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HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 




i=llOM TME PUND OF 

CHARLES MINOT 

(XASSOF 1838 



TORQ.UATO TASSO 



« J,uxC. -L. xci 

TORQUATO TA8S0 

STUDI 

BIOGRAFICI-CRITICI-BIBLIOGRAFICI 



DBL PROP. COI«. 



GIUSEPPE JACOPO FERRAZZI 



TiroORAPIA SANTi: POZIATU 




-» — *^ 






6J -^ * ^•• 



u- 



Proprielå Lettcraria. 






A SUA MAESTÅ 



MARGHERITA DI SAVOIA 



REGINA D» ITALIA. 



« La famiglia dei principi di Savoia, antichissima- 
mente Italiana, del piii gentile ed incorrotto sangue 
di Roma, mescolato per parentado di donne col 
sangue reale di Aragona e di Francia piii d* una 
volta, 6 con gli altri piii illustri e gloriosi d*Eu* 
ropa>, fu seropre da Torquato Ta8so, sovra tutte 
le altre case principesche, con altissime lodi e con 
singolare affetto celebrata. Il perché quando nel 
1578, povero, ramingo, fuggendo sdegno di prin- 
cipe e di fortuna , riparava ne* suoi stati , soiio 
magnanimo e giusto e grazioso principe ei dicea 
di riparare. 

E ben cordiali furono le accoglienze, le cure 
delicate e generose, con che Emanuele Filibbrto, 
« il primo il piii valoroso ed il piii glorioso principe 
d' Italia, ornato di tutte le virtii morali, e di tutte 



vin 



le arti regie ed imperatorie » si provo risoUevare 
queir animo attrito da* patimenti, di serenaro quello 
scombuiato intelletto. Sicché sapientemente il ma- 
gnanimo Avolo Vostro, Carlo Alberto, esempio 
insigne di regia grandezza nella sventura, volea 
commesso alFegregio pennello di Ferdinando Storari 
questo memorando avvenimento, e che vi fosse rap- 
presentato quanto di piii grande, di piii dotto, di piii 
leggiadro noverava in que* giorni Torino ; e pur 
volea che quel dipinto fosse locato nelle proprie 
stanze tra i fasti della sua terra, tra V imprese della 
sua stirpe, ad imperituro documento come, fin da 
tempi piii remoti, Gasa di Savoia sapesse riverire 
e confortare i piii grandi ingegni. 

E ben parve degno che Y immortale epopea che 
canta il Hberato sepolcro di Cristo, per la conquista 



IX 



del quale vesU pur la Croce un Umberto II, do- 
vesse quasi di diritto appartenere a quella Gasa 
designata dalla Providenza a liberare la propria 
Nazione, per tanti secoli miseramente corsa e ricorsa 
dal rapace straniero. 

La prima integra edizione del 1581 di Casal- 
maggiore; la splendida genovese del 1617, co*disegni 
di Bernardo Castello ; la prima versione, tentata in 
altro idioma, la Castigliana del Sedenno, che ap- 
parve nel 1581, furono intitolate a Carlo Emanuels 
€d*altissimo ingegno, di maniere reali, che dovea 
rinnovellare il valor del padre e degli avi suoi. > Ed 
a' nostri giomi la versione del Kate , la maggior 
musa olandese ; quella del Rangabé, nella lingua di 
Omero, portano in fronte, ed a ragione, il norne di 
ViTTORio Emanuels, di quel Re leggendario, che, 



seguendo sua stella, da Palestro ci dovea condurre 
al Campidoglio. 

Maestå! La mia Enciclopedia Dantesca, uscita 
nel 1865, ebbe Talto onore di potersi fregiare del 
norne di Filalete, Vostro Avolo materno, che amd 
tanto r Italia nel suo altissimo Poeta, e la cui ver- , 

sione, su tante e tante che vanta la dotta Germania, | 

tiene tuttavia il campo; ed io m*ebbi da lui, lo ' 

ricorderd sempre con riconoscente affetto, i primi ed I 

i pib efficaci incoraggiamenti. Ed andai altero di I 

consacrar i miei studi sul piii puro e piii soave poeta | 

della nazione, a queir Eccelsa Donna, veramente Pia, 
angelo di caritå e d* amore, che portava sulle rive 
del Tago il profumo di quelle eminenti virtii che 
fecero sempre riverite e degne di culto le Augusto 
Donne di Casa Sabauda. Ed ora il cuore mi esulta 



XI 



di ofTrire il mio Tasso alla prima Regina d^Italia, 
al rampollo piu gentile di questa Casa medesima, 
Maroherita modesta, che nello splendor del trono, 
nel fascino della grazia e della leggiadria, valse a 
rabbellire il simpatico fiore, per amor di Lei, divenuto 
rornamento prediletto d*ogni Donna Italiana. 

E a me parrå di aver ottenuto dal mio lavoro 
il piii ambito dei guiderdoni, sol che la M. V. si 
degni di gettarvi su uno sguardo amorevole. 

E coi sentimenti della piii profonda devozione 
nri onoro segnarmL 

Sassano, a* i8 teUembre 1880, 

DELLA MAESTA VOSTRA 
Qtnilisa. osseq. suddito 

Giuseppe Jacopo prof. Ferrazzl 



ALL'IIXUSTRE COMMEXD. 

PROF. ANTONIO GIDSEPPE VIALE 

(ONSIGLIERE DI STATO. ECC. 



Como ben vi suipoto, dirizzai da prima i miei studi 
air altissimo poeta Dante Alighieri, e li raccolsi in cinque 
volumi: ad essi lerl tencr dietro quelli sul primo lirico 
flella nazione, sul grande restauratore della gloriosa auti- 
chitÅ, Francesco Petrarca. Ed ora mi attento di pubblicarc 
fjuelli suirinfelicc Tokquato Tasso, che, come poeta di 
sontimento, parve al Settembrini maggiore di tutti i poet i 
ino<lerni d' Europa. Nessuna flgura, scrivc il Carducci, ha 
il cinquecento cosi aeria e gentile come quella di T. Taaso. 
— lo interpreto il Tasso col Tasso, lavoro, ch' io mi sappia, 
fin q 11 i intentato, né disutile foi*se. 

Il sovrano de* critici italiani , V integerrimo Uomo di 
stato che aiede ora a capo della pubblica istruzione, Fran- 
cesco he Sanctia, si dolea, ed a ragione, che presso noi 
f(i<<sero cosi scarse le monografie e gll studi speciali sul- 
Teiioche e sugli scrittori, genere di lavoro tenuto in 
•rrandissiroo pregio presso gli stranieri. Io sono ben lontano 
dal rredere che i miei studi monografici sien quali perav- 
ventura li vorrebbe il De Sanctis; ma non mi é pur ignoto 
che anche T umile ufllcio di chi appresta i materiali ed 
ordinatamente li disiK)ne, agevola il compito de* piii (Mitenti 
ingegni, che, come il genio li guida, inalzano i piii am- 
mirati odifici. 



XIV 

Mio carissimo Viale! In una vostra de'primi del de- 
corso febbraio io leggeva queste parole : Nan me dimittat 
il Signere, finché non vegga il Tasso Ferrazzi. Oh io vi 
so dire che quelle parole, impresse di si alto affetto, mi 
fecero bene al cuoi*e : io sentii, come il Tirsi neIl*Aminta, 
me far di me stesso maggiore, e tanto volere sovra volere 
mi venne che piu non ristetti finché non ne ra^unsi la 
fine. E in fatti : Chi pii!i di voi mi si mostr6 benevolo ed 
efficace amico ? Non appena , pe' miei studi , vi richiesi 
dell' opera vostra adiutrice, benché vi fossi affatto ignoto, 
come cui di ben far giova, Tottenni generosa oltre le 
speranze. E ben m'avvidi d'aver fatto un prezioso acquisto; 
onde ben tosto mia henvoglienza inverso voi fu qualepiu 
strinse mat di non vista persona. E tali e tanti forono i 
conforti e le prove di Imninosa amicizia che mi ebbi di 
poi, che io non me ne $debiter6 piu mai finché mi basti 
la vita. Ed ora eccovi il mio Tasso, e suir ali del desiderio 
io pure con esso. A* primi del nuovo anno, se la indulgenza 
del pubblico non mi verrå meno, spero di poter mand^rvi 
il mio studio suirAriosto, ch'é giå compiuto, con un largo 
supplemento alla mia Bibliografia Dantesca. 

Addio, iterum iterumque; 

Or puoi la quandlate 

Comprender dclCamor ch* a ?oi mi scatda. 

B.tsaino, il i ottobre iSfiO. 

\\ Yostro affez.mo 

Gius. Jacopo Ferrazzi. 



Antonio Giuseppe Via le sorti i natali a Lisbona nel 1807; 
i suoi parenti furon liguri ambidue (Antonio, di Genova ; Anto- 
nietta Lodi, Savonese), di quella riviera che il Tasso solea 
chiamare il paradiso d* Italia. Fin da* priroi anni fece sue delizie 
i pid 90inmi poeti del suo bel paese d*origine; ma sovra gli 
altri il divino Alighieri. •» Ne solo fu tutto in lui, ma ne voltÅ 
in portoghese i primi cinque canti e quello d* Ugolino ; versione 
che fu tenuta in pregio per eleganza, fedeltå, e per il serbato 
carattere dell* originale. E questo vivo amore ei trasfnse nel 
8U0 dilettissimo discepolo, il re D. Pibtro V (m. il 2 dec. 1861), 
che sapea quasi tutta a mente la Divina Commedia, e che 
ancbe negli stremi, come ci fa sapere De Andreade Ferreira, 
ne recitava piij sqoarci al suo Ministro deMavori pubblici, 
onde si pa6 dire cbe con Dante gli finisse la vita e la parola. — 
Né ben so comprendere perché Tamico mio voglia piii oltre tener 
rinchiosi ne'gelosi cancelli molti altri canti da lui tradotti, 
né render di pubblica ragione V importantissima lettera diretr 
tagli da D. Fiktro V, a proposito della sua versione, ché ad un 
tømpo ne verrebbe onore al lodato ed al lodatore, e gli annali 
Dantescbi avrebbero a ricordare un altro re, cultore appassio- 
nato della sublime Trilogi a. — Professore di letteratura greca 
e latina, cerc6 a fondo i piii bcgU 'scrittori della classica anti- 
cbitå c se li rese lamigliari ; di che ci diede una prova luminosa 
colla saa MisceUanca HellenicO'LiUeraria (Lisbona, 1868), che 
pubblicd ad mo de' suoi discopoli. Ma in Virgilio sovrattutto 
fa continuo; ché am6 in lui e la mcsta serenitÅ d^afTetto, e la 
potenxa e venostå del dire, e il con^^egno de' numeri ; e quanto 
ne ne abbellisse lo iarå manifcsto la versione poetica latina dei 



XVI 

Lusiadi fatta dal celebre Macedo. Se non che il dotto FraDcescano 
non ebbe spazio di assommare in bene il suo laroro : non rimase 
che imperfettissitno, o per meglio dire rudis indigestaque moles. 
Ma il Viale, corraggioso, pieg6 Tomero a si ponderosa fatica: 
ne*soli primi sei canti gli fu forza correggere il manoscritto, 
unico che si conosca, in piii di 700 passi ; sostituire moltissimi 
e moltissimi versi, e per infino stanze intei*e, farsi suo il bello 
stile del Macedo, siccho non apparisse che due vi posero gi* in- 
gegni. Nel 1878 ce ne diede un saggio (Imprensa Nacional), che 
appai*ve ai piii solenni latinisti lodevolissimo : la stampa del- 
r intero poema é giå compiuta, ed nscirå tra breve. — E ben 
féce il Viale intitolarlo a S. M. il re LuiGi I che gli fu disce- 
polo in letteratura e filosofia ; a quel Re, proteggitore generosa- 
mente munifico di quanto pu6 annobilire la sua nazione; a 
quel Re, che incoraggia co* premi, e, che é piii, onora coiresempio 
le scienze e le lettere del suo paese. La sua versione nella lingua 
di Camoens, deir Aml^o (1877), e del Mercanic di Yenesia (1879), 
di Ougl. Shakespeare, per intelligenza del testo e per bontå di 
dettato, ammirata da qiuinti sono ben addcntro nelle due lingue, 
valse a schiudcrgli le porte dellMnstituto di Lisbona, il piii 
nobile dei guiderdoni che potesse ambire an Re. Ed xo serbere 
con animo riconoscente, e come un preziosissimo cimelio, Tesem- 
piare dei due drammi, con Tindirizzo di tutto suo pugno, che 
S. M. ebbe V alta degnazione di riroettermi in dono. 

Né piii mi meraviglio, se man mano il mio Viale pervenne 
a* piii alti onori, e di Gonservatore della Reale Biblioteca, e di 
Consigliei*e di S. M.; se i piii delicati e gelosi incarichi gli 
venissero affidati, specie qnello d* Institutore de'Principi Reali. 
— O dilettissimo degli amici ! Forse a te, modesto tanto, saran 
gravi le poche parole che ti consacro: ma io non poteva pid 
oltre tener la lingua muta, che mi tardava confessar a tutti 
quanto io ti debbo, quanto io li stimo, quanto io ti amo! 



BIOGKAFI 



Giovanni Fistro d' Alessandro, Vita di T. 7Vx«ro. — La pre- 
p086 alU SU« Dimosb'azione di iuoghi toUi ed imiiaU in pm 
autori dal signor Torquaio Tasso nd Goffredo. Napoli, Costaa« 
tino Vitale, 1604. 

Manso G1AMBATI8TA, marchese della Villa e Signore di Bi- 
sarcio e di Pianea (d. uel dec. 1561, m. il 28 dac. 1645), Vila 
di Torquaio Tiuso. Venezia, Deuchino, 1621 e 1624; Roma, 
Cavalli, 1634; Napoli, Motca, 1719; Londra, TonsoB-Watte, 
1724 ; Firenze, Tartini-Franchi ^ Tasso, Opero i, i-av ^ 1724 ; 
Venezia, Alvisopoli, 1825; Bologna, Masi, 1832; Pisa, Gapnrro, 
(Opere oompl. Tohxzuii) 1832; Venezia, Picotti, (Opere compL) 
1833; Napoli, Lotti (Op. compl.) 183942. — RecaU in francese 
daUa contessa Enricbetta di Lalaing, nata Maldeghem. 

< Glambatista Manso, sin dal 1600, a richiesta del card. 
Aldobrandino , aveva ampiamente scritta la vita di Torquato, 
e prima di farla staniparo a Venezia, nel 1621, volle sperimen- 
lare il giudicio che sarebbe stato per farne il pubblico. Pia- 
cqu^li mandame attomo un compendio, nol che fare adoperd 
il suo confidentissimo Francesco de' Pietri (n. il 25 luglio 1575), 
ch* era in pari tempo il difensore di tutte le sue cause, e col- 
lega neUa fondazione deirAccadeniia degli Oziosi, e si vide sotto 
il sno norne impressa in Napoli in un piccol libro di cinque 
soli fogli in-4 con questo titolo: Compendio dcUa vita di 2*. 
Tasso scriUa da Giowtn Battisia Manso, Sapoii, 16 iO. Xelia 
slamperia di Giocan Domenico RoncagUoia, Vi é prcmesjia una 

1 



2 uoGRiun. 

leUera dodicatona del de Pietri al Duca di Aoerenza, Galeazzo 
Francesco Pinelli, Id data del 1 gennaio 1620, quando nel fron- 
iespizio é søgnato Taimo 1619. Ora é indubitato, anzi certis- 
aimo, clie il de* Pietri segui ad essere il compilatore della vita 
del Tasso che poi vide la luce in Venezia nel 1621, «d egli é 
appunto qnel suo intimo famiiiare, quegli che da suoiprimi 
dnni txvea aouia grandissima dimestichezza con lut! Ecco 
ranonimo zcriUore di quella vita che il Capponi non avea 
potnto discoprire! Se ne vnole una prova decisiva? L^gasi 
rintrodnzione del de' Pietri nel Compendio summentovato in 
cui narra il modo che tenne nel compilare quel lavoro, e 8i 
vedranno gli stessi periodi e le stesse locozioni fiise nel proemio 
della vita del Tasso, poscia pubblicata a Venezia nel 1621. 
É evidente che questa introduzione é cosa del Manso, e d 
sorprende com*egli Tavesse fatta correre sotto il norne del 
de* Pietri. AUora bisogna convenire che .al piu il de* Pietri 
ne dispose il materiale senza incaiicarsi della dizione dell*opera, 
poiché il Manso mostra in tuttø le sue prodnzioni, come la vita 
del Tasso« la vita di S. Patrizio, TErocallia, uno stile alquanto 
abbindolato e boccaocevole , sebbene non alFintutto privo di 
eleganza, mentre all*opposto qaello del de* Pietri, si ne*suoi 
Problemi Accademici e si nella sua Storia Napolitaiia, é assai 
umile e rimesso e rade costantemente il suolo. Potrebbesi anche 
supporre che il Manso, volendosi in certo modo sdebitare col 
de* Pietri dell* assistenza che gli prestava nelle sue liti, desse 
ad intendere all* universale che fosse un sopraccid di sapere, 
tanto ch* egli Tavea accomunato a quel suo lavoro letterario. > 
ModesUno Carmine, della dimora di T. Tasso in Napoli, i, 131. 
— GiambatJsta Manso, di animo nobihssimo e di costumi gen- 
tilissimi (Lett 1432), fu ammiratore entusiasta, e, direi, all*ido- 
latria, del Tasso. — < V. S., scrivevagli Torquato, merita molto 
con tutti che la conoscono: con esso me, {>iii ch*io non posso 
negarie, perché mi ha obbligato con le parole, co* iatti, e con 
1* animo di voler ch* io perpetuamente viva in questo obligo.... 
V. S. si é degnata in ogni oCbasione che m* abbia condotto a 
Napoli« di visitarmi, di consolarmi, di darmi speranza con le 
sue promesse, d*onorarmi co* suoi doni > (L. 1411). — E nella 
lettera 1007: cSe le mie lettere scritte nella carta si smarri- 
scono agevolmente, o perché sieno di piccola stima, o per altra 



BIOGRAFI. 3 

cagtone; quelle impresse nell*animo mio e nella mente, nelle 
qaali leggo perpetaamente la sua cortesia e il mio debito sono 
eterne: 6 qaeste altre sono qaasi cavatedairesemplare. Per6 
non li meravigU se Tho ringraziata, e la .ringi*azio e la rin- 
grazier6 in tutti i tempi, ed in ogni luogo.> E il Tasso era 
lietiaiimo quante volte gli avvenla di esser ospite festeggiatis- 
simo deU*amico, del piii coriese di tutti i suoi signori (L. 1403), 
MgnatamttDte nel suo belUåsimo luogo ctC é sulla piaggia del 
mare (L. 1402). Onde, a testimonianza di animo grato, con- 
sacrava il dialogo dell*Amicizia al norne immortale deiramico; 
qnaai un tempio, nel quale ei potesse ricoverarsi nell' avYersa 
fortana (L. 1419). 

Ma il Manso non se n^tenne contento. € Avendo io, cosl egli, 
(il cbe reco a mia spezial ventura) avuto minuta e Melissima 
informazione del lignaggio, de* natali, de^costumi, e di tutto 
il corso della vita di lui, essendo a ricercare ci6 spinto da 
ardentissimo affetto, eol quale, infin dal punto ch* io primiera- 
mente vidi e ammirai gli scritti suoi, mi sentii ibrtemente 
acæso dcUa divinitå cbe in lui risplendeva, e invaghito d*aver 
intiera oertezza degli atti suoi e degli awenimenti succedutigli 
infin alla morte; poscia cbe m*é stato conceduto di poterne 
aver la raecolta, bo gindicato cssere a me sommament^t ricbiesto 
di far si cbe le coee con tanto studio adunato non istieno piii 
lungamente ascose, né a riscbio cbe sieno dimenticate o divo- 
rate dal tempo; ma cbe pubblicamente manifestandosi, col lor 
molto pregio e splendore ornino e arriccbiscano oggimai 1* uni- 
veno.... > 

La vita del Manso non va scevra di grossi errori; narra 
spesso ooee affatto inverosimili , e non pocbe assolutamente 
fidse; u poco accurato neirordine dei tempi, onde il lettore 
non se ne pa6 quasi punto fidare; in breve, la sua vita tiene 
del romanzasco. Fer6 merita dresser letta, specialmente pei 
molti curiosi e bellissimi aneddoti cbe il Manso d ba oonser- 
vati, e cbe rignaixlano il soggiomo del Tasso a Napoli, de*qiiali, 
essendo egli stato testimonio oculare, meritano senz* altro tutta 
la Me. Fietro Giordani con»igIiava al Silvestri, di mettere in 
fronte al Saggio deile Prose del Tasso, cbe si proponea di 
stampare, € la vita cUgantissima scritta dal marcbes^e ManflO, 
prendendola dalla terza edizione, solo buona, cbé le altre sono 



4 BtOGBAPI. * 

manchevoli di un terzo. > — Sulla Vita del Manso, v. Gaeiano 
Capponiy Saggio salla causa finora ignota delle sventare di 
T. Tasso. 

Casoni GuiDO (di SeiTavalle dell*Ålpi, oggi Yittorio), Vila 
di T. Tasso, pi*emessa alla Gerusalemme Liberata. Veuezia, 
Claseri, 1604; Venezia, Sarzina, 1625 e 1633; CurU, 1665; 
Huitz, 1705. 

Il cav. Guido Casoni, vivendo gli fa amico, superetite ne 
sciisse la vita, e ne cant6 le glorie (1). 

Barbato Babtglobibo, Vita di T, Tasso. Padova, Toczi, 1628; 
Venezia, Curti, 1665. 

€ Descrisse la vita di T. Tasso un duca et un cavaliere, 
anzi rhonorarono stimando di honorar se stessi con la sua 
virtii singolare. Qaest* aquile degl* ingegni con V alto volo delle 
menti pm^gate sparirono per lo ciel della gloria. lo, tarpato 
augeUo, aicune nuove poche relation! di Ini agginngendo, con 
r ali del basso intelletto non solIeTandomi, bo inchinato il valor 
di si raro scrittore e riverita la memoria di si degno poeta. > 
— Ex ungue ieonetnH 

Gbasso Lorbnzo, Eioffio. Preposto alla Gerusalemme, Roma, 
Fabio di Fabio, 1670; Venezia, Lovison, 1685; Bassano, Re- 
mondini, 1679, 1685, 1806; Venezia, Zuccato, 1714; Bonamigo, 
1722; Padova, Manfré, 1728; Venezia, Zane, 1735; Lucca, Ma- 
rescandoli, 1764 e 1774; Parma, Borsi, 1765; Parigi, Prault, 
1768; Venezia, Astolfi, 1797; Parigi, Chaignieau, 1805; Ve- 
nezia, Rizzi, 1823; Firenze, Formigli, 1841 ; CoUe, Pacini, 1843; 
Padova, Sicca, 1846. 

Alfani P. Tomaso Maru, dei Predicatori, Vita, preposta alla 
Gerusalenmie. Napoli, Mosca, 1719. 

Stangalli P. L., Vita di T, T<isso, preposta alla Gerusa- 
lemme, ediz. modenese del 1771. 

Serassi Pibr Antonio (n. in Bergamo a* 17 febbraio 1727, 
m. in Roma il 9 febbr. del 1791), La vita di Torquato Tasso. 
Koma, Pagliarini, 1784; Bergamo, LocatelH, 1790; Firenze, 
Barbéra-Bianchi, 1858, ediz. curata e postillata da C. Guasti. 

(1) Mori in Serravalle: nella chiesa di S. Giastina. ove fu mternito, Ai 
apposU le seguente iscrixLone: Guidtts Cosontf^y eques -~ lurisprudentin 
oratoriaque faruliate clart$s — Hetrnscne lyrae /idtcm Princejts — Poxl- 
qtrnm eximie — Jiespondit dLril cecinit — Hic silet hic Jaret — AVw* siirt 
a,U non jacet — Qui scripsit ut ubique (/entium scmpcr eloqualur ut vitat 



mOGRAFX. •> 

La vita Åi Torquato Tasso del Serasai € non meritava cer- 
tamente il destioo delle opere laboriose di enidiziooe, le quali 
ci basta di trovare nelle biblioteche, quando ne faccia di me- 
stieri : perclié se enidita ella é tanto che le note Ti soperchiano 
il testo, anche é lettara gradevole per le coae che ti sodo 
svolte con stile fiicile, e con favella, per quel secolo, bastan- 
temente purgata. Al qual pregio a^rgiungendosi la particolare 
cognizione della stona civile e letteraria, la minuta notizia delle 
vicende di quel grande e infelice poeta, e Taffetto della comune 
patria ; ne segue che V opera del Serassi abbia tutte le qualitå 
cho fanno i libri accetti all* universale, e danno loro vita dure- 
vole...« Scritta qua^i un secolo addietro, e susseguita da tanti 
lavori, onde il secol nostro ha voluto comechessia ^mostrarsi 
emulator de* passati uella venerazione pel Tasso , non é sca- 
data d* importanza ; e appena poche note occorrono a supplirla. 
Imperocché Tab. Serassi tanto conobbe delle ooae inedite, che 
i piii rereaii editori ne debbono quasi sempre a lui V indicazione. 
Egli, diiTatti, scoperse quelle severe critiche della Genisalem- 
ma, che poi mal comparvero col norne in fronte del gran Galileo : 
egli adan6 una preziosa serie di lettere dettate dal Tasso, che 
quindi il Rosini diede alle stampe: egli finalmente accert6 la 
croDologia della vita di Torquato Tasso, confusa dai prim i 
biografi; e ci diede un copioso catalogo deiredizioni e dei ms«. 
Tasaiani. Par tuttavolta 1* opera del Serassi non poteva oggi 
ristamparsi senza qualche nuova cura ; ed io ve V ho spesa ia- 
torno volentieri, quasi per ricambio dell*aiuto ch*egli mi diede 
a ordinare il carteg^io di Torquato. > — E il Guasti conchiude : 
<Di qaesto solo mi lodo: d*avere contribuito a rendere piii 
comane fra gritaliani un libro, che appena era dato rinveuire 
nelle biblioteohe; mentre é cosl degno d*es?«er letto, e d*e.«ser 
guardato comeesempio dVrudizione edicritica.> Prefazione 
airediz. fiorentina. «• Quante biografie possiede Tltalia di sommi 
autori e gran personaggi comptlate con la diligenza e con 
r acnme che pose, a modo di esempio, il S«M*assi in quella del 
Tasso? r. Jdamiani, Prose Lett(*rarie, Firenze, Barbéra, 18C7 
p.238. 

Vita di T, Tasso, preposta alla splendida edizione Pisana 
della Oernsalemme. Pisa, Soc. Letter., 1H07, tn-fogl. ^- Non n^a 
il norne dell* autore. ma d<'bb' o<»«ere di (iiovAxyi Rasini. 



6 mOGRAFI. 

Pbtroni Egcdio, Spiiame delta vita di T, Tasso, Londra, 1816. 

Rosmini Carlo, Ccmpenåio ddia vita di 7*. Tasso, Roma, 
PagUarini, 1818; e nei Ritratti d'Illustri Italiani, Milano, Bet- 
toni, 1818; Bologna, Tipogr. govern. della Volpe, 1844. Il proL 
Znocala lo dice breve ma giadizioso ed elegante compendio. 

ZucGAiA Giovanni, Deila vita di T. Tasso, Ubri due. Milano, 
tip. di Commercio, 1819. 

Morali Jeronimo, Cenno biografico su Torquato Tasso, 
NapoU, 1824, di p. 54. 

LoMONACo Fr., Vita di T. Tasso, Lomonaco Opere, Lugano, 
Ruggia, 1836, vol. viii, 38-98. 

Saochi Giuseppe, Vita di T, Tasso. Nell*ediz. della Gerusa- 
lemme Liberata, Milano, Gnglielmini-Redaelli, 1844. 

Fba Leonardo, Cenni storid intomo a Torquato Tasso, 
Festa secolare della nascita di T. Tasso celebrata in Torino. 
Torino, Marietti (Stamp. Reale), 1844, p. 95-124. 

Bertinati Giuseppe, La Vita di Torquato Tasso, Preposta 
all*edizione della Gerusalemme Liberata. Bruxelles, Meline, 1844. 

Balbo Cesare,, T, Tasso, — Sommario della storia d*Italia, 
Losanna, Bonamici, 1846, p. 306-308. 

Caterbi Giuseppe, Torquato Tasso e le sue sventure — La 
chiesa di S. Onofrio e le sue tradizioni. Roma, Tip. Forense, 
1858, p. 149-207. 

Mela Camillo, Della vita e delle opere di T, Tasso, Ra- 
gionamento, iv edtz., Modena, tip. dell* Immacolata Concezione, 
1868. Premessa alla Gerusalemme Liberata, p. 1-142. 

Fra Bonaventura da Sorrento, cappuccino, Torquato 
Tasso, appunti e note, Napoli, Tip. degli Accattoncelli, 1872, 
di p. 73. Estratto dal periodico La Caritå, a. vi, vol. xii. — 
Alla cattolica patria di Torquato — Un Sorrentino — £872. 

Vabrini Barnaba, Torquato Tasso, Vaerini, gli Scrittori 
di Bergamo, pubblicazione per cura del prof. ab. Antonio Ales- 
sandri, Bergamo, Pagnoncelli, 1873, in-4 gr. ^- Per le nobilissime 
nozze Medolago-Calori, dalla p. 36 alla 104. Edizione di soli 
150 esempl. fuori di commercio. 

Camerini Eugenio, Vita del Tasso, In fronte alla Gerus. 
edita dal Sonzogno, 1877. 

Zanoni Enrico, La Vita e il Genio di T Tasso. Milano, 
Battezzati, 1877. 



BIOGRAFI. 7 

Cbochi Pier Lbopoldo, Torquato Tasso e la Vita Italiana 
del «ec. XVL Firenze, Suocess. Le Monnier, 1877. 

Di questi dae lavori ci occuperemo piii largamente nella 
itibrica Shidi su T. Tasso. 

CoNTi Cabotti Paouna, Le qnattro stagioni deU*anno, Let- 
tnre. Firenze, Paggi, 1878. — T. Tasso, Lettnra, zvii, p. 57-62. 

Cesare Qttasii deU6 una breve vita che eta in fronte all* edi- 

• 

zione diamante della Oemsalemme del Barbéra. — Notevoli 
K>no i sno! Sotnmari preposti alle lettere, diaposte per ragion 
di tempo, e divise per epochc, ne* qnali tanto aiigatamente ed 
elegantemente ci då il compendio della vita del poeta. Certo, 
nesRuno meglio di lui, dopo aver posto tanta pietå ed amoro 
nel raccoglieme ed ordiname le lettere, che sono, come giusta- 
mente egli osserva, Timagine piii viva del Tasso, avrebbe potuto 
darci una vita completa. A nessuno si fecero piii domestiche 
le coee del Tasso che al Guasti; sicché, con ragione, pot^ 
scrivere, che la formå dell* animo e dell* intelletto, gli stavano 
dinanzi agli oochi della mente. A lui non manca che dire : A 
eolorar distenderd la mano. 

Anche la piii parte d^li storid della nosti*a letteratura, il 
Tiraboschi, il Comiani, il Maffei, la Ferrucci, il Sanfilippo, 
il SeUembrini, il Fomacdari, il Ciampi, ecc. non omisero di 
jHirlare delle .varie vicende dell* infortunata vita di Torquato. 
— Una buona Vita del Tasso, scritta dal De Ångelis, ha il 
Diaonario Biografico Universale di Venezia; ed un'altra pure 
ne contiene T Enciclopedia popolare del Pomba. — Ne parla- 
rono inoltre V Imperiali nel suo Museo Storico; il GhiUni nel 
Teatro d*Uom. Letter.; Qian Nieio ErUreo nella sua Pinaco- 
teca, ecc. ecc. 

Løfter« A«t«M«cv«flehe. — Lettera 109 a Francesco 
Maria della Rovere duca d*Urbino. 

Lettere a Scipione Oonzaga (L. 123, 124) pubblicate da 
Martano Sandelli. Padova, Martini, 1629, in-4 ; Este, Crivellari, 
1643; ven. Tip. Gondoliere, 1840. 

In qneete tre lettere si stende a raccontare i diversi casi 
della sna vita, le mis<>n<> del sno stato e i dolori deir animo 



8 BIOORM^I. 

Buo. Bellissima chiama il Giordani quella al Della Rovere ; elo- 
quenti il Guasti quelle al Gonzaga, nelle qnali ammiitino i posteri 
e la felice eloqueuza e gli stud^ti argomenti deirinfelice poeta 
filosofo. Ben a diritto le dice indirizzate alla posteritå, e le ritiene 
i piii bel documenti della vita intima del Tasso. 

Alle quali debbono teaer dietro quella al marcheae Giacomo 
Buoncompagni (L. 133), e quella al card. Giovanni Girolamo 
'Albano (L. 162), in cui prova che non é pazzo. E si poderose, si 
stringent! mi paiono le ragioni, e con tanto caiore esposte, 
cfae non posaiam non dire: ben loico set. 

Baudoin IoH.y Abrégé de la vie de T. Tasso. Prepoata alla 
versione francese dei dialoghi del Tasso. Paris, Goubré, 1632. 

Db Crarnbs abbb Ieam Ant., Vie du Tosse. Paris, Michallet, 
1685, 1698; Paris, Cramoisi, 1695. — V. Journal des Savants, 
1691, p. 54. 

D. D. Y., La vie du Tosse, Paris, 1695. 

MiRABEAUD, La vie du Tosse. Nella sua versione della Ge^ 
rusalemme. Paris, Barrois, \i24. 

Les Ties des kommes et des femmes iUustres d'Itaiie.... 
par une Sodeté de gens de lettres. Paris, chez Vincent, 1777. — 
T. Tosse, t II, 109-159. ^ Se ne ritiene autore un Sanbevbrino: 
fu recata in francese dal d^Acarq. 

BucHAN J. Albx., Vie de T. Tosse. 

SuARD, Vie du Tusse. É preposta alla versione francese della 
Gerusalemme del Le Brun. Paris, Bossange, 1810. 

ZiRARDiNi Joseph, L*Italie Littéraire et artistique. — Gal- 
Icrie de 100 portrait««. Paris, Brandes, 1851, in-8. — T. Tosse, 
p. 75^9. 

GiNGVBXÉ, Le Tasse, Nolice sur so Vie (ediz, mil. del Giusti, 
voLv, 145-286). 

KoppBN Joh. Fr., Tasso 's Leben. In fronte alla sua versione 
della Gerusalemme. Lipsia, Breitkopf, 1744. 

Ebert F. A., Torquato Tasso 's Leben und Karakteristik, 
nach Ginffuené dargestclH und mit axtsfuhrlichem Åusgoben^ 
Verseichnisse seiner Wcrke. — Vita e carattere di Torquato 
Tasso, secondo il Gtnguené, e con xndice completo delle edizioni 
delle sne opere. Lipsia, 1819. 



BtOQRAn. O 

Strstkpi'ss c. (m. a Berlioo, 1844) , Torquato Tasso's 
Leben, mit Proben aiu den Gedichten : Rinaldo und Aminta 
und dem Dialog : der Familienvater. Vita di Torquato Tasso, 
COD saggi tråd. dei componimenti poetici : Rinaldo ed Aminta, 
e del dialogo: il Padre di famiglia. Berlino, 1840. 

VdOT O., Vita e recensione delPopere. — Venne pur recata 
ia croato nel Vienae di Agram, a. vi, n. 33, 34, 35. 

HoOLB John, Lifk of T, Tasso» In fronte alla sua Teraione 
inglese della Gerusalemme. London, Dodsley, 1764. 

Black John, Life of TorqtMto Tasso, with an historieal, 
and critical account ofhis writhings, Edimburgo, 1810, vol. 2 

MtLMAN R., Life ofT. T<uso, London, 1850; London, Hurtel, 
1853. 

Lbioht Hi'NT, Studies from the Italian Poets, Tasso* $ Life 
und Genius, 



ELOGI 



I^BLii FSREnRiNi, Civifis phih^ophiae in Romano Gymnasio 
prof'ssoris, Oraiio in obitu Torquati Tassi poctae aique phi- 
(osophi cfarissimi, ad Cynthium Aldobrandinv.m Cardinafem 
amptissimum. Roroae, apud Gul. Faroiottum, ITidT, in-4. 

Non ne so^iil la rccita. 

Dvcci LoRBNXO (fu i)oi Be^ot. del rard. Clemente nolla lega- 
tione di Ferrara\ Orasione funerale neiie esequie di T, Tasso. 
Fcrrara, Baldini, 1600. — Non vide la luce che cinque anni dopo. 

Ammirato SnrioNB, Orazione in onore di T, Tasso. Am- 
mirato, Opujtcoli. Firenze, Massi-Landi, lu, 401). 

Gi\(t)MiNi TBBALmxxn Mai.espini Lorenzo (il Mwto). Ora- 
sione in lode di Torquato Tasso, dctta (il i dccembre) nrlTAC" 
rademia degli Alterati. Firenze, Marescotti, 1595; Firenze, 
Oiunti, 159r»; Milano, Graziadlo Feroli, i«. a.; e nolle IVos« 
Fiorentine. É dedicata a Vicenzo Oonzaga, duca di Mantova. «-> 
n Ouasli (I^ lettere di T. tai«»o, toI. iv, xxO« ce ne då un !»unf o. 



10 ELOGI. 

Chubrera Gabrible, T, Tasso, Ehgio. Genova, Cafiarelli, 
1794, p. 100. 

TaoaiASiNi Jacx)bi, lUnstrium Tirorum elogia iconibus exor- 
nata. Patavii, apud Ph. Pasqnadom et soc. 1630. TassiEhgium, 
p. 170-180. 

CAPAOcn Jul. Gabs., lUuHrium iiierit vhvrum elogia et 
judida. Neopoli, apud lo. Jac. Garlinom et Costantianm Vita- 
lem, 1608, 4, a pag.281. 

Marbssi Rolandi, Epistol. philoiogicarum, Parisiis, 1650; 
Lipsiae, 1785. L^epiatola xv del volume ii, contiene gli elogi 
dell* Ariosto, del Tasso e di Ronsardo. 

Fabroni Anoblo, Eloffio di Torquaio Tasso, Fabroni, Elogi. 
Parma, Stamp. Reale, 1800, 229-378. NelFediz. della Genisa- 
lemme, Firenze, Molini, 1818; id., 1824; Lodi, Orcesi, 1825-26. 

Bbnbdktti ToBfASo, cortonese, Orazione deUa il 7 seUembre 
i8i6 per F anniversario della nasdta di T. Tasso, Nel Gior- 
nale di Letteratura fondato dal Benedetti, L. Giampolini e 
r ab. Ant Renzi. Firenze, Tip. deirAncora, 1816; Fr. Benedetti, 
Gpere, Firenze, Le Monnier, 1853, vol. ii, p. 375-383. 

Paravia Pier Alessandro, Discorso inaugurfile per la fesia 
secolare di T, Tasso, Torino, Marietti, 1844. Fu recato in 
francese dalla contessa Enrichetta Lalaing e stampato in Bros* 
selle. 

LiNGum Francesco, Per la festa commemorativa di Tor- 
qiuito Tasso e per la solenne distribuzione de* prémi agli 
alunni del Liceo di Salerno il 17 marzo 1866, Discorso, 
Salerno, Migliaccio, 1877. 

BoTTBRi Jakob, prof. der italienischen Sprache, an der st 1. 
Oberrealschul^ in Graz, Ueber T Tasso ein populårer Vortrag, 
Graz, 1867, Druck von Jos. A. Kienreich. 

L^ Antore si propone a dimostrare che il Tasso, qoantonque 
congiurassero contro lui le sventure, riuscl splendidamente nel 
sno compito di maestro della propria nazione. 



II 



MONOGRAFIE BIOGRAFICHE 



■eraaré« Tmamo — PotbI« de* ■•ral — CoraeU« 
e Tar^aat« Taaøo« «-* Bemardo Tasso, gentilnomo di Ber- 
gamo {B, TassOf Ep. u, 168; ediz. Camp. L. 20), sorU i natali a 
Venezia il di 11 nov. 1493 (1), e d' esser nato in quella mera- 
▼igliosa cittå (ii, p. 483), in quel celebratissimo teippio di Dio 
e delle virtii, ed ove pnr riposavano le ossa de* carissimi snot 
parenti, grandemente se ne tenea (ii, 1, 173). — > Fu allevato da 
Mons. Luigi Tasca, vescoTO di Recanati, suo zio, il quale lo 
allog6 in un*accademia, e il fece stndiare, pagandoli la dozzina: 
e se il vesooTO non fosse morto di morte violenta, le cose sue 
aarebbono fonte passate meglio {T. Tasso, L. 467). — Fin dal 
1531 si pose a*8ervigi di Ferraute Sanseverino, principe di 
Salerno: nel 1536, piii che quarantenne, condusse in moglie 
Ponia de* Rossi (2), di Giovanni , e di Lucrezia Gambacorta, 
dei marchesi di Celenzano, che gli rec6 in dote 5 mila scudi. 
Prima a rallegrargli la casa fu Cornelia, iigliuola bellissima, 
cfae cdopo la raadre, é giå tutta Tantma sua e tutto il suo 
beiie> (Epist. I, 137) (3). 

(1) X^IU prima Lezione i\A Piaoere onesto Torquato fa dire al padrn 
Bemardo: In B^nfnmo $&n uoto; ma nella socooda e teraa lotion« cm ha 
p«r btolo: Il Sifo orvero dri Pi*icertj gli fa invece dire: Bergamo é /<« tnia 
patrit. 

(t) Bernardino Rcta. che cooosceva gli amori del Tas^o con Porxia, 
•aaieme ad uoa rosa, indirissavagli il K'f^ient«* le^t^iadriwino distico: 
Sum^ roaam, atqti« acias medio cur nata dcoembri, 

Rit rosa, crede, Uiae Phillidis orta penis. Carmen 50. 

(3| lo bo la tirima fiKliuolioa bellis^ima (s« l'atfexioDe {taterna il ^ii- 
dirio non mi togli«*). la qual<« con molti lumi di rirttl e d'iuK**K"<> nii dA 
Bperana*« di imindissima conaolaxione. Kpist. i, L. 137. — lo iio la mia 
prima ftKliuouua, la qual«, es«eodo beUi^nima , grandissima aperanta mi 
por|r>* d'una virtaosa a nnorata vita. Id.. L. 140. — Mi duolo dod poler 
riferire per disteiio la bella lettera. io che le arrive sul Alturo suo rollo- 
ramento, ed in che tutta traluce l'atfexioD paterna (Ei>ist. i, L. 112). ^ 
Come il povero Bemardo venissA poi da* coguati iofronlt rapaci privato di 
Cornelia; com''easi te contendessero la dote materna; quanti fos«ero i la- 
menti, quante le preghier« ed a principi , a cardinali , a favore de* aiiot 
pvpiUi deretitti; rume la figlia veoisse rilegat« in casa Co»ria sensa che 
persona potesne n^ parLarle, né darle lettere, e legata di poi in di«amato 
connubio senaa pure ch*ei fosse rirhiesto deH'assensOf vefrmnsi te letter« 
di Bemardo, vol. ii. p. 157. 188. 191, SOI, S33, 478 • r'ii»i;>ori, I^tt. di 
B«T. Tasao, p. 57, 135, 197; Tor. Ttwtn, I^tt. 1. — Quale e quanto ftmse lo 
■truffirimeiito di Bemardo coma gli giunse la notixia di Sorrento invasa 
dai Turcbi chi ba cuore lo imagini. — Mia flgliuola. cosi egli alia duchessa 



12 MONOGRAFIS* BI06RAFICHE. * 

No gli falU la speranza å{ figli maschi che avessero a per- 
petuare la memoria della casa (Epist. i, 271). Ebbe di poi un 
Torquatello, ma a nostro Signore, cosl egli, piacque di tormdo^ 
quasi airentrare delle porte di questa vita. Beato Ini! ei sta 
in cielo; devoto dinanzi al Signor creator mio, prega per la 
nostra salute. Porzia é gravida di sette meai; ci6 che ne na- 
acerå, naaca nel timore di Dio, che, o maschio o femina che 
a lui piacerå che sia, mi sarå sommamente caro (Epist. i, L. 137 
e 140). Ma Bernardo era nelle Fiandre, quando gli nacqiie il 
Nostro ; e, solo dieci mesi dopo, pote deliziarsi del taotq desi- 
derato aspetto del figliuoletto suo. E neir intento di non istac- 
carsi piii dalla crescente £unigliuola, vita della sua vita, si 
trasmuta a Salerno, e mette su una bellissima casa, ben gueouta, 
{T. T€isso, L. 937) di omamenti, di arazzi, di tappezzeria, che 
avea comperata ad Aversa, e d'ogni cosa necessaria. 

Ma troppo brevi furono le intime gioie di queir unione. Per 
non deservire il suo principe, nelFottobre del 1547, gli fa forza 
seguirlo in Angusta ; e vi si trattenne fino al maggio del 1548 ; 
tom6 poscia a Salerno, ma nello scorcio dei 1550 si ridusse 
con Porzia sua a Napoli, nel paXaxzo de' Gambacorta, anche per 
poter meglio attendere all' educazione dei figli. Se non che. 
dichiarato ribelle il Sanseverino, per essei*si volto a parte fran- 
cene, Bernardo non gli volle romper fede, lo s^ul ne* passi 

trUrbino, per vero miracolo di Dio, s'é salvata sola col marito, di tante 
infelici aiiinie che si trovarono in quol loco; e non por altro, che |>eraTer 
errato il cammino: perché i Turchi, con Taiuto dei Gristiani rinegati, 
pratiri del paese, aveano presi tutti i pas^i della montapna si fattamente, 
che tutti quelli che fU^giro prima, e aanpoi di loro, son stati presi: essi 
errando il cammino, spiuti dalla paura e duirorror della notte, aiutati dalia 
graxia di Dio, si trovarono ad una terra del sig. raarchese di Pescara, 
detta Airola (Agerola), senza saper dove fossero: hanno perduta tutta la 
roba. ina, sendo salvo Tonore e la vita, Tuno e Taltro posti in tanto pe- 
ricolo, si sarå perduto poco (Epist. ii. L. 146). — E nel settembre del 1^9 
nianda T Angeluzzo suo a vedere i suoi figli, ad accertarsi della loro felicitÅ, 
c con una lettera al genero Muzio Serrasale li assicura del suo perdono, 
e del non mutato atfetto (ii. I*. ISO). Ed al cognalo ab. Dalle Fosse scriveva 
di Venezia il 9 febbr. luGO: La relazion di don Giovanni ha in buona parte 
racquetato Tanimo mio. Perché se il marito ch'a voi é piaciuto di dar alla 
mia figliuola, e vostra nipote, non é si ricco di facolta, come quello che 
da me le era stato disegnato, ha tant' altre buone qtialitå, agginnie alla 
nobiltå, cirio non roe ne posso dolere; e tante maggionnen te, essendo fra 
loro (per quanto inteiido) uua congiunzione d* anior<*, un' unione di Tolontå 
tale, che eziandio in ogni povero stato, é possente di rendere la lor vita 
tranquilla e consolata. Una sola cosa mi resla la quale fa iroperfetta la 
soddisfazione deiranimo mio, ch'ella sia uiaritata in parte ovMo non possa 
godere di qu^l placere che la dolce vista delP amata flgliu(4a , e de' cari 
nipotini ad amorevole padre e avo snol apportare.... B. Tasxo', Epist! ii. 
1.. i94. 



MONOORAKIB BIOORAKICHB. 13 

ainari deireailio, e quindi egli pure ravvolto nella procella, 
ailugnatogU dal fisco il patrimonio, e piii tardi, Tantifato, la 
dote della moglie (7*. T. L. 977), iaterdettagii, sotto peua del 
rapo, r entrata nel regno. — Oh quante volte lontan lontano 
da tutto ci6 che gli era piii caramente diletto, gli doveitero 
toroare a mente le impareggiate gioie della famiglta, e Porzia, 
e Cornelia o Torquato »uoi! e manda a Porzia, parole di se- 
reno dolore di cristiana filosofia, d^affeito vivissimo. K con 
quanto deeiderio si compiaceva ricordare per iafino le innocenti 
bizze infantili di Toi*quato, lorché, sendogli tolto un porno o 
alcan frutto per forza, gittava per diapeito a terra tutti gli 
altri cbe si tenea in mano(Ep. ii, L. 18)! E con Taniina nella 
ponna, ringrazia prete Aogeluzzo della fede e dell* affezion sua 
nella cura e custodia di Torquato, e lo prega gli dia partico- 
laro awiso di tutto cio ch*ei fa, ché non ne potrebbe avere 
diletto maggiore, e fin d*allora si propone, di essergli guida 
amorevole, ne* suoi studi, quando ne abbia Feta (Ep. ii, L. 213). 
Ha come riseppe che e la moglio e la figlia sua, 1* una e V altra 
da lui unicamente amate, erano oppreaee da gravissima infermitå 
(Ep. n, L. 37). non se ne då piii pace. — E da Compiegni , il 
1 ago8to 1553, scrive ad Americo Sanseverino: < Ogni ragione 
mi peranade ad andar a vivere in parte con mia moglie e co* miei 
figliuoU, dove io possa partir ogni bene e ogni male cbe mi 
dara la mia misera o felice fortuna con esso loro; altrimenti 
man^rei al mio debito, oflenderei Di o, e sarei, dal mondo ri* 
ptttato per persona di poco onore.... Io ho duuque deliberato 
di andar star a Roma, e, facendola venir 11, di procurarmi 
qoalcbe appoggio, o qualcbe U'attenimento il piii onorato che 
si potrå.... Ho promesso a mia moglie, per non farla morir 
disperata, di trovarrai in Roma al piii tardo \yeT tutto ottobre > 
(Ep. II. L. 30). * B Porzia continuamente a supplicarlo del 
ritomo; ché avrebbe tolto a viverc per infino neU inferno, ma 
ooD piii divisa da lui (Ep. ii, L. 49). Ma ei non pote essere a 
Koma che ai primi del 1554. Nu ci fu verso che potesse cavar 
la moglie e la figlia dal Regno. Onde il desolato marito non 
volendo piii citre lasciarle in balla dei cognati, si rivolgo a 
donna Giovanna d*Ara^ona percho col suo lavore e la sna au- 
torite venissero accolte nel monastero di S. Chiara o in quello 
di S. Oirolamo (Ep. n, L. 46). Ma n*ebbe un rifiuto. Finalmente, 



U MONOGRAPIE BlOGBåyiCHE. 

col mezzo del card. Teatino, ottenoe il oonsenso delle monache 
di S. Festo, monastero strettissimo , e ben governato da' geo- 
tiluomini del s^gio di Nido (Ep. n, L. 49). — Beroardo neirot- 
tobre del 1554, volle con se a Roma Torquato. Ei ci stringe 
Fanima contando le lagrime e gli amplessi e gli addii di qnella 
desolata cbe, col caor presago d* una madre, dinnava dovean 
essere gli ultimi. E Torquato, venti anni dopb, ricordaTali coi 
yersi piu affettosi che gli sian mai osdti dalla penna: 

Me d«l sen ddU nudre empia forta&a 
Pargoletto divelae. Ah! di quei Imei 
Ch*eUa l>agn6 di lagrime dolenti 
Ck>n sospir mi rimembra e degU ardenti 
Preghi che sen pcMiar Tanre fttgaci; 
Ch'io gionger non dovea piik volto a volto 
Pra qaelle braccia accolto 
Con nodi coAi stretti e si tenad! 
Lasso! e segnii con mal sicnre piante 
Qaale Aacanio o Gammilla il padre errante. 

Difiatti Porzia moii nel gennaio 1556. Bemardo cæi ne piango 
la morte : < La fortana, non contenta delle mie infelicitå, per 
farmi compitamente misero, ha tolta la vita a quell*infelioe 
griovane di mia moglie, per uodder con questa morte tutte 
le contentezze, il sostegno di questi sventurati figliuoli, la 
speranza che mi restava del riposo di questa mia seonsolata 
vecchiezza. Piango la morte di quella sventurata giovane, la 
quale amava piu che la vita mia, ma non tanto quanto essa 
meritava: piango la cagione della morte sua, che son io; per- 
ché non doveva per una vana ambizione di onore e per i* affe- • 
zione che poi*tava al prindpe abbandonar lei, i miei sfortunati 
figliuoli e il govemo della casa mia: e tanto maggiormente, 
sapendo ch'io la lassava da ognt consiglio, da ogni favore, da 
ogni aiuto umano abbandonata ; in arbitrio solo della mia ne- 
roica fortuna ; in mano non de* ii*atelli ma di nemici capitaU ; 
non di uomini, ma di fiere crudeli e inumane ; e deUa jnadre, 
non madre, ma per rispetto de' figliuoli, nemica capitale ; non 
donna, ma veramente furia infemale.... — Piango la qualitå 
della morte (1), la quale, (per quanto posso conietturare) é stata 

(i) Non mi so tenere dal riferire altre testimonianse dell' amore e della 
sUroa di Bemardo per Porzia sua. — Savia, piA che alVetå sua non si 
richiede, donna virtuosa, amorevole del marito e de' figliuoli. A M. Oiro" 
lamo BuUi» Ep. ii, L. 17. — Mia moglie sta sana, e oeUa d*animo e di » 



MONOGRAFIE BIOGRAFICHB. 15 

violeDta, o di soverchio dolore, o di yeleno, essendo morta in 
veniiqiiattro ore.... > (Ep. n, 59). 

E Torquato, non ancor dodicenne, sentl vivamente tanta 
perdita ; e, non senza commovimento, negli ultimi anni, ricorda 
gti abiti gialli e turchini, di che solea vestirlo saa madre 
(L. 1348); 6 la rimpiange morta assai giovane (L. 1116), e sa- 
luU con nn leggiadro sonetto Napoli real cittå che par non 
vide il sole, perché rinchiude le osaa di lei, la cui memoria gli 
sari aempre cara e sempre onorata, ma »empre dolorosa , e 
cagione di nnova malinconia (L. 1005). 

A primi romori, che nel 1556 posero in fuga tutta Roida, 
Bemardo mand6 Torquato a Bergamo, col nipote Cristoforo, 
f* dope a pochi giorni, crescendo la paura ed i pericoli, se ne 
parU egli stesso, e si port6 tutte le miglior robe (1) ch* ei si 
trorava (L. 36, ediz. Campori). Sol pochi mesi yi stette Tor- 
quato (T. Tasso, L. 467) ché il padre lo volle ad Urbino (2). 

lo tenni dietro al padre ed al figlio, finché trovai tutti e 
due per un cammino. «— Quanto poi Bemardo si compiacesse 
de* primi vividi lampi dell'ingegno ben prometteute del figlio 

roqio, A si coofonno al desiderio • al biaopno mio, cbe d* altra qoaliU non 
k aapr<*i denderare. Amola quanto la luce dcgU occhi miei, e altrettanto 
da t<^ MMT amalomi noHe aommainente. A M. Vettor d^'Francenchi (i, L. 137). 
— lo aTeva ana bella n virtuosa mofrUe, dalla quale era amato, e la qoal« 
aii*aTa eatremaroenta. Ål Principe di Salerno, ii, L. 60. ^ ESla era ^iovana 
^ d*oo««ta 6 KTaeioaa bcUeua, e (anto K^losa d«l auo onore, ch(>, contra 
oiroi DOHitro natura)« iatinto, ha dosiderato pift voltA, dopo rinfelice caao 
d^^UVftitrlio mio, d*(*iiaor vecchia e bratta: e, teinendo, non della aua onestA, 
d«lla qual« era inviolabile conaervatrice, nia della falsa opinione del mondo 
e deU«» inaidie d<r(|rli uomioi.... non doriniTa aonoo r)ie quieto e ripoaato 
fonw. nia amava tanto e me e Torquato che, vedendoai lontana dalle due 

Sift carr coae, coo poca ap<«ranza, per le perturbazioni di queato mondo^ 
I poli^ «otio un tetto roedeairoo lietamente panaar la vita aua, viTeva di 
cootitiuo con r aniroo da div^rai iimori, quaai nuovo Tizio« da Tarii augelli, 
rooo c larprato. A ik>nna Affra de' Tåsti, Epiat. ii, L. 60. — Per le aue 
▼irtuoae e onorat^ qualitå la ho amata aempre al par detdi occhi iniei.... 
At Moj. Oirot^tmn dnlla Roterr (Epiat. ii. L. 62). — E a Jacopo Qigii 
(Is. 61). — Al siftnor BatiisOi IkUl'Otmo (L. 68, ecc.). 

(1) Voglio riHcuoter undici pecsi di tapeazerie che impcgnai ain da 

rndo ni venni da Roma che mi biaogn6 pagar 60 ducati di vetture e 
ouli. L. 34« edir. Campori. 

(t) lo acriTo a D. (iiovaniii che ae ne venga con Torquato.... Di graiia 
proruralA di trovarli rompagnia che venga a queate j>arti, perrh^ D. Oio- 
vaant non ^ molto pratico d andar per lo mornlo. A 3/. Mnurizio Cataneo, 
IV«Bro. S del 1^7, n, L. K3. -> Ho acritto a D. (iiovanni che ae ne venga 
roo Torquato; e pregata V. S. con dupliraU) rhe fo%<e rontenta di dargli 
lioeaaa; il rhe, ^uaoUo non aves«e fatto, al ricever di queata, aar& contenta 
con boona gratia wua di fare, afline che il putto non perda pift lungamente 
trmpo. All« Cnratirrtt de' Tfissi. X frbr. 1K>7, Ep. il, 8«. — lo ho dl giå 
amtto per triplicaie lott^re a D. (iiovanni che ae ne venga con Torouato* 
e fatio dar ordine al fratello di Marc' Antonio cha gli proveda de'denari 
per I« apaaa del cammino. Al Cataneo, i febr. 15&7, L. 87. 



16 MONOGRAPIB BIOORAnCHB. 

ce lo dice egli stesso: — *< Torquato mio sta bene, e cosi neUa 
persona, come nelle virtii s*avaaza tanto, ch*io spero che debUa 
con J*inge^o e valor suo acquiatarsi di molto onore, e tanto 
di facttltå, quanto ha tolto a me la malignitå della mia for- 
tima. > Di Pesaro, 9 dec. 1557, Ep. ii, 129. — « Torquato (al 
Papio) vi basda le mani, ed ba omai bisogno dell^opora ed 
aiuto vostro: é gik uomo, ed assai bene introdotto nella ling^a 
latina e greca. > Di Pesaro, 9 nov. 1557, L. 33, ediz. Camp. — 
<Torqnato sta bene, e cresce cosl in persona come in virtdi 
tanto che avanza la speranza mia; e, se non che io non voglio 
sturbar il suq stndio, S» Ec. voUva dargU mogUe con tre miia 
scudi di dote, e con un'ereditå dopo la morte del padre. > Di 
Pesaro, 26 nov. 1557, L. 36, ediz. Campori. — < Torquato attende 
agli studi ; e in questa tenera etå mostra la materna prudensa 
talmente, che io ho fermissima opinione (s* io vivo tanto, oome 
spero, che gli possa far finir lo studio) che debba riusdr un 
grand* uomo. > AWab. BaUe Fosse, Venezia, 9 feb. 1560, ii, 
L. 184. -- Sul Rinaldo, y. lettera del 15 aprile 1562 a Cesttre 
Pavesi, n, 196. — E Torquato stesso ci lasciava scritto: Invooo 
la memoria.... e colui che me la diede insiem con Tintelletto.... 
Negli ultimi anni della sua vita, essendo ambedue nelle stanze 
dategli dal duca di Mantova, mi disse che V amor che mi por- 
tava Tavea fatto dimenticar di quel che aveva giå portato al 
suo poema; laonde niuna gloria del mondo, niuna perpetuitå 
di fama potfeva tanto amare, quanto la mia vita, e di niuna 
cosa piii rallegrarsi che della mia riputazione. Åjndogia del 
Poema, Prose, i, 328. 

n 4 Settembre del 15C9 Bemardo spir6 tra le braoda del 
figlio. — <Ebbe, scriveva Torquato a Felice Paciotto, il dl 
quarto di settembre fine la lunga e travagliata v:ta di mio 
padre (1). L*anima sua era con si forti e tenaci nodi di com- 

Jl) Mori governatore adOstigUa, < officio choporta pi& di ripuUtioDO 
Tutile. Tutti gli emolamenti deiroffltio, sinceramente etsensa cautela 
alcuna, non arrivano a 160 scudi, et mi biaogna pagar 16 scudi di fitto di 
casa, di modo che 8ar6 necessitato di vivere questo resto che mi avanxa 
uovertsaimamente * L. 195, edix. PortioU, al Castellano di Mantova. — B 
I>omiziano Padovani, Vie. di Ostiglia, in data 5 sett., con queste parole ne 
partecipava la morte al Duca di Mantova: < Questa note venendo il lune 
alle due hore é passato di questa a miglior vita il magnifico signor Ber- 
nardo Tasso qua Podestå, della cui morte non son restato darvi avviso a V. 
Eoc. » — Il duca Ouglielmo, memore e delle rare qualitå del Tasso, e de' pre- 
xiosi sarvigi che nel volgere di pochi anni gli avea reso, il fece sep^iro 
in S. Egidio di Mantova, dentro un'arcn rilevaU d« tern. Ma tolte siffatie 



MOEfOQRAFIB BIOQBAFICBB. 17 

plettkme congiuota al corpo, che diffidlmente e con grandis- 
•imo stento se ne separd: ma con tntto che la passione che 
moatrava ne*geniiti fosse aoerbisiima, passé oondimeno, per 
qnaiito mi parve di comprendere, pazientemente e con bnona 
e santa disposizione > (L. 11). — * Prima di partire alla volta 
di Fkwicia, nella Memoria lasdata al Rondinelli, disponeva che 
col sopraYanzo delle robe sne, qualora avesse a morire, fosse 
posta una memore pietra- al padre sno, e vi si scolpisse il seg. 
epitafio da lut dettato : — Bemardo Taxo — Musarum ocio 
ei prindputn negoHis — Summa ingenii ubertate atque excet- 
leniia — Part fortunae tarietate ae incostantia — ReUcUs 
uiruuque industriae monumentis clarissimo — Torquatus 
/Uiusposuit — Vixit an. septuaginta et sex — Olri. an, MDLXIX 
die IV Sepiemb. (L. 13). 

E a Torqoato fu sempre riverita e santa la memoria del 
padre sno. Qoalnnque piu piccola cosa rimastagli dal naufragio 
delle sostangft paterne gli era preziosa : il suo ritratto gli era 
caro qiiaato possa esser cosa del mondo (L. 641 , 699, 701). 
— Dal padre, scriveva, io dovrei prendere esempio in tutte le 
cose (L. 251). Di nessuna cosa ei si tenea piii offeso che delle 
criUcfae che toccavano sno padre. La difesa gli era comandata 
dalle leggi della natura che son eterne.... Mio padre, il quale é 
morio nel sepolcro, si pod dir vivo nel poema: chi cerca d*of- 
fender la sua poesia, procura dargll morte un* altra volta (Prose, 
U 319). — La riputaziona di mio padre Pho davanti gli occhl e 
iiopra la testa (L. 733). * La causa mia posso ben io lasciare 



nepoltare dalle cblew, per online pontiflcio, le otsa di Bernardo giaoouero 
okliato: • Torqaaio te ae doleT« ool eanl. Albani eon qne^versi: Alban, 
i'o^m paterne aneo non åerra Tomha dip^regrim é hianchi marmi, ecc. 
Pare che fouero dlpoi da Mantova tra»fente in S. Polo a Ferrara (L. 18) ; 
•eaaa per6 arraser mai Ponoro deaiderato. TuUavia, aebbene yiik non ripo- 
■Maero in S. Bfridio, « Al atiuiato co«a taulo onorevole avorifli cfatoaepoltura, 
che ol tf«* cento aoni dopo. un rettorc di au(*Ua cbie^a vol I« perpetuarne la 
mraanria coo quoata iimiion<» : IJ. O. M. /^/^ir eruditU^. Bemnrdi Ttuai 
r^rr*i#Mm tpimdore, heroU prti^rlrtriiuiini Otaa, quod trtnporu improlritnie 
numoriat c^vtil, 9u>c in tapidf Rertor ^fvjidian us tculMt't Å n no MuCXCVI. 
<— R nelia prima metå di qumto secolo voleiidmi ampliar« la Chi(»«a, Tarca 
orrqpata in oriirine dal aefiolcro t\r\ Tb%io, cad<'ndu u<*l m4«zxodvlla navatn. 
iMide ae o«* arrbantM tn<»moria iinp**ritura, la si coprl (X>n altra lapid«* rli«« 
|«arta la ■^inii»nl<« incriiioiie : BrmnrxU) Tagno. iJoi.to lirfjttmo. Ptk-Mf. 
Poctrinn inienio rirtHt'itn laH'U, Cl triwmo. H*'i> rnnHito. V! Id, Srpt. 
tfm MOLXIX. Cnrio et nrorori. .» ohdnrti st^pttln-i r.'h-rin. ()h «»>•<». »i 
t^mpli conttmtam. Memorin intrritnerrt. Kx nri'f r',,ottorH*n rout'tto. 
MonHm^tnm P. P.... Ån.MDCCCXXXIJf. * — Porlioli, Lctl. ine«l. di Ber- 
nardo Tatio, p. 18. 



18 MONOGRiLFIB BlOGRAFICaiB. 

agli amici, perché la difendano in mia vece; ma la sua, o a 
nion altro si conviene cfae a me sao figliuolo (L. 434). — Nella 
difesa di mio padre non ho lasciata parte alcuna che appar- 
tenesse alla pietå (L. 409). — Egli diede molto omamento e 
fama a Bergamo (L. 524) ; egli, poeta leggiadro e primo scrit- 
tore di epitalami (1) nella nostra lingoa (Prose, i, 237); egli 
vago delle belle e delicate parole,, come sia degli ornamenti 
alcona donna di palazzo [Il Gonzaga, Dial. i, 28) (2). Il Pe- 
trarca superb tatti gli antichi lirici di vaghezza; e niuno pid 
se gli awicind del Tasso (Prose i, 239). — Uscito di S. Anna, 
primo suo pensiero fa di curare d* edizione del Fhridante ri- 
masto incompinto, poema vago e dilettevol tnoUo (L. 620, 802). 
— E con queste parole intitolavalo a Onglielmo Gonzaga, duca 
di Mantova : c SI come Festrema etå del signor Bemardo Tasso, 
mio padre, fu spesa ne* servigi di Vosti^a Altezza, cosl Tultima 
sua opera fu a lei dedicata. Vostra Altezza il conobbe mal 
riconosciuto dal primo padrone, il raccolse vecchio e stanoo 
per molte fatiche, il sollev6 depresso, e il favori disfaTorito, 
e con la sna liberalitå Taiutå a sostener nella solita riputa- 
zione gli anni omai cadenti, e Tingegno dopo la maturitå molto 
invecchiato. Vostra Altezza pu6 nell*istesso modo onorar la 
sua memoria , perpetuar la sua iiEuna , e consolar la sua suc- 
cessione, accettando da me suo figliuolo questo suo poema; U 
quale egli non condusse a fine né corresse, come pensava, illu- 
strande ed innalzando alcune parti; perché fu prevenuto da 
gravissima infermitå. Ma io non ho voluto che sia nascosa agli 
uomini la feconditå del suo ingegno, la qual dimostr^ sino alla 
morte; potendo insieme far manifesto Tobbiigo ch^egli ebbea 
Vostra Altezza. Mio padre a* suoi giomi acquisto molto onore 
CO* suoi vari e felicissimi componimenti, co* quali arricchi questa 

(1) < Mi i yenato iktio q^esio EpithaUunio nelle nozze sue ad imiUtione 
dell* antichitå, la quale soleva nelle nosse cantare alcuni versi jneni d*aUe- 
^^zxa. Et ho in db uaato ogni mio studio per non laaciar cosa a dietro, 
ché dagli antichi sia stata osservata; il che non m*é successo con poca 
fatica, per esser stato il primo che in qnesta nostra lingua habbia di questa 
natura scritto. * Lettera di B. Tasso (Ferrara, I* ultimo di febbraio del 1532) 
al duca Pederico Oonuga. nelle sue nozze con Margherita Paleologa, ere- 
ditiera del Monferrato; Eaiz. Portioli. p. 30. 

(2) CAulb gli Amori con greca eleganza; e cosi ricevette nell*anima 
la squisita armonia de' versi, che negli amicbevoli coUoqui fu sentito dire 
una volta : poterlo il figlio superare nella dottrina, non agguagliarlo nella 
dolcezza. Ouaizo Stefano, Dialoghi, edis. del Fruoceschi, 151M), p. 3^; 
Gwxsti, Epislol. I, vm. 



MONOGBAnS BIOGRAFICHB. 19 

lingua, e feos fioiire il secolo nel quale egli vigse: laonde non 
po6 dispiacere a Voetra Altezza che reeti memoria immortale 
deUa servitu ch*egli ebbe con la sna nobilissima casa; potendo 
dar quella ripntazione a quest* opera sna, che I* altre diedero 
a mio padre; benché questa aocora, per la piaoevolezza e varietå 
del soggetto, debbe eeaer letta volentieri.... > (L. 849). 



Sbrassi ab. Poiuntonio, Parere imorno la patria di Ber^ 
nardo e TorqtuUo Tasso (1). Bergamo, Santini, 1742, in-8; 
Padova, Comtno, 1751, in fronte al vol. m delle lettere di Ber- 
nardo Taaao. 

Mbmaoio Eoidio, Lettera al sig, MarcWnianio Fappa suUa 
patria del Tasso, — Riaposta del atg. Marc* Antonio Foppa. 
Meacolamee, Venezia, Paaquali, 1736, p. 124-132. 



ito. — Mbblo cAprr. Carlo, Cenno storieo su Tor^ 
quaio Tcuso, della vera casa ove nacque e del suo genuino 
ritraUo, noHzie ricavaie dalTarehivio del cav, Spasiano in 
Sorrento nel settembre £837, e contestate (aic) da documend 
e daWauioriiå di scritiori storid, Firenze, Tipogr. Nazionale 
italiana, 1853. 

Capabso Bartolommbo, Il Tasso e la sua famigUa a Sor- 
renio, Ricerche e narraiioni storiclie, Napoli, Nobile, 1866. — 
Porta in fronte laDedica: — Ål — Munidpio SorrenHno — 
Che — Ammendando t avita incuria — Inisiava — Ed agV iia- 
Hani hUli — Che — Col loro obolo compivano ed elevavano 
— Un monumento — Å — Torquato Tasso — Nella dttd 
dote nacque — Queste ricerche e narrasioni storiche — Tenue 
tributo di riverensa e di affetto — Pel sommo poeta e pet' 
ia patria comune — Bartolombcbo CAPAaso ^ Nella lieUt OC' 
casionc — Intitola. 

II lavoro del Capasao é diviao in aei capitoli. Nel primo ci 
paria di Sorrento nel secolo XVI, ilella sua atoria, de'auoi 
•utnti, del suo atato eoonomioo, e con erudi/ione, direi, mera- 
%igliosi, ci fa re<liviva Sorrento, al tempo io cui Torquato vi 

(1) CooU*ndaDt DOpuli ti« TaMi «tirpe quat^rni : F»rlh«noiM, Siirreoti, 
Bergofui, itemqoe Saienii. fV. 4e' Piet ri, n. in Napoli il 'io lugfio iblh. 



'20 MONOGRAFIS BI06IUFICHE. 

sentl r aer primo. Ilcapitolo secondo ha pertitolo: Bemardo 
Tasso a Sorrento. — Bernardo allettato dall* amenitå del sog- 
giorno (1), tra il febbraio ed il marzo del 1543, da Salerno 
81 ridusse a Sorrento; quivi diede principio aXVÅtnadigi éU 
Gaul; quiTi, co*libri talora, sovente coUe muse, or snlla fre- 
schissima falda di un coUe, or per qnel piacevolissimo seno 
di mare, piii bello di quanti si abbia prodotti la liberalitå della 
natura diportandosi, vita vivea, quanto viver si pdssa, beata in 
questo tempestoso e misero secolo (Ep. i, p. 167). Ma non guari 
vi ristette, che nel 1545 si trasmutb di nuovo a Salerno. — Nel 
capo in, con critico senno, viene investigando quale vei*amente 
si fosse la casa che Bemardo Tasso ebbe a dimora in Sorrento. 
Combattuta la tradizione popolare che accenna il palazzo Lauriio, 
ov^é VÅlbergo Ttisso, dimostra, e mi pare evidentemente, che 
la € villa Strongoli riunisca le due indicazioni date dal Manso 

(1) E in uat lettera allo Speroni scrive aver eletto jper aua abitasioiM 
Sorrento <cittå vicinissiina a Napoli, d'aere, di sito e d ogni altra ([oaliti 
che uiaoevole e dilettoso possa rendere un luogt> dalla natura dotata > 
(L. SS, I, KTT) ; e a M*^ Andrea Gornelio, Vescovo di Breacia, dice: « Qaesta 
citU é sovra tutte le altre di questo re^no dilettevolissiroa/abbondante di 
tutte quelle cose che al oomodo della vita si richiedono, bella di sito, teni- 

Seratissima di cielo, ed inaomma di tutte cnielle oose ricca, che alla salate 
ell'ammo e del corpo sono necessarie> (Ij. 106, i, 217): e a Marcantonio 
da Mula scriveva : < Mi son ritirato a Sorrento, citti ^iena di antiche famiglie, 
di nobilissimi gentUuomini, e sovrattutto tan^ amici, ufficio« e umjtni verso 
i forestieri, che veraniento si pu6dirche sra Talbergo della Gortesia. SU 
é dal seno d* un piacevolissimo mare da Napoli divisa ; la qudle, sovra un 
al to coUe sedendo, quasi vaga che ognuno rimiri le bellezze sue, si 
mostra a' riguardanti : dove par che la natura piA larga e piA liberale che 
in verun altro luogo del mondo stata sia, di renderla beUa e dilettevole 
si sia atfaticata. La delicatura e novitå de* suoi fruttij la varietå. ed ecoel- 
lenza de* vini ; la bontå e quantitå de* pesci ; la tenerezsa e perfeaone 
delle carni é oltre o^ni umano desiderio degna di oommendaxione e di me- j 

ravi^lia. L* aere é si sereno, si temperato, si salutifero, e si vitale, che gli 
uomini che senza provar altro cielo ci vivono, sono quasi immortaU. Che i 

Jiid? Ije mura che la natura, quasi gelo&a di cosi prezioso tesoro, le ha ' 

åtte sono di montagne eminentissime, le quali si verdi, si fiorite, e ^ ^ene 
dl frutti si mostrano che non invidiano a Venere i piik vaghi giardmi di 
Pafo o di Onido: e le Naiadi, che mal volentieri con le loro fonti la aom- 
mitå de'monti sogliono abitare, vaghe della bellezza loro per ogni falda 
versano con urna d*argento freschissiine e pure acque, le qiuQi, a gara con 
dolce mormorio scendendo difendono Terbette e le piante dall*ira di Sirio, i 

allorché con le flamme sue in altra parte arde la terra. Né per altro i Poeti 
questo essere albergo delle Sirene lavolosamente finsero, se non per mo- i 

strare che tante erano le delizie di questo paese , che se V uomo , tirato 
dair amenitå e piacevolezza sua, vi veniva ad abitare, non u sapendo dal i 

visco e dalla rete di questi piaceri sviluf^are vi finiva i giomi suoi. Il 
palazzo di Pullione, il tempio di Minerva, il capo di Gerere, i teatri, le 
terme, i colossi, le statue e T altre reliquie delt'onorata autichitå dimo- 
strano in quanto pregto ed estjmazione teiievano i Romani questo lucgo. » 
Bernardo Taxso, L. 8(5, i, 176. V. Lett. a M*" Girolamo Molino ed a Fortunio 
Spira. I, p. 174 e 176; a M' Raffaello Guicciardini , i, 193; a M^ Vittor 
•le' Franceschi, i, 214. 



M0N06RAFIB BIOaRAFICHS. 21 

per denotare la casa del Tasso, la quale stava lungo la chiesa 
di S. Francesco, ed apparteneva nel sec. xvi ai Mastrogiodice.... 
La caaa natale del sommo poeta non debbe ravvisarsi in quelle 
fabbriche, che ora formano la parte principale della villa e 
åeWÅibergo Tram<miano, ma invece nel lato occidentale del- 
Tedificio cbe attacca immediatamente col palazzo Liaurito, e 
dove ora solo iin pianterreno ed il terrazzo superiore si pro- 
lungaoo yerso il mare. Ivi, fino al principio del secolo presente, 
eststerano alcane camere roTinose, cbe dal passato principe di 
StroogoU furono del tutto abbattute, e si vedevano sulla ripa 
glMadizii di altre &bbriche gik prima cadute nel mare. Ivi 
pure fino a podu anni addietro nel mvaro della villa, ed in 
direzione dello stesso pianterreno potevano ancora scorgcrsi le 
orme di una porta giå murata, per la qnale una volta si doveva 
entrare in quella casa e nel piccolo giardino cbe la prece- 
deva.... > — n IV capitolo discorre di Cornelia Tctiso — dei 
Turchi in Sorrento nel 1558 , e de' nipoH di Torquato, — 
Reniardo esigeva cbe il marito di Cornelia fosse nobile; che 
altrimenti a lal non sarebbe piaciuto, e li zii non ci consen- 
tirebboro, bencbé riccbissimo fosse (L. 66, ii, 175). — E si 
rompiacea tutto nel pensiero di vederla convenientemente col* 
locata, onde scrivea a Cornelia — c Chi vi sarå marito, sarik 
di me^tieri cho a me sia figliuolo; e che non pur sotto un rielo, 
in una citta, ma soito un tetto medesimo alberghi con esso 
meco, e che insieme ci viviamo questa vita con quella maggior 
tranquallitå, che in questo mondo aver si puote. A me riposata 
e soavo sarjt la vecchiezza, vedendo (come spcro che Iddio ti 
cooceda) etemarroi ne* tuoi figliuolini, e la mia effigie dipinta 
nel volto loro, e men noiosa mi parr^ la morte, qualor, ve- 
dendoti in uitato d*onore e di quietc, con Tamor di tuo marito, 
con la cont«ntezza de* tuoi figliuoli, mi chiuderai con le pallide 
mani questi orchi, certo d* aver gli ultimi baci, T ultimo lagrime, 
e o?ni altro pietoso e grato ufficio che da ubbidiente e amo- 
revole figliuola verso caro padre usar si dee > (L. 55, i, 1 13). 
— Ma pur troppo Bemardo, astretto a battere la via dura 
deli'eiiglio, non la vide piii. Cornelia nel 1588 cntr6 nei Ser- 
sak, senza ch'ei ne fosj^e consultato; ma Tesule sventurato 
benedioendo la volontå di quelPEM^re supremo, onde tutte 
Ip coso 91 govemano. »rriv<»a di sottomettervi^i e di fenere 



22 MONOGRåFDE BlOGRAnOHE. 

Manio, U marito di Cornelia, in qneiristesao grado che se di 
Bua Tolontå per genero Tavesse eletto. — Il Gapasso ci narra 
pietosamente come per Tinvasione de*Turchi, lanotte del 13 
gingno 1588, i due spoei miraoolosamente campassero dal co- 
mune eocidio, riparando nelle montagne di Vico, ed apprasso in 
Agerola, terra del marchese di Pescara. Ci dice, da nltimo, 
dei figli ch*ebbe dal Sersale, dell*amore che pose loro Torquato, 
delle seconde nozze di Cornelia con Giovan Ferrante Spaaiano, 
deUa 8ua morte che segoi alla fine del 1587 o al prindpio del 
1588. — Il quinto capitolo tratta del Tasso a SorretUo dal 
luglio al novembre del 1577; il sesto ci då la Omdusione, — 
Le numerOM attestazioni e docnmenti ci ofirono le lai^ghe fonti 
a cui attinse. 

Bbrtola Aurbuo, Son^ento, — Alla Signora Donna Cate- 
rina Castiglioni Del Ponte Casabona, Sorrento, 21 ottobre 1780. 
Bertola, Operette in verso e in prosa, Bassano, Remondini, 1785, 
n, 145. 

Castblar, Sorrento y el Tasso, 

N. N., La casa del Tasso a Sorrento, Cosmorama Pittorico 
di Milano, a. xvii, 1835, p. 129. 



1559. — T. T«fl«o • IPadov«. — Marini dott. Qiambat- 
TiSTA, Torquato Tasso a Padova, — Memoria letta alla R. 
Accad. di Padova nella tomata del 19 apnle 1868. Rinsta Pe- 
riodica dei lavori deirAccademia, Padova, Randi 1868 (vol. xvn, 
p. 51-62). 

Nel nov. del 1^9 (1), sedicenne, si reca allo stndio pata- 
vino, raccomandato caldamente dal padre al filosofo Speroni, 
ed attende al diritto civile, sotto la discipUna di Gnido Panci- 

(i) TroTO che ci fosse U prim« volU s' 13 ffiugno 1550. Neils letter« 
del 9 msrzo 1590 (1232) « Vincenso Oonags scnveva : < Ma «noora non é 
panito s'signori ae U casa Oonzaga, bench'io n'abbia qitarantadnqae, 
con altrettante infermitå, di restituirmi in que' termini ne' qnali mi trovarono 
in Padova, quando io n'aveva venti opoco meno. » — Nel 1574 intenrenne 
air aocademia degli Animosi ; nel 1575 smontd a le stanze di Vincentio 
Almerici, alla cå di Dio (L. 19): ed il 31 roarso 1575. scrivev« di Padov« 
a Scipione Gonsaga: ^Qnesta matlina, ch*éil gioredi santo, me ne tomo 
a Ferrara : risoluzione improrvisa, ma cagionata da oomoditå di carrocta e 
da coropagnia d' aniici cbe mi condiicono » (L. 22). — B da Monte OliTOto 
di Napoli . nel 1588 , scriveva a don Niool6 Degli Oddi : < Non sono tanto 
sano, ch* io pensi di tornare a Padova per ricuperare intieramente la salote; 
ma volentieri avrei avuto il parere di qnegli eccellentisaimi medici, i qaali 
possono essere informati de la qualitå del male, e di qoelle coae che pii^ 
mi perturhano » (L. 1094). 



M0N06RAFIB BIOOIUFICHE. 23 

roU; ma dopo un anno abbandona le Idggi (1) per darsi alla 
filosofia nella scnola del Piccolomini e del Pendasio, e con piii 
amore air eloquenza in quella del Sigonio (2). Nel 1562, in men 
d*un anno, vi cpmpone il Rinaldo, che dedica al card. Lnigi 
d^Este, e vi pensa il GotUfredo, Ritornatovi nel 1564 (3), dopo 
la vioenda awenutagli a Bologna (4), detta i suoi Biscorsi 
delt Arie Poedca; é ammesso, col norne di Peniito, all'Acca- 
demia degli Eterei, e vi legge Torazione funebre di Stefano 
Santini (5). Nella primavera del 1566 vi é di bel nuovo per 
aieuni suoi negozi particolari (L. 6); poi tutto il marzo del 
1575 (L. 19 a Vine. Almerici), accolto in casa dal dottissimo ge- 
noveae Pier Vincenzo Pinelli (al Santo) (6), festeggiatissimo da^ 

(i) < Dahbio BOD se la coj^inon de le leggi sia scienn, e a le quali 
ne la prima mia friovenlA, prima ch*io studiasai filoaoAa, aiteai un anno» 
r 104. — B nel C. xni, at. 90 del Rinaldo, canta: Ingrati studi, daleui 
pondo opprttao OiacHo ignoto altrui. grave a me siesso. 

(S) < KraoceHoo Picoolomini , fu g\k in Padova mio dottore , ma non 
dr la moral filoeofla. De la naturale mdte co«e appresi da loi ne le pub- 
hlich^ flcuole, le (^ali non riten fro piA fermamente ne la roemoria : e n*h 
lecito il dir la venU, ne la ffrandisaima copia di questo dottiaaimo flloeofo 
ho riconosoiote alcune eonsiderasioni de la mia fanciuUexxa, ch'a loi non 
ebbi ardimento di naleaarc; non altrimenti che Tacque del fiume ai cono- 
acono al colore e al aapore, in mesao a quelle del mare : percbé mare ve- 
ram^nte ed oæano d'offni scieuaa sonoi suoi acritti; i miei somigliano un 
pirciul rivo, o un ruscello chiiiso intorno di verdissimi aranci e di cedri, 
o aimili a quelli che, ooperti da Tombre de gli alberi frondosi, dividono i 
«>aropi d«> la vostra I>ombardia. > // Coitantino, Tasso, Dialoghi. edizione 
Ouasti, itf. 243. » Det Piccolomini e del PendaVio, V. Ce^^hi, 11 Tasso e 
la viU iUtiana, 58 e p. 70. — Del Pendasio, v. L. 109 e S39. — Di Carlo 
Siironio d«*ttava una beUiJtsima monografia il mio egregio amico prof. Pran- 
riosi. Modena, Tip. Sociale, 18T2; Franciosi, Scritti varii, Firenie, Le 
Moonier. i87S, o. 1-93. 

(3) AUuse al suo ritomo a Padova ool sonetio : Prrrh^ 'n vastro tørren 
rtl T<i*sn albtTija iJnl Ji^t traslato, ond'empia man lo greUe.... 

{ 1) Deir orrrrole brifjittn o arrademia bologneae, in che T. Tasso solea 
rnccogliersi co' suoi aroici, V. L. 7. 

O) Fu mantovano. « Desiderai io, cosi il Tasso, ramirixia aua, come 
il'uomo per diverse virtA ammirabile; egli la mia, come d'nomo de* suoi 
neriti ammiratore, non rifluUv: e se'l nodo della nostra amicixia fu da 
relerione d'ambedue ordito eristretto, non intendo che la morte de Tono 
abbia potuto diartogliere o allentare. » 11 Santini venne eletto a Principe 
4eirli Kterei. e di lui non abbiaroo che Toraxione laiina che disse il primo 
d» irennaio ael 15At, Pro Aelherrontm Arendetniae initio. Venexia, Be- 
vibcaua, 1561. Tra gli Eten*i ebbe il notne d^ Incaghito. 

10) « 11 Pinelli era on Vieuaaeux del aeoolo xvi ; genovese di nascita e 
aliidio«i«simo , mosso daUa celebritA deU'Universitå nostra qui ai trasferi 
mA lo58. Aveva comuni le lingiie obraica, groca, latins, iranceae, spo« 
moola. italiana; le scienxe Alo^oHche, matematirhe, medlobe; la mo«ica, 
ka giarispnidenxa. Ricchissimo di proprio censo, aveast formate in casa un 
orio bolanico, iacendo venire le piante ptA rare e piA ntili dai yMk lontanl 
«*^i. Costitui una Biblioteca decrna d'un principe, raccolse stnimenti ma- 
innatiri astronomici; fmsili. metalli, disegni, carte goograflche ed ogni altra 
cosa rh<» air arte ed alla scienxa pote^w servire. I^rgo di ospitalitå cogli 
<"niditi, li faceva quaai padroni di caaa sua, ch'era. si |ni6 dire, una con- 
tinoa Arcsdemia. » Mfrini. -« Del Ta««> at l^nHli abbiamo a stampa tre 



S4 MONOORåFIB BIOGRAFfCBB. 

tutti (4), e vi conosoe qael Paolo Beni che fu poi grandissiiiio 
propugnatore e iUostratore della Gerusalemme. A Francesco 
Pico^iniiii, Domeoico Veniero (2) e Celio Magno moetra il 
poema, e domanda conaigli. 



1563. — V. Tmm « B«aocmi. — MAZZONi-TofiBLU Ot- 
TAVH) (n. il 14 giugno 1776; m. il 22 ottobre 1847), Torquaio 
Tasso, scolare a Bologna, l^anno 1563. — Nell* Almanacco 
statistico bolpgnese del Salvardi, 1838, p. 1-37. 

GuiJANDi MicBELANGSi.0, pToccsso fotto in Bologna tattno 
1564 a Torquaio Tasso, Bologna, xxxi decembre 1861, Stabil, 
tip. O. Monti, ediz. di 250 esemplari. 

Nel 1563 si lessero diffosi per Bologna de' versi infamatorl 
a carico segnatamente di alcuni scolari : se ne men6 un gran 
rumore: chiamatone in colpa Torquato : iAveleniti aspramente 
gli animi contro il crednto antore. Onde si videro girare nello 
studio bolognese diversi polizzini con le parole : — NoUficatur 
omnihus et singuiis guaUter Torguatus Tassus omni genere 
vitiorum infamts fuit auctor nuUedicentissimi et ineptissifni 
oamdnis. Quare rogamus DD, W.ut dignentur venire ad 
eum coronandum corona lignea.,,, Ne fn data qnerela aUa 
Corte: depntato al processo messer Marcantonio Arrese, ndi- 
tore del Criminale: le stanze del Tasao manomeese dagli sbirri: 
aaportatine e libri e scritti. Le udienze ebbero prindpio col 12 
gennaio 1564; vennero tronche il 27. I testimoni uditi fnrono 
CostanUno degti Amaldi, Antonio De* Mosti, Tioentini; Ven" 
tura MaffetU ^), bergamasoo; Francesco de Negri, genovese; 

lettere (96, 1^17, 253). Dalla 36, segnatamente, rileviamo qnanto intimo gti 
foeae ; coé tardayagU involarsi otto o dieci giomi da Perrara per ispenderli 
tutti con ramioo, ché avea da oonferirgU molte orne intomo a la aomma 
de la sua vita, e alcune intomo al giadicio che si faæva del sno poema in 
Roma. — B scrivendo al Mercariale, lo pr^a di raooomandarlo al ngnor 
GHiovan Vinænco PinelU caldissimamente , u qaale ha portato moiti anni 
nel seno, e porta ancora (L. S44). 

(i) Non poeso sapplire a i molU hanchetU, e a la cnriodtå de gli uomini 
che mi tiene occnpatiasimo (Lett. a Scipione Qonsaga del SSmarzo 1575, n. 21). 

(2) Nel 1570, prima del soo viaggio in Francia, pregava Broole Bon- 
dineUi che se fosse piaciuto al Signere Iddio diarre altrimenti di Ini, 
volesse prender cora delle coae sue, ma che nessuna cosa fiMse stampata 
ae prima non fosse rivista e oonsiderata prima dal si^. Scipione Oonsaga, 
dal si^. Domenico Veniero e dal si^. Giamb. Gnarino, i quah per V amicina 
e servitå ch'sTea con loro non ricuaerebbero qaesto faatioio (L. 13). U 
Magno (Celio) é ricordato nella L. 49. 

(3) Mi oongratolo col signer Maffetti de la baona £una che si h sparsa 
4i im, di studioso, L. 7. 



MOMOORiLnB BIOGRAFICHB. 25 

Gio. Tave>*ua, milaneM; Valerio Valaria, piacentino e Postumio 
dt* Fyucansani. É notevole la deposbJone del Valaria che dice 
di aoer sendto dire da non so chi qualmente il Tasso non 
a»€ria tanio mgegno : piii acerbo di tatti il ^egri, — Il pro- 
oesso Tenne tolto dal grande Archivio degli Atti dvili e cri- 
nuDali (libro n. 204, p. 209, acanzia A, piano ni). — Il primo 
a daroene sentore fu il Toselli nella nota 29 del sno racconto 

storico intitolato di EUsahetta Sirani piUnce bolognese 

(p. 44-45); pabbUcavalo di poi lo stesao, ma tradotto e mutato 
neXVÅhnanaoco Sahardif da ultimo il Gnalandi nella aua ori- 
ginaUtå ^ inftegritå. 

I Bologneai si moatrarono amorevoli aempre col Taaso; ed 
ei 86 oe loda assai, segnatamente per le grandi cortesie avnte 
findié fu a Sant*Amia. Il ca Girolamo Pepoli, ed altri Bolo- 
gneai, gli mandano pin volte le loro carrozze, perché ne eaca 
a diporto, dopoché gli yenne allai^ata la prigionia (L. 501, 
507, 892). — > Giolio Segni, parroco di S. laaia, e pubblico lettore 
di grammatica nello studio Bolognese, accompagnato da una 
commendatusia del dotto giureconaulto Giovanni Angelo Papio, 
oel genn. 1583, ai conduce in Sant'Anna; e da indi in poi gli 
Bl legm in iBtrettiasima amictzia; e toglie a viaitarlo con doni 
fewHUssimi da atamare la UberaUtå di molti piii ricchi e pin 
ogiaH (L. 861, 892). — B il Tasso gli scrive spesso, e con espres- 
siooi acolpite di grande affetto e riconoscenza. Al Segni si debbe 
la pubblicazione dl molte lettere inedite che nscirono nel 1616 
dai tipi del Coodu. — Innamoratissimo del Tasso fa pure il 
cav. Oian Oaleazzo Rossi : con insistente a£fotto gli é attorno 
par averoe il ritratto; benché a malincuore, gli replica Tor* 
qnato non potersi n^are cosa alcnna al Rossi, perché tutti 
hanno imparato da lui a conceder molte coso al desiderio degli 
amid (L.860). NdFottobre del 1587 in cho Torquato, per la 
via di Bologna, recavasi a Loreto, il Rossi lo festegrgia, direi, 
prindpescamente ; lo fa onorare da quanti amici ed ammiratori 
v^aveva« Ed é notevole la nobilissima gara che nacque tra il 
Roaai, D. Oaspare Pasterini, ab. di Pontecchio, ed il Tasso. 
Tutti 6 due ad assalirlo di ricchi doni, quasi con tante mao- 
dune ad espugnare la sua volontd ; e Torquato che non potea 
oontendøre con esso loro di gentilezza e di cortesia a pena 



26 MONO(»UFIB BIOQRAFIGHE. 

iDTolarsi : il mio ritiraméDto, scriv* egli, non é stato senza lor 
diffida, ma la provocazione fu effetto di molta liberalitit (L. 91 1, 
912). E dei Bolognesi ricorda inoltre con animo riconoscente 
Paolo Casale (L. 512). il co. Ulisse Bentivoglio (L. 892), il signor 
Antonio Gaetani, principe di Sermoneta (L. 845, 852, 854, 868, 
892, 900), il CO. Cornelio LamberUni (L. 892, 903, 916, 953), 
e il signor Evangelista Canobio (L. 916, 953). 



1563. — T. TsMo m C««telvetro. — N. N. (Malmtsi 
Carlo), Il Tasso a Cctstehetro. Nel Siifo di Modena. 

SoLA Ercolb, T. Titsso a Ccutehetro. Nella Strenna miran- 
dolese, la Fenice. 

Masanblu D. Antonio, // Tasso a Castelvetro, e la sala 
ileltanti9o palaszo. Modena, Vicenzi, 1877. 

Il Tasso, in causa deirintentatogli processo, lasda nd feb- 
braio Bologna, c ripara presso 1 Rangoni a Casielvetro. Ed é 
appunto da questo luogo cbe T ultimo di febbraio del 1^3 scrrre 
a M' Cesi Vice-legato di Bologna nna Innga lettera (L. 2, ediz. 
Ouasti), in che prende a pnrgarsi e della subita partenza, e 
dell* appostagli accnsa. Ei sovrattntto si lamenta cbe si proceda 
contro di lui con iania rabhia, con ianto rtleno, con animo 
si fellone, con si poco rispetto e con si poca ansi nittna con- 
siderazione, Ma il processo venne sospeso. e piii tardi resi al 
Tasso e scritti e libri cbe gli erano stati sequestrati. 



1564. — T* Tasflo « Hodcaa. — MAUirsi Carlo, Tor- 
quato Tasso e i Modenesi, Narrazione. Modena, Vicenzi, 1842. 
— Strenna Modenese, a. iii, Modena, Rossi, 1846, p. 71-96. 

Cavedoni Cblbstino, Torquato Tasso y ospite in Modena 
e i Modenesi a lui benevoU. Messaggero Modenese, 9 agosto 
1858, n. 1729. Riprodotto, con giunte e correzioni, negli Opu- 
scoli Rel. Letter, e Mor. di Modena, t iv, 1858, p. 351-366. 

Egli é bello il ricercare tutte le orme che in qaesta fiera 
solenne e popolosa che si chiama vita (T. L. 117) stamparono 
i nostri grandi uomini, massime se infelici, il segnalare que^ge- 
nerosi che loro fiirono larght di conforti e di liete accoglienze, 
prova di un sentire squisitamente gentile. Con quanto amore 
lo sventnrato poeta, in Yarie congiunture, fosse ricevuto da* Mo- 
denesi ne Rcrisserb il Malmusi e il Cavedoni. T. Tasso fh tre 



UONOGRAFIB BIOORAnCHB. 27 

dl ia Modeaa, non ancor ventenne, in sul priQcipio del 1564, 
quando agitavasi contro loi il processo de^ faraosi pasquini (L. 3), 
di qnindi presso i Raogoni a Castelvetro ; appresso a Correggio, 
accoltovi a grande onore, dalla signora Claudia Rangoni (1). 
Vi dimora pore tre giorni, verso la fine di giugno o a' primt 
di luglio; e di bel nuovo in suUo scorcio del nd vembre del me- 
desinao anno, ospite festeggiato degli stessi Raogoni. Nel 1576, 
il CO. Férrante Estense se lo tolse a compagno, quando si port6 
al reggimento di Modena (2), e vi stette per lo zneno dal 10 
a) 24 aprile; la rivide il natale, a tutto febbraio 1577 (3); poi 
nel 1587, recandosi da Mantova a Loreto, ospitato dal vescovo 
Sisto Visdomini (L. 914); vi ripassd a mezzo maggio ed a mezzo 
novembre del 1591. — De^ Modenesi che si'resero benemeriti 
del Tasso, e n* ebbero in ricambio singolare benevolenza e lodi 
non periture, vanno tra*primi annoverati Fulmo Rangoni (A) 
che ha pochi paragoni ne le lettere^ ne Vacutezza e ne ia ma- 
niera delnegoiiare, e pochi ne la nobiUå e ne lo splendore de 
la vita (il Messaggiere, ed. Guasti, i, 326): Torquato Rangoni, dal 
qaald intitoI6 il Dialogo della Pace, e il discorso sopra due Que* 
stioni amorose; ed, a cui istanza, scrisse il libro del Segretario. 
GU si mosti^arono inoltre benevoli Orazio Ghirlinzone, pittore 
e scultora Carpignano, che diede il norne al dialogo åeWEpi- 
tafio; Tarquinia Molza a quello deirAmore; Antonio Dal Forno 
a quello della NobiUå, e che dal Tasso venne introdotto a ra- 

(1) Onde crederei che Perrara non dovesse per yoi invidiare né a Mo- 
dana la stgnors Qaudta Rangona, né a Parma la signora Barbera SanseTerina, 
né a Pirenae la signora Ermelina Canigiana, né a Correggio la signora 
Pulvia, che n*é nata signora, né ad Urbino la signora Pelice de la Rovere; 
le qoali cinqae signere ho io oonosciute d'ingegno cosi pronto e vivace, 
che maggior timore avrei avuto di con tendere parlando con alciina di loro, 
che di trovarmi incontra un cayaliero con la tancia in resta. Il Oonzaga 
aeeondo, Dialogbi, ii, 77. 

(S) Il conte Perrante m'ha pregato tanto chMo son costretto ad andar 
Mco a fare le feste a Modana. uimani mi parto, e vi star6 almene sino a 
rotUva di Pasqua. L. 63. 

(3) lo credeva di trovar quiete in Modana, e v* ho trovato maggior di* 
storbo ch'io non aveva a Perrara. L. 91, di Modana, il 7 di gennaio 1577. 

(4) Al CO. Fulvio Rangoni non abbiamo che una soia lettera la i57 
del 3 apffile 1581, e molto singolare. n Guaati annota che se Torquato avesse 
scritto il Dialogo del Messaggiero nel 1581, forse sarebbe stato pid parco 
di lodi: Scrisse al co. Torqtiato le 236, 241 e 251 ; una alla Molza, la 432; 
qoattro ad AnUmio Fomi, le 557, 558, 559 e 560 ; una al Manzuolo, con 
cui torne dalla Francia, la 598; tre ad Alberto Parma, le 455, 612 e 785* 
uoa AWOUonelli, la 224; due a Camillo Coccapani^ le 295 e 297; sette ad 
Ereole, le 132, 235, 616, 691, 698, 706 e 740. — In Modena, scriveva nel 
Oianluea, s* insegnano e s' apprendono tutte le mik lodate lingue, e si co- 
noaoe il valore e il pretso di ciascuna, e da voi (Alberto Parma) partico- 
Jannente, che di tatte sete padrooe. Dialogbi, in, 140. 



28 MONOOR&FIB BiOGRAFICHB. 

gionare in quello della Dignitå; senza contare Benedetto Man- 
zuoli, vescoTO di Reggio, che passede tuUe le Ungue e tuUe U 
scienze; Alberto Parma, ono degF interiocutori nel GiatUuca; 
Camiilo Coccapani in qiiel deUa Gelosia, e i fratdli Gaido ed 
Ercole, Garpigiani; Giulio Ottonelli, di Fanaoo; Tomaao Caval- 
lerino, e Giulio Masetti. 

1567. — T. Tasso m HaBtova* — Bisgrasia avtenuta. a 
Torquato Tasso. Lettera di Bebnabdo Tasso al co. Cario Mafiei, 
edita per la prima volta dal cav. AttiUo PortioUy Firenze, 1870; 
PorUoU, Lettere ined. di T. Tasso, Mantova, Segna, 1871, 
L. 150, p. 173. 

€ Non YOglio lasciare, come amico, di scrivere la disgrazia 
di mio figliolo a Y. S. rendendomi certo, che sentii*å parte del 
mio dispiacere. Il povero giovine ordinariamente andando nel 
letto studia col lame finché gli vien sonno, onde é avrennto 
che essendosi addormentato , senza ricordarsi di spegnere il 
lume, cadde il candelliero, et si accese il fuoco ne la camera, 
talmente che prima che si destasse abnisci6 i libri et tutte le 
robe sue, et egli con la barba arsa si gett6 da la finestra et 
si fe .male a un piede. Madama Eleonora, intesa la sua diggratia, 
gli mand6 una dozzina di scudi, et tela per quattro camide. 
ma le ho dato troppo fastidio. V. S. viva felice, et conservan- 
domi in gratia di S. Eccellenza, mi ami. Di Mantora il m di 
marzo del lxvu. > 



1570. — T. Tasflo, all« corte 4i Fraaela. — Valbrt, 
Curioi^ités et Anedoctes italiennes. Paris, Amyot, 1842. — Le 
Tosse en France^ a. xix. 

SERåssi PiBR Aatonio, T. Tosso tti JFVanoa. Vita di T. 
Tasso, 214-226. 

Ceccbi Pier Leopoldo, T. Tasso cUla Corte di Franda, 
T. Tasso e la vita italiana nel secolo xvi, p. 1 13-127. 

Rathery E. i. B., Tosse, son voyoge en France. Influenoe 
de ritalie sur les lettres Fraiigais, p. 96-105. 

Secondo il Serassi, Torquato Tasso, col seguito del card. L. 
D^Este, parte alla volta di Parigi, nel dec. 1570; yi giunge 
agli ultimi di gennaio del 1571. Ma da una lettera dell' italiano 
lacopo Corbinelli, che viveva allora a Parigi, e che reca la 



MONOaiUFiB BIOGRÅPICHE. ^ 

data del 1 decembre 1570, rileviamo che il Tasso e gli aliri 

delia eorie Esterne vi d si trovavano. — Nell'attravereare la 

Prancia, ei ne studia le condizioni, il clima, la postura, i 

oontiimi, i prodotti, i paesi, e come avea feito il Petrarca 

(Sen. IX, 1), ne institaisce paragooe con quelli deiritalia, e di 

dascuna sua opinicne ci då le cagioni. Il quale studio gli porse 

argomento alla bella lettera al co. Ercole de* Ck)fltrari ; di cui, 

beocbé tumuUuariamente seriUa, ne* disagi deiia corte di Fran- 

na(L. 14), ilGinguené loda e la. eottiglieisa delt ossertasione 

e la penetrazione dello sjnrito, che splendono in tutte le scrit- 

ture del Tasso e quel metodo filosofico, ch* ei deriv6 dagli 

antiehi (1). — li Hathery cosl ci paria del suo soggiomo a 

Parigi: «Quoi quMl en soit, le biograpbe Serassi nous montre 

le Tasse travailiant å son épopée sur les roates et dans les 

bdtelleries de France. Pias tard il y ajouta un grand nombre 

da stances å Cbaalis, riche abbaye du cardinal d^Este, dont 

les étangs ei les bois confinent å ceux d* Brmenonville, témoins 

deus simles plus tard des derniéres réveries de lean-Iacques 

Roosseau. A Paris, il fut présenté au roi par le cardinal, comme 

le chantre de Godefroi et des heros frangais de la croisade. 

Charles IX pouvait encore sourire aux poetes et å la poésie 

qn'il aimait; il n^avait pas encore quitté, pour Tarquebuse des 

guerrM civiles, la plume mieux séante å des royales mains. 

•» Le Tasse fut roQU avec distinction. Il suivtt la cour å Blois, 

å Tours, å Chenonceaux, dans cette € molle region > si chére 

aux voluptueux Valois, et quMl a peinte en passant dans ses 

vers — > La terra moUe e h'eta e dilettosa SimiH a se gli abi- 

tatar produce, — Lå, suivant une remarque ingénieuse, il put 

prendre TidcW) des enchantements d* Armide; au milieu de 

Veseadron volant de la Reine, Condé .nédnit et désarmé lui a 

peut-Atre fouioii quelquesnns defs traits de Renaud captivé par 

la prineessa de Damas, de méme que Blois et Chambord rappe- 

laient, qoelques annécs plus tard, å Tambaflsadeur vénetien 

Jerdme Lippomano, les demeures fantastiquen de Morgano et 

d' Alcine. Du reste, le Tasse ne fut pas moins ben aocueilli des 

princes de la litt^rature: tous les po«^tes de la Pléiade, Ron- 

(1) Pw t^AOpoldo Onrhi, nell« wia op#ra T. TVutto. i7 p<nMi^ro e /<• 
Utttre iialUiHf, p. 5H^1 , et rU nn'accunitii analUt tii nno^ta l«»ttfra. — 
C>rU» al Rath^rjr doTea nK^n piacero. pcrch^ pli arffomciiti M Io«ic aovral>- 
booiUao a Cavora ikirilalia. 



30 MOIfOGRAJriB BIOGBAnCHE. 

sard å leur tete, s* empressérent å Tenvi autour de lear con- 
frére en poésie, et le rapprochement de ces deux noms semUa 
personnifier 1* uoion des Muses fran^aises et italieaues. — Mab 
tous ces honueurs, æt échaoge d'hommage poétiques, n*enrichis- 
saient point le Tasse; pauYre il était venu en France, pauvre 
il la quitta, si V on en croit V anedocte, rapportée par plusieurs 
auteurs, d' un écu emprunté en partant å una dame, on, sni- 
vant les autres, å Roosard lut-méme, et du méme habit apporté 
par lui d*ltalie, et remporté aprés un an de séjour. » (1). 

Se non che di quel tempo la Francia era guasta fin nell* in- 
time midolle; il card. Luigi provedeva meglio agrinteressi 
proprii che a quelli della Chiesa, se, peggio, non le facea contro. 
Di che sdegnavasi il buon Torquato, e, mal atto, oome sempre, 
a dissimulare, non tacea gVinvididsi teri; parlava, pubblica- 
mente, del re con minor rispetto di quello ch^era dovuto alla 
sua grandezza (L. 134,) ; donde, ad un tempo, il dis&vore della 
corte e del card. signor suo. « Sovra tutte le altre cese gli 
parea strano fuor di modo che il re, religiosissimo, e campkme, 
se alcun altro fu mal della fede di Gristo, e il cardinale d^Este, 
cardinale della Santa Chiesa di Roma, dalla fede di Gristo, lo 
volessero separare> (L. 134). ^ 

Se non altro da quel turbinoso conflitto di opinioni, che 
di que'giomi agitava fieramente la Francia, ed a cui gli av- 
venne di assistere, apprese Torquato « a compatire ooloro che 
dall* apparenza della veritå erano ingannati. La libei*tå del pen- 
siero e deUa cosdenza, ei scrive, son leggi natnrali, e neBsnno 
pu6 colpirle, senza esser tiranno. > 

Altro notevole frntto del suo spirito osservatore degli uimiini 
e delle cose di Francia, Tabbiamo nel discorso, dettato non 
per andar in mano daUri, maper eserdzio della sua mente, 
e non aneor finito, sopra la sedizUme nota nel regno di 
Franda, tanno 1585, In esso, investiga con rara perspicada 
le cagioni che poterono aver dato origine a quel precipitoeo 
rivolgimento di cose, e con avvedutezza, degna d'uomo di stato, 

(1) < Dans la inesme Goar Torquato Tasao a eu besoin d' on éacu, et Tå 
demandé par aumoane å one Dame de sa coanaissance, il raf^rta en Italie 
r habillement qu* il avoit i^porté en Prance, a{nné8 y avoir fait un an de 
séjour. Et toutes-f<H8 je m* asseure qu' il n' y a point de stance de T. Tassot 
mii ne TaiUe autant pour le moins, que le sonnet ^i valut une Abbaie. » 
De BalzitCj Les Entreliens, A Amsterdam, Elxevier, 1663. Entzet, vin, 

p.ieo. 



MONOORAyuS BIOGBAVICUB. 31 

coDghiettara la fine a cui avria potnto riuscire (Edito dali*Agrati 
nella Bibi. Ital., marzo 1817). 

Preso coDgedo dal card. d' Eøte, Torquato tornå in Italia, a 
meizo dicembre 1571 , in compagoia di Benedeito ManzuoU, 
B^greiario del cardinale. 



1576. — T. Taøøo e Tari|«lBla Hola«. — M^lmusi 
Cabix), Deile relazioni di anucUia e di affstto fra Tarquinia 
MoUa eeUbraUssima letterata tnodenese e Torquato Tasso, Nota 
Åccademka, (Estr. dal t. iv delle Memorie deirAccademia Mo- 
deneae), Modena, Soliani, 1862, di p. 24, in-4. 

Ci paria di Tarquinia Molza nei Porrino (1), bellissima della 
persona, di coetumi severi, rimatrice leggiadra, tenuta in grande 
stima dai piu dot ti del suo tempo. Ei vuole cbe nel carnovale 
del 1576, fra la gioia det tomeamenti, delle quintane, delle 
danza e delle mascherate, e di ogni maniera di curiose rap* 
preeentaiioni , onde Modena a qnet giorni andava Csunosa fra 
qnante mai altre cittå d' Italia, T. Tasso si trovasse nella dolce 
oonsoetttdine di quell' amabilissima donna, cbe sull* altre splen- 
dera e per altezza dMngegno e per mirabilmente conservata 
frescbeua (2), e cbe Tun Faltro ne rimanessero presi. Laonde 
qnaado il Taaso lascid Modena, non pote Tarqninia non isfo- 
gare il dolore in due madrigali ed in nn sonetto cbe il Mal- 
mosi ci reca. Né questo afietto, col mntar del tempo, venno 
meoo , e Tarquinia non gli fu avara di conforti ; ed il Poeta 
▼olie intitolato del suo norne il dialogo dell* Amore; «quasi a 
confondere insieme due esseri cbe ad altro tempo per awen- 
tnra avea egli associaii in un solo pensiero.» E conclude: « esser 
manifesto cbe un sentimento di virtuosa simpatia possa avere 

(1) RimaM yødova del Porrioo il 30 affosto 1575. — Il roagniflco signor 
cav. Paolo Pnrino, ooai si Xeutf^ o<*l refnstro dei deftinti che ai conaerva 
Bella comnniU di Modi^Da, d'anni 44 circa, inorsp (aoUo la parocchia di 
S. Ijw^umo) il 30 agtMto 1575, e fu sepolto in S. Marfrherita. Tarquinia 
»ori l'oito ai^to iei7 di 7 1 anoi. NVlla Metropolitana di Mod<*na un nio- 
d4>«lo maitao porta nculta la A«*giiento <*pigrafe: Vnn tcientiarum ae Tnt*» 
^mimiae MoUhe titn idem occnjttu comune æpulcrum obiit die Vltl 'hp- 
HUåti MDCXVII attatU mae LXXIHI. 

r?) < A uiano il quale metta il pi<*dft in quelle ntanzo, par ch(» sij in 
»iia lib*>ria di far altro yiafrfrio; cosi piaoovuii aono i »ombiauti di quella 
▼alortMa «i|roora, cimi dolri le i»arol«». rosi rare le arrofrlipnfc. * T. Ta*«o, 
tHaloffhi. // Ohirlinzoue, ni. 1^, o<lir. (ina^tti. — « Ln *<iirnora Tarquinia 
rh> tornita di aottilc avve<iini<*uto. cd ornata di inoU«* Irtton« e dottrma. * 
Ut Mnlzn. Dial. li, 354. — V. !,. i:«. — C'tm^'rini fCutenio. La Molxa. 
Doaiie iUostri, Uiotrrafle. Milano, Garbini (aenianoo, ma dal linS). 55-61. 



32 MONOeR&PIB mOGB&FiCBK. 

dapprindpio strette insieme con vincolo d'amore ie belle anime 
di Tarquinia e di Torqnato, e che qaesto sentimento riesciflse 
piii ardente ma piii passaggiero nella Molza, piu fireddo ma piii 
ienace nel Tasso. > 

1578. — Commendatuie e leUera del Tasso ineéUte. Archiv. 
Stor. Lorobardo, a. iVr p. 250. 

Veouero pnbblicate da G. Porro Lambertenghi. Le com- 
mendatizie son scritte di propria mano da Manrizio Gattaneo, 
neU'occasione che il Taaso, dopo di esserai fdrtiTameate allon- 
tanato dalla corte di Ferrara pér andare a Mantora, poi a 
YeDezia, indi ad Urbino, prese a rifugiarsi presso il daca di 
Savoia. 



1578. — T. T«Mo • Torlao. — Brbrini Osvaloo, Del- 
rarrivo e della dimora di T. Tasso in Torino. Torino, Fontana, 
1846. 

Era nella stagion cKe 7 pendemmiatore suol premere da 

tuve fnature il vino (sul cader di settembre 1578) e che gU 

arbori si veggiono in akun luogo spogHati di firuUi, ed il 

Tasso, in abiio di sconosduio peregrino, ira Novara e YerceUi 

cavalbawi ; se non che veggendo die gid f and comindata ad 

annerare e che tuUo intomo era dnto di nuvoli e quasi pregno 

di pioggia,.,. ed il fiume tanto cresduto che piit dentro aUa 

sua sponda non si teneva...,, accoke Tospitale offertogli invito, 

in bello e comodo alloggiamento.... il qaale fra* boschi e ne 

la villa la deUcatura e la poUlesia de la dttå non lasdava 

desiderare. Lieto di esserai abbattnto in luogo ooe a' fbresUeri 

si facea volentieri onore e servizio, ddtalbergo ricevuto ricor> 

devole e grato se ne voUe dimostrare, e scrisse il belliasimo 

dialogo che ha per titolo il Padre di famigUa. Ck)ndottosi Tin- 

domane a Vercelli, e fallitagli una cavalcatura, a piedi, per vie 

disagevoli e fiugose, ginnae a Torino, ed ivi; alla porta Palazio, 

per non aver la fede di sanitå, vien ributtato. Ma in quel punto 

Angelo Ingegneri, che si tomava dalla chiesa de' P.P. Gapacdni, 

detta la Madonna della Campagna, avvisato il Tasso, gli fa 

subito a* fianchi, e mallevato per lui a' custodi, gli ottiene libero 

Tingresso in cittå. Torquato prende alloggio in casa del mar- 

chese Filippo d'Este (L. 112). — Girolamo della Rovere, ara- 



MONOGRAVIB BIOGRAKICHE. 33 

veacovo di ToHdo, lo desidera presso di sé; e il principe di 
Savoia, Carlo Emanuele, gli offre lo stesso trattemmento che giå 
•oleva dargli il duca di Ferrara (L. 138). — Alle accoglienze 
onesto e liete che a* ebbe dalla corte, non solo, ina da quanto 
di leggiadro e di addottrinato noverava a quel tempo Torino, 
ei 8i riufranca, Teetro gli si riaccende, conipone versi soavis- 
simi in lode di cinque genttli donne, compagne della moglie 
del niarchese Fllippo, d*una delle quali pare invaghito; detta, 
nei decembre, il dialogo della Nobiltå, di cui si compiaceva, 
qaasi di an saggio di quanto egli potesse fare (L. 114). Rapito 
dalla bellezza del regio parco (1), lungo da tre miglia e foi*se 

(1) li Pfirco ordinftto da Carlo Einanuelo di Savoia fu oautato con un 
li-frtriadru tunetto da (iiov. Botoro, e ron tro soaetti dal Chiabrera. 11 oo. 
Napioa« in un Mooetto (Ilac(*ulta delle poonin p**r rarrivo delta Refrina, 
Torioo. Botta, lSi8, y. 1)6), iotrodtica Toinbra del Ta»8o a pariare del parco 
«la lui cel(»hraU>. Net Th^atrum Sftbaudiof. a p. S)9, »i fa ceuoo del parrUé 
r^tu*, celebre ferarum rirarinm; e TAudib^rti nelle Mue Regiae villcie 
fMff^tire detcrtptntt (Au^utae Taurinoriiin. 1711) lar^aiuente iie paria, di- 
•UofTuendo il parco nuoTO dal voecblo col titolo di volnptuariae ae auhnr- 
h'intie M}tlrne. 11 parcoantico tu opera del rofrno del duca Émanuele Filiberto, 
•^1 il ouuvo di (^rlo Emaouele 1. Del nuovo ci lascift un'esatta deacriciooe 
il I»'Amiilino Ct^mni, aulore del se^^olo xvi, e prof. di Pavia iu uoa aua 
l«-Ck*i<i<Ira lett<»ra lallua. — ■ < Il prof. Malaoarne di Saluxxo, suUo acorcio del 
• «<i>:a Dati<iato. frabbava il CevarotU, il Pindeinonte, il Naptoue, rAccaderoia 
<*ti*^ia (li Padova, e Analineiite il pubblico, levaiidoMi ui capo uaa letiera 
tM Ta«»o a (iio. Bolero (L. 510. edix. Giiasti). rh« dicpva coinuDicataKli 
•lal Tirab«Moht. <* da queiito letteralo scoperta orifriAale DeU'Archivio se^reto 
dl (tujxtalla. Or queata nou era che un' invenzione per docu men tåre l'onirine 
lUhaiia di que* fnardini che ni cbiamarono inglesi, e qu4*Hti hanno di par- 
tioilar^, che vi appariHca oiiera della natura ciu ch> industria delParle 
l)»(vth(o lindemonte ne avea dato notiria, forae primo, ttlt'Ilalia; ma nei 
irtardiui di Annida rreati dalla fautania di Torquato, peuaava dovemene 
rmtmrriaro rorifrine*. mentre urinKh*^i additavauo uel loro Milion la de- 
MTiyiuo«< d«*irKdfo. U Malararnt* trovd che Carlo Kuianuel« 1 avea fatto 
i«.antare nA\e viriuanzc di Torino un di quettti giartlini; e acrisa« uua 
.Mi*oioria, di rxi\ \\ Ce<iarotli rendeva conto airAr>cad«>mia di Padova, pur 
•loinandaudo all' autore docuroenti che meplio accertasnero il fatto. Fu allora 
«* i<" il Malararn** vpune fuori con la l^tt«*ra in cui Torquato avrebbe scrilto 
al Ilo4**ro: .\«iiicurate il ai^nior Duca, che io ho rotuto immortnlare |ier 
quantn in ni<* atia . la nia^Miitira et uiiica al mondo sua opera del i\trco 
ttr<*t,%lo nlln Citpitale . itt uttn »Innzn dr/ln mitt GerHAftftnme (C. xVl, 
•t Vi. dnr*' ftttffo di dettrrirer il tjmrdino del ptiln/fio incnntalo d'Årtnid'i: 
r cuirli**to qur«ta occaniiui«« |i<>r pr^carto a riconiarHi di iiie, che sono nelle 
prt'it'itti di S. Anna. Il march. Gins. Canipori di Mod**iia ha provato con 
«Hrai v«ria di ar^roroenti la faUitå di qu<*^ta lettera. e<l ha rairione di van- 
tam d'aver r4*atituito « airiNpirayion«* dell' iiiiinortalf Po«*ta il primo pen- 
M«*ro d«*i inardini irn*p(»lari. dftti aH'iuffleae »: nou f!i«»>ndo punto vero che 
la Ti«iU d«*l Parco pr«*H<(u Turiuu (rjtta ch'c^'li vidn traMaiiirhi e !•* urvi 
n«*l dirtmihre d«*l VuV') irli su^'frcri<«^e l'idea *\e\ ^nardini di Arroida. ^ 
PéHd^hUfrttf , \a Pro*e I* IW-tjH <^iiti|x>iitri f>%nntiii . H<-laiiuni Accade> 
intchf, l%ia. Cniium>. II, <l(»-il; :f\HKUlU. -^ Hotfio. Itflaxiuiie <l-l Pi**iiiout«% 
T<*nuo, Turriiii. lfk>7. — Hifinfr'inf w (iuhttni \iftfOne d*t f'ur*«/«ri/o, 
IttfOotrratla ihiliuna, ♦*♦'«'. Mil<iii<i. \^Vt. — ('/»»>»/*')»•/ <iim.. Di uiia letl«Ta 
apurrifa di T. Tu«a<i, Nuova .\ut<»l(i».'>ij. a. XIV, il mtm*. v«iI. xni. 1 fi»l>r. 1*<7V». 
p. |XH-I'»H. — f\ Gn^iMti . y.\unl. ti. tMl; Cunnti . Atli d^'lla K. Ac.-ad<-inla 
dflla Cni^j. aduQ. 7 aett. 1}<71>, Firrnx.«. <>-Uiui, l^Tl*. «-». 

:t 



34 MONOGRAKIK BIOGRJUKHB. 

altretlaato largo, cinto e quasi vagheggiato dal Po, dalU Dora 
e dalia Stura, vi s'inselva spesso, vago di cercainie dentro e 
dintorao le bellezze, ed, iospirato, crea il giardiuo di Armida. — 
Ma il suo peosiero era sempre a Ferrara: la Carfalla noo puo 
uon aleggiare iotorno al lume, poi vi si consuma. 

E mi gode Tanimo nel leggere con quaato affetto e con 
che alta stima, sovra tutte le altre principesche, onorasse Toi^ 
quato la Nostra Casa di Saroia, quasi diYinasse gli alti destiui, 
cui era riserbata dalla PiX)videQza, destiui che si compievano 
coD ViTTORio Emanuels II e coll' uuificazione d' Italia. — < La 
fiuniglia dei principi di Savoia, antichissimamente italiana, di- 
scende dal piii gentile ed incorrotto sangue di Koma, luescolata 
per pai-entado di donne co'l sangue reale d'Aragona e di 
Francia piii d' una volta, e con gli altri pid illnstri e gloriosi 
d' Europa. > // Fomo, Dial. ii, 140. — c Fnggo sdegno di 
principe e di fortuna, e mi riparo negli stati di Savoia. » A cui 
r ospito suo : € sotto roagnanimo e giusto e grazioso principe vi 
riparate. » // Pcidre difamiglia, Dial. i, 348. — E neUa lettera 
1 10 chiama Emanuele Filiberto c il primo il pid valoroso ed il piu 
glorioso principe d* Italia >; e nella 121 ricorda di bel nuovo la 
riverenza che porta al suo nome glorioso, e vuole meritarsene il 
favore, perché farå in ogni suo componimento di prosa onorata 
ed efficace menzione del suo nome e de* meriti suoi. Nella 124 
mentova la reale ed antica nobiltå del duca di Savoia, e ii 
lungo numero degli eroi dei quali é disceso, e 1* imprese e le 
vittorie e i trionfi loro, e il suo proprio valore e le sue proprie 
vittorie singolari che Tinvidia e la fort una hanno superato, e 
la moltitudine delle grazie ch'egli ha graziosamente ottenute 
da Dio. — E nel Fomo : € Emanuel Filiberto, omato di tutte 
le virtii morali e di tutte V årti regie ed imperatorie, e glorioso 
per vittoria terrestre eguale alla mai*iUima di don Giovanni, 
la quale acquistata per valore e prudenza sua, gli recuper6 i 
suoi stati, stabill la pace del mondo, accrebbe la riputazion di 
Filippo, ed iscem6 quella di Francia.... Filiberto ha per suc- 
ces:«oi*e deirimperio Carlo, legittimo figliuolo, d'altissimo in- 
Kt^gno e di maniere reali, che rinnovellera senz'alcun dubbio 
il valor del padre e degli avi ; ed un al tro, acquistato [>er amore, 
ili va«^iii.ssimo aspetto c di graziosc manier/ o di spirito rcgio: 



MONOGRAytB BtOGRAFICHE. 35 

olure la mogUe del sig^uor Marcbese (Marchese Filippo d'Este, 
congiuDto a Maria, figlia naturale d* Emanuel Filiberto), signora 
altretUnto bella quanto saggia. » Dial. ii, 178. 



UAL PRIMO INGRESSO IN PERRARA 
A SANT'ANNA. 

11 dl ultimo d*ottobre del 1565, Tonjuato Tas^o, poco piii che 
veutenne, veniva raccolto alla corto di Ferrarn, <|ual gentiluomo 
del card. Luigi d'Kste. Fervevano a quei dl i grandiosi pre- 
parativi per le imminenti iiozze del duca Altbnso con Tarci- 
dachest<a Barbara d*Austria; e la prima volta che Torquato 
ude Ferrara, gli parva cbe tutta fosae uua meraviglioaa e non 
pin veduta soena dipinta e luroinasa, e piena di mille forme e 
di mille apparenze (// Gianluca, Dial. ni, p. 13). Ma com*ei 
mii^e il pie* nella corte, al vedervi celcsti dee, ninfe leggiadre 
e belle, nuoti Lini ed Orfei, si credette di e:s8ere in un palagio 
inrantato. Alto della persona, di belle e meditative sembianze, 
inramagione bianchiåsima, di lavellare piaeente, cni non togliea 
grazia un lieve impedimento della lingua, contegno onestamente 
aJtero, ruor schietto ed aperto, e in coel giovani anni acclamato 
poeta, ben tosto attrasse a »d gli fguardi di tutti, e venne fatto 
segao della simpatia di quanto di piii gi'ando, di pin bello, di 
piii gentile accoglieva quella corte. — Il duca Alfonso lieto^ 
mente lo ricevc, e lo tiene piii coroe compagno che come gen- 
tiluomo ; gli mostra affetto non di padrone, ma di padre e di 
fratello (L« l^i); lo conduce seco a Caselle; ne aacolta il Oof- 
fredo, ne prende infinita loddistazione, V onora een ogni sorta 
di fiå\ori (L. 32, It^, p. 2t5); ed or lo vuole a Belriguardo 
(L. 32); ora a Copparo (L. 4(^); gli tuanda iti dono una botte 
di viuo prezioeiaaimo (L. 33) ; e Torquato lo Benruita continua- 
mente a caccia i^er le lacuae di Coraaccbio, per eelve, per 
campagne, con invidia de^fll emuli, e allegrezza degli amici 
(L. 3(>). — La principeuMa Eleonora (fli då continue prove di 
non ben celato atTetto. — Lucrezia, con la sua grazia, si fa 
incontro alla sua servitii ; gli da ijueir ardiro cho non avr«*bl>e 
prpso da ^e steH^n, raccatx*zz.t {»iii di tutti i nuovi e non nieno 



36 MONOGRAVIB HOGRAFICHR. 

d^alcun altro antico servidore, oé mai gli é data ripuUa nal- 
Tentrare o nel supplicare. Giå duchessa d* Urbino, giunge &vore 
a favore, cortesia a cortesia, liberalitå a liberalitå (L. 351); e 
si offre, non richiesta, di spendere per lui quanto ha di antoritå 
col fratello (L. 62). Ed é a lei cbe Torqttato conferisce il di- 
segno di andare a Roma: Lucrezia non Tapprova; ella giudica 
che non debba partirsi di Ferrara anzi Tedizion del libro; se 
non fosse solo per andare seco a Pesaro, cbé ogni altra andata 
sarebbe discara e sospetta. Ricondottasi ella a Ferrai^ a to> 
gliere Tacqua della Villa, ha bisogno ilffiomo di traUenimento, 
e Torquato le vien leggendo il suo poema, ed é con lei ogni 
giomo tnolte ore in seerdis (L. 41). Onde non pn6 tenerst dal 
dirle: cSMo vivo, 8*io Bpiro, s*io scriro o penso di scrivere 
verso o prosa, cbe non dispiaccia, é tutta concessione e dono 
partlcolare suo > (L. 351). 

Oltrecché la Bendidio nei Maccbiavelli (la Licori deli*AminU), 
la Peperara, la co. Sanvitale nei Thiene, dal labroito quasi 
alCaustriaca, la co. di Sala, dalla condatura della chioma, in 
formå di corona (L. 55), la Marzio, mirabili tutte per giovi- 
nezza, brio e leggiadria, cresceano ornamento a quella corte: 
aggiungansi musiche continue, cauti, danze, tornei, tempis di 
amore. Fra tante vaghezze allettatrici e lusiughiere, tra quel- 
la incogni to indistinto di profunii, di luce e d*armonie, il giorine 
poeta vi si abbandona troppo fidente: ne riman inebbriato. Come 
il Titiro virgiliano, alKodorata orezza dei mirti e degli allori, 
leva a cielo il Dio che gli fu cortese d' ozii si dolci e tranqnilli, 
e che gli pemiette, a sua voglia, di cantare le sue Amarillidi, 
e tutto cio che piii gli torna bello. E quelle sirene, destre 
neirarti piii tine della seduzione, gh si stinngono attomo, il 
biandiscono co* languidi sguardi e con le parolette sorrise ; ed 
egli, inesperto affatto degli accorgimenti e delle coperte vie 
f-ortigiane. trac airesca d*ogni beltå; e, quasi iarfalla, posa 
l'instabile volo or su Tuno or su T altro fiore: diquesta loda 
la man bianca e il cantar che nell*auima si sente; di quella 
il labbro che moUe si sporge e tnmidetto; invola ali'una un 
bacio; ringrazia T altra d*unatreccia di capelli donata. Tutte 
gli cbieggono versi, quasi uu raggio della sua musa, credendosi 
pa&«ar suirali d*un sonetto o d' un luadrigale airimmortalitå: 
peHino damigeila Oliinpia, hrutia ma Mia, qual rergine vioUt, 



aiONOORAFIB BI0GRAP1CHS. ?U 

ha le 8U6 rime; ed ei canta rapito: Cogliam la rosa in sul 
mattino adorno Di questo di, che tosto il seren perde; Cogliam 
d^amor la rosa; amiamo or quando Esser si puofe riamato 
atnando. 

Se non che questo, direi, monopolio di vezzi e di vagheg- 
giate prefereDze, noo potea Don iDgelosire i Pigna, i Guarino, 
emuii di poesie, di grazie e d' amori ; quindi Bapea lor amaro 
la tacita intimazione : veteres migrate coloni; quindi un puntare 
al petto deirardito poeta i gomiti per mandario indietro e 
(arsi avanti ; un sordo giocar d^ ingegni per dargli la pinta, e 
oondurlo a perdizione; quindi rootti maligni, dispetti, umilia- 
zioni. L^instabilitå degli affetti era bastante ad accendere la 
gelosia delle posposte : si comincid a sussurrare di amori troppo 
altOf insolentemente, locati : si presero a mordere, ne* convegni 
di quella corte, dissoluta e baochettona ad un tempo, i Ruoi 
versi liberi o laffcivi troppo. Di queste prime avviaaglie infinge 
di non addan«i. 4(Molti, srriveva egli il 21 marzo 1575 aSci- 
pione Oonzaga, molti mi molestano, ma nessuno me ne cnocia : 
io per6 son o risoluto di o(*dero quel luogo che non credo che 
facilmente mi fosi«e tolto: e pei*ché non mi contento interamente 
d* esffo, «* perch6 mi pare troppo gran fatica star sempre sullo 
scbermo : né gli utili, gli onori, o le pperanze.... sono tante, che 
meritino tante difese ; c\A giå, per cosa che il meritaase, non 
mi rincrepcerebbe il comhattere* (L. 22). K neiraprile del 1576 
allo Soalabrino : c Stu<lio le mie ore : il resto del tempo me lo 
spendo riJendo, eantando, cianciando, praticando, ma per6 con 
pO(*his8imi ; peroché vi so dire che sto sulla mia. E non v* é 
barone, ne ministro del duca, per grande che sia, che mi trovi 
pronto airo&sequio: e non ch*altro TAltissimo, acoortosi del 
n(t9tro sussiego, molto spesso mi previene con It' sberettate; 
ad io gli riitpondo con tanto suR^iego e con tanta gravitå, che 
|Mr che sia allevato in Ispagna. Le genti dicono : donde frotite 
coA allefrra, e donde tanta riputazione? ha costui trovato uu 
tetoro ? [>U(» volte sono stato, da che tornai da Roroa, a dii^oar 
fuora di casa ; e ▼! so dire che m* ho fatto pregare : e poi senza 
alcuD contra^to ho accettato la scranna in capo di tavola » 
(L, 02). 

Fincho Torquato uentl nel proprio cuore Timpeto della 
poetica rreazione. ben scrive il Cropu!>colo, fincho in una aflét- 



'M MON0GRA.FI8 BI<X;R\FH11E. 

iQosa con*ispondeDza di vita egli pote scordare la sua povertå. 
la cagionevole salute, la gelosia de* mediocri, V invidia e le altre 
male årti de* cortigiaDi, che non eran d^ni d* esser detti emuli 
8uoi ; finché il sno spirito s* ingagliardira Della coQtemplazione 
del sublime suo tema, ed egli stesso viveva, per cosi dire, della 
vita splendida e ardente de' suoi crociati, parve del tutto stra- 
niero alle miserie de* suoi tempi, alle guaste paasioni d' un* eta 
che poteva ammirarlo, ma non comprendere la profonda signi- 
ficazione del suo genio. Quei pochi anni nei quali egli amd e 
cre6 grimmortall suoi versi, furono tutta la scarsa e^fu^tiva 
dolcezza di sua vita. E V anima si riconforta, sco^gendo qua e 
lå nelle sue lettere di questo tempo, la confidensa del genio 
che sente la propria voce, e la speranza ingenua del poeta 
che ancoi^ non diffida degli uomini, deiramicizia e di sé me- 
desimo. Ma non appena egli ebbe posto fine alF opera sua. 
tutto diviene per Ini ai^omento di tristezza, di sospetto e di 
disperazione. 

Nel 1575, anno santo, invitato dal Gonzaga, si condusse a 
Roma. E fu in queir occasione che si strinsero le pratiche col 
card. de*Medici perché avesse a passare ai servigi del Oranduca 
di Toscana. Larghissimo t invito, ed ei vi si leg6 con promessa. 
Ma Torquato voleva avere un onorato pretesto per togliersi 
dalla corte Estense, dalla quale era stato tanto favorito. Queste 
pratiche per6 non si tennero si secrete, che Alfonso non nQ 
Tenisse a conoscenza. Né poteva essere altnmenti. cIo sono, 
scriveva di sé, il piii loquace uomo del mondo ; so mal tacere 
i miei propri secreti > (L. 72) ; ed anche ne' piii tardi anni : 
«la fortuna non ha potuto insegnarmi ancora a toUerare ed 
a dissimulare quanto sarebbe necessario: di questa dottrina sono 
ancor poco istrutto » (L. 1288). E il duea ne fu sdegnatissimo; 
tanto piii che le due corti non se la dicean punto ; pure mostrd 
di non saperne nuUa. Torquato chiese Tufficio d* istoriografo, 
per la morte del Pigna vacante. £ Tofierta venne accettata, 
con suo grandtssimo dispiacere, anche perché vedeva troncate 
Tali alla sua fortuna (L. 58), che forse mai piii le rimetterebbe. 
Il caixl. de' Medici lo soUecita a mantenere il patto. Irresoluto, 
come sempre, é intra due: Timpresa assunta gli par troppo 
grande e fastidiosa, e che debba tomar a detrimento de* suoi 
9tiidii: ma appena gli si scrive da Roma che sarebbe troppo 



!^ION0OHAFIB BIOGRAFICHR. ItO 

debole a ^osteneria, vi si sente attissimo; molto volentifM-i 
!tolt«Qira ad essa, studia storie continuamento (L. 81); lua 
»iibito dopo proroette d* abbandonarla , seguane rhe ne pu6. 
« Ne»<una cosa, Bcriv* egli, pu6 o deve qui riteDermi, altro che 
Qo dono: questo, se sarå presto, sarå picciolo, e non propor- 
xiooato alle mie fntiche; 8*ave8se ad es^er convenevole, Haria 
tarvlo. lo rifiutar6 il dono picciolo, e non aspettaré il grando. 
prevenendolo col chieder licenza. Dono presto e convenevol^, aa- 
ivbb^ moittro e portento nella natura di questo mondo di qua: 
e i>er^, come di cosa impoasibile« non occorre farne consulta : 
e per aocreacere questa impost^ibilitå, v*u9er6 io ojrni nrtifirio » 
(L. 38). E il giomo appreao: «Non mi risolvo di venire n*\ 
nna risoluta promessa.... S*asaicurt chMo non mi legar6 con 
nuovo oodo cosl forte, ch* io non mi poasa con buona occastone 
disciorre. QneRta dilazione.... mi porge aperanza che posaa in 
quecito mezzo nascere occaaione che m*ag6Voli la atrada a doppio 
trapaaao» (L. 59). Ma Tun dimane dimanda 1* altro dimane; 
né mai piglia partito. Qaeato il principio, queata la cagione 
d'ogni ana infelicitå (L. 1232): ei ai nimica (1) tutte e dii^ le 
coi*ti (Ij. 114). I cortigiani malevoli, il Giraldini, il Montecatino, 
}tapendn|o ^Hå in di^grazia del duca gli ai moatrano inconthintti 
neirodio, smoderaH nelT ac€^*bitå, L* aapettavano es»i a qucsto 
varro per dargli la atretta (L. 101). Torquato promette a ae 
di accortigianarai in tutto e per tutto, di mirare a tutte quel- 
Tapparenze alle quali fino a quel punto non area avuto riguardo 
coel particolare (L. 73). Se non che, ben acrive il D* Ovidio, il 
peaar tntte le azioni, il dominar perpetuamsnte aé ateaao, er.i 
cowa troppo contraria alla aua natura : fa di tutto per renderai 
gnardiogo e diviene aoapettoao e ombroao. — Con le aue incerte 
imagioazioni dubita di tutti coloro ne' quali ei deve mag?ior- 
m^'nre ronfidare (L. 112); del Gon/aga (L. 84, 93), e del card. 

it) K il 31 inarfo HA 1575 wrivova Torquato ni Oonrapa: I M»vliri |i#»r 
patrnni non »rii vo* in alrtin ino<lo. n* ora n«» poi (I,, ti\. — « IMI*» roll«« 
tr:itUliv<* lo «!<»<«) frraii<lura Franc«^ro *rriveva il I f»'hr, «l«»l i'uC* ol mm 
afnhii<i^i.iU>f>* L. f^niiriaiii : • Uidinilo fu il |irinri|Mu. f nisi i* H**iriiito 11 in«*zfii 
K il liii# <l«>lla tsTola di qii^llo nun «apptaino m* (lobhiaino dir %tMitto . o 

{tiii^^-rol^ ^f ntt»*to xpiritn : ma »arA »ilalo ni<*(?lio cho %\h di d»ii uvaiiita 
a ri««» : ortiii«* rh«». do}i|M) rc««<»r parvi la |»mtira di Pollonia di qiialrh'* 
|H^judiyto #• di*trti«t«i a prinri{ii atipn'nii, il tnrro, crnno d<»«idfro«io d«'lln 
•jivcurtlia d«*' rri^liaiii, non u** avo^««* con qu^«l*altra di J^rmo/rm inlri'Mti 
mn rht ne porU la pr^t^'naionn H U titolo» (V. Capponl, Sniririo. p. i'.^H. 
IVil^va«!, afT^iun^n C Ontk^Xt, ron vid l^frir«»rMia, o piulUwto di«pr«»»;iu. 
parlar** di un uoiim inf^liri^MnHi f» di vn noliilivaimo pnmnaf 



40 MONOGRA.P1B BIOORAFICHB. 

Albano. I servitori gli si son scoptrti manifesti nemici (L. dS).. 
son essi rhe gli inibano le scritture piii care (L. 95), e gli i*e- 
can notabili danni; vorrebbe a'snoi seirigi un urbinate cbe 
non pot esse essere ageTolmente corrotto (L. 95-97); ogli amid 
del saspetio antico se ne aggiungooo sempre di nuori (L. 86); 
BruDello, 1* oom dai cento tradimenti, nuovo Martano, eotra di 
nette col magnano nelle sne stanze e gli roanomette ogni cosa 
(L. 86) ; Maddal6, con chiave falsa, apre la cassetta delle sue 
acritture, apre le lettere e ne spia i secreti ; in brere, aoinbra 
di tutto e di tutti ; da per tutto vede persecutori cmdelissinu 
mortalissimi; da per tutto vede insidiata la vita, Teleni, prOTo- 
cazioni. 

E quasi ci6 non bastasse, si é fitto in capo d* esser accnsato 
di miscredenza: denunziatori, lo Soalabrino, uno de^anoi piu 
caldi amici ed ammiratori, ed il Giraldini, di nascimento ebreo« 
ma nobilitato {^er la servitu ch*egli ha col duca di Ferrara 
(L. 133). Non ba piii quiete; tonnenta confeesori: si appresenta 
in Bologna al tribunale dell* Inquisizione ; scrire al Oonzaga, 
ai cardinali del Sant' Offizio, al duca Alfonso : V inquiaitore lo 
rimanda spedito; vi ci é piii intricato: dice invalid a la sentenza; 
farnetica sovra il de leti ed il de rehpso; vuolo il duca ai 
faccia mostrare il processo ; vuol conoscere il norne dei testi- 
moni ; gli si conctniano le difese, gli si dia il giuramento ; elegge 
di purgar gKindici, se occorra, col fuoco; ove non dica il vero, 
lo si faccia squartar in piazza come traditore, o tenagliare in 
un fondo di tone (L. 101-102). Ogni dl piii divien irreqnieto, 
fastidioso, initabile: i nemici ne profittano, usano verso lui 
ogni sorte di male creanze (L. 154). ^ Un cortigiano di norne 
Maddal6, gli då una mentita ; insolentissimamente ed imperti- 
nentissimamente gliela replica; e Torquato, a tutta risposta, 
uno schiafTo. Ed il Maddal6, di bel mezzogiomo, a tradimento, 
nella piazza di Ferrara, assale lui, solo e disarmato; e Torquato 
lo pone in fiiga ; torna, il Maddal6, accompagnato da molti, a 
dargli dietro ; e nuova fuga pria quasi lo toccasse (L. 85). — 
Un altro dl, nelle stanze della duchessa Lucrezia é tutto ae- 
ralorato a pariarie deir inquisizione (L. 101); entra in sospetto 
che un servitore si stesse alFuscio ad origliare, e gli tira addosso 
un coltello. Vien chiu^o nelle prigioni del castello: då nelle 
furie, minaccia di torsi la vita: si £gui dormire con lui due 



MONOGRAFIB BIOGRAFICUB. 41 

fATchini (1). Poohi giorni apprcsso il dnca lo oonduce seoo a 
B«lrigQardo ; né per6 Tanimo perturbato si rasserena: il duca, 
noQ De potendo aver bene, lo nmaoda a Ferrara, e lo fa re- 
stritigere ne\ convento degli Angeli; ma quivi pure, nella purga 
iinpostagli , vi ha veleno , complici i frati stessi ; lo »i vuol 
s|kacciare (L. 101): rindomani si ricrede, e vuol farøi frate; il 
giorao dopo fugge dal convento e da Ferrara. . 

La prima sosta é a Poggio de* Lambertini ; trascorre dipoi 
(ii luogo in luogo, e trova dovunque fraudi, i)ericoli, violenze. 
Anche nella sorella terne disfavore; e le si presenta in abito 
di pastore (L. 020): quasi in sicura stanza si ferma a Sorrento 
alcuni roeni. Di lå comincia a trattar del ritorno con Alfonso, 
f con le ducbesse: nessuna ri-oposta: madama Leonora non lo 
pu6 iavortre. Disperato, con la febbre addosso, per la strada 
(rAbruzzo, in pessima stagione, ron tutti i disagi, con molti 
p«»ricoli, e con anima piena di vane speranze (L. 1422) si mette 
in camino |)er Ferrara. Ma raggravatosi a Roma il male, ri- 
para in casa del Masetto (L. 109). Fa pietå il leggere le lettere 
che di lå indirixza ad Alfonso, e lo supplica di perdono erl a 
raccoglierlo di nuovo nolla sua grazia : — < lo pagherei una 
mano d*e»ser in Ferrara.... La mia lontananza da W Alt. ca- 
gionerebbe la mia morte, o almeno lunghissima infermitå di 
corpo et inquietudine d* animo ; e s' io arriva^si a FciTara semi- 
vivo. Kpererei che la vista sola di V. A. bastas^ie a risanami.... 
Ma se il signor Gualengo mi lai^ria qui o per istrada, metto 
U mia vita per perduta; bench*io son risoluto che non mi 
lasci qui ; perché voglio avviarmeli dietro, se non (iosj^o in altro 

(It In Ul orraMono ««rri<v» al dum AlfotiM) la «cjrtionl'», ch'A la prima 
4lt>n«» xu pubblicat«* dal Lauroni: « Dal roDt«* Anl. .Dcvilacqua «* dal Mifrnor 
I^nfranro, V. Alt. jxjtrå iiil<*inU»r<» con ch»» nniino e ran rh»* vi»lto lirto «» 
nd^Dt^ »o ml *ia conf«>rtalo e rioimownuto «li»' mi«'i raprirri e «oiio p^r rc»»- 
tiouar^ f«Tini«^«imain*«nt*^ in qii<»«lo pniponitn. Ma V. Alt., per l'aroor d*l(idio, 
Don mt vo^ha far dtirmir n<*ri>iiipaLMiato; rhc qtiando b«*n x'n|«>««(i non |k>««<> 
■rrrar«* ocf'hio o qut*itto V ho un<vato ^iu p^r In* volt<* rW avi*odn fatto rvni 
mio •t'«irro pr*r dorniir** non nu posMutn. So rh«* ni'ania •• »o rh'** aiia in> 
tpotioo** di fmarirmi: non vntrlia roUa vii?ilia farmi alfntto div«*nir ntatto. 
lo mianlo rit' lo •in |)^r fiifrtrin* V. Alt. nou dubiti \»ii di quf*«to: ho tatlo 

2«i*»i rhi* vol«»%a. <io* %nu ronio alla ^iirnora l>u«*lw^a «• conoi^rn d' hav»»r 
Ilt) mal«*. <* quando n«* duttita**^«* ai [kio in m >Ui hmmIi proTVi*«l>T<«. T ji »up- 
ykntt |M»r l'amnr rh« (Mrrta a l>io «• |ht q»i«»| rh*» |Mirta a m«» ro««olarini di 
q«i»«to favAr«* rh«* mi nmrh raro a ]>.ir<> (i**)ln naniti« chi* avpf'ttn: avm vo- 
I*'nti«*ri rairionato ri*i iniHliri, pur mi ninetto al pnn*n* di Vo^tra Altetxa. 
— > 4ftiitrn4i. ir>T7. 11 iiit^iiro Caprilto, rli«« lo rblx* m riira. il i lufrlio d«*l 
1577 dir4» d*av«*r annunnato al faiiw) k Krafi<* d«*l dura, rhe ^li apporta- 
rono Mnto Mofiev'iM^nto eh^ tutto hf fri ntflf»* tnnffo in xqundro. Q»w»tn 
mntttnff $i é rrmftMnn r romunirnto motto diritinm^ntr. 



42 MONOGRAnE BIOORAFICHE. 

raodo A piedi» (L. iv, 4 roarzo 1578, ediz. Lanzoni). — EU 
2 aprile : < E quando il sigoor Gualengo troppo indugia^^ a 
)iartire, io aollecito importuoissimamente questi signori cbe mi 
mandino con rimedii o senza, boIo o accompagnato, in quel 
modo ch* essi ci*edono cbe sia piii grato a Vostra Altezza > 
(L. v). — < Årdo di desiderio di v^nire , in qualunque modo 
Far6 mandato; e quanto si ritarda la mia venuta, tante si pro- 
lunga rinfermitå del corpo e T inquietudine deiranimo mio, e 
tanto ancora si prolunga Tadempimento d*una mia g^ustisaima 
voglia, la volontå, dico, di aervire V. A. e di rendermele non 
discaro con tutti que* modi cbe o da Lei mi saranno mostrati, 
e che io 8apr6 imaginarmi piii efficaci » (L. vi). — « Accevo di 
caritå di signore, piii cbe mai fosse alcuno d*amor di donna, 
c divenuto qtiasi idolatra», ei sollecita il ritorno; se m^lio 
(jiiesti effetti di affesione e di osserranja e quasi di adora- 
zione non erano rirolti. in suo cnore, a segno di maggior 
deslo. 

E n torn6 di fat ti col Gualengo, senza intito: ma nessuna 
consolazione né di fatti né di parole. Nell* aniroo del duca erasi 
altamente impresso ch'egli fosse pazzo; e Torquato, per sovei^ 
chio desiderio di renderselo grazioso vi sMnfinge: non gli »i 
paria piii; ma T altrui volontå gli vien significata a cenni, a 
guisa di muto e di bestia (L. 104, 109, 123); ed egli con risoluta 
ed intrepida obbedienza a* cenni altnii si move: ai sforza di 
ri durre i cenni a parole, e gli si risponde con parole vane e 
fatti cattivi (L. 109). Pare cbe Alfonso si ricreda; e i cortigiani 
sussurrano airoreccbio del duca, cbe la troppa tensione di 
mente non pu6 non aggravargli il male: esser mestieri che 
smetta lo studio, cbe la mente si divaghi: laude dMngegno 
e fama di lettere aveme giå di molta: tornar meglio che fra 
gli agi e i comodi e i piaceri meni una vita molle e delicata 
ed oziosa, e per qualche tempo trapassi dal pamaso, dal liceo 
dair accademia agli alloggiamenti di Epicuro (L. 109). Se ne 
sdegna Torquato con viso aperto e con lingua scioiia: chi 
altrui la sua propria gloria concedesse non si ritrov6 giammai 
(L. 125). I^ sua pazienza é vinta: lascia libri e scritture, e 
fugge di nuovo. 

A Mantova i Oonzaga non gli son piii cortesi degli Estenst; 
poverissiino, vende di necessitå per vent i scudi nn mbino. dono 



MONOORAPIS OIOORAFICHR. 4'.( 

il«lla ducbesifa Lucrezia, stiraatog^li settanta : la oollana quattro 
•oudi meDO di qael che peaava Toro (L. 182); si tramuta a 
Padova, appresno a Venezia, ivi ancora gli aDimi indurati : di 
Venezia fi tragitta a Pesaro, e lascia, in casa del Giordani, 
poctiUaU la Divina Gomedia, il Convito di Dante e il Canzo- 
niere del Petrarca; in riva al Metauro, piccolo ma glorio!«o fiume 
M grande Apenino, detta alcuni versi, i piii belli che Q8cis!*ero 
da queir anima meitta : con faticoso viaggio, faUo a piedi, prr 
fanghi, per aeque (L. 124), male in amese, giunge alle porte 
di Torino , e n' é ribattato da* gabellieri , qual cencioso palto- 
niere: gli si fa malevadore Tlngegneri. Ospitato dal marchese 
Filippo d*E9te, orrevolmente da tutti accolto, si allieta alquanto, 
gli si raccende 1* o« tro, e canta in versi aoavissimi le piii leg- 
guidre gentlldonne di Torino. 

Ma come gli giunge alforecchio e^sere giå imminenti le 
noz/e del duca Alfonso con la principessa Margherita Gonzaga 
é snlle brage : con la mente e col cuore o a Ferrara : ei sogna 
accrescimento di provisionei piii larghi favori o pni* lo roeno 
aloun luogo cguale al primo, d* eisser accomodnto di stabile 
<ii(oggiamento, Invano il marcbese d' Es«to, cbe gli voleva bene, 
ne lo dis<tua<!e (L. 116): per tranquillarlo gli promette di con- 
durvelo ei ste!i«o piii tardi. A nes^un patto si arrende. I^e /?(- 
mose defidcratissime nosse doveano esser <lal povero Tawo 
relebrate col pianto e coMamenti miserabili (L. 124, 138, 139, 
142). Ei giunge a Ferrara il 21 dcc. 1578: le difficoltå soprac- 
crewcono: trova Tanimo del duca assai indurato (L. 119): i volti 
de* cortigiani atteirtriati a.*»cherno: s'aocorge cb*egH é nno di 
piii, un intrU)*o: sente qua e \k suonar le ])aroIe: il matto, il 
maUo! lo ai cacci tra*matti. Qitesta ^, grida egli, la data fedcf 
$on questi i miei bramati alti ritomif Allor prega, i»er caritA, 
che gti si rendano almeno i suoi Hbri, le sue scntture (L. 118- 
119) e ae ne andrå (I). A tutta risposta, sogghisrni amari e cru- 

(h n mH. Albano. flo dal 3») no%'. ir.77. «upi»lir}iva il dur« Alf«>nMn. 
a far rtf-apilar« at Ta««o !•» rf»b«» •• l«» «rrilliir«» lai«i^l»» a hVrrarn, in q«n»«!i 
tftinini : • IVi»ir« »imilm^nt«* V. A.. rh.« j»li votrlin far ir^tiltiir^ !•♦ »m<» rf»h#». 
# part«<»lann«»til*' 1«> arrittiir^ rh(> dimanWa. avnndi) atiimo di llitir ro|i**ra 
ao« ... l>i qii««to farore. rh*iochi«lo in^lautwnfnl«« in b*»ii<'rtno di peraona 
laoU> nHTil*>vnl<>. * »»r r«(rioii<t d«»lla patria e iM»r mol li aUri ri«iK»tti a nn» 
i-ari««ima, r*^t*r6 a V. A. inrtoitaniont«* ohUiratii.... » K il dur« il it p^nn. 
157H n«poDd#va all* AlhaDi : « lo non ho riapoato firiroa alla l^lUra rh#» V. S. 
illnatn*«. ml arriaa««, iriå molti (riorni aimo. Uitorno al partir«>||ir«» df I Ta*««. 
p^rhA voli-To in nn i*te««o t^mpo mandarl«* le •«•• «mlliir«» Ma la frrav« 



44 MONOGRAFIS BI0GRAF1CHS. 

(leli. « E neir impeto di grandissimo e giustissimo sdegno, fra 
la disperazioDe di non pot«r Ure le cose non posMbili, e fra 
la confusione di tutte le cose, e fra V agitazione di mille spe- 
ninze e di mille sospetti, non pu6 por ft*eno o modo alla pazzia 
(L. II, p. 6), 6 si butta a dir ogni vitupero dl quanti credeva 
o causa o ministri della sua sciagura, maledice la passata ser- 
ritii, rilratta le lodi dato al principe alle prindpesse a qnanti 
snno 6 furono gli Estensi (1). E Tinvocato stabile alloggtamento, 
ya^r comando d* Alfonso, ei si ebbe ; ma in Sant* Anna. > 

Lfl nieretrice, che mai dall'ospiao 

Di Cesare non tona g\i occhi putti 

Morte comune, e delle oorti viiio, 
Infiamni^ contra me gli animi tutti, 

E l?r infiammati infiammar si Auptisto, 

Che i lieti onor tornaro in tristi lutti. ! ! 



OPINIONI INTORNO LE CAUSE DELLA PRIGIOXIA 

DI TORQUATO TASSO. 

MuRATORi LoDOVico AsTONio, Lettern ad Apostolo Zeno 
(del 25 marzo 1736) intorno al motivo perchd Torqwxto Tasso 
fu confinalo nello spedale di S. Anna, Tasso, Opere, Venezia, 
MonU, 1739, vol. x, p. 240. 

GiACOMAZzi Stefano, Intorno agli amori di Torquaio Tasso, 
Dialogo primo. — Sopra le cagioni delta prigionia di Tor^ 
quato Tasso, Dialogo secondo. Giacomazzi, Dialoghi, Bresda, 
CavaliPii, 1827, p. 1-135. 

indisposixione della aignora dachesaa d'Urbino, mia aorella, noo ha con- 
sentito rhe sin ora si sieno potute aver tutte; perciocché esso Tasso ne 
avea lasriato alcune in mano di S. Eccel. , che tuttavia ai vanno racco- 
gliendo. e tosto saranno tutte insieinc. Il che bo voluto far sapere a V. b. 
UlustriHH. ; ed anche che avendo soritto la sorella di detto Tasso alla signora 
duchesvi ed a jn<>, con tar particolare istanza a Sua Eccellenza di queste 
scritture, come prima sieno in termine se le tnanderanno, facendole ca|Ntar<* 
iu roano propria di V. S. illustriss. . oppur del Tasso medesimo : e non si 
inancberA anro di cercar d'aiutarlo non meno con parole, di quel che ai é 
tatto per il passato con irli etTetli.... » Ed agli ultimi deceinbre del 157S 1« 
carte pronies<u* non erano ancor rese ! * ! 

(1) < Né giudico roen degne di penlono le parole ch* io diasi, perché Air 
dette da uomo non solo iracondo , ma in quella occasione adlratissimo : e 
Tuole Aristolcle, che chi oflende altrui per ira o per altro umano affetto 
faccia cosa ingiusta si. ma non perci6 si possa dire uomo reo e ingiusto; 
percioché V ira é senza maturo oimsigUo, <> non ha nuUa in aé né ui in««!- 
dioso né di maligno; e molte date ove T ira ^(i abbonda. ivi é maggior 
abbondansa d'uinore>, L. 133. ii. p. 31. 



MONOGRAnB BIOGRAPICHE. 45 

CANONia Facchiki Ginevra, DeUa prigione del Signor Tor^ 
quaio Tasso, LeUera a Gio. Monti, Estratto dal Giornale Ar- 
cadico, vol. cvii, die. 1827, Roma, Boalzaler, p. 349-388, con 
tav. incisa che rappresenta la icouografia ed analogbe ortografie 
della carcere di T. Tasso, coli* ingresso alla medesima, situata 
neirinterno della &bbrica dello spedale de* SS. Carlo ed Anna 
io Ferrara. 

Ro6Dfi Giovanni, Saggio sugU amori di Torquato Tasso e 
suUe cause della sua prigionia. Pisa, CapuiTo, 1832. 

Cavbdoni Celbstino, Varte leiioni delle rime di 7\ Tasso, 
Cootinnazione delle Mern. di Relig., vol. i, 293-318, ii, 65-92. 

RosiNi Giovanni, Risposta aWarticolo del sig, D. Celesdno 
Cavedoni che trovasi nel n. 2, ecc, di p. 24. 

Risposta alTfirticolo che trovasi a pog. 65, ecc. di 

p.20. 

■ Cavedonuina III, o sia risposta alle accuse di D. Ce- 
lestino Cavedoni nella sua apologia dei Mss, Estensi del Tasso, 
Fit*a, Niatri, di p. 57. 

— Cavedoniana IV, o sia risposta di Giov, Rosini alle 
querele di Celestino Cavedoni esposte nella Voce della Veritå 
del 13 rnario 1834. Fisa, Capurra, 1834, di p. 16. 

Capponi marcubsb Gabtano. Manifeste di un saggio sulla 
causa finora ignota delle sventure di T, Tasso. Fireiuo, 25 
loano, 1837. 

RrjsiNi Giovanni, Letlera al sig, Defendente Sacchisul Saggio 
annunsiato.... Fisa Capurro, 1837, di p. 21. 

LeUera II, id, di p, 16. 

Lettera III, Fisa, 1838, di p. 16. 

— ^ LeUera IV, id., id. 

Capponi Gabtano, Sopra il suo Manifeste, LeUera al prof 
Giov, Rosini, Firenze, alPinsegna di Clio, 1838, di p. 8. 

R02UNI Giovanni, Risposta alla lettera del sig. marchese 
Gaetano Capponi, I'isa, 19 mag^io 1838, ore 2 pom. Fisa, Ca- 
purro, iii-8, di p. 11. 

^— Poscritto alla risposta. Fi^a, 29 roaggio« ili p. 4. 

Capponi Gabtano, Rvtposta alla lettera del prof. Gioc, Ro^ 
»irti. Firenze. Tip. Arcivescovile, 1838, in-8, di p. 52. 

Rosmni Giovanni, Replica alla risposta del sig. uuirchese 
Cttpponi, pubblicata il 14 luglio 1838, Fisa, Capurro, di p. 5. 



46 MONOGRAKIK BlOGBAnCHC. 

Capponi Gaktano, Risposta. Firenze, Peuati, di p, 36. 
KosiNi Giovanni, Repltca, 3i luglio i83S. Pisa, GapuiTO. 
di p. 6. 

•— — ProUsta, itiserUa nel giomale holognese la FarfaUa^ 
n. 3, e nel fiorentino Bel Commerdo, anno II, decennio II, 
n. iO, 6 tnarso 1839, 

Capponi Gaetano, Protcsta contro quella del sig. Giov. 
Rosini. Firenze, Pezzati, 1839, di p. 12. 

■ Saggio suUa causa finora ignoåa delle stenture di 

T. Tasso. Prima dispeosa del i vol. Firenze, Pezzati, 1846 di 
p. 1-176. — IP diaponsa, uscita dopo la morte dell^autore die 
avvenne il 20 ottobre 1845, per cura dell*erede cav. Luigt Ma- 
nucci Beaincasa. Firenze, Pezzati, 1846, p. 177-346. 

WiLDB En., Conjectures and researches conceming ihe 
love, madness and imprisonme^tt of Torquato Tasso. New- 
York, 1842, 2 vol., p. 294-270, in-8. 

Valbrt, Curiorités et Anecdoies italiennes. Bmxélleø 1843. 
Cap. XX : De la prison, de la folie, et dea amoars du Taase. 

GcASTi Cesare, Della prigionia di Torquato Tasso, Letiera 
al dott. Gaetano Milanesi, prepoeta al vol. in dell*Epistolario. 
Firenze, Le Monnier, 1853, i-xxxv. 

De Capitani dott. Giambatista, DelTintelietlo del Tasso cer- 
rato a fondo ne* suoi scritH. Milano, Bemardoni, 1869. 

CiKiARio LuiGi, Degli amori e della prigionia di T. Tasso, 
discorso fondaio su documenti inediti delT Archivio Esiense. 
Scritti vari. Torino-Firenze, Botta, 1868, p. 59^. 

BRBsaAM P. Antonio, La prigione del Tasso, Il selvaggio 
Wattormihka, aggiuntevi Lettere narrative e descrittive. Mi- 
lano, Mnggiani, 1872, p. 79-83. 

D*Ovioio Francesco, // caraUere, gli amori e le scenture 
di Torquato Tasso. Rivista ital. di sdenze e lettere ed årti, 
Milano, Lombai*di, 1873, a. i, vol. 2, fase. 4 e 5. — Saggi critici. 
Napoli, Morano, 1879, 186-271. 

Il Manso, nella vita del Tasso, non si perita d*attribaire 
Ui ti'aversie del poeta all'amore per Leonora: arse d*alto e 
nobilissimo amore, scrive quel fidato e liberale amico di lui, 
molto piii cbe alla sua condizione, se risaputo si fosse, non 
iivivbbe )»aniti) richieslo. — 11 Tirabosrbi, il Muratori, il Goetlu*. 



MONOGRAVIE BIUGRAKICHK. 47 

il GolUoni, Moliere, Voltairo eJ il card. du BernU noo si di- 
{Nirtoao dal Maoso. E il Muratort si feco per di piii a raccon« 
tåre Taneddoto, ormai volgare, del bacio, e rifeH Targuto detto 
rha 91 vuol proDUoziato da Alfonso, e da ]ui maoteDUto col 
trattare Terameute da pazzo Tincauto poeta. Il Litta, nella 
storia della famiglia d* Este, non disseute dalla preaunzione del 
Muratori, ma é d*avvigo che il duca, ool far prigioniei*o il 
Ta2««o nello spedale dei maiti, risparmiava a sé stesso il diso- 
nore di paoire io altro iuo<1o un uomo si grande. — II Zno 
cala oøaarva come al duca Alfonso, piii che tutto, doveva pre- 
roere, cbe il |)oeta non avesse commercio cou altri principi 
d*ltalia, ch*egli poi non fu né mentecatto né forsenoato mai. 
E dalla Mvera virtii di Eleonora argomenta che ramor del 
Tasso fil rattenuto e puro; non dubita di afferroare che Tunico 
sno delitto fii quello di aver sfogato lo sdegno delK animo veg- 
gendoai maltrattato ; onde il duca entrb in sospetto di lui, e 
lasciotsi 'la malvagi miniatri aggirare. 

A geloaa cura d*onore oflfeso attribuisce la causa il Cor* 
iiiani. La prigione é un arcano eguale a quello delFesiglio 
d'Ovidio, e foi*96 della medesima indole. 

Socondo il Serassi, le troppo imprudenti e temerarie parole 
clie il Taaso si lasci6 uscir di boc<ui contro il Duca, furouo la 
aola cagione della sua prigioiiia, <ft/'itiene mera favola ed im* 
IKMtora tuUo ci6 che dirersamente é stato affermato e scritto 
in tale proposito. 

11 Giacomazzi é d' avviso cbe gll amori veri o supposti con 
la ducbeasa d*Ui*bino, e non giå con [.leonora, abbiano dato 
colora ai neroici di lui d^accuaarlo e calunniarlo al Duca.... 
L* averlo arcettato 1* ultima volta in corte, fu nu lacciuolo cht* 
U vendetta del Duca (maturatasi in tutto questo teiupo per 
r opera iocensante degl' invidioai del Tasso) gli ebbe postu fra 
i piedi, onde poterlo avere in sua balla e trattarlo poi, conie 
il Taaso ha fatto conoscere a (utto il mondo. 

< Il carattera di Torquato, coochiude la Canonici Faoc-hini, 
•uouno in ogni auo rapporto, tale non era che potes.«(e facil- 
tueot« piegarsi alla fredda {»olitir« di una corte : e quindi dal 
rMo cuore e dalPardente imaginazioue tratto fu in quegli 
crrort, ne^quali altrt piii UMtutu o inulvagio noti sai*ebbe in* 
' .4ppato giammai. E (oriA v (>onfe&«aiv, chu non jiercio Alfonno 



48 MON'OGRAFIE BlOGRAFICHfi. 

in 8U0 cuore lo 8tiin6 meno ; ma alla ragione di sovrano e di 
benefiattore offeso opponendo pure un certo grado di rispetto, 
▼olie che solo fosse Torqaato cola dove doveva espiare la pena, 
fiiccome onico era nello specchiato candore dell^animo, e nel 
portentoso sublime ingegno. Siccbé per lui lu preparata qaella 
prigione che niuDO abit6 da prima, né piii abitare doveasi da 
altri mai, poiché il genio di Torquato Tasso illnstrandoiie e 
sublimaDdoue la memona, ogni altro profano ne bandiva.» 

Il Quadno voUe finta la pazzia del Tasso; e colorata-dalla 
simulazione, per coprire gli errori amorosi, la ritennero pure 
il Baruffaldi seniore e il Wilde. Il prof. Giov. Rosini, in un 
apposito Saggio su questo tema, meditato per dodid anni, poiie 
che il Tasso fu condannato e costretto dal duca Alfonso a 
fingersi pazzo, imponendogit siffatto sacrifido per salvar la 
convenienza e V orgoglio di sua schiatta , e punirlo de* Terai 
amorosi dettati per madonna Leonora.... AU^assunto del Rosini 
rispondeva V ab. Gavedoni nella continuazione delle Memorie di 
religione e di morale di Modena: e di qui un aspro litigio, 
unaguerra ridicola di penne, un seguito di opuscoU, di apologie, 
di repliche, di proteste, di poscritte. Alle quali sait6 in mezzo 
il manifesto del marchese Capponi annunziando un* opera in 
cui avrebbe mostrato, inoontrovertibilmente, che la causa del- 
r infelicitå del Tasso, fu il trattato aperto con la corte Medicea, 
per trasferirsi ai servigi di lei, ma non giå i creduti amori 
f^ou la principessa Eleonora. Ed ecco nuove lettere, e ris|K>ste, 
e dialoghi, e discorsi, onde nulla si pote ricavai*a di ben certo, 
come di solito avriene in simiglianti controversie, tanto che la 
varietå delle opinioni dura e durerå chi sa fino a qnando. 

Il Gibrario ritiene che il Tasso preferi ad ogni altra donna 
Eleonora d^ Este, per cui ebbe un amore trilustre, e ne lu cor- 
risposto nel modo clie lo consentiva il grado principesco e la 
purezza della sua onestå, ma che am6 pure Lucrezia Maccbia- 
vella Bendidio, gentildonna di vaghissimo sembiante, di splen- 
dido ingegno, soave cantatrice, dama di Eleonora, presso la 
quale avea frequenti occasioni di vederla. Ghe per questa dama 
gli si lev6 contro Tinimicizia del Pigna, principal ministro 
d' Alfonso II, e, ci6 che fu peggio, Todio del cardinale d'Este, 
suo signore e preferito rivale ; e per6 questi prima ceroo d' im- 
I)edirlo di trøvai'si con Lucrezia, e per cagion di Lucrezia con 



MONOGRAPIB BIOGRAKICHI!. 49 

Eleonora. E poiché Tarti maligne dei pei^secutori del Tasso 
perveonero a logorargli in tal modo la salute, che anche la 
fiuitasia, stata sempre assai calda, si scatenasse e traacorresse 
a vere aberrazioni di mente, e talora anche a fiiriose dimo- 
atrazioni, allora ch^egli vide il duca stanco di quegli umori e 
ili qnella ostinazione a non lasciarai curare, ofieso da suoi pe- 
renni sospetti, punto al vivo delle pratiche iniziate coi nemici 
del nome Estense, delle pazse false e temerarie parole in cui 
s'era udito prorompere contro alla casa d'Este, egli (il card, 
Luigi) a baldanza del duca lo fe rinchiudere a San t* Anna ; egli 
prescrisse o toller6 quei rigori, coi quali da priucipio fu trat- 
tato ; rigori non roaggiori al certo di quelli con cui si trattavano 
ancora i pazzi in tempi da noi poco lontani ; nia troppo ind&- 
gnamente adoperati contro ad un uomo che non era forsennato, 
ma allucinato, il cui cuore generoso accoglieva i piii teneri e 
rehgiosi affetti, la cui mente nudiiva in mezzo a turbamenti 
ed a false imaginazioni un ampio tesoro di mirabili filosofiche 
dottrioe e di sublimi ispirazioni, e che perci6 dovea onorarsi 
come nn*eletta scintilla della gran mente di Dio. 

Il Guasti, riassunte le incertezze di tanti scrutatori d*una 
▼ita troppo travagliata e d* un* anima troppo grande per essere 
da ognuno compresa, dice che il voler dalle rime o dalle lettere 
medesime di Torqnato trarre certczza di argomenti é folie im- 
presto. Egli pure, del resto, non dubita delF affettudsa corri- 
spondenza che passava tra lul e le due principesse di casa 
d'Rste; nega per6 apertamente il supposto di coloro che in- 
ierpretando quel sonetto: 

NegU anoi acerbi taoi purpore« rosa 

ritrovarono in questa lode di una ancor graziosa maturitå un 
argomento per credere il Tasso amante della duchessa d*Urbino. 
lo quanto a lieonora, virtuosa aiuica dogli studi e de*placidi 
oziit e tale veramente qual fu senza alcun dubbto dipinta in 
Sofronia, é oredibile che Torr|uato (lotesse amarla e ne fosse 
rimmato; ma rifiuta Taneddoto del baoio, del quale dissero 
testimonio lo stoMO duca, che per alcuni spi'cchi annicchiati a 
»bi«yH> n«*iU parele del f^alotto pote vcdere il balcone dietro 
a cui sta\aAO la sorella sua o il p<M'ta. — Che dunque la ca- 
gion« dell* insaziata ira M duca ioi>i*e Tim-auto abbandonarsi 

i 



50 MONOGRAFIS BIOGRAFICHB. 

di lai alle ti*oppo audaci speranze d'un amore forse timida- 
meote corrisposto, pare oi*mai innegabile. Il principe, iatigato 
per avventura da chi soepettava piii in lå del vero, o timoroso 
cbe il dubbio e il susarrar discreto diventassero certezza agli 
occhi di tutti, o fierainente adirato che altri potesse presomer 
vero ci6 cbe a lul doveva parere uq' incaacellabile macchia 
aironor del sangue, non seppe ri tro vare espediente piii acconcio« 
per vendicarsi insieme e soffocare Qgn' inaolente supposto, che 
quelio di fav credere da tutti pazzo il poeta. 



ELEONORA D'ESTE 



li norne di Leonora d* Este non pu6 andar piii scompa- 
gnato da quelio di Torquato Tasso, oome andran sempre 
uniti quelli di Dante e Beatrice, di Francesco Petrarca e di 
Laura. L* Agricola, in un suo egregio dipinto, ci ritraea pur 
insieme i nostri quattro poeti piii sommi, unitamente alle lor 
leggiadre inspiratrici , dipinto che merit6 dresser degnamente 
interpretato in una mirabile canzone di Vincenzo Monti. — 
Dante, in memoria del suo primo amore, del primo e piii inef- 
&bile de'suoi doloii, dett6 la Vita Nuova, fece divina nella 
Cantica immortale la sua Beatrice, e le assegnd, nel piii alto 
dei cieli, un seggio luminoso, lungh* esso Rachele. — Il Ganzo- 
niera del Petrarca é tutto per la sua Laura: lei sola canta 
viva, lei sola piange morta. — In quelio del Tasso a mala pena 
sappiam sceverare le rime per la sua Eleonora, da quelle di- 
rette alle molte altre da lui celebrate: nn^ombra di mistero 
copre tnttavia quell* amore, e par si voglia involare alle ricerche 
di chi Tuol sapeme oltre quelio che non ci voUe dira. Noi ab- 
biamo un* Eleonora ideale, leggendaria; T Eleonora dei poeti, 
dei romanzieri , V Eleonora che ci ritrasse lo scalpello dei Ca- 
nova, dei Sala, dei Mochi, dei Terzaghi e dei Betti. In que- 
sto articolo non presumo aggiunger nuUa che non si conosca : 
lascio agli altri il fantasticai'e ; ricercher6 I.ieonora suUe bre\i 
orme scgnateci dal Tasso .* a chi mi legge il giudicio sulle dedu- 
zioui. 



MONOORira BIOGRAFICHB. 51 

Eleonora sorU i natali nel 1535, Lucrezia nel 1534, di Er- 
cole II, e R«nata, figlia di Lodovico XII, re di Francia. La 
madre, donna di alto intelletto, e di coitura aqnisiUBsinia, fin 
da* primiaaimi anoi , volle tutta sua 1* educazione delle figKe. 
Il celebre Bartolommeo Riccio, a piii eicuro avviamento, dett6 
Qo bel libro, ricco di Baggi consigli e di utili ammaestramenti. 
E aplendida ne fu la riuscita; ché, a venti anni, aapean di 
greco e di latino, di canto e di suoao, peritissime in tutti gi* in- 
gegni feminili, e in tutte quelParti che ian bel la e gentile la 
▼ita. Il Qiraldi nel sno Ercole, il Valvasone nella sua Tebaidc 
le ricordarono onorevolmente. In amendue, scrive Torqnato, é 
in guiaa aocompagnata ]a pnidenza con 1* ingeg^no, e la niaestå 
e la piacevolezza, che laaciano in dubbio per qual parte sieno 
pid laudabili (// Fomo primo, ii, 179). — Amendue, tali sono 
nell* intelligenza delle cose dello stato e nel giudizio delle let- 
tere, che niuno che Tode favellare si pu6 da loro partire, se 
non pieno d'altissimo stopore (Deiia virtu fem, e donnesca, 
u, 213). 

Ma sventuratamenie la madre si Ia8ci6 adescare alle dotr 
trine de* noYatori(l): fu Calvinista chiusa: per tanti anni nessun 
n*ebbe sentore: solo nel 1554 addatosene il roarito ne fa sde- 
gnati!«8imo; rileg6 in alcune stanze del Castello Renata, rimand6 
in Francia la sua corte ; Lucrezia ed Eleonora allogate tra le 
monache del Corpo di Gristo, perché si rimettessero nel bnon 
fllo, se dal materno esempio disviate. 

Entré Torquato a^servigi del card. d*Hste nelPottobre del 
loG«*): Ferrara era tutta in feste per le nozze del duca Alfonso 
con Barbara, arciduchessa d*Austm. Non v*interTenne Eleo- 

(1) U prinriiMHiiut Renata. di Valois. apos6 a Pariffi H 88 gioflfoo iStS 
Ercole II. AkIio priiuoep*>iiito del duca Alfoiiao I e di lAicresia Borgia. Di 
let c«nt6 r Arionto: 

Son roftho cbe in tilensio anco Renata 

Di Francia, nuora di costei, rimagna, 

Di Luiiri duodeciino re nata, 

E de lVt(*rn« gloria di Brotafrna. 

Ogni virti^ ch'in donna mai »ia atata. 

Di poi che'l fuoco acalda e l'acqaa ba^n«, 

E frira iutonio il cielo, inViom«^ tutta 

Per Renata adornar V(>{r^MO ridutta. (Kur. xiii, li) 
K fu nel irvVj rh«» Calv'ui«». «olto it nouK» di il«*p<«vill«\ »\ conduM«« a Krrrara, 
•• tn»vo ri'vttn ijoi (^<«t«*llo, iioll«' <«t:iiii!i* slr%'««» lii Ucnati. #• vi Iciiii«* iiiolli 
riinv«*fnii . e frN-e parecrhi prcneliti alla Hua Riforma. Morto nel ITifiO il 
nianio Krrol««, Renata fe' rttorno in Franci*. e m rilir6 nel auo casti-llo di 
MoeUrgia, dore nori oel 1575. 



52 MOKOGRAKIE BIOORAFICRK. 

nora ; era ammalata. ContaTa ella trent* anni ; poc' oltre i ven- 
tano Torquato. Non appena la vide, ne fu preso. L*aria del 
bel Tolto coi crescea grazta una tinta di dolce mestizia, quel 
DOQ 80 che di mistero in cbe le piaceva di avvolgersi, quel 
tenersi appartata dalie feste e dai solazzi della corte, aguzzava 
il desiderio, sciiYe il P. Toeti, di saper addentro nel sno cuore. 
E questo desiderio é sempre precoraore deir amore affocato e 
gli fa via. Di£&tti amore spira, ed a quel modo cfaegli detta 
dentro ei vien significaodo Sn tre canzoni sorelle. Non venne alla 
luce cbe la prima: forse ad Eleonora iocrebbe che il suo norne 
cominciasse correre nelle bocche di tutti : ne fe* dolce richiamo 
al poeta: le altre due furon soppresse. Che Eleonora, buonis- 
sima, di pietoso cuore, di fioe e delicato gusto, non fosse in- 
curante degli omaggi del suo poeta, che pigliasse tosto a vo- 
lergli bene, che spesso il venisse confortando di qualche pa- 
rala amorosa d* incoraggiamento, lo credo benissimo ; ma Eleo- 
nora, se non mMnganno, confidavasi meglio correggere quella 
fantasia irrequieta troppo e tt*oppo ardente ; presidiar, de* suoi 
consigli, la mal accorta sua inesperienza ; in breve, tenei'gli 
luogo di madre; in ci6 benevola sempre, severa nel resto. 

E chi non conosoe 1* episodio di Sofronia e di Olindo ? Toiv 
quato lo compose con appassionato affetto, vi trasfuse tutta 
Tanima sua; era quello il suo canto prediletto, e d^l quale 
ne* geniali convegni, a preferenza degli altri, gli venia richiesta 
la lettura. Invano la revisione romana lo proscrive, perché 
troppo vago, troppo tosto introdotto (L. 31), lirioo troppo, e 
poco connesso (L. 61). Piii e piu volte e li 11 per reciderlo; ma 
gliene piange il cuoro, vuol con esso indulgere genio et prin- 
cipi (L. 25); e, ad onta deicheUni, 1* episodio sopravvive, omai 
reso popolare per la doppia glorificazione che si ebbe e da* versi 
immortali del poeta, e dal pennello del Narducci, del Sabatelli, 
del Podesti, dello Schiavoni, del Masini e del Morell i. — Ma 
Sofronia é vergine di verginitå matura ; di sua bellezza sol si 
cura, perché onesta se ne fregi; schiva di lodi e di sguardi, 
si toglie a tutti i suoi vagheggiatori.... Olindo brama ass€u, 
poco spera e nulla chiede, né osa scoprirsi..., ed ella o lo 
sprezza o nol vede o non s* avvede, — Anche Silvia få la ru- 
stica, la selvaggia col suo Aminta; non vuol punto sapere 
de* piaceri di venere ; ed uii dl che il poveix) amante le sus- 



MONOORAFIB BIOORAPICHB. 53 

surra trepido airoreccbio: to per te ardo, via s*invola, né piii 

10 vnol vederc, né udire. Son questi due intimi drammi in che 
a meraviglia ci son ritratti i due attori. Tale volle essere Leo- 
nora coQ Torqnato, e tale si mantenne serapre. 

Nel 1570 ei deve segiiire in Francia il cardinale sno signore. 

11 pensiere che una mo<Iesta tomba ancor non serrasse le ossa 
paterne, gli rendea piii dolorosa la partenza. Nella memona 
che diede al Rondinelli (L. 13), lo prega a vendere le poche 
robirciuole rimastegli, e di far scolpire in S. Polo Tepigrafe 
ch*ei stesso scrisse. Ma terne che il sopravanzo non basti; tanta 
era Tangu^tia d*ogni suo avere!, onde vuole il sig. Ercole ri- 
corra, oon afletto confidente, al favore deireccellentissimamadama 
Leonora, nella si>eranza che per amor sno gliene sia liberale. 

Ma che al Tasso piacesse, oltre il dritto, aliåre intorno alle 
b»*lle, o giå uoto. Una delle prime flamme di che and6 acoeso 
fu la Bendidio, nel suo Aminta adombrata in Licori, amata 
dal Pigna, ch'era ne* segreti del Duca, e cosa tutta sua. E Leo- 
nora gli é subito allato; lo fa accorto che a^sai inflda era 
Tarqua che volea correre; il consiglia a raccogliero le vele; 
e Torqnato di^tconfessa uo amore, non compreso dalC intelletto ; 
pone freno non solo alle rime ma a* pensieri ancora; per 
cwnandamento e conforto di le i s^abbassa airuflScio d* in ter- 
prete, stende le con9iderazioni sulle tre sorelle deiremolo suo 
in deificatione della Bendidio. 

Ma ne*vezzi e nelle seduzioni di quella sirena amaliatrice 
rimase pnr impigliato il cardinale Luigi d*Rste, di rotti co- 
ffturoi, come lo mo^trano ad evidenza i documenti raccolti dal 
Campori. Lurrezia, ambizioaa de* faTori di 'A alto pnncipe, gli 
si abbandon6 ben tosto. In te, scriveva ella, riposio ogni mio 
fine, in te vtverd tutto il tempo della mia tita. — Oh potessi 
io trasforroarmi nella lettera che ti roando, occid con la desia^ 
Ossima vista tua potessi rallegrare la molta afflisione in cui 
mi troco ! — ch* io son cosa ttta piii che qttalunque altra cosa 
di questo mondo — io dis presso ttitto il mondo per virer tua 
serva — non attenderd mai ad altro che a satisfarti cosl Ion' 
tano, come da presso, — Se non che il cardinale era altaraente 
geloso e del Pigna, chiamato dalla Bendidio lo sposo dalla 
barba bianca, e di Torqnato, i7 Imon uomo che compone versi, 
il quale ave* iacile arcesso presso la prinoipeitsa, ove. p^r ra- 



54 MONDORAFIH BIOCRAFICHR. 

gione di servizio dovea sovente conduni la BeDdidio. Lo che 
era UDa spina al cuore del cardinale; onde ogni suo sforzo 
perché non vi fosse piu rice?nto. Ei Bcrisse dapprima alla so- 
rella deUe sinistre voci che correano snlla troppa fiunigliaritå 
eoncessa al poeta ; ne le fece scrivere da Alfonso; ed ei, tutt'oc- 
chi, a spiame i passi, aiutatrioe aecorta la Bendidio. Se ne 
tenne oflesa Eleonora, e la lettera che sa questo proposito mandA 
al Cardinale é alteramente sdegnoaa. Gi6 nondimeno si mo8tr& 
a Torquato men condisoendente, s* armé di rigore, ed nna volta 
che le si presenié dinanzi (é Lucrezia che ne då parte al car- 
dinale), ella si leipd, ed andcunmo di compagnia fuor di casa. 
lo stessa, prosegue in altra lettera, < mi trovai nn giomo dalla 
mia compagna, oi venne queiruomo che compone, e gli dissi 
ch* io voleva fiiggir tutte le occasioni di ritrovarmi mai in loco 
ove fosse lui, per non dar ragionare al mondo fuor di proposito, 
et in particolare a sno patrone. » 

Certo che ad Eleonora, donna di specchiatissimo costome, 
d*alti pensieri e regi, non potean piacere si incostanti amori; 
ch* ei stesso menass^e vanto, che non fossero mai stati cocenif\ 
ed il suo ctiore mai deipiii osiinali; e meno le potea piacere 
che talora inlasoivis?e troppo nelle sue rime, onde non é me- 
raviglia se non gli nascondesse il suo cmcdo e gli si mostrasso 
talora regalmente proterva. Ed é assai carioso il documento 
prodotto dal Guasti, tolto dalla Parmense, e che ha cera d* e»- 
sere autentico, perché provata V identitå del carattere del Tasso 
e di quello d' Eleonora d*Este. Le parole Dulrio crudele, e le 
postille messe di contro ai versi, e qui coUocate a modo di 
nota, sono tutte di mano di Leonora : le nghe sottoposte all* ul- 
tima di esse postille sono di colui che fa incaricato, come dice, 
di sequestrare le carte di Torquato ; di cui mano é il sonetto. 

DUBIO CRUDELE 

Airniustri^^ et EcceUeniuf^ Sig^ D, Leanora dTEste. 

Io vidi an tempo di piéloso affétio (a) 
La mia nemica ne'sembianti ornani, 
B r alte flamme in cni di subW arsi (b) 
Nudrir coUe aperanse e ool diMto. (c) 

(•) " indleio ehc Allon lo meritara 

(b) ■ cone pMlI« 'b« presto ard« et prcato •! «atlBf«c 

(e) ^ Ji ch« appanto ai pentc ASSAI 



MONOORAFIB BIOORAPtCHB. 55 

Ora non mo percké (d) U froate e il pbtto 

Usa di sdegno e di furore armarsi, 

K ooD guardi ver me turbati e scarsi 

Ouerra m* indice ond' io »ol morte aspetto. (e) 
Ah oon ai Udi alcun perché sereno 

Vollo r inviti e pMHO i7 coUe (f) mostri 

Amor, Del regoo tuo apiegar le vele 
Coai r infldo roar placido il mdo 

Soopre a*nocchicr incanti: (ij) e poi cmdele 

art affonda, e perde fr*t gli »cogti ø i mostki. (h) 

C^ * vt o«a dir« dl bob Mpcrio 

• « ••lit« totaatl« 4*111 vmmW 

( 1^ " rt& ae«»d« m chi dcrU da qaclle ladicAtoll 

C¥^ * c«Bi« II po«<a ch« BOB M goTar. ic ■te«iO| et m«ae freaar« eloé, U IlBftift et 



iky * iBgiaat« i II poet«, attrlbucado ftd altri el6 ch'4 tatta ■•• colp« 

« Mrnire il ai|?Dor Torqnato corta(rin*vft 1* SanviUle acriaae queato 
aooctto: senibra cbe lo respingesse la aig* D. Leonora, colle oaaervaziooi 
rbe Ti ai leggono Bcritte di aua man propria, giacché fra le carte seque- 
atrale al Taa^. io rinvonni il preaente. » 

l)o|>o qucsti primi disdegni, nelPeetate del 1573, si riduce 
a Pcsaro, presso la dachessa Lncrezia; legge il suo AmiDta, 
dft quella corte onofato e plaudiio. Ma anche tra i molli ozii 
di Casteldnrante il suo pensiero é tutto ad Eleonora; dopo 
tatiH mesi di silenzio, ei doo sa tenersi dallo scriverle (3 sett., 
L. 16): se tacque, fu pinttosto per difetto di soggetto ohe di 
vokmtå: trascojrlie a suo introduttore un sonetto, neirintento 
di adempiere la promessa di mandarie tutto ci6 che gli venisse 
latto di nuOTO: il sonetto é povero d*arte e di concetti, comVi 
di Yentnra, o certo assai men bello di quelli ch* é solita nK>lto 
ppesso ad udire dal Pigna e dal Ouarino. Venno e^so fat to a 
requistzion d*un povero amante; il quale essendo stato un 
pezzo in roUera con la sua donna, ora, non potendo piii, bi- 
sngna che si renda e che domandi mercé. — Questa lettera 
mista d*amarezza, di pentimento e di gelosia ci rivela abba- 
stanza lo stato del suo povero cuora* Ben fu detto che fiamma 
chiusa si fa pin ardente, — Amare, ed esser certi di amare 
senza speranza; sentirsi ardere tutta Tanima, e dover compri- 
mere dontro il fooo, sicrhé un sospii*o solo non n* esali ; dover 
»eropre Ftare in sui con vene voli dinanzi al primo ed unico ok- 
^M>tto dei nostri pensieri; dover miAurare non solo le parole, 
ma gli Pguardi e<l ogni movimento della persona ; Tedersi spiato 



50 MONOGRAFIS BIOGRAyiCHB. 

ogni passo, e per infino astretto a far tacere la propria mnsa, 
perché mal oauta non erompa in qnalche espressione die rivdi 
e tradisoa il celato afletto; anzi il sapere che cosl pnr si vo- 
le?a da iei, altamente gelosa di sna onestå; che, com*ei pur 
avea cantato, mat non debbe da magnanima donna esser 
negletla, era tale an* agonia di cuore da disperare non che da 
impazzire. 

Se non che Eleonora, di cnor bnono, si rappaccié con Tor- 
quato, e prosegul affettuosa il compito che si avea prefis!^). A 
Ini piaceva spendere un po* largamente ; ma con la provisione 
di marchesane lire dnquantotto e soldi died il mese, che tante 
ne avea alla corte di Alfonso, poteva scialar ben poco. Oltre le 
spese richiestegli dalr orrevolezza della persona, volle la camera 
estiva fomita di oorami, e nobile trabacca ; crebbe ed om6 la 
libreria, spese per vero dire soverchie (L. 62); onde non é 
meraviglia se le pi*oTisioni mensili, come cel prov6 il Campori, 
fossero tratto tratto sequestrate da tnercanti manifaUori e 
prestatori, per conto di robe vendutegiip di latori eseguiU e di 
pegni scossi. K fu appunto in questo tomo che Eleonora fuw 
d ogni occasione, resa piu comoda per V ereditå matema, pro- 
raetteagli che sarebbe venuta in aiuto alle sue strettezze (L. 62). 

Dopo la seoonda fuga da Ferrara, scrive da Sorrento al 
duca e alla duchessa Lucrezia: nessuna risposta; asciuttaasciutta 
la ebbe da Eleonora; non poteva favorirlo (L. 109). Reducea 
Ferrara, gli é interdetta Tudienza. Rinchinso in Sant*Anna, 
in una pietosa canzone, espone alle sorelle Tacerba istoria 
de'suoi dolori (1): tutte e due mute: non un conforto, non 

(1) A voi parlo, in cni fanno 
Si Concorde armonia 
OnesUi, aennoj onor, belleaa e gloria; 
A voi spiego il inio affanno, 
E della pena mia 

Narro, e in parte piangendo, acerba istoria; 
Ed in voi la merooria 
Di Toi, di me rinnoTO. 
Voatri effetti cortesi 
Gli anni miei tra voi spesi, 
Qual son, qnal fui, che chiedo, ove mi trovo^ 
Ghi mi guicl5, chi chiase, 
Lasso! chi m*affld6, chi mi delose! 
Qaeste cose piangendo 

A voi, rammento, o prcde 

D'eroi.... 

Cetre, trombe, e ghirlande 

Mi^'TO. pianpo. c piagiio 



MONOORAPIS BIOORAFICHE. 57 

una paroU in suo favore. Noa ne seppe piu nulla. Ed Eleonora 
»i era aflatto aflfatto dimentioata di lui? O non pinttosto, nel 
øilenzio della sua stanza, accorata dairitnpotenza di poter ac- 
correre efficaceroente in suo aiuto, non si sentia piangere Taniraa 
nel core, e via via le venia disconfiggendosi la debile vita ? Lo 
eredettd la Canonici Facchini, cd io sono con lei ; giacché subito 
dopo 81 po«e gin ammalata, né pin si riebbe (1). Certo un tale 
ailenzio non poteva non pesare duramente allo sfortunato re- 
el uso, e se ne rammaricava con queste parole : « E son sicnro 
cbe se colei che cosl poco alla mia amorevolezza ha corrisposto 

Studi, diporto ed agi. 

Mense« logf^ « palagi« 

Ov*or Ati uobil servb ed or coropagno; 

Libertade e salut« 

E leKtri, oimél d'iimaniU perdote.... 

Merto le peu«: errai, 

Krrai, conf»sHo; e pure 

Rf^a fu la liofTua, il oor ai scuaa e nef^a: 

Chieilo pietade omai; 

K a'alle ini«^ ayentur«^ 

Non vi pii'frate voi, rhi lor ai pi<*iraf 

I^«m! chi per me pre^a 

Nell« fortune avTerae, 

Se voi mi aete aorde?.... 
A tanti e al efn^fri 

Titoli di mie irlorie,' 

A taole aue vittorit*, 

A tanti tuoi trofci, tanti auoi fregi, 

Qiieato a'affffiunfra ancora: 

l*erdono a rhi roff<»«e, ed or Tadora 
fl) Nel 1079 ffiA aoffriva uiolto (di malattia di cuore), ed era stato 
chiamalo a nirarla il ni«^i<*o Franrht. Qiieati disMinulft coat poco la gravitA 
drl rano rh«» Madaroa ebbe a dirpli rAVivi stnto Iropjto diii/jfnt^ darle 
aTvi«o df| auo mal«*. Al Kranchi. troppo ainoero, fti aiirro^^ato il Capriliu. 
II dl tH mairpio ir>M() enaendo a vi^itare le aue poaae^^ioni di Madelaua, vi 
ta »orprewa da fcr^avisfinia palpitarione... Torn6 pochi Ki^cni do|K) a FVrrara« 
oTe lanfrui Ano al nov^mbre. Allora uno ^paventoao Mrrr-vio di bnttirutirn 
U riduaae all' entrenio. I>omand6 T Kucari«>tia, <» l'ebbe dal vearovo di Fi*r^ 
rara. I*oi de^id«*r6 la eatreina uniione, e riapondendo il duca ch'era troppo 
preato. ella repiird: Sento Tapproaaimarai della mia ultima ora. Fu cuin- 
piariuta. l'oi volle valenti teologi ch«« la confortaaa^^ro al frran panso. <*le ^i« 
roooinviati il vicario veaeovil^. e due franr*»^rani. oltre il v^vMvodi K^rrara 
m di Comarrhio rhe raa^iat^vano di e nott«». Prejrft loZonra, aer\itore del 
Cardinal«*. cIk« nulla icnv«*«««* a mon«iKnore, per non afBifr»r<*rlo, e ch«« non 
irli ai Cf>u«entiM<« di veil<>rla in quello Ktato. Pure, da quWl' imminente p#*- 
n'*olo di Vila. I^eonora »i riebbe, ma per »offrirc iiltri tre nie*!, e ntorire 
il 19 di ff*bbraio l.'iMl, friorno di domenira in aul mattino. — Orniio l'rbani, 
ambaariator«* del frrandura di Toscana preiiao la rorte di Ferrara. in qu<*sti 
t^nnini d SO febr. ne dava parte al ano aiirnore: « aiamo bnptri qua tutti 
in frrandiaaiino cordofrlio e corrotto, e«a<*ndo finalment«* piaci'itu al tiirnore 
Dio dl råvare roadama Leonora ecoell<*nti4«iiiia del tuo ni lunpo e mortal 
travafHio per darl«* la vita rterna: il che ae^ui hier mattina, jMtcho doppo 
V» 17 ore. » E aotto il <7 dello atcaw in<»!ie : « Mi aono condoluto, al aolito« 
roiae da p«T me della morte di madama, fflice m«*moria ; il corpo d**lla quale 
fo aepolto di notte privatiaaimamente (nel coro del Corpua Doniini)« eaaendo 
atata coai la aua voiontA : della quale prefr6 il aifrnor duca io voce; et anche, 
che il corpo non dov«Hiae eaaere aparato, ai come non é atato. * 



58 MONOORAPIB BIOORAPICHB. 

in tale stato ed in tale afflizione mi vedesse, avrebbe alcana 
compassioue di me » (L. 124, p. 61). — Egli per6, il 20 nor. del 
1580 dedicava a Lucrezia ed a Leonora le sue rime, < lieto, 
di numerar fi*a^ premi maggiori, che passino sotto la protezione 
del lor norne glorioso alla Ince degli uomini e del mondo » 
(L. 140). — A* primi di gennaio del 1581, scriveva al P. Fran- 
cesco Panigarola: <Se madama Leonora migliorerå, come mi 
giova credere e molto desidero, Vostra Patemitå molto reve- 
renda le baci nmilissimamente le mani in mio norne, facendole 
sapere che m*é molto incresciuto del sno male, il quale io non 
ho pianto in vei*si, non so per qual tacita repugnanza del mio 
genio» (L. 143). Parole notevoli, e non senza riposta signifi- 
cazione! Il Panigarola non ebbe forse tempo di fare Tamba- 
sciata, che ind i a pochi giomi, finita da lenta infermitå, moriva 
il 19 febbraio del 1581. — I poeti la piansero alla lor maniera, e 
di quelle laerime, scrive C. Gnasti, si fece un volnme (1) dove 
non nna lacrima, non un sospiro del Tasso. La qnal cosa al buon 
Serassi parve strana, e nulla piu: noi la diremo notabile. 

Db Goms Mad., Il T(isso e la Principessa Eleonora, Ro- 
manzo storico tråd. da Aless. Magni. Milano, Pirotta, 1842; 
Milano, Barbini, 1870. 

GosTORiNA DoMEXiæ, T, Tasso ed Eleonora. Tradizioni 
storicbe ital., ed. dal Brofferio. Torino, Fontana, 1849, toI. iu, 
818-39. 

Db Stefam Pibtro, Leonora ctEste, owero Torquato Tasso, 
Faenza, Conti, 1801. 

Munch Ern. , Renea von Este und ihre Tochter: Anna 
von Guise, Luo'esia von Urbino und Leonore von Este, — 
Renata da Este e le sue figlie Anna di Guisa, Lucrezia d* Ur- 
bino ed Eleonora d'Este. Aquisgrana, 1831-32, 2 vol. in-l2. 

La narrazione storica é contenuta nelle pagine 1-196 del 
1 vol. 11 rimanente del libro é composto di documenti di ogni 
genere: lettere, interrogatori , ecc., di poesie del Marot, del- 
r Hopital, del Bellay, del Tasso, ecc. scorrettamente stampate, 
e finalmente di un compendio del Saggio del Rosini sugU amori; 

(i) Laerime di diversi poeti volgari e latini, sparso per la morte dfl- 
r iUustrissima ed ecceUentissinui madama Leoaora d'Este, e raocolte d« 
Gregorio Ducchi. ecc. VicenEa. nella atamperia naoTa, 1585. 



MONOOIL^nS BIOGRAFICHB. 59 

cose messe insieme senza cura e senza cntica. Su Renata, V. 
A. Reumont, Beitråge zur ital. Geschichte, e la compiuta bio- 
grafia che ne scrisse lo svizzero J. Bonnet. 

T<tsso and Eleonora Commentaries af of ser Pantaleone 
degU Gambacorla by the author o f Mary Powel. London, 1856. 

Romanzo senza nesao, senza colore, senza veritå, un ritaglio 
coeito di brani tolti al Manso, al Serassi. Il fittizio ser Pan- 
taleone é il confidente messaggiero di Eleonora e del Tasso. 

CoMPAGNONi GiuBBPPB (n. a Lugo il 3 marzo 1754, m. il 29 
deo. 1833), Les veiUées du Tasso, Le veglie del Tasso. 

Veonero la prima volta in Ince a Farigi Tanno tiu : di fronte 
al testo italiano vi å la versione francese del cittadino Mimout: 
recoUe pure in francese il Barrére, e sulla terza edizione 
italiana (Milano, 1810) Luigi Cyprien, Paris, Tonon, 1834. 
Nel 1835 uscirono a Napoli coi tipi Ruberti-Lotti, con questo 
titolo: TorquaU TassiYigilias e vulgari sermone in lattnum 
convertit GriUELHUS Kbeoan, Romae olim Collegii Anglicani 
aiumnuSj mox Londini Lycei Rector, Litterarum Anglicamm 
professor, erc. — Le rese tedesche Th, Haupt, Darmstat, 1K08. 
V Orelii ne*RUOi Saggi sulla storia della poesia italiana — 
Beitråge sur Geschichte der italienischen Poesie, Zurigo, 1810, 
^ ha un articolo intitolato suile cosi dette Veglie di Torquaio 
Tasso, p. 101-128. — L, Benfenati diede ad esse veste poetica, 
in versi sciolti. Bologna, 1834. 

Non appena uscirono le Veglie^ se ne men6 gran rumore : 
l'edizioni e le versioni si moltiplicarono : i piii se le bevvero 
come autentiche. Cbiunque non abbia mala luce, e cui sia per 
poco faroigliare lo stile del Tasso, non pu6 non vederne la 
contraffiuione, se pur la si pu6 dire con tal norne, perclié non 
vi d å nulla cbe d ricordi il fare del Tasso. Ora poi, come 
doveva avvenire, son aflatto cadute in dimenticanza. 

Campobi Giubbppb, Ricerche intorno la vita e le opere di 
Torquaio Tasso. 

Fer ben nnded tomate (I) il marchese Giuseppe Campori, 

(1) TornaU* åfA 7 d«r«imbr« 1801; 17 g<«nn. 18rt2: 9 majrjr«« ^^*^\ « 
iMfTfrio iWt, 13 friiifroo lS/)2-. 13 K'^nn. 1S43; 6 fohr. 1H53: ti ai>ril<* lM»; n 
nAirino l!(f)3; 10 giufrno iSfVI; 1 lu^'Uo ii^\. — U siinto il**U« ri<Mif* M»*inori« 
trova« pnbhlicato n*^\\ Atti e M<*niorie di Storia Patna ; Modena, Viur«nii, 
toroa I, lj<rt3, io-4, all« pafc- xxst, LViii, ux, Lxisiit, lxxxiv, lxxxvi, 
Lxxxa, xciT, xcv, xcvii • xcvin; e nel tomo it, ltk>l, alle pag. x e xxi. 



60 U0N06RAFIE «06RAnCHB. 

che tra squisitamente gentile e squisitamente dotto non so qual 
sia piii, intratteneva la R. Deputazione modenese di storia patria 
intorno la vita e le opere di T. Tasso. Né si creda ch* egli vi 
abbia ridetto cose giå conosciute. Noa appena gli vennero 
dischiuse le porte deirArchivio Estense (1859), che dalla morte 
del Tiraboschi non si erano piii aperte agli stndiosi, a tutto 
uomo vi si cacci6 entro: con intelletto d*ainore vi cerc6 i Me- 
moriali della Camera, gV InventaH^ i carteggi dei cortigiani 
e degli ambasciatori, che si conservano neWArchimo Palatino^ 
per raccogliervi , se gli venia fatto, nuovi docnmeati che va- 
lessero a chiarire i fatti piii inceili e disperati della vita del 
grand* epico italiano. Oltrecché ei pose cura a st udiare i ca- 
ratteri de* principali gentilnomini della corte del card. Luigi; 
de* personaggi piii cospicui e delle dame piii celebri d* ingegno 
e di avvenenza che vissero a quella di Alfonso II. 

11 card. Luigi d* Este ci vien delineato co* piii foschi cdori, 
di carattere violento, e di rotti costumi. Quantunque arricchito 
di larghi beneficii e di tante commende, egli era pur sempre 
angustiato da* creditori , ed astretto ad aocattar danari con 
grandissima usura : pass6 la vita invescata nella politica, e in 
continue discordie con la £uniglia; né mutando costumi per 
volger d^anni, morl stroppiato di gotta nel 1589. Se non che 
il Campori esalta la protezione veramente generosa del Car> 
dinale, e ritiene che i sette anni, in che il Tasso fu a*suoi 
servigi, con tutti gli onori e le comoditå del cortigiano senza 
patime i fastidi e le umiliaziooi, fossero i pih felici della sua 
vita e i piii frnttnosi per le lettere italiane. 

Il Campori, sempre col snssidio di nuovi documenti, rettifica 
molte date erronee ; come quella del pubblico esperimento delle 
Conciusioni amorose, che il Serassi anticip6 di due anni ; fissa 
nel 1571, anziccbé nel 1573, il suo soggiomo a Casteldurante; 
ristrigne a soli sei mesi quello in Francia; ci accerta di una 
escursione, Hn qui ignorata, alle Terme padovane, in compagnia 
del duca, prima ancora che fosse ammesso alla corte; d*un 
altro viaggio a Roma, in precedenza del duca Alfonso, che vi 
si recava a prestare omaggio al nuovo pontefice Gregorio XIII ; 
determina, con nuoTe prove, nel 1573, la prima rappresenta- 
zione dell* Aynmta; prende ad esaminare rafironto sublto da 
Torquato nella piazza del Castello in Ferrara; ne addita le 



MONOGRAFIS BIOGRAFICHE. 61 

cause pnocipali, c* indica il giorno in che accadde lo scontro, 
il Dome del malfattore, che fa solamente accompagnato dal 
fratello, e non da molti, come suppose il Tasso, la qualitå della 
percoesa, che fu di bastone, il perché del ritardo frapposto 
DelU ricerca del colpe?ole ; ci paria de* misteriosi avversari del 
Taaso e piu Urgamente di Ercole Fuci, sopracchiamato Mad- 
dal6. — Oltre a ci6 stabilisce il tempo, nel quale tanto aper- 
tamente ai maoifestarono nel povero poeta le perturbazioni del 
cenrello; riferisce le fasi della cura medica cui fu sottoposto, 
con docnmenti che daono ad intendere con piena evidenza la 
qualitå del male da cui era afflitto; acceona al &tto occorso 
la Mra del 17 gingno nella camera della dnchesaa d*Urbino, 
al ricetto datogli nel convento di S. Francesco, e airistanza 
da lui iatta ai Cainlinali della snprema inquiaizione , la quale 
rrede fosse trattenuta dal duca. Ei då inoltre nuovi ragguagli 
intorno la fuga di Torquato, co* quali si determinano il giorno, 
i modi, la direziono da lui prescclta. 

Ma con maggior affetto ei spinge i auoi studi sulla prin- 
•ipessa Eleonora d*Este. Per venirne meglio a capo, non sola- 
mente espil6 da libri stampati, ma da cronache manoscriUe, 
da biblioteche ed archivi italiani, e perfino dalla biblioteca 
naziooale di Farigi, tutto ci6 che poteva importare alla piii es&tta 
cognizione della vita di quella principessa, e delle relazioni 
paasate tra essa e il cantor della Gerusalemme ; prese inoltre 
ad esame 1* unioa filza contenente le lettere da lei dettate, od a 
lei indirette, le poche memorie lamigliari che le appartengono ; 
volle rovistare le altre filze, al numero di venti, dei princip! 
entensi che vissero in quel tomo ; ToUe rivedere i libri di am- 
miniatrazione di quel periodo di tempo in cui ella visse ; dalle 
quali indagini non ha potuto trovare argomenti atti a conva- 
lidare Topinione di (juegli scrittori che sostennero la veritå 
degli amori tra essa e T. Tasso (1). 

(1) IW lo contrarioil rav. Gius. Campi, Direttorft degli Archivi pover- 
aalivi <li Modena, ia una aua Meinuria letta , il O aj^rilt; 1^1 , alla nWn»m 
R. D«*fmUiinD« di atoria patria , aoatien«* chn < le rirerch«* da lui iinprei«« 
loUiroo irli amori åH Tasso ron Leonora d' Kste lo coD«lusM>m in p«*r8ua- 
aiun«* ch' ri fossero veri , aou ptHrcaniinosi. Anch' ogU paria d«*!!' einiu<*nti 
virifl di qn»'ila principessa. la qiial«* n«*lla r**p«»naa, n<»n«» ari>*Hure de* siioi 
fraiWli. ii''li<* luiiirhe <* dolorose iiift*ritii(A rh<* la tribtilarono. inu«tr^ si*niio, 
f»ru<l*'iira, ra^se^'iiarioiie e*\ aniino piA rh** vinU. — Om d«>4*(iiu<'iiU |>«ii ulla 
ntaoi*. inovtra rtn* la paizia del Ta^vj lu vi»ra pur trop|i«»; •• \i soiiu Irt- 
lø'T*' rlie attotroHO AlfoHéO //, jytl^.%<indo qwnttf) ntesjw nlt''tnhno di lut 
in c^*r*i r Ai ghnrijionr Hrl tfrnuri' Kpifo ItalOnto. [\\\) 



62 MONOORAFIB KOORAnCHB« 

Riguardo al poeta , ei si é oonvinto c non altra cagtone 
doversi assegnare al suo imprigionamento che T intermittente 
aberrazion mentale la quale lo trasse ad atti intermittenti e 
proTOcatori, a sospettare di tutto e di tutti, e rese neæssaria 
quella redusione, che il cav. Marini defini, a suo avriso ret- 
tamente, piu tosto pietå che rigora di prindpe. > Nega recisa* 
mente che i yera alquanto liberi trafngatigli, mentr^era assente, 
fbasero diretti a Leonora, ma a Oinevra Marzi, damigella di 
corte. Trova non pur insussistenti le segrete relazioni die ai 
voglion paaaate tra Torquato e i Medid, ma reca prove die le 
smentirebbero afiatto. 

Le ricerche del Gampori non oltrepassano il 1577. Noi non 
possiamo non dolerci, e grandemente, che dopo il 1864 ei non 
abbia steso pid alcuna Memoria su argomento si importante. 
Almeno avesse pubbiicato quelle giå lette, e ddle quali, anlla 
fede dei Rendiconti, demmo un cenno iuggitivo! Certo que'tanti 
documenti da lui con tanta pazienza raccolti, e con tanto senno 
illustrati, d sarebbero riuadti di grande aiuto, e d avrebbero 
in gran parte rischiarato il dubbio cammino ; giacché é nolo, 
e r ebbe ben a notare il Gampori, come non di rado il po^a 
e nelle sue lettere e nelle sue poeaie oontraddica aé stesso. 

Ritengo io pire che i aette anui che il Tasao atette ai aervigi del card. 
Loigi aieno atati i pi& felici per lui, ed i piCi proflcai alle lettere noatre. 
Ma dal auo viaggio a Parigt in poi, e segnatameute dopo che all'animo 
del card. si apprese il brutto démoue della gelosi«, ei coininci6 a mostrar- 
gliai arverso, né di generositå d trovo piA segno. Diffatti, ei si parti dalla 
Pranda coirabito ateaso che indoasava qnando vi si rec6; ed era tanto 
brudato di denari che Ai astretto a chiedere uno acudo in Umoeina ad una 
dama di quella corte. Anzi se crediaino al Tasso, pare gli foase sempre 
atato scarso delle sue riccheue, di che a tutti gli altri era sempre si largo 
L. 133, p. 89. — E nella lettera 129 apertamente si dnde åeXL*ararizia del 
cardinale; oltrecché ei si era fitto in peusiero che tutte le aue srenture, 
compresavi la prigionia , gli fotaero derivate åallo sdegno di mom. iliu^ 
Btrwimo d' Eate (L. 142). 

ManoscriUi ineåiH di Torquato Tasso , ed altri pregevoU 
documenti per servire alla biografia del medesinio, posseduH 
ed illustrati dal co. Mmii\no ålberti, e puhblicati con incisioni 
e facsimili per cura di Romualdo GenUlucci e C. — Lucca, 
dalla tipografia Giusti, 1837, in-fol. Vennero ripubblicati in 



MONOORAFtB BIOGRAFICHE* 63 

Napoli , col titolo di Documenti interessanti suiT ingresso di 
Torquato Tcaso al servUio di Aifonso d'Este. duca di Ferrara, 
e doni da esso ricevuti in queltepoca memorabile, 

< Dopo il 1830, an certo capitano e conte Mariano Alberti, 
di Orte, port6 attorao per V Italia diverai autografi del Tasso, 
ch*egU aaseriva pro?enieDti da casa Falconieri. Chi gli ?ide, 
«cri?e C. Gaasti, mi aaaicura ch* erano molto bene imitati ; ma 
basta va la sola lettura di alcuni , per accorgersi ehe , irann<t 
forse pochissimi, erano fiilsificati. Fra quelli de* nostri, che non 
▼i prestaron fede, fu il marchese Gætano Capponi : altri, troppo 
leggermente esaminata la ooea, non solo vi credettero, ma 
r attestaroDO in iscritto, e il co. Alberti non indngié a pubblicare 
k> stesso fac»simile delle loro attestazioni. Intanto non riuscendo 
lo spaccio di qnesti presunti cimelii, ne tent6 la pnbblicazione ; 
e nel giogno del 1838 si form6 in Ancona una societå editrice 
rappreaentata dal libraio Candido Mazzarini, la quale promise 
air Alberti la Bomma di 4000 scudi, e la metå del guadagno. 
Qui ftt il tracoUo del conte; perché accnsato di falsitå, e con- 
dannato a*30 di settembre 1844 dal tribnnale criminale di 
Roma, dové ri fare i danni alla societå, e subire sette anni di 
rarcere. Durante il processo, fu pubblicata una Relazione (Roma, 
stamperia della R. Gamera apostolica, 1842), sottosoritta dal 
principe Don Pietro Odeecalchi, Andrea Molza, Giovan Battinta 
Roeani delle Scuole Pie, Pietro Ercole Visconti e Giuseppe 
Marchi della Compagnia di Gesu, tutti membri del CoUegio 
fUologico della Uuiversitå di Roma, i quali concordemente di- 
chiararono assolutamente falsi e supposH tutti i manoscritti, ri* 
cami, ecc. , ceduti dal conte Alberti al libraio d* Ancona. Il 
(X)nte rimase nelle carceri fino al decembre del 1851 ; e si Ics^e 
De*giomali (V'edi il Monitore toscano del 15 gennaio 1852), che 
fu liberato con sentenza della Sacra Consultu, per cui si di- 
cbiarava inuooente. Ma (jUel tribunale poteva dichiarare inno- 
ceote r«\lberti, non sinceri gli autografi. » 

Dei documenti non uacirono cbe soli sei fascicoli. Emi oon- 
teogono: Documenti relativi a Donna Lucrezia d*Este duchessa 
d* (Jrbiuo, con illustrazioni del co. Mariano Alberti. — I^ettcra 
(lesicrittiva del Tas.<«o sul famoso quadro allegorico ricamato da 
Donna Lucrezia d'Esle, ducl^^ssa d*l'rbino, a Maiirizio Cataoeo, 
io data del 4 ma^^gio 1572, con illuDtra/ioni (V. Guasti, \a* 



64 MONOGRA.PIB BIOGRAFICHE. 

lettere di T. Taaso, vol. v, p. 256). — Sonetto sopra un qiiadro n- 
camato da Lucrezia d^Este, con iUustrazioni. — Ottava snll^epoca 
gioFDo e modo deU*iiiiiamoramento, con illastrazionL -— OmtieDe 
inoltre le seg. tavole: 1, Ritratto di T. Tasso, diaegnato sul 
busto con maschera originale tratta dal sno cadavere, che ai 
conaeiTa nel convento di S. Onofrio di Roma; 2, Ritratto di 
Lucrezia d*Ebte; 3, di Leonora d*Bste; 4, di Alfonao d*Este; 
5, di Barbara d*Au8tria; 6, del card. Luigi d^Bate; 7, del 
card. Albano; 8, di O. B. Guarino; 9, di G. B. Pigna; 10, di 
Antonio Montecatino; 11, di Ascanio Giraldini; 12, di Maurizio 
Cataneo; 13, di Carlo di Tommaso Strozzi; 14, fae^mile dd 
qnadro allegorico ricamato in sena da Donna Lucrezia d^Este; 
15, d'un ricamo che serviva di coperta al Laberinto cTAmore 
del Boccaccio; 16, del frontispizio di eeso Laberinto, con la 
firma del Tasso; 17, di quattro pagine del medesimo libro, 
sulle quali sono le attestazioni di G. B. NicoUni , Sebastiano 
Ciampi, Vincenzo FoUini, Tominaso Gelli, e monsignor Laoreani ; 
18, del Ricamo del tacculno regalato al Tasso da Barbarm 
d^Austria ; 19, di un autografo di Barbara d*Au8tria, con verai 
del Tasso, e Tattestato di monsignor Laureani; 20, di una 
lettera a Maurizio Cataneo; 21, di un^altra lettera a Leonora 
d'Este; 22, di una lettera d' Eleonora al Tasso; 23, di alcuni 
ricordi; 24, di un sonetto; 25, d'un'ottava; 26, di \evai; 27, di 
altri versi ; 28, di due ricevute ; 29, di un sonetto ad Alfonao 
d*Este col rescritto del Duca. 



LA PAZZIA DI TORQUATO TASSO 

GILDICATA DAI CONTEMPORANEI E DA* MEDIGI ALIENISTI. 



Molti ammiratori del Tasso non consentono che si ponga 
pur in dubbio, ch'egli sia stato mai pazzo. Nelle sue opere« 
dicon essi, y^k tutta la sua mente: ponete suUa bilancia del- 
Torafo qualunque componimento piii v^aggrada, posteriore alla 
sua reclusione in S. Anna, ué uno solo che si dilibri. Concedono, 
al piii, ch'ei fu malaticcio, ch*ebbo delle fissazioni, delle allu- 
cinazioni momentanee, e, per soverchio di umori, fu eccentrico. 



MONOGRAFIE BIOGRAiaCHE. 05 

L' evidenza comprovatUsima di tanti at ti fuor di senno a nuUa 
giOTa. Interroghiamo al proposito i contemporanei. 

T«stiHioai«ase de* coBtemporaael. — 1577, 17 giu* 
gno. — Mavfeo Venibbo, al granduca di Toscana: — c Del 
Tasso le do naova, che iersera fu iocarcerato, per avere in 
camera della duchessa d' Urbino tratto un coltello dietro a un 
MTvitore; ma piii tosto preso per il disordine e per occasione 
di ctti*arlo, che per cagion di punirlo. Egli ha un umor parti* 
oolare, ti di credenza d' aver pcccato d* eresia, corao di ti mor 
d*e«8ere awelenato, che nasce (credMo) da un sanguc tnelan- 
caiico costretio al cuore, e fumante al cervello, Caso miserabile 
per il 8U0 valore e per la sua bontå ! » 

1577, 1 1 lagUo. — AijroNso o' Estb II. Ei fa scrivere per 
lin tegretario al Coccapani : « Saa Altezza m' ha comaodato di 
scrivere a V. S.^ che il Tasso se ne torna a Ferrara con pro- 
posito di andare nel convento de' frati di S. Francesco, ed aver 
due frati del convento in sua compagnia. Ma perché é solito 
di dire ogni cosa in confessione, e trascorre in un monte di 
pazzie, pare a S. A. ch'egli stia ora peggio che mai. Ella dice, 
che quando i frati si contentino di star in sua compagnia (i 
quali per6 intende che siano deputati dal padre Righino) am- 
mooendolo delle sue pazzie con qualche destrezza, so ne con- 
tenteru, sapendo che Telezione sarå fatta di persone atte a 
questo : ma quando non vi fosse frate che accettasse 1* impresa, 
o ooa fosse a proposito, S. Å. vuole che esso Tasso sia rimesso 
nelle solite sue stanze in corte ; e V. S. gli dica che, ricusando 
qaei padri di stare in queir obbligo , le pare piu conveniento 
ch*egli se ne stia alle sue stanze, che sturbar quei religiosi; 
e che provegga ad ogni modo, ch* egli vi ritomi, e sia servito 
da quei due facchini e servitoH, como prima, ecc.... > 

1578, giugoo-luglio. — Nel codice 146, della Marciana (scrit- 
tori iialiani) contenente le notizie della famiglia Gualdo si 
legge il seguenie aneddoto: 

<Occorse in quei tempo (1578) che essendo divennto pa/zo 
in Ferrara il famosissimo poeta Torquato Tasso, ed essendo 
fnggito dalla detta cittii e venuto in questa (Vicenza) fu rico- 
DOsdoto da Sertorio Losco, e, vedendo che andava vagabondo 
senza aver ricapito alcuno, 1* invit^ a venirsene a star seco, che 

5 



66 MONOGRAME BIOGRJIFICIIB. 

lo riceverebbe a singolarissimo fAvore, il che egli acceUd e fa 
di grandissimo g:iisto a tutta la oompagnia. — Sf sparse la 
fama della venuta di quesf aomo per tutta la cittå onde ognimo 
desiderava di coQOscerlo di vista e di sentirsi redtare de* suoi 
leggiadrissimi versi, il che egli prontissimo iacera, né si pii6 
dir con quanto gusto erano ascoltati, poiché a quel tempo non 
V* era alcuna composizione del detto Tasso alla stampa, se non 
quel sno Rinaldo fatto in sua giovanezza, e dara spedalmeDte 
gran soddisfiizione a tutti, mentre redtara qualcfae canto dd 
sno celsbratissimo Goffredo. — Qui in Vicenza si femi6 pin 
di undici giorni in casa delli detti Scolari, onde pareva che 
alla detta casa vi fosse un giubileo ampliasimo per lo continuo 
(oncorso deUe genti che bramavano di vederlo e di sentirlo. > 
— In seguito il Gronista soggiunge: <Si ritrovava in allora a 
Padova Sforza Pallavicino, generale di questi signori (veneziani), 
il quale avea gran desiderio di ndire esso Tasso, e mande a 
prcgar questi vicentioi che volessero un gioroo addorg^elo, 
poichu egli per essere podagroso non usctva di casa. — Si 
contenté il Tas^^o e cosl con li quattro detti snoi ospiti and6 
a casa del detto Signore, il quale subito gU fece portare nna 
sedia nella sala, e fece portare anco uno scabello vicino a Ini, 
invitando il Tasso a voler sedere. — Il Tasso con molta rive- 
renza, stando in piedi, si scus6 di non voler sedere, al quale 
lo Sforza replic6 piii e piii volte anco volesee fiurgU grazia di 
sedere, ed egli pur iscusandosi che stava h&ae e non voleva 
farlo. — Finalmente importunandolo pure detto Signore con 
nuove preghiere, egli, fattagli una bella riverenza, si parti e 
n* and6 giii per le scale, onde correndogli dietro Paolo (Gnaldo), 
pregandolo a voler ritomare e non far questo afltonto ad un 
personaggio cosl grande, egli riaolutamente gli disse che aoa 
ne voleva far niente, et interrogato dal Oualdo perché faoesse 
ci6 gli rispose: bisogna talora a questi tali insøgnar creanza, 
soggiungendo ; e perché non portar da far sedere ancbe a voi 
altn gentiluomini, perché a me solo queeta particolaritå? dii 
siete voi ? non siete per ogni rispetto maggiori di me ? et con- 
tuttoché il Gualdo cercasse di piacarlo, non fii mai poesibile 
che volesse ritomare, si che partirono anche gli altri ancora« 
restando il signor Sforza tutto confuso, attribuendo ad un umor 
pazzo del Tasso quello ch* era mala creanza sua.... Si suol dire 



BmNOGRAF« mOORAKICHB. 67 

eha i prindpi ed uomini grandi non sogliono imparare esercizio 
alcnno se non qnello del cavalcare, perché quelli non sanno 
adolarli come fanno gli uomini che insegnano a Principi, perché 
■« non saprå ca?alcare, il caTallo non avrå rispetto a gittarlo 
in terra e dargti anco dei calci; possiamo dir che Tistesso pri* 
Tilegio con li Prindpi abbiano anco li pazzi. > 

1578, 12 Inglio. — Maffbo Vbniero ragguaglia da Venezia 
il granduca di Toscana con nna lettera di questo tenore: — 
« 11 Taaso é qni, inquieto d* animo, e sebbene si pQ6 dire ch* egli 
non aia di sano intelletto, scuopre tutta?ia pinttosto segni di 
afflixioiie che di pazzia. Sono i snoi umori quesU : il principale 
é, ch*cgli vorrebbe eesere al servizio di V. Altezza, non bra- 
maodo in ci6 altra provisione, se non quanto seroplicemente e 
ritiratamente possa vivere: V altro é, che vorrebbe che il signor 
daca di Ferrara gli restituisse il suo libro, di che egli non ha 
ropia. Intomo questi due capi qnasi sempre discorre, e si lascia 
traapoiiare dallMmaginazione: in questo ha qualche fastidio, 
Indnbitando di non avere il libro; ma per6 non si dispera, 
confidando egli di fiime nn altro migliore in tre anni: ed io 
TermmøDte lo credo, non essendo la poesia in lui niente conta- 
niData; al perché la pazzia ed ella siano sorelle, si perché 
siaao tanto simili e oonfonni che non si offendino, anzi reci- 
procamente si esaltino.... Certamente io fo Tinto da es trema 
pietå questo offido con T Altezza Vostra, si perché questo po- 
▼erino, quando non avesse a rombat tere con il pane, non arrebbe 
forse né anco guerra da* suoi pensieri ; si perché vorrei vedere 
eserdtata quella musa che tanto si f& valere. » •— Dolorose pa- 
^^ •oggiunge il Crepuscolo, ma troppo amare, poiché dimo- 
strano che la pietå per il martirio dell* intelletto soverrhiava 
appeoa la compassione che si ha rcrso il mendico che passa 
per la via. — E il sorrano rescritto fa questo : che non toieva 
€Ula SHa corte un pazso* 

15H3, 4 april«. — Urbani Orazio, ambasciatore, scrive al 
granduoa di Toscana : — < 11 Tasso, come sa V. A. sereniw«., é 
qua in carccre, et in effetto é pazzo, se bone molte volte paria 
a propoaito, disrorre, e fa de* componimenti, i quali tutti »ono a 
poco a pooo andatisi divulgando, e stampatist in diver^i luoghi 
Iteori M\a sua volontA, e per lo piii imperfetti e ripieni d* in- 
Aaite scorrezioni et alterazioni.... » 



68 MONOGR\FIE BIOGiUFICHG. 

1586, 11 febbi-aio. — Costa^ntini Antonio, il piii graode, 
il piii fidato de'suoi amici, scriTe a Roberto Titi: — <Per 
ora in ricom pensa avrete qui indosi due sonetti del Tasso, che 
appunto iersera all* avemaria uscirono di sotto al martello. 
Non sono de^migliori che il Tasso faccia, msr ricordatevi che 
la luna é scema, e che sia vero, io ieraera la campai da una 
mana di pugna, che se non mi gli levavo dinanzi, alla buona 
fe* che avevo le mie. Siccbé ho fatto giuramento non andarlo 
mai a trovare, se non quando la luna é ben piena, o almeno 
parlargli dal fenestrino » (Lett. pubblicata nel genn. 1869 dal- 
Taw. Gio. Pisoni per nozze Yeronese-Bologuini ; npubblicata 
con molte altre lettere del Costantini dal prof. comm. Micfaele 
Ferrucci per le nozze Altoviti, Avila-Toscanelli, Pisa, Nistri, 
1876). — Della qual lettera scriveva C. Guasti al Ferrncd il 
17 febr. 1869: Ma sa che il Costantini parlando di quella mana 
di pugna ci dice cosa che nessuno ci ha detto I Dico testimoni 
di veduta e quasi di sentita ; perché, cosi in genere, che il po- 
vero Torquato talora andasse in furia si pu6 congetturare da 
molti luoghi delle stesse sne lettere. 

1588, ottobre. — Il marchese Manso al principe di Gonca: 
€ Dubito si bene, che la sua frenesia faccia me diventare matto.> 

1589, 22 luglio. — Grazioso Graziosi, agente in Roma del 
duca di Urbino, nell* accompagnare a Giulio Veterano iina 
lettera del Tasso, gli då ragguaglio del suo stato con qaeste 
parole: — <11 povero Tasso, ieri dopo aver magnato in casa 
mia, si pose a scrivere molte lettere: fra T altre, questa. E 
capitandovi poco doppo il signor Fabio Orsino con altri si- 
gnon, ci venne curiositå di aprirle tutte ; ' tanto le cose sue 
piacciono anche nella p^zzia. Vostra Signoria abbi pacieniia e 
compassione a questo poTerello, che dal dir bene in fuora, non 
sa nel resto che dica o voglia : e di tutte qaeste lettei*e abbiamo 
tenuta copia. O che compassione se li deve avere ! Perche nel 
soprascritto di questa lettera non ho possuto suplire ad ogni 
cosa, aggiungo qui, che a questo sfortunato si darebbe ricetto 
da ogni persona privata, non che da* signon, e nelle case loro 
e ne' cuori ; ma i suoi umori lo fsmno diffidare di ogniuno. In 
casa del cardinale Scipione Gonzaga sono stanze e letti che si 
tengono sempre per lui, et uomini desiinati al suo servizio solo; 
ma lui fugge, c diffida anco di quel signore. In somma, é grande 



M0N06RAFIB BIOGUAnCHE. 09 

infelicitå di qaesta etå, che sia priva del tutto del maggiore 
ingegno che abbian produtto molte delle passate. Qual savio 
parl6 mai né in prosa ne in rime meglio di questo pazzo? 
Un*a]tra lettera, che abbiamo aperta per il signor Maschi, e 
beUissima da dovero. » 

1589, 5 agosto. — Lo stesso cav. Grazioso al Veterano : — 
< Il povero signor Tasso é degno veramente di molta piet& per 
le infelicitå della sua fortuna: che V. S. creda pure che il caso 
suo é disperato afiatto; et e ridotto anco in termine tale del- 
rabitudine del corpo, che io non credo che sia per aver molto 
lunga vita. > 

1590, 27 aprile. — Oiambatista> ELicoNAf agente granducale 
a Roroa, scrive a Belisario Vinta, segretario del granduca, in 
qnesto tenore : — < Mi scrive il Tasso, con molta soddisfiizione 
raccoglienza (attali da S. A. e che li rende un forziero di libri. 
Qoando non era furioso, sempre desider6 di servire il signor 
noetro; e ci si conferma ancora.... Sia certa che, per molto 
che talora quelPumore lo pi*edomini, parlandosi di lettere o 
poeticho o filosofirhe sta saldissimo. » 

1590, 4 agosto. — Titi Roberto scrive da Firenze a Beli- 
sario Bulgarini in Siena : — < Saprå V. S. che il Ta<i80 é ancor 
qni, in istato di mente certo infelice, poi che Tallegrozza istessa 
noa avrebbe forza di rallegrarlo un poco: in somma, actum 
eMt de eo; e non accade pariare, se non in quanto si leggono 
i suoi tcritti. > 

ilatorlt* de* perltl dlcll*«rte. — 11 celebre Dclla Porta 
cheperaonalmente conobbeil Tasso, ne scrive: cTorquato Tasso, 
nomo d*aouto ingegno, benissimo merito della poesia, tien gli 
orchi floidi 6 qoando li socchiude li volge in al to : é soggetto 
a mentalt vacillamenti » (De Humana Phisiogncmonia^ lib. iii, 
c, 15, p. 185). 

1/ inaigne medico O. B. Impbriali, diaoepolo del Mercuriale. 
al c. XIX del suo Mu.«eo Fisico, che ha per titolo, Cerebri tem^ 
peries quaetiam prosit ingeniOy scrive : « Sed huiusmodi caiida 
iatemperies, qoae hane ingenii oonstituit difTerentiam, quia larile 
pote*! inflectcre ad vesaniam, idco non dicenda ost optima; 
sed temperata mag» laudari debet, cuius bono singuli non Umi 
ingenio, qnam multis aliis exrellunt nominiba?. Experientia 



70 MONOORAFtB BIOGRAPICHS. 

satis docet, poetas furore quodam facile corripi, quem propterea 
divinum vocant spiritum, quo se coelitum immisceri censent 
commerdo. Unus hoc doceat pro cunctis Tassus, Italornm ce- 
leberrimos, quem mente prorstis fere captum at delirum, 
Ferrariae in hospitali S. Annae per annos undecim (doyeva dire 
fere septem) Alphonsi ducis Estensis jussu detineri necesse ftut ; 
ubi cum Dumine quodam, quem sibi perpetuum rebatur comi> 
tem, omnium admiratione, frequentia inibat coUoquia. Hoc vero 
nonnisi a pbantasia immodico afiecta proveniebat caiore, assante, 
mordente, agitante, ae species varias tum iucundi tum molesti, 
vel intermiscente, vel formante. Ad quod forte respiciens Seneca, 
in illam reddit sententiam, quod nullum magnum ingeninm sine 
mixtura dementiae fuit. » 

GiAæMAzn Stefano, Sopra le mcUattie ed il genio fami" 
gliare del Ttisso, Dialogo m. — Giacomazzi, Dialoghi, Bresda, 
CavaUeri, 1827, p. 137-215. 

Il Giacomazzi é d' awiso che tutte le malattie di Torquato 
Tasso, consistessero predsamente in una infiammazione ora 
acuta ed ora lenta, la quale avesse la sua sede e nel cervello 
e negli organi della digestione, o che per lo raeno dai visceri 
del basso-ventre si tramutasse a quello nobilissimo che sta 
chiuso nel capo, e che da questo a quegli altri passasse: il 
Tasso era afietto da una, gastro encefalite. E la condusione n*é 
questa : — Giovita : Sicuramente ch' egli non fu un forsennato 
da doversi tenere colle catene ; ma si fu bene un infelice me- 
lanconico; e dato a questa parola il valoi*e che i medid le 
danno, egli fu pur troppo, dopo i trent* anni, ed a certi inter- 
valli, UQ pazzo vero e reale, e meritevole certamente di pietå 
e non gi& di gastigo per le cose che disse e che fece ad ogni 
rinnovarsi di quella sua compassionevole malattia. — Gaetano. 
Ch* egli fosse melanconico lo dice il Manso, lo dice il Muratori, 
il Serassi, il Zucala, e quanti altri scrissero di queir illustre 
poeta. Ma quella parola di pazzo nessuno ardl di pronundare, 
né pazzia vollero dire quei deliri, e quelle frenesie e quegli 
istravolgimenti di fantasmi nella potenza imaginativa ai quali 
per6 tutti confessano che andasse il Tasso soggetto. — Gia- 
como, Dicevan la cosa, e non volevan dire il vero suo norne. 
Consideravano il Tasso come un malinconico, un firenetico, on 
delirante, ma non come un pazzo. Lo che é il medesimo come 



BfONOORAFIB BIOGRAFICHB. 71 

se 81 dicesse, che un tale é tormentato dalla polmonite, dalla 
otUlmia, dalla gastiite, ma non e malato: poicbé se per xna- 
lattia in universale a* intende qualunque alterazione del corpo, 
cosl per pazzia intendesi qualunque alterazione dello spirito. 
Quindi aiccome non si potrebbe chiamare non malato cbi pa- 
tisce aoltanto infiammazione del polmone, degli occhl, del ven- 
tricolo, ecc., del pari non si pu6 non chiamar pazzo cbi delira 
piattosto sopra una o poobe coae, anzi cbe sopra tutte. Ed il 
nostro pOTeit) Taaso delir6 sicuramente.... 

Vbroa Andrea, SuUa Lipemania del Tasso. Memoria letta 
all*Instituto Lombardo il 3 aprile 1845. — Giornale deiri. R. 
Instituto Lombardo di Scienze, Lettere ed Årti, 1846, toroo xi, 
38-54 — Appendice della Gazzetta Medica di Milano, 184C. 

Ad un cervello melancolico per natura, e fatto ancor piii 
melancoljco per la sorerchia applicazione della mente, dalle 
freqaenti scosse morali e dalla cajrionevelezza della salnte ge- 
nerale, poco dovea bastare a dåre il tracoUo e a spingerlo fino 
al delirio lipemaniaco. E il caso si avver6 nell* anno trentesimo 
terzo del viver suo. — Dal Chiarugi si ammettono tre gradi 
di melancolia: la volgare, in cui prevale il timore alla triatczza; 
la errabunda, clie imparte airindividuo maggiore attivitå e 
lo obbliga a correre qua e lå per i luoghi piii solitari senza 
riguardo e senza determinazione ; e la aUonita, cho induce una 
specie di stupore e toglie la volontå e il moto e eomprende 
Yestasi degli autori. E il Tasso pass6 per tutti e tre questi 
gradi. Era nel primo, ollorcbé per vano tiroore fuggl da Ferrara 
la prima volta e corse il Piemonte, la Romagna, il Napoletano. 
Era ginnto nel secondo, allorcbé, ritornato in Ferrara, e tro- 
▼ato%i indinatissimo il duca e tutta la corte a beneficarlo, noti 
vi polo aiare e si diede nuovamente a errar pedestre per varie 
citlå d* Italia, non sapendo neppur egli che volesse, nu trovando 
mai luogo di sua soddisfazione. Passb finalmente al terzo stadio, 
quando restituito a Ferrara fu ritenuto a SanfAnna, giacolio 
quivi cominci6 a dolersi di smemorata^gine , d*incapacitå ad 
applicarsi, ed oflerse manifest! accessi d'estasi. Bencbe possa 
Torquato aver avuto qualche allucinazione fin dal pnnto iin- 
pazzire, ct6 cbo sarcbbe fuor di dubbio, ove Taccidente del 
colteUo scagliato contro Tim^ginario esploratore fosse vero, 
ammetteremo ch^ solo nel terzo stadio la sua melancolia sia 



72 MONOORAFTB BIOGRAFICBE. 

diyenuta yeramente sensoria, L* esagerata attivitå della mente, 
per la quale trasformandosi in sensazioni acustiche e Tisive i 
pensieri e le imagini e la tormentosa inquietudine dell* animo, 
per la quale era forza mutar soggiorno ogni istante, non ces- 
seix) mai perfettamente in Torquato. 

Coloro che per pronunziar il giudizio di pazzia TOglioiio il 
naufragio totale dcUa ragione sicché non si vegga pin un atto, 
non si oda piii un detto die sia dalla medesima regolato, saran 
lontani dal dichiarar pazzo un nomo che durante la sua in- 
fermitå scrisse tante cosa sensate, e fu arobito da tante corti 
d'Italia; ma chi ha qualche pratica dei matti e sa qualche 
volta il delirio poter limitarsi a una sola idea o ad una deter^ 
minata serie d' idee, rimanendo nel resto affatto sana la mente ; 
chi sa che questo parziale delirio pu6 anche lasciar non brevt 
lucidi interYalli, non dubiterå che qui si tratti di vera pazzia. 
Né la venerazione per T illustre cantor di Goffredo ci dere ac- 
ciecare al punto di credere impossibile ch*egli abbia pagato 
questo doloroso tribnto alla miseria della stirpe di Adamo. La 
sua memoria, anzi che oscurarsi per la suprema delle umane 
sventure, che pur tanti altri grandi ingegni ha colpito, riuscirå 
piii viva e piu commovente, e c' insegnerå ad adorare i decreti 
di quella ProTidenza che coUoca il male accanto al bene, il 
delirio accanto alle ispirazioni del genio. — E il dott. Verga 
scrivevami il 13 luglio 1879: — Non credo sia stato pubblicato, 
dopo il mio discorso, alcun che di nuovo e di sostanzioso su 
questo argomento. La mia maniera di vedere venne sempre piu 
giiistificandosi, specialmente per ci6 che recentemente scrissero 
i medici alienisti italiani e francesi sulla passia ragionante. 

Cardona Filippo, Studii nuoci del Tasso alienato : Nuova 
Antologia, anno viii, vol. xxii, febr. 1873, p. 387-410. 

2>t nuovo sul Tasso: Al chiariss. sig. prof. Andrea 

Verga. Il Buonarroti, 1877-78, vol. xii, p. 146. 

Eccone le condusioni: Debbo con mio dispiacere e ripu- 
gnanza, ma in fede annunciar dichiaratamente intorno il gran 
poeta e gran prosatore e filosofo Torquato Tasso: 

1. Che per cagioni parte congenite e parte acquisite, fosse 
nel vero senso del termine fisicamente alienato; 

2. Che il delirio scoppiasse qualche anno innanzi la pri- 
gionia e probabilmente dal 1575, certamente dal tempo che fa 



MOifOORAFIE BIOORAFICHB. 73 

sostenuto nel palagio ducale, e continuasse qualche anno dipoi 
che ricoTer6 la libertå; 

3. Cbe il delirio medesiroo fosse accompagnato da visioni, 
ilinsioni, allacinazioni dapprincipk) : da annullamento di co- 
sdenza talvolta e anche da smarrimento di memoria in suc- 
ccsso, e aggravato dal terrore dresser continuamente e da tutti 
persegttitato per alterazion cerebrale; 

4. Cbe la formå della sua pazzia fosse di quelle speciali, 
cbe possono unirsi ad ingegno di primo ordine e che sono 
compatibili coir integritå dell* altre specie mental! , com*épro- 
prio della lipemania, o, come diciamo, monomania o monode- 
lirio triste; 

5. Cbe tal formå battesse un andamento intermittentef 
frammezzato da vari intervalli splendid issimi ; 

6. Cbe finalm^nte essa mattrzza fosse mal conosciuta c 
I>eggio medicata da* molti che furon cbiamnti a curarla, e che 
qnelli, inrece di attenuarla, riuscirono a:l a^presrgiarla pin 
che mai e renderla assolutamente funesta. 

GlHOLAMl GtrøBPPB, Riscontri psichiatrici snirindole mora fe 
di Torquato Tasso, Roma, Mtignoz, 1873. 

Il Girolami ritiene < che il Tass^o fu eminentemente fanta- 
st ico, oltremodo apprensivo, aflettibile ipocondriaco, allucinato; 
specialmente in S. Anna, ma allucinato al mod o del Pascal e 
di altri grandi ingegni, i quali per la viva, e somma loro sen- 
sitiTitå, se ebbero appunto idee spesso passive e al tutto fan- 
ta^ticbe, nå poterono in ci6 dominare la loro volonta, valsero 
pero a restringere il loro corso, ed iropodire cbe sopraffacessero 
io tutto la ragione : nel qaale dilatamento e reazione la ordi- 
naria allucinazione, in specie sistematizzata, propriamente si 
co«tJtui8ce; e si genera la positiva follia di carattere anche 
tamnltuario e pericoloso.... Restringerei la detta alterazionc 
mentale ad una melancolia semplice, cbe molti chiamano perci6 
nt^MOoante, non sostanzialmente dissimile daquella del Rousseau, 
dello Zimmermann, di cui parl6 a lungo il Goethe nelle sue 
memorie. Ed il sensoriale delirio che vi si associ6 tem|M>ra* 
neamente, k> rafiiguro circoscritto e pres^ocbu flsiologtco, alla 
maniera dl quello del Pascal, e di altri non i>ochi, specialmeuto 
s« m*nroti ed ipocondrici^ come si narra che per parecclti 
aooi fu pore ipocondrico per circostanze il Metn9tA«io. o lo fu 



74 MONOGRATIB BtOGRAFICHB. 

anco il gik detto Giangioi^to Zimmermann. Ho deUo pore che 
la troppo protratta reclusione influl grandemeate nei ridetti 
raorboei fenomeni, perché appttnto la solitudiae, i mali tratta- 
menti, il soverchio cootinuar negli stndii e nella poeaia, Tali- 
mento fornito all* idee tristi, e piii le aggrandite iocomoditå del 
8U0 fisico, furoDO tutte cagioni assai influenti all' enUDciato 
efietto. Difi&tto la morale abnoimalitå dt lui molto si fu ino- 
dificata dopo la liberazione ed uscita sua dall* oapitale, e senza 
altro, piu allora aignor^giarono i mali del corpo, che dopo 
quasi continue sofierenze e dopo non molti aoni lo coodussera 
al sepolcro. » 

RoTHB, Torquato Tasso, Eine psychuUrische Studie. AUge- 
meine Zeitschrift fur Paychiatrie. Berlin, 1878, xxxv. B. Heft« 
s. 141. 

Eccone la conclusione: Non ostante il suo genio, e mal- 
grado rimmortale soa Gerusalemme liberaia, la quale fece 
del Tasso il primo poeta epico d'Italia, egli mori pazzo. 

CoRRADi Alfonso, Noia medica iniorno a Torquato Tasso, 

E qnesto Targomento d'una memoria che T^regio prof. 
Corradi, ornamento dello stndio ticinese, e della cut benevo- 
lenza grandemente mi onoro, prese ad isvolgere, il 19 luglio 
1879, nel R. Instituto Lombardo. 11 norne autorevole del Corradi 
ci crebbe il desiderio di vederne la conclusione. Ma ei non ne 
lesse che la prima parte, e, da quanto egli ci scrive, non 1^ 
gerå Taltra che nel luglio (1880). Intanto ne do il rendiconto 
pubblicato nella Gazzetta Uffidale da quel Segretario. — Il 
Corradi, coU'aiuto deirepistolario del Tasso, con le testimo- 
nianze dei contemporanei e di nuovi documenti, ha preao a 
trattare delle infermitå del sommo epico, nell'animo di oom- 
piere gli studi falti dal Giacomazzi, dal Verga, dal Cardoaa, 
e dal Girolami, molto piii che lo studio psichiatrico del dottor 
Rothe, pubblicato nello scorso anno, per diversi rispetti é man- 
chevole. Dimostra, con validl argomenti, come la vita del Tasso 
non pu6 essere pienamente compresa senza Taiuto della me- 
dicina, e, mercé ai precitati documenti, mette fuor di dubbio 
che. specialmente nel tempo in cui rimase rinchiuso in S. Anna, 
la lipemania traboccava nello sventurato poeta, nel delirio 
e nel furore maniaco si da riescire pericoloso a sé ed agli 
altri. Né il male lo lasciava an^he quando uscl di h\ : vari dellri 



MONOQBAFIB BIOORAFICHE. 75 

coDtiauarono ad agitarlo^ tanto ch*ei negava a né il cibo, al- 
uva la mano contro i medici, ed obbligava altri a prendere, 
ffospettandole Tenefiche o nocive, le medieine a lui ordinate. 
— Himaae per altro argomento di meditazione ai luedici ed 
at peicologi il fatto, di cui il Tasso é soienniasimo esempio, 
di perturbazione si parziale deirintelletto da noa spegnere 
Testro poetico e da laaciare anche campo alle meditazioni filo- 
■ofiche, aazi a qoeste piii che al verseggiare; giaccbé qnegli 
come ammalato di mente, se non cesaå d* essere poeta, piii cbe 
tale fu filosofo, od alroeno Tingegno suo prese altra piega, si 
raroolse, si ieoe piu concentrato, qua?] a dimostrare che delirio 
non é furore poetico. 



SANT' ANNA 



SctU •■■! o poco acno aeno viMVto 
in priflo«*; ae pur qnclU ti pote« 
cUaaaar vita, • aon plvtloato aiort« 
•ecrbUalma. L. 1041. 

Eccod alle dolenti case. Cbe vi sieno rinchiase le genti 
doloroae c* anno perduto il bene deirintelletto, prima ch'iovi 
metta il piede, mel dioono le parole di dolore, gli accenti«d*ira, 
le yoci alte e fioche e suon di man con elle che mi percuotono 
Torecchio. E in qnesto loco fu messo per forza, e per beo 
seite anni n dimord contro la sua tolontå (L. 1 153) il canior di 
(•oflredo. — Accogliere in sé stesso gli sguardi e ramroirazione 
del mondo, coma poeta sorrano, bearsi nella yoluttå degli ap- 
plausi e delle carezze di quante vi aveva in Italia donne gentili, 
e inabissare in mezzo ai matti, senza speranza di uscime, fii nno 
pcTOscio di sventura, nnovo negli annali degli umani dolori. 

Ma lasciamo la parola a lui medesimo. — € Nuova e«l 
inaudita sorte d* infelicitå é la mia, cV io debba persuadere a 
V. S. revcrendiss. (al card. Albano) di non esser forsennato, e 
di non dover come tale esser custodito dal signor duca di 
Ferrara, oé tenuto prigione ; nuova ed inaudita certo ai nostri 
tempi ed anco a quelli degli av oli e degli avoli degli avoli 
nostri, percioché niun esempio non se ne racoonta (L. 1G2). — 
Oi me! miaero me! !o aveva disegnato di scrivere, oltre due 



76 MONOGRAFIB BIOGRAFICHB. 

poemi eroici di nobilissimo ed onestissimo ai*gomento, quattro 
tragedie, delle quali areva giå fbrmata la ia%*oia, e molte opere 
in prosa, e di materia bellissima e gioveTOlissima alla vita 
degli nomini; e d*aceoppiare con la filosofia Teloqaenza in 
guisa che rimanesse di me eterna memoria nel moado: e m^avea 
proposto un fine di gloria e d*onore altissiroo. Ma ora, op- 
presso dal peso di tante sciagure, ho messo in abbandono ogni 
penaiero di gloria e d* onore ; ed assai felice d* esser mi parrebbe 
se senza øospetto potessi trarmi la sete dalla quale continna- 
mente .son trayagliato , e se , com* uomo di questi uomini or- 
dinat! , potessi in qnalche povero albergo menar la mia vita 
in libertå ; se non sano, che piii non posso essere, almeno non 
cosl angosciosamente infermo; se non onorato, almeno non 
abbominnato; se non con le leggi degli nomiui, con qnelle 
de' bruti almeno, che ne' fiumi e ne* fonti liberamente spengono 
la sete, della quale (e mi giova roplicarlo) tutto sono acceso. Né 
giå tanto temo la grandezza del male, quanto la continnazione 
ch* orribilmente dinanzi al pensiero mi s* appresenta : massi- 
mamente conoscendo ch*ia tale stato non sono atto né allo 
Bcrivere né all* operare. E il timor di coatinna prigionia molto 
acci'esce la mia mestizia; e Taccresce Tindegnitå che mi con- 
viene usare ; e lo squallore della barba e delle chiome e degli 
abiti, e la sordidezza e il succidnme fieramente m*anoiano'(l); 
e sovrattutto m*affligge la solitudine, mia crndele e natural 
nemica, dalla quale anco nel mio buono stato era talvoHa 



(i) A cui fan tenore i sepnenti versi: 
O mafrnaDirao tif^lio 
D'Alcide glorioso, 

CheU paterno valor ti laset a terf?o, 
A te, che dairesiglio 
Prima ID nobil riposo 
Mi raccogliesti nel reale albergo: 
A te rivoljfo e<l erpo 
Dal mio carcer profondo 
II cor, la mente e gli occhi; 
A te chiDO i ginocchi, 
A te le giiance soi di pianto inondo: 
A te tal la lingiia scioglio: 
Teco. ed a te. ma non di te mi dosrlio. 
Voliri gli occhi demen ti, 
K vedrai dove langtie 
XW volgo ed euTo per pietå raccolto. 
Sotto tutti i doleoti 
II tuo giA servo esangue 
Gerner, pieno di morte orrida il volto. 
Fra mille pene av vol to. 



MONOGRAVIE BIOGRAFICUE. 77 

cosl moleatato, clie ia ore intempeslive m'andava cer(^audo o 
andava ritroTando compagnia. » (L. 124, ii, p. 60). — lo son 
da oltre quaitordici mesi infermo in questo spedale, senz* avere 
alcuna di qaelle comoditå che si sogliono concedere a* plebei, 
non che a* gentiluomini pari miei (L. 133, ii, p. 89). — Ho 
sempre oltre modo desiderati e pregati i medici che vengano 
a vedermi; i confesson, i quali neiristesso modo ho desiderati 
e pregati ; gli antichi amici miei, dei quali, come dei confesson, 
Don ho potuto ancora Todere alcuno (L. 62, ii, p. 120). Il prete 
Agostino Mosto, priore di questo spedale, ch'ba sempre per- 
seguitato gli eretici con zelo di cattolico innamorato di Cristo 
(L. 133, II, p. 89), che dovrebbe essere se non soUeyatore, al- 
meoo confortatore nella miseria, é il ministro del rigore ed 
f'set'utore delfacerbitå (L. 123, ii, 25). Il duca usa meco ogni 
rigore ed ioumaoitå (L. 160); gli strani ogni sorta di alterezza 
e di orgoglio (L. 144, 288). — Se i ministri di S. Altezza non 
mi Tolevano annoverare né traM servitori del serenissimo si- 
gnor duca, né tra* virtuosi , a* quali non si restringe la sua 
liberalitå, non mi dovevauo almeno escludere dal numerd degli 
Qomini ; perché, s* io dicessi de* gentiluomini, gli offénderei piti 
con la verita, ch*altri non iarebbe con la bugia: ed a tutti gli 
uomini é lecito il comprar co*danari propri la buona robba; 
e rade volte é venduta cattiva a chi voglia ben pagarla. Ed 
io ho bisogno di molte cose che non mi sono date dalla corie ; 
e la staie mi piacerebbo piu 1* ormisino che il ciambellolto, e 



CoD oricbl foschi e c« vi, 

f2on roembra immonUe e bratte, 

K cadenti, ed asciutto 

tVU'uinor deUa vita, e stsncbe e gravi, 

K'nvidiar la vil sorte 

V^ftM altri, cai pietå vien che conforte.. . 
e o«*l soui-Uo al (»ooiafra : 

Chiaro Vitic^nio, io pur laofruisco a morte 

Id carrer tetro, e notto aspro governo. 

Patto d'iogorda pleba e prrda, e acherno, 

Favola, e frioco vil d* acerba sorte. 
LasM>! e fur cbiuse 1« dolenti porte 

Ciru«cio a me aou di tormentoAO inferno, 

Nelle nosse di lei, che del materno 

Or<*mbo, e del re^o seme é a te conaorte. 
E mi vedc^ti tu poc'ansi, e i lumi 

A roe volcresti dolcemente: ahi lasso! 

In che debbo sperar se in ci5 non aperol 
Ferro in cava proionda, o in alp« sasao 

Rifrido sei, a*amico e pio |>enaiero 

Non tå comntove. Ob seooli, oh ooatomil 



78 M0N06BAFIE BIOGBAFICHK. 

il Tin fi*esco che il caldo ; e il Teroo non posso Btar senza inooo ; 
e nell' an tempo e nell* altro bo bisogno di nn serviiore (L. 494). 
Sono impedito deilo scriTere (L. 123, p. 31 e 35): il oommarao 
delle lettere m* é interdetto, né so da chi (L. 162, 156, 170, 
406); sicché mal volentieri confido ogni segreto alle lettere 
(L, 232). 

Tale era il dtsonesto strazio che si iacea in Sanf ^nna 
dell*infortttnato poeta. E oggi ancora, dopo tre secoli, é un*a- 
gonia di coore al leggere gli alti guai e le dolorose lameata- 
zioui di nna tragedia, a memoria di uomini, mai piii udita. — - 
Montaigne (nov. 1580) scrive, ch*ebbe piii dispetto che coin- 
passione nel vederlo in si abietto stato, sopraTvirendo a sé stesso 
e oonoacendo sé stesso e le sue opere. ^ Aldo Manozio (7 set 
1582) lo troTa in uoo stato si misei*ando, non per lo senno, 
del quale gli parve, al lungo ragionare eb' ebbe seco, intero 
e sano, ma per la nudezza e la farne cb*egli pativa (Gosebilt, 
L. c, 47). ~ Il P. Angelo Grilio (marzo 1584) dice, che U 
meraviglia fu in lui pari alla pietå nel vedere come Tanima 
del poeta non si fosse giå partita dalle affrante membra per 
disperazione d' ognt divina ed umana cosa. Dal primo sno col^ 
loquio n*uscl si afiranto, che prov6 in sé stesso tntte le an- 
gustie del prigioniere, in tanto cbe non gli bastayano pid le 
forze a ritomarvi. — • Il Guastavini (1586) trové il Taaso in tale 
miseria che non pote averne nna parola; ed afferma, che 
« traeva le lagrime sugli occhi a ciascheduno qnel misere e 
compassionevole stato, in cui, in qnella prigione, si ritrovava 
quel diTino ed immortale ingegno, e chi il vide, cosl come io, 
ne pu6 fare chiara testimonianza. > 

E come fosse stata poca cosa la prigionia ooi matti , lo 
assalgono nuovi tormenti, nuovi tormentatori. Gli ginnge al> 
r orecchio come il suo poema, tutta la sua ricchezza, e in esso 
tutta Tanima sua, vien trafBcato da stampatori ingordi, e ch'é 
giå alla luce, senza I* ultima sua mano, mutilo, scorretto, oon- 
senziente il duca stesso ; gli giunge air orecchio la tempesta 
e il furore con che gF Inferigni e gi' Infiirinati, e altro succi- 
dame, si gittan addosso alla sua Geinisalemme, e, mastinl rin- 
ghiosi, con rabbia invelenita, abbaiando, intendono e pngnano 
a fiime scempio ; intantoché il Salviati, maestro e donno di si 
disonesta tresca, ad ischerno peggiore, é invitato alla corte 



M0N06RA.FIE BIOGRAFtCHB. 70 

d*AUbn80 con kiuti stipendi e con largbi onori. — • No qui si 
matara qnesta lagrimeyole odissea : son tant! i colpi di cbe lo 
pørcnotø la maligna fortuna che i secondi non aspettano i terzi. 
Di tutti i mali da che é traTagliato, peggiori la malinconia e 
la lolititdiDe. Nella soUtndine, ecriveTa egli, affiiggo me stesso 
(L. 473 e 122, 296, 494). Essa é misera e noioøa oltre T altre, 
roassioaameDte s'ella non é d'uomini, ma di amici (L. 409, 
589). E Torquato avea proprio bisogno d* una parola benevola, 
confortatrice, che doloemente gli stenebrasse la cupa melanco- 
nia, che gli iacesse riamare i consnett nfiici della Tita, e che gli 
facesse pur splendere dinanzi un raggto di speranza di nna non 
loBtana liberazione. — SMo poteesi alcuna Tolta, Bcriveva a 
D. Angelo OriUo, eeaer Tisitato da Toetri pari, non flirei cbe 
foese distnrbo, come voi il domandate, ma trattenimento al qnale 
Don sarebbe da me preposto studio alcuno. In tanta e coel Innga 
solitndine io non poeso né acquetare Tanimo, né riposar Tin- 
telletto in alcuna parte roeglio che neMibri (L. 296). E al 
P. Zaniboni : Venite a consolarmi , come solete , perch* io vi 
aspetto, n detidero e mi vi raccoroando (L. 482 e 483). E ad 
Antonio Costantini: La cortesia di V. S. m'ha di maniera avezzo 
alle sne spesse a care visite, eh* io sono stato quasi ttttt* oggi 
alla finestra, aspettando ch*ella venisse a vedermi ed a con- 
solarmi, come snole (L. 529). — Ma queste oonsolazioni erano 
troppo rade e troppo fnggitive : neUe lunghe lunghe ore di so- 
litudine la prepotente ed egra fiintasia rendeasi indocila all* im- 
perio della ragione : nella febbrile esageraziitne che lo macerava, 
Don potea che peggiorare ogoi giomo piii, e nelle iacoltå deU 
r intelletto e nella salute. La mente, ooel egli, é infingarda al 
|ieoaare, la ikntaaia pigra airimmaginare, i eensi negligenti 
in MMnministrar loro le imagini delle coee, la mano neghittosa 
allo acrivere, la penna quaai da questo ufficio rifugge, e tntto 
■ento nell*oper«zioni agghiacciarmi e qaaai da invaitato tor- 
pore e stordimento esser soprapreso (L. 123, p. 36). E lap 
nanta perdota la memoria, egli che soleva rade volte por mano 
alla penna, oome colni che riteneva nella mente treccnto o 
qnattrorento stanze per volta, ora appena pa6 ricordanri d* nn 
sonetto, e se egli non é (atio di fresco, se ne dimentiea in 
tntto (L. 2o8); né ricorda di cosa alcnna di qnei ch*å letto 
(L. 494, 496). — La vista e Tudito iadeboliti; le membra tatte 



80 MONOGRAFIE BlOGRAncHE. 

magre ed estenuate (L. 123); la yecchiezza venuta innaozi agli 
anni (L. 409) : per la torta immaginazione vede coee che non 
8000, ode favellare cose inanimate : il diaYolo passeggia e donne 
con lai, né ci é verso che possa guardarsi dalle sne mariao- 
lerie; gli toglie di dosso i danari qnando ei donna (L. 437), 
gli ruba il pane, i frutti, le vivande (L. 454, 456), gli matte 
i libri sossopra; in breve, egli é ammaliato, ha bisogno del- 
Vesorcista che scongiuri i spiriU e incand ia fantasima. 

La stanzeita, a pian terreno, in che venne rinchinso, o meglio 
la tomba de* nW (I), misura metri dna e cent. 31 alta, larga 2 
e 18; 6 e 45 lunga. Ed et supplica i Consiglieri di grazia di 
Ferrara (L. 148), il cngino Ercole Tasso (L. 149), la cont Laura 
Boiardi Thiene (L. 150) gli venisse assegnata per prigione una 
casa o villa piacevole : si terrebbe per infino contento di esser 
tramutato nelle prigioni di Castello (L. 152) purdié lo si tolga 
dallo spedale, do ve tali e tanti sono gli strepiti da far diven- 
tare forsennati gli nomiai piii savi (L. 190). Solo nello soordo 
del 1581 gli venne concessa una stanza piu comoda, ma ei 
voiTebbe pur aggiunta la vicina assai piii ampia, ove potesse 
filosofando passeggiare (L. 196). Pare che non Tavesse che nd 
1583, giacché la lettera del 2 agosto é la prima datata dcMe 
mie stanze di Sant'Anna (L. 246). Fra il giugno ed il luglio 
del 1 581,. donna Marfisa d'Este, signora di lodevoH maniere, 
e d'aito intendimento, e di moUa bellezza e di moUa oneslå, 
ottiene dal duca, cugino, che le fosse condotto il Tasso nella 
sua villa di Madalana (L. 166). Per6 molte cautele assieparono 
la ducale grazia. 11 Gianluca non dovea partirsi mai dal sno 
fianco. Accoltovi dimesticamente, si allieta della compagnia di 
donna Tarquinia Moiza, di donna Ginevra Marda, e si trat- 
tiene in piacevoli ragionari. Non é a dire di quanta ricono- 
Bcenza infocasse Tanimo per le gentili accoglienze ricevute. 
La Marchesana fu infiorata de*suoi versi nelle nozza, nella 
gravidanza e nel parto. E di quel giorno volle serbata la me- 
moria col suo leggiadi*issimo Dialogo La MoUa e C Åmare 
(Dial. II, 347). Nel 1584 conoscendo il Oianlnca come le ma- 
schere e altre simili cose erano aleggiamento al suo umore 
(L. 318), lo induce ad ammascherarsi , ed esce con Alberto 

(1) Nd bellissimo sonetto a Scipione QoQzaga cbe comiDcU: Seipio, 
o pietade é morta od é bandita. 



MONOGRAKIB BIOORAKICHE. 81 

Pai*ma a goder le giostre e i torneamenii che fecero splendido 
qoel carnovale a Ferrara ; e il Tasso riconosceate delta il Dia- 
logo Le Mtueherej cbe intitola al Gianluca (Dial. in, 131). lo 
ben 80 che al Gianluca era concejtso di levarlo di prigione 
qiumdo meglio gli piacea (L. 342); che quaiche volta ne lo tolse 
il Grille; che il co. Pepoli ed altri cortesissirai gentiluomini 
bdognesi il conduuero colle loro carrozze a S. Benedetto e 
agli altri conventi (L. 390, 501, 507); che Torquato ricevea 
quaiche aUegramento dalCtudr fuori e dalCandare a tomo 
(L. 406); BO che Tambasciatore Albizzi il volea spesso suo co- 
mensale; ma ci6 solo avveone nelF ultimo anno della sua pri- 
giooia, e mi so pure che uoa volta cbe »i mostr6 restio al 
ritorno^ di uscita non si parl6 piii, se non negli ultimi mesi, e 
che r usdo dello spedale fu chiavato peg^io di prima (L. 376, 
390, 406, 494). 

Se non che dalle praticbe tentate e riten tale per la sua 
tiberazione non ne vede miglior lume : ei ne conqincia a dispo- 
rare: se maggior pena non Vaffrenasse, troncherebbesi la 
vita (L. 182): Tinfermitå, grida, mi fa la vita quasi intoUerabile 
(L. 317): — La mia lunga prigionia e riofermitå mi fa la vita 
qoasi incre8cevole(L.372). — Attendasi solo alla raia libertå, con 
la quale mi par sia congiunta la vita (L. 383). Se la libertå 
troppo indugia, mi sarå data dalla morte, che ci libera da 
tutti i mali (L. 389) : — e al Grillo : Froouri di cavarmi innanzi 
▼emo da questa prigione, se m' ama vivo, perché se iiidugiasse, 
lemerei del contrario (L. 406). Ed agli amici, all* Italia tutta : 
<la mia calamitå* grida cosi altamente che al suono delle suo 
vod mirabili arriva per Tuniverso: onde é sordo ben chi non 
Tode, e chi non Tesaudisce severo. » 

Cbe il Tasso fosse maninconicissirao e frenettco cel confessa 
pitt volte egli pure; e della franesia si duole come della piit 
Koiosa, della piu spiaceoole delle sue svenUwe. — Eppure, 
»ebben case facea degne di riso Non gid case scrivea degne 
di riso. Cercate e ricercate tutte la sue lettere scritte da 
Sant*Anna, non troverete mai che sbalestri. Anzi quanta elo- 
qoenza uelle sue apologie al Gouzaga e al Boncompagoo ! Pi(>no 
di filoeofia la lingua e il petto, oi meditu i piii btupondi ilia- 
loght. E quanto seuno, quante belle ed alte dottnite noa tra- 
locono in essi! Egli ha, dicuno« l^intcUetio sconibuiato, ma 

6 



s 2 MONOGRAFIE BI06KAFICUE. 

(orsk* non si apii mai piii vivido, come allora, ad accogliera 
la luce del vei*o. — Le negate scritture farono la prima ra- 
dice delle pazse^ false temerarie parole, per cui fu chiupo in 
SanfAnna. Ma, per Dio! quale proprietå v*å al mondo piii 
sacra, piii inviolabile di quella dell* opere del nostro ingegoo \ 
(^ual podesta umana, aia pur essa quanto alta si yoglia, pu6 
vantarne diritti; qual ragione pud aveme prmdpe alcuno del 
mondo? Non son esse, diceva il povero Tasso, qiiasi fig^iuoli 
<lel poeta, e di quella parte di iui ch*é piii nobile (L. 1052)! 
lo mi ricordo deirorsa di Stazio, resa inimitabile dal divino 
Ariosto. Se non cbe lo stato miserando in che Tavea condotto 
e la molta altrui maltgnitå, e la sua poca prudenia, coai in 
non saper dissimulare Tingiurie, come in nsentirsene oon parole 
troppo aspre, e soprattutto la fallace e perturbata sua fantasia 
(L. 103), avrebbe dovuto destar la piii viva pietå, il piii amo- 
10^0 interesse, anche negli animi meno compassionevoli. Se il 
duca aveva cotanto affetto, e, come si disse, gelosUi deUa soa 
salute (L. 202), percbé rifiutarsi neir assognargli a prigiooe una 
casa od una villa, percbé non circondarlo di quelle cure cbe 
sole lo poteano ritomare al suo stato, percbé negatagli la pro- 
visione, negate tutte le oose se non le necessaiissime (L. 162), 
percbé men nutritivo (L. 190) e scarso il cibo, scarso il vestito, 
e sempre fuor di tempo per fargli dispetto (L. ^2), percbé 
aggravata durainente la mano e quella dei suoi birri sulio 
sventurato prigione? — Fra tutti gli altri segni, acriveva il 
duca al Gualeugo ed al Masetti, a'22 marzo 1578, dovrebbe 
riconoscerai da questo, cbe gli é caduto in imaginazione ehe 
noi volemmo farlo morire,,,, potendosi creder che quando noi 
avessimo avuto tale fantasia, sarehbe stato assai facile tesse* 
cusione. Parole freddameute crudeli, e cbe rivelano eloquente- 
mente il cupo vendicativo animo di Iui ! I Quando gli ebbe fatto 
f/occia a goccia bevere T assensio e il veleno di tutti i possibili 
afTanni, quando ei non era piii cbe uno spettro, allora S, Ål- 
tcsza invittissima, clementissima, serenissima (L. 552), che per 
1>en sette anni non si lascié vinoere né dalle soUecitudiui dei 
papi Gregorio XIII e Sisto V; dell' imperatora Rodolfo, e del 
fratello suo, card. Roberto d'Austria; dalle pregbiere delle 
^entili ducbesse di Toscana. d'Urbino e di Mantoya; dei car- 
ilinali Gonzaga ed Albauo. da quelle della citta di Bergamo, 



>J0N(X;RAF1E BlOtilUFlCllE. S3 

in breve, deiritalia tutta; allora S. Altezsa invittissima , clc' 
tncnUssima, serenissima, come uno straccio logoro, lo prestd 
per a tempo al duca Guglielmo Gonzaga!!! 

lo perdoneré volentieri a Torquato, lorquando supplicava 
di poter riattaccar la servitu col duca Alfonso (L. 165), fiue 
d^ogni adb desiderio e sua felicitå estrema (L. 165); lorquando 
dioe giusUssimo V inflittogli castigo, e lo dice sol mosso dalla 
pietå, governata dalla pietå di Dio (L. 133); lorquando , dod 
Unto si duole dell* aaprezza del carcere, quanto dresser dive- 
Duto poverissimo della grazia ducale (L. 342) , o con grandis- 
sima umiltå nc chiede perdouo (L. 1098, 1455); lorquando non 
ti rimane di farne Tapoteosi (L. 170, 494, 552), e prega per 
U sua salute (L. 1541 ); lorquando, e fino agli estremi della 
▼ita, pensa con amore e roesto desiderio alla corte di Feirara, 
e 81 terrebbe per avveuturato di ritornani, e quivi morire 
(L. 1519). Anche in questa, direi, idolatria, anzioohé servilismo 
oodardo, o virtil di fleesile schiena, sotto Toltraggio dello sta- 
ftic, io TI leirgo, dir6, con biblira fra.<te, un amora forte come 
la morto. In quella roggia avea trovato V ebbrezza della vita, 
e vi Mi era forse abbandonato troppo ; ivi sentl di eisser poota ; 
vi a\ea oreato il suo Aminta, creato la sua Gorusalemme, vi 
avpa raggiunto il sommo della gloria. — Ma che vi »ieno 
tuttavia apologisti del duca Alfonso, lo dioo scbiettamente , 
rifugge Taniiua al solo pensarvi. lion disse Torquato: € il 
caKtigo, quando IrapaAsa i termini, prende formå di vendetta » 
(L. 123). La posteritå, non soprailatta dal bisbiglio degli adu- 
latori, ha seotenziaio. Se non altro, io 80ttoscriv6r6, di buon 
grado, alla conclusione che ne trasse il beiiemerito C. Guasti : 
< AlfooiK), geloso come un signore di non vasto dominio, pre- 
poCeota come tanti signorotti di quel secolo, che assai ritra«*- 
vaoo al carattere del medio evo, ambizioso como un mecenate, 
chiuso ne*8Uoi pensieri e avviluppato ndle parole, come col 
dipiiiM) vivamente un anibasoiatore toscano {Orasio Urfnini); 
DOO erm iatto p4*r inteudersi con Torquato, poc ta di mobiliMsima 
iantatfia, di molta fiducia nel proprio ingegno, prono airaman*, 
al credere, al favellare, che di st> stesso avea tal scutimi^nto 
da stlmami piii atto ad onoran* clio ad essore onorato. Nature 
roal diverse, in cosl diversa condi/ione coUocato dalla fortiina, 
luentre non do\eano een ar cliu di >f; i unger«!, pareva che cun- 



b> 1 MONOGRAKIB BIOGRAFICH£. 

giutassero a collegarsi. Fu errore in entrambi: err6 Alfouso 
nel voler trattato da pazzo un uomo che scrivea cose degne 
di sommo poeta e fiiosofo: err6 Torquato nell* ostinarsi^ a ri- 
maner cortigiano d* Alfooso. Certamente il cantore della Gero- 
salemme non avea bisogno del maffnanimo Alfonso per essere 
uu gran poeta : forse Torquato Tasso, anche senza incontrarsi 
in quel principe, sarebbe stato un grande infelice. » 

E chi non istima altamente il prof. Senatore Andrea Verga 
ornamento e splendore delle mediche discipUne, e degli alie- 
nisti italiani senza dubbio il primo? lo poi gli debbo anche 
riconoscenza, pei*ché, con animo squisitamente gentile, fe* pieni, 
(juante volte lo richiesi, i miei desiderii. Ma egli m*é fona 
dipartirmt da lui negli apprezzamenti che fa del duca Alfonso. 
lo gli riferisco: agli altri il giudicio. 

11 libero corso (II) che Alfonso concesse per tntU Italia alle di lai ia> 
cessan ti querimonie, mostrano com'egli fosse sicaro di vedere e trattar 
rettamente, e la nessuna reazione per parte degli illastri peraonaggi cai 
il Tasso avea chiesto con si dolenti modi pletå e soccorso, é lua prova che 
il duca non s'era ponto ingannato (!!).... Il duca, teinendo che il vagar 
piA lango.... non ne compromettesse la ripulazione, c ne readesse aflktto 
incurabile la salute, deliher6 da padre aaggio ed amoroso di farlo medi' 
care contro sua voglia. Al qual intento gli assegna ottitne ed agiatUsime 
stanse, e volle cfie fosse proveduto di tutto cid che poteva eontribuire a 
guarirlo od alnieno soliecarlo da' suoi mali (!!). 

Lo port6 poscia il demone della melanct^ia un' altra volta alla corta del 
fluca d' Este, e allora fu ritirato in Sant' Anna. Bisogna dire che si foaae 
presentato coll* aotico umore o peggio, e che il duca, non bastandogli ranimo 
di mandario ramingo per V Italia in si deplorabile stato, avesae finalmente 
pre&a la determinazione di farlo curare auo malgrado. Nel che non mi pare 
che sia piA da riroproverarsi di un padre che costringesse un suo bimbo 
ad inghiottire sughi amari, a sottostarea un*operajdone doloroaa, nellMdea 
rite da quei sughi e da quella operazione abbia da ricevere la vita e la 
salute : e il caso va senza alcun rumore ogni giorno ripetendoai in quelli 
r\\c avendo parenti affetti da umore melanoolico, per servirmi del linguaggio 
iloi nostri buoni vecchi , li affidano ai manicomi publici o privati , perché 
ri ricevano quelle cure che sono impraticabin in seno della famiglia.... 
.Vlcuni tcrittori si persuadono che il Tasso sia stato tenuto in Sant* Anna 
couio reo e non come ammalato, poiché vi ebbe a sopportare troppi pati- 
nienti. Ma di grazia, da chi siaui noi fattl consapevdi di qnesti patimentit 
Dal Tasso medesimo, che, se 6 vero che fosse quello che abbiamo dimostrato, 
non ha pii\ diritto alla nostra credenza. Perocchc i appunto nell* eaagerare 
Ih disg^razio passat« o la miseria presento che i lii»emaniaci fanno mostra 
tl'uiia jKjl'inte nioLuoria e d'uua viva imagtuazione e destano a un tempo 



MONOOHAPIB BIOORAPICHB. 85 

la eompMsione e lo stopore. Non di rado il volgo ooramosso dalle patetich«* 
broentaiioai di questi Oeremia, cade nel Rospetto, in cui si cade rignardo al 
TassOf e li crøde realment« vittiuta d' una misteriosa orribUe persecusion«. 
<* assai meo pazzi e cattivi di quelli che li hanno in custodia ed in cura. 
80QO i matU piA malapevoU a governarsi o rhe piA facihnente ooropromel- 
tono la ripotaziooe degli ospizii. fVosate dunque oho cosa era da aspettanti 
sol tuono elegiaco dairiogegno e dalla coUiira di Torqaato. La roelanoolica 
sna mosa, seropre in dubbio della vita. d<*lla liberta, della roba e deH'ooore, 
dovea spesao strappare le lagrime.... Del restn, se in San t* Anna fu real- 
mente trattato con troppa dorezza, colpa »arebbe questa dei medici e degii 
infermieri, e non d'Alfonso. (?1) K verainente quando penso che a quei tempi 
si consiéU^acano i pazzi cotne bentin feroci, e ai contenevano coUe cntrftr 
t $i tmttatano eot di'jiuno e eotle aferxate, entro in »oapelto che anch« 
ni Tasso tora toreat^ in par te unn aimil rura, e riilettendo che i \\[i^ 
maniaci eoU* agfriaatatezza della maggior parie dei loro raztocinii condacono 
il nediro poco flloaofo a pensare ch'essi aiano piA cattivi e vizioai che meu- 
tecatti , teogo per fermo che le medicine di Torqnato aaranno state per 
Tordinario aevcri caatighi, e TassiMenza si sarå ridotta ad ana dura cu- 
stodia. Ma torno a dire, questo non é colpa del duca, il quale coWordinore, 
rome hn ordinatOy che fjii forrMero tHito quelto ch49 gli potera cuere utiie 
n ricHperare la tnlute. avea toddinfatto al dfirer 9UO. Si cessi per tanto 
dall'esecrar quel duca come un iiiiquo persecutoro del genio, o dal coin- 
piaogerlo cooie on debole raggiralo dai suoi cortigiani. Egli fecc qt^etfo 
che doTca fare un onento ttomo. uii si pu6 apporgli colpa senta che uiia 
parte, se ne riversi sui piA savi principi che allora reggevano la nmtra 
penisola. I mali rhe ai \*ogliono dn lui deri%*Aii al Tasao, vennern dalla 
«ula mano di I>io. 

VA Emilio Ca.<<telai*, noine notisiiiino e carissimo in Italia 
per il g^rande aflbtto che d soropro portato alla najione del- 
r årti, come ce ne fan fede i suoi splendidi Ricordi cT Jtah'a , 
pure. quantunque 8(Tiv<*s8e che un viaggio in Italia sia un 
viaggio di tutti i tempi della storia, taiuna volta n Ia9ci6 gul- 
dåre piii dalla fitntasia rhe dalla vrritiV. Cito, a prova. quanto 
urriftse nu T. Tasso. 

n Tasso fu chiamato a Forrara dallo nplendido Alfonso II rhe ^Hi died** 
alloggiameoto da prinri{Ms nel suo pnlazzn, ratt**dra di astronomia n«*U'uiii- 
Ter«itå e ana rendita di cento e iVu^ri lire e naquaotanei centeaiini al nie^e. 
r<»ndita magtriore dei ueschiui ventunfraiicu monauali, che in altro tent|Mi 
TArionto avea ricevuto, celehrati uvl caiilo xiv dell'Orlando. Di coonerva 
a tali caricbe rirli ebbe qii*'lla di ^tnriografo e aegretario del priori pe, e 
ri era tra i due tale aniirizia e confidfoza rhe il Tasao dirigevagli ver«t 
p^^ chiedergli, a nio'd'ea4*mptn, un bariloUo di vino di Rosilipo. e in ver^ii 
irli n«poodeva il maguifiro protettore, ^vMldiafarondo alle aue diinande «• 
r«iralaDdolo.... ^ Come di que* ^ioriii vi l'ii un papa diaposio a dirhiarar 
ruerra alla vicioa repiibblira per nl^n«n'e un ecrelso pittore, vi fu priiicif»«» 
c J pare di torm^olare il anmmn pM»ta perrhd lo avi»«v pr^n vatrheyr.i «li 



8G MONOGRAFIS BIOGRAnCHE. 

andare alla corte di al tro princi|)e.... Il Tasso, durante la soa prigioQia« 
ehhe agiata dimora; tempo di pesseggiare anche troppo, visit« di priocipi 
regoanti, coinc il duca di Mantova; stanxe nella villa della belUssiiua prin- 
cipessa Marfisa d'Esto. e dissertazioni suUa natura d^amore; preaenti di 
lihri, roino le meravigliose opere d'Aldo il giovane, che sono tattora modelli 
delParte della stampa; fece letture profonde come la Somma teologica di 
San Tnnimaso, e le storie politiclie del cardinal Bexnbo; eU>e richieste di 
consigli che potean soddisfare il suo amor proprio. come quelU di Fran- 
cesco Terzi. celebre incisore, che consultavalo su stampe e figure; oro 
inviato in »ciuli contanti dal duca di Quastalla: dediche nei versi del poeta 
)>ologncse Giulio Segni; soddisfazioni nelle magnifiche stampe delineate 
per il suo poema da Bernardo del Castello, aifetti, come ramicizia del P. 
Angelo Grillo, benedettino sapientissimo, il quale chiudevasi nella stanza 
del i>oota a pariare d*arte e di religioue, preferendo quel luogo rinchiuso 
n tutte le libertA, e a quel dolore tutti i piaceri: si prese dilelti carneva- 
lesclii nei balli indcscrivibili di Ferrara, imitazione dei tempi clas»ci: di 
che. vestito di fiulKsiroi abiti, c accompagnato da altri gentiluomini danzava 
e faceva il ])^lIo. e beveva in maniera da cader morto di godimenti e di 
stanchezze. — Era si stravagante ch^ si dava per pazzo, cosi per roodo 
di piacevolezza, dicendo che di egual infermitå erano stati tocchi il greco 
Solone e liruto roiuano: tanto sollecito della sua persona che in carcere 
si dcva cura d' e$<$er vestito de' pii\ be' velluti di Genova e avea beretti di 
notte de' pit) ricchi e meglio ricamati , tauto ghiotto che facea ressa agli 
amici perch6 cW inau<Jassero zuochero fiuo per certi suoi manicaretti; tanto 
pigolono clie chitvl<*va a coloro che lo visitavano perAn le calze di seta che 
avevano induss«*: tanto spiantato che i medici non si davan di lui un pen- 
siero al niondo, poiché mai li retribuisso, e spesso riparava negli spedali, 
poiché in pii^ d'una coagiuntiira si ritrovasse scnza tetlo: tanto timido che 
alla piil picciola crttica si perdeva d'animo, e da un orgoglio senza nii«ura 
precipitava in uu abisso di disperazione senza limiti. (??) 

1584. ~ 11 p. Anf^elo CSrillo. — Cameroni Francesco, 
Vamico e Hberaiore di Torqnato Tasso, Ricordazione. Trieste. 
Herrmmanstorfer, 1874, di p. 46, in-16 gr. 

L* amico di Torquato é il padre Grillo, genovese, abate della 
Ck)ngrega/ione di Mente C^ussino. Fu il Grillo che primo chiese 
Tamicizia del Tasso, prigioniero, infermo e mendico, che gli 
si proffei^e soccorrevole, e il Tasso Taccolse subito, e di buon 
grado; pero non gli tacque ch'ei volontariamente si scegliea 
ramicizia d'iin uomo poco amico della fortuna, o piu tosto 
molto nemico, e chti non se ne dovea pentire di poi per inco- 
modo che n'avesse o per ufficio che gli convenisse fare (L. 61 1). 
K che quella del Grillo fo>:se larga, generosamente afiettuosa, 
lo provarono gli effetti, come per verdi fronde in pianta ttra, 
Né solo ei si rimanea dal lodare T amico, ch'era ona sola cosa 



MONOORAFIE BI06RAFICHB. 87 

con 1' anima sua, ma chiunque avesse tolto a lodarlo, chiunque 
gli avesse proourato il benché menomo aiuto o favore. La prima 
volta cbe lo visitb prigioniero, ne usci afiranto, prov6 in sé 
stesso tutte le angosce del prigioniere, in tanto che non gli 
bastavano piii le forze a tornarvi. € Non vengo a visitare V. S., 
stcriTeva, perché giaccio sotto il peso dei siioi affimni, i quali 
dairamoi* cbe io le porto, son fatti troppo miei. > Ma per6 
non potea, quante Yolte gli era consentito, non itnprigionarsi 
col sno Tasso, cbé questo gli era piii dolce d*ogni libertå e 
d*ogni ricreazione, ed ei ne calmava le impazienze, e, come 
persona che vede e tuol direttamente ed ama, confortavalo 
de* suoi consigli, tutti cari e giovevoli, e tutti d* infinita conso- 
lazione e d'altrettanta speranxa (L. 278). € Siete misero, signor 
Tasso, gli rescrivea, siete niisero, perché siete uomo, non per- 
cbé sieto piii indegno. Siete piii misero degli altri uomini, siavi 
oonceduto, ma i>erché siete piii uomo degli altri uomini. Cbe 
se nna manifesta misoria non vi distinguesae dagli uomini, 
aD* opera del diviuo intelletto, saroste tenuto come una cosa 
divina. 11 cbe Dio non vuole io questo mondo, percb6 possiate 
esserk) veramente nelValtro > {Griilo, L. p. 478). — Il P. Grillo, 
con quol suo intensissimo aflfr^tto, con quel suo volere fermo, 
pa/iente, accorto, longanime sep[>e trioofar d* ogni ostacolo : la 
gra/ia fu cbiesta, voluta, espiignata. K b^n a ragione Torquato 
non con altro nome rhianinvalo cbe iVangelo stto terretio, art' 
geio mandatogU da Dio, angelo stio celeste. Onde non e a dir<' 
se il buon benedettino rimanpsse oppiesso alPannunzio della 
morte di cbi solea dimamlaro s%iO mime terrcxfre. — In'i , 
ncriveva al Nuti, a mezzo 7 di /• fiwrio il Tasso^ cd a mc, ch* 
tamavo xovra tutte le cosr umanr, al(ro non resta che inro- 
rare la morte per riaverlo dot c non si muore, E a suo fra- 
t»»llo Paolo Grillo: // Tasso r morto cd io mal vico per la 
perdita di tanto uomo c di tanto amico. A (tiannettino Spinola : 
Hu da Jloma la morte del l^assit, Elrrna piaga ha riccruto 
la poesia, cstrema perdita il mondo, V. S, si doglia di questo 
rolpo, che non fu mai piii giusto dolore, K ad una contessa 
Della Miranda : 11 Tasso *^ salito icri a riccvere il trionfo dcUa 
corona, non in Campidoglio, vta ncl beato soggiomo dei santi. 
Intidiafnolo lagrimando. — Ma conrei ara6 queir anima be- 
Dedetta nel mortal corpo. rcml Tamo scioUa. E fu il OHllo cho 



88 MONOGRAnB BIOGRAnCHE. 

invit6 ferventissimamente gli scrittori piii segnalati del sno 
tempo a srioglier la l'mgua per piangere quel raggio di luce 
divina ch^era sparito dal niondo; che con amorosa e quasi 
paterDa soUecitudine preg6 gli amici e amm iratori di Ini a 
rintracciarø quanti scritti inediti potea supporre ehe giacessot) 
dispersi e sepolti ; che non si rislette d* infen'Orare W Ginlio 
Segni a rarcogliere ed ordinarne TEpistolario, dMnvogliare il 
Manso a compiere e divulgaro il corpo istorico della varia vita 
del Tasso, e i piii pregiati artisti, il Petrucci ed il Castello, a ri- 
produrre V effigie del desiderato amico. E conclude il Gamerooi : 
« essere stato Angelo Grillo, non solo amioo per eccellenza, amico 
nel piii alto significato e fuori d*ogni paragone, prindpalissinio, 
posto a raffronto cogli amici del Tasso, ma tale a rni e^y per 
avventura da raantenere il principato anche a raffrooto con 
quanti mai gli antichi e modemi oe ne appresentano ad onore 
deir uman genei*e. > 

TosTi D. LuiGi, monaco di Monteoassino, Torquato Tasso 
e i Benedetiini Cassinesi. Tipografia di Monteoassino, 1877. 

Quinquenne, mentre il padre dimorava tuttavia a Salerno, 
Torquatello era spesso menato alla vicina Badia benedettina della 
S. Trinita pro>PO Cava dei Tirreni. Papa Urbano II, primo adn- 
natore di Troriati, aonest^ il suo norne alla storia di quella Badia 
in guisa che \wv chi arriva a vederne le mnra, é un ricordarsi 
di lui. Clii vi siede, scrive il V. Tosti, e rammenta di colui che 
lev6 in Clerraont la bandiera della croce, sente tutto un pe- 
riodo di storia che dopo cinque secoli fu materia del Poema 
della Gerusalemrae. E il Tasso, nei tristi giorni della sua pri- 
gionia, commemora, con mesto desiderio, quelli passati nei 
moiiastero Cavense, e le carezze ricevute dal P. Pellegrino 
Dair Erre, che vi era Abbate, e poi dal suo successore che fu 
de' conti di Potenza (L. 274), e da cui labbri udH pure nairare 
le goi^ta di Urbano e de* conseguenti episodi della sua vita: 
Clermont, i Crociati, il S. Sepolcro. — Torquato sorti da na- 
tura nelle beate piaggie di Sorrento la potenza poetica, ma 
nei silenzi del chiostro benedettino intese il primo aoffio dellen- 
spirazione del canto. 

Nou appena le lamentazioni deir infortunato Tasso giunsero 
alle porte dei monasteri Cassinesi di Cava, S. Severino, Monte 
Cassino. Ferrai'a, ove aveva tanti ammiratori ed amici, fu una 



MONOORAPIB BIOGRAPICRB. 89 

pietå, una rompassione di tutti. A far, comp suol dinii, f^li 
ODori di casa presso il po^ta, venne deputato Angelo Grillo. 
E bast^ la prima lettera del Grillo perrhé il Tasso con09ce99«^ 
inttmameDt^ Tamico, non ancor visto, quasi in una viva ima- 
gine dell* amor suo ( L. 274 ). Da indi in qua quell* anime ri 
abbracciarono di mnttto e saldiAsimo affetto. Torquato ai afferro 
al saio del Benedettino per uscire di prigione, vi si tenne stretto, 
né invano: alla caritå operosa illuminata nulla torna impos- 
aibile. Il Grillo non si riputd contento di riconciliare a Dio con 
argomen ti e conforti di spirito e di natura queiranima tribolata, 
ma tanto s*adoper6, e con tanta improntitudine d*uffici, e pt*esso 
quanti piu pote, che i chiavistelli dell'ospedale si mossero, • 
r amico ne fu libero. Ecco il fiore, scrive il Tosti, che mi piace 
oggi raccogliere, per decorarne la funebre memoria di tante badie 
benedettine, che Tira dei tempi ha svelte dalla faccia della 
terra, ma che Tivranno sempiterne nel santuario della storia. 
rom« monomenti della estetica rivelazione di Dio. — V. 11 
Barghini, a. iv, 15 luglio 1877, n. 2, p. 39; Neue Freie Presse, 
2 mano 1879. 

L*08s«nranu del Tasno al nc^isiiiino ordine d«* Benedettini, e l'aroo- 
rerolena di que' F*adri verso loi, si pu6 dire quasi comiQcia^i« rol priacipiu 
deUa ftoa vita, né flmaan inaazi airestremo (L. 753). Gh^, ^ovinottn ancora, 
n«*! oionaRtoro della Cara, dove, da Salerno, aolea iipesao condunti, *i <*ra 
fo(^to in dimesticbetza oon mdti di qu<^' Padri (L. 274) ; el* amiciiia vigile. 
oprroaa, di%iniere«sata del V, Grillo ftW rese, lovra tutte, qucUa Goiiirn'- 
gaxiooe carisaima. Onde caldainente soUecita di <*s8ere accnito cou la coni 
detU Mteni grazioga nella luro fratellanza (L. 271, 278, Si<8, 2V3, 7lit), «* 
di eaaer meaao a parie delle orationideirintera famiKlia, alla quale tutte, 
• aolo at afflda (L. 200, 278, 288). liicooforUto da qneaU Unto desiderata 
airgrefraiione , oe canta le lodi, e ai gloria di chiamarsi amorevoliMiroo 
ftgliuolo (L. 388), nella aperaou d* esserne non d* ira e di maledizione, ma 
lU loce e di speransa (L. 278, 270, 388). — NVIla solitudine della prifrione, 
aoo brama altri oooforti, né piA caro tratteniroeoto æ oon di estere piA 
volle visitato da que' buooi Padri, ma aovrattutto dal auo (irillo; pure con- 
sideraodola profnaione dell' amico, la roodeatia, la vita aolitaria e lontana 
dai ii«>frott del rooudo, non gU piacerebbe d' imporfrli alcun pe^o che nou 
gli fiMS« o che non g\\ paresse conveni«*nte (L. 323). Uscitone, col pen^i^ru 
e col coore, pi6 e piA volte corre al famo«iuinio tempio di S. Ben<H)«*tto, 
ds* piA famoai d' Italia (K. 753), ancor non vi«to, meroorabile per antica 
reiifrione, ch^ re lo trae profonda dcvotionc, anche in rendmiento iti f^razi«* 
per la navuta aaluln, e quivi confes«anii e comunicnr«! (L. Wti e iOOt). ^ 
In breve, tra tanti atfanni e diaillusioni d<»lla travafrlintisauna sua vita, 

porh«- altre sperante mi rimanKono, scriv^va efrti. rh«* ramirizia dn 



90 MONOQRAFIB BIOGRAPICHB. 

monaci di S. Beoedetto (L. 763, 906; Prose, i, 300). E UnU ne prende ooo- 
fideote famigliariU, che li prega a maDdargli a S. Anna una capra, perché 
vorrebbe torre il siero (L. 362); che col tramite loro si fa spedire, dove 
pia g\\ Ulenta, e libri e scntture (L. 614, 616, 61S, GSl, &11, 996, 998); 
^ egU ricorda con affezione e stima altissima Tab. Chiidi (L. S74, 279. 293); 
I^ab. UtUnno Pacio (L. 276, 3&1, 309); il P. Genrasio (L. 106,961, 967): 
r ab. Proapero Ghinolfi (L. 909) ; D. Girolamo TroUno (L. 274, 279, 290, 325) : 
il V. d. Pellegrino DalP Erre (L. 274) ; il P. GeUerario d. Aurelio Segala, da 
Ix>nato (L. 983). E cari gli erano pure il P. Giamb. Stella, peritissimo dm 
iiegozi, e che Taiutft molto presso il card. GoDsaga (L. 1322); il P. Rene- 
detto Dell* Uva, che ooo nn bel aonetto invitavalo a rompere gi' indagi e 
pubblicare la sua Gerttsalemme (Prose, i, 369) ; il doUisaimo Casuiiese P. 
Vincenzo Borghini , per dirittam di giudizio e puritå di gusto a nessano 
seoondo, col quale si consiglia intorno al poema, traacegliendolo qiiasi giu- 
dice supremo delle controversie insorte. Ma sovra tutti gli si roostrarooo 
affezionatissimi il P. Nicol6 Cremaschi da Sal6 che togUe a conforiarlo coa 
frequeati doni (L. 763, 9S5), de'quali ricorda due belUssimi cedri. ch'et d<ma 
a Eleonora di Medici, duchessa di Mantova (L. 15, ed. Portioli); il P. Eii- 
tichio Giroldi , che gli oopiava con amore paziente le suo lettere (1^. 763. 
967) ; il P. Basilio Zantboni, vicario del Grillo nell* opere di aflezione e di 
servizio, cui Torquato prega yenir a vederlo senza &llo (L. 269, 270, 3251: 
perché ha da ragionar seco a lungo, e lo aapetta e lo desidera (L. 483. 967) : 
e il buon P. Basilio se ne sta spesso con lui nell' ospe<laIe , e lo consola. 
cura il ricapito delle sue lettere (L. iS2) ; ne trascrive i coinponimenti (L. 341. 
357) ; tien V occhio alle veati, al cibo , ed a quanto gli fa mestieri ; e sir^ 
come sapealo ghiottonoello, gli fa sixtsso gustare i frutli tlella saa cortesia 
(L. 481), e gli manda a donare de' dolciumi, de'conditi e de' rasi di per»- 
cata (L. 275), che gli tornano gratissiroi. Né questi erano i soli, né da poohi 
accompagnati, che ben potea dire che non era povero della grazia di tanti 
e tanti altri (Prose, i, 369). Dovnnque vi ha una Badia, dolce porto dfJ 
mondo e di fortuna, di sacri e dolci atudi alfa quiete, b certo di ritro- 
var vi un tetto ospitale; sia ch'ei batta alla Poinposa, a S. Benedetto di 
Ferrara e di Polirone , a S. Benedetto ed agii Ognissanti di Mantova , ai 
S. Faustino o Giovita di Brescia, a S. Maria di Badia di Firenze, a S. Ca> 
torina di Genova, a S. Paolo di Roma, a S. Renato di Sorrento, a S. Se- 
verine di Napoli, da per tutto el legge volti benevoli, da per tutto é oir- 
oondnto da accoglienze oneste e liete, e vi é fratomamente trattenuto. Sen- 
tendosi stremato di forze, si conduce, quasi in devoto peregrinaggio, a 
Montecassino per visitarvi il glorioso corpo di S Benedetto, e sostarvici 
alquanti di, e prepararsi alla morte rhe gli parea vicina. — <L'ordin<* 
monacalc di S. Benedetto, scriv' egli, oltre tutti gli altri illustrato e molto 
arcrcscitiU) e nobilitato, c' ha dato niolti papi alla S. Ghiesia. e ricevutu 
roolti iroperatori, reverendissimi per la santitA della vita, e per la dottrina 
e per Tantichitå della religione, e potentissiroo di lettere polite e d*ingegni 
eccellenti, e di studi umani e divini. > Dial. n, 333. — V. Toali, Storia della 
Badia di Monte Cassino, ni, 277; Modestino. i, IIS. 13S. e nota 119; P. fio- 
nnvenfuro d^ Sorrento, p. 61. 



MONOGRARIB RIOGRAPICHR. 91 



ANTONIO COSTANTINI 



K Re II mond« lapatie 11 Mr «h'egli abbe«..* 
Awal lo loda« « piA lu lodcrcbbc. 

Pmr, VL 140. 



Tra i reri amici, e non di ventura, che s* ebbe Torquato 
Taaso, il P. Angelo Grillo, benedettino, fii poste in cima di 
tatti ; troT6 iUustratori amorevoli nel cassinese P. Tosti, e nel 
Cameroni. Ma io ben non »aprei se roeglio a lui o ad Antonio 
Co9tantini si convenga questo iiobile primato di affetti. Onde 
mi é bello dire coi divino poeta: degno é che dov't^ Cun raltro 
s'induca: — Perché ad un fine fitr Vopere sue..„ Cosi la 
gloria loro insieme luca. 

Antonio Costantini nacque a Morovalle, delizioso paescllo, 
a sette miglia da Macerata, tra il 1558 ed il 1560. Il padre 
8U0 Cristoforo ebbe grido di medico valente e di buon rima- 
tore. Antonio fu levato al sacro fonte da Vincenzo f^aureo, 
medico celebratissimo, addotto alla casa del card. Tornone, poi 
vescovo, e rardinale egli stcs^o, ed assai famigliare di Bemardo 
Tasso. Percorsi i primi stud! a Macorata, si tramut6 poscia 
a Perugia, o ve per tempo, fecc sue delizie le lett(»re belle, e 
prese ad avere in riverenza ed onore gli eaenipi sommi deli*arte. 
n prof. Ferrucc i vorrebbe che quivi conos(*esse ed entrasse in 
grazia di Marc* Antonio Mureto, ellenista e latinista solennis- 
aimo, ma non vi fermo fede, cbé il Mureto nel 1562 fa chia- 
mato a Roma a leggervi Aristotile, ne se ne dimise, fino alla 
morte, cbe avvenne nel 1589. Certo lo ebbe a discepolo per 
dae anni (1579-1581); che anzi avvisatosi e delPindole dolce 
ed affettuosa e deir eletto ingegno, lo tenne tra i piii caramente 
diletti, e, direi, in luogo di figliuolo. Non é per6 meraviglia 
se, sotto la disciplina di si eccellente maestro, facesse buon 
rammino, e si^ntisse tanto avanti nelle lettere greche e latino (1 ). 

(1) NelU Hnfraa jrr<y»a »»»'te coul «yv»»ll«»nU» oh« v'«vT<»i voiuto a ma**- 
•tro: roa voi ooo volf^ti* durar qiic^ta tattca per nie (ri& altemptto; il 
quak, in queata part« alineno. vorr«*i r>%mT xiniilo a (Intnni*. T T'**^o. 
mi A. C'>«UDtioi. L. m:*. 



92 MONOGRAFIB BIOGRAFICHB. 

E ben Tamoroso discepolo solea recare al suo Moreto tutto 
il bel corredo delle cognizioni acquistate; e, quante volte gi i 
si offerla Toccasioue, era lietissimo, anche per iscritto, testi- 
mooiargli la sua riconoscenza(l). E ad isdebitarsene, inqualcbe 
modo, tolse ad iDstituire il decenne nepote, di cui ben tosto 
»i seppe guadagaare la stiina e Tafietto (2); airicchl di note 
elegantt ed erudite due pæmetti latiai del bea amato maestro, 
quello in morte del Tuano, e qnello delle isUtuzioni puerUi (3). 
Né perché abbandonasse Roma, si allent6 pnnto si cara colle- 
ganza d* affetti ; cbé il discepolo toglieva a visitarlo con ispesse 
saporitissime lettere latine, o con qualche veochio codice desi- 
deratissimo, e quando con qualche botticello di vecchio rioo 
prelibato, e quando con de^fnitti conditi o qualche altro dol- 
ciume, di che sapealo ghiotto (4). 

Parti tosi di Roma, dalle stesse lettere del Costaiitini, rilevo 
che nel no vembre del 1581 e nel maggio del 1583, era a Ge- 
nova e neirottobre del 1582 a Pavia, e da una lettera del 
Mureto inclinerei a credere che in quello Studio attendesse 
alla ragione civile, e tanto vi avanzasse da renderne meravigliati 

(1) Mxi fere biennium cam Marco Antonio Mureto> et si quid in literi^ 

Iiromovi, iHius domesticae consuetudini totom acceptum fero. Mwr. Op. ui, 
08. •— Neque potest quisquain bona atudia colere, qni to non colet: et 
mihi nist qui to colat atque observet, amicas esse nemo potest. ConsUn- 
tinus Mureto {Mur. Op. nov. 15S1). — Ego vero me illi tontara debere sentio. 
ut si vel viUm ipsam pro eo profundani, tomen ne minimam quidem majo- 
rum eius erga me mentorum partein videar oonsecutums. Ep. lvii, maggio, 
1583. 

(2) Marcus Antonias fratris mei fllius to salatot, crebro de to loqnitur, 
amat to, ot debet ex animo. Ep. on, gen. 1582. — E ne* suoi tredici anni 
scriveva il piccolo Marcantonio al Gostontini: Gum meo ipse nomine ton- 
tum debeam, quantum amatissimo praeceptori debere non ingratus nec 
ininiemor discipulus potest Ep. Lvi, maggio 15S3. -~ É ben a dolersi che 
un gioTine di tonte speranse, ene tredicenne scriveva latinamento con tanto 
garbo, a soli 16 anni mandasse di viU, nell' ottobre del 1586, 16 mesi dopo 
lo zio. 

(3) Addidi duo ouaedam Poeroatia mea, ad quae familiaris quidam roeas 
notoias quasdam adiecit, non prorsus inelegantes. Mnreius Jniianc Mediet 
(spr. 15S4) Ep. Lxxxvi. 

(4) Literae tuae redditao una cam vasculo conditi o malis peraids, quo«l 
mihi jucundissimura fuit.... Quod me amas, sdto to id mutuo facere (genn. 
1582) Ep. LUI. — Vinura, cam comodum erit, expecto. Sed libronim ve- 
torum, de quibus scribis, tontam mihi cupiditotem injecisti, qnantom tu 
qnoque, qui me nosti, conjjicere facile potes. Nihil mihi gratius facere potes, 
quam si eos ad me miseris. Ego aut(*m ito cumulato tibi gratiam retorani, 
at omnes homines intelligant te mihi carissimum esse. Ep. uv, marxo 1582. 
— E il nepoto, a nome dello no, gli scriveva : Tu modo scito et litoras tujus 
et librum Senecae, et illa laato sane et opipare condiu ae coucinnaU, seu 
bellaria, seu tragemato vocanda sunt (rem enim ipsam, nomen non teneo), 
ad nos pervenisse, et omnia (nisse gratiasima. Ep. lvi. maggio 1583. 



MUNOUKAFIE BIOGRAFICHE. l^S 

i maesitii stessi (1). -* Nel toroo del 1584 si condu8se a Fi- 
renze, ove, per le sue virtu venne in niolto favore de* princi- 
pali cavaliei-i, ma piii che ad altri, torn6 caro a CaniiUo Albizzi, 
che, nel 1585, inviato ambasciatore dal Granduca alla corte di 
Ferrara, lo voUe a suo segretario. Ma poco dur6 nel ben locato 
uffizio, cbé TAlbizzi morl nel decembre del 1586, onde gli fu 
forza cercarsi nuovo coUocamento. Ed ancor nel gennaio del 
1587 r ottenne nelPAccademia bolognese con buona ed onorata 
prøviaione ( T, Tasso, L. 789 ), atimatovi da tutti , e segnata- 
mente dal cav. Gian Galeazzo de*Ro9si, che, per anior del Tasso, 
lo ricevette in rasa sua (L. 964). Ma non vi ai trattenue che 
fino al luglio del 1588, in che riparo a Roina presso lo zio 
Claudio Angellni, addetto al VaticauOi finché gli ai apri^se im 
ricapito conveniente. Nu indugid a farglisi avanti. Diffatti dal 
decembro alla metå di inaggio del 1589 lo trovo a Venezia, 
e<l, io credo, ai aervigi dei Gonzaga. Neir aprile del raedesimo 
anno vien raccolto neirAccademia degli Olimpici di Vicenza; di 
che il Taaso ai rallegrava grandoiuentc, e perché raccolto c-osl 
onoratamente, e con applauso univei'sale di tutti quegli acca- 
demici (L. 1115). — Ai primi di giugno é a Mantova, presso 
Fabio Gonzaga, gi*an maggiordomo del duca di Mnntova. Nel 
quai ritomo, né saprei il perché, il Tasso ricono8ce%'a il disfavor 
della fortuna e degli uoroini (L. 1131). Che poi Fabio Gonzaga 
tenefise in gran pregio il Costantini lo prova la seguente let- 
tere cb*ei direiist* a Hemardino Baldi il 16 mai'zo 1590: 

Illustre c tnolto Ret, Signore, 

< Per mia fe* che V. S. non poteva ven ir in miglior modo per 
aver inforniazione di A. Costantini, poiché niuu la pu6 dan* 
né piii ceKa no piii vera di lui stesso. Kd egli appunto la darå, 
benchc io aia quello <*he parlo. Antonio Costantini e mio &<*- 
gretario, amato da me quanto dee anuu^si pt^r^oiia, in cui ai>- 
liaiono alcnni vestigi di virtu. Kgli é in anima e in corpo 

{{) Niifqiiain ()<»Atiti ex quo priinutn t«* novt. mi f^o^Untin«*. ob rm*«*}?!«« 
aiiitni tut il(>l«»H ila \n atuan*. iit a<l ainoi^iii in b* iti«*iiiii pro|*i* singularom 
mhO plan«* acr*^l'*re ynnsf arbitrarcr. Niinc tiiii«*n. quou vifli*o to tantum 
tjiiit parvo t<Mii|M)ri' in jurt<«pru<i«'(itia pml' riK<««>. tanttiH aii MiiM)r<>iii in U» 
iiM tiui minulu^ arr«»>^it, iit ipHrMiu'l iiiiPT.... Val«*, ft »i iii" muaa, aut po> 
li'i« ipjoniain ni<* ninn«, nina in ili"n iiinifi^ iirit:iHr|ii«* ea <Uu(Jia, qua«*, in« 
aii«*t4»n*, injrr^Hna »^. V.\\. lxxxvii, f»»br. 158?. 



94 MONUGRAFIE BlOGBAyiCHB. 

servitore del signor TorquatQ Taaso, e fra V nno e V altro pas- 
sano coDtinue lettere, e id molti ragionamenti che abbiamo 
fatto di V. S. si moetra di easerle affezionatissimo serfitore, 
benché non la conosca di persona, e fii grandissima stima ddlø 
8ue composizioni che dice di aver veduto. E questa é la ca- 
giooe che Tindusse a pregarla per qualche suo componimeoto 
per la sua Raccolta in lode del Papa, la quale non é per 
ancora stampata, ma tosto ch' egli avrå riceTuto da lei alcnna 
cosa, &rå dar priocipio alla stampa. Fayonscalo adunque to- 
lentieri, cbé ancor io ne la prego, e le ne re8tei*6 con obbligo. 
Con che per fine le bacio le mani e le prego dal Signore Iddio 
ogni conten^ezza. » 

Ma non and6 guaii che il card. Sdpione Gonzaga, cono- 
sciuta la bell* attitudine del Costantini, con grande istanza lo 
richiese al principe Fabio, che non pote non recarsi a'snoL 
desiderii. Di che il Costantini scriveva al suo Titi: «L'illu- 
strissimo signor card. Gonzaga, mio signore, mi fece grazia di 
chiamarmi a* suoi servigi nell* ufficio del segretario , la qoal 
grazia, come che singolarissima, e da me tanto tempo bramata, 
ed aspettata, di quanta consolazione m*abbia riempito, nol 
potrei giå dire mai abbastanza.... Saran finiti, signor Roberto 
mio, i miei peregrinaggi , saran pur cessati quei venti che 
sinora han impedito di pigliar questo desiderato porto. Ora 
che mi é dato di ricoverare sotto V ali della benignitå di qaesto 
principe non ho piii di che temere » (7 marzo 1592). — Ed il 
Tasso scrivea al Costantioi il 16 marzo: c Mi rallegro somma- 
mente che il signor cardinale Gonzaga v'abbia chiamato a*saoi 
servigi con cosl onorato partito ; e non so qual dei due abbia 
fiitta migliore el6zione> (L. 1381). 

Ma troppo breve ne fu la contentezza, che il card. Sdpione, 
ile mai-chesi di Gazzuolo, mori a 56 anni, Tundici genn. del 1593, 
in S. Martino di Bozzolo. Succeduto Ferrante, signore ddl*iaoU 
dovarese, anche nella signoria di Bozzolo , il Coetantini s' ae- 
conci6 a* servigi del nuovo principe. Se non che egli si buono, 
si amoroso, e che giå toccava gli otto lustri, sentia il biso- 
guo di avere una propria lamiglia, di avere una compagna in 
che liversare il tesoro de* suoi affetti, e dividere con esso lei 
lo gioie e i dolori della vita. Nel 1598 fu presso a sposare U 



MOXOGRAPIE BIOGRAPICHB. 05 

vedova Elisa Gonzaga, gentQdonna nobilissima, c di rare ()ua- 
lita, e cfae gli avrebbe recato in dote 10 mille scudi in contanti, 
oltrc mille fra vcstiti e gioie. Ma quantunque la duchessa di 
Mantora Eleonora de* Medici si fosse caldamente adoperata 
perdié queste nozze av venissero, non se ne fece aUro per molti 
rispetti. Ond* egli scriveva al Ti ti il dl 8 settembre 1599: 

< Lango silenzio, dispiacevol silenzio, insolito silenzio é questo 
mio, lo confesso, ma crediate pure che dispiacevole cagione, 
amara cagione e insolita cagione lo prodnce.... O sciocche opi- 
tiioni degli uomini in scegliere la loro felicita, ovvero in reputar 
sno bene e Tentura quei eb* é suo peggio e sua mera disaven- 
tora!.... Il mio ammogliamento é ito in fumo ».... E quei cho piii 
grincrebbe si fu il vedersi astretto a sos tener una lite €con 
quella gentåldonna per ricuperare piii di 300 ducatoni spesi 
in tale occasione, e tutti di sua commissione » (8 sett. 1599). Ma 
tutto lieto rescriveva il 25 dec. 1603 all*amico: cFinalmente 
dopo lunghi tuoni é caduta la pioggia. Tante volte si é trat- 
tato di volermi accasare che finalmente Iddio m* ba data una 
giovine por moglie che finora mi & vivere il piu contento 
iiomo del mondo. Questa, oltre esser nobile e facoltosa, é una 
delle piii virtuose creaturo che sieno in questa cittå. > E in 
aHra del 22 luglio 1604: cCirca due mesi fa mia mogtle ml 
partori una figliolina con mio gran placere; per aver comin- 
Haio ad avviare la ruota, e spero di dovere a capo dell* anno, 
e forse prima che Tanno sia a capo, avere anche nuovo frutto; 
piaoda alla divina Maestå consolarmi di figliolanza, in cui possa 
perpetoar la casa, la quale e ridotta in un mio fratello e me 
soli. Egli ha un solo figlio maschio, ed lo finora no sto spe- 
raudo, e sebbene non vi é dubbio che per mancamento di linea 
masculina i feudi decadano alFimpero, tuttavia ciascuno na- 
turalmente vede volentieri la continoazione di sé stesso ne* fi- 
gliuoli e ne* nepoti. » 

Se non che il Costantini, d*indole roitissima, mal potea 
accordarsi con quei principe di rotti costumi, altero e burban* 
zoso verso i suoi sottoposti. Oiylo sin dal 1599 scriveva al Titi : 

< Ogni dl le cose peggiorauo in modo che, oltre al danno é ver- 
gogna grande il coroportar piii lurigamente: in soniiua« io sono 
risoluto di levanni di qui. » VA il 7 luglio 16(M): cE strana 
(*ota do(>o dieci auni di servitii volerne ricominciare una nuova. 



96 MONOGBAPIS BioaRånouB. 

Ma io voglio piuttosto morir servitor nuovo, a contenteaa e 
quiete d'animo, che servitor vecchio dUperato.... Io sto snlle 
pratiche di dar via qui quel poco che ho, e se noD potr6 ven- 
dere con giusto prezzo, vendere come potr6, quando anche mi 
fosse necessario perdere piu della metå, e cedere la reviskme 
per la lesione. > — Il vaso em pieno, e non potea non riboc- 
care. Neirapnle del 1603 si dimise dal servizio, ma sabito 
venne accolto in quello di Vincenzo I, duca di Mantova e di 
Monferrato. Quaai tutto il 1604 fii a Casale; del qual aog- 
giorno scriveva: c Son molti mesi chMo son divenuto cos! va- 
gabondo ck*é necessario che qualche stella erranta sia concorsa 
al mio nascimento. E po^o giurare che da an anno in qua, 
che ce ne andammo a Casale la prima volta, io non sono vtato 
fermo a Mantova un mese intero. » Ma piii liete saonavano le 
informazioni che il 22 luglio 1605 dava sul sno conto al solito 
amico : « Gli afiari miei fino a quest' ora ch* io servo qaesto 
principe vanno felicemente, Iddio laudato, e mi trovo in estremo 
con ten to, parendomi che questa servitii nuova per anoora mi 
nstori delta dannosa che tanti anni feci a Ferrante Gonxaga, 
il quale, come dovete avere inteso, morl gik pin di due mesi 
sono, e fra i conti cVegli deve render nell'altro mondo, al 
sicuro vi dev* essere una grossa partitadi danni cb*^;ii m*ha 
dati e caosati. > Né men accetto fu al duca Ferdinando che 
non solo volle a lui affidato il disbiigo de'piii gelosi affim, 
ma incaricavalo pure d' un' importante missione a Praga, presso 
r impenitore Ferdinando. E fii in questa congiuntura che diede 
alla luce le iettere famiUari del Tcisso non piu stampate, in* 
titolandole al pnncipe elettorale palatino VoUango Guglielmo 
(Praga, Leopoldi, 1617). La dedicatoria porta la data del I aprile; 
é sottoscritta YÅgiiato^ che tale fra gli Olimpid di Vicenza 
fu il norne accademico di Antonio Gostantini. Gi é ignoto 1* anno 
della morte, ma pare non soprav vivesse oltre il 1617. 

Non appena il Gostantini, gentiluomo di belle e buone let- 
tere (L. 859; Dial. m, 243) e gik addimesticato con le muse, 
venne coll*Albizzi a Ferrara, primo ed unico suo pensiero fu 
quello di conoscere il Tasso, anche nella speranza di avere 
ne'suoi studii un utile avviamento. Potent! commendatizie, 
anche da parte della granduchessa Bianca Gappello, gliene age> 
volarono V accesso. Non era curiositå di vedere il grande sven- 



MONOGRAFIE BIOGRAPICHB. 97 

turato che lo traea a Sant* Anna : ei gli recava in dono il suo 
ottore, tutto so stesao. Giammai patto d* amicizia fu stretto si 
fortemente in condizioni tanto dissomiglianti, e si costantemente 
mantenuto! Il Tasso infermo, invecchiato innanzi tempo, la- 
mentoso, irritabile, frenetico, ben pochi compensi poteva o£Qrire 
a chi gli si chiedeva amico. Il Costantini misurd da tutti i lati 
Tampiezza del sacrificio che sMmponea; vi si vot6 lietissimo, 
e vi serb6 fede. — Il serbar la fede nella felicitå, ei aveva 
appreso dal suo maestro, non é cosa puuto malagevele o &- 
ticosa; ma Fesser costante nella calamitå degli amici, é virtii 
degna di memoria eterna e di gloria immortalc (L. 1231). — 
E^ era pur bello il vedere questo giovine, nou ancora quilustre, 
togliersi a tutti i piaceri ond* é si vaga la prima etå, e chiu- 
dersi, volonteroso, per raolte e molte ore in prigione per con- 
fortare V amico. Non i frequenti rabbuffi, non V incoatante im- 
prontitudine , non le manate di pugna scaricategli addosso, 
quando la luna cra scema, ne intiepidiscono V alTetto. B fu si 
mirabile Tadesione di queiranime, che non appena si dipar- 
tivano col corpo, tomavano a vedersi in ispirito con lo scritto. 
Onde il Tasso scriveva al P. Grillo il 15 giugno 1585: € lo 
soglio veder spesso il Costantini, e ricevo molta consolazione 
dalle sue lettere » (L. 300). Ormai la presenza di lui era una 
iiecessitå per il povero recluso, ed io mi sentii tutto commuo- 
vere nel leggere quella che gi* indirizzava il 1 luglio del 1586: 
4 La cortesia di V. S. mi ha di maniera avezzo alle sue spesse e 
care visite« ch* io sono stato quasi tutt* oggi alla finestra, aspet- 
tando chVlU yenisse a vedermi ed a consolarmi comesuole> 
(L. 529). 

Né qui si ristettaro le sue cure: ei non era contento se 
noo vedeva aperti i chiavistelli di Sant*Anna. E si valse del- 
r influenza delPAlbizzi, tent6 e ritent6 presso Eleonora d'Austria 
ed Eleonora do* Medici di Mantova, che finalmente il prinéipe 
Vincenzo Qonzaga non pote non affsumersi il malagevole in- 
carico, e partire alla volta di Fcrrara. £ che animo fu il tuo, 
o Costantini, quando a te fu conccH^o, messaggero di buana 
novelia (L. G5C) di annunziare all* amico che era alfin libero; 
a te, di cavarlo, dopo molti e molti anni, di pngione? Io non 
m*att(*nto di dt^scrivere la pietosa scena di quel momento: 
ognoD che ha cuore fo la imagini. Certo, scriveudo al cugino 

7 



08 MONOGRAFIS BIOGKAFICHE. 

Crbtoforo Tasso e al P. Giovanni BattisU Lugo (L. 862, 1038) 
ascrive Torquato al Costantini il merito deUa siia liberazione. 

Per6 la separazione non potea esser pin dolorosa. E i dae 
amid nelle firequenti loro oorrispondenze, non si rimangooo 
dal rimpiangere rama|t> diataooo avTenato. Nå con termini piu 
efficad ben acceso amante si potrebbe esprimero con la donna 
de'suoi peiisieri, come & il Tasso col sno Costantini. — Se 
la mia lontananza, cosl egli, doveva cagionare tanto desiclerio 
in V. S., e tanta passione dicnore, era meglio c'ambidne ve- 
nissimo insieme in queste parti, e di qua prendessimo insieme 
risoluzione (L. 607, 25 luglio 1586): E il 9 agosto: Se V. S. 
si duole della mia lontananza, n'ha ragione, perdiMo patiaoo 
incredibilmente, ed in molti modi per la sua. Piacda a Dio di 
congiungerci ona volta, quanto d ba separati (L. 612). E il 
giorno dopo, prendendo oocasione di an gentilaomo fiorentino 
che si recava a Ferrara, gli rescrive: Ho volnto di nnoTO sa- 
Intarla, e prendermi questo placere di ragionar con lettere 
seco, poicbé non posso di presenza, come soleva (L. 613). E 
piii tardi : Uno de* molti pensieri, e non de* minori, é che vi- 
¥iamo ancora insieme in una corte, o almeno sotto una mede- 
sima protezione (L. 748). — E in altra: Niuna cosa piu desi- 
dero, che di vivere in parte dove la cortesia vostra e Tamo- 
revolezza possa giovarmi, o consolarmi almeno (L. 1219). E 
come sa che Tamico dee recarsi |>er lai, gli dice: La veauta 
di V. S., se giå fosse, mi parrebbe tarda (L. 1294): — S*io 
misnro la venuta di V. S. col mio desiderio, non pii6 esser se 
non tarda (L. 1297). 

A Torquato stava grandemente a cuore la pnbblicazione 
del Floridante, picdolo poema di suo padre, ma vago e dilet- 
tevole molto (L. 640), per la piacevolezsa e varietå del aoggetto, 
ma ch*egli non avea potuto condurre a fine, né correggere, 
come pensava, illustrando ed innalzando alcune parti; perché 
fn prevennto da gravissima infermitå. Né gli pativa Tanimo 
che rimanesse piii oltre nascosa agli uomini questa nuova prova 
della fecondia del patemo ingegno (L. 849). — Appena usdto 
di prigione, vi si mette attorno con grande amore, lo corregge 
in molti luoghi, ne racconcia molti versi, ne riempie i vacai, 
agginnge quel che manca (L. 633, 656, 672, 789). E siceome 
non vuol impicdarsi co* librai, si affida tutto al suo Costantini, 



MONOGRAFIS BIOGRAKICHE. 99 

che avrebbe saputo meglio guardarsi dalla loro iogordigia ed 
indiscretezza. Ma vuol prima lo legga con diligenza ed atten- 
ziooe, e ch'egli medesimo preponga ai singoli canti gli argo- 
menti (L. 608). E questo il mi^lior placere, g\i scrive, che 
possa riceTere da vol : ma non si dee perdere il tempo, ma stam- 
pare senza indagio ; ed io ve ne prego per la nostra amicizia, 
6 per la benevoleoza del sig. card. di Mondovl, che vi é tanto 
cara; e dopo avervene pregato, ve ne ri prego; e Ton*ei che 
il pregare e il ripregare non fosse indarno (L. 704). •^ Il Co- 
staotini condusse con tanta bravura, e spiegå in rime cosi 
leggiadre gli argomenti, da vincere, a giudizio del Tasso, quanti 
altri ne han fatti in rime toscane (L. 674). Nel decembre del 
1586 86 ne cominci6 la starapa a Ferrara (L. 707); poi trar 
mutatosi il Costantini a Bologna fu ivi proseguita (L. 758). 
Ma a Torvjuato che vuole iotitolaro il Floridante al duoa di 
Mantova. a fignificazione di grato animo, i giorai paion secoli : 
ogni piccolo indugio gli é impedimento molestissimo e con- 
trarii:isimo a tutti i suoi pen^ieri.... ei ritiene che in 20 o 25 
(riomi al piii se ne possta compiere la stampa (L. 788) ; e con 
lettere, che Tuna Taltra »i surcedono, non resta di tempe»tare 
il iK)vero Costantini, quasiché tutta sua ne fosse la colpa. < lo 
non ho roaggior desiderio, che di vedere stampato questo be- 
nedetto libro, che tanto m*importa: per6 saperate tutte le dif- 
firolta, troncata tutti grindugi, precipitate tutte le cagioni del 
tardare; e ricordatevi che il Tasso é vostro tutto per questo 
libro, oltra il rinpetto deir amiolzia (L. 802 e 748, 776, 783, 788, 
791, 822, 823, 820. 829, 835, 836, 842, 844, 852, 854, 856). 

Xé basta. Vuol egli mettcre insieme le sue lettere? E ne 
incarica l'amico, ma gli racroroanda che serbi sovrattutto quelle 
a lul scritto, perché r<^tino perpetuo testimonio e della loro 
Aoicizia e della sua benevolenza (L. 692, 694, 804). Desidera 
egli fiubblicar riunite tutto le opere sue? E il Cos^tantini do- 
vrebba prenderti qu<>sta noia per il suo Tasso (L. 1146, 1275), 
procacciargli i privilegi (L. 1091, 1094), trattar co* librai 
(L. 1 163), ptTché la sua fortuna non gli conoede che ci possa 
attendere, aiutarlo in modo che ^>^li abMa obUli^'^o non solo della 
vita, rome glieno ha gran tompo, ma delf immortalitå ancora 
(L. 1146). Vuol prenentare alla principt'ssa Eleonora de*Medici 
il uo Torrisroondo? E il Costantini non isdej^na inchinarsi 



100 MONOGftAKIE BIOGRAFlCHfi. 

all' uiuile utficio di amanuense, e adoraa vagameute il libi-o di 
belle miniature e figurine (L. 745), percbé per il capo d^ anno 
possa il suo Tasso rallegrarsi di qualcbe dono desiderato. E 
gli trascrive gentilmente, come suole, il Secretario (L. 688); 
né gli si niega quantunque volte venga richiesta Topei'asua; 
sicché nuiralti*a cosa polrebbe persuadere Famico al ritorno 
di Mantova, cbe la speranza di essere aiutato nel &r ricopiare, 
e pol stampar le cose sue (L. 1183). É il Tasso in disagio 
di danax*i, come n*era sfornitissimo sempre (L. 1006)? Ed ei, 
tutto confidente, io fa intercessore a* suoi bisogni, e gli scrive : 
mettete mano alla boi'sa; spendete, comprate, mandate, e, se 
vi pare, uon £Eite spesa, ma buono e cortese uffido (L. 989) ; 
e il Costantini apre il borsellino con una liberalitet che su- 
pera le sue forze (L. 656, 1071, 1416), onde gli ha obbligo 
anche per ramorevole prontezza, come gli avesse mandato 
un tesoro (L. 1179); e il Costantini, ogni vergogna deposta, 
liberamente, per trar Tamico di pena, va, direi, limosinando, 
percbé nulla gli manchi, neir estreme angustie in che si ritrova, 
Egli ha sempre in mente ed in cuore la sentenza del suo Tor- 
quato : tutte le cose lecite si debbono dimandar per amid con 
grandissima istanza, né pu6 ritrovarøi improntitudine dove v*6 
bisogno, né importunitå dove v* é caritå : la quale non consiste 
in alcuna mediocritå, ma in molta abbondanza d*amore (L. 323). 
In breve, é il Tasso bisognosissimo del sno aiuto in tutte le 
cose (L. 1196)? E il Costantini é pronto sempre a far piene le 
sue voglie; ed egli deve spedire il negozio del tamburo, con 
••ntrovi i suoi libri, ché altrimenti si lamenterebbe di lui piii 
di tutti gli uomini del mondo (L. 952) ; egli, accattargli i libii 
piii desiderati (L. 997, 1163); egli, levargli maestro Gasparro 
Kuspa da dosso (L. 1146); £u>gli sicurtå presso lui (L. 1081, 
1126, 1169); egli apparecchiargli le stanze a Roma (L. 1006, 
1028). Quando fu forza al Costantini tramutarsi a Venecia, se 
ne duole come di gran sventura (L. 1074): il Tasso giunge da 
Napoli a Roma; al primo ingresso si trova impacdatissimo : 
non trova chi lo aiuti ad ispedirsi dalla dogana; e non pnd 
tenersi dallo scrivere : O quanto mi sarebbe giovevole la pre- 
senza del mio signor Costantino (L. 1070)! U povero Tasso 
delle cose di questo mondo e nuovissirao; é un pupillo; non 
sa muoversi da sé, e se pur vi si attenfa é raggirato da tutti. 



MONOGRAFIB BIOGRAFICHE. 101 

sicché di bel nuovo: lo non voglio altri sollecitatori , né altri 
procuratori che voi (L. 667) : mi contento dipendere tutto da voi 
(L. 760): niuno fuori di voi ha osservato le promesse (L. 1079). 

Con totto ci6 qualche volta non pote egli sfaggire le qae- 
rimonie, gi* impeti subitanei e le féigori istantanee del Tatsso : 
se il richiesto favore indugia, ei n'accusa la malignitå della 
sna neroica fortuna, per la quale é men stimato dagli amici 
(L. 745). Per6 mai al Costantini esce un rlmprovero, mai se 
ne tiene offosOp mai im rifiuto, mai allentata la soUecitudine 
nel (aroi incontro a*8Uoi desiderii; che anzi il piii delle volte, 
ron ri^uaiHlo benigno, precorre al dimandare. K il Tasso con 
quella sola ^oneta, di che non patla difetto, cerca mostrargli»i 
riconoscento, e del suo norne intitola il dialogo della Clemenza; 
indirizza a lui la seconda parte del Secretario, né potendo, 
come dioe, con gli effetti, vuol corrispondergli almeno con gli 
afletti (L. 937). Né rerto, in tutto V Epistolario del Tasso, ri 
nnrk dato di abbatterci in es pression! scolpite di tanta beno- 
Tolenza come nelle 19C lettere a lui dirette: Egli non isprezza 
la mia fortuna g\k inrhinata o piuttosto abbattuta(L. 65C): egli. 
mi ha racrolto con quelle dimostrazioni d'amore e d*onor(>, 
ch*io non so se avessi saputo desiderarne di piii né di nieglio 
(L. 913). E amico da me amuto ed oltremodo onorato (L. 1340) 
•* dili/fentissimo in tutte h* cose, e che in ogni tempo ha mo- 
i^trato di amarmi tanto (L. 788] ; -^ benché di piccola statura, 
nondimeno o di generoso e di grande animo, e grande amico 
(L. 912). E chi pu6 ncu'^aro al mio Costantino cosa che egli 
chieg^a (L. 1377)? — Ejrli, suo al »olito (L. 789); egli, il 
dolcissimo Costantino suo (L. 836); egli, gentiluomo di rare 
qualitå e kuo amicissimo (L. 924). E dovendo T amico recarsi 
n liergamo, prega il cugino Cristoforo Tasso, che voglia al* 
log^iarlo e trattarlo amichevolmcnte, rome le fosse lui stosso ; 
percio^rhé egli merita molto per le rare qualitå e virtii, delle 
f|uali é ric'hiM^imamente dotato ; ed ei Tama al pari della propria 
sua \ita (L. 1038). Ed una volta che s*era partito senza che il 
l>otfsse vedere, doloemente si duole di non avergli pur detto 
a dio, cif ei Tavrebb«* tanto rarament«' abbrø^riuto nella siia 
dipartiU (L. 1446 e 921). 

Ne minor stima facea del 9U0 grande giudicio o dol grande 
suo inifejrno (L. (i6l). K ^nleva pur dire, rhe non tanta tra 



102 MOXOGRAns BIOGRAPICHB. 

loro era la simiglianza degli studii, ne tauta la corrispondenza 
d'amore, quanta la simiglianza dello acrivere e T unifbrmitå 
del comporre (L. 308). E belli e legrgiadri teaea i saoi epi- 
grammi ; giudicava lui attissimo all* ufficio di secretario per in- 
gegno, per lettere, diligenza, per secretezza, per acoortezza, e 
per bella e gentil maniera di scrivere e di ragionare (Proee, n, 
277). Diffatti il manipolo di lettere, dirette al Titi, offertoci 
dal Ferrncci, oi parve nn vero gioiello: solo cMacrebbe, pel 
gran piaccre che provammo in leggerle, che fosse scarso. Ci 
giova sperare che V egregio professore vorrå adempiere la sua 
promessa, donandoci pur tutte le altre che si conservano nel- 
r Universitaria di Pisa (1). 

11 Costantini avea altamente impresse nella mente e piii nel 
cuore le intime forme dell'amico, e in un bel sonetto ci rese 
quelle sembianze; e certo nessuno potea darcele meglio deli> 
neate e piu vivacemente colorite ; e certo da nessuno potea il 
Tasso veder^i piii volentieri dipinto. Ben disse il Guasti che 
neir offertoci ritratto Tarte non sculpe o colora, ma dice (2). 
Com^esso comparve agli occhi del Tasso ne sentl grandissima 
compiacenza ; e quantunque prima lasciasse dire alla modestia 
di non snpercisi riconosoere, tauto il pennello gentilissimo del- 
Teloquenza Tavea trasformato con gli ornamenti, pure fran- 
camente soggiunge : < M* é piaciuto molto piu il delineamento 
delle mie sciagure, che delle viKii : perché di queste ha det to 
molto piii di quello che deveva ; di quelle, molto meno di quello 
che poteva » (I^. 1444). — E tosto dato di piglio alla penna, fece 
qua e \k dei ritocchi. Ed il sonetto troy6 un interprete valo> 
rosissimo nel Guasti : e ben a lui, fatto dimesticissimo con le 
cose del Taeso, poterono agevolmente soccorrere alla memona, 
come scrive, i fatti e le sentenze da formare ai versi del Co- 
stantini il piii vivo commento. 

E Tultima lettera che scrisse fu indiretta al suo Costantini; 
lettera bellissima, pietosissima , e che tutti gli italiani, dice 
Settembrini, dovrebbero sapere a mente, e che fu come Tul- 

(1) Son (lodici lettere di A. CostantiQi dirette al prof. Roberto Titi : asci- 
rono splt»iuiidnmonte slaiupate dai tipi del Nislri per 1« iUustri Nozze Alto- 
vili Avila-Tosranelli, Pisa, ISTfi. Precede le lettere una accarata biograiia, 
lavoro del Ferrticci; ed esse ci furono di gran gioramento nc^ dettare la 
nostra. 

(?) Comincia: Amt'ri, qti^.tfi é H Tax^o... 



MONOGRAFIS BtOGRAPICHB. 103 

timo 8110 testamento (1). lo non mi so tenere dal riferirla per 
intero, cradeodo non poter meglio chiudere questi poveri cenni 
dell*aimco piu grande e troppo negletto che s* ebbe TinfeHce 
Torquato. 

€ Che dirå il mio signor Antonio , quando udrå la morte 
del eno Tasso? E per mio avviso non tarderå molto la novella; 
perebé io mi sento al fine della mia vita, non essendosi potuto 
trovar mai rimedio a questa mia fastidiosa indisposizione, so- 
pravennta alle molte altre mie solite; quasi rapido torrente, 
dal quale, senza potere avere alcun ritegno, vedo chiaramente 
esser rapito. Non 6 piii tempo ch^io parli della mia ostinata 
fortnna, per non dire dell* ingratitndine del mondo, la quale 
ha pur voluto aver la vittoria di condurmi alla sepoltura men- 
dico; quando io pensava che quella gloria che, mal grado di 
chi non viiole, avrå que»to secolo dai miei Bcritti, non fusse 
per la^armi in alcun modo senza guidardone. Mi sono fatto 
rondurre in questo mnnistero di S. Onofrio ; non solo perché 
r aria é lodata da* medici, pin che d* alcun' altra parte di Roma. 
ma quasi per cominciai*«) da questo luogo eminente, e con In 
conversazione di questi divoti padri, la mia conversazione in 
cielo. Pregate Iddio per me ; e siate sicuro, che si come v* ho 
amato ed onorato sempre nella presente vita, cosi fare per voi 
nell* altra piii vera, ci6 che alla non finta ma verace caritå 
8*appartiene. Ed alla Divina grazia rarcomando voi e me stesso. 
Di Roma, in Santo Onofrio. » 

Con queste estreme parole delPamico, giå consacrate al- 
r immortalitå, ben fosti, o Gostantini, pagato ad usura del mol- 
ttMimo che pur facesti pel tuo Tasso; con queste estreme 
parole, nelle quali, disse egregiaraente il Ouasti, suonava 1' ul- 
timo lamento del dolore e raggiava il primo sorriso d*una 
Cf»Ie8to speranza! 

Compiuti questi brevi oenni sul Gostantini, io mi era rivolto 
alla provatiFsima cortosia del prof. cav. Pietro Ferrato , diret- 

(I) «L'uUiina sut lett^ra, in<1irif»U »ti Ant. CosUintini, vale un po^ina. 
#» «Qotia »d un \rmyo infortunio « frraii<lfKUi , r«««i«»jrna«ione ^ rivtw-«. 
«roi«a «' |)r^<M»nti « apuello airli avv<*nir«): ajirohhe ^rao vfr»ro(roa a«! otroi 



104 HONOGRAFIB BI0GRAJ1CHE. 

tore del R. Årchivio Gonzaga di Mantova, perq^é si piacesse 
indicarroi se per avventura in queir Årchivio esistessero de*do- 
cumeoti, atti ad ischiarire alcuni miei dubbi sul CostantinL 
Ed egli, conCanima gentil che non fa scusa, mi diede sabito 
notizia di una Memoria, che di quei di doveva leggere, appanto 
sal Gostantini, il cav. Portioli, ne' patrii studii consninatissimo. 
Proponeasi egli a dimostrare, coll*appoggio^di pareochi docn- 
menti, da lui scoperti in queir Årchivio, che il Gostantini, aa- 
zicchft essere stato il piii fidato tra gli amici dd Tasso, come 
fin qui da tutti fu ritenato, non fu che il piii vile dei traditori. 
— A chi di un norne si é fatto un idolo, che lo ha accarezzato 
con grande afietto, lo ha circondato di un'aureola di onore, 
e se lo vegga d'un tratto distrutto, é certo ana disillusione 
che poche ve ne han di piii amare e dolorose. Che se poi questa 
persona a cai aprivi, a tutta fidanza, il tao cuore, nel cni seno, 
ne*^giomi deir ambascia e dello scoramento, redinavi, qnasi in 
un santaario, lo stanco tao capo; qaesta persona istessa ti si 
presenti dinanzi armata della lancia con cui giostr6 Giada, e 
ti si mostrino ingannevoli le parole ornate, bugiardi i vezzi, 
falsi i sorrisi, e solo per carpirti nella ragna, oh allora V amore 
si tramuta in odio, e tanto piii intenso qaanto pid caro ti fa 
Toggetto del tuo disinganno. — E il Portioli lesse difiktti la 
saa memoria col titolo un episodio della vita di T, Tasso, 
all'Accademia Virgiliana nelle tomate del 23 marzo e del 4 
aprile 1880. I^a Memoria, da quanto mi scrisse il Portioh, non 
nscirå alla luce, che nel fase. 1 laglio dell' Årchivio Veneto. lo 
trascrivo il santo che ci diede la gazzetta di Mantova nel nn- 
mero 79, 5 aprile 1880: — <I1 prof. Portioli si é proposta la 
questione tanto discussa dai dotti; se il Tasso passando da 
Sant'Anna a Mantova acqalstasse la sua piena libertå, o piat- 
tosto per scgreti accordi tra il daca d*Este e il Gonzaga, il 
sno non fosse che un tramutamento dal carcere d* un galeotto 
a quello d" un rclegato a confine. E prendendo le mosse dal- 
r ultima lettera scritta da Torquato ad Antonio Gostantini dalla 
sua cella di Sant* Onofrio in Roma nel 1595, viene a dimostrare 
come coiui, che troppo ingenuamente Tinfortunato poeta ebbe 
sempre a ritenere tra i migliori suoi amici, non fosse che un vile 
strumento del duca Vincenzo Gonzaga per deludere la buona 
fede di chi, invece di essere ospite ambito per la corte di Man* 



MONOGRAFIS BIOORAFICHS. 105 

toTa, continuasse quivi un* ignominiosa prigiooia. — Il Tasso 
venira da Ferrara a Mantova nel 1586, credeva aver trovato 
un'oasi dopo le angoscie patite di una lunga i^ecluaione, ma 
ben presto s* accorae di non aver che cangiato padrone, negan- 
dogli il naovo i suoi libri di studio, vesti decenti e perfino con 
che provredersi una purga, sentendosi ammalato. Deciso a 
partire, si rivolge con replicate lettere al Duca per aveme li- 
cenza, ma invano. Interpostosi Ferrante Gonzaga, gli si accorda 
di passare presso Marco Pio principe di Sassuolo, poi a Ber- 
gamo, ma ben presto é fatto toraare a Mantova, da dove riesce 
fuggire alla fine del 1587 alla volta di Roma, dove gi unge il 
4 novembre di (jueir anno, ed é accolto dal Patriarca Scipione 
Oonzaga. La descrizione che Toratore fa di questo viaggio é 
la pi il toccante, ma strazia V anima maggiormente il carteggio 
tra il Patriarca e il duca di Mantova, tra questo e il Costantini 
per indurre il Tasso al ritomo; d*onde le prove piii irrefra* 
gabili delle perfide macchinazioni del sedicente amico per trarre 
il povero Torquato in inganno. Il Costantini finge da prima 
che TAccademia di Genova inviti il Tasso per festeg-giarlo ; ma 
egli non s* illude e rifiuta partire. Poi con una falsa lettera lo 
persuade recarsi a Firenze neir occasione dei funerali del gran- 
duca Francesco Maria de* Medici e deir assunzione al trono 
del cardinale suo fratello, ma al momento di porsi in viaggio 
dfsiste dairidea. Intercetta il memoriale che il Ta^so confidava 
in sue mani perché fosse presentato a Sisto V, e lo spedisce 
invece al Gonzaga. Tratta col Govematore di Roma la foraata 
tradizione del poeta a Mantova, ma informatone il Papa, questi 
protesta che al Tasso non sarebbe usato insulto sotto la sua 
protezione. — E cosl terminava il triste dramroa nel quale 
rappresenta una parte molto abbietta il duca Gonzaga, che, 
solo ad imi>edirc conflagrazioni politiche con la corte di Roma, 
declina o^ni responsabilitå p<n* il roancato adempimcnto della 
trisU* imprcsa a«sunta con Alfons^o di Forrara, informan<iolo 
delle prote*tte del Papa. Rar^(n)gliei)do il .«uo ragioriani<tnto, 
r oratore conchiudeva col mostrare ri^iolta la questione propo- 
stasi nel senso che fa torto a coloro che si vantavaiio aroici 
e protettori del Ta^so, il quale proclamato pazzo a Ferrara, 
a Mantova, a Roma, dovea esser ritenuto tale da chi i^Miorava 
le sue persecuzioni che abbattendo anche rauimo piti forte. 



106 MOHOORAnS mOORAnCHB. 

poteYano talvolU far apparire esaltato ed eocentrico chi invece 
non era che un grande infelioe. > 

Ben grave é il cumulo delle aocuse di che Tien chiamato 
in colpa il Gostantini, né mi par leggero compito di dii s* ar- 
gomenti voiemelo dialegare. Consorti di tanta perfidia di ag* 
guati e di vili in^ndimenti i Gonzaga tutti, non eccettnatone 
il patriarca Sdpione, che il Tasso eolea chiamare porte del- 
Vanima sua e la piu eara. Lo che proverebbe una tolta di 
piu Fanimo niqnitosissimo del duca Alfonso, onde, non esiterei. 
col divino poeta, di coUocarlo tra le anime piu nere. — > Non 
avendo alle mani i docamenti allegati dal cav. Portioli, non 
potrei, rimessamente, dire quel che da me ne pensi ; pure sot- 
topongo alcuni dubbi che mi rampottano nella mente. — E 
anzi tutto il Gostantini fu sempre a Bologna nel frattempo che 
Torquato era a Mantova (1). E^fii appunto in quelFanno che il 
Gostantini, per compiacere il Tasso, con amore instancato at- 
tese alla pubblicazione del Floridante, e lo arricchi di ai^o- 
menti ; e fu appunto in queir anno che gli trascrisse gentUmente 
il Secretario, poi il Torrismondo, e perché il dono tomasse 
piii accetto alla duchessa, lo abbelli di peregrine miniature. 

Le pratiche coirAccademia di Genora vennero condotte dal 
P. Grillo e dallo Spinola; replicate le inchieste, onorevole la 
proposta provisione, ma la distemperatagli salute non accon- 
sentl ch^ei tenesse Tinyito. É ben ?ero che quando nsciTa di 
casa un domestico lo seguta di lontano; ma che vagellasse é 
pur noto a tutti. Né mi & senso il negatogli purgante, quando 
Tedrera col fatto che le purghe intempestive, continue, pro- 
lungate, piu che altro, contribuirono a guastargli interamente 
la salute. — E il Tasso, chiedo io, pote si di leggeri sfuggire 
i tanti lacci tesigli dalla prepotenza, insiem congiunta, di doe 
principi? E perché poi tom6 spontaneo nel 1591 a Mantora, 
e si loda poi tante de* festosi accoglimenti avuti da aggua- 
gliare la caritå del duca, a quella della patria, e da chiamarlo 
padrone deiringegno, della vita, non che delFanima sua? B 
quali speranze poterono indurre il Gostantini a mostrarsi al 
fiei*amente avverso al Tasso? E per otto anni continui^ che 
tanti ne corsero dalla fuga di Mantova alla sua morte, con- 
tinue egli ad infingere sempre, e per meglio accalappiare Temulo 

(1) V. pag. 111 e 11? di qiiesto voliimf . 



MONOORAFIS BIOORAFICRB. 107 

inviso, prosegnl ad addossarsi tanti e tanti fastidii, e, ch*é piii, 
ad essergli largo dt cortesie e di generosi soccorsi? E dopo 
]a morte di Sisto V, awenuta nél 1590, rec6 il Portioli altri 
docnmenti della diffalta del Costantini? O non piuttosto per 
c^iovare Tamico, non facea egli sembiante di osteggiarlo, per 
parame accortamente, a tempo, i colpi ? Il fatto si é cbe nes- 
suna freccia nemica giunse mai a coglierlo; il fatto si é che 
ne^suno de' contemporanei n* entr6 pure in sospetto ; il fatto si 
é che non si é mai allentata V alta stima e Y affetto singolaris- 
sfmo del Tasso pel suo Costantini. — Ora, oontrappesando Tun 
con Taitro lato, mi sarå lecito sospendere il giudizio, finché 
possa avere sott'occhi la nota accademica del bravo ed eru- 
diti9«imo prof. Portioli, ed il tero pin mi s^ imbianchu 



T« Tastto In Napoli« -* Modestino Carminb, Della ditnora 
di Torquato Tasso in Napoli negli anni 1588, 1592 e 1594, 
Ih'scnrsi tre, — Discorso primo neWÅntologia Contemporanea, 
a. IV, LXLii, Stamperia del Vaglio, 1859. — // edij, accresciutn 
e corrrtfa daW autore, Napoli, Barone, 1861, di pag. 142 in-8. 
^ Discorso secondo, Napoli, Cataneo, 18C3, di p. 306, in-8. 

Il S** Modesti no, colto e cortese Kignore avelline»e, ci si fa 
sTorta saputa ed amorosa, a visitare tutti i luoghi di Napoli 
rirordati dal Tasso ; ci paria de* personaggi che gli furono larghi 
di afTetto, di sussidi e di ospitalitå; ci fa entrare nei loro pa- 
lazzi, ce U descrive, e direi, ci fa rediviva la storia di que' tempi. 
Tra po^gi incantevoli di S. Antonio e di Mergellina, ci addita 
le tombe venerate di Virgilio e del Sannazaro; ci fa salire 
M)%ra Posilippo, che ne rammonta il Castello della Cortesia si 
leggiadramentc rantato nel Rinaldo (vii, 53) ; ci porta a Chiaia, 
lungo le piaggie del mare , tra quei vaghi giardini appresso 
i quaU quelli di Aldnoo e delle Esperidi non sono di alcun 
prepio, e nc introilure in quello di Ottavio Carafa (o^rgi del 
Principe di Scalota) ove il Tasso reca la scena flel suo Dialogo: 
•7 Gonsiiffii ovrero del Piacerr on>*$to, — DA monastrTO di 
Monteoliveto , che piu volte si aprl genero^amente cortosc* a 
Torquato, e in ch<» parve talora il suo animo aof|uetarsi, di- 
•Tonv |)er disteso, d<>Ua sua origine, della ^ua chiesa, de* suoi 
dipinti, de* suoi monumenti, non che del cominciatovi poemetto, 
in che togliea a celebrame le glori««. Le fainiglie Pignatdli 



108 MONOORAFIE BIOGRAFICBE. 

de^marchesi di Lauro, degli AItatos dei marchesi di Vasto e 
di Pescara, le principescbe di Capua, de' Stigliano, de' Gesualdo, 
le dolorose vicende cbe funestarono il palazzo di S. Severo vi 
8<mo largamente illustrate. E noi d sentiam, con lai, stringere 
il caore alla tista di quello di Ferdinando S. Severino, ultimo 
priocipe di Salerno, ove tante volte, ne'suoi piii giovani anni 
si era Torquato assiem £ol padi'e condotto, che atterrato e 
dtstrutto da ira di principe, ci rivedea tramutato in casa pro- 
fessa de' Gesuiti. Al Manso ed alle deliziose sue ville (1) dedica 
le sue amorose ricerche. In breve, non vi fii persona napOli- 
tana, legata piu o men strettamente al Tasso, che non ce la 
ponga in luce ; non componimento, diretto a' suoi meceaati, di 
coi non parli, e piii cbe altro della GerusaUmme ConquistaUt, 
delle Sette Giomate, de'Dialoghi dell'AmimtVi, del Mintumo 
e del Porzio, Le cronache patrie son fiunigliarissime al Mode- 
stino: la piu eletta emdizione ne arricchisce il lavoro; ond' é ben 
a dolersi che la morte gli abbia impedito di compiere il terzo 
Discorso, e, ch'é piii, la Nuora Vita del Tasso alla quale da piii 
anni attendeva; tanto piii che gli anni che prese ad illustrare, sono 

(1) Si é dispuUto assai sul sito della famosa villa del Manso a Chiaia. 
I pid volevano che surgesse a Bagnoli, ma il Modestino, cod poderosi ar- 
goroenU, ce la coUoca sopra S. Maria in Portico, adiaceirte alla strada oggi 
deaomiaata Vittorio Emanuele, in mezzo a' giardini di due belle e celebh 
poetesse, Dianora Sanseverino e Laura Terracina. Torquato vi fu ospitato 
nel 1592; il Marino nel 1635; il Milton nel 163S. LMnsigne poeta inglrae fece 
pii^ volte ricordo delle festive accoglienze ncevutevi : — lllic, cosi egli, per 
eremitam quemdam, quocum Roma iter fecerani, ad Johanem Baptistam Man- 
sum, Marcnionem Villensem , virum nobilissimum atque gravissimam (ad 
quem Torquatus Tassus, insigiiis poeta, italus, de Amicitia scripsit) sum 
introfluctus ; eodemque usus, quamdiu illuc thi, sane amicissimo. {Drjf^nsio 
seruudo pro powtlo Angliamo, Opera omnia latina, ii, 96). E dei nome 
del Manso intitol6 pure un suo poemetto, nel quale » tra gli altri, si leg- 
j-'ono i soguenti versi: 

Fortunate senex, ergo quacumque per orbem 

Torquati decus et nomen celebrabitur ingens, 

Glaraque perpetui succrescet fama Maiini, 

Tu qiioque in ora frequens venies plausumque virorum 

Et parih carpes iter immortale volatu: 

Dicetur turo sponte tuos habitare penates 

Cyuthius, et famulas venisse ad limina Musas. 

(V. Coii^per's MiUon, vol. lu, Silv. p. 373). 
Molti uomini dotti sonosi affaticati ad indacrare da chi abbia potuto O. Mil- 
ton attingere T idea del suo poema. Il Todd dett5 1* opera: Inquiry into 
th^ orifiin of Pnradise iost: il Modestino, attenendosi a* Haviey ed al- 
r llallam, vorrebbe che nel luogo ove il Tasso compose le Seitr giomaie 
lampeggiasse a Mil ton 1* idea del Paradiso Perduto, e ne prendease le mosae 
dal punto in che Torquato avea lasciato. — Un altro delizioso villino po$- 
sedeva il Manso sulle rive del mare, nella contrada della Sirena: il Marino 
vi compi il poema degl' Innocenti. Anche da Monte Cavallo, dalla corte del 
Papa, il Tasso correva col pensiero ai diporfi di Posilippo desideratissimi. 
L. 1460. ■ 



MONOORAKIE BIOGRAFICHE. 109 

peravTonlura de' meno interessaDti. Né ben sappiamo cbe cosa 
sia avrenuto anche di questi due primi discorai, giacché presso 
i librai di Napoli non ci fu possibile di trovarne un esemplare. 

1589. — T.TasflOyllOrandncae Firense. — - GuASTi 
Cbsarb, Il cardtnal Del Monte iniercede per T. Tasso presso 
il qranduca Ferdinando I. — Giornale storico degli Arcbivi 
Toscani, vol. iv, Firenze, 1860, pag. 78. 

La lettera del card. Del Monte porta la data, di Roma, 10 
DOT. 1589, e fil tratta dalParcbivio medicoo, fra le lettere de*Car- 
dinali al Granduca sudetto, fiha dal 1587 al 1589. — € Il Tasso, 
cosi il Del Monte, é stato da me, cbe certo é compassione il 
ve<Ierlo in tanta calamitå: desidera di stampare alcune opere, 
«'t ri^tampara il Goffredo, tutto mutato a suo modo, et non 
paria da matto. Il signor Daca di Mantova lo desidera in Man- 
tova, ma egli non v*inclina punto; et il suo humore é tutto 
dirizzato a V. Altezza: ma teme la malivolenza della Grosca 
et i Fiorentini, et per ques^to pensa andare a Napoli, invitato 
da molti signori. Ma per6 prima cbe si risolva a cosa alcuna, 
venirebbo volentieri a Fiorenza per trattare con V. Altezza; 
BUL cbe non ba un soldo, et cbe vorrebbe danari per viaggio, 
per so et un servitore cbe lo servisse per strada havendo spes- 
sissimo febbra. Hora condudo cbe se V. A. vuole cbe vengbi 
bisogna mandår danari, et uno cbe lo conducbi; owero do- 
narli qualche cosa cbe vada a Napoli: cbé in vero Fbo per 
vera elemosina, massime al piii raro ingcgno delKetå nostra. 
Et con questo bumilmente le baso le mani. » — E il Granduca 
rispondeva al Cardinale: <Del Tasso io non potrei baver qui 
ne non ma^rgior fastidio, et per la Cnisca et per alti*o, per6 
s" ordina all'ambasciatore cbe per mano di V. S. Illustriss. le 
doni 50 Bcudi da farsene li fatti suoi costå, o a Napoli, dove 
piii li pare. » E il Tanao indirizzava allora al Granduca quella 
lettera, cbe nelKedizione del Guasti sta sotto il namero 1202, 
con la data del :^ derembre, lettera di cui nell*Arcbivio Me- 
diroo non esiste piii V originale per la ragione cbe il Granduca 
lo nmise al Cardinale Del Monte con queste parole : < Al Tasso 
rbo mi ^crive Talligata, potrå V. S. Illustriss. sovvenire sin alUs 
øomnaa di altri cinquanta, ma a pooo a poco, poicb*egU suol 
g-ttare in ui tratto quel cbe se li då. » V. Serassi, ii, 244. 



110 MONOGfUnB BIOGRAFICHB. 

1590. — GuAsn Ces., T. Tasso e Bemardo Bonlalenti, Gal- 
leria storica dell*Italia, ecc. Prato, David Passigli, 1852, p. 781 ; 
Opusc. concernenti alle årti dal disegno, Firenze, Le Monnier, 199, 
210; Opuscoli descrittivi e biografici, Firenze, Sansoni, 1874, 261. 

Giunge il Tasso a Firenze, sente pariare della sua favola 
pastorale rappresentata, sente lodare le niacphine del Bnonta- 
lenti: che fa? Passa di via Maggie, domanda della casa del- 
TArchitetto, 1* aspetta sulP ora del pranzo, gli paria, se gli da 
conoscere, e addio. Né il Manso, né il Serassi (il piii corioso 
e il piii diligente fra i biografi del Tasso) fan cenno di tale 
aneddoto. Solamente il Baldinucci, nella vita di Bemardo Buon- 
talenti, ce lo narra con ogni particolarita ; e vaol non se ne 
dubiti, perclié sarebbe come un negar fede a un testimone 
quasi di veduta. Secondo il Gnasti, il iatto non pote accadere 
che nella seconda vennta del Tasso a Firenze (l),-cioé fra 
Taprile e il maggio del 1590; quando alloggiava al Mente 
Oliveto ne^contomi della cittå. Questo aneddoto fa dipinto a 
fresco in una sala d* an palazzetto in via de' Servi, cba fii giå 
de* discendenti di Bemardo, e poi del consigliere Angiolo 
(V. VOsservatore fiorentino del Lastri, con le note del profi 
sore Giuseppe del Rosso; Firenze, Ricci, 1826, a pag. 46). 

(1) VI fb dapprima nel 1576, albergnto corteseimente da M. BattiaU Deli 
che 10 condususo a vedcro le nxngnificenze della sua citU (T. Tasso, B^i* 
sp<»ta air Accadcmia delia Crusca; Prose, ediz. Gaasti, i, 409). In tale 0<v 
casione si presenta a V. Borfrhtni con una lettera oommendatisia di Bemardo 
Caniå^iani, anibasciatore toscano presso la corte di Ferrara. — « T. Tasso, cosi 
il Cauif^Mani, anle di vo^lia di conoscer di persona V. S.... lo la supplioo 
a tavorirlo et coropiacerlo per amor mio del suo parere inlorno a ærto sno 
poeiua lilierameute et senza adulazioue: ollre a ci6 il stgnor Tasso meriU 
assai per amar tanto la virti^ et i possessori d' essa, quanto eg^li fa; e fra gti 
altri V. S. rev. > — Vi ritorna iu aprtle del 1590; ed il 15, venerdi santo, 
al Monto Oliveto, presso Firenze, ineditando la Passione del Redentore, 
scrive la canzone che incomincia: Alma inferma e doienie. Dal Grandoca, 
che r avea espressamente invitato (L. 1:^^), e avealo prevenuto coUa sua 
liberalitå, col dono di cento cin(]uanta ducati (L. 1?70), Ai racoolto con noirole 
cortesi, e con diinostrazioue di tanto ouore, quanto bastavano a &rgli du- 
hitar de la sua fortuna e di se stosso che della beni|rnitå del princtpe 
(L. 12^16). Saputosi a Firenze che vi era ^unto il Tasso, é incrsdibile. 
scrive il Serassi, la moltitudine che s' aifoll6 per pascere gli occbi alla vista 
di uomo tanto fainoso. (V. Ammirato, Opusc. i|i, 505). — É albergato dal 
signor Bartolomnieo di Salvi di Giovanni de' Pannuzi Del Bria (quartiere di 
S. Giovanni, gonfalone Lion d* oru) per fup-gire Tarsura; ch6 v'avea nna 
galante stanza, ed un gentile orticello, e bello e fresco stare (L. del 23 
giugno 15U0, u. 1255). Ritiutaudasi poi darrjli pii^ oltre alloygiamettto , sa 
offriva di pagargli 15 scudi il tm^se, purché ghelo desse sino a settembre 
o ottobre (L. del 33 di luglio, n. 1S57) ; pure a' 12 a^to vi era tuttavia, 
e vi avea portato la sua valitria con tutte le sue scritture (L. 1266), e pii> 
tardi era alloggiato in casa del signor Giulio Gherardi ([<. 1270). A*pmni 
di settembre, parte da Firenze dopo di esser stato carezxatoe régalato dal 
granduca di denaro o di due belle ooppe d' nrgento (L. 1877). 



MONOGRAFIS BIOGRAFICHB. Ul 



DALL'USCITA Dl SANTANNA 
A SANrONOFRIO. 

A nessUDO meglio che a Torcjuato pu6 affarsi il verao di 
Dante: Trastnutabile son per tutte guise. Ed egli stesso piu 
volte ebbe a lamentara il flasso e reflusso de' pensieri, cd una 
irresoluzione ch*era stata e cbe avrebbe dovn to esaere la rovina 
(li totte le 8ue azioiii (L. 69, 924, 1028, 1072, 1131, 1294). 
Noi lo abbiam acrompagnato tra i triboli del faticoso cammino 
che via via lo condusse a S. Anna ; lo abbiam accompagnato 
iie*8ette anni che vi fu prigione; ora mi giova, per le sue 
orme, seguirlo longo la via del dolore per la quale si venne 
traacinando negli ultimi anni finch*ebbe a compirsi, com*ei 
steaao U chiama, la tragedia della sua vita. 

Il giomo tanto invocato di poter respirare sotto il cielo 
liperto, e senza aversi piii davanti nn uscio sempre aerrato 
tU 429) era aurto anche per Tinfelioe Torquato. Ché niuna 
coaa puo esser pid cara agli animi gentili della libertå, e totte 
r altre che soglioDo enser grate in questo mondo, non possono 
rocare intera soddisfazione senza la libertå (L. 725). — Libero 
egli, i>er grazia del seronissimo sig. doca di Mantova (L. 600, 
0<>1); o come riteneasi in corte, presiato per a tetnpo, e con 
deCarminate coodizioni, la notte del 13 giugno 1586, da Fer- 
rar«, col principH Vincenzo, s*imbarca alla volta di Mantova|(1). 
Orto, dopo tanti anni di prigionia e di tenebre, gli par di 
rinajtcerø: totto gli sorride di noova vita; l'avvenire gli si 
raaserena ; ei comincia a sperare, a sperai'e ancora. — lo sono 
in Mantova, scriv'egli, alloggiato dal serenissimo sig. principe, 
e servito da* sooi servitori , com* io medesimo avrei saputo 
eleg^rere ; e nel rimanenta accarezzato, come a Sua Altezza é 

(I) J«r di notl«. ftrrivtiva il 14 IngUo ir^SØ T ambaariator« Canillo Albiiii 
alla i:raD'lurh'><u Bi4iiCM Cappello, T. Ta^^ iniharcavaHi col 8<>r<MiiH»imo 

Imnnp« di Maiilova. a a» d ^ tto a qu«*lla volta, ilov«*, |M>r ^ollAvanrli 
'attiiDo, U> ntcrri ottu o diivi ihoriii, «• im>i lo riinaiid'Tii, iiHvli" o iwfr^'io 
»^ii«*laU> d^* »uoi umuri rln' mm di hic*rir«i»'a«». — Kd il •gX !«• rt*!»rriv»»va : 
A«iM'ttai«i d'ora in »ra il riUtrito dt 'luiiiu.ilo Ta^vi fii'*'^t<ito pr$' a tfuxpo. 
— Ys il Taafto »rriveva. 11 *iKi»<»r dura di Ferrara iiti coac-deUr, o lut dono 
•I ttgnor dttci di Mantova. L. \tfå. 



112 MUNOGRAPIB BIOGRAFICHE. 

piacciuto. Qui ci sono buone carni, baoni frutti, ottimo paoe, 
vini piccaoti e raspunti, come piacevano a mio padre, e buoni 
pesci ancora, e salvaticine ; e sopra tutto, buon* aria (L. 637). 

— lo mi fermerb in Mantova, percfaé la atanza é belllssima, 
il signor principe cortesissimo , ed io spero di goderci tatta 
questa state, e questo verno ancora (L. 612). — Questa é una 
bdllissima cittå, e d^^a ch* un si moya mille miglia per vederla 
(L. 610). — Ho trovata cosi bella stanza, e cosi libera, che non 
penso al partire (L. 607, 717). ^- L*abitazione di Mantova é 
cosi bella, ch*io non la potrei mutar con altra che piii mi 
piacesse (L. 730). — Qui si fa un bellir^simo camevale , e ri 
sono bellissime gentildonne, e leggiadrissime... (L. 756). — E 
sovrattutto andava lieto per le comoditå che v* aveva di studio, 
e delFonore e favore del principe (L. 703, 724, 733). — Anche 
la giovine gentile principessa Leonora de* Medici gli é cortese 
di tutte le cure piii delicate : nella gravissima sopraggiuntagli 
infermitå, veglia con tanto amore al suo letto, che, anche piu 
tardi, riconosce la wta, come dono suo, e con devotissimo afletto 
deiranima non solo la riverisce ma quasi tcuiora (L. 1410). — 
Ma ben presto ricomincian le dolenti note. Ei si rammarica 
che il principe Ouglielmo abbia voluto piii consolarlo della sua 
presenza che della sua grazia (L. 635, 783) ; che non gli abbia 
voluto far alcuna delle grazie piu desiderate (L. 1136); che non 
4o faccia mangiar in tinello (L. 894) ; teme che alla sua ma- 
gnanimitå torni soverchia la spesa d* un ozioso nello studio e 
d^uno studioso neU'ozio (L. 635); ma, piu che altro, si ram- 
marica dresser mezzo libero, di non poter uscire senza un 
servitore, ne di poter partire, né mutar paese (L. 812). Ogni 
dimicuzione di favore, grida egli, é una tacita Uoenza o piut- 
tosto una palese violenza (L. 1278): lo non potrei sostener di 
vivere in corte con peggior condizione, o con minor favore di 
quello ch'6 avuto neila mia gioventii. E questa é quelU deli- 
berazione ch* io non posso né voglio né debbo mutare (L. 703). 
Ed é allora che minaccia di ritirarsi in un eremo, tanto é 
stanco delle cotii, del mondo e di se stesso (L. 741, 748, 930). 

Né piii del principe Vicenzo, succeduto al padre, si chiama 
contento. Io son incerto, ripiglia egli, di tutte le cose, e di tutte 
mal soddisfatto, e pieno di rincrescimento e di noia (L. 890); 

— A me non pu6 piacere alcuna riputazione scompagnata da 



MONOGIUVIE BIOORAKICHB. 113 

quellH degli studii e delle lettere ; e non eo se du questo nuovo 
duca mi sarå conceduta maggior comoditå di attenderci senza 
impedimento (L. 891): — S*io mi fermassi in Mantova contra 
il mio propooimento , sarei oppresso, come sono stato altre 
volte non degnandosi questo serenissimo principe di porgermi 
la mano della sua grazia e di soUevarmi da tante miserie 
(L.899, 1147). 

Ma nel 1591 ri si lascia ricondurre ; esalta, con servilismo 
Hpagnolesco, la caritå del duca, eguagliabile quasi a quella 
della patria (L. 1316); del duca, divenuto padrone, non dir6 
deiringegno, non della vita, dell*anima sua (L. 1303). 

Ma da gran tempo molti desiderii lo tiravauo a Roma (L. 23, 
635, 703, 723, 769, 899), in quell* ampHssimo teatro del mondo, 
venerabile per la maestA del pontificato e per 1« vesUgia del- 
Tantica grandezza (L. 14); cittå comune (L. 1222, 1442), e la 
prima del mondo (L. 919). — Esser cittadino o del mondo o di 
Roma tanto monta, perché in Roma é il mondo sensibile quasi 
in UQO esemplare (L. 1376). E sin dal 1575 scriveva al Gonzaga: 
in* Roma io vo' vivere in ogni modo, o con buona o con me- 
dio<Te o con cattiva condizione (L. 22) , come sempre bramai 
(L. 922). E vi giunse diffatti nel novembre del 1587, mal ve- 
stito, sprovvisto di tutte le cose necessarie (L. 919); senza 
danari e senza appoggio (L. 934), tutto pieno d*ogni di5i)eca- 
zione (L. 920, 930), condottovi dal desiderio della vita, della 
quiete, dell*onore, e di poter vivere nella luce degli uomini 
(L. 879). Da prima Taspetto sacro di Roma (L. 937) lo empie 
di meraviglia, la trova bella e cortese, come ei aveva giå pen« 
sato; vi riceve favori ogni giomo, e pensa che essa debba esser 
sua stanza (L.917): niuna cosa fatta piii ragionevolmente 
come il suo venire a Roma (L. 937). Ma ben presto s* acrorge 
che gli toraan vani i concepiti disegni (L. 930), e che assai 
poco o nnlla gli riman da sp^'rare dalla fortuna romana (L. 922, 
M7, 962, 1136, 1151, 1274); che non vi si pu6 vivere senza 
danari, e non trova nessuno che gliene dia o chi voglia fargli 
le spese (L. 933). — 11 Papio, in cho si fidava æ«sai, gli é scar- 
sissimo nelle 9ue promess«* (L. 942, 053, 1075): il card. Albano, 
bergiåmasco, suo signoro soprano, o di rui vantavasi creatura 
iL. 15), k> accoglio freddamen te : i famigli del Gonzaga lo 
guardan bieco. Hi si fa a supplicare papa Sisto, che lo voglia 



114 MONOGRAKIB BIOGRAKICHE. 

ricevere nelia &usl fiantissima e clementissima protezione (L. 943. 
<J88); ne canta ripetatamente le lodi (L. 951, 953, 1074, 1086, 
1087); ma tutte le strade air implorata ndienza gli son chiose 
(L. 988, 1075, 1092, 1126); solo dopo dae aoni vi é ammesso, 
uel luglio del 1589 (L. 1126). 

Desideroso di quiete, di far biente o quello solo che gli 
piacesse (L. 1268), non avendo ranimo indioaio alle noKze, e 
quasi inabiie al matrimonio, e di debole diventato impotente, 
pensa agli onori eccleaiastici (L. 1 105)« ed aspira a que" gradi 
che son proposti agli altri nella corte romana (L. 1035). Ei 
vorrebbe una comoda sedia badiale (L. 1013, 1142), giå pro- 
inessagli, o qualche bnon beneficio (L. 1028), o d'esser?! ricevnto 
come prelato (L. 1441). E per ottenerne meglio Tintento é 
largo di lodi a frati, a vescovi, ad arcivescovi, a cardinali: nn 
buon terzo di lettere é loro diretto: ben 14 aooo i cardinali 
con cui corrisponde. A Modena é ospitato da quel Vescovo, 
P. Sisto Visdomini (L. 1315); da quel di Viterbo, M*^ Carlo 
Montillio, e accarezzato con ogni sorta di cortesia (L. 1310); 
prega di essere accomodato di due stanze nel palazzo delPar- 
civescovo di Napoli (L. 1282, 1288, 1290); ne chiede nel Va- 
ticano (L. 1070, 1073, 1109, 1409). Nella ristampa delle soe 
rime desidera il mondo non s'avvegga della sua ambizione e 
della sua vanitå, che, conosciuta, gli sarebbe dMmpedimento 
alle dignitå ecdesiastiebe (L. 1327). 

Ma non vien a capo di nuUa. Invitato dal granduca Fer- 
dinando a Firenze, vi si reca, ma non a*servigi, perché non 
ha alcuna certezza della sua volontå, ma a fargli riverenza, e 
gittai^glisi a'piedi, e chieder la sua grazia (L. 1244). — La 
morte di Sisto, oltre il suo proponimento, lo træ di bel nuovo 
a Koma (L. 1275): dal nuovo papa Urbano VII si ripromette 
di esser tolto dalla ternen tå della fortuna (L. 1285). Ma Ur> 
bano non siede pontefice che soli 12 giomi ; ed anche in quei 
pochi di si duole che gli si promettan tutte le cose, e tutte gli 
81 tolgan con gli effetti (L. 1280). 

Deil*elezione di Gregorio XIII (lo Sfondrato — 5 dec. 1590), 
si rallegra con Tallegi^ezza comnne ed universale di tutti i 
buoni, di tutti i virtuosi, di tutti i letterati, de' quali fu sempre 
amatore e protettore (L. 1290); e, quantunque gravemente op- 
presso dalla febbre e da altre malattie, risorge con la bttona 



»ONOORAFIB BIOGRAFICHE. 115 

Duova del papa nuovo (L. 1294). Ma non si fan molto atteudere 
^li antichi lamenti: egU accusa il diafiivore del aegretario 
Boccarini che volle dchi&r la noia d* ascoltare le sne sciagure 
6 le qnerele della fortuna e deiramicizia (L. 1320), né gli volle 
dar udienza. Partitosi d' improvviso, privo d*ogni consolazione 
e quasi d*ogni speranza (L. 1320), prega, da Siena, il cardinale 
Gonzaga (L. 1322), il maestro della casa del papa (L. 1323), 
mons. Oiamb. Gerasola, cameriere di S. S. (L. 1324), e da Bar- 
bari oo riprega il Oonzaga (L. 1325), e nuovamente il Bocoarini 
(L. 1326) percbé vogliano rinnovare la memoria della sua antica 
devozione oel benignisaiino animo di S. Santitå. — A Gregorio 
sueæde Innocenzo IX ; e Torquato, in qualitå di gentiluomo del 
duca Vittcenzo di Mantova, si riconduce a Roma, accoltovi dal 
CaUoeo. Ma Innocenzo muore Toltimo decembre (1501), dopo 
soli dae mesi di pontificato. 

All'annanzio della nomina di Cleroente VIII, rAldobrandini, 
che ha superato ogni invidia ed ogni umana grandezza (L. 1379), 
totte le ragioni lo persnadono al ritorno (L. 1387, 1388, 1389, 
1390); di Napoli vola a Roma, tanta é la fiducia che ha nella 
rlemenza del nuovo papa; ma solo dopo un anno é ammesso 
air udienza (L. 1441, 1448). Per6 de^cardinali nepoti grande- 
mente »i loda, e del loro amore comincia a vedere piii oltre 
che le fronde. 

Ne*frequenti disinganni della <*orte Romana (I) implora gli 
M apra almeno un monistero (L. 1150, 1151, 1156, 1276). 
Poiché, scrive a mons. Catena, la cortu mi scacoia, mi dovreb- 
bono raccogliere i monaci, ma in quest*abito (L. 1149). Un bel 
dl, caduto d*alti8sima speranza, a'inTola al tetto ospitale del 
suo CoAtantini , ripara in S. Maria del Popolo , non trovando 
alrQn*altra stanza piii solitaria e piii lontana dall* indegnitå 
(L. 13l<, 1383, 1351). Anche da*Padri del Gesii é ricetUto 



(1> Le nie p(*rep*inaiioni %\ aTTiceodano tra Roma e Napoli, tra Napoli 
# RoMia. Ma a Napoli, m* non v'é invilato, estima d'eH«<*r esduso (L. 1S79): 
!• n«iioaie avote non K^i pia<^<'><>no ; le parole o»iil<* n<*l risponderfrli. dopo 
oiolti indoiri. oararo: ne accusa la poca corti^a (L. 13ift): pi6 k|n^w>. con 
OQ merwi(flio40 tileniio, Naftoli frli nt'fik tiitto (I.. 1<:t3): <• pur os^a non 
doTreblM rrd«>r<« a ▼erun'altra la pi^tu«a ariun«* di ra4*roK'U**rlu dopo taiiti 
iafortaoi (L. 1316); ood^ vorrebb« wr intiuo ranc<>llar« tulte le Mi che 
&«• diaae. perchf noo frii fa paria 4elle «ue delirie f* frrandeue (L. 14(N), 
1310, 1139). <— B *i <ion notiaaime 1« prove di alT^Mto (?*• neroao e di ^pkn- 
•li'la oapiUliU ch'ebbo dal prioci|ie di Cooca, dal Caracciolo, dal Keltro, 
dal PolTerino, dal Manao aoTrattutlo. 



116 afONOGRATlE UOORiLFICHB. 

(L. 1326). Fra' Cassinesi é come a casa sua: dagli Olivetaoi 
di Napoli , e di* S. Maria Nuova di Roma é accolto come un 
fratello: aiutato dalla caritå loro, risorge dalla febbra continua 
che per tre mesi lo tieDe confitto a letto (L. 1 163, 1 164, 1 16S. 
1178, 1182, 1140). — Le due ultime stazioni furono Monte- 
cassino e S. ODOfrio. A MontecaBsino lo traeva la calda devo- 
zione a S. Benedetto, e percfaé volea sostarsi alqaanto a pre- 
pararsi alla morte che sentia Ticina. € Mi sono fatto condnrre 
in questo munistero di S. Onofrio ; non solo percfaé V aria é 
lodata da'medici, piii che d*alcim*altra parte di Roma, ma 
quasi per cominciare da questo luogo eminente, e con la coo- 
versazione di questi divoti padri, la mia conTersazione in ctelo > 
(L. 1535). 

Cosl sempre discontento di sé e di tutti, nel disagio d'ogoi 
eosa, con una vita sempre nomade, decrepito anzi tempo (L. 1400), 

I affretta il cammino a quel giomo estremo che 1* nmana miseria 
^uole far breve. La nota monotona, insistente lamentevole (1) 
della sua infelicitå senz'antko esempio e senza nuovo para- 
ffone, di patiti disfiivori, quasi sentenza data contro la sna 
vita (L. 1011); la pretesa di tutti qnøgli onori e di quelle grazie 
che pu6 pretendere alcun gentiluomo d*Italia (L. 703); il de- 
siderio vivisaimo dell*altrui carezze, e, quasi ch^ io dica, de* vezzi 
e delle lusinghe (L. 1309); il rammarichio se la dimandanon 
vien tosto esaudita, o meglio se il soccorso liberamente non la 
precorra ; in breve, le melanconie, le vecchie querele della sua 
fortuna e del suo fato (L. 1131 , 1136, 1238, 1303), non po- 
teano, a lungo andare, non tomar uggiose anche a*suoi piii 
benevoti. I felici della terra mal Yolentieri inclinano V orecchio 
a* lamenti del misero , per quanto grande egli sia : e* temono 
possano aspergere di qualche ombra di miseria i lor piaoeri; 
in breve temono Talito della sventura sia contagioso. — L*Alario, 
maestro di casa del Gonzaga, lo mette all*uscio, assente il car- 
dinale, e forse consenziente (L. 964, 1163, 1187, 1189, 1232). 

II gi'anduca di Toscana nega di riceverlo, che da iui non po- 
trebbe avere se non maggior fcMidio et per la Crusca et per 
tiltro; gli fa Umosina di 50 scudi, da farsene U fatii suoi, ma 

(1) «Io peoaava ch*essendo le mie lettere quasi tutte ri fnene delle uiie 
nole, e delle pregrhiere non euudite, e delle speninxe falUci. cd insomma 
deir infelicitå di molti anni, dovessero a|^rtarle fastidio e rincreacimento. 
aozi che uo. » L. 1141. » A Matteo di Capua, ooate di Paleno. 



MONOORAPIB BIOGRAPtCHB. 117 

åowe erederå meglio, poi di altri 50, ma a condizioDO gii siéfn 
daii a poeo a poco, ch' egU suol gettare tutto queUo che in un 
tratto gU si då (V. p. 109). 

Infelice Torqnato! ti bI då colpa di non esser stato ben 
tetragono ai colpi di ventara, come la tua filosofia ti aveva 
appreso, di aver messo la tua penna a prezzo, di aver lodato 
molti con la menzogna (L. 1278), di aver umiliato il tao divino 
ingegoo dinanzi alle meschine grandezze che ti circondavaoo. 
Ma giova par pensare che oscl di S. Anna rovinatissimo della 
salate, e che rinfermitå, che non lo Ia8ci6 piu mai, lo rese 
pigro in tutte le azioni (L. 1022), ed irresolato di tatte le cose 
(L. 1294). Egli, che solea ritenere nella mente da 300 a 400 
sUnze per volta (L. 258), indebolito affatto nella memoria; egli, 
roøo continaamente Tanima da un'infinita melanconia (L. 1313); 
che si sente morire gli spiriti della poesia, sicché non pii6 
comporre che tardi e con molta difficoltå, astretto a &r verai, 
qoal prezzo richiesto della iimosina (1); con tutte le notti 
una febbricciHttola etica che via via gli strugge la vita(L. 1169); 
giacente |)er mesi interi in un povero letto, con pochi giuli, 
Moza veder che assai scarsamente qualche volto amico (L. 1 180, 
1290); forzato ad alzarsi piuttosto per necessitå che per altra 
ragione (L. 1176), e solo perché non ha chi lo serva (L. 1185); 
e dopo tutto ci6 chi gli dimandera maggior fermezza nella 
sventura, maggior dignitå ne* patimenti ? Infelice Torquato ! tu 
fo«ti ben martire nelle tante disillusioni del cuore ; martire nel 
disone^to »trazio che de* tuoi con3))Onimenti (che sono, come tu 
li chiamavi, figliaoli del poeta e di quella parte di lui ch*é I:i 
pid nobile — L. 1052), fecero e stanipatort ladri, ed aristarchi 
Itvorosi ad ignoranti ; martire neir asprezze d* una settenne pri* 
gionia; martire, quando, rotato dalla fortuna intorno a* grandi, 
hai provato ta pure come sappia di sale il pane altrui, c quanto 
duro calle sia lo scendere e il salir per raltrni teale. Tu ave\i 

(1) «Cia«ruou il qual« mi domiindii nonctti e CAnyoni o altri coninnni- 
m^nti, mi rhiM«* il piA raro prezzo della sua b<*nevol«*iira. rh* to pn««A nar«* : 
^ pare rb« m« la vo|;lia yendi^re a tuo uiodo... Son molti aiini rh'io pa- 
tisro d' umor melanconiro e di fr«»ne«iia; a m^i fVenetico, ho fattu vnri«* 
•orti di poe«la p^r compiarero agli amiri, t* per nervire a' patroiii : ora «a* 
rehb« tempo ch'io pen«a«8i a ricuperaro la MnitA, «*«1 a %'iv(*re lu orio qtial* 
ch'aDOO. o mese almeno: e (niesto noD mi ^ ronr*>duto dal cotimop cona4*no 
tiBMOlo d«l moodo, al quAle mao^nui roMtrar la front«; e cominctar t\n^W 
amici pid rarl. per aver minor Tergorn« di n<*(riire afrii altri. > L. 901. -> 
T«di L. 735. 



118 M0N06RAF1B BIOORAFICBB. 

ben ragione di dire, che alla fortana non afSderesti un de* tuoi 
libri o uno de* fogli da te scritti (L. 1041). — La vertenza col 
principe Avellino é giå compoata: egli si obbliga di pagarti 
200 ducati I* anno; le lettere di cambio son prente (L. 1529); 
Clemente VIII ti assegna 100 scodi V anno di pensione, e non 
come Tultima prova delle tue titiche, ma oome un principio 
della sua beneficenza (L. 1526); le stanze del Vaticano ti sono 
aperto (L. 1427); giå ti si vuol coronare di lauro o d'altra 
foglia (L. 1520); Tavvenire ti si rischiara.... Vano ludibrio di 
fortuna! Ghé la corona di spine, o martire divino, dovea es- 
serti ricalcata sul capo fino airultima ora. — Premio éTaver 
catUato amori ed armt, E mastro ii ver che miUe vizi estinse, 
É verde lauro che le chiome implica, scrisse il Costantini : né 
tn accettasti Taugttrio, ed hai rescritto: É verde fronda: e 
ancor par troppo al mondo ; € espressione di profondo dolore 
e di nobile sdegno, scriveva C. Guasti al suo Bindi, die nell* ul- 
tima lettera di Torquato ha stupendo commento. L*alloro non posd 
che sul feretro : poiché solo dopo la morte di Torquato, parre cal- 
inarsi Tinvidia e ammollirsi la fortuna.... Qual poeta, soggiunge 
egli, fil piii amato dagl* Italiani, o piii cercato dagli atranieri ? 
Chi, nonostante gli errori e la condizione misera di cortigiano, 
oserebbe negare al Tasso un cuor leale, generoso, e nato fiitto 
ad ogni azione piii degna? chi non invidia agli amid di Tor- 
quato le intime confidenze e gli stessi laæenti fin fine, qual epico 
fil salutato dal consenso universale delF Italia prima dal cantor 
di Goffi^o; qual poi? e in chi si videro meglio riunite tante 
eccellenti qualitå di prosatore e di poeta, che divise in molti, 
sarebbero bastate alla &ma di tutti? Che se poi alFaltena 
deir iagegno, alla bontå deli* animo, alla eccellenza dell* opere« 
si aggiunga il titolo della sventura-; tu converrai, egregio amico, 
che si potrebbe supporre al mondo una grandezza maggiore, 
non giå una gloria piii bella e una foma piii venerata. » 

HmmV Oaoffrlo. — Venturini Douenioo, Memorie del Mo- 

numenio a Toi'quato Tasso sul Qianicolo raecolte e descritte. 
Roma, Tipografia del vero amico del popolo, 1857 (di pag. 80, 
in-8). 

Ca^terbi Giuseppe, Erezione del monumento alla memoria 
di T. Tasso, — Inaugurazione del monumento. — La r«- 



MONOORAFIB BIOGRAFICHB. 119 

mera dti Tclsso. — La chiesa di S, Onofrio. Roma, Tip. Vo- 
rense, 1858, p. 207-221. 

TosTi P. Luioi, S, Onofrio. Poliorama pittoresco di Napoli, 
a. IT, p. 39. 

FiNåzzi Giovanni, 11 25 aprile in S. Onofrio di Roma^ Re- 
tniniscenie. Milano, Agnelli, 1857, in-4, di pag. 22 a doppia 
robnna. Porta in fronte Tepigrafe: A — Qiovanni Maria Ben- 
zoni — Che il raro e celebrato suo scalpelio — Disponeca a 
scofyire T effigie — Di Torquato Tasso — Perché cottocata 
net patrio Åteneo — Durasse cUla venerazione — De* suoi 
candttadini — At quaH egU si disse legaio r- Queste Remi- 
niåcenze — DegU estremi momenti — Del grande e infelice 
Poeia — IntHdata, 

Bbrnaroi Jagopo, Un mattino d^ aprile a SanV Onofrio in 
Roma, Ad Antonio Angeloni^Barlnani, Trieste, Herrmman- 
storfer, 1863, di pag. 20, in-8. — Estratto dalla Favilla di 
Trieste. 

— S, Onofrio in Roma. Dalla Strenna del Brenta, Bns- 
•aDo, Pozzato, 1870. 

PoRcaKTTi EusBBio, iS. Onofrio o il sepolcro del Tasso. Mn- 
neo Scient. Letter. Årtis, di Torino, 1843, p. 189. 

ÅBBUzzsm Adriano, VlHmi anni di Torquato Tasso e 
suo monumento. Letture di famiglia di Trieste, 1857, pa^. 
186. 

Bellissime le monografie del Finazri e del Bernardi che ci 
deacrivono S. Onofrio e con pietoea mestizia gli ultimi giorni 
di Torquato, e le vicende del suo sepolcro. — Ed io non po99<> 
tenermi dal riferire la stupenda lettera del Leopanli al siu) 
frmtello Giacomo (20 feb. 1823), dopo di aver peregrinato a 
S. Onofrio. — € Venerdl 15 febbraio 1823 fui a visitare il se- 
polcro del Tasso o ci piansi. Questo é il primo e V unico pia- 
eere che bo provato in Roma. La strada per andarvi é langa, 
e non si va a qoel luogo se non per redere questo sepolcro ; 
ma non si potrebbe anche venire dall* America per gustare il 
placere delle lagrime lo spaaio di due minuti ? É pur certissimo 
che le immense 8(>efe che qui vedo fare non per altro che per 
procurami uno o un altro piacero, sono tutte quanto gottatc 
alPoria, perché in luogo del piacero noii s*ottieiie altro rh«* 
noiii. Molta provano un sentimento d* iudignazione vodondo il 



120 MONOGRAnB BIOQRAFICHB. 

cenere del Tasso, coperto e indicato non da altro che da nna 
pietra larga e longa circa an paimo e mezzo, e posta in un 
cantoncino d*UDa chiesucda. lo non Torrei in nessun modo trovar 
questo cenere sotto nn mausoleo. Tu comprendi la gran folla 
di affetti che nasce dal considerare il contraato fra la grandezza 
del Tasso e V umiltå della sna sepoltura. Ma tu non pooi avere 
idea d*un altro contrasto, cioé di quello che prova nn occhio 
avezzo all* infinita roagnificenza e vastitå de' monumenti romani, 
paragonandoli alla piccolezza e nuditå di questo sepolcro. Si 
sente una trista e fremebonda consolazione pensando che questa 
povertå é pur sufficiente ad interessare c animar la posteritå, 
laddove i superbissimi mausolei, che Roma racchiude, si oa- 
servano con perfetta indifferenza per la persona a cui furono 
innalzati, della quale o non si domanda neppure il norne, o si 
domanda non come norne della persona ma del monumento. 
Vicino al sepolcro del Tasso é quello del poeta Guidi che voUe 
giacere prope magnos TorquaU cineres, come dice V iscrizione. 
Fece molto male. Non mi rest6 per lui nemmeno un sospiro. 
Appena soffiii di guardare il suo monumento, temendo di sofib- 
care le sensazioni che avevo provate alla tomba del Tasso. Anche 
la strada che conduce a quel luogo prepara lo spirito alle im- 
pressioni del sentimento. E tutta costeggiata di case destinate 
alle manifatture, e risuona dello strepito de' telai, e d' altri tali 
istrumenti, e dal canto delle donne e degli operai occupati al 
lavoro. In una dttå oziosa, dissipata, senza metodo, come sono 
le capitali, é pur bello il considerare V imagine della vita rac- 
colta, ordinata e occupata in professioni ntili.... » G. Leopardi, 
Epistolario, Firenze, Le Moonier, 1849, L. 170, vol. i, 276. 

E W Alfonso Capacelatro (Sotto-Bibl. di S. R. C), nel Ubi*o ii, 
c. vm della sua bellissima vita di S. Filippo Neri (Napoli, De An- 
gelis, 1879) descrive la sua salita al roonastero di S. Onofrio, e 
la visita fatta alle stanze abitate dal Tasso negli ultimi giorni 
della sua vita, e alFattiguo giardino che vede tutta Roma a'suoi 
piedi, ove < il gran Cantore di Gerusalemme si aggirava pen- 
soso, adagiandosi mestamente all*ombra delle querce, ora gik 
ricresciute sul ceppo antico, ed ove pure veniva Filippo Neri in 
quel medesimo secolo xvi. B rammento, prosegue, che mentre 
il digradare della luce disegnava piii spiccatamente le varie 
bellezze di Roma, i pensieri di S. Filippo e del Tasao mi ata> 



MONOORAPIB BlOORAKinTK. 121 

vaDO tutti 6 due fissi nella mente, e mi si colorivano d* insolita 
beltå nella fantaaia. Sentivo allora alcune care armonie tra il 
poeta pieno di fede e il santo pleno di poesia ; paragonavo al- 
cuni tratU della lor vita, e sopra tutto mi fermavo a conside- 
rare che se Torquato era vittima deli*amore della gloria e delle 
creatnre ; il Neri era riescito vincitore di tutti gli amori umani 
per Tamore assai piii grande del creatore.» (Vol. i, p. 427). 

n Bernvtli rifnrisce U segueoté anaotaxione che leggesi ael necrologio 
Aø\ montstero : < Torquato Tasso, assai chiaro n famoso per i parti del suo 
iog«»(^Do, mori qai oel nostro mootstero di S. Onofirio oome si narrerå. Nel 
mese di aprtle, l'anno 1905, ai fece oondurre qnaasft per potere, com* egU* 
disse, con pi& sicureaca e detoiione prepararai alla morte, della quale dioava 
essere presago. Pu daUi noatrt padri corteseroente rlcevuto e coodotto nelle 
atante della loggia, doye gli fti preparata ogni cosa necessaria. Poco åopo 
cadde (rravemente infermo, onde ai volle confesaare e ricevere per le mani 
del Priore il SS. Sacramento dell' Altare : e pregato di laaclare in iscritto 
roltima aua volontå, diaae: che voleva esaere aepolto in S. Onofrio, e lasci6 
al oonvento il auo Crocefisao e scudi cinquanta di elemosina, acci6 ai di- 
æasero tante meaae per l'anima aua nel modo che si legge nel libro de'legati 
del ooatro archivio. Pu chieata a Papa Clemento VIII da sua parte la S. Be- 
nediiione, che gli fti concesaa ampiamente in remiaaione de*au<H peccati. 
Ebbe negli ultimi giornt 1* estrema uatione, poi col auo croceflaso in mano, 
ront^mplnnrio r txicinndo Inprezioin stampa, con ertåtiann eontrizione 
e deTO£ton^, circondato da li nostri padri rese lo spirito al Creatore l'anno 
1595 a li 25 di aprile tra le undici e le dodici ore (!<* 7 e le 8 ant.) neU 
Tanno ctnquant'uno della aua etå. Pu la aera il suo corpo con universal 
conrorso sepolio nella noatra Chiesa, appresso gll acalini dell'altar mag- 
giore. pi*ii«.nndo il card. Oiulio Aldobrandini, sotto la cui protetione visse 
glt oltiiiii anni, di drinargli quanto prima una suntuosa aepoltura, il che 
per6 non fu mai effettuato. Dopo la morte di lut il sig. cav. Bevilacqua 
feceglt per memoria il monumento che ai vede nell* entrere dalla parte della 
Chiesa a mano sinistra. » — E nel libro delle Entrate dello atesso Monaalero 
ai rirordano: < Scudi sette in oro del sig. Torquato Tasso, i quali denart 
restarono in mano del Priore, Vicario gencrale, quando ai and6 al capitolo: 
• piA acudi Ten ti del sig. Pictro Roncagli a bon conto della lascita aua, 
ei^mmtna che lasci6 il sig. Torquato Taaso, quale and6 a miglior yita qui 
nel Monastero di S. Onofrio alli 25 di aprile 1505, ed é aepolto vicino 1' altar 
mafrcior«* dalla banda del giardino, e dis.^e avanti morisse avessimo la 
el<»roosina. — I^«ci6 doyes^imo dire tutte le rof'sw di cssa, facendo 1* officio 
sopra la sepoltura, come solito: poi seguitare la messa di 8. Qrrirorio per 
r anima aua : ed oggi che aiamo a li 8 del correnie, ai é btto detto offiiio, 
e si seguiterå le me«se. » A dl 13 julii 1506. ^ V. 0//rr6/, la Chieaa di 
8. Onofrio, p. 223. 

Cataneo Maiiuzio, Lettern ad ErcoU Tasso sopra ia moiie dfl 
Tasso, Pubblicata da Mon». Boitari tra le Pittorirb«*, t. v. p. 49. 



122 MONOORAnS BIOORAJaCHB. 



TORQUATO TASSO 

RITRATTO (1). 

Son grande e grosso. L. 201. 

Di corta e debil vista. L. 611, 770. 

Ho la lingua balba. // MalpigUo, Dial. iii, 6. — lo cbe balbo 
sono, Id. 159. — Non mi conteøtando della viva voæ, o del 
pariare, nel quale per Y impedimento della lingaa, fni poco ia- 
Torito dalla natura. Il Cataneo, 278. — E quivi medesimo: 
Un mirabil teatro di belle donne e åi cortesi cavafieri, a* qoali 
mal pu6 soddisfare un uomo impedito di lingua. — Oltre F im- 
pedimento della lingua, sono molti altri. L. 1093. 

La terrena mia caduca pai*te M'omasti fuor. — Son. a Dio, 



S«a schlettcBsa* -- Il mio volto non cuopre sotto con- 
trario manto gli affetti suoi. L. 59. 

Non sono nelF animo mio, né furon mai molte ritirate, né 
nascondimenti ; ma cos! Tira come Tamore, e cosl la buona 
come la mala soddisfazione mi si legge nella fronte, e nella 
lingua si manifesta. L. 124. 

Se vuol ch*io dissimuli, feocia cbe la dissimulazione mi 
giOTi, cb'io cercberd d' imparar quest* arte, benché assai tardi. 
L.609. 

La mia lingua é balba, ma pur assai vera e fedel interprete 
deir animo : laonde, ci6 cbe dentro V intelletto sorive o dipinge, 
ella si sforza di mandår fuori con parole assai popolari.... 
Dialogbi, vol. lu, 6. 

lo sono uno cbe parlo anzi per ver dire, cbe per odio o 
disprezzo d* altrui, o per sovercbia animositå d*opinioni. Dial. i, 
361. 



( 1) Era di «lta fttatnn e di membra ben proponiooate, e avea le cami 
bianchissime; il colore della folta barba tra inezxo il bruno e il biondo: il 
capo grande, la froote ampia e quadrata, le ciglia nere, gli occhi graodi 
viraci e di color cilestro; il na>o graude ed inchioato verso la bo<xra, le 
labbra sottili e pallide ; le membra tutte coai agili da non cedere ad alcano 
neir armeggiare , nel cavalcare e nel gioatrare; aveva la Tooe chiara e 
aonora; ma leggeva male le aue composizioni, per difetto della lingua balba. 
e dt»lla debile e rorta vista. — Monso. 



MONOORAFIB BIOGRAFICHE. 123 

La fortuna non ba potuto insegnanni ancora a tollerare 
ed a dissimttlare quanto sarebbe necessario. Di questa dottrina 
ancora sono poco iatrntto. L. 1288. 

Son veritiero e sincero galantuomo, e lontano da tutti gi* in- 
ganni e da tutte le frodi e da tutte le doppiezze. L. 514. 

^•^■•ec> — lo sono il piii loqnace uomo del mondo.... So 
mal tacere i miei proprii secreti. L. 76. 

fiom forte d'aalaio* — Non forte e magnanimo d'c^sser 
roi conosco. L. 123. 



lrre«olMto. — In me nu flusso e riflusso de*pensieri, e 
una irresoluzione la quale é stata, e temo debba essere la ro- 
Tina di tutte le mie azioni. L. 69 e 924, 1028, 1072, 1131, 
1294. 



IVeflilco della ffatlcat « leat« !■ tmtte le 

lo son capital nemico della fiitica e del disprezzo, e non ricevo 
altro che piaoere onorato ed onor piacevole... lo non posso afik- 
ticanni invano, né tender Tarco de* miei pensieri se non a 
qualcbd bersaglio. Questo segno mi sono propoi^to: placere ed 
onore. L. 1376. 

Sono lento in tutte le cose, com^ella sa, laonde poco pro- 
metto di me a me stesso e meno agii altri. L. 260. 

Son per natura tardo, e tardissimo per accidente in tutte 
Toperazioni del corpo e dell*animo. L. 757. 

laipaslemte. — Son di natura assai impaziente. L. 268. 



»flilel. — Non do occasione di Tolermi 
male a neøsuno. L. 927 e 1815. 

Facilmente mi sdegno, né so odiare. L. 164. 

lo che balbo sono, potrei per grazia d*Iddio scioglier questa 
lingua in cosl alta e in cosl canora voce, che tutta Italia m* udisse 
e tutta se ne meravigliasse : crederO nondimeno di ricover grazia, 
se potr6 nell* oblivione di questo divino silenzio tufl«ir la me- 
moria di tutte roAefie. conservando quella de* benetlcii ricevuti. 
IHal. in. Vt\K 



124 MONOGRAFS MOORAnCHB. 

A*nemici incontinenti nelf odio e Bmoderati nell^acerbitå.... 
non desidero altra vendetta (e cos! Dio me ne sia testimonio) se 
non quella che bene scrivendo o bene operando potr6 prendere 
di loro. L. 123, 109, 4U9. 

Se bene oprando V uomo & vendetta de* nemtci, non ne ri- 
ceitM alcun* altra. L. 1244. 

Chiamo in testimonio Iddio, che mai ho desiderio né pen- 
siero di vendetta. L. 1 192. 

lo non offesi mai alcun de*miei nemici né pensai d*offen- 
derli. L. 1022. 

■■cllaato m* placerl. — A* ptaceri sono inclinatissimo. 
L. 124, 276. 

Aatblsloao e capldo dl l«dle. — Ringrazio il Signor 
Iddio, che non sono ora cosl incontinente nel gnsto delle lodi 
come io soleva; ma non altrimenti le assaggio, di quel che 
sogliono gli uomini continenti i cibi piacevoli... L. 196. 

Non m'incresee, per confessare il vero, interamente d' essere 
arobizioso, avendo io letto in Coraelio Tacito, che Tabito delPam- 
bizione é rnltima veste della quale si spogli il saggio. L. 123. 

Io confesso d' esser amatore di gloria: il qoale amore, si 
come il morso della vipera, non suol manifestarsi se non a 
roloro che parimente ne sono accesi. L. 341. 

Son ambizioso.... Non posso viver in cittå, ove tutti i nobili 
o non mi concedano i primi Inoghi, o almeno non si contentino 
r-be la co.«a, in quel c* appartiene a queste esteriori demonstra- 
zioni, vada di pari. Que^to é il mio umore, o la mia ragione. 
L.650. 

Son ambizioso; e non mi credo di saper si poco, ch*io meriti 
d* esser disprezzato da* miei padroni , e molto meno da* ne- 
mici... L* ambizioDe, o per me* dire V onore, farebbe vaciUar cia- 
scuno. L. 760. 

Non ricuso alcuna volta le dimostrazioni non necessarie, i 
titoli non convenienti, gli onori soverchi e le soverchie lodi, 
e r esser lusingato oltremisura; parendomi che ci6 sarebbe 
ricusar la vita. L. 770. 

Verrei volentieri questo camevale (a Napoli), per ritrovarmi 
a qualche banobetto, o convito piuttosto: percbé ninna cosa 



MONOGRAFI B BIUGRAFICHB. 125 

piii destdero che di sedero comodamente fra nobiiissimi cava- 
Ueri... L. 1317. 

La comoditå della lettica importava qualcbe cosa alla ripu- 
tazioDe, e molto alla salute : altrimente Bai*6 disprezzato da tutti 
coloro che giudicheranno ch*io sia disprezzato da S. Altezza. 
L. 1215. 

lo son deaideroaissimo delle vostre carezze, e quaai ch'io 
dissi de* vezzi e delle luainghe ; altrimente non credo di superare 
la difficoltå di cosl Inngo viaggio. L. 1309. 

Mi sarebbe piii caro invero nn secreto avviso dell*animo 
8U0, e dell*intenzione del serenissimo Doge; cioé, se venendo 
io a Venezia, mi darå Inogo appreeso Sua Signoria reveren- 
dissima in qnalche conyito o in qnalche ceremonia, altri- 
menti non potrei venire con mia riputazione, se non incognito. 
L. 1355. 

Queata settimana santa sOno molte Tolte stato invitato a 
pranzo con molti cardinali de* piii nobili del collegio, e qui in 
Palazzo ; ed io solo, o con pochissimi prelati, sono stato fatto 
degno di questo fitvore. L. 1455. 

Io desidero che il signor daca di Mantova mi faccia grazia 
d*oiiorarmi, e d*accomodanni insieme della sua tavola, in tutte 
roccasioni pubbliche o private, e particolarmente in qualcbe 
soleonita, e in qualcbe pubblico spettacolo che si facesse in 
Firerne ad in Roma... L. 1257 e 1258. 

Fin dal 1575 brama la Croce di S. Stefiino, e poi scrive 
al Oonzaga di troncare ogni oocasione che senza alcun suo pro 
poasa solo portargli un« vana soddisfazione, ma con molto suo 
danno possia movere la sua ? anitå a vaneggiare. L. 22. 

In Roma non avendo potuto aver la corona d*oro, avrei 
almen voluta la croce; ma con animo e con dignitå di portarla 
pnbblicamente. Al Grandaca di Toscana, L. 1520. 

Dal Gostantino m* é stata donata Y imagine di V. A. in una 
medagiia d*oro. L. 1299. — A Vincenzo Gonzaga. 

Poiché S. S. non ha Toluto ch*io abbia la corona, consenta 
almeno c* abbia il monile, acciocché io sia Torquato almeno, e 
c<Hl d*effetto como di norne. L. 1325. 

In Roma non mi pu6, né dee trattenere alcun altro disegoo, 
rhe qnel di portare la Rosa a Sua Altezza: e son risolnto di 



126 MOKOGRAFIfi BIOGRAFICHE. 

chieder questa grazia a Sua Beatitudine, in ogni buona occa- 
sione che mi si appresenti. L. 1459. — E la Crooe d*oro, Tacaa, 
smaltata del natnrale, piena di reliquie e d^orazioni contro r 
maligni spiriti, che invoca da S. Beatitudine, vorrebbe aver li- 
cenza di portarla nella cappa o nel saio, se la licenza é cnore 
o dignitå. L. 1326. 

Troppo larifo éå lodll. — Temo d*aver lodato troppo 
scarsamente. L. 796. 

Mi pento di tutte le lodi anticbe e nuove date e da dai-e, 
false o vere, pagate e uon pagate..,. L. 1239. 

Son costretto a lodar molti con la menzogna. L. 1278. 

Calunniato falsamente per la soverchia facilitå dimostrata 
da me nel lodare altrui. L. 1317. 

Perdoni a me questo ardimento di lodar me stesso, poicbé 
io cosl agevolmente bo perdonata Vimportunitå d*aver lodati 
molti contra mia voglia, e contra il proprio giudido. L. 1320. 

CSiadilelo del proprio lM||eirBo* ~ Nessuno offldo si 
fa verso altrui, che piii grato gli sia, e che piu gli paia necea- 
sario, che il lodarli i parti del suo ingegno. L. 7. 

Neir operazioni d* ingegno tutti ricusiamo il giudlce, perdié 
tutti rifiutiamo il superiore. L. 1131. 

Niuno di loro é miglior giudice che me ; niuno meno afie- 
zionato, perché 1* elezione che ne faranno gli altri, dimoatrerå 
piuttosto r animositå che il giudicio. L. 994. 

n di vin Piatone, cosl adatfando il norne de' metaUi agl* in- 
gegni, come i poeti all*etå gli accomodarono , vuole c*alcani 
siano ingegni d* oro, altri d* argento, altri di ferro o di rame. 
Ed aurei son quelli che, nati al filosofare, 8*appagano 8ok> del 
vero esattissimamente considerato; argentei son qnelli poi, che, 
per natura politici, si contentano della opinione e della veri- 
simiglianza : tale forse é il mio, se il giudicio che io fo dl me 
stesso non é superbo. L. 651. — cNon superbo, e veraoe, ag^ 
giunge il Ouasti. > L*intelletto del Tasso cercd ansiosamente 
il vero cosl nella scienza della natura come in quella deirnomo: 
poeta e filosofo, non si affiss6 nella contemplazione delle idee 
pure, ma procur6 aUa mente ed al cuore le germane compia- 
cenze della fantasia e dell*affetto. Epist. v, xiv. 



MONOQRAKIB BIOGRAPICHE. 1:^7 

Ho pensaio attribuirmi il primo luogo nella poesia, e tra 
filosofi e gli oratori non coatentarmi degli ultimi. L. 1134. 

lo ho aTUto ardire di chiamarmi le Muse amorose, e non 
son ancora pentito di questo ardire. L. 1427. 

Accortamente disse qnel molto giovane Poeta, anzi ancora 
fancinllo, di cni molti fanno alto e meraviglioso presagio : piaccia 
a Dio che 1* infelicitå della fortuna non perturbi la felicitå del- 
r ingegno... Sono versif se non m* inganno, di T. Tasso, figliuolo 
del cignor Bemardo Tasso, oh* in anni giovanili ha mossa di 
M molta aspettazione. // MitUumo, Dial. in, 572. 

MfflcoltA ael eeaiporre. — Prima che sia cavato dalle 
miniore del mio sterile ingegno, prima che sia hattuto e stam- 
pato ron V imagine del principe, ci duro molta fatica, e molto 
tempo ci perdo. L. 204. 

Vcdrå da essi che io non sono piii quel buon versifieatora 
ch*egli si crede, e clie forse fiii giå. E certo ho bisogno di 
lungo riposo per riempire la vena esausta: Oh s* egU sa- 
pesse qiianto peno a fare nn verso, m^avrebbe compassione! 
L. 57. 

Soglio e»8er allora men felice nelle composizioni, cfa*io mi 
sforzo di esser piii presto ; laonde non voglio prescriTermi spazio 
aicano di tempo. L. 242. 

10 scrivo con molta faiica, la quale non soglion dunure 
cok>ro che compongono mossi dal furor poetico. E tanto ella 
é maggiore, quauto é piii nuova a me... L. 258. 

Sono difficile nel comporre e nel correggere le composizioni. 

Lt do4. 

Spesse volte non mi sovviene che dire ; spe^so non trovo da 
ornare i concetti, e sempre spiacdo a me stesso. L. 494. 

S*io foasi stato abbondante delle ricchezze del pariare e 
de* tesori dell* ingegno, TaTrei arricchita ed illustrata maggior- 
mente, ma io ne son cosl povero, che mi contieno andar ricer- 
raodo qneste gemme preziose. L. 602. 

Comporre, il fo con tanta difficoltå, chMo non debbo farvi 
gran fondamento. L. 790. 

11 mio intelletto aflaticatissimo in nna continova e noiosis- 
fiiraa operazione, si mile a qnella di Ercole qnando troncava le 
Uf^Us dell* idra, ha bisogno di ripoao e di quiete. L. 796. 



\2S MONOtiRAFlE BIOGRAFICHG. 

Il far nuovi disegui é cosa quasi impossibile a me, cbe sodo 
quasi fiume che suola spesso seccarsi; o, come terra, a cni 
dairavaro agricoltore non sia conceduto alcun riposo: laoode 
é necessario che spesso pensi di colorire i vecchi disegni. L. 892. 

lo son poco felice poeta, né posso comporre se non tardi 
e con molta difficoltå. Dial. La MoUa, n, 360. 

Sflia aiaMo dl scritio. — Male scritUi.... come soglion 
essere tutti i miei componimenti. Dial. m, 170. Mando a V. S. 
un breve discorso pessimamente scritto, ma non ho potato 
scriverlo meglio.... L. 364. 

E scritto di mia mano, che vuol dire, male scritto; laonde 
dubito che la V. S. a pena potrå intenderlo. L. 672. 

Dal mio originale sarebbe impossibile c* altri c* io medesimo 
la cavasse, né vorrei questa fatica in tante mie oocupazioDi. 
L.36. 

Sarebbe gran vergogna la mia che fossero visti cosl male 
scritti con tante cancellature e con tanti errori di penna, quanti 
vi debbono essere; e ho gran dnbbio die la V. S. stessa noo 
saprå leggerli. L. 47. 

Lettera piena di litnre. L. 53. — La scrittiira é incnltissima. 
L. 79. 

La &tica del rescrivere m* é grave oltremodo, e la cortesia 
degli amici miei dovrebbe sgravarmene. L. 206. 

Potrå scrivere al P. Basilio ch' egli faoda ricopiare e torre 
a me qnesta fatica, che mi par grave molto piii di quella del 
comporre. L. 341. 

Un de* particolari aiuti é la comoditå d' alcuno che ricopi, 
perché io non posso scrivere, come vedete, e il dialogo.... non 
sarå inteso senza grandissima difficoltå. L. 545. 

Mando a V. S. (al Costantini) la lettera aperta, perché mi 
faccia placere prima di ricopiarla, e poi di presentarla ; perché 
io non posso, e farei maggior copia d* errori aell^altra copia. 
L. 1037. 

Se V. Signoria legge con tanto gusto i miei verai, scrive 
egli a Scipione Gonzaga, con qnanto io vagheggio il suo oa- 
rattere e la diUgenza delt ortografia , o tne heaJto! L. 38. — 
E n*avea ragione, perché si doleva spesso dei lanft'.^rror* dt 
penna di che, quasi di ianU macchie (L. 47), erano sparsi i 



MONUGRAFIK BIOGRAFICHE. IS^J 

suoi Bcritti. — E si piacea della hellissima e graUosa leUera 
(L. 743) del suo Costantini, che potea fave che paiano belle 
ancor le bruUe cose. 

Tasso usava un T. nel sigillo, e talora due dentro linee 
d*ornato : un altro sigillo, che il Guasti ha veduto impresso sopra 
qiialche lettera, reca un tasso animale. — Aspettava il sigillo, 
scriTeva egli al Costantini, ma ne &r6 uno d*ottone, non potendo 
faæe altro (L. 1097). E nella lettera 1110: Il sigillo mi sarebbe 
stato carissimo, con una delle mie imprese. Non so, aggiunge 
il Oaasti, quali imprese egli scegliesse per sé; egli che per 
tanti ne (ece, e cosl dottaroente ne scrisse in un Inngo dialogo. 
Pore ei sarebbe tentato a credere che una delle imprese piii di- 
lette fosse il monte Olimpo con questo motto: Tentanda via est. 

Di totti i poeti italiani, comiDciando da Daota e dal Petrarca ftno ai 
Dostri giomi, altri lo vince per ▼astiti di concetto, p«r forta d'immagi« 
nativa« p«r ftneisa d'arie, nessano loagguagU6 neiraffetto, come nMsano 
to aggoagUft ne* dolorl. Cht lo paragona aH'Ariosto, paragona il dolore al 
aorriao. Come poeta di leDtimento, a me pare sia roaggiore di tutti i poeti 
nioderDl d* Eoropa ; ed a ragione h tanto caro agl' Italiani che nelle aventare 
di lui ricoDoecono e aentono le loro aventure. Settembrini. 

Serve in corte e ai aente libero; yive tra* visii e le basaetse, e rimane 
oiieato ; domanda {Meti con la teata alta e con aria di uomo anperiore, e in 
Bome de* principii pift elevati della dlgntlA umana.... La aua religione h an 
fatto eatrriore al auo spirito, an completao di dottrine da credere e non 
da eaaminarø, e un compleaao di forme da osseryare. Nel auo spirito d é 
ona coltttra letteraria e flloaoAca indipendente da ogni iofluenia religiosa« 
Aristotile e Piatone, Omero e Virgilio, il Petrarca e V Arioeto, e piA tardi 
anche Dante. — Nel auo carattere c* é una lealti e allereasa di gentiluomo, 
che ricorda tipi caTallereachi anii che evangelici. Nella aua vita c*é una 
poeeia martire della realtå, Tita ideale neU*amore, nella religione, nella 
art«axa , nella condotta , riuscita a un lungo martirio coronato da morte 
precoce. Pu ona delle piA nobili incamaiioni dello apirito italiano, materia 
alla di poeaia, che attende chi la aciolga dal roarmo, dove Goethe 1* ha in- 
caatrata, e rifaccia uomo la statua. Ff. De Snnetiå. 

Neaauna ftgura ha il cinquecento coat aeria e gentile come quella di 
T. Ta«ao. nnrétéeci, Studi letterari, p. 138. 

Nel Taaao, il riaoluto predominio dell* imaginaiion«« roobiliaaima e ca- 
priccioaa, una achietta e perpetua inesperii^nia giovauile, una ingennité 
oan o aemplice, e la aventura å*Mvrr viaauto in un*o|»t)ca tanto fbneata 
alla dignilA umana, puriflcano ogni macchia, e pli tolgon d*ea8er vile, 
anriM quando troppo a*umilia, né auperbo, aoche quando troppo pretende. 
Noi ri «*ntiaiDnditpo(«ti, naturalincnte, a conc<<dergU una pif^na impHnih}. 
12 la aua vila ri ymr pitMia irerrori« ma puri*^iiiia di colp<>. V Otidio, HagfH 
critici, p. S71. 

O 



130 MONOGRAFIS BIOGBAFICHB. 

Db Sanctis Fbancbsco, T, Tasso e il Petratxa, Lezioni di 
•Letter, ital., ii, 203, e Nnova Ant., febr. 1871, p. 277; D*Ovidio, 
Saggi critici, 270, nota; Giacomazzi Stefano, Dialoghi sopra 
gli amori di T. Tasso, p. 37. 

BusTBLU OiusBPPE, Tosso C VtrffiUo^ Tasso e Leopardi, La 
Scuola, 1872, i, 475-76. 

GioRDANi Pibtro, T. Tasso e G, Leopardi, Proemio agli 
studi filologici, Firenze, Le Monnier, 1845. 

MoNTANi Oius., T, Tasso e Giangiac, Rousseau. Antol. di 
Firenze. Vol. vni, p. 337 (V. GuasH, Epist. Vol. v, xxn). 

Rousseau amava questa lingua musicale; del Tasso aveva 
fatto uno degli eroi amorosi delle Muses galantes, cui per6 
dovette sostituire Esiodo, perché gli amori di un semplice ri- 
matore con una principessa del sangue a>Tebbe ofiuscato la 
corte.... Vecchio e malato egli scnveva ad un amico: I miei 
sogn i piii non mi piacciono ; io non faccio che cantare ottave 
del Tasso; é sorpi*endente il placere ch*io provo in questo 
canto con la mia povera Toce debole e giå tremolante. leri, 
quasi senza accorgermene, piansi cantando 1 episodio di Sofronia 
e di Olindo; se avessi una piccola spinetta per sostenere un 
poco la mia voce indebolita, canterei da mane a sera. Altri 
ebbero giå a notare i curiosi rafironti dMmaginazione e allu- 
cinazione e irritabilitå sospettiva che si riscontrano tra il poeta 
italiano ed 11 filosofo ginevrino. Ne era convinto anche Gian 
Giacomo stesso, il quale credeva che il Tasso ayesse pensato 
a lui in un^ottava deUa Gerusalemme, la 77 del Canto xn. 
Marc, Monnier, Ck>nf. vi, Giangiacomo e gli stranieri. 

PARALLELO TRA TORQUATO E BERNARDO TASSO 



D* esser nato gentiluomo gloriavasi Torquato (L. 635, 650, 
654, 703, 933, 1514) e troppo spesso impermalla se non era 
accolto ed onorato con tutti que* riguardi che a gentiluomo si 
convengono. — DeUa nobiltå sua, fiero Bemardo : Vuole nobile, 
sowrattutio, lo sposo di Cornelia; altrimenti non gli piacerebbe, 
benché rioclussimo (B, Tasso, Epist. ii, 1, 66). — Maritata 
dipoi la figlia da*parenti rapaci, senz* esserne pur consultato. 



MONOGRAFIS BI0GRAF1CHB. 131 

a non ricco Sorronlino, si accheta, corae, airaltre buone qualitå, 
seppe nel genero aggiunta la nobiltå (ii, 84). Ancho Boaduto, 
piii tivamente lo inquieta il pensiero che il iiglio suo mal potrå 
806tentare qnel grado di Gentiluomo nel quale V ha fatto nascer 
Dio (ii, 143). Del casato gentilizio voUe Tabitazion degna; Tar- 
ricehl d* arazzi, di tappezzerie e d* ogni sorta d* ornamenti. — 
Anche Torquato, benché avesse il borsellino a disagio, con 
spese per v€ro dire socerchie, consigliandosi con le nativitd, 
ftk fornire la sua camera estiva di corami e di trabacca orre- 
vole, accresce ed orna la sua libreria (T. T., L. 62). 

A Bernardo, dopo molti e molti dolori, si apprende la ma- 
linconia, egritndine in ogni etå di molto fastidio (B. T., Ep. n, 10): 
qnella di Torquato é nota a tuHo il mondo (L. 932). 

NeU*animo mio, scriyo Torquato, non vi sono, non vi furono 
mai né ritirate né nascondimeoti (L. 124): Tarte del dissimulare 
disconobbe sempre; di tal dottrina non fu mai instrutto (L. 1288). 
E Bernardo : lo bo un animo aperto e senza caveme dove possa 
na^condersi; sicché ognuno lo pu6 vedere, e sento nel cuore 
e nella mente ci6 ch*io dico con le parole (B. T., i, L. 313). 
— L* animo mio non é masoberato nella vaghezza delle belle 
parole, nu naturale, dipinto dalle mani della veritå, tale quale 
egli é (i, L. 112). — lo vorrei piuttosto esser nemico scoperto 
che amico simulato ; dandomi a credere che spezie sia di tra- 
dimento portare il miele delle belle parole nella bocca, e tener 
il veleno delFodio nasoosto nel cuore (i, L. 308). 

Facilmente mi sdegno, scriveva di sé Torf^uato, né so odiare 
(L. 163). Nå altra vendetta volle diffatti da nemid suoi che di 
poter sopraffarli col beneficio (L. 123, Dial. iii, 159). — Né 
altrinifnti disposto era T animo di Bernardo: lo ho un cnor 
pieno d* umani tå e di gioconditå, e piii pronto al perdono che 
alla vendetta {B. T., Kp. i, 80). — L* ufiicio de* miei nemici é 
di dir male; e il mio d^operar bene: e son contento che mi 
viocaoo di mal pariare, poich* io lor vinco di bene operare (i, 24). 

Della gloria tutti e due cupidi. L* armonia delle mie proprie 
lodi, scrive Bernardo a Pr. Valerio , fatta da musico M artiA- 



132 MONOGIUFIE BIOGRAFICUE. 

cioso e si ecceliente, diJetta estremamente gli orecchi della inia 
ambizione: perché il desiderio della gloria, ancorcfaé sia proprio 
di tutti, é pid di coloro che aono d* animo piii nobile ed elevato 
(B, r., I, L. 44). 

lo son della roba tanto capido, scrive Torquato, quanto 
basta a vivere siccome si conviene (L. 144); e Bemardo: lo 
ho sempre poco apprezzato la roba : né essa sarebbe possente 
di far cadere Tanimo mio in desideri cosl bassi e cosi vili (L.308). 

Visse in gran povertå, cant6 di Torquato V amico suo Co- 
stantini. E Bemardo assaggid solo Tagiatezza; dopo 23 anni 
d' incontaminato servizio, scriveva di sé: lo ho piii debiti nelle 
spalle che scudi in cassa (B. 7., i, 08) : ho in pegno quante robe 
tengo (ii, 150): dura cosa é da prospero e felice stato in tanta 
miseria cadere che si combatte con la farne (ii, 62) : col volto 
ognor rosso di vergogna, aflli'onto questo e quello, e mi consumo 
negr interessi e neir usure per vivere (ii, 143): lo son disperato, 
vedendomi in tanta povertå che mi bisogni star nel letto per 
acconciai*mi le calze ; che se non fossero i ferri vecchi di casa, 
non avrei di che nascondermi le carni (L. 15, ed. Camporiy, 
Ma della sua povertå ei traeva conforto, perché grandissimo 
indizio e argomento della sua virtii (Bpist. i, 79). 

Infelici tutti e due; tutti e due, cdn espressione comune, 
si dissero esempio vivo di calamitå {B. T., ii, 64; ed. Cam- 
poriy 19). Si disputd persino qual dei due lo fosse stato piii« 
lndoss6 Torquato, ne' primissimi anni, la vesta della sventura, 
né la smise piii mai. — Nessun piii che Bemardo prové il vero 
de* versi del Poeta: nessun tnaggior dolore che ricordarsi del 
tempo felice nella miseria. Ei fu percosso da si grandi, da si 
ineffabili infortnni ch'é ben prodigio se non ne ammattl. 

lo son piii nemico dell' improntitudine che della povertå 
( L. 769), ed io credo non iscrivesse mai parole men sentite. — - 
Tutti e due chieditori queruli ed instancati di grazie « di soc- 
corsi. 

Bernardo, di nuiraltro é piii desidei^oso che di sottrarre 
il coUo al difficile noioso arduo giogo della servitii dei prindpi 



MONOORAPIB BI00RAP1CBS. 133 

(li, 260); e sempre 8*iaipiglia in nnove; alloga in corte Tunico 
iiglio øuo, e niuore cortigiano. — E Torquato che, di cortigiano 
n*abboiTe il norne, non pur gli effetti (L. 930), tratto tratto toraa 
con desiderio alla corte di Alfonso ; ne vorrebbe riattacoar la 
serritii (L. 155) ; sente la necessitå di tornare ad csserlo (L. 930); 
cabbandonato da tutti i vecchi padroni, si sente forzato ad 
appoggiarai a nuovo padrone, ed a nuovo protettore », al car- 
dinale Cinzio Aldobrandini (li. 1504). 

Tutti e due, negli ultimi anni, aspirano alle dignitå della 
Chiesa. S» vede per esperienza, sorive Bernardo, che alla gior- 
nata i preti aggrandiscono le case, e che le chieriche rase son 
la grande tza e la sollevazione delle famifflie; e scrive al ro 
Franresoo e a madama Margherita di Valois, da lui con tante 
rime celebrata, per impctrarne qualche Wneficio (iii, 103, 108). 
E tutti o due sempre s^^nza frutto. 

Tutti e due scrittori di poemi: legge Torquato a Casele 
al duca Alfonso il suo poema (L. 32), ed alla duchessa Lucrezia 
in secretis (L. 41): legge Bernardo ogni giomo un canto del 
suo Floridante alla nobilissima duchessa di Urbino (B. T., ii, 1 15): 
lo rilegge al principe suo padrone, e le caroere piene di gen- 
tiluomini (T. T., Åpologia del Ponna, Proso, i, 320). — Tutti 
e due han piene le carte de* lor idoli vant senza soggetto ; 
tutti e due sperano dal frutto dei lor poemi di sollevare V in' 
clinata fortuna o piuUosto abbaUttta. Toitjuato, grida rontro 
gli assassinamenti drgli stampatori (L. 640). — Bernardo lavora 
intomo al suo Amadigi, fino agli ultimi anni; rifiuta alFAc- 
cademia veneziana la licenza di pubblicarlo a tutto suo carico ; 
tutte le sue speranze son nella dedicazioue al Re Cattolico; 
ma non le lodi in esso poema a pienissime mani profuse al 
re, ai principi, ai personaggi della corte; né le istanze avan/ate 
dipoi ai ministn del ro, né le rarcomandazioni del duca di 
IVbino gli giovarono a conseguir cosa alcuna di ci6 clte d<*si* 
derava e chiedwa: neppure un cenno di ricevimento: dallo 
principetjie, • da gentil! dame conspicue di nascita e di bellezza, 
p dalle corti italtane appena appena una parola di sterile rin- 
graziamento ! ! 



134 MONOORAFIE BI06RAFICHS. 

Tutti e due tentarono la Comedia. A Torquato attribnita 
la Comedia Intrichi SAmore (1). I critici gli negano la pa- 
teraitå (V. Serassi, ii, 491; D*Omdio, Saggi critici, p. 267; 
Camerini, prefazione ftlla Gerusalemme ; Schlegel, Letteratura 
drammatica, ii, 27, e Nota del Gherardini, p. 311). IlSerassi 
a dirittura la dice apoorifa. I piii, che scrissero di lui, non iie 
fan motto; altri ne fa autore Gto. AnU LiberoH. Ch'ei dettasse 
una Comedia ce ne assicura egli stesso: cLa signora Donna 
Virginia de'Medici vuole ch*io finisca in Ferrara la mia co- 
media » (L. 514, 16 giugno 1586): Il Manso, che gli fu ami- 
cissimo, pur lo dice : che sia quella che corre sotto il suo norne, 
non lo assevero. — Il Campori ci fa sapei*e che Torquato scrisse 
un prologo per una comedia burlevole, che fu recitata da principi 
e da cortigiani. — Fece la sua Bernardo, non per elezione, 
tna per comandamento, che, per sentenza di Torquato, poteva 
agguagliarsi a quelle deir Ariosto, del Piccolomini, del Bibiena 
(11 Gianluca, Dial. iii, 139). Questa comedia, di cui si lamenta 
la i^erdita, e di cui non ci é noto pur il titolo, venne splen* 
didamente rappresentata nel castello di Sassuolo, la sera del 
21 ottobre 1508, nell' occasione deUafesta per il battesimo di 
Marco Pio, alla presenza del duca e della duchessa di Ferrara. 
Torquato, invitatovi dal priucipe Ercole Pio, né ordin6 i pre- 
parativi. e di sua composizione Ti aggiunse gP intermedii. 

Tutti e due desiderano raccolte e pubblicate le lor lettere. 
Quelle di Bernardo, nota il Guasti, son piene di gravi pen- 
slen, e vi risplende la perizia del secretario, e la dignitå del 
principe. 

Ed ebbero pur conforme il gusto : lo ho cosl giudizio, scriTe 
Bernardo, in comprare il vino, come placere in beverlo (i, 111). 
— E Torquato : a me piacciono i vini piocanti e raspanti, come 
piacevano a mio padre (L. 637). 

(1) Fu rapDreseutaU dagli Accademici di Caprarola il 1 s«tt«inbre 1593, 
alla presenza ael card. Otta%io Farnese; fu stampata in Viterbo dal Di- 
scepolo uel 1601; la ripubblicaroDO il Bottari ed il Rosini. 



MONOGRAFIS BIOGRAFICRB. 135 



CATTOUCISMO DI T. TASSO 



La prima educazione di OBsequio e di disciplina, ricevnta 
a Napoli, nel vicolo dei Oiganti, dai Padri del Oe&ii; le dime* 
stiche sciagure che gV iatenebrarono il sereno delle spensierate 
gioie infantili; 1* esser stato disgiunto dalle carezze di una madre 
adorata, quando piu ne sentia il bisogno, 1* umor melanconico 
■ortito dalla natura, lo resero per tempo meditativo, ed inchi- 
nevole alla pietA, ed al seDtimento religioso. 

La Religione dell* Uomo Dio, che morl coDfitto in crooe, a 
cbi é percoiiso dalla sventura, attrito dai patimenti, non v*å 
dubbio, é una fonte inesausta di non fallaci conforti. Ma vi 
anno pur troppo delFanime paurose, e direi, tutte sopra se, 
alle quaii lo ttesso sentimento religioso diviene invece sorgente 
d* inquintudini e di timori. Torquato sentl la religione con la 
fede e Tentusiasmo d*un crociato; ma pur troppo la fantasia 
s*intromite a turbargliene le tranquille e sante consolazioni. 

Nel soggiomo di Francia, parve per infino troppo acre op- 
pognatore deila Riforma; ei viene in uggia al re Luigi ed al 
rard. d*Este per årer fiitta professione di troppo cattolico; 
lasoia d' un tratto il servigio, nella tema che dalla fede di Gristo 
lo 8t volesse s^'parare. L. 133. «- Forse quel funesto teatro 
di ardenti dissidt e di lotte implacate, spinse lui pure a cercare 
esquisiia ragtime dei secreti di Dio, che al segno dei mortali 
si soprapporran 8empi*e. Egli ride, é ben vero, degli stessi 
sooi dubbi, e schiettamente confessa che se taluna volta presto 
troppa cradenza alla ragione dei filosofi, umilid poi sempre V iu- 
telletto a* teologi , e fu sempre piii vago d* iroparare che di 
oootraddire. L. 450. — Con tntto ci6 il timore, tratto tratto rin^i- 
seeate, d* aver feUito nella fede, il toma piii che mai ad irretire, 
lo tien stretto quasi in una morsa di ferro, e lo ronduce a far^ 
neticare. — Ei si presenta all* Inquisitore ; scrive ai Cardinali 
del S. Ufficio; scrive al duca Alfonso; confef^sa, se anzi non 
aorresce i dubbi che lo travagliano. Assoluto, non si aohetJi; 
chiede le dif esa, e gli son negate: rttieno illctrittima Ta^^olu- 
lione, invalida la sent^^n/a. 



136 MONOGRAPIB B106RAFICBB. 

Anche quand^ebbe scriito il poema della.Gerasalemine, g^li 
venne, da questo, certo richiamo di coscienza, quasi di coaa 
che non piacesse al S. Offizio. E quando plasmava qaelle dol- 
cissime creature, Sofronia, Erminia, Clorinda, intento al caldo 
lavorlo deiramore, egli é quasi esterre&tto dalla bellezza della 
8ua opera, sente quasi la punta di un peccato, e si nasconde, 
come un Adamo peccatore, aiia faccia di quel Dio, che gli ebbe 
inspirato tanta bellezza e tanto amore. 

Né men sgomentavalo la temenza servile delle pene dell* in- 
fenio. Spesso, o Signore, cosi ^li, mi suonavano orribilmente 
nellMmaginazione Tangeliche trombe del gran giorno dei premii 
e delle pene; e ti vedeva sedere sopra le nubi, e ndiva dirti 
(parole piene di spavento): Andate, maledetti, nel fuoco etemo. 
E questo pensiero era in me si forte, che alcnna volta era 
costretto parteciparlo con alcuno mio amico o conoscente: e 
vinto da questo timora, mi confessava e mi comunicaTa ne* tempi 
e nel modo che comanda la tua Chiesa romana; e s^alcona 
volta mi pareva d* aver tralasciato alcun peccato per negligenza 
o per vergogna, ch'io aveva, d*avere in alcune cose di po- 
chissima importanza vilmente operato, replicava la confessione, 
e molte volte la &ceva generale di tutti gli errori miei. L. 123^ 
e 1136. 

D'esser cattolico altamente se ne tenea, né arrossiva di farne, 
a fronte alta, solenne professione. Ma apprendiamolo meglio 
da lui medesimo : lo fui sempre cattolico, e sono e sar6. L. 783. 

— lo sono cattolicissimo e divotissimo figliuolo di S. Chiesa. 
L. 837. — Sono costantissimo nella fede cattolica. L. 729. — 
lo fo professione di cristiano.... ; giuro che non ho alcuna cre» 
denza diversa da quella che c* insegnd Gesii Cristo, e fu oon- 
fermata col sangue di tanti martiri, e con la dottrina di tanti 
dottori della chiesa, e con V autoritå di tanti concilii e di tanti 
sommi pontefici. L. 1040. — En*erei, se, in quel c'appartiene 
alla nostra Fede, avessi altro maestro che Cristo, o coloro che 
interpretano le sue parole ; io dico i Dottori della Chiesa. L. 1046. 

— La nostra Fede é fondata sovra le parole: la Sapirøaza é 
Verbo, e Dio stesso é Verbo, e col Verbo fu creato il mondo. 
E benché il cielo e la terra trapasse, non trapasserebbono in- 
vano le sue parole. L. 1064. — In quel c'appariiene alla santa 
Fede cattolica, non voglio consentire in alcun modo dressere 



MONOQRAPU BIOGRAnCBB. 137 

offeso, senzA dire la veritå. L. 503. — La Chiesa non trionfa ma 
guerreggia, perché il trionfo s'apparechia nel cielo. L. 894 (1). 
— E qaal cosa piu commoovente, piii sublime della 8ua apo- 
strofe a Dio(L. 123)f_ lo la lessi e rilessi piii volte, e sempre 
mi sentii a fondo commuovere tutta 1* anima. Ben egli appare 
emolo del gran vescovo Agostino, quando e confessa i suoi 
arrori, e nmilia tutto sé stesso dinanzi a qneiralta luce che 
da sé é vera, e nella quale si qneta ogni intelletto. 

Ma la fede, senza V opere, é fede morta. La fede, dio* egli, 
é nn dono veramente divino, ma dono concesso a chi il di- 
manda, a chi si prepara per riceverlo. Egli é solo cristiana- 
mente operando, in buone speculazioni e in santi pensieri eser- 
citandoci, che ce ne possiamo render degni (L. 123). Ed é col- 
Torazione che di giorno in giomo piu si verrå essa raffer- 
mando. Ed egli era instancato nella preghiera : sovrattutto si 
raccomanda a* Padri di S. Benedetto che nelle lor sante ora- 
ikmi preghioo per lui, come per gli amid che si amano tene- 
ramente (L. 278, 288); ed affinché Iddio lo confermi in modo 
cfa>t non diiBdi di sé stesso, in quel c*appartiene al servizio 
ed aU*ODOr di Sua Divina Maestå (L. 188); ché da Dio solo 
vengono tutte le grazie, come da larghissiroo fonte, o piuttosto 
come da oceano infinito, ed al quale tutte debbono rendersi 
(L.203). 

Delle pratiche religiose fti zelantissimo osservatore. Della 
prima sua comunione, cosl paria: I padri gesuiti, sotto le di- 
seipline de*quali io fui allevato, mi fecero comunicare quand*io 
non avea anco forse i nov* anni, sebben tanto era cresciuto di 
rorpo, e d* ingegno mostrava tai segni di maturitå, che di dodici 
poteva easer gindicato. E quand*io mi comunicai, non aveva 

M) B åø>\ ■omroo Poolelloa ■rriveT«: « Credo rha U r&ra *> rertn d«- 
lørmtoasion« di totti eli artieoli å*Ma f«Nle, bi debba pr«»Dd«>r da' pooteflci 
MMUDi, rh« aoDO di Piero legitttnii succeMori » (L. 123, it, p. SI). — <U 
ooatro |iont4>Ace rooatra in t4»rra U diviua utinifriinnsa, e4 h rhiamato angelo, 
P^hA «>fr1' ioterpr«*U i divini triudici , H ha Mnnma auloriU di lefrar«» 6 
di ariiitrlier«* » {IMtt't I)i*jnitt\ . l)i«|. ii, p. XM). — « A m«* par« di non 

SoUt Mdio in almn modo me^lio onorar^. ch«* rol lander« onor« e ubbi- 
lenu al Papa , ch' h Vicario di Cri^to, aiio flfrliuoln in t^rra , ed é colui 
•I <|ubU %h ronvi«*n«» ioU*rpr^Ur«< <|uWI<« rart'*, lo quali ront>*u^no in aA la 
ven Lå det diviui mtateri : ti qiiale illuminalo dal luroe della Oraiia e dello 
Spirito Saolo, come Papa. non pii6 errare e in|r>nnar«i nella cofrnicion« 
deir eteriia verili; æbhea forse non ^ inronveniente che, come aomo, 
a'iniranai nelUi yeritå delle coaa particolari.... » ( Tmttato drttn Dijnit^, 
Pro<%e, II, 300). — « Nel papa.... h abbondanra di tutti i beni e |iieoe»a di 
Intti i te^oH » (I. 491). 



138 MONOORAFIB BIOGRAFICOB. 

ancora inteso che neirostia (base realmente il corpo di Griato: 
nondimeno , mosao da non ao qaal aegreta divoiione , che U 
gravitå e la riverenza del Inogo e Tabito e il inormoi*are e il 
battørai di petto de* dreostanti avevano in me generata, andai 
con grandisaima divoaione a rieevere il corpo di Cristo, e aentii 
dentro non ao qnal nnova insolita oontentena. E come ch*io non 
voglia lodare o biasimare la poca dibgenza o V uao di qoe* padri, 
che m* ammettesaero al aacramento quando io non aapea anoora 
che Ibsae aacramento; non tanto perch*io non poteesi alcnna 
coea intenderne, quanto perché non m^era atato detto; questo 
nondimeno ardiaco d*a£fermare, ch*io, come dagli effetti le ra- 
gioni ai argomentano, ricordandomi ora qnale allora mi aentisai, 
chiaramente conosco cfa* io nell* albergo di queate mie membra 
terrene aveva dato ricetto al Figliuol di Dio; il quale allora si 
degn6 di moatrare in me le meraviglie degli effetti auoi piii viva- 
mente, perché in luogo ancora incontaminato e aeroplice e pnro 
le vide raccogliere. L. 133. — Ed ei crede fermisaimamente € che 
il Corpo di Cristo é neiroatia, perciooché Tinfinito non ha 
gradi , né termini , né misure di piu o di meno.... > Ninna 
transustanzazione crediamo el mirabile per fede, della qnale 
non si veda alcun vestigio nell* anima nostra ; che essendo prima 
di sua natura semplice potenza, si tramnta poi nella natura 
delle cose intese, e diviene tutto ci6 ch^ella intende, e Dio 
quaai, iotendendo Iddio; onde se all* anima noatra qnasi é 
poasibile di deificarai, e se a Dio fu posaibile d^umanarsi, e 
se pu6 gU uomini transumanare, non si pa6 dubitare che per 
beneficio degli uomini non possa tranaustanziare la soatanza 
del pane (L. 133). Sicché neaaun maggior dolore per lui che 
la piti volte negata comaniune, quando fu a S. Anna, e dresser 
riputato indegno di ædere alla mensa degli angeli e di cibarsi 
<lel corpo di Cristo (1). 

A* perdoni banditi dalla Chiesa, come Dante e Qio. Villani, 
voUe prender parte; si vota alla Vergine, e ne compie i pel- 

(1) <Se chi vuole ricevf>i*e i principi moodaoi nelU casa sna, radorna 
e la pulisce e la netta di tutte le bnitttire e di tutte le sordidezae ; chi Tuole 




riempir la vanitå della vanagloria, in risveeliar la sonuolenza delracctdia 
in raddolcire il veleno e ramaritudine deiriovidia? noo laverå ranimi 



anima 
che per la contaøione delle membra é oontaroioata e immooda da mille 
carDalitå e da mille brutture?^ L. 123. 



MONOORAFIB BIOORAPICHS. 139 

legrinaggi ; solo dolento, per la stemperatagli aalute, non poter 
oompierli a piedi; ogni giorno Ta a messa (L. 1084); ogni 
gionio dice la corona (L. 450, 1242); diginna spesso (L. 454); 
ascolta mol te prediche (L. 1268) (1). E tanto Ai sempre osse- 
qnioso a* comandi della Chiesa che prega il Papio, per soa in- 
tereessione, impetrargli licenza da si€a Beatitudine di Urner 
t Apoiogia di Dante , e il Decameron del Boccacdo^ di qua" 
lunque siampa egli sia, non ostante akun divieto fatto in 
contrario (L. 230). 

Bramoso d* allogare un nepote a* serrigi di qualche principe, 
inclina a porlo con 1' tUustrias. S** Scipione Gonzaga , tuttoehé 
povero prinoipe egli sia ; 8\ percbé spera debba esser allevato 
iioo sol con baoni costomi e con belle creanze...., ma con molto 
timor d* Iddio, e con molta osservanza della Religione, che mal- 
agevolmente si posson trovare nelle corti grandi (L. 164). 

De* suoi nemici altra vendetta non mol prender se non quella 
che bene scrivendo o bene operandopotrå prender di loro(L. 123); 
perdona, come cristiano, e non ne desidera cbe Y emenda (L. 305). 
«— ' Ei ben sa che la caritå é divina cosa, and Dio medesimo 
(L. 1089). 

Nella dinperazione del mondo e d^ogni nmano conforio, si 
rimetCe a* voleri di Dio , e trae argomento a procedere piu 
avanti nel cammino della virtii e della pcrfezione. Tn sai, Signere, 
egli esclama, che dopo che la tna sferza mi comindb a per- 
cuotere, in quella parte dove la mia umanitå aveva di piii senso, 
neiroDore, dico, e nella ripntazione, io non fuggii da te, ma a te 
procurai d*onirmi ; e la freddezza del mio cuore cominciai, se non 
a riscaldare, almeno ad intiepidire del tno amore (L. 123). — I 

(i) E dalU prijnona di Sint' Add« scriveva il 18 ottohr«* lS8t aU'abatQ 
Critiororo Tatto: Tra taoto, non pot^ndo V. S. adonerare altro per mio ^'io- 
▼amento « •odiliafaKione, la prrffo <'he arriva all' illuatr. ai^. card. Albano 
OMi caldament^, rb« mi sia conr<><luto Tuwcir Aiori per conf<*Marmi oome 
prima , e I* udir la ro4*«u il ffiorno dMle frata c* il veoerdi e il mercordi 
II.. »r»K — . K a don Cf^mns d'K^t** il 21 marxo \of^. — Si potrebbe ron- 
rvN^^rt* in que«U di maninooniri (di quarenima), la frrairia cbe n^frii allefrH 
mi fu n^frata: arcio«vhé io axxiHt quttlrb«» parte tW\\t* »ii«* devotioni (I.. 477). 
— K n'*)la l*<ttera Biiro<»«aiva: ltf*nrli^ Idilio ^ia p(*r ttillu, c da tutt«* 1«* parti 
M>trtia f^audirri, nondtm«*iio i Itio^hi \n\ ao(?liono nrr-r^^rer** la divozione. 
Si roiili>nti dunque, r\i' iu iio^h« andara in qiioxti friornt di qii jrt»nirøa vivi- 
lando le rbi^se. — K il 2 april*« a don Batilio /^iniboni: Vorrei ch#» mi 
luiae ronceduto di vf*uire a* vontri tittiri que«ta a<>ttimana aanta. ^ K al- 
r amico Maurifio Catan'H): Per ffnno, a'io funni »tato »ifmor^ di me tteA««) 
qoe^to tempo rh'io aono ntato prifrione, avrei vi«itate molte rhi^m, e nioUi 
loofrbi pii. aoddi^iatti mdti voti, udite molt«* roeaae, inolt^ pre<ltrb« e molti 
r«>«peri. che non bo potuto udire.... {\.. WS\ 



140 MONOOBAFUS BIOGRAFICBB. 

iniei travagli, io li riconosco non da alcnn pianeta, ma dalla 
giustizia del Signore Iddio che vcXie punire i miei peocati (L. 
164). — Dal Signore Iddio aon pnniti i miei errori demente- 
mente (L. 167). — Sia lodato nostro Signore d*ogni coea, per- 
ch*egli é quello che d visita con Tafflizione, e d consola nell^in- 
fermitå (L. 532); ed acquetavasi nella speranza di Dio, che aolo 
é buon medico delle nostre infermitå (L. 1089), e nella speranza 
della aalute deir anima, che per grazia di Dio spera di condurre 
in porto di aalute (L. 929). La fede negli nomini é fidsa; non 
ptt6 ingannarmi quella di Gristo , la qaale é il miglior fonda- 
mento ddle mie speranza (L. 1143). — Non ho altro rifugio 
che quello della demenza e deUa pietå cristiana, alla quale 
cerco di ricovrarmi, si come a tempio della mia salute. L. 1 143. 

Anche V ingegno, dopo S. Anna, non pu6 riposare che nella 
contemplazione delle cose di vine (L. 1380). Se io potessi atten- 
dere a* miei studi in Vaticano, fra tante reliquie e tante aacre 
imagini, ogni altra musa, che la sacra, sarebbe ammutita 
(L. 494). — Ei vuol addentrarsi negli studi teologici , nece»- 
sarissimi per non andar al buio per tutto il cammino della 
vita, per correggere le opere sue (L. 789). Fra* piaceyolisaimi, 
non solo fra* piacevoli, gli é la lezione de'SS. Padri (L. 991); 
cei*ca con molto studio e grande amore S. Tomaso, che onora 
Aquino piii che altri non fece Atene (Dial. iii, 36); ne desidera 
le opere tutte : S* io avessi le opere di S. Tomaso , scrive a 
Muzio Muzzoli, non mi leverei di sedere finché non le aveasi 
lette tutte, se non quanto le necessitå materiali ricercassero 
(L. 268): San Agostino era per lui suggello sopra suggello 
(Prose, I, 493) ; da lui prende i due amori della cdeste e ter- 
restre Gerusalemme (L. 1313). E senza pietå dal nuovo poema 
recide que' teoeri episodi che un tempo ebbe difesi contro gU 
scrupoli deir Antoniano, con ragioni desunte dalla storia e dalla 
conoscenza delFuman cuore; egli canta ripetutamente Maria 
ne* suoi gaudi e ne* suoi dolori ; in Montoliveto, la Passione di 
G. Cristo, la processione del Corpo di Cristo, il gran mistero 
del Sacramento, e s*inspira in San Tomaso (L. 513). 

Una medesima é Tarte che insegna il ben vivere e il ben 
morire (L. 965). — In breve, ei vive tanquam o'os moriturus 
(L. 1380). — lo niuna cosa piu desidero che di ben vivere per 
morir bene. perché la filosofia ^ un pensiero alla morte, alla 



MONOOKAKIB BI06RAFICHB. 141 

quale pensando ci apparecchiaroo per esser piii leggieri e scai'chi 
nelU partiU (L. 849). — Piaccia al Signore Iddio, che la mia 
morte non sia scompagnata dalla sua grazia! (L. 1487); e ch'io 
possa trovar mercede al fonte abbondantissimo d*ogni pietå 
(L. 388). E come apprese la morte dell* Arcidiacono Cristoforo 
Tasao, acriTeva al caT. Enea Taaso : Il suo morire fa ch* io pensi 
a me stesao, e alla partenza di queato mondo. Egli mi precorae, 
e mi fece quaai la strada nel venire io questa vita; ora cod la 
«ua santa e criatianiasima morte m* insegna come si debba mo- 
rire; perché ae il morire é accidente della fortuna o effetto della 
natura, o TolontA d* Iddio, il ben morire é noetra elezione e sua 
grazia. Non pa6 la morte esser dissimile dalla rita.... L. 1 1 17. 

E la sua morte fu veramente edificantissima. Mori stretta- 
mente abbracciato a quel Crodflsso, che insieme con molte in- 
dttlgenze gli era stato donato dal papa: spirb con le parole di 
Cristo: Signwre, neile tue mani raccomando,.., e non finl quag- 
giii, percbé lo spirito era giå nelle mani di Dio. 

Blv«al«a« all« Verslae« — Tutti i nostri piu sommi 
poeti forono tenerissimi di Noetra Donna, oUima di tuUe le 
altre, la baldezza e Conore delTumana generazione (Conv. iv, 5). 
Per Dante il nome di Maria era il neme del hel fiwe ch*in> 
Tocava e mane e sera, Qualunque volta gli awiene di ricordario, 
ei aa trovare tale letizia e melodia di parole che non suonan 
nolla d* amano : la Cantica immortale si suggella con una pre- 
gfaiera alla \ergine Madre, degna di essere sol udita dagli 
angelici amori, quasi teatamento di quelP amma santa, non 
piii d*altro deeiderosa che di gire a vedere quella gentUissima, 
gid chiameUa a gloriare sotto Cinsegna di quella Heina 6e- 
nedeUa Maria, lo cui nome flå in grandissima reverenza nelle 
parole della sua Beatrice heata (Vita Nuova, § 20 e 43). 

Anche il aoavissimo poeta dell* amore fu affisttuoearoente de- 
voto della Vergine bella; cbé amor lo spinse a dir di lei parole: 
e gli spire quell* inno, che il Macaulay non dubit6 di chiamare 
il piu bell* inno del mondo. In tutti i suoi peregrinaggi portava 
aampre con sé, come cosa cara e aantissima, Timagine di Maria, 
egregio lavoro di Oiotto. E, morendo, volea fosse costruita 
iiB*edicola, ad ooore di lei, in cui essere sepolto, quasi sotto 
la fidata totela di quel nome tanto venerato. 



142 MONOGRAFIS BIOORAVICHB. 

£ il gran Gaotore del liberato sepolcro di Cristo non potea 

non andar acceso di queUa facda, dir6 con Dante, che a Cristo 

piii s" assomigUa, E ben il valente mio concittadino, acnltore 

Fabris, toglieva ad effigiarlo in atto d^inapirarsi nella Musa che 

nel delo ba di stelle immortali anrea corona. — Prigione, 

vuole che altri preghi per loi la bontå infinita di Dio onde gU 

dia grazia di poter viaitare la chieaa consecrata in Loreto alla 

sua Madre gloriosa (L. 189); e piii e piu volte ei toma col 

pensiero, ché ve lo spinge antico debito e nuova devosione 

(L. 277, 769); e supplica con luUo fafpgtto del cuore il dnca 

Alfonso che non gli nieghi 1* andarvi (L. 277). — E il 22 set- 

tembre 1586 scnveva al duca di Mantova, Vincenzo Gonzaga: 

non fo altra deliberazione che d* andare a Loreto. Prego duisqne 

V. S. che mi favorisca con S. A., accioocbé mi dia licenza et 

elemosina e £Avore in fomire il pellegrinaggio (L. xiv, ed. dal 

Portioli). — Infatti, non appena gli é conceduto, risorto ap- 

pena da una breve ma pericolosa malattia, infermo tuttora di 

febbre terzana (L. 909, 910), peregrino d* amore, si conduce al 

teropio del suo voto, ché tra gli altri di lei miracoli, nameravs 

pur quello di essere arrivato a salvamento (L. 925). — E £a 

ptetå leggere la descrizione del viaggio, che & ei stesso, temente 

degli spiriU e della fantasima, ritenendosi giå maleficiaio, 

€ Ora sono cosl vicino a Loreto, che niuno dovrebbe impedirmi 

ch*io non visitassi quella sontuosissima Chiesa, sicché potr6 

adempiere il voto come io aveva deliberato. Nondimeno mi pars 

di vedere e d' udire molti cenni, quasi nubi e tuoni p^ Taria 

che minacciano crudelissima tempesta. Passere nondimeno olire, 

pregando Iddio, che mi faccia grazia di passare pacificamente, 

perch* io di niuna cosa bo maggior desiderio che di quiete. Ma 

se altro avvenisse, fosse almeno il tempo dei cavalieri erranti, 

che al cavaliero non era impedito il passo se non da un ca- 

valiero, in questo non d possiamdifendere dalla violenza e dal* 

Tinganno. Almeno mi dovrebbe assicurar l'abito, il qnale é 

tutto pacifico, perch' io cavalco con una pellicda lunga sino ai 

piedi e con mantello d'egual grandezza, come é piaduto alla 

mia fortuna, la quale se mMmpedisce di ragionare con V. S. 

lUustriss. mi toglie ogni speranza afhtto ch*io possa avere delle 

cose di Lombardia, e particolarmente di poterd mai viver sano. 

Ora sono ancora infermo di qudla spiaoevoliaaima infermitå. 



MONOGRAFIS BloaRAFK'HB. 143 

la qiule dovrebbe muover compassione negli stessi oemici, e 

per mia crudele fortuna doh bo potuto ancora ritrovarla negli 

amici. Vorrei di nnovo raccomandarmi a V. S., ma non bo sa 

queftta lettera ginngerå a tempo, o se Tautoritå sna [)otrå 

giovarmt in alcnn modo ed agevolarmi il viaggio: pur mi giova 

di sperarlo e prego V. S. Rev. cbe mi &ccia grazia di dii*e a 

S. S. eb* 10 fo questo Tiaggio non come peregrino , ma come 

infermo, sperando di poter poi peregrtnare a piedi colla sua 

benedizione e con maggior panitå di corpo e quiete d* animo > 

(Al card. Scipione Qonzaga, di Fano, il 29 ottobre del 1587 — 

Lett. vm delle xn ed. dal prof. Lanzoni, Faenza, Marabini, 1868). 

— Vi arriva stancbiaaimo 1* ultimo di ottobre, aenza danari da 

finire il viaggio, ed é coatretto aupplicare Ferrante Oonzaga, 

pnncipa di MoUetta, cbe per arventura trovavaai a Loreto a 

donargli dieci acudi, o darglieU piuUosio per eUmosina (L. 915). 

Caduto mortalmente ammalato, ai volge a Maria con tanta 

intanzione di fede, e n*ba gioconda viaione di paradiao. Fra 

tanti terrori e tanti dolori, cosl egli, m*appanre in aria Timagine 

della glorioaa Yergine, col Figlio in braccio, in un mezzo 

cercbio di colori e di vapori; laonde io non debbo diaperar 

della ana grazia. E bencbé poteaae fiidlmente eaaere una fan- 

taaia.... piii toeto devrei credere cbe quello foaae un miracolo 

della Yergine ( L. 456 ). — Ed ei ne deacriaaa la viaione nel 

aonetto cbe comincia: Egro io languica, t di aiio sonno av- 

ri nid... 

U dl medeaimo cbe Ai cavato di prigione, fa voto dl andar 
alla Madonna delle Orazie ( preaao Mantova ^ L. 617 , 623, 
625, 629). — E come il auo pié tocca gli altan invocati, vi 
ai proatra; compunto, e quanto ptt6 piii devoto, non move occbio 
dall*imagine di Maria, ba il cuore in cielo, siede alta mensa 
dtgU angeli e si ciba del corpo di Cristo, o ne parte, ae non 
piii tranquillo, certo piii conaolato. — La glorioaa Yergine di 
Loreto (L. 925); il preaepe di S. Maria Maggiore, Tadomo 
tompio di Yittoria, alle Mortelle di Napoli, dinanzi a cui, quaai 
in voto pel compiuto poema della Conquiatata, viene ad ofirire 
a lei dipinto di sua sembiansa il core e tcdta mente; una 
atupenda imagine di Noatra Donna del Durero, atteggiata a 
al solenne meatizia, da vederie proprio le lagrime acendere 
li occhi (L. 1445, 1450, 1452, 1456); gr iæflabili dolori della 



144 MONOORAnS BIOGRAFICHB. 

Regiua de' Martiri, gi' lospiraDO verai si belli, si pii, si affetluosi 
che ben si vede che gli sgorgavano dal coore. — Ogni giomo, 
ia ossequio di lei, recita la corona (L. 450) (1): il benedeUo 
soo norne spesso gli soccorre alla lingUa, e oe'.santissiini nomi 
di Gesii e di Maria gli finl e la parola e la vita. 

T. TASSO E I SUOI LIBRI 



Piii m' iocrescerebbe perdere un libro solamente, c un amioo 
di questi che si trovano oggi al mondo : perché i libri, ae non 
m*iaganoo, sono maggiori testimoni del Tero; e se fra tanti 
ve ne fosse alcuno che non dicesse interamente la veritå, é 
piu diletterole di questa conversazione che s' usa ; ed io paaao 
con loro piii agevolmente la noia. Prego diinque V. S., che mi 
coBservi tatti que* piacevoli e fedeli amici, aocioché io poasa 
meglio guardarmi dagli altri, noiosi e disleali.... (L. 1006, al 
Costantini). — Aiuti ordinari (a guadagnarmi il vivere) chia- 
mo i libri.... ché di maestro non mi pare d*aveme bisogno, 
quando io abbia libri (L. 296). — Essi non mi esdudono dal 
ragionamento e quasi da la conversazione de* migliori e de* piu 
nobili ed onorati, che noi non siamo (L. 1348). — Né dono piii 
bello, né piu caro gli si poteva fiire che qnello de* libri (L. 227). 
Fra le pid dolci soddisfazioni che per avventura ei si ebbe in 
corte, ricorda sovrattutto V o^io letterato e la quiete degli stndl 
(L. 776). Per i libri (2) maravigliosamente sentia infiammargliat 

(1) Adudaus in precando, maxime erga D«iparmm Yirginem, et Rosa- 
rium piaries in die, peculiaresqne proces religiose redtalMt. £iael. Peregrini, 
Oratio in obita T. Tassi. 

(2) E ai suoi libri indiriss6 U segnente sonetto : (S. 193, Rime eroiehm) 

O testimoni del valore illastri, 

Per cui spiando il vero io vo sovente: 
Per cai spira, e ragiona, e ni*é presente 
Tal che mon giå tanti e tanti lustri. 

Mentre par ceroo oome Tuom s*illustri, 
E*n me rinnovo an desiderio ardente, 
Che m'aocendea la giovinetta mente, 
Gontinflando Topre mie trilustri; 

PVa voi dtmoro, e sospirando i'dico: 

Deh! fosse in loro il dolce stile e Tarte, 
Che a morte fa si glorioeo in^nno. 

Perch* aggnagltasser que* che poi verranno, 
Leggendo spesso le mie dotte carte, 
U'novo Alfonso ad ogni voetro antico. 



MONOGRAFIS BIOORAFICHB. 145 

il desiderio di sapere non mai adempito, e quello di onore e 
di gloria, che nasce e 8*accende dal primo, quasi fiamma da 
fUunma (L. 1526). Onde Tunico suo lusso raequisto de^libri, 
de* qoali era cupido (L. 666). Ed a chi riprendevalo di man- 
dare a male i danari, rispondeva: Non vogtio confessare cbe 
quei pocbi spesi da me in libri siano gettati in modo alcuno ; 
perch* io n* ho molto biaogno, o per imparare o per ricordarmi 
le COM lette (L. 1277), e manifestava uirab. Cristoforo Tassp il 
bisogno di sette soidi, o al piu di dieci scudi di libri.,.. d'ctl- 
cum fie quaU avea grandissimo bisogno (L. 680). Non appena 
aonottaTa, specialmente all* appressarsi de^ brevi giorni, si fico- 
gliea in casa, ché U notH son cosi lunghe che se ne passono 
studiare moUe ore (L. 1314). «— Nelle freijnenti sue peregri- 
nazioni , non potendo recar con aé le quattro casse de' suoi 
libri, pigiiatone prima rinventario,*implorava per la costodia 
Taiuto de*piii provati amici, non aUrimenti che suolsi impkh 
rare ildivino adiuiorio (L. 1240, 1241), e loro roccomandaioali 
quanto tanima (L. 1322). — Pressoccbé tutti i suoi libri eran 
toccaU (L. 1314) (1), ché non solo leggea e rileggea le cose lette, 
ma segnava in margine i luoghi piii importanti; e il solo ti' 



(1) L«Bci6 Torqaato in ctsa Giordani, a Pesaro, tre libri pætillali di 
aoa propria mano: 1* La Dipina Commedin della atainpa del Oiolito, lo 
ctti poet&Ua vennero jmbblicale neir ultimo %'oluiue deircdizione Capurriana 
di taU«> le opere dN Tasao; 2^ U Convito di Dunte. VuhhVici> (peste po- 
slili« il marrbeae Oian Oiaoomo Trivolxio nell' Mizione del CoQTito, da lui 
procarata, Milano, 1828. — > Le poatille del Tasso, ed il oeiino de' luoghi da 
lui roDtraHS4»imati aon tolti da ud eMinplaro della »tampa dH Sessa. che 
porla acriUo au una carta di froote : Questo Ubro fu ponttillnto dal Tauo 
n^l i57#; 3® // Cansonierr del Prtrnrr,» . eliziouo del Giolito, IMO. — 
Mona Onorato Oaetani, conU*mporaneo il«*! Si^rassi. po«sMeva P opera ba. 
frueote: Sehastiani Fojrii Morzili Hi<p*tlensis . in IHtUmhU Timorum 
i\immentnrii. Basili^ae, per Joanuem Oppurinum, 1544; iu-fol., co'margioi 
po«Ullati di mano del Taaso. La ui^ifirior parte non »ono cho notaroenti 
deila dottnna cof^i di PlatODe« ooni«« tifl (k»iii«*ntatore. Nel Ubro che Ai auo 
deU' opere di Platoue, arrtve il Foppa, »i \'rf?(rono per entro tante not«, di 
aua mano, cbe non T'é quasi alcuua n^'a cho iiou nia lineata, e nei roarcine 
ai riporta in aoatansa raccuito tutto ci6 che iu (*ia«irun loirlio pM dimisa- 
n«*nte «i contiene. Il deaiderati^Hiiuo inio aiiiico rietn) Bi^'azzi poaaedcva 
Ulf tpmrro doppiamente ure^rovole, perch/* iKimtillato da lk»rnardo Tanno e 
da Torquato. ft latino, nella vfrsiuui* di I>orenzo V;illa, ed itnpreHso a Lione 
per SeMstiano Oriflo, nel 1511. l>e postil le s\ riferiMCNUiu apesao a' liio^hi 
del pæla greoo, imilati nei l<iro ptieini dai rantori di Aiiiadi^'t e di OofTrMo. 
— > .\ll'Omero va unito un Quinto Cnlnbro, u^rualmente noatillato dai due 
Ta««i, e perimenti iinpreaso dai Gritio nel delto anno. IHi Epitomf fi^andf 
deli* opera di .SL Affftstino ai conMervavn un gruMMi toiiio, pienn di poetille 
di mano del Noalro. nella libreria de* I*. F. .Miiii»tj'i d**i.'rinfenui alla Mad- 
dalena di Roma. Il Sera^M teneva, rame rari^inio poiello, nn Trorrito. 
■e' cqi marffini Tedeanai notali alcuni luofrhi di Torquato, presi ad itnitare, 
o meglio aa enolara nel auo leggiadrissiuio Aminta. 

10 



146 MONOGRAKIE mOGRAnCHE. 

vedere quelle postiile marginali, gli bastava per una nuova let- 
tara (L. 679, 714, 722, 751). la breve, lo studio era una neces- 
sitå, una nuova vita per lui. lo stioio, cosl egU, i libn qoasi 
quanto la vita (L. 937). lo non posso acquetai-mi nel desiderio 
de' libri : ne vo comprando alcuno di quelli che m* ha tolti la 
fortuna, stimando egual perdita, sMo li perdessi, come qaella 
della vita(L. 1214). E dalcaix;ere diSant*Aima scriveva scon- 
fortato al auo Grille : In tanta e cosl lunga aolitudine, io non 
posso né acquetar Tammo, né riposar Tintelletto in alcuna 
parte meglio che ne* libri.... (L. 296). Oh quanto mi sarå caro 
di poter con voi discorrere non solo di quello c*appartiene 
alla salute deiranima, ma degli studl giå miei! i quali non 
Bon piii miei, e pur vorrei che non mi fosse impedito di segui- 
tarli, ma piii tosto datomi aiuto ch*io li possa a miglior fine 
dirizzare; perciocché chi a questo non m^aiuta, non m'ama; e 
chi da questi mi disvia, mi dee da tutte le altre cose del mondo 
disviare.... (L. 278). — Fra i diletti tenea dilettissimi Aristotile 
e Piatone. — Non ho studiato altri libri piii volentieri d* Ari- 
stotile e di Piatone, benché abbia lette le opere di molti (L. 654). 
Il perché mi parve sempra atto di raflSnata cradeltå del 
duca Alfonso e de'satelliti suoi, il negare al povero Tasso il 
ritratto di Bernardo, quanlo men necessario, tanto piii caro 
(L. 641, 699, 781); gli arazzi ed alcune povere masserizie, mise- 
rabilissimo avanso della paiema fortuna (L. 545), ed altre robe 
lasciate a Sant*Anaa; ma i libri segnatamente (L. 691, 697, 
719). — Non consenta, »criveva egli a Cesare d*Este, ch'io 
dimandi indarno cose di cosl poco valore con tanta ragione, e con 
tanta instanza (L. 641); e le richiede al Coccapani, come segno 
di amorevolezza, che niuna soddisCazione varrebbe a consolare 
il danno della ripulsa (L. 691); e in gran grazia a Margherita 
di Gonzaga, duchessa di Mantova, le cose clie fiirono giå sue 
(L. 697); e di bel nuovo al cav. Gaspare Pignata, come piccol 
segno della grazia del duca Alfonso, ed onde non abbia a di- 
speraiTie in tutto (L. 720, e V. lett. 611, 616, 618, 620, 642, 
646, 648, 653. 654, 657, 661, 662, 665, 669, 670, 678, 681). 
— E par incredibile che lo stesso duca di Mantova, Vincenzo 
Gonzaga, dopo che il Tasso lasciå quella corte, perfidiasse a 
voler ritenere i suoi libri, le sue scritture, tormentandolo con 
vane promesse per oltre un anno, quasi a continoe pante di 



MONOGRAFIB BIOORAPICHB. 147 

spillo. lo la prego, cosl egli al duca, non si cuii di ritenermi 
i libri, poiché non Tolle ritener me stesso in prigione; né li 
Toglla quasi pegni o quasi ostaggi de la mia fede, temendo 
che, mentre sto lontano, o non dica mal di lei, o non scri^a ; 
perché niuno é piu sicuro ostaggio deir affezione intrinseca e 
delU benevolenza ; e Vostra Altezza pu6 esser oicura eb' io Le 
flia affezionaUffiimo (L. 1036. — V. lett. 913, 917, 930, 936, 
957. 970, 983, 1034, 1036, 1045). 

Il benemerito sig. Cavedoni fu il primo che diede alla luoe 
r inventario dei libri e dei panni cho dopo il 1587, in sul partire 
per Toscana, il Tasso volea ra^oroandati al padre Nicol6 
degll Oddi {ConiiniiazHme delle Memorie di Relig.^ di Mor, e 
di Letter,, Modena, Soliani, 1833, ii, 90-91 — Guasti. Le Lettere 
di T. Tasso, iv, 311); né sarå forse discaro ch*io unisca il 
catalogo de* libri di che si mostrava in bisogno, e che di mano 
IB mano si faceva a richiedere alKuno o alfaltro de* suoi amici : 

Åccolti Benedicti, De bello Christianomm contra barbaros 
(L 813). — D,^Åugustini, Epitotne (L. 686, 707, 747). — 
Åtemanni, Il Girone e TAvarchide (L. 1183). — Alessandro 
Åfrodiseo {chiAnn^mo lume della filosofia peripatetica. IlPorzio), 
•ovra la Metafisica (L. 633, 662, 666, 748, 759, 814, 828). 

— Alicomo (L. 794), — Ålunno, La fabbrica e le ricchezze 
della lingua ioscana (L. 223). — Andrea Eboracense (L. 716). 

— AristoHU, PoUUca (L. 682). — At>erroe (L. 673). — Bembo, 
GU Asolani a le Istorie (L. 228. — Le lettere gli erano state 
donate dal libraio Giulio Vassalini, id.). — Boccaccio, La 
Fiammetta e il Corbaccio (L. 228). — Il Decamerone (L. 230, 
1184). — Bodino, Il Metodo (L. 1214);SovraTucidide(L. 1337). 

— Boesio, De Consolationa philosophiae (L. 166). — Cale^ 
pino{L, 228). — Caro, Volgarizzaroento delFBneide (L. 1277). 

— 5. Cirilio, vescovo di Gerusalemme (L. 440). — Pietro Crc' 
æensio (L. 716). — Dante, L*Apologia (L. 2^50). — Diogene 
Lacrsio (L. 412). — Dionigi AUcarnassco , Giudizio sopra 
Tnddide (L. 1214, 1335, 1337). — Eun'pide (L. 668, 682, (rfC), 
693). — Filene Ebreo (L. 5:^2). — Galeno, Opere (L. 825, 
1126) — Giuseppe Ebreo, In Ispagnuolo (L. 817). — Gregorio, 
papa, Della Gerarchia dej^li An^eli (L. 532). — Gregorio Ai- 
eeno, Opere (L. 666). — Gregorio Sasianseno , La Teologia 



148 ytOSOGtLkFIE BIOGRAFICHE. 

(L. 714, 747). — GugUelmo, arctc. di Tiro, Istoria Saa*a 
(L. 707, 1378). — Jppocrate (L. 825). — Ltidano, De Dea Syria 
(L. 1335, 1337). — Mercurio Trimegisto (L. 1296). — Olao 
Magno (L. 632, 640, 643). — Orazio (L. 194). — Paoh EmiUo 
(L.707). — Patrizio, Dialoghi (L. 1214). — Pigna, Storie 
(L. 995). — PlaUme (L. 152). — PUnio (L. 64L, 803). — Plu- 
tarco, Opascoli (L. 997). — Possemno, Dialoghi (L. 481). — 
Proclo (L. 176). — Rime Antiche (L. 1314). — Sassone, Gram- 
matico (L. 632). — Scotto, Opere (L. 1126). — 5. Scrittura, 
Comento sovra TApoi^issi e sovra TEpistole di San Paolp 
(L. 552). — Seneca (L. 668, 707). — Sigonio (L. 1337). — 
Sofocie (L. 682, 683, 685, 693). — Terzo Francesco, Le Imagini 
åegV iuvittissimi priDcipi di Casa d' Austria (L. 229, 247, 974, 
1034, 1117). — Dl Toledo, Logica (L. 685, 716). — 5. Tomaso, 
La Somma (L. 228, 499. — Opere, L. 268, 673). — Tris- 
sino G., La Poetica (L. 989, 997). Id. L' ItaUa Liberala (L. 1183, 
1277). —Vettori P., Etica d'Aristotile (1). ^Viperasio, Dialoghi 
(L. 1214). — Zerhino (L. 313). 

T. TASSO, LA MEDICINA E I MEDICI 



Che Torquato avesse troppo fede ne*medici, non credo. 
Qualche Tolta gli soccorre il comnne proverbio: Honora me^ 
dicum propter necessitaiem (L. 1118); é necessario cfae io onori 
i medici, nelle cui mani é la Tita e la morte (L. 971): tal altra 
il detto di Filomene *- SoU medico et advocato occidere licet 
impune; ma ben tosto sogginnge: questa é opinione di co- 
media; e il mio caso, per Tinfelicita di tanti anni, é quasi 
tragico (L. 1105). — Ed egii, piu che altri, poteva appropriarsi 



(1) Eccone il titolo: Petri Vietorii C&mmentarii in X libros AritttHelU 
de nioribus ad Nicotnachnm, posiiis ante ainguku declamaHones graeci* 
ver bis auclorvs, iisdenique ad verbum latine exprestis. Plorentiaet ex 
oflicina luaUruiu, 1534, in-f. iD-4. — La chiese al Costaotani il 10 febbraio 
1586, ed il Gostantini il di 11 febbraio scriveva al Titi : il Tasao mi chiese 
iersera V Etica di Arislotiie, col commento di Pier Vettori; e perché qneUa 
ch'io oomprat costi la mandai al Mureto. di graiia, dite a M. Salvestro 
che ne scelga una netta, polita, e la faccia legare galan temente e nie la 
mandi per il corriero, avvisandomi il costo: awertendo di fasciarla bene.... 
— Pier Vettori, patrizio e seuator fiorentino, sommo filosofo e aommo cxv 
tico, inori in Firenze, in elå d'anni 86, il 1$ dicembre 1583. 



MONOORAFIB BIOORAFICBE. 149 

il detto dMppocrat« neirepistola; Totus homo estmorlms. — 
lo son tutto infermitå (L. 1139); e dieea che il suo male era 
ni flEitto d^aver bisogno non di cccellenti raa di eccellentissimi 
medici e di eccelleutissimi rimedl (L. 396). 

Ma perché, egii chiede, si då reocellentd al medico? — 
Per r operazione nella quale diroostra alcuna eccellenza , ren- 
dendo ia salute airiofermo (Dial., Il Fotmo, ii,282). — L* ec- 
cellenza del medico consiste in buona parte in dar le medicine 
non solo salutifere ma piacevoli (L. 2r>8). — E Torquato, non 
era punto dissimile alKegro fanciullo da lui cantato (Ger. i, 
si. 2), che non appressa ii labbro alla medici na apprestatagli 
se pria non sente sull* orlo del vaso il dolce del mele (L. 259). 
Onde prega il mantovano Marcello Donati a mandargli alcun 
roedicamento da prender per bocca, non sol buono al suo male, 
ma piacevole (L. 291). E si loda di Alessandro da Civitå, che 
lo avea medicato in corte del card. Albano, il piii discreto, il 
piu amorevole de* medici, perché s'adagiava al suo volere, e 
mcdicavalo co* medicaroenti piacevolissimi (1). ^ lo ho bisogno, 
cosl egli a Giambatista Licino, di si fatte medicine, e non altre: 
e serbo ancora in memoria quegli sciroppi dolci ed acetosi, 
rh*aTrebbono riausdtato un morto, e quelle pilole con Toro; 
quantunque, com*egli diceva, fossero gravette allo stomaco 
anzi rhe no (L. 812). E ringrazia il Cavallara, medico eccel* 
lentissimo, amico cortesissiino, ed afTHbilissimo gentiluomo (L. 
639-535, 634, 735), che non pur le rioette, ma i rimedl stessi 
gli foUe accompagnare con un alberollo di conditi delicatissimi 
(L. 549). — E fede grandissima ha nei Laureo, giå amico di 
suo padre, il quale, benché yescovo, non debbe essersi scordato , 
deirarte del medicare da lui esercitata cosl felicemente e con 
tanta eccellenza (L. 230), da non aver che pochi pari e nessun 

<l) TorqQsto er« ghiotto anjnch«D6 di rlolri e d'ofmi «orta di lecronii. 
^ lo non no laecbero, icrivQTft aUo SoaUbrino, p^r la suilnla di dotnnni a 
•en: sbte oontenio di coropffrarmene c^ualche libra d'^l yiii flno (L. 367). 
•* R al tig. A....: Queali aonu gli Tenu chr* chitnicsti . i quali ho acrilti 
dopo avrre mangiato aoirnando un pan di luccaro; « riHvr|rliandointv non 
troTando il lucraro, ho tolto n<>Ua crodenf a un pane ordinario (L. l.V>t). — 
K il P. Baailio Zanlboni aU nianda a donare do' condtU c della P^THirnta 
(L Ti^*)x ed «gli chi«da al Polverino due o tro vasi di ronserva (L. 1400). 
— Oltre 1« arattole de'oonfetti, acrive al Licino, rhe avrehlx* volonU di 
qualrh«» rinfreacanienlo (!.. f37); ché, ne' di raldi, irli cominciano a piarrr«* 
^ il TID fre«oo, e la ncv^ f» il ghiaccio (I,. b^\). — Ad Ancanio Mori chi^d«* 
o porno o altra ooaa ai fatla da Anir la crna (L. 650) : tappiamo ch«* i niHoni 
irli eraao appHit4ni {i*. iTTJ). K al Goatantini M-rive: In tanto bisoinio di 
:atie Ir ro«'*, non ho magifior d<*aiderio che di qiialchr driirateua (L- 11H3)« 



150 MONOGRAFIS BIOeRAFICHB. 

Buperiore (L. 396). — De* medici di Padova, ha in gran pr^o 
Melchiore Goalandim (L. 228, 244), lettore di botanica in qaello 
stadio, e che, per amore della scienza, avea percorso gran paria 
dell* Åsia, e tutto V Egitto; ma soTrattutto il foriivese Girolamo 
Mercuriale (L. 228, 244, 247, 258, 770, 1034), a cni ben ispesso 
ricorre per consiglio ed aiuto , e de* cni pareri fece sempre 
grandissima stima, e vi s^attenne con maggior fiducia che a 
quelli di molti altri. 

De* medici di S. Anna si duole assai, perché severi troppo, 
e perché li vede assai di rado (L. 39o), forse perché non avea 
danari da pagarli (L. 493). Né certo senza aiuto di medici e 
di medicine avrebbe potuto riaver la salute (L. 1032). — Oltre 
le altre male soddisfazioni, scrive egli al Feltro, non é piccola 
che un medico napoletano non si sia degnato di vtsitarmi, 
perché io non aveva da pagarlo (L. 1134). -^ Né pin contento 
si chiama di quello del papa, che non lo volle far degno di 
una sua visita, e non pote trovarlo nelle sae stanze se non ona 
volta splamente in due mesi (L. 1126, 1128). 

A Napoli coDSultÅ Gio. BerDardino Longo, protomedico dd 
Regno (m. aprile 1599), che nella cura degrinfermi si piaceva 
de* rimedii blandi lem'ter, come scrisae di lui il Capaccio. 
aegros curabat, fonianae aqua b'beralissimus ; consulté Ottavio 
Egizio, medico di gran grido (L. 1089, 1105, 1206); e piu 
spesso Gio. Antonio Pisano, chiamato dal Santorio filosofo e 
medico eruditissimo e celebratissimo {Op. Med., 1. 7, Neapoli, 
Stellicolae, 1591) e da Giamb. la Porta il primo medico, senza 
contrasto, di que* tempi {De restauraiione optices, apud Car» 
linium, 1593). 

Giuntogli all* orecchio che un medico si proponeva di rea- 
dergli la sanitå, scrive ad Ascanio de*Mori: A' medici credo 
poco; ma le ragion senza Tesperienza, alcuna volta non mi 
appagano. Faccia qualche prova questo uomo mirabile, o astro- 
logo ch* egli sia, perché in me pu6 farla ; percioché io son simile 
a coloro che son dannati a morte, ne* quali é lecito a far tutte 
TesperieDze (L. 684). 

E de* medici scriveva: Il medico sa ottimamente la natura 
degli uomini e di tutte 1* altre cose; qnantunque si potesse ri- 
chiamar in dubbio quelFaltro detto d*Ippocrate, Nun^quam 
aUunde de hominis natura xciri posse, nisi ex medica arte: 



MONOGRAFIS BIOGRAFICHE. 151 

perchd dalla filosofia ancora si pu6 appreadere se ella é dl- 
▼ersa, comMo stimo.... La medicinaf considera il corpo nmano 
che n'é il sugrgetto.... (L. 1139). — 11 buon medico va diligente- 
mente investigando il male (L. 341). — Non é peraventura 
officio deirinfermo a voler prescrivere al medico il modo e la 
leg<re del cnrare : altro non debbe far che scoprirgli le sue in- 
fprmltå (L. 123). — La tardanza é lodevole in tutte le cose, 
salro che oella medicina (L. 1136). — Fra tutte le cose che 
m*affiiggono é la dissimulazione de* medici (L, 1126). — I me- 
did sanno che niuna cosa giova piu alla salute delPinfermo 
rhe la contentezza delfanimo (L. 396). LMnfermo ch'é deside- 
roso di fltanare, dice liberamente al medico tutte le cagioni del- 
r^gritudine sua. Grinfermi che yaneggiano per frenesia, s*é 
gioveToI<>, debbon essere sforzati e dati in mano al medico (!!) 
(li Nifo, terza lez., i, 167). <— Alla complessione o alla tempera- 
tara dobbiamo por mente, poiché raolte fiate la medicina che 
suol risanare un corpo suolo accrescere il male dell* altro; e 
quella che a 1* un suol essor dannosa. !«uol all* altro recar giova- 
meoto. Id., p. 108. 

lo non mi son mostrato mai troppo diflScile ai medici (L. 
341): — non voglio, né posso lor disobbedire (L. 380), scriveva 
egll. Per6 non sempre si att*»nne alla regola di vitto impostagli. 
Vedendo che i rimedi non gli giovavano a nuUa (L. 769), como 
81 dico che si suol d'un logno talor chiodo con chiodo cacciare 
fuora. trasmod6 taluna volta nel cibo e nel viuo. Dopo lunga 
dieta, comincio a mangiare d*ogni cibo indifTerentemonte, roolto 
piu che non porta la mia vo^^ia e il mio bisogno (L. 5, cd. I^an- 
zoni). — Non arendo riguardo alcuno alla salute cd alla vita 
mia, con disordini di smoderata intemperanza aggravai volon- 
tariamcnte il mio male, in maniera che pooo avev* io d* andaro 
a rimaneme morto (L. 109): — Sompre, dopo il mangiare, la 
t<*sta mi fumma fuor di modo e si riscalda grandemente (L. 244) : 
— > Dopo pranzo con la testa piena di fumi c di rrapule, come 
vaole U mia roalinconia e la mia disperazione (L. 1122): — > 
Sooo infelico d*ogni tempo, ma piu la notte; né ci ritrovo 
miglior rimedio che il mangiar molto, e compiacere all* appe- 
lito. per dormir profondamente. Digiuno .tip^^^so; e scnza di- 
ginoo fat lo per divozione, digiuno percht* sento lo stomaco pieno : 

quell** volt** non dormo (L. 454 e 647). Io sono stat o (jue«ta 



152 MONOGRAnE BIOGRAnCHE. 

notte molto male, e non so s* io debba attribuir la cagione o 
al viao o alcibo, o pur all* aver troppo bevuto: la qual cosa 
10 sQglio far rare volte, e trapassar rordinario di poco, per 
discacciar la manincoDia.... (L. 655): — Son ritornato in Roma 
vIto, ma infermo : e il maggior pericolo é stato quello dei mo- 
staccioli di V. S., i quali mangiati da me in gran copia, m^han 
&tto gravissimo danno. Dio gliel perdoni, e Y inaegni piii pie- 
tosa liberal! tå (L. 1512). Tra le ingionzioni del Mercuriale, 
fastidiosissima gli parfe il dover del tutto astenersi dal vino: 
€ nel ber poco e temperato ubbidirei senza difRcoltå (L. 258) : 
— Vorrei che mi giovasser tanto ^acq^a ch*io imparassi a 
temperare il vino » (L. 857) (1). 

I tentativi piii Etrani, anche di empiristi idioti, a cfai soffre, 
non paion mai né gravi troppo, né troppo soverchl: col dar 
volta, si spera schermare il doloi*e. — Ed ei desidera le opere 
tutte di Galeno e d^Ipocrate (L. 828, 1139), quelle di Galeno 
sovrattutto necessarissime, perché e' vive in mille umori malin- 
conici (L. 1126); ie volge e le rivolge per cogliere, se gli vien 
fatto, da que*sommi deU*arte, qualche suggerimento che me> 
glio gli si. confaccia: tal altra, sfidudato d*ogniumano argo- 
mento, come avea chiesto allo Scalabrino le acque e Toglio 
della peste (L. 67, 70, 73); invoca dal Gonzaga le ampoUe 

(1} Questi eccessi di cibo e di vino non furon che assai radi, M alU>ni 
solo che dalla maliiiconia e dalla disperazione della salute era piik fiera> 
mente assalito. Del resto. era temperantissiroo. Di giudici della gola, lo dice 
eglt steaso, non buon conoscitore (L. 14). — A pena qnesta state hocoiu> 
prato per mio gusto due paia di meloni, e benché io sia stato <|uasi aempre 
infenno, molte volte roi sono contentato del manzo per non ispendere in 
pollastro, e la minestra di lattuca o di zucca, quando ho potuto averne, 
m'é stata invece di delizie (L. 1ST7). — A lui, come a suo padre, piao^ 
vano i vini piccanti e ras[KiDti (L. 637). — Ci6 che desidero nel vinoé un 
non so che tusinphi o niorda la Hn^a e il palato, o facda Tuno e Taltro 
etfetto insieine: confesso 1' iinperfezione del mio gusto, al quale sono pift 
grati i vini dolci e raspaiiti d'Italia che questi di Francia; i quali mi paiono 
tutti (parlo de' buoni) d' un medesimo sapore , si che malagevolmente di> 
stinguerei Tun dairaltro (L. 14). — lo non negher6 ch>gli (Omero), il 
vino alquanto dolcetto non potesse amare, il quale a me ancora suol molio 
placere: a qnesta dolceua, sino a certo termine, non é spiacerol nel vino; 
e le malvagift e i grechi e le romanie tutte hanno alquanto del dolce; la 
qual dolcezza si perde con la vecchiata; onde si legge, inger mi catim 
amariores: non perché il poeta desiderasse il vino amaro, che alcano non 
é a cui Tamaritudine nel vino non fosse spiacevole, ma perché il vin vecchio, 
perdendo la dolcezza, acquista quella forza piena d^austeritÅ, cfa*«gU chiama 
amaritudine (// I'adre di Famiglia, Dialoghi, i, %7 e 385). — Torauato 
si compiacque del dono faltogli dal duca Alfonao di una botte di dodict 
raastelh di vino preziosissimo che gli avea tutto raddoldto il palato (L. 33). 
E da Sant' Anna in vita il Cataneo a fargli brindisi di quel buon vino che 
solevan bere a un tavolino medesimo (L. 813). 



MONOORAFIB UOORAFICHB. 153 

delia maniia (1) di*esce dal corpo di S. Andrea (L. 256, 260); 
inTOca la pietå deiresorcista che scoogiuri i øpiriti ed incanti 
U fjintasima (L. 654), perché il male é per arte magica (L. 454); 
prega il Boccarini che grimpetri dalla liberalissima mano di 
Sda Beatitudine una croce d*oro, vacua, smaltata del naturale, 
piena di reliquie e d^orazioni contra i maligni spiriti (L. 1326). 
— Ma piii spesso si cnra da se, prova e riprova, convinto che 
nulla di peggio gli poesa avvenire. lo non negher6 che V abuso 
della teriaca che in grazia chiedeva ai Medici, manipolatori 
fiunosi di antidoti (L. 1483, 1486), e di aloe e di cassia e di reu- 
barbaro e di antimonio, come vorrebbero il Orillo (QriUo, Lett., 

* p. 203), e il Cataneo (Battari^ Lettere pittor. vol. 44), non gli 
abbiano roeo la interiora e raffrettata la morte. Per6, nel per- 

, correre le lettere del Tasso , quantunque io sia straniero af- 
iktto alle mediebe discipline, piii volte addolorato, chiesi a roe 
•tesso ; M qnelle pnrghe diUgenUssime, protratte per meai in- 
tflri, que* cauteri in piii parti del cbrpo aperti, qnelle frequenti 
eminioni di sangne, e perfino dalla fronte e dal naso, quelle 
djete rigoroM, a solo brodo, potessero esaere rimedt efficaci 
alla sua atemperat^ aalute. E mi risponde il Cardona: Portava 
il suo caso riaangnargli col buon nntrimento gli umori, ritem- 
prargli con le distrazioni dell' animo la complessione afiralita. 
E i medici, invece, lo tormentaTano inntiimente e lo amunge* 
vano a tntta poeaa. — Mi risponde il Girolami : « T. Tas^o 
morl di tisi tubercolare (conaunzione polmonare). Si rifletta 
aolamente che nn corpo che tendeva a ridnrsi nella sua nu- 
trizione, e che aveva bisogno molto di sorr^gerai per le gravi 
perdite del materiale nervoao in ispecie, non poteva non pur 
giovarsi dei aetoni ed anche di qnalche salaaso, ma non dan- 
neggiaraene direttamente , e nou collimare cos) con qualcbe 
tendenza del suo fisico al graduale e successivo peggioramento 
del suo stato. » 

(1) Sull« Manna del f(1orioto apoatolo 8. Andrea d«ti6 par« on son^tto. 



154 BfONOOlUnB KOCSRAFICBB. 

SPECCHIO CRONOLOGICO DELLE MALATTIE 
DI TORQUATO TASSO. 

1557, 28 Inglio, Urbino. ~~ É caduto nel medesimo male 
(in ferm! tå catarrale) Torqoato mio.... a quest*ora la febbre é 
gi& mancata, e *1 catarro ha gik presa la via del naso in molta 
copta, cb*eg1> arde dove tocca. Ber. Tasso Lett vol. n, L. 109). 

1565, neirestate. — Visita il padre a Mantova, e ammala 

gravemente. Bernardo, nel xnc del sno Floridante, fa menzione 

e della malattia di Torquato, e del medico Coppino che I* ebbe 

in cura: 

E il boon Coppin, che al mio figliaol U vita 
Salv6, ch' era alla morte aasai vidno, 
Nell' etå sua piift verde e piA fiorita. 
Montre facea in Pamaso alto cammino, 
E con la sua, la mia ch*era fornita, 
Ma tutto vince il proveder divino 
Tal che rinverde il mio giå aecco alloro:.... 

E pid tardi, con memore affetto, ricorda « i scelti e gindiciosi 
medici che Tebbero in cura in questa infermitå, nella quale 
fil yicino a morire, e oe risanå per la diligenza loro e per 
Tamorevolezza. » L. 396. 

1569, 6 settembre. — Una fastidiosa malattitf mi soprag- 
giunse due giorni dopo la morte di mio padre. L. 11. 

1574, 13 novembre. — Venni assalito da una improrisa 
quartana e da un'infinita languidezza. L. 18. V. la lettera 47 
del 1 ottobre 1575, V. pure la Isttera 23 del 6 aprile 1575. 

1575, 20 maggio. — Occupato da un dolor di testa ecces- 
sivo. L. 30. 

1575, 16 luglio. — lo sono in letto a pagare il tributo 
solito ed ortltnario di ogni anno.... Sono stato in guisa trava- 
gliato da febbre e da dolori e da stupori di testa, che ho ta- 
lora dubitato di non aver a lasciare V. S. (il Gonzaga) esecu- 
trice d*un duro ufBcio. L. 40. 

1578, 9 marzo. — Ho bisogno di qnalche rimedio, che con- 
forti il coro e che netti lo stomaco si chMo possa meglio di- 
gerire, ch* altrimenti non m*aiutando ora io con altro che con 
r inedia. non sapt*ei con si poco nutriitiento.... L. 4« ed. Lanzoni. 



MOyOGRAFIB BIOORAFICRft. 155 

1577. — Ringrazio V. A. che mi fa purgare. L. 102. — Ri- 
gvardo alle porghe ordinategli, V. L. 182, 20G, 228, 258, 349, 
380, 790, 820, 823» 825, 899, 1050, 1053, 1 109, 1239, 1286, 
1497. 

1578, 2 april«. — lo non bodo anche in termine di morte ;..^ 
Sod peggiorato in quanto V affiiODO del core, ma mi sento molto 
accreeciuta le forze; stanto nondimeno, ed omai non ho altro 
cha r oesa e la pelle. L. t, ed. Lanzoni, al duca di Ferrara. 

1578. — Dopo vari impedimenti, caduto in gravissima ma* 
kttia, mi conduaai a'Roma, e mi riparai in caaa Maaetta 
L. 109. 

1578, luglio. — Cade ammalato ad Urbino. Fra le altre cose 
gli Yien ordinato nn cauterio. Per bendarglielo , appreata le 
fasce Donna La^inia Dalla Rovere, cugina del Doca, ed egli, 
a aignificazione di grato animo, acrive il madrigale: Se da si 
nobii mano Debbon venir le fasce aiie mie piaghe, 

1579, — Contra il volere e Topinione deglt nominl tutti, 
8000 stato miracolosamente tolto dalle mani e dalla gola della 
morte, che una e due e tre volte venne per divorarmi. L. 123 
(II, p. 11). 

1580, 2 settembra. — Sono infermo del corpo, che mai 
Ibasi in istato che non sia stato aatrctto a giacere. L. 135. 

15H1, 14 febbraio. — Son pront<f a prender ogni medica- 
roento, porché non sia qnello delFacqua (la decosione del legno 
gMajaro), il qnale ella m ch' io ricusai ancora in caaa aua (della 
florella Cornelia), e ch*ella con molta amorevolezza si content6 
ch*io ricuaassi. L. 146. 

1581, 21 marzo. — Ho snppUcato molte flate al clementis- 
timo »ignor duca, che mi facria grazia di trarmi di questa 
prigione co* modi ordlnari, e di pormi in una casa, perché sono 
a«»ai infermo. L. 150. 

l.'tHl. ^ lo stimo mi sarå molto difficile da racqnistare 
(la saft i tå), e quasi impossibile, se i medici senza piii tardare 
non ne prendono la mra; o se non mi si ooncede ch*io prt^nthi 
que* medicamenti rh* io stimer6 piii giorevoli ; ....nondimeno spe* 
rerei di poter £sire alcun miglioramento , purgandomi com*io 
soleva. In questa roia infermitå hi mia memoria é molto inde- 
boliU. L. 182. — Oblivione, L. 190, 25H, 409, 49(5, 634, 639. 
044, 647, 790. — Dialoghi, vol. iii, p. 7, 9, 90. 



156 MONOGRAFIB BfOQRAPICBE. 

1581» 18 ottobre. — Dar6 aTviso a V. S. de* disturbi chMo 
ricevo nello studiare e nello scrivere. Sappia duQque, cbe questt 
sono di due sorte; umani e diabolid. GU amani sono grida di 
uomini, e particolarmente di donne e di faQciolH, e risa piene 
di soherni, e varie voci di animali cfae dagli nomini per in- 
quietudtne mia 8ono agitati, e strepiti di cose inanimate cbe 
dalle mani degii uomini sono inosse. I diabolici sono incanti e 
malle.... V. tutta U lettefa 190. — Diavolo col qnale donne 
e passeggia. L. 437, 10 nov. 1585. — FoUetto cbe apre le caase 
e toglie i danari. L. 448, 9 dec. ; L. 454, 25 dec. — Altri mi- 
racoli del folletto. L. 456, 30 dec. 1585. — Ho maggior bisogno 
deli* esorcista cbe del medico, percbé il male é per arte magica. 
L. 454. Avrei bisogno.... di cbi scongiurasse i spiriti ed incan- 
tasse la fantasima. L. 654. — La pregherei a supplicare il papa 
a mio nome cbe scomunicasse tutti coloro i quali o con malle 
o con veieni, o con altra cosa nociva cercano di offendermi e 
dMndurmi per disperazione a lasciar Tuso dei santi sacramenti. 
L. 1041. 

1582, decembre 21. — Avrei gran bisogno del consiglio del 
signor Mercuriale e del signor Ouilandino. L. 228 e 244. 

1583, gennaio 23, — Essendo io infermo d* infermitå pim> 
tosto noiosa cbe grave, la quale é non meno fastidiosa alFa- 
nimo cbe al corpo, in niun medico avrei fede maggiore, cbe 
nel signor Vincenzo Laareo, tanto amico di mio padre é di 
V. S. eccellentissima ; il qnale bencbé ora sia vescovo, non si 
dee essere scordato delFarte del medicare giå da lui esercitata 
cosl felicemeote e con tanta eccellenza. L. 230. <— (Mncenzo 
I^aureo, giå vescovo di Mondovl, poi cardinale nel 1585. Nella 
medie* arte avea pocbi pari e niun superiore. L. 396. — Di 
Vincenzo Laureo, amicissimo di Bernardo, medico del card. 
Tornone, V. B, Tasso, Lettere, vol. ii, 322. E lo cbiama me- 
dico dottissimo. L. xviii, ed. Campori. — V. T, Tasso, Dialoghi, 
vol. I, 326). 

1583, giugno 28. — Sono alcuni piesi cb'io sono infermo, 
e r infermitå non é conosciuta da me : nondimeno io bo certa 
opinione d* essere stato ammaliato. Ma qualanque sia stata la 
cagione del mio male, gli effetti sono questi: rodimento d'in- 
testino, con un poco di flusso di sangue : tintinni negli oreccbi 
e nella testa. alcuna volta si forti cbe mi pare d'averci un di 



MONOORAPIB BIOGRAKICHE. 157 

questi orioli da corda: immaginazione continua di vane coae, 
e tutte spiacevoli ; la qual mi perturba in modo, che non poaso 
applicar la mente aglt studi per un sestodecimo d*ora.... Oltra 
di ci6, sempre dopo il mangiare, la testa mi fuma fuor di modo, 
e ai riscalda grandemente; ed in tutto ci6 ch*io odo, vo, per 
oosi dii*e, fingendo con la fantaaia alcana voce umana.... L. 244 
a Girolamo Mercnriale. 

1583, Bettembre 13 ed ottobre 26. — Chiede la manna 
ch^esoe del corpo di Sant* Andrea. L. 256 e 260. 

1583, ottobre 1. — Vidi il sno parere.... e volentieri mi 
caverei sangne, e mi farei un altro cauterio com*egIi (il Mer- 
curiale) consiglia. Ma qnello della gamba e Faatinenza del vino, 
ch'egli mi comanda, sono rimedi troppo ftatidiosi.... V. S. mi 
fårk aver la riætta ancora della conserva, la quale vuol il 
aignor Mercuriale cbMo prenda, e mi sarå sopra modo cara: 
e tanto piu, quanto ella sarå piu grata al g^to : perché, come 
V. S. sa Teccellenza dei medid conaiste in buona parte in dar le 
medicine non solo salnbri ma piacevoli. L. 258, a Bernardo Biagi. 

1585. — LMnfermitå mi fa quasi la vita intoUerabile. L. 317. 

1585, maggio 16. — lo mi purgo, né voglio né posso di* 
subbidire i medici, i quali banno ordinato che non istudii né 
■criva.... Mandatemi qualche consulto di medico che non vi 
rontt. L. 380, al nepote Antonino Sersale. 

15H5, giugno 27. -> Se i medici hanno gindido, come deb- 
boDO, sanno che niuna cosa giova piii allasalute deU*infermo 
che la contentezza delP animo.... L. 396. 

1586, maggio 7. — Sono assai certo che i medici non vo- 
(fliono far co^a alcuiia per risanai'mi ; né io, per ammalar piu 
di quel ch*io sia; e son piii di quel che voi cre<liate. Per 
gnarire avrei fatto forza alla mia natura, ed ingannato me 
stesjto e il roio gnsto e il palato, cercando di persuaderli che 
le ooee spiacevoli fossero piacevoli ; 1* amare, doici ; le sdocrhe, 
saporit«*: ma non possso senza aiuto alcnno di medici e di me- 
dicine.... L. 493. 

Senza data. — Al aignor Cavallara baciate le mani in mio 
oom<*. e dit*gli ob*io ^li*rimarrei con molto obbligo »e mi 
manda«a»* non »olo le ricette, ma i rimedi atessi o in albereUi 
o in altro : e se vi pare di pre^ame piuttosto il sig. Marcello 
U>Dati.... L. 535 e 548. — Nella 549 ringrazia il Cavallara 



158 MONOGIUFIS BIOGBAyiCHE. 

d* un alberello di cedri conditi delicatissimi, e io prega a dargli 
qualcfae ecceUentisaimo rimedio cootro roblivkme. 

1586. — Far6 trarmi aangue dalla fronta e dal naacK 
L.644. 

1586. — Sono paasati gli otto anni ch*io aooo infermo, e 
presto (s* io non m* iDganno) aarå compinto il dodo. Ma queati 
ultimi quattro anni mi s^accrebbero nuo^e iofennitå e nnove 
maninconie.... Il maggior di tutti i mali é la freneaia, per la 
quale son maninconiduasimo , ed h accompagnata da grande 
amemoratagg^ne. L. 647. 

1586, aettembre 16. — - I miei biaogni aon molti e grandi, 
e particolarmente per una medicazione importantissima cbe mi 
bisogna fare, come potrebbe vedere per iin consulto del me- 
dico.... L. 648. 

1586. — Sono infermo di qnella infermitå ch*io portai a 
Mantova assai noiosa, maggior di tutti gli altri mali, e il piu 
spiacevole mi par la frenesia, perché aempre son pertorbato 
da molti pensieri noiosi e da molte imaginazioni e da molti 
fantasmi. Con la fi*enesia é congiunta una debolezza di memoiia 
grandissima.... Sarebbe forse anche necessario che mi cavassi 
sangue , e ch' io mi facessi qualcbe canterio , perché se n* é 
serrato uno ch* io ayeva, e non era anche bastevole. L. 676. 

1587. — Sono franetico, com'io le scriasi, e sono amemoralo. 
Ho la vista deboHssima e molti altri mali.... Ma il migliorar 
vino e il trarmi tre o quattro volte sangue, e farmi due cauterii 
nelle braccia non potrå nuocermi. E fu consiglio del Mercu- 
rialo....!!! L. 770. 

1587, maggio 17. — lo mi sento male, ed 6 bisogno <U una 
purga ; prego la V. S. che faccia dar commessione allo speciale 
del Serenissimo aignor principe che mi dia le cose necessarie, 
e qualche alberello ed in tal caso roaato ed oi'omelato per rin- 
freacarmi. L. 29 éd. dal Poi^oli. 

1587. — - Sono ancor frenetico, come io era a Ferrara; ed 
6 tutti gli altri mali o sia difetto dell^aria, o de' vini, o d*altra... 
Vorrei risanare affatto, vorrai tentare quel che pu6 fare maestro 
Alessandro da Givitå.... L. 812. 

1587, ottobre 1. — lo son poco sano, e tanto maninconico, 
che sono riputato matto dagli altri e da me stesso, quando 
pon potendo tener celati tanti pensieri noiosi, e tante inquieta* 



MONOOBAFIE BIOGRAFICHE. 159 

dioi 6 s4>Uecitudioi d' aoimo iafermo e perturbato, io prororopo 
in luogbissimi soliloqui ; li quali, se sono da alcuni ascoliati (e 
posaoDO esser da molti), a molti son noti i miei disegni, e quel 
ch'io speri, e quel ch*io desideri. La medicina deiranimo é la 
filosofia, con la qnale io mi medioo assai spesso. Laonde co- 
inincio a rider di tatti i miei infortuni, e di tutti i disfavori 
ch*io ricevo: ehe piii? rido aocora della mala opinione ch'ånno 
gU uomini di me, e della mia passata sciocchezza, con la quale 
io )a confermai : ma questo riso é cosi vicino al furore, ch* bo 
bisogno di veratro.... L. 899. 

1587. — L'ultime vostre lettere non solo m'hanno trovato 
infcrmo, come mi trovarono tutte T altre eb* 6 ricevuto giå 
molti anni sono, ma non senza dubbio di morire in breve.... 
L. 905; Y. lett. 902, 906, 907, 908, 910. . 

1588. — Or son risolto dair infermitå o dal letto piu tosto; 
ma non sano affatto, e con pericolo di ricadervi per ogni ac- 
cidente. L. 971. 

1588, settembre 14. — lo son rimaso molto debole per 
roolto sangue cavato, e molto maninconico per la qualitå, la 
qual mi ba spaventato. L. 1024. 

1588. ~ lo sono infermo, come sa; e dee saper forse cbe 
son etico, bencbé io non ne sia certo; percbé attribuisco ad 
altra cagione questa mia stanchezza e questo colore non na- 
turale. Ma non é questa sola V infermitå, percbé la malenconia 
é grande* in guisa, cb*io comincio a smaniare.... Tutto il giomo 
ne sto con maggior caldo del solito, e con un poco di sudore.... 
L. 1031, a Giovann* Antonio Pisano. 

1588, settembre 30. — lo mi feci cavare in tre volte molta 
copia di sangue putrido : e percbé non sono molto debole, ed 
ho fatto miglior colore, vorrei cavarne deli' altro, fincbé si ret- 
tificasse. Temo d*aver qualcbe offesa nel fegato e nell*orina, 
e per secessum esce una spuma qoasi d* argento vivo. La ma- 
nioconia non diminuince: T immaginazione é perturbatissima, e 
aempre con lo spavento della morte e deir infelicitå che pre- 
ci^e. L. 1044. 

1588, ottobre 24. — Pui giå molti anni sempre infermo, 
ed ora sono parimente, se non piii; percbé sinora il maggior 
giovamenio cb*io rouosca dalla medicina é il non andar peg- 
giorando. L. 1052. 



160 MONOGRAFIS mOGRAFICUS. 

1589. — n Bospetto della mia infeiinitå va aempre crescendo, 
perché tutti i segni mi spaventano, e specialmente rorinacon 
la quale esce Tistessa materia fecciosa e spumoea.... E se la 
cagione non é qualche putrefazione o corrosione degV intestini 
o delle viscere, non sa indovinar qiial ch* ella sia. L. 1089, al 
medico Ottavio Egizio di Napoli. 

1589. — lo sono con la medesima infermit^ la quale per 
non esser una, né semplice, ma di molte quasi nature, s" asso- 
miglia alla chimera.... Non sia scarso del suo consiglio all^in- 
fermo, né del rimedio, né della consolazione.... Pregola die 
m*avvisi del suo parere, acciocché io possa conferir la sua 
opinione con questi medici. L. 1100. 

1589, marzo 18. — S*aTvicina il tempo del purgArsi: ed 
io sono cosl mal sano come fussi mai, e quasi disperato della 
salute e d'ogni altro bene. L. 1109. 

1589, maggio 16. — Fra tutte le cose che m*affliggono, 
molestissima m*é la dissimulazione de* medici. Quel del papa 
non ha voluto £armi degno d*una Wsita: ed io non hopotnto 
ritrovarlo nelle sue stanze se non una volta solamente in due 
mesi. L. 1 126. — Cui-a de' bagni. L. 1 126, 1242, 1248, 1253, 1422, 

1589, giugno 10. — In questa mia infermitå, oltre T altre 
male soddisfazioni, non é piccola oh* un medico napoletano non- 
si sia degnato di visitarmi, perch'io non aveva da pagarlo. 
L. 1134, 1135. 

1589. — Molte nondimeno son le cagioni della dispei'a- 
zione; T infermitå invecchiata, i rimedii e le medidne cbe mi 
nocciono.... la mia infermitå, la quale é quasi una reccfaiexza 
avanti il tempo.... Io s9no ancor vivo, benché i medici non mi 
disperino della vita.... L. 1136. 

1589. — Essendo due le specie di malinconia, Tuna per 
natural temperamento, Taltra per mal nutrimento; io per questa 
ultima sono infermo in modo, che non solo il cervello n'é ofleso, 
loa tutto il sangue contaminato : e per una terza specie ancora, 
la cui origine comincié dallo stomaco con alcune mormorazioni 
torbide, e con esalazioni fiimose, per le quali V intelletto fu da 
crudele obumbrazione offuscato.... Non avi*6 ardimento di sco- 
prirle il mio dubbio, quando io vo del sangue; né le paleseré 
quanto mi facciano le squamme, e le spume, e le bolle, e il 
sedimento deiroiina, perché temo di peggio. L. 1139. 



MONOQRAFIE BIOGRAFICHB. 161 

1589. — Infermo di febbre o continova, come io stimo, o qaasi 
cootinova, la quale tanto piii mi spaventa della morte.... L. 1 147. 

1589, agosto 12. — In questi caldi quasi eccessivi, con la 
febbre etica, e con grandissima stanchezza per Tinfermitå di 
molti mesi.... L. l(57. 

1589, L. 12. — Vivr6 con questa sofferenza in S. Maria 
Nuova, dove mi ritirai, e poi ammalai; anzi pur s^aggiunse in- 
fermitå ad infermitå. L. 1165. 

1589, ottobre 1. — Non é notte cli'io non abbia la febbre, 
né forse ancho dl ; bencbé il bisogno alcuna volta mi cacci di 
caaa. L. 1169. 

1589, ottobre 4. — Sono infermo non solo pid del solito, 
ma in guisa ch*appena poaso levarmi di letto. L. 1170. 

1589, ottobre 7. — Sono in Roma giå molti mesi senza alcnno 
appoggio, e con accresciuta infermitå ; né posso insieme farmi 
le speee e profvedere alle cose necessarie per vestire : e lo stare 
sempre in letto, oltre che mi rincresoe, non mi fa giovamento. 
L. 1174. 

1589, ottobre 12. — Dappoi sono infermato in Roma piii 
grmvemente; e ch*io mi levo dal letto piuttosto per necessitå 
che per altra cagione. L. 1176. 

1589. — Dopo tre mesi di febbre quasi continua mi trat- 
tengo ancora in questo monastera seco (col P. D'Oddi). L. 1 182. 

1589, novembre 4. — Scrivo a V. S. infelicemente e da 
laogo infelice (1), dove m'ha trovato Alessandro mio nipote 

d infermo, ma non giå a giacere, perché non ho chi mi 
L. 1 185. 

1589. — Nella malattia di due mesi, coloro che qui dimo- 
raoo mi sono stati cosl scarsi della visita.... E giå passa il 
•econdo mese, nå della malattia posso risorgere affatto, né 

(1) Fu ccM« deplorabile e d^un'estrem« ifraoniinia, scriv«* il Serassl per 
11 signori Ai quell'etå, eb« il piA grande uomo ch' abbia in molti aeo^i 
•vulo ritaliA, ai Tedesae ridotto miasi inendico, o oostrvtto a ripararai in 
UDO apedale. Nicola Villani con tai verai ne lainenU il iatto: 
Taasaa, Maeoniae decua iromortale Gamoenae, 

Cui aimtlein nuUum viderunt poetera saecla, 

Qoeianam divitiia, queia auctua honoribual beu beu 

Non erat, unde aibi veaternve, ribumve pararet: 

At miser iMMpitiia comunibus iotcr egenm, 

Inter et aefcrolo«. interqae aedebat euntea; 

Sordidua in paonia, atque unius indigua asMi; 

Et tantiuD aacf%8 non roendicabal ad aedea. 
Satira, che iaoonuada; Aiem eaHimun turdis. 

11 



162 MONOGRAPIB UOGBAFIOn. 

aasicuranni da male alcano. I venti ducatit se per altro boq 
mi fosaero neoessari, ai mi aarebbaro, perch'io aduvaaai la 
maninconia dello Spedale. L. 1186. 

1589, novembre 16. — La malattia mi ha oonsiimato non 
meno la borsa che la carne. L. 1189. 

1590, decflmbre 6. — Frattanto mi giaedo in un povero 
letto assai gravemente oppreaso dall^infermitå, né v^gio pa- 
rente o amico da coteste parti che venga per conaolarmi, e 
dubito che Tinfermitå m*aggravi in goiaa.... L. 1290. 

1590, decembre 12. — Infermo per malattia di dodid anoi. 
L. 1293, 1294. 

1591, agosto 1, di ManiOTa. — Il aignor Torqnato Taaao^ 
giå dodici di in camera é gravemente ammalato di nna lebbre 
continova aeuta maligna, con aoapitione aaoo di peieochia, per 
quel che ai é nuovamente acoperto, et quel ch*é peggio, con 
nna impotenza di cibarai tale che pare impoeaibile ch'egii poaaa 
durar tanto in vita aenza cibo. Patisæ di vigilia, d*ana sete 
ineaausta, et dolori del continovo, aono le forze atraoche al- 
Teatremo, le orine bmttiaaime. Hieri Madama Ducheaaa con 
Toccaaione d^eaaer andata nel giardino del Padiglione per di- 
porto, ai riaolse per caritå et per compaasione ch*å della perdita 
dl un tanto aoggetto dl dargii la bnona æra, per conaolario 
alqnanto, dalla qnal viaita parre ch*6gli pigliaaae qualche reapiro. 
Sono da aei o aette dl in camera per commiaaione di Madama 
auddetta, lo viaito in compagnia del aignor Longo, il qnal 
havendo fra a quell* hora fieitto qaanto egli doveva per la aaliita 
desao aignor Taaao, a \a, venuta mia pol preae il Bisaro, et altri 
diverai rimedi si aono andati &oendo per aaaiater alla maligaitå 
della febbre. Ma quel che importa, é il non poterai dbare, et 
handar d*hora in hora mancando la virtii.... Letiera del medioo 
Giovan Pietro Gomi al duca Vincenzo, edita dal prof. Portioli. . 

1591, agoato 14. — Il Taaao poi pentito del ano folie pen- 
siero di morire ai risolae di mangiare, ove prima non vokva 
assaggiare cosa alcuna del mondo, et majgrado della morte che 
fece r ultimo auo aforzo per trionfiu« (che per ragione, et per 
merito deve inmiortal vivere) é hora ridotto in tale atato che 
non é da disperare che non faccia ancora aentire il rimbombo 
della sua al chiara tromba.... Gomi, di Mantova, il aempre me- 
morabil giomo delF avventurata vigiliå dell'Aaauntione di nra 
Signora del 1501. 



M0M06Båni BIOaRAFlCBB. 163 

1591, DOvembre 30, da Firenze. — La mia fortuna mi ha 
ooairetto a giaoere con futidiosa infermitå piii volte per viaggio« 
ed in Fiorenia medesima. L. 1362. 

1592, novembre 12. — lo non risano d*alcuna infermitå 
ae non con altra infermitå, ch*alleggeri8ce la prima, pur non 
me ne riaolve afiatto. L. 1422. 

1503, geonaio 25. — Vivrd per mia opinione brevisiiimo 
tempo, perché Tuna infermitå e^agginnge all' altra, e niuoa 
uol mai ceesarmi. L. 1441. 

1504. marzo 24. •— Piii toeto ora son rieorto dal lotto che 
dalla malattia, nondim«io ancor vivo.... iLe dimando theriaca 
ed altri aotidoti. L. M83, a Ferd. de*Medici, e L. 1486. 

1504, maggio 7. — lo non ho ricuperato la sanitå, e, quel 
ch*é peggio, i medid me ne danno pochissima speranza. L. 1488. 

1504, maggio 20. — * La morte sempre mi sovraeta. L. 1491. 

1595, febbraio 10. -— lo non posso liberarmi della mia in* 
temilåi e vivo con poca tperansa di vita. L. 1526. 

POVERTA DI TORQUATO TASSO 



La povertå e^aggiunse all* infermitå quasi impedimento ad 
impedimento, e quaai infelidtå ad infelidtå. L. 1036. — La 
mia povertå é impedimento a tntte le cose, maeaimamente alla 
saoitå. L. 1271. 

W m ^ ø wtM 4ell« veøtl« — Negli abiti fa modeeto e sempre 
gli piaoque il veetito alla longa (L. 8, ediz. Lanz.; DiaL m, 
p. 140; Grillo, L., p. 479), di semplid e neri drappi. U Ca- 
vedooi prima piibblic6 per le stampe la povera lista de' panni 
che si conserva autograia a Modena (Conttnuajione delle Me^ 
morte di ReUg., ecc, n, 90^1; GuasH, Epist., tv, 313). Il 
Maaso d Cs sapere che Torqnato non voUe aver giammai pid 
di qaøir uaa veste cbe continnamente adoperava ; la quale do> 
vendo, o per lo rontamento delle stagiont, o perché fosse lo> 
(Corata, lasciare, incontanente donava a'poveri, e prendeva 
r altra. I panni lini, continna il Manso, parimente wava sem- 
plftci, e seaza omamento di trapvnti e di merletti, qaantunque 



164 BfONOGRAFIfi BIOQBAFICHE. 

gmasae di tenenie molti e bianchissimi. Ed ei soUedta il Feltro 
a mandargli il tarto, ma umile, alla sua povertå; ché prima 
Tttole rappezzare i drappi, come ha fisitto i»versi, poi si riTostiri 
di naovo (L. 1506). — L^allegrezza o il placer della giOTinezza, 
ei scrire, piu non si conviene a questa etå, piu che gli abid 
gialli o turchini che soleva fanni mia madre. Per6 convieoe 
eh*io mi vesta d*abito conforme aglianni, non solamimte alle 
stagioni ; e che mi rallegri di quelle cose, delle quali nn mio 
pari pu6 coosolarsi. L. 1348. — A meglio conoscere come fosse 
a disagio d*ogni cosa piii strettamente necessaria, ed aozi, 
direi, vestisse d*accattOv basterå por rocchio alle segnenti sne 
medesime testimonianze. 

Ho ricevuto due buone camicie; T altre, che debbono esser 
parimente buone, me le riserbi col saltainbarca e con le cake.... 
Vorrei ancora un berettino buono da portare il giomo; e se 
il velluto fosse modenese o reggiano, non mi spiacerebbe, 
quantunque i genovesi e i ferraresi sian migUori, Ne vorra 
un altro per la notte, de*piii gentili e belli che si possan ri- 
trovare. L. 321. — lo non ho prima dimandate le camicie pro- 
messemi da voi in nome del sig. Flaminio, perché non ho prima 
avuto il bisogno. Ora viene 11 caldo, e crescono con lui tutte le 
mie incomoditå. Laonde vi prego che me ne maqdiate due di 
quelle del signor Flaminio, con le crespe. L. 377. ^ Delle 
camicie ho gran bisogno. L. 503. — Di camicie io non avea 
piii bisogno, perché me ne sono state donate sei ; ma di moc- 
cichini e di drappi io ne patisco grandissimo disagio. L. 832. 
— Ricordatevi le camicie. L. 847. — lo era senza drappi e 
senza moccichini e senza cuffie delle quali il signor Licino mi 
ha fiitto donare da una gentildonna di questa cittå, tante che 
bastano: ma io non so se debba accettarle, o rimandarle ad- 
dietro ; perché da una parte e dall*altra mi persuadono alcnne 
ragioni. L. 438. «— I panni lini mi saranno grati sopra mode, 
perché n*ho molto bisogno. L. 505, 574, 857. — Ddle cake 
promessemi dalla signora Tarquinia avrei gran bisogno, perché 
non posso mutarmi, ed un paio di ormisino donatomi dal se- 
renissimo signor principe col giuppone, benché siano nuove e 
tutte odorate, io credo che si straccieranno in quindici giomi, 
e non avendo denari, non so come mi fare. L. 837. — lo mi 
ricordo ancora delle calzette promesse. L. 1292, 1491. «— Avrei 



itOKOGRAFlB B106RAFICHB. 165 

desiderato due paia di calzette di seta grandi, perché il pro- 
vedermi di queate delicatezze da me stesso, in questa pesaima 
mia fortuna, mi aarebbe imputato a vanitå. L. 1485. 

RiDgrazio V. S. de* guanti che manda a donarmi. L. 390. 
~ Dal Bignor conte di Paleno aspettava almeno il dono d*un 
paio di guanti. L. 1316. 

Ho bisogno di cappotto e di roba di pelle ; e dall* una e 
dell*altra fateitu fieu* sicurtå da messer Lodovico Tasso. L. 671. 
— lo aTr6 forse bisogno di vestirmi, e mi sarå caro o ormisl o 
tabl o canevacdo di seta, o d* altro si fatto drappo per le calze 
e per im giuppone; ma vorrei che s^avesse riguardo a quel che 
dora pilt e coeta meno, purché Tusse di seta. L. 789. — D* un 
abito, son pur forzato a dirlo, se ben con mio rosaore, ho 
gran bisogno. L. 814. — Avrei bisogno d'un poco di raao per 
vestirmi; non ho danari a bastanza, e non so s*io mi abb'ia 
credito; né vorrei farne esperienza che mi dispiacesse. Messer 
Gir. Costa^ per non &rmi questa picdola sicurtå, se n*é ito in 
villa. L. 826. — Delle robe ch* io lasciai a Mantova non parlo, 
perché non vaglion nulla.... vorrei che i marchigiani fossino 
mercanti d*ormisino, perché spererei di trovare chi me ne 
desse a credenza venti o trenta braccia. L. 964. — Non mi 
pento che non avendo voi voluto &rmi dåre questo vemo panno 
per nn ferraiuolo, mi faccia dåre questa .state ciambellotto, o 
altra coaa si fatta; ed accusi la mia fortuna di questa impoi^ 
timitå. L. 1125, a Zanobi Spini. ^ A* miei bisogni si potrebbe 
agevolmente prowedere con mandarmi roba da vestire, e parti- 
colarmente da coprire la mia volpe. L. 1171. — Dir6 che non 
asaendo pronti i danari per le spese del vitto, dovrei trovare 
in credenza trenta o quaranta scndi per vestire, i quali poi 
non 80 poi come pagare se non con la penna. L. 1174. ^ Mi 
sarebbero stati necessari venticinque scudi almeno; né so se 
fra tutti qneati mercanti bergamaschi vorranno accomodarmi; 
beochMo non dimandi altra roba di quella che averanno in 
botiega. Avrei pregato V. S. che mi faoesse la sicurtå, non 
poCendo promettere di pagarli so non dopo la stampa dell* opere 
mie. L. 1176. — lo sono co*panni mezzi stracciati. L. 1219. 
^ lo sono tanto mal vestito che mi vergogno della mia miseria. 
L. 1229. ^ Che importav/t aver mandat! i cento scudi, s*io 
non potava av<»re un giulio, per comprarmi un paio di guanti ? 



106 MONOORAPIB UOGRAflCHI. 

Non ToUero in condnsione TeBtirmi, dioendomi che sarai vMtito 
in Mantova. Ed a me non parera oonveniente venire cool male 
in arnese, e paasar per Toscana, o per altre parti oon tanto 
disfavore.... L. 1235 e 1236. -^ La prego ch*dla non voglia 
aspettare altra oocasione per donanni qnel cbe mi biaogna a 
comprare nna roba di pelle. L. 1422. — Qnest^anno io non 
ho da vestire, come si oonverrebbe alla mia conditione. L. 1476. 

E di danari si trovava pur sempre netto netto; e, com*«i 
diceva, la borsa sempre vota e sgonfia pid che le veeddie 
sbngiate. Onde gli era forza, qua e lå, Umoainar qnalche scudo 
per tirar innanzi la vita. Eccone le prore. 

Io non ho danari.... Io avea pensato di chiedere in dono 
cinquanta scndi alla grandnchessa, ma la dimanda a fark in 
altra oocasione. L. 172. — Riograzia don Ferrante Oonsaga 
di cinquanta scudi avnti. L. 177. — Ho bisogno di danari per 
molti rispetti.... trovatemi dieci scudi. L. 391. — Ne ehiede ad 
Aldo Manuzio. L. 400 e 454. — Ne ottiene 25 dalla grandu ehe as a 
Bianca Cappeilo. L. 605, 609, 610. -* Aspetto di coetl qnalehe 
scudo perché la borsa nella quale innanzi alle feste erano podu 
danari, oggi é vota affiitto. L. 727. — La ringraiio dei sette scndi 
che mi scrisse il Licino. Mi sarebbono stati cari questo Natale; 
ma questo carnovale non mi saranno meno. L. 737 e 744. — 
Per sno mezzo ebbi dal oonte Giovan Domenico died scndi • dal 
signor Cristoforo Tasso sette. L. 857, al Cataneo. — Di cinqne 
ducati ho bisQgno. L. 885. — Sono senza danari da finire il 
viaggio : per6 supplico V. E. che voglia donarmi died scndi , 
o darmeli piuttosto per elemosina. Di Loreto, L. 915 a Ferrante 
Gonzaga. — Vorrebbe trovar da 70 ad 80 scndi da tre amid di 
Bergamo, e ne dubita. L. 1020. — Avrd bisogno di 100 
almeno.... Io gli chiedo in dono, e mi contenterd mi 
prestati. L. 1030. «— Alcnni miei amici mi avavano promesao 
mille scudi (per riforma del poema). L. 1061. — Di sei scudi 
ch* io aspettava dalla cortesia di V. S. (Antonio Costantini) avrei 
avuto gran bisogno e doppiamente le sarei stato obbligato, s' io 
gli avessi trovati qui, per valermene in queste mie necessitå: 
msL il sigDor Claudio suo zio non ha vduto accomodannene: 
laonde non posso aver di dogana una cassetta« per la qnale 
vogliono quattro ducati. L. 1070. — > Supplica don Piatro di 



MONOGBAFn BIOGEAVICHB. 107 

Toledo, acci6 il viceré ti contenti che U cittå di Napoli gli 
dia veoticinque acadi i) maøe. L. 1 106 ; — e il reggente Perricaro 
L. 1107; e il grandttca di Toscana, Ferdinando Medici perché 
Ja cittå di Napoli gli aaaegni trenta scudi per ordinaria pro- 
viaioiM mensile, ma seoza Tobbligo. L. 1110. — De*24 docaii, 
de*qiiali maøstro Oasparo Roapa é debitore, avrei gran bisogno 
al principio di questo maggio, non mi eBsendo dato altro aiato. 
L. 1115. — De'cento scudi la ringnudo, se Terranno a tempo. 
L. 1122. — Prega Matteo di Gapua, conte di Paleno, a man* 
dargU 30 scndi. L. 1138, 1140, 1141, 1142, 1144. -^ Interpone 
Taatoritå di Ferrante Gonzaga co* Seggi di Napoli, acdocehé 
gli sieno pagati in Roma 40 scndi il mese per suo trattenimento, 
• per ogni servizio di qne* signori che si potesse fare da lui 
a Roma. L. 1148. — * M' é noiosissimo il non avere in qneata 
cittå stanze o?e ricovrarmi, nå letto da dormire, benché non 
mi manehino danari da spender parcamente per li bisogni di 
qnakhe mese. L. 1150. — Ho avnto due lettere di cambio 
dnplicate, e coi danari della prima che mi furono pagati, potrei 
trattenermi non diffidlmente sino a settembre. L. 1 159. — Spero 
che EIU non abbia mancato dell^usata cortesia e de* soliti offici 
eon coteeti signori, aodoocbé da loro mi fosse dato qualche 
aiuto. L. 1167. — Oltre tutti i danari i quali mi ritrovo, mi 
aarebbero stati neeessari 20 scndi almeno.... L. 1176. — Le 
rioorder6 (a Orazio Feltro) i trenta o i venti scndi promessimi.... 
Se per altro non mi fosaero neeessari, si mi sarebbero, perch* io 
aehiTaasi la maniconia dello Spedale. L. 1186. — Riograzia 
O. Feltro de* quindid scndi d*oro mandatigli. L. 1211. ~ Dal 
grandnca di Toscana e dal duca di Urbino ho ricevuto aknno 
ainto 4i danari, co* qnali ain ora mi sono trattenuto. L. 1217. — 
Maeatro Gaaparro non ha TOluto pagarmi i tre ducati, né 
daraMM nno che mi doreva pagare senza dubbio; benché gli 
alCri dac ancora si ritenga senza buona conscienza: lo ho rotto 
Moo; ed avendo pagato il porto della lettera, sono rimaso senia 
noneta. L. 1219. — Attende trenU scudi da Mantova. L. 1229. 
•— I dna acndi chVUa dioe mandarmt, non so a chi chiederii* 
L. 1235. «- In qnanto aVento scndi, s*erano stati mandati, o 
doreTaao darmeli perebé io li spendessi, o spenderli per mio 
sørrigio, e partioolarmente in vestirmi; affin<> che io non potendo 
conparir^ In Piorenza ro*fai. almeno av^nsi la mta recchia rolpe 



168 MONOOIUFIB BIOORAHCHB. 

coperU di nuova lana. L. 1236. — Oiovanni III di Ventimiglia 
gli manda in dono cento ducati. L. 1249. — Non ho volnto piii 
longamente ricosare il secondo suo dono di cento ducati. L. 1270. 
— Ginquanta scudi mi don6 il signor duca di Bracciano, e do- 
quanta il grandaca {il tnaggior economo cTltalia. L. 1236) e non 
fiir d*oro: e oltre qqeste non pu6 aver notizia d^altra cortesia 
che napoUtana. L. 1277, al Ck)6tantini. — Oltre uno scado di 
Ginevra, ho sette gioli solamente, che polranno &rmi le «pe8e 
qnesta settimana: nell*altra, la necessitå mi potri far serro 
di qualche altro signore ; se pnr troTer6 chi voglia natrire un 
povero ammalato, e (quel ch'é piii odioso a ricordare) dotto 
e geotilnomo. L. 1288. — Non pu6 maoversi di Rema perché 
debitore di trénta o qnaranta scqdi. L. 1317. — Danari da 
ritomare a Napoli non ho, né so do ve trovargli. L. 1355. — 
Otdene dal Maoso 25 scudi. L. 1414, 1450. — Nostro Signore 
m*ha &tto grazia di cento scudi Tanno di pensioDe; o per 
dir meglio di cento scudi di camera. L. 1526. 

Altri potrå meravigliare, scrive Tegregio profl Ugo Antonio 
Amico, della cui ben^voglienza mi onoro, che un uomo in tali 
strette, quali erano per Tappunto quelle in cui ti poeta era 
caduto, potesse pensare a boccali e bacini d*argento: chi per6 
si é fatto con amore a leggere tutte le lettere, con tanta di- 
ligente sapienza ordinate dal chiarissimo Cesare Ouasti, avrå 
vednto come il misero poeta curasse serbar nelle miserie altero 
norne, sé vantando gentiluomo, e che poteva tomar rioco ove 
gli fosse stata conceduta 1' ereditå matema per iniquitå uman« 
rubatagli senza misericordia. 

Tazza d' argento avuta in dono dalla grandachessa di To- 
scana. L. 809, 811, 814, 815, 820. 826. — Badle d* argento, 
L. 1 122. — Lia supplicherd (D. Ferrante Oonzaga) d* un piccolo 
bacino e d' un boccale d'argento. L. 1144 e 1 195. — La supplioo 
(Ranuccio Famese) che voglia fiirmi grazia d* una coppa d' ar- 
gento.... L. 1145 e 1152. — Chiedo.... un boccale d'argento, e un 
bacino assai piccolo, e concavo anzi che no, acdoch'i) servitore, 
portandolo sovra un trespiede, possa andarsene quando gli pare, 
o aspettare la mia comoditå. L. 1175, a Giovanni HI di Ven- 
timiglia. — Non era necessario d'aprir la borsa^ e si poteva 
mandare in uno invoglio qualche drappo per mia conaolazioney 



MONOGRAFIB BIOGRilFiCilB. 160 

ae non mi riputavano degno del picciol secchio o d* altro dono 
al fatto. L. 1184. — Piccolo secchio d*argento, V. L. 1236 a 
Fabio Oonzaga. — lo ho scritto molte poesie, ed alenna oon 
é stata cotl fortunata, che m*abbia acquiatato un iMciie d*ar 
gento, o un secchio o una tazza, o altra galanteria cosl fatta* 
e sperava che le dedicazioni nuove, e Y opere vecchie mi flEices- 
sero cpntento, non dico d'nn saio o d*uiia cappa vecchia ri&tU 
secoodo la foggia, trasmutata in coUetto, o in un tabarro ; ma 
d*ana credenza ribattuta. L. 1265. — Il chiederle una scudella 
d* argento sarebbe poco ; un bacino, parrebbe troppo.... ma tra 
il bacino e la scudella é 11 secchiello d* argento, che da un gentil 
cavaliero, com' é il signor Fabioj potrå esser dimandato in dono 
per lo povero Tasso. L. 1277. — Oltre T altre coee (il principe 
di Conca) mi promise una coppa d* argento, ovvero una tazsa, 
la qual desidero si facda dåre in tutti i modi. L. 1392, 1394. 

— La coppa mi sarit cara, quasi una testimoniansa della sua 
benevolenia o un pegno della sua cortesia. L. 1401, a Filippo 
Spinelli, ardves. di Rodi. — Il caldo é grande: per6 si rinnova 
il desiderio del picciol vaso d* argento da bere acqua: nella 
formå non voglio essere importuno; ma nol vorrei di men nobil 
materia: e son ptit sollecito deirartificio che del peso, L. 1403. 

— Potrassi almeno adempire V altro mio desiderio di fare una 
credenza d* argento. L. 1416. 

lo vendei a Manto?a per necessitå un rubino, giå donatomi 
dalla signora duchessa d*Urbino (il quale era stato stimato, 
da chi piii Taveva stimato settanta scudi, e da chi meno tranta 
dnque) per ?enti scudi. L. 182. — lo diedi a vendere una coUana... 
ed egli la veodé quattro scudi meno di quel che pesava Toro. 
Id. — Si contenti di donarmi uno smeraldo, perch*io Tho 
deaiderato lungo tempo, né mai ho potuto caTanni qneato 
deaiderio, o piuttoato questo umore. L. 282, a Paolo GrtUo, e 
L. 2K3, 284, 484, 501, 503, 509. — Chiede un anello a Luca 
Scalabrino, L. 391. — Al Costantini la perla in anello. L. 1079 
e 1416. — M*é sUto detto che V. A. (Eleonora de*Medid 
docfaesaa di Mantova) desidera di donarmi due turchine. lo la 
ringrazio, quanto debbo del buon animo.... ma veramente le 
aarei pin obbligato ae mi donasse un rubino ed una perla legata 
in oro. L. 1453, 1469, 1470, 1473. 



170 



ICONOGRAFIA TASSESCA 



RITRATTI, STATUE, DIPINTI (1). 

Zmocoto FeéUrigo , Ritratto di T. Tasso. Lascidlo Mar- 
cantonio Foppa all* ab. Fraooesoo Tasso, e rimase presso qnella 
fumgluii ora si oonserra dall*erede Cesare Varese, conte di 
Rosate, cfae lo tiene nella casa giå de* Tasso ia Zanica. Questo 
ritratto, cbe vuolsi fatto per ordine del cardinale San Giorgio 
quando giå la vita infelice del Tasso si affirettava al sno fina, 
é in tela, alto 6 deciiuetri e 9 centimetri, laigo 8 dedmetri e 
4 centimetri. 11 poeta é rappresentato quasi di foccia ; é calvo, 
e il labbro snperiore col mento son coperti dalla barba non 
luttga e piana e di colore castagno, come la descrive il Manso : 
e cosl ia ogni altra partioolaritå confronta con le parole di quel 
biografo. Ha cinte le tempia con la corona dell*alloro; veste 
nero, abbottonato, e ha il coUo drcondato da nna gonigliabianca. 

N, N.y Ritratto a olio^ presso il co. Paolo Vimercati Sozzi 
di Bergamo, dipinto nel qnarantesimo anno sno, come dice 
r iscriziooe che gira intorao, qninto della prigionia, e che ve- 
ramente ce lo raffigura sqnallido e smnnto. — <L*^lgie, cosl 
11 Sozzi, nella stessa dimensione che a voi la presento, é trattata 
maesti'evolmente aU*olio sul rame.... La nuditå del sno capo, 
la negligenza delFabito sno, a coUo scamidato, con sempliæ 
sopravveste guemita di pelo, ne & edotti del giå sno Inogo patire, 
e della stagione in cui fii ritratto, doé nellMnvemo del 1584.... 
sairassicella posta a rovesdo del ritratto stesso trovai scritto 
un sonetto.... che ora penso iaæ cosa grata rendendolo di pnbblica 
ragione. » — Il sonetto sottoposto al meda^ondno, nota 
C. Ouasti, é di Francesco Benedetti, cort(mese. 

(1) Al cav. Oiovtnni Galeaxzo Bossi, di Boloffna, che deaidenva \\ ri- 
tratto dl lui riapoodeva: «Mi vergogno dl concederle mul che dimanda; 
poiché né per la bruttexsa del corpo merito d* esser ntratto, né per la 
basaezsa den*mgegno, il luogo dellMmagine: noDdimeno a V. S. non ai pa5 
negar oosa alcuna; perché tutti hanno imparato da lei a coDceder moUe 
COM al deaiderio degli amid v (L. 800). — Se poi fosse eoeguito qneslo 
ritratto. e dove coUocato, non h ginnto a noaUra notutia. 



KinUTTI, BTATUB, DtPIlfn. 171 

N. >r., AUro ritrattOy presso lo stssso eo. Vimercati Sokzu 
con un foglio ia mano, su cui si legge: lo canto C armt e il 
eavaHer sovrano, primo verso della Gemsalemme Conquistata. 
Debb* esser sUto dipinto dopo il 1593. 

y..N. ad olio, presso gli eredi Mayr. 

N, N. Effigie antica, di medioore pennello ; vi gira intomo 
la scritta: Torquati Tassi effigiem hane vide, nec vide tantum, 
sed venerare, Nella aala dell'AteDeo di Bergamo. 

Cades Giuseppe, Effigie tolta da quella di Scipione Pnlione, 
Gaetano, e dal bosto della libreria di S. Onofrio. Il Gades la 
dipinse per 1* ab. Serassl. Il Vimercati Soui la dice intaressaa- 
tissima e beo conservata. Presso i fratelli Serassi di Bergamo. 

ScHri Enrico f Copia di qaello del Gades. Nell* aula delle 
sednte dell^Ateneo di Bergamo. 

Del rilratto del Taaso in una piecola tavoletta^ fatto dipingera dal 
Maaao, e cba agU tønøa aoto in pretianja^ e <51ie diapoaeTa løaae rtsHiuHa 
all' amioo ; del ritratto pore oontemporaneo. dipinto dal bergamaaoo Fran- 
cesco Terto (1), e che conseryavaai nella Oalleria del oo. Jacopo Garrara di 
Bergamo, e di qaello di Scipione PnUone, da Oaeta, cbe doTrd)b*ea8«r 
alalo dipinto nol 1510, o cho il Seraaai rieorda eaiatente proaao il aignor 
Praacoaeo Roinoro ia Rona, non cbe di qnello pore antico cbe ▼odevaai 
tra i ritratti degU uomini illuatri della cittå di Bergamo nella Sala del 
Maggior Conaiglio, veggaai : Seratst, n, 351 ; Vimercnti Soxzi, au vari ar- 
gotnenti relativi a T. Taaao, p. it. — Anche Oiambatista Caatelli, miniatore 
preatante, condnaao il ritratto del Taaao, clie poi offri ia dooo al P. Angelo 
QriBo, e di cho acrivoragli : // U$oro eh'ella mi ha donalo, mi mrå eonforto 
éeyti^oecHi, daeché r^intma »ow épiU dot'ella abitata, ma é ita e vire 
pre$$o il »HO amort. — Ed nno pur ne conduase il Petrucd , pittore di 
bella lama cbe don6 allo ateaao Orillo. A cni reccellenteBenedettino: So 
eh'élla U ftcø per mia eon^oiasiont, ma rtrto tortisre tfføtto eonirariOø 
nøn po tt m é o io réderlo M^9o, eke non mi doglia d'averlo perinio rtrp. 
— R il Taaao ringraaiava Pahio Qonsaga della meworia cho ienea di lui 
nollo tue pitture (L. 1S70). Il llodeatino riterrebbe che Timagine del Tauo 
foovo loToro di Bernardo Caaielli. — Un ritratto del Taaao al conaerrara 

(I) Praooeaoo Teno Yiait6 apoaao il Taaso a Sant'Anna: Il SI di do- 
remhre 15W Mrrirera ad AldoManutio: Il pittor bergaroaaco m'ha parlato 
■oo aolo di pittnro na di atatne, lo cntali non mono mi placciooo, o eo»> 
feriturai no auo pensi^ro; ed io me gu aonootTerto, in quel ch'era conve- 
•oToU, aaaai aomplioemente. Mi piare molto ch*egli sia tale qoalo V. S. mi 



arriv^ per riapetto de la patria, a la qualo aon molto atfciiooato (L. fi&, 
odta. Ouaati). Ed il giomo oopo re^riveva allo ateaao Manutio: B ritomato 
o vodenni meawr Pranc«wco Terto, e m* ha dooalo il libro de V Imagioi do 
rli ioTittiaaimi priocipi de la Casa d'Auatria, le quali mi aon paruto bel- 
lia aJ Bio , od opara ▼oramooto di mano eooelleota. Loonde al per lo dooo, ai 
anoora par 1 eccellonaa de Tartciflce e per la patria, mi reputo obbligalo 
di hr jper aerrigio aoo quanto io poaso. Bla qud ch' io ora poaao, é molto 
nøeo. Ringraaio aoodimeoo Voatra Signoria, che m'abbin dat« oocMioQo 
di co ooo cw nomo coai raro.... 



172 RrnUTTI, STATUB, DIPtKTI. 

poM nei Momo di Oiat. VilletU. QaeUo ch« fregU l*ediiiMie oapoUtoiia 
del Mose«, 1719, fu tolto d« esso. 

n Rathery riferiace d'aver Tedato in an Tecchio casteUo deUa Noi^ 
mandia, tra molti altri ritratti del aecolo xt, anche quello del Taaao, oon 
la leggenda: Torquato TaȌO, exellent poete iialien, Rathery, InflmBce 
de ritalie tur lea lettres franctises, 108. 

Un ritratto pare del Tasao, dipinto aeoondo Tantaca tradiakme in Sor- 
rento, allorché egli nel 1577 Ti si ricorerb, Teno la fine del aeoolo paasatp 
eaatodivaai gélosamente dalla famiglia Spaaiano. Salle vicende di qaesto 
ritratto pariA diateaamente U Gapaaso {D Tatio e la mm famiglia a 
Sorrento, p. xrr e S06; Merlo, Cenno atorioo aa Torqaalo Tano, Plranae, 
1863, p. 0; Noiiee sur le portrtut du Tatao» La Oeraa. tråd. dal htbrwm, 
Parigi, 1814, p. xa). Toma inatile Taocefinare altro ritratto cb'eaiatera 
in nn fregio antichiasimo aotto le travi deUa sala della cafea di Ammone, 
giå de* Gorteai, e di cai fa parola BF Vincenm Galå. ardreacovo di Sorrento, 
in dae lettere (S4 marso e t aprile 1812) diratte al marcheae di Vtllaioaa 
(Lettere diratte al mardieae di VUUrma, NapoU, 1844, p. 300^«), ché U 
aala pi6 non enaie, e le pittare forono interamente roTinate. 

Dd PonJie Leandro, < Doe soli Htratti, perehé Sfunuiti non 
ohe aimiglianti, quello delTasso e deU*Ario8to bastano ad immor- 
talarlo. > Roberto dTAsegHo, Studi storici ed archeologid, n, 102. 

Non po880 teneitni dal riferire per intero la descriuone 
che ne & il Tosti della tela che adorna il cenacolo di Monte 
Cassino. — < Mi penso che egli (il Tasao) avesse a provare 
una intema dolcezza in quello che la prima volta fd menato 
ad assidersi coi monaci nel vasto cenacolo. Egli, afBssando la 
grande teU ad olio dipinta dai Bassano, che ne copre il fondo, 
vide sé stesso ritratto con qnella veritå di colori che non manc6 
mai alla tavolozza dei Veneti. La storia di queUa tela é Qesii 
X/risto che moltiplica i pani nel deserto, e S. Benedetto che 
moltiplica il mistico pane della soa Regola, e lo dispensa a 
tutti i sodalizi monastid o cavallereschi che ne nsarono nel 
loro govemo. In quella sono ritratti dal vivo alcnni uomini 
celebri del tempo, come i due fratelli Leonardo e Francesco 
da Bassano, Calvino, S. Ignazio di Lojola, ed altri, di cui non 
d fti tramandato il nome. Al vertice di tutto quel popolo ascen- 
dente al Cristo, che benedice e dispensa il pane, tra due alberi, 
ai quali si annoda la tenda di velluto cremisi, é in piedi Torptato 
Tasso, Ritratto sfuggito fino ad oggi alla notizia dei sooi 
biografi, e che oe lo ritrae nella etå florida delle sue piu care 
fantasie dell*Aminta. Questo ritratto in questa apoteosi di San 
Benedetto e del suo Ordine additatogli dai m<Hiad, dovette 



RITRATTI, STATUE, DIPINTI. 173 

fargii sentira la fragranza di un lauro piii immortal^ di quello 
deirAldobrandini. la Roma doveva incoronani dagli nomini, 
in Monte Gassioo fa inooronato dall^Årte. (T. Tasso e i Monaci 
Gasainesi, pag. 117). 

Turchi Gaetano, Ritratto ad oUo. Nella Pinacoteca di 
Ferrara. » 

Gianini Francesco, Ritratto ad olio, Gspos. tor. 1856. 

Arrivaben^, Id., Id. 

Lodi Massimiliano, Id., Eapos. ven. 1862. 

CarUni QiuUo, Id.« Id. 

Åffrieola FUippo^ Tasso ed Eleonora, dipinto illostr. da 
Em. Mozzarelli, Roma, 1837; Morghen, indse. 

Berttni Giuseppe^ L*Aliglueri e Beatrica, Tasso ed Eleonora. 
Nel grande flnestrone per S. M. rimperatrice del Brasile. — 
Riprodotto pel grande salone del palazzo Reale di Torino. 

BigioU FiUppo, T. Taaso. Nel palazzo Torlonia. 

Giorgi Giuseppe, T. Taaso. Acquistato daU'avv. L. Rooca 
di Torino. 

Peszato Giovanni, T. Tasso. Nell* Aocademia Carrara di 
Bergamo; riprodotto presso la CunigUa Bagni di Bergama 

åidsini Cesare, T. Taaso, figunr intera dal Tero. NeK 
rAocademia di Firenze, 1831. — Replica, metå dal vero. É in 
Inghiltarra, 1831. — Replica del Taaso e di Eleonora, metå 
dal varo. É a Boaton, 1831. Jd., a Breslavia preeso la signora 
Baronasaa di Schrittar, 1831. -^ Jd„ per il co. Celani. Lo bom- 
per6 poi il marchese Pandatichi di Firenze. — Jd,, per il si- 
gnor Moifet, ingle^e, 1830. — Jd,, per S. A. R. U dnca di 
Lncca, 1840. — Jd,, presso il co. Colovrat, di Praga. — /d., 
preaao il signor Glower, New York, 1840. — Replica, metå 
dal vero, per il signor Marcheae Ala Ponzoni, 1843. — Taaao 
ad Eleonora, a Pietroburgo, preaso il aig. comm, Krontoff, 1850. 

Vismara GiambatHsia, milanese. Statna coiossale, suUa 
maggior piazza di Beiigamo, eretta per legato di Marcantonio 
Fopp*(l). 

« 

(i) N«U' opera: Oaarini Jac. Hier. Baruffatdi Sen. Ad Ferrarentiå 
ffymnat. hiii. per nrrmUem Boråetwm eon^eripta, Supplemenium et 
nnintfadtersumeå, Boooo. 1740-41, a pag. 61. 6S, (S, ove psri« del Tasso, 
ri å 11 moonmeoto da inalnrsi ad ooora dl Ini neirUniveniU di Ferrara. 
mcuo m raflB«; ns wm ae ae feoe poi ooUai 



174 RiTBiirn, statub, npunr. 

Crabetn Jacopo, SUtoa in prato deUa VaUe a Padova, eretta 
raono 1778. 

Fabris Giusgppe: — Eoco come ne deacrive il monumento 
il loio amicissimo Jacopo Bemardi. — L* arcfaitettnra é formata 
da due piloni liaci, da cui riaoltano due pilastri termiiianti ad 
archivolto, che circoscrivono Tapertura d*niia niochia. Nella 
base y al disopra delk) soocolo , stendesi lo stilobate , ia cu é 
scolpito il basBorilieTO rappresentante il corteo fonebre che 
accompagna la spo^ia del poeta al sepdcro. NeUa nioehia 
trovasi la figura di lai, che poggia ad un troooo d*aUoro. 
Aecanto ad esso scolpirontt una lira, ima tromba, aa pngnale 
ed noa zampogna; posa il sinistro bracdo au di qoo troiao 
d*anm crociate, e volge lo eguardo al cielo in atto di pronim- 
ciare qaei versi aantti in aorei carattori nel libro che gli aia 
innanzi: O Muta, tu che di oaduchi ailori.... — Ed in&tti la 
lunetta che vien formata daU*archivolto rappreseota )a Vergine 
con lo ateliato sno adomamenio a due lati dell*aroo, e Airono 
dail* artasta effigiate due Farne in attitndine di dar fiato alla 
trombe. Nel bano rilievo della atilobate todeai 1* acoompagna- 
mento fanebre della salma* di Torquato nel momento che dalla 
duasa di Santo Spirito in Sassia avviaai alla piam di S. Pietro, 
della qnale soorgeei in fondo il cdonoato. I personaggi del 
corteo non eooo i soli cootemporanei, ma k> scoltore v* introdano 
andie pareccbi di ooloro die fiorirono ^»pvesso, imitatori dal 
sommo epioo italiano, lodatori o oommentatori delle opeto sva. 
n Ghiabrera, il Bracdolini, il Rosdo ambasciatoro del re di 
Polonia^ il duca Vincenzo Qonzaga, il card. Giangirobuno Albaidy 
l'ab. cassinese Angdo Qrillo, TOddi, il Manzoni, il Malateala, 
rOngaro, il Mercuriali sno medico, e nd posto ptu dogno, 
meritamente, il card. Cinzio Aldobrandini preoedono il leretro, 
al cui peso sobbarcano le spalle Paolo Beni, Gamillo PeUegrini, 
Giulio Ottonelli, ed un quarto che nascondesi dietro il panno 
mortoario au cui leggesi: Torquaio Tauo -> Coronaåi^^ NeUa 
pompa funebre - U 26 apriie 1595, — Il Guaati e rAmmirato 
con torde accese fiancheggiano il funebre conTOglio ch*d aegniio 
da Ferdinando de* Medici, Aldo Manuzio, Antonio Deci; Ascanio 
Mori, Giambattista Attendolo, Gianvincenzo Pinelii, Flaminio 
NolnU, Ginaeppe Iseo, il Manso, il Seraasi ed altri : e ivi pore 
lo acultore, né a torto, ed imitando i predeceasori auoi in 



XmUlTTI, STATUS, DIPINTI. 175 

simili draosUnxe, ritnsse lé medesimo. Corrono il sesto del- 
l'srco rabeschi e corone, e sorgono da pilastri due candelabri 
fonnati da aocarpi e da allori sOBtenuti dal qnadnipede cfae 
appéUasi Taaso, ghiotto del mele, e che per curiositå di parola 
chUmasi grecamente oon norne affine a quello cfae contraasegna 
U melodia. — Fra quegli adomamenti sporgono a quando a 
qnaodo Taghi genietti che oflBrono in cifre d*oro i nomi delle 
prindpali opere di Torquato Ta«80. — V. Venturini Domenico: 
Moonmaoto a T. Tasao. ^ Parte architettonica del monumento 
— Bamorilievo nello stilobate — DecorasioDi de* pilastri e del* 
rarehivdto — La Musa celeste oella lonetta della nicchia 
moiramentale — Statua del Tasso. Mtmorie del Monumønto 
a r. Tasso ^ Roma, 1857, pag. 51-67 ^ CaUrbi Giuseppe, 
Erariooa del Monumento a T. Tasso. La chiesa di S. Onofrio, 
Roma, Tip. Forense, 1858, pag. 207-219. — CardinaH Luigi, 
Lettera sol monnmento sepolcrale di T. Taaso, operato dal 
cav. Pabris. Bologna, Nobili. — Fem$eei Caterina, Varsi aal mo- 
anmaoto decretato a T. Tasso. — i?tcci* oav. Angelo Maria, 
Stame. Estr. dall* Albom di Roma, ecc. — € Non sooo io cfae 
grido contro 1* indegnitå artistica di qoel monnmento ; ove oltre 
aU*iiidola del rappresentato, é fallata anche la regola anato* 
mica: non potendosi scuaare neppnre in nn fattorino la oontorta 
atttlodine data a qnel divtno. Quel Fabris non poteva airaaar 
peggio il 800 soggetto. Torquato era alto e grandioso; il Fabria 
rha rimpiccinito. Torquato era aitante e formoso: il Fabris 
rha aoolpito rachitico. Torquato era alpostutto unoapigliato 
emmXte n : il Pabris Tfaa oollocato fra tanti libriP. Cardona, 
V. Ant febr. 1873, 389. 

Arrigoni Luigi, mtlanese, Statua. Pnma Esp. ital. 18dl.. 

Pmgani Luigi, di Bergamo, Statua, figura intera. 

CoA Qennaro, Statua. In Sorrento. 

Basto ia S. Onofrio € cfae gli anticfai monaci fecero trarra 
dallo steaso cadtfvere, e i modemi conserraao come in degno 
tenpio naUa lor biblioteca. Ninn ritratto potrebbe darei coal 
v«ri i ItBeamenti di quel volto cfae fti nelie sne proponioni 
gmioso, BOB ostanla cfae it naao fosse alquanto grande e in* 
diaato verso )a bocca, la bocca grande e bonina, largbi i denti, 
e qnadro il mento, cfae in un ooUe labbra solea di peio coprirsi. > 
Guastiy Bpist., toL ▼. 



176 « Rmurn, statue, dipinti. 

Solari Angelo, T. Tasso, Erma. Nella Villa Reale di Napoli 
venaero eretd due tempietti, uno di formå circolare, dedicato 
alTasao (1819); Taltro di formå rettangolare, dal lato opposto, 
dedicato a Virgilio, qaasi a ge^ del luogo. L* erma di Virgilio 
fi) scolpito dairAngelini. L* effigie del Tasso, che gik si trovava 
a Sorrento e che fii donata alFAbrial, servl di originale al 
busto del Solari. Ma esso^ non ha guari, fu da barbara jooano 
mutilato. Ne fu soatituito altro del prof. Avellino. 

Veia Vincenzo. Il Gonsiglio Comunale di Bergamo a* 18 
aprile 1846 stanziava aust lire 1806 per Terezione di un mo- 
numento al suo concittadino T. Tasso : ma la aomma non fu 
trovata bastevole : ne \egby morendo, altre 2000 il co. Gughelmo 
Lochis. A* 20 maggio 1862 venne presa la parte: € Il Gonsiglio 
incarica la Giunta municipale coU'importo del legato Lodiis 
e col sopra espoato assegno dvico ammontanti complessim- 
mente ad ital. lire 3283.95 di &r esegnire dal rinomato scul- 
tore italiano Vincenzo Vela un monumento a Torquato Tasso 
da collocarsi non piti tardi del meae di giugno 1865 nella Ci- 
vica Biblioteca.» E coai aTvenne: // V giugno MDCCCLXIV 
— Giomo di esuiiansa nazionale — Bergamo — Inaugurava 
neUa dttadina BibUoteca — La effigie di Torquato Tasso — 
Ricordando — A sé stessa ed aila nazione — // debiio — J>i 
monumento maggiore — AlCaltissimo Poeta, 

UEste Alessandro, Busto. Nella Protometeca Capitolina. 

Benzoni Gtboanni, Busto. Invitato il cav. Benzoni a dedi- 
care il suo scalpello a scolpire T effigie di Torquato Tasso, 
perché coUocata nel patrio Ateneo durasse alla venerazioDe 
de'suoi concittadini, diRoma, a'2l aprile 1851, rispondeva al 
can. Finazzi: — «Ho veduto in disegno, con le sue rispettive 
misure, il luQgo, ove s'intende collocai*e il busto del nostro 
gran Poeta.... lo assumo con tutto placere T esecuzione di 
questo Busto...., e consacro con vera soddisfimone 1* opera mia 
alla memoria del grande Epico.... Questo grande, che tanto 
nome ci ha lasdato, merita bene qnalche sacrifizio, onde gU 
si tributi un segno di ammirazione proporzionato al suo grande 
merito. Un monumento meriterebbe! Intanto restiamo pa^ki 
di quanto ella ha per ora disposto.... Gradisca la servitti e i 
saluti oordialissimi del affezionatissimo suo G. Benzoni. » 

N, N,, Busto. Roma, al Pindo, al n. 53. ' 



RITRATTI, STATUS, DIPINTI. 177 

Sala EhseOy Ultimi momenti d* Eleonora d^Este. 

Moochi Qiocanni^ Eleonora d^Bste, statna. Esp. mil. 1854. 

Barzaghi, Id., Id. 1866. 

BetH Enrico, di Viggiu, Id., Id*. 

Canova Kntonio, busto. Pel co. Paolo Tosi di Brescia, 1819. 



DIPINTI RISGUARDANTl LA VITA DI T. TASSO 



Loverini Ponziano, di Oandino, Il Tasso adoleacente a Ve- 
nezia. Presso i co. Agliardi di Bergamo. 

Vibert Giuiio, Eleonora ed il Tasso. Nella Bibi. del castello 
di Nozet. (Esposizione nniv. di Parigi 1855). 

Saia Etiseo, Eleonora d*Este ed il Tasso. Espos. mil. 1855. 

T^ermet' Federico, Eleonora d* Este e sna sorella, nella lor 
villa, occupate a tessere mia corona d*alloro per il poeta. 
Eppos. mil. 1845. 

Trecourt Giacomo, di Bergamo, Torquato Tasso ed Eleo* 
nora. Di commissione del co. Giacomo Glem. Suardo di Ber- 
gamo. 

Scuri Enrico, T. Tasso che mcdita alcuni poetici conoetti. 
Per TAteneo di Bergamo, 1835. 

MancinelU Giuseppe, di Milano, Tasso declamante alla corte 
di Alfonso i primi canti della Gerusalemme. Prima espos. ital. 
1861. — Proprietå della R. Casa di Napoli. 

MorelU Domenico, napolitano, Torquato Tasso che legge 
i suoi versi ad Eleonora d* Este in presenza di due dame che 
come il nome, avevano comuno con essa un affetto piu o meno 
corrispoato dall* infelice poeta. V, BalC Ongaro, Scritti d* arte, 
p.282. 

Loåi Massimiiiano , di Ferrara, TasHO in atto di recitar 
versi dinanzi ad Eleonora. Espos. Ven. 1842. 

yarducci Pietro, T. Tasso che le^ge ad Eleonora Tepisodio 
di Sofronia ed Olindo. Espos. mil. 1838. 

Masini Cesare, Lo stesso sogRctto. 

Schiaifonø Felice, T. Tasso r-he le^fije il sno poema ad 
Eleonora. 

\t 



178 BITRATTI, 8TATUB, DIPINTI. 

Podesti Francesco, Tasso che legge il soo poema dioanzi 
al duca Alfonso. Esposiz. milan. 1842. Nelia Galleria Tod di 
Brescia. — Lo stesso soggetto, escguito a firesco ndla casa 
Torlonia a Roma — lUustrato da L. Lechi — Gandini inc 

Sanesi Nicole, Torquato Tasso che nei giardini della corte 
di Ferrara dedama una poesia a lode della principessa Eleonora, 
mentre questa, iosieme ad una sua dama d*onore, si sta di 
nascosto ad ascoltarlo e se ne compiace. Bspoa^ fir. 1858. 

. ^haielU Giuseppe, Tasso declamante alla corte di Alfonso 
i primi canti della Gerusalenime. Di commissione deU'Americano 
Meredith Cholunc, quadro illustrato da Domenico Guerrazsi, 
Orazioni funebri, p. 151. 

Pastore L,, T. Tasso nella villa di Belrignardo. Esp. nap. 1876. 

Masini Cesare, T. Tasso fuggitivo dalla corte Estenae, tra- 
svestito, si conduce a Sorrento. A Berlino, presso ii cav. Blesson. 

Paoletti cav. Pietro, Tasso ghe, trasvestito, reca alla sorella 
una lettera, in cui fintamente le si annnnzia la morte del fratello. 
Espos. mil. 1842. 

Trecourt Giacomo, Torquato che si scopre alla sorella, 
mentre essa lo credea estinto, e per la sorpresa e la gioia cade 
svennta fra le braocia di un'ancella. Espos. mil. 1843. 

Åltamura Saverio, di Napoli, Lo stesso sQggetto. Prima 
esposiz. naz. 1861. 

Focosi, Id., Id. Nel palazzo Sersale di Sorrento, oggi posse- 
duto dalla famiglia Fasulo. 

Naudin Giuiio, Id., Id. Esposiz. di Parigi, 1851. 

Bertini Giuseppe, La presentazione di T. Tasso al duca 
Emanuele Filiberto. 

StorelU Ferdinando, Lo stesso soggetto. Di commiaaione 
di S. M. il re Carlo Alberto (1). Nel palazzo reale di Torino 

(1) L*arUsta, ol tre Emanuel« Ftliberio e il suofiglio Carlo Emanode« 
introdu&se nel suo dtpinto, conie assistenti a questa ftenzione, alca&i disliiiti 
(tersoDapprt di quei tempi, cioé il marchese ^lippo d'Bste, capitano dogU 
nrcieri della guardia, ene lu il preseatatore ; B^ao Fieachi, marcheae di 
Mass«rano, autore di poesie latine; Qirolamo Della Rovere, arciTMooTo 
di Torino; Cassiano Del Posao, primo presidente del Seoato di PlenoDte; 
Emanuele Filiberto Pingone, storioo ed antimiario; Angelo Ingegneri, lei* 
terato veneziano, che fu il primo ehe rioonobbe il Tasso al sno arriTO ia 
Torino; il generale di artigtieria Caresana, governatore deUa dttadaUa di 
Torino; Tomaso Ajazso, insigne predicatore; Layinia di Falleito di Triao, 
letterata; Cornelia Cotta d'Asti, |>oetessa; Bemardino LAuini, pittore; ana 
dama, pag^i, e grandi di corte; in tutto 82 ligure graodi an quartocirca 
(lal vero. Tutti i personaggi furono soggeriti al pittore dal caT. Promia. 



BITBATTI, BTATt'B, DOnNTf. 179 

(V. Messagiere Torinese de* 14 maggio 1843; Paravia^ festa 
secolare della nascita di T. Tasso, pag. 8). 

De Francesco Beniamino, napolttano, T. Tasso nella villa 
d*Este a Tivoli. Espos. mil. 1858. 

GaliaiteM., Belga, Tasso in prigione. l!)spos. dl Farigi, 1853. 

Delacroix Eugenio, Id., Id. Espos. univ. di Parigii 1855. 
Appartiene ad Alessandro Dumas. 

Gaiiina Gaiio Sigismondo, di Cremona, T. Tasso air Ospe- 
dale di S. Anna. Espos. tor. 1843. 

Mazza Giuseppe, Tasso airOspedale di 4. Anna. Esposiz. 
ven. 1854. Di proprietå del cav. Andrea Mafiei. 

Focosi, Taaao all* Ospedale di S. Anna. 

Ferrari Giuseppe, Lo stesso soggetto. Espos. genov. 1854. 

ZaJUi Carlo, T. Tasso in carcere che scrive versi al dnca 
di Ferrara (V. P. Bonaventura da Sorrento^ T. Tasso. Apponti 
e Note, pag. 41). 

Moretti Larese Eugenio, T. Tasso all* Ospedale di S. Anna. 
Epos. ven. 1864. 

GaUina Sigismondo^ Rubens e Montaigne che visitano il 
Tasso. Espos. tor. 1854. 

Botassi Ågostino, Tasso seduto neiratrio dell*08pizio di 
S. Anna, e visitato dal filosofo Montaigne. Espos. mil. 1846. 

Lipparini Lodovico, Lo stesso soggetto. 

Minardi Tomaso, Una visione di T. Tasso (V. L. 456). 
Acquerello a colori, presso il ^ro(. Consoni, 

Biti Giuseppe, Tasso assalito dagli assasMini pre:«so il molo 
di Oaeta. Eapos. ven. 1857. 

D'Auria, T. Tasso a Mola, negli Abbruzzi, fra i briganti 
di Bfarco Sdarra che, saputo chi quel viandaote si fosse, ba- 
ciandogli la mano, lo lascia libero (V. L., ediz. Ouasti 1391, 
1992* SerMsin, 276). 

Csiemano Bemardo, napolitano, T. Tasso inferroo di mente 
alla viUeggiatora di Bisaccio , citta<]elia feudale de' Manso in 
Poglia. — € Cammina il lasso poeta non lungi dal Manso e 
dal Polverino, saoi intrinseci, e 8*abbaodona al hrarcio di attonita 
giovinetta; dietrogli an*allegra tnrha d* improvvi^tatori a mu- 
siranti, di cui abbonda il pa^^e. \a dolcezza i vi del Hiina, 
ramenitå del laogo, la compagnta della liuona g«'nt<', il suono 
ripercoaao daUa valle par cbe dia men torbido n^^nnvli) nironpiu* 



180 RITRATTI, STATUE, DIPINTI. 

divino; ma ad un tratto apparisce dal gesto ver la fronte e 
dalla froute stess.a 1* enimina che piii travaglioao lo pertortMu 
Quel sembiante, che rimase non finito, egomentava rimiiiagi- 
nativa del dipintore, e perct6 lo lasdava per ultimo. Quindici 
giorni vi spendeva il Celentano, e non riuscendogli di rappre- 
sentare neiraria del volto e nell*aito del capo il patimento 
deiranima che vaghi di tuUa lena, mentre il corpo dimora, 
si lasci5 cader davaoti a quella tela, né si riakd ptu, sorpreao 
da subitaoeo colpo e mortale d^apopleasia (28 luglio 1863) 
ue' suoi 28 aani. — Fil, Cardona^ Aniol. di Firenze, febbraio 
1873, p. 407. 

MancinelU Giuseppe , di Napoli, T. Tasso ai piedi di Qe- 
uientti VIII. Prima, Espos. ital. 1861. 

Ågricola F., T. Tasso in atto di essere ricevuto dal car- 
dinale Cinzio. 

Savini AL, T. Tasso a S. Onofrio. Espos. Ten. 1868. 

Busi L., bolognese, T. Tasso e il card. Aldobrandini nel 
couvento di S. Onofrio in Roma. 

Guei'ra , Il Tasso a S. Onofrio. V. DaiT Ongaro , Scritti 
d^arte, 181. 

Giannini, T. Tasso nel momento di ricevere il Viatico. 

Balbi, T. Tasso uell'atto che il card. Cinzio grimpartisce 
Tassolozione con indulgenza plenaria. 

Bertini Giuseppe, Gli ultimi momenti di T. Tasso. Espoi. 
mil. 1846. 

Marint Antonio^ Quattro lunette con atorie desunte dalla 
vita di T. Tasso, cioé: il Tasso presentato dal card. Luigi d^Este 
alla sorella Eleonora: Tincontro del Tasso con Tarchitetto 
Hemardo Buontalenti in Firenze: la visita d*Aldo Manozio, 
del P. Angiolo Giillo e del pittore Ter^i al Tasso,- nello spedale 
di S. Anna: il Tasso accompagnato a S. Onofrio dal card. Cinzio 
Aldobrandini, pochi giorni avanti la sua morte. Nella volta é 
la poesia co* vart geni. La lonetta in coi ai vede il Tasso pre- 
sentato dal card. d*Este alla sorella, é stata esegaita,^sul cartone 
del Marini, dal suo alunno Pietro Pezzati. ^ Nel R. Palazzo 
Pitti, nel quartiere detto della Meridiana. 

Mangini Ferdinando, '— Sorrento. — Il Tasso a Caatel- 
veti'O, nella corte dei Rangoni, nell* atto di dedamare an caDto 
della sua Gerusalemme da an poggiaolc che riesce sopra le 



RITRATTI, STATUE, DIPINTI. 181 

molt« vaghe coUinette, le qualt prospeltano la magica distesa 
della sottoposta pianura. — T. Tasso a S. Anna. — T. Tasso 
a S. Onofrio, neiratto di passeggiare a stento per quei chiostri. 
Affreschi istoriati in una delle sale deiraotico palazzo Rangoai, 
di commissione deirarcip. cao. dott. Luigi Rinaldi. (V. AfoW- 
fiélU, n Tasso a Gastelvetro e la Sala deirantico palazzo). 

Cnstofano, BeirAlHsximof Gallena de^li T'ffizl di Firenze, 
Corridore a ponente. 

MEDAGLIE IN ONORE DI T. TASSO 



I. (Dir.) Il biisto del Tasso, e la leggenda all'intorao: Tor- 
^uATus Tasso. 

(Rov.) L* effigie di Goffiredo, coUa Gran Croce, ed il motto: 
Viciorem Victor, — Di mezzana grandezza: é ricordata dal 
Tommasini ne^saoi Elogl, p. 180. 

II. Nel diritto, T effigie del Tasso, con la leggenda: ToR- 
QVATrø Taxus Pobta. 

(Rot.) Due pastori, uno de*qneli sonante la fistola, nna 
giovenca che sembra attenta a quel suono, ed alquanti abituri 
▼iilerecd allMntorno, senza motto verono. — É alluaiva alla 
raa faTOla pastorale. Questa medaglia si vede incisa nel i vol. 
della Vita scritta dal Serassi, ediz. di Bergamo. 

III. (Dir.) n busto del Tasso cOn goniglia, e con la testa 
lanreata, e all'intomo: Torqcatus Tassus. 

(Rov.) Il motto: Famab Ætbrnab. — Di maggiore grandezza 
deU* altre due. 

IV. (Unil.) Torquatus Tassvs. Bosto coronato. 

Dl tutta fbsione, né ha rovescio. Nel Maseo della Marciana. 

V. (Dir.) L* effigie del Poeta, con alFintomo la leggenda: 
ToRQt ATO Tasso. La testa é neir atto che vol^e^i a destra, e 
qaasi di proepetto vedesi parte del bosto abbigliato alla foggia 
di qoe* tempi. Cosl posando, Timmagine del sommo Vate spicca 
oon maggior espressione e piii grazia. E*, G. Ferraris f, 

(Rov.) V* ha incisa la seguente iscrizione del cav. A. Para- 
via: — Il d1 natai£ di Torquato — xi marzo moxuv — Dopo 



182 MEDAGLIB IN ONORB DI T. TA8S0. 

IL OntO DI TRB 8BC0LI — In ToRINO 81 CBLEBIUVA. La MedagiiA, 

squisito lavoro del Ferraru^, é del modulo di 43 millimetri. Se 
De stamparoDO 550 esemplari in rame, e 9 in argento. 

VI. (Dir.) ToBQUATUs Tasso. Bosto a d. — Es. Caqué f, 

(Rov.) Sattis — Surrenti — m regno nee^poUtano — Ån. 
m. d. XLIV — obiit an. m. d, XC V <— Serie$ numismaHca — 
universalis virorum iUustrium ^ M. DCCC. XX. *- Durand 
edidit, (Serie di Monaco). 

Vn. (Dir.) ToRQUATUS Tasso. Busto inc. a a. — Es. Nic 
Cerbara f. 

(Rov.) Itala — Æneidos gloria — post annos MDC, in ipsa 
llalia — - pindicatae — Sofymae cantu renovata, E sotto due 
tombe decu3.sate: il tatto entro ghirlanda. (Serie di Roma). 

ONORANZE A T. TASSO 



laio. — Via Torqu€Uo Tasso. — - Del norne di Tor- 
quato solo da pochi anni s*intitol6 la ria, giå S. Bartolommeo, 
che dal sentierone viene a biforcarsi nella piazzetta di S. Spi- 
rito, ed il cui ramo settentrionale entra nei borgo PignolOy 
dov*é Tantica casa fatta costruire dal co. Giov. Giacomo Taaso, 
ed ora proprietå del co. Paolo Yimercati-Sozzi. 

— -* Solenne inaagurazione del Monmnento a Torqnato 
Tasso, il 5 Giugno 1864. A perennanie la memoria, venna 
pubblicato Topuscolo col titolo: Inaugurasione delmonumenio 
a Torquato Tasso nella Civica BibUoteca di Bergamo, Tip. 
Pagnoncelli, 1864, in-4, di p. 64. 

FireBEe. — Åccademia della Crusca, — Nel nome del 
Tasso, il 30 marzo 1812, T Åccademia della Crnsca inauguraTa 
i suoi stndl, novellamente instaorati, per decreto di Bonaparte. 
Furono cantate da Andrea Martini (il famoso Senesino) le ottave 
64, 65, 66, 67, del canto xn della Gerusalemme, mnsicate dal 
celebre Zingarelli. 

Fr. Benedctti, (1) ammiratore di qnanti illnstrarono la pa- 
tria, fil il primo, ne' tempi moderni, che imagind celebrare 

(1) Fr. Benede tU, n.« Gortona il 5 ottobre 1785; si tolae nusenment« 
la vita in Pistoia il 30 apdle 1821. 



omuums a t. tasso. 183 

soiennamente il gionio ia che erano venati a confortare la 
terra, ed iidelice, Yolle cqmiociare dall* infelice Torquato. — 
Jeri sera, 16 aprile 1816, gcriveva egli ad nn sno amico 
cortoDese, adunai (in oasa di Gioranoi Caselli) una compagnia 
di letterati • d*artisti, fira i quali il Beaveauti per celebrare 
ramuvovano della nascita dal Tasso. Noa esistendo qiii nem- 
meno un busto di questo uonno diriao, nn giovane artista lo 
fece di terra. lo lesai uo discorao in cui dipinai la 8?entura 
di Ini, • ?i misi dei tratti arditissimi. Yidi che commossi a 
segDO di £ur piangere e finemere a vicenda, il che ioteneH e 
acoese ancba me ftior di modo. Lessi anche nn sonetto. — 
Qnindi bmciai i nomi di Lionardo Salviati e di Bastiano de* Rossi, 
cmseanti persecntori del Tasao. Il Marocchasi leaso da maestro 
Tepisodio di Erminia: un suo valente allieYO nno Bquarcio del- 
r Armida. Da un beiringegno, antore della Sctirn'a^ furono 
lette le firasi piii ridicolo del Cesarotti e del P. Solart; i cui 
ttomi, unitamante a quello del Bettinelli, furono impetuosamente 
bmriati dall* amico Zanobi Zucchini, che si é dato tutte le 
cure poe^ibili per questa festa straordinaria , e U prima di 
qnesto genere che nia stata relebrata. Il passo che abbiamo 
fatlo é ardito, bruciare il norne del Conarotti! f^ento che sta- 
ODMttina se ne paria molto in Firenze.... 

B« AceadleoslA PIstolMW« ^ Solenni Parentaii ai Grandi 
iialinni, — « Per couaeaso universale della Soci(»ta, i primi 
ODori forono decretati alla memoria di Torquato Tasso. 

Khbero luogo U i«era de* 25 aprile 1822 (1). VedeTasi, cosl 
il Contrucci, in cima della Bala maKpriore il simulacro dell* in- 
felice ed ammirabil Cantora della Cavalleria reliKi^^^« coronato 
di queir alloro che la morte strappe alla sua frooto. I concerti 
musicah dieder principio a quella 8olennitå: pi-oluse Toratore 
con Telogio storico deir immortalo poeta: coD^^eguitarono i 
Tarsi. — Nell* intervallo, la scelta compagnia rifttorata ron co- 
pioai rinfireacamanti , s* interteneva del Rubhietto festivo con 
gioconditi a libertå di famiglia. Le armoni«* annnnziavano il 
principio della seconda parte, consistente nelle ottave del Tasso 

(I) Nel lOO r Acrj»iJiMnia r«»I#»brtva I {Mrrntali a Dantr Aliirhi*««; nH 
1^27 a Colombo: ni»l i<VJ « Mirhrlanir<*lo; n«*l iH|*> a Ratrf^llo Saoiiof 
bW IM5 a Oahlro. I primi quaUro nolla tala arra<l«-inira ; w'li ultimi du«*, 
a rcoHerli pi6 aolenni , nel aaloo« del Palaxao HpI Onmiuc. 1/ Acrademia 
m I Botti d«^i «lo|riati. 



184 ONORANZE A T. TA8S0. 

in morte di Clorinda, cantate da valorosa donna, accompagnate 
da abili artisti. Le prose e le poesie delia seconda parte davaoo 
compimento alla toocante cerimonia. 

Boiaa. — Onori funebn resi in S, Onofrio a T, T<iSSo, 
e nuooa translazione delle sue ceneri il 25 aprile £857. 

Il 25 aprile, anniveraario della morte del poeta, trasoelto 
per rinaugurazione del monnmento, erettogli dalla munificenza 
del pontefice Pio IX, e per il ricoUocamento delle ossa nel 
nnovo sepolcro. Il catafalco, disegno deli* arcfaitetto pro£ Cario 
Piccoli, riusci imponente e degno di lui; al Piocoli pore affi- 
data la decorazione del tempio: Pontific6 M/ Bedini, Ard- 
vescovo di Tebe : sceltissima oe fu la musica : convennero al 
filtaebre rito i rappresentanti dell* Accademie, il fiore piu eletlo 
della prelatora e della nobiltå romaiia. Nel pomeriggio, aOa 
falde del dilizioso colle di S. Onofrio, in nn ampio ricinto a 
bella posta vagamente apprestato dal P. P. Gerolimini, teonero 
radunanza i Quirid; vi si lessero, tra canti ed alternate sin- 
fonie, plandente nn numeroso e fioritissimo uditorio, prose e 
poetici componimenti in onore dell* illustre poeta. V. Caterbi, 
La Chiesa di S. Onofrio, p. 215; Venturini Domenico, Memorie 
del Monumento di T. Tasso sul Gianioolo, 1-18. 

Salerao. — /?. Liceo T, Tasso. — Venne denominata 
Via Tasso la giå strada de* Tribunali che incomincta åove 
finisce la via Porta di Ronca, e mette capo nella piazza Corte 
di Assise. 

Sorreato. — Via Tasso. — Dal 1866 prese questa deno- 
minazione la strada, prima detta S. Paolo, ed anticamente Pro- 
spetto, e che conduce al palazzino del conte Ruggiero Monforte 
Laurito, ed nna volta alla casa afiatto distrutta che fn culla 
di Torquato. Anche i tre vicoli adiacenti alla ridetta via portano 
il norne del Tasso. 

— Il grande Macedone, presa d'assalto Tebe, alla casa 
ed al parenti del sublime Pindaro perdonava, ed espugnata Sta- 
gira, riedificavala piii be)la, perché patria del sno maestro 
Aristotile, che soleva chiamare suo secondo padre. Cosl di- 
nanzi a Sorrento, patria di Torquato, attutivasi la tremenda ira 
del provocato nemico! 

€ Diede Aubrial (Commissario del Direttorio) pruova n»- 
tabile, tacendo le altre del suo animo civile, quando Maodonakl 



ONORANZB K T. TASSO. 185 

mandaT« i »uoi Boldati (aprile 1799) a ridurre agli nltimi casi 
Sorrento, patria di Torquato Tasso, che in quelle saraiane e 
ftalemitane rivoloziooi ai era levata a romore contro i francesi, 
imperctocché oper6 col generale che la casa dei diacendeDti della 
sorella del poeta, quando la terra fu presa d^assalto, salva ed 
intatta si consenraaae. Die*inolto volentieri Macdonald, ed a modo 
di generoea g;ara con Aubrial, ordini accomodati al comandante 
della iaxione, acciocché Teffetto segnisse. Fra le ucciaioni, gFin- 
cendl e le mine dell*infeiice Sorrento, provarono i disoendenti del 
Cantore di Ooffredo quanto potassero in animi civili la memoria 
ed il rispetto verao quel principal lorne deU'italiana poesia. 
VoUero rioonoecere la conBenrata salute oflrendo a Macdonald, 
perché non eapendo di Aubrial, a loi la riferivano, il ritratto 
del Taaso dipinto dal vivo, come ai crede da Franoeaco Zoc- 
cari (1). Il ricosava Macdonald, facendo certa la aalvata atirpe 
dell* autore primo del benefizio; ed easa, Timagine del poeta 
aalvatore ad Aubrial oflerendo, pagava con aegno di gratitndine 
anico al mondo un immenao beneficio. L*accettaTa di buon 
aaimo Aubrial, e moltp caro ae lo aerbava, dolce e pietosa 
conquiata ; e voleaae pure il cielo che i repobblicani di Francia 
non altre conquiate che di queata aorte aveasero mai fatte in 
Italia. » Carlo Botta, Storia d*ltalia åai 1789 al 1814 libro xvi 
(Capolago, Tip. Blvetica, 1838, t vi. p. 210;. 

Primo ad id^are an monmiieiito • T. Taaao io Somuto Ai obo stra* 
Dicro, il re Otuteppe Bonaparte, il quale, dice il CapaMO, ooa un dacrelo 
deguo di lui 6 del ano miniatro, ocdinaYa : 

GIUSEPPE NAPOLBONE 
aa 01 MAPOLI 8 DI aiCILIA. 

Voloado rcndera ntilo la nemoria del Taaao alU dttA cba gU ha dato 
i oatali; 

AbhUtmo decrtiato € iscrttiama quanto 9tgu€: 

Art. I. La atrada, che ooadnce alla cittå dl Sorrento, larå reaa roUbile 
a apeae del noatro teaoro. 



(1) Con qualche ▼ariaiione narm il falto B. CsiMuao (Il Taaao e la ann 
ISunigtia a Sorrento » p. SOT). E|rli airgiung« che Sorrento ▼enne affatto 
rieparmiaU dal aacche^frio, e che il generaie, a mafrfrior dimoatraiiono dl 
omainno, ordini^ che un« fniMdia di onora montaaae ofrni fttomo al palai t o 
d«i •ifroori Spawano, ch* pglt Mppe ^aaere i aoli diac^ndentl del Tatao che 
^Ti allora dlmoraTano. V. Utrio, Cenno atorico an T. Taaao. p. O e leiT' 



186 ONORANZB A T. TA890. 

Alt. S. Sara eleyato nu mooameiito alk memoria del Tasao dinanai 
alla casa nella qnale Egli é nato. 

Art. 3. In qaesta caaa saran trasportati i manoscritti origiaali del Tasso. 
ch*enatoao ndla nostra biblioteca di Napoli e cooaenrati insieote con un 
eaeinplare di ogni ediiio&e e tradoiione delle ane opere. 

Art 4. Il oonserTatore di qnesto depoaito aarå acelto fra i pift proaaiaBi 
diaoandenli deUa famiglia del Taaao. 

Art 5. n noatro Mintstro dell*Intemo é incaricato della eaeciuioae del 
preaeate decreto. 

Xapoli, 18 genn^io i808. 

Firm. GIUSEPPE. 

Da parte del Re 

n Segretario di Stato 

Pinn. F. Ricoabdi. 

1 tempi pieni di viceode e di guerre, • la partenn di Oinaeppe pel 
trono di Spagoa, iaiipedirono 1* effettuanone di ai lodevole diægao. 

TraacriTo il verbale deUa aedota conaigliare in che Sorrento deKberava 
di elevare nn oondegoo monnmento al praprio oondttadino T. Taaao. 

L* anno 1861 il giorno qnindid noTembre alle ove 10 antimeridiane ia 
Sorrento (Consiglieri preaenti 11). 

....U Presidente ha dichiarata aperta la aedota, ed ba chiamato Q Gon- 
aigUo a diacotere la propoeta del Conaigliere Ambrogi, meaaa all^ordine 
del giorno, relatira all* elevaxiotte di on monamento a Tor^ato Taaao. 

Xo atesso Conaigliere debitamente invitato ha fatto il rapporto di nn 
capo di una aua dinunda coai ooncepito: 

4 Che sia diaposta la aoUecita elevaaione di an degno naomuBento al 
Tasao, e che qnindi aia ataniiata in esito pd 1862 nna cifra la qnale nnita 
al aoccorao di docati 800 per ora oltenuto dalla Provinda, aia prontaaBente 
erogata al comindamento dell* opera, ovreroaUacoatrasionedellaStatna: 
Che aia nomiaata ona Gommisaione incaricata ddl* attoanone e dd Pro- 
inotori deir opera, onde (ar appello in tutto il Regno per ottenere concono 
air opera. — Nello avolgere la aoa propoata, il Conaigliere Ambrogi nlera 
ea84*r lieto di riprodnrre innansi ad nomiai cosi caldi di amor patrio ona 
proposta giå da Ini prodotta innanri al Gonaiglio della Prorinda, dd quale 
si onora di far parte , e da qnelP Aaæmblea accdta con entuaiasmo. Che 
se quel consesso non pote stanziare per V anno 1863 altro che un aoooono 
di ducati 200, ci5 deve r^peterai dalla acarsitå dei meaai andcché da tiepida 
premura per V opera proposta. Esservi certi doveri non derivanti dalla 
morale o dalle leggi, cosi soolpiti nel noatro cnore, ooal incamati nella 
nostra mente che non poasono anda> traacurati aensa peccare, non poaaoao 
aconoacerst senza commetter delitto, senza farsi segno deirnniTersale ri* 
provanone. Tra tali doveri primeggia la onoranxa dei nomi illaatri, e fra 
qiiesti primeggia il cantor di Oofflredo. — Che ae le vicende or govemative, 
or finanztarie aono atate cagione di preterire per mdti Inatri le prescriaioni, 
di devarai in Sorrento un monamento al Taaao, h ormai tempo cbe si dia* 
aoterri dairoblio queat*ordine e che ai attni il dovere con dte protealara 



ONORANZB A T. TASSO. 187 

U propo^a non giå an |Mtto del proprio pensifro, sfibbene ona de- 
rivuioo« fttforica. — Trovar Bup«Hloo di aaarpare al Gonaiglio il tempo 
oon piA luoga diaamina della propoaisione. Povero d^ingegno, rimanerai 
oonfldente nello avolgimento che altro componanta del Gonaiglio ateaaOf ro- 
bosto di mente e di eradiiione profondo, avrebbe dato alla biaogna. > 

Il Conaifrlier Pica, in aeguilo ottenuta la parola, ha appoggif ta la ennn- 
data proposU nei aegtienti termini : -> « Signori, Onorare i grandi uomini 
che ai tono diatinti nelle adense, nellé årti, ed anche per TirtA cittadine h 
debito deU*Qmana famigUa, é poi aacro per i loro compatriotti. Vediamo 
perd6 eb« tutti i popoli iociviliti aono aoUedti dl ricordare con monnmento 
i« loro glorie nasionaU. Non y\ aarå di certo chi osere di negare un poato 
tra i priml pooti italiani, al Gaatore della Oeraaalemrae LtberaU. QnaUe 
pagine palpiUnti di religione e di amoro hanno fatto il giro del mondo. 
Ogni anima gentile avri %'eraato una lagrima aopra i dolenti caai di Olindo 
e dl Sofronia, ed ogni oore ardente aarå rimaato oommcsao alle axiont gner- 
mcbe di ^ei prodi cavalieri che proftesero il loro aangne per rtacattare 
daUe mani degU infedeli il Sepolcro dl Golui che affratell6 i popoli con i 
legami dell'amore, della caritA e della gioatisia. Una prtiova la pift evldattte 
di queata ▼eritå cade tntta aotto i noatri occbi, poichA itaUani e atranieri, 
dalla piA lootane regioni, affluiacono in queaU dttA per Tiaitare la t^rra 
OTø apri gU occbi alla luoe V altiaaimo PoeU. Qoi gionti ammirano easl il 
suolo aorriao dalla natura, ove 

Go'flori etemo il firotto dara, 

B mentre apanta Tun T altro matiira 

godooo deir oletiante 

Aura che rende gli alberi fioriti : 

aoo rapiti dal canto di 

Veuoai angelli in fra le verdi fronde 
Trempraiido a prora laacivete note; 

rarviaano eaai in aonroa il vero di quel ▼oluttuoao qnadro del giardino 
d* Armida deacritto dalla anblime aua penna. 

Ma oim^! A doloroao il confeaaarlo! invano cercano nna pietra che dica 
ad MMi : qui naeque Tasao. Le reltquie della aua Casa malerna aono atate 
distrutte dal traipo e dairincuria dei padri noatri. Si auppliaca una volta 
8 qucato colpevole oblio, nA duri piA a longo il giuato rimproYero di tutti 
qoeUi che veogono a Tiaitare queate contrade. A voi che respirale le aura 
aAeaa« che acrolaero i primi vagitl di queato Genio, che calpeatate la terra 
»edeaima che soateone i auoi primi paaai, a %-oi, concittadint di Torquato, 
atriage un ebhligo aacro di aliare nn marmo alla merooria di lul. K ae di 
amggiore indtamenlo aYoale duopo, ricordatevi che in tempi diflldli, quando 
l'ami fraaceai occuparono Pantico noatro reame, il aolo ritratto di lui pro- 
a«aUto dalClero (1' arciveaooTO SiWeatro Pepe) al generale Saraxin calmA 
lo idcgno di coatai per la folie resiatenxa oppoaUgli, e ri aaW6 e aoatanie 
• Tit«. 8ia queato mooumento adnnque un omaggto alla virtA, un aenti- 
meato di ricaooacenaa. — E perchA caiw corriaponda airallexia del aoggetto, 
aoa poteado lo ir«r«o erario di queato Comune aopportarae V Intera apeaa. 



188 ONOBANZS A T. TA8S0. 

si faocU Qn appello • tatU U finniglia lUlUiiui, come bdlÉoiaate twittVB 
PoiioreTol« aatore della propoaU, e son oerfo che ognaiio ri^oadcri al 
nobile iavito di coDoorrere a qoasta opera, poiché il Oenio ha per patria 
il mondo, e le aoticlie gare mantcipali aooo atate apente dall*attaale ood- 
jlflODO poliUca deiritalia....» 

Omittiå. 

n monamento venne allogato al caT. Otnnaro Cali: ma, da qoanto mi 
ai acriTe, infelix operU summa. Non ne Tenne fktfa rinaagwasioBe. n 
largo del Caatello. in clie fti poato, e ehe dovea prendece il aonw £ Piaxxn 
Torquato, ai h aprafondato, e la atatna aorge ooma an mdeco di mesao ad 
unt Toragine! SnUa base del monnmento non si legge alcana iacrisione. 

Torino« — Festa secotare della nascUa di 7*. 7V»ro. 

In suiraprire del corrente anno aocademico, 1843-44, oosl 
il Paravia, io confortai la giovane schiera che mi stava dinanzi 
a OOQ lasciar trascorrere il giorno 1 1 marzo dell* anno 1844, tre- 
centesimo anniversario della nasdta di Torquato Tasso, senza 
rendei*e in quel giorno all* illustre e sventurato poeta an debito 
omaggio di riverenza e di lode. Quelle parole, stampate nel Mes- 
saggiere Torinesey dalle angiiste pareti della miascoola, tro- 
varono un sollecito eco in varie parti d'Italia, donde mi vennero 
parole di non mediocre conforto ; bastino quelle di Pier Giordani : 
Dl cuor mi congratulo coi bravi Torinesi del generoso e santo 
pensiero di esser giusti e conoseend a quel gran norne , net 
furono tanto ingiusti i suoi tempi., 

Mentre che per tal modo at applaudiva alla vicina festa in 
Italia, non si lasdava di darrl operoaa mano in Piemonte ; mercé 
di que* nobili ingegni che da me invitati o spontanei presero a 
cantare le glorie del nostro grand* epico ; nel qual numero é bello 
incontrare quel SiWio Pellioo, al quale piii che ad ogni altro si 
addicea questo tema, si come quegli, che al pari di Torquato, 
dovea cinger la triplice aureola dell* ingegno, della virtii e della 
SYentura. — Ma perché di tersi ha risonato anche troppo 
r Italia, né v* ha forse auono piii fuggevol di essi ; ho stimato 
di dover confidare a piii durevole monnmento la memoria di 
tanto giorno. E per6 rivoltomi al primario incisore delle Reali 
Zecche, il signor Giuseppe Ferraris, artefice di tal valore, che 
le sue medaglie poesono con le migliori d* Italia soeteneme 
il confronto, gli diedi il carico di coniame ana, che vt^-a e 
apirante rappresentasse la immagine di T<»rquato; la qoale 



ONORMUBS A T. TA8S0. 199 

uunagiiie é CAvata dal ritratto che ne feoe il Cades, e che il 
Serassi diceva il piii aimiglianta di tutti ; dalla maschera, che 
gli ai levå a pena spirato; e (quanto al costume) dall^altro 
i-itratto che é poato sul modesto buo monumeDto in Sant^Onofrio; 
delle qnaU ooee mi ritraaæ con la conaaeta sua perizia i contorni 
il tignor Vinceoxo Sgualdi, profeeeore di disegno nelle reali 
scaole di Bergamo. — Oltre all* effigie del Taaso coniata dal 
Perraris, ne Tolli nn*altra dipinta, da inaugnrare in quel giorno ; 
e di dd mi fece oontento uno de* piii valorosi allievi del celebre 
DioCti, il aignor Oiuaeppe Giorgi, il quale lavord con tanto 
amore la teeta del Tasso, che tutti affiaandola non potean 
DOn avere un aospiro per il poeta, e una (ode pel giovane 
artiata. Finabnente io deeiderava che un* altra arte, quella cioé 
dalla mosica, recasse in quel giorno al grand* epico il sno 
rererente tributo ; ed espiasee , per coel dire, sul auo sepolcro 
quella ozioaiU e moUezza, che oggi poesiede tanta parte d*Italia, 
e che alla sua inaidioea influenza ne* popoloei teatri suol eeseru 
attribuita. E di ci6 pregato il Rosaini, egli non tard6 a vestiro 
011 ooro dell* illustre Conte Marchetti delle divinesue note; le 
quali aocor che al tutto nuove non fossero, provarono per6 
neUa lodevole loro esecuzione, che ha il prestigto del nuovo 
ci6 che ha TecceUenza del bello. — Nella grande saia del 
Palazzo Carigoano, nna delle piii ampie e magnifiche della 
noetradttå, e queatacon semplioe eleganza addobbata.... quivi nel 
giorno 11 di marso dell* anno 1844, alle ore due dopo il mezzodl, 
nel coepetto di amabilt dame e di egregi personaggi, ai oelebr6 
un*accademica feeta, intreociata di suoni e di canti, e tutta 
rivolta a oekbrare gli stodii, i trionfi, i patimenti e le glorie 
del noatro epico immortale; e a svegliar quindi in ogni ben 
oompoeto animo quel misto di ammirazione e pietå, che non 
si ricnsa mai alle grandi virtu messe a prova di grandi in- 
foriani. » Paracia, V. Bemardi, Vita di Pier Alesa. Paravia. 
Torino, MariettI, i. 137-142. 

Per tale iinta P. Oiordani dettava la seguente i^crizione: 
Di ToBQCJATO Ta880 — CeUbrano U treceniesimo naialiiio 
— / Torinesi — Rkordanti tcnore ch'ebbero i hr antkhi 
avi — Visiiad e lodaJd — Quando fUggiva såegno di 
€ di fcfftuwi. 



190 



ISCRIZIONI MONUMENTALI 



A Salenio, in una casa gid di Bemardo Tasso, 
ara Naceareliij in via Porttt di R<mca. 

Si soleni adoramus orientem — Venerare amice aedem — > 
Quae ToRQLATUM Tassum vitae peperit — Solem sdiiæt sed 
inter musas — Et quidem boc in monte et bunc ad fontem — 
Ne Fhoebo Parnassus deesset nascenti — Aut ut memoria 
obduresceret bunc posuit lapidem — Mattbaeus Franciscos 
Naocarelli — Comes palatinus — Consepultam pene domam 
vitae reddidit — Ne tanti viri consenesceront incunaboU — 
Stto doctus Cjcno ae fistulis ApoUini &miliari — Indignum 
etiam ratus ejus esse sepultas cunas — Qui divinum sepalcbmm 
immortalitati dicaverat. 

<I1 Tasso nacqae fuor d*ogni dulibio a Sorrento. Lo dice egB stesao, 
non solo in parecchie ddle sue epistole, ma aneora in nna aapplica al Papa 
che si trova tra le sue lettere pnhblicate da Giulio Segni in B<^ogna. Alcvuii 
han creduto che fosse nato in Salerno; ma é stato un eqaivoco sarto dal- 
r esser nato in questa cittå a Bernardo un altro bambino, che gli mori in 
fases, e ch*ebbe lo stesso nome di Torqaato. Su qaesto equiyoco é da c ie d er e 
che U canonico salemitano Giambattista Sarlaca fondasse il sno ragiona- 
inento Sulla patria del Tcuto, Dopo tutto qaesto é vana dri totto la mo- 
nioria fatta incidere in marmov e posta nella casa che fu giå di Bemardo 
Tasso in Salerno, per opera del co. Matteo Naocarelli, riportata dal BCaiza 
neXi* Hi9ioriarum Bpitome de rebus aalemiianis. — FV. Lingmti, Lettere 
italiane conuderata neUa storis, n vd., 291 (Salerno, MigUaodo^ i87(Q. 

A Sorrento, nelgiardino di casa Sersali^ ora FasiUo. — 
Nel muro del giardino a sinistra entrando. 

I. Agrestem Musarum — Locum fontibos rigatum Anto- 
ninu» Sirsalis Patrit. surrentin. Avuncolo — Torquato Tasso 
vati — celeberrimo dicavit. 

n. A te, Spirto immortal, toscano Homero 
Nova gloria di Pindo e d'Elioona, 
Tasso gentil, cbe par miracol vero 
Il mondo bonora, e le tue lodi snona 
La gran Dea del saper, con cor sincero 



ISCBIZIONI MONUMBNTALI. 191 

Antooiao Sersal consacra e doua, 
Ch*altri ia térra t'honori a gi'ado prandi 
Se nel ciel de le glorie eterno spleudi. 

In Ba'gamo, sul piedestalio del buslo scolpUo dal Vela, 

€ Mi trattengo in Bergamo mta pairia ove ho pasciuto il 
digiuno di un lunghisaimo desiderio di riveder gli amid ed i 
parenti: né poteva ia altro modo meglio conoscere quaata sia 
U cariU della pairia e quanta la teoerezza del suo onore. » 
(Letter* a Paolo Grillo, Ediz. Ouasti, 877). 

Epigrafs che il prof, A, Alessandri, di cara e desiderctia tne* 
moria, proponeva da scolpirsi nella facciata di casa Sozu 
in Pignolo (Bergamo). 

Id questa casa dei suoi maggiori — Torquato Tasso — 
Abit6 trediceDae — E f u educato alle lettere greche e latioe 
— Qui — Liberato dalla prigiooe di Ferrara <— Ad iatanza 
della cittå di Bergamo — Gusté qaaota sia la caritå della 
patria — Er amor de* pareati — Qai compl il Torriamondo 
[GU scnttori di Bergamo, ecc, Pagnoncelli, 1873, p. 102). 

Piffnolo, alU radiæ d«l coUe veno orieote ; dalla gran quantiti dé' pioi 
cIm Ti floriano denomioato Pineto, ora borgo Fignolo. In eaaa casa dei Taaal 
r\ cr«bbe Torquato dal novembiv del 1566 a* priint di aprile del 1567. — 
Vi riioni6 nel Inglio dd 1587, compUmenUio dai Rettori di Bergamo Ale»- 
aandro Coalantini e CaplUno Luigi Venier che, come dioe il Seraaai, «c»- 
9^ro tubito a fargli tUita al palasjo Taui in borgo Pig nolo dove da 
imtti onoraio rimate /ino al 29 agoiio 1587. — Le pareti aono tutUria 
døoorate di allegorie rebtive, fra le qoali un dipinto aovra una Tolta flgu- 
raftte la fkma in atto di coronare Torqoato, col seguente moUo: Béiruteaø 
poetia iibi cingat lempora la*$ru$, — In altra V epica tromlia intxecciala 
a corooa d'alloro col detto: y&n n(si grandia canto. — Altra : Una TioU 
ed oan Mmpogna intrecdata aU*aUoro, ool motto: Brevi eompleeior åiw- 
guta canHt. — Altrore nn rigoglioao albero del Taxut baccala in coi 
poaano, e aotto del qaale patooUoo alcnni cigni coUMmpreaa: Jiala dat 
»edøm eyenis #1 pabula TajBU9. — Altro albero timile, col motto: ttala 
åwm qmieåee. ~ Vimm-eati'Sotsi Aiofo, Sn Tari argomanti relattvl a T.Taaao, 
I»g«- 

Jn Bergamo, a pie* deUa statua, 

TORQUATO TaASO. 

Ché basta il norne di quel divo ingegno. — Sulla tomba del 
MacchiavelU leggo: Tanto nofnini nuUum par elagium. 



192 ISOUZIONI MONUMBNTÅU. 

li» Boiagna. — La GooiniissUme ■oelU dal Gonaiglio Gomanale di Bo- 
logna per riordinaro 1« vio deUa dttå, ed onorare ooa lapidi e intitnliiinni 
di strade la memoria di uomiDi illttstri area proposto ancbe nna lapide ia 
onore di T. Tauo. — A ricoidare, ooai Tegregie Relatore avr. caT. Fer- 
dinaado Berti, ove fti oaptUto in Bologna rimmortale poeta T. Tasao, li 
ponga ona iacriaione net Palasso gii Rosai, preaao casa Felelti, in Via 
To9chi, ov'egli risiedette (p. SO). 

In Pesaro, neiia contrada del ParcheUo^ 
oggi Yia Passeri. 

Ia qudsta delizia del Parchetto — Che fii de* Principi della 
Rovere — Bbbero stanza e scrissero — Bbbnajldo e Tobquato 
Tasso. 

lo Tonni a Ravoina, acrivera Beraardo il 25 ottobre 1556, alla caTa- 
liera de* Taa«, oon animo, per la oomoditå del Tivere, di fermarmici; ma 
il aagnor daca d* Url»iao con una sna oorteuaaima lettera m'invita a toniaie 
in Peaaro, ottenendomi per mia abttaaione la sUnia del sno Barchetto, looo 
iabbricato dal padre per le ane ddiaie e atto al poetare. L. m, IIS. — Sor- 
goTa il Barchetto nel canipo bagnato dallMsaaro o Poglia. 

L* iacriaione, lavoro del Taloite epigrafiala L. Criaoatomo Fermod, fn 
raorata nel 1830. L* ultimo proprietario della villa, il card. Gioaeppe Albaai, 
legavala, morende, all*adiacente oapisio de* mentecatti.' — E par troppo, 
nel 1860, Tenne atterrata, e tutto il terreno, con nn altro muro di cinta, 
onito al vidno manicomio, essendone l^daco nn Lnigi Oeaai, e depotato 
amminiatratore, a ci6 non ripognante la Deputasione Provinciale. — E coai 
il luogo di ritroTO al M osio, al Bembo, al GaatigUone, all* Atanagi e a taati 
altri illastri, non meno che ai due Tassi, ta barbaramente distrutto. L* iacri- 
aione fn posta aul prospetto architettonioo che fronteg^a la porta della 
dttå. n cav. Domenico Carietti £icea 80^;etto a 101 aonetU la tanto la- 
mentata diatruaione dt quella casa che s* era aperta ospitale ad accogtierri 
i due infelid poeti. E a me pure increbbe asaai. Nel 1840 in che Timtai 
la gentile Feaaro, eaaa trattenne a luogo il mio aguardo, e oommosao la 
traacriaai. -^ Mi profesao ddntore delle ricordate notisie alla cortesia del> 
r egregio aig. Gualberto Oroaai, bibliotecario dell* OliTeriana. 

In Padova, nelTanUco monastero di San BenedeUo 

al Ponie di Ferro, 

m 

ToRQUATO Tasso — Dieiottenne in Padova — Scrisse Rioaklo 
ide6 Goffi%do — Ebbe lavrea — Tornato 1566 — Qnesto 
chioetro abit6 (Leon£), 

Per bretitå vi fu scolpita invece Ciscrizume, 

ToBQUATO Tasso — Qui dimor6 — 1566. (Leoni — V. Iscriz. 
stor. lap. in Padova, Padova« Prosperini, 1858, pag. 8). 



16CRIZI0M MONCMBNTALI. 193 

In Padova,' nella base deUa statua ereUagli dagli studenU 
a 3 seUembre 1778 nei Prato delta Valie, 

ToBQUATO Tasso — Quem Patavina Schola — Italicorum 
cpicorom — PriDcipem designatam demisit — Gymnasii Pa- 
tavini alumni -^ Tanto sodalitio superbi — P. P. ci3 lo ccLxxvin. 

In Ratfenna, Parrocchia di S. Agata^ Via Mazzini^ giå di 
Porta Sisif sopra la poria della casa del cav, Pignata^ 
ora delCegregio nototo sig, \incenzo Rambelli, al civico 
n,i07, 

Per ospitalitå — Di Gasparo caTaliere Piguata — Fu 
qoi accolto a grande onore — Torquato Tasso (Alessandro 
Cappi). 

Ed in una delie stanze: 

Gasparo di Agostino Pignata — Oavaliero giurisperito — 
lo qoesta casa de' suoi auteDati — Accolsc e con ogni maniera 
di ooriesie ODor6 — Il diviuo caotore della Gerusalemme ^ 
ToB4)UAT0 Tasso. — Vincenzo Rambelli — Fece porre questa 
memoria — L^anno m. dccc. ltii. (Cav. Filippo Mordani). 



A' 10 di novembr« del 1586 Torquato Tasso tcriveva da Mantova al 
c^v, Gasparo Pi^rtisU queat« parole: Si rirordi, che io glielo ricordo to* 
lentieri, qaaoto corif*«emeoto in'acoolse in Ravenua, mosso non da alcon ob- 
blifro. ma da la sua ireuUl naturs (L. ((79, ndit. Guasti.). — Il cav. Gasparo 
Pifrnata fu delto dal GooU : vir insifrni fscultaie dlcendi ; e dal Ru^fnni, jure> 
coosnltits el eques atreouus quolibet virtutuni genere et sctione, vir quidem 
singulsiis. — Fu carissimo a* duchi di Ferrara, ed usft molto alla lor corte. 
N«l suo testamento rogato io V«»nesia il II maggio ir>M>, dal nolaio Sci- 
piooeGitioU Ti^iaeenunierando tutti i r<^gsli svati da Alfooao II, da Vidante, 
da Ippolita e da Eleonora d'K^ie, « fra quesll o^getti rirorda un intero 
aliilo da pellegrino donatogti dal duca Alfoov), del qualo vuol essrre vestito 
dopo morte. — Anche Bernardo, padre di Torquato, nel 1550 andd a rico- 
Terarsi a Ravenna nel tempo d^'lle sue piA grsvi dissvvt^oture, e ri per^ 
r^HHt tprorrrduto d'ojni ro*ft . »enz'abiti . t^ma hitinrh^ria , con dnf 
ctittu'cie aofr ed U «MO poetnn VXuuttitgi. — V. IWrlUni , Vicc-Bibliotec. 
d«41a Qssscnse, Ditiooario. ecc., ISTio, p. 3(V>; Mordani. Proso, Fir. I.«- 
moonier, IHM, p. 470; Viani Protpero, Lettore fllol., 158 o 191. 

13 



194 I;SCR1ZI0NI MONUMBSrALI. 

In Torino, vicoio di S. Lazsaro, presso lo Spedaic de' Gica> 
Ueri di San Maurizio e Laszturo, neUa casa doce il mar^ 
chese d'Este ixuxolse T, Tasso. (Oggi casa deU*iiig. Felice 
Mattirolo. V. Bar. Vetmazza, Nuova Guida di Torino, De- 
rossi, 1781). 

ToRQUATO Tasso — Nel cadere deiranno mdlxxviii ^ Abit6 
(juesta casa per pochi mesi — E la consacr6 per tutti i secoli 
(Al. Paravia). 

La Upida, uscita dallo studio del chiariss. prof. Gag^ni« venne ^tand 
1S44*. Il discorso del Berrini dell'arrivo e delia dimora di T, Tasao m Torino 
(Torino, Fontana, 1S46) porta in fronte la litografia o della caia 9 dei- 
riscrixione (Lit. Doyen). 

NelC Ospedale di Sant'Ånna in Ferrara. 

Kispettate o posten la celebritå di questa atanza — Dove 

— ToRQUATo Tasso — lofermo pid di tristezza cbe di detirio 

— Detenuto dimor6 anni vii mesi xi — Scrisse versi e prose 

— E fu rimesso in libertå — Ad istaoza della dttå di Ber- 
gamo. — Nel giorno vi luglio mdlxxxviii. 

Il Guasti OBserva che il Tasso non undici mesi aopra aett« anni rimaa« 
nello Spedale di Sant'Ånna, ma quattro; e non Tanno 1588, roa nel 158C 
ne fu liberato. 

A FirenzCy in Via Maggio, 

Qui — ToRQUATo'e Bugntalesti — Diflfiisero — Gli affetti 
delle belle aiiime — Neir amplesso piii puro — Che mai deli- 
ziasse mortale. — Astro supremo del giorno, — Fra tante umane 
bruttezze — NLrasti — Spettacolo degno del cielo (Cbntrucct). 
Proposta per Via Maggio in Firenze. Ignoro se vi fd scdpita. 

In Roma — Nella Chiesa e Convento di S. Onofrio. 

I. La rude e corrosa pietra posta dapprima da^ Monad Ge- 
rolimini, a dar fede del luogo m cui venia deposla la 
spoglia^ suonava cosi (I): 

Torqcato Tasso coronato — Nella pompa funebre — li 26 
aprile 1595 — Pi-o fide. 

« 

(1) 11 Fabris voUe scolpiU questa iacrisione nel leretro dd suo mo- 
numento. 



I9CRIZI0NI MONL'MENTALr. 195 

Mons. GiacoiDO Pergamini di Fossombrone (n. l'auuo 1^31, m. nel 1615), 
amidasimo del Tasao, prima che i monaci Oeroliniiai, ponesacro nel 1601 
r amile succcooato ricordo, cosi doleasi col sig. Lelio Arrigout, perch6 sul 
aepc^cro dd Tasao non aorgesse oeppure una meniore pietra. « Visitai lunedi 
la ohieaa dl S. Onofrio p«r la festa di quel santo ; e m' increbbe di esservi 
aodato, tanto fu il diapiacer ch'io presi in vodcre il depoaito del noatro 
Tasao: venendomi in un tempo adegno e compassione cho Tossa di un 
tanl'nomo, il cui norne aen va glorioso attoruo cd avrå luemoria eterna, 
giacciano ancora apreuate in terra senza titolo e senca onore, quasi egli 
na atato un vil aomo del volgo. Questo es^^mpio uii. fe' avvertito quaola 
poca atima si faccia a* di noatri della virtA, e la poca fede cho si pu6 avere 
ni^le amicixie, poiché il meschino fti sempre in vita un troKtullo della for- 
luna, e dopo morte non ha trovato in alcuno plcté, ué aiicora in coloro, i 
quali, o per debito dl caritå, o per s«*gno di gratitudine, glii'la doveano aver 
grandiaaima. Ma qual virtuoso nofi potrå oggimai dubitar del medesimo 
ch'é avvenuto al Taaaof la cui ingiuria, quanto piO era indenrua d'un auo 
pari, tanio la chiarona di lu i la fa piA paleso al roondo o piO hiaaimevole. 
Non ho potuto contenermi di nou iscriverne, coine per isfogamento, queste 
poche righe a V. S.« aapendo cbe per Tatfetto ch'HUa gli {lortava, si dorrå 
del mio dolore, ed inaicme cou mo proghorå a queiraniiua luogo di ripoA<). » 
lettere di Giacomo Fergamino, Torino, tip. Sal<>Hiana, 187S, L. 183. — Dalle 
L. 100, 112, 133, 136, 113, 108, 181, 1U3, S91, *2<J(s 310, direlte dal Pergaroini 
a T. Taaao, ben si vede quanlo affetto uniHse iusieme qucU'anime virtuose. 

B il Crepuscolo chiude gli artiroli aulle lettere pubblicate dal Guasti: 
«Chi scrive queste pagine viKitava, tredici anni fa, con religioso turba- 
mento, il aolitario chioatro e la chi»*sa; c si raHciui;^ una lagriroa leggendo 
Tumil«* iacrixiooe che Torquato istt^sno aveva d*'!tiderato fuHse posta sulle 
«ur o«<»a. Ora, al luogo della momore pi(*tra, sorge uno spleudido monumento 
•colpito dal Fabris; ma il dogtio av<*llo e tutti inniome gli onori rhe, in 
un't*tå pii^ giusta, Tltalia reso al suo poeta, ben poro dicouo in confronto 
di qu''l sas«o, e dello parole che i |H>veri frati della cliit'^a vi fecero acol- 
pire. » Il CrepuHcolo, IKm, -160. — V. pag. 

II. Iscri:ione die si trovd scoipiia nella cassa di piombo 
in che nel 160 i cenfie riposto T, Tasso, 

ToRQrATi Tassi — 0»sa hic sita sunt — A F. P. hujua 
(*oenobii looU et condita — Ad piotatis in eum aU|ue obsor- 
vaotiao — Monumenttim — Anno mdti. 

III. licnzioiie scolpita nel luof^o dove fu sotterrato 7*. Teisso. 
Ora conservata nrfla Camera det Tos so, 

D. O. M. — TowiCATi Tassi — ().^&a — Hic jacent — Hoc 
ne n«'-vMu» — V^sqs heppes — Ftrrs liujus Kccl. — P. I*. — 
M. IK'L — Obiit Anno M. v\f v. (I). 

(1) Imttaziune deU*«>pigraf(« dt^H'antiro {»octa Pacuvio: ^ Jff 8H$it 
yoetie i^tcttvti M*irci ««/«« ost'i. Hoc rotrfyttn HetchtJi ur estet. Vtil^. 



106 ISCBIZIOM MONUMENT AU. 

IV. Jscnsiane scolpita neUa base del numurnento 
eretto cUpæta dal card. Bonifazio Bevilaqua, 

ToRQUATi Tassi . poetæ — Heu . qaantam . in . hoc . udo . 
nomine — Gelebritaiis . ae . laudum — Ossa . hue . tnmstulit . 
hic . condidit — Bonit Card. Bevilaqua — Ne . qui . volitat . 
vi VUS . per . ora . virum — Ejus . reliqua . parom . splendido . 
loco — Colereninr . quaererentur — Admonuit . virtntis . amor 
— Admonuit . adversus . patriae . alumnum — Adversos . pa- 
rontum . amicum . pietas — Vix . an. li. nat . magno . florentiss. 
saec. bono — An. mdzuv — Vivet . hånt . £aLllimur . aetemom . 
in . hominum — Memoria . admiratione . colta. — V. Serassi, u, 
p.330. 

V. Jscrigione scolpita dirimpetto al nuovo monumenio, 

Monumentam — Cineribus Torquati Tassi inferendis — 
Åere collato inchoatum — Pius IX. P. M. — Sumptu pubUico 
perfici et juxta locum — In quo princepa heroici carminis hu- 
matus fuerat — Erigi jussit — > Curante Josepho MilesI op. 
pub. praef. — Ossa heic in uovo conditorio — Solemniter in- 
lata — VII. Kai. Maii anno mdocclvii. — Del cav. L, Grifi. 

VI. Epigrafs suUa pergamena, egregio lavoro del cav. Piecoh, 
deposta entro tuma di vnartno, 

Ossa — Torquati Tassi — In theca plumbea coUecta — 
Heic in templo S. Onuphrio die. — Adstantibus ^ Josepho 
Milesi oper. public, praef — Et Accademiis urbis — Ex hamili 
tumulo extracta — Scrutata et sita in arca marmorea — lu 
novo monumento — lussu — Pii IX Pont. Max. -* Magnifiæ 
stracto — Post solemnes pompas exequiarum — Condita sunt 
arca marmorea clausa et signis munita — Cujus rei memona 
uti apud posteros perennaret ^ Litteiis consignari placuit — 
mi Kai. Maii — Anno MDCOCLvit — In obitus ejus die anniver- 
saria — Del cav. L. Grifi. 

VIL Sul luogo ote giaeea il Tasso fU collocala 
la seguente iscrinone. 

Ossa Torquati Tassi — Per longum aevum heic humillime 
condita — In monumentum — Munificentia Pii IX Pont Max. 



ISCRIZIONI MONUMENTAU. 197 

peHectum — Inlata — vii Kai. Migas anno mdccclvh. — Del 
car. L. Grifi, 

Vin. NéUa cavnera del Tasso. 

Sera maloram pausa — DiaeU — In qua lacramaa inter 
amplexueque — Patrum coenobii hujos — Fato concessit Toit- 
QUATU8 Bbrnard. f. Tassus. — vn Kai. Mai ao. aer. vulg. mdxcv 
an. — NatQB u — > Quo facU peretai*et memoria — F. Jos. Ruix- 
Ordinis S. Hier. congreg. pie. — Minieter gen. — a. BiDOOCXXvn 
ponend. curav. 

IX. Nella stessa camerd. 

Piua IK P. M. — Cabicnlom hoc — In quo magnat poeta 

— ToRQUATCS Tassl'S — Splritum in osculo Domini emisit 

— Augusta praeeentia eua — Honestavit — lUastriuaque red- 
didit — SI Kai. Aug. A. D. MocooLn — FF. PP. 

X. Hoepe« — Quicunque es — Si Musarum bostis non e^ 

— Adsiste et lege — Torquati Tabsi — Moninnentuni heic 
▼ide. — Nec vide tautam, sed venerare et cole : — Plura roe- 
retur« Piet as quam possit tua : — Saltim quod possit, merito 
et libens dato. — Eheu ! sic perit — Mel illud Charitum — 
Medclla Mcsarum — Flos inqeniorum — Quid dicam ultra? 
Ultwum Naturab labos. BoNipAaus card. Bbvilaqi'a — Hbroi 
Ætbrno *- Cippum hunc utinam aeternum *- Ex voto, D. D. 

— L. M. 

Quisquis Janieulo sacrata cliro — Densis obsita frondibus. 
Viator, — Ilirei limina Tisitas Oniphri : Qua Flavum Tiberim, 
aureamque Romam — Obtutu licet aestimare rerto. — H<»i<" 
Flavo Tiberi, aot'eaque Roma — Quiddam grandius ampliusqu«* 
rernis. *- Santo murice Bbvilaqva fulgens — Tota quod dedir 
eminere Roma. — Torql ati dneres et ossa Tassi. — Ah : Tassi 
illias, Italae Camenae — Cai nondum similem dedere Vateni 

— Et Dunqaam similem amplios datorae. — Debes luminibus 
tois, Viator, — Hoc cum videris: ut ▼idere crudi — Ardent 
Bistonii, altimique Daci. — Qaamquam luminibus tuis, Viator, 

— De*x*bi« nihil wt nihll videre e«t — Tah5»i mnrmor.! dinlicata 



198 ISCRinOM ONORABDL 

Busto. — Si Tassik cupis integrum videre — Tassi perpetuos 
legas libellos. — Ex Kpistolis Jisxi RrcQun — TVwfo Operr, 
Ediz. Monti. xii, 232; Jac, Thomasini, Illus. Vir. Elogia, 170. 

Ed ogni anno nel 25 aprile, giorno anniversario della morte 
del Poeta, i R.R. P.P. di S. Onofrio ben awisarono fbssero aperte 
al pubblico quelle stanze, con tutti gli oggetti che ri si coo- 
seirano di sua memoria e che le rendono sacre ai posteri e 
venerande (1). — E il 25 aprile del 1850 ti si leggeraoo le 
seguenti iscrizioni del duca GiotMnni di Jin^lonia: 

I. Qui — A r anima beatissima — Di Torquato Tasso — 
Si rivelava nella pienezza sua ** Queiramore — Che avea 
raggiato un istante — SuUa vita dolorosa di lui. 

II. Come una colomba chiaroata dal desio — Lo spirito 
innamorato — Di Torquato Tasso — Negletto e contristato 
dagli uomini ^ Tornava esnltante — Nel seno di Dio. 

III. Sventurati delk terra attendete e sperate! — Qui — 
Torquato Tasso — Mandava gli estremi lan:ienti — DelK anioaa 
addolorata — E qui — Il diviiio suo labbro — Chiuso in etc^rno 
alla vita dolla terra — Si riapriva alf im mortale sorriso della 
vita. 

K dfl Torlonia sono pure le seguenti iscrizioni in onore 
del grande epiro italiano: 

I. Sterminati furono — Coi lor simulacri di l^fuo e di pi«»tra 
— Il falso Apollo e le finte muse — Non ne Tempto nome di 
lom — Ma ne la sorgente deir eterna melodia — Prese Tor- 
quato Tasso — Inspirazione e principio — Al novello suo canto. 

(1) NVlIn ri<letta cHIa si eonitorvano tattavia con religrioso aff^lo una 
Irttcra antoffrafa d*'l p<x*ta. un se^friolone a bracctuoli in cui nell'wIrMtio 
(lei gionii, male ivtr^'t'ntesi »ui Aaurhi. si lasriava andare; il tavolctto di 
noce , e il calamaio hislunjro che dovotte servirpli a scrivr»rr» sui fojrli 
volanti pli uUimi aiK^liti dol suo poetico ponio; la fascia piallopnola di 
acoria d' all)»»ro di cui forse si s<»l«»a rijrnerc la tuoica «» mettersi conw* 
inooile ad arinncoUo, o lo $p<>chif tto rotoiido e la patena. nltimt ornam^nli 
che luroDo d**l suo povero arniailiotto; o sopra tutto un antico crocirt«s*» 
di Ippno sopra crfM**» diM-ata , ch*» coinc fu scritto, il Tasso cons^rvava a 
memoria di «uo padrc. dinanzi al qualc solea rerjtare le suo roattutine «» 
vcspertino pi-'-irlii'T«*. ♦• da ultimo il ritrallo di Oi^toforo Maadruzxi oh«* 
un tempo sorrors« il padre suo. Sopra uu piediwtnUo vi »i ct-knserva pure 
il husto in e«»ra rli«» i muiiaci ebbero cura di far levare dalla mascbera 
del morto juvla. 

Nella i 11 ter li tr parte della scanzia é un petzo della quercta che app<»l- 
lasi del Tasso. cantata dnl Mamiani. cnduta (wr violentis<iima bufera il ±S 
»ettembr*' iKli. 



RCB17J0K1 ONORARIE. 199 

U. ToRQUATO Tasso — Poeta del Dio degli eserciti — Caiit6 
*- Non le lotte songuiaoge dei popoli — O i combatUmenti 
dei Bimulati eroi — Ma le battaglie sante e terribili del Sigpiiore 

— Le corone dei gaerrieri cradenti — La libertå del sepolcro 
di Cristo *- La gloria eterna della fede. 

III. Ti Bolleva o poeta della Croce dal tuo sepolcro — E 
gnarda airoriente — I campi santi e gloriosi — Di cui ci 
narrasU i trofei — Gemono novellamente nel sangue e nel 
piaoto — Ma non temere: Dio é fedele — La potenza del 
profeU é nella polvere — Cristo e il Pontefice sno — Regnano 
padfici dorotnatori del mondo — T^a libertå ritoma nella eitt:v 
del Signore — Vince e trionfa il leone di Giada. 

IV. ToRQUATO Tasso — Fisso alle imagini della divina idea 
•» RiflesM nella sua poesia in uno specchio immacolato — TjO 
forme della bellezza >— > Che lo »pirito di Dio vivente — Im- 
primeva nella creata roateria. 

V. ToRQiATo Tasso — NeUa ineffabile melodia del suo 
canto — Rivel6 rintima congiunzione ed armonia deiranim^' 
•» Che o dettH amore. 

AUre IscHsioni onornrie. 

I. ToRQUATO ^ A maraviglia o pietå delle genti — Finse 
una Clorinda. — La storia — Nel nevero volume etern6 — 11 
norne di Stamura ^ Che per amor patrio fatta guerriera — 
Fra rimpeto delle falangi nemiche — Incendiando lor macchine 

— Fece aalva Ancona — Da barbarico eccidio '— Contrucci, 

II. Al niono di quella tromba — Muta poiché giacque Vir- 
gilio — L* Enropa maravigliata sorgendo — Salut(> il cantore 
dei snoi eroi. — O Torquato, — Quel plaoso festivo e il grido 
della lama *• Deatarono la invidia — Essa — Tutto 8convoI.«e 
ai taoi danni; — Snaturd ancora gi i amici! — In turpe alle* 
auuta con Torgoglio — * Volle mat to il tapiente; — La forza 
con barbara prigionia — Strazi6 il tuo more — Conteroperato 
a soavissimi affetti — > Fortuna e morte — Strapparono alla 
taa fronte 1* alloro. — Virtii e gloria *- Innalzano P umile se- 
polcro — Sopra i Maotolei della Auperbia — Contrucci. 

ni. La pnra fiamma e le rime — Del tuo modeato Torqlato, 

— O E1.BOMORA, — Ti portarono la immortalitÅ — Che avresti 
indamo »perato dalla cuna. *- La tua imagine — Di«oes6 al 



200 ISCRIZIONI ONORABIB. 

misero — Soave e cara nel duro carcere. — Se forte come 
pia — Avessi infranto quelle porte — E rotti i ferri al grande 
oppresso — L' atto magnanimo e le dolci lacrime — Te prima 
nella storia — Lui sopra ogni mortale — Avrian fatto felice — 
CofUrucd, 

IV. Tasso — Poeta deli'affetto doloroto — Lnce di im se- 
colo estremo — AUa nazionale grandezxa — Vittima dei prin- 
cipi e dei pedanti — Par felidssimo *- Se il genio bastasse 

— A Boffocare la invidia. — Leoni. 

V. Sorrento si glorierå in perpetuo — Di aver dato i natali 

— A — ToRQUATO Tasso — NelKepica italiana prindpe — La 
sua Gerusalemme — Che fra le splendide epopee d*occidente 

— Le sue prose — Sono fonti di lingua di filosofia d' el^^za 

— L*Aminta — Fu novello genere di poesia per Tltalia ^ 
Nella qaale i posteri Tonorano grande — Lo compiangono 
vittima — Di quella invidia superba — Che il Oenio ricom* 
pensa — Perseguitando. {Co. Pompeo Gherardi, Civiltå ital. 
pag. 139). 

VI. Meditabile esempio — Torquato Tasso — Poeta del- 
r aflétto doloroso — Djvina Ince e gloria in giomi — A Italia 
nefasti — Per iniquo fallo di fortuna — De* pedanti trastuUo 
e sin di befiardo prince — - Pur felicissimo — Perché il genio 
giudicatore dei re — Incorona e fulmina. (C. Leoni, Bello nel- 
raUualitå, Padova, Sacchetto, 1873, pag. 208). 

VII. 1/ i m mortale Cantore di Solima — Tobquato Tasso — 
Memorando spettacolo — Di virtii sventurata — N. nel hdxxxxiiii 

— M. nel Lxxxxv (Per bosto. — L. Muszi^ Centnria vni, Padova« 
Minerva, 1846, pag. 43). 



201 



COMPONIMENTI POETICI 



Alfieri Vittorio, Sonetto. 

Amico Vgo Antonio, Eleonora d'Este, Canto. Palermo, tip. 
del giornale di Sicilia, 1869. 

ArcangeU Giuseppe, Sulla carcere di T. Tasso a Ferrara, 
Bptgramma. — Id., latino redditum. Poesie e Prose, Firenze* 
Bianchi, 1857, p. 122. 

BaggioUni Cristoforo, Gli esUii di T.Taaao, Carme. - 
Pubblic. neiroccaaione che veniva collocata la prima pietra del 
ponto sopra la Sesia. 

Satdi Bemardino, Abate di Guastalla, Lamenta che al 
Tasso non siasi pur anco eretto nn condegno sepolcro V 
Serassi, Vita, u, 328. 

Bdiuschkof Costantino, russo, Il Taaso moribondo, elogia. 
— < Le Muse e la rea sorte di questo poeta gareggiarono ad 
fmmortalarlo, e la morte che rapl la corona del capo suo 
qiiaodo giå lo aspetUya sul CampidogUo, inspir6 a Båtuschkof 
la piubella delle poesie funebri che abbiano i russi. > Sceviref 
• Rabini, Storia della letteratura msaa, p. 174. 

Beitrame Angelo, 11 secolo xix erige un monumento a Tor- 
quato Tasso. Rovigo, MinelU, 1854. - Per Nozxe Anti-Karbieri 

Tasso e il suo Oenio. - Le migUori poesie di A BH. 

frame, Vicenza, Longo, 1854, p. 81. 

BeUsuci Giuseppe, Taaso a Leonora, Eroide. Ravenna, tip 

tt., 1858; Firenze, Bencini, 1864. 

Benede^ Tommaso, Per PAmiiversario delU „ascita di 
T. Tas«), Sonetto. Benedetti, Opere, n, 343. 

Bernardi Jacopo, Un mattino d'aprile a Sant'Onofrio in 
Koma, Carme. Estratto dal giornale La Fariila, Trieste Hm r- 
mansCori^, 1863. ^ L' u»« di T. Tasso in S. Onofrio, .SonKto 
PaUa Strenna del Brenta, Ba^sano, Pozzafo \H70 



202 OOBIPOStllBNTI POBTia. 

Cabianca Jacopo, Torquato Tasso, Canti tre. Milano, Bra 
vetta, 1836. — Canto I. Poesia; II. Amore; III. ReUffione. — 
Porta in fronte la segueote dedioa : Antonio — > Oh mio padre 
dolcissimo — Quando -^ Leggarai questi yersi del tao Jaoopo 
— Ti Bovvenga allora — Che egli — Ti vuole tutto il soo 
bene. 

— Torquato Tasso, Canti dodici. — I. La FamiffUa: 
n. L' edticazione ; III. La caccia; IV. // VaUdnia; V. La corte 
di Alfonso; VI. Eleonora e Laura; VII. Fi-aleUo e Sot^Ua; 
VIII. Eleonora e Torquaio; IX. S. Anna; X. La buona amka: 
XI. // bandito ; XII. Sani* Onofrio, — Venezia, 1858, tip. deå 
Commercio. — Il poema é intitolato: AUa magnifica •» Ed 
ospitale cittå di Ferrara — Il vicentino Jaoopo Cabianca — 
Intitola — Memore grato riverente. 

€ 11 Cabianca, nno dei piii gentili ed eletti antori di versi« 
ci diede nn poema in ottave, il Torquato Tasso.... o møglio 
una leggenda del poeta infelice abbellita e nesa popolara dal 
verso. Lia bellezza di qnesto poema, anzi che nel concetto e 
neU*azione, sono a cercarsi negli episodi e nelle varie scene 
in cui é diviso, dascnna delle qqali compendia e raffigora in 
certa guisa un aspetto della vita del Tasso. E qui e Teramente 
dove rindole poetica delFantore appare nella sua aqoiaiteKza, 
e il lettore che non sarå acosso dall* intreccio del poema, lo 
segue nondimeno fino all* ultimo, attirato dalla sedozione dei 
pensieri e dello stile.... Il poema pu6 bensl languire qua e lå, 
e divagare in episodi troppo lunghi e numerosi, o nairare 
avventure non sempre caratteristiche e proprie a rilevare la 
vita del Tasso; ma nel piii dei canti ha vivacitå di racoonto, 
e snellezza e leggiadria di forme, e un non so che di vago e 
scorrevole nelFoitava che quasi sempre fa obhare il difetto 
dMnvenzione o la poca importanza dell^episodio, per laaciar 
!«olo ammirare hi bellezza dei particolari.... Nel piii ddle ottave 
si palesa un raro magistero poetico.... Ogni qual volta il sQg*> 
getto gli aembra richiedere altezza di sentimento e di stile, la 
poesia gli scorre dalla penna nobile, alta, imaginosa, e mostra 
qual vena eletta sia nell* autoi*e. I passi piii affettnosi e patetici 
del poema, sono quelli infatti che lianno piii eletta veste poetiea: 
)a tempra gentile dell* autore vi si trasfonde intera, e la na- 
turalezza del sentimento vi rioorda a tratti la musa del Grossi« 



COMPONlMEVn POETin. 203 

tnche per rarmonica soavitå del numero. Cosl pure la parte 
descrittiva é notevole, specialmente allorché ritrae la natura; 
e tutte poi le descrizioni lasciano »corgere la padronanza del- 
r antore nello snodare lo stile secondo i diversi soggetti. > — 
V. Crepuscoh, n. 51, 1858. 

Camuffo Stanislao, A Torquato Tasso, Cantica. Bergamo, 
Sonzogno, 1870. 

CarletH Domenico, La casa distrutta, ecc., Sonetti rente e 
ono dedicati a G. Rossini. Rimini, Malvotti, 1869. 

CaroseUi Augusto, Ultimo canto di T. Tasso. Sfrenna Ro- 
mana^ 1858. 

Casoni Gnido, Ode lo morte di T. Tasso. 

Castaffna Paolo Emilio, Nel Tisitare la tomba di Torquato 
Taaso in S. Onofirio, Canzone (4, 5 aprile 1856), Firenze, I^ 
Monnier, 1857. 

CaTetti Luiffij Sopra nna statua rappresentante T. Tasso, 
Sonetto. 

Cerroni Riccardo , T. Taaso a S. Anna , Canto (1 vol. di 
peg. 170). Milano, Brigola, 1874. 

CoUeoni Gtorannt, I lamenti del Tasso, Canto (in ter/a 
rtma). Milano, Pirotta, 1818; Bergamo, 1825. 

Costa Giovanni, Torquatus Tasso alloquitur tanquam prae- 
»entero familiarem genium suum. Ode Alcaica (Lusus poetin), 
PaUrii, Typis Sem. 1812. 

Daiia Rita R. G., A T. Tasso , Sonetto. Bergamo , aw/a 
Soiisie patrie, Almanacco del 18t^l, p. 81. 

Dei Franchi Cesare^ Canzone nella morte del pig. Torquato 
TasfM). Messina, Brea, 1597. Fu scritta nel 1595, pubblicata 
da Fra Paolo Princtpato. 

DeiC Uva Benedetto, Sonetto. — V. Tosti, Storia della Bndia 
di Montecassino, iii, 276. 

lyOrtensio Rafoele, LMtaliano in S. Onofrio, Ode. — V«t.«i 
e Fross, Teramo Scalpelli, 1870, p. 9. 

Farrioii Dario Napofeone, A Torcjuato Tasso, dalla «iia 
prigione di Ferrara, Sonetto. Brcsria, Appolonio, 1871. 

Ferri Guido Ijamberto, T. Tasso ni»* snol renti anni. Canto. 
i*fimi passi^ Modena, Societi tipogr. 1879. 

Ferrucri Franceschi Caterina, Versi sul mono ment o dt»- 
cretato a T. Tasso. 



204 OOMPONOIBNTI POBTia. 

Fichert L., Leonora. 

Finocchiaro L., Il Tasso a S. Anna, Versi con annotazioni, 
p. xxiv-110. Catania, Coco, 1870. 

Foppa MarcantoniOy Snlla patria di T. Tasso, Sonetto, Me- 
nagio, Mescolanze, p. 124. 

Franceschi Qoffredo, Le altime ore di T. Tasso. RMski 
Mognese, 15 no vembre 1867. 

Frizoii Lorenzo, Stanze in lode del poema. Venezia. O- 
stari, 1665. 

GargaUo Tommaso, La prigionia di T. Tasso, Elegia. — 
V Iride^ Strenna di Napoli, tip. deUa Pietå dei Tarchini, 1836. 

Qeraldi Pietro, Tasso Kberato dalla prigione. Canto in 
ottava rima. Roma, Monaldo, 1845. 

Qherardi Pompeo, Le VegUe di T. Tasso. Lethtre di fa- 
miglia di Trieste, 1859, p. 280. 

Crijioeau Feiice, Apoteosi a T. Tasso, Inno. Torino, Farale, 
1844. 

QrilK Rossi CHamb., L'ondici di marzo, nasdta di T. Tasso, 
Canzone alla greca. Bologna, Tiocchi, 185T. 

Grilio P. Angelo, Benedettino, A T. Tasso, Sonetti. Biwie 
del P. Griih, Bergamo, Ventara, 1500. Sono i sonetti 51. 05, 
122, 123, 123, 136, 138, 153, 156, 166. 

La Martine, Le cachot du Tasse å Ferrara. 

Lansa Cesare, messinese. — Scrive il Mongitore ndla soa 
Biblioteca Sicula: CamUna nonnuUa scripsit in ohitu T. Ta$si, 
quae an ediderit adhue nescio, FiorI rerso il 1610. Un suo 
epigramma in morte del Tasso si legge nel i vol. delle Rime 
degli Accademici Acoesi di Palermo, 1726, a p. 435. 

. Lavagna Gio, Giacomo , Cadde in Sorrento la caaa del 
Tasso; restando in pié un muro solo della stanza, ov'egli nacque, 
e fra le ruine germogliar si vide un alloro, Sonetto. Leecagma^ 
Poesie, Napoli, De Bonis, 1671 ; Venezia, Conzatti, 1675, P. i, 
p. 130. — Capasso, Il Tasso e la sna FamigUa a Sorrento, p. 273. 

Leopardi G,, Vedi Canzone ad Angelo Mai, Leopardi Opere, 
t. p. 18. 

Linguiti Ålfonso, T. Tasso a S. Onofrio. Salerno, Ifi^aodo, 
1866. — > Id., Annonte, Verei di A. linguiti, Salerno, tip. Na- 
zionale, 1874, 174-180. — • Per la festa »colastica nel Liceo di 
Salerno, Inno a T. Tasso, Id., 234-242. 



COMPONIBIENTI POBTICI. 205 

Maffei Andrea, Torqnato Tasso a S. Auna, Sonetto. Versi 
ediU ed inediti^ i, 8 ; Årti, affetti e fantasie, p. 54. 

Manuani dalta Rovere Terenzio^ Il Tasso a S. Onofrio. 
Mamiani, Poesie, Firenze, Le Monhier, 1857, p. 208-217. 

Marchetti Giovanni, Al aepolcro del Tasso, Canzone. Bo- 
logna, Sassi, 1850; Firenze, Barbéra, 1878 (ed. diam.) 53^. 
— Coro cantato, con musica del Rossini, in Torino il giomo 
11 marzo 1844. Bologna, Sassi; Barbéra, p. 225. 

HoMi, La quercia del Tasso (fulminata la notte del 22 set- 
tambre 1842), Carme. 

ifeftrø TuiUo, Brano inedito del T. Tasao. Verona, Vicen- 
tini, 1869. 

Metsanotte, Inno pel Monumento da erigerai in Koma a 
T. Tasso. Macerata, 1828. 

MUH Giannina, Per la traslocazione delle ceoeri di T. Tasso 
oel nooTO monamento, Stanse {MUH, Poesien ediz. Le Monnier, 
I, 129). — Terzine (Id., p. 132). — Torqoato Tasso che ritoma 
a Sorrento, Stanze improvrisate a Trani il 7 agosto 1854 
(I, 277). — Torquato Tasso sulla tomba di Eleonora, Canto 
improvvisato in Aci-Keale il 10 Marzo 1855 (i, 302). — 11 
Tasso sul letto di morte (vol. u, 176). — T. Tasso e le ti*e 
Leoiiore. Per nozze Solitro-Bosio, 1865, Trieste, Weis, p. 135. 

Mistrorigo Paolo, Reminiscenze del mio Viaggio in Napoli 
n«U* autonno 1846, Vicenza, Longo, 1846. Per nozze Fion-Mi- 
strorigo. — Son. vu, Sorrento. — Son. xxxv. Santa Anna. 

Monico Jacopo, Torquato Tasao, Stanze. Venezia, Cecchini, 
1856. 

Muz9on« B., Torquato Tasso, Sonetto. — V Institutore di 
Torino, 1868, n. 10. 

Napioné di Coconato, Sonetto dove iotrodoce Tombra del 
Taaso a pariare del parco da lui cantato. — Poesie per Tarrivo 
della Regina, Torino, BotU, 1815. 

Satarro Vincenjo, da Riberra, Il Torquato Tasso, Canti vt, 
Palermo, 1845, in-12. — I titoli dei canti sone: L La Ca- 
iatnmia; IL VAminta; IIL II liinaldo; IV. La Gerusa- 
iemme; V. Eieonora; VI. La morte del Poeta. — Due canti, 
cooie saggio, erano stati pubblicati nel giornale di Scienxe, 
Lettere ed Årti, nel 1842. — K un poema in ottava rima, cbe 
moetra la veoa facilissima dell'autort«, ma cbe lætcia desiderio 



\ 



• 



206 COMPONIMENTl POETia. 

di poesia. L' ottava liu uu audare troppo uniile : i' iuyenzione é 
tutta cavata dal Serassi, quindi storia e minuta etoria. 

Nores Pietro, Due souetti. Antol, ItaL^ vol. ixsx, p. 414. 

Oriandini Fr. Sihto, Eleonora d* Este. Alcani versi di Fr. 
Silvio Orlaodini, Firenze, Cellini, 1864, p. 23. 

Donando TAminta ad una giovine toscana cfae va a 

spoaa a Ferrara. Id., p. 111. 

Pellico SihiOy Tasso e tre amici, Cantica. Festa sec. della 
Naacita di T. Tasso, Torino, Marietti, 1844, p. 12-27. Lettere 
a Giorgio Briano, Firenze, Le Monnier, 1861, 105-116. 

Pepoii Carlo, La prigione di T. Tasso, versf dedicati a 
V. Monti. Firenze, Molini, 1826; Modena, agosto 1841. 

Perrero Domenico^ Torquato Tasso all*Ospitale di S. Anna. 
Muaeo Scient. Letter, di Torino, 1843, p. 204. 

PeretU A., T. Tasso, Sonetto. Peretti^ Poesie, Milano, Ber- 
nardoni, 1878. — Frammenti del Canto Torquato Tasso. Id., 
p. 295-308. 

PeriiU Giuseppe, Sul monumento a T. Tasso, Camooe. — 
Poesie, Vicenza, Paroni, 1858, 115-122; Sonetto. Id., 165. 

Praii G„ Ultime ore di T. Tasso. Torino. Marietti, 1844 
(Nuovi canH, di G. Prati). — > 11 Tasso a Son'ento — Alla 
corte di Ferrara — A Sant* Anna — A Sant' Onofrio, Sonetti 
{Memorie e iagrime, Almanacco. Torino, Marietti, 1844). 

Prina Benedetto, Sopra il busto di T. Tasso, scolpito dal 
Vela, Canto. Pritne poesie^ tip. editi*. lombarda, 1878, 27-40. 
— Inangurazione del Monumento di T. Tasso a Bei^gamo, 
p.41. 

Ravenna Leone, T. Tasso, Carnie. Rovigo. Minelli, 1869. 

RensetU Caio, La morte di T. Tasso, Versi. Rimini, AK 
bertini, 1874. 

Ricci cav. Angelo Maria, Monumento a T. Tasso, scolpiCo 
dal cav. Gius. Fabris per la duesa di S. Onofrio , Stanze. — 
Estratte ååXT Album di Roma. 

Romani fr., Epistola di Eleonora a T. Tasso. Fermo, Pac- 
cassassi, 1835. 

Rossetd Gabriele, Al busto di T. Tasso. Stanze. RosseOi, 
Poesie, Firenze, Barbéra, ed. diam., 1861, p. 80-101. 

Rossi ScotU Luigi, La tomba eretta a T. Tasso nel sec. xn. 
Letture di FamigUa di Trieste, 1861, p. 32. 



caaposotKssi hobtki. SOT 

Ruffa F., Per lu non seguita coronazioue del Tasso, So- 
uatto. Le \iolette, Strenoa, Napoli, Tramater, 1836. 

Sasterno M. Å. S,, de Turin, Torqoato Tasso å rbopiial 
Satnte-Anne, hniue (mårs, 1844). Paris, Charpentier, 1854. 

Sestini Bartoiommeo, La prigioaia di T. Tasso, Terze Kium. 
I^reoze, Le Moonier, 1855, p. 195. 

Smeti GugUdmo, La morte di T. Tasso. — Le mascbera 
fonebri di Daote e di T. Tano, versi. 

Taddei Rom, Cbi pid si aTnctni ad Omero, se Aiiosto o 
Taaso. Taddei, Versi, Trieste, Maldini, p. 36. — La prigionia 
di T. Tasso, Ottave con rima obUigata, p. 50. 

Triteliaio Gtia.« Tor. Tanso nell* Ospitale di S. Anna in 
Ferrara, Terxine. (Triteilati Garmioa latina et itala, p. 129- 
131). — T. Tasso per le strade di Vanzo in Padova. Id. p. 
124-27. — Morte di T. Tasso. Id. p. 134-138. 

Turrisi Coionna Giuseppina, A T. Tasso, Inno. Poesic, 
Firenze, Le Monnier 1840; Poesie ediUs ed ined., Palermo. 

\aUkn Fr., 11 ConTeoto di S. Ooofrio, Poesie. Bologna, Tip. 
deUa Volpe, 1835. 

YaUe Gaetano^ Eiegia latina. Monitere Tonnese, 2 mai-zo 
1841. 

YateUi Gitte., T. Taaso, Scritti Ined., 1857 •- Fa stampau 
la prima Yoita nella Viola del Pensiero^ Livorno, Sardi, 1839. 
Voih B., Tor. Tasso, Peusieri. Nella Strenna : Non ti scordar 
di m«. Milano, Vallardi 1848. 

WeteemhHrg J., La ræia di T. Tasso a Sorrento. 
Festa Seeolare della nascita di T. Tasso celebrata in Torino 
il giomo XI mano 1844. Torino, Marietti, — Raccbiude i 
»»'giienti componimenti poetici. — Sonetto di iV. X p. 11. — 
11 Tasso e tre amid, Cantica di Sihio PclUcOy 12. — Canzone 
di Pietro Giuria, 27. — Ode di Giovanni Bonvirino, 35. — 
Il Oenio a il dolore, Polimetro di Lui^ Cicconi, 40. — Can* 
zoae di GiuUa Molino^Colombini , 47. — Torq. Tasso, ima- 
gina k sna Gemsalemme, Ottave di Carlo A. Yalle, 54. — > 
Inno di Pietro Maj ja, 60. •— Canzone di Gius, Bertddi, 67. — 
giocoae di Norberio Rosa, p. 73. — Goro di Giov. Mat^ 
i, 90. — Sonetto di Gi'oo. Prati, 127. — Terxine dt Gian 
Carlo di Negro, 128. — La Madre di T. Tasso, SdolU <li 
Domenico Capeliina, 131. — Ode di Fclice Vicino, 141. — 



208 COBIPONIMBNTI POBTICl. 

T. T&8S0 sopra la tomba del padre, Sciolti di Miehele Coppino, 
144. — Torquato Tasso, Fr. Cassinis^ 151. — L^ombradei- 
rinferrigno, Capriccicf di Giovanni Moro, 156. — Ua réve 
de T. Tasso å rhdpital de Sainte Anne, Agathe Sophie Sas- 
semo, 164. — Carme di Ånnibale Massara de Previde, 177. 
Inaugarazione del Monumento a T. Taaso nella ciWca Bi- 
blioteca di Bergamo. Bei^amo Pagnoncelli, 1864. — Vi si leg- 
gono i seguenti componimenti poetici : — T. Tasso, o la musa 
celeste, Canto di Bemardino Zendrini, p. 33. — Canto di 
BenedeUo Prina, p. 41. — Ode del prof. Luigi Comasehi, 
p. 59. 



COMPONIMENTI DRAMMATICI 



BeceUi GiuUo Cesare^ L'Anostista ed il Tassista, Comedia, 
Rovereto, G. Marcheaani, 1748. 

Goldoni Carlo, T. Tasso. Nelle sue Opere. 

Rosini Giovanni, T. Tasso, Commedia storica in 5 atti, 
Pisa, Capurro, 1826. — Rosini Opere, 1835, i, 97. — Fa re- 
citata nell* anno 1831 in Firenze. Poscia pubblicata per la prinia 
volU nel 1832. 

Giaæmetti Paolo, T. Tasso, Dramma storico in 6 atti, con 
prologo, premiato dalla Gommissione aggiadicatrice draauna- 
tica, Mantova, Negretti, 1857. Fa scritto a Gazzuolo nell*estate 
del 1855, e recitato la prima volta a Mantova dalla dramma- 
tica Compagnia di Giov. Leigheb, nelle sere dei 19 e 20 set- 
tembre 1855. 

Salmini e Fambri, Torquato Tasso, Dramma. 

Ågresti Alberto (\), Toitjuato Tasso a Sorrento, Idilio in 
un atto, Napoli, Tortora, 1873. 

Zedlits barone G. C, Carcere e Corona, e gli oltimi giomi 
d: T. Tasso, Dramma. 

Goethe W., T. Tasso ein Schauspiel, Stuttgart, 1863. Re- 
cato in versi italiani dal dott Vinoenzo Rainieri , bresciano , 

(i) L* Agresti d ha promesso nu, stodio sal TcHrquato Tasso del Goldoai 
e del Goethe. 



COBIPONIMENTI DRAMMATICI. 209 

Milano, Stella, 1841; da Casimiro Yarese, Firenze, Le Mon- 
nier, 1876 (1). ^ 

Leonhard E., O Elsner, lasso \ Drammatisches Gedicht, 
Bresl., 1867. 

Scipione Errico, nella sua piacevolissima Commedia intito- 
laU Le RitoUe di PamcLSo, Messina, Branco, 1625, tra'suoi 
intorlocatori ha posto il Tasso ; lo pose pure Jacopo Ricci nel 
Maritagpio delle Muse, Venezia, Salvadori, 16<)3. Il Tasso fu 
rappresentato in maschera da Michele Dati nella cittå di Fi- 
renze, nel carnovale del 1586. Se il rappreseDtar, scriveva Tor- 
f]uato allo stesso Dati, la mia persona-, e il farne spettacolo 
alla cittÅ di Fiorenza, é stata oflesa fattami da schei'zo, io 
cercher6 di vendicarmene , quando clie sia, in modo simile, 
ponendovi in tlno de' miei dialoghi ; s' onore , non voglio anche 
cederlo nella buona volontå di renderlo (L. 473). Anche in una 
rappresentazione de'poeti, cho si fece in Genova, il Tasso 
▼enne rappresentato dal marchese Imperiale , nella qual occa- 
eione, il P. Grillo, richiestone dal marchese, dett6 il sonetto : Jo, 
che gid Varme e il Capitan eantai (Grillo, Rime, p. 104). 

Gnoli Teresa, Il Tasso a Sorrento, Dramma lirico. Nella 
strenna romana, 1858. 

FerretH Jacopo, T. Tasso, Melodrarama in 3 atti, musica 
di Gaetano DoniiseUi, Venezia, Rizzi, 1831; Vigevano, 1839(2). 

Gidard, Tasse,' Opera in musica. Parigi, 1878. 

Liszt Fr., Tasso, Lamento funebre. — Le Triomphe funébre 
da Tasse, Bpilogne da (loeme symphoniciue Tasso, Lamento e 
Trionfo poar grand Orchestre. — Transoription pour Piano 
de TAuteur, Leipzig, Breitkopf e Hårtel, 1878. 

Fr. Liszt, principe de* pianist! moderni e in una compositore 
so\Tano, e del cui nome giå suona Europa tutta, port6 sempre 

(1) Nel Torfjuato Ttisso d«! OoUw«, noDo^Uint«* la tolita freddena scnU 
tnna, c** v<»r« iQ«|>irazion<« « ▼«*ro fl«*nttm«>oto <l<»ir arie. Il raralU»r<» <W 
Ta<«ao A, coAi i(l«*alnient« conm Ktorirainond«, aH*tai vcro; n ctr^i qu<*llo <li 
Antoaio Moat^<»tiDo. Alfonio i* troppo pii^ atiiabil«* e mi te di qui>i itHla 
■tona. KI<*otiora <• l'aroor« aoiio ifl«»Bliiteiit>* h<*Q tratt<*k'triati, ma BDcor eiuii 
ilobito a«tai rh« rtnpomlano alla Moria. h'Oridin. Sa.'b'i rritiri, p. 1H7. 

{t\ Al D. 78, in via delle Muratto a Roinn. t'u inurala la ^ftrnente iv-ri- 
siooe. !n qttrsta rosa — Åhitd 0%iiT4?io 1)o?ci7/btti — />< H^nj'iino — 
Ji n compote » Il Furioso b il ToRQrATO Tasso — S. P. Q H. 

U 



210 COBCPONIMBNTI SLSTONia. 

vivissimo aflbtio all*ltalia, alla daasica terra dell* inspirazioac 
e dell^armonie. Né solo ei vesU.di musiche note pareodii so« 
netti del Petrarca; ma, nel 1865, coosacraTa la sna mnsa aW 
Taltissimo degPitaliaui poeti; e quelle parti, sovrattutto, della 
8ua Sinfania Dante, in che, con la divina arte dei saoni, c* i&- 
troduce neirinferno del fiero ghibeliino, forono ritennte di 
merito sommo. Ed ora dcMa Urra sconsokUa che tuono ae- 
cogUe d'infiniti guai , si fa interprete del piii soonsolato dei 
nostri poeti, e nel suo poema sinfonico ce ne då la storia e 
il dramma, e s* immedesima sapientemente in loi. — 11 primo 
motivo, che domina poi tutto il pezzo, ci fa presentire il la- 
mento: adagio, affettuosamente melanconico: ei ti par proprio 
proprio sentirne i gemitl che non pur ti percaotono Y orecchio, 
ma Tanima tutta: minuetto graziosissimo: alla rapida onda dei 
suoni, nel Trionfo e nell' Incoronazione , il cuore ti batte piii 
forte, e nc prendi parte, e piaudi tu pure. — Una (^rtesissima 
Signora, che sa assat di musica, dicevami : dalla prima all^ultima 
nota é un gioiello; canto veramente italiano. 

11 Trionfo, ch*é Tepilogo del poema, venne eseguito a 
Weimar nel decorso anno; ed entusiastico ne fu il euooesso. 
Scrivendo io del Tasso, non potea non ricordare questo pre- 
zio80 cimelio, questo postumo tributo di onore reso dal genio 
al genio. Io mi rivolsi al Liszt, il quale, tra artista ecoeUente e 
gentile non bo qual piii, con isquisita cortesia mi fu subito 
generoso de* suoi lavori sn nostn poeti, e faceTa li* preghi miei 
esser contenti. — Ed ora mi giova riferire il proemio che il 
Liszt \i prepose: 

< En 1849 TAUemagne entiére célébra avec éclat le centiéme 
anniversaire de la naissance de Qoethe. A Weimar oii nous 
nous trouvions alors, le programme des fétes avait nuunqué la 
représentation de son drame le Tosse pour le soir du 28 Aoiit 

< Les malheurs de la destinée du plus infortuné des poétes 
avaient frappé et occupé V imagination des plus piussans génies 
poétiques de notre temps, Goethe et Byron; Goethe, dont le 
sort filt entouré des plus brillantes prospérités, Byron, dont 
les avantages de naissance et de fortune furent contrebalanoés 
par de si vives souffrances. Nous ne sanrions dissimuler que 
lorsqu^on nous chargea en 1849 d*écnre une ouverture pour 
le drame de Goethe, nous nous sommes plus directement in- 



COMPONIMSNTI SINFONia. 211 

spires de la respectueuse compatissance de Byt^n pour les 
mftnes du grand homme qu*U évoquait, que de ToeuTre da 
poete allemand. Toutcfois, Bjron en nous transmettant en 
qaelque sorte les gémissemens du Tasse dans sa prison, n*a 
pn joindre au souvenir de ses poignantes douleurs si noblement 
et si éloquemmcnt exprimées en sa Lamentation^ celui du 
Triomphe qui attendait, par une tardive mais éclatante Justice, 
le chevaleresque auteur de la Jerusalem délivrée. Nous avons' 
voolu indiquer ce contraste dans le titre méme de notre oeuvre, 
et eussioDs souhaité réUHsir å formuler cette grande antithése 
du génie mal tratte durant sa vie, et rayonnant aprés sa mort 
d*ane Inmiére écrasante pour ses persécuteura. Le Tasse a 
aimé et souflert å Ferrare ; il a été vengé k Home ; sa gloiro 
est encore vivanto dans les chants populaires de Venise. Ces 
troia momens sont inséparables de son immortel souvenir. Pour 
les rendre en musique nous avons d*abord fait surgir la grande 
ombre du heros telle qu^elle nous apparclt aujourd*hui hantant 
les lagunes de Venise; nous avons enlrevu ensuite sa figure 
hautaine et attristée glinser ^ travt^rs les fétes do Ferrare oii 
il avait donnéo le jour h 8(*s chefs-d* oeuvres ; enfin nous Tavons 
suivi å Rome, la ville étemelle qui en lui teudant sa couronne, 
glorifia ^ lui le martyr et lo poete. * 

< Lamento e Trionfo : telles sout les deux grandes opposi- 
tions de la destinée des poetes , dont il a été justement dit, 
qne si on fait peser parfois la malédiction sur leur vie, la 
béoédiction ne nianque jaroais å leur tombe. Afin de donner 
a cette idée non seulement 1* autorite mais Téclat du Fait, 
nous avons vouln emprunter au fait sa form méme, et pour 
c**la nous avons pris comme théroe de notre poéme musical, 
le motif sur lequel nous avons ontemlu les gondoliers de Venise 
rhanter sur ses lagunes les stropbes du Tasse, et redire encore 
trois siécles apr^^ lui: 

Cauto ranni pitrtoM e'l Capitatio, 

Cbel frran S4*polcro Iib4*r6 di Crinto! 

€ Ce motif est en lui-méme plaintif, d*uno gémL«sante lenteur, 
d*un deuil monotone; mais les gondoliers lui pr^tent un mi- 
roitement tout particulier en tralnant ccrtaines notet par la 
retenae des voix, qui & distance planent et briUent comme des 



212 DIALOGHI [NTTTOIAn DAL TA8S0. 

tralnées de gloire et de lumiére. Ce chant nous avait profan- 
dement impressionné jadis, et lorsqae nous eiknes å parler da 
Tasse, il eut été impossible å notre sentiment ému de ne point 
prendre comme pour texte de nos pensées, eet hommage per- 
sistant rendu par sa nation å Y bomme de génie dont la cour 
de Ferrare ne méritait ni V attachement ni la fidélité. Le motif 
vénitien respire une mélancolie si navrée, une tristesse si irré- 
méable, qu* il suffit de le poser pour révéler le secret des don- 
loureuses emotions du Tasse. Il s" est prété ensnite, tout comme 
Timagination du poéte å la peinture des brillantes illusions 
du monde, des décevantes et fiillacieuses coquetteries de ces 
sourires dont le perfide poison amena T horrible catastrophe 
qui semblait ne pouvoir trouver de compensation en ce monde, 
et qui néanmoins fut revétue an Capitole d*une pourpre plus 
pure que celle du mantean d'Alphonse. » 



DIALOGHI INTITOLATI DAL TASSO 



Baldi Bettiardino, da Urbino, il Tasso, ovrero della natura 
del vei*so volgare italiano, Dialogo ihedito. Pubblicato per cura 
del P. ges, Tito Cicconi, Pref. della Bibi. Albani (tratto dalla 
stessa Biblioteca). Roma, Tip. delle Belle Årti, 1847, dipag. 140. 

Guarini Alessandro^ il Farnetico o??ero il Tasso. Dialogo, 
* Ferrara, Baldini, 1610. — Opere di T. Tasso, xii, 307. 

Martelio Pier Jacopo, Il Tasso, o della Vanagloria. Bolo- 
gna, 1707. 

Seghezzi Anton- Federico, Il Tasso, sopr^ lo stile di Mons. 
Casa e il modo d'imitarlo. — Interlocutori T. Tasso e Annibale 
Pocaterra. Opere di Mons. Casa, Venezia, Pasinello, 1728 — 
Vol. III. Aggiunta p. 8-19. 

Leopardi Giacomo, Di T. Tasso e del sno Genio famigliare. 
Firenze, Le Monnier, 1845. Opere, i, 221-230. 



TORQUATO TASSO 



LA GFMSÅLMIE LIBERATA 



PREPARAZIONE ALLA GERUSALEMME 



I.K FONTI DEL POEMA. 



D* Ancona Ai«essandro, D* alcune fonti della GeruscUemme 
del Tasso. La Rassegna Settimanale, Firenze, 19 maggio 1878. 
n. 20, p. 374. 

Senza ohe ci »i mostri V Omero del Bigazzi, in rhe nel xiv, 
ove descrive il cinto di Venere, era soritto di mano del Tasso, 
ricordarsene per far il cinto ad Annida, c'i era ben uotissimo 
rom* ei copiosamente avos8^ ricorao alle antiche classiche fonti 
greche e latine, ché cel disse egli siesso, e con opportunt ri- 
soontri oel mostrarono il Lombardelli, SHpio Gentili, il Gua- 
stavini , il Martinelli e parecchi altri illustratori della Gerusa- 
lemme. Né ci era ignoto quanto gli fossero famigliari i versi 
d*amore e le prose de*romanzi, italiane o francesi, e come 
pescasse pur eoiro a quelle ; e bon sappiamo che la biblioteca 
de* principi esten^i ne fosse a grait dovi/ia fomita. Ma ei non 
ci rivcl6 mai le troppo umili e dispre^nato fonti, alle fjuali 6 
pur for/a dire cbe attignesse : ché , (ia* posanti o compa^jcati 
critici dell*etå sua, sarebbono state per avventura scbernite. 
n D* Ancona trova, io un vcccliio trovero Francese, la bolla 
descrixione tassiana de* crociati che gtungoiio innanzi alla cittå, 
di Cristo albergo elcUo; trova il primo abbattimento dl Tan- 
credi e Qorinda, giå appartenente alla topica dell* anteriorc 
poenia csTallereøca ; e il secondo, come not<S il Paris, tolto dal- 



216 LA OBRUSALEHBIB LIBBEIATA. 

rantico poema dai Chétifs, e precisamente dal combattimeato 
di Riccardo di Caamont col saraceno Morgalis o Sorgalis. — 
Anche le sacre leggende gli debbono esser stata fonte di epi- 
sodl, d* imagiai e di colori ; e da quella di Didimo e di Teodora, 
raccontata da S. Ambrogio, il d* Ancona crede derivato Tepi- 
sodio di Sofronia e d*01indo, del quale fu tanto dispntato, e 
ch*é una gemma del poema. E conclude: c che per rillnstratore 
o anche pel semplice lettore della Gerusalemme , allo stadio 
delle fonti classiche ed antiche é indispensabile aggiangere 
anche quello della letteratura cavalleresca e l^ggendaria del 
Medio Evo. » 

< Dans le milieu poétiquc et chevaleresque oi^ V avaient jeté 1* Amadigi 
de son pére et son propre Rinaldo , avait-il, oomme V Arioste, rencontré, 
étudié oo méme traduit quelques manuscrits de nos vienx poemes, enoore 
aujourd' hui si peu connus, du cycle des croisades, le CkevaUer au cygne, 
la Chanson des Chatifs, celle å!'Antioche ou de Jéruaalem, Tépopée proren- 
cale de Georg-cs Béchada sur la guerre libératrice qne précha Pierre Y Ermite 
et qne dirigea Godefroi de Bouillon ; et æt autre poéme, égalemeot perda, 
dans lequel un troubadour inconnu avait chanté les exploits des soigneurs 
provengaux coutre les Maures, et introduit, entre autres episodes roma- 
nesques, le combat singrulier d* un autre Argant contre un autre Tancrede. » 
Ratkertf, Inflnence de ritalte sur les lettres francaises, p. 07. 

Egli prese la trama, e scelse i personaggi della Oerusalemme fla aatentict 
monument!, valendosi noodimeno di quelle fonti ooUa licenza permessa ad un 
poeta. Lo Crociatc erano state narrate da scrittoci che farono testimoni 
degli avvenimeoti medesimi da essi descritU. Gli storid moderni si giova- 
rono del loro libri ; ma questi a* giornl del Tasso giacevano ignoti, o per lo 
meno obliati. Egli trasse tutte le particolaritå dagli autori che poi furono 
riuniti sotto il titolo di Gesta Det per F'ryancos: altrove trovO la topografia 
dei campi di battaglia, e i nomi e i fatti degli eroi. Que' documenti fcritti 
da frati gP insegnarono i costumi'dei Turchi, la politica degli imperatori 
gred e la disciplina militare dei cristiani che poneyano assedio a Gemsa- 
lemme... 'If. Foscolo, Sui poemi narrativi e romanseachi italiani, Saggi, i, 
210. — n Tasso, quando ancora le memorie delle Crodate lasctate da te- 
stimoni oculari erano poco lette e quasi dimenticate, né alcuno storioo le 
avea sgombre dalle finzioni, pote valersi anco de' miracoli e ddle magie, 
tanto pidi quanto i suoi stessi contemporanei le credevano per religione ; e 
le barbare pagine delle Gesta Dei per,JPrancos etsecreta fidelium Crueis, 
assunsero daLsuo.genio la .veritå; della storis, e la poesia della religione.... 
TJ.FoscolOy la Gerusalemme, tradotta da T. U. Wiffen, Saggi, i, 3%. 

Il 'Tasso giå. ci avea fatto'sapere: <Ne*tre primi cantisé- 
guito ristoria non sole nella.somma del fatto, ma in tatte le 
circostanze ancora: nuUa vario, nulla aggiungo; se non alcone 
poche cose di Clorinda e d' Erniinia. Fatto questo fondamento 



PREPARAZtONE M.Lk GBRl'SAl EMM B. 217 

(li verita, cominclo a mescolare il vcro coi falso verisimile. 
Nella moi'te del priocipe di Dania, nel ^Ido, nella sete cho 
affliss« i fedeli, nelle letanie cantate da loro, nella presa della 
colocnba, nella venuta di Guglielmo il Ligure, nella composizion 
delle macchine, ne* due assalti dati alla cittå, nella presa di essa, 
e nella espugnazion del tempio di Salomone, o nulla o poco 
mi allontano dagristorici.... (L. 82 e 57). Anche i nomi, e per 
molte ragioni, quando vi erano, voUe presi dairistoria (L. 21): 
finti, per la maggior parte quelli de* sai'aceni, perché neir istorie 
non si leggono i veri ; che, da questo lato, sono varie, incerte 
e piene di tenebre (L. 82). — Le cronache o storie, di cbe si 
giOT6 il Tasso, e delle quali ci lasci6 memoria nelle sne lettere 
poetiche, sono: Storia åeWabate Uspergense, germano, degnis- 
simo di fede ( L. 57 ) ; Cronaca di Ih'ocoldo co. di Rochese 
(L. 25 e 61), e che fu in quella gueira (1); la storia Geroso- 
limatana di Roberto Monaco , can. di Auxerres (t. 25 e 82); 
(|uelU di Paolo Emilio (L. 47, 82, 532, 767) ; la storia di Gu- 
gtielmo TVrto, arcivescovo di Tiro, e poi patriarea di Gerusa- 
lemme, il quale pur ci diede il catalogo de* piii celebri crociati 
(L. 28, 29, 47, 60, 82, 532, Tt)7). — Molti ritennero, e tra gii 
ahri il Mela, cbe la lettura delFopora di BenedeUo AccolU, 
immoso giareconsulto Aretino, De beiio Chnstianomm, ecc. 
aves^e al Tasso suggerito la prima idea del poeroa. Ma ce im 
rganna Torquato in una sua lettera del maggio 1587 a Gh(*- 
rardo Dorgogni. € Confesso il vero, scriv' egli, bo letto molte 
istorio del passaggio di oltramaro, ma nou avea letto Benedetto 
Arcolti, o non Tbo letto ancora da poi che me Tha mandato 
donare. » 

M«4I st^rlcl lllastratlvl. — Capacx lo Gii'uo Cesare, 
Lettera ai sig, IHetro Obmuchievich di Vrglia, in che doscrive 
minutamente la cittå di Genisalumme , e ragiona della »i>edi> 
zione fatta da* cristiani per conquistarla e parU di poi del poema 
del Tasso, rileran<lone i pregi. Neir edizione dolla Gerusalemme, 
Nai)Oli, Cappelli, 1582. 

RoMBi P. Davids, Somniario delCistoria di Geittsalemme. 
Ediz. dalla Ger. Napoli, SaUiani, 1582. 

(1) N>IU iHUr« <:• lo ilico Kocoldo conU* dl l*ri»rh«»s^: n«'lb ftl inv««« 
Proruhlo coot^ dt Korh«*4i*. 



218 LA. QIBUSALBmB UBBRA^TA, 

PiGNORU LoRBNZO, padonuio (n. 1571, m. 1631), Natisie islo- 
riche, Nella veneta ediz. del Misserini 1624, e in parecchie altre. 

CoMPAONONi (CAV.), Memorie sioriche. Ed. Milano, SilTestri. 
1824. 

MiGHAUD Jos., Histoire des croisades. Paris, 1811-22. 

Mazct M. A., Notes historiques, daprés les Chromques 
firancaises et arabes du XI siede. Pans, 1837. 

Saochi Lcigi, Ånnotazioni storiehe. Ediz. mil. del Gugliel- 
mini-RedaeUi, 1842. 

Bbrhnati GrasBPPB, Ånnotazioni sioriche. Ediz. BroaseUese 
dei signori Meline e Gans, 1844. 

F&ATiCBLU PiBTBO, Atmoftuumi storiehe. Ediz. fior. dd Le 
Monnier, 1844. 

Mbla Camillo, Comento storico ; iv ediz., Modena, tip. dd- 
r Immacolata, 1868. 

Tra tatti i comenti storici qnello del Mela tiene il campo. 
Dopo aver dato jaa rapido gguardo aUe Ci*ociaie, ci dÅ la storia 
del ghrioso acquisto; ci aggiuoge particolari ed esattissime 
notizie su tutti i piu segnalati campioni che vi presero parte, 
e ne reca le fonti da coi le attinse ; c* illostra i singoli luogfai 
che fiiron teatro della santa gesta ; ci descrive le armi e totti 
i bellici istrumenti ch*erano in uso nel secolo xi, co*modeU^ 
rispettivi ; ci delinea le fortificazioni di Gerosalemme, le posi- 
zioni de* vaij popoli a queU* assedio, con la corografia storica 
e poetica ; e perché ogni notizia piii desiderata ci cada pronta 
sott*occhio, crebbe rampio erudito ed assennato sno laToro 
d*iodici ricchissimi. 

La chanson du chetelier au Cygne^ et de GodefM de 
Bouiliofi, puhlié par O. Hippbau. Paris. 

Notice sur le Ueu de naissance de G. Bouillon par F. X, 
DB Ram, Reet. de t Univ. cathol. de Louvain, 1857. 

Prévault H., Histoire de Godefroid de Bouillon. Lille, 1833. 

MoNNiBR Fr., Godefroi de Bouillon, et les Assises de JerU" 
salem, avec des documenis ined. Paris, Didier, 1874. 

Description des tombeaux de Godefroi de BouilUm, et des 
rois latins de Jerusalem. Binixelles, 1855. 

Chateaubriand, Itiné-aire de Paris å Jerusalem, Parts. 



i 



PRBPABAZIONB ALLA QBBUSALBMBiB. 219 

L^Aocademia parigina delle Iscrizioni e Belle Lettere, or- 
dio6 la pubblicazione di tutti gli scritti antichi, concernenti 
le Grociate, in due serie, monumetUi UgislaHvi e monumenti 
storici: prime uacirono le Assise, dottamente comentate dal 
conte Beugnot 

DOTTRINA ED ERUDIZIONE DI TORQUATO TASSO 

SPEGIAUiENTE NELL* ARTE DELLA GUERRA. 



Chi ai fo a leggere attentamente le opere del Tasso non pu6 
non andar meravigliato della Taria, profonda e, direi, portentosa 
sua dottrina ed erudizione ; sovrattutto, ove si consideri e la mal 
ferma salute, i Tiaggi continui, e la giovine etå in che, le piii 
vennero composte. Senza dire ch*ei si ebbe funigliarissimi i 
poeti tutti gred e latini; senza dire che Aristotile e Piatone, 
ia ona a* lor comentatori, erano cosa tutta aua; senza dire die 
oero6 con molto studio e grande amore i filosofi tutti dell*au- 
tichitå, i libri santi, i Padri della Chiesa ; senza dire che sapea 
a mente tutta quan^ la Divina Comedia e il Canzoniere del 
Petrarca ; che oonosceva a fondo tutte le opere degU scrittori 
contemporanei , de*quali pur ci lasci6 giudizl assennatissimi, 
non potrei tacermi della sua scienza geografica e militare, non 
che delle vaste cognizioni artistidie dei secoli med! (1). Prima 
di esser poeta il Tasso fu critico: egli avea dinanzi tutta una 
Bcnola poetica: prima di entrare in campo co*suoi crociati, 
avea deltato i Discorsi deirArte poetica, che dovean esnere i 
precursori di iutio reserdto delC eloquenza (L. 32); cosl, 
prima di farli operare, ei volle esser dotto di tutte le artl della 
cavaUeria e della milizia; voUe essere esperto della topografia 
de* luoghi che dovea con esso loro percorrere, e descrivere ; in 
tmera, egli avea il poema bello e scolpito, in ogni sua parte, 
nella mente prima di porvi mano. 

(1) «Torouato gn>ci«U e ^rran N^Ucroto; filosofo e dlalofrhi^U. enitiU 
rUtone ^ Galil'«; col ilrainma |>antorali* crt*« uii iiuovo irt'ucr«, n K"r«KK^* 
ooi burolK*i ^^^i\ critico rd orator«^, va ro' maKVinri uel »uo accoto; epi- 
■tolofrrafo vine«* tutti t coulemporauei, o, aaWo i ifraodi modcrni't'iiini, tutti 
I po<it^n.... » BuMtHti. 



220 LA. GERCSALBMME LIBBBATå. 

Il Giordani, parlando delle finali inienjiani di cUcuni poemt, 
é d^avTiso che il Tasso, cavalierø per eccellenza di naacita. 
cPingegno e di carattere, avesse in animo di rimettere in 
onore la giå moribonda cavalleria, col ripresentare an^antica 
gesUf vera e grande; registrata negli annali, celebrata da 
scrittori antoreTOli, magnifica di valore, pomposa di religione, 
principio a tante novitå nel vivere degli europei (Opere, xu, 
p. 166-170). Gerto, neasun poeta, sia antico, sia modemo, co- 
nobbe m^lio di lui Tarte della 8chenna,.e tutte le altre affini, 
di che si piace la cavalleria. Il fåmoso duello'd^Aiace e d*Ettore, 
cosl piacevolmente 'al suo solito il Tassoni, paragonato con 
qaello di Tancredi e d*Argante (Ger. xix, 11-26), rappresenta 
appunto due rozzi ed inesperti villapi, che dalle sperticate ven- 
gono alle sassate. Nel qual abbattimento di Tancredi e d*Argante 
gr intelligenti tutti riconobbero una profonda perizia del ma- 
neggio della spada ; e fbrmava esso V ammirazione di Napoleone 
primo. Il Rosaroli e il Grisetti , due bravi ufficiali italiani al 
tempo di Napoleone, autori delF opera lodatissima — ia scuola 
della scherma — confermano tratto tratto le lor teorie co' passi 
del Nostro, e ci attestano che < perfin le menome mosse dei 
suoi guerrieri son con tanta esattézza e regolarita minutamente 
descritte da parere altrettante lezioni di scherma. > 

La Gerusalemme, ben scrive il co. di Chateubriand, é il 
poema degli uomini d'arme. Alessandro, il grande, portara 
sempre con sé Omero, e nella notte riponealo sotto gli origlieri, 
e giunto alla &mosa tomba del fero AchiUe, sospirando, gV in- 
vidia la fortuna di aver trovato chi di lui si alto scrisse ! Na- 
poleone I, giovine studente di Auxerre, abbandooa i giuochi 
propri dell'etå, s*apparta col suo Tasso, e ne fa sue delizie. 
Nella spedizione di Siria, sul teatro del gran dramma, piacesi 
di ricordare Tamato poeta, ed c tntto lieto nell* udire che 
Paultre (15 marzo 1795), aiutante di campo del generale 
Klébcr, rinvenne la forestå di Saron, quella che somministr6 
il l^name per le ingegnose macchine dell* Embriaco ; e tanto 
ne fil lieto che ne fece argomento d* uno de' consueti boUettini. 
e ne mand6 pomposamente la descrizione in Europa. D gene- 
ralissimo spagnuolo D. Giovanni De la Pezuela, conte di Gheste, 
ionamorato de' paladini del Tasso , che a* suoi occhi erano 
r idealitå piii perfetta dell' eroismo e della cavalleria, in mezzo 



PRBPARAZIONE ALLA GBRUSALEMME. 221 

alla vita agitata degli atieDdamenti e delle marcie militari, 
leg^ea o rileggea la Gerusalemme, voltavala nella lingua deU 
1* Herrera e del Cervantes, e nel sileDzio della notta limava e 
ripolia i versi che avea medicato il giorno. 

Cbe nelfarte della guerra fosse peritissimo, lo ha lumino- 
sameiite dimostrato il conte Gianfrancesco Galeani Napione di 
Cocconato. Omero venne posto alla testa degli scrittori militari 
dal maresciallo di Puysegur; e il signor di Sigrais, capitano 
di cavalli nelle truppe di Fraocia, non dubita di affermare cbe 
Vii^ilio paria di guerra nella sua Eneide non meno eccellen- 
t(>roente di quello che abbia iatto Cesare nei suoi Commentart. 
U CO. Galoaoi prova molto bene la superioritå del Taaso ad 
auibi<iue per quel che riguarda la dottrina militare. < Rassegne 
militari, ooarcie, volteggiamenti ed ordinanze d'eserciti, posi- 
zioni Tantaggioeamente scelte, campi assaliti e difesi, viveri 
impediii, stratagemmi ingegnosi, duelli e sfide mirabili, cono- 
scenza profonda d*armi, di macchine e del modo di combat- 
tere di vari popoli d'occidante e d^oriente, assedio di ben 
luonita cittå, quelle torri deir Embriaco onde fu vinta, cos! ben 
descritte, con quadri e scene che meglio, dice lo Chateaubriand, 
Don potevano essere pennelleggiate da un capitano aYvezzo ai 
trionfi, e tale respirano un odore, un ))rio guerresco che paion 
vcrgate sopra uno scudo tra il tumulto d*un campo. — Per6, 
quantun((ue ei fosse tanto addentro negli studi della milizia, 
noD si teuea coutento della propria opinione, ma come colui 
che brama, dubitando, consiglio, richiedealo a persone che vo> 
f^liono e vedono dirittamente, al duca Alfonso sovrattutto, giu- 
dioe in ci6 competentissimo, e ae* tranquiUi rece^si di Casette gli 
venia leggendo il suo libro, e glielo rileggea tutto ordinatamente 
da prindpio, per a verne schietto il suo parere » (L. 32 e 61). 

K riguardo alla topografia deMnoghi descrittx, lo stesso 
Chateaubriand ohe nel 1809, col Tasso alla mano, quasi palmo 
« palmo rirerrå ogni singolo luogo cantato, e con lui il Mi- 
chaud o il I^martine ci assicurano della mirabile esattezza ron 
che vennero descritti; che anzi, essi stessi, sovente posero a 
capo delle lor descrizioni i versi di lui, come quosti fos-sero 
il tf9to, il resto nuUa piii che un comento. — Anche 1* inglese 
•ir Kingston, egregio traduttore della Qerusalemme, che nel- 
r aprile del 1863 visitå quei luoghi, ce ne fa pur fede. c AU* an- 



222 LA GRRUSA LEMME UBBRATA. 

golo del Nord-ovest delle mura che circondano Genisalem me 
sono gli avanzi di un castello, ora deaominato di Golia ; quella 
é la torre cui allude il canto m-xii, posta fra due porte, quella 
di Giafia e di Damasco, dalle qaali si ritir6 il re Aladino, ar- 
compagnato da Erminia e da cui essa indic6 il condottiere 
deiresercito dei crociati. Da quesio punto, il piii alto della cittå, 
e da ctii si gode un bellissimo panoramma, fu mia delizia rima> 
nere lunghe ore, col Tasso alla mano, ril^gendo i diversi acci- 
denti, ed osservando i luogfai rioordati nei poema immortale. » 
Il CO. Napione di Cocconato osserva come € prima di risol- 
ver nuUa circa al sito della cittå che s' abbia da assalire, circa 
allo stabilire, diremo noi ora, quai esser debba la fronte del- 
r attacco, e circa il modo di investire la piazza, fa il poeta che 
Goffi^o si ponga sotto gli occhi, per modo di dire, una pianU 
di Gemsalemme e de* suoi contorni (C. m, 55). E per veritå 
non si pa6 meglio disegnare di quello che fa il poeta mede- 
simo. » E Torquato scriveva a Luca Scalabrino: «In Venezia 
non ho potuto trovar tavola alcuna di Gemsalemme, voiale, 
né per altra via: si che mi meraviglio che in Roma ve ne 
siano delle stampate. Quelle' di tutta Palestina non fanno a 
proposito, perch'io vorrei il sito particolare della citt^, ch^in 
quelle non si conosce. » L. 32. 

Galbani Napionb di Coccx)NAto Gianfrancbsco , Diicorso 
sopra la scienza militare di Torquato Tasso, Torino, fratelli 
Reycends, 1777. — V. Effemer. Letter, romane, 1778, xxn, 174. 

Paravia Pier Alessandro, Sopra un duello descriUo da 
un poeta arabo, nel romanzo di Antar , (Gerus. xix). Museo 
Scient. Letter, ed Artist, di Torino, 1843, p. 33; Leziom Ae-' 
cademiche, Torino, Fontana, 1843, p. 148-52. 

Mela Camillo, Scienza storica, geografica e mUiUwe di 
T, Tasso (La Gerus. Lib.), p. 126. — // Tasso e la scherma 
italiana. Id., p. 385. 

Giuseppe Bianchetti ci rende conto d* una Memoria di Laura 
Comiani letta aH'Ateneo di Treviso in cui pose a confronto 
le tre singolari tenzoni di Enea con Tumo di Virgilio, di 
Ruggero con Rodompnte delFAriosto, di Tancredi con Argante 
del Tasso. — V. Opusc, Filos. e Letter., Treviso, Andreola- 
Medesin, 1864, p. 67. 



223 



CRONOLOGIA DEL POEMA 



lo63. — Priini tentativi della Gerusalemme , giå pensata 
IQ Padova: la chiamava allora il Gottifredo. 

1506. — SoDO arrivato al se^to canto del Goitrfredo. Di 
Padova, L. 6. 

1570. -^ Iq qaanto a le mie composizioni procuri racco- 
^liore 6 mondi a la luce.... del Gottifredo i sei ultimi ran ti, e 
de* due primi quelle stanze che saranno giudicate men ree: si 
\eraniente che tutte queste cose sieno ri via te e considerate 
prima dal sig. Scipion Gonzaga, dal sig. Domenico Yenjero, e 
dal flig. Batista Guarioo; i quali, per Tamicizia e servitii chMo 
ho con loro, mi persuado che non ricaseranno questo fastidio. 
iktppiano perd, che mia inteniione sarebbe ch!e trowuiss^o 
e risecassero sensa risparmio tutte le cose che o men buone 
o soperchie giudicassero ; ma nelC aggiungere o nel mutare 
andassero piu ritenuti, non potendosi questo poeroa vedere se 
non imporietto. Memoria a Ercole RondineUi di Ferrara, 
prima della sna pai*tenza per la Francia con il capd. Luigi 
iV Esto, di quello che avrebbe dovuto fare se mai fosse morto 
in quol viaggio. L. 13. 

1574. -— Ho comincio qaeet* ap:o8to 1* ultimo canto. L. 18. 

1575, C aprile. — Dopo lunghe vigilie ho condotto dnal- 
mente al fine il poema di Goffredo.... E se, rom* io s|>ero, potr6 
cot confligUo d*alouni giudiciosi ed intendenti dåre il poema 
a la stampa r|iic8to settembre, me ne verr6 poi stare alcun 
mese a Koma: il che prima non ho giodicato che mi fosse 
l«*cito di fare, noo avondo soddisfatto a quel che mi pareva 
d* esser obbligato col sereniMimo signor duca mio padrone; 
dal qual obbligo mi parrå d* i»»er in parte alleggerito con la 
dcdicazione del poema* L. 23. 

1875, 20 maggio. — Ho cominciato a distendere Targomento 
della favola, o do gli episodi interscrittivi.... in prosa. L. 30. 

1575, 2 giugno. — Lessi a le Casette 1' ultimo canto {i Sua 
Altezza, o per quanto mostra, con infinita soa soddisfadone ; 



224 LA GBRLS. LIB. - CRONOLOGIA. 

e con la prima occasione, la quale non potrå tardai^e oltre 
quindici o venti giorni, coinincier6 a rileggerli tutti ordinata- 
mente da principio. L. 32. 

1575, 20 luglio. — Leggole (alla duchessa d'Urbino, Ln- 
crezia d'Este) il mio libro; e sono ogni giorno con lei mojte 
ore in secretis. L. 41. 

1876, 16 geanaio. — A me tornerebbe molto comodo di 
partire la seconda settimana di quaresima per Venezia, e die 
8* egli (Scip. Oonzaga) mi manda il libro — il GoflQ^o — par- 
tir6. L. 50. — Per accordarsi della stampa: Stampare sensa 
il primlegio de* venesiani non mi meUe conto, ed essi nol con- 
cedono a chi stampa fuor di Venezia. L. 54. 

1576, 20 febraio. — Per il rinnovellato sospeUo déUapesU.^, 
veggio i miei fini andarsi tanto allontanando, che non v^gio 
come o quando poterci arrivare.... L. 54. — La peste di Venezia 
cresce tuttavia.... si che io non posso pensare a la stampa per 
tre o quattro mesi ancora.... Voglio sperare che tutti questi im- 
pedimenti mi s*attraversino innanzi per mio bene, aocioch*io possa 

nnteramente soddisfarmi ne la revisione del libro, e mandario 
poi fuora con maggior mia riputazione. L. 57, 12 marzo 1576. 

1576. — Ho disteso minutissimamente TAUegoria non d' una 
parte ma di tutto il poema ; di maniera che in tutto il poema 
non v^é né azione né persona principale che, secondo questo 
nuovo trovato, non contenga maravigliosi misteri. Rlderate 
leggendo questo nuovo capriccio.... Ma certo, o Taffezione 
m'inganna, tutte le parti de Tallegoria sono in guisa legale 
fra loro, ed in maniera corrispondono al senso litterale del 
poema, ed anco a* miei principl poetici, che nulla piu , ond* io 
dubito talora che non sia vero, che quando cominciai il mio 
poema avessi questo pensiero.... Non é stata iatica se non 
d*un giortio. L. 76, — V. L. 79. 

1576. — FaTOla de la Gerusalemme. L. 82. 

1582, 10 luglio. — Del titolo del poema. L. 211, e 28 set- 
tembre 1582. L. 216, e L. 220. (V. Lettere di Orazio LombardeUi 
a Maurizio Cataneo, Tasso, Epist. u, 178-192. — Discorso di 
Fil. Pigafetta in materia dei due titoli del Poema della Geru- 
salemme. Tasso, Ediz. Ven. del Perchacino, 1581 e 1582). 

1585, 28 febbraio. — Risposta di alcuni dubbi sul Poema. 
Lettera a Gurzio Ardizio. L. 343. 



225 



KEVISIONE DELLA GEKUSALEMME 



Compiuto nelPaprile del 1576, dopo lunghe vigilie, il poexna, 
un interoo sgomento lo assale. Ei terne non rispODda al suo 
norne e alFaspettativa generale. Prima di avventurarlo al pub- 
blico, lo nmette a Scipioue Gonzaga, pa7'ie delC anima sua e 
la migliore, ue iDvoca il parere, lo prega si associ alcuni giu- 
disiosi cd intendenli (L. 2^i) ; vuole noii si conceda cosa alla 
grazia e all* amicizia (L. 52), gli si raccomanda che la lettura 
vada segi'eta, non si mandino fuor copie, né che serva per inter- 
tonimento altrui (L. 21, 40, 51), o vadano crrando per lo mondo 
(L. 35), e ci6 per molti rispetti, sovrattutto per non dar occa- 
»iono di cianciare ai peJanti (L. 52). Per6 desidera anzi tutto 
sisappia: che in moltc cose sarå da lui accettato il consiglio 
altinii; nia clie potrå talora esscre tale che non voglia accet- 
tarlo; ed in quoMti casi gli paro dresser quasi obbligato a 
render ragione della sua deliberazione, cho potrebbe forse da 
talaoi esser riputata arroganza (L. 24). 

Siedono a scranna, stretti a consiglio, il Gonzaga, il doUn- 
simo Fiaminio de Xobili che scrisse cosi felicementc de Canxma 
umana (11 Malpiglio ii) , Mons. Silvio Antoniano, Aguolo Va^- 
salini, chiamato il Barga, eccelit'ntissimo pocla (Prosc, i, 352), 
e S|>erone Speroni, internieiliario lo Scalabrino. Si libra ogni 
(tarola, ogni verso nella bilancia deironifo (1), si disciite sulla 

(1) Rifniardo a* conciwi <!<<* ver^i ci si tiin<*ttc al cnslo dH Gonzaga. 
to la prcpw, sfTivpvajrli Turquato, con ojriii artVlto cli»? non !«• nia gravn 
ratrati<*ar»i alquanto ^cr mia Kloria, i>artico|jrit)t>nt<* no la potitiira d<t' verHi; 
ch^ r>*rto V« no »»ou alruni, n<* non non mul ti, diin^tti, c talora troppo in- 
r«l<-jti; o^ a m(« ^ vpuiito fatto di mutarli: e »o quanto ella hi« iniona 
tii.if«itra, uon solo nr>l far di novo, ma n«*l rappe/7.ir**. DiihiUi anrora di non 
»•^Hi•r* alquanto liot*nzio«o on lo voci latin«*: {M*ro quell«* che ni nolraunn 
lof Via a^nia arcinar la mae^l«'!, narå hen fatto ch«* ni tol^auo. L. :{t. -^ 
K D«*Ua letl. t^: Altro non mi avanra da dirl«*, n<* non pn'^'arla rh«* tmlinoa 
in modo qii«*nti Ir« ultimi ranti, cUf non abbiano chr inM<Hare n i lor fra- 
\f\\\. Vé altrovr: Dal ntio piiili/io f* da la sua mano non |>otrarino iixrir a«! 
OOQ infioitt niiirlioraniPUti: ni io ho a^nipre piA ronlldMto n(* la %ua litna, 
rh«* n^ la mia. L. 78 <-* Sulu vorrtM rh'avv(*rlisH»* a la dul'cyjra del riiini«'ro, 
ni* la qiial nola ronnid«*rariour> ho d**Hi«l<*rato alquanto la dih»ri*nya di V. K. ; 
••h« cerlo n<« Taltrc parti ^ tanta <• «i »ri«i'lirio«.a. rh»» non itotrin t*%m*T piA ; 
nia io qu<*^ta non mi {lar rorrin|iondrr ('lifo oiriii ro<ta a libortå) a n^ iu<*- 
d<-^ma: aofi mi pan* f^hVlta non «ti rurt |niiit*>, y^ quanto racttjliro da 
alcuu coacicro. .. U. -17. — > l'ero il Ta^ao uou diaruitoMcova U impcrf<*zioo« 

15 



226 L.V GBRUSALEMMB LIBERATA. 

dolcezza del Dumei*o, sulle improprietå e per intiuo suUe col- 
lisioni. Il Tasso accoglie docile gU aTvertimenti , toma sopra 
i vei*si redarguiti, che, ribattuti a martello, non di rado gli 
riescono peggiorati (L. 21 e 47). Ma il sinedrio degli aristarchi 
non si tien contento di sentenziare su ci6 che appartiene allo 
stile, chiaina a sindacato anche quel che appartiene all* arte, 
alla testura del pocma, alla favola. In sul principio si tengono 
streUi a giudicare, non afiermano cosa alcuiia del tutto, sinché 
iion ne abbiano visto 11 tutto, dimandano 1* argomento in prosa 
(L. 2C) : appresso piovono i dubbi, le opposizioni. Ed ^li, fran- 
cheggiato dair autoritå di Aristotile e di Omero, dall* arte per^ 
petua di Virgilio (L. 29 e 30), spera disarmare i contradditori. 
Ma essi fei*mi e duri. Agli avrertimenti, alie ciausole arHfidose 
c con colori di rellorica pelasa (L. *J3), fiui seguitare sempi*e 
nuove pretensioni, e a modo di comando. 11 Tasso non sa piii 
che si dire. Se prima credette poco al proprio giudizio, ora 
ne crede meno che mai (L. 29); trova necessario chinarsi meglio 
al parere altrui, che ad ogni apparenza di ragione che gli 
paia vedere in contrai^io (L. 25); onde posto in tra due, Tau- 
toritå de* vivi e V autoritå de* morti , ed alcuna sua ragione, 
terne la sua credenza non sia riputata vanitå (L. 29). — Pur 
taluna volta si sente stanco, vuol lasciare la pratica di scri- 
vere ad ogni ordinario si lunghe lettere (L. 75) ; gli salla su 
al naso la mostarda, ed aneo con la collera T indegnazione, 
per r abbaiare di tanti bracchettt riughiosi eb* ogni giorno gli 
sono spinti addosso (L. 62). — lo conosco d* aver &tto errore 
in far vedere il mio poema in Roma (L. 66) , scriv* egli : mala 

del suo stiic: L* iinperteziono, ei scrive, é questa: ch*io troppo spessouso 
il parlar disgiunto: cioé quello che si lega |Mii^ tosto per ruaioneedepen- 
deuza de* seusi, che i>er copuU o altra cougiuDziooe di parola.... L. 47. — 
Ho fatte ancora alcuoi concieri pertiueati a lo slile, e per legar il pariare 
troppo sciolto, o per riroover alcun soverchio oraamentOf o per achivar 
alcuo modo di dire forse troppo audace e non del tutto puro. L. 80. — 
Tutte o gran parte de le forme di dire e de le parole, le qaali aono state 
da me trapiaotate nel mio poema da' buoni libri antichi desidero di lasctar- 
vele; e credo che sian per recare a me riputaziouc, e spleodore e maestA al 
poema.... Ma a Tincontro conosco d* essere slato troppo frequente ne'coo- 
trapposti, ne gli scherxi de le parole, ne le aUusioni, ed in altre ficure <ti 
parole, le quaii non sono propne de la narrazione, e molto meno de la nar> 
razione magnifica ed eroica; si che giudicu che tui sia quasi Decessario 
andar rimovendo alquanto del soverchio ornamento de le materie non oziose, 
perché ne le osiose nessun ornamento forse h soverchio. Ne gli spiriti e 
ne ^U ornamenti che nascono non da le pan^o ma da' aensi, mi pare, senza 
partirmi da i precetti de Tarte di poter essere molto men severo.... L. 75. -* 
V. L 431 (Ep. st. II, 139 e 451 e seguenti. 



REVISIONB DELLA GERrSALEMMB. 227 

(leliberaziooe fu la mia quando mi risoWei a mostrare il 
poema.... Vorrei esser digiuoo di cotesta revbione romana.... 
Foraiacasi tosto questa benedetta revisione (L. 67). — lo non 
TO*i>adrooi nå maestri e voglio esser libero ne*miei gindizi.... 
Quale sTentura é la mia che ciascuno mi voglia fare il tiranno 
addoMo! Consiglieri non rifiuto, purché si contentino di stare 
antro a i termini di consiglieri (L. 71). -— lo spero per me 
stesso di ridurre il mie poema in bnono stato, e tali sono i 
miglioramenti clie di giomo in giorno vo facendo, che poco 
avrå fors' esso a temere il giudicio de* piti severi critici, purché 
la severitå sia gusto de Tintelletto, a non gusto contaminato 
da la volontå (L. 73). -— lo non mi proposi mai di piacere al 
vulgo stupido; ma non vorrei per6 solamonte soddisfare a i 
roaestri delFarte. Anzi sono ambiziosissimo de Tapplauso de 
gii uomini mediocri; e quasiché altrettanto afietto la buona 
opinione di questi tali, quanto quella de' pid intendenti (L. 40, 
V. L. 42 e 387). -— Né mi contento di scrivere a pocbissimi 
quando ancora tra quelli vi fosse Platonc. 

Ma beo presto il persisto in sententia (L. 04, 65, 85) non 
o piii che una vuota parola: nuovi dubbl il turbano, nuovi 
scoramenti. lo sono necessitato, per uscire di miseria e cT an- 
ffonia, di stampare il poema, se non potr6 prima, almeno dopo 
pasqua; e le giuro (a Soip. Gonzaga) per Tamore e per Tos- 
Mrvanza cb*io le porto, che se le oondizioni del mio stato non 
m* a.«tringe88ero a queato, ch*io non farei stampare il mio 
poema né cosl tosto, né per alcun anno, né forse in vita mia ; 
tanto dubito de la rua riuscita (L. 47). — Irresoluto sempre, 
vuol conferire col Pinelli intorno al giudicio che si (a del poema 
a Koma (L. 36): con una commendatizi.a del Canigiani, amba- 
■ciatore toscano presso la corte di Fcrrara, si presenta al Hor- 
gbiiii, per avere il suo parere Uberamente et sensa aduhuone; 
invoca quallo del Salviati e si compiace cho voglia farne ono- 
rt^volissima menzione, cho ne lodi il disegno e la verisimilitu- 
dine (L. 83); gli duole che vada a Parigi pcrché ripromotteasi 
da lui mol to giovamento nolla revisione dol poema (L. 85). 

Tra questi nuovi tentennamenti i cicemquisitori romani di* 
vengono piii pe<lanti e piii irosi. Il Poctiiio (KAntoniani) che 
\no\ e!»«ere vescovo o canlinalo (L. 63)» e che il Tasso vorrebbe 
tnandar in Gennania a SjHicciar il santo (L. 70), torcc il grifb 



228 LA GBRL'SALEMMB LIBERATA. 

alla sola parola mago (L. 63) ; condanna ricisamcnte V episodio 
di Sofronia: Armida é uno scandalo; vuol tolti via gi* incanti, 
le meraviglie, i troppo soverchi amori ; gli fa baleoar dinanzi 
il tremendo anatema delP inquisizione, vorrebbe io breve ridotto 
il poema da esser letto con fratto non tanto da cavalieri quanto 
da religiosi e da le monache (L. 66). E il Tasso per non dar 
occasione a* frati di proibire il libro (L. 65); per non offendere 
r oreccfaio de* piii religiosi (L. 80), per soddisfare alla coscienza 
del buon padre del collegio geitnanico e alla propria, promette 
di non lasciar parola o vereo alcuno di quelli che paion all* An- 
toniani piii scandalosi, di rimuovere le stanze cbe paion piii 
lascive, se ben le piii belle, e perché non si perdano affatto, 
si consiglia di stampar daplicatt i canti iv e xvr cbe interi non 
darebbe che a 10 o 15 al piii, de' piii cari padroni e intrinseci, 
agli alt ri tutti cosl troncbi, come comanda la necessitå de*tempi, 
e per infino promette di far Erminia non solo cristiana ma 
religiosa monaca (L. 66 c 75). — Ma pol si spazientisce, e si 
dice pronto difendere, conti*a tutto il moudo, gli amori, materia 
altrettanto eroica quanto la {rloiia, o difenderli con ragione. 
con autoritå di Aristotile , con luogUi di Piatone che yarla 
chiaro chiaro, chiarissimamentc chiaro, — Ma il piii maligno, 
il piii arrabbiato di tutti é Tottantenne Speroni. (1). Né solo 
nega che il Gottifredo sia soggetto deguissimo di poema e di 

(1) NoQ lio ainico che {nii osservi c* piA aiui di voi, cosi Bemardo allo 
SiM*roiie (L. 218, vol. ii). — Voi il piA caro, il piA desiderato degli amici. 
e piA osservato da ino (vol. i, L. i&i). — lo vi amo con quella cariti ch« 
anio me medestmo, di sorta cbe dM niio air.ore altra roercede non aspetio 
che Tesservi caro (i, 1^). Ondu uon 6 a dire, con quanta effusione di animo, 
a (juesto Homo dirinisximo né luai appieno lodato (i, 50), e per giadicio 
universale in opni cosa i;iudtciosissinio (i, 5?), atfidasse Bernardo i' anico 
SUG Torquato. E Torauatu presc tosto ad ainarlo. I^o Sperone, oosi «gU, 
uonio eccelleuttssiuio, la cui privata caniera, in«ntre io in Padova stndiara. 
era solito di frcquentare uon ineno spfsso e volenlieri cho le pubblichc 
scuole, parendomi che mi rappresentassero le sembianxe dl qnelU Acca- 
deinia e di quel Licco in cui Socratc o Piatone avevano in uso di dispatare 
(Disoorso II del Poema Eroicu, Tasso, Prose, Edix. Quasti, i, 128). — Ma 
pi(k avanti lo Speroni non Ai senfa gelosia deffli onori e della fama cre- 
scenle del gioviue pæta, o lo prese apertamenle ad ostepgiare. Con poco 
lielo animOy cosi il Tasso. ei seute ogui mio accrescimento di gloria: ne 
sono ccrlo per alcune relazioni...., pure di«siniuler6* e voglio imparare 
([uealo inestiere ben bene. Quel ch'egli abbia detto di lue, nol cerco, nia 
imagiuo assai male (L. 74). Ci6 non ostante, ei lo trasceglie a reviaore del 
suo poema (L. 57, 63, 65, 68, 71) ; e quantuuque a Koma lo visitasse ogni 
sera (nel 1575, nella sua casa a S. Salvatorc delle Coppelle); quantuttqu«> 
non lasci occasione di gratiticarsclo (L. 51. 66, 68, 81), e togliesse a parlamt* 
«olla duchessa di Urbino e co'l duca di Ferrara, in modo non solo ooonv 
votissiino, c tanto opportuno a'disegni di lui, quaoto inopporiuno alla somtua 
de' suoi ri.. 66): e prolos&i di avcno sempre ouorato e celdbrato, e niostri 



RBVISIONE DELLA OERUSALE.MMB. 220 

'•loria (L. 32), ma libero ufficio di dottore assume; fa succe- 
dere a\TertimenU ed avverlimeuti, che sono affatto affatlo nulla : 
ma Ta spacciando il pocma coDsorta de* suoi dialoghi (L. 66, 
67), e in due lettere al Pacciotti (29 genu. e 24 febr. 1581) lo 
dice ladro delFarte sua, e tuoI chiarire il mondo quanto gli 
ebbe usurpato quel povcro pazzo. Accasciato il Tasso, dopo 
due anni d'infinite torture morali, che tanti ne dur6 la mal- 
aogurata revisione, commcia a farneticare daddovero : il poema 
rimao abbandonato, finché se ne impadroniscono gli stampa- 
tori, e roentre, come matto, é rinchiuso in Sant*Anna, senza 
por esserne consultato, non istraniero a ci6 il cousentimento 
dai principi (L* 138, 151), con danno non piccolo e dolore ed 
afllizione maggiore de Fanima sua (L. 145), vede piii volte stam- 
pato il suo poema, non solo mancaote di quegli ultimi tocohi 
rhe r autore suol dåre alPatto della stampu, ma ch*é peggio, 
con disonesto strazio, mutilo c scorrettissimo (V. L. 141, 104. 
3>^7, e specialmente la L. 434. — (luasti Epist., ii, 430). 



il«>Mderio col *uo SonUbrioo che lo S|x»rone lo aini o proc*Hlfl «ito liii !«in- 
cerament«, e pre^hi Painiro ad usarvi n^ni artiflzio (L. oO). purt* e rxixtn'llu 
a t«ni(*re d«' cattivt ufflci di qu^ato tiomn in.stizi'thi/f. \i qualt* chiarainent«* 
irli ti mottra maligno ed ioKrato ^L. (i6). K a tanto Kiunsi* la lualevol^nfa 
dello Sp^rooi che non <*sil6 di spacciare che il poema del Tasso era eofnot'te 
«le' suoi Dialoghi (L.60e 07), di chianiarlo furem aliruae laudis (Kr. Lauara, 
I>p|tera, 31 dec. 1575); e scriveado al Puriolto (L. del 29 geon. o 24 febr. 
lIiSl) dice riciaameote che quel pn:so si av<*a usurpalo le ^ue fatiche, 
che il discorao tul Poema eroico non era dd Tasso, nia tutta cota sua. n 
rbe ne arrebbe chiarito il mondo. Non \K%U»a non iKd**gnarseno TorquAto; 
oode neirAminta rolealo adombrato nell'iuvido Mopao. Onde egli riaentitao 
mente allo Scalabrino : roala deliberaxione fu la niia quando mi risolvei a nio- 
vtrartrli il poema... Que'auoi avvertimenli auno atratto nulla (L. 67). A 
o|rni modo, o tardi o per tempo, l'avrenio a ronipero; e la rotlura aarå tantu 
roafTfnore quanto piA tarda (L. 71). K allo kIcsko: lo spero per me Rte5tn<> 
di ndurre il mio poema in buuno »tato; e tali sono i niifrlioraroenti che di 
ifiorno in giorno vo tacendo, che pof^u avrå fors'egli a temere i giudicii 
tie* piA «everi rritiri, purrtiA la »evfritn loro sia guiito de I' inlelletto, e »on 
initto contaminato de la volunta. A frii autmalati il vino pare aroaro. In 
•oninia, ora ho ni<*«no Paninio in pnco di vul**r alqunnto lentamente pr<»- 
aedere ne le^Uiione Ucl niio |iofma. non duhitu di aulla; ma per altn n- 
cpetti (i fplali voi potete imniaptiar**) avrf>i a raro. se tu«<«e postihile. *]\ 
non rumpare c*m toato ron eaao lul, «<' l)<>ii io ^iii*lir|ii alfatlo iuipiH^ihj.c 
il durar «<*co lungamcnte.,.. L. 73. 



230 



CRONOLOGIA DELLA RF.VISIONE 



1575, 18 marzo. — Sono in grandissima ansietå d^animo, 
vedendo che V. S. (il Gonzaga) non in*accttsa la ricevuta dei 
quattro primi canti ch*io le mandai da Ferrara il 2 di qnare- 
sima, né meno la ricevutn del quinto eb* io le mandai da Pa- 
dova 15 glorni sono. L. 20. 

1575, 20 marzo. — Le mando il sesto canto. L. 21. 

■ 31 marzo. — Lascio al signor Giovan Vincenzo Pi- 
uelli il settimo. canto, che Tinvii a V. S. (al Gonzaga); nel 
quale ho sudato molto, perché molto avea bisogno di lima: 
ho cancellatevi molte cose afiktto^ e ritrattele di novo; qnanto 
felicemente non so: e tanto piu ne sono incerto, qnanto io sono 
meno atto a giudicare de i parti ancor rescenti. L. 22. 

15 aprile. — Le mando Tottavo e il nono canto. la 

qnanto a V ottavo, ho da dirle ch*io non rimango a pleno sod- 
disfatto de la congiunzione che ha co^l precedente canto; ed 
ancora che prima fosse piii distaccato.... L. 25 e 28. 

Tutto qnello ch*é sino al nono, trattine i tre primi 

canti rifatti quasi del tutto, furono fatti in tempo ch*io non 
era ancora fermo e sicuro, non dir6 ne Tarte, ma in qnella 
ch*io credo arte; onde han bisogno di maggior considerazione, 
che non avrå il rimanente del libro da qui inanti ; dove, a mio 
giudicio, si vedrå miglior disposizione. L. 25. 

27 aprile. — Sara con questa mia il decimo canto. 

L.26. 

Ho fornito V undecimo. L. 33. 

1 1 giugno. — Avrå con la presente lettera V undecimo 

e *1 duodecimo ; ne* quali temo che vi siano infiniti errori di 
penna, perché non ho avuto tempo di rivederli, ed alcune voci 
troppo spesso replicate nell* undecimo, che spero di variar poi 
a piii beir agio. L. 35. — Non trovo quando mandasse i canti 
XIII, XIV e XV. 

- 20 Inglio. — Con questa saranno i due canti. xvi 
e XVII. L. 41. 



CRONOLOOIA DBLLA REVISIONE. 231 

^— 4 ottobre. -* A qucsta saranno alligati i tre ultimi 
canti. L. 48. 

— — Prego V. S. a legger questi tre ultimi canti come cosa 
imperfettissima. L. 47. — Tra per la fretta e la malattia.... 
questi ultimi canti piu di ciascuno altro rimasero sparei di 
molte macchie; né ora in questa prima rcvisione, come abbia 
mutate molte cosette, gli bo pcr6 politi molto diligentement^. 
riserbando questa esatta politura a Tultima revisione, a la 
quale desidero con grandissima impazienza di venir quanto 
prima sia po!<^ibile: con tutto ri6 credo ch'in e.<8i (forse amor 
m*inganna) sia tanto di buono, quanto in qual si voglia de 
>;li altri lor fratelli ; e mi oompiaccio nssai M penultiroo e«! 
ultimo, roa piii de T ultimo. L. 47. 

La prima lettrra cho paria della reviitiono ha la data dfi 
18 marzo 1575; rultima t*. M rle<H>mbrc 1570, 



T)V\m, .\PPrNTf, DISQTJISIZION! 



Cnnto t. -* Muta in parte la proposiziono (C. t, M, i) e il 
principio dclla narrazione (»t. 0) che poi rifiuta. L. 49. -* Voi^ 
rebbo trovar modo di di re in un episodio brevemente tutte le 
azioni principali che furono fatto da* cristiani ne* aei anni pn*- 
rodenti de la guerra; e 1 modo potrobb* e^^er quosto: cho quando 
i cristiani (nel primo canto) »i ra^mnano a concilio, si ragunino 
in un tempio dove sian dipinti il conrilio di Chiaromonte, il 
paAMgsrio per tcrra e per mare dt** cristiani , la unione latta 
da loro sotto Nicea, T efipugnazioiie di Nirea, le rotte di Stv. 
Uroano* la pro^a di Antiochia, la rotta de*IVrsi, il pa^saggio 
ollre r Rufrate; ch6 ae bcno di tult«* »pn'?»te cose ve n*o i«pai'»a 
qua e 1;\ alcuna meozione p<*r lo pot>ina, non mo vc^lcre p(*rchi> 
non debba enser carUsimo al letton* che ^li si dia iii dieci <> 
quin:lici stanze, al piii, ordinaUimentc la vera notizia de le azioiii 
tatte da* cristiani. L. 57 e GI, C4, 00, 70, 75. — Nel primo ho 
mutato quel che ai diceva de lo 8d(>^no di TriiuTctli, ed ho 
ag^nuDta uua stanza del parere di Kinaldo circra n^N*9«ario. 
L. 57. — Sul personagkMO Ouelfo. L. 57. 



232 LA GERISALEMME LIBERATA. 

Sull* iDTOcazioae alla Musa Urania. L. 1519. — Sul sogoo 
mandato da Dio a Goffrado. Id. 

CaDto II. — Episodio di Olindo e Sofrooia. — In quanto a 
r episodio di Olindo voglio indulgere genio et pnncipi. L. 2«"). 
— AT episodio di Sofrooia apposero : prima, che fosse troppo 
vago; appresso, che fosse troppo tosto introdotto; ultimamente« 
che la soluzione fosse per macchioa. L. 31. — Se il dubbio si 
stenderå solamente ad alcuo verso, com*a quello: Che vipor- 
taro i creduU detoti, ci6 non mi då noia: mi rincrescerebbe 
bene infioitamente che il dubbio fosse diretto cootro la sostanza 
de r episodio.... Domani, tutto che sia T ultimo di camerale, 
io voglio andare a starmene con Tlnquisitor Ferrarese« per 
chiarirmi di questo dubbio. L. 56. — In quanto a 1* episodio 
di Sofronia, ho pensato di aggiungere otto o dieci stanze nel 
fine, che *1 &rå parer piii connesso ; e di qucUe sue nozze £ur6 
come Torranno. In ogni modo quella stanza : Va dal rogo a le 
not se, avea da esser jnutata. L. 57. — lo ho giå condennato con 
irrevocabil sentenza a la morte T episodio di Sofronia, e per- 
ch* in vero era troppo lirico, e perc' al signor Bai^ga ed a gU 
altri pareva poco connesso e troppo presto; al giudicio unito 
de* quali non ho voluto contrafare, e molto piii per dara manco 
occasione a i frati che sia possibile. L. 61. — Desidero che li 
diciate (allo Sperone) ch^io m*induco a rimuover 1' episodio di 
Sofronia, non perch* io anteponga V altrui giudicio al suo, dal 
quale fu accettato per buono ; ma perch* io non vorrei dar oc- 
casione a i frati con quella imagine o con alcune altre cosette 
che sono in queir episodio di proibire il libro. L. 65(1). — lo 
mi vo risolvendo di lasciare T episodio di Sofronia, mutaodo 
alcune cose in modo ch' egli sia piii caro ai chietini, né resti 
\)erb men vago. L, 70. 

(1) Il i»oota compone la tnacchina epica di uomini vivi. che oiVtano eil 
amauu; e neila osplicaziooe di quostn due put<*nze balzano in piedi le dan 
iiDBgini tipiche del iMx^ina e Tamore. la quella ^ (ioffrtNlo, Tancr«4i; ia 
questa Sofronia, Knninia e Clorinda. Nel cantare di quelli Tasso \*a difilato: 
la straee, Itf g^ucrra cd il san^uc lo inebriano di un santo furore: si traUa di 
conquistarc con le arini il Sepolcro di CriHto, le reliquia fAik cara del cristia- 
nesimo; il loco, donde prese Tabbrivo TnmanitA, a penetrare i cieli ccrf 
Dio forte ed intmortale. Ma quando plasma quelle dolcissime creatnre, ii>- 
tente al caldo lavorio deiramore, e^li é quasi esterrefalto della bellezza 
' della saa opera, sente quasi la punta di un peccato e si nasconde, cnm^ 
un Adamo peccatorc, alla faccia di quel Dio, cho gli ebbe ispiratJ tanta 
belleua e tanto aniore. Teme del S. Otlizio. Se cint^ant'anni innaaxi fossero 
nate quelle iniagini nmliebri, avrebbero decorato di loro presenza il triontale 
corteo delle Muse, con a capo 1' Apollo ellenico. introdotto da RalTaeHo 



DUBBIt APPUNTI, DISQl'ISIZIONI. 233 

■ Ncl sooondo non é neoessaiio vhe si dica die il cal- 
li£Ri sia in Gaza, essendoj^i dettu nol primo. S*é rimosso in 
Sofronia quello O fosse tolto a vofto; e mutata la prima stanza 
de r orazion di Alete, in maniera che si leva quella che parca 
soverchia adulazione, e si risponde a quel dubbio che Goffredo 
sia prima presupposto capitano; peroché dice Alete, c*a ragione 
qoella adunazione d*etH>i non si sdegna ora d*ubidirlo, poi- 
c'anco prima che fosse capitano, ella riconosceva da lui o da 
i suoi consigli tutte le vittorie e i regni. Si che pa6 ragione- 
volmente Alete, nel progresso del ragionare, mostrar d*attri- 
bair a lui solo tutte le vittorie passate. L. 87. 

Canto III. -— Nel terzo ho mutato tutti i versi c^oflTenie- 
vano, ed in particolare il vostro (orecchio); di maniera rhe 
stiroo rhe stia æisai bene. Ho aggiunta una stanza, in nominar 
particolarmente chi sono gli uccisi di Dudone: e forse n*ag- 
giunger6 un' altro. Che cen(o e rento opprime era troppo secco. 
1^. 87, 

Canto ir. -» Credo che in molti luoghi troveranno forse 
alquanto di vaghezza soverchia, ed in particolare ne Tarti di 
Annida, die sono nel quarto. L. 25. — Mi da il cuoro di far 
pariare Eustazio in modo, ohe le sue parole saranno lette con 
diletto. e che potranno trarre il Consisrlio nel suo parere, o 
iioffredo dirå alcune parole a propos»ito. L. 27. — Nel quarto 
canto, ove si paria d*Idraote, si paria di lui cosl, che quasi 
|>are c-ho voglia personalrocnte intravenire a quella guerra: 
per6 bi*<ognerå (orre via quoUe due o tre |)arole che posMon 
dåre sospetto di questo.... Hisop^iierå giungere una stanza di 
qualche tecreta pratica fra Aronte e quei di Damasco, che 
s* offerissero di dar loro una porta, o cosa simile; acoi6 che 

H'-li«* stans«* dHln S(>frniitura di Pap« GiiiHo 11; e !■ mano dt I.«»on«« X avrrhlM* 
wi U frunl« di Eritiinia r di Sofronia iitainpato 11 H«>ffno d<* la Croo«*. riroit- 
nlialnr«> in OetA Cri«t*> del c\Ao e d«*lla trrra. II Daturalinino paf?ano «• lo 
*|nritualtMino criMiaiiu noii (m>uo ii<>iiiiri. Nn«ruuo da uiiotle««o padr<>. v<*rbo 
fil uiiiv«*rvji rr«'aiion'>. Iji V<*n<*rf* doi ((p'ci A iinmonda p^r fri' immoridi : 
tiia pei niondi A tin raift'«" di divina riv<flaii«»n«» Otnnio inNNWa wiwurf**. 
II tioo BV4*re frlnhflrato liMio tale qualfl lo aiiuniraron«) iK^Hti nHrurthne ua- 
tnral^, fu il (MNvato rh*« nii«i* a<^i<iina tra auel naluraliftmo e In apiritualiamo. 
Ma il Oi^to rt*<l#i|iU»r<t fa la |M)U*iiza drlia loro riroueiliairiono ** conouMtK 
«• i PonlWlri romani, Virflrii di Im. «i li^nn^ro dlvinameutfl d»»pnl«ti a coiii- 
pi*»rlo. [>a quoAto \ø* fr<*ntiU arci»w'li«»nf« fatto in Vati<'aou allf arli riwrU«. 
H da qu^lo la terribila anthiri >n** di Papa (tiiilio. rh<* ctmqua^^a f «piaiia 
il nionuinento »ii^ aaoto <« piA h<*llo dnl medio 4*v», la tia^dira di S. Pi«*lro. 
p^r darla • riwifirar* a lirnmaiil** «• MirlK*Uii4r»»lo. V. /.•»/«// roiti. V l.i-vi 
F ) llipn<Nl«Uini. p Si. 



234 LA GBRDSALBMME LIBBRATA. 

la cosa aia piii verisimile, cbe con dieci soli si possa sperare 
taofoUre. L. 41. — Nel qnarto sta Tazione priocipale troppo 
sospesa ed é difetto irremediabile. L. 29. — Desidererei di sa- 
per piii particolarmente quali parole ToffendaDO (il Gonzaga) 
nel pariare di Plutone. L. 87 — Sul personaggio Idraoie. L. 605, 
608, 628, 629 e 640. 

Canto V. — Nel quinto non vorrei quella tanta impronti- 
tudine de i cavalieri, cbe cfaiedevano d* esser eletti, perché non 
si porga maggtor occasione a Goffredo di ritenerli ; o vorrei in 
somma levar di lå quelle due stanze de Tarti d* Armida. L. 41. 
^- 11 trapasso, eb* é nel quinto canto, da Armida a la conten- 
zione di Rinaldo e di Gernando, e*l ritomo d' Armida, non é 
fatto con molta arte. L. 25, 27 e 28. 

Canto vt. — Ora sono intorno al sesto canto; e le priuie 
mutazioni designate (le quali, a creder mio sono necessanssime), 
le far6 tali quali bo scritto. L. 72. — ' 11 sesto bo in gran pane 
riformato. L. 80. 

Canto VII. — Intorno a Tepisodio di Erminia gli si appone : 
non esser verisimile eb* una donna timida di sua natura s* ar- 
masse, useisse della cittå, e s* arriscbiasse d* andare nel campo 
de* nemici, senza cbe Tancredi avesse prima posto ordine tale 
eb* ella potesse venire a trovarlo sicuramente. L. 57, 74, 75. -> 
Est Deus in nobis, agitanie calescimus illo.,.. Ho.condotto a 
fme la favola d* Erminia, come ba voluto la musa, se non come 
avrebbe voluto 1* arte. L. 77. — Gli si appone cbe negli errort 
di Erminia e di Tancredi si slargbi troppo dalla favola. In questo, 
el dioe, bo appai*eccbiato gagliardissime difese. L. 25. 

Canto VIII. — In quauto a 1* ottavo, io non rimango a pieno 
soddisfatto de la congiunzione cbe ba co*l pi^ecedente canto; 
ed ancora cbe prima fosse piii distaccato, perche cominciava 
da la venuta di Carlo, non so per6 se quelle quattro stanze 
aggiuntevi operino tutto quello cb'io vorrei. L. 25. — Il dubbio 
del signor Flaminio ne 1* ottavo mi piace; e mi fa spiacei*e 
quella parte. cl miracoli sono sovercbi e, quel cb*é peggio, 
non belli ; e quel canto poco legato e con 1* anteriore o fra sé 
stesso : ma molte volte si ianno de le cose, percbé non ue sov- 
vengono de le migliori. » Strettezza di narrazione non mi par 
giå di vedervi, massimamente |iarlandosi in persona d* altri.... 
L. 30. ~ V. L. 31. 



DCBBt, APPTNTl, DISQUISmOXI. 235 

Canto IX. — Dubbi del poeta sul nono, e dubbl mossigli dai 
revisorL — Aggiunte che vi vuofe introdurre. L. Po. — V. L. 32. 

M*hanno sin al decimo (cbé piii oltra non ho nova c*ab- 
bian visto) fiitto quattro opposizioni : la prima ad alcune stanze 
rhe segoono a la proposizione, esortatorie a i principi cristiant; 
le quali non vorrebbono in quel luogo: la seconda a un epi- 
Bodio, come a poco ligato con la favola: la terza al costume, 
ch* in un luogo par che Goffredo non sia simile a sé stesso ; 
roa a questa si rimedia con la mutazione di due stanze: la 
quarta é intomo al tempo ; ne la quale s* ingannano, credendo 
eh* io m* ioganni, e so donde procede 1* inganno. L. 3G. 

Canto XI. — Osservazioni del Barga. L. 18. — Della torre 
di legno. L. 35. 

Canto XIII. — Il mezzo voramente de la favola é nel ter/o- 
decimo, perché sin a quello le cosa de* cristiani vanno peggio- 
rando.... nel mezzo del xiii le cose cominciano a rivoltarai in 
meglio. L. 26. 

Canto XIV. — Ebbi dato a la prima meta del quartodecimo 
qiiella pei-fezione obe per me si poteva maggioi-e. L. 54. — 
Mancano nel xiv le lodi della ca^A d*F!ste: il rimanente ha 
quasi Tultima perfezione.... E per confessare, com*io soglio, 
la mia vanitå, io mi son compiacciuto a&sai nel conciero di 
questo ranto, o, per dir meglio ne la total riformazione: pc* 
rocch j non solo ho accomodato a mio gusto tutto ci6 c* appar- 
teneva a la favola; ma ancora migliorate molte cose che ri- 
guardavano Tallegoria, de la quale son (atto, non »o rome, 
roaj^gior prezzatore ch* io non era ; si che non lascio pa.«sar cosa 
che Don possa stare a martello. L. 5G. — Mutamenti che vuol 
introdurre nel xiv. L. 80. — lo mi aflatico intorno al xiv; e 
veraroente posso chiamar questa fatica, poich*é senza dilettu. 
— Ijfk musa non mi spira i soliti spiriti : si olie ci'edo che in 
questo nuove stanze non vi sarå ecce^so d*omamento o d*ar> 
Kuzia: spero nondimeno che nc* ver.^i sarik chiarezza, e iacilitå 
»etaa viltå.... L. 51. 

Canto XV. «— Della navigazione. »• Cominrierå la navigaziono 
nou de riCgitto ma de la Palestina.... da Ascolona, luoiro vi- 
et ninsinio a (terusalemme. V. L. 52 e 54. 

l/epiAodio di Armida pare ai n^visori troppo lu.<in^*hiero 
p sovercbiamente lasriro, maksime ove descrive i diporti anio- 



23C IJi GERUSALBMUB LtBERATX. 

rosi di Rinaldo, i vezzt della maga e gli adeacaxnenti di tatto 
quel giardtno, ideato a bella posta per corrompere ed effemi- 
nare I* indole geuerosa di queir eroe. ^- V. L. 80. 

Canto XVII. *- Rimoverd i miracoli del canto xvti.... L. 63. 
Ora ro affiitico intorno al xvn canto, ove ho da fare molte iatkoso 
e Doiose mutazioni ; e dubito piii di questo solo che di tutto il 
rimanente, perché omai mi par d* aver superati gli altri luoghi 
piii difficili. L. 80. 

Canto xYUi. — Dei miracoli del bosco e di Rinaldo. L. 48. 

Sui tre ultimi canti del poema. L. 47 e 48. 

Qttali cose intenda rimnovere nel timore non gli soprag- 
giunga qualche impedimento da Roma. L. 60 e 63. V. L. 532. 

Mi servo piii volentieri de i nomi de Tistoria, qaaudo vi 
sono, che de i finti.... L. 21 (V. Prose, i, 11 e 12). — Scrissi 
di vera storia e d* eroi veri, Ma gli accrebbi e gli omai quasi 
pittore Che finga altrui di quel ch*egli é migliore Di piii vaghi 
sembianti e di piii alteri. Son. er. xxiii. 

lo so quanto sia caro a mol ti il riconoscer ne i poemi una 
ct'rta siroilitudine e quasi imagine de la storia, in quello che 
non guasta la poesia. L. 57 e 25. 

Quali cose sieno sue finzioni, in quali non si allontani dat;li 
storici. L. 82. 

Neir azione atti'ibuisce quasi ogni cosa a Goffredo, e i priu- 
cipali cavalieri non vi fanno quella comparsa che si conviene. 

Della necessita di GofTredo e di Rinaldo e della coordina- 
zione fra loro. L. 32, 51 e 60. — I molti cavalieri sono con- 
siderati nel mio poema come membri d*un corpo, del quale 
é capo Goffredo, Rinaldo dcstra; si che in un certo modo si 
pu6 dii*e anco unitå d' agente non che d* azione. L. 25. 

Se Taccompagnare T azione di Armida con T azione prima, 
quasi sino al fine, possa altrui dar noia, e far parere ch*egli 
abbia presa Armida per soggetto principale. L. 42. 

Distinzione fra 1* azione una d*nno nuroero, ed una di molti 
in uno. L. 32, 38, 39, 87. 

Sul signifioato del termine Deus ex machina. L. 45. 
Sulia maggior efficaria deU'arte magica. L. 40. 



DlBBl, APPL'NTI, DiSQULSlZlOXt. 237 

Sul meraviglioso nel poeroa. L. 47. Proae, i, II. 
Sul verisimile ne* poemi. L. 61. Frose, i, 11. 
Deir ornamento e del roaguifico. L. 77, 78, 80. 
Degli episodl di nocessitå connessi e verisimiglianti. L. 61, 
64, 75, 87. 

Deir Allegoria del poema. L. 48, 79. 

CONCIERI 



C. I, 8t. I. ProposizioDO mutata. L. 49. 

C. 1, st. 6. Mutamento proposto della narrazione. L. 49. 

C. II, st. 57, y. 8. K molti dietro acean scudieri e paggi. 

K roolti intomo hanno Bcudierie paggi. L. 28. 
O. II. »>t. 02, r. 3. Cbé la guerra aspettiam che minacciate ; 

E se non TieD, fra 1 Nilo suo ci aspetti. 
Cbé la guerra acceUiam cbe minaociate : 

E ^et non vien, fra*l Nilo suo n'aspetti. L. 28. 
C. II, 81. 04, V. 2. Or ce n' audrcnio omai, 

Th in Gerusalemroe ed to in Egittc... 

lo in Gerusalcm, ta verso Egitto ; ovvero : 

lo r<V Gerusalem, tu ver«o Egitto. L. 28. 
i\ I, Kt. 28, V. 1. I/oiiono giå nel rielo anco i ccle^ti. 

11 dire: c I/oilon giå au nel ciel.... > per li troppi mono^illalti 
fd acconti é duretto, L. 47. — Mut6: 

Oli oilono or hu nel cielo.... 
r. til, 8t. 57, V. 1. Ha da quel lato donde il giorno appare. 

V. L. 28. 
C. IV. aX. 'J5, V. 1. Douuu, st* pur tal noiu<* a te conviensi. 

V. L.:u. 

C. VI, 8l. 99, V. 7-8. V. L. 17. 

C. VII, bU 44, V. 8. Sot to pocct'o riet .— afrgiuiito diffso. L. 22. 
C. VII, «t. 52, V. 8. .Vi ptirpurri tiranui — id. id. 

C. %!!, st. 91, V. 7-8. Ma raddoppiando Va tagli e puiitu. 

Non »o 86 tagli h'i pronda in signifirato di colpo tirato di 
taglio; non piarendo si niuti co«>\: 

Ma raddoppiando V'a le porco^se. — Riten ne: 
Ma raddopi>iando Va tagli e punte. L. 22. 



238 IA GERLSALEMME LIBEItA.TA, 

C. IX, 8t. 'Sif V. 1. Tra qnei che seg:no dier d* ardir piu fi^anco 

(aspretto aozi che no). — Mat6 : 
Fra ooloro che mostrar il cor piii fraoco. 

L.47, 
C. IX, st. 85, V. 6. Fer tempo al suo dolor, tardi alPaiuto 

Troppo rubato daUa Canace^ 
Alla vendetta s), non air ainto. L. 25. 
C. X, st. 4, V. 7-8. Che sa le vie, né di chi il guidi ha d* uopo 

Vér la montana Arabia e vér Canopo. 
Mutinsi cosl: 

Che sa le vie, né d* aopo ha chi *1 guidi 
Verso il confin de* palestini lidL 
Questo ultimo verso o quel che non mi piace, e che mi f«'so- 
prastare; pure servirå per un interim, 
Mut6 dipoi: 

Di Gaza antica agli arenosi Udi. L. 28. 
C. X, st. 11, V. 1. Or perche, s*io m*ap/xmo.... 

Åppongo é meglio, e piii toscano; che pongo dicono: e 
cosl credo che si debba osservare ne* composti. L. 28. 
C. X, st. 11, V. 3. Che inutilmen te grande viaggiotoltoAvrai... 
Si då Taggiunto di grande al viaggio non grande. V. S. 
favorisca di matarlo. Åspro viaggio... L. 28. 
Il X canto chiudeasi col verso: 

Quel dl rivolse ad oppognar le mnra. L. 38. 
C. XII, st. 68, V. 1. Non morl giå, ché sue virtuti accoise — 

Di questo conciero rimasi soddisfattissimo. E non posso, 
quando il leggo, non ridermi, e non burlarmi di me stesso, che 
penai tutta una sera per accomodare que* due versi, e gU mutai 
in cento modi; e pur non mi sovvenne questo cosl buono e 
cosl naturale. L. 47 a Scip. Gonzaga. 

G. XIII, st 46. Non mi piace la stanza. «— Non venne mn- 

tata. L. 37. 
C. XIII, st. 52, V. 1. Farla cosl tutto di fiamma il volto. 

Paria et cosl, fatto di fiamma il volto. L. 37. 
C. XIX, st. 104, V. 8. Non scese, no, precipit6 di sella. 

Sul conciero di questo verso V. Serassi^ Vita, i, 238. 
C. XX, st. 23, v. G. E i duo che manda il nero adusto suolo. 

Stauotte mi sono svegliato con questo verso in bocca. Et 
in dicendolo mi sovvenne che V epiteto nero non convienc, per- 



roN'ciBRi. 239 

rho la teiTa adusia e anzl bianca che nera ; e '1 coior negro 
nc le terre é segno di grassezza e di umiditå. Tornai a dor- 
tnira; e aognando lessi Iq Strabone, che T arena di Etiopia « 
d* Arabia e bianchissima : e poi questa roattina ho trovato il 
luogo. Vedete cbe sogni eintditi sono stati questi! Bisogna 
dunqne mutar quel verao e dire: 

K i due che raauda il piii fervente suolo.... L. 88. 
C. XX, st. 72, V. 8. Sta dubbia in mezzo la Fortuna e Marte. 

Potrå forse parere ad alcuno chMo introduca le deitå de* 
geiitili. Se cosl é, riroovansi queste e tutte Y altre parole simili : 
ma vo ci*edendo che queste voci si fatte siano tanto ammollite 
da r uso, c* altro mal non suonino, né altro senso licevano da 
gli uoroini, se non che la sorte de la guerra, per lo valore 
de* soldati contrapesato, cra dubbia.... L. 48. 

Sal dubbio di alcune parole. L. 30, 31, 35, 43, 47. 

Su alcune improprietå appostegli. L. 52. 



TORQL'ATO TASSO, IL SUO I>OEMA 
E GU STAMPATORl. 



I^*aver voluto il Ta»90 fogg'iare il suu poeroa sui precetti 
Aristotelici; Taverlo voluto presidiare di cnnoni co'suoi Di' 
.vcorjri deUarVs poeiica; Tessersi egli prefisso di Rtarne (|uasi 
rinchiuso entro que* cancelli , e non altrimenti de* fanciulli che 
imparano a scrivere, non ardiscono di stendere alcuna lettera 
fuor le righe segnatc (L. 04); il dubbio di non eHsor stalo 
tropfK) osse(|uioi$o al frcn dcf Carte, e quindi il tribunalo della 
ronsulta, e quindi la inces^anti critiohe piOTUte da quel con- 
»es90 di vice-inqui^titori pedauli, dall* Antoniano sognatamente; 
il KOpraggiunto iiifortunio, o, co[n*ei lo chiama, asseilio della 
peste, cbe gli toglie di recarjii a Venezia, doye avea fernio di 
ritampare il suo poema, lo ire cortigiane dii»oi, le incerte e 
faUe imaginazioni che gli scorabuiarono 1* intelletto, i vaneggia- 
rneuti. le peregrinazioni, la prigione da ultimo, ecco le tante 
cagioni che vietarono a Turquato di poter mutar e con libera 
cffjtane il suo poana, di migiioi'ario serondo ii suo primo 



240 LA 6ERUSALEMSi£ LIBERATA. 

proponiniento, dispome a suo pro e a sua voglia (L. 109) e 
di faroe eg\i stesso la pubblicazione (1). 

É giå noto come oella sua fuga da Ferrara, ci avesse la- 
sciato tutte le sue scritture. Il perché il poema, che cost6 al 
suo autore ben tredici anui.di fatiche, divenne ben presto un 
traffico, UDO scandaloso mercato di quanti librai, stampatori, 
aniici di ventura gli si gittarono addosso. 

11 Tasso, meglio che altri, cooobbe la veritå del motto vir- 
giliano: sic vos non tobis mellificatis apes; e Taltro pur 
virgiliano : miraturque notas f'ondes et non sua poma, che 
tutti si fecero a gara ad iscroUare la gravida pianta finché 
non ne rimase vedova e dirubata. — « Mille scudi, ei scrive al 
card. Albano, avrei avuto dal mio poema, se le due volte ch*é 
stato stampato fosse stato stampato da me: ed il signor duca 
di Ferrara ha cousentito che si stampi ; o non ha saputo pro- 
vederci, volendoci provedere: e mi tiene prigione come matto, 
e non mi facendo dar se non le cose necessarissime > (L. 162); 
e allo stesso cardiaale: cmolto la prego che voglia far opera 
col signor duca mio signore che si stampi il poema e le rime 
mie.... e che quell'utile che se ne trarrå, molto o poco che 
sia, mi si doni, accid ch'io abbia, onde provedere alle mie&e- 
cessita supreme » (L. 154). Invano. 11 Bonnå, dalla luuga pro- 
messa con Tattender corto, se ne sta a Parigi fra dame e 
cavalieri, dandosi, a spese del Tasso, bello e bnon tempo (L. 258), 
uientrc al povero recluso non ne isgocciola uno spicdolo solo. 

Oltre a ci6 é pur noto che la letteruccia del Tasso, com* ei 
la solea chiamare (L. 38), cra brutta ed intelligibile poco (L. 672;; 
che gli correan inavvertiti molti errori di penna (L. 47); che 

(1) GiuDta a Torqaato, fln ilaL novembre delH576, la nolizia cbe sU per 
puhblicarsi la Oerusalemtne, ne prende grave dolore e mercé il uatrochiio 
del duc«. Alfooso , si raccomauda a* principi e alle Signorie d' Italia, che 
vogliano proibire agli stanipatori de' loro sta li la inipressiooe o lu sparcio 
di cpiel poema. lofatU un decreto del senato di Genova 11 deomnbre 1576. 
f!d una circoiare del cardinale di S. Siato al goyematore di Perugia, datata 
da Roma li S decembre 1576, ne intiinano il divielo. La circoiare del card. 
di S. Sisto sttona cosi: 

< Essendo stata rubata al Tasso servitore del sig. duca di Ferrara un 
opera composta da lui, e non ad altro effetto che per iatamparla contro la 
volonti sua, perché non é anco ridotta a perfezione ; V. b. proibiri alli 
stampatori dl costi, cIm nou la debbano stampare, ed ai librai di non po- 
terla vendere, in evento che giå fosse stampata, facendo ponere da banda 
e conservare tutte le copie ene vi fussero d'essa, eccetto nua, la ouale 
manderÅ subito in mano al prefato signor duca : e se |^r sorte ne nisse 
stata dispensats alcuna. ordinarå cbe sia restituita e nposta fra T altre, 
daudone poi avviso, cbe cosi é mente di Sua Beatitndine. * 



T. TASSO, IL 8UO POKXA E GU STAMPATORI. 241 

000 poche D* erano le cancellature (L. 47, 53), cbe solea mettere 
in margine i Inogbi doppi, cioé scritti in due modi (L. 1506), 
per farne, a suo tempo, la scelta. Dopo di che non é piii da 
meraviffliare della moltiplicitå delle lezioni, e de^gnasti onde 
andarono corrotte le prime stampe. Con qual animo poi gli 
editori s* attentassero porvi mano, soetituirsi all* autore, non é 
da cercare. Onde si pu6 ben asseverare che delle 20 edizioni 
uacite, lui vivo, nessuna possa dirsi strettamente auteutica ; che 
nessuna fu da lui né approvata né riveduta. Oltre a ci6, eb- 
b*egli stesso a dichiarare che non avrebbe riconosciuto mai 
per sua, cosa da lui non pubblicata. E nella L. 136 (sett. 1580) 
scriveva a Scipione Gonzaga: «Tanto piii volentieri vedr6 stam- 
pati i dodici primi canti, che non vedrei tutto il poema, quanto 
mi pare che abbiano minor bisogno di lima, e sian men sog- 
getti ad opposizione. > Dunque boIo dei primi 12 canti si ritenea 
baatevolmente soddis&tto, o ne avrebbe permesso la stampa. 
K nella lettera 141 a Giulio Coccapani: <che solo qnando il 
mio poema potrå con uiia soddisfazione esseiH) stampato, allora 
anche si dovi-å procurare che egli abbia quegli aiuti d'argo- 
menti, e quegli ornamenti che sogliono aver gli altri poemi: 
ché s' io ora facessi i suoi argoroenti, farebbou gli altri argo- 
mento, ch* io couMentissi ch* egli di nuovo fosse stampato ; alla 
qual cosa in alcun modo non conscnto. » — Kd a* 23 maggio 
1582 al card. Albano: Per niuna cosa pin desidero di viver c 
che per finire il mio poema, come aveva desiderato (L. 102). 
— E piii apertamente a Maurizio Cataneo, nel 1585 (L. 434): 
c Nt) io, perché abbia coiiosciute alrune imperfezioni del mio 
poema assai prima degli oppositori, debbo concedere che sian 
quelle medesime ch' essi riprendono, o pur cho mcritino biasimo 
per ristesse ragioni: ne per e.^sere stampato da altri che da 
roe, debbo disprezzarlo ; percioché se ci6 fosse oonvenevole, i 
padri ancora non deverebbono aver cura do*figliuoli che lor 
sono rapiti ; e questo mio 6 piii tosto simile a* rapiti, o agP in- 
^olati, ch*agli esposti; avegnach*io non Tesponessi giammai 
p«*r disprczzo, ma il mostrassi per vaghezza giovenilc, e [ter 
(.-ompiacimento d^alcuue parti, prima ch'^ il giudirio fosse ma- 
toro, o il paj*to cre^riuto alla sua perfetta grantlezza ; dopo la 
quale doveva polirlo ed adornarlo. Laoude non é meraviglia 
cbe in lui siano molti vcrsi, i quali hanuo bisogno di lima: 

16 



24:i L\ GBKUSALBMMfS LIUERATA. 

alcuni de^quali essendo stati ripresi molto acetbameQle dagli 
oppositori, non tanto m^hanno tolto Tardire di rispondere. 
quanto la volontå di mutarli.... » 

Onde quante volte ei vedea ristampato il poema, e tante 
erano le passioni che per ci6 sentia (L. 785) ; e tacta n* era 
Tafflizione deiranimo suo (L. 145) che uella lettera 532 aLo- 
raDzo Malpigli, ei confessa che ne^ciaque anni, da che era 
stampato, non n' avea lette che piccola pai*te d* alcuni canti. E 
quando conobbe che il Castello avea giå compiuto i disegni, ad 
illustrazione della Liberata, scriveva al Grillo : « In quanto al 
mie libro non muto opinione ; ma alcuna volta non ho potuto 
es^uir le cose deliberate : ma non sarebbe uecessario di mutar 
raolte delle figure del Castello, il quale é stato piii veloce nel 
disegnare, che io nel colorire: nondimeno il suo dis^no do- 
vrebb* esser simile alfidea ch*io n*ho formata» (nella Con- 
quistata, L. 1064). Ma come vide que' nobili intagll, contra sua 
voglia, abbellira V edizione del genovese Pavoci, riscriveva allo 
stesso Orillo: c Mi doglio con esso lei, e di lei, e di tutta 
Genova, ch*abbiano voluto mandår fuori con tanti omamenti 
opera da me non approvata. Potevano aspettar qualche mese 
la perfezione e la riforma del poema, acci6 ch*io li ringra- 
ziassi, dove ora son costretto d^accusarli (L. 1296). 

Né con questo potrem certo dolerci che sia uscita la Libe^ 
rata; ché i posteri dimenticarono ben presto la Conquistaia; 
raa solo ci dogliamo di Alfonso che perfidid a negare al Tasso 
le sue scritture, il suo poema, ché forse non si sarebbe lasciaio 
andare a quello stremo di umor melanconico (I) e di frenesia, 
e cosl avrebbe potuto togliere quelle mende che non disconobbe 
egli stesso, e che riserbavasi appunto di togliere tiWuUima 
revisione (L. 47), e levandovi dattorno quelle scaglie ancor rudi, 
con istudio piu solerte, ridurre perfetto il suo lavoro. 

Non v*å per6 dubbio che gli stampatori non sien stati il 
suo piii grande martello, e, piii degli altri, non 1* abbian &tto 
arrovellare. Invano, a frenarne V improntitudine, invoca contro 
essi la scomunica (L. 91, 92, 1580); invano scrive a Venezia 
al P. Inquisitore (L. 1092), e a M*" Matteucci, nunzio del Papa 
(L. 1079-1080). Non appena odoravano qualche nuovo suo la- 

(1) < II suo umorc é ijuesto, * scriveva da Venezia Maffeo Veaier il 15 
lu^o 1578 al granduca dt Toscaoa, < che vorrebbe che il signor doca gli 



T. TASSO, Il SI O POEMA E GU STAMPATORI. 243 

voro, coine veltri uscenti di catena, lo acceffavano: era bello 
e stampato. L*Aminta dell*Aldiaa uscl intitolato a don Ferrante 
Gonzaga, ed egli, stupito. dimanda ad Aldo la ragione di tal 
dedica (L. 581). — Intanto ch'egli é occupatissimo nella revi- 
sione, o pinttosto oell* accrescimento de* suoi discorsi sul poema 
ei-oico, imperfetti com'erano, se li vede stampati (L, 830, 846, 
857). — É egli tutto affaccendato a raettere insieme le sue 
lettere? e giå gli vien airorecrhio che il Vassalino ne ha co- 
minciata la staropa, e ("on questo nuovo dispiacerc accresce la 
saa disperazione (L. 688, 941). — Anche le Rime, composte 
fra molH disagi c disturbi, e che gli uscirono dalle mani in- 
constderatanxente e frettolosissiniamente (L. 227), gli vengono 
stampato senza ch*ei possa correggerle, pienissime d* errori, e, 
ch'o peggio, con alcune'compoaizioni non sue (L. 503); e la se- 
conda parte andava gid torno senza che pur ei TaTesse veduta ! ! ! 

In tutte le mie composizioni, o nella maggior pai-te, io son 
Ktato cosl mal trattato dagli stampatori come da* principi, che 
lor consentono che possano farmi ()uesti dispiaceri. L. 205. 

Io son pure il buou Tasso, il caro Tasso, Tamorevoi Tasso, 
e »ono anche Tassnssinato Tasso; massimamente daMibrari e 
dagli stampntori, i qtiuli non hanuo discrezione. L. 633. 

Io m^impaccio tanto mal volentieri co*librari e li stampatori 
I>er li tnrti che m^hanno fat to in ogni tempo, per non dire 
assassinamenti. L. 640. 

Non mi meraviglto mol to che negl i stampatori si trovi poca 
cortesia. L. 707. 

Gli stampatori non hanno discrezione o pietå o coscienza 
alcuna. L. 1277. 

L*ingordigia degli stampatori non si pu6 moderare. L. 1280. 

Non doveva esser conccduto il frutto delle mie fatiche a* miei 
nemici, da ud comune consentiinento dMtalia e d* Europa. 
L. 1070. 

Aidlo ■asHsio. — Quando il vidt, non trattai seco di 
co<a ulcuna como colui al qualo la fortuna toglie o^rui ardire: 

r**Hlitui«u* il Huo libro, di rhf i>'Ii non h« co\\^. luloriio • aft qtjasi s«»mpn» 
ihvorrf, e tt la«w'ia tratporUre (Uiriuimatrinaxion«: in q««»*to h« qualrh« 
CsHUUio, dubiUind«! di nou »vit^ il «uo libro; ina perft non si divpera, cou- 
fl<lando egli di Ciroe un altro niiglior« in tro anni. » 



244 LA 6BRL'SALKMM£ LIBBRATA. 

e beu che io sappia, per relazione di molti , ch* egVi ha guada- 
!ruato molte centinaia di scudi nell* opere mie, nondimeno tqIsi 
aspettar piattosto la discrezione di un letterato, che trattarlo 
come staiupatore. E s' egli abbonda di molti beni, dee sapere 
che le ricchezze bod misurate con V uso ; per6 dee bene usarle : 
né potrebbe impiegai'le meglio, che facendomi qualche parte 
di quel ch* io avrei gnadagDato dalle mie fatiche, se altri Y a- 
vesse couceduto. L. 389, a don Angelo Grillo, il 14 giugno 1585. 

Molti mi promettono qualche ristoro e qualche ricompensa 
da V. S. per gli molti danni che ho patiti per Y impreasion 
dell^ opere mie, le quali credevo di pubblicare a mie spese, e 
di ritirar grossa utilitå dalla veudita. Ed io bon son tardo a 
crederlo, perch' io so che siete altrettaoto ricco di beni di for- 
tuna, quanto di quelli deiranimo; e voi sapete ch*io son po- 
vero per altrui colpa e per mia disgrazia, e prigione, e poco 
sano, e bisognoso di molti comodi, e desideroso di rari piaceri. 
Ma gli effetti della vostra beneficenza sono assai piu lenti della 
mia credenza : laonde aspetto ancora che m' aiutate in qualche 
modo con la vostra Itberalitå.... L. 400, ad Aldo Manuzio, 16 
luglio 1585. 

Al Manuccio mi raccomando: e sapendo il mio stato e la 
mia lunga pazienza, non dovrebbe Toler meno per me die per 
altri. L. 341, a don Angelo Grillo, 22 febbr. 1585. 

Delle mie rime e dell* altre opei*e mie potete Æblt quel che 
vi piace : ma non avrei voluto che il Manuccio stampasse cosa 
che potesse impedire la pubblicazione dell* opere in verso e di 
quelle in prosa, in tomi distinti: e la ricompensa ch*egh me 
ne promctte, T avrei voluta da chi pot esse darla cosl larga, 
ch*io non fossi costretto a fai'e alcuna determinazione per la 
povertå : pur non ricuseré quel che gli parrå convenieute. L. 363, 
a don Angelo Grillo, 15 aprile 1585. 

Se le mie composizioni fosser tali che poteasero portar tanta 
riputazione alle stampe di V. S., quanto ornamento posson da 
lor ricevere, piii volentieri assai gliele offirirei, ch^ ella non ri- 
cerc6. Ma sin ch' io non Y abbia rivedute e corrette a mio modo, 
mi pare che con niuna riputazione delle vostre stampe possano 
esser vedute, e che da loro non possano ricever ornamento 
alcuno, che sia bastante di ricoprire i loro difetU. La prego, 
dunque, che non s" affretti di pubblicarle, e che pensi fra tanto 



T. TASSO, IL SUO POBMA B GU STAMPATOKI. 245 

n chi io possa con alouua mia soddlsfazioQe dedicarle. L. 581 
al Manuzio. 

La Tostra bella stampa m'ha fatto venir gran voglia di 
staropar le mie rime e lo mie prose con la medesima.... Ma 
io vorrei non solo diletto e riputazione, roa utilc ancora : pero 
non ardiaco di parlar con voi altri famosi ed ecoellcnti, che 
date riputazione alle coroposiziooi.... L. G(i6. al Manuzio, del 15 
d'ottobre 158«. 

Bcraardo ClaHti. — I/opero mie cMia stampate, non 
solo sono ni&io fatte da me fra roolti disagi e molti disturbi ; 
ma mi »ono Uf^cite ancora dalle mani inconsiderat araen te e fret- 
tolo«issimamentc ; »1 rhe io V ho vedute stampato con molto 
mio diflpiacere. Croderei nondimeno di poter soddisfarmeno 
farendo in tutte alcune mutazioni cd alrune agfriunte.... L. 227, 
a Bcrnardo Giunti, 21 dir. 1582. 

€3lolito QloYAtttti. — Dosidero cho tutte Topere mie 
»tano rL«tampat(»; e piii volentieri in cotesta cbe in alcun*altra 
cittå: ma molte causo m*impediscono il venirvi; fra lo quali é 
principalissima In povertå : laonde io sar6 costretto a rimanere 
co* principalissimi povpri.... Voi potete coropia(^ermi ; e, come 
io cnnlo, senza vostro danno; facendo ristampare tutte le com- 
posizioni partioolar mente, cho usciranno dalle mie mani in tre 
volumi separati, oom*io aveva dist^gnato; ed in altrettanti le 
pro^e. Sia eccettuata da questo numero la mia Oerusalemme, 
la quale non vuolo oompagnia. Nel primo volume delle poesie 
vorrei che si pubblioassero gli Amori; nel socondo le Laudi 
e gli Enromi de'prinripi o delle donn<» illustri; nel terzo, le 
rose sacre, o almeno in laude de* prelati. I^ pro>se dovrebhono 
•^»er distinte ne* l>iaIoi?hi, ne' Di»ror?i, e nolle Lettere.... L. ISrCi, 
Vt majfpio 1591. 

S'io dores^i cleijgi're, elcpg»»n*i il Giolito o il ManuoHo, che 
sono i mii?liori che al tempo nostro esercitino questa non meno 
utile cbrt onorata professione ; e V uno e 1* altro do* quali do- 
TM>be es^ermi amico.... Questi due, li quali Iianno sperimentato 
quale sia il merito dell* altrui faticlie ne^Ii studl, m*avevanii 
data o tUta dåre grando spuran/a d* utile tale, che non si dere 
spregiore.... L. 300, a S<ipione Oonzaga, del 15 ottohre K584. 

VaaMiliao islalio, di Ferrara. — Mi vien dctto che il 
Vasalino fa stampare non «o rh«* mie l«'ttere. G^h ^ p"i*** ^^^* i<> 



2AQ LK OBRUSALBMME LIBGRATA. 

son libero, e che la libertå pu6 essere spesso accompagnata con 
la licenza di fiu* molte cose; per6 non devrebbe accr^ecer le 
mie disperazioni con questo nuovo dispiacere. L. 688, ad Ant. 
CosUntini, 22 nov. 1586. 

Ora intendo cho il Vassalino vuol dåre alla stampa alcane 
mie lettere, nelie quali mi tratterå, come ha fatto nell* altre 
mie composizioni, cioé male e pe.^siraamente ; accioché la sua 
negligeoza paia mia ignoranza, ed io perda il credito cbe mi 
vo procurando.... L. G90, a don Cesare da Este, 23 nov. 1586. 

É possibile che non vogliate contentarri di tanti dispiaæri, 
senza proceder piii oltre ? Voi avete iatto stampare tante opei^ 
mie scorrettissime , e non mi avete donato cosa alcuna; anz* 
non m* avete pur voluto pagare quel che dovevate : ora volete 
accrescer la mia dlsperazione con lo stampar queste lettere.... 
L. 695, 27 nov. 1586. 

Vinca la bontå di V. Ecc. la malignitå degli altri, né con- 
senta che il Vassalino mi faccia nuovo dispiacere in questa 
materia di stampe ; né le spiaccia d* esser da me pregata tante 
volte, né si sd^ni di pariare in mio favore altrettaute, se fosse 
bisogno ; ma cerchi di ricuperar le mie scritture. L. 7G2, a don 
Cesare da Este, 1 febr. 1587. 

lo vi dico, che non avrei date a* librai V ojiere c* avete fatte 
stamparø per centoscudi; perché ducento giå me n*aveapro- 
niesso Vittorio Baldini delle rime solamente : non perché delle 
prose non potesse fare il medesimo guadagno, ma peix^bé in 
tutti i modi hanno cercato d* opprimere il mio norne, e di pren- 
dersi in gluoco la mia infelicitå.... Egli si scusa, incolpando il 
Vassahno, il quale ha avuto tutto V utile. Laonde non doveva 
il Vassalino ccrcar nuova utilitå dalF opere mie, contro la mia 
voglia, con tanto disprezzo e con tanta ingiustizia di chi ii 
consente e di chi nol castiga. L. 837, a Giamb. Licino, 22 
giugno, 1587. 

Mi son fatte ogni dl nuove ofTese dai librari e dagli stam- 
patori di Ferrara, i quali non hanno voluto pagare alcun dt^- 
bito che avessero meco, né osservarmi alcuna promessa. L. 803« 
ad Antonio Montecatini, 20 luglio 1587. 

iSlamb. Llcltto. — Fate che tutto il traflSco e tutto V utile 
non sia vostro. e tutta la fatica mia come siete solito di iare. 
L. 514. 



T. TASSO, IL SLO POEM\ E GU STAMPATORI. 247 

lo noa BO omai como poter piii ritran*e utilitå di que* libri i 
quali da voi sono stati piii volte starapati: dico rime, lettere, dia- 
logbi, discorfti, ed altre cose si fatte, senza mio consentiroento. 
Pei*cioché e raolta diiferenza tra il non voler legger le mie lettere, 
né correggerle in prigione, e il voler cho si etampino. Non é 
noroo di cosl piccolo awedimento, che non conosca che nella 
prigione non avrei potuto far scclta cosl llberamente oome nella 
libertii; e nel far la dedicazione ancora non era cosl libero. 
L. 1051, a Giamb. Licino. 

Fr. •ftaana. — Messer Fr. Osanna ba un de' miei libri, 
né si risolve di stamparlo né di renderlo: nelFun modo mi 
accomoderebbe , nelPaltro mi compiacerebbe. Ho bisogno del 
favor di V. S. \^er non litigare con V Osanna, libraro avaro non 
men che astuto. L. 1340, a Fabio Gonzaga, 18 maggio 1594. 

La supplico, che interponga la sua autoritå con m. Fran- 
cesco Osanna, acciooho egli stampi la prima Parte delle mie 
Rime, oome ha pronicsso ; la quale io poteva dåre alle stampe 
in altra parte con qualche mio utile, e senza maggior pericolo 
di nuova ignominia: ma io non bo avuto riguardo all'utilitå, 
né egli alla fede, neaironestå. L. 1344, a Ferrante Gonzaga, 
10 giugno 1594 » e L. 1352. 

Disidero ch*in Vinegia sian ristampate tutte le mie opere. 
o innanzi o dopo la mia morte : dir*o le nuove o le riformate, 
(» con danari o »eiiza. So non potré avere que.<«to favore in vita, 
ileposiU?r6 i danari ch* avanzcranno alla sepoltura, purcbé di- 
cano di volermi oompiaoere. L. 1514, ad .\ntonio Costantini, 
Ift noverabre 1594. 

Airingordigia ileMibrari o dcgli a Uri che stam pano contra 
la volontÅ degli autori, era preposta la poiia dalla Signoria di 
Wnezia.... L. 837, a Giamb. Licino, 22 giugno 1587. 



248 



EDIZIONl PIU ACCREDITATE 
DKLLA GERUSALEMME LIBERATA 



Tasso Torquato, La Get'usaiemme Liberata. II solo canto tv. 

— Trovasi stampato in fine del vol. u deUa Scelta di Rimr 
di diversi eccelienti Autori di nuovo raccolte, e date in lu(v, 
Genova, Zabata, 1579. — Nella Dedicatoria a Giovanni Durazzo 
si leggono le seguenti parole che stringono Tanima di tristezza: 
«Avendo il signor Torquato Tac-so, graziosi Icttori, tra le 
molte sue leggiadre poesie trattato in ottava rima Facquisto 
cbe fecero i cristiani della citta santa di Gerusalemme, ed 
avendola con molta sua contentezza ridotta a perfetto fine. e 
poscia stato, per quanto si dice, per sinistro accidente, e coa 
suo gran dolore, di cosl ouorata fatica privato.... » 

Il Goffredo di messer Torquato Tasso, nuocamente dalo 
in Itice, con pricilegio. In Venezia, appresso Domenico Caval- 
calupo, 1580, in-4. A istaoza di Marcantonio Maiaspina. Al 
cbiariss. sig. Giovanni Donato, senator veneto, 7 agoato 1580. 

Non ha che qaattordici canti. I primi dieci di segnito; 
dall'undici al tredici non vi å che Targomento in prosa; il 
15 non é intero, e le stanze che contiene furono pressocch^ 
tutte rifiutato dair autore: il xvi, ch'é T ultimo di questa 
ediziooe, termina con la stanza 62. — Di essa scriveva Toi^ 
quato: Vidi questi giorni passati alcuni canti del mio poema, 
stampati in Vinegia, usciti dalle mani del serenissimo di Fio- 
i-enza: del che mi dolsi con quella serenissima Repubblica.... 
quanto doveva: e tanto mi doglio parimente di quei principi. 
quanto é il torto che mi pare ch*essi m*abbian fatto. L. 138 
a Scipione Gonzaga. — E nella L. 151 a Ippolito BentivQgli, il 
25 mai*zo del 1581 : lo ho veduta stampata una parte del mio 
poema : e sapendo d* averlo lasciato tutto in casa di V. S. ho 
sospettato che non possa esser uscito se non dalle sue mani. 

— Il Minich dice questa stampa c troppo negletta a cagione 
delle gravi e numerose sue mende tipografiche, ma notevole 



EOIZIONI PIL' ACCRKDITATB DBLLA GBRUS. MB. 249 

ed importante per I* intriDseoo pregio della primigeDia espres- 
MODe, o per alcune luminose Tarianti non avvertite. > ^ Il 
Malaspina, a cut si debbe questa edizione, ne fece ammenda, 
pubblicando quella assai migliorata del 1«581, 20 giugno, Ve- 
nezia, Percacchino; ed una terza ristaropa per lo stesso Pci*- 
racchino, 1582. 

Gentsalemme Liba'ata del signor Torquaio Tasso, al Se- 
renissimo signor D. Alfonso II, duca di Ferrara, traUa da 
fedelissima copia, et ultimamente emendata di mano dello 
ittrsso autors. CaAulmaggiore, Canaroi e Viotti, lt58l,in-4. — 
Parma, Era<:mo Viotti, 1581 in-l2. 

Tutti i vPMti canti della Gerusalemnie Liberata furono la 
prima volta iropressi nel medesirao tempo e in Casalmaggioro 
e in Parma. A qual delle due impressioui debbasi V anterioritå, 
non é si agevole a defiuirsi; e par che in certa guisa se la 
disputioo tra loro le due edizioni stesse. Credo che appor- 
rebbesi chi dice^sse, che la parmigiana fu ronrepita dopo e 
partorila prima deiraltra. Che posteriore ne sia stato il con- 
cepimento si desume da quelle parole deiringpgneri ailamarchesa 
dl Soragna: < con tutto P irrevocabile accnrdo, giå forma- 
tona a Casalmaggiore, volentieri mi risolsi di far questa doppia 
tpesa. » L*edi/.ione di Cai>almaggioi*e , quando si risolse Tin- 
gegneri di farne un*edizione anche in Parma, era dunque 
pattuita e forse anche cominciata. E che siasi condotta a ter- 
mine prima la parmigiana, si dedure da cii\ cire^na era g):\ 
terminata, e Taltra aucora da terminarsi quando ni seppe chi 
•ra r autore degli arc^omenti. — Di questo due edizioni per 
altro sembra che lo stesso !n^'(>*<rneri tf*nojt8e per la principale 
qoeila di Casalmaggioi*e, cssendochj parlando delle l'KH) copie 
ehe ne furono imprc.«se in l*arma, ccnsi<l<>i-olle comA un so- 
soprappiii. K in Catti, non potondo cgli assistere alla stampa 
conteni|K)ranea , riserim a Sf* T a.««i.stcnza di qucUa di Ca«al- 
luaggiorc, e deiraltra cr?dosi chn des^e rincaricM) ni dotto sno 
amico Murio Manfredi. ^ I«a eiliziono di Casnlnini^friore. e 
quella in-4 <lel Viotti, furono e^oeuite )io(M)ndo un niano^critto 
ch'era corretto dal Tas^^o medejtimo. M, Colombo, da not«* e 
lettere la piii parte inedite; V. LeUure di famiglia iKHO, p, I7U. 
— Neiredi/tone parmigiana appanero la prima volta gli argo- 
meuti di Orazio Ariosto. V. Tn.tso, L. 141. 



250 EDIZIONI PlU ACCRBDITATE 

Gerusalemme Liberaiay poema eroico del signor Torquato 
Tasso. Ål sig, Bonno Alfonso II éCEste duca di Ferrara^ ccc. 
tratta dal vero originale,,,. Feirai'a, \^r Vittorio Baldiai, 1581, 
24 giagDO, 10-4. 

Il Serassi la diee condotta su itn testo assai piii emendato, 
e senza lo lacune lasciate dairingegneri. Ne fu editore Febo 
Bonnå ; sopravvegli6 V ediziooe Y emulo suo Giamb. GnariDO, 
r autore del Pastor Fido, che cooie ben scrisse il Bostelli, ri- 
stampaodo corrette le rime di Torqaato, e il poeta prigioniero 
mai non visitando, mostrå troppo congiunto airamore dell^arte 
Todio deirartista. Pai*e il Tasso si lasciasse adesoare dalle 
promesse dal Bonnå; sicché egli, nel luglio 1581, s*indusse 
a scrivere ad Oi*azio Urbani, ambasciatore del granduca di 
Toscana, presso la corte di Feirara: <Se messer Febo Bonnå 
vorrå mandår negli stati suoi alcuna parte de* libri fatta da 
lui stampare nello stato del signor duca di Ferrara, prego 
V. S. che gli dia il suo favore , e che supplichi V Altezza del 
suo signore, che non consenta che altri libri stampati da altri, 
nello stato del signor duca di Parma, o in quello della Illu- 
strissima Signoria di Vinegia, ci sian Tenduti > (L. 180). Ma, 
come abbiam Teduto, a nulla tomarono le promesse. L* edizione 
del Baldini ebbe uno spaccio rapidissimo, onde il Bonnå nel 
torno di 26 giorni ne imprese una seoonda (Ferrara« Francesco 
de* Rossi, in-4), di formå gentile, e la prima che veramente si 
potesse dir buona e purgata. — Il Serassi ritiene T edizione 
Napolitana del Cappelli, 1582, in-12, copia della prima edizione 
di Ferrara fatta dal Bonnå. Ne sopravTogli6 con amore la stampa 
il celebre Tommaso Corøo. 

Gerusalemme Liberaia, poema eroico del signor Torquato 
Tasso, Al Sereniss, Signore il sig. Donno Alfonso II d* Esfe 
duca V di Ferrara, ecc. ridoita alla sua vera lesione sccondo 
ilproprio originale dello stesso autore di nuovo ristampafa,... 
Mantova, Osanna, 1584, in-4. 

Di tutte le edizioni che noi abbiamo della Qemsalemme 
Liberata del Tasso, niuna, scrive V ab. Colombo, io ne conosoo 
alla quale, secondo che pare a me, si possa prestar tanta fede 
quanta a quella di Mantova.... Se a cosl fatta edizione potesse 
alcun'altra disputar questo vantaggio sarebbe quella in-4 del 
Viotto. — Difatti ebbe essa a noiTua il raanoscritto di qnel 



DELLA OBRUSALBMME LIBERATA. 251 

Soipione Gonzaga rhe per l^as&idua corriflpoDdenza epistolare 
o. rintima relazione d*amicizia col Tasso, era piii ch*altri in 
grado di conoacere i progressiv! mutaraenti recati dalP Autore 
alla composizione del poema. É ben a dolersi che meno oorrisponda 
dal canto dell* esecuzione tipografica, essendo essa inferiore a 
mol te altre c in bontå di carta, e in eleganza di carattpri, e 
in nitiilezza e correzione di stampa. 

Per puritu di testo il Serassi cita pure come pregevole 
Pedizione veneta, Francesco de* Franceschi, sane^sp, 1583, in-4 ; 
un*aUra pur di Venezia presso Altobello Salicato, 1584, in-12, 
curuta da Camillo Camilli; ed una del Cagnacini di Ferrara, 
1585, parimenti in-l2. 

GeruscUemme Liberata di Torquaio Tasso, con le figure 
di Bernardo Castello (1), e le annotazioni di Scipio GentiU e 

{i) n B<*rnardo Ca«tcllo, nato in Albaro (suburbio di Genova) nel 1^57 
ai fonn«^ Hotio Andrf^a Seroino, e giovosHi della scuola i\A Cambiaso. Per 
alloDUnani da aua inoKl)<»« che avova sdomIo, rocntr*e);li non contava ch« 
16 aon'i di etA, andft viafrfriando )M>r ritalia, e in hVrrara viaitft il miseru 
Torquato T.iH«n, rui pr«)carci5 le r«*lcbri cdiztoni (reoox'«*si del ma^^'ior 
po4*nia. NVlle l<<tt«»re srelto del cav. Marini, pobblicatu in Torino, roolt«' ae 
ni* le|r|?ono al no^tro pittore, il quaic ebb« aiinilineute aniicixia coUo Sti- 
Kliani, col T. Orillo, con Ansaldo CebA, e spexialmente col Chiabrera. A 
que^ti po«*ti e^U era lar^ro de' Kuoi di pin ti , e ne fu ricambtato con dolci 
encoini in verai volirari: dal Savonexe ottenne amai volte le idee, le in- 
veniioiii , rh'c^li poi rivcstiva de'rolori. Kbbe a' nu(M giornt alto frrido; 
fu rnrti mol to alla H. Casa di Savoia, ed ottenne dV^^u^re chiamatoa Ronia 
per farv! un qtiadro in S. Pietro; la qual pittura venne rintoMa preftta- 
tn«>nti>. «ia perrhA frua^ta dairuiiuilo, aia |ier invidin o perrhA stiinala men 
d**^'iia di qufl temnio. K veramente Bernanin, ti>lto a Ocnox'a il Carobiu«). 
rondotto frui il Calvi alla deorepjtexra , fvl enntMido «^ule il PafTk'^i . ai ab- 
baiiilon<*> ad una tarile ne^fli^'fiiza , manrandoijli uiotivo di emulatione e 
troppo lldando neila naturale attitudino a dåre fornia alle idee. e«l a com- 
pinre i niolti lavori che da opiii parti* frii er.irio ordiiiati , ai rhe ^rx'e il 
Va«ari o lo /urcaro della aruola ^Hn<>vt>)te. 'fra le aue co^e nii^'iiori vef^po 
notato un Parnano in ca«a Coloiina di Roiua, con fli^ure im^%inev*he e pa«*v« 
ameno: i dinmti a fn*^co ue' due pslarxi (>nturi«>ne e MaraMi in Sampi**r- 
darena; il iW^pio ed una B. Vrrtrine nel Santuario di Sax'ooa: il ritratto 
di Ambn);;it> Spinula. Ni*l ritato Santuario rtdoh aul v<»lto la vita d«'ll:i 
II Verifi««*, chi* non A delle opi»re «ue mik'iiori: ma pure nvn »i \»\i> di- 
«pr«*xzare. Ni* rrodo rhe At;o«tino C^aracri avp'bbe intajrliato que^li otto 
•li«i*)rni del noatro f^«tello, cbe «i ve^'^'ono nella prima »^lixione ir<*nove«e 
•I<>1 (tolfretlo, «•• ave^<«* tenuto a vile ipu'Hto noftro artetlce, il quale manWV 
•ti vita nel UM^J^ e tu rip<Mto nella tomba r\w a h«* <*«1 a' iiioi avcva pre- 
p<iralo in S. Martiuo d' Albaro. De* auoi dirliuoli Valerio fu nitlore; B^r- 
iiardino, Minore (>^%t*rvante, ai de«lirt*> alla niiniatura, nella qual<* atmilroente 
v»lv» molto; rtiammaria ch«» nremori al tfi'nitore. * Sjfttorno Gin,nh., Stnria 
l.«*tteraria di*lU l.tiruria. — > 11 (^^tWIi, quando tra««e a S. Anna a veilere 
Tnrfpiato « lo voll« re^'alato d'un Oi«to da lui dipinto, e aul quale il poeta 
^rritt'te un aooetto ch** poi roand6 al Grillo per mexso del Licino. Quella 
iiuaiirine tenne teco il 7nn«> flno alla roorte. Strano donatora il (laatelli, al 
TaMO il Cri«to i* al P. (tnllo una belliminia Krminia. Ma il nionaro . eb** 
avea la r^lvjioait>\ åenzn f'>ro^ non i«4^andaliix6: nc^vetle il dooo e lu r^ 
lebrA anrb'eirli rou un «on*»tto. V. Tonti, Torquaio Ta«^o, p. 771. 



252 BDtZlONI PlC AOCREDITATB 

di GiuUo Guasta^ini. In Genova, Gtrolarao Bartoli, 1590, in4. 
Rame, 

Fin dal maggio del 1584 Bernardo Castello, pittore geno- 
ve^e, presentavasi al Tasso con nna lettera del P. Grillo, per 
ofierirgli alcuni dise^ni sulla sua Gerusalemme. — Il celebre 
Agosiino Caracci intagliava con raro magistero quelli preposti 
ai canti vi, vii, viii, x, xn, xvi, xvn, xix, xx, oltre il firontespizio, 
ov'é il ritratto del Tasso in meda^lia; gli altri furono incisi 
con molta grazia e franchezza da Girolamo Franco, Il Guasti 
chiama questa edizione pin netta per grintagli, cbe degna di 
stima per la correzione. — Di nuovi disegni, finamente inta- 
gliati, arricchiva il Castello T edizione del Pavoni, Genova, 1604, 
e quella parimenti del Pavoni, 1617, cosicché dice il Seras^i 
questo eccellente pittore, coll*invenzione di tre difierenti maniere 
di figure, ha molto ben dimostrata la feconditå e la riccbezza 
della sua fantasia, e la stima ch'egli ebbe roeritamente d*un*openi, 
della quale cotanto splendore avea raccolta la nostra Italia 
(V. Torquato Tasso, L. 284, 503, 726, 1064; GuasU', Lettere 
di T. Tasso, ii, p. 257). 

// Goffredo, ecc. Parigi, nella stamp, reale, 1644, in-f. gr. 

Questa, senza dubbio, scrive il Serassi, é la piii bella e la 
piii nobile edizione di questo celebratissimo poema; e ben vi 
si scorge la maestå e la reale grandezza di chi la fece im- 
primere. 

La Gerusalemme Liberata, ecc. Londra, Tonson-Watfs, 
1724, in-4. 

11 Serassi la dice una delle piii vaghe, magnifiche e pregiate 
edizioni che ci sieno di questo incomparabile poema. 

La Gerusalemme, ecc. Parigi, presso Didot seniore, 1784. 

Stampata d'ordine del Conte di Provenza: magnifica edi- 
zione di soli 200 esemplari, con 41 indsioni disegnate da CochiD 
e intagliate da Tilliard e da altri valent! professori. I rami 
BOno Urées sur papier de soie et collées sur velin. — > < Edi- 
zione, secondo il Serassi, la piii bella, la piu omata e la piii 
onorevole che sia mai stata fatta. Il Real conte di Provenza, 
protettore intelligentissimo non meno delle buone lettere cbe 
delle beirarti, dilettandosi roeravigliosamente della favella ita- 
liana e de' nostri eccellenti poeti , fu quegli che ordinu e di- 
resse interamente questa superba e nobilissima edizione. Kgli 



DBIJA GBKU6ALBMlfE LIBBRATA. 253 

voUe che la sUmpa fosse anicchita di quaranta tavole in rame 
oltre ai frontispizio : egli medesimo indled le azioni del poema 
a rappreseutarsi in queste tavole, scegliendo per farne i disegni 
il aignor Ckx^hin, e per Tintaglio il aignor Tilliard ed altri 
valenti artiati. Non ae no tirarouo cbe soli 200 eseroplari e due 
in pergamena, > 

La Gerusalemme Liberata^ ecc. Parma nel Regal Pala^o 
CO* tipi Bodoniani, in-fogl. gr. in carta reale fina, 1794; t. 2, 
ediz. di aoli 130 eaemplari. Id. t. 3, in-fogl. mezza velina, edizione 
seconda rarisaima, dedicata a Carlo IV di Etorbone, con aole 
due stanze per ogni pagina. — Id., t. 3, in-fogl. piccolo carta 
fina. — Id., t. 2, in-4 reale, carta detta di Napoli. 

Si debbe queata edizione alle infaticabili cure dell* illuatra 
e benemerito Pier Antonio Seraasi. Aaaerl egli d'avere per 
queata impressione fat to uao di emendazioni a penna laaciate 
dal Taaso, e da es«80 con aommo atudio raccolte. Di queata 
edizione scriveva M. Colombo : lo aono ben iontano dal crederla 
qual r annnnciava quel gran lelterato al Bodoni, alloracbé gli 
scriveva cbe la aua edizione della Gerusalemme potrå riputarsi 
Tunica e aola che ai abbia aecondo la mente dell* autore.... 
Sembrami che queato lavorø, o forae per la aomma difficoltÅ 
deirimpresa, non aia riuacito del tutto conforme a*auoi desi- 
deri. E 00 ne reca le rngioni, a mio avviao gravi ; né ai diparte 
da lui il Minich. V. Colombo, Opuacoli, iv, 139; Minich, Atti 
dcir Accad. di Padova, vol. vui, 1800, p. 267438. 

La Gerusalemme Liberata^ ecc. Piaa, Societå Letieraria, 
1807, vol. 2, in*fcgl. Edizione di soli 250 eaemplari, ed uno 
in pergamena. V*u il ritratto del Poeta intagliato da Rafaello 
Morglien. 

La medesima, Milano, Societå de*Claasici Italiani. vol. 2, 
xnS, 1823-25. 

Vi aoprainteae cou amore e critica assennata 1* illustre Gio- 
\anni Gherardini: venne ricopiato il testo della Bodoniana, 
adottaudo per6 piii ragiouato e miglioro puoteggiamento , e 
togliendo cetHe macchic e incsaltezse ché puastano il senti' 
menio, o clie per lo meno il rcndono men btUo. In ben qua« 
ranta luoghi trov6 necessario ed opportuno remcndare o ri- 
mutare la lezioue bodoniana, e queste roodifl<-acioDi per la mas- 
sima parte vennero accolte dal valentiaaimo L. Carter , coUa 



:ibi KUIZIUNI PiC ACCRBDITATB 

giuDta di qualche altix) mutamento neir edizione della Genisa- 
lemroe Liberata, che formå il vol. vi anno x della Biblioteca dåer 
sica italiana pubblicata in Venezia coi tipi del Gondoliere, 1840. 

Tasso Torqtuito, La Gerusaiemme Liberaia, ridoUa a mi^ 
glior lezione; aggiuntoti il ænfronto dette Varianti, traUo 
dalle piu celebri edinoni, con note criiiche sopra le medesime, 
Firenze f Molini, alFinsegna di Dante, 1824, vol. 2, in-8. — 
Tesio di lingua. 

11 giudiziosissimo ab. Colombo riproducendo neir edizione 
del Molini il testo della stampa Mantovana (1584), siccome 
dotato della maggior perfezione relativa, tro?6 pure necessario 
di emendarlo in varl luoghi col mezzo di altre dodici stamp«^ 
da lui citate, cosiché, sebbene nella lettera al Molini, che formå 
parte della prefiizione alla suddetta stampa, egli non assenta 
né al testo Bodontano, né ad aitro testo aramanito in simil 
ecclettica guisa, mostrå tuttavia di riconoscere la necessitu e 
Tutilitå del principio suggerito dal Serassi. 

Colombo Michelej Lettera a Giuseppe Molini. — Premessa 
air edizione curata dal Molini. — Colombo^ Opnsc, iv, 137-152. 
Se io avessi^a ristampare quel poema, mi proporrei di atte- 
nermi air edizione di Mantova del 1584, fnor solamente in 
que* luoghi ne^quali chiaramente apparisce che nelFiropres- 
sione é seguito un qualche sbaglio < nel qual caso col riscontro 
d* altre riputate edizioni il correggerei. > 

La Gerusaiemme Liberala, ecc. Lodi Giamb., Orcest, 1825-26, 
vol. 3, in-16, con litratto. 

La diligenza dello stampatore non corrispose punto alle cure 
del giudizioso editore Carlo Villa, gioviue tolto alle lettere nel 
piii bel fiore deiretå sua. Nella Biblioteca Italiana (Milano, 
novembre 1826) si notarono le mende principali: in ogni modo 
é da tenerne conto, avendo una scelta di varianti, non che delle 
note dell^ediz. fiorentina, 1824, e per giuntA le dotte osserva* 
zioni del Cavedoni. 

La GertAsalemme Liberata,,.. Mantova, Caranenti, 1828. 

Edizione pregevole, scrive il Gamba, omata di figure, e con 
una scelta di note e d' illustrazioni tolte dal Colombo, dal Ghe* 
rardini e dal Cavedoni. 

La Gerusaiemme Liberata, col riscontro della Conquistata. 
Padova, tip. della Minerva, 1827-28, vol. 3, in-24 gr. 



DELLA OBRLSAUBMMK LIBIvKATA. :^55 

U Holertuaimo editore Angelo Sicca si é pt'0|jOéto di dåre 
«{ue8ta edizione immune da errori; ed egli é uno de*i>ochi8- 
•imi, scrive B. Gamba, che atti sieno oggidl a maDtenere la 
promessa. 

Olti-e Tedizioni iilustrate di (ieuova, 1590, 1604 e 1617, 
non che di Parigit 1784, pel ffegio delle figure vogliono pure 
essere onorevolmente ricordate le seguenti: Roma, Rufinelli, 
1607, 1621. — Venezia, Vincenti, 1611, iD-4, con figure incise 
da Gasparo Crispoldi. — Venezia, Sarziua, 1625, in-4 gr., con 
figure di Valesio Jacopo e Fr. — Venezia, Combi, 1626, in- 12, 
ron figure in legno molto graziose e d'incerto autore. — Roma, 
Andreoli, 1670, in-12, con figure di Alb. Clouvet. — Amsterdam, 
Hzevir, 1678, in-24. — Venezia, Hertz, 1705, in-24. — Londra, 
Tonson e Watts, 1724, in-4, con figure disegnate da Bernardo 
Castello, e incise da G. V. Gucbt. — Urbino, Mainardi, 1735. 
— Venezia, Albrizzi, 1745, in-foglio reale, con figure ideate 
con maravigUosa fecouditå o bizzaria dal celebre Giamb. Piaz- 
zetta. — Roma, Mainai*di, 1758, con intagli di Antonio Tern- 
pasta. — Venezia, Groppo, 1700, tn-fogl., con figure di Pier 
Antonio Novelli. — Glasgow, Foulisf, 1763, in-24, con figure 
di SebasUano Le Clerc. — Parigi, Delalain-Durand, in-8, cou 
bellisaime figure disegnate da Uberto Gravelot ed incise da 
B. L. Enriquez, e rolle medaglie degli eroi del poema. — Londra, 
(Iivorno» Masi) 1778, in-12, con figure di Giov. Lapi. — Parigi, 
1792, Bossange, Masson et Besson, in-4, con molte figure e vi- 
gnette, distegnate da Gravelot, ed intagliate da vart. — Pisa, So- 
rietå letteraria, 1807, in-fogl., col ritratto del poeta inciso da 
RaiTaello Morghen. — Firenze, Marenigh, 1820, in-f., con figure 
ad ogni canto d*invenzione di L^iigi Sabatelli e di Giu^paro 
Maiiellini, intagliate da Giamb. Scotto, .\ntomo Morghen, Mi- 
gUavacca , Calendi , ecc. — Mantova , Carnnenti , 1828 , in-8 ; 
id., 1832, con tavole in rame ad ogni canto. — Napoli, 1841, 
in-fog]., con istanipe litografiche di Antonio Zezon. — Milano, 
Guglielmini e Redaelli, in-8 gr., <'on dugento vignetto, incise 
in legno da artisti italiani e stranieri, duo carte geografirhe 
ed il ritratto dell* autore. — lirusselle, Melioo-Cans, 1844, in-8. 
«*ol ritratto del Tasi»o e 24 soggetti intagliati in legno, e stam* 
pati a parie, oltre centocinquantaaei inseriti nel testo. 



256 



BIBLIOGRAFIA DELLA GERUSALELMME. 



Skrassi Pier Antonio, Catalogo delle edUiiom, ecc. ViUt 
di T. Tasso, Firenxe, Barbéra-Bianchi, 1858, vol. n, p. 376418. 

Uscl, unitamente alia vita del Tasso, uel 1784. Dal Saggio 
del canto rv, pubblicato dal Zabata, 1579, alla pangina del Didot, 
1784, ultima edizione da lui recata, ne oovera 143. DeHe 30 
stampe che si fecero, vivente il Tasso, ei ne possedeva 21; e 
100 delle 143 da lui illustrate. Il catalogo del Serassi fa ripub- 
blicato Della Parigina del Didot ; e, con qualcbc aggiuata, nella 
Padovana della Minerva del 1820. C. Guasti lo condasse fine 
al 1857, e ci diede Telenco di altre 144 cdizioni. 

GuiDi Ulissb, libraio, Annali delle edisioni e delle tersioui 
della Gentsalemme Liberata.,», Bologna, Aiudi, 1868. 

É il pi il copioso, ed il piu diligente lavoro bibliografico 
delle edizioni della Gerasalemme Liberata : le piii notevoli con 
molta accuratezza e perizia descritte. Noi, cosi egU, abbiamo 
posto ogni nostra cura, affinché V odierna compilazioQe riuscisse 
meD imperfetta che fosse possibile, dando ragguaglio d* ediztom 
eke il Serassi non conobbe, e d' altre non poche sfuggite a* siioi 
continuatori. lu fatti al catalogo del Serassi ne aggiuuse 55; 
e 132 a quello del Guasti, in tntto 187. — Giudiziosamente il 
Guasti: «Le aggiunte bibliografiche che vie via ander6 faoendo, 
non sono per lo piii che il frutto dello spoglio di varii cata- 
loghi piii o meno accurati: quindi com'é certo che mi saran 
passate d'occhio alcune stampe, cosl é probabile ch*io abbia 
attinto a fonti non sempre sincere. » Lo che vaglia anche per 
le aggiunte del Guidi. 



Negli AnnaU del Guidi non ti*ovo ricordate le poche 
guenti : 

La Gerusalemme Liberata, edisione riveduta su quella di 
Pisa del i8i2. Palermo, 1831, vol. 2, in-16. 

La Gerusalemme, premessovi un discorso di U. Foscolo. 
e con annotasioni storiche. Firenze (Palenho), 1848, Uscl dalk) 



BIBLIOORAFIA DBLLA UBRUSALEMME. S57 

Btabilimento dei fratelli Pedone : corrisponde in tutto alla fio- 
rcntina del Le Moonier ; ma piu scadente n' é U carta, e men 
corretta la stampa. 

La Gerusakmme Libei^ta di T, Tasso. Palermo, tip. di 
Salvatoro Barcellona, 1849, in-8. 

La Gerusalemme LibeixUa, secondo t intensione del Tasso, 
Palermo. Rapetti, 1778 (V. Guidi, p. 45). É lavoro di Bemardo 
Bonaiuti, V. Biblioteca Trapanese del P. MandnUo di Trapani. 

lo m*era posto in animo di condurre innanzi gU Annali del 
Guidi fino al 1880; ma, sgomentatomi, me ne rimusi ben toato. 
Né prtssto gran fatto fede ai Catalogbi, che piii volte m*av- 
Tenne di trovarvi erronee le indicazioni. Accenno tuttavia alcane 
edizioni cbe mi vennero alle mani: 

La Gerusalemme Lilnirata in ordine alla criUca UUeraria 
ad uso deila gtoventi* studiosa da CamiUo Meila, Vercellese. 
Ri^tampa stereotipa, Torino, Marietti, 1862. 

— ^ Ristampa deila precedente, Id., 1865. 

— — Jllustrala eol presidio della filosofia , della sloria e 
del diseorso, I V edisione, rifusa su piu ampio conceUo, tn'i2, 
con fotografia del Tauo, e set lavole litografiche. Modena, tip. 
dell* Immacolata, 1868. — La prima edizione nscl nel 1858 in 
Torino, Speirani e Tortone, in'I2. ^ V. p. 218. 

Tasso TorquatOy Canto VII della Ger. Firenze, Salani, 1868. 

La Gerusalemme Liberata^ precedula da un discorso sto- 
rica di Vgo Foscolo ed iilustrata con note sioriche. Napoli, 
Rondinella, 1866. 

La Gerusalemme Liberata di T. Tasso coUa vita delT Au- 
tore c note storiche per ogni canto per cura di G. Bertinati, 
Bruxelles. Meline, 1869. 

La Gerusalemme Liberata con tre lesioni sulla sua vita 
ed opere del prof. Pietro Alessandro Parada. Torino, tip. 
deir Oratorio di S. Francesco di Sales. 1869. (Porma parte della 
Biblioteca della Gioventu Italiana, xni4o6), di p. 404. 

-^- Milano, Guigoni, 1869. Fa parte della Bibi. di fam. 
. Id. Id. 1870; Id. 1871 ; Id. 1872; Id. 1876. 

La Gerusalemme Liberata^ con^edata di noie fUologiche e 
sioriche e di varianU\ e nscontri con la Conquistatay per cura 

n 



258 BDLIOGRA.FIA DBLL& GBBUSA.LBSOIE. 

di Domenico Carbone, iii ediz. steraotipa, Firenze, G. Barbéi*a, 

1876. La I ediz. é del 1870). 

La Genisalemme Liberata di T. Tasso, .rioeduta nd testo e 
corredata di note critiche ed iUustratioe per cura di G. A. Scor- 
taizini (G il toI. xii della Biblioteca d' autori italiani. Leipzig, 
F. A. Brockhaus, 1871. 

La Gerusaiemfne LibercUa, con note raocoUe ed ordinale 
per cura di J?. Camerini, Edisione integtxi, iQ-l8. Milano, 
Sonzogno, 1873. 

^^-^ Id., 1877, terza edizioae stereotipa. 

— Id., Edizione per le scuole. Milano, Sonzogno, 1873. 

-^» Id., Milano, Sonzogno, 1878. 

Canti IV, JX e XVI della Gerusaletnnie Liberata che 
fimno seguito al primo abbozzo del poema che si conserca 
neUa Vatioana, seritto di mano del poeta. Roma, tip. della Pace, 

1877, in.32. 

Anche la Gerusalemme fu purgata ad uso delle scnole. 
L ab. Giuseppe Pagani, rettore e professore del Ck>llegio Gallio 
di Gomo ne voUe leoare quel poco che potea rendere pericohsa 
la letturaj temendo non ne rimanesse offeso ilpudore, (Como, 
Ostinelli, 1825). SuUa Comense del Pagani vennero condotte, 
e in piii Inoghi, parecchie altre edizioni. — Åntonmaria Ro- 
biola la volle ritocoare in grazia de* figliuoli de* suoi amid, 
Torino, Fodratti, 1836. 

La Gerusalemme Liberata fu pur ridotta in prosa, suUe 
troede della storia di que" tempi, da Costantino Sala, Palenno, 
atamp. di Angelo Console, 1859, in-16, p. 252. Questa ridu- 
zione non é accennata dal Guidi. 

Il Guidi novera 33 edizioni del cinquecento; 101 del seicento ; 
1 15 del settecento; 246 deirottocento a tutto il sessantaquattro; 
ne aggiunge 8 senza data e senza alcuna nota, in tutto 503 
edizioni della Gerusalemme. 

Il Dante, in tre secoli, non ebbe che 79 edizioni, mentre 
u'ebbe 216 ne* primi 70 anni di questo. Nel seiænto n*ebbimo 
tre sole edizioni: nessuna dal 1665 al 1700. ^ Anche il Con- 
soniere del Petrarca non n*ebbe che sole 17; n^una dal 1670 



BIBLIOORAPIA DELLA GERLSALBaiME. 259 

al 1710. ^ U Furioso delFAriosto non fii mai ristampato dal 
1668 al 1713. In quel secolo si ebbero 38 ristampe. Per lo con- 
trario continuarono Y edizioni della Genisalemme : il maggiore 
interrallo che corse da uoa stampa alFaltra non fu che di cinque 
anni. Nel seicento se ne fecero 101 edizioni. 

Ed é pur notevole come ne* primi quattro secoli della stampa* 
non avemmo che 870 edizioni de' quattro poeti : 750 invece nei 
primi settanta anni di questo. 

•«11a eørreslone del Testo« — Primo a distendere la 
Tavola delle varie Lezioni e delle stanze rifiutate fu Celio Ma- 
laspina (Venezia, Perchacino, 1583), ma imperfetta aasai. — 
11 P. Tommaso Al&ni, nelKcdizione napolitana dol Mosca, 1619, 
ce ne diede uua assai piii completa, col titolo: Scontri de luoghi 
mutati dair Autore nelia Gcrusalemme Liberata, e carte Le' 
:ioni delta stvssa, Una nuova manata alle rane Leiioni del- 
TAlfani ci aggiunse dipoi il P. Giuseppe Mauro (P. Bonifazio 
Col Lina) nclla veneta edizione dell' opere del Tusso, cominciata 
dal Barbarrigo, o prosoguita dal Monti (i, 302-309). — Il sesto 
Ragionameato poetico del Barufiøldi, Soniore, ci paria delle 
varie edisioni e mutazioni della Gcrusalemme Liberata e del 
sno vero testo. Ad csso ci fa tener dietro : una lettera di Jacopo 
Facriolati sopra un testo della Gerusalemme , posUUata per 
mano del cav, Giamb. Guarino; ed un*altra lettera del dottor 
Giuseppe Lanzoni intorno ad alcune posHUe di OtUivio Ma- 
gnanini (Tasso, Opere, 1722, i, 386-416). 

Ma della piii legittima lezione, con sapiente critica, in questi 
ultimi tempi, si occuparono il Serassi, il Colombo, il Gherar- 
dini ed il Cavedoni (1), come ci venno dato di notare nelle 
edizioni da loro curate. 



Gert$t'tUmtw Libentia d* T. TaMO. M(»inorie di UoUfriona, di Morale o 
tii litteratur«. Modcna. Suliaoi , 1S!S3, vol. iT, 155-1^:2; 497-508; vol. vi, 
115-161. — W., Appmdire alle (Marrrnzitfni soprn alrune varie lezioni 
delta Gerti*ntrtmtw Hi T. Tattao. M<*inone. rcc, vii, 17U-:S0t. a. IMS. — 
m Dt*' m%%. d«*lla Ribliot'^a fc>>t4*ow. coni «*^li, rar«*ul«i le Variaoti rh«* mi 
aoDo ocrorM unove, o tali (orm da turoar*; al loro fimto, quali miKliori, 
che alavaiio conio in baudo (ra le varie leiioni anch«* u(*Ue stamp«*. Mi aouo 
|riovaV> ancora dci' nsrontri del rodtr«*, rhe ura A n<*lU Bihliotecn di h'errara« 
«* ai cn*de per mano di Fili|ij>Mi Mafruaiiuii. * OttrtM'rliA il (^viilnni ai ^mov6 
di ttn aitro mt«. d^* fratf lli C*>^3n* o (iiovanni Oalvaiii, niodi*n«»%i, e, nel- 
rAppendtce« ne nf«^!«^ |i* Varianti da lui ritenut« piift deipne di nota. lu 
Aa«*, col loccorao de'iniMi. ates.«!. ri«»i>oude ad alcuiie rt^nauru d«*l Oalilei 



'2^ BIBLIOGRAKIA DBLLA GBRIJSALBMM£. 

Uq uotevole Saggio suUe Variatiii della GerusaUmme Li- 
berata, produsse il prof. S..R. Minich, allWccademia di Padova, 
nelle tomate del 22 aprile e 20 maggio 1860 (Lavori deUWo 
cademia viii » pag. 265-320). — Desideroso egli d' iovestigar« 
({ue" passi della Gerusalemme cbe possono tuttora richiedere 
iina bigliorc o piii corretta lezioue, e quelit sulla cui modifi- 
cazione sussiste qualche iocertezza o disparitå di av%*iso fra 
gli studiosi, rivolse ia particolare rattenzione e la cura al- 
r edizioni priDcipi, e feee uuo spogiio abbastanza aæurato delle 
loro varianti, poneodo a riscoatro le ptii notabili fra qoeste 
coUe corrispoadenti lezioni che si trovano nelle stampe piii 
accreditate, e nelle auticbe edizioni fiao alU geaovese del 1590L 
Ricercb iooltre nella vita e fra le lettere del Tasso Torigine 
e le ragioni delle principali varianti di composizione e di frase, 
regifitratd piii o meno completamente neirindice annesso alla 
terza edizione Malaspina (V'enezia, 1582, Peixhacino) ; nella 
raccolta delle stanze rifiutate del Poeta cbe leggesi esposta alla 
fine si della stampa Mantovana (1584), cbe della Genovese 
(1590), come pore nelle collezioni di variaoti compilate dal- 
TAlfani, dal Mauro, dal Baruifaldi, ed inserite dal Bottari 
neir edizione deir Opere del Tasso, citata dalbi Grusca (Firenze, 
Tartini e Francbi, 1724). Quindi esaminate e raccolta le essen- 
ziali correzloni del testo cbe risultano dalle dotte ricerche del 
Gavedoni, e dalle sagaci osservazioni per cui il Gberardini 
rettificava non pocbe inesattezze della edizione Bodoniana, e il 
Golombo emendava le imperfezioni della stampa di Mantova; 
e paragonate fra loro le varie lezioni delle anticbe stampe piu 
riputate, dovunque la Mantovana (1584), la Genovese (1590), 
e la Bodoniana (1794) furono giå ritoccate, o possono ulterior- 
mente ridursi a miglior lezione, giunse il Minich a desumemc 
una ri vista delle principalt lezioni omai emendate, e la proposta 
d* altre correzioni del testo comprovate dalla testimonianza di 
anticbe stampe, e di qualcbe autoravole manoscritto, onde rir 
durre ad ottima lezione il testo della Gerusalemme liberata. 
Ma il Mioich non lesse cbe la parte cbe riguarda Toggotto 
analitico o critico del suo studio. Ond'é ben a dolersi cbe ci 
mancbi tuttavia la piii importante; cbé in essa ci dovea pre- 
sentare le principali varianti, da lui vagliate, si di compoai- 
zione cbe di formå o locuzione, instituendo a questo riguardo 



UIBLIOGRAHA DEl.LA GERUSALSMMB. 2C\ 

OD paragone tra le piu notevoli antiche edizioni, e proponendo 
alruni ciiterl onde ristabilire la nativa cspressione del testo. 
Kd egli pure .si era propo^to dt esibirci, qual saggio, una scelta 
di alcuni passi cbe sembrano tuttora richiedere piii giusta ed 
efficace leziene. 

TORQUATO TASSO E LA CRUSCA ' 



Ben areva ragione di scrivere Torquato : rinimicizie e l*e- 
mulazioni, nate per cagioa di lettere, sono afTetti cosl possenti, 
rlic da niuna ragione possono esfser acquetati negli uoraini (L. 1 62). 
Ma nulla di peggio 9e ci ;tnr^ dato di abbatterci nelia razza 
deMtngui^ti e de' grammatici cbe il furor letlcrato a guerra 
mena, botolt ringbiosi, cbe pare sien licti solo quando mettono 
i denti nella fama altrui. E pur troppo, a maggior ludibrio 
delle lettere cbe si dicon peiitili cd uroane, la felina libidine 
di grafiiarci Tun Taltro é reccbia in Italia, ché ogni secolo 
ha i suoi deplorabili fasti, né ci mancano escmpi troppo recenti, 
per cui la libera stampa diveone un bordello d^infamie, e da 
triWo. — Ed é ben doloroso cbe non si possano dire le proprio 
ragioni se la penna non sia intiuta nel fiele e nel sanguo ; qua. 
sicché il sommo della ragione debba coosistere nella roaggior 
forza delle nerbate, coroe costumavasi da* caporali stranieri. ^ 
Ma nessuna guerra, a mio avviso, piu invereconda, piii irrecon- 
riliabile, piii assa«sina registra la storia di quella intentata dal 
Salviati, dal Rossi, c da altri pcdanti velenosissimi ^ contro il 
povero Tasso, mentre manincomssimo, ripntaio maUo da gli 
altri e da sA sWsso, d*aniino infermo e perturbato, mirabile 
esempio d*ogni infelioitÅ, langula da sei auni nello speilale di 
S. Anna, e, ch* é peggio, impotente a difendersi. Ho voluto dåre, 
ftcriveva il Leopardi, un* ocrhiataccia a quelle cruscate e stiac*- 
ciate e infsrinaturo , o inferrignerie cbe stanno intorno alla 
(jerusalammo (L. 32) ; ma non crediate rbe mi sia voluto i m pari- 
lanare in quel pelagnccio dei critici del Tas)io (L. 34). — Didimo 
Ohierico sarebbe andato alla questua a pecuniare, tanto da erigere 
una chiesa al Paracieto e ri porre le ossa di Torquato Tasso: 
pui^h^ nessuu «arerdote cbe insegnasse grarooiatica, pot«'S9e ufll- 



262 TORQUA.TO TilSSO B LA CRVSCA. 

ciarvi, e nessun fioreatino Accademico della Crusca appressar- 
visi {Foscolo, Opere, ed. Le Monnier, ii, 636). E ben fece il 
Benedetti nella festa del Tasso, di che si feoe promotore, di 
ardei*e . sopra ud* ara posta innaozi al simulacro del Tasso i 
malaugurati nomi de*8U0i piii acerbi persecutori, Leonai'do 
Salviati e Bastiano de* Rossi. Se non che, aggiuoge il Brofferio. 
per la razza dei Bastiani e dei Leooardi é troppo il faoco: 
basta il pubblico disprezzo. ( Brofftrio , Il Messagg. Torinese, 
16 nfiirzo 1844, n. 11). — Fiaché Tisse il Salviati il baratto 
della Crusca non seppe cogliere un fior solo delle tante opeiv 
del Tasso. Per6 nella terza impressione, per consiglio di Ottavio 
Falconieri (1), per Tautorevole incitameoto del card. Sforza 
Pallavicino, non che per quello di Lorenzo Magalotti vennero 
annoverati fra i testi di lingua la Gerusalemme e rAmtnta, 
e le Rime e le Lettere di Torquato, la cui sfolgorante gloria, 
dice il Salvini, ogni antica ombra ricoperse. 

1584, norembre. — Pellegrino Cammillo, il vecchio, Pri- 
micerio della Cattedrale di Capua, Jl Carrafa, ovtero delta 
Epica poesia. Dialogo, Alt illustrissimo signer Marco Antowo 
Carrafa, Firenze, Sermartelli. 

< Pi*ese ad esaminare il poeroa del Tasso in comparazione 
a quello dell*Ariosto ; e trovato che la Gerusalemme corrispon- 

(1) Uittera di OtUvio Palconteri al rard. f.eopoldo Medici. — É la l«t- 
tera iOO fra le Lettere inedi-ti* di ttomini illustri, pubbUcatc da monsipoor 
Fabrooi, Firenze, Modcke, 1773, p. 21S a S59 ; « data da Roma il 15 die. IfioX 
— E Lorento MagaloUi, acriveva dall'ambasciaU di Vienna, al SefrreUrio 
della cifra, can. Appolonio BasetU il S7 luplio 1077. — « lo giå aapeva como 
V. S. at é ben presupposto, il risorgimento dell' Accadeinia della Grtisca. 
mercé la geiieroHitå del padrone, ed essendo atato ricercato da qualche 
amico di dir qualche cosa in proposito del Vocabolario. ho giå dato au*abati» 
Strozzi un cenno assai libero de" miei aeutimenU. U primo, toccante il dUre 
o non citare il Tasso, il qnale yorrei citare, senra metterla neppare in 
discorso, essendo que&ta una cosa eb« oltre alPeKser giusta, é anche da 
tarla per ineetto; inentre ci riacquista subito raffetto/ la parzialiti e la 
venerazione della nietA dei letierati d* Europa. » Saggio di earteggi dipto- 
matici del ro. Lorenzo Marjalotti, dalla legasione a Vfenna, Giom. Stor. 
degli Archivi Toscani, vol 4, p. 147. — V. Monti nella sua Proposte si dolea 
acx'rbauiento che non vi fossero stati ammessi i Dialoghi con qiieste adc^ 
gnose parole : « Ne ripudiarono onoinamente i Dialoghi, ch^^ qaanlo a dire 
la parte tnigliore delle aue Prose: nel c|ual ripudio é arduo il giudicare *h 
pii\ pote V odio oppure V ignoranza. Perciucché ne* Dialoghi, ollre la gravité 
della niat(*ria e I aitezza de' stentimenti, risplende. a giudizio de* dotti. e piQ 
che nel Poeina e nella Favola pastorale e puritA e squisitezza di liugua. 
slccome in opera di minor licenza ed arbitrio, che la poesia. K crederesti f 
Ne* lanti posteriori concili dell' Accademia la acomunica di que' Dialoghi 
non é steta ancor rivocate. > Proposta, vol. ui, p. 2, xiv. — Se non che neila 
V edizione del Vocabolario, la (>asca ne fece onorevole ammenda, e ven- 
nero citete le altre opere ancora. 



TOHQUATO TA:!!^0 B LA CRU8CA. 2C3 

deva in ogni sua parte ai canoni aristotelid, nel tempo ch*era 
varia, dilettevole e ricca d* ogni poetico ornameoto ; coocfainse, 
ohe meotre messer Lodovico non avea futto che il poema piii bello 
fra i roraanzescht , Torquato solo avea saputo dåre Tepopea 
airitalia^ Il canonico Pellegrino mand6 a stampare il suo dia- 
logo a Fireoze, raccomandandolo a Scipione Ammirato: e poicho 
quel dialogo era SdIo tra Giamb. Attendolo, gentiloomo ca- 
pnano, e don Luigi Carrufa, principe di Stigliano, prc^e il titolo 
del piu nobile interlocutore. Fu ques^ta poca scintilla cui second^ 
gran fiaroma. » Guasti, il Tasso e la Cnisca. Sul Carrafa del 
Pellegrino, V. Tasso L, 434 ; Lettere del PetUgrino al Tasso. 
!▼, 2; Serassi, Vita di T. Tasso, it, 105 e 274; Fonianini, 
Deir eloquenza ital., C. ix, 398; Nicodemo Lconardo, Addizioni 
alla Biblioteca napoletana del Zoppi, Napoli, Castaldo, 1683. 

1585, 16 febbraio. — Degii Accademici della Cnisca, Di- 
fesa deif Oi'lando Furioso deltÅriosto contra 'i Dialogo del- 
CEpica Poesia di Camiilo Pellegrino^ Sfacdata prima. Firenze, 
per Domenico Manzani. Porta il buratto nel frontispizio e in 
fine ; dove si legge, che la stampa fu fatta da Giorgio Marescotti. 
Se ne fece editore Bastiano de* Rossi. — Mantova, Osanna, 1585. 

Oggimai é provato che lo stacciatore fu Leonardo Salviati 
(n. a Firenze nel 1540, m. aM2 luglio del 1589). ~ R & ben 
roeraviglia come il SaWiati die fu il primo a richiedere della 
sua amirizia il Tasso (Risposta all'Accad. della Crusca, Tasso. 
Prose, ed. Guasti, i, 305) ; il SaWiati che avea dettato due scrit- 
ture a difesa della Gerusalemrae (L. 82), con animo tanto in- 
velenito ingaggiasso battaglia si cinidele contro 1* antico amico. 
<A me pare, scrivera Torquato a Orazio Capponi, d*aver 
iatto 00 grande acquisto in avermi guadagnata V affeziooe del 
cav. Salviati » (L. 82). — «!! cav. Salriati (1). geotiluomo de* ptii 

(1) < Nelle hogoe latina e greoa ei^li Al intendeutivslmo, deiU iUliana 
maestro solenne; piii^ apprrse «* acquiat6 tesoro maff^oro di dottriua di 
qaella che io9tf»(raa««e e tu<*tte^<u« t'uuri, socondo l'usu di qaei letterati i 
qoali, iD«irlio cb49 ad altro, poasiamo atvmii^liAro all«* arch« degli avart; 
oonpove ropia di poenie frravi e Kiocov, rh»», ooiii*' piar^ a Dio, ai iriorui 
oo«tn i^Dorumo, • ooo i^tampan^i. D4*tt6 a v«>nti anni il Iiialo^ru dell'Ami- 
ruu, io cili introdore Tpirulaino Itanivieoi a favellare delle lodt d'amictaia 
a Jacopo SalTiali • a Piiro Uidolfl.... la parula |iriva di rolore, 1« di^tln- 
siooi aeoUsticbe; il difetto di faotsaia e di pavsiono, rouorooo tatt* altro 
eb« a piACere o a pi<>tA, e il faatidio prece<le di troppe pagiae il iauå Dec. 
!<• commedie la Spina e il Oranrhto e' aoDO an im patio fatto con lievlto 
ATsotalo nells madia dl Plauto e di Tereniio, aicrbé penaat« vol ao in- 
fotito! .. DtU« cinqttA letiooi «opra an «onttto del Petrarca é da dirsi chm 



SC4 TOBQtATO TASSO E LA CRl-SCA. 

letterati di Fiorenza, c* ora fa stampare un sao Commento sovra 
la Poetica, a questi giorni paasati mi acrisse una iettera molto 
cortese; ne la quale mostraDdo d aver veduti aicuni miei canti, rai 
lodava assai sovra i meriti miei. Abbiamo per Iettera non solo 
Gominciata, ma stabilita in guisa ramioizia, che io bo conferito 
seco alcune mie opiniooi, e mandatoli la fiivola del mio poeooaT 
largaraente distesa con gli episodi. L*ha lodata assai; e con- 
corre ne la mia opinione , ch' in questa lingua sia necessaria 
maggior copia d'ornameuti, cbe ne la latina e ne la greca. 
Né solo me lo scrive ; ma mi manda separatamente una scrit- 
tora ne la quale con molte ragiooi si sforza di provare questa 
saa intenzione.... Egli non solo m* ha fatti tutti questi favori, 
ma s*é offerto ancora di fare nel suo Commento onorevolissiaia 
menzione del mio.poema: sel farå, ravt*6 caro. Nel disegno 
e ne la Teiisimilitudtne pare a lui, cbe nuUa si possa ag^un- 
gere o migliorare > (L. 83). R si straordinariamente stimaralo 
Torquato (L. 82) , da sentire in6nito dispiacere della sua an- 
data a Parigi, perché toglievagli la speranza d^averlo a vedare 
per qoalche anno, e perché se ne ripromettea molto giovamento 
uellii revisione del poema (L. 85). — Dopo di che é tanto piii 
a dolersi cbe il Salviati non avesse nemen cuore di uscire in 
campo a visiera aizata, ma cercasse riooprirsi sotto altro nome^ 
in queUa guisa che fanno coloro che si nascondono negli ag* 
guati (Prose, ed. Guasti, i, 395). — > Il Salviati e Bastiano de* 
Rossi, prima di pubblicare la Stacciata, roUero averne il parere 
di Fr. Patrizio (1), massime intorno al paragone che il Pelle- 

ci sommiDislnino piottosto la misora della patienza grandisaima de* noalri 
padri che del grande ingegno delporatore. La oraxioni. lafanebri io iap«ne, 
paiono proprio fiori da morto. Sotto il nome dello Infarinato, coatrist!^ ooo 
acerbe scritture rnairoa dolorosa di T. Tasso; ma la Gerusalemme rimaDe. 
e cotesti acritti non ai leggono piO da nesauno: e queata aaione fa torto 
al SalTiati come acrittore o come iioroo, seppure ancbe in qaeato non lo 
acusa la aua cieca devozione per la caaa Medici. CastrO. come ai diceva 
in quci tempi, il Decamerone di Giov. Boccaccio: ma i posteri hanno riao 
della cantrazione e, lasciato al Salviati il fmtto della castrazione, hanoo 
voluto il Boccaccio inti^ro. Grand«« peK» tu la sua venerazioue per quealo 
grande acrittore, e scrisse tre volumi di Avvertimenti intorno alla linena 
ricavata dal Docamerone: qtipsti volumi possono anche a* (rioroi nostri, e 
lorae piA che mai nei eiomi presenti, consultarsi dagli studiosi della glo- 
rioaiaamia nostra favella. La linfrua adoperata dal Salviati é pura, ma noo 
dice niilla; pare un ornamento di cadavere: non idee, non penaieri. non 
iraaginazioui.... » D. Guerrazzi, Isabella Orsiui, Firenze, Le Monnier, 
lii47, p. 76. 

(1) Pr. Patrizio n. allMsola di Cherso (Dalmasia) U S5 aprile 1SS9, oome 
ce dice egli atesso nel primo libro della sua Panangia, e neUe sue JV- 
srussioni PrripaU'tiche ; studid a Padova, e vi conowe e prese ad amara 



TOBQl'ATO TASSO E LA CRUSTA. 265 

gi'ioo vi & tra TAriosto e il Tasso, ck*ei stese dal C al 13 
gennaio 1585 (Ferrara, Cagnacini, e Mantova, Osanna, 1585). 
Né il Tasso lasci6 senza risposta il parere (8 sett. 1585), che 
indirizz6 al signor de* Bardi che avea ioTitato il Patrizi a scri- 
▼ere, a cui egli replir6, nel suo Trimerone, in tre giorni. (Poe- 
tica disputata, p. 221). Tasso, Lettere, ii, 339. 

1586. — Lettera di Bastiano db* Rossi cognominato h 
iNPBRiGSOt accademico delta Crusca, a Flamminio Manneili 
nohil fiorentino: nelia quate si ragicna di Torquato Tasso, 
del Dialogo delC epica poesia di messer Cammillo Pellegrino^ 
della Risposla fatUigli dagli Åccademici della Crusca : e delle 
fiimiglie^ e degli huomini della dttå di Firerne, Firenze, a stanza 
degli Åccademici della Crusca. ^ É dedirata da Flamminio Ma- 
nelli a don Pietro de* Medici, con lettera de* 25 di maggio 1585. 
Ma la lettera deli* Infemgno é data il 1 di maggio. 

« L* Inferrigno nel disten I ere la sua Lettera dimentic6 il fron- 
tispizio; perché appena nella prima carta si nomina il Pelle- 
grino a il suo dialogo, appena nell* ultima si rammenta il poema 
del Tasso: del resto, documenti inutili, inutilissima eruJizione 
di cronache e di prioristi ; per provare che Torquato Cils6 in 
quelle dicerie i pensieri del Maiielli; che sbagli6 a chiamar 
popolare il governo della rcpubblica di Firenze ; che maligna- 
mento ricordd i ladroni di Fiesole, avanzi della sconfitta di 



\\ Dottro Lanaro Baonamico, di qad tempo, lame spleodidissimo dHlo 
»tudio paUvino. Nel 1578, p<>* coaaigli del NIoDtecatioo, fu chiamata ad io- 
•«*(raare Itlosorta ptntonira neiruoivf*niU di Ferrara; e vi rimaae flno al 
lo^, anno d«>il>s«ltaiioiie al pootidcato di Papa Clemeute VIII, Aldobran- 
lUiio, rh«> lo chiam6 a Koma, dove a<*^iiilft ad in«(*(rnar Platoo<*. Kd ivi 
ioa«*frnf> con plau^o, bi^oché aoo aniraH«**ro aure favorevoli per la flloaorta 
pUtnnica, e b4*ncb^ lo %\fi%iio card. Uellarmioo credeaw nortva alle co^enirt 
ortodii^Mitiente cattoiiobe aiinil« iuae^fnamento. M. a Roma nel fehbraio 
dt*l ijUI. lira brutto e di pircola atatura. Olindo Oiierrini c'\ diede ao'ar- 
rurata eruditiaaima mano^n^rta del Patriiia, ia ch<*, cuo acuroe di aoda 
rritir,!. appara molte nuliiie e rettiAca molti errori in rho radd<*ro, ouanti 
n«* partarooo priuia di lui (11 Propufrnaiore di Bolofriia, 187 J, vol. kii). Aoch«* 
il Patririo, acriTe il Oiierrini, fu di ciii<»f?li »rtagiirati rht* con aulUim dir>*ttivi 
<■ ri>ii rjiialrbe coaa di p<*^^io, a' avveotaroiiu al povero rantore d**:ia G«^ 
ni«ati*iimie , in ooine di nun ao qnali priaripi di rettorica. di Itu^Mia, ili 
|iuf*tira, tanto da laariar brutta e ver^uifnoM una paifina iMla »turia i la* 
liana. P(t6 ae pei to«raoi la (ruerra moveva da iiiehcbine i re arr ad«*iii ir be. 
<• me^'ltini iriudixi di rainpanile, pel Patnzio la bi«ofrna era lM>n div(*raa. 
Kell. f ('•«• Hia detto, ae non a acuaa. almerio ad att »nuacione del mio o|w*rato. 
<*vl> non riinpircoU la qu«*ationR alle parol«*, all<* fraai, all' »rtodoMia delia 
Itntriia tovjna o Itorentina, roa |ruard5 da pli) alto luoiro Nnntco ^luratu 
»d aceaoilo di Ari^totile. ultimo de' platooici in Italia, roinbatteva iiel TatM 
la rt^lunca dello StainritA e le forme acolaaticb« e le tend<>iiie liltiHoHcb«*.... 
Urgli acntti del Patriiio cootro il TtMO, V. Id-, p. iV7«Sa3. 



266 TORQl'ATO TA^SO E LA CRCSCA. 

CatiliDa, mentre tacque della nobiltå che discese dal monte e 
venne a posare sall* Arno. GucLSti, La Crusca e Q Tasso, Ttisso, 
Lettere, iv, xii. 

1585. — > Tasso Tobqcato, Åpologia in difesa deUa Geru^ 
satemme Liberata, con akune aitre opere, parte in aecusa, 
parie in difesa ddtOrlando Furioso deWAriosto^ deila Ge- 
rusalemme istessa, e delt Avnadigi del Tasso padre, Ferninu 
Cagnacioi, 1585. — Le opere contenute soao: Dialogo del si» 
gnor Cammillo Pellegrino, Chiose deitÅccademia della Crusca 
di Fiorensa. Apohgia del signor Torquato Tasso. Lettere del 
medesimo ed altri in materia della Gerusalemme. Lettera del 
medesimo in lode delT Ariosto, Parere del signor Francesco 
Patrisio. Difese del Furioso fatte dal signor Orasio Ariosio. 
— L'Apologia fu subito ristampata ia Mantova dall* Osaniia ; 
riprodotta assai piii corretta, e con Taggiunta di nuovi opu- 
scoli in Ferrara dal Vassalini, 1586, per Vittorio Baldini. — A 
Don Ferrante Gonzaga, principe di Molfetta, alli 20 luglio 1585. 

<A le opposizioni fattemi, cosl il Tasso, risposi in cinque 
giorni, né so bene s*io v\ ponessi tutto Tingegno: ma ærto 
non 01 posi tutto lo studio, né tutta la diligenza> (L. 352). 
Torquato piii che a difendere il proprio poema, si adoperd a 
nmettere in onore TAmadigi; poiché la difesa del padre, com'e-. 
gli scrisse, non era pur comandata dalle leggi ateniesi o daUe 
romane, ma da quelle della natura che sono eteme. Serb6 ^li 
in questa scrittura una gravita veramente filosofica, e sdegnd 
di raccomandare le proprie ragioni a quelle årti che sogliooo 
parer buone ai polemici, perché stapazzano ravversario die 
non é possibile abbattere. > — GuasH, La Crusca e il Tasso, 
Epist. IV, XIV ; M, Lettere di Scipione Gonzaga a Luca Scala- 
brino, n, 341 ; Serassi, Vita del Tasso, n, 120. — V. L. 409-419. 

1585. — Dello Infarinato Accademico della Crusca, Ri- 
sposta alTApologia di Torquato Tasso intomo alC Orlando 
Furioso e alla Gerusalemme LiheixUa. É dedicata al Granduca 
Francesco Medici in data de' 13 settembre a Firenze, Meccoli 
Magliani; Mantova, Osanna, 1585. Non ha nel frontispizio rim- 
presa della Crusca, ma le armi Medici e Cappello. 

Ho vista una nuova Crusca deir Infarinato. L. 424. — Roba 
del Salviati. — V. Epistol, Tasso, iv, xv, u. 344; Serassi, Vita 
del Tasso, n, 123. 



TORQUATO TAS80 B LA CRUSCA. 267 

1585. — LoHBARDBLLi Orazio, Discorso tntonio t contrasW 
che si fanno sopra la Gerusaiemme Liherata di T, Taaso; 
Lettera • Maurizio Cataneo, porta la data del 10 ottobre 1585. 
Ferrara, Baldini; Mantova, Oaanna, 1585. 

Il Lombardelli Bcrifeva deU*Apologia: Non so trovar parte 
ch*io non ammiri.... frizzami la maniera platonica, il rigor dia- 
lattico, Tacutezza delle ragioni, e la temperata brevitå del sno 
dire. Anco m'aggrada oltr*a luisura la grazia che ha oel ri- 
bariare, ove gli é piaciuto di farlo ; V acume in ritrovar la con- 
vene?olezza ch*é nel Furioeo in alcune parti ; i fondameoti delle 
sue difese tolti da Piatone, da Arisiotile, da Deroetrio Falereo, 
da Marco TuUio, dal Petrarca, e da altri classici.... Ma increbbe 
al Lombardelli che il Ta&so si fosse la^ciato andare a rispon- 
dere agli Accademici Fiorantini e per otto ragioni ne lo riprende. 
Kibattevale eloquentemente Torquato nella sua lettera a Mau- 
rizio Cataneo ( L. 434, n, 435458 ). Oltrecché parvegli povera 
la difesa del Lombardelli, e non sempre benevolo Tanimo del 
difensore, onde lo scontento che ne mostra alKamico. 

1585. — Pellborino Cammillo, RepHca aUa Risposia degli 
Åccademid åeUa Crusca, faUa contro H dialogo delC Bpica 
pæsia^ in difesa^ come dicono^ delTOrlando Furioso, In Vico 
Eqnense, Cacchi, ottobre; Mantova, Osanna, 1586. — V. Ouasti, 
Epiat Taaao, u, 346 e aeg. ; Serassi, Vita di T. Tasso, n, 126. 

1586. — Arioøto Orazio, Difese delTOrlando Furioso 
rontro alcuni diahghi delt Epica poesia di Cammillo PelU^ 
grino, Ferrara. Cagnacini. 

1586. -^ Ottonblu Oiolio, Discorso sopra tabuso del dire 
Sua Santitd, Sua Maestd^ Sua AUessa, sensa nominare il 
Papa, t Imperaiore, il Principe, Con le difese della Geruso' 
lemme Liherata del signor Torquato Tasso delt opposizioni 
degli Accademici della Crusca, Al signor Qiorgio Como, Fer- 
rara, ad Utanza di GiuUo YassalUoi. V. Serassi, ViU di T. 
Ta«so, tt, 133. 

1586. — FioRBTTi Carlo, da Vernio, Considerasioni tn- 
lorno a un Dialogo di messer Giulio OUonelli da Fanano 
sopra ad alcune dispute dietro alla Gerusalem di Torquato 
Tasso, Con quella parte d*esso Discorso delt OUonefli, la qual 
pertiene a questo soggetto^ divisa in £87 pariicelle^ e sotto a 
ciascuna particelia la risposta partkolare del detto Fioretti. 



268 TORQUATO TASSO. R LA CRUSCA. 

m formå e ordine di Dialogo. In Firenze, per Antonio Pa- 
dorani. 

É comprovato che il Fioretti non feoe che prestars il soo. 
norne, e mal volentieri, costrettovi dal Bardi di Vernio, di cuL 
egli era vassallo tutto , per tenerezza del Salriati. V. Serassi^ 
ViU di T. Tasso, ii, 131. 

1587. — - Deou Oddi Nicool6, padovano, Diaioga in difesa 
di Cammiiio PeOegrino contro g li Accademici delia Crusca^ ecc. 
Venezia, Guerra. 

€ Ho letto il suo Dialogo, nel quale sono molti lami di dot- 
trina e d'ingegno» (L. 1023). Serassi n, 130. 

1588. ^ GuASTAViNi Giixio, Risposta alTInfanncUo acra-^ 
demico della Crusca intomo alla Gentsalemme Liberata del 
signor Torquato Tasso, In Bergamo, per Gomino Ventara; 
Pavia, Bartoli, 1592. V. Lettere di T. Tasso, 924, 1060. V. Se- 
rassi, Vita del Tasso, ii, 138. 

1588. — Lo *Nfarinato secondo, ovvero dello 'N/arinato ac» 
cademico delta Crusca, Risposta al Ubro intitolato Replka di 
Cammiiio Pellegrino, ecc. Nella qual Risposta sono titror- 
porate tutte le scritture passate tra detto Pellegrino e BetH Åc* 
cademici intomo alC Ariosto e al Tasso, in fbrma e ordine 
di dialogo. Con molte curiose, diffidliegraviquistionidipoesiaj 
e lorn discioglimenti, e con la Tavola cqnosissima^ In Firenze, 
per Antonio Padovani. Al Serenissimo Principe donno Alfbnso 
secondo d'Este, duca di Ferrara, suo signore. 

• Alla corte di Ferrara il Salviati compose rin&rioato secondo, 
replica alla replica del Pellegrino. Godesto Ubro che mette nansea 
al solo trascorreme poche pagine, perché é uua continua be- 
stemmia contro il buon senso e la veritå, Tenne dedicato allo 
stesso duca Alfonso, e vi si lessero incorporate le scempie di- 
cerie delle Stacciate precedenti; con le quali s* era volnto ne- 
gai*e che la Gerusalerame fosse un poema, o se tale lo si pre- 
leodesse, lo dicevano senza teia, e lungo e streito come nn 
nastro, anzi come un filo; laconico soverchiamente lo stile; 
improprie spesso e ridevoli le voci, aspri i versi; non efficaci 
le sentenze, vili le comparazioni, volgari gli affetli. V. Serassi^ 
II, 123 e 142. 

1589. — > Malatbsta Porta, lo Spento accademico Ardente. 
11 Rossi, otvero del Parere sopra aicune ohbiezioni fiute dtU- 



TORQt.%T0 TASSO B LA CRUSCA. 260 

■ 

r Jnfwinato Aocademico delta Crusca inlorno alla Gentsa- 
Umme Liberata del signor Torqualo Tasso, Iii Rimino, ap- 
presso Giovunn: SirobenL V. Serassi, Vita di T. Tasso, ii, 144. 

1590. — Del prhno InfUrinato , cioé della Risposta dello 
Infarinaio accademico della Crusca alTApologia di Toi'^uato 
Tasso^ Difesa (TOrlando Pescetti contro alt eccellentissimo 
signor GiiiUo Guastavino, Verona, Discepoio. 

€ Quøuta difesa quanto alle ragiooi é molto debule, e seb- 
bene il Fescetti fosse peravventura foroito di mnggior dottrina 
cbe non soglion avere comunenaente grammatici suoi pari, quivi 
tuttavia non vi cornparisce che come uq mere gairitore eo- 
fistico, 6 quet cb*é peggio, volendo (av la scimmia del Sal- 
viati ba riempito tutto questo scartabello di si airogunti ed 
ingiorioM espressioai cbe non si pu6 leggerlo senza pena. > 
Serassi, Vita di T. Tasso, ii, 116. — «Noa va neppur ram- 
meotato il piebeo Pescetti di Manade« ancb'egli cagnotto del 
Salviati, e appena To6caao.> Gitasti, Ia Crusca e il Tasso, 
Epist tv, XXXVII. 

GuASTi CesARB, ta Cntsca e il Tasso. Le:ione dcita al" 
rAccademia della Crusca il 27 luglio i 854, Lettere di T. 
Tasso, IV e xxxviti. 

La CniBoa solo nel setterobre del 1585, in Giamb. Deti ebbe 
il suo primo arcicunsolu, il quale a*25 marzo del 1589 nd 
preso Tufiicio, chh prima rArctidemia, com*egli stetsso disse 
nelia prima toruata, era priva di ordine, di capo, e di esercizl 
accademioi, e meglio potea dimandarsi una piacevole brigata. 
Nelle battaglie lilologiche a cui gli .\ccademici crano sfidati 
dalle Sfiesse j^rritture dei partigiani del Tu&io, la Crusca non 
pigli6 mai la sua petma, o pn^^^«) altri di prunderla, onde a 
tale controversia, dopo cbe si fu emancipata dairinf^trinato e 
dair Inferrigno, ne fu affatto straniera. Ad essa dunque, come 
rilevasi e dalle circostaaze, e da copiosi documenti, da trecento 
aoni 8*appoae a colpa nn fatto concepito e perpetrato, prima 
ch*elb& veramente esistcs-se, da alcuni di quelli a cui dov6 Te- 
sistensa. — Alla morte del Tasso ne disse le lodi il Giacomini 
Tebalducci, Aocademico della Crusca diDanxi agli Alterati, al 
cospetto di quanti erano in Firenze di caor gentile e di colto 
iuUUatto. — SeozA di cbe, la Crusca, come vedemmo (p. 182), 



270 TORQCATO TASSO E LA CSLVSCk. 

nel Qome del Tasso, inauguraya i suoi studl novdlamente in- 
staurati. — > E se pur fosse yero ch'essa non fosse stata al 
tutto straoiera a quelle lotte iogenerose, espi6, piii tardi, e aaaai 
largamente le vecchie colpe; e i lunghi; amorevoli, coacienzioai 
e sapienti lavori di G. Guaati, Segretario della Gi*usca, snl Tasao, 
valgono a contrappesare tutte le ingiurie degP Infiirtnati e 
degl* Inferrigni. 

Critiche e Apologie^ ecc, Abbracciano i vol. n e xm déll*0- 
pere di T. Tasso, Venezia, Monti, 1735; ed i vol. xxnr, xxt 
e XXVI delPedizione pisana del Gapurro, cnrata dal prof. Ro- 
Bini, 1830. 

Crescimbeni G to. Mario, Storia della volgar poesia. Dette 
controvereie della Grusca. (Ediz. Baseggio, 1730), toI. ni, p. 443. 

Fontanini Giusto, Nel suo Aminta difeso ed ilhistrato, G. xi. 
Venezia, Goletti, 1730. — > Scrittori intorno al poema del Tasso; 
Dell^eloqnenza italiana, vol. i, p. 313-334. 

Seixusi Pier Antonio^ Ragionamento sopra le oontroversie 
del Tasso e deirAriosto, Parma, Bodoni, 1794. — B nella Vita 
di T. Tasso, Fireoze, ediz. Barbéra, ii, 101-151. 

Foscolo Ugo, Saggi critici, i, 214. 

Carrer Luigi, Gensure &tte dagli Aceademid della Cnnoa. 
Garrer, Prose, ediz. Le Monnier, i, 88. — Barbieri Giuseppe, 
Il Gruscante, Sermone. — EmiUani Giudici^ Storia della Let- 
teratura Ital., ii, 134. •— CtutHi Cesare^ Storia deUa Letter. 
Ital., 288. » SeUembrini, Id., u, 243. — ManUani T„ Prose 
Letter., pag. 28. — Cecchi P. L,, Gootroversie della Grusca ; 
T. Tasso e la vita italiana, 218. — L. Tosti, Id., T. Tasso e i 
Benedettini Gassinesi, 269. 



T. Taastt « Ctalileo Ctalilci. — Gaulbi Gaulbo, Cim- 
siderazioni al Tclsso. Roroa, Pagliarini, 1793. Galilei, Opere, 
Milano, Glassici, 1811, vol. xni; Firenze, 1842-56, vol. xv. 

€ Le GonMderazioni al Tasso, diseppeUite dal Serassi e da 
lui riseppellite, furon messe in luce da Pietro Pasqualoni, ro- 
mano. Dispiacque che un grand* uomo si fosse dato a mal- 
menare un grand' uomo; ma é da pensare che eziandio i grandi 
uomini sono stati giovani. L* opera difatti del Galileo dppartiene 
a' suoi primi anni ; ed altri ha osservato che nelle sue Lettere 



TORQUATO TAS80 S Lå CRU8CA. 371 

non (Mirla che di una Gerusalemme interfoliata , dot^ acea 
annotati tuUi i riscontri dei concetti comuni traUati dal Tasso 
e dairAriosto , soggiungendo t moHvi che gli facevan ante^ 
porre C uno Makro. Oggi si é dubitato se fossero veramente 
qoelle Considerazioni dettate dal Galileo; ed é autore del dubbio 
UQ valoroso letterato romano, V ab. Luigi Maria Rezzi, giå fu 
bibliotecario della €01*81 aiana (V. Atti deirAccademia pontiiicia 
de*nuon Lincei, A. t, sess. 1 del 28 die. 1851, p. 148).> Ei vi ti*ova 
molti caratteri delle Postille annundate dal Salviati. Lo stile 
é suirandare di Carlo Fioretti, od almeno sembra inspirato 
dallo stesso SaWiati, ed una simile impronta banno le vivezze 
ed i motti puDgenti. L*eraditi8aimo prof. E. Albéri ne sostiene 
ioYace rautenticitå. 

PouDORi DOTT. L. EusTAcaio, Socio della R. Accad. Fiorent, 
Saggio di ricaxhe sulie Ccnsiderazioni al Tasso di OaliUo 
GeUilei. — Memorie per servire alla Storia Letteraria e civile, 
vol. XXX, nov., Venezia, Pasquali, 1795, p. 26. 

OB.NERAU Giovanni, Risposta alle Ccnsiderazioni al Tasso 
del signor Galileo Galilei, Modeoa, soc. tipografica, 1819. 

Colombo Micbelb, Considerasione sopra una delle censure 
fatte dal Galilei al Tasso, — Opuscoli dell^ab. M. Colombo, 
Padova, Minen*a, n, 171-177. 

MALMrst Carlo, // Tasso difeso in Modena contro le ac' 
aise letierarie di Galileo Galilei, Indicatore Modenese, dlretto 
da L. Morini, 1852, 03-95-97-100. 

« A.* deliri d«IU Gnttca iaaoe dietro poi il gran 0«lil«>, che aaiio dello 
celesli opoiempUsioDi abbastossi niserameota alla ineiie terreatri, e Teona 
con qaairainara aaa criticba a traTagltara la ceneri di Torquata, cha gi* 
traoquiUanaDtp dormiTano. Tanto pouooo ancba nairaniina d^i divioi la 
lattoraria pasaioni, cha non pagha di inordera t Tivi, torm4>nUno para gli 
esliDti aaosa varnn rispetto «i dacrati del pubblioo a alla aaoUU dei aa- 
palcri. » ÅløHti, Pbapoata, vol. 1, p. 3, xxxi. < Chi pod contaodara al Tauo 
la gloria di eccelto poetaf cbi al Galilro la gloria di ecoelao filoaofot Po- 
tevanobeoai pedaoti florantini e i cortigiani fvrrareai iuTidiare ad ai&iggara 
n Taaso! doTeano i leologi romani a T loqoiaiziona da'frati attarrira la 
▼eriU a la labbra d«I Oalilao, a atrappare coo la niinaocia da* torman ti uoa 
&laa abnagaiiooa da qael divino intalletto? ma la loro gloria potava alla 
eaaera offeaa da at Tili namicif ma la« gloria delPiino poteva mai Boocera 
alla gloria dairaltrof Eppara eaiate in Italia un libro cba Galileo acriaaa 
ndl'eU giå aaTia di tranranoi, dove non v*é iuaullo, non aofiama. non 
anarena che il Oalileo non ver^i an la Otrtu^lemme del Taaao. Alcuoi 
panai«^ profoodi sa 1* arte poalica« pen«ieri dagni di quel sommo lotallelto. 



'^'2 IDRQLATO TASSO E LA CRUSCA. 

ch*adornaao qoel volunie, aooo affogati nelU bile grammaticale, ov^^aiA 
(irrand'aomo reciU ad uo tempo da sofisU e da poetasfaro, asaottigliaBdo 
il fiimo e gonfiando le minime ooae. > V. Fo$colo, Lexione !▼ di Eloqaenza : 
Op«re, ediz. Le Moonier, n, 137; Id., Saggi di Critica, i, S14. 

l^ piA bella critica di cui mi sovvenga, é la stampata ia Rona od 1793, 
Considerazioni al T. Tat90 di O. O.^ correrøendovt alcuni påsat, ore, 
com'é staropato, non v'é senso o ragione, ma noa h difflcile riporvi ci6 obe 
voUe dire Ga],^eo. E pure questa sua critica é molto ingiasta. E il Taaao, 
per dar troppo retta a criticbe, ht peggiorato la soa Oerasalemme rila- 
cendole la Conqaiatata. Ab. di Caluso, Lettera a VitL Al/leri, L. xxtl ~~ 
Vita, Gioroali e Lettere, Firenze, Le Moonier, 1881, p. 544. — Fra taati 
opascoli merita attenxione quello d' iin gioYine, chiamato a grandi deslini, 
Oalileo Oalilei, cbe ne acrisae ooa tm gran baon aenao, con molto goslo 
e oon un retto aentimento deU'arte. De Sanetia, Storia della Letteratora 
italiana, ii, 200. — Il gran Galileo vi fece delle considerazioni, a cui egli 
avrebbe tolto pubblicaodole Taspresza del primo getto. ae non areaae fiatto 
ancor meglio, cioé aeppellirle: e aebbene non sorga al ooncetto generale 
delPeaaenza poetica, della natara deU'epopea, eaconfrontare Tiodole dd 
aoggetto col modo onde Ai trattato , pure si allarga ne' rifleaai : di acaraa 
vena trae indizio dalla poca connessione delle idee, dalla meadiiniti delle 
COM deacritte, paragonandolo al gabinetto ove an corioso ooUoc6 oggetti, 
forse apprezzati per anticbitå o per altro, ma cbe al fondo non aouo cbe 
ooselline, camaleooti diaaeocatt, moscbe nell* ambra, (antoocini acavati dafie 
tombe d'Egitto, quaicbe acbizsetto di Baccio Bandinelli, o del Pannigia- 
nino ; mentre VOriando pargli nna grande guardaroba, oa* inmenaa tribona. 
ana galleria regia con cento statue de* piA Talenti aerittori, e Yasi, crislaUi, 
lapiaUzzuli ed altre meraviglie. Cantiå, Storia deila Lotter. Ital., p. SSl. — 
NeUe Conaiderasioni del GalUei aolla Oerusalemme non m. pQ6 uegare cbe 
non vi aia un po*di aofiatidiieria e d* intemperania , ma qoanle gioste 
censore non vi sono all* introedo, ai caratteri, o aoprattotto allo stile! Gerto, 
da quelle considerazioni non si pu6 tirare la aomma e prosentarla oooe un 
compiato giadizio sul Tasso; tante e tante bellesse d aooo nelU Oerasa- 
lemme cbe il Galilei non oonsidera se non rarameiite, pcrcbé il sao scopo 
é di rilevare i dtfetti. Ma då molto da penaare suUe qualitå mentali del pæla 
qnesto prestarsi il suo poems a un diacreto volume di aspre critidie qoasi 
sempre giustissime (1!) FrJD*Otidio. -~ V. Veniuri Giamb., Memcrie e Let- 
tere di Galileo Galilei, Modena, Vincenzi. i, 8. — Åtinieh R, Ser., Rivtsla 
dei lavori dell'Accad. di Padova, vol. vin, 1800, 313-18. 






m\ 



STFTDI CRITICI 



BuUeo Carlo, di Kagutia (luiuor Convcatuule, iiel 1575 
pi^l di metafisica nello studio di Padova, amicissimo di Fr. Pie- 
colomiQi 6 del P. Nicold degli Oddi , ni. a Padova nel 1580), 
Dialogo per la Gerusalemme Liberata. Venetiii«, apud Aldum. 
(Ex Possevino, io Apparatu aacro, vol. i, p. 296). 

Paruta Filippo, oobile palermitano (1), magni ingeuii ae uo- 
iiiinis vir, graecia latiniaque literis instnictissimus et omnigena 
erqditione, qaa abnndo locupletatas effubit celeberrimus. «^ 
M. a* 15 ottobre 1629. Bellezzo della Gerusalcmme Liberata. 
VeDesia, Tumoi, 1615; Venezia, Sanioa, 1625. 

Vallio CcmuUo, Selva di titoli delle due mille pooderazioni 
(ti*a etiche, politiche, roilitari, di corte ed economiclie), cavate 
dalla Gerusalemme del Taaso. Bari, GardoD<>, 1638. 

Farchie MaUeo, da Veglia, mioor Convent. , Oeaervaziooi 
XXXII sopra il Goflredo del aignor T. Taaao. Padova, Pa^qoali, 
1642. 

Pona Carlo, dott. filoaofo, med. Aecadem. IncogDito Veneto, 
Stodioea rifleasione intorno la prima oaservazione del Goflredo 
del molto rev. P. Veglia pub. prof. di aacra teologia nello atudio 
di Padova. Verona. Roaai, 1622. 

ScUi Ilarcantomo, dott. teol. ed aeead. locognito Veneto., 
Confronto mtico tra la prima oaaenrazioue del molto rev. P. 
Veglia, e la rifle^sione degli ececllontis.simi signori Poua, medici 
di Verona, aopra Tinvocazione del GofTretlo. Padova, Crivel- 
Uri, 1613. 

Abriam Paolo (vicentino, m. a Venezia il 26 aprile 1692, 
di 92 anni), il Vaglio, Riapoate apologetiche alle osservaziooi 
del P. Veglia, sopra il Goflredo del Tasao. Al prineipe Camillo 
Panfllio. Venezia, Vaha^ense, 16<V2 e 1687. 

(I) At'jith'O Gofft-nlo — nobile pol*Timtano, v«T«»lnrio A"\ ••»nalo «1i 
Palermo o buon ponU. Ritf^uiito priifiuiio, vi inori |*^r lo wo|i|»io A^-W* 
tiolv«>ricra. a a' 10 ajrfwto »IH l.VO. iiiMfine a*\ AntouUi Vriå»/iauo I.as«-!« 
inw. r^ii.f»»i-r nH,t Get-H^'t/r.>tmr Hi T. T^nso. ch«* ai t^in|H «l«'l Moiifritorc. 
(njMclivauti dal vaJ«iito Oiuv*(>|i<* Gal<»aiii. 

I-* 



trr4 STUUI CRITRI. 

ifitø Mano, Bilaucut critica, in cui bilauciati alcuui luoghi 
notat! come difettosi nella Genisalemme Ldberata del Tasso 
trOTaasi di giusto peso secondo le Fandette della lingua italiana. 
Napoli, CavalU, 1685; Venezia, Conzatti, 1691, e nel voL x. 
delle opere di T. Tasso, Venezia, Monti, 1740, p. 20-111. 

Carabå Pietro, sacerdote veneziano, Riflessioni sopra la 
Genisalemme Liberata. Venezia, Giov. de^Paoli, 1717. 

Gravina Vincetuo, Della Ragione Poetica, Firenze, Bar- 
l)éra-Biancbi, 1857. T. Tasso e la Genisalemme Lib., p. 132. 

Tiraboschi Girolavno (n. a Bergamo, 1731, m. 1794), Storia 
della Letter. Ital., Firenze, Landi-Molini, 1812, t vii, p. 1429. 

Telani doU. Antonio, Critica alla Gerasalemme Liberata di 
T. Tasso, Bologna, 1801. 

Comiani Giambatista (n. in Orzi-NuoTi nel 1742 , m« u 
Brescia il 7 nor. 1813). I Secoli della Letteratura Italiana dopo 
il sno risoi'gimento, Commentario, Torino, Pomba, 1854, vol. ni, 
150-180. 

Maffei Giuseppe, Stoiia della Letteratura Italiana, Milano, 
tip. dei Classici, 1834. — T. Tasso, vol. ii, 51-97. 

Fabhrucd Toscana Fabio, Inti'odnzione alla Gerusatemme 
Liberata di Torqoato Tasso, utilissima per qnelli che yogliono 
leggere questo celebre poema, istruttiTa per coloro cbe Tbanno 
gik letto. Berlino, Gropius, 1836. 

Orlandini Francesco, Alcune consideraziooi sopra vart tratti 
della Genisalemme Liberata in rifposta al Ginguené. Nnovo 
giomale pisano dei Letterati, t. xxx, p. 32. 

Foscoio TJgo^ T. Tasso, e la Genisalemme. Nel n. lxii del 
Quaterly Review, sett. 1819; e preposta a molte edizioni déUa 
Gerasalemme. 

Salfi Francesco, Storia della Letter. Ital., Milano, Silv«stri, 
1854. — La Gerasalemme, sue qnalitå, suoi difetti, p. 32-38. 

Cordeila Giov. Maria , Stona della Letteratura Italiana , 
NapoU, Rossi, 1857. T. Tasso, 245-250. 

Carrer Luigi^ La Gerasalemme Liberata di T. Tasso. Carrer, 
Prose, Firenze, Le Monnier, 1855, 251-260. 

Gioberti Vincettso, T. Tasso. — Scritti Letterati, Torino, 
Soioldo, 1877, p. 71-78. 

Emiiiatti Giudid Paoh, Storia della Letteratura Italiana, 
Firenze, Le Monnier, 1855. Torquato Tasso, Tol. ii, 118-137. 



STL'DI CRITia. 275 

Cereseto Giambatuita, Storia della poesia in Italia, Milano, 
Silvestri, 1857. — T. Tasso, Lez. xxvi, xxvii e xxvin, vol. if. 
p. 17-65. ^ Dell*£pica in Italia, Torino, Pomba, 1855; T.Tasso 
e la 8ua Gerusalemme. — > Bellezza del tema scelto. — Divereita 
nelle forme della nuova Epopea. — Tasso si sforza di unirc 
il piu che fosse possibile la sua air epopea cavalleresca. ^ Di 
alcune accuae mosse contro la Gerusalemme, p. 166-172. 

Franceschi Ferrucci Cate^nna, I primi quattro Secoll delia 
Letteratnra Italiana, Lezioni. Firenze, Barbéra-Bianchi, 1858. 

— T. Taaso Lez. xxiv, vol. ii, 308-384. 

Paratia Pie^" Alessandro, Analis i del poema. Pregi della 
Gertisalemme. — La Gerusalemme contiene tutti i principl 
della vera e grande epopea. Nell*edizione dolla Gerusalemme 
I Icl Francesia, xxvtii-xcii. 

RanalU Fcrdinando, Autoritå del Tasso, inappellabile sul 
modo di condurre il poema romanzesco. — Del ritratto de' co- 
stami e degU affetti. DegU Ammaestrameuti di Letter., Firenze. 
T^ Monnier, 1858, vol. iv, p. 434-441. — Fine del poema del 
Tasao. Id., p. 384 ; V. p. 425. 

Mamiani Terenzio, La Gerusalemme Liberata, Prose Let- 
terarie, Firenze, Barbéra, 1867, p. 42. 

Meta Camiiio, La Gerusalemme Liberata. Modena, tip. del- 
rimmacolata, 1868, p. 17-143. 

Sanfilippo Pietro, can. della Metropolitana di Palermo, 
Storia della Letteratura Ital., Palermo, Pcdone-Lauriel, 1861. 

— r. Tasso, vol. II, 377-414. 

QifUu Cesare, Storia della Letteratura Italiaua, Firenze, 
Ije Monnier, 1865. — Gap. xi, Riaziono rattolica — Magnifico 
soggctto della Gerusalemme Liberata o meschina esecuzione. 

— Distinzione fra gli epici d* arto e i primitivi, — Carattere» 
intreccio, arte del poema del Ta«so, — Suo avventure, — Cri- 
ticbe e apologia, p. 306-330. 

Setiembrini Luigi, Lezioni di Letteratura Italiana, Napoli, 
Moraoo, 1870. — > T. Tasso o la Gerusalemme Liberata, Le- 
/.ioni LX, Lxi, Lxii, vol. ii, 231-272. 

De Sanctis Francesco, Storia della Letteratura Italiana, 
Napoli. Morano, 1870. — Torquato Tasso, vol. ii, 183-227. — 
K col titolo: La Gcrusalcinme Liberata, secondo la crifiru 
motlema, Nuova Antologia, a. vi, febbraio 1871, p. 27;(-2^C>. — 



2T6 STUDI CRITICI. 

Voltata in Tedesco ue'uumeri 25 e 26 del Mag^ii^ziuo per la 
leiteratara estera, 1877. 

BustelU Giuseppe, Torquato Tasso, Cavaliere e cantore della 
Cavalleria, Diacorso letto il 17 marzo 1872 oella festa leiteraria 
del R. Lioeo Cirillo ia Bari della Pnglia. La Scuoia, 1872, i, 
433-441; 460-475; e ne'saoi Scritti. 

UOrtensio prof, Baffaeilo, Di Torqaato Tasso, del suo seoolo 
e della Gerusalemme, Discorso, Firenze, Le Monuier, 1874. 

Camerini £, La Gerasalemme Liberata. NelPedizione Son- 
zogno di Milano, p. 15. 

Fomacciari Raffaello, Disegno storico della Letter. Ital., 
Lezioni. Firenze, Sansoni, 1875. Lez. n, T. Ttisso, 99-111. 

Ciampi Ignazio, Sulla storia della Letteratora Ital., Con- 
ferenze. Roma, Imola, Galeati, 1877. Gonfer. x, T. Tas9o e il 
poema classico, p. 310-340. 

Zanetia Giacomo, Deir armonia piii intima e piii profonda 
che nel poema epico dev* essere fra Tazione e il Inogo e il 
tempo* in cui dev* esser coUocata. Di quanti poeti furono al 
mondo, in cio niuno pu6 paragonarsi al Tasso. Scritti vari« 
Firenze, Le Monnier, 1877, p. 28. Torquato Tasso si tiene re- 
ligiosamente suirorme degli antichi, pag. 242. — T. Tasso, 
p. 308-309. 

Ceccht Pier Leopoido, La Gemsalemme Liberata. T. Tasso 
e il Pensiero Italiano nel secolo xvi. Fii^nze, Sncc. Lo Monnier, 
1877. T. Tasso e il poema eroico ; T. Tasso e il poema storico, 
C. VU, p. 390-409. 

Sismondi J. C. L., Analyse rapide de la Ger. Délivrée. De 
la Littératnre du Midi deTEurope, Bruxelles, Dumont, 1837, 
p. 334-363. 

Ginguené, Examen de la Gerusalemme Uberaåa du Tasse. 
Critiques qui en ont été faites en Italie et en Franoe. — Dé- 
fauts réeb de ce poéme — Beautéa de ce poeme supérieures 
å ses défauts — Rang qu*il occupe dans Tépopée moderne — 
Coup d' oeil rapide sur trois poemes du Tasse, Le Rinald, La 
Gerusalemme Conquislata e le ScUe Giomate (Ediz. Mil. dd 
Giusti), Chap. xiv, 424-468. 

Rathery E.J, B., Influence de T Italie sur les Lettres Frands. 
Le Tasse, p. 96. 



STUDI CRITICI. 277 

Giobet*(i Vincento, Oludizio degli straniori snlla Gcrusaicmine 
Liberatn. Sn'itti Letterari, 74-77. 

I^ Francia tenne sempro in f^raodiasinio pregio la Oenisa* 
lemme Liberata. Il Guidi ne conta flno • 23 (ed ora montano 
a 28) vcrsloni; o di ef^so 23 ▼(»rsioni fino a 126 edizioni. Del 
Furioso conta 17 traduttori, con 90 edizioni. lo raccoglierå 
alcuni de* piu notevoli giudizl sulla Gerusalemme che ne diedero 
i piu solenni critici francesi. 

Uoa parola fartniiaU, scrive il doU. Hurd Dell« soe Otservuioni iulin 
Regina Hrl/e Fate, in un verso ch« saooi bene e pcmu imprimerM facil- 
mon la nelia roemoria di tutti , ha piii^ effetto ch« non un Tolume di aana 
critica. Il preciso ma freddoBoileau, (che non inlande »illaba d'italiano) diaae 
cliuqwtnt la po^sia dpi Tatso, o il magico auono di qaesta parola, come 
il corno d'Astolfa nell' Arioato, ai propag6 dapertulto, e feoe gran danno 
aUa fama giå ben fondata della poeaia italiana. Non é meraviglia ao qoella 
potent« voc« I«vas«e romor« in Francia, « Tarcaaae il maro. I/Addiaon, 
legislalor« del gnato ibglea«, la tola« di li, o la diAiM per ringhilterra 
in qa«i popoiari ad un tempo e colti anoi aaggi. Clinquant diT«nt6 oom« 
itn motto di convensione frå crilici di Torquato, « ad un tratto non Vi 
a«oolt6 da tatt« 1« band« ch« le elinquant 4** TasMt. 

4 La Qeruialemme appar« a me aotto certi aspatta ana imitation« d«l- 
riliad« di Om«ro; roa se Rinaldo é nn* imitaaion« di Achill«, « Ooffredo 
d'Agamennone, io ardisco dir« che la copia del Tasao h asaai aupertore 
all* originale. Nell« au« battaglie egli ha {hA foco d*Omero « maggiore 
varieti; i suoi eroi airoili a quelli delPIUade aon diatinti tra loro da ona 
ditferensa di cara tiere, ma quelli del Taaso aono piA magiatralmont« intro- 
dotti, p«A apiocati e aaaai roeglio sostenuti, perché non ve n' 6 uno, quasl 
(lirei, che nella Iliade cha non aia cons4*gaente e non c« n'é uno nelk 
(teruaalemme ch« non aia eguale a lé ateaao in tutto e per tutto. 11 Tai%<i 
lia oolorilo ci6 ch« Omero aolainente ha abotzalo, coai« ci6 che caratterirra 
rioiTredo « Aladino h aagacia, aebbene i du« caratteri aieno flnament« va> 
rtati. In Goffredo primeggia una pmdensa tranquiUa e circoapetta, in Aladino 
una crudel« aatuiia. Il coraggio predomina in Taucredi « Argant«; ma nel 
primo é un dispretio generoto del pericolo, nel aeoondo una Airia bmtalc 
tloai l'amore in Annitla h un inaieine di legireresza e di deaiJerio; in Krmiuia 
é una dolce amabile teoerexsa. Non vi A tlgura nel quadro cho non scopra 
U tnauo di un niae«tro, nemincno qu<*Ua di Tielro rKremita rlie formå uu 
viro e flnocontraato cuir incaiitator«> Ismeno — due caratteri Menaa duM>i'> 
j««ai auporiori al Calcante e Taltihio di Oinero. Rinaldo f realmente uiia 
iiiiitarione di Achille, ma i aiioi dilVttl aooo pii) acuaabili, il auo rarattere i> 
\»\i amabile; Achille ci abbagUa, ma Rinaldo c'intere^u. II aoggelto del 
lioema b il piA altaraent« sublime rht> n\ poasa imaginare, « il poeta lo ha 
trattato oon quella digniti che gli conviene, anri l'ha n*«o non meno in- 
ureaaaute che eievalo. Egli fa tpiccare le aue awenture con vivaciti e 
dt^tribttt^ee la lure e Tombrn rol divemimcnto d'«q maestro. Fyli tra«- 



278 STUDi CEiTia. 

porta il mio lettore dai tumulti della batUglia alle dolct aoUtadini dell* i 
ed a scene sqaisilamente volattaoee e lo riooadoce sal campo di battaglia. 
Egli tocca tutti i tåsti della passione in ona rapida ma regolLaiTe suooessioo«, 
e gradualmente s* innalsa a mano a inano nell* opera, il sqo stile é in ogni 
luogo ugualmente cbiaro ed elegante, e quando il sno aoggetto ridiiede 
una formå elcvata, egli é meraTiglicso il vedere come imprime an noovo 
carattere alla dolcessa della lingaa italiana e come lo rende maestoaamente 
e fortemente severo. * Voltaire ^ Studi sulla poesia epica. — E Voltaire 
scrisse pure: <Non esserci in Italia monumentoche meriti 1* attenzione del 
viaggiatore pi& della Gerasalemme di Torquato. » 

L' arte oon che il Tasao ti trasporta da ona battaglia a ona acena 
d*amore; da questa a un consiglio: da una processione a an palagio in- 
cantato; da questo a on accampamento ; da an assalto alla grotta d*on 
solitario; dal trambusto d'una dttå assediata alla capanna d*nn pastoce; 
qneir srte, dico to, é pur meravigliosa. E non manco aapiente i la dispo- 
sizione dei caratteri: la ferocia d*Argante vien contrapposta alla genero si ta 
di Tancredi; la grandezza di Solimano airempito di Rinaldo; la prodenza 
di Goffredo alle scaltrezze d'Aladino; persin Pietro rEremila, come ossenra 
Voltaire, sta quivi egregiamente a rinoontro d*Ismeno Pincantatore. Se 
parlau delle donne, in Armida é dipinta la civetteria, la passione in Enninia, 
r indifferenza in Glorinda. Il Tasao avrebbe in qaesto modo totte trattate le 
indoli f<^mminine, se avesse rappresentala anche la madre, deUa qualpreter> 
missione é per avventara da cercare, piA che in altro, il motiTO nella natara 
deiringegno suo, piii^ inclinato al bello che al vero, piA amante d*an certo 
ba^iore che deir affetto. In Omero par che predominasse il genio, in Vir- 
gilio la passione, in Tasso rimaginasione.... CTiateauhriand, il Genio del 
Gristianesimo. 

Il Viltemain, tratteggiata con maeatro penneUo Tevolaaone dell'amano 
intelletto nel primo atadio dd Risorgimento deUe lettere, prende in tal formå 
a scrivere del Tasso : < Di mezzo a oodesta preoceupazione Tivisnoia delle 
menti, originata dslle splendide roemorie e dallo atadio deU'antichitA, paro. 
leggiadro, csstigatissimo, sorge ii genio modemo: non {hA selvaggio ndla 
saa irregolare grandezza e aoblimitå, ma spirante attraimenti soavissimi: 
era la masa tassiana. Né mai vi deste a credere Tarte di questo poela 
essere ana dote istintiva che non ha cosciensa di sé. Nolla meno. Di qaanto 
la filosofia dell' arte, di qaanto la meditazione e lo stadie indefesso possona 
adornare e inleggiadrire il genio, Torquato fsticosamente area iatto tesoro. 
Qaal poeta (u mai pi<k dotto di loi, e soprattutto qaal mai dotto fh di lui 
piA poeta ? Non dico io giå che totta codesta scienza, totte queate intellet- 
tuali dovizie, e quel tesoro ricchissimo di erudite rimemliranze gli fiisse 
presente quando dal labbro gU scorrevano tanti melodiosi e fluidi rersi. 
ha secreta influenza delle dotte letture é quella dessa che tutte le impres- 
sioni della vita, le colte brigate, la consuetudine d*uomini eminenti sogliono 
esercitarc au noi. Esse modificano, subliniano, irraggiano la mente di 
mirabil chiaritå, ma quando ool volger del tempo le senrono ad agire e a 
creare, essa non ha coscienza della lor proTenienza straniera: æ ne é 
rinsaoguinata per formå, che le sembran portati della propria attivitå. Ed 
apponto cosi che il Tasso, meditato lungamente con erudisione e actenza 
profonda. con isquisilo gastn. poetava poi colPestro viracissimo ond* era 



STUDI CRITICI. 279 

doteto. CodesU Mcreta oxiona di dotU e sublime critica, raoTante dall* en- 
tustasmo del bello e da finissima conoaoeosa de* sooi effetti pi& riposU, a 
pare ap(*rtain«nta'a chiunquo svolga qualcuno de* suoi trattati letterari. Vi 
Hl scorge una OM^nte nutrita di Platooe e di Omero, di Virgilio e di Dante, 
UD noino egualmente versato n<'gU annali delP antichitA che in qnelU del 
medio evo, e cui ogni cosa ispirava. > Tabieau dø LiUerato^t au zt tSéele 

Quinét / Xr. La Qerosalemme. V. Maasarani suUo stndio di letlcratara 
e d'arte. Firenz«*, succ. Le Moonier, 1873, pag. 113. 



PARALLELI 



T. TasM, •Mero • WlrgllU. — Beni Paolo, T Acca- 
demico Intronato, Comparazione di Omero, Virgilio e Torquato, 
ed a chi di loro ti debba la palma nell* eroico del poema : del 
quala fti vaoDO riconoscendo t precetti, con dar largo conto 
de* poeti eix>ici, tanto greci quanto latini ed italiani, ed in par- 
ticolare si fii gtudixio dell* Ariosto, Discorsi sette. Padova, Pa- 
iiquali, 1607; Padova, Martini, 1612 e 1627; T, Tasso, Opere. 
ediz. ven. del Monti, viii, 335-534. 

— ^^ Dialoght tre estratti dalPediz. Padovana del Martini. 
1612. — T. Tasso, Opere, Ven. Monti, xi, 411-525. 

Tet'osson, Dissertation critique su V Iliade d* Horoére. Paris, 
1745. ^- S*argomenta a dimostrare come il poema del Tasso 
»ia incomparabilmcnte siiperiore, quasi in ciascona parte, al- 
r Iliade. 

De Coureil Giov. Saieaiore^ Sopra Omero, Ta)*so e<l Ario^to. 
I«. XXVIII, p. 203, Livorno, 1818. 



T« Ta*Mi c ftaalc. — Mamiani Terenuo^ La Uiviim 
Commedia e la OenisAlenime Liberata. Pro»<* letterari e, p. A2. 

Vannoni F, !/.» bolognese, prof. di Letterat ura Italiana i* 
Spagnuola a Ronen, Dante et Ta<.«e. Eutretion Littéroire sur 
r<'s deux poetes, lu par F auteur en la seance solennoUe du 
12 nov. 1865, å Toccasion de la roouverture des cours public^. 
Rouen, impr. Briére, 1865. 

Dt Sanetis Francesco, Scopo e concetto della popsin di 
U.inte e del Ta««o. Storia delln Letter. Ital.. ii, 201. 



280 PARALLKLI. 

Carducci Giosué, Dante e Tasso. Studl letterarl p. 132. 
SeUembrini Luigi, La Divina Commedia, TOrlando e la 
Gcrusalemme. Lezioni di Letter. Ital., ii, 271 . 

T. Tasso c I«. Artosto« *— Ia CcrvsalcauMe • II 
Pvrloso (1). — Galilei G alileo, I^ettera a Fr. Rinuccini sol 
men'to dell*Ariosto e del Tasso. NeirOrlando, impresso a 
Ix>iidra, per cura deU'ab. Pezzana, 1777. — Vol. i, dopo la vita 
iJoU'Ariosto del Fornari. 

Bartiffaldi Girolamo, Seniore, L* A nos to non si pa6 paro- 
f^onare al Tosso, Oaservazioni critiche, cap. xx, p. 326 del t. ii. 

Giudizio di dirersi Autori intorno alla precellenza deirOr- 
lando Furioso di L. Ariosto e della Geriisalemme Liberata di 
T. Tasso. Fen-ara, tip. Oaroerale , 1709. — Oli autoi^i sono: 
ab. Pictro MetasUisto, lettera a Domenico Diodati, Vienna, 10 
ottobre, 1868. (V. pure Metastasio, Considerazioni posturoesopra 
la Poetica di Aristotile, Venezia, Zatta, C. i, p. 28); GaUleo 
Galilei; Gravina Vicenzo; Guarini Giambaitisia. Il giudizio 
del Gravina venne pur riferito dal Batteaux nel suo Corso 
di Belle lettere, ii, 326. 

Tiraboschi Girolamo, L* Ariosto e il Tasso paragonati. 
Storia della Letter. Ital. Firenze, Landi-Molini, 1812, vii, 1265. 

Maffei Gius., Storia della Letter. Ital., Milano, Classici, n. 87. 

Gioberti Yincenzo, T. Tasso in che rassoroiglia T Ariosto, 
c in che ne differisce. T. Tasso acousato di non essersi alzato 
ucirEpopea come Omero, Virgilio, Dante e Klopstok. Scritti 
letterari tratti dagli autograf!, Torino, Scioldo, 1877, p, GTk 
t\ e I o. 

Ccveseto Giarnb,. Storia della poesia in Italia. ii, 6(M>4: 
DeirEpopea in Italia, p. 169-171. 

Emiliani Giudici Paolo, Storia della I^etter. Ital., n, 136. 

Franceschi Fenttcci Caterina, Non si pu6 far giosto con- 
tronto fra la Gerusalemme e il Fnrio$:o. I primi quattro secoli 
della Letteratara, n, 341. 



(1) «Un oonfronto Ira il Furioso eU Genisalemme non é aaeU*assttr- 
<lita che si va predicando da certi inoderni. Quando gli estetici aet sec. xrr 
** del XVII 9« ne compiacevano molto, sapex'ano bene che cosa « fiicerano. 
A.&surdo sarebbe ii mettere il Tasso a front«* del Boiardo, xna 1* Ariosto i- 
inixiatore di qnel movimento che si compi«* in Tnrr|u.ito. v Pto Rnj,t^, \,^ 
tonti dHrOrlando Furioso, pa^. 31. 



PARALLEM. 281 

Meta CamiUo, L*0rlando e il Goffredo. La Oerus. Liber., 
IV ediz., p. 41. 

CanHi Cesare^ Parallelo tra il Tasso e TAriosto. Storia 
della Letter. Ital., 326. 

Frandosi Giov.y II poeraa del Furioso e della Gerusalemmc 
paragonati tra loro sotto diversi aspetti. Discorso lotto al \\(^\(\ 
Liceo Muratori, Modena, Vincenzi, 1870, p. 41-50. 

Castagna Xicola , L* Ariosto e T. Tasso. I Proverbi del- 
r Ariosto, Ferrara. Taddei, 1877, p. 8. 

T. Taaso« TArloalo e Wm Mcla«ta«lo. — Le Brun, 
duca di Piacenza. — Netln sua verslone dolla Oerusalemme. 
Parigi, BosJ«nng^, 1811. 



T. Taaso e T» CSros«!« -~ Cereseto GiambaUista, La Ga- 
msalemroe Liberata e i Lotnbai'di alla prima Crociata. Storia 
della Poesia Italiaoa, lez. xtx, p. 65-70. 

Blanc L, G, , T. Tasso uod Toromaso Grossi. — Nella 
Allgemeine MoDatschrifl fur Wissensohaft und Literatnr di 
Branavic, 1851, fasr. iii e iv. 

II Cteasaea« e 11 Taaaa« ^ Cfcchi P, £., Toni- Tas5to 
e il Peii.«iero, eor., 373. — V. Crepuscoh 1856, p. 25. 



T. Tmmmm • Orvaaic«. — GioberH \incenzOf Del Pri- 
mato. V. Peosieri o giudizi raccolti dairUgolioi, 346. 

T« Tmmmm m Mliloa« — Johnson, Nella vita di Milton. — 
Mnssarani TuUo^ Studi di L^tioratnra e dWrte, Firenzo, Succ. 
Le Monnier, 1873, p. 174. 



T. Taaao • Zrlay« — Armuj Giov. — Zrinv, seguendo 
le splendide orme del gonio del Ta<»^o, nel concetto della sna 
;n'and6 ci»0()ea, jCnni/as, »i mo9tr6 del tutto indip<^ndento o<i 
originale. ^ DiJ^sertazione piibblic.itn nolla Ri vista di Bu<la-P<«»t. 
1850. 

BtiSteiii Giuseppe, Caratteri dei peritonaggi del Tasso popti 
a confronto ron quelli di Omero. I^t Scaola, 1872. p. 470. 

Meta CamiUo, V eroa Oraerirn e il ravaliere Ta^'siauo. La 
iVninalemmp. ecc.. p. 101. 



282 PARALLBLI. 

Gioberli Vincenzo, LWcfaille di Omero e il Rinaldo del 
Tasso. Scritti Letterari, p. 255. 

Chateaubinand , I caratteri personali della Gernsakrnme 
posti a confronto con qiielli deir Iliade. Il Genio del Cristiane- 
simo, Parte ii, 0. 

Åfela CamillOy La protasi di Torquato, e quella di Omei'O 
e di Virgilio, coroe rivelatrici delle rispettive civiltå. La Ger. 
Liber., p. 226. 

De Sanctis Ft'ancesco, Le donne della Gerusalemme (Storia 
della Letter. Ital.). Sofronia, ii, 215. — Oorinda, 214-216. — 
ErmiDia, 217 e 220. — Angelica e Alcina, 210. ^- Armida e 
Alcina, 219-222. 

Meia Camilio, Ernainia. La Gerus. Lib. 386. 

Camerini Eugenio, Le donne della Genisalemme. Prefiuiooe 
air ediz. Sonzogno, p. 16. 

Renier R,, Le donne deUa Gerusalemme e del Furioso. 
Cervantes e T Ariosto, Riv. Eur. 16 nor. 1878, p. 238-246 (1). 

Cecchi Pier Leopoldo, La donna e Tamore del Tasso. Il 
Pensiero, ecc., p. 310. — Le donne della Gerusalemme. Id., 406. 

Mela CamiUo, I Troian i, i Crociati e i Lusiadi al termine 
del lor viaggio. La Gerus. Liber., p. 297. 

Il Satana del Tasso, il Plutone del Vida, e il Lucifero 

del Milton. Id., p. 326. 

— La selva incantata della Gerusalemme, e il Inco drnidico 
della Farsalica. Id., p. 548. 



(1) Ricbiaraate alla memoria la Armida del Tasso, moddlala in parie 
sulla Alcina Ariostesca. Oh com« la si vede quella frentile anima di Torquato, 
gentile Hno nel sensualisino. specchiata tutta intera in questa sua .\rniida! 
Se Alcina é la Venere delle tbrme. si uu6 ben dire che Armida sia la Veners 
deiraroore, la vera Ciprij^na madre di Gupido. Del lavorio psichico che fu 
trasfuso in Armida non ebbe neppure una idea Lodovico, né la poteva avere... 
Alcina é tulta corpo; Armida é tutta anima, como la mnsa meianconica e t'a- 
neg^iante del suo pocta. 11 sensualismo di Alcina é il sensualismo della carne: 
quello di Armida é la voluttå delio spirito. Alcina poirebbe cangiarsi iu 
una donna onesta, o in nna meretrice; Armida pu6 solo divenire uoa eroima. 
I/uoa ti cntusiasma, Taltra ti accende noU'animo un^ammiraiione delicata 
e oostante: l'uoa personifica la poesia deUWriosto, Taltra quella del Tasa»). 
Del resto stnpcode entrambi ; come la Venere del Tixiano aocanto la <^l(^rea 
Maddalona del San Girolamo del Correjr^o. Jimitr, 239-? 11. 



283 



II.LUSTRAZIONI AL POEMA 



Argømeatl al CaatI della CScraaalcmnir. — c Quando 
il poema potrå con mia sodisfaziooe essere stampato, allora 
aocho si dovrå procuraro ch*eglt abbia quegli aiuti d*argo- 
menii, o quegli ornamenti che sogliono aver gli altri poemi.... 
qaando con mia sodisfazione potrå stamparsi, vorrei ch' egU 
portasse seco tanta autorite, e taota io gliene potessi dåre, 
che meritasse da qualche bello ingegno 1* onor degli argomenti ; 
percbé, se da me fosser fatH, parrebbe o cb*egli non meritasse 
ch* altri in lui s* affaticasse, o ch*io stimassi ch* altri non fosse 
degno d* aflaticarvisi : ]*una delle quali opinioni sarebbe falsa, 
Taltra superba molto» (L. 141, a Guido Coccapani). 

Il primo a stenderne gli argomenti fu Orazio Ariosto, pro- 
nipote del gran Lodovico. Giovine di bell* ingegoo, appassionato 
ciiltore delle muse, a detta del Tasso, nella fanciullezza si aveva 
meritato le lodi che si convengono alKetå virile (L. 94). Ei 
rerc6 Pamicizia di Torquato, e se Tebbe; anzi Torquato stesso 
ci dice, che tutto il giorno stavano insieme (L. 89) e che quella 
pratica gli era molto cara (L. 73). Ma al povero Tasso comin- 
ciava a rannugolarsi Tintelletto, ed insof^pettisce anche di Orazio: 
terne, ed anzi é certo, che afHli Tarme contro lui, i*he imprenda 
a scriverc contro il suo poema, e forse contra ad altre cose 
Hue: con tutto ci6 é pronto a sopportar da lui qursta ed ogni 
altra offesa con animo non sol paziente ma amorevole (L. 89). 
Rd Orazio, nella speranza di rabbonirlo, gli mnnda a Modena 
una canzone« in ch(* gli då vanto di primo od unico poeta. A cui 
il Tasso: c Quand*anohe le vostre stanze mi fossero state mostr«* 
»>otto altro nome chn il vostro, Tavrci nondimeno per vostro 
pario ronosciute, in quella guisa ch* alcuni figliuoli souo rico- 
noscintl alla somiglianza ch' hanno co* padri : perocché in pss<> 
non solo si vede Timag-in del rostro ingegno, ma alcuni quasi 
lineament! ancora del vostro costume: e sopra tutto appare 
in loro Taffezione che mi portate, la quale non vorrei per6 che 
fi>^se stata co!»l »trabocrhevole, che v'avesso trasportato a darmi 



284 ILLrSTRAZlOM AL POEMA. 

laudi forse intempestive, ma certo smisurate.... ContenUtevi 
(Vavermi coronato, senza voler doificarmi.... La corona deU*ec- 
ceUentissimo e del soprano.... giå dal giadicio de^dotti e del 
roondo, e dal pai*ere, non che d*altri, di me stesso.... é stata 
posta sovra le rhiome di quel vostro, a rui sarebbe piii dif- 
ficile il torla, che non ora il torre ad Krcole la mazza.... » Nel 
rifiuto, apparentemente modeato di tante lodi, ben si rede uno 
do* soliti sospetti d'iasidie nemiche. Del resto, la stupenda letters 
del Tasso airAriosto« é una delle piii singolari per artificia, 
per istile ch'egli scriresse; e, come hen nota il prof. d^Ondio, 
piena di dignitå, di delicatezza, e perfino (cosa aflatto insoUta 
in lui) di satira. — Fa poi meraviglia come 1* Ariosto 8*ardisso 
di mandare allo Scalabrino una canzone del Tasso, come cosa 
sna, e, ch*é peggio, matila d'un verao (L.81). — L' Ariosto 
non si rimase dairamare Torquato, e nella risposta che fece 
al Pellegrino , prende la difesa e dello zio, e insieme del Tasso« 
mollo a %'agione amato ed onoraio da iui. Ed anche in pri- 
gione Torquato desiderara di vederlo, e fiicea preghiera allo 
Scalabrino che glielo conducesse (L. 308). — Sngli argomeoti. 
e SU Orazio Ariosto, veggasi la lettera 141, a Gnido Coccapani. 

Gli argomentl deir Ariosto apparrero nelle edizioni: Fer- 
rara. De Rossi; Parma, Viotti; Lione, Marsili, 1581 ; Palermo, 
Napoli, Salviani, 1582; Mantova, Osanna; Venezia, Salicato. 
1584; Ferrara, Cagnadni, 1585 e 1588; Venezia, Ciolti, 1505« 
1598, 1599; Venezia, Bisuccio, 1605; Venezia, Imberti, 1643 
Venezia, Travini, 1654; Venezia, Gej^tari, 165G; Amsterdam 
Combi, 1652; Elzevir, 1678; Venezia, Miloco, 1680; Venezia 
Lovisa, 1685; Bassano, Remondini, 1685; Venezia, Ferretti 
1686; Venezia, Hertz, 1705; Napoli, Mosca, 1719; Lucca 
Marescandoli, 1729, 1764 e 1785; Venezia, Zane, 1735: Man 
tOTa, Virgtliana, 1828; Lipsia, Brockhaus, 1871. 

Gli argomenti di Vincenzo Imperiale, genovese, lodato au- 
tore del poeroa Lo stato rustico, in versi sciolti vidcro la 
hice nelle edizioni della Gerusalemme: Genova, Pavoni, 1604 
e 1615; Venezia, Zuccato, 1714; Napoli, Mosca, 1719; Padova« 
Manfré, 1728; Venezia, 1736; Napoli, 1749; Padova, Manfre, 
1754 e 1793; Venezia, Astolfi, 1782 e 1795; Napoli, 1784: 
Parigi, 1806: Venezia, Molina, 1816; Milano, 1817: Venezia. 
Rizzi. 1823. 



IM.l aTKAZlONl AL I*OKMA. '2^i 

QuiiWi ilul (Autoiii néiVedmon'i: SerravaUe del Cla:<erJ, 1H()4: 
Yeuezia, Ciotli, 1605; Venezia, Sarzina, 1625. 

Quelli del Barbato neir edizioni : Padova, Tozzi, 1628; Ve- 
ii«*zia, Curti, 1065. 

L'edizione veneta del Monli ri8tam|>6 riuniti gli argomeuti 
delPAnosto, delF Imperiali, del Casoni e del Barbato. 

AUcgoria« — Il Birago stese pure, canto per canto, le 
Åiiefforie. Il P. Bonifazio Collina ci dice che rinchiudono, a 
guisa deU*ottinie monete, molto valore in poca mole. Ritiene 
invece scipite molto ed iuette quelle del Casoni (Serravalle. 
1601; Venezia, 1605). — V. Tasso, L. 48 e 79. 

roslilljilari • Cafliealatorl. — Ångeli Botiacetitura, 
Deir Angeli secondo la oongettura del P. Ii*eneo Attb, espreé&i 
in una lettera al Serassi, e adottata dal Serassi nieJesiino, sa- 
rebbero le Annotazioni che si trovano nella Parmcnso del 
Viotto, 1581. L' Angeli é pur autore dei Commcntarl del Po. 
fttampati in Padova per Lorenzo Pasquati, 1578, come pure della 
descnzione del fiume Parma (oh* o quaai un*istoria della citta)^ 
impressa in Parma dal Viotto nel 1590. 

Romeo P. Davids nativo di Jocasio in Calabria, uomo dl 
vasta letteratura e buon poeta. Arriccbl egli la edizione napo- 
litana del Salviani, 1582, di una Storia di Oerusalemme, di 
una tavola di tutte le voci difficili, nomi propri, istorie e fiivole 
del poema, fiitica, a detta dal Serasai, molto bella e giudizioaa. 

Gentiii Scipio , Annotazioni alla Gerutalemme Liberata di 
Torqaato Tasso. Leida (Londra), 1586, in-8. — Nell* edizione 
genovese del Bartoli, 1590; Venezia, Ciotti, 1598; Genova, 
Pavoni, 1613; Venezia, Misaerini, 1024; Padova, Tozzi, 1628; 
Londra, Tonson-WatU, 1724; Urbino, Mainardi, 1735; Venezia, 
Monti, 1740 (Opere coroplete, vol. xii, 3, 134); Nimcs, Gaude, 
1764. — V. Lettei*a 259 al Turco. 

Del Gontili veggasi la rubrica TradutU)n. 

Guastacitti Giulh, Di^'i'orsi e Annotazioni sopra U Oeru- 
salemme Liberata di Torf|uato Tasso, Genova, Bartoli, 1590; 
Venezia, MU^crini, 1024; Padova, Tozzi, 1628; Londra, Tonson- 
Watu, 1724; Urbino, Mainardi, 1735; Kdiz. ven. del Monti, 
1710, vol. xr, p. 115-410. 



286 ILLLSTRAZIOM AL POEMA. 

— Luoght 0:$servati, i quali il Tasso uella sua Gerasa- 
lemrae ha presi ed imitati da^ pæti e da altri scnttori anticbt. 
(leDova, Pavoni, 1617; Venezia, Misserini, 1624. Opere di T. 
Tasso, ediz. vea. del Monti, 134-200. 

Giullo Gaastavini, medico iooomparabile ed esatiissimo ano- 
tomista : abbaodond talora Esculapio per trattenersl neiramenitå 
delle varte scienze di Minerva, e con felice successo, siooome 
ben mostra V abbondanza de* suoi dotti componimenti non sdo 
in prosa, ma ancora nel verso toscano e latino, e fd pur 
queUo cbe nella cittå di Pisa si vedesse, piii d' ogni altro, af- 
follate le scuole della Sapienza, quando, richiesto dal Granduca 
vi lesse pubblicamente la medicina pratica. — < Il Gttastatini 
la Gerusalemme confessa d*aver letto gik piu e piii fiate con 
infinito gusto, e di avervi faiti alcuni discorsi e annotazionL 
fatica in Virgil io fatta prima da Macrobio ; pai*te dichiarando 
i luoghi piii difficili.... ; parte ne* luogfai presi e imitati da* piu 
antichi, facendo pai*agone del valore dell*ttno e deiraltit>,e con 
ragioni cavate da fonti di retorica e di poetica, mostrando o cer- 
cando di mostrare chi prevaglia, il che fra comentatori di poeti 
o greci o latini, ch*io sappia, non fu alcuno roai che imprendesse 
a fisure, se non fra antichi in piccolissima parte, non esponendo, 
ma nel modo che si vede, lo stesso Macrobio, e fra piii modemi 
Giulio Cesare Dalla Scala, e parte ultimaraente (cosa eziandio, 
da niuno espositore giammai fatta) col discorrere tanto sopra 
r universale di tutto il poema, paragonando noi in ispede la 
Gerusalemme' coUMliade, e della maniera, e formå di essa trat- 
taudo, quanto sopra le parti speciali si di quali tå, come di 
quantitå, applicando i precetti generali deirarte poetica a* Inogbi 
particolari del poema >. 

MarUnelU BonifiuiOy Cesenate, Anuotazioni sopra la Ge- 
rusalemme Liberata di T. Tasso. Bologna, Benacci, 1587. — 
Neir opera di T. Tasso, ediz. ven. del Monti, xn, 235-307. 

Iseo Giuseppe^ Cesenate, Discorso sopra il poema 

di M. Torquato Tasso per dimostrazione di alcuni luoghi in 
diversi autori da lui felicemente emulati. IH Cesena, a dl 23 
luglio 1581; Roma, Fagliarini, 1793. 

Giampiero dTAlessandt^o, da Gaiatone, detto GataleOy Dei 
luoghi tolti e imitati dal Tasso nella Gerusalemme Liberata, 
Napoli, Vitale, 1604. — Anche Antonio Cataldo da Taranto, 



ILLl STK<1ZI0NI Al. POEMA. 287 

avoa futto raccolta de' furtl del Tasso ad autori greci, latitii o 
tOBcaai, ma come seppe del lavoro del Galateo, ne sospese la 
Htampa. 

Il Gofiredo, ovvero Gerusalemme Liberata col commonto 
di Paolo Bent, Do ve non solamentc si dichiara questo nobil 
poenia, e si risolvono vari dubbl e molte opposizioni, con ispie- 
tzixmi le sue vagbe imitazioni, ed in somma Tartificio tutto di 
parto in parte; roa aocora si pai*agona con Omero e Yirgilio, 
niostrando cho giunga al sommo, e percid po^sa e debba rice- 
verai per esempio ed idea deireroico poema. Padova, Bolzetta, 
1 61 G. — Questo volume non contiene che i primi dieci canti« 
rommentati aropiamente e con graudissima erudizione. — > Nel 
1G25, CO* tipi del Crivellari di Padova, il Beni avea impreso 
la stampa dell* intero coinmento, o nel la prefazione al pontefice 
Trbano MII ci fa sapcre di aver ampliato e reso piii chiaro il 
comroento dei dieci primi; d*avervt aggiunto copiosissima tavola, 
cir era molto desiderata ; e si duole che il primo gli sia stato 
involato, ed a sno norne frettolosamente stampato, e rbe per6 
non lo riconosce per maturo parto. Ma per la morte soprag- 
giunta deir autore, la stampa non oUrepass6 il canto v; né di 
essa, tranne quello ch'era posseduto dal.Serassi, si trovano piii 
esemplari, né piii se ne rinvenne di manoscritto. 

^— Riguardo a Coroenti storici v. p. 217. 

Iil«straai*ai paralall. — Mela Camiilo, Le pro(a«i 
di Torquato, e quelle di Omero e Yirgilio, come rivelatiici 
delle rispettive lor civiltå. La Gerus. Liberata, p. 226-228. 

L*Urania Tassiana, (C. i, st. t. 2). Id., p. 226. 

Guastatini Giuiio, Risposta ad alcune opposizioni fatte allu 
proposizione e invocazione usata dal Tasso nel C. i. 

Fin dal 1587, il pi-of. Ghvanni Talentont\ di Fivizzano, in 
nna sua lezione sopra il principio del Canzoniere del Petrarca, 
detta nell* Accademia fiorentina, ed impressa in Firenze per 
Filippo GittDta 1587 iu-4, avea censurato la invocazione del 
poema della Gerusalemme. 11 Guastavini si \o\b contro il Ta- 
lentoni ne* suoi Discorsi e Annotazioni sopra la Gerusalemme 
(Genova, eredi Bartoli, 150:?). T. Ta^sto lo scppe fin dal 1587, 
onde con la lettera 924 lo ringrazia di tale divisamento, o in 
quanto al Talentoni, aggiungo, che se voleva scriver conti*a 



'JSS lUXSTUXUoSl AL l'OKMA. 

lui uuii si lioveva uttnbuir altre cose ch* ei non avea dbtto. Nella 
lettera poi 1549 a don Niccol6 d^Ii Oddi, ci nvcla. fuor 
(l'ogni dubbio, qnal celeste intelligeuza intendesse eg\i dMnvo- 
cai*c con quclle parole: O Mttsa tu che di caduchi aliori: 
parole cbe hanuo dato tanto da fai'e e da dire a interpreti 
auticfai c moderai. V. Foiitanini, TAminta, 307-312. 

BuUfon FilippOy Lezione sopra le cinque prime otfcave della 
Gerusalemme, all*ab. Vinænzo Cappoccio. V. BuUfon, Lett Mern. 
Race. 2, pag. 315. 

PasqwjtUni doU. Pasquaie, Gioiello illustrato, ovvero dichia- 
razione della eeconda atanza della Gerusalemme Liberata del 
Tasso: O 3iusa, tu che di caduchi aUori^ dedicata a Giovanni 
Fr. Negri. Bologna, Catanio 1631, in4. 

Vagenti. Paoh, Dialogo intomo alla Gerusalemme LiberaUi 
di Torquato Tasso con Nuove Ånnotasiani sopra il catUo prinw 
clello stesso Foema. Venezia, Geremia, 1737, di pag. 36. — 
Suggio delle Aiioi>t' Annolasiani ed altre eradite latiche di 
Autore modemo (Paolo Yagenti), sopra la Gerusalemme lAberaUi 
di T. Tasso. Venezia, Orlandini, 1747. É una splendida apo- 
logia del Tasso contro a^suoi censori. 

Mela Camilio, Studio critico suirepisodio dell' immagin 
rapita. La Genis. Liber. 271-275. 

Colombo Michele, Ossenrazioni intorno all^episodio di So- 
fronia e Olindo, che leggesi nella Gerusalemme Liberata del 
Tasso. Opuscoli, Padova, Minerva, 1832, ii, 165-71. 

Difende Tepisodio dallo £ittegli opposizioni, che a lui sembra 
una delle cose belle di quel poema, e certo la piii commovente 
delle narrazioni. 

IV. 39. — Caloprese Gregor io, Lettera sopra la concione 
di Marfisa a Carlo Magno (Fur. xixviii), nella quale citre al- 
Tartificio adoperato dalFAriosto in detta concione, si pone 
ancora quello ch' é usato dal Tasso nell* oi*azione di Annida a 
Goffredo. Napoli, BuUfon, 1691 in4. 

VI. 15. "— Colombo Michele, Ragionamento sopra la 15 
stanza del C. vi della Genisalemme. Opuscoli, ii, 147-165. 

Espone come il Tasso da principio abbia falto la stanza. 
corao la riiacesse ; in secondo luogo acconna la cagione da cui 
fu modso a rifarla : appi*e380 esamina se giusta fosse e ragio- 
iierole cosi iatta cagione: inoltre £i vedere quanlo uuocesse al 



ILLU8TRAZI0NI AL POBMA. 289 

poema ud tal cangiameoto ; e osserva per ultimo essere stata 
posteriormente intenzioDe deir autore medesimo , che quella 
stanza s^aTOsse a leggere come fatta ei Tavea da principio. 

IX. 56. — > Idiota Mercenario (Zorzi Bortolo\ Comento sopra 
la staoza 56 del C. ix della Gerusalemme Liberata di Torquato 
Tasso. Venezia, Viezzeri, 1715. 

XII. 72. — Orsi marchese Giovanni Gioseffb, Difesa della 
staoza 72 del C. xit della Gerusalemme contro le opposizioni 
del P. Domenico Bouhours (Maniére de bien penser Dial. 3, 
pag. 98), sostenute dal Giornalisti di Trevoux (Mem. de Trev. 
aml, 1705). Considerazioni sopra il libro del P. Bouhours, Bo- 
logna, PisaiTi, 1703, p. 513. — SuUo stesso argomento : Zeno 
Apostolo (L. 159), al sig. marchese Giovan Gioseffo Orsi, a 
Bologna, Venezia, 29 ottobre 1706, Zeno, Lettere, Venezia, 
Sansoni, 1785, i, 372. 

XVI. 3. — Zannoni Giambatistay Prosa risguardante un 
fidlo di- T. Tasso , ove dice di Ercole con Jole , e dovea dire 
con On£ide. Inedita. 

Dice il Tasso che Ercole favoleggid con la conocchia ti*a 
le ancelle meonie, men tre Jole colla imbelle destra trattava le 
armi omicide deirEroe, cinte le tenere membra della troppo 
ruvida pelle del leone nemeo. Ma ci6 non é vero : questo fece 
Onfale, mentre Ercole serriva a lei in veste femminile ; e non 
Jole, che egli fece sua preda, tostocché Ecalia ebbe espug^ata. 
11 prof. Zannoni reca 1* autoritå dei greci e latini scrittori che 
ci6 testimoniano ; oltrecché cel riconferma coi monumenti del- 
Tarie antica, i quali presentano Ercole femminilmente vestito, 
ed Onfale co' simboli di lui, non che V opinione degli antiquari 
che gr illustrano ; alcuni dei quali bene interpretarono , ed 
altri caddero nelPerrore medesimo che il Tasso, il qnale fn 
con questi tratto in inganno dal ferrarese Giraldi, che nella 
sua eruditissima vita di Ercole asserl, senza provarlo, né potuto 
Tavrebbe, che Onfale ed Jole debbono estimarsi, una donna 
medesima. Zannoni, Storia deir Accademia della Grusca, Fi- 
renze, tip. del Giglio, 1848, p. 223. 

XVI. 9. — ParisotU /. B., Locus Torquati Tassi cum 
aliero Homeri coUatos. Tasso, xvf, 9. — Odyssea, vii, tragli 
orti deirEsperidi e,il giardino incantato di Armida. Cahperd, 
Opnscoli, vui, 119-146. 

10 



290 ILLUSTRAZIONl AL POEIIA. 

XX. 104. — McUatesta Porta, Il Beffa, orvero della DtvoU 
deli* Eneide, Dialogo, con una difesa della morte di Soliniano 
nella Gerusalemme Liberata (xx, 104), recata a vizio dcU'arte 
in qoel poema. Rimino, Simbeni, 1589, in-8. 

MiBMirK — Baruffaldi GiroUmo, Ragionamenti,- ne' qiiali 
^i tratta: I. Della Rima in genere; II. Delle Yarie sorti di Rime; 
III. Delle Rime &be, e loro vane licenze; IV. Di diversi Rimari 
italiani, e loro uso; V. Del Gentone, e sno artifizio; \1.. Delle 
varie edizioni e mutazioni della Geiixsalemme Liberata, e del 
Buo vero Testo, con in fine una lettera del doU. Jacopo Far- 
ciolato di Padova sopra un Testo di detto poema, postillato per 
mano del cav. Battista Gnarini ; ed un altra del dott Giuseppe 
Lanzoni, intomo ad alcune postille di Ottavio Magnanini. Tasso^ 
Opere, ediz. ven. del Monti, vol. i, 1722, 333-416. 

Sgarzi Giambaiista, Capitano di Budrio, Rimario della 
Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, ridotto co^ versi in- 
teri Botto le lettere vocali, per lo buon uso del quale preædono 
sei Ragionamenti poetici del dott. Girolamo Baruflaldi, Ferra- 
rese. Tclsso^ Opere, ediz. ven. del Monti, vol. i (ediz. dal Buo- 
naiTigo), p. 417-567; Padova, Minerva, 1829. — Secondo il 
'computo dello Sgarzi, la Gerus. oonta 1916 stanze e 15328 
verai. 

Cæn Giuseppe^ Rimario della Gerus^emme Liberata di 
T. Tasso. Firenze, Barbéra, 1878. 

< Il presente Rimario, scrive il Goen, é stato posto insieme 
per agevolare le ricerche degli studiosi nel riscontro delle ci- 
tazioni, ed aflSnché riesca di pratica utilitå a coloro, cbe avendo 
sovente occaaione di valersi dei passi della Gerusalemme Libe- 
raia, con la scorta della sola memoria non aarebbe faciie rin- 
traociare il nnmero del Ganto e della Ottava senza sfogliare 
rintero volume.... E poiché questo é un completo indice di 
tutti i versi del}a Gerusalemme Liberata con paziente cura 
ordinato e disposto per ordine alfabetico rigoroso, io penso 
non avere speso del tutto invano il mio tempo. > Il Goen non 
ricorda mal la fatica deUo Sgarzi ; eppure nel Rimario del Goen 
non c^é una parola né piu né meno di quello dello Sgarzi! ! ! 



291 



S E N T E N Z E 



Amor, ch*app6na é nato, 

Giii grande vola, e gtå trionfa armato. i, 47. 

(.Edepol Ckipido, cum puaillus ais nimis multum vales. Aer/o). 
Nelle scnole d*Aroor che non s'apprende? i, 57. 

(P<*r quel cb'egli imparft nella niia scola Petr.). * 

Amor, ch*or cieco, or Argo, ora ne veli 

Di bendagli occhi, ora ce gli apri e giri. ii, 15. 

Ahi crudo amor! ch' egualmente n'ancide 

I/assenzio e il mel che tu fra noi dispensi, 

E d*ogni tempo egualmente roortali 

Vengon da te le medicine e i mali ! iv, 02. 

( Namque ecastor amor et melle et felle est foecundisbimua ; (^stu 
dal dulce: amaruin ad satietatein usque acrgerit. Plauto, neUa MostHlaria. 
— Pias fellis qnam roellia håbet. Oiovenale. — O poco mel, mol (o aloe con 
fele. l^trarcQ. Cam. vil, p. n). 

Né coDsiglio d* nom sano amor riceve. v, 78. 

Male amor ti naflconde. xix,9(>. 

Assardlo. 

B(>n poco ti di fortuna audace e stolto 

Por contra il poco e iticerto il certo e il molto. ii, 67. 

Bclleaaa. 

Or che non pa6 di bflla donna il pianto, 

Ed in liogua amoro<a i dolci detti? 

Esro da vagho labbra aurea catena 

Che r alme a suo voler prende ed affrona. iv, 83. 

Ik'ltå.... di natura inutil dono. xvt, 66. 

•clleaaa ••«■!«. 

Ma rit rosa beltÅ ritro^o ror<^ 

.Nun prende, e sono i vezzi esca d*amore. ti, 20. 



1 



292 SBNTENZE. 

Clelo amplce. 

' Sia dal cielo il principio. xi, 2. 

(Ab Jove prlncipiom. Virg., Ecl.^ m, 60). 

Chi bene impera 

Si rende venerabile ai soggetti. v, 39. 

Covslglto. 

Cbe spesso avvien cbe ne'maggior perigli 

Sono i piii audaci gli ottimi consigli. vi, 6. 

M«cor4ia. 

Chi la pace non vuol, la guerra s^abbia; 

Ché pennria giammai non fii di risse. n, 88. 

•iscipliaa. 

Ché giå non é la disciplina intera, 

Ov*aom perdono e non castigo aspetti. 

Cade ogni regno, e niinosa é, senza 

La base del timor, ogni clemenza. v, 39, 

(Reipolilicte causa adhibenda est MTeritas demenUae, sina qoa adnd- 
nistrari recte dviUs non potest. Cic., De Off.). 

Donalaio* 

Cotanto adunque fortunata sorte 

Rassembra quella di*colai che regna, 

Che riteuer si cerca avidamente 

A danno ancor della soggetta gente? xm, 66. 

•oaaa. 

Femina é cosa garnila e fallace; 

Vuole e disvuole : é folie uom che sen fida. zix, 84. 

(Variam et mutabile semper foemina. Æn.^ ir, 509. — Not! ego inge- 
niuin mulienun; Noloint, ubi velis; ubi nolis, cupinnt altra. Terenxio, 
Eunueo: — MulUvola. CatuUo. — Femina, cosa mobil per natora. Prfr., 
Canz., n, p. 4). 

BnivlABioBC. 

Sproni acuti 

Son le parole, onde virtii si desta. vn, 66. 

Vedrai degli a?i irdivnlgato onore, 

Lunge precorso in loco erto e solingo: 

Tu dietro anco riman, lento cursore, 



SBNTENZE. 293 

Per questo della gloria illustre arringo. 

Su, 8U, te Btesso incita; al tuo valore , 

Sia aferza e sproD quel chMo cola dipiugo.... xvii, 65. 

Escflipi aet graaél. 

Dei piii soblimi 

Ad ubbidire imparino i piii bassi. v, 37. 

Fede grc«;a» 

La fede greca a chi non é palese? 

Tu da un sol tradimeato ogni altro impara; 
Anzi da mille.... ii, 72, 

(Crimioe ab ano disce omnes. Virg.^ Æn., n, 05). 



.... Fortuna qaa giii varia a Yicenda, 

Mandandoci venture or triste or buone; 

Ed a*voli troppo alti e repentlni 

SoglioDO i precipizi esser vicini. ii, 70. 

(Pat(slbu9 jimbi{rui)i fortuna volubilia «mt, Et manet in nuUo certa te- 
uaxqtie loco.... Or. V. De Tristibits. — E diui a cader va chi troppo sale. 
/vrr). 

.... e quella che, qual funoo o polve, 

I^ gloria di qua gtuso, e Toro e i regni, 

Come piace lassii, disperde e volve, 

Né, diva, cura i nostri umani sdegni.... ix, 57. 

{Lttcr. L. I ; Inf. C. vii). 

Cii«4iBl «uiaBi. 

.\hi cieca umana mente, 

Come i giudicii tuoi son vani e tortl! iv, 21. 

(Quantam mortalia pectora caecae Nortit habenU Or.. Af*t. vt. — O 
•onuno Iddio, oome i giudici umanl Sp««9o offuacati aoo da un nembo oacuro ! 
Ar. Xf 15. '—' Ecco il giodicio oman come apenao erra! År., i, 7). 

Serbando.... al giudicare invitto 

Dalle tiranne passioni il core. v, 55. 

ClUria. 
Un de»io d*eterna ed alma 

Gloria.... a nobil core é sferza e sprone v, 52. 

Signor, non sotto Tombra in piaggia rooUe 

Tra fonti e fior, tra Ninfe e tra Sirene, 

Ma in dm« aU*erto e faticoso coUe 



294 SBTTBNZB. 

Della Yirtu riposto é il nostro bene. 
Chi non gela, e non suda, e non s*estolle 
Dalle vie del placer, lå non perviene. 
Or vorrai tu lungi daU'alte cime 
Giacer, quasi tra valli augel sublime? 
T*alz6 natura inverso il ciel la front p, 
E ti dié spirti generosi ed alti, 
Perché in su miri, e con illustri o conto 
Opre te stesso al sommo pregio esalti. xvTi, 61-62. 

(Os homii\j sublime dedit, cof^lumque videre Jussit et (*recUn ad sidera 
toUeré vultus. Or., Åfet„i. — Cic, ii, de Natura Deorum; ArisL, rr. De 
part. aoim. c. x). 

Cioverno debb^esscre In aian d'«n solo. 

Ove un sol non impera, onde i giudlci 
Pendano poi de'preml e delle pene. 
Onde aian compartite opre ed uffici, 
Ivi errante il govemo esser conviene. i, 31. 

Cl«err«9 event i inecrti. 

Spero, e pavento 

I giudizi incertissimi di Marte. x, 42. 

(Giudizii delPincerto Marte, vi, 55. — Puggir le dubbie grierre.... coo* 
viene. ii, 67. — Discede peridis Incerta Martis. Silio Jlal.). 

IneosUinxa. 

.... Nel mondo mutabile e leggcro 

Costanza é spesso il variar pcnsiero. v, 3. 

(Nemo eoim doctus mut^tionem consIUi incoDstantiam dixerit. Cic. nd 
AU. — Sapientis est pro re nata novare consilia). 



.... Difesa miglior, ch'usbergo e scudo, 

E la santa innoceoza al petto ignudo. vni, 41. 

(Integer vitae, scelerisque parus Non eget maori jaculis.... Orazio^ 
L. I, ode 32). 

I«ntlno vnlore. 

Alla virtu latina 

O nuUa manca, o sol la disciplina. i, 04. 

Ijei^f e cternn« 

Cbe non regge 

Degli a&ri quaggiu retema legge. xx, 104. 



^RNTBNZR. 295 

t 

I^odc. 

II giovinetto cor s*appaga e gode 

Del dolce suoD della verace lode. v, 13. 

Hale« anpcttaBloar. 

E Taspcttar del male é mal peggiore 

Foi'so, che non parrebbe il mal presente. i, 82. 

(MajuH malum eat tamdiu ttfnere, quam est illud ipsum quod tiin«tar. 
r,'r. ad Atticum, 1, 10). 

IHerlti propri« 

Altero.... de'suoi propri pregi 

Piii che dell'opre che i passati féro. v, IC. 

Hollessa. 

I^ terra molle e lieta e dilettosa 
Simili a j^é gli abitator produce. 
Impeto fan nelle battaglie prime; 
Ma di leggier poi laugue, e si reprime. i, G2. 

(\un iDKfneranlQr horoinibua moros tara a stirpe generia, quam ex 
lis rehus quae ab ipu natura loci anppeditantar, quibus alimur et vescimur. 
Or. pro le^f rt'/r.). 

Hortc. 

Miete i vili e i potenti; e i piii sublimi 

E i piii superbi capi adegaa agrimi. ix, G7. 

Giå non si deve a te doglia, né pianto; 

Ché, se mori nel mondo, in ciel rinasci: 

E qui, dove ti .spojrli il mortal manto. 

Di gloria impresse alte vestigia lasci. in, C8. 

(Cb« qiii ^i morto e ao rhe Tivi in cielo. Ar.. XLiif, 100). 

Hortall €••«• 

iViace Talta Cartago: appena i* segn i 
Deiralte sne ruine il lido aerba. 
Muoiono le cittÅ, muoiono i regni; 
Copre i fasti e le pompe arena ed erba; 
K Tuom d* esser mortal par che si sdegni 
Oh nostra mente cupida e superba ! xv, 20. 

(PavMn Toatri trionfl e vmtre poropc; Paiaan 1<* aifrnorie, |iaaaano i 
rrfrni. Pefr. Tr. Tempo. ^ Devictae Cartbafftnia aren Procubuere, ecr. 
•Vrn. De PnrtH Virif.. it. -> H^i ooa hofniinciili indifrnamnr ai qui« oo- 



296 



SBNTBNZB. 



&tram interiit, aqI oodsoi est, quorum Tita brerior esse debet, com ubo 
loco tot oppidAm cadaveni proiecta jaoeaot. Severo Sulpicio, Lettern ooo> 
aolatoria a M. TuUio Cicerone, in morte della sua TuUia). 



Dai piii sublimi 

Ad ubbidire imparino i piii bassi. 

L'onestå regal.... mai non debbe 

Da magnanima donna esser nogletU. 



V, 37. 



VI, 58. 



Ho core anch'io, che morte sprezza, e crede 

Che ben si cambi con Tonor la vita. xu, 8. 

(Est hic, est animus lucis contemtor, et tstnm Qui vita bone credat 
emi, quo teodis, honorem. Virg,, ix, S05). 

La via d'onor della salute é.via. 



•pere p%^ ekc iparolc. 

10 mi sono uno 

Che appo Topre il pariare é soarso e scemo. 

(Melior roihi dextera lingua est. Or., Mrt.). 

11 cavalier s^offerse 

Con brev i detti al rischio e alla fatica; 
Ma negli atti magnanimi si sceroe 
Gh*assai farå, .benché non molto ei dica. 

•pinloae volgare. 

Seguendo il grido 

Della fallace opinion volgare, 
Duce seguite temerario e infido, 
Che vi fa gire indarno e traviare. 

Pasalonl. 

Le cupidigie, empi nemici intemi. 

Patria e Fed«. 

Per la fe, per la patria il tutto lice. 
Non é fede in uom ch'a Dio la neghi. 



XX. 110, 



XVII, ol. 



XVIII, 4. 



xvn, 30. 

XVII, 63. 

IV, 2C. 
IV, 65. 



.... Non ha la panra arte né freno. 



VII, 113. 



8BNTBNZB. 297 

lo part« troppo cupa e troppo intema 

n pensier de^mortali occolto giace. v, 41. 

(PnTvm e«t oor haninom, »t inicnitabile. Jer., i). 

Plet*. 

Né meno il vanto di pietå si prezza, 

Che il trionfar degrinimici sui. iv, 41. 

Pietoso affetto 

.... non dorme in nobii petto. iv, 65. 

Psalsloae delle eolpe 4ee variare 
•eeoado le elreoetanse. 

Non dee chi regna 

Nel castigo con tutti esser eguale: 

Vario é ristesso error ne*gradi vari; 

E sol 1* egnalitå giusta é co* pari. v, 36. 

.... So ben io come si deggia e quando 

Ora diverse impor le pene e i premi, 

Ora, tenor d*egaalitå serbando, 

Non separar da^rinfimi i supremi. v, 38. 

Beyao« 

Usi ogni arte regal cbi vuole il regno. xvii, 43. 

BlepettI maaaal« 

Di transitorio onor rispetti vani, 

Cbe, qnal onda del mar, sen viene e parte, 

Potranno in te piu che la fede e il zelo 

Di qnella gloria che n'etema in cielol v, 46. 

IMeyao« 

Della Tirtd cote é lo 8degn9. x, 10. 



Siccome il folgore non cade 

In basso pian, ma su Teocelse cime; 

Cosl il furor di peregrine spade 

Sol de* gran re Taltere teste opprime. vii, 9. 

<Qa«tiant »Itat uepe procelUe Aat Tertit fortona domo«. Or. — Ner psrvi 
frvUcM irem meta«re Tooaotis. log«nt^ qo^rcus. annout ftilguni ornos. 



298 SENTBNZB. 

Ciascun qua giii le forze e il senno impieghi 
Per avanzar fra le sciagure e i mali; 
Ché sovente addivien che il saggio e il forte 
Fabbro a ae atesso é di beata sorte. x, 20. 

(Fortanae suae anasquisque faber est Pror.). 

Vono é n«HA InaAnsl m Mo. 
Conobbi.... ch'augel nottumo al aole 

H oostra mente ai rai del primo vero. xiv, A€k 

¥Alore« 

.... verace valor, benché negletto, 

K di aé atesao a sé fregio asaai chiaro. ii, GO. 

Ogni rischio al valor aempre é aecnro; 

Tutte le vie aon piane agli animosi. xvm, 73. 

Vir til.... a valoroai unqua non manca. xx, 84. 

Wanaglorla. 

Nomi, e senza aoggetto idoli aono 

Ci6 che pregio e valore il mondo appella. 
La fama che iovaghiace a nn dolce auono 
Voi, auperbi mortali, e par al bella, 
É un eco, un aogno, anzi del aogno nn^ombra 
Ch' ad ogni vento ai dilegua e agombra. xiv, 63. 

(Non fat« iddo un norne Vane senxa aoggetto. Fetr., Cans., iv, p. 4). 

ITcndetta divina. 

O giasUzia del ciel, quanto men preata, 

Tanto piii grave aovra il popol rio. xtx, 38. 

(Lento enim gradu ad vindictam sui divina procedit ira, tarditatemqae 
supplicii gravitate compensat Val, Massimo, L. i. — La spada di qoaasA non 
t^Ua in fretta. Par., xxn, 16. — La qnal, se ben tarda a ventr, compen^a. 
L'indagio poi con pnnisione immensa. Ar., wwn^iOb). 

E dolce é Y ira in aspettar vendetta. xix, 70. 

Vergognando tenean basae le fronti; 

Ch' era al cor picciol fallo amaro morao. x, 59. 

(O coscienia dignitosa e netta, Gome t'é picciol fallo amaro morso! 

Purg., in, 8). 

¥ietatA coMi. * 

.... instinto é deirnmane menti, 

Che ci6 che piu ai vieta, uom piii deaia. v, 70. 

( Audax omnia perpeti Gens humana mit per vetitum neCis. Or. . i, 3, 23. 
— Niti mur in vetitiim semper. cupimuaqne negata. Or.). 



i"^ 



iPa*j.^a w^'_ji* c ru: jK-t.*? ■>••-*;« Vrts* 
La Tirta r..::. .-liik " 7-- irf'>-^- 

(El r.a ir.i--'«.: r» r« ; . 

.... >'»c1j é T«- clje L-1L» a Tirtii noo*. 

Ih o-'^tt i-n-lfs i: a lei rLie-iiimo aiu: 

Nr p."^ Vc.*a si voeLM&, amiam ia %itx \. o7. 



Non mal la ^.u. ove ca^iofie ooesta 

De! Cjinin pro la ch^ede, altri n5parmi 

Ma oé pro-ii«'0 m d'anima erande 

I "om il";nio. xui. 34. 

(Abiin^^'^e iiu^*la<' fVod.^:m Poeno snperant^ Pauluin O** .1. t^) 

.... Trapas^ al tra[»ai(«ar d* un giomo 
I^lla TJta mortal«? il fiore e il rerdo: 
Né, p«rrh'- Ciccia indi^tro april ritonio. 
Si rinfiora ella mai, né m rinverdt\ x\i, ITi 

(S.Jm orril*T*» ^t r**lirp po^<t)nt: Nobis, rtim %«»in«»l ocri«ljt hri'XK Im\ 
Nox r^t perp^tua una donui^i.dA. C*itHUo\. 

Ma rhi da lew'L'^* al vul^o, ed ammnostra 

La ^ilu«h» cd il timorf i\. 'A'» 



300 



DESCRIZIONI 



Africa, sna descrizione. xv, 15, 

Alcide con la conoochia e Jole. xvi, 3. (V. p. 289). 

Aletto mesce il veleno della disoordia. vm, 72. 

Arsura ood*é privato d*acqua il campo cristiano. xm, 52. 

Assalto di cittå. xi, 26. 

Aurora, ui, 1; vn, 5; xi, 19; xvn, 96; xvm, 12 e seg.; 
XX, &6. 

Battaglia di Azzo. xvi, 4 (Æn., vni, 672). 

Bellezza sedncente. iv, 25, 86-87; xri, 22; xvn, 36; xvm, 31. 

Cinto di Armida. xvi, 23 {Omero^ //., xiy). 

Colombo, predizione delle sne sooperte. xv, 30 (V. Pulci, U 
Morgante Maggiore, xxv, 229). 

Damaso, cittå della Soiia. iv, 20. 

Demonl convocati da Plutone e stimolati ad infeatare Te- 
sercito cristiano. it, 1 (Yiåa^ Chrisi., i). 

Dio, dal 8U0 gran seggio. ix, 56. 

Disperazione di Annida. iv, 70-74. 

Dnello di Tancredi e di Circasso. vi, 30-39. — Di Taacredi 
e Rambaldo. vn, 37-86. — Di Tancredi con Gorinda. xn, 52. 
— Di Tancredi con Argante. xix, 11. 

Forestå investita dai demonl. xni, 2 {Luc. Fars,, m, 399). 

Fontana del riso. xiv, 73 (Peir,, Cam., xiv, p. 1. — V. Let- 
tere 36 di T. T.). 

Oerusalemme. m, ^^4; vi, 1; xi, 25; xix, 39. 

Qiardino d* Armida. xvi, 1-17. 

Invito a^piaceri. xiv, 62; xvi, 15. 

-^— al cuore di piangere. m, 8. 

Isole felici. xiv, 69; xv, 36 (V. Descrip^ da Ilha dos Amores. 
Uha de Venus, Ilha dos Namorados, Comætis, Lus. x, 54-63). 

Morte di Erminia. xn, 65. 

Navigazione. xv, 8. 

Notte. II, 96 {Æn., iv, 522); vi, 103; xiv, 1. 

Palazzo incantato di Armida. xv, 66; xvi, 1. 



301 

PåatanJB txa, amocaua e tnaqmOitå. vn, 8. 
("ioig^giå raoancnem dA evnpo eristiaiMk xm, 74. 
PiBUi(^Tr,^,'Ckmd.^IkraptmPrv9erp.u^;^ida^Ckrist 
Pregniera ^ Annia a GoAnedo eon cbs implora di essare 

Pror?««iofif> redgioaa. xz. 4. 

Plrodi^ ioétniali. ix, 15. 

RjMMgaa d'eKrdto. i, 36 e Kg.; xyii, 13-36. 

Ro6^ xn, 14. 

Sctido o^ fooo effigiate le geiU d^gli antenati di Rioaldo. 
XTii, 57 <.&„ THI, 675-723) (1). 

Seno di mare. xr, 42 (ÆW., i, 150^). 

Sofrooia ed OHiido. n, 14. 

Straff« d«9rritta. n, 67. 

Streghe roiKdlio. xm, 4 {Cue. Pars.^ vi, 744). 

Tempesta smdtata dai danoai a danno dei cristiam. vii, 1 14 
(Æn^ I, l«d). 

Torre inceodiata. xn, 44. 



SIMILITUDINI 



eh«) ■•• »1 te« p«# 4**% »téé «' • 



Alcide ed Anteo. xtx, 17. 

Anitra clie si aUegrano allo tceri'l«r« di ^^j¥/^ «•«.»« 

xm, 76. 

Aquila che vola lOTra gli altri ^»y/*\U f», Il 

Aogelli cbe paatano il mare e ('>/.»« «r^ '«a«^u/ *Off^**, 

11, ni; ViVy., ÆW., vi, 309; /«/: ui \i^\ n. ^// 
Aostro ed AqniloM ( \'irg„ Ain , % '; //; u . '// 
Bambino cfaé paveota &e r^/*u*g(» ,'9»>% /»/x/ *' vi //v 

aito, 1. XX, Sal.). 



30$ SlMtUTUOlNU 

Caui stanchi dopo luoga e (JBiticosa caccia {Ak, zxux* 60). 
VII, 2. 

Capitano che oppngna eocelsa torre posta fira le paiiidi 
(Arwto, vn, 90). 

Cavallo che fiigge al fiume usato e alFerba {Omero, IL, 
VI, 506-1 1 ; yirg., Æn,, xi, 492 ; Ænnio.)j a, 74. — V. F<acoio. 
Saggi di Gritica, ediz. Le Monnier, i, 263. 

Cavallo destato al saon della tromba (Or., Mel., m, 704: 
\al, FL Årgon.^ n, 388; Voliaire Enr,, viii), ivi, 28- 

Cerva assetata che move al fonte, ins^uita dai ca&i (Sal- 
ino xLi), VI, 109. 

Cigno a cui 80vi*asti Taquila proterva {Omero, IL, xv)^ 
XX, 68. 

Cleopatra che fugge dalla battaglia di Azio. xx, 118. 

Cometa, o stella non pin vista {Ciaud., De raptu Proserp.)^ 
IV, 28. 

Cometa che splende per V aria adusta ( Vii^., Æn., x, 272 ; 
Lucano; Orazio, 1. 1, ode 35), vii, 52. 

Dea che surge dal palco di scena nottnrna (Od., MeL^ ui, 3; 
Ariosto, i, 52), xiv, 61. 

Dee boscherecce. xvin, 27. 

Encelado in Fl^ra, Golia nella valle di Terebinto (^kono), 

VI, 23. 

Face che rinforza anzi Tegtremo la fiamma (Virg,, xn, 932; 
i/onCi, Mascher,^ i, 6). 

FancioUo ammalato {Luer., i, 995), i, 3. 

Fenice {Claud, Paneg. a Stilieone e PoemeUo aUa Fenke; 
Sannaz, De Partu Yirginis, ii), xvii, 35. 

Fiore succiso {Virg. Æn., ix, 435; AriostOy xviu, 153), 
IX, 85. 

Fiori che air apparire delF alba spiegano il chiuso grembo. 

IV, i o. 

Fioi-e arido che ai mattutini geli rabbellisce le amarrite 
foglie (Inf,, 11, 127), xviii, 16. 

Fiumi d'eloquenza, dolci piii che mele (//., i), n, 61. 
Foco aereo che cade dalle nubi {Purg,, xxxii, 109), iv, 16. 
Foglie che cadono. V. Augelli. 
Folgore che cade sulP eccelse cime ( Luc, Fars,, v , 526 ), 

VII, 9. 



:uiiiLfn:DDa. 30CC 

FoUore che piomba. e tenemoto. if, 3^ 

Furie cbe poocrono sossopra il moodo. xi, 0<>. 

Gigli mi«ti a vioi« (.£fi. xu 68), 3Ui, 69. 

Gran>iin»' ch*? jw'uote da' rami le firooili ( Vjn^., Æn., vi, 3t>0 : 
Oc, J/^iM^ n, .V*3), XI, 48. 

Gru ch'i var^DO a stormi ne' giomi algenti a piii te|ndi Udi 
(//.. ni,; •.£#!.. X, 264: S^a^io Teb.^ t,: Dante, Inf, v, 40>, 
XX, 2. 

Inft-rmo rUe iie*brevi sonni Tede talor torbidi so^i {IL, xxii. 
'2:^2; .£#*,. XII, mjd, PWr^., X, 8-13), xv, 105. 

— Sogni spaTento^i, xm, 44. 

Iride {Claud. De raptu Pros., li, 97; ihnero, //., xiv)» 
XVI, 14. 

Ind«, e Stella cadente (Vi'r^., Georg., i), ix, 62. 

Leoue doiso. vm, 83. 

LeoDessa giovine (Sil,, Ital.^ L. x), ix, 29. 

I>eoiie che isti?a la feritå nati va (Omero, //.. xx), xx« 114. 

Luna non piena (IL, xvi; Æn., vi, 270, 452; Inf, xv, 18), 
XIV, 37. 

Lnpo cacciato dall'ovile. x, 2. 

— ^ tacito s'imbosca dopo inisfatto occulto (Æn,^ xi, 809), 
XII, 51. 

— ^ iD«idia le cbiuse mandre (Æn,^ ix, 59K xix, 35. 

•— ^ nottumo che iosidia Tovile (Æn,, xi, 809), xx, 41. 

Mare infuriato (Oo., Fast,, ii, 775), xn, 63. 

Mare tra gli scogli e mare nciraperU) (Or., Met,, tii, 5<^8), 
XX, 58. 

Mastioo che infellonito afierra i) sasso ondo fu colpito (.Ir., 
XXXV«, 38), IX, 88. 

Meandro che scherza &a rive oblique e incerte (Ov., Met, 
vui, 163), XVI, 8. 

Monta esposto alle procelle (//., xv; Æn., vn, 586; x, 693), 
IX, 31. 

Murmure nelle folte belve, e al lido del mare. iit, 6. 

Musico geutile che prepara gli animi alf armonia. xvi, 42. 

Nave senza govemo in niar turbuto. (Arto5/o, xxxn, 62), 
VII, 98. 

— cbe rompe in porto (Par., xiii, 16), xi, 84. 
Naviganto che stanro del mare raccoglie le vele. ii, 79. 



304 SUitUTCDI!«. 

Navigante, veduto il Udo desiderato {Odissea, zxin, 233), 
III, 4. 

Neve bianchezza in giogo alpino. vi, 26. 

Nevosa falda al sole. xx, 36. 

Nabi, moli immense che formano nell'aria. zvi, 69. 

Olmo a cni si marita la vite. xx, 99. 

Onda volobile presso Cariddi: Borea che scaote il doreo 
dell*Appeniuiio. iii, 2. 

Orsa ferita {Æn., xn, 4; Od,, Ålet., n, 6), vi, 45. 

Pastore che raccoglie la greggia {Æn., x, 803; Camoeru^ 
Lus,, m, 49), XIX, 47. 

Pavone piome (//., xiv; Claud,, De raptu Proserp,, n, 97), 
XVI, 24. 

Pesce nel seni di Comacchio {SiL, Ital,, v, 47), vn, 46. 

Pianta robosta, schiantata dal tarbine (CatuUo, Ar^oie., 
105^), IX, 39. 

Piama di colomba (Luer,, ii, 800), xv, 5. 

Po ingrossato che scorre sovra le sponde (Om,, IL, ▼; 
Qeorg,j i, 481*6), i, 75. 

Po crescioto da*fiumi tribatarl (Yirg,, Geor,, iv, 370; Yida, 
ChrisL, i, 25-31 ; Ariosto, xxxvn, 92), n, 46. 

Procella, fiame, fblgore, terremoto ( SiL Ital, De BeUo Puh., 
11, V, 712), IX. 22. 

Procelle ch^escono delle native lor grotte, iv, 18. 

Pogna navale fra due legni inegoali (Æn., v, 433), xix, 13. 

Raggio in onda (OvidiOy De Arte Amandi, ii, 721), xvi, 18. 

Raggio che trapassa per acqna o per cristallo (Par., i, 34 ; 
11, 35; XXIX, 25; Petr., San., 73; Trionfo Dim'n. 3i). iv, 32. 

Sasso dirupato dal monte (lUade, xin, 175-82; Æn., xu, 
684 ; Lucano Fars,, ui, 469), xviu, 82. 

Serpente che infierisce alla stagione estiva. i, 85. 

^— che awolto in nnove spoglie, si liscia al sole (Georg., 
in, 437; Æn., n, 471; Ariosto, xvn, II), vii, 71. 

Sogni torbidi d*infermo (Omero, IHade, xxn ; Æn., xn, 908). 

Sole ch'esce delle nubi, ed ora vi si nasconde. iv, 29. 

Stella mattutina, e Venere che nascendo spunta dalla spoma 
del mare {Virg., Æn., vin, 589), xvi, 60. 

Tanro inseguito dai cani (Omero, IL, xvn; Ot., MeL, xn, 
102), UI, 32. 



SIM1LITLDINI. 305 

Tauro ferito {Æn., ii, 223), iv, I. 

Tauro geloso ( Vinjr., Æn,^ xii, 103; Lucano Fars,, ii, 601), 
VII, oo. 

Torrenti per le sciolle nevi (//., m), xx, 13. 

Umore che bolle nel cavo rame (ViV^. , Æn,, vii, 462), 
vm, 74. 

Usigauolo cui siano stati rapiti i figli non ancora pennuti 
(Georg., iv, 165 e 507), xii, 00. 

0>scrva giustamente Pajne Knight, che la similitudine del- 
r usignuolo piangcnte i figli , ch3 Virgilio introdusse nella 
Georgica, non é ritratta dalla natura; nia il Tasso Tebbe ab- 
bellita con tale cspressione, che veramente ponetra il cuore. 
Foscolo, Sajifgi critici, i, 213. 

Vento tra frondi e mare tra scogli (Georg., iv, 511), ni, 6. 

Vento nolla selva e nello raropagiie (Lucano, iii, 362), 
XX, 58. 

Villanelle che corrono sui ghiacci del Keno. xiv, 34. 



F L O R I L E G I 



Scnlcnze tratte dalle principali opere du* qiiattro primi poeti. 
dalia Divina Commedia, ecc. Milano, Scbiepatti, 1831. 

Descrizioni e simiiitudini cavate dalle opere di Lodocko 
Åriosto, r. Tasso e Pietro 3Ietastasio. Fanna, Fiatradori, 1832. 

Rarcolta di favole, norelle e senten:e rhe rendono utili 
documenti di morale e di prudonza, accomodati alfiutendimento 
d«!* giovanetti per cura di Basilio Puoti. Napoli, De Su>fani, 
1835. (Dagli Aminaestrainenti deifli Autichi, dalfAriosto, <lal 
Tasso, ecc). 

Kaccolta di seniense, massinte, concetti sublimi, shnihtHdini 
r comparazioni dei quattro classici italiani , Dante Alighicri, 
Vv. Fetrarca, L. Ariosto e T. Tasso, cst^guita o.l ordioata dal 
dott. Anaclcto liizzarri, e da Jppolito liurri. Fircnzo, Tofani, 
1872. 

Ferrajzi Ghts, Jaropo, Fra.^ioologia della Divina Commedia 
e delle liiriche di Dante Alighitri, agijiuntavi (juclla del Fe- 



'M6 FLORILKGI. 

trarca, del Furioso e della Gerusaiemme Liberata^ OOQ i con- 
frøDti comparativl degli altri Rimatori del secolo ziii e xiv, 
Bassano, tip. Pozzato, 1865, un vol. di p. 794. 

Birago Francesco, Raccolta di alcune vaghe maniere nsat« 
da r. Tasso nel descrivere le parti del giorno. Tavola di tutti 
.irli Epiteti. Ediz. di Parma del Viotto, 1562; e vea. del Monti, 
I, 571-590. 

SOGGETTI INSPIRATl 

DALLA GERUSALEMME LIBERATA 



1. Il Ooffi'edo del Ta:5S0, ridotto io opera di'ammalica per 
il dott. Gi/'olamo JUanjoiu;.' Napoli, Beltrami, 1630. ia>12. — 
II. St:amaca Ortensio, 11 Gofftedo, tragedia morale. Palermo, 
Maringo, 1633, in-12 (1). — III. La Gerusalemtne Liberata, 
tragedia di Cesai'e Abelli, Bologua, Tibaldini, in-4. — IV. Coi- 
Una P, Bonifazio, Gcs'usalemme Liberaia, opera scenica i o 
prosa ed iu versi, tratta dal poema di T. Tasso. Bologna, 
Pisarri, 1737. — V. La Gerusalemme Liberata, opera cavata 
dal poema epjco del sig. T. Tasso. Venezia, Occhi, 1755, iQ-12. 
— VI. Il Goffredot tragedia tolta dal poema del Tasso da 
d. Bemardo Bonaiuto, e recitata nel real teatro di S. Cecilia 
di Palermo. Palermo, RapetU, 1738, in42. — MI. La Conquista 
di Gerosolima^ opera scenica di Fiiippo Orioles (2), palermttano, 
dedicata al grau merito del sig. marchese D. Stefimo Airoldi 



(i) Nella Blblioteca comanale di Palermo si ooDserra an mriodramina 
cd titoio — // Ooffredo — manoscritto del seoolo xvii, aegnato 399 B, IIS. 
•-> É una tragedia, con prologo, nel quale parlano: IMdclatria, Astaroth, 
Sionno, Amor diviuo, la Goatanza, Lucifero e la Fede. Seguono poi i Ira 
alti, ne*f^ali Topera é divisa, e aouo: Ooffredo, Sdimano, Argante, ninaldo, 
Tancredi, Eastazio, Ismeno, Annida, Clorinda, AUtiiroo, Angelo, Ladfero, 
Cappalonga e Majello. — Questi due ultimi aono servi siciliaoi che (Mirtano 
il uialetfo umilisaimo, e comuninimi aono questi baffoni diaiettanti nelle 
tragedie del tempo. Ne fu autore Pietro Palumbo di Canicato. 

(2) « L' Orioles é pur autore del Martorio di Criåto, ripabblicato cento 




i pcraonaggi, cho sono: Aladino, ismeno, un Gonsigliere, Sofronia, Oiinto, 
Cloriuda, Asmodeo, Goffrcdo, Tancredi, Raimondo, Rinaldo, Alete, Argante, 
Eremits, Ambasciadori, con seguito di mori, Rambaldo, tJbaldo, demonio. 



SOGOBTTf INSflRATI DJiLLX GBRUS. LtBER. 307 

rav. del S. Ord. Qerosolimitano, ccc. Palermo, Bentinvenga, 1785. 
— VIII. La Gerusaiemme Liberata, ossia il Tasso ridotto ia 
(|uattro sceuiche rappreseotazioni di K iV. V. (Francesco Nani, 
V'eneziano). Venezia, Lazzaroni, 1781 . — IX. Åssedio epresa di Gc- 
rusaletnme soUo la prima Crociala, Esercizio poetico tentito dagli 
aJunni delle Scuole Pie di Pieve a Cento, Bologna, Sassi, 1853. — 
X. Longepiere (Baron de), Jerusalem délivrée, tragedie lyrique 
en 5 actl, mnsique du Duc d* Orleans, prence regent, exécutée k 
Fontainebleau le 17 oct. 1712, piéce inedite publiée par Nicolas 
Morau. Paris, Impr. de J. L. Schreff chez Moreaux, in-S. 

I. La Sofronia di T. Tasso, ridotta in favola sccnica da 
G tov. Viliifranchi, Volteranno. Venezia, Ciotti, 1603, in-12. — 

II. Sofronia di T. Tasso , cavata in tre intermedii da Tolna 
de' Ferrari, Venezia, Pinelli, 1015. — III. La Sofronia, tragi- 
comedia di Giov, Antonio Gessani, Napoli, Scoriggio, 1610, 
in-12; Torino, Agost. Dissedolio, 1016, in.l2. — IV. yfercier, 
OUndo e Sofronia, dramma eroico in 5 atti in prosa, tradotto 
da Elisabetta Caminer. Savioni, 1774. — V. Dei Marini Nicola^ 
palermitano, (cieco dalla sua prima infanzia, n. 1708), Sofronia 
e OUndo, sonctti due. Rime raccolte dalFavr. Gabriello Cai*- 
melo Adamo, Palermo, Rapetti, 1776, a p. 9. 

Poszi Vincenso, Sofronia e OUndo, Couservasi manoscritto 
nella libreria de* Frati Minori Osservanti di Ragusa. 

I. Gli amori di Armida e la fUga di Erminia del signor 
Torqnato Tasso, ridotti in favola scenica da G, VilUfranehi, 
volterrano. Venezia, Ciotti, 1600. ^ II. Calderan Giamb,, vi" 
centino, L* Armida, commedia. Venezia, Zara, 1600, in-12. -^ 

III. Armida, tragedia di Lodovico Alcardi, vicentino. Venezia, 
Pictro Gi-eco e Fr. Cesento, 1607, in-12. — IV. Persio Orasio^ 
VAi*mida Infuriata^ intermedio secondo. Napoli, Koncagliolo, 
1620. — V. Armida, Azione teatrale per musica del signor 
Giov. Ambrøgio Jdigliavacca , Musica di Myslitoecseh , senza 



L'ajaooa st »yolpe in 3 atti rh« uipliano 09 pafrin«*. Il motro A di eodtt^a- 
■iUabi a »rtieoari. L'elocuiiooe D«ila: talunc %ceati bellis 4iin<*, e ri veiano 
una CiQtasi« stupenda. 5>« il d'Orioles avr^ne uo illu»lrat<»r<« aapieiite t 
patieola ne puadairoar^hher 1^ lf*tt<*ro nuatr^. Orlo il niTito d'of?ni h«*!- 
l<*isa d<*riva dalU Geni<Jeoini(* d**l Ta^so, iiia il ^icilijoo era uomo di lerv;do 



306 SOGGETTI IXSPUUTI DALUi 6ERUS. UBEB. 

luogo, né anno, oé nome dello stampatore. — VL L\ 

di Benedetto Ferrari della Tiorba^ rappraseotata la Venaia 

e posta in musica dallo sf esso aotore. Venezia, senz* anno, ui-12. 

— VII. Armida impazzita per amor di Rinaldo, opera eroica. 
Modena, Degni, 1677, in-l2. — VIII. VArmida, opera mnsi- 
cale, tradotta dal francese (di mons. QuinauU)^ senza mntazioae 
delle note del famoso Gio. Battisia LulU, Roma, Bemab6, 1690. 

— IX. CoUaielU Girolamo^ Il trionfo di Armida^ musica del- 
VAlbinoiii. Venezia, 1726, in-12. — X. Di Gamerra Giooanni, 
Armida, Dramma per musica. Milano, 177 1» in*I2. — XL LWr* 
mida abbandonata, dramma per musica. Napoli, Morelli, 1771, 
in- 12. — XII. Taddeucci cav, Giovanni, Armidaj parole mu- 
sicate dal maestro Taddeucci , da eseguirai nel r. teatro ddU 
Pergola, la primaTera del 186G. Firenze, Murate. — XIII. Gbtdt 
Cristoforo, At^tida, Nel vol. xxix della Musica per tutti, edita 
dal Sonzogno. 

L Vernissi Oiiacio. — Rinaldo liberaio dagli incanii di Ar- 
mida, 1603. Ne parl6 nella Deputazione di Storia patria p^ le 
provinde di Romagna il socio eflfettivo Ottavio Gaspari, nelU 
scduta del 27 gennaio 1878. — Veggasi il Rendiconto del se- 
.ufretario prof. Giosue Carducci, Gazzetta del Regno, 14 marzo 
1878. — IL Cotiateiii Girolamo, L'onor in cimentOy offliamori 
(U Rinaldo con Armida^ musica di D. Teofiio Orgiani^ Venezia, 
Valvasense, 1703» in-12. — III. Handel, Rinaido. — Vedi : The 
italian opera in England del sig. II. Baker. L* Handel nel 1711 
>i reco in Italia e compose il suo Rinaldo suU'orme del Tasso, 
opera cbe, secondo il Bakei* pi*ecedette le altre 35 opere del 
niedesimo maestro IlanJel. — IV. Gat i Domenico, Annida c 
Rinaldo. Venezia, 1804. 

I. \iliafranchi Giovanni, La fuga di Enninia di T. Tasso, 
ridotta in favola scenica. Venezia, Ciotti, 1600. — IL De* suc- 
cessi di Erminia, intei:medi cinque, cavati dalla Gemsalemme 
per Tobia di Ferrari, genovese. Venezia, Pinelli, 1615. — 
III. Intramessi di Ei^minia, tratti dalla Gemsalemme del Tasso 
da Bartolommeo Tortoletti. Verona, Merlo, 1612, in-12, e in 
Venezia, Salvadori, 1629, in-12. — IV. Erminia, poesia scenica 
cavata dalla Gemsalemme del Tasso di Maixantonio PeriUo, 



SOGQBTTI INSPIRATI DAUA HERUS. MBBR. 300 

Ingclosito Accademico tncauto. Napoli, Roncagliolo, 1629, iQ-12. 
— > V. Le sventure d'Erminia, t ragedia dello stesso autore. 
Napoli, Roncagliolo, 1029, in-12. — VI. La fitga di Ei'minia, 
commedia deirAccademico Disunito, detto V lucapace {Florindo 
de Silccstrt), In Bracciano per il Fei, stamp, ducale, 1038, in-12. 

I. Asinari Federico, conte di Camernno, Tancredi, tragedia. 
Bergamo, Comino Ventura, 1588, in«4. — Apostolo Zeno, ri- 
corda un*altra tragedia, con lo 8tef(5%o titolo di Pomponio To- 
reJli, scritlore anciregli coetaneo al Tæ*so. — II. Tancredi, 
parole di RomanelU, musica del I'accsi. — III. Tancredi, pa- 
role del maestro Rossi, musica di G. Kossini. 

Giidippe e OdoarJo, parole di Tciuistoc/c' Solvra, musica 
del maesti^o Sicolay, 

€ InedKo ma pur ?alvo dal tX)^o, é un uielodramma gio(oso, 
unu parodia di uu coU'bre episo<lio, di un celeberrimo |)Oema, 
scritta da Alessandro Manzoni negli ozl beati dclla villa Trotti 
sul lago di Como. Quel melodramroa mi fu let to da ciraa a 
foudo, dairnmico clio ne |)0ssit'de una copia autentica; ma, 
cbe balordo!.... mi sono dimenticato di trascriverne almeno il 
titolo. » Sloppani, I prinii anni di A. Manzoni, p. 179. 

Eplatole Erollelir. — IMl/a VaUe Franresco, Armida 
a Rinaldo; Tancredi a Ctorinda; Erminia a Tancredi; Olindo 
a Soft'onia, Kpi»lole eroiche. Venezia, Ciotti, 1020, in-8. 

Saleadori Andira^ Amiida a Riiinldo; Rinaldo ad Armida; 
Erminia a Tancredi; Aladino a Goflfr^do; (ioflTi^edo ad Aladino, 
Kpistole eroiche. Rema, Ercole, lOGO. in-12. 

Casoni Guido, Lagrime di Erminia, perché, creduto morto 
Tancredi, pianse la morte di lui e le proprie sventure, poe- 
metto. Teatro poetico. Belluno, Viccert, lOlK). 

Bnmi Anionio, Erminia a Tancredi; Tancredi a Clorinda; 
Solimano al re d*Kgitto; ed Armida a Rinaldo, Epistole eroiche. 
Roma, Mascardi, 1047, in-12. 

GU sposi crociati, Novella storica del secolo xi, Almanacco 
per Tanno 1829. Milano, Bernarvloni. Vi si nan*a la storia di 
Odardo e Giidippe (C. xx). 



310 SOGGBTTI IXSPIRATI DALIA GBRUS. UBBR. 

Jerusalem affligée, oii est descnte la délitrance de So- 
phronie et Olinde, ensemble les amours d^ffermime de Clo- 
rinde et de Tancredi. Paris, 1601. 

Chastilion Joulet, Les Amours de Armide. Rohan, 1614. 

Les Aventures de Renaud et Armide par L. C. D, M. {le 
chev, de MaiUy), Paris, Barbier, 1676 et 1678. 

Colardeau Charles Pierre, Armide å Renaud. Héroide (il 
avait travællé d*aprés T episode admirable de la Jerusalem 
Délivrée da Tasse). Paris, 1758 et 1701. 

« Avendo la maestå di Gustavo III di Svcsia , per esercijrio e diporto 
de' cavalieri e delle dame della sua corte , risoluto di fare an belUisiaio 
torneamento nella sua villa di Dottningholm neir agosto del 1785, quel gia- 
dizioso e magnanimo principe non voUe che ae ne pigliasae allronde il 
aoggetio, che dalla Gerusalemme del Tasso, e per6 Ai scelta 1* impresa del 
Bosco ineantato, che riusd vaghissimo e gorprendente spettacolo, esaendo 
durato per sei contiDui giomi. Evvi in istampa una bella e compiiiasima 
descrisione di questo torneo.... » Seratai. 



TELE, AFFRESCHI E SCULTURE 
IL Cri SOQOETTO VENNB TOLTO DALLA GERUSAlÆKirE LIBERATA 



Vei'latf OofTredo di Buglioue, Statua equestre decretatagli 
dal Parlamento nazionale del Belgio, nel 1848. — A Brus- 
selle (1). 

Pietro VEremita. — I cittadini di Amiens rizzarono a questo 
grande agitatore d* Europa una statua di bronze il 6 luglio 1854. 

Hayez Francesco, Pietro V Eremita che bandisce la Crociata 
(I, 29). 

PoUi L., Lo stesso soggetto. Espos. mil., 1852. 

Jnduno Domenico, Lo stesso soggetto. Espos. mil., 1844. 
Proprietå del nob. sig. Giulio Litta Modignani. 

Prosdocimi Gaetano, Veduta della citta di Gerusalemm«? 
(Ger., I, 90; iii, 55, ecc). Espos. ven., 1854. 

Lippi Francesco, Sofrønia e Olindo liberati da Clorinda 
(II, 38). Neir Accademia di Belle Årti di Firenze. 

(1) E il 3 agosto 1S70 a Ghaliilon sur Marne vennc benedetta la prima 
pieira del xnonumento a papa Urhano II, promotore delle Crodate. 



T. TASSO B LE \RTI BELLE. 311 

Panioi'mo, Sofronia e Olindo »ul rogo. Nel palaz/o Rinur«. 
ri ni di Firenze, 9* stanza. 

Sor;ni\ Erminia raccolta in una famigiia di pastori (vii, 0). 
E«pos. mil., 1856. 

Ddacroix Eugenio, Lo stcsso soggetto. 

Romanefh'y Lo stesso soggetto. 

Rosa Salcatore, Rrminia nel bosco rlie incide il norne di 
Tancredi (vii, 19). Nel pala/zo San tangelo di Napoli. 

Lana Lodovicn, Lo »te»so soggetto. Presso il co. marchese 
Gins. Campori di Modena. 

Bc::uoh Giuseppe^ Lo stesso soggetto. Espos. genovesc, 
1865. 

Erranie Giuseppe, Lo stesso soggetto. 

Sc)Totim\ IjO stesso soggetto. 

Rinaldi Rinaido, Erminia seduta sopra una pelle di ariete, 
suffusa di dolce roelanconia il belli^simo \Uo, incide sopra un 
tronco il norne del suo Tancredi. Statua. 

Anonimo, Id., Id. — Stoviglie dipinte presso il sig. rar. 
Mazza di Pesaro. 

Guercino Gior. Fi'anc, Ermtn!a o Tancredi. Apparteneva 
allo Spedale di Roma. 

Rapisardi Michele, di Catania, Sveno rinvenuto sul camp<i 
di battaglia da duo romiti o da un cavaliere. Dipinto premiato 
nel grande concorso Oregoriano di Roma il 4 maggio IHTil 
(VUL 31). 

Ltppi, Ciorinda. Pal.'i/.zo Capponi, 4"^ stanza. 

Haye: Francexco, Tancredi ch'» aroniini«tra il balt«»«imo a 
Ciorinda (xii, 64). 

Afhton Luigi, Lo sti*H*o soggf»(to, ISTiH. Chei'bitin inc. ; 
Caye illus. 

Grigoletti Mtchefangch, Tancredi presso la salma di Cio- 
rinda (xii, 81). Per il sig. Leone di Hirscel, di Trieste. 

Capparoni, roroano, Pictro eremita rimprovcra amorovol- 
mente Tancredi costernato per la morte di Ciorinda (xn. K^). 
K«|K>s. gen., 1854). 

Pesrhiera Federico, Il lK>*ro incantato (xiir, 2). — Un tale 
»ocrgetto Tcnne pur proposto a concorso, cm me<Iaglia d*oro, 
tialla R. .Accad. delle Belle .\rti dell* Emilia; ma a nf^s^un con- 
iovvouto venue as-^egnato il premio. 



312 T. TASSO B LB ÅRTI BBLLB. 

Hayez Francesco, La sete patita dai Crociati sotto Gera- 
salerame (xiii, 52). Di commissione di S. M. il re Carlo Alberto. 
— Gandini inc. 

Conconi Mauro, Ubaldo e Carlo in aiio di ricosare i vezzi 
delle doozelle d'Årmida (xiv, 27). Espos. mil., 1847. 

Peschiera Federico, Rinaldo, gran tela. Esposiz. genoT. 

Guercino Giov, Francesco, Rinaldo ed Armida nel carro 
dei dragoni (xiv, 65). Nel palazzo dei marchesi Costagati in 
Roma. 

Baccani Gius., Lo stesso soggetto. Nel palazzo Aldobran- 
dini-Borghesi di Firenze. 

Cini Francesco, di Roma, Giardino di Armida. Espos. 
fir., 1861. 

Guercino Giov, Francesco , seconda maniera , Rinaldo ed 
Armida neirisoletta suir Aronto (xiv, 57; xvi, 17). Nel palazzo 
Lovatelli in Ravenna. 

Conconi Mauro, Lo stesso soggetto. Questo dipinto venne 
illustrato nella strenna Gemme di Belle AtHi italiane del 1845. 

Cornienti Cker., Lo stesso soggetto. Espos. mil., 1844. 

Combon At^mano Enr., di Montauban, Lo stesso soggetto. 
Espos. univ. di Parigi, 1855. 

Bonacorsi, Rinaldo in braccio ad Armida. E^pos. fir., 1854. 

Sapelli prof. Carlo, di Cerescto, Lo stesso soggetto. Di 
commissione del cav. Lateel, irlandese. 

Mazzola Giuseppe, Rinaldo che si bea in Armida. Espos. 
mil., 1818. 

Rinaldi Rinaldo, Armida, piena di rezzi, discinta, si va- 
gbeggia nel fido cristallo, e Rinaldo. Gruppo. 

Appiani Andrea, Armida e Rinaldo. Pel principe Esterbazr. 

Peschiera cac. Federico, genovese, Rinaldo rompe Y incanto 
di Armida. Espos. univ. di Parigi, 1855. 

Paoletti A., Armida abbandonata. Espos. veo., 1868. 

Nordio Pietro, La partenza di Rinaldo da Armida. Espos. 
ven., 1841. 

Bettinelli Antonio, di Viggiii, comasco, Armida abbando- 
nata, Statua. Espos. univ. di Parigi, 1850. 

Allieci Federico, di Bergamo, Tancredi soccorso da Erminia 
e Vafrino dopo il combattimento con Argante (xix, 56). Disegno 
a matita. 



T. TA8S0 B LE ÅRTI BELLB. 313 

GrigdetU Michelangelo, Erminia che precipita di sella (xix, 
104). Per la sigoora Maria Anna Antiveri di Udiiie. Rtprodotto 
per il sig. cav. Parente di Trieste. 

Sodoma Giov, Antonio, Erminia clie fascia le ferite delPe- 
saDgue Tancredi. Nella Galleria degli Uffizi di Firenze. 

Vannini OUavio, Erminia con lo scudiere Vafrino trova 
Tancredi svenuto e lo piange per morto. Galleria degli Uflltzi 
di Fironze, nella seconda sala toscana. 

Rosselli 3/., Tancredi ferito ed Erminia. Palazzo Capponi, 
prima stanza. 

Scuola fiorentina, Lo stosso soggelto. Palazzo Rinuccini, 
ottava stanza. 

Guercino Giov, Francesco, Lo stesso soggetto. Nella Gal- 
leria Doria-Panfili di Koma. 

Vbaldi Francesco A/., di Chieti, Lo stesso soggetto. Mi- 
niatura in avorio. E^pos. fir., 1801. 

Roseili Matieo, Due scene dolla Gerusalemme. In oasa Man- 
nelli di Firenze. 

Vignali Jacopo, Altre due soeue della Gerusalemme. In casa 
Mannelli di Firenze. 

Zuccari Giov. Maria, Paesagglo tolto dalla Gerusalemme 
Liberata, 1841. 

Benzoni Giov. Maria, Quattro bissirilievi rapprescntanti 
M>ggetti presi dalla Gerusalemme, ed uno rappreseutanto IWito- 
teosi del Ta.sso. Ne fu com mitten te il co. Giacomo Medolago 
Albani, 1848. 

Dallo studio del cav. Barhieri uscirono de* bellissimi Mo- 
sairi, in piccolo, per gioielli di dame, in che wnnero rappre- 
sentati alcuni episodl della Gerusalemme Liberata. Y. Moroni, 
Dizion. Ecol., xt.vii, 79. 

Nella Galleria So::i-Viine}'cati di Hergaroo vi hnnno due 
Agaroli in avorio. cSotto questa umile denoroinazione veg* 
goosi due capi d'arte mngnifici per la nobiltå del soggetto, 
la bellezza del minuto lavoro« 1* aggiustatii^éiroa distribuzione, 
r accuratozza ne* caratteri delle figure e le diflicoltA che scor* 
gonsi cercate a belU posta pel genio di superarie. Essi, di vis i 
in piii sconipartimenti, presentano: Armida a* piedi di GofTredo 
(Genis. IV, 62); Rinaldo ed Armida fra le carezze, osservati da 
Carlo ed Ubaldo (xvi, 19): Ismeno cbe apparisce a Solimaoo 



^MA' T. TASSO S LE ÅRTI BE1J.R. 

fuggitivo, e lo cooduce iDrisibile in mezzo al consiglio di Ala- 
dino (v, 7): V episodio del C. xvti, 41 : Égiunio (dia gran strada: 
ed un altro gruppo — Ot:e fu morto ÅrganU Erminia arrira : 
il tutto eseguito con vaghissimi accessoij d^alberi, di caralli, 
oolla maggior maestria coDdotti — alti in tutto onoe 2 ^4« mas- 
aimo diametro punti 6. » — - Sozzi-Vimercati Paolo, Breve qua- 
dro descritHvo deila propria RaccoUa, p. 24. 

UOcerbek affrescava in irøa staoza del oasino Massimi in 
Roma le segnenti scene tolte dalla Gerusalemme. — L^Arcan- 
gelo Gabriele mandato da Dio a Goffredo: i, 11. — L^Eremita 
Pietro consiglia d* intraprendere la Crociata. c propone Tele- 
zione di un Duca supremo : Goffredo é proclamato a Capitaoo : 
I, 29-32. — Sofronia e Olindo: ii, 14. — Erminia fiiggitira ac- 
colta da un pastore: vn, 1. — Amori di Tancredi, e conver- 
sione di Clorinda: xii, 64. — Rinaldo ed Annida (dipinto dal 
Funch): Carlo ed Ubaldo nel castello di Armida per richia- 
marvi Rinaldo: xvi, 17. — Rinaldo sMnvola alle lusinghe di 
Armida, accetta e compie Timpresa del bosco incantato: xm, 1. 
— Morte di Odoardo e Gildippe: xx, 94. — Goffi^o, Tinti 
tutti gli ostacoli, va al Tempio e scioglie ilTOto (del Furichy, 
XX, 137. — Nel zoccolo della stessa camera, a bassorilievo, fu- 
rono pure dipinte diverse altre scene tolte dalla GernKalemme. 

MUSICOGRAFIA 



€ Erminia ei*rante pe*campi con le sue pecorelle, tutta s'>l.i 
in compagnia del suo amore, pensosa e fantastica e lacrimosa, 
espande le sue pene con una dolcezza musicale, il cui segreto 
é meno nelle imniagini cbe nel numero. Trovi reminiscenze 
petrarcbesche e luogbi comuni in una musica nuova, piena di 
misteri o di non so cbe nella sua melodia. Ud traduttore puo 
rendere il senso, ma non la musica di quelle ottave. L' anima 
del poeta non é nelle cose, ma nel loro suono, a cui é sacrificata 
alcuna volta la proprietå, la precisione, la sobrietj^, tntte le 
altre qualitå dello stile, cbe rendono ammirabile i] Petrarca. 
suo i.^piratore: pur non te ne avvedi sotto la malla di qnel- 
r onda mu5»icale, ohe non e un ailifizio esteriore e meccanico. 



MrSICOGRAPlA. 315 

ma u il non M che del MDtimento che viene dnU' anima e va 
air anima.... Ncl Tas»o abbonda quel senso della rausica e del 
canto, quel dolce fantasticare dell* anima tra le molli onde di 
una roelodia malinconica inaieroe e voluttuosa, che trovi nelle 
popolazioni meridionali, sensibili e contemplative. » De Sanctis. 

Zingartlli Nicoid (n. a Napoli a*4 di aprile del 1752, m. a- 
Ton*e del Greco, li....). ^ Le ottave 64, 65, 66, 67 e 68 del 
C. XII poste in muaica. — Vennero cantate da Andrea Martini, 
detto il Senesino, il 30 marzo 1812 nella solenne inaogora- 
zione degli atudl dell* Accademia della Crtiica, per decreto di 
Bonaparte novellamente instaurati. •» € Le nobilissime stanze, 
nelle quali il divino Torquato si pietosamente ba descritto 
grinfelici casi della misera ed innamorata Erminia, non po- 
terano esfter poste sotto pid commoventi e soati note. » Bas, 
Puoii, 

TRADDZIONI 

DELLA GERUSALEMME LIBERATA 



IN LATINO. 

Torquati Tasst\ SoHmeidos latinis numeris exprcssit Sapio 
iiRNTius. liondini apnd Johan. Wolfiiun, 1584, in-4. — > Sapii 
Grntius Solymeidos, libri duo priores de Torquati Tåsti i'ir?- 
licis expressi, Lngduni, apud Johan. Albuftaeum, 1584, in-4. — 
Id., Venetiis, apud Altobellum Salicatium, 1585, ad Fortitu- 
dinis inaigne, in-4. 

Scipione Gentili (I) nacque in S. Ginesio, antico e nobile 
on^tello del Pioeno, di Mattoo e Lucrezia Petrelli nel 1563. Il 

(1) Kntallo a Sciptooe Ai Alberiro. I' autore deiroprra 4^ Jmre brtli, 
Vacque Alb^hco ti i I K<*nDaio io&l ; ni a<ldottor/> a Pi*n]eia ; eaulft col padn* : 
in«)>irn/k la M*t**nr« dH diritto n^U' UniveraitA di Oxford; mori a I^ondra il 
iv» fnufroo If^H; fa aapollo il ti n«*l riinit«*ro di H. Kl«*na , • coma a«|rna 
il iK-crologio di queUa parrocrliia, appi^ d^l' angolo dHla rioattra, ora irrw 
vavati il oeapufruo di ara apina, m^no di du«« pi«sii luofri daU'inf<*rrtatA. 
— 1/ opera ne Jur^ beilS ir#nn« apkndidamcnta rittampata uel 18T7 ad 
<Hford, nHla Upografla Clarcodoniana, per rnra ed a apo« d* un comitato 
camytMio de* pift raiirguardevoli profeaaori d* Oxford, • de' primi giarecoii- 
«ulti della frran Rr«»tagiia. rittoito^i per onorare la memoria del prertiraore 



' 



316. TRADUZIONI DELLA 6EIICS. UBBR. 

padre, medico di grido, tenne co* novatori; scoperto, psc ood 
cadere neir ugDe del S. Officio , si vide astretto ad esnlare. 
Diffiiiti con sentenza del 25 febbraio 1581 fu dannato a carcere 
perpetuo, sequestratigli i beni^scoperchiatagli la casa, interdetto 
a lui, ed a tutti i suoi discendenti, ogni pubblico uffido, raso 
dagli atti del comune il norne dei Gentili, dicbiarato infame 
chiunque si attentasse proporne il ritomo. Il padre voUe com* 
pagno negli amari passi della fuga il sedicenne Sctpione, sesto 
de' suoi figli. Scipione riparé da prima a Tubinga, e qnivi sotto 
la scorta di Martino Clusio, solenne ellenista, avanz6 moltissimo 
nelle lettere greohe e latine ; a M*itembei*ga da prima, a Levdeo 
dipoi, intese con grande amore allo studio della giurispmdema, 
e si ebbe ad institutori Ugone Donelli e Giosto Lipsio di beUa 
rinomanza ; ottenne grado di lanrea a Basilea ; professd diritto 
civile a Heidelberga, e poi ad Altorf; nel 1612 condusse a 
moglie Maddalena, figlia di Cesare Calandrini, oriondo Incchese; 
raorl in Altorf il 7 agosto 1616. Micbele Piccardi ne dettiN 
r orazione funebre ; il P. Niceron ci då il catalogo di tatt<» le 
sue opere, che uscirono raccolte in otto volumi. 

Quando Scipione volt6 in latino i primi due canti della 
Gerusalemme era poco piii cba ventenue. Il giovine Aldo nVbbe 
un esemplare da Alessandro Contarino, reduce da Parigi, e se 
ne invaghl tanto che volle ristampata quella versione dal Sa- 
licato. € Hos ego , cosi Aldo nella lettera allo stesso Gentilt, 

di Ugo Grozio. « Opus haltes, co%l il prof. Tomaao Eskne HolUod d^ di- 
soorso che prece<le redizione, non in suis Untiiro ut iU dicara Tiribat 
pollens verum ob hoc qnoque insi^-ne, quod ejiis raliooeui, sibi sicvt ar- 
chetypum in simili incepto proposuisse el ex eo, tanquain ex fodina mnllutn 
in suuni opus transtuli«ie videtur rlaris«mu«, ille inter Alberici iøita- 
tores, Hufro Groiius. Ilalies igilur Juris gentium, <iuod hodie in asu est 
trra incun/tbula , quae, secundum illud meliut rst prterf fontes, quam 
seclari rivulos, operae pretium e^i acruratias investipare. » Anche il Reigw. 
roncittadino d(*l Grozio, rivendica al Nostro il primato della dottrina del 
fMibblico diritto (Gommentatio de Alberico Gentili ad condendam jarls fren- 
tium disciplinain viani praeiinte. Groningae, 18671. — 1/ awor. ABluoi* 
Florini la rese italiana, e vi prepoae un suo diacorso biografico-crikica, 
lodatissiroo per gli eletti documenti che ne rischiarano la vita, e per aoda 
dottrina (Livorno, Vigo). — Uno atudio itnportantissimo dett6 pure sn 
Alberico V a w. Gius. Speranza ( Roma . Pallotta , 1S75 ) ; ed Aurelio SéA 
tenne tre dotte ed eruditis«tiine lezioni all* Universitå di Itoloena, che furoao 
pubblicate nel 1875 dal Zanichelli. — II O giofrno 1S75 gU slttdenti della 
iJniversitA di Penigia • di Macerata, capitanati dal prof. Sbarbaro, beae- 
inerito iuiziatore delle onoranze al Gentili, si recarono, quasi in divoto pe* 
regrina^gio, a visitare i ruden della casa in che nacque Alberico, e dove, 
per men to dello stesso profesaore, sorgerA il monamento naziooale decrvtato 
al profugo di Sangenesio, oh* ebbe oonseoiienti quanti sone i cultori dd 
progress« civile, aenta spirito di parte. 



TRADl'ZIONI DBLLA GERUS. LIBBB, 317 

prepoata alla nuova edizione, hos ego commodatos legi, et iU 
legi ut etiaoDum legain, nec eos de manibua demittere possum. 
Nae tu alter Tassus, nae Tassus alter tu ; vix ut nosci poasit, 
qua primuro lingua scriptum poema, ita pure, ita cODcione, 
ita apte omoia a te suut dU|)0sita, ut Dibil desiderari queat. 
Mirum roe desiderium tenet integrura poema legendi: quod 
quaodo te audio conficere, fac quaeso, quanturo roe aroas, quem 
et absentero, et'ignoturo ames oportet, vel invitus, si tibt et 
humauitati tuae constare volueris; ut quaroprimum ad nos 
perfureudum cures. » Torquato n*ebbe in dono un esemplai'e 
da Alberto Parma, e dice i vei*si del Gentili poUtissimi e teg^ 
giadnssimi (L. 785). •» Il Cinelli, nella sua Biblioteca volante, 
Scanzia, xii, p. 109, ed Apostolo Zeno nelle sue Annotazioni 
al Foutanini, vorrebbero che il Salicato avesse pur staropato la 
versione de* due ultimi canti, roa é roanifestissimo errore. 

TorqucUi Tassi iiberX VI Hierosolytnae LiberaUie a Gcidonb 
Vanninio J. C, cite luccnse ae Romano ^ latinitate donatus, 
Nuper imprcsitus, Venetiis, 16:^3 apud Franciscum Grossium. 

Il Vanuini indri/za questa sua leggiadra traduzioue all* illu- 
-trtssimo ed eccellcntissimo signor Giulio Guastavino, allegando 
tia le altre le seguenti ragioni: cQuum tu.... sis illc, quijn- 
vetiis pro Torquato Ta^tso in campuro acerrime dc^cendisti. 
tuaque encTclopcdia munitiH eundem ab invidorum calumniis. 
tuta plaudeute Italia, validissimis rationibus, firmissimlM|ue 
auctontatibu.«< \inJic'asti; ego quotjue cum Roniae adolt^cens 
T'jLHio familiaiis easeiu, neo ille mcarum au^pioia Musarum roii* 
temneret.... » Comiucia: cin g^ruro nitet alta domus, domun 
a«*niula coelo. » 

^ubjmeidot seu HierosoUtnot'um Tor. Tassi poema a d, 
ViNCBNTio Li Bassi, S. Theologiae doctore, et Ecclesiae panor- 
roitanae Can. horoico rarmine latioae rodditum. Areola tertia 
(Paquila stemma di Palermo), xxsiii. Panorroi, ex tvpograpbeo 
D. CTllonii Hesperii, 1G50. 

Ftt il Li Bassi eleganiissimi ingenii vir, come lo dice il 
Mon gi tore. Morl il 3 aprilo ir>8'i. Fra le altre opcre pubblic^ 
un volume intitolato Musamm hortus ch*é diviso m tres are- 
ola%. — Della Gerusalemme tradusse interi i tre primi canti; 
di*l IV le prime 10 ottave; del vii le prime 22; del ix la stanza 
75. — Come dcstner; del xii le 59, 66, 67, 90, 97; del xni le 



318 TR\DL'2I0N( DBLIJl eSRUS. UBBB. 

stanze 7 ed 8; del xvi le stanze 1, 13, 14, 15, 40, G3, 64, 65: 
del XVII la I ; del xvm la 67; del xx la prima. Eccone uo saggio 
dal G. IV, 8t3: 

Evocat hmpiiiis aeterne noctis alumnos 

TarUrete vol noca tubae: spatia atra caTflrais 
utremaere sooo, caecaaque tamaltilMis aér 
CooflisU réboat Goeli e regione sapona 
NoD tam praectpiti atridena mit impeta fiilmeu-. 
Noc tanio auocussa tremit terra indta motu 
Claadit iibi iovitoa atero tamøbcta vaporec 

11 palermitano Giuseppe Gennat'o (o. 14 giogno 1647) tra 
i Buoi manoficritti lasci6: SoUmeidos Torquati Tassi cantus 
quatuor, ab eo ubi desit Vincentius Libassi poeta panormi^ 
tanus. Non sono riusdto , aggiunge il prof. Amico , a sapere 
se 6 dove esista questa versione. Il Gennaro é lodato cdme 
uomo molto dotto. 

Prescimonb Nicola Giuseppe, di Francavilla (n. 23 lugKo 
1669). Fu di vena fecondissima; tradusse in esametri la Strage 
degt Innocenti di G. B. Marini (1691;. — Nel Tolume Xicolat 
Josephi Prescimofii sicuii, regii consiiiarii, ecc. Posthuma^ 
Panormi, 1743, tjpis Fr. Valenza, ewi un saggio di versione 
della Gerusalemme, cioé le sei prime ottave del canto primo ; 
le due prime del terzo; le prime nove del qaarto; Tultima 
deir ultimo canto. — Gi to a saggio la versione della medesima 
stanza del Li Bassi: 

Perpetui horroris cultorea conrocat iagcoa 

Tartareaeque tabae aonus: iotremuere cavemae 
Immensae Ditis, caecuscpie fragore remagit 
A8r; non aic aetliereae regionis ab alto 
Polgnra preciiHtant, neo nc tremit indta taUna 
Cam grevia ocduaoa compressit in ima vapores (i). 

(1) Altro saggio di un anonimo poaaede Ubiblioleca oomanale di Pa- 
lermo, manoscritto ftl aegno 399. B. llS. — Sono i due primi canti e le tre 
r'me ottare del iii canto. Il manoscritto é certo del secolo xtiu. — Ecco 
protaai: 

Anna lobet cantare Dacis, (|ui nobile Christi 
Et Syriae rejgis traxit ditione aepulchram, 
Malta viri virtoa patravit, mnltaqne dextra 
Perpeasua, donec Solymae aibi regna aubegit.... 
<Un*altra versione« scrivevaroi l'egregio amico mio dottor Salrater« 
Salomone Marino, ten tara nel secolo nostro il parroco 0<tetaHO Maramo, 
da Monreale, (m. 1863) valento latinista fllowfo e matematico. Ma la soa 
versione per qoanto io aappia non andé al di lå della 45 ottava del canto 
primo, e (fuesta inedita tuttavia. e posaedata antografa da me cbe Tcbbi a 
caro aooo da im nipote del Marano. » 



J 



TRADtZIONI UELLA GERtS. IIBSR. 310 

Hierusolyma vindkata, seu heroicum pæma l'ot'quiUi Tassi 
epico camiine donatum ab cuim. r. d. Hibronymo db Pcacbntinis 
furolitoiensi; cttm indice locupletusimo, ecc. Forolivii, typU. io». 
Sjlvae. 1673. iD-12. 

DuUioneidos, sice Hierusalem Libei*akt Torquaii Tassi, 
heroico carmine donala ab adm. r. d. Dominigo db Zannis, cre- 
ttumensiy praefecto ecciesiae S, Mariae in Campis pro reve^ 
rendis, CapituiocaUiedraiis Cremonae, Seixato prorsus numero 
octavai*um et carminum, quae in tiginti hisce iibris conCi* 
nentitr, Cremouae, apud Fetrum Ricchini, 1743, in-12 gr. 

É dedicata a mous. Alessandro LitU, Tescovo di Creiuona. 
I>.a dedica porta la data del 18 agosto 1743, ex aedibus S, Ma- 
riae in Campis (in hoc U, M, V, diversorio^ reUgaiionis meae), 
•— « Tanti igitur AuctorLs virtutem admii^atus ; et ego aoimuiD 
loeuiu huic operi adjeci, et operam meam per tot anoos im* 
I»endi, et in obse<]uiun} tanti operiif ex italico ia epicum car- 
tuen converti ea niaiore, qua potui, daritate : ut quisquis ini- 
IMMterum hos ineos viderit labores, sciat me nibil prorsns 
pai^apbraaticum addidlsse aucton, nibil decerpisse. Qood Tideri 
potest ex numero Octavanim non modo, vero etiain Carminam, 
quae in Tiginti bi^^ce Iibris continentur; ex quo revera digoosct 
potest praestiterim nec ne fidem obsequio meo erga Poetanim 
principem adoo admirabilem. » Eccone an saggio: 

Ann« eano, fortemqao viram, qui Rag« tobacto 
Bsrbarica Mcrum BoMt ditiooe Mpulcniia ; 
Consilioque, inanaque poiao« quain plun tol sddm 
GesHit iu iogenti ptssua diKrimio« bello. 
Necquicquam Pluto, LjMaeqiie, Aataequa aob qoo 
GoBJaratae aciea aigno: nam oooacta tao tam 
Syd«ra urvnvare capul; aocioaque vafpanlaa 
Haro« orba doto aub Oallica tigna redaxit.... 

Prabdoua Balthassar, Godfreidos seu Jerusaletn Liberata 
TorquaH Tassi cum argument^s Horatii Areosti, in duo oo- 
lumina distributa, Taurini, Igu. Soffietti, 1786. 

N. il 6 genn. 1718 a Castelnuoro di Scrivia, presso Tortona. 
Diciottenne si rese gesuita, e profess^ lettere latioe io Saluzzo, 
in Bologna, e nel Collegio di Brera in Milano. Soppressa la 
Compagnia do*Getiuiti, si ri^'onJusse in patria; visse ospite 
do*Minori Conventnali fioo al 1793, in cui inorl. Hi«pleode nella 



320 TRADUZIONI DBLLA GBRUS. LtBBR. 

■ua traduzioDe una certa uguagUanza di stile che ritrae del 
fare di Virgilio, de*cai emistichii si vale freqaentemente. 

Tassi Torquati Jerusalem Liberata in sermonem laimutn 
translata atque epico earmine modukUa a rev. Regiaejuri" 
edidianie sacerdoie D, Mario Pårbntb dmtaiie SurrenU, Near 
poli (vol. 1-2 ex typ. JSimoniana ; 3-4 ex tjp. Raphaelis Manzi), 
1824, Tol. 4 in- 12, cam traductoris eflSgie. 

ToNiNi P. Angelo, Soffpio di una tersione laUna delle €re» 
rusalemme Libei-ata, La Oioventii, 1871, 352 e 784. 

— Tertium experimentum Latinae tersianit ex Liberata 
Jerusalem, (C. v, at. 26, 40). La Scnola, 1873, vol. n, 274; e 
dalla stanza 41 alla 52, p. 340. 

< n Mongitore oeUa sua Biblioteca sicula, t, t, p. 185, parUndo di an 
Erasmo Sdacc«, aciUno (o. 9 giugno 1613), dice che praelo paratit JUen^- 
»ol}fmani Tassi, latino et heroico canHtne exprrxsam. — Tra' manoscnktt 
delU BibUoieca AHmdI si trova : Traductio Gottifredi, sive [lienisalem Li> 
beralae T. Tassi, Sebastiani Lazzarini, urbevelani, Qoesta noQ oltrepasaa 
il X libro, e comiocia : Arma, ffirumque eano, Gatlfs qui primus ab oris, 
— n padro abate Gollina, Della prefaiioDe untversalo all* Oper« del Tasso, 
accenna come il P. Stanistao Monti, della Gompagiiia di GesA, avea im- 
preao a tradurre la Gerasalemme in ver« lattni ; ma preveooto dalla ttorte, 
iion ne avea potuto couapire che sei o aetle canti. Ben la com^ tatla, e 
coD una felicitå ed eleganxa meravigliosa il P. Cristoforo Ceta, della m^ 
desima Gompagnia, il cui roanoscritto originale in Ibglio si conserva tuttaria 
qui in Roma presso il signer aha te Francesco Carrara, ex gesoita berga- 
inasco di moUe e polile lettere.. >. Anche il celebre roio cittadino Giovanni 
Antonio Vol pi, tanto benemerito della letteratura d'Italia n'avea tradotti 
uove canti; ma, sccondoccbé scrive il suo degno firatello don Ga^ano, 
restando lai in processo di tempo di questa sua fatica poco soddisfatto, li 
diede alle flamme : il che Ai certo gravissimo danno, perché il Volpi, come 
ognun sa, valea moltissimo particolarmente ne* versi latini. -— Iji Pirenie, 
in casa Pandolfini, v'ha pnre una bella versione della Gemsalemme, in 
versi esametri, fatta da on abate Cesare Scarptria, morlo non souo molti 
anni, il quale aveva nna meravigliosa facilitå di versegglare. — Né é gran 
tempo che dal nostro dottissimo signor cav. Tiraboechi eblu avviso eb« 
anche il signor ab. Frambaglia, ex gesuita , avea giå tn ordine una soa 
nuova traduzione latina dd poema del Tasso, cui pensava in breve di dåre 
alla slampa (V. di sopra). — Al che aggiungero ci6 che si trova presso 
il Crescimbeni (Storis della Volgar Poesia, ii, 552), do^, die Girolamo 
Cicala tradasse in versi elegiad Tottava SO del canto xvi, che leggesi a 
pag. 45 delle sue latine poesie. — E don Pier Farfaglia . sacerdoCe da 
Monteleone, trasport6 in verso eroico latino, due canti della Gemsalemme, 
la q[ual opera conservavasi manoscritta presso i su<h eredi, giosta la testi- 
monianxa di Oius. Bisogni, nella storis di Monteleone, p. 393. — Per nitimo 
non IsaderO di dar notizia, che questo incomparabile poema fti ancbe tn- 



TRAOUZIONI DBLLA GERtS. LIBER. 321 

doUo con uDa gn»A e vaghena iocredibile in versi maccheronid dal dottor 
C/indido Ciaraffoni, letterato ferrarese, il cui nianMcritto orifpnale, ia-4, 
trovasi qui io Roma presao moDS. Ooorato Caetani, a ai vedo che T autore 
faUc6 pareochi anoi intorno a quest* opera, trovandoai notato nal principio 
e nel fine d'ogni canto U giorno e l'anno che vi lavorava intorno, per6 
interpolataniente, e Airono ben 90 anni ; poiché comincid li 9 otiobr«> ir>HO, 
e fini li iS aettembre del 1710, leggendosi appunto neir ultimo fo^'Iio : l^ost 
tontfa temporis intervalla hane tnetam attigimus die XII aep(. 1710, hora 
XII, Ferrariae, åomi, in cella Uhraria. Seraaai. 

Jerusalem Vindicata Torquati Tasst, totidem epicis carmi' 
nibus donata a Francisco M. Minou^zi, ferranensi. Traduziooe 
inedita, in un codice cartaceo, in foglio piccolo, del seoolo xvui, 
di carte 344, autografo. S(a regi&trato uel Catalogo della prima 
parte della Biblioteca Costabiii, Bologna, 1858, n. 313. — Guasti, 

Ancbo il canto vii fu tradotto in latino da Ångiolo Ycrnao 
ctni, maestro de* cherici, nclla fiorentina basilica di S. Loreuzo. 
Vedi il Moreni, Continuaziono al Cianfogni, 1. 1, p. 01. — Guasti, 

E il can. Bruno, ba par coropiuto, verso il 1S50, la ver- 
sione della Gemsalemme Liberata, in esametri. Vi »p**sG in- 
torno 30 annl. La sorella, erede, ne cbiedeva 100 scudi. 



IN VARII DIALETTI D'ITALIA (1). 

Bellvaeøc« — La Gei'osalcm Libcrada del Tasso, pvs'- 
tada in lengua nistega heltiws da Bariia Sei*. Cokai i.o dit 
dal IHai, Libro primo sdedicå ai spctabili dcputadi dol Teri- 
tori de I^lun e a tutti i boni Contudin de >ta bcncdi'tta Fa- 
lada. In lielun, da Simon Tis, 1782. 

(1) 4 Da dugonto e piA an ni o qu'^^ta parto i vofm <\r\ ytæX^ A\ rali^^tinn 
amauo frii urotU tetti del (\>nU<liiio, d4>l p^viicaton* ** «l>*l |rt>iiiioh>'r<v... K u«»ti 
<«oiin inolti anni che noi et abb.ttt(Miii)io. in proHHiimU di Livorno, tii un.i 
brtcnta di galeotti, i quali ton tfnti ft-njetli ul inftr rosfredi. E "/ (t»*rit 
hftt%ro. r ni eoti tfK'trf rrtno, turnavano al UKiiiran« <ii*l ^'lortiu d.ilk lorit 
Utirlic. FNii crano iiicateiiati a duo a duc; r |iu%^audo IfnUm •tilo hiiifro 
il lido. rjjitavano con doloroHu Aff^tto i^ litani«*. ina roll«* quuli il Tjsto 
t'hiiidn la pr^ghiera di Inmli e di Auppliraxiooi rant.ita dall O'Trito t\**\ 
Criwiati m«»ntr»» procedo oUa battairlia • (Canto \i). l'ijo Foiroto, S^kTk'i di 
flritira. l. *i3. — * Chi sa »pil'tjdr«« coint« la ^'io\in«*7ia (»Ij" «la o^'in n>"^ti 
rtvsA rifO'.'ir»») pr^frriH«a il TaH«m a <iu.il'in«|ti»» |m»»m.i . •• mnw* la \illinrll«i 
r il barraiiiolo, iimari di Mt^doro o d AnL*'*!i<M. rantino an' h«* o.-l*i di Taii> 
rffNli r dl Krminia. * C. (tH'tili. K|»iM. di T. Tjihho, v. 11. — « N«»n par lo di 

3»i»*ll»» tTTAvi raotikiK* ru riii i noxin »:«>iMloli<Ti.... van inolMlaii lo 1»* «»liii/»» 
el Tak«o: eaie spirano un che di solcuuc e di ni<*^to, cottt** U M>ltiu>line 

fl 



322 TRAUUZIONI DBLLA GBRL'S. LIBfiR. 

Abbraccia i soli sette primi canti della Gerasalemme. Pre- 
cede il ritratto del Tasso, con la veduta della piazza di Bel- 
luno: seguouo 33 terzine dal Tradotor a chi Ugge^ poi an 
Sonet coUa coda ai Contadin d^l Teritori de Behin, ed infine 
un Mardegal ed un altro SoneU II manoscritto originale del- 
r intera traduzione della Geinisalemme, in parte per6 mancante, 
si conserva nella bella Raccolta di libri Bellimesi del cons. cav. 
Augusto Buzzati. — Molte altre poesie in dialetto bellunese 
dett6 il Coraulo; una dissertazione intorno la specie di animali 

de' canali nel siienzio della nolle, fra cui risuonano ; paiono rimastt^li della 
piA antica musica, per la loro formå larga e piaoa, senza rigore di ritmo, 
senza armonia, senza nuitazioni di tuono, per lo uiA di luodo minore, di on 
aodameoto meglio fra il recitare ed il canto. » Carrer. (V. che ne scriTe il 
Liszt, a p. 221). — «Mentre io calavo dalle allure deir Apenoino, ooai il 
BrofTerio, stavano al sole sedute un*attempata madre, dae o tre fi^lioole, chi 
Ulando e chi faændo calze, e un ragazzotto di circa ouattordici anni seduto 
SU d* uno agabelletto che leggeva un cotal libro, stando le doone attente alla 
letture. Mi avvicinai ridcndo, e« che le(f:jete , giocinotio , gli addimaadail 
— S*alz6 in piedi, si scopri il capo, e ini sporse il libro accompagnando 
Tatto con queste precisc parole: Ene il Tasao,signorr,fna ene un po'glrap- 
jKito. I 'lo UyffO e loro lo imparano per po'saperlo cantare. — Bravo, 
gli dissi, coni'nxuate la fostra lettura, c dirertite cosi vostra inainina e 
le rostre sorelle. — Hra il figUuolo d'un povero pastore, che avendo ri- 
rondotto le pecore a casa, si riposava leggendo il Tasso. Non é curiosa I 
QupI che dovrebbesi fare dai nostri giovinotti di umanitA e di retiorica si 
fa dai pastori suUe montagne. i» // Mes9n;jgiere Torine^e, 6 aprile 1814. 

Il poeroa del Tasso é pur popoiarissimo in Sicilia. PvH d'una volta, 
scrivevami da Catania Tegregio mio amico prof. Ottone Brentari, intesi 
raccoDtare da'pubblici cantastorie, che qui sono frequenti, falti tolti di 
peso dalla Gerusalomme. Ne* ri]>ari laterah de' carri dei contadini, d av- 
viene bene spesso trovarvi dipinte scene che ne ricordano qualche epi- 
sodio. Questa mattina ne vidi uno in che erano rappresentati : Tancrede 
el Cforinta — Batesimo di Glor in la — TanrrrHe rencitore de Åntiochia — 
Argnnte el Tancrede. Uu altro portava: Knninia sorpresa dal åogno di 
Dio — Erminia arriva tra' p*u^tori — Erminia pastorella — Erminia 
pcrsegnilata dai cavalieri cristiani. — l'n terzo, nuovo affatto, avera 
tstoriati i seguenli quadri: Rinaldo abbandona Armida — Binaldo nW 
bosco incontato — Riconciliazione di Armida e Rinaldo — Rinaldo mel 
giardino di Armida — Amxida sinnamora (sic) di Rinaldo. — Tra gli 
eroi del Tasso vidi preferito Tancredi, che fu principe aiciliano. — Goo 
tutto ci6, nessun, ch'io sappia, si é posto al cimenlo di rendere il poenu 
in quel dialetto. Per quante ricerche ch'io facessi, non mi fu dato di tro» 
varne un solo saggio. Solo l'ottava seguente arieggia Titaliana della Ge- 
rusalemme: Cojliam la rosa: 

Cugghemu, beni miu, la frisca rosa 

Curopita di biddizzi e di culuri, 

Chi duci duci 'ntra su' labbra posa 

"Menzu pampini *ntuti (folie) e spini duri 

Mentri la priraavera in tia riposa, 

Lassami, vita mia, cogghiri un ciuri: 

Ven i lu *nvemu e ni guasta ogni cosa, 

Né bedda sempri ti manteni amuri. 
Questa cansuna é di Vincenzo Arnao di Mazzara, nato cieco. che fu 
valente pocta latino, italiano, e pii^ siciiiano. Quautanque un pochino d'artø 
si senta, specialroente nel 5*^ verso, va essa per la bocca del |K>polo. onde 
il Vigo Tha guardata degna di metterla nei suoi Ganta popolari, in amendue 
l'edizioni. 



TRADUZIONI OBLLA GERLS. IJBER. 323 

da aumentarsi nel ierritorio beliunesc, onde trarne maggiore 
e piii sintro vantaggio; ed un'altra sulia miglior coltura dei 
Mori nel tei*ritorio beliuncse^ che vennero inserite nella raccolta 
di Memorie delle pubbliche Arcademie di Agricolturaf Årti e 
Coinmcrcio dello Stato Veneto, t. xviii, p. 170. 11 Coraulo la- 
8ci6 pur manoscritto un volume col titolo: Drammi e Commcdie. 

Beryamaaco. — // Goffredo dei Sig. Torquato Tasso tra- 
ves tito alla ruatica bergamasca da Carlo Assosica dottor. 
Xtr AUe::a sci'enissima d* Isabella Clara nata Arciduchessa 
d' Åustria , duchessa di Mantora, Monferrato , ccc, Venetia« 
MDCLxx, appresso Nicol6 Pezzana. La li*ttera dedicatoria porta 
hl data di Venrzia, 16 luglio 1070. — 11 Goffredo del signor 
Torquato Tasso rcc, Serondn imprcssione. ÅlC illitstris. et re- 
cell**ntis. Sig, il Sig. Giovanni Garsoni Senator Vcneto. Ve^ 
n-tin, MDCLXXIV, appresso Sicolo Pezsana, La lettTa de- 
dicatoria porta la data di Veuezia, il 7 agosto 1674. Qut'sta 
edizione differisce dalla prima solo nel principio, o se si eocet- 
tuino alcuno poche varianti nci duo primi ratiti, dehbebi rite- 
nere clio sia la mcd^'siiua del 1070. — Il Goffredo poema eroico 
del sig. Torquato 7\isso col tratestimento alla rnstica bt^ga' 
masca del dottor Carlo Assonica alla moderna ortografia 
ridotto. liergamo, miky lxxviii, presso Vincenzo Antoine. Questa 
edizione, in 2 vol., fu riscontrata su qucUa del 1670. 

1/Assonira mor) in Wnczia a* 10 giugno dclPanno 1076, 
alPctå di 50 anni. — Traduziono stimatissima. Il valente Ha- 
h^trieri, che rco6 la Gerusalemme iu dialetto uiilanoo, solea 
ripetere, r!ie delle niolto versioni, che avea vcduto, nessuita 
s^'omentavalo al pari della bergamasca deirAssonioa: tanta 
;;razia e tunta piacevolezza gli parea di trovarci p«^r entro. 
K il Pannattchi sniveva al Magliaberrhi : € ti signor abate 
Tassi m* ha detto cli<> gli is stato mandato il Tu^so tradotto 
adesiso in liugua bergamasca; co<a che ha da fare impa/zan* 
il [>ovcro Foppa; perrho fu anro \>qv dar la volta al rervello 
quando escl fuora qu^Ua in litigua bologne^e, non gli parendo 
dt>r(n*o Tavvilire la niaesta di si gran pofta con que>te buflVv 
nerie. » Scritti \art, ediz. Le Monnier, 1850, j). 247. 

■•{•Kacac. — Della tradottione della Gentsalt'tne lilte' 
rata d*'l Tasso in lingna bolognese jyojnjlare di (iiov. Fran- 
cesco Negri pittore. 



324 TIUDUZIONI DELLA GBRUS. LIBBR. 

GioT. Francesco Negri nacque in Bologna il 2 genn. 1593, 
vi mori nel 1659. Fa pittore, architetto dYile o militare, poeta, 
e come tale fu ascritto a varie Accademie dMtalia. Fn inoltre 
indefesso raccogiitore di docomenti e di notizie patrie, cbe di* 
spose a foggia di Annali dal 1001 al 1600, in vol. 14, rimasti 
finora inediti, e che si conservano nella Biblioteca dell^Uoi- 
versitå di Bologna. 

Della citata edizione non si conoscc né lo stampatore, né 
Tanno della stampa, mancando in tutti i quattro esemplart cbe 
p^ssiede la Biblioteca civica Magnani di Bologna il firontispizio, 
che probabilmente si avea in animo di stampare ad opera com- 
piuta, il che non ebbe effetto, rimastane interrotta la pabbli- 
cazione, che non ginnge che al canto xiv. Essa é in foglio, a 
due colonne : in quella a sinistra é ripetuto il testo originale, 
neiraltra a desti'a, la traduzione bolognese. La prima carta 
comincia subito col primo canto. In fine di ciascun libro vi 
hanno Annotationi di Fabrido Ålodnarim, la cui ultima voce, 
letta a rovescio, ci då il vero cognome dell*annotatore, cioé 
Mirandola P. AtUonio. — Oltre i quattro esemplari soprac- 
cennati (3 de^quali non contengono che hi parte stampata), 
r altro (oltre la parte stampata), ha il compimento manoscritto. 
La ciyica bolognese possiede anche il volume tutto manoscritto, 
ch' esisteva presso il sig. Hercolani, ricordato dal Fantozzi. 

Glaudio Ermanno Ferrari, nel Catalogo degli autori bolo- 
gnesi, che hanno scritto 0[)ere in dialetto patrio, premesso al 
suo Vocabolario bolognese-italiano (Bologna, 1835, in-4 gr.), oltre 
la suddetta traduzione del Negri, ne accenna altra, parimenti 
in dialetto bolognese. fatta da Girolamo Zani^ notaio del 1780 
circa, cVegli asserisce piii pi*egevole di quelia del Negri, e 
che si coDserva dal signor Giuseppe Guidiccini. 

Calabrese. — Li due primi canH delta Gerusalemmc 
LibercUa, ecc,, trasporlata neW idioma calabresc dal sig, N. N., 
detto tra gli Åffumicati di PoUcastro t Ottenehrato, In Koma 
per il Komareh, 1690, in-12. 

Gi é ignoto il traduttore. L* egregio prof. Pagano, Galabrese, 
e neila patria letteratura versatissimo*, non me ne seppe dar pre- 
cisa notizia; ei per6 ne riterrebbe autore Luc* Antonio Folino 
che scrisse in idioma calabro nel 1690; ovvero Giov. Francesco 
Feudale, di Bedolato ( 1639-1701 ), i quali due autori sono amendue 



TRADUZIONt DBLUl OERUS. LIBBR. 325 

di duo paesi vicinissimi a Policastro, ov*esisteva rAccademia 
dogli AiTumicati. 

La Gentsalemme Liberala^ ecc, trasporlata in lingua ca- 
iabrese in otlava rima, in questa prima edizione da Carlo 
GisBNTiNO, dAprigliano, Casale di Cosensa. Cosenza, Rus.<*o, 
1727, in-4 ; Napoli, Parrino, 1737, in-4. — A D. Francesco Maria 
CarafTa, priocipe di Helvedere. 

Il Cosentini, giureconsuito progiato, nacque nel 1660 in 
Aprigiiano, contrada in che il dialetto calabro auona pid puro ; 
morl dopo il 1730. < Il Tasso calabrcBe del Cosentini é il vcro 
e miglior testo del nostro dialetto, mentro cho per la gravita 
avanza ogni altra versione italica delia Gerusalemme, ed é di 
loro nieno eroicomica nel dettato. Il Cosentini soppe vincore 
la gran distanza e lu difficoltå che separavano il dialetto dalla 
lingua. Non solo i calabrcsi, ma anrhe i forestieri sontono e 
gustano le speciali beltezze di quel poeraa apriglianese, e niuno 
dei calabresi ha ardito finora di tradurre altra volta il Ta5so. 
Il Coj^entini 6 atato, e forse sarå insuperabile. > Prof. Vincenso 
Piigano, 11 Propugnatons nov. o dec. 1870, p. X>7. — Lo sto«.«o 
prof. Pagano ci riferisoe che il cosentino Oius. Gervaai o Ger- 
basi, uomo chiaro per sangue e p«^r titoli, voltasse in metro 
vernacolo calabreso Virgilio e Tas^o. Nel 1724 avea se non 
pronte le 2 versioni, almeno in certa parte finite. Kima^ero 
inedite. 

CZcBovc««. — La Gertisalt*mme JJrfirn't} dro sig nor 
ToRQUATO TassO, traditta da flicersi in lingua sencsc. — In 
Zena, in i*a ^taniporia do Bemardo Tarigo, 17."),*). — Due 
sono Tedtzioni del n.VS, entrambi coH* originale a front««. Vna 
io foglio, col front LHpizio in nero e in russo, di pag. 2S0; 
r altra iu-8, e in due volumi, divisi cia^cuno di essi in due 
parti. Il primo volume ha pag. 303, il so^-ondo, pag. 7)05: 
s^'gue il catalogo degli as!<oriati dalla pag. 50C alla 51:?. — I 
traduttori sono in numcro di sei: — Stfca De Franchi, che 
tradusse i canti 1-2-7-9: Åtnbroeuxo Conti, i canti 3-5-6-10- 
11-13-14.15-16-17: Gaelan Galiin, i canti 4-18: Toso Paoio. 
i canti 8-12: D. Giacomo Guidiy il ranto 10: ZanWgostin 
Gastaldi, il canto 20. — 11 De Franchi fu Patri/io Genovf.se, 
autore di pareccliie Commedie di Moliére, Ke^^nard, et-c., tra- 
hformalt* egregiaroente nel dialetto genovere, e di un volume 



326 TRADUZIONI DELLA GERUS. UBER. 

di liriche gonovesi col titolo: Ro Chitarrin. Poco o nulla 
sappiamo dogli altri. 

€ Tanti anni fa, scrivevami il inio arcicarissimo prof. Gazzino, 
mi fu fatto conoscere i o una mia gita a Chiavari, ua gioTioe 
Descalzi, fabbricante di sedie e allievo del rinomato CampaDioo, 
che mi recit6 il canto vii della Oei^usalcmme e uo altro canto 
della Seccbia Rapita, da lui con grande maestria ridotti \a 
dialetto di Chiavari: ma nc runo ne T altro venDero stampati. 
L* autore morl, ed io cercai d'avere que* manoscntti per farli 
conoscere ; non fu possibile saper che ne fosse stato. > Da 
lettera del 16 febbraio 1878. 

Anche Francesco Maria Vic<}ti, segretario della Republica 
di Genova, secondo che scrive il Crescimbeni (Storia della volgai*e 
Poesia, ti, 452), avea giå traslatato nel suo dialetto diven^i 
canti, ma non si leggono che le prime 21 ottave del C. vn ivi 
prodotte. 

mianesc. — La Gerusalemme Uberata trarestila in 
linpua milanese da Domenico Balestrieri. A S, Ecc. Carlo 
Conte di Firmian, Milano, Bianchi, 1773. — Due edizioni mi- 
lanesi ne furono fatte col testo a fronte: una assai bella in 
un volume in foglio, ed un'altra in quattro volumi in-8, e di 
questa ultima appunto si servl di testo il benemerito Francesco 
Cherubini alla tei^a sua ristampa del 1816, nei volumi ^ti e 
VIII della prczio?a e rara gua Colle:ione delle migliori opere 
srriue in dialetto milanese. 

Domenico Balestrieri n. in Milano il 16 d*aprile del 1714. 
Dal mai'zo del 1746 a tutta la vita fu Cancelliere integerrimo 
del roagistrato straordinario per 1' annona presso la Regia Ducal 
Camera dello Stato di Milano. Morl d^apoplessia uel giugno 
1780. (V. Massuchelli, gli Scrittori d'ltalia, vol. ii, p. i, 166439; 
Qiiadrio, Storia e ragione d'ogni poesia, vol. n, p. ii, p. 66; 
Durini (card. Angelo), Poesio latine in morte del Balestrieri, 
Corniani, ecc). Il Balestrieri Rpese 17 anni di lavoro intomo 
a questa versione. E^'sa pu6 andar del paro con tutte quelle 
dei primi, ed anche sopravanzarle , comecbé abbia con esse 
comune il difetto di essere in non poche parti inferiore di gran 
lunga alla maestå ed alla leggiadria dell* originale. 

Napolctaao. — Lo Tasso AVipo/Wano, cioe la Gerusa- 
lemme Libbet^ata de lo sio Torqnato Tasso, votata a Uengua 



TRADUZIONI DBLIA GERl'S. LIBBR. 3*27 

nosta da Orabriblb Fasano de sta ceiatc; c dda lo stisso ap- 
presentata a la ttastnssima Nobeltd NSapoletana. In Napoli, 
li 15 aprile 1689, a la staroperia de Jacovo RaillarUo co Ile- 
ronzia de li sopprejure e pprevelegio. Con figure (del Gastelli), 
e con t68to italiano. — Nel 1700 Micbeh Mu/io ristan)p6 la 
versione, in*l2, senza il (esto italiano, con muUzione d*orto- 
grafia e di due ottave, dedicandola a D. Aurora Sanseverino, 
Duchessa di l4iurenziana. Ogni canto di questa edizione, non 
che il frootispizio, é decorato d'una incisione in legno. Altra 
edizione lo 7Viwo Napoletano si fece nel 1720 por Francesco 
Ricciardo co Ile fegure de lo azzHcnte segnd Bennardo Ca- 
sdclh, dodicata a D. I*rnazio Harctta, duca di CaAalicchio (I). 
Nel 178<> ne fece una rislampa Giuseppe Maria Porcelli, com- 
pivndendola nei volumi xtli e xiv delia sua Collesione di tutti 
• poemi in lingua napoletana : in fine, nel 1835, fu ristampata 
in du«^ volumi« in- 12, dalia Socictå Filoniatica. 

Non 81 conosco Tanno della nascita dol Fasano. Il Celano 
nelle sue Xotisie del BeUo c delCAntico e del Curioso della 
cittÅ di N.ipoli dico clio abitava in via Sevcrini, nclla sezione 
di Porto. Morl nel novembre 1081) nel Casale di Vietri. Conie 
Hl ha da una lottora dell* ab. Paoicholli , suo ainico (Metnorie 
Norefle^ p. i, p. 308), rgli cra nc'ro/.ianto di scta. Il Fasano fu 
»tii'tto ainico di Francesco dWndrea, od entrambi ven;.'ono 
ri<:ordati dal Uedi nel famoso ditirambo co* se^'^uenti ver^i: 

('.1111 ftiniibilt* fler«»77a, 

(Ion (errihilt* i]olrt>t/:i, 

Ci>l«'))rariiii uo di voli*a 

QiH'l d'Av«»Ma acido a^priiiu, 

Ch<* non hh s' i* accto o viiio; 

Kpli ■ Na|ioli iw» *l b*»va, 

\UA xupfrho F*fjttt,to in roniiKignia. 

Il Fasano, ci6 lelto, disse: Yoglio fa ver si Barco a Posi- 
lecro, e le roglio få a bede che defferen:ia nr'<^ ntixi li rnii 

<l) I roinpiljtori dH GinrnnU dr' L^ttfroti d'lt'*li't. v«»1. txxii, p S, 
anni 17itt-ft» tV««n«'iia. Krtx, il'it, p. l.V.Mil) ntTrritinno rh«» lo iLmijMlor*« 
liicrianlo oi*(|iit!«to ti liuonitsiinu pr«*77(> quonti •■Hcinplari rraij run i»ti iii- 
vpiidiiti ii'']Li prima iinpr<'<*')H)n(*<li (ii.K-oino H.ull.inli), I.ilt.i ii"l \^VJ. Ntr.i(M"*> 
CiU vtTrhio froiit«*<«pi7iii, l.i priiim <l>'«lirtiton.i, \i sostitni Li nova. {M*r Ctrlj 
rr*»«l«Ti« una iu»ron<l.*» (Nli/tou'v |)«'ll.i ipi.il fnid'», roiirhniilonn i dt»Ui r»»«l»t- 
lori dl qurUVtfnn^ride. »» di alln« »iiiiili fatt" da' Klam pa ton «• da' lihrai, 
«« bø lianno e qiti, e altruve, uon puclii e^«*iiipi. 



328 TRADUZIONI DELLA GERU3. LtBBR. 

nuoste e le pisciazelle de Toscana, Forse pensara a nn diti- 
rambo in liogua napoletana. — Il DWndrea Tincuord alU 
versione della Gerasalemme ; dove (C. xiv, 31) ricorda il oome 
del Redi, con molti altri di personaggi illustri a quel tempo. 

WcncBlaao. — Il Goffredo, ovvero GerusaUmme Libt- 
rata del signor T. Tasso con diligenza e fedeUå trasporiato 
dal toscano in lingua venetiana da G. B. P. D. V. (Giotanmi 
Benedetto Perazzo DoMiNia Veneziaao). Venezia, Combi, 1678. 

< Sta in fine al volume terzo d* una raccolta di versi latini 
e italiani sotto il titolo Discolores ÅpolUnis Flosculi e Pro- 
tniscui ÅpoUinis Flosctdi, pubblicati dal Perazzi in Venezia 
n^li anni 1665-68, vol. 3, in- 12. É'dedicato esso primo canto 
a Lazzero Mocenigo cavaliere e procnratoi'e di S. Marco.... » Lo 
stampatore dice neir Avviso: <Tradasse in etå gioTanOe, 1' an- 
tore, nelle ore piii oziose, alcani canti del Tasso in lingm ma- 
terna vcneziana. Per mezzo amico, contro il gcnio dell* autore, 
mi é sortito di haver nelle mani il primo canto. > Gamba^ Serie 
degli scritti impressi in dialetto veneziano, p. 127. — Del Pe- 
razzi, Y. Cicogna, Inscris, Veneziane, i, v, 357-60. 

El Tasso stravestio 'da barcariol venezian, otero el Tasso 
in lengua venesiana dal signor Simon Tomadoni. In Venezia, 
1691, per Domenica Lovisa, a Rialto. 

— — // Goffredo del Tasso, cantå aUa barcarioia dal 
doU. ToMASO MoNDiNi; In Venezia, 1693, per il Loriaa, in-4, 
con figure e col testo a rincontro. — Edizione da esso replicata 
nel 1674 e nel 1728, parimenti in-4. Venezia, Tomaso Betti- 
nelli, 1746, in-12, col testo a fronte; Venezia, per Gerolemo 
DorigDOni, 1771 ; Id., co 4 argomenti a ogni canto d*nn incerto 
autor, Venezia, 1790, 2 vol. in-12; Venezia, 1840-41, a speae 
di G. A. editore, in-8, in 1 1 fascicoli, con un Dizionario delle 
voci veneziane, usate nell* opera, a lume non tanto degli atra- 
nieri, quanto dei nazionali medesimi, dai quali molte di esse 
oggimai non sarebbero piii intese. Versione assai lodata dal 
Serassi; meno indnlgente le si mostr6 il Gamba. 

Di Tommaso Mondini che volte in dialetto veneziano la 
Gerusalemme del Tasso, scrivevami Tegregio cav. Andi*ea Tes- 
sier, ad onta di pareccbie ricerche da roe fatte, non mi é riuscito 
di trovare che alcuno siasi giammai interessato di raccogUere 
le notizic biografichc. 11 Gasperi (Giampaolo) nella siia opera 



TRADl'ZIONI DEUA OBRl S. IJBBR. 329 

roaDO^ritta ed inedita, che ha il titolo di Catalogo della Bi* 
bliotrca tenetti, ossia dcgli SanUoH Xenesiani^ si limita a dire 
poche cose della traduzione, della prima e <lelle 9Ucce8»ivo edi- 
zioni, RODza nuUa riportarci della sua nascita, della sua vita, 
de* Kuoi Btudl, della sua morte, ecc. Il P. Degli Ågostini (negli 
ScriUori Venc:iani) non lo ricorda neppurc. IJn semplice cenno 
ne fa il Moschini nella Letteraiura Venetiana (t. ii, p. 152), 
ed Uno anche il diligi^ntissimo Cicogna nelle Iscritioni Vene- 
siane, sebbene egli, nel Giornale sulle scienze e UUerc del/e 
Protincie\en€te, vol. ii, Treviso, Andreola, 1822, abbia inserito 
uua Necrologia di Rup'gero Mondini, che fu un discendente di 
Tommaso. 

La Na/ionale di Napoli possedo un codice cartaceo in fof^lio 

del »ecolo xvii contenente la Gerusalemme Liberata^ tradotta 

in un dialotto che scmbra parniigiano. Cornincia dalla stanza 

35 del canto xiii 

Cosa s'dirA s* i torn å vuod inilriAl 
E da ch'banda hareonia albac ngunf 

11 Crescimbeni, ni^lla sua Stortå della tofgar poesia^ t. ii, 
1. tu, p. 452 ci d^ notizia di una versione de* due priini canti 
in llagtia iPcrti||laa» di O'sare Patrisi^ da lui voduti scritti 
a p^nna appre.<4<o mons. Marco Ansidei , prelato della Corte 
Romana. Scnissi, 

D. Sbverino liocdA, d*.\scoli di Puglia, nbate Cus.«inese, // 
TaxKO pinngmte, n'ot^ i primi tre canti del Tasso trasformati in 
Pinnto di Sinccro Valdesio. Napoli, Micholi* Monaco, 1C32, in-8. 

Fhjppino Bernardino, Della Gerusalemme Liberata^ canto 
pnmo ridotto adesatnetn (italiani). \en\ e pro<c di Remardino 
Filippino. Roina, .Angelo Rernab6 d«l Vermc, 1C50. — Infclia- 
operis summa. 

La libreria Albani con^tcrva il manoscritto della 8cgU(Mito 
opera: // Goffredo in Maschera, orrero il Tasso stroppiata; 
tradusione giorosa di Gius. Srbastiani, Non oltrc»pas-a il srsto 
canto. Il Seras»i che U vide, la giudica assai fretlda e di puco 
conto. 



330 TRADUZlONt DELLA GERDS. LtBEB. 



TRADUZIONI FRANCESI. 

Du ViGNAU siEiR DE VuARMONT, La Deiicrance de Hieru- 
saleniy tråd, de ritalien en vers fran^ais. Paris, Nic. Giller et 
Guillenot, 1595. 

Badouin Jean, Hiernsalem Déiicrée poéme hérdique de T. 
Tasso^ tråd. en fi'ancois (en prose). Paris, GuiUenot, 1595, 16^; 
avec les figures grav. par Micb. Lasoe, 1632, 1635, 1643, 

1648. 

Db Brach Pierre, Sieur de la Motte-MontussaD , Quatre 
chanls de la Hierusalcm de T. Tasso, tråd, en vers (u, ir, xii, 
xvi). Paris, TAngelier, 1596. 

Db V'igbnkrb Blaise, Hierusalem de T. Tasso, tråd,, avec 
annotations. Paris, TAngelier, 1595, 1599, 1610; Paris, De 
Brueil, 1617; Paria, Léfevre. 1836. 

Le Godefroy, ou la Hiei'usalem Delirrée du Tosse, poétne 
hérolque, en vers fran^oiSy par mons. Sablon. Paris, 1659; 
Paris, Thiery, 1671, con inc. di Sebas. le Clerc, e 1678. 

Les cinq premiers chants de la Hierusalem Délitrée, tråd. 
en vers francs par Michel Le Clbrc. Paris, Barbin, 1666; 
Paris, Thiei7, 1667; Paris, Barbin (avec des figures de Cha- 
yeau, et Titalien å coté), 1667. 

MiRABAiD J. B., Jéntsalem Délivrée, poéme h^otque du Tosse. 
En prose. Paris, Barois, 1724, 1735, 1752, 1754, 1771; Am- 
sterdam par la Compagnie, 1747, 1749; Id., par J. Kickoff, 1755, 
1761; 1769, 1776, 1781, 17a\ 1790, 1790; Paris, par Marre 
Roguin chez Robert, 1813; Paris, Lebégue, 1816; Avignon, Impr. 
de J. A. Jolv, 1818; Lons-La-Saulmier, Impr. Gaultier, 1824. — 
Sulla vei^ione del Mirabaud, V. lettera della sig* Elena Balletti 
Riccoboni al sig. ab. Antonio Conti , RaccoUa di cpuscoli del 
padre Calogerd, 1737, vol. xiv, p. 417. 

Le Bru.v, duc db Plaisanxe (uuo dei triumviri ne' primi anni 
del consolato di Bonaparte), Jerusalem Déiicrée^ poeme du 
Tosse, noutelle traduciion. Paris, Musier (con tncisioni del 
Gravelot), 1774, i u-8 grande; Id., in-12; Paris, Musier, 1775; 
Geneve, edit tres eleg, 1777; Paris, Bossange, 1798, 1803, 
1808, 1810 (con 41 incis. compreso il ritratto del Tasso di 



TRADLZIONI t>ELlA GBRUS. LIBER. 331 

mons. Cochin), 1813, 1814; Paris, Bossango et Masson, 1817, 
1818; Paris, Lefévre, 1836; Bruxelles, 1844; Paris, RenauU, 
1845. 

Vgo Foscolo dice il Lebrun il miglior traduttore fraDCc^^o 
della Gerusalemme. •— Questa, senz*alcun diibbio, beju'hé in 
prosa, é una delle piu leggiadre e felici traduzioni che ab- 
biasi di questo poema; e senibrami giustissimo il giudlHoch« 
fa, in paragone di qucUa del Mirabaud, T autore della Biblio- 
thrquc d'im homme de gout, inipressa a Parigi. nel 1777, in 4 
vol. in-12, il quale a png. 187 del vol. i, dice: c La version du 
Tasse, que mous. Lebrun a publié en 1774, en 2 vol. enS^ mc- 
rite un rang distingué parini h>s ouvragi's de ce genre; msis 
on y remarque plus de précision que de ehaleur, et plus d'é- 
ner.i;ie <|ue d'abondance. La faciiité brillante, la grace et la 
doueeur du Tasse, son hannonie pittore«que, ne sont pas Ira 
rarnrtéres qui dominent le plus dan» rette nouvelle vernion ; mais 
en pém'ral elle e^i d*un ton noble et animé: Tårne du poi^to 
y ri'spire; c'est ce qui manque absolumcnt dans la traduction 
de monsieur Mirabaud, foible, prolixe, lan^^ulssante; snu vent 
infidéle, écrite da stvle d'un conte plutot qut» d'un poeme, et 
qui, malpv tou^ ces déåu^t.^, se frii<«oit lire; tant il t åd*io* 
tt^tx't d:iLS r ouvrago orii^inal I Rien ne fait plus d* iiouneur au 
Tas-e, que le succes qu'a eu parnii nous rette version si im- 
parfaite, et (|Ue la traduction nouvelle de monsieur Lebrun fera 
problableroent oublier. » Sa'assi. 

Jt'rusalan Wlicr^t\ oh Cours de langue itali^nne, å F aide 
duquel on^pettt apprendre ci*Ue langue faritemcnt rt xnns mai iv, 
par LrsEAi- de Boisjermain. Parij«, I7R3; Lau-^anne, \VXi\ 
Paris, A. vi, 171>8, vol. 3, in-8. 

Pan^-koukb et Frambry, La Jerusalem D^'livn^e, traduetion 
ItWrale en prose, arec le texie itali**n en regard, 1 vol., Paris, 
Panckouke, I7a"i; Id., 1824, 4 vol. in-32. 

BAot'R [4ORMAIN, Le J(h'usalem DéUvrée, Paris, Didot (con 
le figuro incise da Taillard), 1790; Id., 1707; Paris, par Didot 
le j<Mme, 18IG; Paris, Garnery, 1818; Paris, D<*lanay, 1810; 
(land, 1819; Bi-uxelles, 1810; Paris, Didot, rlie/ Tardie'u, 1810 
1820, 1822. 

Climknt J. M. B., JérusaL'm Dt^lirrt^e, En rers. Pari«, A. uii; 
Id, A. IX, 1799; Paris, 1810. 



332 TiUDOZIONI DELUL QBRCS. UBER. 

Ds pRATi J., JéruscUem Délivrée du Tosse, traducHon fran- 
^ise interUnéaire (en prose). Londres, 1803; Bruxelles, 1830. 
H de* soli primi quattro canti. 

Db Loyne d' Autrochb, Jerusalem Délivrée, en ters. Paris, 
Egron, 1810. 

Db la Munnote, Jerusalem Délivrée, en ters firancois. Pa- 
ris. Dondej-Dupré, 1818. 

M** OcTAViBN (lb chby. Artnud), Jerusalem Délivrée, tråd. 
en vers finn^is, el dédié å C etemelle postérité de la France, 
Paris, Grapelet, 1818. Edizione di soli 12 esemplari. — Paris, 
Bossangc, 1836. 

Tbrasson H., Jerusalem Délivrée, Poeme du Tosse, tråd. 
en ters, avec le texte en regard, Marseille, Ricard, 1819. 

D*Hbrry Bernard, Jerusalem Délirerée en vers finanfois, 
Paris, Bossange, 1831. 

Db l' Hormb A. B. F., Jerusalem Délivrée » tråd, en rers 
francois, avec le texte, Paris, Lenormant, 1832. 

Mazuy M. A., Jerusalem Délivrée, nouvelie traduct., avec 
la vie du Tosse, et des notes historiques, d^aprés les chroniques 
frangaises et arabes du XI siécle, Paris, Ledonx, 1837 e 1844. 

BouRUN Louis, Jerusalem Délivrée, traduit, en rers fran- 
cs. Paris, Amyot, 1838-39. 

Grandmaiso.n, Jerusalem Délivrée, Poitiers. Saarin, 1840. 

Jerusalem Délivrée, tråd. par Phiuppon db la Madblunb. 
Paris, 1843. Ediz. illustrata. — Augmentée d*ane descriptioa 
de Jerusalem par M. de Lamartine edit. illustrée par M. Baron, 
et Celestin Nanteuil. 

Taunay H., Jerusalem Délivrée, tråd, en vers frangois, aver 
le texte italien en regard. Paris, Hachette, 1845, vol. 2, iih8, 
di pag. 1028. 

Despiacbs A., Jerusalem Délivrée suirie de tAminte, Paris, 
Charpentier, 1848. 

Dbssbrteaux F., La Jerusalem Délivrée, precedée cT une no- 
Uce sur le vie et les oeuvres du Tosse ^ en ters, oetate par 
octave. Paris, Libr. Nouvelie, 1855. 

La prédilection, V espéce de passion qui a poussé M. Rati- 
sbODo vers le Dante, M. F. Desserteaux 1* a con^e pour le Tasse. 
M. Desserteaux, est, comme nous, de la patrie du grand lyriqne 
fran^is, Lamartine, et pourrait vraisemblablement s^appliqner 



TRADUZIONI DBLLA GBRUS. LIBBR. 333 

ces lignes de T illustre poéte {DesUnées 4u iapoésie): <Taiit 
que jd vivrai , je roe souTiendrai de certaiues heures de 1* été 
que je passais couché sur V herbe dans la clairiére dos bois, 
å Tombrc d*un vieux trone de pommier sauvage, en lisant la 
JthmsaUm Déiivrée. Si les grandes passions son muettes, ce 
n*e8t |)Oint en littérature. De Tadmiration, do fréquentes lec- 
tares a une otude approfondio, il n*y a eu qu'un pat pour 
M. I)o5sorteaux ; de lå å une traduction , å nne traduction en 
vers, il n*y a eu qu*un pas aussi. Et entreprenant cette grosse 
tucbe, notre concitoyen a rompu entiéi*ement , et avec toute 
raison, avec la théorie des belies infidéles (des belles traduc- 
tion«, s'entcnd), et avec le laisser-aller , elegant sans doute, 
mais peu sur, dont Delille est le promoteur et le plus celebre 
exemplo : 11 a serré de pii^ sou poéte favori, et il 1* a rendu, 
si ce n* est vers pour vers, du moin octave pour octave, comme 
M. Katisbonne, a fait I)ante, tercet pour tercet. Dans cette lutte 
vraiment héroique comme tout ce qu' un grand amour inspire, 
M. Desserteaux a été le plus sou vent vainqueur, nous le con- 
statons avec la legitime fierté de compter dans notre circon- 
scription locale, dans notre cndroiU un bon poéte de plus. Il 
a été précis, ferme dans son dessein, souple dans 1* execution, 
|)Oétique souvent, et a meno & fin une æuvre vraiment immense. 
N*a-t il jamais failli? A-t^il pu triompber de Tinaoluble pro- 
bléroe de faire passer dans notre langue le génie de V italienne, 
la sonorilé, Tharmonie, le brillant de 1* original, ce brillant 
que Despréaux nomme ciinquant/ Non, saus doute; mais nous 
n' attendions pas cela du traductt'ur, ni de quiconque. Somme 
toute, il nous parait que sa version sans en ex'^pter méme 
celle qui tit la reputation da pompeux Haour'Ix)miian, est le roeii- 
leure qu* on ait enoore donnée, prose ou ven, du chcf-d* æuvre 
de Torquate.... Les italianistes les plus scropulenx et los plun 
exercés ne con testeron t pas la fidélité do version. I^es grand«« 
sacrifices qu*il a faits, au contraire, å Pexactitude du texte lui 
seront comptés d*autant mieux, avons-nous dit, et oous le 
ré|)étons qu*iU ne nuisent que bien rarement å rharmonie et 
au mérit«^ do la forme. > F*^iix Momatid, L* Illustration, 18a5. 
N. 603. 

DrcHBMoiN Louid, Jerusalem DéUvrée, en vers. Pari«, Dentu, 
l«56. 



334 TRADUZIONi DELLA GERUS. UBBR. 

Albbrt Emilb, La Jerusalem Délivrée, En vers. Paris, Cosse, 
Marcbal et C, 1868. 

Le Tosse, La Jerusalem Délivrée, livres prémier et deux- 
iemc par Maniani. Paris, Dalaia, 1877. 

VERSION! SPAGNUOLE E CASTIGLIANE. 

Jerusalem Ubertada, Poema heroyco de Torquaio ToMo, 
iraduzido al senlido de lengua ioscana en Castellana pai* Juan 
Sedenno, CasteUano de la dudadela de Alexandria de la Palla. 
Con los argumenios al principio de cada Canto, y las Åle- 
goricts al fin de todos los cantos. Al sereiiissimo sonnor Carlo 
Emanuel Duque de Saboya. En Madrid, |K>r Pedro Madrigal, 
1587. A costa de Estevån j Francisco Bogia. En-8, de fol. 341. — 
Edf/.. rarissima. 

Preccde la versione: La Tassa^ Madrid, a'2S gennaio 1587 
di Miguel de Ondarga y Zavala; il privilegio del re, dato da 
S. Lorenzo (Escurial), il 14 giugno 1586, contrassegnato dal 
segretario di S. M. Giovanni Vazquez; segue V Aprobadon di 
Luca Graziano Dantisco del 3 giugno 1586; due sonetti, uno 
di Massimiliano Calvi ed un alttx> di Giuliano Guselini, un^e- 
pigramma di Scipione Guasco, ed alcune stanze dello stesso 
Sedenno, ad imitazione di altre di Lorenzo Frizoli in lode del 
Ta?so. Neir Avvertenza si legge: y no espei'es traduccion pun- 
tua], ni al pié de la leti*a, pues como se deja entender, mu* 
chas cosas suenan bien en una lengua, que en otra dan poca 
satisfaocion y deleite, assegurandote que he guardado el sen- 
tido de la obra con la industria y diligencia |H>ssibk% florean- 
dola con las locuciones y epitetos mas allegados & nuestra 
frasis, que es el oficio å que estå mas obligado el fiel y ver- 
dadero interprete. — L* illustre Graziano Dantisco la dice escrita 
con roucho iugenio: 

Canto las arinas y el varon cristiano 
Que el gran sepulcro liberlo de Cristo. 
Mucho obro con la mente y con la mano. 
Mucho sufriu en el glorioso acquisto; 
Y en vano lo infernal se opuso. en vano 
Se armé de Asia y de libia el pueblo inisto, 
Qoel con favor celeste los errantes 
Redajo å sas insignias militantes. 



TRADUZIONI DELLA GERl S. I.IBER. 335 

La Jerusalcn Libe^'tada poenia heroico esci'ito en italiano 
por Torcuato Tasso y traducido en octacas castellanas por 
Juan Sedenno. Con licencia. Barcelona, imprenta de la viuda 
é hijos do Gorchs, 1829, 2 vol. io-8. <La traduccion, cosl gli 
editori, que a hora preseutamos reimpresa, se public6 en Ma- 
drid en 1587. La celebridad que tuvo en nuestra E^panna v lo 
bien que hablaron de ella los cxtrangeros, como es de ver en 
los escritos del S*" abate Slampillas y otros no menos celebres 
autores, nos ha hecho creer (jue baciamos un servicio å la lito- 
ratura de nuestro pais desterrandola del olvido en quo yaoia 
dcsdo muc*hissimos annos. » 

La Gierusalemc LibcraUt de Torquato Tasso, tradusida por 
O. Antonio Sarmibnto de Menikiza (en octavas reales^). Madrid, 
Ditgo Diaz de U Carrera, 1649, 337 fol. — L* approva/ione o 
del 163r>; |)er6 non consta cho vi sieno edizioni anteriori. — 
La versioiio del Sarmiento « cxcodia & cuanto se pu<lo espcrar 
de una no dificultosa, 8in6 iniposible ompresa. » Gins, Gonzales 
de SnUix. 

El GodofredOy d in Jcntsaictn rcstaurada, poeina épico del 
.S^ Torquafo Tasbo traducido del itatiatw å verso casteifano 
)K)r I). MEi/moR DE S\s. Barcelona, en la imprenta de Tomæ« 
(lonhs, IH 17. 

Il Ribot la dice abbas^tanza fedele; il verso u*é sciolto, per6 
a^pro e du ro: 

Im. ptiis armas raii'o, y cl (^amlillo 

Qui* lib«'rt<i ilo Crinto ol ^'raii »ppiilrro: 
Mut'ho MU (Itrstra obro, iiiiK'ho nu incntc, 
Muclio RutVio eu la Kl<^rio-<a eiii|>r^^a, 
Kn \ano se !•• (»piiso H niuiino intWn«), 
Y MA nriiinruD et Asia, y l.ibta jiiiit.i»; 
Qiip ri cirlo le ainpard, y al lin reJujo 
Sil vafrarosn pi^iitc al pendou luiiilu. 

La Jerusalen libcrtada, ponna en ^0 cantos por Torcuato 
Tasso, traducido por D. J. Caamanno, y I). Antonio Ribot, ador- 
nado con :H Idminas. Valencia, imprenta de Cabrerizo, 1841, 
2 vol. in-l. — I^ vignette furono di^^cgnato da O. L<H*urieux, 
inc. da M. V. S(>ai-8 , dal Kuxanlo o dal Jourdain. Prece<le U 
ver^ione la vita del Tasso, scritta da Frunr. Suart, e voUata 
in ispagnuolo da h, Laroarca. 



336 TBADUZIONI DBUA 6BBUS. UBBR. 

La Spagna, cosl il Ribot, ha tuttavia bxsogno d'oaa tra- 
duzione della Gerasalemme, cbe, ad ua tempo fedele, serbi pur 
r armonia dell* originale. 11 nostro idioma ci consente di ▼eoime 
a capo, quantunqne impresa da non piffUare a gabbo. Le ot- 
tave reali spagnuole sono al pari armoDiose nella lingaa di 
Calderon che in quella del Metastasio. Onde era ben a dolersi 
che nessuno de* traduttori della Gerusalemme si fosse giorato 
di tale vantaggio. Il Caamano si era posto ammoso all^opra, 
ma non ebbe spazio di compicrla: non gianse che all^ottaTO 
canto. Il Ribot entr6 nel rimaso arringo: ei confessa d^essersi 
valso ancho delle vei*sioni del Baour-Lormatn e del Le-Bran. 
Mi consta (*he il poeta Arolas ri abbia pur posto mano: certo 
qaesta traduzione vien riputata assai fedele. Anche di questa 
riferisco la prima stanza del primo canto: 

Canto las santas armas, y el guerrero 
Qae el gran sepalcro liberlo glorioso: 
Coanto sa mente ol>r6! cnanto an acero! 
Gaaolo en la empresa padedé antmoso! 
En vano ae le opnso infierno flero, 
Y de I'Asia y Libia el pueblo armo farioso; 
Diole el cielo favor y å aus pendones 
Redajo los errantea caropeones. 

Jerusalem Liberkida^ iraducdon en prosa del iialianOy adt" 
cionada con la vida del Tasso, y las notas historicas sacadas 
de los cronistas de las cruiadas y de los historiadores dråbes 
del siglo XI con que enriquedé Af A. Masuy su version por 
D. JoAQiiN RuBié {adomada con 2 i Idminas — lo stesse del* 
Tedtz. di Valenza — ). Barcelona, impr. y Libreria de Juan Koca 
y Sunnol, calle del Call, n. 12, 1842. 

Di questa versione mi si scrive : Es traduedon hecha con 
gran conciencia literaria. 

La Jerusalem Libertada de Torcuaio Tasso, puesia en 
verso castcllanOf y dedicada d la Reina Donna Isabel II por 
el Teniente General Marqubs db Ul Pbzi'ela, Indwiduo de la 
Real Åcademia Espannola. — Se imprime de orden de S. M. 
— Madrid, por Aguado, impresor de Cåmara y de la Real Casa, 
1855. t— Due vol. in gran fol., il P di xli, 352 pag., il IP di 356. 

Il dottissimo Amador de los Rios, giå professore di Let- 
teratura straniera neir Universitå di Madrid, nella preposta pre- 



TRA.DUZIONI DELLA 0ERU3. MBER. 337 

fazione, eosl ne paria: <Re8altarå sin duda do esta manera la 
ioteligente siocieridad do la traducoion, tao lejana do la pueril 
niiniedad gramatical, quo solo cuida del sonido y valor material 
de las voces, ooroo de la escesiva soltura, que apenas guarda 
fidelidad å los conceptos. Ni se ocultarån tampoco las galas de 
estilo y de lenguaje con que ha sabido el S** Pezuela matizar todo 
el poeraa, euDobleciendo uno y otro con frases, giros y arcaismos 
consagrados por los grandes ingenios ca^tellanos del siglo xvf, 
testiroonio irrecusable de su fructuosu v abuodaute lectura. 
Verdad.... podria tachårsele do habt-r iutroducido peligrosus 
novedades respecto de la dicciou, procurando dar corta de na- 
taraleza å ciertos vocablos no admitidos basta ahora en nuestro 
idioma.... > Del Pezuela, V. p. 220. — Della sua vernione del la 
Divina Commedia, Man. Dante^co, vol. iv% p. 437. 

La Jerusalem Libertada de Torcuato 2'asso, ttndHcida dcf 
italiano por MiOtciAL Busqubts. Barcelona, Empresa cditorial 
€ La Ilu8traclun>,calle de Mendijåbal, n. 4, 1873. — Barcelona. 
l'Istablecimiento tipogr. de Jaime Jepiis, 1873. — Un vol. iii-4. 
xii-364, con 12 inc. dis. di E. Planas. — Formå parte della 
CoUezione < Los grandes poemas Joy as de la litcratura uni- 
versal i^^ sot to la direzione di D. Francisco Jos*^ Orrllana. 

La versione é in prosa, bastevolmcntc buona e fetleie. 

El Fcf^ando o Sevilla liestauradii, itocuia hvroico cscrito 
con los versos de la (jerusaletue Liberata iletr insif/nc Tvr^ 
qnato Tasso; offrccido a la magesUid de Filippo IX el ffrandr, 
inonaixa de Espanna, emperador de las Indias, por D. Jt an 
Ajitonio De Vera, y Figieroa, conde de la Roen, comcndador 
de la Barraj ecc., embaxador estraordinario en Save ja, y 
ordinario en \enecia. En Milan, por Henrico Estefduo, 1632. 

Que<<ta servile e Hcrupolosa imitazione non solo della favola, 
roa ancho d6*concetti e de'versi della Geru^alemme , rou cui 
il CO. Della Rocca si pose a scrivere il suo poema della SivitjUa 
Resiauraåa^ fa assai piii onore al Tasso« che una senipli(*o 
traduzione. Egli, nelFavviso aMettori, dice, che «{>orf)ue al 
rey ouestro æon or se pudicse mandår a lct*i* el poeroa inconi- 
parable de Torquato Tasso, y el pose yese el niayor (uirto d«»«ti* 
genere > egli avea giu cominciato a tradurlo, e al puret e di 
moUi non infelicemente. Ma poi ve:;gen<lo la conlorinita rli«' 



338 TRADtZlOM DBLLA. 6BRUS. LIBBR. 

aveva questa impresa con la Cooquista di Siviglia, fiitta dal 
re don Ferdinando il Santo, s" invoglii!) di cantare quell" azione 
suUe traccie, e co^pensieri, e quasi co* vorsi medesimi del Tasso, 
siccome fece in questa opera con una si severa eaattezza, che 
pei*sino le figure del Castelli hanno potuto servire per redinooe 
del 800 poema, solo col mutare il norne agli eroi : cosa molio 
nnova, e di cui forse non si troverå altro esempio. Sembra bensl, 
ch* egli sbagliasse grossamente nel rifiutare V ottava rima, metro 
convenientissimo alle cose eroiche, e valersi in quella Toce di 
picciole strofette di quattro versi d* otto sillabe, che snervano 
ed aTviliscono affatto la maestå delP elocuzione. > Serassi, 

VERSION! PORTOGHESI. 

O Godfi'edo ou Hierusalcm Liberiada, poema hero^co, 
composto no idioma toscano por Torcato Tasso, princepe dos 
poetas itaiianos; traduzido na Ungua portugueza^ e offerecido 
ao serenissimo senhor Cosmo III gran duque da Toscana 
por Andre Rodrigubz de Mattos, fidalgo da casa de S, A,... 
Lisboa, na officina de Miguel Deslandes, 1682, 4®, sxxu-6o9. 

Traduccam Portugueza do poema heroico toseano Godfiredo^ 
ou Jeitisalem Libertada^ autor Torquato Tasso, princepe 
dos poetas itaiianos. Agora seu novo e rigoroso traductor^ 
tanto å fidelitade do original^ como å observancia dos pre- 
ceytos da poesia^ Pedro db Azbvedo Tojal, formado na fa- 
cultade dos sagrados cdnones pe la Universidade de Coimbnu 
Ricidida em quatro partes, Priniera parte, Lisboa Occidental, 
na officina de Bernardo da Costa, 1733, xv-315, 8^. 

La Jerusalem Libertada de Torquato Tasso, veriida em 
8* rima portugueza por Jose Ramos Coelbo. Lisboa, Tjpo- 
graphia universal, 1864. Un vol. in-8 di p. 507. — Il Coelho 
avea resi pubblici alcuni saggi della sua versione nelFO Futuro, 
n. 472, e nel d.'12 della Rivista. Contemporanea^ 1860. 

A Jerusalem Libertada de Torquato Tasso, tråd. do ori- 
ginal italiano em verso endecasyllabo , estancia por estanda 
por Joao Feux Perbira, Médico, engenheiro dvil, agronomo 
e professor jubilado do lyceo nacional de Lisboa. Lisboa, 
typ. Commercial, Rua do Grucifixo, 1877 — Ao seo amigo — 



TRAJXJZIONI UBLLA GBRUS. LIBBR. 330 

Antonio Augusto César de Oliveira — Off. — O traductor. — > 

11 Pereira ne avea dato un breve saggio nel No Archiw) Rund^ 

12 anno, 1870. 

La versione del Mottos, mi scrive 1* illustre mio amico 
comna. Vidal, é molto elegante e nell' insieme ben roetrificata: 
Del Tojal non abbiamo che i primi cinque canti: abbastanza 
melodios! ne sono i versi, ma troppi gli errori madornali. Il 
Ramos quasi pareggia il Mattos neireleganza: vince tutti i suoi 
predecessori nella fedeltå. Il sig. Pereira, senza contrasti, ha il 
▼anto di esprimere (edelissimamente il genuino pensiero del 
sublime cantore del Goffredo. 

La Biblioteca Nazionale di Lisbona possiede una versione 
manoscritta della Gerusalemroe, di autore acooimo, probabil- 
roente del secolo xviii, in ottava rtma, nu senza merito. — > 
L*istes8a Biblioteca possiede uo volume manoscritto col titolo: 
Borradores de poesias varias recogidas por Antonio Ribeiro 
dos SanrtoSf nul quale vi hanno molti brani del Goffredo voltati 
in portogbese (Demoni convocati da Plutooe e stimolati ad 
infestare V esercito cristiano , C. iv. — Duello fra Argante e 
Raimoodo, C. vii. — Latino é ucciso con cinque suoi figli da 
Solimano, C. ix. — Di^peraziono di Tancredi per la morte di 
Cloriuda, C. xii). — 11 valentis^imo poeta Manuel M, Barbosa 
de Borage, tradusne Tepisodio di Gildippe ed Odoardo. — 
Francisco /. Monteiro de Barros^ eb« maDc6 di vita nel 1855, 
lascid inediti molti canti tradotti della Gerusalerome. — Il 
dott. Luis \icente de Simonis mediro itiiliano in Rio Janeiro, 
ce ne diede pure parecchi saggi ntlla sua opera Ramalhete 
poetico do Parnaso Itcdiano..., Rio Janeiro, tjp. Imp. e Con« 
ttitutional de J. VilJeneuve et C*, 1843. 

VERSIONI INOLESL 

Godfrey of BuUoigne or the Recouerie of HierusaUm an 
heroical Poeme xoritten in itaUan hy Seig, T. Teuto and tran* 
slated into english by R. {Rich,) C. {Carew\ London, hj John 
Windet for Cristopher Hunt of Bxceter, 1594. 

Fairfax Edwart, Godfrey of BuUoigne or the Recouerie 
of Jerusalem done into English heroirall ter se, IiOn<lon, Hat- 



340 TRADUZIONI DELIJk GBRIS. LIBBR. 

field for J. Japri;ard, 1600, in-fol.; London. J. Bill, 1624, in-fol. 
col ritt*, di G. Pass ; London. [)riuted for J. M., 1687, Dublino, 
1720, in 2 vol.; London, 1740, 1786; AVindsor, 1817, in 2 toI.: 
f^ndon, Urenslev, 1817, pub. dal Singer, con graziosi intagli 
in leg^no, disegouli da Thurston. 

< Fairfax est le meilleure qu*on ait jamais faite de ce poéte 
dans une laugiie que'.conque. » Graessc. — a Fairfax ha tradotto 
il Ta<s$o con molta eleganza e naturaUv.zi, e insiememeute coo 
una esatt;'zza ineravigliosa nei suo secolu. Ciascuo verso del- 
r originale é f.'delmente espresso da un verso corrispondenta 
nella traduzione. » Ikicid Hume. — <t I pocbi addomesticali coa 
la letteratura dciretii morte, o fatti abili dalle loro cQgniziooi 
e dair in:;egno a veder il beilo risplendero sotto la ruggiod 
deireta, ammirano giustaniente Fairfax fra^ iraduttori, che se 
non banno sempre conservato i lineameuti, pur non hanno lotto 
Tanima e lo splendore deU' originale. Ma la poeua, e piiiche 
altro ia uarrativa, é per tutti; c dove i piii sieno impediti da 
parole oblitorate e da modi divenuti o triviali o pedanteschi, 
abbandonano traduttore e poeta a benefizio de' dotU. > Foscoio. 
HooKB H. , Tasso *s Jerusalem an epic poem translafed 
from the itatian (into English cerse). London, 1738. 

Di questa versione rarissima >i hanno degli estratti nel Drake 
Essays, i, 165. 

DoYNE Philip, TJic Jcntsalem Dclitercd ( With a life of T. 
by J/' Laing and an essay on thc poan bi/ the tt-anslalor)^ 
in blank verse. Dublino, 1761. 

HooLE JouN, Jernsalem deliccred an Heroic l\k:m tran^ 
slalcd from the itaiian of Torqtiato Tasso. London, Desdlev, 
1702, 1763, 1764, 1767, 1772, 1783, 1792, 1793, 1802. 18(^ 
1809; London, Bensley; London, W'alker, 1824. 

Molto graziosa e felice chiama il Sei^assi questa vei'sione; 
ma il Foscoio la dice invece sciagurata e temprata di gelo. Il 
traduttore era solamente dotato, per cagione di lunghissima 
pratica, del merito di facile rimatore. 

HuNT REV. I. J., The Jerusalem of T. Tasso, tcii noles and 
occasional illustration, Cambridge, 1818. 

WiFFBN* J. H., Jerusalem delicered an epic Poem translated 
into english spenserian Verse,, toith a Life of the author, in- 
terspersed voith translations ofhis Xerses to the Princess Leo- 



TRAD117.I0NI DBLLA ORRrs. IJBBR. 341 

nora ofEsle and List ofEnglish Crttsaders. London, 1824-25; 
182(1, 3 vol. in-S; 1830, 2 vol. in-12; 1836; New York, 18:V5; 
Hobn, 1837. — N*avra p& pubblicato un saf^frio fin dal 1821, 
col titolo : Jerusalem Dcliccred, Booh the fourth b%j T. H.Wippen 
(11 IV canto). ^Varren, 

11 Foscolo instituisce un railronto tra V Hoole ed il Wifleu 
nella dei^crizione de* funcrali di un eroe acrompagnato da Gof- 
fredo alla sepoltura. <1 due traduttori, tlic* e<>ii, se^uono To- 
rigtnale quasi con egualo osattezza. Ma il nuovo dipingp, p^rcht* 
ha imnnaginaziono; sente perclié ha cuore, ed eccita uu sea- 
timento oolonne di soave malinoonia : il auo pred('(t»M.sore alf io- 
contro, t^mprato di gelo, era solameiite dotato, pt^r cagione di 
lunghissima pratica del nierito di facile rimatore. » \\ piii a\ anti, 
dopo aver detto che il WifTen non é n5solutam<>nU^ povoni, ma 
oon ricoo quanto bUoj^nerebbe (di niolto ftapore poftitivo, e di 
un tatto fini^simo di giu<li/.io, doti necossni-ic ii^iialmente ad 
un traduttore ingl«^^«'), ronchiude: € La 9ua traduzioiie ml suo 
tutto a noi pare migliore dello nitro. e dcvc auolit* pirif^on« alla 
^eneralit.\ de'lettori d'o;/.i?i, preri«anjente per il lu^«> d' ab- 
bellimenti auperflui, d*(>pit<'ti arcttuiul:«ti, o di lV:isi pompo^e. 
Non per6 fanno reflfctto dello stile del Ta^so; m> rhi si as^urne 
la versione poetira di si nobile original«* dove compia^ere fiola- 
ni'mle al gU!«to capricrio»o o o;irni venti aniti miit.'thiU* di'* su(m 
contemporanei.... .Mloirlu* rfftiracia d««l conlinuo i'^^erci/io uiitto 
al »uo naturale in^«\irno lo fari conos^'ere jHMfetlaiiient»* al 
Wiffen, forse egli si av>edrå che in lui Tarte deve sojjnata- 
m^nte aflfaccendansi piiittosto a rogolan* ca«* ad <'ccitare la 
fantasi.i. » V. Foscolo, The Quater. Rev. We^^tmin-ten. L vi, 
p. 404. 

Rroadhead Kvans. Jerusalem tlcliro'cd. London, l8*.n. 

RoBBRTfioN Al.SXAM)RR, Jemsafati l>.'Urrred. K<linibnri:o, 
1853, 

Smith C. L., Jerusalem Dehrtml, m thr t/ir!re vf the ft i- 
(final. London, Lon;;inan, lS,7J. 

Bknt Hig, T, Tasso, Jerusalem Deheered, Ettf/it^httl, Lt»u- 
don, Bell ot Daldv, 1854». 

Kingston .Ihon Jame«, Knf. M. A., Th*'Jeru\ tini ])e\r.e.d 
ofTortjuato Tasso. 7'eansiaUd info euffh'<h ver se. — «() Vij'tor, 
un^urpa^^ed in niod»'rn »*onir > (Hyroa). /n tiro ri^htvie^. Lou- 



342 TRADl'ZIO!?! DEUA GERUS. L1BBR. 

doD, LoDgman, Green, Loogman, Roberts, et Green,' 1865. — 
To ber Royal Highness tbe Princess Victoria of BourboD(CapiiaX 
— Londoo, Printed bj Spottis woode and Go. New-Street Sqnare. 
lo compresi, cosi il traduttore nella Prefiizione, le forti 
difBcoltå che grandi poeti trovarono in simili larorL Che diæ 
Denham? cL' opera del tradottore non é solo quella di tra- 
durre una lingua in altra lingua, ma poesia in altra poesia, 
e la prima raccbiude in sé uno spirito cosi fine e leggiero che 
nel reuderla in altra lingua, esso svanisce; e se un novello 
spirito non é trasfuso nella traduzione, questa riuscirå cosa 
morta, perocché ci sono certe delicatezze e grazie particolari a 
dasouna lingua , le quali danno vita ed enei^ia al lavoro. » 
L*opiuione di Gowper é, c che una traduzione esatta in rim« 
di qualuoque antico poeta é impo^sibile. » E Drrden dice: € ne»- 
sun uomo é capace di tradurre la poesia, se non queUo il 
quale oltre aver talento particolare in tale arte, abbia pur noa 
conoscenza profonda dCila lingua delP autore come della sva 
propria, e non solo ei debba comprendere il Unguaggio del 
poeia, ma la formå particolare dd*suoi pensiert e Tespressione, i 
quali sono i carattei i che distinguono, anzi individualizzano uno 
scrittore dagli altri scrittori. » ^ Volendo, segue il Kingstoii, 
evitare la monotonia del coupUt (dei due versi rimati) ho adot- 
tato il metro elegiaco delU rima cUtemaia, ritenuta da Dryden 
come il pid nobile della nostra lingua, e sebbene avessi pre- 
ferito il numero completo doi versi deU*ottava originale, rico- 
nobbi dopo prove fatte, che adottarlo sarebbe stato a danno 
della esattezza della traduzione. Si poti*å dire poi che io ho 
introdotto troppo spesso Tanapesto, ma lo fed piii volte a bello 
studio, considerando che rende il verso piii sonoro e rompe 
felicemente la monotonia del giambo.... Affine di entrare meglio 
nello spirito del lavoro e dargli il vero colorito, io desiderai 
di visitai*e i luoghi, e soddisfed al mio desiderio nell^aprtle 
del 1863. — Avendo avuto campo, scriveva di questa versioDe 
il prof. Severini, di coufrontare le piu reputate version! ingksi, 
cosl fra loro come con V originale, abbiamo dovuto convincerd 
che una traduzione accurata e fedele della Gerusalemme man- 
cava alla letteratura britannica. E noi possiamo affermare che 
Sir Kingston James nel sopperire a questa mancanza, ha ri- 
portato il vanto di fedeltå su tutti i traduttori che lo avean 



TRADUZIONl DBLLA GBRt'S. LIBER. 343 

prcceduto. Nelle descrizioni di cose terribili o di atti eDergici, 
e doT6 insomma si richiede robustezza e rapiditå di espressione, 
sembra a noi che neir inglese Sir Kingston James le immagini 
deir originale sieno rappresentate con tanta efficacia da far 
invidiare al Tasso questa seconda veste de'suoi pensieri. 

L^ Accademia della Crusca tenne in tanto pregio la versione 
del Kingston che lo volle annovei'ato ti*a*suoi Membri Corri- 
spondenti. Di che se le roostra a riconoscente col carme : Fo- 
the-Arch-Consul and Memberf — of the — Royal Academy 
della Crusca — on Being nominated a Con*esponding Member. 
(London : Pinted by Spatiswoode and co. New-Street Square 
and Parliament Street). Ed il carm^ fu pur reso in versi ita- 
liani dal prof. A. Severini. — ¥A io pure debbo attestare al 
sig. Kingston la inia piii sentita gratitudine, perché mi voll^ 
generosamente, onorato d*un esemplare della lodatissima sua 
versione. 

VERSIONI OLANDESI. 



Torquato Tasso, Hel verloste Jerusalem, vertaald door 
J. DutXAART. Rotterdam, by Joh. Naeranus , 1658 (met koop 
pi. h. band. Con incisioni). Rarissinia. Se ne trova un esem- 
plare neir Universitå di Leida. 

NoMsz J., Tasso *s Vcrlosl Jerusalem, Amsterdam, W. Hol- 
trop, 1759, 8". 

TradttS9e per intero la Gerusalerome, ma la versione non 
piacque, sicche non se ne continu6 la stampa. Videro piii tardi 
alla luce i primi cinquc canti, ma limati e ripuliti dal Bil- 
derdyk. 

Torquato Tasso *s Verlost Jerusalem Heldendicht in XX 
Zangen in dichtmaai overgeset door R. H. Graadt Jonkbrs, 
te Nymegon by D. J. Has pels, 1854. 

J. J. L. TRX Kats, Verlost Jerusalem Heldendicht van Tor- 
quato Tasso, Haarlem, by A. C. Kru<«ematt, ISo'^-TjC. Ristamp. 
nel vol. IV de Dirhtrcrken von J. J. L. ten Kute , Lev<len bv 
A. N. LythofT, 1864. — La prima edizione porta in fronte la 
dedira: AUa Maestå Reale di Vittorio Emanuele — Ualtis- 
simo Monarca delt Italia Liberata -^ Qttesta s%ta tradusione 



344 TRADtTIONI DELLA OERUS. MBBR. 

— Dei pif 4 grazioso e forse il piu sublime Poema — Cfcr 
meiite umana dettasse — > In piccola mostra del piu dewffo 
rispeito — Con ossequiosa umiltå — Dediea — J. J. L. 
Kate (1). 

M. ten Kate, il piii illustre de* nostri poeti oUmdeai, 
vevami il compianto mio amico dott. J. C. Hacke van Mijnden, 
ci ha dato uoa magnifica versionc della Genisalemme die 
il campo sulP altre e per la flniditå, dolcezza ed armonia 
versi e pel serbato carattere deiresemplare. — Il Kate é pur 
autore del poema originale la Crcazicne in cento canti che lo 
fece salutare la maggior musa olandese. Giammai la poesia 
si é elevata in Olanda a tanta altezza ed a tanta armonia. 

OvDEMAN A., OUnthes en Sophronia, Episode icit ket benyd 
Jerusalem. Groningen, 1845. 

SiEGENBEEK, Lo stcsso cpisodio. Nel suo Museum, n. 201. 
(iROON T. T., Lo sto»sso episodio, 1865, 

La Societå Olandese di Belle Årti, al principio di qaesto 
siTolo poneva a concorso uno studio sui cinque migliori poemi 
opici de* tempi \m\ moderni, rafirontati tra loro, dod die coi 
capolavori deir antichita, Tlliade e T Eneide. Vinse il premio 
A*. G. ran Kampen , e il suo studio venne inserito negli Atti 
della Societå stessa : Werken der Hollandsche Maaiscapptf i«n 
ftaaije kunsten en VTelenscappen, in, p. 1816. — In esse tro- 
van si t radotte due stanze del C. vi della Gerusalemme in ottava 



(1) E dal Gabinetto di S. M. Il re il Kai« si d>be il segueate grasio- 
åi'ssimo riscontro: 

Ali' iHnstrissimo pæla J. J. L. Un KaU 

Facpmlo conoscorc a* su<m roDiiazicHiali (*Iegaiit»mente tr aa porUt^, in 

idioina olandose, le b**llezze di uno de* \\A. frloriosi inoDumenti della oostra 
IfUeratiira, la S. V. illustrisMina ba dato prova e di nobile afféito aUMtali«, 
e di pazieiiti c f<*coudi studi. Non poteva miindi a tneno di riescire alta- 
n^tMil« r.:-r«»tto .■* S. M. il Ro rouiasririo ch'Klla si compiacque incaricamu 
di farli« (!eila sua tradiizione della lierusaleiunie di Tonpiato Tasao. Rick^ 
venJola il Ile, mi onliii«! di riupraziare |tarticoiarmeote la S. V. illastrix^ 
e d.'l trenlile |>«*n«*iero che la indus<«e ad offerirgli que&to pre|riato larori\ 
e i\A st'rvi:^io rh*Klla ha reso al uoine italiauo col dtffoiidere riatdli^an 
di una delle prodnzioui di mi es«o majrpiorinenl-* si onora. 

I.i'^to di adem piere a questo incarico, pre^ la S. V. iUuatrissima di 
af^eo^'luTo ^W atteslali d^Mla luia ben distinta con^iderazioDe. 

Toi'hxa, Gii*f»o ÉS.'pG. 

C. Cåvoca. 



TRAOI'ZIONI DEIJA GBRUS. I.IBER. 345 

rima. Il professore B. H, Luioft nclU sua opera Oærdee *s 
Sederlandsche Spraakkunst sUyl en Letterkennis, 1831, rita 
UD pa£s«> del C. xvi per mostrare quanto sia armonioøa la 
liogua italiana, e ci då tradotto in versi olandesi Tepiaodio di 
Rinaldo ed Armida, 

Il circolo di M. Hooft, cosl il Jonkers nclja prefuzione alla 
flua versiono della Oenisalemme« det to pure il circolo di Mui- 
derkrinpr, dal castello ch*ei possedeva a Muiden, 6 molto co- 
noaciuto nella atoria della nostra letterat ura. Questo circolo 
che accolse i poeti e gli uomini piii segnalati del accolo xvii, 
in breve divenne il focolare delle scienze, delle lettere e del- 
l*arti belle in Olanda. L*erudite e leggiadre figlie del signor 
Roemer Wisscher, Anna, Maria, Tessebrbade vi ebbero una 
bella rinomanza. Maria, la grande poetessa del aecolo xvii, e 
amioa del primo poeta olandese van Vondel, da lui conaiglial.i 
e aiutata, tradusse la Gerutaletnme Libevata'in verai olandesip 
ma Bembra non abbia poiuto conduiTo a fine il suo lavoro, o 
che per di piii sia andato tmarrito. — /. Schrke, ma € Anna et 
Maria Tevsolschade » de dochtera van R. Visscher, p. 45 e 101. 

Nel the New Quarterly Mdgazine (nuovo Magazzino tri> 
mofltrale) del 1878, uscl un importante atudio, col titolo una 
poetessa olandese del seraf o decimo svUimo. Seoondo l'artico- 
lUta, il Roemer Vissdi<'r abitara in AmstiTduro; la sua ca^i 
cra aul Cingol, nci suburbl dt^lla cittå, e suUa via di Harlem. 
Ave%-a tre figlie, Anna, Traitjen (Oertrude) « T<»sjielscliade, clio 
suona nauftxtfft'o del Texel: c un tal norne Ip venno imposto 
a ricordo del naufragio patito da suo padre sul Texel, alla 
foce del Zuvderzec, il 22 roarzo 1505, giomo in cui nacque. 
Eran dense la meraviglia de* loro contcmporanei : tutte e tre, 
%rvive Krnesto Brinck di Harderwif^k, Hni>evano di musica, di 
pittura, incidevano sul vetro, fact'vnno pocmi, tagliavano cm- 
bK*mi, rioauiavano ogiii speci*' di triua, o nuotavano alla p(*V' 
fe/ione. Sovrananieiite bella **ra la Tesselsrlia de , coine nticur 
ce De fa fede il suo rit rat to cliVsist«* n«*l Museo Fo<lor d'Am- 
Merdaro. 1/ autore dell* artirolo attribui.^'e nd cssa la versione 
della <ienisaleumi<\ Nel IC^'M) ottenne il pri*mio in«tituito d.iUa 
Camei'a della Inranda Oianra. Ma le frravi soingure domrstiche, 
da cui venno rattristata, le accorciarono la \ita. e morl di 



346 TRADtJZIONI DEIXA 6BRUS. LIBBR. 

crepacuora il 20 giugno 1649. Tutti i poeti olandesi d6 piaa- 
861*0 la morte, e tra questi il valeDtissimo Huyghens. V. Riv, 
Eur., 16 agosto 1878, p. 800. 

TRADUZIONI TEDESCHE. 

Gottfried von BuUjon oder das Er låsetes Jerusalem, deutsche 
heroische Poesie Gesetetoeise Uberbracht durch Dietrich ven dem 
Wbrdbr, Verberset, ecc. Ooffi'edo Bngliooe, ovvero la Gemsa- 
lemroe liberata composta in lingna italiana dal fiimoso Torquato 
Tasso, ed ora per la prima volta tradotta fedelmente in Tersi 
eroici tedeschi. Francoforte del Meno, per Daniele David Aabrj 
e Clemente Sobleichen, 162*3, in^; Francoforte del Meno, per 
Gaaparo Kotteln, nella stamperia di Giov. Reesen, 1651, in-4, 
tutte e due con vagbe figure in rame. 

FTé traduttora Teodorico Werder, signore di Rdnsdorff e 
Werdershig , colonnello , e consigliere intimo deir Blettore di 
Brandebargo, che intitol6 il sno lavoro all* imperatore Ferdi- 
nando. — Merita, cosi il Koppen, un giusto elogio la di%enza 
con che il Werder condosse si laboriosa versione; ma é a 
dolersi che avendo egli voluto darsi la briga di restringerai 
al numero de* versi italtani ; anzi ancora di segoir lo stesso 
metodo di rima, che risulta dair ottava italiana, abbia contratto 
molta asprezza, infedeltå ed oscuritå per cui la lettora riesce 
pocQ gradevole. 

Versuch einer poelischen Uebersetzung des Tassoischen 
Heldengedichts genannl, ecc., cioé: tentativo d*ttna poetica 
traduzione del poema eroico del Tasso, intitolato il Goffredo, 
ovvero la Gerusalemme Liberata, lavoro di Gio. FbdbricoKoppbn, 
segretario di corte e di giustizia della maestå del re di Polonia, 
Elettore di Sassonia. In versi alessandrini. due per due. Lipsia, 
Breitkopf, 1744, in-8 gr. 

Ho procurato, cosi il traduttore, il meglio che ho potuto, 
di afferrare lo spirito del poeta italiano in ogni parte e di 
esprimcrne le bellezze, per quanto era possibile, nello stesso 
numero di versi. Inoltre mi sooo studiato costantemenie di 
conservare la maggior puritå della mia lingua matema. I/ab. 
TaruflS dice la versione per ogni titolo compiuta e perfetta. 



TRADUaONI DBLLA GBRUS. LIBBR. 347 

Hbixsb W., Torquato Tasso's befreites Jerusalem, ccc. 
Manbeim, 1785; Zurich, Gesner, 1785. 

Venne coronata dalla Societå letteraria di Maobein. 

Torquato Tcisso "s befreites Jerusaletn^ ein episches Gedtcht 
in 20 Gesången; nach dem luUianischen (von J. F. K. F. 
Manso). Leipzig, Dyck, 1791, 8^. Non ne Qscl che la prima parte. 

Torquato Tasso's befreites Jerusalem, aus dem Italieni" 
schen ubersetst (von K. W. O. A. Schindbl). I^eipzig, Hinrichs, 
1800, 8°. — Erlåulernde Anmerhungen zu Tasso *s Jerusa- 
lem (von K. \V. O. A. Schindbl). L^igniu, 1817, 8^ 

Gribs J. D., Torquato Tasso "s befreites Jerusalem iiter- 
seut, Jenna, Fromana, 1800, 1810, 1819, 1837; Goilitz, 18(»2; 
Leipzig, Weidmann, 1844, 1817, 1851; Berlino, Weidmann, 
1854. 1855, 1805. 

Strbckfuss Karl (m. a Berlino nel 1844, Consigliere in- 
tiroo di reggenza), Torquato Tasso* s befi*eites Jerusalem ikber- 
setzi. Leipzig, Brockhaus, 1822, col testo ituliano a fi*onte, 1825, 
1847; Halle, Schwetshke u Sohn, 1841. 

Torquato Tasso €La Gerusalemme liberata> Herausge- 
geben^ von C. A. F. Mabn» Sach dem von dem Verfasser 
(seit i 829) entdekten und bearbeiteten System^ Sprachen auf 
eine Icichtere, schnellere und grUndichlcre ^ Art zu erlemen 
J, Gesang, Berlin. Plahn, 1835, 8^. 

Duttbnbopbr F. M., Torquato Tasso's befreites Jerusa- 
lem, ecc. Stuttgart, Hoffmann, 1840, 1844; Pfor/heina, Dennig 
et 0>, 1842, auch, 1843, W; Berlin, Hoflinann et ev., 1^54, 
lO""; Stuttgart, Riegel, 1855, lO**. 

IN BOEMMO. 

To}*quata Tassa osicoboseny Jentsaleiti, Zpt^xr sestndcty 
prclozeny od Jana Pi rcrinb. V. Prazc, 1834. — T. Tawi li- 
berata HierosoWma, Rapiiodia, xvi, traslata a Johanne Purrkine. 
I*ragae. 1834. 

Questo saggio di traduzione vide la luco nel periodico Ca* 
sopis Ceskeho Museum, 1834, in ottava riina. Jobannt*« Pun kine, 
coM il Bibliotecario Zeidler, inter phvRiologofl sui temporin 
facile prinoeps, etiam poetica indole inclaruit. Physiologiam 



348 TRADOSONI DBUA GBRUS. UBEff. 

profiteUatur i o Univeraitate VratislaTieost et Pragensi. M. nel 
1869. 

Osvobodeny Jerusalem Bdsen krdin^id od Torquata Tassa 
preiossena od V. Ziaka. Y. Brne, 1853 (Liberata HierosolTiiui, 
Carmen heroicum T. Taasi traductum a Vincentio Ziak, Brimae, 
Brun). — Versio Ziakiana integrum Tassonis carmen coni- 
plectens, versibus hesametris expressa est, excepta rapaodia. 
XVI, qiiae metrum Taasonis aervavit. Vinceotius Ziak, clencus 
diocesos Brunensis, eat idem ille rir humanitate eminens, cuius 
Silviu3 Pellico in libello silo Le mie prigioni (c. 90) mpntio- 
nem facit. M. nel 1867. Zekller. 

IN POLACCO. 

Go fred alba Jerusalem tct/iwolona, prsehladnnie s Tas$o 
pr se: Piotra Kochanowsribgo. V. KrakoTie F. César, 1618, 4*: 
Id., 1651, 4«; Id., 1687, Biskupa, in^. — Varsawi, 1772. — 
Polok, 1818; Wroclawie (Bi^eslau), 1820; Wilnic, 1826; Sanok, 
1856; Ostrow, la^O. 

JerozoUma wysioolona Torkwata Tassa, prsMadanie I^i>- 
^'iRA Kamibnskiego. \Ve Wai-szawi, 1846, 2 vol. 

Ludovicus Kamienski , tempore principis Poniatowski gra- 
dum tribun i militaris in exercitu polonico adeptus, Napoleon ^^ 1 
devioto et in Helenam insulam deportato, vitam militaivoi com 
privuta commutavit. Num jam docesserit, plane ignoro. Otium 
suum studiis literisque impendens Alexandrum Popinm, Tor- 
quatum Tassum et Dantem polonice vertit. Zeidier. 

IN UNGHERESE. 

Tanacki .1., TcLSse's Jerusalem, Pest, 1805. p. 607. Medico, 
visse a Nagy Korus, fu padre deirattualo segretario di Stato 
al ministero doUa pubblica Istruzione, Gedeone Taoåcky. 

Bamn'TH Gyl'LA, A mepssabaditoU Jerusalrm Torqttaty 
Tasso utan forditotia, ecc. Pest, 1863, p. 430. 

Il Balint nacque nel distretto di Csik, in Transibania. Diede 
opera alle lettere belle a Csik-Somlyo, e si dimestic6 con le 



TRåDt ZIONI DBLLA OERL'S. UBER. 349 

muse. Hesosi i^acerdote nel 1851 , fu nominato Cappellaao di 
roggimeiito. Astretto a vivere lungi dalla terra nutia, con alacre 
u'.iiino si consacro tutto allo stadio della sua lingua iiiaterna, 
pai*endogli di e^stre tuttavia in ^reinbo a*suoi piii caramente 
liiletti, e di usar con loro. — Scoraero ben 17 anni, co&l il 
H Ali ni nella sua prefaz/ioue, e sodo giå uolto routato : neppure 
il ran? di Lii^se mi raflUgnrorebhe se Tavessi la^riato nel di- 
Mreito (li C:$ik, molto me:io gli uomioi. Spe^s-i volte tmvandomi 
>ulio rive doUa Vistola, per non consumare mia vita, e noD 
lasciar di me cotal vestigio in teira, qual in ac(]ua la schiuma, 
mi caiide in peusiero di voltare nel niio idioma la Gerusalemme 
«ii T. TaH.<o. che in tal guisa avrei pur [lerennato la memoria 
dei giorni felici passati in patria. — Bålint ha dedicato il suo 
lavoro alla Arciduchessa Giseida, che generosamente gli venoc 
in sorcorso per la stam|)a. La versione é in esamctri, apesso 
Fcoi rettameute rimati; anche la formå lascia a desiderare; ei 
5ti cura poco delta resura. Del rcsto, secondo il giudicio di 
Arone di Szilady, essa rispende, il piii delle volte, al genio 
delld lingua ungherese; e, non di rado, é felicissimo nelFe- 
spres-sjoui. 

Ar\ny g., Fordiuisi Risteriet — tentative di traduzione. 
Il I Canto della Gesusalemme. Nelle sue epere 1858 e 1867, 
oilite da Maurizio R&th. 

É ben a dolersi che V Aranj, che dett6 ei pure epopee im- 
raortali, non ne abbia continuato la versiene. Ei oen la disse 
DuUa piii che un tentativo, quantuoque aia la piii preziosa perU 
tl«*Uo versioni che abbia V Un;;heria. Co. Géza KuuHj da lettera 
diretta alPautore. 

IN RUMENO. 

PiRLENAL As.vsTASio, 1858. — Ricoi*data dalla Ri vista Con- 
tem|>oranea di Torino, settembre, 1859* 



350 TRADUZIONI DBLLA OERCS. UBBR. 



IN SLAVO. 



Fra i jugoslavi (slavi meridionali), la Dalmazia, e la r^ablica 
di Ragusa, e per le vicinanze, ed il vivo commercio, e per Taf- 
finitå deiriodole, e per la langa dominazioDe veaeta, forono 
qaelle cbe attesero cod maggior cura a «K>ltiTare la letteratarm 
italiana, e cercarono d* innestare, nel rispettivo paoBe, il gnsto 
squisito e le classiche forme dell* antichissima di lei coltnra. 
Fra gli aomiDi che si distinsero, Ta segnalato il ragnsino Gio- 
vani Francesco Goodola (Ivan Gundalic\ n. nel 1578, m. nel 
1638). Delle molte pregiatisaime sue opere, merita di 
sovrattutto ricordato il poema V Osmanide , tradotto in 
metri latini dal barone Ghetaldi (Venesia, 1865), che, come 
scrive T Appendini, gli diede il grido di prindpe de' poed slaTi. 
Innamorato della Gerusalemme Liberata, aulle cui orme area 
condotto r Osmanide, volle farne dono alla patria. STentnraU- 
mente neirinceodio sasseguito al gran terremoto che nel 1667 
distru8»e Ragusa e la sua biblioteca, and6 essa versione pnr 
perduta. Ma la speranza che qualche copia deir originale fosse 
rimasta superstlte in qualche luogo della Dalmazia, distoni6 
ogni altro a ritentarne la prova, ché a nessuno bastava V animo 
di venire al paragone del Gondola. DiffatU il ch. prof. Matteo 
Jucevic", dii*ettore emerito del ginn. lic. di Zara, davami notizia 
il 7 luglio 1877, che la tanto desiderata versione era giå stata 
scoperta in Polonia, e che trovaTasi in Zagabria pronta per 
le stampe. Se non che il prot Arnim Pavic, d'Agram, neUa 
prefazione alle opere del Gondola (p. xui-xv — Djdd Jva Frama 
Gunduiicå u Zagrehu , 1877 ; V stezek stari pitd krvcBtskU 
ritiene molto improbabile che abbia egli tradotto la Gemsa- 
lenmie, e cbe la voce che ne corse, sia stata originata da nn 
mal in teso dell* Appendini; sicché, tra le opere del Gondola, 
non Tolle inserire i due canti slavi posseduti dall* Accademia 
di scienze di Agram. — Ma é del contrario awiso il prof. di 
Ragusa Luca Zore, e da quanto mi vien detto, s'aocigne a 
combatteme Topinione: seoondo il prof. Zore il Gondola tra- 
dusse in islavo tutta la Gerusalemme, ma si é perduta. 



TRADUZIONI DELLA GBRUS. L*BBR. 351 

I 2 caDti slaTi, d'ignoto autore, vennero pubblicati nel- 
VUjennej giornale leiterario di Agram. 

Vuolsi che anche Domenico Slatorich (n. 1550), uno degrin- 
gegDi piii belli che nel secolo xvi vantasse Ragusa, abbia voltato 
in islavo la Gerusalemme , e rAppendini ne cita un*altra di 
Vincenzo Petrovich (n. 1677), ma non se ne conosce copia 
veruna. 

IN RUSSO. 

Popow MiCH., Ost>obosdenni Jerusalem, Pietroburgo, presso 
I*Accadeniia Imper., 1772, vol. 2, in-8 gr. 

K un peccato, scrive il Serassi, che questa bella ed elegante 
traduzione, non sia stata fatta a dirittura sopra il testo italiano 
del poema, oaa dalla veraione francese del Mirabaud, onde il 
poema viene, senza alcun dubbio, a perder molto della sua 
bellezza. 

Raic* (Simone) alunno dell* universit& di Mosca , e fratello 
del roetropolita di Chief, Filaret, Oscobosdenni Jerusalem. In 
verso Hle8.««andrino, imitato euirorme di BAtuschkof; non um6 
deirottava rima che non era ancora introdotta nel Pomaso 
rnsso. ma us6 le strofe delle Ballate di Giucovtrhi, metro poco 
at to alla narraziono epica. Storia della letteratura russa per 
Stefano Scetircf e Giuseppe Rubim\ p. 177. 

Mbrliarok (Alessio. ro. nel 1830), Ostobosdenni Jerusalem, 
lo rerso alessandrino, Id., p. 180. 

ScHistiKOP Albss., giå presidente deir Aocademia russa, e 
ministre della Pubblica Istruzione, Oscobosdenni Jerusalem, 
lo prosa. 

IN GRECO MODERNO. 

La Gerusalemme Liberaia, tradotta in greco moderoo, yer- 
ftione di Dembtrio GorssLU, di Zante. Venezia, Teodoro Jouan- 
nioos, 1807. Fu dedicata airimperatore Napoleone I. — Di 
poco pregio. 

La Gerusalemme Liberata di T, Tasso^ di Alessandro 
Ranga« (Ministro Pleoipotenziario di S. M. il re di Greda, 



352 TRA.DUZIONI DEUA OBRU3. LIBBR. 

presso la corte di Berlioo). Atene, tip. della greca indipendenza, 
alla crociera delle vie di Eolo e deli^ Accademia, 1875. — Nei 
volumi C e 7 delle sue opei*e. 

E tradotta Della cosl detta lingua dotta, in ottave, composte 
di versi alessandrini. Nel primo voluroe vi ha la vita del Tasso, 
p. 1-25 ; seguono le illustrazioni storiche , p. 27-45. — É de- 
dicata a Vittorio Kmanuelb, instauratore e consettcUore dei- 
Vunitå cd indipendenza italiana^ adattgitrio deWinteiiettuale 
rinroio de duc popoti, 

TiPALDO GiLLio, Versionc det pn'mo canto. Ateoe, tip. del 
Paruaso, 1877. Fin dal gennaio 1877, egU avea giå compiuto 
la versioD<) de*prinii dieci canti. 



1 



ALTRI COMPOMIENTI POETICI 



DI 



TORQUATO TASSO. 



i3 



LA GERUSALEMME CONQUISTATA 



Le invelenite ceosure de* pedanti, le stampe clandestine, gli 
assassinamentt, come solea chiamarli, degli stampatori, Vestre' 
mitå del suo umore melanconico^ il dobbio che ti'oppo di sue 
dolcezsEe vi avesse venato il luaingbiero Pamaso (L. 259), aveano 
fatto al TasflO diapiacere la sua prima Gerusalemme. Ond'ei 
scriveva da Sant*Anna Tiindici di giagno 1581 all*amico Ca- 
taneo: Che il mio poema piaccia, mi piaoe: e se bene io non 
me ne coropiacdo, non lo gindico dispiacevole; e vorrei poter- 
mene compiacere (L. 164). Ed il 15 ottobre del 1582 al me- 
desimo Cataneo: lo mi son molto maravigliato che il mio poema 
sia stato stampato col titolo di Gerusalemme Uberata; per- 
ciocché stando io in dubbio qual titolo doveasi eleggere, o qaeeto 
o qnello di Gerusalemme raequistata o conquistaia, indinava 
pin tosto ad alcuno degli oltimi dne; ed ora mi risoho nei 
eanquistaia (L. 220). £ fin dal 25 di febbraro del 1585 avea giå 
fermo d*innalzare, e d^accrescere il sno poema di qoattro libri, 
6 d* alcnn centinaio di stanze, che sarå giunto ne* libri i quali 
si leggono : ma 1* opera é langa, e io sono aasai stanco (L. 343, 
ail'Ardizio). E i) 29 mano 1587 ad Alberto Parma, qoando 
avea giå posto mano alla seconda:- Giå mi doUi che la mia 
Gerusalemme fosse stampata : e quante volte é stata ristampata, 
tante sono state le passioni che per ri6 ho senttte (L. 785). — 
Fin dagli oltimi me«i che fu a Sant* Anna ei ne avea meditata 
la riforma, e degl* ideati mutamenti metteva a partc Yincenzo 



356 LK GKRLSALEMlfB CONQDISTATA. 

Malpiglio, æn moUa fede, sicché pregavalo non xohsse dimlgarli 
perché sarebbe quasi nn limovere il velo dalla soena, ed on 
far cadere le cortine molto prima che n*esca il prologo. — Rico- 
priamo, cosi egli, questo poema con questo velo di fede aino al 
8U0 tempo; percioch*io penso di comindare a comporre quando 
i guerrieri cominciano a guerreggiare; sperando nellafdicitå 
della stagione (L. 532). E Tamico lo serrl proprio da amico« 
giaccfaé, osserva il Manso, questa lettera fa stampata nel 1586, 
cioé r anno stesso in che fd scritta. — La riforma del poema 
gli C08t6 sei anni di lavoro, cioé dal camevale del 1587 al 
1592. La comincib a Maniova (L. 733), la pro6^:al, com^era 
suo desiderio (L. 494), in quel paradiso cT ItcUia, ch* é Napoli, 
albergo della sua cortesia, tra i diporU di PosiUppOy e le ri- 
denti piaggie di quel mare incantato ; la compié nel Vaticaiio, 
ospite del cai*d. Cinzio Aldobrandini. Ed é notevole V aneddoto 
riferitoci dal Manso. Il priudpe Matteo di Gonca, presso cni 
il Tasso era splendidamente alloggiato, si ascriveva ad alto 
onore che il poema venisse composto in sua casa, e, direi, sotto 
i suoi auspici ; e di tanto onore era divenato si geloso che da 
un fidato famiglio facea spiare ogni passo del poeta, di che 
awedutosi egli, lasci6 il troppo vigile e sospettoso amico, e 
si ridusse presso il suo Manso. — Il 4 Inglio del 1591 scriTeva 
da Mantova al Gataneo : € Ål mio poema eroico attendo quanto 
posso, e 80no al fine del penultimo libro ; e nell* ultimo mi ser> 
viranno molte di quelle stanze che si leggono nello stampato. 
Desidero che la riputazione di questo mio accresciuto ed illu- 
strato e quasi riformato poema toglia il credito all'altro, datogli 
dalla pazzia degli nomini, piuttosto che dal mio giudicio; perché 
non si pu6 veder quello e questo con egual &Tore, senza ch* io 
sia sentenziato a morte: poiché la miglior ragione ch*io possa 
addurre nelFultima apologia della mia vita, é la certa oogni- 
zione chMo ho di me stesso, e delle mie cose (L. 1348). — Sono 
affezionatissimo al nuovo poema, o novamente riformato, come 
a nuovo parto del mio intelletto : dal primo sono alieno, come i 
padri da*figliuoli ribelii, e sospetti d' esser nati d'adulterio. 
Questo é nato della mia mente, come nacque Minerva da quella 
di Oiove; onde gli confiderei la vita e Tanima medesima, e vorrei 
che fosse dal giudicio e dalP autoritå di V. S. reverendissima 
(dal P. Francesco Panigarola) onorato (L. 1452). — «Mi earå 



LA OBRUSALESCHB OONQLISTATA. 357 

conceduto, senza airoganza, il preporre i miei poemi matari 
agli acerbi, e le fatiche di questa etå agli scherzi della piii 
giovanile; e potr6 affermare della mia Gerusalemme , senza 
rossore, quel che disse Dante di Beatrice giå fatta gloriosa e 
beata:' Vtnctfr pareva qui sé stessa anCica» (Prose, i, 451). — 
Il 22 luglio 1592 scriveva al Granduca di Toscana: lo ho data 
quasi Tultima perfezione e Tultimo accrescimento al mio poema ; 
ed in questa opera dopo ventisei anoi di fiitiche e di sciagure« 
avrei soddisfatto a me stesso (L. 1408). — E nel maggio del 
1593 al suo Costantini: La mia Gerusalemme é finita e posso 
darla alla stampa in ogni occasione ; e 1* indagio é colpa d* altn, 
non mia: percirio non aspetteroi piii, bencbé poco ne speri, 
ti ne disegni molto meno (L. 1459). Il 20 novembre dava parte 
allo stesso ch*et'a siampata giå molti gionu (L. 1476); il 
10 decembre scriveva al duea Vinceozo Gonzaga: cl^ final- 
mente uscita in looe la mia Gerusalemme, con fatica di molti 
anni da me riformata, o qnasi del tutto rinnovata; la quale 
quanto ha piu del celeste, tanto piit dovrebbe piacere alFAltezza 
Vostra, che non si sdegncrå di vcdervi scritto il sno norne, che 
per se modeslmo é glorioso, o da me é stato con ogni studio 
conscorato allMmmortalitå (L. 1477). 

Veune in luce con questo titolo: Di Gerusalemme Con^^ 
quistaia del sig, Torquato Tasso HM XXIV. Ålt iliustrissimo 
et rev. signore il signor (Inthio Aldobrandini card. di San 
Giorgio. Roma, Faociotti, 1593. Porta nel frontespizio il ri- 
tratto del poeta. La dedicatoria, de* 10 di novcmbre 1593, é 
sottoscritta da Antonio Ingegneri. Il poota si dolea il 20 no- 
vembro d* esser tenuto senza esamplari deir opera sua, e |)ar 
anzi s*adombrasMe dell* Ingegneri ; onde sorivea al Costantini: 
non mando il libro, perch*io nol posso aven*.... Sara forse 
roandato al sig. duca di Mantova da chi (dairingcgneri) non 
solamente vuolo usurparsi il frutto delle mie fatiche, ma la 
gra/ia ancora de* miei i>adroni f» Tantica benevolf^nza; per la 
quale io devrei esser ricono^ciuto dagli altri (L. 1476). 

Tasso Tokqlato, Del giudicio sovra la sua Gerusalemme, 
da lut medesimo rifurmata. Libri due. — T. 7'ftsso , Proso. 
Ediziooe Gua.sti, i, 443C>47. 



358 LA GBBUSAUOIME OeNQCISTATA. 

A provare la superioritå della sua Gernsalemme rifonnata 
scrisse un lungo discorso che dovea essere diviso in tre libri : 
compl i due primi che parlano dell^ allegoria e della favola: a 
scriTere il terzo suir Elocuzione non gli bastd la Tita. Vide sok) 
la luce nel 1616; e dal Foppa, che ne fu Teditoi^, dedicato 
al card. Sforza Pallavicino. 

Grillo P. AiiGELO« Suo parere tra ia Liberata e la C<m- 
quistata, Lettera.al P. Matteo Baccelliui. — Grillo^ Lettere, 
p. 537. 

Olbvano Giamb., TraUato del modo di ridurre a fHjtee 
ogni sorta di privata cotUesa per ragian d^onore, Milano, 
1620. Nel cap. 23 del libro censura gli abbattiroenti tra Tao- 
credi ed Argante, alloi'ché questi nel C. vn della Conqoistata 
disfida a battaglia i cavalieri cristiani. 

BiRAOO Fr., Dichiarazioni ed Åwertimenti poetici^ istoridy 
po/tYict, cavaUereschi, morali neUa Gerusalemme Conquisiaia 
di T. Tasso. Milano, Somasco, 1616; Milano, Baldelli, 1623. 

Consigli CavaUereschi del sig. Francescx) Birago^ ne* quaU 
si ragiona ciixa il modo di far le paci, con un* Åpologia ca- 
valleresca per il signor Torquato Tasso, ed alcuni pareri in 
materie d'amori e di paci del sig, Alessandro Guariiq. Parma, 
1686. — L^apologia (a p. 210) é contro le accuse dell* Olevano. 

Serassi Pier Antonio, Gerusalemme Conquistata qaando 
e dove lavorata dal Tasso. Serassi, Vita di T. Tasso, edizione 
GuasU, II, 220, 269, 270. — CompiuU nel Vaticano, 281. — 
Affezione che il Tasso portava a questo nuoTO poema, 281. 
— Si stampa, e applauso che ottiene da prindpio — quale 
pregio abbia veramente questo poema — dismesso in brere 
e posto quasi in dimenticanza, p. 282-286. 

Garrer Luioi, Consideraiioni suUa Gerusalemme Cm- 
quistata di T. Tasso (1828). — I. Censure fatte alla Qemsa- 
lemme Liberata dagli Accademici della Crusca. — II. Oiudizl 
di T. Tasso e dei critici sulla Conquistata. — III. Il Tasso non 
corresse i luoghi veramente difettosi della Liberata. — iV. Cor^ 
i*ezioni &tte dal Tasso al poema, per qnanto conæme il dis^no 
di esso. — V. Caratteri de* personaggi della Conquistata, in 
quanto difieriscono da quelii della Liberata. — VI. Veritå sto- 
i-ica. — VIL Religione. — VIII. Imitazione de*poemi antichi. 
e di quelii d* Omero singolarmente. -^ IX. Ddlo stile adoperato 



IA OBRL'SAIAIlfS OONQUISTATA. 359 

dal Tasso nei (]ue^[)oeini e singolarmente nella Conquistata. 
Carrer, Prose, Fireoze, Le Monnier, 1855, i, 88-135. 

Modesti NO CARanxB, Dei soggiomo, ecc.^ ii, 240, 258. — 
li Vrepuscolo, 1855, p. 57. — CantC Cbsarb, V. Storia della 
Lettor. Ital., p. 323. — Db Sanctis Fr., Storia della Letteratura 
Ital., II, 200. — Mbla Cauili^, La CouquUtata. Sua analisi, 
parallelo tra le due epopee. La Gerus. Liberata, pag. 136. — 
Casibiuni E., Prefazione alla GeruB., p. 17. — Gecchi Pibr Lboi*., 
La Tita ital. del seoolo xvi, 241, 291, 293. 

l'urgd U rmfn>*t ubbidi all« grammaUca. Le arini ceaaarooo di eajiei« 
pietaae a doo diveonero pie; il Capitaoo divenne il cavalier aovrano; il 
frran ac'polcro aparve del tutto , « il aublime io ti perdon Al traaformato 
n«l pitwaico perdon io. I« oorreiiooi aooo quasi tutte iofelici, di aeoooda 
ntaoo, fatte a freddo. Non ci é piA il poeta, ci é il gramatioo e il linguivta 
co'auoi tf^rhbili critici dirimpetto. Corres^e anche relocoiiooe, riflotb i 
lenocioii, cerr6 ona fomia piA grave e aol«noe, cbe ti riear« fredda e io- 
aipida. Pe^gior giiaato Della compoaiiioDe. Soppreaae Olinto e Sofrooiaf e 
▼i aostitui aoa fastidiosa raas<*gDa militare. Gaoci6 via Rinaldo, come re- 
miniaceoia cavallereaca, e vi floc6 on Eiccardo, nooie atorieo delle Crociate, 
divenuto an Achille, a cui dié ud Patroclo in Ruperto. Tra«fonii6 Argante 
io Rtlore , flgliuolo del re , di Aladino divenuto Docalto. Fe* di Solimano 
nn Mf'aeDiio, e lo regal6 di un Agliuolo per imitaro in aulla flne la leg- 
geiida virgiliana. Troucd le atorie Anali di Armida o di Erminia mutate iu 
Nicela. Anticip6 la venuta degli efrtzii « • moltiplicft le asioni militari, per 
occupare il po«io lasciato vuoto da^li epiaodi abbreviati o aoppreaaj. K gU 
parre coai di aver raflbraata l'uniti c la aemplicitå deiraiione. re^a pi6 
co*»reote e lopra la compoaition«*, e dato al poema un colorito plA atorioo 
e reale. Ma nou parve al piibbliro, rke non pot^ riaulverai a dimenlicare 
Armida. Hinaldo, Erminia, Sifrooiaf le aue pift care creaiioni e piA p<K 
polari. E dimentic6 piutlostola Oeruji*tlnntne Conquhtata che oggi ne««uno 
piA legge. Fr. />e Sunrtiji. 

Il ritrovaroetito della Santa Lancia, repiaodio di Vafrino. la Kaltaglia 
tra pagani e cristiani nolto le inura di Joppe, la morte di Rupetio d'Anaa. 
e aopra tutto la atupenda pittura del Paradiso nel canto xx, brani in ciii 
la vecchiaia poetica di Torquato ri piglift il vigore e lo aplendore d«*Ua (rio- 
venlA, protestano contro Tobliviooe alla quale tutta la Cottquiittatfi ta 
roodanoata per tre aecoli, e alla quale giA a'incomincia a ritogliere, e 
pienamente aarA rilolta, quando oella gioventt^ italiana ceaaerA queato ai 
vitiip«*roao ed intot^nt rrrnm domettir^^rHm fasfidiu*n. DuHlHli. 

Bbrnardi, Eclcutrissiincnt sur un artuH du ParUmcni de 
Paris quiordonnc In supprt*ssion de quelques rers d*un Pohne 
du Tasse. V. V Institut de Franke. Insrn'ptions et Helles Lettres, 
V. 108. 



360 LA OBRUSALEMMB 00NQUI8TATA. 

Paria dell* edizione di Parigi del 15^, che fii condannata 
e soppressa da quel Parlamento, con decreto del dl primo di 
settembre del 1595, a riguardo principalmeDte di diciotto versi, 
dice il decreto, conteneoti seotimenti contrart all^ aatoritå del 
re e al bene del regno, e come in&matorl del defiinto re Ar- 
rigo III e dell*allora regnante Arrigo IV. Di qnesto decreto 
paria il Dupin nel sno trattato De la Puissance eccienastique 
et tempareiie impresso nel 1707 ; ma si trova distesamente in- 
serito a c. 154 e 155 del tomo primo del libro intitolato : iVwoes 
des Uberiez de V eglise gaUicane (Parigi, Cramoisy, 1651). Li 
versi accennati si leggooo al libro xx, st 75 , 76 e 77, e do- 
vettero sembrar pericolosi al Parlamento, atteae le adasnre 
che allor tenevano agitato quel fioritisaimo regno. V. Åposlola 
Zeno, lettern 521. 

La Gerusalemme Liberata col riscovUro deUa Conquisktta 
(Ediz. curata da L. Carrer). Padova, Minerva, 1828. 

La GeruscUemfne Liberata di Torquato 7V»fo, corredaia 
di note filoiogiche e storiche e di tarianii e di riscontri coUa 
Conquistata, per cnra di Domenico Carbonb, Firenze, Barbérm, 
1876 (1). 

Ignoro se il bel diacorso letto all' Ateneo di Bergamo, nel 
1871, dal compianto prof. G. Maggie in che poneva a riacontro 
le dne Gemsalemmi, sia rimasto inedito. 

T. Tasso fiaso com*era di segnire le Teatigie Omeriche, d<^ 
aver contrapposto tXCIUade la GFerusalemme , avrebbe Tolnto 
in una nnova Odissea criatiana cantare le navigazioni de* Cro- 
dati. Rimossi, cosl ^li nel sno Giudisio sovra la Conquistata^ 
le navigazioni e le meraviglie dell*Ooeano, lasiciandomi intero 
il soggetto per nn altro poema, aenza partirmi dal monte Libano 



(1) Della GooqnisUU abbiamo pur le aegaenti edmoni: PaTia, Oiaai. 
i 591, in-4, con gli arffomenti di Giamb. Masaarengo; Milano, de^U Antoni, 
1594, in-4; Parigi, Aoel degU Angelieri. mdlcxt (oosi, Invece di 1566). Sa 
questa ediz. V. letten 581, di Apoatolo Zeno; Venetia, Gianti-Ciotti, IdOO, 
in-lS; id., 1609- Pavia, BartoH-Bordoni, 1601, in-12; Napoli, Cariino-Vitale, 
1606, io-4; id.. 1607, con gli argomenti di GaroiUo Fontana, in-4; id., i6rø; 
Venezia, De Vecchi, 1628, in-t e 1629; Venezia, Turrini, 1688 e løSS. Si 
ritiene una sola edizione, routato il frontispizio ; Venezia, Tumeri, ICS; 
Parigi, 1S18; Pisa, Caparro, 18»; Venezia, Picotti, 1832, in<4; U canto 
del Paradiso, oasia Gerusalemme Conquistata con le annotazioni di G. B. 
Tafliri, Napoli, 1863, in-8, il solo primo canto. 



LA GBRUSAUEBIMB COKQUISTATA. 361 

e dofe fa imprigionato Riccardo, e dalle parti piii propinque 
della Palastioa (Prose, i, 530). -* B nella lettera 1337: lo vorrei 
aocompagnar la Oeniaalemme con un altro poema, com*é riUade 
con tOdissea, E il 29 decembre del 1593, scriveDdo a D. Nicol6 
degli Oddi accenna ad un altro poema, che glt rainpoUava nella 
mente, a Taneredi Normanno (L. 1480). — Il SiTassi, dalla 
copertina di un esemplare del Mondo creato, in che di mano 
del TasBO era scritto: Boemondo di messer Torquato Tasso, 
ai Santiss, p. demente VIII, argomenta che avesse concepito 
r idea di qneato nuovo poema. — Tra i soggetti che pat*evano 
al Tasso, aovra gli altri, atti a ricever la formå eroica, pone i 
■eguenti: cEspedizion di Goffredo, e degli altri principi contra 
gi* infedeli, e ritorno. Dove avr6 occasione di lodar le famiglle 
d* Eoropa, che pib vorr6. — Espedizion di Bellesario contra* Goti. 
Di .Narsete contra* Goti: e discorso d*an principe. Ed in questi 
averei grandiuima occasione di lodar le coee d^Ispagna, e 
d*Italla e di Qrecia, e rorigine di casa d*Au8tria. — Espedizion 
di Carlo il Magno contra* Saasoni. •— Espedizion di Carlo 
contra* Longobardi. In qnesti troverei Torigine di tatte le fa* 
miglie grandi di Germania, di Franda e d*Italia: e il ritorno 
d* un principe. — E se ben alcuni di questi soggetti sono stati 
presi, non importa: perch*io cercfaerei di trattarli meglio, ed 
a giudicio d* Aiistotele > (L. 1551). 



IL RINALDO 



T. Tasso nel 1561 é a Padova a studianri diritto. Seguendo 
il fbndamento che n<Uura pone, volge o riTol^e invere quanti 
libri pu6 piti, Omero, Virgilio, Dante e Petrarca ; verst d'amore 
e prose di romansi^ quante gli cadono alle mani: il digesto 
t* i>er lui un vero indigesto ; le lerioni <lel Panciroli, cibo che 
a cibo s*appone. — « Sempre natura, ne fortuna tro\'a Discorde 
a sé, com*ogni altra s<*m<*ut6 Fuor di sua rt^gTon, fa mala 
prova. » — Invano il padre del Petran^a, mal coniportando che 
il suo Francesco non foHse tutto in Bartolo e nelle Pandet te. 
gli gitta al foco Virgilio e Cicerone; iovano il padre deU*Ariosto 



362 IL RINALDO. 

81 propone cacciare Lodovico con spiedi e lande, non che con 
sproni a volger testi e c?uosej invano lo tien occupato cm* 
qu'anni in queile danee, che poi chiarito del nessun firotto e 
del tempo gittato, é aatretto a rendeiigli la libertå. Ancfae Ber- 
nardo, conosoendo per pro?a € i* instabilitå deUa fortnna e la 
varietå dei tempi, > avrebbe voluto che Torqnato a etndl pia 
severi si fosse atteso; e non s'avredeva che la traccia sarebbe 
stata fiior di strada. — E il Tassino, che coei Tenia denominato, 
nel segreto della sna camera, a 19 anni idea, e in soli 10 mesi 
compie il Rinaldo. -» cIo mi discostai, cori egli neUa prefa- 
zione, alqnanto dalla via de'modemi, a qae'jnigliori antidii 
piuttosto mi volli accostare ; non per6 mi strinsi alle pin aevere 
leggi d'Aristotile, le qnali spesso hanno resi poco grati de* poemi 
che per altro gratissimi sarebbero stati, ma solamente qae* pre> 
cetti di lui ho seguito, i quali non togUooo il diletto — > E 
giunto al porto desiderato pote cantare: 

Cosi schenando, io risoDar giå fea 

Di Rinaldo gli ardori e i dolci affanni. 

AUorché ad altri studi il di togliea 

Nel qujLTto lastro ancor de* miei verdi anni. 

Ad altri stadi, onde poi apeme avea 

Di ristorar d* avversa aorte i dannif 

Ingrali stadi, dal cai pondo oppresso 

Oiaccio ignoto ad altrai, grave a me stetso.... 
To dell'ingegno mio, delle fatiche 

Porto primieroy e caro flrutto amato, 

Picciol Yolume, nelle piagge apriche, 

Che Brenta inonda in si brev'oxio nato: 

Cosi ti dian benigne stelle amiche 

Viver, quando saHV di vita orbato: 

Cosi t'accoglia chiara fama io seno 

Tra qaei, delle cai lodi il mondo é pieno. 

Ma prima che ginngesse al cospetto del sno meoenate, con 
tai versi affettuosi presentava al padre questo suo primo laroro: 

Vanne a oolai, che fti dal ddo eletto 
A danni vita col sao sangae istesao. 
lo per lai parlo, e spiro, e per lai sono, 
E se nalla ho di bel, totto é sno dono. 

E il padre non potea non iscrivere a Cesare Pavesi, il 13 
aprile del 1562: « Quanto all*edizione del poema di Torquato, 
ancora che io, come amorevole padre, e geloso.del suo onore, 






IL RINALDO. 363 

fossi di contrario parere, ho voluto piuttosto soddisfare a tanti 
gentilaomini che me n*hanno pregato, che al desiderio e al 
gindizio mio; sapendo che il Poema non é tale che non paia 
meraviglioso in an giovine di dicioU*anni; essendo egli e per 
rinvenzione e per Telocuzione degno di lode, e tutto aparso 
di vaghi lumi di poesia ; ben desidererei di averlo visto tutto , 
e ptii accuratamente ch*io non potrei in si breve corso di tempo, 
prima che lo stampasse. Ma il voler opporsi a un intenao desi- 
derio di un giovane, che qnasi torrente di molt*acqne pieno 
corre al suo fine, sarebbe raqa fatica ; e tanto piii, essendone 
stato pregato, fra molt*altri» da dne dotti e giudiziosi spiriti, 
come sono il Venerio e il Molino. > 

La prima edizione porta qucsto titolo : // Rinaldo di Tor^ 
quaio Tasso, ÅW Hlustrissimo e recerendissimo signor d» Luigi 
d* Este cardinaie. Con privilegio. In Venetia, appresso Fran- 
cesco Sanese, 15C2, in-4. — Vivente Ini apparrero: la veneta di 
Francesco de* Franceschi, sanese, 1570, in-4; le due mantovane 
deirOsanna, in-4, 1581; in-12, 1584; le AMine, 1582, itt-12 
(nella seconda parte delle tue rime), e 1583, in-12; le ferraresi 
del Yassalino, 1583, in-12; 1585, in-12 (neUa parte ii delle 
Rime e Prosé); la ferrarese del Baldini, 1589, in-12; la ferra- 
rese del Cagnaoini, 1589, in-12. — Ebbimo, dopo la sua morte 
le venete del Deudiino-Pniciani, 1608 e 1621, in-12; la milanese 
del Bidelli, 1618; la veneta del Misserini, 1637; la fiorentina 
del Tartini-Franchi, 1724, in-foL (vol. n, opere) ; la veneta del 
Monti, 1735, in-4 (vol. iv, opere); la londinese di Lorenzo da 
Fonte, in-12; la Pisana del Capurro, 1820 (vol. i dell* opere); 
la padovana della Minei*va (opere compl.), e le venete dell*An- 
tonelli (opere compl.), 1835; 1840, vol. 66 del Pamaso class. 
ital., e nel Pamaso ital., ediz. a 2 colonne ; e nella napolitana 
delle opere complete, 1842. 

Minibil« ttfrfrio d* alto ingttgno io eU ancor quait adoleaænte. li Cr^ 
pHseolo, 1855, 23. 

Il poema di aofrgetto carallaresco, a^coodo il gntto del tempo, cootiene 
le impreae, le corteaie, gll amori di Rioaldo; lo ttesao penooagirio cantato 
frii dagli altri poeti, ma qui rappreaentato con cirooataase noove, liiTe&taie 
dal Taaao.... 11 poema é riecamente imagioato, decorato coo molte ele^aota 
in o|nii nm parte, e acritto coo ottave al pare di stile e si aitnonio««** da 
viocere per qaeata parte le ottave ateaae della Oeraialemme. Si Tede poi 
cbe 1' aalore era pieno dello atudio do* poeti antichi, e che qua e IA ae ha 



354 IL RINALDO. 

imIUto 000 m<^ta arie le beUene. QaesU imwwnma é on'aaron, ma an'aii* 
rora assai apleodida di qael meriggio cbe dovea mostnm wXLa, soa Ge~ 
rasalemme. R. Fomaciari, Disegno storioo ddla Letter. Ital., p. 102. 

Che la veoa poetlca del Tasso foaae per natara aUMmdevde, chiara. 
spontanea si Tedo nd Rinaldo acritto a didott^aimi, cbe ha ran aegai 
deU* inesperieoaa giovaoile, dovecbé é assai notevule la &ciUtå del xeno« 
la oopia delle iinagini e delle stmilitadini, oome altresi é mirabtle Tappro- 
priarsi ch* egU aveva fatto delle invenzioni pift grate dei poeti romanaeschi. 
É degno di stadio questo esempio di assimilasione ddle letture in TOga. 
Ma io oonsidero qui aoltanto lo soorrere agevole deU^onda poetica, aea- 
i^ombra di qaello aiento che poi le angoacie e i malori gli apporlaronoL 
Sttg. Camerinit Introduz. alla Qerasaleuune, p. 17. — V. Strassi, Vita del 
Tasso, I, 141. 

Le Tasse ne ae oontenta pas d*empraiitte å dos rieux romans son 
Rioalde, <A noas retroavons les Quaire fUa Aymum, la forftt dea Ardennes. 
le cheval Bajard, V enchanteor Mangia, toat le peraonael et la géographie 
de noa l^endea chevalereaquea et de notre Bibliothéqne Bleae.... I&uKery, 
Inflaenæ de Tltalie sur les lettres fran^aiaes, p. 96. V. Qinguené (\Glauo. 
Ginsti), ▼, 150. 

Le Renaud Åmoureux, imité de I itaUen du signeur Tijfr- 
quato Tasso, par M. de la Roncb. Paris, chez Gabriel Amaulrr, 
1724, iii-12. 

Cavbuer, Renaud, poterne en XI J chants, traduit de t tta- 
lien du Tasse. Paris, 1813, iii-l2. 

Strbcrfuss c, Torquaio Tasso *s Leben, mit Prohem aus 
den Gedichten: Rinaldo,,,. Beriino, 1840, iB-8. 



IL MONDO CREATO 



Ei fil nel 1592, coosigliato dalla madre del Manso, Donna 
Mttoria Loffredo, dama piissima, fra i diporti di Posilippo, e 
nel bellissimo luogo dell'amico, ch*era sulla piaggia del mare^ 
che inedit6 ed imprese a scrivere il poema del Genesi^ ossul 
le Seite giomaie del Mondo creaio. — El* Uajley e V Hallam, 
vogliono in quel luogo stesso , lampeggiasse al Miltoa 1* idea 
del Paradiso perduto, anzi prendesse le mosse dal punto in 
che il Tasso avea lasciato il sno Oenesi. (Modestino, 304), A 
Napoli non compose che i primi due canti ; compl gli altri a Roma 
presso il card. Qnzio, ma sopraggiunto dalla morte, non pote 



IL MONDO CRBATO. 365 

darci V oltima mano. I primi due uscirono, nel 1600 in Venezia, 
dal Ciotti, in-4; T opera intera in Viterbo, nel settembre del 
1607, per cura dell* Ingegneri. Finché Tisse Clemente VIII non 
fu p09sibile farne la pubblicazione, perché il card. Cinzio, nepote 
del papa, che ne possedeva 1* originale, vi si era opposto ga- 
gliardamente. Ei non voleva che venisse alla lucc se prima il 
Genesi non fosse stato riveduto e corretto. € Non intendo, cosl 
egli a don Forrante Gonzaga, di comunicar qnesto parto al 
mondo, so non dopo che sarå ben sanato d* ogni mancamento 
che vi fusse, e chMo sapr6 di poter assicurar da ogni mtnimo 
neo la fiima e norne di quella benedetta memoria » ; soggiun- 
gendo, che questo pensiero piu conveniva a lui che ad altri 
«come ereditato da quella buon*anima, che aUa sua morte 
gli confid6 tutte le sue scritture. > Se non che, morto il Pon- 
tefice Clemente VIII, alF Ingegneri, con la protezione di mons. 
Vittorio, riuscl di fiir imprimere il poema a Viterbo (tip. Di- 
scepolo) ; e sebbene V Aldobrandino ne facesse sequestrar subito 
lecopie, inmano dello stampatore; tuttavia, eeøendoeene fatta 
poco appresso una ristampa a Venezia (1608, Giuntt, Ciotti, 
in- 16), fu forza lasciar libero i] corso all' opera. 

Bbnza Francbscx), Giudizio stil Mondo Creaio — preposto 
airediz. delle Sette Giomate. Padova, Minerva, 1832, in-8. 

GiACOMAZZi Stbfano, Le sette giomate del Mondo creato, 
Dialoghi, Brescia, Cavalieri, 1827, p. 266-282, 

Ceresbto Giamb., DoUa Epopea in Jtalia, — Le sette gior^ 
nalBy KV87. ^ Secondo il Coreseto, il Genesi é una scena 
maravigliosamcnte decorata, in cui mancano gli attori. 

MoDBSTiNO Carminb, DcUa dimora di T. Tasso in Napoli, 
u, p. 258-275. 

Cbctbi Pixr Lbopoldo, Torquato Tasso, il Pensiero e le 
IfclU lettere italiane nel secolo XVI, p. 113 e 117. 

Il MnnHo rrr^uo, po<*Vio Dobilis^ima, e, con (**Tm«MX» il riiciamo, degni 
di pM alla lama rh«* fon« non goUv Sono n«l Mondo creaio rtvcstiti d* abilo 
s|)lfttidi<iiMiino i piA nimorosi Bist«>nii della ineUfi«iica anttra <» deUa teorica 
cristiaoa, ioaiemo coD totlo ci6 cha di vario e dotto o di piA iroaihnoso e 
poetico su^'^'fTivaoo Ia storio naturali d'Kliano, d'Aristotel«*, di Teofrafio. 
di tlioio, di Dioacoride. Cho ae gran part« e forw* aocho la maggior** di 
qn^ll'* dnitrine é vøoota mmo, drbbc^i ogouno ridurre a m^nl« ch<* ri6 
non k pcnto to dim«flticanta e nemmanco å ac(»Diato {tioria a Lurrriio ed 



366 IL MONDO CRBATO. 

al sao poeuM, coiido«siach6 ogni ^tcnto lettere procaoci« di ntuar Tia- 
teUetto proprio Delle oondiiioni dei tem^ e neU*ordme ddle oogninoiii ia 
cui scriveva il poeta. Oltre a di che, qoella magmfloeojta oontiBua di pe&- 
stwi e di stile che appare nel Mtmdo ereato, e qoell* aara bihlica 
« platoDica che spira in ciaacnna pagina con tanta sdenniU e oon si 
caldexxa di sentimento, sono pregi che aopraTTirono al nataie delle opi- 
nioni; o dairaltro lato compenaano piA che assai qnalche negtigenxa di 
elocuzione e la poca varieU e scarao artifido nella testnra deUo aciolto; il 
qnale pur nondimeno se a petto a qneOo del Caro riesoe moBotooo e Ian- 
(?nido, lasdasi infinitamente addietro lo aciolto del Triasino e dell'Akwianni 
Tt^irensio Mamianh Prose LeUerarie, p. 85. 

Negli ultimi anni della vita, quasi per antidparsi la contemplaxioiie di 
Dio, scrisse ao poema sacro in versi adolti intitolato Le selie giomate éti 
mondo ereato, dove cant5 1* opera divina ddla creanone, e feoe noliilinuDa 
prova di riveatire oon inunagini poeUche e ooo digreesioni morali la adenza 
flnca ed astronomica di qnd tempo, ndla qoale era dottaasimo. Ma Tiuu- 
formitå e Tariditå dell* argomento rendono il poema diffidle alla lettora 
oontinaata, e il verso addto manca di qnelle ^eiBLtiire e di qoella Tarialå 
che a* ammirano neli* Eneide dd Gan>. R, FbrnaeetaH, Disegno stocico ddla 
Letter. Ital., 106. 

Le Taase ne se contenta pas d'empmnter.... å notre IhUwrtaa, si priaå 
des étrangers et tradoit dans presque tootes les langnes de rEorope, aon 
poSme des SepiJaumées de la Créaiion.... Ratbery, Inflnence de Tltalie, 
peg. 98. 

Vegte^o pittore cav. Filippo Balbi dal Mondo creofo, 
trasse argomento delle sne pittare in S. Onofrio. V. Caterbi^ 
La Chiesa di S. Onofrio, p. 21 1 ; Venturini , Memorie dd mo- 
numento di T. Tasso, p. 1941. 



IL MONTE OLIVETO 



Tra le CongregazioDi religiose, dopo la benedettina, il Tasso 
ebbe in grande amore V olivetana. Il P. Niool6 degli Oddi, sno 
ammiratore ed amidssimo, 8*adoper6 perché da per tatto vi 
fosse caritevolmente riævnto ed ospitato. Gondottosi nell' aprile 
del 1588 a Napoli, quantonque richieato da* congiunti, dagli amid 
e dal fiore di qnella nobiltå, am6 meglio prender stanza nel 
monastero di Monte Oliveto, e vi si tratteone fino allo scoroio di 
Dovembre. Per far contenti quei padri, € i quali lo raccolsero 
dopo rinfermitå di dodid anni, anzi dopo molte infermitå e 
ron molte infermitå >, prese, «come vollero, quasi ricooosd- 



IL MONTB OUVBT(». ^fu 

iiicnto dellH lor grazia e di caritå », a caotare la sioria di quel 
monastero, che ben potea dirsi, scrive il Modestino, la sede 
del sileiizio e del riposo (L. 1046). A* 18 d'agosto, ei prometteva, 
appena fosse finito, ' mandarlo al Manso, come a discreto sti- 
matore e cortese giudice delle sue fatiche (L. 1007). Hpicciolo 
pocma sacro, intitolato al card. Ant. Caraffii, é in ottava rima. 
ma rimase imperfetto, non cltrepassando le cento stanze (1). 
— V. Serassi^ Vita del Tasso, ii, 220; Modestino Carmine, 
Della dimora di T. Tasso in Napoli; Cecchi Pier Leopoldo, T. 
Tasso e U vita italiana, 1. 267. 

Da indi innanzi ei tenne quella Congr^azione , quasi nn 
I>orto amico ne*piu dari giorni della sventura. — Il 9 de- 
cembre 1588, da Napoli, giunge a Koma, e subito scrive al 
P. ab. Degli Oddi perché venga o mandl a visitarlo (L. 1068). 
A* prim i d*agosto del 1589 daIl*Alario e dagli altri cortigiaoi 
vien scacciato di casa del card. Gonxaga, < senza alcuoa naova 
occasione, o senza altra colpa che della soa dapocaggine o 
della maninconia.... ; e con la febbre etica, con grandissima 
stanchezza per V infermitå di molti mesi », si ricovera in S. Maria 
Nuova (L. 1157, 1161), vi rimane pressocché tutto ottobre; vi 
ritoma nel gennaio del 1590, aiutato e consolato solo dalla 
caritå di €iVi^' candidissimi padri (L. 1163, 1165, 1166, 1178, 
1 180). — Neiraprile ebbe liete accoglienze in Montoliveto Mag- 
giore di Siena ; passå la settimana santa e le feste di pasqua 
tra le salmodie de*monaci di Montoliveto, presso Firenze, e 
meditando nel venerdl ^anto la pas^ione del Redentore scrisse 
quella vaga e devotissima canzone che cominda: Alma inferma 
e dolenie, piena di affettuosi e santi concetti, e vi é di bel 
niiovo neU'agosto dello stesso anno. 

ToMMASEO Nicol6, T. Tasso, Poema Monieoiiveto, sue Va- 
rianti, e delle Yaiianti de' grandi scrittori considei'aH come 
studio di stile. Dizionaiio E^tetico. Milano, Bemardoni« 1852, 
I, 353. 



(i) St* fa editor« doo iihhflé Bonaverti; usri in Pernira oel 1607 
(UiroMcioa del Baldini. Il coduv^tlo autoRrafo si eouwvrm nelU biblioteca 
d«lU faoolU iMdica di Montpellier. L* ab. cav. Coetanso Oaaaera ha pab* 
bhcaio le uUinie due ottave, cbe si le^tcono nel manoacrittoe mancarono 
■Ile «tampe. (Torino, atamperia reale, liOS). 



IL TORRISMONDO 



n primo sbozzo del primo^ • parte dd secondo atto, eooH 
piMto nel 1574 . col titolo di GtUeeUh re di yortegia^ e, se- 
r-ondo il Gamerini, aasai piii vago e scorrevole del rifbeimento (i), 
usci nel 1581, co*tipi di Aldo n giovine. Ecdtato a ooodorio 
a compimento, scriTera Finidici gia^gno 1581 al Gataneo: <La 
mia tragedia né ricoao foniref né desidero; pardié i eorapo- 
nimenti mesti øogiiooo pertvrbar ranimo: ed k> die aono m^ 
lancooico per natara e per acddeote, del>bo» qnanto poaao pia 
Tirer lietamente » (L. 1&4). B pia non T^atleae fino al 1586 (2). 
Ma noD pote noo amndersi al gentile aunando ddla prioci- 
pessa di Mantora, Eleonora de* Medid ; comando, in die diia- 
maTalo principe dell*accademie e ddle lettere belle, die pia 
tardi, non senza oompiacenza, ricordaTa (L.761, 1143). Il 21 
ottobre vi lavorava intorno : nd norembre scriveva ad Annibale 
Ippoliti: <Sono angostiato nd far il primo coro: neUe molte 
ore della notte, die sono stato desto, appena n*ho iatta pooda 
parte » (L. 685). Ed ei si £si a ridiiedere, con replicate istaue, 
nn Sofocle ed na Eoripide, ma latini; Sofode si ebbe giå in 
dooo; Euripide noa la trovato (L. 668, 683, 685, 689, 693). 
11 Torrismoodo g!å lo ooenpa e lo ywA tatto (L. G93, 704). 
A*30 novembre é presso al fine (L. 701); il 14 deoembre é 
compiuto (L. 707); il dl mededmo lo manda al Coetantini (3) 
perche glielo trascriva (L. 707, 714,727,741), tardandogli t^apre^- 
sentarlo, pel Natale, alia prindpessa, che ne fu cagione (L. 701). 

(1) Anche Scipione Biaffei, giudice competentissimo , é di purere cke 
molti passi siano nusciti pi&lodevoli nellosoosso; e oell* edmone che feoe 
del Torrismoodo, nel volume n del sao TeaHv lialiano (Verona, Vallmrs, 
1723). ne voUe registrare i piA bei versi ed i laochi piil notevoli. 

(2) Dalla lettera 532 parrebbe invece che vi altendesse nell' ultimo tenpo 
che fu a Sant' Anna, e che fosse presso a darle 1* olUm« mano, tipran^- 
tendosi che deresse esser rappresentaia felicenvente. 

(3) Torquato avea par pregato Laca Scalabrino a fiirgliene ona oo|as, 
che avrebbe volato offrire, come dono di Natale, al Patriarca Sdpion^ 
Oonzaga, anche perch6 avea grandissinta pratica della sua lettera, e per6 
piA RKCTolraente poteva intenderne le oorrezioni (L. 707, 706, 71S, 731). Ma 
non uttenae il ricniestogli favore (L. 748). ~ Anche il serenissimo pn^P^ 
VincenKo ne vollo nna copia che comniise ad un suo cancelliero (L. 96oi 



IL TORRISMONDO. 369 

E il suo Costantini lo compiacque ad usura. € Ringrazio, cosl 
Torquato, V. S. quanto merita questa bellissima e graziosissima 
lettera, con la quale sarå aggradita la tragedia, piu che non 
merita per se stessa, o altrettanto ; e mi dubito che piii dilet- 
teranno queste belle miniature e figurine, che cosl leggiadra- 
mente ornano il libro, che V opera istessa » (L. 743). Ei sperava 
di farla rappresentare a Mantova, nel carnevale del 1587 (L. 708, 
736), ma non ne fu nulla. — Prima per6 di darla alle stampe, 
vi torna sopra con cura paziente, muta e rimuta piu volte; 
e raccoltosi nella deliziosa villa di Zanga, presso Bergamo, non 
si stanca di recarvi Tultima mano, quantunque non cessasse 
anche dopo la stampa di farci sempre nuove giunte (I) e nuove 
correzioni (L. 714, 743, 790, 792, 843). La tragedia uscl in 
Bergamo nel ssttembre 1586, in carta men bella, e che gli 
riusci di poca soddisfazione (L. 866). Porta in fronte la dediea 
al nuovo duca di Mantova e Monferrato Vincenzo Gonzaga: 
forse, ei dice, parrå diadicevole € donare a felicissimo principe 
infelicissima composizione : ma le azioni de* miseri possono an- 
cora a' beati servire per ammaestramento. E Vostra Altezza 
leggendo, o ascoltando questa favola, troverå alcune cose da 
imitare, altre da schivare, altre da lodare, altre da riprendere, 
altre da rallegrarsi, altre da contristarsi. E potrå col suo gra- 
vissimo giudizio purgar in guisa Tanimo, ed in guisa temperar 
le passioni, che T altrui dolore sia cagione del suo diletto; e 
rimprudenza degli altri, del suo avvedimento; e grinfurtuni, 
della sua prosperitå » (L. 884). — 11 Torrfsmondo fu subito 
levato a cielo, e in men di cinque mesi (L. 1587, febr. 1588) 
ebbe dieci ristampe (2). Con tutto ci6 non gli mancarono grav i 
censure: il Clarissimo di Bergamo (podestå Alessandro Con- 
tarino) gli manda i suoi appunti (L. 904); Scipione Gonzaga 
i suoi dubbl (L. 790, 830), su* quali Torquato al Cataueo : « il 

(1) L'ftgregio prof. Pietro Ferrnto, soprintftndente all' archivio di Man- 
tova, nel 1878, per woize Uerniui-Ziili (Mantova. Segna) con molte lettere 
inedile di Gianib. Guarini ne pubblic6 una del Tasso al principe Gonzaga, 
in che gli roanda alcuui concieri al Torrisinondo. Ei dice che vennero in- 
irodotti neir edizione dell' Osanua del 1587. La lettera ha la data di Mo- 
il<?na, il SI giugno l.SS^l; ma certo erronea; ch6 il poeta non vi fu mai nel 
1581, vi fu nel 1587 ueirottobre, non nel giugno, recandosi da Mantova 
a Loreto, ospitato dal vescovo Sisto Visdoniini. 

(2) Coinin Ventura (edia. principe) in-4; Id., in-8 piccolo; Kcrrara, 
Paguocinl in-1 e in-12; Mantova, Osanna, in-12; Verona, Discepolo, in-8; 
Venezia, Pdo, in-8; Genova, Bartoli, in-8; Bologna, Rosai; Torino, Caval- 
leri; Venezia, Zeppiai. 

21 



370 IL TORRISMONDO. 

giudizio ch' iu ho £atto della mia tragedia sarebbe peggiore di 
ciaacuoo altro, s* il contrario, ch* avete attribuito al signor Sci- 
pioDe Gonzaga, fosse il migliore (L. 894). 

Nel 1387 osci a Parigi coi tipi del Chavillot: — La Gismofutn, tragedia 
tiel 8iyfU>r TorqtMto Ttuao nu4)ramente compotta e mes9a in luce (da 
Bernardino Lombardi). Nel 1588 fu la stessa ridata alle stampe da Ghie- 
rardo Borgofrni in Ber^^amo, per Gomino Ventara, col titolo di Timerr^ 
e sotio il nome del proprio autore, ch'é Federigo Asinaii, conte di Ca- 
inerano. Apostolo Zeno fu il primo ad acoorgersi di qaesta impostnra . <> 
ne paria nelle lettere -159, 530, e piA stesamente nélla 1511. 

Di Calepiolo Pietro, Paragone della poesia tragica <r liaiia 
con quella della Francia. Zurigo, 1732; Venezia, Zatta, 1778. 
Vi fa pur Taoalisi dei pregi e dei difetti del Tornsmondo. 

Serassi Pierantonio, 11 Tornsmondo — Suoi ttei, suoi 
metnti e sUma che gode presso de' piii intendenti, Vita di T. 
Tasso, n, 182-202. 

Napoli-Signorellif Stoi'ia antica dei teairi anticht e modemi, 
Napoli, 1877. 

Paravia Pier Alessandro, Sopra il Tornsmondo, Museo 
scientifico, letterario ed artistico di Torino, 1843, pag. 89. — 
I^ezioni Accademiche. Torino, Fontana, 1843, p. 135-148. 

Emiliani Giudid, 11 Toiyismondo , Analisi. Storia della 
Jjetter. Ital., ii, 153*157. 

D' Otidio Francesco, Due tragedie del cinquecentOy CEdipo 
delC Ånguillara c il Torrismondo di T, Tasso, Saggi critici, 
Napoli, Morano, 1879; Analisi del Torrismondo. — Colorito 
locale, caratteri, situazioni, fonna, p. 272-311. 

Bozselli cav. /**., Della imitasione tragica presso gli anUchi 
e presso' i modemi. Firenze, Le Monnier, 1861. — // Torri^ 
smondoy Analisi, i, 447-457. 

CeccM Pier Leopoldo^ 11 Torrismondo (T. Tasso e la vita 
italiana), p. 143-47. 

Ginguené (Ediz. mil. del Giusti^, vi, 85. 

n Tasao fu il primo nel Torrismondo a far contrastare due caratteri, 
r amicizia e V amore^ artifido sconosciuto anche ai Gred. demente Bftroni 
Catiileabd. 

L'autore tiene del modemo quando vi pooe a oontrasto Pamore e 
Tamidzia; molta parte, sebbene non integrante, vi ha il coro e in conse- 
puenza la lirica, la quale pore campeggia in molte pariate e sentenxe; 
pure grinddenti vi sono intraldati, inverosimili , predpitati. langbe le 



IL TORRtSMONDO. 371 

parUte, inopportune lo descritioni : qaello tfoggio di lirica j^iiasU i parlari 
IMssionata. CantfJi, Stori« dolla Letter. It«l., 500. 

Il Torriamondo é nobile argomenio di tragedia, ma é iinitaxione del- 
l'Kdipo re di Sofocle.... Il difetto di ({uesta tragedia é che si narra queUo 
ch<* ni polrebbe rappresentare, quindi lunghi discorsi, che stancano, poca 
azione, e poi uoa moltiplicitå di picooli acddenti per veoire allo sciogli- 
ineoto del nodo. Il Tasso ide6 questa tragedia nello Spedale di S. Anna: e 
qitello Btraaio ch'eglt sentiva eapresse, apecialroente nei cori, e nelP ultimo 
vhf ci laacia uoa profooita commosione neiraoima. L. Settfmbrtni, [«ezione 
di Utter. lUl., n, 313. 

Tent6 il Tasso anche la tragedia classica, e ad imitaiione di Edipo re 
itrriiiie il auo Torrisinondo. Ma Tltalia nou avea piO la fmca di produrr^ 
u^ l'eroicx), né il tragico, e li oon ci é di vivo, ae non quello aolo di vivo 
rh'<*ra nel poeta e nel tempo, l'elemento eli^giaco, maraime ne'Gori. TV 
S'inrfift, Storia deUa latter. Ital., il, SS8. 

11 Torrismondo del Tasso fU recato in francene da Carh 
\ion, parigino, sig. di Alibray, e la sua traduzione fn stampata 
in Parigi nel 1636, natomiMU oel 1640 e 1646, 10-4. 



L'AMINTA 



Nel maggio del 1507, a spe^^e dell* universitå degli scolari, 
rappresentavasi a Ferraraf con grande plauso, lo Sfbrtunato 
di Agostino Ar^enti ; e v* assistea pure T. Tasao. Que* plausi 
gli agitarono potontemente Tanima; ei pure invaghl di quel 
gonere di poesia, e Ki vuole che fin d*allora meditasse tentame 
la prova. Fer6, solo ai primi di gennaio del 1573, si mise 
air opera: Aniinta, il subietto deWecloffa (L. 26, 130), o farota 
pastorale (L. 172, r>8l), come gli piacque intitolarla; in roen 
di tre mesi compita. Il Serasj^i ritiene che nella primavera del 
1573 venis.He rappresentata a Ferrara, e con isplendidutsinio 
su(t^9so. Da una lettera di Tiberio Ahnerici a Virginio Al- 
uierici, che porta la data di Fesaro deir ultimo febbraio 1574, 
rilffviamo cLe fu pur rappresentata in cjuella dtU da alcuni 
^iovani di Urbino, 1* ultimo giovedl di febbraio, nella nuova 
sala, costruitari per la venuta della priaci|)08sa; o subito do|io 
a Fo:«}»ombrone dagli stensi dilettanti, dinanzi al card. Della 
Rovere. 



372 l' AMINTA. 

Il poeta era entrato in isperanza di vederla di bel nuovo 
sulla scena a Ferrara, e nell*estate del 1581 scriveva a Carzio 
Ardizio: cQui si rappresenterå una mia £eivola pastorale: bo 
invitato il signor priocipe di Molfetta, ed inviterei ancbe il 
signor principe Rannuccio, s' io avessi alcuna servitii con Sua 
Eccellenza; ma il signor duca vostro (di Mantova) mi pare di 
poterlo supplicar liberamente , che mi faccia anch*egli qtiesta 
grazia: e mi rincresce che voi et io non siamo servitori del 
signor don Giovanni de' Medici ; perché la sua presenza sarebbe 
molto favoré^ole a questa mia favola> (L. 172). — Onde io 
non so consentire col Serassi che la vorrebbe in quel toroo di 
tempo, e con quella magnificenza ch* era propiia del duca Gu- 
glielmo Gouzaga, recitata a Mantova, e che vi assistessero gli 
stessi personaggi che Torquato avea in animo d'iuvitare a 
Ferrara. Andie il granduca di Toscana, commosso dal grido 
che r Aminta avea levato di sé nelP univei'sale, voUe udirla, ed 
afiid6 all*architetto Bontalenti la rappresentazione, che decoravala 
con sue invenzioni e intermezzi che furono ritenuti stupendi. 
(V. p. 110). 

L'edizione principe e TAldina del 1581 (1), drtjsaia a don 
Ferrante Gonzaira, principe di Molfetta e signere di Guastalla. 
Di tal dedica scriveva il Tasso al Mannzio: <Ho voluto do- 
mandarle parere della dedicazione; i>erché non posso credere, 
per Tafiezione che V. S. nella sua lcttei*a mi dimosti'd, che lui fra 
tanti avesse scelto, se non avesse creduto che dovesse piu di 
molti altri vcder volentieri i miei comi)onimeuti (I^. 581). 



(i) Il Serassi novera 70 cdizioai fleir Aminta: il GaasU altre 62 dalla 
romaua del Sfllviooi, 1783, alla parig-iua del Praiilt dW 1851. — Tra le mi- 
f?Uori edizioni il Serassi Dota T Aldiiia del 1583, in-12, cou figxire in le^mo. 
delicalameiite iiiiagliate; T Aldina del 1590, in-l; le parigine del CraniuisT. 
1651, iu-1, e del Curbé, 1655. curata ed annotata dal Menairio, rara as5ji 

(ti - 

de 
be 



). Vitré); T elegante di Leida deirKKevier, 1656, in-l:i; la Cdoiintaaa 
1722, cui ebbe pur parte Cat«»rino Zeno; quella di Londra del ITSO, con 

le flgure <lel Lapi: la nobilissiiiia di Parigi del Didot. 1781, in-i2 e in-8: 
e del Molini, Parigi, 1781, in-8, edizioue di soli 50 eseinplari in carta d\An- 
uonay. Seguirono aporesso le Bodnuiaue. Crisopoli (Parma), del 17S0, 
in-1 piccolo ed in foglio reale; 17U3, iii loglto reale; 1796. in-8 piccolo; 
quella di Londra del Dulay, sopravvegliata da Leonardo Nardini, di 250 
estMuplari. in-8 gr., e la Padovana del Crescini, liSS, in-4, con fregi in 
rame, edizione di soli 100 eseropUri. 

Air edizioni ricordatt* dal Serassi e dal Guasti si debbono pur airgiun- 
gere la napolitana del 17S0, in-12 fig , e le Palermitane del Rosselli. 1611, 
in-16 di p. 72: del di SHIi, 1S15, in-S di p. 76: del Gabinetto tipografico, 
all'insegna del Meli, 1831, in-18, di p. 91, e quella del Maccarone, IStf, 
iu-16 di p. 80. 



373 



STUDI CRITICI SULL'AMINTA 



Åminta^ farola boschereccia di T. Tasso con le Annoia" 
zioni di Egidio Menagu). Parigi, Curbé, 16o5, in-4. 

— Venezia, Pas(|uali, 1736 e 1750. 

LWminUi di Torquato Tasso, difeso c iUustrato da OirsTO 
FoNTANiNi. Roma, Zenobi e del Plarro, 1700, in-4. 

— Con oxscrvazioni critichc di Uberto Bblvogi.ibnti. 
Wnt'zia, Colctti, 1730. — I^e ossmazioni ilel Belvo^'lionti furorio 
confutate da Domenico Maurodiuoia, illustre medico di Bari 
nellf sue tlotte Aniiota/.. Bopra TAminta. (Opuso. ralogorå, xui). 

Diede argomento a Mons. Fontanini di srriverne le difeso 
il disoorso oritiro lotto all* Acoadomia de^'li L'nili di N:ii>oli dal 
dura di Teleso D. Hartolomnieo Ceva (irimaldi. Mu nella stessa 
Accademia il p. B«ildassar(3 Paglia (n. a Caltagirone il 7 maggio 
\i)C)2, m. a Firenze il 4 novembre 17(C)). Minore Conventuale, 
pp'so a ril)attere le <'ensure e nd esporne i pregi. Tutti e duo 
f|uej«ti discorsi vennero pubblirati nella ter/a Kaccolta delle 
lettere memorabili dfl BuUfon, Napoli, 101)7. 

Aminta, farola boschvrcrcia di T, Tasso. Crisopoli. Bodoni« 
17S9, in-4. Pubblie. in oreasione d»dle nozze Malaspina-Boiardi. 
La prefaziono é dell" editore Pier Antonio Skras.si. — V. .SV- 
rassi^ Vita di T. Tasno, i, 'SM'2i€y, — 11 giudieio obo deirAroint« 
ne du il Sera.ssi o parola pei' parola eguale a quello del Parini 
{Prose, Milano, Silv»»stri, 18:^1, p. 173), ed a quello del Fabroni. 
Ix) riferl ancbo il Corniaiii, agiiiungendo cbo c invano hi lu!«in- 
ghereblm di poter diro niente che 1* ogguaglia.^se. » Chi dei tro 
ne fu il plau'iario? 

LWminla di T. Tas^o, Padova, Crescini, 1822. — Il ragio- 
namento cbo lo pre<*ede o del prof. Giovanni Zr<r\i.A. — D«dla 
vita di T. Tusso. Milano, lip. del Commerrio, !Kll>, p. 81-94. 

GioBERTl ViNcENZo. Stutli IctteraH , tr.itti da;rli antngrafi. 
I/Aminta, 71^74. Milano, .^cioMo, ls77. 

Kmiuani Cmnui Paoko, L*Aminta. Storia della I^etteratura 
lul, II. 181-85. 



374 STLDI GRTTICI SUIX'aMINTA. 

Fbrrucci Franceschi Catsrina, i primi quattro secoli deila 
Letter. Ital., ii, 397. 

BozzsLU Fr., L*Amin(a. Dell* imitazione tragica, ecc. Fi- 
renze, Le Monnier, 1861, i, 457. 

Sanfilippo Pibtro, Storia della Lett. Ital. Palermo, Lauriel, 
1861. L*Aminto, ii, 463466. 

Cbcchi PiSR Leopoldo, L* Aminta. — L* Aminta e Torquato 
alla corte di Urbino. Torqtiato Tasso e la vita italiana nel 
secolo XVI, p. 132-143. 

OiNGUENB (ed. mil. del Quasti), Aminta, vi, 307. 

L' Aminta é compommento che spira ineffaMe firrasi«} ® ^dU d«U« 
catezza e quella passione derivano dal pid intemo deU'amma del poeta.... 
Tutti i giadici competenti , compresi gU stessi italiani ceoaori del Tksso, 
hanao V Aminta in conto di un esemplare perfetto di poesia italiana. V. F^ 
scolo, Sapgi di critica, i, SSl. 

L' Aminta, poemetto postorale, moddlo anoora unico nella nostra ponia, 
nel quale, come altri ben disse, vedi congiunta la sempUcilå di Teocrito 
al brio d*Anacreonte, la dolcexxa di Tibullo alla leggiadria di Virgilio; 
oosicché, ae anche nesson'altra opora piii grande ci avesse egli laadata, 
basterebbe questa a renderlo immortale. H Crepuseolo, 1855, p. %. 

Che cosa é V Aminta ? É un dramma, che ha la fonna, la bdUezsa, la 
serenitå d* una tragedia di Sofocle; é la rappresentanone di un mondo tatto 
ideale, pieno di luce, d'amore, e di d>brezza, di malinconia, di gioia, di 
volutti : é come un bel fiore campato in aria e per pochi sottiUssimi fili 
atiaccato alla terra; h un sospiro alla felicitå, e la felicitå é qnesto: rio 
che piace ei liee. V Aminta vi fa dimenticare la terra, il GonciUo di Trento, 
i Gesuiti e vi trasporta in un mondo liberissiroo, dove non vi é eccesao nsa 
affetti puri e verecondi. Non mi atate a dire che il mondo cosi rappre- 
sentato non é vero. — Il vero non h reale ; e il primo dei veri é 1* amore. 
Tasso vi rappresenta Tanima sua innamorata che vede nel mondo soltanto la 
donna sua, e tutto il reato é niente, ed ei la trasporta seco in una regione 
ideale dove le dice quanto ei Tama, e le då tante pruove del sno amoro. 
ed infine ottiene che ella lo riami. E questo adnnque non é vero, non é 
afTetio vero? L' Aminta é specchio di un'antma, non é rappreaentaxione 
del mondo.... lo non vi citerd né un verao né una parola, perché terao di 
guastare quel delicato fiore. Settembrmi, Les. di Lett. Ital., ii, 3SS. 

L' Aminta non é un dramma pastorale e neppure un dramma. Sotto 
nomi pastorali e sotto formå drammatica é un poemetto lirico, narraziooe 
dramroatizzata , aniiché vera rappreaentaxione.... L' Aminta 6 un'anooe 
fuori del teatro, narrata da tesUmoni o da partecipi con le impreattoai e 
le passion! in loro suscitate. L' interesse k tutto nella narrazione sviluppata 
liricamente, e intramessa di Gori, il cui concetlo o Tapoteosl della vita 
pastorale e dell' amore : se ei piace, ei liee. Il motivo é lirico, svilnppo di 
sentimen ti idillici , anziché di caratteri e di avvenimenti. Abbondano de> 
scrizioni vivaci, solUoqui, comparazioni. aentense, moviroenti appa»iooati. 



STViii cRinci slu/aiiinta. 3*5 

VI peiielra un« moUexi« niustcale, piena di f^raxia a delicatecxa, ch« rendi* 
vohiUuofta aoche la lacrima. S(>mplicitå molta ^neU'ordito, e anche neUu 
Htile, che seofa perder di elegaota ffuadafrnA di naioralexxa, con uoa aprez> 
xatura che paro oepUgenta ed 6 arlificio flnissimo. Ed é percift senipliciU 
meccanica e manifatturata . che då iin* apparenca pastorale a un mondo 
tiitto veni e tutto coDcetU. É un mondo rafflnato, e la stessa aempliciti «• 
un rafllnamento. A' contemporanei parve un miracolo di pcrfczione, e certo 
non ci ^ op^ra d'arte cosi flnameute lavorata. De Snnetiå^ Storia della 
Letter. Ital., n, 9t7, 

Odorosissimo friardino di belleixe poetiche. Unnaili, Anunaeatraroenti 
di I/«)tt<>r., IT, OOl. 

Malhcrbe non aaxiava«i d'aromirar rAiniula, e avrebbe dato, dice 11 
Menaf^io, tutto un mondo p^r esaerne T autore. Conhi, Storia della Lette- 
ratura Ital., 326. 

Quvl poeta asciutto e umido uonio, come lo chiam6 il Marini, Malberb«*, 
che fU il precursiore dcUa aeccbezu di Roilcau, dicea che avrebbe voluto 
avere scritto 1* Aroiiila, il pift bel K>oiello dello acrifrno del Taa^o, che, ne« 
condo il Ilocalini, i pocti violt*ntemente acouftccarouo . e ne lo portarono 
via, taiiti furono fri* imitatori. K qucata ptv^ia, molle quasi di baci, alciini 
diMcro arida e sniorta.... Cam^rini, prefazioue aireditiooe della GeruM- 
lemme Liberata, p. IH. 

Mirahile é la ilelicateua defrli affetti, e veramente inimitabile la iirrafiN 
dpllo stile, che accoppia la aemplicitå pastorale alla pift aquitita ele^nnta, 
e »ouiiKlia ad una f^hirlanda di flori fp'eci e latini quivi inserti in totta la 
loro frenrhcfia. /f. Fornorriori, Disefrno storico della I>»tt. Ital.. p. lal. 

Coni|K>M* r Aminta, di cui, con un intreccio artirtcioaamente con|fe(rnato 
e con una fsvåa freutikrza di formå, aeppe rendere abba^tanxa interessaul«* 
il %o(rfretto, quaniunque rmv que«i(o e<isentialmentt* falso, gtacchA la vita 
pastorale, troppo povera e mesrhina nella realti, troppo artiflciale neila 
rappres(*ntaxioD<* faltane dai poeti, poteva dar luofro benai a irraxioai qua* 
dretti di ftemi^ici e delicati tratti, nia non ad uu'ampia (da dramniAiici. 
h'lPridin. Scritti critici. p. 194. 



VERSIOM DELI/ AMINTA 



iN LATINO. 

Amvnta, Coinoedia lUHtoralU t>tpi;anH iiol)ili«-iroi clomiiii 
T. Tav*i, ex italico sei-ninne in latituim ronver^a ab Andrea 
Whfhrnndo Ponift'nnOy nitnliro. Franroforti ;nl M<H»nuin tvpi« 
WccheliaiiiH, IG15 e 1024. In giambi »enarl. 

A Thoma W'atsono^ lon«lin«»n«i. In e^anirtri Intini. 

Lon«)on, Marah. ITiHTi <• \Tt{ti. 



1 



376 VERSIONI OELL'AMtNTA. 



IN DIALETTO. 

SIclllaao. -*- Petrelii Giacomo^ L*Aniinta del Tasso in 
versi siciliani. Il Petrelii u. a Palermo nel 1G83. E lodato da 
Domenico Scioå, nel Prospetto delta Storia letteraria di Sicilia 
nel secolo xvui, Palermo, Lo Bianco, 1860, a pag. 114, nella 
qual pagina, alla nota 4 é ricordata questa versione, che dod 
pare sia stata mai stampata. 

Napolitano. — La Nazionale di Napoli possiede an codice 
cartaceo in-fol. del secolo xvui, contenente PAminta tradotta 
in dialetto napolitano da Francesco Olica, 

IN FRANCESE. 

Amynte, fable bocagére, prise de Titalien de Torquato Tasso, 
imitation de Pierre de Brach, Bordeaux, Milanges, 1584. 

par de la Brosse. En prose. Tours, Mettayer, 1591 

et 1593. Réimpr. a Lyon, Rigaud, 1597. 

par GuilL Beliiard, Paris, TAngelier, 1596; Rouoo, 

Le Villain, 1603. 

Lydie, fable champétre imitée en partie' de TAminte de 
T. Tasso par le S. du Mas. Paris, Jean Millot, 1609. 

L' Aminte du Tasse, tragi-comedle pastorale, accomodée aa 
théatre fran^is par le sieur de Raysseguier. Paris, Courbé, 
1632. 

L* Aminte, en vers, par Vton Balibi^ay. Paris, Rocolet, 1632. 

L* Aminte du Tasse, Pastorale, traduite de Titalien en vers 
frant^'ois. par Tabbé de Torche, Paris, chez Gabriel Quinet et 
Claude Barbin, 1666. — Id., 1676; Ala Haye, Leviu van Dik, 
1670, 1681 ; Rouen, 1679. 

— ^ en vers libres. Paris, Barbin, 1676 (sans nom d^anteur). 

L* Aminte traduite par Pixquei, Paris, Nyon, 1734, av. fig. 

- par Tabbe Regnier Bestnaixiis. Paris, Cellier, 1708. 
-^— par V Escalopier. Paris, 1735, iu-12. 

par Fournier. Londres, Cazin, 1789. 

par Berthre de Boumaiseaur, Paris, Batillot, 1802. 



VBRfilONI DEU/ AMINTA. 377 

— par Baour Lwmian, Paris, 1813, av. O grav. (av. les 
(l<>ssiQfl orig'. (le Desenae). 

par A, Desplares, Pari«, CharpeDtier, 1848. 

— par Vicloi- Delaire. Paris, 18C3. 

— par G, l)ouaire, Paris, Dentu, 1868. 

IN CASTIGLIANO. 

La Amiota de Torcuato Ta.sso. Traducido de italiano ea 
Castellano por D. Juan de Jauregui, Rome, Rstevan PauHno, 
1007, di pag. 87. Rarissima. Sevilla, Fraocisco de Levra, 1618; 
ediz. limata e corretta dalP autore; Barcelona, 1620; Madrid, 
1804, cdiz. pubblicata dairAccademia spagnuola ; Madrid (Pari:«), 
1821. — H nella Colerrion depoetas de D. Ramo%i Fernandes, 
tomo VI ; e nelle Poesias castellanas desde el Hempo de Juan 
de Mena, recoffidas por Qtiintana; e nel vol. i del Parnaso 
Espannol. 

Il fam09O CervaDtes di questa versione diede il Roguento 
splendido giadizio : € Vaono eorettuati dal novero de* volgari 
tradutton due sorittori nostri, Tuoo il dottore Cristoforo di 
Fighcroa nel «uo Pastor Ftcfo, e V altro don Giovanni di Sciau- 
reghi neirAminto, dove pu6 ognuno stare in dubbio qual<* »ia 
la traduzione e quale V origtoale. » Don Chisciotto, vol. ii, c. 62. 

IX PORTOGHESE. 

Mi «» noto c-he il dott. LuiV/i Vine^nso Simoni rotn\\XHne a 
tcrroine la verjiione deirAminta ; ignoro pero so 1* abbia aurora 
pubblicata. 

IN INGLESE. 

Tas.<to*s Aminta Inglinht (by John Re^jnnhhf) totbift i« 
added Ariadne s Compluiiit in imitation of Antruillcira, wriftcn 
bv the tranxlator of T. Amint.i. I^ndon« 1018. Tue tråd. d»» 
TAminte fait aunsi partie tl«» Fniun<*e *s Countf8«e of IViiibro- 
ke'a Jvy Cburch, 1591, in-4. — (iraeste. 



'MS VBRSIONI DBIX*AMIXTA. 

AmiDU the faumoos Pastoral, writteo in I talian, bv Signor 
T. Tasso and translated iuto EagUsh verse by John Lancer. 
TogeUier witfa divere ingenious Poems. London, 1660, in-8. 

Aminta made English by Joh Oldmixon. London, 1698, uwi. 

Aminta a pastoral comedy by T. Tasso in Italian and En- 
glish. Translated by P. B. du Bois, B. Å. of St, Mary Halt. 
London, 1726, in-12. 

Amintas, a Dram pastoral, translated Crom Tasso by VitiL 
Åyre. London, 1737, in-8. 

The Amyntas of Tasso, ti*anslated from the original italian 
by Percival StochdaU. London, 1770. 

Amintas from the italin of T. Tasso, by Leigh Hunl. Loq> 
don, 1820. 

IN OLAXDESE. 

Amintas Herdei*spel van T. Tasso door J. B. BelUhens. 
Amsterdam, 1715, in-^. 

IN TEDESCO. 

Amyntas Schafersp. v. M. Scheidcrn. Amburgo, 1642, iQ-12. 

Amynte. Schafergedicht metrisch iibersetzt F. GL VTalley, 
Berlin, 1794, in-8. 

Amyntas. Ein Hirtengedicht deatsch n. ital. t. Ed. SchauL 
Karlsr., 1818, in-^. 

Amyntas. Schafersp. A. d. Ital. v. H, L. r. Banford. Swikau. 
1822, i'n.l6. 

Streekfuss C, Torquato Tasso *s Leben mit Proben ans 
den Ciedichten: Rinaldo und Aminta.... Berlino, 1840. 

IN POLACCO. 

Amyntas, Comédia Pasterka przelona majezyk ojczysty przex 
nieznaiomego autora. Vydana z rekopismu przez Fr. K, Nor^" 
howshegoy gr. 12 (s. B.), Eierlin, 1840, Behr. — L* Aminta, 
comedia pastorale tradotta in lingna polaci'a da ingnoto antore, 
pubblicata da Fr. C. Novak, in ^. 12. 



VEIWIONI DBU.* AMIVTA. IHO 

IN UNGHERESE. 

Csokonai Vitéz Michdly, Amiutas, Tassoouk erdei meséje. 
Nagy Varédon Måramarosi Ootlib Antal betuivel, 18()C, di 
l»ag. 98. — Aminta, una novella delle selve del Tasso. A GrosA- 
Wardt'in, nella stamperia d*Antonio Gotlib di MÅrameros. 

IN SLAVO - ILLIRICO. 

Zlataric* Domenico (n. in Ragusa nel 1556), I/AminU in 
lUirioo. Venexia, Aldo, 1598. L* Appendini la dice elegantinsima. 
Fra Candido Mariotti, Min. Osser. e Custode della Biblioteca 
d(** Riformati di Ragii.ta, alla rui cortesia mi professo debitor«* 
di raolt«« notizie delia letteratura slava che rif^uardano i nostri 
poetif mi fa kapere che nella lor Ribliotora e9\Ae un esemplare 
'ieir Aldina. 

IN GRECO VOLGARE. 

Aininta del Tasso, poema bellissinio, træslatato e compofito 
in venii nella comun lingua da *** Venezia, presso Nicola 
Olira de* Gioannini, 1745. — cll traduttore ^i pregia di oon- 
Mervare la qualiti del verso, e le grazin dell* originale ; ma 
tuttavia questi versi sono di quiiidici sillabe, e rimati due per 
du(\ rome i no»tri martelliafti. > Seratsi. 

SOOr.ETTl ARTISTICI PRKSI DALI/AMINTA 



.MoR\si Domenico, Stina, ramantc di Aminta. Stritua in 
pla«tica. I'rinna esiios. ital., IHCl. 

Strazza Giovanni, Silria e ÅminUi, Gruppo. l'>po». di Pa- 
ri gi, 1H07. Pt'iittina di>«., (iullient inc. V. JkiiC On^nru, Srrilli 
d*arte, p. 324. — Ulujitraz. |i0|K)1. 7 !»eit. 1K70. p. 'MHl 

Brioschi f*A<>l.o. Thnideszti di paifnre//o urt/o sletjnr dnl 
té'onro la h**ifa in und*: forme (Dall* . aminta). K!*p. loiiih., 18ir>. 

Carnovai.! Giovanni, d»*tto il Pi«rio, b •rgamn«*''o. .'<rt/ir*'lto 
pre^o dairAmiuta. 



380 



MUSICOGRAFIA 



Fu VAminta vestito di armoniche note da Erassio Marotta, 
siciliano, di Raodazzo, della Compagnia di Gesii, che morl in 
Palermo nel 1641. V. Mongitore, Biblioteca sicula, i, 185. E 
lodato dal Borghi nella Cantica in morte di V. Bellini. 



PARODIA 



VAminta di T. Tasso, inoi^alizzato da Fra Giambatista 
di Leone, Miner Conventuale, e dato in luce dal rey. D. .In- 
tonio di Leone. Napoli, Benxei, 1694, in-4. 



LE RIME 



Tre sonetti, di lui sedicenne, usciti nella Raccolta di Rime 
in morte d^ Irene di Spilimbergo (Venezia, GueiTa, 1561); tre- 
dici, in quella procurata dalP Atanagi (Venezia, Avanzo, 1565); 
trentasette sonetti, due canzonl e due madrigaii, tra le Rime 
degli Accademici Eterei (Padova, genn., 1567); sedici sonetti, 
duc canzoni, due madrigali nella Scelta di Rime di dieersi^ 
edite nel 1579 in Genova dal Zabata, sono i pnmi saggi di 
Rime che apparvero del Nostro. — Prima di partire per la 
Francia, nella Memoria lasciata al Roudinelli, ei pregava Ta- 
raico, ove non fosse tornato, a raccogliere e mandare in luce 
i suoi sonetti amorosi (L. 13). — Ed ei gik aveva fermo di 
pubblicar le su3 Rime, ed aveale sottoposte al giudicio delP a- 
niico Scipione Gonzaga (L. 136), e fin dal 20 novembre 1580 
Toleva che sotto la protezione del norne glorioso di Lucrezia 



LE RIMB. 381 

« 

ed Eleonora, principesse di Ferrara, passaseero alla luce degli 
uomini e del mondo (L. 140). Ma non ne fu nuUa; che nel- 
Taprile del 1581 usd TAldina scorrettissinia , e (lerfin con 
de^verni altrui (L. 205). Né piii corretta usd quella del 15S2, 
con la giunta d'una seconda parte, che g'i^ andava a torno 
8ell^a che ei Tave^ise pur veduta (L. 205). E tanti furono gli 
errori che aveano stuprato le due Aldiiie, che il cav. (iuurino, 
mosso da sola piVM, com*ei scrive, ne imprese una ristaoipa 
etnendati (Ferrara, Haldini, 1582). — La terza parte delle liime 
e Prose fu pubblicata dal Vassalini nel 1583; il 1 aprile del 
1580 (1) hl quarta; la quinU dairOrero di Genova nel 1580, 
e la sc^ta dal Vassalino nel 1587. — Ma ancbe le stampe del 
Baldioi-Vassalino confuse c scorrette sempre; onde il Tasso le 
solea chiamare: il miscugiio di Vittorio (Baldini, L. 808). 

lie sole Rime date da »tam pare dal Tasso, nel temi>o me- 
desimo, furono la prima parte a Francesco Osanna di Mantova 
(1592. V. L. 1340, 1352); e la seconda a Comin Yentura di 
Bergamo (L. 1349, 1353, 1354, KCA 1364. 1305, 1306, 1308, 
1435); ma, indugiando il Ventura, se ne prese Tincarico il 
bresciano Girelli(L. 1421, 1426, 1434, 1458), che ri.sUmp6 tutte 
e due le parti nelfofficina del Marchetti. L*edizione fn intito- 
lata ad Eleonora de*Mcdici, duchef>sa di Mantova, e per tale 
iledica il poeta si ebbe in dono un ricchissimo gioicllo (L. 1462, 
1463, 14<)9). — Ma auche la Oitvlliana* fu guasta doi medcsimi 
errori che quella di Mantova, con quah-uno di piii ( L. 1418, 
UrK), 1461, 1462, 1404). — cllo avuto, cosl il Tasso al Co- 
btantini, tre volumi delle mie Kime, s<*n/a la Coroua, e »euza 
la can/one della Fama: bi^ncli«' Tuiia o Taltra si potesse rico- 
pian* da* libri stampati, courio avea scritto piu volte.... Nel- 
r altre rime sono scorrczioiii fatte a |M)sta. La Te^tudinu é 
iruasta nella testura; o la canzone nelle no/.zu del siguor conte 
di Paleno, similmente: e mi ricordo, cb'io rave\a racctmcia 
assai l>eiie » (L. 1 1(>4). Oiidi.', scoiiteiitissimo delle due edizioui 
tnai condt' e motto ditninuiU', ne numda un est»mpla:v, conviio 



(1) 11 pov<»ro Tnwo lo '»i ilnva h«'ll« ^ »parriato' H qH'tU. rt»«i il V»- 
Hiiliiii iirlla il'tlira a Marro l'io di Savoia, «iiriii>r<* di SbhmidIo. ^xic/i«' p«*r 
tn qnnltt't drl Kno jptyo ftrr^u furono sMto non p*io ^urr qttrfit fhr, romr 
hrnt'jno jf'firc. tjli fu. >-».i ftfinfntrit-r Ufl Ir-ttro d''l m'tndo ; f >»* n raiiotf 
f jtn f I »««•«••»•»•, fhf 't/tri rfi f'ii\ f'trf^ %i jtr*'t»fl i /»ukm-. r ;/ cut't.'H — l>i 
quo^la cd:/i<JUc Vv^'^'JM rite ur «<riva il TaH'^u (L. lAM). 



382 LB RIMB. 

di sua raano, ad Orazio Feltro, perché vedesse modo die tntte 
le sue Rime fossero ripubblicate in Napoli ; ché, da essa vot- 
rebbe questo fatore, che da altra ciUå (L. 1460, 1467, 1472). 
Ma seuza frutto. Uscirono invece dai tipi dello Stigliola i Di- 
scorsi del Poema eroico (L. 1594); ma si dnole, nella oorrecioBe 
degli errori, d* aver avuta la medesima grazia Id Napoli cfa* et 
ha avuto nell* altre parti (L. 1524). 

Delle sne rime e delF edizioni che si fecero scriveva il Tasso : 

Ne*80Detti non veggo com*ella possa por mano con mia 
soddisfazior.e, se non quando ella volesse con diligente severitå 
riprovar tutti quelli che non gindicherå d^ni di lodatissimo 
scrittore, de* quali souo aoco forse alcuni nel libro di* io diedi 
al signor duca, ed in quel degli Eterei.... Desidero nondimeno 
che sieno severissimamente esaminati, e fatta di loro diligen- 
tissima scelta: perdoché si come alcuni ce ne sono de^qaali 
io molto mi compiacdo, e quelli particolarmente ch*io fed nd 
principio del mio umore; ce ne sono nondimeno molti i quali 
mi sono usciti di mano nella mia pazzia, i quali per migliaia di 

scudi non vorrei che si vedessero Per molte cagioni io non 

ho fretta della stampa.... L. 136, a Scip. Gonzaga, (1580). 

Le rime non posso mandarie si tosto; perché, oltre le stam- 
pate, io ho quasi dugento sonetti, i quali non possono essere 
scritti se non da me, e molti d*essi hanno bisogno d*alcnii 
conciero : come hanno ancora gli stampati. lo vorrd disporgii 
in miglior ordine di quello nel qoal sono stati disposti, e fare 
Targomento a ciascun d*es8i: e quella fatica non é cod pio 
ciola, che non ricerchi almeno due mesi di tempo.... L. 228, 21 
di decembre 1582 ad Aldo Mannzio. 

Né ricuso d* affaticarmici, ed aocetto Tofferta di*ella mi &; 
ma vorrei che s*estendesse ancora alle mie Rime, le qualr 
faranno un volume assai grande; e ci saranno molti notabili 
miglioramenti, e molte composizioni che non sono ancora stam- 
pate. E sinché io non ho fomito di rivederle e di ricopi»rle, 
non porr6 mano all* altre cose. L. 260, 26 ottobre 1583, a Sd- 
pione Gonzaga. 

Le mie rime.... si coutenterii di farne il mio volere, il qual 
sarebbe che non fossero si mal trattate, come sono state per 
r addietro, perocché son molte ; e se fossero stampate con beOi 



I.E RIME. 383 

«*aratteri, v grandi, e simili a quelli di messer Vittorio Baldioi, 
sarehboDO di bellezza e di grande appareuza. liaonde io, cho 
I* lio vedute divi:;e e lacerate in molte parti, iu guLsa delln 
meinbra d*Ippolilo; mi rallegrerei di vederie iatiere, e quasi 
ritornate iii vita per opera vostra e degli altri amici... L. 341, 
a don Angelo Grille, 22 febbraio 1585. 

Ob! (juanto mi dispiace ohe sia stata stampata la quarta 
jiHrte (Venezia, 1587), con grandissimo numero di scorrezioni, 
6 con alrune composiziont clie non erano mie ; aicnne, che non 
erano approvate da me ; e con molte, nelle quali lo avrei fatta 
qualche rorrezione : ne so qnando mai 8ar6 coiisolato di questt* 
nuovo doloro.... Il medesimo diapiacere mi hanno portato quellc 
()0che rime che sono stampate in Genova, ^lerclié neiristesso 
niodo sono scorrette, o piii.... L. 5()3, a Giovan Battista Licino, 
(15^6). 

lo raccolgo le mie rime, e n*ho fatte alctine di nuove.... 
L. 8<)8. Ad A, Costantini, 5 maggio 1587. 

Sono ancora occupatiwimo nella reviaione delle mie rime.... 
L. 1109. Ad A. CosUntini, 18 marzo 1589. 

Ancora son vivo, e con la vecchiezza cresce la vanita; 
laonde niuna cosa piii desidero, che di pubblicare al mondo tutte 
le mie vanisstme occupazioni, per aver occasione di abbando- 
narle e di ritirarmi alla vita contemplatira. Per6, fra gU altri 
miei non aderopiuti desideri, sono 1* oi>ere non istampate, delle 
quali V, S. voleva prendere il carioo. o delle Rime particolar- 
mente. L. 1284 a Giamb. Licino, 9 nov. 1590. 

Ho racrolto tutte le mie Rime in quattro libri, che »aranno 
quattro parti: nclla prima é il commento. Yorrei confldarle 
alla Me di persona che fosse dt*J«i(lerosa della mia gloria, e 
della iaraa immortale ; ma in modo, che il mondo non h* avve- 
desse della mia ambizione, o della vanitå, la quale pote^^e i ni- 
p«*dirmi qualche dignitå ecclesiastica, alla quale aspiro. L. 1327 
a Giamb. Licino, 17 marzo 1591. 

IVstMcro che tutte Topert* mie s«iano rlntampate ; e piii vo* 
leriti(»ri in cotestta che in alcun* altra rittå.... Nel primo volume 
delle {K)e8ie vorrei che si pubblicasMcro gli .\roori ; nel M'^ondo, 
le I^udi e gli Eiicomi de*prinripi e delle donne illustri; nel 
ter/o, le cone »acre, o almeno in laude de* prelati. L. 13^^! a 
Giovanni Giolito. di Venezia, dM 6 maggio 1591. 



384 



GIUDIZl CRITICI 



Foscolo Vgo, Delle poesie liriche di T. Tasso. Saggi di 
critica storico-letteraria, voL i, 272-285. 

Guerrini O,, I bisticd nelle liriche del Tasso. Sappkmeato 
letterario del Ravennate, settembre, 1879. 

Delle sue Rime stiprawive qualche sonelto e qaalche cancone, eflVisiooe 
di aniroa teDera e idillica. lovano ▼! cerco i Testigi di qualche setia pas- 
sione. Repertorio vecchio di coDcetli e di forme, con i aotiti raffiaamenti.... 
I sentiinenti umani sono petrificati neir astrazione di mille peraoaiAeaiioni. 
coine r Amore, la Pietå, la Pama, il Tempo, la Gelosia, e nel géto di <lot- 
trine platoniche e di forme petrarchesche. De Snnetis, Stonm ddla LeUe- 
ratara lUl., ii, 228. 

I^e liriche gli usdvano belle e armate dal capo, tanta era 1» riccbena 
della sua mente, la copia delle forme poetiche, e la fneua de*siMM æn ti- 
men ti. Ne* sonetti é meno artifidoso del Casa; ndle caoaoni Tiro, splendido 
e sublime quasi naturalmente. Egli é folto di motti petrarcheschi ; e tattavia 
si vcde che non orma il Petrarca, come gli altri dnquecentisti ; ma che 
scorrendo come nobil finme per la soa via trae seco qnasi involontariamente 
alcune pagUutie d'oro che gli vengon d'altronde. U Canaoniere di Tor- 
qaato é uno de' piA spessi in numero di rime e de' piA rari in itUl« del 
secolo XVI. E. Camrrini, Introdiudone alla Genis. Liber., p. 19. 

A legg-cre il Canzoniere, fa meraviglia come mai qnest'uomo che p»- 
gliava fuoco per aria, in mexxo a tante donne avvenenli, fira mille avTen tore, 
non riesca mai a fare poesie di vero e proprio alancio.... I^ baae dei ao- 
netti é Tallegoria e la metafora; le canzoni, a Tolte, narrano e aooo p«6 
sobrie; sovenle, ricolme d'amabilitå; ma il cuore é caso raro te lotocchi. 
Nel Canzoniere c*é tutta la vita di Ferrara, cdta, gentile, artifidoaa e per6 
corligiana ; Torquato la rinnobilisce, 1' aggrazia ; ad avvivarla non rieace. 
Vi sono dei raomenti, nei quali trasferitosi tutto in questo modo di virere, 
lo rappreseuta come gioia dell'anima sua, acrivendo sonetti che son qnalcosa 
di bellino. Allora la metafora diventa immagine, e le convenienze si pre> 
sentano col fascino di tutte le possibili seduzioni. Pur tutlavia neasono di 
essi basta a mostrar nuova 1* art^ del Tasso. Cecchi, T. Tasao, il Peasiero 
e le Belle Lettere italiane nel secolo xvi, 295. 

Cavedoni Celestino , Tre soqetti di T. Tasso , tratti dagli 
autografi, 1829. (Ristampati ia opuscolo col titolo: Sei lettere 
di Veronica Gamba e tre sonetti Ui T. Tasso, tratti dagli au- 
tografi). Modena, Soliani, 1827, in-lG. 



(iit'Di» cRiTin. 385 

— ^- SoDtitti inediti di T. Tasso coa le varie leziont di aJtre 
sue rime giå pabblicate (1832). » Memorie Rel., II. i, p. 293^18. 
Estr. de' soli nonetti, Moden«, Soliani, 1833, p. 24, iii-8. 

Appendice ai souetti ioediU di T. Tasso (1833) Me- 
morie R«l., II, II, p. 65-92. Vi pubblica inoltre il Cavedooi tre 
lettere ioedite, cui segaono (p. 72-92) varte lezioni delle Rime 
di T. Tasso tratte dai manoscritti Rsteosi. 

— »• Apologia delle varie UziwU delle Rime di T. Tasso, 
tratte dai manoscritti Estensi. Mern. Rel., II, ii. p. 335-381. -» 
Estratto : Apologia delle varie Icxioni di T. Tasso , tratte dai 
manoscritti Estensi con Taggiunta di piii altre oorrezioni da 
farsi air edizione pisana delle medesime Rime. Modena, Soliani. 
1833, p. 49, in-8. 

Canzone di Torqnato Tasso a Giovanni III di Ventimiglia 
marcbese di Hierace. Palermo, Montaina e C, 1878. 

La pubblic6 per la prima volta il valentissimo prof. Ugo 
Antonio Amico, della cni benevolenza grandemente mi onoro« 
Trovasi essa in un manoscritto della comunale di Palermo, di 
carattere dcUa seconda metå del seioento, ai s<>gni 2999, C. 31. 
La lezione palermitana, ei dice, noDécorrettissima: le mende 
per6 di &cile correzione, e neirAvTortimento ce ne reca dna, 
sapieutemente raddrizzate, coirantoritå di Silvio Italico • di 
Dante. — Con molta emdizione ed eleganza , da pari sno, ci 
paria delle relazioni corse tra il poeta e Giovanni III di Ven* 
timiglia, marchese di Hierace, che piii vol ti* sowenne di afletto 
generoso lo sfortnoato poeta, e ci mctte in bel rilievo ToDO* 
randa figura di quel liboralissimo mecenate. — c Quel cbe paia 
della poesia, scrive il prof. Amico (leggiadro poeta ancb* egli), 
non so: chi considera la condizione della salnte del poeta, e 
le pene e le soflerenze morali, se non la reputerå stupenda, 
loderå il poeta di esser^i mo^trato con ogni suo polere rico- 
noscente al sno benefattore ; virtii che per certi cotali a qnesti 
lumi di Inna non invigorisce altrimenti ndl*animo; od é credata 
msUcitå antica se non vileiza di con«. » 

D prof. Amico avea fermo di darci un sno studio rignar- 
dante Torquato Tasso e la SicOia^ che certo sarebbe riescito 
importantissimo ; ma egli f*on rara rort<«ia, mi fu geri(*roso 
de* raccohi appunti ; di rbe son lieto reudcrgli pubblioh« a7ioai 

f5 



38^ oiuDizi CRiTin. 

di grazie. E debbo pur professarnii lioonoscente all'egregio 
dotior Saloatore Salomone-Marino , cfae, con fratemo aifetto, 
come a cut di ben far giova^ mi fn cortese di eflScaæ aiutø, 
quantunque volte fd da me ricbiesto. 

Anserlesene lyrische Gedichte uberaetz von einer Auswahl 
seiner Rime (Ijrischen Gedichte) von K, Fdrster, ZTickan, 
1821 ; Leipzig, 1844. 



MUSICOGRAFIA 



Gesualdo Carlo, pnncipe di Venoea, mii8ic6 i s^oenti ma- 
drigali : I. Alla sua Donna (ad nna tak Angioia, £fivorita del dnca 
Alfonso II?): BelT AngioleUa dalie vaghe piume. — II. Amore 
felice di Laura (Peperara): Feiice primavera..., -» III. Neo ddla 
sua Donna : Caro amoroso neo. — IV. Yario dolore per vario 
affetto : Geio ha madonna il seno, e fiamma il voUo, — V. AUa 
sua Donna che mira il cielo (imitazione di quelF epigramma di 
Piatone cosl noto: O utinam Goelom fierem cum sidera oemis): 
Mentre, mia Stella^ mtW. — VI. Danzando, alla sua Donna 
(per Donna Lucrezia d'Este, in Casteldurante) : Non équesta 
la mano. — VII. A Donna Lavinia della RoTere che preparavm 
le fasoe per un ferito (dettato in Urbino nel 1578 , quando il 
Tasao si fe' aprire un cauterio): Se da si nobil memo. — 
VIII. Dolcezze del dolore: Se cosi dolce é il dudo. — IX. firsi 
morir volea. Questi madrigali fnrono inseriti dal Gesualdo nelia 
pregevolissima sua opera : ParUtura delli sei Hbri de* Madrigali 
a dnque vod deW iUustrissimo ed eccellentissimo prendpe di 
Venosa don Carlo Gesualdo. Fatica di Simone MoUnaro^ 
maestro di cappeUa nel duomo di Genova. Genova, Pavoni, 
1613, in-fogl. — V. Modestino, n, 229-236. — T. Tasso, L. 1423, 
1424, 1427, 1428. 



:w 



POESIE LATINE 



Pocsic latine editc ed inedite di Torquato Tasso pubhlicate 
con note dalCavt, Antonio Martini, adctto alla R, Bibliotera 
di Parma, Parma, Adorni, 1877, in- 16, di p. 96. 

T. Tasso noQ fu straaiero alle muse latine. Nicola Villaoi 
iicllo 8ue Considerazioni sopra la seconda parto delPOcchiale 
del cav. Stigliani (Venezia, Pinelli, 1631, p. 25), ci fa sapere 
<*oiue, nella sua gioventii, ei poetasse latinamente, e con gusto. 
11 priino saggio che abbianio di lui e ona bella ode, dettata 
nel 1570, in che ptvga assai loggiadramente le nuvole, da gran 
tempo infeconde, a seconda re, con una pioggia benefira, i voti 
del santo pontefice Fio V (pubbl. dal Sera-ssi, Vita del Tasso, i, 
277). — I due epigraromi a Giovanna dWragona videro la 
lure nel vol. ix dclla raccolta Carmina iUustrium poetarum 
(Florentiae, Tartini-Francbi , 1722). ~ Nell*ottobre del 1594 
Hcrisse un* elegia Intina Ad juventuHs neapoUianae prindpes, 
di cui volea dal Feltro due copie m buone lettere, ed i luoghi 
dojipi^ cioc scritd in due modi, in margine (L. 1506). E di 
({uesta fatica si tenea non poco, non vergognandosi troppo 
d*alcuna sua inavvertenza (L. 1306), o la rimettea ai padri 
(tesuiti Giovan Francesco Cozzarelli e p. Franc. Guerriero (1), 
liercbé vol(>ssero rivederla ed emendarla (L. 1508). E con piacere 
a^rebbe pur vcduta la stampa si di e«8a che de* suoi versi latini 
al Papa (L. 1500). ma qu<*:«to suo desiderio non fu adempiuto. 
1/ elegia fu stampata la prima volta dal Mazzucchelli, in nota 
alla uii delle lettere latine ed altre prose da lui raccolte (Mi- 
lano, 1822); i due cariui latini per la coronazione di Clemente VIII, 

(i) T. Tasso <icriv<«va 6f\ P. Guerriero: « L'altinu Tolta ch'io Aii la 
Napoli, ascoltandola n<*Uo tue li^tio&i e aell' orasioni, e rafrionaodo piik rolte 
•WH^o di co«*> a|>iMrtrornU allA b^ll«* l^tt**ra, la roDobbi addoDtro e prrføU 
tamooia quaiito p«ift rnnft ooncduto airiinpf»rf<>irionM del roio infr<*iniO.... 
Mi parvf nondimciio di roDo^ror^ l'idra dWlVloqurDia • drlU Mpiriiu, a 
rtii niun« imaKin« mlonU da Z«*uu r da Ap^Ue |totr«*bb«* aK^onii^'Uarai.... • 
K dcU'oprra »ua pur «ii vjlt*va iiHla cormioo«> d<«'9Uoi romponimf*uU . « 1^ 
pri*Ko. »•ict'iuii{r»'a. cb<« vojrlia rorr<«ifc**ro ph »»tTori di qu#»* mi«'i libr<>tti 
«tainpati ulliinaiii<*nUt in Naimii: alnifno auelli iMIa lininia iftfvm: M air- 
(riung«r le »ue all^ inio corrc/ioai. rh'io Ia%ciai al iibraio» (I.. 15Sft| 



388 POBSIE L\LINK 

che io stesso Serassi riconosce come frutti tardiTi d* noa mente 
giå troppo stanca, ora solo dal Martini. L* editore vi agginnse 
due epigrammi tuttavia inediti : In obitu Å^honsi DaoaS 
march, et com, — Åd Joannem Frandscum Guerrerntm: 
I Duori componimenti pabblicati vennero tolti da on prexioso 
autografo che fu della Palatina, ed ora della R. BiUioteca 
Pannense. 



LE PROSE DI TORQUATO TASSO 



Vincenjo Monti e Pietro Giordani giadicarono il Tasso 
sommo prosatore ; anzi lo stimaroDo piii assai in prosa cfae in 
poesia. Ed il Giordani vi trova e nobile gravita e patedcm 
armonia di stile. Le prose del Tasso, scrive il De SaneUs^ 
€ sono dottissime, irte di esempi e di dtazioni, in islil grave, 
in andamento sostenuto, ma non inæppato, sfolgoranti di nolnH 
sentimenti. Qnando esprime direttamente i moti del sno animo, 
mostra un affetto rilevato da una formå cavalleresca e di gen- 
tilnomo, ancbe nell* abjezione della sua sorte, com*é in aknne 
sue lettere. » — c Bletto prosatore , gli manca velodtå, niti- 
dezza non mai , né pura eleganza. > A. Conti. E C. GuasH 
neirAvvertimento preposto: cMa gravi sono in generale le 
Prose del Tasso, e piene di qnella dottrina filosofica, che da 
oltre nn secolo teneva il campo ; aristotelica ne' principl, nella 
fbrma platonica; e panrosa, in quegli anni di riforme prote- 
stante e cattolica, di troppo negare come di troppo concedare ; 
paganeggiante poi ne' modi, e in qualche dottrina, benché nd- 
rintenzionl cristiana. Eloquente filosofo, ma non certo popdare 
filosofo, qaale al Gioberti piacque chiamarlo, Torqaato non 
fece che ripetere, come del resto i Ginqueoentisti fecero tntti ; 
e qaello che in lui filosofo ha di piii vivo, é respressione di 
una dolorosa perplessitii tra la fede e la filosofia cristiana e 
Temdizione gentilesca.* 



38V 



LE LETTE RK 



Delle 8UC Lettere 8cri?eva T. Tasso: 

Le molte lodi cbe Vostra Paternitå rcTerendissima ha date 
alle mie lettern, poesono esser cagiooe ch*io viva allegro, 
com^ella mi conforta: nondimeno mMncresce d*aTero sparso 
cosa cbe mi sarebbe molto difiicile a raccogliere; e 8*alctta et 
fosse il quale, avendone fatta roaggior stima, ne avesse copia, 
mi farebbe gran piacere a mandarmela, perocché io confesso 
d* esser amatore di gloria.... AI P. Angelo OriUo. L. 341. — 
K a Margherita Qoozaga, ducbessa di Ferrara: lo oonsento 
che si staropino le mie lettere, delle quali non ho tennta alcnna 
copia , perché no *1 posso proibire.... se fra quelle lettere cbe 
10 ho scritto a V. A.« re n*é alcana si fatta (della quale si 
coropiaccsse), la supplico si degni di mandargliele (al tignor 
Manuzio) L. 370. — Volen^o stampare le mie lettere, desidero 
rhe Fi fisccia la raccolta di molte, le qnali non bo copiate, né 
delle copiate bo la copia. L. 376, al p. Angelo Grillo. — Le 
mie lettere, m gli amici le raccoglieranno, si potranno leggere. 
come cosa nella quale non bo poeto alcuno stndio; percbé le 
scrusi non {>er acquistar gloria, ma per iscbivar vergogna: o 
forse perderebbono quella bcllezza ch*é propria delle lettere, 
n" io cerca.4si di farle piii belle ; in quella guisa ch* alcune donoe 
la sogliono perdere per troppo lisciarsi. L. ^26, a Mauriiio 
Cataneo, <— > La ringrazio cb*abbia fiitto cosl buona oonser?a 
di rose rho vagliono cosl poco: ma della scelta io lascer6 la 
cnra a mons. Licino; perrioché, pouendoci maggior diligenza, 
torrei alle mie lettere quella parte. per la f|uale poesono esser 
vedute senza mia vergogna.... L. 427, ailo $tesso. — Loderei 
il congiungerci (al volume) insieme le mie lettere; ma non le 
posso raccoglier cosl facilmente, bench*io n*abbia scritto gran 
numoro. Alcune poche erano nella valigia, altre in wi mio 
libro: molte n*ba il Licino, molte lo Scalabrino, o Tnno e Taltro 
le darebbe agevolmente ; e si potrebbon chiedere al p. don An- 
gelo Orillo, ed al signor Maurizio Cataneo, ed a mons. Papio, 
ed al sifr. patriarca Oonxaira« quelle ch* io ho «eritte a da^cun 



390 LB LBTTERE. 

di loro: ma qaesto negozio non si spedirebbe cos) tosto. L. 661, 
ad Antonio CostanHni, — Mi vien detto che il VasaHno fa 
stampare non so che mie lettere. Egli sa pure ch* io son libero, 
e cbe la libertå pu6 esser spesso accompagnata con la licenza 
di far molte cose; per6 non devrebbe acorescer le mie dispe- 
razioni con questo nuovo dtspiacere. L. 688, alio stesso. — 
Vorrei che V. S mi aiutasse a mettere insieme tntte le mie 
lettere ; e per6, mentre io procarer6 di riayerle da molte bande, 
e particolarmente dal signore Ardizio e da altri amici , V. S. 
pn6 scrirere alla granduchessa ed al suo secretario, pr^andoli 
che mandino qnelle ch* io ho scritte a Sua Altezza — L. 6^2, 
ailo sUsso. — > Procuri dalla granduchessa le lettere ch'io le 
ho scritte, perché desidero cbe si stampino fra 1* altre mie: e 
sopra tutto V. S. serbi le lettere scrittele da me; acciochére- 
stino perpetuo testimonio della nostra amicizia, e della mia 
benevolenza. L. 6d4, allo stesso, — Aspetto un libretto di lettere, 
che m*ha promesso il padre don Angelo Grillo: ed io cerco 
di raccoglier T altre similmente. L. 718, aOo stesso, — Rin- 
grazio Vostra Paternitå del libretto delle mie lettere manda- 
tomi; e s*ella é stata quella che Tha ricopiato, debbo anche 
di ci6 ringraziarla. L. 763, a don Eutichio Giroidi. — Rin- 
grazio Vostra Paternitå che faccia conserva delle mie lettere, 
e la pr^o caramente che voglia conservar questa con Y altra, 
perché io vorrei fiume una scelta e stamparie; bench'io abbia 
spesso scritto agli amici con poca diligeuza, e con minore stadio. 
L. 794, al p. d. Angelo GriUo — Delle mie lettere larete quel 
che vi pare, come io Tavrå rivedute: e cercher6 di raceoglienie 
alcune altre.... L. 940 , a Giamh, Lidno. — lo vi aveva giå 
scritto, quando il signor Maurizio mi ha detto che voi avete 
non solo raccolte le mie lettere, ina fatte stamparie. Nell' una 
cosa non avete trapassato il roio volere; nell* altra m' avete 
fatta ingiuria, come in tutte T altre opere pubblicate senza mio 
consentimento.... L. 941, allo sUsso. — lo scriasi a V. S. queste 
settimane passate, quanto mi dispiaceva che faceste stampar 
mie lettere, come T altre cose ch*io non aveva rivedute. Ora 
di nuovo vi prego, che non vogliate ch* io di nuovo resti offeso 
in questa parte , che molto mi duole. L. 949 , allo siesso, — 
Avrei fatto volentieri ricopiare un volume dell*ultime iettn«, 
ma non ho chi m'aiuti né chi mi serva. L. 1094, ad Åntamo 



LE LSTTBRB. 391 

Costantinu Ed a Matteo di Capua: S'io avetti crednto cbe 
le mie lettere fossero cosl care a V. S. iUnstrissima, com*9lU 
vuol eb* 10 le creda, Tavrei scritte m numero piu spesse, in 
stil piii rare: ma io pensava ch'essendo quasi tutte ripiene 
delle mie noie, e delle preghiere non eeaudite, e delle speranze 
fallaci, ed in somma dell* iofelicitå di molti anni, doYeaaero 
apportarle lastidio e riDcrescimento, anzi ohe no. L. I Ml. 

Le lettere di T, Tcuso disposte per ordine di tempo ed 
iUustrate da Cbsabb Guasti. 

Vol. I, Fii-enze, Le Monoier, 1852. — I. Dall* anno 12 fino 
air aodata in Francia (1556-1570). — II. Dal ritorno in Francia 
ftno al compimento del poeroa (1571-1574). — HI. Revisiona 
del poema, e trattato con la coile di Toscana (1575-1576). — 

IV. Vane^giamenti e peregrinazioni (1577-1579). 

Vol. II, Firenze, Le Monnier, 1853. — La prigionia (157^ 
1586). 

Vol. III, Firenze, I^ Monnier, 1853. — I. La corte di Man- 
tova (1586-1587). ~ II. Uua giU a Bergamo (1587). ~ III. Pnb- 
bllcazione del Torriamondo (1587). — IV. 11 Santaario di Lo- 
reto (1587). 

Vol. IV, Firenze, Le Monnier, 1854. » I. Roma (1587-88). 
^ 11. Napoli (1588). — III. Roma (1588-90). Dal suo ritomo 
fino al tempo in cui viene scacciato dalla corte del cardinale 
Scipiono Gonzaga (die. 1588, ogosto 1589). Fino alla partaoia 
per Firenze (agosto 1589, aprile 1590). — IV. Firenze (1590). 

Vol. V ed ultimo* Firenze, Le Monuier, 1855. — I. Roma 
(1590-1591). — II. Viaggio da Roma a Mantova (1591). — 
lU. Mantova (1591). — IV. Firenze e Roma (1591-92). — 

V. Napoli (1592). — VI. Viaggio da NapoU a Roma (1592-94). 
-- VII. Napoli (1594). — VIII. Roma. Ultimi giomi del Taaau 
(1594-1505). 

Appendica prima. -» Lettere di data incerta. — Lettere so- 
pravvenuto durante la stampa« — Lettere acritte in nome d*altri. 
— Appendice seconda. — Lettere <li Bernardo Taaso attriboite 
a Torquato. <— lettere apocrife, o tali a ragion »oapettate. 

11 primo volume contiene: Notizie bibliograficbe intomo 
all* cdizioni delle lettere di T. Tasao. — Ciaacun volume ha 
pure oopiOM e diltgenti nolizie atoricbe e biblioirraficfae delle 



392 LK LBTTCRB. 

lettere Gontenate: nel v poi vi ha rindioe delle opere, opuscoli. 
raccolte, giornali, manoscritti cbe hanao sommiiiistrato al- 
r Editore alcune lettere, e che gli é oocorso di rioordare nelle 
Notizie storiche e bibUografiche. Abbraocia inolte: I. Stan^: 
I. Op»^ ed opuscoli aotto il proprio norne del Tasso: II. Opere, 
raccolte e giomaU, do?e son le lettere del Tasso: ID. Altre 
opere, opuscoli e giornali. — II. ManascriUi, — I. Arcfaivi e 
biblioteche, dove si conserrarono o si oonservano autognfi e 
maooscritti del Tasso. — II. Privati poesessori. — DI. Scrittore 
autografe di Torquato. — IV. Altri manoscritti. — V. TaTola 
delle persone a cui son indirizzate le lettere. 

Quattro nobilissimi ragionamenti, in formå epistolare, ae- 
crcscono pregio al lavoro del Ouasti, Prende in essi a discor- 
rere: I. Delle lettere di T, Tasso (vol. i), al cav. Angelo Pei- 
zana: II. Della prigionia di T, Tcisso (vol. m), al dott Gaetano 
Milanesi : III. La Crusca e T, T<uso (vol. iv), agU Aocademid 
della Crusca: IV. Della vita inUma di T, Tasso (voL v), a 
Enrico Bindi. 

E la prima volta che qaeste lettere, che pur sono V imagioe 
piii viva del grande ed infelice poeta, et vengono innanzi di* 
stribuite cosi, che lo possiamo seguire d* anno in anno, e qnast 
di dl in dl leggeme la vita e considerame le vicende. Osserva 
il Guasti d' aver sentito ed affettuosa riverenza, e compassiooe 
profonda nel percorrere queste lettere, e noi non solo afietto e 
compassione, ma sentiamo, rileggendole, sdegno della ragione 
offesa e deir insnltato ingegno italiano. Le lettere del Tasso« 
stampate in piu tempi, non erano mai stato raccolte in un sol 
corpo, neppure neiredizioni di tutte T opere. Neiredizione pro- 
curata da Mons. Bottari (Firenze, 1724), e in quella ordinata 
dal Rosinl (Pisa, 1825), non veggonsi riunite tutte qoelle che 
giå a quel tempo eran note, e fra le tante poste iosieme con 
affettuosa diligenza dal Serassi, molte ve ne ha che veggonsi 
pubblicate senza buona correzione : comeché il ricoglitore, mal- 
grado le moltissime varianti ch' erangli foraite, e con le qnaii 
per lo piii avrebbe raddrizzato il senso, non bastantemente si 
pigliasse il pensiero' delle migliori edizioni. 

E quanto poi fosse arduo il bene di sporle uell* ordine del 
tempi, il restaurare il testo, non isfuggl a quel grande ammi- 
ratore delle lettere del Tasso. che fu Pietro Giordani, ed egli 



LE LETTERB. 39!i 

quasi disperava di trovar persona a ci6. Restaurare un testo 
DOD é certo la cosa pid agevole; ma certo malagevolissima quella 
degli scritti Tassiani. Il Tasso, ben scrive il Gecchi, con quella 
sua irreqnietezza di fare e di ri&re, con ana mano di scritto 
intricatissimo, dava per lo meno occasione allo sciupio de* suoi 
lavori ; ma pol c* erano gli amici e gli editori, i qnall, appena 
poteyano avere un foglio di carta scritto da Torquato, lo stam- 
pavano come se fosse roba propria.... Insomma fra TAntore, 
gli amici, gli editori, tutti, pareva ci fosse una gara per ar- 
raffare scritti, cbe a volte non ne avevano bisogno davvero. 
• Se le opere del nostro Autore erano un labirinto, lul vivente, 
si immagini quello che diventassero alla sua morte, quando 
editori di coscienza editrice, pur di scrivere in prima pagina 
— correita — rafiazzonavano Dio sa come. 

E Tegregio signor Guasti vi si pose con pietosa e soler te 
diligenza, con acutezza di critica ed intelletto d* amore ; vi spese 
attorno 5 anni, pigli6 la cronologia a regola della disposizione, 
ordind ed illustre questi preziosi documenti della vita del Tasso, 
togliendo quella confusione che rendeva quasi inamabile la piii 
cara lettura del mondo. E per raccertarsi deir instancata pa- 
zienza eb* ebbe a sostenere, ei basta por mente agli indici so- 
praccennati, e vedere quante opere, opuscoU, raccolte d* occa- 
sione gli fu forza squadernare, pur per scovarvi quAlche nuovo 
cimelio entrovi nescoso; il por mente a^tanti raffronti, e co*ma* 
noscritti e coUe stampe antiche, per ravvalorare la scelta le- 
zione; in breve quelle cure lunghe, minute delle quali forse 
non conosce il pregio, la fatica, e V importanza se non cbi per 
avventura si é posto addentro in siflhtti lavori. 

Certo, tra quanti bene meritarono dello sventurato poeta, 
senza contrasto, il Guasti tiene il primo posto; ed io, schiet- 
tamente lo confesso, a sua fidanza entrai in questo arringo. 

A 15C3 Bommano le lettere raccolte nei 5 volumi, cronologicamente 
cosi divise: una del 1S56, che, con pace del Quasti, vorrei ritener del 
padre Bernardo: tre del 1564; una del 1565; due del 1566; nesauna del 1567; 
una del 1568; quattro del 1569 ;\ una del 1570; neasuna del 1571; due del 
1572; due del 1573; una del 1574; trenta del 1575 e quarantadue del 1576, 
e le piA poetiche; dodici del 1577; tredici del 1578; dodici del 1579; quat- 
tofrdici del 1580; cinquantaaei del 1581; trenta del 1582; trentaquattro del 
1583; cinquantatre del 1581; cento qnarantasei del 1585; settantatro del 1586 
da Sant'Anna. cui vanno ag^nnte sensantasei di data iooerta durante la 



3d4 LB LBTTBRS. 

prigionU, altre cento trenUqoittro dopo cho ne aaci; dagODto andici nd 
15S7; cenk) treotatre ael 158S; cento trentaqiuttro nel 1589; ottantarinqoe 
nel 1590; settantaqaattro nel 1591 ; aeasantaqaattro nel 1502; ijaarantanoTa 
nel 1593; quarantuna nel 1594; quatlordici del 1505. — SeguoDo didanore 
di data incerta; ona sopraggionta che appartiene al 1583; dae acritto a 
norne d' altri ; dae di B«rnardo Taaso, attrilKiite a Torquato, e qoattro rite- 
note dal Guastt apocrife. 

Lettere inedite di alcuni iUustri UaUani. Milaoo, Ripamoati, 
1856, pubblicato dal can. Wilblmo Br^ghirou, per le nosze 
Cavriani-Lucchesi Palli. Le lettere zv, xti, xvu, xvui sono di 
T. Tasdo. — Perd la xv male veuDe attribnita a Torquato, é 
iDvece di Bemardo. La sottoacrizione ce ne & oerd. Ei aoka 
segnarsi sempre, come neUa presente, // Tasso. Le xn^ xvn e 
xvni fiiroAO riprodotte dal Lanzoni. 

LeUera con sonetto tnediio di T, Tasso inviata da Fr. Cå- 
80TTI a Cesare Guasd, e pubblicata per la prima volta nelle 
Letture di Famiglia, Napoli, stabiUm. di A. Moreili, 1859, in-8. 

Lettres de T. Tasso écrites de Paris, Nella BibHotheque 
de Varsovie (journal polonais), ottobre 1859. 

Lettera a Vincetuo Caraedolo, in data di Roma 28 dec. 
1590. Pubblicata nella Bivista NapoUtana, a. n, 1863, n. 1. ~ 
L^autografo si conserra nella Nazionale di Ni4>oli. 

Dodid lettere di T. Tasso ^ deUe quaU una per la prima 
volta pubblicaia, le altre gid sparsamente impresse, ora di 
nuovo cavaie da manoscritti e qui insieme roocoAe, come ap- 
pendice della pregetolissima edizione delT epistolario di hti 
fatta in Firenze, Le Monnier ^ i852-å5. Faenza, Maraluni, 
1868. -^ AU^egregio filologo — Cav. Franceeco Zambrini — 
Della R. Commisaione sopra i testi di lingua -~ Meritissimo 
Presidente — Per Nozze Della Volpe-Zambrini. Ne furono edi- 
tori D. Filippo Lansoni e Ångeh Ubaldini. Di p. 24, edizione 
di piccol numero di esemplari, fiior di commerdo. — V. Arch. 
Stor. di Firenze, t yiii, p. 221. 

Scritti inediti di T. Tasso per Atttlio Portiou (estratto 
dalla Riv. Europea, luglio, 1870, p. 193-220). Firenze, tipogr. 
deirAssociazione, 1870. Son 29 lettere, arricchite d* an* impor- 
tante prefazione del cav. Portioli. 

Una inedita lettera di Torquato Tasso e F Epistolario det 
conH Serego in Verona, pubbliceUa da mons. Giamb. Carlo 
GiuLURi. Rivista universale, vol. xvui, p. 215-19, a. 1873. 



LE LBTTERC. ^)^ 

Lettere inedite di Giamb. Guarino e di T, Tasso^ tratte 
dag li antografi custoditi neWÅrchivio storico dei Gomaga. 
Maotova, Segna, 1878. Fnrono pubblicate por nozze Beraini- 
ZilU in Polesinc. Le trasse il benemerito sopraiutendente cay. 
Pietro Ferrato, che vi prepose una ben accomodata prefazione : 
11 $:ono del Ouarioo, dirette al principe Vincenzo Oonzaga; uoa 
Mola del Tasso, ed é datata da Modena il 24 gennaio dal 1584. 
In essa accompagna allo Btesso principe akaue belle varianti 
alla tragedia del ToiTismondo, varianti seguite dalP Osanna di 
Mantuva nella sua edizione del 1587. 

Le Lettere poetiche, unitamante ai discorsi dell* arte poetica 
e del poetna eroico, apparvero la prima volta a Venezia, coi 
tipi Aldini, ad istanza di Giulio Vassalini, di Ferrara. Le Let* 
tcre poetiche ianno parte del iii volume delPopere scelte, curate 
da Giov. Gherardini, Milano, Cla^sici, 1824. — La prima parte 
delle Lettere famigliari uscl in Bergamo il 1 maggio del 1588 
da* tipi di Comin Ventura in-4, ed abbraccia 191 lettere: ne fu 
editore Giamb. Licino, bergamasco: la seconda uscl il 24 aet> 
tembre dello stesso anno, contiene 121 lettere, ed ^ dedicata 
al cassinese P. Angelo Grillo. — c Molte lettere, scriveva Tor- 
quato, Rono state prodotte da animo ooncitato, anzicbé da in- 
tellttto quetOt onde non dir6 mai cbe sieno buone, nt^ confesserd 
mai che Aieno mie, finché non abbia tempo di rive<lerle » (L, 190). 
— E per6 scriveva al Licino che delle Lettere facesse pur a 
Kua voglia , ma 8olo dopo che le avrik rivedute (L. 940). Ma 
pur troppo e libi*ai o stampatori no disponevano come di coiia 
propria e senza che a lui ne venisse alcun frutto. Come gli 
venne alPorecchio che il Licino avea giå impreso la stampa 
delle lettere, ne ne richiamd acerba mente, come di fattagli in- 
giuria, e como avea giå fatto di tutte le altre opere pubblicati* 
senza il auo consentimento (L. 94 1 ). E il buon Tasso si fece 
a ripregarlo che non volesae cb*ei di nuo?o rc^tasse ofleso, in 
quer^ta parte che molto gli doleva (L. 949). — La veneta e<li- 
zione d(*l Vincenzi del 1588. in-8, par sia stata curata da A. 
CiHtaiitini a cui é dedicato il primo volume: il ^econdo porta 
la data del 1589 ed ha la diniica a (iiov. Antonio Nioolini: li 
ristampu il Vincenzi nel 1592. Abhiarao le ristampe veoete clel- 
rAltobelli Salicato, 1590: deirrgolino, 1001; dello Spineda, 



396 LB LETTSBE. 

1605 e 161 1 ; degti eredi di Domenico Fani del 1607. — Nd 
secolo xvn abbiamo la bolo^nese del Cocchi, iii-8, procnraia 
dairamico di T. Tasso, Oiulio Segsi, cbe contiene 421 Lettere, 
e qaella del Leopoldi di Praga, del 1617 iD-4, procorata dal 
GoatantiDi: abbraocia essa le 196 lettere dal Taaso dirette at 
sao Costantini. Il Jagemann nel 1807 le ripiibblic6 a Lipsia 
00* tipi del Schnmann , perché faUa eon pm casdema, — II 
V volume dell'ediz. fiorentioa Tartini-Francbi 1724, dell*opete 
del Tasso, dovuta a mons. Giov. Bottari, coDtiene le lettere rac> 
colte dal Licino, le postume edite dal Sogni, e qnelle dal Co- 
stantini: le poetiche chiudono il volume. — Nell* edizione veneta 
del Monti, 1738^, corata piima dal Ck>llina poi dal Segliem, 
le lettere son racchiuse nel vol. 9 e 10; materiale copia del- 
r ediz. fiorentina. — Nélla pisana del Capnrro le Lettere occu- 
pano 5 Tolnmi dal 13 al 18: i due primi contengono le vane; 
il 3 e il 4 le £amigliari e quelle pnbblicate dal Maraton ; il ▼ 
le inedite (L. 302) , qnelle appnnto del coel detto manoscntio 
Sctyissi, 

Di ToKiaato Tano leggeta tutte ijaanta la lettere.... deaidero yvrm^ 
mente che le leggUte, e desidero di upere oome le avrete gastete. Lettere 
di P. OioTtnni m Oiacomo Leopardi del 1 novemlnre 1817, e letten del dO 
noTembre. Le lettere del Tesao aoao delle piik belle lettere moderne, e le 
piA belle tra le italiane. Oiordani, Letters al libralo GioTanni SOTeaIri 
deU^ondici febbraio 1834. 

Elibe ragione il Qiordani a dire, che le lettere del Tasso erano le piA 
bdle da Qcerone ia qua.... < Torquato aenti bene (egU dice) in cbe iinia> 
nesse inferiore al latino. Marco Tullio, egli dice, scrisae come padre deDa 
patria, e come amatore ddla libertå; e il nostro Secretario, scriTe oome 
figliuolo dell'abbidiensa, e oome amico della ærviUk. » E la oolpa (a delta 
sua) era de' tempi, cbe avevano introdotto altri costnmi, ed altre ceremoiue, 
e quasi altra vita : i tempi volevano cbe da greci e da latini si spgolassero 
i ooncetti, le sentenze, gli omamenti del pariare, e dalle loro fkvelle alla 
noatre si trasportassero, cMoe piante d*ana in altra regi<me: pM^rtaé i seni 
sparsi pe* loro libri doyevano esser matnrati nelle oorti daU* aao e daOa 
esperienaa.... Bencbft non in tntta le lettere n trorino ngnali pregi, pare 
in tutte é cotal bontå di dettato, tal aquisitessa di dottrine, tal acame di 
concetti.... troveremo ben pooo da riporre negli arcaismL... moltiaaimo da 
fiorime ancora le carte, con lode di paritå e d'erldensa. C. GMo^i, Ra- 
gionamento, preposto al i toL dell* Bplstolario. 

Non diremo, col Giordani, cbe le lettere del Tasso aieno le pift bdle da 
Qcerone in qua; ma certo hanno pregi singolarisaimi. Le crtticbe e diacor- 
sive stupende di luctdo senno; qnelle datatedalla prigioae, edie narrano 
i suoi patimenti, I suoi mslori e i tormentl della soa fantasa atranano 



LE LETTERB. 397 

raoima, le piA semplici aoo t«ra« e dignitoM. M« noo T'tui varieU. Non 
v' ha mai U festivitå del Garo o della Sevignéi che variando i casi, allema 
coai bene con la aerieté. Il Tasso da fandaUo non fa mai vedato ridere, a 
adulto e Teochio noa ebbe quasi mai altra cagtone che dl lacrime. Pertanto 
si laacia di rado andare allo scherao; néTirietoe; aaoi aaliaoii fatni. Ma 
T'é si grande e verace eloquenxa, e uoa ti Tiva rappreseotaiiooa daUa 
sua anima cbe attraa piik fortemeute che serittori piil Yari e arguti non 
fanno.... Carnerini. 

Nel carcere Torqaato viviflca il piA potente atmmento della civtltå roo- 
dcma, la lettera , messaggiera cbe altri renderå rapida ooroe i morimenti 
del cuore, invislbil<« quanto i pensiari ddU mente. Cecehi, T* Tasao e la 
vita ital. p. 107. L* episiolario del Tasso é il poema della stim vita.... Al 
signor Gua»ti si d<'ve mol to, se in ordine ai bisogni della criUca moderna, 
roHtaurando T ordtue cronologico, re^e la vita ideale d'un uomo e d*una 
gencraiione. 1/ opera del Ouaati prova che anche la critica aa acriTore i 
»uoi poerai.... C^cchi, la lettera e repisiolario di T. Tasao {Il pengiero t 
If tetterf itniiane), p. 9S3-337. 

Ia*. lett<*re familiari aono un rWo e fedel ritratto dell'animo e ddla vita 
«icir autore.... ci ritraggono al naturale Tindote riflesaiva e mesta ddlo 
»rrittore e Rono mirabili per ischietteiia e dignitå. R, Fomaeiari, Diaegno 
storico della Latter, ital. p. 109. 



I DIALOGHI 



Basilio Paoti, nel suo trattato del Dialogo, voUe a scorta 
T. Tasso, rhé «com*é sommamente da ammtrare io tal ma- 
niera di scritture, cosl é solenne maestro io investigaroe la 
natura, la principali specie o le doti predpae che gU si con- 
vengono. » < Il modo usato del Dialogo, cosl Torquato, é il piii 
dilettevole e il meno odioso, perch* altri nonVinsegna ilvero 
con aatoritå di maestro, ma il ricerca a guisa di oompagno, 
e ricercaadolo per si fatta maniera é piii grato il ritrovai'lo.... 
Gli altri leggono ed ascoltano piu volentieri an* aroichevole 
cortøtia d'ingegni e d*opinioni» (L. 237). «Lo scrittore del 
dialogo.... é quasi mezzo fra il poeta ed il dialettico. » B per 
compiaoere ramicissimo suo p. D. Angelo OriUo, dett6 pure 
un Discorso deWarta del Dialogo (Pix>se, n, 239-249). 

Ventiquattro Dialoglii v\ ha lasciato il Tasso: »edici ne 
srrisse in prigione ; quattro dopo rhe ne uscl ; il Costantini, il 
Cataneo, il Manso ed il Conte; tre sono di data incerta, il 
Ficino, il Porno, ed il Mintumo; 8crl«8e i Bagni o vero de 



398 I DlåLOGHI. 

la Pietå nel 1578. Il Foppa dett6 Targomento al Gostanoni, 
al Cataneo, al Ficino, al Porzio, al Minturno; il Roeini al Conte 
ed al Manso; agli altri il Mortara. — Anche de' Dialoglii ci 
diede nna naova accttratissima edizione C. Guasti. Nell* antkdie 
stampe e ne' manoscritti cerc6 le lezioni piii sinoere e le fiimie 
primitive, che riacaria degli editori modemi avea del tatto 
trascurate ; port6 a pie' di pagina le Varianti che gli parvero 
degne di nota; nella disposizione si attenne airordine dei tempi. 
Qnando Tautoro aveva come a dire rifaso il componimento, 
non ha esitato a riportai'io per intero dae e aocora tre Tolte. 
Oltre a ci6, in ciascun volume aggiunse le notizie bibliografiche 
de' dialoghi in esse compresi. Anche per questa iatica dobbiamo 
essere riconoscenti al Gnasti. 

I. — I Ba|^Bl» o vero de la PletA. 

Il Mortara lo vuole scritto a Torino, nel 1578. Ne fece la 
prima impressione in Venezia il Vasalini nel 1586. 

II. — • Il CSoBsaga« o ver« del Placere Øaesta* 

III. — 11 Nilb, o vero del Placere. — Prima lezione. 
» 1580. — Seconda lezione. — 1582. — Terza lezione. — 1586. 

cNel Dialogo del Piacere <mesto é introdotto a ragionare 
il serenissimo principe Cesare Gonzaga con Agostino da Sessa, 
filosofo famoso de'snoi tempi > (L. 182). Vi sono riferite due 
orazioni de' due segretari di Ferrante Sanseverino, principe di 
Salerno, il Martello 1' uno 1' altro Bernardo Tasso, in che 1* nno 
persuade , I' altro dissnade al principe di andar ambasciatore 
di Napoli a Carlo V imperatore, per dimandare giustizia contro 
il viceré Don Pietro di Toledo. É indirizzato ai Seggi ed al 
popolo napolitano. Fin dal maggio del 1580 cominci6 oorrere 
manoscritto nel pubblico; ma piii volte il Tasso vi ritomd 
sopra; onde fin dal principio del 1582 scriveva all' Ardiziocbe 
non poteva mandarglielo, perché avea deliberato di fiirvi molte 
mutazioni, e non ne avea fatta aicona (L. 206). E molte ne feæ: 
in luogo di Agostino Sessa pose ad interlocntore Agostino Nifo, 
da cui venne dipol denominato. Ed a' pVimi del 1583, scriveado 
ad Ercole Coccapani, mostrava desiderio die il duca Alfonso 
si contentasse di loggerne la prima parte con quegli oochi 
amorevoli, co'quali altre volte gli era piaciuto di fsLvorir Ini« 
e le cose sne; e pur volea che venisse mostrato ad alcono 



1 niALooHi. 399 

(l6*8Uoi geDtiluomini , di maggior gusto di si fotte cose; ma 
per6 cbe molto non si divulgaBse (L. 235). — S* io avessi avuto 
libri, aggiuDge nella stessa lettera, oell* orazione del MarteUi 
avrei cercato d'esprimere lo stile de*fiorentini modemi; ma 
DOD d' avendo avuti, non 1* ho latto : ma col medeairoo mio stile 
bo scTitta V una e V altra orazione. — Il dialogo uscl alla luce 
iu Venezia, uel 1583, pel Vasalini, unitamente alla Teria porte 
delle Rime e Prose di Tonjuato Tasso. Le parole eb* ei mette 
in bocca a Viocenzo Mailelli furono il mal seme cbe gli frotta- 
rono taoti dolori. Orazio Urbani, ambasciatore del grandnca 
di ToHcana presso la corte di Ferrara, denuoziava il fatto al 
suo si^Dore con queste parole: « Avendo veduto cbe nel dia* 
logo del Piacere onesiOt a carta 115, si contengono parole 
molto imiiertinenti o velcnose della Sereniwima tua Gasa, le 
quali non so vedere comc da quei revisori possano essere state 
passate, so non per po<*a accuratezza e diligenza. Per6 non mi 
«* pai^o lasciar di dame conto a V. A. Serenissima; maasime 
cbe so altre volte da quei signori essere stato provisto a diflor> 
di ni simili.... (V. Guasti, L. 228 e seg. ; Serasn\ n, 93). 

Nå Tor(|uato si tenne contt^nto delle seconde cure postevi, 
(bu nel 1586 vi fece tanto giunte e variazioni cbe ei stesso lo 
dicea riformaiOy o a megiio dire rifatto \\eT la terza volta. 
Onde, il 2 apriie 1590, dolevasi assai con Ferrante Gonzaga 
d*aver smarrito T originale e lacopia, perdita, ei dice, cbe bo 
eetimata oltremodo, percbé oltremisura me n*era compiaciuto 
(L. 1243); e nel novembre dello stesso anno pregava il Licino 
a mandargli alcuni de* snoi Dialogbi « quello del Piacere par- 
ticolarmonte > cbe non avrebbe potnto fargli il maggior piacere, 
né dargli la maggior consolazione , né mandargli il pib caro 
presente (L. 1284). — V. T, Tcuso, Risposta aU*Accademia 
delbi Cnuca in difesa del suo dialogo del Piacere onesto, Prose. 
1, 39M13. ~ V. Modestino Carminø, p. 18-28. — CeceM, Il 
Pensiero, ecc., 352. 

P. Giordani cbiama questo Dialogo prosa beUissima ed eto- 
queniissima. T. xiv, p. 315. 

IV. _ 11 MrMBMtoro. 

Vi pose mano nel camevale del 1580 (Dial. n, 209): nel 
settembre lo avea giå compiuto (L. 135). « Egli é scritto, co^l 
Ton|uato a S. Gonzaga , fMScondo bi dottrina de* platonici , bi 



400 I DIALOGin. 

qnale é in moite cose diveraa daUa viriji cristiaiia. Voøti« 
Altezzm il legga come opera d*iioino die aerive oome filoeofo 
e crede come cristiano, e procuri die dagli altri sia oome tale 
letto e ricevuto (L. 134). — B ad Alessandro Pocaterra: Nd 
Messaggiero la dottrina é pktonica con qoald&e mktara di 
peripatetica, in quel modo cfae i platonid la rioevono (L. 155). 
Nel 1582 scriveva a Cando Ardixio d^arerlo retisto (L. 206); 
ed a Bernardo Gionti di averlo pm tosfo scanaio eke aeer^ 
sciuto ma perd non senza muiar moUe eose e moUe migUth 
rame (24 die. 1582, L. 227). E d si stringe Tanimo nd liggere 
quanto scriveva di esso il 30 decembre 1585 a Maorizio Ca- 
taneo (L. 456): «Nd dialogo dd Messaggiero io mostro di 
favellare con uno spirito: qud che non arrei volnto fare qoaiH 
tnnqne avessi potuto. Ma sapptate che qnd dialogo fa da me 
fatto mdti anni sono per ubbidire al cenno di un prindpe« ii 
qnal forse non avoTa cattiva intensione: né io stimava graa 
fallo o gran pericolo tratter di qnesta materia qoasi poetka- 
mente. Ma da poi i miei nemid hanno volaio prenderd giooo 
di me, e m* hanno fiitto esempio dMnfelidtå, faændo rinadr 
in parte vero qnel ch*io aveTa finto. > Nel 1586 lo ebbe rac- 
oondo, cassandovi molte vanitå (L. 704) e &cendovi moUe 
mutazioni e di molta importanza, dntato da molti libri, die 
qnando ei lo compoee no n^avera qoasi akmno, e la sna me> 
moria debil molto o piii tosto molto indebolita non lo poteva 
servire a bastanza (L. 790). 

Il Messaggiero ch*é la piii bella sna prosa, scrive il D^Ondio, 
é Tarmonica composizione di nn sistema di gerarchia degli 
esseri (dov* entrano angdi, intdligenze, démoni bnoni e cattivi, 
magbi naturali, maghi diabolid, influssi celesti, tntto); un si* 
stema spiegato per via di risposte che alle coriose intent>ga> 
zioni deirantore då uno spirito (die non é qud fblieUo da cni 
il Tasso si crecié poi pers^guitato in Sant^Anna), un sistema 
per6 ch*egU quantunque avesse cercato di &rlo non tanto Ion- 
tano dalla somma veriiå {Uoiogioa) poco d luaiiigam che ri- 
spondesse alla realtå. D'Ovidio, Saggi critid, p. 200. «— V. 
Cecchi, II, 110; Conti, Storia deUa Filoeofia, i, 85. — Usd la 
prima volta co* tipi di B. Oiunti nd 1582, in-4 ; e secondo, V ni- 
time mutazioni, ndredinone GapurrianadeU*opere ddTaaso. 
in un supplemento d tomo iz. 



I DtAI«U(SlfI. 401 

V. ~ II radlre dll fMBlsllA. 

< Diedi ieri, soriveva il I d'ottobre \TiGO Tor<|Uiito u Scipione 
OoDzaga, ad un gentiluomo chiamato il Bignor Filtppo da Bre- 
K«Ilo, il qual mi dioe d* aver de* l)oni ia quel di Qaxzuolo e di 
S. MartiDO ua dialogo iotitolato il Padre di famiglia, e dedicato 
2t V. 8. illustrissima > (L. 138), < (ter arra d*alcun*altr6 cose che 
m*ai»paiH'C(*hio di scriverl6» (L. Dedic). — Non vi tratta che 
UD 9olo e principal subietto clie é la cura ed il governo della 
casa. In esso con somnia leggiadria fece due vagbe digreø- 
Mioni \k dove esco a parlar« delle carni che mangiavano gli 
eroi, e de* vini di cui paria Omero. Il Giordani lo dice bellix* 
sirøo. Vido la luce in Venezia co*tipi di Aldo nel 1583. Ix> 
riproduBHe B. Gamba (Venezia, Alvisopoli, 1825) dietro al rag- 
guagUo del prof. Viani, fatto aulTaotografo, che serbasi nella 
libreria arcivescovile di Udinc. V. hasilio Puoti, L*arte di 
scrivere in prosa , ii, 121-27; Cvcchi, Il Feimero, occ., 103. 

VI. — 11 <^ vallere aoMiBte • Ia ficBtlMøsaa •■lata« 
— VuoUi øcritto nel 1580; fii stampato per la prima volt« ia 
Venezia dal Vasalini nel 1583. Vuobi che adombrasse nh ttetso 
quando scrive: 

€ lo sono Rtato amico d*uomo che non elesse d*amare, né 
fu d* alcuna violenza necessitato ad amarø ; mA am6 i>erché ti 
rompiacque nella liellexza e ne*coetumi di bella e valoroM 
donna: il. qual compiacimento a poco a poco divent6 amore, 
non percho giammai elegesse d*amare, roa perché tomaodo U 
seconda volta a rivedere quel che gli era piaciuto U prima 
e la terza dopo la seconda, e la quarta dopo la tena, final- 
mente s^accorse che aroante era divenuto, ma cetlo amante 
asiiai moderato. — G. C. Ma quando egli tomava a rivedere 
la donna amata non eloggeva di ritornarvif ~ G. M. Pooo 
importa se eleggesse di ritornarn, ma cerio con consiglio di 
innamorart i non vi ritornava. Ma perché il bud amora in questa 
guisa comlnciasse, il cui principio so che é ben noto a tale 
che s* infinge di non conoscerlo.... » 

MI. — II ■•«€•, • vero d«l Clla^M. 

VIII. «— il CloBsaffa mmm^mém^ o vcro del €»■•«•• 

Scrtiise il Romeo nel 1580, e apparve nella Prima parte 
dellu Rime edite dall* Aldo nel 1581. — Lo corre»2ie tra il 15RI 
e il 15^2: lo ripubblic6 col titolo mutato // (ionsatfa teronilo 



402 I DIALOGHI. 

(Venezia, Giunti, 1582). li Rosini, nel vol. ix delia CaiMmiaiuu 
ci diede delle Varianti, toite da un codioe della Barberiniaoa 
di Roma. Con tali parole dedicando il Tasso ad .Uesauidro 
Pocaterra: «Qae8to piccolo dialogo, nel qoale si disoorre del 
Giaoco, operaadone che tanto piii artifizjonamente si fa, quanto 
meno a V arbitrio de la fortuna soggiaoe, io dono assai rolen- 
tieri a voi, signor Alessandro, accioché con la Tostra pmdenxa 
mi consig^ate in modo, ch*io niuua azione di questa vita, ch*é 
qaasi un giuoco, a la fortuna sottoponga » (L. 226). 

IX. ~ 11 Forao, o vero de 1a NoMltA« — Prima le- 
zione, 1581. Seconda lezione, 1586. 

X. — Be Ia MgaltA. — 1581. 

Fin dal 1 di decembre 1578, scriveva al Gataneo: «L'iiH 
telletto, in quel che s^appartiene a lo scrivere, é nel suo ngcnne, 
come V. S. potrå toeto vedere da un dialogo ch*io scmo de 
la Nobiltå, il quale potrå essere un saggio di quel ch'io po- 
tessi fare, s'io scrivessi con quiete e con libri> (L. 114). E 
di Ferrara nel 1580 al marchese Filippo da Eate: «Mi rioordo 
che nel mio partir di Torino diedi a V. S. Illustrias, un mio 
dialogo de la Nobiltå, il quale ora riduco a maggior perfe- 
zione.... Desidero di farlo stampare » (L. 137). E nella dedica 
che, nel 1586, fece a Sdpione Gonzaga, Patriarca di Geros*- 
lemme, scrive di averlo riformato, perché, da prima, tumtU' 
tuariamenJU scritto (L. 471). — A compimento dd subietto delt6 
dipoi quello della Dignitå. In tutti e due la dottrina é aristo> 
telica, se ben v* é alcuna mistura di platooica, la qual da Sim- 
plicio, da Filopono e da Eustazio é ricevuta (L. 155). Ed 
invianddi al card. Albano lo pregava a volerli leggere, perché 
assai manifestamente avrebbon potuto dimostrare quale foase 
il suo senno (L. 162). 

Varie aggiunte fece dipoi a tutti e due (L. 514, 810, 837). 
Se non che tardavagli sovrattutto che da essi S. S. beatissinuu 
si risoWesse ch*egli era cattolicissimo e devotissimo fi^nolo di 
S. Chiesa (L. 837). — Alcuni anni dopo, parve all'Autore, di aver 
fatto nel dialogo della Dignitå troppo gran parte alla secolai«, 
dirimpetto all*ecclesiastica potestå, e d*aver for«e anteposto 
r Impero e i governi che ne dipendono alla Chiesa, e al suo capo« 
e stese un trattato della Dignitå, senza perb ripfvoare Topi- 
nioni esposte nel Dialogo (pubbl. dal Gazzera, Torino, st. R.,1838). 



I niALOQHI. 103 

La prima btaiupa del Forno comparve iii Vicenza, appresso 
Venn librai*o 6 Giorgio Oreco, per opera di Lodovico Botoiiio, 
l(>tt6rato perujf ino ; il Forno sccondo e il Dialogo della Digniø 
uscirono nella parle quinta delle Prosc del Tasso, Venezia, 
Vassalini, 1587. 

XI. «> La HolsA, • vero de l'Aaiore« 

Fra il giugno ed il luglfo 1581, Torquato ottenne in gran 
faTOre d* essere per un sol di condotto da IppoUto Oianluca a 
Madelana (Madeler) presso Marfisa da Este, Marchesanm di 
MaAsa e Carrara (L. 166). — Ed a rinnovare la memoria del 
;^iomo, due aiini dopo, acrisse un piccol dialogo dTAmore che 
prese il norne dalla Molza, che, con la Ginevra Marcia, si tro- 
vavano presenti (L. 243). — V. p. 80. — Di Tarqninlm Molza^ 
V. p. 31. — Comparve alla luce nella Quinta parie delle Pro$e 
del Tasso (Venezia, ad istanza di Giulio Vassalini, libraro di 
Ferrara, 1587). 

XII. '- 11 MmtplgiUOf o vero de !• Certe. 

Fu scritto fra il 1582 e il 1583: rompanre la prima volta 
nella Qiiinta e sesta parte delle Rime e Proee^ Venezia, ad 
istanza del Væssalini, 1586. Nella lettera 331 , 2 febbraio del 
15H5 a Marcello Donati gli addita alcune cassazioni che vi 
vorrebbe introdotte, e con la lettera del 12 febbraio lo chiede 
di ritomo a Vincenzo Gonzaga percbé desiderava ripuUrlo 
alquanto (L. 336). 

XIII. — 11 Halplgllo aecoBdo« o vero del fsMlr 
la Meltitadiae. — Marc. Foppa lo tuoI soritto neir83. — 
Fin dal die. del 1586 aveta in animo di stamparlo, giacché 
scriveva al Costantini: Piii convenevol mente si possono stam- 
pare insieme il Mcstaggicro^ o quel del fuggir la mokUudine,,.. 
Y uno si potrebbe avere dal signor Malpiglio, c* al fine dovrå 
eiiser eortese in renderlo.... (L. 704). — Ma non fu pubblicato 
che dal Foppa nel 1666. — « Va letto, 9crive il Conti, il dialogo 
ch*e*cbiama Malpiglio sccondo o del fuggire la molHtudine, 
Vi descrive le sette discoi*di e il dnbbio che ne nasce. Imma- 
gina nel pariare un golfo con var) porti allMnterno. Dot« en- 
treremo roai a ripararci dalla tcropestaf Q porto di Piatone é 
pieno di dii«pute ; pieni di controvorsie i porti dei Peripatetiri : 
talcbé il Malpiglio esclama: «Se la diversitå delte opinioni h 
pari a quella delle materie, pocu certezza vi pn6 e^sero con 



404 I DIALOGHl. 

poca sostauza. > K il Foi'estiaro uapoletaoo (cioé il Ta:iso) ri- 
sponde: Piccola veramente. Ma DOtate, o sigoori; quando de- 
scrive i porti del Feripato, mentova pur quello di san Tommaso. 
che onora Aquino, ei dice, piii ch* altri ooa fece Atene. E ajr- 
giunge coQ qualcbe ironia: « Questo mi pare il ptii sicuro; ma 
ci veggo tanti legni carichi di qne* discreti religio&i , che mi 
parrebbe indiscrezione il turbarli.'» Do?e tu senii Tuggia del 
Cinqueceoto, ammaliato daMibri e dall*arti di Grecia e di Roma, 
per le cose e per gli acritti dell' éra cristiana. E come si ripara 
dalle dabbiezze il nostro Torquato? Dice che bisogna usdr dal 
porto d^Aristotile, andare sul lito, passando per un Inogo eb« 
fonginnge quel porto all* altro di Platone, salire al poggio dore 
!«i contempla Tessenze eterne, e poi couclude: «Realissimo é 
quellMntendere dove 1' intendere é toocare: lassu dunque col 
nostro toccheremo il dimno intelletto,* Ecco il misticismo; 
Tunione immediata tra Tintelletto e Tobietto dtvino, troTsta 
non in Anstotile né in Piatone, ma fuor di loro, doé uegli 
Alessandrini. » — Piu drammatico di tutti é il Malpiglio, che 
ti fa sentire il soliloquio di Cartesio non esser molto lontano. 
Cecchi, Il Pensiero, ecc., 352. — // Malpiglio secondo, e tf 
dubbio universale «- // Malpiglio secondo e il Fausto, Cecchi, 
Id., p. 80^93. 

XIV. '- La CavAletla, o vero della P€»esl« Tøscaaa« 

Prende il norne da Orsolina Bertolaia Cavalletti, ferrarese, 

rimatrice ebiara fra le donne de^suoi tempi, e che si mostre 

sempre generosa di conforti e di sussidi col povero poeta (L. 837). 

— Fu composto, secondo il Serassi, nel principio del 1584, e 
stampato per la pi*ima Tolta nel 1587, nella Quinta c sesta 
parte delle Rime e Prose del Tasso, edite dal Yassalini, con 
la dedicatoria deir Autore a Gristofbro Tasso. — Veggasi q6 
che ne scrive il Cecchi, T. Tasso e la Vita intima, ecc., p. 65 e 
223; T. Tasso e il Pensiero, ecc., p. 348. 

XV. — 11 Beltmaio,. o vero dl« I« t^ortcslA. 

Fu scritto nel 1584 ; impresso dal Vaasalini 1* 86, nella Bsrte 
quarta delle Bime e Prose del Tasso. 

XVI. — Il CllaalaeA« o vero d« le ■•scliere« 

Fu composto nel 1584; stampato la prima volta neUa Parte 
quarta delle Rime e Prose del Tasso, Venezia, Vassalini, 1586. 

— V. p, 80. 



I DIALOGHI. 405 

XVII. — 11 Baagoaet • ver« d« la Pac«). 

Fu scrittQ nel 1584; maDdollo alla grandochessa Bianca fin 
«]al ]uglio dello stesBO auno (L. 294), fu edito per Im prima volta 
nella Parte quarUx delle Rime e Prose^ Venexia, per il Vassalini. 
Xotevoli sono le parole con cbe chiude il Dialogo e cbe mi piace 
di riferire : « Questa é da tntti desiderata, e riduce la moltitudine 
di tutte le cose ad una perfetta congiunuone; qoesta paasa per 
tutto e per tutte penetra: per questo le coso apcora, le quali ti 
muovono naturalmente, e »i rallegrano de la divisione e de la 
congiunzione , 80no partecipi de la pace, e nel moto iatesso 
ritrovano la propria quiete; per questo la discordia medesima 
diviene amicbevole, e Tunione si congiunge con la divisione: 
ma questa é senza Tunione e senza l'idea; e perché di lei non 
si pu6 ragionar convenevolmente, si cbiama convenevolmente 
silenzio. Questo é quelfaito, quel profondo, quel dolce, quel 
divioo silenzio nel quale tutte le ingiurie sono tociute e tutte 
dimenticate; questo é quel mirabile silenzio, tanto superiore 
ad ogni armonia, e ad ogni concerto cbe facciano gli angioli 
lodand o il ci^eatore, quanto la divina caligine 6 piii luminosa 
del ^ok% e de le stelle, e d*ogni altra luce cbe »ia nel cielo. 
Onde, a paragone di questo, fu quasi ombra oscura quello cbe fu 
<lelibei*ato dal comune consentimento de gli Ateniesi. Clii dunque 
rtsguarda ne Tesempio, cbe non é unioue, ma unitA senza ogni 
moltitudine e senza ogni essenza, cono8cert\ qual nia la vera 
pace: e questa cognizione o scienza sari cos\ pos^^ente, cbe 
non mancberanno parole a Teloquente di acquetar tutti gli 
sdegni e tutte le passioni de*cuori superbi. Ma iu, cbe balbo 
sono, come udite, potrei per gi*azia d*Iddio soioglier questa 
lingua in cosl alta e *n cosi canora voce, cbe tutta Italta m* u- 
diHse e tuttn se ne maravigliasse : creder6 nondimeno di ricever 
grazia, se potr6 ne Toblivione di questo divino silenzio, tufiar 
la memoria di tutto le oflfese, oonsenrando quella de*beneficl 
ricevttti. » ih, p. 159. 

XVIII. ~ II Clilrilasaae, o vcra l'BHt«So. 

Nella morte di Barbara d*Austria, moglia di Alfonsn II, duca 
di Ferrara, figliuola e sorelln d*imporatori, deitb il Tasso una 
breve orazione funtbre. Kd ei se ne doIs>* proprio di cuore, per> 
c'bé la ducbessa gli si roostrå sempre pietosa, onde fu sempre da 
lu i onorata molto. r qunxi adoratn. Né a questo primo tribnto 



406 I DIALOGBI. 

di condogllanza si ristette, ché anche piu tardi, con ana soa 
canzone, mosse VItaUa a lamentarsi; e ne pari6 come vira 
fosse, ché Tiva gli era nella memoria (Prose n, 212). A gratifi- 
carsi Tanimo del duca e di Leonora d*Aiistria, dnchassa di 
Mantov a, sorella della defunta stessa, stese (1385), il dialogo 
rEpiiafio, in obe di bel nuovo n'esalta i pregi e le sabUmt 
virtii, invocando la memoria di quella santa e sua snprenui me- 
diatrice. « Barbara, nata regina, chiede ilTasso; e vnol che 
viva, non solo a' padroni ed a gli amici, ma a sé stesso a* suoi 
studl, a le sue consolazioni : perch*essendo in parte dove la 
gloria del mondo nulla si stima, non la ricerca; né disprezza 
la gratitudine. Barbara prega, Barbara supplica: chi pQ& ne- 
garmi a Barbara ? chi sarå con Barbara avaro de le sue grazie 
e de* suoi fivori? (L. 344 e 371, 385). — Nel decembre 1585, 
Torquato, scrivendo al Licino, non volea fosse in modo alcuno 
stampato TEpitafio, se prima non fosse da lui riveduto ed 
accresciuto (L. 451 , 452). Uscl nel 1586 nelKi Parte quarta 
delle Rime e Prose di Torquato, stampate pél Vassalini in 
Venezia. 

XIX. «> 11 Porcstiero BlApolltAaoy o vero del!« 
Cleloala. 

Lo scrisse nel 1585; fu pubblicato nel 1586 nella snccen- 
nata parte quarta. — Il Tasso fin dal 27 di febbraio 1577 area 
letto alla brigata di casa Gbirlonzoni un sno discorso della 
Gelosia, che vide la Itice nel 1585. uéiV Ågffiunta alle Rime e 
Prose del signor Torquato Tasso^ stampata in Venezia pre?9o 
Aldo (Tasso Prose, ediz. Guasti, ii, 171-185). 

XX. — II Cataaeo. o ver« dl« %\l Idoll. 

Fa composto nello spedale di S.Anna, rannol585; venne 
Tanno appresso alla luce, in Venezia nella Parte quarta delle 
Rime e Prose, per il Vassalini; dedicato dairautore a Paolo 
Orillo, fratéllo di quel don Angelo che taoto si adoper6 per 
la sua liberazione. — Nel Cataneo, abbiamo la teorica dell«* 
virtii civili, purgatorie ed esemplari, come nel Picino; e la 
stessa confusione di ci6 che possiamo per natura, e di ri6 che 
la supera. Conti. — La moltitudine deiridee del Malpiglio, 
diventa moltitudine d* idoli nel Cataneo ; ogni sontimento, ogni 
afietto é idolo che usurpa i diritti della divinitå, e corrompe 
r anima. Bisogna purgarsi sradicando questa idolatria. laaciar 



1 Dt4U)QHt. 407 

perfino le samplici immagioi deir int«Uetto agenta e colU fede 
e la religione assomigliarsi a Dio. La nuova via é trovata, la 
ra^ione come il genio poetico dod faranno che seguiiia. Il 
Cataneo si pu6 dire riatroduzione alla Gen*saiemme Conqui' 
stata. Cecchi , il Tasso e la Vita Italiana, 224 ; T. Tasso e '1 
Pensiero e le Belle Lettei*e ital. p. I Ol. — V. L. 571. 

XXI. «- II Costaatiao, o vero de Im CleaieBsa. 
Fu srritto in Roma nel 1589 ; non vide per altro la luce prima 

del 1666, per cura del Foppa. «Imploro, soriveva Torquato 
il 15 d'ottobre del 1589 a Giovan Angelo Papio, radtntorio di 
mons. Papio per ricopiare un mio dialogo de la Clemenza, il 
quale é ottimo, non solo ingegnoaisaimo : e la medesima fortuna 
mi cofttrioge a lodarlo, non aperando di trovar ohi voglia dargli 
\e debito lodi, o per malignitå o per ignoranza, o per Tuna 
e Taltra oagiooe. É nondimeno uno de*molti che peosava di 
fare ; o forse il nnmero sarebbe al centioaio : ma in qneaU mia 
»ciagura 8arå forse 1* ultimo; e il mondo credera de gli altri 
quel che gli pare > (L. 1178, V. L. 1277, 1378). Lo stesso Foppa, 
Hcrivendo al can. Fr. Oargano il 17 marzo 16G8, lo dice «nttOvo 
nelle sue carte, per non aver niuno degli antichi filosofi trattato 
di enso, e tutto fondato e condotto da quel felicissimo ingegno. » 
«- (iiacomaszi Stefano, il Co»tantiuo owero della Clemenxa, 
Dialoghi, 221-230. 

XXII. — 11 Cataaeo« o ver« delle Geacluloai. 
Secondo il Foppa fa acritto nel 1590; da lui pubblioato uel 

1060. «- C. Oua!<ti in fino al Dialogo stim6 bene riprodarre 
le 5f) Concluflioni che videro la luce poco innanzi che veniasero 
AOBtenute. K giudiziosainente, nel suo Cataneo, il TaMO, come 
dire ei stesso, preae ad illustrar maggiormente alquante di 
queste sue proposizioni , amando meglio d*aver per giudire 
della Bua opinione il consenso de* letterati , e la posteritå di 
tutti i seroli, ch* un mirabil taatro di belle donne e corteai ca- 
valieri a* quali mal poteva soddisfare.... (I)iah, tit, 277). I^ cio- 
quanta Conclusioni ch*ei dedic6 a Oinevra Malatf*iita (L. 159) 
con altrettanti dottissimi dw^orsi furono commentate dal p. Vilak 
Xuccolo (I^rgamo, Coroino Vcnturu, 1588); espiegavale dipoi 
in altrettanti sonetti il itott. JppoUto Xeri da EmpoH^ Lucca 
Cinfletti, 1700. 

XXm. — II ■•■■•« o vero dell* Aaileisla. 



408 t DULOGBl. 

« Le mander^, scilveva Torquato al Manso, il 4 settembre 
1592, ii Dialogo de TAmicizia, e*i consacrer6 a la memoria 
immortale di V. S.; qoasi an tempio, nel quale {Xttsa rioore- 
rarmi ne TaTversa fbrtuiia> (L. 1419). Non lo mandd, peraltro, 
che neiranno seguente accompagnandolo con If^ttera cbe ha la 
data del 9 di marzo (L. 1448). Vide la loce soltanto nd lo96 
a Napoli, pi*easo OioT. Jacomo Carlino e Antonio Pace, in-4, 
edizione rarissima. — Quante belle dottrine, scrive A. Conti,noii 
si espongono mai nel Manao, dove si distingue cosl bene Ton^to, 
il piacero e Tutile! — Dal Manso, V. p. M, e 188^ 

XXIV. ~ 11 Ciiate« o vcro de l*lMprcfle. 

Lo dettd neiragosto del 1594, nel monastero di S. Sereriao 
de* Padri di S. Benedetto in Napoli, uscl in luce pure nel 1594« 
dedicato a Cinzio Aldobrandini, cardinale di S. Giorgio, coi tipi 
del napolitano StigUola, ad instanza di Paolo Venturini, ma con 
non picciola copia di scon*ezioni (L. 1521). Ho trattato, cosi il 
Tasso ad Ant Costantini, questa materia molto diversanwotp 
dagli altri che n* hanno scritto : ed a punto rai sono govemato 
conforme li ragionamenti che V. S. ed io n*abbianio avuto piu 
Tolte (L. 1504). — E nella dedica: imitando Piatone cbe sotto il 
norne d'Ospite Ateniese voUe ricoprir la aua propria persona, in- 
ti^oduco a ragionare assai nuovamente di questa da molti trattata 
materia ine ste^^so col norne di Forcstiere Napolitano: e con lo 
stile ancoi*a, che parrå forse peregrino in questa e forse Dell*altre 
cittå : a quel di Piatone nondimeno non é dissimile né lo stik 
ué la dottrina, con la quale ho cominciato di scnvere e di ra* 
^ionare. L. 1510. 

XXV. ~ 11 riciao« o v«ro d« TArtc. 

Fu ffcritto negli ultimi anni della sua tita; lo pubUico 
Marc* Antonio Foppa (Roma, Dragoncelli, 1666). In esso Cri- 
ittoforo Landino e Marsillio Ficino drammaticaniente m fanno a 
i-agionare tra loro delFarte. Il qual dialogo, scrire il Pnoti. 
a noi i>ar di tanta bellezza per . la formå, e si profondo per 1^ 
dot trine che non temiamo di dire ch*esso solo ba^terébb^ a 
porgere un giusto concetto dello scri?er di Piatone. 

XXVI. — II Porslo, o vero de le Wlrt*. 

Anohe questo Tenne pubblicato dal Foppa. In esso « m for^ 
raula con tanta esattezza il principio di oontraddizione; • n 
sMnsegua che se Aristotilo |K)ne la virtii nel mezzo tra doe 



1 DIAIiOOUI. 400 

e^tremi, ci6 noo nignifica cbe la virtii stia Dolla mediocritå; 
anzi, ella rifulgo nelP eccellenza, e nella sommitå ; la sommiU 
é nel fine, la mediocritå é nell* elezione de* mazzi per evitare gli 
eocessi contrari. » Conti, — V. Modestino Carmine , p. 86 ; 
Cecchi, 11 Pensiero, ecc., 352. 

XXVII. — 11 Hiaiaraøt • vero de la BellcsB«« 
Pubblicato dal Foppa. «- Uno de" suoi piii interessanti dia- 
loghi, cosl il De Sanctis, ێ quello che prende il Doroe del 
Minturno, ecrittore napolitano, che fira Taltro dié fuori una 
Poetica. Iti il poeta inveatiga la natura del bello, confutando 
tutte le definizioni . volgari, e conchinde che il bello é la natura 
angelica, ovvero ranima in quanio si purga^ ch'é appunto il 
Mggetto della sua Oerusalemmo. Rvidenteroente , confonde il 
liello col vero e colla perfezione morale, intrmvede T ideale, e 
non lo coglie, e n\ discosta dalla poe!iia, quanto piii si acooata 
a quel concetto, come nella Conquistata e nelle Sette Giomaie. 
U dialoffo é platonico nel oonretto e nell*andamento» ma vi 
dofiideri la grazia e la freschezza di qnel Divino. » — (Wchi, 
Primo abbozzo di un* efitetira cristiana. ^33-239. — Modeittino 
Carmine, 11 Minturno, p. 89. 

T. Tii»so a<lo(t«% por Ir sue di»<{ui»moni la formå del Dialopo, part«* prr 
rrndrrr tr^timont.inia di quanto amiuiranio riat4>nr, partr prr roiiforinar«i 
nlPuHO d<*i Irttrralt drlPrlA ««ia. In qurUr aur proHtiiioni fllo«4»flrhr. la 
pru<a (• tlorida r iuar«to<«4i nd an trmpo, lo alilr rhiaro, la dirionr pura. 
nuuvi t |>»»OHirrt e prtil'oiidi. c ^trrttaiurnt« lu^'ico il modo di ra^iooarr. 11 
Ta«<o <• dt'frno di c«««Tr r(iUoc.nto rou Daoto • coo Miltnu : al pari di rKsi 
la «iia enidifion<* rra iininrn^a. e nobilo Tanimo. V. Fotr^lo , Safr^i di 
rrilira, i, 2*1. 

I ilialoKhi drl Ta<«o.... rotiU mirabili d'rloquriixa edi mairniAca lingtia 
»rrUi«iiina. V. Mon ti. 

NV dialofrhi ri«rontriaino, r<»iiir nrl Firino. i dubbi, cooibattoti cul ini> 
%tiri4ino r la trntat.1 roncordia fra'8t«trini (rrntilr«chi r la Rrlifrionr.... lit 
dio ilrl Ta«ao rra V indrfinilo d«*!!' inditfiour a«traUiva, un rhr atmilr al- 
lumaQO pro<iirro, r airtionio n alla natura. A. Conti. Slona drlla tilmotla. 
vol. I, VI. 

Ntfi DijloKhi tnlora nrirei.na a FUtoor or' auoi r%onli. mi iit^lla di«ru«- 
*ii»n«» noo nr lin la varir«!«. radornriya dt rui i frrao conrrtti di riatoue 
vanoo naturalmrnir v«Hkti1i. Tra^paiono daU'abilo rloqqroln |<» fnnnr qua^i 
di «rh<*l«*trrt d<*Ua liloaolia iw*oU«itica : dovrch^ dalle parnlr di PUtonr tra> 
luruiio Ir idv«*. trli ••*«'iiij<l.in di%>ni. K. C^tnftUHt. 

K TaH<.» aovont'» ri»*'»i'»« nrl dialopo arli«l« rlBcar«*. |M>r<*hA »lipini:** al 
vivo il oonllitlo drU'anima aua: allora mrrr librro, tra«portando cht lo 
a%«*ultB: mrolrr apprna rominri.i « mHaflvirnr* a mu' dreii rniditi. t'ar- 



410 I DIALOGBI. 

rampicA per le scaie del nziocinio, non mai persuaao d'amvnrp in 
e riposarsi. I dialoghi non dette per svolgere nna ben definita idea deOa 
vita o della natara a mo*del Bruno o di Oalileo; piA cbe da nn prinCTfito 
essi nascono da occasioni, e vengono fuori dall'anima bramosa di ri»e>- 
diare a qoalche male presetite, con la luce di nnove idee.... Oeeki, Q 
Dialogo in Torqnato Tasao. — L* arte del dialogo nel Tasso. Il Pensif ro e 
le Belle Lettere iUliane, ecc., ^45^1. 

Cavbdoni Cblbstino, Saggio dette giunte e delle mutaiioni 
faUe da T, Tasso in quattro de* s%toi dialoghi filosofid cke si 
conservano autografi nella R, BibUoieca Estense. Opuscoli 
Rel. Letter. Mor., ii, 177-97; 321-38, iii, 161-194. Estr, di p.7l, 
Modena, Soliaoi, 1857. 

Les Morales de Torqnato Tasso, ou il est traité de Is 
Conrt, de C Oisiveté de la Yertu des dames iUustres, de ia 
Vertu herogque du Mariage ^ de le Mousie, de tÅmour^ 
de r Amitiéf de la Compassion, et de la Paix, traduides /mu- 
/. Baudoin, Å Paris, chez Aagustin Coui*bé, au Palais, å 
renseigue de la Palme, 1632, in-8. 

Dialogue de la Noblesse, pris de tiialien, de M, T, Tasso 
par A. LE Fbvrb db la Boderie, et atec le traiié de la Sobiesse 
de J. B. Nenna. 

Strbcrfuss c, Torqnato Tasso 's Leben, mit Proben ans 
den Gedichten: Rinaldo und Aminta, und dem Dialog der 
Farm'liencater. Berlino, 1840. 

S. K. W'erheisto. •— (Vers. in inglese del Padre di Fa- 
miglia). London, Ciiarlevood for Th. Hacket, 1588. 



DISCORSI DELL' ARTE POETICA 

E DEL POEMA EROICO. 

Qne'discorsi m*U9ciron dalle mani essend*io giovinetio: in 
essi volli cercar la veritå, e trovar la diritta strada dd poetare, 
dalla quale molto lianno traviato i moderni pæti.... E li scHssi 
per ammaestramento di me stesso, e li sottoposi al giodido 
altrui, come coloro che dimandano consiglio (Delle diff<H«nie 
poetiche, Prose, i, 435). — E li scrissi molto prima che fosaero 
stampati e ch* io vedessi i commenti del Castelvetro e dd Pie^ 



PUC0B8I DBLL* ARTE POBTICA. B DBL POBSCA BROICO. 41 1 

colomiDi (L. 343). — E di essi piaceasi sopra modo, e non si 
rimanpva di tornarvi sopra con cura amorosa e paziente: Ho 
»tudiato e pensalo molto, cosl egli. per arricchirli e fortificarli; 
e molte nuove considerazioni bo trovate, ed osservati molti 
luoghi ed esempi di antichi a questo proposito (L. 18). U Tbsso 
per avvalorare i propri giudizl, li sottopoi^e a quello di Scipione 
Gonzaga, scelto poi a giudice dello stesso poema. B dalle mani 
del Gonzaga passarono iii quelle del Licino, che, ad iatanza del 
Vassalini, vcnnero pubblicaU* in Vcuezia, nel 1587, co* tipi Aldini, 
o dullo stesso Liciuo deiUcati al Patriai*ca di Gerusalemme, 
Scipione Gonzaga. » Da lei mi vennero, die* egli, or ben con- 
vieiisl cbe a lei, come a principio della sua luce risorgano. » 
Di che il Tasso doleasi altamente col Gonzaga: <M*ha fatto 
gran torto il Licino a mandår fuori i discorsi del poema eroico 
imperfetti, senza dedicazione, e seiiz^altro dimostramento della 
mia antica servitii con V. S. illustrisaima. Penso d* accrescerli 
molto » (I.. 8:)0, 847, 85()). E diflatti ei ei poee aubito alP opera. 
SoDO occupatisitimo, scriveva Torquato, il 19 luglio del 1587 a 
Giovan Oaleazzo Rossi, in rarconciare alcnni miei disroni del 
Pof>ma Eroico (L. 8C1): e al Licino: io aono oocnpatissimo nella 
rf'viffioiie, o piuttosto neiraccn^Kcimento de' miei di^corai poHici, 
e iipero che »aran finiti innanzi al fine di questo mese (agosto 
15K7, L. S*M\). E questa sua opera, piuttosto rigttardetoie per 
ftrtificto che p**r gmndessaf intitolata al card. Aldobrundini , 
venue solo allu luce ucl 151)4 {L. 1511). Di tre dis<H>rsi ch*erano. 
tf I i a<*crebbe fino a S4;i. Ne fu editore lo Stigliola di Napoli, ina 
di tanti errori fa imbrattnta la stampa che il Tasso ebbe a 
ramiuaricai-sene assai, anche |)ercho non vi fosse stata untta 
la tavola, almeno de* piu importantt (L. 1517, 1518, 1521), fto»i 
dovendosi ricercare Cillccito guadagno del Uhraio^ n\a la ri- 
putnjion del pot'ta. 

Piii arøorevoli cure vi pose il Mazzuccbelli (Milano, Pogliani, 
18:^2), ed il Glierardini di|»oi (Milano, Classici, 1823-25), edtzione 
f'lie, al dire del Guasti, riu*<c) vcramente accurata «« critica. 
E paria lido della sua (Firenz«*, Lo Monnier, 1875), vrive il 
Guæ*ti. <Non <i vant«*remo noi certamente di aver i«upplit4) a 
tutto quello cbe non pote fare il Ghei*ardini nel 1824: ma non 
din*iiio di aver tutto e nempre accettato quello ch* e* f»*ce, sti- 
maiido cbe sin do ve si pu6, debba«i «egairc una stampa con- 



4X2 DISOOBSl DELL* ARTE POBTICA B DBL POBMA BBOIOO. 

temporanea all* Autore, e che qualdie volta metta cooto 
name la lezione, piattosto che mutarla seoza dir niente. M& 
saremmo inginsti ed ingrati ove non dichiaraasimo, che T editore 
milaoese nchiam6 a vita questa scrittara, di eui il Tasso, come 
Bcriase a Sdpione Gonzaga, foceva piii stima di qualonqiie altrm 
dopo il poema (L. 1251). 



RISPOSTA DI ROMA A PLUTARCO 



« Questa operetta ne la qoale penso di riproTar TopinioiM H 
Flutarco della virtii e fortuna di Alessandro, e di quella de* Romani 
é consecrataall*immortalmemoria del sig. Fabio Orsino. > L.851 . 

— Ho fatta un* operetta « DeUa virtii de* Romani« » contraddi- 
eendo a Plutarco: e mi sono tanto oompiaduto di questa uam, 
Duova £Eittura, e tanto insuperbito cbe mi pare d* etaer parente 

piii che dd signor Scipione Gonzaga, d^*Africano diiino 

L. 1239, 23 mai-zo, 1590. 

In questo discorso, con che il Tasso non peritavasi di Ur pariare la 
grandissima e potenttssima Roma, ed alle Mnienze ai^to e artificiaae di 
riularco indarla a rispondere oon Tittoriosa lacondia, trovava il 3fainiani 
mdta efficacia e maf^Uoquenza di conceiti e di stile. Pros<* \Ht. , p. 156 

— V. Cecrhi, U pensiero, ecc, p. 174. 



DELLA VIRTIJ EROICA E DELLA CARITA 



Questa scrittura indiretta al card. Cesareo, Alberto arcidoca 
d*Austria «non s'allontana dalla dottrina peripatetica, ed é 
scritta problematicamente in quel modo eb* Alessandro, principe 
de* peripatetici , scrisse le Questioni morali. E se v*é alcon 
omamento di proemio e d* eloquenza, sappiate cbe i peripatetiet 
greci, cominciando da Teofrasto, non rifiutaro si &tti omamenti. » 
L. 155. 



tl3 



ALTRE PROSE DI T. TASSO 



Oraziooe uella morte del Santino. 

Orazioiie fatta nell* aprirsi dnir Accademia Ferrares^. 

Oraxione in loorte di Barbara d*Au8ti*i&, moglie di Alfonso II 
duca di Ferrara. 

Oraziooe in lode della Herenissima Caaa de* Medici. 

Orazione nella morte delP illustrissimo card. Luigi d^Eate. 

CouclusioDi amoroae. 

Discorto della Gelosia. 

DLsoorso della Virtu eroica e della Carilå. 

Diacorso della Virtii femmioile e donnesca. 

Diflcorso deU*Amor viceodevole tra il padre e il figliuolo. 

Dtsrorao sopra due questiooi amorose. 

Discorso del giuramento false. 

Discorso deirufficio del Siniscalco, in iiersona d*UD Sini- 
scalco occdlleotissino. 

Discorso delParte del Dialogo. 

Ijc CoDsideraziooi sopra tre Canxooi di M. Gio. Battis ta 
Pigoa intitolate le Tre Sorelle, netle quali si tratta delPAmor 
divino in paragone del lascivo. 

KiapO)«ta »opra un sonetto di mons. della Casu. 

Ki!«posta alle opposizioni d* Incerto fatta al Sonetto io morte 
di I^ietro Spino. 

Opposiziooi d* Incerto ad un sonetto del sig. T. Tasso. 

IliMposta alle opposizioni, ecc 

tSonetto del signor Torquato Tasso al cavaliere Ercole Cato, 
con la interpretazione e ooniento del medesiroo Autore. 

Il Secretario, divbio in duo Trattati. 

Disi^orso intomo alla sedizione nata nel regno di Fraoria, 
Tanno loSo. 



414 



STUDI SU TORQUATO TASSO 



Cbcchi Fi£R Lbopoldo, Toi^uato T^isso e ia VUa téafioita 
net secoio XVI, Firenze, success. Le Monnier, 1877. 

< Il Tasso ha questo di proprio, di trovarsi in meoo a due 
grandi etå dell^umano incivilimento, d' innamorarsi d*entrambe 
tanto da provarne e da farne sentire le gioie e i d<don, sol 
tono di queir irrequieto sgomento, che é la nota fondamentale 
della coscienza moderua.... Torquato Tasso nasce e creaæ in 
questo conflitto intellettuale e morale, e Ti ai travaglia a&n- 
Doso. Anima universale e perspicace, forse meglio d* ogni altro, 
intuisce Tunitå ideale che ferve in tanto mescolio di cose; Ve 
corre dietro entusiasta e timido, bramando difongerla come la 
^enU. Mentre ne schizza i profili. il modello ingnuidisce, & e 
rilå senz* arrivare a definire ci6 che pai^li fulgido di timpida 
evidenza, finché ti*ascinato dalla faintasia lontano dalla dimora, 
s*arresta: Dove sono! checosa fo iof Addietro non tuoI Iot- 
nare, andai'e avanti teme; resta II nel mezzo al mondo ddle 
ideali perfezioni e dei materiali piaceri. Yorrebbe, ma il tempo 
é prematnro, Tintdligenza e la volontå non sono pari al d«- 
siderio, ed il grand* uomo, travagliandosi nel poderoso conflitto, 
é protagonista di un dramma, il quale, come nelle trilogie 
greche, si svolge fira la prima e laterza etå del modemo in- 
civilimento. Esaminare questo carattere nelle condidoni in dd 
si trøva, sarebbe narrare una pagina molto utile della nostra 
storia. Questo andiamo tentando nel lavoro che amiamo pre- 
sentare alla considerazione del piibblico.> ^ V. Rivista £W- 
ropea, 1 maggio 1877, 394-401. 

Cbochi Pibr Lbopoldo, TorqtuUo Tasso, il Pensiero e te 
Belle Lettere iialiane del secoio XVI. Firenze, sucæssori Le 
Monnier, 1877. 

€ L*opera é divisa in due parti egoali, il filosofb e il leUtrato, 
che spiccano entrambi sopra il fondo delle idee filoeofiche e 
letterarie degli scrittori del Rinascimento, da Marsilio Fidno 
e il Poliziano, fino a Giordano Bruno e al Galileo. L*intento 
generale deir autore é di mostrare, a parte a parte, quella con- 



.STUDI SV TORQUATO TA8S0. 41.5 

traddizione che ne emerge, fra il duovo e il vecchio, Tnno 
proprio del sentiniento, Taltro della Bpeculazione scientifica: 
quegli ste&si scrittori che nel campo de* fatti osservano acuta- 
meote e ragionano diritUmente, coroe poi si levano a* principl. 
reatano ingarbugliati nella ncolastica, e danno colpi al vento. 
Il Taffso, che piii scolpitamente d*ogni altro raccoglie in sé 
tal contraddizione , sarebbe novatore, ma i tempi e gli studi 
suoi lo rendoDO troppo »pesso titnorato e pcdantc. Lnce vivis- 
Hima e tenebre si alteraaoo Delle sue opere. La tesi non é 
nuova, ma il signor Cecchi la svolge con eletta eradizione, c 
roD particolari raffironti, che in poco dicono molto. Egli si 
palesa pratioo del filosofi, critici e poet i del secolo xvt, e sa 
.Mpigolare da essi pensieri e sentenze che dipingono, quasi per 
profilo, la tempra del loro ingegno e le tendenze dei loro stndi. 
liO considerazioni sul modo con cui V idea del Rinascimento si 
estrinsecd nelParte, lo conducono a determinare, in fine, la 
diversitii fra il pensiero italiano ed il germanico, diversitå cho, 
quando sia perduta di vista, produce soventa fiilsi e parziali 
giiidici di qua e di lå. Quauto alla formå di questo lavoro 
dobbiaroo dire che le roolte cose da esso aroennate, piuttostoché 
trattate, ne rendono la lettura un po* faticosa. Fot^se anche un 
cerio appareute scollegamento tra i concetti, ed un troppo fre- 
quente uso di modi metaforici, rontribuiscono a questo effetto, 
che per altro era difficile ad evitarsi in un campo cosl vasto, 
come quello abbracciato coraggiosamente dall* (»gregio autore. » 
yuota Antoioffia, 1 mai*zo 1878, p. 180. —> Giorgio Gaetano^ 
Archivio storico I^omb., 30 settembre 1877, p. 729. — Åcadany, 
19 aprile 1879. 

Zanoni Enrico, La tiia e il gcnio di Torquato Tasso. 
Milano, Battezzati, 1877. 

€h un libro bcstiale, scrivt* laRivista Euroi)ea: tali lavori 
Kono vitupero dello lettere.... Questo barooco raccoz^amento di 
vietissime cose giå dette sul Tnsso é scritto in maniera da 
disgradame quello dei piit imbarbariti e scozzonati nella furi- 
bonda professione di ammorbare la propria Ungua.» (Maggio 
1877, p. 401). 

MiRAPr)NDo FRANcrccio, Accad. Ta'*«. (Cavrponi Cklestino), 
Torquato Tasso, Saturalista. (Opusc. Rel. lA*tt. Mor. di Modena, 
I, Sf^rio t. Ilt, p. 157, 100. 



416 STLDI SU TORQLATO TA:»dO. 

Riferisco per intero Tarticolo dd Ca^edODi, anche perdié 
uon neace troppo agevole il trorar le Serie di questo impoi^ 
tante periodico: 

Nell* attriboire al somnio Epico italiano rappdluiow di 
fMturaUsta, io non ho mestieri di stiracchiare Tovrio e proprio 
sigoificato delle parole, come chi asaoma per giaooo a sostenere 
nn paradoaso. E solo mi basta che non si pretenda di tro?ario 
vasto, profondo, paiiente osaenratore della natura oome Ari> 
stotele, Linaeo, Cavier. Torqaato Tasso non espoae la breve 
e fortUDOsa saa vita in viaggi scientifici, né troppo pd mimito 
investig6 gli arcani della natara nella formaxione dei tre regoi 
iu che la dividono. Ma Torquato Tasso, (cbe tanto seppe e 
tanto 8tudi6, e con tale e tanta pazienza di emdite letture. 
ed acume di filosofiche speculazioni), ha lasdato ancora tah 
saggi dell* applicazione sua alla Storia Natorale, da ben meri- 
tarsi che non fosse tadoto il sno norne da chi s* acciiigetse a 
scrivera ona storia letteraria de*cultori della naturale storia. 

In tnttc le discipline, ma piii forse in quella che si & de» 
scrivitrice delle cose natnrali, importantisaima é la ragiooe delle 
varie loro dassificazioni : ed anzi questa é la parte per la qnale 
si meritano ed ottengono il norne di sdenza: tantum series 
juncUtraque poUet! Ed in ci6 appunto conaiste a parer mio« 
il merito del Tasso oome naturalista, sieno, o no, le sne das- 
sificazioni conforme a qnelle adottate poi da* modemi nataralisti. 
resta fermo che ^11 coordin6 secondo un sistema sno grao 
parte degli animali e degli oggetti che la natura creata d poiie 
davanti. 

E per provare ch* egli d6 feoe, non debbo raccogliere qua 
e lå fra gli scritti di lui quakhe poetica descrizione, quakhe 
similitndine, qualche periodo o frase cbe si trOTino sparse qua 
e lå. In tal modo potrebbesi forae provare tutto cbe in meota 
Tenisse di dire: come un arguto ingegno dd secolo soono 
prov6 che fra tutte le cose studiate e coltivate da Cicerone, 
quella in che egli era piii profondamente veraato, si fn in ogni 
e singola sua parte la Medidna. Per moatrare buon uatnraBnta 
Torquato, basta far vedere d6 che quasi ex profesao egU laadé 
scritto, sebbene ad al tro scopo, nel suo Dialogo deUe Imprtse^ 
lo rechei*6 adunque le aue parole, ben persuaso non aolo che 
cosi aTr6 provato il mio assunto ; ma che avr6 fiitto ooaa gradita 



STUOI SU TORQL'ATO TA8S0. 417 

agli aniatori di oostra lingaa e delle Hcienze naturali, roettendo 
loro sott'occhio ringegno, la lingna e lo stile del Tasso ap- 
plicati ad nna materia che avrebbesi potuto credere non tocca 
dair autore det Goffredo e delPAminta. 

€ Abbia adunque fine il ragionamento degli aniroali terrestri, 
almeno di quelli cbe si ronovono di luofro in luogo; perché del 
dragone e del serpente, cho si muovouo raccorciandosi e ri- 
Htendendosi, si potrebbero raccoutar nuove maraviglie.... Cante. 
Passiamo, dunque, dagli animali che vanno serpendo per terra 
a quelli che volauo. Forestiero, Passiamo, perche io non voglio 
far pin sottodivisione, benche io sappia che le difiei*euze degli 
animali sou fatte o per le yite, o per Tazioni, o per i costumi, 
o per le parti, come scrive Aristotele medesimo; il quale net 
primo deiristoria degli animali ne tratt6 prima in nna certa 
formå, di poi ne disput6 piii diligentemente, raccogliendo le diflé- 
reuze delle vite e delle azioni con un genere piii comune. Petx:hé 
degli animali, alcuni sono ocquaHU, alcuni terrestri; e de* ter- 
n^stri, altri respirano, come Tuomo, e tutti quelli che hanno 
il polmoiu* : altri, benché ricevano T aere, la qual ci»a é det to 
respirare, hanuo la sede in terra perpetuamente, e da lei pren- 
tlooo il cibo, come 1* api e le vespe, ed alcuni iusetti, il corpo 
de^quali quasi si cinge neir incisure , o nella |)art<5 prona, o 
n(*lla supiua. Ma bcnclié molti animali de* terrestri ceirhino 
il (ibo neiracqua, uiuno degli acquatili, che ricevono Tacque, 
lo ricerca dalla terra : ovvero diremo, che de* icrrcstn, alruni 
Hono rolatili, comt; gli uceelli e Tapi; alti*i pedestri, i quali 
>i diviilono cuu tre altre diflereuze, pcivhé alcuni si mooTono 
CD* piedi, altri ser[iono. e altri tirano quasi se medesimi. Con, 
Sottil divi^iune é (|ue9ta %eramente, ed a me assai nuova, perché 
nou uvevo prima udito, cho gli uceelli si riponessero sotto al 
genere de* terrestri. For, Souo messi in questotgenere, perrhé 
uon solamente si pa^cono de*frutti della terra, ma hanno in 
lei similmente la quiete e il riposo; quantunque nella terra 
uiuno animale abbia se<lo stabile, e ciascuno pos^sa mutare 
albergo di luo;;o in lao;ro, ma nelFacqua solamoute, nella 
quale le spugoe sono aflisso agli scokH« e ben mille maniere 
di (*oo<*higUo marittiiue: per6 questa d considerazione, che ap- 
partiene ad altra materia. Noi consideriamo gli uceelli in quanto 
sono figura conveniente all* Impre^a.... 

f7 



418 SSIDI SU TORQUATO TASSO. 

€ ....Ricerehiamo nelle similitudini degli alberi i luoghi <k4- 
l*Iniprese. Il genere d^li alberi si diride, per opinione di 
Teofrasto, in queste prime difierenze ; che aicnni d^ essi n&soono 
spontaneamente, allri per umano artificio; ovTero, che akmni 
siano selvaggi, altri domestici: percbé i silvestri sogliooo na- 
scer per sé, gU altri per industria dell*agricoltore, il ()iiaW 
suol piantarli, e far grinnesti.... » 

E ci6 basti : e chi ne abbia vagbezza cerchi in qaesto Dia- 
logo del Tasso le osservazioni speciali ch'egli fii intomo a 
molte piante ed 9 molti animali per uso d* Imprese. Ma percfa^ 
alcune ne reca da lui composte per sé medesimo, giovi tra- 
scriverne due, non a compimento, ma quasi per giunta a qaesto 
brevissimo scritto. 

« Lessi nel medesimo autore (Teofrasto), che gli alberi frut- 
tiferi, quanto piii sono carichi di frutti, tanto hanno minorv 
spazio di vita: per6 ne feci un^Impi-esa appropriata a me stesso. 
e agti studl miei, i frutti de' quali non so, quanto siano dokri 
al gusto degli uomini moderni; ma cérto a me sono di so- 
Terebia £sitica, in guisa che dalla mia indebolita comfdessione 
non posso aspettarne lunga vita. Dipinger6, dunqua, ana pianta 
d^oliva, o d'altro, oltremodo cai*ica di frutti, col motto: Laeius 
morte fktura, — Con, Non voglia Dio che sia alcuna forza 
nelfaugurio, perché i vostri studi deono essere a voi non so- 
lamente cagiono di chiarissima lama, ma di lunghissima vita. 
For. Non so, quanto sia dolce Y ingannarsi in questa speranza ; 
ma lascidmo da parte il pensiero della morte, tuttoché al fik>- 
sofo molto convenga. Un*altra Impresa feci a me medesimo, 
iielia qnale finsi un lauro, che sorga da un platano.... e per 
lo platano (sotto il quale Socrate soleva disputare), intesi la 
filosofia socratica; dal lauro é significata la poesia: volsi adnnqoe 
intendere, che Ifei poesia germoglia dalla scienza; e Tinscnzione 
fu questa: Ex decore decus,9 

CoNTi Augusto, Cenni suUa tita c sui meriti del T<isso, 
— Dubbi della sua giomnesza; ondeggiamento ira* molti si- 
stemi; rifugio nella intuiiione; cUtri segni della stta muficiici 
teistica, Storia deUa filosofia (1), Barbéra, 1864, Lezione nr, 
p. 82-86. 

(1) L*amore drila flloaofia ha &tio in me tante radid, cfae noo si pos- 
sono estirpare: ed ha gran torto chi cerca d'impedire che non nascano i 



«TL'DI SI' TORQUATO TASSO. 4 10 

Faixthi Fr., Toi^ualo Tasso, fiiosofo, SavigtiaDO, 1856. 

Hovio C, Cesalpino al letto di morU di T, Tasso. Dialogo. 
Milano, tip. del PatroDato, 1868. 

Frrrari c. La ricolunone nnnoi>a la UttetrLtura col Tasso, 
^ L'ltalia luoderna, parte xi, capo t. 

PENSIEIII DI LETTERATURA E CRITICA 



L'Artr. — Alcuiii universali veri, e infallibili, raccolti dal- 
reyperienza di nioUi particolari, la coguizione de'qaali propria- 
luente Arte si di man Ja. Prose^ ii, 1 16. 

I/artc é certa ragione; perch^essendo T arte imitazione de 
lu natura, nou pu6 esser alcuna certez/a ne Tarte, che non 
»ia prima ne la natura.... DiVi/., in, 449. — Ben disse il Bustelli : 
in un hA verao, Uartc^ die tuUo fa, nulla si scoprc (xvi, 9) im- 
brocc6 e prei^cri8.s(} un ottimo canone a tutte le årti sorelle. 

L'Arte e I« P«eslA« — Prima d*alcQn poenu, o gi*eco, 
o ilaliano, o ebreo, o d'altra lingua, fu Tarte e la ragione 
del poetare, nata peraventura insieme con Tanima nostra, la 
ffual fu da Dio romposta di numeri armonici e di musiche pro- 
porzioni. Peru l'armonia ed il concento intenore « cagione di 
({UcMta nielodia osteriore, clio ci lusinga ^li orecchi con la va- 
rietå do U* vo<-i : no solo gli Dei mondani son pieui de le Mus«*, 
rt)me disse Omero, nia gli animi nostri similmente; per^ dis!»c 
uii altro !*oeta: Esl Deus in nobis, K per questa cagione Dante 
invoca la Mua mente medesima, ch*é la suamusa, come Orfeo 
avea fatto as^ui prima. K non é meraviglia che la poaaia sia 
naturale ne gli animi umani, se Dio metlesimo, da cui furono 
civati, é poeta ; e 1* arte divina, con la quale fece il mondo, fa 
(|uasi arte di poetare; c poema é*l Cielo, e*l mondo tutto, al 
rui altiftsimo e dolcinsiroo concento souo peraventura sordi e 
rinc'hiusi gli orerchi ån roortali, come da Pitagora fu ^i udicato.... 
Dialoghi, ut, 4Ck\. — La Natura o Farte nella Poesia. Prose^ 
II, 115. 

friitti. I, WH. .— lo (riA nclU f*ort«i di Alfctovo il' F*at4* ... flloaofjii; ora ch« 
iirllr rorti piA non |io«<w) tiicwofnrr.... di^bho alm^iio nWracrrhiH^tiiiA nrrvitd, 
qtin<«i Kv»iw. « n«>Ua prifrioo«, quani Uoetiu e Kociat«*. Illusofan'. iAr//fi vtrlu 
mtict, i*ro»e, ii, 1K7. 



420 PENSIBRI Dl LBTTBRATllU B CRITICX. 

II Bello. — II bello dee gennogUar nel bello. qaasi fiore 
in fiore. DiaL^ iii, 568. 

Se ben tutto ci6 cbe é bello é buono, e tntto ci6 che 

é buono é bello, le ragioni nondimeno del bdlo son diverBe, ed 
il bello é, quasi un flor del buono; ed é qaello cfae germo- 
gliando da le radici che la virtu ha fondato ne V inteUetto e ne 
Tanima nostra, vi sparge cosl vagamente le guance di grazkiso 
colore. Dia/., i, 38. 

— 11 bene é nel oentro, e il bello nella droonferenza, 
i poeti assai spesso co'versi loro divini girano intorno alla 
superficie, né toccano la profonditå. E sono in ci6 molto so- 
miglianti a* pittori.... L. 387. 

La beliezza é la bella vergine, che fi& belli i pensieri e 

r invenzioni del poema, belli i aospiri, belle le lagrime, i dolori e 
le passioni amorose ; bella ancora la morte, e le ferite cfae per 
lei si Bostengono; bella Taria, la terra, i fiumi, i fonti, i giar- 
dini, le selve, le valli, i monti, le spelonche, e tutto ci6 che 
le 8*appres8a; ed a guisa del sole, iUustra con la sua lace 
tutte le cose vidne. Dialoghi, Il Mintumo, ui, 558. -» Non si 
pu6 dåre venina universale definizione della beliezza che bene 
stia.... La beliezza, secondo Piatone, é luce o raggio della di* 
vinitå che splende negli enti. 11 Fomo. 

I«« Poesi«. ^ La poesia' investigatrice c cjuasi vagheg- 
giatrice de la beliezza. Prose, i, 108. 

— h imitazione do le cose umane fatte per ammaestra- 
mento dé la vita. Prose, i, 77. 

Aristotiie disse che la |K>esia era cosa piii filosofica 

e piii sapiente deiristoria. Prose, u 57. 

La filosofia considera le cose in quanto buone: la |>oe:»ia 

in quanto belle. Del poema eroico. — Il poetare non é opera- 
zioue d* inteUetto separato, né si puo egli fare senza fantasmi : 
auzi chi ha piii bisoguo de* fantasoii che *1 poeta? o qual fii mai 
buon poeta, in cui la viKii imaginatrice non fosse gagliardaf 
e che altro é il furor poetico che rapto, che V iniaginaziooe £s 
di noi ? L. 94. 

— 11 poeta dee dilettare, o perché il diletto é il suo fine, 
o perché é mezzo necessario ad iodurre il giovamento.... bnoa 
poeta non é colui che non diletta, ué dilettar si pud con quei 



PBNSIKRI DI LKTTERATURA B CRITICA. 421 

coQcetti ohe recano seco difficoltå ed oscnritå : perche necessario 
é cho Tuomo afiatichi la lueDte intorno a rintelligeoza di quelli; 
ed essendo la (atica contrai*ia a la natura degli uomini ed al 
(liletto, o ve fatica si trovi, ivi per alcun modo non pu6 diletto 
ritrovarsi.... Come il pittore imita solamente la superficie delle 
cose, non esprimendo la profonditå, che ci6 non é proprio del- 
r arte sua ; oosl deve il poeta, oh* b un pittora parlante, toccar 
solamente la superficie delle scienze. Prose, ii, 124. 

— Nella storia non vi pu6 esser perfezion di caratteri 
poicho essa rappreseuta gli uomini quali sobo. La poesia al- 
rincontro li dipinge quali dovrebbero eB»ei*e, ed offre quindi 
il bello ideale noirarti di pace e di guerra in tutto il suo 
compimento. 

roeai« Broleo. — Il poema eroico é imitazione d* azione 
illustre, frrande e perfetta, fatta narrando con alti^simo verso, 
a fino di muovere gli animi con la roaraviglia, e di giovare 
in fjuosta giiisa. Prose, t, 85, e V. p. 111, 120. 

Varietå nel poema eroico. Prose, i, 154. 

Il verisimile nella poe^^ia. Prose, i, 108. 

Lo4l « bloolaio« éi cho ^ largo II ipocta. ^ Voi. 
S** Ror^hose, nieritavate di nascere, ai tempi di I>eone, ma 
poicho la vostra fortuna vi ha £itto nascere in cjues^to, é ne- 
ct'ssario che vi accomodiate alle qualiU degU nomini d* oggidl, 
i quali non si muovono per le hisinghe, né banno paura della 
sferea : il iodarli porta »eco indognitå sensa utile, il biasimarli 
pericolo senza lode. Do a voi quel consiglio ch*io prendo per 
me, cioé di non rinunziar Ke non agli efietti, almeno al norne 
di poeta, non cercando dalla poesia altro premio ch* on piace> 
vole ed one^to trattenimento in vita, ed una perpetua memoria 
dopo morto. (Letlera a Diomedt^ Borghesi, edita dal canonico 
Oiuliari). 

MacalfleosBa « foafleasA diello otllo. ^ La magni* 
ficenza a^crolmente degenera in gonfiez/a. Per non incorrere 
nol vizio del gonfio, schivi il magnifico dioitore certe minute 
diligenze; come di fare ch(* merobro a roembro corriaponda, 
ver^M) a verbo, nomo a norne ; e non solo in quanto al nomero, 
ma in quanto al senso. — Sohivt frli antiteti.... Ché tutte queKt«« 
ficrui'e, ovo %\ •oopn* T .iffeltayiou«*, »ono proprie dMla me<Uo» 



422 PBXSIEBI DI LBTTBRATtHA E CRITICA. 

critå; e si come molto dilettano, cosl nalla movoDO. La ma- 
gnificenza dello stile nasca dalle stesse cagioni; dail« qoaii« 
ttsat« faor di tempo, nasce la gonfiezza, vizio al prossimo alla 
magnificenza.... Prose, i, 55. 

— La passione ricusa i colori ed ama la sempliciti del 
pariare. L. 1031. 

Blocaaioae. — Scelga il poeta quelle parole trasUte che 
hanno maggiore affioitå con le proprie, e le scelga da cose 
gratissime. Sopra il poema epico, — La Inngfaezza de' membri 
e de* periodi e delle clausole, rende il pariare digQitoso e ma- 
gnifico. La brevitå il fa grazioso. Alle volte ona parola di piii 
distnigge la grazia. Id. 

Kegole, frcn dleir«rte« — Con la scorta (de*grandi 
ed illustri maestri de reloqueoza) é meglio peraventara Ter- 
rare, che per le vie calpestate andare a diritto cammino coo 
la guida de* pedant! . L. 94. — Noi, in qnella maniera che i 
fanciulii ch* imparano a scrivere non ardiscono di stendere al- 
cuna lettera faor de le rigbe segnate, ci conterremmo dentro a i 
segni prescrittici da chi piii sa; e temendo ad ogni suooo di 
sferza, con man ti*emante scrivereoio i nostri versi (come akniu 
dice) puerili. Ma parmi udirvi ridere, e dire: qual nova mo> 
destia é ([iiesta? veggio che volete trarmi dal nuroero di coloro 
che debbono stare rinchiusi nc i cancelli grammaticali. Deh 
guardate c*amor non v*inganni! pur io non Hpugno (se co$^l 
vi pare) d* uscime : e si come esorto voi a non vi ci serrare, cosl 
vi consiglio a non ve ne allontanare, né pur anche per ischenoc 
piii di quello che 1* esempio de* piii laudati e *1 vostro giudicio 
vi dimostrerå esser convenevole: e forsi non fia se non pni* 
dente consiglio lo starci qualche tempo rinchiuso, per poter 
poi ir vagando piii sicuramente. L. 94. ^ Ma pone pur quesU 
cånoni : Gli ammaestramenti della rettorica son posti per termine 
ai timidi, cbé i forti sanno coU* ardire, guidato dalla ragione. 
ben snperarli.... DiVi/., i, 12. -» Le regole non sian rigide e 
dure, che non si posaano torcere in alcuna maniera«.... ma 
arrendevoli e pieghevoli di leggieri. Dia/., m, 102. — ....lo non 
.«:on tale che possa dar le regole, se non (leraventura a me stesso: 
iiia de le regole dateci da gli altri, molte volte ho dubiiato s«' 
iosse o non l'osst* convenevole osiservarle inti^ramente.... F qiian> 



PBNSIBRI Dl LBTTBRATURA B CRIT1CA. 423 

tucque Marco Tullio insegoaase Tarte de l*oi*atore, nondlmeDo 
sprezzå tutta quella certezza, o piii tosto minutexza, o bassezza 
d*artificio, la quale da'retori »MDsegnava con picciola mercede... 
Dia/.. III, 102 e 103. 

S«crct«rlo • Letter«. — > Preode il norne dal silenzio, 
egli féilelissimo guardator dei aeoreti. Prose, ii, 200. — > A gnisa 
di pittore, il quale adoperando i colori e i lumi delle parole e 
delle sentenze, dipinge la formå e i lineamenti deU*aninio. Frase, ii, 
203. Doti del SecreUrio. Id., 265. ^ Nelle lettere é molto lodata 
la pnritå, il candor, la fadiitå e la chiarezza e la piacevolezza 
del pariare.... Id.. 273. — > Lettere di Cicerone. Id., 258. 

Selens« aiAteauitlche. ^ Dialoghi, iii, 436. 

■elle Artl — rittar«. — Né per altro la pittura, saggiu 
imitatrice de la natura , mescola Tombra a i colori, le non 
l»erché con la comparazion di questo OBCoro i colori maggior- 
mente si spicchino, o appaiano piii viraci e piii rilevatt. L. 14. 

Mealtvr«. — Lo scultore volendo fare una bella »tatua 

• 

parte ne toglie, parte ancora ne dirizza e rade per nettarla, 
parte ne liMcia e ne polisoe, infino a tanto cbe appaia oe la 
*(tatua una bella farcia, C9pre9sa co '1 auo artilicio. Dial. ni, 571. 
M ■•!««• — Laflciarero da pai*to tutta quella muaica, la 
qual, degenerando, é divenuta moUe ed eifemiuata: e preghe- 
remo lo Strig^io, o Jaccbe^, e *1 Lucciasro, e alcuno altro ec- 
cellente maestro di musica ercellente, che voglia ricbiamarla 
a quella gravitå, da la qualo traviando, e speMO traboccata 
in parte, di cui e piii bello il tacere che *1 ragionare.... lo non 
bi:u«inio la dolcezza e la soavitå, roa ci vorrei il temperamento.... 
Dial. III, 113. — R prima tra gli eccelienti maestri di muaica 
eccellento avoa pur nominato moaser Ålfonso da la Viola, VÅni- 
murrio, il Fiorino e fra Jacouio Moro (p. 97). G. B. Guarini 
nei Fametico Savio, ovYero il Taaso, dice il Marenzio, in muaica 
un altro tVtrarca, o un altro Dante il Luzja.tco. 



424 



PENSIERI E GIUDIZI 

SUGLI SCRITTORI ANTICHI, GRECI E LATLNI 



•■iero. — Principe de'poeti. L, 1549. — Da lai, qoasi 
rivi de roceano, sod derirate le arti e le sdenze. 77 R&meo^ 
Dial. li, 35. — Divino poeta. Prose, i, 353. — I divioissiint lihri 
d' Omero. Prose, i, 1 11. — S. Basilio dice, che Tlliade d*Omero 
altro non é che una lode della virtn; éd Averroe, sopra S 
commeDto della poesia, porU la medesima opinione. Id. 165. 
Lodo la felice cecitå di Omero, che quelle cose ch*egli non 
vide, dipinse in noodo che tutti le veggiono, le mirano e Tam- 
mirano ne' colori de la sua imitazione. L. 651. Favola seniplice 
e affettuosa é Tlliade; composta e morale l'Odissea. Id. 47, 
Iliade ed Odissea. Id. 531. — V. Prose, 259 e 143^47. 

BMhIlo. — Padre della tragedia. Prose, i, 84. 

Sofiftele. — L'Edippo, Farola oltre a tutte le tragedie 
perfettissima. Prose, i, 533. 

Barlpidle. — Marco Tullio stimava che ogni detto di Euri- 
pide fosse un testimonio. PiH}se, ii, 265. 

Senofoate. — Suo Ciro. Pi^ose, i, 337 ; ii, 247. — V anv<\> 
argento coniato da Senofonte, che ne fn cosl ricco, e cosl ar> 
tificioso spenditore. L. 651. 

Erodoto. — Di greca storia padre. Prose, u 133. — Piace 
oltre tutti gli altri storici. Prose, i, 323. 

PoHMo. — Scrisse istoria , e iosieme insegnd com' ella 
dovesse esser scritta. Prose, i, 88. 

SeerAte. — Il piii severo maestro de'costumi cfa*avesse 
r antichitå. L. 109. — Richiam6 la filosofia dal cielo a le cittå. 
Dia/., n, 252 ; DiaL, n, 203. 

PItttoM. — Lessi giå tutte Topere di Phtone, e mi ri- 
masere molti semi ne la mente de la sua dottrina. L. 79. — 
Padre e Dio de* filosofi. — P}'ose, ii, 123. — Piatone, non solo 
imitx^ le azioni e i discorai de'migliori, ma form6 Tidea di 
ciascuna virtii ne* suoi ragionamenti. Il Gianluca, DiaL m, 139. 
— Piatone, nel libro de le Leggi. piii de la i^ua opinione ma- 



OllDIZI SUGLI SrRITTOiU OBBCI £ LATIXI. . 425 

nifestå. L. 123. — Da lui, ooroe da ampissiroo font^, i^on derU 
vate roolte sMte di filosofanti* Prose, i, 538. Mi pare cb'ejfli 
abbia trasportato nelia fiiosofia tutti f?li oroamenti degli oratori. 
Prose, I, 371. ^ Il Fcdro^ roeravigliojto dialogo di Piatone. 
P>w<?. I. 473. — Suoi l)ialoj?hi, ii, 248. — Dialogo del Bello. 
II, 179. 

Aristotlie. ^ Maestro di ooloro cbe sanoo. Prose^ i. 535. 
— PriDcipe de* filosofi rooderni. Il Fomo^ Dia/, ii, 156. — 
Fornito d* altissimo ingegno e di gravissimo giiidizio dotato. 
Prose, I, 540. — Non abbandoner6 Aristotile nel deHiderio di 
ritrovar la verit^, e neli* amore della filosofi«. Proscy h 273. — 
Delle virtu piii popolarmente che niun*ahro ragiona, ed insieme 
piii dottamcnte.... Prose, ii, 190. 

Pl«f «r«o. — Grandis^imo filosofo fra* peripatetici. // Co- 
stantino, DiaL iii, 247. — Fra coloro ch»» celebraroDO le virtii 
de ;rli uomini valorosi. il maggiore; per6 che in lui non e 
Holarnente fede di tsstimonio, ed eloquenza d* oratore, ma auto- 
riti di i?iudico. Pros>\ n, 327. 

•eaietrlo Palcrco. — > Da Marco Tullio dolce oratoi^e 
4hI acnto filosofo nominato. Prose ^ u, 118. — V. L. 78. 

Oaser« • Cleeroae. ^ •easostea* e %'lrglila« *- 
Ia copiosa eloquenza di Cicerone é moUo conforroe con la 
larga fiicondia di Oroero ; si come nell* acume e nella pienezza 
o nel nerro d*una illustre brevitå sono nioUo .<<omiglianti De- 
mostene o Virgilio. Profe, i, 23 e 128. 

€l«eraa«* — Oratora eccellenUnsimo. Prose, i, 512. Ne 
Pepistole.... s'apprende non sotamente T eloquenza, nia la pru- 
denza.... Kgli scrisjte come padre della patria, e come amatore 
de la Ubertå; e il nostro secretario scrive come figliuolo del- 
Tobbidienza, e come amico della serritii.... Prose^ ii, 259. ^ 
Suoi Dialoghi. Prose, ii, 245, 247. 

VIrfflllo- -^ Il dirino Virgilio. Prose, l, 24. — 11 diviiio 
epico. Id, 20; Dinl. i, 200. — Vis*e nella luce di tutte le lingiie. 
Prose, I, 386. 

•ascra e Vlr«illa. — I'rose, i, 2(\2, 

ØMcra, %'lrtlllo e »aate. ^ Prose, i, 201. 

VIrffllia • Uvia. — Scrittori per li quali Timperio i*o- 
niano é altrettanto venerabile, quanto per le \ittorie de* suoi 
(*ontemporanei. f^. 123. 



426 GIUDIZI SUGLI SCRITTORI OREa B L\TI!a. 

Liwio. — A molti nobili scrittori é stato rimprOTcraio 
l'odor del peregrino, come a LiTio quel di Padova. Pi-'ose^ i, 378. 

Ltteano. — S*io credo Lucaoo non esser poeta, non mi 
muove a ci6 credere quella ragione ck' indace alconi altri in si 
fatta credenza, rioé ch'egli non sia poeta perché narra veri 
avvenimenti. Questo solo non basta: ma poeta non é egli, perché 
talmente s'obbliga alla veHtå de* particolari , che non ba ri- 
spetto al verisimile in universale ; e par cbe narri le cose come 
sono state fatte,, non si cura d^imitarle come dovriano essere 
state fatte. Prose, i, 26 e 135. — Troppo ampia e oopiosa 
materia abbracci6. Id., 21. 

Lacttiio e Sllio IIaIIco. — ProsCj i, 507. 

SlAiio. — Prose, i, 127, 135. 

Proclo. — Tra i platonici di grandissima stima. Pras^, 
I, 118. 



SANTI PADRI (1) 



Sitadio de* SaatI Padlrl. — M* eran necessarissimi per 
due cagioni: Tuna accioch*io non andassi al buio per tutlo 
il cammiuo della vita: Taltra per corregger le opere mie.... 
L. 783. — Fra* piacevolissimi, non solo fira* piacevoli é la lezione 
de'Padri. L.991. 

S. Affostlno. — L'autoritå di Sant* Agostino suggello 
sovra suggello. Prose, i, 493. — Segue S. Agostino, descrivendo 
i due amori della terrena e celeste Gemsalemme. L. 1313. — 
Epitome dell* opere di S. Agostino vivameute richiesta. L. 686. 
747. 

S. BmIIIo. — E a chi dobbiamo credere se non a* grandi f 
E chi maggiore ne la dottrina di Basilio, o ne reloquenza o 
ne la santitål L. 338. -^ La gloria di S. Gregovio Nazianseno 




Ambrogi., .......^.>„ ^. ... „„»...w, ... ^. ^«... ..«..«. ... ^-. ....<^.^. 

Areopagita. di S. Girolamo, di S. Giustino Marlirv. di S. Oregorio Msfmo. 
•ii S. Gregorio Nn/iauzeno. di Origejie. e SM>vnittutto di S. Tomiiia^u. 



SAMTI PADRI. 4'Zl 

O di S. BasUio Magno, di quei dottissimi ed oloquentissiroi 
teologi, seropre piii 8*6 andatA avanzando, e in tutti i secoli 
e in tutte le lingue sarå ammiinta e venerata. L. 123. 

S. BeraArdlo. — Scrittore di grande e referenda autorite. 
Prose, 1, 46(). Nella Favota De Filio regis si diroostra po<»ta 
e filo^ofo e teologo. Id., 461. 

H. Moalgl. -^ 11 divino Areopagita. Prose, i, 409, 484, 
492. — Anima assetata della rognizione di Dio.... nel qual fonte 
vivo