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Full text of "Versi sciolti di tre eccellenti moderni autori"

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VERSI 

S CI O L T I 

DI TRE ECCEIiENTI MODERNI 

AUTORI, 

CIOÈ' 

Sic Ab. Carlo I»iNocENZ(r.F»ii<iO|n > 

Sto. Co. Francesco 'ì^LQAfioTTi ( 

E P. Saverio BsT-rmELu: 

CON ALCUNA LETTERE 

ALL* jlK.CADtA ÙI ItOMA. 



-3^ 



1 

« 
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BASSANO MD CC L X X. 

ASf£S£ Kemonbihì 

DI VENEZIA. 

coti iiCBNZ^ DB' SUPERIORI 



" l - 







Uà. COM. 
Li^ERMA 
S£Pr£MBCKf§» ? 

^'"E D I T O R E 

^ A ,CHI LEGGE. 

E quefto Libretto poetico 
non rHVeglia dal fonno U 
Gioventii d'Italia, e noph 
Titragge dalla infùlia mapie-- 
ra di poetare imitando, ;gij^ 
non fi vede <iwal akrp mjb- 
glior ìbcGpTfo' a lei fi poifa bflèrire .. 

L' eiempio ha qiii di tre diverti Poeti .^ 

che ^pa fol yerfi , non filoni, ^ non xh- 

me vacue, ma poefia^ vera, armonioa» 

firanc^ , nobile , colorita , e fpira&te 

eftro, e ardimento prefèntano loro in 

vario ftìle , e in tre geiieci dìHeoenff 

di 3ipignere, e di cantare. : i 

Con Tefempio v' ha V iftruzione ; non 

in precetti , che Vanirne legano nate a 

volarey manel difinganno,che le fpri- 

giona, e fa gir libere e fciolte, ove na« 

tura le chiama. Virgilio è quegli, che 

con alcune fiie Lettere tenta Timprefa, 

ma piacevolmente, perchè lamagiftrale 

feverità è troppo odiofa nimica di Poe- 

fia. 

Or quefte Lettere fcritte furono fami- 
liarmente, e (ènza Audio ad Amico lon- 
A a tano. 



tusa^i fiuino pubbliche^ per configli 
cTalcuni , che dicono poter quelle ag 
fiudioG giovare di Poefia, e lo fcrìttox 
ci perdonerà, (è in grazia di queflo 
lènza lui rifapeirlo, fi Itampano. 

Ben faìrebbe in^iuftizia citar efftji 
lui davanti a critico tribunale. Che i 
pure la collera letteraria ( atroce colle 
ra , e ineforabile ) vuol ufar de' Tuoi 
denti, perchè mai non irru^iiiifcano 
che a troppo gran vitupero fi reca i 
non averli iempre ben terfi, e aguzzi, 
si il &ccia , che già T autor innocente 
non morderanno, il qual da gran rem* 
pò le Muiè lafciate, or lontan dalla Pa- 
tria ben altro ha in mente che i ma- 
ftini, e le bifce del Parnafo, tra il frsté 
gore deirarmi, e lo fcoppiar de^csn- 
iool P^ruflìani. 




lET- 



LETTERA 

DI FILOMUSO ELEUTERIQ 

Sopra il Libro Intitolato 

VERSI SCIOtTI 

DI t^ eccellenti moderni Autori ec. 
Cm alcune Lettre hm pii ftampatt, 4. 

AMICO CARISSIMO. 

CHI avrebbe potuto immagiiiarc , che 
un cenno fattovi della flainpa di un 
libro vi aveffe a mettere in tantaagi- 
tazione ? Pcrchi io vi comunicai già in Pa- 
dova jdcuni pa(n di lettere, che trattava** 
no di Poefia di Autore di bwon fenfo. ma 
da me non conofciutOy e vi palefai inuemc 
il penfitro, ch'io avea di Àrie flampare 
unitamente ad alcuni Ve^(I affai fcelti. e buo- 
ni 9 queflo badò a porvi in tanto fcompi- 
glio« che ^iungefte a temere, non (ia ^r 
^uefta edizione a fuccedernc un grave fchu« 
mazzo, e uaa. diffenfione non ordinaria nel« 
la Repubblica delle Lettere . Per tranquilla^ 
re pcfb il voftro animo, fono ora a darvi 
di qneftp Libro una efatta relaetone, accib 
ne fiate interamente informato^ e poiTtate 
anche ad altri renderne r^^ipae^ poiché in 
> A J ora, 



ora, che mi rcfta a fare? II Librajo unito 
ad altri Iirtercflàti con ini ha fitorì il Tuo 
dinaro, l'edizione ^ quafi compita^ e per 
decorarla come richieggono i coflumi pre- 
fenti, fi ftanno alleftendo i Rami^ che e 
per il loro lavoro, e per il numero forpaC- 
feranno di molto la jmefa della ilampa fte& 
fa. Adunque % impofltbile^ che it Libro non 
efca, n^ cambiarlo fi può ; ma fé pur il ft 
potefiè, io ten^^o^ che nondovrcbbefi&rlo^ 
E non dee mat venir tempo, incuifii le- 
cito agli Uomini di buon intendimento di' 
efporre i propri ftntimenti con libertà , e 
li^nza riguardi? £ non farà c0fa.onocevole , 
che dianfi fuori de' Verfi nobili , e di vera 
Poefia, che ftccian argine a tanti inic^uiver^ 
fieggiatori^ che hanno fozzata ogg^mai.la 
aofira lingua colle lòto ribalderie f ^ 

. Prima però> che delle Lettere io padì^ 
lafciate^ che de' Verfi vi dia ragguaglio, che: 
in quefio Libro fi conter^ranno» 

Elfo ^ una unione dt Verfi fciol^ di tre 
vìventi Autori, che ben cori tutta ragione 
debbonfi chiamare eccellenti, e veri Poeti-. 

Il ptìnfiero di produ'rre una raccolta di fciol- 
ti pinttofio^ che di Verfi in rima,% certa- 
mente il pih adattato^ e alI*<^getto, cbcfi 
prende di mira col dar fuori quefio Libro, 
ed alla utilità > che fé ne vorrebbe ricava- 
re. Dd pr^io moltiffimo di quefti compo- 
nimenti « e de' loro Autori non fi pub tener 
dubbio, ed abbiatelo per tate, come vi mo^ 
ftrerò nd rendervene qui appreflb r^iohe . 

Ma ora per andar ^onoualche ordine nel 
imo ragionare, dicovi, che il penfiero di 

que- 



} 



ouef^, Uomini nel comporre nmi tal forts 
ai Poemetti fctolti dalla rima, e Pidea dt 
Produrli unitamente -oon qtialcbs foienmtà t 
e il mezzo più.coaveiiQvolefìeraccoi^^a^. 
difbrctjini de' tempi iprefemU pone in qual- 
che pr^ta maggiore iMtaliana. Poefiaigi^ 
troppa afflitta £ corrotta dìaUa fiermin»^ 
turba dagli Ignotantii, è prefuntuoS,, cha fi 
fan lecito di tramarla; e paradB&ta«'<MuI* 
piente' ai Giovani la via- pih; certa t)er;tiu^ 
icire tplto:abiU. Poeti-, con. lo %^miarli dw* 
cernente dalle iàUade^ e ipregiudizif^trop^ 
fo rd4iWÌ (bdU rea conmemdlne, e dàtuiii 
cUe" icducimatita ddla Nazione... 

Il V^rfa fciolto: niente fca' per fe fleflbcff 
ciiletievol^ ^ e chealletti , e tiaitenga t & no» 

«nmXO riceve dalla. njQJbìltà e.VJ^iiezzacleU 
ì ioiina^m^ dalla ftrza e rigore de^fentU 
iBenti,:. dalla fceltezza delle parole , e^ial 
fiiro' e profluvio., diH> così^ del ra^onare 
loQenuto c^n,decoi:o e.gra'zia> ed animato 
4a p^a ; vena^ perenne di facondia y, che non 
91^ ,ifMlnchi <H «euer defta la fantada « e P 
Bmmfk di; chi legge V con nuove fòrprefe » 
con inarpettitie' bellezze , con. nofaii voli , é 
foprd tutto col dipignere gli aggetti inmo*- 
dp (Uircato infieme, e fertevohepaja aver-. 
Ji avanti gli occhi,. trattarli, maaeggiafli, 
dando. loia quelPamnia^ e qurf fenìo» che 
non hanoo^ ma che pure non offenda ^ n^ 
la verità^ ni la. decenza^ e che fi adatti in 
fine ali-piacere, eat confènfo di ti»tl,e da 
tutti fia ititefo, e applaudito^ e tutti neri- 
mangano dilettati, e convinti. 
Quefte fono le.bcUczze vero, e quefta 4> 
A4 1* 



L 



k tsera Poc&i; qoéh Pbefii, chè^ iròit > 
da tutti, ma per quelli fdl4mente,diedal& 
nalara hanno forrìta un fatato felice , ed 
atto , e i' hauna poi con gM ftuct^ ooirtrene^ 
volt coltivato a qaeBto fitie. 

Ma che dovette airvtiiire' per i^nderque* 
Ila Poefia ptr & mcdefima (ublitMe e nofn^ 
h^€omanis al voigo, alle Fenlmtne, ecf 
a aualimqQé forta di ^te> inorante' ,. e 
ftoftaf Si pmftituì effa, a «taKansc gli argc>- 
Àenti poi baffi ei triviali , ff fece frmreaF-- 
la Mtttìca^ed aHa Mimica ancora > ^ tra- 
veflì iit vari modi itiuiStati , © ridkoll' ,. e 
di Matrona. ch'era e Reina, ft fece* venire 
una sfàccBata,, i^ohile, e- vUe Fantefca,. p- 
fi adoperò; ad. ogni. uf» fenta rifepvav 
. A ciò fecflie/fcorfiày e fulleieek^fco^t^ 
tiera la Rimav ^<3nza la qùafe liòn. avrebbe 
potuto. giammai cbtaiito> accomuria'irfl. Qwi 
ila è qucHày. che folIeticandafolol^OEdcchiO' 
unita air armonia del metpo, mgamia >^ e 
feduce la maggior parte del Moitd», e fa 
credere Poefia quello die i|on V altto cìm 
pn fuoiio vano eà inutihe,. e^ un fredd<^fii^ 
mal&mento di. fcntimenei r c-dr parole. Di 
qui ne viene, che* t GioTanr s'applitanc^ 
toilo alla f inKty ove trovano molta ^ili* 
tà.) e molto' mag^ore - a^pirente difetto ;. 
con efla ricoprono t loio ftedtH^ feipitt pen^ 
fieri , e le vane ciance ^ e fpefla aticomcn;^ 
dono di render amabili e^ vnzofé le piii 
turpi, e villane efpreffioni ,. e con ciò fi I 
fpacciano Poeti icnza alcun prìncìpiodi Let* \ 
tenitura, fenzà aver guflato un buon Ao- 
torti e ftn^ aver giammai ibTpettato^che 

vi \ 



Vi fiano moke cogniiioni dd apprenderfida 
un Poeta, che deve edere necMarìaniente 
di tutte le principali fcienze informato, ed 
iftrutto . 

Sarebbe inutile, ch'io mi difTondelH in 
ciò voler provare maggiormente con Voi, 
che abbaflanza dalla voilra ftefla eri>erien2a 
potete reflarne convinto ; e come eccelicA- 
te Poeta che fiete, e di ogni altra fcienza 
e dottrina provveduto ed adomo, ben po^ 
rete pili d'ogn^ altro far fede> «guanto una 
fupuellettile abbondante di cognizioni , quan«> 
to i' efTerfi fpaziati ad agio negli orti ame« 
ni, e varj d^Ila più colta FìlQfofia, quan- 
to l'aver coltivata l'arte del dire fiicondo 
fi ragionato, e quanto ogn' alfra maniera di 
fcieiiza e dovizia di fapere alla nobile Poflk 
fia convengati, e necefTaria (I renda. 
. Che fé così ì, come lo i in fatti, e (è 
all'impeto del fa corrente non fi pub maidf 
fronte far argine, e ripara, così conviene 
andar cercando quelle vie, e^quei rimedi » 
che a poco a poco il cW& rallentino del 
mal codume, finche fì giunga, interamentf 
a ripararlo, e a rimetterlo con fòrti f^ilit 
di • 

A queftb Salutevole oggetto ì diietu U 
raccolt;^ de' (ciotti, che fta per ufcire, e ók 
cui^ vi ragion» i con efla fi cerca di gpid^ 
re i Gióvani a cominciare dal comporre in 
veifo (ciolto dalla rinaa, nel quale farà d* 
tkopo per capo di necelTario oniamento^che 
iperchin^ le.. vere, e fo4e bellezec ideila Poe- 
fia . Quando fiano effì accofUlmati; ad nm 
Voofià vera e nobile, ed U ^^ nefcaoo » 
A s P«- 



Mttanno^i paRkre francamente ad ufan^ 
la rima) che maggior pregio, ornamento i 
e dilette ingiungerà ala loro componitneiì* 
ti 5 quando uaoo veramente Poetici . 
' Perciocché la Rima, fi può in qualche 
gttifa rafTomigliare at colori ^ ed alle tinte » 
che da' Pittori fi ufano , e rendono vaghi e 
^flofi li Quadri anche de' più valenti Uo-t 
mini . Ma fé un Giovine abbagKato pcrcR> 
dàlia luce , ed apparenza de* colori^ veglia. 
|>orfì di bella prima a fpaiger qucfU . fopra 
le tele per renderle de* più fini, rilucenti y 
e vaghi ricoperte ^ ed adortìe>, qpefH non 
farà giammai opere dt alcun pr^io , ed' al 
fììi u\i le farà y che farannoxfalla bafla gen-^ 
te a- vite prezzo ricercate per adòrnajcneTa- 
wrne, atoergB> ed ahri fimili più àbbiet-i. 
ti luoghi, e plebei. Che^fe all'incontro s* 
applic&erà egh prima a' veri , e fodl princi- 
pi della Pittura,, confumandO' móki e mol- 
ti anni nella dimcile arte del difeso , d(^ 
contorni , deglt ombreggiamenti', e di tutto 
cib, che convJenfì ad un'arte si noUl<^ in- 
IJeme e sì pregevole, prima di maneggiar 
iè tinte ; qwmdoi '{>am "poi jad avvivar con 
quefle li proprj difeeni,, vedrà qual pregio^ 
<e ^ale fuMime efìmia^^ione acquifleranno li 
fooi lavori, che ber» verrà a coApenfaré 
'quahi^ue fìudio e fetica impiegatavi . 

• SfmiTmente io penfo poter dirfi della Poe- 
fia riguardo alla KimaVgi^cli^f^pete quan- 
to tralor<> convengano la Poefia « e la Pittura ; 

• L'efferc poi queftì Verfi/cne ora fi pro- 
ducono di moderni Autori', e viventi , va- 
rerà adaltio pesfiero, di coi avrò a pafl'aiv 

■i : '• vi 



vf-piU. a li»ttgo flottando <blle lettere , td 
l , ài fcw^te feit;rQPpo forte, e troppo re-,. 
Iigiofa.0tì«isttionfi che abbiamo de noltri 
antichi: Ralenti. Amori j m quanto credali 
non poterfi ognora aaglMngegm deglt Uo- 
mini novelli frutti produrre, e m quanto 
credafi dovere noi immobilmente mantenerci 
fitti* nelle tracce da loro lafciateci. 

Ma di quèfto già , come dim„ a ragio- 
nar ^iriiervo di(lefamente ^ ed piapafloiij 
Iweve a daivi lagguaglio de' Vetìi , che m 
quefb ^MTColta fiL contengono. .^ 

Li primi dunque fono del celebre Sig. 
Abate Frugoni Uoma abbaftanza, noto e 
chiam per rOpere fue, per IMngeano fu- 
blime e fecondo, e per la fema diluidiflu^ 
fa per qgnì luogo; ma che certamente più 
che d* ogni ^tra cofa, da queftì Verfì , 
che ^^ per l^ prima Volta fi danno aUe 
ftampe^ farà in ogni tempo pakfatailtaftre 
oltre modo* e fuperiote ad ogni altro . Ve- 
drete, Amico, ch'egli in quefU J^^^^J^ 
abbaflare qualunque talento ^ fa reftare atto- 
niti e fopra»t|i, dà un piacere edraoi-dma^ 
rio affitto, ^ tutto infieme fe arrabbiare , 
poiché fi <:onofce di non poteir giungere al- 
oinò ad avvicinare a lui. ^ ^t"Ì. -A 
h non mai interiotta facondia, re torti ci- 
preffioni ma non «ai caricate, le munagiP-., 

il vive, U chiaf^zJi. ^ il^*^?^ ^^^ "ì^: 
ena^a per aVvaitura quello di Orazio, un. 
S2r felicedi natura xhe non mai lo trafpor- 
ta' un puntino fuori 4e' limiti, e eento^al- 
tri 'pi4i eiTenzlali lo repdonò raro Poeta , 
«t mnco siluri Pe^^^]^<^' ' -^i • 



TI 



ma eoa mocfiaf&tto umovì e ttfetxte comi>- 
ni; tanto If fabUtna i:oii t» npbflti de'-pen^ 
fien, ooii h tìcondU. cfej Are^ con 1» va-. 
ghezza deHc fmtii^ini, ectelle^pijole^^ 

Da venti pezzjclipoelìa farannovi vqtiattro* 
de qpa|tpei:NpzzevCÌnqtietrattarK>di Dram- 
«ai o, Tra^die , ed^ altri fopra- varj argo-^ 
«isn» noMì ^ ovverò, gtocion* e^ famirian^. 

Evyi il brrtno àirtttor sa Conte Aitafér* 
ih Bajar* fopra te di M Johtatiwtea' dalfik' 
Piglia, nobile , e- pì^no- dl^ beHwa^, deli* 
quale mi piace riportar q^ui im-pìcctolatrtìt-, 
IO V. ove aonoverando- le Vi«ù, che ador^ 
nàvanaqufjfto <>v?iltere, cosi, circofcrivel^ 
Piwdettza : 

i? andiiié cofe t le awemr d^unaitn»^ 
JF frenando^ i àej^ ,. cbt nilàt^ citcki 
.hmpffti primi miti n9m diffèr v*w, 
Fatti e cenfiili ol N^ fihgilfnt adatta^ 
/td arte pigra y e dU le incaute' mmti^ 
Speffh^ derlX^y fitf cfyk it èH^f^ft4€eeff>, 
Totgoreggiand$ d^imptonfiìifa* luce 
Lf venga.a'fianfo ye-alti recand^ode-' • 
Le mal initfe /uè dimere a0olva, 
H fécondòvfcritfo al Conte-Aurelio Bermeli 
fratta con uni mirabile cbtateaz» dei vati» 
modi: di Poe ria, net qvts^ mokv tentano du 
provarfl, e pòdii pine vi riefcono per ìe> 
grand! difficoltà', cne tn» ciafcijn genera $** 
incontrano. E di quefto. Poemetto abbiate^ 
foflfe^enza, che vi riporti qualthe-pa/E)., che? 
ferviti per faggio dell^Autoie , e ciò.pem 
che r arsomento, die 4m fi tractak^ nmlqp. 

& 



à conibrina ali' ì<i«> e at(^QCg0tta, dal acv» 
ftro libra^ e fiercift i^ pa^ cde vpglio 
ripQit«urvi iottroty i' Autore parla, dh feftef- 
fo, forma il fiu> carattere nel verfeg^gi^^ 
e ix . déteccà '. s^ Melare di. (e . con uti» certa- 
arditezza, che leqbndp aie to pende; molto 
piti jpireg^f ^e di qpaluaque inodìeilia ,. rìm 
avecfe votato 'u(are« .^.^ . 

Secavi dun4a& la breve ^.ni^d^ .t^accut 
di ^uènjjiajx^llè, componi Qieiito..ÌF^ V 
Autore, in un moda grazlofo 4i<eiTerrideio 
in >«ì^' mattina auturuplc:^ ^ J^oa .avciida 
voglia di alzarfu di e(}eriltrattcoutaià<j[ue-» 
Ho pcaifiera, etae quanti, fianp q^ueHi , che 
tentano c)i fatir.ParnaTo,. V<|uanta poctù 
^(^fcano in queda malagevole imprefa^ Co- 
mincia, duogux; dai Tragici^ indlpaflafù U« 
|ici, e iiufuW ajgl' suiltat{>ri iti Pctrórc.i » 
in fityc ai Comici,, ed agli Epic^, .& jt ve* 
dere in, ciafinu^^di .qu^fié vie p^dlmmi a 
nluna e^ queTU» eoe rieicano con .fertin 
na ^ Chiude ^ col due, cbe me];itr«ierain 
cm^i penikri gli secarpno il Cioccolato ^ 
dal quale altett^^o^ giura^ diant^QÌ;lQ«^ fòn« 
té Ippocre^eo, c^. abbandonandq ogni. • pen« 
fiem Talta dal' i^ro^ Quefta , lempltciniina 
ideategli (a efpcHie a. pofte.a partii conuna 

£ pei dir dot ^tcjuca% (^^e'^cguaci di bi 

qgd^ldl^ pu^fòjreper r^i^riportftrìipochi Verfi* 

ÒuejfU in f^ volge ^ a^fie UÌtm^é^notti ^ 

, Va medkamio ^ y^ f^ .foffa, ;»/ fi^^ì 



14 
Inii poco étópo-^: / '^~' ; 

So tèny che ìmitatri^ ìfHmenJk tuf 
Del '' fnaggior ^Tqfcé pifcér \fefì^ e pa 
'■ Ricerche paròle^ è Jkeltr' modi' 

' Mal nt^fitoi. -verfi, dilfrinbatl ^ e d* a 
^ Voti e dì: ^enio. a ^rart fatica intèjji 
Riflettete bene a é^e&t Verfi , che m 
feranno at noftro Argom^to . ' ; 

Oràpottavntpaflbaccermsttoi in cui < 
parla , efomiafi^U il piotano ritratto , e 
fervirawi per l^ia del di lui ftilèf non 
Io , ma di lui mdeffmo,. che mnbo'rìt 
mena di non ifUmat^ ed amare aHii. ' 
CU poi vago di gir pef .Uffco intatti 
Da Poetico pie firade^ che primt» ' 
Pindata tenne y è cw% felice drdin^ 
Fiacca pòi corfcy, e rit4lcìi4i Poi 
Il Savonefe" mio che primier jeppe 
Pien d^ immagini vtv'éy' e caldo d*e^ 
Armala di Greche^ &■ di ,Latine corde 
U Itala Cetra s,'ok cpme a paffi ince 
In fui dur^tammin finte cb^ in bre\ 
Manca lena e confi^ié^' e ^e tardi 
Scorge cb^ a pochi da le.- Mu fé è da fi 
' ' Stampar perenne e mentorahii orma - 
S^ quei fentier ricchi di luce e fparft 
Di velk^ fapér , che- de 7* ignaìro: ■ . 
Vulgo- fugge gli fgt4ardi^ e i fuggi fu9k 
TerirW'hwraviglia'e di diletto f" 
lopihd^aÙHmeìfi^ che maf fiJfmjQ 
• » • Sovenhiè leggi al poetar prefcritte 
Solo feconde d^aiiorrita ftento^. 
Non finza Jìadioy di rf atura xfolli 
Come' die la miglior Maeftra prima 
lìt fecondando $ btm principi e i m<ai 

E 



^5 
É quafi nuio$ator ebe ttfato $d atto 
Senza comceia a contrallar con- t'onda 
Tra '/ nautico favor fi Jafiia addietro 
Lo fiuol feguacey e Parenofa riva.. 
Ne le nervofe gambe e ne i^ef perle 
faccia affidatele ne f audace pétto^ 
Sfinp^ fq0egno e guida anfi*ia credei ■ 
Francò poter per l* Apollineo y regno. 
Prender fquai mi piaeea yluì^ dagli altri 
Novo viaggio ^^e forfè il ffffiy ^.fontff- 
Q^nda m^ fatto già invifioil ombra ^ 
l^vo il mia nome prendeìtajfi,a fcbemo* 
La gelidruma e le ragion di morte % 
Ne farà fede ^ni lontano tempo 
Giudice piìt finceto^ e n^ miei carmi \. 
Non filo certa efterior. vaghezza 
Di forme e di f anta/mi^ » certo dono ^ 
Tacile^ di cantar , ma pur fra i lumi^ 
Del dtfpciU fin y conte fra, beli ff 
Adorne vefti fignoril Matrona j 
Troverà involte queir egregie cofe. 
Che accondameme ^jae Poeta accorto 
« Da le Jcienze , e dir s*udrà : Qofiui 

Vide e conobbe ancor le illufiri^ Scole • .. 
Ora che ne dite.^. ^ che ve ne pard^. tn^yl 
accejdto,. che. per tutto ritroverete fpàtfe .id- 
milT^ e maggiori bellezze^ Vedrete cotpi^ .^^^ * 
tratti^, e. con QuaL'nQl^^ilià.glUcgQmenticQf 
si comuni degli Imenei: le§gerett)in coint ^ 

ponìmento affai lunga fopra it ntorno vfii 
latria del Conte Terzi di Slflà> e ve(jirei^ i 

come da lavorato d' insegno, ùa iM^pmentjtf ^ 

cckI fterilè ^^t un ritprnpupér ^uffW «li^ ^ 

e piU. yerfi • Due ne ri^ròvjèrete^^al Vef^^vo^ 
di Parma ]^Ion^)gQl9r X^a^zàiu, un^^ 
.' n ' ' • ' dona " 



I 



1« 

dotto' VmdrQ Federico Sanvitali , un altro'' 
Conte Sttzani, m cui la confola per la mo 
te 3el FrateHo; uno breve ma pieno di gr 
zia al oig. Gk>. Pietro Zanottt, ed uno 
CJonre Pietro Scoti, nel quale lo artinia 
fìjgglre dalla rete amorofa in cui % prelò 
e tratta ^uefto argomento con imrt rive: 
za, e grazia nrirabile: in fine alctmi Ver 
pe\ ì\ Contèsi Holdernefle, edimPòème 
to ^Itftmtnente comporto per Pir^refib d* 
KavK, e Ptoc. Lorei^zo MOROsiN&int 
tobto il Vero/ oltre ^idli già accennati 
che fono o genttU Dedrcke di Drammi 
oppufe ove parla di Trage<tte, e maflfini 
di quella def Giulio Cefare del celebre Si 
gnor Abate Conti. 

A quefti brevi cenni, che ve ne Sccio 
AOtt comiticiate vor a darmi r^ione , eh 

?uefto Libro fèrvìrà molto a^àr pir^oal 
taliana Ppefia , e a difingannare mohi d( 
Àlfo modo (ti coltivarla^ 
^. Ma^prepiìi ne rimarrete perfuafodaH 

k nniòtte degli altri due Autori che fi^nono , 

quando pdrdelte Lettere vi dia contezza : 
con eflo voi , eperl' opera vòftra nerefterann' 
pure convinti cpiegfi Uomini di buon fcnfp 
che altra notiziar fin ora non ne haiino, i^ 
non^ ciò, cfce vanno maKgtiaii!entefJ3argencf< 
[. quelli , cfce fenzaavèr veduto ti Libro^ gt- 

E Jie fparlano grpertaraente, temendo adeili noi 

i ne ven^ d^rnio e difonorc. Ma di qucft 

[ già non nA curo >edefidero fofo l' approvazio» 

f ncéi pochi ^ fcelri, comevipifiete.equan- 

; to fife 'gli attri- fi commovono , prìi danne 

frov« e ^ko *H*t)ggetto noftro . 
I -■' Dopo 



*7 

Dopo IL Vecfi non nni.abbaOatte^ lodati 
del Frugoni , e che foiio in gran copu , fe- 
guono alàitle Epinple In verfo fd(H|p da* 
gne dèi polito, felice ^ e irmato ingagnodel 
Cónto iFrincelco Abaròtti Uomo di rari 
pre^i orhato , e* che na renduto mme air 
Italia con uno (lite fiiodi coim|)orre U piti 
fcnfato e terfoj e >ieno\di rn^oìFe- grazie e 
niodì , che arricchliconò la nqftra lingua» 
ctrtl^ayer anche ad eflà familiari rendute ma- 
terie ò non p'^ trattate « p nònc^«:taKnenre 
tn modo cosi umano e proprio . l*fi op^redi 
tur gtà abbaflanza Ilo rp(ero i(lu(lreepfe|^is- 
to per tutta pjropa^ ma ora fi ffà. appre- 
fìando un^Edi^ione' coriipiU e. piVS^^ <li 
tutte , che gTl ;^um^rà queft'.ónj^e , di 
cui ì bea meribyole, J\la, gii in quelli v®^-* 
ff Io vedrete icòipltao ^ riconofcWetqr^uan- 
to atj;iabil,c„ raffinato^ ed* acuto Ingesooejilt 
aM)ia^atto veramen^e^ad dAeDIre-l itatia» 
e fa Poefia. 

Lalciate però eh? àncKe del noflros Alga- 
fottt vi riporti un pafib > .che troppo <à ono- 
fc e giuftizta a! noRro affluito ,* ed ^ prefo 
dalla Epiftola.che feri ve 4 5* Abate Me- 
taftaffo. .. : * ... 

, Nuova 90fl ^ c^9 /ì^ vofgétre Jcbfsrét 
folo dagli ami U \ymud9 .^fliinfy 
i pili la ruggì n Jsi il nutaìl^i a]ffr§zzi* 
Forfè h v«?< dei Cafiaiia f^ft^a - 
. ^ SèccM ^ ^dJ mftriy^ t di PaafUiapk in oìm^ 
" Tairfe /qH pq^i^jf, Petrarca e JDam l ♦ 

S^e dì iVvgérW cffRallim jutmr^ 
' lE vini^Qn k Vazuflcifi djcure icJg^ 



*8 

• Moki fÀ^^i' febei inotu favilla i ' . 
N? detta cuba Italica fav'elja" ^ 
Ai Padri fia che &oppo onw' tu pa^ 
Ma per 4:ìb del GUarinii molli ver} 
Né la notile tuia di Gafredo , 
Nèlaceterad^or^vitad^Troiy 
Che da Find^ iti dono ehòe Ohi abn 
Né T^ udir'tton dovremo armqniofo 

' ^ Nuovo Cantor ^ che da /* Aoniè cime 
Con la ricca tua Vfna il Lazi^ bei 
.F dovremo^ fottanto. i nofiri mari 

* Correre , e non dovremo anche -per /* iw 
Ingleft oPranche alzar/ tà vAla am 
Né' il tatido. Ocean tentar né il Gr{ 
Donde ignota: fra noi Parnajìa mere 

, ; Recar poi vincitori ài Tofàhi lidi ^ 
^ ii fermone'ahicchir patria '^d ilgàfi 
- 'O di fi-Mit età povere, mentii ^ ' 
Nulla dunque, Ihfciat Petr'arcà e ù'ar, 

àl'l'induftrta'de'^Poflerièratìn^^^^^ 

, Dunque fra mi ta ìm^a arte ^ A^di 
' Perfetta furfe iW rozze 'etadiy in ck 

Vdrti che^ fiordi 'let fono Sorelle 
'. Graceano^^ncor'nefXJnmca ruinàf 
X tndmor Cimabuifca^nh 'ed efan^ui 
EraApelle^ aqu^i gloriti ; ti duro èro? 
' Fra U iTÌanr a Cèllin le; molli fórme 
Non avea prefi ancor , ine • ancora ai 
. Micéeiagnph al'Ciel curvato e ffiimo 
Il miracòl de' F arte in praticano.' 
Altro non dìróvyX (bpìraq[ueflopaf&, e 
troppa parfa Aa,' fé.,,e"nfm poti^éi &re e 
ofcoràttie il merito con le mìe riflefTioni 
PaflTo dunque à'Vèrfi Ad ^adreBettìn< 
« Gcffaìta , M oh ■ quanto di quello amabll! 

timo 



i9 

ikliQ AutiKis glenp dì laro intf^na, erìccò 
di quelle doti , delle quali vamiQ adorne Toìf 
l().rl^ ^im^f grandi e ungoiarì, pocm dir- 
VI*! fé ait*- amicizia: mia ed ai' merito di ita 
V9Ìe(n fervire; ma debbo ridrarmi da que^ 
*fta.intraprera» non perche temefH che la 
iiiUiine^Aiina,. e laconofcen.za che ho di 
lui ^ mt faceflè e(àgerare nelle di •lai lòdìf , 
xtk^ p^rch^ ^nzL foa cèrto cS^^ quanto giun- 
peiTi à. dirne^ npn^.pnò aggaagUàrcghuiimai 
ti inerìt(>^ cbd dalla^ ktturadi alcvn ^olo di 
quefti AioI còmponttnenti xiteyerete> e fon 
certo alrnsì, che iti niuiio forfe 4ina Na- 
.cura egoalai^tei Poetica, avrete ritrova* 
ta. .• ... .i\. ' ^ 

Qjiiefli fiMio dodusl .Poemetti di mediocre 
eflenfione ^ ma ,ch& ponno bea dar faggio di 
qucUMPomo glande .cb';egli ^y oltrdle mol- 
te altre c0fe daliii>compoAe. Sonetti pri- 
ma in^^vefli in. Milam fenza/il di lai no- 
^ne V e pafift.da molta ttmpa non fi ritto» 
vana. <{femplari . QuefR hanm» data oc- 
cafione atlaedtzlotie pre&nte^ mentre io ef- 
:fendo incaricato di ferii /3Ìfain^r»quT in Ve* 
ii^ia^ credetti di miirvi fówi^dci Frugoni 
;e deir Algaiótet ^ e cèrte Lettere v cba in quei 
giorni nt capitarono avvcf^Cilratamentc alle 
mani^ e mi parvero^ àflài degne ^dipoière (la- 
re unite a s) vadenti Poeti >^ molto- ^ii eh' 
fffk Infiemecd i Verfimigmdàvàno^Mloftef- 
fo fcopot ch'^ qjelloappeniiatovi, e di cui 
vi patlerb in àppreflb. Così ottre ii fregio 
di dat fuori o^ere di Autori eos) «ceellcn- 
ti) mi venne latto di formare tiif Libro ^ 

che 



_ i 



thè tutfo infienie cofyitk ad Ui^ e%s& 

t fme d.temtinatd. 

^ II primo Poehiem) del Padre Berrii 
e fapr?i la Pittura, (cri tto al tioAro cel< 
Tiepcrfo. Di quante bette inunagini efl 
ripicitD, e quanto fi avana» felicemente!] 
ijitemo della materia che tratta! uditele 
cm pafli. 

Ma Te fin da le fafce e da la €ulL 
Per man guidato di natura IjUffa , 
£ iir qimh anlmcfe Ignee faville^ 
tDl eòe l Vati el Pittori ardwt nafcem 
Ricco Ja meme e rinfiammato lì fet. 
ìhrugll anni tardi yO lì lungo ujiyolre^ 
Difficili precetti adduffer dove 
A ptfchl moftra IJùol fecretl il fimm 
' i^ la helPavtey tìfia foflegnoe nume 
Il fatate Dlfegno: a eur da fianco 
La iachuma vlen Geometria^ 
Che di proforzloHle di mlfure ^ 
5 f Anglici firomentt Ingombra è tutta 
Quinci fiède wln fpolpata , e l mtmh 
Imera Notomìa ^ che ne le Rtagl 
Dé*C4frùlumànr^ e'mmezzoalfangae tfulpà 
Non lunge . la ScDluera al cinto appena 
il gnave maglio e lo fcalpeth ha In ntano^ 
Ottica^, Architettura y e Profpmlva'y 
E d^ftltrojendraphel folto erra ali! intorno , 
•..— w*« Còl ^ dlr^come 
ì£muli il faggio compartir del vario 
MultlplnsefiggettOy^ e lo difim 
Con legge Tlzlanefca^ Oito le t(k 
Còe cerno volti e cento braccia In tfito 
AvMuppan così , che par eoi memStl 



Lottar i membri i e w» / carpii corpi: 
La placida quiete e P armonia 
Fttgge da kr , ma ne ie tue ricovra . 
Tu di giorno chiarijpmok accendi^ 
■ 'E' a tua pofla puoi trkr luce dai dotto 
Sbatter de r ombre , sì che fuor del Qt^dro 
Efie taman rèe ad afferrarla mvtta. 
Cwme le parti dei iavor perfètta 
Rifpondonfi tra lori come concorde 
Difcordia unifce e parte ^ oppone e gÌMfge 
Il Mcóntraflo di che ognuna ^ iella ì 
Q^ta ne f opra 'tterìth ridondai 
«*— L.i— **i^ Ti» fai 
Le membra alfenno tond^iar , farle afpre 
A la fatica di mufcùìi e nervi ^ 
Sì che intrecciate rigonfiando vanno^ 
La vene per le braccia^ e corre tutta 
Per Compie fpaHe ia ramvfa feiva. 
O de ia iella verità^ cui tutte 
San di rmutra le fenwianze conte^ 
Difcepol fidoì et. 
Ma già creda , che farete troppo alletta- 
roda quefti tratti , perche io pofTa fraiicanieiv. 
te addurvi anche imo Iquattrio dd fecondo Poe- 
metto «KretroaJ SÌ5. Conte Fran^refco Alga- 
rotti, Tnemre egli era ancora a Berlino^ td iu 
icflb il Poetalo perfiiade a ritornar in Italia ai 
follevare la Friofoiìa e la Poefia troppo de- 
jH-efc e avvitite. Udite della Poefia come 
parla, e danetm ragione, fé tutti etie^u»- 
fti Poeti fiano uniformi ne*loro penfieri , e 
fielP^etto d ouefto Libro. 

Perchè tu amen Spirto poffente e Divo 
Non vieni Italia a fuf citar >dèe dorme} 
Olmi ie Mufe che alfattaron Bembo ^ * 

CAf 



22 

Che fui P>i^ nutricar P Italo Omero t 
Or Jolitarie fu la fredda tomba 
Piangàn dì Laz^ar'mo e di Manfredi 
Or tra Gb^dJn pur vive anco-^ iddi 
Tra Zamtti e Frugen P pre panendo 
parche £ anni t tP alhr fMir À9 Putrii 
Vivon de gli morati o%f coi^eme • 
Italia in tante di fecchfi mille , • 
Rivi creffiuto un tqrbid& torrente 
Con le Raccolte Jno»da acque leiee 
Che pur £ Aomre diCaJialie han non 
Lungo a le -quali ttemé^mente alierg* 
Per lunga fame alto firidendo un.nen 
P* augei palujhri <f di graccbìanti cor. 
Ónde la Selva fi lamenta e il lita. 
V Itala Scena psj t0ror J* Uliffe , 
. Per la Pietà di Men^e.H Mla^ 
ALMimo arguto e al vii Mufico è saprei 
E Melpomene in ^an hfceri i panni 
Lacero il volto al pajf^gger mojhrandt 
Vn Mecenate od Mn LeofUt implora . 
Né vai che alcun Cigno gentil talora i^ ( 
QualSabri alpìcciol Ren^Diorante al Ai 
A J* Adria Go^zìr ^ ^^^ ^^^^ firn ih 
Sul Mincio apparfo^O lungo il Tebrom 
La lent0 Aufonia a confolar ne venga 
, Che la mifera un dì Patria agP Ida 
. Or del Ciùl P inimica ira fovercbia , 
E vede ilmeglioedalpeggior fiappigl 
H t^rzo l^giaaro Poemetto ^ ir^tto 
Sig.^DoiiKmico Fabri , ed il «iiiarto i fo 
la' Villa del Cardinal, Valenii pieno di I: 
Je Poetiche immagint; il quinno al March 
Grimaldi fopra la cortefia de' Signor i'Gn 
di verro^de',LetW*ti; ed il fefto.fopra 



Tragedia al P. Granelli. Nel fettiiDO diret- 
to al Sia. Abate Bènagliò defcrìye la fitua-^ 
zione ed alcune fingoiarìtà di Napoli ; e T 
ottavo lo feri ve il. Poet2( da Bagnacavallo 
ìtiogo della Xoiìia^ina oafla ad un Coi^naro 
fub amico 9 col /quale «^ra (lato a villeggiare 
r Autunno , e in eflTo deferiva minutamen- 
te i viaggi, i luoghi di Campagna veduti, 
e le converfazloni in «fH panate cqn una 
leggiadria -poètica, e con una irivézza e ve- 
rità mirabile : e fa ppi un confronto' così 
fone di quelle delizie coir orridézza del luo- 
go ove fi ritrova, (he non faprei come col 
pennellò 'ù potefle £ire una lapprefentazio- 
ne pili efpteffivà . Segue il nono Poemetto 
al P. Gimeppe Pellegrini fopra li Predica- 
tori , cho fogliono udirli in Venezia nella 
C^uarefima , e dalla ^I(a eloquenza di quel- 
li , che hanno il maggiore xoncorfb t ^ & 
firaida a parlare della ver^ eloquenza Vène- 
ta , è fi fa . meraviglia trome xegnandp io 
fpirìto d'una sì ragionata facondia nel Fo- 
ro e nel Senato , fi fofTra « ed id^bia plaid^ 
una a ftlfa he' Templi •. lì decimo jdiretto 
•ad Conte Michele Fracaftoro deferiva T en- 
trata di Genova, e ppi parla di quella Cita- 
ta , e maflfìrne del Commercio di lei . e 
quefto Io anima con una Poetica rappréien- 
tazione, tìi^cui non .feprei ritrovare, la più 
-vaga e nòbile, ed l àmitto nuova • Loda 
•'tielrundecimó il Sèfeitìflùno Ppge di Ve- 
i^zia G rimani allora vi vèr) te, e pafla poi 
a parlare* dell' origine di 'queua Capitale • 
E r ùltinio in line \ 'diretto a Mantova 
'Patria del i^oeta, ia cui j[<x|a il Conte Cri- 
"' '"i * ' ...... ftiani. 



'*'^"'?AParfa leFgiaclrameMe delie i 
magmhcbe oferaziom fatte per decoK 
ed amccliirla. 

Eccovi con cib^cotnpitò il lagguaali 
breve de' tre Poeti, ctó in queST rio 

?!,f£S''^"°^ S?" ^'^ %8i dèlio flil 
ciafcftedjmo . Spftano efli pute di eOère j 
niati eccellenti, e te foflrano gli altri 
Cora, potchi certamente il loro valore 
lOTo pregio e Angolare , ed jianno fo 
Giafcnno mieria natura, che non \ con 
che a poclji per ogni Secolo. 

Non vorrei annoiarvi di troppo, ma 
PO avem refa ragione del Libro, ede'i 
«che ineflb fi contengono, d' uopo i 
in fine delle Lettere io parli, che fono ò 
le che cernano la 'maggiore curiofità, I 
yoffono ancora eccitare le comroverfie. 

t pnmieraincnte faravvi a dire fopr 
torftero (fi noti fapetfene l'Auto», e qu 
fi vorià indagare chi fia per p^te« , 
gllarfi coptro di alcuno; ma vi^ico . 
mico, fìnceramejte , che 1' Autore non 
lo neppur io; ch« mi fono fiate fpedite 
un Apiico perch^ fe léggeflìjser mìo dip 
to, ed IO credetti che inerifàéro di K 
fronte di qUefto Libro; dovetti farle fla 
.^/n fretta, onde non ebbi comodo 
efaminarie, e àt fatte ricopiare cori quale 

!f,"r^° Pf» corrette, maflìme acff^ti 
punzionp, U cfee fcuferamio i Legatori 
mentre per alti© fono eflcconditrK,c 
ie digrazia,edf,ven«flà. 
M pone dunqae TAutofe, qualnnqueq 

fiafi, 



ti 

r fiafl, ( fed. eccovi Jà olrditiira in'bieve di 
^ quelW dieci Lettere ) alla mjs^evole im- 

pre(a di cercar di rìformare gli abt^ intro- 
j 4otti ReU'itaiiana Peefia» lum s^à con la 
^ iaiÌD|[a'.di •riufcirvi-, m% aloMooiper potreiti 
j oualcl^ commozioiie la cmba de'JPoetaiki^ 

EfiU P^^ con una vaga ideaamunpiano di 



^ Poefia, ragionevokaente peofato» e fcxitto 

I iiig^^ofamente . * - 

n , Finge^ cke Vits^io M^nrone ftriyah dagli 

, Elisi, 2^ Aecadi di; Roma, e IV ra^fiiaglft 

di alcuna. SeflfilQm colà tgm«^tra ti- ^jjinci- r 

i p A Poeti Latifii; e Grécif i q^dì jnaravi- 

j, gliat^ d#t pOGO numero d^ traodi Poeti Ita* 

. liaiH cb» arrìvan, nk toro,; e di una ioimer** 

ì f^ quantità di cattivi che per; Poeti, yoiean- 

. fi Spacciare, ce^an di ciò la cagione» e fi 

fànn» a voìor efavùeare le Opeiie degli Aa« 

I soti italiani per ihrmarne il lom giudizio , 

. €Iomtnd;ah# dun%He da Dante ^ e benché ne 

' parlino con quel rifp«|to che^ merita un U^ 

' mD sì dono , # picifo. di tanta erudizione ^ 

pure intfoduce, V Auto{« alcun datinco a tao» 

' ^cia^ con libenà di ^ua>, antiquato) o- 

ic«iio 9 pieQQt<ii molte iocoavenien^e , ed a 

paragqnado riguacdo agi' Italiani » a quello 

eh' ecan tenuti a^ ioro tempi £nau>, 9 Pa- 

cuvlo. . - 

£* queAo y. o Amico 9 ^rk lì jnsigf^^r dé« 
.Utto di queue Lettere, di eiTervi ftato uno 
;^ ^ . oodti , ~che abbia ofato di tacciar 
.jDante. A queOa no^rella già (bno in tu^ 
muitOv«; datino all'armi- i primi lumi detta 
'noftra Itajia, e Q pub dare che anche voi 
iiftte di tMfo feiiief^s fe npn' vogete eflere 
B efclufo 



^dafy dal moto de' LetUfftó ; Msl io f 
«Ttei ccmfiglrm a maadsr AkA-ì t)l^atr g 
Sditti, ed t^ pxacmàre un Tonale dt ìAgi 
rafa ni<{iffiztcme coitno chi oM^ dk l»2« 
di Dante, 6 i«em gli portatile tufta'^uei^ 
cieca vèieni^cKle, ciié'f c^ ActofSfefta 
conviene. Ma certaàietité fino ^ óÌpsl i)Oh 
nTot»^ fai Ligp , fé ftH^ lùfci^, tioA <m 
credecelp, a cognizione del ùùRro Itteognli 
Autore» onde a «m lo «oglfo taccOm^kidi 
<0) ffitii^ non incotta qttaidt«6virra p^ 
2ioiie fenza ÙMme dr aver eraEff^ifO . 

'Ma già-redete) ch'io (ch&M douXn 
ctie non liet« Ubtfio tfi avervi ^ Inale d 
alcttnpeiin qndche j^i felhbiaj, e f(5if<(^a^Q( 
ch'èi {»èn&: iHia ^are ^ma di diiuder<]t]| 
fta Lettera voglio recàirvi le 'difeótpév e • 
^fi^oni del itoftoo Atitoife, ()er far ^e% 
d«nenOi cfa*i^ii non fia fcrilto^ye&fo';^ 
lenza fondhirienfò ; ina piiina cMjraiOv^atti 
la traccia deMeljcttéfé. • / . 

Sopiraver paifetò £ Ditifte 'Mr dure li 
tetè %Leòm , ed KV^i»né riferii ti gitidkSc 
che iti, che>fr-d0V^eh> dardi itti libio l\ 
vane ciica tm m^liÀjo di V^, e che ^ 
tjfxOi fòti il feggio di Po^, e Poeta jgrai 
de ^i Mk óoneéllb; ^pafla al Petrarca . Stt 
pia di lui feguoiì due Lettere, ove veramek 
te fi dàfattérizza qtiefto P<)em« ft^rtafcrii 
tutto qiteir Onore, che bén'nfétka nel nu( 
To genere di Poeua, di -penfierì , di "ftia 
tutti nuovi ch'egli itivenfò, 'ma iteón^^ 
a lui fi perdbnlàtio t difètti e le'nfancàni^ 
e còhcludefi. che lìToltapa^edehbafenetrof 
^are, e B^ioltidono tme le Beliate t SéA 

ne. 



; ce, ejnéltft i«^e ^^ Sonetti « ideÙ^ Qai<- 

l )ixmi • >£vVi tra ibouco un ìtì^ttomgimtùlto 

di uno , che vamafi.ìfi^aver tfadotiiO ifil«a- 

uno biioxia parte deliVArìofto , e «feigU ìdà 

jquella baja cli'.e§li fi meriu. * 

La Tefia e fiktliBa JLectera parb ;<leh|[erifO 

firjdbocchcvoIe^t^U Iialiani aliaimitasioRQ, 

e fliafliine'de*Pettarc1tefeJiifm?a^«fnittiéra4kÌ 

ifecimotèfto Secoli e il quelli- che; fifigiHiNBQ. 

ne( oj:ef6iite..lLU9go fiMeL^ft^voMn te Mie 

jclfleiiiom riferire , . 4i ^iie (oo iMeae^tefle^tee 

Lettece. 

Ma^ gì"! Inalimi fAtt!«rirrenano.dcrg«iferifiH: 

I vemce^liifiytiiui ili Cìfi^He^oenufti »<; Se&- 

( te^-centifti , come tante copie del Petratea*» 

' ed -in ;<iiie vien ^jiiudict(t<|k, cfae tutti -infieme 

' jbtto 41 litotp di • iSM^ Eif^ztmi di fMfJStr 

f^umcéfio 'Petpmpemy^exygtaia >fertxiti <^r Ha 

^ ^ tempo ciie ««niiìre -a marrìrti VluAìsLwafW^ 

I fiata avella,, :c#ine ^tefori di lio^uat^ciie^ita 

I iiiai lendoafi ^regeveìli ^ inatili . 

Pksade.cea^noiaflftìnitD T ottava Ltfnerada 
iuta leggiadra <iit^aÌAtie dì diflìdj nati^Étgli 
• Elisi' tra >U Poi^i tnalcocitenti » clie^danno 
^Kxafione di ^famnientwe ^fe difcocdie oi^ue^ 
ComentatQtl «fel'fioqaecento, daliei|iiali tsì^> 
ti eterni conienti > «eI apeltaie ae forfero . 
JQuìikìì finge diej^affino alfe eonp;iure, ed a 
voler balzar dal Txmto il Re Mineflè , do- 
po ^vcrio, aflòrdato delle lorof^ioni con in- 
finiti prec^i, autorità, cominti ec.; dal- 
le 4|Hali cofe coniinoffi , per «non maggior- 
niente irritarli^ ipen&no i Poeti Latini e 
Greci di foìegllere le loro feflionuieperpur 
cercare di ifcar^uakbe Ibltievo alla Poefia 
B t d'Ita. 



.8 

d*Italiii, che ritrovarono cosV ^al concti 
rifolvono dt mandare Vir^iitb fuquefìaTi 
ra; egli viene, e penfa di andare in Remi 
teda meravigliato delle novità che v'incdi 
tra , per h quali piti non la riconofce; i 
ie altre trova Ì¥Ì in pregio la Poefia Fraj 
cefe con le altre ibgsie di quella- Nazióne 
che da' Romani era (fiata foggiogatà, ed 'h 
anche ivi pare che fighMec^gi . Accentia * 
avervi vecfuta onorata una Matn^na Ft^ 
cefe, die pare fia Madama di BtK:càgc, é 
feri ve altre novità a lui parure fìxanè, e< 
éflèr entrato in una I^bnoteca, ove fi t^ 
tenne, e con ctb compifce qu^a vaga Le 
tera. 

E coAtimiaido nella nòfia lo ftHlb arg< 
mento di un nobile paragone di Roma ài 
fica con la moderna, e degli lifi.di alloi 
con li -piefenti , ritoma alla Poefia^ e dice 
che recare le novelle «gK EJisj dello ttx 
della Poefia e de' Poeti da lui éfaminaiti fei 
Zà pafliooe e con diligenza, i^redettero 



ceflirio „ quegli egre$ Maeftri , che a 
„ liforgere in Italia V ottima Poefia, dove 
„ fé in prima fcemairfi la vada ed innti 
„ moltipticiti de- Poeti e dell' Opere loro 
„ l'ottimo ekggerfij è<li quet farfenequa 
„ un facro depofito ad efempio delia già 
„ ventù che nacque alla Poefia. > 

Quindi fegue una» così inritotara: Scei 
e Riforma de* Poeti Italiani pet comodo di 
la vita e della Poefia i la qiude quanto 
rigida neir ammetter pocte coTe, e di p< 
chi, tanto col ibo titolo fteflb dimodn 
^uate i;i ciò fia l'intenzione dell' Aatore 



\ 



^9 

E quefta nieddima viene piìi. chiaramente a 
Ufiamfeftairfi - nella conclufioné della dedma 
lettera ed ultima .In elEi rifèrifce^ Virgi- 
lio • che poiché erano per la pubWicaJziooe 
della .Riforma molti malcontenti ^ .e quelli 
fpeciàlmente j che non erano .flati «nomina- 
ti , venne il FrìfeCaftoro per acquetarli , e 
come Medico eh' é^i era , lo^ tntroditce 
' con una fch^rzevofe^ idea a farfi fervire le 
^ Opere e yerfi di molti ad ufo della medi- 
[ Cina , e perciò di eflH applica varie R&et- 
» te ... La cofa fi riduce, un p<K:o al bemefco , 
!• m^ fu bene levarla dalla lerietà , che po- 
V tév9, fenderla troppo òdi^a . Si ' conclude 
s poi conr^uhscerto Codice di Leggi pub- 
^ blieate in Pamafo^Je quali rafièmbrano an-* 
f eh' eSè burtefcbe, ma ottimamente operap- 

I no e concludono- per Taflìinto prefofia trat-^ 
}» »re* . • .:• 

II Tutte poi effe Lettere fono fcritte in uno 
^ itile leggiadro infieme e nobile, puigato e 
!» saturate; piene di cogiùzioni , di ktml, di 
i criterio , e fi veggono ufcite da una mente 
l feconda, ma dotta infieme, è. che parla con 
i fondamento diogni cpfe. I princifjj fu'qua;- 
; Ji effe fi aggitailp, e ieconchtfioni che da 
i quelli fi deducono, fi poflbno ridurre a que- 
li- iti due. ^ . ■ 

Pi^p. Che la prima cagione, percuipo- 
» chi nefcooo buoni Poeti , fi *i , che s' appli- 
• cano a quello meiliere-^oetlt chì^ a ciò non 
\ fono nati Vi e ■ però ne viene' per prima con- 

f<^uenza: - / . 

i . Che dovifebbohfir'fcegliew folo qudli che 
alla Poefiaifeco .nari , e che foto a quefti 
: ■ B j foffe 



V 



. su9«Hft «Atallr.,adii,ùrli», latito^ 
a»um^ e vini 1», twjp|io «ec«; e i 

Digli ÀtóctóffléflS il''tiueoo<bl»fitiar« 
v«nisa«a:fiiKa3i»<un-.bu0iiu Poetai: tttit 

Per cornigere io fioe quanto vi mMnfi 
~5*i' ""^ ?*»?»$ fe -Mw clifr'caycfci. di i |, 

ttw «dr quafc JU»«,reEi ancor p^ ch'aia 
S^^'d^*"*^ <l^i^A«tichiv.eii«fl 

cli5J?*«l^'H?^' batettbte il «SfVi 
cK-^gii ■-na»4»aik dirwtameiiw # qn^ Au 



n^^ dus 4«b^oac^ ?^*^« ^^ in^ quanto ^ 
no» q xMiiafiitPd m& alla Poe(U, ed 2^310-* 
vani che vogiioiio appreoderia. Chilev^rebr 
tie^ ffr ^fenfWf^la toiQ rì|«itaztone adAl- 
bj^ftQi pim>, Q,aì lÌKiano, (e^còpocfeeflèf 
, Gh% non- giMa aSgiomam dii b^lla prima T 
mlta^ le lopot tiopyo ibiti e caricale ma-» 
oièif^^ percii^ ceflao fóftb eglino di eflene i 
lEidipt^i Pittori dltf^jfcmOr^ da ammitaifi it} 
<leniftQr|lpgl^ Q&rèi anche mh, peH,i(ipieg»mi 
^^Mi ^IVr^ efi^mpio , GeceU«it( fiubno gliaa'f 
^(Ai Capitani^ che andav;tn0 iii guena con 
tsbergo, celata* e tutti vediti di peTàntt 
i^rrot^ ma ehi'a feemiH noftri diceft, chefo- 
lo in qoeft^ mpdo gii«nuti.fi pofabenguer*' 
aliare, naa fi^dbbe da rìfmtacfi uno fìoxr 
^to, o unci ftoto^ - 

Ma fan» <Hb, come tfiai pub ctfrfi,cl|eil 
IM%0 è^tove non rìfpettt Dante, e non ne 
parli eoa iomma nputazione, e ben dìi|io* 
mi fiianeo ne fttmiy e ne conofca il pregio- 
iiit)erlii«i^»ef udite cofa QgU ne dtcaottiaffi* 
eonda Leitèea Yerfo il fine: 

^ lopei-meflonfoahbaAapza flimafe qne(l* 
yy Uooio rasoV cbeil|irimo haofato pmkre 
^ ad nn Póema^^edipiitf^eséarditamQntetut- 
^ ti ^ oggetti delt^ Pòrffia ia m^zzóatan- 
^ ta ignàranea e barbarie , onde tt Mondo 
,, nsaeva il capo. Egli h pili piegievole # 
^> Ennio eziandio, pmshè ha trsup<u?tati i 
^ tcfori ^laicisaza^cb^MBaUOTa aelMoD<« 
^ do^ dentro al Ìéno d^UaPoefia. Dante ^ 
^ ftaso giaad' Uomo, a difpceto della rozzea« 
V14 de^uoi (f8B|M> ^ detia;fiia lingua. 
S 4 Q^ 



Qnélto mi partche (ialcidafto quanto mSt 
fi pub,- e Quanto foife non arriverannof 'a' 
ftre gliìRem di ivi partigiani ^ e fcif^iKici co* 
eguale forza ^e r^gtonevùlexaa. -^- - 
"Ma fentite, ri preso ^ cotn^ egli tètra m 
parlarne nella terza Lettera » e &renil' ra- 
gione ) s' egK feriva con fondamento , e s* 
esli moftrL con evidenza quanto abbia ben 
ciaminato e intefo tutto il pregio di qnefto 
Àutote , ed ififieme per qoaie- oggetto e^ 
lo condanm , ck>^ per ù male che reca a^ 
dì nodo in queilt che vogliono venerarla 
con fuperftiaione j ed hnitarlo-feiizsi inten^ 
ierlo. 

^ Dante non dee iniratìi nicome Epico», 
^ n^ come Comico Poeta. Non fecealti^ 
^ che defcnvere un^fiio viaggio , ?e il cav 
^ [>rìecio non meno che h paffioifi fiifonfr 
^ più che non ( Viij^Uo > (uè vere guide e 
„ compagne in tal via: quelio noi» da ro» 
^ ^cicj che ignote ehitio al tempo-filo , non< 
n da piefenti efenìiplt Uftrffrato, m tante i^ 
,, lufioni, in tanti fimbdi ck'ei Mo Int&tv 
,, dea, e in cod fvarìatt luoghi ed obbietti 
„ il tnvtaeono,qtte(leit condoffero» parlare 
^, malignamente di tanti fàtu- e Perfone del 
^ tempo fuo, delie quali non s^ha piti con^^ 
)) tezza 9 e a far pompa vana dt taiicia eru- 
^ ^tone fuor-di propofito /^poichV invefx> 
'„ dottiifimo ei fu, ma qual efec .^pocea di 
*,, quei dì, fopra d'ogn* aFtro.lf volérlo tut- 
I, ti imitare, l' efal tarlo fenza conofcerb^e 
4, fenza- intenderlo, qneit'ì, che noi con* 
-^, danniamo i Se a migliori tempi feife y\U 
fy fitto, farebbe forfè ti ma«SÌor de'Poctt. 



;y A Dante tittlP^ahro maucb che buon gufto 
,; e difcernlmentoneir arte ima grande ebbe 
^r anima e Pebbe fublime, P ingegnò acu- 
,f to e fecondo^ fa ^tafia vivace e pirto- 
y^.refca , onde $li cadono dalla |>enim, de' 
,y verfi e de' tratti mirabili . 
. Che s\ c^ poi dopo quelle cosi aperte di- 
chiarazioni in moke parti lo difapprova , nè^ 
taccia la condotta e le incònvenienze , ne 
deride ancora molti pafll , non vedefi aper- 
tamente clb egli fare per bene dell' It^ia e 
della Poefia, per difingannace la gioyentti ^ 
e per detefla» il vizio ornai €Ì fatale alle 
nvmre Lettere della cieca imitazione degli 
Antichi , e il fanatifmo di tanti che ne vo- 
gliono venerare per fino i difetti? 

So che alcuni forfè fi prenderanno la pena 
di difendere con lun^e comentazioni li pad! 
tutti ch'esli trafceghe come cattivi, ma di 
cib^ per dirvi il vero, niente mi cale , e 
piuttofto che trattenermi in lunghe difputò 
ed inutili , io loro concederò che tutti eili 
pafn fiano buoni, e ^oflano correre ptr fii 
ftefli, ma -eertamente faranno cattivi per vo^ 
lerli imitare > e quefto mi baila per dar ra^ 
gioiie all'Autore. ^ 

Altro però non afpettate ch'io aggiunga, 
e mi. trovo contento di aver cercato di di- 
fèndere l'Autore i>ib colle parole Atffe di 
lui, che con le mie. NI tanto pure avrei 
creduto necefTarìo di dire, fé non aveffìi vo- 
luto moftrarvi quanto e r Autore ed ta ri- 
fpettiamo T unione di tanti grandi Uomini e 
dotti, dalla quale Dante con tutta ragione 
\ teni^o in gran pregio. _ 

B 5 . Tut. 



.> 



Tutti qvcftr pile- u^iBMt'tCM '«voti 
cbc'VonrarHio favorife^l noAm^' lifanp { 
quale certaiBfnte nen: % ó»^<Qttixìnì^ch?'M 
no, f«r {a fcekezzft-<Ìe*^C#tnpònri]]«nti 
in tfTp fi^ cofit^fkgono^ e^ ^^ pei nvóitOf 
un fine, che iènztftlublno 'ìilfoio «Uiii 
derarfi per il bene dell! Italia e delMi' iM 
I^òefia, la quale beli- coltivata nón^'hatlr 
invidiare ad alcuna a{tr»>I^bm>iiev ficoo 
gr ingegni 4fB^V Italtaml,^ /qt|«ttdoi^fiaii<r>l 
educati e liberi) forj^afiaoo qikUi di' tutti 
altre Nazioni'- . . - 

Confervàtèf^i ^la- volhtt^^buòna^amiefd:! 
ftaté'fano.^ 

« 
- - / ^ 
Veneai^ adì %^^. N^veradtae ?i>7$^ 




^m&' 



.3 

I 



b t e C l J- ^ T T E R. E 

- '^' » 

JMn« <)f«H Elisi idl'Atcddia # RwM' 
' iofftii ^ abnfi- introdotti nell» 
^fi» Indiana. 

■i^n «'<Ì"M" '"il l.l .! IMI IIIM llli^ 

JUE.TTERA PRIMA. 

1?UBUQ VIRGIUO MA&ONE 

4? ]f^iifmmi éhUa. muva: Acazia » J^i/iiftt . 

Tutto l'EKQo* o fac9A,\ ^oint^ 
i^uho da^'n^taai Poeti) che d'ogr^ 
età, d'dgm.ftato au^ fcendoiio infoll^.ogRV 
stomo a j^ercuibue U ]ìi|tq^ e^eno^ d^^ notm. 
bò&hetti . ?a< che T^ ^ ^bbve i per cui, ^ 
Abderiti cprrev^q t^ ÀjMe wU«w4pfO|t^u.> 
fia venuta fi(j«ei:ra CQ-* voftif untori , ve.j;? 
fcgtóatprtji'ejpoeti imB<;3:ti|ni a jM:pfaqW-CO|?i 
baioare cantilene ogm felY9> ^QÌ fonte .|^ 
Ogni jgrotta fiera al ^enzio,. e alla pao^ef. 
morti. O^n^ Italico, che fceode tia noi da, 
j^eun tempo in qi}af patU di y%m % recita 
poemetti , % fuiibondo an\iMPte d} rìo^e. , e 
tecafi in inanp , a difpetto di tapte i^gi irv-. 
fecoal! V o umettò, o raccplta* o c^^qìijì»* 
re ^ Ibi anche Sonetto, e Can'i;qne , che 
^lai^àfi' dravcr mefla in luce, benefit atutt* 
B ^6 altro 



j* Lbtteha pmma, 

Aro me«er foffe na^o. Or p^n&ie, Aw 

**^«"^i » m quat confiifiotie fia -turto 

lioftro iwcincQ r^no poetico <t Catulla^ Pi 

daPQ^ Orazio, ^ gtf altrf miei vecchi qoi 

pagiu ^anni^ ^ Qwciche#f|^hjka aitate 

tato per calmar quéfta in&nia? Ma pegc 

^Aiam fitto ^ Coiloi^ i;* tratianaf^an diffj^ 

zo. aoii % oqntp, di Qreci, ni^ 4» JUftn 

^ n^ ^pcrtapcwiHie- dv Tfol^ oÀuraf^ 

nollra tema, e fcuotw il gic^adeiraarich 

" ^^?nrl fiBCo»^ C dat tsm& imioni p<« 

tato. Qiiinfe talu^ di Joi» j^ rinaproyeran 

1 ignoKmaa-deihnguafg̀^ fealJaiS, -pei' I 

faale non pofUam noi giudicare, elfi dico 

BO, della jnoderna'pbèfii. Mi fon <kiiqù 

applicato con eflb gii amici a conofccre h 

voftm lingua., nèdifficUeèftaioaiioiriiHp* 

rarla , poiché in gran parte i la ftefla , che no 

|RU^amtw> vyrendo b.^ez^a JkQn^qoagl 

fcbxm, coi bojH)Io»^ coji le femwuomr. 

A yor noa ir. '&mOy cb^ ^tr^ alla. lingua 

wl!?* Più- notuIe,^ 5. Pili correm, .cfee gli 

$critjorf„ e 1. Patozrtìfavano. un^altra ^a 

ijjoro trai votgo,. che popoface dicévafi ,, 

<^. '^e? potete, in Cicerone,, e laoltide"' 

volfrv dotti haji moftrato,, fe_ 3 ver nudlflè 

im ceno voftra autore p^r nome CàlfaCi;. 

tadino fflì tmpo, ftj'e, recenxenaeme Scipio.' 

n^mmiQ^UQmOr che . alla; ipodélia, V 

eloquenza^ ^ fop^re tnì parv^ piutiMoL «lei 

tp ftucfc <fe me poilov! nuovamente hi*^ 
Aa f^tto pi& filare l> Italico iloiLa , ^ 

ijjS^^^i ^'t.^P'/?^ * ^^^^^^^ affa? non fu 
*ife ii%fo abbaftanza il l^Sm ua.wi^ 



Tì^^rtieltdìniéCùy come Tediamo di ^tàndi poe* 

rì""^ ohe a nói vengoti d' Italia tot fOdl Ch^ 

fa voi ttov^o' tftttar nei mia 'ftlltf qualche 

dria 'i^ 'latMtiymt fcnifet^rà , fa^n<)o non 

g^tugnerfi. mai ai pilfl&iffb^ nd^Ht4^ Itngaa noh 

-propria^ 9 molto inda deiia< v<^rà prefente^ 

che fetnbra dtvotfa <da quetia de-vodri Pa-^ 

A^i <iell.* ottimo fecotoy e foreftiera lor fem«* 

bVaogglqtìasgui. Per ahro^tial efH làicrif* 

iero^ o qtfate aUclie éggi fi ferhre da cli( 

beti la flisdiav ^ noi parve beUiffìma .Kt* 

coliofctamo in ^fSa itohazaa, '« pieshe^Niies- 

0a miràbiio; citfafèzzsi, armonia', dignità, é 

iorasL coti altre doti acqtfHkte da teine^cini»' 

qloe tiMmi fdcolt, i» <ilie' maggiormente ^a. 

chiarì ingogìii fil cottiyata.^ L'amico Ora* 

^to al legate un giorno certe Poefie ( Fru- 

gohiane d nominavano io credo» >d^aHnonia 

ptei^^ di éolòti , tf .dt''gfa«», ^refo da un 

éft'ro |mpy0vvira giìd^ ai noi ri^to » O 

Mtfff^ fulckM fUtm paicAtkr^ applicando si 

riftaftgltà dèlia Uisfaa LMlnafod ver- 
da luifano In altro: propofiter. E? nelYe^ 
ro piaca a noi tntH •fin^lstrmenro la figlia. 

£rch% 'isà! fcbilfilti con gran ' Vanra^io que^ 
Mii rnoppo («onfonUi^^ e quelle tante, e si" 
fM^'Amdmiìóf^ìn' Ui9f'Ui' tfj, che c&fr# 
snràvàn la'^inaditev .vi^' ■ 

E^ii ^ ben vero che < neiP Italie» Poefia 
tfeMammo da prima qiiaMki fpfeic^ole^^ioi' 
ttti '* JU^iiiilmto numero ^e qualità ' di verfi 
differenti ,' ^grandi '• e mezzani , e pìccioB ;? 
trónchi e fdruc^ioK, tnttlf'ad'aceentoenoii^ 
mifljra^ ìttttcfpt^ firn»,' Of rrop^ divei^ 
iW)4adio);4mza 6il)^y)pofi^'e Mnpituieo,) 
-<^ii onde . 



\ 



movo per n^^cl tiOmviu Sé^^rstm^wx- 
m» tbmst cofak cjcpafKem^ o tiAihitm 

ifffS» . M» om l'd&eftì» ¥rta9»€Ìéos^ 

cir^nugvo, f t«»via8na pia vtnnflèvy e 
uaighese^ i» c«Mtii. VMietà di «n^Él 
jicceoft cpuwidfi fopsaMP^B^ sn^< 
pwr».* InFwjìNdHtt io fioci, ,cl» mem 

K ?..eoU« docilità fi^i»^ giiinti »< g^ftn 
lU^NiL F0«fi9 dd ^««Am. Pmibìò^ Orfeo : 
Ì0't eh» aoó fa» mai ^gmtp di omiCaiì 
la fìiji cetflffflt v^fi .Lartf» »^ ^ a. F^mgoa 
G^i non {»«(> S^tkìAij. & wd^^ibw^« 
hoTcbi, e ai^ fttm cK iiteAo foggi«Fiy^ e 

BO gi^ii» di pmem 9. mi tM6j^m^ 
9;^>«nMimQfl laimedQ !«< «oftm umilia 
n%»^ te piìirmt isunaginji ikntK^i w'^i 
icavimna.» qmfi in piì^ noWI «vuifi9. 1 

SM eoa dMl «À QMÌ. Mk tfiS^Iftt^ 4*4 

dinirio le iMfie ^dt cotoso^eke^ nw^li»^ 
Qfc ìpeofon dai viaria ? di v^^lt^^mìqbi 
to^a^ Qwtodi coitop, <à» Mf mm 

°J ?.^'?" puntigliofi, f per ig^r^z^^ 

mtmwi e %«al 9iKgi^ P9(n^^B0r in %ri t^ 
irwstiwirow^© »0K>, 4pbff imiìIa h^piKJi ^ 
|(M&t fi9o«ch^.«iMi}c^ $«Ulfl<^ Noi c^ ^ 
fi«M JMi^MiffiAeif'H PN» Jft Ba|rf«4 



.i|iiife9tabid'Ì9gafiM« di^dOotlcht. :C^BfM& 

" V eriMnio 4^ feii oiMivigM «<:.ter uà» lingua ,, 
j e;- «nn p««AH^coae ter vi^r»> die tao^p^ 
f b.ByMA;iii feimim ptAmitì ,. cf^wrinri-, fenon ,j 
^ cl^ lui^si g»t» tibcrói «7 wurttlài di.coilni^r 
I z*Mi«f :tnnra.<dpvi]9A^ 4i modi, « diirafCaoih 
I cl«i ha < fàHo • raocd^^aiif if^jh .|M& cÌ^q ak^ 
; rjOL Mbma^ . da' Gre^ v^ £^itii> IW » Oal»* 
I lif . e perAn^^-da^ TeutfmW e coti ci^ sii m\^ 
^ xmiff bàmUf^^^ fai> vedi , i piir noadiii^^fiad^ 
I focp rìdJraik arfai^ dà' Pomì ^ florfe ch^ ìIxILh 
. inar'è'caagi'9t&^ €h» Iflhgeiiei(99Ì0oi>^de^ nOf* 
I mifii fono* «inerioiatov ciié Je l^tc^ toade^ 
• cadatfB? Cei^rd h clu»., danari tempo; in qitai 
\ noni coRìfMrfe tea. i morti/ akiiiii Foeta/vc» 
, ràmenw^mhìrm^ uoi Omtisù^ utiQm2Ìo»iui) 
PlopDFzio itatìM^i brnli^ Poinm » e CaiK 
zdDi ,. e SoQetrti' a- migUajar fian^uiirium Ita« 
lià ftiiiaai>£tf^ ffliza ter«»aè,i e finibaiBifon^ 
dj^fvTj^^nii^^itaH Alcoa* dL o^Lciò ripen»» 
(^ttìé^rìftìk cisMlùta» oha la t90vf« fteilitì apn 
fMinto di verfiegrsiMe ,. aliirUeka 1$-, mqlttta,) 
dine de^Po«ti^ t.' delle Accademie, cBeaicol- 
m incontrarfi parfìn ne" villaggi, altriche la 
cieca imitazione 4le' vostri antichi, ed altri ^ 
che altre cagioni {«roducario ^aefta fterilità; 
lo penfo che da tntte derivi, e prìncipaU 
mente dalla faHa Ìd«a ,'*cbe della poeiìa tan- 
no^ gl'Italiani mal preaiendo i ftot vecchi 
maeftri ad imitare coióe i?femplari eccelteaei 
in tutto e perfètti. Hanno degli Ennj,ede^ 
Pacuvj*, che, non diicemendo, adorano an- 
cora con una cieca fnpezAiztfciae» ed a pec^ 
' , cato 



40 LETTSflM f mM àT 

ORto rerrebbocid ìi fol foQiectaretii e0! ^ilii«' 
perfini»one^ Da effì ifnparano una t»oefia 4i 
parole, e pràidono i Éiodi^piil inofiportiimj^ 
è piti afpn aUa poefu dtimevole, «-ilkiftre ^ 
mafi beileìze confecrate dal tempo, «dpa 
fervili adoratori ! lo voglio parlarvi ài -^ae^ 
ilo Inganno almianti» poTatatneRte « Cib cre^ 
dò dfer permeub a Virgilio feiiw fiìericol^ 
dopo morte^ od in l«ogo bve l'invìdia non 
ptÀ. L'amor della Pàtria^ è della Poefia , 
ciiè mi (égite ancora tra Tom^, i ftkdm 
die mt fpira , ^ fé- da un morto k rerità tìùti 
udite, da chi la fpecace og^ai ^ Qai tton 
gbhge l'adulazione, o la gloria ^e' titoli , 
rò privilegio, o mercede, diploma vi chieg-- 
go. Voi ledete l^islatori, e giudici in vn 
tribunale fùprémo di Poefia; vbi mandate 
colonie poetiche 4n ogni terra Italiana; yoi^ 
date poetica cittadinanza perCno àfi Re déf 
Eurppa, e alle naeiotù ftranieie, e in cvb 
Ibnbrate ànticiil RofAani : dMr dunque Gia- 
cervi il mio telo. Che fé alcabo fé ne dor- 
ri, e léyerà la' voce contro d|i me,ncoidtfi 
Ripiano, elle paria a un mono . 



■ ' / " ' " ' LET.' 



^I^etTERA SECONDA. 

, ^ Le^shnm della^ nucva t^adìa 
-■'. ' i P.J^irg'rlioi Salute. '\ ' 

T. T N*ahima delie pih teiiicmrie^ che mai 
, IL-/; poèta; .0 viprfèggtatote , Hjfiraffe , fceCe 
Vaìtt^ien era noi. Superbia d'atreré aninn»- 
tò Un tiOrpo^ 'Napoletano', e 4*àver profdTa- 
te ad un tempo Tarte poetica, e la imtita- 
f€ pretendeva le prime fedietra iCai^itàm^ 
^ tra t Poeti. HLa derifeiù; com'eràgiufto *, 




fuirerba, e 'farci u^re que*sì bei verfi eh' 
^lla vantava. Ma^ guardandoci bieco ^ rifpo- 
'U non effw iioi degni ditM Poèfia, che tut- 
ta era Dantefca , ne dq;m di fiat con Dan- 
te , il fol Poeta- veramente^' divino , anzi il 
Dio de^ Poeti. Così dicendo volfe a tutti le 
fpalle, e atkiò cfaiamando per mezzo la fel« 
va Achilie a 4tiello, ed AUiTandro. 
. Npi udito avevamo altre volte il nomi 
di DÀte, e patjdlo con lui eziandio 1 Ms 
''Com'egli per genio % taciturno; e di lin< 
Silaggio per mk non intelligibile, mai noe 
€^era avvehuib dì ben conofcerto . A fod- 
disfare pertaaio la ^lidilFa 'curiofità fi cerei 
' del Tuo libre , e tfòvoffi in mano d'un ac< 
^cigliato, efoltcarfo Geometra, cheti legge< 
-va a vicenJacon Pappo AtefTandrino, e ^vo 
teftava di non guftàre ^Itro Poeta ftiori d 
^quefto, in cttittovavalo^Aeffottitettochehe 



I 



4li LtTTERA SE.CONOA 

gli angpU,^ ^ i)&'qu«lrati. Jp^fsB^U 
vsobme, ^e m uà «eUbld' dr Greci e 
«ini fedetti in difparte con effe dla^j 
LeObn kk fimi» Z^. 4ìv/m C§i^i^ìmiu» 
S>ann 9 e |Wi^ r tuoi titolo ilrano ,. effi^ 
do Aot peifuafi. ch^dièr aaefiodovefle Po 



ear c]èIPUt9de>^deU^HU^dem ^]b fapev^n 
uiX^iìdei:e parchi Cpmipedia s^iffttolaflib / ] 
0«Lto pil^.cU» pe paxve quando tHiva 
^oefta. 4Wi|ia Cp^ipedi^ 4ìyì1^ ui tte 
«juafi un frettato fci^ntifica^ .^, ®l«ft(^ i 
lotkoiata.)' Inferni, U Pui^^ori^^ 3 (w« 
difo. VcifD.« in. n)9Tite d^ogaum^i:)»» Piani 
Chearzar volèue^ e f«r daddovero, ima Com 
inedia» nui. ^Om così tr^nfndl,; « iwneni- ' 
bili no9 ci f««rba^aiu> a ct6. tsp[)po «ccoxh i 
d. Ed iècCQ ii^g0fH)do, che ip su tWK>py»i 
£cx da.tJàitt»' pei /uQ cowpagnp, o eoodot- 
tiere in tal ^ccenok. B^r v^ltà ispn fui mol- 
to ciijiìteato di qn^i^cT) e mt vean^ft^ 
i(pmòs che fiptfl^i^a entramlii &Te una i- 
ppira ailai comica in i]H^U»^ Commedia. V 
incontrar fuUc prima un» li^;»^ « un Uose 
airinipifo dì un. Potm» 9)1 pmfn^iva ma- 
k, e lì nguettert in bocca' ^uno fidTót ci^ei 
. miei parenti éran Lombarci^t non avendo i» 
inai fapota qoal gwte fi iìoiiib qiwAa,fenair 
scolti fecoll doso la mia morie > paneami 
teatro fcomlà^ e di poca difeirfD^ioae/ 

ì&x caim^aiqiiaQlo U Poeta leggffidd de' 

.fiicd bri vedi ,.a chiarì abbaftan^a io-miai»* 

.de, e Tedendo in ^uei ricoidàta U ntioPoe. 

ÌTva fificome letto Uing^mciito, e ftuiiiatxi da 

Jlul^Maibw<ioi)a;la nm mi j^J^ofe ai ^ 

' guir 



fair ^IflUtletm|:3v Vtftìi^énmqm^ (ìtoertiiìò i^ 
9^rQ hSt^-hak .faitta. DMiter'. un Cféisàxj éà? In-*. 
«^lio 9 àsk V^9ìioàKXk . e r delr PantttKb ^{f^ 
^into hi- lem rtEneicto^ Io «àeitoncMf gli lia> 
%fegniito, 41. cemineiftDcoiìMriiignflir, .tma hw 
^9.^ ie- uadiopef a (con dmcMretiia ipam tnr 
«te' ri|»u£|tumtt>e lQntttnf»?iuiPòen»i Ilcvid.v- 
!%Uii.<i' Èiiea, cl»tmcJebi3e^^cot8Dto:fdcrDde^^ 
V^ oc4::fair, ètbea dtveif» <jal ftb ^iegmag^ 
l^ìo il) qqril^rpai^i ai Amno; Hki AfTe datile' 
l^paraso-aw 'venir-^BeaniQB'a! eexcanm s 
ilBafttcìce, 1;;^ ^ii4> eit Aaot cUamxta da >LfH 
«ciaM d»rl«uemi,- cbe fedes^ noaioJiteve co»l^ 
"iaasic^i Raehele^ e -tali xhwoefdr; nuiià .^Offi» 
«potea.fapef ioodcCan delisSeal*, t^èlV^ 
td\ Elexion^ii x:he^€gltrt^ accoppiali con-Eneas 
0n% di cento fifiatte cofe? Quanto pib fi4eg£ 
igevft taàito 'meno^fé nMnc^ìeiaiy mudiV^ad 
% o^vilpaiol» ibflS ua.riciibttiv») e^ad-Ofifiirri* 
« chiamo uoicomento'^it^ofcumdeltefto^a»* 

Jppf cos)>IttagD^cheìiliC0iiioner*ii»:fèslle ^. 
(m- uov Pottmuia fingHov e^biinfoofead 
Qgfii: vfrfo.di tnidttttoftey di ioegaaioiies d^ 
I afieg^ia^, di:<ak|iino^fc.ua mwm, btn ra^ 
> 10, diceva OrtaOy fe-'egli b veci) -che la 
li Poefìft debl»^;»»aitt)4itilitijinfiiai€ e<tiiettQ% 
I l^reMo/iMb sbadigliava ) i Gmci Idr nau^ 
i feavaao « ialòua non' . vedta. iti ^ cka fi pai>k^ 
i fe^ e rideva iti», oittì) Ovidio dictndo elfi^ 
fliiellQ afì^QaQr:>dk.cQiifiifioae maggtoreMcfai 
ti defciato^^arhiifi 

fttr de' baHfffinii veifi^ . cfce J a qtBsindd > A 
quando. tn«etitnnraii&:im fii^an tai piacere v 
che <|uafi gU penioaavav Ma giunto poi , 
rateando» affaii^ancfimaiiSenle^ a Fnmfce^a 

d'Ari. 



4» J-^tTZKA st,cott1,A: 

www», * tt UÀ «eikhi» dfctsT Tl^ 
weiParenti era» Lo«Sm|.W^S;aÌAfSi- 



ere ti^^ha «faitta . DMiteri un L^Pénàskj déV In^i' 
srno y *dj9l P«t^%loria4 . e r deL: PantttKb ^ (b 
amp hi^-leciAtrtEofide^ Io cevanuMrisliliod 
lùù^n^to, 'a.peoiineiftDcoiìMriiigndr, .tmahw 
3h^V ^ unrJiopef arcon jdmdidlreoin i^m tnr 
[or rìiNigjrumtite lontUnti^iuiPòcnn^} Iltvid.v 
dUn.d' ]&iea, ci» {ms^/eU^e-TCotaiito :fd^ dé^ 
^ oc<:bi<i ^ thea dtveif» dal^ ftb ^legrinag^ 
^io iti qi)irilerpai$ti aVflmfiQ; Htt^ftfTe é^rtì» 
inaparaso^afar vemr-sBcariipB^'ai.eereaim^S 
Cififttnce, Ja^qualtentAAatc cUamm da^LfH 
cia^ darl^upmi,*. cbe fedes^ noajfoJiteve cowl^* 
an&ca Raehele^ e ftali xhuioeidr; nulla ^Offi» 
potea faimr i&>dt»Can d«iia&al«, tA^dVàm 

d\ E/^«/o»a^ xhef€gIirt*accoppi»icoii-Enctts 

n% di cento fifiàtte cofe? ^unto piti fi4eg£ 

g^^ taaito/meno^fé i^fo;^BM»iai^ taittdiV^ad 

o^nipacol» ifafiS «Mi.nciiiamO) e^ad^ogràri* 

chiaoio ^m>coniento^.ptittiofiairord0l4?t6fto>m«k 

p^f C08ì^ ittogo > chicli tomonersii»' ièslld . 

Qb^. uqn Pottmn in fingHov e&biii{|nofe^ad 

ocml YcrTodi tmdttatoftey di Jm^aaionos d* 

. afikg^rìa^, dir:<ak|iin04.fc uà Fbeam j^en iSp*^ 

0>, diceva Ortzio, fé' egli b veco^hela 

Poefla.debb^.ryeamK'iitilirìbinfiiaie ediletto; 

IJucretio^iMb sbadiglilàva ) i Gmci 1<» nau-^ 

feaTafiO««alóun? nQn'.vedtadl cke fi paiM^ 

fe^ e rìdeva iti» tutti) Ovidio dictndo eflTdr 

qiieUQ.ah>(QaQr)dii.cQtifiifioiie magglde^cfai 

il derelitto ^da^hiifi 

Pur. de'beittfRiiii i veifr^ . che * a^ qoaindd > A 
()i}Mido.in«etitnnran&:im /fii^an' tai piacerev 
che quafii ^tt peidooava w Ma ^umo poi , 
Éikaod^» affiaicagf&JUaiUJMiii^ Frantela 

d'Ari- 



d'Arìmitio, é\ Conte Ugolino, a qùaió^ 
sÀtxo paffafifFattOj^hoche peccato fridaij 
die . sì bei jpeziì in mezzo à tanta òU:iiritaL 
« ftravngama fiati i condannati ì Antico caro] 
fiift'iio rìvoIgMcbmi veiib Omero, guài | 
noi fé jquoflk) Poi^ma fbffe" plk regolare, j 
fcrìtee tutto dì quefto ftite. Si Me plU ^ 
una volta- Ugolino^ cì^ piagnea, chi vokil 
Txietterlp in elegia^ chi tentò di tradurlo ii 
Greeo > ed- itt*'Latinos ma indarno. Ogim 
confi^i-che uno (quatcio sì originale, e ^ 
poetÌQO per cdo? ito infitmè e per pamonn 
non cedimi ad ideano ' d^alcuna lingua^ el 
che r Italiana mofh-ava in edb una tal n>«ì 
buftezza , e gemeva in tuono così picto-^^ 
fo , che potrebbe in un cafo vincere ogni 
altra. 

. E buon per mn, die lungamente fi lede , 
e fi guftb queflo tratto , perchè tutto il re- 
ilo ci Milieu lenza mifora. Il Putgatorio , 
e il Paradifo OMitto peggio fi ftan dell* tri- 
femo, che né pur uoa^dt tali bellezze non 
hanno, la qùal fi foftenga per qualche tem- 
po €011 nòbile poefia. Ob che sfinimento 
non fti per noi io ftrafcinarci pet cento Can- 
ti, e per quattordici mille verfi in tanti cer- 
chi, e bolge, tra mille abifli, « precipis j eoa 
Dante, il mal tramortiva ad ogni paura i 
dormiva ad oppi tratto, e mal fifyegltava, 
e nojava me* ino; dùca, e condottieri delle 
piti nuove, e pib Arane dimfande che fbflèi 
mai . . Io mi tro^va jper lui divenuto or Mae- 
ftro di .Qattoiica teok^a, or Dottore della 
Religione degl' idoli 4 infieme le fevole de* 
poeti» e gli jtftieoli deUa Fods Criftiaina :, 
.\' i la 



la Fiki£ifia 4^ VÌ^ìm»^ t.quAh d^i Arabi 
j3Mfeok|ado9 ficchi mi pareva eflcre trappb 
:plt2 4otto che.acta {m inaiV e.*raeaoravlo<i> 
inolto^ ch@^ mn (i^ (Wo yivaado;, e {soe* 
tando. Ach!&r<mtc> iAiooOit i CaromtY>l 
Can tri&uce. bea io cimofcèa ndK Inferno 
poetico /ma in un con loio il Limbo, e ì 
Santi Padri, e con ej1tin,poc»diftainaOra« 
-zio Satiro 9 Ovidio t Lucano, indi apecoun 
Caftello , OV& fiaimo Camilla e Pentefilea 
con Bttorc, e con Enea; Luci:ezia , Julia, 
Marzia^ CornlgUa, e Saiadftio^ Sondano tK 
I Babilonia con Bruto ; iofin JDiofcoride con 
Orfeo , Tullio: con £u<^ide , e con tal geti» 
te i due Arabi Averroe, ed Avicenna, tut- 
to cib veramente m^era. noviflimo , e non 
iapca_piti doye mi foflì. Xlerbero /7 gra»^ 
njemio^ e una'grandine«che con lai tormenta 
i golofi non \ ^U un ruppIsziobenpenfacò> 
I Plutone I ch9 comincia Pap^. Satan Pape 
i Satan aJeppe^ e acui.fo io complimento di- 
f cendogli, MaUdetto lupo,, io cbe l'avea pòi- 
I Ho in tòmo di Re ; il ghiaccio e il fnoco , 
le valli e i monti, le gròtte, e gli (lagni d\ 
Inferno chi può tutto ridire ì Oh che dan- 
nate j e pufgaati , e beate anime fona mai 
quelle^ e in qual Infemo , in qiial Purga- 
torio, In qu4 Par^difo collocate.^ Mille 
gottefcbe politure, elùzzarri totn\eirà non 
nno certo gran cvedito a qucU'' Inferno ^ 
\- n% air imaginazione del Poeta . Tutti poi 
quaiui fono ciarlieri , e loqnaciflimi . di mes^ 
zp ai tormenti , o 4IU beatitudine y. e. non 
mai ftanchi. in faccontm:^ le «fhiupe^ imo 
vt;nture , m rifoÌyef3&; dirf)bi ^ tcdq^t. , o 

in 



46 hmtriTcsrsi'h s^EC^^fhD^A ; 

ro «nid, o>niiiiid» e <:lie A^io» Moita^ft 
4ojie'Baptyte'de^Càr4ifìjril tofti in lu«^i^4 

e!0 >ri(fette/oer > venti, tiientre TVàjani 
pentnev e ilifto guerrier di Tro/a AKxò 
lidi Paradiib. 5Rikggete eoh «{uéft^nSé/iQofni 
f ut irid^Mogiio npn 'definibile, e v^i «i 4ir 
tete.'die vve w iftabri . ' i 

E qiwfto i UA Pcfema»^ un efeitifrf^ré , trrf } 
op^a divina? PMnui tMftito cB predrcne, ^di j 
di^o^hi, driQuiiSoni ^ Pedina fenzaa^icmf^i 
K:oa azioni manta''di cadirte, tli fànà^lÀ 
di falìce, di andate, e di yitomi, e' tanto I 
pcgeio «[oaiito pHì avanti n* andate ? Quistt- 
tofdici , -mille vetfi di tai fermoni t*i ptfSli 
kggerli. lènza norire? Quale idea -debbono 
4iver della^Poefià que^ciovanr, che fi vedono 
«ppar d^'Ottiero , e degli ritti Maéflri kxhtf 
tbmte tanto r da quelli divorfo?' Intenc^Kid 
direv<lattBtti, che un Poema, wol cRère di- 
&gaa8D 9 tà lordito cori tiatti 'pfbporzionafe 
tia bro.,i e tendenti al BeHo|[eneraiede( cop^ 
pò tutto: ehe dev'aero t'^aztoneuna.egran» 
,de, a itui tutte ^r altre ^abbìan «termiffé, in" 
'teffotta>nMmon fpeazata, fvmprecfréfceiirqe 
piti ricca 4> beUcxia,di forza, di pafllone, 
d'impc^B» jquantp'^lù'Uvànzay'e k^to a^ 
ttc cofe^ che trovano appunto in que^ Greci . 
e Là^9 ciie ter fi ^iio'a meditare : qua! 
Auique: travolgi jnento dMdéenon<fi'€i lornel 
capo: al IcMere, e ftudiate la divina Com^ 
Media xielrlniènso , «dd Putjfatorio. e de/ 
Sandifo f Pur nondiméno - tutto perdona/i « 
mando, trionfr la Poefia dbllo ftile. Lo Bé 
degaute , «cUaro, an^omcO) foAeniito, que- 

fto 



LeTTEHA SECONDA. ^r 

0O % db che rlccfre ogni altra inqpuà 4 

mene» che m ^uiPòec». Leima^ntdeUofUIe 
deWHMi. ]W. fl0m ilett^c#fenfe^ ^e wW&n« e 
cCffi gnuia^ e ve^oftàr coimifHiatés i jpenue- 
ai giudi, vecifimiJi, nuovi, 4>rofondì> le pa- 
role ui^te^ e inpGf, piofim, ibelte^ 4efMn» 
facili^ e.DaturaC; il fyoao^ ^9 bi4nelcdÌMiiììÌ 
catìtafmó, j^ così ^ìce del rit^flo . Qi mm fti" 
le di Dante quante v'ha 41 tiu dòti iudiA 
j>en(at)ifi, e necetfarìe? Leggetelo^, ^ ftfi 4a 
principio ponetelo a quefbo tocmecito di am . 
^prevenuto, è lUMi. cieco efame. ì^rogpo km* 
go Tare! volendo i yet&, le &afi, le paiolt 
citarne in infinito . 'Quaiclie ^farue diib fi>r« 
fé in altra mia lettera. In^oflìiciaate itat-^ 
tante ^ad edere menofupedfti^i^fi. Io flemme 
iion fo àÙ)23lanza fiimare quell.' uómo^flro^ 
the ii primo' Ila ofjito^penfacead un Poema ^ 
: « diplosere strditameate tuttL gli 'Oggetti det 
la Poeua j^n mtsizo a tanm ij^evanaa % « 
baibarte , ónde il mondo traeva il ci^ . uU 
\ più pregevole d' Ennio eziandio^ ^dchom 
ha trafportati i tefori della fi5ieiiza^, (di' eea 
alloca nel. mondo, rientro al feix> ^bPoe» 
fia . Dante è . {laio gnmd'ìiomo a difpetto 
, della rozzezza de'/uoi tempi, e della Tua 
. lingua» Ma ciò non h eh' egli fia per ogni 
ftudiofo un Autor claiiico, dopo foni tant- 
sltri migliori., in grazia d' alcune centina^ 
di bei ycrfi , conie fu 'Ertnìo àiiloma d^po 
compaifa rEnrida, fé atdifco pi^r 4uio* 



LET- 



ì 



^ - ■ : 

LETTERA ir Et r A 

' P. firgtfih^- Salme: <.; ■ ' 

ERiwuh r^hati Greci e tatifii o^r 1 
d'TJ"' .^ E>«té alcun SSo^Po 

tanti comenti d'affornn ^ ^P^* ^ ^^^^ 



Lettera terzìi./ 49 

anima fredda, e infcnfibik fapran fcredita^ 
re l'Iliade, l'Eneide, e tutto il Parnaffo , ' 
; che feri ve fer dilettare, e. farfi intendere . 
[ Lafciate poi fare a' Pacuviani , ed agli £n- 
j niani che ben iàpranno moltiplicar T^dizic- 
. ni a migliaia. Se X)ttengo foTo ottoo dicci 
I regnaci gnatici, e zelanti adoratori, queflo 
i mi baila. Dietro lor correrà tutto ilmonT 
I do poetico, e que' pochi mefchini che ardi- 
I ron nafcere con buon orecchio , e con ant- 
I ma armonica , che guilano la chiarezza, la 
) nobiltà, le imagini, e i voli delia Poefia v 
faran trattati da fciocchi, da ribeiit , da em-^ 
I' pj beflemmiatori della iacra antichità, fìc* 
I che dovranno tsicerfi per k) migliore VàU 
\ te adunque, udite il divino . Pacuvio , il di» 
I vinifllmo Lucilio: 

i- Vìyìtelurcones^comendones vtvite ventres j 
i Ricini aurata cica ^ & oracria mitra 
I Quinque hajle aureólo un&ù rorarius 'veìox , .. 
[ Ma m hai ben torto, difs^ io, rompen- 
j dogli a mezzo que' fuoi magici carmi , perche 
nel vero Pacuvio , Ennio ^ Lucilio , e gli al- 
[ tri noftri barbuti Poeti non hanno bellezze? 
■ da paragonarli a quelle dell' Italiano . Eflì 
infine altro pregio non hanno fuor che l' aver 
cominciato a fer ufo d' alcune robufte efpref- 
fioni, e naturali con quale he maniera di me- 
tro rinforzandole . Ciò fceiro \ un pregio comu- 
ne a quanti nifcendo dalla barbarie tentano 
qualche cofa . Dante non dee mirarfi né co- . 
me Epico, né come Comico Poeta. Non 
fece altro che defcrivere un fuo viaggio, e 
il capriccia non meno che le pafHonr iùro- 
HO , pili che non io , Tue vere gmde , e compa^ 
C gnc 



s. 



5a Lettera terza. 

gue in tal vis. Qaello non da regole ^ che 
ignote erano al tempo Tuo, non da prefenti 
etempii iliuflrato, in tante allufioni , m tanti 
{imboli , ch'^i foio inténdea , e hi così fva- 
riati l«K>gÌM^ ed obbietti il traviarono . Que- 
fte il conduifero a parlare malignanientie di 
tanti iàtti , e pecfone del tempo fuò , deiLe 
quali non s'ha pili contezza, e a far pom- 
pa vana di t^nta erudizione fìiordi propos- 
to, poiché in vero dottiflimoei fii, maqaal 
effer potea di que'dì, fopra d'ogn' altro. Jl 
volerio tutti imitare, il proporlo ai giova- 
ni ^ TeCaltarlo fenza conofcerlo^ e fenza in-r 
tenderlo queft' ^ che noi condanniamo . Se 
a miglior tétìipi foflè vilTuto farebbe forfè il 
maggior de' Poeti. A Dante nuli" altro man- 
cò che buongufto^ e difcernimento nell* ar- 
te. Ma grande ebbe l'anima, e l' ebbe fubli. 
me; l'ingegno acuto, e fecondo; la fanta- 
sia vivace, e pittoreica, onde gli cadono 
dalla penna de"" verfi , e de' tratti mirabili ^ 
Anzi giudico, che da questi venuto fia 1' 
abufo dell' imitazione tra gì' Italiani . La 
fua Commedia, moflruofa i>er altro, pre^ 
fenta qua e là certe imagini così forti e 
terribili ^ de' terzetti sì bene organizzati , 
che t' incantano in §uìfa da non fcntir l' 
irfprezza d'altri dodici, o venti, che ven- 
gan dopo. Quei fi tengono a mente, quelli 
fi recitano, e divengono una ricchezza della 
nazione. Il tempo la confatra, e fi crede 
merc^ di quelli più bello affai che non i 
tutto il redo. Gl'imitatori, femore info- 
rìori «1 lor modello, ne crefcono il pregio. 
Gl'inerti, e pedantefchi letterati vi fenno 

la 



Lettera terz'a:. 51 

la gioia > fi citaoo le fentenzc dai ihedcli 
morali ; le ftrane parole fi re^iftrano ne' vo- 
'Càbolari « e tanti infin partigiani 9 e {lima- 
tori col teinpo^ vanha /moltiplicando , che 
i^ai cQntro di te un po^ploioimenfoa voler 
cenfuraire il ^ran Poeta. Perche, dinariii ti 
pr^Q, quanti fono. in ^na intera nazione , 
elle poflano giudicare, per intimo fenfo , e 
jper anima armonica diel i)oetar generoTo ? 
I^eci o dodici al più; e la metà di quefli 
nacque nelle campagne, o in condizione fer- 
vile, onde fi portano, nel fepolcro un talen- 
to fenza aver fofpettato giammai di poflèder«- 
io . Eccoti come Dante ha trion&to , e aó- 
cot regna . Qualche vera bellezza del Tuo 
Poema, e un gregge infinito di fettatorì 
ha, &tto il fuo culto, e b fua divinità. E 
in vero chi può refiftere per efempio all' 
evidenza di qUe'bei verfi? 

E cerne quH che con lena a f annata 
IJ fitto fuor del pelago alla ritta 
Si volge air acqua Perigìlofa^ e guata: 

Clii la mollezza, e il frdfco nonfente di 
quegli altri? 

Quale i fioretti dal notturno gelo 

Chinati j ecbiufiy poiché il &0I gP imbianca 
Si drizzan tutti apeni in hro fielo : 

Il maeflofo, e il terribile come nói vede 
in quell'entrata d'inferno? 

Per me fi va nella Città dolente ^ 
Per me fi va nelP etemo dolore , 
Per rne fi va tra la perduta gente ; 

GiulìizJa mojfe il mio alto Fattore ec* 

E il dolorofp, il difpcrato può m^Ho 
fentirfi, clje in que'tre verfi? 

C 2 Di' 



j4 Lèttera terza* 

Diverfe lingue^ orribili favelle \ 
Parole di dolore j accenti d* ira , 
Voci alte , e fioche efuon di man con elle . 

Quefto «ì ^ un verfo divino. Lo ftei 
dico del «quadro, in cui dipinge 1' Arfen 
dt Venezia , ficchi proprio ti trovi là dei 
tro, e deirapoilrofi contro Pifani, e Gì 
novefi ce, E di tali interi ternari ve n' h 
fino ad un centinaio, fé ben gli, ho cont^ 
ti, tra cinque mille, che forniano tutto ; 
Poema. I vérfi poi foli or fentenziofi, o 
dilicati , or piagnenti*, ^r magnifici , e fenz 
difetto ardifco aire, che ranno a mille.. 
Dunque reflano tredici mille difettofie car 
tivi, rìprefe àllor Giovenale con impazien- 
za, e quattro mille novecento terzine ali 
incirca redano da fbffrìrfì. Il bel Poema in- 
vero, e la dilettevole Poefìa , che ^ quefla. 
Non^^ egli lo flile quel punto in Poefia 

frìacipale, e decifivo per cui perirono tanti 
^oemi, e per cui non periranno ^cuni no- 
chi giammai^ La dicitura, la verfific^o- 
ne, la Poefia verbale in fomma, cio^ la 
Pdefia della Poefia % pur il fuggetlo della im- 
mortalità per te, per Omero, per Pindaro y 
5er Orazio, e per me fteffo , malgrado i miei 
ifetti,'onae fiam la delizia di tutti i fc- 
coYiì Che può dunque pretender Dante fé 
manca in quefto nelle tredici parti, e fc 
riefce in una foltanto? Io sfido il Poeta Sci- 
tico, e Geta più barbaro, che mai cantaf- 
fe in riva de mari glaciali, a parlar pib 
baffo, più duro, più falfo, più freddo che 
non m Dante in tanti luoghi . Udite come 
loda quello Scalisero Sigoore di Verona: 



Lettera terza. « 

^eftt non ciberà terra né peltro 9 
Ma fapìenz0 amore e vèrtute^ 
E faa nazion farà tra Feltro , eTekro^ 
{ Grand' uomo era certo cofhii, che maiv 
I giava fapienza, e virth non eirendo aflai 
j ghiotto di peltro, o di fabbia; e Verona 
j contrafTegnata da due termini sì precifi , 
] come \ Feltre nella Marca Trìvigiana^ e 
{ Montefèltro verfo Urbino non ^ bella Geogra- 
i, fia ^Ohpoiranza d'una rima befHale! Il peg^ 
I gio ^,.che tai rime fon giojelUper Dante. 
j- Pape Satan^ Pape Satan Aleppe^ 

Comìncìb Plato con la voce chioccia , 
y e così par che vada cercando il Tuo nialan-^ 
^ no per tutto quel Canto di rima in rima' 
I (mi^ve pih flrav^ante: 
j ' Così fcendemmo nella quarta^ lacca 
\ Prendendo pih della dolente ripa 

Che V mal dell* univerfo tutto ^nfacca : 
I Abi giufiizia di Dio tante chi ftipa 

' ^ Nuove travaglie j e pene quant* P viddi ^^ 
E perché noflra colpa sì ne fcipa ? 
E di que' malavventurati ? Chi volta pefi a 
forza di poppa ^ e itokando a retro e gridane 
do anche loro ontofi metro . Poi dimanda : 
Che gente è quefla ^ e fé Jufti fur cherci que^ 
fli cbercuti alla finiflra ed egli a me tutti 
quanti fur guerci • — • Sì della mente in la vita 
fnmaia , che con tmfura nullo f pendio ferci . 
Affai la voce lor Maro 1^ abbaia 

Quando vengom a due punti del cerchia 
Ove colpa cmttma gli difpaià . 
Quefii fur cherrì che non han coperchio 
Pilojo al eapo^ e Papi^ e Cardinali 
I» ad ufa avarizia il fito foperebio» 
Ci e così 



y4 L r r T era terza. 
e così va feguendo a dar del capo in rìna 
ftrabiliateve che portano fempie mala; ver 
tuia, ficchi i proprio una cola infernale 
Che dirò poi celle varie lingcu^ in che p& 
la? Raffi mai amecb zaiì almi^Vexilia Re 
gii prodeunt inferni , 

Di verno ia DanM in Amjiertcch 

Compera quivi ^ che fé Tabemicch 

Vi foffe fu cadtao , o Pietraffoma 

Non éyvria pur dalPwh fatto sriccb . 

E così fa verfi in lingtie particolari di Loj0> 

bardia, e d^ altre genti, che non i^eniacono 

mai dover entrare in un Poema feoonbuiv 

lefco. N^ quede bizzarrìe già condanno co^ 

me il vizio peggior del Poema. Condanno 

l'eflTer queftoprdOfoapocodinngufto, epar» 

hir barbaro , e duro perpetuamente , benché le- 

parole non fian fempre sì barbare . I Glof" 

latori trovano almeno i pih be' mtAieri dd 

mondo, e liaoik- vaghe novelle che fofTer'^mai 

dcntr» acfue'urani linguaggi. L^sete, vt 

prego, i gr(^ traittati. cne han mtto ne^ 

loiD gxan tomi fu queiti padì dèvini il Y^^ 

hitello, il Landiito.,. Benvenuto da Iraduv 

il Daniello v il Mazzoni ,etant' altri ; equai 

battaglie non attaccarona anche i moderni ^ 

Ma quando poi giungono al Purgatorio « « 

al Paradifo, anch' effìquefH campioni da» 

fegno di ftanchezza per que' diferti > perchi do^ 

vete fapere, che non ho citato fé non fé pa^ 

' dell' Inferno , che i il pili nobile , e il più poe« 

tico della divina Comnoedia, come già uMe . 

Tutto quefto ho voluto leggere dopò Pulnma 

noftra converfazione , e parrai d^ averne in- 

tefa, fé troppo non fon temprano, la metà m 

cir- 



LETTKtATERZl.. J^ 

dtcx; ma l'altre due parti ho fcorfe qua^ 
1-à prellaménte per tema di perdermi mqaell^ 
otertta vacuità. Per la qua! cofa, o Virgin' 
Ho, tu non devi anteporre per alcun mòdo 
il tuo Dante ad Ennio, o a Pacuvio, per- 
che fé mancano que(H di qualche bel palTo , 
e di fuoco, e di forza per con(<^ar cmleg« 
gè ; non hanno nemmeno la crudeltà di Dan-^ 
te , onde tormenta fenza pietà le orecchie, 
e kt pazienza di chi fi loTcia condurre per 
qtidle areitó, per que' precipizi , per quelle 
tenebre , per quel labirinto ineflricatttle ed in^^ 
^nito. Cfie fé pur ^li fc véro, come veriffi- 
-rno i pure, non confiflere il pr^o d'un 
jibro, e d'un poema in alcuni bei tratti qua 
^ là fcelti, e cercati, ma sì^ nel numero 
delie cofe belle fafagonato a quello delle 
fVialvage, e nella fc^rabboradanza di quelle 
-à queue , io concludo che Dante mMxdeve e& 
Ter lettt> piU d* Ennio e di Pacuvio, e che 
al piti fé ne devono confervare alcuni fram^ 
menti più eletti, come ferbanfi alcune fta- 
tue, o baffi rilievi d'un antico edìfizio inu- 
tile, e diroccato. ^ 

Tacque affin Giovenale , e parve a tutti 
'quid declamatóre , e iatirico or egli'fe infat- 
ti per fila natura, ma infiemefericonofciu- 
to veridico, e giudiciofo nella foflanza delle 
fue critiche. Allor tutte queir ombre di Poe- 
ti, che mi ftavano attorno, e nuflimamente 
l Greci, che fi dolevano del torto lor fatto " 
• per tanto tèmpo dagl'^ Italiani,! quali avean 
meflb Dartte in pari fede con effb loro, di- 
mandarono d^eflFerereditttegrati. Fu dunque 
decifo^ che Dante non dòvedè aver luog» 
C 4 tra 



5^ Lettera terza. 

tra loro txm avendo il fuo Poema vetui» 
forma regobrs , feconda l' arte . Efiodo , Lu- 
crezio , e glt altri autori di poemi iftorici f 
o fiiofofici acquali parea più tofla apparte*» 
nere , rìcufaron d*^ ammetterlo, fé non fi pur- 
gava di tante fmztont, od invenaiont ca^ 
prìcctofe^ e non r^gionevolt , che formati 
per altro una gran parte delP opera - Teren»- 
zìo, Ariftofane^ et Comici di moAranonoctid 
per un titolo di commedia non (r può dì* 
venire Poeta Comic»^ raa0ìmaniente doft 
mai non fi rìde, e (veffà fi dorme,, infii» 
non trovavafi chi vofeffe della divina Coo»- 
media redar onorato, e Dante coFrev^p^*» 
colo d' eflfere efdufo dal nmnero de- Poeti • 
Se noii iht venncmi in menadi prroporltv 
TO in buon punto un configlto: crb (il di 
eftrarrei miglior pezzt di Demte ,. che. a lo^ 
•IO flefll avean recato cotanto dilètto, ecac»* i 
cogliedt kifieme in uo piccol volume di tnr 
o quattro cantr veramente poetici, e qMeftt 
ordinare come ù può', e L verfi por , cbe 
son potrrt>bono ad altri legarfi, porli da fé 
a guifa di fentenze, ficcomc- d^ Afraoio , e 
di Pacttvlo fecer ^ amicbi . A quefi^con-^ 
dizione accettarono futti y Poeti Dante per 
Jor compagno, e gli accordarono ìì privile- 
gio dell' immortahrà , che loro i coaceifa 
dal fato. Io penfo, Arcadi ^ che non fare- 
te di |>arere diverfo da qoel d'Omero , di 
Virgilto, d'Orazio, d'Anacreonte^ e di tut- 
ti coloro y che voi ftefli tenete per macftri» 
e per clafBcì in Poefo. State ^. .^ 



LET- 



J7 

LETTERA (QUARTA, 

mA* Legislatori della nuova ^Arcadia 
P. VìrgHiOy Salute, 

ERano gì* Italiani in tumuiro poi eh' eb- 
bero udita la fentenza da noi pronuiw 
Giata fopra II Poema di Dante , e temerono 
noaqualche danno air onore della italica Poe* 
fia fopravvèniiTe per T autorità, che ottiene 
ancora nel moneto il fuflra^o degli antichi 
maeftri . Videfi a molti f^ni eflèr gì' Italiani 
Poeti , ed Autori oltre modo gelofi per lor 
natura della gloria poetica , e letteraria . Quin- 
di al primo raccoalierfì, che noi femmo al- 
tra- volta, eccoti d* ogni parte accorrle Aro- 
lazzando anime ed ombre, chequai uno qual^ 
altro dc^l' Italiani Poeti ci prefentano in 
Tarj libri, e volumi di ogoi mole e figura. 
Noi fummo dapprima di tanto numero sbi* 
gottiti, rapendo noi, e dicendolo fpeflfo Ora* 
zio a gran voce efler pochi i buoni Poeti 
privilegiati da Giove, e per viva fiamma 
ed ardente degni del Cielo. Io non ofava 
llender la matio ad alcuno per non offendere 
Qiilie ; finche vedutomi apprefTo un Petrarca t 
che un picco! volume era e difcreto, a quel 
in' appigliai « Il nome di riftorator delle let- 
tere , la eoroiu poetica da lui ottenuta in 
campidoglio, e la fama delle foe rime r! 
accendevano di cuifofità. Egli piti volte s 
eia con noi trovato in perfoiia, ma non d'al- 
ta che dct (ÌK> Poema dell' Africa^ e d'altre 
C 5 qi^^« 



58' Lettera quarta. 

opere fiia latine. ci aveva ioterteouti ^ aved 
dogli quelle pili che le italiand^ et dic^a-l 
recato onore vivendo ^ e a noi renduta J 
antica eftimazione in Earopa. Ma poco di 
letto n^ avemmo alla pruova per nK>Iti vc| 
ftigi di rufticità, e di barbarie, che nel fui 
ftile latino, e nel poema avevamo incoa 
frati .. Per altra parte il Fracallorò , il Sannoi 
zaro , ed altri , e ae con noi vivono in comp^ 
gnia, le rime itaUane ci lodavano Tempre^ 
ed il Petrarca efaltavan per quelle (ingoia^ 
xnente , avvertendoci, infieme effer cileno. da 
nnova maniera poelìe , né per avventura al no-^ 
flro ^fto adattate. Appena infatti ne co- 
minciai la lettura, cheognunorimafeincer*. 
to 3 e fofpefo fentehdo una poefia non conofcii»- 
ta^ un penfàr nuovo, uno feri vere inufitaco^ 
Qreci e Latini fi guardavano In faccia , e^ 
quantunque Platone altpavokaci ave(&par« 
lato in quel modo a un diptef{b,econidee 
fomiglianti della bellezza, e dell' amore, pur- 
nondimeno cran nuove t>er noi certe ima- 
^ini , certe grazie di ilile , certi colori poe- 
tici Petracchefchi. Tibullo ed io fentivam 
qualche guflo pili che non fentivano glial«^ 
tri . Quella dolce pafìione che ila nel! am«> 
ma, e dalla calda imaginazione ^ cfipinu 
foavemente in- (%ni oggetto , quell'amor 
fovrumano, cjue'voli eccelfi edimpctuoftd' 
un affetto fublime, e lontano da (^ni nebbia. 
(fi. fenfo, a noi piacevano^ mentre Oraiio» 
e Properzio, Pindaro ed Anacveontelet^o^ 
vavano infulfe, o fredde. A^ìioftri ^oini 
non fi fapea filofofar tanto con T idee ni eoa 
gli afiètci amorofi , e^ip^nevamo pet ordina- 
rlo 



i ifà gli o^jget^i fetìfibìiij oMRmo piil mate- 
riali per inclinazione*, o non -avemmo dalla" 
[ natura fortita unf anitna si psvdlonata ^ d un 
l cuor $ìi geitfiie. Ma dopo aver fatta qualche 
> fpetieoKa di quello ftile^ e dì quella ma»^ 
I sùera» un incredibil piacere fent irono tutti ^ 



e tanto piì^ vivoche il pili intimo feno mo- 
I yea dell* anima, e degli affetti .^QuantapiU 

\ 



innanzi leggea, pì^ feotivuno- Greci e La« 
tini una certa dolcezza j^etka, e lu(knig1iiera. 
di iHle, di artnoma, di teneri movimenti ^ 
{ €^e ne liiettea V anima in un' eftàd foa vifllma . 
y I trafporti itì^avvifi tratta tratto raj^ivan* 
^ ci fuor (ti noi. Nuovi penfierì, ini^^nidi'^ 
> ficate, e vivaci né facean talvolta iciamaf 
per dilètta è per maraviglia. Tutti d' ac- 
, oordo dicevano non aver mai sì vivamente 
^ ^ntito duéH'^ incanto ,. e quel faTcino di una 
feereta deHzia, che % propria della poefia > 
i come in q^fló Poeta. Nfdti di tòro ,. ma 
principsdoiente Ovidia edOramo (lavano at^ 
toniti y e quali pareano vergognar(ir d' aver 
siai ceno(ckita ima paflSone cosi gentile, ed* 
averla dipinta con trattisi sròfl^ani e pie* 
bei> potendo con efjà nobHitare di tanto la 
)or poefia eoa la lor &ma. la p^mecom^ 

giace vami tacitamente di partecipare di que-» 
a laude con efla lui per quella onefta fu* 
perbia onde non feppi avvilire il mio can- 
to con le turpitudini tanta conmni a' miei 
coetanei, che cantarono-4e fteflè pafTìoni, e 
»on feppero rifpettareil lingus^gio degli Dei ► 
Qualunque vicenda alle lettere e ai verfipof- 
. fe fiopravvenire , P opere nodre faranno fcuo- 

ktal pofteti tatti di buon coftume ad onci 
^ C 6 degiT 



6(ft Lettma ^9MmirAl 
<legl' invidiosi» che m'iianiio. aitnbuice eofe 

ladine: di rais,, ed hanno iBalignamenie ia<» 
tjerpirctaio il Petrarca:. 
.^ Ma non* fo coraf a pocc^ a poco cornai- 
oiammo a- JfeiHiDeiipnfb ^ualpiccda^fauerà^ 
che Cepèpve andò raf&eddandaglUmrai ck^k 
uditou, e Quando, lor fkialmòKe &(Udio ^ 
Tutto «-a pariacei ^ e: penfare. » e cantai» di-, 
quella. Madonna L^aca; e^ le Fofe , e le^ier^ 
fc, e l cnor d> oìo>, e imi p^nfier che dicea^ 
e un: penfiero che rtfpondea,. a de'pen&ri; 
che r^ionawino infieme, una vifione ^ un& 
fo^no,, un. deliquio d-' amore> e- le foifi , e^ 
le imapini d'un colore raedeum^ aneh^' e{^ 
fe^e Sonetti- fcaza fine,, e^ Canzoni fenzai 
moda ci. venivano ferapre davatui-. Qualche- 
foilieva afpettavafi dall'amabile- varierà ^ 
quel condimento sì aeceflaria agli feffi-pia-- 
ceri ^ de' quadri dì ftoriae di fi«oIà ».o^dli 
battaglie.,, o di tempefte di mare,.a.difpet-^ 
tacolì fontuofi , del cbiwoftruK) in- fomma,, 
• del contraila. JV& indarno.. Tutta laGal-.^ 
kria non c^niva fé non fé quadFetti ,. e mi- 
JÙatuce di chiare frcfehe e dólci acque>; di 
rapidi fiumi d'alp«fti« vena, difedi, .di ver* 
dipahni fanguigni ofcuri e perfi^ dì rofe 
fijefche e colte iti. pju-adifa,. dt colh,dipog^ 
gì r di rive,, eribe,. ombre ,, amtri, aure, a 
che fo io ,. tutto SL finiffima tinte, tutto lu* 
cetite, e gmzJoTo,. ma tutto raflbmigUante ^ 
Ci parve, atta, fine un. cocfo di metafifica 
amorofa fcrìtto in beUiiSmi verH,. ed avvi** 
vato di belle im^jnL Taloc. ci. vennero^ 
fotto all'occhio Serti ne ^ e Ballate,, che ci 
i^jarono mortalmente, ofcure, afpre^» iàiU 

pide^ 



* LeTTEUX (QUARTA. et 

nido; qualche Canzone mifferiofa tutta aU 
fegorica> tutta cBvina pei camentatorl , ma 
hìente per noi poetica. I Sonetti medeflmi' 
cominciavano {H^r lo jfiò con un quademet« 
tOy che et levava in alto con l'anima» ed 
abba^Tavact poi y finche net. fine ci ftramaz- 
«ava per terra . Alcune poche Canzoni tto* 
vammo inven»^ che d' amor non par^ava^ 
Bo, ma che meglio avrìan fatto di pur àrìch* 
efle parlarne, tanto parvero infuKe, o fred- 
de, o tntraictate. Sopravvennero apprefTo, 
poiché mi pofia lafciar molte pa^nc addie- 
tro, per non ifvenire, alcuni capito li in ter- 
za rima, e Dante in efTì parea proprio rifu* 
Icitato, e fe non era quel veramente divi* 
rio, che incomincia. •^ La notte ebe figuì 
i^xrrikitcafìt — noi fiMgivamo Scuramente 
per orror di trovifirci utr altra volta inu>egnati 
neirinietno, onel Purgatorio, e nn Para- 
difo. Peijdoniara pure» Petrarca d'aver im- 
pilate mgliaja cu verft , ^ pili dì trent' an- 
ni , e un cuor (ènfibile e delicato, e un'ani- 
ma genettsfa e tnveittrìce in lodare, e com- 
piangere una fanciulla; ma noi che non la 
conofctamo, n^ per lei Tentiamo altro dSsx?- 
tOy, che r inspiratoci da'fuoi verfi, noi oro- 
iFiamo gran pena a feguirio fenza Aancnez- 
«a per tante tempo . Nulla % più dolce » 
ma nulla b^ più pronto a fiancar ddr aflet^ 
to. Or qual poefia farà quella, che canta 
fui tuono mtdefimo, e fuHaflcfra corda fem- 
pre trafcorre , come Orazio diceva, con uni^ 
SloTofia, ed anzi teologia d' amor fotrififfi- 
mo innarrzi ad un uditore indifferente , e ad 
un lettore freddo, è fdcgnofo? 

Ed 



"1 



i 

Ed è poOibile^ fdamb Tibullo ce» 
iore» che un sì gentile, ed afièttupCa-^ 
ta voglia ancor eflb recar piìi tedio cà 
diletto, e voglia non eflfer ior^b* dM 
parti della fua fteflSi nazione^ e ^uind 
cet nelle mani d^P iniplaca}>ilr com^iij 
ri ^ Un Poeta di liagiia vivente, che q 
d'^opc^e, e d' una femplice douzetUéK 
come pur trova il modo di &r(i o(cii 
enimmatico, ed inlbiSribile |)er la rlasui 
per la c(urezz» n^He treparti^dell^omni-li 
Qua! guQo i tuai cotefto degl' Itsiliam 
far poefie fublimi insieme,, ed incolte^ e 
ficorrei» per gufarle leggendo ad un peda 
te, che lor conrotnpe ogni, vezzo cQ^^i 
penna di iàrl:o^ Seuadimco,feu|).. ep%r^G 
ina , od . uQi' elegia non rìuTciva a noi felic 
mente ^ noi U.darvanio al foocor, edencbì ce 
ti, chea' avrebbe pili danno fatto> che onore 
o tanto* le tornavatn fopra,, che ne veaiil 
perfet-ta, ^ &qo «I;fìne leggila. Qpmediiis 
que il Petrarca, e chi Io kgge ponno foi 
frire un principia bellLfliiao^ e Pit finimmo 
to rchifoTo in tanti con^ponimend?' 

Del mar Tirreno alia finipra Jponda ■ 
Dove rotte dal verno ptan^on Po»de f^* 
^ Chi crederebbe, che dopo cib^cadailPoe* 
ta in un rivp Spingendolo Amore, e vi ^ 
bagni i panni,, e ou^i finifca; 

Piaeenù almen d aver cangiato fiile 
Dagli 9cchi i^pieyje del kr. efjèr moOr 
Gif altri afcsueatfeii»^piìicortefe4prfk^' 
Qfiaì piò nobile eiordlp di quello*^ , 

QualmM deflin qu^l fqrza o qm/^ii^"^ 
Mi riconduce dìfarmato al cam^ 

Là 



t E T^T E IL -fr ^V A R T A . éj 

" Là ve' fempfe fon iìimo' èCi 
E^ qual chiufa più niktxAs^^ efiedda dique^ 

j^m^y CQntìft^d^Ue^^a m\ìmg^ y e punge ^ 
Ch^'P mi fo tipenfar non che ridire , 
eie né indegno né lingua al veraaggiunge . 
iNloi fummo incantati poe' anzi daqueU' al- 
tro Sonetto sì delicato e sì vagOw 

Onde tolfe amor PorjOy^e di qual vena 
Pe^ far due trecce bionde y e in quali fpini 
Colpe le rofiy^e in qual piaggia le brine 
Tenere e frejibe e die lor polfo. e lena ? 
Onde le perle «•* 
^ Ma tutto il diletto d avveleaaronorul-- 
tt me parole sì facili ad emcndarfi^ per altro , , 
Éàue^Ìegtioccètond*^Ìo.òo guerra è^p'acìf 
pienii cuo'eono il cor in ghiaccio e fuoco . 
Iri/ vero^ o Tibutto^^fénto anchllo mol- 
ta: noja. di ciò^ ripres*io, n» non erailfe-^ 
cedo, del Petrarca* un fee^lo d'oro^ come il 
noftro jpefrU buone lettere. AUui itmanea 
molta mcertezzav di buon. gufl»> pur. anco « 
e le tenebre non erano c&0lpate, Matnfoa-i 
lira di ^oeta egli fe nondiiHeno il più eie* 
gante , il mh, armonico , . ii pRi foblime , ch^ 
vedeflfe r Italia dopirnoi. Egli ha ridotta, 
in puro »igenlO '.quella^ Hoguav che inmai^ 
di Dante avea tanta icoria , e la (bridente 
tromba di queUo,^ha cambiata itt «n flauto 
ifi foavidima melodia. Che^ fé volgiamo noi 
Tocchi» al midoUo della^ fua peefia, cio^ 
all' affetto che r anima , qual Poeta ha mai- 
favellato in tal linguaggio, fiapaOtenaito^jl^ 
eùore cotanto v^ ha imttóiifentire .quella <lt¥i^ 
nità , , ch^ ifpira ; t Poeti \ echi vivamente^ ì> 



r 



6^ Lettela Q.tr^NT a . 

Or dunque lum altro rimatie fuorché p 
darne ratdtno, e quel gadere tra noi^ 
ponendolo con guanto abbiano di pih 
celiente la Grecia, ii Lazio, e T Italia f 
douo giammai. State faai. X 



wimm 



LETTERA QUINTA 

\f Legislatori della ntsova arcadia 
P. Virgilio y Salute. 

UN rnmorc xmprovlfc interruppe if ra- 
gionate , ed era un cotale che ad alte 
voci gridando chiedea d'aver luogo e fog* 
giorno tra i Poeti ktini, e tra gli Epici un 
ìeggio a me vicino, perche diceva d' aver 
tradotto in gran volumi di verfoefamertOi 
e di ftite Virgiliano, com'ei diceva, tutto 
quanto il poema dell'Orlando Furìofo \n'* 
fino al quarantotto canto del diyin Ludi3* 
vico A riodo. Noi fummo dappFÌnl;isbi§;0t« 
tifi udendo quei titolo di divmoche ben/o* 
pevamo per prova eifèrd^IiltaJlam mal im<* 
piegato. Sapevamo eziandio che i'Arìofloì. 
medefimo non avea già voluto far un Poe* 
ma fecimdo le rqgoledcUaragione ed^lbaoft 
gufto, ma che piuttofto avea fcritto affine 
di dimtare gli amipi, acquali l^gmiTuoi 
canti , non al gludicio della fevera pofteri» 
tà ; onde in noi crebbe il ribrezzo a ^u^i 
nuovo parlare di traduzione latina. TnAo 



X'BTTfiKA QUINTA. óf 

sne, dkevami il cuore; u nùo vcrfo, e si 
mio ftile, s'% ver quei clieudii, come pub 
ilare in bocca di paladini, de' negromanti • 
delle flreghe, che pur fon gli eroi di quel 
Poema f Che ha a fare la lingua latina co' 
palagi incantati, co' viaggi fml'ippogrìfa^ 
con pli aflalti delle balene, é con tanti gU 

fanti, e miracoli^ e duelli d'arme fatate ? 
foli nomi di que' guerrieri e cavalieri er- 
ranti , ben Qialagiati devon rendere i verfi 
latini mafllmamente Vii^iliani . Che fari di 
tante buffonerie, ftrav^^anze, ed ofcenità y 
che l'Anodo medefimo fanno arrofllrePVi ^ 
fo dir che il mio Aile a quella volta perde 
il titolo di vicinale, che un tempo otten- 
ne. Ma fé l'Àriofto, rìptglib Orazio iiv 
Gollerito , r Ariofto fteflb ho veduto io ed 
udito rìderfi d^'fuot caprìcci, e fé chiam;ur 
pazzo non men d' Orlando > or cedano en- 
trambi al traduttore, che certamente maggior 
follia non può darfi di quella che & Tpen- 
^ere a un uonu) ben nato molta parte delf- 
la fua vita in opera sì faticofa, e al buon 
giudicio sì oppofla. £ pur moftra coAui di- 
.plomi, ed elogi, ed approvazioni de' lette- 
rati fuoi coetanei , da' quali or or fi partì , con 
gran danno, die' e^li , della RepuboUca Let- 
teraria. Convien dir veramente che abbia- 
no gì' Italiani travolte le idee dell' ottitnar 
poefta. e che i giudici d'efla fian pedanti , 
o (bfiui di profefiione .E pretemie coftui 
un luogo tra noi per l'autontà dicotailo- 
datori, e. perche? Per aver fatto latin© T 
jOrlandp? Mi chi qel tichiefef Una qual- 
che latina n^zlonet ivMHriuxu^nte riforia che 

noa 



6& LettehA q.«ii^tà»' 

noo intenda le lingue volgari ? e cfif ^ P hi 
a leggere in un tal tepio ^* in cui bisogna 
volgarizzsore i laiiiu perchè fìan tetti ? Quaf ìm- 
lità , qual «filetto , qual merito è dcttique io 
ciò? E per ciò £we, due gtx>ffì Tomi di co» 
tal merce s'haana ad empiere e ornar/i- perfino 
degli atgomenti de' canti- e di tutte le alle^ 
gortc meflbinlatino ( certo credalo Isp/t'/n^ 
volta che in latino fi («oreranno alinone 
in un Poema); e un intrepido Stampato- 
te fi toova che fanoniii^UkKre àHfì^ afpettò 
.d'wa precipizio? Oh noi beati cteallorvt- 
vemnio, quando a feri vere con iflentofull^ 
tavolette di ca-a eran coftrecti i copifti ad 
^ifar \o diletto ! Oh come fariaao moItipH- 
cati i Godriy e i Mevii, fé la (k?impa,ìi 
foccorreva? Eh vada diJnquefl nuovo Ario- 
ito, led Orlando a «ecitttre i fuoi verfì tra 
J' ombre illuftri di D^aladfb y e ài Frtne- 
-nerico sdegni Confoli di un tal Romano Scrit- 
.tore ,. fi con lot. faccia pompa del nobil di- 
ftieo che bene fta appunto al fuo ritratto 
Carmen utrumque kgaSy poterts wx diéere ie8^ 
- Mufa latina PtìtO'^ mufk ne tufca fuh ? 

Neflfun certamente fti^etterà cotefta no- . 
livella mufa eflèr viflfuta ne' tempi antictó 
.delia latinità « 

Sfogata ch'ebbe Orazio la bile poetica , 
. io così pcefi di nuovo il ragionamento fp^ 
pra il Petrarca. LeggiampertamoletreCan- ^ 
zoni fopra gli occhi ^ quella della lite d' amo- j 
. re innanzi .adiarftgiòne, ^otsll'^ attfa — iVV 
penfi&r chemiftrug^e^ ™ è là compagna iba 
ChiarefirefcbeeMci acque '^•Dtpenfier^ inpm^ 
Jier^^ epodtealtMpiùf&miUa queSe^e tut- 
to 



i»p5 ciò msttiamo a- memoria^ e ripetiàmoIiK 
per diletto. Perchè quai voli, epenfxeri piìlf 
nobili pontio trovatfi di quelli , onde lepri- 
ine tre fonQ tcfTttte f Qua! invenzione am- 
nairabile, miova ), ed ardente del jpiìi viv* 
foco è queir accufa , e ^piella difefa d^ amo^ 
re ? Chi non. & fente lat^air per dolcezza y 
e trafportare peir eftafi a quelk fonte , tra 
quel P erbe > e' que' fiori anitnati, in quell* 
qeere facro ,. e fereno , che tutti fàeni della 
bellezza di Laura tutti gli ^no onore e 
tributo ve rapifcòno divinamente qua e là 
a Poeta^, achi va leggendo con. l«t^ Che 
lifplendentit e inufitate, ed alte- ima^ini v- 
chfi fovrumani trafporti , che foave delirio», 
ed ebrietà di paflìone infiammata non fen- 
teii colà dentro per tutto? Diciamo il ve- 
ro y ^ amici pojsti , mentr ' io leggeaqiieftl pez- 
^ era ell^ pia maraviglia , Oi pifi iiiviata la 
noflra f Quai di hoi fe{>f)ir efprinaei<&' on sì 
di via pianto/ 
Et &ra V Cielo alP armonia sì infanto, 
Cbenonfivedeainramo moverfeglioj 
Tanta dolcezza.aveanpitn£ aeti^&il wito, . 
o nobilitare cotantói la forza, e H ardore ce- 
lefte di due occhi giranti vitth?'^ 
. V aer percoffo da' sì doiei sai 

S^infiamma d"* oneftate e tal diventa , 
Che ildirmflro^iìpenfier vince d* affai . 
9ttffà defir non è cS iiù fi fema » 

Ma £' 0tQT di i^irtme^ Or quando mai 

Fu per famm^ beltà vii voglia fpentdì 

Nflì- certamente gran fema otteniamo per 

|je ima§ìni iniifitate^ esentili, e vive, che 

i aofln veril colorano^ e fanno immortali .. 

Ma 



68 Lettera iiMir^TAi 

Ma convien dirlo, af&i foy^ente fì raflbnai 
gliano r une alle altre ne' noflri poemi . 
fiumi che verfan l'onda fuori deìFurne, 
Ì£ najade de' fonti , le ninfe de* bofcjiì , ì 
zefiri nell'eibofe campagne, l'aurora , che 
con le dita di refe apre le porte al giorno ^ 
e i cavalli dei Sole , e i varj cocchi delle 
divinità, e l'ali della vittoria, e le tróm" 
be della fama, e l'amor con la benda ,Wt 
f arco, con le fiaccole, e tutto il retto li^ 
tornano ad 0{^i pttfTo tra l'opere no/lre "s \ 
comparire. Poco o nulla di tutto ciò ferir? 
al Petrarca . Il Sole per luì i un rivai* 
innamorato, e alfine fconfitto> ma conquìdi 
grazia! 

A Uù la faccia lagùmofa , e trifla 
Un miviiato intorno ricover/è ; 
Cotanto d^effif vinto gli dijpiacqt4$* 
Amore è uri avvetfario chiamato in gf(f' 
dieio avanti il tribunale della 'ragione; tjA 
fiume non ì un vecchio fu l' urna . ma un 
meflaggero, che va innanzi per veder Laura 
piuttofto, e per annunziarle il venir del Poe* 
ta. I fiorì noiì fol rifentodi fotto al piede 
di Laura, ma pregan d'eflèrne tocchi. 

Ma che diremo de' fubiti slanciamenti & 
queir affètto in tanti modi, e con tant'iilk' 
peto efprefli? 

Deb perche tacque ed allargh la mano 9 
Che al fuon di dettisi pietofiy ecafti 
Poco mencb^ cV io non rimafi i» Cielo J 
e altrove 

Aprafi la prigione ov^ib fon chiufo^ 
E che il cammino a tal vkarmfitf^*** 
e quel si paflionata 

Do* 



Lettera q.uinta. 60 

Dotar perchè mi meni 
Fuor di cammino a dir quei cA' io nò» vogiio.,. 
e queir altro 

Lagrime trifte e voi tutte le notti 

Af accompagnate ov^ io vorrei ftarjfoio.. . 
Converebbe ridirvi gran- parte di ciò che 
udifte chi voleflè di tutti i tràfparti parla- 
re di quella nobil pafllone) e così far do- 
vrebbeu chi del fuo ftile intendere di ren- 
dere piena ragione . Vero merito fu del Pe- 
trarca il creare per una poefia nuova una lin- 
fua 9 e uno (lile affatto nuovo , e fd propria 
egl' Italian'^depo il fuo efempio . I più nobi- 
li , i fùù gentili modi di dire, le grazie dell' 
elocuzione, le fra/1 in fomma, eTefpreffìo- 
ni poetiche, e proprie di lui, e d(^P Ita- 
liani, tutte, o poco meno, a lui fon dovu- 
te . II fuo cuore e il fuo ingegno ne furono 
i primi inventori, da niun di noi non le 
appuefe. tA trafportb d'altra lingua, e quin- 
ci in alcuna altra lingua non ponno tra^ 
durfi. Ciafcuna ha le fue ibrmole, comete 
terre e i climi hanno i lor frutti , e quelle 
e quefH .tralignano , o perdon di forza a 
trasportarle in paefe flraniero. Il Petrarca 
diecic air Italia le fue , ni per tempo , ni 
per vicenda non fi perderanno giammai , 
che han troppo felice origine, e generofa . 
Egli fteflb r Amore le dettò di nia bocca 
al Poeta. Uditene alcune, e confedate , che 
poche n'ebbe la noflra lingua d'altrettan- 
to leggiadre, efprefllve , concife, e vibrate 
or per la forza d' un^ folo aggiunto , or per 
la collocazione d'una fola parola « or per lo 
gito d'una tal firafe, ed orperlafolatrafpo». 

fizio^ 



.70 Lettera x^uinta. 

dizione , o ancor per P armonico e muficìk 
vandanxeato del verfo foltanto . L' orecchio 
nel vero avèa colw non mefi delicato de 
caore, e dell'ing^no. ~ Piaga p^r allen- 
tar ìT arco non fona *— Qual mara'viglia Jt 
di fubii* arfiì -— Lt^ciando tene^ro^ pnds 
fi move >-r^ Ov^ogni latte pcrderia jua pro^ 
v4 ^— Qbe Se t errwr duraffe altro ntm cbieg^ 
e io "^ Non era P andar ftto cofamortaie •-— E 
le parole Sonavan altro ùbe pur 'voce umana 
*— Che^Lfren della ragione ivi non va/e^^ 
Come V noftro operar toma fallace — *- E del 
mio vaneggiar vergogna è il friAto -^ Kdtto 
dagli anni o dal camino fianco ^^ Alle l^ 
grime trifle allargo il freno -— Tutta lontana 
dalcammin del Sole --^-^ Dal manifefto accorger 
delle genti ^^ E col tempo difpenfa le parole 
*— Fece Di nuovi ponti filtraggio alla marh' 
na m^ Tutte vejiite a bnm le donne Perfi > 
È tinto in roffo il mordi S alamina — .- F/«- 
cbè P ultimo dì chiuda quejf occhi *--* Qua»" 
do la gente ttìpieti dipinta fu per la riva a rin- 
graziar t'atterra *— E facea forza al Cielo 
Afciugandofi gli occhi col hel velo -^ Ma fé 
pih tarda avrà da pianger fempre — Il Sole 
Già fuoir delP Oceano in/ino al petto -*-. E CO* 
sì d'infiniti altrifomigliantiniodi i piiinuo^ 
vi, i più gentrli, i più forti, ed evidenti, 
che posano alzare , e ingentilire una Yia* 
goa, e darle infienae un colore ed un tuono 
tutto Tuo proprio ) ed originale. Perciò mi 
duol quali ch'egli non fia poeta, fuorché 
agl'Italiani, a ncOiin' altra nazione fami'" 
iiare , poiché ncm può guftarfi da chi non 
ha fin dall' inianzia bevuta quella dolcezza 

tutta 



ì 



Lettera q.uinta. 7t 

tutta.jpix>prìa della lingua, e della poefia , 
ch^egh creb. Quindi \ qhe noi fteffi non 
ne fentiamo per anco tu|ta la grazia, ben* 
che dalla 'rioTlra lingua;, e dair ufo fetta 
con Dante abbiam mpitp aiuto, ei niaffii* 
mam'ente dall' anima, che poetica ^ for« 
timmo, e dall' efperienza deirottitnapoe* 
fia ; né però mai farà tradotto il Petrarca 
in lingua alcuna , come lo fummo noi , e 
i Greci con fufficiente raffomiglianza in al- 
cune . Ma buon per lui , che non farà pet 
ventura disfigurato, e tradito da tanti oar-.* 
bari verfeggiatori fenz' anima, e fenza orec- 
chi, o prolatoji eziandio , ficcome lo fum-' 
Aio noi, e lo fiam tuttogiorno fenza po-j 
terci difendere. Ahimé:, foggiunfe allora un 
non fo chi , che in difparte flava afcoltan*. 
do , che peggio ancora accadde al Petrarca , i : 

poiché tro volli un barbaro di nuova foggia 9 I 

che lo traveftì non già nelle parole , ma • 

ne' penfieri e nel fenfo de' verfi luoi , facen- , l 

dol parlare di tutt'altr' oggetto più fanto , ì 

e più reverendo, onde quefto fi venne ad f 

^re profanato , e quel del Poeta a far t 

pietà , e il Petrarca Spirituale intitolò il i 

fuo volume. Non v'ha pazzia, ripres' io , 
che in fatto di poefia non fi pofla afpetta* | 

re dagli uomini ; ed io fui pur lacerato a 
brani , ed Omero il fu pure affin che di- 
cefllmo co'noftri verfi infieme accozzati le ! 

flravaganze pili ridicolofe , che un pazzo ' 

imagi'nava . Allora levoffi in tutti gli an- y 

tichi un mormorio , chi ricordava un' ingiù- ^ - 

ria chi un'altra fatta all' opere fue da mil- J^ 

le importuni fcrittori di verfo e di profa , » \ 

di ^ 



71 Lettera q^uinta. 

di tutte l'età, d'ogni nazione. Or rìtot«' 
nando al Petrarca tu conclufo a pieni voti 
doverti tenere per ^ran Poeta, e dargli luo- 
fio tra i claiTici primi, e maeftri. Ma' ftt 
Sabilito al tempo ùeffÓ un tribunale ^ che 
He togiieflè il viziofo, il freddo, l'inutile,. 
le ballate , e le fedine , e le frottole , e 
il redo troncale, che all'onor del Petrar- 
ca, e all'utile de* leggitori e al lor diletto 
i?^ danno. Gran gioia comparve fui volto 
degl' Italiani, che ritrovammo, di là par- 
tendo, anfiofi della nodra giudicatura, iquai 
conobbero non per alcuna pafTìone , od in* 
yidia dar noi Sentenza, ma il vero valore, 
ed il merito de' Poeti non men che il van- 
taggio, « la gloria della upflra patria pro- 
muovere veracemente. 



LETTERASESTA. 

ìA^ Legislatori della nuova arcadia 
P. Virgilio y Salute. 

NON aveffimo Ietto mai, nt lodato il 
Petrarca : Non altra volta fii mai ve-" 
duto tanto fcatenamento di Poeti imoortu- 
ni , di rimatori , di verfeggiatori come u gior- 
no, che ritornammo a fare adunanza. Piìi 
di trecento Poeti Italiani , ciafcuno con un 
libro di rime fue^ con un fuo canzoniere ,. 
alcuno con più volumi « e tutti col nome 
di Petrarchefchi , e i più col titolo di Cin- 

c[ue. 



Lettera Sesta. 7j 
^uccentifti , cfce per loro era dire^ altrettali». 
t0 che del fccoio d'oro, e d'Ai^uflo, veti- 
nero ad affedtarci, e pretefero d'eiTer letti, 
«approvati non roen dei Petcarca madlio 
loio, e modello. Ben era oueHo un popò- . 
la^ « fopolo di (Poeti. Il iiiggir cosi fatta 
tAÓndazìone non era poffibile , che tutto in- 
torno ^era cinto d*affeclio,jedi grida. Ognun 
ripeteva il «fuo tiome , o fcritto il moftr». 
va . Chi può tutti ridirli » I principali era^ 
lìo Giuflo de'CSonti, Afluilaao, Tebaldeo, 
PoliziaiK);, Boiardo, Medici, Beni vieni , 
Triflino, Bembo, Cafa, Ariofto, Q)ftanzo, 
Monteniapno., Molza ^ Gutdiccioni , Ala- 
manni, Córfo^ Giraldi, MarteHì, Varchi, 
Bàrenzuola, BLinieri, Rota, Taiila, due 
"Taffi, due Veaieri, tre Mocenighi , Cop- 
fuetta, M^mitta, Caporali , Buonàrrottt , 
Car(»| Tanfilk), Sannazaro, Celio Magno, 
Giuftmiano , Fiamma , e cento altri , cbe 
cpnfondonfi nd mio cervello, oomecoiàjwl* 
tuoiubo . DiJKate furon^ com' era giuflo ,, 
parecchie Donne pur Petrarchefche^ è Poe-. 
teffe col k>r volume, le qtoli oltre al i^ola. 
<U divine, rifcuotevano dai l\)cri, e dai let- 
terati ujia fpeck d'adorazione. Un branco^ 
<U raccogUtori Petrarefaeg^ianii le corteg- 
tgiatica recando libri di ved con tiu>lL;aoceÌ(t 
•di Ls^rìmey dt Ghirlande, di TenapU, o* 
pere fitte ad onor loco. Koi non ebbimo 
a^'nòftrt tempi un tal onore tra le Dame Ro-r 
flìane , onde più cuctofamente cercammo di 
ciCaperne a nomi. Il Rufcelli. il Dolce , 1*^ 
A^anagi ^ e molt' altri , clae a ciafcuna 
«di lo^ po<SfAQ la mano 9 con gran rìfpettd 
D w le 



74 Lettera SssTà. 

le nombiaron» ; Vittoria Colonna > Veiùn^ 
mìce Gambaia, Tolfi» Atragona, Ga%ài:ài4 
Stampa, Taetuinìk Molza., Lucia Avo^^ 
lira. Laura Tenacioa >, Chiara Matiaini -> *! 
Launi ^attiierrE, e fegottanò '(>iìir inondiKm^ -^ 
ito, 6 ììon elle difli haftar queAe^ "che %ià ^ 
fav^l^vaao .le nove mufei, 'altriineHfti "««&•■ ^ 
luva la Tarfi. un intero Parnafo lèmmineoi^ à H 
gran "pencolo delP autorità dell* aririco . In • 
altra 'parte avanzàvanfi pur drappelli , a gaU 
fa di Hotini , di Poeti « ed erano^ Radunami* ' 
ze. Accademie; Arcadie > or jdiCitrà, or 
di i?rovinÈi^ 'àivetTe ^ Vene^ìjùilv Pavefi 3 
Bolc^neTi, Bréfiiianl^^ Na^^^ì) dei* qusS 
foli v'avea molti 'voluinr^ e tutri eccàl^n^ 
tt0imi intitolati . . Oiafcttna di così ikttt 
conipa||nie Veniva lirmata 'd*un formidabile* 
can2oaiéle "con ISLmboli^ Alinone , Impre-- 
fé» Ifcriaiionit, EmUemi^ e tutto era 9A 
onor del Petiatotà^ e^ Totto gli au^iive il ' 
dettato di lui. Àlttove m ntnrolo d^AMìy 
che SetteisentrAi dicevanfi > e Vanta (i da- 
•wmòjd'aver rifafcitatb il PwtaìtrhlfmodÈdP' 
oblivione doipo un Yecolo d' ihohdtizionebar- 
bckxica, e rovinofa^ Per ògnr parte sbiicava* 
aO'Petrarchiftt, db* era 'un diluvio. Perifatfe 
mal 'foflè il noftro Spavento in smezzo aco^ 
^ 'fatta peifeca%ifii»e> che parek proprio ^ 
inièrno tutto Scappato dai ceppi.di Plutohe . 
Qual corifiglio *potea ^ì^nderfi per non irri- 
tare qpel^* troppo ìintabil genite di Poeti 
maììAi^ e femmine? In mente nc^ venne di 
difirìbuirci la briga, e di prender ciafcuno 
di noi 'qualche libro dì qu^ Poeti -Eleggere 
• ad efòmit)^; Grari e Latim juron tóRé' 
'%■ 'Qceuw 



^P"!^ 



lt>OGUpatt ^[ùanti ve a* 0aiio Intorno ai lan^ 
libso di lime , àài tm tstìuomeft. ad uiivo« 
lume :(U:|Kx£e^ e vi fu alcuno cui noi mcfei 
fcbim i. cne fi t2H>v6 un totno- ia lòglio ttk- 
mano tuUto» i^ sunot V^rajs:hél£0'4 < 

JLelis^àm tutti attentamente, n^ mott^i 
aiKÌb, <fte^ùa e là già mitavau fui vòltor 
„de^ I«[Ìtton ceit^ aria di matavigll^^ e a 
qaanao a quando d^l' indizi di noja ,^e di 
iasteti. Fu il i^mo Catullo» che pern«k 
Imra infoltente s e filmico di lunga amU^ 
'tastolie igtttb da» (e il libro, e queftòjdiife, 
[qucfto ^ j^t it Petrarca, il fuo ftileV il^a<» 
|>netro > ; il €uo aitior, la fua Larara > infin 
i lui fteflb fotto tiontie d^^ Un altro . Il nito^ 
nur , dìifero Hffto moki d'aeco^o, il mia 
Poeta non altiì leìgli ^ che il Petrarca . Qui 
y* ha qualche ingattino > foggiunfev altri ; 
perche già non pub ìdàrfi tanìa fcioedie22»> 
[ in uom ragionevole , <^ ptvtenda av^r&ma<ì 
I di buon l^òeta celando un altro, o chetatine) 
io sfìrtìritato i;»!* Sa^ clic i>el: opera fua jpiA»»^^ 
blicTii T altrui fatìta vergendolo t^^auno', . 
Allor dòminciarono a le^te or 1' uno or 
l'altro de* cannonieri toccati loro a fotte, e? 
in verità tion diftingì^vaìnfi dal Petrarca , 
fìior Xolaniente in qvtà languore, e in quéU . 
la infulfag&ime;» che nel linguaggio e<(retfuo¥' 
le d'ùnà^nta ed inii^a palone timi>etto; 
a quel veemente "e^ caUo Istògo d* un cuor 
aceefo i>er vivà£^tama. PaceaUrano capric- 
cio quello di tanti, che per fat verfi credrf- 
fero neccflàr-io^ di fingerli innamotàti,'o iécem 
verfi pfv aVer '&ma in amote). Latini e Gre- 
ci e(pnmevanor.]o (b^rt^ioro in viarie guiiè . ^ 
Da Noi 



7( LcrrtRA S^ta; 

Noi tatti i dicevano, a^tm cantato « ut 
apMto: ma ciaTcuno di hoi ha impreiTa al- 
(ìio canto r indole propiria deli' ingegno ^ e 
datià fimtafia, e quindi ha oiafcuno unpco- 
prio ftile y un pen&r proprio ^ e coloii , e 
modi fuw propri . Orazio già non fanngiia 
a Pindaro cosi che pajano un foto, tA Teo* 
ccito a Mofco, o Virgilio ad entrambi , né 
Anacteonte a Saffo, ni gli (lefll elegiaci Ca^ 
tutto, Tibullo, Ovidio, e Properzio han pur 
fomiglianza uà loro fuor che nel metro : 

Ma ^i guanti argomenti, ripigliava alcun 
akro^ abbiam tutti cantato oltre 1' amore? 
Quanti metri diverfi, quat generi varj di 
poefia , qual varietà' di penfieri , di fUle , d' 
imagini abbiam tentato nella fteflà matoria 
amorola ? Certo nefiiin di noi non moftrb 
prender in pre(^ito o la fua fiamma • o la 
tua Lesbia ; o la fua lira f E gritaliani fpeiar 
poterono di piacere con un contìnuo ripetere 
le ftefle frafi, gii fiefTilai, ed omer, anzi So- 
netti, e Canzoni, e perfino Ballate, e Sedine - 
del medefimo impronto f Gran forza della fu- 
perdizione verfo de' loro antichi ; ma' gran 
difprezzo inficme di. noi pììi antichi, che pur 
I^scvan e{n,esì di verfi ncpnofcevano l'uno 
dall' altro ! E fperarono pure trovar lettori 
idancabili^ e pazientt ammiratori di tante^ 
cor io, « di tanti Petrarchi, anici pur d'un 
Petrarca moltiplicato in infinito, e piagnente 
mai fempre, e m4 fenipre pariante d' una 
pa(fìone, che fianca sì predo per la natum 
medefima di paflione f Èello in vero dato fa^- 
rfebbe fé ufdta xli nano a Praflìtde la Venere 
fua,^ tutti i Ostd Scultori ooiiav^eio ptU j 

lavo- 1 



Letteiìa Sesta. ìJ 

lavorate fé non che ftattte dì Venere, e della 
Vetierre fola Marina fatti modelli . Ma lo 
iUmolo della gloria. maP emulazione, mail' 
defìdeno delU novità, ma il genio per elTa 
di farfi un nome fàmofo, che in tutti «li 
uomìtii è sì naturale, maaemmenlareigo^ 
gna di patere fervili imitatori niente non han 
potuto ne^foli Italiani.^ Calufinie , gridò un* 
ombra, che (lava in difparte tra i Cinque» 
ceiìtifti afceltando'i noftri ragionamenti. 

Il Cafa, ilCodanzo, il Bembo non fono 

e(Il ClalTìci , ed originali ì -Lesjgete quefti , 

e dite fé fono imitatori. Si le(Iero ad dta voi. 

ce 9 e quantunque aveflèro qualche iniova 

inatiiera non tutta al Petrarca rubata, par** 

vero nondiméno afiai Petnurchefcbi nella fo« 

fianca. II Cafa per non foqc»ieafpreZ2a,e 

violenza pofta ne' verii fuoi iwrre alquanto 

-acquiftare di forza, è di gravità ; nel Q»« 

Aanzp trovavaii una certa difprezzatura, che 

iempltce, e graziofa parea, bieuch^piìitofto 

vicino alla profa, • idl'jurmnentazione ap« 

luride, che ali* ottima poena. Nelorìmouii 

po^fto^ lènrivafi la urica, eloftadto^nel 

feconéo un po'ffoppo poco. Avean tentato 

un fentiere folliario, mandla via^el Petrar« 

ca; lui per padre legitrimoriconofcevano^jjl' 

argomento, ai metri, ai modi/ ed allotti)^ 

fondaoientjde, td efll fleffi prodotto aveaip 

de* copiatori; Quanto al Bembo ciafcun.gin- 

i%>a di fion'Teder* altro , che la fiacii^ezza 

dell'imitazione, ónde diftinfuerio dal P«traif- 

ca, befkh^ nan Ioide fi mericaflècoa tutu gli 

altri per lo fiudio della fua lingua, tffi\$L 

furile delloufttle, che ^ la bafe d'ogmvet^ 

D 5 do- 



eto^ueaTa QnijEQ7Ì& aqn, men che po^rica . 
Voi A«ca<U aiÌNbvtfelQta meote , e ftate f& 



^. 



LETTERA SETTIMA. 

3^ f^gfshtorì 4kÌIa^ nuceva ^tcadfék 
J?^ VìrgHi^.x Salvie ^, 

NON ccffitjran slif ^nt'^chldi m^avigU^ 
te ki Arano, g^ima d' Italia, v^q V f« 
mkmons. Avevana udita <Ui»^ -cfa^ fuefi^i 
gcntctfer ing^^no, peuvivtda^iàataiìajepfr 
natunilft motdmik mólta inclinava m ^ 
sucQ^^ e,di ciò if iemQaQerte;^ruDv^ Ta^uaiK 
dtà de^ialtambatiphi ^ e <t««inadavi ^ rii tea^ 
m cotuicl d^ogm Città .>^ e ìfì&tWt,^PìadOf- 
hmmak. della laai^iK ^ di^ al fialTà;, al 
fimo^ at f^|iaft^ve >ocdiiiarìofffi&]:apil%iea« 
tode^ «d aiMwtajdelt'' altre-. Ma qhe-q«»* 

i'itutti jBÌra^lav c^eoiniwpflkl' ww 4i .tatti 
gli wmim e dirtutte,^b:i0eBCÌi ayefferojgi 
Itattani per cent^arnii-r eewta perfè^ferata 
^eÀprè c^mtando fui tuósa. ikffÌK% ^ fui mo^ 
^ttQ.^^>iin foto fentsL Cbankiariu &8§kV)^tofi 
-dBMtfe il cotifeflfo de"^ 6fee>,. «e ite' Latini < 
«macnri, lèconda l^llfv » : o .^is«0aK>ii^onÌ9)iP 
ili ndibvo «tttfanddft y^at]e^> ia;iNi^ iJùcifln 
Jfid^, e dWè:' Maeteujù^fH foì^ fe«of«^ 
46 al Pettafca nd LUIca, ma in tutte ra^^ > 
tì 31' e te fcifnze, € ia tutti i g«iaa *P<»- i 



mf^m. 



I4ETTERA SurrtUk^. 79 

\ fia li vedefle ad alcuno, gini^re la Aeflk fè^ 
ì dej^ e fuperftiziodef la che. Audio gUuma- 
lU coftumi curìflTamente, ha. v<^um «Itlciv 
larmi di qtxeRo prodigio, e in tutta il re^ 
fto fl4i ho ritrovati , c|uali a vih fembraho 
Ael Pl»trarchefcow L^cio a parte la <iior<>< 
6.a, e h piik alte fcienze^ poiché iti quefk 
itoti fono ftati erti foli per molti fecali fa- 
]»erftizio6, ed oftimtì f^uaci deir«atorità 
d'un maeftro, mz rìftringonii al fola poeta- 
te. Un Petrarca,, (iccome vedete,. u'ha ^fo- 
dotti incititi : un Oante^poco nusnq di lui 
tnultiplicb. fé ne(fi> ; un Poema roman^efco 
(f naicere unà^ nuova Epica <ft Konianzoié 
di Cavallerìa non folamente, maunOrìan^ 
do eziandio altri Orlandi prodi^ . c^ gene-* 
rb . Chi puh diftt h iocondità delia Pafto* . 
Tale, e deir^loga ini queftq clima d^ Ita- 
fia f II Sannazaro ^é Egloghe y il Taflb 
una PaftoraJ[é„ ed ogtmmi ftirrtù. i gata Pi- 
ttori ^ e ancor pefqatotifu^ue^nlddelU. Ctft 
Ijub numerare gli Aminta , <ì< i I^aftorfìdt 
fotta nomi diverd venuti al monda ^ Cosi il 
Triflino per la Tragedia^ aJttl pef laCoftsu 
media, per li DìtiriunW* per H l>tàimi,-e 
•per ogni altra maniera di pOefia a feria q 
Kiceta, grande o piccola, o lama o bre^ 
ve, fon padri di prole fomigUantimma, ed 
innumerabil«{ ^ Io parlo dèlta moltitudine dV 
Poeti, che in Italia han nome d' illuftri . 
•Poiché v*ha pur^ ^cunó. , il quale a p(tt 
noia di fervrtu, o per talento, vivace, e plr 
amore di gloria leva, il capo tta loro , e 
fcuote U giogo. Ma nel tempo medefìma 
VJR altra a' impone ad una nuova fetta^che 
T> ^ da 



8o Lettera Setti ma; 

fU lui prende U nome^ lo ftiki e U penfa» 
se, che r adora, e P antipcme ad ogni aU 
uo> tanto ^ neceiTaffto ai Poen Italiani uà 
qialche idolo: cosi ì\ Marini un fecolo in* 
fero ha veduto nafcer da fe> così <)ueUi» che 
il fimokicro atterrarono del M^nni, unalrro 
a'alzaroiio- a'Ior Celiaci delfettecenlo^ cmU 
rate qual httae ^ iraitaaioBe iti quel del 
Petfafca ,. che rialzarono, e all' adorazione 
propofero, ai votr, aU'oftmatezza del fecoC 
loro . Onde ciò- ven^a principalmente no» 
^ dÙBdIe a intiere cbi^ conofca P Italia . 
Occupazione vi manca ^ e vi foprabbondan 
talenti. Di moltHRmi* ozioft moki (i fan 
Poeri, df qoedi Accademie^ ed Arcadie, e 
Coionie ù formano • Cantar biA^na^ e di 
veirfi la vita nùdrire « e hi Società Ibftenet- 
je. Al comodo , al iacile iiam tutti iitclLi^ 
4iati, ricca natura l in pochtffimt, eccita*» 
jpnenri, 9 pren^\ e Mecenati fi cercano. ìr<- 
ihmoy che ait^o rimane fé non ch&prender 
d* altrui, colare dai libri ,. impalare ^ cuci» 
re, in fine Hiiitare,. edarfi-per F^oeta.? ^Quat 
danno cib^ faccia alla poefia , oual impaccio 
alla vita civile il /anno gì' Italiani , e if(a» 
remmo- in. Gr^ia ezianaie aualcte volta .. 
Un M rimedio farebbe 4 tal male, ma co» 
me fperarloy e d»chif Un tribunale dovreb-- 
be imtuirfi , a cui dovéiTe ognun prefentaiv 
fi , che viei^ foUacltato da grunto poeti-» 
co. Innanzi a giudici (aggi gli ftiàwbbee. 
fame dell'indole, e del uTeiito,ecectepruQ. 
ve fé ne larebbono ed efperimenti • Coi npn 
reggefTe a quedi , all' aratro , e ai fonda, 
^o eome natura il voledé , o alla fpada e 



Lettera Settima. 81" 

alla toga n'andai; chi rìuTcUIé, un privi-' 
legìo cHterrebbe autentico , e facro di far 
Y^Q. , « pubblicarli ^ quai di chi batte mo- 
neta del fao. Bando poi rigorofo a chi fal- 
iHìcafle il diploma , o xx^trabbando facdTe 
àk poefie noni altrimenti che co' Monetàri ^ 
s'adopera, e co' frodatori de' ^dazj. Prigio- 
ne j o fuppiizio fecondo i falli, e queflo tK>ii 
già poetico, e imaginario , ma inevitabile i^ 
e vero, [ , .. r 

. Sorrifero i gravi antichi ai parlar di X.tì-1^ 
ciano, e voltì agi' Italiani, che llaVanoin^ 
terno alle sbarre afpettando fehtenzadeli^ 
opere loro, iodaronli d' el^aritL iTerfeggirt» 
tori, e di culti fcrittori della lor lingua ^^"^ 
itu fentenziàrotio iafieme T opere loro com^ 
era giudo ^ Intitolate le volier tutte Nuoi/a* 
f4izio9te di MefferWtancefe» Petrarca, Quin-^ 
di tratriné alcuni Sonetti o inl^, ^b ctioi 
^ di fot dieci, o «pncari^* ^ poohe Aan«i^ 
di canzoni , del tefto ieo^i un ^sfelorlPqH^ 
fu ripofto tn partJe rimota feibàltóolo dee 
un tempo, iu cui la lingua italiana guanaif 
a corrotta da gortri ftraniete; btfogno àveffo 
d' una piena inondante d* Jicque limpide e^. 
miK, quantunque infipide, a riputerà. Fw 
finalmente decifo baftar per tutti fl Petrar- 
ca ancorché ridotto da noi a pili difcreta' 
«ùfuraj per Tufo comune e il diletto àms 
nazione queftadoverfi leggere, ed iftudiare 
ftcondo u bHogno : e così non verrebbe o 
ii^iuftamente ^pofto ad autori feguaci fuoi , 
o naufeato da molti i»er tanto moltiplicare 
delle fue rime in tauri minori di lui . 
^Convien. difs' io allora per isfo^O di Z6>' 

D 5 to, / 



ìto^ conYtea beiv convincerti, o m^ ItàT 
ìtmt chft non è Poeta, chi &; ite^ vwfi &*^ 
fanro,^ e chq la fol;^ imitazipD^ mai «lon le- 
ce ^ia Poet*. Intendete pw; «na vdsta (|Kiel 
fi«gto detta ddV antica Oca^io. cl«[ ak ^i 
mvmì, jaV gli Qd,. uè k fteflle céiùune » 
tue %aìgg^a l*op^e, e i naati, de' nuovi 
«tton^ fan peictenàre u Poeti la mediocri, 
tà . F^uadteteiri^ che di&^n%a Igran^Hk 
ma tra ur\ uonw formato dalla narora atl^ 
Mì^fiai, e^ HQ uom foirtn^civi datfuoftuHiO . 
- Xl*?^^^^ fe originale ,. itaro: da. fe^ feow. 
ittn)«M4^i ^ fenzA. guida. Coiae tutti j^retecK 
\ «W^ a*wque imiiariQ s' egli ooo. fca imi- 
^tetft.veijim^^ Retchii 6nieco«ientì«i prec^t-, 
it, poettcftj. Peffarcècfche,. qiiafi. feflè una, 
jnaccbiiia di cirf bafti, fcioàiei^ i pezzi ^ mi-. 
^ marne le partii #&rne altre^aU pe^cooK 

•^t^5 fari m Wfezza.? Sarebbe copie 
•lei M^fi0| ir qual^^ida appese!^ 1' 
«»^*fe»4?ÉBtQi ai wiiKÌfy di Matèmatiphe 
r * CflOniflt»^^ vdejflfe iatìfem le dinjofca^ 

aMjmi di .^mcfer fcieitóe >ec(sdaeBt^ camore ^ 
JWentreegli ptaota m fiflewa ^. q il fonda, 
fepra te baft detì'^armonia » fa i fuoi^rompu^ 
^ 11'^ divide >. e combina^ eccoti un vilfendk 
\ lo, che fc;i?a pur fofpetrare di qvt^ mifterL 

\ J»P»fce cantando una intera nazione , paffii 

-^^ ?** ftmniere > trionfa di i«tti ì pìh profon* 
^ *.*«»««« dell'arte fattft deliaia ai IVfonar: 
cfci , Egli è nato con quella. voeej^conqu^fl' 
orecchio , « fcy ratutto. con queli' entufwrmo. 
c|eU' anima, che i ranima.deIlaMuf«:a*co^ 
me 1'^ pur della Poefia, ned' altro. nonab^. ^ 
Wogna. Tre o quattro regole generali per 

evitar 



t cvif^t certi difètti bftfiano a hì^é diyeng»^ 
i no ìxtf arrct {x^riS^tra quando hanno feco quei* 
\ là féìine n^m^> Coi^fultiii adunque ciafc|iM 
i no ptìma[ di ¥dgerfi alia poefia « mafltmaé 
\ mente ih Italia, *)ve pia n*è bifognp pw 
1^ tftntd àbufa fattov'l di^uefl'eccelfa dono^ii 
i qpialénon giuftaniràte cof^ nome d^ atte ^ 
\ s^peUài . C^rto il Bembo ^ e t^vnt' altri era*^ 
no iT^egnl bfecUti) e di gtan cofe avreW 
bone fatte te non fi[ ibflèrd dieei all^ imita^ 
^ùne. 4*alttu^ ed al nen promiq uffizio d^i 
poetate * Non i noftra fevetltà pettanto , 
ifia tdit egU, i ver la patria , fé qoanft fo^^ 
no Cinqaecentiui, q d^^ltro fecolo Petrat^ 
ctièfciH giùfari abbiamo in contp d^ Inutili 
Xi^ jaègrUodelP ottima poe^a Créaltrieei Dr- 
pihtFÌce,i ^ d'EftmlVlaicife, e di fabìintì afc 
fttti Sfign^ra, « Donn^. 
' Ciò da me detta , indftravanfi tutti qatm 
^^ Itatiarii; che alte sbaripe ftayatiò d^l ri-'^ 
cinto, itiofco in vifocmcciorijedallors^viep- 
mù quando fatteci Venir in mano, < paflar 
lotto all^ occhio -le poefie^ loro Utinq con le 
ior profe» •« q»^i t^nev^nfi ^uafi arife^bo 
p^r un piì^ certo tirionfo , uditon - d^ noi , 
|Àich>i alquanto r ebbin^o conQder^tè, do- 
veifi anch' eflfefoppritt^ere, ficòom^ puriffi-i' 
me copie dell* opere noftre , e d^ autori 
del mìo tempo ; benché Ior perdonaflìmo 
ceni falli nel lutimi metro tommefn,che al- 
noftro^ orecchio d^orini, ed inTofifribilì riu-! 
feivano« a, Ior pateano gentili» che in una 
lingua icriveanQ incerta» e non pil^ viva ; 
Ma non petdomofn ad ^cuna Elegia, non' 
ad alcnnft Stona del Ben^bo, od Orazione/ 
4 dd 



1^ 



wa» 9» V w*. e di cento. Io» i»i> » nA. 
4tf-«9ui.fi»ddi cìl «atti noTMStii^ 

'*"«>. onde timoE et weiwe di vedw fcrfc 

v^u.>. e a. me car». al, paKU ■« Mh^^wK 




W> oott^w t«ìAate,I<,^dì<Kd3S5? 
« gmd.ao.de'padn nirflri^ ni- q^aS^ 
tt: noi tt recate... Voi- heiTved^^^ffifrtu^ 

•eisfi datfe acche fiiperaizioni, (tLljS^^ 

«. Cne fiÉlMM)BlMto0.fi.mn«^nlN,. ft^J^a ed-OT^ 

' heingqgno» 




«emer dell' ohbRh, i-lT.!!^^^??' *»«»& * 










LeTTEHA OTTàVA. S$ 

fino aU'ultiim pofterità^ e trova^iemprein* 
segni y e te»u>i ammiratorì di lei . Corn^ 
Ho Nipote» Ifocratei, Fedroved altri aiiti* 
chi ne (oxk telUmonia. E per ultimo coniU 
daie pur tèmpre nella fetoaezza degl' Italia* 
ni» cbe oer qoalunqiae- feotetiza) nx)alafcta^ 
no mai ai tenerct^ oftinatainente il partita 
una v<rita abbracciato, e per pochi (esuaci^ 
cbe feeder pofliat^le mi^aja vifaranfem* 
pre leddi » e piti .de\K)ti che mai . Vedrete 
béoE tofto quaiut critici forseranno a difen« 
dei vi,t 6 %iym^i dotti criticherancio le ^riti« 
che^^ 9 le latenze cfi Viigilia, d'OmeroVe 
degli antichi. Qi& diflè il Fraca(loro> ed il 
CQngreflq fa (ciolto « la finifca» voi ftatefani . 



LETTERA OTTAVA. 

\^ tègiisfatort (ktfa nuova ^Hnih 
F^ VtrgjlÌQ Salute^ 

D* Un grave Icancyòcfebbo (cri vervi co»» 
tro mia voglia, Arcadi iCaggi» per cui 
}l amaUte Poefia data dal Cielo agu uom!-^ 
ni» pèrche ioflè nùuiftia di piacere , e^ dk 
virtk, divenne tra noi cagione di fdegni, e 
d'infamie at Pa«nafo non conofclute^a m 
ERfio. A voi, eiie tra i vetfi., etraiPoe« 
' ti vivete- ,. gioverà molto, il corwfceBe fin. 
^ve giunga un fi»ose poetico . 

Non celavano gP Italiani Poeti dal &re 
mal vifo a quanti incontravano degli Anti* 
chi otf regno dell'ombre, e mal nafcondè-^ 

vana 



9& L4tTri£1iA. QtTAVA^ 

vano t ftntifncntl di fdegno^ e» di vendétta 
comra di mii. Sapevamo jnerfàma^fiTer moU 
(D. i Poeti d^Ua gente yoftra iracondi, e cck 
me aveancfc fatte, oattaglte am)ci(nme in poe-. 
fia ^f Q^ni tempo , cofa. igtipta^ a*" dì no^ 
ftri, e a tatta PanticRità^ EranÀ già veduti' 
correr quagstì^ talvolta cartelti di sfìda,^ di- 
duello con. vari nomi de' combattenti.. Ca- 
(Idv^trQ e Caro % Taflbm ed AromatasuDok 
ce e R^ufcelli, P^II^rìno éSalvia.ti^ Biilga^> 
rini e Mà2zoni t^ Marini MurtoiH eStiìgfia- 
ilt, Bèni/e Nifidi, e molti ^ molt* «fcri » 
ave'ana dopo morte raccefe le antiche dlfcoiv- 
die, e vantavan/i tra i pib celebri combat*^ 
ritori , e duellanti, de*^aR tìcorcfimi 5: ftn- 
za^^ parlar^ dell' Accademie intieir^^i e radiK 
nanze , e Città, entrate ih tenzóne , e delle 
intiere Biblioteche di libri conrctizipfinrrm 
a critica y ed a difefaror di Dante, or del 
Taffo , . ora dell'- Ariofto , e ^uaji pec una.Qan^ 
ZPiì^, quali per un Sonetto, molti ancora 
per un fot verfo, the accefero vafti incendi, 
e (peflb cangiaronfi (chi'i creder^be?) in 
^mi omicidi» e fpa^igimento. ftce? di hu^. 
gue. Noi che la pacete la QcareiS7aahbiam 
fcniìpre amata, femmoNofto avvertire i tref 
Ghidicl;, e Magiftrati d^l baflo regno^ per- 
chV al pericolo prQVvedeflfero • V' ir^eforabif 
Miaoflk tofto v'^accorfe per udir le rjigioni' 
de^nialcontQnti, e P^r metter freno a tant* 
ira , quants^ gii ne moftravano <|ue!^'' Ita; 
liani a' certi fegni di morder lediti, di «i«. 
cacciare, di fremere, e (fi guardar biecoqoa 
e là, ragunandofi in oltre , e parlando tr^^ 
loro aU' orecchio. 

M^ 



LttttKK Ottava% 8f 
M^ leggio fec^ ii Giudict chiedendo U 
motivo det^I^rot /degni. Potckì. co>Ioro Taf. 
ià^ero. con. tanti t^Ài ^ e precetti , ^ cometa 
ti del grande Ariftotik ). eoa t^fite. Poeti*» 
chfi , e. B^a«onfuneMti , ^ IjenùrA , e Prpginw 
nafmi ,, é ÒflefTaaionl, e Atmou^tonl ^ e 
Confijderazioiti m gran tom^adtisnate^e àm 
ùnto, fUmulto^ e. con sì alte gtlda aflbida- 
ronlQ ^. che ^ ijt prudente Mlnofl^ noo. mU 
nacciairali dt fcatenare. il Oan Ceiòeio ^ e 
mandar ^oprs^ loro. tutt«b le fuiie éC Averno^ 




t^l^genze con. moltt d^^coodennsin d^Infer^ 
Wy c^^0 meditava, d' andai» conigli altri d*^ 
accòrdo > e a mano armata i^Kberari;,,fcio-^ 
glienda i lacci a^ Tizio ^ e n^Ptometeo^^dan^ 
da bere a^ Tantalo^ sitando SUifo,. ed Ifio« 
m daJU ruota-^ e dallo fcò^^ì^k -Mk il piì^ 
itete della, congiora;! e il più «Auto, confi^ 
giio eia una gran raccolta dij^oliiniìpóétik 
et, e die verfi. det cinquQoento,/4~dttQfeane,» 
e- fiorentine poefie d^^ni maniera, onA** er 
meditava, dfeAin^erc le fiamme infernali, e 
di' congelare il^fTum^Lete^ lo Stìge in tutt^ 
vnové fiioi giri.. Pretendtano* coAdro/ibr*. 
narfildatrohbedren^del Re d^^abiflòvetor^ 
gli lo fcetrra, onde r(?gnare fu r'on3lHei,e 
tendicaiil de'' noftrl, giudei . Ciò> fcopertd 
da noi) e votenda evitare. cio^dM^tofcandalo^ 
ù, pneiè. configlio di rompetts. afl^tto le no^ 
Itre adiinanzev otide la pace a: poca a poco 
tornoflli Bèi I0 fedi», dei moiti . " 
ì^ come' altameiite ci-ftavafifliknelPani^ 
• • • nw>. 



L 



88 Lettera Ottava* 

no U fiJute, e T onore della Itàlica poefia, 
rUt la brama ceflàva in noi di conoTcere » e 
di guftare 1^ produzioni d^Ii ottimi ingegni 
Italiani ; fu prefo configUo di non lafciar 
del tutto rimprefa, e. non potendoti negli 
Eiifif venie appreftando unnmedio»e.apro* 
cacciarne notizie dai viventi. Io fuitraiceU 
to per quello uffizio , e mi portai di buon 
grado a riveder quefta terra, di cui labre-». 
ve mia vita troppo, poco conceflemi di go- 
dere. Io venni dunque tra i vivi, e fottO: 
altro noQie mi pofi a conofcere lo flato dell' 
Italiana pe^a . Ni altrove che in Roma 
penfù di poter eflèrne a pieno iflrutto, o* 
ve ficcome in centro, tutto V ottimo della 
terra non che dell' Italia fapea ritrovarli . 
Ma qual Roma h quella, eh' io vidi! Ben« 
chi il Tevere, e i lette colli, e il Tarpeot 
e r Efquilie mie fteflé , ove sì dolcemente, 
abitai, non mi lafciaflero temer d' errore «. 
pur non eretti d'eflèi^ in Roma. Bendai 
appettava di veder mutate le cofe dqpo di- 
<;iotto fecoii. ma non certamente a si gran 
^B^no. Un deferto mi parve quella Regina 
del mondo, e tra iLfilenzio delle vie foli ta* 
rie , tra l' infezione doIP aria « e l' impaluda^ 
te de' luoghi un tempo piti frequentati, m* 
aneftal per Orrore, e mi rivolfi fuggendosi 
eércafe gli abitatori , e la gente Romana • 
M'avvenni appunto ad un luogo, ove flava 
fedendo e dentfo e fwKi una moltitudine di 
perfone dWerfè tra ior ragionando ; mentre 
.qua e là verfava&loro dentro piccole taz- 
ze liquori fumanti , che al color tetro , ed 
at piwfomo QdoiofQAfiaticbe) e ftranie giu- 
dicai. 



LfttrxiiA Ottava. 8^ 

rftcaL Di poeiRa ragionavafi appunto, e leg- 
gevanfi vtìrfi di frefco venuti del ptìi gran 
Poeta, dicevano, che viveflè. Tcfi l'orec- 
chio ad udirli, ma indarno ; che in còtat 
lingua' erano, e pronunziati per guifa, che 
tutto era nuovo per me . Quel linguaggio. 
im parve batbaro àlTatto sì per le vociaa^ 
coro accento tutte finite, e la pib parte fi- 
fchtanti, e moltiffime rotte tra denti , e sì 
'per la novità* Comprefi infine dalra^ona- 
re de* Circolanti efler wello Gallico idioma . 
Penfaté qual rtn rima» afcoltando i Roma- 
ni parlar ia lingua dei Celti , e legare i 
Terii d*iin Poeta Aquitanieo, o Belgico cb^ 
egli Ibfle, ficceme del nuovo Omem, t àt 
Orazio. Ma crebbe in me lo (lupore alter 
che indagando come cib foflè, venni a Tape» 
w, che r ùltime Gallie Tranfalpiiie,che^i 
Ebtxrovici, i Velocafit, ì Carnuti erano i 
Greci, t i Romani di quello tempo, Lme- 
zìsL V Afiene dell' arti, e de^' ing^n! , U 
Roma d*ufi nuovo Augt^o, e d^unfecolo 
nuovo; colk i Plauti e i Tferenzj, gli Eu- 
ripidi e i Sofocli, i Tulli, i TucLdidi,iTfc 
ti Livi ipirare, e rivivere; in Italia trador- 
ii P opere loro, quelle itiiitarfi , e lej^erfi 
foprattutto, e quindi il linguaggio cotti varfi 
de^Gdli piti che il Latino «e P Italico pet 
ben patere, e pef vivere urbaQUattieiiteì^ non 
fembrar barbato in Roma fteffii. Io cW ve- 
nite avta co^i occhi miri prdprj lebarba- 
nche spoglie, e git fchiavi feroci, che €e- 
fare a Roma traflè dalle Gallie foggiogate» 
ftava mut<^o , e ifhtpidito a così nuoK> 
porremo • Quané' ecco paffiur quivi frcflb 

ttiia 



uoa fpIecKiente Mbtmna, a^ cui tato ièr fè^. 
goa d' cMgféqiiio y ikcome a Vefta, | o alk. 
gran Madre fan^bbe^,^^ T acc^rcbiaroiMi i^ 
gura, e in lingua. Cdtica. pur favellaiono • 
£rsi Quella, come, didero, uns^G^^lica doo^ 
IM^ dajla rer^pruu Se^uana recent^nsiente ve« 
Auta ]?ecando. Ceca per tuitta Ualia le ;gra2ie 
non. folan^nte» e il fior delio tpirito! , ma 
celebra fatu pe^ un Epico fua poema^cper 
Tragedie «zlaqdìo: ni le memorie di Ro» 
ma antica da. lei ramto rifcuotete di tnarar 
viglia ^ quant' ella da Roma nn^rna neii*^ 
fcuotea. Parvemi allora, che dal trionfo <fi. 

Stieda donna .vendica.ti affai foflf^fo i trioo- 
iti Galli f, e cJhiQ 1« Ronaaae: vittorie p^ | 
Cefare riportate ^ a per altri non 4oveflè«i. 
più vautarfi da' fuoi nepoti . Già pili non 
m fecero, maca^glia. dopo ciò. mokifliine 
novità. I Britanni dal mondo, di vili, edulr 
rimi della, terra, che in Kornsi, Oggi incoa* 
irai Hpix fQl libai ^ 09, poteari , e per V a-. 
moT^ dentarti , ^ p«^^ la. cultura ««cor delte, 
lei^tere inaili 5 :anzi pur Mecetìati dell' ai- 
tì. e; degP ingegni divenuri' : A Cimbri . ri 
Toitoniv.ed i Sicambrì, già da noi nieglA-- 
«, e trafcurari:, che fu la ri va dteU'Mro fa^ 
«rafpartato 4* la^perio Romano y e del te 
/angMe: diggona da grna tempo il fuccdfoic 
4: Aogufta: gk«flr«mi Scìri» indomiti , te 
Mmìhondk. m teoipo^ igatitar, leggi < ^ co- 
wm r « liberali ftudj poif aiidoli ififmo a 
Roma-wt fOMiwftwIìi^ eJeA<;(^a*tmleie 
* Pan^ fiorenti tra tum ^u^ft^- nazicmi , 
j^ii^ dun4 gc-fari, (juefti prodiga mlperfua^ 
l^ì ck^ dfv^va. 4nealaqurmi d'ogni me^ 

wwia. 



i|B^piÌ9KlQÌ:SÌonit;n^ÌK'n^ Paésù^n^ 

Ik o^a Roma. <in matite ai^rct mai pia . 

Certo, difsM^, la poefia: dell' Itdia con 
tutte r arti: ,, e,gli (hieli dopo sì ftraae vi- 
cende cambiau. aver denno del tatto fortuna 
e (lato. Qii4 efler fnò maLpoefiad'unpo- 
PqIoa che ha tanto idVto.co^ /barbari^ e in 
tanto priQgia ^lofij^ d' aVere^ le basbaièpoe*^ 
fte^f Ne varamente al ttt) che barbara mi par-. 
ye quella,. cbe: udii leggece- poca di^n^i i. in 
cui n\ dolce, armonia, facea. initiril sdcnna^ 
xyh, conflRrjto alena muApate ^ e. foav^ air 
orecchio . ELfe U nativo lingnaggia con K 
m^feoUnasa ^or rompefi fempre de^ lin^n^pl 
iO^ani^ti^ che t^Hito in Italia fon familiari , 
come potino eleganti Poeti tra gì' Italiani 
fQcmarfi / Qaefte^ cofe cKcea tra me fteBo ^ 

Si^nda veduta mi venne, poca lontano, un' 
ti:a. adunanza di varie pocTone- taccoita in 
jia lu0|[o^ fu la pubblica, via, che. jneno era 
ili Ubn9.]^Tdl letiwrii. Erano iiibn pur GaU 
liei la Piìijwuae.,ie ffui per gorddare fdh che 
muli V ^"^ Keu»; foflé ila: fhttriin: ròtet de' 
tjtftlU venuta,, nfe» Tempre $V vignanti_j te - 
^fiBopiric aver rocàe fue conf^rvate U Tar-. 
/peo . Ajanmiravà. frattanto il gmn hnmeso. 
4e' volumi» la kir vaga forma, ed ornau, 
-^ iparvemi fomn^ gloria delP unrana inge- 
gno così rara tm^ena^one , onde mohifiltea' 
Tanfi a sì poca coiìo , e con tanta ficuitàtF 
Opece^ dotte, e ic^^nofi^ . Ma gmn danno, 
pucb^lpettal potere vemr^ alle lettete daxriò^ 
0ef)o« e maftvnameiKe alta poefi^v cbe'di 
tpocht eBèr dèe per poter eflfer fi^emmed^-^ 
lulhe* 11 iiiocQ poetico iempm il facro,e;^ 

pochifn 



pi LiTTEHA Ottava; 

foc^iffimi confidata come qaello di Veda « 
Or queAa mnltlplicità per cui fino il volgo 
può tutte l'opere avere in mano , e ognun 
può ikrCì a talento Autore , e Poeta della 
nazione, non deve ella rendere n(^>olare la 
poefia, ch^^^à col diletto trae leco ognu^ 
no, «d invita a cantare? Fatta comune al- 
la moltitudine avvien fenza dubbio , che il 
numero degli fciocdii prevalga, e rimanga- 
ne Qpprefla la fama ed il nome d^i otti» 
mi tro{>po fcarfi; laddove a' pochi comuob- 
cata, pici fortemente a que' pochi fi fa fen- 
tire, che per lei nati fono . Nel qual pen- 
' fiero mi cenfètinai vedendo Qua e là perle 
ftrade nelle mani medefiiiie or plebei, e fu 
le fcaffe de* venditori più ìali non altroché 
libri di verfi., e leggendovi di pafJa^io t 
nomi di Veneie e d^ Imeneo, di Temi e di 
Pallade, e dove nna Laurea, dove leNoz^, 
ze in gran lettere fò i frotitirpizi, ttellri* l 
tolo di Raccolte portavano in fronte. Cosi I 
pien di ch^iezze, e di maraviglia in* an^ 
d<^ va aggirando n% fapèa dove , e cercava 
pur di trovare ove legger poteffi a miobdP 
^io Poeti Italiani, lenza impacciarmi de' 
Gallici , o de' Britanni , a* qua& non fapeva 
accoofodarmi V idea . Udii finalmente par- 
larfi di Biblioteca da cotsd due, che inuna - 
gran porta entrando di magnifico albei^oa 
laltr è. mettevano una marmorea fcak, ed i 
ampIifRma. Dietro Icmt m'avviai fenza olir, 
ni piti bello fpèttacolo mi venne vvato 
mai; Il numero e l'ordine , e lo fplendor 
de' volumi, e. gli ornamenti medetimi di | 
quelle fak mi richiamarono a m«ite la Pa- 
latina 



Lettera NTo n a . 9^ 

latina Bibliotaca ApoHinea d'Augufto. Mi 
votfi tofto alla claffe deV Poeti, ove trovai 
di che contentare la mia curìofità largamen- 
te . Ve n' erano le aiipliaia di foli It^diani^ 
ritnpetto a' quali Greci e Latini ail^ pDcht 
fembravano . Ma ben provveduto aveaqo al- 
la noflra fama gli Stampatori ^ e i Commen- 
tatori , che CI aveano multiplicati in infini- 
te edizioni, e a gran Tomi ridotti . Della 
fola jfÀSL Eneida ben dento ediziom, le piò. 
in gran volumi pefanti vi numerai , chi©, 
dendo a me fimo come quel mio poema na^ 
to dall'ozio, «d al piacer desinato potelfe 
eflére divenuto argomenta di^ noja » e in- 
gMahfO ambiziofb di Biblioteche. 

Ma a dirvi, o Arcadi, come in tal luo- 
go veniffi di pw fovente ^ e quanti leggef- 
nvi Italiani Poeti , e quai giudicj ne udifR 
dà cht frequentava, che molti r' a vea queir 
albergo,. e infine ^uai ne fàceffi io medefi- 
mo aopo luri||a ricerca, e co^fiderazìone , 
trop;PO lungo farebbe, « dà fbrmarfenc nuo- 
va Biblioteca. Altra volta ve ne ferì vero ; 
e poiché la lunghezza % ferapre nojofa , e 
maillmamente parlando^ dipoetia, di cià- 
fcuno de'voftri Poeti darò fentenza ,' qnal 
mi parrà piti gin^a feaza flèhdtrmi ih lun- 
go «f^vne. Spero che a me ciò vorrete ac- 
cordare abnen per P amore , che tutti ab- 
biane» alla brevità : oltre alPufò, che par- 
caaieìite far vogliono i morti dell* eloquea- 
za. State fani. 



LET. 



54 lET^EkÀ >IoìiA:* 

LETTERA KONÀ* 

v^ ìéegistatari Mia "nìww JlHa^à 
iP»lHfo V^irgHip' Marùne^ Salute % 

^TON i»oitro efpitinereloftupOise,chefeifti' 
1 il pre più mi prendeva al conofcen le 
vicende sitvenutci tu qnéfta: Ireria, le in Jlo- 
ìna ftedTa dal ìnij» tecdo in ^iia. Gli vm^ 
zi del ^Pànteon» de^ Teatri yCMgliÀcqaéd^* 
ti mi tert%cavatia-con mio dolore j. ctf io ^ 
pur era iii Hohia > Ma il Popol wmmo^^ ^ 
fcemato di tanto» Véiftito tofne Igli fciiiavi 
del mio tefnpo, niàh:ito ìieirozio-y i tefotl 
^ Afia, e d' Europa Tidòtti à cedole . e à ' 
carta :. tutta lEloìna piena d^Adirpiéì, d' Au- 
guri, di Fldnipini in abiti vari , e d' i«ifii]&« 
te figure é loamt; ^i ^ in£iié<) i coftiM 
mi , i veìliti , ^ le 'fogge del vive^rtni' 6^ 
cevano credere , elle fe qoe&a eraiRbinà « 
folle oggi abitata da cento dlverfc nazioni ^ ' 
rìt piti ricordale d'eflèrne fiata domatrice^ 
€ Sijgnora. Gli fpetttcoli, % veitt>«piìl<mah- 
fuetiv e pib piace v<Ài cie^ion gli ìtrìricVi 
jm parvero, 1 tenupli, e i ìiri più fanti , e» 
più aupifii.,'1 scomodi delta vita^ il eom^ 
metcìo focievole, la Iflendida tnèanità d^ 
privati ini ìicréilVàiio^'e il Veder di conti*.' 
nuo le Matrone Kt^mafiem cento éoccMlua 
«enti biu che quel di Giunóne, e tnézzoà* 
Icofe dentro una nuvola ondeggiante* e ric- 
^a, che fi move con loro, *tai m'offriva i- 
Biagiae di grandezza, che Àugudoegliftef*» 



L E T T TE A A K[ O W'À . i?$ 

te «topo rAzziacà vittoria nonneaveatftià» 
ta fai carro dA liio Irrionfo; -Ma ^uat novi*» 

^àxPaltra parto imi vettilràttoinìnanzi? Quran*' 
ri mcofitrava con Vefli n«ìre, e con Ca^st 
bianco, ch'io il prendca pertanuti, -bcichfe 
d' afpcttp più che ^iovanfle , fé nòli aWfli 
fcopetta la polve ì}ianch^ffìfiia che lor -d» 
capo cadeà fu le vefti . E qttaxki àttri di fpà^ 
da amiàti, e con eda al ^anco'avifitaregll 
amici, ad orare _ne^ templi, come fé da 'per 
tutto tetiieflèro aìlalìO) eppfir tutt^aìtro mo^ 
Aravano cl:^ d'efter guerrieri. li neri chia- 

marii alcun mai che col titolo di Sigiiòref 
benché nato plebeo, mentte Augufto hòl'vok 
le parendogli troppo eccelfo ,* il diriì Tervo 
anzi fchi&vo a cento padlroni , che^s^ incon- 
tran per via, dopo d' effere flato il Popol 
Romano Sovrano del mondo, e doi>p avet 

.per ifch^iaVi tenuti i Re; e gli onori^ le in- 
clinazioni ,i «{ràn titoli 'ad "Ognì gente pre- 
fofi , tutto ab ben patea ftrano ''a Yne^, che 
con Otazioi, • '^ceh gii altri "diceva A?/o^cv7^ 

' ro amico a Mecenate, ch'era Gàmico , e U 
Miniftro delP Imperadore . AflW tento , che 
codefti ufi voftri fiano indizi* ■ di vamtà^ e di 
debolezza , onde volete nodriìn^l d- un^ àpp^ 
rente gFatidezza'^tdàta avendo laverei. Gli * 

antichi Romani ignòFàtonp tutto» 'qi:^flo, ^ 
iìgfioreftgiayano tutta la teì-i^à . 

-Ma Vtìi^hiamo àllia Potfi*. Mbn ho pò* 
tuto t^«i8rvi , amici Itkli^i^ le nuòve còfe 
da me vedute,' perchè d'alcune purghiate la 
paftia, fé &r fi piiò> e d'altreintendiatelà 
vanità e la* folfia \ Così- avveniflfe pure de* a 

gli abufi poetici, e letterari, che altignaft ^ 

■ tra i 



96 Lettera NonA^ 

tra voif Per non annoiare me e voilung^ 
mente parlandone , eccovi in poco i giudi- 
ci., che Greci e Latini portarono intorno a' 
voRrì Scrittori , poiché c^la terra tonutto 
agli £Iisj recai loro certe novelle de^voftri 
Poeti efaminati da me fenza paiTIone^econ 
diligenza. Q»ieAi eoregi maeftri penfarono, 
che a fai* riìorg^re ? ottima Poeua neir I. 
ta}ia dovefTè in prima fccmarii la vafta, ed 
inutile multiplicità de' Poeti, e deli^ opere 
laro; r ottimo eleggerli, e di ^ael faricne 
qnafi un facro depouto ad efempio della^io- 
ventU, che nacque alla Poefia . Eccovi »- 
dutique la lor icntenza. 

Scelta^ e Riforma de* Poeti Itatianì per cwn^ 
iU della vita e delia Poefia^ 

Tutti gli anticIu«o contemporanei di Dan- 
te fi contornino alla Crufca« o al fuoco. 

Pongafi munMufeo la traduzione di Da n« 
te in verfi efametri latini fatta già daFra^ 
te Matteo Ronto* 

Dante fia pofto tra' libri <l' Erudizione , 
ftccome un codice, e monumento d' anti- 
ctutà ; lafctando alla Poefiaque' cinque can- 
ti in circa di pczei infieme raccolti, che gli 
antichi Stimarono degni nella lettera terza. 

Petrarca regni fopra gli altri, ma non fia 
tiranno , ed unico • Si fipurghi di una ter- 
za parte inutile , é le due ^arti (bile mi- 
gliocl abbian notate in mangine > per evitarfi 
da i giovani , alcune rime ibrzate , alcune 
ftrane parole , alcuni modi viziofi ^ e nute 
le iiedde allouoni* 

Le 



LtTTSRA UQUk/ P7 

Le ottave rime del Poliziano fi ferbina 
ton alciin picciolo pezzo di GiuAo de' Coa- 
ti , che non iia tutto Petrarchico ; alcune 
amagini ed eforeffìoni del Tibaldeo. 

Bembo> Cafa, Coftanzo* Guidiccioni éi 
CinauecintifU tutti rìducanu ad un libretti- 
no di venti Sonetti , e di tre Canzoni , to- 
gliendo a tm bìfogno qua un quadernetto , 
là un terzetto « e una flanza, iri cui H^ 
qualche nuova bellezza , « mettendo alcuna 
•cofa nelle chiufe, iychè moftrìno d^eflcre 
«n finimento. 

L'Ariofto pub far de* Poeti, ed eziandio 
pili regolati di lui. Egli ^ gran Poeta , fé 
alcuni canti fi tronchino detr Orlando Ifbriofo 
eh* egli -fteffo condanna^ e tutte le danze 
che non contendono fuor die turpi bufi^bné- 
rie, miracoli di Paiadini, incanti di Mar 
shi , o fozze imagini indegne d' uomo ben- 
nato . La macchina del Poeitia tìon ne fof^ 
frìrì danno alcuno . I fuoi Capitoli , che 
hannome di Satire, fi rifpetnno, quand* 
«(Te al buon coflume, e alla Religione han. 
rirpetto. Dalle Commedie qualche Scena fi 
prenda, che rider faccia davvero, e nonar- 
i-orfire . 

Gli Orlandi poi toUi, i Rtigaerf, t Ri- 
naldi , gli Amadigi , i Giron Cottefi , e 
cento fiòàtti fian totti fopprcili fenza pietà , 
(e vogliòn efiere ofti natamente Epici Italia- 
ni . Uell* Orlando del Berhi confervifi quaU 
che cofa, e tutto ancora, fé fi trovi il fe- 
greto d* animarlo . La grazia naturale di 
quello ftile aureo merita , che fi avvivi . 
Il Tafib pili non fi (lampi fenza provvedi. 
E meli- 



ipà Lettera MONA* 

mento alPonor fuo. UEpifodiod' Olindo * 
e di Sofronia ^ inutile. I lamenti d^Arnif-^ 
da fono indegni del fuo xlolore . EttniBia fi 
laici in grazia delia Poefia . Le piante ani- 
mate, la mefcolàn^à del facro» e del p^ro- 
fano nan bifogito d' emenda . Ridttcafi dun- 
que à metà tutto il. Poema, e corrcggafi 
mólto lo ftile. Ma non fi tocchi TAniin- 
ta . Gli fi perdonino i fuoi tlifetti pet^non 
guafhr SI beli' ot>età ponendovi mano. Roma 
ed Ateàe votre^no averne una pari . Il 
Paftorfido Tridottò- ad óneftà e mifura ferva 
ficcoms Una bella copia ad onor dell'origi- 
nale. Ma fia c[udla copia la fola> 

Tutta r Eneida d' Annibal Caro viva an- 
cor efla per lo ftile poetico veramente , e 
franco . Sia lettura de' giovani principalmen^ 
te. Si notino Infieme le ìnfedàtà della rra» 
duzione ton fittila critica. Qualche Sonet^ 
to dì lui fi legga j e la Cantone de'Gifilì 
tf oro confervifi per rìionumento del furot 
it* commenti , e delle difcordie letterarie d' 
It^ia. La traduzione di Lucrezio, quella di 
Stazio , e queiU delie Metamorfofi non fi con-* 
cedano fuor che a'maturì Poeti , e queft' ul- 
tima fiaì-idotta per ordin tl'Ovidn) a un 
terzo, com'egli ha fatto dell'originale . 

Il Chiabrera liftringafi in un folo volu* 

jne^ e fia piccete. Nefllin Sonetto di luiv* 

fòbta lu<^^ nelfun Poema, e imodiCrcci 

delle CaMzoni , che fono a fòrza Italiani ^ 

;«iettanfi ih libmà. 

Alamanni e Rucellai formino la Georgi- 
ca desi' Italiani « 
Peli' Ajione fi fptemaikp quattro d fei 

Canti, 



L E T T E R A N N A . p> 

tanti, che ragionevoli fiario, e caftigati ♦ , 

Se tuttavia pecchino di fu rtiofità , s'adacqui- 
\ia con un pocoii' ItàliaJiberata del triffino . 
Il Màlttiantile^ e tutte le Poefie compo^ 
fte ài riboboli, e d' idiotifmi Fiorentini , di 
pure fràfi toccane fiano date a' fanciulli , e 
a gente 02ió(a da divertirla come fi fa xon 
le bolle alzate Toffiando nell'acqua intinta 
di fapdne . Che fé vogliono un luogo tra' 
Poeti abbiah T ultimo nella clalfe de' Tafll 
tradotti in Bergamafco, Bolósnefe, Vene- j 

~2iano ec. che dove intendofi danpiìi guilo, | 

che molti Lirici contegnofi non fanno. ^ I 

La Secchia Rapita confervifi eternamente 
^àopo fatteci alcune correzioni . j 

Il Ditirambo del Redi fia l'unico Diti- j 

rambo Italiano. Noi latini he fummo fen- | 

'^j né ce ne duole* ' 

^^ Di Poefie, che voi chiamate Bernefche , 
il men che fi pub, e tutto ottimo. Facile • 

^ nanfeare volendo far ridere. Vivano dua- « 

*[ue alcuni fiòchi Sonetti j e Capitoli del Ber- ^ 

T\i , fé he formino alcuni pochifTìmi di rita- ^ 

gli prefi dal Lafca^ dal Firenzuola 3 dal Map. f^ 

ro , e da tutti i loro compacni . L^ vita di w 

Mecenate del Caporali ^ e r dequie , ma mol- * 

to accoì*ciate; fe non più di Bernefchi. 

Di Satiriche ancor meno che d' ogni altra d 

cofa facciali conto. Un Orazio, o un Giove- ^ 

naie già non avete, n^ alcuno, chelor fo- '} 

migli. Là lingua Italiana non fembra atta 
a quefta tX)efia ^ e gì' Italiani dan troppo 
predo ali armi. Il meglio i dunque che &-' 
tire non abbiate, e (late (ani. ' 

E a LET- 



IO» 

LETTERA DECIMA- 
VA* Legislatori della nuova .Arcadia 
Publio Virgilio Marone^ Salute. 

FUrono afiìfle più copie della Riforma 
qua e là negli Èlisj pe' varj bofchetti 
a* Poeti Italiani aiTegnati . I piti antichi e 
pih illuftri di loro (offrirono m pace i! giù- 
dicio fevero intorno a loro fatto da noi ; 
ma ali altri ne fiirono molto fcontenti. Co- 
lor loprattutto, che fe ne videro efclufi, e 
neppur vi trovarono il nome loro , gran 
lamenti ne fecero, edavrebbon pili torto vo- 
luto foflenere le.ctitiche ^ purché vi foflero no- 
minati . Non ^ cofa piti grave a un Poeta 
quanto il vederfi dimenticato. Vi furorttra 
gli altri i Settecentifti , che fèl recarono ^ 
ojfièfa. Ma noi li femmo avvertire, che II 
tempo effer deve il giudice primo dell'ope- 
re, e delle poeticfhe cofeprincipalmente; ef- 
fer ^lino ancor troppo giovani ; vivere i 
loro amici , i loro Concittadini , i O^^cc^ 
demici loro , e quindi al fecolo fuflbgùente 
doverfene riferbar il giudicio, perche potef- 
fe riufcire lincerò, e libero veramente. Ór 
vedendola turbazione, che moflravano tutte 
qucH' ombre del torto lor fatto , epareudo male 
ad alcuno, che tante rime, e fatiche dovef- 
fero andare in perdizione, il Fracaftoro , 
che fa talora opportunamente fcherzare,io, 
diffe, 'ficcome Medico, il carico prendo di 
non lafciar perire tanta ricchezza. 1 Medi- 
ci e gli Speziali d' Italia fi lagnano di ve- 

dece 



m 



Lettera decima; iòi 

' (fere rartl ior decadute v ed han r^ore d' 
ì Cifer ridotti a non nCar altro oggitnad , fuor- 
cli^ la China-China, le cavate di fangue 
benché fenza numero fifTo, e ic Tifanne . 
Io trovo di potere foccorrere gli uni e gli 
altri ampiamente con la gran fuppellettile 
di PoefiCy che rimangono inutili, e con- 
dannate all'obblio dot>o il bando ter dato 
dagli antichi. Uditemi, e decidete. Iodico 
per efempio . 
Sonnifero efficMciffimo . Recip. 
Una Scena o due prefe a cafo dalla Rof-* 
monda, dalla Sofòntsba , dal Teatro del Gra- 
vina, e (temperate con mezza Scena delle 
Commedie moderne . 

Purgante prontiffìmo . Recip. 
Alcune carte delr Iliade tradotta dal Salvia 
m mefcofate con qualdiePrefazione,o Pro- 
fa Fiorantina. 
Sirignente e indurante. Recip. ?. 

Tre o quattro verfi lirici dell' Abate Con» 
ti , una ilrofe de' Cori delle fue tragedie ; fi 
libino con un terzetto Dantefco. 
yomitorio infallibile. Recip. 
Venti verfi, detti Aleffandrini , con in- 
itifione d'ingiurie, e di pedanteria, comes' 
ufa. 
^moUtente. Recip. 

Un Recitativo, e un'arietta di dramma, 
inveriti in una carta di Mufìca, e così ap- 
plicati alla parte. 
Vefcicami\ Recip» 

Un Capitolo dell* Aretino, impaftato d* 
inutili capricciofequiftioni fecondo il metodo 
de*Novellifti letterari. Fanne il Cerotto 
E i cau- 



I02 Letteha, decima... 

càufKcò , m^ levalo dopo ui\' ora,, e avr^ 
operato. / 

E cosi dite del reflo^ che troppo hins^ 
farebbe dir tutto. Voi vedrete una Farma> 
ceutica nuova , e ibrfà pih utile dell' antica • 
Così tanti veril potran fervire ad un' arte, 
necefTarìa al pari dell'altra. Già per la Poe-, 
fia non erano certamente. 

Dopo che gli 'udit9ri ebbero, ^ilquanto at;* 
penficro forrifo, e fatto plaufo del Fraca-. 
ftoro, foggiunf^ro infine dovetfi eoa. cette. 
leggi' dar forza alia nuova prong^ulgazione 
delia Riforma 9 p^rch^ quella non giovereb- 
be» fé rinnandibro ancora gli abufi intro-». 
dotti in ogi^i parte cP Italia. 

A toclicr quelli pertan^to (labilirono alcu«. 
pé regole per gli ftudj , e pcc- la letteratura: 
Italiana univerfale, & dii^ero a quefle eifprei^ 
(b confenfo Dante, Petrarca, ArioOo, epli 
altri primari infien^ co! Greci, e Latini , 
Voi Iq troverete al f\n^ di quella mia .letj?^ 
tera» 

Frattanto, Arcadi illuftrl, ip vi pr^o e* 1 
fcoiìgiuro per la comune cariata della Patria^ I 
e della Poetica, che vogliate con l'autori- 
tà del voftro gravifHmo, trìbun^de. dar for- 
za a quefte leggi, e prompvere fermamen- 
te la integrità, e la gloria dell^ Italica Poe- 
fia, che in voi tutta s'appoggia, e fpcra • 
Incitate e ravvivate tante anime copiam* 
ci, e fervili; imponete filenzio a tante al- 
tre gelata, it^enfibili, e n\ort& ad ogni pit- 
torica Scena, ad ogn'imagine fpi^ndida ^ 
ad ogni nobile, e arde^ite affetto, ad ogni 
nuova ffliae ardita, $wÌQnei dannate ing^ 



Lettera beci ma .' loj 

ne, e flagellate tanti abufi fonedi, chetut^ 
u guadano la bellezza della voftra lingua ', 
e degl^ing^ni nati tr^ voi a gran cefe • 
SietQ pur Voi Mallevadori ed Arbitri del 
Baongoilo in Roma , Voi dittatori del Par- 
nafo- Italiano , Voi che per inftituto piov- 
vedcr dovete , che la Repubblica delle let- 
tere detrimento alcuno non prenda, e baa- 
dir , come veri. Romani, ed arruciare, ccK 
in camipo moftrarvi, qua! fàcevafi antica- 
mente al foriere guerra più minacciofajche 
col nome chiamavaii di Gallico Tumulto . 
Voi dunque rendete utile il mio zelo , e 
quella de^ Padri voftri Greci, q Latini , e 
non foffirite, che tante ombre graviflìme ab* 
biano fentenziato, e che fia cToltre Lete , 
^ Acheronte abbian mandato indamo foc- 
Qojfy alla yoftr^ ftie(5a. S^^te (^tv- 



^smm^ 



p+ ^^ 



CODICE Nuova 

DI LEGGI DEL PAR,NASa 
ITALIANa 

PnMno^te, efottofcrittedifiOTnero, Pmtf^ 
ro, Anacfeontc, Vii^ìUo, Orazio, Pro- 
perzio, Dant(>, Petrarca, Aribftb ne' Co». 
Bjiz> Poetici tenuti in Elifio^ 

NON Ji fftBttano ì- gióvani aih P'udiè^ dr 
Ponila come le gregge. Un di cento col'^ 
ti-uifi^aleimip^bifent infoino legger^ 
mente ^ ii refio mm fi firazf cm nwlt^ove d^ 
ecuieo y e di toftura ogni giorno , e col fo/w 
mento inventato da Mezenzio.. 
l I. 
Diafi loro piccol compendio dt^ht preect;» 
siye finito i tuoni ejemplari dà leggere ^ 
Cento verfi di iuon Poeta infegnana pih che- 
tutti i tomi de^ Precettori , Quefti fi diano a 
coloro che firn fatti per ruminare ,, fiècome i 
iovij Per non fiipere che far fi. 
III. ^ 
Non ufurpino pih le fcuole i talenti dat 
del desinati alla MHizìa y alP Aritmetica ^ 
ed alF Aratro . 

IV. 
La Poefia Latina fi legga^ ed intenda af:^ 
fin di perfezionare P Italiana. Chi pretende dit 
riufcire ecccllenteJPoeta Latino y ejfendo nato Ita*>^ 

ti ano y 



J05 

Hana% condannijt a compme dmtrQ ^ m 
rna^JoUo , poìebi fcrhe a i moni . 
V. 

f^pn fi leggano Calli ^ o Britanni Poeti fi 
non Je air età di 40. anni ^ qnando nQnèpifj^ 
tempo di poetare . 

V I. 

Non fi permettano posfi^ amor&fe fuor che 
a 'vecchi Poeti di ép. anni perchè fi rifcal-p 
dino y al giovani no , perchè non raffreddino 
Je ^ gli altri . Ciò per un fecolo 9 finché fi 
pur^oi de^ ridicoli ^mori il P^rnafo Ipalij^ 
i%o • 

VII.. 

JJ Arcadia fila cbiufa ad ognum p9f cln^ 
qtiOTtt^ anni ^ e non mandi Colonie^ diplo^ 
p^i per altri cinquanta. Collegbifi infanto coU 
ia Cnifca in un ripofii ad ambedue neceffa- 
rio per ripigliar famay e vigore , Porranno 
chiuderfi per altri cinqMnt"* anm dopo i pri^ 
tni^ fecondg il bi fogno . 

La Accademie piU non ammettano fuor eòe 
coloro > eie giurino legalmente di voler ejfer 
fftediocri tutta la vita. Color cbeayejferomi^ 
re pit^ ^Ite ne fiano efclufi . 
X A.» 
Pongafi Dazio fi* le Raccolte pe/^ Nozze 
. per Lattree ec^ Un tanto paghi lo Stampato^ 
re^ un tanto il Raccoglitore ^ un tanto il Poe-^ 
ta prò rata , e ildoppio di tutti il Mecenate , 
Paghino pure $ Ciomalifii , Erigiti ec. che 
ardi/cono fintenzi^re^ e parlare di Poefia, 
A.» 
Scrivafi fii la porta di tutte le pubbliche 



io6 

Librerie^ 4 grandi caratt^t -«-n. Ignorerai quali; 
tutto, che qui fi co;itiene, q viverai. tre fes. 
coli per l^gern^ la metà . 
XI. 

Tacciafi una nuova Città , le cui Jhrade e 
piazzi? e cafe fai ponfeng^no. lihri . Chi vuol, 
Jìudi^re t^ada a vivere in quella per guanto 
fempQ ba Btfogno , altrimpr^i le Stampe non- 
taf ceran preflo alcun, luogo allei merci j ài v/-^ 
veri , agli abitanti nelle Qittà . 
XI I. 

Um Spedale* v^ftijjimo fia eretto^ la cui 
metà fia desinata per gV^ Italiani Poeti non 
dalla natura y ma dalla pazzia condofti a far 
ver fi: ì^ altra a cbiunque pretenda, di guatir^^ 
//, e di far riforgere il. Buon guflo ^ e di to* 
glier gli abufi della . Italica, Poefia con folst^ 
parole y ed efortazioni .^ 




VERSI 



mmmm 



VERSI SCIOLTI 

Dell' Abate 

CARLa INNQCENl^IO 
FRUGONI. 



Ah fi 6 N6 R 

CO. artaserse; bajaroi 

S^^ U di lui lonfona&zfi dalla. Patria.» 

DA I» Tempre frondofa aibor vtvace 
tSià dolce pena^ ed or fott'altie 
forme « 
Cara al divino Apollo ombm, e sbirla«da 
Non mai plh volentier quella rìtol& 
Soave, ceira, cfae m mia man talora 
Con felice ardimento ì modi, e il fuona 
Del EBio buon Savonefe -emola tenta. 
Ben fordo a le Tue note il Vulga ignaro 
Rado intefe , e apri mai qual fieoa, a d^tca 
I {acil ornati carmi alto s' avvolga 
Saper , che ad arte agli òochi fttoi fi vela ; 
£ ben Ibveo^ con pco&na lingua 
FtìUeaccufàr s^iidia l'aurea, eh' ioptfrk>^ 
Favella , che in Ciel parlano gli Dei : 
Ma perche ba(fo ff^uardo indarno cerchi ^ 
N'è veg^, come in prezioTa pietca 
Luckio parto d' Erìtc^ Conchiglia 
Purghi j ed affini, e in dure tempre ftringai 
Saggia Natura le cadenti fHlle,, 
Qbe rina(cendo la rofata Aurora 
Scote dal len^ de le azzurre vedi*, 
Non però mal gemma fcemò di pr^o ^ . 
N% dotto> Fabbro menoma lei d'^intorna 
Staipcb rinduftre many nb cara meno 
Femmineo qoUo, o r^ial ftonte Pebbe 
Raro ornamento, n^ oa flranio Kdo 
Su Tonde prime del n^tia fuo Mare 

Men 



Men delira jr e cb^ a deprodarU co^f^ 
D* accorta Pefcator avida prora . 
Per teco ragioriar c^^fta^) ^be grata 
Suoiift agli orecchi tupi, fé dritto eflimo, 
Oti;a or riprefi, o buon Sajardi^ a coi 
N^ per lentezza di non ben temprate • 
Imbelli fibre, né per a)>il .cura. 
Negata ai baoapnncipj in capadc^me 
Lamigliorpatte^cbeal^Uom'ddTe il prima 
Facìtor dei te Qofe'; e mentre teco 
Muovo pa^le,^ che lung'^urte • e Ixmgo 
Studiami detts^» le yuTgari ftrìda 
^ Ranche ^portnne da iiort;ai: np racqtie 
De rintpondo mar confegna s^ i Venti. 
Qj^antò , alii quanto petdeaqueft' alma Terra\^ 
Tua gentil Patria^ da poiché tuj^ forte 
Ti traiTe al fianco de l'eccelfa Ekuina, 
Che il R^cio iiiciiina, e Trd^bia » eTaro adora 3 
£ a, Te qonamefla fk la Ciobil cura 
Di quglla Vita» ctijt a T eterno, fiifo 
Tra i nqftd Voti, ejti;a il hvot de Nomi 
Tutta d'eletta fila d' or s'inteflTe! 
Cmo. ijioii dee tanto Città dolerti 
Se memorabil arco, o fé d'antiche 
Note regnata trionfai colonna,, 
O vailo immenfo. poppiti Teatro , 
Al fiero, e fpeflb «ttai; d^^ ri^id* anni 
CaggU, e Is^ciaojlo lei 4' un, fregio ignuda, 
Nori poco lpa?do di deferto piana 
D'inonorata ampi^ rovina* ingombri , 
Quanto , fé il pi> da lei lontano volga 
Uonii0fCKÌeiOfaggio,chealfuo bene intende , 
E nobikate efUma inntil dono, 
Che felo V2^ da' non fiioi pregi, come 
De te setoli penne infano augel, fupetba ^ 
^ ^^ ' Non, 



m'i'''^mm^tmmmmmm 



llfptk Itomar flefe di fe fsito grido 
Sa quaota Terra il Sol girando fcàlda 
Pet a erme , e Teaipli ^ o ijer marnioreo Circa. 
Opr^ ainpùrande, in cui cpntènder' vide. 
Furo trjtlqr M^nific^nia, ed Arte;^ 
Quefte fon? ora o poca polv^, o pochi. 
Per Iiing,^ età n^o fepolti avanzi . 
Ma i buoavFabrizi , ijbuon Càmmilli , e i Curi,; 
V un Scipio , e l' altro ^ e l' invincibil Caro , 
E. ccqt' altri ♦ch'i' taccio, a ifecol tardi, 
£ a. quante rpi^eran lontane etadi« 
GritncU ammìr^bìt iel Tarpeo mandara, 
^^ i fatti de Ia;Pac^, e a<?la Guerra 
Il nome , e il vant%, e togli qyueftL a, Roma , 
Su'i JOtti fa0ì, «^ fijrle fparfe^ igei^bra 
Pe le oMlute moli a i npArì ignota» 
F; agli' a(tri.tetnpi or f^erl^ negletta* 
Buon Artaf^rfe, d'onor Viva, fpecchio, 
Teco lafciar d^ la beata Parma 
I^.beli^ Rive, quax^^, fon le fante 
Virtudi a. rUQip'j^coìne (iioi prpgrj beni 
Dal Ci^l qonpeflè , in cui non hantio glt Alci ^ 
In. cuunpahaw parte. Colei, che Dea 
Fan fcipcch^ jgentt ,. ^ fu vQJiubil rota 
Sognan, che i li^ti>.^,i fmiftri.Aventi, 
A fuo piacere alterni, e tuuo i:egg%. 
I| vailo moto de le uipané cofe, 
Le quai van come alta cagioDfupremàf 
De t lati Mari , e de' ftelfetl Cidi, 
DeJe T«rr« Signo?;a, e degli Abifli 
Giufta, e^ppffeate, e del futuro certa» 
Npi gran Deoc^tifuoi prefcrive,efegna.. 
X^Oc porti: l^iatfttt^ Ve veUtti 
Pi fch^etto ammanto » Q^piii che neve puro , . 
Cfee macchiarfi psM^enj:a>^aure» Vinude, 

Cui: 



Ili 

Cui vanno avanti gli onorati Genj j 
JE candide promefle, e i fermi patti , 
£ i giuramenti ^ che mentir non fanno. 
Teco Prudenza, che d'un occhio guarda 
Le andate cofe, e T avvenir d'un altro, 
E frenando i defir, che ne lor ciechi 
Impeti primi mai non diflèr vero , 
Fatti , e configli a le ftajgioni adatta 
Ad arte pigra, e da le incaute menti 

fpeflb dériia, finché il buon fucteflb 
olgoregglando d'impcovvifa luce 
Jjt venga a fianco, e a lei recando lodo 
L£ mal intefe fue dimore aifolva. 
TccoquelP altre, che con lof congiunte 
Van dMnfoluhil nodo, e che mi giova 
Tacendo tFapa0kr, perché intra loro 
Di pib vivo roflbr quella non arda 
Che auAera , e fchiva 1 tuoi p^nfìer governa 
Ma perch'i' taccia, mieno a dito moftre 
Non andranelfe, né men chiare, e conte. 
Rpre,^he al bel ringiovenir de Panno 
Aprirò il) colta, e ben guaidatapiaggia^ 
Mal puon celare, che p^r l'aure fparfo 
Il va||abondo odor tragge al fecreto 
Felice cefpo P innocente mano 
Di Verginella , che le ammire , e pofòia 
Per vaga pompa del bel crìn le cecile. 
Dov^ or n^ando Colei, che già s' udia 
Su quef^e fponde dal tuo dotto labbro 
Salubri , e rette di non falfo onore 
Dettar dottrine , e a ciafcun dar fuo dritto \ 
Avanti a cijii le immt^inate ofièfe 
Sparian , qual nebbia al Sole , e a la vendetta 
Cadeau Pire dal cor , cadeau dal torvo 
Cijii? I-afprè minacce, « in un «adea 



Df maa repoìte il nial nudafo fèrro; 
E I9 civili j e le divine leggi , . 
Che mal difgiunre T ingannata Torba 
D'error maeilra, e di ragion nemica, 
Ne givaa liete, e piti c& mai concordi 
Ad onta del furor sodean vaiando 
Sul comua bene ribaciarfi in fronte » 
Pur Ella Teco d^ noi torfe il piede, 
£ noi lafcib, come repente in mezzo 
A fcura notte d' intricata fdva 
Fra gli ambigui fi^tier , pavido incerto 
Pellegrìn lafcia^ e fìra maligne nubi 
L.una nafcondc il bell'argenteo raggia 
Scorta de l pafli, é de Iti via confòrto. 
E lo fapran V altre Citt^ , che uh tempo 
Pendeannei dubbj lor da' tuoi configli , 
£ quefla tua per Te nomata tanto ^ 
Patria Contrada guarderan, qual pianta 
Deforme^ e fcema del pih nobil ramo,. 
E che non vede aJtro puntarne uguale 
Kipàrator del danno. Io non Ti roujik^ 
Lungamente n^oflrar, come coperte 
Di tacito fquaìlor 1' alme Pareti , 
Che in tua Mapione a i miglior ufi elette 
D' aurei Vplumi , e di erudite earte 
Tutte fcn van per la tua cara adorne ^ 
Te fembrin richiamar, Te che folevi 
Il lor faero filenzio, a i dolci intento 
Utili ftudj vifitar si fpeffo, 
E da gG antichi, e da i moderni fcrittt 
Raccprre ir meglio^ ed in tua mente fame 
Conierva, come per le pialle Iblee 
Sagace Pecchia gli odorofiTimt 
Su^ge, e deliba, e il d^redaio fttcco 
Fot & tefoto dfi'fiioi biondi &vi » 

Bea 



U4 

Ben avrian dk nel tuo buon Germano^ 
Pi che rìconfolarfi , e« men gir n^efle 
Xi^ TabbandonQ tuo^ fé ia Lui fioriffe 
Amabil fanità, ma cruda mprbo 
Co i duri artigli l'af&nnato petto 
Implacabil gli preme, e da le gravi 
Prime fci^ze Io fcompagna, e rompe 
IIbuonlavor^chefe»,qual merta, avdfe 
Fati migliori, non fprs* anche incolto,^ 
£ mal contenta degli ingrati indugi 
Si giacerìa fu Pozipfa incude. 
^ajardi, quanto in fu l'amica Liia 
Finor Tornai di non ufeti detti 
lE di vivi colori, il tuo potrebbe 
Dolce ritorno accelerar^ a quefto, 
Che tu lafciafli fconfolata hiqJo > 
E pur Ti tacqui il Giovinetta Figlio 
Tua crefcente fperanza, a cui^ nel corfb. 
Che con ardite, e ben fpiegate velp 
Accompagnato da' fecondi augurj 
Pel faticofci. Pelago^ tentava. 
Pe le brillarti, al maggior uopo tntt^t 
Uaura mancb del piU vicino efempio**^ 
Ma Te ne* fuoi dorati lacci avvoliQ 
S{>lendida ferviti, come fegnat^ 
Pi tue vicende" fla ne l'alto giro; 
Vi difciorten vorrà , benché non forda 
Al noftra lamentar. Non pei^ fia 
Cb' io n«. l' afcofe tue. ventura il guarda 
Piano di deità Qjeflb non njetta,. 
EJoi: mirando da^ fovrane Grazi^. 
Comporfi, e crefcQT le Qov^^i a terco, 
Me fpeflb non conforti, altrui cilandfqi 
l f^wi Arcam> che celar fi denno^.. 

4k 



A, L- S IG N O R- 
CQ. AURELIO BERNIERi: 

O R N A T ISSILO Cavaliere . 

J^^enfit in quamì modi tmtim i Poeti di ac^ 
q^iftar fama , e difficoltà dclP imprefa . 

BErm6r,fuqudl' Aurora, i' non fo, come 
Deflp mi fon ^ che il Cacciatoi non lun^ 
Ron^oreggUiido. pei; le feqctie ftopjpie. 
eiya infegu^^ndo, e In? le. tef^ reti; ^ 
Caòciando le pedeftri ^ incaute quaglie 
ImtTiei»pri de^ i^ ali , e de la fuga : 
14^ fo , perchè di buon mattin mi fia 
I^fto oltre l'iifQ. Su le mie palpebra 
Vapox; tenace^ di foavq fpnpo^ 
D^i papaveri fuol Morfeo diflònde, ^ 
E ràdo j^ anzi non m%\ rinafcer veggio/ 
X^a ni mica, dei. Ladri, e degli Amatiti; 
Ridente Spofa^ che de t fior raidrioe^ 
pel rugofo Titon lafciat s' affretta 
X vani antplefC^, e le infeconde, piume.. 
Pur, non. pojtendo le ye^gt^ianti ciglia^ 
PIÙ ricomporre in placida quiete 
Pre^ a. penfari folto le mplli coltri 
A me st care, or che f^ntir fi fanno^ 
A i diligati > ed a i* Poett infejje 
Le ft^he mattutine aure d' Autunno «^ 
Prefi, dicQi a penfar per quante vie / 
Oefipia d'onor fchiera d'ingegni 
Fognar s'af&nni fui canioip MonlV 
Per. aver colafsìi, fe-pt^je a Febo» 
Sarà ingrano, e a le Dee adotta ghirlanda 
Pi t'aera Làuro, e d'amorofo Mirta^ 



11* 

Queftì tentando fu le dubbie fcene 
Di mutate fortune illnflri efempli 
Grave (ì calza il Sofocleo Coturno, 
E quando eftima iu Teatrale Atena 
Del taciturno Popolo, che afcolta 
Di fecreto terior compunger V Alme, 
£ di jpietade, che furttva i volti 
D* inalpettate lacrime cofperga , 
Vede nojofa, e come marmo fredda 
Uaiccolta Gente, che fu i'^lti fcanni 
Si torce sbadigliando, e laffa chiede 
Che d'alto in gib la mal fojpefa tda 
CMgia» e r ingrato recitar fciifca. 

Quegli in cor vol^ , e ne le litiche notd ^ 
È fu le chete, e thnpide mattine 
Va meditanch) , fé pur poflà a i fonti 
Ber del culto Petrarca^ e gentilmente 
Com'egli feo, filofofàr d' amore • 
Altri poi fchivo di fervil catenfa 
Frova, fé col favor de l'alma Eutérpip 
Polla emulando il Savonefe ardito 
Nove liriche vie , novi colori 
Crear cantando, e fu le proprie penne 
Libero, e novel Cigno, a- i Numi alzarfi; 
^a chi di Sorga a i puri riVi attinga 
Raro ^ affai pia , che fui dorato Gange 
L'augel che ardendo in odorofo rogo 
Incontro al Sol dal Ciener fuo rìnafce : 
So ben, che imitatrice immenfa turba 
Dei maggior Tofco pochi fènfi , e poche 
Ricerdie parolette, e fcelti modi 
Mal iftfuoi vedi dilombati, e d'aite 
Voti, e di genio a gran fatica intrffè, 
E povera del fuo, mal fra fuoi cenci, 
Senza. roflor del difadatto furto, 

Par 



Par s^argumenta, e d*oÀentar non pavc 
Splendenti ftrifcie di purpureo panno. 
Chi poi vago di gir per anco intatte 
Da poetico pie flrade, che primo 
Pindaro tenne, e con felice ardire 
Fiacco poi cone, e ricaich di jpoi 
11^ Savonefe mio , che primier leppe 
Pien dMmmagini viv€, e caldo d'eftro 
Armar di Greche, e di Latine corde 
L'Itala cetra, oh come a i pafH incerti 
In fui duro cammin fente , che in breve 
Manca lena , e configlio « e come tardi 
Scorge, ,che a pochi da le Mufe ^ dato 
Stai^P9f perenne, e memorabir orma 
Su quei rentier ricchi di luce, e fpavfi 
Di velato faper, che de T ignaro 
Vulgo fugge gli (guardi , e i Saggi fuole 
Ferir di meraviglia , e di diletto! 
Io più ch'altri, niol fp, che mal fofiireiido 
Soverchie leggi al poetar prefcritte 
Solo feconde d'abborrito fiento, 
Non fenza Audio, di natura volli. 
Come de la miglior Maeftra prima 
Ir fecondando i buon prìncipi , e i moti > 
E quafi nuotator, che ufato^ ed atto 
Senza corteccia a contraftar con l'onda 
Fra ^ nautico favor fi lafcia addietro . 
Lo ftuot feguace , e l' arenofa riva , 
Ne le nervofe gambe, e ne l' efperte 
Braccia affidato, e ne l'audace petto» 
Senza foft^no, e guida anch'io credei 
Franco poter per 1 Apollìneo Regno 
Prender, qual mi piacea, lunge da gli attr! 
Nuovo viaggio, e forfè il jprefi, e forfè, 
Quando» me fatto già in viiibii' ombra, 

Vi- 



il» 

Vivo il mìo nome prenderàfllì'^aTéWnò 
La ^«lid' urna , e là ragion di morte , 
"Ne farà fède ogni lòhtalìo tempo 
Giudice più <lncero> e ne' mìei carmi 
Non fdlo certa éfterioì: vaghezza - 
Di forme, e di fantafmi^ e attto "d&ài^ . 
Facile di cantar , ma pur fra i lumi 
Del difficile IfKl , come fra belle 

4dorhè vefti fisnoril Mattona 
roverà involte quell'egregie èoìe^ 
Che acconciamente fràfe Poeìà accorto ■ 
Da te fcieììie* e^ir s' udrà r Coftui 
Vide, è conoobe ancor le illuflri fcolè. 
Come poi raro fia, chi dopò Plauto 
Padre del fìCos ^ de i giocoli Tali , ^ 
E il candido Terenzio agguagli il pnfcò 
iMehandfò,'è'ainoflri dìpregio .à le Tofcfaò 
Poche leggiadre auree Cofnm'ediè accrefca^ 
Bernier, tei vedi. A talun facìl fembrji 
Cingerfi l'umil focco, e fui Teatro 
Condtìr rfirfvagfó fet^Os o tfójfpo dolce 
Credula Madre ^'b fimulante Fiì^lia, 
Che di fecreto Amor pungol -già fente , 
O indocile garzón, che al ben rinchiufo, 
E riporto tefor dei Padre avaro 
Tende incefTahti irifidie, e a goder datò 
L' ore prefenti , V avvenir non cura j 
Ma quando in quefto faticofo guado 
Poi mette i pronti remi ,^h quanti incontri 
Non pfev«lùti^ fventuràti inciampi 
D'occulte fecche, dove urtando rompe ^ 
Che malagevol i^ fenza dolore 
Turpezza rinvenir, che irifo defti, 
Ed imitando con piacer corregga 
Il gcokoy e vario popolar cortunlè) 

In&n 



inèn penfai , eh' altri falira in grido 
l?otria per la (ublime Epica troliifaa, 
Che un nuovo Achille ,it> antodi vi to Uliffe y 
O rinfigne pietà d'un altro Eliéà, ,. 
E d^ uh altro GoCredo al Cielo ergèfle ; 
Ma ) fé il Meonio , o fé il Cantor di Manto > 
'O fé non ìdza -da 1' augufto Avello 
Il gran Torquato l' onorata fh)nte> 
Penderà muta da qtid fanto alloro , 
Dove di tal Maeftri aiiTai contenta 
Di propria roano la fofpefe Apollo. 

Quefti , ed altri penfier , che per la niente 
Come di Ma^o ad Alveare intorno 
Ronzanti pecoiie, a Aie giacente in puimàt 
L'un dopo l'altro li movean6 a prova > 
Ruppe , "e difciòlfe abil Coppier , che lieto 
D'Indiche Droghe, e d'cworatà fpuma 
Largo conforto mi recavi^ in >Nappo 
Di Cinéfe lavoro . Io la man porfi 
Al Nettate beato . e poiché a forfo 
A forfo l'ebbi delibato, or s'abbia, 
Difll fra me ) quante col calciò àperfe 
Il pennuto Tdeflbriero acque in Pàrnafo . 
E quaggiìi fol quefta Orientai bevanda 
Sta r Aganippe, o l'IpijocTene mio ; 
Giurando il difli pef l'intonfa, e bionda 
Chioma di Febo, per cui dir non ofo, 
DUetto Aurelio mio,. fé pur ipel credi. 
Menzogna, « il letto abbandonai d' un falto ^ 



<2d 

A SUA ECCELLENZA 
IL SIGNOR 

ANTONIO RAMBALDO 

Del S. R. L Co. de Colla lto 

Neiie Nozze delÌM Signora Conttjfa 
D. Giuliana faa Figlia. 

GENIO , eh' ami le cetre-, e le ghirlande , 
E i Nuziali riti, e l'alme faci. 
Che il buon Figliuol d'Urania in Cielo alliuna, 
Scorgimi in Pindo, e dove lungo un fonte 
Diietto a Citerea giovane Mirto 
L' aure d'odor cofper^e , e d' ombra il fùolo . 
Siediti meco ^ e meditiamo on canto , 
Che le Contrade de la bella Parma 
Di nova , e dolce maraviglia inombri . 
Non ofa. ove tu fei. l' afera fatica 
Moftrar v ingrato volto . Ovunque vai , 
Te de gì' ingegni , Te fignor de 1' arti 
Si^ono il facil'eftro, e l'aurea coma, 
£ il favellar, che fplendido s'avvolge 
Tra le felici immagini del v^ro. 
Tu me nafcente in riva al Mar di Giano, 
Tu me guardarti con fereno ciglio : 
Sento il tao Nume, e già la dotta lira 
Degna, che in sì buondì d'alto fi mova , 
Ecco da fé fra le mie man difcende. 
Chi non fa, quanto mai poffente Amore , 
E quanto indudre fia« l'acque, [e le terre 
£ l'aer vallo col penuer difcorr^. 
Vedrà, chequantocVita, cijuanto \ bella 
Cura di riprodur, cib che nalcendo 

Set. 



ut 
Sotto il fatai di Morte antico iiqpero 
Cade 5 e^en manco , i d' Amor opra , e dono . 
Amore a i t^inti augei, che lieve piuma 
Atta ai diverfi vofi orna, e foftiene, 
I bei fecondi ampIelTi, é i cari nidi, 
, Amore a i muti abitator de V onde 
I dolci inrti* e i molli fcherzi infegna. 
Amor le vaili , Amor le dure rupi , 
Amor i campi, Amor le felve incende, ^ 
E le placide bave, e le filvcftri 
Soavemente accompagnando, adempie 
L' eterna legge, che a i fuoi forti llrali 
I La lunga fede , e il provido ri|>aro 

Quaggiù fidò de le create colè. 
i Pero chi vegga di qual'almo nodo^ 
I Amor diftringe, e a propagarfi invoglia 
L* umana gente , che del fommo Fabbro 
L'aura divina in cor racchiude, e volge^ 
Dirà maravigliando: Ah fola quefla 
L'eterna man diftinfe, e quella fola 
A i doni augufti, e al gran retaggio eleffe. 
Quei , che infiem lega maritai catena , 
Duo piti non fono, e più non fon tra loro 
Diflhnili, e diverfi. Ecco in due falme 
Par , eh' una fola volontà concorde 
Uno fpirito folo abiti, e viva. 
Grazia celdle il bel legame infiora, 
E d'ambrofia l'afperge.e lo dà in guardia 
A! faggio , naturai , dolce difio 
Di certa prole, che poi faccia intorno 
Quafi propago di novelle olive, 
A le paterne menfe ombra ^ e corona , 
Sei vede l' Alma F> , che mtatti gode 
I talami ferbar* fel vede, e pri^a. 
Perche colei , cbe tutto rompe , e (olve 
F Tadf 



fTìst 

Tardi il recida, e tardi lo cootxiiH 
Di fofprofo, vedovìte affanno. 

Saggio Rambaldo, che le Tofche MaCt 
Teco chìamafti ad abitar fu l' Iftro , 
Nobil Cultor di Pindo , e de le prìfcbe 
Storie, Maèftre de la vita, amico, 
Non io di quanti, per sì caro, e fanto 
Nodo traflbr quaggiù beati giorni 
Fafb memoria; pcrctó in ampia Meflè 
Scerre mi giova ibi due fpiche elette. 
Che d* aureo gruppo novamente avvìnte 
V^gio or lungo fa Parma empier difperae 
E di gioconditate i patri folchi . 
Veggio il MelioGarzon, che ne le vene 
Non tralignante mai volve il buon fangne 
Succo regal: Veggio Peccelfa Donna, 
Cui lo accoppiar gli Dei, Donna, che vero, 
E d^no germe del Cotlalto ceppo , 
Venne per lun§o onor d'Avoli egregi 
Dei Longobardi Re da l'alta ftirpe. 
QttaT altra vide, o qual vedrà pili lieta 
Altra coppia di poi V Italo Cielo? 

Dl,fedal ver mi parto, efeimiei detti, 
O Diofebo, di Infinga afpe]|[o . 
Forfè tu cinto di purpuree «)fe. 
Novo in fui Taro celebrato Spofo 
Caro a rihtonfo. Apollo, e caro a Marte, 
O fé t'armi dì plettro, o fé pur tratti 
Ne gli Ungarici Campi Afta guerriera, 
S^ace de l'invitte Aquile Augufte, 
Dimmi , tu forfè di letizia accSo 
Nojn dai grazie ad Amor, ch^a si fuMime 
SpoTa gentil Te deftinò. Te fcelfe? 
IfecchiTu feco anzi in Lei vivi, e fpiri , 
Veggio, veggio ben' io, che ne' tuoi lumi 

Al. 



IH 

Akfa luce uiìglbr fcintilU , ed arde; 
Tutto Biiitato (ci : fuònan dolcezza 
Le tue parole, e d'ogni parte fai 
L' interno gaudio trasparir , qual fiiori ' 
Di fchietto permeabile criffctlfo 
Chiufo tralucer fuol tremolo raggio. 
Tu fai , quali in cor nudre , e al vulgo cela 
Rare doti'Coftei, Coftei, eh* or bea 
Le tue tranquille notti , unico fegno 
De i faggi clefir fuoi. Ferma in lei ftaiiaa; 
Pofer fomma oneftate, amabit grazia^ / 
Celere accorgimento >, e grave lenno . - 
Quefta fe beltà verace. Ah mal s'accende 
Chi una fedel del Talamo compagna 
Cercando, al volto lufiaghiet s* arreda, 
Ove di frefca gioventù, che piace, 
Per POCO ride fior caduco, e bieve, 
N^ltolro cerca, qual le vaghe forni» 
R^ga, e per entro non veduta avvivi 
Tflma , fonte de V opre , e de i coftumi f 
E de gli affetti , e de i penfier Reina; 
E tardi poi fui mal penfato , e (Iretto 
Vincolo , d'ira, e di dolor fi ftrugge, 
Favola de le gemi . Anche l' incauto 
Patlor, che vinto da franchezza fida 
La dedra , e il fianco a V erba molle , e verde , 
Dipinta dì viole . e di liguflri , 
^enza offervar, le infidiofa ferpe 
Alberghi, e copra, invan fé fteffo accufa ^ 
£ la vaghezza del ridente prato. 
Punto dal dente reo, tardi detefta. 
Veder convienfi di qual pianta tagli 
Ramo, che inneftar vuoi. Paffa ne' fiali 
L'indole patria, e tra gli efemplicrefce, 
E fi & ferma, e fi aVvalora in modo, 
F a Che 



^*4 . 

Che niun cónfiglio, niuno ftudio ha forza, 
E niun corfo d'età, perche s'ammendi. 

Ben tei vedetti Tu , vivo de i Meli , - 
E de la Patria onor, Garzon bennato, 
E di buon punto ardedi al puro foco 
Di quelle luci , che ver Te pietofe 
L'inclita Giuliana alfin converfe. 
Mira qual ben difpofto, ed agii corpo 
Avvolga in ricchi manti» e cornei pafll 
In leggiere volubili carole 
Vezzolamente maeftofa intrecci . 
Odi in quante non fue eulte favelle 
Schii^-gL'imerni fenfi, e, quafi vena 
Di pretto^ mele ibleo, verfi teforo 
Di peregrini accenti. In Lei ravvifa 
Le matèrne virth ; ravvifa in Lei 
Trasfiifo il Genitor, che tanto accrefce", 
E tanto illuftra lo fplendor de gli Avi . 

Meftier cerf o io non ho di pormi a tergo 
Immaginate penne, e gir nel grembo 
Caliginofo de i futuri tèmpi, 
E là dentro veder, qual deggia quefto 
Nobile Par d'Amanti al fecol noftro 
Dar generofi Tigli, pnd'abbian grido 
Le Toghe, e gli Oftri, e le onorate fpade , 
E l' Italico nome in pregio torni ; 
Perocché fenza ricercar de' fati 
Le cuftodite, favolofe fedi 
Poffonfi i prodi argumentar da i prodi, 
E fu le cetre prefagir, mirando 
Le lor forgenti, ove, qual pianta infeme. 
Vicini a pullular ftannofi avvolti. 

Orna adunque i tuoi Tetti, e di fior fpaigi 
Le vie , che pregan y che il leggiadro piede 
Le prema, e legw, e la fuperba Rocca , 



Se§- 



Se^i^iO^e i prifchi Lupi, empi di Ma,, 
£ di folenne, ìnufitata pompa, 
Sella Soragna , e al bel Connubio applaudi , 
Che ben ragion tu n' hai. Candide, e terf» 
Intanto io quinci avventurofe rime, 
Scelte fra mille in fu TAfcree pendici 
Mando fu l'Ideo a V immortai Rambaldo^ 
Perche il cortefe fuo fàtor le fcorga. 
Laddove P alma Euterpe i degni Nomi, 
£ i degni verfi in auro incide, e ferba. 



ALL'INCOMPARABILE PRELATO 

MONSIGNOR CAMMILLO 
MAR AZZA NI 

VESCOVO DI PARMA ec. 

Loda le Vinìi e le azioni di luiy e. gli 
raccomanda di proteggere le ielle Arti . 

SE a Te non vengon le CeleftiMufe, 
. Dove altronde fplendor, dove conforto 
Altronde in ^uefta Età , Signor , avranno ? 
Non io, dirollo pur, non io le fonti, 
Che il liberal tuo fignorìl talento , 
Emulando i migliori, ai>re, e diffonde^ 
Su i non vulgati ingegni, unqua trovai 
Scarfe di buon favor, di grazia vote. 
Però Cai Tu, Signor, quaggiìi che {étf 
Raro lei del Ciel Dooo a noi conceflb, 
E tutto certo fei Celefte cofa. 

F \> J.e 



126 



Te divin fermo j Te divino regge 
Mentre noi reggi , di prudenza lume ; 
J«^/ confano, e antiveder felice,. ' 
E dWce dì parlar divina co^i^.^ 
E divin' tifo di petìfar diritto, 
Penetrator de le rifjofte menti. 
Che ne' riudizj fuoi fagsia noa en». 
Teco e beata di tranquillo petto 
D^na d'Eroe, deznsL di Te fermezza, 
A i lieti tempi, edf a gliavv«rfi invitta,;: 
fi tutto e Teco de le vere, eccelfe 
^irtudi a Dia dilette il divin Coro; 
^ndi a tutti fvelata, e in alto pofe 
«1 beir animo tuo la grande immago^ 
Ancorché taccia de i feveri Editti 
L'imperiofo fuon, faffi: Ella a. vitA 
Viva 2^ /òavc in un. cenfura, e kgge . 
Non Te forfè ^Signor, (foffri, che ildica * 
E ragion renda al ver ) Te non conobbe 
Te non guardò^ come tra noi Tu fii(R; * 
Cekfte cofa, che ne i dubbj te^ipi 
A l'agitata da i difcorfi voti 
Santa Nave di Pìer^ da l' aura raoflb » 
Che fervida movea da Monti eterni , 
Novo, Supremo Te Npcchier p^opòft^^ 
Signor, T\x Tei sì di Te fteffo adorno,. 
Cte fé non anco fui' facrato erme 
Ti (plende, qual dovria, di tanti pr^i 
Il giufto guiderdon, non però meno 
Te il Móndo onora, ni il valor tuo tace^ . 
Anzi più quella tua grand' Alma, ammira ^ 
Che m^nanima, e forte, e di fé paga 
La miglior fua mercede ih fé chiudendo 



g Più meritar, che confeeuir defia . 

Ben ha , Signor j^ ben hat ox Ae pitt altes^ 



ido 

alte 
Gìik 



Gidèn fet Te^ iébben sì chiaFO, é terfo , . 
Sì per ricchezie, e titoli fablime^ 
SI d'opre illuftri, e sì d'Eroi fecondo 
Volto de'MarAZzatii antico Sangue»^ 
Qual ^ del Mondo ornai parte ^ che ignoti * 
Il Nome tuo? Te, come volle il fato 
De r Italiche cofe, e come volle 
Col variar de i dì, de le vicende 
TefTuta in Ciel l'univerfal catena, 
Te lungo Parma Condottiero egregio 
D'eletta Greggia, la Germana in armi ^ 
Infaticabil Gente, a Marte cara. 
Te il prode Sardo, Te l'accorto Ibero,* 
Te il culto Gallo vide; e qual non venHt 
A Te da tante sì di Ciel difcofte. 
Genti, e di genio, e di peafar diverfe 
Nata da i Merti tuoi locxe concorde ì 
Piaceli a tutti. Ah fé lafiìi mai forda 
Non fe l'alta Bontate a i giufU prieghi , 
Te al Popol tuo , Te al noftro ben , Te a quella. 
Incontro a cui non prevarran d'abilTo 
Le nere porte. Te pietofa ferbi, 
Te, Signor, viver faccia i dì, che vide 
De r intatta fu i flutti Arca notante 
Il fanto Fabbro, e, fé fia d'uopo fcemi 
Parte de i noflri giorni , e a i tuoi r aggiunga • 
Vivi, eccelfo Signor, vivi, e quand'ami 
Di refpirar da le tue gravi cure , 
Quefle , che t' offro , d' un tuo fguardo degna 
Non ignobili Rime, e le bell'arti 
Languenti , e mede , e me , cui forfè Apdlo 
Dìl gentil cetra, a l'Ombra tua raccogli « 



AL 



. AL.NOB-ILE signore: 
IL S I G HQ R 

AURELIO BERNIERI 

In Jue Nozzfi*. 

SE da Talmo Elicona a- cento eccelle: 
Itale fpofe già d'e^etti fiorì. 
Spiranti eterno Chiabrerefco odbce. 
Frefche ghirlande 5^ q mio Berniier, recai V ' 
Or che Ta , luce mia. Tu mio conforto ^ 
Delizia de lé Mufe, onor di quanta 
Ornata Gioventù Parma oggi iltuftra^, 
A innamorata Vergine vexzofa. 
Per beata d' Amor légge t* annodi , 
Mi {[ajò cheto fu T erbofe fponde,' 
Che' ferapre Kete. tf odorofo Kfirto., 
Ombra j e corona mia, b^natlppociseiie?^ 
Ma fin dal primter dì, che dolcemente 
Teco m'^avvinfe al baflb vulgo ignota ^ 
Vera. Amiftà, cui precedea (oave*^ 
Somiglianza di ftudi , é A coftumi , 
Miraiido Tetà tua fiorir, cpal Campo ^. 
Che il novo Aprii di gioventù rivefte»^ 
Felice età , che dt fenciulle intatte 
Gli fgu^xn adeTca^ e ne deliba i primi. 
Timidi Voti , e^ la fecreta fiamma ! 
Diflfl ad Euterpe: Quefte Idalie rofe, 
Che fh (n ì gioghi germinar di Plnda 
Il Savonefe mio. Dea, fé 'l concedi, 
Del tuoditetto Aurelio , onde han più grid(> 
Le Tofche rime, ed i purgati inchioftri,. 
Saranno al faufto Talamo ferbate . 
Sorrife a i detti miei* V ajta Maeftra 



'S29 

De le caiu>re corde, e lampeggiantr 
Fin da quel giorno di ferena gioja 
Girò le belle luci, ond'Ella fuole 
A i fommi Vati , e di Aia vifta d^ni 
Verfar ne l'alma, ed agitare in petto 
Gli eftri dirini, e le Febee faville, . 
Ed oggi lieta, e rilucente in manto 
Afpro di gemme, e col nettareo grembo 
Pien di corone, e con la cetra in mano 
Non ella forfè in fui mattin mVapparve^ 
E vive^ e pronte a i Nuziali carmi 
Non mi fpirò nel feno ^ure celeri f 

Bernier, qual reda di bennata Pianta 
Talora unico eerme, onde poi novi 
Sorgon rampolli a riparar poflènti 
I lunghi danni de Tannofo tronco, 
Solo refhvi del tuo nobil fangue 
Prelato avanzo; ed a Te nova vita 
Ne i buon Nepoti ornai chiedean penfoft 
Laggiù fra i Mìni de V Elifia Valle 
U Ombre degli Avi Tuoi , che chiari refe 
Gemmata Mitra, e bellicofa fpada. 
libero intanto Tu dal bel legame 
Condur godevi fra l^giadre cure. 
L'allegra gioventù, di cui non hanno, 
Credilo a me , dono miglior gli Dei . 
Tu ne i fertili Autunni , allorché fpuma . 
Di largo modo, e di protervo rifo 
La feftofa Vendemmia empie le Ville, 
Sciolto ten givi a riveder le pingui , 
Colte Campagne, da Colui nomate, 
Che contro 10 fquamofo , immenfo Modro » 
Viva pefte de i campi, armato corfe 
Su l'ardente cavallo, e ne l'orrenda 
Gola confiffe l' invincibil' Afla , 

F $ Cfc* 



Ch' or fu Ieftelie^»cbe aìguem^r^ Cid(K 
Fan pavti&Qoco, folgorar fi. vede. 
Bello è quivi mirar tra T ardue ripe 
Correr Exaa, fremeate , e quafi cerchia^ 
Far con ritorto cosfo a i Campi mot. 
Colà q[u«^ manca de i piaceri onefti>. 
Onde nojata da le urbane ftaoze 
L'alma fi difattrifii, e fi. ricrei^ 
Evvi bella Magion., fu le cui porte 
Siede indefefià Cortefia cuftode, 
Cui ftanno a lato iufinghiere in. atto> 
Grate accx^lie»ze, che mentir npn. fanno ^ 
Colà i dolci Conviti, e colà fono 

I dolci fonni, e libertà, che in oro 

Vi vei^b di tua man queir aurea legge. 
Che a fuo grado a ciaicun viver coniente.. 
Così al buon Padre tuo,. così a^tuoi prokU^ 
Incliti Zìi diletta, ambo fptendemi 
Di matuH> configlio, e d'onor vero,. 
Ed ambi ams^nti de l'erranti cacce. 
Che con fagaci, ed a fallir non ufe» 
Acute nan^e eon alato piede, 
Qie ìi cenno mai del fuo Signor non fcorda^ 
Candido, come avono,. iavitto fcorre 

II predator Giordano ». egregio Veltro,. 
€vl la fiefTa talor Dea de le feive 
Palpar gode per vezzo i lunghi orecchi ,, 
E il reno collo, che di fior filvefirì 
Treccia da lei contefia indi riporta» 
Neve non tocca da nemico fiato^ 

D' Aufiro plovofo , e fragola dipinta 
D^Oflro di primavera eraa tue gote,, 
Che poca giovenil lanugin bionda 
Velava in parte, e le tue ferme membra 
Nudria faldo vigor ^ alma fatate^ 

Se 



Se ad abile deftriero in vafta arena 
Lodato Cavalier premevi il tergo, 
O fé ne Parte di ferir maeftro 
Vibravi il fèrro in fimulata pugna,' 
O fé accorto reggevi in lieve oanza 
L' ^ili Ninfe dS tuo patrio fiume. ^ 
Qua! v'era mai sì ben difefo , e fchivo 
Cor d'amabil Donzella ad arder lento? 
Ma fopra tatte fin dal primo inftante , 
Che ancor acerbo garzoncel ti vide. 
Alfe per Te di iconofciuto foco 
Quella 9 che in fuo penfier foto fra tutti | 
Ti pofe, e (blo qnm gemma « elei!è. 
Per Te quanto defio, quanti loftenne 
Taciti afl&nni^ eh* or ne Tore mute. 
Propizie a i fondi , e a gli' amorofi ratti 
Soavemente rammentar lie giova . 
Queffai ben fai di qual efimia gente 
Difcefe piena del valore avito. 
Pendon da T Arbor prìlca, ond'EHa ufciQ 
Polverofe loriche, elmi 9 e bandiere, 
E pacifiche Toghe, in cui quel faggio 
Iromortal Pier l.ui&i, Alma fublime. 
Lume, e foilegno del Famefio fcettro • 
Cotanto in Patria, elnnanzt a t Re rimlfe', 
£ ne pendono ancor fiimofe penne, 
E celebrate Croci, ed auree jBende, 
Che de i Paftori a le canute fronri 
Fermo in fua gloria il Vatican circonda. 
Potrei di foa beltà fcib^Iier parola,. 
Che rifonafle ne' lontam- tempi : 
Perocché fotto il nereggiante ciglio 
Le vidi sfavillar due così vivi ' 

Begli occhi néri, che men bello, e vivo 
Scintilla in Ciel PAfho dd dì foriero. 
F 6 Tot 



VAftrOì ibrfcpo:* kgeliiPomBiev 
Ma Tu fai , che Bellezza i breve pragi^t^ j^. 
Che ^quai fìor , preflo rìde , e predo langoe >. 
E dritto. Cfiima(or fai , cfae fé avea 
Virtuti degne d'ApoUioeo canto 
La mal rapita Gcisc^f.oad'Uio cadde ^^ 
Mei)0 avnati detto dd fuacrìn.lue«ire>^ 
£ del fatai fuo. volta, ondefu.prefo 
Il Paftorello Meo, J'Aargive carte. 
Io de la<Tua, dir^ Luigia . altera , 
De 1 Magn^mmi> Ko& occelfo vanto^., 
L; indole d'oro., el. grazt^fi modi, 
U inteca fede,, e V affrettato fenno y. 
E la pietà, de' Cuoi pen&r roina ,. 
Non però fcabbra di rigor foveichioy. 
Nèrdel giocondo cotivejriai:' nemica. 
Forfè, ove Bacco rìconduee i giorni 
AI genio facri, e di nofiturnr Balli 
Rallegra il Mondo,, ed a mentifeinfegna* 
Vedi ,-. e fembÌAnti, Ella, talor non .gode y 
Come aurjetta. d' Aprii , che vola::, e pi^ax 
A pena le. rinate erbe dd prato ^ 
Danzar leggiera, e raddolcir le cute?* 
Mani pili infaticabili ,, e> piit deOre 
A. i bei lavori ^ ed a. i fea>minei ftttdj • 
Non ha Minerva^ ove -o Coilei le tele^^ 
Finga con V a^o > o per gentil diporto^ 
Tratti le molli fete,.o i bianchi lini:^ 
Chp, a r Italiche Nuore ardito portai 
Olandèfe Nocchier fu ne^ro -abete. - 
Fa, ch'Ella poi dicolosir sUageem 
In breve carta con pennello iadiiitre 
La diffidi de L fior natia vaghezza, . 
Bifai» che A garagon rofe. sì. elètte^, 
Benché d'eteuu z^lrì gipifca > | 

MèN 



Mettet Don può t^Amatuntea pendice. 
Per Lei Tu in Cirra luogo il. dotto fonte ^ 
GonceQb a pochi , che con. k^&o vifò 
Nafcer mirò Meipotnene divina , 
Sedendo Hai del fuo^ gran Padce Ol fianco ^ 
Cign0. aniinofo., che con franche piume 
Su'l Tar9 s'er^, o fm.gli Dei fi. mefce ». 
Tu feco il nome,, e fecot unifci gli Avi^ 
Seco li fudor Dircei, &co dividi 
L' Etrufcat lira , e V onorato alloro . 

Oh.! dal faggio di Giove ,.ov^ Ella segna > 
Odami, l' alta Giutio ,. a: cui fur date- 
Le Maritali tede*, e fanti nodié; 
Odami Cinti* ^ che i^ foa«i parti»- 
£ le felici Cune is guardia tiene ^ 
E la cara d'Amor Madie m'afcolti,. 
Che ì cafti baci , ed i fecondi amplefli 
Ting9 4-' aiobrofia » e a non difciorfiinvpglia t 
Quel reciproco ardor, che i voftri petti 
incende, Amante Cpppia, ond'oggi fete 
Pi coniimate Anlo^ nobU' efemplo » 
£>urì la nefca età » che fpeflò cangia 
Penfieri', e voglie». ed in)mutab|l duri 
U età più ferma, che d'onpri^ ^^^^i 
E di ricchezza fol qu^^giti tenuta 
Arbitra de It: cofe^r a non fi eAingua^ 
Neppur ne i giorni , che di noj^. piepi^ 
E voti di vigoc querula V e.tarda.^^ 
E Uudatricc de.'pà(nui luilcl 
Seco Vecchiezza , ahi troppo ratto ! adduce .. ^ 
Vinca U Voftra. in ben <^ms\x qoiì^z^, 
Jìfi folitarie. tenero-gementi 
Accompagnate Dionee Colombe'. 
Venga Prole d^ Voi » che vi. fomiglf',. 
B.gli Avi Voftr^chefon OmBi»> ^pfilWw 

• Tolgat 



Tolga da PlTnu»e la ter gkvia avvivi. 
Ami de' Figli voAri alcun le cetre, 
E i detti modi , e i taciturni bdchi 
£ le dolci a fentirfi acque cadenti : . 

NaTca alcun d' effi a P armi , eda le palme » > 

Che fu i Campi di Marte oggi la forte 
Iberia miete ; e da le ^rime fafce * 
Senta di Carlo le ^rriere ge^a, | 

Che debellato già il Campano Regno 
Invitto afcende or le tonanti prore, j 

Mentre V Amor de* Popoli > e la certa | 

Vittoria il chiama fui Trinacrio lido. 

Quefli , amato Bernier , candidi veri! » 
Che d'altri nati da più ricca vena 
Precederan l'armoniofò ftuolo, j 

II tuo Frugon fcrivea laddove forge | 

Di ^bricatì marmi al Ciel vicina ! 

yAugufla Figlia dei Bifronte Giano, 



AL SIGNOR 

GIAMPIETRO ZANOTTI 

Sopra la fma Amicizia per /m • 

E RATO bionda, e la celefte Euterpe 
Gemmata il manto , e fior cofparfa il crine 
Forfè ritienti trai Giardini eterni, 
E l'auree logge del cetrato Apollo, 
Giampier di Foefia divln Maeftro ? 
Crederlo giova : oimi venti Albe io vidi 
Pinger T Olimpo di color rofato, 
E te non vidi onor de'facri Ingegni \ 
ìft iiir mie piante già in tracciarti pigre ., 
&i0el PUfctera di tua Cafa (»nai 






DI ima (imrcbìo ricercar Oegnofa.^ 
Amotf che vien. da le beli' arti amiche,. 
Di Gloria, e <ft Virtìf coronataci^ 
Teco mi giunfc di sì forte nodo 
Che il nero dente de L^età vorace 
De'manm^domitore, e de' metalli 
Certo non romperà . Tolgami il CieIo^ 
Quanto vii vogtia di pnmno Vulgo 
Pre^ quaggi'uTo, e Orientali gemme >. 
^ monde maffe di dorato limo, 
A fofièrir non è povertà dura. 
Ove virrtìi de'fttoi nettarei detti 
A magnanimo cor prefii conforto; 
Ma Te non mi ritolga-, o vero avanzo^ 
De r antica iinnK>rtal Dircea Famiglia;. 
Tu , dove io falfi a mal fecuri pam , 
Or mi ti moilra da le Aonie cime. 
Ombrata il capo del' Tehana alloro^. 
Non che fuccinto il pie d'aureo coturno 
Che nuova , e miglior fama accr^>be a Di^a*^ 
Vincere forfè max Pimmenfo giogo.. 
Su cui fplendi qual &ce in ardua Torre, 
Se ver me il fuon di tue celefli corde 
Non move , e a l' feero pi^ ali. non giunge ; 
O^ per Te io polla fra i Cantori Argivi 
Di Pindarica traoda. OBiar. le chiome i 



AlL 



A L.SERENISSIMO SIGNOR 

DUCA ANTONIO 
FARNESE 

In eccajìone di fiie Nozzf*. 

IO condottier de le celefti Muie, 
Piò, che del Nume lor, pieno de' tuoi 
Reali Aufpicj, alto Signor, che reggi 
L'Avito Ic^ttro, ed in Te folo aduni ,^ 
Non che il valor, non che la gloria antica ^ 
Le felici (f^eranze, e i riforgenti 
Venturi pregi , e il redivivo OHoré 
De 1* Aurea de* Farnefi Augufta ftirpe , 
Io de r Itale cetre ì fauftt Voti, 
E i difcefi dal Ciel candidi auguri 
Al Nuzial tuo letto, or bèlla, e prinm 
Cura di Giove, guiderò d'intorno. 
Guarda quante , o Signor , ne l' ampio grembo 
Città care a Minerva Italia ferra, 
Ricche nudrici di bennati ingegni : 
Qual >, che a ouefto tuo Talamo etetto 
A ftabllir la pubblica falute , 
Non goda offirir di vcJontarj carmi 
Nobil tributo « Te il Romuleo Tebbro, 
Che i gran genj d'Augufto in Te rinati 
Veder s'avvifa, Te il gentil Sebeto, 
Albergo de le grazie, e de* bei ftudj,' 
Onde a i migliori dì Grecia fiorta. 
Te il coronato di populea fionda 
Vòy che ripieno ancor d'armi, e d'amori 
Bagna l'antica gloriofa Patria 
D« r Italico Omero, e Te il vicino 
Fdikkeo RenO) ove ior I^Ua fede 

Pofer 



IJ7 

Pofer da h»ìg».eti, <niàfi Reine, 
U alme Scienze , Te r invitto Serchio , 
Che dt fua. chiara libertà fuperbe 
Porta, al Mari' onde', e Te ::Faugufta Dor^ 
ly armi iamofa ». e di reali core*, 
E Te il fonantei tortaofo Fiume ^ 
Che. altero va del fuo divin Catulh^, 
E quel, che fende TAatenoree piagge- 
D' aureo faper cultrici, e quel, che inonda. 
L'Alma Kavenna. e Te diletta a Febo. 
La colta Etruria di paiiar Maeflra*,. 
E la celebre Infnbrta, e 1» poiTcfnte 
B' arti « e d' oro lóguflica Contrada^ 
Anzi tin quella sì oa. ned difgiunta 
Per afpri giobbi • e per frappofti Mm 
Senna réd, lui defiato tanto 
Tua felice Imeneo Faufee fciogl!endt> ^ 
l^ibere lingue, che mentir non fanno ; 
Te, come d'amor natO' aidorgK fprona> 
Te, come Talta tua Virtù richiede-^ ' 
Cantano a prova. Il tuo foave nodo 



Era comune Voto \ ed or che '1 (Iringe 
L eterna Mano, qual pik fa, fi move. 
E impaziènte in Ptndo po^ia, e prende 
Dà i Tofchi Vati, onde pia accef», e vi Va 
E. piU leggtadra al regio Pii proftrarfi 
'£a ^ìoja univerfai,, voci,, e colori. 
Vera ftirpe d' Eroi , che per lunghi anq| 
Provvida,, glufta, genetofa, e forte 
Regger (l vide i popoli commeflEl, 
Troppo %. agli Uomini c»ra. EflSi, qual dona 
lì pia pregiara de' benigni Dei , 
Si riguarda, e fi cole. Al primo grido- 
Che Té de r Atefiina. eccella Donna, 
Llice d"^ Italia, divoigÌ!) fiiblime^ 

S 



E magaamnio ^pofe, ecco fi diiflb» 

Ecco rifiorirà la segai Pianta, 
Che ornai vicina a fo^iacer parea 
Al fato de le cofe. A la grand^ ombra 
Sicure tomeiaa Gioftizia, e Fede, . 
Clemenza , Largita j Pace a rifarvi 
Piti lieto nido, e a ribactarfi fn fronte. 
L'ulrimo amabil foo poflfente ramo 
Tutta in fé chiude de l'antico feme 
L' Indole iavitta , e '1 vigor mafcfaio , e primo : 
£ con sì beUe cure, e sì remote 
Bai penfar noAro cuftodillo il Cielo, 
Che ben fi puote argumentar, che Tabbi^ 
Unica, e fola, ma verace , e certa 
Speme lafciata al ^lorìofo Tronco. 
Signor, quefl'era il favellar concorde, 
£^1 pregar àe le Genti ; e non mai meglio 
Manifèftodt , come ovunque grande , 
£d adorato il Nome tuo riibni , 
£ quat di tue fortune aito rifieda 
In ogni gentil cor tenace affanno. 
Or. con quel Volto, fiior di cut trafparo 
jRerpetuQ lume di real clemenza, 
Quefte, Farnefe Eroe, placido accedi 
Induftfi carte, che il divino Apollo, 
Perche del Nome, e de' tuoi vanti piene , 
Sì deftro guarda, e fia l'eterno cedro 
Di viver degne di foa man ripone. 
Veneon tarde al tuo Pii , vengono , e fanno 
Quafd'efl^e lungo defiar s'è &tto: 
Ma in Conca Orientai non fuole perla } 
Oro non fuole in Indica Miniera 
Nato a ibmlr corona a regie fronti. 
Che crefcet lento , e lentamente d^o 
Del bel deitin, del noUl uibfarfi. 

Tttt 



^9 
Tvtj che Te ileflb, e la tua gloria inteadi ^ 
Téco penfandOf^cbe laiKfevol cum, 
E che bella ci^ion queilla Te facrì 
Fogli tardò ^ le lar dimore aiTolvi. 
£ me , che uinil Te gli ofTrOi e aTt mi ^RtOy. 
Me ) che fol per Te vi vo , e per te piaccio 
A le Caflaiie Qee, ma che a Te deggio 
Quella doIce« che fpiro^ aura onorata, 
Seti^a cui fqne già m' avrebbe involto 
La pailid^^ouda de. T eterno obbCo, 
Signor »degna d' un guardo ,.onde in tne nova; 
Mense, anzi nova Deità difcende . 
Troppoancorde^tuoipi»gi,e del tuo Nom^ 
A i verii miei, non anco detto, avanza >; 
E poichi Pìndo, tua merci, mi vede . 
Cmtor felice di tua bella lode. 
Non .certamente lafcerò , che tanta 
MeflTe d^ onore fu tuoi ricchi folcili 
Altra mano fi mieta « altra ne fa^xia 
A tutte k future £t4 tefoio. 

' ' ' ' - ■' ' ' ^ ' 

A SUA ECCELLENZA 

IL SIGNOR 

CO. D. FRANO ESC a 
TER za DI SISS A^ 

Cif rifornì da Vienna dentato delP eccelf»> 
Carattere di ConfigUere imìnw 

di s. M. e. e. 

ME, che volea Parmoaiofe corde 
Recarmi in niano,fé fia queft' Alba «lucat 
Yeftir di fchietu gioja i novi catrai , 



140 
Secreto farurrar d* ignote voci 
Improvifo ferì: perche, dieta , 
Perche fi canta, e fopra induflri ibgli 
Pien di pubblico onor ii manda impreflb 
A i più lontani dì qucflo Ritomo .' 
O di fervile -età poveri ingegni 
Che a lufingar «afcefte ! Am di fdegno 9 
E fra me difll : Io ti ravvìfo a i detti 
D' acerbo fele, e di menzogna tinti: 
Tu quella fei , che fa le altrui vicende 
Liete ti ftruggi, e a l'altrui ben cpntralH , 
Torva d'alme malnate atroce cura, 
Di cui non ritrovar pefgior tormento 
I Trinacrj Tiranni : e le coftei , 
Pofcia fo^giunn, me piti ch'altri iiede^ 
£ qual più fa, Tempre fu l'ocre mie 
Verfa amaro venen da Tempio labbro^ 
Io refterò da l'onorata imprefà? 
Se me dolente, e de I miglior nemica 
Con inceflante, non placabil morfo 
Non percoteffe invidia» io forfè quefta 
Avrei fui crin treccia d'eterno lauro, 
O queda, che da terra alto mi leva 
Sopra gli anni, e l'obblio. Ligure Cigno, 
Di perenne favor aura fecondar 
Mordami l'infelice, e fui mio nome 
Dolcafi eternamente: Io di lei fento 
Pietà, che in genril cor mai non vien meno , 
So grado ad effa, che le vie d'onore 
Correr mi fa con più veloci paffi, 
Come pungente fpron, fé tocca il fiancò 
D'abil corfier, fa, che da l'ampie natfi 
Vivo (pirando impaziente foco 
Rapidiilimo mova, e vinte lafci 
Dietro il fervido pii l'aure feguaci. 

Doti- 



HI 
Dunque fra le m!e dita , atnabil pregio , 
Dolce conforto mio, dolce fatica, 
Vieni in quello buon dì., cetia diletta.: 
Vieni, e mentre il tuo fiion ricerco , e tempro 
L'importuno garrir, preda de i venti, 
Abbianfi le fpumofe onde Tirrene. 
^on i fenza ragion, fé al ritornato 
Cayalier prode, avveilturofo Germe 
De Magnanimi Terzi il Taro fona 
Di feftofo concento . E che ? vedremo 
Sopra nudi argu mentii e d'onor voti 
Forzata impallidir la bella Euterpe; 

E attor petrà, quafi cagion non abbia. 

Tacer la giufta univerfal querela? 

E dove degno de' fuoi facri ftudj 

Suffgetto appaja, fé vorrà da Pindo 

Ella mandargli incontro accefi d'eflro 

Inni dovuti^ qual in Ifchia fuole 

Per cupe vie cn fotterraneo Vano 

Liquido zolfo ferpeggiare , occulto 

Scoti tor de^la terra, afcofa, e bieca ^ 

Kampognalnvida andrà di lingua in lingua * 

Tentando biafmo a i ben diffufì inchioltrl? 

Quanti mai fete, ma non fete molti. 

Perocché a pochi dier gli Dei divina 

Tempra d' ingegno , e rapido teforo 

Di fublime parlar, quanti mai fet^ 

Tofcani Cigni a qucfta età concefll. 

Udite a jjuali oggi lodate cofe 

Serbanfi i fudor voftri, i voftri carmi» 

Semplice figlia, che l'avvolto lino 

Sa trar fedendo^ul girato fufo , 

O punger d'ago ite- fegnate tele. 

Se mantal per lei talamo s'orna, 

Da voi fi dee cantar, da voi (i dee 

Per 



»0 

Per etìk andar ne l'avvenire incetto^ I 

£ con aogui-j , che a produr foù prefti 
1 difficili Eroi, far, che tra poco 
Rinafca un nuovoUliffè,un nuovo Achille « 
Voflra égreffia fatica anco dee fàrfi 
^arzon da r Alpi a la Città difcefo, 
Orrido al par de le materne querce , 
Che per defio di mutar Cielo, e forte 
Te prende a coltivar, Temi fevera. 
Che fol del eiufto infegnatrice in Delfo 
Nome, e culto di Dea» delubro ^, ed aira, 
Degna dei Voti de' Mortali avem : 
•O fi rivolge a Te, de T atti mute 
Primo inventor, cne rCpidauria jpiaggla » 
Di medìch' erbe in fu gli aitar coipam » 
Trasfigurato \ in lucid' angue accolfe, 
Favolofa, crèi'io, proledi Febo. 
Quefli avrà a pena de le ambigue leggi 
Corfo i lunghi volumi, o pur vedute^ 
E non intefe del buon veglio antico 
Xje fentonze, che a Coo dier tanta fama » 
E fra il lieto fragor di voftre cetre 
Se gli porrà fui crin celebre alloro, 
Onor d Imperatori, e di Poeti , 
Troppo oltraggiato onor , onde ne freme 
Lìbero, ijual (on' io % fpirto , che nacqui J 
Dove aaimofa liberta penfierì 
Del retto amanti, e franchi genj indilla . ' 
Mifero Vulgo, fai chi debba in fommo 
Pregio tenerfi , e de' Caftal; modi 
Fara perpetuo memorabil fegno ? 
Quei ,^ che da vecchi fecoti traendo 
Non interrotta mcu vena di fangue 
Gencrofo, e gentil, ni mai turbata^ 
Da men pure commiftc altre fergenri, 

For- 



'4J 

FoRìito di licchtzza, onde fuo lume, 
£ ftte ragioni Nobiltà fofHene, 
Prima Dio cole, onde ogni ben deriva, 
E l'alma Tua Reiigion, Maedra 
Sola del vero, e fola di falute, ^^^ 

E d'onor fola non mài fecca tónte , 
Repone a tutto, e i dubbi omani cafi 
Solo con efla in cor libra, e confisiia : 
Quei, che il terreno fuo Signor, che pofe 
Su la fua fronte P Arbitro de* Regni, 
Fedele oflènra , e fopra gii altri' onora 
Pronto, ove onefta occa^on fel chiede. 
Vita, e fortune a non curar per Lui : 
Quei^che a i mas»tor non niega, ed a gli e^alt. 
Cai non ^uaR unqua t dovati uffizi , 
E quefti pofcia fenza folle oigoglio 
Da gli altri afpetta , come fuol da i femi 
Fidati al campo Taratore a i caldi 
Mefi afpettar la rifpondente MelTe, 
Benché non fempre, a i darì (lenti ingiufla 
Sterilità di bionde arifte avara , 
Sia del benigno folco ingrata colpa : 
Quei, che gr imbelli, e da le i^turie afflitti 
Del fecol euaflo d'infultar paventa. 
Anzi, qua! pu6. gli riconforta, er^^e, 
Viti neglette, che non tnjvaifì)lmo% 
Sul qual fK)ggiando non fentit sì fpeflb 
Superbo pi^ , che le calpNeiU , e prenia : 
Quei, che per variar dMnteml affetti 
Non altrimenti de le cofe efUma, 
Verace, quando amor, verace, (juando 
Ira lo move, ognor tenendo invitto 
^Da le tiranne paflioni il core: 
Quei, che la data f% franger ritufa^ 
Saldo Ical mantenitor fccuro 

Di 



1 

\ 



?j ^^y**! f^'eOKntir non puote- 
Fido cuftode del commeflb Arcano 
Amico a i fofchi, ed a ferlKiì,pi 
Nato a giovar, ni per inuni van» ^ * 
^vulgaior de' benefici fiioi, 

fe nfr. ft*ff-""f* ®PP '*'^*'»il opra 
0„J j.'^ftr'^ Suiderdon più b&Io.- 
Quei, che falfo valor fu le nocenti 
Ui riprovato error vergate carte 
Saggio non iniparò, na da i buon Avi, 
5Ja da le l^ggi non al .Cielo awerfe, * 

Onde 1 Equeflre inclito onor ff folce 

Senza rancor confervatricc accorta* 
f,f -per gwHa difefa al fianco appende 
niuffre pefo d'onorata fpada. ■ 

fletter non o(a fventurata felce. 
Che ^ 1 erbe liete, ed a i buon^ufi ,»té 
I^ propria fede, e l'alimeftto uft^i"*** 
Quei, cieco vulgo, in fu le tefiEi 
De la curva teftudine febea 
Dee celebrarfi o fé le patrie cafe 
Si.^^"??'"," ^ 'e ftagion funefte 
fc^ K"*i e aT tollerati danni 
Sebermo (fercando, o fé le proprie cofe 



Ricom- 



... '♦* 

IGcoiBpoilé, i tiéfàìxtt aTaéi ritoftial ' 
£ perb noi camiam Te da ratiguftè 
Soglie (te Talto Cdaré guernero^' 
Te de ^ ottimi Tuoi doni &lertdentè> 
TeriiV a noi refe . E forfè Tiinòn ttP* 
"De ì canti nofln non che raratlucev ; 
IMateda ancor sì riccamente ftefà, ^^ 
<ìuafi miniera Eoa, per tanti "rami 
©i Tempre pullulante oro ripòfto. 
Onde Bgni largo ragionar fi llandn?' ^'^''' 
Io non andrb là ^ la nitita , e facra ' 
Di tante età pligirie profonda , 
A rinvemr Piti vitto Terzo , ond^ebbe 
. V eccelfa Gente tua principio , e -nOme t' . J 
Alter d' Ariàm^ Hai Riparato fd|o : ', '^ 
Dodici volte foptà tnille il feTe ' 
Dèi tempi gnidatot^ còffa zvÀ ttittì :' . '^ 
l ftgni ardenti de Pdbfiqcte terdiiot '^ ' •* f* 
Ter?o cR Longofredo tn«ita prole, '% 

DiHLortgofredo, che 1 cavaMi, e i'-afte . ^; 
«Con Rolofando Rregnatclr Itoemó " ' <' 
Nel fen 'd**Aufonia a goerreggìar venute ; # 
R«ggea congiunto al Re Duce ftipremo, f 
Nembo di guerra, che i' Italia avvcife, ' -t 
E trion ùnte largo K^jno ottenne : / ' 

Tèrzo in ItaBa nato , e srande detta f 
Novo in Italia a radicar ijegnàg^o,^ 
" Che de le bellicofe A^ile^ un giorno 
TM, domato onlvetfo arintreibte> 
Fin da. Pòfigin fua Kgio^ ^ devoto , 
Carco'^ io fpkndot di taiiti luftrt 
Oggi M VEriAania aVha SKTa 
Soaie' (rena , e fignoreggiA t lidi^ 

<2iMfti del Qreco, e infi^n fio;^ rovina 
JM Samceno ardir, 4i quante (hagi 
' ' G Sazio, 



-Stód, ij di «aite Wllj^ 
Da cerno, idcendo fuperate PUgftjB , 
A pft non,.Venae^;del fecotìdo Enrico^ 
Che U croi riiigeà 4' toperial cfìto^^.ì 
Qtl^UIIAt e qtiàte d;(t'lt^ noh , ió4i forfè 
Siiiceta 4i maRùatiiiiirNwtì^ . 
Pet ogni lato^ di ftiblii)ii Dontue ^ 
RinovellàU dal fecondo jgrembo * 
Non ^tallgtttóte mù ferie febee L 
>I«il i fom Gherardl « e non qud |>i:Qde - 
Pet t^tm yàlòr, per militar coflfiglio 
Infilne Pietro, e mp il primo Guido 

. Invuicibae petto* ottde 4a fetìiofì 
QiQttà pet cttideltà^ d'afledio cgiu 
Me^td ató;<ke per doppia atmatp [tniirf, 
S^utà, « lìrfva^ la fua Patria ftei^ ; 

* £ non Guiiiòne % e non Filippo , Jij^ti 
Di bellico fudof^ f«utei* C<^pia.' 
E ftotì Gìbeno intrepidòj^ e non *cq 

Nicdalb itìvitto^ a gtomi fm mmnip; 

Folgori iroviiipfo di BfUqH^^ . . 
Ctu per aver taiuo col wido fcti:o 
Sempre Indefèflo» ^ ftdp iri, guardia tolt^ 
U alte fagìoni del LOBitìò mpeitOj 
Memore ancor de feB Avi fuof tedelit 
Il qiiarto Augufto Ca):Lo ampio conc^ 
Su genti ) e terre di non umil f rido 
Rifotwenie ne' Pofibri f enwtì^ 




Portò le tnfiJbii Matzialì imSMn^ ^, 
Ufo* il crin fotto Telmo, ufp la (^(bl 
Senató v/iftrice a >ticar ne racn^r, t 
E de'fuoi lu^igbi, e ftonÒ& afianni ' . 

.' ' Bell» 



Hf 

. ÌMk. mercedeV WÉfts^l^isAU» 
Stefe fa l'ause^ Pferaw, e fu le $xetit^ 
Che erottola «ìon iim^t .«P Ardainndndà: 
Poi sì t«egia»0| ov« di ptifco^ ioitatto, 
Libero di t?egnar beato dono 
Fra/ i «t»ri Sè^ de'tógaxi Padri 
La Dèniutd^ Adria Va iMptrix», e lìebi, 
€fa*ElÌa a lui, comealiovel Fabio , ^ novo 
Sd^ fer Lei rinato ^ i fitòi Veffóli 
Commetter vvtle^ e le fdansit e i fad 
De l^ pubbliche cofe^^ e poi di mille 

^ Meliti ohvrfto, eéìtie d'atta (pianta 

^ Eftràniat e «ara le ta^Sci» « H tronco, 
Novo decoié filo, taccor s'aHegfia 
Fotta; d'anìiofe dnesiie, e yxm taà tocca 
Da ferro ardito tvneeanda fetva, 
A< b ftetlak fae p^tsizieAirpi 
Con quama f[6ttte indi daJai tcttàè?(è^ 
Volontaria lo aggiUfiTe', e fé ilegollo 
Natura a Lei con innocente errore 
Volle tti0(faiar^ che gliel dovea virHite: 
£ non ocit? altri trarrò foor dà tanti 
Secoli andati ^ o d'itfdno iaafo \\ crine, 
t> di placido lAiyov Q il ^o adorni * 
D^inclhò f^rto, troppo folta fchiera, 
Cile tu^ta. numerar porliebbe.a pena*. 
Se rifpkato II 6tal gn^o eftretno 
Quafsh tornado il ^rah Cahtor di Tebe; 
E voi imr di (ileiiKfO inlrolte andrete , 

, Di Virtù mille già ne gli Avi acc^te 
Piti conofcime immàgini .vicine * 
Tu primo accòrto A ntohib^xinde il Parnefe 
Nome a i lontdhi Re -m^fe ^ ttcando 
Splendidi uffici > e non volgari arcaiìi; 

• E m foio di acme a Lui fecondo, 

G 2 Ghia. 



Ond'udfi a la Patria, utili a T altre 
LoiKane terre ufciro aurei configK, * 
Non degni corto di reftarfi ancora 
Senza poftumo onor d'eterna luce. 
Che per ben cinto, e valorofo brando, : 
Il qual tentato, e ^a giuftÌ2iamoflb 
Jlon tardo in masso a folgorar ti vmiti^; 
E Tu quarto fra gli alttìy ancor tacfuta^ 
. Feiroce Guido, ir <fci,4cui vWe l'Adda, 
Vide r Italo Pò cóntro la Senna 
Spinger afte, edeftrieri, e il giudo fi:etu> 
'Mal ricufame vide l'ampio Drava 
. Sul procfUofo Ungarico tumuUa 
Portai: fin dentro l'eftmgnate Rocche : 
Vi bellica rcodetta dtf«mo lutto:. 
Saggio! che pofeia fr^ i Boemi acqfiffiv 
Lungo a i poderi tuoi fermo retaggio, 
Voleffi dopo i ben foflèrti in campo 
Vittoriofi di, placate l'ire, 
Dovuto ancte a gU Eroi-cercar rlpofo . 
Te, Francefco, io vorrb foìde'tuoi iags<*, 
Moftrar (fi Girrà ^a l' ombfofe cime- 
Ai terametìte ornato, unka fteIJa, 
Che Xu i miei verfi, e fu gli altrui fcinriUi . 
Quell'alma Tua, che d'onorato zelo 
Tutta ferve, e sfavilla, onde hoft fai 
Fuor de t retti lèati«ri imprimer' orma, 
Qpeftai la luce tua, che da Te nafce , 
E-Tatza l'altra de' Maggiori tuoi ' , 
ISe ftelTa fopra Te jarga fpargondo 
iTe nobilmente illtìfti:a,'e da iiniftm 
CaTiainofo tempo onu non pavé . 
Quella t' accompagnò^ quando varcato 
Tanto Ciet, tanto Suol, V Iflro vedefH, , 

Eia 



^ 14?; 

E tà vederti H bélHciab Cario \* 

Quaggtìi nato a i trionfi, il qu^ già fermi' 
D'It^a, e fermi già d* Europa l fari , 
A r empio Oronte^ e- a l'infedele Araflé ^ 
Vero Campion di Dio, giùfte catene 
Nei grandi penfier ftioi volge ^ e deftina. 
Quindi quanto fu Te Cefaféo lume 
Pai non difcefc, o fe ìe^fuoì configli ' *' 

I facri penetrali a Te fchiudendo, J '^ 
Vedier te", quanto P^libata fede» 

E la chiarezza del tuo-fansjue antico, 
E quelle due , che <^i!ór Ti ftanno a bUtti 
Prudenza, ed' oftefH^ -tue fide fcorte^ ' 
In {>reigio ave(?èrO fé innocenza^ emfieme^ 
Ragion per Te rnovenda atte preghiere, : 
Che là di tutti ^av*«falorar'godea 

II meritalo amor, potefti a i lunghi 
Boatti danni ahifito impetrar ri/foro, . * 
E ben dura tentando ò^rà di ferino. 

Di tàflri invano per Te corfi 'Autunni 
A i cumulati frutti aprir poterti 
Kon facil calle, che dal dì, che op^reflè 
Turbo di guerra 'Aufonia, avea divieto 
Supremo a i Voti tuoi negato, è chiiifo: 
O fé fplendido a tèiiipo, ofe cortefe, 
SiiKef o , e d* arti ^ e d' alterezza, fcarco , 
O fé ammirato per amabil foggia ' 

Di parlar fenjpre Srfiicò, ^ feinpre onefto V 
Caro al còrtgionto faàro ;' aìtó ornamento ' 
Di Partenone fia , fm q'hal non poca 
Di Cefare inimortal grazia rifulge : ' ' 
Caro al gran CoUouràt, a cuila^ fronte 
Contente j^lega, e i giurti prieghi affida 
Il Boemico R^hò, Anima eccelfa, 
Chw' tutto tiitende, e fu diritta lance 

G 5 Tu*. 



y-. 



1*» 

Tutto lihnuiiJo« « mvcfa^nda i! «orfo 
ly immcafl^i? cflU 2( la Iba f^ con^meifi^ 
I dover fommi d^ ^augafio guado 9 
E<pmUì ancor del foo.gcarv4aagiif adeiapie:: 
Bacato ia^fine a i prìuù, ouids & fiaimA 
Belle, j^ mifai^ri ^ Cef^l'eo (0^65 
Dilette fedi già det tuo. bnoif Ay^, 
PotelH riveder k teive tue. 
Che non piU vifio &}utaiOB 1iet# 
Je fno nobil Signor» coi«q da {^i AnttS, 
AflMcato uà fenK^r^ x^xstr 
BM^ e gioc49ndo H hssve Sot falÀta. 
17 abitatox de F agflfti9i^.ct;3ta P<rfo r ^ ^ • : 
^Perb qual Qoa< tltle^ » meoonpea hoincdlj^ 
Plaofa lai Pa^ria^ tua.» pUiiifo £licow». 
Dov'io tra le felici aure di Qiaiio, ' . 
Noa vulji^c iangue pes I^ Idufe nata, 
^ Taccia il bieco^ liJicor> uu^ none v^ 
Sa det^au zàv\9Xv/^ luca « 

Mendicai^ jiiafiaj^ e fajr di^t<^ 4 i^m ^ 
Non certa iotaiper^y ckrgiato a, nuOc!^ 
Faveo: figoorilmeme iry ins dUfii^ ^ ^ 
Lieto pih eh" altH\ altBqkRUorna>.^AÌ%^ 
$ucc.eui tuoi, d^ Bjoa OMCUfQi ing^iKV 
Diffondo l'ali, e la tua fcÙàtta egizia,, 
£ l'<%i^io tÓQ fl^me ^^o«. % di molta 
Giorno di ^tlla eternità coipargp : 
P^xscch^ fconofcenzai orrenda pefie » 
D^ \ lividi } cred^ia, fiagni^^ d' abiirq^ 
La civii yiu a cpiitrìiUc maoda^ 
Nel rìcordevol mio candido p^Mx><v 
Su 1 benefizi altrui , qtual fuol talon^ 
DI ^nU Vite fu le molli gfenwie 
Nuvoloia mattin fparger malignai . r 

Nebbia, paluflre, loq a^oi poto^ 
.^. Jr •,..^/ .... Oinb«^ 



iSt 



LMnciiuDeflna, chede1^a*tn?,efitóp^^^ . 
Per vago «Q?ettQ, e per coftumi alt»n ,: 
Piena d'alto talento, e d'onor gierf»! ^ 
Da lunfife età dKSemid«i ftrare 
U ecceiro-Sanvìtad TrotteO' !«*?««»> 
E le tre Figlie tue, the» fomi^hantt 
Lt tre SoreRe Dee, fotte i migliori 
Materni Attfpicj.sì/ leggiadre, e fa^ 
Ciefcott degne di Te, degfie di La, 
De la tu* cara deGata v ifta 
Ricoiifola, e riiitegra; e fra fpiranfl 
Soaviffimo odor fiori a Te cólti 
Su V màrgini Pituplei queft* onerati^, 
Qnefto ite tanta via . fe tante ctire 
Bfcrcitato fianca aidatta , « ^ft . . 



A MONSIGNOR MARA2ZANI 

' Vis covo ccc* 
^^ fa Camwzzazùme di S* Fiji,N£&s€0 

Omfcad QCcMè ntoptal,cfui grawinqòitèra 
Pè? (juéfte vre del perigttefo efiglto 
Notte d'urtano etror, di là» dd^^lo^ 
Di a da i -tìerchi eterró entm T immeiiW 
Giorno i% yita, che le mentì? elette - 
Sollieva, ed empiè di beato luitìt't 
Oggi fevarfi, om veder conceflb 
Foffe lafcìi queffadorabiPAlmaj , 

• * - Q + ^'^^ 



T. 



P'£vaqfilic« loc», in^a clwi vifle 

iQuticabilQiente ampia tefora 

Per sl'iofi^ceffi andb^ diferti stogÙ 

•P* Vlvareftì^ « del Vjglay fgafg^nda» 
.Certo vedeebb^ %aeUoi Spi^^ arcfente ,. 
Che dal (iipc«ma oaoir def fàcris inceii& 
Su r are (ante ti Vaticano tliuftra ,, 
Da i gloriofi fcaani ,. ove conieato . 
De P indiche con^uifie atto rifulga 

* Saverio ,. gcandp iafra^ i giiertie& del Geld .^ 
Volner quagfjlli ver dottorata. Pofma- 
t>suanii ^ gioia , e- di plelatC: acce&. 
Vedrebbel dì lafsìf degi^p^tpa oìUlc. 
C^oeft'aliQO' T^mpiOy che aLoìbiaficht veti», 
E fazte d\0rok, e 4! oiko a i Muri apgend^ 
Seriche tde,.e in Wdi crilWli. 
Da he- fèflive votce.a Lui rifvegIi«L 
lìismoUniggl di votive facr,. 
Caùdida d!apl iblee pregiato dono ; 
E fil vedfelx)e,-qàai cÌh in vera calnuiH - 
Toiindo d' alterezza Au({ro non paVe» . 
A le fplendide lodi mtetidèr fiett> , ' 
Che z Lin dòtta eloquenza in auree proft- 
Coniparte I ed orna , e fe di. petto m- peccò» 
Gravide gir di /aaravi^Iié , e piene 
D* utìfe etempio trionfar da T alto . 

Ma in^ ^ual' j^ta foave ^ in 'quat fembcaiite; 
Sopra qgm inafmaginar deftro, a fereno < r 
N^on fel vedrd^be, anche al concorde 'camo 
Ch9 a Lui. tcmpriam; fu le ^^XJt cetrè^ 
Noi edekrato ftuol*d' eletti pgni^. 
Intento (larfi, ed ammìaKiir fé ftcSp 
D'altre iràmagini altere y e d'altri mode 
pi favellar divinamente adorna .^ 

Efeiw 



pm 



E forfè colafsb cara non giungt 
La bella Poefia , ne dovè regna / 
Svelgo il primo Vero, in pregio tie»g? 
Amanfi in Gielo i cernii ; I carmi in Gi0» ,. 
Trovan grittìa; e favor: Edi fon qualar 
' Perenne hngaa <Je* fflpertó Cori , . - 
ette fenza'trìegua tra le fedi aurata -' 
Cantah TimmenfoDio, Sigiprdeglf Aftn, , 
I>ominator de i Mari, e de le Terre, 
Dal centro , ove in fua gloria immobii fie^ , ■ ; 
Tutto moverne qoh V eterno' ciglio ,; . ''* 
Largo 'di prejniib al «iuffi, 9 mi protervia] 
Asiitajpr det filmtoe tremendo . "', \ 

N^ certo agPihpi-tìofbrtin Cielo nate, '^ • 
E crefciute w i, Seri eftri felici 
Mancan flrJèide penne, o vengphfmiMio • ' 
Calde di b^U'ardir giufte fperarize^. ^ . 
Oiide, Mto lo' fallante ORmpcr,^ ' 
Per mé^zo le canbje alate fcbierfe ^ * 

Paflar fecuIaL e^^a Tp feiaìaril ìtvanti ^ 
Oi^/'K^Mnì Atma, a^ctrl i^à piacqne 
Sì para£:*/fieve^> si drf-Moftd^ fcfeva'ii 
E di a Viva t^kìe ìnriik •; ^ ^' - - ^ 
Ebbra j^parir-hèl ttio corporeo; vélo , 
Ck'or oftSó: fatto tra gli «Igertti Charmi*, ^ 
Gran nome, dando a fconoTciuta .arena» 
De la"ftf*ffprò ;f^c!!l€griii*TnKpiente 




Wmi (Sgedtó, o Lafife ^volfòfr véty, 
Guatte'dP,ÒTgogKt>^ pvsLtii& fonanti;' ' " :* 

Ma per Te qtraie^ifcercar cel^^ ' - ;; 

^^ G 5 Solo 



'4 1 



Come al tlp^do^A,,^"'^»!^ *«aet ■ 



Di Vivi 



— «^^ ^' wco pur o|; (.tZZ.Z*^P>^P*^^' 



^■«*««^flf 



I 
i 



m 



Preflb Te preflfo^ ori taci defiri adempia f 
Qaeik tue Iòdi in quel folcane^ giorno , 
Quandè in oo'e^ol onchio a Te ixr date » , 

§aal per fai^uc vetufta^ e qual per celiti 
Wi di fiiggid cat^ii nsMfdwMk, 
Sacra infigoe Pador, nqn ebber. fauilo 
Guidlce ,> Spettàtor MiHra, m fai, 
CHe Quefti dwifti «centi » Te rtientoria 
Fan m ftftjlime Maratzatri ^ragio^ 
Viva ftelta dd Tkrój ono^ di Trd*la*| 
Che di gei^mate b^nde il can velato^ 
Poiché fegu tutto ingentilir d'affetti^ 
Fiorir d'opre» e qtìfbimi ,* e (ìd in 
Placidi gir tr^ fuoi dxvbi eiempli 
Nbu Tuo dilètto;,. avVentUrofo gv^ri 
Perche a i: ifiigUoi? (lioi dì nnlla negletto^ 
Nulla non d^gno del fuQ qhrara Home, 
Nulla rdìaffe difadornoj^e vòtq» ^ 
De lo (plendor de* fuoi pentìeri augtfffi , 
Q^eflf^fua. Sède, Pontìficie Mura,/ 
ut trì(ca,,|e lunpa afiài veccrtiezza calighe % 
Corretti i diannii, ^ lo f(|uallor deterfo 
Rifolgorac fe^ fa le nqftre ciglia \ ^ 
In così novo, maeftbfo afpettq , ^ * ^/ 
Che la l?dél fua Parma mm^^ìn eSk , 
Effi? cerca, e, non trova/ e fé" leggenda 
Per 9% in patte- rabBett^r (Cotanto . 

Qiiem ,, jOftVfOc^pi v^ , che quaggiti par nat<^ 
A pu^r tutta le wh ,cÌ3tlte cofe;, 
A 1 càrnwi^'iwftri , chf^Jt Clenzio, e r ombrar 
Privau ornai pjiìitoDmrhOrif; fanno, 
RikicaTÌn-fr<mte,, e d^Qopr/pi'em aggìtraga; 



or 



K.I 



^ I^/I 



Gf ti AL 



V 



154 

FEDERIGO S AN.V fcTràLI 

SQj>ra gii fladi, Poftki di ^. dmtjju^io. Pa^ 
dre^ir ^ Cùfnm^nda^. il^ Jiigf., CpflTA " J^iCQP.Cb 

arti ^4. ff^K mm É»rtÀtt4^ì rl'_ ;-, 



Cerere , e. il bnpn . Lertóft. ve%0 • LC»j;ppi: v^. 
De. i. celebrati Xerri eftlv^.tìheigtf ? :" ;. 
Forfè i. bei. vix&'J[ioi;i(X^ÌkX)^ieV,r " 
Imiito FèdéDga,3^,e^ofeAor ra^:menJt^ ' 
Anzi noa jbWji ,: «paijte maf nd; Ow^ / ' 
Sorfero da .quel dì^ dtoaide Jiprjié' : ^ 

Ebbra ,.agipco«di,^lptdofcè.{fiona?*; '>; 

Quando, mietrfdgti^ttid^ H??? t^^^^^*^ A/" 
Indica vena. 1 M^ t^fòT. dtfchmdé^ . ' 
Agltf ofisehi aóéì: lioo. a(t»€iparor agetfe^ * ^ ^ ', 
0cciihi^f«Hp^;fe P^òfe adórne ^^^ ' ' 
Per ftwercfecTiàcér ftùaT mi' reftàrfli , / 
Per me te^ dic4 ì?^ fa^Jondà Bùterjjé , - 



Ebano atmStovdifoiwy C^^^^^ .,^^;,-: j ^^ 
!• etiti bùel' vOTtb i èTO-*piirpurtel tace. ' 



E còh que1^wtb'r-étì&-*piirpurea tó» 
Di fopema beiti fpjirgendò'ì«l>i»'- . 
F»¥ipe di bsl. ^a^e^>».che, aù àìttlr 



» t 



Maraviglìatido rar? Crtdévi feifir. . ^' 
Che r almo Ingegno , onde a iwcm lupe*© 

Eam'ae*SaaVttan;ì^n(*»ftiigUfr, * \ 

U Itale atóUft <;etrc ^ a J Tofchi BwWi 
Severa tròppo rioà lanrelfe irtJ?regtò^ : -^ *'; 
Ben E? de gK arttiì faor fid fiorir f ritno^» - 
Coioe (piràntèédl fijo xorfecrete.; . . » 
libeia lei Qer vòlte aura Tittricev ' • 

Titoli anticK, è tufinghieri doni, 
E fpteftdor hingo dì ricchezze avite ^ 
Gatzome inViko '' abbai^onar power -' 
Ma poiché de ht fidente aperte if aft' ' 
Ne r ^rfefe dt Loibla egr^o fc«te- - • ^. 
Tentando l ^afli>.veftcrandtabi4fi> 
Col t^turno medita^ profendof •-' 

©e U iDivinM Inarcane, ctìfej ^ - ' . ^ 

1 bcari tóncrpj\ e i fempregiuflt^- * 

Becretfluìtì^tn adamanti^ ét^ffiò^f* 
E r ^te, lega .ónde 'Vi &J<ila &l«r i : < 
i'ardtrtó ì^TO>> spelte,: éto*Èr/N«ttf» . . 
Pre^l? .moto \. è »inrémò^;;è^ «tìi^cew» ^ 
NorTégli t dofci' latHorhbftri:, ^*hatti» . 
Iter fileremo Fàttor Popre àmu^mj^*- *.; 
Lode , cftè colafsli grata'Jr tHt fitte^ '- 
Cóme oflfiffrto, vapor d**arabo iffeenh»^ ; , --^; 
NS t fonti' ttoftrivrO'né? cairòra tìftgli» 
Le jiatidieHe lfbt*:.Ì-e"i ^and^ aé^entì^ '^ 
f%#drf'pRm6|7ramc^^ Vero^^àuffcigè, .•-; 
Diflegnar fejNpér'anzf rfel éaite'.f'ilWt'; - 
Dove: fab' affigliò; SàpSèniar'pPeflK'U-- • -; 
Ip ^cftrt Vfviv io le- fiMìiiri ^«rrWi»^ - "* 
E le iMiagiiB* àtere tc^ iV%l»Hh|ftéfl*V' ' 
eh? egli apentti . al fl^vo • Mtìa- 1* m^i^ ' „ 
Yerircant&,; cft^pel p*^énte'C*l«* ^^i^:>^-l 



tj4 

FÉ DERISO SAN.VfcTfAti 



Cerere, e, il bn0ri.Le]tM^a,ve(H)j(Ì<sl lOtmii: 
gè, i. celebrati T'erri eftlYX>. dhèig<if ? ^* 
Forfè 1. bei. v^cfi'r tìioi;/!pctf-dkr j?oiéi '" 
Inclito Federigo^ , e^ o^qt i'a^. meiue '" 



Anzi' noti j*bi ,: %aote dui* n«i CJéléi». ' • - 
Sorfero da . qiiel- 4ì diujjide tene' 
Ebbra^ e. gìpcQfldll.^^rf'' Ifir. dòfcè; fSona?*- • ': >-' 
Quando, ^el;;fó^Q-md^^ come teùtàU: • *f' 
Indica verisi i„ fu.oi t^fór. difchindé, ' " ' - * 

Agli f oahi róèft' jiDn: affiato awrifec ' ' v 



Occuhi^fièfi^^^k^ , 



Per(bver<;Éria ^|ace^9l^l' mi' reftkfli; / ' 
Per me tet dijc^.Ti.Ueofdà^^E^ '* 

ehey qjiahdió'ìnii^Rèìtfefe: aitai fedà^^^^ < 
Delira m*apparire^.U fti. Ver-hTfe-'Yòrt^^ 
Maato. cR. gemme JAtrta^^gfcriim^^ A 

D'Etru(fcàailQro,.:e'W>^rolfe:-dit*^- ^ ^. v 
'^.banoarm3tp^<RfoiiQre' Cordi,- ' ' *', 1 
jbiaer<tòa^<!é|€HVÉ^oP,r''^ità^a^^^^^^ ^ 



1 



H 



E còh quel vmtb,-éftùTpar{m^^^^ 
Di fuperna beiti ipirgeradòvibia?!- 
Fai^rUIe di b^l iacp^e^^ciiei mi dii^. 



mmm 



MaravigKatido vaf ? Crtdévi feifi> 
CheralmoIngeino,qiTdear>gionfiipeiW ' 

Eaffi 'aè*Sa«?/faaK;ì^,nobrf&iigue^, ^ 

L'Itale atóMTft <;etrèi a i Tòfcln flwtti ^ 
Severa tròjipo lioii wefle iitj?r^t'ò?; • -^^ ^ 
Ben Eì de gtt antiì feof fd fionr yrkn»,; 
Coiqe Ipirànjè làdl fiio coir fecretar. ^ . - 
libeià éfer ©ei:'vbilte àura Tittncev 
Titoli antichi,. è tufinghieii doni , ' 

E f^eftdor hingo dì tìcchetze avite ^ 
Gatzome in«iho ' abbai^onar P«>we^-' 
M» poicWi de fò Mente aperte- l^afcv^' 
Nq F ^rfeè dt LoibJa ègrtoe fc^te- - * -' \ 
tentando ? ^afliV venerandi abiffij, 
Col tàtìturno nneditar pt©foi^af 
©e li Dmntti I4f "arcane, ctìfe^ : - - 

1 bcatt »dncrpj\ e i fempre9»«^'^ 
Decretfftuitì^ttt adamanti^ ét«nò^i:* • 
E r alta lejà . ónde <li Gniiia &)l» , i - 

Noréglf t dolci' lavtorìibftrf, ^'hfftii» 
DeF fimremo Fàttór Popre àmfltttfttWft*- 
Lode, cftè calafkli gratar'ìt t«f W^ - 
Come oflfèno. vapof d^'arabo" Itìcen»^^ , 
NS fr fonti' tioMyprìfk canoira Itftgli» - 

Disegnar fe^er anzt tó tM^,péW»t-, - 
Dove^fab-'fiMi^.Sapfcttiar'pM'^ • -: 

lo W cftrt. Vfvi^, » le-fi<Mihri^«nttl»^;= - 
E le imniagitì- àtere té ù'^'iAìpréO^f' ' 
Ctfegli apenw.aJffi*v6 Nfclifi fiN«v*» 
Yetrcant&,;cft^pel pertnte'C^lfè^^-^i'-^^'l 



f. 



^i 



\6o 

Vago in ^ttdlp s'avVdgéV^-^lel'fuo bwr© * 

Mirabilmente tntio Pitiaò oilotà . 
Or chi (ni vietai che di èoon legtiàgf^ 
Te rtmiraiìilb sì iodato germe ^ * ,-ìi^^- 
EccdrO' Federico, io fra l nioftali- ?' ^ : 
Te non eiga a le Mle^^ e' Te nott ciitaini 
Di beir invidia degtio, a cm'^ftì diM» - 
Sì prod« nic?r dà gèrtétòfo Pianta, - ': . - 
Che tanto al Clei*^!^ verdi cime a^^^ttóto .ì; 
Qus6m)il ^rtfondofiV^rtclBf^ O' 

ISb i numéfbfl fe:oli?noa ferite • '* " • /• 
Le infidie ,- i^f c&finl , e ^ài& l^no^ etocc^,. ' 
Che in 'tìèri^oàf^to «l^-Tectìtoair^rtA^o- 
Lungo il c'd»)^)^ !iÀiibr 4Èii l^^p^^^ 
Quanhx MìAtiyeétìm^i ^i& rirtiaftr, e Set* : ' 
Vientf^'^y^ffó* fttttfl, e tf alrK «jrì- 

T , iHl fìiVlVit '- ■ -i II r Pillili I ì ii; 

. ,.1*/:* i .^?/-\ K 'iti :;/ •^-. TL '.T ' ' 

PEtfcli^ial'iMrtìkofìferiJite puoadiMor»/ 
Rorttper |é (ffiret^^ioggi non cerco g 
O Suzani , n' andlcfti tft' tenha fpoglia - , 
AìriK)Ifir^^1n^ei2a Al^corda^^g^avv > aceiba 
DogliJ^^Bbdij^n^^i^é^ìn'fuc Ix!!nl6ra.b«]!ca9.:4 
Che 1* avaro^Parott^ttWVe^iwi'ihìSnl : .' 
Pigri * Lèt^, tifetiur >vad«èfli t r -{ 
W làv^onde^ Ofelia mai celioni' fe'jrittrfiiOy - f, 
JP'Ì3«ii Qèrman diletto a tefu^eiw ; > 
Aito tSigfti , è a teMa^Um *ii» lit» • 1 u 
Mft n^ fisW tt*^* ìConoÉbtt qpaBe - • . 



létt 

Di cli9 tt Mm Flglkriho fpfttre le cade ^ > 
Lacere membra, e rkhianidie in vita: ■' \ 
N^ a tai prod£e> de le prifche Argive 
Fole^ fio gran Fscte, e fi), che t noftrt nomi 
Laf^ufo Urna <Ìpsic^ agtta9 e feote^ 
E caldi) o^tofto m fi» rorreiida riva 
Hot tutti #etta il Gondolier d'Abiflfé»^ 
Per tr2^*inarct tn> fit r-amk» prora* ' 
Ne feurr càÀìpi, e ne Tetemo ériglio. 
Sen io ti POMO in fu PAontacena 
Ómalr d» dokt armooiofi laodt 
Ouàldto d^ M coiìfi^H aureo* conforto ; 
Sebbeti.cbe il dUoI, chei cuoi peofieri iwombK^ 
In me non Bèf« di triAefcza im^MB 
Orma fùnefUs^e poi che Teco iq nodo 
Di caÉdkb amiilà mi unir gir D^« 
Prima^teà, che it Céridottièr det kttfio 
Muti Tetemo coifo, e de*mortaH 
Niegfai a .le lunghe notti ìt dii^ro giorno , 
Che t tuoi non fenta amari cafi avverfi . 
Dirai) 'Che mentile ancor di vigor meno 
Al tao German (correa Je vene ii lai^jue, • 
Nd vih M cotfo de^ftioi merti vide 
Quella venir ^ che at noKro danno cieca 
I imglior fiir», è hfcta ftàrci rei. 
Dmo il membmr quante fue belle intatte 
Virtudi in notte intempefHvaf avvolte 
Da noi fi dipartirò, e fparver ftcò/ 
E fo, t:he Qf)ai più viva is noi nóuftigè^ 1 

Del ben rimmago^ che ^dafor fi >e«de. ' 
Or^^vcb^a mente ad oiaa^ Oi" ti toìMa^> 
Qual d' incovrotta^ d , qatJti d^akc^ t^Àif^, ' 
D' alto configlio in^ fèti tcTor diludéiTe T '^^ ^ 

E qual fu le fue tdbbra aurea fo^e . 

Veiu di dotto «fa|pioMr'^4t(aflè ' ' '' "' ' 

Co^ ^ 



•\ 



SpttQ 



r 



S ^l àur^ ccflc^t^e x hmi emoti',, e i 6flS; 
£ fé pur yex Piai^imza oii vivo af<fentft 
Sgoarda^volg» ulor, cm noi &^a&a» ^, 
CJbe pianga» A» v^ttu^ 9 « anijUjiftì per cnidpk 
E jrwtefiaTa Mat ik den&,neb|M^^ 
ly infami erroj^e fra cr^deit' ìfè^ti , / ,,. 
t)i %0xA afiettt, ^ a^ difcovil vogHe^ \ 
Con deUl tegoQ », e .con. incerte vele . . 
IcVnsl àsi vero etermi PortQ enmdo^ % 

. ., IDEILA Sisifo JUJ^ 

B« Bn A Q AH à n't ^ nat^ Marcii éViI 
ScaTTi di. CÀ^tE^Bpsco,, 

C G Xc I X 6 K C? Jt ; ^ . 

. MAB£kiBaK. GipsMFa MÀi-yicmi.; . ^ 

NOH io» fii nv)^ di» l (Àperni féà.^: ^ 
Velaio tf- capo *.MrMW« t:«fe v ... ^i 
Atttacoi: 4^UlefUl^0u}llJ^,tàc^ 

De k: CaAalio £)^ iéqpum.iiv Qn:d^> ./.. 

I-afci<è U cime 9< aV d4 P aur«e ftdi 

Ad incontfaijo la fonerei pew. 

A i ùfòAd ve(6 afsoi,,. e xlUi;(0lgo; ^' , 



»^* ,. . '4 

M« mzttiò fer ' KtUi'^ cIiè'Mu Stóa 
Qiid&, a CUI caro viro, età felice. 
Egli qaag^nfo appar, ricca tenend© 
Per man catena da gli Dèi commefla 
Afbàon lavoro de P eteme inctiidi : 
Ptefa la Cettìi , che m Sa^fena un. teittpb 
Solo nomi X)noA di viver degni l * 

Sorgo ^ e al vegnente Dio carmi rrcpali» 
Che poi fet fanno de' fuor nodi Hlulhri 
^ Talta Madre fua tornar fuperbo. 
E %' 4>ca Jo dsd^i e iunsQ Parma afirètte , 
Non che i feguaci del mio caldo ii^egno . 
Delfici fl|odi, ma ^Hei p«re r invoco '.< 
E in pompa guido, che a^&mofi Cigni 
Arte, e lyatufa dtero, Italia dic»^ 
Se ^efte. che il buon' Nume inHeme annodi t 
Antyrfae Uirpv ^annp »gif n fu i doni , 
Che a fupremp valor Febo decina. 
Certo cred'io, che non ToraèBé aguale 
Cagion di cant9, oliando :tt gran Pdeò 
Più che teaAno g&do azzurra i kimi. 
Dal glauco crin fino al volubil piede , 
Canfida,.^é fchjctta ;piii che argentea fpàifUl » 
Tcti fi avvrnfe, benché allor guidato 
L' umide Figlie di Nereo per l'onde 
Infoltte caroleV e fovra i lidi 
Sparfer conche^ e coralli, e Proteo forie, . 
Tacendo i fldttt, e non oTando i venti 
jSpirar Mò iirif^iirtmo^ o batter ala;- 
A fer parole delp ì^nturo^ Actól*^ • ' '' - '^ 
Ni qficftay^^ividd Vulgo; l ^i fovewtto 
Favolofo lódér vtea lùfinga .• ' 

Odio menzogtià, e col favor ^i Pittoo 
Voti nomi infecondi a le remote ,. . 
Ciedule età non pcnnriti^gto^ ed omo. 



m 



Moftrafi a f ombre iugjginye, e uq f^ci^ 
Arrinafccnte giòijip àfdej^.e fdatilla^, ^a 
Vieni , e nei i>r^i /u^ T^ fleflai av vo^ , ì 
E ornai tì icopri,, o <Ji Piacerai lue?,,., ^^ 
O fióre eletto de le Ai^onie Sjxjfe^ , ;,, ^ 
Ecccljla Bradapiantc, e ^ L detti^mie^ // , 
Acqi;uua fèdf^^ e fa. ragione al vaso. ; 
<^alé ÌQ Tejcofa^ chepiìi ilMonao^ammirit 
Vien t<ieco ? Ed- anzi quale in Te piQ* rara 
Sovrana dote non udonHa, come 
In Indica minieca oro inefaufto?* 
Potea lume maggior d' Avi , e di Cunfi . 
Toccarti in fòrte. ^ Wira il trcinco ake^^ : 
Onde pur Tecp .^el^te p^*|cìpif)- « nomt j 
La Scotta, inclita. ftlrjie.Appeujn^a r /^i 
A rannour fu^ bracci^'moipiaJimg^ ^ ; > 
Aviti Tcettri , ch^ltre Mar ftena^ - , i 
Le bellicofe Calidonie G^iiii y T 

£ amati ,jn pace^ e i>ayeiit9ti ìm guerra ,:\ 
Signoreggiandole Scoz^etifive 
Vtd^ un deTuoi Germi a Trebbia dato y 
Spapder la V)$rde chioma^ e larga areica ; < 
Coprendo di WP Ombra > in Tua K^dice,r. : 
Lieta d" augufto Sangue: ogni ,pa^ggio 
Quafi fdegnar , levando l' ardua fronte , 
A i Regi c^aie^ e a. gli altlJDeì vicina./ 
Taccio pofcia foipefe a la tua Pianta \ 
Sona fr^ noi di^ Peregrih Slam^Uo »> 
Fulminee Spadjé. ardenti usberghi,,. ^ elmi 
Memori ancor aé*generofi ^m^ - i 

E d* afpcie dpvalor ludate pmve : i 

Taccio ftilgide Croci, ed Qilri aiteri , 
E mille iifcifi titoli fublimi, / . ^ : 
Onde de'tUfti Mag§^pri a ra§ÌQn pum . , j 

Prén- 



JjdA» U rì^ itopr nòtófe tJt&o^d\ , 

Di ciie felice Genito^ Tu fd 
™^^«V« n«ie. A lai dorare fefcd . 
Fànlhi , tMiéfe nafcejfc, porfe Forruna, 
Jb già de I grandi ftròi «feftiii prefa^ = 
Giona lo accoMe » Egli poteo lè ^ 
TMto pdBcnti tw tn, tanto ammiiate 
Del Fwrtfc'FracicefcQ , Alma prc^Jorta 
Fra ì n^ri^Voti, e tra il favof de' Fati , 
illaftre Mcff^ièt recare a rArho^ 
A là Senni j al Dantìbio; ed or tea fsu 
Come pregiato fu le Ibere Pi^ge 
i<?^ M > £ l*r còrtfiglio adoma poìtà / 
Di ^llod'etoroootatopeltòv ; * ' 
Dono tP afta' R««a, -^Imifcoi^af Dònìia ; ■ 
Che al fommo ffDàno, inviitto He <Sn^tA\ 
gc^fiioi voler rupfenti alta Cuftòde, ^ 

Del Talamo, € del Trono a patte alzata 
Soler fe fcffirinfm)'fpléhdòf Wiglif'^*'^ • 
JE le fttggettef; e nòj fuggette teì?e, * 
I vaftl man f è òuéfti tempi . ^ qu4tt ' 
Ne *t»f fft ; finc% rn 9/ iptllTSolé,- 
Empie del Mome fuo- Fqrtè^fe à l' armi 1 
E a le yi«otfe II torfoapre, e prèfàivé^ 
E coronata Amaz^pne dd Ta^o ' 

S«L^*Ì??J'^^^ fiahni Aa% ? totìa ; 

^j_ " ' è di pacié 

onora 
^., , e i^arri 

„. "ww.x«/*ta, e bea." 

l^e provvida g%il ctiia raaternav 
Come-éfpé-to cirftoi^ govtìPna, e pafce 
^ i^ 1/ di /pietanze arbor tidente, 
» lari cfem^i, e^i cefftumi egregi 

Luiì* 



Lungaitvttite ^om\. %t fei PeMtftt . 
Veigiiii a bella i^rvitude^te 
Tiena d'àcobrco figfMrii t^«&to 
Amò Talt^ Sofia, we$^9^^^ fòùmn» 
Del 1^ lupaie j € à4 (#rc^te XÌ0^ei» ; 
E fpirando inceflante aum MC<MKÌa ^i ^ 
A UcrÉJkntime victù noiidU^». . i 
Te ^ &yor de'fuoi ^fi^i .>tiMefle« . 

CJbi ridir vpub, ae le M^fe ciotti / 

Al Gemp'Acre, a^ folgotar di ceoto : 
Tfemoie faci, tra i (offm^ e il ptauT^ . 
D'orbata QiovemtLi de*^i^i aoaanres . 
Come leg|^ » « grazìpfa . tutefii ^ 
I D'^e danzai ^egol^ti.. fi-lori/ ... : ^ 

Nm va Ui^.jeAsi opu.pft latMo ; ;. 
^ Dok^ Favo^ in bel m^M^.d'^AftriM /: 
Sa rerbe pigmei che icol pui»«;0^<M<> I i 
Ce le rugtj^e ftiej' Aqiwa\a(p9l»e.%. 
Ainabil q^M^efilt r$sSe i itoimodi» 
T^ipprMlUt|i,«aI5i*i^tt^#0V«^ vai, 
Guida fu r^irme tw ve^^o^ e diKiùroo! ( 
I Ma può k tj^cki wmerar fu i.< fiilcU, 
r Pub di notturna. Cielo ad mai. ad m» u '. 
Contar le flelles e quanti fior ndigrlBnibO 
Di Primav«|f;a aur^ gentil di(c)iiiide , 
Chi HM:^^ annoverar, tutti raccotve 
PuS del mq Volto « pubide tuoi JkgK occhi 
Le grazie, e i vivi Jaiapt, e può def almu 
Tutti ridi^ gP immortali on^i* : 
Or Tu non nsen cU X^i fubUtHf ^^chiaio 
Rtforg^te fplemloi: . noi^ ornanaento 
D^i procU MalyiónL) inclito Spofo» 
Prendi p^e del caMo. e appieno moflra) 
Se per m\ degna, e ^ <iniFat>il Coppia 
Le Pindanciie wnti amica fiuteife . 

Apfif 



\ 1 

'Mèi 

Aprir ftim. Nm tacerò é^^eTcM' / 
Vsamco Regnaior* Celio , nik il fotte 
Ceiebiato Fòhteo, diletto a- Marte, 
Cile ifidomitft trattando afta vittrìce^ 
•fiHe tTMiido a fidiaco ardite ìmprefé^ 
Coriè d'enor gac^rìetó imtnehfa Àrada: 
l^li et^ibnuAO D6qe^ es^ era Migue 
Del Re TofiiaiiO) e Tu da. Lui kende^i. 
Quinci ndl Ceppo ritier, ehe fi ptockiflì?:^ 
Regal gk>ria vetuFfta ancor s'aggira^ 
E /coinè foo primiet caro aliinento. 
Per le.^vaccMe radk^ « per le frefc>e 
Fronde tadita ftrpe, e di faa^tfempra, 
E del fuo genio i novi Frutti imptitné^ ; 
Guarda pOi quanti di .tua Schkftra tftìtp 
Per l^huido inritroy e per •c^ffcgio TenM* 
Utili' à i Regni, e a i grandi ùffitf kiteétt 
Anime lòiti, tìi cui P^Adrid ierba, 
Serban' Arno , ed f àfubria , e Tébbro , ed Iflra 
-Alce memoTie ^ <fhe ^ ^ri^a 'al tempp ^ 
E le rif^àai tedébrdfo obbHo. 
Del tuo frifco Dondolio ancor Hcord^i 
L'oifi^iofo Tidon le leggi, e il freno ^ 
Ohe da Lui ti^<^V e ^ fontane loéii 
Tutta 4*amma fui Valle ahcot rifona*' 
Ma tropf>0 largo ^are a ^mder i^lendò^ 
E me f^rida Imeneo^ (borendo ih alto 
Ia* Noeiat (uà Teda, e la v^nte 
Prora del gran camminò a Te ritorce^ 
Nobtt ^oleffi>^ che> ^ual T«rre in ^runa 
Dubbia nottea i Noccèi^r lungi fendente , ^ 
Segni con la tua lutò a le mie vele ^^ 

Quanta, cvA fanno 'nofuei pre^ì tuoi, 
E che a folcar nA «reHa^oiida infinità. 
Qual altra 'd* altra wìi lodata Madre 



Nafcendo tolfe, e maturò covi; gii anni. 
Spiriti ..piU vivaci, e cor più pronto/ . 
Piìi generofo, e d* ondiate amico.'' 
O forme ebbe piìl colte, o pììx concordi ^ 
Tempre di Vita, o piti le^adio affetto • 
Spatlo di Nobiltà, cne fuor traluce? 
Te il campo ammira in (hnulata ptign* 
Prodemente rotar ferro onorato. 
Che neghinofo fregio, o inutìl pondo 
Kon ti pende dal fianco; e fé a cfcièdeffe 
Patria, Dritto, ed Onof, Ginftrzia, cFed«s 
Oosne verrebbe a lamp^iarti in mano , 
De r Alma valoiafa aoirinitiiftro ! 
Tu fpeffo il tergo a Corridor feroce 
Premendo godi in ^IticoTa caocia ; 
Stancare i Veltri, efercitar le felve, 
Ed ^mi le robufts agiU membn^t . ^ 
Pazienti del fòl, durate al gelo 
Togliere al fonno j e a le oziofe pinole. 
Te circondata il crm d*eqii€ttre alio»©' ' 
L'arte miglior de i Cavalier' maeftra ! 
Lièta vede,ve^far ftt V àuree carte, 
Che non 61fa 4^ojìot €Me feienza , * 
Vergò ne* tempij, die al fticor fi tolife 
Di man Tinsaiuo, e mal nudato acciaro ^ 
£ col buon lume di ficure leggi 
Sul difarmato error ragion rifiiHè , 
E Te pur vede futile amar, clwr grido 
Danno ai Secoli, a i Regni ,a i Nomi , a l'opre ) 
Storiai lor fingendo vera , in cui 
Gib, <Ae fiiggir fi de% ab che lq|bine. 
Da t vari fette ^ e da gli eteoA inftmtta 
L' attenta i^nrà^ d* ogni età saccoeite . 
Per^^rpneraJlfejAmor, che il più bel dardo, 
Che ripmo tenè&èinfua fium»% 

H, Pet 



r 



Per Te ààath% V infera corìa , 
E folo per Cernei , che in fogHe d' oto 
Hegf^ de* tuoi fofpiri a Te crefcea, 
SI «sUa jU coi Ti dìfqmh fetìt^y 
Per CUI d* Urania t)ra il tetene Figliò 
Defi^ndò ìà Alerà avvemurófi^caritii , 
E conduc^n'do per lereno calle 
Al TalatnfìLÌxato i^uguri, è Voti 
Supcibameote fcende , "e con eterno 
Aaomàntinò {aedo a Ld ti (Iniige . 



;4 t s 1 G'ìfòk 
Ca PIETRO SCÒTTI 

la anifna a fuggire il a/hi rete àmore^ . 
ih cui è'frefo. 

Pietro» qud oda m'aV3i Te narrarli 
Oda, qui fede negar voffi^ e fede 
Or prèftar deggio? Udii, che te ben eirì 
Augel, cui niS^ Wlpo n> lieto ibofto 
pi gievànette pianta, /n^ )>otcb ^ 
Piaggia dipinta, d*. ajkni jìori , e dVerbe 
Trar ne gu, afco6.i|ig^dni i or legi2 frahelie> 
S di lo^ tonga ]ib0rtà feroci^ , / 
Ale t* invdie, T a^iorofa . pania , 
e E kgollè Còsi) che ^poiché invano 
L' opptdfi) lòr tiatia vigor ;ynta|rQ^, 
E: il domo , T vinto ior primìfr cp^ff urne , 




Troppo di' -quel'» di pria diffii|iil fjgi . . 
E quefloil puote, e folo il puote Amoi^« 

Amor^ 



-^ 



tn 



kmét, cHe fé a géfitll féttii /^ ip^fpniè . 
Sì ragioQ taibii, sì conimòve,'é'mefce 

I fcui feriii, e sì tr^volve^ è caliga 

II fetto giudicar a*uli (pi dìfio \, 
Tutta ìngotnbrs^o ta TnioitàTeii e Talora 
PlvuÈt ìpartè, che tpirb he V Uomo' 
.L'aura òelefle del rattoire ètetiio,^ 
Che.tutto.faffi, tutto ih noi dìyìéìiQ 
'Citta, e]penfìeì d'aéiol:, nìderOom^HinO 
ilefta veltigio. Tal là dove in Mate 

L' Irrigator à* Egitto irhjnehfo fiume 
Scende da fett^ ampie fohore foci 
^u l'onda Xa^^fCùn la vajfìa ^iena 
Frange , tb Ifiriol^ , .^ sì la tethpra e troice ^ 
X:he per ben IuMq tratto Y>bbUa fé 'Oefla, 
E l*am^e22à degnativi fall 




otto *<W».. ,^...«.^..«9 *«.W ^^MKS,L |/4V 

Vedean feVeftte, e dove l'al-dué tjujr* 
Stènde Piacenza^ e ^PalTaggier <diflèrrà 




VenticeL che^à fera ì Vanni fcàite'" 
Dolce rìltdra^'r de i dì jcocentl . . 
"Or nulla parte Te piti vede, e Int^til^ 
Non bùgiardp tomor Tempre, e tot mille 
Lingue diVulg^a, che mahieta pònnÀ 
Sul Setchio^ Mata ) e al t^iccioIRen poi tratta 
Per infift d* atto • Imeìiep ^ tcela d' antico 
Indico ùaf^iy t v^ì beltà laòh tdeno 
Che per Virila di loMiàiò l^r^O degna , 
Sì co^ begli occhi , si cb^ i jnoA adomi 
H 2 Te 



Te d'amor fervo fco, che d* amor fola... 
Tecó tagioni, tèco penfi, e quanto 
Puote da Lei dlftòr tua mente accefa 
Fuggi, ed abboni, come fcoglio, e cieco 
<Juado arenofo con rivolte vele 
Schifa Noàhiero, che al diletto Porto. ^ 
Drizza col bilon dèfió |a ricca prora." „.^ 
A qual mai fa de tuoi fedeli amìc^ 
De le tue ftanze non cpnceffo il varco? . 
Cèrto a neffuh. Tutti accoglievi V^ l Alba 
Di frefco aveffe di Titon lafaato' < 

I freddi ampleffi, e rinamabil letto; . 
O l'ardente meriggio anche a le gregge 
Feffe ì pafchi obbllafe , e cercar V onde . 
Or fu. la Porta ineforabil ftalfi ^ . 

Ottiin, che vieta, e del vietato iMirelTo, . 
Mentir non teme la eagion. Ben [anno ' 
Òuei; che fu Torme lor tornanfi mdietro 
p^nfofi, e, mefti^ e del tuo mài pìetofi^; 
San, che di tua Magion rinchiufo in §art« 
Dove alcun non ti Veci§ia al lento foco 
D'amor ti ftruggl; ed or con ferme ciglia, 
Con baffo volto fu 4orato Tcanno 
Immobil fiedi, or còli 4ncert0 paffo 
Inquieto t'aggiri, e col tenace ; 
Meditar nutrì là ioi\7è 'fiamma, 
Clie va di vena tt vena, e i vagabondi 
Spirti ad arder préffi , e le motrici 
tenere fibre, e il b^ ^effuto fangue 
Scorre, e d^reda: Tal (e al bel ritorno 
Tì^Zefero e d'Aprii mirò nel ^rato 



Sf^a^éie^fu^Jerbo , n^. còl l^ceve «orni) , 
Fervido Cozzator Paria più fende j 
Ma in erma felva^ in folitaria valle . ; . 
Vinto 4^1 fier dùGo talor fhl duro 
Tetìren fi ftcn^e, ^ tater, come il |nin|f» 
L.' jimorofo fiirpr^, ^' a^ta , e move » 
Di flebile muggito empiendo Taute^ 
Perchi la cetra tm gentil diletto 
Ora fi giace polveroU, e ^luu? 
Perche giti cadder 4f^ T adorno crine , 
I fagri fregi, e le si rare a i Vati 
Belle ghirlande^ la. divina Euterpe 
Torya fd vpde, e'I folleiiTii>r ne fgrida, ^ 
Taccio le ftottf , ahiriie ; che' tu ben fai 
Se knte vanno, a térmihat lor corfò, '* ,' 
Che Tu^ n^ fotfé dal vèr parto > e il vero 
Moftrami V ufo de la mriane cole. 
Tu nel comun ripofo , ahimi non puoi 
Baffkr palpebra, e Tana, e l^^altrc^ (ponda * 
Stanchi dei letto ingrato : ingrafi , e fpéffi 
Sofpir traendo dal profondo fianco . 
Oli duro ftato, oh de 'gli Amanti acerba . 
Vita d'angofce piena! E qual poi credi 
Che Taltre Donne , ond* il tuo Pàtrio fuolo 
S'orna; e u pregia, aU>ianOlac«rdirpetto, 
Che Tu contra i lor vezzi in pria sì faldj, 
SY le amorofe infidie a fchemir defiro , 
Quafi indomita fiera al laccio colta. 
Di ftrahiera beltadè or Tu fii preda ? , 
Qual pertfi , eh* in lor cor gturin vendetta ^ 
Che aa Alma fèmmintl taijto pgnor piacque ? 
Certo fé mai fui lufinghier crifiallo 
Nuove di rapir cuori appreffen arti , 
Onde Tonor di lor bellezza inulto 
0«)4i piU non fi refii, or V che tuttt 

H j Ne 



r: 



174 



Ne 1 Taglu Y^^M f *<^^» fS**^ v 
Ne le vezjofe pa^Tett;^ accorte 
Comia. T^ te ^uoàró . ^Ed ahi f che fr^flto ,. 
Se puT credlj)il >, che ìpal fi. franga^ 

Fora^fi^^che in. altco!.laccip, e forfè' 
ìioa, mentqnàc^ ^e n<it\ rtiif n fcrmp wiaiftt* . 
Pici:o, <*«dÌ|#ggnp.lSò,cbcihYatì^ 



Brava, Filofotu ragiono ^ dove- 
Tiranna s^no feo. fovejgchiaadppra. 
Nulk dirótti, Te^wl 16^10. feppi^ 
I» qwfie (àije a.Te m^^uTìO/praì. 
la G)r^T^ ftSfo; còme in ìerfQjpegUó 
Mi/i, e pfetì, dr. Te ti vin<^, Ìl (aggi*. 



A Ce naecSifrto i qpàfigliero, e. guida, 
tfe r ailreo, (cndp ^ cK H poid^nte- Ub^Id^* 
Imf^rovtfiijd. s^i pfl^cfe ,. app^n^^ vidi? 
II bwn. Gu^^T»^ d^l.Dio,, tqtti* fpirànt«^, 
tafcivo odor l' inànefIIàta.cbiotìia. 
Ai pedante piumato elmo, dovuta ^ 
E. yide in'mplle om^irg^ganiia; avvolto/ 
Il cJprfQ ,. e 'l petto , cH&TCq^éan.d^ 4.0ppÌ4 
-• Ma&liaiedi doppio acciar coróm. in* ii^àfc 
loc pi;iinà ^li, occhi, da r iiiicfegna Vifta^ ' 
Tra inpbil ira, e tra vergógna, toife : 
Poi quaft f:o{fo da pro&ndp. ÌDnno 
Sq^uaccib, le van^. mfe^ijej^e qual; fe rot^a,. 
La ferrea pabbi.^ afpro.lLecm.,Numidal , 
Fugge, te! vedi. ^ n^tùraiei bisgoglio 
G|à i^comporfi , è, ritortjaj: 1^* Bioqde, 
G|Uhe fcotfindo d^i'^dtero, jpolla^ . 
A le note fei;^/le a^P. fp^ vènto'- 
Seca poit^nd^ r, e lajciautooro. ftern^iq. 
A i ké/i' .Céryi,;e a fe.felvaggé- Capre : 
Tal ^ In oapz^, a «pT^up prodf toòflfe 
- ' Ra^ 



17? 

Rapidamente in foo po^er volgendo 
La goerra d' Afia , e (é ventufe prove 
De la riforta fua virtù fetbàte 
II gran Siipolcro. a liberar di Crìfto. ' . 

■„, l 1 I .ImJ.i '.ujjjjjlj^ 

AL. SIG ÌJQ R. 

CO. CARLQ BARATTIERI 

SJavutofi dalla V^bbre y £^ tmervenuta aliai 

frìma Recita d^l Dramma mtstp^ 

lata li Fraxejli rffonofciuti ^ 

Quella, che ti &GGa» pactet m tra^ 
E parte per tinioc batter ^feyeatQ 
1^ iBan Al l'anca, e maledir taa ^ibfM 
Febbre ipportona,. poi: q\sal Jiehbia al Sok. 
SI rappe, e fi difpiene,; e Dìo (a dove 
Seco ^ • "•• •• -' 

E 
E 

Affteinofe viigilie^ )ta pur iolk 
1a vene a contrìffaù^ di (ozta avam^ 
Che ingiufta PoftfTpr rìpon Ibttects 
Il cumulato argento, inittil nu^, 
O a fp^rget feco ne Pigòpbtt fafigue 
DI chi , ricco de i doni Ji FortfaiiD^ 
Lafcta langtijr fu le fuperbe foglie 
L'arti mendiche. Ma per mia coi}tcntO. 3 

BaftirDi , Amica Biratfieri ^ eh' ella. -^ 

Vih teca non foggiornì . AvrM per or» 
Ritinta in roflòt , e del creTciuto, e mefto 
Pel npuUta l'una^ e F altra guancia? 
Il primo lume a gli occhi, il vitòt primo j 

Sara tornato a le ginocchia f ed altro T | 

r H 4 A j 




1 



^7^ . , 

A regal menù gu/leralj che iti^tate 
Polveri^ ed acqw, che per torto, vetnr 
A goccia a goccia lag ri maro,, e pre22a 
TraflTer da i vani Ipecioiì nomf, 
E rfa la Gonra in van credula fj^^eme?' ' ^ 

Te pur itide il Tearra avide orecchie^ 
Porgere al canto, che si varit), e dolce: 
D3 le f aruore emole bocche ufcia . 
'Dimmi ^ dov'eri allor, non ri parca 
Che meffabll dolcezza ^ quafi fiume 
Hepente Talma tMnondailej e i ferdir 
H fé pur q^nalche non ben, v Vi irò avanzo^ 
Di febbre ancora ti fcorrea le fibre, 
Nonio v-infe-ii' piacer, che fatto.' code ^ ^ 
Tutti 3 deifer tiioi fpirfri vitali ^ " "^ . 
E liinpidi , e vivacF li condalTe. 
t>i vena in vena , e gli oi^nò nef' core ^ 
Certo quefto *u il dirtamo'» che indaino- 
Ne Tarn fba cerca Galea j. n^ U trova. •- 
Qucfto il bfttfatno fu, che tldifcloife 
Dal tuo laogaore, e a fàiittà ri refe:. 
Finche pronto tu rhat^ fenne buon ufo^. 
E la tua vita ne provvTsdì, coma 
Cauta fermica, finche il rempo i deftroV 
Setto l' ardente fol t' Aja fcoriendo 
Quanto più pub de la recifa Mefle 
Tragge ed morfo^, e de la reit ftagiorte- 
Memore, accrefce U cuftodìto acervo^ , 
Godrti quelle sotti al Genio facre^ - \ . 
E contra i fofchl d>, cbe feca ^not9 
Trar T avvenire ^ e il variar dei Fato> ' 
I>* inceflfante diletto einpin il feno ,, 
E ne imprinw la Meiue. E? dolce cofa- 
«Ne i tniti eventi ramiaentase t lieti ^ 
£ diikogUcnda da i penfiec fìimefli 

U 



/ X77' 

U afflitto cor ^nafi ingannar fua pw^* 
E fé qttalche ridante 5ba t'invita 
A rgfpirar le priftte aure del giorno 
Per geniàl pafleggio, a me t'invia, 
Che come loglb, t'oftitb rtfton> 
D^ odotofk bevanda atto* fpdfnante ' . 
Su belle tazze , che il Cinefe induftre 
Con '9Xté ignota 'at Lazio orna ^ ^ colora • 



ALV EMINENtlSS, PWNCIPE 

Il SIGNOR 

CAUDINALE TOMMASO RUFFO; 

Itegato a Latere dì Bologna» 

^^Ue(ta,ch6infula Senna aureo Coturno 
V^Calzando alteramente , e de i,bei modi 
Diiua gentil oatla^ avella adorna », 
A dilettar forfè reale orecchio, 
E legie cure a lufingar poflénte 
In vada Scena fra notturni pUufii 
Nobil Tragedia maeflofa ap^rve^ 
Quefia, Sigitor, fui picciol Ken veftita 
tritale voci, e di minor Teatro, 
Però che facra a Te, ^aga e fuperba 
Con rimmorcal tuo chiaro nome in fronte 
Oggi fra noi di comparir s'allegra. 
E par che il fuon de* fconofciuti accenti 
Qui volontieri a modulare impari , 
IVr la gloria d'ordir «jualche a le tue 
FaHtiche iUuftri genia! conforto. 

A 5 Seb. 



1 /" 



Vaghi coioD^, è ^dla;in n^chi yeli,^ 

E panni ;fy;i^()l(a,,irùmtabiJL priom. 

<Yraùa , e bi^ItS \j^^\tiroi^^ biechi volsa 

Gli occhi y ^ ijim Jfbfi^iK^^ve Matf on» oBef^,, 

Par» che in,.uà,a!iipiv €^di^ roObr fii; doga' \\ 

Che m^l iepi>'io d*itpifattjci note. 

Ornar gli alti fuoi.f^, e i vari nioti,^ 

E l'bei coftaml avvivar, come in tela 

iMkilke Dififii^r dar uoMmo. volto* 

Vìvo gode, tirar, Iplraiite. immago, 

E iti Ipi ppmelUgfliandaafi^ri}. e voglia: 

Quafi parré dé'4*"ATma anco.v'mfpìra/ 

Felice Emulafojc,. foay^ i^;iganpo. 

Di rigu^anu^eTuà ÈNglrartè onora. 

Ma (jttufido.^paiie al Facicpr^ufysr^^ 

Partir lé* terre, e ie di vierfe, genti ' 

in un ra(;corre^ e« frappo^ alpi , e mari, 

E fiumi',, et fpazj inabitati immend 

Qi^fte dà mieHe cli^^a^ ^ ing^gJV). 

Vario lòr mede, é f^vpUar: diverib . 

Ebber le lìtìgue allor^.come de: % rtpftii* ' 

Chiufi afleiti ^, e pe^l^ey nij^e. feddi > 

1 pròpri gen}»,eiy?izi proprji, e il |roprfo, 

Spirito . e ]©. più vaghe, e le più cojte 

(Siali fra il Vulgo alme-Reine, fecd. 

Cdntefer .di ..beltà . God^ ciafcuna^ 

Che ftranio Traduttor gfi aurei faoi fcritli. 

Non yaleffe adeguar.. C^iejnpre^parte^ 

Pel lor bello natio non ej^iylaro. 

Ma il dejSaro l peregrini, inpliipftri . 

Talfe avvien:, che gentil, pianta odorata 

Porri it bufln. Vil^aél da^eflrania 'riva,^ 

E fòtfQ.a iipnjSuo; Cièlv AÒjKnoa fj»! 

Matefku plakgia: a^;livc^ jiovétk. 

' * ' • • *• Verdi.. " 



X7^ 

Verdi chiome, h ppnga, e a "metter frutti ; 
Alto fen ^lla. col pii vago alligna : . 
Ala 1? ooYfii aure,, e U rugiade nove , ' 
E it noy(^ ignoto,, e i)oji ^fatpfuccq, 
Cbe iafuembt's*ayy(^lge, eJ*orti»,e fifcs.- 
ISTe la. noti Aia. terr^ t^ujftlqe: ammira, 
^ ràppUntata appar t)eij |)^lk,;è li^t^*. 
Nla, perc^Vme, che 4*It4P Mòma 
A yéftir prefi k ftranì^a donna, 
Me' non accttfo, e l*apx^a lingua. aiJhlvQ, 
Ch€?' a. pai;W le ìnfegnai fu.^uefte fcer^ft 
Artefice inefperto ? Od^lp x, e ìk foflTra 
G^liar4' armi non itieao , e di feroci 
Qprc di Marte, cliQ; cClngegni , e ftu^. 
laoiDjtta, ovqnque alto valor &\ejKjmv 
£lla il bel primo, yaota in. van diviia. 
Torre a Colei, jche da le rofee. labbra, 
Pef k Aufanie Contrade apr^, ediffiogliAt 
Detti di niel coiperfi, u^icà, e-ràp 
Dèi bel Latia pirìàr %iia. PiU. beila ? 




Le dotte carte de Teccelfo^ e faggio 
Inclic'Qrfi immortale, eterea.,, fitvu^. 
Stella d'ttalia , mai aon fia ,. pHe Spnafi. 
JJ onof di Al? faldella, ofcurl al Tofco. 
Putifllm' Apio, e che la. mpn. feconda ^ , 
E meti, di fiwna fignoril ripien%. ^ ^ , 
Emola, e nien foav^,.,ev-iAeRO> M ufi. i 
Abil de r arti, tutte, a l«i fo^ralft - 
J^on.bCTi jQontepta. 4f i A2coJ?djg?9ftpi-\. 

Ma. SUinor,. jiful quella. f>mx>-^m^ ??^^9 
Soffri, cfc. a. grap^nentw^^>^ìend*8^^ awrvèifi: 



Mal poM ^arhi a fiiie, e porcotnp&tt»;- 

È fé*» fipcot]Qé P^jD^rijij.ch^ tUnco. 

Pa luné^ via^ preffo. a! qader dd giorno « 

Fijer. X'bpb arjipatp d}. notturna, faxa^ 

in felvà. incontra.,. 9 incominciargli \ forzai 

Dura t^nzoq., pcrchi non fì^ fue. membra^ 

Del vèntre ii^oi^o mifetabii p^à; 

£ polche eoa npdofp adulto Tfx>nca 

KuDpe V ortenide zanne ^ e. eoa. ben: ltuig*i 

Guerna al fupl ftefe ta. tecribil Fera , ' 

Bianca afl^or dì timor ^ di, fudor molle , ; 

Ed anetinte^, «lual piìt fa ,.. ri|>ìgliàr 

Il feptier primo,.^ itpi^. xmarritOvafffetta& 

Al lionvitifto defii^to. Aibet|;o . 

Me fitf gentil. Panato,, aftorchV Tanna^ 

Ckiudga ùHo §ho:r e Sii tìQ,vel' cedea 

L'aureo feji d& té Hièvi ore volanti, 

Ilfl> morbo afCàlfey ottàs imijl^abit' Parca- 

Sorda a^ ì piautf'y. e a i^ fofpir tanto fovewte:' 

Teneri: Fi^ì a feonfrf^e Nbdtì 

InafpettàtO'^ l^eTitabì^tiTOfbo . / 

tÀxnb y. chi pnol' faper mtV che ne rechi: 

ir dì^ vegnente ^ e ne gU. otturi abHR: 

De le umane ved^r- Arane vicende 

L' ordln. tremendo , e l'infellibil cotfo ?" 

lo pérÒL Té fin dJd' Belfineoy colle ^ ■ 

Su CUI tOrt^gia tuo: mirabìl Tèmpìo« 

Pi Portici femofó,.i0 1% chiamai 

O Sacra Immago di Colèi, che iola^. 

l.'etèrn»:,mente fiartntt* altre' eleflS 

Prima. che 4<rfRrte Createxx)fè; 

Te. chiama!» nel gtaó rtfchit>~, eth Té fecurai 

Wlt lennr, ^ : fermo pìft , che ìtt fua- fidcle, 

^Ancohi l^iH> in teknpeftbfi) verno; 

Jp li y«o ; p«Q%a ^ ni fctv gpi: tarde 



X^agill penne d^attrx amiGa y e deffra - 
JL re(;artéb U)nanti , e Tu. con àgf}ìa 
.Sereno l'a^coglieAiy ed aDor cadde: 
JL?atco » momt di ma^f Te. in Ciel .fbrs''erai 
Scrittoi», cke allofia cox^txa^ me Vi ceodèlK . . 
lE fé il tendea? Donna derCiél, s^iotacclb> 
Tlmr ben m'inttndì. Pesò- afcolu^^ o nofljp 
'Dólce Prefldioy o noflra ipeme, o fida 
Stella^ del crudo mar, eh andiam falcando p 
Finc^% avrò Ifena, e roce , e fin che ^efi» 
\^ Spillo tn^er^ membra caduche. 
Ovunque io» porti ti pi?, Vei^i> |ueCQ^ i 
Il tienefizio tuo per me fìa conto. 
Che fe«|io» eri Tu"'^ fotfe pièi it dojce 
Felfineo Ciel non nvedrei, ni i dolci 
•Diletta Aulici , e^ il dolce amala nido^ 
Clie cpnafi al par del pattia onoro, e colò; 
14% rivedfei r aftno Paftop, cui dnfe 
IQ^i Latin' oflro, alto inef&bil merto, 
.primo omamctita, e^ ineftingùib&l Sole. • 
-i>i Parfóiiope belbi ^ pef lo a^vitOi ^ 

R^^ Sangue vetufio^ e per vistude, 
C per belFopie cdebrata» e chiara », 
Tfin dove giunge- in fu. ijbnoiii vanni 
Fama non menzognera» e il piacer tolta 
Mi fora, d'amaniar^ gonà' Eli coq alti , 
jySwefdl dé^ni iK ben. guidato-^ e ogx^ 
Rfemofanda Gof^etn» illuflri^ t, (s,ox^piSLÌ 
'^AÙMy atnqiialVeipafte^ahLqiual.Wl^óii 
Prence , an» Padre, che Te amò>qual aspa 
Chi^per^varfol giava? O Donna, og^:a»te 
Softegna noftì», ai Heyi ctì ritarda 
Il ratto volò, e Lui fuLpicciol RjenOr . 
l.un^ £tagÌDa ritic^ni» e {h^ gli iiphiudi 
A'siaggioi: ^ofe, che un ulenzio iacn>* 

Dee 



"> 



Dee' cuflqdire il loroinora varco^ 
Quelta preghièra ,'dbeiFcom(m defio» 
Stegue, e leconda, rinnovar nf udrai, 
Q^2aQ$lo. verrb. fÀ poco a U srand^ Am'^ 
Ad appender. Te il vuoi, qnefta a 1^ feiapr^ 
ENwotl. Cetra , e(l. a. difciorje il ' ^tp .: 



BEWTI voglio: TX ARAGOiNA 
LEQATa PI' Romagna 

SpfTdt Is TtàgédtM imitolatumAtrte di Qiu^ 

' iìk Cefarei mandata m Sua,Èmineì9Za. d^ 

- iTfjj. Aitiate. Qóm Pa4<nx0noi ^. 



D1 



jEa, (rhe- fcendcfttdi Ugnnàal lidi (eia. 
^ Ih manto arpriftdl^9inn^dnbiandatrec« 
Di factc 'foglia aTVoUa, ailor che &oii 
Del fen materna i:^ticlo> il xloke. vidi 
Lume del giorno , - e rdpirsù U pisca. 
A't yiyentf cornane aura giooonda* 
Se fuk. mexck pacqui Poeta, q crebbi . 

'^'Nòà/jlhobil Poeta , or ft che il non» ' : 
Pud?18 911 U^io, € l'aito uffiziaactenffa. 

•Sài^^Tu, qual^ quelli accoglierà. miei caów. 

•^f^òbflé or^cbio a tollerai: non ufa 

*Snon< di no9 teifo,. e non genóle. accento ^ ^ 
Queltó- li; raccorrà , eh' or M l' amicsC 
Alma Ràvi^na te ragioiii , ei vx>ti 
F«ftfe> e giiifto' ìu> afeolfar s^iopUna^. 



Y^plìamOà a. Lm > cke si^eeofa, e; (Barfo, > 
PI real luce entro, (ufi v^n^ ^.S^^ 
Buon Sanffiie'Eteiitàwiiioi ».. a.t^i >.4^ ^uaiu^^ 
Può i' aiitee 4c|»«^ piib&he gmz 
Nettare •<&< Xoteana. mm^^ <àyj»la ^, 
£ divm..Vate^. li^ OratoEs isio^pn^o. 
V&ÙL fo i fogu : a IjoÌv che t.xivi^ e pronti 
Ma. (Camipo- &v«r^ poyeri ,, e ì4yì t 
Qcial. di, tmon. Venta JoieBjlpalmfUte. ^i^^pivl). 
Itali ingegni, a. bea fperar conforta. 
E dlchc.parl«»m?'i>ea» Tn,«be'l Cd»,-. 
Tu ,: che Ae V alme tue dotte. Sorislle 
Sovente al rezso.d^ l'aonia, rìva> 
Fxt^ca d! etbe. nafcemx » ei di. M fion i 
CI15. luiiugfateì:, Fayouio. intoraot «nove ^ 
Qdi; le tante, rammentar fiimctfe . 
(Juore fatiche , che. di. Gel. div^a^ 
£; varia, in^ fiip. pen&r ,. varia, in (ko^ (Ul^r 
Yerfhl diletta a, Fcb©, Ifala^ pwia . 
£:'iion udifli^iuai di GaUia giunfe 
isjeveliafuente. 4 miot Sigpot calzata 
DI gcpimata. coti^no, ^ fol. gran. &t(0. 
De, le Patrizie confate. SpiJd^. . 
Cpntra il Tiranno Ditufiote vO^dim. 
ItalicacTragedia ^ E^Miefta if qoììifo 
Crrknde atgotnento, adEka: Tu, le mie. nofe^ 
Oxna. de i, ionii ^^ eivic .più. vago, jàffi. 
U aureo. cctlefte-rttLp«aic;.d6L-'y«ti . \ 

4ìgi»Mt quell^cbtto, a.tuo^ beUi^ jM^; >i 
Gentii colk tenea^.^ofaeMa .vicinai ' 1 "'-' \ 
Imola^a Te derota imaca, e GfoLer > 
Perotto* tua. StanÀ ivi U^ar, ti.idegni 
Quando, ibvUa.Eflate ama? »r .ttorE«> i 
Fofti di <0«iide aori^rafi èofebi ^ e And. > 
$pnprj di.OldMti/aoqiiie/jÌNviù.' '.r... >; 



>«4 . . . , 

Me quivi Palm tua bontode aceotfe. 
Ne mfdegnb tàlor fra r ombre amebe 
Dc'campdlri j^eggi il rato aprirmi 
Te(br de carmi tuoi: come fchiu<bndo 
L'argenteo fen conta Eritrea difvria 
Talor fua bella Orientai Acche»», 
II'AlbaiiiCielfeHeal^grai til Mardiunia 
Beltà fuperbo, pìucchV mai rranquiHe 
U^Onde fuppone al prezioib Incaroa. 
Colà primìer vid'lo, vidi l'ìdtero 
Tragico carme, che da Talta Seima- ■ 
Ti mahdb in dono Tamador di qw»« 
Tanto del Vutgo' al veder cono tfcurc . 
GarteBane carte , il f^gio, iJ xhmro 
Contt fpleildor de* Antenorea Gente. 
O pregiato lavoro, onde ornai ceda .' 
A le Itàliche Scelte il primo onore 
Francia fupétba ! Ella feh vedo, è noftra 
L' Epica tromba j, e il fuon grave deiv«rfi, 
Che d' alta imf reffa i gran %cefli ad^i • 
Non fifa fua lingua' a iufuigasc acconeia 
Facile Tètnmifiil ienero orecaiio, 
Che furtive d* amor ctelcà paròle ' 
Avido iMe , quat da gli efti^ foli 
Ario aprico ttrren moBi rugiade, . "^ . 
Non può ( lomiperdonii e inpaceilfoflra} 
y alto fragor del' armile il fono, eilfaogue 
Pe le incerte ^battaglie , e le cadenti ^ 

Roocte , ' e ri pctxlatì oampi , e i et odi afpetti 
De i Vincitori, e^le. minacce, ;e l iw 
Vive ne i Volti anccnr de mnti UcCLlt ì 
E l'oère di Gonfidio, e i lunghi falU 
TeObv in oneAolo alto Po^ma, 
aà faegan. dèfioTe , e feibin tuMt 
U tai3^d«4 Ntpaii<tàki»laiie. 



.... ^9s . 

MoÙtiCJ&SLyfevfiàòi d' eterea &ma 
Qnti i Torquati uiot. Qual i fra i Cì^m^ 
Che a i fuoi. tonti PimpTei pofer lor nido^ 
Cbe il tua divin' Poeta,. U tuo divino 
Italo Omeoo^ alma Ferrara, allunga? 
Ben furo ardtci a i duo fovrani Ingegni ;. 
Vive fUle. d^ Itatia, invidài nebbia 
Sparger di rea calumnla, o Francia, i tuoi 
ScBttor,.' che di lor opra ecerna avranno 
Vemoana, efcomo; é qual di loro intefe 
L' Itatico Idiotxxa y, e itx ilo fupi presfi > 
E .ilfenTar .ietto i e ì buon colon,. a cu! ^ 
S* ornar ooftomi , ^ pvefei^ hinie^,^ e fona, - 
Ben imitatt siSkx}^ ^ O Cempre iliufire 
Penna de TOrfi nofiro, b tuo gran vanto 
Se stiot le jcartey onde d* Italia nome 
Di Poetica luce arde, e lan^p^ia, 
A quella, e a quante fono età piti lung^ 
Fanme carte in EUcon. (erbate 
Fra r odorato Cedro , e fta fpirantt 
Fragranza eterna alni Caftalti fiori , 

No ^non andaiip» (lagion lunga inulte» 

£ fé d'Epico Carme l noftro il Regna, 
Noftro ^ roaoc, qual de le Franche Mu|e 
Ne toglie il piegio de l'arguta lira? 
Grecia, lo fo,,cbiaia tea v^ pel Oiono 
Del Pindarico piettro»' an(:oir ne'facà . i 
y evfr d' aura' celefto ^c^ , e caldi . 
De' Vincitori Elei yandon faville . 
L'onqrate meiBorie: a^ora \ Cocchj. 
Di folver bianchi , e la fchivata meta. 
Da le fervide rote aUaab i piifchl 
Tuoi &ticofi Figli a gli alti. Dèi 
Sianoti de le Terne : itnijKaro fiirendi^ 
FL^blOi e fiume ^ lo itirai, che d'acque 

Ine- 



IneTaufte profondo e fpuma, e "kntej 
E in (ufo cafìnrntn fei^ra0i»beiidii, « *rìvx^^' 
Soverchia Tpondè, e'nuov« ftra^e, e^nnoti 
Sentier te^^taado ki: foa aiiisalnl coéTo « 
E il yicin. Can(i[H>, ect iirioojtana inoada ;. 
E Tu ^. f^ cui Venofa efuMla fmfe ' 
A lae caoòra Tebe . Augii 'd'etetae 
Candide pènne , il fo .; ne ì- Latin modi 
Primier sfidarti le Tebane corde; 
E Roma ej)be iifuo. Pindaro ^ e fel vkfa 
Signor, de gU. anni , al tricimi Tarpeo 
Conduc iitfotnio lnt>i cdefli , e fiurne 
AI buon. Sangtite di' Maft^ aifraa àatont. 
Ma* ie iduQ,. ch^oi^noni^af ,, tens^m i'ecc^ 
Cime dL Ptttdo , e. qua! di notte. £^na 
A' Naviganti U Porto ardua, lucente 
Torre af Mar pa(la, il ikticoi^, e a podi. 
Concefjb calle vah lagnando, fikk 
Itàk ingegno paventò T Tnaprefa, ? 
E; da. l* immaga de l due gràrrfl rfethjpi 
Trafl!^ timor ^ e hoa piuttofto il pan(V 
Forte defio .di Ifadé; ed un feUce 
Ardir nóp l' empì^ tatto , ivi cercando . 
Fama al Tuo bqòn valor , dove piìi acerba. 
Fatica o(&iafi,^'e/<Je r^enì<>: incerta^ 
la taceri),. s?e^l potea co'i voli 
DeE'ftia robuftò itnA^igkiar ,, del facto. 
Suo kimindfo"dit'i'"i-dùò: minliori' 




larjìté 5<?n*e' _ _ 
Da ^tteii^ia/alpfna^faecoiiii^ne, i lati 
Spaz) de Pacià Tap^*^ cp*4 vanni, 
Ed emula virtude il cor lé fiede, 
Lerafi, e battè lè infiapcabU ^k 



E de'fuoi Mirti Anacréopte ornarli . 
fé, K&intor di Soffia, e Mp £&!?<». 

Tu (ft p\»l f«c4 à tuo, piacer- cqpt^inti,. _ 

èenT'altera. paff^gi ^ * Te di p aufo 
Freme tì; «en». featta: a Te. s' af|»etM. 
Pa lieto ,W in. mife;:^il. Yplte 
F(Mt«M^ ìUuftjril, . q^d5„terfo fp^lip. , 
oS^a i Grandi v« 4 pietà wna&mite,, 
R,dl «^3»C ^4«. lot alme ,. e. wro . 
SoU del vera itmta^ricc!: everta. ; ;, 

pS?t5, ft ^^"ediàip,.f<>la l» grave. 
Traeica À piarlat cqlta. aw^era 

tpKndide», ed. «Wvad «iVdat glfinterip - 
IJ> /k GiecMktvU!»^ 4^*, lMtaìi»^e, d^ta, 
tu peri,, SH»!' J?i&.viK^. ^f. ^efe fr«^^j^: 



Sola ne l'Arte, e t i^ tnéiétìaai ti^d /' 
Noi , che r ìtalo Ciel nullk pnxluilè 
^Da quei diverfi> che non.nién con ratrmi ^ 
Cfae> cos'ingegni dominarp it Mondo » 
Te del tuo vantb'lafcieretn contenta . 
Stan de* Tragici npftó ih FiVidb accolte 
Co I miglior d' Argo ? ombte^aùguflè , e f?ra\i; 
E ragionan di Te « che nientre in molli 
Amori guidi ad imcrvar l'anftera 
Tragedia, e ^n tuoi concetti alcun non feiln 
Modo, e mifura, e qnanto pih dal vera 
Lontana movi, e di.fpleiìdor più veffil 
Tuoi frequenti difetti , allór piìr gTi^occlH . 
Del VuigoThgannii e InficmcoFVulgo fuetti. 
Che al Patrio ' fiiel nemici a Tè giuniro 
* Fi, ptì-'qu^ folle immoderata affetto^. 
Che rovente occhio fan {i veder torto 

Hanno, noi niego, tue Tragedie anch' èlle 
Di che pr^iarfi \ 'ni mia .mente adon^ra 
Cieco Itvor, che Te frodar del glufto 
Diritto di tua lande ofi , e prefuma .• '• 
Son nomi chiari i tuoi Cornèlj ; e /peflb 
L'itale fdene al tuo Ractne udirò ^ ' . 
Noi fciogUerpiattii, ebatterpàlnn a palina. 
Ma perchi a i plaufi noftrì invida, e muta 
Ti fbii, ni come vuol ragion, rifpondif 
Perchi tu ricca de le fpoglie noftre 
A noi &r ónta, e fuperbir cotanto f 
Pòche , dirai , conta T^j^edie , e 'poca 
Dal .Popbl ;chicfle il colto Aufonio Clima; 
Poche kTlo: ma de le cofe belle 
Copia mai noti fu al Mondo ,^ e fé non chiede 
Quefte r ignaro Volgo, ora non toma 
Il Secol Voftro , òuando' Atene udia 
11 Poprf ne Tcatn, e ne T Aceos • 

Fatto 



Katto da l^ufo cftimatote accolito 
Giudicar dtktoK ed i rhigliérl iti aiéa 
Del giudo Tuo favor levar con l'aura.. 
Ma quefta , che il gran Conti - ItaSk fcrifle 
NobiI Tragedia) e(caved ornai confoli 
I>' Italia il buon *de(ìf . Io non m'inganno , 
Veggiola in fu le ^:et^ il- graive pafTo 
Nfover») e da^fuoi^etti ufcir. diletto ^ 
E maraviglia: odo le licite grida, . ^ 

E di fila orevità fkrfi querele . ^ ' - . 

Diranno ovunque Ella fiaiidita: Ahquedo^ 
Quefto ^11 parlar Romano , e qnefti fono 
I Romani collàmi: E' forfè in vita 
Cefar'toi'nato, ed il ficr Bruto, e Caffio 
V afletti vubto^ E qui Ì5 finse , o vera 
L'alta congiura fi rinnova? Apollo 
Già mei predìfle, e noti andrà de^ vénti ' "^ 
Preda, e Itfdibrie il non Miste augurio* 
Tu Signor , per cui debbe il nobit carme ' 
Veder la luce, e dd tuo nome omarfi, 
Tu lo concedi a i comun \^oti ,' e fiegui 
A . rimirar, co^efe i tanti <s(tegi . 
Chiari h^tdlétti^ onde sì Amonia abbonda. 
Tu che lor merto intendi , é comi il fole * 
Preme gli Aftri minora tutti di ofcuri 
Col lube tùb; deflbracdo^i, e ift parte 
De l' avverfa iVtóion le colpe emenda. 
Così tua (Tirpe Augufta a produ^ nata - 
Spiriti acccfi fol di gloria, vegga ' 

Te là condotto, ove i pcnfler tuoi vàffi, ' 
E dU Te degni avrìan di noi governo . * 



\0 

Di U ICA DEL t)RAWtMl. :'. . 

ARTASERS È 

4lU N&Biii ed Ornmffime Datiie di Porrne 
\ n4 CmnevaU 17^7- . > 

CHI fenza il favor Voìtrd , i ndiié Hàn fiF» 
Che àt U Parma h felice aren^ 
Per chiaro liingue, e per bellezza conte 
D' inemnsùìbil ^ima ir fate adorna^ 
Pub lieto a l'opre fue rpecarfuccetTof 
Voi de la vera lande > onde fol ^degne 
Sono regrcfilc cofe» arbi tre ficte, , # 
Que/la dal Vofìro graztofo labbro 
Più dolce |)arte , e novo onor da. Voi 
Appo le genti 5 e ìna^i^Ior , fede acqmftaw 
Come fuor onda cnMbnà^ e terfa ■ ^ , 
Nel hmgo ^rrar di fotterraneo calle ' ", 
Prendere, nel Paffar per venfl d'orò, 
Nova vinile che, le dà pregio», e jciomè ^^ -' 
Non ofa al gicllofuon de^Voftn accenti ; 
Col dente reo far impla^abil guerra , ; - 
La bieca invidia^ che nientir non teme,.. 
I; Ma racchiudendo in cor l'ire infelici 

i\ Pallida ract, e in folirario loco 

P Se fteffa fìrugge . ed a fé ùtff^ mcrefce. 

fi , Voi, Donne iUnflrt j la notrurnafcena», 

a tehe in Perfia prende a fimolar^efemph ^ 

Voi lue giudici chian.a, e Voi fue beUe 
I Dit.nditticii « fpettatnci afpetta. 

Dolce ^ il vedet l'irtìitàtnci tele 
Mobili, e lievi in fu i cavati folchi, 
• — Al tremolo fplendor d'occulte faci, 



t)r di verde giardin le fonti, e l'omWav 
Ora d* Atrio régal cotenne,, ed ardii y 
Or ricca pómpa di'lectjrteitàn'ilSfe, 
Ed or d'afpra priglon fei-rate M^t^lì, 
Dotto fudot di teatrale A^lle, 
MoflVar repeYit^, e far invidia al vero % / 
Dolce i Podir, come i diveffi affetti 
Tempri l'arte del tanto, e come defti 
Con tacito piacer ìie V alme attente 

I vari interni. moti à nafcet pronti. 
Come fon pronte da percotfa felce 
Ad i(c6ppiar le lucide &ville . 

^a dove Voi non liete, o date al Mondo 
ÌPer ornamento , , e per |[entf 1 cqpforto , 
Ammirabili Donne, ogni viifiheztca 
iLangue, e perde il fuo meglio . inCielp indarno 

II bel' Frigio Garzon TapStò ìè Ida 

In aurea, t^zza H. nettate Celeftje 

Verférebbé al Tonante; fe indarno -Febb' 
A r alta Menfa in fu ì'^ùrneàu tetra 
Riccrchereljbe i fnii divini "mocfi * 
De le armoniche <:orde, pira cantandp ^ 
Vamorófe 'tapine, fe i d<>Ict ii^àhni/ * .** 
Ora i Giganti lìilmifiàtt ift Flegra ; \ 
Se a'fereòar del lirinm'o Dio la MerSt 
Non fedeflero intorno in lungo Ihiolb' ; , ; 
Cento amabili Decj donde smvilta 
Di fuforna beltà purpureo lume. 
Veder privo di Voi nobil Tcarro 
È* come a fera rimirare un Cielo 
Nudo'dl fparfe fcirttillanti ftelle) 
E còme a mezzo Aprii mirare to Prato 
Povero d*$riDe, e di ridemi fiori. 
Voi foTe tuttb ing^eAtilir potei^c , 
Voi tutto rabbellir. Su le voftr'orme 

Vcn^ 




^9^ , * j 

Vertgon femiD, valor, grazia, e decoro . 

Val fegue il rifo.» Voi T accorra gioja, 

E Voi non queir Amor, che d' Ozio nacque^ 

Infana Amor» che di tenace velo 

Bendato gli occhi il baiTo Vulgo allaccia , 

Ma quelT>eiinato Amor, che T alme cWtte 

Le Virtù vpflre a contemplar guidando 

Sì le fa di piacervi ardenti, e vag€, 

Che incitamento di onorate getta "^ •• 

Diviene in effe si gentil defio. , 



Dedicadel Dramma 

• \S I R O E 

j^if AJuzza Rffo/e di Ma4i^nìA 

ISABELLA INFANTA DI SPAGNA 

In Fatma nei Camovah I7S5* 

NÒ, «wam temer: fu le canòre Scene , 
Ched'^alnu luce cól Sovrano afpetta 
L' in|tga^rtale > ÈiUppo empier fi degna , . 
Efci i jO- Siròe felice , e al piacer fervi 
Bel Mufico Teatro . Ali ! tu per quelle 
Dorate Logge ancor fentendo i plaufi 
Del celebrato Antigono, che porta . 
Per fua d*^fefa in tropte un I^Jonie ecceliq^ 
Succeder nieghi, le il paragon paventi. 
Sai .però m, quar altro Noiiie alteto,, , . 
Amabit Nome, de i timori tuoi' 



Difperdiiore^ come il. Sol de T ombre 



Cort- 



Cottefe a te col faò Fìavòr dJfòefKl.a? ' 

Tenero Germe ancor. Delizia^, 9 Speme 
De i Genitori Augofti, Amofe, e voto 
Delle fuddite Gehti ecco t' accoglie 
^otto §U Attfmcj Ihoi 4' alta Ifabella, 
Cui P arbitrò d'Éiiropà Invitto Sangue , 
Emulo de gK Del . dofKl**cbbe vita, 
Impaiiente ^à net p^o ferve^ 
E manifefto. folgoreggia m fronte. 
Mira^ (fòm'ÉUa ben fi ferma, e forge 
•Fraà domeftici efempU'* -e' come gli annt 
Di già col^enno, e la Wtà <lei volto 
Vince coti r alma. Fcco ìp Gtgaìé ftarfi 
Tutte dintorno a Lei> qnelle) che fanno 
Temprar di Maéftà' gli accorti acceilti^ 
<2udie, che i vivi, e Itmiinofi (guardi. 
Fan y c^me raggi eia le ardenti fnfUe^ 
Partir da §H occhifiloi. Ma qual nel Mondi» 
Avvi Dofte. fiìiglior j chjiiH Lei non blenda .' 
Su r Albtf de' fuoi« giorni 5 primi affetti , 

I primi fuoi penfieir, fi^eTa dal Cielo, 
Fonte d'ogni àltto Ben Pietà coiiracra,^ 
E del dìvin fuo kime In lA poi T altro 
Tksgtìù del fangaie fobl^ degne ^ Trono, 
Come Frutti crefcenti in gentil Planu, 
Magnanime VirtUdi orna> e rivede* 

£ perche nulla a pregi fuoi non manchi , 
Mira, qual da i ber ttudj Gnor riceve. 

II fuo fervido Ingegno, iti cui Natura 
Spade il felice foco. Eccola al canto 
Spofare il fuono , che la man ficuta ' 
Sa ricercar per 1 agitate corde: 
Eccola col bel pi^ condurle in dan2a 
Vezzo, e Real Decoro : Eccola in mezzo 
L'Arù, erudirli or ne gli antichi Tempi, 

.1 Or 



a S pereto lingue m c^, 




Noa *>«'.»«2^« .?^M"^È^ ^'^ 







X MYLO&D ftQ£iDEB;^ES.S£ 

-a^mbafdatore StcaorcUnana ài ÌS. 
TANwtCA ^a SeicoiiSma 

di Venezia nel Tuo ^pubSlico 




Si tkHfé» FAatùte di non iben jntuto. ini si 

. Jojenne tongiimtura yirivere ^erfi da injjs^ 

rire neUa. Raccciftai di Rimf pfer ìafFuntio* 

"ne pubblicata ^ e ';gii prwnette in àpfrejfo . 

"KTOn qoefti IcaFmifoQj nonqtiefic&no, 
1\ Grande Hoidernéflis , le AmOlne&DOte » 
Cfa^ io fervido Miniftio de le Mule 
A L' alto Noioo io» fliedtto.,. ^ feibo . 
Noar anche domo. ^ \10tk perfetto ancoBCair 
^ta, Ibift di ^e d^a» amco lavoro/ 
Sa la liricaìncude, e ancor lùcenfie 
Farli e mfo defia tra le favilla» 
. Tr^ il vivo aidor de ia. Febea niditaH 
N% |fia, che iunga tempo a venir ^rdi: *' 
Neìa*^1ibUca'bice,'ed » far fedr> 
.Quanto ioltno iJubrto, "emb dovere intenda* 
'Così guardinghi, i Venófini V«rfi 
'Già paventano, 1)611 tei fiu^ df AugniW 
Il difficile oncchio, ^e iank ybxo^ 
U dottff cig&o fofliener di Lui, 
Che fia:!? arti di Febo, e di Muierva.» . 
Signor del. Mondo /del Céfaieo. Lauto 
L^arti divine laecoflUendo a l'ominca 
Amò fé '^fSb >ie i feHci ingcsnu^ 
Te ^uefto intanto avvenutola giorno 
In giovinetta età nuovo Ndtorre 
ÌFratvoti, «i plaafi drU Adsivhe XSiMìt^ 
l z Pio* 



ì Pieno d* Avi fkmofi , e pieno d' AlniA 

f Ardente i f^giaj ^enerofa, e forte 

H Guidi , e ti iTioW al Veneto Senato 

• Po/fejire Meriaggier del Ru Bri ranno . 



I 



IL VEROPOEMA 

del Sì^^ %Abate Frugoni 

NeiringreiTo pubblico di Sua Eccellenza il 
^ Signor Cavatlter Lohknzo Morosini 
creato Proccuratore di S. Marco, 

MUfet FigUedi Giove, ancor k fonte. 
Che con 1' onda voJubiie del rerii 
Va ricca di fplendor, fervida d'e/lro, . 
Tutta a me ^' apre, e tutta ancora il petto, 
Voftra merc> , celefli Dee , m' incuria ; 
E beachi già fui noti curvato tergo 
Mi figga il grave feflfagefim'Anno^ 
Ancor Pdèta fono-, ed ancor ^eftra 
Spirar mi fcnto in fèn, Paura d'Apollo, 
Che fece porta fu robufìe peline 
La creatrice Fan tafia,* dovunque 
Cagion de' voli (boi degna Ja chiami. 
E certo, fé Ramami con qualche noniet 
Piti tìb'4tIiUifluftre,.ed onorato in terra 
Con glèfiifor-aidir fpiegai le piume 
CÌ£[no fclìée per 1^ Aufonio Cieb / ^ 
Or' \ , Pierie Dive , iorf^^i ; fiiconde 
Trionfarci- del nemico • obblio , 
Che un Neìfìè eccelfi) .per P«ccdfe vie 
Dèi' Tofclwio^ camac! erfeo a . gii Dei . 

^ - Arduo 



y 



X^7 

Arduo fegno à^mtetcarmi, alle fonanti o * 
Saette d' or della Febea faretra ^ . '' 
E* l'egreak) Lorenzo, il Prode, a cui 
Il nome dife la MordSna ftirpè, ^ 

Pianta" fuperba , che di lunghe etati 
Nell'antica caligine nafconde, 
Ferace ogr^ordi g^ìjercii Germi ^ 
L'augufte Frondi, o Fimmorfal Radicci 
A Nome tal fulla pendice Atcrea, I 

Come improvvifo, occulto Dio vi fcota^- ' 
Tutti piegate le pdoròfe cime, ,. 4 

£terno onor d*Eroi, vergiiii Allori. 
Voi pur 'tal nome ripetete, e Spechi 
Sacri al dotto Silenzio y e fatel , voi ' l 
Fonti di Ptfldo a i duo gran Vati amiche , 
Tanto altero fonar,; quanto ancor s-oide' 
Il faggio ytUTe, ed il pietofo Enea. \ i. 
Mirate ; eceo Idi là , donde alla luce y 1 
Lieta madre del giorno, e dei colori, " 
Schiude P Aftro maggiore il ruféo varco , 
Ecco fi move, eccìo a me rat<-o vola 
Da bianchi (fimi augei per r aria tratto ■ 
Di nitido criftallo arde*»te Carro i 
Che folgoreggia , e il • conofciuto afpetto- ' 
Mi prefentà d'un Dìo. L'intatte membra^ 
Avvolge, ma non cela argenteo velo, 
E fuor balena dal ficuro volto 
Forza di rai^ che tramontar non pavé-. 
Fugge, dov'egli appar, d'infidie dolci 
Il falfo labbro inflfUtta , e l vi^j ufata 
Alimentar df mal' offerto incenfo -.' 

La .bilingue Lufinga, e feco ftig^ - /^ 
La nocenre Menzogna^ -a cui l'atroce 
Xingua cofperge di cerbero» fpuma 
KenAÌca di V'mìx V einpio Livore . 

I ,5 Lp 



La ftwnigi».fi3kin!»** ^"^ÌS^^ 
0a. lunga none ingiunofa f PP««» h 
Con SmtsmcMì ncèrca^ <!eU ^Ur 
L* ombre piii, iWi». ^^ «fira**» »/« .t^"??? »• 
Che quanta aftofo pili pianto più belto. 
Con la poflèiite aanòfa man to tragge. 
Neir aure j^Mnrte del «»rto^ gtf>nio . 
jS »P fermato U lumlaolb eocchip ,. 

Prima tre'vorcr, e Rocchi mieijoipeiide.. 
lo. fon,, poi dkc:, iot fon. ben toi^^ytfi >, 
De gli tfmam, iaUBeiti * pJtino ol*«to.s, 

Defio sTaccbeia , io T immutabik VE&O ^. 
.Nttii io * «otói^ dovfe «i* alberga 
Nelheato imoo %TOTpto^»fénfo 
De'Diw., ^ degli «ttjiv&dh ^^' 

Al vaimekiste vulgo aprir mv degno • 
V^emi a ^ paicbi biìh^.v cK^ ^1^ corde 
Sdla Itta Dtrcea^ cui diede E»te?]^ 
Il fuonOvCinuUtor del- ctuarv Nomi,. ^ 
U» Nomet teró, itt «i« ft«tiai? ben éegjguh 
t'utra U tooa mia,, talchi t'ammiò 




N^ ^ PariMlfe €i»^aavae m*! WgM 
UÌRnar»» turi»,, a hm^ le widt .«ve 
IgMtft fono ^ Amale Dee §««•«>. 
Con tot «.'aflW©: amo t dw« Boef»,. 
B» qoawb, a oddt» ms^Mt #» 4»» 
Sopì» At A*fc ■»"«»*# wu» Heafa i. 
Io tutta aUot fiBHe<iiWi»ai eatiSt ^ 
Slotto fp|a(#at| tauMgfioI fli^ nwftio» .. 



£ àm le belte fòrtMisaim mtè 
XA merzyìglìz miolénr h mta&é 
Grandeimprefà. tu. vìA^ . Io, (o ,. ^ual' Alma 
Dal fnù bàP'Aftro. ufcita. a lodar pcendi. 
Che dal gran Morofiii fitor tfs^eA^o, 
'QxvinVL parte del moirtal fiio vdo, 
Cjslàt noti, puote il Tao hatòl celieftr. 
Egli fulPare mie, che man. ff^^m^ 
Toccar non o(k » fin dagli anni prìtni 
Gfucomnu. ftdei. EgB n& fi<fo, ìabbro, 
Egli nel ftdo pettox Egli. !iell**<^e 
Me,, non timidO;, potrà. Io, nel iìioj^ote 
ImpertuibabU regno: e tu, che il dei' 
14;^ tuoi carmi adombrar, mirami, e]^ai&y 
Che tanto, degne forgerà» le iod^, 
Quanto» me- tum fbmìsliar pdttanno . 

Diflè^ e% gli beffar iiiiéÈ net pieno fautife 
IK iua betta riiamjseggiat Io iridi 5 
B: tutta atlor commofla yV non fo tome, 
Pa: fé fentii Tin^azjiente lira, 
'l'toderfi a maggior iuot^,. ni«taoadeggiarnd 
PJ armonico trempre in man: repente. 
Quali miglior DiTimtà. TempieiÒib. 
Ed io di me ma^ior già dalla forte 
Yetufta Gente, Sa daU'alte ©jfta, 
€>nde tanto, per gli Avi ìa prq^O' crdbbe » 
A Lui Tolea, come per calle adorno 
Di. iopn^a^Of onor , Icendér col canto . 
Ma, no. ripivfe it Hume. Uopo, non aire ^ 
Cpftui da. tanta orìgine t&fce(o, 
Che (Iella gloria, fo»... t^erch^ Taltrtu 
Mal tl.vo^ a cercar .' S^j^ur, cht dono 
Di Virtute non i, ma di fortuna. 
Un illuftre Natal. E a chi fii dato, 
^(i^ che, venendo ftelt' eteree piagge, 

I 4 Uift* 



L'indole incerta.» ?;? w» ««cor ni^tuto^ 
Genio difYeli, maritare in fgrte 
UiMk fplendida Cuna? E* fra l niortali 
Votod' errori il Saggia. Il Nome, e gli Avi;„ 
£ quanto \ Egli non- feo^ come flraniera 
Ornanwnto ricufa, e fua nop chiama.. , 
So , quanè' Aivajte ^'cegie ufcit .dall' alxo. 
Ceppo fecondo^ Miai m mire ulivo 
Nei pubblici configli^ e nelle jndunri. 
Cure di' Pace al prifchi dì rlcinta: 
Qual di fiilgida. mitra*, e de' Rpmani, 
Sac^lc onori vel^a, e- quale, in terfo' 
Acciaro avvolta, ^ per. le Patrie cofe. 
Nóix. tvda a- provocare ì. bri perigli . ' - 
Veggo quel Force ^ cui Nettuno^, ft Marte- 
Fer dell' invitta Patria, incimortal Padre , 
Fi^Acefca il Pr^de^ che dal ben difè/b,, 
E ben ceduta ancor Cretenfè, i«gnP 
Torfe le. Adriache prore*,, e vincer^ E^^rve: 
Per rinegual finita Odrlfi?, gue^riv. 
Con una pace, che uguagliai. i}òtiécv _ 
Vonot d' unaìritxoria . Oh quanto vPhquallb 
Fra r onda lonia^, e fra l' Eg^a npl vide. 
Poi tu^o tinto di/. uenuco, fapgue 
Quel debeHato fuol, che dal Re doni9> 
M/eJI^. rapida Ele^. curwl tenzone. 
In -Targo dono^ ed in dotale fcettro 
Pelope ottenne, che regnar vi. fece 
L# Uie lièggU e il filo norri^I. Affrica folà;^ 
Sola Numanzla all' uno,, e ali* altro. Scipi.a, 
Titolo, (^rno non, darsm ftt Tebbro . 
Ralla fu4 grande, e ben. tentatar iniprefa 
tu ftio Scipio, vivente ADRJA par npnja,, 
E fcultò , e ^VQ. in. ricordevot niwniQ 
X-ftfcfe ai Nipoà I.'rflcape efenipio,, . 



An2i par fty) Camptbn MT alma Ssà^ 
Di «uerrìer Pila), e di $e»nn^o brmida 
Delie fcefe (lai Ciel eenaine Chiavi 
Arbitro in terra il. VATICAN V onora. 




Mutando in dmo, al potirerof» campi 
Tornò di guepra, Coodottier Sa(u:ie?mo. f^ 
Al Tua partir fanfio totìando a manca- 
il ciel iercnO) riConar $'\idixa 
Di Vaticini le. ièflofe afene. ^ v 

Pronu dal fianca a fnlnunas (ù i Mati 
Lo feguian cento abeti. Altieif fu tuttr 
lE^ettea kt antenne il gloitofo Pina ^ 

Portalvr delA' Eiioe. Deftca le vele! 
Temteva il Vetcto^ è iòtto U ;Cttiniro iofivar 
Fea l'ampio flutto ^ obbèdieme al- corfo^ 
Divifo bianche^iar di'-i^iglieiputae» . } 
Dai fondi dlgoTi ureitie,.e intorno fparfe 
Lo fecandavan di Neceo le Fi^ie^ > 

Grondanti il. -verde- eliti di falle ftilkr? i 
E lievi il m-«Bedevttuio i Tritoni : 
Segnando il callé^ e con la.tQcta conca: j 
Di trion&l: conciento emi^enda^Faure. / 
So j quanta a Lui ^ :cìk a oriebrar t' accingi^ 
Luce dal dqgiio Geaitór verrebbe ^ - : 

Da' «agnanimi. Zli^ dal gran. Germano y ." 
Alla Coaiara unito eccella Dttma;^ < 

Gemitn. delle ^Matrone*, ad amto nati 
Tutti La PATRIA^ e p& fj^lewlenti infiemè 
Per opra iUuftxi ^ ci» per auree Sxkyt . i'\ 
Dalla concoBde»aittODtà i^ Padri 
Ad un Sanerei £Eioi'dafe itr astaggio. v 
B^ vefgo». ilLfo^ n^a U xicbìi tttOiSMJettof, 




26* 

Vo\ tìtè dt'VK^ Aoi Ahi & iBrfb^ 
DI k tWÈentQ idbk: icome mihvàà 
Indica veiia^ d*<», <te/per le. o^ 
Ciecèè totebue dèi matenio, 
U fiihro fnnoD,, e IMon 
tmtnetA pvof^gb^ fe«cnaii ^ 
VogHi^ d'^v>e^ per ia ^osaciati)^ ipl^go. 
VittoriDfa 1^ ritrovar la ^lunge^^ 
Aflàì M ««», tete ricca i iatàe^. 

Su dwiqiie fveslia.i^^inofò mstgoOr^^ 
£ 1^ tticUtà Lomza lu feeot taodi ^ . 
Come ^ me pbu»^.MIe>>doite cartse^ 
Ne^ miei; cotor! moiortstf meste.- pingjL . . ^ 
Tacendo; de'fooi 4Ì la fnima attRnAn 
Che ìtk bfce d^oìo i» vede» tmaoifiLio 
Ber r anre. f ràne^ e I: prieoi rai^ ci^km • 
TiO|)po>^Bipei!fenÒ9,jBd J&ftcondo è H^mo, 
Cominchur ifeWiveiitL. Alita: jda^'rozà 
Òrgani imbellii, attor da' ftsfi iaerrii 
Non fdcombtt» ancor cbrme Ramnir». 
Quafi un pò» dell' alma • E miMnmi f afiae^ 
Nelle ipcgnenrij eti P&oeditetDo, 
tertit dUtoiift &tieoéb €»m. 
Come i<iifinito«axiar> dierdì' ipaimata > 
Nav^all^uxHito 7elB«iarfi:<moflrai 
Kon tacer,, icone tìJMioàr: Aq^ amu 
Sptegb r iadòiiL bella:, e eème> i IttOHL 
Bel iienfàr ^iuflo , e iieir opimi: «dtritt». 
P^é dalTArti ftrìntsicì:, « %p»* 
Sorger^ ^ual ibige liem. Piànta ki ìk» 
Tem», iMDd(> «ètitoiQcoiibe'iibe 
Per 1^ éadrict vìibfl>nbM^4miicio^ 
Fra la Patxkilt Gi<opraiiìlito8am^ 
Qtial fnmmte^, maf mìiabili fismm^ 
Ai> ^Smì^ aol 4UIÌQ8Qea^ Tal Mir 



E le fpetanwB ttientì» di Roma . 
11 forte RiJ>ie ,. che ctrfcev» a» »^ 

Rtparatticì «len» P&tM. affl|itt». 
rtaai cliJE» refterter- ctittmip pgco " 
D^ uni, conca Eritrea ^ rtiuft) ricerca 
IJ raro parto nell'argentee, fi»©, 
Tu pur ricerca ìnXtìài. I*"?»'*?. corame, 
C«t<a il m generolb.. . Ivi wdwft » 
Come In vvente, ki«iola|»l,''a« , 
Kdtgton veinù,, Ae per mm toi«g« . _^ 
Della PÀTRIA l'amor.. D'ambo «di tolfi 
Le rette tógge, « ^ plì» ceae mfOi 
A«t * governar . Q««^ «»«•«» 

FbTì popoli coinmeffi? In Lui noi^ ffl»»^ 
Al fapplfcais de» «ri far Pire olfrici , 
Prawidei nel pwfir.. Qodca PktMe, 
4;^uni0i cen«ien, temprarle » e fea f«veoM 
S^ceder dette pene al triftoi orto» 
Ne'doict afpetti l*r Oraiùa, e perdono» 
Narra, qtìa* pa^ dì Kaftoraa htìgaa 
SciogRéa sette tabentì skcsm^ mmK « 
Gioico aflWb Tlmniottal Se^Mo,^ ^ 
Era « i *ranqiùlli giomi» e» » » tttiiwtt . 
Alle pribtdiché eoffr il fua configho 
l;ace kdày come in dapbtoia notte 
All' enantet aooetiiei».a*i«k ton», 
a» da tenga fplendewio il 90«^ iafogaa. 
Vedilo po(3i ad aW, WW iM»,^^^. 
sS^maluMBM» d* ABjRI A pai«lrii j 
T»«ft rfttNmtoi^r la natal foca . 

NoImI Fiume* clke dee, nmawdo climi. 
<^nfan *«ada> « « M««» n»»* »^ 



tQ4 

Ved^ il ponènte REGNATORE ISPANO^ 
Sotto i^ cui Sc€^rtm oifequlota il Sok ^ 
Suddito naice, e cade^ Ablk- a l dolci 
Studi éu |»ac!e, abil^ aìV^rtm ammira 
La bellicofa Seruwr^ e il Re» ch^ l l^umfc 
Tedi ferbaro fet ferbaied. Mprido, , ^ 
Quel cht^fe^i W<5»n^,doao migliòra>^ 
LMnvitto Re, naU%.cubjnan.rrv.flapnp^v 
Or 1; ijsiGOiDde^ fol^oij di guerra^ ]. 
Che nurdi ftfinfp, e che de^por- non piiote. . 
Placato al^Qv che alle yittoàe uv grembo... 
Piacque a i- RJE grandi,. a, cui piacer/itien^r 
Supremo io ferr^^ono^i TVoyan^^poteifa^ 
Nelle lor menti, a> ì (oblimi IDei .yicine .. 
Graziale fede .Ifiiei-, detti.. A^^rea^compàgn^^ 
Pradcnza; al fianco, aijtica ll?a,.cha vela. 
Di:^|n)a a cirefger tettta^ ij^ crJn^caxxyto,^; 
£ a moderar J'unaan- viaggio;. efpeita. 
In mille modi 11 buon camjpiti. ^trpv/i,,^ • 
li iailiiUe n%odi ladifficil ri va., ^ ■ 

Pelle colè nel twtbiae «agvtato^^ 
Sa vtorite afferrar* Fra-l'aj^ue cure 1 
I fortunati a^(«^, ^ ibuoa, «lomenti . 
Gol buot\ÌU(:c^ a-,trftfv<iJkr*sìtjprcfti. < 
^-gace conofcea,, Nelfuci penfien/ ^ 

^r-Aiigufi» PAXRJA:, e il dovérfac9>!j^ 
Carattere eecelfe j e , .quanto fo^eL 
^^^n ingagupfo^veftigareroneuo, , 
^r Ne'chiuu.veaoi iHPnctrar fapea,-. ; ',.. 
<Ste tapit4ima^ e i»ft(brabU gi^r<j^; ^, 
La penfipwfa Qelofi^ de'Kji^ . , ; 
ii p)pì ti.yo^^ oye^il tfjpn^jpai^eiH^fv 
Con ir Aquila ij^k dritti^ ,. atte^se vegUar 
De^fuor conSn fuUe «jT^ion gieloie. . r '. 

Xòiil colì.^gntar d'egiej^iOyi^jto:. [. ^ 

EcS. 



W-ii Wa afi»2M» e%» K?^?f^ ^ J 
E npa tentarle ÌH,^an i Quel (*) chiaro Gem<i 
Veder §li* It d^tp, onon dd fecol opftro, 
Qnor dt Giana, acuì <l^ ugual noia ibrge^^ 
Quel. Geiw cgj^ ali' ijiimartai d4i' Iflro 
MagnmniJif ÉRPINA , a. cui la Terr^ , ; 
CQmti MsL viya,» e. noiK pùi vUla ■Inao^ag^ 
P' c^oi. Kgg^l . Mirtì^ xkizzar. doyrebbte ' 
Splenm ^rct felìtfi^^* ^jwl diyinau 
Gofa ice(a fr^ w, èwji^ait^co' voti,; . . ^ 
Qusd per Lui gloriofa, Cr quaU inilenie^ 
PifficiVg^tago»! Tutto H^ faggio, . 

Celebrato Criffiatu: a froafte «ripav , . • ^ a 
Quel pro.vvj^Sapf/J^.cl^e; dritta fci^ 

Airim^atì^o.vjriaKrde^tenyjfc : . ] 

S'incoroni di fpiche,, a,de?3fgfierfci^ 
Sul ma^'acc^m ai^r tuoni. H^l^a>. . 
Parl^K dovea col rudotutQ a^ grandi^ ; 

Fati d#'4^ufliia uouel XttUio^. a qui. . 
Tutte elqqumza Hii>e./òn;i aMtfe^.. } 
l?ei^^. a iwW>U<:0; Béiij,,.|^rchi la fcutte^ 
Per.,wn^>Twi m ^*WM"^e ej^w.' 
Celie Genti. R«40«iùKaiIar,.Lu4I|fe». j . 
Qual pi^ dì.fc^e, e,pien.,di,n3tpnte ns^pir 
Non 49f0^.udirp^4flicot PopoU^:^ ACgt.. ; 
liiacque a 'Genio, sì pròde, e feo tra, loro. 
t^9jA C<ìp<;oi;4i%&,i,QOnW.Jfr?fcritti^ 

,*»L>t'-i l::. »ii.w ..^> * vt....* 'jV..'M mi 

(: •'5 Sua Bccen<Bza il Sii»» Conte Gran'CaaceJN- 
Ijcfo Criftiam, col quale T Eccellentiflimo Morofi^ 
ni ha tramato Tulle verten^^ de* Con^i , Ieco.lCC^ 
qùnsnd^lc.coalode^.. 



:) 



E fttUe aatS^h^ m^itk tmxi mt^dR^ 
Scenckre amiche, è riuhir le dcftre. 
Vedilo, idfin^dct' bei fudorì il fratto 
Coriijrre in. fen iì LEI, che fui «xat fliddib 
U fotte Inraccm ddl fùo giizfto. Itlj^t^ > 
iy oriiKU vtace , ^ co^ foa ne^tte ii^ì«rft. 
Le frifcher l^ulé^ruè^^/Roni^,. ed Atenei 
Per la gratj^ fu* matì. ^erfo i. f«oi Fij^. 
Larga di ^fdefdooe^ eecci.'iieH' Qfe:^ 
Patriiio/fcJgerar. l®xi«H: ilMMlstito^ 
Venit la G«ò)a ontfvfeifae; e f*hnt 
Battendo n palma U prihbltco, Favore 
Accompagnarto tw *b. *fnè^H ▼»• 
Di lofi»p€fcfer 1^ 
1^ ver 1-tt? n^va , rtk che «mk fimiiÀ. . 
La regak foi«, %^ maeftofi feaidt 
Vd^ U ftó;, gtoicift Màd^^ 
De'SemiM *^Ii»ett^ c«»IW^. 
Udiftif Beco le fedi ,, in cw nfidg» 
La Deit&^ dte ti^ me parte, lo ^find^ 
Del téb, grati Moìofet^iropite %:^ $ 
E Qi. QQ^ per ihe^i^iitaF dèi. iritfe 
Gfhtt rtnylfa. «lortÉ, e il^te»^, 9?^mk^ 

fictfcìéy e Depenie «l tamlnOiàt mfte 
. lnvoig#ao^ tutto,, afltò. levàrft 
¥ièlo^ in aria* e cn purpureo fcco 
Lm^ iK)fce f<ciar^ dDvmiqòe ^ko 
Le tote Ta^dtffhne y^&Uj cb^^ 
Soilcctto 6> ' ttaflvi' dcRa "Gletia 
li% wovQ Noim 1^ eoOocat flet Tei^pi^ 



EPISTOLE 

I N V K K & I 

Del. SicX Cont* 

FRANCESCO! ALGAROTTI . 



*.J., 






;.« •/ 



f09 
'" A i. t.A MA E.»X A'.- -' .f 
DI FEDERICO RE DI PRUSSIA 

, AXX-^R.^ P m K ©I P K-, R E A fc Vi t 

BEn io cercandoi e(Vrania Ciel ^tea 
Oontra il voler di Làlage animofa . * 
Del Finlandico mar L* onde e i perigli 
Tutti incontrar ^ 'fé tu'y Signor, pur. eri 
Metà e premio alhi fin di tanta via . 
QiiaptQ vitnid'^ io Cieta, aflo/ [che votg;» 
V^rfo noi più benigno , in terra piove , ^ 
Tante, Signore, ip Te ije v^io accoJl», 
In Tfr ^ nato- a Favvi'var'tra noi? 
Dell' antico, valore il gentil feine. 
Tu di Virtute, e delle- Mufe amico- ' 
CJil ftudj rifiorÌK> VetX dell' aro 
Tornar farai ; quiU di Pericle al giorm 
Rj^za p«r anche^ ingentilio t* Terra y. 
O q^iMile allor- che d* Arua in fiiHe rive 
. Dal Gmo. Caos il- Greco, lume emerfe .. 
U, Ufbaiia venuftà > gli Attici modt^ 
r bet parlar foiitrfeco-, e T arti belle v ' 
E. in Berlino rifotge^ Atene e- Roma^ 
Là vtxi Soflrato nove! ,. ki feda in mano». 
Un marmoreo Teatro oidina. e poo^ >. 
Quivi col bronzo imlt'^ i ca|>et m6lU 
Un novello. Lifii^po*, e un otteo ApcUe.. 
Agli occhi parla e Faoinaa dipinge.. ( .. 
In full' ale dei vec(i un altro. Fiacco^ 
Ne re.Ga in mezzo ai fefteggianti ^mori 
JJHiftve Lalc^i \^ Pii*d<>.x »h>. altro Maro» " 

Sur* 



Sarge, a^^ cantar nnov^ arme e nwrnK Gnoe,, 
E dall^aura Ajiaa •«ommoAÒ k acoèfo . 
Col metro. ^ cQiv« io ftil folgora e tuona* 
Mira, ommai ^he al faccio. feUc* 
Tutto, s^legra. il Qd ; Teco , Signoie > 
L'umanità delfe rirtùCreina^ 
Vtggo aiSia. fui TMiOr 1 4eggi> 'à Tbdpo» 
Segnare i di con le. b^' opre tue.^ 



ALLA MAEiTA* 
DI ANNA GIOVANPWJNA, 

Quella dkt a pochi «Mafeittfia. ttn^etiip^ 
Nei folitarjl portici: fede»» 
Di Pwfova o. d' Qxfordd^fa nd vdo^. 
La inaerà. <lel v»: Filofofia, 
OrtulacUami, AugttftaDonna, ai Treno s 
Tu del GetJio fra me di Pietro eitie, 
Pel JK,u9b Imperio Tu Minerva e Giove. 
Qùal fu mai cofa a'defijr tuoi non pronta f 
Per blandir di; còocenìl armonioG 
L'oriOcchiO; tuO).dd grande uffizio altiera 
I]iaiU*-£ia|k:o. Ciri wlb. già Euterpe; 
Volò, di Francia in rom/corfaletto 
ÀmHxìGk Flora, e lupgo. T an^ip Neva 
Dal vetde: btÉako. all^occbio tuo già crefee^ 
Nuovo. piiu:c9«> t maravi^ia nuova . 
Dali'amnteo T^ici: ornai; fen viene, 
Tua nomi fete » dbbnunar , la colma 
Di FUi^co Capete Aflg&a tazza,,^ 

Cult 



Cui rAnToma icolpfo9,e aresi é^tono 
Pi foavte BcoT: gU odi fco(pei6 . 
Qaal: diletta; «tu*, tmnu nei: Veder come 
ìn^ buja. t:cllaic»idMb. e, fótttjb ^ 
Per..im teisib,;crift4 varcando^ il lume 
Ne' varj^fuoì^ colpr fi. ff^icshi 4 e corae 
ly Iride 'felmm^|giame^ e vaga, in vìfta 
L'oppodo, Un. diyerfaniente tinga ^ 
Come lì candor. mtftl dt; nuoiaro/infieme 
t divifi color « di. nuovo, emerga!' 
Dair anceo Sol' «61- iimo ^ «mpi» miiiieiti 
DI; colort e di luce», arde ìt rubino > 
Lo' ùìùbMo s6^iUa , ed it; -oniffico^ ' 
Immittahil)^^ ^e funi, ìuCiùsm.eonfàfk , 
Ne' dolci raggi (noi fatTtfira e ii<3làD 
Donuio immeafd^ e danno vita «1 INbodo. 
Cosi mh graaide> aanno tHO^ tei ;inuAej 
DI Ttto^;i^ dii Tmjan» viitb^ tenpnukbt 
Dì Cefare ii -valor, d* Aqgufto ir famo, 
D^unMpndotmietTUìfeidelìzi», « Nome.. 
Del Neutpniano. Sole aì> vivo raggia, 
Van dileguando, del Cartefo i fogni » 
E volan^^ratt^ a ^uel'cadevo^ Tempio I 
Girar delta, Senna im fulla pania rvm 
Tuttora, vanta^ e Sacerdote edr Ara.. 
Gii od tuOw Petseibonie^ palude un tempo 
Folta, di giancki- ab jMicator fid nata ^ 
Oc nadrice id'£n>i Città teina,, 
It primo, fijsgia al Ivioi^ Nemono io. regio 
Teneivtta sldoficaiiEunigiia,, 
Ed' ittico (ìSki:h]t^i,t!aakm^ mceadai 
Se 'taU Mintibts aRe> inolimi, cote^ 
Non tnfpiranfr i»van Minerva e Apollo. 
Qual terra maivqitaft^.dimafia, quahmatie, 
<^uat:J)i^|Mb^^alun: noa ctt im.i^lodi^ipienol 



2ia 

Intorno y o Donna y Itale vóci il Vera 
Scioglier fui Néva udrai: mentre le Turche, 
E le Tartare infcgne appende e Cwjra 
Di varie lingue infra una voce fohi 
Nel Tempio tuo la Gloria y e il Ruib Marte . 



A L SI G N O R 

EUSTACHIO MANFREDI- 

EUflachìo onor dell' ItaFe contrade^ 
Che del fapere alle vììx forti cime 
Ne' pifi vérdi anni tuoi franco poggiafti » 
LoBgaJ'acqse dì Pindp anch' ro^ talora 
Odo le MiA, e ^^àicnn verfo elerto 
Fatto in nijBHte tefbro, infra le genti ^ 
^fngo a fpa^erio pòi. Tater vai folti"^ 
Fifici. laberinti ancte cercando. 
Dove Natura in facra nebbia involta 
Celàfu al guardo del profano volgo. 
Qui del ToTcoc linceo l'orme ravvifo, 
Che d'^wrme iftiutto all'^età prifca ignote - 
AfTalfe il Ciel non ftìi tentato in prinia:,^' 
E nei mezzo del Ciel ripòfe il Sole^ 
eh' a vafj Mondi che gh fan corona 
Difpenfa i ^iorm, » le ftagiom, e^gliaiim , 
E la fcorta di Lui (ie^uo che pieno 
Ha di Geometria I* lingua e'i^ petto 
OviSflqiue ^e^i mi guidi, od ei mi venga 
Moftr^mdo intorno al Sei curvar fue >ne 
Nel tranquillo Ocean del voto immenfo. ' 
Ba' Britannici numeri frenate 
Le ritrofe Comete » a i fiammeggianti . 

Tinti 



Tìnti a vario color dcH'àuifisa luce 
Sentile tn^ additi) o dentro della notte 
£i mi inetta dei cempi , allorciiè fece 
Giafobe al mar dcf primo le^no ortra^io^ ' 
Che dovea apparerò navigare in Cielo. 
Felice chi poteo fcoprir le occulte 
Cagioni' delie cofe, e m felice . 
Euiiadiio mia, eh' Urania ella mcdefma 
Su per r aurata Tua di (Ielle adorna 
Magion conduce, e cofe^a te difvela. 
C h' a mortai guardo infino ad or fur chiufe 1 
A fé I però T animo tuo non tenne 

Urania voltp sì, che le forelle^ .. * * 

A cui sformato ih nuove ^ fogge iivifo 
Aveva un tempo il Marinelco lifcio, 
Ttt non tomaffì ai loro-gfitni Onori:, ._ . 
E non rendeffi lor l'antico alloro. 
Ed oh quaf folto Auol di^ bianchi cigni 
Il bello efempio tuo feguendo a prova ,.. 
Ffe^ rifiionar oel, tuo Reno' ih fpondc 5 
Fra' quali un s'erge di sì dolce caiito, 
Cheilfìuine intorni egli innamora» ei tolli, 
£ le Dee bofchcrecce che ad udirlo . 
FiKx* del tronco natio traggono il vifo; -^ 
QueAi dell'una e l'altra I,ira dotto 
S' abbia, s' et vuole, entio a fua cella chiufe 
L'Algdbra taciturna, o la fevera 
Delle ras|ioni prime Indagatrice ; . / 
Ma gl'ani d'oro, e le Canzoni audaci » ' 
E la molle Elegia, fparfa le cbioinet 
QueAl dai ripoftigli invidiofi . .• i - 
Io fuQrglitraggo,e a te, Signor > gli mando 
Dalla dotta Cittade a cui la Brenta 
Bagna le mura, in^i fra i»<>lli Tempe* 
Volvefi lenta, ed obbUa .qiiafì al marp 

Delle 



ÌDelle cìitaie àcane fue ztcar trìMd^ 
Or tu gli addeura a difpi^ai» ilvmov . 
£ P aoieo lifairo tuo jH ior por gnidau 
Che non d' Itdia 6ntn> al confine Ibofi 
Denno. rinchiiiìi > 'ma ter ^ogi» lito 
Pia divifo da bot»&ii3er le penne. 
Qkì tion %ìai vènto hiinico oikndtL 
Nelfe "onabibre ^cque ine àlbero o fiasb > 
Là dóve t») ouanda ì>ei:- ine pt% lieti 
V(^eanp in Ciela 1 dì , V ambiofia eietta 
Del &(»èr mi verfavi neìia inente t;^^ 
Onde ppteffi sunA?^ io levarmi un %ldciiò 
Coi fortr verfi di dottrina, àuhati « 
^ volar yincitor <£ bocca ^ boccav 



ABATE METASTàSltl 

^ o»%Tàt Cesa r ìb a. 

t^ Olce mi fit^ ^^ito- s^il , tna Voce ^ 
JL/ ^1 £ la doloeesa ancor dentro- mi &ona), 
Dico m> quel àorno cbe di nobi 1 laiKte ^ 
Onor tu teffi igli umil YeWt, tmd'io, 
Colpa d'ingegno, ii ver tn^^ ftemai 
Or^io non tignai d'Augufto ài pondo. 
"QjsiA £af imo xlir^ did tuo volume impat^ 
De' bei veri! le vie; da ite cui fpira 
Amore ii fenA, ^ detta i mocB. Apollio*, 
Dai dorati palchetti e <làlP arena 
A te fii plaufo la ll^jgiadra gente: 
lieta eh' ornai per te V Itale Scene 

Cra. 



^àve pììteg^A il Sofecléo^ éotutnò . 
Qual ì fta im ch« per ta via oon muo^à 
Delle lagrime dolci , allor di' Enea i^^ 
Seguendo Italia i duri fati e -i vkiti » 
Tronca il caiùùbé ì«a> o JaUc^' Ulifle^ 
Il nu0fo.:^cliil1e;tuoche intireccee^fomd 
Le Ométicbe faville in. petto vplve 
Dal^fen d'Amor lo gùi^'ìiiV^oaniiDÉtef 
'Chi della Patria non precide i coftuoil, 
E ' le leggi ikd amiate , . e l' aria , e i ìafli 
Dal Temliloclt tuo, chi. noiv s'infiamma 
Di Tit<^ alle virtU delizie ancora . . 
ÌEtitio^altupi -vaerfi dell' uman'lcg^^^io? 
;Fl:a taiitì ^filanfi tuoi , SìpirtQ gemile » ^ 
Tejnoti muova il gsirrire iaii^lNdlito ed aeio* 
Di lingua velenofau OgBt'fiU biella 
Piànta degli orti poor, fpeme'cleUi^amta, 
Che cùopied'ombi^ :l'uon»,'(li frumilabft». 
Di vili omcbi % niÀ> ancoia.e' 



Fra i Quintili fra i Ti|cc% e t ^^aon Pifooi 
Ebbe i^antili fuùiyébe i Atoi Fannj 

,11 Venofino.^aa^ éflb : ^ or bianco Cigso 
Dalla Tcmàììte 'Ib^ca macina 
Deir^nyidia^aiàj^j^^'mi^^ del tempo 
Air Iperboief> Ciel /batte io fiume* 
I^uovo non > che la volgare fchkn ) * 
Solo dtf^i «mt la vtrtudc ^mr^ 
E più la ruggin <Ìie il metallo apjMessti. 
Forfè la ven^ dà. Caikdio fonti 
Secca i a' dì noidrii e di Parnafo k ótìm 
Forfè foli poggiar Petrarca e Dante ih • 

' Molto fi può dell' Ippocrenio umose 
Bere di Sorga ai cnftgllino fiume » 
E vincon le Dantefche ofcuie bolge 
Molti X9wi Febei molte faville. 



titi 

• 

N^e della cuKta Italica fevtlli ' 

Ar padri fia che tròpjH) onot m pa^U 
Ma per, ciò dd Guanni i molli vérfis 
N<b la nobile torba di Goffredo, - 
N^ la cetera d'-or, tita d'Eroi, 
Che da Pindaro m dono -ebbe Chiabrtrà, 
N^ te udir non'.(!ovl*ei'Ro amoniofo / 
Huovo cantor, che daU* Aortie cimi: , 
Con la ticòa tua vena IV La^do bei.' 
, E dovtemo foltaftto i noftri mari 
Correre, e non dovremo anche ^et i* acq^ 
Inglefi o FTancbe alzar la- vela arditi, 
NèìlXàtìno Oc^an tentar n^'I Greco, 
Donde ignota fra. nói Parnafià tti6rc€ 
Recar poi vincitori ai Ttìfchi KcH^ 
, E il fermotie arricchir patrio ed il canto f 
O di fetkìle età povere men^i ! 
Nulla àanam iateiar Petrarca , e Dante * 
AirinduUna de'poftefi e all'irkegno? 
Datique Ira noi la lunga afte cv Apòllo 
Perfetta fuife in fozife etatdì, in <nii 
L*arti che pur *dt lei fono iTotelle' ' " 
Giaceano ancor -lieir Urihica rui'na ì *^" 
L' indotto • Cimabue fcar'fio ed > efain^ue 
Era Apelle a qtiei ^Bortós'il duro bronzo 
Fra le miai a Ceìlin /le molli ferme 
Noa avea prefo ancof , ni ancora avea 
Michilagntìtlo al Ci<Jl curvato e fpinto - 
lì miracol dell'ite in Vaticano ; 
Quid in ^-ittza Canidi# il cuor fi rode 
Ove Ldaje o GlikfJ vifpa fariciitila, 
Bruna il-crin, rofea- il volto a ^ le dei cAtó 
Giovanetti l'amore e l'occhio inviti ,* / * 
Tale i' Fannio ùOn-tev Viver tupi verjfì' * 
Pur egli vede, e iarfi con difetto * * 

De 



De' tu(w <letu c^nfiMnre ip ogni loco; 
Mentre gli aurei volurnij ond^e^i rende 
A Monaca o a CottQr FebeQ tributo, 
Muoiono al par dell' ultima Gazzetta . 
Quindi, credilo a me, quello fdegnofo 
Grammàtico faggiuol clr&a (èm^re àlla^t,. 
Quindi Dante e Petrarca ,ei miglior tempi 
In bocca ìsb. fempr^^ ^ qoeljia invida lode , 
Che fol per odio a' vivi i morti efalta . 
Ma di là. deir Italico. A{yniiino, 
Miri cofìumi del bel Sequana in riva^ ' 
Dove l' Achille tuo di nuova lingua 
Ma^on d^arlbi piti ime rivedito 
Sforza i voti e 1* s^plaufo infra una gente 
Culta d' ogni faper, ricca d'ogni arte, 
E del Lazio rivale; e qadr4)noiie 
Ti rende ad una, voce eftrania gente, 
Quali ri rendranno ì ^fteri tra noi. 
In tanto fiegui il nobile tuo volo, 
Cigno. anlmofo, e non degnar dal Ciete ' 
IT un' guardo pur quéi nubiiofi ftagni ^ 
Ove ronzan: gr infetti tH Parnaib , 
E in fèm>.a efernlti ci^édon ftill^ala -^ 
D' un Madri{;al ppggiaie o id* un Sonetto, 
Non quegli m cui tepor d*c(lramo fuoco 
11 petto fcalda, e si ne agghiaccia altrui; 
Ma quegli bene alla cui mente fpira 
Degli erranti fantafml onfinttrice 
Aura divina, e eh* or nel moHe Seho> 
Or d* Africa fui Itdo, &rà m pome 
SuIP aureo Campldoclio , ed Ofr di fpeme 
Or di vani terrori a petto iti' empie - 
Degli ai^ri ficnor', quegii ^ il Poeu, 
Di Fiacco in rulla Lira AdòMo il caata ^ 
£ adombra Meu(\a£o ai vi vmmn 






il* 

Verace 'Nume i A piena man fpatgeté 



Sovra lui fiori ;^ e cidi vivace allòro - 
», Onorate raltiflimo poeta • 

»■ ' I l ì f ilili ni i -u ■ Tt^i i. n ì , Il , . , ■ ^ . _ . 

ALLA &ACRÀ iMAESTA*^ 

DI A ù GUSTO ni; 

K» DJ Poloni xfiLJETTOì^,,' 
. Di Sa s S.ON iJt ec.ec» ec. . 

STEFA^ì^ ÌSenedèttò J?Af ìà vicini i . 

S^eifa deir Aìbe valicar, la fchiena 
V (tale Mu|e^ e in, fupì remoto il^p^edé 
Fermaro,,a Re ftrfpier difetm* e cura. .-. 
Pur fcmi^ ai patcìi CoUlr.e al paHQo SòU 
I Tfl^|i?ggiianti|ÌMn4 ^-prà i3Ì4 ora V lì 
Volgeano .^gU 94^ M agli onori in feno ; 
M^ Te, Signor, volonterofe e pronte 
Fra le nevi feguir, feguir >frà i bofchi, > 
Liete cangiandovpi^ryim nijovo Àucusto 
Col ^Spflonico Suoi i' AuroffiOx Cielo , 

Sovènte all^M:, ^' infra di noi mirare',. \ 
Di%OP%a lingua^ ^ 4 ^oftr'arti ornato , 
Te fui pnmo fiorir di gipventude 
Bear d'Italia i ^ ìrinaSdorarne il jGenio^ . 
Un ifjpplitoj nit^i^ ,-oa ^luovo Guido . . 
Quel giàpnore a Ferrara, equefti a Urbino 5 
Soita fui Lazio del Medicea Stella 

Rav. 



, ^i0 

RavvHavapo ip^fi, fé i^ti che ini raggia. 
Maggiore 4hcor ti siàVlUàvà it^ voltò . 

Qiul fioatto mai fior si leggiadro , é vago v 
Quàl dì non' pròfìletteà si belU' Aurora.' 

Il forranato dì ferenò e pnfo 
kiìuce al fine, e inocchio vede orinai' 
Quel ch'appena ff'difiò fperare àpfiVa ,' ^^ , 
Dopò immenfò .girar di t6rbid*ahni' /' ' 
Un* altra volta innanzr a Trono A'tiguA» 
Infiem ràeeotto ^ ^ il fina ad òrà errante > 
E difoerfo dràppel dell'Arti belle, 
Cui Mecenate un'altra volta ii guida» ' 
.. Mira -di Meiffen là Fornace induftre 
Volger glòbi di fiimo infino ài Cielo; 
TWira un popol intief fudafrté, è curvo 
A febbricaf collk Mifniacà Ai|^la 
L' Indiche inara^^iglte; è tmtà, Ormài 
V atte Cihefe. dàlP Euifopa vinta . 
Odi d* Italia PArmohìa divina 
Tutta brillare in fu le dita àS^^àfTe , 
Halle caro ad Euterpe^ a Febo caro , . 
Che degli $fTétti le tempre ddci 
Delle &ené Sighoi», Sljghòr del Core, 
Cominove, é calma à ufi tocco fòl cK Lira^ 
E pi«à , com' ei vuol , (degno , od amore . 
Nuovo Tiàoteo^ ih fend*" Alt GUSTtì infpira> 
Vivon r effigie tue, vivono i volti 
Incarnati da té, degnò Silveftre, 
E Dafni fptSh M le tue tele C|Ori 
Vètócggiò vieppih beHàj e meri*ntro(a. 
£ tu gentil flaodelta HoffnìanÀa^ à cui 
Il più fino pennel ceffe RbiMba 
Con acqua, e gomina àpCK^ terre immiiìa 
Del Fiamminp miglior Ì*af dito tocco 
Emuli, e il tinger fàporito , * c^ cddo * 

K 2 Ecco 



Ècco da ixAitiie Alpino Maitb ófcìm 
Motbicja. Kinpi j o Mufculofo Atleta 
A dotti colpi tuoi 5 Mattiello, onore 
Del Palladio Rettone « lonor d'^ufojiiay 
Cui Pplideto.dìV r elatta Norma^ 
Fidia il Greco fcalpeUo, onde rcd&uri 
La ghkvè Anttchita marmo nóvdfo. 

l^al'u Signor» dell'ozio Tuo le cure^. 
Tali ^ le' al fianco animo tuo covante 
Sul deftino Europeo |K)(a tu dai, 
Sono i piaceri , ove ti guida À^ìollo 
Con Livia infieme, e Mecenate allato ; 
Apòllo, a cui pur nel Palazzo fembra 
Avere ancora e ^Biblioteca ,^ e Temi>io. 

Ma^uainuovi ornameattal Tempio fuo ^ 
Quai piacer nuovi air occhio Tuo prepara > 
Se dntto miro, in altro clima jJ Ùie?, \ 
Pronto e fupcrDO àel vicin Tuo fguardo 
De' tre CbxM c il più degno . e' il frefco Strozzi . 
La Gmdefca Rofalba , e il moHe Palma , 
E di Natura, e dì,,.Tmaji iT,vJe. t 
Del fiero Borgognoh le zuffe ini breve, 
E i ytìti tinti nrf c^W ddlMta 
Dell' indudre VcenlcIiiO', in breve ìlpopolof 
E il Venatico Mond^, e in breve ha 
Alle Regie pareti la f^uifita 
Arte d'Olbenio coD%rata, e appe&. 

Chi fa quai cd*e ancor rivolge in mente 
Il Dio delF Arti a Te, Signor , Miniflro ì 
Queido fo ben, 'che al nome Tuo rifcoflà 
Per Te ga^cggi^ Fingegnofa Itafia, 
E Tiepolo per jTe,4«r Adria tn feno, 
Dell'Arte tanto a(f Àleflandro cara 
Pennelleggia i tefori, e i dolci inganni» 
Gravido d'cAro con Minerva al naiico 

II 



jtzi 

1\ pronto Ttntoretto, il ricco Paolo , 
£ it ccHTettO Urbin£tte^ infiettìe itripafta. 

Ma,oimi 1 Signor, che più noas'ode intorno^ 
"E ìofra le Mufe ai Troob' Tuo compastie 
Del buon Palla vicin cantar la Tuba! 
Mof te^ rs^HIo , e, noi pi^ng^mmo tftlBto . 
Quello il cui canto era al tuo Nome eguale , 
Quallo., cte fejppe Mntto «if acque tf Amo 
Di^^FIacco derivar Talpeftre vena. 
Quello, per cui di ToTchi modi il giogo . 
L'indocile Poeu alfin fèntio. \ 

Ma Tua pietà, SiCNOn ', già noa fóSèrfe, 
Che lunga pezza dèi dovut^punto 
Bagnaflinio di lui la fredda Tonoba. >v 
• Appena eflinto a fortuUftta Vit* . 
Tu '1 richianai. Signor, vita ApoIUàea , 
•Onde.ficuro, e deirobblio Si|^» 
Le ibfche vincerà, nimiofce ecadi^ 
Merc% rArte divina a Greci Ignota, . 

?H^»y^® **^ f^^^ ^ g'* occbi piitffej 
^Ma delr.h^^no, e di Minerva i figU 
Moltif^jca iti uii>tfatto, e infeme eterna . 
Sa^p^rdofie d' Apollo „ ^ Tuo nomadi , 
Tu me, Si^no», omier raccor le fparTe 
Foglie « e auatrle in un Vplutiiie detto 
Di Regio Uggitor degno, o del Cedro t . 

Compiuta IV Opra , e non l' Uffizio ancota » 
Onde offiir grazie a Te d'Italia a nome, 
Del pio^ Comsmdo in cui fuo Figlio eterni , 
Onde %nar dq|gio i felici giorlu , ' 
.CMTa|^ Si GIVOJ& novello Aimtrsro inimri | 
E Te (T Italia in mezzo ali- Are, e aiVott 
DdL' Arti venerar Nume ^jxfents. 

! 

Hi' Al 



PIETRO G RIMANI 

POGE DJ VE NE ZI A^ 

MH^ee, Signor\ ehe di Saièt me tiene • 
Quefta cTtibe e di fior lieta, mmk ì^ 
StiU^ ali (^$1 del t>efr(ier0 io y^ho . 
A Te chejper U P^tte orme degU avi 
Salifti ài Trono t^e d'itjdia; ftvvoto, ^ 
Il Genio. d'Adria, ^ '1 tue vi^r ti fcerti»^ 
Gi^ di- mia vita dia ^ni cirra foioita 
Contento io p«r ferei : fé. noiii che a quelli 
Jiifìti^ pòrto , i Imitai > dentro «ilMr m^rttp 
Ponno far d^tuot dtèti ognOr r^ro. 
Qui d^Aqmlmrtan temofio gli oltragfi . 
I vivi arsoci , n%d, dì fior le chiome 
Anche $A fik brevi dì fpi®ainP ornact; ' 
Qtì rùmil viglia i tralcir teap«elU 
Spiegft al i;«pido^ciei, ia'^rciaanMfft 
Cuopre P aria <:o*rainii , ìlfuol cón4*'onibra ; 
Giù per te ba^ee ^tó 'iMiQdK e fpfehd^ - • * 
Tuggevbl td», e Ih fo«ge oMi fiotto. 
E Qm inarina ^mivo U Beonqo. 
Or ben v^s' io guanto fia fim di iWa 
La>tracciia di collii^ che in 'te d]nadi 
NoQ nken d* invidisi che ìK inA pieMi 
In ozìq. vile iva yvtaxoiiAiii^v 
Non pofiìi^ ^ che al' panila? 'taio 'tioneort^^ 
^ Ccifonto IMriit? , #NfBitme»i SdR 
Voti ha g^ ibnco ikOiila ^ ^ wc»r ' Ci kgtti^ 
In mezzQ agli oftrì , e a lauta menfa , dave 
Puote A Au( pofi^ in ciottola Cinefe 



jy Indiche frutta aflàpwtftf il iucca ,. . 
Venga coftui ha, quelle vaUì aoMie, ' ^ 
£ dica pot f($ piU luccica;, e olezza ' 
Di Mumidi» ptetruzze ArsU>o fotalto* 
O edxtta. verde e fior di color mSle. 
Quindi falendo a quelti: colli in vetta t . 
Ivi qoeiia da lui anora invano. 
Cercf^ calnui^ ei ttuyerà, e- la fatue . ; . ' 
Cfae d'ogni bu8n ù,^ condifc^ U cibo . : 
Così del 4ott^ Apicio e di Luculio > .-^ 
Ei cenerà le irene a fobrìa nienfa , 
E a qo^ d^li Dei viedrà fiisile» 
Ed aflatua, Signor^ vecchiezza verde. , 
Pa miUe.pafli « qqinctVioiataaa f> i 
Cinta cf intorno da <liie colli aptjci 
Ewi (f'iiimcU^ctm.oqabh»& fam»v : 
Dav^'ia- émà^ ' n v v^ l^w l a ho, ^ cofbyne 
Turto foTo;Te iumich»'0|oeo viene 
Or della Gfeda il Saggio, or^ il Britanno t 
£ inti TpdTo <;oliii daiU'àras tkèa, 
OncP^^i prede. aitcor c%0 invidia portr 
Al'vnmi) finea -H mcitore Achillei». < 
Viene -mèro /talor • qoegiit da* A^piii».,. ; * 
,, Ghffpahdir lii pari^.sìlìMB»'iì»aie: « 
Mt di TtiUio 'i e di Plato , e' del ' Neocona • - 
Nella* mente mi taee ogni aureo detto,. L 
Qualora avvren che bruna forofetta 
M*apparifca tra i rami e ne'fentieri 
Dubbj del bofco, ove dirado foole 
Effer paura alle fanciulle il Fauno. 
Torto ver lei cupidamente io muovo. 
Ella fugge, e pur gu^ta; infine il bdfca 
Dove felvaggio % pih , parmi piìi bello . ^ 
Forfè, Signore, ai v\ò Teveri ingegni 
Noo fi difdice lo fcberzar talora : 

K 4 Col 



tZ4 

Col fanouilMO Amor fchcveftn gli Dei^ 
E te mtétimo gtà foceo air antica 
Albo» 9^^n «ve dh Brenta il tocr 
Fieflb fi fyQGfhiaL etitto alle litnp'uf acjoe,. 
Noi t'odtmmo cantar, che éi tifa, vita 
Tutta Pìiloiria ma lilta foi erar 
Dove pur atico^ aila^ (b^ion ci» itiibnmat 
L'ave^ ed alf osio HOutacbno invila. 
Dì bei motti il gatiar tuo fag^à e gcave^ 
Ai ora ad ora rallqgcar tth fuoK . : 
E' tcco la comp^^tsia fon i' artt bdis y. 
O tu goda innalzar:, nuova^^ PUbdìov 
Porritt ffeSt di cdonne^» o^ in aisco r.r 
^ Pieghi i docili natai^v onìfer* éràfcentiéf 
A' tuoi dotti, pirfiiggir^ ot iu<Klì£fion^ . 
Ptt le r&fék fpaitiaie iir ordiir' finifó^^ - 
Bl^sàeSliiigi , ó GjBehsiAnraè^ed: wrhèv 
E bene a te. Signor, bene a mo ifraé» 
X}l(Hivieni viHar feale« A:^flie {uatelif,. .! : t / 
Schietti aibofeei^ freéei^aàetr, e^TatUóp«eBe^ 
Sor ColoMu^ e< &fertì:, fono-it^ glahiiiio 
Che na vecfi-d'^OmerOkaJocor veidtfgia^ 
Qal dove io "fon ttftnqmlb vita ter vtvó^ ^ 
Pi Piai» aiunif aft>r, dei^ buon Neutono'^ 
E GitiMAMi; di' ter, che fiedi< il primoki 
Tra- le WP alme di; viitade. amiche:- 






•/f Sua Becttknxfl 
IL Sia MARCO FQSCARim 

CavaikcsLc Procuanttote <ii Sajm Marco »: 
Storiogiafo.deUa SertnifTÌAui R«pub« 

faÙcat di Vfi»tóar^ - "^ . 

NOn Taiira cblla Carte, e nctn deiroro 
LeingDtde wiglie ^ odegli onor vaghezza 
Impigliasio^ Signot;^ QWr/jkn foife 4 
Credoci, V^mmo xAo^iftì^ ardito. al i|^a( 
Con Te difgi^Oi e. 0011^ i^Mutè^ia Pindì^^i 
Quinci Motc^w Vi^rfo Italia, il gttacdo, 
jy infta^^kcafe oad!elU Va fapettia :: J 
A fé mi. Dra^Arf due» .Ciitadi <; < Ù^utflt a ) 
Daifiefcore: kgone il ^afio efioUe 
Marmovea tutta Sd Cogmr» «nat^ ; . 
t'altta-dfili'Aijop.iwiffafle fpepdie^ ;a*pwdi., ' 
Del febrofo Ateeitibì» 4i^e ireiiiiir^r. .7 >;! A 
Or qtiàb»\vmm €l irum ;« TialiiNi «ipetta >q 
Pr«ri#r/ c9me (&• Doowfc^ « oobU itiite t. \ 
Muénbn tra Ior« « a^ , fdel&ro un . tei^Ci 
Per rimpisrio defl'jLiti.Atea^jue RomaKf'] 
GhiiP^tràin»^) Spirto fieetiL compon» f » 
L' ire ikggiadief Or viedi U Ptorensa ' J 
SiccomeiltfMiienttiaU'akra addita > ^'X 
I t^^iniftliiffl defluì 4ttigua,«c^at •- 
ÌA fffinio ^ ^piegli, dai < pantana Mt^t A'^ :' 
«^ Al quafeLM pofi(i i»aao ^<Mo ^ tmti -^ 
V9^l p^ che in bei veifi^4'atn|iee 1 
SoverQhiì>,tuai, otMfe di Lavora .|Ii oochi 
Si^finiaiifioao ancor pien dir iavdle: 
Jì terzo lì; «ueKjflr m /Cetiaido fi^ •< 
K j Olia. 



A-l« gli mpftjfa, e a 1« dice com. «a 

L«i che le ^le Wg^ a'noSn vati 

U&U vwff (fi qotl Ojw fe^ 
Che rifMiide dai fcfiv Eco *«Uf» -^ . 
E l»l cVe fovra ogn,^ altro *be le Mufe. 
IM Ùxio amichi!, ^ m^^^jT^ 

Oi^ sì «M ftuol.tfeI«im U»8«8»i' , 
Orme «ampairio Aetro « Im «^"^Sr^^ 
Giurfer d'Agio «, penetrar nel.T«Mpio., 

iMaa l«S««tD ^/,«»XiÌS^£*«* , 

r»?*V^ite.te l>lftiae*»H*t. ^ V 
Or-;qsaU «^KiBtt iaCO«ro \ W«« P** 
L' Adriaca Oom» , <*e si fcro» «W» 

Gli Scarni»»», i J^'t^M»-' *^2^'JLJ 

Vedi, di» <ftc« ««'^*' ;? rr.2S.Lr^ 

C5o»clte'« ««Tu^Silì^^. . 
EXitòTvfc«i*a%nQw Awne. 
Nk^l alti* f»oi %U *« iwm <««« 



Se Gi4ta l' i^tj»., St^ftnnot e^ T%vmm ;:/ 
Unici vanta io. un fue. figlio Colo . > • 

Ben ìXÉi per cui alla bilancia il crollo , 
^r cjreiit Fiorenza ^ c|[uel iiiaceo 
Sao,m9BnP fisUi^.t ^ vincitore il ciuai^ar • 
Di Vincgkt non m^ -obe, di Stugir^v 
A tal A#flne^ Vtafgtsr i& (er^6ccilt4 . 
Contenta è a cKr che \xi leJMdrdo^ fedi. ^ 
Padpa nudrillo, e dalle noftre torri 
Il libvetto occhio fuò rivolfe al Cirio. "* 
La bella galli ognbr crefce e s" ntccende ; 
E qual delie falangi era coftume 
AAk'Jpoi^aft» tipvónp e fcodo a fqido; 
Odo al Van^chì il Parata, il Guicciardino 
AI Nani oppoixe, r oppocre^ aU'fortuoaco 
Amerigo i Cabota, t Px>li, i Zeni. 
Tale era on dlj:.»» 4>er iìagtoajW9n belle , 
La gara degli Dei , quando fui Xanto 
Yenne contP Afia idgraii ceqafHtto'BQrypaw 
£ /i A/d: avvMì AaVafi i3>r^do . \ -t 

Il padit Biosre ìw wMrM Ida : aoqjwftT 
jMa;<jufeiolaiÉri (^na 4a ToToai^-Did^na .^ ì:\'J 
A quegli d^ippr ^<&itiy.0!Bd« Aw h4m ^ ■. 

AÌtaÌ&ÌlU::CÌ3lfitÌ^lejdlÌPM. ^ù.in. :i.C 

La Dand6bi TÌrOi^ JdL-Maurocetey : .../ .i 
E i taatft Jiicer diedelk prilca KMHa 
I bei bfeiL ctnnbr Veodti txAi '• >t 

N% pu&0B|b JUbectà le/jorliie .iniègne 
QiittU ifmàrv«oii;.9ubt}X^<^'^ ''^^^^^^ ' 

Alla etti gmirini. oindmtìi nofttoitiaMk/y 

Mai fhMade eìn in f«i IMreiia giàt>tonttf} 

Ch?li^ r:«fa^«ifeftiv e i* Egida Mpeitd^. 

wi^ K é Che 



J^ 



' } 



CI» «Wttoè h TbfSà Pòàtta il prtg»«»^ 
Comencle rf noi delP Itafa. fe>{éUa^ ^ 
E tu,«plr«o gentite , il qital ^^ "«* . 
TttlKo itt Senato, e Lhriaft4 Panafoi 
Gfr àuwt vilumi tuoi cfc*aVér {>!» <tehtio< , 
V invid» cffia^e- itt odio ?' ^^^^ ^ l«*:i*'-55 
E allora tw* »'«! TWc»' DórH»a;udi»H» '^ 
t)aic air€muh*ftl» 1* càwfa- VAitt*-" 

FRANCESCO Ì>tVC^ 

Oìtf «ea deftiiio «"miei dfefir nenw o)^ 
^ Rivedala niì coHoaffi». » W^ PJjjfej, ; 

Madre fecd}iaa,^e'feS«vMmav.Scwto 

Dì jaentiteW» la dna- Mi^mkviO-' i ' A 



CI' 






t2f 

Cbe Hietu^lMoogtilr.iHia €S^jraniet« 
Dove ancor AA (àttere) f ddia jaletisa ^. 
lXiÌ9»tttti la Criftca %ltuolat ' - 
JDà. Idr, fioulé a «iMÌcaL^ ii^/più: bel likàro^^^ 
E i più Ttvi.vfiòlor dal'&n.ineitìfaeo. ;. 
Così ttf^jyigi€pidrm»m'FÌEmorS^^ 
Quetio 4Àì6red >eit|iib«>r:IU&ìne> > * * 
ZI fiibUixi^€iiróebo«^ie(tl.biioa' MmiffiOfc^ 

Tale era Roìna anzi quel tempo amam 
Che fovra lei pafsò^ V ira de? Goti , 
Qaacida leggi ^ coftumi y aiti > e favella 
Dava aKe Ge»c» in Campìdodior affiTa. 
MfL pur teirapa verrà che U be^ Parigi y 
Che tQ , Voltaire, via w& bella fai » 
Riveder nù^ dato^>' e Mulìa ma,. 
Dei mondi metafi&ir kggTaasa .^ 
Abitatrice.^ d'^Ai^lion ripien» \ 
Di Idratino, ^pet hi lingua, clI petto, 
E lei, Qbs> ìakeShs p«^ \ézmB^ e dotta 
Itale vocTa' yenofGl JFranceft i , 
Murfa d^u* Arno ^ e Ninfii della Senna . 
E dove tafeta io Li», cb&:A' Aleflàndta 
Fii]^ bwtnufd a «» VateF^ amico , il piode 
Tua RKbetieu, A cm l'ambrata chioma - 
Ongo^ M lauro tuo 'Matte,, ed Ampce? 
Per Ittt ài plaufi rìfuonar te ipdixle 
Detf Elba incorna, e fioTpirar le Dive, 
Qoaixr Egli vemie d*^ Imenea fegnenda 
la cbiatìffiinft 6ce, e a hit Hi dEato 
Gttiéue in Francia di Gesnuoiia il fine 1 
Cotó, cuTrArtt fue Pailade diede^» 
ìì cinto Citeiea, Giuoo» il dteoco> 
Oli (brxidie Lucina, e per la xniova 
Prole df £r<ù già fi^fii li^a il Mondo. 

Coixie 



2^o 

Oome li tUB tin&è fit nabli Aibbkm, 
Parte aacom Elia avrà .q^^ bei votami , 
Cht a te detta cxaCHo ddl^lte Impctfei 
£ ieib Giona dei BotbM CuftcMfe. 
FeHce te! Che )a ix)biifta Smf»* r , i 
Guidi'-dei pftrie fi muneròu fcoamfey . 
Cut dell' fttòwimd^^iMicIrir le Kftiftr, . .; 
EdisBBisliatdta d'^altO^afer .Minlérvff v ' 
r4oi\ ms^H^tt' ioiwft^ >&òfdo 4^^m> M^ 4 






♦.J ..f H'>v 




j • 






f I F» . •••• 



• i^l JjiiW. ..." .. 



DODIGI POEMETTI 

IN VERSO S.CIOLTa 
Dei Padre 

SAVERIO BETTINELLI 

G E S. y I T A 

^^tr* vckufubòlUmi in Miiam. fitte il 
wme. ii^Uiodan. Dtifico P. 4-, 



• ' J I -, i-?' 



» avito .C'Vsi^- ,V:. .•. -i-iV.;.. 



POEMETTO tRIMO 

JtL SIGNOR 
GIAMBATISTA TIEPOL O 

Pittore Illustiix 

Sopra la Pittura. 

CEno grazia del Ciel, Tiepolo^ iHoAse, 
E bnoii ìbpìot de* pHi propizi Nomi, 
Me lui^o teinpa peilcgHno ; « in hingo ^ 
Tratto d' Italia indagator non 'temo 
De le belF arti e dbMi^ni' ntg^gni, 
Nal ielice;]8rreif. dVMria..cùimff^^ '■' 

i Sioor da V \M/^ a ì^ Apptitfiin^ dkt nUtfe 
AI jiMor oMcattdo «uà vecacéi immago^ . '^ 
Aoaat !^e-r€>i»re e det vabir tetka; 
D9v' >, oicear; dov?> ftìàdce e lìodrìce 
I>^t*ffrM on tftOifDvede'liaMadH itel^f 

_ Alcun dov'k di q«*divin maeftri. 
Che ^oti'lavchi «nmi emula tin giorae 
Ti fer cH <ÌT«cia., onde da» Iki «iheini ' 
Su Valle protr de rarditè navi 
Sf^o appRKÌatpv]ie'tefi:ani ^rti 
Verfand0 a pfen». mair P indico «gento y 
ter gir por ribchi a le tiatifetorie ' * 
D^ un finiiilaàra cr. 4' i>na breiié i«U ^ 
L'Liglefe prèdat^r^l^enMlD Gatto ' 
Non : 1^. cs^titieKttt/de'fsediidi imoii f •- ^^ 
QntdQ dew'^ dov?^VCorregiò, o'i du» 
Urbinati tramortalìf, e Paolo v £ niìHe 
jy Adrian ddpi»fl|Rmi. del :nb«9 anoi^ l 




Così foveijte a lamentar pren^ea ^ 
lutalo ÌTcorne, ed àceufava i Ntitni . 
Ma non ancor quefta beata Terra 
^Sempre in cura a sii Dei ^ fe^pf^ealClelcarai. 
>Sovra di quante il Sol mira e fa belle, 
Ancor Yini^ia^ e te non^cm^^av" r ; ^, 
Al^fin vidi coltì , per cui la gloria 
De la latina libertà rrifurgej . ^ 
Vidi colui . che P antiche opre indufbi 
De' dì migliori a'noftri dì tìjmoya. ^ 
Te TiepoTo vid'io: gli autei coftui^i 
VemjM^ teea ed i vivaci mòdiv '* i 

Ne' ^im le. belle rawlfai fenUanzie» v. <r 
Ond'a»to fuer fe tcai^arip natura: - ^^ 
I certi fegriirdd kvor t^cfle^ : * * 

Che ftca p<wrtàn: » tia ftoote H^^ '^ 
L'anime gcàadt* ssi le vnlgsr itson ùoim/ 

JhmrtÀ il ckMtofMuMi w Aeffipnà ecoifìpo^ 
I fin. colorì) li tsqipiè 'Iacf0:a|ppieftftv 
Mufa, e teggiilà^màn , df io wttor tìolVa 
Di Ticfwlit ^eiitìifUema lH;nitBiago é *^ - ^^ 
M^iftonde ò come fncambciar?' Non id^^ 
Tante òièiè,T<he; Abolir. 'prefutóa;' ^^ : i. )' A 
Con;inana;in^arH inTtnortair i»vor4$* i^^^;^ 
Serbato folo iU un (fidino* Apdlé, ^' ^'^^ 
E chi poriaiotiel tuo ifecor^do iiigjgno ^ 
, Ritrarrci in ««e:t) in catte jonjfc tu pu<i 

^v vari! e taoiti.Titli un^ar di lana ^ 
V Compw tavofirdi non ficH i^pie^ '^ 'J 
Nuil^ per pronfo.sadojjenip dirinand ' ♦ ^ 
Perfetti i mca), <«*» W^ff^hidio e fntóttìi J 
V^Uata fiiptte aJtiTDv cofiowb e éét&r ' t 
Ma te fin da 1^ .iàfte^^ 4» tó ciettia^^ * • ^ 
Per man guidato ili Datura i(M&, 
' £ dì q^k attinpoft igns^faviile, 

^ Di 



ms 



X^, che. 4 VfttV H iPfUm ai4<Hi i)^c«nda ^ 
Ricco ù mente e.rlnfiimHaato il .petto^ . ; 
t^pn gli. armi tardu ^il luipga ufo, e ireftU 
DitiiciU fu^c^cijadidunru:^ ^PV^e 
A po<;tu fgQpre 1 iiioi %ti:et^ il fòmmo 
Be la, b^ITarte tu;^ (ol^e^iQ Q i^<^;. . . 
Il (atalf DìffigaaA OiCtti'da,»^ ? ^ 

la taciturna ;viei\ ^Geometria*.:/ „ - :• 
Che di vuKfQXz\oràjeài v^iuvi^m 
E c^ ànglici ftrònienti it\gotnbra \ tutta.: . 
Quinci uedt^ vieta. fpojpata. e i meixibri 
Lacera Notoifila^ che ne la ftrage ^ 

De'cotpLUmanU eiaa3i^2^4 f^gutì^.^^ult^; 
Non Ittoge la Scol.turaàl ciato apf^eiìde : \ 
Ilgrave maglÌQ, e lo fcalpeUp hs^ìn ixiAÌiq) 
Ottica » Arcl^^tettura ,, i. Ejofperti va , . 
% d'^^x^ un d^pe.1 folto erra a VirMtnQ • 
Quivi firn Tòripe.ifencrandftiinjrcftr, 
Di Ra&ella àoco^, di, HzUnò ^ . ^ ^ ' , 
Pi Tintoretto^> Paolo ,^ e d^ qué^griichi, 
Che ldn3j:nanda con peiu^ uqóra . 
In bre v'ora aÀi^^c loleaa rtniaienfct- 
Sale de' Regi ^ e pollar di inilU 
Cem diyetfe d'albiti^ di forme / 
Ij^ecceliè volte de^^an Teaipli, q i lunghi 
Atrj al filenzip. e ai {(jixtm alt>er^a^ . 
E le tUQ ion pur quivi orme . recenti, " 
Tiie|>olo juiio, ch^in£ com'elfi uà gi^m 
DenVfdU la vena. ampUrperem^ 
Del facile lavoro^ Qnoe non anca' ^^ r 
DSeclJuftri varcati, oxnai le bell| 
Temadria^che, xvm pur^-nm £1» h tmtitf 
E'Ie romane^ c^ le pari^nopee. 
Ma le pode oltra l'Alpe oitra Pireiie, 
]S le giacenti fatto lin altro Sot^ 

Di 



*** 

} Df tue bèir opre hai tnene, e M tuo liòtne* 

,i Te il colto Inglcfc , il curiofo Sveco ^ 

g. L' titsentiiito PrùlTo bnoijsi e cole , 

R E gli Ungberi dinanzi a te tot tele 

^ Al fuol proflefi offibono incenfo e voti. 

Segai por la magnanima tua imprdk, 

Ir Che qaeib % H catle) onde4i la gloria s'eige 

Di par co'pri(c{ii imitator Mce; 
Né già luhgené Tei. Chi pub dit come ' 
/ Erami il faggio còmpartirnlel vario 

[, Multi^ice (oggetto, e lo difponi 

i^ Con legge Tiziahefca? Odio le tele» 

Che cento voM e cerno bnccia in uno 
Avviluppan ébsV, Che par coi membri 
Lottar i membri^ e còti i corpi i corpi : 
La placida quiete e P armonia ' 
'^ Fugge da lor^ ma tìe le tue iìcovrà\ 

Tu d! giorno .ciiiai:linmò le accendi , : 
j E a tua'poda puoi trar luce dai dotto 

SbÉtter de ronpre, sì che ftóf del quatto 
jifce la man, che ^ ad a^rrarla invita, 
' i Come le partì dèi lavor perfetto ' - 

\ Rifipondonfi tra^ lor? c6me concorde ' 

DiUrordia unifce e 'parte, oppóne e giunge 
Ilijiel contrafto, dr ch'^nuna \ bella? 
Quanta ne ropra verità ridonda? 
Chi non ravvifà à' capei fparfi e lordi- 
Fuor del tempio dì Pallade rapita 
Con le virginèè man libate e ftrette 
La m^ra CàOSmdra, a cui dMntorno 
Fuman le pattie torri , e in alto fale 
L'ifiàc^ bvillà? O ih Rié2zo a l'armi. 
Ed a le fiamme fuggitiva, e tutta 
Atteggiata di dòglie e di paure, 
Strettoi! ai petto il pargoletto figKo, 

'' Chi 



a?7 
^i non ciMÉofce Andromaca? Tu fai 
Le membra al Tonno tond^^giar^ iàrlearpre 
hA la fatica die muscoli e nervi , 
Talchi intreqd^te riq^onfiando vaimo 
Le vene plt.Ie braccia, e corre tutta. . 
Per l'ampie fpalle là ramofa felvav ^ 
Per te fpiraiio i volti , ardon le fiamme^ 
Verdeggi^ T^^tpo, il fiume corre e fpuma: 
De'fìorxbe pingi vuol ghirlanda al crine 
La ftefla Ciocia e fé colori un pomo , 
Ne fa Pomofva a^fuoi panieri onore. 
O de la bella verità , jcoi tutte 
Son (U naturi^ ^e fenM>ianze conte,.. 
Difcepol fido! A. te .vicin.^oja lei . 
Ne' tuoi kvór U vepufìà s' allide. 
La g|:/|zia,i^imi<;abile, il dfxHH?Ot 
E quella^, abi poco «'dipintor famofi ^ * 
Del fecoló 41Ice amica e cara . . • 
Santa onellaxlel e pur non d'altro gakW^j^ 
PiU {hidiofi imitator,.ch<^ delle , 
Licenziare immagini proterve, 
£ de r ardito fmgiar non 4anno : 
Binanxi a. le lor. t^, ì bei Coflumt 
Con V ingenuo Pudor torfero i paflt ,' 
E la Modeftia fi coprì d'un v«o. 
Ma tu che tanto da vicin P antica 
Seda nel refbv parodiar contendi i 
In ciò là vinci . Verg^nrila para 
Fu la figlia d'Atrlde, a ^lor cit^ il crudo 
X-ito di Tauri abbandonando, a Tonde 
Cred^ la fiiga e Ja falvezza,o quando 
In AuUde tu l'arra di Diana 
Per la patria non timida poteo 
Il collo ofirire a la patema fcure^ 
N^^v^iudU men, ni saen pudica 



\, MaràvigKailtIò ilpcltegrin la ve(fe • 

Per te ritratta nel reale albergo 
De' Comari magnanimi, là dove, 
Quafi gDcièìKio à la fuperba moie 
T}x fam jf^cbìo > efra ]^i^i Unto il Sile* 
Bea fo che qui^ ài bel làvdro» itttefi 
Stavan tecd gli Amori; e teco ftàva 
ir coro 4^ tè tìta^ie, ove tal yolt^ 
tur viftì a gara or macinar ftil duro 
I Marmo le terre , ora ne 1* urne brevi 

(1^ E ne le concKe diftemprarle-, e Jwirte 

I Di porgerti i pcrtpelU aveàn diletto. 

Parte làThant) di jtùidartf à t*opra. 
, Ma le Grasse >iidiclie eràrio qntìléi 

Le Grazie jonéile, e' ^l* innocenti Amórt j 
I CK' altri àlbei^ài". già 'non jpoteàij^ , dove 

Albergarf lé Vittb,^ gli -aurei Còflumi , 
\ L'accorto Ihgegno, il Valer vero e faqgglo* 

' £ la non finta Cottèfià con^ quelle 

^ Altere doti, òrwfe la grata penna 

> FaȈ tnemoria cori t)ia nobil carine, 

f Quando' faran de la' ié^s faticai ì 

Argomer^o* imniOftal^Mfcco ed Àtidì©»» 



^^9^Ì^S0^ 



Pót-' 



J 



Pd. EME.Tfo Se colepo 
AL S IG NO k CONTE 

Francesco algarotti ; 

À B E^ LINO 
Sopra la 'Ftlojcfia , é la Foejla ; 

YjErctò, Sfnrtò gentil, perchV, |^à tutte 
X Cori* éa-te ter coke terre, e terca 
D^Enrop» ornai là nxi^Ior {>art6 ih giro^ 
TeoQ tiaendo le bellf àrtlv e i dotti 
Geni d'i^ fi^ d'ogni. iaVdià'^ - . ' 
Spcttacol novo. ad <^i gerite fatto > 
Perch>ì la Patria k riveder non .torni i 
Non odi edine di lefntan t* àroella - 

DelP ifmdo fttanier fatta ijelota . 
L'alma tua Madse^ e a non fida:; t'aecénua 
Ne gli antichi d^ Italia affnrv nemici . * 
Di rapirle il miglior vaghi mài kmpr^ì: \ 
Deh tu Pafcoltay <^ Vien» Tu fl^à'fiptdHI > 
ElTer tra nói céit non ^'odxito oempu) 
Filofofb loggiàdro^ util Pdeta* 
E or T(^co O^o à i Cbìarali Stndj y' ^ -'* 
A Patti onefk). di (ji^ Puonfi' fi |^va« .' 
LMtale Mufe riVocàf dal lilngò ' ( "^ 

Ufo di vender parolette al V0I50 : ' . . m < 
Or^da k (a^a nebbia^ ond'.eia'iffvoha/ • 
Veneto GalUeo, trsar ne la* pura j- -f' / ^ 
Luce de' àliti topi dtalogi in volto 
V\\x manfueta^ e pili cometa gir atti * 
La fòpeiMi iinor FiloTofiii > > *. . 
4 « E tu 



S4© 

E tu ^tèfii 1 doni de sU Pei • -* 

Qua gib fparfi infra. molti, in t€ fel tutti 
Raccerr&tnfietne ed in te far maggiori ; ( fé 
Tal che Adria, e il Lazio, e il Mar diviro,e PAI- 
N^titel verd'anni la tua fema^ìjorfe*, ^ ' 
£ infin d* allor la ben credente fpeme, 
Quale in fegreta ombra aik^el, cui Falba « 
Cui l'aura afpira, e )1 Sof educa e il rio, 
Di belle opre venture era at^gogoento 
Al buon cultore, ed al natio terreno. 
Ma che vai fé la pifgsia^ ultima artoa 
Te lui^ xia. l'aufonio aer htàìo' V ' ; 
Tra i brevi giorni tra reffetwiiiew •♦' 
Tanto già tenne, e tien,..lafiii iiofiitingé 
Dal lito atato, ove il Cailtor dà troppa 
Difcepolo d'amor, troppo maéfffo, '• 1 
II Romano Cantor piatile è mono. 
E fbtfé ronontm ombra talvoifa^ 
Che quivi erra ibrs' anco , anco ifi dòlo , 
Net lonno a te vieu mamfcfla avatÉe^- 
E^.fi^i fof^ dall' ingrata 't^rav 
Par che ti dica, i? k paterna Roma ^ ; 
Ti thoftri a dii», la miglior tna Ròsbai 
Che aon conobbe mai- Cefare alcuno/ ; -^ 
^Ben forche comed SiìlmOfiefé.i Dd 
Par r ingégno, ti dier^, pati la cetra, 
fJel non tiio Cidi di ptu wfipfikia fotte 
Larghi ri fitfo, e di p|^ depno Augufiov 
Che nh d'oppreflk libertà tuànno," 
frli di fangoe civll cfehbe 2e palme, . 
1.6 venK^^ftliBe^ ìonde raccoifé axiToinb^a ' 
La fida pace e (a- Vtttona ^«oica; . . 
E nou por'u le bèlle arti facenti . 
Porfe4a mlm vitMìofa, e il fm 
Divin Maro <bbe io te^ ma cou Jór^ anco 
. ' Pg§- 



/ I 

Poggiaft(k) e tecò dtMinehra al tempio 

Tra le mttrzie corone al gtovin capo 1 

11 paHadio intreccib lauro e il -febeo: ; 

Perche tanto da lui mare e tant* alpe^ ^ 

Tiro, e Santo, Argo, eChiopartce divide ^ ? 

Che forfè al prifco or torneriaii per hù 

Valor <Ie T opre ed a k fama antica ? 

Ma perche tu pien del fuo nome, pieno '^ 

Dei fuo &vor, òii fuoi iodati efempii , t^ 

Perche tu almen. Spirto poflente e divo 

Non vieni Italia a liifcitar che donne ? 

Oimì le Mufe, ctie allattaron Bembo^ 

Che fui Pq nutricar l'italo Omero, 

Qr folitarie iti fu la fredda tomba 

Pian^n di Làzzarino e di Manfredi; 

Or tra Ghedin pur vive anco e Maffei , , * 

Tra Zanòtti e rrugon Tore partendo i 

Carche d' a«ni e -d'aUor fuor de V aringo 

Vivon de gR onorati ozi contente. 

Italia intanto di fecciofì iriiHe - 

Rivi <refciuto un torbido torrenne 
Con le raccolte inonda acque Ictee, ^ 

Che pur d' àonìe e di caflalie han nome: 
Lungo a le quali eternamente alberga 
Per lun^a iamc alto Ihridendo un nembo / 
D* augei palufH e di gracctHanti corbi, v 
Onde la felva fi lamenta e i^^to. 
L'itala Scena pel terror d* Uliffe, 
Per la pietà di Mèro^e sì bella 
Al mimo ardito e al vii Cufico ^ifip^à; 
E MelfKMtìene invan laceri i panni , 
Lacero il volto al paffaggier mofhrandó , 
Un Mecenate od un Leone implora .' 
N% vai che ale uh Cigno gentil talora , 
Q^Fabii alptcciolReQ,Daraiili|alMe1Ia^ 
L AU' 



^1 



14* 

JlP Adria Qffmj o W» «iwlaatif 
Sul Mincio wpano, olung© il T*i» ,iidtld 
La lenta AuSnia a confotat fte va«U> 
Che la miferà un di Patria a gr Iddu, . 
Or del Gid Viiutfiica ira foveKlua* ^^ 
E vede fl mtólio ed a| ,p«58W s'appgba.. 

Ma forfè pia gentil, |>iu l>urà forfè 
A ttòiperar ttel noftro arido petto 
La lunga di faper iète e dd Vero, 
Verfa la ìfllorofica bevanda > ^ 
Or diftimi tu che ne la Patna accolto 
li De l'arti» de T ingegno, e di Mentono 

Tanto béefti di sì larga vena i , ■ , _ 
Tu diiàùii> allot the ilJgtanPadireBntÀti^ 
r Quei di natura t 4èl faV^r, quel Padre 

De l* appettata verità divino 
Alto \ le genti ìnoftrb P aureo e colmo 
Del fifico te&r eali^e* ^J^^^^f.. 
Quaìito ItàBa d; quel ift^ ^ff!^^ 
Ah troppo il fai , che dal ^f^l^^^...^ 
Torfe il labbro la ftolta, e V^ a (chiftt^ 
. Tàhto r Orio goteo, ^^^^^^^f;^"^.^^ 
\ Da r ptnbre ulcita fi di nagello armata 

Dotta ignoranza , c\ie de' facti ingegni 
Sedea Tiramia in twtóo arabo, in liiigua 
J Baftarica ftridca fola Maeftra , , 

• E intefa a Paventar l'arti nafcenti 

Vantò già Calilco vinto per lei. 
E pur ìpiaggìa non fo, ^^'ÈJ^^T 
In mare ignoto o fott' altPOria lido> 
iN^ sì baàroro petto o cor sì k^o^ 
Cui pon facefte qud licor beato \ 
Onde qoal già vsx l'incantate tmé 
Stampai: oinje retina, e di ruggì» 
La wa .e»jpi«i;o i. met»^ Ache^i. ^. 



Tal di belve tornat uòmini mille 

Da le cocènti à le aelàte -pi^f^e, ' 

Mente Umana ptefìde&do ììmana \QC^ 

Al <ii(fetarfì nel Neùtohio fonte. 

O di Tullio è Vàrron madre e nodrlce^ 

E taf, vide rila >ut 1* àurea dottrina * 

pai latino teiren cacciata in bando ^ 

Non imf fede miglior, inigHor Penati, 

Ma tegno ^e folio, ìSinzt pur voti e inceìifi 

Tra gli rfh-emi trovar uomini oltr' $Uv^^ 

Oltre 1 baltici feni é i glaciali ^ 

E lurigo il yplga una novella Tebe 

Per mano d^ Anfion novo creata . 

/ Duhqiue, Algarotti ìnio, dut)que&'«dcutta 

De l'italico ohor cura .ii i)tìnge 

A clic prb ftaiP^Te la ;iettunia Madre, ^ 

Te la Ynarzià Città , te chiama a gara 

t ratóeriorea e la tìlinéà riva» 

E rÀrno,ie ilMifìeioiltuoritorilQ ii^vécai 

Onde per te da ftraìiii climi ^ e teCò' 

Bella Filofoiìa, nobili Mt^fe 

Ne' 

Al 

Tomi „ , . j- . 

L'ombra di Galileo » l'ombra di Betpbo;* 




*oi 



m4 

FOÉMETTO t*EatO 

AL SIG. ABATE DOMENICO FABRI 

PROFESSORE !>' ELOQ.UENZA 

S^pra la lontananza delP Amico ^ 
e gli fludj del Poeta, 

y^tJal si crudele dal tuo fido amico 
V^Lontana terra te , mia doke cuta. 
Dolce de* ftudj miei lume e fbftegno. 
Tanto difgiunto tien, cfae già due volte 
La luna ha fatto il fuo viàggio ih Cielo? 
Ed io lo fo, che al forgerei al: dar vdta. 
La fcfiuii fcnipre co* lamenti miei; . r . . 
Tal che Te fbffe veramente Dea ^ 
AL pr^ar n^flró e al lagnmar pietofa, . 
Qua! la fecero i prifchi, e non driuide 
Alpeftttf <ttpi un orrido deferto , 
In ottener qualche pietà da tó . 
Endimione non fareWje folo. • : - 
Forfè la crwda febbre, iniqua pefte 
De' nobili Orator , de' buon Poeti - ' 
T' ha fatto novo affatto ; pur la bella 
Salute) A ci^ per te tante preghiere, 
Kon fenia doni e fenza pianto ho fatto. 
Troppo m'udì, sì, che per lei ficun>^ 
E baldanrofo ne i piacer t'immei«a, 
£ di me la memona al vento diaf 
Se pur ne' cibi a lauta menia , e nelle 
Ta7.ze fpumanti di Canarie e Qpro 
Non la Tbmmergi ancor; mentr' la frattanto 
Con la memoria piena di te foto^ 
Dì te ra^iiono con la felva, e il tuo 

No. 



\% 



IVomfi le mftgno ; o nella fconsa moUe 

£>c git arbufceì P incido, onde con loro 
Crefccndk) iorga, e (ìa portato al Cielo» 
Sin da quel cft , che il picciol Ren poterti^ * 
Con ridice cambiar, cambiar co i bofcht 
E con le fere me tuo fido amico, 
• Quella cetra gentil , quella mia cetra 
Che per tua man fu d'auree fila armata 9 , 
Or taciturna a la parete pende. 
Fatta folo d'Arac ne opra e telajo; 
Tal che ben Tenti in quedo dì qual fttOdft 
Al novo invito che Je fo, difcorde. 
Il canto degli auget, l'ombra, lafelva . 
Taciu o v'erro di- te pur ccrcancte, 
I noti tetti , e con la fida gente 
IL garrir faggio, o gli innocenti giochi , 
Che eia Air mio diletto unico e cura 9 
Odiofi mi fon, né piti m'allatta 
Quella per te gì^ sì dolce fatica 
Di colmar le dipinte urne cioefi 
De la fpumofa tremola fumante 
Odorata bevanda mdTkana. 
Tu vedrefti di yir polve coperti , • 

I cari libri miei d'ogni mia uQJa 
Confòrto un tempo; quegli,, ond'io foleva, 
Com'ape fuol da la fìrefca erba i fochi, 
Cògliere i fior de gì' ingegnofi detti , 

E fabbricarne qualche volta un mele , 
Ch' ebbe fpeflb da te nome 4' Ibleo • 

II buon Racine ov^i, dove il fat mefto 
Tragico pianto a cui sì dolce io pianfi , . . 
Or lu l'effinto Ip{>olitQ; or la fida 
Ombra del tuo Britannico chiamando 
TecoGiunia infelice; e mille volte 

Tra il vedovile amor, tra la materna 

L j Pie- 



h 



i4» ' - 

Fietà divBo: it tùix qùiAtlk fi^tóde^^ 
B'Ertòte a cótìfvìtBX ccrieri, « qmndi 
U w in P5rt# * F*acar cotfl Q ricòrfi^ 
La fconfolàta Arvltomàca fegaehdo; 
E auante itoa yerfai la^me amate 
Con Gi<rf*etta, e con Moniinà ,. e qUliiUC; 
Con aiterineflra la fo T aitar erodete 
Gii già * Ifigenia tinta td fòngue : 
Tal che donata mio fùa viva immasfa 
'Kel graa jwtidio > e in & k fcent al paro;. 
A FeTftia có(& lagitme tan^e , 
Qjjante in AoUde qu^ella al gopojl QrteìO.. 
Ove F arguto Boriò, V induftjie 
Pope gentil, che. noU tefttate vie 
Su C* amiche fegnate ornje divifie 
Tra* facrl Bofcbi tf Elicóna aprendo,. 
POggiafrù. a gara Vincito^di Letfe, 
E per ci^r lungo Tamigi e Senna . 
Un pqpol novo» un nova culto, a FeoOt, 
Non. mt àx ftenti a le loi i^attìe avari? 
Ahi che tutti ì?i ofcUro aiuolo foli 
Nei mio tugurio, e fenza oiio* fi ftanritf ,, 
E indarno ànch^éffo il riiio divin MLatirit 
L'antico ampr,, Taiftica ft foVenté, 
E lif^ patria, comnne atnco rajrinicnta i 
Che fentó te bih non pii fetnbra quello,, 
N^ pìh ciàfi) 4' Enea Tslfprè. vicende, 
Ni la trafitta abbandònataj^Dldo , 
a le dorenti a le bi*t^ m. '. ^ 
Vediet db ron4)l:eit ^ '^i Càntor di Laàirt^ 
E qtfet 4k Bice, e qtìel d'Qtlancfò obblìo.^ 
O TuUio i b. dello «il utìicb ^adre,, 
E ddlMngegno, e dd faper Idjinp^ 
Tu pur giaci in difi>arte , e teco giate 
H mie faggit) Luciàn, Totiefto e gtaye 



Caffigliotti teco , é Me CÌrtrit K prtmo 
E degli Amon Fòntenelfe émtio . 
E pur <pieft<* gQ«ti! Storto tsdota 
F^mmi conforto qqI mio grave 4f&KUI9it, ^ 
E daF folingo mìo meftu fos^gtomo * 
SecQ mi tra0i net gli fpazj immeitS 
De^ihùkiplid ftiiH: ntóndi a diléttt). 
Oh non mi fofR da^ sì fida fcorta,, ^ 
Fàhfri mio dolc^, dipartito mai! '" 
Che feco eflendo o^t» dolor piìi llìsYty 
E men molefU alYki mi ft U vita. 
Perche in ^«IPora e', mi pareat v«dcr4 
(Tanto avvivar e colorir TsÉcceft 
F^vida fantafia pub x[rata imniago 1 . 
Andar Ik n «te per gli ombtoi? calljP- /'. 
©*on chiufo ps^rca o éfttn ghttlìiio Vcrfe^, 
Confid^randb U ciorfo rfo le ftelfc/ 
E teco al par giovila I^giadro fegg"! 
Donna ntiaftt* altre mal: dr chiaro ing^^ 
Ricca ect adorna fovra l'ali accorte 
Salir di quello parimente teco 
A RiT d9 la Tua villa alteri e Keci 
Cll Bbìtor di Venere e di Giove. 

v-Tra' quali sk Ui venir Incontto io vidi 
In atto amico è reverente H fommai 
Tofco Archimede, cHe Fiorenza bèlla, 

.Tanto iHuUrb. coti le fue dott« carte,, . 
Quanr ella co* faoi pr^gi e tue virtudl.. 
Egli ftendea foavemente il bràccio 
La gentil mano a fofteiierV, ed elk 
Con lui s'allegra, che a cotanto onofe 
A tanto Cegs^o per virtù fia §iunto^ 
Nel regnò eccello die gU eterni Iddìi» 
Cosi di fpcra in fpera ragionando 
fXk 4d Cielo e de' pianeti a fui, 

L 4 Et 



Ei ddHa Patrk A i9)«'(fi-tt cbiedeai^ 

E del 'fiofQiuc giovinetto Uliffe , 
Di ReoQ e d'Ariux nobile fperanzaè. 



P O JL METTa Q^ttAlt T^Cb ' 

fd^f atetme rarità dì Rfmuky. e JfpjeziaimefHg^ 



QardJnrnls 
xlric>ia RALENTI. 



A 



Liip pur ti trova?, ù? meca nata ^ 
^ Mula fempfci ^.tae caca , atrop^a Inngoi 
Da nwrfontana; omau ; poiché dal giorno ^ 
Ch^ìo Taro e Parma abbandonai, non ebbi^ 
( Pe. T'cfFro ufatd e de T amica vx)cé 

^ Nfai pih féofa e favor. Certo vo teme»! 

. Che fl ctctnmrn; aforo èlùt^o,, i follarJentf^ 

^ _ E le iTOJofe «ragvftrrfi aire 

P^ Dd nato deftin compagne , e a te isodritat 

Ne la quiete e Tibcni dr Pinda 
Tt'oppo mmi^He, il natio fooT CDmbacdi» 
j T'aveflér farro pngferir ar Roma, 

l Invair però tra tanti novi obblettt 

Di canto e d*'onor disgni io i^ chiamar,. . 
ì Invan (fi Fiacco y invali Tonibré di Maio % 

j £ Te ceneri faose e i facri aibergM 

Di Tallio mio, dr Mecenate, e Auguflb^ 
Refiatrie' drf Romano antico onore. 
Mi ter di carme e di poema, iiivìto/ 
Che m nafco(a ed ai pregar mio fonla^ 
La fo%icata a ine fenìpre nega&i » 



V^' 



%4P 

Qaal non negaQl mal, febea rìfpofta» 
Ma quefta alffn del tuo Parnafo amic4 ^ 
Non men ch'emula piaggia, almo foggiorna 
Che agli utili ozj Tuoi Silvio trafcrife, 
E con Quel genio ornò, con queir acuto 
Sejrfo del bello e del gentil courufle. 
Con cui tornato da la dotta Àtcmé 
Pieno di greche idee, pieno del fiore 
De le beir arti a i' ozio fuo V avrebbe 
Atdcó fteflb difegnata un giorno rr 
Sì queft' aer beato e quello albergo^ 
Ti fece, o Mufa, un così dolee mganao, 
Che di tenerti occulta ornai ti fpiacque.* 
Io ti riveggio alfin, fento il tuo nunje 
Agitator de T anima. Tu fai 
tacciarne il tetro umor , fcuotcr l* ingegna 
Dal letargo crudele , onde V iìdgombra ; 
La ipiacevoi d'altrui cura e penfiero/ 
La poetica vena arida un tempo, 
lì digiuno fìnor eftfo impedito , 
Innanzi a Silvio , innanzi a te G defla • 
Prendo fuoco dal Ciel Prometeo novo 
A raaimar le inanimate cofé 
Con aova vita^ sì che quanto in. terra 
O {lampa Torme o le radici afionda, 
he fere , i tronchi , e aueft^ erbe , e queft' acque 
Abbiano abitatori, abbiano Numi.. 
Per te già fcorgo in. un momento nate 
Dal poetico mio ceiabro accefo 
Mille forme vivaci e mille idee 
Al fiato, al fofiìo, ed al poter del fòrte 
Tuo fpirto creator. Come al poflente 
Alitar de' robufli ignudi petti , . 
Che di Muran ne/ie fornaci ardenti 
S'adopran notte e dì d'intorno a un hga 
L s Di 



DI Uquixh rl^be» pafta. ìnlbcatai; 

Una gocciola foia,. Qjtde s^ intinga. 

V eftremuà de. le fowe canpe ,. 

Tanto 6 'ft^nde a poco, a poco.,, e gOttfla, 

Per r artifizio del pojnfioa vetitofo , 

Che uni «^npio- glcroo fafR, indi, fi fchiaccbk 

Docii nei Utiv e fu la« lifciaf pietra. 

Formafì in quadro, o fv bislunga, e torce 

In fottìi^ collo , ia fin. che bpcca. q labbri ,,. 

Cui la tagliènte fojòice pareggia,. 

Apre a verfatne in genia! convito.^ 

I foavi Itcor, che. s'nannai a pregio. 

Tal Y^^iò ,. o tSv^A. al c^nnomon^ 1* aJUluii 

Nafceroiit ^htarie^Jfotme, e- fembiatìti », 

E figurare, e crelcere ,. e divino. 




Gii popoiarfi. di pieftntl: Npmt 
A! vulaot ignoti ,, al vate foL palet.. 
Verdi troridì, acque pure, aer/ferenfe. 
Voi v^'abbdlite per valor dd cantQ,^ 
Come per Talbar^^l^^ dal mar v^ indora «. 
O quanta gente ,. a quale !-; Epca in. un, oota» 
V arti belle appreflà^. Ecco non; longe. 
L* altro venir de le fcienze: gravi. ^ 
Che s' accolgoa qui tutte^; Io le conofco^ 
Ai ceni fegni , ai, nph ignoti volti*. 
Quel che le guida altero. Nume, atCui; 
Fan feda intorno, e da cui cenni; ognuna.. 
Pende qual da maeftfo ,. enii. % pu^ quefK ^ 
Se mal noa Io ravvifo a r andar; chejt<i). 
Al manfaeto . rifo ^ su modi unMmiy 
A la bellezza naturale,, al guarda 
Fenetrater, a la medicele, e ìr tutta 

Ber-i 



Peri^ l^rnsft, omfe ogni membro a g^da 
Proporópniifponde, e fpiia <^nl atto 
GrastQ, vigor, mubik armonia,' 
Quefti t il man gtHfe , Egli per man mf ptendé, 
O me bealo , e già ver me ^vi 
Da la boeca rofata efcon parole 
Che okfc Tnib mortai levanmi ftco. 
Qui vedi, ei di^et ^ nel fuo dir Torride a. 
Qui vedi il regno mio, dove mi piace 
Non pur albergo aver, ma r^gia ? corte ^ 
Quanti <|m vanno eletti Sdirti ta nudro , 
Del mio ftvofi io nel lor petto i%iro 
Tutta la mia (Sviniti, n* nullo // 

Rictffii loro di faper tefauro, 
O d'tngeeno valor. A me fi deve 
Quel che vedi fiorir Tanto de l'arti 
Amor qui dentro, ed a meouel, chequ^l 
Difperde il Ciel qua e H nobili ingegni,^ 
Nel fen di Roma a ben fiyrmarfi au^Sps^: 
Q^accia a lei fimili trar fembianri, 
A X veti vQki degR eroi dal marmo , 
O a diveii! color anri (o fpirto 
Infonder con la vita, o fu lifci^te 
Tavolette di bronzo incida argute 
Temi! S^re, onde la carta impreflJi 
Le tnuHipiicbi a miHe« e le di$>nda« 
Dppur con varie dì color di vena 
Pietruzze intenta al degradar de r^mbrc^ 
Intenta a lo fpiccar de^vivi tratti ,'. 
Or ^eftp ot q^el giuda le tìnte e l fticchi 
SaJSmn fcelga, e H congiuuga in mo4o , 
Che facciano mi fol piano, onde ìocaxf 
Lontati Pobbietto, e vivo e ven> il creda* 
Vedi quanta virtbSSorgon di mille 
Piccole e ad arte ben difpofte pietutf ' 
Li Or 



Ot toni eeceiSr^% 9è or rmnmom «Ibej^gl£„ 
Or di nmtsi àctntQ ampie; cixtadi.: 
Là Ronfia iÌ9iac rondofo.gr€unbo^amcixd(pA 
Le^' Q«mof0. de.' flutti ai^enceft cifne\, 
Qui verdétta Ia liva^^^ e a poco ». pocoii 
Per fa la fctiietiar del colte imnùneflter 
Crefce in, virgulti., la alberi,, é ùt.boCco^ 
Ove intravedi tra,le fnondi e. l'ombnL 
Erratt' pafcendo le panciute vacche^ 
E it paftoret fotta l' ombcoCÌEi' ftondl 
Intrecciar d^uize y. ed animai: fai^pogne v 
Qual giil Cadmo- ftipì ^, quandc^ un? aEiiiAt% 
Dai feminatì al fiiol viperei denti 
Vide- aflediarto intorno^, e. pria^ le pwntt^ ^ 
Spuntai! de. Tafe dal terrea,.* poi gli^ «Mi 
Con» le creile agitrf)ilL> pòi ciuflfl- 
Armf^ti ,. indi, fronti r indi vifaggi- 
Torvi appanr ,. che tuaean. feca unite» 
Le dq;rarfrate Ipalle?, i. feixei- petti ,. 
E: via via; tutto, il corposVeccaadx ua-puntt^ 
Fenao fu piìS^. le. lance, lix refla^wei- veder. 
Uh efercito^ a fronte^ uxju popol fiaa&;» 
Tal vedrefli apparii: dt que^ nrunutt 
Ben^ fparft quadri le. (embìanzà vive.- 
I>* uonnni ,j d' animai , d^erbe y dit piante*,,, 
Da &r che al ipcol nof&OvinAridiai poad^ ^^ 
L' antica^ cradè^. e- cEe* non: vantine tòle- 
Quelle colbmbe Jor Rlimo e. Fuiietti .. 
Mk- il' ragionar che- val^ dove- potrai" 
Meco e con Silvio ih ùn> albergo^ accolte^ 
Le glorie nolìrer e il Tanto fiuol djs* Mouf 
'Dappreflo nmirar? Entca pur. dunque ^ 
E pria d'entrar ,, natta, cola, ik diiparti^ 
La. Botanica induftre 11 grembo pietUi 
Pi gprgii ottramarint e di. feiaem»,. 

. ì " • ' " CE? ' 



CV dia trafcfigtie, e in clpartiti vafi 
Mollemente dii'poHe , onde poi frutte^ 
In qualunqiue flagipn fpuntinO) e fiori 
^* indole tale e di fapor j che Roma, . 
Romai che tutto fa> chiedane il nome. 
Vedi mk preflb afiaccendaJta intorno 
A Quet &nte T Idraulica, al cui piede 
E ffàntuffi^ e chiavette, e tubi, e cento 
Glaccioao ordlgm , ood'^eKa taccia aP acqiM 
Prender vie non mate , e fàlir dove» 
Stupendo Be^dor non che Jeroney 
Ber natura o per arte un<}ua non fatle • 
Oc ve' dentro a la foglia incontro ufcirt» 
La Sorella di lei ,. ^tfa che altrove 
Polverofa tra maccmn^ e tra lev€ 
Yedeftr ognor, qui pili t^giadia e mombi 
La Meccanica vedi ; e yiSx cùoìS: 
Gentil tMnvita a PappreAata menfà» 
Da cut vensòno e vani cibi o bevande 
Per iaviribif man pronte ad un cenno s^ 
Talchi federe a T incantate cene 
O con Armida o con Merlin ti fèmbri» 
Se quinci in alta fati , ambe vedrai 
Armate ¥ occtdo di criftafli e tubi 
Ottica e Aflronomta: quefta degli afìrì ^ 
Pifcopre osni fentier, conta ogni macera; 
Quella avvicina i pili loptaAÌ obbietti , 
S>, che lui noi fapendo, entro di R.Qma 
li Tiburtioo,, e U Tufciitfinx vien tratto; 
E de' tacenti C^obiti ìì coro 
Rancane penitenic^ ed i digiuni 
A! Camaldoli fnò confida indarno.. 
Qwllejtre vedi? A le congiunte deftrei^ 
A P abito, al decoro, al gentil *àtta 
Txe Grafie le dtfefti^ m la SeOat . 



Lo Scatpélo, Il JPcnncr, che le dlftlague» 
Ti fa certo ai tot. Gode ciafcunà 
Contemplar Tuoi lavori) e fpeflQ gpde 
Udir di quelli or lodator ftranierp. 
Or bubn Critico accorto, e più foventè 
Porge di Silvio ai fin giudici orecchio ,, ;, 
Quand^egU meco il pano intorno e il ^iiaicIOi 
fifcernitor fu l*opra fua fofpeude;. , T 
L Bfe pronte a'fuoi detti ingegno e rnaii 

f Hanno a V ornato . hanno a T emendaÀ»teitfe * 

. Eccole andar verio V amica ftanza ^ , 

I A qui cento Genietti intorno ammiri 

( Tornare e gir deftri fu Tale: oh coime 

i Qui ben ti fta maravigliar , fé fai! 

Oh qual tefoxQ ivi fi ferba, oh quanto 
Jri angufto alvear mele febeo ? i - 

Quei lon qual api in fbJ«o fcianie accolti 
P'ogni genio e fajper d'ogni linguaggio 
Spiriti dótti, che a quaranta ornate^ 
^ Ronzàn cellette intorno » ove ben miUe- 
Quafi favi in ognuna alme operette 
Raccolfi io fteflb. Ferve l'ppra,,ea altri 
Vengono Geni e vanno, altri ^i detti 
Verlan volumi : ogm dottrina, ogni arte, 
Ed o^i Mufa ha U fua miniftro alato ^ 
Onde in s; lièta cof^lp^nia beate 
Pofer tutte in obbli«i Pmdo e Parnafo» 
Ma tu "fteffa de V altre ornai ricerca ^ . 
Ch'io tacer Topre mie più non fpftengo,* 
1'^ Gira il guardo dintorno, n mentre Uvelo^ 

I Che gl'infermi occhi tuo^ copre, ne tolgo ^ 

V TerS fovra^ te fteffo, e riconofoi . . 

Che «on per Marte >; ma per me la tei;rn 
■5 A l/gran Roma ancot lutt^ s' inchina» 

t Non vedi ^ante a poigérmi tributa . 



ilwi movon genti ^9l^nr cflùckì at ricca 
Turbante il Tutco, a: le pellicce- ìf Ruffo. 
E tra 1 fima Cineiè e^ il pingue Armeno , 
X' Etìope al bnmo, ed a la barba ij Gceco j 
Nfe: tneu di^ngul ai n^dll ve'zzl il GsiJlo^ 
Ni meft, ringlefe al taciturno itfpetto,, i 
E col Batayo a movorfii pefante 
L'^IfpanO. 2^11- atti ed aH^^andac fupeibo •. 
Odi le Yari^ lingue,, ammira, i taptl. 
Frutd e lavor,. che ad. ornamento a onore 
Pel^ bel- foggtorno o^nun mi i:eca. a^ gara .. 
Altri di paravento, mdico. car^o ^ 
Dicinefe magot altri fe misArsk.. 
E: ckt pei:fa hiOi ^ chi giapponefe 
Candida come, latte o a^ coior^mille , . 

Tazza dipinta, entro, di cui mi verf$, 
Dt pechinefc T\ c^da tiftoro .. 
Qua! de le fave, di Caracca^ e delle 
Di; Brafii: canne ^ e di Chiana efprimc 
Tre- foftanze fahibrì, a. cui fpofando . . ^ 
La. bellicofa il Me/ncan vainifilia. 
Per non. vulvari flomachi febeij 
Sal&mo e. vita ogni: mattina^ apprefli ., 
E qon ti. pati tra. tante, genti accolta 
P^effer ^ul fatto Cittadìn del Mondo? 
Chi l'Adriani ville,, e chi rammenti 
Pi Nifion: gli orti , e di, LujCuUq il y^^* 
Sdegnofo luflo iniqua fpogliat e pefa 
Di pjjpol: tanti ,, e a; lujf medefma ingombrò?: 
lo, di' poca m! appago^ i<^ l^^util amo» 
De. r arti' belle ,, e il' piU bet 6ot ne- colgo .. 
ìfe leM<^UQAcr ho. ih mìe, giardino eletto ,l 
%i orto, al' Bomeo , la vigna dolce al CajfO < 
per me fe. drappi Hi teflitor. perfiano , 
U: cin^e y^ja urne e fss^ode ^ 

Net 




N^ raro viene a h mia menfa un frutto 
Sotto i tropici nato, e fenz^ fafto 
D^ indico padiglion copro i miei Tonni • 
Non felice è colui, che i^ ferrate ar<:be 
L'oro nafconde, o quel che T uom mendico y 
Eppur eguale a lui, pretne ed infulra» 
Felice ^ quei , che del fu© .ricco cenfo 
Al comodo provvede, e fa con feco 
Di &a felicità gli altri felici. ^ 

Ma tenerti piU a lunga ornai mi grava, 
E del meglio privarti , onde, s' adorna 
Quell'alma fede; a Silvio vanne, e quando 
Udrai fuoi detti, e fuoi modi vedrai, 
Fia che d' ogni altra cofa obblio ti prenda • 
Così dicendo a me fi tolfe . Io vidi 
Il gran Silvio e l'udii; pieno di lui 
L'anima, e i fcnil, e la memoria piena 
Ancor ne porto , ma chi Rìle e voce , 
Chi color mi darà , chi tocco ardito , . 
Che il djfcefo dal Ciel Spiato dipinga? 
Io te ctiiamo, Pagnin, tu che si preffo 
La grand' alma conofci, e che^fovente 
ApeTle tiovo^ di ritrarne impetri 
L'alta fembianza, ed i.pen&er; tu vieni | 
Dotto Pittor, che del celefte dono 
Voglio dal tuo pennel fatta memoria, 
Mentre il confegno a l' avvenir coi verfi • 
Su via (tendi gran tela, e 'l treppiè lafcU : 
Difugual troppo a l'argomento grande; 
Qui di verfi colpr, vafi, tabelle; 
Là l' ingombri ii terreo di mille forme i 
E capi , e bufti ,^ di fcoltura avanzi 
DifTotterrati da le gran ruine , 
Onde pQpretniglior jd^'Maftti antichi 
^iacqaér gran tempo in luiigoobhUofepoite* 



tyi Giove imita la ferena -firmti! ^ 

D' Ercol le braccia, e di Mercurio il cigliò t 

Ma fiuor trafpiri 4jjì divini tratti 

L' ntnano liberal mite penfiero » 

£ va temprando in un immago fola 

La doppia idea di Mecenate e Agrippa» 

UtìK anch' effi e cari a un altro Augufta./ 

In mezzo al quadro incoronato fieda 

Per man de la Virtù T amica fronte * 



Il mio Signor, che la man ftenda'iri atto -^ 
Dolce e cortile a follevar di terra 

I rimidi talenti , il merto occulto y / \ 
L* aiti' neglette j e la vìrtude oppreìTa, y 
Intorno fparfi in beli* ordin confufo 

Jjs Grazie i Giochi facciati cerchio infieme 
Le man giungendo » e in liete danzee in va^ 
Error movano a tondo • Alta e fuperf>a 
Grandeggi la Gitìftizia, e fotto al piede 

II colpevole ^prema invan fremente ». 
E contèo lei rivótto inVa» coi torvi 
Sguardi fangulgnl^ e con la fpuma al labbro . 
Roma da fianco gli s^aHIda ih atto 

Pien. d'allegrezza, e Mantova da lun^e 
Col dito, e ^uafi ringraziando accenni. 
Abbia ella fcettro in nian^ abbia fu '1 crìa^ 
Aureo df&dema» intorni a cui s'aggiri 
Con l'allòro intrecciato il verde ulivo. 
Dallato fpunti e vetfo lui fi mova. 
Con fior diverfi; e coti incenfi, e bende 
L'alma Rcligioh cinta d'un manto 
Candido tutto, e di modefto velo 
Ombrata^}! volto,, ma da cui trapeli 
La bellezza divina , e il vivo foco 
Degli occhi ardenti. In giufh) fpazio alloga 
Sì che loataa tra Tun^ e. l'altra appaia 

So. 



$ovr^ Parfta incIiiiatQ n Tdixù amica. 
Cinto di canne il crìn, largo vetfandó 
D'onde fpnmantl al fuol téoxoy e molt* 
Tela irrorando de 1q fprnuzo acauofo* 
Da r altra parte faccian coro inueme 
Con Parti e con gli (ludi i chiari ìasegpi 
ette qui sì bella fo^Uon far corona. 
Quafi ior guida e di'lor degn^ innanzi 
Tragga il Nipote, a cui pallida il manto 
Nlammola tinga, e V ii^egnofa U fegoai, 
Hutfe gentlL rinf^tlcabil mio 
LombanU, i( culto almo Scarfellt^ il d0H« 
Elegame Bena^Uo, U Bònamieo 
TulTian ,. r o«Bfto ^(ezianor Stay^ 
TS, 1 rhiQ diletto . ItofcQYich * che larga ^ . . 
Bf (aper verfi, e d*elc46enza fiume. 
Tal che mi fembrt qdlrlo , é udire a utì tenip^; 
, livto, e Virgilio, ed ArcfiiihWji e Ptattr, 
Dietro di lot sfumata tinta onAreggl 
Con tofo orecchia PagUarin, cHq tutta 
^ Curvò s^-^àffretti di clii feriva in atto., l 
E raccolga i lor detti, i <iuai Qòtk mrtkè . 
De' Giunti degne e de'!Vfanu?a al torchi^' \ 
Confegni poi per h venture etadU 
Or !g[uando del contorno idtimon Q delte. ^ 
"t Finire parti adorna l'opra avrai ^ 

;^ Sì che Invidia non twvl ove Temendo ^ ., 

Al pubblico l^^fponit onde ne pafca. 
t^ coriofa Rloma 4, capidi occhi, J - 
E ^a vedrai fra 1 popolani applaufoi 
rj Quafi in trionfo al campi^&slio tiarii^ ' 

^i Ov'oKÌ con l'antiche opre immoitrfi 

pi pennel e fcalpel la fama etema 
Dd Palalino infieme e dfl Tarpco 
lì Suprei|i9 P^or ^mula, e vin(;«/ 

Poi;^ 



'i 



m 

AL Sltì. JtfA^CHESE CWMALDX 

ABtftAsciÀtME^f>E<$,M. Cattolica; 

SOLI Stati Geheìaii Q£X.u& 

rKòtiNCiE, Unite. 

V Sopn^ la cwtefia de^ Signori Qraj^i 
iwuerjh i Lenerm§\ 

POictlL tri 1* altre, cure t tt^ i mlfteri 
Del regloJnbitcaomài ^Sigrtor , noaforiiab 
L'arti ftl'aniérè, ed é «*eà conc^nta . 
Tsflot la eohtégtiofa an^ò. forridè i 

Ragion di Stato ^ ondisi vodiam te Mùfe 
Farti (^orttótóo ^ e fegair liete In giro 
Beoiis^ e Chauvelin^ Firmian, Capello ; 
Tu porgi al mia cantat facife orecchiO| 
Che m'i\dràa forfè, e verltier trai fwM 
Nfc diranno ^ cantoi: forfè non. viteX 
Non pai: G^nov^ tua di n^ fuperSi,. 
O Parma ajt buon voter gr^a ed a. TopJ'a , 
Ma rAnglae il GaMa in cib.concorfi; il Pruflt, 
LoS^vecQ JlDia^novéyuntiinpdlt avviti 
Han tra; U gel lunga, notte e fole avaro ^ 
Intefr inferni^ et art on<M^atti volti 
Con P Ibera focofa occidentale ,. 
Che a tè. ftraniQra e/glnvane gran, partis ^ 
Dei ftd Cìcwfida e derdeffin cPEnropa. - 
5? 1*^ ®gnor ,. |)riat che d* ltrfia,i porti 
Ti. laici addietfa e. ti conunetta ai venti ^ 
la fina al n^r tecfll fed^,. sì. teca 
Vertb ; che nortfon, ìa ,.p^rch«t n»i veggia 
Sotto. fpogU^ lugubri, s^ l'uodi ninv^a 



'^^ 



Ed al pubblico be». ^''c^orclie^ nome 

Italico tu fai prèffb ogni gente 

In me ridonda, ed ei.mi h Poeta. 

Da qual mai aflro, daqualcitl ti venne , 
Che d^li aflri e del ciel c^rto eli' ì d^na , 
L'anima bella, e ii chiaro ing^no altero % 
Cui n> pigro giammai Tonno , lìé dólce 
1^ piacer molli giovenil Infinga 
Poteo negli anni , in qhe piU l' uom vaneggia , 
In ozio vile rit'jner fepolto? 
Ben puote aìmn, vulgar lento di gradi ^^, 
Soffrire indagio, e de la gloria a l'erto ^ ^ 
Giogo con gli anni , e paflb paflb alzarfi s 
Ma te a fublime volo aquila nata^ 
Te non per anco al fello luftro aggiunto 
Libero attadin vide l'Europa 
De la libera Patria e de le genti 
Portare t dritti e l'alte cune in pe|tO 
Tra i labirinti de le corti arcane, 
E con ficuro filo infra le mille 
Fallaci vie del cupido interefle. 
Del mafcherato onor, del finto zelo. 
Spedo aSgirarti, e vincitore «fcirne, 
Lafciando rotti a la doppiezza in mano 
1 teli lacci, e Aupide e confiife 
D' affai canuri Neftori ed Uliflì 
QneHe ad altrui non penetrabil alme • 
Tu però mai di ben oprar non pago 
D'un lido a l'altro, e d^una in altra gente 
Cofrefli ogrior con h tua fama al paro, 
Teco mai fempre ii pubblico deffino, 
E la comun felicità guidando 
Fiume fecondator, teco traefti 
Sempre l'arti onorate, e d'ofini lingua 
I dotti Genj, e Talmé Grazie in giro, 

Aftio 



2Ìt 

Afiro benlgnd a portar gibja e luce . 
Qual si rimoto cHma, e qual sì incoka 
Terra lontaila dal eaiAmin del vero 
Non vide ognor nel tuo privata albergo - 
Teco ad un tetto e ad una menifa accòlte • 
Le facrcMofe, e i liberali ingegni^- 
O «lolite volte in un bel cerchio afKfo 
©tarpimi gentili a Palla cari 
Non fenza ornati piccioli volumi 
Pien del fuccofo nettare ièbeo , 
Benchb antica d'età^ giovine e bella 
Per^ te dì volto hai tu la Storia al fianco f 
Quivi a le leggi, e al patrio ben vcglianttf 
La Politica faggia, e la f^uacc 
Seco maeflra. de' coAumi umani 
Filpfofia giungonp deftra a deftra. 
Con lor d' aureo coturno il pii fuccinta . 
Sta la Tragedia con le chiome fparfe. 
Che rquarda il fen col ferro e il fangue verfa , 
Onde beviamo noi l' eroiche idèe . 
Quivi rovente in breve Tocco arguta 
Veher* ^r man tien la Commedia , e T arQia 
D'attici faii) e di pungente sferza 
Emendatrice de'vulgari errori. 
Gli accorti detti de la Diva e i tuoi 
Stanno in difparte raccogliendo , e a gara 
Cheti imparando e taciti gii Amori. 
Oh maraviglia! E tu pur queAo pregi 
Garrir non vano e converfar; tu in quefto 
$ecol d'ignàvia e d'ozio eterno il pregia 
O raro Spirto, o ch'io t'ammiro! 1 Dei 
De' noflri mali i Dei pietofi a queiH 
Giorni e coftumH , sààm^ , troppo nemici 
De' veri de la mente almi diletti , 
Te d'onor fpecchio e di virtù ferbarot 

Per^ 



Pcrch>aFrMoa,Varan,GraróH, a ìpi^^ 
Altri Liicrez^, alrri Virgili ,« Fiacchi . 
Vivi zncVcfiB^ ^^^ boi per Ip tuo iefetniH.o 
Non manchili MeDàini^^1Mec^iati,Aiigufii) 
A %B i>erò diet t:hiaro fadgu^, e mote) . 
Pflitfte> e modi uieani» e cor ficnrìiè ... . 
CoA f^nior de U 4otte lalme Dcnnat», 
Che a te plaùde^fiik) ot 6a ^laufo, ecotx>nà^ 
E immortal nome in avvcìiir daraatio . 




£ fatto uÀo 'di lor . fien fai^ cVegiali 
Nacqùer %? ing^ni » etbefetvfr fiofì famiOik 
Egual vivea con Mecenate Augiifto^ 
Mecenate con Fiacco, e intorno a'i'altd 
Di legra ftirpe Cavalier Tofcano 
Sedèano i^vati ad una meftfa «giudi 
Sol gareggiando tra il Faleìnó e i vecfi y 
Egli d' uinsiaitiule ^ efli il' inge^^ ^ 
Arti , % vìitudi ^e chiare imptefe^ e ^naiitd 
ÙQom dal vulgo diparte e il fii gt&tUe^ 
Sai the 4fi libertà )>roiide liaa iGotaa , 
E d' eguàsUan2a s^ alimenta e cicfce • • 
Ben tu il v^raìi Vedrai là 'dove. Utr feinapò 
St^nb lacuna) e fteril caftfpo àcqùofot 
Là fu^er Amuetdam Patria, Sena»», 
Erario, e centro a rùmverfo fatta: 
E (ette a lei nobili iar corona 
Magne Provincie, cui da l'onda iradè 
La libertà; che fi ftnttr nàTceudo 
Ignote in petto di vsdor fcintiUe; 
E contro Marte e la Fortuna invitte « > 
Rocca fi fer de la pahlde e muro v 
Quinci jCdìie m poter % pan in cofianza , ^ 

In 



^ ■ 

In virtìi pari. Jti ai Roman rivali 
Surfem Cittadìn , Duci , ed Eroi : 
Quindi Ruiter e Tfomp numi del marei» 
E un ^pòì dubdi di nocchicf foldati,.. 
Cui l'indu^fia e il vàtor Ptfole àperC» 
D^li aromi beate ^ ampia iAerauAa 
Miiìicfa^ tmde Macao, Cairo , Suratte 
Sepper lot ìiome, onde fiatavia novo 
Fu^d* AGà emporio , e batavo Mercante 
Re tra i gran R^i orientai vi fpicnde. 
Tanto frugale cptuàlità poteo 
À l'ingegno e a l'ardir giugnet dipofla; 
E tanto ancor potria l^arti, e gli (ludj., 
E le dotte ^nie a grandi còfe nate 
Cfaeor vad fcrpendo alzar fublimi al cielo * 
Mifer colui, che al protettor fuperbo 
Trema davanri * e V incéhfier mai Tempre 
Qu^ a placar r idol fdegnofo ha in mano» 
Fusigon da lui le Gta2le^ te il nòbi{ eflro 
Figlio di libertà (ugge da lui : 
Mentre d'error lo pa(ce> è in ftia poffanza 
Fortuna il tien . Tal degP imbelli autori 
Che a potetìte Signor ligi fi &nno, 
L» vide cinta ^ 'e con ))ennel madlìo 
Lucian la pinfe de^cditumi Apelle* 
In fu trono fùbiime ella fedea 
Tra piecìpit) e torti calli: a tottìsé 
Tentando inerpicarfi ivan le |;enti 
Tratte dal fuo fiilgor. Quinci la Spem/e 
Gemmata i panni Joir s'oflTria pet guida^ 
Cui riiagattuo era a fìatico, ixf il Servaggio^ 
La Fatica^ e il Dolor dopo venia; 
Che tutti a ^ara le dolenti turbe 
Menando a itrazio a la Vecchiezza infitta 
Ed al tardo Pemir daranle in preda . 

Lun- 



i<4 

Lunge deh lungc da l'infida Circe, ^ 
O feguaci d' Af>pllo . Oh come tolto 
I Fatti farete inutil gr^ge fervo, ^ 

f Se al licor medicato i labbn offrite, 

Che verfa V infcdd tra le dorare 
Stanze de' Grandi alteramente Indotti 
De l' ani belle empi tiranni , e voflri ! 
Qui qui venite. Ecco Grimaldi anch' eflTo 
Progenie alma di Re, di Re miniftro 
Qu5 Mecenate, i titoli depoftì, 
E l'accigliata gravità del falto, ^ 
! Famigliare alle Mufe , amico ai dotti 

I Farfi Ibvente , e meritar tributo ^ 

Dì giuda laude volontaria, ond' io 
Di libero Elicon libero alunno 
Crefi ornar mai non feppi e Dionigi . ^ 
i Sì da queir erma fpiafjgia , ove mi vivo 

Uom folitario agli uomini ceUto^ 
Ove fu i^cafi e le vicende umame. 
Che fremere e ondeggiar miro da lunee^ 
j^ Filofofando io vo ; Se raro fpirto 

i* Scorgo tuk mille a le bell'opre intefo, 

[ j Che non tra i vezzi', e la femminea cura 

f De l'aito o del crin leato marcifca; 

Che folo ftudio a'fuoi penfier non feccia 
i , L'alta fcienza de le mode, o il fenfo 

\{ ^ MitVeriofo d' un fofplr, d'un ghigno, 

'j 1 Ónde tra le notturne incerte faci 

li.: Al ballo o al palco balenò Licori: 

,i ' \ Ma che rivolto a far l'uomo felice, 

h ' V util Filofofia , r unii Mufe , 

}\ Con r utili arti , con le fante leggi 

^ Torni a l'anricp onor, renda agli altari» 

" * Che ignoranza e barbarie aveanlor tolti ♦ 

§ lAllor «accr noa &. M'k forza allora 



26s 

:I\ mio fileii^io eJ#4Étóe.arnica 
Romper .coi cajneov e locUÉor nòa ctiripro 
Lungo lai . vergini fonti. <lé' le Sfufe 
Gir racpogli^do i piìi bei fio^ 4i FtndOf 
Ed anire<5ciame^ r onorato crine . 

' , .^. ) ' ^'^ ^ \; ' " i '^\ \ ", ^.' - ' 

.:PoEMETTo Sisto ^ ^' 
AL P.QIÓVANW GRANELLI 

OfidLX^ eOXPAàNijt Di GBJtr 
PREDICATORE E POETA lU-USTRE 

' ^S^r» la Tragèdia» .' 

NOn io , Giovami , o de' wiiei primi verfi'' 
pwcefcggetto,ede glleftremi onorej 
Non IO di plaùfi e d* coficehti ava^ 
Or tacerommi y. quando Ir afia Intorno 
Del nQ<he'tuo»de PfiHmorfaltuo canto ^ 
Dal mar trìnacrloaràìpé estrema hai^ena. 
Altri il -poter de la ttiaVoce, e Parte 
De' cor rèina, a oit non può» con*raflo 
Far quantunque marmoreo e durò petto, 
E P^ireo ftile, e il concetto alto dica; 
-Me U verde lauro a la ttta dotta fronte ^ 
Premio e corona ^ me de'fàcri ingegm. ' 
Amor coij fiuito iiiviolabil nòdo 
piftrinfe teco, e nie quel iaflro iuie'oggi\ 
Me 1 amicizia, e rafroa fède, al canto . 
Onde il giogQ caflalio • laf^ice 

M Afcrca 



Àfcrea fapplamb, iMbftoft imc^ 
A bxA oàor <»» tntt» I:talut invka. 
Diuique il nttcne eburiio ; e la ddei^' 
Tmgva. ti£aii 1^^ Sfratò Tofoeteb^ . 
Chegiàmolt^aoni^ahicim quài hftto «mbo 
Di Melpomefie txm, ^kù^e^ tìe^étà 
Senza Voòe per tejScnza decoro > 
DutfQle & ver 4 die al lutilo óbbHo ritolti ^ 
E de la polve mohc^ata fcofTì) 
Plaudetìdott le liltfey^ aaco una volta 
In Xnait riprendi ^ e a la notturna, pompa 
Al ynefb nffi^do. teatcal gli tt>ral? 
Deh clie pih tardi f Tu pur fé* colui. . 
Che pa22ésgiando^iylrt)4 fiorde gli amiu 
Sul gran cóturna le^ felfinee fcene 
I)dto .piitem da l'trflrei^e Mi 
L'alta Città /the il picclol Reno inonda , 
£ ìtarre al fi^òn dd tra^c* laménto 
Ad àilèdiar Pinvan difefe porte 
Delwpiea teaftm l'affiuuiorejttobe / 

Sptez2atrid del gol ^ 4d , foono fiìbive , ' 
Pei afcoltartl e U^Hmar coft feéca^ 
Io ftetTo alloca udii Tiib^ Atene - 
Fat Ii€^ pla^fo a ie iviriefma^ daoib 
A. la Ugme te g»xk^oom^ e u Aio ^ 
Sofòeìe tanamenlarle^ ^o flè& io vidi 
Lei rivolta, a^ }a Senaa atzaodo il dito 
Miiiacciofa ìxioùràfih in te> del prifco 
Tofc^ cotiurno il: vLadiGe al fin Torto ^ 
E PlU cVei^iula ornai dMncoaero opporie 
Ih té corretti ed in te folo uniti 
L'aitò Corniciò ed il divió Radnt. 
Rifcafla ii^ia ar f^(ȓ fauffi augm^ 
Chiamò più vplte la Tragedia a nome , 
L' antiea Tua gfBsrs Tragedia j quella 

Che 



Che vincit0r de' Goti, e de Peiadi 
Primiero rf noi dal pulpito d'Atene 
In aittalica vefU ^ t^a benda 
Il YìcentìjkXìx U greco plauftro «ddulTei^ 
Ma;dié^poHittt* di- tónà ancella - 

Lsicera il ^ manto ^« di fentli ttefp^ 
.Deibritìe 11 Volto V é non cotata giacqw» 
p pur Ist fronte indecote^ coDcrt||^ 
' Sotto comica larvai, era fu*i palco 
Per ^yirtb d? iioo fcntto d* un aneUo 
Or rìfo al Vulgo, oc màta^^ìgTia. Mora* 
Ai -carmi in mefto , e de 1* Attore in vece 
Su la fcena a ^i- eròi facrà e a gP Iddìi 
, Spettacolo eifiedea.d'orfp iètoee 
.> L infano pollar grido e bisbiglio ^ 
r Spettacolo dir jgiòltra e di ducilo, 
y, Sogni d'inwtni, e fole di Romanzi. 
A f awuffarir allor, al dat addietro 
Fanti e cavalli, al dilq|uarfi in femo 
L' arfo ino e intpolve , ed al v«iar per mago 
Poter Medea ne l'aria, &ho di plaufo, 
Qual Adria^ bd Appennin iuo) per tempesta , 
Muggiva irCirco, e Dàttea. palma a palmia • 
O de la gnùe italica^ o degli Avi 
Infamia e lutto, che la Patria tolta 
Dal barb^» furor videt di novo 
Al fero cul&o ts a la b^ttbarie in preda! 
Ma tu nov^aftro ne l'aufonio Cielo 
Surgefli al fine . AI tuo apparir dier loco 
V ombre^egli errori , ein te revahdo il guarda 
Si defti> la Tragedia ^ le fi fe' bella . ^ 
Per te '1 Tuo primo giovenil onore , 
Il greco veftimento, il grave p«^, 
E ia viodefiia mattonai tiptefe -, 
Sì che gli alberghi de la nobil gente 

Ma A " 



A lei non fero più contfefiapprefifa, 
N^ ricufara siìor Penne gentifi, ;. - . 
O prodi Cavalier d? 9urep .coturno ^ ; >. 
Calcar le fc<mè,\ni fd^nar gli Eroi 
Del tr^icb penfier pafcer la.inente ; 
Fuggir davaijti à te^JhvfLntì a, Im i . 
Le vane voci^rifooanfi , l metti 
iJcenziùfi .U protervia , il . fafVo ^ 
L' inglefe Imi, gì' ifpau portenti, 
E lo sfrenato imma^nar de i vati. 
Tu col valor del doiico ftromento 
12 ombre giacenti né P eterno, forino 
Fuor de le fepplcrali urne poterti 
Chiamar cantando , e ri vocare al giorno. 
Fur vifte allor TAIme fàmofe à gara 
Abbandonar P eWia (élvz , e in folla 
Da le porte d* Averne fpalancafe 
L' irremeàbil {jstte volte gorgo 
In novi àfpetti di dolor varcando ^ 
Gli ^4uitichi cafi^^a noi ridire , e il pianto . 
A cni non fa terror lungo e piétate 
Dion tradito , e del Tuo fanèué lordo, 
Mifero efempio d'amiciwa.e fede?. 
Chi le gravi non pianfe afpre catene , 
E gli /venati pargoletti figli 
De l'Edipo giudeo? Chi di Manaflè 
Non detdlò ranti^e co^pe, e al novo 
Dolor non'dolfe, e il non veduto in p[ria 
Piagnendo non udì facro argoménto ? 
E pur l'alto lavor triplice, in cui ^ 

Ogni altro ingegno avria piìì hiftri oprato 
Te divln Vate, te -divino ingegno, 
Te di natura e de le Mufe alunno^ 
Tre non interi, e in. altri ftudi e in dtre 
Cure te Tempre avvolto, anni ritenne. 
' - ' ' Deh 



\ 



26f 

Deh perchV aHar le beh. ordite trame 
Non f^uir poi de là Iterata tela , ; . 
E Je belt'^oì>re pareggiar con g^li anni ? 
Gfoe Itaiu noftra mat^del fqlo Uliffe,» 
Mal d^la fola "Meropè contenta, ^ \/ 
"Dérh divina Merope, e"di*rade 
Altr'òpre elette, oggi montando il fomrnò'^ 
. Padre ed autor del luò Teatro a dito . 
Al par d- Atene é dì Parigi andrebbe. . ■ 
Ma in yieftó giorno odi, gentile^Spirtp» 
Gdì glMtivltl e le" materne voci, ^ ■ [ ,. 
Ond' ella , Hi (in da te pregando al lungo^ 
D'oltre a cent'anni fuo fquallpr,' la ricca 
Pompa donnefcà è^l peregrin corredo 
Di fcompier dbl la vor primo ti grava, 
£ la tua delira e il tuo foccorfo implora • 
Vedi , palchi dèF ben riprefò iijcarca 
E^ fiti là gih romor venuto, vedi 
Lungo Co(itto iiwiumerabil turba 
«^ Oinbrc amorote , ignudi fpirti , e polve, . 
Che al dolorofo fine error fofpinfe. 
Fremere ed ondeggiar- verfo te ftefe . . 
Le palme alzando, e a te chiedendo a prova 
Di riveder r amica terra e il giorno. 
Qaant* ombre , o quante in te. d' Eroi converte 
Sembianze e forme! Vedi ipnanii', vedi 
Antubal tanto;al terren noftro aóiaro 
DomsRidarCatine un'altra volta e Trebbia ^ 
vO almen piti d^na di lui mòrte, in Ponto. 
Vedi ^uo JBruti, eCefare, e Pompeo^ 
E P anima feroce di Catone, . 
Chieder da te novèlla vita , e quale 
Forfè pon anco italo Vate alcuno l 

Lor dar poteo, da te fperar migliore. ^ ' 
O qdal concorfo, o qual d? abiti e volti 
Mi Con-, 



Confufa immago! Q^Mich^ lì obft Teltntt 
i SovrafU a turni «d ksC di Gicwe affetto , 

H Mic^one k quegli. Invaa de rinda _ 
ì Le fpoglic ottenne , avvinti a) cocchia iamaa 

I barbarici Re traflè: fu vinto - - 

[* Più d'una volta in ^u le fcene, e in- vlfta 

! Si fdegna ancor,, che d'una Donna apparve 

l Non pur dì Poro fljo pr«ion r minore- . 

Vedi Appio aattdto ^ ei nuralueco il tredcto 
Imitatore che Greco ai Tenfi a i detti j • 
Vani e loquaci di Roman T ha tatto ^ 
È È traditor d'una fanciulla Eroe. ^ 

' . Quanti, colà mentiti Grecia quant* 

Del baiharo Oriente mitraci volti _ . 
Marmo gli amori e i franchi ve»i a fchiro l 
N^ men di lor xento -di Troia ,;e .d'.A?g»% 
'i Di Roma c€^to , e?^tBìfan«Ja'i©.Kve^ 

L'itale ingìuoe rammentar.. Q«^ Cieiii, 
I De le garrule rime h osto fervo ^^ 

i Quat ifA guerrier robufto arnefe in vec? 

Tratta il liricA plettro ,, ^ quaV )' ufate 
n Arti già in Corte opra neretti arguti 

^ Teflor di voci» e fabra dì coiKetti^ 

I Ma pili crudo 'deflina- altri .ne danna 

: A innaneUar r incùlta chioma». e..r altera 

i Militar guaiicia a colorir, che pei ^ - 

i !^e!l ?U» del mar^do lituo in tttona;d ira, 

Ma di dolci arpe al fuonoe di viole 
; Tremulaincrefpangorghjggiando^^eal ventt^ 

■ Vibran la voce non vinf, pfij <5«»t 

, i Fatto mufico Ettor mufico Achjjte 

i Fa di battaglia e d'armonia durilo» 

E cantando s*aMufl&, e-muor canauido* 

* Mifcri Eroi!' Che dopoiVar; cali» ^ 

• Dfl^ le morti , e 1 mali tanti e >P*vi , 



Onde fiir di jpxetà ftlngò Mgfmmto^ 
Colpa de'QOitri non MM tfmpf, 
Or di ^^tio.,òrfiin aii^n m forno 
D'Adii» ai Signor, di Romolo «i Ne!poti 



Poemetto S^TTiJiio 

AL Sia AàATE BENAGLlp 

BMotecarto dcIl'EmioemifliiAo Colonna 
di Saartft , e Compagno dei Poeu 
mi vià^sto di Napoli - 

t fiigotsKhi di NffftfU . - 

CErto, BmigSo, i( difWMtd càKe 
DUtrì inacctflo etii Rperno in&me , 
E la valle ftagnanee, ed il motbofo 
Di Mi3iruti*o di Fondi aer potea 
Or dlfolfando a. inille feoffii i corpi , 
Or nei fatici atbergki ino(pft(tU.. 
Neg^o iora e nodrimento^ fenno. 
Del mài prefb canimin far^ pentito: 
Ma quando npl ie palodofe addietro'' 
Pontine e Mintnmcfi acque lafciate } « 
Il Mafliccr viiiofo j e la felice 
Campagna* e Ufuoi ttoppoadAitoibd caro 
Di toQC«r ne b dato, onde per molli 
Piamiic 4dim con ^ìl fpedito pafiR> 
Di Pattern^ in fen giunti pofammo; 
Dimmi fé «llor Tparfa d'obbìio non Jiai^ 
,, 1a iKVsi e il mal delia pailàta via? 

M 4 A 



A quell'incanto «on fa&ace, a qtieifà 
t Mirabil v^la, onde paiea'<ift tunge : 

. Ufciaie incontro « e awidiiàrfì qùaft 

s.t Al^nto «Jlor dai fuol rtoeore nata 

^ ' La fbfpirata tanto alma cittade/ 

'I A quel veder tra te lontane vttte- 

\ De' verdi colli e de le eccelfe wccfte' 

Or le toni apparir or dìl^arlS , 
Ed or^ tra qudle o qadle^ incerta e: Jbruaai 
Tiemolar la naarina, e fkrci inganno, - 
Mentre ìncrefpava le dal fol percoflè 
i4 Del Aio fiotto in^at ipnme d*^ àtgento>> 

; A ^ei batter gentil d^auta più frefca» 

Che le bagnate in mar penne fcotea; 
i Al diradar de* colli, al crefcer fempre 

I Di ^Kud^re^^di fior, d'àrbor, di teèti» 

él £ ^d' ógni . ffaiùt. d' anunal ,^ di ganti y 

£ chi ài noi^ da l'efeiaman ^ tenne 
Dopo tanto hrafiiaré-e ^òffiir tantxy^ 
£cco 1' ofpita terya V ecco la bella 
L'alma intmortàl partenopea Reina r 
Or tu, BenagUomio,^ quando^ lipofo 
t^n pur trovai in queitaniko rìel^^ 
Ma tregua ancor ,. ma forfe ancora &amp» 
Dal tetro umpr^ dai vapor q»S, e dalh» 
Nebbia, di cure a dt pcaùex romanti 
Tu af canto ornai: ti defla,; et tu rifcaoii' 
Da U polve Aon^ fua la;, detta Ifcr, 
Cui Lazzari» temprò le corde, e fec» 
Suonar sì dolce lungo i greci tònrc , 
Ond'egli a te fpe^ea la-nobil fete,. 
E al tofco Pinsio i fecchl Allor £» vetdt » 
Via fu dunque che tardi, e ^ual mai (peri 
Di pih leggiadri e piultifornsi obbietti, 
'Ove natura »- (fi medefma piaccia ^ . 

Piti 



Plìi vag^altiore aver feena e teatro? 
Qui k terra ed il maf,;qui campi e cellt,s. 
Sechete felve e taciturtte grotte- ^ ^; 

A la tua *Mufa grato, ai ycrfi amicke 
T'invitaw) a éantar« Puoi foi che il voglia 
Far che tra gli antri e le vocali felve^-. 
Nel mar y-fui lidi per valor del canto 
Tfttfò viva per te , tatto refpiri 
Di nuova 'Vita e d'anima divina. 
Il poetico ingegna ^ qual' del fole 
L' afhio maggior, che quanto ituòrtlo mira , 
Quanto feettacon la luce, e quanto \ 
Preffo a lui move o fta, tutto comprende , 
E ravviva^ e rinfiamma, e feco à forz^ 
Turbinando tapifce e Volve in giro. 
Scoppiano aUor da l'agitate fibre, 
Qua! da l' ambra -^^ata^o qaal dai noyl 
, Rapidamente raggirati a ruota ' 
Concavi vttri le* fcìntìllé\ti ve, • * 
Ghe fanno a l'alma repentino giorno, 
E il vivd elèttro, che gli ip^bbietti attraggo 
Entro la fantafia, tal che ih lei vedi. 
In lei fenti, in lei fpazj, e iti lei tifembni 
Sul Bosforo a te noto ir W aurata 
Sala ad intagli p a fin cotori- mefT^ 
Con l'amico Baisi, fuor' vagheggiando 
Dai poggi e dai balcoh gli ^etti mille' 
Di manne ) di colli, e di chtàdi, 
Che al gran Bi2ànziò fah gloria e corona 7 
Ecco dunque, fé il vuoi , ecco ad unceimò 
De Tallma Poefia portenti mille. 
Che f«i2^oitiine o legge ama l'errante 
Mia Mofa ^ veder, poiché depoila 
La^toga magifbral da rióipoFttinó 
FancinJliqfcd garrir fugge m difparte, 



-9^ 

ir 



E alfin cootenia di tct fot, U dokcb 

Aora di libertà teca rcftiUa. 

Già il buon NmuQO al tua cantar fidfifta ^ 

E guid^ intorno al criftaIJina cocchiQ 

Sa U liquide vie centa Tritom , 

Che a gara fea con le ritorte cónche. 

Plauto e concento alla^geniil Sus^qa, 

Che qui nacque e qwtb,. qui diedct èt^mc^ 

A la ctiiam cutà nomft ed. impero. 

Quante memorie avveujiirofe^-Maatl 

Sdcar auefl'onde, refpirar queffaure, 

Quefti fidi abitar Spirti; immolali, 

Cfce già iafcf^ JWr te J^eterna nfmùl 

Quei6, ^non vedi , V la beat* pi^a,, 

Che di Virgilio e Sannazax nafconde 

11 cener facro, e lungo cut fovei\te' 

Per gli opacW filenzi de k luna . 

5 odon l'ombre fefrci errar cantando, . 

E a lor con Baia eoo Mifi?ao, e Cumit 

Riionar Pofilìppo,e Me^Uiiia. ^ 

Ogni P,oeta jiei psiflat s^inchinis 

A baciar f alma te?ra,, e qw fofpenda. 

A 1 mirti coofapevolL a gli allòrt 

i O I aurea cetra , o4' umil canna in voto^ 

Ma tu ^ Jjpnaglio , ti^ che \t putì ^. ritenta 

• o . P*" «fi'<^ armonia^ quai fu ie rive 

Solea^di Brenta il tua^Maeflro e Padre ;^ 
Quando m Aguà di frondi. e fior fcaigea. 
Wr^gxor Tofco r onorata toinbaV^ 
15 al fianco ave» più di Chirqii Mice 
Un Achilie miglior ^ non a k.ftragi 

5*,5^^ ^^^ ' "^ * fonore etemo 
De'CòIonniefi edaTaipiM di Skmm.^ 
Chi fa chi fe, die al tuo cantarnoni ^ni 
ivriponder J'ttijo o T altro asoico ^irtp?- . 

Smto 



Sento un inof«cr g«niii cP aìira, tin profama 

P'alo» ir^iànze, un mnficai concento 
Di garcvli rutcei, d'angei canoni 
Che i fanti o^iti accenna e il facto loco. 
Di Ogni Inteso odi far eco un coso ^ 
Preflo queft^ acque in. ({uefté ^Mode^nati : 
Odi Capese* odi Coftansio^ e Rota^* 
E ancor Colai y ma più tnodeflo e u^gio 

. Oltre^Acfaetonte e dopo morte fatto, 
Che per màxfi janr ièntier novo in Pindo 
Minor d' Ovidio xon Adon divenne , 
Mentre Virgilio paie^gi^ potea • 
Noi^ lunge aadrem, che il iórtwiato nido 
E la eolia vedrù ^ c(ove la prima 
Aura del cielo reipirò quel Grande , 
Per. di non fo fé il vincitor GofKedo 
Pili gridò ottensjA, o il fadoietlo Aminta « 
£ eerto là dovie l'arguta f«nde 
Sua paflond iànyogna il pt^ pro^no 
Non ofa alcun portar , mentr' ella in tanto 
Qoalor per vento fibilas fi fente, 
Non mi toccaC) fembra che dka, io fono 
Sacra al divin Toiqu»to«omi altro ho a fdegno» 
Entro a quei veru le oAezze lo fcorgp • 
D'iin^iardin frefco, ehe nafcendo il Tote 
Si & fio lieto , e fi ravviva, e fpi^ 
Mille tefor-di naturai ricchezza. - 

Ma non così di fé ficura afooltp, 

, Ni ^ì fuperbatifonar d'intorno 
U epica tromba fua, che ben fa come 
D' un Ferrarefe Omero altra rimbombi 
In tuon sì alto e ngnoril , che a quante 
Forie maì-^fiifo i pnmi onor contende • 
Ogni Vate e Pittor pinge fé fteflb • 
Quak il Goffiedo fuo tal vedi il Taflb, ^ 
U6 Che 



Qm {£m A ftudk^ e. pUn ^ cwiif tatto 
FcAfà) provveda, e (^, Mai nòt^tidcorrQ ,^ 
Tra r audapia d« l'^a^ima tra H fangoet 
De W-.^tr^. -non lusbafii^ e rft0fi& 
Di le cQii^ <i/ attirili. Sempre^ a €e iVeflb^ 
Eguale ip fi^nna od ìmt C0n%lia a i^ropi» 
]Viove eoa l^ge e- con mTucar, o./qi>and<x 
PieoL di Dw) to coafulta V a quando Parmi 
Per la cec^fa plìi^gìufta knpugna,»^ quatte^ 
Viuodpfo.il i^aii Sepolcro adoDav •' 
E a' fuqi. pAftendo^Ia facrata» xé&» 
In Oriente f^nda ut» movo ioifieco*.. 
A4i %i^o. cos} lì dtto ò &màe . ^ 
Non lempr^ei: faggio Vver;. Aijiore in(5MiOi 
pur lo fiiggettà^e gjl tsavobse il feimo.^ 
Ailor va err^do a cafb, allosa ei fe^%». 
Conj^ iod portai^ fclfe ardoi?j,iiod degni 
DelIatgMnd'akna^ obW^m.v e ignudò» e- lopda^ 
Non psLp f^deÉ^,; nut:<aiio>Ia niente ^^ 
Qual, più, fargia <S l«i-? Chi non amimTa» 
jL^alma fubhiBw.e in:, fé- fecttrai, quando. 
Donaatojt vi»ci«oi; d'ogni conttìifto 
Non fofl5e iackmip^ e ne' periti cuefce^ 
A cui non axdeU cor,, fer quel fedèl« 
E pa0ìònatOv cocer Aiiikr:. con^iing»> 
€yTe tfA Pàmvie tr^ir.;! titmmto ^vtlm 
Fatto d! fé nu^ior^ chi ma pavevka.^ 
Senti dal fno pì^r l'anima futi» ' ^ 
Sovra fé ftefla alto li^yacii 9 e Ando i' , 
CbeuB.N|]9iein(iiH fiiìrelUyua 'Name fpm>y^ 
£ che il dii^ino in> lui v(jb1ùx ìbmì fempte^ 
1^ uulgar k^i^^ b*6iiÌQa istt>jca. ^ ^ 
Fortunato, colui) che in Aj^eatrànibì 
I diverfi rapcpr^pregi pótrfìev ^ ^ 
£ aL^%49 4; .4: Ip. fiudiaittur d^ Tafl&,^ 



rn 
It cieaf pronto il eotóiire andace 

Di .lai, che ancora delirando alletta! . ^ ^ 
Ma chi Aramànte e Bermi> mai ^ chi vide* 
Msu Pai^oe Rafael » Vinci e CofelU ;. 
CM vide novità fom aràimeiito^ 
F i» un ragione verità decoro 
Un rofuòmo formar, poichVftoR tlcet^ 
A jnoi mórtaii d'emular tjìi Det.^ ./* 
Sf^rt che dico/ T» sì gran- procH?»ro 
'foxk v«draì^ o noftrni e^ide, a bella; ^ 
|4apoli ^ ttt il vedriH ,' qiuaid»^ a' V augttfto 
Géi^o^dir Caribo per vofer del cteto 
Nato oa ferverò i Re. finea^ P eccella 
Caferta degno Vanvtteltt imponga.* 
Al cui kivoro ^j*te e natura imite 
Con grazia e maeftà pocgon la mano, ' 
!E fteo fenapre a d&fegnare fetH ptcfb 
Hai) preftl ad efegaiV r<^a ilntnoctalft 
li -grecò guO^ ed il roman pòtct^. 

Ms^ troppo òitKu d!»l desinato fegn» 
Lufiee) Benaglk>y andiamo tem^ ^che a P aliiKi 
Citta, fi tomi . Bcco^ ver noi -volgendiv 
Da kinge il legno^ » fé- n' invita il' caro 
Gentil moaszano, e ì\ &o Gc^rgonio ha fecà 
Di Tetemaco tj* Mentore degna./ 
Ve*'<^ atti umani,. odi: 1* amica voce,. 
Che it> fui celarfi dopa i niopfi it foie. - 
Il curvo lid«> a cofteggiar n'ùivit». 
In fue(¥ora trtoqniRay Ì4i coi la ftm 
Tragge- d^ Terbe e ds^ nebbiofi pafcM 
li vapor lieve, e m (ir tronnbando Uoiena'» 
Ai mov^rfi fei doke ark foave 
Atr mille odor^ che va» pi^dando af cedri 
E portarii& per ioar Paiice> in Pali : 
\okk il fikn^o^ cho Ik doglìoro^ o. Nig^ 



^i 



^7i 
Canto intenooipp, aode a la Im» «mipa 
Ch'efce- da Tonde l'akioi» applaude» 
Oh come piace. il navigar con-iserài 
Lento lento battati al fuon CMOojcde - 
Dela fegiiace mufical baichettai 
Vedi già di loittan fumar le ville, 
E a jwco a poco dllefiwfi in giro ; 
E e* giorno vfttit manco gU obbietti , 
Onde pareva or or tutta ing^romam 
GiU per le due Iran braccia :iu mar dittele 
V incurvata rivSra e i Udì opjjoflt : . 
Ma vedi sa primo iino fpeÈtacòl nwo- 
Già ^licceder più ^ago ^ ove 4i Itende 
Napoli e fiede quafi Centro al^eiwhio* 
Spuntan col cido * gara in ogm parto ; 
Piccole «Ielle, o inof dinari fuocti 
Qua e là àé Wtri et da le lo^^ .e i*»ago 
La cW»a-4^4«ni coUe e-d' ogm /piaggia. 
Che in mar jfinerberando a noi rauembra 
Tutta avvan^sar4'incencte la naanuMi . 
Sn^'l mc^ iiuanto :fjsin^Ulan<k» e a ^ Cniaja, 
E per U nova ^vìa fcoriono atdenii . 
Fiaccole a «ento e cento cocchi avanti , 
Lunghe ignee ftrifcte in Cui fenti^tiafciando ; 
Come i rapprefi e fem^tati ìa alto 
Sottili i&auvi, che nwppettdo 4» fiamnia 
Cagg^ £egii«Dda in ciel lucidi lolcbi , 
O più graia <fi pingue atro bitume • 
Van lambendo il terreni larva nwjnrna 
E tenor glande al peitórino ignaio. 
Che «^ fiiggendo più fel vede a tergo > 
Ni fa che col fiiMt feco ¥ tra^e, ■ 
|y1^:q^e aUn^ nmin^impiofirwia lOinno 
Sv queH*ertprap»arirgi«|0 bfiotmy 
Ah ^MUa cmo U YafiHrip i qu^la ^ 



«79" 

Pianger U gente e ragionaDe infieme.' 
Via: nocchieir dà nei letnt ^ e cpibici iVitioty^ 
Vol^am la pMda e rìft§etam n^ inatto. 
Ben mi lammenta ancor ^uai ne fofieiuie 
PiU d'un^antica^tacle orridt fcempi^ 
QaaodQ da piima i ibttenanet chipflri 
D^uu urtar fordo d^ mi muggir pro&indo 
Udta dar l^m % indi anneraìlK tutta 
L'aria, tuemaiae itfuolo, e gli ammali f 
PaUtaoti vedtj^ petdeté'il moto. ' 
Cam iRtantor abba^r^^' nitrir cavaili ,.- 
£ ròmpenda i xap«ftri ir da. le flallé 
Conbnda incerti a la caniq^agoa^. O come 
Fuggiaa dai bofclu: i ^^amod «ogeilt 
A cercar tra oot tetto, -o quante:' fchiere ^^ 
Di topi immondi e di fchifofi. i^tti - 
Dai nafeondìgli uTctr, che l'abbonita 
Luce giàipib non abboniano!: A un tempa 
Mirb nel- porta un ondeggiar di navi 
Tra r Onde in calma» ^ albect ed antenne 
Strìder pi^ar ftrapparg. Aller la bocca^ 
Già rofleggiando da le cime: ardenti 
Ebcoi bxntky ecco lampi % ecco (cintiUe, 
E. tuoni, e fiamme^ efiugori^ Q^oal vada 
Vomitar d^'infocati ignei 'torrenti , 
Quai avi, e fiumi ^ e ^ridondante ^piena 
Di bitume ì. di zolfo , e di metalli 
Di&iolci ixk ph movea tra 1^ votate 
Di filma immenfe, e i nebulofi globi 
Di cenere, di calce, e di «Qtantir 
Enormi niaffi^-^onde coperta ed arfe- 
Qua^. là camiagne , e coiigUacmenti omoffì 
VUlee paftor; ckàiyca^knàà^it genti 
Ebbeco tao» a mt ^Émméota m. tomb^* 

Infe^ 



3»» 

fnfiiUce Esc^lifii» iitt<fe^,albi»|^: * 

Le rarci greche» arnica (adeu^ tempa 
rdliilum uuigue rquian , poi tutto acett» . 
Dentimi vicini, e pseda iiiiqtia ^l ìkiò . *' 
Non par » ma al«empo e al' MtAio ibrfe eterno* 
Se non die ornai ìikn: de ie. tue xuine ' 
B.nch^ lacera ancor, levi la ftonr» v . 
A riveder dopo^ taat' anni ti gtomo. ' 
òì.vedi e fenti ,- che lamaa xwle\ : > 

Vincltfioe del tempo ^ de roboti» .... 
Stende a fgombrar da lo %(nllor vt&Ack ^ 
Tua , penduta beltà Tito itovdlo':? :i ' 
E già jiové per iui foigonxjcE rerra, 
Ecorifemoli sl te, foi^on ^ià novi 
A te marmorei ;atr^ fi^H^i e^lc^fge, 
Ove tu poffa al rivedere in pompa - 
Più vaga pofllJ Jiniolacrì vivi 9 
I tuoi i^uadii fpirantì,.i?d ogni culrp 
De' faerr tèmpli tuoi , do* vm cestri , 
Dimenticar tutti 4- pafiàti danni * . • 
Cile, (e a le imnfe flfate/aticef ti piaccia 
Forfe feder tra Purx^ note e i cibi, 
Se veder ami T ornamento antico 
De' fitti intagli inbroozo fcultio in siacmoi 
E i facci vaby e gli ftmnenti, e qìnnti 
Peiì o niiAuvve i^uanse pie^e o gemme 
In fede, in giochi, ed in altri ufi inilte- • 
De l'umane vieemte utii ti furo; 
T' allegra pur« che a'.tuoi'^defir converfe 
Corion l^artinovcUe, e al pregio cepio 
S'affatica ogni man, ftudta ogo'if^egno> ' 
E (critti «d orafi Italia tutta adana , - 
Pdch^ piti wla. al prìfco onor renduta 
Tu eretta ii iàX asnta &ma; e a noi 
Per tfi ' nxmsà in^qpeiii «là xadeut 



, ^8i 

Uu movo a fifitófe ordin <Ji tempi . 

,Ma già, Benaglio, a mezzo il della tton» 
JUvolge.il carro, e già minor la fiamaia 
&orsa dal monte, onde il timor vieti meno ^ 
Che d' eftro invéce fuor di me m' ha tratto . 
A . terra a terra ornai , dove 'col fonno 
Ne cWamail vecchio guardatordélqhioftro, 
Che troppoa lango a T ufciò veglia ^ e ì troppo 
Tardi e licenriofi off Iti accufe. 



POEMETTO OTTAVO : 

' Al NoBUijftmo Signor^ 

ANDREA CO^NA R Ó 

't>si Ma luogo della Romàgu^ baflfa 

Sopra una vtìleggiatt/ira con hi goduta dal ^jPop- 
ta^ e la trrflezz» del nuovo foggiomo. 

M Elitre tu d'Adria fu te rive fieAì 
Su te rive beate, ed or gli eterni 

Di fcttlti marim e di diiMnte tàt 

j. 

ma 
navi^te anlmira. 
Or da le labbra ragionando ver^ 
A bear Taime ad afcoitarti inteie 
U aureo- perenne d* eloquenza fiume ^- 
Onde i boicht di Ptndo, e gli orti ameni 
Del £fica paefe, o dì qual Falla 
Figliadi Giave e il bionido Apollo ha in* curai, 

Fcfti 




Fedi pi& v»idr^ii)i fiotÌ9 e c^ti^ 

Me lochi pi|li^ofi ed inoe vaflr 

NuU di fozzi augei, covili a'£»rpi) 

Me le fangc^lé teogono pallia , 

Ove Romagna vs' taabifla e penie,. 

Noa ^ar renante peUegnn, ma 1 pefci» 

E grinobcemi augel, le vacìè torme 

Di qualunque animaLe alheiga ia' terra 

Foggoa 1^ avaro cUmit^ I Ta^: iafiMnt 

Tra Peloro è Pachin così rlfugee 

Il palUdo noQDhier « i|pBuido ì Tsfrw. 

Pel mar che frange » ne la notte afcolta» 

E pur ti ferivo,. e pur rufatofiite 

Tento di novo a richiamarti manente 

ti tuo feddv, che ^ ti fero amico 

I buon coftuiQi e t non incolti verfì>. 

Che fé pur, mentre a te verran da ^jiie/te: 

^Profonde nebufoié ^tmei contrade ^ 

U eammin iiuavo ed t inon ferm^ paffi 

Fa lor la valle e la paura lenti » 

Amor le penne per volar lor dia. 

Amor che meco al buon, tempo, fi ftasra, 

Attempo avverfo ancor vieameco^efempre 

Co^mtel^gdi pei^er d^Andne» ragiona* 

Ma in quejlla ahim^ non Co fé terra , « lido 

D' Italia eftremo^ onde lóiktano i pafli 

Torfe imisanàù €d Affr^tò mai ^sn^ne» ' 

Perchì^ iTieiiace itduperaUl limo 

Non r inirifolMflè5 TI v<Jator ^^vallo. 

Sicché n^vwna afoiiea mai, ti foggiorno 

Breve di Moia vi Armò poeta; 

Chi v^der mi faoà lamico raggio 

Pe la fteUa «lea d' infra r eterna 

Di nebUe notte e tli vapor; chi l'almo 

$iiQ« mi b, «dir de 4' Armonia divina 



Fra'l giacidtr <]b te locaci rane.; 
Chi dala felce ftwle^^ (U i ginuchi 
Un ' ramufcel mi coglierà di lama 
Di lauro om&ttfMfo, onde ancor fieno 
Di te dogi» e di jFebo i verii miei.^ . 
Ben efler df^ni aUor poteano, 9iiamb 
Sotto il trivxgian tepido ciela^ 
Teeo P ore paninado e tec'o i pafTì 
In un oaio beato io ori vivea . 
Senz* altra cura» che'l veder d'appveflo 
Ver(a U fnrefcrittQ inviolabii ipomo 
Il Senolòfo decltiKir Settembre . 
Oh cpme>, , Andresi» tsome «el corptìi Tiva, 
Poiché in-i amaro s'^ ^converfo il dolce , 
Vì&i h 'niemoria del perduta. bene! 
Tsdor penfittido a!Qiie^'gt4H:hi<ireceni« 
Io oredoaBcof ., ( aoi l che(bgRGftKÌoiil credO 
Creda lederti in «ineU-'aibavorta ^kito , 
Pettnu Merbni^ Jiadi.^ iatto^degn» 
U accorto fignmit genkt maEtarno; 
Dove Rutharte fu Te -vive tele. 
Su te pareti Tiepolo fpii^nti 
Tra-l folgorar d'aurei lavor chijiefi 
E d^operofe faviroenta lucide « 
Natura ed arte «gareggiando han vinta} 
Sì ch'io net por dentro la fijgUa il piede 
L'incantate atlanteé mura menbvando 
Bradamante o Rugger trovar eredoa. 
Quinci mi par che teca in cocchie 'sfliro 
Tu al dolce e faggio Nogarola incontro « 
Io piU felice^ tuo <£lettt>. Marco 
Tuo per ingeeoo per viiÉi^ jier^Ue. 
D' un parto ((olo e d^ un voler : ftatelb , 
Quattro eorfiér plb che la pece iwri 
Del buon armento di»iPolebn prete 

Al 



Al corfo itata e a <livòitt fa Vi9t - 

Or ijer .angufti;^^Ui or "per aiperio- 
Spaziofo eammin rapidamente 
Ne.gaidìfl dove per merc^ de'tuoi 
Magnanima avi a le grand' opre nati 
II Paradifo fuo fpefib modrando ^^ 

Va Caftelfranco al peli^rìft tedeko. 
Io veggio ancor in f« r^nttar y ìé veggio 
A cU occhi ratei tra d(K> p&tagf aprifft^ 
Vam teatro di ftondèfe fcena. 
Stupido l'occhio vi s'arrefta iti prima ,^ 
Poi per ampio fcotier fi^ggendo in lAezzo 
A doppia felva dt marmoree cento 
Candxcle ftatue e -cento verdi cedri 
Valica il ponte in fu posando ^ e pai& 
In fra i iublimi doo vivt cavalh ^ 
«Gravi dt^ mariao^de k mole ìmtMt^acr 
Che il fogsfiocoe^^xeaf da iui^e accufa; 
£ fittge^ e por va via -volatno 9 guanto 
Per r aereo t»nuiiin fin che ne T ardua 
Oppofta alpe s'^tticontia, indi respinto 
A gU umil colli a poco a poco , end* erm 
^erpendo H biancheggiante Afolo, il ricco 
Baflan torreggia in iucra parte , e mille 
JBrillaii villetta, alfin Scende é ripofa. 
Salve o verace Paradifo in terra. 
Salve o. dimora de f[ii Dei beata, 
E de'S^nor taoi degna. Oh quante volte 
Seduto in riva a me'jpefcofi ftagni, 
O di que'bofchi ,aue ne(ch'omb^ (Icfo, 
Ó a lenti paflfl tra i viali anieni 
Teco vj^^aiido, Amico ^ or l'elegante 
Fra^nco tealpello, or lodavamo il dotto 
Marinalefco multiforme ingegno; • 
Or ne 1» fcfaietta fimoiettia) nel parco 

Orna* 



^9i 
Ornameittò non V^mo , e ne f antica . 
Semplice maeCtlt VsàmA, architetta 
Del buon Scami»Z2t d' efaltar .ne, piacque : 
Mentre fratt^o isk più^ remota pane / 
Pien di filofoSa Matteo. (ìgace ' 
Godea Metto ftar con l'erbe e i fiorì 
DeMor fi^groti ragionando infieme4 
I quat fuperbi di cotanta onore ^ ^ 
Nulla di fé apn gli taceano,» e a gara ^ , ^ 
Aprian le bncc? ed Ucotean le chiome, 
Scoprendo il voleoa le foé voglie e il Icnos 
Ni fi doUan, (^ con T acuto itilo - 
Straziava lor le delicate ipembra 
Sino a le kiterpe vifceteL i^iando 
Ogni v^na ogni fU^^, e de la tromba. 
Del, calice, del petalo i più occulti 
Ufi cercando, che finor nafcofi~ 
Con modeitia gentil .tennero altrui ; 
A lui non già, che ipeisano in mercede 
Per buon «poema o fef leggiadm ifloria 
Ime d'ogni altea nolnL gente al ^axo' 
Seco toofi, e il'chiaco.femeie i merti 
Di lor profapie in ogni età éu» conti .". 
O fratel di te degno, o fortunati 
Giorni, ch'io tecO}e con lui età potea 
Tra i dotti, ragionar, tra i dubbj augnò 
'De l'apollineo nettare conditi, ^ 
Veder la geometrica famigliar 
Di Riccato immortale, o tra noi foli 
Pronti a filofofàre a cantar pronti , 
Produr le parche dilicate cene 
A iuns^ notte,* ed odiar le piume. 
Ma poiché, ahim^! più che faetta o vento 
Quell'ore liete e i|ue' beati giorni 
Ratti Aggiro i il ncordar che giova? 

Che 



il6 

Che vai éi Paolo odi Priladio^l^op», 
Ond' ancor v&sohiz la Soranza \ bella i 
Pur if9negghùào ritornarini iit knentti 
E l'iTror KUt& d-un p«tifier pBji^ndo, 
Sognar le felve di Poifetd e I kgbi .^ 
Oltre Brema che: ^ova aiico (tsmcstrm 
A riveder per mòilo^^ro intorno 
Tra i lieti (làlii <^ Ittuxogliénze oìièÙe 
De la più chiara e pib^ eottèfe gente > 
Qui j|am Wagl, là teatro e loggia) 
£ y^ Uke , e ftanse àdotnr in lungo 
Ordia fuggentr, e maenofo tenanio , 
Giardini numi, edificio onde Pmzoh 
Non pur per l^opiw antìcbé^^per le nove 
Che da 1^ incfitft» Tua Doniia^ s> afjpetta ^ - 
Ma per Qoel foi ch'og|^ U fa ppflènte 
Contender pub con le romane vHle> 
Quanto ^d ^gae e col poter romano 
Ponnp K' CoDtarin nome e ^ le fortune? 
Ih queRo Vano immaginar mi de{to>' 
E intocna a tee tadi tuginr) lè pocbe 
Ruftiche gemi in me^^ ^}*^^^ ^^^ 
lo veggio, errav per le^pàluRri 1rie, 
£ tra le mura t»t fòlmgo botgo 
Ir fenaa v«K:e Siiimlacri ed Ombre 
Sole pf8ifo& a p&ifì tardi e tenti, ; 
Sì che eflér piunto innanaà- tempo io eredo 
De gU eflinu a ie cafe oltre Ach^onte. 



Poe- 



^ . tir 

AL P 4 ù R E *^ ^ 
GIUSEPPE tl/lGI PELLEGRINI 

DELtA Compagnia bi Gesw* 
Sùpra i Preiicatm^ e: Péioquifnta t^enfta, 

DAI \\w étMxiBk^ ove beato or feggii^ 
Maravìsli^Hido le marmotte eterne, 
Cura « lavov dì Dei^ mura fsiXfìoit^ 
^ In fu la riva al bkeiol Ren fu l^alè 
De'buon defir drvt^ Miioi ritomo; 
£ qitffto retimo al pallido tK^huio 
A la cenere facro^ 1 gtoini in- mento- 
I fempre acevbi ed onorati fempre 
Giorni mi cbiama, che tra voi' per doQO 
Del ciel fedendo ^ di Maniàga il dotto 
Grave parlar ^^ Quirìco la rata 
Aurea ^ondìat, e d'eloquenza il v«rO 
Qual di Sanfeverin igorga dal j>mfì , 
Per r orecchie bevea fiume tulliano . 
Or qui, dove non pur propno foggiomo^ 
Ma culto od ara « e faccrdot» e tenq^o 
La potente del dir Arte fempr^cbbe, 
Immenfa di parlar piena da l'atto . 
Per cento bocche riverfando al piano 
Qua radi e f^arfi, là riftretti e folti, 
Come OB vario volet ^da^cia^na, 
Popolar campi in oeni parte inonda • 
Certo ode! che de le umane forti 
Arbitra fede in fu la iota, quella 
Che il vulgo e unnomcva^iohan&tto Dea^ 
Non così là, dove d'aromi e d'oro 

Edé 



I 2S8 



ì ' 



E de la gemma di Gokonda carta 
^' L' anfilìc(> Pin sferza fupeiba e ag^ra, 

Del &o poter ùl manif^o feeno^ 
^- Com'or tra .noi «nel non fiio u>lio afllQi . 

' Divin culto àfufpàndo onor divini V 

1* Tremenda j^af n^' venerandi tempii . > 

Qui fecche « fcòfili, quF corrente e gorgo» 

Qui d'awa pi»ol w: iiiyeto e forza y^ . 
I; Piii che non luci tr|^ Brlndlfi e Dulcigno 

U iracondo cte-P Adria aibitro vento , 
' Fan mal ficuro il navigar fent'arte. > 

E pur fenzV^ute, e pur fensut fedele 
' Scorta di, iHUa o di pilotO' erpeito 

Ognun s'ingfijfa acditameiue, e erede . 

A Tonde il legno .,^e fi coinraeète al mare. 

Tu meco^ Peliegrin, vieni /e, per poco . ' 
~ Depon la cetra che fili patrio nume . 

MsifEd ti diede, e t'accordò Catullo, 

Per veder qiiì da ia figura (piaggia 
; De' naviganti: incaloriti ai corG» 

Tra i nembi e il mar le gareincerteeicafi : 
l Non perchV iia TaUrw periglio e IL <kntio 

Giocondo a riinirar, ma perche giova 

Pri%4a Pefempio e da Pacdir d'cdtrui 

Trar buon fenqoe ponfiglio, onde poi franco 

Potrai folcar l'infidiofa via 

Che già fin d* or tra i voti faufti e i venti 

LVafpett2|ta tua nave in alto Invita ; . 
Cento .d!<^i v^r d'ògm fembianza 
' 'Qui vedi entrar nelcammin 4ubbio aprova. 

ì Altri ne. va col digiun magro al fianco 

. Cori l'irta penitene , e in voce orrenda • 

r Ululando fpaventa. Altri la guancia 

,5 Polita fempre e fempre crefpo il crine, , 

;, Lesgi^ramente.in numero comparte 

X-'intin- 



t^9 
Uiodnte buArno paillette accorte, ' 
Che A t^nor 4e 4e braccia e de la voce 
Or alta or baffa^ di concerto fanno \ 
A gli occhi dmzA e mtifica a gii orecchi , 
Chi del nsadto il & ^^fcicò e ingombro, , 
Ed or 6rpK) la voc;e e ferreo il ^^etto 
AlToìiiHi i templi , e Itiriboado f^uma ; 
Or mimo arsuto i tòj moéì o tl.^nte 
.Opra tinto^oi fel^i che rifo od ira 
Merca darieocaior di 'pianto 4n vece.- 
A lai fon l'Idra, e Tantalo, ^ Gòcito^ 
La Cinpftira, ed i Solflizj a coté; 
i £ fp^fli^ r ampio ad ammollk, tld' Ntiio^ 
Sette bocdie' ramaaMtità, e il Re CmbSfé^y 
E i}wsili fsn, dtt ftlfa pmle^gia e ièrve . 
LaturbatiftO£no,«einfrem«^fordo applauda;: 
Qucfli, onde meda e taciturna ricde 
Se per trc^jpo indugiar loco non trova. 
Mn .cfi^i tuy^cfa'aitò fiiperao a quefti 
Zelo diVMupill oor, *mcnfR la lingua; ' 
Che g^i abbii^^ai ^i >buon fapèr fomiti v 
Molta i6 fu i libri HTìgilata notte, 
Molta ne ^i anni eterni, e le rivolte 
Con man ditawi* e con notturna CM:te' 
Di Paolo e d' AfToftin ? Oem tu credi 
Che ne l'arduo cammin raggio ^e tonfigU» 
Del del gliicorga e di virtute, donde 
Pur quetì' ardente in poi fiamitìa deriva 
Fiamma divina, Ae <la tioi difMà 
^Dcntro ^ dmiim in T^tiitia occdita e tard^ 
S^infiiiua e ferpe de la turba intenta, 
E V ìm? fibre e l' intime latebre 
Pafce del cor, poi vincitrice il Vulgo ' 
De gli affètti fcoApiglia, arde, facch^l^a^ 
E de r uom vinte a Ibo piacer trionfai 
.. N Jeh- 



;ebben oli# i^«^ Si ttH acone iftmtio 
Di tal \inh (Uf^^ Cimcm fttl loftio, 
Cinion d' ingesBO -e di fapec uforo^ 
Cbe il fi;^ del ^oreede lamem^ha in mUDo , , 
Ta) ((^ aTcotMPdo con rcreccbit' intente ^ 
Con P aikv^ tiieHi» Ini tinta e laisiìi 
Te pm non feaH^ e tndto ed'^iminom 
Ad 9CCÌU firv lo cbvcm. fonea 
Batter pa]^pfri)|ik^ e ovonq^e el vuol to ùgm ? 
Ma Cision vede, intomo a & cotona 
Sei ha numer de^iàggi avara e fcaifa; 
E lunge imanto va oenano mdgo^ 
£ 1^ ff^vf^ non fa# Mifeco ! ri vndk 
No 4 cfT consunto» umi al verfoj^etta 
SerùtUi la 11)^^.1» U; rs^ott: Vuol fatftg^ 
Te&ta iftoPia^ (W iomniorfor Sgttfo^ 
£ il fìUrit^ d^'Mbari CavaUi > 
Ed 9fi:ol(a^ de' naii&aghi le grida 
lyùr^ vera» ai-poeer. Vuol di Giuditta 
I brwni, veli,, il ;9eriiivil tsanrato, 
L'^^mu^iaca. cbicNM^ «ad ino ad ano 
Saperne i w?t?i^ i ìitócirfgaaTdi , ili rife > 
Lo ftar it(<le r^cc^tea» il bel tBa^ete; 
E poi vedede<:eoi.gmH» fenoin mano, 
1^ cui r aivre^ Uvor conta e le gemme r 
Mtr pago e n^ « fé il bel f^mmm pudico 
tGinnik) 90n^ vede nel perito eftterao ^ 
E fe.^l'e^a, donna tv mn non lafcia 
Quegfii^ii^niaiito^edeiloigwHrio e il còro, 
g Jl^à2Lat ^4^ iKt Oel patti* « te{^fdtiH> , 
E tu fo ió«H^ T# che imfndi e lai 
Qualità nel Iqh^, f^jnel SènateTi <)narita 
Ven% df a^rflo na^ar verfa e.iidonda; 
«T^ 4>^ #1 ^ <<oo in albergo lido, 
' Tii aj^^. folfpi in «gal mwtOi O'bendé^ ^ 



\ 



L^abna é^ldit ^mkaméoc^jàm « Dea: 
La qual i.cflrant quk fi»« Saiaoi od Ateiù 
E là maffiwfc Rifila» dbbe;, meti oake^' 
Qui pofeJ! «ritti fur>qtfi|)Ofe il fc||BÌo>f 
£ pil cim i^àr iMNi iÌBaf J^QBtt fsdeait 
Su timinóbil<fiifli>idet Taip«9) 
Qtó diede leggio». «^ nagfi» etem<i Manne; 
Onde l' itak gemi ^ Uova teme ^ 
Del: difiit ròw>^ ai mova iboa ^loii fini fc 
Del non fallace. giadÌGiI idiviiio^i 
L'tifde «fipiiie^le AmiÉeae in icAa I ' 
Veniiifi tM<«nir>. iNiAtiircb tetra), & buagM 
Traei)<^lan«Kz^» k(-auU9 1^, 
E ài , liifQoràist vottop ^Gne inplomìb» 
Ella Tediar <k>it le^ttlànce in «anor 
N<4 8M» eooTeila 4P canotti Padab'r i 
Ct>ti debita, òiàlfaim legge e nùTuci ' 

Ai Tuo corMtòila mndade iacea 
A P empiiijlPrQde fiiktc^kadal vélm4i 
Tacesmte Fim«, ^ il bgél placabil mdiIÌi 
De^l^ Difooidia «ra da ften cofiieeto; 
M»x3 iÌRCfi Patti Ivan con aiusei Uccio. 
Ad aiiAodMfi^ e num.ipupnncoaina&i^ 
-Giva. Hagime a» trion&r iiA V alta > . 
Giunizia «rl^^fsfi a<ìftacÌAcfi b- fràlt«r*« 
Ma chi pona^ i^ non tu loia) i^ tnm 
Ad^^ y^ti , àìtm EkqmBUMj^. e U tw 
Pot^ tra noi ndtf .^ Tu;«(irUé.pafalie 
Tu twlle a r Afbrin nulitar tsopéi 
'Coeliefti il cjRtt J':rtaMrsutemìita« ed vfii» 
Il N^^neso ^ fegm Matte. 6à Tami: 
Tu al ycimc» sio«t!lii«r » cbemmart Qfimto 
Tentò rarOi^aeftmtJiiv'fida ;V«nijEU ; . 
In {\^ la fetfif fonifegfiaiite. a laift# 



Che per te feldm òttre te vie de T anno 
Perete iè* molli i cor Mod\ e' ficco ^ 
Da r Arabico ièfi. ricco ikd Perfo ^ 
Tositb per te ^ r Iodica tniniera^ , 
E tu por A' che r«»ì^ freno anch^oggfe 
Dì nar con laurea libtrtù felice 
Al Veneflo liop tenaòri e cortesi , 
Che r Mma copta e le'Wate pad 
Per m^iHme eaidi , e xnn U^aitie tegst^ « 
Co' fitligi imrtoiabiH «OfifigU 
L'^tndocil ftmprè « ftti^tc vari* Au^av% > 
Forciftia, e il Tubsodnnoain» ititbrigUv 
Però qual Md mai chiara e ftiperba, 
Koi t ad^ria«l,^pa(rrb poftiTte hkime« 
O quando ai dubbj atti dodici intefa 
Con Marcd'tuori^ o fiMmini tson RHa; 
O quando od Setutto. affiti e vrfi * ^ 
In mezao.a FoTcarin p«!a.ed a Memmid^ 
Dà taciti voler i'aònar'imiiiftrat 
O qoa^ido ìà atto «in abito > Reina •' ^ 
Od nlto^tvo Gciìnan fiedi fui trono . 
Ma fé qtielU pur feS dviii|ue che tardi, 
Perchi non jfacgit « 1» caligln deflfa- 
Del popolefco eixor , Piva , non-fgotnM ? 
Non vedi la nva} tua hmtttMera, - 
X^onordet facn onór &tta ^^tba 
Mendiat il &veilar^ mentita 4 'panni - 
Ofe^ dal tempi» e^dà #ialtai^ e'rnfliltaf 
Sorgi , tbk Mi Ben Set eonofeer quella; 
Quella che j|rìa itti latin voftré «ardita 
Ctftttaminom del paterno olcragdio , 
Allor che TulUo , onde c&vind 11 nome ^ 
La iftirpe^eMM divina, n iiì tenendo. 
Osò fervir donna sfacciata' ìA i^no 
Decianmm:^ cheU ft^kteiUvlMiicev 



Gli axiguti liioftl , li mal técató mgegno ' 
Dai barbari confiti traflè Ad Tebro; ^ 
Ed infegn^ le moHi ciance e it falft' 
Stranier fofifina ^ubaon Quiriti y ai.gràftt^' 
Di Cara è de hi Verità Nepdtt. C 

VedHa ancor m non ftia ponjpa altera 
Gir de l' indotto fòlitarió al fianco ' ] 

In cor devota , e forridente in yìCo ' 
Al comgjri plaufi e a la mercede ihgìuftt, ' 
' Vedila pmta e colorita ad arte, * 

Sfrontata il vblrp ed agghiacciata il pett^ k 
Come felgòte rapidsula lingua^ ^ 

>Ia fenza fucco i iiacchi nèrvi • e fetìza * 
Buon fìngue^nutritor T ètiche vene', » 

La credula Toigar tórba digiuna ' * \ * 
Piacer ff inganno , é fatoltar di vento : 
Vedi^a, e i tanti ornai tuoi torti, Ò Dtea , 
Vtìtidicà tti che in Adria tegnf ^ in Adria. 
Arbiti^ fiedt in Itrogo degli DctV ' 'I 

^ -: .^ " • . T> ' ' • ' ' *^' 
CO. MiCriELE FRjVCASTpRQ 

Sagrali viaggio Ùi bén&và^y[e,v0r.$'' , 
' phgi tfl 'quelU Cat^i fpetiaU . 

mente del (jm Commierzio ^" 

' s . ' ' <. ' . * ' * ' ' , 

COnte^ é^ììi ver cfe chisfrtc iànta aiitì<^ 
Sejtipte si'^odì per tutt^Italia , ed ù\m 
VsM e pii:ene, dtte le vie del fòte " 
hai luperba-jporfar'città di GSano. 
Hpn pur Imntovk mìa non pur Veroni^ • 
, ,N j ^ Tua. ^ 



Tua 'i^ra patM wif gUmdh fiomc 
Chìnan la fnime^ ma Vlnegia e lUma,, 
Bencht- livali a lei faeaicbifc roioie 
Bische (degnoft aftere Donne, a.ki ^ 
I^orf^ la mano aqoicay.e fiir ncoduce - 
Con lei del pari andai: Uete e cop(«nte« 
Maqiial fuU^tuo , qua! nel vederla ,.» Conte ,^ 
" Fa reftatfco mio novo fkipore? 
DoB« Torror della fcofcefa via,. 
Che or fcendei or poggia 5 e il tortttofapa^fo» 
Tu moati apre y e torrenti , e in un congittogc 
fit natura a dìipettp il hd lombare!^ , 
Col jl^iiftico mare > opra rppjianat , . 
Dòpo P aigiggifta fu^rata^ Bocca. 
Se P eflrenì» pendice^, onde la valle 
St fpaUoca di fotto^ ^ tra <lue gioghi 
. VìMì per^ r indurire Cenovtfè ^ngfjj^no 

f " Colto e rìdente y e l'a(fro. orrido v« lilatO)^ 

> Guida Io fgaaido a. la marin^ azzarca : 

Ikipo camuatl L duo. fumanti e {lanchì 
\ NeVi^ *efchi corfier, che a ratiijpofo 

[ Accelerai He' 6Km falle\tol paffif* ' 

Parean di <rivglf r ciipidi anch' e0i' 
La gran clttaMef "tra la varia fcèna 

wovoi jT^^at e ai ^Rn teatro .•'^•^ ' '^ 
I Tra le marmoree torreagtajiti moJi^ - 

Onde TAWna i*e dal «erp ha^ nqnìé ,, 
AItcrameme ìi'ciei lev^ la frónte <, ^ 
E ne! fuggetti» mar tutta fi fpeccnia : 

I \^ a gU'eriaiattaivuiaair^k aoftf«^ l 

^ Ecco ad Oli punto , ecco «ffggiam t^o^ial iWdè^ 

k Nei notturni ^teàcofi ad un tiOm , . • 

! Fi)i|ir> icla ;ijjatral/c8pi5^ .;.^; , 



1 



I mille «|iM^^ ^ luóeitie paied, 

Ècco vecbam U maeHoTa inUAetofa 

Città,chealaiiarIeri>on(}e|.U doirà ti manti' 

Occupa rotta e tutta a ceichia adoma . 

U occkia s* abbaglia e fi, eotifola) incet^to 

Tra qit»t che vede e quel che la comféndé,- 

Erra e s'appaga ne Pejrror r fe^péfa 

L'^aniraa tace, e deK beante obbietta 

S' inneità si , che abbandonati i fthfi 

Senza batter palpebra e fenza v«ce 

Beve gioia e ftiùot : io fguatdi^ itttifita - 

Solo minMho a kconfafe ide& 

pi qua di là ili fu di giti tfdfcétffé. 

Alfìn di l' alta maraviglia féoffi^ 

Miro, ^ (Kfcemo om Tauguite pone 

A la D^onna èri cteia in guardia tlate. 

Or gli anht e i pMti {btwa'quaigotgogìri 

Il bianco flutto ^ ot le fcavat» fttbt 

.Ch'ei bacia umile e cheto. InA » «titva 
Spiaggia refluendo^ che F abbraccia é ftena«' 
Qui volanti bacchette ,. ivi M^ottate 
Navi contep^ò^^ e a poco a 9oco iti alto 
Infra i Incidi tetri infta Tcndibe 
Cupole e torri ) il gsardo Mttoifo a Tiltti^è 
Giievcri mma tnplioM» i chMt 
Nfonti da loro^ e le itaimice ttMSehe 
A luo^ a luogo, e i ben ^I r^a>i 
Amouro iiuoroo : iimfitata intanto 
Vaghezza a rocchio , e bdr iatteceié 6itno ' 
Col tremolar de le ifa>ndo(e «itne^ ' 

Gol t«mre^^ de^^aminsÉlii trmt 
La fventMac de le volai» MteMè. / 

Eppur» Con» , non ]t^ già non t^ ^neib^ 
Tutto quello eh* io .vidi; e fai per ptova. ' 
Che a noi poeti Uberai Natura 

N 4 Apre __ 



Apre cU arcani al baflb vnljgO) ijp»ii^ 
E ne la forte £mtaGa pindc»- 
Viv«*'creaiKlD ìmmMgìm del veio 
Sovra i'uib iiiortal paria e rifp<md&. 
Odimi adiinque , ed ki. fu l'ali alzato» . 
Del pronto insano tuo fegiùmi arditoli 
A vedere ad udir mirabileofe^ 
^ Golìi noB mai fa* le volgari: lire- ^ y 
Cantate .ancor , cof& che (blo ai (acri' 
Miniiìri (wi leiba il divino Apollo. 
I MeatrMo paTcea de.lo fpettacol novo» * 

^ L'avida vifia 9 1 ecco fiiblime^adtera 

Sembian^d'uom veder mi fenibra; qualr- 
Si vede nuberda nebbiofa vaile 
Sorsier la (èra, acquale in fehra appare-. 
A^o fmaiTÌÈo peilegriò notttarna^ 
Ombra dal fuorrunor po&ifiK a fraote . 
— ^ Su '1 mar? poi^eva un pie, r altro ftil Udo^t 
Cedii odi^ati ^ ed aoMe imcbe^ ed uve > 
Strigaea ne !• una man-, V ota ne- r altnu^ 
t>' supetto^ liberal fiicil benigno^ 
Nulla /di truce avea^ nulla d-aUcro' 
Fuor che UecceMor gtganteTco afpetfo'. - 
A raiibett note .inibffoe io lo- conobbi v 
£ con la menlé-zincttiia il. Nume amico* ' 
Bator dL gloria je di lei^tia, aotoie. 
Di veva a V uo«i ièilcità ^ custode 
I>e'facri patti « il. comon uadre^il fidbr 
Congionsitor de* popola il poflèate 
Commercio venerai .^llo a vederli 
Era il gtaiir coffio ben foroìato , i nlembi£ 
In ogni paste. filondenti,. il vivo" 

golor aodrito dal ^rteate (angue v 
Inde muTcoli ^ e ncrvt , o vene, e iìbnb 
Per le fpeditfi dirarCnoar vie 
. - Cois 



Cancordctiiente» e (enza^ ingiuria o fraiile 
Intrre avvicenda hanno alimento e vita. 
Chi notv.l' amtnktiepre^a? Egli ìqoel deflb^. 
Che i- viari ftuttk *^iverfc rerre 
Giudo e f^d 4iilributt)Pcompaite- 
Vedi conte apre i fei^i- fcvigm armate, ' ; 
E il mal tapprefa ^ mal ràcchiuTo itìrgeHt#^ 
Difeorrer fe. Quridmtl' cose avato - 
Non li' fa ìfiaiie al fuo^ voler ì qad gema 

cTinofptto lidO^ o d'alpe ignota^ 

li mvide per' lai genio mooe ' v.. . 

D^inéentiltìre'o tf ammaafar riadat y ; 

Invan'l^ein^k''dtfcì>rdU, il lalfixittTarf^ 

E la pigtkik; d|k «l'mtnis fatiohe;. t ' 

Invida afpirà) colile fnot li' ignaro* - 

Popolo dte \h vefpe^* P àfd inAÀir 

A lai refìfte^tìvailo : Anzi ptt hit ^ .< 

L^'afpre pendici e V infecoàde^areae' r: 

Si riVéfto. «Mgnétse^otìdì, e ^ém9^ • .' \ ; 

U alpigiano iktncflioD ^ ii»tetapo> 

Mieteva fo( ftèntò^id vM^^iBSfgxsk-^ : 

Facto folèrte^àgficirftor^ coniUflce. ; • 

A vendicardeU-^Miràip torti v-r ' • 

Per liTìndfitatAi lihittl^ eibe fdvs^gry 

Ci vii coltomi* per- gentile innete 

E novi nomt m nidve fcoie Mtti pie&« 

Al cenno fua volar fie^mari ignoti 

Xje naiK 'ftrdke^^ e ripartalo a noi * 

L'indiche geiì^, gli'Araht profimai «. 

1 ftbbiifiigM ^rmV, èìllm ftdkiimr 
De la «TMta'iierègpatke p«fta, ^b r 
Che a liicoiillàr l^mattuiincF taoie • ;• ^S 
Di fìfttnaco^Ìei^Mi»(!iqo maiKl».: .^ 
Ma che %fom ptti>dirM¥«tgii Id fgOMé^ 
AJa UfeiiMDennar, et^MiiSiiiMefe: \ ^'^ 

'•^ N $ Rav* 



ì 



a e in mpik «»^fl^,#fl^^ :v : >: :. .; 
n la Giuaiiiii t:iwitol9*:^?im:.i; antica.. 
Itala vera .Np^tjidQ ^ a V^t^ -y. :, i ^ ' 
A !a,iiBfia'fd rf,»i«tegr^<V^ 
DtiilM iidi^ Xerfia «ft ^ E46C0Jfc V. . 
Profego ctevtfe^ «t iMlte ùdt € i»olto> . - 

Ottenne inid$theSn09, V l9ài3^.4 <2^¥^ » 
Il Roman nooM^ ed il (^rftftiQB^t. ., . - 

Col V««tOL>^ecot,JJi«r^^e;ii»ft^i|<^ / 

Ruine loi>f*Mifr* fiWc^Tw^,*-; . v ! 

O Italia ^5*1 li ÌI#«itfi».<k*t«fiM:v . .- 
Già {tde-^^:^:mìU»^o»'itmÌ^i^^A^^^^ 
i/U te, OÌÉitrik 0Jii.,,«e,eiiwrfift,Ìffi«>w 
Pioptzj tcQit^tBicl^aitfi<9!.Jill 4tt;a^ ^ 
Glorie 4mr9 :e^«^i JmìOr^tfl^f l . . 

Italia affittà«ic#ni«tariWt iW* ; i: r - 
Io v^ann iiìr^t«di9a|mi:4MIMW^ «v^fi^ 
ti fu natMÉiJ^^'itete^i^^ =. > 

Tanto pa> iaÉiftlo e fià foffi» 5«i«»P»/ 
E IMnvtof «eiliWttki le J'^i^iiWo. 
Genio de'tiioi , .fiMlè^^% 



Abbia mOé ^ fak.4V34( ^'U^lfi^ 

Le quai tam» mS^mm^t/m^. t- > 
De Paiawj?flW«)fc9taa^ ,, 

Ml«IIwfcdi<*ieHerfe:d*B^ r--; 

Per fitfiiÉU4)idMtfM^im^;tr4l#J rlu^ 



Oh come A gode or gs^llg^a il troppo < 
Rigogliofo fogliame a gli arbofcelli , 
Or ^isknio affato coh V adunca fèria 
A la roverchiapaaH)In£)fa prole, . 
Che afnpeaa ei U come si lieta e rolta 
Sorga dal mafTo^^ e quando iK>t fi tias^ 
Ne la vendemmifi ionfiuta il piede >' 
Oh come ifeto n' afl^ra i primi 
Fragrand fpruzzi, oh come grato • attef^t^ì 
Nei bea cerchiato botticet la chiude» 
Ove il prime;» iapor afpra obUiauda 
Di .nova grazia a ben condire iippatrl ! 
Ma che nba yeg^o in te inedeTnìa ? O forza 
D'ingegno e du valor ! Sorger io veggia 
A gara Tatti nel tuo fenOj^ e i vivi 
Simolacri animarfi, e le fpujmtl 
Tde a i gran ten^i a le mpeibe Ic^e 
Far ornamentò di parlanti volti : . ^ 

Fregi ben dc^iu de la noya in parte 
In parte antica architettura, ond' hai .^ 
I^' gravi infieme infieme ornati alberghi 
Di maeflade e di vaghezza un miib , 
Che a' poflemi conviene ofpiti^ cari» 
Gli uni per gran configlio a r^nar nati. 
L'altre a piacer dovunque il bel^ ca(hiaie. 
Grazia, decoro , e gentdezza ì: i^ pr^o. 
Ma già mi chiama a le fue lauq U yero^ 
Tttoprimo onor V almo Compiercio ^ OhquaCi 
Fam cortefe a la voia Mufa incontro 
I^Ice additando i nKÙ;uimenti illuftri 
Del fuo poteri^ Ecco le felVe ànnofe,-^ 
Che &cean chioma a rapenhln rublin^e^ . 
Ai fuol gittate di fua man, fu^Ponde 
Converfe in navi ir disfidando 1 v^nti . 
Che yiofcf già fu le natie pendioi, . '^ . 
N 15 * 't 






^^ ^ ; ^ -. 

E portate éal tiMr memore -rgrsctnr -^ ^ 

De r ombra amica che gli feanQ.utt. teittpo > 
Solcar ftcure i^ vaffi campi acquòfi. 
Recando a noi fu fe virtrrcr ptore 
Quamò H Sol padre cor fecondo raggia^ 
Forma nal'cenaa ih oriente e crea , 
Quanto "a Pocctd^tal tepitlA piàggia:. 
Col foave calòr cora è nutrica* , 
CJ qdàì'^di gentile dì n^vigìi^ guanto * 
Su la rivale riel' mar- moto e bisbiglio!" 
Altri apptt>dàr , al tti incojitrarli vedi , 
Qaai vere ammainar, qu ai trarre antenne:^ 
E gi2ttar foni, ed aflferràrfr.aaeWa". 
S' alfblla^i bordr il' paflaggero^ e Pafle 
Tragittò al pìS diftcìilefi ndmintre 
Che r^^ncora hmciara il fóndo nlordc,^ 
E ne r*ateria* fi conficca è ftà. 
Già fcendono gii tociraao la. terra' 
La fofpihita terra; ^co di' turbe 
Formicolar tutto il marmoteo ponte j, ^ 
E del concorfo gor^oglTàr 1¥ prora,. 
Come pur dianzi' dt .maroffe fpuma . 
Chi va chi Vien chi' carica chi porta, ^ 
l)r hatuico. clamor di lièti viva 
l/lin nrrolotj'àltroedbgnirrva ecbef^ia.. ^ 
Spaiaci?, intatito In cento parti e fcòri-e: , . 
IJk "varia thtoruo difiata merce*,. ' ' . 

Oncie'addénfarlé fopolòfé^ vie' . . 

D* incarchi e portaror, d*brto.e d^ìngom&m..* 
Piìichemai vedi^ e in quél che cgnun i' accagliò-' 
Per gran gioia tripudia, e par che tutta. ^ 
U ampia cittì novella vita acquHH .. 
Siccome avvièn' ft il giàtdinJèro accorro/ ^^ ' 
Gira la chiave, od il fhipboflb sdiSane 
Ktparo a r jtfqua, che da ratt9 (tender "' 
" ' In 



l 



Il un: mooténm traboccar ììt'Veclr ^ 
Kotnoveggiàndov e dlramatfì in rlvr ' 

Per gli aperti cìtnaii •* per V fokhi . ' * 
Quindr a V eme s' affrena> e quinci^ ai fiori ^ 
Qua cade in pioggia ) ivi in p<»2etce ftagna.,, 
É tutta intorno ftullicr e« fi" caccia : ' 
L'arfb tèrren la béve avido ,.o^ gara 
Sembran cHiamaria i fittbondt germi, ^ 
Onde In novi color levanfl-omatf^, 
F tutto il campo' a- giòventh ritoriìa . 
Ni gii contento però credi iP Nurne- 
Di tutto rcggitor-: dietro a* fuoi^paffl 
V^.Ià patte mìjgRor, ^etre^a'tiior cenfli- 
Van genti e mercF, ed io coiylorm'tnohrov. 
Ecco vàfto fecuro, e incorditi pefto 
D'ampie l&nze rauffiflfci' foggiornoy 
K le cui foglie Provvidènza e Fed* 
Son (empie aflfife, entro FrancKi|S{ia aiberga**. 
VeTqual de* molti di natura e d' afte 
DbnL rplbididò» emporio*, e- quale* iaimtnio* 
De gli umani dilètti* e» de ^ umane* ^ 
Neceflìtà vario alimento aduna. 
Proftunar fenti americane droghe^, . 
Senti' fulfurea vaporar miftufa r ' 
Erbe ifiedicHe «jut, là cotorAte 
Polveri e terre, ivi" di* gufcio armate ^^ ; 
Quandi BacciavefFrte,eft"ranie' ghiande? • 
D'indiftinti odor milfe efàte fanno^ ' ^ 
Ma noveri cht puB guanto- teforo 
Di biade e granf, oppur di- tktie e ^ete ^ 
£ di ^uali miniere todtche , .e quanti 
\r^ abbia metaltt, o di-quu pi5 rìmtote" 
Vendemmie quanti navigati vini j / - 
'E dica poi' cfe' pecegrint ch^ajp! ' 

r navi nomi V O' f baAarr di- «mte - 

FerSt. 



Ferine pelli e moArooTe fqaa^ine. 
Io fola te , fol tUA gentil fragranza 
Che a larghe nari ia lul.pafrar delibo^ 
Vò' dir. alma Siviglia » onde jpantdn4^ 
Soglio ae{Ur gii aodorinentati fpixti ^ . ^ 

E di piti fiic.il vcriì aprìr k veoa • 
Che Bacco mi negjb. Bacco che fd^o^. 
Me fobrio vate e beyìtet ^l fonte . . 
O fottìi pallidetta atmca polve ^ 
Ahi tro^ infulf<^ ahi fàu^ tròppo altrove» 
Oh conae a palpar frefca^ a flrujgèr nioHej^ 
Soave d finto» <M. al fapor pungente 
|1 Qui mi circonda y e tanto Qui m'allctta, 

}• eh' ebri0 di lei tnl vi ravvolgo e immeigo i 

Se noa che ratR) a fe In^appena, e, mlra« 
Dice, non longe altre mie fedi il Nume. 

10 leva il guardo^ e fu l' entrata in grande 
Biavvifi> immago il CavaHeis ceieffe 
Su candido coriier Tafta vibrando . 
Star fopra il vorator dr<^ trafìtto , 
Che foco e(ala a vénèn imAo , e ftrìfcla. 
Scoppianda fottp a la fecraxa pmpa. 

11 veneranda monumento antico 
Riconofca ed onorò » a cui cotanta 
Parte di fue foftanze Europa affida^ 
Di millantanti e di iperanze mille 
Sacrata erario, aperta ara, ed afilo , 
Inviola|lut.(empre<^ e forfè ancora 
Inviolato y: fé fortuna avvCi^fa 
Cofa IMcìaàk inviolata in terra. 
Pur qual di tempo o qual di forte olhaggio 
Pub dei Li2ud cor vincer la fede ? 
Lri de'di£)ftri vincltnce io v(^Ì0 
Gii ricomporfi. e in fue ragion più ferma 
A le non dil^clentì aa^c|ie piazze 

Teiih 



Tendtr'hi tltflnitfe hi (gelali acngk^H 
Stringcx ieopt Arofier<k|n^ l^oodia^ Psuigl : 
Tal che pur ano#.<«ifcraida ivgna. 
H Qoiae fuQh ftttt^gm tarren eli4o^ . 
Eili foatman: idij^^« %rà \ , / 
Segnate cartft ;0flÌ6fl ffjcuri ia volto . . . 
I ipiittt&^anibi ^ t fcdet a>itfrain.. 
Sorride: Italia at fnsi^nijrì; evena i 
Lieta d'aver contro le ree vicende 
Volanfi Qgnor d'itittirnp a^ 1^ r amica 
Noto lefii^^'e^^tiafi. ^Iciia tsRautò 
Del mai .(toarmt- e tie (ìecolt oiiuiL 
A lei vietati 9^i fepti ed Indr^ 
Glorie dbvato n wefio^ iuot beato , 
^ Ponde gii funfe Jl vÌHcitor primiera > 
De lUntattor oce£uio.il ^rau^ Colombo^ 
Cbe ignote ftelle y. ignoci motin y ignc^e- 
Terre cercand0 on altig» moi^da aperfe, 
E ftendendo'la min fcaoca è ftcura 
Al largo invito del fuggènte crine 
Che portuna g)L «iffiéìi^^ fblopòt^ 
Condurla asdiar ooiidfi& VimbwtvisL uàiana 
MaraviglbOli 3ie l^aiidjWH tnwrefe ., 
Oltre t oiM)fin>« che av^eaa i^L' anni e mille: 
CdbiKo-:il .V9fi0.5 «eia più vaga pompa 
JNafadb a. r no^i de le create cqìjs\, 
Omfe fUice efllr ^UMS^k^ t^^^^. i 
Per infinita pfpwwaom eternai . . 
X> ligule viik)|: cap»- ^ gi^ Iddii , 
Qus^ maraviglia pc^j ,i«^^ <li^ <& ancora \ 
Splendon beUe;^onpr'yive (cintine^ 
E fé a..Piiopa.aMgli<N: degni de §K ave 
Sorgon, figli per fe^ fo^gon^ d' eroi , 
Ahne fyoBioik a-ftr £cumi' fede, 
Cfie4'aattf;^. viitù <og e Ancor mortai . 



Vi 



O^db W porte *l «fronte "Gisnp - -, 

ì£? dì Marte un. p«>Ff £«««*^, . :. ; . 

eravido <fi ft>aveni» e dt- inette ^^ 
gridi ìra^ 'fever li^na fp.ntoT ; 
E fiilftendfea d'atte t^«*Jre im £enfe 

I^^r&nt^Vafl^ava' i* ki , ^: V 

Faml7c£ all'or W dal «>««)«: ^^^^S"" 
L'ombra de'ma«56rltem. «^^^"1'*^? 
La patria L»«*tl cifei ^feiw trono r. 

E lei moffràhd6--fo^Ud» e «»*»ta.' .. 

Il tf foprto at^ daiV,** l*»»»?*: ,. 
O di ralyarla o di pent conl*^ , . 

m ìun^o sa legno ed rfriocchiertotowatos. 

Il faufto rasnuQ <teP*«**<=^^ "^^**».. /»/ 
LS^ a?za^ gS»/oMej r^^ 

T naviganti pallidi rtcWMi»-,- • -,7 
E fe Minar le fconfidatte ctufme^ -■ 

Tal nei Rguri cor forfè «diiùento 
AAnella vUTa, e V fettlt nel, p«tóf^ , 
iJco- ardar ,, che- mito *8»a' « '««^J^ ' 



-^ 



3^ 

tlb« dt fattcfir e i«W di vita avari 
Cadder - contenti d' innaffiar cot faugue 
Una libera ancor terra jeina • . 
eaaev^ e Pindèo, aanlle^ torti* r 
Per voi y età fenipre onorraranno eTeflapre 
Grati i nipoti piagnerà» fp»géndo 
Incenfi e fior h Ij» onorate tombe, 
Per voi twtwtp al betì/eifeato impero 
Più che mai beHr m trionfai lembianza. 
Gbgnendo infiemJe fociali deftre 
La Ubertà, T amica Pace , e (eco ^ 
Ite le Virtodi un coro. I dntti amicht • 
Giuftizia- tiEiglib. ;, Fede ^ ed Ojiore^, ' 
ì; il Commercio con lor quella ^ir cara 
Perche piU combattuta e a prezzo compra: 
Tranquillità riconducendov un nova 
Secolo cominciaro, onde beata ^ 

|)&gi fiorir vediamo a»reaj ftajionr.. ' . 
Genova il fai; de gli aurei tempi degno'^ 
D'aurea vi«at«^y d? ogni ^reo coffaine . 
Principe eccelfo di lor grazia u\ pegno 
f)i tua felicità ti diero i Dei . 
Vedi il cor generofo, a cui nfe duTi> r ^v. 
Tempii non parte aflai l!jmipi^f^w«e- 
E la vita iIli|nola1^,-f<^4lnc«r de ìii&W ' 
-De' cari. figli, più fedrf di Bruto^ . 
pidtQ ma non cmdel, non ti kxvdom*^ 
feli fu yifto con ferena- frofi*^ : • 

Bel non placàbil fata il tnwe aipet;to. il 
Più volte- fofteiter, fo vitto in- mez-^o- . 
' AV gran periglio^ andar con fianco pai»* 
Ber 1» Patria non timida. e;pcr lei . i 
Nulla di fe^ curante. I-. torti Fi^U 

Cignwfo.U fe»« l?»»^ Kaltio Uitìpaig^ 



^0& 

Nel mag^r Uipo e hcl-piìi fict cctfiffitte 
Del lofr faiigue « di loì pabrero *gm . 
Li vedi ancora, e nd vederti gpdt 
Con l'inclite gran. Donne énot del Mh* 
Splendor de la femi^»^ « coi J^ 
Ri nipotin dolce'tuo» ipetne « toro *, 
AI legai folio fjtf iiflfctì eóirom; 
Onde fi dica a ti» pcq^fettia^l«KÌcv ^ 

Che degna % Iw» dei igmm la pwte^ 
Che U Pattia del fi» Prfnc^ l degna . 



I. i|i,^ .1 I iwi^^^^iggegg g 



POEMETTO UJIDEGtMa 
Al StRWissiMa Dock dI Venezia .' 
PIETRO bai MAN i 

Si$ra te mìyrefi\è prè¥ogkthe Hi tui^ [^ 

ODi ^ticftìi d'Arene akna e tHUctwi 
Eittefla^ w«k, e dd n»t Q9n«aM> kméÈX 
Principe^ » Padre , fé Àe tacte: Wfafc • 
Cave ad A^tgufto a Mètetùae care, 
Ch^lmiano i numi e Ifr mirahià opw 
Dir de gli Eu^r \m i penfier |;tandi accolte 
I^l p^tia fegi» e de^ reale tncarco 
A te tton fufi» iit aìtsim ten^n^ in^ra^e^ . 
OHM alquarm> e po»^ A rò rifponde, . 
Mentre a te *Jnt«, a ftie i^ tangé uà ecix 
Ogni V^tó «eme , c^i- paefe,. .; 

L'Illirica» j eCoicìfaiv til Maie^ ^ P Alpe : 
Da te priftc^io in le «to^ fifiirindnARr 



DI rime fcidtà lib«r* a«notó»t 

Che in novi modi ai-tdfci»» orecchio fgaotl 

A te'Ml' ani gw»f •• tf Amor «ace.v 

Tu iL tuo favor mi ^«fta ^ e moop vieni 

Sigfìóry li dove ivnìp b» fio)^ &sm ,. 

Gh^ I Heti orti mot m<io> cobca ^ 

M' apWHt^efttiet * non. ufalo x:arme^ 

Tra lauri »nti<*i tm mirtlML felt« , 

£ ne fan dolce al cammin. fKL«o^ invito^ 

Certo le Mufe al tufoer tua prèTemi 
Te altóiftar pargoletto, a te la fronte^ 
Sparf(?r dt gra^ìa^ e n«? vivi occhi V alme 
Pofer fcintflle^ e in fa fe l*bta il mdei 
Quel met che^ «lentre dal dorato folio 
Tu parli, e L faggi del Neftoreo ^to 
Apri configli, in ogni cor trabocca, 
E d' una ignota maraviglia il bea . 
E ben la. Patria, ai buoti frìntif) accorta. 
Te allor conobbe,; e det beando feme 
N^ petto» pullular nova beata» 
Senti fperànzar di future imprefe^r 
IB itó te de^ primis onor fatto momento. 
Con la niateriia liberal tua cata. 
Ia crefceme ficiìi tanta. Mdrk> ^ 
Cbe al ^.uoAiemcapeM' olimpia ftieftSi 
Frtóco cùrfot aggiiwfe Jena e fprònCu = 
Te perb i» bIoi«la.«tS grave.Lèg^i» • 
Xtt& ili T^ma^ i^ake cùi^ «rcane 
.DtrVtiwgla pott«fid0 alassi d'iiirot» 
lOr de PaAgf* Townìri , 4)r Al Uri* 
Senato 4vaftte< «mpitx dt «naravislia 
1^ profcfidefeft(»fe5imin©i«^ ^ 

E il gran p«ft» Ntowétt do- V alo» faggio^ 
Te Ibcto ia cMU, ie detbèì saMk ^M ^v 
Far 'di «ie'ilotii» ^i «Kfim tf<»fi ^.- 

. I " Dir- 



7^ 

Di natura fvdanlo ve de fe^cofev 
Un novo cteloeua novo mondo han^ fattoi 
Mentre ta poc(ri in me^zo a {ofo ^sipt6cKÌ<> 
Di Hbva vmii fenfi epaipole, . "^- 

Al plauder <£ ^'(àggif, al tuo dir fo(Ìi 
TSii rieutfnk 4^no, e al grand' t>noreegm^lev 
O jaave* nave che ver Lopdéa H coc^ ^ 
Scìoglieui dd gentil j?efo> futoerba , _. 

Ben ti fnaoMco (?id, placiaa il ventar* ; 
Poi che l'arti le Gxm» « l« V4nftJdi 
Che non pàrtianfi *ilcfii^ .fianoo^ md, . 
E i-voti mille di ben nìillefenri v . 
Coi^niiiefTI a te còrr 'Im tfàei per l' oiìde;? . 
E bei to iofti def Ijei ferti dcgfla . . 

Onde tornando i jspppj v^TJ a proyst 
Incgron^K le un yittrk;l aiKtaue^. 
Quando d''^«tìiveF(al pace.beMa . . 
Ajfpottatric^ ai cum lifri irjtìwtìtl 
Cinto- TOÒfbravi di- Pall^ia.ftlonda 
1\ tuo Signor,. che del ccléfte<.<io!io 
Era in parte con Anna e con gU Del . 

Ma mn pria ^tocchi A ^aitrj l'erti ^ portii. 
E luì dcpoiW a i*ecli«ggiaif de i lieiik , . 
Pcfpolar -viva ii».fu k notft: arena, . . 
£io«>i4»oier.'d-«nor ^Um gli àddif-a . - . • 
Vienna da ^hifigejv e àw8L'j^ W fa OHrd 
A fegiib l'òneiiate ;Qt«ie^!cao6in«l0. < /P 
Me co' miei vecfi é eoa. Ife Malk appe&i . ' 
Vcmìo' i grah ;pònti , /f^ in fu rae»e« '. totK 
V Aquile al ^nto : eòea. T auftf iaca Qiomia: 
Che u và(lo imperio, con^ Bo«te affirenitf 
E. già la li«|a*^ la de^'^co» poffeitì»^ . ; ._ 
Bjei'vtfer domit^rii» tli^pia : 
Scioglie Paleo OAttefeji'^tai) irmaitì : 
Cibare e EngeauÉ, l'dmmòtt^k J&igfaìi« x 



Latrato Arii^ éà ^rmitt¥^ Aiié^* 
Vedi al tuo dir k due gr^' aline altere . 
Già mol^i ìodonae;; VisA i buon configli ^ . 
Seguir aoiir tarde a, la grand" opra; e vedi . . 
Il sermanico Malate alto chla^nandp 
y. Gente di feero e di valóre armara. 
Coprir per lui iMJasaricÀ campagna . 
Ocfo il beUko grido., il Mainar veggio 
De le roccM Cadenti., e la fconfitca , 
Saibarìca^ c^e uomenfa , onde fpunuQti 
Di turco /ai^e van Sava e Tibifco. • 
AlloiL JBiéuizio^ iilìpg^urita forge^ • 
E da le torri in ver l-Jonio ^voka 
AI fuo perìglio le lunate ant^i^ 
Chiainit infoccorlb, onde ^sioato e fgombra 
L'à4uaco pofa e il ^re^o jui^ce in .pace. 

Riedi, Spirto 'geoui, xied4,e de Tqpra 
Di tui fama non tace» indite d'oror 
E di porpora iofegne infra, t' immetufo 
Pppfil'cUmofo d^ lar Patrìa ar^ta vi • 
Premio a i ciHifigli ed, al vaTor ricevi^. '/ 
Ta intanto a ie ^bell'opre ognor Gonverfo, . 
A i dotti Audj <ed a te fratrie cure 
La men^ iacUtyi* Pei: te il ibro antico. 
Marmoreo tutto il pittadin pafi^^a 
E lo (Jranieix>: J'antenoi^a Atene 
Per te .d'Ingegni per te -d'arti i TieU., 
Le <iu^i non nfjen uà le private «Mura 
Tra i dotti libri y onde ornamenio pam 
Ha la tua fede, al converfar de'fag^ 
Di Palla figli od si. cantar de' yati 
Chiami non pur ^ ma reco fempre alberghi » 
Ma ohi potrà 4e'nioi begli m U Pfigiaj 
Tutto ridir, chi pareggiar tua. laude 
P.o«à col cMtp, fé w(i l',^flif Dire . 




Teco afVittte abtt«r Paieacfe fdvai 

Ove fbveiitv le yocsAì pUnce ' 

Han del tuo notte e de' tuoi intCì imie, 

eofi lor uù a dir tuo iii>ine i e^ » 
Cigni d'eterna infiitic:^! ftmsTf - 
L'Algaiorti divin ^ovin, Pantico* 
Di vili Zanetti, t' un ktRmo& Vaino . 
Veneto fiacco , e tu Koa<^ non ifieao 
Vate divìn ijon mei> gaWéo FhieGO'. 

Mé^{t)t>veclirÌamanpti<mi0r lùoiytis ^eeo 
Movi, Signorie da i miAori* inearckL 
A la iiran mente non eginM^^l fAmo^ 
Seggio Teat ti prendi loco e parte f 
A te le poWpe a t»\ divini onori 
La Patria appreflfei, ed i fuoi lafti eterni 
De la tua glena e dèi tuo nonvB^ìftfìvt. 
Le Ofinfè intanto ne'p#ft«»fi ftmdi', 
E ne le grotte éi eoraUi-e' d^ alga- 
Verde vmhe , ìn^ bel hivoro' intente 
Oprano a farà, « d^orotintedo eiftemne 
Teflbno manto a "fe tne %jdte t>ttorev 
In' quél fi vede il (bttil a^o induAner 
Pinger ia beila , 'clie del mar s' iw^àhun • 
€it»> réina , -e a poco a |)Odo al cieto 

1 tetti àèBgvii è le marmòree^ Mrfi; 
^ Là ver r^urdra una nùLtlnh ondeggia) 

D'argaitO tnttà-^ che Pondofogrembo^' ^' 
A rorìdtitt IdgSfdvW apprciOà. 
Vi ii iitt'M^lttf-con più certi auguri * 

Accennai il IkóòccidenTalè, e novi ' 
Offre Penfttrin fii P adriaca fiionl». 
Ivi -d* atìnea tìmoh d* aurea carena 
NsJ^'l'^ilfe ftwdendo a raeime il ferta^^ - ^^ 
Volte lè priré^iì ifortunatl itagni, 
/Ctie a rkq^«o(kcittà4àn muto ^ fpeecÙth^ 
^ Qjxal 






'Qual vtrfo i noti niii u 1^ colomhft 
Veggionfì a Aormi da i granofi palchi^ 
JLevaix ^i biaBche fpume ampie gergogli» 
'Cercando in Adria amico ^alber|K> ^f^ce. 
RiconoTco la genu: Ecco d^ Ettori», 
Ecco i nipoit di Laerte, ^ i ^gli 
Incliti ^ Argo, ecc<> d' Atene i padri . 
NV men da r lilpe , e da ì latini colli, 
E da quanto il mar cinge , appenma pajte f 
Ritratta miro di |^an HMiie gend ^ 
Uarfe patria loggir, fiigpir k cQide 
Armi ^e f^Unno, e novi tetti e nove. 
Fondar 6qìiglie a Ja lacuna in feoo • 
Qiutfite 4a regni van, dMfote otianre 
Ne' di più tardi al fortunate aulo, 
E pongen ilanza, e fan connubi • llirpe! ^ 
Tia k 9ua1ì (Gilinu i»na fdegnando 
Lo fcettrò avito e i iCgnofili ammaniti , 
Onde lun^'efib al ^chi^oo fu Dioica».. 
Non fi^gg^) ma d'onor Ubera e chiara 
Gloria mercando: ts^ i ^pvuipurei Padri i 
Del Gfitnan nome Adi^aa^rt^i^fceefiitgia ; 
A lei 4' incontro affqsgeiH^.'vedrefìi 
La Curia grave de' cauìiti faggi , ; 
Ed il vulgo fèdofo ir fci 1« vie , 
Alto plaudendo coti le ^fi^iuide in mmio.. 
Ma cW tra quella di grand' ^me fcUeia 
Chi ^a colui, cke per laivctf^ più dat|0 v 
De la f^feCaga dipinirice Ninfa^ 
Per artificio di U^Ul iftoria 
D'infr^iBiUe GMiBp#ggi%»e i) piii bel loco 
Empie del qu^o éÀ\fys^ flaria immen^? 
O clivifi JPiefo^ìo ti yawHb. A ^ntfti 
Tardi di httto « di ^ifcoidie tnnfi 
Te di vera. virtù tfknàié^ efemptcf» 

Te fefW 



I . 



Te lerbàr vaile ?l cWl p«fp«ò é^&tOj 
Perchìi de ia, divina alta bontade 
Qimlcfce tra noi tnarayigliofa imfiìs^ 
A 4kr isde qua giù viva rimanga. 
Teco Giuftizia,alBia Cletnenia, i tecp, 
Teco ConiigUo al coniun ben rivolto, 
E TArti beUe, e 1 dotti <Seni ì\hiM 
A te plaudendo fan cerchiò, e corteggio . 
V CiJt lot m*e«Je de T itale Canaene ,^ ' 
Non ignobile alunno anch'io ti parvi, 
E per lor ini fc dato il ropù «(petto 
Veder d*appr^, « d» ^^ tal voka 
L'almo colfoquio , che mi fé' beato ; 
Tal che lA fu l'ale ^Itrà le vie del vulgo 
Con felice ardimento <^ai levatane .^ 
Di Te cantando e di Vrnegia i nOml 
Sacri In Piando * le Mufe, tn cielo ai Wj 
Onde ra^to alcu A iorlè da ^uefta 
D*^j^ilineo favor aura feconda 
Con auffScj tna^or memorie ^rdifca, 
E da l'oriain lungi i nómi coliti 
De^pi^ ch« al^itar primi fc mura, 
-Che forfef già da k palude ai cie4ò 3 
E r util arti con le finte leggi ^ 

Qui nate a un parto, onde la taiita tnole 
A ftabiHr ne' migiior tempi e^erfe 
Piìi4d'un Licurgo Veneto e d'un Nflma; 
E un»^iopol furfe di dotte alme altere. 
Che con l'oBOt de^pià pregiati ftodi ; 
Su '1 mar deftaro una feconda Tebe.- ' 
Poi l'oiRrvate fteUe e i novi ingegni 
P«r vMkar con pili ficuro abete -' 

GJ'.iAtatti mari e le non note tetfe 
Ei dica, e come Un teinpo nacque e crébbe 
Non Un traitioi nifiwolofo Tifa,' 

; Che 



Mar ^irfe ar<h» di vdar Jàdove ' 
Gli apati t^ia, i rUrtìvatì' tìaftrf, • 
Le im?a;Oome cotome tóntìi l 
* n»«d«h «be, fjmtStttamtKé, i 

Fortim«o^ui cui tanto il cida ' ; 
Copcola, Fofcann.to fatta qn«IJo, ' .: 

Mie« ^drxa ilaun , araedinéenfoàpprefe ' 
A revenr Je_^diio grand' alme>m5e, 
Onde a inyidiay nd fecol ìioffro a koma ' 
Tu Ito nd feggio. cotìfolarnon hai, " . 

T^^^Q pe l'aww» flili TiiMio ih Wto. 

Poemetto Duodecimo 

A ^ A NT O V A 

S<^a lafitMZttM, ileumxtreto. e i bifo» " 
gm dt^meJU Citti^ co» k hit ^i 
^'^iJ'.l.^'iSigMvr Conte 
yinfiumPlempetemiMmee. ' 

<t^^> Patri» gentU, l'eft» già fentò.N 

Già crAbe di buon Cigni antictì aldo, 
decrebbe nac9«einvaa . Sento che al priino 
spirar de la mia ddct an» nativa 
Tutto fi defla, e delitto, me tifcoòte 
Del caldo ugfxam git «^ e i ftnfi 

o cw». 



v» 

^ 



C6iatnaii4p; ^m^i* hi àmtte cAìé 
De l'cltdSjp4 3i^^ stntoct: ' 

Gli fpirti MfiimtmyV s^tì^ ukt» 
I dimriti fanta^^ la gmi taroa> 
P'aflbtti e.41 9^Bmi fMT) di ferma 9 
D'indofei ài €q1(Kì pflpob ertantè 
Dd t>oéti(:Q reg|ia.4 Ode ut) tiMiikd» 
Ne r anima ooimoofla^ im ^r^* afcolto 

I Di ^iroci intenwf r W Him fo che ^r mctoT 

Sbatterfi errar A«^d . Sì eh' e^i % deflfo 
L'eftro invei^^orr^.^^fll eùii^i^A^ veltro^ 
Cui fé buon c^tcci4lpr coi noto fi|ùilla 
Del^ còrno invit j^ tì, de P uTata; vece ^ 
Gufz?;^ iqiprovifQ #.i»i' latrati acitti 
U aria ferendo mn t. là s' ttsgi>^ 
Tra le fratte e leftoppiev^^u cacciando 

1 Dal tepido covi! {^occulte lepri ^ 

£ Afiune incmft y é tarde' Quaglie a volo J 
Ma donde in me, che pur tranquillo ognon^ 

li yenni e tofluiì^ donale sì novo effetto f 

"iioTi certo altronde cii^ dal Num^ amico ^ 
One di noirtf iplétklor fiilgidé fcuòte 

.) £ le pronube hcì « l'aureo cinto 

Innanzi 4 t0 Spoiìi gentil , fu cui 
Degnb dal tron% lampeg^^ d' utf ri£b 

j . L- auftriaca: ^imio » che maggior det feflbi 

]\ MaggicM' df la beltà ^ M Re raa^iore 

, Su r^lbo r^na ,• e in te il valor patei^QO^ 

^Wadiinque > ^Alufr, che urffuSlinie al &»> 
IJn di voi dtgmr alfe 4egB& d' ApoUo 
|: i Anco tra gl^ iniead fiiige àrgoriiento . 

Non lacci e nodif^ioon fiM^etre ed archi, 
^r Ni itacelo o fiamma qui fitranno incia^ipf 

r; . A^Agbiiffzfi:flllvdi'^tl«PÌ9do: ' 
li ' . Nh 



^«5 
,N% voi tioVvm^ftKdillefcò tahS 
D'un ttopw cisoia e^^iéi^ di vfn Cf^t(6 
Tra rimpTorar non ^i^itd e i ràiKhl ' 
Falliti auguri de* Vfilfàr Poeti ,* - ' 

Tinte ad irà e a rleflor lardarne avvinte • 
lnteipreto.<Wr vet del veir feinilho 
Servo a la Patria fe<ai teli pubblico ià CaAtò; 
E tra*<iilminDtiali e Me 
Me la mìM fàìtìài i^àpipàhi 
La qual '>gfà teco fi jper té viene à noi, 
Donzella illiiftit y arra non dubbia e ^^gtigi 
E del listale e del favor paterno y ' 

Per cui Mahtovai ibriè kilcot fia belila* ,. 

É peichl non fp^tur? £lla già Vide 
AlIonta]iàrfi,^p6r nféA btooHi 
De' {lagnanti fupilagh^ il éotsò tnfetlof^^ 
Che fili denttO al fuo^ m lentia àidchitti 
Portare il lezzc^ ed ìVBfett ihorbofi 
Con le ii9bbri feeHaci escorile morti. 
Il Mincio allof ftior dèi fa^gefo ie«o 
Levò là fronte, e pia fù^zf i lati 
Anch' d fperò.. Quanto non gli ertf $Sklà» 
Le iinipid* acque dà liàtìò BenàcO, 
Per lungo tratto ripnrgaté e tetfe, ; * 
Vedierle fokià ii^paludar tepenté * > 

Nei guam fondi ,• cf niaitrr toAé e fchife ( 
Ei fii villo falora-fl pit'fmaktto 
Da la ibce leteà volgere adc^o 
Cercando a l'oilde un pi!i òiibrato corfO, ' 
E per obbliqviè vie trepida arrante 
Fuggir tentando l' oAofò hìcìainfo 
In cui r^ntico calte a( Po fmatiìva: 
Ma già più lieto di ftntir s^allegra 
Concorrer l'arti, e fremer lldprè induftti 
Al guado apèvto, ood'egU ig Po «toeliiMi 
^ O a Tri 



Tai ch^ fi l^^àipùmiùtfigtM0;:t %otnfant 
Da rofiuftato vQlf^.ii lìmgo impaccia^ 
De r alghe, pu^ii' e 4^ paiufbe limo : 
A ringraziar qon lieto/ viTo i Nunù. f 
Che ùià^9 4<iaa4o a l'amico fiume 
Volgerà cacco -i£ svigli e merci, . ' 

E a rvtilip con l^i fl0t^-vi^sio 

Tra il grido andraé^ glif!$miilt nocchieri i t 

Ahi troppoi ver I (Già /^^o tempo vam»^ 

Colpa. de' tempi r^ ^cìp« degli avi, i - \ 
Tra i vuoti ajrgim eotrainbt o£^ri e foti ;. 
E invan chiedendo ^ Pimbofcbite ripe 
Chi flpavi lor di colnj|euìiaviJl;.dorfQ, 
Paila^} dolenti ilìeri^li^ e qfn0. - 
Terre felici ; chQ)f^ Ìmi^W^»Q.t . 
E di pafliM:. inutili Tdé^ndo}.^ '^-ry':. .\ 
0,-dorraon lenti fu ifigrtobil limai .: > 
P a pienp^man ye{ia|i4o .l'i^e« i'Onde v 
Fan de jgl' ingrati atxt^tpir. vendetl^ . ^ / 
:^uc! ^l KW^lj piti qu^i f^à' :^o<àì4a '. ; 
Tramiti .inverai :^. teipperati ia^Qi , ^ - ^ 
3fve . terrea d'afìrl^b^f^ni.afpettof . .f 
Già non a|)biai^ o^;di tenace ccef^, «< 
O di polve.t^en^fa^ingcau cau^pi ;. - ' ^ ^ 
A r aratro nbellì ed al bifolco. . . < / 

M^ fé foflìmo ancor tra defolate 
' I^àgge ignote a le /nubi j^l fol.naiccxfe , 
Onalfuoi sì rude e fottOi al cielo , e quale. 
1^ sì feori^e i^:/Xnat ^genio e coHume , t 
Che ad educar nói gj^unjga induflxla umanfi^ 
Vedi tu cpme.il duro Bapco alpeilre -; 
Baldp difcppra.al p^cator di Qard^> V/ j 
Eppur vedrai àà la petroiia balza. ^ 
Pender fovonte.e^ ruminar- le capre > 

X^ugin Ueve 4*invìfiU| nuifco, /- 

' l:. ' CIfe 



j 



ette coena latta al buon pàflor fòlefte. ^ 
Mira piti preflb in que^Jaflofi piatti, '^-i 
Su cui la Volta e: &>lftriiì tori^óggià, ' -^J!;. 
Qual deferto vi par Amie e niMo: . -- 
Eppur vedrai come il colono indnftre '^ '' 
Sappia tra pietre e 'tna) crofcentl cardi /- 
U otoofo nodnr mandorlo a fame -^ 

Liete in pih modi le feconde menfe: '^ 
O ilbuo^maftinoodanco il verro immonaò 
A grufolar le magre glebe attizzi 
Dietro il fragrante candido tartufo ; ' 

D'ogni menfa gentil delizia e gola. ' , \ 
Òir Quatto piti quella agli Dei si caray- / 
Quomt nel centro del gidrdin lombardi^' \| 
Dal ciel locata amena patte opima, ^ 
Ad accorte cultor rend^ può frutto? 

Onioque io mova, uu iertil pian veftttè 
Veggio aMntomo, fé non quanto apnctM ' 
Soavemente degradati oqUi ' 

Fan d'incontro sv^uiloti fcena e riparo. 
Quattro almi fiumi , e quanti il bel foggiamo ^ 
Partiano appunto a i' Innocenaa prima, 
Po, Tartan), OgliOjMhiteio, e con tot gemo 
S cento rivi, tributari a gara 
AfTrettano ver noi da tutte l'alpi^ 

V un da le cuhe Brefciane valli 

Cheto cheto solvendo il molle flutto ^ *^ 
N'o^re d'armenti e di miniere omaggio s : 

V altro non pur de la patema amica ! .. 
Riviera i -gialli profiimati' agrumi • " ^ 
Ma quanto in feti verfarpuò di Benaco 
L'ampio Settentrioti, ouanto d' annofe 
Immede travi i tiroìeu bofchi^ 

Per farne eteme #>ndanienta al tetti, 
O invitte al vnmear audaci pn>t9^ 

O . j Tiiuo 



Tutta »'ìaad}t/M^ wcatot efu!^. 
Che fé p^ chiaM jotjgtne 11% nome 
Tartaro if^m^ $i va pecb contento 
De la sì eam ^ ri^oglioira fpica^ v. - 
t A iciii ^ fwene ftaiov foccofo albera ; 
I biafiplif grani ^onde aJe tempie il rif^' 
dii feipgùia tot i giunchi e l'incorona. > 
Ma te> ^^fe JExidan, te chiamiam vero 
Pe' Inm Piinire e Re. N^tupcr altro 
Sembri laccor isk popol taari^ e in lungo 
Corfo d' alpe e apemiino acque e ricchezze ) 
Che fet; irenir con pili dc^hia e pompa 
' L' »ìf(i^9i Manto a bs lìet^y e Veàtemo ' 

l>e'ji)p)»il fiumi a tnif conveeco in mare .' 
j A te perb <U ipdiv a te di foonde, 

( Di popolofi a te b^gbi Matilda 

4 ÈA; j^ivina Matilda» e, i sasui Consoli! 

f Qujimi 4iItro¥«.iion Jbai qieia» coiona, ' 

i Ove ppfarti ove «N^por (iciiK) . v> 

Potem i lioni <^ • P^à^ ^ cmicorìb ' 
I D» f itaiicbé genji e da tcToii 

Pirve laPatn^ aliar > qual fu pia un itnipo , * 
Tornar Reina iA Tofcanp Impero. 
Sene a ragion; perche qual ha piti pìngue 
Regnò altJQovela Copiai eudove flede > ^ ' 
In pib bel trono di canq»eflManìed&' '" • t 

Cerere Pomonaf Entrecan tonte 

1 ^aM>re/ji pafcpli e i lucani : - ^ . 
In par^gOR de' piati ocnd,1i^ doire ' 
Stanca (b ^ f^eflb l'ìdlaneabil &lte 
J4ie|ffndo ì ìyfpi nutriavi fièni p • - 1 
Succot^Mm pure a T ézi0ra>«niandt!a, * ' * 
Ma del nobtl dcflffìèr: fèria ébelteziar' 
Ond'ebbi» j;ii le Ma^v*»rvaiit / ■' \' 
In guetre ^ in. tornei; pa^na^ famofo 4 * ^-^ 

i/, ' ;_* ^ Qnaiv 



ftf 

Qmdo nódriatlo a Pimmoitàf Franeefco :' 
Di urtata progenie # 4i circaflà 

I noi indegni b^lUcpfiitAluiii^t^ 

Credi forfè rOrobiò e prtde il TdTcò . . 
Che più del noftro ilifuo -t^rt^h. li^àfcé "• 
Con le Aie piante fé VintenéstMCfèiìvéf'^/l 
Or mtri qi|a corad ffiòntiiwao a Paura 
Ogni ^j^ forga,.e a' non tóahtàti fàlc! ' 
A'verd t^imi a' gran piopj^i li Iccò manchi r* 
Come ^ni firuttp ài fuo pdW' rifponiJàf '; 
Fedele in ifoa ih^ton, come a foa vòglia ' 
S'inagra^aniaUImenteoi fi gioiébbaf 
£ come p^ che il fido (bòi fìh (j^flt 
Gii util jgelfi dimandi ^ép^A 'ripreiida 
Cui CtQOfifiatii ihfahanò «kl fnftibri 
Di noftre fiste sfur^ator fagabi • 
I^l già fqe grazie, banche ^d còli! ainito 
Bacco aji<^ nieg^.; jl vii* hi ptlr le ricchf , 
Di rubrico vendemmila ottizt prefenté :; . . 
Co' Satiri bibaci e con' Sileno "^ 

Tra il lieto ntiar ba 'i ba|lpn2àt fèOòfly ' 
De' buon TedefcW e r ondeggiMAe' .a tóndo ; ' 
£ % quanr' altare 4ol vrdi; nv^ hottrali ; 

0» tardi colte o bea j(€rba«f;^al ^blnfo 
Di ca^al (uo condir neRkt€J H f^ae, \ '; 
Che il comi^enfal gabbato or Qmritia giura ^ ; 
Or Pnician ne diftradar^-^ Oc^titto^ In tanto^ ! 
Ride ^yacQ la bella « e à li| ^irahte : ^ 

Bottiglia intana .e d fafii^^ vino^j^plaòde; ^ 
Che già poflTente « foftefiér del mare ' * 

II torni^iito ^ b via /iBafi»' ^aiklrebbe y ^\ 
Cerc^ui^jun wnnc, e.gaÌM|tìiando m fateàK 
O con l'U^b^a vitt pootk l'Ibera. ' i' 
Ma il tii0ilirro tra noif l&eief^ aitoicà, . \ /. 
Phi pub n4kl Nob oiiè Hoft^lUf^ii l«|;a ^ 



j:0. ^ •• ' ■' 

;ql Ma»>lHgtan>(tikiCól Pn^eTer e 44^» 
i ^ranajo pltrciona eU& qui tf>as, . 
^nzi pur quajKja flollòpetchia? Or fe^H 
letfìete i Jpalcfai 6ttto il grav^ itìcarca 
^ U jndle iofioita. Béco là ttìoittì 
^ofiUi guifa di fpm'i l^ade, legami^ 
ùl ecco già le nove f^iche aurate- 
^hkder la &lce al téièdtor nervtto/ 
1 foa p)ir.quelb le; più Ticche e cace 
(AiiiLere, « que(te|a cui Golcmda cede ^^ 

L cede Vifapi».- Non > per ^uefe 
Iht il Batay0 e il Britanno t reriti slkBà . 
Iprezzatbr de la vita , e a l' Indo , al Gange ^ 
U Perii cerca, al ì^otosì tefort 4 , * 

!ui p^ lungo ^flar d'opre e dv matit 
n comiin nodrimento sufin curftVterttty . ^' 
l i popoli di pan renda' ùxollìt ^ ^ . 
)i eoe dunque poteva dfem il cMò 
Hh cort^&9 mia Patria, equal ma!gen^e 
nvidlér^u , che dnvì^a'a te non ^oni l 
Ej^are.reppur che valf I^fotura-indaitto 
iu noi ve^o beneficeme eteme y • 
l indarno U.del nutrica y:fl foól pttkliice/ 
>it le ricqhez^^.iiléflaogue f inette . 
^bitator, cìi^ ^ f.skhmàmaLÌTPttieÈÉq 
wr^er mira^ 4QtjaRtt sinopia e. tb&mf£ 
E da rkol^e .f. daivendeoimie oppreflb' ' 
Muor di um€|.$ di fete- Oiùdaftri^ oPe« ^ 
Che i d4vUi>44{ wiw.xAàu ^popoi^tì;. ^- \ 
Sótto zone dividerti) un ooiqpiS^'i ' 
Eucon bearne iSi^iviceQifi» e.tom bilO^v 
Qpal con dolci legann,^! vario e^ftf 
Genere um^no iBunii patria astringi . 
E con preod^re « dar, concorde il^iaÈv 
Te l^a t^risluMaaKltaita a tégià ùn^'; 
( ) Secoli 



n' 



Secoli alberilo e tegno , onde; guidaftì 
lPer*ìfìan d'UiTjanitade*a fet più miti 
L*alme de PAriglo, deIQerman,drf,G4no, .\ 
Ch' oggi maéftro i fooi rhaèftri irifulta . 
Torna^ deh torna ^ md)» smtko , o Diira «^ 
Dal baltico ìnfedei, da i'oHa algente, 
PiapSe dannate a nottef etèrna e gelo , ' 
"Qiii cólti e' monti, e fiunif noti e rive 
Serbano T'ornje tue-, fóban V antiche 
Tue -feii care al fol, cate'iai ponenti/ 
Quinci Adria,' il Tirren quinmèffini epdrll- 
Apr«ìo a te davartti-. Alpi, Apennlhi, . 
Felfinei poggi , Bi|»anei', Ètrufchi , ed Umbri 
T'ofiì^eno ^men^ ftànza. Adda,- Tidna, . ' 
Adige , Baeehigiton^ Brenta , Arno , e Tebiro . 
Corronti incoiiti^. Ma piti eh' altri'invito. 
Tra lied' cjunpi tra' 'flofetatt tertipe ' ' 

In ^queto parte e Mritfo «^Po ti Tanifio^ » 
Che tardi ornai f V% qùal ti tende amica 
peftra pofTente a farti md foftegno 
Pe l'alt Auftriache rfé f Eftenfi a Ttìmb»' 
Kovo. Colberto e Mecenate novo 1 
£i già poteo del cru^ Mafrtè mnsix^' 
TrìTi^i» oppofte e^lè;ragion difcokdi ; ' 
Giufto , non pur tHfjpénferth: dei idr}ttS , , 
Ma comun nodo ed arbitro cotfitme, . 
Fatto a r Europa maraviglia e ^o, , 
A la icdel traUquUBtà'beaìfò • ' ^ ; 
Lum^fiT-Secchla é' Pttiato'è*gei»'ttoM/ ' ".' ,'. 
Or che fià poi idei' alma paté' In grefdhtf? . 
Qual' per noi jd' aurei* gioini glutea catena 
Ordirfi io veg§ioj ìiIlorcVer torni 4 noi 
Detfo^trrano &vor"pÌèfiO fa mente, 
Pien «S quel genio augàfto ^ ài cui fj^lendofe 
Ai cui loco it tolge cf'fi lirealda ^ " 
r ... Già 



in 

Già' canta i>arte 4d j»}^ ^ima ^ /- 
Tra i MsiXZf fturfi tfa i Pall^; ^ e a T i>rt| 
A la Religion fejye tra piille 
De la Puleheria luàcur^ virili? . - * 

10 ^ aagura lav^Pr Sì, A>r|si pure 
Patna a gli oixori.ed sk.novdU vita; 

Soi];i a rinduftriatoraai, e il tue^ bel xxm^ 
Ahi troppo inferma » (anità ricbtaà^ J. ' : > 

11 calor femm?a.fntroJe,yeaf i. . r : ^ 
Ei tsuxèpSctu puòtà) ei pub <iel faimae " 
Il t^dò moto ravvivarf ) i (enti 

Può icfor febrili fucdii,.e mAl^ efjperta 
Medipai ^anq copiando U già rìfjpuno . 
Con pecto taglfo aprir «imor maligiift. i 
Tu lf.belVa!F|i alior fj|tvi .tìàbufta 
Fiorir vedrai; p^irch^ fer M lìTom ;. 
Gii fon nel iGsggip 4ir]^; sloriaiantico. . 
Vez^e ancor; poicJiè addolcire in canie 
I fcaM marmi, ed in ^arlaiiti volti. .^ 

Animarfi le tde in te <nveg|;ia') 

§^WVf4 offerti, e date Ifggi e fedi, . 
ve godan locnai Giuli^.e >Mant^Qa .. '^ 
Con Iqr vedremo-/ Ubprffe frjdi . • ' 

Febo e WnmvsL riC9ira<r« che uà umpo^ ' 
Per M^tova latTciar^ D^ ^ Atena, .. ^ 
Tal che Mincio emutòP^n^ e Cefifo, . 
Quando Junghi^a^iccoixbM^ M^^ e Vati 
Quelle cètre dicane «^ pnde niun corre 
Non cantatp^^t^ wi<f^vx>> e s4 etertia 
Dotee armonia, vejfdf Mia f>gni pendice* • > 
Ombra d^ mio viq;!^» a^Ja cut tombr< - 
Devoto peUe»in.vi«iru9 9 fofpefi , '' 

L'umil mia lira e ,i| patrio genio m votò? • 
Tu ^i , s'io goda che nel tuo bel nido 
Nacqui, e r ai^re d|^ fé bebU ipimte, . . . • i 

Gode 



^ 



Onde & a Vario e ft ad Angufioiopi^qiti 
Ool rozzo (lil talora ) egli^ì tuo dono^ 
Sai, che la Patria amo e celebro^ e teco 
&^€fCq ij^qìCcQ al riveder rinati ^ 
iGF immortai Capilap'^ i Cafliglioni; 
S al mirar fis^i c^uà beato Spirto 
X>el divii^ P^Jdaflarre errar cpntento 
A^Lricco nuziai talamo intorno 
rior ^largendo e virtù, che. nei Nipotji 
T chiari Padri e il firanJ A vp rinnovi. • 
^edrem y^remp idai IppgVózio a gara 
Emerget novi iqg^ni opre novelle/ 
£ ìfpife alcui^ Porme vincendo e U lionif 
ly ÀgjjeiJo p Poflevin fgombrar la notte x 
-Da fé patrie memorie,. .^mbe le faci 
Del vero e de lo jdil la yia fcoprendo , 
Onde illuflrata alfìn Mantova .anch' efTa, 
>Jon arfofnfcsi al ^ara^on vicino . 
Rifc^fTa allof la (jioventii id^ Tonno 
I fervidi inigliór anni a la gloria ' 

A la P^ria doyntu alfin d<u giuochi 
Divbiator, dal proiumar la chioma 
AI ben far volgerà, n) pili yedrafli 
Pender tremante a un ^irai: 4^pcchi, a un ceong 
Di prepotente ffmminil Infinf^. 
O tra j' incanto teatri , tra i fumi 
Di tphiumofo Sciampagna a: inénfe ^erne 
D'ozio, d'amor, di mwlicbre attrezzo 
Far al pubblico ben frode ed infaltp.., i 
Ai (chiarì, efempj il popolar letargo 
Anch' eifia dello, e rogeroire mani . t- 
Già di Bacco mniiitt , onde a, ricolmi 
Nappi Tt^ayia ^ U furor h^ea, 
Incalltran ìu' i provvidi lavori « ' : 
phe ai novi influfTì pullular g)ì . fanno ; ' 

E il 



ÌE il yfìh> ftngttCvtfi cui genti éflrane 
Il noftro luffe tributano impipgu^. 
Córrer faran per le natie fue verfe 
Che polpa e neAcj al patrio còrpo aéc'refc* .' 
Verrà frequente il forwlrer T urbane 
; È le campeftri ben felcia^te vie ' . 

I Lieto fcòrrendo^è ì naufcat; tm tìenipa' 

! Giojofo rivedrà nitidi albèrghi . 

( Noi di fede, e d'onòr feca ^ugnàndè 

I Del naturai candor d^l niite ingegna 

Prove darem; da noi tontàn le nere 
j Cure co'vizj feggiran, le bdle 

ji Virtti verranno, e tra noi tuttfe aniics 

[• Stanza ponendo un fecol novo M Usava 

> Saturnio regno rifiorir iranno. 

\ lo (leflb allora emùlWr di Matti 

Infm le cetre le ghirlande i balli 
1 De relicome Dee verrb con foto 

* Porto a'n^ei tanghi error 6tìe e refbmra^ 1 

J ^ In fu la riva del paterno fiume 
1 ' Marmoreo tempio a* Eternità facrandò . 
: In mezza x Qvtéì' de la fua gloria pieno 

l Grandeggerà rauftriaca Donna Attguftar 

\. A lei davanti di. vivace uRva 

La poeticfa fronte incpronato '' ' . 

Offrirò doni; ' I tragici coturni . . 

Succinto al pii Tepica tiiomba in tntCOO^ 
Or quadrighe votanti in fero carme ^ 
£ fudate paleftre e finte pugne 
Accenderò tutta chiamando in campo» 
Emula Attfoni^ d' Elidfe e Corinto: ! 

Y ^ ^^ "^ magni fpcttacoK notturni i 

I La verfatilefcenà è il pien teatro 

] Mille udranno d'^Ertii ombre' eloqumfx; , 

jj Weropc, Sofetósba, Argia, Tomm 

l< IH 



In baibaricapùmar. anime altare 
Vinciti|«^ dei &i e ìlei If'iianai, 
Sol d' lina Donila fembr^an. minori . 
Afpre d^ intaglio móftreran le -porte 
Del ;;w?p}o (culti i belfici trofei. 
L'arme le fpoglie de^l'aaftriaco Marte; 
E qui con 1' urpe e con le corna' infrante 
Vofgep^U r onda in PP. 4ì fans**? tinta* 
Trecfcia , i?^ t'idon :, la di fiiggeuti fchier^ ^^ 
Sparii i Liguri lidi ^ e PÀl^e eftrema 
De'vincwor is'agrira vinta al. paflb , . ,- 
Onde, di Gallia in i^nó arda la fiamma 
Cit'^Eu^òpaardea per .lei . D^ arme al tumulto 
tSefmania .tutta m ^Ipra- parte fcoffa . , • 
Tra fofpetto e furor vedrà gir mefti "7 
Danubio ,. Mo{da,eKen; D elmo ed' usbergo 
Non fàvolofa Kia^^Tp^ veftita 
Ungarico deftrier frenar yedraffi 1 r 

Del bel pefo fuperbo, il'nudo acclajo 
Brandendo ardita, e ai popol fidi intomo 
Il regal Pargoletto alto moflrando: 
£' dietro a lei s' affollerà torrente 
D'armati e d'armi, ignote genti ignoti 
Abiti e volti . La Vittoria aiata 
^Propederàvcon l'alma fede al paro, 
Innanzi a cui Livor, Difcordia, Inganno 
Daran le fpalle , e a la gran Donna lieti 
Al pii verran gli aviti regni , ond' ella 
Trionferà col divo Spofo a lato 
Del lauro imperiai cinta la chioma. 
Intorno al tempio fimolacri vivi 
Staran di pario m»:mo . Ad uno ad uno 
De la prosienie di Ridolfo auguda 
In lunga fèrie i Cefar; immortali 
SD|ranu ancor la maeflà dal volto; 



J26 

E coi Figli divini e col imA ' 

V indite jDQtiHfef'U litV&ttiile accorai 
Ed ai vezzi iitféggiàfe, onde dk>maà> 
L' anime bellieofé e i cuori' ìdteri . 
A loco ai locc^ il Nume lor d'intorno 
E le Provincie i ìe città friggetté 
Fian dai dotto fealpel cori proprie infégne^' 
Diftitìte e in doicié' umile atto difptìfte, ;. 
Quali adorando la pofferfte delira \ 
Onde-beata in lor pacfe d^vai' 
Tu Mantova feraì tra mille' sii$fntiàì 
Chd te non pur diftinguerà Tarmato . ... 
Petto a gK aflaltì e à Pire' olMi liivittaV 
Ma di lor delire ti larari follegrto 
L'alma Spofà getìtiiP inclito. tWte, ' 
A cui dt canto e di ^htanri appiàufr \ , 
Sorridendo Imenèo ìelRàmo' eterna 
Siccome a Genlcf Tiìtelat corona . . 



Ih FINE. 



NOI 



Corretto da D. Sebafliano Menchetti* 



3»7 
NOI 

RIFORMATORI 

Delio Studio di Padovsi 

Avendo veduto per là fècfé dì revifio^ 
ne, ed approvazione del P.F* Filippo 
Rofa Lanzi Inquifitof Generale del SaìntoOf^ 
fizio di Vertezid iòti Libro intitokto: Verfi 
Scioki, di tréEcàellémimodeimi attiori con aU 
cune Lettere dtP AfcadU di Kwnd ^ec.. Forte 
frimai e feconda e^* fiampi non v'eflèr cofa 
alcuna contro là fantà fede Cattolica,^ e pa- 
rimente per atteftato del Séei^tatio noftro > 
niente contro Prìncipi^ DUohi, coltami , 
concediamo^ licenza à Gioi Battijìd Remon^ 
^iW Stampatoi' di Fenezid chef j^ofla efière 
itampato^ oflervàndo gli ordini iti materia 
di ftampe,- e prefehtàhdo lef fdiitef copie alle 
Pttbblicne Librerìe di Venezia, e di Padova.» 

*Dat« li 2cf. Ottobre 176^. 

• 

{ Angelo Contarini Froc. Rif. 

( FrancefcQ Marofini 2®. Cav. Ftoc. Rif* 

C Sebafiiari Fo/canni Cav. Rif. 

Kegiftirato in Libro a carcf ai. al nam. i^t* 
Davidde l/Unchcfinì Seg.