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Full text of "Vita Dantis Aligherii"

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W 



°^X0 



VITA 

DANTIS ALIGHERII 

J. MARIO PfflLELPHO 

NTNC PBIMTH GX CODICE L&TEENmMO 
IH ITCEH EDII& 

■T 
HOTIS lUVSTUTi. 




FLORENTIAE 

EX T^POGKAPHU HAaHERUni 



A 



* 



^ 



K. CHURISSIUO 

* ■ 

SIG, Hi GIQVAKm ANGmLEa 

DELL* niF. E BE1£E TNIYERSHl. B SEGBEIAigU) 

DEULA COLONIA AHGADIGA 
DI PISA 



S 



e mia unicamente si fu la cu- 
ra di raccogliere, per quanto da me 
poteasi , le rime quk , e Ik sparse 
per queste nostre Fiorentine bi- 
blioteche della inclita eroina Pi- 
sanaMariaSelvaggia Borghini, Vo- 
stra concittadina, e le pih signifi- 
canii testimonianze del di lei valo- 
re,Vostro altresi si fu 1' impegno di 



dimostrarvinai trt ittiHe genlili gui- 
se Qti^ y % 'pereftii^miftrt t* rltoon o- 
scente. Ed infafti se alFapparire di 
esste ap|jiiu<ft -codesta cel^bratis- 
sima C^bii^ia Alfe^ , %lk primo- 
genita della R^Mafia Arcadia, e se 
ne decrel5 per programma della 
solenne triennale pubblica Adu- 
nanza dello scorso Gennaio le di 
lei lodi, opera totalmente Vostra 
ella si fu, o da Voi , che ne siete il 
degno Segrelario, promossa. Per 
Vo^ iti eSsa si rinnbvellb con una 
tersa ^ ed eloguente Vostra orazio- 
ne4'A|)oDeosi di si ^fan Donna, cui 
QOti disdegaa^no i Redi , i Maga* 
loai, ed ijSalvi{H di appellare la 
Saffo -det suo secolo , /a decima 
Musa , lo ^plendore , e la ^hria 
della Toscana, deir Italia , anzi di 
tutta r Europa . E si efficace ella 



fn, ehek dsbme ifisintiata trasloica' 
zione «feUe dS» lei i«ionorate cenerr 
dal luogo oBcnro, ov'ellen6 sonp, 
al Campo Santo , edifizio nel suo 
gencFe il- piti grande, e il piU- ma~ 
raviglioso^ che vanti l'Ii?alia, e die^ 
stinato per pereonaggi di gran va^ 
lenzia nelle letfere, sembra omai' 
assicurata per zelo, e per impegno 
del Nobil giovane Sig. Fabio di lei 
discendente. Per Voi in fine risonb 
codesto illustre Giornale Lettera- 
rio di non meritate lodi,piti assai di 
Voi degne,che di me. Siami pertan- 
todopo sigentili Vostre officiosit^ 
almeno concesso, che pubblicando 
io adesso per la prlma volta la Vi- 
ta di Dante Alighieri, scritta dal 
celebre Gio. Mario Filelfo , la fregi 
per un tenue saggiodi mia gratitu- 
diae, del Vostrp iilustre Nome si 



i 



caro alle Muse , alle Lettere, agli 
amici^e allaPatria. Accettate adun- 
que di grazia quest' oilerta , che io 
.yi faccio,e serva questa sempre piti 
ad assicurarvi delP alta stima , e 
della grata inestinguibile ricono- 
scenza, che a Yoi professo , e colla 
quale ora per sempre mi Yi di- 
chiaro. 



yoOro Obhlig. Dev. Semtore 
CAIf. DOMEHICO HORENI 



Al BBNIGm 



LET T O Rl 



nr 

X rar non mi lascio gik dalla vertigine 

Di scriver moIto,e imbrodolar le pagine, 
se dopo a^er nei giorni scorsi sprigionata 
dalle tenebre la curiosa^ ed interessante 
descrizione del Kiaggio per V alta Ita^ 
lia del Ser. Gran Principe di Toscana^ 
poi Granduca Cosimo iiLj oso adesso 
di nuo\^amente comparire in scena. JSf^, 



vni 
fetto unico egli si e^e non mentisco , 
di quel vii^o tenero trasporto , cui fino 
dcL piii s?erdi ithi^ M hidi sempre nU' 
drito per la mia patria , e pe i di lei 
gloriosi immensurabili fasti^ per i quali 
si e ella ^eAduta si delearej 4 a hiunaU 
tra d^Italia inferiore . Ed infatti tutto- 
ra, a fronte della gia albeggiante mia 
chioma^ punto illanguidito sifatto mio 
impegno , di sovente mi sprona , e sti- 
mola a secondarlo • iVe cib per la scioc^ 
ca smania di esser mostrato a dilo^ o di 
voler comparire quel che in ejfetlo io 
non sono^ ne mai ho presunto di essere , 
bastantemente istrutto dal nostro biz- 
zarro poeta Alfonso Pazzi in questi due 
versi^ che 
Sloho e cbi ^i presume di sapcre, 

£ (iti'^i:doghi b6ttl,(ih6 ki lieb Mterht^. 
Mihfdtttan illUitr&stititidr^eebbeti di- 

i»^ft jE)tt^. I iB.diimm. Ljtni.ddirAnto- 
ldgiit;8Hm'la ibHgm,ch^i\ Wtoi^febi scri- 
V*^^iftp^)B\da Ibfiiftitifhtb dtilla felice Sua 
patHia ; k§b/tt ibt^ii gtdrib , '* nieco stesso 
t&fnpih&iitmi d' ai>iirb piii Vottej e senta 
iris^tiiihJdufia tNbutHtb quei mio filinh 



affttto^ ahtle sidebbe^ e di cui chicchessia 
do^rebhe dsserne gagliardemente com- 
preso ^ ed inehfiaio , con quelle mid fe- 
ntii j rna lahortose fatiche ^ delle quali ^ 
e cib detto sia sol di passaggio^ e senza 
Ostenlazione j tutto di , e per ogni dos^e 
essendone io rieercato , e con replicate 
inchieste molestato, mi con\^iene^ benche 
di male in cohpo , chp per emancipar^ 
mi da sifatto imbatazzo io dia qui in 
fine il di loro noi>ero con qualche notO" 
rella ^ che piu rni sembrera acconcia^ e 
Gonfacente alh hrame di costoro , e di 
quei in ispezidttct)^ che non sonosi mai 
imbattiiti 6 veder^le. 'Intantoper ulterio^' 
re riprova di si fatto miotenero^ edar^ 
denle trasporto phr essa mia patria pre^^ 
sentovi^o binigni Lettori^ unantica vita^ 
non mai fin qui comparsa in luce^ del- 
t immortal noslro Dante jilighieri^ di 
quel Dante , di cui poeticamente dir po* 

ftehh&si ^che 

Apoflb it fece , e poi j .tippe la staoipa , 
non assai conosciuta , ne tampoco ba-^ 
stantemente cehbrata per certe sue sin* 
golari particolarita, le quali invano H* 



■M 



X 

cercherebbonsi altro\^e. Ed infatti a mio 
credere elleno solo sariano piii che atte^ 
e vale^oli a dissipare certe questioni in-- 
sorteper ispiritodi municipale partitOj le 
cento volte con accanito impegno^ e sem-- 
pre con nausea rimesse in campo dai 
nostri ai^i^ersari , e le cento volte con 
raffinato criterio vittoriosamente ribat- 
tute . E queste vertono , ed aggiransi in- 
torno alt origine , ed alla esclusiva pre- 
eminenza del Toscano linguaggio sopra 
di altro qualunqiie siasi d^ Italia^ e in- 
torno aUortodossia di Dante medesimo 
assai compromessa colV attribuirsegli 
queir opera de Monarcbia , che e in lu- 
ce (i), e che con solenne spacciata im- 
postura va sotto il di lui nome^ anate^ 
matizzata in seguito nella piii valevole^ 



(i) Quest' opera fv per la prima volta 8tampata 
Del i556. ia Basilea per Gio. Oporino in 8.9 e 
qaesta edisione ^ molto rara • Assai piu conosciHta 
dquella di Siraone Scardio che l^inserl nel sao 
Trattato de Imperiali lurisdietlone impresso altre 
due Tolte* 



tl 

I 

e^ autentica forma dalla Chieia riunita 
neU ultimo ecumenico Concilio ]^ma di 
cib in seguito piii distesamente . V au- 
tore di essa vita^ scritta sulle traccie di 
quella^ che ahbiamo fin dal 1671. in 
stampa , di Leonardo Aretino^ e Gios^an 
Mario Filelfo da Tolentino , figlio di 
Francesco^ ambidue celehri letterati del 
Secolo xr. Di essa nelle nostre Bibliote" 
che avvene un unico codice^ e questo in 
pergamena , ed apografo nella Lauren* 
ziana al Plat. 65. Cod. 5o., // quale a 
prima vista^ e prima di percorrerlo ^ 
sembrammi per la eleganza del carat- 
tere , scritto da un diligente calligrafo , 
ma la bellezia non ha poi punto corri- 
sposto a quel che piii interessavami; ed 
e stata per fatale combinazione cosa qf-- 
fatto disperata di rintracciarne altro 
nellepiur accreditate hiblioteche d^Italia^ 
tnlche alcuna volta non mi e avvennto 
raddirizzarne ih sentimento j e di cib 
ne prevengo i miei Lettori^ e in ispeziaU 
ta i maligni , i quali al dire del nostro 
Satirico 
NoQ vedoQ quaQto umaa saperja h \tiUvvno. 



XII 

Tta gli altri^che sidistinsero in iscrivere 
di si immortal nostro Poeta le memorie^ 
e i pregii immensi^ dei quali abbondano 
in ispecial guisa le inimitabili tre sue 
Cantiche^ non sono da tralasciarsi in 
oblio due Oltramontani^ ambidiie Fraih' 
cesij ma di un meritofra di loro incom^ 
parabilmente diverso , dei quali qui a 
bella posta mi era riservato di far men- 
zione piii estesa di (fuel cK e non com- 
porta una ristretta nota sotto il testo. II 
primo di essi eMons. deChabanonMem' 
bro dell^ Accademia Reale delle Iscri" 
zioni , e belle Lettere di Parigi , la di 
cui vita fu pubblicata in Amsterdam nel 
1773. //1 8i E qui subito senza perder 
tempo dico io; E non sapea eglij ckeper 
iscris^erla , com^ e si dovea , eragli ne - 
cessario il percorrere tutte quelle , che 
gih erano state pubblicate in Italia , e 
non fermarsi , coni ei fece , nelle sole 
sibritte daGiOi Boccaccio^ e da Leonar- 
do Aretino ? Ignorb perfino quella , che 
oon tanta esattezza pubblicb il Ch. no* 
stro Giuseppe Pelliin Venezia nel 1 7 58., 
snde adir9yqMindicianniprima^ che esso 



xin 
de Chahanon ponesse iu luce la sua . 
Volendo egli intraprendere una si /at- 
tajatica^ non dovea egli ps^ima chiarir^ 
si con diligenza^ se altri avesse gia trat- 
tato questo argomento? Se cosifatto e* 
gli as^esse , sarehhesi astenuto di darci 
una s^ita di Dante si superficiale , e si 
malconcia di tanti , e si gravi ahhagli . 
^ egli mai awenuto y siccome fin d! aU 
lora fu awertitOj che chi imprende 
a scrwere la vita d un uomo illustre ^ 
ne ignori il nome , e il cognome? EppU" 
re e cosi. Egli pretende ^ che il nome 
Alighi^ri fosse il nome proprio dato ai 
figli^ ed CL nipoti di Caccinguida^ e che 
Dante il rice\^esse nascendo: le noin d'A- 
lighieri fut donn^ aux enfaQS, et aux pe- 
tits-enfaQS, Le Dante le recat eQ oaissant ; 
cosi egli confonde il nome proprio col 
cognome . Piii curioso ancora e cib^ che 
segue : Sol lungo tempo dopo, dice egli^ 
ei fu cbiamato Dante, pe' vaniaggi come 
81 dice , cbe col suo genio aveva recati 
alia sua patria. Ma questa strana etimo- 
logia a lui stesso sembrando sospetta , 
e ne reca un altra^ di cui fa autore Iktn 



J)ayJei Attghieri oeUa stia iafaozia fu so-» 
praDQOQiatq Duraote, e per brevitaai dis- 
se . poi Daote . Ecco dunque il nome dh 
Duraaie, ossia di Dante secondo lui di-^ 
s^i^niilo un soprannome . Sappia adun-^ 
que egli , che Alighieri non e nome pro' 
prio , ma cognome di famiglia , e che 
Murdnte non fu soprannome^ ma nome 
dato, nel Battesimo al nostro poeta^ cfte 
poi per vezzo fu sempre appellato Dan^ 
te . Quindi passa egli a pariare a luHgd 
degti amori di lui ancorfaneiullo colta 
Beatrice di Folco Portinari^ e per pro" 
\Hire^ come egli in eta di soli noi^e anni 
potesse innamorarsi^ riflette^ che Tardor 
del chrna accelera lo sviluppo delie passio- 
ni, come se, la patria di Dantefosse si- 
tuata sotto la cocente Zona torrida. Egli 
temendp (£ aver troppo a lungo parlato 
di si fatti amori reca a sua difesa alcu- 
neragianij tra le quali non osservd, 
che Dante nellu sua Viia Nuova parla 
spesso da poeta piii^ che da storico , e 
che non tutti i fatti^ che essa narra^ si 
debbono credere per veri • La Janciul^ 
l^zzu ^ e la gioventic di Dante presso di 



lui tutta riducesi alV amore con Beatri- 
ce^alla scuola^ cK ei frequentb^ di Bru* 
netto Latini , e allo studio , cK egli w 
aggiunse della poesia , della storia , e 
della teologia . Ma perche non ha egli 
aggiunto , che Dante coltis^b ancora la 
Musica^ e Parte della Miniatura? Per^- 
che non esaminb egli^ se Dante sapesse 
o nOj di Greco , nel che di^erse sono le 
opinioni di dhersi scrittori? Perche non 
osservbyche alcuni antichi scrittori qffer- 
mano cK egli studib nelle T^nis^ersita di 
Bologna^ e di Pados^a ? Perche non nor 
tb cib^ che un altro scrittore antico affer^^ 
ma , che Dante fu no^izio delt Ordine 
de Minori , e ne depose poi V ahito? Di 
tutte queste notizie averebbe egli potu- 
to arricchire questa sua superficiale , e. 
sterilissima s^ita^ se as^esse con attenzio" 
ue consultati gli scrittori di quella eta^ 
come prima di lui avem fatto il Pelli . 
Moltefurono le ambasciatCy delle quali 
fu incaricato Dante , or dalla Repub- 
blica Fiorentina , or da dis^ersi Prin" 
cipi y chi crederebhe , che di niuna di 
esse si/acesse in questa s^ita menzioney 



XVI 

Jranne una al Pontefice Bonifanio vm. 
e t ultina , cK ei sqstenne poao innanzi 
alla motfte per Guido da . Poienta Si^ 
gnore di Ra^^enna P Se poi alcuna brfh 
masse di sapere^ quando Daffte seriveir 
se la sua Commedia , non potra certo 
sodisfare il suo desiderio in es^a vita • 
Solo ^gli ci assicura^ che Dante ne pre^ 
se il soggetto dalla celebre rapprfisen* 
tazionedeltlnferno chefufatta neitAr^ 
no in Firenze nel 1 3o4. Ma coriie sep^^ 
pe egli y che Dante non aves^ gid allor 
cominciata la sua Commedia? (J^rto 
non fon pochi coloro , i quidi sostengor 
nOj che prima dei suo esiiio m\^enfjUo 
nel i3o2f ne a\>fi$se gia composti sette 
Canti. E ancofche cibfossefalso^ Dan- 
te nel 1 3o4. non eru in patria , e non 
pote percib alla veduti^ di quelio spetta^ 
colo s^egliarsi in esso t idea del suo 
poema(^i ). Crede poi d^as^eregli scoperto 



(i) Di qaesto ioferaalefiipetucolo cqs} ne scrive 
Gio, Villani al Cap* lxx. del lil. vin. della Croni-* 
ca . Quegli di Borgo S. Francesco si mandarono 
un bando , che ckiunque volesse sapere nosfelle 



uria prova del cattwo gusto^ the domi^ 
nam in quel secolo , nel titolo di Com" 
media , che il nostro poeta die alla siia 
cantica , e mostra qui di non sapere , 



deir altro mondo , dotfesse essere il di di calendi 
Maggio ( i3o /^. ^ in suH ponte alla Carraia,e 
d* iniorno alVArno ; e ordinarono in Arno sopra 
harche^ e nancelle pulchi, efeciomfi la simiglidn" 
za,e figura dello ^nferno confuocki,ealtre pencyc 
' martorii , con uomini contraffatti a demonia ot" 
ribili a vedere,e altri^ i {juali as^eanoflgure d^ani-* 
me ignude, che pareano persone , e mettevangli 
in quegli dis^ersi tormenti con grahdissime grida, 
e stridaj e tempesta, la quale parea odiosa^e spU" 
tfenteuole a udire, e a {^edere^e per lo nuovo giuo^ 
co vi trassono a vedere molti cittadini , e 7 ponte 
alla Carraia, il quale era allora di legname da 
pila a pila,si carico si di gente, cbe ronno in piic 
partcy e cadde colla gentey che f^' era suso , onde 
molte genti vi morironOp e annegarono , e molti sc 
ne guastarono le persone, sicche il giuoco da bef" 
fe avvenne col vero, e com* era ito il bando, molti 
per morte n^andafono a sapere novelle deWaltro 
mondOf con grande pianto, e dolore a tutta la cit" 
tade , chc ciascuno vi credea avere perduto il fi' 
gliuolOf o Hfratello'^ efu (juesto segno del futuro 
danno , che in corto tempo dovea venire alla no^» 
stra cittade per lo soperchio delle peccata dei 
cittadini. 

i 



/ 



( 



xvm 
che egli cosi chiamolla , perchS , seconr 
do Itd lo stil piano , e mediocre diceasi 
G>iiiico ; e wlle con questo titolo darci 
a conoscere di avere usatolostile subU^ 
me , ed eroico ^ benche poi altros^e egli 
accenni la vera origine di sijatto titolo. 
Circa poi al rdcconto delle cis^ili di- 
scordie deUa. Toscana y e specialmente 
di JFirenze , delU quaU egU ragiona , 
mostrasene taholta non bene informatd. 
Questefurono fataU a Dante^ il quale 
n^ ebbe perfrutto t esilio , e la confir 
sca dei beni . EgU fu accoUo in Fero- 
na da Alboino deUa Scala ^ che ne era 
Signore s ma la mordace risposta di 
Dante , che riferisce m. de Chabanon ^ 
fu da lui data non ad Alboino , com^ e- 
gU qfferma , ma a Can Grande di lui 
frateUo . Poco finalmente esatto e cib , 
che egU ci dice deUe diverse stazioni^ 
in cui soggiornb il nostro poeta nel suo 
esiUo. NuUa qui abbiamo delF abitar 
cK egUfece presso il March. Maroelh 
Malaspina in Lunigiana; nuUa delta- 
micizia dalui strettaconBosoneda Gub^ 
hio y nulla di piu, aUre cittitj incui pre- 



iendesij cke per qualchetempo ci dimc- 
rasse . Parla piii a lungo del preaccen' 
nato Guidone da Polenta j e supplisce 
colla immaginazione a cidy che non ab- 
hiamo nelle storie^ descris^endoci guesto 
Principe y come uomo qfflittOj e sconr 
tento al vedersi in mezzo a un popolo 
d^ ignoranti j e che tutto rallegrasi al 
vedersi comparire innanzi Dante da lui 
invitato. Dove poi ahbia egli ritros^ato , 
che Dante in Ravenna tenesse scuola di 
poesiaj aspetteremo cKegli stesso cel di' 
ca . Ma che vado io rinvergando cosi 
alla minuta ^e ad una ad una le inav" 
vertenze , e gli ahbagli da lui commes-' 
si^ e che si comuni eglino sono a guei^ 
che d^Oltremonte vogliono sdottoreg^ 
giare sulle cose nostre? Altrettanti , ie 
non piu , vorrei notarne nella seconda 
parte di essa vita j ove si prefisse di dar 
distinta notizia delle opere del nostro 
poeta 9 se non fossi sicuro di rendermi 
molesto , e grave ai miei Lettori . 

Non cosi e da dirsi deltaltro scritto- 
re Francescj e che trattd t istesso argo^ 
mentOy c cheiUustrddapari suoela di 



%x 

Im vita , € il di lui poema. Questi e M. 
Merian , di cui nulla il Pelli , il quale 
inseriil suo scritto nelleMemovi^ deirAc- 
cademia di Berliao del 1784. pag. 439*, e 
,aegg. Jnzi e a confessare a tutta e- 
.quitd non trovarsi finora autore alcu- 
^tio Oltramontano yChe con uguale esat^ 
tezza abhia maneggiafo un si Jatto 
argomentOy e con piede cosi sicuro^ sen- 
za mai inciampare , abhia corsa la sto- 
ria letteraria , e civile d Italia di quei 
tempi. Tutto cibj cke a Dante^ e airar* 
gomento del suo poema , e al modo , ed 
allo stile , con cui V ha egli scritto^ ed 
allascienza^ di cui eglifa or lodevole^ 
or biasimevole uso , tutto ivi vedesi con 
somma vimcita insieme^ e con singola- 
re aocuratezza svolto , e spiegato . Egli 
mqstrasi versatissimo . nella lingua To- 
'Scana; ed infntti^ cosa rarissima nelle 
stampe di Oltramonti y molti tratti di 
JPante W sincontrano esattamente stam- 
pati ^ efiedejmehte tradotti. Egli rilem 
assai hen0 i sommi pregii di Dante, 
ma pon ne dissimula i molti difettije 
\ci ddJn somma la piic giusta idea^ che 



xxl 

bramar la si possa , deila dwina CoM*^ 
fiiedia , e delF autore di essa . Or diiri^ 
que^ dico io , non colpii nel segno^ aV- 
lorche dissi esser tra di loro su di cib 
una grandissima disparita di merito ? 
Altri molti su di questo medesimo im^ 
portante argomento sonosi a di nostri , 
e di quc^y e di Iti dai Monti utilmente ^ 
e con buon successo affannati si per ret-^ 
tificare sempre piii la^ di lui s^ita , e l& 
di lui dolorose vicende non ancora ba^ 
stantemente dilucidate , ne messe in 
chiaro , che per disascondere di sotto il 
velame degli versi straDi cid^ che in avanti 
sembram non potersi sifacilmente dici" 
ferare. B che di coloro poi dirassi^ che 
per le tante difficolta in essa cantica 
contenute , svogtiali , e disgustati di st 
fatta lettura si mostrano , e che quasi 
inetti ad assaporare le tante squisite 
bellezze^ che in essa a otta a ntta incon^ 
transi , osano disprezzarla? Vorrei dir 
loro con uno dei piii insigni nostri scrit- 
tori del Secolo xr//., che il poema di » 
Dante e biasimato da molti^ perctiegli e 
letto da pochi y e da pochissimi inteso ^ 



xxn 

perchi pochissimi lo leggono qmnto e co^ 
me bisogna per bene intenderlo . Egli e 
simile €i vini generosi^ i quali per trop- 
pa gagliardla riescono austeri alpalato^ 
e fumosi alle narici , e fanno tosto rir 
scuoter chi gli assapora. Laonde ipiii 
gli lasciano starcj e pasteggiano piii vo- 
lentieri con vini amabili y e leggiadri y 
che non aggravano ne lo stomacoj ne la 
testa^ e passano felicemente. E per non 
dilungarmi datt incominciata compara- 
zionej sappia chi legge Dante ^ che se 
egli auserh V intelletto alle maniere pel^ 
legrine ^e a bizzarri concetti di guel 
poema ^ guando poi si ritorner^ a legge^ 
re gli altri poeti , questi a lui rassem" 
hreranno senza nerbo , e senza sustan^ 
za I come appunto a chi as^ezza la boc^ 
ca al notissimo s^ino di Spagna^ il rosso 
di MontepulcianOj e la f^erdea djirce- 
tri f benche tutti mi sogliono ( cosi Car- 
lo Roberto Dati in una bozza informe 
d! una sua dissertazione ms. nel Cod. 
919. Magliabechiano della Class. rn.) 
apparire acquerello . A wler pertanto 
gustare questo scrittore y dice il mede- 



xtni 
simoj nonbisogna sgomentarsijSe si tro- 
van 9 come si dice , degli ossi duri; eja 
di mestieri aver buona dentatura^ e 
schiacciarliper trarne fuori la midolla , 
che poi finalmente riesce saporitissima. 
Contrassegno estndente di guesta veritH 
e 9 che quanto egli piis si legge^ piii ci 
dilettay e se nel principio dispiace^ o al^ 
meno piace poco^ nellajfine s. ammira # 
Non eguiluogo^ ne tempo da iwe^ 
stigare se un si nobile suo eccitamento ^ 
rinnovellato ^ non e guari di tempoj 
daU aurea penna del chiar. nostro Sig. 
Vrbano Lampredi in un artieolo inse^ 
rito nel Nam. xxt. pag. 43 a« ^ se%g. 
deirAntoloff a^producesse allora quefUef- 
fetto^ cK ^ si compromettea il Dati di 
ottenere dalla nobile Fiorentina gioi^enr^. 
<a ( I ). Certo perb e, che poco dopo t imr 
mortal nostro Anton Maria Sahini 

(i) Sapess'io per rianimarla agli studii imBattcrmi 
nA Discorso in esortazione allo studio a* Ifobili 
Giovani Fiorentini , non mai fin qui tratto dalle te« 
nebre, del Gentiluomo Fion G)5imo Bartoli appellato 
dal Poccianti /^ir ingenio subtilis , clotjfuio tersus, 
sermone disertus , et omni scientiarum genere 
consummatissimus.E^M stesso apag. 8. de'suoi jRo- 



' XHV 

Miracol di virtii, primo ornameDto 

DelL' Italico suol , 
come il denomina il Casaregi^ ehbefor- 
temente a dolersi del di lei assopimento 
descrittocl iniqtuslsuo hel ^onettOj pub- 
hlicato da me pcr^laprima volta a pag. 
xii.della prefazione a^quei ^oo.^ e piu 
di lui sonetti nonmai in amnti compar-^ 
si in luce . ^. : . 

O FiDremina giovetttu4^]ankicD 
Tuo valor dov' ^ -gUtf ? V sono quelle 

- Maniere falicos&, drtiatd , e Wle^ 

• Ghe la terra li featio \ e '1 cield^ ^mico ? 

Caro il travaglio fu , T ozio nemico, 
Ignobil mostro , effeminato , imbelle : 
Salia tua fama allora alF auree stelle ; 
Ora h sepolta , e lagrimando ii dico. 

Gli onorali esercizj , e i dotti studj , 
Ghe fanno il corpo,e adornano la mente^ 
Onde avvien,che Tonor si merchi^e sudi, 

Gaduti sen tornarono al niente? 

Gli spirti or sempre fien di virlu nudi, 
£ di tua gloriaje faville spente ? 

gionamenti Accademici ci nanra d'averlo recitato ncl 
,i54i. iieU'Accademia Fior.^ ma ^ue$to pivi non si trova. * 



E cost de^ suoi tempi scri\>ea il Redi in 
una delle sue lettere: Sono lanioneghit- 
tosi 5 

Come negghiezza fosse lor sirocchia . 
E se costoro di si gran nome fosseto 
ancor tra noi , che ne direhhero? II di^ 
ranno pur troppo neW eta future glt 
scrittori deifasti della letteratura Fio- 
rentina del secolo decorso , e del pre* 
sente , e diranno , giustamente rimpro- 
verandola^che nei tempi gia era talmen- 

te j e nel maggior modo^che immagi- 
narlo h possa^ coltimta^ e protetta da^lla 

nohilta nostra^ che semhram essa quasi 
esser di sua privativa . E conie no? jf^e- 
dasi la piena testimonianza , che fa H 
P. Negri nella storia degli scrittori 
Fiorentini .Essa e si piena zeppa di 
scritlori delle primarie no^tre famigliey 
cke fa shalordire chiunque vi ponga 
mente; ne solo per la di loro ridondan- 
za , ma per la celehrita della maggior 
parte di es$i * E qui avvertasi , che se 
esso Negri non ne a\>esse in essa storia 
tralasciati , ed avessela condotla dalla 
penultima decade del se.colo xfriL fino 



» 



al i^iio*, 171 cui egli moriy un assai 
maggior numero ne sarebbe di essi ri- 
sultato . Questa gloria de nostri mag* 
giori desti ne' nipoti di (fu^ gloriosi 
qualche scintilla d! emulazione , cAe ri-^ 
Si^gli il seme assopito del 9alore Fio- 
rentino , per non mostrarci da tanta 
nobiltd d! origine tralignati . 
B quiy per non istancar piii da vantag^ 
gio i miei Lettoriytermine porrei a que^ 
sta mia cicalata , se piic a lungo com* 
portar potessij e con indifferenza la non 
peranche vendicafa falsissima accusa 
dataci a gran torto , e non e guari di 
tempOj da uno scrittore di Id dai Monti. 
Questi non as^endo^ mentre egli fu qui 
tra noij scorto 

Goa qae'saoi occhiali afTutnicati^e rotti, 
siccome a sifatto proposito si esprime* 
rebbe ilfaceto nostro Cantore del Mal- 
maatile racquistato , alcuna pubhlica ri^^ 
cordanza , o monumento in onore , e in 
memoria del grande j del sublime j e 
dis^ino poeta Dante , ardi impudente^ 
mente spacciare , che come in vita^ cosi 
dopo la di lui morte 



\ 



> 



xxTH 
« qneWo iograto popolo maligoo , 
Clie discese di Fiesole ab aaUco , 
E tiene aocor del moDte^edel macigno» 
mai cura atcuna nel lungo periodo di 
circa cinque secoli e iion si e presd 
in 9eruna guisa di onorarlo o con sta- 
tue y o con pitture^ o con iscrizioni . Ma 
per la JDio grazia facil cosa ella e lo 
smentire si fatta menzogna^ mentre da 
piii secoli esiste ^ede ancora a mstd 
di tutti presso ad una delle porte late^ 
rali della nostra Chiesa Metropolitana 
una gran tavolay postas^i per pubblica 
determinazione dei ig« ottobre i455« 
In quella egli e figurato in toga rossa 
vestito alla civile j e coronato di lauro ^ 
con una wduta della citth nostra , ed 
una idea della sua commedia con i se* 
guenti versi dettatiy siccome credesiy da 
Coluccio Salutati Segretario della Fio^ 
rentina Repubblica^ o come altri voglio- 
nOy e specialmente il Can. Sahini^ (fa 
Bartolommeo Scala : 

Qai Goelum cecbit mediamque imamque tribunal>. 

Lustravitque animo cuncta Poeta suo , 
Doctus adest Dantes sua quem Florentia saepe 

ScDsit consiliis , ac pietate patrem • 



XXVIII 

Nil potuit tanto mors saeva nocere Poetie.; 
Quem vivum virtus carmen imago &cit • 

Ne questa era di si gran poeta Tunica 
puhblica ihemoriay che quijbsse fin dal- 
r antico , siccome la spaccib inesatta- 
mente il Migliore a pag. 33. della sua 
FireDze illuslrata (j^ : In S. Croce erd 
pure il di lui Ritratto^ e cosi netta cap- 
pella del Palazzo^ che si dissedel Pote- 
stdy ambedue dipinti da GiottOj e ce ne 
fa su dicib testimonianza ilVasari^e pri- 



(i) Qui 4 a riflettere , che 1* attuale quadro fa sosti- 
tuito ad altro piu antico , ch' era nell' istcsso luogo , e 
che ivi fu fatto porre probabilmente sul principio dcl 
Sec. XV. da un certo Maestro Antonio, Frate di S. Fran- 
cesco, pubblico Spositore di Dante in Firenze , e^-in 
detto anno i455. di li rimosso . Che cosa di essone sia, 
stato , nol so \ so per altro d'averIo io stesso v^duto 
molti anni fa sotto il piccolo loggiato delU Opera del 
DuomOj ma lacero assai^ e sfigurato. II Ch. Sig. Yin- 
cenzio FoUini a pag. agy. T. n. della sua Firenze 
antica , e moderna illustrata riporta la mempria , 
che in esso primo quadro leggevasi tratta da un codi- 
ce Riccardiano. E perch£ essa memoria contenea un , 
rimprovero contro i Fiorentini, cosi credo costantemen- 
te, che per (juesto motivo, e non pcr altro; foss'egU 
di li rimosso . 



ma diluiilnostroGio.MarioFilelfo (jui 
a pag. 122^^ come pure nella Chiesa Bat^ 
tesimale di S. Giovanni per attestazio-- 
Tie d^ una lettera di Marsilio Ficino a 

• 

Cristqforo Landino , impressa infronte 

al Commentodi esso Landino , vedeasi 

r immagine di lui^ quella istessa^ che 

in esio Tempio era stata per onoranza 

'solennemente coronata di lauro y su di 

* che sembra essersi^ per cosi dire , ^jwe- 

rato cib , che lo stesso poeta immagi' 

^nato si era nel canto xxr. del Paradiso 

'irers. 7, e seg, 

Coa altro vello 
Rilornerb poeta , ed in sul fonte 
Del mio battesmo prendero '1 cappello . 
E per s^enire ai tempi a noi men rimo- 
ti , e per vie sempre piii confondere 
H irri^erente autore di sifatta menzo- 
g^a, sappia egli^ chefino dal i5S']. fu 
collocato per opera del Sen. Cav. Bdc- 
cio Valon sopra la porta esteriore dello 
Studio Fiorentino il di lui Busto . 
Ma che sto io qui a confondermi su 
di cib , quando ahhiamo una testifno- 
'nianza si ^antica di Leonardo Jr^etino 



XXX 

mlla di luivita? Egli diceyChe^^ trcppo 
lunga impresa sarebbe il numerare tutti 
i ritratti , che del nostro poeta /urono 
da eccellentissimipennelli lavoratiygiae^ 
che pochi vi sono nella nostra cittit , i 
quali alcuno o nelle case^o nelle wlle 
non ne conserw gelosamente ,, • 

F^ero perb egli si e , che mai non gU 
fu innalzato alcun Depositoj ma questo 
non avs^enne gih per incuranza ^ ne per 
indifferenza dei FiorentiniySiccome con 
malignit^ ha supposto il medesimo Ol^ 
tramontano scrittore. Sappia or dungue 
egli a sua conjusione^ che fin dat 1 396» 
la Repubblica Fiorentina cousuosiden-^ 
ne decreto , rammentato da tutti guei , 
che scrissero di Dante^ ordinbche eretto 
gli fosse nel nostro Duomo : ma quel 
decreto non ebbe mai adempimento. Si 
wleario da Ravenna le di lui ceneri^ 
ma Ravenna tenea carissimo il premio 
di sua ospitalith per non cederlo alla 
mal consigliata patria^ che weah ban" 
dito y e che egli mai sempre apeala e 
asHintij e dopo amata con qffetta pari 
al( (dtezza delfanimo suo. 



i JFHorentini sudi cib ^iemaggiormente 
nel i\i^j ma neppure allora lecttenne- 
ro y come tacitamente risulta dalla se- 
guente lettera scritta in detto anno al 
Signore diRas^enna dal Segretario della 
Repubblica Fior.^ la quale non avendo 
mai fin qui veduta la luce^ ed a^endohs 
io ritros^ata nel Regio Archiwo delle Ri- 
/ormagioni nel Registro di lettere e- 
sterne del i4^8., e i4^9« Pg* ^?^* T. 
xxiF. Class. X.J mifaccio un pregio di 
qui riportarla y e tanto piii wlentieri , 
in quanto che per essa risulta contro la 
mendace asserzione di colui qudnte pre-^ 
mure £ si prendessero i Fiorentini per 
effettuare le di loro brame . Sono que^ 
ste esse le parole : 

Domino RavenDensi 
Magnifice Domine , Amice carissimo • 
Si no8 , universusque Populus noster, 
singulari, ac praecipua aiFectione, diiectio* 
neque existit erga iuclitam, indeficibilem* 
qne memoriam Dantis Alagherii, poetae 
optimi y atqne famosissimi, nec vos, neque 
aJ&um ^oemquam decet admirari • Gloria 
quippc huius viri talis est ^ ut et civitati 



Aostrae /splendbretai , et lattdem procul 

dobio afferat , et illastret fpatriani illius 

iQgeDii lumea • Qais enim tanta celebri- 

tate, imnmrtalitate oomiDis hacienas fuit, 

qaanta hic pbeta in praesenti est, et ut 

tconiectare qaimus, erit in posterum sem- 

piternum! cuius libri tanta elegantia scri- 

pii sunt y ut nihil excogitari queat prae- 

staniius • Tanta sapientia , et doclrina , 

tantaqae varieiate , et copia , ut et indo- 

\ctos delectare , et doctissimos , praestan- 

.tissimosque bomines doc^re, et universos 

dirigere, ac instruere possint. Sed omissis 

eius laudibu3^ quae non epistolarum bre- 

vitatem , sed voluminum prolixitatem fla- 

•gitarent^ad rem ipsam, quam intendimnSy 

vcniemus « Fuit iam pridem per nostram 

Rempublicam (.cioenel 1396. )coastitu- 

tum/ut Dantis Alagherii, et Francisci 

Petrarcae, inclitorum poetarum, sepulcra 

ciim ea,qua decet magaKicentia^in urbe no- 

stra, hoc est in patria ipsorum poetarnm, 

' construerentur ( I ) . Qnam rem hacte/2us 



^ (0 Su qnal fondamento posano eglino i nostri Storici 
ile loro asserzione^ che nell' istcsso preaccenneto decre« 



ixxin 
praetermissam decerQimus nunc , , utpote 
laudabilem , et commeQdatione dignam , 
ad effectum })erdacere. 
. Gum iiaque iilorum cineres, aiqne w%\ 
ixi patriam reportanda, et monumentis 
eiosdem condenda Decreto patriae ^ exi* 
atant, siotque in civitate vestta Raveanati 
cioeres, et ossa Dantis ispsins, Magnificen- 
tiam Vestram affectuosissime rogamus, ut 
QOQ difficilem se se velit exhibere circa iU 
lorum redditionem , sed favore nobis ac 
desiderio nostro praestare , quo pro illis 
cam ea,qua decet, veueratione istuc mitte- 
re^etFioreutiam transferri facere valeamus. 
Super quam quidem rem qoq gra- 
ve sit , rogamus , Vestrae Maguificentiae 
Qobis respondere . Datum Ftoreutiae die 
prima Februarii mcggcxxviiu. 

to*del 1 396. compre$i]|fo$sero per A (atto onore , oltre 
i due qui nominati, ancora il Boccaccio^ 1' Accursio , e 
ZanoLi da Strad^ ? Questo prezioso documentOy affatto 
nuovo^ e ehe aquelio appeiia del iSgG.» nongli nomi- 
na^^ benchijancora essi tie fossero meritevolissimi , 
dufique & a conchiudersi esser falsa sl fatta asserzione 
inventata , pcr quanto ho veduto , ddlV Ammirato il 
Giovane nelle giunte alla storia del ^niore , e quin- 
di ciecamente seguitata 'dagl' istorici posteriori • 

C 



J^e per sXfcdta ripHfAt rifmlgesiap^ 
yilirono giammai i Fiorentini^anzi pieni 
diflducia ebbero ricprso al lora coneiita-^ 
dino 9 e protettore Leone x» Som. Pont. 
mediante una supplichewle isianza tn 
data dei 30. Ottobre iS^i^ dame qui ri^ 
prodotta a pag. i38«y e che ora consers^or 
si nel nostro Jlrchivio DipUmaticQ cotta 
firma di tapti nostri illustri personaggi^ 
tra i quali non e a tralasciarsi il divina 
nostro Michelangiolo Buonarroti. Que^ 
sii si offeriva generosamente di Jargli 
un magnifico , e condecente Sepolcro 
nelpiu^ onoresHile luogo^ come prima era 
stato decretato dalla Hepubblica (i)y il 
che neppur questa volta andb a seconda 
delle brame comuni^ e ne.fu dolente il 
Genio tutelare della scultura , il quale 
sapeafihese ilBuonarroti apparve invaso 
da Dante in ogni sua opera ^ as^rebbe 



(i)La origiaale sna dicbiarazione l in qaetti praeiu 
tenpiai; lo MkkelagnUo Schidtore il medesima #. 
FQsim SaiUitd suppUco ^ offerendomi al DUnsk 
Poetafare la SepuUura sua ch/m decemza ^^ifi 
loco onoreyqU in ^uesU^ cictd • 



fksBcAatodAj}antepfert)aMeispircttii. 

jRiiHsse^ nan e %uari di tempoy sifatt6 

pt^etto j ma indarno egualmente . E 

d^o tante cure prese con inistanoahiie 

energia daiFiorentinidos^easi ora sentlre 

da ^nsnea deUrante penna^ ifKegUfio^ 

i PiorentiMi^ non sipreseto maipensitfo 

ahuno di ononwlo inpattia necson sta* 

tue f fti con pittute , ne eon monufnen* 

t6 di sorte tslcuna ? 

Ma sefin qui tutti i progetti andati^ 
Ho itmpre mai a moto, ora /Inalmentej 
vkerei 4e curedipocki de^ piii illustri nch 
sitiPetsonaggi^a gloria lotoy dei Tosca^ 
niye di aitri cke il ^anto han voluto di 
contribuirvi ancora eglino y il Mortu- 
mentb e presso cke al suo termine , nk 
passernnno , che alcuni mesi del prossi* 
mo entrante annoj che si vedrd infial* 
zato nella s^asta chiesa di S. Croce, pre- 
scelta a hella posta , percK esso monul^ 
mento non sia da quelli disgiunto del 
Buonarrotiy del Machia\?elliy e del Ga^ 
lileo , i quali con Dante sortirono dal 
cielo anima tra le rare priwlegiata . 



XXXVI 

StefanoRicci^aestrodeltAccademid 
Fiorentina^ne e stato lo scuUore. Non e^ 
gui luogo da lodarlo^ perche il comrnen' 
dano le opercj che di lui bdnnosi dl pub^ 
blicOj massime quelle della sopraccen^- 
nata chiesa. Solo dirdy che^ siccome non 
vi e statoestero alcunOj chcj veduta si co^^ 
lossale monumento ^ non Jo abbia' altd- * 
mente ctimmendatOrCOsie da lusingur^^ 
si^ che^ la patriaeziandionofi disdegne^^ 
rh di negare al coraggioso val&nte Jrti'^^ 
sta un si fatto tributo dl lode . 

Ed eccomi finalmente - dopo una si 
scipita^ ed inelegahte tantafera allaw*-' 
ta di Danle. Essa perb e preceduta dalle 
due seguenti lettere; la prima di Pie* 
tro Mighieri^ pronipote di Dahte y d^ 
Pietro de Medicij e d Tommaso Sode- 
rini in data di Verona xiiK Kal. lao. 
mcccclxviil; faltrd di Gio. MariO FileU 
fo^ scrittore della vita^ alpreloddto Pie^ 
tro Alighieri , 



XXXVIl 

Petrus Aliger Dantis Poetae pronepos 
magnijicis^ clarissimisique viris Petro de 
Medicis , et Thomae Soderino Equiti , 
Florentinis Optimatibus ^ et Palriciis 

^Salntem. 

Dudum cupienti mihi Florentiam ci- 

vitatem illustrem adire , unde maio- 

res meos originem ducere non duhita^ 

remy tum pro sitUy magni/icentiaque 

uriisy qno ceteras Italiae praecellere 

audieram; tumpro virisillustribus^ opti- 

misgue civibus eius , quibus refertissima 

esi\ agnoscendis y opportune superiori 

anno occasionem attulistiy vir magnifice 

Thoma^ collegaque tuus lacobus Gui- 

zardinus , qui Mediolanum Legati pro 

Jirmanda Italiae pace accedentes ^ dum 

F^eronae essetis, me utjilium dilectissi- 

mum tanta hilaritate^ et mansuetudine 

suscepistiSyUt enarrare dij^cile sit^ ad- 

hortantes quandoque vellem in anti- 

quam Patriam me conferre , visurus 
quam carus , quam honoratus proavus 
meus Dantes suae amplissimae Rei-- 
publicae essetj quem statua fere vi^ 

d 



XUVIU 

i^enti donavit . Excitatus igitur aucta* 
ritate tantorum s^irorum , praecipue" 
que tui , vir illustris Petre , fama ce- 
leberrima^ libens proximis his mensi^- 
bus Florentiam me contuli^ urbem pro- 
fecto et pri^atisy et publicis aedificiis ad- 
mirandam, pulcritudine^ etjbrma spe- 
ciosissimam , sed longe magis excellen- 
tissimam gras^issimorum virorum sapien- 
tia , gubernatione , muni/icentia^ opibus 
quidem regiis ^ et hospitali Benignitate y 
qualem apud s^irum amplissimum loan- 
nem Borramaeum exceptus sum^ cui me 
tanta pro Uberalitate^ et mansuetudine 
summopere devinctum esse profiteor^ 
Aberus tueo tempore^eques insignisTha^ 
ma^ nondum tua legatione perfuncte , 
quem et videre^ et s^enerari merito desi- 
derabam , tum sui ipsius gratia , tum 
verOyUt me notum redderet tibi^ vir ma- 
gnifice Petre,,quem inprimis agnoscere 
cupiebanh y velut in terris admirandum^ 
et tua^ et paterna illustri quidem gloria 
conspicuum. Accessi tamen ad regales 
aedes tuas , et quamquam in subtimiori 
dignitatis gradu^ et opum spiendore con^ 



XXXJOI 

sHti$tit$/:ives omnes antdoedas^ ea t^nken 
palles humanitate^ qua guem^is priwp* 
tam^et humileni $uperes. Me quidem 
smmtate thorum j et eloquii gravitate 
advo tibi devinXisti , ut nulla sit longi^. 
tudo tethporis , qUae tantum t^irum 
4a> memoria mea possit abolere ^ In^ 
yitasti ut in antiquam patriank sedenk 
meatn transferrem ^ multa pollicitus di'^ 
gna quidetn ampUtadine tua f quaeque 
et prit^imf et publice mihi/acile rou^ 
Jetenda non dubitarem^ Cum s^eronatd^ 
le solunt commutare deliberandi iempus 
escpOscatj ne quid inconsiderate a me 
factu/n pideatuty kactenus distuli. Forte 
tamen^Uuik meum^ cum adole^eritf si 
ncn ipse 'comnmtandae sedis coasilium 
inieYo , palriae reddam^ ea quidem spe^ 
atquefide^ quam me de s^obis habere ve- 
stra singularis humanitas voluit. Inte- 
rim ne immemor , et ingratus videar , 
munusculum hocnuper mihi de y^itapro^ 
avi mei Dantis ab eloquentissimo orato- 
re , et laurea insignito Mario Philelfo 
editum , Magnificentiis Kestris mittere 
decreviy quod minime ingratum sibifore 



existimavi. lllud enim gratia ianti poe^ 
tacj quavestra^ immo communis patria 
nostra antiquissima Florentina gloriari 
solet, saepe^ ut spero^ cum dahitur otium^ 
habebitis in manibuSjaliisque^ut libuerit^ 
pro vestra humanitate legendi copiam 
/acietis ; dumque ita apud tot exceU 
lentes viros proams meus celebrabitur , 
de me quoque^uti maxime cupio^ aliqua 
manebit non ingrat^ memoria, quae mi- 
hi et iucunda^etfructuosissima erit.Nam 
huiuscemodi s^iris insignibus , et amplis- 
simis notum esse , non pars^a laus est . 
Postremo , f^. M. totum me deditum , 
ac dedicatum commendo , atque trado^ 
quas diu/elicissime valere desidero. • 
Veronae xiii. Kal. lan. MccccLxriii. 



< 



XLt 

II MariiPhilelfi^ ari ium^ et utrius •• 
quelnris DoctoriSyEquitis aurati^ et Poe^ . 
tae laureatiy ad generosum civem Ve- 
ronensem Petrum Aligerum DantiSj et ; 

Succe^SQrum vita\ genus^ et mores. \ 



t. 



.■ 4 



Ctftne$$0m Verona discessurus^ Fene- 

m 

tiqsifue.profecturuSyPetre Jliger viropti* 
moy volui priusquam hinc abireniK donu'^ 
re te hqomui\usculo ^ quod et tibi non 
nesciam fulurum ^ quam gratissimum ^ 
et me^ dignitate non indignum ipseju-^ 
turum esse cognoscam. Nam cum et tu 
sis prqnepos Dantisypoetne praestantis* 
simiy iuCundissime leges^ quae ad ata\^i 
tui vitam attinent , ac mores^ et ego mi" 
hi satisfecero , qui quidem illius codice 
delector plurimum^ cum haec indigesta^ 
incompositaque in maternnm sermonem 
distincta digesserim^ unumque in locum 
redegerim^ latinae linguae immortalita^ 
ti commendata . loannes enim Boccha* 
cius florentinus^ vir sua tempestate do^ 
ctissimus , et Lconardus Aretinus^ vir 
nostris diebus unice doctus, ac eloquenSj 
inanem hac in re mea sententia labo- 



Alt 

Mm assnmpurunt ( i ). Qtd indgo MiH^^ 
malentes , quam doctis homimbus , 9Ut-- 
gari Dantis yitam stilo perscripserara , 
quorum uterque^ ut arbitror^ dioersa du* 
ctus est opinione; Bocchacius , quommm 
valeret plurimum politissima Florentiae 
lingua , Leonardus , quia videret Danr 
tis eodicem rhythmis essOj non carmirtt 
insignitum. Expedite autem neutettJte^ 
cutus est quod incoeperatj cum et ttker 
cupidineis ludendis aptior^ quam kofni^ 
num gras^ium^ et excellentium enarran- 
dis moribus^ ita sit^quae ad Dantematti- 
ntbantjComplexuSj ut amantem atiqUetn 
se censeat efftnxisse (a) . J^er 



(i) L* una ytV altra godono la pubblica loce ^ si€- 
come accennai a pag. i. Solo h da notarsi lo sbaglio 
da me ivi preso , che quella deirAretino fosse per la 
prima yolta impressa in Fireme tk\ 1671. aW Inse^ 
gna della Stella in ii.^ quando che nell' aaA<f aiate'* 
cedente era stata pubblicata in Perugla per gli ere^ 
di di Sebastiano Zecchini in 1 2« Altro abbaglio i a 
pag. nc. V. 9. ove in vece a male m corpo, coine vuo- 
le il Vocabolario della Crusca, di«si di maU in cbrpo. 

(i) Cosi prima del Filclfo delto avea Qefla $m 



VwrolatiUM MstoHae tjuam huUerfMB 
apiiw^ tenui admodum stiio^ et ieiuru^ 
sii rem ipsam meditatus oratione. Ego^ 
vero et commodius potui hoc ejjficere^ qui 
Dantemy nf ita dixerim , imhihi totuni j 
et diiigentius scrihere , qui te , tuosque 
Jiiios ex hac successione natos intuear , 
de quihus erat littcrarum aeternitati nul- 
ta memoria commendata^ et propriis sim 
oculis multa conspicatus huius operayquae 
video et siluisse superiores illos scripto- 
reSy et nunquam manibus attigisse. Quae 
cum rimaius sum studiosius , ad te po* 
tissimum idcirco dedi ^ ut et ipse tui 
Dantis legenda vita gratulere maiorum 
laudij ac tuae virtuti gaudeas^ qui a tuis 
maioribus non sis degener , et tuae suc* 
cessioni peculiare hoc exhibeas patrimo- 
nium^ quo quamdiu voluerint non abu^ 
ti , tamdiu se inteiligent officio suo mi- 
nime functos ^ nisi se praebuerint hu^ 
iuscemodi progenitoribus dignos. Est 



nardo Aretino, tiecome ho qui accenuato a pag. 19., 
ore riportansi riiteite sue parole . 



xi.it 

enim maxima de iliis expectatioy qui 

proas^os habuere clarissimos , ne se de^ 

generes praestent , cum et illud satyri* 

cum sit in promptu : 
Onuie aniini vitium tanto conspectius in se 
Crimen habet , quanto qui peccat maior habetor. 

Eritergo haec tui Dantis s^ita^ et tibi^ qui 
rectissime i^/V/5, voluptas quaedam^ et 
tuis omnibus vel maximopere ad omne 
virtutis genus inclinatiSyVelut equo spon^ 
te currenti adiectum calcar^ stimulus- 
que capessendae probitatis. Tu quidem^ 
ac tui legentes haec , eritis assidue me- 
moreSj et nominis nostriy et summae er- 
ga vos bene\^olentiae. 



DB GLARISSIMI POETAE 



DANTIS FLOBENTIM 

VITA (0, ET MORIBVS 



\ 



... JLIantes pdeEa fuit apud FloreoUQOS 
tam vetasta, et Dobili generis antiqtiitate , 
Qt adQQaUis aadeat In locis sese ab iis fate- 
ri trakisse origiQeoi, qai Romana creii nobi- 



(t) rpi& antichi tcrittori delle geste gloriofe di Dan- 
te fnrono il Boccaccio , e Filippo Villani ; Qaella del 
prinio fa fiprodotta altimaraente con somma diligenza 
dal Gh. Sig. Bart. Gamba in Fenezia nel i8a5. in 6. 
Taltranel suooriginale latino fu da me per la prima 
rolta f liccome quelk del Petrarca » pabblicata nel 
i8a6. in Firenze in 8.^ tratta ex Codice inedito 
Batberiniano. Fa scritta ael secolo successivo da Lio- 
nardo Aretino, e questa vedde la prima luce in Firen^ 
zc nel 1672. in isi. per opera di Gio. Gnelli « e ulti- 

I 



y 



litate FIoraDtinaiD eondi<l«M civitatem ( i ). 
Qaod qaidem fortaaae manas cum rubi- 



mameiite nel 1 717. in Padwa per il Folpi, e qaesta k 
rariitima \ e da Giannozzo Mauetti , iliastre nostro 
scrittore , la quale comparve in luce in Firenze per 
mezzo deir Ab. Lorenzo Mehas nel 1747« i^ 8« Ma la 
pitt abbondante, la pi& critica^ e la piii bella si ^ qael- 
la scritta dal Cfa. Giuseppe Pelli , Patrizio Fior., e 
ttampataia Venezia i^Sg* per Antonio Zatta in 
4>f e riprodotta in Firenze nel i8a3. con aumenti di 
illustrazioni . In altra circostanza far6 pur menzione di 
altre due tcritte di li dai Monti • 

(i)Qaei tra i commentatori di Danteydie ci& 
scrissero^ stabilirono la lorp fallape crediuua aa qoet» 
le due ter:^ine del Cant. zv. deU' Injerno non suf-« 
ficientemente chiare , com' egli han credutQ • Co(l 
parla il Poeta per bocca di Brunetto al vert. 7., e 
se^g. dopo aver detto , che il Popolo Fiorentino era 
disceso anticamente da Fiesole : 
fac^a^ le hsffe FiesQhflC rtram^ 

ffi /<y n^edeme , e nofi togchia h JHMM $ . , 
S ahuw fiurgff anqor nel hr htcm^^ 
li^ ct$i ri^ivc^ la sementa sarjttft 
jPijfuei Rqman 9 che W rimaff^r # (fWndo 
Fujatto l nidiQ di mfilizia tiifit^ , 

Ed infetti Leouardo Aretinp a pa^, lo^ 4«Ua pr^fie^ 
cennata di lui vita dice esser ifu^sta cpf0 fmdt^ 
incerta, e secondo mio parere , nieift^ ^ ^trq fht^ 
inios^inare • 



X 



3 

gine v^tastMU Dobis sit incogiiitDniy Dan- 
ti verp fuisse notam , manifesto sit da- 
ceadum , eias de se credemas verbis , as- 
severabimusqae idem esse quod asserit . 
Nam vel ipse lavenalis de qaocamqae li- 
brp Ucere dixit illis sibi proavos .siimere, 
qui saat egregia, «t qoaddin pnie3t9nii?si* 
maque vlrtate praediti. Fuerit igitar e 
tanta vetustate progenitus ipse Dantes, 
nec ne, hand videtur esse mihi disceptan- 
dum, qaandoqaideoi nobilissimuni fnit 
eius genos, et antiquissimfim (i ). Sed ex iis 
omnibus, qni huius rei scriptoribus noti 
suDt, Danlis at^vu^ Gba^^ciaguidus comme- 
moratur auratos eque^ , qoi Qiiiitari digni- 
tate insignitus est a Corrhado (ih) Roma- 



(l) V i|t«HO Daote ia (fjm ver^i del Canto iitrj^. 
de| ParadisQ vers» 43* e segg. detti per bocca di 
Cacciagiiida 

Basti .de* miei maggiori ttdirnff questo ; 
Chi ei sifurQf e d^onde vennev quisd^ 
Piii e il tacer , cjie V rag^onare , Qn^sfo, 
mostra o cbe egli Uesso aq| sapesse , o che non ael 
corasse^ sapendo mioito bene^ che non la celebriti de- 
gli avi, ma }a Tirt& sola l queila , che nobilit^^ e che 

11 nascer grande e caso , e non t^irtH • 



4^ 

norainIfiiperatore,cuiu8 erat miles, ob suni^ 
mam laudem, inclitamque virtutem (i)« 
NoQ euim per id temporis ita leviter , ita 



(t) Andd egli seco lui nella Grociata promossa 
da LodoTico Tii. Re di Francia ^ e da S. Bernar- 
do per ricuperare i Laogbi Santi dalle mani degF inr- 
fedeli • Nel GantoxT. del Paradiso v. iSg. e segg. 
cosi egli dice per bocca di Cacciaguida : 
Poi seguilai lo ^ptperador Currado , 
Ed ei mi cinse della sua milizia , 
Tanto per ben oprar gli venni in grado . 
Dietrq gli andai incontro alla nequizia 
Di quella legge, il cui popolo usurpa 
Per colpa del pastor , i^ostra giustizia . 
Quivi fii io da quella gente turpa 
Disyiluppato dal mondofallace , 
Jl cui amor molte anime deturpa , 
E yenni dal martirio a questa pace : 
e difatti egli mori nel 1 1^^. ucciso per mano degl^ in-* 
fedeJi , e la spedizione riusci perniciosissima a tutta la 
cristianiti . Da costui, che fu il Tritavo di Dante , e 
di cui si pu6 dire con tutta certezza essere il primo 
noto degli Ascendenti per retta linea del Poeta nostro, 
principia il Pelli il sno Albero Genealogico a pag, 28. 
della di lui viu, e lo pone per istipite della famiglia . 
Ed infatti finge nel Canto medesimo xv. yers. 87., e 
segg. che Cacciaguida si appelli sua radice : 
Ofronda mia , in che io compiacemmi 
JPurc aspettando, iofui la tua radice. 



5 
iminerito doDabantur his iQsigaibus ho* 
mioes , nisi summa essent et constantia , 
et gravitate , et magoificeatia. Chacciagui* 
do huic fttit filius Aliger eo dictus , quod 
eafamiliagereretAlamia sigQo(i), fuere- 
que fr^tres duo , quorum alteri Morooto 
fuit Qomea , alteri quidem Eiyseo, ambo 
dignissimi aobilitate maiorum, et qui apud 
suos patres habiti suot summo ia pre- 
tio(a).]VLoroatus caelibemduxit vitam,eius< 
que Qulla fuit posteritas ; Elyseo vero fuit 



(i) k falso assolatamente , che a quei tempi 
avessero per Insegaa ¥ Ala d' oro^ e che da questa ne 
derivasse il cognome d' Alighieri , come dice il nostro 
autore. Questo naovo stemma, come ci assicnra il Maf«> 
fei negli Scrittori Veronesii consistente in un'Ala d'oro 
in campo azzurro V assunserp eglino quando ferroaro* 
no la loro dimora in Yerona • L' arme antica di Dante 
era uno Scudo diviso per il mezzo in diritto p&rte 
d' oro , e parte nero , e tagliato per traverso piaoo da 
una fascia bianca ^ come apparisce da un Armario del 
i3ox presso di me tratto fin dairanticodaU'origiQaIe 
di casa da Yerrazzano • 

(a) Qul il nostro scrittore' la sbaglia all' indigrosso, 
mentre i suddetti Moronto , ed Eliseo non farono figli 
di Alighiero , ma nipoti , essendo fratelli di Cacciagui-» 
da loro padre • 



6 
sQCcMsk) iQ iim fdmiliatti , qQae d^indejM 
est Elysea bomiQata • 

Existimatit aQtem plQrimi, qQibQft stiQt 
FloreatiQorQm domQs Qotissimae , dimos 
esse nkaiores eiQS geQeris Ely^eoi, et idoir-' 
to Attae agQatiodis appellatQm i:iomiiie'£ly-> 
HeQm ipsQm, proptereaqQe perseveratum 
ibEIyieorQmagQOmidatioQem.Aligerivero 
sortiti sQQt agQomeQ id ab Atigerp Gbac^ 
cragQidi filio, qQi Cdm pi^^estabtisstmQA' 
esset civis, QeqQe delevit ElyseorQm dO^ 
meo , QeqQe qoq traosmisit ad heredes oo- 
miois sqI tilQlQm . Vt enim CorQelios a 
Scipiooii cogbdmeQto legimQS fbiste Sci- 
pioQes appellatos , at ab QtrlQsqQe Africa- 
oi virtQte magoam gloriam reportasse , el 
a prlfno Marcfello reliqaos appeliatos Mar^ 
cellos^ a Metello Mistelioi, ita et ab optl- 
mo viro, ctarissimoqQe cive Atigero sQQt 
Aligeri dicti « Nam et a Giceroois cogoo^ 
lueQto cbeperaot Gicerones illi dici^ qai ex 
TQlIiorcim aQtiqoitate profecti, a rege QO- 
bilissimo sibi originem veodicaraQt • Tao- 
tas virtQs habet vires, at qaaodo oobi- 
litas sola est atqoe Qoica virtos, ab ea 
sortiaotQr pleriqae geoeris agQOOieQtUttt , 



pmias qaam in ea perseverent nobilitatis 
praestaatta, qoae loQgam maioram seriem 
praes0ierat.Virta8e8t Qostra^QGi^ilitatis^lMS 
alieoa* haqoe teate apad Sedeeaoi legimQs^ 
qai geaasatlum IaadaDt,alieDa iactant^ Soo 
igitar OKioere voloit Aliger dici sdos, ncm 
patram gloria daaitaxat Elyseos . Eo ac^ 
teoi fit Qobia verisimiltor haee opioio ^ at 
eorana maiores dicereotar Klysei , qaofil 
ii» baae flsqoe diem apai Divi Petri por- 
tem qai vicas est, quem prias iogre^ 
diuQtttr qoi e mercato proficiscuatur ve- 
teri^ dofnoram pleaus est earum , quae 
vocadtar Elyseae , ubi ei babitasse cou- 
atat Chacciagaidum cum fratribus, et proa^ 
vos autea multos • At hi , qui post illos 
jiligeri dici coeperunt , eas iucoluere do* 
mos , q[dae apad pl^team sum Divi' {Ifarti- 
Qi y Gui ab Episeopo est cogoomeQtam (i }. 



(s> QmI jteflB pmisaineBte il laogo^ della saa abi- 
tatdoa^Schiar&iiDte lo ci addita Leonardo Bruni 
ai p€fff^ is^didla ik fan vilac Gli Ali^hiefi^ e%]i diee^ 
tA^mrono or stklm piaaza. dietro' a S^Mavtino del Ve- 
MQomnlitimpettaatla^m^ cbe va oicaso i Sacchet^ 
ti^ E poled em ceiticzaa saperla, meiKtre la tradizidtie 
dows amafif <B0Bievtata:di sl graddf notno^aiicor fretca 



Saat eaicn eae domas illas coatra , qaae 

Sacchetti geaeris saot , alia vero froote et 

DoQatoram et Giaocboram imperaat do- 

mibas • Vt soleat per maltitadiaem ab 

uao profecti geaere ia makas familias se- 

parari, alias , aliasque iacolere doaios , ita 

post Elysei successioaem ab illis est efie- 

ctum, qui ab Aligero oali suat. Qui- 

libet maximo aoimo vir mavult imperare 

quam parere, mavult suae posterttati esse 

oroameoto ac oomioi , qaam maiorum 

suorum et oomioi servire et laudi. Itaque 

oemo tam celebri patre imperatore ^ ac 

rege cretus est , qui sua virtute amplifica- 

re imperium^augereque ooo curet regouou 



la memoria. E ivl il medesima a pag. ^^ narra , cbe 
ettendo ai laoi di vesato qai da Yerona Leonardo di 
Dante di Piero di Dante (poeta), mi venne a yisitare, 
eome amico della memoria del suo proavo Dante. 
E io li mostrai le case di Dante , e de^ suoi anti^ 
chi; e dieglinotizia di moltecose a lui incognite, 
per essersi stranato lui, e i suoi dalla patria • Or 
donque chi dice^ che la casa sua di aLitazione fosse in 
folia piazzetta qaasi che di fronte alia Chiesa di $• Mar- 
tino» vale a dire all' opposto di quel ch'e' diceil Brani, 
gli fa doopb proTare, e sari cosa assai diOGciIe^ che essa 
Chicfa iia statt dopo la morte del Brani capovoUatt • 



Segoes aotecn et abiecti paternis GOQteDti 
laodibos , eas afferont soae oobilitatis te< 
sMmooioai , vivootqoe cooteoti maioram 
saoruoi nomine . Ex Aiigeris ergo ipsis^ 
viris, et oobilissimis et iiueg^rriaiis natas 
est noster Daotes a Cliristi Salvatoris oata* 
li die quioto et sexagesiino aooo ad dacen^ 
tesimunfi atqoe millesimom (i) paolo po- 
stea quam Gelphorura factio in urbem re- 
diit Florentiam, quae dodum illi vioioriae 
subdita , quae in eos a Gibeliiois est apud 
Montapertum habita, exulaverat (a) • Hic 



(i) Suo padre fu Aligbiero di Bellioiione , il qoale 
rimasto vedovo della prima moglie^ detta Lapa di Chi»- 
rissimo Cialaffi, da cui nacque Francesco fratello 
del Poeta , si congiunse in seconde nozze con la cosl 
detta Bella di • » • • , e da questa nacque il nostro 
poeta. 

(a) Di questa celebre , e sanguinosa sconfitta ri« 
cevuta dai Fiorentini ai 4> Sett. 1260« nella Valle 
d' Arbh presso il Castello di Monte Aperto» non awi 
forse istorico Italiano» cbe abbia riferiti i fatti del sec« 
xuu, il quale di lei non parli . Con distinzione ne 
tratta Saba Malaspina Histor. Lib. lu Cap. vr. Rer. 
Ital.Script. T. vui. Col. 8oa., e Ricordano Malaspi- 
ni Ist, Fior. Cap. 167, Con maggiore esattezza Gio» 
Tillaai Lib^ vi« Cap. 79., e Orlando Malavolti Lib. u 



16 

ffb inetintibas annis a parentibns et eda- 
catQs, et institQtns est ingenne. Non ehim 
parvd vis est, atqae facaltas parentibas no- 
Aris filioram ita qaidem edacandoram , 
tit in atramvis vitae partem et magni esse 
potfsint , et parvi. Itaqae illad fuit apad 



ParU a. pag, i6. e segg. Con insoffribile proli*« 
«iti Giagurta Tommasi ParL i. Lib. r. pag. 3oo., 
^*cgg*f t TAmmirato £i£. ii. al i^Go.pag.ii%, 
e segg., e meglio d' ogni altro concisaraente , e tenza 
lasciare veruna impo^tante circostanza il Muratori negli 
jinnali dC Italia T. xi. pag. 33. e segg. Di questa 
sconfitta, nella quale vi perirono da diecimila Guelfi, e 
df prigionieri da ventimila» h a vedersi la nota «6. di Pie« 
troBenvoglienti alla Cronicadi Andrea DeiT.zv. Rer. 
JtaL Script. Col. 3 i.ltit A, Sarebbe desiderabile, 
clie pur comparisse alla luce il libro De Bello Arbia" 
no ms. composto da NiccoI& Sabino- del Catasta . B 
qui ho tutto il contento di annunziare un libro di estre^ 
ma rariti, e cfae io posseggo, del tutto scouoscinta agli 
stetsi Sanesi, intitolato : La Sconfitta di Monte A-^ 
perto . Impresso nella alma citta di Siena per Si" 
niione di Niccolo cartolaio nel anno McccGcn. a 
di xxviii. d*Aprile \ h in 4*> cd i di pagg» io4* non 
numerate , ed in volgare , e non gii in latino, com* i 
stato fin qul detto da tutti, per fin dal Gigli • L'autore 
poi i Lancillotto Politi, che b dedica o/ Magnijieo' 
Pandotfo Petrucci. 



\ 



f f 

« 

▼eteres semper \n promptu, ni fel Ipsi re^' 
gei caperedt filias sic e^ iostitutos , ot 
iii tttramque fortaoam es^nt paratJssimi v 
oec mious adversa perferre scireat quaitf 
Mcuodis exoitare . Legimus igitur et Gy>' 
rum Persarom regem, et Alexcindrum Ma^ 
cedooem , et oostrom Ga^sarem doctissi- 
mos extitisse, coosuevisseque Romanos oe- 
dumfiliisprocuraredoctrioam, sed servis 
ipsfs , quorum iodoieoi iotuereotor ioge^ 
Dttam • Ergo et Daotes admodum puer eit 
praefeeto litterarti ludi commeodatos , ut 
nba solom equos alere, aot canes ad veOaU'» 
dom sciret, aut arcu, scorpioneVe, ac en- 
se, et hasta uti ad omoem militarem medi'- 
tatiooem, quod et Parthenopseum, et Hip- 
polytum referuot factitasse, sed ut praesta^ 
ret urbanis arlibu^,fieretque aliquando im- 
mortalitatis custos. Qualesenim sint illi, 
quibus est literarum cognitio nulla , inde 
cognosci potest quod doctrioa Lacedaemo- 
oios nobilitavit , Atbenmnses stabilivit , 
Romanis imperium orbis tradidit . Vivi- 
mus homioes baoc fragiiem, bt corruptissi* 
mam corporum vitam , et tamdiu oos 
viiitse dicetidum est^ quamdi^ futurae 



verae, ei incorruptissimae aDimorain vitae 
aerviamas • Qnae corporis dicaatar Jbooa 
cam aaimaatibas bratis saal oommaaia 
nobis y qaae fortaaae appellaotar pessiaii 
habeot multi^ et iis habitis efficiaatar noa- 
nuoquam deteriores • Stodia vero booa- 
ram artiam aostra saot , et recta iotelli- 
gentia moderationeqae cognita omoi ho- 
miaum generi sunt oroameoto, et ma- 
los exooeraot vitiis , et booos virtutibas 
cumolaat, et mortali vita faoctos immor* 
talitate nomiois dooaot ac gloriae • Yivit 
Homerus hodie, vivit Virgilius, vivit Ari- 
stoteles, vivit Gicero, vivoot deoiqae 
multi , qoi vel iofijno geoere oati , vel te- 
nuissimis pareotibus orti, et praeferaotur 
ditissimis , et geoerosissimis plurimis , et 
ceteros omoes beoe doceot, atque beate vi- 
vere. Interieruot autem muita miilia homi- 
num^Phaeacum, Assyriorum, Garthagioea- 
sium, Romaoornm , ceterarumque; geo- 
tium , qui ioter epolas opipare assidue 
versabaotur, eraotque ioter pictas vestes, 
laborisque Sidooii mooumeota,ioter caela- 
tum argeotum , atque aurum , io ostro , 
uoiooibasy pyropis^ Goriothiaque sopelle- 



i3 

ctfle ad aures usque sepulti , tantaque de 
illis fit mentio, quanta de^totidem exiin-^ 
ctis elephantis • Quannquam ergo Dantes 
admodum puer orbatus esset Aligeropatre 
iuo ( ! ), agnatoruro tamen ei cognatorum 
monilionibus est ad litteras infiammatus , 
quippe qui videretur et acutissimo esse in- 
genio, et summa modestia puer. Accedebat 
ad baec Brunettus Latinus vir doctissimus 
quantum ea tempestate alter inveniretur 
nemo, qui et hortari Dantem,et monere ,^ 
at omnem operam bonis litteris adhiberet^ 
Qoadesistebat(3)«Quareparatior eius mens 



(i) Essendo il di lui padre Alighiero mprto poco 
dopo Tanno tijo.f ed essendo Dante nato nel ia65.^ 
convien dire , che questi avesse circa cinque an-: 
ai. G>si con si iPatta epoca , stabilita dal Pelli a 
pag, 55. della di lui vita^ couvien coucbiadere ^ ma a 
pag. 63. dice , che invitato Alighieri da Folco ^Porti- 
nari a solennizzare in casa sua le Galende di Maggio, 
egli> cioi , Alighero , vi condusse Dante , benche non 
avesse ancor terminato il nono anno delV etd sua; 
come v4 ? • 

(a) . Brunetto Latini Segretario della Repabblica 
Fiorentina , al dire di Giovanni Villani nel lib. tiii* 
Cap. X. della sua ittoria , fu gran Jilosofo , e 
^ommo maestro di Rettorica, tanto in bene sapere 



f 

y 



i4 

bb admiQicuIis adiata nibil ocoisit , qaod 
ad barnaaitatU stodia periineret. Famuan 
est brevi iit aedum lilierts, sed liberalibaa 
exercitiis deditos, factusqae praestaatior^ 
qibil praeteroiisisse videreiur iatactani^ 
quu poaset paiaiorem quaerere laudeai(i)» 



dire, come in bene dittare . Quindi non I a. maravi- 
gliarsif le il di lui allievo Dante fece sotto dj iiii tl ra« 
pidi progressi. Avvi per6 chi d' ingratitudine lo accosa, 
e cbi il difende per a verlo messo nel Gan to rv.dell' Infer^ 
notra i peccatoripiu sozzi; cosi per aver ivi posto Bran- 
ca Doria fu accusato dai Foglietta storico Genovete , 
cosa che dette luogo ad una difesa dell^Accademico /7t- 
purgato ( Rosso Martini ) letta neli'Accademia della 
Grosca a' 19. Agosto 1762. dai di Ui fratvUo Cu^to^ 
dito pr esser poco prima manca^o di vita>>e cbeioiv 
pQrter& qui in fine avendola ms« origioale pres^odi mfk 
(i) Fu eziandio nelle I>elle Arti » e iu isprcial 
guisa nel Disegao assai esperto 9 ed, egli medea« 
mo nella /^iYaiVc^af^a.coafessa d'essersi inesso eser- 
citato in gioventu ^ e Beovenuto da Imola uel wo> 
Commento sopra il Canto xi. del Purgaioria verso 
06«, e 4I Baldioucci nella vita di Giotto i^arraoo 1 «hc 
questi dipingesse un non so chc sul disegno»ehe il 
Qostro Poeta gli somministr&^ e per qdesto e' fn di Giot- 
10 ^ande amico, di Frajuco da BoIogQa^e di Oderiii da 
Gubbio f cui in esso Canto at verso 80. dicbiaralo 
L" onor d^Agobhio^ e C onor di quclC arU • 



I,aai era^ um illn^u* t aomiae ac faiva, pi Ji)«> 
Ur aeqaales propter egregiaai viirtmU}(Q»ptt* 
dicissiinojs mores, io ocnoiqae vita oiq^uai, 
atqae modestiaoi suniaia valeret gratia, pn 
aactoritate , ceterisque coosilio praee^set, 
grayiiate , atque seoientia . Curnque ad o- 
maeai aetatissuae gloriam videreturaptisf* 
simus, paratissinius, atque promptissimus, 
m Gicerooem recitaat fuisse, quem hooo^ 
rareut priacipum filii; sic Daates iater eoa 
semper deambularet medius, qai statuai 
itlius reipublicae regeatium esseat filii j et 
quoq^m legimus coasuevisse Romanos io^ 
veaes militare,, ut. utrique conducereof 
tempori et bellorum et pacis , aoa est hoc 
aatiquorum iastitutum asperbatas ooster 
Dantes. Nam eo io praelio qadd gravissi- 
muoi ac periculosissimilm Aretidis fuit et 

l^reQtipis apud Gampaldipum , summa 
cnm virtat^ , jncoocttsso roboi^, egregii^ 
qoe loieradtia fuit itiler victores non po^ 
sterior Dantes(i).Prima eain^ ip acie dimf- 



(i^Qaeita {^^nrraslcelebrey QielU quale aiilit& il 
coraggiosameiite il nostro Poeta , ebl>e ortgine .<la|;U 
insalti^ ph^ i QbibelUni d'^czzo aAdavaoo ttttto di £|« 



i6 
cabat eqaes^m qQ^fn cum irrai$8et maxima 
eqaestriam Aretiaoram militam maltita- 
do , taatam vim iatalit , at coacti faeriat 
Floreatiai eqaites ad praesidia coofagere 
peditam; loage saperabaatar namero. 
Victoria vero iade origlaem habait, qaod 
Aretiai iuveailiter exaltaales ob versos io 
fagam paacissimos Floreotiaoram eqoites, 
dimissis peditibus, soli suot fugieotes io- 
secuti , dooec eorum fuga pediium acces- 
siooe adiata^iostaurata, atque diversls mem* 
bris 10 uoum firmata^ corpus receplt vires, 
et palam vagaotes Aretioos est aggressa , 
primumque ipsos equites iam defatigatos , 



ceDdo ai Gmelfi di Firenze.La fiaimosa decisiva battagUa 
tegui agli 1 1. di Giagao 1289. aei Gaseatiao ia ua luo- 
go detto Certomondoy e ia ua piaao> che dicesi Cam^ 
paldino situttto tra Poppi , e Bi()bieaa > e fu molto 
daaaosa agli Aretioi, i quali tra i piu vi perderoao il 
loro Vescovo Guglielmino degli Vbertiat , piu atto 
all' esercizio delle armi, clie al governo pastorale delle 
anime • Avvi chi dice dei nostri scrittori 9 che nelU 
Chiesa nostra di S. Giovanni vi fossero fin d' allora 
appesi r elmo > e la, spada di quel Yeseovo , quasi spo- 
glia bpima , e che vl restarono fino a che il G. D. Go* 
timo nu volle , che si togliesse dalla pubblica Viita 
aoa tal memoria sacerdotalei insieqie e gaerresca* 



'7 

tom pedites superavit , quorum alii miai- 
me aliis poterant esse subsidio. Hanc qui- 
dem et pugnam et victoriam recitat ipse 
Dantes sua quadam epistola, declaratquese 
iisce interfuisse ac praefuisse rehus, expri- 
mitque omnem eius praelii ordinem (i). 
Nam tantofuitacerbius,atquemagis cruen- 
tum bellum illud , quod et Obertus, Lam^ 
bertus, Abas (a) , et omnes Florentini per 
id temporis exules cum Aretinis sentiebant, 
in eorum odium , qui Florentinum sta- 
tum guberndbant , et rursus omnis Areti- 
norum muhitudo, popuIus,optimates,Gel- 
phi , qui exuiabant cum Florentinis sense- 
re(3). Haec est communis oranium calami- 



(i) Gran danno V essersi smarrita questa lettera ! 
Avremmo per mezzo di essa sentito parlar il nostro 
coraggiosissimo guerriero , e poeta d' armi^ e capitani, 
e di militari strattagemmi • 

(i) Gli Yberti , i Lamberti , e gli Abati qul dal no- 
stro scrittore malamente espressi , erano delle piu re- 
mote , e nobilissime famiglie di Firenze . 

(3) Si trovo pure il nostro Poeta nell' anno dopo , 
clo^ y nel 1290. nel mese di Agosto, alla spedizione 
fatta dai Lucchesi con I' aiuto dei f iorentini , e degli 
altri loro coilegati contro i Pisani , nella quale spedi-* 

2 



i8 
Us hoaifauin^ ot diseordes civiam animi 
simuhates primum^ tum vero faclioiiesi et 
eruedtas seditiooes ibducant.Sablatis eQim 
duobus , ilt inqiiic Plato , rerum publico 
rum fuadamentis, paee, atque ooncordiai 
ene^vantur eiveS , et corruunt ipsa moe^ 
nia . Quod elsi solent umbratili quadam 
vestd aoQouIH ilialignitatein aniniorum 
eeeulere^ ac abdere , posteritas tamen re^ 
serat, et declarat dmnia, quae non iudlcia 
dooat corruptelis, sed omni perturbatione 
vacads aeqae iudicat pie ac iQuocenter • 
JVam et in FlorentinoPalatioGibellioossu- 
peratos, victosque fuisse scriptum est, mini- 
me nomiodtis Aretinis,ne illis esset dedeco- 
ri,qai cum faerintAretiQi qaamquamGel- 
phi , Florentiois in excidiara favere suo- 



tione tra i molti danni da loro latti ^ uno fa la presa 
A4 dattello di GapfVNia , noa molto lontano da Pisa , 
ovf> nccoine ci raecoilta odi Coid, txi. deWIaferno 
i^ers, 94., e se^ c' A lt6ve a vederc ascire vergoguosa«* 
mente pieiio di apav^eato il presidio di qael Gastello : 
E eosi s^iV io gid temer lifanti, 

Ch' uscimny pattfggiati , di CaprQna^ 

yeggendo se tra nemci cotanti . 



»9 
ram civium • Sed resci ta res est, et quaaa 

«iat apud posteros exules AretiQi laudem 

CQpseeuxi ooa igpora^ur, Quis tueri se 

qqieat^ qui la^dat patriam , ne impius ap- 

peiletur? Sed ut redeam^ uode uescio quo 

pacto buc mea deHuxerit oratio , ia boc 

pra.e)io tan/t^ cum laude babuit Dantes, ut 

yi;;: aut dijci possit , aut excogitari . Hanc 

J)uiu$ viri tam incliti laudem voluissem 

essj^ Boccbacium ai^uode prosecutum, ape- 

ruisseq.ue quid gesserit", et rei ordioem 

eoarrasse , ooo e^m ei^pressisse levatatem, 

amoremque aooorum novem , quem ego 

io Daote fois&e numquam existimarim, sed 

fictam ceosuerim esse rem omQem(i). 



(0 Infatti il gran Prosatore distfse la vita del nostro 

Poeta 5 e i di lui costumi come se avesse dovuto scri- 

vere il Filocolo, o la Fiammetta \ perocche ( ella k os- 

servazione di Leooardo Sruni ) tutta cT amore, e di 

sospiri, e di cocenti lagrime e piena^ come se VuO" 

mo nascesse in quesio mondo solamente per ritro^ 

varsi in quelle dieci giornate amorose, nelle (jua-^ 

li da donne innamorate , e Ja giQvani leggiadri^ 

raccontate Jurono lc cento Novelle , e tanto s* in* 

fiamma in quelie parti d^ amore , che le gravi , e 

sustanzie\^oli parti della yita di Dante lascia ia" 



ao 
At amasse illam eo facilius potuitpersuade- 
ri Bocchacio, quod erat ipse CapidiQis ser- 
vus , ultroquc suapte natura ducebatur , 
ut crederetVeueris filium, quem domiaum 
delegisset, imperasse quamplurimis . Sed 
ego aeque Beatricem, quam amasse fiogi- 
tur Daates, mulierem unquam fuisseopi- 
Qor (i), ac fuit Paudora, quam omnium 
Deorummunusconsecutam esse fabulantur 
poetae. Scripsit, dicet ille, ad amicam can- 
tiones ('2) . Scripserunt et Poeiae somnia , 
quaefigurata rationemaiusaliquidcomple- 
ciuntur. Scripseruut et navalia bella, et ca- 
sira in hostes firmarurit, et machinas erexe- 
runt poetarum carmiaa, quibus Quaquam 



dietro , e trapassa con silenzio , ricordando le 
leggieri , e tacendo le gra\^i \ e bene avea egli tutta 
la ragione di dir cosi . 

(t) Non vi h stato, che il solo Filelfo tra gli anti- 
chi y per quanto i' mi sappia , che abbia negata i' esi- 
stcnza di Beatrice Portinari , e che Y abbia creduta un 
soggetto ideale, e nou una vera femmina. 

(2)Tra.le altre avvi, per quanto io mi ricordi , 
qiiella 9 che principia : 

O v^oi che per la via rf' amor passate , 
la quale ii riportata uella Fita nuo^a . 



adfuemnt . Multa soleol exercendi ingenii 
gratia fieri , quae nullam admisere libidi- 
Dem • Hoc verius argumentum quod cum 
uno Dante nemo fuerit incorruptior, et in- 
Qoceniior, nemo moderatior, possimus ma- 
nifesto coniectari , solius hunc virtutis ac 
honestatis amicum extitisse. Non enim qui 
sibisummum bonum in gloria constituunl 
immortali, voluptates praeficiuntdominas, 
quassequantur,quae ad interitum nosde- 
ducunt . Sed ut si quis ebrius ea senseric 
quaedicta sunt mystice, bibiie et inubria- 
mini, et cadetis, et vometis, secundum vi-- 
ni suavitatem interpretabitur ; ita Boccha- 
cius amantium priuceps Beatricisamorem, 
virtutis , inquam , ac beatitudinis iucun* 
ditatem, secundum carnis voluptatem iu- 
dicavit(i).Recte igitur illud: tractant fabt i- 



(i) Del precitato strano parcrc , cio4 , che la Bea- 
trice Portinari 9 tanto celebrata da Daate , c tanto 
da lai amatavfosse an essere fantastico , fu eziarulio 
Aoton Maria Biscioai Canonico, altronde celebratissi- 
mo^ di questa Imp. Basilica di S. Lorenzo, maiufestato 
nella Prefazione alle Prose di Dantc , e del Boocaccio a 
P^i* 1'9 ^ ^^88*9 * "^^'1^ annotazioni alla P^ita miovn, 
e questo suo parere non manc6 di avvalorarc con quelle 



lia fabri, et illod rursus : qui de terra est^ 
de terra loquitur . Amabat ergo viriutes 
Daotes , et eas tolo corde sequebatur . 
Quamobrem cum e victt)ria, castrisque iu 
patriam rediiiset , eo diligeotius se se dedi-' 
dit humaoitatis studiis , quod ut ierviret 
patriae , bellaretque pro republica , inter- 
miserat illa nonoibil ; in negotiis enitb 
qui versatur , in otio seraper esseuon po- 
test, neque is quoniam elucubraret ctm- 
tinue plorima , versareiurqne interlibrds, 
ac uteretur Scipiooisetotio, et solitudine^ 
deerat amicis , nec non erat inter socios 
urbane viveos, civilemquecousuetudinertl 
Celebrans. Vi enim legerat apud Platdnfetrt, 
non esse nos natos solis nobis , ut Stoicd- 
rum seoteotia delectabatur, homines homi- 



ragioni , le quali a lui parvcro le piu opportune e pi& 
COQTincenti ; ma elleno incokitraroiio una geolcV^I^ di- 
^approvazioue . Yn si fattb argometito ^ stato cfceelfeii- 
temente , e dottamente sviluppiatb dal Pelli iicfna Si tfn 
vita a pag. 69,. e S€gg», ovc ad evidenta fe Tefl*re , 
cbe la Beatri(^e non fu un soggfetto idieale^ mai ttna' vera 
femmina . Gi6 vcnne avvalorato con altre ragioni da 
Moas. Bionisi a pag. 43. e segg. del iVain. li^ dei snoi 
Aneddoti su la vita , ed opere di Dante . 



23 

outii gratia prooreato^ ita erat cum aequft- 
libua aedulo , deambulabat graviler , mor 
deste rid^bat, atudioae , prudeoterque 
eoofabulabatur , ut vix eaaet aliquis , utai 
qui Daoti9 foret familiarissimua , qui eiim 
Qiiquam duceret oavare operam studii» • 
Semper erat io booofum hominum eoefttt, 
aemper ia doctoruoi corona , vp\ doatns 
aliqnid, vel discens, nihil iavpniljs praer 
terieds aijeotio laudia . Qoo quid«m I0019 
deleecat me pl ur imufn eoruoi i^daviam , 
aoeordiam , atolidiiatemque acousafe , qoi 
cum sint ioeptisaiim , e% sua imperitia ia 
tlios voluot traducew discipljoam. Dieunt 
enim eo$ ewe laudandos , qui io aoliiudif' 
ne aemper versantur , rimanturque asai^ 
due aliquid , non qui sunt semper inter 
homines ante omnium oculos. Ego Roma- 
Dos facio plurimi , qui non solum consu'' 
lendo in Senatu, declamando in scholis , 
dicendis causis in foro , aut in amicorum 
consuetudine loquentes,commeQtaiUes, di« 
aceptantesque versabaniur , sed vel coe- 
nare nolebant nisi ad se pateret omoi* 
bus bonis aditus . Disciiur ne m solitudi* . 
ne an inter homines ? speculamur ajiqai^ 






24 

8oli , atqne legituus, sed habet oescio qnid 
latentis energiae vivae vocis oraculum . 
Docentur autem minime saxa , sed maxi- 
me bomines • Itaque recte inquit TuUius 
m^ntis agitationem , quae nunquam con- 
quiescit , efficere , ut, cum vel soli simus, 
cupiamus semper aliquid videre , audire , 
et discere, et Homerus plurimum Viissem 
laudat , appellatque prudentissimum , qui 
inores hominum multorum vidit, et urbes» 
Praeterea quodSeneca voluit, dandum 
esi aliquod intervallum animo • Ego isto 
rubiginoso squalore obsitos pannis, an- 
Disqne, nunquam ploris faciam, quoniam 
aeque ac noctuae versentur semper domi, 
sibi vivant , sibi sapiant , neque cuiquam 
prosint; qui quia sunt ingenio hebeti y et 
crassa lingua, non audent esse cum aliis, 
voluntque suae ineptitudinis labem in 
omne bominum transire concilium . Lau- 
do magnopere Dantem , qui loquendo , 
conversando, audiendo, videndoque iniel- 
ligebat omnia, videbat singula, cunctaque 
speculabatur . Tantus autem vir &d haec 
legit, quibus donarentur muneribus, qui 
apud Lacedaemonios nuberent, quorum 



posteritas esset reipublieae profulura , qui- 
qne coguosceret iustituisse Deum coniuga- 
lis copulae viqaulum , ut generatioui re- 
generatio pararetur j et qui sciret quanlum 
sitsuo nomini sua posteriias conductura. 
Duxit iuvenis uxorem dilissimam,pulcher- 
rimam , pudicissimam , nobilissimamque , 
Donatorum familia genitam , cui nomea 
erat Gemma , vere , inquam , et moribus, 
et specie gemma (i) . Nihii ex iis quatuor 
huic coniugio defuit , quae apud Xeno- 
phontis tyrannum esse dicuntur iis in- 
quirenda, qui isint uxores ducturi. Quos 
vero (ih'os ex hac Gemma quaesierit , paulo 
dicetur inferius ; non est hic narrandi lo- 
cus. Id autem aequa mente ferre non pos- 



(t) La prese circa il 1^91.9 siccome apparisce da 
GiaoQozzo Manetti nella di lui vita , ove dicendo , cbe 
il Poeta nostro non multo post adamatae puellae 
( Beatricis ) ohitum vigesimo sexto actatis suae cir-- 
citer anno uxorem accepit • . . . ^ clarissima Do^ 
natorum familia nomine Gemmam , visulta, che ci6 
avvcnisse il predetto anno, e ch' e' vi s'induccssea 
persuasione dci suoi parenti , ed araici pcr alleviamcn- 
to del suo dolore . Con essa pero, siccorae diccsi, passo 
r iftessa concordia , che fra Socrate^ c Santippc 



i8 
matrimonii fraeno • Qai enim amant , qui 
die, noctuque per araorem flactuant, qui 
potant , qui donant , qui distrabuntur 'a 
bonis artibus, qui sodaliciis assuefiunt pes- 
simis, ducta coninge abstinent, domi per- 
noctantur, ad uxores convertunt animos, 
sibi serviunt, negligunt cetera. Si sapiunt, 
domi etiam abstinent, domi pernoctantur, 
ad uxores convertuntur . Sed si libidini 
sunt obnoxii, saturantur domestico convi* 
vio , fiuntque ad rem parandam, virtu* 
tesque , ardentes • ISam qui palrem se vi- 
det fieri , se talem esse curat, quales filios 
esse velit. Quae cum non ignoraret omnia 
Dantes Aliger, id est assecutus,ducta Gem- 
ma; ut cum ad consularem aetatem perve^ 
nisset, inter reipublicae gubernandae prin* 
cipes sit de$ignatus(i).Factum Qst autem 
id a senatoribus consulto, non sorte, ut ho- 
die leguntur Magistratus Fiorentini, reipu- 



(i) Ei fu nel numero dei Priori , Supremo Magistra- 
to aella RepubblicaFiorentiaa^ed eguale nella giurisdi- 
zione al Gonfalonierato^ a cui si spettava portare Flnse- 
gna del Comune di Firenze, da' i S. Giugno del 1 3oo. fino 
a' i5. d' Agosto di detto anno neir etk di aani 35« 



/ 



^9 
blicaeqae gubernandae sedes. Natn adeo et 

civilis erat , et honesta , et bouis artibus 

iostitata vita Dantis , ut ad civitatis pa- 

triae gubernationem videretur bonis omni* 

bus deiigendus , ceterisque praeferendus. 

Faere vero huius per id temporis coiiegae 

principes , clarissioii cives Paimerius Ai* 

tovitus eques auratus , ac Nerius lacobi 

Aii)erti filius, summo consilio Patres(i). 

Consecutus est hunc dignitatis iocum,cum 

ageret quintum et trigesimum suae vitae 

annum • £x ea quidem dignitale fatetur 

ipse nactum esse se omne suae vitae di- 

scrimen ea in epistola, qua omnem aeru- 



(i) Sei a qaeir epoca erano i Priori , oltre il Gon- 
ialoniere^ ed erano^ come ci assicura il Priorista 
Fiorentino Istorico pubblicato dal Rastrelli nel i ^83. 

Noffo di Guido Buonafediy 

Neri di Mess. lacopo del Giudice Alberti, 

Nello d^Arrighetto Doni , 

Bindo di Donato Bilenchi, 

Jlicco Falconettiy 

Dante Alighieri, 

Fazio da JUicciole, Gronfaloniere. 
Fra questi mancavi Palmiero Altoviti qui rammealato 
dal nostro scrittore . 



3o 

mBtin e% iofaiistis sni priaeipatii» e^HDtiils 
ad 66 dioii perT«Disse , quo eisl fiqa dip^ 

86 dlgQam , qaod 6ss6i miaini^ pri3.di9n4 i 

faietur uomq ooa iadigaam , qtMxi fi^rai 

ei (ide optima , et aeute ad eanci reqa qpr 

poriaoa , additqae promeritoni S6 faiaa# 

maiora, qui eo faisaei io praelio qicui pfler, 

quod apud Campaldiaam cam boMibKM 

esi iaitam , abi aoiirersa £actia Gib^ljljlqa 

diruta , ei peaitus esi de medio Hiblam , 

ac dedaral deoique se pugaassa , et Ciuo 

vehementer aotca timaeric , tam 6)iaUii*' 

ril ad sBtcunam^qaateaus varia rerum ^%^ 

gerii vicissiiodo: haec fere saot qaae6^6a 

epistolae seateatia capi possuut (i) . Gau- 



(i) fiipqrta egj^ iiiedesi($o ^ pag» 3^. e segg. la i\ 
loi lettera^ originale, la quale iiel patrio linguaggio i del 
seguente tenore senza dar cei^iQ sIcimQ a ebi ell^ ibsse 
diretta ; Tatii U mali p t tufti V incQn^ni^n^i miei 
dair infausti comizi del mio PrioratQ ebbera ca^ 
gione^ e principio; del 4}ual PrioratOf henche per 
prudenza io non fussi degno , nieniedimeno per 
/cdcs e per etd non ne era indegno^ petocche dieci 
aiud erano gid passati dopo la battaglia di Cam- 
paldiuo y nclla quale la parte Ghibellina fu quasi 
al tutlo inorta, e disjatta, doi^e mi trof^ai nonjMi^ 



3i 

sa vero car coactus sit paulo post eam di- 

gnitatie^m relluquere Daoies patriam , ea 

est, quam Bocchacius sicco praeteriit pe- 

de, quam aesciret, Leouardus autem Are- 

tiou9 diligeqicer expresserit, qui eius lem- 

pestatis bistoriam scripsit. GuminterGel- 

phoS| Gibelliuosque vetus esset, et factiosa 

Florentioorum seditio , in id demum est 

.redacta res , ut pulsis, cousumpiisque Gi- 

bQlIiois soii regoareat Gelphi.Sed ut ioter 

eos rursus, qui assidua rotaotur ambitiooe, 

soleot invidiae^sospicionesque incidere,di- 

visa esl vel Gelpborum factio, fecitque dis- 

sensio aoimorum , \\i alii Migri , alii dico- 

reniur Albi , diversaque cognomlnatione 

alteri alterosflammls iosequerentur. Quae 

quidem animorum periurbatio, atqoe cae- 

citas Pistorii primum coepit radicitus con- 

firmari , et a Caocellariorum familia ma- 

xima, ditissimaque traxit initium.Volentes 

vero Floreotini Pistorii mederi morbo , 



ciullo neW armi^ e dove ebbi temenza molta , e 
nella Jine grandissiina allegrezza per li varii 
casi di quella battaglia . 



32 

evocaruQt ad se Gaaceliarios omQes , et 
eortim ciientes , ipsisque FlorentiQae urbis 
muros circumscripseruQt . Sed baud tauta 
ulilitate urbcm Illam affecereFloreQtiQi, e- 
radicatis ex eorum campis radicibus maiis, 
quaoto FIoreQtiam detrimeoto, iQtestiQO-' 
que iQceudio debilitaruQt, iQflammaruQt- 
que(i). Nam cum primum exules iiii 
FloreQtiae sibi firmaQdam esse sedem co- 
gQoveruQt , ac de reditu iQ patriam de- 
speraQdum , affioitates cum civibus Fio- 
reQtiQis contraxere , coepereque iu affiaes 
coniicere virus. Gontiauo saevire visi suut 
Fioreatini , et eorum* ardere meutes ; iu 
[ eas eaim conieceraat' exules eam pestem , 
qnam eo diligeutius potueruat exercere 
Fiorentiae, quo maiores stabiliveraot ami- 
ciiias, potentioresqae firmaveraat maaus. 



(i) Deitumulti, delle caraificiae, degli eccessi sc- 
guiti con inaudita barbariej in si fatta lacrimevole cir- 
costanza neila nostra citta, sono a vedersi gli antichi 
noitri Cronisti , e specialmente Dino Compagni , 
clic a tutto si trovo presente. Vua patetica descrizionc, 
bcnch^ di moderno, ma fedele scrittoic, ce la fa TAm- 
mirato a pag, 204» e ^ergg. dcl T, i. Part. i. 



33 

luque cum hac de commufii calamitaie 
tractaretur vel publice , vel privatim , si- 
multate flagraatia corda reserata suut , et 
exiernnt , erectaeque suut iu pubiicum 
flammae , coepere nounuuquam et saxa 
volare , et faces , nemoque inventus est 
adeo infimo genere naius, adeo vel inops, 
vel abiectus , qui non aliam sequeretur 
partium factiosarura . Ipsi fratres inter se 
dissentientes, partim Albos, partim Nigros 
praeferebant aliis , devenerantque iam ia 
communes tumultus , et particularia vul'- 
nera , neque adeo vel Gatilina Romanis , 
vel tyranni Atheniensibus obfuerunt , ut 
qui Pistorio profecti sunt Florentinis obes- 
se coeperant. Vt enim in stipula coniecta 
scintilla, si vento iuvetur, sulpbureque 
pascatiir, multos urlt agros, ita qui furor 
iu illorum erat mentibus, diulurnitatis 
adhibito studio, factionisque suasione, in 
tantum crevit, et propagatus est, ut omnes 
invaserit Florentinos, omnes admiserit, 
excluserit neminem • Ita iam a iuvenibus 
Iiaec coQtentio in maiores devenit natu , et 
a verbis in facta proruperunt • Sed cum 
nondum per id temporis esset Dantes of- 

3 



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34 

^qjIq filfleiii:» mi pHiieipattts , qot ae Ni* 
fff^ta fpV9F0 Faoiionem profitehaauir , 
pQQyeaere 0090^9 ia Divae Tdakaiis K<y 
pl9j5i9(9$ cpepereqae deinde de geren^ 
4^3 rebas eoQsultare • Qaid ab iUis sit 
fuptiuiaai , volatqtamqqe, quod secretissi*' 
Qium fuerit , oulliis aper tum est , rescitum 
ko9 taotum j quod mittere ooastitueraut 
«JiqQem ad Pontificem Summum Bonifa-^ 
clum Oetavupi) qui Sedem Apostolicam 
ea tempestatetuebatur, a quo GaroIusVa'- 
Ipsii Princeps, qui e regio Fraucorum pro>- 
dierat gepere, Florentiam miiteretur, qui 
10 pristinam pacem redigeret civitatem , 
gubernationemqae firmaret reipublicae ( i ). 
Id cum ab Albis est acceptum j haud po- 



(1) Carlo di Valois Gonte d'Angi& era fratello di Fi- 
lippo il Bello Re di Francia. Di esso parla il nostro 
Poeta nel Cant. xz. del Purgatorio vers. 70. e segg. 
in persona d' Ygo Capeto : 
Tempo i^egg^ io , non molto dopo ancoi , 

Che tragge un altro Carlofuor di Francia , 
Perfar conoscer meglio e se , ei suoi . 
Senz^ arme /1' esce , e solo con la lancia , 
Con la qual giostro Giuda, e quella ponta 
Si ch^ a Fiorenzafa scoppiar la pancia. 



3$ 

tiiiniKit tum^scemes animi patf ^ tii iafttfi 
ck esset delibeTiiQdi Ibcas i, ^ariMUYrifc^f!^ 
dabiiarunt ^ ne qatd Nigri rnacbitiaT^iltdr 
advefisi: Qaare^atimariU^ti^ad Pritici^'^ 
inM {irofecti diceates ob saam s6 taielftVtt 
arma stimpsisse , rogdatesqub veh^iUentSr 
m i( plectbriratar, qni nalia lege, cum pri- 
VmI esseut; iu cbbsiliufh tousediSfsieQt , 
seditioaisqae concilium cc^ngregasseat^ af- 
firmanles demum uibil fuis^e iu causa^cttr 
hic coQveaius uainetur, ni^i ut [>elletieatttr 
Albi . Nigri vero^ qui fiierant iQermeb ia 
£cclesia^ extemplb tela eaptunt, ad Pritiei- 
peis itidem abedat , se dicant faisse pro^ 
v^citos ab iaimrcis , quibus minime ii* 



Quindi non terra, mapeccato , e onta 
Guadagnerd per se tanto piu grave , 
Qutiiito piu lieOe ^mil dannd cohta • : 
OaUte piu che poti, impedi la di lui venutll k Firenze i 
ma non ^li riuici« JLnzi venato egli qb^^fu da hii cac* 
ciato fuori di Firenih il pai^tito de' Biancfai i i D^ntie ; 
clie allora era Ambasci^tore a Bonifazio tiii; febn pi& 
tltrij a' 27; Gen«del fjoa. fu condadnato a hna mnlta 
dt lire Sbod.^ e dufe/afnni d' esilio' , e, quand' ei non 
avesstf pagato la tomma imposta , fu ordinato > che ite 
fttsero sequestrati i heni } come irifatti aweone . 



36 

CQissec armari, quod ob id sit maxime fa- 
ctam qaod cupereat ex urbe Nigros pelle- 
re, patefacluotque qucd iostltuerant nihil 
esse, quo posset uUus queri, paci se, 
quletlque voiulsse coasulere ; petebaat 
ergo at plectereatur Albi ^ qui tomere 
arroa sumpslssent , cogltasseat clvitatls 
quletem couturbare • Coasule tuuc Dau- 
te , prioclpes ad se prlmum accerslto po« 
pulo , elusque turbis , vigliiis , custodiae- 
que fideates exulare iussere aoaauilos, 
quotquot earum factioaum esse videruut 
primos, ut percussls pastorlbus, uulversus 
grex disslparetur . Itaque facti suat exules 
ex iis , qul se Nigros fatebautur , qui ia- 
coasultis priaciplbus convenlsserit in consi- 
lium^ Corsus Donatus ( i ), Gerius Spiaias , 



(i) Di costui si legge an bello elogio fattogli dairAm- 
mirato nel T, i. Part. u pag. ai i. in occasione d'es-i 
sere stato prescelto di recarsi per ben della Patria^ e 
della di lei qaiete al Som. Pout. Bonifazio viii., per- 
ciocchi non era uomo in quelli tempi in Toscana f 
che piu fosse eloquente di lui , ni che maggior 
pratica ai^esse degli Stati , e delle Corti del mon» 
do,ne in cui concorresse e per nobiltd , t.per cih 
icfatte una maggior riputazione , c autorita, lc 



37 
lannotus Pacias, Ruffus Tossus, et cum his 
plerique extra solutn patriuui missi sunt, il- 
lisque circumscripta statio apud Gastellum 
Piebis in agro Perusino. At ex Albis Serza- 
nam exules missi sunt Geutiiis, et Turrisa- 
nus Girci, Guido Gavarcautes^BascheriaFa- 
tussius, Baldioacius Ardimarius, Nardus 
Latioi , Girardini filius (i), et plerique 
alii, quos eaumerare laboriosius est quam 
vel utilius , vel voluptuosius . Hoc consi- 
lium,Dantisque iudicium eam peperit cau- 
sam , quae non multo post exulem reddi* 
dit virum inQoceutem , et civem praestan- 
tissimum . Nam cum nequiverit non aegre 
ferre Dantes Nigrorum audaciam , qui Ga- 
rolum fuerant in urbem evocaturi , cuius 
accessns sine urbis infamia , dedecore , ac 



.^uali cose tutte egli accreseea colla bellezza del^ 
la persona^ e con la lietezza , e grazia del volto, 
con la quale maras^igliosamente era atto a guadar^ 
gnarsi gli animi delle persone . 

(i) GFistorici nostri gli nominano con pi& precisio-> 
nc dicendo essere stati Mess, Gentile, e Mess. Tor-» 
rigiano de^ Cerchi , Guido Camlcanti, JBaschiera 
della Tosa,Baldi¥iaccio Adimari, e Naldo di Mess. 
Lottino Gherardini . 



$](itfPi ^M Qoa poteriat , dofiekatur' ia Alr 
]ppr,qi,q;b^p9p^4i;$$e favorem , qviQs idciccQ 
S^raf^n^oi $t^tuis$et esse mitteodos , quod 
Qo\pei|i9odioF Ofiseti reditus (i). Quod eo fuit 
ywiajo^liu^aiultis, quod qod muko post^ 



/ 
• 



(i) B| qtti,.c, poco.^opra. il ijpstrp scrittorc prende ab- 
baglio creaeado, che il luogo ad essi destioato per esi- 
lio fosse Sarzaaayinentre fu Serrazzano, luogo malsano 
nella Maremma Yolterrana ^ ed infatti il Yillani nel 
l^iK^m. Cap^ /^i. narrando qnesto istesso lo dice 
SejrsLz^no . iiijfermo luogo , e Lionardo Aretino a 
pag, 3^. della vita di Dante^ Sevezzana . L' edi- 
tore delle di lui rime Antonio Cicciaporci a pag. xxi. 
^stiene^ che il luogo del di loro confine fu Sarzana nel 
GeAOvesato , e non in Serazzano, e vie piii confermasi 
nejla spa qpi^nione con dire che^tra leBallate di Guido 
avvene una scritta fuori di Toscana, e in occasione di 
sentire non lontana la sua morte . Essa cosl principia: 
Per cV io non spero di tornar giammai , 
Ballatetta , in Toscana , 
• ••••• 

2jtspjizii,,B^l^{etta,chl^m(^tfi 

Ma fu ella realmente (^J^jt^ io tal. cjrcioji^tanza? Noo. l^ 
cxp^9f n(iepjtfe^ il.ViUani lo djce infermo luoga, ei il 
Fjj^lfp^ cjiejl fiecerQ jitprnare iii.paltriay /?«r4em.m- 
t^fnpejufp^ e,sic.cpji^.cidxipn pu^ .riferirsi air.ada^.di 
S^i;zaj;\a^ 199 ^ ben^\ a qu.<;U4 di Serazzano p dniiqoti il) 
)uogo di confiae fu qaeito • 



\ 



\ 



li^dedotrbas Albis , qm exalaflraiit , Nigri 
^CYdcali suQt oucrqQaai , sed id omae fai- 
6081 est ; oa^ ouai foncf us esset digoita- 
tis offiiia Dantes,GunFi fevocati snnt Albi, 
mm est er ha«e redtrcendordini' faeiiosorQttb 
levjtae ^dsoi^ibeoda. Praetereia restitutusr eA 
Guii^o Cavalcaates^, qnod per aeris ioten!!- 
perieai apilid Serzanam valetudide pressas 
sit^ et cuai redierit iliico diem obtit (i)* 



(t) Coml^ina ci6 coa quel che ei dice Gio.yillani net 

lii, yiii. pag. 4i. Ma questa parte, sono lue patole^ 

vi stette meno a^ confini, chefurono revocati per 

lo injermo luogo , e tornonne malatQ Giudo Ca^ 

valcantiy onde moriye di luifugrande dmna:g^lo, 

percioccM era come Filosofo virtudioso uomo in 

molte cose , se non ch* era troppo tenero , e stiz^ 

zoso» Egli fu grande amico di Dante^ abzi questi nella 

Fita Nuova appellato il primo delli miei amici . 

Fu egli tccellente poeta, cosi il Crescimheni T. ii. 

4elld Folg^ Poes, %6&^ cd a' suoi nohili comjfoni'^ 

menti molip & temtit layolgaY poesia^- percidccki' 

du essi ricesfetl^nonrpbcd robustezza, 6splendore* 

La Canz^e suaiii ]9p^ial'guisa suUa natura d^amore 

fp taiHQ^cjclctre, cbei^pittgraadi ingegnii« fra'gli'ak 

tri Egidio Colonna s^impiegaronb' ad illusthirla^co^ lofb^ 

commeati. D^le sue' rimequi^^elaraccolte^ e tra 

qm^^te', pircecW*' ineditcj 8ep|)ur tutt€"le $ono'slic> n' i 

stata £itta in Firenze nel i8i3, una ^ligente^ e pot^ 



4o 

Veram cum assidae Nigri rogarent Ponti* 
ficem Summam , ui faveret saae calami- 
tati , missus est deaique Garolus ipse Va* 
losii Prioceps, et a Florentino Populo 
propter Pootificis maiestatem admissus. 
Hic pacificatis , ut videbatur , civibus , ia 
urbem revocavit omnes exules , iussitque 
ut pace viveretur, iotermioatusque est 
Summum Pootificem io eos cives futurum 
acerbissimum, qui quietem ioterturbabuot 
civitatis . At paulo post, ob quaodam vel 
verao) , vel simulatam Alborum fraudem, 
exulare iussit omoes, qui Albos sese fate- 
reotur . Fraudem autem hanc dicebat Ca- 
rolus y quod Nardus Latini , Girardioi y 
et Bascberia Fatussius , et Baldioacius Ar- 
dimarius(i), Petrum Ferdioandum vi- 



gata edizione dal nostro Antonio Gcciaporci , e cos) 
ha egli ese|;uito ci6 , che promesse , e non fece il cele« 
hre Ab. Girolamo Tartarotti . Essa edizione la rese pi& 
pregiabile per averla arricchita di un antico vq)garizza- 
mento non mai pubblicato del G>meuto di Dino del 
Garbo sulla Canzone Donna mi prega ec. 

(i) I loro v<;ri cognomi sono: Naldo di Mess. Lot" 
tino Gherardini , Baschiera della Tosa , e JBaldi- 
naecio Adimari • 



4i 

ram illnstrem (i), qai apud Carolum 
ageret, adiisseot clam, promisisseotque 
ae ilii Prati oppidi guberoationem tra*^ 
ditoros,si procuraret com Carolo , ut, 
pulsis ex urbe Nigris , soli Albi domioa* 
rentur. Adduxit ad haec Petrus ipse ta- 
bulas, eius promissionis testimonium ac ti- 
dem , quas et Leooardus Aretious se scri- 
psit legisse iu Palatio Floreotioo, sed baud 
sibi videri tales, quae omoi carereot su- 
spicioDe • Hoc igitur tabularum figmento , 
hac fraude factum est , ut omoes Albos 
ezules fecerit Carolus, quippe qui mirum 
10 modum excaoduerit , quod qui aequi- 
sissimus foret, et Summi Pootificis nomi- 
ne missus esset , eius audereot corrum- 
pere aoimum veUe^ioiquitatenlqae tempta- 
re • Dantes, qdi, quod diu aobelarat , ar- 
bitrabatur se civitatis esse pacem assecu- 
tum y eamque oblaturus Summo Pootifici 
Romam iverat, tirbis oouiLoe inissus orator, 
apud Pootrficem aberat. Qui memioeraot 



(0 Dcve dirc Petrum Ferranii, ch' cra Baronc di 
Carlo di Yaloii . 



i 86 faisse hoc console factos^^exuleiy ian 

iQter primates collocati , io buius domum 
impetum faciont, iu praedam vertunt for* 
lunas eius , domum aequant solo, popu^- 
lantur agros, proscribunt bominem, iidem 
sunt in Palmerium Altoviinm iudices^ 

I' eiusdemque damnant criminis , eadem af- 

' ficiuni muha. ludicationis Vero gequs fuit 
boc : Legem tulerunjt nequitiae plenain ^ 
qua iuberent a praetoribus principum caa^^ 
sas iudicatum iri , vel eas, in quibus fue- 
rint absolutionem assecuti. Cantes igitur 
Gabrieles , qui tunc erat praetor Fldreu-' 
tiae, in ius vocavit Dantem per praeconemy 
et Palmerium ambos absentes, ad Ponti* 
ficemque collegas^ quibus per inimico- 
rum factionem, potentiamque minime com- 
pareutibus, in contumaces est lata sentea- 
tia , ac per omnem iniquitatem , et fortu- 
nae suis clientibus applicatae , et eorum 
proscriptae vitae(i). Proh Deum, atque 



(i) Poco dopo^ cio^; ai lo. Marzo deiranno i3os. 
fulminata fu contro di lui^ e d' altri una piu fiera sen- 
te8;iza,,.Jaquaie diceva^;cb&$e per mala. 9orte Imi^ 
ro eglino caduti nelle mani del Comune:^. q^dpiwatf ' 



/ 



43 

bomiQum fidem , qnae vis est haec forta- 
iiae taDta , quae uoa, eaderoque fere catisa 
tot^tamque praeclaros homines varits da- 
maarit tem|jaribus! nam et Solou fegum 
lator Athenasobinvidorum rabiem dimit- 
tere coactus est , et Socrates veneno coa- 
ctQs mori*. Non minus ergo in^ Dantem 



ibisero ad essere arsi vivi , Di si fiera^sentenza « ia[iiota 
a tutti gli.scriltori de}Ia di lui vita si antichi , clie mo- 
dcivii.^ilprimo di tutti i statoil Tiraboschi a pubbli- 
carAe V origioale documento a pag. 44^* ^^' ^' ^* 
ParL II. della Storia della Letter. ItaL dcll' ediz. 
Veh. del 1795.^ ove dichiarasi molto obbligato al 
Cont. Lodovico Savioli senaiore Bolognese y che gliel 
spmmiivi8tr6 . Iq questQ prezioso documento apparisce 
U nostro Poeta. uiiitamente a diversi altri reo baracte^ 
riarum iniquarum^ exlorsionumt et illicitorum lu-^ 
crorum / ma qui h a riflettere , che in quei teVupi di 
partiti , e di turbolenze ^ e di dissensioni era freqiiente 
r uso di apporre falsi delitti , e che questi facilmente, 
e ben volentieri si credeanu da coIoro> che voleano sfo- 
gare il lor mal talcnto contro i loro nemici . L' Ali^ 
^}tf\ non era ii sl iattp carattere • Era^ cosi il nostro 
sprittorp^ e glvaj(ci. tMttr ,. cJbi! di lui haimo «critto:^, 
adeo et ci\^ilis^et honesta^ et bQnis art.ibus institu^ 
vita Dantis ,ut.0d, civitatis propriae gubernatio- 
nem vitae pideremr. bonis. omaibus dilig^ndui, 
ceterisqufi^prmJlRrtiidus, . 



44 

fuere iDgrati Floreniini (i), qui eum ex- 
paleruQt , a quo fuisseot io oniQein virtu* 
teoi coQfirmati , quaoi fueriut ia Lycur- 
gura LacedaemoDii, a quibus tam praecla* 
ras accepisseut ieges, quem et expulerunt^ 
et lapidibus ioiectis oculo privaverunty 
quam iu AfricaDum Romaai, ia Aaballam^ 
iD GiceroDem . Sed omittamus eiuscemo* 
di crudelitatis, et ingratitudiuis gCDera. Re* 
deamus ad Daotem, ct quaudo facti suraus 
certiores^quibus causis, quaraiDiquiseie- 
ctus sit e patria , videamus quid exul sit 
secutus , quo tolerarit auimo calamitatem • 
Imitari se putavit Lysiam , qui cum dice- 
retur AthcDieDsis , miDime fuerat natus 
Atheuis, Pythagoramque, qui, cuinsmodi 
vocaretnr, nou esset Samius.Quod si Plato 
Academiam praeposuit Atheuis , quem et 
Poletiio secutus^ et Xeuocrates^ si videtur 



(i) A tuttaragione praruppe contro riugrata citt4 
di Firenze nel Cant. xv. dtlV Inferno i^ers, 71. in quei 
versi y nei quali dichiara 

ingrato popolo maligno , 
Che discese di Fiesole ab antico , 
E tiene ancor dcl monte > e del macigno • 



45 

idem sensisse Philosophorum , multi qai 
noQ ubi nati suat ibi floraeruut ; volait 
et ipse praeponere ingratae patriae gratis- 
simas urbes, in quibus maxime cultus 
est . Nam et PubHus Virgilius Mantuae 
natus, Neapoji sepuUus est, et Lucius 
Annaeus Seneca y vir Stoicus , et Lucanus 
eius fratris filius^ Romae mori quamCor- 
dubae maluerunt, Idem de M. Annaeo Se<^ 
neca , et de Statio legitur , et de Alcma- 
ne lyrico poeta , qui se maluit Spartiatam 
quam Sardianum, et de Euripide , qui , 
patria relicta, apud Arcbelaum diem obiit, 
et de Aescbylo Atheniensi , quem Sicilia 
sepelivit , et de Homero, qui non finivit 
consenescens apud Smirnam, et de muliis, 
quos enumerare gravor . Gum esset igitur 
£ictus exul ipse Dantes, accepissetqae quid 
Florentiae fieret y demissa Roma , relicto* 
que Pontifice, ad quem orator accesserat, 
Senam tenuit . lUic et de rebus singulis 
est certior redditus, et coepit suaecausae 
progressum intelligere , armisque reditum 
temptare in patriam, cum nulla esset quie* 
tis spes reliqua . Nam , ut sapientes decet 
omoia prius experiri , quam armis con- 



46 

leadere, Ua btc ia pntriam>i 
aahelavit, qaam viderit sui i 
propuUaadae ialuriae gratia i 
mis. Goavouatis igiiur exulibuT] 
coeperaateniaiiamexulareniulii i 
staates propter commuaeai Nigrufl 
oam , cousilio accepto consiitueri' 
Gargoasam oppidura omues ex^ 
coaveatu Aretium ire, ibique (ir 
dioes bellicos . Cam illo traiect^ 
exercitam io faciuorosos Albos st 
et^eius imperatorem Alexandruu: 
oatem Comitem decreveruut , ri 
citn addideruot ei coasules, quor 
^ ceps fuit Dautes, qui spe ductu 
rum expectalioae rerum ia terliij' 
aaoum frustra laboravit. DueraotJ 
les aliquot , quibus erat ad 
efBcieudam aecesse^senteatiaruo: 
tiiadiae parabatur coafusio. Pratf 
bellicae ia Id deveoere^ ditcrin 
aon ferro"amptids, sed argeotoi 
compooantur castra , et tela spH 
Quid autem vel argeuti, vel aurifl 
militibus exules , quoruin forluf 
lae , quibus praeter clientelas siif 



46 

teiidere, ita bic in patriam dihil priiis 
aohelavit, qaam viderit sui Qlcisceddi^ et 
propulsaodae iniuriae gratia opus esse iar* 
mis. GoQVocatis igitur exulibus reliqofis^ 
coeperaot euim iam exulare multi viri prae-* 
staates propter commuuem Nigrorum roi- 
nam , consilio accepto constituerant apud 
GargoDsam oppidum omnes exules uob 
couventu Aretium ire, ibique firmarebr^ 
dines beliicos • Gum illo traiecissent >j et 
exercitum in facinorosos Albos statcierttQt| 
et^eius imperatorem Alexandrum ^Rome-^ 
natem Gomitem decreverunt , et duode* 
citn addiderunt ei consules, quorurii ptia* 
^ ceps fuit Dantes , qui spe ductus, futura* 
rum expectatione reruiti in tertium usqae 
anoum frustra laboravit. Deerant sui simi* 
les aliquot , quibus erat ad rem taotam 
efSciendam necesse^seriteotiarumquemul* 
titodine parabatur confusio. Praeterearet 
bellicae in id devenere^ discriminis , ot 
non ferro^^amplias, sed argento , auroque 
componantur castra , et tela splendeant. 
Quid autem vel argenti, vel auri traderent 
mtlitibus exules , quorum fortuuae subla- 
tae , quibus praeter clieotelas superest oi- 



^ 



47 
hil ? Itaque iam ad sammam vitam pro 
victoria pacti , cum ageretur qaartus post 
trecentesimum ac millesimum aonum a 
Christiano Natali, et cHenteHs adhibitis 
canctis , et omnium amicorum factione , 
et iis rebus, quae fuerant a proscriptione 
ipesfd«iae ^ cbiiveneruiit exnles cum exer- 
diii, qui Florehtiam ingffed^rentur. Flo- 
rentinis exulibus erant iuncii, quos eorum 
calamitatif misertum est , Aretini , fiono^ 
nienses ' Felsifiei , Pistorietisesque j4uri- 
mi summo cum omnium cfiilitariuni in- 
stracneQtorum apparatu ; qui cum impro*- 
viso Fbrentioos oppressissent hac de re 
miaime factos certiores, continuo FIo- 
rentiae portam onam occuparunt, et par- 
tem civitatis iu deditlooem acceperunt, 
fugienlibas cuoctis . Sed cum se ipsos in 
tmam cives recepissent, populumque fuis- 
sent fautorem assecati ^ quem et hortan*^ 
do, et rogando, et polticendo in senten- 
tiam trjTxerant, beneficiorumque allexerant 
magnitudine, reassumptis viribus, atque 
animis, magna manu fecere in exules, iam 
p0ne triarophantes, impetum, coegiereque 
ilios redire in tenebras, e quibus coepe- 



rani prodire io lacem. Praetermissa ' ergo 
spe, ultimo miseroram admim^calo, Aretio, 
Tusciaque dimi$sa,Verouam veait(i)DaQ- 
tes^bi a GauegraudiScala^iavictoyeroaea- 



(0 Ove D/inte andasse nel tempo del suo esilio^ i 
difficile a stabilirsi con certezza • Quei versi^ ch' ei po« 
ne in bocca di Cacciaguida ^ nel predirgli , che questi 
sa le sventure , che incontrar dovea : 
Lo primo tuo refugio , e 7 primo ostello 

Sard la cortesia del gran Lombardo * * 

Che '/1 su la scala porta il santo uccello 

han creduto , come I' autor nostro , che se ne andasse 

subito alla Corte degli Scaligeri in YeronaJ Ma £ certo, 

che Dante per qualche tempo non abbandon6 il suoi 

Toscano , fiuche i Bianchi si poterono lusiagare di ri- 

mettere il piede in Firenze , cosa piu volte da essi ten- 

tata , ma sempre invano . Ei fu di primo tempo ia 

Arezzo , come narra Leonardo Aretino , ed ivi co« 

nobbe Bosone da Gubbio , da cui fu poscia alloggiato ; 

ed,S probabile, che nel i3o4* egli entrasse a parte 

deir improvviso assalto , che i Bianchi , con infelice 

successo, diedero a Firenze.£ certo pure, che nel i3o6« 

egli era in Padova, e nel iSo^. nella Lunigiana presso 

il March. Malaspina . II Boccaccio lo conduce in giro 

in Casentino , ne' raonti presso Yrbino , a Bologna , a 

Padova , e a Parigi , e ultimampnte il Cav. Giuseppe 

Yannetti pretende , chc neiia Valle Lagarina nel Terri- 

torio di Trento egli scrivesse parte della sti| Commediai 

ed altre poesic . 



49 
stam pnncipe^hbnortfice, mQltUqciei ac di- 

gnis mmieribas exceptus^constiiait^sese in 

hnmilitatem tradncens y et pompis, et ele- 

gantiae rennnciare secnli huins* Ambhione 

aliquandiu pbstergata , quae maxiiQd men- 

te natos semper seqnitur ^ De^ tirtutiqjQe 

serviebat^arbitrabaturquese tandem eopa* 

cto rediturum in eorum gratiam^ qui re- 

gerent Rempublicam Florentinam. Nun« 

q^namenim poterat eacupiditate liberari^ 

liiipfik f§q patriae caritatem accendebatQr . 

Ba^ ccKgnita, perspectaque varietate fortu- 

ibiM^non idcirco d^ssiderabat esse in patria 

nt ulcisceretur iniurias , ullumve plectd-' 

ret, sed nrsibi, suaeque posteritati vive; 

ret'/negotia desireret , otiosul studeret 

literarnm immortalitati . Hanc patriae gra- 

tiam assidue Qy pieos , plures epistolas ne- 

dum ad not^uilos misi^^cives, quos in- 

telligeret virtuti dcHicatioPes , sed ad po- 

pulum longiusculas admodum dedit lite- 

ras , qaibus hoc initium fuit , quod pro- 

pbeticum est «efDeo verbum ,, Popule 

meus^ quidfeci tibir^y Verum cum nihii 

proiicerent eins suavissima verba in illos, 

quorumi%raQt indurat» corda , nuUaque 

4 






5ii 

tuoa illadtt tei nostras, praesertim eas^quoe 
suot id reguis coQQtitmaep^siaifietiricm 
in nod sdlum speratt^ kedkiiicesprossa t£- 
ctoria diem obiit -(i)^ Quaqpropter eaai 
apud BoQcoQveiituiii litGse JqnKaism isepeit 
InG^peratorem ^ sibr(|ue^cagnovit.'obcIusmB 
spem omQebiet pajdnr^' etr jbelli (ti)^ ad etii* 



^ " . ^ 



• ' i 



iuctiyet a ciascuno Re d^ttalia,et a^ Sanatori (S^ 
natori) di Boma^ et Ducki,Marchesi,Conti, ed dtu^ 
cti'^ popoK lo huatUe^ YtalicbimM^nie' AllighieTi 
di Firenze^ et ednfinato non nteritei^mente prieiga 
pade f cdla quife disppnea a ricevere Dfiyar^volnieBte 
^sso Imperatore. E beo cosa.dacii ne ritrasiSe W aoh 
stro Poeta se non die il fruttodt perdere^Ogflisperanza 
di rimetter piede in patria ? In&tti alloria fd > che gU 
iboiifermavono la sentenza d*esilio» 

(i) Al jyeim. 69. pag. 5x della nostra Antologta^ 
e riportata una Canzone del nostro Poeta io morte <ii 
■questo Imperatore Arrigo vm tr^tta da un codice 
della Marciana di Yenezia da Garlo Witte Prussi^no > 
t da lui dottamente illustrata • 

(2) II preaccennato Ammirato ivi a pag. aSg* dice^ 
che essendo ikndato il msdsano Imperatore nel.Pianodi 
Piletta p^r prende^e i bagni a Madereto, ne quelli 
gioyandoli, essendo andato per guarirsi a Buour 
com^nto luogo lontanb da Siena dodiqi miglia, ipi 
il di diS. Bartolommeo Ap, ai 24. d^Agasto i3i 3« 



flE3 
dioraiD autefH' inomm auctorilatetn, gea^ 
tiamqM redaetas , clitissimus probitatis ^ 
aiqae lioctriaM:, ipatt{)errimus vero divi- 
tiamm, quas vulgus. adorat, reliquaoi 
egii mortaiis pariein ; cumque diutius , ei 
per VenetiamYer per Flaminiam , et per 
Tusciam vagatetur, Ravennae deuique 
diem obiit (i), quem potius virtus egrer 
gia multorum favoribus^ praesidiisque 
communiverit principum , quam patrimor 
nii maguitudo spleudore domestico de- 
coraril , Nunc posteaquam varii rerum 
easus dicti sunt, quibus post exiliuni 
Pamas ppeta idCUtus ^^a^ reliquutn vld^r 



isi mort con grandissima allegrezza del nuQtfQ 
Gonfatoniere Bello Mancini, che ne^ principii d^l 
suo Magistrato vedesse morto CQsi grande ^ e pqm 
tente nemico della Repubhlica • 
{i) I41 no.tizid deir am)p emortuale ^t\ Diviuo poa* 
stro Poeta ce ][a d^ Gio. Yillani nel lib. 1%. Cap^ \ 83.f 
ove dice : 'Nel ifetto anno i3ai. del mese di Setrr 
tembre il di di Santa Croce ( cio£ a di 1 4f } ^norf 
il grande , e Vfllente Poet^ Dantf, j^llignieri 4i 
Firenze nella citta di Ilavenna jn Jlomagna ^s^ 
sendo tornatqd*Amhasceria dx Finegia in seraU 
^iq rfe' Si^noii 4a Pohrita ; cof} m dmQrffm t 



Hi^^Vii I >. 



54 

tar esse^ ut de huins domestiea.oooilj» 
tione, vitaque, ae mwibt:» sii; diceod^mia 
Nam ea , quae ad rerum ,publtcaramalti<*. 
neut gubernacula , solenl uonnunquam 
coelestibus fatis ita regi , ac duci , ut m 
nostra potestate non sint. Nostri vero mo^ 
reaiiu nostra sunt maou. Quamquam eniiii 
non videtmra Severino ii)si|]iide didtum, iu 
nostra potes|ate siium est qualem fortu^ 
nam malimus , rursusque illud apud lu^ 
venalem satyrum legimus: 

Ifullum Numen abestf si sit prudentia , sed te 
Nosfacihiusl FoHuna^ Deam^ coeloque locamus: 

haec tamen ita- sunt esse vera censen- 
da , ut summum booum in sola honesta- 
te , ut Stoicis placuit, statuentes, nullam 
arbitremur bumanarum fortunarum ma- 
taiionem de nosiro qiiicqaam nobis abstu- 
lisse. Quod quidem ita sentiens ipse Dan^ 
tes, philpsopbus opiiraus, virque sapientis- 
simus, fprtunam iniuria dixit ab iis accu- 
sari , a quibus debuit laudari , quippe 
quae Dei sit mioistra. Quamobrem et in- 
ter fortunam^et fatum nihil iateressel^de- 
clarant veteres, et Boetiqs ille dociissimus: 



5S 

fatum est^ inqttitv inhaerens in mohilibus 
seriesy qua Divina Provideniia suis 
quaeque nectit ordinibus.lVk fit, at qui 
8ub boc est cotXo natus , aut illo, nece^- 
rio nequeat aut nieUor esse , aut peior, sed 
ad boc^ illudve melius, minusve bonura in- 
cb*netur, at possit et ditior, et pauperior 
fieri , Neque pfaeterea non est censendum 
quod apud Divum Augusiinum legimusr, 
solere Deum angelis uti malis, nedum ad 
puniendum malos, ut in Rege Achab,quem 
fallaciae spiritus seduxit ut caderet in bel*- 
lum, sed ad temptandos bonos, m in lob, 
quem tot , taniisque oppressit calamitati^ 
bus ut probaretur tolerantior. Nfsi enim 
h^ec se viris obiicereot , quae constanda 
diceretur? quae tolerantia? quae patieo*' 
tia? Prospera sequi omnes sciunt, sed 
in adversis se tneri ^ scireque adversus 
saevientis impetum procellae se regere, 
imo regenti obtemperare fortunae , id e^* 
go summum esse arbitror virtutis mil« 
nus , periculumque constantiae . Artai^er* 
xes ^ Darius , Cyrus , Annibal , Pomppi»! 

sepunda recte usi fortnna ^ ^tatiro in ad* 



56 

versa sunt oppressi. Itaque recte illud Qoa 
commoQait Tragoedas : 

Nemo confidat ninUum secundis p 
Nemo desperet meliora lapsis f 
Miscet haec illis , prohibetque Clotho 
Stare fortunam , rotat omnefatum : 

paulo enim antea dixerat : 

Quem dies vidit veniens superbum, 
Hunc dies viditfugiens iacentem . 

Merito laudatar G. Marius Arpinas , qui 
neque in secundis ridere, nec in ad- 
versis visus est unquam flere^ quippe 
qui solam virtutem suam esse cogno* 
sceret , coeli vero motus , administratio* 
nemque divinam nostro nutu minime regi, 
esseque , ut Yirgilius inquit, verum, cum 
ait: 

Fortuna omnipotens , et ineluctabile fatum: 

nam muhi ad fatum venere suum , dum 
fata timent, ducuntque volentem fata, no^ 
lentem trahunt, ut cum Seneca loquar. 
Crede mihi, qui haec leges, recte dixisse 
peritissimum nostrum Nasonem (i)^ 

(i) I segaenti quattro versi falsamente attribuiti a 
Ovidio^ sono di Giovenale; i priroi due nella Sat. xvi. 
P.4' 5. 5 c gli altri due nella Sat vii. i^t 197. 198. 



5? 

: : . Plus eteniinj4iti palet hora ienigtu , 
Quam si nos Fencm commendet Epistola Marti: 

quod : 

Sifortuna volet,Jies de rhetore consul, 
Si volet haec eadem ,fies de consule rhetor. 

Idem complexus est Dantes^ ioquieos/ttt 
ioterpreter eios versus (i). 

Quid iuvat ohi^tas Fatis opponere fronteS ? 
Simemores estis, i^ester modo Cerberus acer, 
Et mento, et totodeiecit gutture pilos. 

Quid est igitur aliud , quod fit apud do- 
ctos bomioes taotl, servire temporibus, 
quam fortuoae sese accommodarePQuod si 
baec ipsius fortuoae muoera dixere Peri- 
patetici ma^ime ad e^erceodas virtutes 
necessaria , cum 

Haudfacile emergant ijuorum virtutibus obstat 
Bes angusta domi^, 

suot tameo io mioimis coUocaoda, quae* 
que lodrica siot , et lubrica^ oec pos- 
sumus ea oostro teoere arbitrio . Nam et 
Daotes, ut plerique apud Veteres, oovos- 
que alii viri graves, et eruditi, oequivit 
diutiu9 babere fgrtuaae ipsius adiumeotay 

(0 Cosi nel margine : 
^he giova negli Fati dar di cozzo, 
Cerbero nostro^ se ben n ricorda , 
Ne porta ancor pelato il mento e 7 gozso. 



\ 



ne decideret e ftoreQtissimo illo. Florentiae 
stata, qnem regebat, saoqae nata gaberoa- 
bat. Esl igitar et ipse reram amaritadi» 
nem, haiusqae maodaai pelagi ilactus 
multifariam expertus. Sed ad tranquillii- 
simum virtutis, et doctrinae portum per- 
ductua y nullum deioceps metuit naufra- 
gium , nuUas ponti mtnas, nullam ralMem 
Scyllaeam. Qua fretus seotentia Dantes igi- 
tur semper vixerit , iam dicetur , et qua-» 
niam prima solent inquiri fortunae bona , 
quae stLUi in bomine , ut ab inferioribus 
ad superiora moliamur ascensum, fuit bic 
poeta priusquam exulasset , non maximis 
divitiis , sed illis quidem, quibus hooesta 
vivendi et facoltas, et ratio esse posset ; no- 
bilitate autem , quod paulo ante complexi 
sumuSy antiquissima.Fuit huic et frater^ vir 
pptioius, Fraociscus Aliger(i), qui aote 

(i) Costui spo6& y qaando che fosse , Donna Plera di 
)3ooato Brunacci^ e per quanto risalta dairAlbero 
Genealogico prodotto dal Pelli a pag. i8.^ ebhc 119 
mascfaio per iu)m(s Durante, e due figlie ; la prima 
nomipavasi Martinella, che moglie^ di Ser Gregorio 
di Ser Francesco di Ser Baldo del Pop. di S. Amhro-* 
%\0f e r altra Tonm, che si accaso con Lapo di V^xc^ 

pomaxm) del Paimoeebiti. 



5§ 

quoFtUDeiiqt ?lgi^imumaonttiqQHU»FuUet 
coQiuxGeQfima Donata, quam antei coinme-i 
moravi: ex hac quos (ilios procrearit, paa^ 
lo dicctur inl&ri|iSy deqlarabimusque, qtiar 
sit vel in bunc usque diem eius familia 
posteritate iotegra^ Dantis autem domos^ 
quas incoleret, illis erant contiguae , quas 
Geriua Belli fitius incolebat , omatissin^ae 
^uidem jacpraestantiores quam comma- 
nem decerent civem. Splendor vero dome.« 
stiqus, ut huius ut^r de se testimonio^ doh 
erat mediocris , sed excedebat divitiarum 
vires , ac praeseferebat animi magnittidl- 
nem eius, coi serviebat. Nam et sup* 
peliex erat , ui iia dicam^ Lueullina, et 
Marci Grassi magis plena , quam ' Darf-> 
tis Aligeri. Praedia Dantis erant non vui- 
garia in Gameratis agris (i)) in. Placemi* 

(i) II Sig. Demetrio Pinzaitti^ che erede ncm ^eqza 
nna qaakhe verisimile ragione di essere al possesso del 
saoloy ch' era gii di si gran Poeta , ha plausibilmente 
conservata una si onorifica memoria con iscrizione po« 
sta alla sua elegantissima villa di Camerata . Foss' egU 
in cio imitato ancora in Firenze , emporio gii^ ine« 
sausto di personaggi illustri» e di una tale e tanta ce-^ 
iebritik> che niun' altra citti d* Italia pu6 starle for- 
se a fronte^ che le Nazioni d' Oltremodte-le quali 



6o 

ni9(i)io Plano Ripoliydiversis agri flbreii^ 
tuii partibas, ei ea quidein feeeiiiiditoiroa , 
qaae solerent^et laetissiinas ferre segetes*, et 
vineta froGiuosissima, et eeterarucn rerutn 
ad vitae necessitatem, atque decus cdpio- 
sissimam magditudinem . Amicos habebat 

f ) di fire^ente veiijfoiio a mlrarla , nel vedere <»«• 
nate V esteriori mora dei nostri paiazzi , come per 
zelo di patria han &tto gli Aretini ^ di memorie di 
si £itti nobilissimi, e sublimissimi ingegni» rimarrebbo- 
no yiepia non solo persuasi , e eonvinti di tal veriti , 
ma estatici , e stordili • Per render raeno sospetto qae-» 
f to mio elogio non far6 che citare un Francese . Questi 
i il Sig, de YoUaire , il quale piik volte tael suo Essai 
sur V histoire generale , et sur les maeurs , et 
V esprit des natiohs chiama Fireuze Id Noi^ella A-- 
tene / e nel T. vi^ dell' Eneiclopedia all* Art. Fran^ 
cois con nobil sincerit^ coafessa , cbe le Arti tra i 
Greci , e tra i Eiorentini sono nate copie i frutti 
naturali del loro territorio, e che i Francesi d^aU 
tronde le hanno ricemte , o attinte , 

(i) La Piagentina e una contrada fuori , ma poco 
distante dalla Porta alla Croce di questa citti , dalla 
quale prese , come dice ancora il Negri negli Scritt. 
Fior. pag^ 1 1. la deDominazione Maestro Alberto Fio- 
rfDtino traduttore di Boezio della Consolazione, testo 
di IiDgua impresso per la prima volta ia Firenze nel 
1735. per opera di DomeDico Maria Maani id 8. e 
scritto> come traggesi dal Codice gi^ Strozziano^ l*an-9 
no i35ai. inprigione in Fenezia , 



6i 

omo^s^boQO^ negligebat mdoclos, eosqtie 
pr^^aeriliniy ijEi,qttibus DuUa fuit virtQtis 
'SpecieStf ifGiinR audivisset esse sibi pIei*<)S- 
^Q/erliberfat|si floreptiDae turbatores ^ 
fectoStJdWXucQS, ChikQis Quius ex septcfm 
met^ipk^ qui non> esse^ illi dumtaxat ini- 
«i^bad refip:ondit 9 cui dec verus amictts 
|f(ret;Uo»w^s yef d doctos^ ac viriaie j[irae- 
^attlfis^eoigi jsaUem inimicos quadrere duxit, 
qHiet indoieti liipty et pessimi , qQandoqui* 
din^ ^iiim i parlt dissimilitudo moraro » 
Qqam^male cum Catiliua potuit Gicerbl^ 
.veliCttm Antooio seatire, qui rempubM- 
cam occupare vellept , cum esset eitts di- 
ligentissimus, et Odelissimus custos , et in 
patriam pieDtissimus ? Odit Verremfu- 
rem Defandissimum, et expilalorem, quod 
esset riustissimus, et innocentissimus ; odit 
Glddinm moecbum perditissimom, ac ne-^ 
fariumparriddam, qiiod esset temperan- 
iissimtts, atque civis optimus. Quis Cato 
pientissimus Caesarem tyrannum amet? 
Quis Scipio Sillam ? Parit semper simili- 
tudo studiorum beDivolentiam. Clientelas 
quidem liabuit iDfioitas hic poeta, cum et 
ab ipsis Floreotiae sit faclus rnaximi , et 



62 

r-eanitii praesidio magnam sae^eiitatbdMiiMh 

vinamia alierios faciiobis Albos e&fiii{^ant^. 

>Sai.bmmi a paremifafns Dam«b bpp^laqis 

-j^oprio Domine (i)j qood^ 8k|iiidei»ifM 

iPiacDBi de ncthoiikiie ooiDitmai^kMnM- 

cld fides , QOQ iest sioe Fatiooe Joi^omtilii, 

^qtaa^m poeta fbit et pUibsophos maxiMM, 

3Bt^)i6db^SvSdpiemls3imti$ ;)ta «onitis Wb- 

,niiiiibiisd6diti>0Qe vireodi iratio%iemy«lra 

«dqinio: D^fotes dictiij( esf ^ '- tfabito suke •4'p- 

, tarBR/brgitioots tbaftis 'oiodis phnssa^b . 

JDiaati& Pi^ltodis fei^uot os circmsseiap^ , 

*ie^)eodie, qoo Yirgilius aattlsestflaaram 

eieUare prodiiisse , quae ' crev^pit' brevi , 

nt^de Aiexaodro, de Cicerooe roaita pro- 

-digiftjmeiboi^ot, ita cuai esset hiciofaasln 

iauisri^isi smtt, essetque outrii in measayae- 

JcbplpineUe^bic ambabusmanibus^quas dis- 

aolverat, tradebatadstantibus cuQCtis, Rur- 

sus iosotnois visus est patri capere mani- 

tnai alun]iQae;ac eas quibusdam puerispf- 



4 t 



, (i) II diluj rero nomc battesimaU fu Durante , il 
.quale ppscia per vezzo di Jingua si permut6 in ©aftte , 
quindi &, che, per quanto a me sembra, niente a propd- 
sito deriva si fatta{etimologia • 



03 

^'i^re. Mater^aateiti visaest accipere iiuius 

«iHttWdex propiaqud foote baustatn aquam, 

eKagrovero tellurem acceptam tradebat 

liDiisira', quibu^ «igntfioabatar ^ere idem 

kttdia genu^. {NatB quodt efss^t cam ntitri- 

ce 'y cum aapieptia eum esse ^ deciaraba tur, 

'iqaAe Dutrit bonos, a sapore quidem aj^l- 

-lafla , qtiod ambabti^ manibu^ ^ quas «dia- 

-idverat, traderet mallts j&vma ^^oqauibna , 

VeLmriusqiie doce]:»t se daturuin vforca- 

nae remedia^ Vei utrinsqufe virtniii, A tno- 

ndiiy' etintelieGtivd^ vires, quas^ cum non 

''baberent, diiigeoti qoaesivit studio, seiho^ 

niimbus eloquii suavitate persuasnrum 

esse capessendas . Mammae qoidem alu- 

mnae, ambas vitae parteaae datupumpne- 

ris, hoc est ignaris hominibos, aperiebant, 

quarum alia est in agendo, qua itur , alia 

in perficiendo^ qua pervenitnr , alia nos 

exercemns, alia Deum conteifiplamnr ; 

aqua vero ex fonte accepta beatitudinis 

acientiam praesefert , quam theologiae do- 

ctrina consequemur; at tellus ex agro sum- 

pta rectam officiorum cootinet ratioaem. 

Ita et haec duo nobis est denique munera 

elargitus Dantes y qui et Virgilii ductu ra^ 



64 

tioniiles nos docait virtotw, etacti^asj Biia 
tricis varo gaberoaculis , intellecii^a« jifit- 
riiit.nobis virtoies, et dontemplandi..n»o- 
ddnifet sicambas mammas distribniC in- 
ter populos , et geminis nobis tradidit mel 
. manibns. Est ergo iure optimo a maiori- 
bfis Dantes oominaius, quem viderent da- 
tnrnm essQ geotibus plurimai. Qno nomi- 
ne bt ipse se dignum iudicans , a duobus 
voluit appellari , quibus esset maxima ifa- 
cultas nomioandorum hominum . Namab 
: eo parente, qui prlmus meroit rebus ad- 
dere nomina , Danies voluit dici , et ab.ea 
muliere , quae quos amat ad illud perda- 
cit summum bonum, quoquaesito, quae- 
rendum est amplius nihil. Adam.igiiur, 
quem Deus propria creavit manu , in Pa- 
radiso sic ait huoc allocutus ^ ut huius ior 
terpreier verba ( i ) : 

Quae tibi sit melius,Dantes, discerno voluntas. 

Ai Beairix in Purgatorio sic eum allo-, 
quiiur: 



(i) Cosi nel margine: 
Dante , la ^oglia tua discerno meglio. 



65 

Quamvis Firgilius, Dantes, tuus iste recedat(i). 

^otaen etsi solet esse fortuoae, io Daa- 
te veQciicavil ratio , et multis est aucto- 
ritatibus alfirmatom , ut baud conveDiea- 
tius vel ille Plato a latitudiue dictus 
sit , vel Hermogeues ab eloquentia , vel»a 
laurea virga Yirgilius , vel ab oculorum 
coecitate Homerus , vel a perforatis pedi- 
bus Oedipus , vei quispiam aotiquorum 
alius ab ulio suae virtutis argumento, 
quam hicDantesa dandis quamplurimis, 
et i\s quidem otilissimis donis. Fortuuae 
fuerunt haec in Dante bona: filios habuit 
quatuor Petrum, lacobum , Aligerum, et 
Eiyseum . Peste sunt oppressi Aliger, et 
Elyseus, cum annum dubdccimum alter, 
alter vero octavum fattigissent . lacobus o- 
biit Romae per aeris intemperiem, cum illo 
profeclus est pater orator (2). Petrus au- 



(i)CosiDel mar^ne 
Dante, perche Firgilio se ne i^ada . 

(a) Yaolsi, cfae qui lo scrittor nostro abbia errato , 
mentre con documeati irrefragabili si i trovato» che 
nel 1 342. era pur anche vivo , e che esso , e non 
lacopo nipote di Dante , come qoi sotto enroQeameate 

5 



66 

teri> c»m FloFeQtiae coepisset Qayare off^ 

ram iQri civili , deiode Seoae , BoQpiiiae 

demQQi studjQm explevisset, essetqQ^ ia- 

recoQSQltQs eflfectQs, doctoratQsque doo^-n 

tQS iQsiguibQS , assidue, dntn pater vixit ^ 

eQm secQtQS est pieQtissime. . Post patria 

obitQm 9 de qQO qoq miilto dicetQ? iofe- 

riQS , dimissa RavcQQa, VeroQain. accessit, 

^t CQm assidQitate coQSultaQdi , tQm feli- 

citate patriae memoriae , multorum adia- 

meQtis ditissimQs factQs est , iocolQitqQe 

VeroQam (()• Ex eo Qatus est lacobus, qui 



dice il Filelfoi commeiit6 la prima Camtica della Com- 

media del Padre . 
(t) Mon Pietro ia Treviso» oy*egIi per suoi pri- 

vati affari erasi portato nel i364'» e ivi in iin oobile 

Deposito tumulato nella Chiesa di S. Caterioa coUa 
* seguente metrica iscrizione : 

Clauditur hic Petrus tumulatus corpore tetrus , 
Ast animaclara coelesti fulget in ara : 
Nam pius, et iustus iui^enisfuit, atque i^enustus, 
Ac in iure quoque simul inde peritus utroque 
Extitit expertus multum scriptisque refertus , 
Vt lihrum Patris caveis c^periret in atris, 
Cum genitus Dantisfuerit super astra 9olantis 
Carminc materno decurso prorsus Averno 
Menteque purgatus , animo rcyelante heatus 
Quo sane diye gaudet Florentia cit^e . 



67 
taQttttDdeai adhibuit operani legam scieo- 
tiae, rbythmisqae ioierpretaios est avi co- 
dicem , rei veritate a Petri patris coronBeo- 
tariolis accepta (i). Extaot aateax io hunc 
Qsqae diem utriusque senteatiae, et quas 
Petrus de Daotis sui patris^protulitlibrJs^ 
et quas lacobus rhy thmis expressit; oiec ar- 
bitror quemquam recte p«se DaotisiQpiis 
commeotari , oisi Petri viderijt volum^o , 
qui nt semper erat cum patre, it!a>etiis 
meoleno tenebat melius (a). Ex hoc laco- 
bo uams est nemo, qui diem obiit idiAiory 



(1) 11 P. Kegti n«gli Scrittori Fiorentini pag. 
143. non dice che laeopo figlio <ji Dante «^winieDtas- 
te la di lui Conunedia , ma cbe la fiducesse in terza 
rima in epitotne , e che ne scoprisse V otdiLura , e 
la condotta • 

(2) Se ({/Uesto latino commentario ms. nella Kbliot. 
Laur. APluteo xl God. 36. ed altroye , attfibuito a 
Pietrp» fosse stato dall' autore nostro aucor leggermeu- 
te esamiuato ^ si sarebbe egli stesso disingannato per 
quelle istesse ragioni ultimamente prodotte da Mons, 
Dionisi nel Num» u. dei suoi Aneddoti sopra Dante^ 
riuforzate ^pag^ /^i, ie{ Num» iv. ove pure provasi , 
cbe esso Pietro non pot^ seguire , come dice il nostro 
autore , il di lui padre uei viaggi da esso fatti uel tem- 
po del suo esilio . 



;< 



68 
ex Petro vero iureconsQlto post lacobttm 
oatas esc alter Dantes ob avi memorum 
sic a Patre nominatus , qui et ciYi^ opti^ 
lous fuit , et vir deditus familiaribus ne- 
gotiis. fix Dante hoc secundo natus est 
Leonardus vir integerrimus, quem se me- 
minit Leonardus Aretinus vidisse Floren* 
tiae (i), qno prafectus est visendae urbis 
gratia, ad seque tamquam ad proavitae me- 
moriae amicissimum devenisse y a quo 
multa suae antiquitatis, mak)rumque didi- 
cerit ornamenta, quae illi fuissent idcirco 
iacognita , quod iam dudum alias urbes 
incoluisset familia Dantis. Venisse vero di* 
xii eum illo multis comitatum^ sunimoque 
curh' vestimentoruro ornatu , omniqiie 
splendore, invenemque fateiur Aretintis se 
vidisse , ut nobilissimum, ita praeseferen- 
tem malime signa et virtqtis, et gratiae» 
Hic cnm et p^terna manu praescripta le- 
gisset quam plurima , diligenterqne con- 
spexi^set omnem pristinam antiquitaiem ^ 
rediit Veronam, progenuitque fiilios noar 



( i) Vcdasi qui a pag. 7. la nota . 



69 
viollos, e quibus faodie dutntaxat hac vesci- 
ftir aara Petrus iuoior^ qui a Petro Dautis 
primo filio nomine doaatus est^ qdi et 
optimus vir est, et civis iQtegerrimus , qut- 
que in urbe Verona maxima et apdd cives, 
et apud universam Venelorum renipubH- 
cam et auctc^itate valet, et gratiai quo ego 
sum usus quam familiarissime, audivitquc 
a me nonnullas Dantis atavi gui partes , 
quas anoo superiore sum interpretatus 
Veronae (i), mirificeque illius est 1e- 
etione deleetatus. £x hoc autem Petro 
duosunt filii, querum alium Dantem , 
alium voluit a superiorum memoria dici 
lacobum . Divitias vero Petrus babet 
Optimas, nulki quaesitas iniuria, nulla 
ret^ntas fraude, nulla libidine disper- 
sas (:2). Et ccrm haec fortunae bona 



(i) Qualora saper si potesse V anno preciso^ in cai il 
FileljR) in Yerona interpretr6 la Commedia di Daat;e^ sl 
venebbe ancora in c(^nizione dcU' epoca precisa"^ , iu 
cui egli scrisse questa vita . Non ostaute sappiamo al 
certo, ch'ei iaci6'ftt prevenuto di qualche anno da 
Leonardo Aretino ^ e che da costui egli trasse il fiore 
dclic notizi^ . 

(a) Bella sciiola per chi vuol mantenere intatte le 



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7^ 
periode skit ac eias animus , qui his ntl' 

tiir , ad amiGitias Petrus , et virtutes uti- 

tur divitiis suis , nullumque liberalitatis 

omittit genus. Huiasautem lausquamtum 

addat maicrum gloriae docet Aristoteles , 

qui voluit posterorum vitas ad maiorum 

attinere ielicitatem.Sed praetereamus quae 

ad Dantis fortunam pertinent, quae fue- 

runt eius corporis bona delibando percur- 

ramus. Mediocris fuit Dantes statnrae, 

barbaius optime (i),colore subfusco^ glau- 

• cis oculis, procera fabie, vultu semper gra« 

vi,ae hilari^quiquepraeseferret maiestatem 

aliquam veneratione dignam y alliceretque 

quos intueretur ad se amandum. Squalo- 

re virili non erat obsitus, sed qui rigorem 

masculurn profiteri videretur , non efFemi- 

oatam, enervatamque deliciarum sordem; 

mollis erat caroe , quippe qui aptissima 



^fjf^' siie iSiihtt , e per chi cura evitare il rossore di dove- 

re tlog^are 9a! magnifici avhi saoi patazzi^come 
ai di nostri bvnnquc avvenir suole . 

(i) E dai di lui rjtfatti , di cui abbondiamo^ e dalle 
iKicdagHe a di lui onbre coniate non mai traggesi^ ch'e- 
gli a foggia degli anticbi , e dei contemporanci colti- 
vasse la sua barba . 



71 
foret mente , tit Aristoteles volait • Gri- 

fipatos atitem, naturaliierque subtractos et 

capillos babehat ^ et barbae pilos, quem 

feruQt mulieres RayeuQates , curo //i/er- 

nuh% edidisset , quo se fiogit profectum 

^sse^ adrdiratas dixisse ; idcirco capillos bla- 

bere itig6rrimos,atque subtractos, quod ad 

ififbros acCedens^QOQ potuerit qoq subustos 

referre piIos.Ea vero fuit contiQeotia iuveuis 

ut nunquam inventus sit cum muliere 

frttstra tei^j^ns tempus, necauditum sit ab^ / 

ullo , qua cum femina hic rem habuerit; ^ 

Amavit aliquando ndbilitatis ,;^t virtutis 

gratia , sed perdite Qullaih arsit, illum essie 

ratus amorem verum, qui foret in sola vir- 

tute constitutus (i). Qaare cum consa^ 



t 4 






>■ 



(i) II Boccaccio anzi dice , e Dante stesso nella sua 
P^ita Nuoy^a il confessa^ che questi perdutamente am6 
Beatrice Portinari . Nd questa sola fu da lui amata : ^ 1 

dopo k di lei morte avrjnnta in eta di Ii6. aunijl dl JL^ 

9. Giugno 1 5bo* innamorossi di un' altra donna gdltilte, ^i^ 

bella y giovine , e saVia^ della quale altro non si sa ^ ♦ 

quindi di una Lucbhese y tomt egli stesso ci uarra nel 
Canto xxiv^ del Purgaiorio vers. 4*«> ^ che al dire di 
lacopo CorbinelU nella compendiosa vita di lui, che va 
di scguito al iibro de Fulgari elofuentia, chianDSiVZ'- 



7^ 
iQisset eam aeqaalis saas Aldrovandiaas 

Doaatas qaid esset effectarus , ut amicae 

corpus coasequeretur , quod optarat diu- 

• tius y et pro quo coosequeado se se dedL- 

caratr poeticae, factusque fuerat vigilaatior 

boais artibus , sic Daates re^poadit : scis 

ne, Aldrovaadine, cur pbilqmeaa volucres 

exuperaas amoeaitate caatus, partem prae- 

tereat aaa| die, aoctuque promeas suavisr 

simps modulos, f>ariem vero sileutio traas- 

• eat? Neseire se illo respoadeate , sic sab- 

^ 9 ^didit pSeta nosier : quamdiu amat , mo*- 

dulatur, eum potititr eaxooiuactioue , cu* 

^ ius gratia tot garritus mittebat ia coelum , 

desioit uti guttujis suavitate^ac linguae vo- 

lubilitate. Quod si tu huius puellae causa 

factus es taotus, id omoe, quod es assecu* 

tus. laudis huius coQiuactiooe facillime 



M.^ 



V 






. ^ 



^ «^ . ii Pargoletta • Yi ha pure cbi dice essersi egli iava- 

§10' ghit^di altra nelle Alpi del Casentiao^ la quale al dirc 

* \ di esso Gorbinelli , avea il gozzu , e di altra detta 

Madonna Pietra della nobil famiglia Padovana degli 
Scrovigni , alla qoale vuolsi y che egli indirizzassele la 
canzone posta dietro alla Fita Nuova, chc principia : 
Amor tu vedi ben ec. 



H 73 ^ 

perderes • Amare semper decet booesiatis 

adhibita lege, at operam libidinis adhibe- 

le Doa nisi cam uxore ; solere quidem o- 

mnes iacoatioeates posyt vitii voluptatem 

errati poeuitere, proptereaque illud ab 

eloquentissimo illo dictum^ poenltere taoti 

noa emo, ratiooe homioes regi, titillanti- 

bus seosibus belluas« Nam erat Daotes ooa 

mious aoimo cootioeotissimo , quiAi cor- 

pore muodissimo, atque aptisslmo, sioceri^ 

tatis ioterooiiKoram^ proceritajus persfmae, 'i^ij: > 

celeritatis, agilitatisqQe totias pltnpSi ia- '\ /^ 

cessu gravissimo, ac tacittirtiior qmkm lo- 

quacior, leoto ambulaos grada, audieodi 

avidissimus , respoodeodo tardissimus, ex* 

caodesceos aliquaodo, sed oequaquam ira- 

cuodus , sed ooo oisi gravissimis ioceode-> 

batur causis (1 ). Quod si ira brevis furor 



1*» 



(1} Niano evvi tra i tanti scrittori delle di lui gette ^ <* 

si antichi , che moderni ^ che abbia fatto di lui un €a|^ h^ 

rattere si nero^ come Gio. Yillani nel Lib. ix. Cap. 
i34. Dante ; cosi egli dice, per suo sapere /u al^ * 

quanto presuntuoso , et schifo, et isdegnoso , 
et tjuasi a guisa di Philosopho mal grazioso 
nqn bene sapeva conversare co* Laici ec, Po* 
trebbe foi:se darsi , ma nol credo , che la vita infeU-? 



n. 



iA 

esty et dniinam booum laesum graviter 

decetjrasci , quod docet Ethica; sequeba- 

tor ipse tamen apostolicum institutum , nt 

irasceretur, nec vellet peccare. Itaque ctim 

a lanoto Pacio affectus esset conttimeliis: 

responderem , inquit, tibi, nisi essem ira- 

tus; imitatus illud platonici ilKus, qui ser- 

vo dixit : v^pulares, si non essem ira con* 

citcts.Ei*at autem salium(i), cavillorumqne 

^'' ' ^ pleoi^dlvs Daites , et apophthegmatum , 

* ^* quibus solent valerc plurimum Florentini, 

h ' praeslareqAe ccteris' nationibus. Itaque 

.^- 

• ce,cb'ei condussf in esiliOi lo facesse cosi divenire • 

Gerto h I clie il Boccaccio alF opposto cel descrive co« 

me uomo ne' suoi costumi sommamente composto, 

cortese , e civile . 

f (i) salium , cioe y arguzie , detti graziosi^ e leggia'* 

dri , motti arguti , piccanti , piacevoli , pungenti , o 
proverbiali . Di questi nel Sec. xvi. il nostro Francesco 
Serdonati , e della loro origine e della loro spiegazionc 
wi^ ' 96 Iasci6 mss. tre volumi , i quali sono nella Magliabe- 

cbiana Palch. i.Cod. la. e segg. Nel T.i.pag. 85 degli 
jitti delV Accademia della Crusca dopo una bella 
lezione deir Ab. Luigi Fiacchi su' Proi^erbi Toscani, 
evvi a pag. 97. la Dichiarazione di molti Prwer* 
biif detti, e pai ole della nostra lingiut , fatta da 
M. Gio, Maria Cecchi a un Forestiero 9 che ne 



\ 



\ 



ciiiB obiecissei nescio quis tnale Floreii- 
UQam RempubUcaiB guberoari , in qua es- 
flet anfioDae carkas, cum Senae rernm 
-Ofiinitim esset^bundantia; fortasse, inquit, 
et apad Corithum viiius est frumentum : 
voluit eo pacto declarars tautam esse Flo- 
rentiae populom, tahtamque in ea civita* 
tepecuaiam, ut nequiret ea^esse rerum 
vilitas, quae in locis est rusticaneis, pecu* 
niisque carentrbns. Rdganti Gerio Belli fi- 
lio, quis essel in civitate sapientior , eum 1«^ 

esse respondit , quem stulti inagis odis* 
sent. Delectabatur Dantes scriben^i forma^ 
et vetustate litterarum, scribebsijlque litte* 
ras moderuas, tamen ipolitissimas , ^ed lon- 
rgioreSj^subtHioresqae, ut se illa manu scri- 
ptas fatetur habnisje Lieonardus Areti^ 
nus (f ), qui fuit earum diligens inquisitor. 



mandd a^chiedere V bsplii^idne. Abbramopure la 
stampa ttna gran taccolta di modi di dire Toseani ri^ 
eercati nelta^ro origine In Fenesia 1761. per 
Sinidne Oochi in 8.^ i qakli ffirono raccolti^ e dotta* 
mente illustrati dal P. Sebastiano Pauli detla Madre di 
Dio, nativo di Villa Bassilica nel Lucchese ^ come egli 
medesimo si dicbiara a pag, aa6* 
(1) Di tante soe lettere neppur una ora esiste nel 



^ 



8ed orthographiam teQebat ad anguem y 

qaaatum poterat , sine litterarum graeca- 

rnm cogQitione,coDfiloere.Goepit cum non- 

nullis ah*quando iuvenibUs versarr, qui 

araabant, et quos ipse adhortabatur ad vir- 

tutes , noQQUQquam vero ne solus sapere 

videretur, amare se fingebat , ut aeque il- 

li facereot y qui eum amantem arbitrati , 

! nihilominus intuerentur humanitatis stu- 

n diis dediiissimum, dicebatque: cur et vos 

% ' #. non idem facitis , ne desidia semper lan- 






sao originale» tal clie siamo affatto al buio dei suo ca-^ 
rattere • Questo a confessione ancora di esso Leonardo 
Aretino era perfetto , ed era la lettera suamagra, 
e lunga , e molto corretta , secondo io ho s^eduto 
in alcune sue Pistole di sua propria mano scritte, 
£raci pure affatto ignoto il carattere originale di Gio. 
Boccaccio • Questo meramf nte a caso fu scoperto due 
anni fa in un Godice Magliabechiano dal Gh. Sig. Gav. 
Sebastiano Giainpi , di cui ne di^ un minuto , e dotto 
^gguaglio iu un libro col titolo : Monumenti d^ un 
msi uutografo di Mcss. Gio. Boccaeci da Certaldo 
trovati y ed illustrati ec. In Firenze 1827. in 8., e 
poco dopo egli medesimo pubblic6 molto a proposito 
una Lettera diMess, Gio, da Strada con altri mo^ 
numenti inediti u maggiore illnstrazione del Zi^, 
haldone di Lui , In Firenze 1827. in 8. 



*' « 



fr 



7 

;is ? Amor eniin hic esse debet bella- 
ria, relaxandorumqae aniinorum inven- 
tus gratia. Non semper amavit Phoebus 
post versam in laurum Daphnem, non Bac- 
chus: post Ariadnem. Scripsit interea non 
pajicos in amorem versus materna lingua, 
nt eo in opusculo manifesto legi potest y 
cui cognomentum esi f^ita ZVbpo^i). Dele- 
ctatus est eoim vebementissime rhyt^is, 
qui^ut ipse refert, ante suum natalem diem 
coepere in usum esse annos circiter cen- 
tnm quinquaginta, quorum inveniendoram 
auctores recitat extitisse apudltalosGuido^ 
nem Guinzellum (i) cx Bononia^Felsina o- 



(i) La Fita Nuom i una storia de* giovanili saoi 
amori coa Beatrice di Folco Portinari, cui perdutamen- 
te amava , frammischiata a diversi componimenti y che 
per essa egli compose , e scritta con tatte quelle fanta- 
stiche immagini , che nella mente sua gli erano dalla 
dolce passione potentemente risvegliate . 

(2) \)i costui , cioS , di Guido Guinicellij fa grandi 
elogi Dante. In un luogo (Convis^. pag.^Si. ed. Zatta) 
lo appella nobile , in un altro Massimo ( de Eloq. 
pag. 27. ), ma piii a lungo nel Purgatorio ( Cap. 26. 
vers. ga. ) , ove Dante si rallegra passionatameute nel 
trovarIo> cui egli chiama padre suo, e di tutti gli altri 
Poeti . 



. »» 



*. 

» «. 



riaadam, GaitoDem cognomeQto di^miGDt 
GalaatemEq a i tem a ora t u m H^gieci6em( i ), 
BooagiuDtam Luoeasem , et GuidoDeai 
Miseoam {Messanen^rn) , qaos bic poeia 
tanto deaique anteivit, quaDto nullus in uU 
lodicendi genere uIlumiaventoFem,aueto- 
remquet anteiverit antea unquam . Sed d6 
inani^e^set versus, quemederetj voluil iti 
priims ^apientiae incumbere, ne steritiem 
poetioam sequ^retur , at potius eam, q^Ki 

veri sunt appell^ti poetae. Quare postea- 



Quali nella tristizia di Licurgo 

Sifer duejigli a ris^eder la madre , 
Tal mi fec^ io , ma non a tanto insurgn , 
Quando i* udi nomar se stesso il padre 
Mio , e degti altri miei miglior , che niai 
Rime d^ amore usar dolci, e leggiadre • 
Guido ititerroga Daate per qual ragioae avvegaa, cfae 
taato ia vederlp si rallegri : eccoae la risppsta : 
Ed io a lui: li dqlci detti postri , 
Che , qu^nto durera Vuso modernq , 
Faranno cari ancora i loro inchiostri . 
Di co$tui scrive ua bello articolo aegli Scritt. Bolog. 
il Co. Faatuzzi . 

(i) Di costui parla acl Cont^it^io a pag. ^go. ediz. 
Padoif.y c uel Cant. i6. del Purgat. vers. laS. 
E Guido da Castel, che me* si noma 
Fiancescamente il semplice Lombardo , 



♦ 

•-•. 



qoam exul facius facilosorun;^ iqiporuiDi* 
tate, et Dulla fuit ei ampiius spes redeuD- 
di Floreuliaui neque vi , uec prece , Cre- 
mooae pria)um phiiosophiae siuduit natu- 
rali, ac rationali y moraiem euim audive- 
rat a Latino praeceptore, Albertumque^ ac 
D|v9m Thoptiam fanjiliacissimos re.44i4^* 
rai sibi^ deiud^ l^eapoU t^mdipL vaca^jt 
logicae , ut mit^abilein et a loanoe comite^< 
qui docebat Cremonae , et a Paulo Arcm- 
np,/ qui docebat, P^eappli, utxpqiiie philof 
sopbpacuiissimo^et doctissimo^lattdem re» 
portarit (i).Hunc aeinceps Parisius Galliao 
Transaipinae tenuit aliquandiu civitas, ubi 
florentfssimum semper faitphilosophpruQa 
studium , habeturque in primi$ in pretio 
non mediopri di^a^ectica. £a in civitate di-. 
sputavit saepenun^ero , tutatusque fuit 
conclusiones apertissimas , et difticiilimas 
dubitaiiones optimis argumeutationibus 



(f } Di quauto qui dice lo scrittor nostro clegli $tudii 
fatti da Dante e in Cremona ^ e in Napoli^ nou aln 
biamo documento alcuno , che oel comprovi . In&tti 
Leonardo Arctino nella di lui diligente vita non ne fa 
motto alcuno , come neppure^ ch' e' fosse per appren- 
dere le scienze Teologiche nell' Vniversiti i\ Parigi. 



/ 



\ 



»1^ 



oppngaavit (i) MirabaQlur ii Galli , qui 
soleQi Dostros esse exosi, doq poteraotqae 
noQ amare DaQtem, observareqae, ac cole- 
re. (3) Rediir ia haliam , et apad Gaaeai 



CO Qaesto viaggio di Dante rammentasi da 610*, e 
Filippo Yillani 9 e dal Boceaccio» il <piale ancora ag-* 
§ninge , e conferma quel ch' ei dice F aator nostro in-» 
'*tor£i a si £atto cimento . Ma in qual anno ? ^ molto 
per6 probabile^ che cio avvenisse quando venne accer- 
tsto d' essere stato irremissibilmente escluso dalla pa^ 
tria , il cfae per una carta prodotta dal Mehus a pag^ 
i8a. della vita del B. Ambrogio Traversari , accaddt 
iiel i3i I. A questo proposito h da rammentarsi V altra 
disputa Filosofica da lui sostenuta^ come dicesi ^ in Ve- 
rona nel 1320.^ seppure non h impostura nn libretta 
•taropato in Fenezia uel 1 5o8. col seguente titolo : 
Quaestio Jlorulenta , ac perutilis de duobus eU-» 
mentis Aquae , et Terrae tractans, nuper reperta, 
quae olim Mantuae auspicata, Veronae vero di'^ 
sputata , et decisa , ac manu propria scripta a 
Dante Florentino poeta clarissimo , quae diligen" 
ter , et accurate correctajuit per Res^, Mag. loan. 
Benedictum Moncettum de Castilione Aretino Re^ 
gentem, Patavinum Ord, Erem. Dis^» Augustini 
SacraequeTheologia^ Doctorem excellentissimum. \ 
QuestO: libretto £ deiristessa tempra degli^^altri due 
De J^ulgari Eloquio , t de MonarchiUy de' quali in 
seguito. 
(2) Si fatta stima si eccliss6 in quel vasto orizzon- 



*8. 



GrdQdem Verooae Principein eglt ali.quaa- 
dia, a quo fuisset maximis uuper hoQori- 
bus afiecius, cuius precibus motus est , ut 



te per pochi momienti . Infatti il nostro Yfkicenzio 
Martinelli , ehe lungamente visse^ e mori in Londra^ 
noh sono molti anni p scrisse due lettercy una delie 
quali e TApoiogia di Dante, che leggesi a pag. a3« e 
segg delle sue Lettere familiarl^ e critiche sttmpa- 
te in Londra nel i^SS., nelle quali egli bene spesso 
commenda convenevolmente la Nazione ^ e la T^scana 
letteratura ^ e da suo pari la difende in tutte le sne 
parti dagli attacchi , che le veniano dati da moderni 
«crittori . Beu h vero per6 , che esso Yoltaire per la 
nazione Toscana sempre le profess6 grande stima^ anzi 
in aggiunta a quanto io dissi poco sopra^ mi piace rife- 
rirc quanto a pag 1 79. del T. ii. dell' Hist. Fnii^. 
cgli dice: / TosCani Jtcer rinascere le scienze tutte 
col solo genio lor proprio , prima , che quel poco 
di scienza , che rimasta era a Costantinopoli , 
passasse insiem colla lingua Greca in Italia per 
le conquiste degli Ottomanni, E di pari sentimeiito si 
dichiara il Sig. de Sade autore della vita del Cantore 
di Laura, il quale nel T. i. cosi dice : Com^ien con^ 
fessarlo : a! Toscani , alla testa dei quali si dee 
porre il Petrarca, noi dobbiamo la luce del giorno, 
che ur ci risplende y egli ne e stato in certo modo 
V autore ( ma paima Daute ) . Questa ifevitd e stata 
riconosciuta da uoino ( Voltaire ), che tra voi occu-» 
pu un luogo assai distinto • 



iQterpretaretur sui ^pcris Paradisnm , ei- 
que titolo daret (i). Gommeotanos ego 
illos iotegros habeo, et illis dejector maxi* 
loopere. Noo suoi ea eloqaentiae praestan- 
tia , qoa vel Ciceronis suot orationes , vel 
eorum codices , qui fuerunt apud, veiefes 
disertissimi, vel eorum rursus,qui Ivac 
tempestate praestant, qualem ego cla.rissi- 
mum virum patrem meum Fraociscum 
Pbilelfum mnlta secula superasse non ne« 
soio y quique priuTas inter nosiros habeat 
partes, et haud priscis cediai, moltun^ di- 
cendi vi, sententiaromqu.e, grd.vitate,,atque 
copia (2). NoQ erat per id tempori.v oU 



(r) La lettera, eon cui glielo indirizzo e a pag. 4^o. 
dfl T. IV. Part. i. dellc sue operc impressc in Vene- 
zia per lo Zatta 1758. con la intitolazione j» cli i 
in questi precisi termini concepita : Magnifico, atque 
i^ictorioso D. D. Kani Vrhe Verona , et civitate 
Vicentia Det^otissirAus suus Dantis jillagherius 
Floventinus natione , non morihus , ifitam optat 
per tempora diaturna Jelicem, et gloriosi nominis, 

(a) Anzi a detta del Tiraboschi T.vi. Part. 3. pag, 
gSo neir elcganza dello stile egli e inferiore di 
molio ad altri scrittori del suo tempo; ma a niuno 
ei cede nella ^aria crudizione rf' ogni maniera , e 
singolaf mente in cio , cK appartiene all* interpr^^ 



83 

iofs eloqneDtiqm virorum usas. Corruerat 
latiba lingua, nno delectabantur omnes so- 
utta i Aeque apud eos erant codices anii- 
quoTnm^j ac apud nostros sant hodie grae- 
ci Hbri , qQorum iiriguam multi ^erient ^ 
paruci toqttdntur reciey ac elimate ; credo 
eqaidem hanc fursse illorum hominum 
sententiam^ ut qaemadmodum Bomani 
oo^^nes uoa latinitate loquebantur , quam 
ignorare licebat nemini^ eteascio ad Qui- 
^it>s* oratkffic^rj' babu^s^ Gieeron'6trp,> ita 
unti» Tuscorum , ceterorumque ftaldrum 
s^db6 ifoVam dicend? viam complecteretur 
eodem^et verborum ornament6, et sertten- 
liarmjd pondere. Idem et his tempori- 



tazione dei classici autori , dlT antica Mitologia , 
^ Mdpefizia net Greco.tii cSstiii avrtii giJ 16 cfVdi- 
he ]kfr l^ stimpa qaella sii^ tanld raihrb^iitita' o^Wa , 
che ms. h uoicamente , se io noa m' iliudo, nella Ma^ 
gliabechiana col titolo Commdntationum Florentina^ 
rum libri tres ad Fitalianum. Borrhomacutn ^ raa 
gl' improperii^ c le calunnie Fe piii nere contrptCosimo 
P.P, ivi vomilate, me n'c distolgono p^r ora ii peusie- 
ro . Di quest' opera ne parla a Iiingo nclla sua vita 
scritta dai Cii. Cav. Cailb' De' Rosmiui pubhlicata ia 
Jdilano uel 1808. inX. iii. in 8. 



84' 

bas observatar apud Gallos y nt nemo ia 
Regis FraQcoram cqria aliud aadeat idio* 
ma proseqai , quam quo ipse prosequitur, 
mitur Rex, uec.alia quidem iQSeuatu, vel 
causis loqui liugua . Nec minus est tadfien 
artificii complexus auis versibus Dantes , 
quam si Romaoa fuisset illos lingua prose- 
cutus, meritoque debuit poeta dici, acin- 
ter poetas numerari , ut ipse de se locutus 
in Inferno sic ait : 

Attfue inter reliquos sum sextus et ipse poetas (i); 

nominaverat eaim Homerum, Virgiiium , 
Horatium , Ovidium, et Lucanum • Quod 
si quis me roget , cur si philosophus erat , 
ac theologus , se maluit esse pqetam , ita 
responsum esse velim : philosophum esse 
Dantes fa(etur se se ^ cum indacit praece- 
ptorem in Inferno sic diceniem : 

Nonne es verborum, Dantes, memor unus eorum, 
Quorum materia est morali condita librQ (^) ? 



(i) Gosi nel margiDc . 
Et iofui sesto tra cetanto senno . 
(2) Cosi nel margine . 
Non ti rammenti di quelle parole , 
De le quai la tua Etica pertratta ? 






85 

At theologam fbisse Beatricis vooe patefit 
iQ eias iagressa. Verum res ipsa per se io- 
qaitar , caoi et materiam, et formam mo- 
raliff phiiosophiae eius exprimat codex, pas- 
sionem, iaquam, et rationem, Hgarata pro 
passione siiva, at iliad imitaretur Virgilii, 

Cui mater media se se obtulit obtna siha: 

pro ratione vero accepto moote, quem a* 
scenderet , ut iilod rarsus Maroneum se- 
queretur, 

celsa sedet Eolus arce 
Sceptra tenens. 

Dfstinxit aatem hanc materiam in triplex 
peccandi genus , quod Aristoteles voluit , 
ia incontiaentiam , vitiositatem , et im- 
.inanitatem,triplici ferarum adbibita pro his 
forma, Tam vero virtatum omne gecius , 
et oppositorum ratione deciaravit , et per 
•a^ qaae de poenitentia, contritioneque^ ac 
demum de beatoram dixit concilio se se 
theologum declaratnm esse voIuit.Sed carp 
muita siat dicendi genera , illo ipse magis 
est delectatus, quo praestij.it reliquisr Quis 
enim mihi ppeticam neget omne scribeodi 
genus aQtecellere ? Obiiciunt ignari boQSh 
wm ariium multi, quod nihil sonet a}iud 



86 V 

hoc nomeo poetaram , qaate qqod a fia- 
geodo dictutn sit, volentes fingere ipsQm 
nibil esse aliud qQaui mentiri, com oon ani« 
madvertaoi eiefEngere, et ornare, et pler 
raque alia eo verbo significari , neqoe in* 
telligant rursus noo a fingendo, sed a fa* 
ciendo diotos esse poetas. £st hoc y«m^ «o- 
de dictds est «roiTvjff^ hoc, inqQam,;;/^Oyiiade 
dictus est poeta. Verbum, qno rem aeqoe 
fieri declaretur , ac nos dicimus creare ^ 
qdod est aliquid novi conficere . Quare 
Graeci dicunt:in principiofuisse^Deainpoe- 
tam eoeli, et terrae, nos creatorem fpsnm 
fuisse interpretamur. Meriio igitar ipse sq- 
lus appellandus est poeia ^ qui vetuti creal 
opos aHquod, inveniaque materia format 
tfam. Nam qui secutus historiam, alidfam 
"dtimtaxat res gestas connneinorat , recitatbr 
cst, ac nuncius; rhetorpraeceptor est artis; 
brator propugnator causae, solus hicetctf* 
tera coniplexus omnia . et novam efficiens 
lem appellatur poeia. AdducQut adversds 
' poelas nonnullir Platonem , qui poetas^e 
hene morata republtca voluit pelli . Sed 
ille scenicos exiermioari voluit, qui per id 
teujporis oblectare iibidinibus populcftn 



^ 



«7 
carabaQt.SceQioas aluot roeretricu)a$ a Pbi' 

losopbia dictas poetaruno Musas apud Bo- 

etlum ; iisdefn Musis possunt eti^o) abuti 

sceoae, et eas ineretriculas reddere ut gla- 

ditts, qui defeQsioais gratia est iQveQtPSi 

iQteriicit QOQQUQquani bomlQera, quem fe* 

rat sedaiasus io maau . At HieroQymus 

diabolicum esse i:ibnm poetanfi dixlt. Vi* 

deattir Hierooymi similiicido , qot mulie« 

rem^ ioquit, si tondatur^ si abscidat ungQcs, 

posse Qubere viro bono, quippe qui poe* 

ticam, deposita quadam aQtiquitatis circa 

religionidm vauitate, ac rubiglQe, velit posse 

recte cQni boais coire bomiQum mentiboSb 

Yideatur id potius, UQde origiQem traicerit 

poeiica: cum prisci religioQis auctores^inter 

prophetas, futuros dicerent eveotus rerQoi) 

carmlQibas vaticiQabaatur, otdurior iateD- 

pretatio snaviore cautu mulceret aurespo*- 

puli. lode factum est , ut ii primi fueriot 

Dei moQltu poetae; cum autetn sacridcia 

in usum traducerentur , ot mysteria reli^ 

gloois maiorem babereot veQeratioiiem^ 

numeros iQserueruut, poatifices vocibus^et 

psalmis composueruut of&cia , quae magis 

Audiiorcs dellQlreQt. Factum est igitur, ot 



r^-' V ?r- ■ . 



88 

qai primi carminibas ediderant volaminay 
ioter gentileset phiiosophi essent maximiy 
et tbeologi doctissimi , qaatenas.alla esse 
posset ea tempestate, ac in gente ratio theo- 
logiae, iQ qaa qoq erat cognitio veri Dei; 
sed qaanto per Deam immortalem cnm ar* 
tificio id ipsam saae rellgionis scripserant 
mtinas ? Volaerant Tantalam, qai Pelopis 
filii corpas tradidisset ob avaritiam, fame, 
sitiqae pressam , pomisr delicatissimis , et 
aqaa vitrea assidae decipi ; Ixionem ^ qoi 
aasas sit centauros ex nabe procreare, tor- 
qaeri ea rota , qaae et serpentibus sit cir-' 
CQmddta) et firmetar nanqaam, ambitioso- 
ram , inqaam , animos nanqaam stabiliri ; 
Titiam,qai libidini pareret , continae rodi, 
Sysipham, qai factiosissimas expilator fae- 
rit , saxuTU semper humeris vehere , nec 
^sse qoietam posse; Belidas haarire aqaam 
perforatis vasibas , quae vanitatem ma- 
liebrem , feminaeque patefaciant cere<- 
brum . Videatur nostri Dantis Infernus^ 
ac eius Cerberi trifaucis consideretur ra- 
tio^ sea qai omoes complectator orbis 
partes , seu tria significet peccandi ge- 
oera, sea triplicem iocoQtiaentiae spe- 






*- «» 



89 
ciem . Videaiur qaod sit Megaerae oflS- 
ciam, quid Tisipbone capiat,qaid exeqaa- 
tor Alecto , car eas ex Erebo, et Nocte 
progenitas poetae fabulentar. Qood deni* 
qae sce(as iraponitoni apud hunc legetnr^ 
m terreantar mali ? Aat qaae virtas non 
dignis donata praemiis , ut sibi gaudeant 
boni? Poetae vero qaam bene de Deo 
semper .seoserint, declaret Virgilius, qui 
nedam esse Deom affirmavit, inquiens: 

Principh coelum ac terras camposque liquenteji 
Spiritus intus alit , totosque infusa per artus 
mens agitat circum , 

sed Dei filium vaticiDatus est in terras esse 
venlurnm, illico dicens: 

lam redit et virgo, redeunt Saturnia regna, 

et deinceps reliqua. Omitto et Homeram 
vatem faisse tantum, ut looge anteaquara 
Boma conderetur (nalus est enim cum Pi- 
cus regnaret in Italia anno post captivita- 
tem Trojanara centesimo) longe igitur 
antea de Romano locutus imperio , sic di- 
xerit: jam reget imperiis Aeneas Troas , et 
huius 

£[inc nati natorum, et qui nascentur ab illis. 

*Omitto eiNasonem poetam eruditissimum, 
qai omoia dedii Deo, inquiens: 



u 



90 

Ille Sator rerum, mundi melioris arigo . 

Poetarom ditiocii snbdita esse omQia de« 

claravi ea oralioney qaam habal aiiQO sape* 

nore. Qaataoobrem «t apad maiores taQto 

ia pretio faeroathi poetae, atet Vatesdi* 

cereotar, qaibos esset aamea aliqaod, at 
illad esl poeticam : 

Sknt etiam qui nos numen habere putent i» 

etcam orbis imperiam ia Romaaoram 

erat iQaaa, qaa laurea coroaa dooa- 

bantar iQviclissimi ia)peratbf6s Scipio, 

Marias, Caesar, Aagastus^ eadem do- 

Qareatur et poetae . At Fulgeatitis poa- 

tifex: cbristiaaas poetarum est figmeuta 

iQterpretalQs. Augustiaos ille saactissinaas 

quot ia locis adducit poetarum verba, aat, 

«ubi commemorat Virgilium , uec aliquo 

dooat laudis cogaomeQto? Hieroaymas 

. ipse quibus poetarum uon utitur testimo- 

uiis ? quibus qoq delectatur Virgilii, et Ho- 

ratii versibus? At Paulus Apostolos 'cum 

IQ Areopago adversus AibKQieQsiom perti- 

oaciam disceptaret , testimoaiis poetarum 

multa probai^ Vtitur idem aliquaado et 

Meaaadri comici verbis diceas : corrnm^ 

punt mores honos confabulationes pessi^ 



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9^ 

mae , et Epimenide delectatur , cam ait: 

Cretenses semper mendades . Hoc est 
praecipaum , qaod ad hoc operis iacli-* 
natiorem reddidit Dantem, qaod cam 
Dipoysias Areopagita Paali discipulas^ 
vir tantas, omQem de Deo sermociem 
ait poetica solere fictione delect^iri, et 
Ghristum Salvitorem yiderit per para- 
boliais multa dixisse , intcllexit ixififximtiai 
hoc taati voluminis officium maiore digiii* 
tate tractandum. Id autem est poetarum 
caroien, quod facit ut rerum memoria M 
incprrupta suavitate verborum^ iucviiidlta- 
teque fabularum. Nam 
Autprodesse i^olunt , aut delectare poeiaep 

qood apud Horatium est, 

Aut simul et iucunda , et idonea dicere pttae^. 
Omne tulit punctuni, ijui miscuit utile dulcL 

At eo esi praeclarior haec Daotis poeticil , 
quod plena est succi, nihil loquitur perpe- 
ram. Sunt certe amplissima virtutis prae- 
cepia , quibus Ovidius Lycaonem avaru- 
simum in lupuni versum esse voluit, Da- 
phneui castissimam virginem in laurom o- 
dorisjvigorisque perpelui,Argum a Merca- 
rio soporaium. Possunt eoim eloquentes 



I 



\ 



9^ 
vigilantisslmos foeneratores soporare, cam 

\Virgilias pastores docet armenta dacere 

ad pabala , agricolas serere , milites araia 

gestare , cam mixtim et interpoQaatar res 

gestae, et mirabili poetarum artificiQ deco- 

\ ram saam cuiqae traditur rei. Sed hoc 

certe admirabilius, quod ono codice, nec 
admodum prolixo, sit ornnia diligentissi- 
me Dantes cbmplexus , qaae et ad bene, 
heateque vivendum a philosopbis dicta 
sunt, ^t ad aeternitatem gloriae consequen « 
dam sunt a Theologis explicata. NuIIum 
est officii genus, vel publicurn, vel dome* 

\ $ticam , vel forense, vel urbanum \ vel mi- 

h*tare ^ de quo oon abundc praecipiatur 
apud Dantem. Hic et Infernum esse sciens, * 
iaqaiejQte Isaia : fi?z7a/^zp/f infernus ani- 
mqm suam , et aperuit os suum , absque 
ullo termiao descripsit eum , ut primum 
terreret homines a peccatis , cum legerit 
propbeticuoEi illud : initium sapientiae ti- 
mor Domini^ nec eum latebat quod apud 
Marooe^m legitur : inferni ianua Ditis , 
nec quod lob inquit : in profundissimum 
infernum descendit anima mea . Ad 
haep autem triplex esse iDferni lcgerat 



\ 



■.*i^?%.H»> 




93 

geous, ul alias superior, alter inedius, 
altus inferior diceretur. Superiorem eaim 
inferQum in bac morlali nos.assequi vita , 
lacrimarum, dolorumque pleuissima vo- 
luit David dicens: drcumdederunt me 

dolores mortis , et pericula inferni in^ 
venerunt me ^ el alio rursus in loco : </e- 
scendit in infernum s^is^entium . Hicau- 
tem est infernus ille , de quo verba poe-^ 
tae prisci fecisse visi sunt , cum Gerbe- 
rum esse ianitorem eius cecinere, a&sidue 

latratibus omnem infernum infeslantem, 
quo insatiabilis significatur cupiditascarnis, 
quae,cum ingressa est hominem,dif£icuUer 
exit, ut et ipsecustos admittit omnes^re- 
dire vero patitur neminem,quem impetum, 
cupiditatisque custodem, solus secumtra- 
hit Hercules, vir^ inquam, virtuti deditus, 
exosusque libidines. Est et in hoc inferno 
descripttisCharonapud Acheronta iluvium, 
ut et Acheronte significetur manca, labilis, 
fluxaque cupiditatis nostrae ^conditio , et 
Gbaronte tempus ipsum,quod variisrerum 
spatiis Dostros appetitus ah una in laliam 
spem refert, nec sinit esse quietos. Mino- 
em vero, ac Aeacum, et Rbadamanlhum , 



94 

qoos esse dicant ires io ioferno iodice.^ ho* 
mines fuisse coostat leguoi latores , ac iu« 
dices severissiDQos, quibuscooscieotiae oo- 
strae iadicioin propooatur, quo, si pecca- 
mus, semper aiiligiociur . Itaque recte io- 
quit 'Cicero : te peccatorum conscientia 
stimulat: et luveoalis ait: 

Hi tuntfjui metuunt, et ad ommafulgura pallent* 

Medium quidem ioferoum dicuot prope 
telluris esse superficiem. Tertium autem 
ni£i»«iim^aeteroarum ioquiuot poeoarom 

eASQ rec6placulam ^, de quo io Evaogeiia 
dictum est : mortuus esi dis^es^ et sepul^ 
tuS' in infernoi et David dixit : in infer-^ 
no autem. quis confitebitur tibi P Nol- 
lum iofernam praetermisit Dantes , sed 
poeticis vera fidei nostraeadmisceos prae- 
cepta, rem omoem apertam esse voluit, 
proptereaque , qua iter Homerus per Scy- 
thiam fioxit,cumGirce Vlyssem admoouit^ 
qua Yirgilius iotra Puteolaoos , et Baias ^ 
apud Averoum lacum,viam fecitad ioferos, 
. nusquam desceudit Daotes, oeque trioa- 
criam Staiii viam y cum inquit: 

Trinacriae limen petit irremeabile poHat , 

neque iogressus est eam^quam Pomponius 



*. 



95 

Mela ia extremis voluit esse Mauriianiao 
fioibas, neque qood id nosiris initium 
alii cum Glaudiano finxerunt apud Sica^ 
lam Aetnam esse , sed recta nos inteiligen- 
tia speculari posse cognoscens , ea dimi- 
sit intacta , quae frustra versus occupant , 
Don aberrat tamen a figuratione poetico- 
rum Dominum , qui nunc ap^rne/m dicit, 
ut Maro •: 
Tros Anchisiade ffacilis descensus A^errd y ^ 

DUDC T^ar/ara, ut est illud: Tagtareae^ 
ijue canes y Dunc Ditem , ut alio in loco 
dictum est : perque domos Ditis vacuas^ 
Dimc Orcum , ut : in faucibus Qrci^y 
DUDC Erebum , ut illud noa praetereat , 
Erebi tranas^imus amnes • Barathrum 
autem ipse dixit suo nutu propter rei va- 
stitatem , nec aon sacros imitatus codices 
vocat abyssum , ut est illud Apocalypsis : 
bestia , quae ascendet de abysso , Ja- 
ciet advemus illos bellum . ISuUum 
autem sceleris genus impuuitum omit- 
tit in Inferno Dantes, nibil in Purgato- 
rio, Paradisoque intactum , atque iodi- 
scussum. Omuia ita pooit aiue oculos, ut 
uoB ea iegere, sed iniueri mauijesto videa- 






96 

mar (i). Car hoc opus tatn celebre', taofi 
illastre Don ediderit roinaoa lingaa, si quis 
iastet, qui sibi uoq censeat satis esse re« 
spousuui, videat eius iaitiuni, quo aggres* 
sus est hanc materiam: 



(i) il stato detto , come osserva uno scrittore ma« 
derno non Toscano, rilevaDdone di esse cantiche il ma- 
le^ e il bene , che in csst vi si leggono sovente cose 
inverisimili, e strane; cbe le immagini sono talvoUa del 
tatto contro natura ; ch* e* fa parlare Yirgilio in modo 
cui certo non averebbe voluto; che molto vi ha di ian- 
guido , e .che di alcuni canti appena si pu6 sostener la 
lettura ; cfae i versi haano spesso un' insoffribile durez>- 
za , e che le rime non rare volte sono cosi forzate , t 
strane> che ci destano alle risa; fikt in somma Dante ha 
non pochi , t non leggieri difetti , che da niun uomo , 
il quale non sia privo di buon senso^ potranno 
giammai scusarsi • Ma , in mezzo a tutti questi di- 
fetti , non possiamo a meuo di non riconoscere in lui 
tali pregi , che sarebbe a bramare di vederli ne' nostri 
poeti piii spesso che non si veggono. Yna vivacissima 
fantasia , uu ingegnoacuto , uno stile a quaudo a quan- 
do sublime , patetico , energico , che si solleva , e ra- 
pitce^ immagini pittoresche, fortissimeinvettive^ tratti 
tcneri^ e passionati, ed altri somiglianti ornamenti, on- 
de e fregiato questo poema , souo un ben abboudaute 
compenso de' difetti^ e delle macchie , cbe in esse Can-> 
tiche si incontrano . E voi detrattori omai tacete , ed 

Onorate r altissiino Poeta . 



97 

fltima regna cammjlmdo conttrmina mundoy 
Spiritibus (juae lata patent, quae praemia sohunt 
Pro meritis cuicumque suis : 

processeratquebocpactoaliquaDtodifiPasius 
qaamyolaisset(i).Duplexautemratiohunc 



(i) QuattrO; p<r quanto or mi rammenti^ sono quei^che 
lo tradussero in versi latini . II pij!i antico h Michele 
Ronto^ Yeneziano^ Oblato Olivetano, che lo scrisse 
nel i'38o« in Monte Oliveto Maggiore nel Senese. £ Ms. 
nella Magliabechiana a) Palch. IV. Cod. 8a ^ e cosl 
principia: 
Contigeram nostrae mediae tunc tempora sfitae 

Cum nemorosa reum me repperit atraque syli^a 

Tramite cuius eram tenebris delirus ab ae(]uo etc, 
V altra i del Gh. P. Carlo d'Aquino Napoletano del- 
la Gomp. di Gesii stampata in JRoma colla data di iVa- 
poli uel 1728.1 ed essa £ molto applaudita. Questo 
istesso pregio I* ha pure quella del nostro Gosimo della 
Scarperia nato nel 1720.^ e morto nel 1778.^ la qualc 
giace inedita nella biblioteca del Seminario Fior. per 
dono fattole^ oltre gi'andi altre beneficenze, dalCh. sig. 
Antonio dell' Ogna , Pievano di S. Gio. Maggiore in 
Mugello , 

La cui memoria al ricordar m* attrista, 
Rettore vigilantissimo per piu anni di esso Seminario . 
Di quest' ultima versione ce ne da un lungo saggio il 
Poligrafb di Milano anno ///. 23^ Maggio 181 3. 
pag. 338. preso dal Cant, Y.delV Iriferno, ove dicesi^ 
che la versione suddetta dcl P. d'Aquino prende molte 
volte Vaspetto di una parafrasi , soverchiatnentc 



98 _, _^^^ . __ 

ab iostitato revpcavif, tdm qooS' ofi^roina- 
oae Iiogaae,ac eloqueotiae deseriiooem ooa 
esset ea vi diceodi, qua coperet, tom quod 
ioiaeretur omoibus eius tempestatis prio- 
cipibusrbyihmos esse gratiores carmioibus. 
Sed quaatam ia iis elegaotiam observarit , 
quaotam ia comparatioaibus digoitdtem , 
quaotum id oniai re decorum^ fabilids co- 
gitare possum quam dicere. Nemioem ar^ 
bitror faturum esse uoquam , qui boc di- 
ceodi geoere superet Daotem , oeqiie mi- 
ous apud sub^ elimattim esse dti(i6 budd 
codicem , quam apud Romaoos fuerit Ma- 
ro^ eo vehemeati6rem', qubd acque ac 
Pauiu^ ipse, jiiii alieir SatictoTum quispiam, 
ad fiJem raptlls cst cum haec sequdbatur. 



abbellita con vana pompa di stile, di che difforma 
del tutto Paspetto delPoriginale; laddove lo Scar^ 
peria , seguendo con rigorosa esattezza, e stretta^ 
mente il suo Autore , ci presenta sotto le forme 
latine tutta, ed intera la semplice grandezza di 
i]ticllo,Di costui ivi rammentaQsi diverse altre versioni, 
tia le quali la Gerusalcmme del Tasso. L' ultimo tra- 
duttore finalmente della Cantica fu il Prof. Catellacci, 
e quosta versione , cbc da poco tcmpo h in luce , non ha 
riscosso grandi applausi. 



99 
Qiiod aatem Mttsaeum^LtQuni, Orpheuixi, 

Hesiodam Dotoinibas' afflatos dicit aoii- 

qujtaa , qoorom alii post se trahereot siL- 

vas, et saxa, alius a Mosis expergefactus , 

com esset pastor^Heroum caoeret geous^ac 

Deorum , id cooveaieotios est diceadum 

io Daote, qoi forore qoodam Apollioeo 

ooo solom poetica^philosopiiicaqueysed di- 

vioo' adiotUa beoeficio thelogica caoensy ita 

nobis patefaciat arcaoa illa coeli , ot nihil 

sit amplios^dobitaodum. Mirabilem huoc 

poetam exiistimo, et cuius similis aote 

ipsom fuerit oullus , post eum futurus sit 

nerao (i). Quod ad ingeoium veroattioei, 



(i) Piu assai discreto del nostro autore i il paralle- 
lo, clie fa Giovannozzo Mauettii suo coetaneo^ nella vi- 
ta di Dante^ tra costui^ Petrdrca,.e Boccaccio. Cosi egli 
dice alla pag 86. Si Dantes in Odis Petrarcha ipso 
superior est , in rhythmis ab eo superatur • Fnde 
pares in materno dicendi genere non immerito 
habentur . Ceterum Boccaccio ita pene in omni» 
bus praestat , ut in paucis admodum , ac lei^ibus 
(juibusdam in Graecarum scilicet litlerarum co^ 
gnitione , qua Dantes omnino caruity et inmater- 
na y ac soluta oratione y ^ua paucu scripsit , sibi 
cedere indeatur, in (fuibus duobus duintaxat etiam 
Petrarcham excelluit,quum ab eo tamquam prae^ 



I oo 
el doctriaae magoitudiDeni , qnis eo fait 
ingeoio praestaatior , quis doctrioa maior? 
Et rhetoricea tenuit, quamquara elocutio- 
ne fuit per temporum conditionem mino- 
re, pronuntiatioDe optima , vocis , vultus , 
gestusque moderatione iacredibili, memo- 
ria iaaudita, iaventioae subtilissima , et 
maxime exquisita ; dispoaebat autem quae 
ioveaerat ita, ut eius ore , quod de Nestore 
dixitHomerus, melle dulcior oratio flueret. 
£t geometraad haec erat, et arithmeticus, 
et musica consoDaotia delectabatur vehe- 
menter , et astronomus fuit non vulgaris; 
multa enim praedixitFlorentinorum fata,et 
Itaiiae bella, Statuumque mutationes.Nun- 
quam autem sine harum facuhatum peri- 
tia potuissel de corporum coelestium, et 
numero, et ordine, et iigura, et esseniia, et 
potestate^et mutatione mentionem efGcere, 



ceptore suo in ceteris omnibus pinceretur . Vn bel- 
lissimo parallelo tra Dante , ed Omero fu recitato agli 
1 1. Sett. 1827. neirAdupanza solenne deir Aqcademia 
della Crusca dal Ch. Sig. Prot Pietro Bagnoli , e tale 
incontro egli ebbe^ che il Pubblico fin da qucU' istante 
si dimostr6 voglioso di averlo sott*ocqhio iu stampa . 



lOI 

ralionecDque afferre ; quibus ipse discipli- 
nis, et in primis iheologia suam ornavit 
poeticam, suumque poema effecit pleoius, 
et magis efficax, ac laude digouiu (i)^ ut 



(i) Fu ixdatti nn gran TeoIogo>e le tre sue Ganticlie 
per tale cel dimostrano , e la sua dottrina nel Domma 
i sana , sanissima • Non mi pare etd ^uesta nostra , 
cke voglia piu comportare d* essere addottrinata 
sul poema di Dante in quanto appartiensi alla 
facoltd teologica; cosi in un Discorso sulla Bivina 
Gommedia Ygo Foscolo renuto in luce in Londra 
nel i8a5. per Guglielmo Pichering in S,pag. aG^. 
Ma con quali altre dottrine ? Ghe i Dommi inconcussi 
di nostra Santa Fede sono cangiabili come le mode ? 
Quanto egli fosse dotto in essa facolta Teologica cel 
dicbiara^ oltre molti altri, il P. Gian Lorenzo Berti in 
quelle tre sue dissertazioni sulla Dottrina Teologica 
contenuta nella Divina Commedia ec. L' una h so- 
pra r InfernOi V altra sopra il Purgatorio ,^ e la ter- 
za sopra il Paradiso , e tutte tre stanno in fine del 
Vol. III. della sudd. Gommedia impressa in Fenezia 
per Antonio Zatta i ^SS. in 4* Gosi pure in piu luo- 
ghi si protestd delle sue opere V immortal Salvini; e 
specialmente in un principio di un suo Gapitolo ms. 
presso di me^ sciitto di villa al U. Francesco Redi , 
che dice : 
Jiedi gentile , re de^ galantuomini , 

Se i^oleie saper la {^ita mia , 

Studiando io sto lungi da tutti gli uomini ; 



102 

qoi prinio genere poetaodi , QamiQescili- 
oet qaodam esset afflatas,*iQg(|Q4oqae, do- 
ctrina, et exercitatioQe, secandafu sit etiam 
cooiplexus poetandi genus , eoque oobiUar 
factus, et iilastrior, quod veteres subiecta 
materia superarit , oovossaavitate verbo- 
ram, carmrQisque^graSvi^ieiaatel^it.Fo- 
ttiisset romana uti irbgQ^,^i vbltii^set , tion 
uti soa. Haec qoq dijf^ruQt iater se bo.CQi- 
aes qua loquantur U.Dgua, sed qUfif;a. arii/i- 



Ed ho imparato piu Teblogia 

In questi giorni ,' cfte ho riletlo^Dante , 

6he neile 'setiolefdtto io non upria . 
Egli ifi dice' iante eoseye tante 
' In quel tuo benedetio dtmo' Peema , 

Che pdr f che i seh^fi tutti jtianti' incante • 
E hon per questo e la sua gloria scema , 
' P^rch^ egli ha osate certe t^oci strane , 

Che hen ^i coni^eniano ad^ un tal tema . 
Non cammino per ine battute , e piane : 

Al Caos penetro ^ passo le stelle ; 

Fisito V ime parti y alte , e mezzane; 
E hrutte cose > e mediocri , e helle 

Prese a dir tutte , e con viffezza tale , 

Che poi tosto esclamaie : Elle son quelle 1 
Ben descrisse del tutto il quanto , e 7 quale ; 

E per leifar di terra V intelletto 

La Beatrice sua gli avea dai ale etc. 



io3 
ciose dicant, qnam graviter persuadeant ; 
bic enim poeta , et eglogas nonnuUas edi- 
derat instar Yirgilii , et jepistolas innume- 
rabiles pene , et epigrammata aliquot , et 
de eidlio suo lyricum carmen , quae vidi- 
mnSy ac legimus omnia, nec visa sunt indi- 
gna viro doctissimo , sed quae merito ce- 
dapt Jiuic dicendi generi , quo neque alius 
ante ipsum eruditior, neque post ipsum 
fuit hactenus , nec rursus clariorem futu- 
rum esse duco. Nihil autem est egregiis 
dignum arbitris , omnibusque censoribus 
probatissimum , quod non elucescat in eo 
codice , cui titulus datur Comoedia , ego 
verius Tragicomoedia titulum dari ceu- 
seam ; nam ut comoedia de communibus 
hominum fortunis est composita , deque 
re ficta , quae tamen fieri potuit, ac de te- 
nuissimis,et rebus,et personis loquitur(f), 
tragoedia vero bistoricam saepenumero se- 
cuta veritatem tumescit,magnorumque Re- 



(i) Per qual ragione volesse Dante cosi appellare 
un' opera ^ a cui sembrava , che tutt' altro titolo le si 
convenisse^ si h lui>gamente. infruttuosamente, e noio- 
samente djspmato da molti fin dal secolo xvi. 



fo4 

gnni infaastos nonnunqadm exitus tractaf; 
ifa uirumque hoc opus admiscet, nt et mul- 
ta Bgura poetica palliata sint,multa,ut sunt, 
aperte dicantur^nunc populum,nunc Reges 
aflferat , partim serpat bumi , partim se se 
in coelum evehat. Sed me id penitus affir- 
mare prohlbet Aristoteles , quia fine dicat 
res omnes denominandas esse. Quod si ea 
est recte comoedia , quae et communem 
agat causam, et duro initio nos aggressa , 
miti dimittat fine, acerbissimum boc infer- 
ni princlpium, et damnatorum clades^ sua- 
vissimusque beatitudinis finis cum omni- 
nm humanarum conditionum ampla ex- 
positione facit , ut comoedia dici debeat , 
qoalem ipse Dantes nominavit* Hanc coe- 
pit efdcere Dantes anno aetatis suae pri- 
mo ac vigesimo (i), intermissamque per 



(i) Cosa assai ardua^, e zarosa i lo stabilire Tepoca, 
Della quale egli intraprese a scrivere la sua Cantica . 
Alcuoi vogliono prima del suo esilio^ e questo i il senti- 
mentodel nostro autore^ e di altri dopo. Le ragionl de- 
gli uni , e degli altri sono assai valide, n^ qui i luogo^ 
u^ tempoda discuterle. Qui sotto il nostro autore disap- 
prova chi a' suoi tempi sostenea , ch' e' V avesse inco- 



to5 

occopationes bellicas, castrensiaque pericu- 
la, iamdudum edidit demum RaveDnae 
anno aetatis suae secundo et quadragesimo. 
Noluit non decies repetita videre^ no- 
numque in annum premere, ac male tor- 
natos incudi reddere versus. Quare soleo 
aliquando multum eorum admirari perti- 
naciam, qui velint initium operis intelli- 
geudum esse, quod ad quintum et trigesi- 
mum annum suae vitae coeperit hanc co- 
moediam ludere ; cursum enim commu- 
nis bominum vitae , septuagesimum vo- 
lunt annum attingere, dimidiumque vitae 
Don re ac ratione, sed numero distin- 
guunt , cum Aristoteles idem , quem imi* 
tatur Dantes , in dimidio dicat vkae non 
dlfierre sanum ab insarto, somnum, in- 
qnam , dimidium vitae significans , quo 
nisi vel confirmata cogitatione peccari nou 



minciata nelP eta^di 35. anni ^ ma non si avvedea e gli, 
che r opinione di costoro non distruggea la sua f giac- 
thi la condanna d' esilio segui ai 27. Gennaio i.Soa.^ 
cioi circa due anni dopo ? E in questi due anni non 
potea egli averle dato incominciamento ? cioi , due an-i 
ni avanti V intimazione deir esilio ? 



io6 
potest. Voluit aatem figmeiito mn%. ppetl- 
co Dantes , qaod dormiret cum haec vidi^ 
se visus est, pro commuui homioum vitase 
se iu medium afferre , qui aeque ac dor- 
mieas , atque auimo cum esset quietiore , 
in commuues et corporum devenerit j et 
auimorum curas, quibus efficeretur, qt 
corpus ad voluptates incliaaretur , cqm 
omnes proni simus a labore ad libidiueai| 
pro quibus se in silvam inqidisse dicit , al 
animus ad ea, quae rationissunt, dirigere- 
tur , pro qua montem esse Phoebi radiis 
oruaium voluit, quo factum esse osteodit, 
utcum voluptas ad setraheret^honestascou-' 
tra revocaret ingenium, in dubioque pen- 
deret cogitatio, ^dventu lupae paulo mo^ 
meqito sit in meliorem partem impulsa 
persuasore Virgilio , ratipuis, inquam , vi^ 
ac maiestate , et ita deinceps poenaram 
metu, praemiorumquespe, ac desiderio ia 
virumevadat, qui vitam pecoris iostar si* 
lentio transivisset. Non est igitur de afin|s 
haec de>criptio, .sed de yia recte int|3Ui': 
genda vitae nostrae , ac eius cursu • Edi- 
dit vero Dantes et cantioues, et sonettos^ 



I07 
qaas vulgus appQllat,qiiam plurimos (i). 
Sed cantionibas vicit ceteros omnes rby- 
jlMnor4tra>tnagt8lros^(;2)y«t 63 io prjmjs^^^ 



(l) Settc inediti sonetti^ e due brevi sue canzoni $o- 
no state pubblicate dal Ch. Ab. Luigi Fiacchi nel Vol. 
xtT. e nei due consecutiri del Giornale intitolato 
CoUezione £ Opuscoli Scientifici , e Letterari , 
edestratti £ opere interessanti delV anno i8i«., 
che si stampaya in Firenze da Francesco Daddi . Duc 
pur ne comparvero in luce in Perugia nel 1824« pcr 
<qpera del Ch. Sig. Conte Gio. Batt. Vermigliuoli, da co- 
stuiripescati in un codicedi quella pubblica Bibliote- 
ca , c da lui diretli alla Contessa Serego. Ma questi, ul- 
titki sono eglino realmente di Dante ? 

(a) Tre delie sue canzoni furono da lui medesimo 
commentate^hel suo cosi detto Convivio, ridotto a nii" 
glior lezionef pubbiicato con magnificenza in Milano, 
c in Padoi^a uell'anno decorso, ed iilustrato coa 
dotte , e spesse annotazioni per opera del letteratissimo 
Sig. Marcb. Gian Giacomo Trivulzio, e degl' illustri 
snoi colkboratori , ed amici il Gav. Vincenzio Monti, 
ed «1 nobile Sig. Gian Antonio Maggi . Essa opera non 
itCOmpiuta , su di che ce ne dk sicurta Gio. Villani 
nel Lib. ix. Cap. i34* Comincio , egli dice , uno co^ 
mento sopra \^, delle sae Canzoni morali i^olgar^ 
mente , il quale per la soprai^i^enuta morte non 
perfetto si troi^a, se non sopra le tre , la qaale 
per quella , che si ifede , grande , e alta , e beUis- 
sinia opera ne riuscia, pero che ornato appare 



\ 



io8 

sic incoepit, ut eius interpreter versam 

initii: 

O cui vis superiSf Amor, est datafortis ab armis, 
Solis ut assiduus splendor ab ore ruit (i) • 

In qua mirabili, et philosophica est usus 
comparatione , nt quemadniodum sol urit 
terram suis radiis , ac sata nutrit , ita Ve- 
nus Gupidinem cogat , et hominum urere 
corda , et amantes eo igni alere immortales, 
taniamque ab iis in illos effectus similita- 
dinem reddit , ut nihil similius esse posse 
videaiur. Nec est ea minor cantio, qua di* 
xit : 

£st lahor hic triplex, me tres adiere puellae (a); 

et ahera qua sic incoepit. 
O (juibus est certus, dominae, iam sensus amoris. 



d^ alto dittatOp e di belle ragioni Jilosojiche > e 
astrologiche . Altre sue caazoni , e sonetti sono nel 
T. IV. Part. I. pag. 3 1 9 e a pag. 898 . delle di lui opc« 
rc Jmpresse in Venezia nel 1768. per il Zatta inH^ 
(i) Gosi nel margine : 
Amor che muovi tua virtu dal Cielo, 

Come il Sol lo.splendore . 
(j2) Cosi ncl margine : 

Tre donne intorno al cuor mi son i^enute,**. 
Donne, ch^ a\fete intelletto d* amore. 



109 
et ita deinde plerasqde perfecit alias sam- 
mo cum ornatu, et verborum, et senteatia- 
rum , quae omnes maximam praeseferuot 
elegantiam. Edidit Gelpborum, et Gibel- 
linorum historiam materno sermone (i), 
orationeque soluta (2) , cuius boo est ini- 



(t) Cosl ncl margine : Dovend* io de* fatti no- 
strifavellare , molto debbo dubitare di non dir 
con presunzione y o malcompositamente cosa al-- 
cuna. 

(a) II Negri a pag, i^a* lo fa autore deiropera 
de Calamitatibus Italiae y la quale potrebbe forse 
essere un^ cosa istessa^ cfae la storia citata qui dal Fi- 
lelfo , ma ayyertasi , che ella dovrebbe essere scritta 
materno senmone , purchS, siccome yarie volte abbia- 
mo veduto , non V abbia egli medesimo tradotta dalla 
lingua patria nella latina . Gli attribuisce pure , senza 
. darcene pero riscontro alcuao , abbenchi probabile , le 
segnenti opere : 

Apologia in sua difesa per essere stato accusato 
£ eresia , e questa dice, sognando, trovarsi nella gii 
Biblioteca Gaddiana . 
Risposta fatta ad un Maestro di Teologia senza 
darcene altra contezza, se non che ella esistea a' tcm- 
pi suoi ms. nelia predetta Biblioteca . 
JPanegirico in lode di Francesco Diedo Pretore di 

F^erona ms, 
Poema intitolato la Resionc ms. 
Dispulationes de Aqua , et Terra, (juas, ut aiunt , 



f 
9 

J 



1 lO 

*: tiom: Facturo mihi de rehus nOstri^per* 

ba subi^erendum estj ne quid terhert di^ 
cam^ ne quid incomposite. Haecl^fre iiidt 

/ qu^e saa dixit liagua , litterarumque mant- 

davit immortalitati. Nam romano qnidein 
stilo edidit opus, cui Monarchiae dbdit 

V nomeo, cuius hoc est principium. Magni- 

tudo eius , qui sedens in throno cunctis 
dominatur^ in coelo stans dmnia videt , 
nnsquam exclusuSymdlibi est inclusm^ita 
dis^idit gratia munera^ut mutos aliqtStonf' 
do/aciat loqui ( i ). Edidit et optis de^uU 



Manlude incepit , et Feronae ahsoli^H. Qdl 
f tra il Negri d* igoorare, che qiiesta oji^ra fosse staMt- 
pata, coine difatti la $i fu sotto' nome di Dante, !fice6- 
me io Fho vista, non so dore, h£ iti qaale occasiOtt^. 
Tractalwn de Symbolo cii^itatis Hierusalem , at 

almae Romae . 
La Magnijicat in versi Toscani . 

(i) E cosa indubitaC£l , che il Poeta no^trb scrivesse 
si fatto trattato de Monarchiay menfre testimonianza 
ue fanno indubitata il Boccaccionella di lui vita> e Gio. 
Villani neliesue Croniche. Tutta la qucistione verte sul 
vedere se questo , che i riportato nel T. iv. Part. ii. 
delle sue opere stampate in Venezia dal Zatta con 
numerica distiuzione, sia ia sua , o di altro. Intanto ii 
principio di esso , qui riportato> diversifica affatto da 



III 

g^ri Eloquentia hoc principio:/^/ Roma- 
Ha lingua in totum est orbem nobilita* 
ta terrarum^ ita nostri cupiunt nobilita- 
re suam; proptereaque difficilius est ho- 
die reete nostr^ quam perite iatina quid- 
tfmm dicere (r) . Edidit et episiolas ia 



qoello 9 che gli riene indebitamente attribuito : eccolo: 
Omnium hominum^i/uos ad amorem ^eritatis natu- 
ra superior impressit, hoc maxime interesse i^idc' 
tur, ut quemadmodum de lalore antiquorum ditati 
suni, ita et ipsi pro posteris laborent , quatenus 
ab eis posteritas habeat quo ditetur ec. 6 ancora a 
riflettersi , che Gio. Villani nel ricordarlo ch*ei fa 
nel Lib. ix. Cap. i34., s* esprime in guisa dal risol- 
verci a credere essere assolutamente una tolenne impo- 
stura : Forse il suo Esilio , cosi egli dice , lifece 
fare la Mouarchia^ ove con alto latino tratto 
delC Officio del Papa , e degl* Imperadori • E che 
ha che fare si fatto argomento colla questione , della 
quale con si basso latino tratta da capo a fondo il 
supposto trattato:^/} auctoritas Monarchae depen- 
deat a Deo immediate, vel ab alio Dei Ministro^ 
seu Ficario ? Questa riflessione, finqui da niun fatta, 
epii chc valevole, a parer mio, a purgare il nostro poe- 
ta da si vile , e ignominiosa taccia d'aver per vendetta 
cangiato la sua reiigiosa pieti per far onta al Partito 
Guelfo , a cui egli in avanti appartenea . 
(i) II libro , chc attualmeiite corre sotlo questo ti- 



numerabiles ; aliam cuius est hoc prlnci' 
pium ad iaviciissimum Hunnorum Regem: 



tolo f h manipolato coUa pasta istem p con cui fa 
raltro di sopra » da ua qualchc men cauto visioiift» 
rio in opposizione a quanto su di ci6 ne pu6 aver 
detto il nostro Poeta^ il quale^ benche esule, sempre a- 
m6 con tenero filial trasporto la sua patria ; quindi i , 
che mal per questo se gli addossa 1' accusa d' aver egli 
per vendetta tentato con esso di toglierle il bel pregio 
d' iuvenzione della lingua. SnirautenticitiL di esso fin dal 
Sec. xvi.^ in cui comparve nel iSag. in scena la di lui 
versione^e quindi nel 1577. il testo latino, dubbi 
insorsero , c questioni fra i letterati, c seguitano anco* 
ra ; ma per vero dire all' apparire delle tre dottissime 
Lettere di Pamfilo ( cio^ , del Prof. BiamoDti ) a 
Polifilo sopra rApologta del libro della F^olgare 
Eloquenza di Dante , in Firenze i8ai., puo dirsi 
qoasi che affatto svanlta si fatta credenza . £d infalti 
fin qui tsie lettere non hanno trovato , ne troveranno 
opposizione alcuua , tanto elleno sono giuste , forli , 
e convinceoti. Egualmente forti , e sarei per dire , di- 
mostrative , sono quelle , che quanto prima compari- 
rauno in luce dopo un assiduo studio di piii auni per 
opera del Ch. Sig. Vincenzio Follini Bibliotecario della 
Magliabechiana . Intanto un non tenue argomento tra 
i molti altri di falsit^ cel presenta Y istesso nostro Fi- 
ielfo, il quale dandoci il principio di esso libro co- 
me era al suo tempo , si trova del tutto diverso da 
qoelb stampato per la prima volta in Parigi datl 



% * 

ii3 

Magna detefama in omnes dissipata , 

rex digmssimay eoegit me indignum ex- 

ponere manum calamo^ et ad tuam hu- 

manitatem aecedere. Aliam, cuias est ioi- 

tiam rursas ad Boaifacium Pontificem 

Maxtmam : Beatitudinis tuae sanctitas 

nikil potest eogitare pollutum^ quae vi- 

ces in teirris gerens Christi^ totius est mi- 

sericordifie sedes^ s^rae pietatis exem - 

plum^summae religionis apear.Aliam,qiia 

fiiium dlloqaitar , qui Bonouiae aberat , 

cuias boc est principium: Scientiuy mifiliy 



adstco laoopo Gorbhielli; il qiiak cotl priacipia: Cum 
neminetn anU nos d^ Fidgaris EloquetUiae do- 
eirina quicquam inpeniamus tractasse, atque ta^ 
lem scilieet Eloqu^iam penitus omnibus necessa^ 
riatn i^ideamus , cwh ad eam non tantum viri , 
sed etiam mulieres , et parmli nitantur , in quan^ 
tum Natura permittit: volentes ec. prodesse ten-- 
tabimus ec, Altra aoa men forte ragione ^ qoeUa 
dettaei da Gia Yillam Ub. ix. cap. 1 34* ove asserisce, 
•ch' cwo lifaro de. Fulg. Eloquio i scritto conforte , 
et adorno Latino , quaado che i uno stile s\ barbaro, 
ed ha taK 
yoci da/are spiritare i cani, 
Dafare sbigottire un cimitero, 
e mancano perfino nel Lessico del Duoapfge • 

8 



/ 



% 



• ft 



ii4 

coronat homines , ef eos contentos red- 
dity quam cupiunt sapientes^ negligunt 
insipientes^ honorant boni^ vituperant 
mali. Edidit alias , qaas habent inulli, mi* 
hi qisidem est enumerare difGcile(i), Qua- 
tuor, ac decem legationibus est in Republi- 
ca sua fuuctus; ad Senenses pro finibus, 
quos suo nutu composuit; ad Perusinos 
pro civibus quibusdam Perusii« detentis ^ 
qnos secum reduxit Florentiamj ad Vene- 



(^ 



(t) Di tante lettere di Dante , che a' tempi del ao^ 
stro scrittore esisteano ancora , appena nove ne sono 
rimaste, e qneste con molta diligenza farono in- 
sieme raccolte , e pubblicate da Carlo Witte Prussiano 
nel 1897. con altrettante prefazioni , dove l'aggiusta^ 
tezza de' pensieri va unita ad una vasta , e non volg;a- 
re erudizione col titolo: Dantis Allighieri Epistolae 
cum notis Caroli Witte ec. Patavii sub Signo 
Minervae . L' ultima di esse^ o sia la uona^ e qaella, 
cfae giiL h stata dichiarata apocrifa^ coniata sotto nome 
deli' Alighieri dal nostro Doni colla data di Yenezia li 
3o. Marzo i3i3. e che %ik era stampata da esso Doni 
tra le prose di Dante • In essa parlasi con insoffribile 
disprezzo , e di Venezia , e dei Yeneziani . A si £sitte 
accuse rispose il Foscarini a /?ag. 3 19. nelle Lett. 
Venez,, e pii di lui F Agostini Scritt. Fcnez. T. i. 
pref. pag. ij. 



X 



■» 






ii5 
toramReoipublicaiii pro iangeudo foedere, 
quod effecity ut voluit (i); ad Regem Par- 
thenopaeum cum muoeribus coutraheodae 
amicitiae gratia , quam contraxit indele- 
bilem ; ad Estensem Marchionem in nu- 
ptiis , a quo praepositus est legatis reliquis; 
ad Genuenses pro finibus, quos composuit 
optime ; ad Regem Parthenopaeum rursus 
proliberatione Vanni Barduccii,quem erat 
ultimo aflfecturus supplicio; liberavit autem 
Dantis oratio egregia illa , qua sici incoe- 
pit : Nihil esty quo sis^ Rex optime, con- 
formior Creatori cunctorum^ et regni tui 
largitori , guam misericordiay et pietaSj 
et afflictorum commiseratio y ad Bonifa- 
cium Pontificem Maximum quarto fuit 



(i) In tempo del suo esilio , cosi Giannozzo Manetti 
nella di lui vita, fu da Guido Noyello da Polenta Si- 
gnore di Ravenna mandato in qualiti di Ambasciato- 
re al Senato di Venezia per ottenere la pace • Giunto- 
vi non pot^ mai ottenere la.pubblica udienza, per To- 
dio y di che ardevano i Veneziani contro di Guido \ di 
che egli dolente , e afflitto ritornatosene a Bavenna , 
poco dopo yi mori • 



» «^ 



# * 



ii6 
oraior , sefnperqire impetravit qaae voliiit, 
nisi ea legaiiooe, qua noQdum et^ faoetQii 
cuin exal factas e^t ; a<i RegecD HaiiQO- 
rum bi<i missugexoravit omaia. In Gatliani 
ad RegemFrdocoruai oratoraetemiinaanii- 
citiae viacnlum reportavit , qaod ivt bo^ 
diernum ofque diem radices babet (i). 



f i) A qneste ti Taric circostaDaate ambaseiate £iiltc 
antecedeatemeate al di lui esilio avvenato nel mese di 
GenQaio i3o3. ncir etA di aani ij. non pare, cTie 
prctti graa crcdeaza il Tiraboschi a pag. 447* ^^ ^* 
▼. Pari. lu della Stor. delta Letterat, Ital., ma le 
ra^ni, cb*e$U adduce ia cootrsrio noa sobo tali isi 
tacciare nt d'iaveDtore« ni di meatitore il nostro Fi- 
leifo. Egli soltanto ammette come possibili le dae fatte 
al Re di Napoli ; ma se, come dice nella di lui vita 
l.eonardo Aretino , fu adoperato nella Repubblica 
assai> perchA noa poteronoaver laogo anche Taltre ? 
£ ofatti chi pooe ia dabbio qnella Ambasciata Csitta 
da lai al Papa Boaifazro Tni. d^ordiae del Seaato Fior. 
per offerire la concordia ,ela pace de^ cittadim 
cootestataci da Lcoaardo Aretino a pag. /^i. deUa di 
lui vita ? ove di piA aggiugac , che non dimaiico per 
isdegno di coloro cke iiel suo Priorato confinati 
furono daila Parte Nera ,glifu eorso a casa, e 
rubata ogni sua cosa, e dato il guasto alle sue 
possessioni , e alui ,e a Mess. Palmieri Altwiti 



"** 117 

Loquebatur eniin idioDOiate gallico doq iq- 
sipid^, ferturque ea lingua scripsisse qoq- 
Qihil y ^ed ea duintaxai refero^ qaae certo 
scio, qaaeque ipse vidi<^ eetef4 Qoa au* 
sim affirmare. Meditatiooibussese, ut di« 
cuQt , exercuit miliLaribus , aliquaDdo lu- 
sit euim hastis eques virtutis gratia , caue- 
bat suavissime , vocem habebat apertissi- 
maro (i), organa^ citharamque callebat 
pulcherrime , ac persooabat , quibus sole- 
bat suam seDectuiem iDsoHtudiDedelecta< 



^ate bando ddla persona per coutumacia di non 
comparire^MMper veritd d^ alcunfallo coinines' 
so ec. 

^i) NoD sarebke «asa iBVeriaimile , cbe il iiostro 
JPoeta (o8W stato ittraifto nella JUusica da qud CaseUa » 
di otti parla con taota lode , e «on ti graa ti^asporto 
d' avicieia neUa Cantica IX. al ^aitf . ii. ffcrs. 88. e 
segg., di qnel Gaiella , b di oai armoniosa v^ tanto 
«olealo sdllevare^ che tpierfiBO.riBfraneavalo, e gli po- 
nea in cafaDa i tanKalti deUe aoe passioBi . Fia nel Pur- 
gatorio il pregd a voler cantare, come al Ver. 106. e 
seg. della saddetta Caatica, per ristorarlo dalla fatica 
deir affanBOSO «uo viaggio 9 ricordaadosi molto bene^ 
che in vita con V armonia del caato suo 

Solea quetar tutte sue voglie • 



/ 



/ 



re sMpeoutnero . Virgiliam , ac secuDdam 
divi Tbomae partem , quaeque io Ethica 
scripsit Aristoteiis , Aibertumque memoria 
teoebat, Hierooymiy ac Augustini san- 
ctissimorilm , aique sapientissimorum ho^ 
minum ante oculos semper babebat codi- 
ces (i). Accusatus est ab invidis baereseos, 
at nunquam accersitus in iudicium(a). Id 



(i) & da qaesli tommi latioi Scrittori , cai tempre 
avea fra maoo il nostro Poeta, e specialmente il primo, 
potea egli attingere ona lingua si barbara^ come la si d 
quella da lui adoperata nel menzionato libro de Fut" 
gari Eloquio a lui indegnamente attribuito ? Credat 
Judaeus Apella , non ego • 

(3) Se Dante^cosi dico io, fu trovato innocente da $\ 
£iitta imputazione^ il preaccenuato trattato de Monar'- 
chia a lui attribuilo, in cui abbattesi la giurisdizione 
del Pontificato ec. ec. non i ,rA pu6 esser suo» ma di 
altro furibondo Gbibeliino scrittore • E non potea es- 
sere che un f mpio scrittore colui, che verso la fine del 
Sec. XYi. ardi di fare iscaturire dai torchi di Ginevra 
uu iufame libro col titolo; As^sfiso piacevole dato al» 
la bella Italia da un nobile giovane France-- 
se y in cui pretese provare co^ i testi di Dante , 
del Petrarca , e del Boccaccio , esser Roma la 
Uubilonia, c il Pontefice VAnlicristo . Fu questo li- 



■ ^'- 



>i9 
vero cam resclvit , ne qua haiuscemodi 

haereret mentibas boQoramhominum sei^- 

tentia, duodecim articulos cbristianae fidei 

rbythmis suis, boc est, elegaatibus, dignis- 

simisque expressit , persuasitqae omnibus 

oon iasaois se cbristiaoissimum esse , reli- 

giosissimeque semper vixisse (i). Huius 

multa suot facete,graviter,doctedicta,quae 

brevitatis gratia suot a rae summa cum 

difficultate praetermissa. Vix enim iis enar- 

randis abstinui , quippe qui delector mi- 

rum in modum eius enarranda vita, dicen-- 

dis moribns , verbisque commemorandis. 

Erat vigilantissimus , algoris , aestus , fa- 

mis , sitis , somnique, ac omnis iaborum 

generis patientissimus^oec inediae parcens, 

oec ulli difficultati , ut assidue aiiquid au- 



bro dottamente confuttto dal nostro Gard. Btllarftiino > 
e la confutazione leggesi tra le sue opere . 

(i) Fece pure in tal circos^nza la versione in versi 
Ilaliani ielV Orazione Domenicale, e de^ ScUmiPe" 
nitenziali pnbblicati dal Quadrio in Bologna i ^Sa. 
per Gio, Gottardi in 8. 



1!» 

6Uh , auc iegerec (i). PefCQTCtaiiti prio^ 
ctpi V^rooeosi qua ra delectari scJeret pla* 
rimum^ wcietate diiit , atqae coDfabfuU^ 
tiooe veteram, copereqoe se vehemeiiier 
esse cam OKirtQis. Liberalissimas fait, 
pluraqae dooabat looge muQera cum es« 
set FloreQtiae , quam caperet , quod el io- 
vidiam ei noo parvam procuravit. Videba^ 
tur eo pacto sibi qnaerere priucipatam , 
qui doois sibi popularium aaimos devia* 
oiret. Salutabat libenter booos, malos qoq 
oegiigebat ; sed eo utebatur Terentii : ut 
homo estj ita homini morem geras^ Ma« 
gaa fuit in eum liberalitate, ac munificen- 
tia Esteosis Marchio iocredibiU dignitate 
CanisGrandis^sed maiore priocipes RaveQ- 
nates, apud quos tamdiu viidt, quamdiu 
reh'quum fuit vitae quicquam(a)« Sed cum 



(i) la totta la sua esteasioBt ee %]i p«& al aostro 
Poeta adattare quel verso del Venosiiio : 

Multa tuUt y fecit^ue pmr , iudaidt » et alsit , 

Abstiittdt Venete , el vino ec. 

(s) lutendeti dj Guido Novello da Polenta Sigoore 
di Ravenna , il quale ne' liberali stadii esseodo istrutto 



131 



jCAft^, ioi^gre, [m, iQiioceoter vixisset an- 
fmm $ext(ira, ec ^doqangesknasn , diern 
obiit religiosissiihe functus Ecclesiae oo- 
strae sacrameotis, cum ageretur aoous vi- 
^esJaras (iriiaHis itd irioeotesimutii^ attjtie 
millesimum a SalTatoris irMtH tiiaidTitto , 
cuius morie privata est Rayeona luce sua ^ 
Floreotia sua glori^ , terraroQi orbis viro 
praestaotissimo , cuios laudibus aetas est 
oulla finemalialtira, cuioi^ vitam, mortem- 
que silebl]^ jppsteritas tiuUa , cuius libros 
oulla aetatl^ delebit rubigo (9) • Huius si- 



i valoroti aomini nelU Lettere seniiamente onor6 \ il 
percl^i con xeplicati inviti chiamft M% «la Corte il 
nostro Poeta» il qnale ivi stette per alcuni anni , cioi , 
fino air uUipoK) de' suoi giorni, sempre ^c^endo della 
protezione di un si gentile Signore , e sempre tutto ap 
plicato ai suoi studii • Gosi in avanti avea ricevute 
r istesse accoglienze da Maroello Malaspina^ e in se- 
goito dagli Scaligeri^ Signori di Yerona. 

<i) U Gard. Luigi Valenti Gopz^^ nc^IIa ricostru- 
siOQe moderna del ItlausoleOy su di che i a vedersi la 
descrizionc &ttane dal Conte Gamba Ghiselli^ e I' Ab. 
Beltrame nella sua Opera dcl Forestiere istruito 
stampata nel ij83., e riprodotta in Ravennan^l 



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t iDQlacrum qaaQdoquideai essearbitror qq- 

i meo« FloreQtiae apad sacrum est Saactae 

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1791. £ece i?i porre la segaente iicrizione composta 
dal Cli« Ab. Antonio Morcelli : 



[ Daati AligJUero 

\ poetac sui temporis primo 

I restitutori 



politioris humanitatis 
Guido tt Hostasius Polentani 
\ Clienti et Hospiti peregre defuncto 

Monumentum fecerunt 
Bernardus Bembus Praetor Fenet. Rayenn. 
pro meritis eius ornatu excoluit 
Aloysius f^alentius Gongaga Card. 
, Leg.Pros^. AemiL 

superiorum temporum hegligentia corruptum 

operibus ampliatis 

munificentia sua restituendum 

curavit 

Anno MDCGLXZZ. 



l A questo proposito noQ i da ometterti ci6, che di loi 

'; dice lo spropositato P. Negri a pag, i^i* degli Scritt. 

t Fior^ Quasifosse o stancata, cosi egli^ o pentita Fi" 

renze della sua durezza i^erso un suo si degno cit" 
l tadino, non ai^endo voluto riaverlo ^i^Qi nipotuto 

ricuperare morto, (/uasi aoo. annidopo il suo esi-- 



^- ■* 



ia3 
Gf QCis y iQ medio fere tempii ad forQm 
siQistram, qai Ecclesiam iQgressi, ad maios 
proficiscuQtar altare (i), estque commaQis 



lio cm un pubhlico Decreto del Senato richiamafir 
dolo , lo resiitui al suo seno , V abilito a tutte le 
cariche, e a tutti i privilegii , e per compimento 
della sua gratitudine , e riconciliazione ne fece 
coronare di hen degno » meritato alloro il di lui 
capo i e dipingere da Giotto Bindone neUii Capr 
petla del palaztodel PotHstd^ Cosi eon j/uesie 
magnijiche riconoscenze polle ricimpensare 11» 
tjualche maniera il decoro de^suoi antenatijtgliuo" 
li e contrihuire tutto quello che si poteva alla glo* 
ria troppo pel mondo tutto gid sparsa JC un suo 
cittadino, e giustamente da lui meritatosi co* suoi 
dottissimi componimenti lasciatici . 

(i) Questo piu non esiste. D'altro da Giotto di- 
pioto nella Gappella del Potestik , ora del Bargello » 
e' ce ne fa testificanza nella di lui vita il Tasari , il 
quale pero non dice la bestialitik detta dal sudd.P. Ne-» 
gri^ ch'e' fosse da lui ivi effigiato circa aoo. anni do- 
po la morte di Dante quando che erano' egli coetanei > 
essendo Giotto sopravvissuto all' altro circa i6. anni. 
Fu quando che fosse, sciauratamente dato di hianco ad 
essa Cappella^ e non fu rispettato neppure esso ritratto* 
II nostro pittore Sig. Luigi Scotti ha veduta , ed esa- 
minata essa Gappella , e avendovi scorta qnalche trac- 
cia indubitata di pittura^ egli stesso colla sua giik nota 
f asienza non sarebbe aIieno> qualora gli fosse ordinato^ 

8* 



I!l4 

cancCQrdni iopiaiQ ^ verani efEgiein essey 
ac faciemiWMjjrppridni, aiqde Qataralem^ 
ot eorttiB^p^f^ntejr' D^pQtibuftiretitiJerimt^ 
qui vivum videre Dantem, qui quidem et- 
si oarne solutus est , ut erat mortali corpo- 
re , nariqiii3irtir'*fest; ■ gldria ^litem ;pbtiiirti»V 

men^gji3<^ semper.Tuturus.fi^Itr. 

I ■ ■■» j •-.*,>. ■ 

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di&r ritofgeieciHr/i^tiiray it w^ ^.^.Hijbratto del 
nostro immortal Poeti , di cni 4l;^ertO; W aricepuBO 
il piik antioo B^ il pi& iimiglttBlie > 



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APPENDIGE 



Fedipag. 14. 



IJoTendoio questa mattiaa^ Accademicivir* 
uosis^imi^ per comando del nostro degnissi* 
00 Arciconsoio con alcuna diceria intertenere 
rAccademia, ho pensato di sottoporre al vostro 
purgatissimo giudizio alcune osservazioni so- 
pra un luogo del Ganto xxxiii. AeWJnferno di 
Dante^ argomento non disdicevole alle vostre 
virtuose applicazioni^ ed anche conveniente al- 
r Accademia nostra, la quale presso a due se- 
coU fa con immortal fama del nome fuo nobil- 



4i 



\rx6 
meDte illustrd^e diede atla luce la sublii&^.ope- 
ra di questo divino poeta. Per procedere Iq 
tale inchiesta con queU' brdine^ che si coavie- 
ne , fa d'uopo, che preventivamente io vi dar^ 
ri come allorche con tanta benignitk mi ono- 
raste dell' ufficio di Vicesegretario , per im- 
primere neila mia memoria le operazioni, e le 
costumanze di nostra Accademia, stimai di do- 
ver leggere attentamente il primo Diario di es- 
sa scritto dal nostro Segretario Inferigno dal 
i5S2. tempo di sua fondazione fino al f6i3. 
qual Oiario sendo stato per lunga serie d^anni 
smarrito^erasi di fresco fortunatamente ritrova- 
to. Giontoall'anno iSqG., in cui presedeva al 
governo di essa il celebre Arciconsolo Impa- 
statOy lessi, clie neU'Aduuanza fatta ne' 22. di 
Maggio del predetto anno,il Castaldo Piegato 
diecle conto alV Accademia df' una offesa fat^ 
ta dal Foglietta storico nt* suoi Elogi a Dan - 
te^ e nel proseguimento della mia lettura Don 
avendo trovato altra circostanza di qaesta ac- 
cusa , mi venne curiositk di sapere quale fos* 
se Toffesa, con cui Vberto Foglietta notissimo 
storico Genovese maltrattasse il nostro illustre 
poeta. Laonde posimi a ricercare la sua ope- 
retta in\\io\dildi: Clarorum Ligurum Elogia, e 
non senza difficoltk per la raritk sua dopo qual- 
che tempo trovatala ,e postomi a leggerla, in- 
contrai alla pag. 2^6. deU' edizioue di Roma 



- r' 

4 



... '*^ 

del 1579« in 4* ^^ luogo accennato nel soprad-. 

detto' Diario ^ ove egli sfoga la sua nialdicenza 

contro Dante. Quivi egli pone tra i Genovesi 

illustri Branca Doria ^ del quale cosi ragiona: 

Nemo puto indignabitur nos Brancam Au- 

riam , quamvis nullis rebus gestis, quae qui^ 

dem in notitiam nostram i^enerint clarum, al- 

tissimae tamen fortunae splendore conspe* 

ctum silentio non praeteriisse 

Brancae igitur Auriae immensae opes, ac 

summa dignitas fuit , qui maximam Sardi- 

niae partem , urbium , castellorum, i^icorum, 

late patentiumregionum dominatu occuparit, 

ad tantamque potentiam ea in Insula pers^e- 

nerit , ut omnium rerum arbiter ac modera- 

tor Sardis ipsis stu^pentibus regium titulum 

aCaesare petierit,impetraturusquefuisse cre- 

datur , ni dum res suo molimine gravis ex- 

trahitur fato functus esset» Hic est ille Bran- 

cas , quem celebris nominis poeta Dantes 

apud Inferos etiam vis^entem locat cupiditate 

ulciscendi doloris alte animo insidentis ob in- 

signem acceptam contumeliam in tantumfu- 

roremprovectus. Dantes enim, id quod incor- 

ruptis vetustatis documentis constat, vitio in- 

^enii vehemenset impotens, ad hocfactionum 

studiis, et indomitis animi permotionibus sae 

pe usque ad insaniam rapi solitus ,' haud se- 

cum reputans quanto cum periculo magni n- 



i 



ri kisdmnftur, projetaae H^gufae Uhjn tHt^Jimn 
tens , tfnt^ perpetuo tttorbQtaboraiu^^ Jt^roH^ 
cae nomihej etjitim^y <fmm ne9oio ifuafdeotm^ 
sa oderat , detrahere non desSstebut. Cicmfiu 
saepe nMutu^fuMum matedieendvmoHittmJh- 
ceretj BratiGoe cli^entes tantam v^erbotnimpe^ 
tulantiamtandem eoercendamraiV, homiime^ 
in puMioo deprehensum mate^ mult^mint* 
Quamille iniririam eumfaciis n^posset^,opi^ 
bus tanto inj^ior, verbis^ et styl^uicisdrSM^ 
duit. yjiste^ AecaJemici, le q^biiiQiose aecase^ 
eolle qti^iU Yberta Pogliefcta oltrftgg4^ ta »#- 
mofia A\ Dante . Prima di dinaK^^trarae k' aa- 
surdilii I e 1' msussistetiz^, fa^ d^uopo esasDiiia>' 
re !1 caratierdeti questo mordac^ istorico , ob>^ 
de piu eliiaramente apparisca quat fede pre4 
star si dehba a^sttoi appassioD<>l» ^ e maledvci 
racconti; ma per non allungare di soverchio l\ 
inio ra^ionamento , le testiinoQianze ?i ad« 
durr^y Aecademiciy solamente duede' piu ac^ 
treditati scrittoriy tra i moltiche di lui ,0 del- 
ie sue qualitk personali ragionaroao. La pri^ ' 
ma i di lacopo Gaddi nostro Aocaddmieo^ geQ<v 
tiluomo adorno di rare doti d'ingeg»o, e di 
rara probit^ guernito , e celebre per le mt^tt 
sueoperedate alla luce, il quale nel primo vq- 
Inixke de Scriptoribus non Eoclesiasticis oosi di 
lui scrisse . yidetur Foheta liberius scribere 
de suis lanuensibus , quos, et generatim , et 



• 



1^9 

singiUatim saepe carpit^ damnat , ac execra- 
turinsana partium studia , rabiemque cruen- 
tam factionum y ac potentiorum tjrannidem 

priscam familiarum FoUetam Ma- 

scardus appellat sectatorem magis factiqnis , 
quam peritatis^ ideoque praetereuntem tum 
in historiis, cum in Elogiis multos uiros virtu- 
te,famaque incljtos tantum nomine quod na- 
tifuissent in familia factionis adversae. L'al- 
tra testimoniaDza h del celebre Apostolo Zeno 
letterato di rinomata probit^, e candore , e pa- 
rimente nostro Accademico, il quale nelle no- 
te alla Biblioteca Italiana di Mons. Giusto Fon- 
tanini Arcivescovo d^Ancira, occorrendogli di 
favellare dei Dialoghi sopra laRepublica di Ge- 
nova dati in luce da Yberto Foglietta nel iSSp. 
e nel iS^S.^scritti con acre mordacitk ^ ecen- 
sura y in cui mostra di non andare esente dal* 
r appassionatezza per una delle fazioni , che 
allora avevano mano nel governo di quella 
Republica, dice, che questo scrittore per questa 
sua pubbiica maldicenza entro le sue opere 
sparsa^ fu mandato in esilio j e senza poter mai 
piu rimpatriare mori in Roma Tanno i585., 
dove era stato accolto tra' suoi familiari dalla 
generosit^ del Gardinale Ipolito d' Este. j^ da 
avvertire ancora y che il Foglietta seguito la 
fazione, di cui fu capo la nobile, e potente fa- 
miglia Doria j il che si comprende non solo 

9 



i3o 

dagli elogi di molti illustri pei*80Qaggi di qiiel- 
la casa^ che superiormenttt a quelli d' altre &- 
miglie inseri nella predetta sua opera , maan- 
cora dalla dedicazione, che di essa fece al fai- 
liioso Gio. Andrea Doria^ nella quale afferma 
d'essere stato da lui piuche da ogni altroGe- 
novese difcso, e protetto nella grave calamitl 
del suo esilio. Non 6 dunque marayiglia, che 
tra' suoi elogi ponesse anche quello delF anti- 
co Branca Doria , e «e non ostante che poco^ o 
nuUa de' fatti di esso si sappia , e quel poco , 
che si sa, anzi in grave biasimo di lui^ che in 
lode ridondi , avesse nondimeno preteso dt 
farlo passare per un Eroe vituperando 11 no- 
stro maggior poeta , che esaendo vissuto nel 
tempo me^esinio , in cui vJsse Brancai meglio 
del Foglietta avea potuto sapere le azioni sue. 
Dante aduuque descrivendo la punizione, che 
finge esser data ai tradilori nel nono^ ed ulti- 
mo cerchio dell' Inferno , volendo distinguere 
le diverse maniere di essi, divide esso nouo cer- 
chio in 4- Sfere. Nella terza di esse dejtta Tolo- 
mea descrive il supplizio di quelle ree^ ed in- 
grate anime , che tradirono i loro benefattori , 
e per far maggiormente concepire V atrocit^ 
de'loro misfatti^ introduce Frate Alberigo^ quel 
delle frutte del mal orto^ il quale gli narra^ che 
talora Tanima di questi si fatti traditori cada 
iieir agghiacciata infernal cisterna tosto ^he 



i3i 

eM. tmdiacono i lor benefattori , subentrando 
uA-dembnio a govefnare il corpo loro^ finchi 
Iddio permettei che restino in Vita ; e additan- 
dogli un' ombra , che gelava in quella fredda 
chiostra coUe lagrime invetriate sugli occhi , 
soggiung^; 
£ forse pare ancor lo corpo suso 
Deir omhra , che di quk dietro mi verna , 
Tu dei saper^ se tu vien pur mo giuso : 
Egli ^ ser Branca d' Oria , e son piu anni 
Poscia passati , ch' ei fu si racchiuso. 
I' credo , dissMo lui , che tu m' inganni , 
Che Branca d' Oria non mori unquanche , 
£ mangia , e bee , e dorme , e veste panni« 
N^ fosso su p diss' ei , di Malebranche ^ 
lA dove boUe la tenace pece, 
Non era giunto ancora Michel Zanche^ 
Che questi lascid 'i Diavolo in sua vece 
Nel corpo suo ^ e d' un suo prossimano , 
Ghe 'l tradimento insieme con lui fece. 
Adunque Dante pone neir Inferno Branca 
Doria tra quelli scelerati , che eropiamente 
tradirono i loro benefattori. Esaminiamo un 
poco , se con ragione il facesse , o pure mosso 
da particolar nimistk^ e odio^ che contro di 
Branca nutrisse, per vendicarsi deiroltrag- 
gio da lui ricevuto , e mosso dalla soverchia 
licenza , e libertk di parlare , e di lacerare 
r altrui fama , di che i' accusa il Foglietta . 



\ 



i33 

I piu accurati scrittorl della storia di Sar^ 
degna narrano , che neiranoo ioi6. i Pi- 
sani uniti coi Genovesi conquistarono queU' i- 
so)a, ciie era allora occupata da' Saracini , e la 
divisero in 4- Provincie , o sia Giudicati , cio& 
il Giudicato di Gallura , d' Arborea , di Logo- 
doro , ovvero dalle Torri , e di Gagliari^ e cia- 
scuna di queste provincie era governata da uq 
Officiale , o Governatore^ che la signor^giava, 
e questi tali Governatori si chiamavaho Giu- 
dici, che con assoluta autorit^i reggevano la lo- 
ro provincia • t^ celebre nelle storie Nino Giu*? 
dice di Galluradella casade^Visconti di Pisa, 
che nel 1288. disputo la Signoria di quella cit- 
ta col Gonte Vgolino de^Gherardeschi, da cui, 
beuche fusse suo nepote , fu villanamente tra- 
dito d' accordo con 1* Arcivescovo Ruggieri de - 
gli Vbaldini, e di Pisa cacciato, come diffusa- 
inente narra Gio. Villani al lib. 7. cap. 1 20., e 
r accenna ancora lo stesso Dante in questo me- 
desimo cap. 33. deir Inferno. Nacquero dipoi 
varie nimistadi, eguerre tra queste due allora 
mollo potenti Repubbliche,principalmente per 
causa deila stessa Isola di Sardegna , il domi- 
nio della quale a vicenda per lungo tempo si 
contrastarono, come si raccoglie dal prenomi- 
nato Villani ai detto libro vii. cap. 83. Ma 
Federigo ii. Imperadore avendo tra'l 1220., e 'l 
i23o. occupato il Begno di Napoli, e di Sicilia 



i33 

peryenutogli per retaggio della Reina Gostan- 
za sna madre^ aggiunse dipoi al suo Impero an- 
che r Isola di Sardegna , e quella dono ad En- 
zo suo figliuolo naturale intitoIandoloRe diSar- 
degna, il quale vi condusse la madre sua ^ e 
allorch^ intorno al isSo. dair Imperador 
Federigo suo padre fu fatto suo Yicario Gene- 
rale in Lombardia^ lascio al goveruo di queiri- 
sola Donno Michele Zanche Sardo, che aveva 
fatto suo Siniscalco. Avvenne dipoi^ che il Re 
Enzo per secondare gli ordini del padre, che 
era allora giunto in Toscana ^ venne colle gea- 
ti del ] medesimo nel predetto auno 1 25o. so- 
pra Bologna , che ubhidiva a Papa Innoceu- 
zio IV. volendo ridurla sotto V obbedlenza del 
padre^ ma i Bolognesi uscitigli incoulro con 
gran gente armata lo combatterono ^ lo scon- 
fissero , e preserO| e lo misero in prigione a Bo- 
logna rinchiudendolo in una gabbia di ferro , 
come narra il Villani al cap. 38. de 1 libro 6., 
e quivi poi moriTanno 1271«, come si ha dal 
medesimo storico al lib. 7. cap. 4^' ^^ X^vsx' 
po di sua prigionia, o come altri vogliono^ do- 
po la morte del medesimo, Donno Michel Zan- 
che per via d' inganni ^ e di danari trovo mo- 
do di sposare la madre sua , che era ancor fre- 
s:a d' etk , e d' impadronirsi del Giudicato , o 
sia Provincia di Logodoro in Sardegna^ che in 
Dome del Re Enzo governava, io che felicemen* 



i 



i34 

te gli riusci . lodi dalla predetta Doiim ^tat^ 
madre del Re Enzo ebbe una figUuola, la qu»\ 
poi marito a Messer Branca Doria nobile citt^<» 
dino GenoTese , il qaale a forza d' arpoii xvea, 
oGcnpata una parte di queir Isola , e si era ia 
essa stabilita Don Micbeie Zancbe essendosi 
grandemente arriccbito per via d- usure, e ba- 
ratterie da esso praticate nel Giudicato di Lo- 
godoro^Messer Branca anelando al possesso del- 
le medesime , e yolendo impadronirsi ancbe 
del governo del suo Giudicato, loinvitd un di 
a desinsire , e non guardando cbe fosse il suo- 
cero suo^ coll' aiuto d' un suo nipote scelerata- 
mente nel tempo del pranzo lo fece tagliare a 
pezzi^ e delle sue ricchezze, e del Giudicato di 
Logodoro s' impadroni. Tutti quelli^ che scris- 
sero la storia di quei tempi , e tutti i Comeo- 
tatori piu anticbi di Dante nella maniera da 
me riferita narrano il tradimento di Messer 
Branca Doria , taciuto per altro nel suo elogio 
dal Foglietta. Non fu adunque il valor milita- 
re i' unico mezzo^ di cui a senso del Foglietta 
Mess. Branea Doria si servi per dilatare le sue 
conquiste nella Sardegna , ma un empio^ ed 
esecrando tradimento^ la fama del quale sparsa 
per r Italiai non ^ maraviglia , che indncesse 
altrui a detestare la memoria di si atroce mi- 
sfattoy il quale essendo stato commesso iutor- 
i\o a quel tempo, in cui Dante scriveva la sua 



y 



i35 

Di?ina Gommedia;, par credibile^ che per di- 
stornare i poteQti da si malvage iniqiiitk y ne 
idXic^si^ opportunamente menzione in questo 
Ganto^ in cui si narra la pnnisione de' traditori 
de' lor congiunti ^ e benefattori > nuUa curan- 
do , che Messer Branca fosse per anco vivo , 
anzi servendosi ingegnosamente di questa cir- 
costanza per maggiormeute render grave la 
pena dovuta a si fatta scelieratezza. Ma il Fo- 
glietta nel sno elogio di M. Branca volendo oc- 
cultare il tradimento da lui commessoi e revo- 
care in dubbio la testimonianza , e Tautorita 
di Dante di esso contemporaneo dice , clie 
Dante per natura assai maiedico odiava Mes. 
Branca , e incessantemente lo lacerava. Proie- 
ctae linguae libertate abutens, quo perpetuo 
morbo laboras^it , de Brancoje nomine, et Ja- 
ma, quem nescio qua de causa oderatj detra- 
here non desistebat. La qual cosa mal soffren- 
do M. Branca^ per mezzo de' suoi aderenti lo 
fece pubblicamente bastonare: J^rancae clien" 
tes • . . hominem inpublico deprehensum ma-' 
le multarunt.E soggiunge, che Dante cosi in* 
ferior di potenza a Branca , non potendo altri- 
menti , col suo satirico stile ponendolo nel- 
i^Inferno^ mentre ancora era in vita^ vendico 
questa ingiuria. Niuno degli scrittori della vi- 
ta di Dante narra questo fatto, cominciando da 
M. Gio. Boccaccio di tutti il primiero , e qua- 



i36 

81 contemporaneo. Donde aJunque lo ritrae il 

Foglietta ? ex incorruptis sfetustatis documen- 

tis , dice egli. Ma dove, e quali sono quesli aa- 

tichi , e sicuri documenti ? Egli nuila cita , e 

nulla riporta • Qual fede per tanto ai dee pre- 

stargli? Niuna , a mio credere , perche un u<>* 

mo avvezzo a mentire, e come lu cbiama 

11 Gaddi sectator magis factionis , quam ye- 

rito^i^, nonmerita d'esser creduto ia oonfron* 

to d' un costante silenzio degii altri scritto- 

ri contemporanei . Egli dice che Dante odia- 

va M. Branca y ma confessa di non saperae la 

cagione : Nescio qua de causa oderat. Le sue 

supposte antiche memorie gli mancano sul 

buono. La propensicne , clie aveva di esaltar 

la famiglia Doria , da cui fu protetto^ forse gli 

fece inventare questa finzioue per salvare il 

suo M. Sranca , e metter in dubbio V autoritji 

di Dante. Quando si voglia concedere, che Dan- 

te fusse maiedico^ lasciando stare che gli scril- 

tori della sua vita non dicono che fosse di tai 

natura^ la sua maldicenza si ristrinse a Liast- 

raare il vizio^ e a descriver le pene meritate 

dagli uomini viziosi^ e scelerati; ma quelli, che 

roeritaron lode^ furou beu da lui sommamente 

coramendati » ed esaltati ; il sublime ogget- 

to del suo Divino Poema non tendendo ad al- 

tro che a ritrarre gli uomini dal vizio , ed in- 

ciUrgli alla virtu. Arrogesi a tulto cio^ che M. 



' &-.. 



•i37 

Branca Doria passo la maggior parte della sua 
vita in Sardegna dopo V acquisto che ne fecero 
i Genovesi sopra i Pisani^ rd ivi ebbe dominio, 
e signoria , che con arti si inique cerco di au- 
mentare fino a tentare di farsene Re^ per quan- 
Jto senza verun riscoutro afferma nel suo elo- 
gio il Foglietta, laddpve Dante in tutto il tem- 
po del suo esilio^ sebbene dimoro in varie cit- 
ik di Lombardia, pure non vi h alcun indizio, o 
riscontro , che passasse il mare^ e si portasse in 
Sardegna , n^ in conseguenza, che avesse per- 
sonalmente conosciuto M. Branca^ ne contrat- 
to alcuna particolar cagione d' odio verso di 
lui. Ma sparsa per ritaliala fama^della sua 
acelleratezza per lo tradimento da lui fatto a 
Michele Zanche suo suocero per rapirgli lesue 
ricchezze | e la «ua Giudicatura di Logodoro» 
iion e maraviglia, che Dante, che in quei tem- 
po scriveva il suo Foema^ non per odio parti- 
colare, che gli portasse ^ ma in detestazione 
dellasua ribalderia lo ponesse tra i traditori po- 
niti piu severamente, come ben meritava^ nei - 
r Inferno. Non h degno adunque il FogUetta, 
che si faccia alcuna attenzione , o si presti al- 
cuna fede all' accusa^ e offesa, che egti fa alia 
memoria dei chiarissimo poeta Dante , e per- 
cio i valorosi nostri Accademici, a'quali inque- 
sto tempo fu deferita cotale calunnia dal Pie- 
gato loro Castaldo^ sendo a pieno informaii del 



^lk 



i38 

ntirioo^ e noD Terace carattere di ^pesto mor- 
dace, ed esole Genorese scrittore^ saviameote 
il disprezsaroiio ^ e di iai aon curarono, come 
si yede dal proM^gnimento del meatorato Dia- 
rio del nof tro primo tegretario InfoHgno. 



BEAHSSIME PATER . 



Post humilem ani?ersae huios Sacrae Aca- 
demiae sanctissimorumPedom complexum etc. 
Proxtmia temporibus Sanctitas Y. quae soi 
semper admirabilis clemeutia extitit ^ quum 
ab infisrifi prope Teterem illam^ atque a maio- 
ribus suis inchoatam, mox a posteris auctam^ et 
ab omnibos spectatam Academiam in locem re- 
Tocasset^annuaque in eius restaarationem quin- 
quaginta destinasset (sic) , qnod ex sacris suis 
monumentisy suroma a nobis relligione servatis^ 
ostenditur; uunc temporismomento^yel ignavia 
Rostrai vel aliorum culpa coliabitur. Quin et de 
eadem Sanctitatis V. clementia demaudata no- 
bis atque concessa creandorum Poetarum^ Rhe- 
torumque» ac laurea donandi potestas^simulque 
Alighieri Dantis Ossa , atque Giueres ex Ra- 
vennate ad aatale solum transferendi^ ceiebri- 



f3g 

que monumento obruendi iniuncta cuv^, ofli- 
ciumque . Quod sane omnibus gratissimuQi 
acciderat , his praesertim pfobatissimis^ atque 
Iftudabilissimis viris , quorum virtute Sancti- 
tatis y. laudes innumerabiles sane ad.caelum 
efferebantur • Nam cum prtmum de ea id mu- 
neris impetravimus^ aedes mercede conductae, 
frequentes coire omnes^ maternos rbylbmos ad 
lyra^i canere ^ atque imprimis Sanctitalis V. 
meritorum erga nos magnitudinem^ gratiarum- 
que re]ationem , licet pudeat pro tanta re tam 
▼ili 4efungi munere orationis , passimque lae- 
titiia omnibus incedere , interdumque nimio 
pene gaudio desipere • Operae pretium fuerat 
videre quum iuvenes , quum etiam confectos 
viros , primarios scilicet atque praestantiorea^ 
Atbenas , non Minervae , Leonis intelligimus^ 
aliu9 alium proculcantes^ ac detrudentes, cer- 
tatim petere ^ patefactis aedibus , oppletis spe- 
ctantium viis ; percomptabatur iam quisque 
rem novam , ac Sanctitatis V. percepto mu« 
nere , ad caelum mauus efferebat , clemen- 
tiam obstupescebat : pervagari famam sui stu- 
dio restauratae pristinae Academiae, nuperque 
tambeneinstitutaelaudespraedicareDiviLeonis 
ope , ope Leonis inquam x. cuius nutu orbis 
terrae regatur : iuveuum exercendorum gratia 
ludum adapertum^ diverticulum scilicet a mi* 
seriis^ ac Musarum perfugium^ in quo veterum^ 



i4o 

ac recentiuiD, Dantisque praesertim nostri pu-^ 
blice Volnmina interpretentur, artesque omnes 
bonae edoceantur , quae prosperis in rebus ia- 
cunditatem afTerant j in adversis salutem . In 
praesentia autem^ Ciementissime Pater ^ ne 
semper Beatissimum dixerimus^ quid vel tem- 
porum vicissitudine^ ( sed quae potest esse te 
superstite perturbatio ) yel fortunae iniquitate^ 
vel aliquonim culpa perfectum sit ^ ut gratis- 
simus^ atque optatissimus locus ionga inter- 
missione fere excorruerit y tanto nos moerore 
affecit j ut transversos agat , et ab omni procul 
▼oluptate ad miserias omnes transferat : qui 
pudor nunc in nobis est ^ intuemur neminem^ 
quod antea inani quadam gloria , florente Aca- 
demia , eveniebat . Qnamobrem heia^ Pater 
Beatissime^ ne patiatur Sanctitas Y* quod ab ea 
extructum atque institutum est, cuiusquam 
iniuria deici, antdestitui : ne permittat Atbe- 
nas suas ( sic enim appellare libet bonarum 
omnium artium inventrices ) adeo deseri ^ ut 
dici de his possit , quod in Asiae urbem pro- 
stratam ^ dictum a Diomede fertur , magna ci- 
yitas j magna soiiludo . Quanta existimat San- 
ctitas Y. quum verecuudia affici Yrsinum^ 
Alphanumque nostrum, sacrae huiusquondam 
Academiae celeberrimos Oratores^ quibus de 
eadem a Sanctitate V. eiusdem restituendae 
demandata cura fuerat \ quanta Academicos 



i4i 

ojnnes^ quorum non parva copia , ut ex eorum 
attestationibus videre poterit , quanta luven- 
tutem omnem istam florentem^quanta denique, 
etquam maxima civitatem uuiversam.Quapro- 
pter proferaty precamur, ac suppiicamus , San- 
ctitas y. ex intima ilia sui benignitate , a qua 
denegari quicquam Academicis fas non est , 
mirificum clementiae genus : nec patiatur suo 
munere hunc iocum defraudari . lubeat per- 
solvi sibi annuam mercedem illam , ne quod 
vetus sui in Academicos amor constituit^ alio- 
rum invidia ^ aut maiivolentia intercipiat. Ac- 
cipiet y. eadem Sanctitas ab Yrsino^ atque Al- 
pbano Oratoribus omnem nostri ardentem cu- 
piditatem : eos enim ad illam decrevimus sup- 
plicandam . Id si ab ea peculiari illa sua , ac 
saepius repetita clementia ^ ut confidimus^ 
inipetraverimus, frigentes prope , ac iacentes 
Musas^ labantem Academiam non solum in 
lucem revocaverit , et ad coelum extulerit , 
sed universae Etruriae, ne dicamus huic civi- 
tati , adeo rem gratam fecerit^ut maiorem non 
possit: tantumque eo munere ad laudes Sancti- 
tatis V. accesserit . Quid enim ex omnibus 
rebus humanis praeclarius , aut praestantius , 
aut quod ilii maioris fructus , gloriaeque esse 
possit , quam de omnibus , praesertimque de 
Acaderaicis, bene mereri ? QuippePei imraor- 
talis est , cuius ea nunc vicera gerit , morta- 



lem itiVare . Quod' ad nos attiaet , polliceri 
habemus, tanti beneficii memoriam, non sa- 
lum dum vita super^rit ndstra ^ sempiterna ao9 
benevolentia culturos^ aed etiam daturos ope- 
ramyUteadem aeternitate immortalia apud 
posteros monumenta permaneant . Vateat V, 
Sanctitas , cui nos.iterudi atque iterum ad p^- 
des suos advoluti commendamus . Florentiae 
die XX. Octobris mdxviii. Sanctitatis Vestrae. 
Ego P. Andreas quondam Arcbiep. Flor. Vi- 

carivs^ licet indignus , id quod in precibus 

continetur ^ supplico • 
Ego Franciscus Gataneus Diacetius quicquid 

superius continetur , humiliter a S. V . de- 

posco . 
Ego lacobus Athychyerus de Fiorencia , ex 

Ordine Servorum , Sacrae Theol. humiiis 

Profesisor , inutiliter incolens Musas , quic- 

quid superius continetur^ humiliter deposco. 
Ego Hieronymus Benivenius quicquid supe- 

rius continetur , humiliter a S. V. deposco . 
Ego Pallas Oricellarius idem a S. V. deposco . 
Ego Laurentius Salviatus idem humililer a S. 

V. deposco 'j 
Ego Laurentius Stroza idem humiliter a S. V. 

deposco • 
Ego Petrus Franciscus de Medicis idem humi- 

liter deposco 



i43 

£go Alexander Paccius^ Gdlielmi fiUus , tdem 

humillime etiam atque etiam peto . 
Ego lacobus JNfardua idem a S. Y. humiliter 

deposco . 
Ego Bartholomaeus Cerretaous idem humili- 

ter deposco. 
Ego lacobus Modestus Doctor idem humiliter 

supplico y ac deposco • 
lo Michelagnolo Schultore il medesimo a 

F^ostra Santitd, supplico ^ offerendomi al 

Dinn Poeta fare la Sepultura sua chonde- 

cente , e in loco onorewle in questa citth. 
Ego Lodovicus Alamannus idem bumiliter a 

S. V» deposco . 
Ego Petrus Franciscus Portinarius idem a S. 

y. humiliter deposco • 
Ego loannes Gursius idem a S. Y. humiliter 

deposco . 
Ego Alphonsus Stroza idem a S. V. humiliter 

deposco • 
Ego Petrus Martellus idem a Y. S. humiliter 

deposco . 
Ego Gerotius de Medicis idem humiliter de- 

posco. 
Ego Robertus Acciaiolus idem humiliter a S. 

V. deposco . 

Sed iam nomiuibus Academicorum faciamus 
modum : quae nisi a nobis consulto reiecta 



i44 

fuissent y ea erat coDfluentinm copia , ille in- 
numerabilis numerus , ut voluminibus , non 
litteris agere cum Tua Sanctitate oportuis-* 
set, cui Academiam ipsam universam^ nosque 
ceteros omnes iterum atque iterum commen^ 
damus . 



F I N E. 



CATALOGO CROI^OLOGICO 

DBLLE 

OPERE PROPRIE (i), E D'ALTRVI PVBBUCATE 
DAL GAN. DOMENICO MORENI 



r. 

\/uestione hihliografioa col P. Luigi Ba^ 
roni di Lucca, Servita . 

Egli prctese spacciare^ e difcQdere coq ostiQa- 
zione per prima la sua arbitraria edizione del Filo^ 
strato poema di Gio. Boccacci da lai fatta in Pa- 
rigi oel i^Sg* iQ 8« Sta essa con ahre parecchie nel 
Num, xxu pag. 48. e segg. delle No\f. Lett. Fior. 
del 1 789. A. si fatta clamorosa contesa doTette poi egli 

■ ■ 

(i) II motiTO per cui qul riporto questo Catalogo, 
6 accennato nella prefazione . 

10 



rergognosmeoA aoocoaibere air tpj^tt di oioqae 
aaiiche, e rarissime eilizioDi di esso poema, indica- 
temi dai piji iosigni Bibliografiy e Bibliotecari d'ltalia, 
e specialmente dal nostro Conte d'Elct, dal Tirabo- 
8chi,e dalf Ab.MoreHi Bibliotecario detla Marciana di 
Yeaezia,.Ie di cui lettere furono riportatie a piu tempi 
nelle medesime IVoi^. Lett. Egli poi, il P. Baroni, per- 
ch^ insigne bibliografo, toite le conoscea,ma gli 
giovava d'ignorarIe, e di negarne pcr fin 1' esistenza 
per i grandi vantaggi, che gliene erano per Tenire 
d'Ohremonte per si fatta sna pretesa prima ediziooey 
come difatti avvenoe • 

II. 
Memoria hihliografica sopra alcune scono^ 
sciute edizioni fatte nelV antica nostra 
Stamperia di S. lacopo di Jtipoli . 

if rlportata pur esaa oelle No^elle Letterarie •!« 
Paooo i7g(« Col, 6[i. e seg, $ ed &ramment«c^ Atl 
Prop.Fcrdinaodo Fossi tra Ieedfzimiraf»8shlleivi ese* 
goite oel Sec. xv., delle quali egli coo grao diligenza 
oe riporCa il Catalogo nella prefatione a1 T. iii. del- 
r antfcbe ediaeioiii dcflla MffgKifaechiaoA . 

III. 

Serle di piic dntichi scandsciuti Canamci del- 
la Metropdtitana Fior. tratti dalle carte 
delV Archisfio Diplomatico. Ivi. 

IV. 

Descrizione dellaChiesa della SS* Nunua- 



3 

ta di Firenze. In Firenze i ^9 1 .per lacopo 
. GtailoU in 8* 

Sadi qtiesta aT.Terta6i C16, che fu da me detto 
ft pag. g6. del T. 11. della mia Bibtiografia. 

V. 
,N^Uue istoriclie dei Contomi di Firenze. In 
Firenze per Gaetano Cambiagi 17.91 *-i 795. 
T. rt. in8.^ 

Imneritaaiente di qaeste fa fatta troppo ODorat^ 
tneo^ooe nella Pari. lY.pag.io. in fiae dei o«aidett. 
Opuscoli di MUanOm Coti si espreaftero <|aei doUi e- 
ite&sori di A bel Gioroale : Benchb topografichc^ e 
circoscritto ad unpiccolo Territorioj sono interes' 
santissime quesle nolizieysl perchh riguardano una 
delle piii illustrifra le citta d^ltaliaf sl ptrchh si 
estendono a tutto cib^ che ha relazione coila storia 
civilct letteraria, ed ecclesiastica , e il perchh la 
copia, e sceltezza dei documenti le rendono dimo» 
strative^ e pregevolissime.dii ool «eppi fioo al iSoS*» 
e ci6 detto sia per solo tratCo di gratitudioey e non di 
oatentazione • Sono a vederai le Nov. Leit. Fior» del 
ijgi* pag. ^it.^ del 17921. pag. 4^6.) e S^o.yC il 
Giornale di PisaT. Lxxxnn, pag. 367.$ e xcii. pag. 
274*9 V Ab. Laozi nel T. 1. pag, 4« 5. 71* ^S. 1 18« 
181^.9 e ^3 1. delV Istoria Pittorica d* Italia .della 
ediz. di Bassano del i8og«) e nelT. vi. /;iig. 6a« 
(>6. llQ. 

VI 

De Ingressu Sum. Pont.Leonis x. FloreJ\tiam 



4 

descriptio Paridis de Grassis, cim Bona^ 
niensiSy Pisauriensis Episcopi, ex Cod. ms^ 
nunc primum in lucem edita , et notis illU' 
strataec. Florentiae 1793. Tjrpis Caietani 
Cambiagi in 8. 

Cob\ Mons. Angiolo Fabbroni nella vita di Leone x: 
impressa in Pi5a nel 1797« pag. a84* ne fa di «ssa 
menzione: Ea, quae pertinent ad Florentinum iter^ 
et ingressum in Vrbem, et reditum ad eam Ponti' 
fieis , suo more Grafsius pluriBus persecutus est • 
Ne autem ea excriberemus Jecit diligentia Domi* 
nioi Morenii, qui haee omnia non modo vulgavit 
Florentiae i^qS*^ sed etiam eommentariis illu* 
stravit . Egli slesso ne avea gik parlato nel T, xci. 
del Giorn, Lett. di Pisa . Fu essa descrizione ripor- 
tata dal celebre D.Guglielmo Roscoe nella soa vita dt 
Leone r., e nel T. iii. pag. 434.— 48 1. della di lei 
versione in Francese pubblicata in Parigi nel i8o8« 

VII. 
Mores^et consuetudines Ecclesiae Florentinae 
codeoc ms. ex Archi{>o Aedilium S. Ma- 
riae Floridae a Dominico Moreni erutus , 
editus^ et illustratus . Accedit Vicariorum 
Generalium eiusdem Ecclesiae catalogus. 
Florentiae 1 794« Tjrpis Petri Allegrim in 8. 

Avvi neir Archivio dell' Opera istessa la ver* 
lione Toscana di esso codice falta nel bnon secolo . 
della iiogua, e a questo solo riguardo averia meiitato 



5 

iez1«iidlo qnesta di vedere la pubblica luce a profitto 
delle ag$iiiDte^ e eorresziotoi, che YaQiiosi ora facendo 
al Vboabolario dagli Accademteivdella Crusca . Vcdasi 
il^Ohrnale Letier, i^ Ifapeli deli jdi» pag. 35* 

J^etter^ diJFilippQ Baldinucci aMons. Loren- 

.. ,zo rSaliiiati intomo al mododidar propor- 

. siane <ille Jigure-in .Pittupa^e Scultura^ 

ora per la prima volta pubblicata . In Li- 

vorno per Tommaso Masi 1802. in 8. 



r • ■ • ■ ■ 



li'dr!giBaIe di questa iHoga preTJoia Icttctv^ prina 
la doaatsi al ChiairlMinio Gaetano Poggialt^ era 
pr«tBO di me. 

Memprie istoriche delVAmbrosiana Imp. Ba- 
sllicd di S. Lorenzodi FiferiiejOpera postu- 
fha del Can. Pier Notasco Cianfogni pub* 
bttcata dal Cqn. Dbmehico Moreni y e cor- 

' ^edata d^illustraziohi, e documenii. Tn Fl- 
renze 1804. per Oomenico Cidrdetti in 4« 
( Goa Rami ) 

Si dotto scrittore , prima i\ morire, ne fece a 
ine un dono per la fiducia, che io V avrei pul)blicate, 
aiccome feci, e pifii ne aggfunsi altri due grossi volti- 
mi-,coue in seguito. Dalf jmmortal MonBrca,al qusFe 
ebbt I'aIto oDore df iadirfzzarle, e^bi mqlti riscon- 
tri di particolare gradimeato . ' •' • 



8 

D. Giiglielnio Rosooe di Liverpool oon ad ahro og<^ 
getto , ohe per diinostrargli quelU gcaiitudiae , che 
gli debbe Htalia tutta, e speeialmeDte la mia Firenze, 
patria di Loreoao il Magnijico y di cui pnbblic6 nel 
i^gS. in T. a. in 4* ^Qa iateressantissima Tita, della 
tiuale non poteasi forse sperare altrettanto da un Ita- 
liano^ La di lui gratitudine me 1' ha fin qul dimo- 
atrata in mille gnise , e specialmente nelle sue II lu" 
sirazioni Storiea-Critiche alla sua vita di Lorenzo 
de^ Medici stampate in Zoracfra nel 181^.9 e ri- 
prodotta in Firenze nell' anno dopo in lingua Tosca- 
na a mia iosinuazione dat nostro Sig. Vincenzio 
Pecchioli . Di essa istoria & a vedersi il Giornale En^ 
eiclopedico di Firenze di Ldndi, e MoliniT. iir^ 
Num. 36* Die. xBn.pag. 356. 

XIV. 

Benedicti Masiiani I. C. de Bello Balearieo 
commentariolum in lucem editum ^notisque 
illustratum a ec. Florentiae 1810 perFrari- 
ciscum Daddium in 8. 

Per quest' opuscolo meritai dai grati Pisani d'esse- 
re acclamato Accademico della Colonia Alfea cod 
Jettere molto onorifiche del Gh. Dott. Ranieri Tem- 
pesti Segretvrio di essa, e del Gav. Gio. Vincenzio 
GqsI del VoIIia Vice-Cnstode . N& qni ebbero fine 
atti al rari di gratitudine • Di qnesto CommenUrio 
poi h a vedersi il T. ii. num. 18. del Giorn. En- 
ciclop. di Firenze pag. ly^., quello di Pisa di detto 
anoo num. a. vag. 333.» e il JToL xi. della Collez* 
d^Opusc. sciemif., e tett. pag. i og. 



\Mnnali (klla Tipo^rdfid Fiorentina di Lo'^ 
rensro Torreniino. In Firenze i8ii Jper 
JVicholb Cdrli in 8., 

■ • .... > k l • ■ • 

■ •• • ' ' \ . .. • » 

Di questo insigne Stampatore non mai.fin qul su- 
perato per laestrema bellezsa dei caratteri,e per tutto 
€16) che riguarda 1' Arte Tipografica, ho a sommo 
stento raccolte 1e sne edizioni da lui fatte in Firenze 
dal i547* ^^ i563.> ad eccezione delte seguenti: 
Prdetadid, nempe^Orationes^Dialogus, Epistolae^ 
et carmina Petri Cordati. Florentiae i553. 
\b^T,in9> 
. I Caprieci del Bottaio di Giou. Batista GeUii In 
y FirifnzeiS^^inS. .... : 

Quomodp quis ingrati erimen^ et nomen po.sstt f/r 
. Jugera t( di Lilio Gregorio Giraldi ) . FlorMtiae 

Liber adversus in^ratos (Ae\meie$imo).FIorentiae 

1 548. in 8. 
Epistolae de Heremo, C^tndldulensi , et de Aher' 

niae Monte(Ci\ Mon^, Cristoforo Marcello). Fh* 

■ • ■ ■ ; ■ k 

refir/ae i557*if>4* . . 
De Vita Leonis x. (di Mons. Paolo Giovio). Flo- 

rentiae iS^g.infol, .. . ^ 

Formae orandi Christidnae enarrdtio ( di Sitdone 

Fotzioy. Florentiae i55a.m4* 
f^ita, e morte di s, Giovanni Battista. Ih Firenze 

i555. in 4* 
De Erroribus veterum JlftfJicorum (d| Gio*.Arg^n- 

ievo). J^iorentiae iSSi.in/oL 



\ 



\ 



lO 

Di essi AnnaU poi sano a 9edersi U Tstr. della 
QMezione degii OpuscoU Seientif^ e Letter. pag. 
71^1/ Giornale Eneiclapedico di JPironze T* ui. 
num. zxxti. Agosto 1811. pag. a33^^ e ilCay. laeopo 
Morelli nel Giornate delPItaliana Letteratura di 
Padova, e qaello del Genio^ ehe si stampaTa ia Fi- 
KDze ntfifi. IX. pog. 198. 

XVI. : • . 

Mcmoria intorno al risorgimeuto delfe Helfe 
Arti in T^oana > ed ai Historqfori d^h 
medt^ime^ InFiren:^ iSij^* pe^ JllficMlh 
Carli in 3. 

Df eifla ^ dato oonlo eoa troppa fiiToretofe jpi^ 
veozione nel ^o/.xv. dei predetii OposcoU pag.^^ 
enel T. iv. nam. ^6. Ottokre 181^ P^S' 3i^* 
del Giornale Eneiclopedteo. Vedasi aocora qnaiito 
di questa ne fa delto a pag. 58* della DistriHuzibna 
|3. 14. della Gatleriu Jmp> di FirenzCy e Wf nAXsi 
pag. 176. 

XVlL 

f^ita di Filippo di Ser Brunellesco Archi- 
. tetto FiQrentino scritta con altra injine di 
anonimo contemporaneo scrittore, ambedue 
per la prima volta pubHicate , ed iUi^strar 
te dal ec. InFirenze i&i:^ per U.Sttd^ 
detfo in 8. 

Ivi addoeonii ragioni tali da creJer qtiest'ultima 
essere stata scritta da Feo Belcari . l^ p6i a vcdersi 



x 



II 

l^AfiieDlo del Cav. hcopo Merelli nel T x%ff»Kpag. 
366. del Giornfl/c di Padova , il T. xyi* p/tg.,ig^ 
della prcdetu CoUzieone^ e il Caf. Cicognara nelT. 
1. /9^. 1 18., c nel T. n. ^a^. 86. itlUStofif Mla 
Scvttura. 

XVIIL ^..:. ^.:. 

/>£(l^d fre $ontuose CappelU Medi^e^ sUuxtte 

ntlV Itnp. Basilica di S. Lorenzodi Piren^ 

^e descrizionestorico^oraioa^ fn PtreHre 

i8i3. per NiccoVo CarU in 8. 



( '^i; .1 



% . .■ .,..■■ .uv V^ilij *. 



D) qaeHQ libro vedi^i il. T. xx. pag^QG. 4eUe 
Collezjiftne d? Opuscoli Scient. . e Letter.fPyi^h 
uo Anicolo bellissimo di S. E. il Sig. Cons. Merch- 
Ceiare Lucchesini , Jl Giprn^Ie di Milano di quelraQ- 
no pag. i47'jePaItro di P^ri^* del i8i4- ^^ ^- 
Millin pag> 170. Vedasi piire il T. ii. pag. ag3* d^" 
Storia suddetia del Cav. Leopoldo Glcognafiii. ' ^ 

XIX. ■'-■'''■ '-'^ 

Relanone della gran Cappella delle Pietre 
Dure , e della Sagrestia Veccfiia erejtta da 
Filippo di ser BrunellescOfSituate amhedue 
nelV Imp% Basilica di S. Lorenzo di JPHren^ 
ze 181 3. per il Suddetto in 8. 

Descrizione istorico-Qriticci deUa ImplCqf^' 
pella de' Principi erettaneUaJSasiUpa di 
S. Lorenzo dt Firenze^ da Miffif^an%ijolp 
Buonarroti d'ordine del Som^ BoutsClc- 



mente viu In Firenze i8i3. presso il Sud-^ 
detto in 8. 

Qael laedentem laedo^ che leggesi nel fironti- 
spizio, 81 riferisce a Francesco Milizia, il qdale, bea* 
chi dottissimo nelle Sciehze Architettoniche , disse 
tanto male, e sl malanieiite del Buonarroti^ e dique- 
ata Gappella, che io, bench^ del caito< inasperio in 
fattodi belle l^tix , tentai di. porlo a otta a otta in ri-^ 
dicolo, e inconseguente a s^ stesso • 

XXI. 
Ragionamento sopra VOrigine delV Accade^ 
mia dellaCruscd , ed Orazione in lode di 
Cosimo Padre della Patria. ambedue del 

* ■ • 

,Can Sali^ini y ejin qui inedite ec. In fi" 
renze i8i4- per Pietro Allegrini infi. 

XXII. 
De Ingressu Antonii Altoi^itae ArchiepiscO' 
pi Florentini historica descriptio incerti 
auctoriSy quam edi^it^praefatus est^et no- 
tas adiecit Dominicus ec. infaustissimo c/e- 
sideratissimt nos^i Praesulis Ads^entuexuU 
tans. Florentiae 1 8 1 5 .per Franciscum Dad- 
diuminS. 

Questa curiosa^ ed elegante. descrizione^fa da me 
tratta dalP originale , che ^ neirArchivib ^dostro 
ArciTetcovTle • Vedasi la pag. 1 3o. del T. i. della 
Sioria Ecelesiastiealtuechese scritta con gran erite- 
rto dal Prof . Domenico Bmini • 



i3 
XXIII. 
// Pittore OriginaleiPoemeito didascalico del 
Pittorej e poeta Innocenzio Ansaldi di Pe- 
sciapubblicato per la primA volta. Si ag- 
giungono le Memorie riguarda nti la di lui 
sfita , e le di lui opere . In Firenze 1816. 
per Francesco Daddi in 4. 

Nel GiornaleFior. di Lelteratura , e belle Arti 
Semestre 1 1. Num. Tiii. da Gennaio a tutto Giugno 
1817. pag. 47* ^^ ^^ coDto di questo libro, come pura 
nelT. xvii. degli OpuscoU ec. pag. 108. EssoAnsaldi 
bea da me meritaya un sl fatto offizio » e per l'ami- 
cizia intensa , che da piii anni tra di noi due passava^ 
e per 1'alto onore , ch' egli mi compartl nello in- 
dirizzarmi la seconda edizione fatta in Lueca nel 
18 13. della bella saa traduzionein yersi Toscani deU 
VArte della Pittura,jioema latino di Carlo Alfonso 
Du -Fresooy . 

XXIV. 
Continuazione delle Memorie istoriche deU 
V Ambrosiana Imp. Basilica di S. Lorenzo 
di Firenze dalla erezione della Chiesa pre^ 
sente a tutto il Regno Mediceo raccolte dal 
ec. In Firenze 1816. per il Suddetto T. lu 
in 4* 

II primo i di pag. 36o, e V altro di 567. Vedasi il 
Gicrnale di Padova Noi^. Dec* 1816., dove quei dotti 
CoUaboratori degnaii sonosi in ogni occaaiooe di fare 



•4 

Morata menzioQe dellft Otie^iiiii fatiche » ed il Voh 
XX11. degli OpU9€oU s^niif^ « l&lier* pag* 108., 
e il Nmm* xvi» della CoMUnuazidne dello JSov* LeU 
del 1816. 9 doTe rimarcaii la scoperla da me faita 
della vera misnra del piede d^Aliprando estratta da 
Qiia.carta del dl 4* di Giugno del 1094*9 quale mi- 
•ara si trova corrispondente alU lunghezsa di soldi 
17.0 danari 10 del firaccio Fior. 

XXV. 

■ 

Memorie d' P^omini illustri delV Imp. Basili' 
4ia di S. Lorenzo di Firenze. 

Soao alla fine della Storia di essa Basilica del Cias- 
fogui) e int^rpolataineule sparse ael Tom.i. e ^. della 
iaia conCiauazione di essa istoria* 

XXVI. 

Elogio di Cosimo de^Medici P.P> scntto daU 
Vimmortal Sen. Fincenzio da Filicaia,e pub- 
blicato per la prima volta in occasione di 
recitarsi nella Imp. Basilica di S. JLorenzo 
dal Nobile Giovine sig* Luigi Ricasoli (ora 
Gefioita) /' orazione in lode delV istesso Co- 
simolln Firenze i8i'j per Francesco Dad- 
di in 8. 

XXVII. 

Ragionamento delV Ornatissimo sig. Michele 
Colombo letto nelV Accademia della C ru- 
sca sopra Un luogo delV uisino d'Oro di 
Niccolo Machiasfelli stranamente viziato 
nellc edizioni dalla Testina , e malamente 



i5 

cortetto nelle moderne ri^tampe con Dedi* 
cayt prefazione deU* editore. In Firenxe 
1817. per il Suddetto in 8. 



Pttbblicai pure di A illaatre persoDaggio il se- 
guente carioso opuscolo: Breve relazione della Ae- 
pubblica dei Cadmlti Ghiribizzo di Agfiolo Pie^ 
eione itlustrato da jignolino suo figliuoto cbn ag- 
giaaia ^i alti*o siio Ghiribizzo. In Firenze 1827« io 
8. gr. Nel Vol. x:xii. pag. 110 degli Opuscoli ec.par- 
lasi di qaesto bel ragionamento precedato da ana mia 
prefazione • 

XXVIIL 
Ofjicium proprium in Translatione SS. Reli- 
(juiarum ex dono Clementis vu.Pont.Max. 
in Basilica Laurentiana existentium , nec 
nonHjrmnipro SS.Zaurentio^ et Ambrosio\ 
quae omnia ex archetjpo Petri Nolaschi 
Cianfogni benemerentissimi eiusdem Ba- 
silicae Canonici Dominicus Morenius pu- 
hlici juris fecit. jiccedunt nonnulla excer' 
pta ex sermone S. Ambrosii habito in eiuS' 
dem BasUicae solemrU Dedicatione ab ipso- 
met facfta An. Bep. Sal. eccxciii. Floren- 
tiae 1817. per Franciscum Daddium in 8. 

Di qaest'Offizio vedasi il T. xxw.pag. 109. degli 
Opuscoli Scient. e Leiten GI'Inni farono tradotti 
daiSig. Ab. Arcangelo Laatri , e sooo a pag. i^i- e 



i6 

S€gg. del T. ri. dellt sot FersioM degflnni di 
Chiesa Santa pubUieati ia Fireme iiel i8i8. 

XXIX. 

DelV Ingresso , e permanenza in Firenze di 
Federigo iF. Re di Danimarca. In Firenze 
1 8 1 ^.per il Magheri in 4. 

Nel Num. vi. pag. 4^* clel nosiro Giornale det 
Genio si dk ragguagUo dl questo libro • Tra le illa-> 
strazioni io fine, le qnali priacipiano a pag. 45* i ^^ 
portai a pag. 49 e seg. nove cnriosissiini inediti sonet- 
ti contro il Magistrato della Parte scritti con trop-- 
po fiele, ma sempre per ischerso dal nostro Ednardo 
Gabburri ; qnindi ne segoe una serie di antichi Im- 
peratoriy che in piji, e diversi tempi onorarono di loc 
presenta la nostra cittii. 

XXX. 

Annali della Tipografia Eiorentina di Lo- 
renzo Torrentino Stampatore Ducale, edi- 
tione seconda rifatta^ e aumentata. In Fi- 
renze 1819. per Francesco Daddi in 8. 

Di qnesta ristampa si parla a Inngo al Nam, ix. 
/^ng* 168. del nostro Giornale del Genio, e in 
qnello di Padova del 1819. , ove tra raltre cose leg- 
gesi. Ifh si creda^chetra questa edizione^e la pri' 
ma non passi che leggiera distanzay e che soltanto 
il libro siasi riprodotto^ perchh adesso riescotio di 
&ieuro, efacile smercio le operedibibliografia.Noi 
posstamo dire ehe il Morcni raddoppid di notizie 
qaesio suo scrittOy e che da capo afondo lo rijece. 



17 
XXXI. 

Saggio di Pdesie inedite di Luigi Alamanni 
pubbltcdte in occasione di Nozze ec. In Fi» 
r6n2ie 1819; per il Magheri in 4 . 

Ved. il Giomale d! PadoVa di qne11'anne .- 

XXXII. 

Jfella Solenne Incoronazione delDuca Cosi^ 

m 

mo i.inGranDucd di Toscana ec.In Fi- 
renzeiSig.per il Suddetto in 4- Goa Rami. - 

XXXIJI. 

Xicordi intorno ai costumi , azioni , e goi^er- 
/10 del Ser. Grah DucaCosimoif scritti da 
Domenico Mellini di cammissione della 
Ser. Maria Cristina di Lorena ora per la 
prima s^oltapubblicatijCon illustrazioni.In * 
Firenze 1820. per il SudJetto in 8. 

Ved. il Gioraale di Padoya di delto anao . 
Mediaote le illuitrazioai , che soao io gran Dumero 
dsLpag, 79. a ]52, e mediaate 1'altre ptire abbondan- 
ti^ che sono sottq il testo, crederei, che poco piji fosse 
ida desiderarsi intorno alle geste di sl grao Priocip^. 
Solo qui ipaQca la difesa da me fatla, In qaale sventa . 
iiffatto rimpQStura di tutti gl' iatoric', i qnali PaCcH- 
lano d'aver'eg1i colle proprie hiani ucciso il suo figlio 
Don GarzU. Essa difesa leggesi nelU niie Pompe FM' 
9iebri cetebrate nelPImp:Basilica di S. Lorenzo 
Smpresse nelfanno scorso. 

if 



1« 

XXXIV. 

Sag^iodi Poesh inukt» 4i Pi» Fmm^^ . 

OdambuUopi pubiUateApeFkBi^femiA mine 

del sig. CnsK Ftrtun^seo ^^wglvtSV^ Qr^ 

Joli colla nobile Donzella sig. Teresa Rica • 

soli. lAJ^i^€Wi^y\^iiivpf^-iiM.9^^i,in. ^ 

V^ilQl^fo^i^di PadoT» dJ detV> «nnov 

ra delle Rane, e 4§' Tff^t votgarizzamen- 
to inedito di yintonio Pazzi Cavalier^ Ge- 
i^osqi^imitano. Ih Firerit^e i8%q.per it SUd* 
4fiMoin8. 

L^^refum^Siiye, Carmina ir^Mudem Lauten-* 
tii Medicis e4iAo, qlter.a* Florefiiiae 1820. 
Tipis Magherianis in 4. Con Rame. 

V^%^!t ^KPT^^^A precisao^ente i) laogo^ oye; esistQno. 
•4w^ 1*.^?«.4? Lor.WO WMfigniJ^co.j desijjnato da . 
mp^^i^ofki^^jXqi^e ppsia^nplU Sagre^tiaVecchia di qi;e- 
sta^^p^j).^si)j.cj|,.mi;dijai,moti^^ 4l darne ^oi^tp a! 
ciiltp. ^Ml?>li<?ff ^plU,i^'starapa di «l^estp arcirarissimo 
libi;p^ ye4a^rs)idj,cj^,qfl$ntp fu dejtq dall' e^ftpre 
^h ^mfl\dffUia( Tqscf^nqk, «iel Pijpplji qelT^ v. 

XXXVU. 

Nos^ella del Grasso Legnqiup^^ reniif^niitq, qw- • 



aUa sua integrtth. In iPirentt 1 8ao. pet il 
Jflagherf in 4' Con Haroie. 

(i) Qaesta Novella ridicolbsiaa U parladilU^Ua 
di Filippo di Ser Branelleaco iiiTeator di essapnde se 
qHesta fk sctitta daFeo Beleavt, conie CKdesivne Tef-^ 
rebbe pev legTttim» eonaegafln» y che ancoift. quella 
a lai appatteiKMe* 

XXXVIII. 

Discoi*s^ dl Mons. Don Vineemio MorgUti 
intorno al modo difar gh Mberi dette Ftt- 
migfie Nohilt Fiorentine. Edizfone seM^ 
da con iltustrazioni , ed appendice. In Fi' 
renze it$ai. per it SUddetto in 4«^ 

(i) L' Appeadice consiste ia uaa langa seriedf Fa» 
miglie Fix>centine disposte per ordine alfabc^tico , Iq 
quali in diversi tempi si fecero di Popolo, riniinzian- 
do al Casato ^ all' Arme^ e alla Gonsorterla . 

XXXIX. 

// Petlegrinaggio della Ven. Compagn\a di 
S. Benedetto Bianco alla Santa Casa di Lo- 
reto deicritto dalV immortal Poeta Si^.Vin', 
cenzio da JFilicaia, e non mai impresso. In 
JFirenze. iSai. per Francesco Daddi in 8. 

XL. 

Sonetti, di Mcss^ Benedettxi FarQhi per la. inr 
fermiti^ ^ gf^arigiQne di CQ^ima I. dei Mo- ; 



dici pyibUicati per la pritna wlta in occa- 
sione della ricup^rata salute di S. A. I. e 
R. il Granduca diToscana Eerdinando III 
JeUcemente regnante . In Firenze per il 

Jlfagheri i6it- in ^ gr. 

XU. 
Prose. e Rime inedite del Sen. J^incenzio da 
PiUcaia , d'Anton Maria Salvini^ e d'altri. 
In Firenze 1821* per il Suddetto in 8* 

Qdesto volnine comprende 3« prose , canzooi 4*> 

e «pnetli t8« del.Filicaia; Orazioni a* di Tomaiaso 

Bopna^v.^ntarif lezioni a*^ una caoaone, e S. aoaetti di 

Anl. Maria Salyini ; aoa lezione langhiMima di Lo- 

renzo Bellioi , altra deLCan. Salyini , ana Canzonet-> 

ta dell' Ab. Fi^anceico M. SalVadori , iina Canzone di 

Franceaco Baldovini , e pii!i aonetti di diversi in lode 

del <Sen. Filicaia . 

XLII. 
P^lfa Carcere^ delfingiusto esiUo, e del trion- 

fale ritprno di Cosimo Padre deUa Patria 

narrazione genuina tratta ddlVistoriaFior. 

ms. diGio. Cai^alcanti.con iUustrazioai^In 

fir0nzei82i.per ilSuddetto in8. CdnRame 

Deild Nobilta delleLeitere, edeUeArmi rd- 
gionamenti inediti di Lorenzo Giacomini . 
In Firenze 1821, per il Suddetto in 8. 

* • " •• • , • 

Bi queati riigioTiaminti sl applauditi i a vedierai - 
il Giomale Areadico di detto aono a p€ig^ a53* 



. ■ « » « ^ * ». 

Orazioni inedite alta Croce d*Anton France^ 
sco Grazzini detto il Lasca ^ In^firenze 
id22*peril MagheriinS. ^' 

AIcQDi «semplari hanno la falsa data di Jtcma pei^» 

chd iDdirizzati ad dd iraleDte Oratore, cbe predic6 in 

esso aoDo io Araceli, e a cui io stesso, \k podatoini ao 

bella pQsla^ gHeli presentai neU'Qltimo giorno di sue 

spirituali fatiche. Di ease oraaioni ne fa motto Pinai- 

gne.biblipgrafo Gaetaoo Pogglali nel T. i. pag. 179. 

della Serie deiTestidi //n^iia.Di queUo noatrocele- 

bre acrittore aomministrai all' iateaso Poggiali la copia 

da me fatta di otto Egloghe inedite tratte dal codiiee 

' originale Magliabech.) le quali giudicansi il migliore , 

e il piJL limato suo lairoro in versi, ed olire ad esse so- 

netti 75.1 canaoni a.,madrigali 8.^ e le Ottave Sa, cbe 

principiano: 

Poi cK io non posso da madonna avere, 
ripeseate 10 piji, e diversi codici^esistenti pure in essa 
1 ibreria • Di si fatta mia fatica, rolla qnale voleva 10 
atesso farmene un meritp presso il Pubblico > fgli mi 
se ne mostr6 grato, e riconoscente a pag* 175. del 
T. 1. della snddetta Serie ec* EUeno con altre com- 
parvero in luce in Livorno nel 1799. in &• 

XLV. 
ProsCy e Rime inedite d' Orazio Rucellai^ di 
Tommaso Buona^enturi, e d* altri . In Fi^ 
renze i8ia per il Suddetto in 8. 

Qnesto Yoluminoao libro eoDtiene quaoto segue : 



.'•f 



33 

Accusa (terribile) del Conte Ferdinando del JUae" 

sire eoHiro Orazio Itaeettfli pag. i 
lUsposta (tcrribilissiait) del Itucettm eomro di essa 

jieeasa ^pag, 35. 
Disjida di Tommaso Segni ^isfM 'PiOecase dute- 

gli da Orazio Rucellai pag. 46* 
Diseerso ^ Orazi^ AuceUai -contr^ il Freddo po- 

sitii^pmg4 6ow . : 
Tradumone deila Lettera u del lii* /« di Cicero^ 
• jse ad Qnjiitiiin FMxcm faita dal suddetto pog. 

^7., 49 sa» Poesie pag. in^* 
'Prose it^di Temmaso Buonaveniuri pag. i49« 
Prosa delTAb. Cosimo Bardi pag^ %j^ 
Bagionmmenio dei Can. Oiulio Scariaiti pag. i<$3. 
Prosa del Can. Lerenzo Pancisitiehi pag. 3m. 
^Magionamenti duedelMarch. jilamsmnoSsdvia- 

ti Tfag. 307, 
A pag. 3a9' ti ^ il Caiahgo de* Nomd , e Cpgwami 
degli Accademici della Crusca^ chekanno fln^* 
presa » e a pag. 345. 1' Indiee alfabetiea per co^ 
gnomi degli Aecademici, che hanno P Inseptm • 
Tiitte le soddette Prose, recitate iielP Aecademia 
della Crnsca, eraoo £itte per esercizio ^''eloqiieDza, 
e gP ignoranti ie beffaoo ? 

VLVI. 
Rime inedite di Raffaello Borghim, e di An- 
gelo Allori detto il firoDzino. In Firenze 
k8i2 per il Magheri in 8. 

XLVII. 
Del Viaggio in Terra SarUafatto^ e descritto 
da Ser Mariano da Siena nel secolo xr., co- 



»3 

XLVIII; 

Philippi Med^)ii exfiofiaiio adMf-^ 1^6- 
dicem in magnammi stii i^6rehiii Liuren- 
tii imitationem ea: codice LaureTUidno* Fiq^ 
renlldb Tyfiis Magkerianis 1822. in 8. * 

Saggio dei JOidtodki Pildibjtti d'Omtb Eu^ 
ceildi^ Tesio di tihgUti Ihedlid. Itfi FirM^ 
ze 1833. per it Suddetio ih 4« Cdii Iftahid • 

Vddntosl gli aiftiedli^d Gielrhalltf di Piidova T.Lti. 
pag. li^i^ ^ ^^\^Jlhl6t6ifiu V\w.Num. ±T±.pt%. 18. 
Ved« ari^^rH il T^ y. paf[. aSt. delle Leiier^ Fami- 
gliari di LotenzaMdgalMicontra gli jiiei* InBo- 
logna i8ao. 

L. 

Sonetti di Angiolo Jllori deito il Bronzino , 
ed altre rime inedite di piii insigni Poeti.In 
Firenze 1828. per il Suddetto in 8. 

II Broakitio era pi& ptttor^^ otie poeta , e oerta- 
mente queiti ftodetli nen aerTone a farlo -'aedere a 
eeraona iii ParoaftO ; L* unieo mio motivo in pubbli* 
cargli fu di fadlitare agli Aefrademici della Grusra il 
ili^OVafmemo di niiove voci vddf nnove maniere di 
U cha itf 4fiai ai travano. I tenetti di lui aoao 21 la. 



««f 



-^ ■ J^-^i.H ■ ■■ ■^"T^^-^^.r-s; 



Ohf» £ <iKfd «owie 14- ad YmIu, a. dd Lmi, 
6. di Lam BattiCeKn» 3. fAMihal Cafo, 3. di Gke» 
iifdo Spini 9 e falcri , tacd per6 difetti al medcsioM» 
BfooxiBo. Le riBe poiineditedipiaeeldiripoeu.ciie 
prioeipiuio a pag. i35. fioo JlMpmg. 23i^cio^ fiao 
alb fioe, flooo di Cado M. Maggi cnnoni &., e nn eo- 
netto ; del Can. Tocci flooetti ^S^e nne camone ; del 
Sen. Yincenzio da Filicue nne cemone^ di Ffuoefleo 
Bedi nn' Ode, on flonette^ e dtt Qoademari ; £ Cori- 
mo Bnccilai 12. sooetti, e piu cemoni j di France* 
flco Molaa flonetti 11., ^mimi 4^ nn nedrigale, e s. 
epi^mnii latini, e di Mons. Gio. Gnidirriofn ao» 
netti i3. 

LL 

Lettera del Ch. Sig. Ah. Francesco Cancel^ 
lieri al sig. Can. Domenico Morem sopra 
la Statua diMose del Buanarroti ec.In Fi- 
renze 182^. per il Magheri ia 4* Gon Raine. 

LU. 

Lettera di Niccola Rdtti al Sig. Can. Domeni- 
co Moreni sopra un preteso Deposito di 
Michelagnolo Buonarroti. In Firen^e iSso. 
per il Suddetto in 8. Cod Rame. 

Sl illostre Areheologo fa da me proYOC»to a fleriTcr 
qoesta bella lettera, da me poi pnbblicata^n aamento 
a quaoto io ecrittoaTea a coofatasiooe di alcane ioe- 
flattexxe ritroyate in ao libretto pabblicato in Roma 
xelatiTeari ^mmorul nostro Artiata col s^aente tito- 
\oiAleune Memorie di Miehelangcto BuonarrotL Im 






/• - — 



Momn th. Jtamanis i89^3»in8.,delle q^li k a ir^er- 
ai VjintologlainwtfL al il^uin. xxzvn. /^a^. 8l. Coa 
iBaiiie» . ( 

LIII. 
Sonetti di Anton Maria Salvim fin tful ine^ 
< diti^ In Firenze 1 8a3. per il Magheri in 8. 

AhreUanti, e pijli aneora aarei to grado di pabbli- 
came, se 1' esito di qneati mi avesse iacoraggito. Po« 
vero SaLyiDi I Eppure le doti caratteristiobe del dl 
lai Terseggiare sono cbiarezza , facilitli , ed eleganza, 
ed a tatto ci6 si aggianga 1' aatoritk di Teaio di iin- 
gaa \ e cbe vaoUi di piiL? Infatti Gialio Benedetto 
Lorenzini in tin sao aouetto a lui diretto cosi gli 
dicea di qaei da lui letti : 
Scorrono questi come i ruscelleUi 
Da un erto poggio in delizioso piano 
Del tuo nobile ingegnoy e sovrumano 
Con dolce mormorlo limpidij e schietti, 
Ed avr6 tanta fleoima in sentire, ch' e' fosse nel ver- 
neg^ihre disarmonico, magro, e prosaico, come alca* 
ni han detto de* di nostri? Dopo di essi sonetti, che so- 
no 4oo., ne segaono par di suo delle cantate.capitoli, 
bttave, prologhi, caozooi , e caazonette, di cai vedasi 
iliVaiii. xxxvi. pag. log. deWAntologla, e io ispecial 
gaisa il T. vi. del Nuovo Giornale Pisano pag, 253. 

LIV. 

IllustraziQne storico^critica di una rarissima 
MedagUa rappresentante Btndo Altoviti^ 
opera di Michelagnolo Buonarroti . In Fi- 
renze 1824* per il Suddetto in 8. Gou Rauie. 



46 

L' opportaaitii^ mi ha edeftiio • ripoftafi a ptig^ 
§85. la luoga serie dei Priori, e GonfaloAieri della h« 
miglia Ahovitij Bpag- 190. IMoedita laiina oraaioM 
di Palla Rucellai a Carlo v. Imp.^a pag. ig5* il Ra- 
giMaaiento deli'Ab. Melcliiorra Missirioi aul t^ro Rir 
tratio di Raffaello Saoxio, ^pag^ 217. il TtotAaieoto 
inedito di Aodrea del Sarto ; a pag. aa5., un saggio 
4el Rttolo dei fratelli della CompBgnia dei Pittori di s. 
Luca tratto dai Capitoli origioali mss. presso di medi 
Msa Gompagoia, dei 17» Ott.iSjg.; a/^agf.aS^.ylaDis- 
^ertaziooe di Giuseppe Piaceoaa sul gusto moderno 
nelle Belle Artt ; e in fine a pag» ^46. la lunga latina 
Orazione non mai comparsA in luce di J^ieroAlcioaio 
r^citata in CampidogIiO|relativa al terribiU Saeco di 
Roma. Vedasi 1' Antologld Numk thu pag. i6i>i e 
Ifum.XLiy. pOgi, 173« 

LV. 
Disfida di Caccia tra i PiaciiHAiy e PiAHelli 
desctltta da Giulid Datt , He mdi firt qul 
comparsa in luce . In Fli*enze i8il4- P^'' ^^ 
Magheri in 8. 

A pag. Lxvti. della prefasiooe ho riportato i voca<* 
boli mancaati o affatto, o 10 qualche nuovo s^goifi* 
ealo,oel Vocabolario della Crusca della eJiziooe Fior^ 
del 1729-33.9 e in fioe piu rime per saggio della sua 
poetica veoa.Ved, VAiUologla Num. xuv.pag, i^S» 

LVI. 
Sulla maniera difare le Orazioni funebri^Ra- 
gionamerUo inedito Didascalico di France- 



x> 



sco Bonciani . In Firenze 182^. per ilMa- 
^h$ri in8. 

YedMxVjintologia nosivn JVum. lu pag. iio., 
ow •di «Bso pMrlandosi ai dice mer« UaXo tmtlito 
•1 fillio nrgomeBto dottissinukmenUt $ e €ompiii§u* 
mmmem&f <d die 10 mi tra €fffretiato adarlo ih /a* 
caymentre amcara suonavanoia voei dti^li Otaiori 
per in pmrte del nostro iuon Ferdinando IIL 

LVIL 
Letiere tnedite di Feo Belcari . In Firenze 

181S. per il Suddetto in 8. 



fi em fiei iirufn* xiT. f^ag. tat. ioWuintologln^ 
ove titt le eltre cote ai dice : Le letiere di Feo ^eM 
eaghe^tono degne di quel prosatore^heei ierbdpih 
^he sitri la bella Ungua Fiorentinm neli^immoma* 
re quattrocento. Ma la lettera di luor Costanzia , 
che lo awisa della mortedi aua figlia, ha certe deli" 
catezzB 9 certe amore^olezze di dicitura^ che^ p^r 
usare di una sua kase^mi/anno o/ienar e.Alle lcttere 
Ti ho aggiiioto il volgarizzamento d' una ricetta del 
B. la^^opooe da Todi, oaa ricbrdaoza della Conaacra- 
YioQe di qofsta oostra Metropolitaua^ uoa deplora^ 
toria del Beoivieni par la morte di Feo* ed ea sa^ 
i;io della eloqueoza del P. Girolaoio SayonaroU ( il 
Demostene delPeth sua ) reeato per ragione di ^OtO^ 
fronto coll' eloquenza di Feo niedesimo , che come 
il BeniTieoi deU»' essere stato , come difaiii Ip fu ^ 
de' suoi devoti . 



a8 

Lvm. 

Lettere inedite di Francesco Redi , In Fi- 
renze 182$. per il Magkeri in 8. 

< Portasl 1' occMiooe ho a pag. i3i— -aoo. riportato 
eon rigoroso Alfabeto il doq oiai pubblicato Huolo 
degli antichiy e moderni Aecademiei della Crusca 
coQ illastrazioni , a cui ne segue la dickiarazione dei 
Nomi Accademici, e delle respeltive loro Imprese j e 
quiodi a pag. ao^. 1' inedita difesa della piopria Im- 
preaa di Benedetto Buommattei contro le censure di 
Simone Berti^e dopo la Cicalata, pure inedita^del me- 
desimo Buommattei recitata nello Stra^izzo dei 21« 
Laglio i64i* Su di che 6 a Yedersi nella Prefazione 
di questo siesso libro a pagnxxix. parte della cicalata 
del Dott. Giulio Benedetto Lorenzini recitata nello 
Stravizzo del i7o3-, nella quale fu malamente pro- 
verbiato, e troppo liberamente motteggiato aotto-no» 
.mo di Maestro Fanfanizza Ant. M. SaWiai^ 

LIX. 
Leitere di Carlo Ridolfo Dati . In Firenze 
1825. per il Suddetto in 8. 

Leggesi di queste lettere un bello articolo nel 
Num. LX. pag, 1^0, d^Wjintologla , e ragionasi pu- 
re d' nna Cicalata inedita di esso Dati posta dopo le 
di Itti lettere , la quale s' intitola dal nostro Canto 
alla Cueutia 1 ove abitava esso Dati. 

LX. 
Della Imp. Villa Adrianay e di altre sontuo- 

sissime giH adiacenti alla citta di Tis^oliy 



29 

dfiscrMonedi Gio, deyConti Bardi antico 
jfccadenuco della Cruscafion illustrazioni • 

In JPHrenze i8a5. per il Magheri in 8. 

« 

. ^ ■«...,.•.. ,^ .,.. . { , 

la Sn«}8^nza mendicarne. PoccasionQf ripertfisi qq<^ 

inedito discorso di Soipione.4>nimirato il Seniore in^ 

difeM deil'Ariosto censorato dal nQStro Boncianiy,^ 

credorio> per esercizio AccadeniicOj degno di leggersi t 

coslperla bontk della lingna^ come per ^ella dei., 

cooecitti . Della suddetta Descrizione se. ne fece dal , 

Cli. Sig. Giuseppe Mooiani un bello elogio a pag» 

1 1 4* del Num, Lxiu. AtWArUologia. 

LXI. 

Saggio di Lettere d\ Orazio RuceHai,e di te- 
stimonianze autoreyoli in lode, e difejsa 
deW Accademia della Crusca . In Fire,nze 
1826. per il Suddetto in 8. Gon Rame. 

Lesuddetle testimonianze consistono in piik lettere ^ 
di Personaggi illustri scritte alPAccademia della Cra« 
sca, tra le quali contansene tre di Yoitaire in lingua' 
Tos^Mia. Di questo Shggio poi vedasi pi&, ch^ n'd sta- 
to dfetto da un dotto nostro.aorittore ^^V Antologi^ 
al Num. TLxsi. ^pag. i3o. 

LXIL 

Invectivd Lini Colum Satutati Reip. Flor, a, 
Seqretis in Antonium Luscum Ficentinum 
de eademRepublica mqle sentientem^ codeai o 



3o 

inediMs . Flt>renii(ie 1821& ifpif iahghe- 

rianisin S* 



V ' II 



\ • ■ . 



Va di segaito ad esso libro la Rispontivz alV /a- 
vettiv/i di Messer Antonio L^fco falta per ClnQ 
dl M^iser Fr^ahceseo Rinuecini^ QittactinO Jftdi^en^ , 
tinp^ e iraslatata df ^^ranimatiea ih votgjore per • ^ 
o4fi mai n^ pur c^uesta pabbtTcaU. Bf «feTTaaa, e det- 
1'ahni od fa oaorata menzioae il Cb. s^g. Cqas^ Mar- 
c^. Cesar.eliUecties?ni(i«lT.iCXX,pa^. ik^h*det Jiao* 
v6 Giorhatii di Pisa^ e VjirUoloffa al J!fam. LX^ix^ . 
pag i/fj. 

Lxni. 

f^/^ae DantiSf Petrarchaefit Boccaccii a Phi- 
Ifppo T^ittanio scriptae ex Codide inecHin 
Barberinidho. Ftorentiae Tfpif Ma^eria- 
nh 1826. in 9. 

Di queste tre vite se nedk conto ne1t'^ftf o/d^/a a 

LXIV, 
Degii Serittt%ri dei glorieai Fasii dilht Fami^ 
gtia Medici i In Fireme i8!>(>. per il Smd^^ 
dette in &. Gon Rame. 



VeiMi XJtiUologia Naou mx. pa§. i49 » « *'*'*'" 
colo del prelodato SFg. Cans. March, Cesare Lucc^^ 
aini ncl vot. xxx. jpa^^Sy.el^altro apag. «2(5. tfelh 
Bibtioteca Itat. Noai. crirvn. Maggio' rS^y: 



3i 
liXV. 
J^gei^ 4iUa Beata FntiUam de\ Cerchiy 
Testo inedito. In Firenze 1827. per il Ma- 
ghert in 8. 

Yalati TAhtolo^a rTam. lxxxiv. pag. 248. Dallt 
pof^ i3ff. sfiio aHa fiAe vt i ua laoj^ spoglio di vod' 
pcr ovo del nnovo Voeabolario della Crosca • 

LXVI. 
Po(npe fUn^bf^l (}elebrate netV Imp.^ e Real 
Basilica di S. Lorenzo dal Secolo xin. a 
tutto il Regno M^diceo^ In Firenze per il 
Suddftt^o iSaj. in 8. 

LX^VII. 
Zetter^ inedita di Benedetto Buommattei m 
jPier Franoe^co Rinuccini sopra la rovina 
di Montefa\no in CasetUino rinnuovata ai * 
i5. Maggio 4i quest*anno.In Firenze 1837. 
per il Suddetto in 8. 

Appena eomparso nel detto anno il caogiameolo 
delle acque d'Arno mi avvenne fortunatamente di to« 
bito reodere con questa langa , e bellissima lettera di 
A graiKl' uqipo ffnforaiati i f arioai di akf i djie cooaf* 
mili avve^iQneati, uno^negitito nel i335« ai i5. Mag^ 
gio^bVaJe a dii:e nel giorQq iMeiao.» che ultimaoMnae, 
e 1'altrQ 1«. Maggio i64i-Vtd. VAntologia Nmo. 

LZ^..p49g. i33. 

LXVIII. 

Saggio di Poesie di Maria Selvaggia BorgfU- 



3a 

ni Nobile Pisana, eteitifnonianze del di lei 
- s^alore. In Firense i S^^j.per il Mogheri in 8. 

Dalla pag, i. «lU i^o. sonovi ti6. ^ra Soiietti') e 
Canzoni^ la maggior parte inedite; qaiadi ne seguono 
36:leitere a lei acri^e dal D. FraoeesQO Redi ,: t^v^ 
BenedeUo MeQ^iiii^,^* ^' Loreii^o ftl^g^Qtti ^ ed una- 
di Pietro Vaiid^ Qroecl^. Qaindi oe v^ngonp^ qjaiellei, 
da lei scritte, i. alla Ser. Qranduchessa, 5. a Fran- 
ce^ico.Redif i. al cav. Marini| i^.aPenedetta M^enei-' 
m, 7« al Gresciai))eQi , e la a Gio. 8att» Fagioii. £ da 
vedersi il bello iirticolo nel Giornaledi Pisa a pag. 
95. dei T. XVI.) scritto dal Ch.Sig.Prof.Bagnoli, e I^ET- 
logio di essa recitato dal Gh. Si{[. Dott. Gio. Aoguil- 
lesi nella pubblica Adunansa Arcadiea della Colonia 
AMea il 10. 6eD. di quest^anno, e ivi pnbbltcato, 
ove ^ da aciiniivarsi la gratitudioej e la bonth^ che 
mf banno e 1' uno , e 1' altro dimostrataj la piii gran- 
de. Ne pari6 pure V Anlologia a pag, 112.. del 
JVam. LxxxK 

LXIX. 

(^uestione sulV Alchimia di Benedetto Var^ 
chi, Codice inedito. In Firenze iS^j.per il 
Suddetto in 8. 

Vo bel ragguaglio di quest' opera ^ stato dato a 
pag* 10. Af\ qudderno xxxvii. del Ifiios^o Bieogli' 
tore di Milano , scritto da L. P. G. li.9cio& , dnl rino- 
matissimo Sig. Ab. D. Luigi polidori autore- del bel 
Poemetto: Fiaggio alia Certosa di Pasfla impresso 
in Milano nel i8^4* '^ ^* ^^^ erudite, ed interessan* 
ti iiliistraziQni . 



33 
LXX. 

Lettere inedite ' di Benedetto Menzini , e del 
Sen. J^incenzio ddFiUcaia a Francesco jRe- 
di :ln JFirenze 1828. per il Magkgri in 8. 

Moho giudiziosamente di queste lettere se d' k da- 
to coDto nel irani.LXxxviii. A^WAntologia pag.i la. 
e dal Ch. Sig. Don Michele Colombo a pag. i33. 
ieWAppendice al Catalogo d^alcune opere atti^ 
nenti alle Scienze ^ alle Arti ec. inserita nel T. 
IV. a pag. laS* dei suoi aurei Opuscoli. Ivi pure ha 
fatto onorata menzione delle due Vite inedite da me 
pubblicate di Filippo di Ser Brunellesco^ come pure 
della Questione suWAlchimia di Benedetto Varchi 
Qon mai neppur essa fio qul comparsa in luce . 

LXXI. 
yiaggio per Valta Italia del Ser. Gran Prin- 

cipe di Toscana, poi Granduca Cosimo nu^ 

descritto • da Filippo Pizzichi . In Firenze 

1828. per il Suddetto in 8. 

KsyXhpag. 332. unRamc inciso da lacopo Bernar- 
di di Verona rappresentante la Fornarina di Raffael- 
lo } ohe trovasi in Verona • Ci6 mi ba dato occasione 
di parlare a lungo deiraltra dipinta dalPistesso divino 
pennello,che sta nella Tribnna della nostra Imp., c R. 
Galleria. A pag. i55. ho riportato la Relazione delle 
solenni feste fattedalla Ser. Repubblica di Venezia al 
Ser.G.D.Gosimo 11. nel passaggi^,cbe fece per essa , e 
per quelloStato nel 1628.9 a pag. 370. parlasi del la- 
moso Crocifisso di legno del Bruoellesco^ a pag. 275« 

12 



■^9> 



34 

delUTavoIa di S. PierMartire dtTiziano^a pa^. a^^. 
dei Quadridi Fireoze passati ia Parigi^ e quindi qua 
ritoraati;a;yag. a84* d'alcane notizie riguardaati laco- 
po Sansovioo ; a pag. nS^. d'alcuae pilture dt Gio. 
AotoaiodaPordenone;a^ag;.289* la difesa dalla tac* 
cia , che vien data alla Scuola Fior. di esser langui^ 
da nel colorito, e dlfettosa nel chiaroscttro \ a pag. 
ac,5. delle pitture di Paolo Verodese esistenti in S. 
Sebastiano di Veuezia*, a pag. 298. descrivonsi i Ce- 
nacoli di S. Giorgio Maggiore, di S. Nazzaro )n Ve« 
rona, dei PP. Serviti, e di s. Gio. e Paolo di Veneziii 
tutti dipinti da esso Paolo^ e dell' altro in Milano di 
Leohardo da Vincij a pag.^iS. della grati SnWt di Pa- 
dova; a pag. 334* I^ descrizionedei Giganti fulmtnati 
da Giovej pittura in Mantova di Giulid Romano, e 
10 fine a pag, i^Q. di Gio. de' Medici detto delle Bath 
de nerc, 

LXXII. 

p^ita Dantis Jligherii a J. Mario Philelpho 
scripta nuno primumexCodiceLaurentiano 
in lucem edita^ et notis illustrata . Floren- 
tiae exTypographiaMagheriana 1828. i/i8. 

Nell' Appendice, cioS ^P<*g' 135«, ho riportata una 
Lezione iaedita di Ro5SO AatooioMflrtiui, nella quale 
81 difeude Daote dalla taccia d* ingratitudiae datagll 
dal Foglietta ^ storico Geaovese , per aver cacciato 
nel Cant. xY. deWInferno trii i peccatori piu aozzi 
Branca Doria . Avvi poi io fine con nuova numeta» 
zione di pagine, e, per la ragione addotta della pre^- 
fazione , il eatalogo di ei6 » che 10 ho iDMao fio qui 
di mio , e di altrui in luce. 



35 

LXXIII. 

Lepidez^e di spiriti bixzarri, ed ain^tenimeiUi 
curiosi y raocolti e descritti da Carla Ro- 
berto Dati . 



Qiieste da niano eonosciate^ non chevaBnnentatt^ 
softo gfii 80tto il terdiio » 

OPERE 
NON COMPARSE ANCORl IN LVCE 

I. 

Ragguaglio di Barberla descrilto in lettere 
dal cdebre Medico , ed ^rcheologo Pisano 
Gio. Pagni dirette a Francesco Redi . 

Questointeressante raggnaglio^ scritto In occasione, 
iche colk fu egli spedito a scelta del Redi , commissio- 
nato dal Gran Daca Cosimo m.» il quale era stato 
richiesto nei 1667. dal fiey di Tanisi d^ao Medioo 
per assisterlo in una sua malattla, 6 gi^ in ordine per 
la stampa. 

11. 

Lettere familiari del Conte Lorenzo Maga- 
lotti . 

Sono elleno ia nwn. di 6^ assai proUase | mss. 
presso di IM » e non jnai pohblicate. 



36 

IIL 

Sentimenti spirituali amti nelVOrazione dal 
Pad. Paolo Segneri il Seniore . 

Qaesto prolisso scritto originale mss. presso di me 
noQ compasso mai in luce, n& cono8ciuto> aumente- 
A il pregio della edizione di tutte le Opere di esso 
Segneri intrapresa dal nostro illustre tipografo Leo^ 
nardo Ciardetti • 

IV. 
Dizionario istorico degli Vomini illustri To- 

scani in qualunque siasi projessione . 

V. 
Specimen editionum Florentinarum Saeculi 

XF. ab Audifredio omissarum . 

VI. 
Annali delle due Stamperle Fiorentine Ser-^ 

martelli , e Marescotti . 

VIIL 
Diario Sacro istorico per la cittii di Firenze 

ad uso dei Fedeli . 

IX. 

Jnscriptiones f quae extant in Florentinis 

Ecclesiis. 

X. 
Istoria degli Scrittori Fiorentini . 

• 

Impresa estremamente difBcile , e laboriosa per 
la immensa quantitk degli scriitori nostri, e di gran 
luoga superiore alle tenui mie forze . Qualtro volu- 
mi infogL sono gik ultimati^ ma questi appena for- 
meranno la vigesima parte di tutta P opera . 



PQ 4338 .F5 132B 
Vlta Mrtto AI0hM 

Sltntord 



C.1 




3 6105 040 914 652 




DATEDUE 



































































































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