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Full text of "Vita di Torquato Tasso"

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k 



^ 



VITA DI TORQUATO TASSO 



ANGELO SOLERTI 



^ 



VITA 



DI 



TORQUATO TAS80 



Volume I. — La VUcu 



(oon lO f^K)-siznili, 3 piani e 30 UlustrAsioni). 




1895 
ERMANNO LOESCHER 



TORINO 
Corso Tilt. Em., 16 



ROMA 
▼ la d«l Corto, 807 



^•. 



PROPRIETA LETTBRARIA 



tGl3,i1 



Torino ^ Tiscuzo Boiia, Tipocnfo di S.ll. • dr'BR. Priocipi 



PREFAZIONE 



Volgono dieci anni da quando cominciai lo studio dell a 
vita e delle opere di Torquato Tasso, e i risnltati vedono 
la luce iieiroccasione del terzo centenario dalla luorte del 
Poeta. 

Potrebbe chiedere taluiio: Tantae molis erat...? 

Nel 18 58 Cesare Guasti, compiuta la raccolta mooiimentale 
delle lettere del Tasso, con ottinio pensiero ripubblicava 
auehe la vita di lui, composta e da prima edita nel 1785 
dalFabate Pier Autouio Serassi, e notava nella prefazione: 
" Scritta quasi un secolo addietro e susseguita da taoti 
** lavori, oiide il secol nostro ha vohito comecchessia mo- 
** strarsi emulator de' passati nella venerazione pel Tasso, 
" non fe scaduta rimportanza. e appena poche note occorrono 
" a supplirla „. Ben mi terrei pa^o m avessi saputo sol- 
tan to uon rimanere troppo discosto dal Serassi in do che 
h la forma letteraria e artistica della biografia; ed egli 
ha fatto un capolavoro: ma debbo altresi dichiamre che 
non una pagina sola del Serassi ho potuto ripetere in 
questa mia narrazione. Egli fe che nel secolo scorso quel 
risveglio maraviglioso degli studi storici, che, oltre ai 
grandi sintetizzatori , quali il Muratori e il Tiraboschi, 
dette la valorosa falange di eraditi regionali, delle storie 
e biografie e bibliogi'afie de' quali tuttora ci gioviamo, 
non fu accompagnafco, nfe, forse, poteva , da eguale senso 



— VI — 



critico. La biografia, in particolar modo, era intesa quale 
elogio, e volentieri assumeva questo nome. 

L'uomo di cui si prendeva a narrare la vita era idealiz- 
zato, sia pure incoiisciameiite, dal biografo ; e la tradizione 
e la retorica avevano in ciu buona parte di colpa. Aiic6ra: 
lion pare che si peiisasse di descrivere la vita di an tristo 
o d'un decadente, o che alcuiio pensasse doverlo o poterlo 
fare : per questi tali i criteri e i giudizi dnravaoo tradi- 
zionali, E sola invero la nostra etk che pu6 van tare im 
sense storico spassionato e spregiudicato, nfe qiiesta h una 
delle ultime sue glorie. Noi abbiaino potuto preudere in 
esame Augusto, Nerone e Costantiuo; abbianio credoto degno 
di studio TAretino; con eguale cura abbiamo cercato no- 
tizie di Ferruccio e di Maramaldo* di Lucrezia Borgia © 
di Isabelliu Gonzaga. Nella reazione si sark anche ecceduto; 
forse, in troppo larga maniera si sooo ricercati i minori; 
forse troppo, a preferenza dei buoni, si stadiano i delin- 
quenti: ma e reiizione, e pero ci6 non riprendo ^ poi ch'era 
necessario, ue commenda „. 

Beuche il Serassi, bene adoperando le non molte notizie 
di fatto che i suoi tempi gli consentirooo di raccogliere, 
avesse cercato di contrapporre la storia alia leggenda, tut- 
tavia la leggenda, come oarro neirultimo capitolo di questa 
opera, perduro e si rat}brz6 con la critica e con Tarte roman- 
tica della prima metk di questo secolo, Donde accadde che 
la ristampa del Guasti, lungi dal quietare, rintbcold ie que- 
stioni : nelle quali la maggiorauza ouesta degli studiosi ri- 
mase sempre incerta* Cbb, a quando a quando, nuovi argo- 
meuti, tra veri e falsi, e nuove argomentazioni, or sagge 
or trascendentali, facevano oscillare la bilancia senza pie- 
gar la decisamente da alcun lato. 

Era necessario instaurare dai fondamenti, chfe, a volar 
dare giudizio delle azioni e dei pensamenti di un uomo vis- 
suto tre secoli addietro. a voler distruggere le false opinioni 
divulgate da fallaci tradizioni e da poetiche fantasie, e me- 



— m = 



stieri stiidiare diligenteraente e con animo spoglio di pre- 
occupazioni i tempi, i hioghi, i costumi, gli uomini in mezzo 
ai qiiali quello visse e opero. E prime a gettare le basi del 
miovo lavoro tu il marchese Giuseppe Campori, il quale, 
nel 1859, dopo che la patria fu libera e gli archivi aperti, 
8i caccio a tutt'uomo in quello degli Estensi a Modena, e 
dairassiduo lavoro di pareechi anni raccolse nipsse inspe- 
rata. Per ben dodici tornate, dal 1 8*5 1 al 1864, egli intrat- 
tenne la R. Deputazione Modenese di Storia Patria illustr an do 
la vita e le opere del Tasso. in rapporto a Ferrara, fino 
al 1677. Fu doloroso che di quelli studi non si avessero 
che i succinti riassunti nei verbali delle adunanze, e ap- 
pena tre capitoli pubblicati uegli Atfi della stessa Depu- 
tazione; che, prima, la varieta e la molteplicitk degli argo- 
menti de' quali il dotto gentiluomo modenese si piacque, e 
in tutti quelli trattati lasci6 traccia profonda; poi una fine 
iiumatura, non gli permisero di condurre a termine quello 
clie pure era tra i suoi prediletti. 

Ricordo anche ora clie nel gennaio del 1887, essendorai 
recato da Lui per notizie, poichfe gia aveva preso ad esa- 
minare le rime del Tasso, egli mi afl'ermava che uelFAr- 
chivio Es tense erano tesori in proposito, e che aveva visto 
molto, ma piii doveva esserci : e occorreva soltanto una ri- 
cerca metodica e larghissima. Tra breve, aggiungeva, avrebbe 
pubWicato ]o studio su Leonora: averlo tutto iu niente, 
che sapeva dov'erano i documenti. Di li a pochi mesi era 
niorto; e quando il nipote, marchese Matteo Campori, deguo 
continuatore delle uobili tradizioni della sua casa, rai intro- 
dusse nello studio del defunto, invano si cerc6 tra la con* 
gerie di carte il materiale per il lavoro i^u Leonora, e quello 
sul Tasso : pochi appunti, e alcuni frarameuti delle letture 
tatte alia Deputazione. Evidentemente Giuseppe Campori 
aveva veduto, sapeva dove bisognava cercare, al moment(» 
opportuno avreblje compiuto il lavoro: delle sue ricerche 
trovai poi tracce e segni uelle carte e nei registri delPAr- 



— VIII — 



dhiyio. Ma una carta giallastra e logora eon due colounine 
di nomi fu per me ua lampo rivelatore, quando ricordai 
quelle che, mesi addietro, m'aveva detto. Era un elenco di 
nomi di persone vissute alia corte estense ai tempi del Tasso, 
nuiraltro; ma io compresi che bisognava semplicemente 
federe tutto di tutti, E per piii mesi fu un lavoro assiduo, 
atfannoso: uu carteggio ne richiaraava di censeguenza un 
altro, e all^uno seguiva I'altro regietro: lo sanno il direttore 
conte Ippolito Malaguzzi Valeri e rarcbivista ingegnere Ra- 
mazzinij alia gentilezza e pazienza de* qiuili non saranno 
tuai pari i ringraziameiiti. Ma chi avrebbe peusato che i 
registri della cucioa avrebbero oilerta la data della prima 
recita deW Amhtta? 

NeirArchivio Estense mi formai il concetto del lavoro: 
quello che vedevo li non Ijastava; occorreva la controprova: 
perche, pensava io, come Tambasciatore estense da Konia 
parla del Tasso mentre questi e a Koma, anche altri amba- 
sciatori d'altre corti avramio fatto altrettanto; e cosi per 
ogni luogo e tempo. L'eftetto di cio ai puu vedere neir/«r/icr 
delle ricerche mdodiche eseguUe negli archiri, che a bella 
posta ho creduto di dover [mbbHcare nel terzo volurae* 

Queste ricerche ebbero per prinio risultato quello di sve- 
lare la vita e il carattere di Leonora, cio che mi costrinse, 
per sbarazzare la via, a un particolare vohmie; per secondo, 
quello di ilhmiinare compiutamente i costumi, i casi, i carat- 
teri dei personaggi di Ferrara e della corte estense. Tanto fu 
il materiale raccolto, e cosi profondo il mutamento che ne de- 
rivava, implicando percio la necessitk di esporlo per intero, 
ch'io mi trovai costretto a fame un volume a parte, e il- 
lustrai in tal modo i Discorsi del conte Annibale Komei, 
E per6 tali due studi io considero come necessariamente 
preparatori e quasi parte integraute di questa Vita, 

Nel frattempu uu'altra cosa mi si faceva chiara : io aveva, 
come ho detto, couiinciato a studiare le rime tassiane, e, 
fine dai prirai ratfronti cou le autiche stampe, aveva capito 



— IJt — 



I 

I' 

I 



(li trovarmi impigliato in \m ginepraio: cob la pazienza 

(oh! molta pazienza), feci la bibliografia, ordinal il registro 
(lei capovem sotto a ciascim de' qiiali sono le cifre delle 
stampe e dei manoscritti in ciii appare il coniponimento: 
collazionai tutti i manoscritti e stampe a centinaia: delFe- 
diziun© Ilosiiii, da cui io era partito, alia fine, e si vedrJi. 
non riniase intatto un verso! Da ultimo, il registro dei 
personaggij ai quali le rime fiirono veramente dirette, fti 
un valido aiuto alia biografia, e ne sono prova quelle che 
ho potuto qui, di mano in mano, venire indicando, poiche 
tutte, edite e inedite, sooo presso di me ordinate e pronte, 
sebbene non siano ancora stanipate. 

Ma v'era di peggio, di ben peggio: qnello che diceva il 
Tasso non eorrispondeva a ci6 elie dicevano i docunienti che 
ammassavo. E un fatto che di rado gli uomini illustri si 
svelano per intero negli scritti, e troppi elementi spesso 
mancano per comprendere questi rettamente. Perseguitati, 
negletti o venerati dai eontemporanei, obliati o deificati 
dai posteri, essi porgono o nei fatti della vila o nelle opere, 
o in cio stesso che non fecero e non iscrissero, argomento 
di supposti, d'interpretazioni, di controversie, di comraentari. 
Per il Tasso poi, gia il Tiraboschi nella sua Storia aveva 
scritto che se ci volgiamo alle sue opere ** noi il veggiamo 
*" si conftiso, SI incerto, si incoerente a st; stesso nelle sue 
*" espressioni, che, quanto piu ci iuoltriamo leggendo, tanto 
" maggiore fassi Foscurita e il dubbio „. 

Quel che sarebbe apparso a prima vista, che ciofe di im 
autore di cui ci restano tante lettere^ dialoghi, discorsi e 
tante rime bastasse studiare questi suoi scritti per trovare 
ill essi uno specchio che non inganna e ima guida sicura, 
e che non occorresse che ri|>etere le sue parole per avere 
dinanzi Fimagine sua, e, per il Tasso, la cosa piu falsa e 
pivi ingannatrice che si possa pensare. Oggi che conosciamo 
il triste male che altero la sua mente, creando paurosi fan- 
tasmi, con ben altri riguardi dol>biamo considerate le sue 



parole ! Tacendo de' dialoghi, ne* quali tiittavia bisogna fare 
molta parte al tempOj al costume, alia abitudine e alia 
necessita di lodare tutto e tutti. non sappiamo forse che 
la leggenda sorse perchfe molte cose dette dal Tasso quando 
era gia pazzo servirooo ai biografi per docomento della sua 
vita? E per6 a torto aiicora i! Uua^ti e il Montani vole- 
vano che si studiassero soltauto le lettere di lui* Chi non 
avrebbe creduto dalla lettera del Tasso ove narra il fatto, 
che verameute egli tbsse stato cacciato dai famigliari del 
cardinale Gonzaga, senza le alti'e lettere degli agenti urbi* 
Bate e raautovano? Chi Don avrebbe creduto, tanta si ri- 
vela viva impressione nelhi lettera del Tasso, airaggressione 
e alio scontro coi Fucci, senza il rapporto del Podestk. di 
Ferrara? E, sopratntto, chi avrebbe osato negare la con- 
giura del malevoli, si spesso e con taiiti particolari ne narra 
il Tasso, senza le lettere del Canigiaui, dei niedici curauti, 
degli araici; da ultimo, come non rimanere di sasso ve- 
uendo a conoscere che il Tasso accusato e vittima dellln- 
qijisizione e, per testimonianza detrhiquisitore stesso, accu- 
satore e pericoloso accusatore? iJnde e d^uopo conchindere 
che pill frequentemente le lettere del Tasso vanno intese 
al rovescio di cio che dieono, ed hanno sempre bisogno di 
controllo con rattestazioni altnii : a che provvede il secondo 
volume di quest'opera, 

Nella quale fe raccolto quanto di noto e d'ignoto ni'e ve- 
nuto fatto di conoscere, e non e atfermata parola senza che 
sia convalidata da prove. Onde due accuse piu volte ho 
fatte a me stesso, le quali certo mi saranno ripetute da 
altri, di sovrabbondanza. cioe e di soverchio rigorisnio; ma 
sempre ho dovuto persuadermi che cosi andava fatto nel 
caso particolare del Tasso, E prima, perche tanto poco era 
il noto in contVonto delFiguoto, che quello appare ora sotto 
luce nuova e diversa per effetto di questo; e dalFinsieme 
acquista compattezza e veridicita IVipera intera. In secondo 
luogo, per autore nessimo accadde e accadHi mai una cosi 



compiuta metamorfosi nei fatti della vita e nel modo di 
giudizio; quindi io era in dovere di provare tutto e di con- 
tiuuo questo mutamento straordinario. Inoltre, considerate 
11 uumero graudissinio degli studi sul Tasso, di cbe fix fede 
la Bihliografia^ e il mutamento suddetto, io mi trovava 
dinanzi due vie da scegliere: o di confutare passo passo i 
bio^rafi anteriori, o di narrare di nuovo, Troppo spezzato 
e hmgo sarebbe stato il primo modo, e pero mi sono atte- 
nuto ai secondo; quindi io narro di nuovo, di sui document! 
e le notizie dirette, come se altri mai non avesse scritto 
parola, accontentandomi di allegare in nota chi m'ha pre- 
ceduto e facilitato il cammino, e rarissimamente ne' cast 
dubbi dispufcando con le affermazioni altrui. 

Se in qualche luogo avro errato, saru lieto deiravverti- 
mento da chiuuque mi venga: uia prego di por mente 
alia difficolta intrinseca di trattare d'uo autore il quale ha, 
soltanto di suo, cinque volumi di prose, cinqne di letters, 
poemi, drammi e migliaia di liriche ! 

E prima di flnire chiamo a raccolta i maestri, gli araici, 
i bene vol i, e son tanti e da tante parti, e dico a loro tutta 
la gratitndiue del mio cuore che esulta in questo gioruo 
nel quale vedo il termine di si ardue fatiche; perche questa 
Vita non si poteva fare semsa Taiuto e la cooperazione di 
molti, e, se e finita, posso dire che in grande parte e per 
opera loro. Io mi auguro che ciascuno sia soddistatto ve- 
dendo che non e stato cortese indamo, ma ha contrihuito 
a un monumento die vorrei degno della memoria di 1 brquato, 
come degno, con signorile larghezza, Tha voluto nelFesterno 
la Casa Loescher. 

Bologna, 24 febbraia 1895. 



Akqelo Solebtl 



EDIZIONI DELLE OPERE DI TORaUATO TASSO CITATE 



In questa Vita citer6 le segaenti pnbblicazioni le qnali vengono a 
costitaire una nuova raccolta di tutte le opere tassiane; come ho awertitOy 
le rime, benchd non ancora stampate, sono presso di me pronte e ordinate 
in ogni parte. 

La Geruaalemme Liberata, testo critico per cura di A. Solbbti e coope- 
ratori, Firenze, 6. Barb^a, 1895; volumi ti'e in-lG** e in-4**. 

Di Gierusalemme Conquistata, Libri XXIIII, In Roma, MDXCIII. Presso 
a Guglielmo Facciotti, m-^ [Prima ediz. corata dall'autore, mancando 
una buona ristampa modema]. 

I^e Lettere, disposte per ordine di tempo ed illustrate da Cbsarb Quasti, 
Firenze, Felice Le Monnier, 1858-55, vol. 5, in-lG**. 

/ Dialoghi, a cura di Cesabb Guasti, Firenze, Felice Le Monnier, 1858-59, 
vol. 3, in-16^ 

Le Prose diverse, nuovamente raccoUe ed annotate da Cesarb Guasti, Fi- 
renze, Successori Le Monnier, 1875, vol. 2, in- 16**. 

Appefidice alle opere in prosa, a cura di ANoiLo Solerti, Firenze, Suc- 
cessori Le Monnier, 1892, in-8'*. 

Opere mitwri in versi. Edizione critica sugli autograft e suUe antiche stanipe 
a cura di Anqelo Solerti, Bologna, Zanichelli, 1891 e sgg. 

Volume I. — Poemi minori, con studi di Guido Mazzoni, e di Carlo 
Cipolla. 

11 Binaldo. - // Monte Oliveto. - La genealogia di Casa Gonzaga, 

Volume II. — Idem, 11 Mondo creato — Appendici : / primi tre canti 
e il quarto, nono e duodecimo del Goffredo secondo un primitivo ab- 
bozzo, - Alcune varianti delta Gerusalemme Liberata secondo un ms, 
autografo, - Prime stanze di un poema sulla vita di S. Benedetto. - 
Stanze aggiunte da Torquato at Floridante di Bernardo Tasso. 



>f .o, 



.v^.^ 




— XIV — 

Volume EH. — Teatro, con due saggi di 6iosu6 Carducci. 

Aminta, - GaUalto re di Norvegia, - II Be Torrismondo, - II Bogo 

amoroso. - Ecloghe, - DicUoghL - Prologhi, - Intermedu — Appendicb: 

I poemi minori di T. Tasso. Notizia letteraria di G. Cabducci. 
Volume IV. — Rime. Introduzione — Biblioorafia. I. Manoscritti - 

n. Stampe - lU. Musica. — Appendigi. 
Volume V-VI. Bime d'amore. 
Volume VII-VIII. — Bime d^oceasione e d^encomio. 
Volume IX. — Bime sacre. - Bime varie — Appendioe: Le odi latine. 
Volume X. — Frammenti di composiziofii. - Bime di dubbia autenticitd, 

- Indici per nomi e capoversi. 



VITA DI TORQUATO TASSO 



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Ippolita 
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Giovanna 



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t)rizio Carra 



[famif^lia Ta5Si>. ^^ Matrioiouio di Bernardo Taaeo. — Nascita di Torquato. — 
Pririri anni. — La rivolu^iuTie napoletana e Beraardo esule. — Torquato a 
Niipoli. ^ Primi stadi, — Eaggiunge il ptidre a Roma. — Gita a Ber^'amo^ 

[1544—1556]. 



Lii uobile famiglia dei Tassi fe originaria di Almenuo, terra del Berga- 
maseo; le piti antiche meraorie di essa che abbiano certezza storica 
risalgano al secalo decimoterzo. Venne poi circa a quel tempo a stabi- 
lirsi in on luogo della vaUe Brembaua detto del Cornello, jjresso del 
quale ^ il montB del Tasso, cosi chiamato dalle raolte piante di tassi 
che vi crescono. Colli, col nome di Tassi del Cornello, erebbero in ric- 
chezza e id potenza, e un secolo piu tardi discesero a Bergamo. 

Un ramo di qiiesta faraiglia, nel secolo decimoqniiito, si trapiant6 
in Gerraania ed in Fiaiidra, estendeudosi piii tardi da quest'ultimo 
paese in Ispagna, Ud altro ramo pass6 a Trento, a iDnsbruck, a Praga, a 
Vienna^ e dei Tassi si stabilirono anche a Koma, a Milano e a Vcnezia. 
In ogni luogo essi ebbero caricbi d'iraportanza e onori molti, raa la 
fama di ciii godettero per tutta Europa si deve alia invenzione, o, 
meglio, alia rinnovazione delle poste regolari da essi introdotte; la fa- 
miglia dei Tassi oe ottenne da Carlo V il general ato eei paesi del- 
l^rapero. Per questo fatto alio stemma primitivo di un albero di tasso, 
fii da essi aggiunto il cornetto da postiglione: e anche la pelle di 
tasso che i cavalli da posta portavano suUa fronte, doveva la sua origine 
alia soraiglianza del nome di questo animale con quelle dei restaura- 
tori di cosi utile istituzioue (1)* 



(1) Cfn Talbero gencalogico. — L^origine della famiglia Tassu (Dachae) fa asso- 
data dal Serassi, pp. 1 sgg. di coi mi valga. — II ranjo berganiasco s'estinsa alia 
tine del secalo soorso; di una famiglia Tasso bologaese mju h provata la parentela 
coQ quella bergamasca. Delia qaale non soadste piu che il rauio tedesco del priDcipi 

SoL&Rri, ViiJ di Torquiih T(i>yj * 1 



W >J 



> . ^ 



— 2 — 

Ma il radio principale della famiglia rimase in Bergamo e annoverb 
uoroini' chiari nelle lettere e nelle armi, ottenendo diplomi di nobiliA 
da Paojo'III, da Carlo V e dalla Repubblica di Venezia. Da ud Pietro 
Daoqi^^Qiovanni, da questo Qabriele dei Tasso cbe spos6 una parente 
ddk^.stesso cogDome, a noi ignota (1): la quale fu a sua volta geni- 
trice di Bernardo, nato fortuitamente a Venezia nel 1493 (2). Rimase 



' 8o?rani Thum e Taxis, i quali anche di recente illastrarono la loro origino nel libro: 
Johann Baptista von Tcms, ein Staatsmann und MHitdr unter Philipp 11 
und Philipp III (1530-1610), Nebst einem Exkurs auf der Urzeit der Taxis" 
when Poaten 1505—1530, Von D' Joseph Ruebsam, FUrstlich Thum und Taxis* 
schem II Archivar, Freibarg-im-Breisgau, Herder, 1889; e cfr. AUnanach de Ootha, 
1836 (p. 254); 1848 (p. 211); 1849 (p. 199); 1870 (p. 278); 1893 (p. 255). — Sul 
serrizio postale stabilito dai Tassi v. Ottavio Codoono, Trattato ddle poste\ Ve- 
nezia, Spineda, 1620, cc. 25 sgg. — Non risulta che Torqnato avesse mai relazione 
coi Buoi parenti altolocati; egli non noniina {Lettere, II, n° 467) cbe Simon Tassi 
padre di Baggiero e Giovan Antonio, mastro di posta per la Spagna in Roina, per 
cui cfr. Arch. Stor. Lomb,, XX, 1, p. 94, e Tasso B., Lettere, III, n" 25 e n. 
Solo una volta sal declinare della vita mostra di es'^ersi valso di Antonio de* Tassi 
iuniore, generale delle poste per la Spagna a Roma (RQbsam, pp. 141-2) per una 
racoomandazione al Vicer6 di Napoli {Lettere, IV, 1474). — Della famiglia Tasso cosi 
scriveva an bergamasco: Much Achillis, Theatrum sex Partibus distinetum quo 
omatissima quadam Scaena plurima non mode antiqua, sed recentiora etiam Do- 
morunij Berum, Virorumque lUustrium Bergomatum Moniinenta Poetice refe- 
rtmtur, ecc. Bergomi, Typis Coniini Venturae, cio lo xcvi, c. 69 r: 

Cursorum soboles Rogum praefecta tabellis 

Hac Tassa manat fida celerque domo. 
Ocius hand ilia sumptis Cyllenius alis 

Vcl melius magni iassa ferebat Avi. 
Pontifices etiam misit gravitate verendos 

Quorum opibas sancti Flaminis ara nitet. 
Inter Amaltheae sibi reptat cornua Tassus 

Mel quern dulce humili serpere hnrooque iuvat. 
Qaod mites gentes et nescia pectora fastus 

Innait et reram copia malta beat. 

(1) II Manso afPermb cho fosse invcce una della nobile famiglia Cornaro di Ve- 
nezia, ma bene notd il Campoki, Lettere inedite di Bernardo Tasso, Bologna, Ro- 
magnoli, 1869 (della Scelta di Curiosita Letterarie inedite o rare, disp. CIII), 
p. 5 n., che riesce difficile credere « che una famiglia delle pitk cospicue e doviziose 
« di Venezia s'imparentasse con un povero gentiluomo di provincia, e che Torquato 
< non accennasse mai a questa circostanza, cosi conforme alle sue idee, nel fatto 
« della nobilUi della propria stirpe » . 

(2) II Seghezzi, Vita di Bernardo Tasso premessa alle Lettere del medesimo, 
Padova, Comino, 1733, da accenni tratti dagli scritti suoi, affermo Bernardo esser 
nato in Venezia. II Serassi, spinto da amor di patria, credette col suo Parere in- 



I 



- 3 — 

Bernardo orfano pressoch^ quindicenne, con piccolo patrimonio e il peso 
di due sorelle, Lucia e Bordeliaia, Fu egli raccolto, ed ebbe la prima 
educazione da uno zio, moosignor Luigi Tasso^ vescovo di Recanati e 
Macerata; meotre uu altro parente, il cavaliere Domenico Tasso, prov- 
vedeva alio sorelle, Delle quali, Lucia si marit6 poi con Alessandro da 
Spilimbergo, nobilissima famiglia del Friult (1 ), e Bordelisia entrfi nel 
cou?ento di Santa Grata in Bergamo, assumendo il nome di donna 
Afifra (2). II pugnale di quattro assassini bolse pochi anni appresao, nel 
1520, a Bernardo il suo valido tutore (3): per lo che u grande stento 
pot6 poi raantenerai co! suo scarso peculio e corapiere gli studi a Pa- 
dova, do\re si acquisW) in pari tempo Famicizia e la stima di chiari 
letterati, fra i quali Pietro Bembo, In segiiito, come coraportavano i 
tempi e i costurai, cere^ Bernardo di entrare al servizio di qualche 
signore, e gli venne fatto di acconciarsi in qualitii di segretario col 
conte Guido Rangoni, modenese, generale della Chieaa, ed uno dei pri- 
mart gentiluomini e capitani che fossoro allorajin Italia. I fedeli serWgi 
resi a qnella casa e lainicizia contratta col conte Claudio Kangoni, di cui 
Bernardo, come dalle sue lettere a quello dirette si rileva, pregiava 
in pariicolar modo i! giudizio letterario, valsero a far si che in quella 
potente famiglia non cessasse mai I'affetto e la protezione ai Tasso, ci6 
che avremo occasione di vedere. Nel 1528 trovandosi Bernardo a Pa- 



torno alta patrta, ecc^ premesso al Itl rol. delle steise Lettere, di con Fu tare qtiel- 
ropiQiono, atfernaaolo esser Birnardo nato in Bergamo. Ma bench^ b una Ititteru 
g\k nota (rol. 11, n^ 173) la nascita a Vonezia tosie afTormata recisatnente, un pasao 
di una di quelle pubblicat^ dai Cahfori (p. 20) che suona: < lo sou gentilaomo 
« di Bergamo nato in Venezia », dxjiiiisce ogni cootroveraia. — Nacque Bernardo 
ru novembre, ^brno di S. MartlaOt come si neava da quel sonetto di Torquato: 

Oggi e quel dl cbe nel rigor del verno 

Suol quasi rioiiovar tepida stato« 

Che sacro a (Hove ed a la Libertate 

Da vasi antichi trae hoyo Falernoi 
Oggi il inio genitor, ch or gusta etertio 

Net tare in cid fra Fanime beate» 

Celebra?a il natalt% e le innl uate 

Cure obliara ed ogni affanno interno. 

(1) Cfr. vol. II, Appendice, n" IL 

(2) t Djima AfFra eatr^ nel monastero di S, Agata nelt'eyt di died auoi (3 gen- 
• naio 1518) e morl ai 29 di geanaio del 1567, plena di inBriti e d'opere aante » 
(Skrassi, I, p. 25, lu 1). Cfr. su di lei Maria Aurelu db* Tassi, Vita di S, Graia, 
Padova, Cumino, 1723. 

(3) T, Tasso, Lettere, 11, n«» 467. Cfr. ivi <iuelln cho 6 detto dei parenti che ri* 
inasero a Beruardo* — Cfr. Bettlcci, p. 20 u* 



C) o \ 



- 4 — 

ri^'i, iiel tempo in ciii tu stipulate il matrimonio del principe Ercole 
irEste con Kenata, fi^rlja di Lui^n XII, tolta licenza dai Sangoni, fu 
ricevuto quale se<(returio di ({uesta principessa, e tenne tale u£Bcio fino 
al 15^2 (1). Non si su poi per quali ratrioni se ne partisse: e, vissuto 
alquanti mesi a Padova e a Venczia, sia per la fama che le rime negli 
anni prei.'edenti pubblicate t^Ii avcvano acquistata, sia per la intromis- 
sione di qualclie persnnairirio, tu accolto, ancora come segrctario, da 
Ferrantt' Saiiseverino prin^'ipe di Salerno, uno dei raaggiori signori del 
re^nio di Napoli, con oiiorata provvit^ione ed atrio per i suoi studi di 
lettere. Nel l")or> s«.»gu*i il Principe air impresa di Tunisi fatta da 
Carlo V (-J . e md l.Vw fu inviato per una iniportante ambasciata in 
Ispau^na, ove torno aurora nol \')'M^. 

Ma Lriii tin dal ir»:jh (iJ) aveva firli tolta in nioglie, con la dote di 
cinquiMuila scudi, IVr/ia, ii^^liuola di Giacnmo de' llossi, di una fa- 
mi<rlia nobil*' oriuiida di Pistoia, t^ di Lurrozia Crambacorta dei mar- 
cliesii di Colanza ( h. Kra Porzia btdlL-^inia d'aspetto e ornata di tutte 
le gentili virtii; Bernardo non cf^sa d\\<altarla nelle sue lettere, dalle 
quali si couiinunde il vivi^sinio c virciidevole alVetto (."»). 

Prima a ralloi^n-arc^ la ca.sa venne una bambina alia (juale fu imposto 
nome Cornelia (<\), (• dopo alqiiant'^ trini.n un mascliio die chiamarono 
Tor(iuato, il (jualo mori nelle fa^c«' v«.m><^ la tine del ir)-12 all'incirca (7). 



(I) (.'/.Mruiii, LetUrr imditc fit li. T'lssoy cit., p. I'Jl. 

(ii) ijiTiiarJo, tn I'liliri' >{.-'i;li.-. ri]-. rto il.i iiU">t.i iniim'sa uii \asu niabesco 
«lii pruliiiui i'liVi,'li ii-» jK'i \\t lalnm.ii.-, e jm.t il 'luali' T'^riiiiat-* serisse i due 

O iI'-ImI vas<i 'li jinruati iiii]iin>tri 
— QMtst'aroa fu <li i"r<'/.i..<i ml.-ii. 

{'>) Cai'absu, pp. -^',-0. I'riiiia .-i oru-l-'V.i av\i.-iit:t'» il nianiiiMiiiio ]w\ U)''j\). 

(4) TiGRi GiLbKi'i'K, Noti:i€ hiniintjtrfa- fli l'ur:ia />r' /i'f<.s\s/, l*isi..-ia, tip. Cino 
deijli LTcdi Bracali, 1-^71. in-^ (jlt in z/i.- W. JJ- ssi-i;iia'llai). iVuzia avc\a inoltre 
ciihiuo I'ratolli, Ja«;(»jio Maria, Fabi'i, ('cs.irt', Anion Maria ♦■ Scipi-iuc, nuiiohe un*altra 
si»rolla, Ippolita. Ja <[Ual<* ' lib<' ptir niarito prin:a L-.'liu iluirAnt'irlirtta, ]ioi Oiiufrio 
Curreak' dei conti di Tcrrano\a. e pLM* t-.r/.o <.iiovan J»atti.-la Carala di iu^l>ilissiiiia 
fanii;.'liu e sturico di qualcliu pP";,Mt) i<.'lr. in r-Ai-ASm, pp. 'HjW-U \ d"Ciina'nli). — 
Una parc-nte di Porzia, Diana (iandtacurta, spt.ifi'i iliand-atti-ta (\irac- i«d'i, dolto 
Ingrillo, da cui disfpscro i Prinripi irAv».'liin'.». J'iii tardi T'-njual" si vanlava didla 
parentcla cun questa tra h: priniarir lanii^rlii; dtd Iiij;n'.» ilAtUrt'. V, n l")l.'j). 

(5) li. Tabso, Lettere, vol. I, ii" i:J7; vol. II, n^ 17, ;JG, iw, .^'J, Mu, OJ. GO occ; 
V. iinche le rime conipostc per li.i prima o dupu la in'.irlc. 

(0) 11 CapasjBO (j). 86) trov6 ncdla iiumoraxiom; .jid fiiiK-lii di SmipiiIo del l'»Gl 
attribuita a Corntdia Veih di anni li5; era quindi nala Ira il 1"):JG c il Ih'-M. 

[1) Si veggano imrticularmento le deposizioni di Lavinia o Cammilla Cnrn-alo nel 
procesfio del Tasso del 1594, tra i documcuti. 



N 
^ 



— 5 ^ 

Rnjuesto meatre calunniose accuse tV infedelU furano susiirrate al- 
Toreccbio del Sanseverina contro Bernardo, che ne ebbe a soppottare i 
primi sdegni: tosto per6 riconosciuta la sua innocenza (I), nou solo riebbe 
la priraiera stiina del Principe, ma ottenne di piti un miovo assegno e 
il permesso di ritirarsi in Sorrento, dove si stabili tra il febbraio ed il 
raarzo del 1543 (2)* Forse visitando i cognati Ippolito e Onofrio Cor- 
realei nobili e riccbi sorreatini (3), egli s*invagh'i di queiraraenissimo 
luogo, di cni tosto decaiitava I'aria raite, i colli verdi, il roare azzurro 
nelle lettere agli amici, che invitava a prender possessione della casa 
e delle robe sue (4); e alio Speroni, con una leitera del 20 agosto 1543 (5), 
dava notizia corae in queireccellente condizione materiale e morale 
avesse cominciato a colorire il disegno gia da tempo forraato di nn 
poema sulle avventure di Amadigi, sulle traccie di quello spagnuolo, 
e glie ne mandava il primo canto. 

Aveva allora Bernardo, oltre alia buona provvigione consueta, piti di 
millealtri ducati alFanno di rendita: forfcuna agiata per quel terapi; e ci& 
senza con tare la dote della moglie, la quale per5 non era stata pagata 
che per una mioiraa parte (O). Abitava una casa prospicente il mare, 
presa a pigione dalla famiglia Mastrogiudici, la quale sorgeva nel luogo 
oggi in parte occupato dalla villa Pigtiatelli-Strongoli, e precisamente 
dal lato occidentals di queiredificio dove si congiungo col palazzo Lau- 
rit^, e dove oggi non rimane che un pianterreno ed \m terrazzo verso 
il mare (7), Dice il Capasso che * ivi fino al principio del secolo pre- 
« sente esistevano alcune camere rovinose, che dal passato principe di 



(1) B. Tasio, TjcUere, I, n» 78, 79, 80, 81. 

(2) Jl prim J pag'amento de* cento scudi che farono d*il Principe as^gnati a Bernardo 
allofchd ebbe licenza di andare a Sorronto, il quale assegno scadeva di sei in sei iiie*i, 
n>attir6 alia fiae d*agosto del 1543 (B. Tasso, Lettere, I, n** 214). Quindi ai fertna 
questa data approssimativar la i]uale h anckc giastiBcata dalla lettcra alb S{)eroni 
elie ora citer5: poich^ se neira^sto Beinardo aveva 6mto Torditura in prosa del 
iQO Amadiffi e steaone il pnmo canto, avcndo cjininciato a Sorrento tale poerna^ 
doTOva esservtsi recato alcutii mesi tnnanzi. 

(S) I Correale avenino allora aette figll; cfr. in CAFASsOt pp, 265 6 i docunienti. 

(4) B. Tasso, LetUfre, J, n^ 84, 86, 97, 106, 131» 1;12, i;i4. Specialmcnte in 
quella a Maroantonto da MaU (n* 86) fa-^eva una bella descri^ione di Sorrento, cbe 
pm tardi Torquato ladava tjel Segretario {Prose diverse, II, p. 259). 

(5) B. Tasso, Lettere, 1, n" 82, dove h n&nm data, ma invece la ha nel I{uono 
Hbro fh lettere scritte dai pi(\ rari autori e profeisori delta hngua volgare ita- 
liana. In Vin'?gia, per Paolo Gherardo, 1545, in-8*, c. 175. 

(6) Cfr. il proeesao del 1594. 

(7) Queato e 11 rlsultato dello accuratlssime rioercbe e ricosiiudoni fkitte dal 
Cai'asso, pp^ 107 sgg. 








- 6 — 

« Strongoli fnrono del tutto abbattute, e si vedevano sulla ripa grin* 
« dizi di altre fabbriche gi^ prima cadute nel mare. Ivi pure, fino a 
« pochi anni addietro, nel muro della villa, ed in direzione dello stesso 
« pianterreno, potevano ancora scorgersi le orme di una porta gi^ mu- 
« rata, per la quale una volta si doveva entrare in quella casa e nel 
« piccolo giardino che la precedeva » (1). 

L^ adunque viveva quietamente Bernardo, occupando il tempo nei 
suoi studi prediletti di poesia, e 11 resto consumava, come scriveva a 
Oiovanni Garimberti, « con la mia gentilissima moglie e con una ca^ 
€ rissima figliuola che piaciuto al Signore 5 di donarmi per trastuUo 
€ della vecchiezza che mi s'avvicina » (2). Godeva pure della compagnia 
dei Correale, e Porzia doveva esser lieta della vicinanza della sorella 
Ippolita, bench^ non mancasse qualcuno de' consueti pettegolezzi fra 
parenti (3). Yeniva anche a trovare le due sorelle la madre loro da 
Napoli (4), ma non si ha memoria del padre : talch^, come osserva 11 



(1) Op/cit, p. 120. — Cosl Bono giastificate le asserzioni del Crasbo (Vita di 
T. T.) e deirANABTABio (Lucubrationea in Surrentinorum ecclesiast. civilesque 
antiquit., t. II, p. 445) ambedae del secolo decimosettinio, il prlmo de' quali scrisse 

< che Buperba la stanza ove nacqne il gran Torqnato di esser calcata da on tanta 
« Qomo, dopo pochi mesi dalla sua nascita croll6 c cadde in mare > ; e Taltro € non 
« longnm tempus substitit, sed fiactum concassione sobsedit; pertaesa fortasse e 
€ triyio incolas accipere, postqaam praeclarissimum Torqaatum ainisit >. Ma ancora 
pia esplicita h la testimonianza di Gio. Giacomo Lavagna, Poesies Napoli, De Bonis, 
1671 (e Yenezia, Conzatti, 1675), parte I, p. 139: « Cadde in Sorrento la casa del 
« Tasso, restando in pi5 nn mnro solo della stanza ov^egli nacqne, e fra le raine 
« gerniogliar si vide un alloro > : 

Ed ecco alfin del predatore avaro 

Sotto il dente crudel gik ruinato 

Qneiralbergo, che accolse il piu pregiato 

Cigno, di quanti in Pindo anque cantaro. 
Ma par fra le mine in pi^ restaro 

Qnelle mura ove nacque il gran Torquato, 

Perch^ braman, cred'io, quel nome aurato 

Anco i sassi eternar de' fogli a paro. 
Per mostrar che di Pindo c d'Ascra i cori 

Ivi un tempo albergar, nolla strattura 

Di quei sassi un allor germoglia fuori. 
d*albergo s\ eccelso alta ventura ! 

Cadon le mura a partorir gli allori, 

Sorgon gli allori a coronar le mura. 

(2) B. Tabso, Lettere, I, n^ 136. 

(3) B. Tasso, LeUere, 1, n» 96, 101, 112. 

(4) B. Tabso, LeUere, I, n« 108. 



- 7 — 

Capasso (1), pu5 ritenersi che a quelTepoca fosse gih morto. Coi fra- 
telii della moglie Bernardo non era mai state io buona armonia, e in- 
torao a qiiesto tempo, per causa delle rate della dote non pagate, egli 
veniva con essi ad aperta rottura (2). 

Dei sorreritini non sappiamo che avesse araicizia se non con Bernar- 
dino Sersale, di nobile. famiglia, il quale nella propria casa quietamente 
se ne viveva, godendosi le sue rendite (3); forse aiiche i poeti Scipione 
— Capece Pi Bernardino Rota frequentavano seco. 
^^ In tale modo ben poteva Bernardo scrivere al Delia Torre: < Del 
« corpo (la Dio merce) son sano, deH'animo sanissirao: poichfe n^ 
« ambizioni di vani ooori, ne cupidita d^imane ricchezze albergano con 
'* esso meco; de beni della fortuna mediocremente abboiidante ; con la 
« comjjagnia d'una nobilissima e onorata moglie; coo una bellissima 
^ figliuolina, non senza speranza di figliuoli raaschi che perpetuino la 
<t raeuioria della casa mia . . . . . quanto si pu6 in questo da ogni parte 
« tempestoso secolo lieto mi vivo » (4), 

E infatti sotto quella mitezza di cielo e tra quella festa della natura, 
ivendo Bernardo lanimo quieto e contento e la mente rivolta alia poe- 
sia, Porzia, di carattere dolce e amoroso, rimase, net giugno di quel- 
Fanno 1543, inciata per la terza volta: e da queirarmonia di cose i 
piu benigni influssi dovevano piovere sul nascituro (5). Di li a poehi 
raesi Bernardo scriveva alFamico Vettor de* Franceschi: * . , . acciocchS 

della mia consolazione vi faccia partecipe, e al vostro desiderio sod- 
^ disfaccia, vi dico che mia moglie sta sana e bella d'anirao e di corpo, 

* e si conforme al desiderio e al bisogno mio, che d'altra quality non 
<t la saprei desiderare. Amola quanto la luce degli occhi miei: e altret- 

* tanto da lei essere amato mi godo sommamente. lo ho la mia prima fi- 
« gliuolina bellissima (se Taffezione patema il giudizio non mi toglle) 
€ la quale con molti lumi di virtti e d'ingegno, mi d^ speranza di gran- 



(1) Op. cit, p. 95, 

(2) B. Tabso, Lettere, I. n* 127, 141. 162. 

(3) B. Tasso, LetUre, I, n^ 88, 200. — V. le notizie sulla famiglia Sersale, delta 
anche Dominisari, iiel Capisso, pp. 967. 

(4) B. Tas8o. UUere, I, »• 132. 

(5) Contro le aSermazioni del Rothe e del Veroa, i qnali sostenevano che Tor- 
quato ereditasae dtxl carattere del padre coU'ingegTio la predisposizione alia malin- 
conia^ dalla madre la sensibility, reccitabilitiL ed an certo misticismo, il Corradi 
{Le infermiia, ecc, pp. 9-19) dimostro colla scorta dello lettere di Bernardo la fer- 
mestza e la costanua delFuao e deiraltro dei eoinugi nelle sventnre posteriori e 
In stato felice nel tempo del con ce pi men to. Contro il Rotue inoltre nega (p. 18) 
cbe vi fosse nei coniugi qaella differetiza d'et^ che h c&asa di debolezza tiel!a fi* 
^liolanza. 






— 8 — 

« dissima consolazione: questa, dopo la roadre, h Tanima roia e tutto 
« il mio bene. A nostro Signore piacque di tormi un figliuolo che do- 
« nato mi avea, quasi neirentrar delle porte di questa vita. Beato lui ! 
« egli sta in cielo, e conoscendo Taraor ch'io vi porto, il Signer prega 
« per la vostra felicity, e per la mia. Porzia h gravida di sei mesi: 
« ci6 die ne nascer^ vi sar^ amico e servidore ...» (1). E della sua 
felicity, della raoglie, della iiglia scriveva il somigliante alia sorella 
monaca, in Bergamo, terminando: < Porzia mia e gravida di sette mesi; 
« ci6 che ne nascer^, nasca con timore di Dio: che o maschio o femina 
« che a lui piacer^ che sia, mi sar^ sommamente caro. Pregate insieme 
« con quelle reverende religiose, alle quali mi farete raccomandato, 
« nostro Signore, che mi conservi la raadre, la quale in questo mondo 
« h tutto il mio bene » (2). 

II 17 dicembre di quelle stesso anno scriveva poi a sue cugino ca- 
valier Tasso: «... Fra due mesi sar6 in Napoli con la famiglia... i^ (3); 
ma forse trattavasi di una gita soltanto. Oomunque fosse Tintenzione, 
Tandata non pot^ aver luogo; poich^ essendo scoppiata nuovamente, in 
Bulla fine del 1543, la guerra tra Francesco I e Carlo V neiritalia 
superiore, il generalissimo spagnuolo, marchese del Vasto, diede al 
principe di Sanseverino il comando della fanteria italiana: e Bernardo 
Bul principiare del 1544 dovette seguire il sue padrone al campo; pos- 
siamo iromaginare con qual animo, per essere costretto ad abbandonare 
la moglie prossima al parte. 

E Porzia il giorno 11 marzo del 1544 (4) si sgravava felicemente d'un 



(1) B. Tasso, Lettcre, I, n° 137. 

(2) B. Tasso, LetUre, I, n^ 140. 

(3) B. Tasso, Lettere, I, n«' 141; ripetuta iiel vul. Ill, p. 4 coUu data in piii. 

(4) Torquato stesso afferma in una lettera ad Ascanio Mori {Lettere, III, n^ 683) 
€ lo nacqui del 1544, gli undici di marzo, nol quale h la vigilia di S. Gregorio, a 
ore dicci •, questa recisa affermazionc tronca ogni qaestionc, e s'accorda col Manso 
che scrisse: «... mentr'era il sole nel piu alto jiieriggio asceso . . . ». Essendo poi 
fnor di dubbio I'andata a Sorrento del coniugi Tasso nel principio del 1543, sono 
confatati il Manso e il Fasano {wtWAvviso al Uitore premesso alia sua versione 
della ChruscHemme in dialetto napoletano, Napoli, Raillardo, 1689) i quali affer- 
mano che Torquato fosse concepito in Napoli. — La fania in cui sail Torquato fece 
8L che inolte citUl si disputarono Tonore di essergli patria, e lo stesso Sekassi, che 
par affermava il vero, scrisse un'apposita operetta, e nella Vita impiegd alcune pa- 
gine, per dimostrare che veramente si de?e ritenore Bergamo quale patria del poeta; 
ci5 che non pu5 cssere neppure per riguardo del padre, nato a Venezia, come dissi. 
Del resto Torquato stesso {Lettere, III, n<» 713> affermava soltanto al Liciuo: € lo 
ho avuta Torigine da Bergamo, come V. S. dee sapere . . . » . Disputano intanto 
Napoli per &\asa della madre ; Salerno per la dimora fattivvi nei primi duo anni ; 



I 



I 



Bernardo riceveva il lieto aiinimzio in Piemonte, e forse net 
pressi di CaricrnaHO, dove T esercito in quel torno campepfgiava (1). 
Probabilmente prima di partire egli aveva ^^vd stabilito dii dovesse 
essere padrioo del nascituro, il quale, secondo il Manso, fu battezzato 
nella cattedrale. II Serassi aflerm5 che Don Ernando De Torres, uomo 
di qaalclie aierito letterario, fratello (MY arcivescovo di Sorrento, te 
nesse al fonte il neonate, trovando che in una lettera Bernardo lo 
chiaraa « compadre » (2)» Ma il Capasso ffitistamente obiett<i che pin 
probabilmente del De Torres dovette essere Bernardino Sersali?, siaperche 
un sorrentino fosse pifi pronto airuopo, sia percb5 Torquato raccoman- 
dandosi raolti anni di poi alFarcivesoovo di Monrealft, Don Lodovico De 
Torres, non fece alcun ricordo di eosa la quale gli sarebhe sbta ac- 
concia ed utile accennare. Inolire in yna lettera del 1548, anteriore 
quindi alia nascita di Torquato, Bernardo dava al Sersale il titolo di 
« raagnifico ?», raentre in una del 1547 chiamava ^ compadre i* lui 
pure. Quindi bene congettura il Uapasso che il Torres fosse piuttosto 
il padrino del primo Torquato, oato in Salerno e niortovi, o il padrino 
del secondo, ma per la cresima fatta in Salerno piii tardi: e che Ber- 
nardino Sersale fosse proprianaente il padrino del battesimo del secondo 
Torquato. 

Continuando la guerra, il 14 aprile 1544 avveniva ta battaglia di 
Ceresole, nella quale se le truppe spagnuole non furono annientate e 
i francesi non invasero il Milanese, si dovette airenergica azione del 



I 



e furse sostetieva ci5 un Eftffionamento sulla patria di T. Tasso di G* B, Sarluca, 
canonico Saleriiitano, rinui^to meilita (Antomo Mazza, JSpictome delle Storie Sa^ 
lemttane, cap. IX, p. 123); Ferrara per averh* ospitato vent^aoni e per avervi egli 
comjioBto la jjarttj maggiore e piu itnportante dello. sue opere; altre, fino a sette, 
9ono riiinmEintate dnl Behi nel suo coniiiienlo atla Girusaiemme, Padova, Bolzetta, 
1616, cc. 10-1 L — Lo stesso Torquato piu tardi trovava opportuno di aver pa- 
reccliie patrie alk* qaali chieder soccorao nelle sue disavveDture; cosi scnveva il 

3 febbrmo 1589 al Licino: < Non voglio vautarmi di esaore italiano: ma sono in 
t gaisa bergam&9co, che dou ricaso desser na[ioletano o surrentino: e cod ire pa trie 

4 bo bisugiio di molte coao, le qaali avaniano a chi iie lia ana solamcQie >. (Zjct- 
ter€f IV, n** 10t)3). — Cfr. tutte le attestazioni raccolte dal Fekrazzi^ pp. 451 sj/^g,, 
e per Sorrento aiiche Cal^asso^ pp. 125-7. — Gli ustrologi, dal punta <lella sua 
nascita profetizzavano grandi cose a Torquato; a eid egli accenna nelle Lettere, l, 
u° 62» e IV, 11° 683. 

(1) Non ci dmane alcana lettera di Bernardo che aflfermi quf^stoi ma la nutizla 
era talmente importante, c eos'i ansiosanient^ da lui aspettata, che dovette esseme 
avvertito di certo; cht?, come or ora vedremu^ egli si maiitene?a in corrispondeuza 
am Porzia, e per esaa inoltre putevano scriYero il cognato e gli amici. 

(2) B. Tassso, Lettere, I, n^ 309, 



— 10 — 

Sanseverino che raggruppati gli italiani con essi tratteneva Tesercito vit- 
torioso irrorapente da ogni lato; Bernardo in parecchie lettere giusti- 
fica il SaDseverino e rileva i raeriti della sua condotta. Eitiratisi gli 
spagnuoli in Asti, dovette Bernardo recarsi cot suo signore in Francia 
ed in Fiandra per vari uffiei. Soltanto dopo firraata la pace, iiel sat- 
tembre, e dopo le feste fattesi in quella eircostanza, egli pote pensare 
al ritorno; allora scriveva d'Anversa ali/abate Riario di sperare ^ fra sei 

< otto giorni partir per Napoli w (1), Ma ne passaroeo ancora pa- 
recchi; finalraente da Bruxelles avvertiva il cognato Onofrio Correale j 
che sarebbe parfcito di li a poco e sperava di incontrarlo a Koma, dove ' 
quello allora trovavasi, forse per aver piu presto parti colari notiaie dei 
suoi cari| e aggiungeva: « lo non so che altro scrivervi, s^apendo che i 

* queate verranno poco prima di me; n^ a Porxia raia scriver5» per 
« torle con nuove lettere la certezza ch*io le ho data del mio ritorno. 
« Scriveudole voi confermatela in questa speranza...» (2). 11 28 di- 
cembre difatti egli era a Corao con la famiglia del Principe, per venirne 
difilato nel Regno (3) : cosi che entro il geanaio del 1545 dovette rive- 
dere final men te la sua casa, e bearsi della carezze di Torquato, che J 
aveva gi^ dieci mesi airincirca, " 

Ma fin da quando trovavasi in Anversa, il principe Sanseverino aveva 
fatto iostanza a Bernardo perchti ritornasse presso di lui a Salerno; 
non sappiamo per5 quando qtiesto trasferimento precisamente avvenisse. 
II 20 gingno di quell' anno egli era a Bonaa, e di 1^ scriveva al 
Correale : « Le lettere vostre dei xiii del presente mi sono state caris- 
^ si me, avendorai data nuova della salute vostra e di tutte le nostre 
^ faraiglie », Si doleva che gli affari troppo lo trattenessero: < . , . Do- 

* vreste pensare che I'araor della raoglie e de' figliuoli ; il desiderio 

< della casa e delle coraoditS.; Tafezioiie ehe lo vi porto, e *1 servizio 
*del mio padrone mi persuadono con efficacissime ragioni a ritornare; 
«t e mi fanno passar questo tempo ch'io dimoro qui» con grandissimo 

< fastidio e dispiacere. lo noo trovo maggiori delizie che lo t^tarrai in 
^ casa mia, con la mia moglie e coi raiei figliuoli, e con tutte le mie 

< c-omodit^. Nfe la cura famigliare che ho della casa mia ^ cosi grave, 
^ ne la natura di Porzia mia cosi difficile e ritrosa, ch'io debba desi- 

* derar di star fuori di casa. 1! giogo ch*io porto al collo fe compoato 
« d'amore e di fede, e si soave, ch'io uon lo sento. . . * » (4). Probabil- 



(1) B. Tasso, Lettere, h n^ 164, 

(2) B, Tasso. Lettere, I, n^ 170. 

(3) B. Ta880» Lettere, III, n* 3. 

(4) B. Tasbo, Lettere, I, n" 187. 



— Inultre una lett^ra <kl Bern bo ci fa n« 



— 11 - 

mente aduiiqiie nella fin della state, dopo il ritorno da Roma, si trasferi 
con la faraiglia a Salerno, dove si allog-^ in una bella casai adornandola 
altresl con certi arazzi ed altri oggetti ch*egli aveva portato Jal suo 
viaggio in Fiandra (1). 

Crescevano saui, belli, vispi i due figliuoletti» e poste da banda le 
fiabe racc'ontate dal Mauso, cbe Toniuato appena uscito dal sesto mese 
cominciasse non a balbettare ma a parlar correttamenle, eh'egli iuten- 
desse ogni cosa che gli si domandasse, che non fosse niai veduto sor- 
ridere e rararaeiite piangere, noi trovererao piu umano ritenere clie» 
anche con una precoce intelligenza, Tarquato crescesse come gli altri 
banobini: anzi ci rallegra sentire raccoiitare da Bernardo stesso i di- 
spettucci che il piccino faceva (2). 

Tras€orse cosi Bernardo quietamente altri due anni tra le gioie do- 
raestiche, attendendo airufficio di segretario e al compimento del suo 
Amadiffi; quaado un avvenimento inaspettato venne a trarlo nuovaraente 
lontano dalla casa. 

Nel 1547 volendo il vicerfe Don Pietro di Toledo introdiirre in NapoH 
il tribunale deir Inquisiziotie (3), il popolo si solIev6; e non essendo 
stati ascollati i depuiati eletti a sostenerne le ragioni, si venue alle 
armi, benchfe pi>r poco* Adirato^ il Vice re voleva dichiamre Napoli in 
ribellioue; gli eletti del popolo^ sdegnati, decisero di ricorrere diretta- 
meDte all'Iraperatore, od eiessero ambasciatori il principe Sanseverino, 
che nel frattempo era serapre a Salerno, e Don Placido di Sangro, 11 
Sanseverino era indeciso se accettare un incarico che poteva riuscirgli 
pericoloso, come riusci; e si consults con i suoi fidi Vincenzo Martelli 
e Bernardo Tasso. Lo dissuase il primo, lo incite invece il aecondo, 
mostraodogli come doverosa e pietosa fosse per lui tal missione in ri- 
guardo alia patria, e come egli, quale parente di Carlo V, potesse meglio 



che Bernardo trivavasi tuttora a Rama ai primi di luglio; cfr Kjcodemi, Addizume 
aUa liibUoteca napoktana del Toppi, p. 226. 

(i) B, Tasso, Lettere, III, n^ S. — Gucrari^o Borgogni {La fonte del diporto, 
Dinlogot ecc», In Bergamo. Per Comin Ventura, cid lo xc vim, a 35 v.) ricarda 
la nascita di Torquatu e qacsta casa di Bernardo cos\ : dicovi per cosa 

• aicura che la Sig." Porxia (che tale fu il noiiie della iiiadre) lo partori in Sorrento, 

* posto nella provincia di Terra di lavoro, il che nii fu dctto Pantio del 1556 che 
< col Sig. Vinconzj Belli mt trovava in Salerno, ove anco per curiosity vidi la casa 
c del sig. Bernardo Tasso e particolannente il mo Bladiolo *« — Aietini di i^uesti 
arazzi pasaarono poi a Torqnato, e ayr6 occasione di raniuientarli. 

(2) Vol. U, parte II, n» III. 

(3) U Santo Officio deUa InquiMisione in NapoH. Narratione eon molti 
documenti inedili per Luiaj Amabile, ChXh di Castello, Lapi, 1892, ?ul. I, 
pp. 202-209, 



- 12 — 

d'ogni altro ottenere il bene della citt^ (1). Ascolt6 il Principe questo 
consiglio e partt, benchfe il Vicerfe tentasse dissuaderlo promettendo di 
procurare egli dall'Imperatore la revoca deirordinanza; ma a tale pro- 
messa i deputati del popolo iion prestarono fede. 

II Toledo prevenne gli ambasciatori con apposite messo alia corte 
iraperiale, che si trovava a Norimberga, cosi che quelli al loro giungere 
furono dappriaia male accolti; ma la fermezza del Sangro nel chiedere 
udienza ottenne il suo eflfetto, e Carlo V ascoltatolo lo rimand6 con 
buone promesse, trattenendo il Sanseverino. II quale allora chiara6 a se 
Bernardo, avendo bisogno dell* opera sua, e questi lo raggiunse suUa 
fine d'ottobre ad Augusta (2), dove la corte era passata. 

I Napoletani non s'acquetarono alle parole riportate dal Sangro: e nuovi 
ambasciatori e processi e richiami condussero le cose in lungo per circa un 
anno. Possiamo pensare quanto a Bernardo dolesse questa lontananza; egli 
si consolava scrivendo alia sua Porzia, e parlandole dei bambini, come 
faceva sopratutto in quella celeberrima lettera nella quale le dava norme 
per la loro educazione; Taffetto vivissimo, il senno pratico, Vopportunit^ 
che la inspirano, ne fanno un vero gioiello di letteratura famigliare (3). 
Egli scriveva anche a don Angel uzzo « prete vecchio ed uomo dabbene », 
che aveva seco da molti anni (4), professandoglisi obbligato per i lunghi 
e fedeli servigi, e raccomandandogli particolarmente Torquato (5); al 
quale poi, ed a Cornelia, scriveva direttamente (6); ma h assai spiacevole 
che nessuna di queste lettere paterne ci sia pervenuta. 

II Sanseverino, adoperandosi gagliardamente, e ben coadiuvato da 
Bernardo, riusci finalmente ad ottenere dall'Imperatore Tindulto gene- 
rale e altre concessioni; per ci6 nel maggio del 1548 fece ritorno re- 
candosi direttamente a Salerno; e soltanto alcuni giorni dipoi essendo 
andato a Napoli per visitare il Vicer6, vi fu dal popolo accompagnato 
come in trionfo: ci6 che dovette non poco irritare il Toledo, benche per 
allora dissimulasse. 



(1) Tra le lettere del Martelli (Pirenze, BirnarJo Gionti, 1563, c. 31) si leg- 
gono le ragioni da lui addotte, e in quelle di B. Tasso, vol. 1, d° 307, le contrarie, 
riproducendosi anche le prime del Martelli (pp. 570-4). — Questa disputa dette 
niotivo poi alle due spleudide orazioni che Torquato pose in bocca al Martelli e al 
padre suo nel dialogo Del piacere onesto: nclle quali il Salviati e il De Rossi 
trovarono poi di che attaccarlo, come diro. 

(2) DalU data delle lettere n» 196 e 197 del vol. I, si rileva che Bernardo il 
3 ottobre era ad Imola, il 6 a Modena, donde proseguiva i)er Augusta. 

(3) Vol. II, parte II, n" I. 

(4) Vol. II, parte II, n^ VI. 

(5) Vol. II, parte II, n^ II. 

(6) Vol. II, parte II, n" III. 



- 13 — 

Bernardo tomato a casa trov6 i figliuoli cresciuti, e nel momento in 
cui bisognava cominciare la loro educazione; TAngeluzzo alle funzioni 
di maestro di casa dovette ben presto unire quelle dHstitutore di Tor- 
quato>Il quale molti anni dipoi rammentava icotesta dimora di Salerno, 
e le gite ch'egli faceva al vicino monastero dei Benedettini Cassinesi di 
Cava dei Tirreni: ^* Mi conservi la sua grazia (scriveva al padre Grille) ) :'^ ^ J 
« e di tutti i Padri della sua Congregazione, ai quali sono affezionato 
« per Tantica ed intrinseca domestichezza che ci ebbi con molti di loro 
« nel monastero della Cava, dove, essendo fanciulletto, fui spesse volte 
« accarezzato dal padre Pellegrino delFErre, che vi era abate, e poi 
« dal suo successore che fu dei conti di Potenza (1): la qual memoria 
« ora h rinnovata da me tanto piii volentieri, quanto ho maggior spe- 
« ranza di non trovar per T avvenire minor cortesia nella sua reli- 
« gione » (2)4l)airalto del monastero osservava il fanciulletto il pano- 
rama selvaggio e fantastico della valle Metelliana, e di fronte il suo bel 
mare, mentre quel Padri gli narravano le leggende del loro cenobio 
e dalla tomba di papa Urbano si levavano, come una fantasmagoria, 
•Clermont, i crociati, Gerusalemme. Bene osserv6 il Tosti (3) che questi 
racconti commuovendo Tanimo di Torquato dovevauo imprimersegli nella 
mente, e tali idee, gettate in fertile terreno, avrebbero prodotto un giorno 
i loro frutti.' Scrivendo al padre Grillo, nel 1588, Torquato diceva che 
per amor suo farebbe nel poema rinnovato « menzione particolare di papa 
« Urbano e del monastero della Cava, ove egli si torn6 monaco » (4) ; 
nella Conquistata inSitti, descrivendo le storie che decora vano la tenda di 
Goflfredo, ritrasse la valle Metelliana, il monastero e il monaco Urbano (5). 

II Vicer5 intanto che non pcteva dimenticare le umiliazioni fattegli 
subire dal Sanseverino cercava con ogni mezzo di dargli noia; e Don 
Garzia, suo figlio, pensando veudicarlo, tratt6 con due poveri gentiluo- 
mini, i quali si assunsero il carico di uccidere il Principe. Attentarono 
in fatti costoro alia vita di lui, ma per una fortuita circostanza, il 
Sanseverino non rimase che leggermente ferito. Questo case tuttavia, 
che si voile svisare dicendo trattarsi di privata vendetta (6), apri gli 
occhi al Principe, che non vide far giustizia dei rei: timoroso quindi 



(1) II p. Pellegrino deU'Erre, da Modena, fu priore del monastero di Cava dal 
1549 al 1550; D. Gerouimo Guevara, di Napoli, dal 1550 al 1552. 

(2) Lettere, 11, n'' 274. 

(:3) T. Tasso e i Benedettini Cassinesi, p. IS. 

(4) Letiere, IV, n° 1064. 

(5) Canto III, st. 4. 

(6) II MoDESTiNO (Pp. cit.y I, pp. 10*3-4) infatti, sulla fede di un cronista, attri- 
buisce ad an intrigo per causa di donnc questa vendetta di Don Garzia. 






•iMfc.^' •■aC'-*^-^ 



- 14 — 

di peggio, e anche che Tlmperatore per false informazioni fosse roal 
disposto contro di lai, venne nella determinazione di allontanarsi dal 
Regno. 

Bernardo, mentre queste cose avvenivano, pensando di dover novella- 
mente seguire il Principe e rimaner lontano da' suoi forse a lungo, in 
sul finire del 1550 o sul principiare del 1551 (1) trasport6 la sua fa- 
miglia a Napoli, ove tolse un appartamento, che fornl di mobili assai (2), 
nel palazzo Gambacorti (3), della qual famiglia era, come s'^ detto, la 
madre di Porzia. Pare tuttavia che la figliuola Cornelia fosse stata 
messa intorno a questo tempo in un monastero a Sorrento, poich^ ab- 
biamo una lettera di Bernardo a lei, datata da Napoli (4), nella quale 
la rassicurava che presto sarebbe andato a prenderla, troppo dolendogli 
la sua lontananza. In essa dicevasi contento di quelle che gli aveva 
scritto a proposito di un raarito che i parenti pensavano di darle; la 
assicurava che al marito conveniente avrebbe pensato lui, ma che certo 
lo voleva tale che non gli avesse da tener lontana la figliuola. In pari 
tempo lodavala per il suo studio assiduo delle belle lettere secondo 
Tordine e lo stile ch'egli le aveva lasciato: ci6 che gli aveva fatto 
sapere la superiora del convento (5). 

Usci poi il Principe dal Regno quasi di nascosto, ma non e noto con 



(1) Una lettera di Bernardo del settembre 1550 (vol. I, n<» 109) 6 ancora datata 
da Salerno. 

(2) Vol. II, parte II, n<» IX, ove dice che ve n'erano per 1200 ducati. 

(3) Cos! almeno afierma il Manso. 

(4) B. Tasso, Lettere, I, n* 55. 

(5) A qnalche pettegolezzo di monastero, o forse ad ana domanda di Cornelia 
80 la madre fosse nobile, e ci6 riguardo al marito propostole, penso che si riferi- 
scano qaelle parole oscure di qnesta lettera: € ... e delPaltre doe cose che tu mi 
€ ricerchi^ ti compiacero tosto che avrd modo di venire a rivederti; perch^ qaella 
« non fidaroi al secreto della scrittnra ; in questa non usarei Taiuto di interposta 
€ persona. Bastiti neiraua di saper d'essere nata di madre tale, che non ti hai a 
< vergognare d'esserle figliaola; neiraltra che Tamor chMo ti porto, nou sopporter^ 
« che langamente possa da te vivere lontano... >. II Corradi (p. 23, n. 1) incli- 
nerebbe a ritenere falsa Tindicazione di Napoli di questa lettera, poich5 ad una 
fanciuUa di circa qaattordici anni, cgli dice, non si fanno proposte di matrimonio: 
« vorrebbe piuttosto che si coUocasse tra la morte di Porzia (13 febbraio 1556) e 
Tautunno 1557, qaaudo Cornelia andd sposa. lo persisterei air incontro nel creder 
giusta rindicazionc di Napoli, che costringe a tencr la lettera come scritta da Ber- 
nardo prima dellesiglio, perch^ tutte Ic lettere sue hanao il luogo di provenienza 
sebbene talora manchiuo della data, e nulla ci licenzia a creder falsa questa. N^ b 
fltrano, 8|)ecialmente se si rammentino gli usi di quel temi)0, che si trattassc soltanto 
per un marito futuro anche a queU'et^, n5 mi pare si possa intcndere che la madre 
fosse morta dalle parole di Bernardo che la riguardano, come il Corradi vorrebbe. 



— 15 - 

precisione in qual tempo: e lo seguiva Bernardo, inconscio che Taddio 
che aveva dato alia moglie adorata sarebbe stato V ultimo, ch5 un 
turbine di sventure stava per addensarsi sopra di lui. Lasciamo ora la 
parola a Torquato che dovette piil volte aver udito raccontare dal padre 
quel che segul. 

II Principe adunque giunto « in Terracina, terra del Papa, manifest<^ 
« il suo proponimento al signer Americo Sanseverino, al signer Fran- 
ce cesco Torre ed a mio padre; il qual era d'andarsene a la corte di 
« Francia. £ dispiacque a lui [Bernardo] piii ch'a ciascun altro, perch^ 
« pitL aveva da perder di tutti; n^ parlo delle facolt^ simplicemente, 
€ le quali in mio padre erano medioeri, ed in alcuno di lore assai pic- 
«ciole; ma della moglie e de' figliuoli; perci6 ch'il signer Francesco, 
« quantunque non fosse senza moglie, era senza successione, e '1 signer 
« Americo non aveva nh Tunc ne Taltro. Ma niuna di queste cagioni 
« tanto il mosse, quanto il servizio del padrone, il quale lasciava cosi 
« bello e cosl nobile stato, e si nbellava da uno imperatore vittorioso 

< per andare a servire un re straniero, in paesi lontani, e nella etk 
« sua che comiuciava ad invecchiare. Laonde il consiglib ch' egli si 
« fermasse in Vinegia sin che s' assieurasse di quel sospetto, ch* egli 
« aveva delFanimo di Cesare; il quale per la cleraenza nuovamente 
€ dimostrata ne' Principi tedeschi, non era ragionevole che volesse in- 

< crudelire contra la persona o contra la dignity d'un suo parente, che, 

€ per giudizio di mio padre, non aveva fallato Dunque non raanc6 

« la prudenza a mio padre, ma la fortuna; perci6 che egli seguendo 

< quella del padrone, manifest6 la sua fede, con la perdita di tutte le 
« sostanze, con le quali poteva onorevolmente nutrire i figliuoli e so- 
€ stener la vecchiezza » (1). 

II Principe si rec6 infatti a Venezia, dove teraporeggi6 alcuni mesi, 
benchfe i profughi napoletani lo circuissero per trarlo dalla loro. Gli fu 
recat.0 finalmente un ordine deir Imperatore che si appresentasse alia 
corte; ma ci6 mettendolo in sospetto, e per consiglio dei suoi, invi6 un 
confidente a scoprir Tanimo di Carlo V; alia tine non avendo questi 
voluto concedergli la sicurt^ suUa sua parola, il Sanseverino si gett6 
apertaraente alia parte fraucese. Secondo gli storici napoletani la notizia 
della dichiarazione del Principe non giunse a Napoli che nel marzo 
del 1552 (2), e il Toledo senza por tempo in mezzo lo dichiar6 ribelle 
e decaduto dai suoi feudi c bcni, implicando nella sentenza anche i 
seguaci, Perdette cosi Bernardo tutte le rendite che il Principe gli 



(1) Risposta alVAccademia della Crusca, oco. neUe Prose diverse, I, pp. 400- 1. 

(2) SuMMOXTK, Storia della vitta e regno di Xapoli, parte IV, p. 243. 







— 16- 

aveva concedute nelle sue terre e la casa di Salerno, e non gli riraase 
se non la roba che aveva la famiglia in Napoli. Ma di tale danno nel 
momeuto poco si accor6, poichfe Enrico II faceva proflferte onorevolis- 
sime al Sanseverino e, pensando allora alia conquista del Regno, pro- 
raetteva norainarlo vicere; insieme, proporzionatamente, dovevano essere 
ricompensati i gentiluomini che avevano corsa la sua sorte. 

Possiamo iramaginare Tanimo di Porzia a queste notizie, non d'altro 
consolata se non dalle lettere che Bernardo le scriveva, e che le erano 
recapitate per raezzo di un anaico, Giovan Angelo Papio, gentilnomo 
salernitano, il quale dimorava allora a Roma. 

Porzia si trovava coi figliuoli, senza appoggio, e abbandonata alia 
merce de' parenti, che si erano mostrati serapre mal disposti verso Ber- 
nardo; tuttavia non si perdette d*animo, e continu6 con ogni cura I'in- 
trapresa educazione dei figli. Forse non bastando pid TAngeluzzo ad 
insegnare a Torquato, questi fu mandato in una scuola che i Ge- 
suiti avevano proprio intorno a quel tempo aperta nella via del Gi- 
gante, vicinissimo al palazzo Gambacorta (1). L^ il fanciullo attese 
con amore agli studi, incominciando quello del latino. Egli stesso ci ha 
lasciato un ricordo di questo tempo scrivendo: « . . . i padri Gesuiti, sotto 
« la disciplina de' quali io fui allevato, mi fecero comunicare quand'io 
« non aveva anco forse nov'anni^ sebben tanto era cresciuto di corpo, e 
« dMugegno' mostrava tai segni di maturity, che di dodici poteva esser 
« giudicato. E quand'io mi comunicai, non aveva ancora inteso che ne 
« Tostia fosse realmente il corpo di Cristo ; nondimeno mosso da una 
^ non so qual segreta divozione, che la gravity e la riverenza del luogo 
<c e r abito e '1 mormorare e il battersi di petto de' circostanti ave- 
« vano in me generata, andai con grandissima divozione a ricevere il 



(1) Orlandini N., Historiae Societatis lesu, Romae, 1615, lib. XII, n<» 28. p. 888: 
« Neapoli, ut etiam Patavio Florentiaqae, hoc anno (1552) primuni literarias pu- 
« blice ludus apertus est ». Cfr. Giannone, Sioria civile, Venezia, 1766, lib. XXXII, 
p. 109. — Era capo dei Gesuiti di Napoli Alfonso Salineron, e avevano preso a 
plgione una casa dell'abate Giulio d'Afeltro. — 11 Manso errava diccndo che Tor- 
quato andasse a qnesta scuola in et^ di quattro anni. A tal proposito aggiun^o che, 
appassionato per Io studio, vi si faceva acconipagnare prima di giorno colle torcie 
altri osscrv6 che perche cio fosse possibile avrebbe abbisognato che anche i maestr 
facessero altrettanto; nia Tosservazione potrebbe essere piii arguta che vera: poich 
A. MosTi, nella descrizione de La vita ferrarese neJla prima meta del secolo de' 
mosesto da me pubblicata negli Atti e Mem. d. B, Deputazione di St. Pair, 
le Provincie di Romajna, S. Ill, vol. X, dice espressamente parlando di s6 e d< 
scolari dell* University di Ferrara: «... e mi ricordo andare tal mattina col li 
« acceso allc scuole » . 



— 17 — 

< corpo di Cristo, e sentii dentro dob so qiial nuova losolita conten- 
* tezza » (1). 

< -'Altri voile vedere nell'educazione che Torquato ebbe dai Gesuiti una 
causa reraota delle abenazioni religiose delle quali ebbe piii tardi a 
soffrira: ma giustamente osservf* il Oorradi (2) che noi noa siamo 
pnnto informati se i seguaci di Loyola usassero nei \om primordi quelli 
stessi metodi che piti tardi usaroDO, e ad ogui raodo tali metodi non 
proibirono che aiiche nei secoli posteriori belle e libere iutelligenze 
uscissero da quelle scuole. Inoltre, corretto Ferrore del Manso, che vo- 
leva Torqnato fosse stato piu aiini a quelle scuole» mentre sappiamo 
clie le frequento soltanto per un biennio, sarebbe troppo esagerare Tef- 
ficacia di un tal sistema pedagogico peiisaedo ch' esse abbia potuto 
plasmare in tal modo la meiite del tanciullo da render vaua tutta la 
libera educazione avuta di poi sotto gli occhi del padre; nS nella gio- 
vinezza del poeta alcuua eoaa troveremo che ci naostri il perdurare di 
questa influenza, mentre gli scrupoli religiosi cominciarono soltanto 
colla malattia e mn senza beone ragioni piil prossime. 

Intanto Bernardo per servizio del suo signore si era recato a B'errara (3) 
e di la, per Bergamo (4), in Francia, dove giunse nei settembre del 
1552 (5). Sulle prime parve che gli esuli napoletani trovassero buone 
disposizioni in Enrico II per Timpresa del Regno (6), e Bernardo pre- 
correndo col pensiero gli avvenimenti e un probabile assedio di Napoli, 
scriveva ad uno amico o parente, raostrando desiderio che airoccor- 
renza della guerra, Porzia si ricoverasse a Sorrento, dove Torquato per 
esservi nato era avvezzo alFaria, piuttosto che in nn monasterOr mal 
sicuro aneh'esso in un assalto, e dove ad ogni niodo Torquato, per es- 
sere gik grandicello, non avrebbe potnto stare colla madre (7)» Ma Ber- 
nardo dopo aver dimorato qua^i due aoni alia corte, vedendo svanire 
tutte le speranze concepite, insieme con quella di una onorevole prov- 



(1) Lettsre, II, b« 133, p. 90. 

(2) Op, cit, pp. 20-L 

(5) CjufFORi G., Lettere ined. di B. Timo, cit., p. 2S. 
(4) B. TiS80, Lettere, II, n^ 8 e 9. 

(6) B. Tasso, Lettere, 11, n« 10. 

(6) Forse b di questo tempo il sonetto ■ Ad Enrico II invitandolo all' tmpresn 
« del Regno » : 

Invittissimo Enrico or che a Pardeut^ 



(Eime di B. Tabso, Berffiimo, Laricellotti, 1759, t I, p. 823). — Qnesto sonetto 
lU da alcuni orroQeawieiito at tribal to a Torqaato. 
(7) Vol. II, parte U, ii« IV. 

Sounn* Vita di TurqtmUt Tmto S 






— 18 — 

vigione per s^ medesimo, peDs6 di ritornarsene. A tal passo fu indotto 
pure dalle disperate lettere di Porzia e dalla partenza da Roma del 
Papio, andato lettore di leggi in Avignone, ci5 che gli faceva perdere 
un fedele e sicuro interraediario con quelia (1). Una lettera che gli 
sopraggiunse, mandatagli dalFAngeluzzo, gli « pose una febbre addosso », 
che non sapeva quando ne potrebbe essere sollevato ; rinviava ad Ame- 
rico Sanseverino la lettera medesima, descrivendogli al vivo le miserie 
sue e de' suoi cari. Porzia non riceveva piu dai fratelli neppur gl'in- 
teressi della dote, e come raoglie di ribelle non trovava chi le facesse 
ottener giustizia. « Pensate, signer mio (diceva Bernardo), senza roba, 
« senza amici, senza parenti, in che terinine si ritrova la sventurata 
« giovine ». Chiedeva quindi licenza di tornarsene « perch^ ultima- 
te mente ho promesso a mia moglie, per non farla morir disperata, di 
« trovarmi in Eoma al piii tardi per tutto ottobre » (2). Tuttavia gli 
fu forza indugiare fino agli ultimi di dicembre e soltanto ai primi di 
febbraio del 1554 trovossi a Roma (3). 

Col^ dovette subito maneggiarsi per ottenere la licenza di rimanervi, 
poichfe il pontefice Giulio III, per accordi coirimperatore, aveva dato 
il bando a tutti i fuorusciti napoletani: Tebbe in fatto per allora a 
voce, e poco appresso, avendo il Pontefice ri formate il bando, potette 
starvi liberaraente (4); tanto pib che iiel medesimo tempo, d'accordo 
col Principe, che continuava tuttavia a pagargli una pensione di tre- 
cento ducati al mese, dichiarava di non attendere piti agli afTari di 
lui (5). Chiese pure un appartamento al cardinale Ippolito II d' Este 
nel sue palazzo di Monte Giordano, che ottenne (6). 

Non aveva Bernardo allora altra mira che di ricongiungersi co' suoi 
cari: e tosto inizi5 le pratiche perchfe Porzia, la quale scriveva di voler 
stare con lui anche airinferno, e i figli potessero raggiungerlo. Ma al- 
I'adempimento di questo giusto desiderio del suo cuore si opposero tosto 
i fratelli di Porzia, i quali, ove ella partisse, rainacciarono di ritenersi 
la dote e i frutti decorsi ; e ci5 perchfe, quando poi Porzia fosse morta, 
pensavano di tener per sfe ogni cosa definitivamente, non potendo Ber- 
nardo, come ribelle, aver diritto a successione alcuna. Fu costretto per- 
tanto Bernardo di provvedere al ricovero delle due donne finchfe tali 



(1) B. Tasbo, Lettere, 11, no 35. 

(2) B. Tasso, LeUere, II, n» 40 e 41. 

(3) B. Tasso, Lettere, II, ii<» 42. 

(4) B. Tasso, LetUre, II, n<» 49. 

(5) Campori G.. Lettere ined. di B, Tasso, n^ XVI e XVII. 

(6) B. Tasso, LetUre, II, n' 43 e 44. 



-^ 19 - 

difficolt^ si appianassero, e coirintromissione di donna Giovanna d'Ara- 
gona, poterono avere stanza nel raonastercs di S, FestOi insieme ad una 
ioro servente (1), abbandonando intanto alFaviditik dei fratelli il mo- 
hilio della casa ove abitavano. Bernardo sperava di riuscire a cavarnela 
di li a pochi mesi, e intanto ordinb che Torquato» il quale noB poteva 
entrare in nn raonastero strettissirao» se ne venisse a Roma coirAn- 
geluzzo. 

Come noa ^ sicura Fepoca in cui Porzia e Cornelia forono accolte 
nel monastero (2), cosi non credo sicura ta data deirarrivo di Torquato 
a Eoma. Al Serassi parve cbe questo avvenimento si potesse porre alia 
met^ d'ottobre di qusiranno 1554, perchfe nel poscritto ad una lettera a 
Giovan Jacopo Tassodel ottx)bre, Bernardo diceva che sua raoglie *con 
« la famiglia » sarebbe stata a Roma per gli ultimi di que! mese (3), 
ed in una successiva del i\ dicembre alio stesso parlava di Torquato 
come fosse seco gisl da tempo (4). Ma lio avvertito die Bernardo 
appena giunto a Roma aveva chiesto con lettera del 5 marxo alcuue 
stanze al cardinale d'Este; ora il 5 aprile chiedeva di cambiarle con 
un altro appartamento che meglio gli conveniva: «,.... ancor che 

* non siano tante die mi bastino, per aver fatta venir parte della mia 

* famiglia * (5). Osservando che nelle successive lettere di questo 

tempo egli parla soltauto delle donne e non mai di Torquato io incli- 
nerei a credere che fino dalFaprile, dopo inteso che Porzia non avrebbe 
potuto per allora rauoversi, egli, desideroso com*era di vedere i suoi 

^cari, facesse subito venire alraeno Torquato. 

Questi ultimi anni non erano stati lieti per il fanciiillo, ch^ la raa- 
linconia dovette di certo regnare in quella casa, dove la madre piaii- 

'^geva il roarito lontauo e in pericolo, e doveva difendere gli averi dei 
figli. Supremo dolore, sopravvenne per Torquato il dislacco dalla madre : 
e ben dovette iraprimersi quel fatale momento nellanimo suo, se parecchi 
anni pih tardi, fuggiagco per le tristi fantasie della sua mente arama- 
lata» dettava quella strofe: 

Me da '1 een de Ul tnadre etnpia fortana 
Par^oletto divelse; ah di que' baci, 
Cb'ella bagn6 di lagrime dolenti, 
Con sospir mi ri membra, e de gli ardenti 



(1) B. Tisso, Lettere, If, n^ 46 e 49. 

(2) La lettera citata a Giovanna d'Aragona ^ del 28 aprile 1554, Taltra al Prin- 
cipe di Salerno, in cui dii notizia di aver ottenuto il iiermesso, h del primcj di giugno. 

(3) Vol. n, p&Tte 11, n* V» Cfr. la tavola degH crn»ri* 

(4) Vol 11, parte II. n« VI. 

(5) B* Tasso, Lettere, 11, n^ 47. 







— 20 — 

Preghi, che s6*n port&r Paare fagaci ; 

Ch*io non dovea ginnger piii volto a volto 

Fra quelle braccia accolto 

Con nodi cosi stretti e s\ tenaci. 

Lasso ! e segaii con mal sioore piante, 

Qnal Ascanio o Camilla, il padre errante (1). 

NessuDa memoria disgraziatamente ci rimane deirimpressione e della 
gioia che dovette provare Bernardo riabbracciando il suo figliuolino, 
e deiranimo col quale dovette chiedere a lui e alFAngeluzzo esatte do- 
tizie di Porzia e di Cornelia. 

Era intanto di qualche conforto per lui la compagnia di Torquato, e 
tosto pens5 di fargli continuare gli studi ai quali lo trov5 bene avviato. 
In questo mentre Giovan Jacopo Tasso, avendo inteso da Bernardo 
che s'era stabilito colla famiglia a Roma, pens5 di mandargli il suo 
secondogenito Cristoforo perch^ meglio potesse attendere agli studi. 
Piacque a Bernardo il progetto: e notificando al cugiuo Tarrivo del 
giovinetto avvenuto il 28 novembre, aggiungeva che Torquato era stato 
assai contento della nuova compagnia che gli si offriva^ e che i due 
ragazzi avevano un bravissimo maestro, punto pedante, e gentiluomo 
di costume (2). In pari tempo diceva clie Porzia non aveva ancora po- 
tuto venire, perchfe il Vicerfe non le aveva voluto concedere la licenza 
per iscritto, sebbene la avesse concessa a voce, colla sicurezza che non 
sarebbe stata privata della dote (3). 

Nuiraltro sappiamo per allora, se non che nel maggio 1555, essendo 
stato eletto pontefice il cardinale Pietro Carafa, che prese il nome di 
Paolo lY, col quale Bernardo era in ottime relazioni di servitd, rinacque 
in questo la speranza di poter avere presto presso di sh la moglie e la 
figlia, senza perdere tutto il proprio avere. Ma benchg grandi influenze 
fossero poste in atto, nulla pot5 ancora ottenere. I due ragazzi continua- 
vano a studiare con buoni risultati; Bernardo giudicava Cristoforo di 
acuto ingegno, ma poco inclinato alle lettere: Torquato gli serviva di 
sprone; intanto per quelFinverno diceva al cuginodi averli posti a doz- 



(1) Canzone: 

del grande Apennino. 

II Manso dice che Torquato nel lasciar la madre le indirizz6 uu sonetto « con 
« istilo via pi u che di fanciallo >. Ma an fanciuUo nel distaccarsi dalla madre 
piauge e non scrive versi. 

(2) Chi fosse cestui non h note. II Manbo disse essere Maurizio Cataneo, che ve- 
dremo pitl tardi stretto d'araicizia per niolta parte della vita con Torquato, ma gik 
il Serabsi dimo8tr6 non esser vero, e noi lo troveremo ora a Bergamo. 

(3) Vol. II, parte II, n« VI. 



zina presso il maastro (1). Alia fine di dicembre repIicaTa facendo os- 
servare come Cristoforo fosse state in Bergamo raalissirao istruito nel 
latino, e come avesse doFuto ricominciare tale studio, mentre nel greco 
Iiac6?a maggior profitto : Torquato gli ser^iva da ripetitore perchfe ap- 
profitta^a assai piti (2). 

A distmggere le pi^ care speraoze giunse a Bernardo il 13 febbraio 
di quest'anno 1556 una tristissiraa notizia: Porzia colpita da malore 
improvviso, senza febbre, dopo ventiquattro ore era morta. Bernardo 
Eella disperazione del primo raomento non dubit5 di ecagliare contro 
i cognati Facciisa d'averla avvelenata per appropriarsi interamente la 
dote (3); nk il sospetto h ingiiiatificato quando conosciamo le persecu- 
lioni e le odiosit^ delle qiiali la raisera donna era stata rittima, e se 
osserviamo che Bernardo, forte deiramicizia del pontefice, era allora 
forse sulfa biiona via per strapparla dalle raani < non de' fratelli, ma 

< di nemici capitali; non di nemici, ma di Here crudeli e inumane; 

< e della mad re, non madre, ma per rispetto de' figlinoli, neraica ca- 
^tpitale; non donna, ma veraraente foria infernale » (4). Le lettere 
scritte da Bernardo in questi giorni sono strazianti: per colrao d'an- 
goscia s' aggiunga 1' incertezza della figliuola che rimaneva abbando- 
nata a tali zii: mentre intanto vedeva la dote in pericolo e tutta la 
roba sua g\k perduta, ch& il fisco appena morta Porzia se Tera ap- 
propriata (5). 

Profoada deve esser stata Timpressione di questa notizia aucbe per 
Torquato, e tan to piii grave il eolpo se la sua sensibility s*era affinata 
in quegli aani di dolore. Gi^ innanzi coU'et^ egli accennava poi a sua 
madre morta assai giovane, e altra volta ricordava gll abiti gialli e 
turchini dei quali solera vestirlo (6): ma altre testimonialize del suo 
afTetto per lei noa abbiamo (7). 

Subito dopo, nel marzo, un'altra disgrazia colpiva Bernardo e il 
compagno di Torquato; il cavaliere Giovan Jacopo Tasso moriva (8): 
possiamo immaginare la tristezza dei due ragazzi^ orfani Tub della 



(1) VoL II, parte It, «<' VII 

(2) Vol. II, parte II, n"* VIU. 

(3) Vol. I[, ptkTte 11, n*^ IX, e le altre attestaiioni 1^ aocolte in nota. 

(4) B. Tasso, LetUre, II, n* 59. 

(5) B. Tasso, Lettere, II. rv» 69. 

(6) Lettere, IV, n- 1116, e V, n" 1M8. 

(7) U Serassi acceanando anche ai bellbsimi Yeni >M;ritti da Bernardo in morte 
della moglie, soppone cbe aoche Torquato do BCriTesse; ma, ee par pote?a fame, a 
noi noD boqo per?enntL 

(8) B. Tabso. Lettere, III, n* 13; cfr II, n'^ 67. 






madre e Taltro del padre in pochi giorni. Forse anche per questa coa- 
siderazione, ed essendo passato il vemo, scriveva Bernardo alia cugina 
vedova che per Pasqua li avrebbe ripresi in casa (1); allora, progredendo 
essi negli studi, percli^ meglio si approfondissero nel greco Bernardo 
prese loro uno speciale ripetitore per questa lingua, bench^ la spesa 
fosse forte (2). 

In questo mentre Scipione De' Bossi, abate di S. Maria della Valle 
di Qiosafat, detta delle Fosse (3), forse per scandagliare d*incarico del 
fratelli Tanimo del cognate Bernardo, assicurava a questo che non si 
sarebbero perduti per i figliuoli se non i mille e cinquecento ducati 
deir antifato ; Bernardo osservaya che, comunque andassero le cose, 
la legge assicurava a Cornelia la terza parte netta deireredit^ matema. 
Dando queste notizie il 6 marzo a sua sorella, la incaricava di 
trovar per quella un marito a Bergamo e le accennava un tale ch*egli 
conosceva e stimava, sebbene lo zio avesse manifestato Tidea di mari- 
tarla nel Regno (4). 

L'abate De* Kossi per5, che sembra esser state il migliore di quella 
famiglia, nulla concluse; gli altri fratelli senza porre tempo in mezzo 
mossero lite per Tantifato: e per escludere Torquato daU'eredit^, poich& 
trattenendo essi Cornelia potessero godere intera la dote di Porzia, procu- 
rarono che anche quelle fosse dichiarato ribelle per essere uscito dal 
Regno e aver seguito il padre. 11 povero Bernardo era veramente acca- 
sciato sotto le sventure; pietosissima h la lettera ch'egli scrive a mon- 
signor Priuli, che allora trovavasi alia corte spagnuola, perchfe inter- 
ceda grazia centre il rigore delle leggi; e giustamente faceva osser- 
vare quale colpa potesse imputarsi a un figliuolo di dodici anni, se 
aveva raggiunto il padre per compiere i propri studi (5); faceva anche 
scrivere in questa circostanza da Torquato a Vittoria Colonna, maritata a 
Don Garzia di Toledo, supplicandolor di interessarsi per salvare Cornelia 
dairingordigia degli zii ; la fanciulla in quel tempo era tenuta in casa 
da Giovan Giacomo Coscia, parente di Scipione De' Rossi, dove nessuno. 
poteva parlarle o darle lettere (6). In quel mentre Bernardo non ces- 
sava di sollecitare gagliardamente quanti potessero operare in sue favore, 
e principalmente i due nipoti del papa: luno de' quali, il duca di 



(1) Vol. II, parte II, ii« X. 

(2) Vol. II, parte II, n^ XI e XII. 

(3) Per coBtui cfr. Capabso, pp. 264-5. 

(4) B. Tabbo, Lettere, II, n* 66; cfr. anche vol. Ill, n> 13 c 18. 

(5) Vol. II, parte II, n^ XIII. 

(6) Lettere, I, n» 1. — Cfr. Campori, Lettere ined. di B. Tasso, n«> XXL 



— 23 

Palliano, gli aveva conceduta per quell'estate la villa dei Colonna, di 
Monte Cavallo, dove i dae ra^azzi potevano divertirsi; e che si divertis- 
seio lo attesta egli stesso lamentandosi eolla cuj^ina dello sciupio di 
paiini che facevano (1). Tante raccomaiidazioni pareva die stessero 
per produrre qiialche buon eftetto, che presentito a Napoli, fece si che 
i De* Rossi cercarono un pretesto per far allontanare Bernardo da Bom^; 
il r> settembre egli dava qeeste notizie a Marcant' Antonio Tasca (2): 
ma poctii ^iorni appresso era pubblicata una seiitenza contraria a lui 
rignardo alFantifato (3). Per la dote nulla pote ottenere, e vedremo 
poi Torqyato adoperarsi tutta la vita intorno a questa lite e giimgere, 
moribondo, ad una transazioiie irrisoria, 

Ehbe per un istaote Bernardo, circa questo tempo, rinclinazione di 
vestir Tabito ecclesiastico, per meglio provvedere alle sue necessity, spe* 
''Tando anche di ottenere in Francia qualche beneticio: e suggeriva alta 
Cavaliera de" Tassi di far prete anche Cristoforo; egli per6 non voleva che 
tale diventasse Torqnato (4). Intanto i mali umori che da qualche tempo 
covavano tru Paolo IV e Filippo II, i>rodussero neiragosto 1556 una 
aperta rottura; e il Duca d'Alba, divenuto vicere di Napoli, morto il 



(1) VoU 11, parte II, n^' XIV. 

(2) Ratelli G.» Lettere inediie di B. Tasso pubblicate per nozze Solerti-Sttggiiii, 
B^rgarao, CattaBeo, 1889, p. 13: * lo dubito di esj^r costretto a partirmi da Roroa 
« perch*> I'Abate mio cognatu m\ Bcrive ch*io ?ada a star nelle terro del Duca di 
■ Urbino sin L'he darano questi romori, altrimenti egli ei disobbtig^a e non intende 
« di vokr iiieQar qui iiiia iigliaola, n^ venirvi esso, ma che aodando a star la mi 
« promette per rneifo ottobre di coedurla in Pewaro, oon totti i mobili; e di pifit 

• mi ecrive Cornelia e il mit> procorator, che il Procurator fiscale a Napoli e la 
« parte, ogni di reclamano al Vicer^ e uUi Reggenti ch*io son favorite dalli Ne|-ioti 
« del Papa» e ch*it> intervengo in tutU le pnitiche che si fanno cantra T impe- 

• ratore, e ch' lo debbia in ogni aiodo partirmi di qoi, altrimenti iti avrei la 
« sentenza contra, e i niiei ilgliiicjii perderanno questi altri clnquemila scadi cbe 
« mi restano della dote de lii mad re, e oon la mia partita le?er5 tutti questi 

• rumori *. 

(3) Lo sappiamo da De Marinis, EeBoJutionum quotidianarum, ecc, Napoli, 1641, 
t. 1, p. 29: ■ Hegiii Camera Summariae de annu 1556 die 24 septenibria. referente 
« Domino Paolo de Magnanis, proot habeo ex quibusdam manuscriptis Dorniiii Sci- 

• pionis Sanctini, qm tanc teraporis^ ot a inaiuriboa aadivi, fuit doctus Advocatus, 
« in caasa vertente inter inagnifieam Corneliam de Taxis, filiam Portiae de Knasis 
« ac Berardini de Taxis, et RegiQiti Fiscum, nimiram quod antefactum per dictam 
t Portiam Incratum esset Regii Fisci, stante rebellione Berardini patris dictae 
« Corneliae, De praedictae decisioni obstat, quod paria sunt, filioB non exiare, Tel 
« eitare, et per legtjm exclusos esse a sucessione, . , ». 

^4) B. Tasso^ LetUre, HI, n' 15. 






— 24 — 

Toledo, invase il territorio pontificio (1). Si stava a Boma con molto 
sospetto, 6 massimamente Bernardo, come ribelle, doveva temere per s^; 
pens6 dunque di mandare Torquato con Cristoforo, sotto la custodia del- 
I'Angeluzzo, a Berganoio presso ai pareiiti; partirono questi infatti verso 
il 10 di setteoQibre, e ricevettero coU ottima accoglienza, alloggiando nel 
palazzo dei Tassi in Borgo Pignolo (2). Bernardo dopo alquanti giomi 
ripar5 a Ravenna, donde per invito di Guidobaldo II, diica d'Urbino, 
pass6 a Pesaro: e trovando generosa protezione (8) riprese con nuova 
lena i suoi lavori poetici, che per5 anche negli anni precedenti tra tanti 
affanni non aveva mai intralasciati. 

Scrisse allora alFAngeluzzo e alia Cavaliera de* Tassi perch^ Torquato 
ritomasse: ma per la pessima stagione si indugi5 alquanto (4). Tor- 
quato vedeva per la prima volta la terra de'suoi avi e i parenti; tra 
i qaali Ercole ed Enea Tasso, fratelli maggiori di Cristoforo (5), donna 
Affra sua zia, Pietro Spini e Adriana de' Tassi, i Grassi, gli Alzani, 
cugini di suo padre. Gonobbe allora anche il cavaliere Girolamo Al- 
bano, coUaterale della Bepubblica Veneta, che fu poi cardinale, e si in- 
teressd sempre per lui, come piti volte vedremo, nonch^ il segretario di 
quelle, Maurizio Gataneo, che ebbe amico fino alia morte (6). Bernardo 
informato delle molte gentilezze usate al figliuolo, ringraziava quei 
signori (7); una volta TAngeluzzo gli scrisse di maltrattamenti sublti 
da Torquato: ma forse il buon vecchio aveva alquanto esagerato, 
poichfe Bernardo, mentre dapprima aveva scritto a tal proposito parole 
alquanto risentite, avuto piti precise ragguaglio dei fatti dal Cataneo, 



(1) Cfr. la Storia deVa guerra di Paolo IV contro gli spagnoK scritta (fa Pietro 
Nunez neWArch. Stor. Ital, S. I, t. XII, Pirenze, 1847. 

(2) Vol. II. parte II, n' XV, XVI e XVII. — Gia il Serabbi not5 che, aflfermata 
qnesta parteoza, cade il fayoloso racconto del Manso, come cio^ Torqaatello si av- 
venturasse tra gli accampamenti spagnaoli sotto le mura di Roma, e preso, fosse 
poi per la sua ingenoit^ generosamente rimandato. La lettera in coi Torqaato me- 
desimo ayrebbe poi raccontato questo episodio fa dal Gaasti giadlziosamente allo- 
gata tra le apocrife (Lettere, V, u* 1560). 

(3) Gam FORI, LeUere ined. di B, Tasso, p. 29. 

(4) Vol. II, parte II, n» XVIII e XX. 

(5) Scriveudo Torqaato molti anni appresso ad Enea rammentava questa prima vi- 
sita a Bergamo e diceva di conBervarne gratissima memoria {Lettere, III, n" 840). 

(6) Freqaentissime volte dovr& ricorrere il nome di questo gentilaonio, prima dato 
alle armi, poi alia chiesa, sempre al segaito deirAlbani. V. alcane notizie di lui 
nei Didloghi, III, p. VI. In una sua lettera del 1604, che h nel cod. oliveriano 430, 
diceva di avere 78 anni; mori nel 1611. 

(7) Cfr. ad esempio yoI. II, parte II, n* XXI, oltre alle lettere precedenteraentc 
citate. 



— 25 — 

tosto si quietava (1), e i migliori rapporti si mantennero sempre tra le 
due famiglie. 

Cessati i freddi, Torquato coirAngeluzzo si rec5 dunque a Pesaro, 
ma non sappiamo quando precisamente vi giungesse e fosse la prima 
volta introdotto in una corte, che era tra le piti famose, e conser- 
vava ancora le gloriose tradizioni del rinascimento negli uomini e 
ne' costumi. 



(1) Vol. n, parte II, ii« XVIII e XIX. 



-=>:^^ 




II. 



La corte d'Urbino. — Eaucazione di Torqoato a Pesaro. — Primi versi. — Ma- 
trimonio di Cornelia. — Soggiorno di Venezia. — Gita a Padova. — Primi 
abbozzi della C^ertMolemme e del Rmaldo, 

[1557—1560]. 



La corte d'Urbino ai tempi di Guidobaldo II della Bovere parve per 
un momento rinnovasse queiraureo periodo che Baldassare Castiglione 
ha etemato (1). Altrettaoto aspro e severe verso i sudditi era Guido- 
baldo quanto generoso protettore del letterati e degli artist! , i quali pro- 
curava di attirare alia sua corte; e in questi sentiraenti gli era compagna 
la sua seconda moglie, Vittoria Famese (2). Amenissimo il territorio, 
ora piano, ora ondulato di coUine, rotto da monti e bagnato dal mare : 



(1) Un Inngo e particolareggiato qnadro della corte nrbinate sotto Guidobaldo II 
h dato dallUooLiNi, Storia dei conti e duchi d'Urbino, Firenze, 1859, vol. 11^ 
pp. 321-69. 

(2) Lazzaro Mocenigo, ambasciatore veneziano ad Urbino nel 1570, cosi parlava 
di Guidobaldo: c ... Ha Sua Eccellenza di eta intorno a cinqoantasette anni, ma 

< anoora assai gagliarda e sana della persona; bene h vero che patisoe alcana volta 
c di gotta. Saole il Daca abitare per Tordinario Tinverno nella cittli di Pesaro, dove 
<^ ancD al presente: la qual cittti h posta alia marina di questo mare Adriatico, 
c e circonda tre miglia, ed h fortiiicata alia modema; la qnal fortificazione fa co- 
c minciata dal daca Francesco Maria, e fa poi seguitata e ridotta a perfezione dal 
c presente signer Daca. Sua Eccellenza la tiene gnardata con soldati e fornita di 

< buonissima monizione di artigliaria ed altre cose necessarie alia difesa di una 

< citta; ed ha nel sao palazzo, ana sala tatta plena di bellissime sorte d'armi, ap 

< presso la quale, in un'altra stanza, vi sono arm! per armare seicento persone, ne) 
c quale stanza si pu5 venire per una scala segreta dalla camera propria del sign 
« Duca. Vive Sua Eccellenza assai allegramente dandosi piacere con li suoi gent 

< uomini; e quelli che sono continuamente appresso alia sua persona, e pochissi 



-27 — 

il clima mite e sano, la vesretazione rigogliosa^ ne facevano nu luogo 
veramente atto al poetare; la corte variava dimora, rimanendo 1 in- 
verao a Pesaro, e passando Testate in Urbino. Bernardo in una sua 
lettera oiaEjnifica i dinkirni di Pesaro, e descrive specialmente il ma 
raviglioso castello detto I' Imperiale, ^ il quale con la fiorita im- 

< periosa fronte da Tun lato vagheggia questo niar d'Adria^ dalPaltro 
« \m ben colto e spazioso piano » (1). Piii minutamente descrive qoesto 
eastello TAgostini, noto ietterato peaarese del tempo, facendolo sede 
della prima delle dieci sedute accaderaiche da lui narrate col titolo 
di Giomate Soriane (2): < Omi tiitti [gli Accademici] unitamente 

< concord)^ glk preparato il modo da coraodaraente 7iver» e comandato 



N 
¥ 



N 



« parte del giorno si allontanano da lui, sono pnnia il signor Fietro Bonarelli, il 
€ quale ^ sc»pramodo caro al signor Duca» ed ba titalo di capitano generate della 
« cavalleria, ed 6 qiiello clie {m5 ogni cosa presso Sna Eccellenza con qualcbe risen- 
t timento del Principle; pel il conte Fabio Ltmdriano, ehe ha una nipote del Duea 

* per raoglie; il signer Rinien del Monte, die 6 soo capitano geiierale della fan- 
t teri^, e il conte di Montebello, cho ba per moglie una sorelk del conte Pietro 
« eaddetto. Speude Sua Eccellenza molto largamente, ed oil re il restante tiene nnii 
€ onoratiesima corte, tLm'i piii corti; cio^ la aaa, quella del Principe, della Ducbeasa 

* e della Principesaa; le qaali totte sono pieno di niolfci gentilnomini, e vaolo allog- 
i glare tntti li personaggi cbe passano per 1o stato sao, il fiuincro de* quali alia 
« fiue delPanno si trova essere grandissiino. Dooa a' anoi serTJtori, e qnando ha 

< preso la prote^iooe ed anitcizia di una persona not) cessa mai dt accarezxarla e di 

€ niagnif3car!a, tantochfe molto volentieri ognano concorre a qmella corte » 

(Alb6rj, Eehiicni degli ambasciatori veneti al Setmto, Fire nze, 1841^ S. 11, vol. II, 
p. 107). — Lo stesso Mocenigo cbiamava Vitturia Farnese < principessa molto savia, 
c generosa e prndente^ e molto amata dal signor Diica euo marito ». Degli altri 
pn'ncipi roTereselu dava queste notizie: « Ebbe France^o Maria I da Leonora Qqu- 

* ztLg'd, soa conaorte, due fin^liooli maschi, che sono il presente Guidobaldo e mon- 
€ signor illustri-iNimo Cardinale [Gialio della Rovere], e tre flgliuole: Ttina fu nioglie 
« del Dac4i. di Montalto, pnncipe principalbsimo nel Regno; Taltra ^ nioglie del 

< signor Don Alfonso da Este ; e la terza 5 moglie del signor Marchese di Massa 
« [Aiderano Cybo] che ora b fatto principe di Massa » (Alb6ri, Op. cit, p. 103 
e p. 100). 

(1) B, Tasso, Lettere^ II, n^ 90- — Cfr. ancba la bella piibblicazione : L'Impe- 
riak, eastello sul colk di S. Bmtolo presBO Pesaro^ gia degli Sforsa aggi de' Prin* 
dpi Athnni descritto e dlustrato, Pe&aro, Federici, 18S1 (ediz* di 180 esempl.), Vi 
collaborarono Carlo Cinelli per !a parte storlca, Enrico Monti per la pittoricu, Fe- 
dcrico Cardinali per la geohigica, Antonio Pavan per rarcbitettonica. — V. anchc * 
N. Martinella, La Villa Imperiale di Pemro w^Ub, Lueama Letteraria^ I, 34, — 
Di una biz/arra inscrizione Batirica cbe era Eolla porla del eastello parta G» Lom- 
BRoao, Memorie iiaiiane del baon tempo ctnU'co, Torino, LoeecUer, 1889, pp, 71 9gg. 

(2) Ms. doUa bibliuteca Oliveriana di Pesaro n" 191, e ib. ana caphi, II passo, cbe 
^ nel principio della Prima Giornata, venne riferito gik dal Ciniilli nellopera test^ 
citata, pp. 17-19; ma credo nop dispiaceri ch'io lo nprodoca e»icndo quella pob- 




— 28 - 

< ai servitori ci6 che avessero a fare intorno ai nostri disegimti pia- 

< ceri , una raattina per tempo, che fu un luni primo d'agoski, 
€ siccome 6 V antico costume d' Italia , andaramo a feriare questo 
« famoso mese alfistesao luogo deirimperiale» deliziosissima villa degli 
4t Illustrissirai ed Eccellentissimi nostri sig-nori: la quale h in un sit^ 
<i che entrandosi per \m bosco d'altissime quercie ch'al cielo par che 
€ 81 appoggino, si avvicina ad uno assai Itmgo e spazioso prato sempre 
€ vago per la variety dei fiori ch*ivi mai non mancano, sostenuto in 

< egual piano da una lunghissima e grossa muraglia, che da austro 
€ fa riparo alia tagliata del colle, in discoperta degli altri fruttiferi 

< monti di Pesaro, in fin agli Apennini; alia cui man dritta, da setten- 
« trione, seguita il bosco in forma di teatro assai eminente per la 

< spianata del luogo del prato, sotto al quale vi h tiralo un giardino 
« di cedri e di aranci, chiuso di mura^ o?e per mezzo vi fe una strada 

< che dai segreti del palagio scende accomodata fuori del la vista d'ogni 
« uno, pel passeggio della raattina. In faccia poi alFeatrata, come di- 
« cemmo, si ?ede il palagio^ gi& dei signori Sforzeschi, il quale b di 

* dentro instoriat-o d'alcuni notabili fatti di Francesco Maria primo duca 

* della Rovere, e padre di Quidobaldo ch'oggi vive, e questo fa la sua 
« entrata dal levante al ponente; sopra la quale v'^ una torre, che rende 
« nobilissima la prospettiva, Airuscita poi si veggono infiniti pini e 
€ cipressi cite adombrano e adoroano una grao strada che ne conduce 
€ al folto bosco rusticamenbe cosi mantenut^o per lo piacere della caccia. 
« Si trova oltre ci6, a tnano dritta della detta uscita, poggtato alia 

* cima del promontoriOi un altro piti ricco e piti riguardevole palagio, 
« fabbrica del gh detto Francesco Maria, il quale fa la sua prospettiva 

* verso raezzogiorno, 10 faccia del fiurae Isauro e della strada Flarainia, 

< e questo ha la sua entrata di sopra, per lo bosco che dicemmo che 
« in forma di teatro circonda la prateria, che fa porta agli andamenti 
« di tutti questi ediflci, la quale 6 pel medesirao verso che fe quella 
€ delFaltro palagio. Ora tra questi vi h un corridore di circa trenta 
« varghi luugo, che dal primo piano del secondo ne conduce al secondo 

< piano del primo, seoza innovar servitti alcuna, che men bello e men 



blicazione qoaat introvaVile. Una nota Btilla prima carta deirautografa delle Giomate 
Soriane stabilirobbe il tenipo in cui rAgostiai dovette comporle, poichfi rileva che 
udla Prinia Giurnata ^ nominato quale geoerale dei Gerolamioi uu pesarese^ e non 
fa in tal dignita che Giovanni Lanfranco dalU tine del settembre 1671 al 1574i 
e che tra le persons ricordate vi e an Bartobmeu Canipi, luortu al 13 inarzo 1573; 
qoindi la niiriiono della datta e place vole bngata non avrebbe potato av venire che 
nellagosto del 1572. Ma as servo che il primo d'agosto, intorno a quel tempo, uou 
cadde in luued\ che nel 1569 e nel 1575. 



comoda potesse I'altro reodere. Si vede poi nella maggior superficie 
di qaesto secondo palagio, id luogo de' tetti, corritori scoperti con 
bellissimo artificio sostenuti, arricchiti di fJoissimi raarmi a balaustri 
ordinati con due logge, che coprono gli angoli della prospettiva di 
tutto Tedificio, che rendono una vista aramirabile cost a quelli che da 
lontano le veggono, com'anco maggiormente agli altri, ch'ivi presenti 
si trovano; al pari della cui somiiiitil verso il monte si camnaina in 
un vaghissimo giardino, circondato di altissirae spalliere di aranci e 
di cedri, e pel mezzo tutto astradato di odoriferi mirtii che fanno 

la'tordi non men saporite vivande, die agli uccellatori comodit^ di 

Fprenderli* Quasi il medesimo si trova piu basso, al raezzano del pa- 
lagio, con Taggiunta d'alcuni lauri, che rendono maravigliosa la corte, 
una delle meglio intese a proporzione del luogo, ch'in fin qua io mi 
abbia veduto altrove, che con la dote di due fontanel che vi sono, e 
una loggia fuori delVuso delle altre tutte» rende gli spettatori di 

^stupore confusi. Trovasi poi alTincontro della strada di mezzo del 
giardino de' mirti, che dicerarao» una gran porta che fa Tuscita al 
piano della sommit^ del promontorio guidandone per una dilettevole 

\ e spaziosa strada per mezzo d'ua bosco d'elci, che poscia, Inngi un 
tiro di mano, ne conduce in ud quadrato ed ampio prato in prospet- 
tiva del mare; ove il signor priucipe Francesco Maria ha disegno di 
edificare uii terzo palagio,, che a tutte le parti fara eguale prospet- 
tiva, con bellissima vista di terra e di mare (1); poich& quivi da 
oriente si veggono Pesaro, Fano, Sinigaglia ed Ancoea infln a Lo- 
reto; da austro si scoprono le circonvicine castella, e piii oltre Urbino 
con tiitti gli Appennini di qiiesto stato e di Firenze; da occidente 

! tutta la veduta dei colli di Romagna, e stendendosi verso settentrione 
vedesi tutta la riviera di Bavenna infin alio stretto di Venezia ». 



(1) Dice appunto il Cmelli {Op. cit,^ pp. 20-21): « Agli ultimi tempi di Fran- 
« oesca Marift II, il retrocorpo di qQesto nuovo fabbricator assecondaudo Tert^ del 
€ monte, terminava in an or to pensile, adorno di superbi loggiati e balauatre di 
« inarmo, che metteva capo in un Tiale ombreggiato da eipreBsi o lauri condQcente 

< 8ul vtjrtice del montej ove, d'idea e dis^gna del sudetto Duca, ergevasi il terzo 
t ourpo di fabbricato, chiamato la vedetta, da cui scoprivaai la piJi vaga e deliziosa 
c vista che desiderar posa^ occhio umaiio. Da quel puQto^ a maggior comodit^ della 
c famiglia dacale, &cende?a a yih risvolte &a quelle scoscese rirei ana- stradicciuola 

< agevolata da ponticeili in legno e da gradini ora ascendenti or discendenti, e da 
€ continiii ripari, cbe finfva apptedi le roccie bagnate dal mare, ove, fra due paliz- 
• 2a te, ancorava QE^elegante fusta delParsetiale del Daci^, pronta pel Priocipe o b 
« corte, quando pigUavali vaghezza d'una gita sulle acque tranquillu delPAdriatico », 
— Tutto ci6, e la diacesa al mare, h confermato da an episodio della qainta delle 
Giomaie Soriane^ ms, cit., p. 147. 



^^ V."^ 




■^«VL?>.:ii 



- so- 
il giovinetto Torquato, bench^ freschi fossero i ricordi dell' incante- 
vole terra nativa e delle pittoresche vallate de' suoi avi, dovette cer- 
tamente ricevere grata impressione da questo paesaggio, ed ha buon 
fondamento Topinione espressa che la descrizione del palazzo della Cor- 
testa nel poemetto giovanile di lui (1) fosse inspirata ddWLnperialc, 
architettato dal Genga, ornato di pitture da Dosso, da Perino del Vaga, 
da Baffaellino da Colle, e dai principi sfarzosamente addobbato. Come 
anche altrove, attorno al palazzo principesco cominciarono presto a 
sorgere le ville delle pid Dobili famiglie, e presso al tempo di cui 
ci occupiamo, moltissime ve n erano gi^, adorne per lo piu di terrazzi 
e di logge riguardanti il mare (2). Bernardo al suo arrive in Urbino 
aveva ottenuto dalla liberality di quel Duca Talloggio « del suo Bar- 
« chetto, loco fabbricato dal padre per le sue delizie, e atto al poe- 
« tare » (3); Ik, ritengo, ebbe stanza per quei primi mesi anche Torquato, 
allora tredicenne. Pare che, e per rispetto del padre e per essere gio- 
vinetto di bella e garbata presenza e g\k innanzi negli studi, anche 
Torquato piacesse al duca Guidobaldo, il quale voile fare di lui un 
compagno, e forse un ripetitore, al proprio figlio Francesco Maria, che 
aveva otto anni (4). II quale scrivendo raolto piii tardi a Paolo Beni, 
per ringraziarlo del suo commento alia Gerusalemme, diccva di averne 
sempre amato Tautore fin dai primi anni: « essendo egli state lunga- 
« mente in questa casa, e posso dire che s'allevasse meco » (5). Cos\ 
Torquato, assistendo il Principe, ebbe nuovi mezzi di studio ascoltando 
le lezioni che a quelle impartivano insigni maestri. Tra questi Fran- 
cesco Maria nelle sue memorie (6) ricorda come propri governatori il 
celebre Jeronimo Muzio prima, Antonio Galli poi, e per ultimo Giosico 
Netta da Cagli ; per maestri di grammatica Vincenzo Bartoli da Urbino 
e in appresso Ludovico Corrado da Mantova, letterato versatissimo nelle 
due lingue classiche; e per la matematica Federico Commandino^ 
gentiluomo urbinate, uno dei piu intendenti uomini in quella scienza. 



(1) Rinaldo, c. VII, st. 62-69 nelle Opere minori in versi, vol. I. 

(2) ClNKLLI, Op. cit,, p. 20. 

(3) Qucst<> storico laogo di piacere, che rappresentava una rovina rom:ina, fo di- 
strutto per dare maggior spazio al passcggio dei rinchiusi ncl Manicomio provin- 
ciale; cfr. G. Vanzolini, Guida di Pesaro, Pesaro, Nobili, 1864, pp. 103-4, e Car- 
LDTTi DoMKNico, La CQsa distruita eoc, che non ha pcr6 alcan valore. 

(4) La 6arella del principe, Isabella, ne aveva allora cinque, e Lavinia, che piil 
tardi vedroino in relazione col Tasso, nasceva nel seguente anno 1558. 

(5) Vol. 11. parte II, n<» CDXXXI. 

(6) Passeri-Ciacca, Memorie concernenti la vita di Francesco Maria secondo 
della Bovere, sesto ed ultimo duca d' Urbino scritte da sd medesimo, ecc. nella 
Nuova Raccolta di Opuscoli del CalooerI, t. XXIX. 



Da qtieiito non poco apprese Torquato, fortificando la mente in quelli 
studi severi; e, benclie non ne facesse raai aperta professioue, pure 
potfe assergli affidata piii t;irdi la lettura della sfera iieirimiversit^ fer- 
rarese, come vedrerao. Compagoo del Principe e di Torquato in questa 
scuola privatissiiua fu pure Giiidobaldo dei marc best del Monte, che 
crebbe poscia in molta fama (1). Nfe soltanto di studi iotendeva Ber- 
nardo che i! figlio suo si occupasse, ma egli che consigliava di prati- 
care le corti « dove s impara la creanza^ a fine che la sia roniamento 
€ deiranhuo > (2), voleva che ancbe nelle arti cavalleresche si adde- 
strasse, e riuscisse il perfetto cortegiiino dal Caatiglione ideato, che al- 
rornameiito delle letiere congiungesse la virtii dell'armi, il gusto della 
musica e delle arti, Forse allora leggendo trattati di cavalleria, di duello, 
suIFonore, e aiiche di mascalcia, cominciava Torquato quella lodevole 
abitudine, senipre mantenuta in appresso, di annotare i libri che gli ca- 
pita vano fra le mani (3); nh mancavaDgli le occasioni di essere spiuto 
a tali studi, ch^ di cavalli e di armi non a?r^ avuto penuria facendo 
vita comune col Principe; raentre dal Muzio intendeva svolgere quelle 
mille question! d' onore e quelle regole cavalleresche nelle quali di* 
venue dottiseirao, e che fornuivano tanta parte della vita, dei costumi 
ed aiiche dei dilettamenti di quel tempo. 

Anche la musica aveva buone tradizioni in Urbino; il Duca si coni- 
piaceva di ascoUar^ assai di froqueute i suoi cantori, etl era egli stesso 
buon dilettante. Teneva una cappella regolarmente costituita* alia quale 
aveva preposto il distinto musicista Paolo Animuccio (4). 



(1) Perci^ Torquato gli scriveva nel 1577 : « L'autica servitu ch'io ho con V* S., 
I corainclatft quasi col coniiticiar della nostra elh * . , » {Lettere, I, n** 95), A costui 
iiidinzziiva il Bonetto in nrorte della dacbessa di Parma: 

Misurator de' gran celesti cam pi. 

(2) B. TAeso. LetUrc, MI, ii" 30. 

(3) Nel Catahgue de la Bibliotheque de M, Riccardo Heredia Comte di Ben- 
havis, Premiire paHie, Paris, L. Haard et GQillcmin, 1891, lu-i, p. 184, n" 645, 
trovo indicato un libro di ma^^^lcia cbe per la duta della pubbUcazione pud essere 
stato lotto e positUat^ da Torquato apptinto durante questa sua dimora a Pesaro: 
Ordini di cavalcare, rt modi di conoscere le nature de' Cacallt, emendare i vitii 
loro, et ammaestrargh per Tuso della ffuerra et comntodita de gli huomini. Con k 
figure di diverse sorti di niorai, aecondo le bocche^ et % maneggiamenU de i Ca- 
valli, Opera nuova et utilissima ad ogni sorie di permna di conto. Composta dal 
aig. FsDRKico Gui&one... Et tutta di nuovo ricorretta^ et migliorata da gli errori 
de h prtme impreasioni. In Pesaro, iippresso Bart4jloiijeo Ce.^ano, 1658, in-4'», fig. 
iu legno, legut. del tempo cou fregi dorutl. Ha sui marglui aimotaziuDi di ujatio 
del Xasso. 

(4) Rossi v., Appunii per la storta della musica alia corte di Francesco Maria I 




Wi^v sit. . w' * - ^ ■• 



-32 - 

Molto gtovamento dovette ritrarre Torquato anche dalla pratica dei 
parecchi letterati di grido che in quel tempo si ritrovaTano alia 
corte urbinate; oltre a quelli ricordati, v'erano Bernardo Cappello, 
Telegante rimatore veneziano, che 1& aveva trovato rifugio nell'eai- 
glio (1); Pietro Bonaventura poeta e soldato valoroso (2); il capi- 
tano Paolo Casale, cavaliere bolognese, « non meno acuto d' ingegno 
« e studioso di belle lettere che ardito di cuore e pronto di mano » (3) ; 
il cavaliere Felice Paciotto, d'una famiglia di eletti ingegni, filosofo 
e letterato, e infine Marco Montano, poeta allora assai pregiato (4), che 
rimase amico di Torquato, come gli altri nominati, per piti anni dipoi. 

Neirestate adunque di queiranno 1557, Bernardo e Torquato si ri- 



e di Cfuidobaldo delia Bovere nella Bcissegna EmiUana, vol. I^ pp. 466 egg, — 
Alle notizie 1^ raccolte intorno airAnimuccio posso aggiungere ch'egli si trova ram- 
mentato nelle Gtomate Soriane cit.; in sal principio, ad eserapio, ^ narrato: « Poida 
« levatosi lo Sventato propose (cosl coin*era Tordine dato) che far si duveise an poeo 
« di mnsica. La qual cosa confermando Sua Eccellenza [il principe Francesco Maria], 
« fa sabito da tatti gli altri esegaita, e si cantarono alcani madrigali di Paolo 
« Animaccio, maestro di cappella del Daca. Tra' qaai a no ve n*era di cui cosi di- 
« cevan le parole : 

Qaal Scipio al Tebro od Alessandro a Pella, > ecc. 

(1) Ofr. la vita di lai scritta dal Serassi e premessa al secondo volame delle sae 
Bimef Bergamo, Lancellotti, 1752. 

(2) Per tatti gli urbinati e pesaresi illastri cfr. in genere oltre V Ugolini, Op, 
cit.; Grossi, Uomini illustri d'Urbino, Urbino, Guerrini, 1819; Denmstoun L, Me- 
moirs of the Dukes of Urbino, ecc., London, 1851, vol. Ill, pp. 246 sgg.; Marco- 
LiNi C, Notizie storiche deUa provincia di Pesaro e Urbino, ecc., Pesaro, 1868 e 
1883, pp. ccciii sgg. — II Bonaventora aiat5 Bernardo ne* saoi bisogni e quest! 
gli dedic6 il Bagionamento deVa poesia stampato in fine al vol. II delle sue 
Lettere cit. Cfr. anche Mazzuchelli, Scrittori, II "i, 1564. 

(3) Atamaoi D., Bime di diversi nobili poeti toscaniy Venezia, Avanzo, 1565, 
vol. I nella Tavola, — II Fantuzzi, Notizie degli scrittori bolognesi, Bologna, 
1783, t. Ill, p. 127, nulla aggiunge aH'Atanagi. 

(4) II Grossi {Op. I. cit.), dice di questo: < Torquato Tas&o nelle sue rime ebbelo 
« a chiamare col titolo di eccellente poeta; b fama che interrogate una volta da 
« Federico Bonaventura, quale fra i viventi italiani stimasse prime nella poesia, 
« rispondesse essere il Guarini il secondo, Montano il terzo ». La prima afferma- 
zione h esagcrata, poich5 il Tasso neirnnico sonetto diretto al Montano: 

Perch^ Apollo m'h scarso e che non spira 

instava soltanto perch^ quegli cantasse sulla « nobil lira » Lavinia della Rovere; 
Taneddoto poi ^ divulgatissimo. Cfr. Opere minori in versi, vol. II, pp. lxxvi-lxxvjii. 
— Le rime del Montano veunero in luce ad Urbino nel 1585; io non potei cono- 
scerne che un esemplare deli'Oliveriana. 



— 33 — 

lussero col la cort© in Urbino per fuggire il caldo^ allof^giando in ub 
Ttionastero; ma nel higVm dilagava pertutta Italia, proveneiido dalla Si- 
cilia^ una epidemia dinfluenza (1), per la quale^ ci^ che appreudiumo 
da iioa lettera di Bernardo, tutti si ammalarono nel raoDastero verso la 
fine di quel meso, e con gli altri Torquato: che perd in poco tempo si 
ristabiFi (2). E questa la prima volta che noi lo sappiamo ammalato; 
n6 doveite esserlo in antecedenza che assai raraniente, poich^ Bernardo 
si dimostra sempre lieto del suo sviliippo fisieo ed intellettuale, 

Pass6 Bernardo anche Fagosto in Urbino, dove erano pure gli altri 
cortigiaei (3), e nel settembre fece ritorno a Pesaro €ol figliuolo, 
Sembra che qnesta volta non alloggiasse piti al Barchetto, ma che 
preodesse a pigione una casa (4): tuttavia alcune sue lettere anche 
di poi 90110 datate pure dairiraperiale, frequeutando egli di certo la corte 
di continuo ed essendo forse incaricato di qualche ufBeio* 

Aveva intanto Bernardo dato corapiraento al suo Amadigi^ e circa 
questo tempo ne scriveva per consiglio agli amici lontani, e ne leggeva 
ogtii giorno un canto a quelli che eon lui erano e in particolar modo al 
Cappello, al cui gusto finissimo volentieri si rimetteva (5), Ma essendo 
questi di debole vista, e Bernardo abbisogiiando d*altra parte di pei^ona 
di fine giudizio che rivedesse la sua opera nelle cose della loeuaione e 
della lingua, pens6 di chiamare Dionigi Atanagi, allora ritoruafco da 
Roma a Cagli, sua patria (6); fece adunque in raodo che il iluca Gui- 
dobaldo, il quale del poema molto si corapiaceva, lo invitasse alia corte, 



(1) CoRKADf, Annali delle epidemic occorse in Italia. Parte 1(, Bilogntt, 1867, 
pp, 175 82- — OjUFfRt:, L'fpidemia (tinfluenta del 1557 in Palermo, ecc. VLtWAr- 
chivio Storico Siciliano, N. S., An, XV, fasc. 3-4. 

(2) Vol. II, parte II, n» XXII. 

(3) Dalla cortesia del prof. A. Vernarecci ho comuoicazione di alcuni passi delle 
interassanti ^femarie di Mon^ldo Atanagi, fratdla <li Dionigi, e tipo di bdHone 
asaai curioso, che si conservano autografe parte alia Vaticana (Urbinate, n* 927 e 
1003) e parte alia Coiuitmie di Urbania; copia di qnesta ^ pare nella bibliotecft 
Pasaionei di Pos^souibrone. Queste 3Ietnorie meriterebbero di Tedere la lace illuBtrando 
tft corte d*Urbinu oclla socoiida niet^ del ^colO| insieme alle Oiornate Soriane, — 
i . . . Nel BQildetto giorno (17 ii^stj 1557) doppo disinare coiiiinemi a lassanne 

< fodere id Santa Agata [Urbino] dal S" Bernardo Thasso, atento che mi tu detto 
€ che se giuocara a Primiera, e tryvai chVra k verita, a lal che Bubito ch'io 
€ gioti^i, il Oonte delle Gabeoce me don6 uu julio, et innaoji! che le lor Signorie 

< finissero il giuoco, il S*»' Beraardo Thasio me don6 doi jalii. Appresso hebbi tin 
cjnlio dal B*' Bernardo Cappello ». 

(4) Cami'orj, Lettere ined, di B, Tas»o, n"" XXX. 

(5) B. Tasso, Lettere, II, n' 114, 115 ecc, 

(6) B. Tas&o, Lettere, IJ, n« 112. 

SotKRTr, fitrt di TorfHalo Tasit S 



— 34 — 

e rAtanagi, beoche mal ridotto in sal ate, tosto si arrese agli inviti del- 
ramico e del principe liberal e (Ik 

A ache Torqyato era ritornato agli siudi e Bernardo in due lettere 
del novembre di quell'anno se ne raostniva conteDto perch§ avanzava i 
suoi desideri ; in iiD'altra del dicembre diceva di sperare che colFin- 
gegno e col valore il figlio potasse ristorare qaella facolU che a lui 
areva tolto la fortuna, 11 duca Guidobaldo non lasciava mancare al gio- 
viiietto il suo favore, e teniie parola a Bernardo di un progeito di matri- 
monio per lui, eon bnooa dofce e can buona speranza di ereditli; ma oltre 
clie Torquato DOn era ancor maturo di et^ beach^ fosse molto robusto 
della persona^ non voile Bernardo trattarne, anche per non distrarlo 
dagli stiidi (2). Qoanto di versa sarebbe forse stata ia vita di Tor- 
quato, se avesse avuto una caaa propria, in un liiogo favorevole, e aoa 
fida compagna nelle umane vicende! 

Mentre pareva che padre e tiglio dovessero trascorrere quietamente 
un poco di tempo, e negli ameni studi riconfortarsi dei tri.^ti ricordi^ 
in sul finire di novembre giunse a Bernardo una notizia che tron- 
cava le sue ultima speraiize* Ho gi^ fatto cenno della inteiizione ch'egli 
aveva di raaritare Cornelia a Bergamo e di ritirarsi poi a vivere con 
lei i suoi ultirai anni in riposo; ma (Joruelia intanto era stata sempre 
trattenuta dagli zii per causa della dote. Ora- Bernardo riceveva una 
lettera del cognato Abate delle Fossei coll a quale gli sottometteva^ in 
apparenza, un contratto di matrimonio di lei con lan giovane sorrentino. 
Oltramodo adegnato Bernardo r jspondeva : * * . * . Quantx) alle cose di 
€ Cornelia questo e stato proprio un dimandar consiglio dopo il fatto: 
« io son certo che per lo mio dir no, noii si disturber^ il matrimonio, 
* perch6 cbi Tha fondato suirinteresse suo, si curer^ poco che ci sia 
« il mio consenso o no; pur io non voglio che si dica ch'io abbia mai 

< consentito. Mi raaraviglio bene che sia atato bisogno per raaritarla 

< a Sorrento dargli di vostro 500 ducati, perchfe voi sapete cb' io so 
€ le cose di quella citt^, e le doti che vi si di^nno (3)* E se questo 



(1) Bime di dimrsi cH,, voU I, nella Tavola: « Era I'Atanasio Fan no 1557 di 
« pocbi iTWsi rlturnato in patria per far prom con la virtii deiraria iiatia di guarir 
« d'akuoe vecchie ixon lievi Indisposi^ioni, preie nella servitij fatta alia cortc ro 

< mana^ Ik ore era stato 25 anni, (^uand^ chiaoiato daireccdllenttBdimo Da(!ii d'Ur- 

< bioo, ad Ids tan £& di M. Burnardo Tasso, a rivedere il buo Anmdi§if ando a 
f Pesaro . * . » . — Intorno a que^ta revistone ^^WAmadigit preludlo di qaella della 
Germakmmet e dei inotivi per i quali Barnardo fn spinto a sottomettervisi ii 
vegga Gaspaky, St. d. Lett Jto?., II »', 19607. 

(2) Vo!. ir, parte II, n' XXlil, XXIV, XXV. 

(3) Dtede spiegazione di qoeata frase tl Capas&o (p. 136} che trav6 esse re con- 



— 35 — 

cgiovaae k figliuolo di mosser AntoninOi come credo, so clie egVi h 
I povero, e nan era bisogno tanfca dote. lo credo che iS giovane sia tale 
: come rai scrirete, ma altriraenti Tavrei io inaritata ; mi rincresce che 
« mi avrete privato di questa contentezza, e cfae essa abbia da far pe- 
•* niteoza del peccato d'altri e della sua ostinazione. Io spero m Dio e 
« nel tempo che faiarmo le vendette raie, e son certo ch'essa alfine se 
€ oe pianger^ pih d'una volta e conoscer^ qiianto importi la maledi- 
€ zione d*iiD padre , , . . » (1). 

Nfe per allora altro seppe Bernardo. Lo sposo di Cornelia era Marzio 
Sersale, figlio appuoto di AntoDiBO, che Bernardo aveva freqiiontafco in 
Sorrento, e di Sarra Vnlcano; aveva allora ventisei anoi (2). Ma la 
inaledizione del padre pirve dovesse tosto pesare sul capo di Cornelia. 
Era sposa da pochissimi mesi, quando nella notte del 13 giugtio di 
queiranno 155?, !a flotta ottomatia si pre.sentava improvvisamente nel 
golfo di Sorrento: una parte assaliva la cittadina di Massa, Taltra Sor- 
rento. Trovati gli abitanti minierjji nel sonno, fii agevole Tecctdio e 
il saccheggio; colore che non furono accisi furooo raenati in schiavitiK 
e, perch^ i barbari avevano chiu^e tatte le vie loro imlicate da al- 
*ruDi cristiani rinnegati pratici del paese, pochissirai si salvarotio (3). 
La notizia del colpo audace tosto si spar:je per I'ltalia, e giongeva 
alForecchio di Bernardo ^ di Torqiiato, Tanimo dei quali potremo age- 
volmente iramagiuare, tanto piu che nel frattempo nessuna altra no* 
tizla era giunta loro di Coroelia, Bernardo scriveva il 3 luglin al conte 
LandriaBO acceanando appuoto a questa incertezza che gli rodeva 
Tanimo come un « mordacissimo serpe », e agginugeva: «.*,.. lo 
< ho maudato un uomo apposta per chiarirmene ; e aocor che non 
« no sappia altro, la malvagit^ della mia fortona mi fa temer d'ogoi 
« male. Mii^or affanno senz' alcun dubbio rai aarebbe se mi venisse 
« Dova che fusse morta, perch e il dolor della raorte^ per carissiraa 
: che mi sta, passerebbe, e con la raedicina del tempOi buon me- 
dico per le piaghe deir animo nostro, si risanerebbe; ma qiieato 
« rai starebbe di coutinuo nanzi gli occhi e mi crucciarebbe tanto, 
* quanto io vivessi : perch'io son certo, s*ella h presa, per essere bel- 



suL^tuiine a Sjrrento ch^ le dati delle faneiulle nobili fosaero per qnalanqiie fa- 
tnio'licL ti^sate ad once 60, che facevano la sommi di 360 dacati. Bine osserva il 
Ca;>aisj cb'> ancbj qu33ta ciroostania pio avar inflatto aairavnmi* doi fratelli e 
indurli a maritarla a Sorrento. 

(1) Camporu LHUre inediU di B. Tasio, n* XXXVI. — ?'\h inoansji dice che 
il Daca d*Drbino gli a?eva fatto [iropost-j di m.\trim>nii ancha per Cordelia. 

(2) Capasso, p. 137, e i docam>nti da reghirl notadli a pp. 273*4. 

(3) Capasso, p,>. 13947, e i dacoraenti a pp. 275*76. 



— 36 — 

< liasima, che seri delle riserbate per lo presents del Turco* lo prego 
4 Dio che non mi faccia venir aimil nova: cli^ tiitte raltre raie dis^razie 
€ a par di questa serebbono nulla ...... (1^^ II cuore paterno ripren- 

dera i suoi diritti e gi^ si pentiva amaramente del priino impeto d'ira; 
ma, per fartuna, Bernardo, avanti che dal suo messo, riceveva notizie 
da altra parte e le comunicava I'll luglio alia Diichessa: < Mia 

* figliuola per vero rairacolo di Dio s'fe salvata sola col maiito (2) di 
« tantlnfelii'i anime clie si trovarono in r|uel loco; e non per altro che 
^£ per aver errato il eauimino: perchfe i turchi, con rainto di cristiani 
« rinnegati, prutichi del paese, avevano presi tutti i pasai della mon- 

< tSLgWd SI fattamente, che tutti quelli che fugcjiro prima e dappoi 
€ di loro sono stati presi: essi erraudo il camoiiiiOj spinti dalla paura 
« e dalForror della notte, aiutati dalla grazia di Dio, si trovarono ad 
« una terra del sigiior marcliese di Pescara, delta Airola, senia gaper 

* dove fossero: hanno perduta tutta la roba, ma, seudo salvo Tonore e 

< la vita, Timo e Faltro posti in tanto pericolo, si sar^ perduto poco... » (3)» 
Non sard, credo, tacciato di indiizioni cervellotiche dicendo che a 

Torquato questi spaventosi racconti devono aver faito non poea impre^s- 
sione e deve aver sentito profondamente Fansia per la sorte della sorella. 
11 futuro cantore della crociata, noa poteva certo crescere ben disposto 
verso i mussulmani! 

Qnetaronsi per allora le cose senza che i aovelli sposi si facessero 
vivi con Bernardo; questi e Torquato confcinuarono ue* loro studi, insieme 
alia eletta brigata che I'Atanagi poi ricordava nel canzoniere da lui 
raccolto con queste parole: « Kitrovarousi Tanno 1558 a la corte d'Ur- 
« bino, antico ricelto di tutti gli uomini valorosi^ molti graiidi e iUustri 
« poeti, ci6 fiirono M* Bernardo Cappello, M, Bernardo Tasso, iL Ge- 
^ rolamo Muzio, H. Antonio Gallo e piil altri ; i quali non fucevano 

* altro che, quasi candidi e doleissimi cigni, cantare a gara, e celebrare 
€ CO* loro versi la eccelsa bellezza, e la molto piii eccelsa virtti della 
4: illustrissiraa siguora Duchessa. Era quivi nel medesi mo tempo TAta- 

* nagio, il quale oltre alFessere dal signor Duca occupato in alcuna 
« fatica, 6 poco saiio, conoscendo la debolezza delFingegno suo ta- 
« ceva 5^ (4), 



(1) B, Ta^so, Lftiere, II, n^ 144. 

(2) Capasso (p. 148) afferma di sulk note dn lui vi.'ste cha Sarra» k mftdre, a 
una Cornelia, sorella i\\ Marzio, furono tratte prigioni. Per5 (p, 277) Sarra appare 
ancora nel cataiito del 1561 colla faniiglU di Marzio: par© quindi si sialvassc o fu3se 
riflcattata; non cosl Cornelia. Degli altri fratelli e surelle iji Marzio non s ha niio?a. 

(3) B. Tasso, Lettere. U, U6. 

(4) Eime di divert, ecc, yal. I Bella Tawila* 



-37 - 

L*arabienie noii potev'a essere piii favorevole per un giovinetto gilt 
iiMianzi negli studi e che areva ranima indinato alia poesia: ajpuiito 
a qiiesto tempo credo si debbano porre le prime composizioni di Tor- 
quato degne di considerazione; ed \m sonetto b rimasto il quale ebbe 
da lu! medesimo questa didascalia; « Meiitre raiitore riveva sotto 
« la protezione deireccellentissimo sigDor doca d'Urbino, compoie qiiesto 
< sonetto ie lodo di que' paesi e di quella corte, ridotto in ogai tempo 
« degli uomtni letterati, ed ove il Bembo in parti col are sole vaspesso ripa- 
* rarsl > (1). 11 sonetto, a dire il vero, 6 pieno di remioiscenze scolastidie,, 
pure mostra una certa facility nella tecnica del verso, die ci ossicara 
non essere quello certamente il primo coraposto da lui. E possiamo 
anche credere che la fama aacor freaca del grande Bembo, il sen time 
di contiauo discorrere da persone che lo avevano avvicinato, inducesse 
il Tassino a sfciidiarne le rime, come aaebe quelle dei letterati amid. 
II primo tuffo di Torquato nella poesia fu dunque sotto Vinflusso del 
petrarchismo: ma bisogna anche ricordare come Bernardo avesse por- 
tato una nota personalraente piti sciolta e piii sitieera in queirallaga- 
mento di versi. Forse anche al padre, al Cappello, alTAtaiiagi sotto- 
metteva il giovinetto questi suoi saggi : TAtanagi tenne conto delle 
buone attitiidini, e vedremo come di li a pochi anni divenisse il suo 
primo editore. 

QuelFestate del 1558 Bernardo non segui la corte ad Urbino, ma 
rimase nella bella e fresca stanza deirimperiale; e perchfe doveva av- 
venire il matriraonio di donna Virginia, figlia di Qiulia Varano prima 
moglie del daca Guidobaldo, e si apprestavano per quelFoccasione giostre, 
commedie ed altre feste, egli invitava il cugino Enea Tasso a venirle a 
godere, e penaava poi, quando quello fosse ripartifco per cominciare i suoi 
studi alFiiniversit^ di Padova, di accompagnare col^ anche Torquato (2), 

Nel frattempo il Principe di Sanseverino aveva cessato di corrispon* 
dere a Bernardo la consueta penaione: que^ti se ne dolse acerbamente 
accusaadolo d'ingratitudine perchfe lo abbandoiiava dopo tanti anni di 
servizio, e chiamavalo prima cagione delle sue sventure (3). Ma il San- 
severino che lo aveva serapre favorito mentre si trovava ricco e potente, 
e aveva continualo a passargli quel sussidio pnr trovandosi raal ridotto 
di fortuna, non meritava poi tanti rimproveri se ora piii non glielo cor- 
rispondeva; e se egli, al servizio ddla Francia e\k dimorante, Yoleva 



(1) Coinincia: 



tn questi collj^ in queste isUese livi. 



(2J B. Tamo, Letlere, III, n* 30; cfr, vol II, parte U, n*» XXVT. 
(si B, Tabbo, LeUere, 11, n" 150, ed altre 



-^38 

troncare ogni relazione con chi dalla parte francese era subito ritornato 
a quella spagniiola. Iraperocch^ Bernardo, ad iiisinuazioDe del duca 
Guidobaldo che Eell'aprile del 1558 appunto era stato condotto agli ati* 
pendi della Spagna, vedendo che dalla corte francese nulla gli si era 
manteuiito delle larghe promesse^ pensando che il miovo protettore avrebbe 
potuto fargli rendere i beui confiscati, si era lasciato indnrre a resti- 
tuire la primitiva dediea del siio Amadtgi a Filippo II, anzichfe al re 
francese: benche questa novella mutazione lo obbli^asse al oon lieve 
lavoro di variare la favola stessa del poema, di togliere i lunghi elenchi 
di signori di parte francese lodati, per sostitiiirne altri di parte spa- 
gnuola (I). Ad ogni raodo il poema, pressochft terminato e gii ri?e- 
duto da vari letterafci, aveva destato grande aspettazione. 

Si era allora formata in Venezia da alcuiu gentiluoraini e letterati 
una Accademia Vene/iana o della Fama, la quale priTicipalraente si 
proponeva di arricchire la letteratura di buone ed elegant! edizioni (2). 
Questa, per mezzo di Girolamo Molino, ofiTri a Bernardo di stampare a 
proprie spese, con grande eleganza di tipi, il poema, Ma egli cortese- 
mente rifiuU\ cos'i perehS uon era quello condotto a perfezione, come 
anche perchfe desiderava di staraparlo a proprie spese per ritmrne tiitto 
quelTutile che fosse possibile (3). Tyttavia essendo la stampa di Ve- 
nezia seinpre la migliore, disegnd egli di recarsi coU, accommiatandosi 
dal duca Guidobalda: il quale aveva intanto frappoato la sua autoriti 
per fargli ottenere dai prfncipi d'ltalia i privilegi per Tedizioiie e gli 
aveva fatto un doiiativo, noncbfe assicurata la sua protezione, Part\ adunque 
Bernardo nel dicembre di quell'anno, in compagnia delVAtanagi (4), 
lasciando il figlio alle cure del suo Angeluzzo; appena giunto a Venezia 
scrifeva, il 14 gennaio 1559, a Paolo Casale: * Abbiate raccomandati 
< don Giovanni e quel (per raia colpa) sventurato figliuolo j> (5). 

Bernardo fu lietamente accolto dai moUi ilhistri letterati che orna- 
vano in quel tempo Venezia e particolarmeate dair Accademia; fece 



(1) CAMPOKit LeiUre tned. di B. TtMSSO, pp. 30 3 L 

(2) TmADoscui, St. d. Letteraiura Italiana, vol. V[I, cap. IV, § KVII-XVIU. 
— RtNoiAiup, Amwks de Vimprimerie dis Aldes^, Paris, 1824, pp, iS^^Q, — II 
F£RiSBi (p. 124r5 n.) dava notizia dei CpfitiU di qiiesta Accademia esbtenti in un 
ms. del hi Biblioteca Albani, ora dispersa. Ma lo fttrumentw di fondazione era a 
staovpa per cura dell' Accademia stessa, ed ha la data 30 dicembre 1560, figfurandu 
Bernardo Ta««o tra i firmatari ; cfr RENotiARD, Op. cit>, p» 280, n* 52. — 11 ra- 
rfsBinio opnscolo fu riskampato tiel 1808 nel Giornak deU'Italiuna Letteratura *h 
Pfldor:i, S. h vol XXIII, pp. 49-69. 

(3) B. Tasso. Lettere, IT, n** 134; vi h pure riferita la letter;* del Molitio. 

(4) B. Tassci, Letiere, 11, ti" \m. 
(6) B, Tasici, Uitert, 11, nM6L 



- 39 ^ 

questa miove istanze perchft le fosse dato il poema da statnpare, ma 
inutilmente; tuttavia Bernardo oon potfe esiraersi dalFaccettare il ca- 
lico di cancelliGTe, ossia segretario, di essa, con V assegno annuo di 
dupcento ducali: tanto piii che, per indurlo a cid, nel contratto, che al- 
lora ^\ fece, TAccademia promise di tenere sotto la sua protezioiie 
anche Torquato, il quale^ morendo il padre, avrebbe avuto da essa un 
uffieio (1); ma queste promesse, per qnel che avvenne, noo poterono 
avere aleun effetto. 

Bernardo parve per allora contento della sua fortuim; eg!i seriveva: 

; Stance ormai delFinsopportabili fatiche che Tazioni del mondo seco 

portano, e desideroso di sottrarre il collo al difficile, noioso e duro 

: gio^o della servitii de* principi, al quale sono stato legato per qiia- 

: ranfanni; degoato da qiiesti nobilissirai spiriti della lor onorata compa- 

: gnia, rai son risoluto, qui, dove oacqui, e dove Fossa de' miei carissimi 

parenti si riposanOj finir, quando a Dio piacer^, la vita raia . , • * (2). 

Pensd adunque di provvedersi di una buona caaa, che trov5, conforme 

El' suoi bisogmi, di qiiattro eamere, suUe fondamenia del rio da Ca 

Dolce tra i Crociferi e S. Canziano, e la forni convenevolmeote (3;, 

tenendo al siio servizio un servitore ed « una massara che cucina 

« bene » (4). Scrisse allora al Casale che gli mandasse il figliuolo, con 

biiooa licenza del Duca; il quale la coucedette, assicnraudo Torquato della 

sua protezione anche fuori del ducato: cid che non importava poco a 

que' temp!, quando la protezione d'un principe poteva salvare un po- 

vero gentiluorao da piti di uu impiccio; e vedremo che questi dovette 

presto valersene. 

Non h nofeo quando precisameute Torquato giungesse in Venezia, ma 
possiamo ritenere che ci6 avvenisse nelFaprile o, al piil tardi, nel 
maggio; la priraa menzione che trovasi di lui h del 10 di giugno, 
quando Bernardo mandava alio Speroni, a Padova, alcuni canti del 
poema, riveduti per Fultima volta, per raezzo appunto del figlio, che 



(1) Rekodard, Op. cit*, p. 278, tra le pubbljcaiioni deirAccademia Venezlana, al 
n«* 42, imljca: Accordo delta Ditta e Fratelli co*l Taaso. — VI di Gfnnaro 1560; 
di CO; 2 in-4, nel quale tra I'altra si leggei • . , . Et essendo [Bernardo] m et^ talc, 
« che possiaino prometter [ier raginn di natura, cbe BopravviTendo ud ess^o, di arer 
« per raccomaodato M. Torquato suo figliuolo, di nostra propria volontii diciirtm 
« che non mancheremo mai se si rorr^ adoperar ia quabivoglia carico di qtiosta 
« vtrtaositHtfna et Christiana tmpresa delTAccademta, et se nun vorr4, o non poirk, 
« non li mancherCTno in fede di g^cntirhuomini a favorirlo nel la patriu nostra et 
€ faori con o^m de<iiderata efRcacia * , , » . 

(2) B. Tasso, Leitere, II, n* 173, 

(5) B. Tasso, Lettere, HI, n* 42 e n^ 44. 
(4) B. Tasso, Lettere, III, n" 45 e n^ 43, 



— 40- 

81 recava a godere la famosa fieni di S. Antonio (1); cosi fu quella' 
la prima volta clie il giovioetto si preseatava a quel terribile letterato, 
cui tutti allora s'inchinavano* 

Torqoato ri tomato a Venezia riprese i suoi studi, attendendo a stu- 
diare i classici aotto la guida del padre, e specialmeate nelF inteuto 
di educate il gusto in fatto di lingua. Forse frutto della sua applica- 
zione intorno a qiiesto tempo soiio quelle postille da lui fatte sui raai- 
gini di ud eseinplare della Divina Cmnmedia^ deiredizione di Beniar- 
dino Stagnino, ad inatanza il M. Giovanni Giolito da Trine, del 1536, 
in Venezia 1 postille che per6 noii oltrepassano il ventesimoquarto 
canto ieWInfemo, e non sono grande cosa (2;. Gik Tabate Grillo mii* 
questo minuto studio sui classici che doveva aver fatto il Tasso (3); 
al quale riusciva anelie utile la fatica di copiare il poema del padre, 
cbe aiutava pure nella frequente corrispondenza eoi niimerosi amici (4). 

Possiamo inoltre credere che Bernardo addossasse in grande parte al 
figliuolo la revisione delle bozze del cinque libri delle sue Rifm, del 
secondo volume delle Lettere, e in fine del poema^ opere tutte che ven- 
nero alia luce Tanno appresso in Venezia pei tipi di Gabriele Giolito (5). 
Molto dovette pure giovare al Tassino la continua pratica coi migliori 
letterati del tempo, quali il Veniero, il Gradenigo, il Molino, il linscelli, 
il Patrizio, col quale poi doveva trovarsi per lunghi anni a Ferrara (6)» 
e con Paolo Manuzio, lo stampatore delFAccademia. Incominci6 anche 
ramicizia, maiitenuta dipoi, con Aldo il giovine, che era in eth allora 



(1) Vol. 11, parte II, n** XX VII en. — Kon si capiecc per6 come Bernardo acri- 
vesse il 10 giuffno di mandare Torqnato con alcuni canti e ripete^^e poi il 17 di 
rimandario col nroitiente ddropera. Parmi difficile ammettere dne g\U & cm\ breve 
difitanzR: forse Torquato ritardo la partenza, tanto pit die la fiera, cominciando 
il giorno 13, darava parecchi gbrni. 

(2) V, la notizia dei libn postillati dal Tasso in App^mdke. 

(3) Vol II, parte II, ti*> CDLXXVIl. 

(4) H &era»Bi possedeFa^ per dono di Gialio Tomitano, il carie^gio cor»o tra Ber- 
nardo e lo Spernni a prnpogito AeWAmadigi^ e drceva esser quelle in gran parte di 
raano di Torqnato* come pore lo erano molte stanze del pfjeiua che Bornardo man- 
dava al letterato padovano. 

(5) A qtieste opere del padre alladeva i>ol'o appreaao Torqoato neH'ultima etaiiKa 
del Rinal4o, dicendo di \m: 

ora veraci prose 

A Ante poeiie di novo aggiiuige. 



(6) 11 Psfctrlzio era anch*egU deirAccadernia, e che fosse a Venezia^ bench* per 
pocoi in <|ne3to tempo, d ricava dalla sua Autohiografia da ine ptibblicata Del- 
VArch, Star, per Trieste, tMria e il Trentino, vol III, fasc 3-4. 



^ 4i - 

quatfcordici anni, e ^k si andava acquistando qiialche riputazione 
letteraria imbblicando come cosa propria le Eleganse delta lingua to- 
scana e laiina e le Ejnsioh di Cicerone quasi in infiniti luoghi cor- 
retie da Aldo Manu^io, mentre probabilinente non faceva che aiutar« 
il padre (1). Ma Torquato non era da raeno del suo compagno se Ber- 
nardo gik poteva isperare a questo tempo cbe riuscisse ud « grande 
« uomo > (2). 

Ho notato pid addietro come Cornelia e suo raarito, timorosi delVira 
di Bernardo, non si fossero piu fatti vivi con Ini, neppure dopo la 
strage dei tarchi. Ma ora Bernardo riceveva una lettera del Sersale, 
certamente implorante perdono, ed egli, dopo qualche tempo, il 17 set- 
tembre 1559, glirispondeva aftettuosaraente s'l^ raa pero senza espansione^ 
e lagnavasi che non avesse adempiuto prima al suo dovere < ed ezian- 

< dio che Cornelia non abbia usati que' termini verso suo fratello e me, 
« che ad amorevole e pietosa figliuola si conveuiva; nontlimeno il tutto 
« le perdono, e duolmi che Dio, giusto giudice, Fabbia voluta casti- 
« gare ». Gli annunciava intanto la venuta di Don Angel uzzo che egli 
mandava ad assicurarsi in persona dello stato delle cose, dal quale 
avrebbe avuto ragguaglio di quanto concerneva sh e Torquato (3). 
And6 TAngeluzzo e raand6 presto notizie: onde il 9 febbraio 1550 Ber- 
nardo riscriveva alTabate De Rossi molto piii calmo, adattandosi a 
quello che era avvenuto: * tanto piti che k relazione di Don Giovanni 

* ha in buona parte acquetato Tanimo oiio >. Gli sposi erano felici e 
in discreta agiatezza: « essendo fra loro (per quanto intendo) una con- 

< giunzione d'amore, una unione di volenti tale, che eziandio in ogni 

* povero stato, h possente di rendere la lor vita tranqutUa e consolata >. 
Forse la descrizione della loro bambina, Anna, allora nata, aveva finito 
di commuovere Fanimo del nonno» il quale aggiungeva: « Una sola 
« cofla mi resta, la qual fa imperietta la soddisfazione dellanimo mio, 

* ch'ella sia maritata in parte ov'io non possa godere di quel piacere 
<j cbe la dolce vista dtdFamata figliuola, e de* cari nipotini^ ad amo- 
« revole padre ed avo suol apportare » (4)* E diftatti questo ul- 
timo conforto alia sua vecchiaia gli fu negate dalla fortuna* 

Intanto FaJTare di Bernardo si agitava da rainistri, prelati ed amba- 
sciatori, con molto impegno, presso la corte spagnuola, che era in pos- 
S68B0 dei beni oonfiacati, Chiedeva Bernardo Feredit^ raaterna per i 



(1) EsKOUAaD^ Op. ct<.,p. 462. 

(2) Vol. IL parte II, n** XXVIII. 
(S) B, Tasso, LeUere, II, n^ ISO. 
(4) B. Tasso. LeUere, II, «• 184. 



— 42 — . 

figliimli, e per se un compenso di trecento seudi anmii dVati-ata 
perpetua iiel ducato di Milano: e siccome alia cort^ vi era molta 
aapettazione per YAmadigi^ si davano per allora a Bernardo buone spe- 
ranze (1). Volendo adunque questi porsi al poema esdusiyamente, si 
licenzi6 dairAccaderaia uel marzo del 1560(2); e di piii la viciiianza 
di essa arreeandogli alcuna volta raaggior fastidio di quel che voluto 
DOB ayrebbe, ksciata la casa a San Canziano, pass6 ad abitarne una di 
Lionardo Moro, dalla parte verso Murauo (3): e fu ventura che non si 
trovasse cosl involto nella rovina di queirAccaderaia, che» per cause po- 
litiche, fu soppressa poco appresso dal governo deila Bepubblica (4), Alia 
fine di quell'anno usci dunqne in luce VAmadigi dedicato a Filippo 11, 
e Bernardo ne mand6 subito alcuni eseraplari alia corte, accompaj^nati 
da una lettera di Girolamo Ruscelli, che credeva di avere qualche 
efficacia sullanirao del Re, nella quale caldamente raccomandava lo 
sfortunato Bernardo, e pregava Filippo di easere generoso verso di 
chi con un poema circoridava di gloria la corona di lui. Inoltre» giu- 
"Btaraente, faceva notare come a Torquato aluieno non si potesse impii' 
tare alcuna colpa, essendo troppo fanciullo aU'epoca della defezione del 
Principe dj Salerno, noeiitre in appresso era stato educate alia corte 
d'Urbino» ligia alia Spagna; ed esseodo giovinetto di rara speranza e 
di grande ingegno, non si poteva dubitare che il Ke non volesse rice- 
verlo nella ana grazia (5). Ma tutte le sollecitudini e tutte le preghiere 
furono inutili: dai principi dltalia non ebbe Bernardo se non lusin- 
ghiere parole, tranne che dal duca d'Urbino il quale gli si raostr5 gene- 
roso; alia corte spagnuola, un anno dopo che il poema era stampato 
non avevasi preso aocora nessuna risoluzione^ efe si prese piii mai (6). 
Ora qui ci si presenta una questione grave, essendo io venuto in 
una opinione contraria a quella di tutti i biografi od ilhistratoti di 
Torquato, e appeua dal Campori accennata (7): che cio^ i primi tenta- 



(V) B. Tas3o, Lettere, III, n«^ 40. 

(2) B. TaSso, Lettere, 111, n** 45. — Alcuni raalmnori c'erano gii stati & qiianto 
semhra, poichfe Monaldo AtJinagi gcriveva eotto (1 2 ottobr© 1559 nelle sue Me- 
morie ras* cit.: « In detti* g^iorno il capita no Paalo Casale me died© nof a che messer 
< Dionigi mlo Fratello ft'em corocciato col aigtior Bernardo Thasso in Vetietia et 
t anco con tutti gli Academic! , . . *. 

(3) B, Tasro, Lettere, III, n** 46. 

(4) Sulla vera causa di queata soppreeMone ofr Molmemtj, La itoria di Venesia 
tiflla i}i(a privata ^ Torino, Rour, 1885, p. 168 e n. I. 

(5) Vol. 11, parte 11, n** XXX. 

(6) Ravelli, Letlere ined. di B, Tas^o, cit., n*» IV. 

(7) T. Tasso € gli EsUnsi, e^tr. pp. 27-32. 



- 43 - 

tivi del Rhmldo e della Gemsalemnie si debbaDO porre a questo tempo, 
quaodo Torqimto dimorava a Venezia, e non piii tardi, qiiando si tvov6 
agli studi a Padova o a Bologna (1). 

II Coocilio di Treiito in questi anni stabiliva il dogma cattolico, an- 
nientaodo bruscamente le tradizioni pagane della gaia nnascenza; la 
scolastica era restaurata e ben cinquaiitadue ntiovi ordini religiosi si 
spargevano per il moDdo a rtnoovare la socieU. La cavalleria era morta 
nei romanzi colle fini ironie del Boiardo e deirAriosto, nei tornei col 
tragico caso di Enrico II: siii campi di battaglia al valore individuale 
erano sottentrate le masse dei battaglioni, agli eroici colpi di lancia 
e di spada i colpi degli arcliibagi e delle artiglierie. La society mutava. 
Nella ktteratura il Vida giil aveva trovato modo di far eritrare la di* 
gfida di Barletta nella Cristtade, e il Trissino, da buon critico qual era, 
aveva oapito che occorreva davvero miitare indinzzo: ma T arte mi\ 
era staia i» lui pari all'idea. 11 poema opico sul modello di Omero e 
di Virgilio, colla scorta di Aristofcele, s' iinponeva: ma, tralasciando i 
rifacimenti del Dolce, n^ rAlamanni col swo doppio teotativo, nh il 
Tasso padre vi riuscivano. Cosl iion ottenevano favore i poemi sulla 
scoperta delF America di 6. Cesare Stella e di Loreozo Gambara, for&e 
anehe perch^ latini^ n^ quello del Giorgini; e nenimeno i duecento 
canti dei Trionfi di Carlo del Ludovici, n^, dipoi, il Costante del Bolo- 
gnetti, nh VAiamanna deiroiiviero, n^ il Lautrecco del Mantovani o la 
Guerra di Parnm del De Gallani : eppure erano poemi a base storica. 

Ma largoraeuto oltre che storico doveva essere naiionale per trovare 
uo'eco Eel cuore del popolo: per6 la nazioaalit^ era intesa sotto il 
rapporto del cattolicesirao romano, non gii^ per quello di una patria 
italiana, Ora» di conserva, si svolgeva I'idea del poema religiose, 
e si videro apparire dopo la Gristiade, le Lagritm di San Pietro 
del Tansillo, il Caso di Luctfero di Armicio Agnifilo e altri piu 
tardi, come VAngekida di Erasmo da Valvasone e le Vergini di 
Benedetto deir U?a. Gli occhi erano sempre rivolti airoriente: i 
Turchi divenivano ogoor piii minacciosi e 3*avauzavano neU'Ungheria, 
mentre la Repubblica di Venezia a stento difendeva i siioi possedi- 
menti; a ci6 bisogna aggiungere le frequenti inciiraioni e le rapine 
dei corsari barbareschi suite coste italiane, e si comprender^ di leggieri 



^ 



(]) Non si pu6 icner cod to deiraScrmazioiiQ del PATKicto, Bella Poetica. Deca 
historialCf Ferrar.i» Baliiiii^ 1586, che Dol!a deiUcaturld del quarta libro enumera 
tutte le gtorie letterarie di Ferr.ua e dice tra T^iltro; • e qui da Tortj^unto Tasso 
« e II Rinaldo mo e la QerLisalemme fa fabbricata t . Ci6 ioTece si pu& dire aol- 
tail to per una parte, la maggiore invert), del secuodo di qacsti po^mi 



— 44 - 

come I'idea di una nuora crociata fosse nelle menti di tutti (1). Tale ar- 
^omento appunto, storico e nazionale percJit^ cristiano, irovava favore 
anche presso i poeti^ die, del restOt potevano allegare Y antica tradi- 
zione della liberazione del Santo Sepolcro compiuta da Carlo Magno e da 
Orlando (2) e le esortazioni noo lontane deirAriosto, del Giraldi e di 
Francesco Bello (3): lo provano la Liberazione di Terra Sania di Mi- 
cliele Bonsigoori, e, dopo la Germahmme, la Siriade del Barga; la 
M&lieide di Giovanni Fratta, la Croce racguistala del Bracciolini; il 
Verdizzotti, ed altri, scrissero delT acquisto d'Antiocliia, trattando di 
Baemondo, cavaliere < lasciato per poppa dal Tasso p (4). 

Ho gi^ aceennato come il gerrae dell'idea che condusse Torqiiato a 
prendere per argomento d*un poema la prima croeiata» si debba ricono- 
scere nelle visite ch'egli, fanciullo, faceva al raonaatero di Cava dei Tir- 
reni e ai racconti di quei padri. Ora egli si trovava in Venezia, dove oer- 
tamenle il pericolo della potenza raussulmana doveva fornire frequente 
argomento ai discorm; e leggeva poi in Dante di quelli spirits beati: 

clie gm, prima 

Cb© venisscro al ciel, far d\ gran voce 
S) cli'ggni nmssL lie sarebbe opimEf 



(1) FfiRRAftTe Carika marcbese di S. Lucido propotievA nel 157S (VAustria, 
\K 155) ur* vero progetto di crociata a funoc^^nxo XIII; el, MoiintSTixo, pp. 218*9. 

(2) BorcAcno, Amorosa vinone, Xl20-25i Pulci, Morgante^ XXV, 98 e XXVII;192. 
(S) Orlando Furiom, XVII. 73 e T-") ■ Ermle, XXVI, 108; Mamhriam, XXXI, 2. 
(4) VoL II, parte 11, n" CCXCV, — Per questi ijoeini v. A* Bkllosi, GU epigoni 

della Gerumkmme Liberata, Padova, Draglii, 1893, pp, 77-80; 359-75; 497. — 
Cbc U pui ma del Tasso rbpondedse ad an aentiment^} g^eoerate provano qaelle 
Statue di Loremo FrUoH in lode dd poeia prcmesse alPediz. della Gerusalemme, 
Veoezk, Salkato, 1585 (e Ferrara, Cagnacini, 1585), nelle qaali^ dopo riasaunto il 
pfMMTia, prorompe; 

E PeU noBtri a qaeeti non daTT«bbe 

Forger gl'orecchi, et arrossirii in Tulto ? 

E ricordarsi come turae e crebbe 

Di Maunititto il snperbo e falao coUo? 

Tien Unfcdel la terra ove ¥ita ebbe 

E morto per noi Crifto, Q* f^ sepolto j 

Taglia il ferro Cristidn contra Cristiani, 

E molle h fatta, ohim^ 1 contra Pagani. 
Se non ci move la vergogna o T danno, 

It mancar de la fede a Cristo data, 

11 veder che *1 barbariwj tiranno 

Divora il nostro e U sqo impero dilata : 

Movanci qnefite ctrtef che tantu banno 

De gli anticfai gnerrior la fama ahata . . . 



e notava la vista del Poeta easer attratta fra gli altri anche dal * duca 

* Gottifredo » (1). 

lla v' 6 di piii: proprio il problema d^l riscatto di Terrasanta oc- 
cupava le menti, e valga a prova quanto scriveva a Francesco Bolo- 
gnetti, il 14 aettembre 1566 da Urbino, quel fervida ingegno di Jero- 
uirao Muzio, proponeado quasi la tela di ci5 che poi fu la Liberata: 
•4 lo voleva prender la istoria della recuperazion di Hierusalem fatta 
« da quelk bella ragtinanza di Cavalieri, Gottifiedo Buglioui ed altri, 
4, clie h uDa arnpia e varia materia da trattar, dove occorrorio viaggi, 

< coDsigli, descrizioni di bellissimi luoghi, come h principalrnente quella 

< citti di Antiochia; battaglie campali, assalti di ten-e, stratagem mi, 

< iosidie non solameate de' nemici ma di amici; contese fra i cavalieri 
« del medesimo esercito, e vittf^rie gloriose e fatti virtuosi* lo non so 

< se di leggieri oii aapesi^i trovare soggetto clie in poema si potesse 

< ricevere nfe piii, ah maggiod ornamenti di questi» n<^ che piu volen- 
ti tier! dovesse esser letto, Questo dico, e stato im tempo mia iiitenzione 

< di trattare, qiiando avessi avuto tempo. Ma ora ne lio del tutto ri- 

< mosso il pensiero, e del tutto lo cedo a chi lo vorri trattare... » (2). 
II campo per6 a quel tempo era gi^ stato occupato, e ben lo sapeva il Bo* 
lognetti, la casa del quale frequents Torquato, mentre dimord a Bologna 
Del 1563; laonde avvertito, il Muzio, che aveva conosciuto il giovane 
poeta ad Urbino, replicava il 15 ottobre: **,. Che U Tasso giovioe 

* abbia tolta quella impresa, io non sapeva nulla. Egli ha buoa spirito 
€6 buono stile; se le altre parti corrispoaderanno, ha preao soggetto 

< da farsi onore ...» (3), Nfe le previsioni furono fallaci. 

Idee e fatti, generali e particolari, tutto adunque cospirava perchfe il 
Tassino dovesse eoniporre un poeuia epico e cristiano; non mancava che 
Toccasione, la spinta a scrivere: ed egli Febbe da Giovan Mario Ver- 
dizzotti, ecclesiastico e letterato di faraa men che mediocre, autore di 
poemi e di liriche italiane e latine, allievo del Tiziano in pittura e 
intagliatore iu legno (4); nato tra il 1525 e il 1530, poteva benissirao 
far accettare i suoi consigli ad un giovinetto sedicenne, Scrivendo il 
Verdizzotti molti anni piti tardi, nel 1585, ad un amico di Torquato, 
narrava delllntrinsichezza che aveva avuto con arabedue i Tassi a Ve- 
nezia, e mostravasi dispiacente che la Gentsalemme corresse allora 
C081 raonca e scorretta, perch^ la considerara quasi come creatura propria: 



(1) Paradm, c. XVIII, vv, 31 3 e t. 47. 

(2) R. Biblioteca E^teuao^ RaccoUa d* auiografi, t^ug. X, \ 33. — No diede an 
foeauo U TmABoacui» St. d. Lett. Ital, ?oL VII. parte IF, cap. I, § XXXIV. 

(3) K. BibL Estensa; RaccoUa, di. 
(i) CiTTiD£LLA L. N., T. Totoo « G, M, VerdiMioiU cit. 




^^ \.^ 




- 46- 

poich^ egli era stato che, vedendo a qael tempo il bell' ing^no del 
Tassino versar intorno al comporre madrigali e sonetti (1), lo aveva 
destato alia mira d'un poetna eroico continuato, facendogli osservare che 
nella lirica alcuno mai non ayrebbe potuto superare il Petrarca. E per 
spronarlo maggiormeDte gli aveva mostrato un suo Orlando, che aveva 
cominciato gik a sedici anni, attenendosi per Torditura della favola al 
tipo classico, e airAriosto per lo stile: nacque cosl il Rinaldo condotto 
coi medesimi iDtendimenti d'arte (2). Aggiungeva inoltre il Verdizzotti, 



(1) A oonferma di ci6 si p3trebbe citare il segueote sonetto del Tawo mededmo, 
tanto piii che neireseinplare dello Bime et Proses Parte tersa, Venetia, Gialio 
Vasalini, MDLXXXIII, corretto e postillato da lai, porta TanDotazione: c fatto in 
c fanciallezza » : 

Qaeift^aTTiil cetra, ond^o solea talora 

I/aroorose cantar prime faticbe, 

Com*aom cui nulla cnra il petto impliche 

E Talma pasca di dolce ozio ognora: 
Che poi di Procri il duro caso ancora 

Fe' risonar per queste selvc aiiiiclie, 

L'ormo soguendo e le vestigia antiche 

Di quei che dopo morte il mondo onora : 
A voi, Mase, consacro; a voi sospendo, 

A vol che pria la mi donaste, quando 

Avea tutto a seguirvi il cor rivolto. 
Or in novo desir di gloria involto, 

Peso molto piu grave a reggor prendo, 

Peso per cai si ?a sempre poggiando. 

Questo Bonetto inoltre ci attesta che il Tassino aveva scritto qualche compontmento 
intorno al daro caso di Procri che a noi h rimasto sconoscinto. 

(2) Ci6 affermava anche pabblicamente nella prefazione DeJT Aspramonte, Poema 
Heroico di G. M. V. Canto primo, Venezia, Giolito, 1591: c Benigni Lettori. — 
t V. S. non si maraviglieranno se TAntore del preaente poema niosso a preghiera 
€ di amici, che desiderano vedcr quale fosse Tintenzion sua intorno ad esso, B*d 
« lasciato indurre a dar fuori questo canto solo, e non piu, di trenta e piil canti, 
€ che sono gi^ fatti, perciocch^ Tha fatto anco, per due altri rispetti non indegni 

< di considerazione. II primo d purch^ avcndo egli cominciato il detto p>ema gik 
€ inolti anni, ed in eta puerile di anni intorno a' 15 o 16, con questo stile, in che 

< egli si vede, eccetto che h corretto in alcuno picciole particelle di mutazion d*al- 
c cune parolette e versi qua c la sparsi, ha piacer che sia giudicato da chi lo 
c vedrk per conoscer se 'I libro avri genio col monao. L' altro rispetto ^, che 
€ avendo inteso, cho in due u tre cittk famose d' Italia si trovano due o ire 

< copie deir istesso canto, ha dubitato che non sia stampato senza sua saputa 
c da qualche persona curiosa dclla poesia con di quelU errori, cho anco sono stati 

< veduti nella prima stampa del libro del Tasso: il quale a persuasion, et imita- 

< zione deirAutore fece il suo primo poema di materia continuata, che 6 il Ei- 



* 



I 



^47^ 

che, comiDciato i! Uinaldo, \\ Tassino tol&e per soggetto l*acquisto di 
Terriisauta, iniMtovi da Danese Cataneo, scultore eccelletite e poeta 
piil per ingegno aatarale che per professione di lettere» in casa del 
quale appunto lo aDd5 abbozzaiido; esseudo per6 fin d'allora assai pigro 
nello scriverBi egli stesso si era presa volentieri la briga di ricopiargli 
tutto il prime canto, e credeva di avere ancora tra le sue carte i primi 
abbozzi, beu diversi dalla forma che ebbero dipoi (1). 

Egli h certo che questa lettera h di una iraportanza eccezionale, non 
essendovi alcuna ragione per dobitare di quelle che il Verdizzotti affer- 
mava, mentre pur interessavasi cou affetto alia sventura del Tasso e 
mandavalo a sal u tare per mezzo delFamico: il quale age vol men te poteva 
richiedere Fautore, da to che gi^ nou lo sapease per la lunga pratica» 
della verity delle cose. AIT incontro & strano che il Taaso medesimo 
neile dichiarazioui ai lettori premesse al Rinaldo, stampato poco appresiso 
oel 1562, dicesae di osser stafco mosso a scrivere dalle esortazioni del 
Cataneo, senza nominare il Verdizzotti; e di piii, mentre dal primo 
intitol^ raolti aiini dopo mi dialogo, non ncordd mai il secoiido, &e 
noB una vqIU enuraerando colore che avevano adoperata I'ottava in 
materia d'arme o d'amore (2). 

Ma ci sono altri argomeuti che confermano le attesfcazioni del Verdiz- 
zotti. Eslste inlatti tin manoscritto Vaticaao^Orbinate, il quale contiene 
centosedici ottave della Qermalemine del Tasso, col titolo di Lihro 
primo, benchfe comprendano la materia che fu poi divisa nei primi 
tre canti del poema finito (3J. II Sarassi aveva creduto il manoBcritto 



€ naido ». — Qm^V Aspramonte non 6 iiltro appunto che (i^elVOrlando, come 
si ricava da nu'altra sua lettera. 11 canto pare che fosse stato veramante pabbli- 
cato da ftltri, poichfe il cav. Ercolo Cato. se^r^tario di Alfonsa II di Ferrara. rio- 
graiiando i! 16 maggio 1591 il Verdizzotti del doTia di un esemplare del poema lo 

dioeva: t . . , ristampato in migliur carattere o in furoia pi^ degna ». Per5 

anehe qae^ta ediziono 6 rarissima; un eaeraplare e alia Cuinunab di Ferrani. II 
cant<j secondo fa pTabblicatj a Venezla nel 1594. 

(1) Vol. 11, parte II, n** CCVL — Anclie in un'altra lettora del 1588 (vol. II, 
parte 11, n" CCXCV) riaffermava che il Tasso era stato da lui « prooiosso a acriver 
c ^KKema eroico *^ o accenaava ad ana risposta datagli dal Tds$o a qael tempo» che 
ciod imitando lo atile deirAriosto noa gli si sarebbe mai pa'isato iaaanzi. 

(2) Discorsi del poema eroico neOe Prose diverse^ p, 269. — Tattavia il Ver- 
dizEotti, coiae ho detto, gli inandafa « salutadoni efficacissime » da to che il Tasso 
81 ricorda^sd di lai, e anche altre volte feoe lo stetiso; da ana lettera pero del 
12 dicembrij 1585 (vol. II, part? II, n» CCXIV) si potrebbe dedurre che vi fo^sero 
fltati del malamod. 

(3) Qao«to abbozzo forma VAppenMce I del vol. II delle Opere minori m 



— 48 — 

autog^rafo, ma esami accurati fatti gik da altri, e dii rae, esclndooo 
assolutamente tale supposizione ; tanto piii che la iiiano di Tor- 
quato si riscontra facilmente io akiino variant! marginali, e forse in 
qualehe correzione al testo, ed 6 assolutamente di versa (1). Siccome 
poi quests) abbozzD & dedicato a Giiidobaldo II dell a Kovere, il Se- 
rassi ue deduceva che dovesse essere stato coraposto quando Torquato 
era stiidente a Bologna, e viveva sotfco la protezione di qnel Duca, 
Ma si avverta che per tiitto il tempo ch'egli visse dalla partenza 
da Pesaro fino a quaiido entri) al servizio del Cardinale d'Este. ebbe 
egli a godere di tal protezione; ci6 dunqne non pii6 essere d'ostacolo 
a conclnsioni diverse. 

Certamente se potesse sussistere la congettura eapressa dal Campori 
che il manoscritto fosse la copia di raano del Verdirzotti e da questo 
mmmentata, ogni qeestione sarebhe esanrita interne a tal punto : ma un 
confronto accurato deila gratia da me fatto tra queisto manoiscritlo e le 
lettere del Verdizzottif m' induce a negarlo recisaiiiente, tan to piil che 
il manoscritto e pieuo di volgari errori, ne' qyali il letterato veneziano 
nofi sarebbe mai trascorso, specie scriveiido una buona copia. 

La verity si fa innanzi per un'altra via; il Verdizzotti nella sua 
lettera ricordava il Cataneo, e diceva che in casa di hii il Tassino 
aveva cominciato a scrivere il siio poema, Danese Cataneo (2) era nato 
in Colonnat^, villaggio del Carrarese, verso il 1513; fu a Roma di* 
^epolo del Sansoviuo, poi a Firenze, e pass<^ il rimaneute della sua 
vita in Venezia o in Fadova lavorando di scalpello, acquisiandosi ^'rande 
faraa. Se i critici d'arte sono discordi nel giudicare Topera sua come 
scwltore, un coro di lodi coneordemente gli innalzano i letterati contem- 
poranei, quali TAretiiio, Bernardo e Torquato Tasso, Erasmo di Valva- 
aooe, il Brusantiui, noiich& il Verdizzotti. Si dilettava adnnque il 
Cataneo di poeaia, e un gi'an numero di conapoMzioui d'ogni genere, 
oltre le poche a stampa, si conservano tra' inanoscritti della Chi- 



(i) Diceva il SEHAStii (vol. I, pp. 156-7, n. i); < Aoche U m&mem delta scriiiuTik^ 
€ ehe & tnolta mef^lio f^rmatA del Bolltu^ ad & 8i}iiHgUimtjgs)]ii& agli orjgitmli, ch'io 
« iQngo, delle lettere dii lui scHtte allu Speruni a nutue del padre, mi i^erstiade cbe 
« sia apera appunto di quel torno che m 6 di*tto, cio^ del 15(53 •. — Stj veramente 
la sumiglianza esiateva, iu prcipeadtfrel pinttusfco a tie^are cbti le kttere scritte alio 
Sp^rooi fossero di maiio di Torqimto^ e nuu piuttutito d*mi segietariu, poicb^ nou 
Doa delle particularita grafiche del Tiuso si riscontra in qnesto mauoscritto, — Nel 
catalogo delta Biblioteca Vaticana fu cancoUata da iompa ^indica^ione: manoscritto 

(2) V. au di lai Campori, Meniotk biografiche degli sculiori, architeUt) pittori^ 
ecc.i naiki di Carrara e di altri Juoghi delh provincia di Mas$a, t'ci\» Modena, 
Vincenzi, 1873, pp. 56-76 o pp. 380-7. — Mazzoki G*, Un maestro di T. Tasao, ecc. 




— 49 - 

giana (1); dai quali appare la verity di ci5 che aveva affermato fin 
dal 1581 Angelo Ingegneri, nella lettera premessa alFedizioDe di Casal- 
maggiore della Qerusalemme, cio5 che il Tassino aveva adottato pa- 
recchi nomi di quelli pensati dal Cataneo: « il cai giudizio, in tutte 
« le cose mirabile, egli particolannente ammirava negli studi della 
4c poesia; si com'io, c'ho stretta ed obbligata servitti col dolcissimo 
« signer Perseo, suo non dissiraile figliuolo, ho avtfto piti volte como- 
« dit^ di sottragger da diverse scritture » (2). Infatti in un elenco di 
nomi propri che si ritrova fra quelle carte notiamo tra gli altri Argo- 
lante e Clarinda che al Tassino piacquero per il suo poema, con lievi 
alterazioni; ma piti strano h il ritrovarvisi la descrizione del luogo di 
Qerusalemme in un'ottava scritta di mano, e con correzioni, del Ca- 
taneo, la quale fu riprodotta dal Tassino con due sole varianti nel prime 
abbozzo, e con qualcuno di piti nel teste definitivo della Liherata: uh 
si saprebbe riconoscer queste tutte migliori (3). II Cataneo inoltre scri- 
veva, a quel tempo che il Tassino frequentava la sua casa in Venezia, 
un poema DelVAmor di Marfisa, del quale una parte veniva in luce 
I'anno medesimo e per lo stesso editore che pubblicava il Binaldo (4). 



(1) V. Tesame fattone dal Mazzoki, Op. ciU 

(2) Vol. II, parte II, n" CXLIII, p. 153. 
(8) Ecco Tottava del Cataneo: 

Ha da quel lato donde il giorno appare 
Del sacrato Giordan le pIacid*onde, 
E da la parte occidental del mare 
Mediterraneo Tarenose sponde. 
Verso Borea sta Bet6l, che drizz6 Tare 
Al vitel d*oro, e la Samaria ; e d'onde 
Austro move talor piovoso nembo 
Betbelem che *1 gran parto accolse in grembo. 

NelPabbozzo {Opere minori in verai, vol. I, Append. I, p. 397) non h matato 
cbe nel v. 2: famoBo Griordan, e nel v. 5: ^ BeUl — Nella Liberata (c. Ill, 
st 57) si legge: 

Ha da quel lato donde il giorno appare 

Del felice Giordan le nobil onde, 

E da la parte occidental del roare 

Mediterraneo Parenose sponde, 

Verso Borea h Bet^l, cbe ahd VaUare 

Al bue de Voro, e la Samaria ; e d*onde 

Anstro portar le auol piovoso nembo 

Betbelem che *1 gran parto acoolse in grembo. 

(4) DeWAmor di Marfisa tredici canti del Dansse Catineo da Carrara, Con 
FrioHegii. In Venetia, appresso Francesco de* Francescbi senese, MDLXII^ in-4% 

SoLKRTit Yiia di Tw^wiUi Tatso 4 



o o \ . :i 



_ r/) — 

II MazzoDi, fatta I'analisi di quel poema, osserva ^ostamente : « die 
« in piii d*uD luogo la Gerusalemme mostra di esser stata scritti 
« da chi aveva letto, e rammentava VAmor di Marfisa », e ao- 
cenna alcune partico1arit4. Anche il Cataneo accettando favole e nomi 
dair Ariosto vaol ridurre il romanzo alia forma epica secondo le 
leggi della poetica d*Aristote1e, ragg^ruppando i personaggi attorno 
ad una azione nnica; largheggiando nolle digressioni, ma non negli 
episodi che non siano strettamente collegati alia favola principale. 
Torquato nelF avvertimento premesso al Rinaldo avvertiva di atte- 
nersi precisamente a questo precetto, e sogginngeva che lo aveva 
« benissimo servato il Danese in un suo poema composto ad imi- 
< tazione degii antichi, e secondo la strada che insegna Aristotele; 
« per la qual ancor me esort<:> a camminare. * Ma v*^ di piii: nel 
poema, che h in lode di Carlo V, il Cataneo d^ a questo per massimo 
vanto di esser nemico dell'eresia; da liii mostra di sperare una grande 
crociata contro gli infedeli, ed enumera in una stanza del decimo canto 
Ugone, i due Iloberti, Raimondo, il Buglione, Tancredi e Boemondo, che 
cogli altri fecero il grande acquisto (1). Ora la stessa idea esprimeva gUt 
Torquato nel Rinaldo augiirando alia Grecia la liberazione dal rio 
serpente che orgoglioso minaccia (2); e, con pensiero piii definite, nella 
dedica del poema al Cardinale d*Este, gli prometteva di cantare con 
eroica tromba la crociata, alia quale egli, cinto il triregno, avrebbe 
spinto i principi cristiani (3). 

Troviamo adunque le stesse idee espresse da due amici in due opere 
che si pubblicarono contemporaneamente nel 1562. Ora si deve di pit 
notare che il Verdizzotti e il Cataneo avevano stabile dimora in Ye- 
nezia: e sebbene il secondo per ragione delFarte sua si trattenesse piik 
volte in Padova nel 1533, nel 1555, nel 1572, ed anche vi morisse 
nel successivo 1573, non ri sulfa che egli vi fosse per qualche tempo. 



pp. 106 e 6 n. n.; a dae coionne, coino il RinaVJo. — Parte del rimaDente del 
poema e inedita nella Chigiana. 

(1) Mazzoni, Op, cit., pp. 101-110. 

(2) C. VI,9t. 134. 

(3) C. I,8t. 5: 

Ma qaando il crin di tre corone cinto, 
V'avrein Tempia Eresia domar gia visto, 
E .<«pinger pria, da santo amor sospinto, 
Contra TEgitto i Principi di Cristo; 
Onde il fiero Ottomano opprosso e vinto 
Vi ceda a forza il 8uo nial fatto acqnisto ; 
Canpjiiir la lira in tromba c 'n niacrgior carmc 
Dir tent«»r6 le vostre impre^ e Tarnie. 



I 



raentre vi fece dimora Torquato. loolti-e il Molina e il Veniero ai quali 
il giovinetto mostrava il poaraa erano anch'essi abitatori continui di 
Tenezia; ed ancora Torquato, dopo aver accennato alle esortaziooi del Ca- 
taoeo, dice di esser stato poi confermato da Cesare Pavesi a compiere 
Firapresa: lasciando inteDdere che tra le esortazioni deir uno e la 
cooferma deiraltro trascorae qualche tempo. 

Da ultimo osseryeri^ clie la proraessa fatta dal poeta di can tare la 
crociata che sperava bandila dal Cardinale d' Bate, divenuto pontefice, 
iraplica chiaramente T idea di trattare quel soggetto: e che Torquato 
vi avesse in efTetto rivolta la meote^ appare ancor meglio dalla pre- 
fazione al Rinaldo^ Ik dove pregando venia ai lefctori pel giovine poeta 
dice: «il qua! s© vedr^ che qtiesta sua prima fatica grata vi sia, 
€ s'aflaticher^ di darvi iin giorno cosa piii degna di venir ne le vostre 
< mani, e che a loi loda maggiore possa recare. » E nello stesso luogo 
confesaava che il suo genio < a la poesia sovra ogni altra cosa > lo 
inchinavat e che cootro ogni riguardo di opportunitSt era stato piii 
forte « il desiderio di farsi conoscere »* 

Vh ancora un ultimo argomento, il quale, benchfe non ci offra una 
data precisa, tuttavia contribuisce oon poco a conferraare questa opi- 
nione, Nelle Gonsideramoni iniorno a un Discorso di M, Giulio Ot- 
tonelli sopra alcune dispute dietro alia Gierusalem di T. Tasso che 
portano il norae di Carlo Fioretti, raa si sanno opera di Leonardo Sal- 
viati, come vedremo trattando delle polemiche intorno alia Gerusalemme^ 
disputandosi sul giudizio sfavorevole che il Varchi, < fitto il capo nel 
€ Oirone » aveva dato del Pulci, k detto: « Ma coraechfe egli fosse in- 
« gannato nel giudicare il Morganie^ non err6 gi^ nel fare conghiettura 
« delk Oierusalem Liberaia, da que! poco d'arra e di saggio che fino 
« allora, raandatogli dal Tasso vecchio, h tuttavia conservato in essere 
^ tra le scritture che rimasono agli eredi e araici suoi t^ (1). Ora 
parnai quasi certo che al Varchi, morto il 18 dicembre 1565, Bernardo 
Tasao mandasse a vedere appunto il Libra prima che ci rimane, e non 
la redazioTie po^toriore, a cui Torquato non si acciese che dopo stabi- 
lito a Ferrara presso il cardinale d*Este, e ciofe, al piii presto, sul prin- 
cipio del 1566, 

Da tutto ci6 concludendo, io sono d'opinione che si debba ritenere 
avere il Tassino incominciato a Venezia tra il maggio 1559 ed il no- 
verabre 1560 un poema stilla liberazione di Gerusaleinrae indottovi ed 



(t) Pireiize, Padovani, MDLXXXVI^ p. 152. — Di qaeste scrittare ora non si ha 
notizia; il Salriati* del resto, era in ^rado di sapere coii certezza cib che contene- 
vano, perch^ fa intimo del Varcbi, nonch^ di mons. Lorenzo Lenzi e di Silvano 
Razzi eaecatori testamentari di quello ed eredi delle carte e dei XiWu 



^^ \.'^ 



-^.■■^--;^ 



- 52 - 

aiutato dal Verdizzotti e dal Cataneo. Che la parte allora composta si 
debba riconoscere in quel libro pritno che ci h pervenuto, molto diverso 
per ogni aspetto da quel che fu poi la medesima materia (1). In teizo 
luogo che, ayyisando il Tassino, smanioso di farsi eonoscere^ la vastitii 
e la difficoM deirargomento che aveva preso a svolgere, ammaestrato 
dal Cataneo, non forse intorno alia scelta del soggetto, comune del 
resto, ma certamente intorno al modo della trattazione, cominciasse il 
Rmaldo: il qual poema poi, incoraggiato dal Pavesi, finl e ripuU a 
Padova neU'anno seguente. 



(1) Ci6 pn6 essere inoltre confermato da qaello che scriveva Torqaato a Scipione 
(lonzaga il 15 aprile 1575: c ... Ed a confessarle il ?ero, tutto qaello ch*^ dno 
c al noDo, trattine i ire primi canti rifEitti qaasi del tutto, fnrono fatti in tempo, 
< ch*io nun era ancor feriuo e sicaro, non dir6 nc Tarte, ma in quel ch*io eredo 
«arte; unde han bisogno di maggior considerazione che non avr2i il rimauente del 

c libro da qui innanti, dove a mio giadicio, si vedrli miglior disposizione » 

{LeUere^ I, n* 25). — Por6 tra qneste ccntosedici stanze, ch'egli coniparti poi nei 
tre primi canti della Liberata, se ne incontrano gia pin d*una ch*egli lasci6 tali e 
qoali e divennero famosc : altre, osserva?a il Mazzoni, potrebbe ad alcnno diapia- 
cere che nianchino. L^arrivu dei crociati a Gerusalemme, il fiero discorso d'Argante, 
alcuni accenni particolari della rassegna deiresercito, si trovano gik in quest'ab- 
bozzo, che h un saggio notevolissimo dell* arte di quel poeta sedicenne. Cfr. Car- 
Ducci, I poemi minori di T. Tasso in appendice al vol. Ill delle Opere minori m 
rer«, pp. 508-515. 



III. 



Torqaato all'diiiFersitk di Padova. — Saoi maestri e suoi stiidi. — Sperone Spe- 
roni — Gio?ati Vincenzo Pioelli. — Piibblicazione del Rinaido. — Pasaa le 
vacanze a Ferrara. — Delibera dt proaegnire gli studi n B«dogna* 



[1560 — Noverabre 1562], 



Bernardo, vedeudo suo figlio gik innanzi negli afcudi, e, corae corti- 
^iano Gsperto, coDOScendo essere omai passati i tempi raigliori ne' quali 
le corti si onoravano de^^li ingegoi letterari e proTvedevano loro comoda 
la vita, pens5 di dargH una professione sicura, perch^, come Torqiiato 
raedesirao ebbe a dire, non dovesse incorrere piti tardi in quelli in- 
comodi ne' quali egli, Bernardo, era altre volte iocorso (1). NelFagosto 
adunque del 1560 acrisse alio Sperooi pregandolo di trovare una buona 
dozzina per Torqiiato, il quale coiraprirsi delVanno scolastico si sarebbe 
trovato a Padova, per seguire coli gli studi di legge ; e, eoioscendo 
essere il figliaolo di ingegno aperto e assai sveglio, raccoraand^ che 
trovasse da allogarlo in casa d'uoraini dabbene e lootano dalle cattive 
compagnie (2). D'altra parte, la vicinanza e le continue comunicazioni 



(1) Nelk Prefazione al BinaMOf nelle Opere minori in versi^ vol. I, p, 4, 
(li) Vol. II, part« ir. n" XKtX. — Berniirdo ai ricordava dello raccomandaatiorii 
fatte aOa Cavaliera de* Tasai per il figliuolo di lei qaakhe atino aranti : < . . . E 
« ae par, corae credo, vi riaolverete di effettnar il disegno cho, per qoanto mi scrisse, 
€ )a felice memoria del padre a vera fatto di M, di mandarlo a studi are a Fadova^ 
« iTtdndatelo totto il govenio di persona non solo adorna di buone letture^ ma di 
• btiona mente e di baoni costami, e dj, ogni contagiofio vizio libera; altrimenti 
€ 8trebb8 an voler spinger una picciola e fragile barchetta, senssa timont', setua 
« Vi4a, aenza aiicore e senza nocchiero in an irato e teinpestoso pelago di maro, 
c dtil ftiror del quale dt snblto acnza aktin dubbio sarebbe sommersa e inghiotttta: 
« coneiossiacoflach^ quello Studio sia troppo pieno di delizie, e atto a ttnir gli animi 



— 54 — 

di Padova con Venezia, permettevano a Beniardo di rivederlo assai di 
frequente. 

La Bepubblica di Yenezia appena nscita vittoriosa, sebbene malconcia, 
dalla guerra mossale dalla lega di Cambrai, aveva rivolto le sue care 
riparatrici anche alia University di Padova, che da molto tempo godeva 
di fama enropea. Sebbene nella seconda met^ del secolo decimosesto easa 
fosse alquanto decaduta dall'antico splendore, tuttavia vi concorreyano 
in gran numero, da ogni parte, student! anche di insigni famiglie (1). 
Lo studio si apriva ogni anno nel giomo di S. Luca, cio^ ai diciotto 



*■ dei faociaUi alle fiziose o poco lodevoli delettazioni. Non guardate a spesa; poicb^ 
< la grazia di Dio, e la diligeoza e virtd de* suoi maggiori Tha lasciato ricco, e 
c procnrate, come si saol dire, che vi doglin piattosto la borsa che ranimo. » 
(B. Tasbo, Lettere, II, p. 182). 

(1) Per le notizie deirUniversitli di Padova mi ser?o principalmente del Fao- 
ciOLATi, Fasti Oymnaaii PtUavini, Patavii, Manfr^, 1757, e della bell* opera del 
FiYiRO, OaUleo Galilei e lo studio di Padova, Firenze, Le Monnier, 1882. — Del 
numero degli alanni in qne* due primi aoni darante i qnali vi fu il Tasso, dette 
il prospetto il Greficini nella recensione al libro del Malmignati, nella Zeitsehrift 
f, rom. Phil,, XIII, 84, p. 569, togliendolo da an ms. deirUniversitaria di Padova, 
segn. 1678, a. I; f. 16 y., tra qnelli che contengono gli spogli dei document! esplo- 
rati dal Colle in servigio della storia di qnelPAteneo: 



4 Agosto 1561 


1562. 5 agosto 


Alemanni 


12 


Alemanni 


44 


Boemi 


4 


Polacchi 


40 


Polacchi 


14 


Ongari 


4 


Provincial! 


4 


Provincial! 


3 


Ingtesi 


3 


Borgond! 


3 


Roman! 


40 


Ingles! 


4 


Sicilian! 


10 


Cipriotti 


10 


Lombard! 


8 


Roman! 


50 


Toscani 


6 


Sicilian! 


80 


Trevisani 


12 


Bucovin! 


30 


Furlani 


8 


Lombard! 


45 


Dalmat! 


9 


Mi Ian 65! 


50 


Pedemonti 


8- 


Toscani 


17 




138 


Trevisani 


100 






Farlani 


10 






Dalmat! 


15 






Pedemonti 


15 
470 



II totale della prima somma dev'essere per6 128; il Favaro, Op. cit,, I, p. 66, n. 1, 
losse 8tamp6 erroneamente 1210. — Nel 1563 furono po! 541, nel 1564 s*accreb- 
bero a 727 e 720 erano nel 1565. 



¥ 
* 



— 55 — 

di ottobre, iiel qual giorno aveva 1uo«to una festa soleune alia quale parte- 
cipava anclie la cittadinanza. Ne' giorui seguenti gli scolari attendevaoo 
a regolare la loro inscrizione a seconda delle varie naxioni alle quali ap- 
partenevaoo, e ne' prirai giorni di novembre incoininciavano le lezioni (1), 

La mancaiiza dei registri di questo tempo (2) non ci permette di 
docuraentare rinscrizione di Torquato^ il quale in quel primo anno 
dovette seguire il corso di diritto civile pmfessato allora da Guido 
Panciroli, reggiano, e quello di diritto ecclesiastico tenoto da Francesco 
Maotica, udinese: ossiat come allora si chiamavano, gli studi delle 
pandette e delle decretal i. 

Ma possiamo essere sicuri che Torquato, per la poca tendenza che ', 
dalla natura aveva sortito per questi studi, simile in cio al Petrarca 
ed all'Ariosto, non sari stato aonoverate fra i piu diligenti scolari, n^ I 
tra coloro che prendevana parte alle private ripetizioni che i profes- I 
sori a quel tempo impartivano (3). Egli eercava altri modi di erudirsi 
uelle molfce e ricche biblioteche che erano allora a Padova (4), e nella 
conversazione di quei dotti presso ai quali era stato da Bernardo intro- 
dotto. Priroo tra costoro debbo ricordare Sperone Speroiii, la casa del 
quale, come ebbe a dire lo stesso Torquato qualche anno appresso, egli 

< era solito di frequentare noa meno spesso e volentieri che le pubbliche 

< 8cole ; parendogli che gli rappreaentasse la sembiauza di qyella 

< Academia e di quel Liceo, in cui i Socrati e i Platoni avevano in 
« uso di disputare » (5). Benche tra il giovane poeta e il vecchio let- 
terato pedante ed orgoglioao non dovesse stahilirsi una forte aiin- 
patia, del che non mancano traccie, quegli a ogni modo, dovette far 



(1) Favaro, Op. citu I, p. 63. Qaell'anRo fece In prulasione il Sioomo, Oraiio 
in Qifmnaaio Fatavino habita idus Nov. 1560, Patavii, Perohacfiiuw, MDLX, m4'. 

(2) [P. MiHtJNATj], DeirArehivio antico deUo Sttuiio di Padova, Padova, tip. 
del SemmariOf 1842. p. 2S dice che le matricolazkitu delt'tiuiversttk legista comin- 
ciano sultanto, o framnioiitariameute, cairaono 1581. II Malmigkati (p. 153-4) com- 
plete le rioerche neirArchivio ard?escovi!e, e il luio carksimo prot V. Crescini altre 
ne fiaoe per mio conto, ma senza alcan risaltato. 

(3) Favaro* Op. ciL, !♦ p. 179; < II aisteuia di accoppiare al pabblicu il pmatu 
• iixBe^naraento era tutfaltro che quov^ uello Studio di Padova; noi lo vederauio 
« gik in pieno yigore fin dai tempi oei qauli vi legge? a Biagio da Parnm ; gli Btessi 
c Statuti dcUo Studio vi accetmauo eaplicitamente : aucho qtiando gli inaegnanti 
< teQtavano di esimersene, il govenio venei<>^ fiiio anclie alia metib del decimottavu 
€ secolu, inandava orditianze e decreti perche I'antica oousnetudine non fosse posta 
c in diiiientican^a •. 

(4) t'oMMASiKij Biblioihecae Patavinae manuscriptae publicae et privcUae etc,, 
Utini, typis Njoolai Schl^atti ; JiiDOXXXIX. — Favako^ Op. cit^ 1, p. 65^ dice che 
anche ciascuna na^lone dtiglt scolari aveva hiblioteca propria* 

(5) Ditcorsi delVarte poeiica nelle Prose diverge, I, p. 22; cfr. ib., p. 12.S, 




- 5G — 

tesoro dei ragionamenti uditi in quella casa, se lo Speroni poteva giun- 
gere fino ad accusarlo di avergli riibate le idee die espresse di poi nei 
Biscorsi deUarte poetica (1). Maggiore deferenza, che si mut6 piii tardi 
in cordiale amicizia, pare cho Torquato nutrisse per Giovan Yincenzo 
Pinelli, il quale, giiH da parecchi anni stabilitosi in Padova, aveva co- 
minciato a raccogliere tesori di libri e d*anticaglio in quella sua casa 
presso la basilica di S. Antonio, dove i dotti, i cittadini e i forestieri 
Gonvenivano a ragionare, approfittaiido della erudizione e della libe- 
rality del patrizio genovese (2). Torquato aveva inoltre per compagno 
di studi Luigi Veniero, nipote di Domenico,. icd era stato raccomandato 
anchc a Cesare Pavesi, gentiluoino, poeta e inusico di qualche merito (3). 
II quale, conosciuta la bella attitudine del giovane a poetare, fu quegli 
che lo incor6 a riprendere gli abbozzi del Eifialdo e a condurlo a 
termine. Non chiedeva di meglio Torquato, smanioso di fama, come ci 
ha confessato: e pur riconoscendo che poteva essere giudicata cosa 
« poco conveuevole a persona che per altender a gli studi de le leggi 
< in Padova dimori, spendere il tempo in cose tali >, senza dime nulla 
al padre, « spinto dal suo genio, il quale a la poesia sovra ad ogni 
« altra cosa », lo inclinava (4), si diede lietamente a cantare; 



Di llinaldo gli arduri e i dolci iiffainii 

Allor ch' ad altri ^tu^li il di to^Hiea 

Nel qaarto lustro anct»r iW niiei vcrdi anni ; 

Ad altri studi, ondo |»oi speme Jivoa 

Di ristorar d'avversa sorte i danni ; 

Ingrati Rtudi. dal cui pondo oppresso 

Giaccio ignoto ad altrui, grave a nio stcsiso (5). 

Vennero intanto le vacanze, e, benchfe non ne abbiamo veruna notizia 
diretta, Torquato ritorn5 certamente a Venezia presso il padre: ii quale 
dovette accorgersi presto del poco profitto che dallo studio delle leggi 
il figlio aveva tratto, mentre non gli poteva rimanere lungamente 
celato come di continue s occupasse di poesia. Gli spiacque ci6 in suUe 



(1) Cfr. vol. II, parte II, u« CXLI e CXIJV. 

(2) Vita loanni Vinreniii Pinelli pntrici genuensis. In qua sludioni honarum 
arU'um proponitur typus viri prohi et erudiii, Auctore Faulo Gualuo, patricio 
vicentino, Angustae Vindelicoruin, anno M DC VII. — Cfr. Favaro, Op, cit., II, 
pp. 68 sgg.; e Dk Nolhac, La bibliothcque de Fulvio Orsini^ Paris, 1887, pp. 74-?^. 

(8) Era aquilano e pubblio6 alcane ct)sc in prosa e in versi sotto il pseudDnhiio 
di Pietro Targa; cfr. l«> Zeno nelle Annotazioni alia Bibliotcca del Fontaxini, 
I, p. 281. 

(4) Prefojgione al Rinaldo nelle Opere minori in versi, I, j). 3. 

(5) Rinaldo, c. XII, st. 90 nelle Operc minori in versi, \, p. 336. 



^ 



— 57 — 

prime, ma da poi, come uomo di retto giudizio, pensaDdo di nou 
potere opporsi allmtenso desiderio d'un giovane * ehe quasii torrent© di 
< molt'acque pieno corre al suo ftoe », e aoche, possiam credere, cori- 
tejito di vedere che il figlio iion iadegmimente seguiva le orme paterne, 
gli concedette di paiitsare col iiiiovo anuo agli studi di filosofia e d'elo- 
qtienza. Durante le racanse Torquato nou solo lavorava le sue ottave con 
sapore ariostesco, e discuteva coe Danese Cataneo il piano del poema, raa 
rivedendo i vecchi amici, comioci^ ad esser richiesto di rirae per due 
raccolte fuiierarie. L*una delle quali fa messa assieme dall^Atanagi per 
la morte della fanaosa Irene da Spilimbergo, amata da Giorgio Gradeoigo, 
al quale il Tasso rivolse il suo dire; Taltra in niemoria di fra Sisto 
Medici, de* Predicatori. Scrisse Torquato tre sonetti per la prima, che 
venne alia luee in quelFanno 15r>l; ed uno per la seconda, che comparve 
nei prirai mesi del 1562 ; furono queste le prime volte che egli vide 
pubblicati suoi scritti (1). 

Prima deU'ottobre ritornd Torquato a Padova, e, riserbandorai di dire 
in appresso quaoto stibifco gli av venne infatto d*ainore; slnscrisse al corso 
di filosoSa che tenevano Francesco Piccolomini, senese, e Marc' Antonio 
Passera, genovese (2); ma con maggiore iateressaraento segui le leziom 
del celebre Sigonio, che per la sua straordinaria dottrina e le piacevolt ' 
maniere era Udolo degli studenti. Spiegava questi la Poetica di Ari- 
stotile, e la sua esegesi valse non poco a preci&are nella mente di Tor- 
quato quel precetti dello Stagirita ai quali egli cercava di uniformare 
il poema che stava scrivendo. 

Bernardo intanto trovavaiii a Venezia in tristissime condizioni fi- 
nanziarie: aggravato di debit], non avendo potuto sostenere dapprima 
tutte le spese per la stampa delV Amadigi, area dovuto fare a met^ 
col Giolifco, e gli mancava quindi ora queirutile che aveva sperato di 
ricavarne (3). 




(1) Cfr. la Bibliaffrafia deUe atampe nel vol. IV delle Opcre minori in v^rsi^ 

n^ 1 e 2. — I tre sonetti per Irene da Spiliraberi^o cominciiLiio: 

— Deh percbfe lasso del tao sol lucente 

— Come esser pot^ cbo da sembiante fin to 
— Onde vien luce tale ? onde si cbiara. 

la qaesta raocolta ha rime an che Bernardo; U famiglta Spilimbergo era stretta 
parent© dei Tassi corne da pnncfpio ho aTvertito. — II sonetto di Torquato per 
fra Sisto Medici cotDiQcia: 

C^me in turbalo del Lacida stella. 

(2) PiociOLATi, Op, cit., t Uh pp. 275 e 279*34, e pp, 267-80, 
a) Kavelli, Letiere ined, di B. Tasso, n* IV. 





- 58 - 

Pen35 di fare una ^ita in Urbiiio per presentare di persona una copia 
del suo poema a quel I)uca e ca?arnef come fu, un sussidio; inlanto 
fallitagli la pratica ioiziata per essere aramesso tra i faraigliari della 
Duchessa di Savoia (1) aveva gi^ volto rocchio al cardinale Luigi d'Este^ 
e forse venne a trattare seco quaudo questi nell'ottobre si reed in Padova 
coUa sorella Leonora, per prendere i fanghi termali di Abano (2). Tor- 
nando da Urbiiio, il 17 dicembre era di nuovo a Pado?a(3): dove, bencbe 
possiarao credere che gi^ ne avesse alcun sentore^ scopriva il poema che 
Torqwato seriveva: ne esamtuava qualche tratto e non ne riraaneva scon- 
tento(4). Trattenutosi poehi giorni a Venezia per ordinare le proprie robe, 
il 16 gennato ripassava da Padova, in viaggio per Ferrara, dove andaya 
ad asauniere il nuovo ufficio, che aveva ottenuto presso quel Cardinale. 

fi probabile che in questa occasione Torquato maBifestasse la priraa 
volta al padre Tidea di pubblicare il RinaMoy e clie Bernardo»pur facendo 
per allora qualche riserva, lo coDsigliasse di dedicarlo al cardinale Luigi 
d*Este^ pensando che, e per i servigi ch'egli andava allora a prestare e per 
il poema, TorquatOjterminati gli studi, avrebbe potuto trovare m quelle un 
protettore. II giovane poeta abbedendo, dopo la proposizione delFopera e la 
irtvocazione alhi musa, corae di rito, aggiunse forse allora le tre stan^se di 
dedica airEstense, nelle quali dopo le solite lodi e dopo aver chiesto 
grato favore al suo caDto, augurava, come ho gi^ accennato, al Cardinale 
il triregno e la gloria d*uiia crociata, chVgli, cangiata la lira in tromba, 
avrebbe cantata. E, riconoacente al padre di noa avergli avversate le 
sue inclioazioni per la pnesia, congedava in sulla fine il suo 

pArto primiero e caro frutto aiiiato, 
Picciul vol a me, ne le piiigrf?e apriche 
Che Brenta inonda, in s\ brev'ozio riato 



dicendo : 



Vapfie a Colai che fa dal Cielo eletto 
A daruii vita col bqo sangue istesso: 
lo per lai parlo e Bpiro, e per lai »odo, 
£ Be nulla bo di bel, tutto ^ sqo doao. (5) 



(1) B, TAdso, LeUere, III, p, 190. 

(2) Campori SoLEETi, Op. ciL^ p. 88, — Che Bernardo si raovesse ftlloni da 
Venezia h provate anche dalla sua lett^ra, edita fra quelle di Torquato {LeUere^ 
V, n" 1558), in data di Correggio 24 ottobre 156 L For^e vi m era recato per c^r- 
care auche da quel signori ainto e protezione. 

(3} n SsRiQai (I, 143 ti.) citava aiia li^ttera loedita di Beroardo a Felice Pacdotto^ 
che ha qaesta data e iiarla di cid che dico appresse, La quale io non ho potuto ritrovar^. 

(4) Nella Prefaiione cit. al Bmaldo, Torquato affenna che questo auo poema: 
€ non era giunto aoco di grands ^pazio a quel terming che ne la mente propoato 
« lu'avea, ch'ogli [Serruirdo] ne fu chiarijssimo » , 

(5) RiNALDo, c, XII, St. 92 e 93, nelle Opere minori in tersi, voL J, pp. 336*7. 




^ 59 " 

Ho gih avvertito che Bernardo lasciava Venezia in condizioni assai 
misere: e in quei giorui in cui si trattenne a Padova^ pens6 di prov- 
vedere al raanteoitiiento del figlio, ciii forse non avrebbe potuto ba- 
stare, acconciandolo con Annibale di Capua, giovane di grand! spe- 
ranze, e allora destinato a succedere nel vescovado di Otranta alio zio 
Pierantonio di Capua (1). Scriveva Bernardo che a ci5 fare era stato 
coatretto dalla necessity, benchfe fosse per Ini cosa poeo dignitosa (2): ma 
io non so iiitendere tale necessity quando sappiamo dal Facciolati che 
in quel torno di tempo, come ad esempio nel 1565, il rettore deH'Uni- 
versiti spendeva in feste scolastiche e in sussidi a studenti poveri la 
somma, iogentissima allora, di qnattordicimila scudi; quando a Padova 
vi erano ben undici collegi di tbndazione privata che ospitavano e ali- 
mentayano ciascuno parecchi studenti che non potessero mantenersi da 
e mostrassero attitudiBe agli stiidi (3). 

Comunque fosse, Torquato cominci6 allora ad essere cortigiano, e tale 
riraase sempie: che necessity, tendenze, ingegno, tradizioni, tutto con- 
giorava perchfe egli dovesse esserlo in quel secolo decimosesto, nel quale 
le lettere massimamente ebbero vita nelle corti e per le corti. 

Aniraato cosi, o almeno non disaniraato dal padre, condusse Tor- 
quato in breve tempo a termine il poeraa, e lo sottopose alia revisione 
del Molino e del Veniero, amicissimi di quello. II parere favorevole 
di costoro e le istanze del Pavesi e di altri indussero Bernardo ad ac- 
eondiscendere final mente alia stampa ; tanto piii ch'egli naedesimo rico- 
Qosceva che il poema iion avrebbe potuto non parere « maraviglioso in 
c un giovane di diciott^aiini ». Avrebbe pur voluto rivederlo piti accura- 
tamente di quel che non aveva potuto fare, ma si limits a pregare il 
Pavesi e i corauni amici perche alraeno Tedizione riuscisse corretta (4). 
Air incontro fu cosi plena di errori che Torquato si trov5 costrefcto a 
porre iunaozi alia copiosa tavok degli errori una dichiarazione, dalla 
quale apparisse che 1' auto re non aveva potuto correggere da se stesso la 
stampa: ma non so se ci6 possa essere vero, data la vicioanza tra Padova 
e Venezia, n^ so se proprio dobbiamo incolparne il Molino, il Veniero, 
il Cataoeo e gli altri amici, o piuttosto Torquato, che troppo frettolo- 
samente rivide le bozze. 11 quale procurava intanto, e per mezzo del- 



(1) Pei^ noQ ri aacoedettet eti^t prima delta luarte di Fierantotuo, fa prom4)aBO 
airarciveacoFato di Napoli; cfr. Ugublu, Italia MCra, t. IX, p. 87. 

(2) Vol. 11, parte II, n" XXXll. 

(3) Cfr Maljogn4ti, p. 81. 

(i) Vol 1!, parte II, ti» XXXI. — Torquato aella Prefa^ione cit. al Rinaldo, 
&i nchiaiua ad mm lettera scritta dal Veniero a sao padre a prap^situ del poema, 
la quale non ho potuto truvare. 



^ . -^ 



— 6() - 

rarnico Scipione Gonza^a dei marcliesi di S. Martino e di Gazuolo, e 
direttamente, di ottenere i privilegi per 1* edizione dal duca di Man- 
tova, dalla Signoria di Venezia, da Lucca, e dajjli altri Stati italiani (1). 
Usci il poema neH'estate dl quell'anno (2). Non e qui opportuno di 
trattarne a lungo dopo clie altri nc ha parlato, con molta acutezza, di 
proposito (3): dir6 solo clic il libro piacque allora come provano le 
continue ristainpe, ed avrebbe o;jj]fi raaggior funfia se non fosse stato oscu- 
rato dalla Gerusalemme, poich^ ancora si leg^e con diletto assai mag- 
jriore che non altri venuti alia luce in quel tempo. Piace ancora Tonda 
fluente del verso, interessano gli amorosi casi di Rhialdo e di Clarice^ 
comiuuove Tepisodio appassionato di Floriana. Neirottavo canto, se- 
^uendo la costumanza, annover6 Torquato parecclii personaggi amici o 
protettori suoi e del padre: tra* prinii appunto Annibale di Capua, il 
conte Stanislao di Tarnow polacco e il Gonzaga, allora tutti studenti. 
Pill lunga ^ la schiera de* signori, e naturalmente la casa Estense h in 
prima linea: il famoso cardinale Ippolito II, il cardinal Luigi, il duca 
Alfonso II, che, circostanza da non tacersi, cgli forse vide per la 
prima volta in queiraprile, mentre quegli pass6 per Padova recandosi 
a Venezia (4); la sorella Luerezia, con una allusione soltanto ad Anna 
ed a Leonora. Poi i Kovereschi: Guidobaldo duca, Vittoria Farnese, il 
principe Francesco Maria: oltre a costoro il conte Fulvio Rangoni, 
Claudia Kangoni, Ercole Fregoso e Sforza Santinello. N6 va dimenti- 
cata la bella invocazione air Italia, poiclie tal voce rara tanto piti 
suona ^radita in quel secolo: dalle Alpi Rinaldo e Florindo: 

Vider d'ltalia poi Talmo terreno 
Ancor di riverenza e d'onor pieno (5). 



(1) Vol. II. parte I, n^ I e II; e parte 11, ii» XXXlll. — Come a questi Stati 
certaineiite Twrquato avra chiesto anchc agli altri il privile^io, tna non ho trovato 
i documonti. 

(2) Opere minor i in versi, vol. 1; v. la bibllMjrrafin a p. LXVII Rtjjf. 

(3) V. la pref'azione di G. Mazzoni all'ediz. «opraccitata. 

(4) fja soleniswna \ Entrata delVIUustrissimOt ft \ KcceUentissimo Signor \ Duca 
di Ferrnrn, ne la \ Citta di Venetia, \ Cominciando dalla partita di Sua EcceU 
lenza \ da Ferrara, per imino al suo ritorno. \ Stanipat) in Boloirna \wt Pcllc- 
grino I Bonardo MDLXII, in-8 di cc. 4 n n.; e una lettora di un Caniillo Zio c da 
« Venezia li XXI aprile 1562 ». — La Entrata \ che fece in Vinegia \ rillustris- 
simo et | Eccrllentimmo S. Duca \ Alfonso II Estense \ Duca V di Feirara. \ De 
etusdem Principis in urbein Venetam in- \ grcsiu Xatalis de Comitibus carmen. | In 
« Venetia | apprt^sso Francesco Rampazzetto | MDLXII; in-4, di pp. 14 n. n. — V'6 
anche una edizione di Ferrara dello stesso anno. — Cfr. Frizzi, Memorie per la 
Stitria di Ferrara^, Ferrara, 1«48, vol. IV, p. 3S1. 

(5) Canto VI, st. 24. 



- 61 - 

Intorno alia condotta di Torquato a Padova nulla sappiamo di par- 
ti colare: ma egli certamente, pur occupandosi di studi e di poesia, .tro- 
vandosi nel vigore della giovinezza, non ultimo per doti fisiche ed 
iutellettuali,ctra una folia di giovani che si godevano la vita studen- \ 
tesca, pill spensieratamente lieta allora di quello che oggi forse non / 
sia, non avri mancato di mescolarvisi. E che seguisse la corrente po- / 
trebbero provarlo le parole che Bernardo scriveva al Pavesi ringra- / 
ziandolo delle riprensioni fatte al figlio per gli errori nei quali questoy 
trascorreva « per il furore della giovinezza »j e allora, nelFaprile, do- 
veva essere accaduto qualche cosa, perchfe Bernardo assicurando il me- 
desimo amico di aver dato fede alia lettera ricevuta, gli si dichia- 
rava obbligato « per Y amorevole ufBcio fatto, cosi per mia consola- 
« zione, come per soddisfazione di mio figliuolo » (1\ 

Come per Tanno precedente, non sappiamo dove Torquato passasse le 
vacanze del 1562: ma si pu6 tener per certo, per quel che vedremo, 
ch'egli si recasse presso il padre a Ferrara. Torquato si preparava a 
seguire il terzo anno de' suoi studi a Bologna anzichfe a Padova, e piti 
e varie ragioni Tavevano indotto a questa deliberazione. L'universit^ 
bolognese accennava in quel torno di tempo a ricuperare Tantica flori- 
dezza e la fama del suo rinnovamento si spargeva per Tltalia. Gover- 
nava Bologna, neU'assenza del legato cardinale Carlo Borromeo, mon- 
signor Pier Donato Cesi, vescovo di Narni, il quale, in unione al Se- 
nato della citt^, non solo aveva procurato che il vecchio edifizio delle 
scuole fosse rinnovato ed ampliato riducendolo nella forma per la quale 
oggi ammiriamo TArchiginnasio, ma si adoperava a chiamarvl i pro- 
fessori piu insigni deU'epoca con larghe proflferte, e i giovani d'ingegno 
piti promettenti, con sussidi generosi (2). 



(1) Vol. II, parte II, n* XXXI. 

(2) II Serassi vide, tra certe rime inedite di Francesco Bolognetti che si conser- 
vavano presso Pabate Nicola Rossi, nel libro quinto delle Selve, p. 129, un capitolo 
indirizzato al Cesi in cui lo esalta per i restaori fatti al palazzo delle Scuole e per 
la cara nello scegliere gli insegnanti: 

Gik, Monsignor, le scole di Bologna 

Sono a termine tal, che poca spesa 

Per darli compimento pin bisogna. 
Voi pur foste inventor di tanta impresa; 

Molto vi debbiaro tutti: chb la mente 

Scmpre ad opre onorate avcte intesa. 
L*utile che da questo abbiam, si sente 

Piu manifesto ognor, ma nel faturo 

Si toccar^ con man piti che al presente. 



^,** V.'S 




- 62 — 

Nella prefazione al RinaldOy Torquato accennava ai criteri da lui 
tratti dalla Poetica di Aristotele < la quale ora con gloria di si e sta- 
« pore e invidia altrui espone in Padova Teloquentissimo Sigonio ». 
Per comprendere queste parole occorre sapere che, com'era antica con- 
snetudine per certe cattedre piti important!, a fine di destare emulazione, 
neiruniyersit^ di Padova insegnavano rettorica due professor!: Tuno 
era il Sigonio, V altro Francesco Bobertello, udinese, uomo d' ingegno 
e di dottrina bensi, ma certamente di minore valore del primo, dal 
quale inoltre differiva per il carattere borioso e prepotente. La lotta 
scientifica fra questi due si fece acerba fino airinsolenza, discese alia 
partigianeria fra gli student!, di modo che ne nacquero risse, e alia 
line uno scolaro piii esaltato degli altr! assaliva sulla pubblica via il 
Sigonio e gli sfregiava il viso col pugnale. Ebbe 1* onorato maestro 
piena ed intera soddisfazione dalle autoritii veneziane, ma ci6 non im- 
ped! ch' egli prestasse ascolto alle profferte die gli erano fatte da 
Bologna, ove, con sua ed altrui soddisfazione, pass6 tosto ad inse- 
gnare (1). Poterono influire sulla deliberazione di Torquato anche i 
tumult! continui suscitati in queH'anno dagli student!, irritati contro 
il Senate veneto che 1! aveva privati del diritto di scegliere i propri 
maestri. TJn'altra ragione ancora vi fu, e questa tutta particolare per 
il Tasso: tra i prim! insegnant! invitati dal Oesi fu il giureconsulto 
Giovan Angelo Papio, chiamato da Avignone (2), il quale, come ho 
accennato, era antico e provato amico di Bernardo. Forse il Papio con- 
signs al Cesi Torquato, tra i giovani meritevoli di essere invitati con 
sussidio; ma di ci5 non ci rimane alcuna prova. E per5 Torquato 
tanto pill volentieri dovette passare alia nuova university, sia perchft 
sapeva di trovarvi protettori fidati, sia perchfe poteva seguire le le- 
zioni d! uno de* suoi maestri prediletti, ed anche perch5 a Bologna 
si recavano in quelFanno i suoi cugin! Ercole e Oristoforo, coi quali 
avrebbe fatto buona compagnia. 



Ma che da voi condotti sian lettori, 

Vi vejjgio Ropra ogni altra cura inteso, 

Dei piii rari d*Earopa e del migliori, 
Nel numero non gii, ma s^ nel peso. 

Ofr. anche le grandissime lodi per qnostc medesime ragioni che al Cesi dk il Si- 
gonio, De Repuhlica Atheniensium, Bunoniae, apud loannem Rabium, 1564, in-4, 

(1) Per la storia di quest<* brighe cfr. la vita del Sigonio dal Muratori premesBa 
alVedizione delle di lai Opere, Milano, 1732, voll. 6 in-fol. 

(2) II Papio, secondo il Sorassi, fa proposto al Cesi dal cardinale Alessandro 
Farnese; e il Caro, che era segretario di qnesto, ne scrisse anche per proprio conto 
al senatore Giovanni Aldrovandi; v. le sue Lettere, vol. II, c. 217. 



At primi di novetnbre mentre egli partiva per BologDa, Bernardo 
si licenziava dal Cardinal d' Este^ e tornati vani alcuiii uflBci fatti 
per entrare al servizio dei Medici (1)» era alfine accolto, come se- 



» 



^ 
^ 




(I) II Campori (LcUere intdite di B. TasBO^ P* 36 e n.) g\k areTa fatto cenna 
di qoeste trattative alle^ando un paaso di una lettera <3ti] 30 novembre 1562 di 
Sallustiii PiccolonxiBi, refiidente medicco a Ferrara, Ma altri docuiiienti fuToritimi 
dal mio cariseiiiiu pruf. Vittoria Fiorini^ mi puiigwno in grado di cbiarir lueglio la 
coiia. Bernardo scriveva it primo di oovembre U)^2 al Varclii in questi termini: 
« To bo prcaa licenza da questo III""* Sig,'*! per fop^gir la riprensiune cli'alcunii mi 
« potrebbe dare, cb'ia avessi trovato niaoTo padrone, prima ch'io avessi tolta liconTia 
« dal vecchioi a ogni modo, ancora cbe non avcasi la rentura di venire a sarvir 
« cotesU^ magnanimo Prindpe» era riBoltito di partinni , . . »; e segnitando diceva 
dei passi fatti col Begretado del Dnca e con altri; ma temeva cbe la morte del 
Cardinale de^ Medici, nella quale occasione egli aveva scritti) c quattro cunioui e 
« pia di cento sonetti, ne so che mi dir piu », pntesse ritardare la pratica (H. BibL 
Nazionale di Firenze; Lettere Varcbi; Cassetta 2, n* 11^). II Varchi scriveva al 
Duca il 10 eegoente: * 11 sapermi io quanto V. E* L sia aempre piu occupata fa 
« da uno dd lati ch'io le Bcri?a brevemente m. Bernardo Tasso averini riapoito a 

< lango che servira V, E. in tutte quelle cose, a cbe Ella lo gindichera atto, coUa 
t medesima pro?Ti8ione che egli tieii al presents *ial Cardinal da Este, la quale h 

* secundo cbe ini scrive m. Glovanbaltista Busini^ al qaale e^li mi rimtUte, scudi 
« 150 Tanno, e di piu la spesa per tro bt^ccbe e un cavalb, Dairaltro lato, affinch^ 
€ V, E. L po5sa» Be volesac, vedere qoella cbe egli Bcrife, e come, le mando con 
« qnesta la aaa lettera propria e quella dd Bnsino... ». (R. Arch, di Stato in 
Firenxe; Cart, oniv., f. 407 bia, c. l'M9). II Duca spgnava in margine di rispon- 
dere: < S, E, si trova assai gravata p«r adesso* Le lettere ci sono care ». Bernardo 
intanto aveva replicato, ma coine si vede non in tempo c inutilmente, al Varcbi il 
giorno 15, fncendog-li osservare cbe il Busim: t . , . nel partlcolare del mio tratte* 
« nimento si dimenticC> in parte di scrivere la mia intenzione \ ed ancora cb*i«» co- 

< nose*, ch*a la molta prndenza di cotesto genero«o e magnanimo Principe di ricordare 

< qne8to particolare poco si convenga, e ch'io mi sia certo cbe S. E, I. da b&, e 
€ senza il mio awertimento avrebhe qne^ta coiisiderazione: nulladimeno per ^oddisfar 
« ft me steaso, non ?o' lasdar di scrivervi, ch'io mi contento de le spese per tre 
« bocche ed an cavallo e di 150 scudi di proyTisione, come bo qui dal Cardinab', 
€ stando per^'^ in casa e servendo presso la persona »ua. Ma quando S. E. L si vo- 
« lesae servir di me presso qua!cb*altro Principe o in qualsivoglia altro loco, dove 
« mi bii?ognaase tor una fatit*?, pagar pigion di casa, ♦:* far alcan*altra spesa neces- 
€ saria, non avendlo altra facolta^ sarebbe impossibile con si poco trattenimento di 
« potermi sostenere con dignitA iua e mia^ a^sicarandolo cbe m il "Ra Filippo mi 

* re«titQir?l o tutte o parte de le mie facolt^, cbe tutte le spendcr5 in servizio suo, 

* come ho fatto in servizio d*altri, cbe non sonodi tanto valore, nh di tanto merito; 
« ed in qaesto coso mi contenterH^ sempre di star al giudizio sao, rendendonii certo 
€ cbe S, E, I, considerata la qaaiit^ del loco dove le piacera di mandarmi e la 
« quality de' tempt, avr& piil cara de la sua riputazione che de Tatile. Aspetto oon 
c grandiRsimo desiderio di intender la vulont& di S. E. I, intorno a questo negozio. 



- 64 - 



segretario per gli affari criminali, da Guglielmo Gonzaga, duca di Man* 
tova, al principio del 15fi3 (1). 



€ da la quale dipendc la rtsoluzione di cio, cliMu bo a fare di ine . . . » (R. Bibl. 
Nazionale di Firenze; Lettere Varchi; Cassetta 2, n« 115). — Uimane coal chiarito 
qaesto panto, e corretta Taffermazione del Campoki {Op. I ctV.), cbc Bernardo steaia 
al scrvizio deU'Estense senza provviji^une fissa. 
(1) PoRTioLi, Lettere inedite di B. Tasso, Man tova, er. Segni, 1871, p. 7. 



IV. 



Amore di Torqaato a Padova e a Ferrara. 
[1561—1562]. 



Confessava Torquato, gik innanzi DeU'et^, di essere stato solito « a 
« contemplare molto e legger poco, mentre la sua giovinezza fu tutta 
« sottoposta a T amoroso leggi » (1); e neirinvocazione dol Binaldo 
diceva: 

Masa, cVin rozzo stil meco sovente 
Umil cantasti le mie fiamme aocese, 
SI che, stando le selve a *1 saono intente, 
Eco a ridir Tamato nome apprese . . . 

Questo attestazioni mi obbligano a trattenermi alquaoto per ricercare 
quale fosse la donna che ebbe il vanto di inspirare al giovane poeta una 
grande parte delle rime amoroso cbe di lui ci rimangono. Non h per5 
senza sgomento che mi accingo ad entrare in questa selva selvaggia 
degli amori di Torqaato; e chi sappia quante e quali supposizioni fu- 
rono esposte da uomini dotti e ingegnosi, e quanti fatti, in apparenza 
veri, siano stati citati per awalorare le varie opinion], non potr^ 
non scusarmi se intomo a questo argomento proceder6 cauto pid del- 
Tusato. 

lo stesso, dope aver creduto piti volte di essere sulla buona via, tro- 



(1) 27 CostafUmo o vero de la Clemenza, nei DialogfU, III, 243. 
SoLon, Vila di TorquiOto Tatio 



vando un componimento die iion si poteva coordinare ai precedent!, 
una data che non corrispondeva, o altro ostacolo qualsiasi, dovetti ac- 
corgermi di essermi illuso. E soltanto dopo parecchi anni di stndi, dopo 
avere analizzato manoscritti, edizioni, e ad uno ad uno i componimenti 
amorosi, dopo avere di questi fissato il tempo col sussidio degli stadi 
biografici non solo delVautore, ma di tiitti i personaggi della corte 
estense di quel tempo; soltanto allora ho potuto convincermi che il 
risultato quale ora esporr6, 5 Tunico che per il perfetto accordo di 
tutte le circostanze, per il riscontro dei fatti con ci6 che nolle rime 
si narra, possa essere il vero. 

La storia di questo amore giovanile h narrata da Torquato in una 
serie di componimenti compresi ordinatamente nella Parte prima delle 
Ilime, stampate in Mantova, dairOsanna, nel 1592, edizione ripetuta nel- 
Tanno successivo in Brescia, dal Marchetti, il quale vi aggiunse una 
Parte seconda^ che ora non ci riguarda. Tale Parte prima trova con- 
ferma, e insieme correzione, nel suo originale autografo che si conserva 
nella biblioteca Gliigiana, in Koma. j^ questa Tunica scelta di rime, 
di tante edizioni che se ne fecero lui vivcnte, preparata, corretta e per 
di piti commentata dalTautore: e si potrebbe aifermare a priori, se non 
ne trovassimo prove evidenti nel manoscritto ricordato, che, sebbene fi)6- 
sero passati molti anni dagli avvenimenti che avevano inspirato i versi, 
egli, riordinandoli, non li accogliesse alia rinfusa, ma, quasi spontanea- 
mente, li ponesse in un certo ordine, non rigoroso, ma poco mono (1), 

Questa Parte prima comprende una prima serie di rime, che nel 
manoscritto Chigiano, che ha lievi differenze dalla stampa, si chiude 
coir indicazione : « II fine del primo libro delle rime », indicazione 
preziosa che manca neU'edizione; segue poi nel manoscritto un'altra 
serie, di quasi eguale nuniero di componimenti, ma questi non troppo 
ordinati nella stampa, che formano « il secondo libro » ; alia fine di 
questa seconda serie, senza alcuna divisione apparente, seguono po- 
chissime altre rime d'amore isolate. 

Facendoci dunque ad esaminare quella prima serie di componimenti 
amorosi, troviamo che il poeta li fa precedere dairavvertimento: 

Vere far queste gioie c questi ardori, 
ma nello stesso tempo aiTerma che « il suo cuore non fu de' piti osti- 



(l) Qaalche componimento che si riferisce senza dubbio al principio del prime 
amore, di cui ora tratto, si trova alia fine del manoscritto o della stampa mesco> 
lato a pocbe rime di vario argomcnto; altre volte i componimenti, ftiori di posto 
nel manoscritto, sono richiamati da note al proprio laogo. 




doitsti, Tiia di TorquaU^ fain 
Toiiao, Loewtlitr, 1886. 



:^ ^ ^ * ^ 




^ ffy — 

€ Bali ne' vani affetti », E comincia a narrare come fosse vinto da 
araore, quando, dice, Era de Vetd mia net lieto aprile^ per una donnai 
simile nella voce ad angeletta, la quale 

fu quella il oai soave lame 

Di planner boIo e di cantar mi giova, 
E i primi urdori sparge un duke abllo. 

II poeta, pare da quest' ultimo verso, non era alle prime guerre 
d'Araore, e credendo di conoscerne le arti^ diceva: 

lu cfae forma celeste in terra scorsi, 

Hindua.si i lomi e dissi: — Ahi, c«jme ^ stolto 

Sguardo, i:h*in lei sla d'affissarsi ardito I — 
Ma lie Palfcro periglio non m'ac<jorsi, 

Che mi fii per Torecchie il cor ferito, 

K i detti andaro ore non giume il folto (1). 

Cosi Torqiiato lia accennata alia voce di eolei che lo innamorava, ed 
ora con un sonetto: ^ Dimostra come Faraore acceso in lui da raspetto de 
« la sua donna fosse aecresciuto dal suo canto » (2); e questa circostanza 
'di fatto noi dobbiamo notare. Contioiiando « Descrive come ee Fet^ gio- 
« vanile per Tinesperienza fosse preso dal piacere d'una gentilissima e 
« nobil fanciulla » (3); e ci fa sapere i! liiogo dove era avvenuto Tin- 
naraoraraento: « Dice d'aver veduto la sua donna su le rive de la 



(1) Sonetto: 



8a rftfTipia frunte il crespo oro lucente. 



Questo h nno di quel doe o tre spostati nelle ^izioBi allegata, secondo quanto ho 
avTertito. Neirautografo Chigiano per^ si trova al huo tero luogo, ciofe dopo quello 
che ho precedentemente citato, e colla didascalia : • Segue la medesima descrizione » * 
Infatti Bj tro?a in queat'ordine atiche neiredizione delle Rime degli Eiereif come 
dir6 in aegxiito, — fi uot^vole che Torqaato fa citare da Antonio Mintnrno, nel 
diafogo intitolato dal suo tiome {Dkihghi, 111, 572) i dae terzetti di qitesto so- 
netto, e il RttsceUi, suo interlocutor<.% dice: « Sono verai, se non mUnganno, di 
m Torqaato figliuolo del signor Bernardo Taiao, chin anni giovanill ha nio«&o di 
< sd molta aspettazione ». Cid cooferma che questo aioore accadde Bella prima 
gioviodzxa del poeta. 
(2) Sonetto: 

Avean gli atti soavi e *1 vago aspetto. 

Le didaicalie cha riporto sono nelle dae edidoni, ma le confronto eon quelle aato- 
jgrafe del codice Chigiano. 
(B) Sonetto I 

GioYane incauto e non arrezzo ancora. 



Q 3 X."^ 



"^'^.^.* 



- 68 - 

4c Brenta » : il tiume, vago di fare specchio a quelle chiome bionde ed 
a quegli occhi belli, si ferm6: 

E parea dire: — A la taa bella imago, 
Se par non degni solo il re de* finmi, 
Rischiaru, o donna, qaeste placide onde. — (1) 

Dal penultimo verso apprendiamo che la sua donna dimorava di 
solito presso il re de' fiumi, cio^ presso il Po, e, per quel che vedremo, 
dobbiamo dire a Ferrara. Da ultimo il poeta, « scherzando sul nome 
« de la sua donna », dice: 

Donna, sovra tatt*altre a voi conviensi 
(So luce e reti suona) il vostro nome; 

e nel commento spiega: « Seguendo Topiuione di Cratilo dice che il 
4c nome di Lucrezia e conveniente a la sua donna, e dimostra le cagioni 
« de la convenienza, dividendo il nome in due parti co '1 diffetto d'ona 
« lettera solamente, e Tuna vuol che derivi da 7uce, Taltra da reUa, 
« parola che fra i latini significa reti ». 

Conchiudendo: Torquato, ancor giovane, am6, mentr' era a Padova, 
una nobile giovinetta ferrarese' di nome Lucrezia, valente nel canto. 



(1) Sonetto: 

Colei che sovra oj^ni altra amo ed onoro. 

In ultrc cdizioni questo sonetto si trova duplicato, \)okhh in redazione alqoanto di- 
versa coniincia: 

Ninfa, undo lieto 6 di Diana il coro 

e in questa redazione i dae terzetti leggono men bene: 

Ferin6 la Brenta per niirarla il vago 

Piede, e le feo del suo cristallo istesso 

Specchio a' bei lumi ed a le treccie bionde. 
Poi disse: — Al tuo partir, si bella imago 

Partira ben, Ninfa gentil, da Tonde, 

Ma il cor Ha sempre di tua forma impresso. — 

Danque la sua donna non aveva stabile dimora sulla Brenta, ma doveva partirae: 
ci6 6 pur vero, come vedremo. — E strano quello che si legge nel margine esterno 
del codice Chigiano, sotto rultimo verso di questo sonetto, che vi si trova nella 
forma citata nel testo; di mano di Torquato h scritto: aUe gtuincie di FiUi, e 
d*altra mano e inchiostro: tacci. Tornano subito alia mento i dae sonetti per Filli, 
dei pochissimi del canzoniere amoroso spiranti sensuality : 

— Odi Filli che tuona, odi ch'in gelo 

— Odi Filli che tuona, e Taer nero; 

ma il codice Chigiauo fu scritto a Roma, forse nel 1588, in tem|)0 in cui non possiamo 
sapporre che Filli visitassc il poeta; perci6 di queste postille non so dare spieg^izione. 



- 69 - 

Or bene: Fundici settembre 1501 ^iungeva in Padova la principessa 
Leonora d' Este, e T accorapagnava il fratello cardinale Luigi (1); al 
seguito della Principessa, come damigella, era bellissima giovinetta 
quiudicenne, di una tra le maggiori faniiglie ferraresi, Lucrezia Ben- 
didio (2). Bernardo Tasso, gii\ ben noto alia corte ferrarese e amico di 
Nicole, padre di Lucrezia, e di altri della faraiglia Bendidio, ambascia- 
tori e segretari tutti degli Estensi da hinga data, si muoveva da Venezia 
per recarsi presso il (Jardinale a chiedergli di essere accoltx) tra* suoi 
faraigliari, come ho gik detto; di certo introdusae allora presso quei 
priDcipi il figliuolo, che era a Padova: tanto piii che gi^ pensava al 
futiiro eollocainento di lui in quella raedesima corte, 

Torquato, colpito dalla bdlezza della giovinetta Bendidio, e rapito 
dal suo canto, che, se gi^ allora otteneva plaiiso, non minora ne ebbe 
in appresso (3), e forse anche per dare prova di valore poetico al (Jar- 



(1) Camfohi e SoLKaxi, Op. cit.^ pp> 88-9. 

(2) Intomo a Lucrezia Bendidio e alle sae due sorelle Anna e Isabella, v, h 
notizie da lue raccolte in Ferrara e la corte eatense^ cap, VIII. Che Lucrezia 
Bendidio fosse in quel tempo damigella della principessa Leonora si ba da quel 
passo della dedica^ che alia Princlpes&a faceva, nel 1572^ Battbta Guarini, delle 
rime del Pigna seritte in onore della uiedeiiina Lucrezia: « per essere queeta dama 
« e prima e dapoi che inanc6 Taltra Daches&a nostra, di cui era damigella, si pud 
« dir creatura di Vostra Eccellenza . , . ». II Rossi (B, Guarini, Torino, LoeBcher, 
1886, p* 272p n. 3 J cho priiBo puhblict> quests dedicittoria, interprottj che per Valtru 
Buchessn nostra si intendcsse Lucrezia d*Este andata sposa nel 1570 al principe 
Francesco Maria della Bovere; ma io credo si debbu iotendtire invece cho la Ben- 
didio fu dania di Leonora prima e dopo la iiiorto di Lucre/Ja de* Medici, spoisa al 
duca Alfonso ll da! L5IjO aO'aprile del 1561^ nm cbe in questo breve lasio di tempo 
passasse a formare la corte di quella. Non pno alhiderc a Lucrezia d'Este perch^ 
mancd 6 qui proprio in senso di morl, e percli^ la Estense non divenne Duchesaa 
d*Urbino che nel 1574. Che la Bendidio poi seguisse ta principesta Leonora a Padova 
abbiamo dal canxoniere del Pigna (cod, 252 nel la Biblioteca Coniunale di Ferrara) 
ove la didascalia del sonetto 74 dice che Tautorc, accompagnando neirottobre del L^71 
a Padova il Duca, che vi si recava a preudore i fanghi, ricordava: c. » . che gVd in 
€ quella cittu era stata la Donna con niadama Leonora da Este ita ivi a ctirargi > , 

(3) Oltre alia testimonianza dt TorquatO| ve n^ h on^altra che si deve riferirc a 
questo tempo alFincirca* per ritrovarsi tra le Jiinie de gli Accademid Eterei, edito, 
conve vodremo, alia fine del 1566; ivi, a c. 42 v,^ ^ uu sonetto di Rodolfo Arlottt 
€ Sopra il canto delta signora Lucrezia Bendidio • , che coniincia : 

Tu chin forma di Dea vera siren a, 
Anehd TArlotti cunfessava di ^sersi di let ionamorato: 
Mentre a la vo<Jo di dolcezza piena, 

A la voce, onde a U ciel I'ira prescrivi, 

Le betle perle e i bei rubini aprivi 

Sfidando i cori a Tamorosa pena. 



— 70 - 

dinale, incomincid a cantare questo suo amore, a lodare la bionda 
bellezza di Lucrezia, la quale per6: 

. . . Bcoperto Tardor che a pena io celo 
E *1 ])08sente dcsio ch*in me B^imlonna, 
S*iDdar6 come suole alta colonna 
ficoglio, selce, a *1 piii turbato cielo (1). 

Tuttavia il poeta continu6 a cantare i miracoli che la giovinetta 
produceva con la sua bellezza: ne lodava i capelli, la bocca, la gola 
e il seno; rimaneva estatico quando la vedeva andare tra Terbe vestita 
di bianco e d*incarnato; ma aiuava egli veramente? Vedremo di qui a 
poco ci6 che ci dir^ egli stesso, anche contro il sonetto di prologo che 
ho ricordato. 

I principi Estensi non si trattennero a Padova che un mese circat 
come sappiamo dai document!: e diffatti, seguitando Tanalisi delle rime, 
dopo alcune altre tutte in lode delKamata, troviamo un sonetto nel 
quale il poeta: « Parla con la sua donna ne la sua partita dicendo che 
« se la fortuna gl'impedisce di seguitaria, non pu5 impedire il sue 
4c pensiero, il qual la segue e vede per tutto»: 

Qaesto vi scorgc ora pensosa, or lieta, 

Or solcar Tonde, oni segnar le arene, 

Ed ora piugt^c ed or campagnt; amene 

Su '1 carro si com'ei corresse a meta. 
E nel materno albergo ancor vi mira 

Fra soavi accuglienze, e *n bel sembiante 

Partir fra le cuinpagne i baci e '1 riso (2). 



II Sekassi (Vita, If 195), snlla testimonianza di un solo ms., attribui questo so- 
netto al Tasso, ma il trovarsi come delFArlotti tra le Bime degli Eterei, raccolta 
alia quale il Tasso sovraintese di persona per quanto lo toccava, come si dirit, 
toglie ogni dubbio, sc gia non lo togliesso il non trovarsi esso sonetto in nessun 
altro ms., c in nessuna edizionc tassiana del cinquecento. — Per la celebrit^k rag- 
giunta dipoi dalla Beniiidio nel canto, v. Ferrnra c la corte estense, 1. cit. 
(1) Sonetto: 

lo mi credea sotto un lejrgiadro vel(». 



(2) Sonetto: 



Donna cradel fortuna a me ben vieta. 



E notabile che il v. 9 uel ms. Chigiano aveva prima nativo e sopra il poeta cor- 
resse matemo. — II commento deU'autore spiega al v. 5: « S'era partita la sua 
c donna in barca, e poi era montata in cocchio, per andare a Padova, la donde 

c parea che s'allontanasse dal suo fine, e quasi da la meta ». Infatti, poich6 

Abano h tra Padova e Ferrara, esgendosi i Principi, e quindi Lucrezia, recati da 
Abano a Padova per risalire di la per la via fluviale tino a Ferrara, cun la prima 
parte del viaggio pareva quasi che 8*allontanassero dalla meta. 



— 71 — 

Come sentisse Torqnato questa separazione, scriveva egli al coute 
Ercole Estens6 Tassoni, famigliare del Cardinale, e che doveva essere, 
come gli altri del s^guito del due principi, conscio deiravventura: 

Tasson, qui dove il Medoaco scende 

A dar tribato di dolci acque al mare, 

Al crud^Amor di torbide acque amare 

Da me tribato non minor si rende. 
E lango qaeste rive, in cui non splende 

Rag^o che le mie notti apra e rischiare, 

Cerco 11 mio Sol, uh sao vestigio appare, 

Se non Tardore onde mille alme accende (1). 

E rivolgendosi alVaura la invitav^: 

Deh, 86 pietoso spirto in te mai suole 

Svegliarsi, lascia i tuoi lascivi errori 

E co\k drizza Tali ove Lioori 

Stampa in riva del fiame erbe e viole. 
E nel tuo mollo sen qaesti sospiri 

Porta e qaeste querele alte amoroso, 

L^ Ve gi^ prima i miei pensier n^andaro. 
Potrai poi quindi le verraiglie rose 

Involar di sae labra, o don piii caro, 

E riportarlo in cibo a* miei desiri (2). 

Sfogava intanto il dolore in una serie di madrigali (3) e in alcuni 
sonetti, in tre dei quali prega il Pensiero, che gli raf&gura continua- 
mente la sua donna, di lasciare che il sonno gli ritorni ; ma nel sonno 
ancora appare madonna, e: 

Parea che mi dicesse : — A che par tanto 
mio fedel t^afiliggi e ti consnmi? 



(1) Qnesto h an altro dei sonetti che non sono nelle dae stampe: nel ms. Chi- 
giano h posto, h vero, nel secondo libro, ma con qaesta nota: c Da por nel primo 
c libro dopo qnello: Donna crudel fortuna*, Ecco ana delle tante prove che 11 
Tasso card veramente Tordine di qaesti componimenti. 

(2) Sonetto: 

Aara ch'or quinci scherzi or qaindi voli. 

Qaeeto h faori ordine nelle edizionl citate: ma qnando si sa che Torqnato chi&m6 
poeticamente Licori la Bendidio, come n* avremo proya in seguito parlando del* 
VAmmta^ e che 11 Pigna la cant6 sotto qnesto stesso nome In alcnni componimenti 
latini, non si arrii dabbio sal Inogo che deve occnpare. 

(3) Si troTano nel ms. Ghigiano, ma neppare Ik tntti in ordine. 



- 72 — 

E perc)ie non fai trcf^ua a* tuoi aospiri, 
E 'n qaeste ainatc laci asciafifhi il piantu? 
Speri forse d'avor piix fidi lumi? ^ (1) 

Nello stesso tempo un amico e colle^, che doveva piti tardi mutarsi 
in pedante avversario, Dioinede Borghesi, cercava di frenare il gioii" 
netto poeta con questi versi: 

Tussu gentile, i cui peiisieri iiitiamiiia 

Di bella donna il fol^orar de i lampi 

In guisa ngnor, che i;i& di fauri avvampi 

E dontro ti consunii a dnunuia a drainmu, 
Sii pronto ad animorzar 1 Wribil fiatiiina, 

E non !<e^uir nc ^li amorosi cam pi, 

Ove son inulto insidie c niolti inciampi, 

Si liera tijjre e cosi lieve dainma. 
De Tamaro velen de Teuipia serpc 

Che de i tidi aiuiitor fa duro scenipiu 

NiMi pasi-er Tegro cur : dugli altr«> cibo. 
Salda rinterna piaga, e {irondi esempio 

D.i me, ch'ac»;rbe jwne ur non deli bo, 

Ma lieto intendo ad oiionire Euterpe (2). 

Se fe vero che Torquato si consumasse a dramma a dramma, aveva 
ragione di abbandonarsi tanto a qiiesto amore e di credere nei fidi lumi 
di Lucrezia? Non parrebbe: poichfe c'incontriamo tosto in una canzone 
nella quale: « Si lamenta che la sua donna abbia preso marito, e -la 
« prega che non si sdegni d'esser amata e celebrata da lui » (3): 



{\) Sonetti: 

— Pcnsier che mentre di fonn;irini teiiti 
— (TJaoeii la niia virtu vinta »* sniarrita 

— Onde per consolirne i niiei did«)ri. 

(2) Delle Rime di M. \ Diomedk BoRiniKsi | GentiVhuomo Senese^ \ Parte 
Quinta. \ Al S. Scipion Gomaga \ Principe. | In Padova, Appresso Lorenzo Pa* 
squato I MDLXVl; c. 14 r. 

(3) E quella notissima: 

Amor tu vcdi e non hai duolo o sde^^no. 

A proposito di quosta canzone, credo dovcroso mostrare quanto fosse erronea 
an'opinione che fii acc<jlta da poco tempo con favore. Nessun biografo del Tasso 
avera mai accennato ad un amore di Torquato a Padova; se non che il Malmi- 
GKATi {Op. cit, pp. ISO-r)) trovando neiredizione delle rime tassiane di Venezia, 
Deuchino, 1621, ([uestii canzone col titolo: // maritajgio. Alia Signora Erminia 
PiovenCf voile far ricerche suirargomento, e seppe che nella seconda nietii del seeolo 



- 7'J — 

Ch*ra scorgo in riva nl Po, Lettxia e Price 
Scherzarcon Tmeneo, ch'io doke suono 
Chi&ma la turba a* taoi dilettt intesa. 
Liete danze veggio lo, che per me sono 
Fanebri pomp^, ed un'istesaa face 
Ne Valtrui nozze e ne U mio rogo aooesa. 

E, terminando, fvegii MadoiiDa, \m che non lo aveva sdegnato per 
lo lEnanzi, di iioii sdegnare tieppur ora ch'egfli ne lodasse il bel nome 



I 
I 



deciinosesto era appunto visstita una Ernunia, figlia di Altbnso Piovene viceutiuo, 
maritrttasi con un Alessandro Trissioo. 11 Malmignati peru, non fisaando precisa- 
mente il tempo di questo inatriaifjnio, non teiieva conto di una grande difflcoltai 
cio^, era oondizione prima che e*so nor* fosse arvenuto piii tardi del dicpmbre 1566, 
qnando cio6 si 6nirono di stamparc le Bime drgU Eterei^ tra le quali flgura ap- 
panto la canzone. Egli prevenne benai un' ultnt obbiezione: la tena stanza del la 
Qftnzone medesima, delta quale ho citato la prima parte, dice che il matrimonio av- 
Yenlva in riim a *l Po. Poteva parere in snll«* prime strano che il matriuiotiio di 
Erminia, la quale per essere aniuta d;il Tasso avrebbe d^)vuto abitare in Padova, 
con nn vicenticiu, avvenlsse a Ferrara; ma il Malmignuti not6 come i Tris^^ino, e 
altre famiglie viceritine, aveasero rapporti di servitu cun gli Esicnsi, e nun essere 
improhabile cbo anche quest' Alejandro si trorasse in quel tempo a Ferrani; cio 
che pote?a esser vera. La ccingettura parvc ingegnosa: e tanto piu piacquu in quanto 
cbe a tntti Tenne spontanea dliianzi alia mciite la aoave figura d^Erminia nella 
Gerusalemme, il qual nooie 8£»rebbe statu prediletto per ricordo dell' am ore giova- 
nile. Ma il Malmignati moveva da una base fal^: sanoo i bibliografi che Carlo 
Fiamma si prese multissime liceoze in qnella ediziune delle rime tasisesche curata da 
lui; e in parte cid confe»saya nella avTerteuza Ai Lettori, oye» richianmiidosL alia 
usanza di divldere le composizioni secondo Targomento lorOj introdotta dal Paterno, 
segnita dal Verdizzutti neircdiziune delle rime del Molino, e in appresso dal Mnrtola, 
dal Marini, dallo Stigliani^ dal Petracci, dal Brunt e da altri, diceva: «... per 
< lo che non folendo traviar da gli nltri il Signor Carlo FiammUf facendo gli 
« argomenti alle poesie del signor Torqoato Tasso, gli e parso bene di partirk> 
tcome qui ai vede », Ora h noto che altri nel aeioento uso, ripnbblicando an- 
tichi teati, di apporre dedicat<JTie a persone allora viventi e conoscenti dell'+fdi- 
tore; cob'i fece il Fininma, e tutte le canzoni di questa edizione sono dedicate 
a gentildonue del tempo del Fiamma e non del Tasso: cosi che, purtroppo, 
non ai pub abbastanza lameutare cbe moltissime di queste didascalie passassero 
a contamiuare le snccessive edizionip anche delle piu pregiate. Ora, h egli pos- 
aibile che proprio per queir unica canzouOf la quale non porta alcuu indirizzo 
nei mauoscritti e oelle prime edizioni, il Fiamma aia and a to a ripescare a chi 
I'aatore Tayease dlretta tre quarti di secolo addtetro? Questo solo argomento sa- 
rebbe bastato per negare ogni iducui a qui^l name: ma la prova poaitiva non gnasta 
mai. Ora nell' albero genealogico del la famiglia Plovenet per ttitto il seeolo deci 
moseeto nun si trova che una Enninia, ma nata nel 1594, uu anno innauzi che 
il Tasso morisse, la quale, per contrario, ^ certumente qnella citi il Fiamma indi* 
rizzava la canzone nel 162L Cos! h che non so spiegare come il Malmignatt, pro- 




^b v.*^ 



— 74 — 

ne'suoi versi; questa strofe ci mostra forse il passaggio dall' amore al 
servire, dal sentimento amoroso alia moda cortigiana: 

N6 1& mia donna, perch5 scaldi il petto 
Di Dovo amore, il nodo antico sprezii, 
Chd di vedermi a '1 cor g\k non le increbbe: 
Ond^essa che rarvinse, cssa lo spezzi ; 
Penj che omai disciurlo (in ^ii>a h stretto) 
Nd la man stessa che I'ordlo potrebbe. 
E se pnr, come volse, occalto crebbe 
II sao bel nome entro i miei versi accolto, 
Quasi in fertil terreno arbor gentile: 
Or sef^iri) mio stile, 
So non disdegna esser cantato e c61tu 
Da la mia penna um\lc ; 
E d'Apollo ogni dono in me fia sparso 
S'Amor de le sae grazie a me fa scarso. 

Lucrezia Bendidio sposava, a quel che pare, noirestate del 1562, il conte 



fessandosi grato al chiar. prof. Bernardo Morsulin o al conte Felice Piovene delle 
notizie conmnicategli, dicesse di dovere a quest'ultimo « la certezza dclP eiistenia 
c d*Erminia, desunta da quella parte delPalbero genealogico dci Piovene, relativa 
c a questo periodo [della dimora del Tasso sUidente a Padova], ch^egli fu si bnono 

< da trasmetterini corredata di opportune annotazioni. Vi apparisce TErminia di 

< coi ci occupiamo, figlia di uu Alfonso Piovene e maritata con un Trissino*. Ma 
il Malmignati avrebbe fatto bene a pubblicare quelle opportune annotojnani, che 
non so quali potessero e.^sero: perch^ il conte Piovene medesimo, gentilmente, ha 
di nuovo comunicato a me quella parte delPalbero, e non vi si trova che TErminia 
nata nel 1594; Tillustrazione che egli mi fece ^ la seguente: « Erminia, figlia 
« unica ed erede di Alfonsino Piovene, fu batt^'zzata il 2 giugno 1594, come risulta 
c da un istrumento di alfrancazione in data 14 niarzo 1628, esistente neirarchivio 
« Mocenigo di Vicenza ( Volume del processi Chiericatif I, c. 68, fasc B) » . Anche 
il prof. Morsulin, al quale mi professo gralissimo, indicandomi altri spogli e carte 
vicentine a questo proposito, mi dava la riprova die il Malmignati voile non solo 
dedurre piu che non si potesse da tali documenti, ma vederci quello che non 
esisteva. E poich^ siamo intorno ai Piovene, iiella modesima edizione del Fiamma, 
la canzone: 

Chi di mordaci ingiuriose voci 

si trova dedicata ad una Diana Piovene: cio che il Malmignati citava a riprova 
delle relazioni del Tasso con quella famiglia. Ma nell'albero favoritomi appare pre- 
cisamente questa Diana, e il conte Piovene annota che non pu6 cssere nata prima 
del 1577; h quindi poco probabile che il Tasso Tabbia conosciuta e cantata, 
perch^ non avrebbe avuto che diciassette anni quando il poeta mori dopo le mise- 
revoli vicende, incominciate appunto al tempo in cui quella sarebbe nata. 



- 75 - 

Paolo Machiavelli ; Torquato, essendo forse sopraggiunte le vacanze, 
andava a Ferrara presso il padre, in tempo per assistere alle nozze: 

Amor, colei che verginella ainai, 

Doman credo veder novella sposa, 

SImily se non m'inganno, a cdlta rosa 

Che spieghi il seno aperto a' caldi rai. 
Ma chi la cdlse non vedrd giammai, 

Ch*a '1 cor non geli Tanima gelosa, 

£ 8*alcan poco di pietade ascosa 

II ghiaccio pn6 temprar, tu solo *1 saf. 
Misero, ed io \k corro (1) ove rimiri 

Fra le brine de *1 vol to e '1 bianco petto 

Scherzar la mano avversa a* miei desiri. 
Or come esser potr4 ch*io viva e spiri 

Se non rp'accenna alcan pietoso affetto 

Che non fien sempre vani i miei sospiri? 

I due sonetti seguenti, come qiiesto, sono scritti durante il viaggio, 
poich^ dice che: « Camminando di notte prega le stelle che guidino il 
« suo corso » (2), e: « Appressandosi alia sua donna dice ai suoi pen- 
« sieri ed a* suoi affanni che si partano da lui » (3). Finalmente: « Dice 
« che quando vede la sua Donna rimane cosi contento de la sua cor- 
« tesia che si scorda tutti i tormenti che ha sopportato per lei » ; se 
egli 6 muto a parole, i sospiri e il pallore del volto mostrano troppo 
r affetto: 

Ben essa il legge: e con soavi accent! 
M'affida, e forse perch^ ardisca e parle 
Di sna divinita parte si spoglia. 
Ma s\ qaeiratto adempie ogni mia voglia, 
Ch*io non bo che cercar, n^ che narrarle, 
E per un riso oblio mille tormenti (4). 

Stabilite cosi le principali vicende di questo amore, stimo inutile 
proseguire Tanalisi dei componimenti che seguono, dai quali appare 
Tamante poeta presso alFamata, e vi ricorre tutto Tarsenale poetico 



(1) Dice il commento delFautore: « Correa di notte per andare a vedere il sao 
male ». 

(2) Sonetto: 

Io veggio in cielo scintillar le stelle. 

(3) Sonetto: 

Faggite egre mie cure aspri martiri. 

(4) Sonetto: 

Veggio quando tal vista Amor m*impetra. 



— 76 — 

dei petrarchisti, mentre i continui accenni a feste, a maschere, a balli, 
tradiscono la lieta vita ferrarese di quel tempo. La serie dogli episodi 
amorosi che d^nno argomento al poeta di scrivere, 6 intrammezzata da 
alcune liriche che rivelano una breve assenza di Torquato. Egli scriTe 
un sonetto « partendosi dalla sua donna » e nel commento spi^a che 
« si partiva da un luogo inediterraneo » per andare « ad una cittft ma- 
« rittiraa » (1); forse fu costretto a fare una corsa fino a Venezia nel-. 
Toccasione che vi si pubblicava il Rinaldo, e forse allora vi aggiunse 
la tavola degli errori che erano occorsi nella stampa. Togliendo com- 
miato, vede la donna cangiare volto e colore: 

- Vattene, disse, c se M partir Vh grave 
Non sia tardo il ritorno, c serba intanto 
Del mio cor teco I'una e Vaitra chiave. — (2) 

Durante quella gita scrive altri versi, e si conforta che la lontananza 
non basta a fargli dimenticaro il suo amore (3); anzi condotto « in 
« una grandee lieta festa » dove un amico « Tinvitava a risguardare 
« molte leggiadre gentildonne » egli giura che « non lascier& mai d'amar 
« la sua donna, nh s'invaghira d'altra » (4). 

Come ne Taveva pregato Lucrezia, subito ritorna (5), e altre compo- 
sizioni narrano le nuove vicende; se non che la sua donna ora gli si 
mostrava dura, e alia fine si perniise, pare, di mostrare con disprezzo 
una lettera amorosa di lui (0), e gli diode una repulsa in un hallo (?)• 



(1) Sonetto: 

(2) Sonetto: 

(3) Sonetto: 

(4) Sonetto: 

(5) Sonetti: 

(6) Sonetto: 

(7) Sonetto: 



Se mi trasporta a forzu ov'io non voglio. 
Sentiva io gia correr di morte il gelo. 
Dopo cosi spietato e lungo 8ceinpio. 
Non sara inai chMnipressa in me non resti. 

— L^alma vaga ili luoe e di bellezza. 

— Aninia errante a quel sereno intorno. 

Quella segreta carta ove Tinterno. 
Mai gradite mie rime in vano spese. 



- 77 — 

Incomincia allora lo sdegno deiramante ; e la cosa cadeva opportana, 
perch6 il poeta poteva in ci6 dimostrarsi < simile al Petrarca, il qaal 
« dope rinfinite laadi date a Madonna Laura, fu trasportato da sdegno », 
come Torquato dice nel commento al sonetto che segae (1); di modo 
che per qaesta sua smania d'imitare il Petrarca, noi non possiamo essere 
ben sicuri se prima Tamore, ed era lo sdegno, fossero in Torquato veri 
od artificiosi. Gli h che a motive dello sdegno, al quale son consacrati 
era parecchi componimenti, egli si mostra tutt'altro che cavaliere, 
quando si permette di scrivere a questo modo : 

Non pi& cresp'oro ed ambra tersa e para 
Stimo le chiome che *1 mio lacnio ordiro, 
E no *1 Tolto e ne *1 seno altro non miro 
C*oinbra de la belta che poco dura. 



Eooo i* rimoTo le mentite lar?e ; 
Or ne le proprie tne sembianze il mondo 
Omai ti veggia, e ti derida e spregi (2). 



Nella didascalia del qual sonetto dice: < che le bellezze della sua 
€ donna non gli paiono pit quelle che gli parevano, e si duole cb'egli, 
€ ingannato da Amore, abbia ingannato gli altri con le soverchie lodi ». 

E, continuando su questo tone, scriveva: 

Arsi gran tempo e del mio foco indegno 
Esca fu sol vana bellezza e frale, 
E qual palustre augello il canto e Tale 
VoIhi, di fango asperse, ad umil segno. 

Qui, commentando, faceva una confessione preziosa per noi : < L'amor 
€ del poeta nel suo fervore non pass6 un anno » : ci6 che ci porta 
appunto dal settembre 1561 al settembre 1562. Incontriamo ora alcuni 
componimenti, che mostrano una certa resipiscenza. II poeta yorrebbe 
che lo Sdegno si rendesse ad Amore (3), e cbiede pure perdono alia sua 



(1) Sonetto: 

Costei ch'asconde un cor superbo ed empio. 

(2) Cos! Tautografo; neiredizioni e attenuato: 



Ti veggia il mondo e ti con tempi! e pregi. 

Pert sembra che si debba leggere spregi; ad ogni modo pregi sarebbe ironico. 
(3) Sonetto: 

Qoanto in mc di faroce o di Hevero. 



^s \.^ 



-78 — 

donna d'averla offesa (1). Par qaasi che stia per cadere di naoTO nella 
rete, ma s* accorge che la lira non d^ il suono di prima e: € Attn* 
« buisce a la tiepidezza de Tamare Timperfezione de la poesia » (2). 
Stibito dopo « descrive la vittoria de lo Sdegno » (3), e per ul- 
timo < Introdace lo Sdegno a contendere con Amore avanti la Ba- 
4c gione » (4) : 

. . . cosl Tun nostro aifetto e Taltro 

Davanti a lei contende 

C'anibo li regfj^e, o la sentenza attende. 

Ma neppure possiamo credere seria e verace questa lotta neU'animo 
di Torquato, confessandoci egli: « In questa canzona, ne la quale imita 
« il poeta Taccusa fatta dal Petrarca ad Amore avanti il tribunal de 
« la Bagione, e la difesa d'Amore, egli introduce ne I'istesso modo 
« lira, lo Sdegno, il quale accusa Amore avanti la medesima regina. 
« E ci6 non h fatto dal poeta senza molta convenevolezza ». 

Tuttavia la sentenza che del poeta non diede la Bagione, daremo 
ora noi senza esitare. Torquato doveva partire per Bologna, ove aveva 
risoluto di continuare gli studi, e credette bene di chiudere la serie 
di queste rime, tanto piu perch^ sapeva che, partendosi anche suo 
padre dal servizio del Oardinale d*Este, egli non sarebbe per allora ri- 
tomato a Ferrara. Non fu questo per la Bendidio un amore vero e 
sentito, ma il giovane Torquato si trovava quasi in dovere di scrivere 
anch'egli il suo canzoniere petrarchesco per non essere da meno degli 
altri rimatori contemporanei : egli che, « bramoso di gloria », aveva gik 
abbozzato i primi tre canti della Oerusalemme, e pubblicato il RinaJdo. 
Infatti appena gli si pre$ent6 Toccasione, stampando gli Accademici 
Eterei di Padova una raccolta di lore rime nel 1566 (5), Torquato vi 



(1) Sonetto: 

(2) Sonetto: 

(3) Sonetto: 

(4) Canzone: 



Ahi quale anguo infernale in questo seno. 
Allor che ne' miei spirti intepidissi. 
S'arma lo Sdegno c *n lunga schiera e folta. 
Quel generoso niio guerriero interno. 



Dopo questa ^, nel ms. Chigiano, la indicazione ricordata: II fine del prima hbro 
de le rime. 

(5) Alcune anzi sodo gi5 fra quelle che pubblico TAtanagi tra le Rime de^ di- 
vers* uomini iUustri ecc., Vcnezia^ Avanzo, 1565. — Se ho potuto venir a capo, 



— 79 — 



inseriva ana scelta delle propria, tanto di quelle che risguardavano il 
principio delFamore, e di quelle episodiche, quanto di quelle suUo 
sdegno, quasi a dare idea di questo suo completo canzoniere, che rior- 
dinava e commentava dipoi, filosoficamente, neU'eti pit matura. 



come credo, di questa ami£Eata matassa, bisogna chMo lo rieonoecft in grandissima 
parte dairaver ordinate le rime; e qaeste, che finora da tntti si riferirono al pe- 
riodo Baccessivo della vita ferrarese del Tasso, coi raffronti e coUe date, portate 
addietro al Toro tempo in cni forono eompoete, splendono di nnora lace. 



Torquato scolaro a Bolofj^na. — Frequenta dotti ritrovi. — II Duca d'Urbino 
gli accorda un sussidio. — Passa le vacanze a Correggio, a Modena e a Ifan- 
tuva. — Torna a Bulogna. — L'acoadeiiiia in casa Spinola. — Stefano Santini 
e ana amicizia con Torqaato. — Accenni a vita diesipata. — La pasquinata 
contro gli student!. — Torqaato accasato fagge. — 11 proceaso. — Torquato 
a Castelvetro. — La sun difesa. 

[Novembre ir)«)2 -— Febbraio 1504]. 



Torquato, merch le raccomandazioni del padre e per la fama del Bi- 
naldo che cominciava a diflbndersi, fu tosto introdotto a Bologna 
presso nioDsignor Cesi, che governava la citU come vice-legato di 
S. Carlo Borromeo, e presso Francesco Bolognetti, chiaro letterato, che 
atteudeva allora ad un poema, II Costante, venuto alia luce, in parte, 
quattro anni appresso, nel 156(), ma con scarsa sua gloria. Frequentava 
i privati ritrovi in casa de* suoi professori, il Papio ed il Sigonio (1); 
anche presso il Cesi convenivano filosofi e letterati, nfe erano esclusi 
i giovani che maggiore attitudine dimostrassero agli studi. Torquato 
nel dialogo Be la poesia toscana ci ha lasciato memoria di una di- 
sputa da lui sostenuta contro un monsignor Galbiato, auditore del Gesi« 
presente Francesco Caburaccio « filosotb molto eccellente, e poeta pari- 
« mente, e molti altri ». Avendo quegli lodato pid del convenevole 
un sonetto del Coppetta e affermato niun altro leggersene nella nostra 
lingua d*eguale perfeziono, Torquato non pote frenarsi, e gliene con- 
trappose uno di monsignor Delia Casa sul raedesimo argomento, sfor^ 
zandosi di dimostrare come questo superasse Taltro d'assai (2). Da tale 
episodic, di non molta importanza invero, possiamo tuttavia conoscere 



(1) Cfr. Dallaki^ I roluli dei Lettori Legisti ed Artisti deUo Stwlio holognese 
dal 1384 al 1799, Boloi^na, 1>^89. vd. II, pp. VuS'l. 

(2) Diahghi, III, 68-9. 



come Torquato fosse gik allora nutrito di buooi studi e pronto alia 
discussione, ne per ora v'e traccia di quella balbuzie che piil tardi lo 
]QCOmod6; egli tin da questo tempo dimostra il profoudo studio fatto 
special mente sul Casa, poeta preferito, e della maniera del quale di 
frequente si risentono le sue rime. 

ContiouaTa di certo Torquato a pensare al suo naovo poemaf e a 
coroporre rime e madrigali amorosi, come il tempo e i costumi oompor- 
tavano; e pure attetidendo agli studi, eon trascurava gli esercizi caval- 
lereschi convenienti ad un geatiliiomo, ne stava lontano dalla gaia vita 
che, allora inassimamente, io Bologna eonducevano gli studenti (1); tra 
i quail, oltre che con i propri cugini Ercole e Cristoforo (2), strinse 
amicizia, come si ha da sue lettere, con un conte Vertova e con Bo- 
naventura Maffetti, bergamaschl, col conte Capra e coi fratelli Puiani 
ed altri vicentini, con due Arrigoni e un Capihipi mantovani, coi Cu- 
sani mjlanesi, e coo alcuni altri, 

Nell'aprile ebbe il piacere di riabbracciare il padre che di l^ passava 
recandosi a Pesaro, ove andava a condolersi in iiome del suo IJuca per 
la morte di Giulia della Hovere^ sorella di Guidobaldo, e moglie di 
don Alfonso d'Este (3). E probabile che lo rivedesse anche nel ritorno: 
tanto pi^ che Bernardo apportava una buona nuova; il Dnca d'UrbiBO 
s'era interessato del suo giovine protetto e gli aveva conceduto cin* 
quanta scudi airaiino per quel tempo che rimanesse agli studi (4). 
Al giungere delle vacanze Torquato si rec5 presso il padre a Mantova, 
donde scriveva il 15 luglio al Papio dandogli contezza dei ragiona* 



(1) BerDftrdo non ceesava di racooinandargH Iq prndenza; iti una letiera iDeditu, 
citata dal Serassi, del 24 dioeiiibrc 156^, diceva: « Raccoioandanii al Signer Papio, 
« e a tutti quel ^ntiluominrp e governati talment^, ch' lo menj contento a fine 
« (juesti anrn che mi res tan a » , 

(2) II C&mpori aveva tiella 8ua prestioaa biblioteca, ora rionita alF Estense, nna 
matricola deirUniversitd di Bobgna^ scritta nei prirni anni del secolo dednjosettiniOj 
nelk quale si trova noiatu il noma di Ercole Tasso aotto il glorno 13 aprile 1563. 
Se quella data indica il principio degU studi tkl rnedesiinoj Torquato a?rc*bb^ prece- 
doto di oltre cinque meai il cagino iu Bolo^fna. I nonii di Cristoforo e di Torquato 
nmncauo. — Nel R, Arch, di Stuto in Balogna non si conservano inatricole degli 
itudeoti di questo tempo, ma soltunto alouni registri di laurea: naturalmente Tor* 
qaato uou vi appare, nh altri dei collegbi namiuati (li^ uvanti, se non il Maffetti, 
laureatosi nel 1565. Tornarono Yane anche lo ricerche nell*Archivio Arcivescovile, 
dofe iono pochisaime carte di qumii anni. 

(3) Cami'Ori, Lfitere inedite di B. Teuiso, p. 38- — Monalm Atanaoi, Memorie 
inss. dt» < In tal di (19 aprile 1563J ariy6 iu Peaaro il S*"' Bernardo Taaso e coii 
cfu b«u visto da le lor* Ecc.% ooroe merita per aae gran virt^ »» 

(4) Vol. II, parte U, D" XXXIV. 

SoLUTt, Viia di T^r^uato fasto 6 




^ ^ \ . ;i 



— 82 - 

menti tenuti passando per Gorreggio, con Claudia Bangoni, moglie 
di Qiberto, signore di quel luogo, matrona di bellezza e di coltara 
non ordinaria, da lui gi& encomiata nel Rinaldo, e che rammentft 
anche dappoi (1); Torquato s'era in quel viaggio trattenuto eziandio 
tre giorni a Modena (2). 

Non so se in questa dimora a Mantova, oppure durante la success! va, 
debba porsi un nuovo innaraoramento di Torquato; comunque, meglio 
sar^ parlarne in appresso. Nel settembre ritorn6 agli studi, e forse fece 
anche allora qualche giro perch^ si sraarrirono le sue valigie, che Ber- 
nardo ricuper6 e gli fece spedire a Bologna (3). 

Frequentava il Tasso in questa citt^ anche Francesco e Daniele Spi- 
nola, ricchi signori genovesi, che vi si trovavano per ragioni di studi 
gia dal 1560. Avevano costoro raccolto in casa propria (4) un'accademia 
di giovani, tra i quali avevano luogo dispute per lo piii letterarie, e 
Torquato vi ragion5 fin d*allora sopra quei principi d'arte poetica, 
iutorno a* quali scrisse in seguito pid compiutamente (5). L& conobbe 
Stefano Santini, che fu suo intimo, giovane di grandissime speranze, 



(1) Intorno ad esm cfr. Tiraboscui, BibUoteca modenese, Modena, 1783, t 17, 
pp. 146 sgg. 

(2) Letter e, I, n^ >{, ove ha tra parentesi Tanno 1564 iissato dal Serassi, ma er- 
roneamentc. II Campori infatti osservava che le baone informazioni date da Torqaato 
aUa 8i<]:nora di Gorreggio intorno alio Studio di Bologna, non sarebbero tanto ve- 
rosiniili dopo Tepisodio che ora narreri), e che fa causa del suo allontanamento da 
quolla cittik. Inoltre dice Torquato di aver dimorato tre giorni a Modena per at- 
tendervi il conte Fulvio Rang>mi, il quale era a Ferrara, eaggiunge: c Solamente 
« ho saputo di piu ch'egli ha lasciato il suo segrotario alia corte acci6 che procnri 
c la spedizione de la cosa nostra > . Ora h chiaro che queste parole si riferiscono ad 
un fatto avvenuto di recente, e appunto nel 1563, e non nel 1564, ritom5 il Ran- 
goni in Italia, lasciando il suo segretario Rota in Ispagna, a curare gli interesai 
del Duca di Ferrara, poich^ in un frammento del copialettere del Rangoni, che 
avcva il Carapori stesifo, una dello lettero ^ appunto datata da Castelvetro alii 
8 agosto del 156'5. 

(3) Vol. II, parte II, n" XXXV. 

(4) Era posta in via Barberia, presso S. Paolo, all'odierno civico n** 12. 

(.'>) Nei Discorsi del poema eroico di.^o: c Per6 delle molte cose che io ho dapoi 
c lette e considerate in questa materia, ho aggiunte solamente quelle, delle quali 
< aveva ragionato pubblicamcnte in Bologna, o privatamente in Ferrara, e in altre 
« parti, con molti amici miei » {Prose diverse, I, 72). — E nelle Bifferenze poe- 
tiche parlando dello scioglimento delle favole doppie, come n^WAndria e negli 

Adelfi di Terenzio scrive: c artificiosissimo h quello, il quale si scioglie ti- 

« rando un sol capo, come si sciogliono ambedue le dette, in quel modo ch*io dissi 
« al signor Pirro dogli Unti, mentre studiavamo insieme a Bologna. » (Prose di" 
verse, I, 439). 



- 83 — 

presto troiicate dalla morte. Era costiii Guastallese (1), e come sap- 
piamo dalla narrazione della vita di lui che il Tasso raedesimo fece (2), 
aveva studiato con grande profitto a Ferrara e a Padova, quando 
la morte del padre e dissesti domestici lo richiamarono }z Mantova. 
Qiiivi addimostrando assenoatexza e pnidenza superiori all'^U, pot^ in 
breve riparare ai danni del suo patrimonio (3); e non cessando anche 
in qiie^to frattempo dalle occupazioni letterarie, fii chiauiato a far 
parte della celebre accademia degli Invc^hiti^ \k jnstituita da Cesare 
Oonzaga (4). V 



(1) Che fo3se tale prfuufitteva di pri)?are TAFrd, htoria delta cilia e diwato di 
Gumtalla, Guastalla, 1785-7, t II1» p, 27, Wi fe detto fig^Uo di Oirolama^ e nipote 
d^un Santhio che aveva laaciato tatti i atioi beni alia comiinit^ di Gaaatalla. 

(2) Orazione in morte del Santino nelle Prose diverse, IT, 9 sgg, 

(3) Nella R. Biblioteca EBtense, tra le Lettere di Don Ferrante Gonsaga (ma. 
I, H. lr)-17), vol, I, p. 222, ana vo n*6 diretta a! Podeat^ di GuastAUa, che credo 
riguardi queato accomodamento : « Voi sapete le buone quail ta di questo g-iovane 
€ Stefano Santino, ot il molto Tuerito ch* egli ha con la patria sua per Tonore che 
« egli li fa, a per lo frutto che, vivendo, ella co U tempo potrebbe ritrarai da gli studi 
I SUO), Dopo la morte sua, per lo testameoto di raesaer Santin-j* decadonu a cotesta 
« Comimitli i beni auoi, onde noQ avendo esso, nfe essendo per aver i\ toRto figlinoli, 
4 desidererebbe, per soddisfazione delFaninio sno, che trattanti) la detta Coii]nBit& 
€ gli coiieedes^e di poter liberanientd disporre come a Itii paresse di tiii luiigo, 
« ch'esao ha» dftto la Tombola, poiche, noti avendo figli, alia Cominitil rimarra, 

< in caso che tnoriss©, molto pii di qaello che il Santino vorrebbe riaervarsi, Perci6 
« easondo il d&aiderio sqo oneatissimo, et amando io niolto il giovane per le baone 
* sorti che mno in liii, vi prego a far ogni opera in norae itiio con detta Comuniti, 

< acci6 che diaoo ul Santino qnojata aoddlsfazlone, mostrando, come h il dovero, di 
« far pitl fltirna del merito di Ini o della intercessione mia, che deirinteressa che 
« rabbiano in qnesta roba ; et qoando non si possino indurre a concmlera il detto 
t Inogo, procurcitd almeno che esao abbia potest^ di poter dtaporre, come parr& a 
€ lui, di quattrocento acadi, ooaa di poco momento riapetto alia iioportanza del 
4 suoi beni con altri, et no faranno quel che le converra loroj e *e gratificheranno 
« questo da hen giovane, at a me ne faranno pi»cere accettiasimo. Co!^^ fate*. 

(4) Cfr. TiRABosont, SL d. Lett. Hal, vol. VII, lib, I, cap. lY, § XXVL — Da 
an sonetto del Taasoj 

Mantova illnstre che i gran daci e Tarrai 

parrcbbe che anchVgli fosao ascritto a qneat'Aceademia, perchfi V aiatografo della 
R. Biblioteca E a tense ha la didascalia: < Scrive al sigtior Perrante Gonzaga lo- 
€ dando Mantova, e dolendosi di non aver potato finir auoi [atndi] aotto la prote- 
« zione del dgnor Cesare boo, Principe di queH'Accademia •, — La quale pubblicti, 
nel 1564, una raccolta di: Componimenti \ V^garif et La- | tmi di Div€r§i, et \ Et- 
ceUenii Avtori^ in | morte di Monsignore \ Hercoh Gonsaga, Car \ dinal di Man' 
toua, I Cofi la Vita del Me- | dnima descriita daJT \ Asciutto, Aeademico \ Invo" 



^ ^ \ . '^ 



— 84 — 

Dice dunque il Tasso che neiraccademia in casa degli Spinola, il 
Santini « fu il primo che con pubblica lezione destd espettazione ma- 
« ravigliosa di queironorata compagnia ; la qual A come dal suo valore 
€ fu escitata, cosl anco dal suo valore fu principalmente sostennta. 
« Quivi allora a me, che nella medesima accademia mi ritrovai, fu per 
< mia buona fortuna concesso d'esser nella sua benevolenza accolto » (1). 

Ora sapplamo che il 15 ottobre Torquato pranzava, con altri invitati, 
tra i quaii un dottore Gbmberini e nn Antonio Dolcini, oltre ai &mi- 
gliari, appunto in casa degli Spinola; poich6 avendo la sera innanzi 
Francesco Spinola commesso un omicidio per causa di una cortigiana, nel 
processo che ne segui, Camillo da Nonantola, bravo dello Spinola, de- 
poneva che alia tavola dal giorno dipoi, sedeva cogli altri « un certo 
« giovane grande quale e il Tasso » ; e il Dulcini ricordava € un giovane 
« detto il Tasso, scolare » (2). 

Non dobbiamo maravigliarci di trovare il Tasso immischiato in simili 
faccende, quando si sappia che tale era allora la vita degli studenti: 
le risse, i colpi di spada e di pugnale frequentissimi, e il piii delle 
volte per causa di tal genere di donne, che abbondava nella citt^ (3). 
E se Torquato non poteva nascondere che il Santini < si lassava talora 
« da i giovanili appetiti alquanto trasportare oltra gli stretti termini 
« della ragione » (4), egli, essendone amicissimo, di poco poteva esser 
da lui diverse uei costumi. Inoltre, due anni piti tardi, Torquato scri- 
veva ai cugini suoi compagni: « Che abbiate detto al Tasca ch'io sia 



ghito I [inipresa] In Mantova appresso Giacomo Buffiaello | M.D.LXHII; in-8. Ma 
tra le rime di Bernardo Tasso, di Scipione Gonzaga, di Stefano Santini^ di An- 
nibale Bonagente, di G. M. Verdizzotti, tatti amici di Torquato, non appaiono la 
canzone di qaesto: 

G'lk s'ora intorno la novella udita 
n^ il sonettn: 

Quando lo fleet tro e Tonorata spada 

scritti per quella circo8tanza; forse giunsero troppo tardi per essere inseriti nella raccolta. 

(1) Orazione cit., p. 12. 

1^2) MazzoxiToselli, Torquato Tasso scohre in Bologna Vanno 1563 neir^^ 
niayiacco Statistico Bohgnese per Vanno 1838, Bologna, Salvardi, 1837; e appresso, 
in inodo pin particolareggiato nei: Transunti di ire processi antichi criminali, 
Bologna, 1841. — Lo Spinola, appeiia si seppe scopcrto, fagg'i: ma due anni ap- 
presso ebbe un breve assolutorio da IMo IV, ove si uccenna al danno da lui soiferto 
per aver dovuto interrompere gli studi in Bologna e trasferirsi a Pavia. 

(3) V. esempi in Mazzoni-Toselli, Op. ciL; cfr. anche Fraii L., Bi alcuni wo* 
lari milanesi alV Universita di Bologna yvel 1564 ualVArchivio Storico Lombardo^ 
An. XV (1888), pp. 665-69. 

(4) Orazione eit., p. 11. 



— 85 — 

« sviato, ve ne ringrazio; e ve ne reDderei a Bergamo tl contraccambio 
• s'io credesm di farvi dispiacere, e che voi affettaste d'easer tenuti 
< studiosi » (1). Non erano diinque migliori neppnre i cugini; infatti 
Torquato scrivendo piii tardi ad Ercole^ che stava ancora a Bologna, se 
maridava a baciar le mani a* vecchi compagni, aggiungeva: < Baciate le 
« mani e la bocca a la Signora . . . ^, mi pare con intenzione di pungerla 
per l*amore che quegli nutriva per una Virginia Krcolani» bolognese, 
maritata cod un conte Bianchi ; per la quale esso Ercnle compose 
un'operetta che starapd qualche tempo dopo (2), quando pure raccolse 
altre rime in lode di dame bologuesi^ ch'egli era gi^ andato pubbli- 
cando mentr'era tuttavia stiidenfce (3). 

Si era sparsa in questo tempo per Bologna una pasquinata in versi, 
nella quale erano presi di raira parecchi scolari, e ancbe qualche pro- 
fessore; la satira in qualche parte pungeva, in altre mordeva, Torquato, 
con poca prudenza, ne aveva recitato qualche passo in casa del Sigonio, 
cbe aveva mostrato di prenderne diletto; in un altro ritrovo di studenti 
in casa di Costanzo Amaldi^ vicentino, c!je abitava pi-esso un Giovan 
Battista Sagesso^ in via S. Petronio Vecchio, s* era offerto di dire la 
pasquinata, e a quello de' compagni che ue lo pregava, ripeteva ridendo 
ora questi ora quei versi. 

La cosa si divulgi!*, e venue alFoTecchio delFauditore criminale, 
Marc' Antonio Arese; questi, non k noto se di propria iniziativa o per 



(1) Lfttere, I, n" 7. — 11 Tasca era nn loro parente di Bergmiio, 

(2) LetterCj I, n* 6, — L*operetta h intitolata: La Virginin | overo Bella \ Dea 
Dc' No»iri I Tempi, \ Di Hercole Tasso. \ Trattato oue si hanno Eitne, Inh 
prei^e | et dimmtrationi Cabalistiche. \ AUa Molto Hlustre Cavagliera [ et Padrona 
sua, la Sig. Qiulia Albano de ToBsi | [front, inc., 8, !i, tip,, ma Hergamo, Ventura, 
s. a], in'8. Nena dedio^tona l^ detto: « Dovendo io laandar in luce 1! pres^nte 
< Lihro in dlmostratione della Divinita della molto (llustre Signora Virginia 
Biani'bi . . . », Ancora nel 161*2 in an su<> libro Delia rtaltci e perfegione delTIm' 
prese, Ercole illustrava mi'impresa che egli aveva aai^nnta per qaeata dama. 

(3) Poesie del Sig. Hercole Tabbo Fihsofb. Composte da lui in sua gio^antle 
eta, E gi(i »partatafnente stampaie in Bologna^ in Vinegia e in Bergamo ecc. In 
Bergamo^ cia u %cni. Per Comin Ventara; libro 111, c, 50 r.-.54 r, — Non del 1562 
propriameote, ma di doe aiini appresso soltanto, abbiamo nn cnrioso Dialogo in 
kmde deUe Gentir Donne Bolagnesi. Interlocutori Fuhio et Mmio, [ritr. di dama] 
Stampatu, con licentia del Rev. Inqaisitore. Per Pellegrino Bonardo 1584, in-4, di 
cc» 12 n.n,. Fu ristampato in Bologna, Soc. tip. del Compoaitori, 1872, in'8, di 
pp. 30, — Aoche in tin'altra op^sretta: Ainorose Fiamme \ Di M. Hbrcolk Pou- 
TANA I In Lade Delle | Uhstri \ Gentildonne Bohgnesi | Et Vn Di^corso, Nei \ quak 
per Dicnidoh si trattn de | gVint/anni ePAmore | [impreaa] In Bologna, Per Al«- 
aandro BenaceL 1574. | Con licentia de* Superiori ; in 8 picc.. 6 lodata (c, 2 v.) la 
Sig"* Virginia Bianchi. 



istanza fatta da qoalcuno degli offesi, tra i quali si trovava un figli^ 
o nipote di lui, procedette rigorosamente contro Torquato, ritenendalo 
autore della pasquinata. 

La sera delFuDdici gennaio (1) Torqimto, essendosi trattenuto fino a 
tarda ora m casa del Conte della Porta, e trovandosi solo e disarmato* 
iDcontrata una pattuglia di birri, si faceva accompagnare verso la sua 
abitazioiie; ma, nel raedesimo tempo, il bargello, con un'altra sqiiadra, 
invade va la stanxa di lyi, e non trovatolo, asportava tutte le carte e 
i libri, Pu5 darsi che Torquato, sopragginnto in quel t^empo e vista la 
mala parata, prendesse altra strada, e forse colFaiuto del Papio e del 
Sigouio trovasiie modo di parti re subito da Bologna. 11 giorno seguente 
il giudice citava a comparire rAnialdi, il qnale^ interrogator deponeva 
che il Tasso frequentava la sua casa insieme con altri giovani, e anzi 
talvolta pur vi dormiva (2); die era note che componesse versi, anzi 
aveva un'opera a stampa; che a lui aveva offerto di recihire la pasqui- 
nata, che il teste perd aveva gi^ udita in casa del Sigonio; come ri- 
chiesto il Tasso delFauiore, prima dicesse di non conoscerlo, poi di non 
volerlo nominare; iofine il testimone ripet^ il sent^o di alcuiii versi 
diretti contro a Cesare Speziano (3), contro a Filippo Cigala, genovese, 
6 a Pomponio Cusani, milanese; ma assicur5 che non conosceva il testo 
di altri versi, se non di quelli che ferivano lui medesimo, 

II secondo interrogato fu Antonio Mosti, vicentino, il quale confer- 
mando m genere la precedente deposizione, riferi alquanti di que' versi; 
e, tra Taltro, afferm5 parergli inverosimile cbe il Tasso avesse potuto 
tenere a mente quaranta o cinquanta versi soltanto udendoli recitare 
da altri, e non essendone egli Tautore. Dopo questi prelimiiiari parve 
airauditore di avere prove sufficient!, e il seguente giorno 14 fece co- 
minciare regolare processo per libello infamatorio contro Torquato Tasso 
< et multos alios quorum nomina nunc pro meliori tacentur >. B'orse 
con ci6 si intendeva alludere a monsigiior Papio e al Sigonio» sospetti, 
se non di avervi avuto parte diretta, almeno di connivenza col supposto 



(1) Qnefita d&U u bn dul proc4^Bo, 11 quale qui npubbltc^ rivednto suironginak; 
Doc. L — II prhno interrogalorio fe d&\ mercoledi 12; il testimonio Arnaldl dice cbe il 
lunedi 10, Torquato era state iippunto in casa di lui, come bo detto di eopra; dunque il 
procedimento non pu6 essere Btato iniziato cbe il marteiii U . Gli altri particolari^ cui 
iicoenno, nBuHano dalla letters ^astiticativa di Torquato, della quale diro piii avanti, 

(2) Ci& si epiega per il fatto cbe le atrade non erano sicure ne illuoiinate, e ad 
ora tarda pote?a avventurarvisi boIu chi fosae accompagnate da sefTi armati e for- 
niti di torcie o di lanterne. 

(3) Fu qnesti poi uomo 4i mofta dottrina & nundo in Gennania e nella Spagna; 
mori Tescovo di Cremona. 



— 87 — 

autore. La eita^toiie a1 Tasso perch^ si presentaflBe a discolparsi fii fatta 
al domicilio di lui presso alia cappella di S. Prospeio (1). 

1! terzo testimoiie, udito il giorDO 14, fu Bonaventura Maffetti, berga- 
masco, il quale pur cercando di scusarlo, intempestivameDte afierm5 i 
verai Don essere stati fatti dal Tasso: il giudice gli lece osservare die 
non lo rtveva interrogate su di db, e dicesse la veritii. II MafFetti fu 
costretto a conchiudere che Torquato per ritenere a memoria tauti versi, 
cinquanta o sessanta secoodo Itii, doveva averli studiati suUe carte. 
Alia fine riferiva il sense d^alcuni versi contro MonsigDor Sanvitale ed 
altri. Nello stesso giorno fu iDterrogato Pier Francesco Negri, geno- 
?es0, il quale aggravd la oondizione del prevenuto, affermando di aver 
sentito rij^etere la satira pubblicaraenta, e che dovunqut? si imputava 
al Tasso * d'aver fatta questa seeleriti, e massiiDainente dalla maggior 

< parte degli huomini c' hanno notizia et eognitione del detto Tasso 

< in questa citta di Bologna * ; ed egli stet^so credeva feiinamente ne 
fosse il TassQ Tautore sia per saperli tntti a memoria, ■< come per 
« essersi partite et ritirato in secreto et non lasciarsi vedere w. Lo stesso 
Negri, e Giovanni Taverna, milanese, interrogato il giorno seguente, 
deponevano inoltre clie nella scuola del Bologoetti era stata raccolta 
da terra una polizza nella quale si dichiarava Torquato Tasso autore 
della pascjuinatii offensiva per gli scolari e per lo studio, iiwitando tiitti 
a conferirgli il debito premio, ciofe una buona dose di bastonate, o, come 
diceva la polizza « ad eum coronandum corona lignea », Anche il 
Taverna rincakava Taccusa per epieione propria e d'altri raolti, Im- 
portante ed origiuale nello stesso tempo, fu la deposizione di Valerio 
Valeri, piacentino, il quale narr6 d'aver chiesto al Tasso direttamente 
se egli fosse Tautore della pasquinata, come pubblicameiite si diceva, 
6 che il Tasso negasse sorridendo, ma poi, pregato di recitargli alcuni 
verai, che riguardavauo un compagno del teste, lo compiacesse tosto, 
Interrogato il Valeri se credesse il Tasso autore di quella satira, rispon- 
deva che cosi dicevano molti «* aBCorche io ho sentito dire da non so 
« chi, qualmente il Tasso non averia tanto ingegno >, 11 giudice, per 
quanto le stringesse a dichiarare da chi avesse udito queste, non 



(I) Ora in Via Imi^ritle, al civico n* 10* — Glidiccini 0. li, Cose notabiU 
delta eiUit di Bologna ecc, Bulogn&, 1869, voL II, p. 291, paria deOe case di Via 
ImpeTiak, gia del Poiale, segnnte allora coi n^ 1226 e 1227, annesBe alia Cappella. 
La casa n" 1227, il 1° maria 1583 era cedila da Gio. Filippo Almeiici e Camilla 
Almerici Dosi, sua nipote, al senatore Pulvio Marescalcbi, p^er Lire 11800, rogito 
AiitoDio Malisardi e Ippolito Fibbia. Ora il Tasso era amico degli Almerici di Pe- 
«!iro;, se qaesti gia nel 1562 possedevano la casa in qnesttooe, e probabile che, per 
la rekxione rb'egli avtjva con quella famiglia, avesae trovato coR da alloggiare. 



^ m - 

pote cavarne altro, aflfermaudo replicatamente il teste di non ricor- 
darsene. 

II 21 gennaio fu ripetuta dal ptibblico trombetta I'intimazione da- 
vanti al!a casa abitata ultiraaraonte dal Tassa, present! alciini testi- 
moni. li 22 era ancora internigato Postumio Fracanzani ehe serabr<> 
tojyliere ogni dubbio: depose di avere udito recitare dal Tasso per due 
volte, e per intero^ i versi iiicrirainati; e che nief^lio non avrebbe potuto 
recitarli; inoltre afferm{> d'aver sentito die il Tasso ne fosse veramente 
Tautore, 11 26 pertanto Torquato fu citato di nuovo a udire la sentenza 
ed a sentirsi condafinare: raa il processo si fermb improvvisamente a 
questo punto, e la sentenza, non si saper qiial raotivo, non fu pronunciata. 

Torquato intanto, allontanatosi da Bologna in vista dei birri e della 
corona decretatagli, si poneva in via per Mantova dove credeva di tro- 
vare il padre. Ma, ghmUy a Modena. seppe che questi era sfcato nei 
giomi addietro mandate a Roma dal 8uo Duca (1); per la qual cosa 
egli si ferm5 presso i conti Kan^foni, aocolto come comportava la vec- 
chia amicizia che quelli avevano con Bernardo. Credendosi forse poi 
poco sicuro a Modena, accettd con place re Fospitaliti che i Kangoni gli 
oflrirono nel loro feudo di Castelvetro, ove poteva vivere tranquillo. In 
quel luogo si trattenne tntto il febbraio e forse qualche o^iorno del marzo, 
e di la iovi5 I'ultimo giorno di febbraio una lunga lettera giostificativa 
al Legato» moosignor Uesi (2). 

Comincia egli col preparare Tanimo del Cesi ad udire La propria di- 
acolpa, scusandosi di non averlo fatto prima per gV incomodi del viaggio 
e per malattia, Eiassurae i quattro capi d'accusa che avrehbero dovuto 
provarlo cnlpevole autore della pasquinata, e do<>: ch'egli era aolito far 
versi; perche alcuni di quei versi si erano uditi da lui; perchfe egli 
ne rideva sempre; per la sua improvvisa partenza. Al primo argomento 
oppone di non essere il solo a scrivere rirae, e che alio studio si erano 
vedute pasquinate anche prima cb'egli giungesse a Bologna, nfe la pre- 
sente poteva riconoscersi per sua dallo stile, poiche non aveva mai scritto 
nulla di simile. In secondo liiogo, non essere egli il solo che recitasse di 
tali versi: e perd Tira della giustizia avrebbe dovuto volgersi anche contro 
altri; ne, di piu, esser state il primo egli a recitarli; e aver sempre 
recitato di quelli che pungevano e non di quelli che mordevano. In 



(1) PoRtJOLi, LetUre inedik di B. Tasso ciL, pp. 5 e 33*46. — Cam fori, Let^ 
Ure imdite di B, Tamo cit., pp. 38 9. — Monaldo Atakaoi, Mewon'e, raa. cit,: 
« In detto giorntt (H geimaio 1564) ariyd dal S' ■" Duca (in Pesaro) il ^^' B«}r- 
€ nardo Tjabso. — In tal di (17 inarzo 1564) ariv^ in Pesaro il S'*^ Bernarda 
€ Tit«so. — Aili 19 (Marso) so parti da Pesaro il S"' Bernardo Tasao ». 

(2) Lettere, I, n- 2. 



.^ 



-80~ 

eno luOjEjo afferma di a?erne sempre riso, benche egli stesso vi fosse 
tartassato, perche qod essendo vero qiiello che di liii si diceva, non 
credeva di fame conto, mentre forse altri, colpifci nel vivo, se ne affligge- 
vano. Per ultimo egli era partib bens'i, ma il Cesi doveva ricordare, 
scriveva Torquato, che: ^ prima che la corte cominciasse a procedere 
* contra di me» lo ricbiesi licenza per aadarmene seiidomi venuto meno 
« quel soccorso chlo aveva da lei, ub poteado per la poverty della for- 
^ tuna raia sostenerrai piii in lungo in vita conveniente a gentiluomo ». 

Proseguiva poi nella difesa, allegando la sua natura nota a chi lo 
aveva frequentato; le sue composizioni epiche o liriche uscite in luce e 
tutte di materia grave, mentre per la satira si richiede un genio assai 
diverso; la vita che conduceva a Bologna, dove sempre studiava fuor 
che < le tre ore inanzi a la campana e il tempo dopo cena », che pas- 
sava presso il Papio, o presso il Bolognetti o aUri amici; infine le 
sue carte sequestrate dove nulla s'era trovato; nh avrebbe stracciato il 
pasquino per paura dei birri, quaedo la raedesima sera dai birri si 
faceva accompagnare. Ma piii di tutto lo difendeva, a suo parere, Tessere 
accusato con lui il Papio, gravissirao e doitissimo uomo. Verso la fioe, 
riscaldandosi alquanto, sfidava la giustizia a produrre questa pasqui- 
nata; non sapeva spiegarsi perch t^ tanta ira contro di lui, n^ le misure 
presa in suo odio, mentre pur era degno, diceva, di qualche conside- 
razione: « send' io gentiluomo, e vivendo sotto la protezione de Teccel- 
< lentissimo signer Duca d*tJrbino >>♦ Terminava scusandosi del giusto 
sfogo, chiedendo giudici imparziali; e in tal case sarebbe venuto a 
costitairsi. 

La difesa di Torquato ti troppo eloquente, troppo perfefcta nelle parti, 
reca argomenti troppo facili, perche le si possa prestare fede intera. 
La mancanza materiale della prova scritta su di che tanto insiste 
Torquato, non e per noi sufficieiite per dichiararlo innocente d*nna 
colpa, qualunque essa sia, della quale concordi Taccusavano i testi- 
moni; e la polizza che pubblicamente invitava gli scolari a punirlo, 
mostra che, nellopinione di tutti, egli era veramente Tautore della 
pasquinata. Inoltre, cio che h pih grave» la prima font« di ques^ta era 
lui, tutti Tavevano udita da lui, ed egli era troppo corrivo nel recitare 
quei versi, e troppo mostrava di corapiacersene. Poco efficaci, all'incontro, 
sono gli argomenti che trae dalla sua indole, richiaraandosi a quelli 
che lo conoscevano e allassiduitil degli stndi; perch^ contro a ci5 
stanno le testimonianze che ho gi^ recato a proposito del Santini, 
Taccusa dei cugini ch'egli fosse sviato, e la polizza di pih non esitava 
a chiaraarlo aperfcament-e * omni genere vitiorum infamis », Ramme- 
morando i suoi componimenti, tutti di genere seriOf soggiungeva egli: 
« rare volte avviene c* una medesiraa persona a Tuna e a Taltra sorta di 






-90- 

« stile sia inclinata, e ne Tuna e ne Taltra si eserciti, richiedendo 
« ciascuDa di loro genio dod solamente diyerso, ma contrario da Taltra ». 
A questa sentenza, vera soltanto in parte, troppi esempi si potrebbero 
opporre per provare il contrario, di autori gravissimi che pur scrissero 
satire: n^, alia fine, la pasquinata, come si vede dai tratti riportati nel 
processo, era tal cosa da richiedere an genio particolare ; ch6 anzi h ab- 
bastanza volgare nell'attacco, mentre la forma non h certo tA &cile n^ 
perfetta. Di piti, bench'egli scusi la sua precipitosa partenza, allegando 
di ayeme chiesta la licenza giorni innanzi per essergli venuto a mancare 
il sussidio deirUniversit^, che gli permetteva di viyere a Bologna, noi 
siamo piiittosto indotti a credere che, prevedendo una bufera, si pre- 
parasse agli eventi. Ma perch^, alia fine, a questo giovane tanto stu- 
dioso, che tanto prometteva, che era stato chiamato quasi ad ornamento 
dello studio, era stato tolto I'assegno conferitogli? Non posso dire nulla 
in proi>osito, ma certament^ una ragione deve esserci stata, e ante- 
riore al processo: e non so se si debba cercare nella condotta sviata 
di Torquato studente a Bologna. 



VI, 



l*orquato h invitftto a Padovii e accolto da Scipione Gonzagfi. — UAccademia degU 
EtereL — Con tin u a gVi studi di filoaofla. — 11 Piccolotnini e il Penda«io isuoi 
maestri. — Studia i dausici. — Va a Mantava p<*r le vacanze. — S*in- 
Daraora di Laara Peperara. — Morte di Stcfeno San tin L — Passa da Ferrara 
ed 6 preseotato a corte. — Kitorna ^ Padova per rultimo anno di studio, — 
Paesa k vacanze col padre. — ParU da M ant ova per Ferrara. 



[Marzo 1564 — Settembre 1565], 



Mentre Torquato si trovava a Castelvetro, incerto di quello che do- 
veese fare, gli giunse in buon punto Tinvito di Scipione Gonzaga di 
recarsi a Padova, per essere parte di uua accademiu da lui in quei 
gionii instituitit nella propria casa: e iiisieme, quello che piii importava, 
Fofi^rta delFospitaliU perch^ potesse prosejg^uire gli studi e vivere con 
decoro (1). Col Gonzaga, che era venuto alio Studio verso gli iillirai del 
1558, aveva Torqiiato stretta araicizia fino dalla sua prima dimora in 
Padova e di lui aveva fatto onorevole ricordo nel liinaldo. Era quegli 
maggiore di Torquato di soli due anni: al lustro del nome aggiungeva 
una noD comnne coltura classica; si dilettava di pittura e, dotato di 
voce armoniosa, era anche iniendente di uausica; destinato alia prela- 



(1) SciPioNiB GoM2i.QA£ Oard., CommentafioTum rerum suarum Hbri tre$* Ao 
ceisit Uber quartua TTapaXel1T0^evu>v auciore Josepho Marotto quas Aloinm Va- 
kntius Gonzaga Card, prttnum erh'dit et Caietano Frati inscripsit^ Romae, apad 
Salomoniaoi, mdccxci, lib. IV, p. M2: • ... In quern [Torquato] ilk prima huma* 
c nlEsimae Totantatis significatio a Scipione extitit, cum eum Bouunla egressmn, 
* qQod iniuriosins ab iUias Urbis Praefecto secuni actum putaaset, Patawom, qua 
« in urbe ipse eo tempore morabatur, ultro ad se ad Aetbereomm cofltom ornandum 
■ iEvitavit; ad?enieiitein hospitio eicepit; ad ineoaam adhibuit; eaque omnia de- 
« tulit> qurbus ille^ et studiis operam navare saia posset, et vivere cum dignitate », 
— Dove fosse la casa abitata dal Gonzaga id questo tempo non h noto. 



^^ \,^ 



— 92 — 

tura, perchfe chiamato a succedere ad Ercole nel cardinalato spettante 
alia casa Gonzaga, aveva vestito Tabito ecclesiastico il 1^ agosto 1559; 
pid tardi fu eletto patriarca di Gerusalemme, finchfe divenne cardinale 
nel 1587, come dovremo vedere perchfe raantenne sempre strettissima rela- 
zione con Torquato. Dice egli stesso nella sua autobiografia (1), che non 
volendo per la filosofia trascurare gli studi letterari, pens6 di fondare 
i:n*accademia, nella quale con letture e discussioni di versi e di prose gli 
ascritti si esercitassero. Badun6 cosi una ventina del migliori ingegni 
dello Studio, e chiam6 da Bologna anche Stefano Santini, come si ha da 
un componimcnto di questo, nel quale dice altresl che si trovava allora 
in quella citt& nelle medesime strettezze, nolle quali era Torquato (2). 
Questi rispose lieto alia chiamata e giunto a Padova sul principio di 
marzo, indirizz6 al Gonzaga ed agli Eterei un sonetto sotto il nome di ] 
Peniito, da lui assunto quasi a significare il pentimento di ayere gii^-^ 
abbandonata Padova per Bologna (3). L'Accademia era stata inaugurata 



(1) Oltre ai Commefitari cit., cfr. del Gonzaga le molte attestazioni raccolte dal 
TiRABOscHi, St. d. Lett. Ital, vol. VII, lib. 1, cap. II, § XXXI. — A scrivere i 
Cotnmentari il Gonzaga pu5 essere stato indotto da quel sonetto a lai diretto, che 
Torquato lesse agli Eterei in questo tempo, di cui Tultimo terzetto suona: 

Perchfe dir di te stesso a te non leoe ? 
Perch^ cio deve a Scipio esser disdotto 
Se giiit n^ senza onor, Cesare il fece ? 

(2) Tasso T., Orazione ne la morte del Santino, cit., p. 12. — Rime degli Ac- 
cademici Eterei [Padova, 1567]: € Questa canzone fu fatta dairAntore airiUastriss. 

< SigDor Scipionc Gonzaga, in casa del quale era fondata rAccademia de gli Eterei, 

< quando quel Sig^ore lo chiamo al suo servizio da Bologna, dove egli stava con 

< molto suo incomodo > : 

Ne la stagion che pitl sdegnoso il Cielo. 

Tra qneste Rime il Santini ha dodici sonetti, due canzoni, sci stanze, da c. 52 v. 
a c. 60 V. — Yi h pure qnalche sonetto di lui tra le Rime di diversi nobilissimi 
ei eccelleniissimi autori in lode delYillustrissima Signora donna Lucrezia Gonzaga 
marchesana^ Bologna, Rossi, 1565. 
(8) E il sonetto: 

Poi che 'n vostro terren vil Tasso alberga 

che ncllo Rime degli Eterei cit., ha questa didascalia: < Venendo Tautore di 6o- 
c logna in Padova, fu raccolto neirAccademia de gli Eterei, che si ragunava in 
« casa del Sig' Scipione Gonzaga suo particolar signore e protettore; ond^egli scrisse 

< loro {sic) quosto sonetto continuando nella metafora del Tasso arbore del suo co- 
« gnome, de* cui frutti gustando, Tapi producono il mele amarissimo » . — Cfr. il 
Marotto in Go.hzaga, Commentari cit., lib. IV, p. 343: c Qua amoris significatione 

< adeo ille laetatus est ut Bononiense illud incommodum sibi duzerit fuisse ezo- 



-03- 

il primo gennaio di queiratioo 1564 con un discorso del Santini, che 
fa subito date alia stampa (1). L'impresa assunta fu uo carro guidato 
da un auriga e tirato da due focosi destieri, Funo bianco e I'aitro nero: 
questo in atto d'accasciarsi, quelle di rizzarsi in alto; il motto: Victor 
$e ioUit ad aurm, tolto dal Fedro di Platone (2). Dei primi accademici 
ci ik notizia il Doni, e furono ventidue, ai quali altri si aggiunsero 
poi (3), II Gonzaga ne* Cammentari della sua vita (4) descriye le 



dice: 



c ptatam« i>ccasione caias Uatara esset gratlam apad Scipionem oonsequutus. Quo 
« i^tar tantafs Imnianitatis mecnoriara testatam relinqaert^t, epigranima ilJnd 
« etrnsco sernione acHpsit, elegans sane ac nobile, qaod pnmum fuit eorum, quae 
« Id ooeta Aethareura^ recitata ah einiem sunt; quo epigram mate ita Botionieasem 

• oontumeliam queritur, ut iimgis taoien Scipionia hmnaBltatein extollat; illud ni- 

• luiram oatandensi ditig^ntiontn se m referenda gratia esse* quam id iniiiria 
« ilciscanda » . 

(1) Stkfaxi Santjki Cornelia ni, Orniio pro Atthtreorum Academiae initio Pa- 
tami hctbita Kah Januar, MDLXIIII, Venetiis, apud Nioolanm Bevilacqaam, 1564, 
i»-4. — Giulio CastelLani Bcriveva il 2 in&no a Cesaire Gonstiga a Mantova: « . . , U 
« 8antino, di cut maado a V. £cc.* ana Oruione da lai futta x\q\ nasdiiieoto de)* 
« Taltra Accadeuiia del S*>^ Scipioiie , * . » (B. Bibl. Ettense, tnn. segn. I. H. 15^ p. 244). 

(2) A qnesta impreM allndera Torqaatu nell'altro sonetto al Gonzaga: 

A ragione il grau Bome onde paventa 

Qdinci celeste carro e sammo dace 

Ti scorge a graode odoFj perchd Don prezzi 

Il laaro e Tuatro nel pensiero interno, 

(3) Pitture del DoNi Accadenuco Pelkgrino Libro primo. In Padova, appreaso 
Gratioao Perchacino* 1564; Delia dedica agli Eterei anno vera t lacopo CorDaro prin- 
cipe, Vincenzo Gradeoigo e Pomponio Beccadelli consiglieri, Scipione Gonzaga cen- 
sore; Luigi Gradenigo, Pietro Gabrielli^ Francesco Molino, Lastzaro Mocenigo, Aluigi 
Pesaro, Marcantoino Begliocchi^ Stefaoo Santino, Gioacliirio Scaino^ Girolanio Pa* 
lazzi, Girolaino Grimani, Annibale Bunagente, Ridolfo Arlotti, il Pertifltagoa, Sci- 
pione Bardie il conte Ottaviaoo Capra, Giovao Fraoceaco Muaatto, Giovan Andrea 
deirAnguillaraj e Torqnato Taaao; dicendo di qnesti ultirni: t E parti€<jlaruiflute 
€ BOQ ten u to ad onorare questi tre spleDdori della fa ma, il aignor GiovaD Franoeaeo 
c Masattu lettur pabbllco d^Ariatotele, if signor Anguillara e Torqtiato Tasso, i 

< quali ho iendti seinpre e tengo per miei 8i^Di>rL, come ineritaDo le BiDgulan 

< virt^ loro ». — Poco do^jo tl Tagao, venne a Padova e fu inscritto airAccademia 
anche G, B, Gaarini (cfr. Eosai V., Battuta Guarini e il Pastor Fiflo, Torino, 
Loescher, 18S8, p. 18), e piu tardi si aggiunse Aacanio Pigiiatelli, 

(4) Op. cii., pp. 36-8 e p. 376. — II Tjhaboschj, St. d. Lett ItaL, vol, Vll, 
lib. I, cap. IVf § XXI riporta il passo. — Parlarono detrAccademia 11 GzjKHkRU 
Soffgio storko sopra le Accademie di Padova nei Saggi sctentifiei e ktitrari del- 
VAccadetma di Padava, Padova» 1786, t I; il Malmignatj, Op. ciL, pp. 139-45; 
il Rossi, pp. cit.t pp. 16-8. 



— 06 - 

suo ufficio pietoso (1). E infine se la miscredenza fosse stata neiranimo 
del poeta, corae poteva trarre inspirazione dalle armi de' crociati e con- 
cepire il poeraa della cristianit&P Se danque Deiranimo di Torquato 
si forraarono in quest! tempi dei dubbi intorno ai dogmi cattolici, essi 
non fiirono che Teffetto Daturale dello studio, poichi^ la vasta sua in- 
telligenza passava oltre i confini delle dottrine insegnategli, di modo 
che, piti tardi, lamentava di avere appreso dagli studi filosofici non a 
« vivere, ma a questionare ». 

Nod tralasciava Torquato per qnesto le occupazioni letterarie; I'Ata- 
nagi accoglieva nel prime libro delle Rime di diversi nobUi poeti 
toscani tredici sonetti di lui (2), che intanto continuava a leggere e a 
chiosare i classici antichi (3). Pubblicata in quell'anno una nuova edi- 
zione della Divina Commedia dai Sessa di Venezia, egli tutta la postil- 
lava, non fermandosi alia forma, come la prima volta, ben^ penetrando 
nel sense e considerando I'arte del poeta; quattro anni dipoi nel 1568, 
procuravasi di nuovo I'edizione del Da Fine e pib maturamente vi 
ripeteva lo studio della lingua e della locuzione (4). 

A questo ordine di studi, e forse anche a questo tempo istesso, vanno 
riferiti la lettura e il commento dei nostri rimatori dei secoli decimo- 
terzo e decimoquarto: della quale letteraria occupazione ci fanno 
testimonianza due codici di rime antiche, in uno dei quali si trova 
autografa la sua firma, nelFaltro occorrono molte correzioni ai testi 
futte di sua mano nei margini, nonche alcune note, nolle biografie dei 
rimatori (5). 

Finite le scuole, Torquato, come di consueto, and6 a Mantova per 
riabbracciare il padre. Forse gli convenne trattenersi nel viaggio, perchS 
Bernardo, assente fine dai gennaio per mission! a Koma, a Urbino e a 



(1) Orazione cit., pp. 14-5. 

(2) Venezia, Avanzo, 1565; cfr. nelle Opere minori in versi^ vol. IV, il a* 3 
della Bibliografia d. stampe. 

(3) II Seuassi (Op. cit., vol. I, p. 167, n. 1) citava a questo proposito an esem- 
plare del Timeo tutto postillato dai Tasso, e dalla forma della gratia rilevava che 
dovette essere opera della giovinezza; cfr. qui VAppendice sui libri postillati. 

(4) V. la notizia dei libri postillati in Appendice. Cfr. Dornpacuer, Op. 
cit.y p. 57. 

(5) II primo dei due codici h oggi il Laurenz.-Ashb. 760 (gi^ 694), del se- 
culo XVI, di cc. 132, in cui alia c. 126 r. nel raargine inferidre 6 la firma di Tor- 
quato. L'altro. che non ho potato giungere a identificare con il primo, come avrei 
supposto, e indicato nel Catalogue of the extraordinary collection of splendid Ma- 
nuscripts ecc, formed by M. Guqliklmo Libki, London, 1859, p. 197, n" 870: 
Bime antiche^ ms. dei sec. XV-XVI; il Libri segnala alcune note del Tasso e no 
d^ un facsimile ; alia vendita fu acqaistato da Lord St^'wart, e oggi non so dove sia. 



■t-. 



54 r. 





C'A (iii U 'TU 



Y^t^ol^ui.- e^*^ ^-^'^ ^^"^i J— 

^ ' , ■/ M 

Aulogralo Ghigiano deite Rime. 



— 97 ^ 

Firenze, non ritornd clie il 22 liiglio a Maotova {1% fresco e vegeto, 
raalgrado il viaggio faticoso e i suoi settanta anni. 

Non 80 9^ dovessi porre nelle vacanze deiranno precedente oppure iu 
queste, un ouovo amore che iDfiamm^!) Torquato; certamente le vacanze 
del 1564, per le qiiali propendo, aooo rultimo limite ammissibile, perche 
iiii sonetto, pieno di semplice sentimento giovanile, dice chiaramente 
ch*egli dovette lasciare Tamata per tornare agli studi : 

In qaeiretate in cui mal si difende 
L'incauto cor, iiel vostro almo paese 
De la vostra belkzKa amor iir'acoese 
Cb*aQcor kntano a gli ocehi Diiei ritpleBile. 

Qui poi m^addosse, ore sskver s'apprende, 
No¥o amor di safer ch'iti alto inteae. 
Ma di [lartir mi dolfli^ e *d me contese 
L*Qn mio desire e Taltro^ ed or conknde. 

pur Tegg^hiando ne le notti algenti, 
Latirar e ne' caldi di tanto m'avaiize 
Che di Toi dngno amante i* mi dimostri. 

A mate mi fra tan to, e di aperanze 
Consolate il mio daol ne* miei lameoti, 
Fin ch'io torni a goder de gli occhi vostri. 

Disgraziatainente la serie di rime che si riferisce a questo aecondo 
amore bob oifre dati di fatto come quella per la Bendidio: anzi questo 
stesso sonetto non ?i h coropreso. Le rime si leggono nel gi^ ricordato 
codice Chigiann con un certo ordine ideale e col titolo di secondo libra; 
disordinate invece sono nelle edizioni mantovana e bresciana, ove, come 
ho accennato, senza alcuna divisiona esteriore» seguono a quelle per la 
Bendidio. 

Felice cbi raocoglie 

Pq)e nel lauro tra le verdi foglie (2) 

scriveva molti anni dopo il poeta: e la Laura cantata in queste rime, 
fe senza dubbio Laura Peperara, di famiglia di ricchi mercanti man- 
tovani (3), che Torquato dovette conoscere o nelFanno precedente od 
in questo. Tenendo a eonfronto Tuno e I'altro testo ora indicato io 



(1) PoHTioLi, Ltttere inediie di B» Tassa, cit,, pp. 7-1 L — Erra il Cajipori 
{LBttere medite di B, Tassa cit.» p. 39) dicendo cbe Bernardo part\ da Mantova 
aUa metk di luglio e che quindJ poco tempo potesse tratteoerai aecolui Torquato. 

(2) Madrigale: 

Chi la felice piantft d'orierate. 

(B) Cfr. Ferrara e la carte estense dt, pp. lxxi-lxxii e n. 

S«Lim«i( Vita di Torfmtio Tommo ^ 



- 98 - 

ho tentato di porre in certo ordine questi componimenti, che risulte- 
rebbero distinti in tre sezioni. Nella prima di qaeste, dopo un sonetto 
d'introduzione, seguono due altri nelle note dei qnali Tantore chiara- 
mente afferma che essi significano « il principio d*un nuovo amore » (1). 
Le rime ci mostrano ch'egli si innamor6 di Laura in villa (2): anzi 
y'era una volpe che le uccideva le galline (3), ond'ecco il galante poeta, 
mentre pone il sue cane a guardia del poUaio, dolersi con la donna che 
ella stimi piu la fede del cane di quella che egli le offeriva. Mentre 
cerca di persuaderla airamore, canta le glorie deH'alloro con tutte le 
risorse petrarchesche ; ma sono notevoli alcuni madrigali e sonetti sugli 
effetti deiraura mattutina, pieni di freschezza e di profondo sentimento 
della natura (4). Laura ritorna in citt^ (5) portandosi il cuore del 
poeta (6), 11 quale, non potendo averne Tamore, chiedeva almeno il ri- 
tratto della giovinetta 

Perch'io rimiri in voi mentre vi penao (7). 

Ma neppur questo gli era conceduto. lo crederei che tale prima av- 
visaglia amorosa cessasse con la partenza del poeta per Padova, donde 
forse diresse a Laura il sonetto riferito piti addietro; il quale mi 
permetto d'introdurre a questo luogo nel canzoniere, tanto piti che non 
mi spiego perch^ vi manchi. 

Del secondo gruppo di tali rime non sarebbe in verity qui il luogo 



(1) Commento ai sonetti: 

— LMncendio onde tai raggfi uscir g\k faori 

— Dove nessnn teatro o loggia ingombra 

(2) Cfr. il secondo sonetto testfe citato. 

(3) Sonetto: 

Questo 81 vago don si nobil ointo. 

(4) Nella mia edizione {Opere mmori in versit yol. Y) dal madrigale : 

Messaggera de Talba 

all'altro: 

Ore fermate il yolo. 

(5) Sonetto: 

Or che riede Madonna al bel soggiorao. 

(6) Madrigali: 

— Voi mi chiedeste il core 

— Madonna gli occhi miei 



(7) MadrigaU: 



— S*a sdegno yoi prendete 

— Se rimagine vostra 



- 99 ^ 

Ii pariare, perche credo abbraccino un periodo alquanto posteriore al 
presente, dalle vaoanze ciofe del 1565 fiiio al settembre del 1567, nel 
qiial tempo, come vedremo, Torquato corse di freqiiente da Ferrara a 
MantoTa. Anzi, se non vi fosse quel sonetto che cosi chiaramente parla 
di iin ritorno agli studi, io avrei forse creduto che I'amore per la Pepe- 
rara si fosse svolto piiittosto in questi due altimi aoni: poich^ tin altro 
sonetto, che net manoscritto chiude la serie deile rime per Laura, si 
riferisce senza dubbio ad una malaltia che Torquato soffri trovandosi 
a Mantova nellautuuno del 1567, come vadremo. 

Se nelle prime rime per Laura vibrava V affetto, la speranza, la 
lode al gioviaetto alloro, alFaura fresca che si leva suIFalba, cosl queste 
Boconde, che cominciano con un madrigale di ritorBo(l), sono piene di 
edeg^no, poiche T alloro s' era iiDpietrato: ben parve per un momento 
che Laura, pur permettando al poeta d*amark gli imponesse di amare 
in silenzio (2); e questi mentre cercara di soffocare la passione per 
paura dello sdegno di lei (3), tentava invano di propiziarsela con le lodi, 
e intanto si rodeva di gelosia (4), Laura si amraal6, pare (5), e torn5 
poi in villa a riatabilirsi (6): per quesiit'aiidata Torquato scriveva quelle 
vaghissime stauze, che sono una delle sue cose piu belle e perfette, ove 
tutta la natura si anima per rendere omaggio alia bella « giovinetta 
* peregrina » (7), 



(1) Madrig&le: 

Donna nel mla ritorno. 

(2) Sonetto e madrigRle: 

-^ Vuol che rami costei ma dura freno 

— Voi volete oh'io T*fttflj 

(3) Sonetto: 

Quanta in me di hrkme e di severo, 

(4) Sonetto 6 canzone: 

— Gelofio araant© apro raiiroccbi e giro 



(5) Sonetti: 

(6) Sonetto: 

(7) St&nse: 



— ne Trtraor che mesci 

— Secco era quasi Todorato alloro 

— I begU oochi ove prima Arnor m*appars« 

Or che Taura mia daloe altra?e aptra. 



Yaghe ninfe del Po, oinfe sorelte* 
Oredetti dapprima, con gli idtri^ che questo stanze si dofeasero riferlre alia venuta 



Col sonetto iiel quale Torquato dice di essere risanato per virtii d'una 
visita di Laura^ dalla grave infermiti\ sofiFeria nel sfitterabre del 15n7» io 
chiuderei queata secoTida seztone. Nfe per allora, raancando a Torquato, 
dopo la morte del padre» oecasione di tornare a Maiitova egli pens6 pill a 
Laura; ma raolfci anni dipoi, iiel 1579, quando qiiella veone aFerrara come 
damigella della principessa Margherita Gonzaga, sposa al diica Alfonso, 
Torquato caiit5 di nuovo le lodi del lauro, e cantd le nozze di Laura 
nel 1583, come a suo luogo si dira. Qui ho voluto soltanto, colFaccen* 
nare alia terza sezione di tali rime, determinare le fasi di questo secondo 
caizouiere amoroso, Nel quale una espressione di affetto veraco di rado 
si trova» ed e per numero di coraponimenti assai minore di quello per 
la Bendidio. 

Gli amorosi pensieri adunque di Torquato in queirestate furono bru- 
scamente interrotti da un caso doloroso. L'amico suo, il Santini, tisico 
e consunto dal soverchio studio, giunse a Mantova, ove si aggravd d*im- 
provviso. La madre desolata e Torquato lo assisterono fino alia morte, 
che sostenne cristianamente rassegnato. 11 Tasso di ritorao nel novembre 
a Padova, lo comraemor^ neirAccademia degli Eterei con degne parole, 
uarrando gli ultimi giorni della vita di lui e Tultima ora con tocchi 
cosi sentiti, che uoi dobbiamo credere tale sciagura gli abbia lasciato 
neiranimo profonda impressiooe (1), 

Eitornando a Padova Torquato era passato da Ferrara, ma poco vi 
si era trattenuto: perehfe scrivendo di 1^ il 15 novembre a monsignor 
Papio, diceva di avergli mandato una canzone e altre coraposizioni che 
s* erauo smarrite ; gliele avrebbe riportate in persona a Bologna, con 
altre stanze allora composte, * se non fosse cosi tosto giunto il tempo 
« di leggere ?* (2). Bernardo non ave?a tralasciato di adoperarsi per il 
collocamento del figlio presso I'Estense, il quale dovette raostrarvisi 
favorevole; ne scrisse in questo incontro a Fulvio Rangoni, che gi^ per 



della Pepermra a Ferrara q«1 1579, e con tale oecasione le rioordai nel iiiio etadio 
Ferrara e la Corte Eiten$e, h cii; ma in seguito owervai i vt. 87-88: 

Degna a cui ne' vicitit alteri monti 
Apra Taniica madre i nori fotiti. 

Ora nel corn men to il Tasso spiega che eljbe risgTiaFdo * a* nuev! fonti che fli fa- 
« cevano aul Modenese *. Danqae I^aiara da Mantova m recafa piattoato nelle vi- 
cioe col line del modetiese e non a Ferrara. 

(1) Anche altri accaderaici scrissero in Itide deU'eslinto, tra i quali il Guarini; 
cfr Rossi, Op. ctt, pp, 17-8 ; Aff6, Op, I cU. 

(2) LeUere, I, n** 4. 



4 

1 



— 101 — 

lui tanto si era adoperato, essendo ambasciatore in Spagna, a provosito 
della restitiizione dei beni confiscati (1); merc^ tale efficace raccoiMn* 
dazione si pu6 supporre che il Tassino fie da allora avesse dal Cardl^. 
Dale una promessa siciira (2). 

A Padova Tarquato riprese la vita dell'anno antecedente, dedicandosi 
con maggior lena alio studio p6r rendersi degno amants della sua 
Laura: forse allora gli sorrise per hd istaote il pensiero della famiglia. 
Nelle aduuanze degli Eterei il gran vuoto lasciato dal Santini era stato 
in parte riparato dal Guarini, che a Padova si innamor6 come gli 
altri (3); e Torqiiato con resercizio contiDuo e uella pratica de' valo- 
rosi giovani siioi coUeghi affinava sempre piii il gusto letterario. 

Con Fanno scolastico terminiy per lui il corso di filosofiaj ma non 
risulf-a da docuraenti cl/egli prendesse la laurea {4\ ne di ci5 si trova 
mai ricordo negli scritti suoi o di altri che lo riguardino j tuttavia par 
difficile che uu giovaiie egregio e che aveva dato taiite prove di s^, non 
ottenesse questa conferma ufficiale, tanto piti quando si disponeva a 
prendere servigio in una corte* 



(1) Bencb& fossero scorsi sei aiiDi fiai primi pussi fatti in tale propoaito, Ber- 
nardi^ non disperava ancora; Torqnato nella lettera sQCcitata scrivera: « Son moHi 
« d\ che non abbiamo avato novella della eorte. Credo che le prime lettere ci ri- 
« riioharanno in bene o in male •. 

(2) n Sehassi (vol. I, p* 170} afferma die Bernardo scrhse al Rangonei ma 
non cita !a lettera. Dice inoltre che il conto present6 Tortjuato alia corU ot© fo 
assicurato che sarehbe stato ricernto. Ma gik 11 Campori oaderv5 che per corte^ 
genjt'altra ag^unta, s'intendeva quella dei Daca; ma se d verosimile che r&oco- 
glienza fatta al giovane poeta fosse buona, 6 incredihile che il Duca gli promet- 
teiae il conaeguimento di ana grazia a no mo del fratello col quale era in rotta ; 
e che da sua parte era gelosissimo per quel che nguardava i propri dipendenti. Ma 
io di pifk aggiungo che non fu presentato gia al Duca, escludendolo le stesse parole 
di Torquato alia principessa Lucrezia^ che citi3r6 ne! capitolo seguente. 

(3) Eime cit., c. 21 y. - 22 y. — Questa circoetanza noa fu notata dal Rossi, 
Op. cit, pp. 17 sgg. 

(4) Malmigkati, Op, citf p. 154 n;: * Nan soltanto neirArchivio Univeraitario di 
« Fadora non esiste alcun docnmento che offre netiimeno llndizio della laurea del 
€ Tasso; ma pur troppo, mancando intere haste spettauti alia nazionts italiana per 

* queirepoca, non c'^ neanebe vestigio delU lua matrioola d^iscrizione ai corsi dei 
« giuristj e degli artisti. Speravo miglior fortnna dalle ricerohe neirArchirio della 

* Curia Vescovile, giacch^ essendo attribuisione del Vesoovo il conferimento delle 
« lauree, reatava in curia il verhale dei dottorati. Ma pur troppo 'ae non oosi 
« larghe come oeiraltro. aacba in questo archivio ci aono non poche lacune, e tail 
« da non poterne trarre per Targoraento delle inie indagini alcuna oertezia aasolut* 
« n^ poBitiva nb negativa ». — L'ainico prof. Creacini che per me ripet^ padente* 
mente le ricerche anche per queato riguardo, mi coiiferni6 lo stato delle ooie 

aposto d&I Malmignati. 



^ 102 — 

Xfla'chiusura delle scuole licenziossi Torquato dairamieo e pro^ 
tofa'iScipioiie GoDzaga, il quale forse Tavrebbe volentieri trattenuto seco 
jtaliilmerite, se quegli dod avesse aviito fermo impegno con rEstaBse; e 
:*afiche quest a volta recossi a Maotova* 

^-V^ 'La Beniardo non gli sar^ stato avaro di qaei consigli che la lunga 
•*./e dura esperieDza della ?ita cortigiaoa gli suggeriva, Se il buon vecchio 
'• pur uoii poteva pensare aenza dubbioso timore alia vita che il figlio 
andava ad incorainciare, era tuttavia coiifortato dalle valenti attitudini 
di lui, al quale diceva: « . , ,. essendo ambedue ne le stanze datagli dal 
« Duca di Mantova, che Tanior che gli porkva Taveva fatto diraenticare 
« di quel che aveva gii\ portato al suo paeraa; laonde niuna gloria del 
« mondo, niuna perpetuity di flaiiia poteva tauto amare, quanto la sua 
4t vita, e di niuna cosa piu rallegrarsi che della stm riputazione ». E 
Torquato affermava d'esser certo « che s'egli voleva pur esser superato^ 
« non voleva esser superato da niesuu altro die da me » (1); questOt 
benchfe Bernardo aves&e detto ad Annibale Magnoeavalli che suo figlio 
poteva avauzarlo di dottrina, ma non aggiungerlo di dolcezza (2). 

Quelle vacauze trascorsero rapidamente^ allietate daU'affetto paterao 
e dalla frequenza di Laura: giunto lottobre, Torquato si dirigeva a 
quella citti che doveva ospitarlo per veiat'anni, e nella quale lo aspet- 
tavaiio prima gioie e soddisfazioni e piu tardi tanti disiuganui e tanti 
dolori. 



4 




(1) Tisso E., Apohffia ecc, nelle Prose diverse, I, p, 328. — Ti>rquato riv 
forse sao padr^ nel m&rzo segaente quando quegli dijvette recarsi a Venezia; cfir, 
PoBTiOLi, Letter e inedite di B* Tasso cit*. p. 11* 

(2) Dialoghi piacevaii del sig, Stefjiko Guazzo, In Venetia, pre«so G* A. Bortana^ 
MDLXJUtvi) pp. 104-5. -- Cfr, T. Boccalini, BagguagU di Parnaso, Venezia, Gner- 
rigli^ 1624, p. 343: € . . , e appresso [Apollo] dichiard Torquat(> Tasso ool laterals 
« degli Qomini d'arme dei Poeti eroici italiani; il qoale fl»o luogotenente nomiD^ 
t Bernardo suo padre» riputaodoai quel buoD Tecchiu soraiiio ciDt^re iibbidire a oosi 
* gran figliuolo ». — Cfr, una notlzia iutorno a queato tempo nel vul II, parte II, 
u* XXXVl 



nil i 



VII, 



Ferrara e la corte Eatense. — Torquato presso il cardinale Lnigi il'Eete, — Sae 
condizioni. — S 'introduce nellii vita ferrares". — Gita a Fadova e le Mime 
(hgli Aecademici EUrei. — Prosegue per Pavia. — Si trattiene a Mantova* 

— Torna a Perrara. — Accorre presso il padre amnialato^ ma subito ritonia. 

— Condiaione di Bernardo. — Nuova g'lta di Torqiiato a MaDto?a. — S*incendia 
Li sua stanza. — Taroa a Ferrara e di jiuo?o va a Mantova, — Lunga malattia. 

— Ritoroa a Ferrara e ioangiira I'Accadeiuia ferrareee, — I! batteaimo di Marco 
Pia di Sasauolo. — TJltimi giorni e morte di Bernardo. — Le notze di Lucre^ia 
d'Eate con Franceaco Maria della Rove re, — Le Conclusifmi amor one. — 



Aniori di Tor<|uato a Ferrara. 

[Ottobre 1565 — Setterabre 1570 J, 



rn periodo della vita di Torqyato che ora» non senza'titubanza, im- 
prendo a narrare, pure esseiido stato studiato piu d*0|^ni altro ^ serapre 
rimasto il piii controverso. Egli 6 che per comprendere appieno il Tasso 
occorreva conoscere, piii che per altro autore, il suo tempo e la society in 
mezzo alia quale aveva vissuto: e noi superficialmeiite, ma anche oei 
particolari. Sarebbe dunque stato necessario cbe, giiinti a questo pun to, io 
mi fossi dist6so in tale argomento; ma parsone e cose miitando aspetto 
interamente di fronte alle centinaia di nuovi document! offerti dagli 
archivi, nou era sufficiente un capitolo a rifare, come occorreva, tutto 
I di nuovo; e una biografia maggior estensione non avrebbe coniportato. 

! E per& pensai di ofFrire agli studiosi il frutto delle nuove ricerche, 

separakmente ; le qiiali, dal compianto naarcbese Giuseppe Campori 
appena iuiziate, furono da me proseguite con tutta la larghezza possi- 
bile. Kipubblicai qulndi i due studi del dotto gentiluomo raodenese 
I snl cardinale Luigi e snlla priocipessa Lucrezia, ai quali aggiunsi quello 

H da me fatto sulla sorella Leonora, studiando inoltre particolarmente la 
^ formaziooe della leggenda degli amori di costei col Tasso: ei^ che rifar5 
I pill conipiutamente da ultimo in questa biografia. La citt^^ il duca Al- 



— 104 — 

fonso II, gli altri principi estensi, la vita ferrarese, furono oggetto di 
un altro mio lavoro, al quale si potr^ rimproverare certamente Tabbon- 
danza, non la deficenza, di documenti e di particolari. 

Questi due libri (1) mi permetto ora di richiamare al lettore, perchfe 
nel mio intendimento sono parte integrante d'un tutto, dal quale do* 
vrebbe, se io ne fossi a pieno capace, uscir fuori vera ed intera la 
figura di Torquato; qui mi limiter5 a riassumere in breve la materia 
in quelli esposta e documentata. 

11 ducato di Ferrara, feudo della S. Sede, alia quale doveva ritomare 
qualora mancasse la linea diretta negli Estensi, ci5 che appunto avvenne 
alia morte di Alfonso II, era, secondo Torquato: 

Quasi gran fascia che Tltalia fenda 
E fra dae mar si stenda (2). 

La citt^ capitale, col castello turrito, aveva larghe strade, molte 
chiese, ricchi palazzi, tra i quali ricorder6 quelle detto dei Diamanti 
del cardinale Luigi, quello del Paradise, dove era la University, quelle 
di Schifanoia; orti e giardini s' avvicendavano attorno le mura della 
citt^, come la montagna di S. Qiorgio, la Montagnola, la Castellina; 
splendide villeggiature erano nei dintorni: Belfiore, Belriguardo, Bel- 
vedere, e la Mesola piti tardi. In esse usava recarsi di frequente la 
corte in grande comitiva, abbandonandosi ai piti svariati trattenimenti, 
alia caccia, alia pesca : a questa massimamente nolle paludi di Comac- 
chio, che davano inoltre un grande introito alle casse ducali. Dal 1559 
era duca Alfonso, secondo di nome, quinto per ordine, uomo robusto della 
persona, di grandi spiriti, nelle arrai valente, lavoratore infaticabile, ma 
sfortunato sempre. Amava le lettere e le arti, e la musica appassionata- 
mente; teneva alia sua corte i piti chiari ingegni, ma li adoperava 
altresl ne* negozi di state, ed era di lore gelosissimo non permettendo 
che senza espressa licenza passassero ad altro servizio. Sarebbe state 
Alfonso un ottimo principe se per amore di soverchio lusso non avesse 
impoverito le finanze e aggravate di balzelli il popolo; se le disavven- 
ture della sua vita non ne avessero in sulla fine reso intollerante e tetro 
il carattere. 

Vivevano ancora gli zii del Duca: Don Alfonso, glorioso avanzo delle 
guerre di Carlo V, e Don Francesco, valente guerriero anch'egli un tempo, 



(1) Campori e SoLERTi, Luigi^ Lucrezia e Leonora cPEste, Torino, Loescher, 1888. 
— SoLERTi A., Ferrara e la corte estense neUa seconda metdt del secolo XVL I 
Discorsi di Annibdle Bomei, Citta di Castello, Lapi, 1891. 

(2) Canzone: 

Ta che segni la pace o fai d*intorno. 




SoLiutTi, Vita di Torqimto Touo 
Tori DO, LoewlMr, 1806. 




% \ ^ '^^ 



I 



— 105 — 

ma eui ora assai piaceva la vita allegra. Don FranceBco, laBci5, morendo 
nel 1578, due figlie^ Bradaraante e Marfisa^ regine d'ogni festa ferrarese, 
massime la seconda, di corpo bellissima, lietissimit d'animo. Fu raaritata 
la prima nel conte Francesco Bevilacqua; Marfisa fu sposa per pochi 
mesi di Don Atfonsino, huo cugino, e piti tardi di Alderano H Cybo, 
marehese di Massa. 

Sorelle del Duca erano le principassa Lucrezia e Leonora, entrarabe 
coltissime; perh h prima, di carattere piii fiero, piii aperta ai senti- 
menti d'ogni maniera, amante e protettrice degli artisti, araava la vita 
gaia e brillante; la seconda invece, senrpre malaticcia, viveva quasi 
coatinuamente ritirata; [ler questioni d'interesse non troppo d'accordo 
con Alfonso, attendeva alt' azienda del fratello Cardinale, e gli tenne 
mano negli intrighi e nelle liti col Duca; per6, riraasta reggente dello 
stato per ateuni mesi, seppe dimostrare fermezza e farsi desiderare dal 
popolo. 

Tutta la vita di Luigi, il piti giovane dei fratelli, si risenti del contrasto 
che era tra le sue aspirazioni mondane e la veste ecclesiastica che la po> 
litica lo aveva costretto a vestire. Come fn cardinale irrequieto e insubor- 
dinato, cosi torraeoto di continuo il fratello con titi per interesse e tal- 
volta per malignita; alia raorte delFaltro zlo, il cardinale Ippolito, gli 
succedette nel la protezione di Francia presso il Vaticano, ed eredit6 i 
bani che quello aveva li; ma alle sue spese pazze nessuna rendita ba- 
stava; voleva apparir mecenate, ma non sapeva conoscere gli uoraini 
come Ippolito, ne come questi affezionarseli. 

La nobilta ferrarese era tra le piii rinomate dltalia per antichit^ di 
stirpe e per ricchezze, ma a qiiesto tempo gi;i decadeva; tuttavia i Ben- 
tivogli, i Contrari, i Bevilacqua, i Tassoni, i Sacrati, i Beiidrdio e altri 
molti conservavano Fantico splendore. Principale, dopo il Duca, era Cor- 
nelio Beiitivoglio, da quello piii terauto che amato; famoso capitano tin 
tempo, ora aveva il comando delle milizie ducali, Primo ministro era 
Giovan Battiata Figna, di oscura origine, ma che con Tingegno e con 
Fastuzia aveva saputo elevarsi e divenire letterato e tilosofo piii che 
discreto; alia sua raorte, nel 1574, gli succedeva nelle cariche e nella 
fama Antonio Monteeatiui. Poteva contare Alfonso sopra valenti amba- 
sciatori, comeil Gualengo, il Cortile, monsignor Masetti, Claudio Ariosto 
e altri molti ; lo circoodavano consiglieri e magiatrati di raerito. 

Gli studi avevano a Ferrara nobilissime tradizioni dai primi tempi 
dell'uraanesirao; la lirica volgare e la latina, Tepica, la comraedia Ik 
avevano prodotto veri capolavori. 

Ma soprattutto Fen*ara era la citta piii festaiola d'ltalia; trovandosi 
sulla strada di Germania, ed essendo gli Estensi irapareotati colla casa 
di Francia, noa capitava principe in Italia, dalFaita o dallaltra parte, 




-^ 106 

che a Ferrara non si tratfcenesse in tornei, in giostre, in raaseheratel 
in balli, in banciietti, in Inminarie; e )a corte e la citU andavano 
gara nel cercare le occasioni di divertirsi. 

Quando Torquato ginnse a Ferraru al principio d'ottobre del 1505 (1), 
non si trov6 in una citUt uuova per lui» ma poteva eontare sngli amici 
del padre 8 suoi, preeso taluDO de' qaali, forse il conte Ottario Tas- 
soni (2), ai tratteone^ finch^ fii introdotto in corte del Gardinale. Quest! 
abitava atlora i camerini dorati, da Alfonso ricostmiti ed abbelliti, nel 
niedesimo castello ducale, ma viveva separatamente dal fratello, con una 
corte propria, che non era aocora cosi numerosa e splendida come fu 
in seguito. 

Commissario general e, o maggiordomo, ne era il conte Belisario 
Estense Taasoni, cbe sopraintendeva airamministrazione e al governo 
della famiglia; Benedetto Manznoli, niodenese, che fu poi vescovo di 
Reggio, teneva Fufficio di segretario; Ippolito Visdomini qiiello di cas- 
siere; teologo di corte era il padre Luigi Vitriani, servita reggiauo, 
Oltre ad Alessandro Lombardini cameriere segreto, v'erano aitri otto 
gentihiomini trattenuti stabilmente coUa denominazione di camerieri (3). 
L'ufficio di cancelleria era affidato ad Alberto Bendidio, qnello di cop- 
piere a Flarainio Mannelli, fuoruscito fiorentino; maestro di casa era 
monsigoor Leonardo Conosciuti* Tra i famigliari si trova notato Tantico 
maestro del Gardinale, Bartolomeo Rieci da Lugo, e finalmente com- 
parisce, notato a parte, il nome di Torquato Tasso, senza designazione 
d'alcnn ufficio. Perd Torquato non fu per allora ascritto nei ruoli degli 
stipendiati ordinari, ma riceveva dei donativi di tempo in tempo; il 
primo che incontriamo h del 7 noverabre 1565 di trenta scudi d*oro 
« per spendere in cosa nota * al cardinale Luigi (4): e credo che Tor- 
quato dovesse prov?edersi il corredo da gentiluomo, tanto piu che si appa* 
recchiavaeo a Ferrara graudi feste per le nozze del Duca. Un secondo 
donativo di egual somma appare nei registri deiranno successive in data 
12 agosto (5), ed nn terxo il 23 setterabre (6), Ebbe alloggio iu castello, 



(1) V*era di oerto il giorno 11 qnando scriveTa a B^Tiedetto Varchi compliTneu- 
tajidcilo e offrendosegli con ud sonettoi Lettere^ I, n' 5, 

(2) Coi^'i pwre dal prologo dol dialogo // BeUmmo o vero de !a Coriesia nei 
DiaJoghi, III, p. 12 L 

(:^) Emno il onte Desiderio Mont^caccoli, Orlando Criapo che pii tardi divenne 
ca«aiere, Livio Elia, Girolamo Gigliali^ Camillo Gozzadioi ©d Ercole Faninzzi bo- 
lognesi, Pochintesta de^ Pochintesti, Giovan Totiima«o Angiarn e Muzio Ta»«oni. 

(4) Doc. 11. 

(5) Doc. III. 

(6) Doc. IV. 



I 

I 

i 



— 107 ^ 

torse il due stanze, una per se ed una per il servo; il otobiglio e la 
biancheria gli furono dati dalla guardaroba del (Jardioale, cotoe appare 
dai reg^istri, ne' qiiali trovo indicati sotto il siio nome, al 27 raarzo 1566, 
una lettiera con paj^liariccio, materasso e capezzale, due lenzuoH ed 
una coperta; in data del novembre 1569 nello stesso registro si tro- 
vaoo uotate, oltre a queste cose, una seggiola ed una tavola, che per6 
ebbe forse priraa(l). L*arredaraento della stanza di Torqnato era nraolto 
semplice, anzi ristretto al puro uecessario, noa per6 conforme alFuso 
del tempo, quandoeraoo sconosciute le coraodit^ e le auperfluitii nioderne; 
11^ le stanze dei naa^giori cortigiani erano meglio provvedute. Tut- 
tavia credo che in quegli inventari si riscontrino alquante lacune, o* 
piuttosto, uon vi siano iodicati che gli oggetti che si mutavano e ncn 
il mobiglio fisso di ciascuna camera* Forse puo anchc essere che altri 
mobili indispensabili fossero di propriety di Torqnato; infatti dove ri- 
poneva egli i panui, i libri, le carte? Qualche anoo piti tardi egli war- 
rava di aver adornato di corami la propria stanza e di aver acquistata 
* una trabacca orrevole »; i corami gli vennero per eredit^ paterna, 
Ebbe umltre il Tasso le spese del vitto per mangiare in camera da 
solo, col servo, cora'egli stesso scrivendo anni appresso ci fa noto (2), 
non volendo abbassarsi a mangiare in tinello con gli inferiori {3)» Da 
un libro di mandati del prirao semestre 1566 appare che la apesa per 
il companatico cominci6 a decorrere dal 81 marzo (4) in ragione di 
tre soldi marchesani per lui e due per il servo (5); raa poi, essendo 
il registro frarameitario, non trovo meazionato il lasso che nell'altro 
libro del secondo semestre, dove si trova segnata regolarmente la me- 
desiraa somma, eccettuati i giomi nei quali il Tasso fu assente da 
Ferrara (6). In eguale maniera si trova iudieato nel registro del ir)67; 



(1) Boc. V. 

(2) IMtere, 111, n' 8S>4. 

(3) P«iBLiA«E8E F., Dd govemo della corte d*un ^ignore in Eomttj CittA di 
Casteliti, Lapi, 1883, p. 25; c . , . Ed era altora [nel principio del secolo decimo- 
« sestoj di tanto onore il mangiare in linello, qoanto h oggl [oella fine dd aecolo 
t steiiso] riputata oosa vile e disonorevole *. Per la vita del tinello cfr* i miei ar- 
ticoli: Tavokt e eueina nel seeoh XVI nella Gatzetta LetUraria^ An, XIV, 
E» 1-4 (Torinii, 1890^ 

(4) OBservando che rammobigliajneDto della cametH decorre dal 27 marso 1566 
e il vitto dill 31 mano, mi vieno il sospetto che Torqnato, beuch^ avene an do- 
nativo, non entraise a far parte stabilmente della famiglia del Cardinale che a 
quest 'epoca, tan to piti ehe il Cardinale fu nel frattempo quau sempre assente da 
Fermra, come ora si vedri. 

(5) Doc. VL 

(6) E inotile riferire le partite tatte Ofuali a quella data cot docamento prece- 



J 



— 108 — 

raa pur troppo i libri successivi raancano. Parimenti sono raolto 
frainmentari i libri della dispensa del pane e del vino; tiittavia da 
quelle carte clie riraangono potei ricavare che al Tasso da?ansi due 
pani biaiichi di otto once Timo, e tre simili, da famigUa, di once sette, 
al serfo; il Tasso riceve?a ogni giomo un fiasco di vino puro, ed uno 
di vino simile, raa mischiaio^ il servo. Per nltirao, si deve aggiungere 
la somministrazione di una libbra di candele di sego nei niesi estivi, 
e di una libbra e raezza negli invernali (1). 

Come e facile imma^inare, i denari destinati alia spesa non erano 
sempre sufficient! per un buon vitto; e perd Torquato quaodo ebbe con- 
quistato il suo posto a corte, per mezzo della principessa Lucrezia, che 
aveva preso a proteggerlo, fece chiedere d'essere ammesso alia tavola 
ordinaria del Cardinale e de' mag^iori geiiHUiomini, ci5 che doo gli fu 
iiegato (2); questo dovette avvenire nel 1568, perchfe, come ho avvertito, 
durante il 15G7 si trova ancora il suo norae fra coloro che erano spesati, 
dei quali era anche il teologo. E questa data pu^ essere confermata 
dal fatto che, appuntt^ col 156B, Torquato fu posto nel libro di hoUetfa^ 
osaia de* salariati ordinari, con provvisione di scudi quattro d*oro al raese. 

Tale assegnamento, se non lauto, era proporzionato a qiiello degli altri 
famigUari e anche alia fortuna del Cardinale, in quel tempo non troppo 
comoda. Infatti il commissario generale percepiva dieci scudi^ oltre alia 
spesaperle bocche e per tre cavalcature ; otto ne ricevevano il medico 
Canani e il maestro di casa; cinque il Ricci; quattro il Tasso e il 
teologo, e due i camerieri, che pure erano gentiluoraini. 

Lo sciido d'oro corrispondeva a lire marchesane 3,18 che si possOQO 
nigguagliare a circa due delle nostre. Ma alia spensieratezza propria 
de* poeti e particolare di Torquato, che non conobbe mat, come se oe 
avranno prove frequently il valore del denaro, non poteva bastare tale 
soinmat raolto piii che amava di vestire bene e godere. Quindi non 6 
da far meraviglie se il suo stipendio era spesso in parte prevent! vamente 
irapegnato a favore di creditor!; e precisamente nel libro di hoUetta 
di fronte alia pagina ov' h segnato il suo avere, trovo notate delle 
ritenute per compere di rc^eia^ di mocaid^ di tela da lui fatte (3). 



^enie; mi limito qiiindi n indkare i giorai nei quiUi il Tasso api^nre assetite ed d 
indicaio 11 solo servo: dal 20 laiaflio al 8 agoato; dairil al 17 iigosto; dal 1*^ let- 
tembre al 20 ottobr^; dml 4 al 10 Dovembre 1566. 

(1) RegiHtri framineDUn nel E. Arch, di Stato In Modena; Aniiniaistrazione del 
Cardinale Luigi d'Este, per gli anui 1566-69. 

(2) LeUere, II, u'^ 351. — Per quest! vari modi di mantenere i gentiluomini 
nelle oorti cfr. PmisciAifESE, Op. cUn pp. 25-36. 

(3) Doc. VI r 



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- 109 - 

QuantuDqiie Torquato fosse abituato alia vita delle corti, pote ben 
presto farsi iiiildea dello splendore di quella ferrarese* II duca AlfoDSO 
passava iu dicembre a seconde nozze (1) eoirarcidiiclieysa Barbara d 'Au- 
stria, la quale, accompagnata dal cardinale Luigi, che era andato il 
20 novembre a riceverla a Trento, giungeva a Ferrara il 5 dicembre 
ed entrava solennemente in cittli. CoBtinuarouo le feste e le maschere 
nei giorei seguenti, e tra Taltro si fece allora un suntuosissirao torneo 
allegorico intitokto il Tempio iVamore, che, per la novit^ delle macchine 
e delle comparse, per la maestria de' cavalieri, merit5 che se oe traman- 
dasse con le stampe la memoria (2). Torquato, che neirassenza del suo 
signore aveva incominciato a introdursi nella vita terrarese, ricordava 
piti tardi questi giorni di tripudi, parlando delle maschere, che chiam^ 
arme contro il freddo e il vento: ^ Se rarme son cosi fatte, qyasi eia- 
< scnno era arraato quando prima vidi Ferrara, e mi parve che tutta 
« la cittik fosse una maravigliosa e nou piii veduta scena dipinta e 
« luoiinosa, e plena di raille forme e di mille appareuze; e fazioni di 
^ quel tempo, simili a quelle che son rappreaeetate ne' toatri con ?arie 
« lingue e con vari interlocutor! , E non bastandomi Tesser divenuto 
J « spettatore, voUi divenire un di quelli ch^eran parte de la comedia 
« e mescolarmi con gli altri > (3). Non saprei se queste parole si deb- 
bano interpretare alia lettera e amraettere che, esperto eom'egli era 
negli esercizi cavallereschi, fosse chiamato a far parte dello spettacolo; 
oppure, prendendo in un senso piil generale Fespressione, che sempli- 
cement-e egli si raescolasse agli altri nelle feste di quel giorni. Co- 
rn unque fosse, ebbe allora occasione di vedere vari principi e cardinal! 
intervenuti a Ferrara, come il Cardioale di Vercelli, legato pontificio, 
quel di Correggio, e il Madrucci ; Uesare Gonzaga, principe di Molletta^ 



(1) Nel 1561 nvevn spoaato Lticrexia de' Medici morta pochi mesi dopo ; cfr. Fer- 
^tara t la corte estense, p. ixiv; e Saltjni^ Lucresia de* Mtdici neUa Nuowx 

Antohgia, S. II, vol. XLIV (15 raarzo 1893> 

(2) V. per la descrizione particolare di qmeete feste il mio lavoro Ferrara e la 
corte utense cit, pp. ixiv-xxviil 

(3) II Gianluca o vero de le maschere uei Dialog hi, roL III, p. 137. — Vero 6 
che quando ci\} BcriveTa nel 1584, era troppo oiatato e ag^giungeva qaei due terzetti 
del Petrarca; 

E ben xegglo or, ei come al popol tatto 

Favoia ftii gran teiiipo, onde sovente 

Di me medesmo meco mi vergQgno, 
E del raio ?aneggiar vergogna h U fratto, 

E 1 pentirsi, e 1 conoscer chiaramente 

Che qmauto piac« al mondij fe biet e sogno. 



-^ 110 - 

e sua moglie; Vespasiana Gonzaga di Sabbioneta^ e van ambasciatori, 
senza contare i Duchi di Mantova che pk conosceva, 

Torquato poU cosi avviciuare subito quelle persone alle qiiali doveva 
piti tardi cansacrare i tesori delle sue rime; ad eserapio^ il 2 gennaio 
1566 rivedeva il Principe d* Urbino diretto a Geneva e alia volta di , 
Spagiia, cbe si ferm6 a Ferrara fino al giorno 4 (1); dal 12 al 18' 
fu 1^ di passaggio il Principe di Baviera{2); dal 5 airS febbraio vi si 
tratteniie ii Duca di Parma (3); nel maggia torn^ a Ferrara Ginevra 
Malatesta» la bcUa nemica di Bernardo (4); e potrei a questo uiodo 
allargare di molto relenco, 

II Cardinale era stato in tan to di nuovo assente da Ferrara dal 12 di- 
cembre ai 22 di gennaio 1560 (5), ed ora ripartiva il 25 marzo per 
non tornare che il 26 luglio (6). 

Ho detto che Torquato non aveva alcun incarico particolare nella 
casa del Cardinale: era soltanto suo dovere morale scrivere il po^ma 
che gli aveva promesso nel Minaldo; credo perci6 che al primo tempo 
del auo servizio debba riportarsi la lettera scritta al conte Perrante 
Estense Tassoni, con la quale concedeva al Cardinale la scelta fra tre 
argomenti atti ad essere trattati in poeraa eroico, bench^ aggiungesse 
allora che mal volentieri laacerebbe « il soggetto ch'uua volta presi>; 
e fra i tre temi h precis^amente la spedizione di Goffredo (7), Questa 
lettera ci conterma neHopinione ch*egli abbia cominciata a Venezia la 
Oentscdemme, e poi la nbbandonasse per alcun tempo ; ora poi, finiti 
gli studi e accoiuodatosi nella casa deirEstense, riprendeva volentieri 



(1) K. Arcli. di Stato di Firenze; Legazione di Ferrara i carte^gio di Bernardo 
Canigjanj f. 2889: • II priodpe d' Urbitio parte stamattina [4 ^re^naio] per alia 
< volta di Genova © qui k stato inolto tcnato in paima di niano e sopra tQtto 
« fiittolt mo^tra di Madonna Lucrezia^ ch^ ieraera ea Ii feoe festino a questo elFotto... ». 
— Cfr. Campori e Soleuti, Op. cit, p. 38. 

(2) Cfn SoLKHTi, Ferrara e la corte e$tense cit., pp. c-cm. 

(8) UwAitDi, Ricordi diverst deUa citta di Ferrara ms. (BibL Estense, X* G. 20)^ 
p, 147: € Adi 5 de Febraro vene lo 111."" S. Duca di Parma, parti ad 8 > . 

(4) U, Arch, di Stato in Firnure; lettera di Bernardo Canigiani del 13 maggio: 
c La flignora Ginevra Malatesta ritornata da Urbino e molto accarczzata da B. A. 

• d Tiaitata a casa dal S'' Duca mi ha pregatt^ cblo baci le mani a V, E. I. . . . »* 

(5) IsNARDi, Ricordi ms,, p. 147: * Adi ditto [12 Dicerabre] parti da Ferrara 
« lo III"* et Rev.""' Sig. Don Aiaigi per andar a Roma. TornC» alii 22 de Oe- 
4 naRi 1566 > . 

(6) IsNARDi, Bicordi ms., p. 147 : « Adi 25 de Marao a hora una di nott« parti 

* lo III.'" " Sg. Don Aluigi per andar a Roma. Torno adi 26 de Inglio con lo lil."^'* 
« at Rev,'"*' Card-^« vea^bio come appresso ». — Cfr. letters Canigiani del 26 niarze 
e del 29 luglio nelle quali annnnzia la partenza e rarrivo, 

(7) Lettere, V, n* 1551; tra quelle di data rncerta. 



- til - 

Pideato poema, per il quale trovava inoltre largo aiuto nella racoolta 
di codici della biblioteca diicale, dove abbotidavauo le cliansons de 
ffeste^ n^ mancavano i roraanzi del cavaliere del cigno (1), Poichfe si 
come egli seppe avvantag^iarsi della clasdcitil, egualmente attitise per 
la parte cavalleresca alle foiiti francesi, n^ gli rimase del tutto ignoto 
il mondo leggendario celtico e germanico (2). 

Intanto trovavasi egli libero ancbe da qualsiasi piccolo dovere di 
cortigiaiio per Fassenza del Cardinale, e credo che a questo periodo di 
tempo si possano riferire i particolari ch'egli ricordava anni appressi» 
alia priDcipessa Liicrezia. ^ E coniinciando la raia Darrazioiie da quel 
f tempo oel quale io serviva riUiistrissimo signor Cardinale suo fratello, 
Ma sua grazia si fece incontro a la mia servitu, e rai diede queirardire 
« ch'io non avrei preso da me stesso, ed accarezzandomi pii^ di tutti i 
Lnuovi e non meno d'alcun altro antico servitore: nh mi fu raai data 

jpulsa ne l*entrare o nel supplicare; anzi non mi si mostr5 non men 
« facile ne la concession de le grazie che ne I'udienza. Laonde fui per 
« suo mezzo conosciuto dal serenissimo signer Duca suo fratello, e rimi- 
« rato eon buon occhio, ed onorato sopra modo da' principal! signori di 
« questa corte; come crano il signor Ercole de' Pit, il siguor Guido 
<c Bentivoglio, il aignor conte Alfonso ed il signor eonte Erc^Ie Contrari^ 

il signor conte Ferrante ed il signer confee Ercole Tassoni, il signor 

Lpuigi Gonzaga, il signor Ercole Varano, il signor Alfonso Villa, e i 
"« signori cavalieri Oualengo e Berniero, e il signor Ercole Giglioli... ?► (3). 

La priocipessa Lucrezia che, come dice il Roraei, ?oleva conoacere 
qiianti letterati ed artisti capitasaero in Ferrara (4), richiese adunque 
che anche il niiovo poeta le fosse presentato e pare che questi si acqui- 
stasse subito le sue grazie; la principessa Leonora non era mai apparsa 
a quelle feste perch^ ammalata, e Torquato, che certo gi^ la conosceva 
da quando nel 1561 era stata a Padova, potfe esserle ripresentato solo 
alquanto piu tardi (5). Intanto da buon cortigiano comincid a scri- 



(1) Raisa, Iticordi di cadici francesi posaeduti dagli Estensi nel secoh XF in 
Bomania, vol, 11^ pp. 40*58. — A. Capj-rlli, La bibUoieca Estense nella prima 
meta del secolo XV nel Giom, Stor. d. Lett. Hal, XIV, pp. 1 agg. 

(2) Meutre affretto col desiderio il lavoro aulle fonti della Gerusalemme proroenso 
dftiraraico prof Vim^nxo Crescini, riinando a G. OsTBanAOK, Erlduterung fu den 
iaffenhnfUn Teikn in Tasms Befreiten Jerusalem cit., jipprovando per6 piena- 
mente le osservazioni in propoBito del Giorn. Stor. d* Lett, Half XXII* p. 454, e 
della Eassegna bibliografica d* Lett* Ital, I, p. *i78. 

(3) Lettere, 11, n« 351. 

(4) SoLERTi, Ferrara e la carte eHense cit.; <!eJicatona preraetsa ai Discorsi dal 
EOMEI, p. 3. 

(5) Caupoiii e Solkrti, Op. ctX, p. 9t, 



- 112- 



vere alcune rime per corrispondere alia loro benevolenza, e sono fra le 
sue migliori per vena facile e fresca (1); parecchie di queste pubblic6 
alia fine dello stesso anno tra quelle degli Eterei gi^ ricordate. 



(1) Si cita sempre da tutti a questo panto, insieme al sonetto per Leonora scritto 
in occasione che, essendo ammalata, le era stato vietato 11 can tare, e che comincia : 

Ahi ben h reo destin chMnvidia e toglie, 

anche la canzone fatta pure per quella medesima malattia : 
Mentre ch' a venerar movon le genti 

e piti propriamente la strofe, che prende il motivo da Ovidio: Non bene eonveniunt 
nee t>» una aede morcmtur — Maiestaa et Amor . . . : 

E certo il primo di, che U bel sereno 
Be la taa fronte a gli occhi miei s'offerse 
£ vidi armato spaziarvi araore^ 
Se non che riverenza allor converse, 
E meraviglia in fredda selce in seno, 
Ivi peria con doppia morte il core: 
Ma parte de gli strali e de Tardore 
Sentii par anco entro il gelato marmo . . . ecc. 

Questi due componimenti scrisse Torqaato certaniente nella seconda meUi deri566 
al piil tardi, perch^ sono stampati nelle Bime de gli Eterei edite nel dicembre di qnel- 
Tanno ; anzi, che la canzone fosse terminata appena in tempo per la raccolta, si pii6 
ricavare anche dairargomento premessovi, nel qaale, dicendo esser qnella la prima 
di tre canzoni sorelle scritte nella malattia della principessa Leonora, agginngeva: 
« Taltre due sorelle non sendo ancora ridntte a baon termine non si vedranno per 

< ora » . Ebbene, qaesta frase oggi pienamente ginstificata dalla cronologia pi^ ri- 
gorosa, perfino al baon Serassi parve eqaivoca, e lo indasse a sospettare che Torqnato 
non pabblicasse le altre due € forse perch^ troppo chiaramente indicavano la sua 
« inclinazione per qaesta principessa > . CLe cosa si debba pensare di quella crednta 
dichiarazione che il Tasso avrebbe dato in pascolo al pnbblico col nome della persona 
a cni era diretta, qnando da soli pochi mesi freqaentava la corte estense, e nel 
tempo, come vedremo, che serviva se non amava altra donna, Vho gik detto nel 
mio studio su Leonora d'Este (pp. 91-2). Ma allora non aveva ancora osservato on 
pasBO dei Discorsi del Romei che pud servire di commento a questa strofe tanto 
tartassata, e che dimostra apertamente come in essa non abbia espressione se 
non on motivo frequente della lirica cortigiana: c...a voler dunque che Amore 
« si risolva in desiderio bisogna che la ragione vi consenta, la quale h quella che 
€ conosce perfettamente la speranza, del desiderio vero fondamento ; per6 qnando a 
« noi rara bellezza, o bellezza alFappetito nostro conforme si scopre, non h in po- 
€ testk nostra in quel primo istante alFamoroso affetto far resistenza: ma se qaesta 
« bellezza in troppo alto soggetto h posta, come in una principessa, mancando in 

< noi per il lume della ragione, speranza d^unione, o di reoiproco amore, lo affetto 

< non si risolve in amoroso desiderio, ma pi(!i tosto in somma riverenza. > (cfr. mia 
ediz. in Ferrara e la corte estense, cit., p. 42). 



I 

I 



- m - 

Saputosi a Perrara che il Cardinale si sarebbe trattenuto a Roma 
per pareceliio tempo, Torquato pens6 di fare una gita fino a Padova per 
rivedervi i vecchi arnici; parti infatti verso la meta d'aprile (1) e fu 
ospitato cola probaljilmento dal Gonzaga, allora allora laureate io teo- 
logia (2), al quale non maucb eerto di mostrare i tre imovi canti del 
mo poema, cio^ fino al sesto, che aveva composti in quel fratterapo, 
come non avrii mancato di mostrarli al Pinelli (3), Di Ik scriveva al 
cugino e condiscepolo Ercole Tasso a Bologna, dandogli uuova di sh iq 
questi termini: ^ Se desiderate esser ragua^liato del mio stato, sappiate 
« ch*io mi trovo a i servigi del Cardinal da Este, e c' ora sono in Padova 
« per alcuni miei negozi particolari, e che andrd fra pocbi giorni a 
« Mantovai ove aspetter6 che il Cardiiiale torni da Roma, Si stampe- 
*' ranno fra pochi giorni le Rime de gli Eterei, ove saranno alcune 

* raie rime non piii stampate. Sono arrivato al sesto canto del Gotti- 
^ fredo ed ho fatti alcuni dialogbi ed orazioni; ma non in istilo cosi 

* familiare e plebeio come e quello di que^ta lettera; n& anco cosi boc- 
« caccievole come piace ad alcyni, ed a oie non piacque mai ;> (4). 

Quali fossero i dialoghi scritti a questo t'empo non b noto; il Serassi 
inclinava ad identificarli col Ficino o vera de VArie e col Mintumo 
vero de la Bellesza, dal!*osservare che in questi non sono iatrodotte 
persone conoscenti deirautore come in quelli che scrisse piti tardi; dalla 
menzione che nel Minturno fa di se come di giovinetto (5)< e dalla 



I 



(1) Dal Doc. VI « rileva che almeno jwr tutto il € aprile era ancora a Perrara, 

(2) GoKziuA, Op. cit.^ p. 52. Lo fa nel febbraio di qQelPanao, 

(3) 11 Serassi & qaesto incontro afTennu che il PineOi presentaase a Torquato 
ancbe il noto letterato lacopo Corbinelli. Ma il mio amatissimo maestro, il prof. 
Elajna, mi aasicura che il Corbinelli, il quale viveva quasi aempre in Francia, dal 
febbraio del X565 al setterabre del U)66 nun si mosse da Lione; ?*6 dopo quests) 
tempo ana lacuna nclla notizie, fino ad una iettera che lo inostra a Roma il 
17 maggio 1507. Percio Torqoato non pot^ conoscerlo in quest* occasione, ma sol- 
tanto piu tardi a Parigi, come vedremo. 

(4) Lettere, I, n* 6. 

(5) Dialoffhi, 11, p. 572: * A. Minturno; Per6 accertamente disae quel molto 
« giovane poeta, anzi ancora fancinllo» di cui molti fanoo alto e marayiglioso prc- 
« sagio: piaccia a Dio che TinfelicitJi della fertuna non perturbi la felicitli de Tin- 
« gegno, Udiate mai questi versi ? 

la che forma celeste in terra scorsi 

Rinchiasi i lomi, e dissi: — Ahi eom'b stolto 

Sgaardo ch*in lei sia d'aflissarsi ardito. — 
Ma (le laltro perigliti iion m*acc'or«i, 

Che nit fu per gli orecchi il cor ferito 

E i detti andaro o?e non giunse it volto. » 

fi^ di Torfuato Tutxo B 



- 114 - 

imitazioiie quasi servile di Platone(l), dalla quale si liber6 alquanto 
in scL^niito, benche sempre vedesse nel sommo filosofo greco il miglior 
modello, tuttochfe avesse stiidiato a fotido Senofante, Luciano, Cicerone 
ed altri, come si rileva dal sno Biscorso delVarie del Dialogo (2). AlFin- 
contro Alessandro Mortara (3), contraddieendo, notava oon esser vero cbe 
tutte le persone iotrodotte nei due dialoghi non fossero dal Tasso cono- 
scinte, perchfe, come 3*6 ?5sto, egli aveva avvicinato il Ruscelli a Venezia 
e anzi fu da lui raccomaodato al Ee di Spatjna; cosi aveva potiito 
conoscere, o almeno vedere, il Mintiirno a Napoli o a Koma, lii secondo 
luogo, se il farai nominare nel diaiogo come giovineUo e finzione possi- 
bile in ogtii tempe, Taccenno invece all*infelieit£t della fortuna ^ piut- 
tosto quale poteva farlo a proprio riguardo il Tasso gi^ innanzi iiegli 
anni; teno, benchfe sia evidente I'imitazione platonica, vi sono per5 
cose e osservazioni nuove, che mal si potrebbero credere nscite dalla 
mente di un giovane di ventidue anni, ma piuttosto da quella di uno 
consumatissimo negli studi. Per ultimo, gli elogi a Napoli, ove il Tasso 
fu accolto con tanti onori siil finire della sua vita, inducono piuttosto 
a riportare a que! periodo la coraposizione di qiiei due dialoghi. Meglio 
^ credere che quei primi siansi smarriti, come certamente si sono per- 
dute le orazioni, tranne qaella per il Santini, alls quali acceooa nelta 
medesima lettera (4)* 

In quel tempo gli Eterei, per lasciare di s^ alcun ricordo prima di 
sciogliersi, penaarono di raccogliere io volume i versi italiani di quelli 
tra essi che ae avevano composti, perche la pubblicazione di quelli latini, 
delle orazioei, o di altre trattazioni, neeessitando una maggiore corret- 
tezza noiich^ una revisioue piti accurata, avrebbero richiesto troppo 
tempo (5). Torquato diede per questa raccolta beo trentotto sonetti, due 



(Son.: Su Vampia fronU il crespo oro lucente). — G. Rdscklli : • Son verai m non 
« m^inganDo, di Torquato figUoolo del aignor Bernards Tuso, ch'in anni giovanili 
« ba mo(Baa di sd iDolta aspettaziune . . . • , 

(1) Gia U Foppa. pubblicanilo per il priino il Mtntumo (Opete di T, T. nan 
pik stampaie, Roma, Dragondt^lli, 1666, ¥ol. II, p, 252 e rip+?tuta in Dtahghi, 
III, p. 549) osservRva ess^re questo dialogu qoasi un Ubero rifacimento deiVIppia 
tjmggiore, e 11 Fteino (Op. ciL, vol. I, pp. 94-5, e in Biahghi, III, 448) contenere 
iivolte cose « parte imitate e parte trasportate da qaei di Platone ...» * 

(2) Nelle Proge diverse, 11. p. 239. 

{S) Neirargomento preposto al Mtntumo uelle Operc, Pisa, Capnrro, 1821-32, 
vol. IX, p. 109. 

(4) Le altre cinque orazioni del Tasso contennte nelle Prose diverse, II, e le due 
infratneaue nel Dialogo del Placer onesto (Dialoghi, \, pp, 22-8 e pp. 29-36 j nonchfe 
Taltra riportata nel diulogo de VEpitaffio (Dialoghi, III, pp. 170-81) s{ini> tutte 
di data certa e poster iore. 

(5) Allega qaeate rugioni il Gokzaoa^ Op. cit.f pp. 37-8. 



— 115 — 

madrigali e due caiizoni, correJati di particolareggiate didascalie; soiio 
qoesti componimenti per la massima parte di quelli coraposti gik per la 
Bendidio, e scelti in raodo che per sommi capi si segue nelle fasi prin- 
cipali Tevoluzione psicologica del poeta in tale amore. A questi, altri 
pochi ne a^'g^iunse doccasione* Era la prima ?olta ch*egli pubblicava 
un numero rilevante di rime: e per merito del sua nome, e di quello 
de* suoi colleghi che ottennero fama in seguito, cotesta raccolta acca- 
demica ebbe la fortuna di sapravvivere alle nuraerose consorelle, anzi 
di avere ronore di una ristampa desiderata (1), 11 Goozaga riniaae 
a Padova fino al compimento della stampa e poi anch'egli parti (2); 
Faccaderaia dur6 ancora poco tempo per opera del Guarini, quindi si 
sciolse; ma nel cuore di eoloro che vi appartennero non si cancell6 
mai i! ricordo delle dotte e liete adunanze dove aveva trionfato la viva- 
city e ringegno loro giovaoile, tal che si narra che il Guarini non tor- 
nasse a Padova senza recarsi a baciare commosso la cattedra da cui 
avevano parlato gli Eterei, che si conserve nella chiesa del Santo (3). 
Bench^, come da ci6 cfae scriveva, non fosse neirintenzione del suo 



I 



(1) Eim^ I De^ Aceadmmci \ Eterei | Dedicai/n alia Sereniisima \ Madama 
Mtirgherita di \ ValJois Duches3a | Bi Savoia. \ GU Eierei; s. n. tip., iti-8. — 
Precede la dedic&torm alia stessa in data « DI Padova, il prima di Genaro del 1567 »; 
e tirmata VOccidia Principe (Luigi Gradenigo) e il Cmtante Segreiario (Battista 
Gaarini). Vi hanno rime : Annibile Bunagente (il Digiuno}, Ascanio Pi^atello 
{V Adombrato)r Battista Guarini (il Cost^nteX Gioacehino Scaino (il Lagrimoso), 
Giovari Francest^o PuRterla (VAfftenato), Laigi Gradenigo (VOccuUo), Pietro Oa- 
brielli (Vlmpedito), Rodolfo Arlutti (il Sicuro), Scipione Gonzaga {VArdito), Stefano 
Siintini (Vlnvaghito), Torquato Tasso (il Peniito). — La secouda edizione, fatta n 
Ferrara nel 1588, fu offt^rta al Gonxaga daU'editure Alfonso Carraia che nella dedica 
ill data di Fflrrara* 20 febbraio, diceva : « Gia sono intorno a Tent*anni che le bellisBime 
« Rime de g\i Eterei nsdrono in lace con tanto applauBo del mondo, e dt eoloro 
4- \^^lh che pit! sail no, cho sq ben ne fa stampat'O an hnon nninero, non bastarono 

* itlla inet^ del biaogno. A questa sete aniversale che n' h riroaata, e quoninonia 

* che tntto il di Be ne fa, ho voluto io provvedere col riatamparle di uqoto, ed ho 

* peoato piii di qoello che si pad credere, prima cho n*abbia avnto nn originale; 
« perciocch^ qae* pochi che se ne trorano son tannti si oari da chi gli ha in mano^ 

* che per cosa del mondo nyn ae ne ?oglion privare, parendo loro di prestare non 
« libro^ ma tesoro ». Giastrfica la dedica dicendo che il Gonzaga era 8tat<i causa 
non solo che si stampassero questcs rime * iniL che gli Aatori loro le coinponesaero, 
« essendo che non pur sotto rombra, ma sotto il tetto di V. S» 111. e Rev. quel 

* nobiliBainio coro fli raccoglieva * . ♦ ». — La ristampa divenne non meno rara della 
prima edixione, — Cfr. la BibUografia delk rime di 1\ Taisao nelle Opere minori 
in versi, voL IV, n* 4. 

(2) GoHZAGA, Op, citf p. 57. 

(3) Cfr. Eoisr v., Op. eit, pp. 20-21 e n. 




- ItB - 

viaggio, Torquato, partendo da Padova, si rec5 a Pavia, forse invitatovi 
dallo Spinola, che dopo la fuga da Bologna si era recato a eontinuare 
gli studi in quella citt^ (1). Si ferra6 cola on raese, come scrisse di 
li a poco al cugino Ercole (2)» e probabilmente non avr^ mancato di 
visitare allora Milano (3). Finalmente si ridusse a Mantova e riabbracci6 
Bernardo, lieto questi certamente di essere in grado di poter godere cosi di 
frequente delTaraato figliuolo* L^ si trattenne qiialclie tempo; designava 
anche di fare una corsa fino a BergaraOt d^^e sua zia monaca, donna 
Affra, desiderava rivederlo (4): non fe noto peri^i se vi si recasse; raa se 
non aderi allora alia pregliiera, non poWj piii rivederla perchfe quella 
mori il 29 gennaio del 15l)7 (5). 

Approssimandosi il ritoroo del Cardinale, Torquato riprese la via di 
Ferrara, Qnegli giuiise infatti, come bo detto, il 20 luglio ed era 
con lui il veccbio cardinale Ippolito II, che veniva ad assumere la reg- 
geiiza mentre il duca Alfonso si recava in soccorso del cognate, Massi- 
miliano imperatore, cbe guerreggiava coi Turcbi in Ungheria. Parti il 
Duca con truppa scelta e benissimo foriiita il 13 agosto, e bencb6 la 
spedizione non avesse grande efficacia, ottenne tuttavia fama; ritornt) 
Alfon.so il 18 dicembre di queiranao medesimo, conducendo seco il ni- 
pote Duca di Guisa (6). 



4 



(1) Mazzoni-Tosklli, Op, I cit. 

(2) Lettere, I, n* 7. 

(3) Biporta uu tratto di un articolettQ di cronaoi del PungoU di Milano, del 
28 ottobre 1875, senza perdermi a rilevanii* tutti g-li spropogiti, apparso nellVcca- 
sione che alia B. Biblioteca Braidense si trovarano gli autograii di due fionetti del 
TasBoi « ...Come 3iain> ^>erveiiuti alia Biblioteca queati preziosi autograft non s'fe 
« potato stabilire. Pare che facesgtTo parte della coUezione del conte Firmiati. Tor- 
i qua to Tasso prima d*audare a Torino nel 1570 (!) llece breve soggiorno a Milano: 
« ci5 fe registrato in aleune cronache milanesi (?), Fu nel 1572 che V immortale 
« poeta scriveva che Milano |)iii che altre cittil italiane gli parera as^^oiuiglhisse a 
€ Parigi. Non e fuor del propoaito che queati preziosi autografi appartenessero gia 
E airAceademia d*)! Trasformati, a oui» come si legge in un antica cronaca Ineditai 
€ TerBO it 1570 il Ta&so fa pre&etitato, e da I la quale fu col mate dVaoranze. L'Ac* 
« eademia dei TraKfonnati fu instituila oel 1546 > . lo non ho pototo aver notiiia 
deUe cronache alle quali qui si accenna, bench^ mi sia rivolto pubblicameDte agli 
eruditi railanesi coo un articolo Torq%mia Tasso a Mihno nella PerseiteranMat 
15 aprile ISn. 

(4) Lettere, 1, n. 8, 

(5) B. Tasso. Lettere cit, vuL HI, p. 69 n. 

(6) IsNAKDi, Cronaca ins, cit, p^ H7: * Adi 13 di agosto part\ lo Ill.'*^» S. N. 
« per andar in Ongada in aiuto deirimperator contra il Torco ». — 16., p. 148: 
« TornCi lo III."** S. N. adi 18 di Dicembre et vt?iie con S. E. b DL*"^ Sig. Duca 
« di Gkisa suo nepote per stare a spasso il Carnevale cou 8. £cc. Parti adi 24 di 



- 117 

Torq^iato andava acquistaudosi ognor piti V araicizia delle riobili fa- • 
miglie della citt^ e di parecclu tra i principali ministri e uortigiani, 
quail il Pigna, il Moutecatino, il Tassoni, e quella dei piCi noti lette- 
rati qiiali Ercole Cato, Agostino e Borso degli Arieuti, Annibale Romei; 
intorno a questo tempo rivide aiiche il Goozaga che passi> da Ferrara 
per ossequiare il cardiuale Ippolito (1), 

Nei primi giorni di ottobre giunse a Torquato notizia, per mezzo 
del castellano di Mantova Pietro Martire Cornacchia, che suo padre 
stava male; egli accorse, itia, trovatolo, per buona veotura, gik alzato, 
ringraziava il Cornacchia della preraura addiraostrata (2). 

Bernardo, bench^ vecchio, era aucora robasto» raa soverchie erano le 
fatiche a cui lo assoggettava il suo servizio. Di frequeete doveva 
correre per le poste mezza Italia, come ora avveane nel geanaio del 1567* 
quaDdo fu incaricato di portare alle corti di Ferrara, di Urbino e di 
Firenze la parted pazione ufficiale della morte della raadre del Duca di 
Mantova, L'inverno era crudissirao: tro¥5 il Po gelato; a Ferrara si 
tratteDne due giorni poich^, essendo occupato nel carnevale e sempre 
in masebera, il Duca non pot6 riceverlo subito; fece inoltre il medesimo 
ufficio coi cardinali Ippolito e Luigi e cogli altri principi (3)» e sol- 
taiito la corapagnia del figlio potfe fargli parere raeco grave il distarbo. 
Era ambasciatore dei Medici a Ferrara, Bernardo Ganigiaiii, acuto po- 
litico e dotto e piacevole letterato (4), il quale giii da tempo aveva 
anilcizia con Bernardo. Se a Torquato era mancata per Taddietro occa- 
sione, ci6 che non credo, fu certamente allora presentato dal padre al 
fioroDtino, che tanto doveva poi occuparsi di lui nel suo carteggio. 
Pare che allora Bernardo si lagnasse e delle fatiche e del trattamento 
fattogli a corte, poich^ appunto il Canigiani (5) scrisse a Firenze il 



« Fdbmro 1567 per andar in Francia *. — Cfr. Friizzi, Memorie per la Sloriu di 
Ferrara^, Ferrara, 1848, p* 392. — Cfr. Ferrara e la corte esttnae, p. xvii, a?e 
citu i vem ilel Guuriiii « del Taaso per tale impresa. 

(1) GoNZAGA. Op, cii , pp. 54-5. 

(2) Va!. n, parte II, ti^ III. — Forse allora tomato a Ferrara diresse alia Ma- 
la testa il sonetto: 

Corse il mio genitor presso alle rive. 

(3) PoHTioLi, Lettere ined, di B. Tasio cit., n' 1:3!) e 140. -^ Arih* Gonzaga, 
Lettera del CardJ° d'Este al Dtica di Mantova : * La nuova portat&iiii dal Taiso 
« della morte di Madama Eecell."** , . . » . — lb., lettera di D. Francesco d' Este 
dello ste38o tenure. 

(4) J I suo carteggio, che ho messo a proQtto per luttt) qiiello ebe ri guards la vita 
ferrarese, lo dimostra. — Fu accademico della Grueca col nome di GFamolato, e 
lascio Tari scritti in prosa ed iu verso. 

(5) R, Arch, di Stato in Firenze; Legazioue di Ferrara; f. 2890. 



- 118 — 

17 gennaio: << Sabato, o forse prima (1), ci arriY6 messer Bernardo 
« Tasso, segretario di Mantova, mandato di genaro, con 73 anni, qui, a 
« Urbino e costi, a condolersi della morte della madre del suo Signore; 
« e domenica questi signori Estensi dopo la sua audienza, si messino 
« un poco di legger bruno . . . E cosl si b partite lunedi il Tasso, che 
« alVavuta di qnesta, doveria esser costi ; e perche non gli intervenga 
« come qui, h bene die il maggiordomo o credenziere di V. E. I. sappi 

< ch'egli non beve vin bianco (2), nfe mangia se non volatili ; ed io e 

< per esser egli segretario dei Gonzaghi, affezionatissimo aU'Ecc. V. 111.*"*, 
« e per conoscerlo persona molto virtuosa, non posse negar di essergli 
« afTezionato ». 

II rimanente del viaggio fu per Bernardo ancor piti disastroso: da 
Pesaro dovette retrocedere per passar TAppeunino, e arrivato a Pirenze, 
il 24, scriveva a Mantova : < Giunsi ieri a venti ore qui, con molta 
« fatica e travaglio, percbe, per quanto dicono i paesani, queste montagne 
« non hanno avuta tanta neve gi^ vent'anni: e prometto a V. S. che 
« non b stata mia negligenza, cbe, per vita del mio figliuolo, e stato 
« talvolta ch'io sono stato sin a due ore di notte ad alloggiare, e tal- 
^ volt4i partitomi a due ore innanzi a di; ma camminare settantacinque 

« miglia fra nevi e ghiacci ci vuol del tempo ». La lettera del 

Canigiani dovette produrre qualche efTetto percho Bernardo aggiungeva 
che il Duca aveva mandate subite a levarlo di suU'osteria, e non aveva 
voluto dargli udienza perche si riposasse; tuttavia stava bene benchJT 
avesse <^ patite assai » (;^). 11 ritorno fu peggiore; il povero vecchio 
giunse a Mantova, il 31 gennaio, coi denti gelati e dovette farsene levar 
due; \\h fu in grado di render conto della sua missione se non dopo 
quattro giorni (4). 

Torquate, sia clio temesse per la salute del padre, o che bramasse di 
starsene un po' libero, torn6 a Mantova probabilmentc sul finir di febbraio. 
Durante queste dimora coli gli accadde una disgrazia che poteva avere 
peggiori conseguenze di quel che non ebbe; Bernardo ne dava notizia il 
3 marzo a un segretario ducale. Usava Torquato di studiare la sera dopo 
I coricato, finche gli venisse sonno; ora una volta, dimenticatesi di spegnere 

la candela, si appicco fuoco nella camera e, prima cli'egli si destasse, 



(1) No; era proprio il sabato 11 gennaio. 

(2) Torquato scriveva molti aiini dupo, che a lui ])iacevano « i vini piccanti e 
€ raspanti » come piacovano a suo padre; cfr. Lettere^ II, ii" 657. 

1 (3) Lettera del 25 gennaio 1567 da Firenze, a p. !»5 doUe Lettere inedite di 

j alcuni illusiri italumi pubblicate da W. Braghirolli per nozze Cavriani-Lu«'chesi 

: Palli, Milano, 1856. 

(4) PoRTioLi, Lettere inedite di B. Tasso oit., n" 141. 



- 119 - 

erano gii arsi tutti i libri e le cose sue, talchfe appena fu a tempo, 
COD la barba arsa, di saltare dalla finestra, slogandosi un piede. 11 
dannOf se ne togli qiiello irreparabile degli scritti, non fu grave, perclitj 
la Duchessa di Mantova, Leonora d*Au4ria, saputa la disgrazia, gli 
tnandd a regalare dodici scudi e del la tela per biancberia (1). 

Maocano ora notizie dirette di Torquato per qualche mese; tomato a 
Ferrara pot^ assistere nel maggio alia recita dello SforUmaio, favola 
pastorale di Agostino degli Arienti. Era la terza coraposizione dram- 
matica di questo geeere, sorto a Ferrara per opera del Beccari e del 
Lollio (2), che compariva sulle scene. Torquato, forse fio da allora, pensd 
di provarvisi, ben intendendo come la pastorale fosse suscettibile di 
maggior perfezione per opera di un ingegno ben disposto. 

Nella seconda met^ di luglio rifcorn^ a Mantova (3): ma nel set- 
tembre, quando forse sarebbe stato obbligato a ritrovarsi io corte^ com- 
parisce nei registri di casa del Cardinale Tindicazione: « E amraalato 
a Maotova », posta di contro al suo nome, e ci6 si ripete fino al 12 
di ottobre, Qual si fosse qiiesta malattia non fe noto: il Corradi la 
suppose acuta (4 ; !o cur5 il medico ducate KafFaele Coppini, del quale 
H Bernardo^ a dimostrazione di gratitudine, fece amichevole ricordo Del 
H Fhridante i^^)^ che allora scriveva: 
^H E '1 buon Cuppin, c'al niio flglincil tii vita 

^B Salvd^ chVra a la morte omai fidno, 

^^L^^^H Ne Vtik sua piu verde e piii fiorita, 

^^^^^^^1 Meotre facea in Parnaso alto cammino: 

^^^^^^^H E con la soa la mia ch^erd fornita; 

^^^^^^^F Ma tQtto Tince il provveder divtno, 

^^^^H Tal che rmverde it mio g\^ secco alloro . . . 

V (1) Vol. II» parte II, o- XXXVIIL 

(2) Cfr, SoLERTi e Linza^ II teatro ferrarese nellm ieconda meta del secoh XVI 
nel Gtorn. Stor, d. Lett Ital, ¥ol, XVllI, pp. 151-3 e pp. 156-7. — Lo scenario 
della Galatea del Lollio fa da me pubblicato nel Propuffnatore^ N. 8., Tol V, 
pp, 199 212. 

(3) Nel lUgistro della dispensa del pane del 1567 (B. Arch, di Stato in Modena, 
Casa, Atnrninistrazione del Card,^» Luigi) si trova dato il pane al Tasso ed al 
servo fino al 19 lagHo; dal 20 luglio a tutto agosto di front© al nome del Tasso 
h segnato zero, mentre il serfo contiotia a riceyere la saa poraione. 

(4) Op. ciL, p. 31. — Potrebbe anche essere atato tifo, di cui le conaegroenze 
disaatrose apparirebbero piu tardi, — Totti i biografi, aulla fede del Serasbi, che 
pero non reca?a akuna prora, posero queata malattb oome avTenuta neirautaono 
del 1565. 

(5) Bulogna, Benacci, 1587, c. XIX, p. 149. — Una liglia del Coppini, Marghe- 
rita, spos^ il conte Gianfrancesco Arrirabene (Arch. Gonzajsfa; Alberi genealogict 
raantovani del conte d'Arco)^ col quale Torquato coQser?6 relazione, cfr. Lettere, 
V, n* 1375. 



^ Cfc 



- 120 — 

Ma Torquato, piu che al medico, credette di dovere il sao risana 
mento ad una visita di Laura (1): 

Ginzia non mai sotto il nottarno vclo 

Non si ino9tr6 cosl lacente e pura, 

Come costei, sotto la gonna oscara, 

Vidi illustrar con mille raggi il cielo. 
lo, ch'era fredda neve e dnro gelo 

Nd piii di vita avea senso o figara, 

Arsi allor tutto: e ben fa mia ventura 

Che m^infiamroassi di si nobil zelo. 
Peich^ Tanra vitalc e *1 foco santo 

Che da lei spira, alma novella c core 

Formaro in qaeste membra afflitte c dome. 
Cosi per lei rinacqai, e vivo c canto, 

Mostro de la fortana e piil d*amoro, 

La mia salate in terra e '1 sno bel nome. 

A questa malattia per6 egli attribuiva piu tardi Torigine dclla deb( 
lezza di memoria della quale si lamentava; tale lamento non era sempr 
ragionevole, poichfe si doleva, ad eserapio, di non ricordare cose dette ii 
una conversazione vent*anni addietro (2). 

Appena convalescente si mise in viajjgio, ma lo aspettava un nuov 
contrattempo : Mantova era sospetta di peste ed erano perci6 tenuti ii 
riguardo i forestieri che di liH provenivano. Torquato giunto in baro 
a Ferrara il giorno 13, non fu lasciato scendere a terra, e fu trattc 
nuto in os>ervazione in mezzo al Po, non si sa precisamente per quant 
giorni; ])er5 gli fu mandato il vitto dalla casa del Cardinale, il quali 
il giorno innanzi s'era recato nella propria villa di Sabbioncello, dovi 
si trattenne fino al 21 di quel mese (3). 

Quest' anno die era stato per il Tasso alquanto disavventurato, s 
chiuse in modo piii lieto, perchfe gli si offri occasione, credo per h 



(1) Qaesto sonetto ha nellautografu, di cui segno il testu, la didascalia: c Rj 
« sorto d*una grave iiiforinitii dice d'esscr quasi risuscitato per la bellezza delh 
€ signora Laura ». 

(2) La Cavalletta o de la Poesin Toscana nei Dinloghi, III, p. 91. — Cfr 
CoKRADi, p. 31; n. 6. 

(8) Nel Lihro di cncina (H. Arch, di Stato in Modena; Casa; Amministrazioni 
del Card.'" Luigi) sotto il giorno 13 ottobre h notato: « Al S*"^ Torquato Tasso 
« formaso libre 2 oncie otto di comuiissione del S.' Scaico Grana porchu e in barcf 
« in mezzo Po per sospetto di peste » . — Nella Dispenaa del vino (ib.) dell' ot 
tobre il Tasso infatti non si trova segnato fra quclli che lo ebbero dal 12 al 21 
ottobre a Sabbioncello. — Nei Regisiri del pane t)rna ad essere segnata la porzionc 
del Tasso e del servo regolarmente p'jr i mesi di Novemhre e Dicembre. 



^ 121 — 

prima volta, di aftermarsi pubblicamente in Ferrara* Avevano <^ alcuai 
* nobili uoniini e scienziati » instituita in questo frattempo un'Acca- 
demia ferrarese, non la prima che \k sorgesse, la quale si radunava 
in casa di Ercole Yarano, che ne fu probabilmente il principe per i 
priiiii tre mesi. Ton|uato ebbe TiDcarico di recitare il discorso inaugu* 
rale, e cid fece la sera del 21 dtcembre, alia presenza del Dnca, del 
Cardinale, di Don Alfooso, degii arabasciatori e di molti gentiluomini (1)* 
Teraa fu TOzio, che e da fuggirisi, e si fugge per due esercizi princi- 
palmente: le arti politiche, corapresavi la guerra, e gli studi delle 
lettere; esaltava qiiindi la citt4 di Feirara e i auoi priocipi per la 
gloria, delle armi, aggiungendo che da f|uel giorno in poi salirebbe in 
fama anche per le lettere, che invero allora vi languivano, e in ci6 si 
sarebbero provati gli Accademici; conchiudeva invocando la grazia e 
il fiivore dci principi presenti (2). 

L'ambasciatore Cauigiani, che cominciava a prendere a cuore il gio- 

vane amico. dando notizia della cerimonia al sue signore, riconosceva die 

I Torquato aveva parlato assai bene, quantunque, aggiungeva, fosse ber- 

garaasco: chh una fama di insensaggine e di sciocchezza correva a' quei 

tempi intorno agli abitanti della bella citU di Lombardia (3), 

Tutti i biografi accettarono Topinione del Serassi, che Torquato scri- I 
vesse durante la sua seconda dimora in Padova i Discorsi delVarie^ 
poei%ca{A)\ io stimo invace che li leggesse w^W AcmtUmia Ferrarese 
nel tempo che segui la sua instituzione, ma non piii in 1^ del 1570, 
essendo ricordati in quelia Mmmria che iascid recandosi in Francia in 
queiranno (5), In questa opinione m'induce non solo il vederli nella Me- 
moria citati subito dopo rorazione inaugurale delTAccademia, ma quelle 
parole che si leggono sulla fine del prin^o di essi, dove accenna alio 
Speroni: «< la cui privata camera mentre io in Pado?a studia?o ero 
« solito frequentare )►, escludendo con cib assolutamente che a Padova 



(1) Vol. II, part© II, n'^ XXXVllI bis, tra le Ag^iunte. 

(2) V, VOrasione fra le Prose diverse, II, pp. 17-23. 

(3) Tra tanti rioordt in acrittori o aol teatro cfr. CiStmLtoNK, // Cortegiano^ 
edix. Cian, FJr^nze. Sanson!, 1894, lib. 11. c, XXVIII. 

(4J Sotio lu'lle Prose diverse^ vol. I. — L'opiniooe del Serassi si fjndii?a su di 
un liiogo delle Difference poetiche (aelk Prose diverse, 1, p. 431) lu cui Torquato 
dice di essersi laseiato useir di iusluo quei Discorsi * ancor g'iovinetto • , II S» 
RAS^i notava: « Non veggo altro tempo in cui abbia Torquato potuto impiegarsi 
c in questa fatica, se non ranno 1564, dopo il suo ritorno da Bologna, allorcbd 
« uppunto era tutto intento a perfezionars il di^egno della ana grand^opera « . Ha 
la priroa non h buona rag! one, e la saeouda as^rs&ione non ^ vera. 

(5) Letiere, I, n" 13. 




122 



H Qomponesse a leggesee (1). lii qiiesti Discorsi in numero di tre, bencb& 
quattro scrivesse nella Memoria, diceva piii tardi : * voUi cercar 

* la verit4» e trovar la dritta strada del poetare, da la quale molto 

* hanno traviato i raoderni poeti. E bencliS io non dovessi, per TetA 
« mia giovanile. farmi guida de gli altri, nondimeno, vedendo inolte 
«( strade e ealcate da molti, non sape^a quale eleggere; e mi fermai 

* tra me stesso discorreodo in quel modo che fanno i viandanti ove 
« sogliono dividersi le strade, quando non si avvengono a chi gli mositri 

* la migliore* E scrissi i iniei Discorsi per aramaestrameoto di me 
« steaso, i qaali sottoposi al fc'udicio altrui, come coloro che diman- 
« dano consiglio •?» (2\ Torquato adunque, ineominciato il suo poejna, si 
fermd a considerare quale strada dovesse seguire: la discussione della 
teoria doveva illuminare l*etletto pmtico. Esarainando i poemi antece- 
dent], beiiche vedesse TAriosto, che aveva aiinodato varie fila, essere 
letto da tutti e in grande fama, e il Trissino, che aveva svolto una sola 
azione con le regole d'Aristotele, dimenticato, egli era spinto a con- 
cludere che un boon poeta avrebbe dovuto poter fare un opera d'arte con 
uniU d*azione, ma con variety e accettando il raaraviglioso verosimile. 

Con ci6 coiifermava il principio gl^ seguVto nel Rmaldo; ma volendo 
fare poema epico, rargometito doveva, a suo credere, per di piii essere tratto 
dalla storia, anzi da storia di religione tenuta vera dal poeta. Lo stile do- 
' veva essere vario secondo i fatti narrati» cioe or grave or pifl sempirCBj 
ma sempre conveniente alia grandezza del poema. Non affrontava la que- 
stione della forma: Tottava, bench^ originariaraente lirica, gli si im- 
poneva per tradizione, tanto piii che egli negava essere differenza tra 



I 



(1) Non parmi clie c>sl lungo e Msdimato Uvoro potesse Torquato oomporre du- 
rante la breve dimora a Bukgim, quando conduoeva una vita smaia^ come s'^ viato. 
A rafferniaro la credenia che scrivesBe i Discorsi a Ferrara, lasciatido il tono di 
lezione accuJemica che propria men te hatmo, pnu indurre anche cj& ehe attesta Tedi- 
tore Vaaaiiiij, ch'era id grado di saperlo, neUa kttera a Leiion premessa alia 
prima edizione (v. riportata nelle Prose diverse, I, p. 7): « Nel medesiiiio tempo, 

■ benigni letlori, che iL si^nor T. Tasso compute il sao b^n urdinato Poeiim, egli 

■ compoae anoo i preaenti Discorsi,.. *, Bench& il po^ma fosse stato oomiiioiato 
altrofe. vedemmo che ricominciii a scHverlo da capo a Ferrarai & allii dimora dt 
Torqaato nelk sua citti pensava c«rto i*editore ferrarese. — Iijoltre F. PAtajcio, 
Delia Foetica. Im Deca istorinle^ &:c„ la Ferrara, per Yittorio Baldiui, MDLXXXVl, 
enumeraQdu nella dedicatoria a Lacrezia d'Este qaei getjeri d'arte e di letteratora 
che aveTano aTQto masaimo apkndore a Ferrara, dice: « Qtii tornd in Tita Farte 
< della c^immedia, o nacquc Tarte del rooian^o dal GInildi e da Q. B. Pigoa, e dal 
• Tasso Tarte deireruica . . . • . It Patricio evidentemeate ricurdava l discorfli letti e 
dxBCUssi ^W Accafleniia. 

(2) Delle differ t^me poetiche nelle Prose diverse, I, p. 435* 



\ 



roraanzo ed epopea, e non teneva confco dello sciolto teotato dal Tris- 
sino, innovazione giudiziosa come tutte quelle di lai in teoria, raa 
come tutte inefficacemente eseguita. Conchideva preudendo per para- 
gone Fopera diriua della creazione di questo mondo vario e mirabile, 

sublime e basso, felice e triste» ma uno; cosi: «* giudico che 

< da eccellente poeta (il quale non per altro divino h detto, se non 
« perch^ al supremo Artefice ne le sue operazioni asaomigliandosi, de la 
^ sua divinity vieoe a partecipare) un poema formar si possa, nel quale, 
*i quasi in un picciolo mondo, qui si leggauo ordinanze di eserciti, qui 
•*; battaglie terrestri e navali, qui espugnazioni di citt^, scaramucce e 
^ duelli, qui giostre, qui descrizioni di fame e di sete, qui tempests, 

* qui incendii, qui prodigii; 1^ si trovino concilii celesti ed inferuali, 
4t 1^ si vegtriano sedizioni, 1^ discordie, }k errori, ]h venture, Ik incanti, 
« li opere di crudeltii, di audacia, di cortesia, di generosity; Ik avve- 

nimenti d^amore, or felici or infelici, or lieti or corapassionevoli ; ma 
^ « che nondiiueno uno sia il poema, che tanta variett\ di materie con- 
tegna, una la forma e la favola sua, e che tutte queste cose siano 
di maniera composte, che Tuna Taltra riguardi, Tuna a Taltra corn- 
sponda. Tuna da Taltra neeessariameute o verisimilmente dependa 

* 9\ che una sola parte o tolta via o mutata di site, il tutto ruini » (1). 
Ecco qui tuttala Gerusalemme quale splendeva alia mente di Torquato, 
quando giovane e gagliardo snperbaraente afferraavasi partecipe di divi- 
nitfck perchfe si sentiva poeta. 

Questi tre Discorsi diede poi Torquato a Scipione Gonzaga; dalle cui 
mani usciti piu tardi, furono stampati, con grande dispiacere delfau- 
tore (2), che negli ultimi anni, come vedremo, prese a correggerli e 
ad ampliarli con idee raolto diverse e delFarfce e di s5, 

Un'altra lettura tenne il Tasso neW Accademia Ferrarese in tempo 
che non ho potuto precisare, nella quale egli prese ad esaminare partita- 
men te i concetti, la forma, il verso, le ricorrenze dei suoni in un sonetto 
del Delia Casa (3), autore da Torquato prediletto: e dello studio fattone, 
come giii ho accennato, si ha ehiaro indizio per T imitation© che si ri- 
scontra assai di frequente nelle rime di lui. 

Poche sono le notizie che del Tasso ci sono pervenute per gli anni 
seguenti, dal 1568 al 1570* 11 suo epistolario cosi ricco per i tempi 



(1) Discorsi cit nelle Proge diverse, \, p. 44*5. 

(2) Furono stampati da G. B, Licioo a Venezia, ad instanza di G. YgsaUni, 
1587 J v. cr6 che scrWeva il Tasso al Gonaaga in Lettere, HI* n* 830, p. 210. — 
Cfr. Mahotto in Sc. GoNfiaA, Op. cit,y pp. 343-4. 

(3) Lezione sopra un santtto di Mans,' della Casa nelle Prose diver Be, II. 
pp. 111-34. 



- 124 - 

poBteriori, h assai scarso in questi principi e massiinameDte per 
questo periodo: ma il silenzio deUe memorie d'archiTio ci assicura chel 
nossun fatto degno di qualche riguardo gli avvenne, se non cid che oml 
esporr6. 

Neirottobre del 1567 era nato da Ercole Pio, signore di Sassuolo, 01 
e da Virgiiiia de* Marini, principalissinii feudatari dello stato Estense, 
uu figHo che fu chiaraato Marco (1)> Dovendone essere madrina la Du- 
chessa di Ferrara, la funzione soletine del battesimo per la continua io- 
disposizione di qiiella si andO procrastinando fino airanno seguente, 
qiiando parve patersi stabilire per il mese di giugno. A Sassuolo si ^ 
preparavano grandi feate per tale avvenimento e da Maiitova Bernardaf 
Tasso raaod^ una commedia da recitarsi (2): ad allestire la quale e 
a farvi gfintermedi verso la meik di maggio Torquato si rec6 sul 
luogo (3). 

Ma la gita dei principi si protrasse fino airottobre, nh saprei credere 
che Torquato la rimaoesse tiitti quei mesi; credo pi uttoisto approfittasse 
della dilaxione per recarsi a Mantova, anebe per ricevere istruzioni dal 
padre intorno alia recita. NelFottobre i Duchi di Ferrara mossero con J 
grande seguito di dame e di gentiluoraini, e trattenutisi priraa a M.o-1 
deoa in teste, di lii il giorno 20 si reeavaoo a Sassuolo (4) per la ce- 
rimonia, che ebbe luogo con grandissimo sfarzo; si recit6 la commedia 



1 



(1) CAHPORf G,, Memorie atonche di Marco Fia di Savoia signore di Sa89t$olo, 
Modena, Vlncenzi, 1871. — Cioniwi N., Cenni e documenii su Marco Pio di Sob- 
9uolo aegh A Hi e Mem. d. R. Deputtu, d. SL Pair, per U prov. Modenesi e 
Parmensi, S, III, voL II, t>ftrte II (1884). pp* 497 Bgg. — U Oami^ori {p. 11) 
disse erruntmitiente che la cerimonia AA battesimo fa fatta la stesso anno delta 
uaacita. 

(2) Non era b prima volta cho Bernardo si cimentava col teatro; nun credo per6 
{.■lie qaan"li» scriveva da Salertw all'abate Riarb (Letiere di B. Tasso cit., vol. I, 
p* ;i77): « Recitareiiio una helUsaitiia comm^adia, degna che |jigliaste faticiv di ve- 
< nire di Roma 6a qui, noii pure a ^iornate, e beae a cavallo, come vm sele, ma in 
«post&»j volesse inteiidcre d*utia coimuedia scritta da loi come vurrebbe il Sc* 
QHiJvsi^ Vita di B. J'asso, pp, lxui-lxiv, preinesna b\]q Lettere cit, — Nel 1557 111 
Pesaro aveva bensi preparata uua commedia, ma non h tioto se iie avvcnisae lii 
recita (cfr. Campori, Leltere imdite di B. Tasso ciL, n* XXIII). — Aiiche ia 
Mantova nel 1565 cbbe la dn*i/ione d'una coTiimedia recitata dag^li Ebrt-i (cfr. D'An- 
oosA, Orv^iyii del Uatro iialifmo^^ Torino, Loescher^ 1891, vol. 11, p. 442); e coal 
un*altra voltn, propria nel febbraio di ijuestanoo 1568 (cfr. D*Ancoka, Op, cii.^ 
7ol II, p. 402). Ad una di queste alladeFa Torquato nel Gianluca o vero de Is 
mmchere {Dinlofjhi^ 01, p. 1^^9), quando cltara col Bibbiena, con TAriosto e col 
Ficcolomini, anche euo fiadre quale scnttore di commedie. 

(3) Vol ll,part«ll, n'-XXXlX. 
1 4) Vol 11, parte II, n' XL. 



I 
I 
I 



- 125- 

con sfarzose decorazioni^ ma Tambasciatore fiorentroo non la trov5 
troppci biiona, mentre chiam^ belli ^rintermedi di Torquato (1). 

Chi avrebbe detto allora a Torquato che nella vita sciagurata che 
lo aspettava sarebbe stato un giorno soccorso da quel principe, a! bat- 
tesimo del quale portava ora il lustro della sua poesia d'occasione? 

La corte esteuse prosegiii poi il viaggio intrapreso per lo stato e 
si rec6 a Uarpi e a lieggio passando dovuoque tra splendidi ricevi- 
meuti, descritti da cronisti locali: ma non sappiarao se Torquato si 
unisse al segmto, come 6 probabile, o tornasse a Ferrara. Troviamo 
ora una lacutia di circa un anno, sorvolando sulle feste fattesi a Ferrara 
nel raaggio del 15<i9 in occasione del passaggio di Carlo arciduca 
d'Aostria, alle quali Torquato avrii certamente assistito (2), fino al tempo 
in cui una irreparabile sciagura doveva colpirlo. 

Bernardo Tasso trovando troppo grave per i suoi settantacinque anni 
il carico di segretario, particolarnfiente per le cose crirainali, che aveva 
alia corte Mantovana, aveva chiesto e ottenuto nel febbraio di quell'anno 
la podesteria di Ostilia, borgata sul Po (3). Ma ben presto dovette ac- 
corgersi delFaria raalsana di quel luogo: nella prima quindicina di 
giugno 81 amraalava, e se potfe rimettersi fu per breve tempo: che certo 
non dava lietezza alFanimo suo il trovarsi, dopo una vita onesta e 
avventurosa^ ridotto alia vecchiaia in un misero ufficio con ancor piii 
misera paga (4). Non k noto ae Torquato accorresse al primo sentore 
della malattia del padre, o se attendesse per mtioversi, come pare piii 
probabile, piii gravi notizie di lui, che giunsero a Ferrara sulla fine di 
luglio (5)* II 7 agosto lo troviamo pero g\k ad Ostilia, di dove scriveva 
al castellano di Mantova informandolo deirelezione fatta di un sosti- 
tuto nelFufticio che Bernardo era impossibilitato a reggere per allora (0); 
nou ricevendo pronta risposta, il 13 replicava per avere la conferma (7). 
Torquato trov^ il padre non solo in gravissimo stato di salute, raa in 
estrema niiseria e grossolanamente derubato dai servitori; interveune 
egli con azione energica davvero: pag5 alcuni debiti per dieci o dodici 



(1) Vol. It, parte U, o- XLL 

(2) Ferrara e la corte estense, dU cap. XIV. 

(3) Cfr. PoHrioLi. Lettere inedite di B, Tassa cit, p. 13. 

(4) CiV. PoRTioLi, Lettere inedite di B, Tmso <;it, ii* 207, 

(5) Bernardo Canigiani Hcriveva a FireDze il 28 loglia; « A MantoTA h morto 
c it sig^nor Sigismondo Gonznga e il ^gretario Ta^sa k ammalato grave », 

(6) Vol. II, parte 1, n» IV, 

(7) LeiterCt I, b" 9. — L'ultima lettera di Bernardo k infatto del 12 agtwto; cfr 
PoKTioLi, Lettere inedite di B, Tasso cit., pp. 232-3. 



\ ^\^ w.'i.c 



— 126 - 

scudi (1) che pib angustiavano il malato, e voile che a lui si r^ndesse 
conto d'ogni spesa. Ci6 spiegava ad un parente ed amico, di Berji^iDO, 
il 20 agosto, avvisandolo che essendo insufficienti le risorse e abbiso- 
gnaDdo Bernardo di grandi cure, s'era anche &tto lecito di adoperare 
ventiquattro scudi che gli dovevano essere spediti : € ma mi parea men 
« male dar qualche discomodo a voi (diceva) che veder patire mio 
« padre » ; promettendo, nel case che questo mancasse, di rimborsar- 
glieli egli stesso (2). Le cure non valsero, e nella notte dal 4 al 
5 settembre, alle due del mattino, Bernardo dolorosamente spirava, con- 
solato almeno dalla presenza deH'amatissimo figliuolo (3). II quale, stra- 
ziato dal dolore (4), adempl alia volenti del duca Guglielmo, ricono- 
scente al defunto per i fedeli servigi prestati, trasportandone la salina 
con grande pompa a Mantova, ove fu sepolta in S. Egidio (5). Ma subito 
dopo egli stesso fu assalito « da una fastidiosa malattia » causata forse 
dalle veglie e dairaffanno, che gli imped! per parecchi giorni di parte- 
cipare il triste avvenimento agli amici ed ai signori presso i qaali 
Bernardo aveva servito ; ci6 che per6 fece tosto tomato a Ferrara, verso 
la fine di quel mese. 



(I) Dal Begistro dei mandatidul Card.^' Luigi d'Este, del 1569, in data 4 agosto 
trovasi se<j:nato un accouto a Torqnato di 12 scudi d'oro; forse si forn\ di denaro 
priiiiii di j»artire. 

{2) L*!.tter€, I, \V 10. 

(:i) r<)RTioLi, Jjcttcre inedite di B. To^so cit., |ip. 17 sgg. e doc.** p. 27. — 
Vj inesatto p«;rtaiito dire c1i»j Bernardo niori il 4 settembre, poicho spir5 alle due 
antinieridiane del lunedl «>^ couw. dioono le comunicazioni degli nfliciali d*Ostiglia 
al Du<:a, n.'cato dal Purtiuli, cho tuttavia ritenue nul testo la data del 4. Anche 
Torquato ntdle letters di partpcipazione che ura citerd disse quattro settembre^ ma 
egli era .scusabile dell'lnesattezza. 

(4) Nella canzune: 

del grande Apennino 

della quale i)o giii riferiti i versi dodicati alia niemoria della niadre, cusi ricordaya 
quest'altro grande dolore dellu sua vita: 

Padre, o buon padre, che da 'I ciel riniiri, 
Egro e inorto ti piansi, e ben tu '1 sai, 
E gemendo sculdai 

La tomba c U letto: or che no gli alti girl 
Tu godi, a te si deve onor non lutto. 
A me versato il inio dolor sia tutto . . . 

(5) Cfr. Seoiiezzi, Vita di B. Tasao cit., pp. xlii sgg., e Portioli, Op. cit,^ 
pp. 18-9. 



Cosi, esempio doloroso delk vita cortig-iana del suo secolo, queiraorno 
die aveva goduto Tagiatezza, che aveva trattato abilmente tantl affari 
di importanza somma frequeDtando le corti maggiori d'Europa, e che 
era venuto in tanta fama come poeta, finiva diraenticato in uraile officio, 
avendo della disper^a sua famiglia al letto di morte il solo figliuolo, al 
quale lasciava per tutta eredit^ dei debiti, quei pocht arazzi che nei 
giomi felici aveva portato di Piandra, e un vaso arabo predate a Tu- 
nis!, che inspirava a Torqiiato un sonetto: 

Questn area fa di preziosi odori, 
Ch'or ^ vafto dlnchioRtro, in fra le prede 
Ch'eglt acquis to ne rafricana aede 
An cor lui tolse, il niio btiori p&drej a* Mori: 

E *ii queat*Q8o adopruilo; e i vagbi amorl 
Per lui fe' conti, e la sua stabil fede^ 
N6 del graa Carlo^ o del felice erede, 
Seuxa lui celehrb Tanne c gli iiUori. 

£d oltra Talpe e la faniusa Ardenna 
Ne resilio pnrtoUo, e ne la iriorte 
Lasciollo i\ me, cara menioria acerba (1). 

Torquato, nel partite per Mantova, pur riscotendo ]*acconto dal Cardi- 
nale, forse aveva impegnato molte cose proprie, prevedendo forti spese; 
ora tomato a Ferrara cliiese un'anticipazione di veoti scudi d'oro per 
rifcirarle, i quali gli furono accordati, poichfe un mandato del Cardinale 
del 15 ottobre ordina che si paghi tal somrna a un noto ebreo di Fer- 
rara, chiaraato Isachino da Fano(2), per conto del Tasso (3). 

Ma il Cardinale, oltre che per commiserazione, dovette essere cosi 11- 
berale con Torquato anche per un'altra ragione: cio6 perchfe potesse 
ricuperare i suoi abiti ed altri oggetti a fine di comparire in modo 
conveniente nelle grandi feste che si preparavano per il raatrimonio 
della principessa Lucrezia col principe Francesco Maria della Kovere, 
per cui correvano trattative da parecchi anni* II 18 gonnaio 1570 Ue- 
sare Gonzaga atringeva il matrimonio per procura, ch^ il Principe, il 
quale iiial volentieri accoosentiva a queste nozze per la grande ditfe- 
renza di eU che v*era tra lui e la sposa, indugid a venire a Ferrara 



fl) y. anche gli altri: 

— Fra Taltre ipog'lie il generoao Achille 

— nobil vaso di purgato inchiostru. 

(2) Cfr. an questo banohiere uflurado, Campori e Solerti^ Op. cit, p. 110. 

(3) Doc. VIIL 



^ CI 



— 128 — 

fino al 28 di quel mese (1). La poca amorevolezza che si maDifesr 
tosto tra gli sposi fa in parte velata dai grandi festeggiamenti, tra 
quali uno dei soliti spettacolosi tornei (2), onde un urbinate, il capital 
Paolo Casale, scriveva al suo Duca: « Le maschere, le feste, i banohet 
« perpetui hanno fatto perdere la bussola a tutti, chh non b alcuno cl 
« sappia ove si ritrovi » (3). Non manc6 di farsi udire la voce dei poe 
in questa circostanza: il Montecatini scrisse un sonetto (4) e il Tasi 
con lino salut6 la venuta del Principe (5), con un altro lod6 la Pri: 
cipessa (6) e in una canzone invoc6 Imeneo propizio agli sposi (7 
ricevendone in compenso « molti favori e qualche done » (8). Ma eg 
voile dare maggior testimonianza d'afFetto alUantico compagno di Rtad 
e alia Principessa che piil lo aveva favorite: I'll gennaio pubblic6'c 
cartello contenente cinquanta conclusioni amorose, invitando chiunqi 
a contraddire e a di.seutere in alciine sedute airAccademia Ferrares 
della quale era allora principe Kenato Cato (0). Non era questa coi 
nuova nelle costumanze del tempo, no per Ferrara in specie, ove a 
cuni anni innanzi il Montecatini aveva difeso pubblicamente ben mil 



(1) Per tutto quanto rignarda questo avv*Tiiinent«) cfr. Campori e Solerti, O 
tit, pp. :3r> sgg. 

(2) II Ma(/o rihicentt!. 'J'orneo fatto nella citta lU Ferrara per le noste d 
Principe et tie In Principessa di Urhino tC 9 di Fehbraio, 8. 1. n. a [ma P^ 
rara 1570]. — I*or recito Uatrali in questa .»cca8U)iie cfr. Solerti e Lanza, 
teatro f'crrarese nel Giorn. stor. ..it., p. 150. 

(ij) U. Aroli. di SUto di Fircnze; Carte d'Urhino; Ferrara. 

(4) N.;l ins. 1072, cups. XII, n" III, c. 20 r. della Univcrsitaria di Bologna: 

Ora sant'i Iii)t.'n<:o Pa u rata faci'. 

(.')) Cuiiiiiu'iii: 

Al tu«i v»'nir d'onj, di p^rlo e d'ustri. 

(6) Inedito: 

t^utj^ta qual'ti iiiaraviKliosa luce. 

Qu<.'sto, come ^\i altri, ch«? dovr»» ritan^ ii'd s»jguito di quosti vita, parimcn 
inetliti, ]ii»l)l>licher6 nella inia eiliziiun? delle Opere minori in verai^ a loro luog 

(7) K (iu*'lla: 

lascia Imeneo Tariiaso e (jui discondi. 

(8) Leiterc, II, u" ;jr»l, i*. ;J5r>. 

(9) Vol. II, part*; II, n" XLII. — Vedi il testo delle Conclmioui nello Proi 
diverse, II, p|). ^*^ ^'-^ 



— i29 — 

e novanta proposizioni filosofiche (1): e fu appunto il Montecatini che 
soggeri a Torquato le conclusioni gli insegn6 come difenderle, poioh^ 
breve tempo ebbe d apparecchiarsi, com"egli dice^ forse perch^ tale idea 
sorse in lui relativaraente tardi (2), 

Le dispute ebbero luogo il 18 gennaio, 1*1 e il 6 febbraio, alia pre- 
senza dei principi e di quasi tutti i gentiluoraini e le gentildoiine 
ferraresi: anzi, essendo i! giorno 6 il peniiltimo di carnevale, vi si re- 
carono, come si ust) altre volte, tutti in maschera, e Torquato mede- 
sirao ricorda « lo strepito e Tapplauso di quello quasi teatro di donne 
€ e di cavalieri » (3)* Queste conclusioni sono tratte per la niassima 
parte dalle dottrine platonicbe e hanno riscontro nei principali trattati 
d'amora di quel secolo (4); commentandole, ne ricercd Torigine qualche 



» 



(1) Barottj, Memorie intomo degli scrittori ferraresi, Ferrara, eredi Rinaldi. 
1708, ?ol. II, p. 195, dice del Montecatini: * Nella giovinezza, dopo appreae le 

* doe Imguti latina greca, bi applic5 di proposito alia filosofia e penetr5 in inodD 
« i misteri del Peripato e d'altre ecaole, che pot6, con meraviglia di qnaoti ndi- 

• ronlo, diapatam pro e contra aa molti punti : cio^ sn mille e novanta fra teoremi, 
« proposizioni e proWemi della filosofia (om^egli la cliiama) razionale^ attiva e cod* 
€ teinplativa. Questi si leggono in nn Jibro stampato in Ferrara. per Valente Pa- 
« nmm tu I 1562, il cui titolo h: Accademica Theoremata secundum Feripat^ticne 

* Philo9ophiae ordmem distinctam. Fece cotale sua diaputa nello Sttidio pabblici.i 

< coll facoltik a chiunque di opporre argomenti in tre giorni. Nel prituo difese per 
€ i peripatetic! raffermativa dei problemf, col secondo la negativa contro di loro. 
t nel terzo l*tiiia e Taltra alternate vamente ». 

(2) Ci6 afferina il Ta.^) niedesimo nel Cataneo vera de k Ooncltmoni {Dia- 
jQijhi III, p. 277), 

{%) Vol. II, parte 11, n' XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVIL — Suiruso di in- 
tefFOniro in mascliera alio accademie cfr, Ferrara e la corte esteme cit., pp* l-li. 
— Anche a Mantova si andava alle lezioni deirAccademla degli Invaghiti in ma- 
acliera; cfr TmABOscrifi, St d. Lett Ital, vol. 111, UK I, cap. IV. § 26, — Nella 
medesirna Accademia si disputavano pure Condnsioni, come si apprende da varie 
lettere di Giulio Cesare GonTiaga a Don Ferranto Gonzaga, in nna delle qoali del 
febbraio 1568 dice: • Avend*io d'ordin© de* nostri Accadeniici tratto fuori alcune 
« Conclusioni amoroae da diaputnrsi qnesto carnevale pabblicamente nel luoco del- 
€ PAccadeniia . . . » . Coraunica poi il testo di esse in nnmero di qnindici e soggiunge 1 
« Si diaputeranno pubblicamente nel luoco dell'Accadenua, e sar^ ooncesao a cia- 

• acuno rargoraentare, ancor che immascherato, pnr ch'alli S,f* Censori si lasci 00- 

< noscere ; solo alle dame sark lecito, se alcuna vortk diaputare, ci6 fare seuza easer 
« conoBciuta. * (E. BibL Estense ; Goiczaoa, Leitere^ ms. segn. L H, 1547; toL 1« 
pp, 186-8). 

(4) Gi& ho notato qnanto Torquato stttdiaase la filosoda platonica e certo, insieme, 
i commentafcori fiorentioi del quattrocento, — II conte Pier Deaiderio Pas^dini, 
nome ben noto anche ai ciiltori de' buoni studi, poeaiede un esemplare del Trattato 
deWamore huniano ecc. di Flamiiiiq Nobili, I^ncca, Bnsdrago, 1567, in4, tatto po- 

80LUTI, fita d$ Torp*Qio TuMia 9 




^ Ci 



- 13i> - 

mio if :r»r§-«j ui 4or:o 'rdxaldo'.es**. :I z-aii^ V-.rale Zac«!oIo ^1). No 

rl ^ r.rL^zai meciona ch-j •!: due cppr^iKr : cir-r i: Piilo Samminiati 
j genril-i :::::• Iaoohe=« d: molta dotrrlia. il '^uale scc»?ido che lasci 

» -rrl^i:- Torquaro < lo- si: fa pi-violo avTerNir? >• ei ebbe seco U 

1 '.-^zi ;:i*-^ia 2 : e d: Orrini fenoliia Lavai:^::!. t-^'Ia e dotu gentil 

j d-:Lza i:i-:h'r riaiiarlor d: ni:e."T!o~ fra : crijjziX'riiSr: ^^^ la qua] 

I arzin-ji:.: :oi:ro la veniuresinia .vnclusicie, c:c^ < I'urmo in soa lu 



rrHJ.:.. li T.r:iav. ir*l s-.l;:-: -.:•;.. ::.•* >;-::o".:i.-.iai: : r :•*:<::: i: i:: =az)p3ie qad 
ihr :.• 1: l:i>r-i«5aTi . * ::Arl r^r:. zz^-i r^.i ?! jI.tuk i: ^-fs:-. libr> per pf 
parir-i ili iisp-'A: o:*: Li Cent: 1 ::«::: t XV 11 ?:LIi iiTr. r .z.'i :«ir&rwr aniAiio 
:riv-i :.•- }*:blj. — Ua-i lirrixlir-r :i1-tz;a cb:*r: It ConfaiiA.'^i' del Taa 
*:l.i in:*-*^:.!"? la-* 7>f7v-;r^ 'lim^'so :'iOf il F.«:ke -rlli ser.aii z::-niata d 

1 D-i*'xriA i?; -n-^'w •- c-7:>? 1. V.TiLi Zt. llo <op''i ^ .'iV;iiaiUa Cmel 
mrym >.' *ic j i-r^h.!;.; i"4*v>. Z>i fw-.ro :*ri in .V"^ ^-jI iijKcr Cj'^i^ Abf^igm 

if. y.r^vw^.:,. -:^ . ?.«? ii.i::. Sin':..'.:, l?*.^, :: ^.-i^ — \i-»:r Cri-ThMmi f 
r.:. i.-. lie t:*:'>:'r i:: i-. _'::. l.i c»:--:.r J> '/i»v;ih«:j C:Koi''»^i;'iu Jlinoro 
^•" 7*4*: »^V7:> !• airrr-c;*-: 5':".<m -e-v. ;.',.* icrr^r^ I.-.Liro ?:: Neu <ia £h 
p-:*'*. :. l.i-jsi.. yiZ' riz I-.l. -:.::>. ^y.zzr'i'r., in-f ;:w.; ?- I. Not: cir. Nimi I 
ht .'•/:ni'M«. O-r-.Ti. It^-.. :: IT-'-Tj". e il G-i>t: r,.xri-: t- ^ aftio -ii F. i 
Lr.::. -.:.'. -.-::i ..is: ::rri -1 N-rrl, :'i: =:«. ?: triscrr:* nT'.la Bibl: t-fCfc ieU*Aee 
i:-. ..i ir..: ',nv^ r : :_. At\ ■•■:. ^'.<f f/rw;;. ip-i rrfi •i;»-i —La <x«tTiiiyuu 

1- • ■ :.-:."^ :. - r. irri^r.- -r'.lA iilriziii Ferrj:.*:, v. qu:'.!e >:«:«nate i 

.K.fz'. '41 : • . -j -.4.M. lt. 1 ' : ^ iik .1-* rl: ■: r:^:^. «c. n i il -in:fr--to . ri^isale. in f> 
far. « l3 :sr:< ti>. Ji0t :". : i, :.. — ?-::l::]:e :i«:-te >: t'.ncTir.o qx«^«i d 
T.:,'.:^ ..- .-.r^v. :c -..:■. .1::^ :!-r irllA:irAi-=:.::i d.^Ii Invj^r.iti, i: MAnt>fm^ ( 
Ti. i; irlit: ::; r ^ait^ inh-r :l :::c:ia iv^l: A* lit:, ii Pavii ,cfr Tia 
20'.-:\.. Op. r.r . *. ci:. | J5. — D: f:-?:-.::::- rl rlc;ri-- Gi:rlTlr Z:L.*r.i. moiesei 
1* -:. C.-r*: >i* 'S^i =■: L : r i . v * Pir_ i, V: . t :. . 1 .=. > 1 . j-ero h r ^r :h' «:i era fta) 
^>..i.-. :*. >r.r.v --•::.: : r. T:>.iK- z:. Bi??.o:«r:j 3fftf^:tr>^. :. V. p. 416); 
;. v.r.v Al^-i.".::. -i^'izj'.. :..i-Mvar.. c:r. Ri :\:i i. iJ.-khc nfm* cii' «en 

U y.i-r.:fc. ::'^t.^ Aiir-:!:. ■: "LA.'i:. O-^Lni rratelli. It I:? V± i^rii. nel 1701 
i Vr •.•.-.. .--•. i.-..--: 1^ t i-.^--:: :rc:p:.ac ilifri cfr. le s-e R-.m e Prtm. Y 

.•.',2..i, .r'., 1711- 

i /. 1a*>2r^ T*ro 'f* 4 IViC.'ttityni Lei Dinloghi, HI. : . '277. — Sul Sad 
:....-. -iV, -.'.-. -ii.-ti: •'.., />-?! w-f^fi/iJ* .'U«Vji':V/ "i^coto Xr/. es:r. iigli Attide^ 

i^ A.!::.-.* -..', T.::.=z r >i-z:.' ^ p. ill"? ?ZJ. iell- Rimf 'li di'-fn: cdebripot 
4aU^i noi'.r-j hriTZi.::.-. V^-t.ra. I>«i7; iltr^ nella A":!' ri >ci>i:<i \U rime did 
z*ri\ .3 ><r.. pr^i. hrTZiz:... V^r. •."::«. 15>2. - il:re infiLe nvUe Ifiwtf s^^/te dl 
y>eti ftTTQ''*n F^rri.-i. p--.-r.a:«lli. 17Io, :. o\fh. — Cfr. inihr L:ba>' ri. F(frrw 

^CrfO i-V. . I'.T'J: in. :. 72. 



« tura amar piii intensamente e stabiiraente che la donna t^ (1); a lei 
Torquato piii tardi intitol6 uri suo dialogo (2). Purono pubblicate 
queste Conclmioni dall'Aldo uel 1581, insierae con altre cose di Tor- 
quato, il quale le indirizzo con una lettera a Qinevra Malatesta per 
segno della rivereoza < rit^evuta ereditaria da suo padre » (3); ma 
poichfe ad alcuna di esse, come, ad esempio, airottava, conteEente la de- 
finizione d'amore, per esser formulata dal Moetecatino, « a la cui au- 
« toriti tutti cedevauo », strefctamente secondo la dottrina platonica^ 
nessuno aveva osato far opposizione, Torquato « nou si contentando de 

* la viva voce o del parlare, nel quale, per rimpedimento de la lingua, 

* fu poco favorito da oatura j^, pens5 di scrivere la sua opinione. Ne 
fece dunque nel 1590 argomento di un dialogo che, in memoria del- 
Tamico della sua giovinezza, intitold // Cataneo, e in esso discutono 
il Tasso, il Saraminiato e il Gataneo medesimo (4), 

Ho voluto notare il primo accenno alia balhuzie della quale 11 Tasso 
ebbe a soffrire: non si ha memoria che questo impediments fosse in 
lui fin dairinfanzia, ma da quanto dice nel passo ora riportato, par- 
rebbe che sk Gik i! Manso, che lo coaobbe per6 negli uUimi anni, 
noto che raolto piti parevano maravigliose le cose che egli diceva < che 
€ grazioso il modo oiid'egll le profferiva >, Tuttavia non doveva esser 
grave il difetto se si esponeva a discutere in pubblico e poteva qualche 
anno appresso leggere i canti del suo poema al Dnca e alia principessa 
Lucrezia senza annoiare; forse in hii aveva luogo quel fenoraeno che 
in molti balbi si riscontra, nei quali, quando siano animati nel reci- 
tare o nel leggere, il difetto scompare. 



(1) Ci6 afferma il Barufpaldi^ DissertaHa de poeiis ferrariemibm, Ferrariae, 
1690, pp, 48 9 parlftndo della Gavallettl : < subtiUsslmo opposuit ac argaivit contra 
« UDam ex amatoriis ceutatn qamquaglnta [sic) coDclaBionlbus, a Torquato publioa 

< in Acadetuia propugnatU ac defensis, quae, nisi fallor^ ut ex veteri memoria hab^o 

< fnit XXL Hac etiam natat Bonarellas in ConclusionibiB de oMtio mptae 
€ foeminae » . 

(2) La Camlktta o de la Poesia to9ca¥ta nei Dialoght, III, p. 61. 

(3) Ventiero In luce con lo Bime e Prost, Parte prima, Venezia, Aldo, 1581, — 
II Guasti nei Diafoghi del Tasso, vol. Ill, p. vii, correggeva il Serassi e sS Bteaso 
di qaefita data, accolta nella Vita del Tasso, dicendo che vennero in luce - nel 1568 
«paco iunanzi che veniasero sostennie >, Ma n^ io bo potnto trovare tale edizione 
in nessun InogOf nh alctin bibllografo Tha mai Indicata: e credo €«rto che il Gaaati 
BiA flt&to tratto in inganno, t&uto piu che Bnora da tutti s'6 creduto che le Con- 
cltmoni foasero propriamente state aostenute nel 1568, mentre, come al ?ede, non 
lo furono che doe anni dipoi e preparate qaasi airiraproTviso. 

(4) Diahghi, III, pp. 271 sgg. 



r 



— 132 — 

Ma Torquato si vantava sicuro deirardua prova anche per un*altra 
ragione, poichd dice : € . . . nel campo d'amore chi poteva superar on 
€ poeta innamorato, e con quali armi ? sedendo ivi fra gli altri, quasi 
« giudice, la sua donna medesima; da la quale poteva assai cortese- 
« mente riportar la palma ne Tamorose questioni » (1). lo credo ehe 
Torquato, il quale, notiamo, scriveva queste parole vent'anni dopo il 
Mto, volesse ricordare qui la Bendidio: non gi& perch'egli ramasae o 
cantasse in quel tempo, ma perch^ forse aveva continuato a servbrla 
secondo il costume, e quella era rimasta per lui la sua donna (2). Ho 
narrate come durante questa sua prima dimora a Ferrara, Torquato 
cantasse il suo amore per la Peperara, e s*e visto come non a Ferrara 
propriamente, ma a Mantova passasse quasi la maggior parte di questo 
tempo. Tuttavia egli non manc6 certo di condurre vita galante in Fer- 
rara medesima, e se come poeta cortigiano era suo dovere comporre 
sonetti e madrigali in lode di questa e quella gentildonna, a lui non 
sari certo state grave ingraziarsele con tale arte. Non 6 per nulla ch'egli 
poteva dire: 

Spinto da quel desio, die per natura 

Gli anitni muove a i licti o dolci amori, 

Moltc donne tontai, di iiiolte i curi 

Molli tr^vai, rado alma a mc fu dura. 
Pur non forinai giaminai la stabil cura 

In saldo oggetto, cd incostanti aniori 

Furo i niiei sempre •» non cocenti ardori. 



il cosa nota che tutto il platonismo amoroso di questi poeti di corte 
del secolo decimosesto, non impediva lore di seguire in pratica un'altra 
dottrina. E Torquato doveva stiperla lunga a questo proposito: quando 
Bafne mWAyninta cliiede a Tirsi, che rafBgura il poeta, perch'egli 
non vuole innamorarsi, questi rispnnde: 

I dilctti di Venere non lascia 

L'uom oho schiva Tamer: ma collie e gusta 

Le dolcezze d'amor senza Pamaro (8), 



(1) Didloghi, 111, p. 277. 

(2) Non h fone senza intAre8:>e notare che nella discossione dellM wor umano^ 
che tiene il Guarini nella seconda giornata doi Discorai del Romf.i, la Bendidio gli ri 
oppone, matando di proposizione in problema, i)cr la st^ssa venttinesima ConcluBtone^ 
alia quale forse anch^essa s'era opposta con la Cavallctti nella disputa fiitta alP^e^ 
cademia; cfr. la mia ediz. cit., p. 66. 

(8) Atto II, sc. II, vv. 127-9. — La stessa professione di fede amorosa h ribadita 
dal Coro dell' Atto V. 



- 133 — 

e continua a disputare su questo tono, finch^ si volge alia medesima 
Dafne : 

Se vaoi pur ch'ami, ama ta me: facciamo 

L'amor d*accordo. 

Qui si rivela Tanimo vero di Torquato : egli sapeva piii o meno bene, 
ormeggiando il Petrarca, esprimere in versi la passione, ma nella pra- 
tica n^ amore n^ passione, e neppur la briga di tentare: pib facile ed 
utile era Taccordo; onde con intonazione oraziana: 

Odi, Filli, che taona: odi ch'in gelo 

11 vapor di lass^ oonverso piove; 

Ma che curar dobbiam che faccia Giove? 

Godiam noi qui, B*egli h tarbato in cielo. 
Godiamo amando, e nn dolce ardente zelo 

Queste gioie notturne in noi rinnove: 

Tema il volgo i snoi tuoni, e porti altrove 

Natara o caso il suo falmineo telo (1). 

N6 era sola Filli: 

Yiviamo, amiamci, o mia gradita lelle, 

Edra sii ta che *1 caro tronco abbraccia; 

Baciami, e de* taoi baci 11 namer taccia 

Chi non ardisce namerar le stelle. 
Bacinsi insierae Talme nostre anch*elle: 

Fabro sia Amor che le distempri e s&ccia, 

E d'ambedae confase ana rifaccia 

Che per an spirto sol spiri e favelle (2). 

Che piiiP Si adirava perfino colla luna se questa col chiarore impor- 
tuno, interrompeva le sue spedizioni notturne ! (3). 

Ma quest! versi sono a due pagine di distanza nel medesimo mano- 
scritto e nella medesima edizione da quel sonetto in cui il poeta, salito 



(1) Fa il paio con qaesto, Taltro: 

Odi, Filli, che taona e Taer nero 

che nel cod. Chigiano ha per didascalia: < Parla con ana donna mezzana d*amore 

< la qaal [chiama] Filli Botto finto nome ». 

(2) Nel cod. Chigiano: € Invita lascivamente agli amorosi abbracciamenti una 

< donna che con finto nome [chiama] lelle » . 

(3) V. la canzone: 

Chi di mordaci ingiariose voci. 



\ VL \ ^: ^^^ 



— 134 - 

in pulpito: « Parlando con Amore dice che 1' amore onesto non deve 
« esser celato, ma solamente il lascivo »: 

Chi di non pare fiamme aoceso il core 
Che lor rainistra esca terrena immonda, 
Chiada il sao foco in parte ima e profonda 
SI chc favilla non n*appaia faore. 

Strano contrasto questo, ma generate in quelli uomini del cinquecento, 
che dottrineggiando cercavano il tipo perfetto, Tideale, anche nelle in- 
fime cose, e da quel tipo si tenevano lontani quanto pib possibile nella 
corruzione delta vita reale. 



VIII. 



Preparativi del cardinale Laigi d*Este per an viaii^gio in Francia. — Si fa prece- 
dere dai famigliari, tra i qoali il Tasso. — Testamento di c^uesto. — Itine- 
rario e arrivo a Parigi. — Dimora alia badia di Chalis. — Arnvo del Cardinale; 
ritorao del &migliari a Parigi. — Condizioni letterarie in Francia favorevoli 
agli italiani. — La Lettera in cut aiparagona V Italia aUa Francia, — Le lotte 
religiose e effetti suiranimo di Torqnato. — II Cardinale rimanda grande parte 
de* suoi famigliari. — II Tasso prende licenza definitiva. — Eitorno a Ferrara. 

[Ottobre 1570 — Marzo 1571]. 



Da parecchio tempo il cardinale Luigi si preparava a recarsi in 
Francia, e cercava a tal uopo da ogni parte e in ogni modo denari, 
intendendo di condurre seco corte numerosa (1). Credette il Serassi che il 
Cardinale intraprendesse questo viaggio con lo scope di visitare personal- 
mente Tarcivescovado di Auch ed alcune badie rinunziategli dallo zio 
cardinale Ippolito, nonch^ neirintento di porgere qualche aiuto alia causa 
cattolica pericolante per opera degli Ugonotti. Noi, conoscendo oggi il 
carattere e le idee di Luigi (2), se possiamo prestar fede alia prima 
ragione consigliata da interessi positivi, non possiamo fare altrettanto 
della seconda, in quanto che nh egli avesse in proposito alcuna autorit^ 
influenza, nh volenti di mescolarsi a quelle contese, alle quali non 
si mostrft mai prepense, non eccitandolo certamente il fervore religiose. 
Lo scope principale, e allora segreto, del viaggio era il trattato, gik 
iniziato da qualche anno, della successione nella investitura dei benefizi 



(1) Campori e SoLBRTi, Op. eU,t p. 23. 

(2) Campori e Solkrti, Op. dt., I: II cardinale Luigi d^Este. 



— 136 — 

ecclesiastici esistenti nel regno (1), i quali alia morte dello zio egli ot- 
tenne effettivameiite insieme col titolo, sempre goduto dai cardinali 
estensi, di protettore della Francia presso il pontefice (2). 

Oltre a ci6 non erano esaurite le vertenze di interessi con la madre 
Benata di Francia per causa di certe rinuncie e dooazioni della me- 
desima a fa¥ore dei figli: di ehe si tratto lungamente in questo e nel 
snccessivo anno per via di messaggeri i quali andavana e venivano da 
Montargis, dove quella risiedeva; nolle pratiche ebbe parte principale 
il Montecatini. 

Un altro motivo adduce il caugtico Ganigiani: cio^ che il Cardinale 
audasse in Francia a scardinalarsi, volendo prender moglie. Questo in- 
vero era sempre stato il desiderio di Luigi, ed e un fatto che in Francia 
aveva avuto piti d'una relazione amorosa (3); ma nulla di precise vera- 
naente si trova che egli procaceiasse in questa occasione (4), 

La partenza del Cardinale, prima per causa del matrimoDio della 
sorella Lucrezia, poi per la difficoM di trovare danaro, si and5 procra- 
stinando per tutto queiranno 1570: nel luglio gli apparecchi erano 
quasi pronti (5), ma neiragosto si ebbe una secouda proroga(6); sin 



(1) Afcb. di Stato in Modena; Archivio doc. aegreto ; Casa; Lettere del daci' 
Alfonso II a Giulio Cansni, del 17 aettembrd 1572. 

(2) Camporj e SotERTi, Op. ciL, yp, 18.9. -^ Cato SroiSMOSDO, Viaggiti ne^osi 
da me S. Cato fatti ct tratUUi dcpo che servo quesia *Sfer.'"* Casa, Havendo ier^ 
vUa H Sig.' Cardinale Luigi iVEste^ il SerJ'^" Sig. Duca Alfonso ecc. (ma. 110, 
n* S5, nella Coin.^'* di Ferrara; cfr. Aktonllli, Mice dei mat. deUa civ, bibl di 
Ferrara, Ferrara, Taddei, 1884» fr. 66-8): < 1575, in febbraio andai iu Francia 
c chiamato dal sadetto signor Cardmalc che vnok senrirsi di me nel cartco di sao 
i ricario generale in quel regno, nel quale ebbe due arcivescovati e sinu undici 
« bfldie, il quale carico esercitai otto anni , . « » . 

(8) Cakpohi e Solerti, Op, cit, pp. 18-9. 

(4) Pare tattn^vLa che uon manca^ao aiiche qualche inaneggio politico; cfr. la 
lettem del Coram, Petrucci a! granduca Francesco De' Medici^ da Parigt, 14 marzo 
1571: * Fa ier Faltro da me il veacovo Salviati privatainente, dopo che ebbe de- 
« sinato ool cardinale d^Este^ e cominci6 a dirmi che detto cardinale andava trat- 
« tando nun le cose sue particolari selamente, ma di inaggiore importanza ...» 
{Negociations diphmatiqnes de la France avec la Toscam. Documetits recueilUi 
par E. Canestrini et pubbUSs par A. Debjardiks, Paria» Iinpr, Nat, 1872, t. IIT^ 
p. 654). 

(5) 11 Canigianl acriveva il 10 di qaeato uiese: « . » . II Card> da Este si niette 

• in ordine per la gita e nozie di Francia Buntnosi^wmainente^ con lettiga di ma- 

* dreperla, carroiza e cavalli, ed altri donatelli regi, bench^ di nascoato . . . ». 

(6) II inedesinto Canigiani dtipo a?er avvisato il 14 agoBto: «... II CardJ"* av?ia 
« la famiglia, fatta la Madonna. . . »» replica?a il 28: «... II Card.^* da Este par 
« «*he aUunghi la sua partita per Francia . . .». 



H 



che, alia fine essendo sicura I'andata, pens6 egli di fai^i precedere dalla 
maggior parte de' suoi famigliari (I), Fra questi Torquatoi era forse 
la prima volta che i! Cardinale si val6?a di lai, ed ignoriamo se a 
ci5 fosse condotto dalla propria volonU o da istanza eho ^Vime mo- 
vesse il poeta; non ^o pertatit^:^ donde il Serassi traesso la noti/ia che 
questi ne fasse lietissimo. Pui!i dam che il desiderio di vedere paesi 
noovi, quella corte che aveva tmttenuto piti volte siio padre, la patria 
del S110 Buglione, lo attraesse; comunque fosse» egli tioa poteva con- 
venientemente rifiutare obbedienza al prirao comando, se fu tale, di 
chi gli aveva dato fiuo allora agio di attendere agli stiidi. 

Torquato, avanti di porsi in eammino, jjensando esser frale la vita, 
lascid nelle raani delTamico Ercole Ilondinelli^ famigliare anciresso del 
Cardinale, una polizza con alcune sue volonta per il case che gli sorveiiisse 
qualche accidente [2), Raccomaiidava prima di tiitto che si raccoglies- 



(1) R. Arcb. di Stato di Flrenxe; Corte d^UibiDo; Carteggio iH Lorenzo Guio 
ciardiDi, kttem da Ferrara, Bettembre 1570: « II Card.^" condurri^ n bu<} spese 
€ moglio di 200 cavalli e non pu6 spender me no di 100 acudi il di » . . •. 

(2) Lettere^ I, n** 13. — L' originalc di questo teataniento, posseduto gih. dal 
BaraHaldij e pui smarrito, ei ntrova iiggi oaposto in vetritm itelia Biblioteea Co- 
munale di Ferrara. — II Baraffaldi credette di leggervi la data 1573 (cfr qui 
vol. 11, Appendice^ n' XIX e XX) e coal lo dette a stampare la prima Tolta a 
Mods. Bottari iiella ediz, delle Opere del Tasso, Firenae, Tarrint a Frarvrhi, 1724, 
voL V| pp. 84-5, II SERissJ {Op, cit, vol, I, p. 211 w) credettc U diita ajjjgiuiita 
poeteriormente < perch^ ae il Taaso voleva indicare il tempo in cui iicn^so quotttu 
« polizzft ci avrebbo posto anche il giorno e il raeaD » , ma CJi> si potrijhbe confti* 
tare sapendo ora della incertezza della parteiwa darata parecchi jueai. II conte 
Mariaiio Albert! (Manoscritti inediti ecc., p* 39; cfr. la niiu Apptndice alle 
opere in prosa^ p. 420), che nel tenipa in cai si credeva perduto V uri^inaUs lo 
falsifico, e, per premunirsi, affonuo che il Tasso ne ateta lasciatu du<' copie, 
Qtaservi:) (ed egli era c^porto conoscitore) ohe fucllniente si pu6 acambiarc piir uti 
2 3 lo zero dellu iiiano del T^tsso, e pose la data 1570, 11 Guaati (Lett ere, 
L oit.) mantenue BeHz'altru il 1570, e il Cjttadklla (Notiiie relative a Ferrara, 
Ferrara, Taddei, ia64. p, 187) riaifermd la data 1573 dicendo: « Vorrchbesi die 

« eio fosse errare, e dovess' easero dol 1570 ma d Ctirtiasiino che il nostru 6 

< origlDaler ed h certissimo che la AaUx h del !573| sebbene liembri del 1572. p^r 
€ eaeerai corroao inferiormente il mar^ino del foglio, e perdota Ci>!*l una Cid^tta. 
« yniodi ave?a ragione di dirlo del 1578 il Baruffaldi, so v^ide qiie»t*orlginal<s forw 
« prima della corroaione. Cbe ae osta Tepoca del viaggio, non eaprei come conciliare la 
« cosa so non colPirfca di an secondo viaggio rim at to ineognito od ineaeguito; dacchft il 
« fatto della cifra del nostro auiografo non puu» esser potfto in dabbio > . E finalmente 
F. Paolikraki {La Soformba di G, G. Triniino con note di 1\ Tasao^ Bologna* Romt- 
gnoli, 1884, della Seelta di curioitita ecc, diap. CCV^ pp. xv-ivi) in una nota dice che 
avendo anchVgli esaminato attenbimente Torigitiale, credette dl leggcre proprio 1573, 



138 



aero le sue rime amoroso e bi pubblicassero; altre amorOBO, ma forse 

troppo Hbere, e quelle fatte per altri, si distriijTfq^essero* Baccoraandaya 
pure di pubblicare VOrazione letia nelVaprirai iMVAccademia Ferra- 
rese, i Buoi Discorsi del poema eroico e quei canti del poema che erano 
finiti. Ma voleva tuttavia che queste scritture fossero prima rivedute 
da' 8uoi amici Seipioue Goiizaga, Domenico Veniero e Battista Ouarinj. 
Inoltre, poich^ anche Torquato, oltre a vecchi debit! con ramministra- 
zione del Cardinale, aveva in tale incontro, come il suo padrooe e 
come altri cortigiani (1), di nuovo impegiiate alcune robe di uso par- 
sonale presso un Abrara giedeo, e gli arazzi ereditati dal padre presso 
UD Ascanio, forse il Giraldini (2), lasciava che si veadessero e di quelle 
che avanzasse se ne facesse una lapide al padre (3). A questo effetto 



n 



e peosa col Cittadolla che fosse scritto dal Tiitso in an mo men to oel quale eglt 
credeva di tornare in Francia* Ma oltre che nefiBttn acoenno abbiama di ci6, n^ 7*h 
alcana probability che potesse esserej come Tfdremo, la cosa divieDe assotatametite 
incredibile ijuaudo si sappia che Eroole Itondinelli, a cm Torquato affidava le cose 
sue, dal 1572 id avanti fu invece (iroprio !ui in Francia, agente del Cardinale 
(CiKPORi e SoLERTi, Op. ctL^ p. 19, n. 1). N^ la data segnata ha alcan ralore, 
perchd riesaminato con ogm cura roriginale ho dovato conTincermi che eswi h d*altra 
mano. Infatti si trava airestremo bordo inferiore destro della s^'cojida pagina eotto 
la linea della flrma, cootinnando la quale si avrebbe potato scrivere la data jntera 
anche passando a un*altra riga. laoUre la scrittura del testamento b della solita 
m&no grosaa del Tai^so o in beiriucMustro assalutainente nero^ mentre la data ^ iii 
carattere piu sottile e di un inchiostro diflerente e piu sbiadito; nh le cifre hatino 
la forma di quelle del Taaso. Essa fu efidentemente aggiunta in tempo posteriore 
da altri in quelFangolo, e chi la scriase credevu che il testaiiiento si riferisse aI 
1573, poich& sebbene manchi, per on piccolo strappo della carta, il Bemicerchio in- 
feriore del % non ?i poi!) easer dabbio dal plegarticnto della penna che non dovBsae 
essere on 3. 

(1) II Canigiani Bcriveva i! 4 settembre: « II Card> da Esto ha avviato una parte 

< delle bagaglie, e per tutto H dl 20 del prcseute ai crcde che partiri lui, con iissai 
m bella compagnia ; nia ognun dice che noa la si potri^ dorare, per lul e per la 

< tnaggior parte di quei che vanno, che hanno impegnate Tentrate dl due o tre 
« anni, e qtialcnno anche venduto del beni . . . *. 

(2) Era cestui ebrea, ma fatto cristiano divenne \mo dei pii valenti e Mi am- 
basciatori del dyca Alfonso II; cfr, Ferrara e la corte estense cit*, p. xlvi. 

(3) II Taaso scnveva c a mio padre il cui corpo ^ in San Polo », cbiesa di Fep* 
rara. Noi non abbiamo notizia che le ossa dt Bernardo, eepolto in S. Egidio di 
Mantoya, come ho detto, aiano state trasportate a Ferrara; ma 1' affennazione d 
troppo reciaa per non prestar?i fede. Tuttavia a Mantova anche nel presente aecolo 
fu rinnovata in S. Egidio la lapide in memoria di lui (cfr, PoRTKar, Lettere ine- 
dite di B. Tasso cit., pp. 18-9); raentre a Ferrara non fu posto mai nulla che lo 
rioordasso e, quel che b pii notevole, neppure il diligente M. A. GwniNJ» il quale 
nel Conipendio kistorico delle chiese di Ferrara^ Ferrara, eredi Baldini, 1621, 



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S.ii.KBfi. Till <ii Ttffqwria T^tggo 
Torino, Luestlier, tS93. 



1570. Testamenlo di T. Tasso nella sua parlenza p* 




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icJa. Autografo nella Biblioteca Civica di Ferrara. 




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- 139 — 

dettava nello stesso fo^lio una epigrafe; aggiungeva pure Telenco degli 
arazzi lasciati in pegno (1). 

Le due prim© comitive di famigliari partirono alia volta di Fraecia 
nel settembre (2), L'ultima spedizione avrebbe dovnto partire alia fine 
di quello stesso mes« {3), ma ritardo fino air 11 ottobre» e di questa, 
sotto la direzione del ma^fgiordomo MonsJ Tolomeo (4), fece parte il 
Tasso col suo servo; v'erano ancora il padre teologo, il cappellano Sca- 
rani, il medico Canani, i due scalchi Giacomo Grana e Pochintesta 
de' PochiDtesti, i cainerieri principal! Crispo, Tassoni, Angiara; Alberto 
Bendidio e Cosimo PucciOi coBsiglieri, e un altra brigata di cuochi, 
sguatteri, palafrenieri e simili, quasi tutti a cavallo (5), Chi faceva le 



I 
I 



a pochi atiQi di distania ricordava tntti g\i nomini di qaalche fama sepolti nelle 
varie chiese, fu menzione di Bernardo Tasso in alcuo laogo. — Delia mancanza di 
ana tomba coDveniente at lamentava plh tardi Torqnato col cardinale Albano in 
qael BODetto: 

Albin^ I'ossa pat^me ancor non serra 
Tomba di peregriDi a bianchi marmi . . . 

(1) Cfr. la mia Appendice aUe opere m prosa^ p. 72, correzioDi alia lettera 13 
deiredix. Gtiasti cit. — Essendosi seinpre pobblicato il teataniento senza qoeste 
ultime righe^ I'Alberti con la sua fertile fantasia invents le due rioevTite di Tur- 
qnato a' dae ebrei sopra detti, cbe pubbiicii nella tav. XXXIX del suoi Mano- 
Bcritti inediU eoc, e furono riprodotte nelle Lettere, v. I, p. 23, dal Gnasti e in 
iiiolti altri luoglii. Cfr. la medesima Appendice, p. 421* 

(2) L*ll aettembre il Cauigiani a?7iaava; « II Sig. Cardinale avTib in Francia 
« con raolta fretta un principio di casa col primo fnrier, e par ninttosto cbe la 

< cosa vada poi freddamente, dicoao per falta di denari . , . », — II 18 riscriveva; 
« II Cardinale avvia in questa settimana un'altra truppa e per tntto i! inese par* 
f iifk ini col resto della »ua bella comitiva . . . >. 

(3) Lettera del Canigiani del 25 settembre: « II Card.^° da Este di questa setti- 

< mnna m'ha detto che nianda roltima truppa avanti la sua, e cba partir4 con la 
f saoj cbe aono ventotto cavalli, in poste, quondo gli parri che possa trovar la casa 
« accomodata in Parigt . . . * . 

(4) CjTTADELLi, Memone storiche, monumentnii, artistiche del tempio di 3, Frwu 
cesco in Ferrara, Ferrara, Taddei, 186U» p. 47, ricorda il suo sepolcro e dice che 
fu abate di S. Giorgio uella dtocesi d\ Rouen in Francia* 

(5) E. Arch, di Stato in Modena; Ainministrazione del cardinaio Lutgi d*E8tei 
Libro di bolletta, 1570, — In questo registru sotto il nome di ogni salariato, t 
Dolattt la data della sua partenza per Francia; ecco Teat ratio di quelU che parti- 
rono ril ottobre: Archilao di Vadali, straniacciatore — Martino Almerigo, caogo — 
m. Baldbaare della Lamraa, ofliciale alia cantina — Rev.' p.® Teologo — Do: Paolo 
Scarani, cap«llaDo — mag,«» m. Francesco Maria Canano, medico — mag.co m, Tor- 
qaato Taaso — mag.«> ni. lacocao Grana, scalco — mag.co m. Pochint^ta de' Po- 
chintesti, scalco — Co; Orlando Criapo, camariero — Sig' Cavaliero Mozio Tassono, 




— 140 — 

Bpese per tutti era Paaquale Angeluccio; e il suo libro di viaggio, che 
rimane, ci permette di seguire giorno per giorno V itinerario della co- 
mitiva; nia e cosa troppo liinga e inoltre di poea importanza sapeve 
in quali alberghi alloggiava e che coaa consumava (1). Partirono 
adunqne coi^toro il martedi 11 ottobre a con la prima tappa giunsera 
al Finale; il 12 erano a Modena^ il 13 a Eeggio» il 14 a Parma, 
il 15 per Borgo S, Donnino a Fiorenzuola, il 16 per Piaceoza a Castel 
S. Giovanni, il 17 a Voghera, il 18 ad Alessandria, il 19 per Feliz- 
zano ad Asti, il 20 sostavano a Moncalieri. ft probabile che il Tasso 
cavalcasse fino alle porte di Torino per vedere quella citta, e ehe s'in- 
contrasse con Famico Giiarini che vi era ainbas^ciatore dal giugno di 
quelFanno (2); ad ogni modo non pott* essere clie una sosta di pocbe 
ore, poichfe alFindomani la comitiva, passando per Kivoli, riposava ad 
Avigliana. Incorninciava poi il passaggio delle Alpi e il 22 era a 
S. Giorgio, il 23 per Susa giuogeva al raonastero della Novalesa do?e, 
forse per mancanza di alberghi, prese seco provvigioni, 11 24 era a 
Lanslebourg, il 25 a 8. Andrea, it 20 per S. Michele a La Ubambre, 



camariero — uu^',*^«* m. Gia. Tyitmiaso An^^iarft, catnariero — ra. Alberto Bendidio, 
coniillieni — m. Cosmo Pqccio, consilUero — m. Agostino Guardio, providitore 

— tu* Ludovico Gabuto, contiata di easa — in. Sigismondo Nusolo, sotto^calco — 
m« Bastiano Verato, officiale alia disfieuaa — m. Gasparo da Cotno, sopracuoco — 
m. GB. Sanfip, bottigliero — m. Paulo do' Biatjclii, credenaiero — id* Pasqmale 
Ang-eluccio, spctiditoro — m. Giovanni ferrare»e, calco de tinelo — m. Ereole fur» 
lano, aiutanfco de tinelo — iiL Ippolito de' Bardi, trengiante — ra, Camillo Sbar- 
l>aro, aiutante di credenza — Orfano, pastiecioro — GB. Toso palafreniero — Gio- 
ranrn da Foachiaiio, alia credeDza — Francesco piemontese, faccbioo alia dispenaa 

— m. Pnini:t*sco Bondinaro^ officials al canevino e legnaro — Maurelio de' Ferrari, 
faccbjiio alia sp^jjideria — Jacomo di Bottooi, faccbiiio alia speiideria — Antonio 
Manzino, alutante alia cucina — m. Silvia di Cicbi, epe/iale — m. Lodovico SH- 
vagiafi, utlciale alia stalla — Ludovico BigBoizo^ faochino alia caraara — Antonio 
di Maldi, flopra alle roassarizie. 

(1) K Ardi. di St io Modena; Amiomistraziuae del Cardinale Loigi d*Este: 
Conto delta spesa della casa e della stalla di Mom/ card,^'' d'Este ordinario e 
$traordmnrio per que^ito viaggio da Ferrara alia corte del Ee criitianismmo faUo 
per mano di vie Paaquale Angeluccio, suo apendilfjre. — Nelle prime carte son 
notati i fondl ricevuti, e il vario prezzo della raont^U nc" vari paesi sulla basu dello 
scudo. Qaesto Taleva a Modena 1. 4 eoldi 11; a Keggio 1. ti, IH; a Paruia L 6, 19; 
a Piacenza I 5, 18; ad Aleasandria grossi 108 cio^ reali 12 valeodo il reale gross! 9, 
43 il grosso quarti 4; al confine francese a Font-deBeanvoii^iij lo ^etido piatoletto 
valeya soldi 51, denari 2U notando cbe il soldo era di liardi 4» il Uardo di denari 3, 
e cosl in tntta la Fraucia. — N<4 Eegistro dei mandaii per h casa di Francla 
si incontrano i hnom jier rAtigeloccio* 

(2^ Rossj V„ Op, ciL^ pp. 28-9. 



^ i4i - 

' il 27 a MontraSIiaE, il 28 a Chambery, il 29 al Pont-de-Beauvoisin, 

111 30 a Boiirgoin,il31 aS. LaureTit-de-Mare e finalmente il 1° novembre 
a Lione dove riposava anche I'indoraani (1), La sera del 2 i viaggiatori 
dormivano a L'ArbresIe, il 3 a Tarare» il 4 e il 5 si ferraavano a KoanDe 
dove il Cardinale possedeva una badia; il 6 erano a La Palisse, il 7 a 
Bessay, 1*8 a Villeneuve, il 9 a Nevers, il 10 a Cosne, Til a Briare; 

■ e il 12 DUDVO riposo a Montargis, dove il Tasso avri conosciuto e am- 
mirato la biiona duchessa, madre del suo padrone, Renata di Francia. 
11 13 dormivano a Neraours e di \k, attraversaiido la celebre foresta di 

■ Fontainebleau, e fatta una nuova tappa ad Essones, giungevano finalixiente 
il 15 novembre in Parigi, e il Tasso pretideva alloggio alValbergo dello 

kScudo di Francia. Ma bentosto tutti i viaggiatori fijrono distribuiti m 
camere affittate nelle vie di S. Andrea e di S. Qiaconcio (2), dove il 
Tasso ne ebbe una in coraune col dottcr Cortile prima, e poi col teo- 
logo, presso una sigoora Bastiana Resse; vi rimase fiiio al 19 dicembre, 
nel qual giorno, forse per economia, ritardando il Cardinale^ si traspor- 
tarono ad alloggiare nella sua badia di Chalis e coIS. rimasero fino 

- al suo arrive (3), 

P II Cardinale intanto, che intendeva di partire ai primi di novembre (4), 
era stato costretto a ritardare da uo ben triste avvenimento; nella 
notte dal 4 al 5 di quel mese un fortissimo terremoto roviiu> raezza 
Ferrara e le scosse piti o meno terribili continuarono per molto tempo. 
1 prfncipi Estensi furono costretti ad accamparsi alFaperto per piti d'un 
mese; il castello, parecclii palazzi e chiese furono rovinati, sebben per 



I 



(1) R. Arch, di Stato in Modena; Canoell. ducale; lettera di Alfonso Giantimelli, 
da Lione, il 2 ooTembre 1570: < Oggi e partito di qoi inonBignor Tolomeo con 
« talta la fawiglia daU^Ill""' e Rev">^ Sig. Card^* e mcamniiiiatoai alia Tolta il 

< Parjfi . . . >. 

(2) Sono la Rue Saint Andrd des Arta e la Rue Saint Jacques che oggi eaistono 
ancora nel quartiere delPUnivewiti sotto lo stcMo noine. 

(3) Doc. IX X. — La breve dimora in gnesta celebre budia feoe Borivere al- 
Tabate L'Advo<:at nel ano Ditionario storico, che il Tasso vi componesse ad dint- 
tura tutta la OerusaJemme, II McifAaio per6 {Ammta qcc, coh U annoiationi 
di E. M.^ Paris, Courb^, 1655, p. 204) si limits a dire che vi compose qoalcbe 
parte del poema, e aieriKif:^ aver ci6 letto in certi menioriali del cardinale Du 
Perron comunicatigli dal Signor De Puy. — Su qnesta badia raccolse notizie il 
Yalkky, Curumiis et anecdoteB italienms cit. 

(4) Lettera del Ganigiani del 30 ottobre: • La partita del CardJ* da 

€ Eate si h stabiHta per oggi a ottO| senduci gik tutta la sua troppa vera- 

< mente onorata per nn principe laico e anche plh toato aoldato; ma preti che 

< abbiano un o costomi da religioai non ve n* 6 se non il signur Giulio 

« Salviati . . . ». 




» ^ c^^ 



- 142 - 

fortuna poche fossero le vittime (1). Quando lo scompiglio fu alquanto 
quietato il Cardinale foth finalmente partire, e si mosse il 19 gen- 
naio 1571 con ricca comitiva di yentisei gentiluomini (2); giungeva a 
Mantova il 21, a Milano il 24, a Torino il 28 e salutava il duca di 
Savoia; era a Pont-de-Beauvoisin il P febbraio, la sera del 2 a Lione (4) 
e il 10 a Parigi (3). L' ingresso in citt^ fu solenne, andarono ad in- 
contrario il duca di Nevers, quelle di Nemours, quelle di Guisa, i car- 
dinali di Lorena e di Guisa ed altri principali gentiluomini con grande 
s^guito; egli and6 ad alloggiare per quella sera da sua sorella Anna, 
duchessa di Nemours (5). 



(1) Cfr. la particolareggiata descrizione in Ferrara e la corte estense cit., cap. XL 

(2) Lettera del Canigiani il 19 geiinaio 1571: « Adesso che siamo a venti ore ^ 
« partito il Cardinale da Estc a cavallo sino a quattro o sei miglia per qnesta 
« polvere, e 11 in salla grossissima neve diacciata ha sei slitte per insino a Man- 
c tova . . . Madama Leonora Tha pianto e tutto le daine^ ed il S' Duca ed il S' Don 
« Francesco seco in carrozza Thanno acx^mpagnato sino faor della porta, cosl qnal- 
c cuno di noi altri prcgandoli felice viaggio con la sua boUa c ricca tmppa di 
« ventisei gentiluomini: di che m'e parse debito mio dar conto a V. A. . . . ». — 
IsNARDi, Bicordl diversi della citta di Ferrara, ms. cit., p. 154 : « Adi 19 di Ge- 
« naio part\ lo III"*** et Rev""* Curd« da Este per andare in Prancia. Torn6 adi 18 
€ de niagio 1572 » . 

(3) R. Arch, di St. in Modena; Cane, due; Lettera di Alfonso Gianninclli, da 
Lione il 6 febbraio 157 1 al Duca; il Cardinale era la giunto la sera del Venerdi 
sano et in buona ciera; era stato alloggiato in casa Bonvisi e la domenica aveva 
proseguito il suo viaggio con disegno di imbarcarsi a Roana. 

(4) Arch, di St. in Modena; Arch. due. segr.; Casa; Lettera del Cardinale al 
Duca: c lo mi sono avanzato cosi lentaniente in qucsto mio viaggio che prinia 
c delli X del presente die fu avant*hieri non sono arrivato in questa cittk . . . Di 
€ Parigi a' XII di Feb'» » . 

(5) R. Arch, di Stato in Modena; Cancel!, ducale; Lettere degli oratori estensi 
a Parigi. — « 111'"" et ecc."'** sig' mio et Padrone Colen.»»*» — Essendo aasicurato 
c che V. Ecc. avr^ piacere infinito, intcndero Tarrivo di Monsignoro Ill.»»<» suo fira- 
« tello in Parigi a salvainento con tutti i gentiluomini che lo seguitano, se bene 
« non ho altro che scriverle, se non I'incontro fattoli dalli qui sottonottati Principi 
c per ordine, come sono stuti prirai e secondi: V. Ecc. sai)n\ dunque che m." il 
« Duca di Nevers fu il primo, accompagnato da i suoi gentiluomini; il S*" Duca di 
« Nemours fu il secondo ; li dua Cardinali Lorena e Guisa, che erano insieme, ac- 
« compagnati dal S*" Duca de Guisa^ il Marchese d'Umena e il Marchese del Buffo 
« furono li terzi, ed ultimi. E tutti questi Principi sono venuti a una lega lontano 
« di Parigi, e subito uniti insieme, S. S. 111°»» fu ricevuta in mezzo alii dua Car- 
« dinali, e li altri Principi andavano dinanzi^ e di questo modo fu accompagnato 
< fino alio allogiamento di Madama de Nemours che Taspettava, con una truppa 
« de dame principalissime, e in particolare Madama de Guisa. Onde che questa sera, 
« che sono li x del presente, cenari con le loro Ecc. non ostanto che I'allogiamento 



- 143 - 



In quel tempo la corte non era a Pari^i: il 26 novembre 1570 era 
avvenuto a Mezi^xes il raatrimonio fra Carlo IX ed Elisabetta d'Au9tria{l), 
e gli sposi, col loro seguito» si emoo recati a soggioroare per qiialche 
tempo a Villers-Uotterets dandovisi a divertimenti d^ogni sorta(2), tra i 
quali fiirono anche le rappresentazioni dei comici italiani detti i Gelosi, 



€ del bwtel di Kenso sia appftrecchiato di tatto punto di i^aello che fa bisogno* e 

< dormira p«r q^esta sera in casa del S' Dnca de Nemoufs e duniattiDa. che mrk 
4 domenica^ dise^na fare riverenza alle loro Maesta le qnali bohq a Madrid. E 

< percbe )io notitia che c^nesta notte yartirli iin coiriere dj vorso Lione, non ho 

* voluto lassare fare sapore a TEcc. Vostra qoesto felkissimo arrivo ed anco aigni- 
« ficarle appreKso che Tin trad a del Re sara il primo luni di quaresioia, che cobI fii 
« & handita a saon di tromba^ dicendosi che non sara qaella della Heirta, caasata 
c dalla »ua iadisposizione^ la quale, Iddio lodatOi sti b^ne di prestfiite, se bene ^ 
« debole; che ^ qaant^) coal airini proviso bo da scriyere a FEcc. Vcstra, alia quale 
« oon ogni debita riverenzia bascio le inani umiliftsiinamente pregaudole dal S*^ Iddio 
« ogni intera felicilA. De Parian U x de fehraro 157L — De V. Ecc. — humiliss." 
« et obedientissiracj lervidore Gasparo Fogliani* — (fbris) AUlll"*'* et Ecc""* S' inio 
4 et Padrone Calen™° il S*^ Duca di Ferrara ». 

[1] Una hella descrizione della ceriinonia fa Borso Trotti, ioTiato estense, in una 
lettera del 7 dicembre (Arch. Estense; CanoelL dnc; Lettere degli oratori estcoBi 
a Parigi). 

(2) Molto curiosa b la desciiKione che il Trotti fa di alcunl di quest.] passnteinpi 
in ana sua lettera del 25 dicembre 1570: « . . , Ora dir6 aU'Ecc. Voatra li piaceri 

* che in qnesto Inogo [Villers-CotteretB] si piglia il Ee con il resto della carte* 
« Qnaei og'tii giorui> ai ^ andato alia caccia, quando a correre il ceryo e qaando 

< alle tele a cinghiali, ammazzandoli a colpi di spada^ do?e che Taltro giorno 
« Mens'* di Guisa volendo dare nn eolpo a un cinghiale, non so come facease, si 
« dette a lui nel sno piede aramalato, di che resto ferito o gnarda ancora il letto. 
« Ma sopravviene delle occasions che, ferito come che gli 6| non pud star ai segni, 
« che non aalti alia eampagna: come fu ieri che essendo yenuto assai qnantitii di 
« neye il Re ha yoluto che si combattt una porta, quale avea fatta accomodare a 
c suo jnodo^ che bisognaya pi gli aria per fona d'aasalti. II Re, Monsieur, ed il prin- 

< cipe Delfino, oon aasai di noi altri la difendeyamoj gli assalitori poi era no il Duca 
« di SoisBons, il Dnca di Lotena, il Cavalier e il Marchese d* Uniena, con grande 

* infinitii di gentilaomini e altra sorte di gente. So yi furono teste, nasi, bracda 

< e gambe rotte lo lascieru giudicare alF Ecc, Vostra, sapendo ella come alia fine 
f ya la cosa» che oltre Taver tirato da ogni parte nmteria, insino di qnella pozzo* 

< lente» airpftimo sassi di tre o qnattro libbre runo, Ed il primo fu il Re ad avere 
« il naso rotto, poi di njano in mano ne tocco a ciascheduno, che era yergogna a 

< colui che fosse state assente; quanto a me rai misero un occbio, come si snol 

< dire, a pultrino. B&sta, cbe essendo Mens' di Guisa nel letto ferito del sno piede, 
« salt5 fnori e yolea in tutti i modi essere ancor lui delli difensori> a tal cbe il Re 
« ebbe gran fatica a dissuaderio che non yi andassj ...» (Cfr. la narrazione dello 
stdsso fat to Dei Memoir es du due de Bouillon, nel t. II del Choir de Chroniques 
et Memoirea du Pantheon litUraire, p. 382). Accenna in segaito ai coroici, a un sal- 



- 114 - 

che allora eratio andati in Francia (1)* La coppia reale venne poi al 
castello di Madrid (2), dove il cardinale d*Este alF indomani del suo 
arrivo aiid6 a visitarla. Li si trattenoei o sino al giorno in cui Carlo IX 
fece il suo solenne ingresso in Paris^i, che fu il 6 di maito; la regina 
Elisabetta d^Austria, indisposta, ritard5 fino al 29 (3). 

1 fatti e le date raccolte distruggono^ senza che occorrano troppe pi 
role, le fantastiche narrazioni fatte dal Man>o intorno alia vita che il 
Tasso condnsse in Francia ed alia fortnna che ?i ebbe, narrazioni esa- 
gerate poi dagli scrittori francesi dei due secoli successivi (4j, alle quali, 
bench& con raaggiore cautela» si affid^ auche il Serassi in raancanza di 
Eotizie positive. Ma la t4indenza ad esaltare ad ogni costo e in ogoi 
circostanza Tautore di cui si parlava, che si riscontra in quasi tutti i 
biografi e gli eruditi del secolo scorso, e il supposto che Torquato si 
fermaase in Francia durante tutto T anno 1571 » fecero incorrere anche 
il Serassi in affermazioni e anacmnismi che poteva evitare. Cosi, 
esempio, egli narra che Torquato, presentato a Carlo IX, fosse da qui 
re fatto segno di straordioarie dimostraziooi di benevolenza, quasi 
contraccambio dell^onore dal poeta fatto alia uazione francese oel poemi 
che celebrava i fasti di Goflfredo da Buglione; che in segno di stima 
concedesse ad un motto di spirito di lui la grazia a un delinqueDte 
condanoato nel capo per grave delitto; che una prova della sua muni 



n 1 



he 

i 



tfttore tedeacoi aUe pftrtite al paUone e conclnde: < Si tnette qui in ordme qd 
« ktto di Bei cavftUeri e doJici dame, li cayalieri aono questi: il Re e H fratelli* j 
€ Dttca di Lorena, il prineipo Delfino, ed il marchese d'Umena; per iion saper an 
• cora U dame le Ia3cer5 tnfino a tanto ch'io abbia piti certa reluzione de' non 
« loro , . . ». Ma non trovo che li scrivesBe; bensl in uoa sticeessiva diceva cho 
Imlletto « era riasoito il pit brutto e mal Testlto per uomini e per donne, che na 
c si pvii> dar davantagiB^io ; basta che gli uomini parevano lacb^ » . 

(1) Cfr BAarRiTT A.» Les comMiem italiem a la cour de France ecc., Par 
Flon, 1882, pp. 13 e sgg, 

(2) Nel bosco di Boulogne, litto ediftcare da Francesco I e cosl chiaraato 
rioordo della piigionia di Madrid. 

(3) Bref et Sommaire Rccneil de ce qui a esi^ faict et de Pordre tenile h 
jayeu9e et triumphunie entree de . . , tres^hrestien Prince Ckarks IX, de ce m 
Moij de France, en »a bonne viUe ei ciii de Paris, capitale de son Eo^faume, 
mardy sianesme jour de Mars. Avec le couronnement de tres-haute . , . Prince 
Madame EJieabei eCAutriclie son espouse^ ladimanche mngtcinquiesme, Et Entr 
de ladiete dame en icelle ville le jeudi xxix dudici mois de Mars M,D.LX2 
A Paris, de rimprimerie de Denis da Pr6, pour Olivier Codor6, 1572, fig*. La relil 
aione h di Simon Bouquet, e vi Bono versi di Dorat, RonBard, ecc, 

(4) II BiPDom, il MtiNAGE, il Batllet, TABBt de Cuarnks, il Mirabeacd no 
&nno che ripeterai (V. qui la Bibhografia)* 



T 




t 



cei)za, ch'egli avrebbe volute dar^ a Torquato, fosse dal poeta cm do- 
bile alterezza rifiutata; finalmente che i gentnuomini e i letterati della 
corte^ conformandoai airesempio del loro sovrano, gare^giassero neirac- 
carezzarlo e nel rendergli tutte quelle onorevoli dimostrazioni che si 
conyenivano a tante virtin. 

Alle quali narrazioni, die nou hanno alcuB conforto di prove, deve 
essere permesso di contrapporre alcune osservazioni che valgono a farle 
giudicare poco verosimili. 11 Cardiiiale d'Este non pot^va primieraraente 
preseiitare nel Tasso il cantore di Goffredo» per la semplice ragione che 
quel poema, pubblicato dieci anni di poi, era allora appena abbozzato 
e solo nel 1575, come e noto, la tessitura ne fu compiuta. In quanto 
agli onori resigli dal Re, induce in grande dnbbiezza il silenzio del 
TassOj che per la sua indole non avrebbe mancato quando che fosse di 
raramentarli, m partieolar mode quando si giovava di ogni raaniera di 
argomenti per ottenere la i?ua liberazione da S. Anna; inoltre s'e veduto 
che Carlo LX entr6 in Parigi il 6 marzo, qtiando il Tasso, coma ora 
dir5, gik si preparava alia partenza, la quale avvenne prima dellen- 
trata della Regina. Inverosimile al tutto, per chi conosca i costunii 
delle corti di quel terapd h Vaneddot4} della grazia coneessa al delin- 
queiite, poichfe tali grazie non .si solevano chiedere che raramente da 
principi, n^ sempre era«o concesse, ue un private gentiluomo avrebbe 
mai osato di chiederla, special mente scberzando, Piii ancora inverosi- 
mile k il rifiuto opposto da Torquato a quel segno di liberalitil che il 
Ke avesse voluto concedergli; poich^ il ricevere simili doni non era 
allora riputato disonorevole, e alFincontro Torquato, non che ricusare 
mai dono aleuno di principe, vedremo come piii volte studiosamente ne 
aodasse soUecitando (1). Neppure possiamo credere che questo privato 
gentiluomo, che ne per fama n^ per posto che occupasse nella corte del 
Cardinale poteva attirare Tattenzione, fosse oggetto di tanta ammirazione 
e di onori da part^ de' nobili e de* letterati, poich^ in tal caso egli 
non avrebbe certamente espresso quel giudizio severo sulla nobilta fran- 
cese che ora vedremo. 

Egli h vero tuttavia che il Tasso si recava in Francia in un mo- 
men to assai propizio per tutto quello che fosse italiano, L' influenza 
della nostra coltura, delle nostre arti, delle nostre lettere, cominciata 
fin dal tempo di Carlo VllI e di Luigi XII, aumentata d*assai con 
I'andata di Caterina de' Medici e dei fiorentini che la seguirono, pro- 



i 



m 



(1) Bencbfe il Serasai per il decoro ilel tao antore cerchi negarlo, parrebbe piii 
probabile Taneddoto, racooDtato dji BiLlzac ne^ suiti Entretiens, cbe Torquato ab- 
biBogDando id FraDcia d'uDa scudu to riduedesBe per eletnoAina ad Qoa dama. 



SoLRmTi, Vit'i di Torquato Tuato 



10 



— i46 - 



duceva i suoi elfettL La vita letterarja accennaTa fin da questo tempo 
a coocentrarsi in Pari^i, benche, per citare aleuno, in prodncia vivea- 
sero lo Scaligero, Cujas e MoDtiUgne. La corte, seguendo I'esempio di 
Carlo IX e del Cardinale di Lorena, mostrava di interessarsi alle leU 
tere; le dedicatorie dei poeti e le testiraonianze cofit^m|>€ ranee assai 
numerose, mostrano questo intereBsaniento anche da parte delle donne (1), 
benche non giungesse al piinto in cui era nelle corti italiane. La 
poesia, per opera di quel griippo di poeti conosciuto sotto il nome di 
Pleiade, era allora nella sua piena fioritiira (2); non mancava in que! 
circolo che forse 11 piu delicato di essi, Fautore dei Regrets e delle 
Aniiquitejs di Koina, Joachim du Bellay* morto da una dozzina d*anni: 
ma le sue opere erano continuaoiente riBtampate e lette(3)* ^M 

Da qoando Honsard era state ri conosciuto capo del la scuola, nessun^l 
rivale s'era ancora alzato contro di lui; gli andava a paio nel mondo 
letlerario Fellenista Giovanni Domi.poiHa regim^ la cui faraa per altro 
oggi Don si pu5 giustificare eoi suoi pochi versi e con le sue opere 
greche e latine* Tuttavia Filippo Pigafetta, passato io Francia pochi 
anni avaoti al Tasso, poteva scrivere alio Speroni che quei due erano 
* i primieri di Francia in latino ed in francese » (4). Filippo Desportes, 
che aveva viaggiato da giovane in Italia e che fu poi il poeta favorito 



(1) PmtifLS De Nolhac* Le dernier amour de Bonsard^ UiUm de Swrgere$M 

PaHa, Charava), 1882, p. 7. — Cfr. Boltrcjez, La rtKBurs polies et la UU&aiurU 
de €Our sous Henri II , PariH, Hiichette, 1886. 

(2) Non esiste ancora un buon libro dMnnieme bq la Pleiadc francese, se ne 
glianio qtieUo, sempre eccellente, del Saintk^Beuve, Tableau de ta po^me franraii 
au XVI* fikcle^ che fu pubblicato net 1828. II signor Marty-LaTeaoi aveva pr 
mesao trno studio a complemento della grande edirioDe eritica di eotesti poeti, che 
da vari anni va pubblicanilo presso T editors LeiDiTre in edizioue di lusso a pochfl 
esemptftrif col titolo complessiTo La FUiade franroise. — V. intanto A. Dm 
MESTETER et Hatzfeld, Le XVT^ siicJe en France, Tableau de la litt&a$ure 
de ia langue, Paris, Dela^rave, 1878, pp. 96-1:37, 

(3) V, le opere del Do BELLir, Paris, Lemerre, 1866^^ nell'ediz, cit de La^ 
PUiade franQoise; e le Lettres de L du Beilay pubUf'es par P» Db NoLQAr, Paris^ 
Cbaravaj, 1883. — Del resto il Da Bellay aveva conservato cattira memoria 
ferrareai : 

Le people de Ferrare eat an peapk de fer 

dioeva chiudendo an sonetto dei Regret^i^ i.hL LIseui, son. cxxxci. 

(4) Spfaom S., Opere, Veoeiia, Occhi, 1740, t V, pp. 370-2. — La lettera h\ 
del 10 loglio 1580, raa il Pigafetta allude a quella Parigi che aveva visto ben pi4 j 
fiorente Bedici anni prima. — Le opere del Ronaard {Pam^ Lemerre, 1887 92, vol. 5) J 
e quelle del Darat (ib,, 1876) neU'ediz, cit de La Ph'mh fran^ise. — Intorno al] 
DoT&t, V. RoBiiiiET, Be loanni AurtUi vita tt latine scriptis poemaiibua^ Farli,] 
Haohette, 1887, e cfr. Revue critique, 1887, II, pp. 502-507. 



di EDrico III, comiiiciava appena allora a farsi conoscere: stava com- 
poueudo il suo Roland Furiewc e altri poemetti imitati dairAriosfco, 
che dedicava nel 1572 al re (1). K noto aocora che molti dei 80* 
netti di Ronsard sono imitati dal Petrarca, dal Bembo e da altri ita- 
liaui, € alcuni di essi sono tuttavia riienuti come dei (iiapolavori della 
poesia fraBcese (2); i suoi amici Reray Belleau e Giovanni Antonio de 
Baif furoao entranibi iinitatori piti d' una volta del Sannazaro (3); e 
il Baif, native di Venezia^ ha il van to, sebbene mediocre poeta, di 
aver per primo linnovato in Francia i metri alia classica, ci5 che da noi 
era stato tentato principalmente da Claudio Tolomei e da suoi seguaci 
mezzo secolo addietro. Ef^^li inoltre, foi"se seguendo la troppo comune 
iiaanza italiana (4), fu il principale iniziatore di qnella Acad^rnie du 
Falais, che doveva crescere in fama poco appiesso durante il regno di 
Enrico III e avere una tanto spiccata tendenza italiana (5); alia quule 
influenza nelle lettere e nei costumi cercava pochi anni dopo di op- 
porsi il grande Estientie con la sua satira grammaticale Du langage 
franrois italianijs4(6). Ci5 non ostante, i letterati (larigini accoglievuoo 
con particolar favore gli italianii nei quali ricoooscevano una eoltura 
superiore* cooie quelli che di piii di un secolo li avevano preceduti 
neiruiiianesimo; i dotti francesi passavano spesso (jualche tempo in Italia, 
doveanzi il Muret si era stabilito(7), e i rapporti degli italiaiii in Francia 
€0* dotti e coi poeti della Pleiade sono iraprontati alia piu schietta 
cordialiti senza ombra di gelosia. Lo scambio intellettuale tra 1' Italia 
e la Francia non si limitava alle lettere propriameete deite, ma ei-a 



quelle del Bklliau (ib., 1879) e 
biogr^^^^' ^"^ nelfediz. cit. de 



(1) (Euvres de Dksfortes. ediz, A. Michiels. Paris, 185S, p. 16. 

(2) BoQsard fu posto nella sua ?era luce dal Sainte BtivE, Op, eit 

(3) ToRRACA F.. GU imitatori siranieri di I. Sannazaro, Roma, 1882. — Le 
opere del BaIf (Paris, Leraerre, 1885 87) come 
del loDELLK (ib. 1868-70) precedute da notizie 
La Pleiad f^ francoine. 

(4) Questa os^rvaziooe non fa fjitta da E. Fh^my, UAcad^ie des demiers 
Vahis, Paris, Leroux, 1887. 

(5) E. CouDERc, La poSsie d'un ftorentin a la eour de France au XYI" ukde 
{B, DEL Bene) nel Giom, gtor, d. LrU. itoJ., vol. XVIL 

(6) Parts, 1579; e riBtaTiipa Liseux. Paris, 1883. — SalV iofloenza italiana in 
Franciai oltre ai c«nni di qualche storia d^lla letteratura francese e del libro 
iBolto de&ciente del Katkehv, Influence de ritaiie mr 2es hitrts francaiseat Paris, 
BidoU IS^'d, o'^ ancora da fare uoo Btudiu che dovrebbe eesere fecondo di risultati 
positivii ctr. D£ Nolhac e Soli^ikti, Le roi Henri III et Tinfluence italienne en 
France ncl Giorn. SL d Lett i*al., XVII» pp. 446-9. 

(7) Dejob, Un profeiseur franQaia en Itulie. Marc-Antaine Muret^ Park, Thorin, 
1881 i cfr. Revue Critique, 1882, II, p. 483. 




— i48 ^ 

altres'i largo e eontifiuo per il teatro* I primi comici italiani deH'arte 
improvvisa si erano ben presto recati airestero e in particokr modo in 
Francia, dove fin dal 1570 troviamo ricordati im zanni ed un panta- 
lone e» pochi mesi appresso, il feraoso Tabarrino, il (ianassa^ il Soldino» 
iionch^ le compagTiie dei GeUsi e dei ConfidenU [l]. Per quel die pite , 
da vicino ci riguarda, dobbiamo notare come Tabarrino recitasse tal^-'^l 
Yolta in questa occasione ionanzi al cardinale Liiigi (2) e il Tasso^^ 
poti 1^ avvicinare anche i Gelosi, dell'opera dei quati vedremo che si 
servl per la sua pastorale pochi anni dopo. 

Torquato appena giunto a Parij^i strinse amicizia col letterato' 
lacopo Corbinelii, che erasi mlk stability (3). Porse costui lo intro<lusse 
preeso il Ronsard, che il Tasso doveva aver sentito nonoinare gik con lode 
dallo Speroni a Padova (4), e del quale piii tardi faceva onorata ri- 
cordo nel dialogo II Catamo o vera de gli Idoli^ dove confronts un 
canzone di lui con altra del Caro (5). 

Oltre a questi poeti e letterati di corte, i! Tasso potfe vedere a Pa- 
rigi rAiBj^ot, grande elemosiniere e famo^o traduttore di Plutarco; il 
vecchio Michele de THospital, spirito colto c carattere antico ; il con- 
si^liere Enrico di Meames, che aveva vissuto a lungo in Italia e rac-^ 
coltovi una bella libreria; air incontro non pot^ conoscere il giovane 
De Thou, che studiava ad Orleans (G), n^ Claudio Bupuy, piii tardi 
consigUere al parlamento, che fu uno dei principali corrispondenti di 
Muret e del Pinellii perche precisamente in quell'inverno viaggiava 
i[i Italia {?)• All'infuori di tali magri accenni, nulFaltro di positivo si 



I 



(1) D*Akcojia, Le origim del teatro %ialiano\ Torino, Locscher, 1891, vol, llA 
pp. 45.5-61 n» — Maonin» Teatro celeste, Le commencement de la comMie itO'l 
lienne en Ftance nella Eevue des deux monde/t, 1847. IV* p, 854, — BascheTj 
Les cotfi^diens italiens a la cour de France cit., pp. 14-8. — Sulerti e Lanza, 
n teatrn ferrarese netla gecof^ tmta del Hcoh decimosesto, nel Giorn. at d. Lett, 
Hal, XVin, pp. 163-4, 

(2) D'Ancona, pp. cii., p, 458 e n. 

(3) Vol. II, parte II. n" XLVIII. 

(4) Fra Iti Ojocre cit dello Spbhoni, t IV, p. 356, y*6 na'ode da lai diretta all 
Ronsard, che gli rispose; uti altra L>de acainbii^ con Bartolomeo del Bene. Il Eonsard^ 
dovevft easere in relax i one con altri poeti Italian i, 

(5) Dialoghi^ III, pp. 205 e agg. — PotA forse Tedere i prhni ?oIauii della J 
edhione delle opere del Eonaard, con prefaztone del Mnret, die ascl a Parigi I'anno | 
dopu. — II Serassi dice addirittum che Ronsard gliela regaiasiei aempre credendo \ 
che il Tasso si fermasse a Parigi tntto Panno 1571. 

(6J I. A. TauANJ, De vita mm, trad, franc, in Choix de Chrmitques et Mnnoire$ 
du Pantheon litter air e^ vol. XI, p. 567. 

(7) P. De Nolhac, La InhJiotMque de Fidvio Ormni, Paris, 1885, p. 65 e al- 



- 149 - 

sa intorno alle relazioni che il Tasso patt; stringere in Francia: ina 
eerto non furono raolte oe intinie, poichfe uiun ricordo so ee trova nfe nelle 
lettere n^ nelle rime. D'altra parte ridotto a soli cinque inesi il sog- 
giorno di lui in quel paese, dei quali parte pass5 confinato in una 
badia di pmvincia, poche occasioni gli si dovettero presentare di cono- 
scere personaggi e di farsi conoscere da essi. 

11 viaggio per6 gli dette motivo di acrivere, dietro preghiera del conte 
Ercole Contrari,capitano generale del Duoa di Ferrara, una lettera in cm 
paragona Fltalia e la Francia (1), E una relazione «8critta tiimiiltnaria* 

* mente tra i diaagi della corte p, ma dettata con metodo severaraente 
filosofico e con sottigliezza d argomenti^ non serapre felici a dir vero; si 
pu6 considerare corae composta di due parti, nella prima delle quali con- 
sidera la Fraocia nel suo aspetfco fisico e naturale e nella secooda in- 
stituisce u«a serie di paragon! tra essa e Fltalia. Discorre primamente 
della incostaoza delle stagioni da lui esperimentata ; dei prodotti del 
suolo; della vita iimaoa piu breve in Francia che in Italia; delle dorme 
francesi ^ le quali per lo piti sono bellissime di vivacitii di carne e 

* di gentilezza di lineatBenti >; dei nobili, che per la maggior parte 
hanno le gambe sottili, di che aceagiona il continue uso di cavalcare ; 
degli armenti e dei greggi; dei vini, che trova generosi, raa quasi tutti 
d'un medesimo sapore e preferisce gli italiani. AlFaspetto trova il pae- 
saggio uniforme e noioso, uientre egli araava la variety degli spetta- 
coli « le quali ccndizioni non trovo pei paesi che ho visii^ se non in 

* alcune parti della Borgogna ed in quella parte del Lionese che e 
^ con lei congiunta p. Lo stesso afferma della Normandia e della Pic- 
cardia, dicendo d' inteodere che piii belle e varie koho la Lorena e la 
Provenza, che non ha visto. Tuttavia nota la quantitii e il coinparti- 
mento de' fiumi, attissimi alia navigazlone, a ditferenza dei nostril 
pochi de^ quali son navigabili. Nella fortezza del si to Fltalia, con la 
sua variety di piano e di monte e col baluardo delle Alp]« prevale alia 
Francia, aperta ne* suoi confini verso la Germania, Dice vile il popolo, 
perchfe nato e abituato alia pianura, recando Fesempio degli Svizzeri e 
d'altre popolazioni montane piii forti; perd chiama i nobili impetuosi 
e valenti nelle armi, ma attribuisce cib alF ediicazione. Manea alia 
Francia agevolezza di traffico apecialmente con F Oriente, e nota che 



trove; dello stesso le Leitrei inedites di Muret nelk pubbUcazione coUettlva M^- 
lanffts Graux, Paris, Thorin, 1884, pp. 381 %^g, — II Tasso scrisae an sonetto 
allu luorte del Mnreto: 

Italia del euo puro Alto idioma. 

(I) I^ttere, I. ti" U. 



- 150 — 

allora cominciava a ricevere dai Portoj^liesi ci6 che una volta le pr^ 
curava Venezia. Passando poi a discorrere delle coiidizioni accidentali 
del paese, trova bmtte e po?ere le case private, per lo pit in legno^ 
e incomode anche per le scale a lumaca coi loro strettissirai rivolgi- 
menti, ma confessa la sua maraviglia per il numero e per la magni- 
ficenza delle chiese, non lasciando per6 di sog giuugere che la loro ar- 
chitettiii*a gli pareva barbara e mancante iti tiitto di quel Pel egaiiza che 
si riscontra nelle italiane; cosl le trovava piii povere di quadri e di 
statue. Venendo poi al particolare, ricerca c|uale citb't d'ltalia piii ras* 
soraigli a Parigi, e trova che Milano le si avvicina ma rimane infe* 
riore, mentre Venezia la supera. Crede la Fraocia piii salda e meglio 
costituita, perclit^ unita sotto un aolo re ; e termina biasiraando tre eo* 
stumanze di quel paese: cioh di nutrire i bambioi col latte di vacca; 
il costume dei nobili di vivere ritirati ciascuno nel proprio castello 
dove si avvexzaiio arroganti pel continuo trattare coi villani; il terzo 
costume, ch'egli noa loda h « che le lettere e particolarmente le scienze^ 
^ abandonate da* nobili, caggiouo ie raauo de la plebe: perch^ la fi- 
« losofia (quasi donna regale maritiita ad un villano), trattata da grin- 
« gegni de' plebei perde molto del sue decoro naturale; e di libera e 
« investigatrice de le ragioBi, diviene ottusa e scema de Fautorit^; e 
« di regina moderatrice de gli uominif mioistra de le arti sordtde d 
« de ringordigie de Tavere ». 

Questi giudizi, bench^ non tutti esatti nb spogli de' pregiudizi del 
tempo, d^nno tuttavia a vedere sotto un nuovo aspetto la mente del 
Ta8so e 11 finissimo suo spin to d^osservazione. E questa dote si rifela 
an cor piti in un Discorso iniorno alia sedimone naia nel regno di 
Frmicia Vanno 1585, da lui scritto piii tardi, clie si credette lasciato 
incompletOt ma di cui io ebbi la ventura di trovare Tultima parte (1). 
fi certo che tal discorso e da riportare a! tempo di questo auo viaggio, 
poichS allora dovette notare quelle cose^ talvolta scendendo a particolari 
come intorno alle mene segrete degli Ugonotti, contro i quali inveiace^ 
che gli permisero poi di giudicare cosi profondamente^ bench& in raodo 
non imparziale, le cause del moto e di prevederne con acuto sense po- 
litico la fine. 

lo credo di non dover tralasciare di notare due fatti accaduti dn- 



4 



(1) Nelle ProM diiwriie, II, p, 279 e sgg. — Troppo tardi ho potato avero quetlai 
nltiraa parte del testo per stamparla iwWAppfndtce aUe opere in prosa, dove pure 
(p. 57, n" 19) indicai il ma. dal quale poi Tho tratta. La pubbllcai in 86guito nella 
raiacflllaoea per le nozxe deiramico V. Cian (Bergamo, 1894) ed ora, perch^ non 
rimanga diapersa, qui, Doc. XL 



I 



rante il sag^onio del Tasso in Francia, Renato Birago, creatura di 
Caterioa de* Medici, succeduto nel caucellierato al nobile d'Hospital il 
2 tnarzo 1571, si affrett6 a promulgare un editto che restringeva al- 
cune clausole contenute iiel trattato di S. Germano delPagosto 1570 
confermaote la liberty religiosa* E raassiinaraente devesi osservare che 
il BiiiLgo allar^ava la giurisdizioiie ecelesiastica, e in servigia delTor* 
todossia e della censura proibiva che si stampasse alcun libro senza 
nome di autore o di stampatore, Frattaiito. eel febbraio e nel marza, 
giungevano da lioiim e da Oraoge novelle di im doppio massacro di 
UgOTiotti (I). Benche il Tass.i fosse edocato cattolicamente e anche abi- 
tuato a festeggiare le vittorie dei caltolici in Francia (2), queste mi- 
sure e questi orroii dovettero coramoverlo non poco e, rincaliati poi 
dalla Saint-Barthelemyt rimasero nella sua raente come germi maligni, 
che, sia pure in piccola parte, contrihuirono poco appreaso a sconvol- 
gere la sua raente con dubbi religiosi. 

Quando il Tasso con gli altri faraigliari^ all' arrivo del Cardinale, 
torn^ dalla badia di Chalis a Parigi (3), non abito piii la prima stanza, 
ma con altri sette fu pesto ad alloggiare presso una signora Parata in 
via S. Andrea, e il suo cavallo in una stalla di una signora Denise in 
via dell'Arpa (4) e fu pagato T affitto a tutto il 17 raarzo (5). Cosi 
pure furon pagati gli stipend! arretrati di quei mesi a tiitti i fami- 
gliari ed il Tasso ebbe in una volta i suoi venti scudi d'oro (6), 

Ma coil tutti questi salari e le spese del virtggio e i donativi assai 
frequent! e costosi ai quali era in certo niodo obbligato dalla sua alta 



(1) H. MASTiif, Hiatoire de France, t IX, p. 266. 

(2) IsNiaoi, Ricordi delh citta di Ferrara^ ms. cit., p. 150-1: * Adi 11, adi 12 
« et adi 13 de aprile 1569 fo fatta allegrezza pubblica per una vittoria che havea 
« himta il Re di Francia cootm li Uganotti heretici lotenini, — Adi 26* 27 et 
« adi 28 de ottobre [1569] fu fatta allegreK^a pnbbllea per tina vittoria cbe havea 
« baata il Be di Francia contra TJgouotti heretici loterani >. — NoUzie di simili 
feste tbbondaao nelle cronache ferraresi. 

(S) Nel Reffistro dei mandaii cit., c. 52 v. ve n*h uw> per dui fermieri careUieri 
di Momtargis et questi per havere coiiduto con site carette dalla Badia di Satig 
a pariggi robbe di gentilhuomini et offitiaU et altri mtnagi della casa del Cardi- 
nals, a lire 5 per carretta; tiia h senza data e qtiindi doq si paiLi lapere il giorno 
precis© 4el ritorBO, 

(4) Oggi ancora esiste, come le due g\h ricordate, nel quartiere dell* University 
Yicino alia Senna la Rue de la Harpe. 

(5) R, Arch, di St. id Modena; Camera ducale ; Casa; AmminiBtradone del 
Card* Ltiigi ; Eegistro dei mandati deUa casa di Francia 1570'1. 

(6) Doe.' XIL 






— 152 ^ 

posizione (1), il Cardioale si trov6 presto assai a corto di denari, dS^ 
die era stato prevediito iin da prima di questa andata* Ora avvenne 
che gli sposi reali stabiliroao di fare in quel prossimo aprile un via^gio 
in Brettagna invitarono a prendervi parte auche il cardinale Luigi (2); 
cosi questi si trovava di nuovc nella necessitii di condurre seco il suo 
s^guito troppo numeroso di spesarlo^ senza servirsene, a Parigi al/ 
trove. Ma le ristrettezze in ciii si trovaya irapedendogli di soddisfare 
col primo niodo alia sua sraania di pompa, e trovando inutile la se- 
conda soluziooef venue nella determinazione di rimandare a Ferrara la 
maggior parte dei fanaigliari e tra questi il Tasso, che parti da Parigi, 
con alcuui altri, il 10 o il 20 di marzo, avendo compensate le spes^^ 
di viaggio (3), e giunse a Ferrara il 12 aprile (4). ^M 

Torquato colse questa occasioiie per licenziarai definitivameute dal 
Cardinale. Da qnali ragioni fosse a ci5 indotto non sappiamo con sicu- 
rezza, poiche quelle ch*egli addnceva alcuni anni piti tardi, nel 1580, 
earrando i c4isi della propria vita a lacopo Boncompagai (5), essendo 
scritte da Sant^Anna nel raassirao sqiiilibrio di mente, non si possono 
aceettare senza molte riserve. Nella sua esaltazione egli credeva in quel 
raoraento che chi lo facesse trattenere in Sant'Anna fosse appunfco il 
Cardinale, con V intento di obbligarlo a separarsi dalla religiose cri- 
stiana, idea stranissima quanto altra raai. Egli diceva: * . , - che posso 



(1) V. per db im Libretto de" doni et aUrf spese fatk dallo lU,^^ S.<»^ Co: Ot^ 
iavio EsUme Tassone mmerkro ieffreto di Monj lU^^ et J2w"»° S"" Card}* ^Este 
Kcondo Tor dine ei commiigiam et volonta dtiielk da S, 5. lU^* per servitio di 
qufUa da di ity mano 1571 per tutto di III maggio 1572 (R. Arch, di Statu, 
Mudena; Camera dticalej Casft; AmminiBtrazioDe del Gard'<^ L^i^i)- 

(2) In mezzo a quelle festd il Cardinale non poteva coodirre avanti oeMno ne- 
goiio; cfr. le duo lettere di queatl rneai in MQnch, Dencktourdigheitm sur Ge- 
sehichte der Hauser Este und Loiharingen im XVI und XVII JarhundtrU 
Stuttgart^ 1840, pp. 184-5, n' 121-2. 

(3) Doc. Xlll. 

(4) Vol 11^ parte n, d' L. — II Canigftani nello stetio tenore scriveva il 
flucceaflivo: « Della famiglia del Card'** da Este tornaiio tanti, che e* resta coi 

« pochiBsinn . . . » . E nej^li atessi glornt il Trotti informara il Duea da Parigi^ 
t Credo che la Ecc«ll. V. aadr^ vedendo arrivare di questi gentiluomini che ven 
< nero col Cardiaalef e^J anco delU suoi Ber?itori particolart clie solo ne reateri qia 
c quattror U due fierilacqua, il conte Cesare Tassoni ed il Cortese . . , > (K. Arcfa 
di Stato in Modena; CancelL ducale; Oratori eatensi a Parigi), — Cade cosi tutto"" 
11 racconto del Semasi che il Taese rimanesso in Francia un anno percliS U Cardi- 
Dale lo pregasse di trattenersi ad aapettare di fere il via^gio col proprio eegretario, 
Benedetto Manzuoli, e cbe con costui partisse nel gennaio del 1572 recandoei di* 
rettaraente a Rorna (Serassi, vol. I, pp. 224-26). 

(5) Lettere. 11, n' i:33, [h 89. 



— 153 - 

credere io altro, se non che il Cardinale non mi vaglia cattolico ? 
€ per isdegno che in FraBcia io volessi far maggior professione di 
« cattolico di quel che ad alcuni suoi ministri paresse ch'io facessi, 
« per aver occasione di non darmi ne la sua corte luogo convetiiente 
« a qualche mio raerito, o per tion rimunerar quelle cose ch' io ho 
< acritto in lode de !a casa sua . , . ». La prima ragione potrebbe esser 
vera quando il Tasso durante la sun dimora in Francia si fosse la- 
sciato andare a qualche trascorso di parole a proposito delle lotte re- 
ligiose che infiamraavano gli anirai, nelle quali si potesse supporre 
Tespressione dei sentimenti stessi del Cardinale, che nella sua condi- 
zione di congiunto della famiglia reale e piii strettamente dei Guisa, 
e come ecclesiastico e forestiero, doveva destreggiarsi con molta cautela 
fra le parti. Ma dobbiamo respingere ogui supposizione di sdegno da 
parte di Ltiigi, quaiido vediamo, che egli sceglieva, fra tutti i riman- 
datit appuoto il Tasso per farlo latore di una lettera di complimento 
al fratello Duca « comraettendogli parlicolarmente » di dargli a voce 
informazioni e baciargli la mano (1). Qualche cosa di piCi vero potrebbe 
essere nelle altre due ragioni, che ciofe Torquato nou fosse contento 
del posto il quale godeva a corte, n^ si credesse ricompensato a sufB- 
cienza. Forae auche la prima poteva riferirsi a una quistione gi^ viva 
inoanzi del viaggio di Francia, poichi? nella breve lettera autobiogra- 
fica alia duchessa Lucrezra, scritta nel 1585 (2), diceva: « E se Vostra 

* Altezza si fosse ritrovaia in Ferrara quand*io me ne andai in Francia 
« con Monsignor Illustrissimo, la mia partita non sarebbe stata il fine 

* di quella servitii, ma la conservazioue o V accrescimento piti tosto : 
« perch^ la sua autorit^ poteva far che nou ci naseesse difficoM o 

* la sua prudenza superar tutte quelle che ci nascevano ». E la se- 
conda ragione trova conferma in ci(> cbe Torquato ripeteva intorno alio 
stesso tempo, scrivendo al Popolo Napoletano, che ciofe il iJardiiiale 
aveva usata contro di lui una avarizia forse non usata con alcun 
altro (3). 

Ma se son queste le vere cagioni, si come io credo, Torquato aveva torto 
di essere malcontento. Ahbiamo veduto ch'egli teneva a corte un posto 
da non aver invidia a nessuno, ma piutt^sto da destarla in attri contro 
di lui, ancora giovane e tan to favorito, I docuraenti ci haeno mostrato 
che Torquato riceveva spesso o doni o facilitazioni sullo stipeudio; e non 
si pu6 credere che il Cardinale, tacciato sempre di prodigaliti^, avesse 



(1) VuL ir. parte IT, n' XLIX. 

(2) LeUere. !!» n" 351. 

(3) Letkre, H n* 129, [k 7L 



^ Ci 



- 154 — 

il capriccio di star sul tirato con il Tasso soltanto. Ma che il Cardi- 
nale non gli fosse poi tanto avaro, abbiamo la prova nel fatto che, 
come vedremo, Torquato, partitosi dal suo servizio, aveva in serbo tanto 
da poter andare vagando quasi un anno per I'ltalia (1). lo credo inoltre 
che in questa deliberazione del Tasso si debba riconoscere on prime sin- 
tomo di qaella incontentabiliUk di tatto e di tutti, di quella smania 
di mutar luogo di continue, che si manifestft in tanti modi pid tardi. 



(1) Ci6 pa6 anche confatare qnanto a£renn6 il Balzao (EntreUena, VI, p. 169) 
che Torqaato ritornasse in Italia col medesimo abito col quale era partito. Ma, del 
resto, la cosa potera eesere senza cansa di marariglia. 



IX. 



Breve sosta a Ferrara e partenza per Roma. — La battaglia di Lepanto. — Prime 
trattative per entraru al sernilo del Duca di Ferrara. — Si reca a Peaaro 
presso la principessa Lucresia e con ess a va a Casteldyrante. — Ritomo a 
Ferrara, — Gita col Ducj, ai fanghi di AbaDO. — Jfe annuverato staHliBente 
fra i cortigiani. — Sue condizioni, — Chi cercassc dl distogUerlo dairaccettare, 
— L'amon* del Fij^na per Lucrezia Bendidio. — L<? Cotuddenuioni aUe ire 
cantoni soreUe. — Un episodio delV Aminta, 

[Aprile 1571 — Maggio 1572], 



Torquato si traitenne a Ferrara poco pin d'an mese, forse nella lii- 
smgSL che la missione particolare afifidatagli dal Cardinale per il fratella 
Duca, produeesse da parte di questo qualche eHetto e adoperaodosi egli 
esso a tale iiopo. Ma nan ricevendo per allora altro che vane parole, 
'< stucco di Ferrara »►, pens5 di recarsi a Roma per tentare di essere ac- 
colto dal cardinale Ippolito II d'Este, miglior fautore de' letterati che non 
fosse i] nipote (1). E veramente Torqiiato poteva sperare di ?eder ben ri- 
coaosciuto ed apprezzato il siio merito da quests dotto prelato, gih pro- 
tettore di stio padre; ma propriaraente qnel che facesse poi giunto coU 
noi) h noto. Forse freqiientt> allora Faccademia che Ippolito radunava 
nel suo palazzo di raonte Giordano, e rivide quelle stanze dove aveva 
abitato giovanetto; nelFestate si sarii recato qualche volta a quella 
splendida villa estense di Tivoli tanto celebrata dai con tern poranei, e )£k 
avri conosciuto il Muret, Uberto Foglietta, Flaminio de* Nobili, Paolo 
Mantizio e il Palestrina, che erano al servizio del Cardinale, Non pare 



(1) Vol. 11, parte II, n'' LI, — Questa sua speranza esprimeya nel aondtto: 
Al Dobil colle ovo in antichi marmi 

cbe neir antografo ba la didascalia : « SeriT» a' fentiluomiiii del Sig' Cafdinai 
« d*Eite moatrandosi volenteroso di venire a Roma e staraene a Monte Car alio • . 



- 155 — 

per6 ch'egli concludesse nulla per proprio con to, nd, morendo TaDno 
appresso il Cardinale^ egli lascid ^egno ehe ne promsse dolore (1), 

Ben jiccolto e favonto fu certamente da Giovan Girolamo Albano, da 
poeo tempo proraosso cardinale, al quale, come sh visto, il Tasso era 
stato raccoE^andato quando fanciullo and6 a Bergamo nel 1556; e col 
segretario di lut, don Maarizio Cataneo, rinnov5 e strinse allora quella 
amicizia che maDteoDe poi per tutta la vita. 

Forse in qiiesto tempo scrisse Torquato Vode latiiia Ad nubes, inspirata 
dalla grande siccit^ occorsa Tanno innauzi, ove prega le ouvole a voler 
con una benefica pioggia aderire ai voti del pontefice Pio V; al quale pero 
non sappiarao se il poefca fosse presentato. Ma qiiesta dimoraeella eterna 
citt^ non dovette essere seiiza efficacia suiraoimo di Torquato : quando in 
quel giorni precedent! la battaglia di Lepanto tutta la cristianit^ tene?a 
gli occhi rivolti alForiente iii attesa degli avvenimenti^ egli dovette 
sentirsi piii animato a contiouare il poema che cantava le glorie dei 
Crociati ; e invero diceva egli stesso che € fu tra i primi che pregassero 
€ Iddio per la vittoria dei Cristiani, n^ poi rimase fra gli ultimi che 
* *1 ringraziassero > (2); e rammentava il riimore corao per il mondo 
alTannuazio di quella ch'egli chiamava iperbolicamente * la p\b nobil 
« vittoria raarittima ch'avesse mai alcun f>rincipe o capitano dopo Au- 
« gusto 3^ (3), Egli poteva parlarne con orgoglio di famiglia, da poi che 
un Antonio Tasso, del ramo di Fiandra, aveva avuto alle Curzolari un 
onorevole comando e vi si era condotto tanto bravaraente, che Filippo 1! 
per ricoiioscenza lo uomind poi sue ambasciatore a Parigi. Torquato 
perd non aggiunse allora la sua voce a quella dei mille poeti che ce- 
lebrarono Tavveniraento (4); ma a quel fugace risveglio di cristianiti, 
tosto oscurato dalla politica, elev6 piu tardi un monumento piti grande 
e piu duraturo col sue poema. 



(1) Alcuni unni piu tardi lo lud6 nel sonetto: 

Pill non perd6 glamniii Taotica Roma. 

(2) II Cataneo o vero de gh Idoli nei Dialog hi , III, pp. 203-4. 

(3) 11 Forno a two de la Nobilta nei Dialoghi, 11, p. 178^ cfr. la seconda re- 
dazione n p. 277. 

(4) Non v*^ che nn tardo accenno in un sonetto in lode di don Giovanni d*Aaitria: 

Quel che FEuropa col tnirabil ponte 

nufi fieri tto anche queata molto dopo la morte dell*erae» percb^ 6 del 1581 {Lettere, II, 
n" 167). Nel c. XX deUa Conquistata accennd atla vittoria sm Tarcbi ed agli eroi 
di Lepanto. — Noll a Raccolta di vari poemi latin f^ greci e volgari fatii da diverm 
ingegni nella feliee vittoria riportata dm ChrisUotni cm^tro Turchi aUi 7 oUohrt 
un. Parte I e II, Yenetia, Ventnra, 1572, il^^^ nulla v'^ del Tasao. — Merlte- 



— 157 — 

Torqiiato intanto aveva assai probabilmente lasciato a Ferrara chi 
mantenesse vive le trattatiye per essere ricevuto stabilmente da quel 
Duca, e non niancA forse cJi far aggiungere raccomandazioni da' suoi pro- 
tettori di Roma, Certo e che oel giugno si sparse la voce in Ferrara clie 
il Duca avrebbe preso il Tasso al soo servizio (r; voce tosto modificata 
Del senso che ci6 sarebbe state possibile solo quando il Oardinale se ne 
fosse accoiiteiitato{2). Quests restrizioae ha bisogno di essere npiegata: 
6 noto il mal anirao dimostrato iti ogni circostanza dal Cardioale verao 
il fratello, e come quegli fin dal 1566 uaasse far sottoscrivere dai propri 
famigliari una proraes^sa di non passare al servizio del Duca aenza 
averne prima ottemito da lui il permesso (3). Non h noto sc anche Tor- 
quato si legasse con tale obbligo, ma la notizia data dal maestro di 
casa del CarJinale, indurrebbe a crederlo; ad ogni modo il solo fatto 
di qnesto passaggio dalFuuo alFaltro padrone h abbastunza sufficiente 
per spiegare la freddezza delle relazioni che corsero serapre di poi tra 
il Cardinale e il poeta (4). 

Tuttavia neppure allora si venne ad alcuna conclusione, e Torquato, 
forse netrintento di ottenere una raccomandazione assai efficace in suo 
favore, si reed da Roma ad Drbino, probabilmente nel higlio, per vi- 
sitarvi la principessa Lucrezia, che sempre gli si era dimostrata arao- 
revole protettrice. Lucrezia, lasciata coo mal garbo a Ferrara dal marito 



rebbe d^eesere esaminata la straordiDarissima prodazione poetiea iiitomo a quested 
argomento; ricord<?ro fra gli altri, degli amid del Tasso, il Bolognktti, La CrU 
atiana vittoria mariUima di Lepanto, Bulo^na 1572, 11 framinento La Vittoria 
namie di Dutesk Cattaneo (ms, nel la Chi|^ana; «fr, Mazzoni, Tra Ubri e carU^ cit., 
p. Ill) e alcQoe delle Rime di Coftzio GonzaoAp Tenetia, MDXCI (cfr. Bellloni A.^ 
Curnio GonBaga rimeUore del secoh XVI nel Propugnatore, N. S., ¥ot IV, 
pjj. 136-39). 11 Cjcoona e il Sokanzo nelle loro Biblwgrafie veneiiane danni> tm 
lungQ eleneo di aposcoli d*occasionef ed uno Terameute important^ bI trova net Ca- 
tahgo d* Ubri rari e presiosi appartenenti tzUa nobil casa Bottigella di Pavia^ 
RoTua, 1889; cataL n* 36 della Libr. aiitiq. Romj, pp. 129-:^9, n* 683-701. Di re- 
t:eote fa segnalata da F. Mango, Una misceUanea sconosHuta del secoh X ¥1, Pa- 
lermo, GiiiBDitrapanip 1894, esistente iiella biblioteea del Seminario di Monreala, la 
qaale contiene ben settantaaei opuacoli di rime scritte per questa vittoria di Lepanto. 
V. anche G, A, Dell'Ancjuillaka, Cansone per h baitaglia di LepantOt Roma, 
tip. Forzani, 1894» in- 16, pubblicata da P. Paparini, per no2ze Bagli-ZBcchetti. 
— Una recradeacenza simile di poesia non ii ebbe cbe nel geoolo Buccessivo per la 
liberazione di Vienna. 

(1) ?oL n, parte II, n« UL 

(2) Vol. IT, parte II, n« I.lll. 

(S) CAUPOKt c SoLEBTi, Op. ctL, p* 14 e n. 

(4) 11 Daca non era meno severo co* propri famigliari; cfr. J''errara e Ja carte 
estense cit., p. 22 e n. 



- 158 - 

pochi ^iorni dopo il matrimonio, era artdata soltanto iin aono dopa a 
raggiungerlo, e cio6 uel geunaio del 1571; ma riel luglio il principe 
Francesco Maria parti va di nuovo da Pesaro per recarsi insieme con la 
flotta spapriiuola contro il Turco. Questi abbaridoiit offendevano Tamor 
proprio e addoloravano I'animo delia Principessa, la quale si ritir6 a 
passare Testate nella deliziosa villa di Caateldurante (1)^ dove tra gVi 
altri cortigiani condusse anche il Tasso, che con dotti ragiooari, con la 
lettura de* suoi versi, e ma^sime di quel canti del poema che a?eva 
composti, poteva concorrere a distrarla dalle gravi sue cure* Lucrezia 
pero. non rassegnandosi a quella vita, ottenne dal suocero, duca Gui- 
dobaldo, il permesso di andare a Ferrara: perraesso che, concesso per 
venti giorni, m proliing6 a due rnesi (2). Da Casteldiirante Torquato 
voile anche ricordarsi alia principessa Leonora, alia quale non aveva 
pit! scritto da < tanti mesi ^, cioe, probabilmente mai dopo il auo ritorno 
dalla Frani!ia, e le tnandava il 3 settemhre un sonetto sul solito tema 
dello sdegno amoroso, composto allora ad istanza di altri, avendole pro- 
messo di farle avere ci5 che scrivesise; dalla qua! confessione di Tor- 
quato 81 deduce che durante questi viaggi assai poco compose di poesia. 
Egli avvartiva Leonora del prossimo viaggio della sorella dicendo che 
questa t^i sarebbe posta in camniino dopo il 18 di quel mese (3). 

Lo zio don Alfonso era andato a prendere Lucrezia per accorapagnarla 
nel viaggio, e il 16 avvertiva della partenza fissata per il 20 succea- 
givo (4), come di fatto avvenne: e tra gli altri famigliari la Principessa 
eondusse seco il Tasso. 

Lltinerario stabilito di Kimini, Cesenatico, Lugo, Argenta e For* 
rara, si dovette lievemente raodificare per T invito, sopraggiunto a 



(1) Tra gli ftltri ne pnrk il Cipaccio, In Funere Seren. Franc^ci Mariae 
Secundi e Ruoere Urhini Ducts Oraiio, Napoli, Eoncaliuli, 16BL 

(2) CAMfoRi e SoLERt], Op. cit, pp. 4^5. 

(3) LeiteT€y I, n" 16, con ta data erronea del 1573. Ancbe Taiiilwisciatore toaeand^ 
il CaDigiaoi, avTisara il 3 settembre: « La Sigtiora Principessa d' Urbinu ci sari^ 

c fra dieci ^ionii, e ci dorerra far langa stanza per quel cbe si bdccina » . — II 
Serasbi avendo erroaeamente sapposto la lettera del Tasso essere del 1573, pate 
a qneiranno la dimora di lai a CasteldaraiitCp in ci6 fu segoito dagli altri biografi 
e anche dal Dbj«nibtoun, Memoirg of the Dukes of Urbino cit» vuL III, p» :303. 

(4) R. Arck di St di Modena; Arch> dacale Sf^greto; Caia, ^- Lettera di D. Al- 
fonso d' Este al Duca, del 16 sett. 1571 : € II Geliolo farit sapere a V. Ecc* le 
ff genti cbe meoa seco madama Priticipessaj la quale parti ri giobia cbe viene che 

< sar^ alii xx del presente e se ne andari a Gradara^ luogo del S'''' Daca, lontano 
* da Pesaro die<re miglia* Taltro giorno al Cesenatico» Taltro a Lugo» Taltro a Fer- 
« rara a far riverensa a V. Ece*. Madama ha fatto deliberazione di hod ?olere al- 

< loggiaie nella eitta e qudsto per faggire tatte le cerimonie che bisognaria fare » . 



- 159 ^ 

Stmni, da parte del Cardinale Legato di Ravenna, di deviare verso 
questa citti\, affinchfe potesse fare omaggio ai principi. La comitiva fii 
in fatti incontrata dal Lep;ato, vennto con se^uito e con truppe, airab- 
badia di Ulasse; poi solenneraente entr6 in Ravenna, dove ebbe luogo un 
banchetto (1). La sera segiiente i principi fnrono a Lugo, dove so- 
praggiunse anche don Francesco d*Este. DaFerrara si raossero inoltre, 
il giorno 23, 11 Duca e Leonora coi rispettivi segiiiti, incontrando la 
sorella sulla via di Argenta a Consandolo; e la sera entrarono in 
Ferrara, dove la popolazione diraostr6 molta simpatia per la intelice 
Principessa (2). Uno dei soliti inforraatori avvisava il cardinale Luigi di 



(1) A Ravenna in via Mazzini {g\k porta Sisi) sulla casa gi& dei Pignata, al civ. 
n' 57» ^ poBta una iiiGcriiiane cho ricorda VoBpitaliU offerta da Gaspero Pignata 
al Tasso (cfn FirKHAZzt* p. 193). Non e noto per5 quaodo TorquaU facesse viiita al 
Pignata in Ravennu, bench^ egli steaso ciu ricordi in una lettera a lui diretta 
(n* 679). Per il Pignata^ valente giurecansalto, cfr.» oltre gU autori citati dal Frr- 
turn, ancbe GiXAKitt, ScriHori rauennati^ 11, 207. 

(2) R. Archivio di Stato in Fireoze; Corte d'Urbino; C!. I; Di?. G.; f* 2il. Let- 
tera di Livio Passtri, da Ferrara, al Duca d'Urbino. — • 11L*«** et Ecc.*"" S/ mio 

I et Pro"*' CoL"**» et Sig.« — ScriMi da Riniino al S.«f conte Ptetro {*} Tinvito cbe 
I avea mandato a fare il Legato alia S."^ Prtncipeasa, otide mi par debito dar conto 
E ancora di ttitto qtiello cbe snccesse. Avvicinandoii a Ravenna vi troTammo quel 
t Sigaare fermo ad aspettarla alFAbbadia di Classes dn dore era eglt Tenuto a 
> cavallo con la sua croce innanzi, e con molta comitiva, e con la gnardia dei cava! 
leggieri armati. Fatte con la Signora Principessa e col Signor Donna Alfonso 
poclie parole di cerimonia, di cbe egli fa professione niostrando esser poco esperto 
6 nimicissimo, intr5 il Legato ed altri seco in altri cocchi eb'avea fatto venir E, 
I ed aceooipa^6 cosi la S.^ PrincipeBsn^ segaitando la 8aa carrozza. Nello smontare 
fnrono sparati alcnni pezzi d artiglieria, e certo non si laecid nianiera alcuna in- 
dicts d*onorar]a. 8i ¥enna al desinare assai presto, che fa ^tto in ana lunga ta* 
Yola, ablwndantiBsimatnente Bervita, e che si pao veramente scrivere per im ban- 
chetto in giomo magro nohiJiBsiino e lautiBsimo. Levati da tavola. mentre toma?ft 
per an poeo alia ataoza la Principessa, il Card.^* come h di natara, dicono, raolto 
libera e ingeona, feT3n6 la S"* Principessa e il Sig^ Donno AlfuriBO, e seco langa- 
mente diase della diffidenza che mostrava il 8"^ Duca di Ferrara verso lui . . . 
Fu anche nel partire accorapag^nata dal medesimo la S""* Principessa a no tratto 
I qaaai d'arcbibngio fnori di Ravenna, e la aera ce ne venirnmo a Lago tnolto a 
baoo ora, dove per 11 afflcjali del S. Duca di Ferrara era fatta provvislone d'ogni 
t costk, e v*anriT6 il S.^^* D. Francesco, che poi h venato Mmpre di conipagnla fino 
a Ferrara. Desinararao ieri in Argenta, e trovando di mano in niant) cocchi di 
gentildonne che venivano ad incontrare la S^* Principesta, trovamrao il S*^ Dtjca 
t ancora poco lontano da Conaandolo, il quale era venuto gid per acqua sopra il 
i 3110 hacentoretto con molti gentilnomint, che tulti poi tornarono per terra nelle 



(*) Manca nel cartegglo queota lettera. 



^uesto arrivo, a^gitingendo che il Tasso, giiinto assieme con qaella, «stav" 
« benissimo dl grassezza »; ci6 che potrebbe far supporre nori fosse stato 
troppo in buona salute quando ai era partito di Francia (1), La Prin- 
cipessa non si ktmb in Ferrara, ma si rec5 col Dwca e con la Duchessa 
a Copparo, per la consueta pesca delle angnille, trattenendovisi fino ai 
primi di ottobre, quando passarono a Belri^uardo (2). 

Torquato segu'i di certo la corte in quests gfite, e fu allora che per 
opera della Principessa, come egli attestava pit tardi (3), pote credere 



« caiTozze, che B*aTev&Do m&tiilate innanzi, accreBcendo la fila di quelle che erano 
« gik con noi, sino al nnmero di qoftttordkL Lontaoo da Ferrara pitt di dodici miglla, 

< venoe con altri cocchi, e gentildotiTie, Madama Leonora, e dopi> lei, a tre miglia 
« dalla citta si tro?5 Sna Alt^zza [ia Dachessa] ed altri oltra, sino airiBtrare^ sempre 
« DQOTA geiite da cavallo ed a piede^ ed ^ stato tale il concorso e il piacero che 

< s*^ vedato di qnesto popolo nei rivedere qaesta Signora, che ben si pnb avere 
« coBosctnto qaanto vi 6 amata ... — In Ferrara il dl xxiiij di Settembre mdlxxi. 
« — Dv V. Etc.*"* — HQini!iss."'° e Fideliss,"*^ Ser." Livio » . 

II compimento delle notizie h dato da queste due altre lettere; la prima di 
G. B. Pigna al cardinale Loig! (B. Arch, di St in Modena ; Cancell. dacale; 
Letter© di G* B, Pigua, L568-75): • II S"*" Due;* parti or ora» che 6 dopo aver 

< fatto la saa solita colazione^ e ae ne va per barca infino a OonBandoli, ove sono 

• le sue carrozze, ed ivi raceoglie la S.** Principessa d*Urbino, che ha fatto la de- 
« sinata in Argenta, con la qnale non ^ personaggio di conto ae non il Vescovu di 
« Forn. Madnma Leonora tosto clie avr^ desinato andr^ in carrozza ad incontrarla 

• piu innanti che potri: e vanno in sna compagnia la S" Tnre^i Pia, lu conteasa 
€ laabella Tassoni, la mogljo del conte Antonio Bevilacqua e la signora Lucrezia 
« Maccbiavella. Di Ferrara a xxiii di settembre mdu^xi » « — La seconda del 
Canigiani del 24 Bettembre: * lersera ci arriTo la S." Principessa d*Urbino con 
« asflai baona corte >. 

(1) \"uL ir, parte li, m" LIV. 

(2) R. Arch, di Stato in Modena; Caocell. ducale; Particolari, — Lettera di Beli- 
sario Eetense Tassoni a D, Benedetto Manzuoli, di Ferrara 2 ottobre 1571 -. • , . , e 
« giobbia pas«ato aodarono a Copparo Sua Eecellenza, Sua Altezza e la detta Si- 

< gnora Principessa [d'tJrbino] dove anche ei ritrovano, e si dice anderanno a Bel- 
« rignardo e forse a Comacchio ancora, »e non sunij impediti dal tempo cattivo ». 
— La Principessa tomo a Pesaro il 12 noTerabre; cfr. Campori e Solbrti, Op. 
cU.t p. 45. 

(3) Letiere, II, n* 351: « Nfe dappoi ch'io lasdai quel servizio [del CardinaleJ, 

• Vostra Altezza abbandond la mia protezione: ma fn principalissiiiia cagione, che 
■ il SereniBeitno Signor Duca mi raccogliesse nelia sua corte con raolti comodi e 
« con mrilte speranze* in guisa che i comodi facevan parer maggiori le speranze e 
€ Ifl speranze i cumodi. E tutte le grade ch*io ricevei da! Signor Duca, faroDo piii 

• di Vostra Altezza die Bne_» perchfe il principio derivava da lei come gli efletti 
« dal Siguor Duca . * . ». Parole tanto piu uotevoU in qnanto che furon scritte in 
S, Anna. — U SsRABdi (I, 228} alTenn5 che auche la principesit Leonora si ado- 
perasse presso il fratello in favore del Taaso, Ma cid non pot^ avvenire assoluta- 



di avere raggiuuto i! suo scopo> benchfe non avyenisse ancora la fonnale 
inscriziOBe di lui oei ruoli degli stipendiati. In fatto, pochi giorni dopo 
questi avveuimenti, il Duca vetme nella risoluzione di recarai ai fangbi 
di Sant'Elena, presso Padova, per curare un ginocchio che sempre 
si risen tiva della caduta fatta da giovane nelle guerre di Francia ^1). 
Egli coodusse seco alcuni tra i consiglieri e i cortigiani •* per aver 
< passatempo di dispute in barca e quando pigliera il tango p^e furono 
il primo ministro Pigna, filosofo e poeta, il Montecatini, tibssofo, il 
Guarifii, il medico Panza e con essi il Tasso, forse con Vintendimento 
di mettere a prova il suo valor^^ Parti il Duca con questa compagnia 
ril d'ottobre (2) e si trattenne a Sant'Elena aino al 27 di quel mese. 
Possiamo credere che il Tasso rivedesse con piacere gli amici saoi di 
Padova, quali il Pinelli e lo Speroni (3), e anche quei hioghi clie gli raiu- 
mentavano il suo primo amore; la figura di Lucrezia Bendidio gli si 
sar^ riaffaeeiata alia luente, evocata aeche dal Pigna, il quale, proprio 
in quel momeoto, come ora dir6, era soibentrato al Tasso come amatore 
di quella e derive va per lei numerosi versi (4). Forse dal ricordo di (juesti 
giorni gli furono suggerili quel versi deWAminta^ in cui Elpino (il 
Pigna) dice: 

Qaivi COD TirBJ rag^ionando amlava 

Pur di colei che ne I'istesaa rete 

Lui prima e tne dappoi raTvols© e strinae (5). 



niente per due gnTitnine rag^iuni, sen-ta coiitare che tl Tasso nan ne fece tnai 
ceima; e ciod, perchd nella Intimita in cui quella Principessa vtTeva ci»l Cardln&le, 
h difBcUd credere cb^ella volesse favorirc un uomo acaduto dalle grazie di qneato; 
e piji anoora, perchd »appiamo che in queiranuo 1571 elk em diagastatiasitna del 
Daca ed era gmnta a nimacctare di abbiindonar ta ccirte e Ferrara; cfr. Camporj e 
SoLBRTi* Op. ciLf pp. 95 agg. 

(1) Fai2j£i» Memorie per la storia di Ferrara cit, vol, IV, p, 398. 

(2) YoL 11, parte II, n*^ LV, — Da queato documenio parrebhe forae partitoril; 
ma una lettera di Bellaario Estense Tassoni al Manzuoli^ del 17 ottobre dice: 
«... II duca alU ix ae ne andd idli bagoi di Padova a torre il fai^go dove aoobo 
* si ritrova . . . »; ma forse fti errore di scrittara per xt. — Dei croniftti, FlBWARm, 
Bicordi cit.» laacia in bianco la data; M. A. GoAftiNi, Diaria ecc. (ma. nella R, Bi- 
blioteca EBtense, VIU. B. 8) pone il la 

(3) Che vedeHae lo Speroni, e di coaa ragionasBero, al ha da Lfttere, 11, n'' 128. 

(4) Ho citato (p. 69, D. 1} la didaacalia. del son. 74 del Ben divinOf la quale dice 
apponto elic il Pigna glunto ad Abano ai ricurdi^ che la era stata la sua donna 
giovtnetta, la qnale ai faceva viva dal canto suo alia inemona di IuIt come apparo 
dalla didascalia del mn. 73: • Scrivendo la donna al cavalier Guarino suo cognato 
€ ch'era ito parlmente col duca medesimo ai bagni atesai, ebbe un aalut*) da Id ». 
E saluti ci aaranno stati anche per il Tasso. 

(5) Atto V, sc. I, vv. 61 3. 



SobBATi, Vita di TorpMio TtiifO 



U 



■^ 



— 162 — 

Toroato a Ferrara il Duca, si rec6 il di seguente a Comacchio jveF 
le grandi pesche insieme con la corte, alia quale s'aggiunse forse il 
Tasso; ne ritormb il 18 ooverabre (1), e tosto dovfe apparecchiarsi per 
andare a Vienna a fine di congratiilarsi col cognato iraperatore, delFele- 
zione di Rodolfo suo primogenito a re dei liomani; parti il 28 novembre 
e non fu di nuovo a Ferrara che il 27 di geiinaio del 1572 (2), I 

Questi continui viag^i furono ceriamente la cagione che imped"! al Duca 
di provvedere prima alia condiiione del Tasso (3); ma appena quegli 
ritorn6 dalFAustria^ il poeta fu regolarmente inscritto fra gli stipen- 
diati, 6 gli fu tenuto conto aiiche del mese di geanaio gii trascorso(4), 

Lo stipendio assegnato al Tasso fu di lire raarchesane 58^10 il mese, 
pari a scudi 15 d'oro da lire 3 J 8, ed equivalente a lire italiane 110.50.3. 
Ebbe titolo e luogo di gentiluorao, stanza, tavola in corte (5) a iiessun ' 



(1) MonsigD^n Graim scnvevtt al Cardina]<j il 28 ottobre 1571: < 11 Sig.'^'' Doca 
«^ andato a Manna per itarvi cod tutta la corte ». La data del ritorno ai rin- 
vieue nei libri di i^pese del la cort^. 

(2) FRiEzr, Op. ciL, voL IV, p. 402. 

(3) Lettere, vol. IT, n* 125: « . . . e Vostra AUexxa al auo riUrno d' Uagheria ,, 
€ quando me co&i aiuorevolmeiite raccolse al suo servizto . . . » . 

(4) Vol 11, parte II, o" LVI. — Doc, XIV. — Con la medeiima proyvigione si trova 
al libra to nei Giornali di boJletta del 1573 e del 1574 i da qtiest* Qltimo si ricava 
che le itie«ate di loaggio e settembr*? e novembre furono dscosse da Cristoforo da 
Fiume, odiatissimo appaltatore di da^i |cfr. Campoki e Solerti, Op. cit, p. 104 e 
Ferrara e ?a corle estense dt., p, xiii), fors^a in caasa di qtiatclie debito. Manca il 
giornale deiranno 1575 neirArcbivio; in qaello del 1576 troTo indicato lo stesso 
stipendio, e la mesata di febbraio riscossa da nn Camillo Piacentini, e quella di 
maggio da! Montecatioi, Manca di notivo qaelb del 1577; nh poi, come si vedra, 
trovaai piii regiatrato. 

(5) Che il Tasso fosse accolto alia tavola del Daca, ultre cbe dalla sua stesia 
afiermaifiione^ quale ora cttero qui appresso^ si ricara ancbe da cit), che il suo 
nome non appare tra quelli di coloro che ricevevano il titto a parte. In fatto nei 
Beffistri di 9pesa del 1572 e degfli anni sepruenti fino al 1577, salvo lie?i vaiia- 
2ioni, 81 trovano sempre qoeste partite: 

— Per metere in opera nella cocina di Sua Eccellentia . . . 

— Per metere in opera nella cocina di Saa Altezza [la dochessa] . . . 

— Per mettere in opera nella cocina della 111"* Madama Leonora . . . 

— Per le dame e sotto dame di sua Altezza . , . 
le quali cessano di ri&evere il vittci quando nel 1573 torn a no in Austria, dopo la 
morte della ducbessa Barbara. Quando la duchess^a Lucrezia torn& da Urbino a 
F^^rrara si trova pure indicaU in questa prima parte. Dopo la quale si veggono 
notati i forestieri d'importanza che capitavEino a corte^ per la durata della loro 
perinanenza. Di poi seguitano qaeste partite stabihnente : 

— Per li camerieri di Sua Ecc*'* che manzaiio in tinelb ... 

— Per li scndieri di Sua Ecc*^"" ... 



I 



— 163 - 

incarico speciale se non quello di rime, quando se ne presentassero le 
occasioni (1). Egli stesso in una lettera a Scipione Gonzaga dichiara 
che la soddisfazione che aveva avuto altre volte in corte era « Tozio 
« letterato e la quiete degli studi senza obbligo alcuno ». Oibk confer- 
mato anche da que' versi della Aminia (2) co' quali, un anno appresso, 
sotto il velo pastorale, testimoniava la sua gratitudine ad Alfonso: 

Dafne, a me quest'ozio ha fatto Iddio : 
Colai che Dio qui pa6 stimarsi^ a cui 

Si pascon gli ampi armenti e Tampie gregge 

Da Tono a Taltro mare^ e per 11 lieti 

Colti di fecondissime oampagne, 

E per gli alpestri sassi d'Apennino. 

Egli mi disse, allor che sno mi fece: 

— Tirsi, altri cacci i lapi e i ladri e goardi 

1 roiei marati oyili; aitri comparta 

Le pene e i premi a* miei ministri; ed altri 

Pasca e curl le greggi; altri conseryi 

Le lane e *1 latte, ed altri le dispensi: 

Tu canta or che se* in ozio. — Oud'h hen giusto 

Che non gli scherzi di terrene amore, 

Ma canti gli avi del mio viyo e vero, 

Non 80 sMo lai mi chiami Apollo o Gioye ; 

Ch^ ne Topre e ne *1 yolto amhi somiglia 

Gli ayi piil degni di Satomo o Celo. 

E fu allora forse, sotto Tirapressione di tali sentimenti di gratitudine, 
che la querela d'auro del primo abbozzo della GerusaJemme, e il 



— Per li paggi di Sua Ecc"» . . . 

— Airill«o Sig. Cornelio Bentivoglio . . . 

— Per il Sig. Alessandro Andriaai e conte Scipione Sacrato . . . 

— Per il conte Palla Strozzo . . . 

— Per il Sig. Vincenzo Plisco . . . 

— Per Don Tihnrtio interprete tedesco . . . 

— Per Don Laca capellano di Sua Altezza . . . 

— Per m. Gioyan Tartaro precettore di lingua tedesca . . . 

II Tasso si troyer^ in questa ruhrica soltanto nel tempo in cui, essendo in 
San t* Anna, gli veniva mandato qualche cosa dalla cucina ducale. 

(1) Lettere, II, n^ 123, p. 2&: c egli [il dnca], sollevandomi da* disagi, in yita 
« assai comoda mi colloc6; egli pose in pregio le mie cose con Tudirle spesso e yo- 
« lentieri, e con Tonorar me che le leggeya, con ogni sorta di fayore : egli mi fe* 
« degno de Tonor de la mensa e de Tintrinsichezza del conyersare: nh da lui mi fa 
« mat negata grazia alcuna che io gli richiedessi . . . > . 

(2) Atto II, sc. n, yy. 174.191. 



- 164 — 

dkiwto Vbaldo che degli Umhri ^ conte (1) si niutaroDD deflnitivamente 
neiraqiiila estense e nel g-iovinetto Rinaldo (2), 

L'assegnamento che ebbe il Tasao, quasi quadruple di quelle ch*ei 
riceveva dal Cardinal©, era per quei tempi molto segiialato, e insti- 
tuendo un confronto con le pap^he degli altri cortigiani appare che il 
poeta era tra i meglio rimunerati: il Pigna iafatti non riscoteva che 
lire treiitasei al mese, il Guarini e il Montecatini lire ventiquattro, il 
GiraWini lire 32,50, sebbene bisogiia tener coiito che costoro avevano altri 
maggiori proventi; il coiisigliere Crispo ventiquattro, i camerieri, gen- 
tiluomini tutti di pdtnaria ncbiU4, quali il confce Giulio Thiene, Ercole 
Estense Tassoni, Gerolamo Montecuccoli ed altri, ricevevano lire cin- 
quanta meDsili; il MaddaliJ lire quindici, il Moro, il Baroae ed altri can- 
cellieri, lire 13,16 (3). 

Da alcuni versi AdVAminfa (4), nella qual pastorale^ seguendo la 
tradizioie e Tuso^ il Tasso mescol6 alcun che di vero al fittizio, corae gi4 
si 6 03ser?ato, apparirebbe die uu tal Mopso: 

Mopso, chMntende il parlar de gli augelli 
E le Yuih de Terbe e de le font! ; 
E si rammeBta ciii ch*^ glk passato, 
Ed osserva il presente, e del futuro 
Sa dar vera e iofaUibile sentenxa, 

cercasse di distogliere Tirsi, con il qual nome iatese il Tasso di rap- 
presentare sfe stesso, dal recarsi dove 

Siede la gr&n cittade In ripa al tlauie, 
raostrandogli i pericoli ai quali cou la sua natura, altrettanto franca 



(1) Opere minori in versi, vol. II, p. 386 e p. 424. 

(2) II Casoni (Op. cit>) «<jstiene appuato che il Tasso a Ferrara dapprima oolti* 
Ta88e la lirica, e in appressa, dice : « livolie raninio in qnelFoiio f<?lice a formare 
« il SOD mara?iglio8o poema della Gierosalemme Liberata, che, g}ik concetto, {^nasi 
< in eiiibrioiie nella mento tenova ». — Gerumknmie, c. I» Bt. 4: 

Ta magrianiiim Alfoiiso il qual ntogli 
Al furor di fortuoa e guiJi in porto 
Me peregrino errante, e fm gli scogli 
E fra Fonde agitata e quasi absi^rto,. 
Queste mic carte in lieta fronte accogli^ 
Che (luasi in voto a te sacrate i' porto , . . 

(3) Per totti eoBfcoro cfr. Ferrara e la corte eatenae cit., cap. IV. 
(4J Atta I. sc. 11, vv. 220 e sgg. 



— 165 — 

quanto inesperta, egli si sarebbe esposto in luogo dove gli sarebbe stato 
bisogDO inchinarsi e dissimulare. E particolarmeDte lo poneva sull'av- 
viso di noD appressarsi troppo ai potenti e di star lontano « dal ma- 
« gazzino delle ciancie r^, poichfe 

Qaiyi le mara son fatte cou arte 

Che parlano e rispondono a i parlanti; 

Nd gil^ rispondon la parola mozza 

Goin'Eco snole ne le nostre selve, 

Ma la replican tatta intiera intiera 

Con gianta anco di qael ch'altri non disse. 

V'andd tuttavia Tirsi: 

E^ come volge il ciel benigno, a caso 
Passai per Ik, doY*d il felice albergo. 
Qaindi uscian faor tocI canore e dolci 
E di dgni e di ninfe e di sireoe, 
Di sirene celesti ; e n'uscian saoni 
Soavi e chiari, e tan to altro diletto 
Ch*attonito, godendo ed ammirando, 
Mi ferinai buona pezza. Era sn TiiBcio, 
Quasi per guard ia de le cose belle, 
Uoro d'aspetto magnanlmo e robasto, 
Di cai, per qaanto intesi, in dabbio staisi 
S*egli sia miglior dace o ca?aliero (1) ; 
Che, con fronte benigna insieme e grave, 
Con regal cortesia inTit6 dentro 
Ei grande e *n pregio, me negletto e basso. 

Quando allora egli vide riuscire vani i « sciaurati pronostici infelici » 

. di qael Mopso 

C*ha ne la lingua melate parole 
E ne le labbra an amichevol ghigno, 
E la fraude ne *1 seno, ed il rasoio 
Tien sotto il manto , 

egli si sent! < fare di s^ stesso maggiore », e: 

Pien di nova virtd, pieno di nova 
Deitade, cantai guerre ed eroi, 
Sdegnando pastoral ruvido carme. 



(1) Non k inopportune no tare che il sonetto: 

Tu ch'i rostri naval i e i fatti egregi 

diretto al duca Alfonso, termina in mode eguale: 

incerto parmi 

s*egli sia miglior duce o cavaliero. 



- 165 — 

Ora chi voile adombrare Torquato con questo norae di Mopso? 11 
Ssrassi* riscontraiido che poco prima della partenza di Torquato da Pa- 
dova nel 1565 per recarsi alia corte del Cardinale d*Este, era ritornato 
da Koma lo Sperooi, disgastatissimo delFaccoglienza avuta dai ntpoti 
di Plo IV, coi quali aveva sperato di acconeiarsi; e moaso da alcune 
lettere del Tasso e dello SperoDi, dalle (|uali apparisce che in un certo 
tempo vi fu mala intelligenza fra i due, non esit5 a riconoscere in 
Mopso il letterato padovano (1), Nessuno dope il Serassi lev6 mai dubbio 
ifitorno al fempo cui si dovesse riferire lepisodio: ma, cominciando da 
questo punto capitals, parmi che il Tasso nei versi, clie ho a posta 
citati, intenda dire che alciino fcent6 dissuaderlo quando, recandosi a 
Ferrara, fu poi invitato ed accolto dal Uuca; e cosi non al 1565 ma al 
1571 dobbiamo liportare Tallusione, e ci6 tanto piu in quanto che, corae 
gi& abbiamo osservato, altre prove avremo che i fatti veri cui si allude 
nella Aminta sono tutti di tempfrO relafcivamente prossimo a quello in 
cu! la pastorale fu scritta, Nfe y'6 certezza alcuna che per Mopso si 
debba intendere lo Speroni, o almeno non sono molto valide le ragioni 
per cib addotte dal Serassi: poichfe, se h vero che fra il Tasso e lo 
Speroni vi fu un periodo di malevolenza, esso cade, come appare dalle let- 
tere rispettive, nel ir>76, e Torquato, per contrario, confessa di averlo 
prima di allora sempre « onorato, celebrato e amato * (2). Tuttavia 
altri fatti si potrebbero addiirre in sostegno di quella opinione: come 
ho notato, il Tasso rivide lo Speroni a Padova nel 1571 (3), quando gi^ 



4 



(1) E dtt Botare che di tutto cio che dice il Scraasi non si park afTatto ndla Vita 
dello Speroni scrjtta dal Fohckluni e premessa al vol. IV delle di liii Opere, Venezia, 
Occbi^ 1740. — n Marotto (in Sc. Gonzaua, Op. cit., pp. 344-5) attribaisce qnesta 
parte dissttaaiva a Scipione Gonzaga, come quello che, conoscendo il carattere di Tor- 
quatM, prevedeva i pericoli che andava ad incontrare. Anch*egH riferiva repiiodio alia 
prima aodata di Tciqnato* 11 Mbkaqio {Aminta, ecc.) credette che il nome di Mopno 
nascondesse Franceaco Patricia; lo ctinfuti il FoNTimm {Aminta difeso^ Roma, 
1700, p. S76) che vulle vedere in Mopso it Pigna ; rua ci5 d aBsolutamente eacloso 
percb^t come si vedr^ il PIgna neWAminia & adombrato sotto il nome di Elpifm^ 
ci6 che aveva intravviBto gxk il Men agio Btesso. 

(2) Lettere, I, n" 66, p. 166. — Ci^ fe confermata anelie dal fatto che nel 1575 
Torquato lo sceglteva tra i revisori del auo poema. Vedremo piii avanti cbe^ con- 
trariamente a quello che ne acriasero i biografi, il mala more fra il TasBo e lo Spe- 
roni noQ fu cbe passeggero* Queati medesimi dubbi, beneh^ con qualcbe inesattezza 
nei particolad, veggo sollevati di receiite da F, ZANraowi, Torquato Tasso e Spe- 
rone Speroni cit. 

(3) Credo che il Duca cbiamasse a i^ lo Speroni mentre ueirottobre era a Pa^* 
dova, e che cosl vada rettificato c\i> che di questo itiTito dice il Porcklliki nella 
Vtta teatd citata, p* xxxix, 



i 



- 167 — 

era certo di esser ricevuto dal Duca, e qiiello potfe allora cercar di 
distoglierlo dairaccettare, sebbene non possiamo dire per cjiiali fini. Se 
non vi fu siibito motivo per il quale Torquato pungesse lo Speroni, vi fii 
dopo; e allora dir5 die quest* episodio ieWAminta non era neirautografo, 
non si trova id altri manoscritti iraportantissimi e neppure nella prima 
edizione delTAldo, hm^i nella seconda; e appunto in ima lettera alio 
stampatore veneziano del 18 niarzo 1581, il Tasso scriveva, dope aver 
veduto la prirna edizione, che gli rimanderebbe <* la fiivola pastorale motto 
^ migliorata con quelle parti ch'anco !e inancavano » (1). Certo quel- 
Tepisodio non fu detto dalla scena la prima volta che si recitd la pasto- 
i"ale ael 1573, poichfe lo Speroni poteva subito esseme informato, se uon 
dagli amici, almeno recandosi egli a Ferrara, come accadeva di fre- 
quente, e come proprio accadde nell^autunno del medesirao anno 1573(2)* 
Evidentemente I'episodio fu ioterpolato dopo, a sfogo d*animo offeso: e 
pu6 in tal raodo riferirsi tanto alio Speroni, quanto ad aleun altro fra 
coloro che il Tasso, g\k ammalato, credeva suoi nemici. 

Ma che cosa poteva tmttenere Torquato. nobile, cavaliere, poeta e fi- 
ducioso di sh? Era nato cortigiano, in corte era state educate, nella 
corte doveva essere il suo trionfo. 

Tra le altre cose raeravigliose, Tirsi^ quando fu accolte nel palazzo 
ineantate 

Vidi Febo e le Muse, e fra le Muse 
Elpin sedere aecoltrt (S)* 



(1) Vol n, parte I, »• XXVI. 

(2) B* Arch, di Stato in Modena; Areh. doc. segreto; Caia; Amministrazione ; 
Libri di spese del 1573: 

— 18 novembre 1573: « Al Sig" Cav»^* Speroni abggiato a ca«a de Mons" Giovan 
Batti&ta Canani per giorni ire e mezio . . . 

— 13 Qovenibre 1573: Id. id. « computa per meterli In barcha al Ponte de 

lagO BfiDIO. 

— 13 no7enibre 1573: « al parone Battaia con marinaii in tntti sei cbe van no 
« '^pra la barca del la guard a a con do re il Sig. ScipioDe a Padoa. 

— 21 nofembre 1573: < A paroni statti a Veoetia u condure il S"^*^ Sperone " . 

(3) Al flonetto per le noK2e di Laura^ figiia del Pigna: 

Lftiara cbe fra le Muse e ne i'eletto 
Loro albergo nascest^^^ in cni Boblinie 
Poeta g\k d6tt5 pregiate rime 
Pien di filosaEa la lingua e *1 petto . . . 



\\ Taasa aDnota etla es^er iiata fra k Muse < perch^ fti tigliola del signer Giovan 
« Battista Ptgna, fllosofoy poeta a* &Qoi giorni di molta stima, il qoak in casa 



— 168- 

Questi yersi sono una prova di avvedutezza del novello cortigiaiio: 
Torqiiato ceicava dt conqiiistarsi Tanirao di Giovan Battista Pigna, primo 
tninistro del Duca, uomo di molto meritOi ma spesso invidioso de^li 
altri, Ron sempre leale e alquanto vanaglonoso de' suoi versi e delle sue 
prose, invero nori del tutto spregevoli (1). Torquato si trovo siibtto, ri- 
^uardo a costiii, in una posiiione assai ditficile: il Pigna dairaprile del 
1571 aveva preso a servire qiiella medesima Tjucrezia Bendidio che anni 
addietro aveva toccato il euore a Torquato, ed era aodato componendo una 
quantity di rime inspirat« dall'amore per lei, Accanto al Tasso poi era 
il Guarini, il quale, per essere impiegato sovente in missioni politiche 
dalla corte Estense, aveva iiel meciesimo Pigna mi superiore temibile. 
E probabile adunque che, per propiziarsi quest* uorao^ i due giavani poeti 
cercassero di fargli cosa gradita, tank) piii che v'era per entrambi stretta 
relatione con la Bendidio: se I'uno Taveva amata e celebrata, Faltro 
era mo cognato, II Guarini aJonque, ferse approfittando del tempo in 
cui il Pigaa si rec5 in Austria col Uuca, ci6 che ho accennato (2), 
81 diede cura di raccogliere queste rime del Pigna, dette loro un ordi- 
namento cronologico corredandole di particolari didascalie, e le intitold, 
con allusione al noroe della donna, il Bm divino, Fomiatone un bel 
manoscritto, lo dedicdi con lettera del primo di maggio 1572, alia prin- 
cipessa Leonora (3), che pare avesae aniraato a quest 'opera cortigianes^ca 



1 avea an bellisaimo studio e ]ogge?a pabblicaiiiente tiloaofta cIq* custunii ». Anche 
iieiratto HI, sc. I, Tirsi dice che Aminta forse poteva eaaersi ridottj acirantro del 
c saggio Kljnno t : 

. . » ove sovente auok 

Raddolcir gli amarissiiui inartiri 
A *l do Ice Buon de la Bampogna chiara, 
Ch'ad udir trae da gU alti monti i sassi 
R correr fa di paro latte i fiami 
E stillar melo da le dtire scorze. 



In casa del Pigna si raccolw raccademia dtftta dei Pariici intorno al 15(i *; cfr. 
Ferrara e la corte estetise ciL, pp. xlju-xliv. 

(1) Sill Pigoa V. Fenrara e hi corte eatenee cit., p. xliiixliv, e le a lire indica- 
zioD) \k rae<:olte. 

(2) Nel canzonierep che ora ddscrirerd, la didascalia al son. 90 dice: c Comincia 

< a flcriTere neiroccasione del sno gire la terza vulta in Alemagna cal duca di Fer* 
€ rata sao aignore , . . *; e qaella al sonetto 95 1 « Nell* aurora del primo giornci 

< del MDLXxii trovandosi ttitta?ia in Alemagna . . . •< 

(3) II codice h quello n" 252 della Coiiianale di Ferrara (cfr* Amtonilli, Indices 
cit., p. 145); ^ in 4*^, di oa, 206 e 19* ftcrttto con acctiratezza ed elegantemente le- 
gato in p^lle, salla quale ^ impressa Taquila eatense, con le lettere le. fia. (Leonora 



il Gtiarini e il Tasso; e perch6 la Bendidio ne era dama d^onore, le 
rirae erano eat€ ^ per la raasfEfior parte da argomenti conceputi alia 



Eitense), laonde h certo k copia di dedica. — Stirao non inutile riprodorre qui la 
lottera del Gaarini, beneh^ g\k edita, tntereasando anobe fll caao noatro: 

« Il segretario Pigiia die per tanti anni oon abbandonando rHistoria gia comin- 

t ciata (*) nfe anche le constiete letture deirEtliica, regge solo tntta quella carica, 

I qaando ^ pit aggravato dagU spacci, cbe gli occorrono di &re nel servigio del 

Dnca raio signare, fratello di V, Ecc*. allhoTa, fatta di mano in matio IVipedi- 

tione di essi, per sua ricreatioiiB, non punto sequeatr^indosi, in brevisaima respi- 

ratione @t tratta di tempo bduI partorire a voglia 9aa et senza i dolori del parto 

bor una sorte hor uQ*altra di versi in qtie»ta lingua. Et dopo baver finito il to- 

lurne degli Anion, che S. Ecc» gli fece giii ragunare (*♦), orditnra molto lunga 

: per la variata continoazione dei principi et mezzi et fini dell'innanioramento, qual 

E ptt6 easero in un cavaliere, po«e, 6 giii FaoDO, per principale et eolo et perpetuo 

t soggetto^ k sigODra Lucrezia Bendidio e Tha celebrata in quo-^to corao di tempo 

Bi per termini universali, come con osaer^are et descnvere gli accident! partico- 

lari che tra tanto le sono occorsi» prendendo dalle divine bellezze dell'animo et 

I della persona cbe con incomparabile meraviglia et gloria risplendono In lei^ pen- 

[ aiiri bora alTettuQsi, bora altissiml alia contemplatione ch*^ in lui. Le ciii nroe 

pervenutemi alle mani, parendomi per qiiantita et quail ta, benchfe scritt« in si 

pocbi niosi et in tunti negocli, non indugne di conserva, bo voluto porre insicme 

et diatendere, qtiaai seoondo che auccessi?amente gli «ono cadute dalla penna con 

t intitolarle il Ben divino. Ora Tolendole io consacraro a 1 rim mortality, per eesere 

t quej^ta daoia, et prima, et dappoi che manc5 V altra Ducheasa nostra di cui era 

! diiniigella (**♦), si pod dire creatura di V. E. et per trovarmi io vero 8er?itore 

1 dell'una et stretto parente dell'iiltra, et intinio amico et aperto celebratore del 

t suddetto Segretario, tanto dedicato all* una per devotione che airaltra per osser- 

I vania, ho pensato di presentarle airEoe. V. tanto pift convenendole non solo per 

tutti que^ti rispetti et per resquisitissimo giudicio cb'ella ha in Ktmili composi- 

I tioni, al coma net resto corriaponJe con nnimo heroico alia grandezza del auo 

I aangue reale, ma principalmente ancora perch& nacquero per la maggior parte da 

I argomenti conceputi alia presenza sua. Alia quale inchinandomi ben humilmente 

bacio con ogni debita rivereuza la mano et prego il eignor Dio che la proaperl 

t et caalti. Di Ferrara il p"* di maggio molxxii. 



t Di V. Ect* 



c hnmiliasimo sorf^* 
< Battista Guarino * . 



(•) Histona dei Prineipi d" EhU, Ferrara, Ro^i'w 1570 (e poi Venezia, Val- 
grisi. 1572). 

(*♦) V. Le Ritne ffkfmmli di G, B, Pigna, Nota di Giov. Zansomj, estr. dai 
Rendkonti della R. Aecad. dei Limei, yol. VI, Roma, 1890. 

(♦**J Cfr. qui p. 69. n. L 



— 170 ^ 

^ presenzia sua «* (1), Torqiiato reob il proprio contributo di armnirazioii& 
prendendo a comeDtare le tre caozoDi sorelle del Pigna, comprese nel 
Ben dimno, s^uiramor divino in para^one del lascivo, argomento spesso 
trattato dai filosofeggianti di quel secolo. Naturalmente, ufiBcio del coin- 
raentatore era noii solo quelle di trovar tutto bello, ma anche quello di 
dar risalto al bello; cib fece Torquato, travando tiel Pigna vivace e pronto 
iDgegno nel rivestire di concetti poetici avveiiimenti anche di poca im- 
portanza ; molta arte e profondit^ di pensieri, non nascondendo che riu- 
sciva alcune volte oscuro; lodando I'uso de' suoni larglii e rotoiidi, seb- 
lj«iie non fossero piaciuti al Petrarca ; tutto confrontando con altri poeti 
e spesso a tutti anteponendo il ferrarese. 

Questo sforzo dingegno, che tale dovette essere^ dedic5 pure Torqiiato 
alia principessa Leonora^ ricordando appunto che s'egli aveva osato una 
volta di celebrare la Bendidio, se o'era poi ast^nuto perchfe la bellezza e il 
valore di lei erano superiori al proprio intelletto- Ma ora, confortato da^con- 
sigli della Principessa, pur non affrontando direttannente le eccellenze della 
donna, avrehbe impiegato il suo ingegno nel coraentare le rime del Pigna, 
anzi, come dice egli, le rime della signora Lucrezia: ^ perciocch^ tante e 
« SI diverse poesie in brevissimo spazio composte, in tante e si diverse ma- 

* terie, con tan to e s'l di verso artificio, fralte occupazioni di negozi iiB- 

* portantissiini e fralle speculazioni di una lettura continua, non si deb- 
« bono giudicare aempliceraente fatture d*artc e di dottrina» che ciasciino 
« conosce nel Pigna ; ma opere e creature d'amore piuttosto > (2). Sono 
queste lodi ideutielie a quelle che faceva il Guarini nella sua dedica- 
toria: a tutti appariva meraviglioso come fra tanti iiegozi importantissimi 
e in cosi breve spazio di tempo, dalFaprile del 1571 al raaggio 1572 (3)^ 
uvesse potuto il Pigna comporre tante rime. 

Cosi procedevano d^accordo i due cantori di Lucrezia, poichfe se in 
quel secolo si giustiticava Tamore spirituale anche verso una maritata. 



(1) L& didascaliB del son. 65 del Ben dmno eunferma ci5: « Trovandosi egli in 

< 8q1 tramonUr del sole io camera di Toadonna Leonora, ove era la Donna . _ ». 

(2) Prme diver ae^ vol. 11, pp. 71-110. — L*(inica copia manoscritta d«4le Consi^ 
derationi h qaella contenyta nel cudice stesso del Ben dioino; cid che pud esser 
segno che il Tasio non ne facesse molta fltirna. 

(3) Questi termiDt si traggono dalle didascalie al J^en efit'mo; suti 116: i In qd 

• medesimo giorno, clie fa Tottavo d'aprile, la Doima oacqne, ed egli s^afTezion^ atle 
« beltezze sue; il qoal giomo essendo giunto alFanno mdlxx[i che fa il vigeaimo 

• qalnto della natlviti della donna .....>; son 125: « Manda il di primo di 
« niaggio . . . ». — Le canzoni commentate dal Tasso Bono le ire altime (31-38)« 
che hanno ptT didascalia: ■ Portato di maoo in mano fin qui fa resolntione di 

< imart con Tamor di amicizia e iiviQu e non col lascivo e terreno , . , ». 



i 



tanto meno poteva insorgere gelosia quando erano in due a rivolgere 
idealraente i loro pensieri appunto ad una sposa d altri, Ed h per questa 
ragione che il Pigna raedasirao indirizzava un sonetto del catizoniere 
precisamente al Tasso, un soiiotto nel quale nan trovava strano di ri- 
cordare Faniore di lui die lo aveva preceduto: 

De Talto sol donde il too cor piu tempi 

Sfavill6 il Tasso, il raio con lango foco 

In brevi d\ bi atrngge e i' son gik roco 

Gridando in carte cosi dari sfempi. 
Tu almen la fiamma or di gran Mnae adempl 

Mentre di gloria e di can tar non fioco. 

Con cbiara tromba a betlicoso gioco 

MenL il too Gottfr^ da i sacri Ti^mpi. 
Che fla di me? Chi sa che fia? Se Sorga 

E TAmo ban ateso in varie parti il corso 

Come qnel Toaoo aver potea mai pace? 
Forse avverri, ch*iin steaso amor qui sorga 

Da nn fiume istesso, e cbe un istesso corso 

Stringa due casti cori e un ben verace (1), 

Nello stesso modo il Tasso» da parte sua, poteva far dire dalla scena 
ad Eipino qiiei versi, che gi^ qui addietro ho dovuto citare, ove uarra 
come quest! 

con Tirsi ragionando andava 

Far di colei che n© riatessa rete 

Lai prima e me dappoi ravTuke e atrinse; 

E preponendo a la sua fuga, al saa 

Libero atato, tl mio dolce servigio . . , . , ; (2) 



(1) E il Gnarini ri appoDe?a qaesta didascalia: « Torqaato Tasso avea gi& cele- 
« brata la medeaima Donna» ma per Itmgo tempo che le fosse atato aflfezionato non 
€ avea roostrato tanto ardure quanto egli [Pigna] in queato poofj tempo d^alcuni tnesi. 
4 Porb oel presente sonetto allndendo a qoesto^ allude aneo al poema eroieo acntto 
« dal Tas8o iateiiso nel I a presa di Gerusalemme fatta da Gottifredo ; et dopo avere 

• raostrata la felicita di qnesto sno amico, conclude che apera egli casta onione, per 
€ esser© d*ana citti e corte ed i^ducazione istesea di che 6 la Donna; Ik ove non h 

* maraviglia se ciC^ non incontrasse ne Pamor del Petrarca; perche Laara ed esao 
« erano di piesi troppo diTeni, e ai aerve delle contrarletik del corao di Sorga ed 
€ Anio, finmi delle patrie loro t. 

(2) Atto y, sc. I, Yv. 61-5. — A qnetta attestazione Ta aTTicinata Taltra^ molto 
eapHcita, dell'atto II, ac. II, vv. 141-45. — Altri amori dunque, nel Tero senso della 
parola, dopo qnelli per la Bendidio e la Peperara, il Tasao hoq ebbo n^ Tole?a 
avere; le circostanice che aegnirono poi faron tali che rmero impoasibile ogoi pen- 
siero di questa uatura. 



— 172 — 

i quali versi, tolto il ve!o pastorale, significano semplicemente che il 
Pigna andava ragioiiando col Tasso di Lucrezia; e se il Tas.so un tempo 
Taveva abbaiidonata e godeva ora d*esser libero di cuore, egli invece 
preferiva Ji eontinuare ad araarla, Qiiesti amori noii eraii duiique affatto 
pericoloBi percli^, come noi li intendiamo, molto meglio dovevano inteD- 
dere quei versi gli spettatori della corte Estense. 

Ma a cost grande affetto come corrispondeva Locrezia? AlcuQi altri 
verni i&WAmniu ci porraono sulla strada per rispoEdere e sono quelli 
ove Dafne dice a Sihna: 

........... or non raiiimenti 

Ci6 che raltr*ieri El pin o raccontava 

II sagg-io Elpina a la bella Lkori, 

Licori dm to El pin p note con gli occhi 

Quel rh'ei potere in l**i dovria co U canto, 

Sc *1 (lovere in amor si ritrovaaae ; 

E U raccontava udendo Batto e Tirsi, 

Gran maestri d*amore» "3 1 raceontava 

Ne I'antm de rAarora, ove su Tuscio 

E scritto: « Lun^t, ah langi ite, o profani ! » 

DicdYft «gli, e diceva che gliel disse 

Quel Grande che cantd Tarme e gli amori 

Ch'a lui lascio la (ist^ila raorcndo^ 

Che \h giu ne h 'nferno is nn nero speco, 

Lh dove esala un famo pien di ptiiza, 

Da le tHsti fortiaci d * Acheron te. 

E che quivi punite etern amenta 

In tormenti di tenebre e di pianlo 

Son le ftimmine in grate e sconosoetitt (1). 

Ed anche qui spieghiamo facilraente con altre parole: il Pigna che 
81 vantava eredc deirAriosta, stando nelle stanze di Leonora (2), ed es- 
sendo presenti il Guariii e il Tasso, minacciava a Lucrezia (3) la pena 
delle araanti sconoscenti che TAiiosto aveva appunto descritto (4). E 



(1) Atto I, Bc. I, ?v. 181-99. 

(2) Osi pare si debba intendere Vaniro de FAurora, prcli^ abbiama osservato 
che pio di frequent© il Pigna vedeva Lucreita praeao quella Principessa. 

(3) Licori ^ il noma poetico di Lucrezia nel canaoniere del Tasso. Anche il Pigna 
ba nn epigrannna a Licori tra le mQ poesie latine. 

(4) Orlando Furioso, c. ixiir, ut. 4-44. — Cfr. Raj ma, Le fonti deW Orlando 
Furiom, Pirenxe, Sanaoni, 1876, pp. 467-8. — Molti aunt dopo, nel 1589, il Ta8»o 
p^r iocidenza raccontava un aneddotu bpi contrasti amorosi del Figna; < il quale 
« di8p<3rato da' suoi iunori, volendo morira (coin'egli diceya) si faceva porta re un 
t flecchio d^acqita fredda^ e bevera quantij pote?a*. (LeHere^ lY, n" 1122). 



— 173 — 

dai yersi che a questi segnitano^ si coinprende che Lucrezia si divertiva 
a tormentare con dolci occhiate il povero Pigna; infatti rispondeva 
Lieori con gli occhi 

Volti ad ElpiDo: II core e noi siam taoi; 
Tu bramar piii non del; costei non pnote 
Piii darti (1). 

Ma ElpinOy il Pigna, per6 non si fidava molto di quegli occhi per ci6 
che il Tasso altra ?olta, quando era di essi innamorato, ne aveva detto : 

Or ta non sal 
Ci6 che Tirsi ne scrisee, allor ch'ardendo 
Forsennato egli err6 per le foresto, 
Si che insieme mo?ea pietate e riso 
Ne le Tezzose ninfe e ne* pastori ? 
N^ gik cose scrivea degne di riso, 
So beo cose facea degne di riso. 
Lo scrisse in inille piante, e con le piante 
Crebbero i versi; e cosi lessi in una: 
Specchi del cor, fattaci tnfidi lunU, 
Ben riconosco in voi gVinganni vostri: 
Ma che pro ? se schwarli Amor mi toglie ? (2). 

Non senza motivo il Tasso scriveva ci6 nei primi mesi del 73: il Pigna 
ayeva proprio ragione di non fidarsi degli occhi traditori di Lucrezia, 
la quale era divenuta Tamante del cardinale Luigi d'Este: e insieme 
questi due si burlavano di lui. 

II Cardinale, alia notizia della morte di Pio V, era partito di Francia 
per prender parte al conclave; ma giunto a Ferram il 18 maggio 1572, 
a?e?a saputo deirelezione gii avvenuta da cinque giorni, di GregorioXIII: 
si ripos6 quindi in patria, proseguendo per Roma poi il 22 maggio a 



(1) Atto I, sc. I. vv. 213-15. 

(2) Atto I, Bc. I, VY. 219-30. — Questi tre ultimi versi riportati neir^lmtnto, 
aono quelli deirultima terzina del sonetto : 

M*apre talor Madonna il sno celeste 

che h precisamente di quelli che Torquato compoee per la Bendidio, ed h ^k edito 
fra le Bime de gli Eterei, c. 66 v. — Or che si conosce Tallusione ad an amore 
trascorso, si troverk affatto ridevole la serietk con la qnale il Sirabsi (II, 45-6), 
Bulla traccia del Menagio {Osservazioni cit., p. 162) afiferm6 che il Taato profetiiz6 
in questo pasao delVAminta la sua pazzia posteriore; bu ci6 cfr. Gappomi, pp. 84 sgg. 



— 174 — 

fine di prestare oraaggio al niiovo pontefice (1). Per il riraaeente di qiiel- 
ranno e parte del succesBivo, alteram la diraora di Ferrara con quella di 
Roma, finchtj il 27 di lyglio 1573 parti di miovo per la Franeia (2). Ap- 
punto del 27 di luglio ft una lettera della Bendidio al Cardinale, alia 
quale fanno seguito altre sette che vaitno fino al novembre 1574, tutte 
conservate iieirArchivio Estensej^). In qtieste lettere Luerezia esprimeva 
una calda passione pel suo priiicipeaco anoatore e nello stesso tempo 
metteva in canzonatiira il Pi^na, * quel boon iiomo che scrive versi ?►, 
quando mn m lagnaya deiriusistenza sua nel cartegglarla, chianiandolo 
ironicamente « lo sposo dalla barba bianca ^^ (4j, La relazione con la 



(1) Faujci, Mem. st. cit., ?ol. 1V» p. 402. — RicorJano concordementc rarrivo o It 
partenza aacceftsiva alle date indicate tntte 1e cronacbe ferfuren del tempo e i car- 
ieggi degli anibasciatori. E da correggt*re il Cia^onics. Vitae CardinuUum^ Hoioae, 
1677 e rALUfcflj, Op, cit, vol. IV, p. 206, che fanno Luigi presente al conclave, 

(2) laiTARDi, Ricordi diveni delh citta di Ferrara, ma, cit., p. 156: « Adi 23 
€ de toarao vene a Ferrara lo 111"" "et Re?.™** CardJ* dii Este qnale veniva da Roma 
€ at andava in Franeia. Parti adl 27 de Lng^lio ». Cos'i pure Gi^ariwi M. A, 
Diarm cit., p. 84. — II Canigiani scriveva il "27 Inglio: « Staruane a 9 ore . . . 
€ si fe partiio il Card, di Este pur la [la Francxa]^ ed in Mantova, Milaoo e To- 
« rino tarderi due gbmi p^r luogo *. Perci6 va corretto il Fttiifizj, Mem.&ior. cit,, 
¥aL IV, p, 404, che pone la partenza il 28 giugao. — Forse allora il Tasso acrisae 
il sonetto : • AlFecceL Madama Leonora da Eate nella partita di Monsig. 111.*" auo 
* Frattillo »: 

D*umil forlana 1 suoi deair contentl. 

(3) Forono pubblicHto dal CjBRiaio^ DegH amot i e delta pripionia di Torquaio 
Taesa, ed eaaminate dal D'Ovidio, // Tasso e Lucrezia Bendidio Machiavelli^ e 
da me, Torquato TaasQ e Lucres ia Bendidio. — E da notare die la prima Jeltera 
fa edita, per error© di lettura, con la data 17 kglio invece di 27. 

(4) Per il complesso di notizie che oggi abbiamo, io credo, contro il Gibrario e 
il D^Ovidio, assolutaniente dimostrata ridentita del Pigna con la persona indiciita 
nelle lettere dell[i Btindidio con queste due circonlocn^iiJiii. Senza riferire, per brevity, 
Id lettere^ che si poasono veder@ nel Cibrario o iiell^articolu niio sopra cit., mi limito 
a dare la spiega^lone del toro senso secondo il mio parere. Sembni che lo sposo 
dalla barba bianca, doe il Pigna setiza duUbio, came uDieo aminogliato del perao- 
oaggi in qnestiooe, avesae proibito a aua moglie di trevarai con la Bendidio, ma 
egli dal canto propria la visitava insistcntemetite. La Bendidio avvertendo di eio il 
Cardinal^ lo pregeva pero di non fame motto. Ma invece venne a cogni^ione 
dello sposo deUa barba biatkca die la Bendidio era informata di tutto: come, non 
aappiamo ; ed eccolo recarai presso di let, ed isciisarai, e dire che chi pensara cosi e 
Taveva coDatgliato di far oos^^ era tl fratello del Cardinale, cio^ il Duca, al quale 
pare che spiacease la relazione di Lnigi con la Bendidio. E lo sposo lo pregava di 
andar pure a caaa aua; ma Taltra acrive: lo che mi fengo alia prima intent tone 
(oio^ a quel che areva detto queiruoino prima) non ho ancor voluto andare. La 
Bendidio aospett^ che il Cardinale avesae acritto intomo a queato divietu risentila- 



^ t75 — 



Bendidio deve essere cominciata appunto dopo il ritorno di Luigi dalla 
Francia, poich^ il Pipa non avrebbe spinta la dabbenaggine si no a 
maDdar(]^li I^ (come prima fece) le rirae che egli componeva per la sua 
donna (1), ^ avesse sap a to che proprio a quello essa concede va le sue 



mentd al Fi^na: perci^ flcriTendogU si querdf) cha egli ayesse parlato e fln!$e anzi 
d^aver vedtito la di lui tottera al Pi^it. Questa lett^ra della Bendidio non ci h 
pervenuta, ma che fosse di qaejrto aenRo^ si ricava ilalla BuccesaiTa del 23 aettembre, 
ove coDfessa di aver detto per burla di aver vedato qtictlii dt lai al Ptgna; perh 
insiatfifa dicertdo di aver saputo della parte da lui fattat da nno che sapeva mfni 

Ma (fcco ora veoir in campo quel buon uonw che compone versi, il quale casendo 
andato una voUa a visitare la principea?a Leonora e la Bendidia, qaeste tosto ai 
Jevarono ed dacirono: tal che ^i comineia a chiarirsi che la habsensa di V. S. 
non it riesce come sperava. Chi poteva essere qaei»tu pueta itinnmeratD della Ben- 
didio che allora sperava neirassenza del Cardinale, se Don il Pi^Da? Pnma ai 
ritenne che fosso il Tasao, quanda non si sapeva che nnclie il Pjgna avesse scritti 
tanti versi per Lncreziat e proprio io queato tempo ; come anche si disse che 
Leonora si lev&sse per gelo.^ia, quaridu m crcdeva che fosiie iunamorata del Tasso. 
E piti uvvio pensare che le due donne fuisero d* accord<i (e certo lo eranu nel- 
Paffetto per il Cardlnale, bench^ in modo diverso] e che la Principesaa usasse la 
cortesia di aalvare 1* arnica, anche per rij^iiardo al fratelle, e per sottrarre quel la 
alle seci'anti insistenze delT innamoratci. Oiu noi posslamo identitieart} i dae indi- 
Tiduii puich^ accadde che Lucrexia si trovasse uu giornu pres9o una flua arnica, 
e, non a case, certo^ vi andasse queirhuomo che compone, a I quale el I a di&se cru- 
damente, come non volesse trovarsi seco lui, per non dar motiro di ciarte al mando 
€ in ispecie per non far dispiac^sre al iuo patrone, Quello stesso uonio tornd it ^iorno 
appresso dall'ainica di Lucrezia per pregarht ehe facea&e aapere a questa, come detto 
MHO patrone avesse desiderio di parlarle e asaicurarla di Don aver nmi detto tmlla 
contro di leL Ma il Duca, il patrone, aveva detto mate di LocTezia nlVuomo della 
barba bianca: duuqoe costui e luomo che compone sono ana pcrsoua sola. E di 
cii) abbiamo riprova nella lettera seguente dl Lucrezia nella quale appare di nuovu 
il vecchio dalla barba bianca cfie vol esser iutto cortese al dispela vm it mi i 
tefiuto a irovare e pregarmi che voglia andare a ca^a sua; ed es^a, come aveva 
fatto la prima volta, rifiutd; ma la Prindpessa, per amor di pace, la consigliava di 
accottan'. Et detto vecchio mi dme come suo patrone gli aveva detto di volermi 
favorite quanto fosse posaibile e a ciij il Duca s'induceva per non urtare la suscet- 
tibilitli del Cardinale; nia Lucrezia, forte deirappoggio di qaesto^ risponde: Tanto 
meno mi euro di lui nd de" suoi favoru Definitivamente duoque quest'nomo chi^- 
mato era neirun modo ora neiraltro, e ta medesima persona, ciod il Pigna ; e cio 
tantu pi^ che da aitri accenni fatti nelle lettere appare niolto addentro negli affari 
iotimi di palazzo, come non poteva es^sere che lui, minietro e segretario ducule. 

(I) La dtdasealia del son. 88 del Ben divino dice: « Essendo lontano il Principe 
« di Perrara suo aignore, ora Daca, avea fatto sorvitn a Donno Luigi d'E^te, ora 
•« Cardinalej che aoleva aggradire in quel tempo siniili sue poesie. Onde, come ap- 
* pare da questo tonetto, g\i manda ora akane di qaeste rime in Francia, supeodo 



— 176 - 

grazie. Forse it vivace Cardiiiale, elie conosceva Lucrezia fin da fanciulla, 
vedendola al suo ritoi'DO fatta donna bella e valent^, e aver acceso e 
accendere tuttavia tauti cuori (in modo che il Pigna gi& prima del 
ritomo del Cardinale avea qualche potente corapetitore) (1), inuzzolito 
dalla comodit^ che aveva di frequentarla presso la sorelta Leonora, pens5 
di occupare quel mesi d'ozio in questa tresca: e gli riusci pienaraente. 
11 Ta8S0, occupato al suo Goffredo^ non prese parte ulteriormente a 
questo intrigo: epfli conserv6 sempre ottime relazioui con la Bendidio, 
ehe doveva assisterlo, come vedrerao, in un giorno assai doloroso della 
sua vita, A lei Tinfelice recluse di Sant'Auna si raccoraandava e non 
tralasciava di scrivere anche allora versi in sua lode (2); anzi mandan- 
dole una canzone nel 1585 le scriveva di accettare quel ^ tardo frutto 
<i del suo pigTO ingegnOj maturato nondiuieno con Taffezione e con Tos- 

< servanza, in guisa che iiotj dovn\ spiacerle fra g!i altri di colore che 

< le soDO pill nuovi servidori )> (3)» E afifettuossamente ricordava il paa- 
sato, rivolgendosi con un bel sonetto a Plaminio Delfini, roniano: 

Flatniniop quel miu vaga ardenti3 aiietto 

Che Bpesio ad altro ^ut^n ch*a quel di ftqutlle 

Deatar Boleanii, e niille volte c tiiille 

Mi bagno U !teno e mt cangio Fasp^tto, 
Nun m'invaghisct* piu di vau dilett^ir 

N6 piti raccende in me Sam me e faville, 

N6 turba it sonnu, n6 d'luiiare still e 

Ml sparge il vbo iiupaUidito o U petto. 



« egti cbe coatiuua dl pigliarne ncreaKione » . Le relaziom iiif.itti fra il Pignvi e il 
Cardinale eraD<> state aino a qoeato mom en to ottirne. NeirArcbivio Es tense fra 
le lettere di G* B. Pigua, Re ne trovauo due che confermano ci5; la prima 
d al Cardioale da Belriguai'do, H luglio 1569, con la quale gll faceta noto di 
aver presentato ana sua lettera di giustiGcasiDDe al Duca, dl aver Interceduto per 
esso e termioava pregandalu di servirsi di lui e raccoinaudaudosegl). La secouda 
^ una lettera del Cardioale LDcloaa nella filza, la quale dice: « Moitu laag^'^ amico 
« mio carissiyio. Per non lasciare di farvi ancbora 4uak'lie poco di motto Bopra la 
c vtjstrii, (Ai% bo ricevuta da poi per il eav. Tannella, vi diro brevemente che mi 6 
t stata i^ratissima; ma se Tuomo non ?\ sfo^i^asBe qualche volta con gli aniici suui 
t in simUi occasion i la sari a male . . . Dalla Porca di Linns in Normandia a xxx di 
« maggin 1571 *. 

(1) La didascalia del aonetto 50 d&l Btn dwino dice : < Scrive questo eonetto e 

< i tre Heguenti al 8ig» Cornelio Bentivoglio U quale Ciivallerescamente e seconda 

< rn&o della corte raoatriiva di servire la Donna . , . t . — 11 Bentivoglio sposii poi 
I'anno appreaso Isabella, sorella di Lucrewa; cfr. Ferrara e ia corte esten^e cjt.» 
pp. XL e xLi n. 

(2) Lettere, II, n^ ;^16. — V. le Mi che ne dava nel Fqrno {Diaioghi, II, p. 189), 

(3) Lettere, II, n^' 38L 



— 177 — 

Par di tiobile donna in roe conserro 
Onorata memoria, e le mie pene 
Libro e le grazie sae oon giaste lance. 

Ma se gradi Lncrezia il cor gih 8er?o, 
Libero Tami ancor qaanto conviene, 
Nd sprezzi le mie dolci antiche ciauce. (1) 



(!) II sonett) fa edito la prima Yolta nel 1587; ma forse si pa5 identificare 
oon quello di cni h oenno nella lettera qui pubblicata, del 1582, nel Vol. II, parte II, 
n« CLXYIl big tra le Aggiunte. — Anche in nn altro aonetto, scritto certo dopo 
il 1588, e diretto per lettera a Matteo di Capna conte di Paleno, che si ritrova 
in an codice Barberiniano, formato appanto di rhne e lettere originali inviate al 
Paleno dal 1588 al 1592, ricordaya Torqaato e i saoi amori gio?anili: 

Qael che scrissi o dettai pensoso e lento, 

Da rea Fortnna poi fa sparsa a Taara 

Par ooroe foglie di Sibilla al yento, 

pol?e in campo o in lido arena maara: 
Tal che ointa d*oblio la nobil Laara 

N'andrebbe, e Taltra mia gioia e tormento, 

Per cai serrii molt*ann], ed or men pento 

Poi che mia Ubertk tardi restaanl. 

E ci6 a significare poeticamente che, piil della Peperara, n rieordava della Ben- 
didio, la qaale lo tene?a ancora legato col Tincolo della gratitadine. 



SouBO, Fib di ftrfMolo IVwm 12 



^ \ ^ <L.^ 



X. 



Viagffio a Boma. — VAminta. — La prima rappresentaxione. — U OiMkaUo, — 
D Tasso h nominato lettore alPUnWersiU ferrarese. •— Gita a Pesaro. — Feste 
straordinarie e nuova redta deir^imifito. — Fortnna di qaesta pastorale. — 
n Tasso e laoopo Mazzoni: lore discnssioni letterarie. — Ritorno a Ferrara. 

— Gita a Venezia. — Le feste per il passagg^o di Enrico III re di Francia. 

— Bitomo del Tasso a Ferrara. — Si ammala. — 1^ ascritto airAccademia 
dei Catenati. 



[GiDgno le572— 1574]. 



L'estate e Tautunno di queiranno 1572 trascorsero senza che alcuna 
cosa Dotevole intervenisse nella vita di Torquato; soltanto la morte 
dell a duchessa Barbara, avvenuta il 18 di settembre, diede occasione 
al poeta di cantarne le lodi. Ma Tobbligo era questa volta gradito ve- 
ramente, poich^ la Duchessa con la sua grazia e con la sua piet^ si era 
acquistata le simpatie non solo della corte, tna anche della popolazione 
ferrarese (1). II Tasso scrisse per lei, benche piti tardi, due canzoni e 
quattro sonetti (2); Toratore ufBciale fu allora il Pigna (3), ma Tor- 



(1) Ferrara e la corte estense cit., pp. xxiv-xxvui. 

(2) Le canzoni sono quelle: 

— Gi^ spiegaya le insegne oscure ed adre 

— Cantar non posso e d'operar pavento 

e i sonetti: 

— Pianse Tltalia gia mesta e dolente 

— Qaest*arna il velo prezioso asconde 

— Alma real ch'al mio Signor diletta 

— QaelPonorato nodo alma immortale 

e cfr. anche Taltro diretto a G. C. Gualengo: 

Mentre ch*alberga ne la reggia antica. 

(8) lo. Bapt. Piqnae, OraHo in funere Barbaras natae Beginae Hungariae ac 
Boemiae ArciducU Austriae Bucis Ferrariae hdbita IX Kal. Octohris 1572; 
8. n. tip., in 4®. 



- 179 

<)uato ne tess^ nn caldo elogio futiebre (I) e molti anni di pai, nel 
dialot^o II Ghirlinzone o vero repitaffio^ fiogeva di leggere un'orazione 
preparaU in onore della defunta (2), il norae della quale invocava come 
intercessore di grazia da Sant*Anna (3). 

Le gravi questJoni elie Alfonso 11 aveva con la Santa Sede a pro* 
posito della successione del dncafco di Ferrara per la mancanza di eredi 
4iretti, fecero si che appena eletto papa Ugo Boncorapagni, col nome di 
Gregorio XIll, il quale sempre si era mostrato favorevole alia casa 
Esteose, il Duca pensasse di recarsi in persona a Roma e per prestaigli 
omaggio e per cercare di regolar la questione nel raodo raigliore (4). 
11 viaggio tuttavia si aad6 procrastinando per tutto quell anno: e boI- 
tanto il <i dicerabre il Duca mand6 innanzi coloro fra i cortigiani 
che dovevano formare la sua eorle, Tra essi dobbiamo notare il fa- 
inoso antiquario Pirro Ligorio, della cui opera intelligente il Duca si 
valeva per accrescere le sue splendide collessioni (5), e il iiostro Tor- 
quato^ cbe gi&, fin d'allora non era mai laaciato addietro in nessima 
gita che la corte facesse (6). 11 Duca non parti che il 10 del seguente 
genoaio e viaggiando con maggior sollecitudine de' suoi gentiluoraini, 
giunse a Roma due soli giorni dopo di lore (7). Mentre il Guarini sudava 



(1) Pro»e diverse, II, pp. 25 9. 

(2) Dialoghi, III, pp. 167 sgg. 

(3) Lettcre, II, n" 344. 

(4) Ferrara t la corte estenae cit., pp. xtju-xix. — 11 Canigimii scriv6?a il 
SO raagi^io 1572: * l\ Sig"^ Duca si camincia a risolver d'lindar a Roma in persona, 

* e con bella comitiva, e per ora s"^ destinato a orator a S, SantiU il Guerrina, 

< chi dice da s^ solo, e chi cbe 'I suo principale sari il S' Don Francesco [d*Este] • . 
11 Guarini per6 non parti che nel dicembre; cfr. Roiai V., Op, cit, pp. 37*8. 

(5) Ferrara e h corte es tense cit., p. xx. 

(6) Vol. II, parte 11, n° LVIl, — U giorno precedent*, 5 dicembre, il Canigiam 
ATeva scritto: < L'odienza ui Roma sark il d\ della Cattedra di S. Pietro, ed it 

* ritomo qua Tultima notte di gennaro, si die la Domenica Taremo a messa. Fra 

* i giovani dellu comitiva sono inesser Agostino de* Mosti e niesser Pirro Ligorio 

< antiquario che credo arri?ino a cento cinquant*anni ». Cosi Torquato ?ing- 

giava qaesU volta con eolui che doveva e^sere il ano carceriere di Sant'Anna. — 
A cunferma dellaDdata del Tasso, nel la Nota de pan dupetisato a piu gente deUa 
fnmiglia del Duca reatati a Ferrara nelFandaia del S^^ Duca a Roma princi- 
pumdo dal 10 gennaro per tuito 1 mar so (R. Arch, di Stato, Modena; Caw; Am- 
ministtrazione) non si trova il nome del Tasso. 

(7) Archivio di fcJtato in P'irenze; Legazione a Roma, f. 3292; lettera del Proto- 
notario Medici, da Roma. 17 gennaio 1573: « Della famiglia del Doca di Ferrara 

< compari^fce qui ogni di alcono, ma lai non ci si aspetta prima di posdoniiini . . , *. 
IsKARDi, Rkordi dicerii, ms. cit, p. 156: « Adl 10 de Genaro purti lo Ill»*« S. N. 
« per andar a R^jma. TorniJ ad\ 2 di marzo ». — Guarini M. A,, Dinrio, ins. cit. 



— 180 — 

a preparare Vorazioae da leggersi uel solenne concistoro, il Tasso ritro- 
vava le vecchie conoscenze e si dava bel krapo con dame e cavalieri 
e poeti. Abbiamo traccia di ci6 nel sonetto cli* ejli cotapcse allora in 
lodo della bellissiraa Barbara Sanseverino, contessa di Sala, la quale si 
trovava cola con la figliastra Leonora Safivitate(D, che poi taiiti versi do- 
ve va inspirare al Tasso a Ferrara. Conobbe questi allora Uurzio Gonzaga, 
Vautore del Fidanmnie e rimatore non degli ultimi del tempo (2), e 
Maffeo Veniero, Girolamo Catena, autori anch'essi di versi piu o raeno 
discreti, e, piii particolarmente, Don Filippo d'Este, il qyale, venuto a 
Roma per preBtare anch'egli omaggio al pontefice in lorae del Duca 
di Savoia, suo genero, era accompagnato dal letterato e filosofo Ago- 
stino Bucci (3), col quale il Tasso rinuovera piu tardi la conoscenza e 
che intiodurr^ come iuterlocutore in alcuni de' suoi dialoghi* 

11 duca xVlfonso si trattenne tutto il mese di gennaio a Roma; si 
reed poi per qualche gioroo a Tivoli (4); il 4 niarzo era di ritorno coi 
suoi a Ferrara (5). I viaggi e le gite avevano fino allora distolto il 



p. 84. — F. MircAWTii, Dktriorum CoerimomaUum^ cod. Ci>rsiniant>, 986, c. 56 v*: 
[GeDDab \hl^] t Die 19 eiaadem venit ad Urbem t?i impTOviso Ex™a* Dax Fer- 

< rariae bum secundii nuctis citato cmm, sine uUa prorsus pompi aat consitostti, 
€ cum nihil de eiti^ advetitum praecogtiitaro, saltern apnd vtilgares fniitset* St^tliit 
« iTit ad osculantlmu pedes S.^^ D."' Noatri et rediit ad aedea R."^' D."^* Cardinal is 
« Eetenaie: eausdtu eius adventas igiioravi ». 

(1} t Sopra la Signora Bsitbara ch^era in Eoma invidiata da dame e servita da 

< cavalieri » : 

Tolse Barbara gente il pregio & Ron)&. 

Cfr. Ferrara e la c&rie estentte eit., pp. cx]*cxn. 

(2) Egli rispondeva per le rime al aonetto det Tasso ora citato^ ed altre cornpu" 
siiioni scriveva per la conteasa di Sala ; cfr. h eae EimCj Vicenia, Stamperia nova, 
1585, p. 102, e altrave* — A. Bkllokj, CuritQ Goneaga rimatore del sec. XVI 
nel Propuffnatore^ N. S,, vol. IV, pp. 125 e sgg,, non fa cenno akuiio della di- 
mora del Gonzaga a Roma in questa tempo. 

(3) CoTTAFAvi C, Filippo d'Este marchese di S. Mar lino in Rio ecc, Ileggif> 
neir Emilia, 18^)1, p. 11, 

(4) R, Arch, di Stato in Firenze; Legazione a Boma^ f. 3292; lettera del proto- 
notario Medici del 'M georiaio 1573 : H ducti di Ferrara « s' 6 licensiiato ogy^i da 
« sua Btiatitadine: par che si risoWa partir dom&ne o posdomane per Tivoli, d'onde 

< piglieri di poi la Tuedeaima strada che fece nel Yenir, per ritornarBene a ca»ti». », 
Lettera del medesimo del 31 gennaio . . . • Corne &crissi iersera a V. Altezza il Duca 

< di Ferrara mostrava voter partir oggi o dimane per Tivoli, con animo di ritor- 
« naraene di la a Ferrara; dipoi ho sentito questa sera ch'egli ba mutato proposito 
• esseiidosi riaoluto fermarsi qui qualche dl piii . . , • , 

{'r) <)Itrj alle cranacbe gia citate, si trova nel H, Arch, di Stato in Modena; 
Camera daeale; Casa; Ammini!?trazione; Libra de spexa de fpoUto di Btanchi 
ipeniiiore ducak: « Luni adi 2 de marzo 1573: Per raotere in opera nel la dm- 



- 181 - 

Tasso dai suoi lavori poetici; tornatx) a Ferrara nel rifiorire della pri- 
niavera e libero di sfe, voile condurre a termine un disegno certamente 
concepito da qualche anno, se Don da quando aveva vistu recitare lo 
Sfortunato deU'Argenti. Eiirli si era preparato a trasmetteie nella favola 
pastorale che aveva ideato, tntta la freschexza e la sempliciU die potesse 
dare un'arte sqiiisita acquist^ita nello studio dei bucolici greci e latini^ 
inassime di Teoerito(l). 

In quella primavera adunque Torquato \erseggib e condusse a termine 
il &\io Aminta {2} ; [lessvina memnria positiva invero ci resta di ci5, se 
Don forse alcuiii versi dell'atto secoodo, scena seconda, quando Dafne, 
rivolgendosi a Tirsi (Tasso) ^li dice: 

..,*,... Orei, Tir.-ii. non ?uoi 
Ta inD&tnurartL? Sei glovioe ancora, 
Nd pass! di quattr'anni tl (fumto lustro 
Se ben &ofieiiimi quand'eri fane in Ho, 

Torquato compiva appunto veotinove anni iieir aprile del 1573. 
Straiia coaa: in nessun carteggio dei moltissirai veduti, ho trovato cenno 
della prima recita delV Aminta, II diligente Canigiani non avr^ certa- 
mente mancato di scriverne, ma la lettera troppo facilmente py6 essere 
andata smarrita perchfe dobbiarao raeravigliarci della sua mancanza. 
11 Serassi, senza recare alcuna prova, afFermi cbe la recita avvenne per 
festeggiare il ritorno del Cardinale da Roma, che fii il 23 niarzo, e con 
troppo facile immaginazioDe disse del piacere degli spettatori e dell'ap- 
plauso toccato al poeta, II Capponi dubit^ della recita per alciini riscontri 
da lui fatti, lasciandoli per5 ignorare ai lettori. Tuttavia il fatto era 
cosl importante oon solo per la biografia del Tasso, ma per la storia 
del nostro teatro^ che io stimai mio dovere di cercare con qualche 
mezzo di scoprire la verity o almeno di avvicinarmele; e credo di essere 
riuscito in modo che la critica piii positiva noa abbia troppo da adom* 
brarsi di quanto ora esporr5. 

Nei Librt di spesa della corte di Ferrara per Fan no 1573 (3) scno 



« cak Cu«ina per sua Eccellentia e famiglk tirrn&tiL da Euina et veuuta a decinare 
'•i a Ferrara . . . » . 

(1) 11 SEiiAsaj (II, p. 375) possedeva appnoto an Teocrito dove si vedevano ootati 
di macto del Tasso parecchi looghi da lui prest ad imitare nel sao Ammia; non 
^0 do re ora si cone^rvi questo ciiuelio. 

(2) Poich^ ^ provato i\ viaggio dl Torquato a Roma, cade PaffermazioDe del Se- 
rassi ch'egli approlittasac dell^aasenza del l>iica per preparare la pastorale* 

['d) R, Areb. di Stato in Madeaa; Catnera ducale; Caaa; Cucina; Libridi t^tm 
^i Perecino Visdomini e Ippolito Blanchi, spenditori ducali, che ierviTano una set- 
tiioaoa altemativamente. 



— 182 - 

indicati dei pagamenti e delle forniture di vitto a certi oomici,corain' 
ciaiido dal 12 di ma^gio; pare che» pur abitando nella ciita, si recassero 
a feci tare al palazzo di Belvedere, graziosa viUeggiatura degli Estensi 
alle porte di Ferrara (1). perch t^ si trova clie dopo una recita del 5 giugfio, 
due volte id quel mese, cmh il 13 e il 25^ andarono coU la sera il Duca 
e la corte, a sentir la corn media e a cenare (2). Ma una sorpresa ci ap- 



(1) Ferrara e la Carte estcnse cit, p. xm. 

(2) R, Arch, di Stato in Modeoa; Camera dacale; Cas^ Cucioji; Libra di ordi' 
nan t straordmari 157S: « Adi detto [5 giugno] per luminare una cotuedia che 
. fa Zan Batt' Boschetti a Sua E^^cellenxa ...» 

a) — Libra di spesa di Ippolito Bianchi^ 1578 : « Sabato aQj 13 de Gitigno 1573; 

• Per naandare a Belvedere dove va a oena sua Eoc*** . . . * , 

■ Per la Tavola del m^ 8^ Schaico et altri getitilhuotnint che cenaiio a Belve<' 

* dere ...» 

< Per 11 Comediaiiti che ceoano a BelTedere . . . • 

* Atn. GioT. Andrea Ferrino maestro di cocina sol otto m. per altri tanti che 
« IqI ha Bpeso de' sooi in far condure Maasaricle da co<:ina a Belvedere et ritoma- 
« tole a oorte per la cena che ha fat to Siia Ecc*^* a Belvedere . , . > 

b) — LibfQ di ordinari e straordinar% 1573: « E adl 13 detto a Cftsaro di 
« Seappi per la tavula del Sig, Scalco et altri gentilhuommi per cenar S* E, ii Bel- 

* vedere questa sera ...» 

c E adi detto a Zuano di FerriDO per li comediaDti che fauno oomedie a Bel* 
« vedere . . , • 

« E adi detta [14] i>er taoto rotto da Zan Ferrino per il tinello fli ^ fatto a 
« Belvedere per Ii comedianti dove gli and^ S^ E* hieri sera a cena . . . *, 

c) — Libro delle robbe che manditm} U spenditori in dispema, 1573: t Sa- 
< bato adi 18 Zagno 1573: Dal spenditore m. Uipp^*' Bianchi dncal spenditore la 
€ infrascritta robba per bisogno della dncal corte , , . » 

t Per la enema di S* E. per aodare quella a cena a Belvedere . . . • 
« A Zan Ferrino per li comedianti che fan no co media a Belvedere . , » » 

a) — Libro di spesa di IppoUto Bianchi, 1573: * Giobia, adi 25 de Giagno" 
€ 1573 1 Per mandare a Belvedere dove va Sua Ecc*'* a cena ...» 

« P-T li comedianti che cenano a Belvedere . . . • 

€ Veneri adi *26 de Giugno 1573: Per la tavola de Sua Eoc*^* per la cena che 
c €n8 a Bdlfddere heri delli 25 ...» 

« Sabato, adj, 27 de Giugno 1573; A Giovanni della Stellata staffiero soldi 12 
t fpeai in far condurre robbe da comedianti a Belvedere per la comedia che f-iciorno 
« in detto luogo et fatole tornare a Ferrara . . , • 

« A m. Henrico bottigliero mi. cinqae m, per altri tanti apesi de' Booi in fare 
« Gondmrre robbe della ducale bottiglieria a Belvedere per la cena che li ha fatto 

* Sua Eoc*^ et fa tole tornare a Ferrara ...» 

b) — Libro delle robbe che manduno U spenditari in dispensQ^ 1578: * Ad^ 
■ 25 Zngno 1573: Per la cucioa di S, Ecc* per andar quella cena a Belvedere..- » 

t Per la tavola si ha da fare a Belvedere per li comedianti dove va a cena 8. E. . * , » 

c) — Libra di ordinari e straordinarij 1573: c E adi detto [25] a Zoano di 



^ 



— 183 — 

parecchiano cotesti libri scritti dalla mano iocoscieiite di uno spenditore 
e di un dispeDsiere: cominciaBdo dal 29 giugno si trova scritto essere 
il Tasso dimorante a Belvedere per servisio di Sua Eccellenza^ e tali 
indicazioBi continuano tutte le settimane regolariuente fino al 12 ot- 
tobre (1). 

i] naturale che venga fatto di domandarci che cosa poteva fare il 
Tas80 in quella isoletta di poco piti d'un migiio, in mezzo al Po, insieme 
con dei comici; e tanto piCi h fermata la nostra attenzione, osservando 
che le recite, alle quali si recava la cortBi sono dopo Tandata di loi 
sospese per parecchi giorni. Infatti il Duca» dopo la sera del 25 giugno 
in cui Fabbiamo veduto recarsi alia recita a Belvedere, rimase a Ferrara 
fino ai 15 di luglio, Bel qual giorno voile visitare Belvedere (2), il di 
seguente si reed a Belriguardo, altra villa, dove riraase fino ai 18, 
quando torn6 la sera a cena in Ferrara. 11 giorno dopo era di iiiiovo 
a Belriguardo fino al 24; la sera del 24 si rec6 a Ferrara perche era 
di ritorno il cardinale Luigi da Koma, che doveva di li a tre giorni 
partire per la Francia^ corae abbiamo veduto ; e allora egli vi si trat- 
tenne sine alia sera del 31, quando a Belvedere vi fu eena e una nuova 
recita (3). 

Ora mi par lecito supporre, e per essere il Tasso a Belvedere coi co- 
mici dal 29 giugno, e perche il Duca durante il luglio ebbe la curio- 
sit& di visitare quel luogo, mentre la sera del B1 soltanto vi si reed 
ad una nuova recita e a cena, cbe appunto in quella sera si recitasse 
YAminta^ studiata e provata durante (fuel mese col concorso delTautore, 
Egli fe vero che il Tasso rimase a Belvedere sino ai 12 d'ottobre, raa 






« Ferrino per portare a Belvedere per k cena dei comediaDti ehe ?aiino a far co* 
- uiedia a S. E. in detto loco . . ♦ » 

(1) Doc. XV. 

(2) R. Arck di St hi Modena; Camera Docale; Casa; Cttcina: Uhro di ordi- 
nari e straordinari, 157St *. Adi 14 Inglio a hooiuini cin^tie che bobo aDdati 
4 sopra uo BergaDtiDo novo deirArseniile f% Belvederei qual S, E, ha ?ol<ito vedere... * 

(3) R. Arch, di St in Moduna; Camera ducale; Casa; Cucina : 

a) — Lihro di spesa di Perecino Vtsdomini, 1573: < VeDeri, adj 31 Luio 1573: 
4 Per Bua Ecc* . . , * 

< E piti de straordinarie per andar a Belreclere a cena ...» 
« Per li corned ianti die viinu a Belvedere a cena . . . • 

b) — Libra deUe robbe che mandano U spendiiori in dispensa, 1573: « Per 
« Sua Bcc* che va a cena a Belvedere adi ultimo Luglio ... * 

« Per dare a Zoan Perrioo jkt purtare a Belvedere , . . » 

c) — Libra di ordinari t straordinari, 1573: • Adi 31 Luglio a Zoane de 
« Ferrmo per portare a Belvedere dove va a cena S. Eec^'* per li cotnediantt ohe 
« fano comedia in dicto loco . . . > 



— 184 — 

il Duca non vi si rec6 mai piil (1), anzi ne partirono anche i comici, da 
lui chiamati a Copparo, ove si tmttenDero fino ai primi d'ottobre (2)* 

Ma chi erano codesti comici? Certo appartenevano ad uea di quelle 
compagnie delFarte improvvisa, perch^ tmviarao fra coloro che riacaotono 
la paga iodicato nn Pantulone; ma nd 1573 tali compagnie nan erano 
cosi numerose che non possiamo con qualelie probability stabilire quale 
fosse precisamente. Ed in osservando che il Canigiani scriveva essere 
questi comici i favoriti del Duca, ricorder6 che il Romei diceva ricordando 
nei suoi Biscorsi i comici Gelosi: € Qiiesti sono i comici i quali ogni 
« anfw richiesti da S. A. vengono nel fin delTautunno e li conduce seco 
« a marina > (3). k vero che il Romei scriveva nel 1584, ma noo h 
men vero che I'anno seguente a questo in cui fu recitata VAminia, tro- 
viamo prove che mostrano chiaramente come i (relost^ fo^sero gi^ obbli- 
gati al Duca di Ferrara; poiche a Venezia» dove si recarono nel luglio '74, 
chiaraati da quell a Eepiibblica per divertire Enrico III che ritornava 
dalla Polonia, si permisero di recitare al Re francese privatamentc nel 
fondaco dei Turchi, palazzo di propriety del duca Alfonso, obbedendo 
al desiderio di questo, e non curando il dispiacere della Repubblica 
perch^ c\b avveniva prima di o^mi rappresantazione officiale; e ci6 ac- 
caddo non una sola volta (4). Se dunque il Duca gik nel 1574 aveva 
tanto ascendente sui Gelosi da indurli a questa sconvenienza, e quelli 
deiranno precedente sono detti i comici favoriti^ non mi par difficile 
credere che fossero veramente i Gelmti tan to pih che delle loro varie 
peregrinazioni, tra altre lacune, non sappiarao dove fossero precisamente 
nella primavera delfanno 1573 (5). Se erano essi adunque, com*^ proba* 



(1) Dal riflcoiitro di^i re^lstn deirArchivio catenae lo ti vede iufatti a, Ferrara 
fino al 3 afosti", quando va a Belriguardu, ove riraane aino al lafiorno 8 ; quaudo 
la sera torna a Ferrara e vi rimane fioo ai 24 ; quando va a Copparo, doTe ata 
fino ai 12 di setteinbre, trannc quakhe corsa di s<^ra a Ferrara, Poi torna a Fer- 
rara si&o ai 18, quando va di nuovo a Copparo e vl rimane Sno al 29, nel qaal 
^omo per Coniacchia toma a Ferrara e \i reata lina ai 12 d'ottobre. — In questo 
frattempo la principessa Lei>nora r»ma«€ sempre in villa a Belrig'iiardoj Lucrezia 
era a Pesaro. 

(2) II Canigiani Bcrireva il 21 settembre 157'j: € It Si^rii>r Dnca ha nmandato 
« ataman i da Copparo i commedianti ed i cortig'iani maalindi (?) come inn till alia 

< p«3ca di Comacchio , . . »i e il 5 ottobre: * . , . i nostri commedianti favoriti si 

< son Ucenziatl di qni sino al tempo delle maschere » . 

(3) Ferrara e la corie estense cit,, p, 79; cfr. Solkrti e Lanza, Il teatro ferr arise 
n€Ua seeonda meia del secoh XVI nel Giorn. St. d. Lett Ital, vol. XVI1I» p. 1&4. 

(4) De Nolhac e Solerti, 11 viaggia in Italia di Enrico III ecc., Torino, Rooi, 
1890. pp. 110 244, 

(5) SoLEKii e Lakza, II teatra ferrarese cit., p, 160, 



-185- 

bile, il Tasso» che gik H aveva conosciiiti in Francia, non poteva avere 
recitanti mig^liori, perchfe tra gli altri v'erano la celebre Piissimi, Simon 
holognese, Giulio Pasqiiali e Rinaldo Petignoni, tutti tra i piii famosi 
di quel tempo (1). 

E indiihitato che VAminia, recitata qiiesta prima volta, senza Tepisodio 
di Mopso, come h credibile per quel ch*abbiarao vedato, e senza €ori 
ne intermedi, deve aver ottenuto uo grandissimo siiccesso, Qiiella mali- 
liosit^ innocente dei caratteri, quella sensualitil piena tuttavia di piiilore 
che traspira da tutta la favola, quella semplicitilL elegante di versi, forse 
non ragginnta mai da alcuna altra opera della nostra letteratura, devono 
avere gcosso gli spettatori: il cui interessamento pettegolo era inoltre 
cccitato dal riconoscere sotto la veste pastorale alcuno dei personapff^i 
della corte e dal comprendere a quali fatti il poeta alhideva. Per quanto 
il Guarini, pur chiamando bellissima questa pastorale, trovasse che or- 
me^giava il Sacrtficio del Beccari (2), e, piaggiaodo anch'egli lo Speioni* 
a&'ermasse che tanto era di bello nelVAminta quanto era imitato dalla 
Camice (3), tuttavia Torquato rispondendo alle lodi cbe gli tributava 
un altro poeta ferrarese, Antonio Vandali» si mostrava conscio della no- 
vit^ deiropera sua, quando diceva: 

Ardite si, nm pur felici carte 
Vergai di vaghi pastorali amori, 
E fai calkir dei Greci antiiiii allori 
Ne le ri?e del Po con tiovelParte (4). 

Non si sa per quali ragioni Torquato non pubblicasse per allora questo 
8U0 eomportimento, il quale non vide la luce che nel 1581, come si dir^. 
Forse questo riserbo si deve attribuire alia sua incontentabilit4 in fatto 
d'arte: ma nonpertanto raolte copie ne corsero manoscritte, ci6 che Tor- 
quato avvertiva con dispiacere due anni appresso (5). 

Rimase Torquato a godersi tranquilio il trionfo oella villeggiatura di 
Belvedere fino dopo la met^ d'ottobre, come s'fe visto: e forse, animate 
dat successo, pose mano allora a scrivere quella tragedia che ha per ti- 



(1) D' Ancona. Origini cit, voL II. pp» 466-8. 

(2) Compendia della poesta tragieomica ecc. nelle Opere, Verona, Tumermani, 
1737, vol III, p. 453- 

.3) VoL II, parte II, n- CCL 

(4) Sonetto di risposta ad uno del Vaudali cbe comlncU: 

sempre glorioso a quando in carte, 

edito dal BaruffaMi neUe Rime seelk di poet* ferrareni, Ferrani, Poroatelli» 1713. 

(5) Lettere, h n"* 21. 



— 186 — 

tolo Galealio re di Norvegia^ la quale per6 lascid in sospeso giunto 
appana alia seconda scena dell'atto sacondo, uon ripigliando i1 disegno 
che tnolti auni dipoi. Ci5 hob imped'i che atiche questo fraramento fosse 
pybblicato dalFAldo uel 1582; e noi dobbiamo laraentare che non prose- 
guisse allora, nella pienezza del suo ingegno, tale tragedia, che per 
la parte che ci rimaDe, h superiore al ri fact men t-o; e forse Fltalia avrebb&i 
avuto nel cinquecento anche una vera tragedia, se pure la mite natura 
di Torquato poteva trattare un ta! genere di compoinmento. 

Col ritorno della corte a Perrara dopo gli spassi autunoali, toroil 
anche il Tasso, che riprese ad atteudere agli studi (Ik ma la sua fama 
era ormai sta,bilita se in una Uelajsione dt Ferrara fatta, non sap- 
piamo da chi, al Uoge e al Senato di Venezia in quelFanno 1573, era 
lodato il duca Alfonso per il suo amore alle arti e alle lettere, notan* 
dosi a suo onore che egli teneva presso di s^ il Pigna, il Ligorio * 
« i! signor Torquato Tasso, giovane, ma tanto innanzi nella sua profea 
« sione, che col progresso de' suoi studi non ha» a ^iudizio universale^ 
* ad aflaticarsi per avanxare altri di questa et^ che se stesso » (2). 

La rieompensa per la nuova opera d'arte che accresceva il lustre della 
corte E^tense non si fece molto aspettare: il duca Alfonso prima di par- 
tire per FAustria, ove dovette recarsi sulla fine di gennaio del 1574, per 
ottenere dal cognato Massimiliano il ricxjnoscimento di certi suoi diritti 
in rapporto alia nota questione di precedenza tra lui e il Granduca di 
Toscana (3)^ uomind il Tasso alia cattedra di georuetria e della sfera^ 
con FobblTgo di leggere soltanto nei giorni festivi e con lo stipendio di 
centoeinquanta lire marchesane, pari a lire duecento ottantatre delle 
nostre (4). 8e lo stipendio non era lauto, contribuiva per<N ad accrescere 



(1) Ci resta di qne^ti altfmi meal no piccolo dacutnento ; R, Arch, di Stato in 
Mudena; Camerji docale ; Ca&a; Amministrazlonc ; He^istro della Dispensa del vino 
1573-74: < M» Tasso de' haver vino ogni mede per Phordinftno di bocche due d*j 

♦ I settembre 157S per tutto agoato 1574. Adi 28 ottobre se gli ritien la spesftj 

• per polizza dal sig'' B<iuazznolo et 8otto«crittd di 22 detto >. 

(2) Ferrara t la corte estetue cit,, p. ixj, 

(3) Ferrara e la corte estense cit, p, iviii. — Campori « Solerti, Op, cit.t 
pp. 102 4, 

(4) BoRSETTi, Sistoria almi Ferrarienais Offmnasii, Ferrariae, 1755, vol. U, 
parte il^ pp. 197 9, il quale si richianmva ad un Memoriak di conti del 1574, 
citato poi dal Frizii, Memone cit., toL IV, p. 411, come esiatente neirArchivio 
comunale di Ferrara, dove oggi non fa pii poagibilc rinvenlrlo. Lo stipendio del 
Tasio vi appariva notato dal 1574 al 1579 e la partita fu da Ini comonicata al 
Serassi, dal qaale riporto il Doc* XVI ; cfr. anche qui vol. II, Appendke, n° XXVII. 
— Cfr. GoARiifi Jacobi (BiRnpFALDi G.)» Ad Ferrar. Gymnasii Hist. Supplem, et 
animadv.^ Bononiae, 1740^ parte 11^ p. 6L 



- 187 — 

U reddito del poeta, mentre roccupazione noti era tale da distoglierio 
da' suoi studi pia graditi; ed egli teene tale officio, alraeno nominal- 
mente, fino al 1579, t|iiaiido fu rinchiuso in Sant*Anna (1). 

11 duca Qiiidobaldo II della Rovere aveva stabilito di ravvivare il 
carDevale di queiraniio 1574 e con le feste far dimenticare ai suoi sud- 
diti le angherie ed i bakelli che avevano provocato la ribelliooe di due 
anni addietro, della quale e^li da poeo aveva tlatto cnida vendetta (2], 
Fin dalia wetk di gentiaio la principessa Lucrezia scrisse al frateilo 
Alfonso questa intenzione dello suocero e lo invito a recarsi a Pesaro, 
proraettendogli che Guidobaldo < li farebbe a codesti siidditi recitar al- 
•< cone comedie che a suo credere non le dispiaceranno, poi che essi in 
* questa i^ort^ di rappresentazione sogliono farle assai bene > (3); Alfonso 
non potfe accettare llnvito perchfe partiva, come bo detto, per rAiistria^ 
donde non ritorn5 che alia fine di aprile (4). Ma, insieme coJ Duca, Lu- 
crezia aveva iiivitato Torquato, perche eon la recita dBWAminta^ della 
quale era corsa la fama, contribuisse alio splendore delle fest« (5), Si 
mosse infatti egli da Ferrara e recossi a Pesaro, dove trov5 la corte 
disposta a divertirsi in ogni raodo. Rivide il suo compagno dMn- 
fanzia principe Fmncesco Maria, divenuto elegante e valoroso cavaliere^ 



(1) Nel R. Arch, di Stato in Modena: CancelL ducale; Istniiiotie Pubblicaj 
Stodirj in Ferrara; non si con&ervano di questo periodo che i rotuli dei lettori f>er gli 
anni 1575-76, ne' quali appare il Taaso; Doc, XV1I-XVI!I (Cfr. Solkru, Documenti 
riffuardanti lo Studio di Ferrara nei secoli XV e XVl conaervati fieWArchmo 
Estetue negli AHi della Deput, Ferrarese di St. PaL, vol. IV, fasc. 11, Ferrara, 
1892), — Nelk colleziuiie Dubruiifaut, in ven<iita presi*o Etienne Charavav di Pa- 
rigi, nel 1890, eaisteTa la ricevuta originale die pubblico (Doc, XIX). Ma suirau- 
t^nticit^ di essa si hauno dei dubbi, poicb^ fac^va parte della fkmosa cotlezione 
Snm, venduta a Parigri ne) I863« nella quale abbondavano le falsificazioni; cfr. 
C Lozzi. Ricordi di una pendita di autografi fatia a Farigi nel 2S63 nel Bi- 
hliofih. Anno in (1882), n" 2, p. 24. 

(2) F. U»;oLJ>j, Diario d*anonnno deUa ribeUione d*Urbino nel 1572, ntWAreh, 
Stor. Ital, N. S,, vol 111, pp. 37 sgg. Cfr. d«l iiiedesimo la Storia dei Conti € 
Diichi d'Urbino, Firenze. 1859, vol. II, pp. 289 sgg. — hmui Cklli, Ta»se e Ri- 
vt}Iu£ione. Storia itaiiana tion nota del xecolo XVI tratta da documenti Vaticani, 
Torino, Roux e Comp,, 1892. 

[ii) R, Arch, di St. in Modena; Arch, dncak segn^to; Gasa; Lettere di Lucrezia 
d*Este duchessa d^Urbino. 

(4) Campori e Solerti, Op. di., p. 102 j e le croDaclie ferraresi. 

(5) Torquato ricordava alia Principessa nel 1585; *. , . . ma cbiamandonu in Pe- 
« «aro, giunae favore a fa?ore, corfcesia a cortesia. e liberaliti a liberality, donan- 
« dorai e fac^ndomi donare, ooorandonii e facendomi onorare dal Sig. Duca Guido- 
* baldo di gloriosa mcmoria* • {Lettere, I» n*» 351). 



— 188 — 

uraatore delle arti e delle lettere(l), Fu ben accolto, corae di consiieto, 
da Guidobaldo e dalla vecchia duchessa Vittoria; festeggiato da Lucrezia, 
ancor belk e spiritosa bencbe 001 ai non piu fresca (2), e dalla sedicenne 
principessaLavinia della Rovere, cbe fin d'allora nianifestava ravvenenza 
« la grazia per cbe fu celebrata (3), noncbfe dalle altre dame, delle quuli 
s'adonmva quella corte (4). 



(1) L'amb&sctat^re veneziano Lazzaro Mocenigo eoei parlaifa di Ini netla saa Be- 
ia9i<me del 1570: « U principe che ba nom© delVavo Francesco Maria, * di etk d\ 

* anni xxv» di aspelto molto grazioao e di vivacissimo ingeguo; si da niolto alii 
■ eftercizi del corpo, eome al giuocare del la palla» alio andaro a caccia a piedi, ed 
4 altri simili esorcizi per abilQarsi agli incomodi della guerra, disegimndo Sua Ec- 
« cellenza di aeguire anch*ella il raestier dell'armi; e tanto gagliardi sono qaeati 
. saoi esercizi e cosi continiji, che inolti dubitano non gli abbiixo col tempo a nucj- 
c cere nelia vita. Si diletta di tatt© quelle coso che verainetite sono appartenenti 
« ad on principe: 6 ainati* da totti i popoli per rispetto delle sue onoratissime 

* quality e della ana geixerosiesiTna natura: si diletta anco in sommo grado di ca* 

* ?alli. de' qaali ne ha gran copia e cavalca e giostra niolto leggiadramente. E 

* intolligente delle raatematiche e delle fS^rtificaa^iutii ; lua invero dopochft ^ stato 

* in Spagna, pare che abbia preso alquanto di que* termini spagnuoli » . — E 
cinque annt di poi Matteo Z&ne, niandato ambasciatore a Pesaro per IVde^ione a 
dura di Francesco Maria osservava le medesime qualitii aggitiogendo : « Nell a sia 

* corte vi ^ serapre qualche persona segnalata in arnii e in lettere, e ¥i si fa pru- 

* fessione di una esquisita buona creanza, e di esser eortigiani |>erfetti, il cbe ^ 
« nso antico di quella corte, confermato tanto maggLormente adesso, qimnto che il 

< principe ^ stata alia corte di Spagna « (Alb^hi, Eelaiwni dtgli ambasciatori 
veneti dt, S, 11, vol. 11, p. 101; e S. I, vol. 11, p, B31), 

(2) Nel 1570 il Mocenigo la diceva, nella Helatione test^ cit.: < principe^^sa di 

* bellissimo aspetto e piena di grazia e maesta >« ma cinque anni di dispiacerj ma- 
trimaniali feceru si che lo Zane scrivesse essere: € di bellezza manco che mediocre, 

< ma si tiene bene accoacia, aveado forae bisogno p<er la sua eta cbe passa qua- 
« rauta anni >. 

(3) 11 ohiaro prof. Vernarecci attende ad uno studio intorno a questa ftmosa prin- 
cipeasa, che nusciri senza dubbio inter -ssante ; cfr. intanto Uoohm F., Op, etl, 
voL II, pp. 351-2; e [A. C«eccuccj], Una parte deiVEro e Leandro di Bluseo. 
poeta fjrecOf tradotto da Mons, Bernardino Baldi da Urbino e pubhlicnto tn 
prima wUa daU^originak, Roma, tipogr. delle Bdle arli, 187iJ, in 8^, nella prefaz. 
— Non ai sa se la lorella Isabella, sposa a Bernardino Sanseferino, principe di 
Biajgnano, interveniaae a queste feate, vivi*ndo di solito nel regno di Napoli, 

(4) I/Ayo9Ti«i nelle sue Gifjrnate Soriant (rus, Oliveriano 191 cit), le quali si 
riferi^cono, come ho detto^ a quea to tempo, ci preseuta alcune di quest«daiue: < Or 
« cusl mentre stavano Molazzevoli alia memoria appiesa di cosi nozziali e quasi ch& 
« incredibili pompe, ei accorgeramo che iacontro a noi alio finestre del pala^zo vi 
« era la ducheisa Vittoria Farnese mad re del sign or Principe, die \l tutto aveva 
4 adilAi fuori d'ogni nostra soienza, pretso alia qiial<j stavano queste signore Oen^^vra 

< Malatesta, Cornelia Vanino, Pan tea Baglioni, due con tease di Montekbate e della 



4 



Dei divertiraenti maggiori fatti a Pesaro in quel carnevale ci lia con- 
servato iiienioria uoa lettera di Tiberio Almerici, nobile pesarese, al cu 
gino Virginio Almerici che sfcudiava a Padova e in casa del quale ve- 
drerao il Tasso neiranno segtiente (1), Primo trattenimento fij una sbarra 
combattuta la sera del giaved'i graaso, a lume di torcie, con •jfraode 
concorso di dame e di cavalieri; il secondo fu la recita ieW Erofllomnchia 
di Sforza degli Oddi, letterato perugino (2): si fece la sera del lunedi 
di carnevale con due dei soliti spettauolosi intermedi. Tale comniedia fu 
trovata alquanto lunga e tediosa, e forse i recitanti, gentiluomini del la 
corte, non erano tali artisti da correggere col brio dell esecuzione il di* 



• Metola tutte reramcnt« degoe per maesU e per onore di se^nitare i inenii di ana 
« coal ftingolare signora, rariasimo esempio di amore, di prodenza, e di religione: 
■ alU cai scoperta, gorridendo il Princi|)e, perciocchfi noi aitri tatti araimrati ne^ 
« rimaneimno, voUatosi a noi con alta voce disse: • Chi indietro si yoltat stia in 

• cerveilo che nuu perda ». Alb qaali parole tatti ad an tempo, contrario aU'a?' 
« fcrtimento, indietro ci Tolgemnio, e gir&ndo gli occhi verso il primo giardino che 

• fjensile ci sopraatafa, vedemmo, quasi rose meraTigliose tra verdi laari aacose, la 
« pill leggiadra gente di stup-enda bellezza^ che giammai creasse la natara, la qualt; 

• iiiTaghitA di sua propria vista e fatta baldanzosa airipganno scoperto^ non poot^ 
« contenersi di piu celarsi, che g\h gli angelici risi ne fecero di ciaschedona niani- 
« festo iiidizio, seaza dir nulla, come statue di marmo ne rimanemmo; e ancorcli^ 

• il Principe prutestati ed av?ertiti ci areaac^ non voile anch*egli, al pari di noi 
^ tut tit con tend rsi dal con tern pla re h spleudore, la nia^Btll e la grazia di timte dee, 

• ch'altru che celeeti deiU. non parerauo fra Fondeggiare di quelle perpetue verziire, 
« che hnn^y ripaio all'innunierosa piantata di cedri che qoivi gross isai mi sono. Eran 
« queste Virginia, gi^ figlia di Giulia Varano dachessa di Camerino e prima moglie 

< del daca Goidobaldo presenter Isabella e Lavinia, di padre e di madre sorelle del 

< Principep dignis^iini aoggotti della casa della Rovere; in cuinpagoia delle ijUiUi 

• stavano Clelia Farnese, Ippolita Pica, Camilla e Felice della Rovere, Leonilda 
« Malatesta, con altre donne d'onore di maravigliosa bellczza » . — L'ambasciatore 
Matteo Zane, nella eqa Melasione cit.^ parlando delk vecchia dachessa Vittoria ag- 
gimigeva: « Le sae dauiigelte sono allevate in tantu onesta di vita e di costumit 
« che 81 addimanda hen a? venttiroso colui, che ne pm aver una per nioglle ^ . 

(1) Vol. Ilf parte II, n'* LIX. — Di queiata lettera pubbUcd del brant il SeKABSir 
La vita di J. Mattoni, Roma, Pagliarini, 1790, pp. 23 agg.; e nella prefa^ione 
alFediitione bodoniana deWAminta, Crisopoli (Pannii), 1789, Non la conosceva 
quando scrisae la Vita dei Tassa, e gli fa segnalata da Annibale Oliirieri^ the egli 
ringrazi6 con !a lettera qui ri|>ortatft nel toL IL Apjxjndice, n'' LVL Finalmente 
la pubblico nella sna integritik A. Savjotti, Torqu^to Tasso e k ftsU pesaresi 
del 1574, nel Giom, Stor. d, Lett, Ital, voL Xlli con erudite annolaziani, delle 
quail mi giijvci. 

(2) SoirOddi ?, TiHAwoBCHu Storia d. letL tto?., voU Vll, lib. 11, cap, IV, § X13C. 
La comniedia era stata stampata a Perugia due anni innaD^i. Cfr* Savjotti, Op, 
cit, pp, 41 M2, n. 2. 



fetto deiropera (1). II terzo spettacolo fu la recita delYAminta, clie ehbe 
luogo il primo giovedi di quaresima, fatta da alcuni giovani d'Urbino; 
la pastorale ciie fu giudicata « cosa rara », piacque per il movimento 
degli attetti e per la sua semplicit^ ; ma ueppiir essa fu recitata bene. 
Grande effetto ottenDe la recita dei cori introdotti da Torqiiato in 
quelFcMicasione fra Funo e laltro atto, e tra essi divenne celeberrimo 
quelle contro TOnore, che chiude il prirao: ma rimane incerto se fossero 
scritti, e quali fossero, i cori dopo il terzo e il quarto atto (2)» come Don 
h nolo parimente quando fossero scritti dal Tasi^ grintermedi (3), n^ 
quando quel coinponinaento che va per le starape col titolo di Amore 
fuggitivo, Questo, pill propriamente, devesi eonsiderare come epilogo del 
dramma, poiche le parole detta?i da Venfire sono perfettaraente in ri* 
scontro a quelle dette da Amore nel proiogo (4), ed esso nella prima 
stampa ferrarese della pastorale (5) segue senz' alcuna divisione alTatto 
quinto: per tale ragione io Tho posto appunto come epilogo nella mia 
edizione AbW Atninta, 

1 giovani urbinati che avevano recitato YAmintu^ si reearono poi a 
Fossombrone, dov'era il cardinale Giulio della Eovere, desideroso pore 
d*udirla: ma nessuna altra notizia ci rimane in proposito (6). 

Dopo quetito tempo la pastorale corse trionfalmente I'ltalia, nia pocbe 
e scarse notizie ci rimangono di recite successive: il primo di maggio 
del 1581 alcuni giovinetti la recitarono in una accademia a Verona, 
ma Alberto Lavezzola scrivendo di cid a Uiomede Borghesi non se ne 
mostrava soddisfatto (7); di una recita che doveva farsi a Ferrara nel 1582 



(1) Dalla lettera delL'Aliuerici mp^iEimu che tra gll altri recitanti vi era il ca- 
valiere CI audio Aluierici sio parente {Saviottj, Op. ciL^ p. 412). 

(2) Ofr. la nota appusta a ciascuno di esai nella mia edjzioiie delle Opere minari, 
vol. m. p. 94 e p. 117. 

(3) 11 FoNTANl^-l, Aminta difsso eoc>, p. 132^ suppose che lo fossero per la recita 
4iella Aminta fatta a Firenze nel 1590 c<m h inaccbitie del Buontalenii, di che 
parlerd, 

(4) Esiste im Commento al proiogo deW Aminta di GmoLino Baruffaldi, mn. 
in-4 di cc, 24, autugr. gia posseduto dal marchese G. Campari ed ora pasaato alia 
Btblioteca Eatense. 

{5) Ferrara, Baldini. 15>!1, in-8. 

(6} 11 Sjlvjotti cita solo ana fraae di Teofilo Betti nella ana Istoria di Pemro, 
tna. (cod. oliveriaua 995, t. V, c. 528 r) il quale ripete die quei giovani < si pyr- 
« tarono a Fossombrone a fine di fare! compatire con detta recita dal Cardinale il 
« qaale m irovavasi infermo », -^ II chiaro Vernarecci mi avvertiva ebe in una 
finestra del palaiza d'Drbtno 6 inciso nella pietra, in un luogii W, Tirn, e in un 
altro W. Fiorindo; cbe cio sia ricordu di una gara di popolarita fra due oumici 
deM'art«j ? 

(7) Vol. 11, parte 11, n- CL. 



parler6 a suo luogo, rome pure di quella fatta a Firenze iiel 1590; 
ma a Ferrara dov^ recitarsi di Irequente, sia da ccrapagnie di comici, 
sia in inodo private, come sappiamo che a v venue una volta durante iin 
banchetto dato in villa da Cornelio Bentivoglio (1). Dopo che Vittoria 
Piissimi ebbe creato la parte di Silvia^ Isabella Audreini, che le succe- 
4ett6 Delia compagnia dei Gelosi e nella fama, nan avr^ mancato di 
sost<;*nere quella parte, ella, arnica del Tasso e autrice di una favola 
pastorale (2). Maria Melloni, detta Celia^ dei Confidently sulla fine del 
secolo e sul principio deiraltro, provocava sotto il veto della ninfa gli 
^ntusiasrai decrli ammiratori (3); e i Gonfidenti sappiamo che recitarono 
VAminia aiiche a Torino (4). 

Ci6 che d^ per5 il giusto valore di questa opera d*arte e il fatto del 
gran nunnero di imitatori che ebbe in breve tempo, cosi che alia fine del 



(1) RoB9KTTJ» Lo SccUco ecc,, Yenezk, 1582, p. 306; « Finito che tn il desinare, 
« seosa che persoDA si partiBse da taTola, si coiiimci6 TEcloga del Tasso, con inter- 
« medii apparenti heUissiml, e di vari ainmalij che fti WUissimci tratteniiiiento > . 
itHevai gii questo passo nelFarticolo II teatro fertarem neUa utmida mttli del 
secolo XVI nel Gwrn, stor, deUa Lett, ital, vol. XVill, p, 1784. — Cfr. D'An- 
COS A. Origini cit, toL II» p. 71. 

(2) AUrettaoto parrni savia la supposizione ch'io faccio, quanto iDgiustificatii Ta-s- 
aerzione del Molaud^ MoUere et la Gomidie italienne, Paris, 1867, p, 163: « Ainsi 

< Ton sait que le role de la bergSre Silvia, dans FAininte . . . 6tait uq des tdomphes 
t de Isabelle Andreioi », 

(3) Franc« Baetoli, Hotiiie istoriche dei comict ito^iam, Pad ut a, Con^atti^ 1781, 
•vol. II, p. 16: « Recitando adonque in Bologna questa attrice soatenne con rnolta 

< bra vara la parte di Sihia ... 11 celebre eonte Bodolfo Cainpeggif illustre poeta 
4 bolognese voile onorarla del seguente sonetto che trovasi fra le sue Rime: AUa 

Si§, CtHa Comiea Confidente, Silvia neJTAmirUa rappre$entando : 

« Donna, se io miro gli occhi o *1 crine, invade ». 



E pero strano cbe n6 fra k Rime del Co: E, CAMPEawi ecc, Parma, appresao Si- 
mone PerlaBca, 1608, in-12, nfe nella Corona di lodi aUa Siffnora Maria MeUoni 
4ietta Celia Comiea, Bfdogna, 1611, lo abbia potato ritrovare il aonetto citato. 

(4) Prologhi di Domenico Brcni detto Fulmo Comico di Madama Serenissima 
Principessa di Piemonte dedicati dl Sereniss. Principe Tommaso di Savoia^ Pa* 
rigit per Nicolas CnllemontT MDCXXllL — Nel Prologo intitokto Vigna del Se- 
renismmo principe Mauriiio Cardindle di Savoia, merainglia d* Italia, ecc.| si dice: 

• Qui it] questa fortunata parte^ pasas, o peUegrmo, che vederai quel luogo dove i 

• cotnici CoDfldenti ftirtino honorati di potere in boscareccia scena rapreseittare 
> rATnintflj pastirale scherzo di quel famoso Cigno cb'in pit sonoro stile canto nella 
■- ricaperata Gerusalemme le glorie di Goffredu »♦ — Seoondo D. Linza, Un capi' 
tola inedito di Fr. Andreini ecc, Pinerolo, 1889 (per nozze Solerti-Saggini), p. 15, 
^he rilevd qnesto pasao del Brum, la recita dov^ avvenire tra il 160f) e il 1623. 



secolo seguente se ne potevano caotare oltre duecento (1). ijuesto strazio 
provoc6 le ire deirarguto Boccalinit il quale^ nei suoi Ttagguagli di 
Pamasoi2)^ finse che durante le feste fatte dal Tasso ueiroccasione 
rhe Apollo lo aveva creato gran Conestabile della poesia italiana, akuni 
furbacchiotti poeti, rotto lo scrig^no suo pid segreto ove egli conservava 
le gioie delle composizioni piii stimate, ne rubassero VAminta con grande 
dolore deirautore; nia data loro la cac^ia « essi, come in sicnra frao- 
^ chigia, si ritirarono nella casa deirimitazione, onde dat bargello, di 

< espresso ordine di Apollo, furono subita estratti e vergognosamente 

< condotti prigioni » (3). 

Certamente dopo Fesito felice delYAmmta il Tasso scrisse quel so* 
netto nel quale, afferoiando che Venere, nata dal mare, araava ancora 
il mare e le sue sponde e spesso usava tra gli scogli rifugiarsi cou 
Amore, cosl, dice?a: 

se gik c^ilebrai col cunto atidace 

I boficM auibrosi, e *1 caott) audace jjiacqne; 
Fiacciaj s'esalter5 rapricbe firene. (4) 

Id questo sonetto^ chiaramente espressa Tidea di una favola pescatoria: 



(1) Secondo il Serassi nel 1615 eraiio ott4inta le fnvole pa^torali e nel 17O0 <»ltre 
duecento r una raecoltu delle quali egli vide pre&so gVi eredi di Oio. Antonio Mo* 
mndi; ma qaesta librerla fu poi diapersa. 

(2) Venezia, Guerigli, 1624, Ceiitada I, EiLgg. ltu. — Anche nv La hilancia 

poHtica^ CaBtellHna, Widherhohi, 1678, p. 215, iiella Lettera. 25* a Cn?8€enzio Spo* 

leti: * Loda il Tasso come uno de* yih celebri poeti, e si rimproverano quei poe- 

< tofitri ignoranii, che non sanno comporre aenza rnbbar le altrtu flitighe come 

» molti banno fatto delle opere del medeiimo Tasso, c particolarmente della sua 

• Aminta, iitroppi&ta, asea-^inata da diversi, anche prinia cbe fosse dal Tasso data 
t in luce *. — Anche Scipjokk Errico {RivoUt di Farnmo, atto IV, bc. I) fa 
riapoDdero da Calliope al Marino eke si lamentaYa, inn per Tanteria« che tutti i 
pooti nibavano da loi: « 11 Tasso non pnr si lasciu prendere varie cose dal Guarino, 
« ma non si dolse, anzi si rallegr6 quando vide il soggetto della saa Aminta tra- 

* sportato dair Ongaro neir^l^ceo, ne anco si dolse vedendo le fa vole, i concetti, i 
« versi, e le stanz© intiere della sna Gemsakmme Libtrata tolte di peso e poste 
I da Cnrzio Gonzaga nel sao FidamanU^ e did Chiaorera neir/to/»a Liherata ov- 
t vero Gotiade . . . » . 

(3) Sulla fine del secolo d&eimosettlmo si agiti> una questione accademii-a iotorno 
ai pregi dell*J.mi>tto, inisconoscinti da don Bartolorneo Ceva GrinialdJ dnca di Te- 
leae e da Dberto BenToglienti, dl ejsaltati dai frato Baldassarre Paglia, dal Fon- 
tanini e da Doinenico Maurodinoia. Cfr. qui la Bibliografia, ad noin., pur le rlspet- 
live pnbbltcazioni. 

(4) Sonetti): 

fanciul d'alto ingegno in mezto a Tonde. 



ma non pare che Torquato la colarisse niiii, e lasciasse quindi airOn^ro 
di fare col sua Alceo un Amintu bagnato (l). 

Del resto le tre feste descritte dall'Almerici uon furooo le sole di 
queiroccasione : altre < cose grandissirae ^ ai fecero, e il Tasso fu sempre 
tra i primi Del procurare divertimento col suo spirito e col suo ingegno 
ai prmcipi e signori che vi erano iDterveni]ti(2). Tra i quali era anche 
il letterato Jacopo Mazzoni, iavitato a Pesaro dalFabate ITrancesco Maria 
dal Monte, in fama per avere allora allora pubblicata la Difesa di 
Dante (3)* Egli, incontraiidosi nelle feste di corte col Tasso, sostenne 
contro di lui varie dispute letterarie; fe lo stesso Almorici che c'infonna 
particolarraente dei soggetti delle contese (4). Primamente fecero que- 



(1) Renchd il immero dalle pastorali aia strag^randei poche ottennerQ rem famn, e 
Fmnct^ftco Melchiorri in un sooetto scritto in lude della Fhri di Maddalkna Cah* 
I'lOLiA, Vicenia, 1588» Iwn diceva: 

Antri e capanne e seggi ombrosi 

Far pari a gran pakzzit a loggie^ a scene, 

Opra h sol d'lin Goozaga, e i»ol oonriene 

A rOng&ro e al buoo Tasso uggi famosi. 
D'Enon, d'Aminta e Alceo breri riposi 

E lunghe noie ed angosciose pene 

Ben spiej^r esai fn rime ornate e piene 

D 'accent! boachorocci e d'amoroai. 







Slntende che poi elotria k Ftofi, ma mn iriai con I'esagemziope di nn Gerardo 
Bellinzona il q^unle acriveva; 

Ceda a lei par chi d'J^i^o e d'Ammia 

Diaae, e quanti nadriti in ELicona 

Can tar lungo il gran Tebro o '1 bel Cefiso. 

Si ricord] che 1 1 Pastor Fide non fn pubblicato che nel 1590. 

(2) VoL II, parte II, n^ LX. — Nel Piccolo Monitore di Urbino dd 1882, fa 
pubblicata Vatia, Poeaia inedita di Torquato Taftso tratta dalle carte di an an- 
tico archiTio urbinate, che non ^ nominate. E an componimento in ottava rima che 
deicrive il gia<>co deWAita nsitatissimu in Urhino fin dai tempi di Federico di 
Montefeltro (Fhati Lod., Vite di uomini illustri del secoh XV scritte da Vespa- 
siano da Bisticci^ Bologna, Roaiagnuli, 1892, vol 1, p. 31<>, e Uoolini, Op. cit^ 
vol. II» p. 14 e p. 473). Se le ottave sono proprio del Tasso, non aaprei quando 
abbia potato comporlei se da giovanetto qaandci fn ia Urbtno o in queata oeca* 
sione: Teramente non so neppore se qaesto ginoco pnbblico pt^polare OHasae anche 
a Peaaro, 

(3) In Cesena, Per Bartolomeo liaverii, 1573, in*4. 

(4) Vol, II, parts 11, n" LIX cit. — Serassi, La vUa di lacopo Magioni cit., 
pp* 27 8gg.; do?e inoHre corregge le erronee affermazioni di biografi anteriori dal 
Mazzoni ebe lo facevano nemlco del Tasao. — Sul Mazzoni t. inoUre Robsi Gic- 




SoLicKTi, Vita di Tar^uata Tas*<f 



Vd 



- 194 — 

stione iotorno alia forma del paema eroico e all'iitiit^ della favola ; e le 
opinioni del Tasso iotorno a db sono note dai suoi Dkcorsi del poetna 
eroico^ dove in fatto contraddice al Mazzoni, pur lodandolo e chiamandolo 
amico (1)* La materia dei poerai offri campo di disnissione altra volta 
al Tasso ed al Mazzoni, i quali difesero, tra faltro, Virgilio, contro Pino 
da Cagli, letterato di mediocre valore> 1/ Erofilomachia, allora reci- 
tata, fece si che il Tasso e il Mazzoni discorressero una sera^ in presenza 
del duca Guidobaldo, se il tema in essa trattato fosse conveniente a 
commedia; aostenendo il Tasso che il sacriBcio della propria volontt e 
del proprio diletto airamicizia, fosse tema cosi eroico da esser degno 
pinttosto di tragedia, Ritorn^ egli iin'altra sera sn questo argomento, 
trovandosi in casa del Conte di Montebello, e osservd che Tazione della 
commedia era assai simile alTepisodio di Leone e Ruggero nel Furiosi)^ 
e discuBse sul valore morale delle azioni di questi due cavalieri (2)» 
II Mazzoni non era qeella sera della corapagnia; ma, informato di quanto 
s'era detto, si prepare per opporsi al Tasso; non se ne present6 per 
altro roccasione. Di una conteaa che ebbero i due, per istrada, sul 
nome che deve con venire alia nostra lingua, non abbiamo precisi rag- 
guagli; voleva il Tasso che fosse toscana, il Mazzoni, col Trissino, ita- 
liana; ci6 pu5 dimostrare anche una volta quanto una tale questione 
appassionasse i letterati del cinquecetito (3). Altra disputa di filosofia 
accadde in una festa da ballo, avendo il Tasso manifestato il parere che 
cattiva fosse la dottrinadi Epicuro e difendendok per contro il Mazzoni; 



* 



SEPPEf lampo Mazzoni e VecUUismo filoaofico nel Rinascimento nei Rendiconti 
d. R. Acad. d. Lincei^ CI. di Sci^oste Mor., Stor, c Fil., S. V, vol II, fasc. 2», 
pp. 16B 8gg.j e Lazzsrj R,, Sui codiei t Ubri a gtampa d^Jla Bibh'oieca ilfo- 
lateiHana di Oesena, Cesena, 1887, pp. 12-2L 

(1) Diicorsi del poema eroico nell© Prose diverse, I, pp* 97 agg. — Cfr. ApO' 
Jogia in difem della sua Geri^akmrne, ib>, I, p. 34 L 

(2) n Tblssw manifeata la Hda opinione sopra quosto episodio dei canti xlit-vi del 
Furioso nei Discorsi del poema eroico cit., p. 120 e neW Apologia cit., pp. 324-7. 

— Fq bene ch© il Mazzoai non avesse oocaaione da opporsi poich^ a loi aarebbo 
allora itato riFolto l'avyerbit» che il Tasao naa nel prima luogo: t Laonde iiVi pare 
* che acidccaraente si dubiti qual s\n nmggw cort-esia, quella di Leone o (|uella di 
< RQ^giero ». 

(3) Un«i studio completo sn tale argomento 6 ancora da far«i, betichfe ottfmi siano 
il riassunto del Qaix, Die Streitfra/je ilber die iialienische Sprache, tn^lV Italia del- 
rHjLLEBRAND, III, 1876^ © il saggio del CaivELLUOci. La controversia delta lingua 
nel cinquecento nella Cronaca del R. Giimjuiio-Liceo Azuni di Saaaari del 1878-79. 

— Nel vol II, p. 105 io anntinciai di a?0re raccolto abbondatite materials per 
queflto lavoro; ma tie ho smesso il pensiero arendo saptita che latende occuparsena 
il dott. Filippo Sensi^ il quale ne ha gia da to alcuni buoni saggi. 



( 

i 
4 



195 — 



I 



ir?e allora che quest! tbsse veramente piu profotido ccnoscitore Jella 
materia e piu erndito del Tasso, il quale pero con I'agiliti dello spirito 
6 raccoi-tezza del ragionare sembr5 die assai bene gli tenesse fronte. Tra 
\ due valorosi avversari si strinse allora cordiale amicizia, e ne dette 
prova il Mazzoni quando, ferveodo le contese tra il Tasso ed alcuni 
accademici della Crusca, benchfe egli a questa appart-enesae, prese a di* 
moatrare il pregio di alcuni luoghi della Gerusakmme nella ristampa 
della sua J}ifesa (1). 

Nan 6 noto quando Torquato ritornasse a Ferrara, raa dovette trovar- 
visi certameote per il ritorno del Duca dairAustria, che fu alia fine di 
aprile; n^ altro sappiarao di lui fino a quando, essendo giunta il 14 giugno 
agli Estensi la notizia della raorte di Carlo IX re di Francia, avvenuta 
il 30 maggio, il Tasso ebbe Uncarico di preparare un'orazione funebre, 
chelesse poi in Duomo ai solenni funerali, fatti la mattina del 21 giugno 
successivo (2). Questa orazione ci h sconosciuta: non trattandosi delle 



I 



{!) Cesena. Raverii, 1587, pp» 185, 4S9, 515, 56i\ 712, — II ricordo di quest© 
dispute Boggerl a Bernardino Baldi la finzit^ne di una disputa fra il Mazzoni ed 
il Tasso, Bulk natora del verno volgare, L'antog^rafo era nella biblioteca A lb an i e 
doTTebbe trovarsi oggi a Montpellter, ma non b citato dni Mazzatinti^ J mu. itO' 
Hani mile biblioteche di Francia, Roma* 1888* toK Hi U dialogo fu edito col 
titolo: B. Baldi^ da UrMno^ II Tasso ovi>€ro delia natura del verso volgare ita- 
Uano, Dialof/o inedito pubblicato per cura del P. geg* Ti(o Cteconi Prefetto delta 
Biht Albani, Roma, tip. delle Belle arti, 1847, dt pp. 140» in-8. — II dialogo 
coal comincia: « Tasso i Quolla appanto, se non mlnganna la memoria, h la casa del 
< 8)g. Giacopo MazzonL Yoglio avanii chUo mi parta SBdare avisitarlo; percioccM 
4 mi parrebbe di far torto a me medesiQio ed alle onorate qualitik sue, se passando 
^ per Cesena, io non lo Tedessi e salutassi insieme. Ma eccolo appunto. — Mazzoni; 

* E quegli il Sig. Torquato ? Non 6 altri certo. Oh Sig. Tasso, e che inirac»»lo 6 

* questo, piuttosto qual mia ventura e rincontrard quando piii vi stimava lon- 
^ tano? ». — E dopo ?ari raglonari ohiedo il Mazzoni i « Ditemi per cortesia o?*^ 

* drizzato il ?ostr*> viaggio ? — Tasso ; Verso NapoU e Salerno, terra onde fu mra 

* niadre, e onde io nacqui . , * * ed es prime « il desiderio di rivedere la patria e 
t di esservi invltito dai primi gentiluomnvi o baroni *, 11 tempo in cui 6 finto il 

dialogo h certameute Tauno 1574, percbe il Mazzoni offre al Tasso ana copia della 
sua Difesa di Dant^ * che pur ora io ho fat to 8 tarn pa re », e, come ho notato, 
fu edita nel 1573. Ma I'acendo il Tasso in via pe H Napoletano, il Baldi confondeva 
la dim ora in Ro magna del 1574, col rapido passarvi di lui fuggente nel 1577, 

(2) Vol. II, parte II, n" LXL — La cronaca ferrarcae di I. Kiminaldi (cfr. P, Ajt- 
Touirj, Di una orazione ftmebre seonosciuta di T, Toiso e deUa cronaca di I, Bi- 
minaldi) dice; < Alii 21 zugno 1574 si fece le esequie in Vesoovado di Carlo IX 

* re di Francia . . , Et vlntervenne TEct"^ et IIH** Sig. Duca Alfonso II di Fer 
« rara la gramaia con coda lougissima et rith'<» Sig. Cornel io Bentivuglio et appar 
^ suo rill"" Sig. Conte lulio Estense Tasstono, tutti cavallieri dell* ordine re- 




— 196 - 

lodi di uo Estense non fu stampata in opuscolo come usavasi fare in 

cOBsimili occasion!, e foi^e rimprovvisa partenza della corte e le feste 
successive, di che ora parler<>, impedirono die lo si facesse; tbrse anche 
il Tasso stesso noe aveva posto molto impegno nello scriverla, n6 se ne 
cur6 pill che tanto: sappiamo solo che conteneva molte lodi della regina 
madre, Cateriua de' Medici. 

Al!a nuova delFereditii da raceogliersi della corona di Francia, Enrico 
di Valois, da pochi raesi eletto re di Polonia, fuggiva improvvisamente 
di notte per sottrarsi forse agli impedimeiiti che i sooi nuovi sudditi 
avrebbero potuto opporre ad una partenza regolare» e» compiendo assai 
celeremente il cammiiio, giungeva a Vienna (1), L^, dopo esaminate le 
circoBtanze politiche, prescelse di attraversare V Italia per raggiungere il 
suo paese, e a tal uopo scrisse alia Siguoria di Venezia per ottenere 
il passo per gli static e, per lo stesso motivo, ai principi d'ltalia amici; 
di questi, quale fu chiamato, quale credatte eno dovere di recarsi a 
Venezia incontro a colui clie andava a cingere una delle piii potenti 
corone d'Europa, 11 duca Alfonso, legato di parentela con la casa di 
Francia, si pose subito in ordine per recarsi incontro al cugino, spe- 
rando massimaniente da questo passo, di ottenere l*appoggio per divenire 



< gftle di S. MIcbele, con gramaia et h colkne dt detto ordine al colto, et Timba- 
« aetator di Lyea, et disse mess& il Rer*"^ noatro Big. Eossetto voacofo di Ferrara, 
€ a inegio delia qaate 11 Sig. Torqiuato Tasso fece nn'orazione in lode di detto E". 
* il che sia per menioria, come per la verity io li fui presente et vidi ». ^ Neaaun 
altro dei molti cronisti ferraresii parlando di queslo fuDeiule^ ricorda Torazione del 
Tasso, ina ai coniprinde che la ricordaaae il giareconsnlto Ippollto Himinaldi, clie 
era amico del Tasao, il qoale areva acritto in sua lode dne sonetti da pre^Hirai ai 
▼ol. I 6 VII del di loi Consiliorum UBciti in koe proprio in qnell*anno 1574 (cfr, la 
Bibliografia deih rime nelle Opere minori, vol. IV, n" 6). ComincianoL 

— ► Vive carte aplranti onde pi^ veto 

— Vera del Riminaldo imago h queit^i. 

Sono stato aTvertito che in una edi^ione delta tnedesima opera, di Venezia, 1£ 
v'^ an Bonetto dei Tasso diverao da qaesti due; io non ho potato trovare tale 
zione, ma non credo di appormi mate penaando che il sonetto sia riltro, pure diretto 
dai Dostro al Eiininaldi, che comincia: 

Qaei che giii den no a la feroce Sparta. 

Nelia riitampa dei ConsiHorHmt Francoforti ad Moeaam, MDClXf in 4 to\l., ncii 
furuDo riprodotti i sonetti. 

(1) Le vicende della faga e del viaggio d' Italia farono tli recente narrate in modo 
tnolto particolareggiato nel folame di Dk Nolhac e Solkrtj, Il viaggio di En- 
rico III T€ di Francia in Italia e le feste a Veneiia, Fffrrara, Mantova e To- 
rim (con illustrazioni), Torino, Rom, 189(). in-8. 



egli stesso re di Polooia, intorno a che gik da tempo gagltardamente 
si adoperava. E per ottenere rnag^or effetto de!iber6 di far pompa 
della sua potenza e dell a sua ricchezza, invitando i feudatari e i gen* 
tiluomini dello stato a companre quanto piii onorevolmente potesseiu 
Aderirono circa duecento e cinqiiaota; e tal seguito, vestito a lutto, 
fu, per testimoDiaDze concordi, it piil numeroso e il piti splendido di 
quelle di tutti i prmcipi intervenati. 11 Duca giunse a Veuezia il 7 di 
liiglio e prese dimora nel palazzo del Fondacodei Turchi^ di proprieU 
degli Est^nsi; aviita notizia deiravvicinarsi di Enrico, parti airindo- 
mani per incontrarlo nel Friuli; dei gentiluomini parte era giunta in- 
nanzi, parte stava tuttavia arrivando. Tra costoro fu ancbe il Tasso* 
il quale in qiiei giorni aed5 ricercando gli amici della giovinezza o 
della citt^ a vero d*altri luoghi, ma che il gmnde avvenimento aveva 
chiamato fra le lagune. Ritrovo allora il Pioelli» e il Corbinelli, reduce 
anch*es8o dalla Folonia dove s'era trovato col Re; e noi vediamo il 
nostro Torquato aggirarsi^ divertendosi, per Venezia e frequentare le 
nobili famiglie dei Rangoni e dei da Correggio, alle quali sappiarao 
che lo legava antica servitti (1), Di questa dimora in Venezia resta 
qualche traccia negli scritti del aostro poeta: a Giacorao Soraozo, ca- 
pitaoo geiierale del golfo e comandaiite della splendida oave suUa 
quale fu ricevuto priraamente il Re a Murano per condurlo al Lido 
ad imbarearsi sul Bucintoro, egli indirizz5 un sonetto (2); con altro 
salute re Enrico (3). Piii tardi Torquato giudici) severaraente , lua 
giustamente, la condotta sregolata da quelle tenuta a Venezia, io gran 
parte per eccitamento del Duca di Ferrara, che non se ne discostd un 
moraento; Torquato con acutezza di storico trovava in ci6 parte delle 
cause cbe, indebolendo il carattere di Enrico, contribuirono piii tardi ai 
torbidi del regno di Francia (4), 

In un consiglio di principi tenuto a Venezia, essendosi stabilito I'iti- 



(1) VcjL n, parte 11, n« LXI bis, tra le Affgiunte, 

(2) Comincia: 
Archi 6 mete, Soranzo, e laurL e palme. 

(3) Gomiiicifti 
Qaesto h Qovo teairo e qui son I'arti 

Ua altro cbe ftppare nelle ediziani Jedicato ad Enrico III e oominck: 
InTittiasimo re I'alto valore 

h molto dabbio cbe sia verairiente d«l Tasm, 

(4) Discorso tntorno alia tediiione nata tml regno di Francia Vanno i585 aelle 
Proie diverse^ vol. 11^ p. 286, e qui Doc. XI. — Cfr. De Nolhac e Sollrti, Op, cit, 
,.. 117. 



^ 198 — 

nerario da seguire secondo die le relazioni politiche comportavano^ En- 
rico conferm^ al diica Alfonso, che ne lo aveva pregfato, il proposito di 
passare per Ferrara. Gi;\ il Deca, ci6 prevedendo, aveva dato disposi- 
zioni perch 6 il ricevimento riuscisse quanto piii magnifico fosse possibile, 
Approssimandosi dunque il momento della partenza del Re da Venezia, 
egli invi5 il giorno 24 il suo seguito a Ferrara, perche fosse pronto pel 
corteggio airingresso S5leQne(l). Partiti da Venezia il 27, Enrico, Al- 
fonso e gli altri pn'iicipi giungevano il ponaeriggio del 29 alle porte di 
Ferrara (2); tra ie grida di giubilo, le salve continue delle artiglierie^ 
e tra le milizie a piedi e a cavallo, il corteo entrd da porta degli Angeli, 
e percorrendo alcuue vie della citt^, dove erano alzati archi di trionfo, 
giuDse al Doorao, ove, dopo il consueto refidimento di grazie, celebrando 
il vescovo Rossetti, fu detta anche tin^orazione di circostatiza dal cano- 
nico Paolo Sacrati, boon latinista* Di 1^ i principi si diressero al ca* 
?3tello, e, dopo che fnrono presentate al Re le principesse Lucrezia e 
Leonora, ognuno and6 per riposare oegli appartaraenti assegnati, o nel ca- 
ste! lo atesso nei principal i palazzi della cittA. Oltre al Diica di Man- 
tova» a qoello di Savoia» nl Nevers, airAngouletiie ed al cardioale di 
S. Sisto, Filippo Boncompagni legato e nipote del Papa, era giunto a 
Ferrara il gioroo innanzi Qiacomo Boncorapagni, figlio riconosciuto del 
Ponteflce stesso e generate di Santa Chiesa; la notte seguenfce soprag- 
giunse anche in forma privata il Duca di Urbino* La sera dell'arriiro, 
essendo tutti stanchi del viaggio e spossati dal caldo^ non si fece alcuna 
festa: soltanto il Re assistette alia recita d*una coramedia, cenando pri- 
vatanaente col Duca ; ma la sera seguente vi fu grande festa di ballo e 
cena alia Montagna di S, Giorgio, luogo veramente delizioso di Ferrara. 
Sul laghetto era stato costrutto un castello ripieno di fuochi artificiali, 
del quale si doveva fingere Tattacco e la presa da parte di alcuni cava- 
lier! ; ma, perun accidente, essendosi appiccato il fuoco prima del tempo, 
tutto bruci5: fu tuttavia meraviglioso lo spettacolo di quei fuochi ri- 
fleas i dalFacqua circostante. 

Altre feste si erano preparate, come caccie, giostre, mascherate, quando 
corrieri sopraggionti di Francia indussero Enrico ad accelerare il viaggio; 
parti egli sui bucintori per il Po, la sera del 31 luglio, per recarsi a 
Mantova. II Duca voile accompagnarlo tino a Torino* 

Cosi i viaggi e le distrazioni quasi continue di queiranno se avevano 



(1) BerD&rdo Canigiani scriveva il 26 da Ferrara: * lersera arriTanimo dd Ve- 
€ uezia quasi tutta k compagnia del Sig. Doca, e Mercoledi o Giovedi ci dovorri 
« eisere S. E. con la persona di S, M., per la via di Paduva e di Rovigo . . . ». 

(2) Per quanto riguarda la dimoia a Ferrara di Enricaj cfr. De Nolbac e So- 
LEKTi, Op. eit, cap. TX. 




to poco tempo al Tasso per attendere al suo poema, non g\i impe- 
dirono tuttavia che, tomata la quiete, nelFagosto potesse cominciare Tol- 
timo canto: indizio certo che vi aveva sempre lavorato attorno. Per5 
fti allora assalito da una violenta febbre quartana che lo spossava, 
travagliandolo [)er parecchi mesi ostinatameete, cosi die ancora il 13 
di novembre si scusava col protonotario Bartolomeo di Porzia, allora 
niinzio in Germank, di eon potergli scrivere di propria raano per la 
soverchia languidezza (1). 

Trovandosi in quelle stato, non potfe certamente prendere parte alle 
feste che si fecero al Principe di Cle?es» tratfcenutosi a Ferrara dal 19 
al 23 di novembre (2); nfe gran conforto dovette recargli la notizia che 
egli era stato Dominato ad nnanimit^ raembro dell'Accademia dei Cate- 
nati, instituitasi a Macerata nel luglio di quelle stesso anno (3J. 



(1) Lettere, I, n" 18. 

(2) Ferrara e la corte esUnse cit., cap. XV, 

(3) Bkitucci, Torquatc Taiso che sottopone al giudmo deWAccademia dei Ca- 
tenaii a Macerata la Germaietftme Liherata, Macerata, 1885 (riassunto da G. Ka- 
TkLif II Tasso a Macerata cit.), p, 16, pubMica di aul registro deirAccademia questo 
diictimeDto > < Addi d. xvii Novembre 1574: Servatoordine fn propoato da MiircaDtoab 
€ Cittadano il Sig. Torqnato Tasso da Bergamo per lettera di iiieaser Hieromnio 
« BtBaccioni et fa ottenato il suo partitu f^vorito in tutte fare biancbe . . . >. — 
Tutto il rimaEieiite dellopascolo e impiegato dal Bettucci a Bostenere la tradizione 
locate cbe il Tasao aottoponesse la Gerusolemme airAccademia dei Catenati, ina 
intorno a ci5 inanca assolutamonta ugnl pruva o almeno una teatimonianza contem- 
}>oranea ed ^ inutile aoffermarvisi. 




^ ^ c^% 



XI. 



Compimento delU Gerusdkmine. — Viag^io a Vicenza e a Pado?a ; forse a Venezia. 

— Comincia il disgasto di Ferrara. — Trattative col Gonzaga per passare al 
servizio dc* Medici. — locertezze. — La reTisione del poema. — Scrapoli reli- 
giosi. — Sospetti. — Va a villeggiare col Daca che desidera la fine del poema. 

— Gliene legge qaalche canto. — Allucinazioni. — Corre a Bologna aaU'In- 
qaisitore. — Si aromala di nao?o. — Legge 11 poema alia Dacheasa d*Urbino 
ammalata. — Disegno di recarai a Roma e oppoaizione della Dachessa. — Tor- 
quato senza asooltarla parte e per Firenze va a Roma. — Dopo breve dimora, 
per Siena torna a Firenze e da per tatto legge qaalche canto e discute snl poema. 

— Per Pesaro torna a Ferrara. 

[1575]. 



Torquato non si riebbe dal suo male se non nella primavera deiranno 
successivo, ma, a dir vero, neppure allora interamente, perch^ Testate 
seguente ricadde ammalato. Afferma il Corradi che « le febbri intermit- 
« tenti, per antiche e nuove osservazioni, sappiamo essere non lievi oc- 
< casioni predisponenti alle alienazioni mentali » ; e in quest! mesi ap- 
punto noi cominciamo a trovare nel Tasso una costante irresolutezza 
ed un certo squilibrio di cervello. Intanto non dovette egli cessare 
dairattendere al poema, il quale condusse finalmente a termine non 
senza fretta, « come troppo desideroso di fornirlo », e, oltre a ci5, piil 
tardi attribuiva Timperfezione dei tre ultimi canti anche alia malattia(l). 
Distratta intanto la mente nei divertimenti carnevaleschi, che furono 
in queiranno 1575 maggiori del consueto e protratti a tutta la prima 
settimana di quaresima (2), deliber6 egli di mutar aria per rinfrancarsi 
del tutto. Un altro motive ancora lo induceva al viaggio, ed era di con- 
sultare il dotto Pinelli intorno al poema; avanti di partire mandava, 



(1) Lettere, I, n« 47. 

(2) Ferrara e la corle esteme cit., p. ex. 



— 20! — 

il sacondo giorno di qearesima, 17 febbraio, i primi quattro canti iil- 
ramico Scipione Gonzaga perche comincias.se a rivededi (1). 

Da Ferrara Torquato, insieme con iin servo, si recA, pare direitameiite, 
a Vicenza, dove pot^ ritrovare eompagni di studio, e dove viveva Ottavio 
Thieue, conte di Scandiano pel matrimonio con Laura Boiardo, ultima 
erededi quel feudo e3teDse(2), il qual signore il Taaso doveva certaraente 
conoscere* Dobbiamo relegare fra le molte leggende formatesi intorno al 
nome di Torquato anche quella, che narra come il popelo vicentino t^aes^le 
in folia alle case dei Gualdo in Pusterla, per applaiidire ed amrairare il 
poeta, il quale avrebbe allora declaiuato pubblicanneiite un sonetto (3). 
Nulla sappiamo con certezza di questa sua dimora, cbe dovette essere 
molto breve, perche il 4 di marzo scriveva a Padova a Virginio Alme- 
rici, ch'egli doveva aver conosciuto a Pesaro dove Fabbiamo veduto in 
relazione con quella famiglia, che gli preparasse una stanza per il giorno 
sei per il sette, e, insieme, la licenza di mangiar di grasso, essendo quare- 
8ima» nonch^ un raastello di vino (4). Noti gappiamo per6 dove TAlraerici 
lo alloggiasse; i veccbi araici fecero a gara per onorarlo e trattenerlo nel 
raiglior modo possibile, ond'egli aveva divisato di rimanervi per un meae. 
Andava intanto rivedendo insieme con il Pinelli i canti del poeraa e, 
appena giuuto a Padova, ne mandava il quinto al Gonzaga. Si coiisul- 



(1) Lettere^ 1, n* 20. — 11 Guasti (ib,, p, 51) ed altri credettero che il Ttaso 
[Dandasse dapprima Llnt^i-Q poema al Gonzaga, e pol canto per canto p^r la revi* 
sione, e citano i laoghi delle lettere del 15 aprile 1575 e del 20 ottobr© 1576. 
Non credo por6 che cufi\ fosse: poiclit? nvlla lettera del 15 aprilo avendo il T&sso 
spedito il nono canto i^riraa delFottaTo, con dire « nel canto ch^e appresso lei » 
allade soltanto al ms. inviato, Inireca nella lettera del 20 ottobre dice: c nel primo 
« originale cbe ricopiLi tl Signor di furta » : e il Gonzaga non pot^ copiare il poema 
intero «e non quando, nel novembre-dicembre '75 il Tasso si trattenne in Ronm: 
chd prima non si videru. AlFincontro riiivio fatto tra il 24 luaggiu e il 22 giugrio 
deU'argomento in prosa c perche i reviaori si conipiacciano di veder tulta nnita la 
* tPBtQra del poema » {LeiL^ I, n' 31 e n" 'M) eaclud© cbe ivesaero per disteso 
il testo, 

(2) Ferrara e la corie estetise cit., p. cx\; dr. p» cv. 

(3) Lampehtico F,» ScriUi storici e klterari, Firenze, Le Monnier, 1882, ?oL I, 
p. 228. — Cfr. MoRSOLiK B., Maddakna Campiglia estr. dagll Aiti deirAccademia 
OUmpica (1882), p. 4Ji, — Debbo osaenrare che il Lampertico va enurneriindo di- 
verse gentildonne vicentine cantata dnl Tasso ; nia i'illuiitre uomo h cadiito nello 
stesao equivoco del Malinigiiati, fldandoai aU'ediz. delle Hime del 1621, Off. qui 
a p. 72. n. S, 

(4) LetUre, I, n" 19; cfr, Appendice alle opere in promt P- '*'^^ P^r Is^ corre- 
zione del nome. — Debbo iisserrare cbe questa lettera de? * css^e atata spedita 
pi a gioroi dopo scritta, puich^ il 4 rn^irzo era appunto un fenerdl, qaando, sceondo 
le prime righei avrebbe potuto g'lk trovarai a Padova. 



— 202 — 

tava pure col Piccolomini, gii suo maestro, coq Jacopo Corbinelli il), col 
vecchio amlco Domenico Vetiiero, che Taveva sorretto nei primi passi dellft 
poesia, e con Celio Magno; anzi dobbiarao a quest^ultirno, per confessione 
del Tasso medesimo, s'e^li noD tolse dal poema la bella stanza: 

Sai che ]k corre i! mondo ovd pi 4 vem 

Di Bye dulcexie ii )n^i tighter ParnaAO . . • (2). 

SuUe rovine delTaccademia degli Eterei era sorta Tanno innaDzi quelle 
degli Animosi, fondata e ospitata in casa propria dalFabate Ascanio Mar- 
tinengo (3); Paolo Beni, che fu piu tardi valente commeutatore della 
Gerusalemmey si vantava di aver cooosciuto il Tasso in questa acca- 
demia dove < si udivaio raiisiche nobilissime e ragionamenti pieni di 
« erudizione e di eloqiienza » (4). 

II 18 marzo non aveiido ricevnta riisposta alcuna dal Gonzaga riscri- 
veva, dubbioso che i canti si fossero smarriti: egli li aveva affidati a 
Paolo Lamberti, professore di chiriirgia e suo collega airimiversitii fer- 
rarese, il quale doveva recapitarli ad nn fratello nionsignore, che abitava 
a Roma, che a sua volta gli avrebbe fatti avere al Gonzaga. I canti 
noD erano andati smarriti, ma giunsero in ritardo: e i! Tasso ne attri- 
biiiva !a causa alia curiosita che forse aveva avuto uno dei due fra- 
telli di leggerli e anche di copiarli (5). Ma sopraggiunta intanto lettera 



(1) LeUere, 1, n* 78, |>. 191 j e cfr, i>er 1a correzbne alia nota VAppendice alte 
opere in prosa, p. 73. 

(2) Gerusakmmt, c. I, st. 3; cfr, Leltere, 1, n<» 49. — Questa fainosa similitudine 
di LifCREzio [De rerum natura, I, 935) fu iraitata dal Vida, Hymn,j V, 151; e dn 
Bkrnirdo Tabbo^ Amadigi^ LI, 1, e tre volte in proaa: LHiere cit-, I, p. 200; lit p. 399; 
e Letters ined. a cura di (?. Campori cit., p. 169. Da Torijuato pure fu asata ancora 
in LeUerej II» n* 259. — Non Aaprei se anche si consigliasse con rAlinerici ; il 
Saviottj (Op. L cit.) cita una nota di Salvatore Salvatori, cbe ^ iiell* Olivemna, 
Cud. 379, Memorie di Pesaro^ t. II, p. 244, dove fe dettu cbe Virginio Alnierici 
ftcrisae delk annotazioni Bopra la GerttsaJemme < le qnali dopo ta eua morte fa- 
« rono fltainpate sotto altro nome ». Pier Matteo Giardani aaseriTa di are? veduto 
ma. tali annotazitini, ma non se n'fe potuta tro?are altra notizia. 

(3) MalmjijNatj, ^ip. 212, — Noto peri* che qtii ft dettf> « tre anni innanzi a 

< questa venuta del Ta«3o, cio6 nel 1573 » : non aaprei quindi se ^ errato il coin- 
pito 86 b errata la data. 

(4) 17 Cavalcanti om^ro diftsa deU- Anticrusca^ Padova, Buhetta, 1614, p. 5:^. 
— A p. 114-5 dice pTopriamonte: < avendo avuto amista e famiglianta con T. Tasso 

< di cui TieirAccaileiiita degli Animosi di Padova fin dal 1574 fo collega, . . *. 
Uerrorc d'an anno, ansi di nie«i a tan la distanza di tempo ^ scusabilissimo; non 
iltro si sa poi delfiscxizione del Tasso a quesCa Accadeniia. 

(5) A Paolo Lamberti Torquato indirizzava pi& tardi quel sonetto: 

Falso h 1 rumor che auona e da perirerse, 
col qnale lo pregava di sm^ntire calunniose asseriioni aul propria conto. 



-203 - 

del GoQzaga e assicurato della sorte dei primi, inviava ai 26 di marza 
il sesto canto, trattenendo il settirao nel quale voleva mutare utia staoza. 
Id entrambe le lettere ch*egli scriveva al GoDxaga raccomandava assai 
un suo aroico» il feiTarese Luca Scalabrioi, che si recava a cercar ser- 
vizio in corte di Roma: caldi sono gli elogi che Torquato fa di 
quest*uomo, il quale avr^ d'ora innaDzi molta parte nelk sua vita (1). 

A Padova dovette godere veramente di liete e geoerose accoglioDze se 
contava di passarvi le feste di Pasqiia; con gli araici si scusava di non 
acrivere a lungo « perch^ oltre le molfce occupazioni che mi d4 la revi- 

< sioDe, non posso supplire a i molti banchetti o a la curiosity degli 

< uomini che mi tiene occupatissimo » (2). fi probabile che da Padova 
facesse ona corsa sino a Venezia per procacciarsi libri e in special raodo 
una pianta parti colareggiata del sito di Gerusalemme, che per6 non potfe 
trovare (3), Ma il proposito di rimanere a lungo in Padova fu troncato 
improvvisament^ dalla comodit^ oflertagli di tornare con buona compa- 
gnia in carrozza a Ferrara, il 31 di marzo* Cid scriveva subito al Qon- 
zaga, avvertendolo che egli avrebbe ricevuto il settimo canto dal Pinelli, 
al quale lo lasciava (4). 



(1) Seoondo 11 SfRiisi^ lo Scakbnni area no tinissimo gmto nella poesia^ e scri- 
feva con molta el«ganza parti colarmeute in latino, Tra gli opuseoli poetici di Elio 
Oialio Crotto, cromonese, atampati in Ferrara, per Valente Fanizza^ Tanno 1504| 
in-S'', v*^ on bellifisimo epigramma della Scalabrino, che incamincia: 

Anratofl Phoebi cumiB, et gemmea lom. 

Perci(» Bi merA?)gIiava che il Baruffaldi non aT^ase fii&ta iiienziona di lai nella ena 
diflsertaiione : De poetis ferrarienMibus etc. Neasuna nolizia ho potato trovare sopra 
questo personaggio tanto intereaaante per la biografia del Tasao, ^ Nel ms. am- 
brosiano A. 16 mf., gik del Pinelli, in ti tola to: Gasparis Trksini aliorumque iJlu- 
iirium poetarum in effkgiem tt AtoUam per ill^* et exe**^ mri Franfiaci Tridenti 
carmina Latitm Graeca Italiea Celtica et patuvino-doriea, scripta quaedam sunt 
autographa quaedam exemplaria, ex dono nabilissimae foeminae Octaviae eiusdem 
Francisci fiUae et comitis Uiieni [?] Trisiini uxoris; a c. 56, si trovano le 
Ladi date uWEdia fabbrieata daWIlL Francesco Trento ecc, e in fondo alia pa- 
gina: « ToH<iUATo Tasm. S't> vero che li poeti hanno spirito iudovino, bisogna ere- 
cdere che Homero neirS della saa Udiasea parlft8«e, in persona d'Eolo, deirEcc***^ 
« Sig'' Francesco Trento » . Non «aprei in che occasione il Tusso profferisse queete 
lodii pni^ ea^ere che gli venissero chieate a Vicenza o a Padova durante questo 
Tiaggio. 

(2) Lettere, 1. n' 20-21. 

(3) li 15 aprile scriveva al Qonzaga: « non sarebbe gran cosa cbe mi trasfenfiai 
« sin a Venezia, perch^ qnest'altra rolta non feci noUa. • {Lettere, I^ n" 25; cfr. 
IV" 32, p. 86), E Valtra volkt non pu5 essere cbe questa, 

(4) Lettere, 1, n*» 22, 



— 204 — 

Ma Tarquato non tornava di buon animo a Ferrara: fin dalllnverno, 
f0886 clie la malattia gli facesse parere meno bello il paese, e la raalin- 
coDia meno buona la sua posizione, fosse attra ragione a noi ignota, ma 
probabUraente genera ti dal siio stato fisico e morale, egli aveva scritto 
airamico Gonzaga di avviare qualche pratica per vedere se potesse alle- 
garlo come gentiluomo o presso il granduca Francesco o presso il car- 
dinale Ferdinando de' Medici. 

U teotativo che Torquato faceva era grave e poteva riuscirgli pericoloso 
per i rapporti assai tesi in cui, per la nota questione di precedenza, 
erano allora le due corti di Ferrara e di Firenze. In questo tempo 
Lionardo Salviati non riitsciva a dedieare al dtjca Alfonso il siio cora- 
mento alia Poeiica di Aristotilei per il solo fatto che il Diica esigeva 
nelk dedica il titolo di Altezza, che il Salviati non poteva scrivere 
senza attirarsi le ire del Granduca (1). Gi*^ dal 1573 era promulgato 
un bando col quale si vietava ai sudditi ferraresi di recarsi al seiTizio 
d'altro principe senza espressa licenza del Duca; e chi allora o poi lo 
fece, ebbe a pentirsene (2). Ora Torquato nelle lettere al Gonzaga del 
18 e del 26 di marzo ai mostrava, fe vero» meno disposto a questa mu- 
tazione di servitu, se pur a ci<^ alludono alcune frasi tronche di quelle; 
ma gli diceva parimente che lo Scalabrino arrivando a Koma lo infor- 
merebbe appieuo delle sue intenzioni e de" suoi fastidi. Nella lettera del 
31 poi espriraeva alquaeto piti chiaramente le sue idee: da Ferrara 
nessuno lo cacciava, k vero, raa raolti lo molestavano; ne gli pareva 
la condizione die vi aveva tale, che dovesse mantenerla a co^to di lotte» 
Pensava dunque, stampato il poema, ci6 cbe allora credeva di poter fare 
in breve, di recarsi a Koma; e coi doni avuti a Orbino per VAminia e il 
guadaguo del libro, contava di mettere assieme quattrocento scudi, e piii 
se il Ducai altro Estense, gli donasse qualche cosa. La somma non 
era grande per vivere a Roma; ma in Roma « vo* vivere in ogni mode 

«; con buona, o con mediocre, o con cattivu condizione I [Medici] 

« per patroui non gli vo' in alcun modo n^ ora nh poi; per5 Vostra 
« Sigooria tronchi ogni occasione che senza alcun raio pro possa solo 
« portarmi una vana soddisfazione, ma con molto mio danno possa muo- 
« vere la mia vaniti a vaneggiare (3); ed avvertisca di non scrivere a 



4 



(1) Campokj G.t II Cavaliere Lmnardo SaMati e Alfonso II Duca di Ferrara, 
e«tratto dagh Atti e Mem. delta R. Deputag. di sSL Pat per le prov. Modene^i 
€ Parmemi, VII {iSH). 

(2) Ferrara e la corte eatense cit,, ji. xxii. 

(3) II C4|>pi>ni intese die con quoibe parolo il Tsa^a allude^se all'afiefta dr^llji 
eroce di S. St^faao fattagti a nome <k' Medici dal Qoazaga, e si appuggia a <|ueIlQ 
parole d^na letteta ilel 20 dicembre 1-594 (vol. V, n** 1526) quaado cbiedendo egli ap- 



^ 






<t [Ferrara] sovra que^to particolare, cosa che^ smarrendosi la lettera e 
« capitando in man d'altri, potesse nuocermi. De Taltre pratiche si pu(> 
* scrivere piti liberamente ». Da qiiauto ho detto prima risulta chiaro il 
sense di qoeste parole^ e il timore che Torquato aveva che si risapesse 
in corte di ci5 che atava trattaodo. Ma g]k dobbiamo cominciare a os- 
servare quella irresclutezza alia quale ho accenoato, o raeglio queila 
instability di propositi che d'ora inuanzi incontrererao ad ogni occasione. 
Scrivendo sei giorni dopo, da Ferrara, al vecchio amico di sao padre, 
il cardinale Albano, riduceva !a dimora di Roma ad ^ alcun mese i», e 
dopo la stampa del poema che pensava di fare in settembre: perch^ iion 
era convenient^ di andarsene prima di aver 3oddisfatto a quel che gli 
pareva d'esser obbligato col Duca di Ferrara; confiderebbe poi ne' con- 
sigli deirAlbaiio per dirizzare il corso della sua yita(l). 

Rimanendo per allora dubbioso e sospettoso per questo riguardo, con- 
tinuava accuratamente la revisione del poema mantenendo frequente cor- 
rispondenza col Gronzaga* U quale s'era aggiunti nel delicato incarico 
quattro dei maggiori letterati che vivessero in quella stagione a Roma, 
e eio^ Pier Angelio da Barga, Flaminio de' Nobili. Silvio Antoniano, 
Sperone Speroiii(2): questi furono i veri revisori, benche Torquato, ed fe 
altra prova di incertezza di giudizio, continuamente cbiedesse pareri a 
questo e a quello; di modo che moltissirai furono colore che si vanta- 
reao, a diritto o a torto, di aver avuto parte nella correzione della Ge- 
rmalenime (3). 



I 



puiito la stessa croce diceva: < E perch^ questa ftivore mi fii promesso in norne di 
1 Voatra Attezza sereniasima dal signor Scipion Qontag^^ poi ctirdinale, txkjMq prima 
c che cominciassero U raie s^iagure , . . » . E rinterpretaziune mi par btxona, 

(1) Lettere, I, u'* 23. 

(2) 11 Bargeo, annota il Sbhassi, si trovava a Eoma chiamai<jvi poco prima dx 
Pisa, do V 'era profdMore d^eloqneiiEa e filosofia morale, dal cardinals Ferdinau^lu 
de* Medicij ed era, oltre che nelle acienze, vereAtiasiiiio nelle buone lettere e eopra- 
tutto elegante poeta latino, come appare da* Buoi poemi. Flaminio de* Nobili pai 
era boon teulogo, grandiBsimo tilosofo e sovrano grecista, n& minor gusto aTeva nelle 
lettere italiane, onde il Tasso Boleva prefcrire il di Ini giodizio a quello di tntti gU 
altri, Silvio Antoniano, di Gastello, era figlinolo d'on fabbricatoro di panni; studiti^ 
a Ferrara ov& fa condotta nel 1555 dal dnca Ercole II che Tafeva conoscinto a 
Eoma, dove gia forma ?a la maraviglia di ttitti, percb*^ avendo quindici anni Bolt 
improTvisava fel icemen te accompagnstndosi t>nlla lira. Si laure6 in giuriapmdenza e 
divenne poi ogli »tes8o profesaore straordinario di eloqacnja. Torno a Roma dopo la 
murte dl Ercole 11 e fa professore nel CMlegio Roraano. Come discepolo di S. Fi- 
lippo Neri e famigliare di S. Carlo Borromeo era di vita eaemplarisiima e rigido 
crjstiano. Dopo vari uPfici soitenuti in Vattcano, fu create cardinale da Clemente VOL 
Lo Speroni « troppo noto per parlame qui in breve. 

(3) II FoxTiMJNi, BiblioUca delMoquenMa italiana, Parma, 18e:3| vo!. I, p. 360, 




-- 206 ^ 

Pietosa istoria quella di catesta rerisione: fu lotta dolorosa durata 
due anni fra la poesia da una parte e la pedanteria e gli scrupoli religiosi 
dalFattra. Trioiifarono i pedanti e gli inquisitori, il poeta Tie uscl pazzo 
« la sua opera d'arte sarebbe se non distrutta^ rimasta sconciata, se una 
ladreria letteraria non salvava alia letteratura italiana ua capolavoro, 
lo non rifar6 questa storia die molti Iianuo fatta, anche percho 6 ma- 
teria cosi delicata che si deve leggere nelle lettere del Tasso inedesimo(l); 
^ doloroso che ci raanchino quelle dei reviaori, tna i sospetti che tur- 
bavano Fanimo del po^ta fecero si ch^egli le lacerasse man mano (2)* 
Non voglio perd tralasciar di no tare due conclusioni diverse a cui sono 
giuoti oggi gli studiosi di queste lettere, che nelle antiche edizioni an- 
davano sotto il nome dl jmeHche. La prima siiitesi formulata dallo Cher- 
buliez (3), svolta e corredata di prove dul Mazzoni (4), atTerma che il 
Tasso andi durante questi due anni rimutaodo continuamente il suo 
poema e avviandoai con le correzioni a quella forma ch'ebbe poi la Con- 
quisiata: fu fortunache sopraggiungesse la raalattiae riraprigionamento, 
il quale permise al Malaspina^ all'Ingegneri, al Bonn^ di fame le prime 
edizioni m\ maaoscritti che allora savevano del poema. II Tasso fu 
scontento di queste edizioni e seguitd, appena pot^, a correggere fino 
al 1593, quando pubblic5 il poema riformato, unico da lui riconosciuto. 
A questa opinione si oppose G. di Niscia (5), osservando che le corre- 
zioni, delle quail tratta il Tasso nelle sue lettere, non si riferiscono gi^ 
al poema nella forma quale abbiamo noi oggi, ma nella forma ben di- 



1 



d4 il seg^ente oleiico di lotterati eo' qnali il T&bso si sarebbe conaigliato p€r la 
Ger%k9akmme: \] Allwrti Pilippo; *2J Ainalteo G. B.; 3) Ang-eli Piero da Barga ; 
4) Antoniano Silvio; 5] Borgbese Diomede; 6) Capponi Orazb; 7) Corbinelli la- 
copo; 8) Gonzaga Scipione; 1*) Guanni Battiata; 10) Malpigli Lorenzo; 11) Mei 
Girolamo; 12) Nobili Flaminio; 13) PlnelU Gitin Vinceazo; 14) Kuggero ab. Gialio; 
15) SaWiati Leonardo; 16) ScaUbrino Luca; 17) Speroni Spewine; 18) Veniero Do- 
menico- Noi abbiamo vedato cho vi si de?e flggmngere Celio Magno e forse TAl- 
iBCirici ed altri. Gi& ho accennato alio preteac deirAc<:adeniia dei Catenati, e ci fti 
-chi voile aggiungere al nuaiero ancbe lacomo Fergamino da Foasombrone (cfr. Tor* 
RiCKLLi, Vita di J. Pergamino, Pesaro, Nobili, 1835, p. 19). Cfr. iiioltre vol. 11^ 
parte II, n" DL, dalla quat lettera parrebbe cbe ancbe Sertorio Qiiattroiriani fosse 
statu interrogate) dal Tasao; ma loccasione e il tono soverchiatnente aspro di essa 
mi fa erode re piatt<Mto ad an eaercizio rettorico. 

(1) Si poasono anche vedere gli estratti delle lettere a tale riguardo nel FEftKAziei, 
pp. 230-39. 

(2) Lettere, 1, n* 86. 

(3) Le prince Vitale, p. 3P^. 

(4) Delia GeruidUmtne Conquistata ttel vol In BibHoteca clU e in Tra libri e 
4Xirte cit. 

(5) La Gerutalemme Conquigtata ecc*, pp. 16-17. 



versa in cuieranel 1575»quaiido lo present alia revisione; e che ap- 
punto quelle correzioni ridussero il poema alia forma della Liberata^ 
che noi ammiriamo^ e nan gi^ della Gonquistata. Osserva inoltre il 
Di Niscia, che le edizioni del poema curate dairinge^neri e dal Bonn^ 
non furoeo fatk coniro voglia del Tasso, anzi quelle del Boiin^ lui 
consenziente, e sul maooscritto che Fautore medesimo cerc6 molte volte 
di stampare da s^ (1). Afferma in terzo luogo che alia riforma la' quale 
doveva condurre alia Oofiquisiaia^ il Tasso non si pose se non dopo uscit^ 
da Sant'Anna nel 1586, quaod'era mutato tuttod'animo e di mente(2). 

Lo studio da me fatto sopra parecchi manoscritti. alcuni dei quali 
ritrovati novellamente, che offrouo proprio il testo del poema iniianzi e 
durante la revisione, m'induce a credere giusta Fopinione del Di Niscia. 
Ad una cooelusione sicura peri), si potri venire soltanto quando si abbia 
il testo intiero del poema, con le varie lezioni ordinate secondo che si 
sono succedute cronologicameiite, e con le annotaiioni cavate dalle let- 
ter© del Tasso ai revisori, E io spero di poter ofiFrire, e presto, agli 
atudiosi, appunto una edizione del poema che offra il prime abhozzo 
del 1559-60i di cui ho parlato; il testo innanzi alia revisione, cine 
quale era nel 1575-76; e qiiello accettato, benchfe di mala voglia, dal- 
Fautore, nel 1581, 

S'andavano in questo frattempo applicando rigorosamente le ordinanze 
del Concilio tridentino, e il 15 aprile Torquato, mandando Fottavo e il 
nono canto, scriveva al Gonzaga: ^ Qui va pur intorno questo benedetto 
« rumore de la proibizione dlnfiniti p06ti: vorrei sapere se ve n'^ cot^a 
« alcuna di vero » (3). Ed il 3 maggio incalzava: * Vostra Signoria non 
« risponde cosa alcuna a quel particolare ch'io le chiedo con tanta istanza: 
4t ciofe se dubita che debba esser negato il privilegic^ e se gli amori 
« saranno condennati: ed io argtimentando dal silenzio che cosi debba 
« essere, me n'affliggo >, Ma anche un altro sospetto lo turbava: * ... pro* 
« curi di chiarirsi onde nascc che le lettere scritte da me in diversi 
« tempi arrivino a Vostra Signoria in un medesimo di: e se v'e fraude, 
4c me n'avvertisca » (4). Non peiisava per6 che avendo scritto il 13 e il 15 
le due lettere potevano benissimo essere partite con un solo corriere; 
inoltre» ben osserv^ gii il Corradi, riscrive lo stesso giorno 3 maggio 
al Gonzaga di osservare se le lettere arrivavano con Fordinario da lui 
indicate, ma egli non ricordava precisaraente qual fosse: diceva d'aver 
spedito Fottavo e il nono canto il d'l 16 e invece li aveva spediti il 15, 



(1) Op. ciL, i>. 33-34. 

(2) Op. ciL, pp. 39 sgg. 

(3) Lettere, I, ti« 25. 
<4) Lettere, T, n* 27. 



- 206 - 

il nono da se, Tottavo con la lettera, in due pliclii separati: - In quelle 
4 lettere erano molte cose pertiiienti at poema, intorno alcune parti de 

* le qiiali non mi soddisfaccio: nfe vorrei che fossero smarrite, raa piti 
« mi noia il dubbio che non siano state intercette, e mi si vanno a?irol- 

* geiido mille pensieri fastidiosi per la teata )^. Pregavalo di esaminare 
bene se fossero state aperte <^ ch^ vorrei pure uscire da qoesto dubbio 

* che mi affligge, ciofe che raolte mie seritture sieno ritenute, e poi man^ 
«< date T^ {D. Per assicurarlo, il GonKaga appooeva stille carte particoldH 
sigilli, ma il Tasso di riraando scriveva: <(...son tanto belli ch'e un 

* lieccato a guastarli : ed io per me non ardisco talor d'aprir le lettere 
« per non giiaatar cosa si bella *. Luca Scalabrini avevagli proposto che 
il Gonzaga mandasse le lettere a Mantova presso Giulio Coccapani, il 
quale avrebbe pensato a targliele a?ere a Ferrara, ma Torquato: * .., lo 
^ avete trovato il messo ledele! h gentiluomo veraraente gentilissimo, 
« ma non ha la coacienza scrupolosa in queste cose. £l cortigiano in fatti, 
^ gala»t« come son io, e ci siarao trovati insierae in fractione pants et 
^ siffilli: cbh^ rompendo un sigillo, abbracciamo poi la lettera. Vuole in 
^ somma vedere i segreti che son contenuti nelle lettere che gli capi- 
« tano nelle mani: pensate poi che far^ dei bandi d'Apollo! che tali 
*< sono le poesie. Mi contento che ne tolga una eopia ». Ma mentre egli 
cercava un mezzo tanto segreto di corrispondenza, ecco che ne parlava 
in corte e proprio alia duchesaa Lucrezia e al conte Palla Strozzi, ca- 
meriere segreto del Duca, i quali dei sospetti del povero Tasso e del 
progetto di corrispondenza « se ne sono risi dicendo, che quando egli 
« [il Coccapani\ eel tornare a Mantova dice di fare la strada di Ferrara 
« si terrebbe vituperato a farla »^ ossia non diceva raai il vero (2). 

Da questo accenno propenderei a credere che ormai a Ferrara parecchi 
si fossero accorti che il Tasso non era piii I'liomo di prima; ma non 
per tanto gli veaiva raeno il fa?ore del Duca, il quale contimiava a eon- 
diirlo seco nelle gite alle varie villeggiature e nei ripoei si faceva leg- 
gere il poema. 11 2 giugno scriveva: « Lessi a le Uasette I'ultimo canto 
*a Sua Altezza (3) per quanto mostrd con infinita sua soddisfazione ; 
^ e con la prima occasione, la quale non potnl tardare oltre qtiindici o 
« venti giorni» comincier^ a rileggerlo tutto ordinatamente da principio i*. 



(1) Lettere, I, n^ 23, 

(2) Lettere, I, ii» 33, 

(3) R. ArcL di St., Modena; Caoiera Ducale; Caaa; Afintiinistrazione. — Dal 
libra di spenderia di Perecino VisJomini ei ricava chtJ il Du^a fu alle Casotte nel 
magg'io dal 15 al 21 e dal 27 al primo giugno tornando nel frattempci dal 22 al 
26 maggio a Ferrara. 




^ 210 -^ 

Boma, del quale fino a questo tempo won si mostrava gran f 

tento (1). In quei giomi maDdava a Roma il decimoterzo caoto, dicendo 

che riservava per ultimi il decimoquarto e il decimoquinto (2). 

Ma che cosa s agitava in Torquato quando ancora soddisfatto delFopera 
sua, quaodo onorato e trattata con ogni sorta di liisiiighe, lo vediamo 
improvvisamente correre a Bologna « in tanta fretta ^ per confessarei 
a quelFinquisitore? (3). II Corradi giustamente riferisce a questo tempo 
quanta) il Tasso diceva piu tardi, nel 1579, al Gonzaga: < spesso mi 
4. suonavano orribilmente ne Timmaginazione Tangeliche trombe del gran 
« giorno de' premi e de le pene: e ti vedeva [o Signore| sedere sopra 
<£ le nubi, e iidiva dirti (parole piene di spavento): Andate, maledetti, 
€ nel fuoco eterno. E questo pensiero era in me si forte, die alcuna 
« volta era cosfcretto parteciparlo con alcuno raio amico o conoscente : e 
« vinto da questo timore mi confessava e mi comunicava ne' tempi a 
« CO 1 modo che comanda la tua chiesa romana; e se alcuna volta mi 
« pareva d'aver tralajsciat^ alcun peccato per negligenza o per vergogoa, 
« ch'io aveva, d'avere in alcune cose di pochissima importanza vilmente 
« operato, replicava la confessione e talvolta la facea generale di tutti 
< gli errori miei. » Ma neppur nella confessione poi aveva lo spirito si- 
euro, chfe i suoi diibbi <s non li manifestava con tanta forza ne le parole 
« con quanta gli si face van sentire nelFanimo » (4). E al Boncompagno 
scriveva che, come filosofo, s era confessato d esser stato dubbio neirimmor- 
taliti deU'anima, nella creazione del raondo come opera divina, da che 
ne veniva poi il dubbio nei sacramenti e neirautorit^ del pontefice © 
nella salvazione delFaniraa. Ma Tinquisitore dovette capire con chi aveva 
da fare, perch^ il di lui esarae fu * poco diligente; > e Torquato ne 
rimase pacificato per allora, se non intemmente acquetato (5), E adi 
acquetarlo contrihuivano le pratiche religiose perchfe: * col frequentare 
<i pitl spesso i sacri uffici e col dire ogni giorno alcune orazioni, in 
« questo stato, con qualche miglioramento, 5'andava conser?ando; e la 

«^sua fede s'andava di giorno in giorno piii confermando . J^ (6)* 

Qualche traccia di questo fervore religiose gi^ abbiamo osservato nelle 
paure die rinquisizione trovasse da proibire il suo poeraa, come tante 
altre cose; aoche nella lettera del 24 maggio troviamo gli stessi scru- 



(1) Lettere, l, n" 36. 

(2) Vol H parte I, n- V, 

(3) Lettere, I, ti« 37, del 27 giw^o 1575* 

(4) LetUre, II, n" 123, p. 16. 

(5) LeUere, 11, n" 133, p. 83. 

(6) Lettere, II, ii« 123, p. 18, 



— 212 — 

della malattia, lasciava Torquato a Ferrara; tanto piil che essendo 
duchessa Lucrezia tornata fin dal maggio nella citt^ natale per cun 
d'una malattia alio stomaco e agli occhi (ci5 che aveva dato occasione 
Tasso di scrivere due sonetti (1)), ella aveva bisogno di trattenimento i 
Invece di esser lieto di questa circostanza che permettevagli di riman 
ad attendere al poema (e abbiamo visto prima le lagnanze per le disi 
zioni continue a cui il Duca I'obbligava) e di rendere un gradito servi 
a colei che gli si era sempre mostrata amorevole protettrice, Torquato 
dava notizia al Gonzaga, il 20 luglio, in questi termini: « II sig 
« duca h andato fuori, ed ha lasciato qui me invitas invitum^ per 
« COS! h piaciuto a la signora duchessa d'Drbino, la qual togliendo rac< 
« de la Villa (3) ha bisogno il giorno di trattenimento (4). Leggoh 
4c mio libro (5) e sono ogni giorno con lei in secretis. » Se in que 
ultima irase il Tasso poneva qualche segreta compiacenza, doveva 
presto disingannarsi: non era lui che la Duchessa riceveva veramente 
segreto, e la tragedia del conteErcole Contmri accaduta di li a po 
giorni potfe provarglielo (6). Ma io dubito che per la povera Ducht 
la compagnia del Tasso non fosse troppo allegra: « Le ho conferib 
« mio disegno di venire quest'ottobre a Koma: non Tha approvat 



(1) Cominciano: 

— I chiari lomi onde '1 divino ainore 

— Qoesta nebbia si vaga e si vermiglia. 

(2) Campori SoLEKTi, Of. cit., p. 48. 

(3) Ecco le osservazioni del Corradi a questo luogo: Pacqna della Villa h d 
dal Redi {ConsuUi, Firenze, 1863, p. 937) minerale rinfrescativa. Scaturiva 
yillaggio di Corsena presso Lucca e si mandava per tutta Itah'a e fuori ancori 
Francia, in Germania e in Spagaa. Cfr. per altre uotizie: D*Ancona, Vltalia 
fine del secolo XVI. Giomale del viaggio di Michele di Montaigne in It 
nel 1580, 1581, Citt^ di Castello, Lapi, 1889, p. 412-8. 

(4) Secondo un autore citato dal Corradi, cio^ Blndinelli M., Tractatua 
Balneis Lucensibus Villae et Corsennae, in De Balneis Collection coloro che p 
devano quest'acqua c diurnum soninum evitent quantum possunt ». 

(5) Nel sonetto: 

L'arnie e il Duce cantai che per pietate 
diceva il Tasso deireroico suo canto: 

N6 BO, s'i vaghi spirti al Ciel rapiva: 
Ma ben seven te di pietoso affetto 
Si color5 chi le sue note udiva. 



(6) Campori e Solerti, Op. cii.^ pp. 49-53. 



2iS — 

< giudicachio non debba partirrai di Ferrara anzi Tedizione del libro; 
•r se lion fosse solo per andar seco a Pesaro; chh ogni altra aiidata, per 
« quaoto ella afferma, sarebbe discara e sospetta e m'ha detto alcuna 

* cosa, che m'ha data a dividere ch'io mi sono apposto id grRu parte,*, 
« Ora io, c ardo di desiderio iion solo de la peregrinazion romana, ma anco 

* di rivedere il terren natio per qiiindici giorni, non posso far altro che 
^ procurar di sbrigarrai da questo benedetto poeraa * (1), La ducbessa 
Lucrezia aveva piena ragione: un certo so^petto che il Tasso volesse 
mutar servitii abbiarao gi^ veduto che non poteva non essei-si diffuso, 
e forse qualcuno, invidioso della posizione e dei favon che riceveva il 
poet^, lo a?eva anche accresciuto. 

Parimenti abbiamo notato come da molto tempo il Diica aspettasse 
Tintero poema, che doveva eternare k gloria della sua casa e la sua 
propria : e dovette fame istanza al poeta, che era disperato per non po- 
terlo ancora accoD ten tare. L'andata a Koma non poteva non dispiacere. 
Alia fine eran quasi dieci anni che il Tasso era trattenuto dagli Eatensi 
con ogni comedo e con ogni onore, ed egli stesso confessava di sentirsi 
obbligiito a manifestare la sua gratitudine: affrettasse dunque ora la 
stampa del poema, quando poco mancava al suo corapimento e non si 
perdesse in peregrinazioni. Era ci^ che la Duchessa dovette fargli osser- 
vare. Se proprio avesse avuto bisogno di mutar aria, andasse con lei 
a Pesaro» ma non raai a Goma, 

A dir vero il Tasso mostrava in quella sua lettera di aver capito la 
sconvenieuza del suo modo di ])rocedere, e se aveva gran voglia di partirsi 
non c'era altro modo che liberarsi presto del poema» Ma la partenza era 
una idea fissa; pochi giorni dopo questo colloquio, il 29 luglio, riscriveva 
al Gonzaga che aveva trovato da osservare qualche cosa neirultirao canto 
mandato: « la vena h cosi esausta e secca c*avrebbe bisogno de Tozio 
'^ d* un anno e d*una lieta peregrinazione per riempirsi , . * > (2). Conti- 
nuava intanto la revisione anche in villa a Copparo, dove stette col Duca 
dal 12 al 17 di setterabre; ma lo tornnentavano continuaraente i suoi 
sospetti, Correggendo i tre ultimi canti lo vediamo in aperta lotta tra 
la poesia e lo scrupolo religioso, < E s*io ho a dirle il vero (acriveva 

* al Gonzaga 11 obtobre) sou quasi pentito di aver introdutte queste 
« maraviglie nel mio poema: non perch'io ereda che in universale per 
« ragion di poesia si possa o si debba far altrimenti (che tn questo souo 

< ostinatissimo, e persevero in credere che i poemi epici sian tauto mi- 

* gliori quanto son men privi di eos'i fatti raostri)^ ma for^e a questa 



(1) Lettere, i n" 41. 
(2,1 LeUcre, I* n" 42. 



- 214 - 

* particolare istoria di GofFredo si coBveniva altra trattazione ; e forse ' 
« anco 10 non ho avuto tiitto quel riguardo che si doveva al ri^or dei 
^ tempi present! e al costume c*oggi regna nella corte roraana: del chej 
« e buon tempo ch'io vo dubitaodo; ed ho temuto talora tant'oltre che J 
4t ho disperato di poter stampare il libro seDza gran difficult^: e messer ^ 
€ Luca me ne pu6 esser testimonio, e Vostra Signoria medesima, a la 

* quale u'acceanai alcuna cosa quando la pregai a procurare il privilagio 
« del papa, ed a fare le provision! ch erano necessarie per previa dispo- 
ne siztODe, Or basta: al passato ed al fatto dou v*& rimedio; non ^*h 
« rimedio, dico, perchio son necessitato, i)er uscire di raiseria e d'an- 
«goscia, di stampare il poema, m noo potr6 prima, almeno dopo 

< Pasqua: e le giuro per Tosservanza e per Famore ch*io le porto, che 
« se le condizioni del mio stato noo m'astringessero a questo, ch*io non 
« farei stampare il raio poema nfe cosi tosto, n^ per alcun anno, nfe forse 
« in vita mia, tanto dubito de la sua riuscita* Ma dove mi lascio tra- 
« sportare a scrivere cose che non pensai mai di scrivere? » (l)Lastampa 
del poema gli faceva scottar il terreno sotto i piedi; ma intanto conti- 
nuava oei suoi scrupoli che Timpedivano di prosei^uire. ^ La ringrazio 

< ancora intinitamente che m^abbia insegnato, che la creazione si a opera i 

* di tutte tre le persone, ec; che se mi avanzerik tempo, o se n*avr5 
€ a bastan'za, anch'io vo' divenir gigante 3^ (2); sinteudeva, in teologia. 
E trovava bisogno di giustificare quel verso deirultimo canto: 

Sta dabbia in meiiQ la Fortuna e Marte, 

facendo una dichiarazione, che troveremo poi in tutte le stampe del sei* | 
cento: ^ Potri forse parere ad alcuno ch'io introduca le deiti dei gentili. 
« Se cosl fe, rimovansi queste e tutte Faltre parole simili: ma vo ere- 
« dendo che queste voci siano tanto amraollite da Fuse, c'altro omai 

< non suonino, n^ altro senso ricevaoo da gli uomini, se non che la sorte 

< de la guerra, per lo valore de' soldati contrapesato, era dubbia. » E j 
se nel poema era alcun paragone con Giove, si scusava con reserapio] 
di Dante che ne mise di simili nel Faradiso(3). Per giustificare tutto, 
peosava airallegoria da introdurre nel poema. I 

Continuava intanbo il malessere; lo iormentava ^ un dolore di testa 
vassal grave* (4), e non era sicuro nelle sue axioni; non spediva le 



(1) Lettere, T, ii« 47. 

(2) LeUere, I, n» 47. 

(3) Lettere, I. n« 48. 

(4) Leitere, I, n" 47. 



- 215 - 

lettere gik scritte o sbagliava oell'apporvi la data (1)» Oredeva neirarte 
maga o naturale o deraonica, perche ne aveva tanti eserapi da non poter 
dubitare (2), Era forse un prinmpio di allucinazione. 

Ma con quella persistenza ifielle idee propria dei malati, non tenendo 
conto delle giuste osservazioni della Ducheasa, Torquato tra 11 5 e il 6 
di noverabre, togliendo occasione dal giubileo, partiva per Roma, e com* 
metteva doppio errore. II gioruo 4 era morto il Pigna, 11 potente rai- 
nlstro che aveva camulatl in sua mano i^carichi piii svarlati, essendo 
segretario ducale, filosofo, storiografo e poeta stipendiato: tutii s'afFan- 
nayano alia successione, e il Tasso era in tanto buona vista, che subito 
si fece il suo norae eome poeta di corte, alio stesso mode che nel posto 
di segretario e di professore dovevano entrare il Moatecatini e il Gua* 
rini (3). Torquato di nulla si cura» e coi sospetti a suo carico, partendo, 
si munisee dall*ambasdatore di Toscana, Bernardo Canigiani (4), di 
una commendatizia per Firenze, proprio per quel padre Vincenzo Bor- 
gbini che allora stava scrivendo contro gli Estensi, cercando di con- 
fiitare la Storia dei PHndpi di Esie del Pigna: e ci5 era noto a 
Ferrara (5), 

Fatta una breve sosta a Firenze, e lasciata, come pare, al Borghini 
la lettera di presentazione, il poeta prosegui il giorao 8 per Homa (6). 
Di quel che facesse cola nulla sappiamo in modo certo: col Gonzaga 
MYk aperto Tan i mo suo e con lui e con gli altri revisori avr^ discusso 
a lungo del poema. Vide il cardinale Albano, e forse fu presentato al 
cardinale dei Medici, faceudo un passo poco grato a Ferrara, se si ri- 
seppe (7), ma senza conchiudere nulla. Alia corte di lui potS conoscere, 



(1) LeiUre, I, p. 107 notm, e p. Ill notA. 

(2) Lettere, I, n- 46. 

(3) VoL II, parte 0, n' LXIII. — Cfr. Ferrara e la carte estense cit., p. ilih xljv. 
— Nel lEB, n* 1171 deirUttiTersitaria di Bologna sono dd sonetto e nn raadrigale 
« Bel Pigna nell'eatremQ di sua vita •: 

— Dopo le piaghe tante e oosl orrende 

— Abi troppo empia partita. 

(4) Vol. II. parte II. n" LXH. 

(5) Campoki G., U CavaUere Lionardo Salmaii cit,» p. 8. 

(6) Vol II, piirte H, n^ LXIII bis, tm le Agtjiunte. 

(7) II Seka&si dis^ che qQegto viaggio di Roma era stato fatto col permesso del 
Do€a, il ijiiale di pm TavFebbe raccomandato al fratello cardinale Luigi. Ma noL 
abbiamo Fisto che il Yiaggio doveva essere anii sgradito, e ad ogui modo non poteva 
etser raccomandato al Cardiuale cbe era in Francia. 11 Cqeckadj, inoTendo queste 
obbieziooi al Sekassi, disse che pitittosto il Daca paid raccomandarlci a' suoi 




— 216 — 

come da accenni sparsi nelle lettere si rileva» Vabate Francesco Maria 
Del Monte, fratello del raarchese Guidobaldo, che era stato suo com- 
pagDO di studi a Pesaro ^otto il Oomaiidiiio, amatissirno del suo padrone, 
che lo fece poi noraiaare cardinale in proprio luogo, quando divenne ^n-an^ 
duca di Toscaria(l). Vi conobbe anche il cardinale Cipriano Saradnelli 
assai versato nelle lettere; n^ manc6 certo di rivedere i nipoti del Papa, 
cardinale San Sisto e Jacouio Boncompagni, che avea conosciuti o a 
Venezia o a Ferrara Tan no innanzi, qiiaiido eran venuli a fare omaggio 
a Enrico III; e forse fu allora presentato alValtro nipote cardinale Gua- 
stavillani, nonche al siegretario di questo, Paolo Teggia, uomo enidito u 
di finissimo giudizio, che iiiander^ poi in seguito a salutare nelle sue 
lettere (2). 

Alia sera iis5 il Tasso frequentare la conversazione dello Speroni (3) 
ciii leggeva i snoi versi, e forse db fece per rit^onquistare Taraicizia di 
quest* uomo potentissimo, amicizia che s'era andata rattreddando durante la 
rerisione, come si ricava da ptii lettere di Torquato nelle quali contrad- 
dice mostra di non piegarsi alle osservazioni del letterato padovano^ il 
quale del resto gli gridava la croce addosso(4). Lo Speroni soprattutto non 
sapeva, e con ragione, perdonare al giovaiie autore quel soverchio di levi- 
gate, i concettini, i traslati, i giuochetti di parole, Tefferainatezza di 
qualcbe parte del poema. Tutto ci6 invece era canone d'arte principa- 
liflsimo per Torquato, ond egli sfuggiva il giudizio di quelle ^ come la 
<t raorte »; cosi si esprimeva il Verdizzotti riferendo qualche anno ap- 
presso le idee dello iSperoni (5^ dalla propria bocca del quale udiamo 
dire le stesse cose in un dialogo in difesa del Furioso^ quando, dopo 
aver rilevuto come TAriosto aveva saputo coiiservare la giusta misura 
nello stiU% bencbt; trattasse soggetto di minor gravitA che gli epici, ag- 
giunge: ^ E piaccia pur a Dio che (juesta istessa dokezza e facilittH della 
€ nostra linguai a guisa di vento coiitrario, non mandasse alle volte 
« quel raro ingegno del signor Torquato TasiiO a perdersi in esser forse 
^ nel suo dire assai piu vago e leggiadro di quel che si richiede alio 



« 



ageoti di l&, allSch& lo teaeaiero d'occhioi ma neppar di que s to risulta coba aIoudil 
dalU cormpondenza dacale e degli ambasciatori di questo tempo. 

(1) TJghellu Italm sacra^ t 1» p. 100. 

(2) Iani Ni'CJt Ekvtukki, Pinaco^eca, 1, Lipsiae^ 1692, p. 156. 

(3) AMtava allora la Speroni, a San Sakatore detle CoppeUep una casa che aveva 
c^jrijperata a Tita, come si lia dal Forcbllimi, Vita cil, p. xxxix, 

(4) Voi 11, parte 11, n^ LXIV. -- Presso il ToMMASixt, Elogi, t 11, p. 84, Claudio 
Espillio dice clie U Speroni ■ plura de Torquati Tassi adolesceutia fitudia, et lor- 
« tmiia n arm bat * . 

(5) Vol. II, partell.n^^CCXClV. 



- 217 - 

|C0 ?!► ^1> Ma iioii per nulla il Tasso segna la fine delFarte classi- 
ate corretta del soo secolo* 

La diraora a Roma non fu lunga (2). II 29 dieembre Torquato parti 
senza aver deliberato cosa alcana del suo state e si diresse a Siena, vo- 
lendovi visitare monsignor Piccolomini, il quale, poco iDDaiizi,aveva piib- 
blicato un nuovo commetito alia Poeiica di Aristotele, che il Tasso 8*era 
tosto procurato (3 . Fu accolto onorevolmente dai migliori letterati che 
vivevano allora in Siena, come Lelio Manetti, Girolamo e Scipione Bar- 
gagli, Belisario Bulgarini, Giovanni Francesco Spannoccbi e Lelio To* 
lomei, con alcuno dei quali mantenne poi amicizia e corrispondenza (4), 
Lesse a costoro il duodecimo canto del poema (5) come saggio dell'opera 
sua, e volevano quelli cortesemente trattenerlo qualche giorno; ma Tor- 
quato prosegui tosto per Fiienze ovo dove giungere circa il di gennaio, 
Fu alborgato da Battista Deti, col quale forse avea fatto il viaggio di 
ritorno, e da lui fu eondotto a vedere in parte le bellezze di Fireaze, 
come concedeva il breve tempo che Ik si trattenne (0). 

Ci5 cbe piu iraportava al Tasso era di consultarsi intorno al poeraa, 
e raassimamente per il lato della lingua, col dotto cassiuese padre Vin- 
cenzo Borghini, il iioto autore delle Annoiuzioni sovra il Boccaccio, al 
quale il Oanigiani avea scritto nella lettera di presentazione di espri- 
mere * liberamente e senza adulazione il suo parere. )» Nulla sappiamo 
peri> dei loro ragionamenti ; il Tasso dovette parlare del suo poema anche 



(1] Delia nuava poena overo delie difese del Furiom. Dialogo del signor Giu- 
BKPPE Malatesta ecc, In Verona. Ptr Sebastiano dalle Donne, 1589, pp. 65-6. 

(2) Dice a questo tempo il Ssrassi : • esserci in Roma fuma costante passata di 

* mano in tnano tino a' viventi letlkTatii che non avendo inai trovata il Tasso una 
« maniera che gli soddisfacesse, per esprimere la prestezia con cui Ermiiiia scese 
€ da cavallo per correre al suo Tancredi morihondo {Gerusal.t XIX, st, 104) nel 
« trattenersi cli^li faceva an jfiornu co* snoi amici alia ripa del Tevere, vedeste 
t venire a briglia sciolta dalla strada del Popolu un giovane incauto, e cader pre- 
« cipitosamente da cavallo presso la chie.sA di S. Eocco; alia cui viata gli venisse 

♦ fatto i lu pro V visa me ate quel bellissiiiio verso: 

Nun sci^se no, precipit6 di st^llu. 

< H cbe se ^ veto, come ve uha tntta Tappiirenza, avendolo io irttedo da piu d*ano, 
« nou pud essere accadato se nun in i|uesta breve dlmora che il Tasso d fooe 
« Panno 1575 », — - Cfr. Biokoi L., lUustraMione ad un verso di T. T., cit. 

(3) Lettere, 1. n^ 46; cfr. u** 87, — La Annotasioni sulk Poeiica »ono stampate 
a Venezia, Varisoo o comp., 1575, in 4. 

(4) VuL II, parte II, n* CLXV, pp. 196-7. 

(5) Lettere, I, u* 52. 

(6) Biiposta oltAccademia deUa Crusca nelle Prose diverse, I, 409. 



\ C \ ^ '^^ ^ 



— 218 — 

con Orazio Capponi, ottimo letterato, col quale lo troviamo poi in corri- 
spondenza a tal proposito. 

Passato I'Appennino e data una volta per Pesaro (1), Torquato giungeva 
a Ferrara alia met^ di gennaio (2). Tornava senza aver nulla rica- 
vato dal suo viaggio, ma non avendo certo fatto cosa gradita ai suoi 
principi, se anche quest! non gli mostrarono alcun risentimento. Per 
giunta, aveva offerto occasione ai malevoli di sparlare di lui. Laonde 
ben diceva dal suo punto di vista, benchg fosse nel false, quando scri- 
veva, parecchi anni dopo, che il « principio e la cagione de la sua 
« infelicity fu la sua venuta a Roma ne Tanno santo ...» (3). 



(1) LeUere, I, n* 51. 

(2) II 16 scriveva a Lnca Sealabrino di Ik; Latere, I, n'' 50. 
(8) LeUere, IV, n» 1232. 



xn. 



I 



• 



Speroni. — L*epi«odio di Oiindo e Sofrania. — Allegoria del poema, — Gita 
a Consandolo cun In principessa Leonora. — La tenzone col Guarini. — La 
brumi ancella della Contessa di Scandtano. — Torquat^;) annoda amicizia cod 
L, Saiviati. — E sggredtto da Ercole Pocci; cause ed effetti. ^ Virj^JQio Bro* 
nelli. — Belazioni con Oraiio Ariosto. — Allarme per la staiupa del poema. 

[1576], 



iTorquato priKiara i privilegi per il poema. — La Contessa di Sala e la Cont4ea3a di 
Scandiano. — I Fucci. — Cbiede il carico di atoriografo di corte ch6 gii ts 
concednto. - — Nuovi dubbi sqlla dimora a Ferrani. — Coutinaano i tlmori re- 
ligiosi. — Criii di boon umore. — Gita a Modena. — Dubbi intorno alio 
Presso che compiuta la revisione del poemn, Torqiiato rivolse in 
questo tempo la meDte alia stumpa, e a munirsi dei necessari privilegi, 
_ Gi^ dal marzo delFanno iDnanzi, scrivendo da Padova al Gonzaj^a, 
I s'intmtteiieva di questo argomento, maoifestando come avesse in auimo 
di pregare il cardinale Albano affinehfe gFiiiip^trasse il pririlegio da 
Roma, e come per mezzo di lui, Gonzaga, dperasse di otteoerlo da 
Napoli e da Parma, che, in quanto a Firenze, uon ave?a ancora stabi- 
lito in quale modo govemarsi (1). Ora, il 31 di gcnnaio, Fambasciatore 
Canigiani chiedeva al Granduca, a nome del Tasso, suo devoto servitore, 
il privilegio per vent'anni per la Gerusalemme Liberaia, del quale poema 
sapeva che quello « avea qualche libra » ; e Francesco de' Medici rispoo- 
deva il 4, che ben volentien lo concederebbe, perch^ < ben lo merita^^a 
* quella sua ingegnosa e virtuosa fatica » ; di che con la seguente lettera 
il Canigiani lo ringraziava, aflferraando che il Tasso gli rimaneva * ser- 



(1) LetUre. I. n» 2L 




— 220 — 

< vitore sviseerato »: e segaitft a scrivere finch^ la pratica non fu esau- 
rita a favore de! poeta (1). 

Intanto questi il 16 gennaio manifestava alio Scalabrino I'inteiizioiie di 
recarsi, verso la metk di qiiaresima, a Venezia per stamparvi il poema, 
e pregava che da fioma sollecitassero la restittizione del canti corretti 
* COS! in quel c'appartiene a Varte come in quel cbe tocca la religione. » 
Dal canto suo non gli restavaiio da rivedere che i canti decimoquarto 
6 decimoqinnto, i quali aveva tenuto per ultimi, e vi si affaticava iotorno, 
poiche veramente poteva « chiamar questa fatica e non diletto. La miisa 
« non mi spira i soliti spiriti yf- diceva (2). LimJici di febbraio si la- 
naentava col Gonzaga della tardit4 e del rigore deirAntoniano: « e certo 

< se cosi b, io crederei che con minor severity fosse stato revisto il poeiiia 
«t dal medesiiuo Inquisitore, il qual si ritrova or qui a Ferrara e vi 
« Btaii alcun gioroo. Ma io farCi un bel tratto; chio non mostrer6 al 
« frato quelle censure le quali mi parranno iroppo severe, ma gli mo- 
« strer6 setnpliceuiente senza dir altro i versi censurati; e s'egli li pas^ 
« seri come buoni, io non cercherd altro, j^ Parimenti si proponeva di 
non curarsi di quello ^ che sari abbuiato da i botoH ringbiosi ^ ; era 
for=ie iin memento di rifcorno alia tranquiJiitil di raente e di coscienza (3). 
Ma Don dnrava raolto ; ch^, impensierito della severit4 delTAntoniano, 
mentre ferveva in qnelTanno piti cbe mai il carnevale a Ferrara, egli scri- 



(1) Vol. II, parte IJ, n' LXV4iXX. — Questa corrispondensa fece incorrere in 
un cuiioso errare tutti i biog^rati del Tusso, percbfe il Canig-iaTii^ nella stessa lettera, 
raccontaTA anclie Paneddoto di un certu lurco eapiUto a Ferram, il quale, spac- 
^iandosi per personaggio d'alto aSare, a?eva fatt<» offerte al Duea di procacciargli il 
regno di Oerasalemine. Alfonso, che nveva dovnto allora rinonciare alia speranza 
lungaiiiente nQtntu di salire al re^im di Polonia, prest6 trupjpo facile arecchio al- 
rimposture, sogaandu cosi di rivalersi della st^acco subita ; nva paco appresso, scoptTto 
ringanoo, l^ce rincbiadere il tareo in una prig-tone del eastelb^ di dave qaella^ per di 
pio, faggi. II Graodaca, allodendo a questa fatto, ri8|.iaDdeva Kcherzasainente : « Ridi- 
c colo fu il principio e cos! e seguita il mezzo ed il fine della favola di quello, noti 
€ sappiaino se dobblamo dir niatto, a piaeevole ed astuto spirito^ nia sar^i ineglio 

< che 8i& cai>i sranita la cosa, affine che^ dopo V esser stata la pratica di Poloaia 
« di qualcbe pregiudizio e dlsgasto ai Principi supronii, il Turcu, cume desideroso 
c della discordia dei Cristiani, non ne avesse can i[U6jt*altra di Hiorusaleni intricati 

< COD cbi ae porta la pre tens lone tj il titolo > . A qaeste parole segQiraaa itume* 
diatamente quelle da me riferite al n" LXVl 11 Canigiani re pi lean do (n*^ LXVII) 
dicem: t Queiraonio, niatto o piaeevtjle si sta, n6 si purla piii di qut?st'altra sua 
€ Hierusaleoi ». Tatte queste frasi erano riferito al Tasso e vi si voleva vedere 
la pocti dispasi'-tione del Grandoca a prenderla presso di s^ e insieoie raffemiaziane 
della sua paz^ia. Sul fatto del turca, v. Ferrara e la corie eatense cit, pp.xviii-xix, n, 

(2) Leltere, h n" 51. 

(3) LeUere, 1, n° 52. 



- 221 - 

veva al Gonzaga: « Domaiii, tutto che sia I'liltimo di canievale, io voglio 
< andare a starmene con rinquisitore ferrarese » (1). 

Con h Speroni, per ingraziarsi il quale si adoperava per farlo accettar© 
alia corte ducale, laraentava la lentezza di « cotesti inquisitori * nella 
rcvisione, e Tindugio eragli molestissirao e dannosissimo (2); quaiido, 
ad impedirgli maggiormente il disegno, si sparse la notizia che a Ve- 
necia erasi mamfestata la peste (3). Av^rehbe voluto stampare a Homa; 
ma « stampare senza il privilegio de* veneziani non mi inette conto, ed 
* essi nol concedoBO a chi stnmpa fiior di Venezia > (4); e la peste in- 
fierendovi, non si poteva peiisare ad andarvi che fra tre o quattro mesi, N6 
questo bastava, che il Turco pareva apprestarsi ad assalire Tltalia. « Dio 
^ sa che sar^, > diceva Torqoato; ma intanto voleva che questo ritardo 
pur fosse con suo vantaggio e si propoiieva di tornar sopra il suo lavoro 
e di farvi alcune aggiunte i;5). 

Intaito nel febbraio di queiranno era giunta a Ferrara la contessa 
Barbara Sanseverina con la figliastra Leonora, die s'era allora sposata 
a Giulio Thiene eonte di Scandiano, le qiiali il Tasso, come ho detto, 
aveva conoscitit-o a Roma nel 1573. Queste gentildonne per parecchi anni 
furono g]i astri della corte ferrarese per la bellezza, per lo spirito e 
per la coltura loro; per Barbara Sanseverina commisero vere pazzie il 
Duca di Parma, il Duca di Ferrara, Vincenzo Gonzaga e quando era 
principe e quando fu duca di Mantova; la Scatidiano fu corteggiata da 
principi e da gentiluomini ferniresi (6). Non raanc5 il Tasso, come com- 
portava la sua condizione, di cantare coteste due dame, e togliendo oc- 
casione da una delle fiequenti feste che si fecero in quel carnevale, ove 
la Contessa di Sala era comparsa coi capelli acconciati in forma di co- 
rona, le indirizzd un sonetto, mentre un altro ne faceva alia Scandiano, che 
aveva un lahbro all'austriaca, rotondetto cioe e che si sporgeva in fuori 
con mirabil grazia (7). Altri sonetti e altre canzoni scrisse in seguito 
per quelle: ma ora, dando notizia di quei primi alio Scalabrino, di- 
ceva che il Duca ^ con I'occasione di udirli , , . m'ha fatto molti favori: 
« ma io vorrei frutti e non fieri. Non mando i sonetti perch^ non mi 



(1) Leitere, I, n* 56. 

(2) LetUre, I, n ' 53. 

(3) V. CoRKADi, Annali delk epidemie cit, pp. 231-3, 

(4) LetUr€, I, u' 54. 

(5) Leitere, I n<* 57. 

(6) Ferrara e la corte estense cit,, cap. XVI. 

(7) Cumiocmna: 

— Dunna per cui trionfa arnore e regna 

— Quel kbro che le rose ban colorito. 



— 222 — 

« ri&olvo 86 sono belli o no. Questo so bene, che avendoli io detti, nial 
* mio grado, al Maddal5, li ascolto con vol to severissirao; pur credo che 
« ce ne sian molte copie per lo motido a quanta ora, uscite cred*io, per 
^ arte magica. Ma sia che si voglia, eon so chi facesse molto di raeglio » (1). 

Maddald era nome e soprannome della famiglia de* Fucci, origi- 
naria di Cittk di Castello, venuta a Ferrara nel secolo XY, ove i suoi 
membri esercitarono la professione di notai, Dai carteggi e dai registri 
dell'Archivio Estense sappiamo che a questo tempo vivevano alia corte 
Ercole e Maddal6 Fucci, fratelli, e IppolitOi Ludovico, Alessandro Fucci, 
dei quail ci e ignoto il grado di parentela. Dei due primi, Ercole do- 
veva avere un posto assai basso nella corte non appareido mai ricordato 
nei caiieggi; ma h regi^trato nei libri degli stipendiati con soldi nove 
il mese; Maddal6 invece era stato priraa notaio, poi computista del Duca, 
ed aveva vissuto alcuni aani a Koma incaricato d'allari per gli Estensi 
in una questione di diritto suJla fabbricazione del sale; nel 1568 era 
passato al servizio del cardinale Ippolito 11 d*Este in qiialiti di maestro 
del conto, ed era stato da lui mandato in Francia a curare i molti interessi 
che quegli vi aveva. Passato poi ai servigi del cardinale Luigi eel 1576, 
mentre il padrone era in Francia, si tratteneva a Ferrara, serapre ad* 
detto airamministrazione, Tuttavia, come si vede, anche costui era in 
una posizione ben di He rente da quella del Tasso, Per la confusione dei 
nomi, chiamandosi comunemente Maddald anche Ercole, non sappiamo 
se questi, o proprto Maddal6j fosse colui al quale il Tasso accenoa; ma, 
per quel die avvenne poi, inclinerei a credere che fosse Ercole. Come 
dunque costui pote?a avere autoriti tale sopra Torquato da costringerlo 
a leggere « mal suo grado » i sooetti iutorno a due dame principali, e 
perch6 egli ascoltarli « con volto aeverissimo > ? Da che moveva cotesta 
severity? Non ho trovato di che poter risolvere questo problema: ma 
credo di non audar lungi dal vero nel pensare che molta parte della 
severitii fosse nella fanta,sia di Torquato, 

II quale continuava ad accarezzare il progetto di lasciare Ferrara, 
senza per^ risolversi mai a nulla. Gilt ho fatU> cenno della successione 
alle ?arie cariche lasciate dal Pigoa: ora il Tasso, tornato dal suo viaggio, 
chiese di essere nominat-o storiografo ducale, per aveve un buon pretesto 



(1) LetUre, I, n* 55. — Pare esaendo stato ricliiesto dallu Scalabrini © dal Goa- 
zaga die II mandasse scriveva il 12 marzo: « Avrete i soiietti dal aigiior Orazio 
€ [Ariosti] poi che li volete a mlo dispetto; ed il Sig^oor yedr& ria easi cbe io noa 
« sono pii quel buan versificatore ch'egU si crede e che forso fui gii, E certa ho 
« bisogno di lungo riposo per riemplre la veua esausta. 8* egli sapesse quanto 
« peno a fare an verso m'ayrehbd compassione » {Lettere, I, n** 57). 



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- 223 — 

di licenziarsi, quando, come sperava, ciii gli fosse negate. Ma quale fu 
il stio imbarazzo allorche invece la sua domanda fu ac<;ettata dal DucaP 
Come ayrebbe fatto egli, che voleva cattivarsi Tanimo dei Medici, trattare, 
seguitando il Pigna (1), dei tempi di Leone X e di Clemente VII, papi 
che s'erano sempre mostrati awersi agli Estensi? Quest! problem! sotto- 
metteva al Goozaga e si risolveva di boo parlar piU della cosa, gperando 
che altri non la risvegliasse (2). Ma, mentre egli prima affermava al 
Gonzaga che il Mojitecatino, succeduto al Pigna uel posto di ministro 
del Duca gli era succeduto anehe uella malevolenia verso di lui, Tasso, 
(sebbeue noa sappiamo quando mai il Pigna gli si mostras&e malevolo), 
vediamo che proprio il Montecatino fu quello che dopo poco tempo gli 
offri di fargli dare davvero il carico di scrivere le storie, ed egli « si 
^ripromeifem aasai de I'araorevole cura del signer Montecatino ». 
Viceversa, nella prima lettera che trattava di qiiesto affare diceva al Gon- 
zaga rincrescergli « d'abbandonar questa impresa, a la quale per altro 
€ sottentrava molto volentieri, e forse io non sarei state cosi debole a 
« sostenerla come Vostra Sigooria m'accenna ch 'altri mostra di credere » ; 
nella secondai di poco pin d*un mese dopOi quando tutto gli continuava 
favorevole, diceva : « pure non credo che expediat sotteutrare con tanto 
« detrinaento de' miei studi a cosi graude e fastidiosa tmpresa senza 
« certa utilita presente * (3). Come in qaeata, cosi in tutte le altre cose, 
troveremo di qui innanzi acceituarsi il contrasto: h un volere e disvolere 
continuo die reude assai difficile il c6mpito del biografo. Novella prova di 
questa mutevolezza h quel che scriveva il 24 marzo al Gonzaga, di aver ciofe 
tolta indietro una lettera poco innanzi scritta, per riscrivere allora al- 
quanto diversaraente nella medesima materia, la quale era sempre quella 
del sue mutar servitii. Avea scritto nelf antecedente che nessuna cosa 
avrebbe potuto trattenerlo a Ferrara se aon un dono, il quale in quella 
corte DOE sarebbe di certo venuto presto e convenieute: perci6, rifiutando il 
piccolo e non attendendo il grande, avrebbe trovato opportunity di chieder 
licenza (4), 11 Gonzaga, vedendolo sempre cosi in^esolnto, dovette scrivergli 
mostrandosi dubbioso di cit» che dovesse credere di lui : a che Torquato lo 



(1) La Historia dei Principi d'Este di G. B. Pjona. Ferrara, Rossis 1570, in foL; 
e Venezia, Valgrbi, 1572, in-4; non giange che al 1476. 

(2) LetUre, I, n^ 58. 

(8) Lettere, I d* 58 e u" 73. 

(4) Lettere^ I, n° 5$, — Pochi giorni appressOf anche in questo arg^mento raa- 
tava di pensiero (LeUere^ I, n" 62): * lo non chiedo, n^ chieder6, n6 ncorderb nS 
< a loro ntJ al Duca; se fiiranno, grddir5 ogni picciol favore, ed accetterd volentieri >. 
Cosi ^li flcriveva, dopo che la principessa Lacrezia gli aveva promeaso d'appoggiarlo 
presso il Doea, e la principessa Leonora gU avera data qaalche promessa d'aiito. 




assicorara essere sua ferma vdIodU mutar paese ; ma che ci6 era ntardato, 
ritardandosi la stampa del poeniat e genza esso non poteva egli con onore 
togliersJ! di Id; lo assicurava tuttavia che non si leglierebbe con nessun im* 
pegno e lo pregava ch'egli, da parte sua, mantenesse nei Medici la memoria 
e ii desiderio di lui (1). A queste ragioni si arrendeva il Gonzaga, e Tor- 
quaio si luastrava assai contento nel constatare che, se egli aveva iniziata 
la pratica o « i)er soverchio desiderio del mio utile o per una certa tene- 
« rezzB, d'affetto d'avermi o vicino o men lontano »►, non fosse poi stato 
trasciirato * in eonsiderare quel che per legge d'onore mi si conveniva, ^ 
Riconofe<ctiva ancora che, poicht^ quandoera stato richiesto^ aveva rifiutato, 
ora, verificandofli il caso, sarebbe stato dover sm.» di ehiedere, quando per6 
foflse risoluto a farlo. Ma, pre^iosa confessione, egli era sempre < in 
€ quella irresohizione la quale fe stata e terao che non dehba essere, la 
« rovina di tutte le mie azioni » (2). Qua! niaraviglia ora, se Torquato 
aveva lasciato intendere in Ferrara e nella corte alcun che di questi 
siioi maneggi e della richiesta avuta, e di cid si put) esser sicuri, che la 
duehessa Lucrezia gli scrivesa^ ch*egli era in guisa sospetto che non gli 
em pur cieduto il vero? Se lo motteggiava prima della tardanza a stam- 
pare, e poi mostrava d'adomhrarsi di quella sua lentezza? (3) 

Uid che non pu5 non meravigliare h come con tale di sordine i n telle t- 
tuale egli potesse proseguire nella rainuziosa revisione del poema e soste- 
nere dispute per langhissirae lettere, Una di queste scriveva il 30 marzo 
airAntontano, il piii fanatico d«i revisori: la proraessa che vi faceva, in 
tOBO uraile e leraissivOi di togliere tutto c\h che parlasse d'amori, d'iti- 
canti, tutto ci6 insomraa che rAntoniano ^ condannam come inquisi- 

* tore non approvat^a come poeta », era vera? (4) Certo h che nella 
medesima lettera egli giiistificava, con esempi tratti dalle istorie delle 
crociate, araori ed incanti; raa al Gonzaga, il 14 aprile, ripeteva la 
promessa dicendo d'averla gii\ in parte eseguita (5). Dal pensiero d'una 
proibizione da parte deirinquisitore era continuamente tormentato. 11 
21 aprile replieavaal Gonzaga: * lo son sieuro di far stampare il mio 
« poema in Venezia, e in ogni altro luogo di Loiobardia con licenza 

* de rinquisitore, senza mutar cosa alcuna, con la mutazion solo d'al- 

< cune parole: raa mi spaventa Teserapio del Sigonio, il quale fe' stam- 

< pare con licenza de rinquisitore, e poi il libro li fu sospeso: mi spa- 



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(1) Letterr, I, n'^ 62* 

(2) Lt'ikre, I, n** 69. 

(8) Letterr, I n* 62, p. 159. 

(4) Ltttere, !. n* 60. p. 144. 

(5) Letterr, I, n'^ 63. 







•^ -*. 












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Torinw, LooachoT, 16©5. 




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yenta tin altro eseTDpio del Muzio narratami dal Borghesi ; mi spaventa 

< la severiU di [Silvio AntoiiianoJ, immaginandomi che molti siano in 

< Soma simili a lui ». E piii sotto: « Ora torno ai raiei sospetti, 

€ e ai riniedi. lo conosco d'aver fatto errore Id far vedere il iiiio poenna a 
« Roma . . , * e pregava si facesae iotorno ad esso silenzio, e specialraeate 
si tacessero i suoi dubbi; e se tuttavia il GoDzaga volesse leggeroe qualche 
parte, * non ne legges^^ la parte amorosa > (1), Ma ecco nel medesimo 
tempo il rovescio della medaglia, chfe il 9 aprile scriveva una lettera tutta 
burlesca alFamico Scalabrioo: «... cancaro a Vamore! lo, se non quanto 
€ son cristiano nel resto, in quel che non fe contrario al cristianesimo 
« TO* essere epiciireo attatto, e dico Percat qui crastina curat. Studio 
€ le mie ore: il resto del tempo me lo spendo ridendo, cantando, cian- 
€ ciando, praticando, ma per5 con pochissimi ; peroh^ vi so dire che sto 
€ su la mi a, E non \*h barone nfe rainistro del Duca, per grande che sia, 
« che mi trovi pronto a Tossequio; e non c'altro rAltissirao [Montecatino?] 
€ accortosi del uostro sussiego, molto spesso mi previene con le sberet* 
€tate; ed io gli rispondo con tanto sussiego e con tanta gravity, che 
* par che sia allevato in Spagna. Le geuti dicono: donde fronte cosi al- 
« legra e donde tanta riputazione? Ha costni trovato un tesoro? Due 
« volte sono state, da che tornai di Roma, a disnar fuori; e vi so dire 
€ che nai son fatto pregare; e poi senza alcun contrasto ho accettata la 
« scraiina in capo di tavola. Io ra'ho fatta veder da tre astrologi (2) la mia 
«naiiviti\; i qoali non sapendo ch'io mi fossi, tutti uno ore mi dipin* 
€ gouo per un grand'uomo in lettere, e rai promettono lunghissiraa vita 

< ed altissima fortuna: e toceano co6\ bene quelle perfezioni o imperfe- 
« zioni de le quali io son consapevole a me stesso, cosi ne la comples- 
€ sione come ne' costumi, ch'io comincio a tener per fermo d'avere ad 

< esser un grand'uomo, e di g\^ spaccio la grandezza com'ella fosse in 

< atto. Tutti son concorsi a dire, che da donne avr6 gran benefici ». 
E qui raccontava delle promesse di aiuto pecuniario e morale da parte 
delle due Principesse, a che ho gilk accennato; poi prosegaiva a dire di 
aver fornita la sua camera di corami e accresciuta ed ornata la libreria, 
fidandosi nelle ricchezze profetizzategli dagli astrologhi, e € cancaro ai 
« pedanti » (3), V'erano bensl * alcuni bracchetti » ch'ogni giorno gli 




(1) Leitere, I, n- 66. 

(2) Nel G^nzoniere t&ssiano vi sono dae Bonetti indirizzati ad astrolo^; il pHmo 
^ ad an G. B. Ohimnf: 

Non per sorti o per sogni o per mcantL 
L^altro non reca nome: 

Be a ehi penetrar volse il fosco e il nero, 

(3) LeiUre, I, n- 62. 

SoLfftti* Yita 44 T^ptaiQ Tomm IS 



abbaiEfano cootro: « pur sia ninesso ogDi cosa a chi regge; a me gioi 
« di sprezzare questi botoli, e di sperar bene », 

Questo sfogo d'un esaltato offre campo a osservazioni di non piccola 
importanza. Cristiano per paura, Torqtiato Tasso aveva nelle veoe il 
saugue e Tedueazione del rinascimcDto ; eccolo per no memento epicureo 
6 credent© neirastrologia. Questo scoppio di lietezza forxata, di sogni 
di grandezza, queste apese noii giustificate e superior! alia sua borsa, 
non son forse indizio di on disquilibrio mentale? Dicono i frenologi che 
HBO dei sintomi di qualehe forma di pazzia pu6 essere per alcun tempo 
la smania di grandezza (1). 

E tutto questo non passava inosservato a Ferrara; certo non dicevano di 
Torquato: 6 pazzo; ma di liii parlavano con apprensione. Egli lo attesta* 
Oh, le sberrettate deWAUismno^ sia questi il Montecatino o altri, dob* 
biamo prenderle sul serio? E la gente che lo trovava tanto allegro e con 
boria tanto altezzosa, che cosa diceva veramente dietro le sue spalle? lo 
credo per fermo che fin d'ora a Ferrara e nella corte si fossero accorti di 
una certa alterazione net carattere e nella salute di Torquato: i favori 
del Duca, le promesse d'aiuto, non chiesto, da parte delle due Principesse, 
e in fine I'invito insistente del conte Ferrante Tassoni, nomiaato nel gen- 
naio governatore di Modeea (2), perchfe andasse a passare presso di lui 
le feste di Pasqua, potrebbero dimostrare che si cercava con ogni mezzo 
di restituirgli la tranquillifcii d'animo. 

Torquato accettd Tinvito del Tassoni e il 10 aprile partiva per Mo- 
dena; scriveva pertanto alio Scalabrini di indirizzargli le lettere colk; 
ma i canti, i preziosi canti che voleva tener nascosti a tutti, diceva di 



(1) Dice a propoaito di qaeata lettera il CoRfiADJ : * Se non che, sicconie inceede 
< ne* malenoolici Ghe talora non solamenle si risen tono, mn trapissano e diveo^no 
€ di tristi aUd^i . . . ». — Forse sotto Fimpero delk sue idee di grandezza mal 
ricono9cmtii acriss^ alia Scandiano il sonettoi 



nel quale diceva: 



Donna, qaa! vital succo o qaal celeste, 



E chi mai queste 

Spinose cure mie d*DiTor putigente^ 

D'oblio cospargera j^oavementep 

Che a metzsL notte alta cagion tien deste ? 



(2) II Canlgiani Bcrifeva il 6 geunaio 1576: < II conto Ferrante Taaaone parte 
« Btamane per al sno govenio di Blodeoa . . . » . — Non so dove lo CherbuueZi 
Le prirwe Vitak, p. 187| trovaase che il govemo di Modeoa era state olferto a 
Torqoato e che qoeati nSiit5 recisamente. 



— 227 — 

indirizzarli pure a Ferrara, airamico sao Orazia Ariosto, proprio a quello 
al quale, due mesi prima, aveva pregato esplicitainente non si mandas- 
sero; sebbene anclie allora aggiuDgesse che quello tuttavia avrobbe pototo 
^ leggere nella mia camera tutto ci6 che vorr^, a suo agio i^ (1), Nfe a 
lodena dapprima trovd quiete, chh appunto di U scriveva airAntoniano 
al Gonzaga quelle lettere che or ora ho esamiuate. Le sue paiire eraiio 
rinfocolate, come s'e visto, dalle notlzie di proibizioui inquisitoriali da- 
tegli da Diomede Borghesi, che trovavasi anch^egli a Modena (2)* 

Un^altra persona gli dava iioia, lo Speroni ; a Koma I'aveva riavvicinato, 
come ho detto, e gli aveva letto i propri versi; poi, scrivendo alio Sea- 
labrini, lo iacaricava di eonslgliarsi secolui intorno ad alcuDi dubbi sul 
poema (8); e, tutto conteuto che quegli fosse di parere che si raantenesse 
I'episodio di Sofronia, eselamava: < Orsti, ricordo, che lo Sperone fu de 
^ la mia opiiiione contra il Pigna; e eaucaro ai pedanti » (4). Ma le lettere 
delFAntoniaco avendogli raesso paura, pregava Tamico: * Parlando alio 



(1) Lfttere, I, n« 50. 

(2) Nella cit lettera 66, dopo aver nominato dapfirima U Borghesi* sul fine 6 
ioritto: t £^ qui 11 . . « mozzo nudo e mezzo scaUo; lo Tho aiatato in (lae! chMio 
€ potato » . E racconta come queato tale cercjvss^ di eotrare al serFjzio del Dttca di 
Ferrara, ed egli lo ra^ooniandava per c\b, ajjgiungendor < L*e»ser gentiloomo, Tegser. .. 
€80110 condizioni che potranno agevolare il nogozio ». lo proporrei di Rujiplire In 
quest *olUmo luogo: toscano^ q credo die il passo riguardi il inedesimo Borghesi, S© 
sapesfiimo che il Tasso ayesse iu ammo a questo tempo di recarsi a Veaeziap po- 
trehbe riferirsi a questo incontro la lettera da lui scritta al Borgbesi, Yol. II, 
parte I, ii" CW — 11 Borghed nial coDtraccambio le preraure di Torquato criti- 
candu coei ferocemente le aae opere, come appare dalle lettere di lui che ho raccotte 
net ToU II, parte II. Ma egli era coal fatto, e n'abhiamo riprova in quel cbe ue 
Bcriveva U 21 di agoato dipoi il CanigianI al GraDdaca: « Dioniede Borgbesi gen- 
c tlluomo Sanese e iDtronato, che capita qua« come gik il Maretti, suo com pa trio tta 

< b. m*, COD piii ardore ed ardire che sapure e sapere^ con vagUa e bisogoo d' ac- 
« cunciarsi per pocta o per oattlva liogua coo questo Duca^ parmi mal soddisfatto 

< di noi altri di Fireuze, e cbe gli paia di meritar e saper assai; ed in Bomtna 
f ch*ei sia alia Sanese; o rolentien saprei quel per eh'egli h fuora^ e 8^ egli ha 

« qtialche umore ossenrabile che non Tn'apparisca E un'altra volta, il 5 gen- 

naio 1578. par satireggianduue la bnrbanza: c . , , lo non posso gik pit riparare 
c TA. V. S. a quest! algori ed adustioni (che veramente abbruciano e fanno polvere 

< come aolHoni) da un cervello o^ come dic'egli, an bello spirito Saneae e lotronato, 
€ mcBser Diomede Borghesi, che vuole stampare in Venezia, e indirizzar certe 8ue 
c rime, ed ancbe prose in forma di lettere, a V. A. S,, per notiflcarte il baon volero 
« ed il Talor suo, ed auche per iosegnar al nioudo a parlare e sorirere nella nostra 
« lingua . . . * . 

(B) LetUre, I, u" 57. 
(4) LeUcre, I, n- 62. 



— 228 — 

^ Sperane, desidero che gli diciate cli'io m'induco a ri mover repisodio 
« di Sofronia, tion perch'io antepon^a raltrui giudizio al suo, dal quale 
4£ fu accettato per buono; raa perch lo dob vorrei dar occasioee a i frati 
« con qiiella imagine e con alcun altre cosettOt che sono inqueirepisodio, 
« di proibire il libro, j^ Pure la coscienza del poeta aveva ancora qnalche 
acattc, polch^ soggiuogova: ^ E certo, in quanto a quel c'appartiene a 
« Tarte, io persisto ancora ne la rata opinione: ma veggio ehe costoro 
« giudicano che ci siano soverchi amori; e non vorrei dar loro alexin 
cpretoto da sfogarsi contro Tamore* (1), Ma ecco che il 24 aprilo 
scriveva: *... temo assai d'alciin cattivo offizio del [Speroni], il quale 

< chiaramente si dimostra maligno ed ingrato: ch^ certo ho fatto per 

< lui nnovamente alcuni offici che non avrei fatto per me stesso; e 
€ prima Tho sempre amato, onorato e celebrato. » 11 Tasso aveva parlato 
al Duca dello Speroni e raccoraandatoglielo tanto caldamente, che quegli 
s'era mostrato disposto a prenderlo a* suoi serTigi; ma lo Speroni non 
accetto* 4. Ora (diceva Torquato) perchfe 1 Dnca no '1 riprega mi h poco 
* amico: c'altra cagione non so imaginare ?► {2). Tosto scrivevagli diret* 
tamente per ginstificarsi (3), ma alio Scalabrini diceva che se potesse 
&r a meno di mostrargli gli ullimi cinque canti lo avrebbe caro: * intanto 
€ dategli buone parole, dicendogli ch'io disegno di trascrivere tutto il 
€ libro di mia mano, e mandarglielo : farft poi qiiello che mi torner^ 
€ comodo, e non mancheranno mai pretesti. A ogni modo, o tardi o per 
« tempo, Tavemo a rompere e la rottura sari^ tanto maggiore quanto 
« piti tarda. Io non vo' padrone se non colui che mi dk il pane, nfe 
^ maestro ; e voglio esser libero non solo ne' giudicii, ma auco ne lo 
« scrivere e ne Foperare. Quale sventtira h la mia che ciascuno mi voglia 
« far il tiranno addosso? Consiglieri non rifinto, purcbfe si contentino di 
« stare dentro a i termini di consigliero )►. Ma questo sentimentodlndipen- 
denza non dura, e non senza una certa ma lignite nella medesima lettera ag- 
giungeva: «„. mostrate, dico, che tutt^ ci^ che ho scritto a voi» Tho scritto 
« perch^ con lui il conferiatei e sovra tutto pregatelo che pensi a i ditbbi che 
<ho mossi intorno a la partita d^Erminia t^\ egli poi si riservava di dimo- 
strare quanto sciocche fossero le osservazioni che lo Speroni avrebbe potuto 
fare (4). E pochi giomi dopo ripeteya: * . . , avrei caro, se fosse possibile, 
€ di non rompere cosi tosto con esso lui^ se ben io giudichi affatto impos- 
< sibile il durar seco lungamente » (5), Ma avendolo Scalabrini mostrato 



(1) Leitere, I, n» 65. 

(2) Lctkre, I, n^' 66. 

(3) Lettere, I, n" 68. 

(4) Xei^tfrc, 1, D* 71. 

(5) LeUere, 1, n* 73. 



alio Speroni i sooetti sopra le^ due contease di Sala e di Scandiano e 
riferitone a Torquato il giudizio, ecco questo rispondere adirato di esser 
cerfco che lo Speroni sentiva « con poco lieto anirao ogni suo accresci- 

< mento di gloria > e difendere i propri versi dalFaccosa di bassezza, ri- 

battando: « egli non ha orecchio de la delicatura de lo stile lirico; 

« e chi vuol vedere come sian fatti i versi bassi, legga i suoi pochi so- 
« netti, i qiiali (trattine due) ne son pieni ^ (1). Nel luglio per^ si ado- 
perava di nuovo perch5 il Duca lo prendesse per consigliere, e moiti anni 
dipoi, nel 1581, passando Maria d*Austria per Padova, ove stava lo Spe- 
roni, ed ove il Duca di Ferrara and6 a farle riverenza, in un sonetto 
chiedeva ae T Italia doveva mostrarle o le sue opere d'arte, o le sue 
navi, templi, o scuole, ma oonchiudeva: 

Due nioetri a lei de' suoi mskggion pregi 
D*Aldde il figliu e de gli »tudi il padre. (2) 

Ho voluto seguire le varie fasi di questa relazione perchfe da essa appare 
chiaramente che, se^ per consenao di tutti, lo Speroni fu pedante e ma- 
levolo invidioso, era perd anche inoUo difficile trattare con il Tasso. 

n quale intanto, dagli ultimi giorni deH'aprile, era tornato a Ferrara, 
e forse fu indotto a lasciare la cordiale ospitalitii dei modenesi dairav- 
viso cbe il terribile Antoniano, recandosi io Gernaania (3), sarebbe pas- 
sato per Ferrara. AI primo annuncio fu uno scoppio di gioia: < Oh mi 
« piace che mandiate il Poetino (4) in Germania! or vada pur col4 a 
« spaeciare il santo » (5). E dope che lo ebbe veduto ed ebbe con lui 
conferito de' propii timori, seriveva: < II Poetino m'& paruto men rigido 

< in parole che iu lettere, Egli m^assicura quasi che oon si proceder^ 
^ altraraente contra il poema, ma che sari men caro a Eoma. Di questo 

< non mi euro moltO)^ (6)* Forse 1 'Antoniano, accortosi o avvisato dell 'im- 
pressionability del poeta, non aveva insistito nelle critiche, e Torquabo 
per un istaiite respirava, II 22 maggio infatti seriveva al Gonzaga: « lo, 
« come per Taltra mia serissi a Vostra Sigooria lllustrissima, attendo a mi- 



(1) LeiUre, 1, 

(2) Sonetto: 



W 74. 



A la fij^ha di Qmlo augusta mad re. 



(3) Vi andava come se^retano delle lettere latine del cardinak Morone, legato a 
latere di Gregorio XIII, 

(4) Ricordist cio che gia notai, che T Antoniano da giovinetto iinprovvisava: credesi 
che da eio gli rttnaeetise il soprannome. 

(5) Lettere, 1, n^ 70. 

(6) LeUm, I, n^ 72. 



- 230 — 

< gliorare il mio poetna quanto prima si pii6, e vi attendo con aiiimo tanto 

* tranquillo e libero da ogiii fastidio quanto iion mi ricordo aver avnto 

< molti anni sono. ^ E proseguendo questa dottissima lettera si mostra 
convifito dei pregi delFopera propria; aggiungeva che * gli ainori e gli in* 
« canti, tanto pib mi confermo che siano tnateria per se convenevolissioia 
€ al poema epico » (1); che i! poema h d'una sola azione e che gli episodi 
non guastano. Nod gli rimanevano che due dubbi, i quali esponeva per non 

* aver a scrivere piti intorno a questa materia, percbe omat sona stanco 
€ e vorrei lasciar questa pratica di scrivere per ogni ordinario eosi 
« lunghe lettere > (2). 

A tutt^ !e vicende prodotte dalla contiiiya mutevolezza dei pensieri 
di Torquato, agitati dalla paura delle ordinanze tridentine e dalla se* 
veritil deirAntoniano^ and5 massimamente soggetto repisodio di OUndo 
e Sofronia^ che per la fama e per Fefficacia ehe eserciU) di poi suUa 
leggenda dei casi deir autore , ricbiede c'intratteniamo un momento 
ad esaminarlo. Appena i reviaori ebbero id mano i prirai canti, tosto, 
tutti concordemeDte, trovarono a ridire sopra questo episodio, tranne lo 
Speroni che lo difese ; e opposero : ^ primo^ che fosse troppo vago ; appresso, 
« che fosse troppo tosto iDtrodotto; ultiraaraente, che la soluzione fosse 

< per machina », Poi aggiunsero ancora che pareva troppo poco contiesso 
con Fazione, di che Torquato stesso confessava aver sempre dubitato; tut- 
tavia se ne scosava cod altri eseinpi (3). Ma, rispondendo a! Gonzaga che 
Taveva subito inforraato di queste accuse, scriveva il 15 aprile 1575: 

< *. , in quanto alFepisodio d'Olindo voglio indidgcrc genio etprincipi^ 

< poichfe non v*^ altro tuogo ove trasporlo: ma di questo non parli 

* Vostra Signoria con essi loro cosi a la libera » (4). Evidenteraente 
il poeta amava quella creazione della propria fantasia, e, facendo uno 
strappo ai canoni della poetica, voleva conservarlo ove stava mono peggio, 
tanto pid che era piaciuto anclie al Duca, cui, come vederamo, proprio 
in quel giorni, aveva letto il poema; e per allora non venue piii occa- 
sione di parlarne. Ma mentre crescevana in lui i timori religiosi per la ti- 
rannia della revisione, ai primi di marzo delFanno seguente lo Scalabrino 
lo avvertiva che FAntoniano era assolutamente conti*ario alFepisodio; 
Torquato sper^ dapprima che a questo dessero ombra soltanto alcuni 



(1) Nella difesa degli amori Torquato aggitingie cbe pensaira valersi anche dellft 
dottritia appresa nei libri di ano dai reviaori medesimi, il Nuliili^ che gia vedemmo 
stodiato da Ini per le Conclmioni, 

(2) Lettere, I, n- 75. 

(3) Lettere, I, n^ 31, 

(4) Lettere, I, d« 25. 



versi, come quello ove cliiamava creduli i devoti: tuttavia pensava di 
coDsigliarsene con I'Inquisitore di Ferrara (1). Riix)rDato cos! ad esa- 
minare I'epiaodio^ conveniva, il 12 marzo, essere necessario aggiungere 
otto dieci stanze nel fine per farlo apparire piti connesso; e avrebbe 
mutato come volevano i revisori quell a stanza Va dal rago alle nozze (2), 
n risultato dell'esame di quei giorni fii che al 3 aprile s«ccessi?o sen- 
veva * aver condannato con irrevocabil sentenza a la raorte I'episodio, 
« e perch *in vero era troppo lirjco, e perc'al signor Barga ed a gli altri 
« pareva poco connesso e troppo presto >; al giudizio de' quali non ?o- 
lendo cODtrastare, lo avrebbe toUo» « e molto piu per dare manco occa- 
< sione ai frati che sia possibile x>. E di qui la necessity di scusarsi con 
lo Speroni se egli aveva preferito il giudizio degli altri a quello di Iiii; 
al quale ripeteva ancora che la ragione principale era di non dare occa- 
sione * ai frati con quella immagine o con alcune altre cosette che 
« 80D0 in quell'episodio di proibire il libro » (3), Qtieste vicende del- 
Tepisodio corrispoudono perfettamente airiotonazione che hanno le let- 
tere al Gonzaga e alia piena dedizione airAntoniano che abbiarao re- 
duta qui addietro; ma v'era anche un'altra ragione che Taveva risoUUo 
a togliere Y episodio, e cioe V idea di sostituirvi la narrazione di ci5 
ch'era avvenuto dei crociati nei sei primi anni della spedizione: di che 
parla in raolte lettere (4). Ma iion essendosi accordato coi revisori in- 
torno al modo di introdurre questa narrazioDe; e, al ritorno da Modena, 
con lo spirito piii sollevato, intendendo la partenza deirAntoniano, la 
prima cosa ch egli scriss^e dopo aver raandato questo a « spacciare il 
€ santo 3^ m Germania, fu; « lo mi vo risolvendo di lasciare Tepisodio 

* di Sofronia, raotando alcune cose in modo ch*egli sia piti caro ai 

* chietini, ne rest! per6 men vago » (5). Cosi Tepisodio fu salvo, e la 
sua salvezza si connette a quella delllndole generals del poema, chia- 
rita ora nella lettera al Gonzaga del 22 raaggio. 

Eiraesso pertanto Tepisodio al auo luogo ed esaminato in relazione col 
rimanente, mi pare cadano tutte le fantasticherie alle quali esso ha dato 
appiglio; spiegata la frase indulgere genio et principimX fatto che ve- 
ramente il Duca aveva udito il poema, h chiaro che dapprima non si 



(1) LetUre, I, n" 56. 

(2) LtUcre, I, n- 57. 

(3) LeHere, I, n^ 61 e 65. 

(4) Lettere, I, 57, 64. 65, 66, 70, 75. — lofattt nellft fefola del poema, quale 
inand5 al Cappuin ntl Itiglio '76, nel canto secondo non appare repl^odio, ma questa 
narrazione; cfr. LeiterCy I, n" 82, p. 204 j e cosl fece poi nelln Conquistata^ ove 
maoca repisodio e la narrazione h nel libro terzo, 

(5) Lettere, I, n^ 70. 



— 233 — 

tratt6 di rimovere I'episodio, ma tutto al piil di trasportarlo in luogo 
pifa acconcio, luogo che Torquato per6 diceva di non trovare; nfe 6 affatto 
straordinaria Tinsistenza di Torquato nel volerlo mantenuto, come altri 
disse, perch^ per tutto uu anno ne parl6 una sola volta, Quando ¥i tornft 
sopra, abbianio veduio quali altre ragioni morali, artistiche e specialmente 
di politica religiosa lo consigliassero a toglierlo, e corae, cesaando la prin- 
cipale di queste, toato tornasse nel prima proposito. E invero^ se Tidenti- 
ficazione degli amauti, tentata dalla leggenda, pii6 parere verosimile al 
primo aspetio, osservaodo perC* bene, n^ in Olindo troviamo uno solo dei 
caratteri di Torquato, senza aggiungere, ci6 cbe osservo il D*Ovidio, che il 
rappresentare sh stesso di reo faito sposo sarebbe stato un andaro troppo 
oltre con le speranze; nb Sofronia pu6 in akim modo rappresentare la 
prineipessa Leonora; tmto piti che non 6 veto egli le avesse promesso in 
uo sonetto di nominarla nel poema, come altri credette d'intendere (1). 
La gi^ matura verginitd di Sofronia, con maggior probabilitiji che noa 
YBtk matura, qual era quella di Leonora, vuol significare fanciulla da 
marito (2). G\i alti pensieri e regi nm possono essere uti*alliisione alia 
dignita della donzella, ch^ lella lirica einquecentista in genere, e in 
particolare in quella del Tasso, regio h usato assai piu di frequente 
come traslato che non in senso proprio. Da ultimo, quando si ripensi alia 
grandiosa descrizione della corte ferrarese che il Tasso introdusse nella 
scena seconda del primo atto idVAmtnta, si vedr^ che h assolutaraente 



(I) Credo fosse il primo il prof. P. Cavazza a esprimere tale opinione nel Ghr- 
nale di Skilia di Palermo, 8 marzo 1879» richiamando Pattenzione sal sonetto: 

S'egli ftvvflrri cb*aVta meraoria antica 



clie nelle raccoHe appare dedic^ito Appuuto alia priucipeasa Leunara. II D'Otidio 
(T. Tasso e un sua nuovo biografo cit.) not6 poi che invcce di nominarla, come 
promette il sonetto, Torqa&to arrebbe preferitu ricordarla per allnsiotie. Ma il 
Bonetto ID un ms. autijrevoUssinii> della Comunale di Fcrrara tia quosta didiiscalia : 
c Strive alia SigJ* Ducbessa d'OrMno [Lucrezia] che se egli potHl fornire 11 ano 
« tralasciato poema tutto Foiior sarSi dovuto a lei cho particolarmonte inostrava 

< d'aiutarlo iu qaeata impresa »; e neU'ediz, dello Eime, Brescia, Marchetti, 1593-B; 
carata dall'autore, qudst'altra: < Scrife alia duchcssa Barbara [d'Aostria] che se 

< gli sar^ conceduto di finire il mo poem& il nome di Sma Altezza B&tk mio de* suoi 
«ma^ori ornamonti ». la nesenoa delle odizioQi taasiaiie appare mai dedicato a 
Leonora I e bisogaa teaer atiche questa como uaa delle tante falaiBeasioai del Rosini. 

(2) 6 da raffrontare al matura viro di ?jkuilio, Aen.t VI I, 53; al tnatura 
fHfffo di Oaizio, Odi, III, vi, 22^ cfr. aacbe il iemptsUva sequi vira di questo, 
Od,, I, ixin, 12. — Cfr* Ciampolini E., T, Tasso, ecc. cit., pp. 18-21, anche per 
k dae osserrazioal ae^aenti. 



Dutrario airidentificazione con persona di san^e regale, quelle che 11 
poeta dice essere pregio niaggiore di Sofronia: 

che tra le tnura 
D*angaitft casa ueonde i ■aoi gran pregt. 

La tranquillity^ che la coscien^ di avere compiuto opera di valore 
aveva indotto da ultima oeiraninio di Torquato, non poteva durare a 
luugo; qua e U ben presto fanno capolino sospefcti contro questo e contro 
quell*altro. Nella lettera del 19 tiiaggio alio Scalabrini diceva: « . . , vuo' 
« cominciare a vivere alia cortigiana in tutto e per tutto, e rairare a 
« tutte quelle apparenze a le quali fin era non ho avnto ripfuardo cosi 
^ particolare )^ ; e in quella del 22 si proponeva ferraamente di dissi- 
mniare: « E voglio iraparare questo mestierc ben bene » esclamava, egli 
che, altrove, si confessa < il piii loquace nomo del mondo ch^ rnal so 
< tacere i miei propri secrefci »* Uosi, alia sincerity subentrava la diffi- 
denza e il sospetto. 11 poema h hello, non v'6 nulla che ofFenda la re- 
Ijgione: ma il auo pensiero, aggirandosi inquieto su questHiltirao puoto, 
verso la fine di maggio gli aveva suggerito uu altro mezzo, del quale scri- 
veva alio Scalabrini; < Stanco di poeUre, mi son volto a filosofarOi ed 
€ ho disteso minutissimamente Tallegoria non d'una parte ma di tutto 
€ il poema; di maniera che in tutto il poema non v'h wh azione nh per* 
€ sona principale che, secoado questo nuovo trovato, non contenga ma* 
« ra vigil osi misteri* Riderete leggendo questo nuovo capriccio. Non so 
« quel che si a per parerne al Signore e al signor Flaminio ed a co- 
€ testi altri dotti romani ; chet non per altro, a dirvi il vero, Tho fatto 
« se non per dare pasto al mondo* Fard il collo torto e mostrer6 ch'io 
non ho avuto altro fine che di servire al politico; e con questo scudo 
; cercherft d'assicurare ben bene gli amori e gl'incanti » (1). Aveva 
scritta qnesta allegoria in un giorno; da principio non vi aveva mai 
pensato non giudicandola necessaria, come quella « di cui mai Aristotele 
« in questo sense oon fa motto *; e perchfe stimava * che 1 far pro- 
« fessione che vi sia nou si convenga al poeta >. Per6 diceva che non 
gli era spiaciuto * parlare in mode che altri potesse raccogliere ch*ella 
« vi fosse *, e ci6 stimava potesse avvenire in particolar modo pei mi- 
racoli del bosco (2). 016 nelTottobre 75; e infatti nel marzo 76 scri- 



(1) Lettere^ I, n" 48. — II Sigaore^ norainato aopra, h il Gon^aga. 

(2) Ltiiere^ 1, n^ 79. — Pefj neU'eJiz. della Divinm Oomedia del Da Fiuo, po- 
atillata dal Tasso, cbe ho glk ricordata, i verai daWInfemo, IX, 6 1-63 i vd 
Gh*apeie ffrinUUctH mni qcc. Bono sottolioeati ; a neirediz. Sessa quelli del Purga- 



— 234 — 

veva di aver nngliorato nel quattordicesimo canto ^ molte cose che 
« riguardavaoo rallegoria, de la quale son fatto» non so come, maggior 
4t prezzatore ch^io non era; si che non lascio passar cosa che non possa 
4t stare a martello » (1). Ora, nel giiigno, con Fanimo combattuto dai 
timori religiosi confessava che ■* poi clilo fui oltre il mezzo del poema, 
« e che cominciai a sospettar de la strettezza de' tempi, corainciai anco 
« a pensare a Tallegoria, come a cosa ch'io giudicava dovermi assai 
* agevolar ogni difficoltil »; e si compiaceva deirinvenzione, assicurando 
che era cosa tutta sna, sulle basi delle dottrine di Platone contemperato 
con Aristotele (2). 

Infatti, bencht^ la smania dell allegoria non fosse pi!i cosi viva come 
!iel medio evo, dove era quasi essenza prima di ciascuna opera d'arte, 
come presso i neoplatonici fiorentini» tiittavia la si ritrova ancora 
presso parecchi scrittori di poerai anteriori o contemporanei del Tasso: 
anzi, dal Boiardo in poi, osserva il Rajna, pare andasse crescendo: e se 
TAriosto se ne servi in alcun episodio, i suoi coramentatori la estesero 
a diritto e a torto a tutte le parti del poema (3). 1 nomi stessi di 
molti del personaggi avevano ijenso simbolico, e ci5 si riscontra nel- 
V Italia liherata, nolYErcole del Giraldi, nel Costunte del Bolognetti (4). 
Massimamente, rallegoria era mentita negli episodi amorosi per sal- 
vare le apparenze, altro segoo della cormttela dei tempi; e il Tasso, 
con le parole testfe citate, con le qnali dicliiara che fu indotto a pen- 
sarvi oltre il mezzo del poema e per i rigori religiosi, ci attesta che 
voile con essa salvare anch*egli gli episodi amorosi di OUndo e So- 
fronia, e di Rinaldo ed Annida. Perci6 ben a ragione il Raina disse 
che il Tasso, facendo per sfe qyello che gli interpret! avevano fatto per 
rArlosto, si dimostra piti biasimevole di lore, giacchfe non poteva par- 
lare in buona fede (5). 

Intanto Torquato continiiava ]a revisione minuta del poeraa, partico- 
larmente riguardo alio stile e alle parole; ma di ci6 poco sottoponeva 



iorio, VIII, 19-21: Affug^a hen kitor ffU occhi al vero ece., hantio di contro qaesta 
postilk: < Fa loenzione deiralleguna » \ e quest! vers! ullegavn apptinto nella let- 
tera ora cit. 

(1) Lettere, I, ii" 56, 

(2) Lettere, I, n* 79, 

(3) Eajna, Le fond cit, p. U6-7. — Villari, JV. Machiaveiti e i moi tempi, I, 
p. 180. — P. MicuELJ, DeWaUegoria nel poema eroico del secoh XVI nella Battaglia 
BisanUna, An. Ill, n* 15 16 e 17, Bologna, 1888, 

(4) Vivaldi, Le fonii della Gerusalefnme cit., 1!, pp. 101-2. 

(5) Op. ciL, p, 148, — DfdVAltegoria del poema deirautore, nactiuero poi le 
allegorie dei singoli canti die apparvero gia nelle prime edizioni^ e di cnl dir5» 



revisori : soltanto riniandava al Gonzaga a uiano a mano i canti de- 
finitiYamente corretti. 

Vivevasi alia corte ferrarese piti lietameiiLe che mai, tra desinari, tra 
balli e scarapaguate: la contessa di Sala era partita il 14 marzo, e re- 
gina delle feste era rimasta la Scandiano (1). Essendo iotanto tomato 
di Polooia il Guarini, dove, insienie con Ascanio Giraldini, s'era invano 
adoperato perch^ Alfonso fosse eletto re di quella nazione (2), per rifarai 
dei disagi e delle loie del viaggio, voile riassaggiare on poco di vita 
cortigiaua, inneggiando anch*egli alia bella Contessa. Torqimto lo assail 
coo un soiietto(3), acciisandolo di instability io arnore; raa il GuariDi 
poteva a boon diritto ritorcere Faccusa verso ramico dicendogli: 

Di clue fiumme si vanta e striii^e e spezza 
Pi£i volte uo nodo, e con qtie.'^t^arti pietra 
(Chi *1 crederebbe) a aao favori i Dei. 

Stimo non sia lungi dal vero credere che con le due fiamme allu- 
desse alia Sala e alia Scandiano, e col rimanente ai ^ molti favori * 
che il Duca gli aveva fatfci, eome si vide, per le rime in onore di quelle. 
Certaraente noUa di positivo 6 noto sull'occasione di questi sonetti, ma 
quella ora esposta, per Taccordo di varie circostanze, h assai probabile; 
e nei sonetti non ai deve riconoscere come altri fece, una iuimicizia 
tra i due poeti, delk quale non s'hanno tracce, mentre, come vedremo, 
abbondano quelle che dimostrano una cordiale relazione, A mio parere, 
quei sonetti non sono altro che una tenzone amorosa ; ne fe strano che in 
una medesiraa coiie i due migliori poeti gareggiassero tra loro, e Tuno 
riepondesse talvolta in rima a nome anche d'uoa damn, ai componiraenti 
indirizzati a quesk dalFaltro (4). 11 Guarini per6 aveva ben altre e piii 



(1) J^crrara e Ja corte esknse clt>, p. cxvi. 

(2) Cfr, Rossi v., Op. cit, p. 48. — II Canigiam Bcriveva gii il 30 dicembre 1575 
che la non riuscita deirelezione si attribuiva dai cortigiani alia poltroneria de* doe 
in?itti il Oaarini e 11 Giraldini: « Qaeato, che nacqne in Siena di giad«o circonciso, 
* resta ora un asino battezzato, queU'altro un pedante ». — Sul Giraldini cfr* Fer' 
rata e la corte es tense cit.» p. ilvi. 

(U) Coraiocia: 

Questi ch'a i cod altrui can tan do spira* 

al ^nale il Goanni rispondfiva con Taltro: 

Qnesti cblndarno ad alta m^ta aspira, 

(4) Veggasi ad esempio ii madrignle del Tasso, Bcritto in nome d*una dama: 
Ardi 9 g^la a tua voglia. 



\ ~\ 



>» Ci 



-236 - 

serie occupazioni che non gli permettevano di fermarsi troppo a poetare 
per cortigianeria; Torquato invece continuava a comporre versiin lode 
della Scandiano. Probabilmente durante una gita fatta, in quella fine di 
giugno, dalla principessa Leonora e da altre dame alia villa di Gonsan- 
dolo (1), ove si trattennero undici giorni, e alia quale egli fa inyitato (2), 
benchg la vena fosse esaurita, ebbe Torquato dal tempo e dalla dolce 
stagione Tinspirazione a quella lirica ovidiana, divenufaEi famosa, nella 
quale canta la bellezza, la grazia e la civetteria della Scandiano. Non 
osando per6 alzare a questa lo sguardo, egli si volgeva ad una damigella 
di lei: 

con le Grazie eletta e con gli Amori, 

Fancialla aTTenturosa, 

A serrir a colei che a Dea somiglia; 

e le diceva: 

lo gli occhi in te rivolto, 

B nel tao Tezzosetto e lieto viso 

Dolcemente m'affiso. 

Bruta sei tu, ma bella 

Qaal Tergine viola; e del tao vago 

Sembiante io si m*appago, 

Che non disdegno signoria d*ancella. 

Le rimproverava di imitare la sua signora neiressere schiva e fredda 
in amore, sebbene di lei 

Non hai forse il rigore; 

Non voler semplicetta 

Dunquc imitar de la severa fronte 

Lire veloci e pronte, 

Ma se ella nc sgomenta, or ta n'alletta. 

E la pregava anzi di rendere piii mite anche la Contessa; pure: 

. . . che rileva a me, se non si piega? 

Gresca pure, ed estingua 

Grillustri amauti il sao superbo sdegno; 



in risposta ad ano del Gaarini: 

Ardo si ma non t*amo. 

Quest! due madrigali ebbero repliche e controrepliche per opera di paiecchi Yersifl- 
catori, come si vedrik a sao luogo nella mia edizione. 

(1) Per questa villa v. Ferrara e la corie estenae cit., p. 257; cfr. p. 234. 

(2) LetUre, I, n** 81. — Vivendo la principessa Leonora con rendita propria 
(cfr. Campobi e Solbbti, Op. cit., pp. 66-9), essa non appare nei registri della oorte 
Bstense e non posso perci6 convalidare questa gita con docomenti, come fiicdo nella 
altre occasioni. 



- 237 - 

Me Del mio stato indegno, 

Sicnro nmil fortdna e pago or rende. 

Ma tu, mio caro oggetto, 
Non disdegnar che la tua fronte lieta 
Del mio desir sia meta, 
E fa de* colpi tuoi segno il mio petto. 
Yanne, occulta Ganzone, 
Nata d*Amore e di pietoso zelo, 
A qaella bella man, che con tant'arte 
L*altnii ohiome comparte: 
Di* che t*ascoDda fra le mamme e '1 velo 
Da gli aomini e da *1 cielo. 
Ah ! per Dio, non ti mostri ; 
B se scoprir ti vnol, ti scopra solo 
A Tamoroso staolo; 
Nd leggano i sever i i detti nostri (1). 

A torto si h creduta questa una canzone amorosa per la Scandiano ; 
la Gontessa aveva ben altri corteggiatori che il Tasso, e tra' primi il 
Duca, al quale il poeta intendeva accennare nei versi che ho qui sopra 
riportati con le parole illustri amanti. Duplice, a parer mio, fa lo scope 
nello scrivere: cantare, cio^, a nome d'altri la severity della Contessa, 
e cogliere occasione di conquistare per s^ le grazie deirancella; e di 
questa piccola avventura amorosa altre tracce trovansi nel canzoniere (2). 
Tra « Tamoroso stuolo » la canzone fu subito divulgata, e Orazio Ariosto 
la mand6 aU'amico Scalabrini, come propria composizione; Torquato 
se ne adont6, e subito and6 almanaccando sopra una cosa che poteva 



(1) M'attengo per necessity storica, alia prima redaziune di qaesta canzone; piti 
tardi, come si ha dal codice Chigiano e dalFedizione di Brescia, il Tasso atteDa6 
molti laoghi, e, fra Taltro, soppressc il congedo. 

(2) y. ad 68. i madrigali: 

— Bella e Taga bmnetta 

— Brana sei tn ma hella. 

Chi fosse costei non h ben certo: la canzone neirautografo chigiano non ha dida- 
scalia; il Serassi ne possedeva una copia, con la data delPanno seguente 1577, col 
titolo: Cansone a madonna Olimpia domeUa della Sig,^ Leonora di Scandiano, 
Negli altri mss. manca sempre di didascalia; ano per6 dell'XJniyersitaria di Bologna, 
di cai 8*ha da tenere molto conto, perchd scritto forse da quel Most!, amico o seg^e- 
tario del Tasso, mentre questi era in Sant*Anna, il quale spesso ai componimenti appo- 
neya la data, notando anche quando si stampavano, dice invece : AUa S'*^ Isabella^ 
donseVa deUa 8* Contessa di Scandiano. Le edizioni non d^no nome; e in qnella 
di Brescia, 1592, h detto: Serive amorosamenie ad una grasiosa giovane doneeUa 
d^wna nobHisnma signora. 



— 238 — 

essere un semplice scherzo; perci5 alio Scalabrioi scriveva: « Giudicft 
« [ririosto], forse che iu questi secoli pieni di santitil non si convenisse 
« ad un uomo che passa treut'auni parlare cosi lascivamente, e per 
« questo ebbe riguardo alia niia fama. Comiinque si sia la canzone b 
€ mia; e yoi forse, senza ch'io il dicessi, ravreste conosciutxi per mia ?>* 
Pregava poi che la mostrasse al Goiizaga; e certo fu mostrata ad 
altri, percht^ si diffuse subito manoscritta, bench& ^ i severi > non 
dovessero leggerla. Anche questa volta, appena passato il momento 
della creazione aiiastica, il dubbio lo assaliva, il timore religiose gli 
metteva paora; forse per fare penitenza, scriveva che s'era dato tutto a 
studiare storie per il suo officio: ma in ci^ non approdd mai a nulla. 
Giunse intanto a Torquato una lettera del cavaliere Leonardo Sal- 
viati^ dotto gramraatico fiorentino, il quale, avendo veduto alcuni canti 
del poema presso Orazio Capponi, gli scrisse congratulandosi e lodan- 
dolo assai. Torquato rispose cortesemento richiedendolo del parere sopra 
certe opinioni; e al Capponi diceva parergli di aver fatto un grande 
acquisto nelUaversi guadagnata la benevolenza del Salviati, ricono- 
scendo di dovere tale relazione a' saoi buoni uffici. Si rallegrava 
« laudari a landato viro », 016 che solleticava la sua ambizione^ che 
confessava non piccola. 11 Capponi avevagli fatto sapere che il Salviati 
avrebbe parlato del poema in un suo commenta sopra la poetica di 
Aristotele che stava terrainatido; il Tasso, percht piii acconciamente 
potesse parlarne, non potendo tutto intero il poema^ ne mandava 
alcuni canti e la favola intera, piuttosto larga in mode da com- 
prendere anche gli episodi; a pregava, egli, che poc'anzi lamentava 
che tutti volessero giudicarlo, gli mandassero avvertimenti e corre- 
zioni (1), Inoltre si rallegrava infinitaraente che i suoi canti places- 
sero ai lettera ti toscani, benchfe in Siena sorgesse qiialche opposizione. 
II Salviati rispose lodando molto la favola e raandando una scrittiira 
a parte» a giustificazione appunto di quello che Torquato sosteneva, e 
ciofe che Bella nostra lingua faccia d*uopo maggiore copia d'ornamenti che 
non nella greca e nella latina, Torquato, lietissirao di ci5, dava avviso 
di tutto al Gonzaga, dicendo di avere « non solo cominciata, raaatabilita » 
Tamicizia col Salviati (2); e poco appresso si doleva che questi si recasse 
in Francia, perchS « mi toglie la speranza d*averlo a veder per qualche 



(1) Lettere, I, n'* 82. -— Per il Oommenio MX Salviati, ehe noo fti mai pubbUittlo, 
cfr. Lettcre, I, p. 199, n. Ora, dopo varie vlceode, cai acceniier6 altrove, h nella 
Magliabecliiana, 11. 11. 11 (gia VII, 87): io Fho acoraOp ma non v'ho travaio cenno 
akuno del Tasso d<}lla Gerusalemme, 

(2) Lettere, I, n- 83. 



« anno^ (1). Egli non s*aspettava che da questo amico, del quale allora 
rimpiangeva ralloatanamento, uvrebbe dovuto soffrire poi tanti assalti 
maligni. 

Che cosa in iauto accadesse a Ferrara, non fe noto; certo il Tasso 
andava ogni giorno piti alterandoai nelle sue facolti mentali, partico- 
larmente col crescere dell'estate: freqiienti tracce abbiamo di ci5 nelle 
lettere. Egli sospetta tradiraeuti da tutti. 11 29 liiglio, con lo ScalabrinOf 
arriva perfino a dubitare di avere offeso il Gonzaga e di non essergli 
piti caro come soleva. Attribuiva lo sdegno del Gonzaga alia soverchia 
famigliarita con la quale lo aveva traitato: € e di questa mi guarderd 
« per Favvenire con lui e con tutti; insomma mi par d'essere ormai 
* un'altr'yomo e d'essermi quasi attatto ammodernato * (2)» Ma Tor- 
quato s'i]lude?a forte su se stesso; non sappiamo quali fanktstiche o 
imprudenti parole egli dicesse ua giorno nel cortile del palazzo du- 
cale, qoando Ei'cole Fucci gli dette una < mentita iusolentissimamente, 
< ed impertinentisaimamente » la replied. II Tasso « aforzato dal suo 
L€ onore » rispose con uno schiaffo, L' altro se n' and6 senza reagire e 
Tsenza mostrare di voler fare risentiniento; nia, poco dope, uscito Torquato 
sulla piazza, Ercole, accompagnato dal fratello Maddal6, lo aggredi con 
un bastone. L'alterazione di Torquato gli fece forse credere che gli 
astauti fossero con gli assalitori, perchfe, dando notizia del fatto al Cap- 
poni (3), scrive che il Pucci « venne accompagnato da molti a darmi 
« di dietro e fuggi prima quasi che mi toccasse i^. Tuttavia il rapporto 
del podestii, Benedetto Rainaldi, da Fanano, che immediatamente rac- 
colse notizia del fatto, afferma che Torquato una bastonata se I'ebbe. 
Subito si seppero i nomi degli aggressori; ma la procedura d'allora 
irapediva I'arresto di chi fosse addetto alia corte, e jl reo pot5 fug- 
gire; n^ ai mosse passo contro Maddali!*, per essere egli addetto alia 
casa del Cardioale, taiito suscettibile delle sue prerogative, special- 
mente quando si trattava di opporsi al fratello. A ogni modo il Po- 
destii avverti di tutto il Duca che era in villa (4), e questi diede 



(1) L''Uere,h n' 85. 

(2) Lettere, I, n^ 84. 

(3) Lettere, h n« 85, 

(4) VoL II» parte H, n*» LXXI. — Lasciando il raccooto roniRTizefico die di ci^ 
fa il Hanbo, non m spie^rmi come il fatto, coal oom'd ridotto alle sae yere pro- 
porzioni, potesse inRpirare proprio al popolo quei remi: 

Con la peniia c con lo. spada 
Nessun val quanto Torqnato. 

E bensl rero cbe chi cito prima quest! yersi e diase che corr6T&no qaaai in pro- 
verbio per Perrara h il Minbo steaao {Op, cit, p, 140), 



— 240 — 



licenza per il processo; chiedeva anzi, trascorso un mese, se ristruttoria 
fosse terminata, se non, che lo fosse al piti presto (1), Ma che cosa 
importa¥a ci6, quando Ercole aveva avnto agio d*andarsene a Firenze e, 
come il Taaso seppe da lettera del Capponi, riparare proprio in casa 
deirambasciatore estense, Ercole Cortilii? Tal dimora fu per5 di bre- 
vissima durata, perchfe il Duca, avendo permesso il processo, Tamba- 
sciatore non poteva tenere il reo in sua casa. Ci6 fin dal 10 ottobre 
avvertiva il Tasso, rispondendo al Capponi: « - . . al quale [Fucci] non 
€ credo che il signer Cortile Mvh dato ricetto eon molta soddisfazione 
4t del signor Duca, e se ne potri esser accorto »* Infatti il Cortile stesso 
in una sua del 10 novembre avvisava: ^ Ercole Maddald si h acco- 
« modato qui con monsignor Nunzio, il qual m'ha detto che costi gen- 
€ tiluomini e parenti e suoi cari amid glie Fhanno raccomandato 
€ moHo caldamente ^. Questo avvenimento non ebbe altro sfegiiito (2). 
Ancbe Maddal^ oon fu molestato, sia perchfe non si trovasse colpa a 
suo carico, sia perche faraigliare del Cardinale (3). 



(1) VoL II, part^ II, n" LXXIL 

(2) Nel diceinbre 1589* il Curiile^ daodo noti^iii ili una rissa avventita a Firenie, 
dicera: « M. Ercole Maddal6, sarTitore del NunciOj chu ei trovava ancor \m in »ua 
« compagnit), ebbe tina pugnakta la qoale g^li fu forse data per mettergli terroro 
« acci5 clie non cridasse . . . » . Non ho saputo pi& altro di loi. 

(3) Arendo questi ijer6 fatto ingiaria poco approiao a Don Francesco d'Eate fu 
esigliato, NeirArcbivio Eaten se, Eegistri deUa &e^naiura diffiustifia deiranno 1577 
(n*^ 1724), si trova il Bonto di ana istanza di esso Maddal6 eon la quale imptorara 
remisBione da ogni pena,. avendo ottenato il perdono da Don Francesco. Un anno 
dopo il (^rdinale Luigi scriveva in suo farore alle aorelle Lucrezia e Leonora, e 
queat'oltima, il SI maggio 1576^ prometteta di adoperarsi in ugnl mcdo per faTo- 
rirlo (CiMPoar e Solkhti, Op. cU.^ p. 106-7). Non valendo questa mediazione, il 
Cardinale fece el cbe il collega^ card. Andrea d'Anitria, ne ))arlasse, passando poco 
dopo da Ferrara; di pii^, giunto a Roma, il 2B di febbraio 1579 ne riscriveTa al Duca: 
« Qnesta tnia servirk per rinfreacare solaniente a V. Alt* la memoria della graxia 
« promesEami nelta persooa di M. M add a 16 Fucci ^ si come lo pregai mentre che io 
€ era in quelle parti , . , » ^ Arch. Est-ense, Cancell, dncale; Prlncipi e«teri e Car- 
dinali). Ma neppur ci5 raise; e Boltauto essend<igli morto un %liuolo (forse Alfonso, 
mercante di seterie) otteneva il seguente aalvacundotto del doca Alfonso. II docu* 
men to fe nel vol III, Decretorum ab AJphonm II in an. 1*576- 1597* sotto il n^ 27 
a c. 42 V,: < Alpbonso per Tldd* gra Duca di Ferr*. — Col mezo etc, Noi conca- 
« diarno lihero ainplo et lalido ealooc*" reale et personale per eei mesi dopo la data 
< int. a Maddal6 Fucci p^r qiial si uoglia causa cosi civile coma criminale o mlsta 
€ etiandio e se rnsMro tali che bisogoasse in qnesta nostra forma part" et eepreaao 
« mentione etc. possa stare etc. et part" in Ferr* etc. Dato in Ferrara il dl 
« 28 Xbre 1580. — Alfonsns. — Ant" Montt'catino » , — Sappiamo che Maddal6 
mori in Ferrara nel 1590, e fa sepolto ii 28 ottobre alle Snore di N. Donna 
(L. N. CiTTADELLA, Docwncnti ed iiluatroiioni risguardanii ia $toria artistka ftr- 
rme$e, Ferrara, Taddei, 1868, p. 828), 



4 




4 



i 



d 



Questa la cronaca del fatto. Ma esso pii6 dare luogo a gravi osserva- 
zioni. D'onde il movente di tutto ci6? II Tasso compone versi per due 
dame principaHssime, e, come s'h notato, il Fucci li ascolta < cou 
« vol to severissiffio * : il Fucci poteva dire al Capponi a Pirenze di 
aver vedute < uu monte di sue lettere » presso Torquato, e qiiesti scrive 
che Don aveva detto bugia « perocchfe, oltre alcuue ch'io glien'avea mo* 
« strate, egli con sua industria s'era ingegnato di veder Taltre, avendo 
« fatto fare una chiave falsa ad una cassetta dove io teogo le mie sent 
< ture 9, Senza dare troppo peso a questa accusa, che or ora vedremo 
scagliata dal Tasso contro altri, risulta perd sempre che Ercole era in 
iutiraita col poeta, II quale, adesso, dopo il fatto, scriveva questo sonetto: 

Fill non poteft stral di fortana, o dente 

Venenoso fllavidia omai noiarmi, 

Cbd sprezzar coininciava i inursl e rarmi^ 

ABsicarata al fio Talma innoconte : 
Qoando ta, de '1 mio core e de la mente 

Castoilet a coi so lea spesso ritrarmi 

Qaasi a ud mio scampo« in me trovo che i*arnii: 

LasBo ! e ci6 vede *1 Cielo e te 1 consente? 
Santa fede, amor s&nto, or »\ schernite 

Son vostre \eggi7 Ohimfi 1 La acudo io g'itto; 

Vinca, e vantisi pur d^eg^regia impresa. 
Perfido, io t*arua ancor bench« trafitto, 

E piango il feritor. noii la ferite, 

Qhh Terror too piA che 1 mio mal mi pe^. (1) 

La prima quartioa ^ inforraata dallo stesso pensiero che faceva scri- 
vere in questo medesimo tempo al Tasso, come ho notatOt di voler ap- 
prendere a dissimulare e ammodernarsi, secoado portava la corte; ma 
noB pu6 non recar meraviglia fattestazione di intiraa amicizia che e 
espressa dai versi seguenti e il dolore del Tasso di averla perduta. Qual 
relazione poteva essere tra questo Fucci, stipendiato della corte in umi- 
lissimo officio, e il poeta e storiografo ducale, professore alFuniversit^, 
comraensale dei principi? Perche inai il Tasso faceva leggere a costui 
i propri aonetti e si turbava de' suoi giudizi; perche mai gli faceva 
leggere le lettere che riguardavano alte e delicate questioni di poe- 
tica e la sua Gerusalemme? Eppure il Fucci non era un letterato; 



(1) In totti i ms8. e le iBticbe edizioni ba la didascalta: « Ad un amioo ingrato >. 
Perd in uq ma., di poco posteriore a questo tempo^ poaseduto dalTillustre pruf. E. Teza, 
11 qaald reea parecchi sonetti del Tasso, qaeato ora citato ba la importantissima 
didascatla cba pare di persona as«ai bene informata: « Fatto a quel sno atnico caro, 
« cbe in Ferrara gli dette pol delle bastonate, dore coniiQci5 la ana pazzia ». 

ScuBfi, Vila di TorqwUo Tasto It 



— 242 ~ 

eppure il Tasso non parla mai di lui se non in queste due occa- 
sioni pCM30 liete, qyando invece appare chiarissiraa una vera intimity ; 
eppure il Tasso, dando notizia del fatt-o al Capponi, scriveva che 
nella verteoza essendo, secoiido le leggi cavalleresche, per la condotta 
tenuta, superiore all* avversario ; ^ senz*altro potrei dopo la narra- 
€ zione del fatto far la pace, quaiid^eprli fosse raio pari; nondimeno 
< esseBdo fra la sua persona e la mia molta disugoagliaBza di sangue, 
* e dir6 aoche d'ogni altra coudizione, se mai verrb a quest atto, vorro 
« che in questo ancora appaia al mondo quaut'egli mi sia inferiore» 
4t e s*altro rispetto che quel di lui e de' fratelli non m'avessa riteuuto, 
^ aino a questora non s*andrebbe vantando ». Pare di piii che il Cap- 
poni avesae scritfeo al Tasso come il suo avversario, giunto a Firenze» 
pensasse «di mostrar i! caso in iscritto *, ci5 che allora era costurae fre- 
quente; e Torquato rispondeva che se il Fucci Favesse fatto, non se ne 
maraviglierebbe. Dunque nella questione nulla di raisterioso, nulla di 
segreto, se al Tasso non iraportava che fosse fatta pubblica e mostrava 
di confidare nella giustizia del Duca. Di che cosa dunque si trattava? 
II Tasso diceva pure al Capponi che questa sua querela era ^ compli- 
« cata coil mille altri intrichi ». Tracce di questi s*haniio certaraente 
nelle lettere di Torquato di questo tempo: esaminiamole. 

Ho gia notato i sosfvetti di lui contro il Montecatino, dopo le cor- 
diali relazioni che eraiio serapre corse, come s'h veduto. Le accuse eran 
provocate dal fatto che il Montecatini gli prometteva benignamente di 
fargli avere V incarico della storia, mentre egli Taveva richiesto nella 
speranza che gli fosse negato, per aver motivo di licenziarsi; ma il 
Montecatini non era poi tenuto a sapere che il desiderio espresso dal 
Tasso fosse una finta. Sulla fine di maggio o nei primi di giugno, vi 
fu un dottor Antonio, chiunque egli sia (1), che lo incaric^ di chie- 
dere agli amici suoi di Koma, quale ufficio avrebhe potuto sperare per 
sd nello stato della Chiesa. 11 Tasso dov^ sospettare che ci6 fosse una 
manovra per scoprire qualche cosa delle pratiche^ in vero poco corrette, 
ch^egli avea tenute per passare ad altra servitti, perche non scrisse sfi- 
bito, e quando scrisse, diceva di narrare « una bella novella* ed una 
« grande malignity » del dottor Antonio verso di lui, e pregava che da 
Roma gli si rispondesse come s'egli avesse scritto gi£t prima di d6. 



^ 



(1) II Guftsti annota: Mootecatitio. Ma io non so induniii a credere cHe il Mod* 
tecatini, da poco tempo primo rainistro, o per linta o ail serio, avyiasse ima simile 
pratica con Torquatn). Qoello che 6 detto di ki neir altra letter* mi psire e^clud* 
asBolutameate ridentificazioiie; to piottosto propenderei a crederlo Antonio Virginio 
Bmnelli, di cqi ora vedremo. 




— ^3 — 

iungeva: « II complice del tradimento 6 Maddal6 »; e qiiesta su^i 
credenza non ^ senza importaoza per noi(l). Ora, neirottobre, tornava 
ad accennare a questa, com^egli credeva, raanovra coutro di lui, scii- 
vendo al Goozaga: « Sappia messer Luca [Scalabrino] nostro che il 

^ dotUir suo vicino e altrettaoto tristo quanto co ; egli vorrebbe di- 

« veair successore di Maddal6, ma ia me ne sbrigher6 coo buon modo*. 
-Che cosa sospettasse non sappiamo; ma v^erano altri che egli riteneva 
-congiurati a* suoi danni. Pin dal raarzo aveva detto al Gotizaga di sapere 
che una volta, Ascanio Giraldini aveva parlato a lunga di lui e del 
-poema col Duca» da che avevano avuto origins i suoi « iimori > del- 
Vanno antecedente. Ora il Gimldini gli scriv»3va non so cbe cosa dalla 
Polonia, e il Tasso: * lo gli ho risposto e pregatolo a dichiararsi: e 
« potrei forse intender cosa da lui che mi Earebbe risolver a quello a 
« che non pensai mai di venire ». Anche qui non sappiamo qual risposta 
teraesse; ma certo Tebbe a voce* poich^ poco dopo quello tornava col 
Guarini, come ho detto, « beuissimo visto dal Uuca », aggiuDge il Cani- 
giani in una sua. Ma certo non pot^ aver a che fare tnolto col Ta?^30 perch6 
il 19 luglio ripartiva in missione per la Germania (2). Claudio Ber- 
tazzuoli, altro ambascialore ducale e non spregevole letterato (3), era 
pure sospetto, e pereh^? Perch^ una volta che tornava da Koma, incon- 
trato il Tasso, ^li disse d avergli da dare una lettera da parte di un 
atnico; e il Tasso scrive: « non me Fha ancor data, la vorr^ prima 

vedere a suo agio, come fa sempre », Ma noi non vorremo credere 
che una diraenticanza occasionale di una lettera privata possa pro- 
vocar tale ace usa contro di chi era incaricato di delicate missioni; nel 
■caao particolare poi, Tavere il Bertazzuoli avvertito il Tasso subito, 
toglie ogni sospetto di mala fede. 

Ma il pill terribile dei neraici era Brunello, quello del quale Torquato 
scriveva verso la fine di giugno: ^ Mi sooo chiarito di cento tradimenti 
* che m'aveva orditi Brunello » (4), Questo personaggio, raisterioso fi- 
tiora agli studiosi del Tasso (5), dev'essere queirAntonio Virginio Bra* 



(1) lAiUre, I. n' 76. 

(2) Ldtter& del C^nigiani, 21 ta^Uo 1&7G; sappiamo di piil cbe st amm&lo ginato 
ft Verona. — In uoa lettera di (jQido Catcdgaini da Roma, 21 settentbra 1591, 6 
detto: • 11 Signer Ascanio GiraldiQi in questa notte paaaata ha rioevnto Tolio 
t stnto e so ne va a jwco a poi?o dopo ra?©re ricovata la b^neditione di S. S. da 
« lai chiesta «. 

(3) Ferrara e la ccrte atense cit., p. xlvi. 

(4) Lettere, 1, n» 81. 

(5) II Serasai suppose (mte un nome finto con aU a alone al BruneUo anosteo ; 
jiltri ?olb identiflearlo col Giraldini. 



^ 244 — 

Belli che don Alfonso d'Este raccoraaodava nel 1580, chiamandolo < antico 
« servitare di sua casa » (l}^ Anche costui, di bassa condizione certamente, 
Bon tiovandosene alcuna memona, dovev.i essere niolio intimo di Tor- 
quato. Ecco una « delle prodezze* sue, che questi narrava al Gonzaga: 

< Egli, sempre ch'io andava fiiori, mi dimandava la chiave de le mie 
€ stanze, raostrando di volersene servir in fatti d'amore (2); ed io gliela 
« concedeva, sarrando per5 la camera ovlo teneva i libri e le scritture, 

* D6 la quale era una casselta» in cui, oltre le mie coraposizioni, ia 

* riserbava gran parte de le lettere di Vostra Signoria e di messer 
^ Luca« quelle particokrmente die contenevano alcuno avvertimento 
€ poetico. Ragionando poi con lui, e con alcuni altri, sentiva far al 

* mio poem a, ch essi non avean visto» alcune de le opposizioni falte dal 
€ signer Barga; onde cominciai a entrar in sospettor e tanto piU, quanto 
€ iOj conoscendo gli uomini, sapeva ch'essi per s6 non eran atti a dir 
« quelle cose. Con questo sospetto cominciai ad andar pescando; e intesi 
<€ finalmente da un servitor del conle Luigi Montecuccoli, mio vicino,^ 

* che quando io era qnesta quaresima in Modena, vide entrare coa 
€ Brunello, essendo gii\ notte, un magnano ne le mie stanze. Tanto andai 
^ poi cercando, che trovai il magnano; il qual mi confess6 d^essere stata 

* in corte ad aprir una camera, de la quale diceva il conduttore d'aver 

< perduta la chiave, Vostra Signoria argomenti il resto. Questa h una 
€ delle sue frodi ; ma ce ne son molte altre non men belle : e creda 
« che ve ne siano alcune di molta maggior importanza, ma io non me 
€ ne posso accertare >. Si consolava tuttavia pensando che le lettere 
dello Sealabrino e del Gonzaga ove era « detta liberamente alcuna cosai^ 
usava stracciarle (3). Ma argomentiamo pure come vuole il Tasso: Bru- 
nello entra con un fabbro nelle stanze di lui mentre egli era a Modena; 
malgrado dunque tutta la sua prudenza o la sua paura, Torquato gU 



(1) Archifio Gonzaga, E, XXXT, 2; lettera ad Aurelio Zibraiiionti del 20 noverabre 
1580: « Con quelta sicurt^ che sempre mi e etata prt^stata dairamoreTolezza tli V, S.^ 
« ?egno preseiiteniente a pregarla con tutto il cuore a voler restar serTita a intercei^ 
« sione mi ft, di favuriro un mease r Antonio Virginiii BruneUit antkamente aervitore di 
t mia casa, s'l ben ora assentato da Ferrara per le cagioni ebe le saranno dette, nel 

4 particolare che le sara esposto a mio nome dallV'tteDSure di questo — Nel 

R. Arcli, di St di Modena; CancelL ducale j Particolari; si conservano di oostui 
dao lettere di cornplimento in data 30 ottobre 1591 e 5 novembre 1597 da Man- 
tova a Don Cesare d'Este, ed on'altra in data SO uttobre 1591 a Donna Leonora II 
da Este. 

(2) Pocbi giorni addietro, I'ho notato, aveva promesso a s^ mede^imo di esse re 
pii!t riservato eol Gon^caga 1 Ma ?edrenio or ora altro. 

(3) LeHtre, I. n^ 86. 



-245 

a^eva lasciato la chiave della prima stanza, anche dovendo rimanere 
assente per parecchi gvor»i; raa Taccusa che egli poi scaglia iion h 
precisEf e il magnano poirebbe anche aver apetia la poila della prima 
stanza, della quale Brunelio avesse veramente perduta la chiave; ad 
ogni modo il magnano non apr'i la cassetta, ne il Tassa dice d^averla 
trovata sforzata, eppure era chiusa a chiave; e i! Fiicci prima, per 
aprirla, aveva ktto fare una chiave fiilsal(l) 

Le notizie raccolte e i ragionamenti che ho fatto dovrebbero suffi- 
cieutemente provare che il Monfcecatitii, il Guarini, il Giraldini, il Ber- 
tazzijoli, che erano in posixione piu alta, piii certa, piti vautaggiosa 
del Tasso, o non avevano ragioni di teraere di lui, nh d'invidiarlo (2), 
erano assent! da Ferrara; e d*a!tra parte che col Fucci e col Brunello, 



(!) Tutti Iflprivano qu^^ta cassetta! Djpo il Fucci e il Branelli ora raprir^ 
ancbe l*Aric»sto. — II biiun Serassi, prendenijo per maneta corrente tatte le hn- 
tasie del Tasso, narfo eome vere queste co:ie, ricavandone resisteuza d^uoa congiura 
di cui dovevano far parte, con a capo i) MoDtecatioi e il Giraldim, Maddald, il 
Bertazzaolu, Orazio Ariasto del quale ora vedremo, e perfino PVancesco Patricio^ 11 
filosofo, che non giun^e a Ferrara se non negVi tiUimi gioroi del 1577 e non as- 
aunsd serfizio se non nell anno 1573 ! Cfr. Solerti A., Autobiografia di F* Pa- 
tricio estr. i^WArchicio storico per TneiiU, Vhtria e il Trentino, vol. Ill 
fasc. 3-4, p. 6. 

(2) Lo Ceerboliez (Op. cii., pp. 175-76) vorrdbbd prorare che il Tasso fosse invi- 
dlato a cort? e dice: • Je mh bien que Guarini ne fat jamais son ennemi; niais 

• Us Giraldini, lea Montecatinn, qui aviiieut le coeur niotni bien plac^, de quel 
« m\ devfiLmt-iU considfirer cot enfant gkU de la fortune et dea print!eascs, doot 
« Fugreable indolence sembkit itisiilter a lenra fatigues? A natis, pensaientils, toutes 
« les peine>, tuu> les soios in^rats et reliutanti; u lui Uh honneurs, le<i couronnea, • 
E piu sotto, giustament^: c Mai:s te Tasse 6tait un de ces esprits p^n^tranta a qui 

* leur p^n^tratiun ne sort de rieu^ il n*}- a que les amea fortes qui sachent se 
« serrir de !car raison. 11 ^tait dans nne situation qui robltgeait & beancoup de 
« prudence, il voulait jouer dans une cour deux rMei foit difBeile k soutenir, celui 

< d'irmtile et oelui de privile^ie. Avec quelle circuUipeclion o aurait-il jias dCi se 
« coaduire pour conserver la faveur du maftre, jwur d^iarmor ou c^ntenir des ja- 

< louaies dangereuiea, pour se faire pirdonner Tin^olence d*? son Uonheur? N attenddi^ 

< de lui rien de parell. Sa passion doLninaute ^tatt one intense ambition qui le 
« rendait sotird k tous les conseiU de la sagesse. > Sotto un certo aspetto questo 
pa6 e^isere vero: gli Estensi non concede^dtio facilmente loiio letterato ai loro 
atipendiati: tl Boiardo, TAriosto, il Guarini, il Montecattni e inolti altri, infor* 
iriino (cfr. Ferrara e la corte estense, p, xii>. Ma per il Tasso, senza contare che 
era professore airuniversitjk e titolarmente storiografo^ il caao mi pare di verso. II 
duca AlfoD^ ci teneva vera men te alia fama che gli avrebbe procurata la Oerusa- 
Itmme; nh trovo traccia quil^iasi cbe egU si lUDStrasse mai milo^ntento del Tasao 
e mai un inomento g\\ dtminuiftje il faTore* 



— 246 — 

per essere questi due in posizione inferiore sotto ogni aspetto a qiiella di 
lui, non poteva trattarsi die di questione privata; e che, iiioltre, questa 
giierra sorda nOB era che una creazione della meute iofelice di Torqnato 
sopra sospetti infondati. Ma se tiitto cid non bastassei valgano le chiare 
parole del Canigiani, amico suo, come sh veduto, il quale il 26 no- 
vembre del successive anno 1577, parlando di un altro pazzo^ diceva 
che questi pfli faceva ricordare « quel poverino del Tasso, che or fa 
€ Vanno con i suoi tanti invidioai e nemici che sMraaginava, corainciO 
« a sciorre i hracehi » (1), 

Degli « intridii ^ per6 il Tasso ne aveva uno davvero: nfe so se ora riu- 
scir5a distrigarlo. Ho gi^ accennato ai dubbi elevati da lui contro Orazio 
Ariosto, quando lo Scalabriui voleva spediie a costoi i canti, sebbene 
aggiuogesse che, se quello voleva, poteva vederii tutti nella sua stanza; e 
in occasione poi della gita a Modena, s'e visto come egli btesso scrivesse 
che preprio a quello fossero niandati* Orazio Ariosto, pronipote del grande 
Ludovico, aveva allora ventun anni (2); proinetteva a^sai bene di sfe nelle 
buone lettere e particolarmente nella poesia, onde ben a diritto poteva 
essere amico di Torquato. 11 19 maggio questi diceva alio Scalabrino: 
« Orazio Ariosto k sLato alcuni di prigione, e poi a casa, la sera ch'egli 
< uscL lo non Tho veduto; si che risolvo privarni! anche in parte di questa 
^ pratica, che per altro m'era inolto cara » (3). Perchfe rAriosto fosse 
prigione non so; ma credo che a lui si riferisca quel poscriito della 
lettera successiva del 22: « Chi '1 crederebbe? il re di Persia h venuto 

* a visitanmi » (4)» Lo Scalabriui conosceva assai intimamente TAriosto, 
da lui anzi riceveva, come sh visto, i sonetti e le canzoni del Tasso; 
anzi quella famosa canzone alia bruna ancella della Scandiauo, TAriosto 
glie r aveva mandata come cosa propria. Ora» sebbene un cenno ap- 
parisse gi^ in una delF 11 maggio (5)» da lettera della fine di quel 
mese o dei primi del successive, comprendiamo che, oltre !e relazioni 
poetiche, qualche altra meno netta correva fra questi tre, e in tale de- 
licatissima questione non volendo aggiungere nulla di mio, riporto 
senz'altro il passo: * Vostra Signoria per FuUima sua mi dimanda 
« perdono di non m'aver palesato il suo amor concupiscibile; e per 

♦ Taltre sue, che prima m'ha scritto, ha sempre mostrato di credere 
« eh'io sia sdegnato con esse lei, perch'ella non nVabbia rivelato questa 



(1) Vol II, parte 111, n*^ CIV. 

(2) Ferram e Ja corte es tense cit., p. xl» n. 

(3) Lettere, I n^ 73. 

(4) Lettere, I, n- 74. 
(6) Lettere, I, n" 72. 



^247 — 

« suo desiderio carnale, e rende assai onesta cagione de la sua &egre* 
^ tezza e del silenzio usatx) meco *. Dopo alquante proteste di amicizia 
imrautabile prosegue: * Sappia dunque, cblo non mi sdegnai perch& 
« Vostra Signoria non mi scoprisse il suo amore (c'a questo per nessuna 
ragione voi eravaie obbligato); ma mi sdegnai perch 6 voi vi recasta 
a cosi grande iogiuria che FAriosto me n'accennasse un non so che. 
N^ solo vi sdegnaate, ma a lui scriveste in modo che ben si poteva com- 
prendere che vi reputavate offeso da lui gravemente. A me poi scri- 
vesta una lettera pieua di tanto disprezzo cbe nulla piti. Uonfesso 
« c'avevate occasione di dolervi fra voi stesso, che TAriosto avesse pale- 
ly sato questo segreto a me, che so mal tacere i raiei propri segreti ; ma 
f"« certo nissuna ragione voleva che, per cosa di si poca importanza, cosi 
« apertaraente fossero da voi dette parole cosi acerbe e a lui e a me 
« medesmo contra la mia riputazione. L*amico deve ricoprire i difetti deN 

* Tamico; ed io, che sono il piti loquace uomo del mondo, non ho mai 
« detto cosa alcuna c'a voi possa spiacere, n& in questa nk in altra 
« occasione; se non solo che palesai a vostro padre ed a m, Antenore (1) 
« la vostra inferrait^ per soverchia gelosia de la vostra salute ♦ , . » (2), 
Dal contesto di queste lett^re h facile ricavare il genera della malattia 
di cui lo Scalabrino era affetto, nh deve pnoto maravigtiare che il Tasso, 
il quale concedeva la sua stanza al Brunello perche se ne servisse in 
fatti d*amore, parlasse cosi liberamente di certe cose; in cid non era 
che uorao del suo tempo e non certo dei peggiori ; ci^ non grimpediva 
di digiunare in quaresima e di correre dalUnquisitore per acquetare gli 
scrupoli. L'Ariosto appare il perno di queste confidenze ed in strettis- 
sima relazione con Torquato, per il quale era una ^ pratica molto cara ». 
Ora questi in una lettera, che adesso possiamo attribuire con sicurezza alia 
seconda raet^ di noverabre (3), usciva in cotai frasi: * 11 vostro allievo 
« mi ha rovinato. Era it canto di Clorinda che voleva da voi: Tebbe 
« da me; e ha fatto di belle prove! Ma questo ^ tl minimo de' danni 

*-« che mi ha fatto ! Sono certo di ogni cosa. Com'egli si vide scoperto, 
« comincid a schernirmi. Ora udite miracolo. Io, cbe verso altri ho 
< concepito odio e sdegno, amo ancora lui teuerissimamente, ed ho ge- 

* losia e martello e dolore grandissinao di non essere riamato. Gli ho 



(1) Antenore Scalabrioi, distinU* letter* to* Molt« sae cose si consenrano iii«s. alia 
Com an ale di Ferrara. Cfr. Amtomelli, Inthce dei mbs. ©cc; ad namtn, 

(2) LetUre, I^ n^ 76. — Nella lettera 72 saccitata areva detto le stesse parole 
e lo assicuraTa di non essere € ancora tanto pazzo, cbe^ amaDdoTi comHo fo, debba 
€ con tanto ardore procurare la T03tra vergogna » , 

(8) LeUere, V, n<» 1550, tra qnelle di data incerta. 



— 248 — 

«parlato liberissimameete; Tho assicurato che mi sono eon per conget- 

< ture ma per segni certissimi ed iufallibili accorto del tutto; e assi- 

* curatolo insieme ch'io gli perdono, e clie desidero d'essergli amico, e 
« che lo amer5 cordialissiommente, se per lui non rimarrSi; che scuso 
« la gioventti, e perdona alcuni falli a roccasioni. Egli niega, nOD ar- 
^rosBisce; ma impallidisee d*uD pallore notabile: e dubito che indu- 

* ratum sit cor Faraonis. Pure le mie parole haano operate almen 

< questo, che ha lasciato I'impudenza. Se iion ha un caore di Lestri- 
€ gone, spero con V amarlo, sforzarlo ad amarmi. Dice di volere 
« scrivere a voi di questo mio sospetto. Se ve ne scrive, mostrate di 

* noD saper cosa alcuna. Fate Tofificio che vi pare. Sono in grandissinio 

* travaglio. » 

L'allievo, del quale qui si park, e certamente Orazio Ariosto, come 
si compreode, se si osserva quel che a proposito di lui in questo me- 
desimo tempo Torquato diceva al Goezaga: < Dico che si scrive coutro 
« il mio poeraa, e forse coatro ad altre mie cose: lo scrittore fe, o sariJi 

* I'Ariosto; al quale credo per5, anzi son sicuro, che da altri saranno 
« soraminiatrate Farmi ch egli mi lancer^ contro, lo sopporto questa ed 
€ ogni altra offesa da lui con aiiirao non sol paziente ma amorevole 
« verso lui. Sol mi rincresce di aver parlato seco troppo spesso o troppo 
« a deutro d'ogni raia opinione e d'ogui opposizione che mi possa esser 
« fatta . . , ll degno di rise il vedere che, uon ostante questi sospetti o 

* queste certezze, siamo tutto il giorno insieme* — gran bonti de' ca* 
« valieri antiqui* — Egli poi che si vede scoperto non ardisce di negare: e 
M siamo veuiiti a tale che parliarao di questa pratica liberamente*-.ir(l}. 
Pare che da Roma lo Scalabrini intanto gli rispondesse esser vani i 
sospetti contro Tamico, ma Torquato il 3 dicemhre replicava di es&ersi av- 
veduto di non aver * mai troppo soapettato, raa si bene molte volte troppo 

* creduto. L'amico ha operato contro rae piu di quello che si possa 
« credere » (2). Ed ora il 14 dieembre scriveva quella lettera alio Sca- 
labrini sulla quale e inutile discutere percbe di per sh troppo chiara(3). 



(1) Letiere.h n** 89. 

(2) Leitere, I, n- 90. 

(3) Vul. 11, parte 11, n'* Vli. — Putrebbe pero a prima viata non ewer chiaro il 
principio. lo lo spiego cohi: 11 Tasio ric«?e unft lijttera del Goniaga (cbe per aoto- 
nomasia in tutte le letters del Taaau e chjamato Signore) il quale, c^nie aveva 
fatto la Scalabrini, cercava di tranquillarlo rigaardo aJPAriosto. II Tasso rbpondendo 
alio Scalabrini, entra direttaroente in argomento riferendow alia lettera del God- 
«agA col Hoggetto sottinteso e il pruriome sua riferito airAriosto. £ ci6 perchfe il 
Tasso parla d*un giovine che ancor studiava e prometteFa molto di bA, ed era a 



— 249 — 

ssa se non ci mostra Torqiiato insoxzato da un vizio coDtro natura, 
^ci fa per6 chiari che non aveva per esso nessuna ripu^nanza; e il sue- 
cubo desidemto era Orazio Ariosto. Alio Scalabrini, che invano cercava 
di acquetarlo, scriveva: * Per risposta altro eon dico, se non clie per 
« ravvenire rai guarder6 molto di darrai cosi in preda ad alcnno amico, 
« che rai sia poi noii solo difficile, ma noioso, il ritormigli. Ora ap- 
<c provo quel detto che altre volte Hputai innmano, chlo guisa si debba 
* amare» che sia tacile il disamare » (1). 

Giudicando storicamente questa confessione essa non ha nulla affatto 
di straDo: il mal costume era vizio generale, sebbene inchinasse allora 
a dirainuire dopo le leggi severissime promulgate da* governi e dalla 
chie^ (2). Ma io domando se un simile scoppio di delirio amoroso e 
sensual e» di cui per lo addietro non abbiamo traccia, non dehbasi ritenere 
per II n fenomeno raorboso del male che conquistava il Tasso del tutto, 
a poco a poco, e che la bastonata ncevuta a tradimentOt probabil- 
mente sul capo, non aveva certo contribuito a calmare nfe moralraente n& 
fisicamente. 

Dopo I'incontro col Pucci, i! Tasso era serapre riraasto in camera, non 
so se per cura o per prudenza; soltaoto aveva visitato le due Principesse 
estensi. Del processo non si parlava, se non che il Duca, il quale lo 
trattava sempre con deferenza, invitandolo ad andare con lui e con una 
piccola hrigata a Copparo, dal Crispo, consigliere di giustizia, gli fa- 
ceva comunicare che si procederebbe con rigore estremo contro i rei; 
€ il Tasso seppe da quel consigliere che il Duca aveva detto pubbli* 
Jeamente di lui « onomte ed araorevoli parole » (3). 



Ferrara con lui; ora neesuna di que^te cose poteva esser detta per il Signare, ciod 
per il Gonzaga. 

(1) Vol 11, jiarte II, n- VllL 

(2) Quando pubblicai la prima volla la lettera cui qui acceEno, nel Giornak stor. 
d. Lett. It, vol. IX, eou aimili 08a«rvazioni, un critico, auonimo come pudibondo, 
si scagli5 contro di me, net Piccoh di Napoli^ quasi che io ci avessi col pa, o non 
fosse giusto atk^nuare, se non scusare la cosa, dato il tempo che correva. Oli criticOi 
a quante tilosofiche cousiderazioiii non potrebhe inrece prestarai Torquato Taaao che 
si prende la riviocita a a! nipote, non potendo toccare la gloria dello zio, Ludoneo 
Ari(»8to ! 

(3) LetUre, I, n* 86, — La lettera non ba data, e dal Registro di spend^m dt 
Perecino Visdomint, 1576, rilero cbe due furono le andate del Duca a Copp:iro (non 
Lopare, come per errore ^ stampato) neirottobre: 

« Ldni adt 1* ottobre 1576. — Per mandare a Copare dove Tuol andar 3. A,.,. 
* Marti adi 2 ottobre 1576. — Per il dealnare di S. A. . . * — Per li paggi re- 
< Btati a Ferrara . . * 



— 250 — 

Ma ci5 non bastava a calmare qiiello spirito che si dibatteva tra i 
Brunelli, i Pucci e mille altri timori. Anche la peste, che s' era rin* 
novata a Manto?a ed a TeDezia (1), gli metteva paura; il 20 ottobre 
scriveva spaventato alio Scalabrino ehe ave?a inteozione di fuggir da 
Ferrara: « Oh Uio, chi mi ritiene!* esclamava (2)* Ad aumentare il 
turbamento, scpravveene nei primi giorni di dicembre una lettera dello 
Scalabrino con la grave ootizia che correva voce si stampasse in qualche 
luago la Gerusaletmm. Torqiiato riapondeva il 12 alquanto irritalo; la 
Scalabrini aveva lasciato correre qualche settimana dopo aver avuta 
sentore della cosa per non contribuire ad alfcerare Tamico: Torquato 
steaso lo riconosce ; ma aggiunge che tacendo, gli aveva forse procurato 
danno irreparabile (3). Della cosa era dispiacenta anche la duchessa 
d^Urbino (4). Ad ovviare il pericolo, non noeno temiito dal Tasso che 
dal duca Alfonso, si peos^ dapprima di chiedere la scomunica contro di 
chi stampasse il poema, e il Tasao sperava d'ottenerla per intercession e 
di Giacomo Boncompagui; scrisse quindi alio Scalabrini e al Gonzaga 
pregandoli di adoperarsi m proposito (5). Dal canto suo, il Duca diresse ai 
propri ambasciatori, ai principi e governatori dlialia, una lettera circolure 
con la preghiera di vietare la stampa del poema nella rispettiva giurisdi^ 
zioue (0). Per6 anche di questa cosa la colpa risaliva al Tasso» il quale^ 
con tutte le preghicre ehe faceva ai revisori di tener segreti i canti, 
li andava leggendo dovunque e li apediva a destra e a sinistra. Questo 
ben faceva osservare ad Alfonso Tambasciatore Cortile, dicendo che, sol- 



€ McTcun adi 3 ottobre lt576. — Per matidare a Copare dore h S. A* . , , ». 
e contjnua ioo a 

€ Marti adi 9 ottobpH 1576. — Per S. A. che vieiie da Copare a Ferrara . . . 

« Mercori, adi 10 ottobre 1576. — Per man da re a Copare dove vuol aadare 
S. A. .... . 

« Veneri, adi 12 ottobre 1576. — Per i paggi restati a Ferrara por Fandata di 
« Copare . . , 

« Lunlt adi 15 ottobre 1576* — Per S. A, che viene a ceaa a Ferrara.., ». 
SoDTi altre gfite; ma p\h a Copparo. 

{1} CoKRADi, Annati delk epideinie cit., anno 1576. — Frizzi, Op, ciL, 1V» 
p, 408. 

(2) LeUere^ I, n* 88; cfr. n" 63 dore manlfesta la siessa panra. II CoaaAm nav- 
ricino qu<:!8rd spa?ento del Tasso a qaello del Leopardi per il cholera. 

(8) Vol ir, parte I, n^ VI 

(4) Vol. 11, parte 1, n*' VII. 

(5) Vol. n, parte 1, n" VIlj e Letters, I ni 91 a 92. 

(6) Vol II, parte 11, n' LXXII-LXXXIV. — Qaeste lettere non son© oertamente 
tatte quelle corse per tale afiare; ma altre non ne ho troTate. 



— 251 - 

tanto a Firenze, il Granduca avea detto di averne tre canti, il Salviati 
due aveane mostrati prima di parti r per la Francia, e G. B. Deti, colui 
che aveva il Tasso ospitato nel ritorno da Soma, ne possedeva altri 
due (1). Comunque fosse, le misure efficaci prese in tempo produssero 
il loro eflFetto, e la Gerusalemnie per allora non comparve alia pubblica 
aspettazione. 



(1) Cfr. anche Vol. II, parte II, n* CXXXI. 



^ ^ c_'5> 



Xlll. 



Nnova dimora di Torquato a Modena. — Tarquinia Molza. — Bitorao di Torqnato 
a Ferrara e divertimenti a Comacchio. — Dopo un periodo di calina, nuove 
roanifestazioni pii^ gravi di pazzia. — Cora. — Offici con rinqaisizione. — 
Crisi violenta e imprigionameQto nei camerini del Gastelio. — Liberate, h 
condotto a Belrigaardo. — Sopplica airinqaisizione di Roma. — £ rimandato 
a Ferrara e custodito nel convento di S. Francesco. — 1^ rimesso nolle sae 
stanze di corte e gaardato a vista. — Fagge. 

[Dicembre 1576 — Luglio 1577J. 



A Ferrara, e massime alia corte, dovevano esser chiari dello state in 
cui il Tasso si trovava; non so pertanto se le nuove sollecitazioni che 
egli ebbe dal conte Ferrante Tassoni, perch^ si recasse a passare le feste 
natalizie a Modeaa, potessero essere inspirate dal Duca. Comunque, Tor- 
quato accett6 anche questa volta Tinvito, e il 3 dicembre era gi^ arri- 
vato coU (1). II Tassoni, o ne fosse informato o s*accorgesse da sh del 
turbamento deiramico, non dov& trascurare alcuna cosa perdistrarlo e 
rianimarlo, introducendolo presso le principali famiglie, delle quali Tor- 
quato fece poi menzione nel dialogo De la Nobilid, pur dicendo d'averne 
< minore inforaiazione » di quelle ferraresi (2). Fu pure invitato dalla 
gentile e studiosa brigata mydenese la quale s*accoglieva in casa Gril- 
lenzoni, continuandovi una gloriosa tradizione di studi letterari e filo- 
sofici, e dove le arti belle erano avute assai in pregio (3). Delia bri- 
gata facevano parte Alessandro Melano, Filippo Yalentini, Giovanni Fa- 



(1) Lettere, I, n« 90. 

(2) Dialoghi, II, p. 289. 

(8) Vkxturi a., // pittor delle Grazie nella N, Antologia, S. II, vol. XXX, 
pp. 232 (Roma, 1890). 



— 253 — 

loppia, Paolo Castelvetro, un dottor Panino (1) e il conte Ippolito Mod- 
tecnccolif con altri parecchi. Tra le dame letterate che allora fioriTano 
in Modena, si ricordano Leonora Rossi Kangoni, una cayaliera Morano, 
Oiulia Forni (2), e sopra tutte la famosa poetessa Tarquinia Molza 
Porrina, contornata da molti adoratori che ne cantavano in rima le grazie 
e i pregi (3). Parve costei, sorda alle pene amorose degli altri, impie- 
tosirsi per il Tasso; ma questi a sua volta, per quanto gentilmente, le 
fece comprendere di non poterle dar retta, perch6 il suo cuore s' era 
gii tutto coDSumato in un altro amore: 

lo sol tra Tivi raggi, e fra le note 

Onde av?ampa ciascan, nalla mi scaldo, 

Nd troTa eve nadrirsi in me Tardore. 
N^ gik son 10 gelido marmo e saldo^ 

Ma, coDSumato in altro incendio, il core 

Or che cenere h tutto arder non paote. (4) 

E per6 non pit che un complimento garbato sono quelle parole con 
le quali, leggendo alia hrigata il Discorso sopra la Gelosia (5), comin- 
ciava : « ch'altro potranno le mie parole apportarvi a I'orecchio, 

< che quella noia e quella maninconia ch'io sento ne I'animo mio? la 
« quale diletter^ peraventura alcuna, che di vedermi tale, come di sua 

< fattura, si compiace ». Ben altra causa aveva la sua malinconia; ri- 
sentl ad ogni modo conforto dairamicizia della gentildonna e lo signified 
in quel sonetto: 



(1) Un ms. di rime di Benedetto Panini dove sono anche cose del Tasao e d^altri, 
h neirUniversitaria di fiologna, segn. n<^ 1171. 

(2) Non si sa se il Tasso potesse conoscere la famosa poeteasa Lncia Bertana, 
ignorandosi qnando qnesta morisse; nondimeno il Tasso nel citato dialogo De la 
NdbUta ricorda la &miglia Bertana. 

(3) MiLMCSi Carlo, BeUe relazioni di amicitia e di affetio tra Tarquinia Moha 
e T. Ta$so ecc., e del medesirao T, Tasso e i Modenesi cit.; inoltre Di due cekbri 
dtmne modenesi del secolo XVI (Ersilia Cortese e Tarquinia Mulza) negli AtH 
delFAead. di Sciense, Lettere ed Arti in Modena, t. VII, pp. 7 sgg.; e t. VIII, 
pp. 119 sgg. — Cavedom, r. Tasso ospite in Modena ecc. cit. — Cfr. anche Fer- 
rara e la corte estense cit., p. lxvii-lxvui. 

(4) Sonetto: 

Facelle son d'immortal luce ardenti. 

II Malmosi interpret6 erroneamente questi versi. Un altro sonetto egli credette fatto 
per la Molza, ciod quello: 

Del pnro lume onde i celesti girl; 

ma non h veramente diretto a lei. 

(5) Frose Averse, II, pp. 171 sgg. 



— 234 — 

Nova For tun a a la criaita fronte 
Ne sembri, ed al poter donna realo, 
Cb^, ad Qom che a terra giaccia, impenuar Tale 
Pqoi» El ch« ratto e le?e al ciel aonoonte, (1) 

Non credo perci6 che il Tasso, nelle condizioni d'animo in cui si 
trovava, pensasse rainimaraente a innamorarsi della Molza e ne mano 
quakiasi prova. 11 Malmusi voile credere scritti per il Tasso un raa- 
drigale ed un souetto, ne' quali la Molza esprirae vivo dotore per 
la partenza di un uomo da lei amato, e voile trovare conferraa di questa 
sua opinione id un sonetto del Palloppia, uno dei piCi assidui corteggia- 
tori di quella, scritto con le medesirae rime, nel quale la rimproverava 
di Bon curarsi di lui, che non sarebbe corto stato insensibile coiiie il 
crudele che partiva (2), Se la cosa pu6 easer probabile, manca peri 
alcun indizio positive, D'altronde, scarse mm le notizie, anche posteriori, 
delle relazioii del Tasso con la Molza; quaado coslei visse alia corte 
ferrarese dal 1583 al 1589, il Tasso Ui da prima chiuso in Sant'Anna, 
e di \k anclie a lei, come a infiniti altri» si raccomand6 per esserne 
tratto e indirizzi) qualche raadrigale. Fu poi lontaeo da Ferrara; ed 
altre tracce non si trovano. 

Da principio le cure amichevoli e le distraxioni tranquillarono al* 
quanto Torquato; ma non fu calma durevole. Dopo le prime lettere 
riguardanti Orazio Ariosto, che ho addietro citate, e che aono scritte nel 
dicembre da Modena, ai primi di gennaio 1577, richiaraando le vecchie 
trattativBi diceva al Gonzaga d'essersi * risolato di oon partir^i da la 
< servitii del siguor Duca, percb^ (oltre ch'io gli ho tant'obbligo che 



(1) II 7 gennaio scnrendo a1 Gotiza^a g-U domanJaTa che oo^a gli era 86rabrifco 
« dei soneUi »; che gli avesse inviato qaesti due? 

(2) II madrigale e il sonetto d«lk MuUa sono questi : 

— Vol pure aniina inia 

— Dopo Taspm partita in gran dolore 

e ai leggono negli OpuscuH imditi di Tarquinia Moha ecc, In Bergamo MDCCL, 
appresBO Pietro Lancelotti^ p. 81 e p. 83, ove 6 pure riferito il sonetto del Fal- 
loppia, le cai terzine snonaoo: 

Deh perch ^ in vol non muove un tal destre 

Amor verao di nie» che il tempu e gli anni 

Tutto in Amarvi spendo, e non me *n pento ; 
Ch'io non sarei gia aordo al voRtro dhe 

Come il crndel, ch'al partir miie i vanni, 

E sparger ?i fa indarno i prieghi al Ten to. 



« quaud^ancbe spendessi la vita per liii, non avrei appieno soddisfatto 

< al debito mio), non credo ch'io potrei trovar maggior quiete clie nel 

* suo stato * (1). L'll genEaio era ancor pi^ reciso: « mi son risohito 
« e di preDdere o^i pers^cuzione che mi sia fatta in pazienza e di fer- 
« marmi perpetuamente ai servigi del signor Duca ♦ (2). L'esagerazione 
e qui evidente; e della agitazione che ricominciava h testimonio la 
lettera del 13, in cui si raostrava dubbioso deiramicizia del Gonzaga 
e alterandosi scriveva: « So clie da cavaliero che e, se si tenes&e offeso 

* mi direbbe Fanimo suo liberamente, ed a me darebbe il core di pur- 

< gare ogni calunnia », Egli confessava: « Non posse vivere ii^ scri- 

< ?ere ... Mi si volge non so che per Tanimo » (3). Da questo stato com- 
passionevole si riebbe ancora. All'Ariosto, che gli aveva chiesto il giu* 
dizio su di alcune stanie, scriveva il 16 gennaio, tra !o scherzevole e 
il satirico, una lunga lettera irta di citazioni (4), e lo stesso giorno di- 
ceva alio Scalabrino: ^ Sono aftatto chiaro. lo mingannava nel parti- 
« colare delVAriosto ed in raolti altri. Ringrazio il Signore Iddio che 
« m'abbia disvelati gli occhi de rintelletto, d\h cerfco era una infelicitu 
« la mia, il sospettar de la fede de gli uomini vanamente » (5), Era un 
raomento di lucido intervallo; e la confessione ^ preziosissiraa. 

Ora qui si presenta una piccola questione. Carlo Malmusi asseri che 
nelle Memorie della hrigata modenese^ da lui possedute^ eni notato che 
il Tasso recitd allaccademia il suo Discorso de la Gehda il giorno 
27 febbraio (<>); alFincontro nelle due lettere alio Scalabrino del 6 e del 
16gennaio il Tasso parla di una certa cosa da trattarsi a Ferrara, di 
eui quelle lo aveva pregato, e concludeva che, benchfe avesse deciso di 
ferraarsi in Modena quindici o venti giorni, per fargli piacere si era ri- 
soluto di tornare rindoraani, 17, a Ferrara (7). Temo che il MalmuBi 
abbia letto male la data; o il passo delle Memorie^ ch*egli non cita in- 
tegral mente, non dica proprio avere il Tasso letto il discorso in quel 



(2) Lettere, I, t»* 92. 
(3J Lettere, I, n" 98. 

(4) Lettere, I, u" 94. 

(5) Vol II, parte I, n° 



IX. 



(6) Delle reloiioni fra T, Tmm e T, MoUa ecc, p. 17. — Per qnante ricerche 
io abbia fatte e fatte fare a Modena di queste Memarkf dov*era anche on riaasunto 
del DiscorsOj noo fa possibile rintracciark, L'eg. aig-nore ing*" Benedetto Malmusi, 
nipot^i ed ereJe di Carlo, oon pud assicirare the non siano fra uoa coogerie di 
carte an(»ra inesplorate che poaakde, ma nulla ha troTato in una prinia rioerea 
per me fatta; della quale a ogni modo ringrazio. 

(7) Vol H, parte 1. n» VIII e IX. 



— 256 



giorno, perchfe noi sappiamo che il Tasso se non propria il 27 febbraio^ 
certo non piii tardi di due o tre giorni dopo, si reed con la corte a 

Comacchio per dirigere Fesecuzione d'una coramedia. Avendo da \m 
atteatazione che sarebbe parti to prima, mi pare che le due cose s'ac- 
corderebbero meglio quando il Tasso fosse veramente partito da Modena 
siibito; altriraenti converrebbe credere che di 1^, toccando appena Fer- 
rara, proseguisse direttamente per Comacchio. 

Comunque fosse, egli era in un momento di calma: e trovando al 
ritorno che la Uootessa di Scandiano aveva da pochi priorni partorito 
una barabina, scriveva due de' suoi piu affettuosi sonetti (1), Ad assistere 
la figliastra era tornata a Ferrara, il 19 gennaio, la bella e gaia Con- 
tessa di Sak, che dette sAbito una grande animazione al carnevale, in 
queiraniio splendidissimo (2). Per prolungare il piu possibile i di^er- 
timenti, il Duca e gli altri Estensi, con le due Conlesse ed altri gentil- 
uomini e gentildonne, si recarono il 27 febbraio a Comacchio, Ho altrove 
narrato miimtaraente a quali hagordi vi si abbandonassero sotto il co- 
mando di ub re o di una regina eletti quotidianamente. 11 Canigianii 
che ci racconta tali cose in una sua lettera deiril marzo, park anche 
di « degni comici e combattenti j>, e ci spiega con questa frase un foglio, 
che va unito alia lettera, ove, insieme coi nomi delle dame che sosten- 
nero un torneo, le quali fiirono le tre sorelle Bendidio, le Contesse di 
Sala e di Scandiano, Abu a Trotti, Laura Coreggiara de' Malaguzzi e 
Barbara Sburktti, quests due ultirae forestiere venute con la Contessa 
di Sala, ci d^ anche i uomi delle persone che presero parte ad una recita : 



Inyentore ed iRtrione del prologo . 
Oronzio, gioTane inuanvumto . . , 
Lucilla^ gbvane da niarito. . . . 

Tedeaco, garzone deU'oste ... 
0st6| alllnBegna deUa Cam pan a . . 
Fraaceschtim, ruffian a , , . . . 
Pantalone^ veechio veneziano . , . 
Zanni, suo sertntore ...... 

Maestro Graziano deUe cotighe , . 
Fran cat rippa, auo aervitore , . . . 
II Moaca, Bervo e bravo .... 

Madunna Prudenza, tnadre di Ludlla 
Monna Orsetta, sua serva . . , . 



II Tas8o. 

II Conte Ercolino Tossodi. 

La Con less a di Sala. 

II Duca di Ferrara- 

II Sig. Cornelio Bentivoglio. 

La Sig, Anna Bendidio de* PottL 

II Pignioo, scudiero. 

Ip|K>lito di Gianloca, 

La Contessa di Scandiano. 

II Sig. Don Alfonso. 

II Conte di Seandiano, 

La Sig. Isaliella Bentivoglio. 

La Sig. Lucrezia BentiToglio. 



(1) Sono quell i: 



— Non potea dotta man ritrarci in carte 

— Si specchiaTa Leonora e '1 dolce riBo. 



(2) Per q^aeata o per qael ohe segae t. Ferrara e la corte eateme citp pp. ojcriii sgg.. 



d 



-257 - 

Quale parte toccasse al Tasso in qiiesta recita appare dagli appellativi 
datigli dal Caiiigiaii!; e, noa per nulla, a lui. ultimo forse tra quelli 1^ 
convenuti per grado e dignity, fu accordato ronore di recitare il pro- 
logo. Egli dunque inveotd una commedia, ma i nomi dei persooaggi e 
la qualita loro ci assicurauo ch'essa era una composhione burlevole, 
te&suia sopra il canovaccio di qualche commedia delFarte. La commedia 
Don e giunta sino a noi, ed h peccato^ perche sarebbe uno dei pocbis- 
simi coraponimenti burleschi clie, insieme ad alcune rime, uscirono dalla 
fantasia di Torquato (1). 11 quale dovfe certamente, nella distrazione di 
quella allegra compagnia, dimenticare i suoi sospetti ed i suoitimori; 
e non so se egli fosse precisaraente con la corte, tornata a Ferrara la 
sera dell'll, dove tutti erano ^ straccbi, storditi e raalconci dalla cra- 
« pula, dai banchetti, dalle veglie, dai disagi, e dagli altri conticui 
* malanni che suole portare Fiiltiraa settimana di carnovale, prorogato 
«* da loro sino a mezza quaresima ». II Oanigiani, che ci fa questo bel 
quadro, pai'tiva di li a poco per una missiofie in Germania(2), e a questa 
circostanza, per ooi disgraziata, dobbiamo se ci nmncher^ oraqualche lume 
raaggiore, se pur occorre, in quel che stiamo per narrare, Poiche queste 
furono le ultime feste alle quali Torquato prendesse parte con discreta 
salute. Se finora abbiarao assistito all'avvicendarsi di period! di calma 
e di turbamento, d'ora innanzi vedremo aggravarsi sempre piii la condi- 
zione di lui e giungere rapida la catastrofe di quella eletta intelligeoza. 

Siibito tomato a Ferrara le antiche paure lo riassalsero, ma la forma 
con la quale si manifestaroEO fu piu grave assai. Nella seconda met^ 
del marzo, scriveva all'antico suo condiscepolo alia cort^ d*UrbinO| Gui- 
dobaldo marchese del Monte, facendogli pietosamente sapere che da otto 
mesi sofTriva molti travagli, massime per parte di nemici e dei servi 
che gli rubavano le scritture piu care. Lo pregava pertanto di raaadargli 
\m servitore dallo stato d^Urbino e, ^e fosse possibile, uo suo dipen- 
dente» che non avesse relazione alcuna con Ferrara, ed esponeva le 
condizloni che gli farebbe. Per il molto timore che glielo corrompes- 
sero, voleva che non solo il Del Monte, ma lo stesso Duca d'Urbioo 
minacciasse il servo di caatighi gravissimi se mai avesse raancato: 
^ ed in questo diea di volersene stare a la mia relazione, perche prove 
« iiiridiche di qua in questo caso non potrebbe aspettare ». Che mai ! 
i giudici erano tutti suoi nemici (8). In pari tempo scriveva al Duca 



(1) Piitrebbesi penaare che qualcbe cosa di quesU egli trasfoudesse ne^li Jw- 
trkhi d'amore, ch» siese nioUi anni di poi. 

(2) Parti liUa fin di maggio e non tornu che ici ottobre, come si rileva dal aao 
carteg^io. Resse nel frattempo Fambasciata sao tigUo Lorenzo. 

(8) Lettere, I, n* 95. 

SoLimTi, Vita di TorjuaU Tano It 



— 258 - 

d'Drbiao informandolo di cid die chiedeva al Del Mooie e siippHcan- 
dolo di iiiteressarsene (1). Non aspett5 risposta: dopo otto giorni, dub* 
iiioso che le sue lettere non fossero giunte, replicava le inedesime cose 
al Del Monte, ma con piii coiicitazione, scoaj^iurandolo di questo aiuto 
come cavaliere e come cristiano (2). 

Che cosa poi accadesse, non e noto con precisione; ma, da quel che 
vadremo, lo possiarao ricostruire. Nella seconda met^ d'aprile commette 
iitranezze sti stranezze: accusa i suoi creduti nemici al Duca» li ac- 
cusa ai giudici. A ua tratto teme di essere eretico; ma nella corte 
oh quanti eretici I e, confessandosi, ne susurra i nomi airorecchio del- 
rinqtiisitore. U Duca doveudo fare uii giro per lo stato, prima di par- 
tire, il 28 aprile, provvede per il povero infelice; lo consegna ai me- 
dico, lo raccomanda alle cure delle sorelle che ritnaiievano a Ferrara, 
ordina che gli siaD date notizie di lui continuamente. Ma il Tasso, 
bench^ salassato due volte e purgato, non accennava a guarire (3); e per^ 
il Duca, mandando in missione un Francesco Maria Novello, il quale 
era al suo seguito durante il viaggio, gli ordinava che, giunto a Ferrara, 
gli scrivesse particolareggiatamente delle condizioni dell' aranaalatiJ, II 
Novello adempiva al suo incarico con una prima lettera del 20 maggio, 
in cui dava minuto ragguaglio della cura alia quale un messer 
losefo, medico roraagnolo, aveva sottoposto il Tasso. Quosti dapprima 
era andato migliorando cosi che * parlava in cervello d*ogni cosa »», 
inasKime « senza fissarsi tanto sul particolare dell'Inquisizione i^; aapet- 
tava con dei^iderio il ritorno del Duca e pensava che fosse suo dovere ri* 
conciliarsi < coi suoi pretesi inimici ». Ma da duo o tre gioriii, aggiuogeva 
il NovellOi «-ra rieaduto ne' suoi umori, temeva dei nemici^ noo si mo- 
strava soddisfatto deirinquisitore di Ferrara e pensava di andarsi ad 
appellare a Koma al supremo tribunale; tuttavia il Novello sentiva dallo 
«peziale di via degli Angeli, conae quello in cui Tasso molto confidava, 
che questi, alle volte, riconosceva di non essere a pieno in cervello, e 
chiedeva medicamenti, che lo speziale non si fidava di dargli senza il 
parere del medico. 11 quale poi badava in quei giorni a curare se stesso: 
e il Novello avendo ci^ riferito, come doveva, alia duchessa Lucrezia, 
questa ingiungeva alio speziale di andare a prendere gli ordini dal 
medico, siccome faceva anche il Novello. Ma e assai doloroso quello 
che il medico confessava: che ciofe, se egli non fosse stato costretto a 
curare se stesso per un suo malanno, il Tasso sarebbe gi^ stato guarito; 



(1) Lettere, I, n° 96. 

(2) Letttre, I. n<» 97. 

(S) Vol. 11, parte 11, n^ LXXKV. 



— 250 — 

tuttavia sperava ancora. La Duchessa poi, secondo il parere del medico, 
provvedeva che al Tasso fosse dato vino bianco e qoaiito occorreva (1); 
€ veramente questa signora non poteva fare di piii per quel grande in- 
gegno, rnentre la principes.'^a Leonora, serapre raalazzata, uon appare 
che raai se ne des^e cura. 11 28 maggio it Novello dava a!tre notizie al 
Duca ed erano cattive: il Tasso peggiorava^ era entrato in timore che 
lo volessero avvelenare; il medico omai disperava, pur contiauando la 
cura (2), Per cercare d acquetarlo, il padre Inqiiisitore, il quale ci appare 
iiomo prudente e discrete, tenutolo con se alcuni giorui uel conveuto 
degli Angeli fingendo di esariiinarlo^ gli dette il 7 giujno la sentettza 
assolutoria; di ci6 avvjgavail Uuca, dicendogli insieme die il Tasso erasi 
mostrato poco soddisfatto, perche voleva essere sottoposto ai tormenti, 
e aveva repHcato gravissime accuse cantro il Montecatino: accuse che 
in nn altro momento egli naedesimo ricouosceva dettate dalla sua al- 
terata fantasia (3). Ma il peggio era che il Tasso, alFinsaputa del Dticai 
voleva andare a ripetere la confessioi^e airiiiquisizione di Bologua e 
aveva detto di parti rsi Tindomani. L'Inquisitore avvertiva il Duca af- 
finch^ provvedesse che non venisse < da! debol priiicipio e vano qualche 
* fahbrica fasti diosa * (4). Questa frase ha bisoguo di spiegazioae, la 
quale in parte ci h data dal promemoria che il Duca stese allora per 
ri nquisitore (5). 

K noto conne Ferrara fosse per un tempo quartiere principale del 
lliformi&ti in Italia e conne la duchessa Kenaia, che 3*era piegata alle 
dottrine di Calvino, per istigaxioiie della Curia fosse trattata duramente 
dal iiiarite (G). La Santa Sede non aveva cessato di riguardare con occhio 
sospettoso a Ferrara, ed 6 questa certameiite una delle caii?e per le 
quali pontetici e cardinali si raostrarooo di poi sempre avversi al duca 
Alfonso, 11 quale, da parte sua, doveva porre ogni cura per evitare qual- 



(1) Vol. 11. parte H,n" LXXXVL 
(2} Vol. U, parte 11. t»- LXXXVIL 

(3) Letter tf II, ii* 123, p, 24: * Ma ne resariiine invero, grandemente mi l&sciAi 
« ikon Bolo da ruifetto mii da la inimagiiiaziuBe trasportare; pereh^ alcune cose 
« affermfti ch'io crodeva veramente, mi\ non sape?a pcru s'elle fossero o non fossero; 
€ in particokre vollt rendere sjspetta d'tniquiti persona eccellentisiima, della quale 
4 niun atto aveva visto mat se n^m giusto >. E allude certu at Montecatino. 

(4) Vol II, p.irte U, n* LXXXVIU. — 11 Tassj dovette accorjersi clie lloqui- 
9:tore non voleva lasciarlo andare a Bjlogna, perclid narrando questi casi a Sdpione 
Omxaga (Lettered U, n" 123, p. 24) scriveva: « ... e se pare preteudeva di gastigarmi, 
* duveva procurare cirit* poto^i partirmeno senza avere a temere de la vitaj o almono 

-< non inopeiiir la mia jiartita, quando io voleva prender cavalU per andar a Bologna.. .». 

(5) Doc. XXL 

(6J B. FosTAXA, lUnata d'Esk, Roma, tip. Fortani, 1890-94. vol 2. 



-^ 260 ^ 

siasi urlo con Roma, raentre egli si adoperava per otknere il riconc 
scimeoto del cu^ioo Cesare ; chfe, se non fosse stato conceduto, Ferrara 
sarebbe stata perduta per la casa d'Este, 'lovendo, in maacanza di eredi le- 
gittimi ediretti, ritorimre alia Chiesa^ di cm era feudo, come avvenne(l). 
La ragione di Stato gli imponeva quindi una eondotta priidentissiraa; 
poicb^ fioo a qiiaudo il Tasso accusava di eresia sh ed altri della corte 
airinquisitore di Ferrara, qiiesti poteva di per*5ona sincerarsi che si 
trattava di accuse di uq pazzo ; ma se il Tasso fosse andato a fare 
queste accuse ad altri tri banal i deirinquisizione e, peggio, a Koma, sia 
che gli si credesse, sia che gli si voksse credere per secondi fini, poteva 
procarare gravi dispiaceti al Duca. 11 quale pertaiito voleva sapere dal* 
rinquisitore se a?esse manteiiuta la promessa di non prendere atto 
per iscritto delle accuse del Tasso, e se iie avesse scritto a Koma, Se 
Be avesse scritto ne* suoi atti, lo pre^ava di abbrucinre lutto e di no- 
tare che, avendo riconosciuto trattarsi di ud pazxo, aveva finto con lui 
un procedimento per cercare di acquetarlo e persino, c\b che h notabi- 
lissimo, aveva cercato di iedurlo a sopportare una cura^ dicenJogli che 
era per renderlo atto a sostenere i torraenti della procedura inquisitoriale. 
Se, di pill, ne avesse scritto a Roma, bisognava die parimenti avvertisse 
le raedesime cose e dichiarasse come egli si fosse assicurato per testimo- 
nianze che le accuse erano false. Ma iiecessarissinio era, aggiungeva il 
Duca, che questa ultima attestazione ponesse negli atti, per evitare 
dispiaceri pel futuro a colore che dal Tasso erano stati accusati ; e in 
quest ultinm frase dobbiamo cerio riconoscere i timori del Montecatiao^ 
che dovette consigliare al Duca qiiesto passo, e forse trattarne egli me* 
desirao. fi certo che I'lnquisitore aderi in un modo o neiraltra ai giusti 
desideri del Duca, perche di li a pochi giorni lo vediarao oceuparsi di 
nuovo del povero animalato, d accordo con Alfonso. 

Dopo Fassoluzione del rinquisitore, il povero Tasso fu lasciato ancora 
per una settiraaiia alFincirca libero apparenteraente, di certo sorvegliato. 
Ma la sera del 17 giogno, mentre egli diceva con la duchessa Lucrezia i 
suoi timori e i suoi sospetti {2)» irritato dalla presenza di un servo, che 
forse aveva eapressameute rordioe di tenerlo d'occhio, gli si fece addoaso 
con un coltello. Come rimanesse la povera Duchessa non sappiamo, ma 
k certo che questo scoppio di furia non poteva essere trascurato. Oc- 
correva provvedere alia sicurezza sua e degli altri; fu pereid preso, 
benche il Daca fosse a Belriguardo (3), per aver occasione di cu* 



(1) Ferrara e h cork estense, cit., p. xviiixix. 

(2) Lettere, 1, n- 101, p, 258, 

(8) R. Arch, di St. in Modena; Camera dacale; Casa; Atiiministrazionc. ^^ Dal 



-- 261 — 

rarla(l), e riochiuso in certi caraerini del cortile ducale che aervivano 
da prigione. 

Quale notte il Tasso passasse Ik entro h facile iraagiiiare; ma occor- 
reva provvedere energicamente per la sua salute e bisognava tanfcare 
di far^'li capire in quale stato 31 trovaase. Di tale iiffieio fu incaricato, 
come amico» il fattoro ducale Guido Ooecapani, il quale airindoraani si 
rec5 a trovarlo per ordine del Duca e cerc6 di persuaderlo amorevol- 
mente della sua condizione e della cura che era nocessaria, Dalla re- 
iazione che il Coccapani scrisse siVbito ad Alfonso, apprendiamo che 
il Tasso lo ascoltd con molta attenzione e restft attonito alle parole del 
Coccapani: e certo per quella mente aUissima dovette essere gran 
colpo int^ndere che il giudizio vacillava. Nel raoraento di calraa in cui 
si trovava lo comprese, e manifesto anzi rincrescimento perch^ il Duca 
avesse tardato a discoprirgli la verity ; ringraziava di questo segno di 
amorevolezza (2), e mostravasi disposto a lasciarsi curare, Supplicava 
soltanto di esser tolto dalla prigiona e di esser rimesso nella sua ca- 
mera, con quella guavdia che paresse necessaria, 11 Coccapani paH5 
siibito in proposito anehe con la duchessa Lucrezia, la quale appro?5 
che si fosse parlato francamente al povero ammalato, nia mostrossi 
dubitosa di uii ravvediraento e manifesto il timore che una volta libero 
non tornasse da capo co* suoi umori; approvava percid Tidea di porgli 
attorno un guardiano (3). Mentre aspettavasi la risposta di Alfonso, il 
quale era tuttavia a Belriguardo, il Tasso, all'lndoraani, 19, mand6 a 
chiamare di nuovo il Coccapani, e, venuto, lo preg6 di mandate una sua 
lettera al Duca in cui, per quaiito si puc> comprendere da quella del 
Coccapani stesso, cercava di giustificarsi e chiedeva instanteraent^ di 
esser tolto dalla prigione perch^ lo stare rinchiuso gli faceva male, e 
prometteva nuovamente di lasciarsi curare (4). Dovette tuttavia rima- 
nere dov'era ancora qualche giomo, poichfe, prima di restituirlo nelle 
sue stanze, le quali ora sappiarao che erauo sopra il cortile nuovo, con 



Lihro di npenderia di Perecino Visdomini si vede che il Duca era appunto partito 
qael giorno per Belriguardo dove rimase fino alia sera dei 19. 

(1) Vol II, parte 11. n« LXXXIX. 

(2) Anehe piti tardi, nel 1580. m\ periodo pi4 acoto della malattia, qatfido 
pur dt'lirava in ogiii argomenK scriveva: < . . . il Duca nel priiicipitj della mla 
< persecazioni mi dimostraTa affettu non di padrone, nia di padre e di fratello; 
« affetto che rade volte ne gU animi do' grandi suole aver Itiogo. » (Leittrt^ 11, 
n^ 123. p. 26). 

(3) Vol. Il, parte 11, n» XC, 

(4) Vol. II, parte 11, n'' XCI. 



— 262 — 

prudente misura, si fecero porre le inferriate alle finestre (l\ e fii- 
rono sceiti due facchini della corte perelife lo guardassero (2). 

Verso la fine del mese fu liberate dalla prigioiie, e ci6 gli fece bene 
pel momento. Riconfortato, egli scrisse al Duca mostrandosi conscio 
de' propri trascorsi e promettendo di continiiare eel proposito di star tran- 
qiiillo, quasi die, pur troppo!; ci5 dipende^^se dalla sua volont-i e mn 
dalla terribile malattia die TafBiggeva. Pregava pert* che gli togliessero 
! faccliini di camera perclie, per tpianto avesse provato e riprovato, non 
gli era ^tato possibile chiiidere occhio; ma mi possianio credere che oltre 
al disturbo dei fac€hini» anche ragitazione ayesse la sua parte in questa 
iusonnia, Diceva che era stato a chiedere scusa alia Diictiessa e deside- 
rava di parlare coi medici (3). Aoche la grazia dei faccliini gli fu con- 
cessa; lotanto aveva assunto la cura il medico ducale Uesare Caprilio, 
che il 2 luglio, riferendone ad Alfonso, come aveva ordiiie di fare ogni 
giorno, fieche si tratteiieva a Belriguardo (4), diceva di avere trovato 
rammalato tranquillo ahbastanza a ragionare eon la principessa Leonora; 
peri) lo si faceva accompagnare. 11 Tasso desiderava molto di esser con- 
dotto a Belriguardo; ma tuttavia aveva raostrato di non essere libero 
affatto de' suoi sospetti, perehh era uscito a dire che sarebbe stato 
tranquillo soltanto quaudo avesse udito dalla bocca di Alfonso Tassi- 
curazione del perdono sulla fede di cavaliere (5). 

It povero Dtiea che, come si vede, avea mostrato in questa sciagura 
un gran cuore ed una grande pazienza, appena udito il desiderio del- 
rammalato, acconsenti che venisse a Belriguardo, dove egli, dopo un giro 
alle Casette, era ritornato gi^ fin dal 4 di luglio(<3). Non sappiamo con 
precisione il giorno dell "an data del Tasso: fu certo dopo il 6, secondo 
le lettere testfe citate. Ma giunto in villa, ne i! luogo n& i gentiluomini 
e le dame che col^ erano valsero ad acquietarlo: ch^ gli salt5 Tumoie di 
ritirarsi nel convento di S, Francesco. Alfonso, lungi dallo stancarsi di si- 
mill pazzie, fece «crivere Til luglio al Coccapani che iBterrogasse 
i frati se fossero disposti a ricevere Tammalato e a tenerlo sorvegliato; 
scegliendogli di piii per confessore persona atta ad ammonirlo destramente 
delle pRiiB accuse che continuava a ripetere, ci5 che faceva credere che 



(1) Doc. XXII. 

(2) Doc. xxin. 

(3) VoL 11. parte I, ir- X. 

(4) Vol. 11, parte II. n« XCIII. 

(5) Vol fl, parte!!. n'XCIL 

(6) £ quasi iautile ripetere che ciueste date aono tratiti dai soUtI registri della 
di«peDfta dacftle del R. Arcb. di Stuto dt Modena. 



- 263«- 

si tro?asse in peggiori condizioni che raait che se i frati uon lo vo* 
lessero, cooveDiva farlo gaardare di niiovo nelle sue staoze da que due 
facchiii: e provvedesse in proposito :l\ II Coccapani faceva TufiBcio 
subito, cosi che, il medesimo glorno 11» poteva rispondere die il Tasso 
sarebhe stato aecettato nel coiiveato sotto la guard! a di due frati gik 
indicati dal Duca; ma se fosse trascarso in furie o esprimesse I'idea 
di fuggire, quelli avevano dichiarato di non volerlo: a die il Coccapani 
avevali assicurati che in tal caso rammalato sarebbe stato ricondotto 
nelle sne stanze in Uastello (2). Tre giorni dopo il Coccapani riscriveva 
che aveva cercato se poteva trovar luogo piii adatto a guardar ram- 
malato: i padri Certosini Tavrebbero ricevuto volentieri, ma non pote- 
vano permettere, per la regola, clie fosse introdotta carne coUa o cruda, 
che pure era necessaria al Tasso. il buon fattore aggiungeva che, essendo 
inutile insistere da questa parte, aveva pensato ai frati Capuccini, \ 
quali vivevano pure chiusi e dove sarebbe stata stanza piti coraoda: 
aspettaya per cii> gli ordini, confermando che in ogni caso ritDaneva 
sempre assicurato il convento di S. Francesco (3). 

Intanto il Tasso, lungi dal viver tranquillo a Belriguardo, si arrovel- 
lava eo' suoi sospetti di eresia e di Teleno e scriveva una ^upplica ai 
cardinal! della stipreraa Inquisizione, dalla quale appare veramente quanta 
alterazione fosse in lui. Egli narra come fosse venuto in opinione di 
essere stato accusato al Santo Officio (4), e che, appresentatosi, era stato 
assolto piuttosto come pazzo che come non eretico, e non gli era stato 
concesso di difenderai, ne I'Inquisitore aveva voluto fare il processo, ac- 
cioGchfe il Duca non s'accorgesse che un suo suddito patisse persecu- 
zione nel territorio suo, volendo egli vedere non solo i processi ma 
anche i nomi degH accusatori (5). Supplicava egli i! Supremo Tribunale 
di chiamarlo allesarae in Koraa (6)^ e nello stesso terapo scongiurava 
per cariiA cristiana Scipione Gonzaga, affinche volesse egli presentare e 
raccomandare la supplica, della quale raandava un*altra copiu a Ourzio 
Gonzaga scrivendogli le medesime cose. Ma, in poscritto, un altro de* 
suoi sospetti spiegava al Gonzaga, perch& pregavalo pure di far si che 
il Cardinale de* Medici chiedesse la sua grazia ad Alfonso, che era sde- 



(1) Vol II, parti? y, n" XCIV. 

(2) Vol. 11, parte 11, u ' XCV. 

(3) Vu!. If, part^ II, n- XCVIL 

(4) Nel 1580 scrireva di credere che gli accnsatori syoi fossero stati Lqca Scala- 
britio, it 8U0 intiino amico, e Ascauio Giraldini (Letkre, II, n" 133, p. 65). Eppnre 
can lo Scalabnno ooiTtJnu6 anche poi umiclzta cordial e ] 

{5} Cfr. Ferrara e la corte f,stense cit., p, xiii. 
(6) LtUere, I, n* 98. 



— 264 — 

goato con lui per uffici fattigli cantro dal Gran Duca di Toscana; il quale 
Granduca, a sua valta, era adirato con lui^ Tasso, e avevagli procnrato 
malei perchfe egli aveva rivelato ad Alfonso le trattative corse per passare 
al servizio raediceo. A Curzio Gonzaga iuoltre diceva: « non si creda al 
* rumore spart^o di me sin che la verity non si chiariaca > ; indizio che 
la fama della sua pazzia cominciava a diviilgarsi, Ed esclamava: *0 
« 10 sono non solo d'umor meknconico ma quasi matto; o ch'io sono 
< troppo fierannente perseguitato! » (1). Che strane maechinazioni m- 
^Dava quella povera intelligenza! 

II Duca, natural nnente, trattenne le lektere per leggerle: quindi ri- 
mise una delle suppliche al suo ambasciatore a Roma^ inoiisignor Ma* 
setti, trattenendo le altre ran la lettera a Curzio Gonzaga (2). Airain- 
basciaiore faceva sapere che il Tasso era in termine tale che dava ormai 
poca speranza di salute; adesso difiBdava di ognuno e temeva che si vo- 
lesse farlo raorire. Tuttavia, essendo venuto in urnore di raandare quella 
aupplica, dicendo che, se fosse assolto anche da Roma, sarebbe tranquillo 
e si lascerebbe curare, e ci<^ aveva proraesso alia duchessa Lucrezia e 
a lui, Duca, doveva il Masetti procurare che fosse av\rertito il Gonzaga, 
e, insierne, fare ufficio che il cardinale Albano scrivesse al Tasso coni- 
mendando la sua condotta con Tlnquisitore ferrarese e assicurandolo 
che, esaminato il suo caso, era abhastanza giustificato m doveva temere 
pericolo alciino per Fav venire, il Duca scriveva di pregare T Albano a 
far questa lettera di suo pugno « per opera di caritii », per ten tare coo 
questo mezzo di acquetare rammalato e indurlo a curarsi per bene (3). 
Alfonso davvero non poteva fare di piii. 

Non potendo piii tenere Torqiiato a Belriguardo, il 15 luglio, il Duca 
lo affidava a rnesser Lanfranco Turrino, ufficiale di corte, perch^ lo ac- 
compagnasse in carrozza a Ferrara; per distrarlo e tenerlo in rispetto, 
10 credo, prendeva posto nella medesima carrozza Lucrezia Bendidio 
Macliiavelli, colei cb*egli aveva anoata e cantata quindici anni prima (4). 
Ma, ahime, il povero Torquato non vedeva piiA questa volta spuntare 
i fiori sotto i piedi della sua Donna n^ piti i begli occhi e le chiome 
d*oro gl'inspiravano un madrigale carezzevole: egli vedeva corde e roghi, 
pugnali e veleni nell'agitata fantasia. 

A Ferrara fu condotto a S. Francesco, e il Turrino faceva sapere al 



(1) Lettcre, I n* 1>9 e 100. 

(2) E perci6 che le Ittere a Scipiviie Gonzaga e a Curiio si travano nella K Bi* 
blioteca EsteoM, dove pro^ennero dalFArchivio di caaa d*Este. 

(3) VoL 11, parte II. n- XCVl 

(4) Vol U, imrte 11. n^> XCVIIL 



— 265 — 

Co€capani che. 51 Duca desiderava si tenesse \m consul fco in proposito 
presso quel luminare della inedicina che era ii vecchio Anton Muria 
Canaoo (1)» Che cosa si decidesse, noo mi e riuscito di sapere; ma 
qualche lurae si pu5 trarre dalle ricette spedite, rillustrazione delle 
quali debbo alia cortesia del complanto professore Alfonso Uorradi: sono 
purganti, calmanti, sonniferi e relleboro (2)* 

In S. Francesco, ad onta delle amorevoli cure e deirassistenza di 
quei frati, e specialraente del priore padre Agostino Righini, dotto e 
santo uomo (3), il Tasso nou si riebbe, passando di vane^giamento in 
vaneggiaTnento. Bastano a far fede del sno stato le due lettere cb*egli 
scrisse in quei giorni al Onca. Contro il solito, esse sono adesso anche 
disordinate, confuse, piene di ripetizioni, di insistenze, di contraddizioni. 
I timori sono sempre quelli: di esser stafco accusato all'lnquisizione e 
della invalidita dell^assoluzione datagli, perchtj non si scoprissero al 
Duca i nomi degli accusatori ; i frati degli ABgioli, il medico Giuseppe, 
tutti gli altri, congiuravano coutro di lui e, vedendo di non poterlo col- 
pire col mezzo deirinquisizione, avevano tentato di farlo cadere nello 
sdegno del Duca per le trattative corse con Firenze: di quest ultima 
cosa appunto ragionava con la duchessa Lucrezia la sera che era stato 
arrestato. Si confessava di tiitte le sue colpe, ma assicurava di essere 
fieramente perseguitato: pregava e scongiurava che il Duca volesse ri- 
vedere 51 processo deirioquisizione e m trovasse non esser vero quello 
che egli diceva, lo facesse « in piazza squartar come traditore »♦ Voleva 
di nuovo parlar con I'lnqui^itore, voleva i frati d'attorno perch^^ finita 
la purga, aveva fermaraente stabilito di farai atich egli frate (4). Scritta 
questa lettera e lettala al padre KighiDO, eccolo scrivcrne un'altra di 



(1) Vol II, parte H, «• XCIX. 

(2) Doc, XXIV. — La registrazione deUe ricettfi c^Jintnda il 24 giuguo e terming 
il 31 luglio. Qnej)t*ultiina data, essendo il Tati^i fag^itu, come tedremo or ura, la 
Duttc dal 26 ill 27 luglici, non si spie^a se non petisando che le partite fossero por- 
tate nel registry con qualche ritardo. 

(S) 11 p. Ki|?hino prese Vabito nel I486 e visse fino nl 1588, morendo in etli di 
nuTantacJnque o novantaBei arttii. Cfr. sn di toi StPCRBt, Apparato degli nomini 
ilttistri della citta di Ferrarn ecc, Ferrani, Sizzi, MDCXX, p. 3ii e Guarjxi if. A., 
Compmdio historko delle Ckies^e di Ferrara, Ferrara, Baldini, 1621, p. 234. — 
II Tasso scrisse per 1qi tre Bonetti: 

— Come destrier che ritornd sofente 

— chiunque ta m ch*al aacro tempifi 

— Bene he la langa etade i la mi eaterni. 



(4) LeUere. I n' 101. 



— 266 - 

nascosto^ benchi, diceva, fosse certo die sarebbe aperta prima che giun- 
gesse al Duca; e in questa ripeteva le stesse cose che nella prima (1). 

fe certo che i frati non poterono tollerarlo a lungo o non volloro 
assumersi cosj forte responsabilit^, e il Tasso fa licondotto, di li a pochi 
giorni, nelle sue stanze del Castello, e afifidato di nuovo ai due giiardiani 
di prima. Ma di Ik, iDgannando ogni sorveglianza, nella notte del 26 
al 27 luglio, rorapendo un uscio che mette?a nelle stanze d'un altro 
\lfficiale di corte, forse assent^e^ fuggiva. Dove si travestisse noii si sa; 
ma quando il Coccapaiii, avvertito della fuga, mand() a tutte le porte 
ordine che ncm fosse lasciato uscire, seppe che airalbeggiare era stato 
veduto fuori porta S. Polo con un cappellaccio in teata. II Uoc- 
capani pensd subito che Torquato avesse divisato di recarsi a Bo- 
logna, come tante volte aveva detto, per andare da queir Inquisitoreil 
e perd mand^ due cavalli lungo quella strada, e, ad ogni buon fine^ 
altri due verso il Finale. Dando queste notizie al Duca, il quale 
era a Belriguardo, concludeva che bisognava « guardarlo poi come 
« furioso » (2). 

Ma per queH'istinto della propria conservazione, il quale fa si che si 
siano vedute molte evasion i pazieEtemente preparate ed abilmente ese- 
guite anche da pazzi^ il Tasso, varcata sospettoso e guardingo la porta^ 
pensd certo ad un inseguimento e si gettd nei campi, d'onde forse di_ 
tra il graoo biondeggiante vide passare i cavalli mandati dal Coccapani* 
Pensd allora di vestirsi da contadino, Gi6 che pote ottenere in qualche 
cagolare, e, percorse affannosamente pocbe miglia, giunse al Poggio* 
terra di proprietii della principessa Leonora, dove si presents in raise- 
rissimo stato al conte Cesare Lambertini che teneva quel luogo, Al 
quale raccont^ come fuggisse da Fen*ara e come la principessa Leonora 
ordinava a lui, Lambertini, di procurare di farlo giungere con aicu- 
rezza a Bologna. 11 Lambertini « che aveva gi^ sentito la sua sven- 
tf tura », doe sapeva trattarsi di un povero pazzo, cerc6 in ogni modo di 
trattenerlo; ma invauo, chfe il Tasso, vieppiu sospettoso, riparti subito 
per la via di Bologna (3). II Lambertini pens^ bene di avvisar tosto 
del fatto la Principessa, la quale riraetteva il biglietto al Coccapani^ 
che a sua volta di tutto avvisava il Duca (4). 



(1) Lettere, I, n^ 102. 

(2) Vol n, pirte 11, n' C. 

(3) Vol. II, parte II, e« CI. 

(4) Vol II, pitrte 11, n* CIL — La sorfeglianza perfa ehe si faoe?a al Tasso nm\ 
doveva esser troppo rigurosa se non si riii^ci ad assodare in quale ora foase 
faggito* 



- 267 -^ 

Ma chi rimaneva piii dolente era Tlnquisitore, il quale, tornando il 30 
a Ferrara e saputavi la fuga del poeta, scriveva al Duca manifestan- 
dogli il dubbio che il Tasso fosse andato proprio all'Inquisizione ad ac* 
cusare qualcuno e temeva che, non conoscendosi la sua pazzia, fosse ere- 
duto, anche perchfe egli Inquisitore, non aveva mai fatto nessun rap- 
porto a Koma sopra tale cosa. Chiedeva perci5 un'udienza per proYve- 
dere d'accordo ai riraedi (1). Porse avvisd poi al Supremo Tribunale di 
che si trattava, per il caso che il Tasso vi si fosse presentato. 



(1) Vol. 11, parte II. u* OlII. 



XIV. 



Via^gio e ilimora di Torqaat*? a Sorrento, — Va a Roma. — Trftttfttive per fitot* 
nare a Ferrara. — Vi ritorna amoialato. — Sua condotta e mo peggioramento. 
— Fug-ge di nuovo. 

[Agosto 1577 — (jhi^no 1578]. 



Quale via tenesae Torqiiato, lasciato il Poggio, e dove si tratteiiesse 
BOB h Boto: certo k sua dovette essere iiBa dolorosa odissea, poichfe 
alle fatiche materiali A\m liingo errare pedestre, seBza meiti, si ag- 
giungeva TatTaBBO dei mille pericoli che la agitata faBtasia g!i faceva 
scorgere dovunque volgesse. E c\b lascia intra vedere qiiaBdo, Barrando 
le proprie disavventiire al Duca d*UrbiBO» scriveva: < Dopo la niia 
« fuga da Ferrara, la quale fu altrettaBto onesta quaBto necessaria, 

< trascorreBdo di luogo in luogo e trovaBdoH twtti (aalvo che '1 vostro 
« steto) pieBi di fraudi e di pericoli e di violenza, giiinsi fiBalmeBte a 
« Sorrento ib easa di mia sorella ^. Pare duBqiie che, oltrepassata 
BologBa, e, come pare, seBza BeppBre ferraarsi dallMBquisitore, pren- 
desse il caramiBO per la Roraagna e le Marclie senza alcuua meta 
prestabilita, Una traccia ulteriore abbiarao dal MaBso» che in questa 
parte parrebbe meritevole di fede; Bel qtiarto de* siuoi Paradossi {l\ m- 
troduceBdo a discorrere Dob ScipioBe Belprato, suo cognato, insieme col 
Tasso, qiiesti cosi risponde at complimenti rivoltigli: ^ Nob iscambiate 
« per cortesia, signor Don Scipione, gli officii, ch& mio antico e parti- 

< colare debito h il servirvi: perciocchti antico servidor fui per lettere del 
« signer Coute d*An versa, vostro fratello, coBie a Ini piacque ricevcre 
« la raia servitii, quaBtuuque io Bon avessi giammai veBtura di poter- 
« Biegli dir tale di persOBa; conciosia cosa che quaBdo io paasai (aBzi 



(1) Milano, Bidelli, 1608, pp. lai-U. 



fuggii fierameute peraeguitato dalla fortuna) per lo suo state iu 

Abruzio, DOn aveya seco famigliariti alcuoa, nh poi, quando ne Tebbi, 

ebbi occaisione o tempo di visitarlo; talche a voi son servitore quasi 

ereditario per questa via ». E rimproverandolo il Belpmto perchfe uon 

si fosse fermato in Anversa anche non conoscendo il Conte di persona. 

il Manso fa che il Tasso aggiunga: « II pensiero che mi drizz5 alia 

M volta di Anversa, fu di viaitar il sigoor Coote, e forse di ricovrarmi 

« sotto 1*001 bra di casa sua; che se ben io nou era afBdato da alcim 

^ merito mio, rai rassicurava nondiraeno la raagnanimit^ sua, della 

quale udiva per tutto grandissima fama, e la grandezza dei Oonti 

^ vostri avoli, che furono sempre ^enerosissimi mecenati; ma come 

presso vi fui, intesi come egli allora a pimto era partito per una fe- 

* rocissiraa caccia d*orsi (della quale odo cbe voi sigriori siete molto 

* vaghi stiiti) die devea per parecchi giorni soleiinissimamente tarsi; 

* onde non sapendo io, coine mal pratico, n^ quanto aspettarlo dovessi, 
« fui costrctto, mal mio grado, coiitinovare il mio (che assai malagevole 
« mi fu) incominciato viaggio >. 

Se questa circostanza fe vera, nou potendosi riferire che a questo 
viaggio, pare che il Ta^so seguisse il versante adriatico fino ad An- 
versa in quel di Sulmona. 11 Manso medesimo nella Vita che scrisse 
del Tasso, bench^ ponga questa andata a Sorrento dopo il viaggio in 
Piemonte, confondendo in una le due fughe da Ferrara, afferma tut* 
tavia di averne sapulo i particolari da Antonio Sersale, nipote del 
Tasso. Ma essendo inesatte tutte le circosUinze anteriori, poiche egli 
pone che il Tasso si trattenesse a Kouia, ci5 che fece invece nel ritorno 
da Sorrento, non so se si dehba credergli quando narra che un bel giorno 
il Tasso partito da Roma, per VeUetri andasse a Qaeta e di Ik in barca a 
Sorrento (1): ci6 cbe contraddirebbe forse alia narrazione ora riferita del 
passaggio per Anversa, se pur non si vol esse ammettere che da Sulmona 
fosse disceso a Koma, It Serassi (2) credette in errore il Mauso, e su di un 
passo di una lettera di Torquato voile provare che questi aveva seguito 
la via di terra per gli Abnizzi ; ma per le circostanze di tempo e di animo 
che nel passo allegato sono accennate, si vedr^ che non airaiidata, ma al 
ritorno da Sorrento quelle si deve riferire. Nessuna notizia certa dunque ci 
rimane: tuttavia se, come ho detto, le circostanze anteriori sono erronee, 
polrebbe essere che il Manso, aloieno delFarrivo a Sorrento in barca^ 
avesse veramente sainito dai Sersale; e ci6 divien tanto piu probabile 
quando si pensi che il Tasso, come esiliato dal Regno, aveva tutto Tin* 



(1) Vita, ediz. Rosini. pp, 14B4, 

(2) yi(a, II, pp, 1-2 e n. 



- 270 -- 

teresse a oon avveuturarsi ad un lungo cammino per quel territorio, ma 
piuttosto, salpando dallo stato pontificio, gli con^eniva ricoverarsi subito 
presso la sorella, lo propenderei quindi a credere che da Sulmona, pas- 
sato rApennino, si reeasse a Gaeta, e di U per mare a Sorrento. 

11 Manso narra con colori romatizeschi l^arrivo del poeta e il siio 
presentarsi alia sorella; e per tre ragioni credo che in questo caso si 
possa prestar fede al racconto. Pnmieramente» dice di aver avuto 
quesk Dotizie dal Sersale, che era, alF arrive del Tasso, giovinetto; 
in secondo hiogo, aveva il Tasso motive di temere di farsi conoscere 
essendo colpito dalla legge; da ultimo, si h veduto che veramente 
appena uscito da Perrara si era travestito da contadino e dieci anni 
dopo, in uua lettera alia sorella, rammentava appunto di esaere giunto 
presso di lei in abito da pa^tore (1). 

Racconta dunqoe il Manso ebe Torquato si presents a Cornelia con 
cotale travestimento; e, infingendosi un raesso, le porse lettere iielle quali 
dicevasi che Torquato si trovava in grandissirao pericolo se ella non lo 
soccorreva procacciandogli alcune comraendatizie, rimetteodosi per maij- 
giori particolari al portatore di quelle. Apparve Cornelia shigottita e do- 
lente a questo avviso e premurosamente interrogd il falso raesso, clie con 
accoDcia novella accrescevail favoleggiato pericolo di sh raedesirao: tanto 
che quella per il grande dolore svenne. Kassicurato percio Torquato 
delFaffetto della sorella, consolatala, cominci5 a discoprirsele, volgendo 
in maggiore letizia k noia passata. Aggiuiige il Manso chet per rispetto 
al bando cui era condannato il poeta, Cornelia lo present5 soUanto ni 
tigliuoli e ad alcun aUro parente strettissimo, dicendo agli altri tutti 
essere quelle un sue cygino, da Bergamo venuto a Napoli per alfari, e 
di Ik a Sorrento per visitarla. Durante molti anni non abbiamo mai avuta 
occasione di intrattenerci di Cornelia, mancando qualsiasi notizia di 
rapporti suoi con Torquato* Sol Unto m una lettera del 14 raarzo 1576, 
Torquato diceva, tra I'altro, a Scipione Gonzaga: « Vedra pariraenti 
< da una lettera scrittarai da raia sorella, la sua necessitii, e Fobbligo 
« ch'io ho di soccorrerla; e come in tanta mia povertii, sono stato co- 
4L stretto a darle alcuno aiuto ^ (2). Pare che Cornelia cadesse in bi- 
sogno dopo la morte del marito Marzio Sersale, che dovette avvenire nel 
corso deiranno 1574 (3), restandole di lui tre femmine e due raaschi (4). 



(!) Lettere, IV, n- 920. 

(2) LeUere, I, d« 59. 

(3) II CAfisso (pp. 277-8) cita un docmtiento sorrentino del 27 geunaio 1575 oel 
qaale e ricorJata m, Cornelia Taaaa vedova del q. m. Marzio Sersale. 

(4) CiPiBSo, p* 151 e p. 169; © docariienti, p. 277. — Anoa era nata tiel 1560, 
Isabella nel VSl, Purzia nel 156B, ADtonino nel 1564 e nel 1565 o '66 Alessandro, 



» \ c^^ 



-- 271 — 

L« cure della sorella, la nuova diraara» la tranquillity, la distrazione 
<;he gli arrecavano i giovanetti nipoti, e insieme la dolcezza del cliraa 
dovettero certo apportare qualclie calnm alio spirito di Torquato. 
Sappiamo inoltre che seguitava una cura medica: ma non Tolle o pot^ 
sopportare quella « deiracqna » (1), 

Tra le passeg^iate pit gradite che i diiitonii di Sorrento possano 
offrire, certo Torquato predilesse il sentiero che conduceva al monaatero 
di San Keiiato dei Befiedettini Cassinesi. Egli che, bambino, aveva 
frequentato qiiello di Cava de' Tirreni, trova?a qui ora occasione di 
soddisfare alle sue tendenze mistiche. Per non dire degli altri padri, 
conserv6 memoria di un Don Gervasio di Napoli (2), ch' egli faceva 
salutare Vanno di poi dalla sorella, pronaettendo di scrivergli e di man- 
dargli alcune composizioni (3), Nel 1587 scriveva al padre (iriUo: « Ho 
« sempre Sorrento e San Kenato neiriraiiiaginazione * (4). Suo confessore 
fu fra Fabiano da Sorrento, allora priore del convento di San VincenzOi 
che vedremo da luf ricordato ancora dopo raoitissimi aniii, oel 1588 (5). 

DalFepistolario facilmente si raccolgono indizi per conoscere con quali 
altre persone usasse Torquato in patria: e vanno ricordati Giovan Bat- 
tista Correale, suo parente, che pure scriveva qualche poesia, e quel- 
rAntonino de* Cfuardati, che egli mandava a salutare nel 1587 per mezxo 
del proprio nipote Anton i no (6). A costoro sono da aggiimgere Qiulio 
Oesare Correale, figlio di Onofrio e engine del poeta; Fabrizio Oarrafa 
altro cugino (7) e Cesare Aafora: i quali tutti negli aoni di poi man- 
dava a salutare (8)* 

Ma se il Tasso aveva avuto uii miglioramento nella dimora tran- 
quilla di Sorrento, non erano cessate le sue preoccupazioni. E nel no- 
vembre pregava Scipione Gonzaga e il cardinale Albano di interporre i 
loro buoni uffici presso il Duca di Ferrara affinch^ questi gli rilasciasse 



(1) Leiiere, 11, n° 146. — Era il decotto di f uaiaco ; cfr* Corriivj, Le infer- 
mUa ecc, p. 63. 

(2) Capabbo, pp. 187-91, — Del padr© Gervasio si legj^e on sonelto ftl Rotsi nelle 
rime di qoeato, e \in altro nelb raccolta: Mime e verHin lode delh siffnora Donna 
Oiovanna Cmirmtn Carafa, ecc, raccoUi da 8, Scipione de Monti, In Vico 
Equenae, 1585. 

(3) UUere, I, n^ 106. 

f4) Leitere, III, n« 887; efr. anclie q' 388 e 96L 

(5) Capabso, p. 187, e cfr. p, 281. - LBUert, IV, n" 1005. 

(6) Ltttere, III, n" 897. — Cfr. Capa830, pp. 191-2. 

(7) Figlio di Jppolita de' Rosai, oho dopo la iiiorto di Onofrio CorruakT aveva spo- 
6ato 6. B. Carrala, &utore d'mna mediocre Istoria del Regno di Napoli* Cfr. Ca* 
PASB^i, p. 192 e p. 2dl. 

(8) Lanere, ii« 167, 221. 1174, 121L 



^ 272 - 

una pat^nte, cod la quale lo assicurasse del perdono e gli promettesse 
di favorirlo contro i suoi nemici. Voleva ancbe riavere le propriescritture 
perche intendefa finire il poeraa: a tal uopo anche Cornelia soriveva 
direttamente alia duchessa Lucrezia. Nod so »e si miiovesse il Gonzaga, 
perche non si trova rie la sua lettera nh la risposta del Duca*(l); si 
rAlbano fece rofficio, commiserando V iofelice (2), e il Duca» rispon- 
deDdo, si mostr6 disposto favorevolmente e assicur^ I'Albano di avere 
dato oi'dine di raccogliere Je scritture che sarebbero state maDdate 
a lui al Tasso; aggiiinse che avrebbe taiito piti cercato d' aiutarlo 
ora con parole, quaiito lo aveva aiutato coq gli effetti per lo passato (3)* 
L^Alhaio, raostrandosi grato di (|ueste risposte con gli ambasciatori fer- 
raresi a Koma, diceva che si era mosso solo per compassioDe di quel 
povero intelletto, e faceva sapere ehe bisognava anche mandare qualche 
oggetio di valore che il Tasso aveva tra le sue robe, perche potesse sov- 
venire a' bisogni suoi e della sorella: cosi che sembra uon fossero in 
troppo agiata condizione (4), II Duca rispose tosto agli ambasciatori 
che si raccoglierebbe quanto c*era di propriety del Tasso e si maiide- 
rebbe a Konia, perche di 1^ fosse recapitata ogni cosa a CorDelia (5). 
11 povero Tasso, alFoscuro di tutti questi iiianeggi in suo favore, piii 
tardi narrava di questo periodo di tempo al Duca d'Urbino: « Co- 
« minciai a trattar per lettere col serenissimo signor Duca di Ferrara» 
^ e con le serenissime sorelle, procurando d'essere restituito ne la grazia 
« del signor Duca; cod la quale io credeva (ed era ragionevole ch1o 
« credessi) noa solo di ricuperare ogrii mio prime comodo ed ornamento 
<< di fortinm modesta, ma di avanzarmi ancor molto, se non ne I'utile, 
« alraeno ne la riputazione. Ma, qual se ne fosse la cagione, dal si- 
« gnor Duca e da la signora Duchessa vostra inoglie io non irapetrai 
€ mm risposta; da raadaina Leonora Tebbi tale, che compresi che non 
4t poteva favorirmi; da gli altri tutti m'era risposto in maniera, cbe^ 
« senza speranza di quiete, roi accrescevano la disperazione ; si che io 
^ giudicai consiglio non solo necessario ma generoso, il ritornare coU 
* ond'era partite^ e la mia vita ne le mani del Duca liberamente ri- 
*t mettere t^ (6). Quanto meglio forse sarebbe stato se egli si fosse 



(1) Ho invano cercato airArchivio Est^iise U lettera del Gonzaga e la iiiinuta 
di risposta del Duca. 

(2) Vul II, parte II, n^ CV e CVIl. 

(3) \M, II. parte II, n' CVI e CVllL 

(4) VoL II. parte 11, n« CIX. 

(5) Vol 11, piirte 11, n" CX. 

(6) Lettere, 1, ii« 109. p. 276. 



— 273 -^ 

adatt^to alia vita famigliare metcxlica e tranquilla, e avesse godijto le 
cure della sorella, in quel clima mite e Balubrel Ma la cortef a Im 
che Ti era atato allevato e creseiuto^ era una necessity; fuori della 
corte BOB sapeva che fare di ae stesso, ae noE ud njonaco* Del resto, 
credo che non tanto le relazioni e il ricordo de' suoi trionfi lo richia- 
massero a Ferrara^ quanto rostinazione del pazzo, Scipione Oonzaga, 
come gi^ per Taddietro, dovette avvertire aiche qiiesta volta il pericolo, 
e prociirare in favore del mi&ero presso il Cardinale de' Medici perch6 
gli offlrisse di raccoglierto ; ma il Tasso « dope van impedimeuti > e 
non ancora ben guarito da «una pericolosa infermiti », si era pk mosso 
da Sorrento (1) e ridottosi in Napoli, donde^ nel momento di partire, seri- 
veva al Medici, il 22 di gennaio, dolendosi die Tofferta, la quale, giunta 
prima, gli sarebbe stata gradita, fosse allora troppo tarda (2), perchfe omai 



(1) Dopo il 1615 Antonino Sersale, restauraiido la propria casa, fece porre due 
iscrizioDt oel giftrdino per ricordo del grande suo lio. La prima, sotto un bnsta 
di marmo, diceva; 

^ AGREBTEH MUSARITM 

^1 LOCUM FONTIBUS RIGA- 

^^^^ TUX Antoninus Sir- 

^^^H BALIS PATRIT. SUR* 

^^^H RENTl^J. AVUNCtlLO 

^^^V ToRQUATO Tasso yati 

H^ ClLEBfiRR]MO DICAVIT. ^ 

L*aUrap posta da lato di una fonte, sotto la st&tua di Minerra, suooara: 

A TB SPIRTO IimORTAi, TOSCANO HoMERO, 
HO?A GLORIA DI PiNDO K d'ElICOWA, 

Tabso gentil, chi% psr UIRACOL teko 

LO HUNDO H0?(0Ra £ LE TU8 LAUDI 8U0NA, 

la grak dea 0£l safer, con cor since ho, 
Antonino Skrsal conbacra k dona. 

GH'aLTRI in TERRA T^tlONORI A GRADO PHEHDI 
SK NEL 01 KL D£ LE OLORIS KTtRNO 8PLENDI. 

Cfr. Capabso, pp. 170-74. 

(2) L^offerta ci fn veramente e Tantag^osar poich& il Tasso scrlTefa nel 1581 al 
Manasio che se areva servito in onorevole grado il Dtica di Ferrara^ in pi^ ono- 
levole avrebbe potato servire qoello di Fireiize {Vol, lit parte 1, n° XXII)* Pii 
tardi temera che il Medici foaae sdegnato cod lui, e si faceva acueare e raccoman- 
dare {Lettere, I^ n" 114, p. 295). Forte a qoesto alludooo quelle parole nel Mes- 
saggkra ove parlando degli anibasciatori, dopo quelli ferraresi, dice: t lo non ar- 
«didCo di paasare da la corte di Ferrara a qnella di Toscana, perciocch^ la tniii 
* fortana non ha volato che di lei abhia molta notizia . . , » (Dtaloghi, I, p. 327). 

SoLEUTt, r^^ di Torquato Tasto IB 



— 2T4 — 

^ra presa la sua deliberazione di abbandonarsi al Diica di Perrara, E 
parti va per Roma (1). 

Egli tenne questa volta la via delFAbruzzo, poicbfe solo a questo viaggio ' 
si pii6 riferire quaiito egli scriTeva nel 1592 al Manso: « Avrei fatto 
<£ volentieri la strada d'Abruzzo un'altra volta, la quale g\h fed in 
« pessima stagione, seDza compagnia, con ttitti i disagi e con molti 
*c p6ricoli> ma non carico d'anni e d'ingiurie e con animo pieno di vana 
^ speranza w (2)* Questo 6 il passo, al quale ho accennato, cbe indusse 
il Serassi a contraddire al Manso sulla via teeata dal poeta nelFan- 
'dare a Sorrento, senza notare che Tandata essendo avveniita di luglio o 
d'agosto, non avrebbe il Tasso ricordata la pessima stagione; e luolto 
pill conviene a questo ritorno la ^ vana speranza » nella corte ferrarese. 

Giunse a Roma verso il 10 di febbraio e, sceso dapprima in easa del 
cardinale Liiigi (3), pochi giorni appresso, senza salutare il Cardinals 
e senza parlargli, cid di che pili tardi si scus5 (4), riparb in c-asa 
delFambaaciatore GiuHo Masetti, che fu poi vescovo di Raggio, col quale 
era, in missione straordinaria, il cavalier Camillo Gualengo, dotto gen- 
tiluomo. 11 Masetti dava la nuova al Duca il 15 febbraio, raccoman* 
dandogli di accontentare nelle sue ricbieste di medicinal! il pover' uorao, 
cercando cosi di togliergli i siioi umori dal capo. II Tasso lo stesso 
giorno univa a quella deirarabasciatore una lettera per la principessa 
Leonora (5), Col Duca poi mastravasi pentito della fuga, ne chiedeva 
perdono, diceva di essere in sanity abbastanza per aspettarne i coraancli; 
anzi, arrivava a t-al punto d'annicliilimento da scrivere che non gli 
sarebbe spiaciuto di star peggio per poter riconoscere interameate da 
lui la propria vita (6). 

II 10 gli amhasciatori replicavano che il Tasso oon voleva intendere 
altro che parlare del Duca e di obbedire a lui; nella loro casa era di 
qualche disturbo e non c^erano comodit^ di curarlo : pregavano pertanto 
che provvedesse. 11 1** di marzo ripetevano la preghiera, aggiungendo che 



(1) Vol. U, parte 11, n* XL — Male interpretando le lettere deirAlbani teatfe 
eitate, il Serassi tenne clie il Tasso fosse a Eoina fin d[ii uovcmbrc; inveca, e 
da questa lettera da Napoli, ^^lie fortunatameDte ba una data cosl esplicita, e, aoche, 
da certe frasi tanto di qu^*lle deirilbauo come delle risposto del Duca, appare 
chiaiauieate che il Tassd darante quella corrispondcnza era anoora a Sorrento. Ve- 
dremo liioltre che gli amba^ciaton a Ruina annnnziano il sno arrivo di li a poeo. 

(2) Lettere, V, n« 1422. 

(3) Vol. 11, parte II, n" CXI. 

(4) LHtere^hn'^ 114, p. 295. 

(5) Vol II, parte II, n • CXIL 

(6) Vol II, parte I, n« XI L 



— 275 — 

il Tasso minacciava « una riuscita che dispiacer^ a tutti », se il Duca non 
gli dava risposta: similmente scrivevano il 5 man&o (1), La risposta di 
Alfonso tarda va perch & trovavasi fuori di Ferrara^ tuttavia da Gore, 
]1 9 raarzOt taceva scrivere al Masetti che, appena tornato a Ferram, 
invierebbe i raedicioali e chiedeva precise uotizie suUo siato dell'am- 
malato (2), A tale richiesta il Masetti rispondeva che i medici romani 
HOD credevano U male difficile da guarire purchfe Tammalato ubbidisse 
alle prescrizioni; ma a ci6 il Tasso si rifiutava finchfe oon fosse a Fer- 
rara e non avesse ordini espressi del Daca. Ragionava sempre bellamente 
e sottilraente di lettere, ma in tali ragionamenti non durava a luiigo; 
credeira di essere stato avvelenato a Napoli; era disordinato nel mangiare 
e nel here; non voleva sentir paiiare d'altri ehe del Duca(3). Quel mede- 
simo gioriio, 15, il Tasso scriveva egli pure ad Alfonso dichiarando che 
cominciava a languire si, lua rimaneva per5 rintensissimo desiderio di 
< trasformarsi in tutte le voglie di Sua Altezza » (4); e quattro giorni 
dope mandava un'altra iunga lettera piena di proteste di afFetto 3\iscerato 
e di fiducia nel Diica; dichiarava di noo desiderar altro che di tornare a 
Ferrara, ma, solo o accorapagnato da un servitore, non aveva voluto 
audare, percli^ dopo che era partito da presso di lui, era « avviluppato 
« in tanti intrichi > che si teneva sicurissirao di essere * aramazzato 
*t per strada*. Ma avendo inteso che il Gualengo stava per tornare a Fer- 
rara, voleva a ogni mode fare la strada con questo cavaliere; e se auche 
vi fosse giunto samivivo sperava * che la vista sola di Sua Altezza 
« basterebbe a risanaiio ». Guai se il Gualengo nou Favesse voluto: 
Favrebbe seguito anche a piedi; e in questo solo I'avrebbe disobbedito, 
se gli avesse cioe coraandato di rimanersi, perchi^ avrebbe creduto ad una 
falsa inforraazione de' desideri di lui (5), II 2 d'aprile replicava le me- 
desime cose: ora, dopo Iunga dieta, s'era abbandonato a mangiare e a 
here piil del bisogno per ridursi a mal termine per essere poi salvato 
dal Duca; invece, con ci^ era alqiianto raigliorato, tuttavia non aveva che 
pelle ed ossa; chiedeva medicine per star meglio e per poter partire, ci5 
che sopratutto sollecitava(6)» II 6 d'aprile, da ultimo, protestava al Duca 
che di quanto ritardava la partenza, d'altrettanto si prolungava la sua 
malattia e rinadempimenio deiriiitenso desiderio di servirlo; nessuna me- 



lt) Vol. IJ, part<^ II, n* CXIII, CXIV e CXV. 

(2) Vol. II, parte H, n- CXVI. 

(3) Vol. II, parte II, n^ GXVII. 

(4) Vol. II, parte I, n- XIIL 

(5) Vol n, parte!, a- XIV. 

(6) Vol n, p&rte I. n« XV. 



- 276 — 

dicina occorreva omai, chfe nessuna sarebbe stata piii aalutifera « cbe 1 
4t moto verso Ferrara > (1). 

Mentre il Tasso cercava cosl di cattivarsi ranimo di Alfonso, altre 
trattative correvano tra qiiesto e gli ambasciatori, i quali avevano scritto 
di nuoTO il 26 marzo, perchfe le coedizioni del poefea si erano aggravate, 
ed egli nessun rimedio voleva cbe ion veiiisse da parte del Duca: pa- 
reva quaai cbe non sarebbe arrivato ad udire la risposta a quella let- 
tera, cotanto era mal ridotto. Femb pregavano Alfonso cbe si affrettasse a 
provvedere e pietosamente ricordavano cbe quell 'infelice, mentre era Del 
suo pieno intellettOj era pur stato fedele servitore, ed ora il male di 
lui era in gran parte per voler essere tale piii cbe raai (2). Verameote 
nobile e pietosa h la condotta del Gnaleugo, e del Masetti massimamente, 
in qnesta circostanza; anzi il Masetti, avendo ricevuta lettera da Fer- 
rara con la quale il Duca proponefa die il Tasse rimanesse a Ronia 
a speso di lui e come di lui servoi il 27 rispondevai uon so se pi& ardito 
fidegnato, di non aver voluto neppur coraunicare al povero Tasso quella 
proposta perch^ sarebbe atato lo stesso cbe dargli la morte. Egli avea 
pur scritto in cbe termini era quell'infelice, eredendo cbe il Duca non 
fosse per isprezzarne in tutto la salute; ripeteva cbe il Tasso non parlava 
d'altro se non del Duca e di esser suo servo e tanto caldamente, cbe 
aveva creduto per decoro della casa di vestirlo, come gli altri^ a lutto 
per la morte di Don Francesco d'Este ; e cosi egli lo manteneva e faceva 
curare con non lieve disturbo. Concbiudeva dicendo che se vol esse fargU 
buone le spese che per il Tasso aveva sostenute, certo nessuna altrapoteva 
fare che piu merito gli acquistasse in Cielo; quando non volesse ricono- 
scerle, egli non si sarebbe lamentato d'altro cbe di aver creduto troppo 
facilmente cbe il Tasso non fosse del tutto escluso dalla grazia di lui (3), 

Cedendo alle generose istanze degli ambasciatori, gi.^ prima di rice* 
vere queste due ultime lettere (4), Alfonso finalmente scriveva loro il 22 
di dire al Tasso molto chiaramente che, se voleva tornare, egli era di- 
sposto a ripigliarlo^ ma a queste condizioni : che riconoscesse di essere 
amraalato; cbe i sospetti e le persecuzioni che imaginava, provenivano 
dal suo umore: e cid doveva capire sopra tutto dalfavere anche 
imaginato cb'egli volesse farlo morire, ci6 che» se fosse &tato vero, 
assai facile, diceva, ne sarebbe stata Fesecuzione. E per ci6 doveva 



(1) Vol II, parte I. n^ XYI. 

(2) Vol 11, parte II, ii« CXIX. 

(3) Vol ir, parte n,n-CXX, 

(4) Manca m\h letter© del Maaetti Pocchiello di caricelleria, lira il Daca con la 
lettertv del 2 apnle accusava ricevnta loltanto di quella del 26 tiiarzo. 



— 27?^ 

assolutamente promettere di lasciarsi curare dai medici; ma se pensava 
di ritomare a Ferrara per rinna?are le scenate e noQ volesse medicaisi, 
egli non solo non intendeva occuparsene altro, ma Tavrebbe fatto ac- 
compagoare ftiori dello stato (1). Gli ambaseiatori rispondevano il 29, 
cbe avevaiio esposte tali condizioni al Tasso, e, com'era da aspet- 
tarsi, egli piuttosia peccava nel troppo che nel poco, perchfe promet- 
teva non solo di aspettare gli ordini del Duca nolle cose necessarie ma 
nelle superflue ancora; ad ogni raodo il suo stato esigeva che la venota 
6 la cura fossero sollecite (2). 

Ma qual giudizio severo dovremmo fare noi, se ormai non fossimo 
certi trattarsi di un infelice, udendo questi pochi mesi dopo dichiarare che 
e resagerazione delTubbidienza e le dimostrazioni d'aflfetto e il disordine 
nel mangiare e nel bere era tutto, secondo lui, una finzione per acquistarsi 
Tanimo d'Alfooso? 11 povero Masetti che scriveva cosi caldamente in 
favore di quel misero era dunque da lui raggirato? II vero h che queste 
erano naturali maniFestazioBi della pazzia; quand'egli scriveva cbe, 
conoscendo I'animo d'Alfonso disposto alia magnanimity ma pieno d*una 
certa ambiziosa alterezza, giudic5 « di far accortamente se in quel modo 
« seco procedc^^e che co' grandi e co' magnanimi si suol procedere w^ 
il ragionamento muoveva appunto dalle false idee cbe la esaltazione 
gli creava. Ed ecco le sue parole: * Per cib con Teserapio di Teiide, 
«< non rammemorando la mia servitii ed i meriti miei (dei qiiali 
« poteva pur dir cosa senza menzogiia) ma numerando e accrescendo 

* i favori da liii ricevuti procurava di renderlomi favorevole, cosi 

* ragionando con altri come scrivendo a lui medesimo, Oltra. che non 

* solo tutti i raiei ragionamenti erano ripieni delle sue kudi, ma di 

* quelle in particolare che, ne' paragooi, Taltrui depressione e *1 mio 
« proprio biasmo racchiudeYano. Percioch^ aapendo io, che ne Tanimo 

* 8U0 s*erano impressi altamente due falsi concetti di me: Funo di 
« malizia, Faltro di follia; quella oon rifiutava, ma coo una tacita dig- 
« simulazione sopportava i morsi de Taltrui maldicenza, e qiiesta libe* 
« ramente confessava: nfe tanto il faceya per viM d'animo, quanto per 
« sovercbio desiderio di renderlomi grazioso; oltre che io stimava che 

* I'esser terzo tra Briito e Solone non fosse cosa d*eserapio vergognoso; 
« sperando massiraamente con questa eonfessioiie di pazzia aprirrai cosi 
< larga strada e la benevoglienza del Duca, che non mi mancherebbe 
*■ col tempo occasione di sgannar lui e gli altri, s*alciin altro vi fosse 
« stato cbe avesse portato di me cosi falsa ed immeritevole opinione p (3). 



(1) Yd. II, parte U. n^ CXVIII. 

(2) VtiLII, parte II, ilCXXI. 

(3) LeUm, I, n« 109, p. 275. 



— 278 — 

Ma il Tasso cosi giustificando col Duca d^Urbino la propria condotta» ma- 
nifestaTa appunto il suo sentiniento esaltato, perch6 ilicliiarava piti sotto 
che ^J presiipponendo che ne la prima diffidenza vi fosse alcuna colpai 

* fu certo pienamente emendata da la fede ch*io mostrai in lui ulti- 
< mamente, percb^ confidai in lui non come si 8pera ne gli uoraitii, ma 
« come si confida in Dio > ; e si diceva « acceseo di caritil di signore, pi& 
« die mai fosse alcuno d*araor di donna, e divenuto, non se n'accorgendo, 
« quasi idolatra ». E questa smisurata fiducia e nervile divozione eranOf 
osserva il Oorradi, segno deirannichilimento della sua volenti e indizio 
di quella depressione morale che h uno dei segni precipui della sua 
malinconia. Cosi pure confessava: * la speranza de la grazia tant*oHre 
•< mi trasport6, ch*io ad ogni cenno fattomi dal signer cavalier Gua- 
« lengo, suo ambasciatore, per significarmi la sua voIontA, cosi pronta- 
« raenie mi raoveva come altre fiate mi sarei mosso a' suoi espressi 
^ comandamenti ». La sua ubbidienza in quel tempo non aveva paragone 
cbe con quella di Abramo. Per la medesima ragione « con disordini di 

* smoderata intemperanza aggravai volontariamente il mio male, in ma- 

* niera die poco avev*io d'andare a rimanerne morto; non fu perd, 
« s' intemperanza si possa dir quella, ne gli atti de la quale niuna di- 

* lettazione riceve il senso del gusto e del tatto ed i quali non da 
^ cupidigia ma da consigli sono derivati >, Strana guggestione che fa 
credere al pazzo profondamente ragionati i suoi atti! Osservt:» di piti il 
Corradi, che questo rautamento il quale succedeva nel fisico del poeta, 
la voracia ciofe, come go fosse venuto meno il senso delFesser sazio, 6 
fenomeno cbe non di rado s'osserva nei primordi delle alieaazioni 
men tali. 

Cosi le lettere degli ambasciatori e quella del Tasso al Duca d'Ur- 
bino chft piti rolte ho ncbiamata, concordano perfettamente: ma in 
questa fe il pazzo che fa Fapologia della propria condotta creduta inspi- 
rata da sottile consiglio, in quelle fe la narrazione straziante dello sfa- 
celo di una grande intelligenza. 

II duca Alfonso adunque, ancbe questa volta cercd di procurare il bene 
del Tasso concedendogli di ritornare e diede ordine che facesse il viaggio 
col Gualengo(l). Ma, prima della partenza, il 9 aprile, il Masetti e il 
Gualengo avvertivano di nuovo il Duca che il povero aramalato aireva 
bisogno di raolti riguardi: procurasse perci6 di disporre dove alloggiarlo, 
e che fosse servito, avendo sovratutto bisogno di una cura non di giorni 
€ ma per mesi e mesi * (2). 11 giorno 11, cosi avvisava il Masetti, parti 



(1) Yi^l II parte II, r CXXII. 

(2) Vol n, parte II, ii- CXXIIl. 



- 279 — 

il Gualengo e eon lui il Tasso, a cavallo{l): ed h curioso ci6 che del 
poefca scriveva I'amico don Maurizio Cataneo, cho cio^ egli era anche 
in grande umore di voler stampare la sua Gerusalemme e Tavrebbe 
forse fatto se la sua mente glie lo avesse permesso; indizio che la sua 
inalattia era omai nota (2). Forse anche con la Gerusalefnme ^ omai 
troppo attesa, pensava il Taaso di riacquistare la benevolenza del Duoa: 
ed h strano che nelle condizioni d'animo e di corpo in cui quegli si 
trov5 a Roma, potesse tuttavia pensare al poeoia, non solo, ma scrivera 
ancora sonetti, come il Masetti, che con pensiero gentile ne raanda?a 
uno al Duca percbfe avesse ^ un poco di notizia della mente sua »» e 
il Cataneo ci attestano: b dispiacevole che nessuno di tali componimenti 
ci sia giunto, o almeno non si sappia quali aiano di quelli che conosciarao. 

La comitiva giunse a Ferrara il 16, e il Canigiani scriveva al Gran 
Duca di Toscana che il Tas&o era « poco manco che in cervello * (3). 
Se Tambasciatore fiorentino lo trovava in condizioni abhastanza buone h 
indizio che il viagglo e racquetamento deiranimo gli aveano giovato; 
il Tasso medesirao scriveva di esser giunto a Ferrara ^ salvo ben che 
« stanco 3^ (4). Fu alloggiato in casa di un Bocco corriere, e il vitto 
gli fu dato dalla cucina ducale; ebbe anche un servitore (5)* In pari 
tempo incoraiocid) la cura: e anche questa volta le ricette sooo di cal- 
mauti, di purganti, di sonniferi, nonch^ del solito elleboro (6)» 

E poiche tauto ci offrono i registri deirArchivio duca!e Estense, h bene 
avvertire che non si trova piti il Tasso a boUetta, ciofe che piti non ri* 
ceveva lo stipendio come cortigiano. Quando cessasse non sappiarao, 
perchfe nella serie mauca proprio il registro del 1577 ; ma h suppooibile 



{1) Vol II, parte U, n" CXXIV. — LeUere, U, n» 124, i>. 151. — In una let- 
tera di Cesare Carezzi a Celso Cittadtni, a Buccino (BaalHcataX dore era al serTisicr 
dell'Arclvescovo di CorfCi, si legge: « 11 S' Tasao se ne torn6 alia patria con grazia 
« di Sua Alt<}zza alii xii del passato . . . Di Roma, il 24 maggio 1578 > (Comu- 
nale di Siena^ cod. D. ¥11. 11, c. 58). Ringfazio Tegregio amteo prof. Fiiippo Sensi 
di queHta comanicazioite. 

(2) Vol II, parte 11. n- CXXV. 

(3) Vol II, parte II, n- CXXI? bis fra le Aggiunte, 

(4) Lettere, l.n" 109, p. 278. 

(5) Doc. XXV-XXVl. — A un € Koco, che raccoglie?a verai per hi dnchetaa di 
c Ferrara >, Margherita Gonzaga, il Taaso ha diretto ii sonetto; 

RooO| e qaando fa roai voce canora; 

DOQ m il raccoglitore delle poesie^ che in que® to tempo forse bi preparavano per le 
nuove nozze del Duca^ foase il medeaimo corriere che alloggiava II Taseo. 
{%} Doc, XXViL 



-280- 

che fin dalla sua fuga fossegli sospeao rasaegno: nei registri del 1578 
e nei segaenti manca assolutamente. 

Tonjuato, appena giunto a Ferrara, non pote vedere il Duca che si 
era recato alle Casette fin dal 5 aprile e non face ritarno di 1^ che 
il 21: le parole di conforto e i favori che iiis6 poi al poeta, indus- 
sero questo Delia connnzione che cid facesse, aocorto di essersi « molto 
« ingaiinato ne ropinione ch'avea portata de la sua pazzia e de la sua 
€ malvagit^ »^ e che anzi, sovrabbondaQdo allora nelle grazie, volesse 
riparare al passato. Ma anche questa coudotta del Duca a suo riguardo 
corainci^^ presto a rendere sospettoso Torquato, perche fu cdlto dal timore 
che i suoi Bopposti neraici, i quali gli avevano congiurato contro quando 
era in mediocre stato, ora maggiormente Favrebbero attaccato. Gli i 
p<erci6 che, credendo abbastanza puuito dai rimorsi deila coscienza il 
Mootecatino, il quale stimava autore delle accuse all' Inquisizione, 
come s*6 veduto, e dei rapporti che gli avevano indisposto il Duca, uon 
solo noD fece alcun atto contro di lui, ma diceva: * mi mosse anco talora 

* a compassioee de la sua vergogna, e cercai cou ogoi ufficio di cor- 
« teaia e di civiM di consolarlo^ e se avessi in lui trovata alcuna rigpon- 

* denza di mutata volenti, I'avrei ricevuto nei primo luogo d'amicizia 
« e di benevoglienza 3> (1), Ma il povero Tasso invertiva le parti: ed fe 
chiaro che il Motitecatino, gik accusato da lui una volta airinquisizioue 
Don solo» ma anche al Duca come quello che perseguitava e procurava 
il suo male, a?r^ creduto consiglio piii prudente il tenersi in molto 
riserbo col poeta, che poteva riuscire pericoloso* 

Torquato uon aveva smesso di scrivere ?ersi: appena tomato in Fer- 
mra, trovando che s'eran corainciati a dipingere sulle pareti del Oa- 
stello^ Del cortile iiiterno, i ritratti degli Estensi, ne faceva argomeuto 
di un sonetto (2). Nei febbraio era morto Don Francesco d'Este, zio del 
Duca, 6 Torquato, vedendone la figlia Bradamante visitare la iomba, ne 



4 



n 



(1) Qoe^te due confesiioni del Tasso sono tmtte dalU lattera gia piu volte citata 
al duca d'Urbino (I, b" 109). 

(2) Comiiiciai 

To cha gli itvi d' Alfonso e b dire rise. 

Fiiizzj, Memorie cit» 1828, voL IV, p. 410; si eraoo commciate le pttture nei no- 
vembre den^aono innanzi, — Il FAuatiwi nella parte da lui aggianta alta Storta 
ferrarese del Sikui, Lib, U, p. 64, racconta ebe esseudosl dipiiito anche il ntrutto 
di Alfouso II questi rolk che fosse tolto iiun voleudo arer tuogo tra i morti. 
Se h Vi'fOi forse il Tasso scrisse allora per tal ritratto anche it sonetto: 

Mira il secondo Alfanso e se tra questi. 




delineava la gentile figiira « nel suo bruno ad arte incolto > (1), Nello 
stesso modo lodava Taltra figlia Marlisa in graziosi madrigali : e m 
eant51e nozze, che avvennero nel giugnOj col cugino Don Alfonsino d'Este, 
in una procace canzone, ove la forma ^ splendida e io cui 6 tntta la 
freschezza de* suoi canti giovanili (2). Porse anche correggeva la Ge- 
rusalemme, e gli giungevano gli eccitamenti degli amici e degli am- 
miratori lontani, che aspettavano con desiderio il poema cristiano. Cosl 
un nOD volgare poetai i! raonaco cassinese Benedetto deirUva^ gli scri- 
ve?a: 

Tasso, cui diede il ciel nobile e raro 
Ing^gno e ricca vena e saper vera, 
Foi che gik siete nel la via c'Omero 
E seco il M&ntovan primi segnaro, 

DIetro Torme di lor, ch*iiinanzi andaro 
God matara prestezza^ erto seiitiero 
Correte i! terzo voi, ma come io apero 
LcHlato bcD d^ambi doc queati a paro. 

La nostra ling-oa gik molt'anni aspetta 
11 BQo poeta e fiino ad or non l*ave, 
Tal che da 'I primo iiao pregio ^ Ion tuna* 

Resta che il vostro stil leggiadro e grave 
G inn to airntile altrui quel che diletta, 
Fenn! resenrpio de la vita umaoa (3); 

Ma il Duca» certo dietro conaiglio dei medici di corte, gli andava rac- 
comaodando che non s'affaticasse e stesse in riposo; poi, forse tentando 
con questo mezzo di farlo tacere, mostrd che gli spiacessero le compo- 
sizioni che il Tasso gli presentava, pur continuaDdo a favorirlo. Ma 

Iquesti non iotendeDdo ragione, credette ci5 una nuo^a macchinazione 
del Moniecatino, il quale volesse con questo mez^o privarlo anche di 
; 




(I) Coraincia: 



(2) E qaelU 



Qaando pieto«a ad onorar Tien Tarna, 



Gik il Qottarno sere no. 



Cfr* Ferrara e la eor£e estense cit, pp* xixtii-xxxviii e n* 

(3) II To3Ti lo pnbblioi, di ao un mi, autografo di poesitj del Deir Uva, nella 
Storia dclla Bmiia di MonUcassino, Eoraa, Pasqaalucci, 1889» vol. Ill, pp* 231-2; 
ma non notd che era gia edito in ParU delle Rime di D. Behedhtto dall'Uva, 
GiovAMBATTisTA Attekdolo et Camjllo Pellegriko. Oon un brieve diseorso del-. 
VEpica Foeaia. Con Licemia de* Super iorL In Firenze. Nella atamperia del Ser- 
mArtdlli, MDLXXXIin, in 8'picc., a p. 87. 




^ 282 — 

quella gloria che potevasi acquistare; e per6 cosi narra?a questi fatti 
al Duea d'Urbiuo: * Si che, in somma rultimo suo pensiero fu Fam- 

* mankllare la scaleragiiie del suo rainistio co '1 mio palese vitupero; 

< e nobilitare poi, e far adorna la mia vergogua con gli oruamenti del 
^ suo favore. Onde avvenne che tutte le mie compoaizioai, quanto mi- 

* gliori le giudicava, tanto piii gli cominciavano a spiacere: ed avrebbe 
^ Yoluto chio non avessi aspirato a niuna laude d1ngegno» a niuna 
« fama di lettere; e clie tra gli agi e i comodi e i piaceri menaasi 
^ una vita molle e delicata ed oziosa, trapa^rfando, quasi fuggitivo de 
« Tonore, del parnaso, del liceo e de Vacademia, a gli alloggiamenti 
*d'Epicuvo; ed ia quella parte de gli alloggiamenti ore nfe Virgilio 
^ n^ Catullo nfe Orazio n^ Lucrezio stesso albergarono giamraai j». 

Pare inoltre die in questo tempo gli fossero sottratti il poeraa e altri 
scritti, aggiungendo egli piti sotto nella naedesiraa lettera: * Si che 
« 'I Duca acconsenti, c'altri s*usurpasse la posaessioiie de le mie eom- 

* posizioni gi^ a lui dedicate, acciocch6 non perfette e non intere e non 
« riste vedessero la luce , . . » ; e attribuiva anche questo ai maneggt 
del Montecatino, complice Orazio Ariosto, i quali s'erano apparecchiati 
gi^ da tempo, leggendo le osseiTazioni nelle lettere aperte di nascosto^ 
a censurarle; ed h questa una ricorrenza delle prirae imaginazioni, Noi 
crederemo piu tosto che il Duca, facendogli togliere gli scritti, o cer- 
casse cosi di impedirgli di lavorare, particolarmente attorno al poema; o 
anche temesse che Torquato, inefitre trovavasi in quello state, non 
rovinasse quanto aveva composto. Ma tutto db fece infuriare il Tasso 
pill che mai, si che, scriveva, avrebbe voluto essere al servizio di 
un principe neraico di Alfonso. E forse allora scrisse a Lorenzo Oa- 
nigiani, che neU'assenza del padre reggeva la legazione fiorentina a 
Ferrara, supplicando lui e ii padre e la madre, a fare ogni sforzo perchfe 
egli fosse chiamato dai Medici : la qual supplica fu certo sequestrata, 
dacche trovasene Toriginale nella Biblioteca Estense (1). 

Cbe trasmodasse davvero appare anche dal fatto che da allora in poi 
il Duca non comunic^J seco lui altrimenti che per cenni, e ci^ dice il Tasao 
medesimo: * . . . conoscendo il signor Duca che questo [dello stare in ozio] 
^ non era giusto desiderio; e volendo che fosse posfo ad elTetto da me, 
« n^ potendo esser posto se non era inteso, e vergognandosi di signiti- 
« carlomi con parole, procur6 di farlomi conoscere con cenni ; si come 

< prima altre cose con cenni m'avea significato*, Sebbeneegli attribuisca 
poi tale condotta del Duca ad altro, secondo rordine delle sue idee, 
h questa per noi un'attestazione gravissima che ci mostra il povero 



(1) Letterf, I, !!<• 103. 



Tasso, affatto demente, muoversi come iin automa e attendere con gli 
occhi sbarrati i cenni di questo o di quelle* Ed egli < ben si sforz6 
^ di ridurre il negozio de i cenni a le parole > ma non pot^ « perchfe 
« a le parole non era risposto se non con parole vane e con fatti eattivi »* 
Come e dolorosa, ma come vera, tuiesta frase la quale ci svela la pietosa 
condolta di qnanti lo avvicinavano, Tentt allora, narra egli stesso^ di 
parlare alle Principesse, ma gli fu sempre impedito, sia per Eon fune- 
starle, sia per evitai^e scoppi d'esaltazione; i portieri vietavaugli Tio- 
gresso negU appartameoti, « Volli parlarne (dice inoltre) a Soa Altezza 
« ma comprest chegli aborriva d'udirmi in questa materia; ne parlai 

< al mio confessore, ma indarno. Si che non potendo io vivere in eosi 
flc continue tormento, ove niuna consolaiione di parole nfe di fatti tem- 
« perava Finfeltcit^ del mio stato, fu vinta finalraejite quella infinita 
^ pazienza; e lasciando i libri e le scritture mie, dope la servitii di 

< tredici anni, continuata con infelice costanza, me ne parfcii quasi 

< uuovo Biante , . . ». 

Nessun documento ci rimane di questa nuova partenza da Ferrara, 
partenza e non fuga, perch^ fu con buona licenza del Duca, come ap- 
pare dalla lettera del Tai?so medesimo a Don Cesare d'Este (1)* Soltanto 
si pu5 trarre una utile indicazione se si osserva che le fornitiire delle 
medicine, che gii ho ricordatOj cessano dal 13 giugno, D'altra parte, lo 
vedremo in Mantova ai primi di luglio: credo quindi che, come la 
precedente, anche questa volta la cessazione dei medieinali indiehi 
approssimativamente la data della partenza. 11 povero Tasso col soprag- 
giungere dei calori estivi aveva anche questman no perduto interamente 
!a conoscenza. 



(1) Vol. II, parte !. n** XXI. 



XV. 



Torqu&to ra a IfantoTa. — ProMfUi per Padova. — L'episodio di Paolo Oiialdo. 

— Va a Veeezia* — Si rifagm a Pesaro. — La leltera al Duca d'Urbino. — 
Da UrbiQo, Torquata ritorxia a Ferrara e a Man to va. — 11 Padre di FamigHa. 

— ArrWa a. Torino. — i, accolto da) marchese Filippo d*Este. — Sae ])oesie, 
e i dialoghi della NobtUa, delLa Dignitd, e della Prtcedcnza. — Torna a trat- 
tare col dtca Alfonso. — Ri parte per Ferram. 

[Luglio 1578 — GeDDaio 1579]. 



Torquato volse prima i suoi pass! verso Mantova; ma, anche U, 
DarraYa poi al Duca d'Urbino, « fu proceduto raeco co' raedesimi 

* termiDi coi quali si procedeva in Ferrara; salvo che dal serenissimo 
« Prencipe, giovinetto d'et^ e di costumi eroici, di quei favori che a 
< la sua tenera et^ era conceduto di farmi, fui coiisolato graziosaraeote j>. 
La piet4 e la beuevolenza che il principe Vincenzo gli dimostr6, com- 
mossero subito raoimo di Torquato: e trovaDdosi allora a Mantova Don 
Cesare d'Este, il Tasso, che aveva anche liii coinvolto, insieme con gli 
altri Estensi, nel suo sdegdo, gli scrisse (strana intimazione o preghiera) 
che deporrebbe la collera purchfe egli facesse il medesimo da sua parte. 
Ma confessava Torquato di essere mosso a questo dalle circostanze: poichfi 
doveva pregarlo di iuterporre il suo favore presso il duca Alfonso, il 
quale, poich^ gli aveva permesao di partire, lo doveva ora favorire rac- 
comaQdandolo al principe Vincenzo, che, per Fopinioue concepitane, egli 
era deaiderosissimo di servire. Deirinterposizione sarebbe stato gratissimo 
a Don Cesare d'Este e avrebbe dimenticate tutte le offese ricevute « vera 

* falsa che sia stata la credenza di esse* (1), Tuttavia Torquato non 



(I) Vol. II, parte I, n*» XXL — BanchS questa lettera inanchi di data, come in 
nota lio ayvertlto, tuttaTia, per Tacoordo delle circostaozei atimo debba riferirsi a 
questo primo passa^gio p^r Mantova. 



— 285 — 

lasciava di spingere in pari tempo le trattative con Firenze, che grh, per 
mezzo di Lorenzo Canigiani, abbiamo vedute riannodate poco prinia della 
sua partenza da Ferrara* Scriveva a tal uopo da Mantova, « dove si 
« Iromva con i bracchi sciolki nei giorni canicolari »^ a Bernardo Ca- 
nigianl Notevole h qiianto questi ne riferiva a Beli^ario Vinta, segre- 
tario di state a Firenze, e, fra Taltro, ratteatazione cbe la lettera di 
Torquato era piena di pazzie percbe usciva di « materia di poesia e di 
« letteratura, io che egli sta serapre in cervello e parlando e scrivendo ». 
Ma 6 curiosa un altra cosa cbe risulta da questa lettera del CaDigiaoJ, 
e della quale pure abbiamo gilt veduto qualehe traccia, quando il Tasso, 
confessando i sooi falli al duca Alfonso, mostrava di temere d^akun cat- 
tivo ufficio fattogli eontro dal Granduca di Toscana: Torquato desiderava 
bensi di passare al servizio dei Medici, ma in pari tempo temeva, come 
temeva degli Estensi, che il Granduca lasciasse stampare quei canti 
del poema che aveva presso di s^, percbfe fosse poi vituperate. Di queste 
fantasie il Uanigiani aveva gi^ parlato a voce al Granduca a Firenze; 
aggiungeva che il Tasso voleva fare il viaggio coo un servo di Scipione 
GoDzaga, che andava a FenarSj per geitarsi ai piedi d'Alfonso; ma il 
servo se ne era partite senza av visa re il poeta, percb^ col caldo che era, 
non doveva aver piacere € di ial compagnia ^. Nulla aveBdo ottenuto a 
Mantova, Torquato fu costretto a vendere quanto aveva con s6 di valore; 
ma d'un aoello con un nibino, stimato Beitanta scudi, non ne ebbe che 
venti, e d'una catena d*oro ch*egH portava, secondo Fuao, al collo, ebbe 
quattro scudi meno di quello che pesava il solo oro. Queste ladrerie 
gli fece certo Pier Giovanni, al quale si era raccomandato per il mer- 
cato: questi gli promise di piii otto scudi in caraicie e paunolini; ma il 
poeta, dopo quattro anni, aspettava ancora (1). 

Ai primi di luglio Torquato si dirigeva a Padova, e due narrazioni 
si ricollegano a questo passaggio, entrambe per6 puramente tradiziouali. 
% fama che Torquato abitasse qualehe giorno nel conveuto di S, Bene- 
detto Novello^ dove era priore quel D, Niccol6 degli Oddi, col quale 
ebbe relazione amichevole e scambi6 dei sonettL L'Oddi sari poi uno 
del difensori della Ltberaia: ma bisogna giungere al 1588 per trovare 



(1) Lettere^ U, n** 182; cfr, VAppemike alle opere in prosa, pp. 77-8, per la 
correxione diUa data. — V, pare qui vol II, parto I, n* XXIX e parte 11 n* CLIII 
col proBcritta — La vendita del gioielli, rleordatA in questa lettera del 1582» 6 da 
tutti i biografi riportata a qne^to paasagglo del Tasso per Mantova, creduto PultuTio 
prima della sua prigionia. Ma ora Tedremo ehe vi fu di uuoto nel settembrp^ e 
certo yi dovette ripassare tornando da Torino a Ferrara^ al pfincipio deiranno se- 
guente ; i\ che nan vi h certezza atcuna in quale delle tre oecasloBi egli si dUfa- 
ceflse deiranello e della cci liana. 



- 286 — 

le prime tracce di questa amicizia. Credo adunque che il dialogo del- 
rOddi e i sonetti che diraosiravano F amicizia corsa con Torquato, 
fossero causa, come di frequente avviene, che a Padova si comiociasse a 
pensare dover tale araicizia esser stata contratta appunto in qiiella cittA, 
dove rOddi era stato per molti auni priore (1). D altra parte, questa di- 
mora in S. Benedetto Novello sareljbe esclusa dall'aUra narrazione che 
ha rnaggiore autoriti\ e parvenza di esser veritiera. In \in codice delta 
Marciana contenente i Rkordi della famiglia Gualdo^ vicentina^ nelle 
Notine della vita di Paoh Gualdo, si racoon ta queato aneddoto: 
« Avendo gran desiderio Alcasto Trissino, Girolamo Velo, Sartorio 

< Losco e Paolo Gualdo di andar a finire i loro studii a Padova, nfe 
« potendo entrare in quella cMik se prima non facevano per alquanti 

< giorni la contomacia in luogo net to da peste, andar ono tutti qtiattro 
« a far la conturaacia nella villa di Masone iiel Marosticaiio, portando 
« con essi loro libri in diverse profesaioni per non perdere il tempo. 
« Ottenuto dal Podestii la fede delhi fatta contumacia, tutti quattro 
* s'inviorno alia volta di Padova dove pervennero alii 15 [noverabre 1577] 
« e presero in affitto una comodissinia casa vicino alia chieaa di Santo 
^ Spirito (2), la qyale tennero, finche si furono addottorati, vivendo 
^ insieme con tan to am ore e tanta concordia, che nel progresso d'alcuni 
** anni, che stettero insieme, contiittoclife di continuo stessero sulle burle 
« e sylle piacevolezze, esseiido fra g\i altri Alcasto persona facetissima, 
o- come era anco Paolo, mai per5 nacque fra loro on menomissimo 



(1) Il ToMMABiNi (lUustrium ttrontm Elogia, Patavii, apiid D^jnatotn Pftsqua- 
turn et Syciura, MDCXXX) nell'elogio dell' OJdi, dice trent*aotiJ» e a^giunge: 
« TorquatQiii Taasum, p&etam sibi sniinna familuritaU coniuDctum, eiuB ad- 
< vcrsae fortunae acriter oblactitos, nb immineotibis periculorurn procellls eripere, 
* et m aecuritatis et felicitatis portu aiatere toto pectore contendtt ». ^ Il Por* 
TENAm, Delia feliciia di Padova, Padova, Tozzl, 1G23, riduce il priorato a 
soli iio?o anni. — Per 1* Oddi vedi h notizie raccoUe dal MAirnQHAJi, Op. ciV., 
pp. 31 Bgg.f che ricama molte considorazioni aopra questa tradizione. — Cos^ nou 
regge alTatto la lapide fatta apparre da Carlo LeoDi sopra Tex cunveoto di S. Be- 
nedetta, ora palazio di Zxgno: Torquato Tasso qui dimoro. 1566. — II Rosskttj, 
Descrisione delle pitture, scoUure ed architetiure di Padom, Padova, cot tlpi del 
SemiDsirio, 1776 dice che t i monaci di S, Benedetto NoTello posseggoiio una bi- 
« bliot€ca mediocre invero ma pre^eFole, per easere stata raccolta dal celeberrimo 
« Torquato Tagso ». Non si sa per6 cho il Tasso raccogliesse mai una biblioteca: 
daltra part^ non certo a Padova, m a Padova pot^ lasciarla. I libri dei frati an- 
daroDO disp^rsi colla soppressione francese del eonventi nel 1810. II KossEtxi aJfenna 
inoltro cho anche alFOddi mandasse Torquato da rivedere i canti della Oerusa- 
kmme ; nou vi ^ pero fond a men to alciino. — Cfr. an die vol II, Appendices n« XLIL 

(2) Allora del Gesuiti, poi dei Paobttii dal 1810 tmBfurmata ad uso di carceri. 



- 287 — 

dis^isto. Oltre alle letture si di legge corae ii umanit^, attesero anco 

: tutti quattro alia musica. La loro casa era di continuo frequentata da 

tutti i principali scokri e persone di nome e di lettere di qudla €4tti\. 

I Erano spesao visitati da gentiluomini Vicentini, che di passaggio anda- 

: vano a Venezia» esseiido la detta lor casa raolto bene situata per chi 

E faceva tal viaggio; onde rare settimane passavano, che non venitisero 

peraone ad alloggiar con esso loro. Pigliorno amicizia in quel tempo 

con li principali uomini di Vepezia, che allora studiavano in niimero 

: grande in detta citt^» si per rispetto di Benedetto Giorgi, il quale 

: gli era viciDO ed era setnpre con loro, corae perchfe nelKoccasione di 

giuocare al maglio nella stradella di Santo Spirito, nella casa di 

: questi Vicentini deponevaoo i loro mantelU^ e con li vini che sempre 

[ avevaoo e ?i?eri ehe da Vicenza si facevano venire, regalavano detti 

: gentiluomini. 

€ Occorse in quel tempo [1578] che essendo divenuto pazzo in Ferrara 

il faraosissimo poeta Torquato Tasso, ed essendo fuggito dalla detta 

cittii e venuto in questa citt^ [Padova], fu riconosciuto da Sartorio 

Losco; e vedendo che andava vagabondo seeza aver recapito alcuno, 

prinvitd a venirsene abitar seco, che lo riceverebbe a singolarissimo 

favore, il che egli accett6, che fo di supremo gusto a tiitta la com- 

t. pagnia. Si spai-se la faraa della venuta di questo uorao per tutta la 

t citta, onde ognuno desiderava di conoscerlo di vista, e di sentirlo 

£ recitare de' suoi leggiadrissimi versi, il che egli prontissimaraente 

I faceva. Non si pu5 dire con quanto gusto erano ascoltati, poiche a 

I quel tempo non vi era alcuna composizioue del detto Tasso alle starape, 

t se non quel suo Kinaldo fatto in sua giovioezza. Dava special men ta 

: gran soddisfazione a tutti, mentre recitava qualche canto del suo ce- 

t lebratissimo Goffredo. Stette piii di quindici giorni in casa delli detti 

i scolari, onde faceva che alia detta casa vi fosse un Giubileo amplis- 

t sirao per lo continuo concorso delle genti, che bramavano di vederlo 

f e di aeiitirlo. Si ritrovava allora in Padova Sforza Pallavioino, gene- 

t rale di questi Signori, il quale aveva gran desiderio di vedere esso 

f Tasso, e mandd a pregare questi Vicentini che volessero un giorno 

t condurglielo, poiche egli, per esser podagroso, non usciva di casa: si 

! content5 il Tasso, e coal con li quattro suoi ospiti and6 a casa del 

1 detto signore, il quale subito si fece portare in una sedia nella sak, 

! e fece portare anche uno scabello vicino a lui, invitando il Tasso 

: a voler sedere. II Tasso eon molta riverenza stando in piedi si iscus6 

idi voler sedere; lo Sforza replic^^ piii e piii volte, acci6 volesse far 

Elagrazia di sedere: egli pure iscusanJosi, che stava bene, e noo vo- 

i leva farlo. Finalmente importunandolo pure detto Signore con nuove 

: preghiere^ egli, fattogli una bella riverenza, si parti, e se ue and6 



— 288 — 

*giti per la scala; onde correndogli dietro Paolo pregavalo a voler ri- 

* tornare, e oon voler far questo affroDto ad un p^rsonaggio cosi grande. 
< Egli risolutamente li disse, che uon ne voleva far niente, ed interro- 
« gato dal GoaMo, perch^ facesse cii), li rispose: c Perche bisogna tal- 
« volta a questi tali insegnar crean^a >; soggiuugendo: < e perch^ non 
« far portare da sedere anco a Yoialtri gentiluomini? perch^ a me solo 

* questa particolarit^ ? Chi siete ?oi? Non siete per ogni rispetto mag- 

* giori di me?» e contiittoch^ il Giialdo cercasse di placarlo^ non fu 

* mai possibile, che volesse ritoriiare: aiccli^ partirono gli altri ancora, 

* restando il signor Sforza tutto confuso, attribuendo ad mi umor pazzo 
« del Tasso quello ch'era mala creanza sua. Si vuol dire, ch1 priccipi 

* ed uomini grandi non sogliono imparar raai bene esercizio alcuno, se 
€ non quello del cavalcare, perch ^ i cavalli aon saono adularli come 
« fanno gli uomini, che insegnano a principi, perch^ se non sapr& ca- 
« valcare, il cavallo non arr^ rispetto gettarlo a terra e darli anco dei 
^ calzi ; possiamo dire che Tistesso priviiegio con li principi abbiano 
« anco i pazzi > (1). 

Se Taneddoto h vero, corae pare da certi parti colari, S certo in parte 
alterato dalla fama che il Tasso ebbe piti tardi; noi dobbiarao ?e- 
dern Teco di qua! che follia commessa in quel tempo, a, assai proba- 
bilmente, cosi si yolle accennare ad un fatto, che ormai vedrenoo abitnale 
in Torquato, e cio^ al raodo suo di partirsi airimproTviso, come allora 
appunto parti per Venezia, 

Ma anche in quella citt^ egli tro?ava <i indurati gli animi, perchfe 

* Tinteresse e '1 desideriodi corapiacer a' principi serrava le porte a la 

* misericordia >. Cos! al Duca d'Urbino; ma noi, sapendo da lui mede* 
simo che era li suo cugino Ercole Tasso, quale oratore di Bergamo 
alia Signoria, e Taltro cugino Cristoforo Tasso, Tantico compagno din- 
fanzia, non potrerao credere che riraanease abbandonato alia ventura. 
Yi era inoltre alcauo de' vecchi amici suoi, e altri, nuovi, manda a 



(1) Cod. Marciano ital. 140; aec. XVIL ^ Qoesto episodio fu primameate ri- 
ferito, con ttiulti errori, in nna memoria letta oell' adunnnza del 19 aprile 1868 
dal Bignor G. B, Marini e ipiitidi inserita negli Atti deWAccademia di Scitnjse^ 
Lctiere ed Art* di Padova, PadoTO, tip* Randi, 1868, Poi fu riportata, pii cor- 
rettaraeEte. dal Cawtu. lUustri itaUanit Milano, Brigola, 1879. In appresso dal 
Malmiqnati nella Domenica Leikraria, An. I, q* 18 fdondo fu riprudotta di re- 
oente nel Gioraale dei Bagni di MoDtecatini) e in riassanto nelle due pabblicazioni 
oit. sal Tasao a Fadova. La ins<jri anche il Lampkrtico, Scritti storici t htterari cit. 
— Ne diede un ceixno il FERRAzxr, pp. 65 7. — Sulla dimura del Tasso a Padova 
presso i! Gualdo, cfr. anche Bah her a wo, Uistorta Ecdes, e il Calvi, BiblioUca e 
Sioria degli Scrittori Vicmtini, t. VI, p. Xll 



salutare in una lettera scritfci dipoi (1); sappiamo inoUre clie Maffeo Ve- 
niero, discreto rimatore, scrisse in favore di lui al granduca Francesco, 
Barrandogli come quegU fosse giunto 1^ e desse segni di pazzia. I ]>\mt\ 
sui quail particolarmente si fermava erano due: di essere accolto al 
eervizio del Granduca, e di volere che Alfonso II gli restituisse il 
poema; ma piu sul prinio: chfe, se anclie non avesse riavuto il libro, 
sperava di fame uno migliore in tre anni, db che il Veniero troTava 
probaliile ^ perch^ la poeaia non ei*a in lui niente contarainata, come 
'< che la pazzia ed ella fossero sorelle », Dava inoltre iiotizia che Tor- 
quato aveva cominciato a scrivere una bella canzone sopra il buovo 
nato di casa Medici (2). Voleva anzi il Tasso andare direttamente a 
Firenze; ma il Veniero, supplicando il Medici a dare vicetto a quell'in- 
feiice per sola piet^, cerc6 di trattenerlo finch^ non giungesse la ri- 
sposta (3). II Granduca, dopo pochi giorni, scriveva che il male ond*era 
affetto il Tasso era di cjuelli che peggiorano sempre, e che ormai 
quello doveva essercisi < grandemente profondato dentro »; e perci6 

< pigliare raatti per casa non gli pareva a proposito y> (4). Ma Tor- 
quato non aspett^^ questa risposta, scritta il 18 liiglio, perche il 20 
era gia in Pesaro: e il modo col quale ne dava avviso ad \m amico di 
Veneda ci fa supporre che anche da quella citti^ partisse improvvisa- 
nuenti^, o almeno senza meta certa. Scriveva di essere stato raccoly arao- 
revolraente dal I)uca d'Urbino, e cortesemente trattato da quei gentil- 
uomini tiitti, ma aggiungeva : « non di ineno non posso acqiietar punto 

< Fanimo mio; perciocchtj ancor qui mi pare che si desideri ch'io iutenda 
4C a cenni e che parlt coi cenni ». £! Eotevole questa insistenza su di 
un fatto che ci rivela come Torquato non parlasseda sano uoino, e come 
gli altri sfuggissero di entrare con lui in discorsii ne' quali forse 
raccoDtava le sue miserie e le persecuzioni di cui credevasi vittimat 
perch^ con ci6 andava di per se stesso maggiormente alterandosi. 

Mentre era vWa la compiacenza delle prime accoglienze, cominci6 a 



(1) UiUre, i, n- 104. 

(2) E certamente qaella: 

Laacia, Mnsa, le cetre e le ghirlande. 

La canzone (lev 'assure coiB[hJ£ta per quell' Antonio, anppotto figlio dt Bianca Capello, 
della quale %\k a questo tempo sX vocifeniTa il prossimo matrinionio col granduca 
Francesco. A Venezia Torquato dovette aentiroe parlare, e» bench^ il principino fosse 
pato da circa due aani, ceroo forse con questo mezzo di oomronovere Tanimo di 
Francesco. 

(3) VolII. parklKn-CXXVL 

(4) Vol. II, parte II. n^ CXXVI bis tra le Aggiunit. 




SciLKUji, Yktt di Tu^qanio TiiMi^ 



19 



— 290 — 

stendere quel la lettera o narrazione de' propri casi al I)uca d'Urbino, che 
fe uii modello di corti^iaueria, ma che, come si vede chiarameiite, h 
scritta da an esaltato. lo es^^a camincia col dire che, se alcima aaiooe 
poteva aver confermata la fama ^ raali^namente volgata m delta sua 
pazzia, certo era qiiella di avere dirizzato i passi da principio in altra parte 
che alio stato d'Urbino. Qui, le cortesie usaterrli avevano superato i suoi 
desideri e adenipiute le «peranze; particolarmente era lietissimo della 
promessa di essere rice vu to sotto la protezione di chi lo difenderebbe 
dagli attacchi dei raaligiii; ringraziava la fortuiKi che cidaveva permesso, 
perche gli aveva ofterto roccasione di essere sollevato da quel Duca; che 
non sapeva in qual raodo ringraziare, se noD professaudoglisi servo e 
creatura, dandogli -^ la possessione di sS e del suo libero arbitrio t» (Ik 
Ma se queste coi^e aft'erraava essergli prima « impresse nel cuore che 
« scritte ne la carta », come si spiegano le preghiere agli amici di Ve- 
nezia, fatte nel medesimo tempo» perche procurassero che la citta di 
Bergamo prendesse la sua protezione e lo restituiase alia prinaa sua 
condizione, cosl che non fosse * escluso da la ragione de le genii e da 
^ leggi delFuraanitilL**? E se in Urbino adunque si sentiva siciiro, perche 
poi diceva di non poter vivere negli stati di Toscana, di Venezia, di Fer* 
rara, di Mantova, di Parraa, nh d'Urbino ancora; e perche pregava gli 
amici che trovassero per lui un rifugio in Roma, in Spagna, nfe avrebbe 
rifiutato Coatantinopoli, il Catai o il Perb, poiche in Italia non trovava 
non pietA, ma quella giustizia die dai principi e dovuta a ciascuno (2)? 
Gli e che in nessuna, auche remota parte del mondo, Fififelice avrebbe 
trovato medicina atta a guarire quei mali, dei quali appunto narrava la 
pietosa storia al duca Francesco Maria. Questa lettera, od orazione, la 
quale ho serapre iiel racconto di questi ultimi anni posta a coufronto con 
le aliermazioni altrui, apparendooe chiaro che il Tasso non intesa quanto 
da molti pietosaraente era fatto iu suo pro, volgeva nel fioe ad una 
calda perorazione: * E certo miserabil cosa I'esser privo de la patria, 
« spogliato de le fortune; I'andar errando con disagio e con pericolo; 
* I'essere tradito da gli amici, offeso da' parenti, schernito da' servitori, 
« abbandooato da' patrooi; Faver in un medesimo tempo il corpo in* 
, « fermo e lanimo travagliato da la dolorosa memoria delle cose pas- 
«t sate, da la tjota de le presenti, dai timer de le future />; e queste 
parole diri^eva al medesimo Principe cui poco addietro aveva pur detto 
di dovere nuova vita. Ma, certo, chi era agitato da tali pensieri doveva 
molto soflfrire! Conchiudeva con una violenta invettiva contro quelFuorao, 



(1) LetUreJ, n" 105. 

(2) Leitere, 1, ti* 104. 



- 291 — 

^ filosofo di fiome e d'abito, e sofista d'ingegno ed ipocrita di costiirai ^, 
contro quel Montecatini che Taveva precipitate in taete miserie(l). Ma^ 
se noi compatiamo al Tasso, non possiamo non deplorare che la memoria 
deiraltro sia stata tanto a cosi leggermente vituperata; poich^ credo sia 
ora dimostrato che chi ireramente avrebbe corso ^^rande pericolo cairinqui- 
fiizione e nella fiducia del Duca, sarebbe stato proprio il Montecatini: e 
€15 per accuse che il Tasso medesirao, oel medesimo tempo, dichiarava mal 
certe, e che, dal Tasso dimenticate piii tardi, fion grimpedirono di elogiare 
e di raccoraandarsi a qiiello stesso^ del quale tan to male aveva detto (2). 
Torquato aveva allora fissato in questo non solo, ma voleva infamato 
dapperfcutto il nome del suo nemico: ci6 scriveva nell'agosto alia so- 
rella Cornelia* alia quale pare fosse giiinta voce della sun pazzia, se 
pure essa non ^e n'era avvednla fin da Tanno innanzi. Le prometteva di 
tenerla informatissiraa delle sue axioiii, che del rimanente erano sempre 
state tali da portargli riputazione, e che perci^ cereasse di ^ sgannare 

* coloro che credono o clianno creduto altramente. Ne solo serivei^ a 

* voi, raa procurer^ che vi capitina nelle raani tutte le scritttire ch'io 
« far6 in qtiesta materia; le quali chiariranno il mondo ch1o non snno 
^ n6 tristo, n^ raatto, n^ ignorante, e faranno morder le labbra a quel 
a tristo ferrarese che con tanta falsi til ha procurato d'infamanmi », Cosl 
le annunciava Torazione al Duca d'Urbino, che diceva incominciata. 
Aggiungeva che il Duca di Ferrara aveva martello della sua partita e 
e che ]k era state mandate un gentiluomo a posta perche egli avesse 
occasione di ritornare con lui; ma» non essendo ^tato apertaraente in- 
vitato, non s era raosso; tuttavia ci6 pare una illusione di Torquato. Si 
riprometteva che non solo il Duca, raa che il cardinale Luigi o i 
Medici Tavrebbero chiamato, e, se la fortuna gli fosse propizia, pensava 
di prendere seco il nipote Alessandro. (Jhiedeva frattanto se laltra nipote 
Anna fosse andata a marito, del quale matrimonio nulla sappiamo, e 
se lei stessa, Cornelia, fosse passata a seconde nozze, come gli era giunto 
airorecchio: raa ci6 non avvenne che nel gennaio del 1579; salutava 
le <t gigantesse >* cioe Isabella e Porzia, che furono monache (3). 

A Pesaro dimor5 il Tasso presso Giiilio Giordani, segretario e con- 
sigliere ducale, e oel la compagnia di qiiei gentiluomini , molti dei 
quali aveva avuti compagDi da giovinetto; s'intratteneva di materie 



(1) Lettere. I. n- 109, pp. 288-90, 

(2) LHtere, III, n- 863. 

(S) Leitere, 1, n<> 106, e cfr. per k eorrezione della data VAppendice alle opere 
in prosa, pp. 7S-4; raa ora incHnerei a crederla auzi del principio d'agosto percb& 
dice di arer appeua cominciata la lettera al duca Franceaco Maria, che poi fiji\ ad 
Urbino. — Cfr. Capisso, p. 169, 



- 292 — 

letterarie, nelle qaali conservava sempre il senno; anzi lasciara a cas 
deirospite una Commedia^ deiredizione Giolito 1555, un Convito^ del- 
redizione Sesaa 1531, noDch^ un Canjsoniere del Petrarca, deiredizional 
Giolito 1560: forse i soli libri che aveva preso con s6 partendo da Fer- 
rara, ne^ qiiali da tempo era andato facendo osservazioni (1). Durante la 
sua dimora a Pesaro continue la cura iritrapresa, se pure non furono i 
medici pesare§i ad aprirgli un cauterio o fonticolo, che, dice il Cor- 
radi, consideravasi allora, con rautorit\ principalraente del Mercuriale, 
ottimo riraedio nella nmlinconia e nella niania ancora (2). E poich^, 
come pare, la giovane principessa Lavinia della Rovere pietosamente 
gli preparava le fascie, egli non mai minore a se stesso in poesia, ga- 
lantemente le indirizzava quel madrigale : 

Se da SI oi^bii msino 

Debbon venir le fa»ce a le nii6 piaghe, 

Amor, chfe non iii^inipiaghi 

II Ben con mille col pi? 

Nd fia ch'io te ne incolpi, 

PerchS nulla tenia, 

Sarebbe a *1 cor b\ grave 

Come fora soave 

Di ttian bi bella la eortese aiU, 

Amor pace nan chiero. 

Nod ehieggu uisbergu o scudo, 

Ma contra it petto igntido 

Stella medico fla, 8ia tti gnerriero* (B) 

SopraggiuBgendo i caldi grandi deiragosto, mentre il Duca recafasi 



(1) V. in appendice k Natijtia dei Ubri postiUati. — II Seeasbi aflernii6 che al-; 
lora CtimponeBfie an soueito I'be apparve stampato in una raccolta in morte di una ' 
aignora Tavennat<3 queiranno medeaimo (cfr. la mia BibHografia dtlh Hmnpe uelle 
Opere minori in versi, toI IV, n° 5 w.); ma il Taeso in un eseniplare delle 6ue 
rime da lui niedeBiroo corretto, vi pose di contro: Non ^ mio; cfr. nella medeaimn,^ 
Bihliografia le Stampe con correzioni mmioscritte^ pp* ni-Liii. 

(2) 11 CoRRADi cita MsFici^RiALis HiEEt., FfaelectioneB Pataviftae de cogno8eendi9* 
€t eurandis humani corporis effeciibus, Yenetiis, De Maria, 1603 (e ib. 1606), dove 
al lib. I, cap. XYl, De Mania^ p. 73^ si kgge: • Et ego ecio. quandoque bie 

c Patavij nobllissiiDun) iuveot'm fnrentein, post in6nita remedia tandem rediisae ad 
< mentem usu quattior cftntenoram in brachiia et in cruriboH *, — V* anche 
A. Crdce Albarii Vikcejjtji, De morbis capitis frequentioribus, Eomae, J 617, p. 456. 
(8) Questu madrigale fa sempre citato per queata occasione, ed e probabiiisaitno 
cbe veramente vi si riferiBca^ beiieh^ neir antogra/o e nelle pdncipali editioni nun 
abbia eeatta didascalia. Fer5 in im ms. molto autore?ole di rime del F^ec. XVI, esi- 
fitente all'Angelica^ h detto precieamente: * Sopra le faBcie cbe per il sno cauterio 
t gli mandd la aig, ducbeasa Lavinia della Rovere » . — II TaBso piu tardi» nel 1583, , 
non dimentieava la pnncipessa neiroccaaione delle nozze dt lei, come vedremo. 



-293 — 

in villa a Castel durante, Torquato and6 ad Urbino» invitato in casa di 
Federico Bonaventura, tilosofo e giureconsulto illustre^ figlio di quel 
Pietro, amico carissimo di Bernardo Tajsso, e che Torquato doveva 
conoscere fin da faociullo. L^ condtisse quasi a termine rorazione al 
Duca, e, se vera h la fama, trovandosi in villa a Ferraignano (1), da Ur- 
bino poco discosto, incomincif) quella magnifica canzone al Metauro che 
scorre li sotto, nella quale, mostrandosi perseguitato da! la fortuna, diceva 
di venire a godere della protezione che la grande quercia roveresca gli 
offriva. E, trapa'ssando con grande vigoria poetica e con feliciU d^espres- 
sione, itarrava le me sventure da quando fanciulletto ricevette Tultinio 
bacio della raadre, e poi I'esilio e la morte del padre, Mai forse il 
Tasso, le canzoni del quale sono tra le cose sue migliori, seppe aggiungere 
alia graviU, propria di tali composizioni, tanta concitazione lirica adoroa 
di profonda nialinconia, come in questa: che disgraziataraente rimase 
iucorapiuta alia terza stanza; e non sono lontano dal credere che troppo 
altamente era incominciata perchfe fosse facile sostenerla fino al termine. 
Ma se Torazione al Duca e la canzone rimasero incompiute, cid si 
deve attribuire alia partenza, anclie questa volta repentina, del poeta, 
alia volta del Piemonte. Per quali ragioni il pensiero del Tasso da 
Ferrara e da Firenze si volgesse a Torino, non so: in due lettere scritte 
da Urbino a Scipione Gonzaga e al figlio del cardinale Albano, raentre 
pregava clie non dessero retta alia fama della sua pazzia, si mostrava 
gi^ incerto della protezione che potesse accordargli il Roveresco; al 
Gonzaga scriveva cbe, se anche il Duca Tavesse favorito, nulladiraeao 
noQ aveva rainore speranza e non meno contava sopra di leii; a Giovao 
Doraenico Albano, dalTaltra parte, diceva che in alcun altro piii confidava 
che nel cardinale Girolamo, padre di lui (2). Ma tosto, senza alcun pre- 
cedmite noto, scriveva a Emanuele Filiberto, duca di Savoia, « primo e 
«»^ pill valoroso e piii glorioso principe d'ltalia », professandogli il proprio 
affetio e dimoatrandogli il grande bisogno di essere protetto raassirua- 
mente da lui; percio gli oi!Viva servitii (3). Oertamente non attese ri- 
sposta, ma negli ultimi giorni d'agosto si pose in cammino; il primo 
setterabre era a Ferrara, « eon la sua solita malattia nel cervello «. (4); 
Don gli fu dato vedere il Duca, che era alle Casette^ ne parlare con alcuno 
degli Estensi (5): continu6 pertanto i) canimino, e il 14 era a Mantova, 
dove ripeteva a Don Cesare d'Kste la preghiera rivoltagli due mesi innaDzi. 



(1) Vol. II. parte II. n^ D. 

{2} Leitere, 1, n* 107 e 108. 
(cl) Lettere, I, n» 110. 

(4) Vol II, parte II. n- C XX VI^ 

(5) Lettiire, I. nMII. 



fra le Affgmnte. 



— 294 - 

di raccomandarlo al principe Vinceiiao Gonzaga (1 . Nulla ottenendo, a i 
not! aspettando risposta, perch?* troppo celere vediarao il camtiiino, pro- 
segm *< a piedi, per faii^hi e per aeque *, soffreado uel corpo, disperato 
neiratiimo. Trapassat*} il Milanese, ^iuiise nei preasi di Borgo Vercelli sul 
finir di settembre: ma lascianio a hit mede^nimo raccontare quel die gli 
avvi-nne: *Jt Era ne la stagion che '1 veiideniraiatore suole premere da 
' Tuve mature il vino, e che gli arbori si veggono in alcuii luogo spa- 
*i gliati di frutti; qiiand'io, clie in abito di scooosciuto peregrino tra 

* No?ara e Vercelli cavalcava (2), veggendn che gi^ Faria ccminciava ad 
« auDcrare, e die tutto intorno era ointo di nuvoli e quasi pregno di 

* pioggia, cominciai a puogere piii forte il cavallo. Ed ecco in tantoj 

* mi percosse ne gli orecchi un latrato di cani confuso da gridi; e, vol- 

* gendomi indietro, vidi uu capriolo che seguito da due velocissimi 
« veltri, g\k stance, fu da loro sovragiunto; si che quasi mi venne a 
« morire innanzi a* piedi. E poco stante arrivd un giovinetto d'et^ di 
« diciotto vent'annii alto di statura, vago d'aspetto, proporzionato di 

* morabra, asciutt-o e nerboruto; il quale percotendo i cani e sgri- 
« dandoli, la fera, che scannata aveano, lor tolsi^ di bocca e diedda 
4t ad un villano, il quale recatalasi in spalla, ad un cenoo del giovi* 
^ netto, innanzi con veloce passo 8'incaniiu6; e 'I giovinetto, verso me 
« rivolto, disse: Ditemi ))er cortesia, ov'^ il vo^tro viaggto? Edio: A 
« Vercelli vorrei giungere questa sera, se Vora il concedesse. Voi po- 
<t treste forse arrivarvi, diss'egli, se non fosse che *1 fiurae che passa 
« dinauzi a la citta, e che divide i confiui del Piemonte da quelli di 
« Milano (3), e in modo cresciuto, che non vi sar.\ agevole il passarlo: 
^ si che vi consiglierei che meco questa sera vi piacesse d*albergare; 
« ch^ di qua dal flume ho una picciola casa, ove potrete star con minor 
4t disagio che in altro luogo ^icino. 

* Mentr'egli queste cose diceva, io gli teneva gli occhi fissi nel volto^ 
« e parevami di conoscere in lui un non ao che di gentile e di gra2ioso. 
« Onde di non basso aifare giudicandolo, tutto che a pie i! vedessi; ren- 
«duto il cavallo al vetturino che meco veniva, a piedi dismontai, e gli 
< dissi, che su la ripa del fiume prenderei consiglio, secondo il suo parere, 

* di passar oltre di fermarnai; e dietro a lui m'inviai, II qual disse: 



(1) VuLll, parte 1,0^ XV IL 

(2) Di sopra lo ho detto « a piedi » ripebeudo la fra^ soritia in una lett^ra al 
Gonziiga (Lettere, [1, n° 124, p* 51) ove jtarla di questo viaggio. Ma 6 probabilia^ 
Biim> che nel lun^o pcrcorao dn Urbino a Torino facesse qtialche tratto a cava I la, 
come qui affermn, tanto pi a che il viaggio fu inolto celere. 

(S) Erra il Tasao: il Duca di Savoia a qciesti tempi posBedeva uoa etrhcia di 
terreno al di \k del fiume» e il confine era indicato da una colonna; cfr, Vesme, p. 8. 



- 295 ^ 

I lo innanzi ander^, non per attribuirrai superiority d'onore, ma per 
f servirvi come guida. Ed io risposi: Di troppo nobil guida mi favorisce 
(la mia fortuna: piaccia a Dio, che alia in ogn'alira cosa prospera e 
I favorevole mi si diraostri* 

< Qai tacqiie: ed io lui che taceva, aeguitava; il quale speflso si 

I rivolgeva a dietro, e tutto con gli occhi dal capo a le piante mi 

t ricercava, quasi desideroso di saper chHo mi fossi* Onde a uie 

t parve di voler, prevenendo il suo desiderio, in alcim raodo sodisfarlo; 

tedissi: lo non fui raai in questo paese; percioche altra fiata, die 

f andando in Fraticia passai per lo Piemonte, doh feci questo camino ; 

f ma per quel ch*a me ne paia, non ho ora da pentirmi di esserci pas* 

I sato; perch^ assai bello e il paese^ e da assai cortese genii abitato. 

' Qui egli, parendogli ch'io alcuna occasione di ragionar gli porgessi, 

f non pote piii hmgamente il suo desiderio tener celato; ma mi disse: 

! Ditemi di grazia chi siete, e di qual patria, e qual fortuna in queste 

t parti vi conduce. Son, risposi, nato nel regno di Napoli, citta ftimosa 

[ dltalia, e di madre napolitana; ma traggo Forigine pateroa da Ber- 

f gamo, cittA di Lombardia: il nome e 1 cognome mio vi taccio, ch'5 

I si oscuro, che, perche io pure Io vi dicessi. nfe piii ne meno sapreste 

I de le mie condizioni: fuggo sdegno di prencipe, e di fortuna; e mi 

t riparo ne gli Stati di 8avoia. Ed egli: Sotto magnanimo e giusto e 

* grazioso prencipe vi riparate. Ma, come modesto, accorgendoai ch'io 

t alcuna parte de le mie condizioni gli voleva tener celata, d'altro non 

mi addimand6. E poco eravamo oltre cinquecento passi caminati, che 

arrivammo in ripa a! fiume, il qual correva coal rapido, die niuna 

^ saetta con raaggior velocita di arco di Partia usci giamai ; ed era 

I tanto creaciuto, che piii dentro a le sue sponde non si teneva. E per 

quel ch'ivi da alcuni contadini mi fu detto, il passatore non voleva 

I spiccarsi da Taltra riva, ed avea negate di tragittare alcuni cavalieri 

: francesi, che con insolito pagamento avean voliito pagarlo. Ond'io, 

: rivolto al giovinetto che mi aveva guidato, dissi : La necessity m'astringe 

ad accettar quelTinvito, che per elezione ancora non avrei ricusato. 

Ed egii: Se ben io vorrei piii tosto questo favore ricono&cere da la 

: vostra volenti che da la fortuna, piacemi iiondimeno ch'ella abbia 

fatto in mode, che non ci sia duhbio del vostro rimanere. lo m'andava 

piu sempre per le sue parole contennando, ch egli non fosse d'ignobile 

nazione, n^ di picciolo ingegno: onde, contento d'essermi a cosl fatto 

oste avvenuto; S'a voi piace, rispos^i, quanto prima da voi ricever5 il 

favore d*essere albergato, tanto piu mi sar^ grato. A queste parole egli 

la sua casa m'addit<!>, che da k ripa del fiume non era molto Ion tana, 

<t Ella era di nuovo fabricata; ed era di tanta altezza, che a la 

vista di fuori si poteva comprendere che piti ordini di stanze, Funo 



t aovra Taltro, contenesse. Aveva diiiarizi quasi una picciola piazza, 

I d*alberi circondata; vi si saliva jier una scala doppia, la qual era 

t fuor de la porta, e dava due salite assai commode per venticinqu© 

( i,'radi, larghi e piacevoli, da ciascutia parte. Saliti la scala, ci ritro- 

r vainmo in una sala di forma quasi quadrata e di convenevol gran- 

' dezza: percioche aveva dui appartamenti di stanze a destra, e dtii altri 

t a .sinistra, ed altrettanti appaitaraenti si conoscea ch'erano ne la parte 

( de la casa superiore. Aveva incontro a la porta, per la quale noi 

f eravamo entrati, un^altra porta; e da lei si discendeva per altrettanti 

E ^^'radi in un cortile, intomo al quale erano raolte picciole stanze di 

( servitorif e granai; e di \k si passava id un giardino assai grande 

t e ripieno d^alheri fruttiferi, con belle e maestrevole ordine disposti* 

t La sala era fornita di corami, e d'ogni altro ornaineiito, che ad abi- 

f taxiou di gentiluomo fosse convenevole; e si vedeva nel mezzo la 

i tavola appareccliiata, e la credent carica di eandidissiiiii piatti di 

^ creta, piena d ogni sorte di frutti. Bello e coraodo e ralloggiaraento, 

E diss'io, e non pu6 essere se non da nobile signore posseduto, il qual 

t tra bosclii e ne la villa la delicatura e la pulitezza de la citta non 

t lascia desiderare. Ma sietene forse voi il signore? lo no, rispos'egli, 

t ma inio padre n'h signore; al qual piaccia a Dio di donar lunga vita: 

I il qual noe negber5» che gentiluomo non sia de la nostra citta, aon 

! del tutto inesperto de le eorti e del mondo, se ben gran parte de la sua 

t vit^ ha speso in contado; come quello c*ha uq fratello che lungamente 

t e stato cortigiano ne la corte di Roma, e ch'ivi ancor si dimora, caris- 

^ simo al buon Cardinal Vercelli, del cui valore e de la eui autorit^ 

t in questi nostri paesi h fatta molta stinia. Ed in qual parte d'Europa 

e dltalia e conosciuto (diss'io) il buon Cardinale, ove non sia stimato? 

* Mentre cosi ragionavaj sopragiuiise un altro giovinetto di minor 

t et^, ma non di men gentile aspetto, il quale de la venuta del 

c padre portava aviso, che da veder sue possessioni ritornava. Ed ecco 

: sopragiungere il padre a cavallo, seguUo da imo stafifiero, e da un 

! altro servitore a cavallo; il quale smontato, incontiiiente sail le 

c scale. Egli era uomo d'et^k aesai matura, e vidua piii tosto a' sessanta 

t che a' cinquant'aimi, d'aspetto piacevole insierae e venerando, tiel 

quale la bianchezza de' capelli e de la barba tutta cantita, che piti 

vecchio assai FavriaD fatto parere, molto accresceva di dignity, lo, 

fattomi incontro al buon padre di famiglia, il salutai con quella ri- 

verenza ch*a gli anni ed a' sembianti suoi mi pareva dovuta ; ed egli 

rivoltosi al raaggior figliuolo, con piacevol volto gli disse: Onde viene 

a noi quest oste, che mai piu ricordo d^avere in questa o in altra 

parte veduto? A cui rispose il maggior figliuolo: Da Novara viene ed 

a Turino se ne va, Poi fattosi piii presso al padre, gli parl6 con 



- 297 — 

Dassa voce in modo, chVgli si ristette di voler spiar piii oltre di mi a 
« condizioDe; ma disse: Qiialunque egli sia, sia il ben arrivato; d\b Iq 
« luogo fe venuto, ove a* forestieri si fa volentieri oiiore e servizio. Ed 
« io, de la sua cortesia ringraziandolo, dissi: Piaccia a Dio, che corae 
« ora volentieri ricevo qiiesto favore da voi de I'albergo, cosi in altra 
« occasione, ricordevole e graio me ne possa dimostrare. 

« Mentre queste cose dicevamo, i faraigliari avevan recata lacqua a le 
« iiiani: e poiche kvati ci futiirao, a tavola lie sedemmo^ corae piacque 
a al buon vecchio, che voile me» come forestiere onorare » (1^ 

Durante la cena ebbero luogo quei ragionari intorno al lavoro dei 
campi, sal raaritare i figli e sul governo della casa che p6rsero al poeta 
argoraeuto al dialogo faraoso II Padre di famiglia^ da lui scritto circa 
due an 111 piii tardi. Dopo cena, Torquato fu dallospite cortese accom- 
pagnato in una camera appositamente apparecchiata, « ove in un agia- 
« tissimo lotto diede le membra, afliaticate dal viaggio, al riposo ed a 
♦ la quiete >. k veramente probabile che e per la stanchezza e per la 
distrazione del caso iiiterveiiutogli, il Tasso dormisse qiiella nolte tran- 
quilly Ma chi era colui che seppe procurare un tal conforto al nostro 
infeliee? Primo, Alessandro Vesme si pose a questa ricerca, e, dalla riva 
sinistra della Sesia guardando, cercd di fisi^are la casa e il luogo che 
il Tasso di \k poteva aver veduto* Un palazzone infatti, alquanto ele- 
Tato sugli altri, scorse sulla via di Novara, e visitatolo ixmh che nei 
particolari cosi esterni come interni corrispondeva con precisione alia 
descrizione lasciatane dal Tasso (2). Riraaneva da cereare a chi quella 
casa fosse apparteiiuta sullo scorcio del secolo decimosesto; perche non 
avendo voluto il Tasso dichiarare all'ospite il proprio nome (3), forse non 



(1) QoA camiDeia 11 Fudre di Famiglia nei Di(tl/)ghi, I> jjp. 347-51. 

(2) V. la riprjdidon^i id fototipia nello studic* del Vesme, 

(3) Non so indyrini a credere che la fama o detb op^re o delta pazzia avesse 
reao cotanto noto il Tasso a questo t^inpo miche in uii villaggio, cosi che ToBpite 
potesse ricoiioscerli>, come apparireblH} da quelle parole del Padre di P^amigliat « A 
« mai^gior ospite chlo non credeva, conosco d'aver dat*j ricetto. e roi sete uno per 
• avventura del quale alctm grido e arrivato in qaeste nostre parti; 11 quale per 
< alcuRo nmana erroro caduto in infaliciU 6 altrettanto degno di perdono per la 
« c&gione del suo fallire, quauto per altro di lode o di maraTiglia ». A che £1 Tasao: 
4 Quella fama che per avventura non poteva derivar dal mio valore, dal quale vol 
» sete troppo cortege^ 6 derivata da lo niie Bciagure , , . ». E probabile che il Taaso 
ponesse qiie^te parole, che risentono troppo delle sue fissazioni jier esser© proprio 
fitate dette dairospite, per impietosire verso di ad gli atitmi altrui, e per mostrare 
che ( torti fattigli erano cosl grandi che dovunqu© n*era giunta la fama. — II 
Mjikso dice che in qiieato sua viaggio il Tasso si faoesse chiainare Omero Fuggi- 
fjt*erra; ma probftbi linen te non ai tratta che d^una sua spiritosa tnvenzione. 



— 298 — 

81 credette in diritto di propalare quello di lui. Ma, questa volta, il 
Vesme fu iodotto da falsi ifidizi in errore, quando credette cbe la casa 
fosse proprieU della faraiglia patrizia vercellese dejjjli Aiazza, e che 
Tospiie del Tasso fosaa un ta! Nicol5 Aiazza, dottore di leggi e senatore 
ducale* Cib fu diraostrato, dietro niinutissime ricerclie, da Micliele Pe- 
rosa, il quale stabili che la famiglia Aiazza noii coraparve in Vercelli 
che alia meU del secolo decimottavo. Iiivece, la casa ove a?eva abitato 
il Tasso era Favanzo, trasformatx) poco innanzi alTarrivo del poeta, del- 
Tantico castello dei Bolgaro, oobile e illustre famiglia del paese; ma il 
Perosa non riusci a fissare con sicurezza, neiriiitricatissirao albero genea- 
logico»cbi di quella famiglia fosse Voapite del Tasso. Cos^, ritornando sul- 
rargomento in uii altro lavoro posteriore (1), conciudeva: * Dev^o anzi 
« francamente confessare che dopo tante indagini io rai trovo in dub- 
- biezze maggiori di quelle cirio avessi allorchfe pnbblicai quella prima 
-» meraoria, Basta inlatti gettare uno sguardo sull'albero genealogico 
« della tkmiglia e vedervi in quale immensa quantiti\ di membri si 
« fosse diramata in quel tempo [1578], per conclndere quaiito gravi 
-ic siano le difficolta di poter iiscire da quell* inesplicabile labirifito 
^ a chi voglia ingolfarvisi. No possono bastare ragionaiiienti» life iudu- 
« zioni per via di esclusioni, perchfe non sappiamo con tutta precisione 

< quali fossero quei membri della famiglia che qui piii stabilmente 

* dimoravano, e solo di tratto iti tratto abbiamo iiotizie sopra taluni 

* di essi. Resta pero fermo nella mi a convinzioDe che quel padre di 

* famiglia non potesse assolutamente apparteiiere alia famiglia Aiazza, 
«( che qui non aveva fatto fino allora at to di presenza, ma cbe dovesse 
*< essere un gentiluomo di questo casato [Bolgaro]; e quanto al norae 

< ossenrer<^ sol tan to che Giovan Giacomo fu Gasparo sarehbesi trovato 

* presso a poco nelle condizioni indicate dal Tasso^ essendo cioe tVa- 

< tello di quel Pier Francesco che era vissuto a Roma (2), ed avente 
« due figli in et^ giovanile (3); che in condizioni qijasi cousimili sa- 



(1) M. PiEROBAp Bolgaro (BorgovercdU) e il iiuo circondario. Monografia, Vet* 
celli. 1890, pp. 19 SO. 

(2) Colla Bcorta tli storici verceilesi il Perosa accentia a quiisto Pier Pranfesco 
Bolgaro, die visso fuon di piitria e probabilmentc a Roma, ed cssendo del medesimo 
aito non puteva non conoscare j1 Cardinale di Verc«lli, Guido Ferrero; il Bulgaro 
nel 1579 fu cumtnissario apoatolieo per eerte «Jecirae tiello stato di Milano, e fn par 
Ticarlo genemle ed episcopale delk diocesi di Vigevano. 

(3) II Perosa da on cenairaenta del 1619 ricavo che uppaiona quali maggiori 
inteatati on Nicol5 e un Cesare Bolgaro; qu^sti erano assai probabilniente i due 
figli dell'ospite d«l Tawo, giovanetti ancora nel 1578. 



- 299 - 

rebbesi trovafco Scipione fu Dberto, coi figli Nicolao ed Alonso, e cosi 
^ dicasi di qualche altro », 

Airindomani Torquato prosegui il cammino, finchfe, staiico e male in 
arneset non giunse alle porte di Torino: ma VX gli avveiine uno spia* 
cevole incidenie che, iiello state in ciii era, dovette non poco contur- 
barlo; i gabellieri, per non ayer egli fede di sanity, ch^ la peste si 
ti'ascinava tuttora nella Lombardia e piena n'eia la Provenza (1), ve- 
dutolo in SI raiserabiii condizioni, si opposero al suo entrare in citt^. 
Per buona ventura s'avvenne a passar di \k Angelo Ingegneri, letterato 
irene-fiiano, che aveva conosciiito il Tasso a Roraa nel 1575(2); il quale, 
fedeodo uno alle prese conle guardie, avvicinatosi e riconosciuto il poeta, 
fatta garanzia per lui» seco lo condusse (:H), Non e noto in quale con- 
dizione fosse I'lngegnen a Torino, raa forse era inviato del principe di 
Massa, Alderano Cybo, ai servigi del quale appare Fanno t^eguente in- 
viato a Ferrara (4). Forse il Tasso si trattenne seco Ini nei primi giorni, 
e intanto* appena arrivato, il 30 settembre» scrisse al (Jardinale d'Este 
pregandolo di raccomandarlo a qualcnno dei principi e sigriori, pareiiti 
ed amici siioi, che erano a Torino (5J. Sia che il cardiiiale Luigi fa- 
casse siibito qualche ufficio, sia die Flngegrieri y! si adoperasse, fatto 
ht che, duraiite Tottobret Torquato fu preso in casa da Filippo d'Este, 
marchese di S, Martino in Rio, genero del duca Emanuele Filiberto, 
perche ne aveva sposata la figUa naturale Maria, e capitano generale della 
cavalleria (6), Era il marchese Filippo cugino del Duca di Ferrara, e 



(1) CoKKADi, Annali delJe tpidemie, ad an. 

(2) II Tasso aveva detto allora alio Scalabriao cheringegneri era < belJo ingegno ma 
« senza sodezza » {Lettere, I, w^ 6*2, p. 160). — SuiriDgegneri cfr. Tirahoschj, St della 
kit ital, vol. VII, p. VI, cap. IV, § LVIIL — V. aiiche Bkrtinetti Giovanki, Un lette- 
rato saponaio del secoJo XVI nella GazseUa Leiteraria, An, XIII, n" 52, — Narra 
ana dl lui avventura di viaggio, Celjo Malesfisi, Duecento not>elIe, Venezia, 1609, 1, 50, 

(3) Vol. II, parte II. n- CXLIL 

(4) K, Arch, di St, di Firenze, Legazione a Ferrara j carteggio di 0. Urbani, 
f. 2899; lettera da Ferrara, 14 Bettembre 1579: * . * , Si trova qai M. Angelo In- 
t gegneri . . . qnesto gentilaomo del Principe di Massa , • » >. 

(5) LeUere.h ti** 111. 

(6) CoTTiPAVi Clin JO, Filippo d^Este Marchese di jS. Martino in Rio cit, — A To- 
rino I'll marzo IS44, per inlziatt^a di Pier Aleesandro Paravia, si ce1ebr6 il terzo cen- 
tenarm della nascita del Tasao e fu ptibblicato on volume d occasion e di prose e di fersi: 
Fe8ia aecolare d^lUt nascita ili Torquato Tasso cekbraia in Torino il giomo si Mareo 
MDCCCXLIVt Tiirino, Mari^^tti, 1-^44^ in 8. Dae anni appresso fa palilflicatu da 
0. Bkhrisi, Deir arrive e della dimora di T, Taaao in Torino cit, ove si contiene 
il diaegno di una lapMe, che esiste tuttora^ appoRta nel vioolo Torquato Tasso, sn di 
mnm casa che, secondo la credenza del CibrArio, del Paravia e di altri, sarebbe stata 
del Marchese d'Eate, e quindi I^ arrebbe accotto il Tuso. Ma D. A. Pkrheko pobblico 



^ 300 — 

in qiiella citt;4 andava con qiialche frequenza perche il Taeso avesse 
potHto gi^ conoscerlo; certamente poi Taveva veduto a Roraa sul pr'm- 
cipio del 1573 (1). Queste due circostanze sono piii che sufiScieiiti 
per spiegare perchfe preferisse appoggiarsi al Marchese, al quale pro- 
babilmente in questa occasione indirizz6 un sonetto (2), piuttosto 
che a Girolarao della Rovere, arcivescovo di Torino, che» per I'antica 
amicizia con Bernardo Tasso, parimente gli si em offerto (3). 016 
narra pure Flngegneri nella dedieatoria accennata, ove aggiunge che, 
se il Tasso non avesse trovato altro appoggio, era sicuro di trovarlo 
ne! principe Carlo Emanuele, taoto questi mostro pieti di eosi indegna 
miseria e tale di si alta vtrtii gusto ed ainrairazione; anclie il Tasso 
medesimo ebbe poi a naiTare che da quel Principe aveva aviito offerta 
dello stesso hiogo e stipendio che gi^ gli dava il Duca di Ferrara (4). 
11 2 novembre Torquato scnveva abbastanza calnio e ragionevole 
al cardinale Albano, confessandosi in colpa per aver diflBdato di tutti, 
ancbe di quelli ne' quali doveva raaggiormente aver fiducia; sperava 
perci^ che FAlbaiio,. per essere state comune il soapetto, non si ritenesse 
da lui particolarraente offeso, Abbiamo constatato pareccliie volte questa 
resipiscenza ne* pensieri deirammalato, quando, mutato paese, aveva 
avuto sfogo violeiito la sua mania di persecuzione. Raccontava al- 
TAlbano corae si trovasse presso il marchese d*Este, e, bencli5 questi 
gli avesse promesso stabile appoggio, nondimeno lo pregava di racco- 
mandarlo in modo paiiicolare (5); a questa lettera iiniva due righe per 
don Maurizio Cataneo, perchfe grirapetrasse sollecita risposta (6), L'Al- 
bano infatti fece TufBcio presso il Marchese d*Este con lettera del 
20 noverabre, dicendosi mosso dalla compas^iorie per queirinfelice, e 
asslcurando il Marchese che, se presso di lui quello potesse riacquistare 



una lettera nel giomale II cofUe di Cavour, Tmm, U dicembre 1868^ n" 4H 
(riportata dal Vebme, pp, 50 Bgg.) nella qnale pravC» che la casa di Pilippo d'Eite 
Borgeva Bul lato BiniBtro deiraUaak* FlatzB, Eealo e precisameote didtro i cancelli 
che la dividaoo da Ptazxa Castello^ ed era separata giultanto da an ?icoto dairat- 
tuale palazzo dd Duca di Geneva. 

(1) Cfr. qui addk^tro p. 180. 

(2) Couuiiciat 

Come lo scettro d*opre adurno e d'oro. 

(.() Bernardo Tasso oontrassc amicizia c&I Della B/jvoie mentre qnesti era mi- 
nistro del duca Emanuele Filiberto alia corte di Francia; si leggono parecchie let- 
ters di Bernardo a lui, II Delia Ruvere fu pai creato cardiuale da Sisto V. il 17 
dicenibre 1586. 

(4) Leitgre, II, n" 138. 

(5) Letttre, I. n« 112. 

(6) Vol. II parte I, n* XVIII. 



- 30! - 

la saoii^, tutii i virtuosi gli sarebbero grati (1). Nel medesi mo tempo 
il Cataneo avvisava il Tasso die il CardiBale avrebbe risposto aiiche a 
lui; ma, iinpazieiite, Torquato tosto replicava il primo dicembre alTAl- 
bano, sopplicaiidolo di nuovo della sua protezione (2), e al Cataneo 
rispondeva lo stesso giomo proraetteado di obbodire a quel che il Car- 
djuale gli avrebbe scritto, ma pregandolo che intanto gli facesse riavere 
dal duca Alfonso i manoscritti non solo, ma ancbe qualdie centinaio 
di scudi perch^ pot^sse condurre a fine la sua opera e trattenersi presso 
il Marchese « in una toUerabile poverty », Due raesi, passati io uii luogo 
istesso, avevaoo fatto ricadere il Tasso nelle solite mulinconie. Giik si 
raostrava incerto m dovesse rimanere oppur toniare a Perrara, e, se biso- 
gnasse, spingersi fino a Roma. Tuttavia affermava che, pur essendo da 
meno di quel clie era, I'intelletto, in quel che s'apparteneva alio scrivere, 
resisteva tuttavia, e diceva che in un diaiogo de la Nohilid vedrebbe 
presto quello che avrebbe potuto fare se avesse avuto quiete e libri (3). 
L'AIbano intanto gli rispose il 29 novembre, iacendogli osservare 
quanto a tor to avesse sospettato di tutti, e cousigliandolo benevol- 
mente di non ricadere in tale errore; bada^se ad attendere a* suoi studi 
sotto la protezione del Marchese, e soprattutto si facesse curare dai me- 
dici (4). A questa lettera plena di conforto il Tasso replic6 il 14 di- 
cembre, insistendo perch^ il Cardinale irapetrasse dal duca Alfonso non 
piii quelle grazie delle quali aveva acritto gi^ al Cataneo, ma addi* 
rittura di poter ritcrnare alia corte ferrarese (5). 

Nel frattempo a Torino la sua musa non aveva taciuto; il 10 ott^jbre 
faceva ingresso solenne io citt^ il cardinale Carlo Borroraeo, incontrato 
dalla corte, dal clero e dalla popolazione; aH'indomani aveva luogo una 
grande funzione religiosa coo comunione generale. 11 Vesme suppose 
accortamente che Torquato scrivesse in qyesta occasione quel sonetto in 
cui chiede Feucarestia al Borromeo con tan to fuoco religioso: raa ci6 non 
pu6 essere certo, perche quel Cardinale fece un'altra comunione solenne 
a Ferrara nel 1580, quando veramente Torquato erapiti disposto al mi- 
sticismo che spira in quel componimento (6), Alprincipe Carlo Kmanuele, 



(1) Yol. n, parte O, n* CXXVIL 

(2) XtfO^rrif, I. n" 113. 

(3) Lettere, I, n* 114. 

(4) Vol. II, parte II, n' CXXVIIL 

(5) Lettere.l.n" 115. 

(6) II SQQetto d qaeliu: 

Carlo che pifici m bI felice meoaa* 

Cfr. Vebme, pp. 34-6. — Per la coinanioue geoerale fatla a Ferrara nel febbraio 
1580 cfr. FaiasEt, Op. eit, vol IV. pp. 218-9. 



ancor gioviaetto, ma die di se dava grandi speranze, indinzz5 un sonetto 
di lode (l); questo Principe, che fin da allora dimostrava molto interes- 
samento per le lettere^ come ebbe dappoi, pare^ da quel che accenna il 
Tasso, che si adoperasse anche per fargli riavere i manoscritti da Ferrara; 
certo h che quando il poeta giunse alia corte, il Duca aveva siibito ricer- 
cato i componiraeiiti di lui, e, fra Taltro, era state soilecitato per ciq I'am- 
basciatore a Genova» Nejcrrene di Ne^ro, che nel geiinaio mandava due canti 
della Geriisalemme^ indizio aperto di quanto oraai fossero divulgati (2V 

Ed h opportima [lotare particolannente che il Tasso non naescolo mai, 
anche in s^guito, il nome del duchi di Savoia atle sue niolte querele 
contro gli altri principi e signori d' Italia, ma sempre ne parl^ con 
somnno rispetto e venerazioiie (B); d'altra parte, i duchi di Savoia mo- 
strarono si^mpre di gradire e d'apprezxare i fi iitii di quelTalto ingegno (4). 

Per Maria d^Este di Savoia compose in quel torno una leggiadra 
canzone con Toccasione d'averla veduta danzare eon altre quattro dame, 
€ paragopando le cinque danzatrici alle stelle, d'uoa di loro» che ras- 
somiglia ad Espero, si mostrava piii invaghito: 



L*iiltre io Iwn lodo e mifiij 
Ma te canto e vagheggio, 
Te» die de gli ucchi e de' pender sei segno. 
Co *1 tuo bnve So mi giro 
E Bol per griizin cheggio 
Vederti omai senz'ira e Benza sdegoo. 
Tu fecundar Vingegno 
Puoi CO U soave r&ggio, 
E rinfrescar Tarsora 
Con la rugiada pura 

SI chVbbia frotti e fior TAprlle o '1 Maggio; 
Onde paacia n'adomi 
Gli altari tuoi ne' festt alteri giorni. 



(I) Comincia: 



Sign or ch4n picciol corpo aiiimo cbkdi. 



Cfr. Gahotto, La giovinegga di Carlo Smanuele I nella poesia e negli altri d(h 
cumenti del tempo, estr, dal GU>rn, LigusHcc, 1889» p. 16< 

(2) Vol. II. parte Jl, n- CXXXI. 

(3) Torqoato parln dm Savoia nell© Leitere, n* 124, 147, 161, 136, 595, e nel 
Dialogo De la NobtUa; a Caterina d' Austria, moiifli© di Carlo Emanuele I, indi- 
rizx6 UQ 8onett<j per la nascita, avvonuta nel 1585, del figlio Vittorio Aiiiedeoi 

d'eroe figlia, o d'eroe spoBa, or madre. 

(4) Vol II, parte II, n' CXLII. CCCLXXXVII bis. e CDXXXII bis fra le 
Aggiitnte. 



— 303 — 

Vattene, Canzonetta, c fra le cionue 
Binvira la piii bella: 
A lei t'lQcluna rcverente ancella (1). 

Non bisogna gik credere, come alcuDO ha tat to, che Torquato facesse con 
ci5 una dichiarazione d'amore o alia raarcliesa Maria, o a qyalsiasi altra 
delle dame, com'5 piii probabile; ma appena egli era alquaiito tranqiiillo, 
ringegno e la vena poetica, noiiclie la ^alanteria coitigiana, tosto si ma- 
nifestavano in lui di nuovo. Disse bene a questo proposito il Gorradi: 
a il raggio soave d*amore non lo toccava piii di qnello che occorre?a 
« per animare Testro che in lui era accendibile esca. Se non che il 
* fuoco non durava, perch 6 fugace era quel contentaraento; i nuovi de- 
« sideri, i risorti tiniori, i riniiovati e maggiori sospetti, toglievano 
« la quiete con tanta ratica procacciata ?». 

Per il marchese Filippo comiuci6 allora Torquato uoa serie di dialoghi, 
che quasi tutti per altro rimuto e terminoqualcbe anno dopn, fe questione 
quando scrivesse quello intitolato I bagni o mro de la Pietd, nel quale 
riferisce diseorsi tenutisi una volta eho Filippo fu ai bagni di Lucca. 
lo credo che anche questo fosse comiirciato a Torino, e che poi, nel 1584, 
rinfrescatagliene la memoria dal Marchese medesimo, lo terminasse (2). 
Ma ben di rnaggiore importanza e il piano concepito allora, si come io 
credo, di tre dialogln, nei quaJi si dovevano gradatamente svolgere quelle 
tante questioni cos'i filo?;ofiche come cavalleresche e pratiche, tanb care 
ai letterati cortigiani del secolo decimosesto, intorno alia Nobilfd, alia 
Dignitd ed alia Precedenm, avendo eosi occasione di lodare qiiei prin- 
cipi e quei signori che lo avevano favorito- 11 primo di questi dialoghi 
era compiuto alia partenza di Torquatx^ da Torino (3), ma questa priraitiva 
redazione non ci e pervenuta, perch^ giu iiel 1580 lo assoggeiti), prima 
di publilicarlo, a varie correzioni; gli altri due furono pure ahbozzati 
allora per iotero, perehfe vi sono tali accenni che alludono chiaramente 
alia dimora iu Torino, ma ebbero varia vicenda. Quello della Dignitd 
fu compiuto nel 1581: ma poi il poeta lo trattenne, e, non senza 
nuove correzioni di certo, lo diede fuori solaraente nel 1585 nelFocca- 
sione clie vedremo; Taltro, della Frecedenm^ fu dal suo autore tenuto 
nascosto Bella sua forma primitiva, e poi abbandonato affatto, quando 



(1) Canzone: 



Donne cortesi e belle. 



(2) Dmloghi, I, pp. 1 sgg. — Per la data del 1578 d note vole rbe qaestu ilia- 
logo nel in9« marciano autografo (efr. Appendice alk opere in prasa, p. 59) sia 
iittitcjlato da A. Fomi. — Che lo compiase nel 1584 [Kitrebbe tntendersi da quella 
lettera del vol. II, parte I, n« XXXIll; infaiti il dialogo fu pubblkato nel 1586. 

(3) Lettere, H n- 137. 



— 304 - 

i Bnori casi lo consigliarono a sperare nei Medici, i quali egli aveva 
nel dialogo fiitti inferion a^li Eatensi, trattando appunto della questione 
di precedeiiza fra le due coiti (1). Gli interlocutori in questi tre dia* 
logbi sano sempre i medesimi: Antonio Forni, cio^^ nobile modeaese e 
gentiloooio del marchese Filippo (2), e Agostino Bucci, dal Tasso gia 
conosciiito a Roma nel 1573 come s'h veduto, di fami^lia Carmaguolese, 
lettore di raedicina e di filosofia airuiiiversiU di Torino, adoperata 
spesso dal Duca di Savoia in important! ambascierie, molto lodato 
da' conternporanei come autore di versi vol^an e latini (3)* 

11 cardinale Albano, come si apprende da due lettere del 15 e 
del 29 dicembre del segretario Cataueo (4), dopo ricevuta quella del 
Tasso del primo dicembre, impiegc) subito tut to il sue buon volere col 
duea Alfonso, accordandosi iosieme per cercare di recare qiialelie con- 
forto airinfelice poeta: ed ^ cosa spiacevole di non rinvenire nell'Ar- 
chivio Estense queste lettere. Intanto, lie ^ senza importanxa notarlo^ 
giti Bel dicembre, a Koma credevano che il Tasso fosse ripartito par 
Ferrara, e il Uataoeo di piti credeva che la partenza fosse avvenuta 
come di solito « insalutato hospite »\ indizio chiaro di quanto fosse omai 
jioto questo suo iimore. Ma il Tasso era invec*e tuttavia a Torino, donde 
rispondendo TS febbraio al Cataneo, si luostrava contentissirao della no- 
tizia datagli, che il Dui*a di Ferrara, quel principe di cui poco innanzi 
fuggiva lo sdegno, lo raccorrebbe di niiovo (5). Ben egli avrebbe voluto 
partir subito» ma il Marchese d^Este non gli diede licenza, promettendogli 
di condurlo egli stesso in quaresima: e ci6 non era forse senza ragione, 
poichfe Filippo, aveudolo aotto gli occhi, poteva gindicare se il poeta era 



(1) V. quelli della ]^ohiU(k e della Ui^nita nei Dialoghi, vol. II; quello della 
Precedenm nella mia Appchdice aUe opere in proaa, p. 107 sgg. — II prof, Vit- 
torio Rossi rect^nsetido que8t*ultiiii& pubblicazione {Giorn. stor, ddJa kit. ital, XX, 
pp. 289-90) avanzftva la Bappoaizione cbe i dialoghi della Nobiliii e della Digniia 
nella forma definitiva esclndessero qnello della Precedenza, cbe percit) fosse laaciato 
ia dimenttcanza. Ma a me non pare cbe tutta la materia dt qucato sis. traaportata 
tielle redaziool defloitlve di qudli^ e ten go fermo che la causa deiresclusione fosse 
soltanto ta delicata e difticile questione della precedenza tra i Medici e gli Estensi^ 
che il Tasso areva affrontato, cojue gli altri letterati e dipluinatici ligi a ^asa d'Este. 

(2) Antonio di Oabdele del Fonio con atto del 1589 ebbe in dono da Carlo 
Emanuele di Savoia la tenuta della Grangia di Valgioia, da trasmettersi agli eredi, 
in ricompensa dei servigi prestati; fu cavaliere dei SB, Maurizio e Laizaro; inori a 
ValladoMd nel 1603 (cfr. Cavkdoni, Saggio delle giunte e muiaiioni cit,. p. 44 fiO* 

(3) Su di Iqi cfr. Mazzucbelli, Scrittorl H", V* 2268. — Vesmk, pp, 4042. 

(4) Vol. II, parte II n* CXXIX e CXXX. 

(5) Ci6 si apprende dalla lettera del Tasso, poicbd neppir la risposta del Duca 
alFAIbano bi ^ trofata fra le minute ducat j alPArchivio Estense. 



- 305- 

in condizione di presentarsi alia corte Del trambusto delle nozze che 
Alfonso stava per contrarre con Margherita Gonzaga. Ma a1 Tasso, che 
voleva doveva sempre agire di sua testa, pareva invece questa occa- 
sione propizia, e gi^ essendosi congratulate col principe Yincenzo Gon- 
zaga, fratello della sposa (1), faceva sapere al Cataneo che, con buona 
pace del Marchese, cercherebbe altro mezzo per tomare a Ferrara (2); 
fu per questo forse, che Filippo tenne poi per qualche tempo il silenzio 
con Ini, di che egli si lamentava col Forni, al quale seguit5 a scrivere (3). 
11 10 ringraziava direttamente TAlbano, facendogli sapere di aver scritto 
a Scipione Sacrati, cameriere segreto del Duca, promettendo < di la- 
« sciarsi purgare e di trattare co' suoi in quel mode che Sua Altezza 
« desidera > (4). 11 duca Alfonso aveva anche questa volta aderito al 
desiderio del Tasso, ponendo le medesime condizioni della precedente: 
ma tale era omai Talterazione del poeta che poca speranza rimaneva 
ch'egli potesse mantenere ci5 che prometteva. Siibito dopo questa lettera 
Torquato lasciava Torino (5). 



(1) Vol. II, parte 1. n» XX. 

(2) Letter e, 1, n» 116. 

(3) Lettere. II, n<» 557 c ii» 558. 559 e 560. 

(4) Utter e, 1, n» 117. 

(5) Accenner5 qui a due qaestioni omai risolte : la prima h la falsificazione, fatta 
(lal Malacarne, di ana lettera del Tasso al Botero, n'ella quale quegli avrebbe 
dichiarato di aver trattn 1* inspirazione dei giardini d*Arinida dal Begio Parco, 
cominciato a costraire da Emanaele Filiberto; dimostrarono falsa la lettera il 
Campori, Di una lettera apocrifa di T. Tasso cit., e, con pi^ esattezza, il Vebme, 
pp. 58-64. — 11 Vesme medcsimo poi dimostrava che gli accenni storici contennti 
in nn sonetto attrlbaito dalle modernc collezioni al Tasso: 

Pianta regal che gik tanVanni e lastri^ 

non potevano riferirsi a Carlo Emanaele 1, cai sembraya indirizzato. Ma il sonetto 
non b del Tasso, bensi del Qaarini, tra le cai Rime, Venezia, Ciotti, MDUC, si 
legge a c. 29 r., e non apparc attribuito al Tasso che molto tardi. 



SoLiBTi, Vila di Torquato Tatto 80 



T V- \ ^ 'c^ <, 



XVI. 



Torquato e accolto a Ferrara in casa del Cardinalc d* Este. — Le nozze del Daea 
con Mirgheriti Gonzaga. — Torquato inalooateato non vedendoAi carato. — 
Scoppia ia fhrori ed b rinchiuso in S. Anna. — L*aspedale e la prigione del 
Tasso. — Condizionc del poeta in S. Anna. — II priore Agostino Motti. — 
Rime o lettere scritte nei primi tempi di detenzione. — £S visitato dal prin- 
cipo Vincenzo Gonzaga, per il quale scrive il Messaggiero. — Altre rime e 
nuovc farie. — La lettera aatobiografica al cardinale Boncompagni e la sup- 
plica al Popolo Napoletano. — Acqaetatosi, compono il Qonzaga, il JRmneo, 
il Padre di famiglia. — II Montaigne a Ferrara. — Elelazioni di Torqnatu 
con la sorella e coi nipoti. 



[Febbraio 1579—1580]. 



In inal punto giungeva Torquato a Ferrara tra il 21 e il 22 di feb- 
braio 1579; il 24 scriveva al Cataneo: «... io qui ho trovato quelle 
<x difficoltii che m'imaginava, non superate punto n& dal favore di Mon- 
« signer illustrissimo, n& da alcuna sorte di umanitk ch'io abbia saputo 
« usare »; e al Cardinale lo stesso giomo: « II signer Maurizio mi 
< diede con sue lettere intenzione che, venendo io a queste nozze, im- 
« petrerei da Sua Altezza in grazia la restituzione de' libri e de le 
« scritture e il mode di vivere: al che sono assai dubbio se sia per 
« corrispondere queireffetto che desidero, perchfe mi par di conoscer 
« Tauimo del signer Duca assai indurate contra di me » (1). E non 
manc6 dipoi di rinfacciare piii volte alFAlbano le mancate promesse, 
bench5 fosse raccolto in casa del Cardinale d'Bste, presso il quale TAl- 
bano aveva fatto i medesimi uffici che presso il Duca (2). Narra 



(1) Lettere,], iv 118 e 119. 

(2) Ci'» si sa dal Tasso; ma nii lett«?re dell'Albano n6 deir Estensc ho trovate, 
ed il Tasso non appare nei rcgistri di casa di qnest'ultimo ; forse, trattandosi di 
pochi giorni, non fu scgnato. 



— 307 — 

Infatti il Tasso nella lettera autobiografica al Buoncompagni : «.,,?enni 
< a Ferrara chiamato dal Cardinale AlbanOi il quale m'aveva fatto scrivere 
^ molte cose de raraorevolezza M Cardinale d'Este verso me; in raodo 

chlo poteva comprendt^re che» secnndo il suo giudicio, piil doveva dal 
■« Cardinale d*Kste promettermi, che dal sigfior Duca di Ferrara, o pur 
^ del magnanimo Cardinal de' Medici. E giiinto in Ferrara, non fiii rac- 
« colto da akuDO che dipendesse da Sua Altezza Sereuissima, ma da' tlipen- 
« denti del Cardinale d'Eate * (1). Soverchia impazienza perd dimostrava 
il Tasso quando, dopo due giorni, gik accusava eon alte grida gli Estensi 
che non gli osservasaero alcuna delle promesse fatte; uella lunga dimora 
a quella corte egli uoii aveva affatto imparato quel che importasse la 
€ortigianeria in certe circostiinze- 

Giii fino dal gennaio si facevano grandissirai apparecchi per le nuove 
nozze che il Duca stava per contrarre e dalle quali si attendeva I'erede 
che salvasse alia casa Estense il diieato di Ferrara. Ora, appunto il 
25 febbraioja principessa Margherita Gouzaga, la sposa prescelta, incoii- 
trata fino a Revere sul Fo, dal duca Alfonso, veniva a feruiarsi alllsola 
-di Belvedere, per fare due gioroi dopo Viiigresso in cittii: ma intanto 
la notte medesima raggiyngeva segretanneijle lo sposo in palazzo, tor- 
nan do la mattina a Belvedere, Ho descritto alt rove (;2) i parti col ari 
<3i queste nozze, gli addobbi della citl^, le feste continue alle quali 
€ra concorsa tutta !a nobilt^ dello Stato, non solo, ma anche quella di 
Mantova: che venne insieme al priucipe Vinceazo, fra telle della sposa, 
ed a parecchi altri dei GoBzaga^ tra i quali il giovane Don Ferraote, 
signore di Guastalla (3). Dopo le giostre» i tornei, le naascherate, i 
halli ed i banchetti in Ferrara, si protrassero per tutto il mese di 
marzo le gite e le cacce nei luoglii di piacere dei dintorni. 



(1) Letiere, U. u" IM, p. 88. — Cfr. ariclie n* 138 c 142. 

(2) Ferrara e la corte eaiense cit., pp. xxvtJi-ixxv. 

(3) AvFi}, htoria della citta t ducato di Gumtalia, Guistalla. 1785*87, t. Ill, p. 70: 
« Per meglio ainiurai istraendo [Oou Ferraute] prupose di renders! iimici i \*\iM colebri 
« uomiiVi deireta ^ua, ouJe volendosi recjir u Ferrani per easer |>reaente alle nozite di 
< Alfonso £1 d'Este, celebrate in queati glomi cun Margljerita, iigha di Guglieltim, 
€ duca di Mantuvap vuUe fennnrsi ud Muniatero di S. BtinedL'tW di Volirutie per 

• cunosccrvi il p. Don Angeb Grilla^ aomo chiarisiinio di iiuelhi cXk e nuto per lo 
« sue rime. Quiiidi giunto a Ferrara, e avuto il con ten to di vodervi arrivare il ce- 

* lebcrrinio Turquato Tasso, niun altra losa \nh ebbe a cuore, che lo Ktrir»|^*Tsi a 
« lui detla piii dolce nmnlcra, cliiedeiidugli preniurosamciite varii coniponitueiiti suoi 
« che rc-ee cou dilig^-iuri truiscrivere *. E qai annota conns mdle Fike di coniputi- 
steria del 1579 noH'Archivio di Guast^iUa* trovaasi pagati alcimi denari h nn certo 
iiiesi{>r Carlo, che aveva ricopiata le rime dol Ta*»o. Ma, dispeiao qoLdrArchivio, 
nella parte trasportata a Parjua nun v'^ alcana carta della computisteria. 



— 306 — 

In tali circostanze ehi poteva atteodere alle qtierele del Tasso? A 
chi coi^osca certi particolari deironiinamento della corte Estense parr^ 
certo gran cosa che gli si sia offerlo, in quei momenti, ralloggio nel 
palazzo del Oardinale, quando sappiamo dai regisiri di corte che non 
T'era luogo sufiBcente per tutta la nobiM intervenuta: eppure Torqiiato 
gridava appunto per ralloggio. 

Abbiaino inoltre tracce ch'egii fu avvicinato dal principe Vincenzo 
e da Don Ferrante, e vedrerao die non gli erano chiuse Ic case de' prin- 
cipal! ferraresi, n^ la corte; raa non poteva pretendere che il Uuca 
e le Principe&se gli dessero ascolto in quei momenti, quando forse nep* 
pure leggevano i niimerosi versi da lui in tale occasione compost!* E 
qiiesti sono la migliore riprova che in lui il seiiso poeiico rimaneva 
aiiche alFultimo incontaminato: poiche, ad esempio, per il sapore catul- 
liano e per la felicitii del versOi il dialogo pastorale allora composto h 
un vero gioiello (1). 

Perci5, per quanto noi deploriamo la infelice condizione del poeta a 
ci commoTiamo ai lamenti ed agli angosciosi suoi pensieri, non pos> 
siarao non riconoscere inopportune le sue insistenze qnando, intorno al 
10 marzo, riscriveva all'Albano: * Siipplico diiuque Vostra Signoria 

* lllustrissima, che voglia in raio favore scrivere al signor Duca di 

* Ferrara cosi efficaceraente^ ch'egli mi restituisca la provvisione e il 
« luogo che gi^ mi dava ne* suoi iservizi, o almeno mi dia ne la sua 
« corte alcon luogo egiiale al primo che io aveva »; e in un poscritto„ 
proprio: « Sopratutio la aupplico che voglia far si ch*io sia accorao- 
« dato di alloggiamento stabile, ov'abbia comodit4 di studiare » (2)^ 
Ma questa lettera eosi recisa nelle frasi contro il consueto» sen/a la- 
menti, pare dettata nella massima concitazione d'animo, in quella calma 
che precede di poco la tempesta; cio6 « quando venne in qtiella riso- 
« luzione per la quale fu imprigionato » (3), 

La sera di raercoledi, U marzo, Torquato esce di casa: tutta Ferrara in 
festa accresce il auo turbamento, che presto si muta in un impeto d*ira^ 



(1) t quellu: 

DimtnT, meato pas tore ; 

neUe Opere minori in verm, vul, HI, pp. S99-40S. — E falto quento dialogo in"' 
ooncorrenza del Fa I tro del Guartni: Dimmi^ gentil past&re^ che fa erroneamerite attri* 
buito anch'esso al Tashu nelle edizjoni del seoolo decimosettimo; cfr. GrARiM, Operet. 
Verona, TumerMiani^ voL U, pp. 176-78, 

(2) Letttre, 1, n° 120, — Questa lettera ha la data 12 marzo; nm vedendjsi 
che irrefutabilmente il Taaau fa chiu^o in S, Anna la sera delTll, quella data 
dev'esaere erronea^ pnty essere del 10 canfoDdendosi nelU gra^a del Tasso tl ^ e- 
Io Of deiril ancora per errore del Taaao raedesimo. 

(3) LeUere, H, n" 133, p. 88. 



v> o \ , ^ 





• •• • 



— 30Q - 

Ta al palazzo di Cornelio Betitivofflio e noB trova che le dame: la moglie 
Isabella Bendidio e, forse, k soreUa di lei, Lucrezia; le figlie Laura e Mar- 
gherita; la loro vista non basta a fi'enarlo, prorompe in escandeseetize e 
in parole ingiuriose verso il Uuca, verse la sposa, verso i principi Estensi, 
verso tutti (1), Di % furioso, s'avvia verso il castetlo ducale: vuole 
pari are alia Duchessa, pregarla che gli faccia rendere i suoi manoscritti^ 
il suo poeraa, il suo onore^ che lo salvi dai netnici che lo perseguitano, 
lo vogliono eretico, lo vogliono morto; le dame, la Peperara^ la d'ArcOt 
la Cavriaui, la Costabili e le altre, spaventate, lo trattengono, ed egli 
flcaglia nuove invettive, nuove coatumelie; accorre gente, il Duca ^ in- 
formato di quanto avviene: Toiquato 5 portato aU'ospedale, li a cento 
pas&i dal Ca^tello, e, come pazzo, h messo alia catena (2). 

Forse in qiiesti giorrii, quando ancora non s^era sparsa la triste nuova, 
un poeta amico, con strano contmsto, chiedeva : 

Til che di si leg-g^iadri aid p^nsieri 

Nudri^ti an tempc fortonato il core, 

E, per solu acquis tar gloria e splendore, 

Canta8ti del Bnglione il &anto impero; 
Dimmif or rhe fni'? Tra darao 6 cavalieri 

Dj cortesia ragioui e di ralor^, 

mostri lor c«»tne sol paote A more 

Far chinu i nostri dl torbidi e tieri? 
Ma, se ci6 fosse, dtji^iate tt care 

N'apporterift la fama altrui novelle, 

Ch^ de' taoi fdlti illustri & messa^giem. 
For»c ch*or dorme la toa raente a!bera, 

I,ieta die To pre aoe wmpre piii chwre 

Vegeteran co 1 eole e con le stelle? (3) 



(11 ATera seco il poema ? Scrivendo il 25 marza 1581 a tppolilo Bentifoglio« 
musirando eospettare che il pi^etiia fosse stato divalgato dal padre di lui, dieeva: 
•« sapendu d'ayerlo lasciato lutto in casa vostra . . . >. 

(2) Vol. II, parte II, n' CXXXll e CXXXIIL — Cos! bo creduto, per pella 
poca conoscon^a che ho del la corte Estense di quel tempo, di interpretare questi 
documenti. Le « cose disonette * furono certarnente injtitirie ag'li sposi che, nel loro 
Millio, nen badavuno al poeta, — Si noti ancora che i laoghi destioati ai puzzi 
i]t3gH 09peda1i erano boji different! da qfielll che oggi 9ono; la catena corrispondeva 
alia odierna camicia di foria. Cosi tl Prevosto di Ferrara, Trotli, scrlvefa al Car- 
finale d*Eate il 22 ottebre 1583: «... La sigoora Donna Marfisa o signora Ben- 
« tivoglio non sono ancora tornate dalla fiera di Rovigo: la qual signora ha condotta 
< seco nn giovine bologne^*:? dottore in pazzia^ qual al suo ritorno aara accomodato 
4 di guiaa che lo metteranno ai ferri , . . *, 

(8) Hiine 1 del Sigtmr \ Rappaello | Gualtekotti. | Al Serenissimo Don Francesco 
Medici \ Stmndo Gran Duca di Tascnna | In Fiorenza, | Appresso Bartolomeo Ser* 
martelli | MDLXXXl, in-i, n. n,; il sonetto « Al Sig. T. Tasso > ^ nel v. della e. H2. 



— 310 - 

L'ospedale dl S. Anna, fondato dal beato Giovanni da Tussignano 
nel 1444, era gi^ stato accresciuto con Tunione d'altri piccoli ospedali 
nel 1473. Agostino Mosti, die ne era priore da moUi anni al tempo del 
Tasso, lo aveva pure allargato ed abbellito (1); oltre al luogo per gli 
ainmalati, vi era tana parte destinata a ricoverare i paxKi; ci6 non toglie 
che nn cronista del secolo scorso non lo chiamasse * iino stallo ed iina 
« spelonca », nelFoccasione che fu riattato quasi dalle fondamenta (2). 
fc notevole die nessuno dei inolti cronisti ferraresi^e neppure queH'ac* 
curato storico che fu il Prizzi, che pure discorse del Tasso nelle sue 
Mcmorie per la storia di Ferrara, nella Guida del fcresHere per la 
cittd di Ferrara stampata nel 1787 (3), parlando delTospedale, facciano 
renno della relegazrone di luL 

Ma eei prirai anni del nostro secolo si cominci5, non h noto come 
n^ per opera di chi, a mostrare una stanzaccia terrenu corae il luogo 
dove il Tasso era stato ritenuto per moUi anni. La^ciando da parte 
la durata del soggiorno, che 6 proprio della leggenda di alhingare il 
tempo, se una tradizione eontinuata ci avesse conservata Ilndicazione, 
la cosa sarebbe stata anehe credibile: poich^ quel luogo, ed un altro 
contiguo e simile, hanno veramente Taspetto di prigioni o di camere 
di sicurezza; e si sarebbe potuto credere che, durante gli aecessi 
furiosi, il Tasso, come gli altri pjzzi, fossero rinchiusi la dentro. Ma 
una indicazione nafca dopo due secoli e mezzo, e per effetto certamente 
della leggenda mmantTca intorno al Tasso (4), non pu6 avere alcuna 
eonsistenza; cosi che non si pu6 oggi Rssare piuttosto Tuna che Faltra di 
quelle camere, percht entrarabe forse servivano alio scope. Tuttavia, un 
magistrato del primo regno italico, Costantiuo Zacco, e la Congre* 
gazione di Carit.^ ne fecero restaurare una nel 1812; Tabate Giro- 



(1) GuARTKi M. A., Compendia historico delle chiese di Ferrara, FerrAra. Bal* 
diiii, 1621, p. 211. — Barivppaldi, DeWhistoria di Ferrara, F*?Tram, Ponmtelli^ 
1700, p. 234. 

(2) Oljvi, Cronaca di Ferrara, t 11, p. 813, anno 1748, ms. alia Bibl, Coirm- 
nale di Ferrara. 

(3) Ferrara, Pomatelii, pp, 91-2. 

(4) Crcdu die sulk indicazione del Inog** influissero aiiche qoei verBi del Tusstv 
ndla canzone magnanimo figliOt scritfa al Duca di Ferrara: 

Votgi gli occhi clemente, 

E vedrai, dove langoe 

Vil volgo ed ei^ro pi^r pieta raccvlto, 

Sotto tuttt i dideDti 

n tuo gik servo . . , 

Ma ci6 nun vuul dire altro ne non che i paz2i erano al piano terr«no. 



•v 



^lan 




-3ii - 



I 



amo Baruffaldi, iuoiore, dettd una lapide marmorea^ erronea nellc 
spirito e nelle date, che fu poata il 3 agosto 1815, airesterno della 
staozetta, e eomioci6 il pio o curioso pellegrinaggio dei creduli fore- 
stieri tra i quali il Byron: che voile essere riDchiuso in quella cella 
per provare e comprendere le sensazioni del Tasso, da lui perCt rese 
pittttoato freddaraente piii tardi. 

Una illustre gentildonna, Ginevra Canonici-Facehini, accompagaata 
dairingegnere Giovanni Tosi e dal rauratore Antonio Kondina, esegui 
il 5 dicerabre 1827 akuni rilievi, e riconobbe una stanza a volta, alta 
metri 2.13, larga 3.18, e lunga 6.45; con muri piuttosto grossi, e con 
la porta, raassiccia, e la finestra, piccola, con inferriata e sportello, eon- 
tornate di pietra viva, e il pavimento in mattoni. Tale stanza, ceutrale 
ad altre, prima di piti recenti costruzioni, dava sopra un cortile di circa 
25 raetri qnadrati. La conclusione fu che lo si credette un magazzino, 
adattato ad uso di prigione proprio per il Tasso (1): ci6 a torto, perch e 
aoche la stanza adiacente h^ come dissi, affatto simile, ed entram]>e do- 
vevano essere vere e proprie camere di sicurezza. 

Ma tosto in una nuova guida di Ferrara, apparsa nel 1838, del dotto 
Francesco Aventi, si leggeva: € Sino al principio del 1800 niuno ha 
« mai scritto o pensato che questo locale avesse potiito considerarsi 
« come prigione del Tasso, Serviva a magazzino di earbone dello sta- 
« bilimento, e come tale lo ricordano tutti i vecchi iDservienti che 
« ancor vivono j^ (2). 1 medesimi dubbi esponeva poeo dipoi aoche il 
Valery, il quale dichiarava di aver trovato i dotti ferraresi molto acet^ 
tici 3U questo argomento (3). Ci6 non valse: il Muiiicipio di Ferrara, 
in occasione del centenario ariosteo ne! 1875, colloco sulTesterno del- 
Fospedale una lapide, con la (|uale venne a dare conferma ufficiale 
ad una falsa credenza {4\ Ma ora, conforme al veto espresso dalla 
Ueputazione feriarese di Storia Patria, il P luglio 1894, in seguito ad 
una raia relazione, e da sperare che eon I'occasione de) terEO eentenario 
della morte del Tasso, siano modificate nello spirito e nelle date, cosl 



ti) Delia pr iff tone di T. Tmso cit.; dove in ana nota si narm del Byron. 

(2) // servitore di piazra. Onida per Ferrara^ Ferrara, Pumatelli, 1838, p, 99. 

(3) Op. cit.: • J*eu8 occasion, le &otr, de canaalter h ee Bujet quelques bummes 
« instrnits de Ferrare, et j'appns que pas un d'eoi ne croyalt a cette tradition 
« C'lntredite par l»?s fatta bi3toriqiiv*s et IViampu des lieoi f. Piii ^otlo ag^iangei 
* Goethe* d'apres le rappart d'an voyatreur spirituel (M, Ampere, dans Que lettro 
« eiTite do Weiniar, Le 9 mai 1^27), sontient que k prison da Taase est on oolite^ 
« et qull a fait la-dessus de grandes recherches >. 

(4) V, la lapide interna, dtd BiirufTklli. e Pesteraa, cbe ne * la parafraai, net 
FiKKAiizi, pp. 462-3* 



— 312 — 

la lapide interna suUa presunta prigione, come quella collocata aU'e- 
sterno deH'ospedale (1). 

II Tasso fu chiuso in S. Anna da principio nelle celle dei pazzi furiosi, 
e gli fu posta la catena (2) : non a torto, cb^ percuoteva perfino un de' guar- 
diani, credendo, com'egli dice, che quello volesse essere percosso (3). Ma 
dopo pocbi giorni dovette essere trasportato in un luogo alquanto piu largo 
e pib comodo, se potfe dettare quelle lunghe lettere al Boncompagni, 
ai Seggi e al Popolo Napoletano, con la narrazione delle proprie sven- 
ture. Ci6 si ricava dalle sue lettere stesse; la prima, al Gonzaga, del 
maggio 1579, <> datata € dalla prigione di S. Anna»; ma stlbito 
dopo egli scrive « dallo spedale di S. Anna»; poi, indifTerentemente, 
€ di Ferrara », e gi^ il 25 marzo 1581 « dalle mie stanze di S. Anna » (4). 

Osserviamo invero che egli scriveva dapprima, nel maggio 1579, al 
Gonzaga: « . . . e M timer di continua prigionia molto accresce la mia 
« mestizia, e Taccresce Tindegnit^ che mi conviene usare; e lo squal- 
« lore de la barba e de le chiome e de gli abiti, e la sordidezza e il 

< sucidume fieramente m'annoiano, e sovra tutto m*afKigge la solitudine, 

< mia crudele e natural nimica...» (5). Ma un anno dopo, nel maggio 
1 580, al Boncompagni parlava di quella prigionia come di cosa passata : 
«... Questo solo le vo* dire, ch'io sono state oltre quattordici mesi infermo 
« in questo spedale, senza avere alcuna di quelle commoditadi cbe si 
« sogliono concedere a* plebei non ch'a gentiluomini pari miei. N6 meno 
« mi sono state negate le medicine de Tanimo, che quelle del corpo; per- 
« ciocch^, tuttochfe qui sia un eap^jellano (persona, per quel ch'io imagine, 
« assai intondente), non h mai ne la mia infermitiH venuto a visitarmi, o 
« ad usar meco alcun atto di misericordia: e se ben io ne V ho pregato, 
« noti ha voluto mai o confessarmi o comunicarmi . . . > (6). Da ci6 appare 

(1) V. il mio articolo La prigione del Tasso a Ferrara cit., e ora la delibera- 
Kiono presa, nel vol. VI do^Ii AtU della Deputazionc. 

(2) Delia catena s'd veduto; che fosse mcsso « ne le prigioni de lo spedal di 
« S. Anna », dico il Tasso niedesinio in Lettere, II, n* 133, p. 88. 

iM) Lettere, 11, n* 162, p. 122: c . . . io non nie^ ch'io non percotessi V aomo 
« custode do la mia prigione ; ma che nondimeno gli ho voluto dare qaello 8odis&- 
« /i«>ni che aomo do la sua condizione potesse desiderare; ed a me pare ch*egli non 
€ pottsse rioeiwirla maggior di quella chMo gli diedi con queste parole; ch'io il 
« peroo>si oredendo chVgli volesse ch*io il percotessi ... ma da che il percossi son 
« pas^iti due anni ; c dopi> egli ha avuto uno scritto di mia mano, col quale io gli 

< prometto dueoento cinquauta soudi c^^n alcune condizioni; al quale mi repato obli- 

< giUo non Solo in quol modo che vuol la ragione civile, ma che richicde ancora la 
« cortesia di ^entiluomo . . . >. Povero Tasso, che ragionamenti ! 

[\^ Lettere, 11, n 150. 
•yh) Lettere, II. n' 124. p. 61. 

[^\ Lettere, II. n*^ 133, p. 89. — E infatti da quando fa rinchinso nel marzo 1579, 
a quando serisse al Buoncompagni nel maggio 1580, corrono appunto qaattordici mesi. 



chiaramente che nei primi mesi il Tasso fu riteoato pazzo intera- 
mente, se, corae usava, gli furooo negate le praliche religiose; ^ certo 
quindi che fu assoggettato al regime dello spedale: ed h deplorevole che 
siano andati perdu ti i registri di S. Anna (1), perch^ forse questi ci 
avrebbero dato qualche lurne maggiore sul locale e sul trattamento. 
GiJi nel maggio 1580, come s' h v€duto dalla lettera al BoDCom- 
pagni, era avvenuto uu prtmo migliorametito nella stanza e nel vitto; 
inoltre apprendiamo dai registri della corte Estense che nel giugno 1580 

Ik guardaroba ducale prestava al Tasso un baldacchino per il letto (2); 
6gli doveva dunque avere una camera convenientemente arredata. Cib 
6 confermato anche dalle lettere con le quali, dopo iiscito di ]k, nel 

^1586, corae vedremo, chiedeva la restituzione delle robe di sua pro- 
priettk» quali sedie, peltri, corami» arazzi, il ritratto del padre e casse 
di libri; naturalraente per tutta qtiesta roba occorre piu di una stanza: e 
crederei precisamente ciregli avesae una camera da letto e una da studio, 

I dove anche riceveva gli amici o i piincipi che talora lo visitavano. 
Potrebbe essere che tali stanze fossero di quelle prospicienti sul primo 
cortile a sinistra di chi entra, il cui portico ha TaKpetto di costruzione 
del cinqueccnto. Uo niiglioramento nel vitto dovette a? venire g\k nel 
1579 medesimo, nove mesi airincirca dopo I'arrestx), perchfe nel noverabre 
vediarao ricorainciare alciine forniture al Tasso di uova e, poi, d'una 
libbra di burro alia settimana, Questa libbra di burro per il signor 
Tasso ammahito (3), si continua a trovare regolarmente nei registri di 
spenderia ducale per gli anni 1580, 1581 e 1582 fiuo al oovembre, 
quando il Tasso, come vedremo, ehbe trattamento ancora pid largo e 



(1) Not! soR'j airOspedale, nii aono passati aU*Archiwii> ComDDale. Li cerc6 gift il 
dotto L. N, Citta^lella per iucanco del uiarcheae Giuseppe Campori, come bo potato 
rilerare daUa luro corriipondeiua ; io non traacurai alcana nuova ricerca, nia sen^ta 
alcun risaltato. 

(2) Doe. XXVIII. 

(S) Doc. XXIX. — 11 burro per ammalati si trova notato nel rej^istri aiiche per 
altri; ad esempto, per alcono del pazzi o per aUr»j (^errtiltiomo, e una volta anche 
pttr un commediante, Dal trattato di un medico, fiimo!>o ai sua tempo, cbe euro pre- 
cisamente anche il Tasao, ina piii tardi, si pu6 capire perch^ si dava questo burro: 
Heehoii\hi MERcuaiALi^, Variarum Lectumum in medicinae scripioribus^ ecc, V«- 
oetiis, a pud lunUs, MDXCVIU, lik l^ c, xvi, p. 17, corregge Plinio, che dice il 
burro < aatringere, rumllire, r<*plere, purgare », cosi: « nam praeterquam quod duo 
« ista libi adversantur, mollire et astringere, a nullo quoque auctore^ butyro aatrin- 
« gendi racuUateni attributam legi: neque id rationi et eiua temperaturue consonum 
« videtur. Quo circa pro aslringere, digerere restituendunk dnoo: cum praecipaaf 
« quani butyn Galenas adscribit, facoltas sit digerendi ris ». E il Tasao inf&tti 
pativa di stomaoo e di iniestini. 



- 314 — 

gli fu ridato interamente il vitto dalla cucina diicale (1). Svaiiisce cosi 
la leggenda della prigionia e del uial trattaraento, e piti svanir^ quando 
Bapremo che siibito, nel 1580t e poi piii altre volte fu tratto fuori 
di S. Aniiai fino a quando nel 1583 gli fu conceduto di iiscire rego- 
larmente alcune volte alia settimana, accompapato da gentiluomiBi, ^i 
fu condotto anehe a corte (2). 

Priore delTospedale era, come ho detto. da molti anui, Agostino 
Mosti, che il Tasso chiami^ * gentiUiomo amator de la religione, che 
* ha senipre pei'segoitati gli eretici con zelo di cattolico inoamorato dij 
« Cristo, e geiitiluomo di tanta cognizione di lettere e di tanta coiiosia^l 
€ che uh per difetto di volont^ nfe per mancamento d'animo e di giudicio 
« sarebbe cosi rigiJo verso di me, se non gli fos^ne comandato 3> (3). 
Cotesta lagnanza e qualclie altra che il Tasso fece del suo carceriere (4)» 



(1) Ecco Telenco del libri di R|R'iukria da ivie etaminati nel R. Arch, di Statu iti 
Modena; Caaaj Amministrurionoj Registri del 1580 1 le settiniBtie dispari aano k-nule 
da Ippi>lito Biancliino; manca il resist ro «le!le settinmiic pari. — Registri del 1581: 
settiniane dispari da Perecino Visdomini lino ul 14 ottobre, poi inanca; settimaiie pari 
da [ppolito Bianchino fino al 2 settembre, poi matica. — Registri 158^, fiettiinnno 
dispari, vol. 1 fino al 9 f^iugno, vol. II finu al 31 dicembre, da I ppolito Biancbino; set^ 
tiiiiaiiQ pari, vol. I manca, vob II dal 27 Bettembre al 31 dicembro. da Girolamo Checca. 

(2) Bencb^ debba a' projiri luojrhi parlare di tjueste asiTite, stimo non inatile ri- 
corJai'e ijisiemo i doctimenti dw ne t'amio ricordo: 15 gerinaio 1580 (LetUre, \l^ 
n'> 1B2); 16 giu^^no 1581 [Lettere, U, n" 160); 21 lugiio 1583 ed altre volte (vol, 11, 
part' U, n^ GC); 16 a^osto 1583 {Lettere, 11, n'' 249); 3 ottubre 1683 (vol, 11, 
parte H, n* 259); 11 otlobre 1583 quando uidva gia regoJarmente due o ire volte 
uUa lettimana (vol, II, ]Kute II, n* CLXX); 1" ficttembre 1584 condotto aoche in 
villa (vol II parte H^ n" CLXXXI); 12 ottobre 1584 {Lettere, II, ir 305 e <iui vuL U, 
parte II, n* CDXLll); 23 febbnuo 1585. iiscite consactc {Lettere, II, ti** 342; cfr. 
tr 545); 16 giu^no 158ri (vol II. parte 11, n* CXCIX e Lettere, 11. n» 390); per I'u!-^ 
timo periodo del 1586, v. Lettere, u' 501, 504, 507. 525 e vol 11, parte 11, n-^ CCLI. 

(3) Lettere, II, n* 133, pp. 88-9. 

(4) Lettere^ II, n" 288, ove si lamenta die Mosti permetta ch*egU sia dlstur- 
bato daglt altri aminalati e dagli inservienti dellospf^dale; ma soiio eose inevitabilL 
Noto che il Tasso non allude al Mosti nella lettera alia sorella {Lettere, II, n' 160) 
eome mostrd di creilere il Serassi, nii al Dtica, come annoti) il Giiasti, bensl al car- 
dinale Loigi. — Al Mosti diresac duo sonetti borlescbi: 

— Signor Moatti. il voatr*orto ^ cobi grande 
^ Cosi anni il Ciel vi dia saggio Agostino; 

due nioraleggianti: 

— Agostin, fra lodati ^ quel primlero 

— Qiiosto ove prima sempliee e aincero; 

e dae altri poco innanzi ehe quegU morisse: 

— L'et4 ch'ii quasi oscura e fredda sera 

— Or cbe qaella chl passi e i membri acqueta. 



— 315 — 

ben si compreiniono da parte sua; ma oon reggono per iDdicare malva- 
gita d animo ml Mosti, qiiando si veggaoa le infinite lodi dategli impar- 
zialmente da cronisti e da storici. Allievo deirAriosto, conserve sempre 
per il grande poeta somtna venerazione^ e gli eresse il primo monu- 
mento, nel 1573, in S. Benedetto, a spese proprie, apponendovi una bella 
hpigTafe (1); fu lodato autore di rersi latini (2), e ct lasci6 una inte* 
ressante descnzione della vita ferrarese al tempo della sua gioventii e 
qualche reliizione di feste avveniite al suo tempo (3). Quando raor)» il 
21 agosto 1584, fu da tutti compianto, e un cronista scriveva esser egli 
statoi « Gentiluomo di molta bontil e piet^, che restitui quell'opera 
« [di S. Anna] mi rabi line rite, e fa molto amorevole a quei poveri in- 
€ ferrai visitandoli e provvedeiidoli con molta carit^ di tutte le cose 
« necessarie: le quali anche il \m delle Yolte con le proprie mani gVi 

* le somministrava. Era in convei-sazione cortese, piaeevole, faceto, Fu 

* amator de' virtuosi * . , » (4). 

Continuatore delle buone qualiti\ di Agostino fu Giulio Mosti, suo 
nipote; questo giovane egregio si prefisse con abnegazione grande Ym- 



{{) E nporUta <ia tutti gli scritt*»ri di storia ferraresi^; nelle LeiUre di Pietho 
A RET I St), t. I, p. '239, ^ indicata nnt-'he mm niccolta dl pome in lode deU'Ariosto fatta 
d-il Mosti. — Naturahneiite quando si ereJeva il Ta-so vittima di persecuzioni, anche 
il Moati ifbb^ la sua f^arte di calonnie, e ci ftt perfino chi attribtii rastiosita snppostu 
di lui verso il Tasso, airessere il Mosti ?colara de!l'Ariosto; epjmrc, fra I'altro, il 
Mosti morl prima che comindtisseio quelle disgmaiale poleiuichc. 

(2) LiLio Greoorio GiBALDi, De j^oetin suorum Umporum a Bahifpaliu, De 
Poetii Ferrariennbus ; nk, TinAuoSiUi, St. d. Ittt. Itol , vol VII, lib. III, c, IV, 
§ XXX, — II BaraflaUU pero nel la Tauota delle JJi'me «cf/fe de^ poeti ferraresilo 
confuse Cul nipute Gialio, del qual-.' ora dsn>. 

(S) Relatione deUa vita ferrareae ttella prima tneta del secoh X FJ edita da tMO 
negli Aiti tklla H. Dep^tai. di St. PaL per k Romagne, S. Ill, vuL X, fuse. Mil. 
F^rse h quella itidicata gii diil Tiraboschi, Bibl Modenese, t. Ill, p. 392 cvl titolo 
di Mtmoriale deUe cose di Ferrara. — I/Axtoxelli, in prefazione ad una Letter a 
inedita di Borso d*Este scritia dn Roma il d\ 15 aprik 1471 al suo segretario 
Giovanni di Compagno ncUa quak dcscrice la sua emliaiione a primo duca di 
Ferrara, Fi'rrar.i, Taddei» 1869 (per nozze Mazza Bultagisiu^, altribuisce al Moatl, 
beiichft pnbblicuta anonitnn, la Lcttern nuova di tutte Ventrate, festtf giosire, co* 
medie et doni per la venuta di Papa Paoh III a Ferrara cosa molto bella, 
f*. 11. tfpM in-4; U letttra h did XXV aprile del MitXLllli; opnacolo riirissirao di cui 
t»i hanno due edixioni prer^soch^ eguali, di cc. 8, K ci^ pcrch^ ticdrescmplare gvk del- 
rAntonelli, di mano di Agostin'* sb-'sso si trova V intestazione Reverendo M. Tho 
masQ Mo^ti fraleUo honorandl^isimo, e nel fine della letteni htitnil fratello Agostino 
Mosti* — II medesimo Antinelli nlFerma che, con tutta j.rubabiUti, il Mosti ^ atitbe 
autore delloperetta : Creatione el cerinwnie del Duca di Ferrara (Alfonso 1I)» 
Ferrara^ per Franc. Rossi altt 2 di decembre 1559» in-8, 

(4) GuiRiM M. A., Diario, tns. cit., p. 14 L 









- 316 — 




tento di alleggerire, per quanto fosse da lui, la dimora di Torquato in 
S. Anua; s'incaricava delle sue piccole commissioni, gli copiava i ma- 
Doscritli, cosa particolarmente gradita a1 poeta, cui il copiare pareva 
fatica molto piti grave di quella del comporre (1); roa anche teneva per 
ah copia delle lettere e massiine dei versi che quegli mandava; si che 
per mezzo delle sue copie soltanto ci h pervenuta una quantity di scritti 
del noj^tro (2). Torquato fa molte volte onorato ricordo del giovane 
Mosti, e ne contraccambiava le gentilezze scrivendo per lui e per i 
suoi amori molte rime (3). Nfe solo il Mosti, ma principi e gentiluo- 
mini si adoperarono per lenire le pene del misero poeta, come di fre- 
quente avremo occasione di vedere. 

Ritornando ora, dopo questa necessaria digressione, al momento id cui 
abbiamo lasciato Torquato, da una lettera di altra persona, di pochi 
giorni posteriore all'arresto, sappiamo che egli, compassionate da tutti, 
era tenuto ristretto per le sue furie pericolose: e, benchfe oltre alia 
raente, anche il corpo avesse sofferto in questa crisi, scriveva versi « col 
-« solito furore >► (4). Molte invero sono le composizioni che si possono ri- 
portare a questo tempo senza tema d*errore: sono quelle in cui confessa 
il suo peccato e chiede misericordia. Cosi, pregava la duchessa Marghe- 
rita, di presentare al Dnca questa canzone (5): 

magnanimo iiglio 
D'Alciile giurioso, 

Che '1 patcrno valor li lasci a tergo: 
A tO| clie da Tesiglio 
Prima in nobil riposo 
Mi raccogliesti ne U regale albergo : 
A to rivolgo cd ergo 
Da 1 n)io carcor profondo 
11 cor, 'a mente e gli occhi; 
A te cliino i ginocchi, 
A te le guanco sol di pianto inondo, 
A te la lingua scioglio; 
Teoo ed a te, nii non di te, mi doglia. 

(1) Lettere^ 11, n<> 342; v. altre attestaziuni raccolte dal Fekrazzi, p. 1*^8. 

(2) V. la inia Appendice aUe opere in prom, particolarmente pp. 61-66. 

(3) V. nelle Opere minori in verai, vol. V, tra le Rime amorose scritU a name 
d'altri. — Che Taniata del Musti si chiamasse veramcnte Giulia C, come dalle rime, 
si ha dal dialogo // Cavalier amante e la Oentildonna amata che il Tasso compose 
adesso, nel 1580, ad instanza dello stcsso Mosti; v. nei Dialoghi, II, p. 1 sgg. 

(4) Vol. II, parte II, no CXXXV. 

(5) Nel MIS. segn. n*» 1072 della Universitiria di Bologna (cfr. Opere minori in 
versit vol. IV, Bibliografia dei mss., pp. xvi-xviii) dove e detto: c Copiato da 
c una di mano propria d*esso Tasso >, questa canzone ha, dopo la firma le parole: 
4 Si supplioa madama Sercniss."*' che si degni d'appreaentargliela ». 



— 317 — 

Volgi gV\ occhi dementi, 
E ?edrai, dove langue 
Vil volgo cd egro per pieUi raccolto, 
Sotto tatti i dolenti 
II tao g\k servo, esangae 
Gemer, pieuo di morte orrida il yolto, 
Fra mi lie pene avvolto. 
Con occhi foschi e cavi, 
Con membra immonde e bratte 
E cadenti ed asciutte 
De Tamor de la vita, e stanche e gravi : 
E invidiar la vil sorte 
De gli altri, cni pieta vien cbe conforte. 



Ma che ? Giofe s'offendo ; 

Ed offeso, co' Toti 

Si placa, onde depon poi Tarme e Tire. 

Non si placber^ dunque il Duca? Pure non osa cantarne le lodi: 

Trova, canzcne, il grande invitto Dace 
Fra le dae nnore assiso, 
CtiMl vedrai forse pid clemente in yiso. 

Ed alle Principesse sorelle piii apertamente cantava (1): 



A voi parlo, in cai fanno 
S\ Concorde armonia 
Onestk, senno, onor, bellezza e gloria: 
A voi spiego il mio affanno 
E de la pena mia 

Narro, e in parte piangendo, acerba istoria; 
Ed in Yoi la memoria 
Di voi, di rae, rinnovo: 
Vostri effetti cortesi, 
Gli anoi miei tra voi spesi; 
Qaal son, qaal fai, cbe chiedo, ove mi trovo, 
Chi mi gaid6, chi chiase, 
Lasso 1, cbi m'affid6, chi mi delose ! 
Qneste cose piangendo 
A voi rammcnto, o prole 
D*eroi, di regi, gloriosa e grande: 
E se nel mio lamcnto 
Scarse son le parole, 
Lagrime larghe il mio dolor vi spande. 



(1) Canzone: 



figlie di Renata. 



T ^\^:" 



<L.^ 



^ 




- 31H - 

('utre, trombc e ghirlande, 
MiMcr«j ! piango, c piagiio 
Studi e di(»orti ed agi, 
M<MiM>, liif^^t*, palaf^i 
Ov'ur fui nobil gcrvo ed or compagno; 
LilxTtaile e Halute, 

R le^f?i. ohiinO !, di uinanita perdutc. 
I)u* nipiiti d'Adaino 
Ohiiii6, ("hi mi divide? 
qiial (7irce mi spinge in fra la gregge? 

Merto 1«.' p«*ne: errai, 
Rrrai, coiifesso: c pure 
He:i fii la lingaa, il cor si scui^a e noga ; 
Cliiedo piotade omai : 
K 8*u Ic mio sTcntaro 
Nim vi pit*i;at<> vol, olii lor si piega? 

Del suo orrore non tacqiie neppure nelle lettere; in una, diretta al Duca 
do))0 podii ^iorni, in cui son fatte le lodi della Clemenza, diceva: < Mi 
« ffitto 111 pii"^ dolla vostra clomenza, clementissinno signore; e la supplico 

♦ clio mi \oir\\\i daro il pordono delle false e pazze e tennerarie parole 
« por le qiiali io fui mosso prif;ioDC > (1). Ad Ercole Uondinelli, dopo 
aver narrate) oonio fosse tornato a Perrara, o vi rimanesse, secondo 
(inello oire»,Mi crodeva, deliiso nelle speranze, confessava clie: € per sover- 
« eliio d'ira o d'imai(inazioni trascorsi in alcuni errori, per li quali fui 
<^ iinpri^ionat) )" (2). Ancora, nella lettera autobio^i^rafica al Gonzaga: 

* Ni'^ jiiudico men de^ne di perdono le parole ch'io dissi, perchft fur 
« deiU' da iioino noa solo iracondo, ma in quella occasione adira- 
A tissimo » ,:V. Oltre a questi, in molti- irttri luoghi delle lettere e 
delle rime il Tasso oonfessa chiarament€ clie tale fu la sua colpa; ma 
ei^li a torto eredeva che fosse colpa, e clie questa fosse causa della sua 
prijrionia. De' proprii atti era irresiK)nsabile, e ben lo sapevano a Fer- 
rara; e eh\\trli tosse piti oho mai involto nelle sue fissazioni lo prova 
la lunija lettera al Uonzag-a ciregli scrisse allora nel maggio (4): let- 



0^ lettere. II. ir' l'j:». p. 167. 

V'^M J.fttrir, II. ir 14'2. — I^ modosime coso scrifOTa al celebre mons. Ippolito 
Oapilupi ciroa Tottobro. pn^andolo ad adoporarsi con la su.i induenza affinche fosse 
lilK^rato. ma il Oapilupi ora morto tin daU'aprilo; ct'r. G. B. Intra, Di Ippoltto 
('ci/>i7m/)i f M suo tempo vIMl-l^^Oi ni'ir-4rt'A. Stor, Lomb., XX, 1. pp. 76 agg. 

^:i^ l^tttrr. 11. n le;^. p. M. 

^4^ Lrttrrr, 11, n» r2M24. — No tonne subilo copia Giulio Mosti; cfr. VAppen- 
if ice alh ot^re •►! prosii, p. 05 e p. 81. 



- 319 — 

tera piena di dottrina e d'eloqyenza, raa ove sono esposte di nuovo tutte 
quelle perseciizioni e qiielli avveniinentl cli'egli credeva causa delle sue 
disgrazie, come s'e veduto !e molte volte cho ii'lio riportato, a propria 
hiogo, alcuii tiatto. Sulla fine supplicava it Gonzaga di interporre 
la sua autorita e di muoveie altri principi e cardinal] a chiedere al 
Diica di Ferrara clie In liberasse. Seriate ati^he una lunga lettera^ 
ohe disgra'isiatamente non si ritrova, alfiniperatore Rodolfo II, come 
colui che poteva comandare ad Alfonso; ed al cardinale Alberto d' Austria 
iodirizzij il discortio De la virtii eroica e de la caritd, ripetendo sul 
fine le medesirae preghiere (I), In pari tempo maudC> una supplica al 
Duca perch^ permettesse Tinvio delle lett^re e potesse riceverne ri- 
sposta {2): ci5 che infatti fu sempre, perclie Alfonso aveva anzi interesse 
che 31 conoscesae dovunque lo stato del poeta, per dimostrare sempre 
pill insussistenti le accuse di lui alTlnquisi^ioiie. 

Nella lettera al Gonzaga il povero Tasso ben dipingeva lo stato in 
cui si trovava: * La mente si inostra infingarda al pensare; la fantasia 
« pigra a Timraaginare; i sensi negligenti a somministrare loro Tima- 
« gini de le cose; la inano neghittosa a lo scrivere, e la penna quasi 
* da qyesto ufficio rifugge, e tutto seuto ne Toperazioni agghiacciarmi, 
4 e quasi da inusitato stupore e stordimento esser sopprapreso . , . ». Da 
tale inerzia men tale de' primi tempi parve riscuotersi quando, negli 
ultimi giorni di giugno di quell'anno 1579, veime a Ferrara la Dti- 
chessa di Mautova per visitare la figlia sposa, e con quella venne ancbe 
il principe Vincenzo (3); il quale voile vedere in S, Anna il poeta, che 
grindinzz6 tosto questo sonetto: 

ChiHro VincenzOf lo pur langaii(N) a iiiurte 

In career t^ra e sotto aspro goferno, 

Fat to dlngorda plebc e preda e acherno» 

Favtila e gioco vil d'acerba surte. 
Lasso I, e fur chiuae le dolenti porte, 

Ch'usclo a me son di turmentoso infernoi 



(1) Frose diwtrse, 11, pp. 187 202. — Da queetu discorao e da Lettere, If, n"^ 190» 
p. 163, ai ricava la nottzia di uoa scrittura, iaviaU airiuip^ratore Rudolfi* II, della 
quale, a mi a instanzai si compiacqae far riceica qud chlarissimo let tera to che i^ 
S. E. il coiite Costantino Nigra, attuale nostro nmbasciatore a Vienna. Ida il 
chiar.""" direttore degli Archivi d« Vienna, cav. A, von Arneth, dichiar6 easere 
riascite vane tutte le accurate inteatigtizioni fatte a qaestu scopo. 

(2) Lettere, II, n- 127. 

(3; GtjAaJNi M. A., Diario^ ms. oit., p. 117: « Adl 25 detto [QiogDu] la Duches^a 
« di MantoTa, raadre della Dochessa nostra, venme con iiii*altra sua figliuola e con 
i il Principe suo igliuolo a Ferrara a vieitar la Sig.» Dacbessft sposa, e vi si fer- 
« inarono sino a* due di Luglio * . 






- 320 — 

Ne le noize di lei, che de *I iiiatemo 

Ventre e de *1 re^io seme ^ a tc consorte. 
E mi vedeffti ta poc*anzi, o i liirai 

A nic vulgesti dolcemente : abi lasso ! 

In die debbo sperar s'in ci6 non spero? 
Ferro in cava profonda o in aipe sasso 

Rigiiio sei, s'umico e pio pensiero 

Non ti conimove. Oh seculi ! oli costami ! 

T6cco dalla piet^ addimostratagli dal giovane Principe, Torquato 
prese a scrivere per lui un dialogo che intitol6 // Messaggiero^ nel 
quale, fingendo di parlare con uno spirito, tratta degli u£Bci deiramba- 
sciatore, indi trapassa a ragionare degli spiriti buoni e dei rei, quali 
messaggieri celesti o infernali, seguendo in ci6 le dottrine neo-platoniche 
deirAccademia Fiorentina, e protestando nella dedicatoria di scrivere 
come filosofo ma di credere come cristiano(l); roa per allora non la 
condusse a termine. 

Durante gli ultimi mesi del 1579, dei quali ci mancano particolari 
notizie, il Tasso non era sempre state tranquillo: anzi, col sopravvenire 
del carnevale del 1580, parve sentire piti duramente la prigionia; e per6 
si rivolgeva con alcuni sonetti alia Duchessa, dai quali appare quanto 
grande fosse il disquilibrio del suo cervello: valga ad esempio questo^ 
cbe comincia con cosl gioconda e mite descrizione e si muta sul finire 
in un grido di furore : 

Spos;i rogal, ^ia la stagiun ne vient* 

Che g\\ arcorti amatori ai balli in vita, 

E cb*easi a i rai di luco ahna e ^radita 

Vegghian le notti geliJe e serene. 
De '1 8iii) fedt'l gia le secrete i>ene 

Ne' casti orocchi h di raccurre ardita 

La ver^incUn, e lui tra vita c niorte 

Soave inforsa e 'n dolce guerra il tiene. 
Suonanu i gran palagi e i tetti adorni 

Di canto ; io sol di pianto il circer tctro 

Fu risiinar. Questa h la data fede ? 
Son qucsti i iniei bramati alti ritorni ? 

Lasso ! danqae prigion, dunqae fer^tro 

Chianiate voi pieta, Donna, e mercede? 

Altri se^mi di questa recrudescenza nella agitazione, sono pure alcuni 
sonetti ill Gonzaga, alio principesse Estensi, al Duca (2), cbe stimo es- 



(1) Dialoghi, vol. I, p. 197. 

(2) li sunetto al Gonzaga e quello: 

Scipio pietade h niorta od e bandita, 



- 321 — 

sere quelle composizioni che il Mosti raccoglieva e mandava agli amici 
di Mantoya(l); e parimenti a qaesto periodo ascriverei le due lettere 
ove i titoli superlativi profusi al Duca suonano scherno (2). 

Forse per acquetarlo, gli fu conceduto d'uscire in abito di maschera, 
inviatogli dalla corte ducale, accompagnato per5 dal cavaliere Ippolito 
Gianluca, addetto alia corte, che d'ora innanzi troveremo piti volte oc- 
cupato in si pietoso ufficio (3). Ma nulla valevano le cure: Tesaltazione 



dove ritorna solle promesse fiftttegli dall*Albano: 

Donqae la nobil fe* sar^ scheroita 
Ch'h di mia liberU s\ nobil pegno ; 
N^ fine SkYtk mai questo strazio indegno 
Che mlnfona cosl tra vita e morte ? 

Alle Principesse sono diretti qnesti altri: 

— due figlie d'Alcide onde s*oscQra 

— Figlie d'Alcide ad immatora morte 

— Figlie del grande Alcide ed d par vero 

— Figlie del grande Alcide il freddo verno ; 

ed al Daca i Begnenti: 

— Generoso Signer se mai trascorse 

— lo pure a' il nome tao dolce rischiaro 

— Me novello lesion rapido aggira 

— Alme che gik peregrinaste in terra 

— Alma grande d*Alcide io so che miri; 

i qnali tntti credo composti in questo lasso di tempo. 

(1) Vol, II, parte II, n' CXXXVI. 

(2) Lettere, U, n* 127 e 552, che forse vanno accostate. 

(3) Leitere, II, n^* 132. — Delia saa nscita in qnesta occasione potrebbe anche 
essere prova 11 sonetto da lai diretto al cardinale Carlo Borromeo: il quale paa86 
da Ferrara nel febbndo, trattenondovisi tro giomi durante 1 qnali farono sospese le 
maschere, mentre egli vi fece celebrare ana comunione generale; cosl narra 11 
Fbizzi, Op, cit,^ vol. IV, pp. 418-9. II sonetto del Tasso h qnello: 

Carlo che pasci in si felice mensa, 

dove mostra di desiderare ardentemento la comnnione, ci6 che sarebbe in relazione 
con le negate pratiche religiose nei primi tempi della sua reclusione. Ma d qui da 
richlamare rosseryazione fatta addietro (p. 300 n. 6) a proposiio dell^arrivo del me- 
desimo Cardinale a Torino qaando yi era il Tasso nel 1578; e M. A. Gvarimi, nel 
sno Diario ms. clt., registra an*altra visita del Borromeo a Ferrara 11 28 gen- 
naio 1583, con la stessa particolariti!i della sospensione delle masohere, notata dal 
Frizzi pel 1580 (cfr. Ferrara e la carte estense cit., p. lxxxt? n.). 

SoixsTi, YUa di Torquatp Ttuso 31 



- 32g — 

mentale era sempre alio stesso grado, e prova ne h, dbI maggio di 
quest' anno, la lettera al cardinale Boncompagni, dalla quale per6 si vede 
che le idee di pereeciizione avevano preso una naova piega nel poeta. 
Questi narrava di nuovo al Cardinale tiitta la propria storia dolorosa^ 
intrattenendosi particolarment'e sui rapporti avuti con I'lnquisizione; egli 
credo va ora clie i suoi accusatori fossero stati il Giraldini e lo Scala* 
brini: mentre le numerose letters dirette a quest' ultimo, attestano che 
fu sempre uno degli amici piti costauti e piCi premurosi nel recare 
qualche sollievo al Tasso durante la dimora in S. Anna. Ma piU grave 
era Fidea che il Re di Francia e il Cardinale d*E8te volessero allon- 
tanarlo dalla Ctiiesa; e poich^, come bo accennato, noo era ammesso alle 
pratiche religiose, diceva: « . , , die posso io credere altro, senonchd 
< il Cardinale non mi voglia cattolico? >. Percii) niostrava di cre- 
dere di essere trattenuto in S. Anna per volere di Luigi; tuttavia 
aggiungeva: « . , . la qual mia immagioazioue o opinione che vogliam 
« dirla, pui) ben essere che vera non sia, ma 6 cert-o verisimil 
€ naolto p {l)^ E, terminando con una calda professioue di fede, pregava 
il Boncompagni a impetrare la sua grazia (2). 

La medesiiua narrazione de' propri casi ripeteva, in questi stessi giomi 
del maggio, ai Seggi ed al Popolo Napoletano supplicandoli di inter- 
cedere per la sua liberazione (3); per c^ufortare la doraanda compose e 
indirizzd lore il dialogo B Gomaga o vera del Piacere onesto che negli 



(1) Pare che per qneiio thuore ch*egli aveva i&\ Ciirdinale, dne unni dopo lo 
facedse ititerrogare da uu amtoo sui Beuttmenti a. proprio ri^uardo, & hiae la. 
rispoitii pieim di bfiDevulenza di quello valse ad acqnetarlo. Cfr. qui toI. 
parte II, »• CLXII. — Vedremo poi Torqmato aderire a scriverne Telogio fmaebr 
nel 1587. 

(2) Leiteie, II, n'* 133. — Da quello steeso sonttmento 6 certo inspirata anebel 
la lettera al duca Frauoea^jo Maria (H, 556 ^ cho ritengo sia da riportare a questol 
tempo raedeaimo, nella quale il poeta lo prega di iiitoroedere presso il duca Alfoaso 
e preasa il cardinale CTuastavillaiii * a<^i6 cb*io possa uscir di qnesta prigione dij 
« Sant*Annii, aenza ricever nuia de le cose che per frenesia ho dette, o fatte inl 
• materia...* (flic). Per freuesia ave^a detto quel cumalo d'insolenze al sno altlzno 
ritoruo a Ferrara, e per freneaia era fug^ito airinqulsitore di Bologoa e altre pazsia 
ayova fatte con quelle di Ferrara. Laoode § evidente dofersi sostttuire alia lacnna 
del teste le parole: di religmie. Dal Manso In qua tutti soatituirono framore, 
senza foodamento; anzi il CuMPOLiiri {Op. eit*, p. 51-S) parmi abbia giistament^J 
diinostrato come la lozione d*atnore debba esaer derivata dalle parole Ed an 
con cui oommcia il secondo periodo della steBsa lottera, il quale appuntti non 
ripurtato dal Mudbo cha al feroia al primo, e deve aver letto male rorigiDile; 
tatti gU altri copiarono dal Manso alia cieca. 

(8) Lettere, II, a» 129 e 130. 



- 323 - ■ 

anni seguenti rimut6 due volte, come vedrerao (1). Ma in seguito do- 
vette migliorare perchfe nell'agosto aveva terminato il Messaggero {2) , 
e ai primi di settembre aspettava occasioae favorevole per inviarlo sicu- 
ramente a Mantova al Gonzaga, col quale non si mostrava troppo mal- 
contento di se: « Sono infermo del corpo, che mai fossi in istato che 
« non sia state astretto a giacere(3): raa perch5 la mente h sana, mi 
« pare di star meglio che sia stato da molVanni in qua » (4). 

Infatti in questi mesi scrisse pure, intitolandolo dal nobile cavaliere 
ferrarese, autore dei Discorsi, n Romeo o vero del giuoco (5), che Tanno 
successive, mutato il titolo, divenne 27 Goneaga secondo; e compose 
11 Padre di famiglia, in cui narra Tavventura e i discorsi tenuti a 
Borgo Vercelli nel 1578: questo dialogo ancora raand6 il 1** ottobre a 
Scipione Gonzaga (6). Bipens6 inoltre alle proprie opere, che da lungo 
tempo giacevano; al Gonzaga affermava di aver piii volte supplicate il 
Duca di far stampare il poema, Tecloga, ossia YAminta^ e due volumi 
di rime ch'egli medesimo aveva scelte, perch^ coi denari che se ne 
traessero, potesse provvedere ad alcun proprio bisogno. A questo disegno 
si deve riferire anche la preghiera alia Duchessa: 

La pri^ione apri e le mie labbra a *I canto, 
I nodi sciogli e *n dolce nodo astretto 
lo sciorr6 di Goffredo i voti al tempio. (7) 



(1) Lettere, 11, n? 131, e cfr. la Appendice alle opere in prosa, p. 63 e p. 77. 
— Qaesta prima lezione del Ghmaga nei Diahghi, vol. I, pp. 15 agg. — V. il 
bel commento sulP occasione e sui personaggi di questo dialogo nel Modestino, 
Biscorso I cit., pp. 18-25. 

(2) Vol. II, parte II, n» CXXXIX. 

{3) Non sappiamo se anche il Tasso fosse colpito dalla terribile epidemia d* in- 
fluenza che corse ritalia ueirestate del 1580 e della quale fa cenno il Most! (vol. II, 
parte II, n^ CKXXIX); cfr. Corradi, Annali delle epidemie cit., ad an., e del med., 
L'Influerua, Hologna, 1890; v. anche L. Frati, Due poesie di Q, C, Groce sui- 
Tinfluema del 1580 nel Fanfulla d, Domenica, An. XII, n« 3. 

(4) Lettere, II, n» 135. 

(5) Dialoghif II, p. 23 sgg. — Cfr. Ferrara e la corte estense cit., p. cxxvi. — 
II Tasso tene?a in pregio i Discorsi del Romei; ad Annibale Ippoliti scrive?a alia 
fine del 1586, quando da poco erano pubblicati: « I dialoghi del conte Annibale sono 
€ conservati per Vostra Signoria, perch^ non voglio privarla di 8\ bella lezione ...» 
(I>««rtf, III, n<»716). 

(6) Lettere, II, n<» 138. 

(7) Nel secondo del tre sonetti: 

— regia sposa, a *1 tao bel nome altero 

— Alma real che per leggiadro velo 

— Se pietk Yi?a indaroo h che si preghi. 







- 324 - 

Ma poich^ il Duca non si moyeva, Torquato voleva che il Gonzaga stam- 
passe egli almeno i dodici primi canti del Ooffredo che aveva presso di 
s^, anche perch6 cotesti meno abbisognavano di lima, mentre il rimanente 
doveva essere riveduto: come anche i sonetti, « perciocch^ si come alcuni 
« ce ne sodo de' quali io molto mi compiaccio, e quelli particolarmente 
^ che io feci nel principio del mio umore; ce ne sono nondimeno moiti 
« i quali mi sono usciti de le mani ne la mia pazzia; i quali per 
« migliaia di scudi non vorrei che si vedessero > (1). II povero Torquato 
per5 ignorava che mentre manifestava tali onesti desideri, g\k le unghie 
degli stampatori avevano afferrate le sue cose piii care, e gik, monche 
e scorrette, stavano per venire alia luce. 

Intanto la sera del 15 novembre giungeva a Ferrara il Montaigne, che 
incominciava allora il sue viaggio di salute in Italia; egli vi si trattenne 
soltanto il giorno seguente, avendo campo di visitare quasi tutte le cose 
notevoli della citti e di essere ricevuto in udienza dal Duca. Ci6 ap- 
prendiamo dalla nanazione del viaggio (2); ma nella ristampa degli 
Essais, ch'egli fece nel 1582, introdusse questo passo, col quale precorreva 
gli scienziati moderni nel giudicare il Tasso: « Qui ne sgait combien est 
€ imperceptible le voisinage d'entre la folic avecques les gaillardes 
« eslevations d'un esprit libre, et les effects d'une vertu supreme et 
« extraordinaire? . . . Infinis esprits se treuvent ruynez par leur propre 
« force et soupplesse; quel sault vient de prendre, de sa propre agitation 
* et alaigresse, Tun des plus judicieux, ingenieux, et plus formez k 
« Tair de cette antique et pure poesie, qu^aultre poete italien ayt jamais 
« este? n'a il pas de quoy sfavoir gre h cette sienne vivacite meur- 
^ triere? a cette clarte qui Ta aveugle? k cette exacte et tendue ap- 
« prehension de la raison, qui Ta mis sans raison? k la curieuse et la- 
^ borieuse queste de sciences, qui la conduict a la bestise? k cette rare 
« aptitude aux exercice de Tilme, qui Ta rendu sans exercice et sans 
«ame? J'eus plus de despit encores que de compassion, de le veoir 
« k Ferrare en si piteux estat, suivant k soy mesmc, mescognoissant 
< et soy et ses ouvrages, lesqueles, sans sou seen, et toutesfois a sa veue, 



diL* ill un codice vlelVAngclica, segii. ir 1882 (cfr. Opere minori in versi, vol. IV, 
BibUografiti dei mss,^ p. xxxii, liunno appunto la didaBcalia : Di T. Tasso essendo 
in carcere. A Ua Sereniss. Sig."- Margherit<i Chnzaga Duclvessa di Ferrara. Sonetto 
primo, c sccondo e terso, 

(1) Lettere, II, ir 136. 

(2) A. D'An<o>a, L" Italia alia fine del secolo XVL Giortiale del viaggio di 
Michele de Montatgfie in Italia nel 1580 e 1581. Citta di Castollo, Lapi, 18?<9, 
pp. 14954. 



- 325 ^ 

« on a mis en hirai^re, iiicorrigez et iofarmes ^ (1). 11 Montaigne dunque 
dice di aver veduto il Tasso a Ferrara, e altri sostenne che gia 11 Mon- 
taigne e. il Tasso si conoscevano, avendo dovuto incontrarsi, secoijdo ogni 
probabilita, a Meiidon, qnando il Cardinals di Lorena vi ricevette il 
Cardinale d'Esfce al passare di questo nel 1571 (2). Ma sapendo noi ora che 
il Tasso non viaggi5 mai col Cardinale in Francia, n6 \k pot6 frequen- 
tare la corte, parr^ invece improbabile tale conoscenza; di piti non so 
naseondere nn certo qual dubbio sulla visita del Montaigne a S. Anna. 
Le molte cose ch'egli vide in un sol giorno a Ferrara, notate nel Giornale, 
e il sOenzio su tale visita e suirospedale, mi paiono gravi ostacoli per 
prestare intera fede alFaffermazione degli Essais: tanto piti che neppure 
il Tasso ne fece mai cenno: meiifcre e per I'amor proprio lusingato egli non 
avrebbe certo trascurato quando che sia di ricordare tal fatto, e alFin- 
contro, nelle lettere park di parecchio altre visile die ebbe. Inoltre, a 
questo tempo, il Tasso aveva bensi im no me, raa nella cercLia dei co- 
nosceiiti, in Italia: la sua lama vera si form6 dopo la pubblicazione 
della Geriisalemme; percid il brano ove parlasi del Tasso, interpolate, 
gi noti, dal Montaigne soltanto nella seconda edizione degli Essais nel 
1582t mi fa veraraente pensare che la voga del poema, tosto stampato 
nel 1581 anche in Francia, e la notizia della pazzia del poeta, che 
ben aveva potuto appreiidere durante la dimora in Italia, lo muoves- 
sero ad aggiungere quella riflessione. E vero d*altra parte che il Mon- 
taigne dice di aver proprio veduto il Tasso; percid, per rispetto alia sna 
parola, liraiter6 il raio dubbio a credere ch'egli non andasse apposta in 
S, Anna per visitarlo, ehe di una visita a ial liiogo e con tale scopo 
certo non avrebbe mancato di far memoria nel Giornah, ma lo incon- 
trasse a caso per la citt^ e da qualcuno della corte» alia quale era 
raccoinandato col suo compagno di viaggio (3), gli fosse indicate il 
poeta e narrate della sventura di lui; poi, alia lettura della Libemta^ 
risovvenendost deirincontro, introducesse Tosservazione negli Essais (4). 



(1) Essais, IJ, 12; cfr. D'Ancona, Op, cU.^ p, 709. 

(2) In un articolii della Reoue BriHanique del 1859 tit. dal D*Akco*ni, 
p. 709, 

3) D*AxcoNA, Op, I cit, 

(4) 11 D'Ancona contraddiceDilo ad un fmnce^e che ne^6 pore la visita del Mon- 
taigne, 1)1 a coo inolti 8[)roposit[ di fatto, osBer?^ appaiito eli^ i\ Montaigne dice di 
ui^r i>tduiQ il Tasjja, < e daeche il Tasso nel 1580 era a Sant'Aniia, bisugna cbe il 
< Montaigne andante proprio a trovarto e non V incontrasse a caao in corte e per 
« la cttia *. Ma ora sapondo ehe il Tasso usclira, e abbastanza di freqaente, da 
S* Anna, e pre^jto lo vedremo anche a corte, parmi iuvece pia probabile Topinione 
da me eapressa. 






- 326 — 

Da molto tempo non abl)iamo piii veduto Torquato in relazione coUa 
sorella, cioe dopo la lettera scrittale da Pesaro neU'estate del 1578; 
iiel febbraio dell'anno seguente troviamo ch*egli ne aveva avuto notizia 
per mezzo di don Cataneo, che pare lo pregasse a noma di quella di 
certa cosa, per cui Torquato rispondeva: « . . . ma ella almeno per 
« suo onore, dovrebbe desiderare ch'io non fossi costretto a commettere 
« indegnit^ » (1). lo crederei quasi che il cardinale Albano e il Cataneo, 
vedendo la brutta piega che prendeva Talterazione del Tasso, gli foces- 
sero scrivere dalla sorella di lasciare senz^altro la corte e di ridursi 
seco lei : e che ci6 fosse quelle che sembr6 indegno a Torquato : il 
quale appunto allora era in tale ordiue d*idee, poich^ per non mancare 
alia fede, com*ogli credeva, aveva voluto tornare a Perrara. 

Comunque, corse lungo silenzio, cosi die appena ora, nel febbraio 
del 1581, Torquato vcnne a sapcre che Cornelia era passata a seconde 
nozze, gi^ dal gennaio 1579, con Don Perrante Spasiano (2); e, dal suo 
canto, quella non sapeva ancora che Torquato era, com'egli diceva, 
prigione (3). 

Con elia gli aveva anche scritto a proposito della dote matema che 
dovevasi ricuperare: e il conte Ercole Tassone, che gli aveva portata 
la lettera, recavagli anche una scrittura, dalla quale risultava che la 
somma da riavere ammontava a due mila e cinqueceiito scudi (4). Tor- 
quato rispondeva che volentieri sarebbe andato a stare presso di lei, se 
fosse sicuro di poter fare il viaggio senza pericoli (5); intanto la pre- 
gava di fare uffici ])resso questo e quel principe per la sua liberazione; 
dei denari per6 non faceva gran peso, dicendo « di roba son tanto cupido, 
^ quanto basti a viver come si conviene » ; il pensiero della liberty soffo- 
cava allora qualunque altro desiderio. Karissime per5, per quanto ci h 
pervenuto, furono in seguito le relazioni, poich^ non abbiamo che due 
solo altre lettere, nella prima delle quali ripetendo le sue querele, le 
mandava un souetto, pregandola di farlo pervenire a talimo dei principi 
napoletani che potessero adoprarsi in suo pro; neiraltra la pregava me- 



(1) Lettere, I w" J 16. 

(2) Nobile surrentiuo anche costui; v. Capasso, pp. 151-2, e a pp. 278-9 la fede 
di matrimonio di Cornelia; la quale ebbe da questo secondo niarito altrl ire figli: 
Lucrczia, Nicolaugelo e Giovanni Antonio, i qnali non si trovano mai nominati dal 
Tasso, D^ se ne ha altro ricordo. 

(3) Lettere, II. n» 144, 146 e 160. 

(4) Lettere, IV, n« 975 e 977. 

(5) L*anno seguente scrivendo a Don Maurizio Cataneo diceva: « Del signor Fer- 
« ronte niio cognatu non debbo ragionevolmente dubitare . . . > . Segno che anche 
di lui aveva dubitato o dubitava come di tutti. 



— 327 - 

desimamente ad interessare chi potesse scrivere al Duca di Savoia, 
per impedire che \k si ristampasse la LiberaiUj mentre essa doveva 
cercare il roodo, per altre relazioni, di fare il medesimo ufficio in 
Napoli (1). 

Torquato aveva conservato piti affettuosa memoria de' nipoti, e scri- 
yeva a don Cataneo TU giugno 1581: <c Amo i miei nipoti, quanto 
« possa amar alcun zio, e li vorrei veder ben allogati »; chiedeva a 
tal proposito consiglio all'Albano se dovesse p6rli come paggi, Tuno 
presso il Principe di Savoia e Taltro presso il Principe di Mantova o 
presso Scipione Qonzaga (2); ma queste praticbc non ebbero eflfetto che 
tre quattro anni piti tardi. . 



(1) LeUere, II, n* 167 e 595, che vanno, parmi, accoetate. 

(2) LeUere, II, n" 164. 






XVII. 



La prima edizione della Oerusc^mme. — Le stampe di Angelu Ingegneri. — Ha- 
neggi di Fobo Boona per iodurre il Tasso a stampare il poema. — Pregio 
delle edizioni ferraresi del Boiina. — La parmense e le edizioni saooesaiTe. — 
La mantovana del 1584. — Qaale edizione ci offra il vcro tesio del poema. ^ 
II teste critico. — Fortana del poema. — Le prime edizioni deWAminta. — 
Relazioni del Tasso con Aldo Manazio. — Stampe delle rime. — Le edizioni 
aldine. — La Seelta del Goarini e del Bonnie. — Le edizioni ferraresi. — Le 
prose. — II Tasso e gli stampatori. 



[1580 — 1584]. 



Eransi appena rinchiuse dietro al Tasso le porte di S. Anna, quando 
incominci6 il saccheggio delle sue opere. E invero di tanti scritti in 
prosa ed in versi, una sola volta riusci alFautore di stampare a modo 
suo qualche cosa; del rimanent^ tutti ne fecero strazio, ognuno am- 
mantandosi di piet4 per la disgrazia del poeta e di disdegno per chi 
Taveva preceduto nello stampare. Si moltiplicarono le edizioni: ma 
Tautore uon ne cav6 che assai raramente qualche scudo e quasi per 
elemosina. 

Gi^ abbiamo osservato che del poema si erano sparse fin dal 1575 
molte copie manoscritte, tanto che Tanno seguente Torquato temette 
davvero che la Gerusalemme venisse alia luce: ci6 fu evitato per la 
pronta ed efficace interposizione del duca Alfonso. Ma ora, appena si 
sparse la voce della disgraziata condizione del poeta, un pietoso stam- 
patore, dicendo di avere presso di se un canto del poema, il quarto, lo 
pubblicava a Geneva in appendice ad una raccolta di rime, perchi 
colore che avevano tiuito desiderio di queir opera, non fossero almeno 
privati di un saggio tanto occellente (1). 



(1) Vol. II, parte II. n« CXXXV. — La raccolta s'intitulu Scelta di Bime di 
Diver si Eccellenti Poeti di nuovo raccolie e date in luce. Parte secondUf In GrO- 
nova MDLXXIX, in-12«>, e contienc ancho rime del Tasso; cfr. nolle Opere minori 
m versit vol. IV, il n° 7 della Bibliografia delle stampe. 



AffermC) Camilio Pellegrino in lui suo dialogo DelFepica poesia (1)» che 
« negli anni addietro » al 1584,aridavano uttoroo mhUi canti ih\ poeraa del 
Tasso, scritti a penna, e diversi per molti rispetti da quel la forma in cui 
apparvero poi nelle stampe. Infatti il Duca di Perrara ne aveva una copia 
quasi compiuta e la prestava al Principe di Mantova ^2); a Ferrara 
certamente ve n*erano altre: 1^ Diomede Borghesi cercava di porre 
assieme un esemplare corretto (3); I'avevano iDoltre a Roma i revisori, 
e aozi Scipione Gonzaga, come s'ti veduto, era stato pregato dal Tasso 
di stampare i primi dodici canti come quelli ch'erano piu corretti (4); non 
mancava infioe, come pariraenti ho detto, a Firenze (5). Fu in questa 
citta che un Orazio alias Celio de' Malespini, avventuriere intrigante, che 
ai delitti univa una carta letteratura, frequentando la corte Medicea, 
pot^ avere nelle mani parecchi canti del poema del Tai^so, che il Gran- 
duca Francesco s'era procnrati, come desideroso di conoscere queH'opera 
che doveva imraortalare gli Estensi, suoi emuli (6), Aveudo dovuto poi 
fuggire da Firenze per furti e per falsificazioni di cedole, raentre il 
poeta Lari, suo complice, moriva suUe forche» si rifugi5 sul finire del 
1579 in Venezia, dove, trovandosi in istrettezze, pens6 di pubblicare i 
canti del Tasso; e, trovata la scusa consueta nelle istanze che gli© ne 
facevano gli amici, coi quali se ne sara fatto hello, li dette infatti 



(1) Firenze, Sftrmartelh, 1584, i>. 156. 

(2) Vol U. parte II, n- CXXXIV his fra le Aggiunte, 

(3) Vol. II, parte 11, n- CXXXVII e n- CXXXIX 6m fra le Aggiunte. 

(4) Cfir. qui addietra, p. 323, 

(5) Cfr qui addietro, p. 250. 

(6) Nkri a., Un fahario nel secoJa XVI uella Gaztetta Lelteraria, an. XII 
(1889), n* 39. — RuA G , Del noveUiere di CeHo Maleapini a proponto di cosiumi 
e trattenimenti antichi mWArchivio per le iradisiofU popohrit toL IX (1890); e 
del medesima Un'cdtra tradiuiane italiana del T^oro di Brunetto Latini per 
opera di Celio MaUspim nel Giom, Stor. d. LetL Ital^ XVI^ 432-34, — Boxui, 
AnnaU di Gabriel GioUto d^' Ferrari, Eoroa, 1893. vol. I. pp. 422-25. — Ultimo 
6 plil coiuplatatiiente (bench^ alcuDe cose fossero giik state dette dal Rua) SiLtiKi 
Enkjco, Di Celio Malespini ultimo nomlliere iialiano in prosa del secolo XVI, 
neiVArch. Stor. Hal, S. V, t. XIII (1894), pp. ;35 80. 11 Saltini fioi di provare 
che qae^to Onulo era proprio della nobile famiglia de' Malespini, e aveva mutatu 
il auo Dome in quello di Celio, dope sabite varie condannt!, quundo and6 a Firenze 
intorno al 1571. 11 Saltini, non so peri> dtetro quali dooumentt, aiferma (o floppooe?) 
che 1 canti dalle mam del Grandaca • pasiarono in quelle di Isabella Orsini, sua 
« sorella, principesaa asaai cislta e di fIniBsimo gosto nelle lettere e nella poesia e 

< furon datt alia Bianca Cappello, la quale ptgliaTa non poco piacere leggendo i 
c versi stupendi del Tasso e si laaciava votentieri cointntiovere al racconto ddle sue 
« aventure. Bazzicando il Malespini in caaa di qneste aignore, aveva potato averli 

< da loro a bell'agio e anche procaociarsene di segreto la oopia », 






— 330 — 

alia luce neU'ettate 1580 coi tipi del Oavalcalupo (1). Questa prima 
edizione e assai imp^rfetta: contiene i primi dieci canti continuati, 
e il duodecimo; del decimoprimo e del decimoterzo non y'^ che Tar- 
gomento in prosa; il decimoquarto b intero, il decimoquinto e il deci- 
mosesto frammentari, e il nmanente manca: ma, in genere, anche tutta 
la parte pubblicata b piena di lacune e di scorrezioni. Di questa 
stampa il Tasso fu informato poco dopo, e neU'ottobre, scrivendo a Sci- 
pione Gonzaga (2), se ne rammaricava e diceva che se ne sarebbe la- 
gnato anche con la Repubblica che aveva conceduto il priyilegio (3): ma 
se poi lo facesse non h noto. 

Torquato ben apprese dalla dedicatoria del Malespini che i canti 
erano usciti dalle mani del Gran Duca e ci6 faceva rilevare al Gonzaga; 
strano h pertanto che cinque mesi piii tardi con Ippolito Bentivoglio 
si lagnasse, insieme ad altri gravi torti che credeva di aver ricevuto dal 
padre di lui, il marchese Oornelio, anche della divulgazione del poema, 
che diceva di aver lasciato in sua casa (4); ci6 che dimostra ancora 
una volta come egli fosse troppo facile alle accuse, e come di leggier! 
credesse tutti nemici e persecutori. 

Ha fatto fortuna una frase dello Cherbuliez benedicente alia ladreria 
del Malespini, perch^ senza di lui non avremmo avuto dal Tasso altro 
poema che la Conquistata (5) ; ma, se in questo giudizio c'6 del vero, 
non e per6 interamente esatto, poiche altri pensavano con maggior so- 
dezza alia pubblicazione del poema. Angelo Ingegneri, colui che aveva 
accolto a Torino il Tasso, trovandosi, suUa fine del 1579 e nel car- 
nevale del 1580, a Ferrara, per trattare del matrimonio del suo signore, 
Alderano Cybo marchese di Carrara, con donna Marfisa, rimasta ve- 
dova di Don Alfonsino d'Este, aveva avuto la ventura, com'egli dice, 
di poter vedere un manoscritto del poema, del quale egli ebbe cura 
di trarre copia, ci5 che esegui in sei notti sole. Pensava di poi, con 
Taiuto di Domenico Yeniero, di impetrare dal Duca non solo licenza 
di stamparlo, ma di procurare, se fosse possibile, che il Tasso medesimo 
lo rivedesse quando il suo stato glielo avesse consentito; e arricchire 
da ultimo Tedizione di argomcnti, di figure, di allegoric e di tavole. 
Ma, veduta appena la stampa del Malespini, mosso a pieUk del disgra- 
ziato poema, si ferm6 in Casalmaggiore, dov'era di passaggio, e cerc6 di 



(1 ) Vol. II, parte II, n" CXXXVIII. 

(2) Lettere, II, n" IMS. 
v.-i) Doc. XXX. 

(4) Lettere, II, n" 151. 

(5) i> Prhtcc ViUde cit., p. :S12. 



— 331 — 

stampare il suo testo corretto piti sollecitamente che fosse possibile (1), 
Nel frattempo egli ^irocurd, per noezzo del Duca di Parma, di ottenere 
il consenso di Alfonso II al!a pubblicazione ; avutolo, Isabella Pal lavi- 
cini^Lupi Marcliesa di Soragiia» gentil donna assai eolta e spesso cantata 
dai poeti del tempo sotto il nome di Calisa (2), mosse Muzio Manfredo, 
noto letterato e poeta, a persuadere alFlngegneri di stampare il poema 
anche in Parma; ci5 cbe fu fatto, assumandone la cura lo stesso Man* 
fredo (3). E Y edizioue di Parma, di mille e trecento copie, fu pronta 
nel febbraio, qualche gioruo innanzi di quella di Uasalmaggiore» di cui 
non si conosce la tiratura, bencbe abbiano la stessa dedicatoria e la 
data medesima. La precedenza della parmense si rileva dalla dichiara- 
zione deUMn^egneri, aggiunta alia prefazione di quella di Casalraaggiore 
da lui sorvegliata, ove dice di esser lieto di potere in fronte ad essa 
iiidicare il nome dell' aiitore degli argomenti ai canti, il quale era 
Orazio Ariosti, nome cbe non s'era saputo a tempo per porlo sul flron- 
tespizio della parmense. Fu dimostrato inoltre cbe quella di Parma, la 
prima dunqtie che contenesse tutti i venti canti^ ba in piii d'un luogo 
lezione migliore di quella di Casalmaggiore, e forse ci5 fe frutto delle cure 
del Manfredi (4), L'Ingegneri dedicd queste sue stampe a Carlo Ema- 
nuele I duca di Savoia, dicendo che, come gi^ due anni e mezzo addietro 
aveva raccolto e presentato a lui il povero Tasso, ramingo e malconcio, 
coBi ora gli presentava Fopera di questo, cbe non meno lacera e guasta 



(1) For^ e opora dfiiriDgegueiii in queato teiupo tnedeaiino, iincbe un opuscoletto 
rAriftsiiiio^ came quello che non fu mai seg'fialato da alcuti bibliogriifo, e del quale 
si trovii un csempkre, qhlcq Uuom, neirArchivio Comunale di Parma, tndicatomi 
dairegregio amico prof. Antonio RentorJ; eccone il titolo: Dtaloghi \ Amorosi \ Del 
Siff. Torquaio Tasno | Nouatnente posio (sic) in luce. \ Al Molto EccelL Gittre- 
cons, I U Sig. GtroJamo ChioszL \ [iuipreda] In Casalaiaggiore. | Nell a Stamperia 
d*Aiitonio Canacci 1581, | Can Licentia de' RR. SS. Suiioriori^ in4 di pp. 8 n.o. II 
6ront««pizio h inquadrato da un fregio nero; contieno i dtie dialoghi ainoroai in Teroii 
lo quit signor^ ne vegno e Tu ch'i piu chiusi a/fetti (Opere mmori in versif vol, lll^ 
p* 445 e p. 451)^ e in tioe il madrigale: Mentre nubi di ackgno. 

(2) V. il sonetto del Tasaa: 

Caliaa, chiome d*oro a V^nve estiva ; 

e B. MoHsouM, Maddalena CampigUa poetesm vicentina del secoh XVI, Viceoia, 
Paroni, 1882, pp. 48-9 dove eflamina IWoga Calisa, Vioenza, 1589, scritta dalta 
Gampiglia. 

(3) Non h per6 ben chiaro come si combinassero h cose^ chd (nf^se nel modo che 
le Darro mi pare s'inteada dal vol, II» parte H, n* CXLV. 

(4) Ftizz&iiJL A,, Lettera a Michete Colombo etamputa coo i Due opuscoli del 
medesiicio Colombo, Parma, Paganino, 1834, in-8. 



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- 332 - 

era venuta alia luce a Venezia (1). l)i questo medesimo sentimento h 
un sonetto di anonimo, ma forse deir Ingegneri stesso, in lode del 
poeraa, che e premesso a queste due edizioni : 

Di chiaro gonitor parto piii chiaro, 

Cai ne<^a il ben de la paterna cura 

L*cmula, altrui d'onor larga, ventura, 

E '1 proprio Fato inviJioso avaro; 
Deh non ti sia I'alto favor discaro 

Che ramica pietate or ti procura; 

£ quiDci spera, e ben te n^assicara, 

Che nullo grido al tuo mai venga a pare. 
Tu, per te stosso, al mantovano Omero, 

Ed al jirreco Virgilio il pregio involi, 

Chi pur sa U Po cant6 lunge lasciando. 
Or che farai dal seren lame e vero 

Scorto ? al tuo volo (e tanto andrassi alzando) 

Fian breve ineta i duo contrarii poli. (2) 

L* liigegneri inoltre mandava innanzi una lettera Ai lettori, nar- 
rando le cose che ho riterite, e osservando ancora che il titolo del 
poeraa non era stato feruiato dal Tasso. Certo questi non aveva mai 
pensato a intitolarlo Goffredo, ma in una sua lettera ad un accademico 
di Parma, Eugenic Visdomini, che I'lngegneri assevera di aver veduto, 
pareva in dubbio se chiamarlo Geriisalenune racquistata. Llngegneri 
Oi^servando che non di racquistare, ma spesso di liberare Gerusalemme 
si parlava nel poema, prescelse quel titolo di Liherata^ anche per ri- 
cordo del glorioso tentative del Trissino (8). Tale questione del titolo 
fu poi largamente dibattuta ; tosto il Tasso medesimo mostro di non 
esserne soddisfatto, prima polemizzando per lettere col senese Orazio 
Lombardelli (4), poi scrivendo il 15 ottobre 1582 a questo modo: « lo 
« mi sono maravigliato che '1 mio poema sia stato stampato co '1 titolo 
« di Germalemme liheraia; perciocche stando io in dubbio qual titolo 
« dovessi eleggere, o questo o quelle di Gerusalemme racquistata o 



(1) Vol. II, parte II, n^* CXLII. — 11 Duca di Savoia dovette inostrare 11 soo 
gradiinenU) deirofferta, poiche ringegueri, dedicandogli anche le Bime di Gursio 
Oomaga, Viconza, 1585, scriveva: € . . . Qainci ^ che a vend* io per mezzo della 
€ Gerusalemme Uberaia del signor Tasso, che gia quattr* anni dedicai airAltezza 
c Vostra, tatto fortunatissimo acquisto della benignissima grazia di Lei, dalla quale 
c ho poscia avuti tanti e si magnanimi segni . . . >. 

(2) Fu riprodotto inoltre nelie due edizioni di Venezia del 1581 e 1582, e in 
quella di Palermo, 1582; non pero nelle due ferraresi, cio che h anche da notare. 

(3) Vol. II. parte 11, n- CXLIII. 

(4) LeUere, II, n' 211 e 216, e qui Vol. II, parte II, n' CLVIII e CLXV; cfr. anche 
n^ CLIX e CDXCVII; di quest^ultima lettera si veda pia avanti. 



— 333 — 

m conquistata, inclinava piil tosto ad aleuno degli dtirai due; ed ora 
* mi risolvo nel conquisiata ...» (1). Comunquei si divwlgd il titolo dato 
dairingegneri, e rinm^e al poeraa nella forma die piacque; il Tasso poi 
quaedo raut5 questo, mut6 anche il titolo. Quantunque rilevante fosse 
il noraero delle copie tirate dairingegneri, siiperando ceiiamente le 
duemila, era tale tutfcavia raspettazione, che non solo questa edizione 
fu immediatamente riprodotta tale e quale a Lione (2), ma nel medesimo 
anno poterono farsene altre quattro in Italia. 

Le stampe deiringegneri avevano tuttavia lacuBe di qualche verso edi 

^qualche stanza, che dagli studiosi, quasi generalmentOf eraoo supplite a 

' mano di su altre copie avute per private relazioni; iufatti restano molti 
esemplari posfcillati in tal modo. 11 Guarini, anzi, siippli a penna i mol- 

ftissimi luoghi mancanti in un eseraplare della prima edizione ; ci6 in- 
dtisse nel secolo scorso in errore chi credette che tali eoirezioni fossero 
state da lui fatte per servire ad una nuova impressione, o a quelle 
dell*Ingegneri o alle ferraresi, di cui ora vedremo (3). Gi^ altri dimo8tr5 
con opportuni coiifronti che ial fatto era insiissistente e che le cor- 
rezioBi non eraco state eseguite dal Guarini se non per propria como- 
dit4 (4); e ci6 per le nnove notizie sari confermato. 

V*era a Ferrara addetto al servizio di Ercole Strozzi, geotiluomo 
della corte, un giovane letterato^ Febo Bonn^i (5), che gia aveva 
posto Tocchio sulla Gerusalemme^ disegnando di fame una edizione cor- 
retta e ncca di illustrazioni; se mn che, vedute, dopo quella di Venezia, 
le stampe di Parraa e di Casalmaggiore, cerc^ persuadere il Tasso, 
di cui era amico, che, essendo omai avvenuto il male, era miglior 
parti to porre riparo ad esso come si poteva, cosi per V onore come 
per Ttitile. Torquato dappriraa mix voile sentime parlare, ed essen- 
dogli stati richiesti dal BonniV gli argomenti ai canti, neg6 di darli per 
due ragioni: perche, se li avesse fatti, avrebbe mostrato di riconoscere la 
stampa; e, quando poi egli avesse voluto starapare il poema, non credeva 

'questo eos'i spoglio di ogni pregio, che non fosse degno di tale ornamento 



(1) Leitere, II, ri'' 220. 

(2) Lione, Pietro Rousdn, 1581, in-8* pice. Eiproduce piu esattamente lii par- 
iDense, d]c«ndo il Serassi che vi si incontrano k stesse lacune. 

(3) VcL II, Appendice, n*^ XIV. 

(4) R088I v.. Op. tit, pp. 63-71. 

(5) DioMKiJS BoKouESj {Letiere dtscarBtve, Roma, 1701, p. 70) 0[ scriveva da Pa- 
doTB» il 20 lugUo 1582: « Mi rallegro che voi» ch*io ho sempre tenutt» per inge- 
« gnoso e per acc^jrto, v^nndiate di g^lorno in giorno avatizaiido negli stadi grazioei 
• della lingua tascaoa, la qaal di dolcfisza, dl niaestl e di splendore a?ai!xa tutte 
< le lin^ue vive . . . ». — Febo Bonnk non appare fra 1 salariati ordiDari nei Idbri 
di BoUetin della oorte Estense, nel R. Archirio di SUto in Modeoa. 



— 334*- 

per opera di qualche b^llo iDgegno: ne Iascia?a di lanciare una free- 
ciata ad Orazio Ariosti clie li aveva fatti per le edizioiii deiringegneri, 
raaDcando verso Taiitore di cortesia (1)» Ma in a^goito il Tasso mut6 
di parere; forse anche perchfe g!i fu fatto capire che C!6 sarebbe state 
gradito al Dnca; e tale ufficio pot^ benissiino compiere Guide CoccHpani,J 
il quale appunio era stat^ interraediano per gli argomenti. 11 BonDil 
allora cerc6 di prociirarsi i privikgi dai vari Stati, e nell'aprile scrissft* 
a tale scopo, affermando di avere il teste dairaiitore proprio, nella forma 
piti corretta e compiuta, Ci5 atteatavano il Cardinale d^Este, interpo- 
Beudo la sua auterit^ presso la cancelleria ponfcificia, e il Marchese di 
Carrarai raccomandando il Boaoil al Diica d*Drbino (2). 11 Bonnk, di 
piil, chiedeva al Grauduca di Toscana che il privilegio per il poema con^j 
ceduto al Tasso fin dal 1576 (3), fosse rinnovato in uome proprio, poichftl 
Tautore, non potendo allara valersene, gli aveva data conoodit^ de' snoi 
scritti (4); anzi, il Tasso medesimo, avendo Firenze opposta qualche 
difficoM, coa'i che il privilegio nen giunse in tempo per la stampa, 
scrisse alfarabasciatore fiorentino a Perrara conferraando la richiesta del 
BoDfi^ e soltanto ricoioscendo per siio il poema da quelle stampato (5). 
La Germalemme genuina, usceudo dalla tipogralia BaMini, in comodo 
formats, bei ca ratten corsivi e ftegi sobri, vide la luce verso la fine 
di giugno, coi privilegi del Pontefice, di Venezia, di Ferrara e di Milano 
stampati in fronte, dedicata, con lettera del 24 giugno, al Buca di Fer- 
rara. Due cose sono notevolissime in questa dedica: Taffermazione, che 
k anche nel frontispizio, che il testo era tratto dagli origiuali migliori 
del poeta, e ToiVerta del libro faita a nome di lui (0)* Nella prefazione 
poi Ai letiori^ il Bonni\ giustifieava e vantava la propria edizione, 
la quale era certamente la migliore fine allora pubblicata, Don solo 
perch^ il teste era tratto dairnltimo manoscritto delfautore^ ci6 che, 
diceva, da ognuno poteva vedersi esservando raassiraamente il canto 
sesto e il duodecimo (7); ma perch^ v*erano aggiunte molte stanze 



(1) Lettere, Ihn'^ HL 

(2) Vol n, parbe 11. n' CXLIX e CXLVIL 

(5) VoLIl, parte n. II >LXIX. 

(4) Vol. II, parte II, u* CXLVI bia fra le AggiunU. 

(5J Leitere, 11, n^ 180j cfr. qui vol II. part« II, n' CLVI. 

(6) VoL II, parte II, n* CLIV; io ho tenuto la data della iieconda edizione flol- 
tan to, deUa qaale ora dir6; e ho fatto male. 

(7) fi un fatto clie le due prime edixiotii del Malespini, di Vene/ia 1580 e 1581^ 
6 le due deUln^gneri, differiBCfjnci moifciRaimo in queati doo caoti dal testo ferra- 
reae; unil il Viotto, di Parma, conaerv6 la prima redazione aocho nella nstarnpa 
iu-i*" fatta nelb stesso anno 1581; ma it Maleapini si attenue alia nnova redazione 
nella terza edizione da lai carata in Venezia, 1582. 



— 333 ^ 

e in fine rallegoria, che gui Torqiiato aveva cornposta fin dal 1576, 
come si vide* E cbe tale fosse stiraata dal pubblico lo prova il 
fetto che dentro il mese, il Bonn^i pot^, come gih, Tlnge^eri, ristam- 
parla nella tipografia degli eredi De' Rossi. La quale edizione, nel 
medesimo formato deH'altra, e con uo bel frontispizio indso, differisce 
dalla prima per avere mutata la sola data della dedicatoria in 20 luglio, 
per esservi aggiimto tra gli altri il privilegio del Ke di Francia (1), 
e in fronte a ciascup canto gli argomeDti di Orazio Ariosti ; dei quali 
la prima era rimasta senza, attendendosi forse fine alfultimo che Tor- 
quato si deeidesse a farli lui steaso. Anche qui vi fe rallegoria in fine, 
alia quale segue una piccola tavola di correzioni, che dimostrario le 
cure poste intonio a questa stampa: la (juale tuttavia non sempre 6 
migliore della prima nel teste, e la carta e i caratteri corsivi sono meno 
belli che nella precedeBte: oggi entrambe sono rare (2). 

11 Bonn^ quando ottenne il privilegio della Kepubblica di Venezia, 
stava in dubbio di far stampare il poema proprio a Venezia, per godere 



(1) Il Bounk soliecitd, pare inutilmenter anche \l priTileglo da Mantova, e di- 
«era di attenderlo dal Ee di Spagna per Napoli, e dall'Imperatore: ma qaesti non 
appariscono BeU't*dizioti© j cfr. toL II^ parte 11, n** CCCXLII, la qual lettera ha 
tLVJxto per errore la data 1591, mentre poi in^accorai che h del 1581* e va qnindi 
riportata dapo il n* CLIIL — 11 Tasao inoltre chiese iu questo tempo il prifilegio 
alio Stato di Mlhino [Lettere, II, n" lh2} e at lamentd che piuttosto che a Itii, fosse 
conceduto al Viotto di Parma (Lettere^ II, n^ 163). 

(2) Queeto testo del Botm^ fu replicato altre due volte; la prima in Ferrani, 
1582, appresso Domenico Mammardli e Q. C. Cagnadni, tn42'', edizione citata dal 
Serassi^ ma che egli iion possedette, n^ altri poi^ mat veilere; la seconda in Fer- 
rara appresso G. C. Ca^^nacloi, 1585, in'12'^. In qaest' ultima ristampa v*^ tin im- 
portante arviso dello Stampatore; < Easendosi gik veduto cod quunto applaado aia 
« stato dal mondo accettato il nohili^imo poema del S. Torqoato Tasso, come compoal- 
€ zione in sno genere perfettiasima^ e perci6 con qnanto dbgusto egli ai ?egga nadr 
c cosl lacero e monco dall'altrai etampe; tntto che dalle noatre ediziont tratte dal 
4 proprio origitiale deirautore, che ai trora appreaso di noi, ogn'anno, 
« senza tema d'errore, habbia potato ess^mplarsi, habbiamo voluto, per heneficio di 
cqnelli, che da noi nun Thanno potato havere, riatamparlo per la quarta YoUa; ed 
< in C051 picciola forma, per maggior voatra comodit^ non aenza no ova reviaione 
te correzion deiristeaao Poeta...»> Tall affermazioni bodo importantiasime, 
sehbene au qoest'tilttma si possa rimanere in dubbio, pereh^ qoesta riatampa ripro- 
dace pin apecialmente la prima impressione, e taWulta ha errori grosaolani. — Mak- 
zoNi L., Perchi U prime edisioni della Gerusahmme mno mena rare che k prime 
del I^urioso ecc. cit., trova, com'^ giasto, la ragione di eiO nel fatto che il Pttrioiio 
ebhe due sole ediKioni a van anni di diatanza, eotrambe curate dair aatore* e 

dleci anoi prima che se na faccia ona terza. La Gerumlemme in?e<:e ebbe 
otto edizioni in meno d*iiD anno ! 







- 336 — 

deirutile di quello (1): poichfe la Bepubblica, come e noto^ non accordava 
privilegi se non a chi stampava nello stato. Avendo poi dimesso tal pen- 
siero, e rimasto perci5 nuUo il privilegio, il Malespini, che gi& preparava 
una nuova edizione, poich6 aveva potato procurarsi anch'egli un testo 
compiuto. la forni celeremcnte e la diede alia luce ai primi di luglio, con 
dedicatoria in data del 28 giugno (2). E vei*amente se cede questa stampa, 
non di apparenza ma di correttezza, alle due ferraresi, h di queste p6r6 
piti ricca: poich^ oltre al vedervisi gli argomenti dell'Ariosti e la al- 
legoria, vi sono, di piu, particolari allegoric a ciascun canto di autore 
ignoto (3), e due tavole, I'una de' nomi propri e Taltra de' capoversi di 
tutte le stanzCf assai utili. Inoltre, in una prefazione Ai Leitori^ si 
discorre anche qui del titolo del poema; la qual prefazione non e altro, 
con lieve mutazione nelle prime linee, die il Discorso in tnateria dei 
titoli del poema, il quale, col nome del suo autore, Filippo Pigafetta, 
apparve nella nuova edizione che il Malespini fece nel seguente anno 
1582 (4). Nella quale ristampa conserv5 la prima dedicatoria^ ma 
mutandone la data in 13 aprile 1582; e, se tralasci6 la tavola dei 
capoversi delle stanze mentre nel frontespizio h indicata, vi si trova 
invece una pregevolissima tavola delle varie lezioDi, e delle stanze 
diverse nelle varie stamp'e comparse fino allora; la quale scelta fu 
poi ripetuta moltissime volte (5); non si pu5 quindi negare che il 
Malespini non sia benemerito del poema. 

Finalmente nell' ottobre del medesimo anno 1581 , il Viotto, di 
Parma, diede fuori un' altra ristampa del poema, non troppo bella 
tipograficamente, con i soliti argomenti deU'Ariosti, con le allegorie ai 
canti, diverse da quelle delFedizione malaspiniana (6), con annotazioni 



(1) Vol. II, parte II. n* CLI. 

(2) Vol. II, parte 11, n« GUI. 

(3) E anoniiiic furonu riprudotte in molte stampc saccesaive, finchd apparvero 
coiiio di Gnido Casoni neirediziono della Oerusalemme, Vonezia, Ciotti, 1605, in-12«. 

(^4) Vol. II, parte II, n** CDXCVU; cfr. le Qiunte e correzwnL 

(5) V'^ prerucsso questo avviso A^ Lettori: « Puich^ diverse copie del rnaravi- 
« glio8<) poema del signor Torquato Tasso sono andate vagando, fra le qoali ?i sono 
« inolk' ottave intiere, e parinienti di molti versi e parole cambiate, aggiante e 
« levate ; n^ iivoiido egli potuto (oomc si suol dire) porvi raltima mano, merc^ del- 
« rinfortnnio in che si trova, e parendo ad alcuiii che pii^ gli piaccia Tana copia 
c c)io Taltra; onde per compiacere a tanta varieta di cervelli, si sono poste totte 
« le iimtazioni che in esse copie si contenevano, acciocch^ ognano s'appaghi del sno 
« ^^usto, e sc<.'lga quella che \\h gli piacerk; e in qaesto mentre vivete felici ». II 
Malespini pero mantenne senipro il titolo di Goffredo, 

(6) II Seghezzi {Opere di T, Tasso, Venezia, Monti e C, 1735, vol. I. p. ix e 



- 337 - 

a ciascun canto e m fine una scelta di imagiDi nsate nel poema per de- 
serivere le varie parti del gioniOt nooche uoa curiosa e lungti tavola 
dei van epiteti iisati dal Tasso, disposti sotto a ciascun nome proprio- 
Dalla lettera Ai letiori che 11 Viotto premise (1), si sa che ebbe 
cura di questa starapa < una persona dotta molto e giudiziosa*^ che 
il Serassi suppose e^sere stato il letterato cavalier Pomponio Torelli, 
amico del Tasso; mz, lungi dairattribnirgli le lodi che ne fece il Se- 
rassi, Fopera di cestui, per quello che ne dice lo stesso stampatoret 
ci appare moUo arbitraria; poich<^, dice il Viotto, il curatore accolse 
e rifiut6 varianti aecondo che gli parve, e noo solo fece un testo a suo 
naodo, sciegliendo per \m raedesimo luogo quelle ottave che piii gli piac* 
quero, ma, cit> che h curiosissimo, in qualche passo raccolse assieme 
le varie ottave usate alio stesso proposito nei testi different. Delle an- 
notazioni ai canli, corae bene s^appose l'Aff&, devesi riteiiere autore lo 
storico Bonaventura Angeli, che, baodito dalla patria Ferrara, vivevasi 
allora a Parma (2). II Viotto ci fa chiari di quanto fosse stata stu- 
diata la Gerusalemme, iiellanno che appena era trascorso, poich^ dice 
che da ogni parte gli pervenivano offer te di commenti e di illustra- 
zioni, ch'egli, per non ingrossare di troppo il volunae, dovette rifiutare (3). 
Ma, a preferenza di qiiella infilzata di epiteti, noi avremmo desiderate 
ch'egli accogliesse il sommario, cui accenna, dell'istoria di Gerusalemme 
coo rillustrazione de' luoghi descritti dal poeta, la quale istoria e illu- 
strazione io credo possano essere quelle raedesime di cui il padre Davide 
Romei arricchi Tedizioiie di Napoli del 1582, per il Salviani e Cesari, 
rarissima e quasi sconosciuca (4), 

Nel 1582, oltre alia terza ristampa del Boan^ e del Malespini, gi^ ri- 
cordate, e ad una riproduzione della seconds malespiniana che fu fatta a 



p. xvij) prometteva di provare che fossero opera gmvaDile di Francesco BiragOi ma 
non lo fece: sebbene le ripraducesse nel testo con il nome di lui. 

(1) Vol. II, partell, n-CLlX, 

(2) Vol II, Appendice, n» LI. 

(L!) Forse tra queate era il riscoiitro de' luoghi iaiitati fatto dal cesenate Giaseppe 
Iseo Un dal loglio di queirauno; ma tal lavoro nan ?ide la lace che nel 1646; 
cfn ¥oL II, parte II, n- CLVIL 

(4) A qaesta edixione ^ premessa dilFatti una Historia di Gierutalemme som- 
mariamente scritta per inttlUgema delta ptesente opera e?* D. R, e in fine una 
Tawla di iuUe k md difficili, tiomi proprii, historie e fawle delta presenie opera, 
Faiica del R, P. David Rohej, — Non so se sta questa medeslma illustrnziono 
atorka del p. Homei quella che e nelfediz. della Oerumtemme, Roma. Sforzioi e 
Mascardi, 1618» dove sun<* pure alcune rime in lode del Tasso, non avendo io po- 
tato trovare questa stampa in akuna nostra biblioteca, 

SoLiHTl, Vibt di Torqiiato Tasto ^ 



— 338 - 

Palermo (1), se ne aonoverano due napoletane: i^una eon le illustraziov 
del padre liomei teste citata^ Taltra curata da Tominaso Costo, e co4 
annotazioni del Capaccio (2). Del 1583 h nota una sola edizione vene 
ziaua copiata dalia tarza del MalesplDi, cni ftirono ag^iimti i Cinoj^ 
canii di Camillo Camilli, de' quati dir6 altrove. ^M 

Nel 1584 troviamo finalraentai e con rjuesta finiscono le stampe cm 
hanno valore di tesio indipendente, Tedizione dl Mantova, per FOsaona, 
che ottenne tan to credito da rimanere finora la volgata. Cii>, perch^ 
rOsanna dichiarava nella dedicatoria a Don Perrante Gonzaga, che il 
suo testo era ricorretto: « secondo Fultimo originate per man di chi 
« ha spiato ad uno ad uuo tutti i pensieri delFautore, come sa tutta 
« il mondo; e come non negherebbe alcuno s'io ne scoprissi il nomei 
« il quale (poi che cosi mi vien comandato) io mi taccio ». Se di per 
8^ non fosse stato facile cornprendere a ehi si alludeva con qiieste pa- 
role, ravreramo poi saputo da Eufreuio Cagnani, che nella prefazione alls 
fittizia Raccoltu d'ulcune rime di scritiori maniovani^ elogiando, tra 
gli altri Gonzaga, il cardinale Scipione, diceva che le correzioni di lui 
alia Germalmmie si trovavano ancora a quel tempo, ciofe nel 1612, in 
mano dello starapatore (3). Questa edizione contiene Tallegoria del poems 
8 quelle a ciascun cantOf copiate dalla malaspiniana; dalla quale tola 



(1) tnffttti in basso del frontispizio vi si legge: < Con lioenza del Signor Celioi 

< Malespina, cic. id.lxx^lii > ; e la solita dedicatoria vi subisee una terza inuiazlone 
di data, esseudo in essa sot to il IS mag^io. — Qaesta \l\ Faleroio 6 Ira le s^ 
rare cdizioui del poema. ^^k 

(2) Quest'altra edizione di Napoli, G. B, Capelli, 1582, h qu&^i sconosciata oomi 
la preeedente. Bencbfe, per avere la dedicatoria del Bonna in data 24 giitj^no, appaia 
esetnplata suUa prima ferrarese, tnttavia Tommaso OobIo, iu una breve avvertenia 
ai lettori. dice che, progato dall^aditor^ di curare questa edizione, Btim6 dapprinia di 
sobbarcarai a lieve fatica; ma poi, leggendola, vi trovd da correggere noa infinita. 
di error! , di rnodo (afferraaya) ebe ognono si perauaderi esaere tale ristampa di niolto 
\im perfetta, e vedra * quanto col miglioramento del puntare vi si renda piii chiaro 
« il seaso, Lascio da part*? parecchi luogbi che hanno bisogno dell' autore stesso e 
* non d'altri ». In fine vi h aggiuQta tina langa kttera di G. C. Ciipaccio « a! 

< ftignor Pietro Ohmuchievich de Yveglia » in data « Di Napoli il x di Decembro* 
c 1581 >. II Capaccio fa ancb^eg^li da breve sonnnario della ^turia di Gemsalcmme, 
di CQt, inoltre, descrive minntamente 11 sito; accenna a dispute, gia incommciate fra i 
letterati, i>er i coDfronti fra VAriosto e il Tasso: del qoale giustifica Tuso di alcuiie 
Toci^ e raffronta alconc imittzioni, ebiatnandolo ■ virgiliutio ». Notevole, tra eaiep 
questa, |>ercbtj diniostra che ancom non s'era formata la leggenda: * La favola di 
« Sofronlu e di Olindo^ non h da bio ch> Tistessa con quella di Kiso e di Eurialo *, 
e pone a confironto il t Yen go a scoprirti. yengo a darli preso » del la Cr^rusa- 
kmmtt II, 19, con il t Me, me adsann qui feci » AtiVEneide^ IX, 427, 

(3) VoL 11, parte II, n> CDXXVIII, n. 1. 



— 33&- 

pure TappendieB delle stanze rifiutate; gli argomenti sono i soliti del- 
TAriosti ; e per6 si vede che mancarono affatto nuove illustrazioni, che 
il Gonzaga, volendo, avrebbe potuto darci e importantissime; per la 
carta poi e per i caratteri e gli ornamenti e seiiza dubbio inferiore a 
pareccbie delle precederiti. 

Perche diinqiie questa ediziooe sail in taeto pregio? Principalinente 
percb^ la lingua e lo stile vi sono piu purgati; nja i vecchi uomiDi di 
lettere che cosi sentenziarono, e in molta parte con verity, non si sonochiesti 
se tale maggior correttezza fosse pracurata dal Tasso o da altri. Or quando 
si ritorni con la mente alle ?icende della revisione romana del poema, 
e si ricordi quaeto frequentemente il Gonzaga proponesse concieri, che 
I'autore di Imon grado riconosceva quasi sempre raiglion de' propri, fe 
cbiaro che il Gonzaga nella ristampa del poeraa, « fra le varie lezioni, 
<« ed erana raolte, inclinasse a scegliere le piii confacenti al sao gusto, 
« e, nel caso che nessuna gli garbasse, dovesse farsi poco scrupolo di 
* snrrogare per conto ^uo *. Cosi scrisse il professore Severino Ferrari, 
competentissimo per i lunghi studi e gli acciirati e dotti comraenti alia 
Gerusalemine, nella prefazione alia sua edizione, nella quale riprodusse il 
testo del Bonn^ (!)• A questa preferenza fo indotto anche da un^altra 
valiUissima quanto semplice ragione: la lezione della Conqimiaia^ 
della quale il Tasso euro in persona la starapa, e che ^ perci6 la 
pietra di paragone, nei luoghi comuni coo la Liheraia s'accorda quasi 
sempre coi testi ferraresi e non col mantovano. ^ bensl vero che 
il testo dato dal Gonzaga k migliore per lingua e per stile: raa noi 
non dobbiamo cercare un fcesto perfetto ideale, bens'j quello deirautore. 
Ora, e noto che il Tasso non fu scrittore sempre purgato: insieme 
coi lorabardisrai e con certe stranezze sue proprie di lingua, gli si 
rinjproverano durezze e contorciraenti di stile; col testo mantovano 
molti di questi difetti scompaiono: ma appunto percid quel testo non ci 
spiega gli attaccbi dei puristi fiorentini, attacchi che hanno invece 
la loro ragione di essere nei testi ferraresi. 

Noi abbiamo veduto che queste risultanze della critica del testo sono 
confermate pienamente dai docuraenti, percb^ il Bonn^ ebbe Toriginale 
dal Tasso medesimo, che da parte sua riconobbe, sia pure per un mo- 
mento, quelle edizioni. Invero, si noti che Torquato, il quale non si 
mostr^ mai contento di nessuna stampa delle opere sue, lagnandosene 
sempre, e con ragione» con editor! e con stampatori, non si lagna mai 



(I) Firenze, Sansoni, 1890^ in-8^; cfr, la mta recensione nei Giovn. Stor* d. 
Leii* ItaL, XV, p. 283 5, — Cotitenipjrajieaiii'3nte al Ferrari, € iodipisndentemente 
da lai^ tostefine TauttinticiU dt;l te^to Bmni anche G. Di Niscji, Op. ciL^ pp* 3S-I* 



^ 340 ^ 

invece delle edizioni del Boni]^: bensi del Borrn^ medesimo, perchfe a 
Parigi si dava bel tempo coi deuari ricavati daU'edizione, mentre per 
iscritto aveva proraesso di dividerne eon hii gli iitili (1). 

Si deve dunqiie convenire che il vero testo della Gerusahmmc, quale 
era per il Tasso nel 1581 » ci 6 rappreseiitato dalle dye edizioni ferra- 
rosi; e che queste uscissero col consenso del!*autoie fu tosto risaputo. 
Infatti nel Dialogo deJtEjjica Poesia di Camillo Fellegrino, notando 
G. B. Attendolo alciini difetti di lingua e di stile oel poeraa, e aiigu- 
rando che il Tasso, ridotto « alia primiera sanitii >, potesse correggerli. 
Marc' Antonio Carrafa gli obbietta: * S*intende che il volume stampato 

* ultimamente a Ferrara sia s(ato da lui rireduto ^ (2). E vero clie 
il Tasso, rispondendo ntW Apologia a questo luogo, afterm^ che < nej 

* questa opera sua n& I'altre sono raai state nfe riviste nh ricorrette 
^ nfe pubblicate » da lui (3): ma quando scriveva ci6 aveva gi^ mu- 
tate pensiero intorno al poema. Aazi lo mut6 subito, o poco dopo 
avvenutane la pubblicazione, come apprendiamo da questo sonetto, che 
venrie in luce gia uella Scelta di rime, curata dal Guariiii, Tanno s€- 
guente 1582: 

Scrissi di vera impresa e d^eroi veri. 

Ma gli Rccrebl^i ed oriiti, quasi pit tore 

Cbe fioga altrui^ di quel cbVgli ^, iimggiore, 

Di ^\h vaglii sembianti e di piu alien. 
Po-^cia t<m occhi rimirai severi 

L\>pra, «? la forma a me spmcque e U colore, 

E e'aUra ne formaip mastro migliore, 

Kon 80 ie ci>lorirla id carte io speri^ 
Cli'egro e Blanco lia gli annl, tive piu rare 

Tenti le rimo far» men piaccioii elle, 

E IB min-ir pregio io son, che gia non era. 
Fur non langoe la mente* e^ prigioniera, 

Ksce dal career suu, ne quel che pare, 

Ma I'arjne &coTge e vere e pure e belle. 

Da queato sonetto, e specialmente dai versi settimo e ottavo e dagli 
ultimi due, s'inlende che flu da allora il Tasso vagheggiava iiella mente 
un nuovo disegno secondo il quale riformare il poema, con iBtendimenti 
pill ortodossi; lua, in fatto, vedremo che alia correzione non si pose se 
non nel 1587. 

Volendo peiianto dare un testo critico della Gerusalemme^ ci si 



(1) LeUere, H «• 25$. 

(2) Diahcfo cit., p. 150. 

C3J ProH dwerae, I, pp, 36i-9, 



trova di fronte ad uno dei piii gravi problemi che in questa materia 
possano av venire; rf>icjhe» essendo accertato che il testo quale fu stam* 
pato nel 1581, non era eguale nel tempo immeJiatamente precedente e 
noa rappresenta criticameiite qtiello deliiiitivo voluto da! Tasso, che fu 
la Oonquistata^ ma soUanio una sosU, adoperando con rigore acien- 
tifico si dovrebbe porre come base la Gonquistata, e come lezioai 
varianti tutte le varie redazioni anfceriori* Ma a ci6, e troppo giu- 
sfcamentej si oppone la gloria che da tre secoli circonda il poema nella 
redazione che raantenne il nome di Liheratu. Credo perfcanto opportune 
e utile di seguire Topera dalla sua origine fino al momento in cui fu 
stampata; e ci^ tanto piii^ che doll'evolujione compiuta rimanevano nei 
manoscritti tracce copiose ed evidenti. 11 codice vaticano-urbinate 418, 
contenente il Libro primo del Ghntsakmme, di cui ho parlato, ci 
rappresenta il prime abbozzo; i caoti che si trovauo neirAmbrosiana, 
in parte autografi, e in parte con correzioni e osser?azioni autografe, 
coBservano ancora le tracce del la piegatura con la quale furono dal Tasso 
raandati agli ainici, e forse al Pinelli. Fra tutti, notevoU cinque ma- 
noscritti; uno autografo per intero, che era ancora a Ferrara presso il 
Baruffaldi, al princifdo del secolo scorso^ e che ora e stato da me rin- 
tracciato a Londra nel Museo Soane; il secoadoi con correzioni auto- 
grafe, che si conserva nella Biblioteca Oomimale di Ferrara; e tre altri 
della Biblioteca Estensei ricchi di note e di osservazioni del Tasso, 
che hanno spiegazione nelle lettere di lui; qaesti ci rappresentano il 
fluttiiare del testo tra il 1574 o il 1576, durante il compimento del- 
Fopera e la revisione successiva. In tal modoi posta a fondamento la 
prima edizione ferrarese, raffrontata iramediatamente con le due sue 
ristampe, e qiiindi raccolte e coordioate le varie lezioni del mano- 
scritti, anterior! alia stampa, e delle prime edizioni, si avr4 noo solo 
il testo critico, raa la genesi del poema nella sua prima forma (1), 



(I) Ho detto che la prirad raccolta dello varie leziotii del poema fu fatta dal 
Malcspini nella sua edizione del 1582, ma non ^ c^impiata; e tale e quale fa ri- 
prodotta nelle successive di Veoezla, de' Franceichi^ 1588; di Mantora, Osanna, 
1584 e da altrii fina a quella di Genova, Bartali, 1590. Qualche cosa di pi^ fecc 
il p. ToMMAsa Alpasi, Soontri de' luoghi imUati daltaulore neila Gerumlemine 
Liberate e vark lesioni di essa nella edizione del poema di Napoli^ Mosca* 1719. 
La raccolta piii coinpiuta finora ^ quella data nel vol. 1 delle Opere, edizione 
fiiirenttna (pp. 199 230), e veneziana (pp. 261-301) » e in quest' ultima cfr. la pre- 
fazione del Segbezzi, p. x?. — Si occuparoao molire del testo del poema Celb- 
sTiao Cavedoni, Oaservazioni eh cdcune varie kiioni eec, e Appendice alle oaser- 
oaziont ecc. cit.i e M. Colombo, Osservasiom sopra il poeina di T, Tasao ece. 
cit. — Cfr. inokre Mimich, Saggio stille varianli cit,, e le leJttere del Lanzonl o del 
Pacciolati qui nel ?oL II, Appendice^ u' XIV e XV, 




L' ultima evoluxiooe del quale, avendo recato profondi mutamenti 
anche eella sostanza della favola, la Conquistata si deve leggere a 
parte e da sL 

Mentre tutti gli editoH e gli amiei facevano buoni giiadagni con le 
edizioni del poema, non si trova che il Tasso, o per diritto o per dono, 
ricevesse pure un qoattrino. Gi^ ho acceoiiato come egli si lamentasse 
del Bounk; ad Ippolito Bentivo^lio seriveva che nel 1579 gli erano 
stati offerti per stamparlo « molte centiniiia di scudi p^ e il cardinale 
d*Este per mezzo di monsignor Masetti mille gliene aveva prome^si (1), 
Ancora aimi di poi moveva lo stesso lamento: ^ lo sono state disfavorito, 
* piuttosto oppresso, come il mondo sa: bench^ noo vogliano ch'io il 
«sappia; e Toppressione h stata maggiore in quella parte che piii mi 
»t gravava, dico negli studi e nel frutto delle mie fatiche. Del raio 
^ Goffredo sokmente hanno rifratto tremila e piti ducati, come s'af- 
< ferma per coaa verissima » (2). 

Da qualche traccia possiamo rilevare che fin dalla sua prima appa- 
rizione il poema sollev6 discussioni non poche: sorse spontaneo nella 
mente di tutti il confronto con TAriosto, e, pur riconoscendo che il Tasso 
aveva sapnio fare il poema d'uoa sola azione, si rimproveravano a questo 
raffettazione dell'arte e dello stile, roscurit^, le rime steatate, la spezza- 
tura frequente del verso, la poca propriety della lingua (8). Ma se ci6 
avveniva, e con ragiotie, tra i letterati, bisogna riconoscere che raai un 
poema seppe conquistare cosi immediatamente il cuore di una nazione 
intera: le migliaia e migliaia di copie provano la sua immensa diffu- 
sione; le traduzioni in quasi tufcti i dialetti provano Taffetto che il 
popolo vi pose. La tradizione, continuata per secoli, dimostra che 
questo si affezion6 di subito a quelle donne, che anche uelFarte sono il 
tipo di cui si plasmarono di poi le figure femmioili piii celebrate del 
romanticismo. Perchfe fu appunto la parte idillica ed episodica, che 
Farte severa del Tasso rifiutava in teoria, quelk che fece la fortuna 
del poema: sono le donne, Arraida, Sofi'onia, Erminia. Basta gettare 
un'occhiata su quelle pagine in cui il Ferrazzi, ancorche non corapiu- 
tamente, raccolse notizie dei soggetti inspirati dal poeraa, per vedere 
quaote e quante volte quelle donne diedero materia alia scena, alia mu- 
sica, alio scalpello ed al pennello; era dunque un grande artista chi 
sepp€ continuare a oommuoTere il cuore e la mente di molti, sebbene 



4 



(1) LeUtre, H, n- 151. 

(2) Uttere, IV, n- liaL 

(S) VoL 11. parte II, n^ Cf. e CLXl. 



mutassero piU volte gli ideali delfarte (1). La faraa del poeta diveBue poi 
mondiale; ma gik U, dalla ridente Sorrento, nn suo concittadino, fin da 
quando egli era in S* Anna, scriveva: «... Torqyato Tasso, poeta sin- 
^ golare deirelA nostra e i cui poemi son piti chiari del sole, il pro- 
* seguir le sue lodi a coloro che vtvono ora non fa mestieri, ed a coloro 
<jc che f erranno appresso i snoi stessi compoiiimenti lo renderanno fa- 
« moso e chiaro per serapre » (2). 

Nel medesirao tempo airincirca che usciva alia luce la Gerusalemme 
per la prima voltai si ptibblicavano anche VAminia e un certo numero 
di rime, ineorainciando la serie lunga e intricata delle edizioni di queste 
opere (3), 

Gi^ abbiarao veduto che Torquato aveva stretta amicizia con Aldo, 
il giovane, fino dal 1560 quando trovavasi a Venezia, e sebbene potesse 
rivederlo in sdguito piti volte, ci raancano notizie certe in proposito; 
ma la relazione non dovette interrompersi, perch^ le lettere che ora, 
nel 1580 e 1581, si presentano, fanno presupporre alciini precedent!. 
L*Aldo sul principio del 1580 aveva chiesto, come pare, al Tasso le 
sue rime per stamparle, o almeno una lettera di dedica, ma il poeta 
rispondeva che, rinchiuso com 'era, difBcilraenfce avrebbe potuto racco- 
gliere le sue fronde sparse, e mandare la dedica era pertanto inutile; 
tuttavia nominava raolti signori ai quail avrebbe volentieri fatto omaggio, 
e diceva che aveva dappriraa fermato il peosiero su Don Ferrante Gon* 
zaga, che gli aveva usato cortesiai ma poi s'era risolto per Scipione 



(1) Un CttriosQ esempiu (iella fortoDH del poema mi comunica il chiansslmo ftiiiico 
Carlo Maltigola. dirottore deirArch. di Stato di Bologna. Egli ha trovato nella priT&ta 
bibliotiei'a Malvezzi-De* Medici, della i^teasa citl&. certi AmiahSj iw\ qnali (vul. II, 
c. 61 ?.-62) sotto la data 10 maggio 1609, k notato come un Gio. Cristiano Tanner 
dt^ Tatm, eletto secondo cotisigliere della naxiorie knlesca alio Stndlo, non avando 
potdto oifriro la colazione d*Qst>, dt»nt^ van iibri, fra la lista del quali figura II 
Goffredo, poema heroico. ^ Per i aoggetti talti o inspirati dalk Gerusalemme 
Y, TAppendice neiredizione del c^jntenario, — Non m che cosa fliano qtielli Scherti 
e faeeMte tratte dalla Gerusalemme e d-AlV Aminta che ai cooservano u Parigi nella 
Biblioteca deirArsenale, cod. n^ 8507 (cfr. MaxzatintIp Inventari dei msa. italiani 
nelie biblioieche di Frafwia, vol, HI, p. 142). 

(2) Dtscritiione \ deUOrigine, sito e famitfUe an- \ tiche deUa cilia di Sorrento \ Del 
SignoT Cebarg Molegnamo | Posta in luce ad istanea del Dotior \ Tomaso Cavar- 
retto I NapoUtano | [fregio]. In Chieti. Appreaao Isidoro Facci e Bartholomeo Qbettt, 
1607, di |ip, 24. I/op^ra fu scritta nel 1585; fn ristampata dal Minieri-Riccio, a 
pochi esemplari, nd 1846. 

(B) Per le illnatrazioni ybliograiche particolareggiate rinvio una vulta per sempre 
alia mia BibOografia delh apere minor i in versi di T. Tasso, Bologua^ Zanichelli, 
1893, eslratta dal vari volumi delle Opere minori in i>ef«t; ai qnali quindi si pu5 
anche indiffereutemente ricorrere. 



— 344 — 

Gonzaga, che maggior amicizia gli a?eva diraostrato nelle ultime sven- 
ture (1), Aldo non si scoraggi per questo rifiuto, e cerc6 di procurare 
da s6 ci6 che meglio potesse: n^ rimpresa era poi difficile perche trtolti 
gik erano andati raccogliendo le rirae di Torquato di mano in mano 
ehe riwsciva loro d'averne (2). Infatti TAldo, iiella dedica della prima 
edizione ielh Rime e Prose del si(;nor Torquato Tasso^ fatta a Fran- 
cesco Melchiorri, letterato di Odeizo^ disse che grinviava: « le rime 
4fdel nobilisBimo spirito Bigiior Torqtiatci Tasso, insieme con altre cose 
« di lui, c'ho potute fin qui avere, e nel niodo che Tho potute avere; 
« giudicando che fosse meglio trattatito il comuaicarle, anche con qualebe 
« scorrezione de' trascritt'Orit <5he, riteneiidole, privarne tanti, che con 
« tanto ardore le aspettano . . . >. Prociiratosi i privilegi(3), pubblicd egli 
dapprima VAmintu, e fermaiidosi alia prima idea del Tasao, forse perch e 
piti gli conveniva^ la dedic5 con lettera del 20 dicernbre 1580 a Don 
Ferrante Goiizaga, al quale ne spediva un eseniplare il 24 successivo (4). 
Ma gii\ il 3 dicembre Torquato dava notizia all'Aldo di averne ricevuto 
un esemplare; se ne mostrava contento, ma non deJla dedica che egli 
avrehbe voluto fare da se (5). 
Non e certo per6 che questa edizione delFAldo sia la prima della 



(1) Vol. 11, parte I, n^' XXII. 

(2) Nq abbiamo un curiuso e^mpla in an glovime che c^rtamentc amava 1r 
poesia del Tasso per ideotitli di carattere ; d\ costui uoii ci dice il iiome Bernardino 
Baldi preseDtandolo a Pier Matter Giordani a PesarQ^ con lett^ra di Urbiiio, 8 di- 
cembre 1578 (cod. Oliveriaiiu 430, c. 17): € II g-iovane, cbe darii questa u V. S,, e 
€ qnello ch*ia gli dissi easer atato aumlato d^uiDori tnalenconici \ e.^Vi h gentilis- 
« sinio, e si dilelta assai de Bonetti^ e fra gli ultri di quelli del Tasso^ c desidora di 
« fame radunata; pert* desidero che fra V. S. e messer Cnrzio [Arduh] gVi facciate 
€ parte di quelli che ti tro?ate. E vero chVgli non ha quella cognizione che si 

< richicderebbe, per non aver atteao a lettere latine, nia con tutto questo, aiutato 
« dal giuduio, piglia conaolaziono delle cose belle, Scrivo anco a messer Cunio 

* riateiso, che lui voglia favorire questo giovane, e me insienie, di dargli tutte le 
€ cose del Tasso che vi trovate, ch'egli non abbiu: perch^ avendone lui inolte, per 

< quanto credo, quelle che re^teranno, sarauno pocbe*. Anche il Giordani mastrasi 
appassionato taasista in quest'altra lettera del Uiedesimo Baldi, da Guastaila, 24 set-* 
teinbre 1581: € . . , Vi sarete cavato la sete del Tiisso sendosi atainpato e ristain- 
c pato ed fira rietanipando$i istoriato e coinmeutato; si sono anco veduti in luce i 

* 9Uoi sonetti, recbghe, ta lettei-a che scrisso in Pesaro al Daea nostro, dialo^hi e 
« queationi tutte in un Toluinetto in ottavo » (cod, Uliv. 430]* — Ho iivnte queste 
lettere dalla eortesia deiregregio amico prof, Ca&ini, um trappo tardi per allogarle 
nel Tol. IL 

(3) Doc XXXI. 

(4) Vol. 11. partj II, n- CXL. 

(5) Vol. 11, parte 1, n" XXIIL 



— 345 — 

pastorale: poiche ne fu segoalato un esemplare, stampato a Cremona da 
Cristoforo Draconi, che ha si»l frontispizio la data del 1580, mentre 
quella deirAMo, secondo Fuso degli starapatori, ha il 1581; di piu, 
nella cremonese !a dedicatoria a Vespasiano Gooxaga, duca di Sabbio- 
neU, L^ del 15 dicerabre 1580, cio^ di cinque giorni anteriore alia data 
della dedicatoria deiraldina. 'k vero d'altra parte che FAldo aveva 
pronta la sua al principio i\ dicembie se la pote raandare al Tasso: 
percid, se si deve in ordine bibliografico rigoroso registrare per prima 
la creraoDese, in fatto pare die debba essere stata pronta qualche 
giorno innanzi la veneziana. 

Nel niedesimo tempo TAldo preparava una parte prima di Rime e 
ProsBy nel qual voluraetto accoglieva di niiovo anche VAminfa con 
l*aggiunta delTepisodio di Mopso e con qualche correzione. Di questo vo- 
lume raandd al Tasso i primi fogli, contenenti le rime, fin dal 10 di 
raarzo, e Fautore, pur dieendosi lieto della stampa, scrisse lo stesso 
giorno due volte, perchu gli lasciasse correggere le composizioni; e forse 
allora, diceva, n*avrebbe anche aggiunte delle altre(l}, Intanto, recan- 
dosi a Venezia Febo Bonnii, Torquato lo presents alFAlcIo con lettera 
del 17 marzo, dicendo che qoegli era informato de' yuoi decided e trattava 
del privilegio (2). II gioroo seguente, 18, Torquato che pare fosse nella 
illusione che gli stampatori lacessero come a lui garbava, si raccoman- 
dava di nuovo alFAldo, e lo pregava ancora di interessare a* casi suoi 
il Veniero e Giorgio Gradenigo, tornando poi a trattare dei privilegi 
possibili ad ottenersi (3). Ma appena scritta questa lettera^ furono reca- 
pitate al poeta le ultime pagine delle rime e la pastorale: si che egli re- 
plied, pregando di nuovo che gli fosse iasciato agio di correggere, tanto 
pill che vi erano alcune composizioni che non erano sue, e alcune che 
non avrebbe voluto si stampassero; prometteva inoltre di dare alcuni dia- 
loghi che aveva scritto. Ma non so come Torquato potesse pensare che 
FAldo Bon solo tratteuesse, ma rinunciasse ai fogli glk tirati; e vero 
per6 che diceva di desidemr ci6, quando FAldo avesse potuto farlo 
* senza molto suo iBcouiodo » (4). Questi iuvece prosegui la stampa e 
pubblic6 il volume con dedicatoria in data del 13 aprile 158L 

Come era avvemito per la Germalemme^ cosi gli editon si gettarono 
avidamente sull^4mn^a: della quale pure correvano molte copie ma- 
noscritte, e pare anzi che tin dal 1577 alcuno vi avesse pensato a Fer- 



(1) Vol 11, parte !. u- XXIV. e Lettere, 11, ti-* 581. 

(2) Vol It, parte 1, n*> XXV. 

(3) UtUre, M ti« 582. 

(4) Vol. II, parte I. n- XXVI; e Letierc, il, ir 580. 



— 34C ^ 

rara, trovandosl un manoscritto con questa data, evidentemente prefs 
mto per la stampa (1). 

E con data del prirao febbraio 1581 usci alia luce in Ferrara un^ 
nuova edizione della pastorale pei tipi di Vittorio Baldini, il quale as- 
siciirava ^4t Leiton di aver tratto il suo teste ^ da uti ori^iuale fedele 
« e biiono dello stesso autore ». Se licordiamo che Febo BonnSi trattava 
gi'h in questo rnedeaimo tempo col Tasse per la stampa del poema, e 
aveva fatto da intermediario tra il poeta e FAldo, precisaraente per la 
bozze delle rime e della pastorale, e, ancora, che il Baldini sar^ di 11 
a poco lo stampatore del poema e di poi di un volume di rime, alls 
quali pure sovraintese il rnedeaimo BonoiV: h facile credere che anche 
questa edizione della past<»rale fosse curata da lui* iufatti il testo h 
veramente buono e inteio, ed ha, d6 che h notabile, aggiunto in fine 
a mo' d'epilogo, senza aleuna sepai*azione, quei versi die vynno sotto il 
titolo di Amor fiiggiiim, ma che per veritii non sono che la rispon- 
denza esatta a quelli del prologo deir.4»im/a, dove Veoere cerca il 
figlio fuggitivo, Amore. 

A questa segui una edizione del Viotio, di Parma, il quale nella 
dedicatoria, in data 29 aprile, al conte Pomponio Torelti, diceva che 
avendo avuto eopia della pastorale da im buon autografo, la sua stampa 
era senza dubbio migliore di quelle fiiio allora useite in Cremona, in 
Venezia ed in Ferrara. A dir vero, in questa si trovano tre soli versi 
neirepisodio di 3Iopso che non sono nelle altre: e in generale le diffe- 
renze di tutti questi testi soiio veramente rainime e tali da no^ 
giusiificare a^fatto i vanti dei singoli editori. ^H 

Dopo un'altra edizione fatta lo stesso anno dairOsanna di Mantova, 
VAminia si continud a stampare, oltre che separatamente, nella parie 
prima delle molte edizioni delle Rime e Prose che uscirono in Venezia 
dalFAldo e in Ferrara dal Vasalini ; alio stesso modo che il Einaldo 
fu compreso stabilmente nella parte seconda dei medesimi volumetti. 

Ho gih detto come Tonfuato, a mezzo circa il 1580, scrivesse a Sci- 
pione Gonzaga sollecitandolo a starapare il poema, Tecloga, ed una 
seelta di rime da trarsi da un volume manoscritto dato al Duca e da 
uno dato al conte Ercole Tassoni (2). Non mi e riuscito d"identificare 
i due codici di rime qui menzionati con nessuno degli autografi oggi 
conosciuti, perchS questi sono tutti di tempo posteriore. Tra gli altri 
dovevansi particolarmente osservare i manoscritti conservati a Modena 



(1) V» nelle Opere minori in versi, ?uL III, BiMiofjrafia dei niss. dalV Amintaf 
la deacrizione del ms, (ieirUniver^itaria di Bologna. 

(2) Cfr. .^ui addititro pp. 822-3, 



^ 347 - 

ed a Ferrara: raa i primi eottiprendono le rime composte tra il 1581 
e il 15B7, ed uno de' ferraresi ^ ugiiale ad uno dcgli estensi (I). Del- 
raltro ferrarese (2) h nota airincootro la storia; Torqoato dedic6 
eon tefctera del piimo di ma^gio del 158n, una raccolta di sue rirae, 
< composfce in qiiegli ultimi amii de !e sue infermiti », alle piiiicipesse 
Lucrezia e Leonora, per assicurarsi della loro benevolenza (3). II ma- 
Tioacritto ferrarese di cui parlo, sembra essere appunto la brutta copia 
della prima parte di quello presentato alle Prineipesse; il ijuale si deve 
ricoDOscere nel raauoscritto oggi posseduto dal signer Piat di Parigi, 
che ha io piii una seconda serie di compoDimenti oltre di qiielli con- 
tenute nel ferrarese; ed h di mano, come sembra, di Giulio Mosti, con 
qualehe correzione autografa del Tasso(4). 

Intanto TAldo aveva pubblicato la Parte prima delle Rime e Prose, 
e stava poi, sul Bnire del 1581, attendendo ad una ristampa di essa, 
cui aggiungeva un altro volutnetto col titolo di Parte secomhi, che ha 
la dedicatoria in data del 7 oitobre 1581, bench^ entrarabe le parti 
portino sul frontispizio Tanno 1582. In questa seconda parte appariva 
per la prima volta anche il Oalealto re di Norvegla^ la tragedia non 
finita. 

Ma anche a qiiesta sorgente di lucro aveva pensato il Bonn^, il quale 
gi^, termiaando Tavviso ai lettori preraesso alia Geriisalemme^ aveva 
detto che intanto si godessero quel fruttOi mentre egli si apparecchiava 
^ per servire il signor Tasso, di pubblicar fra pochi di un siio Canzo- 
^ niere con gli argomenti, altraraente copioso e corretto, che non e quello 
« che avete avuto da Veneziaj^. E invero, in alcuno dei privilegi otte- 
nuti, come per esempio in qiielli del Pontefice e del Governatore di 
Milano, erano comprese specificataraente anehe le rime. Le quali videro 
la luce in bella forma, divise in due parti, cclla data del 1582; ma 
la dedicatoria del tipografo Baldini alia principessa Lucrezia h delVul- 
tirao di novembre 1581. Qcesta dedica, come quella delledizione del- 
YAminta^ 6 senza dubbio opera del Bonntl; il quale, in quest'uHima, 
diceva che, avendo veduto la scorrettezza delle due stampe aldine (e il 
giudizio che m reca, sebbene con uii poco di esagerazione, e giusto (5;) 



(1) Cfr. Dclle Ogere minori in versi, vuL IV, pp, viihx, i rnss. segnati £ 1, E 2 
e F2. 

(2) Op, I cit. Ilia. segn. P I. 

(3) Letter f, H, n" 140j e cfr. VAppendice alle opere in prosa, p. 82. 

(4) Cfr. nelie Opere minori in versi, vol. IV, il ms. segn. Ft., |*p. xliv*xlvij. 

(5) Altrettarito e piii flevero si mostra contro la 8tampa Aldina il Baldi In nna 
lettera a P« M. Giurdani, da Milano, 4 Dorenibre 1581: «... Qua vanno intorno le 
« povere cose del Tassg stroppiate p«r mam di messer AlJo, i! quale a mio giadixio 



34« - 

aveva peiisato di ridiirle a raiglior forma, e per sua ventuni ^i era trovato 
in cib d'accordo con persona * iiiolto intendente e praiica delle cose di 
€ quest'autore, la quale sa ben non nomini, b per^ a Vostra Eccelleuza 
€ lllustrissima, ed a tutta questa cittil inolto nota » {l\ Era questi il 
Ouaricii, ed egli stesso ce lo fa sapere, confessando molti anni dopo al 
marehese Filippo d'Este il proposito ch'egli ave?a di stampare da se 
il suo Pastor Ftfla, che altrinaenti a?rebbe corso pericolo di andar 
vagando lacero e storpiato come le cose del Tasso: le quali erano a 
cosl cattivo termine, ch^ogli, Giiarini, non avendo potuto tollerarlo, per 
pieti le aveva corrette e fatte stampare a Ferrara negli anni pas- 
sati (2). E questa un atto di grande gentilezza da parte del Guarini, 
senza dubbio: e di lyi il Tasso aveva fatto poco prima onorata men- 
zione nel dialogo // Messaggiero (3). A dir vero, le tracce die ci riman- 
gODO delle relazioni fra qyesti due poeti sono assai rare^ come gi^ ho 
detto: ma cid si spiega in grande parte cou k vita comune iiella stessa 
cittii dapprima, e poi per le reciproche disav venture che li posero per 
diverse vie e con intenti diversi, Per6 quanto ci rimaoe, se non dimostra 
intimitis, dimostra almeno una defereriza cordiale : deferenza die sar^ 
attestata dal Ouarini alFaniiunzio della morte del Tasso* fil vero che 
il Guarini si pose a scrivere il Pdstor Fido col proposito deliberato 
di gareggiare con VAminiu (4)» od e vero altresi che da un loogo delle 
sue poleraiche, mentre dichiarava di aver ' serapre tenuto il Tasso per 
un grande poeta, aggiungeva che: *chiynque snperiore a liii nongiu- 
* dicava TAriosto poco intendeva ... in che consisfcesse delle virtu poo- 



€ se ton sapesse meglio dclk cose di Cicerone c di Qaintiliaoo, perderebbe quanta 
« ri{)ataziune gli ha lasclata Aldo vecchio e Paulo e tatti i fiuoi. La paasione mi 

« fa pai lar cos) ; ma spero che qiialclie bnoii c^rusico Tabbia da risanare > 

(cod. Oliyeriano 430). 

(1) Vol H. part^ ir, n^ CLX. 

Ci) Vol. H, parte 11, n* CDXCVL 

(8) DiaJoghi, h p. 256, e nella seconda lezbne p. 327, 

(4) Rossi V,, Op. cU,, pp. 55-6. — II Seraasi, come il Rossi, che pur ai aecorse 
delFerrore parziale del priinOr inostrurono di tenure come prova di poca cordiality 
it fatto che, aYendo il Tasso seritto al Gaarini U aonetto: 

Chi gmngQ illuatri eroi con viva pace, 

nel quale forae alludera ni diigfuati ramlgliari di lui, volenlo arrecarri una corre^ 
zioBe, la niando non direttameDtef ma ad Ippolito Gianluca perch^ ^liela riferisse 
{Letkrtt 11^ n"* 561). Ma ap^unto perchc) il sonetto era per il Guarim^ potd Tasso 
rIvoEgersi ad un suo intlmo, come il Gianloca, per Tar Oiieguire la correzione; ad 
Dgni modo %\ tratta di cosa tanto piccola, della quale ci possono sfuggire niille cir- 
coatanze che la giastifichino, che non ha valore contro tutte I'altre attestazioni. 



— 349 - 

€ ticlie TeccelleDza » (1). Ma qiiella gara e questo giudizio non im- 
plicano maleirolenza, come altri voile. 

L'edizioue delle rime, curata dal Bonna e dal GuariDi, e per pi& 
rispetti pregevole, cio^ per il testo e per le didascalie; inoltre vi sono 
con apposita nota restituiti ai veri autori alcuni compoDimenti che al- 
lora correvatio sotto il nome del Tasso; importante h pure la tavok di 
correzioni aggiunta al volume, cbe manca in molti esemplari. Qiiesta 
edizione fu ripetnta in piii piccola forma iin'altra volta nel medesimo 
anno, coi tipi Cagnacini a Ferrara: e qiiesta a sua volta fu riprodotta 
subito a Mantova daU'Osanna: ma entrambe cedono per correttezza e 
per eleganza. 

Tuttavia per quella fataliU clie gravava sopra il Tasso e sopra le opere 
di lui, come non ebbe molia fortuna il buon testo del poema pubblicato a 
Ferrara, cos'i riraasero seBza nlteriori ristampe queste rime: mentre, 
oltre cbe in Venezia, sempre dalTAldo, nel 1583, anche in Ferrara 
nello stesso anno, furono ristampate dal Vasalini le due prime parti delle 
Jiime e Prose, Ma mentre poi TAldo non dette pin cbe un piccolo vo- 
lumetto, col titolo di Aggiunia alle rime c prose^ nel 1585, gia nel 
1583 stesso il Vasalini stamps una Farie icrza, Nel 1585 il raedesimo 
editore ripuljblic5, coi medesirai errori, queste ire parti, inserendo nella 
terza V Aggiunia allora data fuori dalFAldo: e lasciando correre alcuni 
esemplari di qiiesta edizione col nome del fratello Simone e altri con 
quelle dello starapatore CagnaciEi; poi piibblicd nel 1584 la Farte quarfa 
da sola; e nel 1586 la quinia e la sesfa. Nel 1589 ripetfe materialmente 
le prime quattro parti sole; e frattanto, nel 1587, il Baldini aveva 
messo in luce un opuscoletto: II nmanente delle rime nuove, e oello 
stesso anno 15S9 un altro di Rime uUinmnienie composie dal Tasso 
dopo ch'era andato a Koma (2j. Tutte queste stampe ferraresi perd sono 
assai scorrette: nfe buone ediziooi, tranne quella piccola scelta curata 
dalVautore nel 1592, si ebbero mai. 

Nello stesso tempo cbe venivano iii luce le varie opere poeticbci si 
cominciarono a stampare anche le prose (3), Prime TOsanna, di Man- 
tova, pubblic5 nel 1581 un opuscolo ove, insieme alia lettera in eui il 
Tasso paragona 1' Italia alia Fraocia, erano it Dialogo dell Amor vi- 



(1) SKRArhs CuLJLTO [Battlsta Guarini], II Barbiere, Bispasta alVinvttiiva mcita 
eoniro il CavaUtr Guarino, $otta tl nome di Pier Antonio Salmone^ S, L n. a.^ 
ina certo 1610, p. 40. 

{2J Anclm per totte qaeate cdizioui v, k mia cii. Bibliografia delle opere mi- 
nori in rnrsi, 

(3) V. k Bibliografia deUe ediiioni delle prose nella Appendiee alle opere in 
prosa cit», pp, 19 9gg. 



— 3r)0 ^ 

cendevoh e le Conclusioni amorose. Un perugino stamp6 Tafino me- 
desinio in Viceaza il dialogo della NohiUd: TAldo diede nella Parte 
prima il Homeo o vera del gimco, oltre alle prose gi^ apparse a Mantova; 
nella Parte seconda vi fu aoche il Padre di famiglia. 

I Giunti di Venezia parve per un inomento volessero impadronirsi 
delle prose tassiane: nel 1582 pnbblicarono nella stessa forma e coi 
medesimi tipi il Messaggiero^ II Borneo^ rifatto col titolo di Gonmga 
secondo^ ed altri due discorsi. II Tasso se ne inostr5 mal soddisfatto^ 
perche, avendole scritte tra i disagi e con molt a fretta, gli sarebbe stato 
grato rivedere e correggere quelle scritture. I Giunti nel 1585 cliiesero 
al Duca Alfonso il pri?ilegio per un gran numero d altri scritti del 
Tasso (1): ma tale edizione non comparve, e le prose continuarono ad 
apparire di mano io mano Dei volumetti del Vasalioi, Del quale il 
Taaso si lagnava percb^ stampaya male e pessimamente (2); e ancofaj 
nel 1587 pregava il Montecaiini d'interporsi presso i librai di Ferrara: 
€ i quali non hanno voluto pagare alcun debito che avessero seco^ nh 
« osservart??! alcuna promessa i> (3). Con tatto ci5 i suoi dialoghi otte- 
nevano siibito grandissima fama, e fin dal 1588 eraiio conosciuti anche 
io Inghilterra (4). 

Ora che abbiamo veduto corae tutte le composizioni del Tasso, in 
prosa in versi, fossero pubblicate o senza sua saputa, o con inganno, 
e serapre, in ogni modo, senza che egli ne potesse mai ricavaie un soldo, 
non ci faraono maraviglia le frasi roventi clie Fautore usava per gli stam- 
patori * cbe non hanno o pietii o convenlenza alcutia » (5), e per i quali 
egli era bensj ^ il buon Tasso, il caro Tasso, Tamorevol Tasso » ma 
anche « Tassassinato Tasso » (0). 



(1) Djc. xxxil 

(2) LetUre, III. u- 690. 

(3) Lettere, HI, u* 865, cfr. sul Vasalini anche i n» 688, 695, 762, 837. 

(4J KoEfrcL (trad. Solerti), Le tradugwni tngUsi del Tas$o nel Propiigtiaiore, 
N. S., vol. VI, p, 317 c n. 
{h) LeUere, \\ n- 1217. 



(6) LeHere^ 111, n*» 633. — Sugli starapatori cfr, 
1079, 1280. 



[inche i n^ 205, 640, 70T, 




XVIII. 



Condizioni di Torquiitu in S. Anna, — Morte di Loonura d'Este e *ii Leonora di Scati- 
diano. — 11 Tassa e ItJ Accademk*. — Sne relazioni col Principe di MantoTa, 
con Marfisa d*Est*^ e can Ferraiite Gonza^ga. — Stito della sua rnnliittia. — 
fi visitato da Aldo Mannzio, — Sul iiuire del 1582 e allarj^Ato e reao piii 
comodo I'tilbjjgiii neU'oapedale. — Visitii del pitt*)re Francci^ctJ Terzi, di Mnzio 
Manffcdi <_• di GiuSia Se^ni. — II mutdnianiu di Laura P^perara. — 11 dialogo 
Del Piacere onesto. — Le noxie di Lavinia della Rove re con Alfonso d*Avalos. 
— Nuove manifestazioni della malaitia, — Cnre i* distraztoni prodlg^&tegli 
dalla corte. — B) c<»ndotto dalla princip^asa Marfisa in villa a Medelana. — 
! Cinqw Canti di Camillo Camilli. — Torqnato compon<* per s^ e per altri 
versi o prose. — Legj^nda sopra In causa della pazzia di Torqaato che sorge 
in Francia ed in Ingbilterra, — La Flori di Maddalena Campiglia. 

[1581 — 1583]. 



La sloria delle prime stampe delle opere di Torqnato, le quali mi 
parve oppartuno raggruppare, lia alquanta alterato il rigore deirordine 
cronologico: h d'uopo qiiindi lit^nnaie al principio de! 1-j81 per esporre 
gli avvenimenti cUe riguardano il poeta. 

Tor(|uato non aveva tralasoiato di raccoiuaiidai>i a tutti coloro ehe 
|)otessero alleviargli quella clie credeva vera prigioiiia ; scrisse a tutti 
i principi co* quali aveva relazione, a* cardiDali, a' signori, a' pa- 
rent! (1); tutti rispondevano con parole di conforto e cercando di cal* 
marlo, ma senza produrre alcuiio degli efletti da lui desiderati, perche 
tutti troppo bene sapevaiio iu quali condiziODi egli si trovasse, Ora, 
iiel marzo, mostr6 desiderare di esser messo nella prigione del Ca- 
stello, ove gii era state la jirima volta cbe fu preso, ma non gli 
fu concednto (2). La sua prigionia era perd gi^ meno rigorosa gli 



(1) Leltere, II, n" 152. 

(2) V. in genere le LetUre, II, n' Hb-U. 



— 352 — 

era permesso di corrispondere col di fuori, benchfe parecchie letterl 
fossero poi trattenute: e percid che si ritrovano oggi gli original! 
nella Biblioteca Eatense; aveva libri e carta^ e da S. Anoa seguivq 
da vicino quanto accadeva in citU, Egli, ad esempio, in una letters 
fa cenno del Principe di Geneve, figlio di Anna d*Este e di Giacoma 
di Savoia duca di Nemours, che tra il gennaio e il febbniio 1581 si 
trattenne in Ferrara; qiiesta occasione induceva toato in lui il pensiero 
di ricorrere all'intercessione della dachessa Anna per essere liberato (1), 
Appena seppe che era di passaggio il celebre predicatore Francesco 
Paoigarola, che non sappiarao dove avesse conosciuto, il quale bi recava 
per qiiella qiiaresiraa a Mantova, gli naand6 un biglietto, pregandolo 
che andasse a visitarlo e intanto lo raccomandasse alia duchessa Lu- 
crezia, alia quale il Padre era particolarment© gradito (2), E per mezzo 
di Ini faceva anche auguri per la giiarigione della principessa Leonora, i 
mall della quale si erano in qiiogli anni andati aggravando, e allora stava 
peggio che raai; diceva al Panigarola di scusarlo se in quei giorni non 
si sentiva in vena di piangere io versi la malattia di quel!a: uon v(h 
leva sentir parlare di tristezze, ma si offriva per cose piil liete (3). 
Leonora mori il 19 febbraio; non si trova che il Tasso scrivesse aK 
lora cosa alcuna; cosi nella raccolta che si pubblic6 nel 1585, di Xa- 
gritm per la morta, non appaiOQO rime di lui (4). 

Eguale sileuzio, anche piii straiio quando si ricordino le nuraerose © 
calde rime dirette alia contessa Leonora di Scaodiano e TintenzioDe 
ch'egli aveva di dedicargliene un volume (5), mantenne egli per la 



(1) LetUre, 11, n' 141 e 146, p. 106. — Anclie ii daca Giacomo era p&ssato da. 
Ferrara il 4 novembre 157d (Guarini M. A., Diario^ ms. cit, p. 118). | 

(2) Campori e SoLEBTi, Op. cit,, p. 62. — Ferrara e la corte esUnse cit., 
p. iLviJi e n, 

(3) Ltitere, II, n- 143. ^M 

(4) Camfoki e SoLKKTi, Op. cit, p. 134-8, ^^ 

(5) Lettere, 11, n* 589. — Tale dedieatorta aon fa mai stampata-f potrebbe forse 
eswre atata prefivesaa ad una scelta manoscritta, che h igiiota. — 11 e. u. conte 
Herio Malvezzi de* MeJiei, diefcro inia istaoza^ ha cortesenietit<^ interro^ato a tale 
proposito auo cagtialo^ il conte Saovitab di Farma, il quale con tutta gendlezza* 
mi chiariva che della fainiglia ora non rimane che il ramo di Fontanellato, e nel- 
TArchivio le carte ad e*do relative; mentre quello di Sala, cai eransi legati gli 
Scandiano col matrimonio di Giulio Thiene G/i>n Leonora, s'estitise «ul principio del 
3<icolo XVII; e in seguito aUa congiara del 1612 contro Banaccio Famesej rarcM?b 
dei eonti di Sala and^ in gran parte dLitrutto, e in piccola pass6 in quello par- 
mense; ove, fatt^me rlcerca, nulla si ri trova Intornu ai rapporti detla contess a Ijeo-.^ 
nora col Tasso, Di qneste notizie ringrazio gli egregi gentilnomini. 



aorte di questa dama, avvenuta il 19 marzo delFanno appresso (1), 
Insomma il poeta che amava tanto cantare le ^razie e i pregi delle 
gentildonne ficch^ erano vive, aborrifa dal lamentarne in versi la morte; 
e in fatto quei pochissinii componimenti in morte di donne che a'incan- 
trano nel canzoniere taasiano, sono quasi tutti fatti ad istaoza altrui, 
Questa riluttanza egli confessava, come gi^ a proposito delta malattia 
della Principessa, id una letteradeiril giugno di quest' anno medesirao 
al CataneOt a proposito delle sollecitazioni fattegli perchfe finisse la sua 
tragedia che da tanti anni riposava ; la i[uale, egli diceva < n^ ricuso 
< di fornire, nh deaidero: perchfe i componimenti mestd soglion perturbar 
46 ranimo; ed io, che son malanconico per natura e per aceidente, debbo, 
« quanto posso viver lieto ...» (2), 

Da ma lettera della fine di aprile di quest'anno vediamo che TAc- 
cademia degli Innominati di Parma, alia quale Torquato era ascritto 
col medesimo nome di Peniito, che aveva assunto da giovane, lo maiid6 
a salutare e a richiederlo di qualche yerso; egli aderi con un so- 
netto (3). Cedendo alia costumanza del tempo suo» il poeta fu ascritto 
a parecchie Accademie; gi^ s'e toccato di quelle degli Eterei e degli 
Animoai di Padova, nonch^ delFaltra dei Cutenaii di Macerata, i quali 
nel 1584 si rivolsero a lui per una queatione sulle imprese (4). Pare 



(1) Ferrara e la corle estense cit., p. cxxviii, 

(2) Lettere, II n* 164. 

(3) Vol. II, parte IL n- CXLVUI. — Negli Elogi iatorici di aJcuni personaggi 
deUa famigjia Castigliona di A, Bkfpa NEuaiKi. Matitova^ OsBunAr 1306» qdo dei 
sonetti del Tasso che vi soqu inseriti ba appunto la didascalia: Del Sig.^ T. Tas^ 
•7 Peniito ctccademico Innominato, — Il sonetto comincia: 

Innorninuta ma famoaa schiera, 

Cfr. Affo, Memorie degli icriitori e letterati parmigiani, Parma, 1789 97» t. IV, 
p. X agg. — Fkrho Giovanni, Teatro d'imprest^ parte 11, p. 625, ncorda Timpresa 
data dal Taaso^ accadt^ntico TuDominatcr, al Daca di Parma: c . « . qdo scuda et 
tuna spada con detto greco AJ' AM<l>OTEPA che ?ale in tece dVambo, doii6 il 
« Tasso al Daca di Panna, aveiido rigtmido a qaello che soriRjie Plutarco Delia vita 
c di Marco Mnrcellop ehe Fabio Masaiino era lo scudo dei Romaoi, Marcello laapada: 
4 cio^ Tuna e Taltra piirt^ delta furtessza ». 

(4) Letkre, II, d" 539. — Bf^TTucct, Op, cit, p. 17, dinioitra che cotesia lettera 
deie essere deiraprile o del maggiQ del 1584, perohd il Tasio dice di riapondere 
aoHecito e la deLiberazione intc^ma allt? impreae era stata presa, come appare dai 
registri deirAccadeniia (archtTio pruprio), il 22 aprile 1584 in qaesti termini: 
« CoDgregata TAccademia, dopo luiigo discorso fatto^ fa riaolato che li proem i delH 
« di&loghi fatti neOa materia df^H'impresa ai dovesacro mutare: et a tale e^Tetto si 
< doTcssero far depatatt, e detto partite fn vitito per la maggior parte delle voci 
4 essendo che cob\ fosse proposto; et depuUti farotie eletti il sig. HieroDimo Zoppio^ 



SoMCKTt, Yiia di Torfuaio Tiuio 



23 



\ '\ 



^ Ci 



- 356 - 

Servirono di passatempo a Torquato varie dispute ch'e^li sostenn 
a questo tempo per lettera ; ad esempio, ad Ercole Cato, col quale avev 
scambiato due sonetti sulla Fortuna, ed uno ne aveva ancbe commentate 
mandava ora ouove osservazioni sullo stesso argomento (1); con un fr 
Marco, di cui nulla ho potuto sapere, trattava di argomenti teologici (2] 
da parte degli amici e degli ammiratori continue giungevano le ricbiest 
di versi, ed egli tutti accontentava, fin troppo liberalmente (3). 

Intanto un altro avvenimento che allora produsse grande rumon 
cioe il passaggio per Tltalia di Maria d'Austria, madre di Sodolfo I 
e di Filippo II, la quale andava in Spagna a rinchiudersi in un mc 
nastero, diede occasione a Torquato di schvere un sonetto, quando, pas 
sando Maria per Padova, il 27 settembre, il Duca di Ferrara and6 
riverirla con grande seguito: sonetto notevole, e gi^ da me ricordatc 
perch^ Torquato vi dichiarava bastare alia gloria d'ltalia il poter presen 
tare a tale sovrana due uomini come Alfonso II e lo Speroni, col qual 
pare si fosse rappacificato (4). Un altro ne scrisse poi per Don Ferrant 



(1) II Cato, primo, dircsse al Tasso il sonetto: 
Ben pu5, Tasso, la Dea cieca ed incerta; 

e questi rispose con Taltro: 

Quella che nonie aver di Dea non merta, 

che comment5 e discusse poi a parte {Prose diverse^ II, pp. 151-65). II Cato i; 
appresso replied con qnello: 

Poi ch*al mondo la tua fede scoverta, 
cai il Tasso: 

Cato, nostra virtu chiara e scoverta. 

La discussione continuu poi per corrispondenza {Lettere, II, n^ 184-5, 187 e 546] 
Per quest^ultinia, parlandovisi della edizione dclle rime in Venezia e dicendo i 
Tasso che le faceva ristampare, credere! che la disputa avesse luogo nel 1582. 

(2) Lettere, II, n^ 188, 189 c 191. — Qaesto fra Marco, del quale per qoani 
ricerche abbia fatto non ho potuto conoscere il coguome, dovova essero di Forll 
perche il Tasso incomincia un .sonetto a lui diretto cosi: 

Marco, se in*ama la citta gentile 

Ch'il Monton quinci c quindi il Viti inonda . . . 

(8) V. in genere le lettere di questo tempo. 
(4) Sonetto: 

A la figlia di Carlo augusta madre, 

I che ha la di«lascalia autografa: c Per la venuta deir imperatrice in Italia loda i 

c signer Duca di Ferrara e il signor Sperone ch'erano ne I'istesso tempo a Padora », 



r 



— 357 



Gonmga che and6 ad accompagnare riraperatrice (1): e ci6 dk occasione 
di notare come da questo tempo si facessero sempre piti strette e frequenti 
le relaztOBi del peseta con quel liberate e dotto aigoore, che lo sovvenne 
assai largaraente mentre stette air ospedale (2). A questa frequetiza 
coDtribui un gentiluomo pesarese, Curzio Ardizio, cob cui il Tasso, che 
forse Taveva cotiosciuto nella sua citIA, nel 1574, rinnovava in questo 
invertio raraicizia per mezzo di Giulio Mosti, il quale, in oome di lui, 
Faveva richiesto d'un sonetto (3). L^Ardizio era allora addetto alia corte 
di MantoYa, e» come letterato e come poetai faceva parte deli*Accademia 
degli Inmghiii, e teneva stretta servitu con Don Ferrante. Egli dispu- 
tava per lettera con Torquato intorno a quelle questioni sulle imprese e 
intorno aironore, che tanta parte avevano nella vita letteraria e cortigiana 
del tempo; e si scarabiavano dei sonetti (4). Torquato lo lodava altreai 
come pittore, massimamente avendo egli in quest' anno fatto il ritratto 
delta duchessa Margherita (5); a lui pariment^ mandava, perchti li fa- 



— Cfr. su tale av vent men to DWkcona, (riornale del viaggio di M. di Montaigne 
cit,, |P[i. 539-40; De NoLBic e Solehti, II viaggio in Italia di Enrico III cit., 
p. 162; i cronisti ferr&reai regisirano il fatto. Anclie B. Guarini ^risse in qaesrio- 
oontro OD sonetto {Bime cit^ c. 131 v.). 

(1) Lettere, U, n* 193; cfr. qui vol H. parte 11, n^ XXVII. — Il aonetto 
cotnmcia: 

N&Te cWb, i lidi aTTentnrosi iberi. 

(2) Lettere, IV, n" 1085 1 « * < . Vostra Eccellenza fu la prima che flOTtenne a 
« la mia poverta, e mi manil6 hq Tospedalo pi^ clenarl che non jni bisog^naYano . . * » . 

(*^) LetUre^ 11 n*» 192. — Intorno a questo gentiluonio letterato t. le notizie 
ftioeii rata men te raccolte da A. Saviotti, Bime inedite di Curtio Ardisio da Pesaro^ 
Pesaro, 1892 (per Doz2e Piilaiczi— Giannuzzi Savellt). 

(4) II cod. &egn. N« YL 72 della Universitaria dt Torino oontiane un canzonieFe 
delTArdizlo (cfr. Peyron, Note di Storia letteraria delsecolo XVI, Torino^ Loeschdr» 
I88S) al quale sono premesti due sonetti det Tasso. II primo ^ per il detto canzo- 
niere e cotnincia: 

Ecco io somig'lio pur trasUta pianta* 

La didascalia dice: « Ad iostanifa d'uo gentiluomo sqo amico venuto ad abitare in 
€ Mantova ui ftervizi del sereoissirao signor Duca *; dev'essere qaindi del 1580 
(Satiottj, p. 9; Tasso, LeUere^ II, n** &S6). L*altro d per rimpreia ftssuuta dal- 
l^Ardizio: 

Ardisio, come sp«sBu aqaila altera; 

ed a queata accenna in Lettered II, n< 201. Al caazotiiere segue un Di^cor$o, 
ndeapoto^ sopra Timpresa inedesiiua. 

(5) n aonetto < Sopra il ritratto della Sereniss, Sig. Priuclpessa Margarita di 
« Mantova del 1581 . . . • , comincia : 

ArdidOf ardita man certo rnoFesti* 



* bappia aiinque cne qutisti sono di aue 
111 umani sono grida di uomini, e parti- ■ 
fanciuili, e risa piene di sclierni, e vane ™ 



— 358 — 

cesse recapitare sicuri, i versi che 8criveva per questo e quest*altro 
signore, massimameDte per Don Ferrante e per Ranuccio^ prineipe di 
Parma, anch'esso dedito assai alle buone iettere (1 ). 

Pare che Torquato realraent« fosse andato migliorando di salute, ri* 
guardo alle condizioni general!, non tanto pert) che non si manifestas- 
sero ancora le sue fissazioni; la malattia seria era proprio tiel cervello, 
ed egli, non senza superstizione, scriveva al Cataneo lagnandosi dei di- 
sturbi che sofTriva nello scrivere e nello studiar*^, niostrandosi a noi in 
plena allycinazione sensoria: « Sappia diinque che questi sono di due 
« sorfca: nmani e diabolici. Gli 

* colarraente di donne t^ di fanciulli, e nsa piene 

< voci di animali che da gli uomini per inqnietudine mia sono agitati, 
« e strepiti di cose inanimate che da le mani de gli uomini sono mosse* 
« 1 diabolici sono incjinti e malie; e corae che de gli incanti non sia 
« assai certo, perciocche i topi de* quali h piena la camera, che a ma 
<s paiono indemooiati, naturalmente ancora, non solo per arte diabolica, 

< potrebboDo far qnello strepito che fanno; ed alcuni altri suoni ch*io 
^ odo, potrebbono ad umano artificio, com'a sua cagione esser recati; 
^ nondimeno mi pare assai certo d 'esser stato am mail ato, e Toperazione 

< de la malia sono potentissime, coociossia che quando i<> prendo il libra 

* per istudiare, o la penna, odo sonarmi gli orecchi d alcnne voci ne 
«t le quali quasi distingue i iiomi di Paolo, di Giaeomo, di Girolama, 

< di Francesco, di Fulvio e di altri, che forse sono maligni e de la mia 

* quiete invidiosi . * . M'ascendono ancora, piti in quel t«nipo che in 

* alcuti altro, moiti vapori a la testa, qnantunque assai volte seriva 
« innanzi al mangiare, in modo che i fautasmi ne sono assai pertur- 

* bati . . , E s'avviene che con questi intemi impedimenti g'accordino 

* gli esterni, come il piu delle volte avviene, mi muovo ad ira grau- 
« dissima; e molte volte boo finisco le Iettere, ma le straccio, e poi le 

* ricomincio a trascrivere; come di questa ho fatto, che molte copie 
^ n'ho stracciate e molte ricominciatt*. Alcun'altre tali ne raando, quali la 
4. prima volta assai velocemente m*escono de le mani ...» (2). I/Albano, 
come da cio che dice il Tasso in questa medesima lettera si comprende, 



Invitava poi I'Ardizio a fare ancbfi il ritrfttto del principe Ymcevna coi aonetti ; 

— B\ favoloBi Dei forma terrena 

— Soventc, Ardizio, l*arco e la faretra. 



(1) Lettere, II, iv 192-201 c 171-179; cfr, VAppendice aUe opere in proBa 
pp. 77-8. 

(2) Letlere, II, n^ 190, ~ 



Idava sempre consigliandolo a quietarsi, a dimenticare le presuate offese 
del passato: e il poeia prometteva e si raecomaiidava; voleva essere ^pur- 
* gate e Dutrito di cibi che uon accrescano Tumor malincoBico ». Avrebbe 
desiderdto poter risciiotere k dote materna, e anche piti d'lin migliaio di 
scudi die dovevaoo essersi ricavati dalla stampa del suo poema» e con 
quel denari ritrarsi a quieto vivere e attendere agli studi. Ci6 nelFot- 
tobre del 1581 ; ed ora, im auno dopo atfincirca, quando pareva che le 
sue condizioui fossero migliorate, desiderava la liberty, come quella che 
gola» secondo lui, potrebbe guarirlo pienamente; pregava in tan to di es- 
sere rallargato nelFospedale e di nuovo chiedeva a tal uopo a don 
Cataneo rintroraissione del Cardinale suo padrone (1). 

Qik una volta aul finire del 1581, la duchessa Lncrezia, raandandolo 
a sahitare, gli aveya fatto intendere ehe sarebbe presto tratto da quelle 
stance, ove fosse stato calmo; egli, afferrandosi a tale prcmessa, diceva 
di esser « risoluto di non voler accrescere le sue coipe con nuova pazxia p, 
e scongiurava che la promessa s'avverasse (2). 

Ora, nel maggio del 1582, non h note in s^guito a quali parole n^ 
da chi pMegli, raa fors'anco dalla corte, scriveva improvvisamente al- 
TArdizio: * Al fine la raia partita h conclusa^ Fandata risoluta, il viaggio 
^ deliberato , . . ». Mostrava intenzione di recarsi a Napoli, anehe per 
attendere a ricuperare la dote materna (3), ma gli raancavano denari 
e chiedeva consiglio airamicoi mentre gli comunicava che presto si 
rappresenterebbe di nuovo a Ferrara il guo Aminta. 

Tale recita doveva eseguirsi tra i bosclietti del la Montagnolaf con 
ToccaBione della venuta del cardinale Famese. 11 Tasso mostrava desi- 
derio che v^int^ei'venissero Don Ferrante, il principe Ranucdo, e, almeno, il 
Duca di Mantova; venne inveee Don Ferrante soltantoi Scipione Gonzaga 
trovavasi pure in quei giorni a Ferrara (4); ma, come ebbe a scrivere 
Vambasciatore tJrbani, la recita non ebbe luogo « per esser mancato il 
< tempo di raetterla alia via » (5). Non sappiamo so Don Ferrante e 



(1) Letters II, ir 217, p. 214, 

(2) Lettere, II, n» 165. 

(3) LetUre, 11, n* 217, p. 214. 

(4) Letiere, II, n" 172, ricordando la correzione della data; e qui vol. Il, pwrte II, 
n* CXLIX bia tra (a AggiunU. — II Serassi dovette certo essere tratto in errore 
da questa lottera quando aceenrio iodeterminatajuente ad una recita AtW Aminta 
ffttta in Mantova, con Vintorventa dei tre principi soprannouiinati* Di tal recita non 
v*6 rii^ordu neirArchivio Gunza^. 

(5) SoLKKTi «3 Lanza» // Uc^f} ftrratese ecc. ael Qiorn, Slor. d. Lett ttoi cit, 
p. 178, dove perL> non »i fece rtdentificazione tra la commedia di cui patia rUrbani 
e qnesta recita deWAmtnta, 



-^ 360 - 

Scipione Gronzaga vedessero il Tasso: ma e assai probabile; I'Ardizio, 
poco di poi, manifesto al prirao il bisogno in cui si trovava il poeta, e 
Don Ferrante liberalmente mandd ciDquanta scudi, che furono consegnati 
per mezzo di Giulio Mosti, II Tasso riDgrazi6 il Principe con una lettera 
ed un soiietto(l); e airArdizio, profesaaodosi gratissimo, diceva quanto 
volentieri si aarebbe accomodato col Gonzaga « per servigio ed onar del 
<t quale non rieparmierei il saogue non che rinchioatro > (2). 

II 7 setterabre 1582, Aklo Manuzio, essendo di passaggio per Fer- 
rara (3), visits il Tasso, il quale lo regal5 di un sonetto alia santa 
protettrice dell'ospedale in eui egli traeva i siioi giorni (4). Aldo gli 
chiese altri sonetti da porre innanzi alia Vita di Cosimo I, ch'egli sta?a 
scrivendo, e il Tasso lo accontent6 dopo qualche giomo (5); parlarono 
anche certamente delle edizioni delle rime, e Torquato voleva che il 



(1) Doc. XXXin. — Letiere, II, n'' 177. — II sonetto c^minGia; 

Se quel cb'ia niezzo a Talitm amor m^imprjine. 

(2) LeUere, 11, n^ 178. 

(3) R, Arcb. di Stato in Firenxe; Legftsiooe a Ferrara; Carleggio TJrbani, f' 2900; 
lettera 7 setUinbie 1582: < * . . l! stato qua M. Aldo Maniizio, Seoretario dei 3i- 
« gnori Veneziani^ che ha detto andare a Milano e ad altrl ha detto andare a Ge* 
< nova, ed m somma non ib lasciato iot^ndere; ma perchd era molto p+jsitivo e 
€ necza cojnpagnia, si pu5 forse credere che eia piii jwr i suoi parti<>olari che per 
c negozi pubbMci . . . * . 

(4) Comincia: 

Divap a cnl saoro h queftt^ostello e qiiesta. 

Airindoniani mando alFAldo due bigUetti con correzioni (Lettere^ II, n* 212 
e 213). 11 fatto ciie gli scrisse due biglietti nel medesiiiKi giomo 8, dtmostra in- 
flUfiristente raflfermazione del Serasii che I'Aldo passasse quel due giorni 7 ed 8 
qiiasi in ten presso il Tasso. 

(5) Soltanto in akuni eseinplari dolla Vita di Cmimo de Medici Primo Qran 
DucQ. di Tmcana DescriUa da Aldo Manuccj, In Bologna^ MDLXXXVI, in foL, 
si trova premesao uti Bonelto del Tasso: 

Qnesta h vita Cosmo, di an^i del mondo; 

che fu nello stesao anno s tarn pa to iiella Parte Qtuirta delle Erne e Prose, Ma il 
Ti8M> scrisse altri dne Eojietti sul medesimo argomento, cbe VAHq in&eri neWAg- 
giunia alle Rime e Prose da lui stampata nel 1585; 

— Aldo, il gran Duce a cui minor gQerriero 

— Qoel che Toscana 8oggiog5 con Tarmi. 

Ma due altri sonetti del Tasso, pure in morte di Cosiino, nniuiiero, non so come» 
inediti fino ai nustri giorni ; 

— A cader Talta mole oode ne giacque 

— Cadde il gran Cosmo e seoo cadde insieme. 



— 361 — 

Manuzio atteudesse a proseguirne la stampa, fino a che egli stesso noD ne 
facesse una buana seelta, le correggesse^ e ne scrivesse gli argomonti. Ma, 
come s*e veduto, Teditore, forse non fidandosi delle promesse, seguitd a 
pubblicare tuttoci6 che gH venne fatto di raccogliere. fi vero che allautore 
iiiand6 a regalare poeo di poi parecchi libn (1); ma il Tasso si diport6 
molto piii nobilmente in qiieste relazioni: anzi, direi esser questa una 
delle poehe volte in cui Torgoglio di gentiluomo trattenne il Tasso dalle 
eonsuete, bencht? giuste, laraentele. Egli, pih di due auni appresso, scri^eva 
deirAldo: « . ..io, quando 1 vidi, non trattai seco di cosa alcuoa, come 
€ colui al quale la fortuna toglie ogni ardire ; e ben eh'io sappia, per rela- 
* zione di molti, ch'egli ha guadagnato molte eentioaia di scudi con Topere 
« mie, nondimeno volsi aspettar piti tosto la discrizione d'un letterato, 
« che trattarlo come stampatore. E s'egli abbonda di raolti beni» dee 
« sapere che le ricchezze son misurate con l*iiso; pero dee bene iisarle: 
« n^ potrebbe iiiipiegarle meglio, che facendomi qnalche parte di quel 
« ch'io avrei guadagnato de le mie fatiche s altri Tavesse conceduto » (2). 
Torquato^ approfittaido delFocca^ione, mandd a salutare i vecchi amici 
di Venezia e particolarmente Luigi Gradenigo, rimettendosi per le in- 
fonnazioni di se al Manuzio (3). II quale in vero rimase molto comraosso 
dalla visita a quel luogo di dolore: da una lettera di Giuliano Goselini 
sappiamo che ad Aide non era parso Torquato molto foor di senno, ma 
Taveva trovato, dice, quasi Dudo ed affamato (4). Tuttavia, scrivendo il 
Q^selini di « avere inteso » da altri queste notizie, e certo che, passando 
di bocca in bocca, esse fossero, come credo, esagerate. Perehe, se non 
bastassero a rassicurarci le disposizioni che abbiamo veduto prendere 
dall'amministrazione della corte riguardo airammalato, proprio in quel 
tempo, nel novembre 1582, quegli ottenne un grande migliorameiito. 

Abbiamo prova di oib nel libro della Guardaroha ducale, dove sotto 
la data 16 novembre, si trova indicata un'intera fornitura da letto per 
il Tasso (5), e piu avanti perfino lo scaldaletto con altri arnesi (6). Questa 
roba inoltre veniva mutata, corae si capisce da un'altra partita del 1586, 



(1) Lettere, II, n<» 228. — Ancbe il Gianti^ che, come ho detto, stanipa?a in 
qaeafco tempo alcunc sue prose, gU mandu hi dono qtialche volume {LeUere, II, 
n' 227). Poco dopo, il 9 febbniio 1583, il Tass*^ scriaae un aonetto a' propri libri: 

tettimoni del v&lore illustri, 

e lo luandi) al Daca (L^Uere, II, n» 233). 

(2) Lftiere, U, n" 389. 

(3) Vol I!, parte I, n" XXXI. 

(4) Vol II, parte H,n*CLXVIL 

(5) Doc. XXXIV. 

(6) Doc. XXXV. 



— 362 — 

che h nello stesso libro (1). Ma pit importaiite b Taltra attestazic 
data dai libri di spenderia^ dai quali si apprende che, col 27 di quel- 
ristesso mese, il Tasso tornd ad avere il vitto dalla cucina ducale, re- 
stando ferma in piti la consueta fornitura del burro (2). Qiiei registri 
inoltre ci fanoo fede che il Tasso noii riceveva tino straordinario, ma 
rientrava uel ruolo de^li spesati, al posto che prima aveva occupato, e 
che conserv5 fiocht; rimasc a Ferrara (3), 

Inoltre si vede che da qui iimanzi non solo egli potfe ricerere nelle 
sue stanze delFospedale quei ferraresi o forestieri che andassero a visi- 
tarlo, ma uacire egli stesso pih di freqiiente; di piii, con i magjB:iori 
comodi avati, pote scrivere grao copia di versi e di prose. Negli ultimi 
mesi di quell'anno 1582, scarabi^ con OraKio Lombardelli lunghe 
lettere intorno al titolo del proprio poeraa, come ho, parlando di questo, 
accennato; per acquistarsi maggiormente hi protezione di Ferrante Gon- 
zaga, gli dedic6 il 24 ottobre un prinio rifacimento del dialogo II 
Chnaaga o mro del Piacere onesio^ che, cosl ampliato e corretto, in- 
titol6 II Nifo mro del Piacere, ma in tale tbrmu riraase ineditofino ai 
nostri giorni (4). Ne mando ancbe una copia ad Ercole Cocjcapani pregan- 
dolo di presentarlo al Dtica: e altre ne aveva fatte trarre per naandarle 
a Maiitova^ a Roma, a Torino e in Spagna, raccoraandate a Scipione 
Gonzaga, a Filippo d'Este o ad altri, perche ancora non voleva che 
molto si divulgasse (5). Ben a ragione il Tasso desiderava di sentire il 
parere di parecehie persone autorevoli prima di dare alle stampe questo 
suo dialogo, perche, come di qui a poco si vedr^, appena comparve, fii 
causa di malumori non piccoli. Anche il dialogo del Giuoco ritoccft 
in questo scorcio deiranno, e intitol5 il Gonmga secondo^ perche, inveca 
che al Romei, lo dedic6 a Giulio Cesare Gonzaga, fratello di Scipioue: 
questo venne tosto alia luce per i Giunti di Venezia, insieme ad alcuni 
altri dialoghi g'lk starapati (6), 

11 21 dicembre, mandato da Aldo, veniva a visitare il Tasso un pittore 



(1) Doc XXXVI. 

(2) Dck:. XXXVIL 

(3) Doc. XXXVIIL — Riporto soltankt la apecchio degli spesati delln prima set- 
timnna del I58eJ; esao si ritrova eguale, BaWo variazioni di circoatanza, a o^^i »etr 
timaiift nei registri del 1583, 1384, 1585 tenuti da Girolamo Ch*?cca e Ippglito 
Biant^hino, eol cyjisueto aistonm di altarnazione settimanale. lu li ho tutti aoea- 
ratatnente eaaniinsiti, e il Tasso ?i si trova costanteraente al bqo posto lino al 
\ugVm 1586, dove vedremo cii> che lo rigTiarda. 

(4 J Letiere^ II, n° 56tJ; cfir. VAppendice alk opere m prosa^ p. 81. — Dtahgki^ 
I, ^1. VI e p. 71. 
^5) Leltere^ II, n" 235; cfr. VAppt^mlice aHe opere in prom, p. 78. 
(6) LeUere, II, n^ 226. — Dkihfjhi, II, p. u e \u 44. 



— 363 -^ 

e incisore bergamasco, Francesco Terzi, die al sue tempo ebbe molta 
fama(l); voleva questi consultarlo lutorDO ad un^opera che designava 
di fare, e intanto il giorno seguente, tornando a vederlo, gli regal6 
una sua pubhlicazione di una serie di ritratti di casa d'Austria, che 
parve al Tasso * opera veramente di maoo eccellente *, com'egli scrisse 
al Mannzio nterendogli di qiiesia visita (2). 11 eonte Giacomo Carrara 
di Bergamo, alia tine del secolo scorso, credeva di possedere un ritratto 
del Tasso di mano del Terzi (3), il quale, se lo fece veramente, dovette 
abbozzarlo m qutjsta occasione; e in tal caso mn e sovcrchio ardimento 
eongetturare, conoseendo la relazione fra il pittore berganaasco e lo 
stampatore veneziano, che di questo ritratto I'Aldo si sia servito per 
trarne la silografia che adorna il bel volumetto dQlYAggiunta alle 
rime e prose, A^\m stampato poco piii d'lin anno dopo (4). 

11 priino giorno del nuovo anno 1583 ebbe Torquato la visita di Muzio 
Manfredi, che lo trov6 « assai in cervello », e insieme slntrattennero 

se delle opere rispettive; Torquato gi^ gli era debitore delle cure 
Restate alia Gemsaletnme nella edizione parmense (5). Pdchi gionii 
appresso vi fu un altro che lo sahitt) a nome del Papio, il suo vecchio 
professore ed anaico di Bologiia, col quale pare si fosse assai ratlentata 
la corrispondenza negli uUirai anni. Con una commendatizia assai 
lusinghiera, pari men ti del Papio, si presents il 23 gennaio Giulio Segni, 
giovane bolognese cbe dava molta speranza di sfe nelle lettere ; ma pare 



(11 Lettere, If, n" 228. — Del Tern parlano il Kii>olpi. Vit, Pitt., Vetiezia. part? I, 
p. 132; DoNATO Calvi, Scena ktteraria deglt acrittori her^amaschi, jmrte I, p. 165, 
ed Effemendi, parte III, p. 417^ c il Pasta» Pittn/re notalali di Bergamo ^ p, 54. 

(2) Lettere, II, ii^ 229. — 11 libro 6 intitoluto: Francisci Tkhth bergomatis 
Sereni^. Ferdinandi arcid. Austriae ducia Burgundiae, comitia Tirdi etc, pictoris 
attiici, Austriacae Geniia Imaginum partes gutngtie, Veiietils, MDLXIX^ in (oL^ 
cbe il Serassi cbiamn « uperii stiinatissima, e che procaccid al Terzi ^randisBima 
< riiioiiianza, ivon solo ]>er le vive e ben espresse imuiagitii ill qaesti eriti^ ina &n- 
€ cora per la nuviti e bellezza degli abbiglianieuti, per la bizzaria deUe armature, 
« e per U soda e iiiaestosa architettura, entro la quale situt) vagamente e cou ma* 
€ ravigliosa variety ben gettatitadue ritratti; aggiugaendo a ciascuno no elegante 
«e veritevole elogio del priocipe o principessa che rappresentava » . — Nel 1588 
il Tasso, che doveva aver penluto il libro, U chiedera al Licino {Lettere^ III, 974), 
e pare cbe si fosse dimenticato affatto di averlo avuto in dono, perche poco dopo, 
richiedendob al cygiao mons. Cristoforo, diceva: « Se mesaer Francesco Terzi me 
« n^avesse dato uno, a?rei scritto qu&lcbe cosa ia sua kttde 

(3) Vol. II, Appefidice, u^ XXXVI e XLIL 

(4) Neirantico catalogo deU'Accademia Carrara di Bergamo, al n» 61, ii Uggei 
Ritratto di T. Taseo delta tcuola di G, B, TerH her gam. Oggi piu oon vi si trova, e, 
come mi avverte il chiar.^" conte Carlo Lochis, che B^h curnpiaciato farmeDe ricerca^ 
deTtj eesere atato vendTato cou raolti altd quadri, crediiti di poco valore, nel 1835. 

(5) Vol. 11, parte 11, n« CLXVIU. 



— 364 — 

che, sopraffatto dal rispetto verso il poeta, Bon sapesse quasi favellare, 
tanto che il Tasso, rispondeDdo quel gioroo medesimo, diceva al Papio 
che ben si rimetteva agli elogi da Iiii fatti alVingegno del Segni, ma che 
egli non ne aveva potuto avere alcim bagliore (1). Tuttavia tornato il 
giovane airindomani, raostr6 alctmi versi latini che a Torquato parvero 
assai belli (2): e intendeBdo egli che il Papio sta?a per partirsi da Bo- 
logna, ftcrisse due sonetti sii tale argomeoto, che il Segni inseri poi 
in una raccolta ch'egli fece stampare nelFoccasione della partenza, av- 
venuta nelFestate seguente; di tale arbitrio chiese poi scusa al poeta, 
che ise ne accontento (3): e canserv5 in appresso con liii buona rela- 
zione, che si restrinse, come vedremo, Del 1587, 

Gaio e rumoroso, come di consueto, fu il carnevale di quelVanno ; il 
Principe di Mantova e Dob Ferrante Gonzaga erano venuti a godere 
dei divertimenti ferraresi: che s'accrebbero per il matrimoBio, celebrate 
il 22 febbraio, del conte Annibale Torco con la omai famosa Laura 
Peperara (4). Torquato, come ultiino omaggio a colei che aveva in altro 
tempo inspirato la sua fantasia se non acceso il suo cuore, aveva pre- 
parato una raccolta di parecchi madrigali propri e di araici, particalar- 
raente deirAceademia dei Rinnovati, nei quali si celebrava il lauro, e 
aveva procurato che fossero iimsicati dai piii celebri madrigalisti di 
quel tempo. Uoiiiparve infatti alia luce II Lauro Verde \ Madrigali \ 
A Sei Voei \ di diversi Autori \ [un lauro verde] In Ferrara, | per 
Vittorio Baldini, 15S3, in4^ ove erano niBsiche di autori quali il Fio- 
rini, I'Isnardi, il Luzzasco, il Virchi, ferraresi, nonche del Marenzio, di 
G, de Macque, del Meldert, del Millevillt!, di Orazio Vecchi, di Giacbes 
de Wert^ famosi in tutta Europa (5), Sul rovescio del frontespizio di 



(1) 2>e#<frfJI, n* 230. 

{2) Lettcre, 11,^231. 

(ii) Lettere, II, n'^ 245. — La raccolta h iotitolata : Scelta \ di varii Poemi ] Vol- 
gari ei Latini \ Compost i ndla partenjsa \ deirEccellenttss. Sig. \ Gio, Angelo 
Papio I dalla Citta di Bologna | Per GiuUo Segni. | AWIUustre Signor Benedetto 
Pieni \ [steinnm del Papii>]. In Bologna. Per Giavanni R<n^i. MDLXXXIII, | Con 
licenza de* Su|>eriari; in 8, di pp, 84. Cfr* la Bibliografia deik stampe, n" 19, 
nelle Opere minori in versi, vol, IV. 

(4 J Ferrara e la carte Sterne ait, pp* Lx.tiv-Lxxv. 

(>5) Fn ristampata questa raccolta nel 1591 e nel 1593; cfn Yoqel, BibUotek 
der gedrucMen WeltUchen Vocalmtisik JlaUena. Aus den Jahren 1500-1700. 
Entfialtend die Litter aiur der Froitoh, Madrigale, Camonette, Arien, Opern^ etc,^ 
Berlin, Haack, 1892, vol. 11, pp. 483-4, 464 e 470. — Ncm ni'tj riuscito di capire 
io qnile relaziono stia con qoesta, un'altra raccolta psibblieata poco prima: II Lauro 
Secco I Libra Primo \ Di Madrigali | A Cinque Voci \ Di Bivern Autori. \ lii 
Ferrara, Per Vittoria Baldinl, 1582, in-4, ove pure sono nTusjche de* pnncipali au* 



— 385- 

questa raccolta v'fe un sonetto di dedica di Torquato, nel quale, scu- 
sandosi di non esser da solo capace di cantare tutti gli amori, e, raeno, 
quelle che nutriva per lei, dice che tuttavia vorrebbe palesare questo con 
i frutti deiringegno altnii: 

Par io It ^celsif e perd miei li cbiamo* (1) 

Tuttavia nel la raccolta vi aono pure tre madrigali di lui, e iuoltre 
nell*occasione delk nozze compose ud altro sonetto e due stanze (2). 



^ 



tori. A qaesta raccolta precede una dedica ai Lettori finrtata I Rinnomii; fa ri- 
•tampaU nel 1584 e nel 1596; cfr. VooKu. Op. ciL, pp, 42U. 437 e 475. Del 
Tasso vi Bono muBicati tre madiigali: 

— Secco 6 l*ttrbor gentile 

— Famrno felid un tempo 

— Arflt men tre a vol pi&cqne. 

(1) Sonetto 1 

Laum, del vostro lauro in queate oarte, 

che In (juesta prima ^taoipa h molto dlverao da qnella forma che il Tasso gli diede 
poi neirediz, di 5rei>;cia, Marchetti^ 1592^ dove ha k didaacalia segaente: « Di'dica 

< a la ana Donna molti mad^rigati d^eocellenti ingegni ne' quail bi celebra il Lauro »; 
e il commento airnltimo verso surriferitu, ebe per6 in que>ta edit. Buona: Ma Bono 
miei perche li scelsi aimeno, dice: « i quaB chiamo tutti iniei non perch 'io li abbia 

< fatti« ma perchHo U hi? coUivati e c^ltl *. — Nella medesirna edizione Bresciana 
c'^ un altro sonetto che cornincia: 

In qtteatd dolct ed amoroBO rime^ 

la eui didascalia ei avverte che va accostato al precedente: « Qoeato sonetto con 
« raUro aocornpagnano un Ubro di Madriguli ^edicati a la S. Lanra » ; ma vioe- 
versA non si trova oti nel Ijiuro verde n^ nel Lauro secco: peroif^ btBogna rite- 
nere che lo mand&gse manoi^critto insieme alia raccolta stampata. Non so donde il 
Bottari traesse la notizia che i madrigali fosse ro raccolti da Ippolitu Gianluca, come 
appare dalla didascalla ch' egli appoBo a questo sonetto nelV edix. fiorentina delle 
Opere. — Awerto inoltre che la maBaima parte dei madrigatt dt qneste due rac- 
colte ninsicali furono ristampati come appartenenti al Tasso, nella Nava SceUa \ Di 
Bime Di Diuersi | Eccellenti Scrittori i Dt VEta Nostra, \ Novam^nte raecolie, 
el I mandate in luce per Benedetto | Varoli. | In Casalmaggiore, | Appreaso Antonio 
Guerino e C.» 1590, in-8^; cfr. il n*^ 78 della Bibliografia delle aiampe nelle Opere 
minori in persi^ voL IV, 
(2) Nel Laura verde aono muaicati i seguenti tnadrigali dd Tasao: 

— La gioviuetta acorza 

— Sovra le verdi chiome 

— Felice priniavera. 

II sonetto e le dae stanze ootnpoati in occaaioQe delie nozze cominciano rispettivamente: 

— Mantova, ae non basta il real nodo 

— Queata pianta odorata e verginella 

— De Tarboaoel G*ba u fatnoso norne. 



— 366 — 

11 2(1 marzo Torquato iu visitato da tre gentiliiomini, mandati anche 
quest! dal Papio{l); le visite, delle quali saltuariaraente abbiamo do- 
tizia, non mm certamente le sole che egli ebbe, e massime gU amici 
ch'egii aveva in citfc4 non lo abbandonarouo mai: ci5 diraostra che neU 
Tospedale godeva vera liberty, relativatnente al suo stato. 

Veniva intanto alia luce la Parfe terMa delle Rime e Prose^ stampaie 
a Venezia per conto del Vasal ini, nel qual volumetto era compreso il 
dialofifo del Piacere onesio, qui poco addietro mentovato, Vi finge il Tasso 
di riferire i pareri che ViBcenzo Martelli e Bernardo Tasso avevano 
data al Principe di Salerno, il prime per dissuaderlo, il secondo per 
persuaderlo di accettare l*arabascieria a Carlo V a noine dei napoletani 
sollevati. Tra le Lettere del Martelli, stampate a Firenze dai Giunti 
fino dal 1563, si leggeva nn discorso sopra tale argoraento: il Tasso 
trattd con maggiore larghezza il tema e anzi avrebbe volute imitare 
da vicino lo stile 4 de* fiorentini raoderni ^, ma no 1 pote interanaente, 
mancando di libri (2); goai a lui se Tavesse fatto! Naturalmente, il 
Martelli, fuoruscito, si esprinoe, in nn luogo particokrmente, con raolta 
vivacity contro i Medici; ci6 bastd perch^, venuto alle mani deiramba- 
sciatore Drbaiii iin esemplare di questa edizione, senza badare aU'elogio 
che de' suoi raedesimi signori fa poco piii innanzi Bernardo Tasso, egli 
dennnziasse il dialogo al Gran Duca, inviandogli anzi il libro e indicando 
anche la pagina incriminata, con alte meraviglie che i revisori ferraresi 
avessero permesso la starapa di simili frasi (3). A dir vero TUrbani non 
ne incolpava interaniente il Tasso, che diceva in effetto pazzo, bench^ 
talvolta ragionasse e scrivesse a proposito; ma piuttosto prendeva la 
cosa corae un oltraggio che da Ferrara veniva ai Medici (4). Poco 
di poi, neiragosto, i Giunti, volendo starapare le Storie delfAdriaiii, 
chiesero il privilegio al Duca di Ferrara, il quale si mo8tr6 restlo a 
concederlo, percb^ vi si parlava contro gli Estensi; e per6 rambasciatore 
mediceo, che aveva trattata la cosa, riferiva il giorno 16: ^ . . . io pur 
€ replicai qualche cosa in contrario, allegando il numero ed ardire delli 
« scrittori e stampatori di questo tempo, e le licenze che bene spesso 
< si pigliano, in confermazion della qual cosa avrei potuto allegare il 
« dialogo del Tassino, che io mandai li raesi passati a V. A. S., e ben 
« mi sovvenne: ma mi parve tacerlo, perche sempre si pii6 esser a 
« tempo; e tanto piii par che vaglia la similitiidine» qnanto io sono in 



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^ 



(1) LftUre, 11, n" 238. 

(2) Ltttere, II. n» 285. 

(3) Le parole incrimiTiata aono qaelle dft linea 21 a Imea 26 dei Dialoghi^ I^ 
p. 23. 

(4) Vol. IL parte 11, n'' CLXIX. 



Duca 
lo 



m 

stesso, per dime il vero, di ferma opinione che il signer 
« non solo oon sapesse allora tale scioccheria^ che neaticlie forse 
« sappia al pres^nto; oltre che, anche in verity, secondo 11 mio poco 
« conoscimenfco, si vede non esser la ragion pari, per la molfca differenza 
« che e da una vita ed i.Htoria scritta e pubblicata con matura consi- 
« derazione da an tori gravi. a una sgangherato furor di pazzo, i capricci 
« del quale aono stati rubati e stampati da ciascuno che gli ^ tomato 
« comodo 5^ (1). L'Urbani iuvero, poteva dire ci6 piii garbataaiente e 
COD piil rispetto verso un infeliee, ma diceva la cruda veritik; questo 
episodio non ebbe per allora altro aeguito^ ma non fu dimenticato a 
Firenze (2), e servi di pretesto p^r ben altri vituperi contro Torquato. 

AwenWano nel giugno di queiranno le nozze di Alfonso III d'Avalos, 
marcbese di Pescara, con Donna Lavinia della Kovere. Torquato, avvertito 
da un amico che per tale circostanza si pubblicherebbe una raccolta 
di versi, gentile costumanza allora appena introdotta, si che queato ne 
sarebbe il secondo eserapio(3), e memore delle cortesie usategli da quella 
Principessa, promise di mandare una canzone, che sped! infatti dopo 
dieci giorni, e vide la luce nel la raccolta inaieme con un suo sonetto, 
che per errore vi apparve come di autore incerto (4). 

Benche Torquato, come aiamo venuti vedendo, avesse niolfce distra- 
zioni e raolto si occupasse nello scrivere, non era per6 soddisfatto meno- 
mamente della sua salute; e iuvero, i fenomeni ch'egli accu&ava in una 
lettera del 28 giugno al famoso medico Girolamo Mercuriale (5), erano 



(1) R. Arch, di SUto in Firenze; LegazJone a Ferrara; carteggio Urbani, (^ 2901. 

(2) Vol II parte II, n** CCVIll bis tra le Ag^iunte. 

(B) Caei>dogi, Conversagiotii critichc, Roraa, Suwmataga, 1584, p. 240; parlando 
delle raocolte nuziali dice: t La piu antica a me conosciuta fn impreBfia in Bologna 
< del 157o Del &usto Bposalizio di Carlo Aotoaio FantuzKi e Laerzia Rossi • ; poi 
rlcorda appnnto la segaente. 

(4) Letiere,ll,n''242.^ Binie \ De Diiyerm \ Auiori | Netle Notie \ Be GH \ Ith- 
stri99. et Eecellentistt. | Si^nori \ li Sig. Alfonso d'Avfih \ Marchtse del Vagto e di 
Pescara | Et la Sig, D, Lainnia FtUria \ Dalla Eovere | [st^mma degli sposi] In 
Ravenna [ Appresso Andrea Miserocha 1583; in-4, di pp. 67; cfr. k Bibhografia 
delk atampe^ n* 18, nelle Opere minori in versi, vol. IV. — I coniponimenti del 
T&sflo comiDciano: 

— prlncipe piii bello 

— Noya Lafioia ch'erapia e fera dote. 

Qnando poi agli spoti nacque una figlia, icrirae un altro aonetta: 
Per adomare Qn'alma il re del cielo. 

(5) Era furliveae; fn lettor© di raedicina teorica nello Studio di Pisa e archiatra 
di Gregorio XllL 



-- 368 - 

gra?i: < Sono alcuoi anni ch'io sono infermo, 6 rinfermiti mvd u 

< conosciuta da me: noDdimeno io lio eerta opinione di essere state 

* ammaliato. Ma qualnnque sia stata la cagione del mio male, gli efifetti 

* son qiiesti: rodimento d'intestino, con un poco di flusso di sangue; 
« tintinni ne gli orecchi e ne la testa, alcuna volta si forti che mi 
« pare di averci uno di questi orioli da carda; imaginazione coDtiDua | 
« di varie cose e tutte spiacevoli, la qua! rai pertnrba in modo, ch'io 
€Tion posso applicar la mente a gli stiidi per un sextodecimo d'ora; 
« e qnanto piii mi sforzo di tenervela intenta, tanto piti son distratto 
^ da varie imaginaziotii, e (lualche volta da sdegni grandissimi, i quali 

< si rauovono in me secondo le varie fantasie che mi nascono. Oltra di 
« ci6, sempre dopo il mangiare la testa mi fuma fuor di modo, e si ri- 

< scalda grandetnente ; ed in tutto ci6 ch'io ado, vo, per easi dire, 

* fingendo con la fantasia akuna voce nmana, di maniera che mi pare 
« assai spesso che pari i no ie cose inanimate; e la notte sono pertur- 
« bato da vari sogni; e talora sono stato rapito da Umaginazione in 
^ modo, che mi pare aver udito (se pur non voglio dire d'aver udito 

< certo) alcujie cose, le quali io ho conferite co '1 padre fra Marco 

* capuccino, apportator de la presente, e con altri padri e laici, con 
4L i quali ho parlato del mio male: il quale essendo non solo grande, 
« ma spiacevole sovra ciascuno altro, ha bisogtio di possente riraedio»(l). 
E questo chiedeva a! Mercuriale; il quale rispose ordinaodo, secondo 
allora usava, e come gi^ una volta abbiamo veduto, un cauterio 
alia gamba, che s' astenesse dal viuo e bevesse brodo di continuo. 
Ci6 sappiamo da una lettera che il 10 ottobre Torquato scrisse ad un 
altro forlivese, Biagio Bemardi, letterato di media levatura: ma, come 
di solito, egli rifiutava questi rimedi <c troppo fastidiosi » ; il caut^rio 
appeua avrebbe tollerato a! braccio; gli spiaceva lasciare iuteramente il 
vino; chiedeva soltauto la ricetta di una conserva che il medico pado- 
vano aveva accennata, la quale avrebbe avuto cara * . . . e tanto piti, 
^ quanto ella sar^ piti grata al guato; perchfe come Vostra Signoria sa, 

< Teccellenza de* medici consiste in buona parte in dar le medicine non 
€ solo saluiifere ma piacevoli » (2)» Con questa riluttanza ad ubbidire 
invaao chiedeva che Io guarissero, invano invocava Tarte del Mercuriale 
perchfe gli ridonasse la memoria perduta. Alle allucinazioni s*univa la 
credenxa che i suoi mali provenissero da influssi maligni; e di ciO and6 
sempre pid conviucendosi, come non mancher^ occasion© di sen tire da 
lui. I disturbi tisici attribuiva ad avveleiiamento, che, sebbene sia senza 



(1) LeUere, H, n* 344. 

(2) Lettere, 11, n- 258. 



- 369 — 

data, credo riferire a questo medesimo tempo quella lettera al Duca, 
scritta certamente esseodo in molta agitazioue, nella quale assai viva* 
ceniente denunziava tale misfatto e pregava si facesse una inchiesta e si 
desse il giiirameoto al proprio serritore ed ai conversi deirospedale, 
perche dal canto suo giurava, * per segTii evidentissinii >, che quelli erano 
in fraude (1). Per lenire il male, il Dtica, oltre alle cure mediche, non 
tralasciava di procurargli distrazioni e conforti: nel luglio di questman no, 
con I'occasione della venuta di Anna di Joyeuse, signer d^Arques (2), 
Torquato, che scrisse per questo principe tre sonetti (3), otteone di 
uscire dairospedale e fu auclie eondotto a corte alia preseuza d'Alfonso 
e dei ^ignori italiani e franceai: ma chiararaente si couobbe non essere 
possibile lasciarlo incustodito (4), Tuttavia, nell' agosto, trovandosi la 
principessa Marfisa con alcune dame in villa a Medelana (5), voile che 
il poeta le fosse eondotto 1^, com'egli disse: * per vincere in questa 
« parte con la sua molta cortesia la mia contraria fortuna^o, Vi aiid6 
dunque accompagnato dal cavaliere Ippolito Giaeluca, e forse vi si 
trattenne piii d'un giorno. Pare che Marfisa, in queirozio, si facesse fare 
il ritratto dal pittore Filippo Paladioi (G): ci6 diede argoniento a Tor- 
quato per comporre quattro sonetti in lode della Principessa, fingendo 
che a due suoi rispondeBse con due altri il pittore; di piti egli rispen* 
deva a sua volta ad uno di Giulio Nuti aul medesioio arffomento. 



(1) Letttre, II, n^ 554. 

(2) GuARiHz M. A., DiariOf ms, cit., p. 133: « Adi 21 detto [laiEflioJ venne a 
* Ferrara it Daca ^ Gioiosa, franctjse, cognato del Re di Franza, il qoale dopo 
« a¥erlo S« Altezza anogf^iato gplendidamerite, \& dun6 anche uti belUssimu corsioro 
€ g^osso et nn zanetto coo U saoi gQarnimenti di valuta di 2 mi la scudt Parti 
c per VeD€2ia ». ^ Cfr, Ferrara e la corte estenae cit., p. liiviii. 

(3) Cominciawa; 

— Italia roia, tutti i tool duci egregi 

— Fraucia, in mandi no] paese estrano 

— Ben pu6 ritrar le tae fattezze conte. 

(4) VoL II, parte II, n^' CC; cfr. LeUcre, 11, n« 299* 

(5) H. Arch, di Staty in Firenze; Legazione a Ferrara^ cartegg'ia tJrbatii; let- 
tera del 29 ftgoato 1583: € . . . 11 slgnor Pabrizio da Correggio fa li giomi passati 
« a Medtflaiia, villa della Signora Donna Martisa, pracorando che quella Signora e 
€ il Si^Dar Murchese impetrasBero ^^razia dal Daca per Im ». 

(6) Nulla iii*(i riascito di sapere itvturno a ccwatai; «$oltaTjto nel Carteggio wniver- 
mU del granduca Ferdinando prima (K. Arcb* di Stato in Flronze, f* 860, n'* 595) 
in ana lettera di fra Centario Cagnolo, eaTaliere gerosolimitano, da Malta, 22 agoato 
1595, si parla di on Filippu Fakdiuir pittore, che per grazia del Grandnca era 
ricbiauiato da Malta, ove si trovava condannato alia galera. 

SoLMTi, fiia di Torquah Tumso t4 



— 370 — 

Questi componimenti apparvero subito il raese dopo in un opuscolc 
dove sono in fine due altri sonetti del Nuti al pittore sopra il 
tratto, a noi ignoto, ohe questi aveva fatto anche al Tasso* 11 qi: 
nel 1585, scrisse a ricordo di questa gita un breve dialogo, in cil 
riferiva un discorso intorno alia definizione d'amore (2), ciregli alloifl 
avrebbe teouto con la Frincipessai con Tarquinia Molza e con Gineviq 
Marzi, entrarahe le quali si erano trovate nel!o stesso tempo all 
villa. In omaggio alia dama letterata, che anche piti frequentement 
interloqui8ce» eg!i in ti told il dialogo La MoUa o vera de ramar^ 
e lo mandd con una letterina piena di riconoscenza a donna Marfisi 



E^ut^r^M 



(1) Somtti I del Siffnor \ Tor^jcito Tabbo, | Sopra un ritratto \ delVTUu 
et EeceJktUissima Siffnora \ Donna MarfiBa d'Bste Ciho \ Marchesa di Massa, etcl, 
[jmpresa} In Fiurenza M.D.L.XXXItL | Appresso Giorgio Mareacotti; iuA^ di pp. 1^ 
cfr. Bibliografia delle gtampe^ n* 17^ nelle Opere minori in versti voL 
Bonetto del Nuti al Tasso comiocia con un Matieeio tremendo: 

Di colei che d'aMAE FIS" HA ne 1 core, 
oni rtflponde il Tasso c^n qi^ello: 

Gran liic€ in breve tela il buoii pittore. 
Gli altri quattro sono: 

— i Sa^gio pittore hai colon ta in parte 

— ' Le grazie che benigno il ciel comparte 

— I Dipinto Avrei Tor de* bioudi crini 

— ' Non ha il tempo valor aopra quel criiii* 

V'6 poi un altro BOBetto del Taaso in lode di Marfiaa: 
Questa leggiadra e gloriosa Donna. 

B anche note vole quel passo del dialogo, del quale ora diro, in eui Tc 

conta che donna Marflsa, fattugli dare un istrumento di musica, voile cb*egli itm 

provisasse alcuni versi. 

(2) 11 Maheo ne / Paradosait Mi la no, 16D8, dove afferma di riferire diacorii wn 
ramente teanti ikl Tasso (ma in an luogo, qoi sotto, cade a far parlare il Tuam 
di bS in terza persona) co^ gli fa dire intorno a questo dialogo: < Ma ae {com* 14 
4 foci altra fiata per ohhedire alia signora Donna Marfisa d'Este, che pitt oeroara 1| 
« verita, fui coatretto {mc) a moatrarle di credere) poneaaitno I'Amore neirnltimo grad< 

< delle passioni concnpiacevoli, cio^ nella fine e riposo del mo to, bieognerebbe dlfift 
« nirlo, come allora egli fece (aic), quiete uel piacerole e nel diletto. La qaal difl| 

< nizione, tutto che allora mia invenzione nuova paresse, non fu per6 cofil mia, ch*ic 
« da PI atone non Fafesai apparata, mentra ©gli disse nel Simposio che gli Dii non 

< potevano godere i'etemo bene senza etso Araore, nh meno tanto nuova che non 
« foBse da Francesco Barberino in un suo libro chiamato Documenti d'Amore act 
€ ditata, \k dove egli diase, cbe non p[i6 nella sua quiete Amore senza alcun mo 
€ vimento durare » (Parad,, 1, p. 33). 



— 371 — 

pregandola di rinnovargli il favore fatto^li due anui itinanzi (1). A 
qiieste attenzioni die gli erano usate alludeva Torquato in una sua, 
lettera del 24 agosto 1583 al Oata^eo dicendo: « Quaohinqiie il sere- 
€ uissimo sigBor Duca di Ferrara e le serenissime signore Duchesse 
« m'abbiano iisate assai corfcesi parole, e facciano fatti per li quali io 
« possa sperare di racquistare interameDte le grazie de la loro Altezza; 
« uondimeDO credo ebe le raceomandazioni di monsignor illustrissimo 
« suo [rAlbanoJ^ rai gioveranno molto > (2), La duchessa Lucrezia aveva 
appunfco ottenuto dal Duca che il Tasso uscisse due e tre volte per set- 
timaDa, accompagnato da qualcbe gentiluorao. Ma coloro che si ^obbar- 
cavaoo a si pietciso ufficio correvano bnitti rischi; Bernardino Bald! 
racconta un triste episodio in una sua leitera delFll ottobre di quest'anno, 
scritta da Mantova: ci^ che h segno che la notizia yi era subito giunta. 
Scriveva dunque il Baldi al pesarese Giordani, che essendo andati un 
giorno a visi tare il Tasso due gentHuomini, T uno, Torquato Kangoni, 
col quale intoroo a questo tempo troviamo il Tasao in corrispondenza 
anche di versi (3), e un tal Livio RovelHo. da Sal6, che vedrerao 
ancora in relazione col poeta, questi, improvvisamente strappata la 
spada ad uno dei due, era per fare qualche male, e non senza pericolo 



(1) Diahghi, II, p, 349. — Lettere, 11, u° 243, clie il Guaati ha allogatu tra 
quelle del 1583, perchfe tutti i biografi ritennero che la gita del Tasso a Medelana 
foBse avvenuta nel 15BL Ma occorre osaervare clie Tarqninia Molza non cntro alia 
corte ferrarese se non neiraprile del 1583 {Ferrara e la corie estense cit., p* lxthi), 
ehe Ti ^ la coinctdenza deiropnscolo snl ritratto cbe e del 15S3- e infine nella let- 
tera il Tasso dice di mandare il dialogo per mezzo di monsignor Lkino il quale 
era a Ferrara e procacciava per la sua liberaiioDei il Licino non fa a Ferrara che 
nel marxo 1585 (Lettere, II, n" 355). Dopo cio credo che si debba con certezza 
ri ten ere il dialogo scritto nel 1585 e la gita avTCnuta doe anni intianzi, cio^ nel 
1583. V*e poi da notare una grave divergenza del tesU> del dialogo^ che il Guasti 
(II, p. vi) diceva, erroneamente, pubblicato per la prima volta nelle Gioie di Rime 
e PfoaCt Parte quinta e sesla, Venezia, Vasalini, 1587. Invece era gia uscito alia 
loce I'anno innanii: Discorso in lode del Mairimonio el un Dialogo d* Amove del 
sign. Torquato Tasso ecc, Milano, Tini, M.D.LXXXVL In questa prima edizione 
il Tasso figura invece condotto presso la Duchessa di Ferrara, e dovuoque nel 
testo del Guasti si legge donna Marfisa d'Este, in qnella ^ scritto Duchessa di 
Ferrara, Presso la Duchessa si trovano Tarquinia Molza, come nella redazione nota, 
e, invece di Gtnevra Marcta, il testo milaneae ha Laura Peperarn^ e anche questo 
nome va sostituito dovunqiie ricorre quollo del la Marzi. Nel rimanente la leziijne 6 
uguAle, salvo ehe a confronto detlWiz. Guasti, p. 851, 1. 23 ?'^ di piti: « le quali 
€ erano in piedi, tra le quali riconobbi la Contessa d'Arco e la TppoUta del NerOt 
* e la S. Anna Guerina ». 

(2) Lettere, II, n» 250. 

(3) Lettere, II, n« 230, 241, 25 L 



'M 



- 372 - 

i gentiluomini e i guardiani delTospedale accorsi, poterono ridurlo all; 
quiete (1). E ben diceva il Baldi che Torquato aveva ci5 futto < sospi 
« tando secondo il solito », poieh^ invero da tulti teraeva d'essere per- 
seguitato e tutto gU dava ombra, Casi appunto avendo ricenito da Sci- 
pione GoDzaga uno scatolino di raanea di Sant'Andrea, per la qual^j 
egli aveva « ferma fede » di racqiiistare la sanity (2), che gli era stato' 
consegiiato aperto» scriveva die glie ne rimaiidasse un altro per qualche^ 
messo fidato, perchtt temeva che il primo fosse state avvelenato (3). Uo 
frase, una parola bastava per agitarlo e per indurre feroci sospetti Delia 
sua mente. 

In (juesto medesirao agosto un tal Camillo Camilli, di Monte San 
SaTino, cui era sembrata incompiuta la Gerusahmme^ stampd in 
Venezia cinque canti di aggiunta, ai quali premise un sonetto di^jk 
Francesco Mekhiorri, gia nominate, in lode del Tasso (4). Questi^l 
ne ebbe un esemplare soltanto in ottobre, mandatogli dal conte Al- 
fonso Tiiichi; al quale, ringraziando, scriveva che il sonetto T aveva 
€ punto ed unto >•; che gia temeva di aver troppo allettuto col suo poema^ 
ma si scusava con dire che noti era in iui stata volonta di ofTendere Dio 
nh la religione{5) ; anche rispondendo a! sonetto del Melchiorri, si credette 
in dovere di fare la stessa profes^ione di fede (6): quanto a proposito. 
ognuno vede, Torquato, airincontrc, non si dolse di questa presuntuosa 
appendice al suo poema, se non in qnanto essa gli rinnovava il dolore 
della pubblicazione del poema stesso: tanto fu egli lontano dalTadon- 
tarsene come alcuno ebbe a dire (7). Sebbene i Cinque Canti abbiatia 



I 



(1) Vol II, parte 11, n** CLXX, — Aveva ragione il Rangoni di non farsi piii 
yedere dapo queato tiro: di che Torquato ebl>e & knien tarsi {Letkre, II, n^» 444), 

(2) Vedi U nonetto: 

prezi'oso timar di corpo esangoe. 

(3) Leileri^, II, n* 256 e 260. 

(4) J Cinque Canti di Camillo Camilli aggiunti ai Goffredo del signor Tor- 
quato Tasao. Con Primlegio. In Venetia, appresso Francesco de' Fmnceachi seneae, 
MDLXXXlll, 10-4, — La dedicatc»na del Caudlli a Matteo Senarega h in data 
22 agosto 1583. — 11 sonetto del Melchiorri comiocia: 

Torquato, tu, c'hai di sirena il canto. 

In torn al Caroilli cfr. Belloni A.^ Gii epigoni della Gerusakmme Libera ta, Pa- 
dova, Draghip 1893, pp, 81-87 e Vivaliu, Op. cit 
(6) Lettere, 11, n» 259. 

(6) Questa rispoata del Tasso corainciai 

Francesco, del mio volo lo non mi vanto. 

(7) II Serassi ricordava a qaeato propos