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Full text of "Vocabolario dantesco; o, Dizionario critico e ragionato della Divina commedia di Dante Alighieri di L. G. Blanc"

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YOCABOLABIO DANTESCO. 



VOCABOLARIO DANTESCO 



DIZIONARIO CRITICO E RAGIONATO 

DELLA DIVINA COMMEDIA 

DI 

DANTE ALIGHIERI 

DI L. G. BLANC 

ORA PER LA PRIMA VOLTA RECATO IJT ITALIANO 

DA G. CARBONE. 
Volume unjco. 




FIRENZE, 

BARBÈRA, BIANCHI e COMP. 

Tipografi-Editori, Via Faenza, 4765. 

1859. 



'A\ON 




A SUA ECCELLENZA 

GIORGIO GIOVANNI WARREN 
LORD VERNON 

PARI D'INGHILTERRA 

ACCADEMICO CORRISPONDENTE 

DELLA CRUSCA 

E SOCIO DI ALTRE ACCADEMIE 

CULTORE ZELANTISSIMO 

E PROMOTOR GENEROSO 

DEGLI STUDI DANTESCHI. 



OMAGGIO DI GRATITUDINE E DI RISPETTO 
DEL TRADUTTORE. 



AVVERTENZA DEL TRADUTTORE. 



L' egregio Aatore di questo Vocabolario nella sua Prefa- 
zione ha (ùenamente e modestamente esposto il disegno, Y uso 
e r utilità di questa sua opera^ il cui gran pregio non si può 
conoscere se non da coloro che^ esercitandosi negli studi dan- 
teschi^ frequentemente la coùsultino e se la prendano come 
per loro guida. E benché non sia ancor molto divulgata in 
Italia, non è per questo che non goda d'una fama già quasi 
europea^ stantechè non siavi al di d' oggi nazione civile e 
eulta presso di cui lo studio della Divina Qmedia non sia in 
onore. Più traduzioni ne vantano la Francia^ V Inghilterra e 
r All^nagna ; e fra queste è meritamente celebre quella cha 
sotto il pseudonimo di Filalete ne pubblicava il re Giovanni 
di Sassonia. Né poco stimola la curiosità e il desiderio dei dotti 
la magnifica adizione che da circa vent' anni ne prepara T illu- 
stre dantofilo inglese Lord Yernon; nella quale, oltre una sua 
accuratissima esposizione in prosa italiana, ha riunite, in nuova 
foggia di cemento, le fatiche dì molti suoi dotti collaboratori, 
fra. i quali sono annumerati di chiarissima fama Vincenzio Nan- 
nucci, Brunone Bianchi e Pietro Fraticelli Accademici della 
Crusca : e facendo per ultimo complemento dell' opera un 
Album Dantesco, nel quale per mano dei più periti disegnatori 



vili AVVERTENZA DEL TRADUTTORE. 

e intagliatori si in rame che in acciaio si ammirano artistica- 
mente rappresentati i monumenti, i luoghi, i fatti e le persone 
più insigni che sono nel Sacro Poema o celebrati o mentovati: 
opera veramente nuova; e ardimento piuttosto da principesca 
che da privata fortuna. 

Ma ritornando al presente Vocabolario dirò che, per quanto 
è a mia notizia, primo a darne contezza in Italia fu il valente 
filologo Pietro Fanfani in un suo erudito articolo inserito nel 
Monitore Toscano (N. 68, 23 marzo, 1853), nel quale, dichiarato 
il disegno dell' opera, commendatane molto T esecuzione, ha 
inoltre aggiunto un saggio di traduzione di tre voci, ed alcune 
sue Note; opportuno indicio e savia guida per chi si fosse di- 
poi accinto air impresa della traduzione totale. 

Benché l'Autore nella sua rara modestia dichiari, non 
presumere che questo Vocabolario tenga la vice d'un intero 
Contento, diversa sentenza ne professa il prelodato filologo 
come apparisce da queste sue prq^rìe parole : Non si può 
dire di quanta utilità sia per riuscire il lavoro del si- 
gnor Blanc agli studiosi della Divina Comedia: esso può 
chiamarsi un Comento universale il più utile che proporre 
si possa, tanta è la perizia che V Autore imstra delle cose dan- 
tesche e delle più celate proprietà e bellezze della lingua e della 
poesia italiana: può chiamarsi anche il più certo, posciachè 
dei migliori interpreti ha egli colto veramente il fiore, e coltolo 
con raro senno e discrezione. Lascio di toccare quanto tomi 
acconcia allo studioso la forma di Vocabolario, e quel trovare 
lì ad un' occhiata ogni voce del poema con la sua dichiarazione 
e con V accennamento del canto e del verso: quel trovare lì a 
covo, come dice il nostro popolo, tutte le notizie di qualsivoglia 
persona o luogo ricordato da Dante : quel poter riscontrare le 
varie opinioni de* commentatori su' luoghi più oscuri, ed altre 
simili tUilità ec. 

Le riferite parole mi di^ensano pienamente da ullenore 
informazione dell' opera ed encomio dell' Autore ; onde bastmi 
eh' io renda breve conto del modo da me tenuto nel trasla- 
tarla in italiano. 

Cominciando adunque dalie spiegazìoai e dichiarazioni. 



AVVERTENZA DEL TRADUTTORE. IX 

quando erano propriamente dichiarative del testo dantesco^ 
ed esponevano V opinione deir illustre Autore sopra alcun luo- 
go^ ovvero quella di qualche comentatore ; le ho fedehnente 
tradotte : quando poi erano semplici e rigorose traslazioni della 
voce italiana nella francese^ non dovendosi ripetere il già detto, 
le ho tralasciate. Ne mai mi sono fatto ardito d' intrudervi le 
opinioni mie, ricordandomi che simili materie aprono infinito 
campo alle varietà de' pareri, e che nella critica grammaticale 
non si può tanto divagare, dire e contradire, che non resti 
luogo a sempre nuove disputazioni ; perciò, oltre al riguardo 
che merita la lunga e dotta fatica dell' Autore, io mi sono pro- 
posto di tradurre quanto ho saputo più fedehnente le di lui 
opinioni e giudizi, senza discutere o impugnare nulla di quanto 
asserisce, ancorché qualche volta non ne rimanessi persuaso, 
lasciando questa parte a chi ne sa più di me e può maneggiarla 
con maggiori fondamenti. Soltanto si troverà di mio in calce 
deUa pagina qualche brevissima e rara noterella; e la ragione 
del porvele è manifèsta dalla loro medesima sostanza. Essendo 
dipoi questa Vocabolario accomodato specialmente ad uso degli 
Italiani, sono state «nmesse tutte le traduzioni allemanne, non 
già le etimologie; il che rendendo di minor costo che la 
originale la edizione italiana, sarà non spregevole agevolezza 
dell' acquisto per i giovani studenti, nei quah l'amore e lo studio 
del gran-Poeta, come si pare, va ogni giorno crescendo. 

Noterò per ultimo alcune differenze in tra la nostra edi- 
zione e r originale. In questa, nelle citazioni, tanto per i numeri 
de' canti che. dei versi, sono adoperate le cifre arabe, il che tal- 
volta genera confusione ; nella nostra, conservando le cifre ara- 
biche per i versi, sono state a queste sostituite le romane per 
i canti, secondo V uso comune, certamente più preciso. — 
N^a originale non è posta quasi veruna distinzione fra i 
diversi significati d' una voce, tantoché alcuna volta non 
apparisce chiaro a qual significato appartenga questa e quella 
citazione ; nella nostra sono stati distinti con lineette disgiun- 
tive non solo i vari significati ma eziandio le modificazioni 
loro : il che quanto giovi e soddisfaccia ali* occhio, sanno ben 
coloro che fanno frequente uso di cosifatti libri. — Ma quello 



X AVVERTENZA DEL TRADUTTÓRE. 

in che confido che la presente edizione abbia alcun vantaggio 
suir originale è la tipografica correzione ; la quale a ognuno 
è noto essere principale e. indispensabile requisito d' ogni libro 
e dei Vocabolari specialmente, dove con quasi insuperabili 
di£Qicoltà si consegue. Per quante cure avrà certamente poste 
rillustre Autore onde fare la sua edizione corretta, parecchi 
errori più o meno gravi mi è avvenuto di notarvi, dei quali 
mi contenterò allegare soltanto alcune ommissioni di citazioni^ 
come più importanti, che, a cagion d'esempio, si desiderano 
nelle voci infrascritte: a noia, buemme. cadere, gli fu l^ orgo- 
glio sì caduto. CENTO. DELECTASTI. DONATO UBERTINO. DONNA, 

donne ch'avete ec. Eliodoro, grado, gualdrada. istringere. 

LODERINGO DEGLI ANDALÒ. MANFREDI. SALTERELLO LAPO. SAN- 

VITTORE. SCIOGLIERE, paro/^ sciolte. Ed anco talora sono errati 
i numeri delle citazioni medesime; la cui correzione mi ha 
obbligato a lunghe e noiose ricerche. 

Nonostante tutte queste usate diligenze, non ho la presun- 
zione di credere che sì la traduzione mia che V edizione sieno 
affatto pure di difetti e d' errori ; nondimeno quando questa 
fatica riesca di qualche utilità e gradimento agli studiosi del 
Divino Poema, mi sembrerà d* aver fatto abbastanza. 

Firenze, aprile i$59. 



GIUNIO CARBONE. 



PREFAZIONE DELL^ AUTORE. 



Frutto di più che trent' anni di lettura e di assiduo studio 
delia Divina Comedia è V opera che finalmente faccio di pub- 
blica ragione^ e pervenuto all' età di settant' anni^ età in cui, a 
parere dell* Alighieri, è tempo di calar le vele e raccoglier le 
sarte, parvemi non poter meglio impiegare la spicciola vigilia 
de" nostri sensi eh' è del rimanente, che a registrare nel presente 
Vocabolario, e a sottoporre al giudizio dei dotti, le osserva- 
zioni, le note e le investigazioni fatte intorno a questo Poema, 
a cui ho applicata la mente per si lungo tempo. 

Essendo mio o£Qicio dichiarare la Divina Comedia nell'Uni- 
versità di HaUe, non poche volte, e con mio increscimento, ho 
sentito il bisogno di avere simultaneamente presenti tutti i 
luoghi del Poema in cui trovasi alcuna voce di ambiguo si- 
gnificato, onde poterlo propriare mediante il confronto dei luo- 
ghi istessi ove la voce è variamente usata. Coi fine pertanto 
di risparmiare ad altri la fatica spesso inutile, sempre lunga 
e noiosa, di percorrere tutto il Poema per trovare essi luoghi 
da confrontarsi, io ho dato opera a tale impresa. 

Né sono per certo il primo che abbia conosciuto V utilità 
e la necessità d'un simile Vocabolario ; dacché (pretermettendo 
il ricordare parecchi di cosiffatti esperimenti che trovansi in 



XII PREFAZIONE DELL'AUTORE. 

alcune antiche edizioni del Poema, o che anco sono rimasi ine- 
diti, in quasi tutti i quali altro non si fa che V enumerazione 
e la superficiale spiegazione delle voci di dubbio significato), 
il Volpi ha corredata la sua edizione della Divina Cmnedia (Pa- 
dova, Cornino, 1727) de' suoi Indici ricchissimi che spiegano 
tutte le cose difficili e tutte Venidizioni di esso Poema, e tengono 
la vice d'tm intero Cemento ; collocandoli nel terzo volume. Que- 
sti Indici sono stati riprodotti in altre edizioni, e ultimamente, 
con alquante lievi correzioni, nell' edizione pubblicata a Lon- 
dra nel 1842, come opera postuma di Ugo Foscolo. 

A me pare nondimeno che la mia fatica non sia per rìescire 
vana o superflua ; poiché, senza presumere che questo Vocabo- 
lario tenga la vice d'un intero Cemento, spero che per più ri- 
spetti, debba essere preposto agi' Indici Volpiani. Qualunque 
anco superficiale confronto basterà a far conoscere che i detti 
Indici, henchè molto più completi dei consimili saggi che gli 
hanno preceduti, non contengono in sostanza altro che le voci 
più importanti, ommettendone moltissime il significato delle 
quali fu dal Volpi giudicato piano e chiaro, come, a cagion 
d' esempio, quasi tutte le preposizioni, i pronomi e non pochi 
sostantivi, non badando che l' uso svariatissimo fatto dall' Ali- 
ghieri di simili voci, apparentemente di poca importanza, for- 
nisce frequenti occasioni al lettore attento di utilissime osser- 
vazioni. Volpi allega pochi esempi a sostegno delle sue spiegazioni, 
e bene spesso omette anco quelli che più fanno al caso. Dipoi 
se ne è stato unicamente all'edizione della Crusca, non piglian- 
dosi altra cura che di far la sua più corretta dell' originale. 
Niun conto ha tenuto delle quasi innumerevoli Varianti che si 
trovano neHe antiche edizioni e nei manoscritti ; cosicché la 
sua fatica riesce pressappoco disutile per tutti coloro che si ser- 
vono di edizione diversa dalla sua, e non dà indizio delle diffl- 
•coltà di moltis^mi luoghi quando si confrontano nelle discre- 
panti edizioni. Ancora si è contentato di spiegare superficialmente 
le voci secondo la Crusca senza notare la loro etimologia e le 
opinioni spesso molto diverse dei più antichi comentatori. Pre- 
terisce senza discussione tutte le dìfilcoltà e le opinioni contra- 
dittorie emesse sopra moltissimi luoghi. Per ultimo, l' ordine da 



PREFAZIONE DELL' AUTORE. Xtn 

lui dato alla sua opera, corretto soltanto nell' edizione dì Lon- 
dra, è spesso inconuMlo, avendola egli divisa in tre parti, delle 
quali la prima contiene le voci ordinarie della lingua, la se- 
conda i nomi propri, e la terza i luo^i che indicano o per- 
sone o cose per circonlocuzione ; cosicché riesce soventi fiate 
arduo a sapersi dove cercare la spiegazione d' alcuna espres- 
sione oscura. 

Io, per lo contrario, mi sono fatto obbligo, di non trala- 
sciare veruna parola che si trovi nel Poema di Dante, con la 
restrizione nondimeno di non allegare per le voci più volgari 
senonchè i luoghi più speciali o quelli più notevoli per alcuna 
particolarità grammaticale. Ho avuto cura di registrare tutte 
le Varianti a me note mediante buon numero di eccellenti 
edizioni antiche e moderne e di manoscritti citati. Non mi è 
successo sempre di spiegare soddisfacentemente tutti i luoghi 
difficili del Poema ; nei quali casi mi sono ristretto ad alle- 
gare tutte le opinioni più probabili, a discuterne il merito, e 
a rimetterle al giudizio del lettore. Circa alle voci di oscuro 
significato ho portati tutti i luoghi nei quali si trovano. Per 
ultimo ho dato, per quanto ho saputo, T etimologia d'ogni pa- 
rola, e spero che non debba riescir discaro agli Italiani eh' io 
abbia loro dimostrato, che non piccolo numero di voci il cui 
primitivo significato era perduto o incerto, hanno la loro spie- 
gazione negli idiomi germanici dai quali sono derivate. Dei 
versi latini e provenzali che incontransi nel Poema, mi è sem- 
brato bastante registrarne soltanto le prime parole, sotto alle 
quali pongo la spiegazione dei luoghi intieri. 

Nonostante le molte diligenze per me usate in quest'opera, 
non presumo o m' immagino d' aver tolte tutte le difficoltà o 
d'aver dichiarati tutti i luoghi contenziosi e oscuri del Poema. 
Non si può ragionevolmente pretendere da un Vocabolario ciò 
che appena si dovrebbe aspettare da un Cemento non meno 
diffuso che dotto. Onde percepire veramente il concetto e pe- 
netrare nei reconditi misteri d' un Poema che è come spec- 
chio tesoro delle specolazioni, delle cognizioni, dell' istoria e 
dei costumi dell' età in cui fu scritto, bisogna fame ricerca nella 
storia, nella ffiosofia e speciahnente nella teologia del XUE secolo. 



XIV PREFAZIONE DELL'AUTORE. 

Se Brunetto Latini nel xni secolo poteva scusarsi d' avere 
scritto il suo Tesoro in francese : perchè (com' egli dice) 
quello idioma è piti dilettevole e più comune ad ogni genera- 
zione d'uomini e divulgato nel mondo; con più ragione spero 
io perdono da' miei compatrioti d'avere usata in quest'opera 
la medesima lingua. Lo studio della Divina Comedia è tanto 
coltivato presso tutte le civili nazioni^ e la lingua tedesca è 
ancor tanto poco in pratica dei forestieri^ che, per facilitare la 
propagazione del mio libro, in Francia, Inghilterra ed anco in 
Italia^ ho stimato dovermi servire deir idioma che è conosciuto 
più generalmente dai letterati. So bene quanto sia arduo scri- 
vere in una lingua straniera e specialmente in francese ; ma 
per un Vocabolario, non richieggonsi di necessità, nò V ele- 
ganza, né gli alti artificii dello stile ; sicché quando uno si espri- 
ma con precisione e con chiarezza, del rimanente, a mio pa- 
rere, possiamo rimettercene all'indulgenza francese; senzadichè 
niuno mi attribuirà a peccato ch'io la pensi presso a poco 
come la buona Martina del Molière: Quand'uno si fa inten- 
dere, e' parla sempre bene. 

V illustre principe * che si è degnato di accettare la dedica 
di quest' opera e che sotto il nome di Filalete ha pubblicato 
una traduzione ed un erudito cemento in hngua tedesca della 
Divina Comedia è tanto ammirato da tutti gli studiosi di que- 
sto Poema, che superfluo in tutto sarebbe ogni mio elogio 
di lui. 

Lipsia, i852. 

Blanc. 



1 il Principe Giovanni duca (ora re) di Sassonia, al quale filane 
dedica il suo Vocabolario Dantesco. 



NOTA DELLE PIÙ IMPORTANTI ABBREVIATURE. 



Ade]. 


— AddwUivft. 


Avv. 


— Avverbio. 


Ali. 


— Alicmanno. 


Cr. 


— Crusca. 


D. 


— Dante. 


D.C. 


— Divina Commedia. 


dimin. 


— diminutivo. 


ediz. 


— ediiioue. 


Ed. Fior 


. — Edizione Fiorentina di G. Capponi, P. Becchi 


es. 


— esempio. 


%. 


— figuralo. 


Inf. 


— Inferno. 


infin. 


— infinito. 


lat. 


— Ialino. 


ms. 


— manoscritto. ' 


mss. 


— manoscritti. 


Nidob. 


— Nidobeatina. 


Par. 


— Paradiso. 


Per est. 


— Per estensione. 


Purg. 


— Purgatorio. 


pi. 


— plurale. 


prcp. 


— preposizione. 


pron. 


— pronome. 


seg. 


— seguente. 


segg. 


— seguenti. 


sing. 


— singolare. 


sosl. 


— sostantivo. 


V. 


— vedi. 


V. a. 


— verbo attivo. 


V. n. 


— verbo neutro. 



VOCABOLARIO DANTESCO. 



A, dM latino ad, onde questa pre- 
posizione riprende spesso la forma 
latina quando precede una Tocale» 
es. ad uno. — Indica per lo piò il 
dativo, Inf. 1, 66 gridai a lui ec. — 
Precedendo lui, lei, loroj eottui, costo- 
ro, coloro, altrui, ed altri che gram- 
maticalmente non s* usano al oomina- 
tìTo come soggetto, si pretermette 
freqoentepente la prep. Inf. XXXIII, 
139 dÌ89'io lui; ìnt.XWÌ.^todditfa- 
re altrui; Purg. XVI, 63 eh' io la mo- 
stri altrui; ivi XXX, 126 dieeei altrui. 
-^ Precede l' infin. nel significato di : 
per, Inf. I, t% Si wUe indietro a ri- 
mirar lo poeto; Inf. XIV, 1 Aben ma- 
ni fe»tar l« cote nuove, ec. ~ Spesso 
quando v' arebbero ad essere due a 
In una proposizione, se ne omette 
ona , In f. V , HI Venite a noi parlar, per : 
venite a parlar a noi ; Purg. XI, 61 
Poteibile a ealir pertona viva, per : a 
persona viva ; Par. XI, 66 Ch' ti co- 
mindò a far tentir la terra, per : alla 
terra ; Purg. XXIX, 49 m' aiuti Forti 
cote a pensar, mettere in versi, per : a 
mettere, ec. — Trovasi per lo con- 
trario r a ripetuta in una frase in cui 
il poeta avrebbe potuto adoperare 
altra prep. Purg. XIX, 86 /o volti gli 



occhi agli occhi al Signor mio, per : del 
Signor mio. — É superOno riferire 
tutti i luoghi in cui questa prep. si- 
gnifica il luogo, la direzione verso, 
il tempo, il modo con cui una cosa 
è fatta eo. Qui non s'indicano che 
le costruzioni da essa provenienti e 
più proprie della lingua italiana. Sic- 
come in francese si dice: Faites lui 
chanter cet air, inVece di : Faites qu'il 
cbante, o, faites cbanter par lui, cosi 
in italiano i verbi lasciare, fìtre ed 
alcuni altri che significano alcuna 
sensazione, come sentire, vedere, udi- 
re, seguitati da un Infinito, ricevono 
il pronome della persona al dat. con 
la prep. a. La lingua tedesca non 
ammette simile costruzione, ma pone 
il pronome all'acc. nel modo mede- 
simo che in italiano si dice: lascia 
far me, invece di : a me. Tale costru- 
zione trovasi con fare, Inf. Vili, 69 
vidi quello strazio Far di costui alle 
fangose genti; Inf. X VII, W Fa dire al 
falconiere; fnf. XXh m i cuochi ai lor 
vasstUli Fanno attuffar la carne ; ^ si- 
milmente Inf. XXIX, 117; XXX, 56. 
— Con lasciare, Inf. XXVI, 78 Lascia 
parlare a me; Par. XIX, 16. — Con 
mormorare, Purg. XXXII, 97. — Con 
1 



A — Ad nna ad una. 



legare, Purg. XXXH, %. — Con me- 
nare, Inf. XXIX, 77. — Con eentire, 
Purg. Vili, 106 Sentendo fender V aere 
alle verdi ali; Purg. XV, 11 io eenlì" a 
me gravar la fronte Allo eplendore. — 
Con vedere, Inf. XVIIl, 77 Ai quali 
ancor non vedesti la faccia, cioè : dei 
quali. — ^ è alcuna volta attributivo, 
come in francese, es. Inf. I, 42 quella 
fera alla gaietta pelle. Similmenle, Inf. 
XVI, 108 alla pelle dipinta; Inf. IX, 
36 la torre alla cima rovente, — A guisa 
d* interiezione, Inf. Vili, 61 Tutti gri- 
davano : a Filippo Argenti, nella qual 
dizione è sottinteso il verbo : diamo 
addosso. 

A, unita a' sostantivi e addietti- 
vi ec. forma molte locuzioni avverbia- 
li, simili alle francesi : à grands cris, 
à l'instant, à tonte heure ec. di cui 
spesso è difficile propriare il signi- 
ficato e traslatarlo in altri idiomi. 
Quelle che trovansi nella Div. Com. 
sono le infrascritte : 

A bada^ da badare, guardare con 
attenzione, onde sfare a bada, guar< 
darsi, Inf. XXXI, 139. 

A ben) V. Bene. 

A brano a brano, da brano, 
pezzo, Inf. V il, 114 Troncandosi co' den- 
ti a brano a brano; Inf. Xlll, 128. La 
ripetizione della parola significa ac- 
crescimento nella intensità dell' a- 
zione, e si troverà ancora in altre 
locuzioni di simil genere. 

A buon punto. Purg. IX, .47 
Fatti sicur, che noi siamo a buon punto, 
cioè: rassicurati che siamo a buon 
termine. 

A easo. Inf. IV, 136 Democrito ch« 
il mondo a caso pone, cioè: che asse- 
risce essersi formato il mondo per 
sé stesso fortuitamente. 

Aeianeia. Par. V, 64 Non pren- 
dano i mortali il voto a ciancia, cioè : 
non si facciano scherno i mortali 



de' loro voti, non gli considerino co 
me ciancio o cose da nulla. 

A coda. Purg. XXIV, 83 Veggio 
a coda d' una bestia tratto, cioè : tra- 
scinato avvinto alla coda d* uh ca- 
vallo. Supplizio usato a quei tempi. 

A desCrH) sottintendendo : mano, 
parte, Inf. XV111,71. Purg. VII, 46. 
Par. X, 97. 

Ad imo, al basso, al fondo, Infer- 
no XXIX, 39. Par. I, 138. 

Ad imo ad Imo, al più profon- 
do. Repetizione che ha forza di su- 
perlativo, Purg. 1, 100. 

A dto Addio. Purg. Vili, 3. 

A dito, col dito, Inf. V, 68 « più di 
mille Ombre mostrommi e nominoUe a 
dito, cioè: me le accennò mostrando- 
mele col dito. 

A divisla, in abbondanza, Inf. 
XXll, 109. 

Ad oneia ad oneia, minuta- 
mente, ad ogni piccola quantità, Par. 
IX, 57. 

Ad ora ad ora, frequentemen- 
te, Inf. XV, 84. — Di tempo in tempo, 
di tratto in tratto, Purg. Vili, 101. 
Par. XV, 14. 

A dosso, v. Addosso. 

A due a due. Purg. XXIX, 83. 

Ad una, sottintesa voee^ cioè: in- 
sieme, Purg. IV, 17 ; XXI, 35 tutti ad 
wta Parver gridare. — Talvolta voce 
vi è espressa, Pufg. II, 47 Canlavan 
tutte insieme ad una voce. — Sottintesa 
ora, significa : nel medesimo tempo» 
insieme {simul, una com), Purg. IX> 
63. Par. XII, 35 (ui una militàro. Que- 
sto luogo spiegasi da alcuni per: uni- 
tamente, insieme; da altri per: ad 
un fine, per una medesima cagione. 
Sembra preferibile il primo signifl- 
calo. 

Ad una, a due, a tre. Purg. 
IH, 80. 

Ad una ad una, una dietro o 



A fatica — A metzo. 



appresso l'altra, Inf. Ili, 116. Par. 
XXXIII, 24. — Ancora: ad uno ad. 
uno, uno dopo V altro, Inf. XXXIIl, 
71. Porg. XXIV, 26 ; XXV, 116. 

A fatie», con difflcoitè, Purg. 
XXXI, 33. 

A fede, con fede, fedelmente, 
Porg. XI, 114. 

A foglio a foglio, pagina per 
pagina, carta per carta. Par. XII, 1S1. 

A forca, per forza, con violen- 
za, Purg. XXXII, 15. 

A fronte a Aron te, di faccia, in 
presenza l'uno dell' altro* (e regione) ^ 
Inf. XXV, 100. 

A frusto a frusto, a pezzo a 
pezzo, a boccone a boccone. Par. 
VI, 141. 

A gaftbo, pigliare a gabbo, pren- 
dersi per giuoco, per ischerzo, Inf. 
xxxn, 7. 

A 8'®8<h aggiogato, posto sotto 
il giogo, Purg. XII, 1. 

A gpiiioeo, in ischerzo, per ischer- 
zo, per burla, Inf. XXIX, 112 par- 
landò a giuoco. ^ Ma sentirsi a giuo- 
co, Inf. XVII, 102, significa : sentirsi 
libero a tutti i propri movimenti. 

A goeeia a goeela. Purg XX, 7. 

A gran pasoi. Inf. XXIII, 145. 

A girato, essere a grato, e più fre- 
quentemente a grado: dal lat. gratttm 
esse. Par. XXI, 22; XXV, 86 - Con- 
tro a grato Par. IV, 101, contro a suo 
grado, di mala voglia ; la Nidob. -can- 
tra grato. 

A i^alo, voce antiquata : a guai- 
re, a gridare, Inf. V, 3. 

A snida, per guida; Purg. VII, 42. 

A guisa, dall' ali. weise : alla ma- 
niera, alla foggia, come. Si costrui- 
sce sempre con di: a guisa di scorpion 
Inf. XVII, 27 - di lanterna ìnf. 
XXVIII, 122 — di Uuto Inf. XXX, 
49. Ancora Inf. XXXIV, 66. Purg. VII, 
66; IX, 64; XV, 3 e 123; XVI, 86; 



XVII, 32. Par. 11,45; IV, 130; XXllI, 
05; XXIV, 12; XXV, 81 e motte altre 
volte. 

A Inganno, con inganno, per 
mezzo d' inganno, con frode, fraudo- 
lentemente, Inf. XIX, 56. Allude il P. 
alle arti fraudolenti di che Bonifa- 
cio VIII è accusato essersi valuto per 
indurre il suo predecessore Celesti- 
no V ad abdicare il pontificato. 

A lato, v. Allato. 

Al da oemao, alla fine, ultima- 
mente, Inf. VII, 130. 

Al fine. Par. XIII, 138. 

Alia fiata. Par. XIV, 20, lezione 
dell* Aldo e della Cr. La Nidob. e la 
maggior parta delle ediz. moderne 
leggono a/cuna fiata, qualche volta. 

Al modo, come, Purg. XXIX, 131. 

Al tntto^ totalmente, Inf. XVII, 
102. 

A langa, lungi, lontano, Inf. IX, 5. 

Arman, per: alle mani, iti potere, 
Inf. XXII, 46. 

A manelna, dalla mano sinistra, 
Purg. IV, 101. 

A man drltta,dalla mano destra, 
Inf. XIV, 8. 

A man manea, dalla mano sini- 
stra, Inf. XXIII, 68. 

A man otanea, dalla mano sini- 
stra, Inf. XIXÌ41. 

A maraviglia o A meravi- 
glia, in guisa da maravigliarsene 
straordinariamente. Par. XI, 90; 
XIX, 84. 

A memoria, Purg. IX, 15 — aver 
a metnoria, Purg. XIII, 127. 

A mente (aver) ricordarsi, Inf. 
IX ,34. — Recarsi a mente Inf. XI , 1 06 ; 

XVIII, 63; Purg. VI, 6. — Ridami a 
mente Purg, XXIII, 115. Par. XXIII, 
51 . — Venir a mente Par. XX , 7. 

A messo, Purg. .VII, 72 Là ove 
più eh' a mezzo muore il lembo, luo- 
go difficile il cui significato par che 



A mille a mille — A punto e a voler. 



sia : là dove gli orli delia valle per- 
dono quasi totalineote(pf6cA*am02XO} 
il loro pendio, cioè, non sono più tan- 
to discoscesi e ruinosi quanto Io sa- 
rebbero più in le verso il fondo della 
valle. — A mezso H tritio, cioè : per 
lo mezzo, Par. XXXH, 41 . 

A miUe a Biillef a migliaia, in 
grandissimo numero, Inf. XII^ 73. 

A moateyin su, Par. XXXl, 1» 
Di valle andando a monte. 

A miila a muta, vicendevol- 
mente, a vicenda, per modo che uno 
subentri all'altro, Inf. XIV, 66. 

A aola, recare, prendere in di- 
spetto, in fastidio, Inf. XXX, 100. 

A nomo. Purg. XXVI, 89. 

A ipalme) colle palme delle ma- 
ni, luf. IX, 60. 

A* panni. Inf. XV, 40 t' H verrò 
appanni, mostra non significare soltan- 
to: a lato, accanto, presso, ma anzi: 
per modo cbe la mia teata sia aH* al- 
tezza della tua veste, perchè Dante 
trovasi sopra un argine e Brunetto 
Latini di sotto ; ecco perette non dic«: 
allato, cbe significherebbe si trovas- 
sero sul medesimo piano di pari. 

A paro a par» egualmente, alla 
medesima altezza, inf. V], 93 «^il po- 
ro a paro Purg. XXIV, 93, con prece- 
dere, con passi eguali, cioè, facendo 
alcuna cosa in egual tempo • nel me- 
desimo modo d' un altro. 

A parte) in signi f. di /hsione, tetta, 
partito. Par. VI, 101 l'altro appropria 
quello a parte, oìoè: l'altro (i Ohibel- 
lini) se l'appropriano nell'interesse 
di loro fazione; ne fanno un simbolo, 
un contrassegno di parte. 

A Presto. Pu rg. X , 1 1 0. 

A pena, a stento, a fatica, con 
difficoltà, Inf. Vili, 6. Purg. XXXl, 
32. Le edizioni non différenziaDO sem- 
pre come farebbe mestieri a pena da 
appena. 



A pie, al piede, Inf. VII, 130. Pa- 
radisoIV,131. 

A piede a pie della etagUata róc- 
ca Inf. XVll, 134. Lombardi spiega 
il primo a piede, per : a* piedi. Ge- 
rione sul quale eravamo ci depose 
a'ptè, cioè, suirima falda, alla base 
della rOcca. Spiegazione fbrse alquan- 
to stiracchiata, siocbè sembra prefe- 
rìbile lo apiegare a piadt a pjé come: 
?icin vicino, rasente al piede. «^ A 
piede, secondo la Nidob. a' piedi, 
Purg. V, 99. V.AppiA. 

A pieno, V. AmBifo. 

A più a più, di più in più. Infer- 
no XII, Itt e 130; ove la Nidob. leg- 
%epiòeptù, che in quanto al signif. 
torna il medesimo. 

A poeo a poeo. Inf. I, It; XXXl, 
36. Purg. II, 24; XV, I4t. 

A posta, propriamente, fissamen- 
te, deliberatamente. Inf. XXIX, 19 
Dove io lenea §li occhi «1 a poeta, è 
interpretato dalla Crusca e dal Lom- 
bardi: si fissamente. Cosi Purg. VI, 
68 un' anima che a poeta Sola solétta 
vereo noi riguarda, cioè: che ci guar- 
da fissamente, o, con certo proposito. 
La Nidob. ed altri leggono : che poeta 
sola ec. cioè, che collocata tutta sola. 
Sembra da preferirsi la prima lezione. 
V. Posta. — A tua posta, a tnaeteiio- 
no, a tuo aibitrio, Inf. XVI, 81. 

A pruova, a gara, Inf. Vili, 114. 

A pruovo (dal lat ad propeT) 
Veli., Dan., Lomb. ed altri affer- 
mano essere questa dizione lombarda 
(a preuv) e significa : appresso, a lato. 
Inf. XII, 93 Danne un d^ tueif a cui 
noi siamo a pruovo, cioè: d&nne un 
de' tuoi a cui possiamo andare accan- 
to, 0, in compagnia, o, di conserva. 

A punto e a voler, Par. XII, S5 
Insieme a punto § a voler quetdrsi, 
cioè : tutti in uno stesso punto di tem- 
po e con unanime volontà. 



quando a qumulo ^ A friio aperto. 



A «oMid* m «■«»«•, Porg. 
XXV, 126 Perch'io gìàardava ai loro 
e a' miei poeti. Compartendo la vista 
a (luando a quando, cioè : ora ai pani 
loro ed ora a' miei. 

A e^uemtm. YAlta, per questa vol- 
ta, iDf. VUl, ao. 

A raieloBe, con ragione, Infer- 
no, XXX li, 136. 

A FMtd» • rmném^ dall'aleman- 
no Randt orlo, cioè: rasente, vicini»* 
Simo air orlo, al Bnire della selva, 
Inf. XIV, i%. 

A reiro, indietro, Inf. VII, 99. 
— Andare a retro Pnrg. XI, 16, figu- 
ratamente, indietreggiare, retrocede- 
re. — Più in retro Par. 11, 93, più ad- 
dentro. 

A rinpetto 41, di faccia, di con- 
tro, Purg. XXIX, 89. - Con a Purg. 
XXIX, 161. 

A pttvM», sottosopra, a rovescio. 
Par. XVI, 153. I vincitori usavano 
allora di portare l'insegna tolta al 
nimico, rovesciata sulla punta d'una 
lancia. 

A ri¥A, propriamente : alla sponda, 
al lido, Purg. Il, 40.- Ma Purg. XXV, 
54 quella è già a riva, ha signif. figur. 
evale: a termine, a fine, a perfezione. 

Aronore,lnf. XXin,38. Gr. al 
romore, L' avv. a romore, tumultuo- 
sameote, trovasi frequentissimo negli 
antichi, e forse è preferibile alla le- 
zione della Gr. 

A ro6«, in circolo, circolarmente, 
io tondo. Par. XIV, ao. 

A seiJepa, in frotta, in moltitu- 
dine, Inf. V, 41. 

A secttBda, secondo la corrente 
delle acque, Purg. IV, 93. 

A aennO) a mio, a suo, a lor sen- 
no, cioè : aecondo il volere, Inf. XXI, 
184TPurg. X1X,88; XXV1I,U1. 

A 0erv«y in qualità di servo, In- 
ferno, XXII, 49. 



A •iBlfltra (sottintesa mono), dal- 
la parte sinistra, Inf. XI V, 1^6; X Vili, 
«1. 

A MuiBio il petto, nella parte 
più alta del petto, sotto la clavicola, 
Purg. Ili, 111. 

A tanto. Inf. IX, 48 e tacque à 
tanto, espressione oscura, che quasi 
tutti gl'Italiani, Lomb., Perticari,ec. 
spiegano per: in tanto, in questo 
mentre. 

A toBipo, Inf. VÌI, 79. - Par. 
Vili, 60a nio tempo. Boccaccio spiega 
il primo luogo : di tempo in tempo, 

A terra. Inf. VII, 15. 

A tondo, in giro, Inf. VI, 11) 
Aggirammo a tondo quella strada, cioè : 
noi seguitammo quella strada che era 
circolare. — In cerchio, Purg. XI, 28. 

A torto, contro la ragione, contro 
il giusto, Inf. VII, 93. 

A tua ragion. Par. Il, 72, se- 
condo il tuo parere, secondo il tuo 
discorso. 

A tarilo. Inf. HI, 30 Come la rena 
quetndo a turbo epèra, cioè : quando il 
vento fa turbine; o prendendo spira 
in signif. impera, di : ventare, tirar 
vento ; quando spira il vento a modo 
di turbine. Tale è la lez. dell* Aldo, 
di Veli., di Dionisi e di più ms. La 
Cr. e la Nidob. leggono ti luròo, che 
sarebbe allora soggetto di spira. 

A ¥0110, ad imo, a basso, nel prò-, 
fondo, in giù, Inf. XII, 46; XX, 35. 

JL verso a verso. Purg. V, 24, 
versetto per versetto; parlandosi di 
cantici biblici. 

A vicenda, vicendevolmente, 
r una dopo Y altra, ognuna alla sua 
volta, Inf. V, 14. 

A vielno, in vicinanza, Inf. XXV, 
30. 

A viso aperto. Inf. X, 93, con 
coraggio, apertamente, senza dissi^ 
mulazioni. 



À voltr — ÀbbarlMgiio, 



A Toler, V. A punto. 

A volO) mentre è in aria, mentre 
vola, Inf. XXIX, 113. 

A Tdto. Inf. Vili, 19; XXXI, 79. 
Purg. XXIV, J8. Par. Ili, «8, invano. 

A^ combinazione della prep. a con 
r artic. t, precedente le consonanti 
semplici, per ai, agli, aUt, Inf. 111,63 
e 68. Purg. 1, 115. Par. I, 37 e fre- 
quentemente. 

Ab aniieO) dizione parte latina e 
parte italiana, anticamente, Inf. XV, 
62. 

Abate, dal iat. ahbfls, derivato dal 
caldeo abha^ padre, l'abate. Nel si- 
gnif. proprio, Pnrg. XVIII, 118 Io 
fai Abate in San Zeno a Verona. Chi 
fosse costui non è noto, non avendone 
Dante espresso il nome di famiglia: 
alcuni dicono che fosse un Alberto ; 
altri, dietro più recenti investigazio- 
ni, dicono che fosse un Gerardo o 
Gherardo. — Par. XII, 140, v. Gio- 
VAccHmo.— Insignir, fig. Purg. XXVI, 
129 chiostro Nel gitale i Critto abate del 
collegio, cosi Dante indica l' assemblea 
degli eletti di cui Gesù Cristo è capo. 

Abati (Bocca degli) d' una fa- 
miglia illustre di Firenze. Tradì la 
sua patria e contribuì alla sanguinosa 
rotta di Montaperti nel 1260, avendo, 
sul principio della battaglia, tagliata 
la mano a Jacopo de' Pazzi che por- 
tava Io stendardo della cavalleria. 
Inf. XXXII, 106. — Bcoso DEGLI ab a- 
TI, Inf. XXV, 140, trovato da Dante 
fra i ladri, probabilmente come reo 
di malversazione in un pubblico oIB- 
cio. V. Donati. 

Abbagliare (di origine incerta). 
Purg. XV, 28; XXXllI, 76. - Abba^ 
gliarsiy cioè: lasciarsi abbagliare, 
Par. XXV, 122. - In signif. impers. 
Inf. XXIII, 64 Di fuor dorate ion, sì 
eh' egli abbaglia, cioè : per modo che 
ciò abbaglia. 



Abbagliata. Inf. XXIX, 132 E 

l'Abbagliato suo senno proferse. No- 
me proprio d'un giovine da Siena, 
aggregato a certa brigata di dissipa- 
tori, detta la brigala spendereccia. 
Lombardi piglia abbaglialo per ad< 
diettivo referentesi a senno; opinione 
di poco fondamento. 

Abbaiare, onomatopéa come il 
baubari dei Latini. Nel signif. pr., Inf. 
VI, 28. — Per estensione alla voce 
umana, Inf. VII, 43. 

Abbandonare (dall'ali, bann, 
territorio o contado sottoposto alle 
leggi o al potere d' alcuna citte, d' on- 
de il fr. banlieue, Bandire, esigliare 
da esso territorio). In signif. gen., 
Inf. V, 105; XVII, 107. Purg. HI, 
20; Vi, 99; IX, 23; XXV, 12. Par. V, 
117; Vili, 66. — Abbandonare il 
cammino, Inf. 1, 12. — Lasciare, de- 
relinquere , alcuno, Inf. Vili , 109. 
— Dimettersi da nna impresa, dispe- 
rando riescirvi, Par. XVIII, 9. — Ab- 
bandonarsi gita, invilirsi, lasciarsi an- 
dare, afifondar nel mare, Par. XXXI, 

75. — Abbandonarsi a, Purg. 

XYl\,id6.— Abbandonarsi di lof. 

II, 34 Se del venire io m' abbando- 
no, cioè: consento a venire. — Par. 
XVII, 108 jMr colpo darmi Tal, eh' è 
più grave a chi più «' abbandona, 
luogo che mi sembra non bene inteso 
fino a qui. Confrontandolo al v. 27 
Che saetta previsa vien più lenta, pare 
che Dante voglia dire, che un colpo 
preveduto fa minore impressione, e 
che conseguentemente riesca tanto 
più acerbo quanto è meno previsto o 
aspettato ; Abbandonarsi significhe- 
rebbe dunque: lasciarsi andare senza 
previdenza. 

Abbarbaglio, sost. , abbagliamen- 
to. Par. XX Vi, 20. Dal v. abbarbaglia^ 
re, che è una seconda forma di abba- 
gliare. 



Àbbwhieato — Aìnlo. 



AMbarlileAto, parttcip. di abbar- 
bicare, appiccarsi con le barbe, come 
fa l' oliera e altre piante parassite, 
Inf. XXV, 68. 

JUbbMiMS &VV. , in giù, nell' infimo 
luogo. Par. XHl, 115. 

JUHkmitere. Inf. IX, 70. Par. VI, 
106. 

AMbeltere^ parer bello, 4)iacere, 
Par. XXVI, 132. Questo voce par de- 
riYatadal provenzale; v. il discorso 
di Arnaldo Daniello, Porg. XXVI,140. 

Abbellire, divenir bello, Par. 
XXXIl, 107 Colui che abbelliva di Ma- 
ria, cioè: che si faceva bello guar- 
dando la Madonna. — AbbellirBi Par. 
XXII, 24. 

Abbi, V. AVBRB. 

Abbicarsi, da bica mucchio o 
monte di covoni di grano, ammon- 
ticchiarsi, Inf. IX, 78. . 

Abblflogcnare, aver bisogno, Inf. 
11,98. — L'ediz. di Udino legge: ara 
bisogna ; e l' ediz. di Aldo : or ha bittf 
gno. 

Abbo, V. Avere. 

Abbendanle, lat. abundans.Pàr. 
XXXIl 1, 82 Oh abbondante grazia, 
come termine di teologia, gratia abun- 
iam. 

Abborrare, verbo antico d'in- 
certo signi f. Inf. XXXI, 2i Awienche 
poi nel maginare abborri. In questo 
Inogo non è dubbio che abhorrare è 
tolto nel signif. del latino abberrare, 
ingannarsi, dilungarsi dal vero, e do- 
vrebbe giusto r osservazione di Glie- 
rardini ( Vod e Maniere di dire, I, 116) 
essere scritto con un solo b. Inf» 
XXV, 144 mi scusi La novità se 
fior la penna (o Hngua) abborra, è 
spiegato dalla maggior parte dei co- 
mentatori : se la mia penna si disvia, 
si smarrisce; Gherardini vorrebbe 
spiegare, come Brìseux e Fiorentino: 
se la mia penna aborisce i fiori, cioè, 



Io stile fiorito; derivando abborrara 
da aborrire, lat. abhorrere ; deriva- 
zione che a me sembra stiracchiato e 
falsa. — Per ultimo. Par. XXVI, 73 
E lo svegliato ciò che vede abborre, il 
qual verbo moatra essere lo stosso 
abborrire cioè : aver in orrore, lo osni 
modo si avrebbe da scrivere aborra- 
re. — Si pretermette la ridicola Inter- 
pretozione di certuni che vorrebbero 
derivare abborrare da borra^ onde: 
riempiere un discorso di borra, è 
quanto : infarcirlo di cose inutili. 

Abbracciare. Nel signif. pro- 
prio, Inf. XVI, 51; XVII, 93 fa che 
tu m' abbracce, licenza poetica per 
abbracci, Purg. II, 77; IV, 107; VI, 
76; VII, 16 e 101; XXI, 130; XXXI, 
101. Par. XXIV, 149. - Per estensio- 
ne, Inf. XII, 53 che tutto il jriano ab- 
braocin, qui vale: circonda. 

Abbmelare, v. Bruciare. Purg. 
XXV, 137. - Abbruciato, Inf. XV, «7. 

Abbularfll, da buio, annottare, 
Purg. XVII, 62. — Le anime dei dan- 
nati ai abbuiano, s' oscurano, Par. IX, 
71. 

Abel, figliuolo di Adamo, Inf. IV, 
56. 

Abéte, lat. a&t«s. Purg. XXII,133. 

AMdo, città deli' Asia suH' Elle- 
sponto, patria di Leandro, Purg. 
XXVIII, 74. 

AblMia, r Inferno, tnf. IV, 24 ; XI, 
6. Purg. 1,46; XXXIV, 100; - detto 
eziandio la valle d' abinso dolorosa 
Inf. IV, 8. — Nel signif. fignr., Purga- 
torio, VI, 121. Par. VII, 94 abisso deU 
V etemo consiglio. Cosi ancora del- 
r eterno statuto, cioè: decreto j Para- 
diso, XXI, 94. 

Abitante. Inf. XX, 84. 

Abitatore. Purg. XIV, 41 . 

Abito, lat. habitus, la veste. In- 
ferno, XVI, 8. Purg. XXIX, 134. — 
L' abito speciale che vestono i reli- 



8 



Abituato — Àeetrimre, 



giosi dei vari Ordini, Par. Ul, i04. — 
L' usanza che l' uomo si fa mediante 
r abitudine, Par. XIII, 78 ^ abito dd- 
Varttj la pratica dell'arte. ~ Purg. 
XXX, 116 Ogni abito destro, cioè: ta- 
lento felice, buona disposizione. 

^Minato. Purg. XXIX, 146 E 

'questi sette eoi primaio stuolo Erotto 

abituati, cioè : erano Testiti nel me- 

desino modo di, come, Par. XXXI, 

60 un sene Vestito con le genti gloriose. 

AbrMim, il patriarca, Inf. IV, 58. 

Absaléne, ordinariamente Assa- 
lonne, figliuolo di Davidde, ribelle al 
suo padre, Inf. XXVIU, 137. 

Aeam» Purg. XX, 109, nome di 
queir ebreo fatto lapidare da Giosuè 
perchè erasi appropriata una parte 
del bottino di Gerico. (Josue, VII, 25.) 

Aeeairare, di origine incerta, 
estorcere, truffare, lat. tubnpere. 
Inf. XXI, 54 se puoi, nascosamente oc- 
caffi, cioè : tolga di soppiatto, se puoi. 

Aceantpare, dal lat. ad-cnmpus^ 
mettere in campo, lat. educere in 
aciem, Purg. Vili, 80 la Vipera che 
i Milanesi accampa: la Vipera, cioè 
Io stemma di Milano, che conduce i 
Milanesi in guerra. Siccome forse non 
si troTa altro esempio di accampare 
in questo signif. mentre che volgar- 
mente dicesi accamparsi^ alcune ediz. 
moderne, fondandosi sopra alcun ms. 
leggono che il JUilancse accampa, onde 
si ha questo senso : la Vipera che il 
Milanese, cioè il Duca Visconti, por- 
ta nel suo stemma. Nonostante la sin- 
golaritè dell'antica lezione, io la re- 
puto preferibile sotto tutti i rispeUi. 

Aeeaprieeiami^ e più comune- 
mente raccappricciare , formato da 
capo e riccio, far levar ritti i eapegli 
in capo. D. applica questa espres- 
sione al cuore, Inf. XXil, 31 il cuor 
mi «' Qccapriocta, cioè : il mio cuore 
ne ha ribrezzo. 



dal lat osro, pene- 
trare addentro nella carne; -» per: 
penetrare semplicemente, Parg.XIV, 
22 Se ben lo intendimento tuo aecar- 
no. 

Aeeaaelarsl» forse da cascaue o 
cadere, lasciarsi abbattere, avvilirsi^ 
Inf. XXIV, 54. 

Ae«aiiare, dal lat. ad^-oaptare, 
propriamente: tArre in prestanza; 
ma ance per : acquiatare, guadagnare ,. 
Inf. XI, 84 tnenòtamiio aoca(to,cioè: 
ai attira o ai procura* 

Aeeedere, verbo latino, accostar- 
si, Purg. XXX, 74 

Aeeeffare da ceffo, lak. caput, il 
muso del cane; — per: prendere 
co'denti, termine dioaGOia,InC.XXlll, 
18. 

Aceenderei nel signif. fisico e 
morale, Inf. VI, 75 le tre famlt» 
c^ hanno i cori accesL Purg. V, 37; 
XXII, 11. Par. 1, 83; lì, 101 che i trt 
specchi accenda, cioè : rischiari. Par. 
III, 18; V, 9; XXVI, 29 ; XXIX, 113. 

Aeeendersi, nel aignif. propr. 
Inf. XiV, 38 Oiuff la rena «' occm- 
dea, cioè : s' infiammava. Similmente 
Inf. XXIV, 101. Par. 111,110; XV, i7; 
XX , 4. — Accendersi dell' amore» 
Purg. XVUI, 71 ; XIX, 1 1l. - Nei si- 
gnif. fig., Par. X, 88; XI, 19; XIV» 
56; XXVll, 110. - Che un'anima «o- 
vr'aUra in noi e' accenda Purg. IV, & 
— 11 participio acceso, Inf. VI, 75; 
IX, 119; XIX, 25; XXIII, 39; XXV^ 
83; XXVI, 28; XXIX, 84. Purg. XV, 
1M;XXI1, 11; XXVIi, 18; XXXIII, 
99. Par. I, 79; XIX, 5; XX, 8$; XXII, 
47; XXIV, 82; XXVll, 11. 

Aeoennare) da C0ftno, far cenno, 
Inf. 111,110; XVII, 5. Purg. XXXIil, 
14. Par.XXI,45;XXXUl,49. 

Aeeento. Inf. Ili, 26. 

Aceerlape^ lat. aiH!ertus, alcu- 
no, Par. XXll, 58. — per: accertarsi , 



Aeetio — Aeeor€tr0 • Aeeuorare. 



0, assicurarsi, Parg. XII, 18D. Par. 

XVII, 1. 

A c ce — ^ Y. ACCBHBSBB. 

AeeeMare, IsL aeceplair§, una 
preghiera, Inf. XXVI, 71 ; — ud voto, 
Pir.llI,1(H. 

AMèMo, lat. acc^lwi, add. verb., 
per: caro, grato, Par. XI V, 93» 

AeeMeBte, termine acolastioo, 
cioè quello che ò accideoUle al sub- 
bietto o alla sostanza, Par.XXXlll.n. 

Aoeldte, dal greco óocindCa, pigri- 
zia, Doocnranza, trascuratezza, Purg. 

XVIII, id% — L' accidia è puoiU, 
lot VII;-- ed è purgaU, Purg. XVIII. 

AceMlMM, quello che appartiene 
proviene dall accidia, Inf. VII, 123 
Acàdioao fummo: lat fHMparalione* 
tritles et melancoUae, come le dice 
san Tommaso. V. Fumo. 

Aeeioeehèn a ciò eh$ Inf. I, 433; 
XVII, 87; XXI, 58; XXV. U; XXVI, 
109; XXXI, 30. Purg. X, M: XVII, 
139; XXVI, 64. Par. XXXI, 94. 

AeeUinare, forse dal lat.i(Ai<«ia, 
tagliare; Inf. XXVIII, 97. - La lez. 
del God. Caet. atcìvma sembra tanto 
più probabile inquantochò nel pre- 
sente luogo parlasi della punizione 
degli autori di scismi e dissensioni. 

Acdfas^f lat. acelini9f per : indi- 
nato, propenso, Par. 1, 109. 

Jkmem^emre^ da cocca, aggiustare 
la cocca o la tacca della freccia alla 
corda dell'arco, Inf. XXI, 10% A« the 
gliele aixoechif per estensione e scber- 



AeessIieAsa^'dal lat. accoUigere, 
Purg.Vll,f;XXVh37. 

A«e«sUeref dal lat. ad-ooUiigere, 
ragonare, unire insieme, Inf. IV, 9. 
" Per:ricevere,accostarsi,lnf.XXX, 
146. Par. XXX, 53 Sa p<à awien che 
fortuna faecoglia, probabilmente per: 
ti colga, ti trovi. — Per: accogliere, 
Purg. XVIII, 66 — £((ofctf»iMti(«acc(Mo, 



per: accoglilo, cioè: ricevilo, Purg. 
XIV, 6 — partieip. Acedlto, radunato, 
Uf. Vlll,tt; XI V, 114.- Per: rtce- 
vuto, Purg. VII, 90. Par. XI, i% ~ 
Accoglierei, adunarsi, convenire insie- 
me. Nel signif. propr,, Inf. XX, 89; 
XXVIII, 15. Purg. I, 14; XXV, 46. 
Par. XIV, 131; XXI1,99; in quest'ul- 
timo luogo Vlviani legge: e'eutpoUe^ 
secondo alcuni mas.; Par. XXX 111, 
104. - Accoglierti a, Inf. XX, 89. ~ 
Per estensione, Inf. XXIX, 100 a ine 
tuilo e' aoeolee, cioè : rivolse tutta U 
sua attenzione sopra di ose. 

Aee«||Ui«re, per: raccoglitore, 
cioè: quello che raccoglie, Inf. IV, 
189. 

Ae«èto, V. AccoaLunu. 

AeM»U«, V. ACC0GI.»KI. 

AcottaapasMMre, da componilo, 
Purg. VI, 114 aooompagne, licenza 
poetica, per: accompagni. — Accow^ 
pagnarei, detto di due fiumi che si 
uniscono insieme, Par. IX, 49. 

Aecumaàmr^ V. GonGUBS, porre 
in buono stato, render proprio a... 
Par. XXXI, 98 Che veder lui l'acoon- 
cera lo eguardo, cioè: fortificherà la 
tua vista, disporrà il tuo occhio a... -^ 
Tale è la les. seguita dal Romania, 
dal Dionisi e approvata dal Parenti, 
e trovasi nella ediz. d* Jesi, in Ben- 
venuto da Imola e in diversi eccel- 
lenti mss. La Crusca legge l' accen- 
derà, espressione che sembra meno 
propria. Aldo pone a/oconerà, forse 
per: acuerà, dal lat. aeucré. Benve- 
nuto spiega habilitabit el acuel tuam 
contemplalionem. V. anco Ràccor* 

GIARE. 

Aee«pplare, da coppia, lat. co- 
pula, mettere insieme due cose, Inf. 
XXIII, 8. Purg. XVI, 57. 

Afmrmre e A«««orare,dal lat» 
ad^cor, affliggere, contristare, Inf. 
XIII, 84; XV, 83. - In un signif. più 



40 



Accorciare — Acerbo, 



speciale, Purg. V, 87 Chi M dina di 
si veder n' acciiora, cioè : uè tormenta, 
ne crucia del disio di... Par. Vili, 73 
filato signoria che sempre accuora Li 
popoli soggeili, cioè: esaspera; luogo 
male inteso dalla Crusca. — Accorar- 
si, aftYìg%en\ per cagione, Purg. X,84. 

Aeeorelare, dal lai. ad-curtus, 
divenire più corto, ristringersi, Inf. 
XXV, 1U. 

Aeeordare, dal lat. eul^horda; 
nel signir. proprio di porre in propor- 
zionale tensione le corde d* uno stru- 
mento, non si trova nella D. G. ma 
vi si trova per estensione. Purg. XVII, 
61 accordiamo a tanto invito il piede, 
cioè: facciamo per modo che i nostri 
piedi vadano d' accordo con questo 
invito, cioè, obbediscano a... 

AeeordarMi, cantando, Purg. VII, 
112. — Parlando d' altre cose che si 
accordano. Par. 1, 127; XXVIII, 8. 

Aeeori^re {V) sost. , 1' accorgi- 
mento, il sapere, Purg. VI, 123. 

Aeeori^rsf di qualchecosa; d'ori- 
gine incerta, Inf. IV, 16; IX, 85; X, 
70;XIV,49;XV,e7;XVlI,l16;XIX, 
106; XXV, 36; XXX, 19. Purg. 11,67; 
V,25; VII, 66; X, 124; XVlf, 14; 
XVIII, 7 e 68. Par. Ili, 19; Vili, 13; 
X, 35; XV, 27; XVII, 79; XXVI, 53; 
XXXII, 46, e spessissimo. — Accor- 
gerct per: accorgersi, Inf. XII, 80. — 
Siccome non trovasi mai : accorger- 
si a, il luogo deir Inf. XXIII, lUactò 
s' accorse devesl spiegare: a ciò, per 
tale circostanza, si accorse. — Parti- 
cip, accòrto, Purg. 1, 126; XXIV, 6 
di mio vivere ofic&rle^ per : essendosi 
accorte. 

AeeorglmeAtO) l'intelligenza, 
l'intelletto. Par. IV, 70. — Al pi. Inf. 
X XV li, 76 GU accorgimenti e le coperte 
vie, cioè: gli stratagemmi e 1 modi 
segreti. 

)) lat. accurrere , Inf. 



XIII, 118 Ora accorri, accorri morte. 
Nota che anticamente chiamavasi in 
soccorso gridando : accor' uomo. 

Aeeorao (PraMeeseo d'), cele- 
bre giuresconsolto a Bologna, Fioren- 
tino di origine, morto verso T a. 1294, 
Inf. XV, 110. 

Aeeèrto, v. Accobgbbb. 

Aeeort«, add. verb., che ha ac- 
corgimento, prudente, savio, Inf. UI, 
18; vra, 41; XII, 26; XXI, 130, e 
spesso.— Per estensione, Purg. IX, 88. 
— Al fatto, instniito di... Purg. XXX, 
4. Inf. XllI, 120 sì non furo accorte Le 
gambe tue, cioè: non furono tanto 
spedite. ~ Inf. XXXIV, 87 porse a me 
V accorto passo, cioè : rivolse verso di 
me il suo passo circospetto. — Tanto 
mi parver eubiti ed accorti Par. XIV, 
61. — Fare accorto, istruire, avverti- 
re, prevenire, Purg. V, 64; IX, 131. 

Aee«flelarsl, ristringersi nelle 
cosce, Inf. XVIII, 132. V. Racco- 

SCIAR8I. 

Aceostarst, dal Iat.co«to, avvici- 
narsi a... Inf. X, 29; XXI, 97; XXII, 
46. Purg. VII, 42; X. 11; XVI, 9; 
XXIV, 127. Par. XX, 44; XXI, 57 
a guida mi Raccosto, cioè: vengo teco 
come tua guida. —In un signf. d'esten- 
sione. Par. XXIX, 93 Chi umilmente 
con essa s' Mco^ta, cioè : chi se le av- 
vicina, 0, si tiene al suo fianco. 

Aeereseersl. Par. Vili, 47. 

Aeeamalare. Inf. XXVIII, 110. 

Aeeoorare, v. Accobàrb. 

Aeeasa. Purg. XXXI, 5 e 41. — 
L'accusa di sé medésimo, la confessio- 
ne, Inf. XXVIII, 45. Purg. XXXI, 41. 

Acensare. Inf. XXX, 97. Purg. 
XX, 112 Par. VI, 98. — Accusarei, 
Inf. XXXI, 76. Par. XIV, 136. 

Acerbo. Il signìf. proprio è l* op- 
posito di maturo, Purg. XI, 117. — 
Per estensione dicesi del corpo uma- 
no non pervenuto al suo pieno svi- 



Aceto — Aeqwlarei, 



il 



luppo, Parg. XXVI, 66 — dell'anima 
non pervenuta alla sua perfezione, 
Par. XIX, 48. — Per traslato diceai 
di ciò che dà una sensazione acre, 
acerba, come il fumo, Inf. IX, 76 — 
delle sensazioni dell' anima, Purg. 
XXX, 81. Par. XVIII, 3 -> dei gesti 
di alcano, Inf. XXI, 3%, crudele, du- 
ro, feroce — dello spirito ctoò: ca^ 
parbio, ribelle a, Par. XI, 103 — 
d*una idea, cioè diffìcile da perce- 
pirsi, oscura. Par. XXX, 79. — Sost. , 
r acerbo Inf. XXV, 18, cioè: ostina- 
to, duro, il ribelle, l'ostinato. 

Aeeto. Purg. XX, 89. Allusiione 
alla Passione del Signore. 

A ehe ? a qual segno ? Inf. V, 149 
— Contro di che, Purg. XV, 26. 

Acheronte, il primo dei fiumi in- 
fernali che D. trova sul suo cammino: 
Inf. Ili, 78; XIV, 116. Purg. 11,106. 

Achille, eroe della Grecia posto 
da D. nel cerchio de' Voluttuosi , 
Inf. V, 66, ove dicesi di lui Che cort 
Amore alfine combattéo, il Che verosi- 
milmente si riferisce alla sua passione 
per Polissena che fu causa della sua 
morte,lnf.XlI,71; XXVI, 681; XXXI, 
6, ove parlasi delia lancia di Achille, 
la quale guariva le ferite che avea 
fatte. Purg. IX, 34; XXI, 92. 

Aehftoffèl^ il quale con suoi pravi 
consigli indusse Assalonne a ribel- 
larsi contro al suo padre Davide 
(Chron. 11, 17J, Inf. XXVIII, 137. 

Aeone, al tempo di D. era un 
grosso villaggio di Toscana fra Pi- 
stoia e Lucca, Par. XVI, 66.i 

Ae^aa. Nel signif. prop. Inf. VII, 
103 e 118; XV, 3; XVI, 2 e 92; XX, 
66; XXII, 26; XXIII, 46; XXIV, 51 ; 
XXX, 63; XXXII, 24. Purg. Il, 42 e 
101 ; V, 110 e 118; XV, 16; XVII, 33; 
XX, 3; XXI, 2; XX]I,146; XXIII, 36; 



XXVI, 21. Par. VII, 126; X,90; XXV, 
134; XXX, 73 e 109, e spesso. — 
Acqua d' EUa, Purg. XXXIII, «7, cioè 
il fiume dell' Elsa in Toscana, la cui 
aequa ha la proprietà di petrifloare, 
o meglio di coprire con una crosta 
calcarea gli oggetti che vi sono tuf- 
fali. — Acqua tinta, Inf. VI, 10, cioè: 
pioggia nerastra. — Per le acque del 
mare, Inf. I, 24. -> Nel signif. flg. , 
Purg. 1, 1. Par. II, 7 per esprimere il 
viaggio che il Poeta intraprende e lo 
cose di cui propensi parlare.— • iic^ua, 
per: ruscello, rigagnolo, Purg. V, 95; 
XX VII], 121. Par. XI, 43. - Al pi. 
per: sorgenti, fonti, polle, Inf. XIV, 
98. — Le acque del mare, Inf. XIX, 
107; XXVI, 139. Purg. I, 131; Vili, 
57. — Le acque sopra le quali è det- 
to che si muovesse lo Spirito di Dio, 
Par. XXIX, 21. — Per indicare le la- 
grime, Purg. XV, 94; XXX, 96. - 
Nel signif. flg. , Purg. XV, 131 perchè 
non ecuee D' aprir lo cuor all' acque 
della pace, cioè: perchè non ti rimuo- 
va di schiudere il tuo cuore ai senti- • 
menti della pace, che Dio inspira. 

Aeqnaehet*) nomo del fiume 
Montone nel suo corso superiore, 
Inf. XVI, 97. D. dice che questo è il 
primo di tutti i fiumi dell' Apennino 
che non entri nel Po. 

AeiloMipart» (Matt. d'). Par. 
XII, 124. Secondo Luca Vadingo isto- 
rico dell' Ordine Francescano, il car- 
dinale Matteo d* Acquasparta^ gene-' 
rale di esso Ordine, inclinava a rilas- 
sare la disciplinare austerità del suo 
ordine. Viveva verso la fine del XHI 
secolo. 

Ae^aattoraii. Inf. XXI, 69, come 
ivi 89 eedere quatto quatto (forse dal- 

l'all.p/a<()- 
Acquelami, per: quietarsi, Purg. 



1 L« PieTe di Acooe era in Valditieve. 



XIX, 109, tranquillizzarsi, calmarsi, 
trovar ripòso o la pace dell' anima; 
la Gr. legge ti quetava. Par. I, 86. 

Aequlstare. In genere, Inf. 1,65; 
XXVIII, 60. Purg. Vili, 60: XV, 43; 
XVn,<31; XXII, 147; XXVIII, 1J3. 
Par. IX, 1«3; XI, IH; XIV, 117; XX, 
144; XXII, IM; XXIII, 134; XXXI, 
18 — tfrasta Inf. IV, 78. Purg. XXVI, 
59 — odio Inf. XI, M - carco Inf. 
XXVII, 136. — Per estensione, Inf. 

XXVI, 1)6 Sempre acquetando del lato 
mancino, cioè: procedendo sempre 
dalla parte o verso la parte sinistra. 
Similmente, Purg. IV, m S'acquista, 
Par. IX, 70; Xlil, 81; XXIV, 79. 

Aeqatol*. Purg. XX , 67. Par. 

XXVII, 42; XXIX, 13 Non per aven 
a ai di bene acquieto, cioè, per guada- 
gnare in perfezione. 

Aeri. Inf. XXVII, 89. San Giovanni 
d' Aorì citte di Siria, Akra, Akko, 7Vk 
lemaide. 

Acni) più commune agro dal lat. 
acer, Purg. XXXI, 3. — Per traslato, 
. Purg. IX, 136, una porta che stride 
sopra i suoi cardini. 

Aeame) V intensità d' una impres- 
sione — d* un desiderio. Par. 1, 84 — 
d'una luce, Par.XX Vili, 18; XXXIII, 
76 - dello spirilo. Par. XXXII, 76; 
XXXIII, 76. 

AeatameAte 9 sottilmente, con 
precisione, Par. XXIV, 96. 

Aealo e talvolta Aguto. Nel si- 
gnif. prop,, Inf. XIV,. 53; XXI, 34; 
XXVn,69e1»; XXXIII, 35. Purg. 
XXIX, 140. — Per est., della vista, 
Purg. XVIII, 16. Par. XXII, 1«6 - 
della luce, Par. XXVI, 70; XXVIII, 
17 — delie facoltà dell'anima, Purg. 
XXVIU, 84 - dello zelo, del desi- 
derio, Purg. XVIII, 106; XXIV, 110 
- della febbre, Inf. X X X , 99. - Acu- 
to a, Inf. XXVI, 121, tanto ardente 
da... V. AouTO. 



Acquietare — Addolciare. 



Ad, V. A. 

Adagiarsi, v. Agio. Inf. HI, 111 
quedunque e' adagia, cioè : chiunque 
indugia, va lento. — Adagiarei dentro, 
Purg. XXV, 88 {adage, per : adagi). 

AdaauMite, forma latina, il dia- 
mante, Purg. IX, 106. Par. II, 33. 

AdAMM, il primo uomo, Inf. Ili, 
115. Purg. XI, U; XXXII, 37. — Fi- 
gura dell* umanità, meco aifea di quel 
d' Adamo, cioè, il corpo, Purg. IX, 10. 
~ Colloquio di 0. eoo Adamo, Par. 
XXVI, 9% 

Adam» (maestro), da Brescia, che 
a richiesta dei Conti di Romena falsi- 
, fico i fiorini d' oro di Pireoze, per il 
qoal delitto fu arso. Inf. XXX, 61. 

Addami, di origine incerta, ac- 
corgerei, avvedersi, Purg. XXI, 1$. 

Addentare, dai lat. dene^ pren- 
dere co denti, Inf. XXV, 54. ~ Con 
i denti o punte d' un forcone, lof. 

XXI, 5^ 

Addentra e A dentro, lat. ad de 
intra. — Sapere addentro, sapere a 
fondo, pienamente, Inf. II, 85. Par. 
X,116. 

Addietra, lat. ad de retro, Purg. 

XXII, 119; XXUI, 63; XXVIII, 145. 
Addi mandare e Addan^n- 

dare. Par.XII,94. 

Addia, V. A Dio. 

Additare, da dHo, indicare col di- 
to, Purg. IV, 47; \ VI, 61 ; XXVI, 116. 
Par. XXV, 89. - Additato^ periaddi- 
tallo, lo additai, Purg. XXUI, 131. La 
lez. della Nidob., additallo è erro- 
nea. 

Addivenire, e in alcune ed. p. «. 
Cr. e Aldo Adivefiire, forma antica 
per awentre. Par. IV, 100; Vili, 130. 

Addeiiliare , d* origine ignota , 
far bello, ornare. Par. XIV, 96. 

Addolciare, da dolce, antiquato^ 
propriamente : addolcire, render dol- 
ce, Inf. VI, 84 Se'l del gli addolcia, 



Addoleire — Ad&rezsart, 



13 



cioè ! se il cielo versa io loro le sue 
dolcezze. 

AfMoleire, altra forma pib uMta 
óìaédolciart, Par. VI, 1M. 

A«dtoraieBt«niL Parg. XXXII, 
77. 

AddoMMwtii) da doitOf appoggiar- 
si al dosso altrui, Par. Ili, 89. 

Jkdémmmm^ propriaiMote: sai dos- 
so, Parg. X, 137. — Di cani che as- 
saltano alcuno, Inr. XXI, «8; XXII, 
M Mettere gli utèghióni addotto; e Inf. 
XXX, 35 ficcar li denti addotto, 

Aildétta, T. ADDuau. 

AddtmmrtAi da due, Par. VII, 6. -> 
Addoppiarsi, V. Indiarsi. 

A«id«rr«, lat. addacere, Inter, 
XXXIII , 44. Par. XXII , 41. - // 
tempo adduce lof. X, 98; XIV, 1«9 
Non dee addw maraviglia al (fio noUo, 

- Particip. addotioy Inf. XXXIII, U. 
Adempiere, lat. ad^imflere. A- 

deropire a un dovere, Purg. XII, 131. 

— Adempirti, soddisfarsi, Contentar- 
si, Par. XV, 66. 

. Adentre, y. Addbhtro. 

Aderitemi, lat. ad-erigere, innal- 
zarsi, Purg. XIX, 118. 

Adese«re, lat. ad^tea, allettare, 
lusingare, impegnare, Ipf. XIII, 65. 

AdeMsoy lat. ad-^pm, ora, Purg. 
XVIII, 106. - AUora, Purg. XXIV, 
113. 

A destra, ▼. A. 

Ad etmée Purg. Xli, 104. 

Adhaeett pavimento anima mea. 
Purg. XIX, 73, L'anima mia giace 
prona a terra ; secondo la Volgata, 
Salm. CXVIIl (CXIX) , «5. Parole 
delle anime the purgano l' avarizia. 

Adiee o Adige, oon l'articolo, 
Inf. XII, 5; — senza articolo, Purg. 
XVI, 115. Par. IX, 44. 

Adlmarey lat. ad'^mtu, chinare, 
aM>as6are ; detto della vista, Par. 
XXVII, 77. 



AdlnMinil. Purg. X I X , 100 ; detto 
d' un fiume: discendere, precipitsrsi. 
In questo luogo è parlato dal fiume 
Lavagna. 

AdUae^v. A. 

A die, V. A. 

Adirami. Inf. Vili, 1M. Par. 
XVIII, Iftl. 

Adlvealre, v. Addivbhi«i. 

Adtasare, v. Aiszarb. 

Adeeelilare, guardare, Purg. 
XXI, SO. Per lo più significa: goar- 
dare fissamente o con speciale atten- 
zione un oggetto, Inf XV, «; XVIII, 
1S3; XXIX, 138. Purg. IV, 108. Par. 
XXV, 118; XXVIII, IR. 

A&mmhrmn^f coprir d* ombra, 
Purg. XXXI, 144 Là dove armontt- 
zando il ciel I* adombra, cioè : le dove 
il cielo ti copre, t'iavolve della sua 
armonia. 

Adoflsbrarei. Purg. Ili, tt te in- 
nanzi a mt nulla t' adombra, cioè: 
ninno oggetto si copre d'ombra da- 
vanti a me, 0, se io non faccio ombra. 

Adettare, d' origine incerta, lnf.«'^ 
VI, 34, abbattere, atterrare, domare! ** 

Adettarel. Purg. XI, 19, lasciarsi 
abbattere, vincere; cedere. 

Adeaiare, da onta, propriamen- 
te : fare onta, ingiuria, Inf. VI, 78 
come che n' adonti, cioè : per quanto 
se ne vergogni o sdegni. — Similmen- 
te Adontarti, Pnrg. XVII, Iti. 

Adoperare^ Adeprare e Ade- 
▼rare, operare, lavorare, Inf. XXIV, 
25. -^ Adoprare, operare, Purgat. 
XX vili, 131 . — Adoorare, agire, Purg. 
XVII, 108. 

V. A. 

I. Inf. IV, 38. - In signif. 
più particolare di: pregare par... 
Purg. V, 71. Par. XVIII, 1». 

Adereumare, V. Obbzza, Purg. I, 
1%3. — Alcuni derivano queata voce 
da resto, ombra, in signif. di: far om- 



u 



Adornamento — Affàtteare. 



bra ; altri da orezzo per : aora^ ven- 
ticello. 

Adornamento. Purg. XII, 51. 

Adornare. Purg. XII, 82. Par. 
IX, 106; X, 106. — Particip. €uiomo 
per: adornato, Purg. IX, 64. Par. I, 
63. — Adomarsi, Purg. XXVII, 103. 
Par. XXXI, 10. 

Adorno, add. verb. da adomare, 
bello, elegante, Purg. XXV, 93; XXX, 
Ì4. Par. XVm,63; XXVU,70; XXX, 
110. 

A dosoo, V. Addosso. 

Adovrare, y. Adopbrabb. 

Adriano, Torma antica per : adria- 
tico. Par. XXI, 123. D. accenna la 
città di Ravenna situata in riva al 
Mare Adriatico. 

Adriano ▼, papa della famiglia 
de' Fieschi, il quale regnò un mese e 
pochi giorni, V a. 1276, e posto a pur- 
garsi deir avarizia, Purg. XIX, 99. 

Adro, lat. ater, per lo più atro, 
nero, oscuro, Purg. XXX, 54. 

Adae^v. A. 

Ado^siare, fare uggia, ombrare. 
Nelsignif. prop., Inf. XV, 2. — Per 
est., fare ombra malefica che soffoca 
e corrompe le piante, Purg. XX, 44. 

Adalferare, propriamente: com- 
mettere adulterio. — D. l' usa in si- 
gnif. flg. per : prostituire, profanare, 
Inf. XIX, 4. 

Adultero, In rima per : adulterio, 
Par. IX, 142. — D. significa con que- 
sta voce il mal governo de' papi Bia- 
gioii vorrebbe che adultero fosse li- 
cenza poetica per: additerò, cioè: 
quegli che commette adulterio, per 
indicare la prossima morte di Bonifa- 
cio VIII. Questa spiegazione pare poco 
probabile. 

Adalto, Par. VII, 60; per. est., 
maturo. 

Ad ana, v. A. 

Bre, unire, riunire, Inf. IV, 



94; VII, 52. Purg. XV, 60. Par. I, 
117; XIII, 58. — Adunarsi, Inf. Ili, 
120; XXVIII, 7. Par. XXXIII, 20. — 
Particip. Adunato, Purg. Il, 125. Par. 

XXVII, 94. 

Adaniiae o Dan«|ae, lat. fune 
Inf. XVUI, 7 ; XXIII, 135 ; XXXI, 82; 
XXXIII, 118. Purg. 1,81. 

Ad iroeeni tanti oenio. Purg. 

XXX, 17, alla voce d' un tanto vec- 
chio, cioè, tanto degno. Salomone. 

Aere, e precedendo le consonanti 
semplici ««r, l'aria. — La forma qjir 
è sempre di due sillabe; in €ure per 
lo contrario il dittongo forma una 
sola sillaba. Le ed. diversificano mol- 
to in queste forme. — Aer è sempre 
mascolino nella D. C. eccettuato, lof. 

XXXI, 37, dove Aldo e la Cr. leggo- 
no : Vatr grossa e scura, mentre Lomb. 
e la Ntdob. pongono aura invece di 
aer. Inf. 1, 48; II, 1 ; III, 23; Vili, 14; 
IX, 6; XII, 96; XVI, 130; XVII, 105; 
XXIV, 51 ; XXIX, 60; XXXI, 36. Par. 
VII, 124; X, 68; XXII, 117; XXVII, 
68; XXVIII,80. Purg. 1. 15; n, 35; V, 
109; Vili, 47; XIII, 43; XXV, 91 ; 

XXVIII, 104; XXIX, 35. 
A fede, V. A. 

AITaaiare, dal lat. fames, eccitare 
la fame, Purg XXIII, 37. 

AITannarsi.v. Appakno, affati- 
carsi, sforzarsi, Purg. XI, 15. Par. 
XII, 82. — Particip. Affannato^ Inf. I, 
22 lena affannata; V, 80 anime affan- 
nale. Purg. II, 111 è affannata tanto, 
cioè : stanca, oppressa, turbata. 

A iranno, d' origine incerta, l' an- 
gustia, il travaglio, la fatica del corpo 
e dell' anima, Purg. IV, 95 ; XIV, 109; 
XVm,136;XXVIII,95.Par.IV,111; 
XVII, 84. — Nel signif. di tormento, 
Inf. VI, 58. 

Affatleare, lat. fatigare tormen- 
tare, Inf. XXVI, 87. Par. XIV, 58. Nel 
luogo del Purg. XVI, 76 Lombardi e 



A/fatturare • 

Landino leggono che sé affaitea, ma la 
lez. di Aldo, della Gr. e della mag- 
gior parte delle 6d. mod. «e fatica du- 
ra, sembra preferibile. — Affaiiearn, 
nel 8i(;nir. prop., provare fatica, stan- 
chezza, Purg. VI, 60. — Sforiarsl, 
occuparsi, Porg. XXVI, 39. Par. XI, 9. 

Aliftttarare, voce che sembra 
derivata da fare preso in cattiva par- 
te ; adoperare le arti magiche, stre- 
gare, Inf. XI, 58. 

Affermare. Par. XIII, 116. - 
Assicorare, sostenere, Inf. XXVIII, 
98. Purg. XIX, 50. — L' affermare, 
Bost., Purg. XXVI , 105 l'affermar che 
fa creder altrui, cioè: proteste, asse- 
veranze, giuri, che obbligano la cre- 
denza a quello che uno dice. 

Afferrare^ impugnare, prender 
con forza, Inf. XX, 36. 

Affètto, sost., r affezione deirani- 
ma, Purg. XVII, 111 ; XXV, 107. Par. 
in, 62; XIII, 19»; XVin, 14; XXVI, 
127. — L'affezione, l' amore, Purg. II, 
77. Par. Vili, *5; XV, 43; XXIII, 185; 
XXIV, 29; XXVI, 98; XXIX, 66. - 
Il desiderio, Inf. V, 125. Purg. XVIII, 
57; XXIX, ea. — Add. Pieno d'affe- 
zione, Par. XXXII, 1 Affetto al etto 
piacer quel contemplante, cioè: fisso, 
intento. 

Affettaoflo. Inf. V, 87. 

Affesione. Inf. XVI, 60. Purg. 
XX, 119; XXII, 15. Par. IV, 98; 
XXV,21;XXXII,149. 

Affibbiarsi, dal lat. fibla per ^- 
Ma,Inf. XXXI, 66. 

An^gere* e talvolta affigere, che 
è Io stesso {V. Gherardini, Foci, ec. 
p. 414). - Fissar gli occhi, Inf. XVIII, 
43. La Nidob. legge piedi invece di 
cechi. — Affettare, fare impressione, 
Purg. XXV, 106 Secondo che ci affigon 
li disiri, ove altri leggono affliggon. 
Benvenuto ha Ietto traffìggon. Proba- 
bilmente D. ha voluto esprimere l'a/l 



Affirtmtarn. 



46 



ficere dei Latini. Par. I, 48. — Affig- 
gerei, fissarsi, fermarsi, lof. XII, 115. 
Purg. XIII. 83; XXV, 4; XXX. 7; 
XXXIII, 106. — Fermarsi in alcun 
luogo, Purg. XI, 135. Par. XXV, 26. 
~ Fissar 1* attenzione sopra. . . . Par. 
XXXIII, 133, dove o^«, per rimare 
con indge è posto per: affigge. — Par- 
ticip. Affisso, Purg. XVII, 77. 

AfBgurare, distinguere, Tederò 
distintamente, Inf. XXIV, 75. 

Annare,dairal1./if{n, purificare, 
Purg. XXVI, 148. — Affinarsi, perfe- 
zionarsi. Par. XX, 137. 

AfBmMml, dal lat. fiants come af- 
figgersi, fermarsi, Purg. II, 73. 

Attuto, add., Purg. XXX, 45 - 
808t., Inf. XXVII, 10. 

Affoeare o Affaceare, da fao- 
co, ardere, Inf. XXV, 24.— Far rosso 
al fuoco, Inf. Vili, 74. — D'una Iure 
che offenda locchio, Par. XXVIII, 17. 

Affocato, partici p., risplendente 
come fuoco, fiammeggiante, infiam- 
mato; detto d'una spada, Purg. vili, 
26; — d' una stella, Par. XIV, 86; — 
dell'amore, Par. XXVIII, 45. 

Affollare, da folla, moltitudine. 
L'ansare, P^irg. XXIV, 72 l'affollar 
del casso. 

Affondare, dal lat. fundus. Af- 
fonda per: affondi. Par. XXVII, 121. 

Affrangereo Affra^nere^ pro- 
priamente: rompere. Per est. Porg. 
XXVII, 74 affrangere la possa, svigo- 
rire, togliere il potere. — Particip. 
Affranto^ rotto, detto dell' animo, 
Purg. XXX, 36. 

Affrenare, dal lat. frenxtm, tener 
in freno, reprimere, Inf. XXVI, 21. 

Affrettarsi, da fretta, Purg. X, 
87. 

Affrleano, Scipione l'Affricano, 
Purg. XXIX, 116. V. SciPioifB. 

Affrontarsi con... dal lat. frons, 
incontrare alcuno. Par. XXV, 40. 



'16 



A foglio 



A tofflio, ▼. A. 

Af«HMmi, gli aforismi d' Ippocra- 
te, per: Io studio della Medicina, 
Par. XI, *. V. pure XII, 83, dove il 
medesimo studio è indicato col nome 
di Taddeo professore a Bologna. 

A fronte^ v. A. 

Atrumi&^y.A. 

A gabbo, V. A. 

Asabit*, lat. Agaftlus, Par. VI, 
16, papa cbe fa al tempo dell' imp. 
Giustiniano nel VI sec. 

Agateae. Purg. XXU, 107, poe- 
ta tragico greco, coetaneo d'Euripide. 

Agevolare^ da agio, aiutare, faci- 
litare, Purg. IX, &7. 

Agevole, facile, Purg. lU, 51. 

Agevolenaente Jorma antica per: 
agevolmente, facilmente, Purgat. 
XII, 93. 

Acevoleua, la facilità, Purg. 
XXXI, 28. 

Aggelarsi, dal lat. gelu, gelarsi, 
Inf. XXXIV, 531. 

Aggiftlaeolare, dal lat. gUteies, 
Purg. IX, k% 

Aggi, Aggla, Y. Aybhb. 

Aggirare, dal lat. gynu, far il 
giro, Inf. VI, 113. — Del cielo che 
gira intorno ad alcuno, Purg. IV, 130. 

Aggirarsi, girare in tondo. Nel 
sìgnif. prop., Inf. 111,9»; VII, 19». - 
Agitarsi, Inf. VIII, 1^. 

Aggirata, il giro, il rivolgimen- 
to, Inf. Vili, 79. 

Aggiungere e Adglugnere. 
Inf. XI, 6a;XXVIII,109; Par. 1,62.- 
Aggiungersi, unirsi, Inf. XXIV, 80; 
XXXI, 66; XXXII, 129. -^ S'aggiun- 
géHf Inf. XXXIV, 40, o : «' aggiungtno, 
forme antiche e poetiche per: s' ag- 
giungeano, s' aggiungevano. 

Aggiustare. La Gr. Par. XIX, 
1 41 , legge : che male aggiustò, cioè : fal- 
sò. Lezione molto sospetta nonostante 
che si trovi nella Nidob., Aldo e mol- 



— Agli. 

te ediz. ^uti lesse: ha visto, cioè : ha 
veduto per sua sventura; e questa 
lez., sostenuta dal Parenti, sembra 
preferibile, perchè oh il medesimo 
senso, e l' espressione è più dantesca. 
1 mas. hanno aeiito. cioè: ha visto, 
letto probabilmente: avistò o aiuatò, 
cangiato dipoi in aggimtò, — Aggivr' 
starsi, collocarsi, o, esser posto: Par* 
XXX1I,12I. 

Aggradare e raramente Aggra» 
tare. Il primo, Inf. 11,79 — ogprotere 
Inf. XI, 93. 

Aggrappare, dall' antico ali. 
chrapfo, uncino, Inf. XVI, 134. — Ag- 
grapparsi, Inf. XXIV, 29; XXXIV, 80. 

Aggrato, add. che non si trova 
usato, ma che la Cr. ha ricevuto, Par. 
XXlll, 6, per «ono graH della Nidob. 
e della maggior parte de' mas. 

Aggravare, dal lat. gra9is, far 
discendere mediante il proprio pe- 
so, Inf. yi, 90.-^ Aggravar le mem^ 
bra, intorpidirle, Purg. XiX, 11. — 
Piegare, Purg XV, 116. 

Aggroppato,da9rop|»(i,lnf.XVI, 
111. - Annodato, Inf. XXIV, 96. 

Agguagliare, dal Ut <9qwili9. 
Paragonare, Inf. XXVIII, 20. Par. 
XXII, 105. - Agguagliare, pareggia- 
re. Par. XXV, 126. 

Aggneffaral, é&W^W.weifen, per 
e8t.aggìanger8i.lnf.XXIll,16;XXXl, 
56 - per: giungere, Purg. V, 112. 

Agio, lat. habeo, aggio, altri le de* 
rivano dal gotico azits, comodo, fa- 
cile, Purg. XIV, 109. 

A giWMO, V. A. 

Aglauro. Purg. XIV,139, figliuo- 
la di Eretteo, re di Atene, punita da 
Mercurio per la sua invidia. 

Agii,combinazione della prep. a, e 
dell' art. /oal pi. precedente le vocali 
e la « seguita da consonante, Inf. I, 
62; XVI4I,74. Purg. 1, 16. Par. Il, 11 
e ovunque. 



Agnèl — Agwrarti, 



il 



J^gAèLInf. XXV^ 68. Nome pro- 
prio d'un fiorentino della famiglia 
de' Bronellescbi. È incerto se costui 
si chiamasse Agnello, o, Angiolo, 
Agnolo ; nel qual caso s* avrebbe da 
scrìvere Agnol. Agnèl è un derivato 
di: agnello. 

Agmell«9 dimin. di: agno. Nel si- 
gnif.' prop. Par. V, 88. - Per est. 
dell'uomo nella sua infanzia, Par. 
XXV, 5. — Frequentemente indica 
il Salvatore, come Agnello benedet- 
to, Par. XXIV, % - Agnel di Dio, 
Porg. XVI, 18. Par. XVII, 93, ec. 

Agm», forma latina, agnello. Nel 
signif. prop. Par. IV, 4. — Nel lin- 
guaggio biblico, Agnello, opposito 
a: Becco, Par. IX, 131. — Per mem- 
bro d' un ordine religioso, Par. X, 94. 

Agniui meì^ V Agnello di Dio, 
Pnrg. XVI, 19. — Allusione a san Gio- 
vanni Battista (Bv. eec, Jo. i, 86). 

A909 lat. acus, nel signif. prop. 
Inf. XX, 1311. — Per est. l'ago cala- 
mitalo, Par. Xll, 133. — L'aculeo, il 
dardo, Pnrg. XXXII, 133. 

AgAbMO) ora, Gubbio, città dello 
Stato Ecclesiastico, Pur. XI, 80. 

A goeei»} V. A. 

Agog;mm,ve e talvolta Agogna- 
re, dal greco ari.Ny, desiderare ar- 
dentemente, Inf. VI, 28. -> Semplice- 
mente desiderare, Inf. XXVI , 9; 
XXX, 138; — come un accattone, 
Purg. Xm, 66. 

Ag;iNita, lez. della Gr. per Augo- 
sla. V. ivi. 

AsMtÌB« (SMir) Padre della 
Chiesa, Par. X, 1»; XXXII, 35. .- 
Agostino, Par. XII, 130, uno dei primi 
seguaci di san Francesco d'Assisi. 

Ak«s«o, il mese, Purg. V, 39. 

A grmém^ v. A. 

Agrte«la, forma latina per: agri- 
coltore. Epiteto dato da D. a san 
Domenico, Par. XII, 71. 



Agra, lat. aoer. Per: impetuoso, 
violento, Inf. XXIV, 147. — Per: dif- 
ficile da comprendere, duro, Porg. 
XXV, 24. 

Agruine, propriamente dicesi 
d* erbe, piante e frutta di sapore acre 
e acido ; per est. D. osa questa voce 
alludendo alle parole che sembre- 
ranno: amare, dure, Par. XVII, 117. 

A i^ate, V. A. 

Agnatare, da agnato. Per: gua- 
tare, o, guardare (lez. della Nidob.), 
Par. XXIX, 42, ove la Cr. legge: 
se ben ne guati. Miglior lezione 
sembrerebbe: ee bene guati, come 
legge l'ed. Fior, di Niccolini, Gap* 
^ poni, ec. 

Asaato, dall' ali. Wache, Waeht, 
Inf. XXVI, 59. 

Alesila, per: aquila. Idiotismo 
fiorentino non forse mai usato da 
D. a cui i più degli editori moderni 
fondati suU' autorità dei migliori 
mas. e sopra quella di Tassoni, Pa- 
renti, Monti, Gherardini, hanno so- 
stituito aquila. Notisi nondimeno che 
il testo delle chiose attribuite a Boc- 
caccio pone sempre la (orma agu- 
glia. Neir ed. della Gr. aguglia tro- 
vasi in signif. prop. Par. XX, 26; 

XXXII, 26 e 68. Porg. XXXII, 125, 
dove r aquila è figura degli impe- 
ratori romani; similmente, Purg. 

XXXIII, 38. - In signif. flg. le aquile 
romane, Purg. X, 80. ~ Per ultimo 
san Giovanni apostolo è detto. Par. 
XXVI, 63 Aguglia di Cristo. - V. 

AQUILA. 

Ag^glloaef castello del tenitorio 
fiorentino. — Il villano d' Aguglione 
Par.. XVI, 56, è messer Baldo di A. 
accusato di baratteria. 

Agognare, v. Aooaif arb. 

A salsa, V. A. 

Agorarsi, forma antica per: ati- 
gurarsi, Par. X Vili, 102. 

2 



i8 



Aguto —- Al pria al poi. 



JkgutOj lat. acutus. Nel sigoif. 
prop., lof. XXI,34;XXVlI,59e13a; 
XXXIII, 35. - Per est degli occhi, 
della vista, penetrante, Purg. XVIII, 
16. — V. Acuto. 

Ag^BBare, lat. aeuere — la Ti* 
sta, renderla più penetrante , Parg. 
XXXI,410— a^oajKor teci'^/tolnf.XV, 
20 — V occhio o gli occhi, cioè : fissare, 
guardar con attenzione, Inf. XXIX, 
134. Purg. Vili, 19. Par. XVI, 87, 
dove aguzzo 6 posto per : aguzzato. 

Ag^rnso-lnf. XY11, 1. 

\li e AIU9 esclamazione di dolo- 
re, di maraviglia, di paura, ec. Inf. I, 
4. La Cr. legge : Et ; Dionisi : Eh; 
la ìez. della Nidob. Ahi sembra 
preferibile, tanto più che D. se ne 
vale spesso, come, Inf. VII, 19; 
IX, 88; XVI, 118; XIX, 115; XXI, 
31; XXII, 14; XXVI1,84; XXXIII, 
66,- 79 e 151. Purg. VI, 76; XII, 
M% Par. XXV, 136, e moltissime 
altre volte. 

Ai, agli, Inf. XXXI, 95, posto a- 
vanti a Dei, ove l'uso moderno ri- 
chiede: agli. V. A'. 

Alme o Ahimè. Inf. XYI, 10. 

A ingimiio, V. A. 

Aliare, altra forma di aiutare, 
lat. adjuvare, Purg. IV, 183; XI, 84 
e 130. La Cr. pone le cattiva lez. 
alar. V. ivi. 

Aimsare, forse dall' ali. anheken, 
propriamente : eccitare il cane a 
mordere. Per : ecpitar a parlare, Inf. 
XXVII, SII. La lez. della Cr. aizzo, 
sembra preferibile a quella della 
Nidob. eulizzo. 

AJa,V. AVBRB. 

AJnela, lat. area, areola, dimin. 
di : ata, piazza piano ove si batte il 
grano. D. chiama cosi la Terra per 
disprezzo, Par. XXn,151 ; XXV1I,86. 

AJntare, lat. adjuvare. Aiutare 
alcuno, Inf. II, 7 e 69; XIV, 57; 



XXXIII, 69. Purg. I, 68; V, 87; 
XXIX, 41. Par. Ili, 62; X, 105; 
XXIII, 58. - Aiutar» il verta, Inf. 
XXXIl, 10; — r artura, cioè: ac- 
crescer la forza dell'arsione, Purg. 
XXVI, 81. — Aiutare 4a , ossia: 
contro, Inf. 1, 89. — Aiutarti, ado- 
perarsi, Purg. XII, 130. — Prendersi 
cura, Purg. XXXIII, 84. . 

AJvto. Purg. XXI, 82. Par. V, 39. 

AJntdrOyper: aiutorio. Par. XXIX, 
69. Lez. della Cr., della Nidob. e 
d^Ua maggior parte delle antiche 
ed. Le moderne leggono atutortò. 
Aldo, forse per errore di stampa, 
ha lavoro. 

Al, combinazione della prep. a 
con l'art. t7, precedente le consonan- 
ti semplici, Inf. I, 34. Purg. I, 15, 
75 e 98. Par. I, 7, 25, 54, 108, 111 
e ovunque. A, al servono alla for- 
mazione di locuzioni avverbiali , co- 
me sono le seguenti: 

Al eommlnelar, al principio» 
Iqf. m, 24. 

Ai daMOBBO, alla fine, Inf. VII» 
130. 

Al Une. Inf. V, 66. Par. XIII, 138. 

Al lato, e più spesso Aliala, 
Inf. XXll, 46; XXX, 145, e frequen- 
temente. 

Al peita. Inf. XII, 83; per signifi- 
care che Virgilio più piccolo del 
Centauro non giunge con la testa 
senonchè al petto di esso. 

Al pfè, 0, Appiè. Inf. 1,13; IV, 
106; X, 40. 

Al pria al pai, secondo la Ni- 
dob.; 0: Al primo e ai poi, secondo 
la Cr. Par. XIII, 18. Espressione 0- 
scura di signif. dubbio, comunque si 
legga. D. vuol dire che due corone 
concentriche formate di atelie, gira- 
no oppositamente, una innanzi, l'ai* 
tra dietro. Al pria o al prima sem- 
bra preferibile a al primo della Cr. 



Al iu —■ Albwto della Scala. 



19 



Al mi, per : aUiDSù, ali* insù, Purg. 
XIX, 95. 

Al Urtto, toUlmente, Inf. XVU, 
101 

Ala, spessissimo per: le ale, P«rg« 
II, 103; III, 54; XI, 38; XVII, 87; 
XXV, 10. Par. XXII, 105. - Trovasi 
ancora al sing. la forma ale, Purg. 
XXIX, 109; d' onde seguita che il 
pi. ha due rorme:a20, Inf. XXXIY, 
71 Purg. II, 33; IX, 9 e « ; X, S5; 
XII, 91. Par. IX, 78; XXXI, U; 
XXXII, 9fi — e ali, Inf. V, 40 e 83; 
XVU, 1«7; XXII, 116;XXYI, «; 
XXXIV, 46. Purg. 11,26; Vili, 106; 
XXII, 43; XXIX, 94. Par. U, 57; 
VI, 95; IX, 138; XI, 3; XV, 81; 
XIX , 96 ; XXV, 50 ; XXXIII, 15. 
Fuor di rima le ed. variano flra ale 
e ali al pi. — Per est. le ali della 
volontà, Purg. XXII, 43. — Il volo, 
Purg. XX11, 105. - Per ultimo aU è 
posto invece di: remi, Inf. XXVI, 
125. 

AlaiMMitro. Par. XV, 24. Pietra 
calcarea semitrasparente. 

AMmgkm. Purg. XIX, 142, della fa- 
miglia dei Fiescbi di Genova, nipote 
di papa Adriano V e probabilmente 
moglie di Moroello o Marcello Ma- 
laspina amico del Poeta. 

AtosBS, ora Aim^mi, piccola 
città della Campania, dove Bonifa- 
cio Vili fu inaultato dai satelliti di 
Filippo il Bello, Purg. XX , 86. — 
(M (f Alagna, Par. XXX, 148, cioè : 
Bonifacio Vili. 

Alard« il vecchio, luf. XXVIII, 18. 
Alardo o Erardo di Valéry, conte- 
stabile di Sciampagna, vecchio ca- 
valiere francese, il quale co' suoi 
consigli fece vincere la battaglia di 
Tagliacozzo a Carlo Angioino con- 
tro Corradino di Svevia. 

Alte. Purg. 1, 115; IX, 52; XIX, 
6. Par. XXni, 9. 



Par. VI, 37. Alba looga, fon- 
data da Ascanio figliuolo di Enea. 

Altergare, dall' ali. herbergen, 
verbo n., abitare, Inf. XX, 48. Purg. 
XXVIl, 82 e 111. - In signif. att., 
Purg. XXVI, 61 

Alterg«, r ospixio, la dimora. — 
Per est. Par. XXIII, 105, il seno 
della Vergine che portò il Signore. 

AlteriekL Par. XVI, 89, antica 
famiglia nobile di Firenze. 

AUbeHso (Frate). Inf. XXXIII, 
118, della famiglia dei Manfredi di 
Faenza dell'ordine de'Cavalierl Gau- 
denti. Fece costui assassinare alla 
sua mensa alcuni de' suoi nimici da 
lui convitati; l'ordine di portare 
le frutta, fu il segnale della loro 
morte. 

Albero, lat. arbor, Inf. XXV, 
59. Purg. XXn , 131 ; XXIX , 43; 
XXXIII, 72. - Gli alberi nei quali 
sono chiuse le anime de* suicidi, Inf. 
XIII, 15. — Per: albero di nave, 
Inf. VII, 14; XXXI, 145.- L'albe- 
ro che vive della ctma, Par. XVIII, 
29, significando il Paradiso che trae 
la sua vita, la sua beatitudine dal 
cielo empireo; mentre gli alberi ter- 
restri traggono il nutrimento dalle 
lóro radici. 

Altere, Alberto da Siena. Inf. 
XXIX, 109, chi costui fosse non è 
noto. D. dice che abbia fatto arde- 
re Griffolino d' Arezzo, per aver 
affermato di aver il segreto di vo- 
lare. 

Alterto «egU Aiterei. Inf. 
XXXII, 57, padre di Alessandro e di 
Napoleone degli Alberti, che si am- 
mazzarono r un r altro, e si trovano 
stretti insieme nella ghiaccia di Go- 
cito. 

Alterle «ella teala, signor di 
Verona morto nel 1801 ; biasimato per 
aver fatto abate di San Zeno a Verona 



so 



Alberto Tedesco — Aldobrandi Tegghiaio. 



il suo figliuolo naturale Giuseppe , 
Purg. XVIII, 121. 

Alberta Tetle«eo, imperatore, 
biasimato di non attendere alle cose 
d'Italia, Purg. VI, 97; la sua morte 
è accennata ivi, 100; biasimato per 
la sua invasione delia Boemia nel- 
la. 1304, Par. XIX, 115. 

Alberto di Cologna. Par. X, 98 : 
noto sotto il nome di Alberto Magno, 
nato a Lavingen in Svevia nel 1193, 
o, 1205, morto a Gologna nel ISSO. 
Fu frate e provinciale nell* ordine 
dei Predicatori, rettore dell'univer- 
sità di Gologna, vescovo di Ratisbona, 
e mori in un convento del suo Or- 
dine a Gologna. D. lo dice padre e 
maestro di san Tommaso d'Aquino. 

Albia, ora Elba, fiume di Ale- 
magna, Purg. VII, 99. 

Albóre, chiarore, Purg. XVI, U2. 
Par. XIV, 108. - Al pi. Purg. XXIV, 
145, V alba. 

Alehlmte, voce araba, Inf.XXIX, 
119 e 137. 

Aiclite, Ercole, Par. IX, 101. 

Aleiino, lat. aliquis unus, Inf. IH, 
58; IV, 49; V, 1Si9; VI, 62; VII, 60; 
IX, 106; Xni, 36; XV, 75; XVI, 9; 

XX, 17; XXn, 23; XXVI, 135; 
XXVin, 182; XXXIV, 135. Purg. I, 
98; IV, 2; V, 49; VII, 37; XVII, 80; 

XXI, 58; XXVIII, 29. Par. IV, 60; 
VI, 123; XVI, 80; XIX, 27; XXV, 
52; XXIX, 122; XXX, 121, e molto 
spesso. Nel famoso luogo, Inf. Ili, 
42 Ch' alcuna gloria i rei avrebber 
d' ellii che tutti gì' interpreti hanno 
sempre spiegato: che i dannati ne 
avrebbero qualche gloria , Monti 
(Propotta, Appendice, p. 271) ha vo- 
luto intendervi: ninna gloria; pren- 
dendo alcuno nel signif. del francese 
auctin, e s' ingegna d' appoggiare la 
sua opinione sul luogo dell' Inf. XII, 
8, dove è detto , che per la rovina 



delle pietre quella parte è divenuta 
si discoeceea Ch' alcuna via darebbe 
a chi su fosse; dove però si dee in- 
tendere che appunto per la rovina 
di quelle roccie, che prima stavano 
a perpendicolo , si è formata una 
qualche via per la quale si può di- 
scendere; e Monti spiega invece: 
che la rupe sia tanto ripida e disco- 
scesa da non lasciare nessuna via ; 
il che è evidentemente falso, per- 
chè Virgilio e Dante discendono 
giusto per quella parte, che eleg- 
gono come sola praticabile : XI, 116; 
e il Minotauro è posto proprio là 
per guardare il solo punto per dove 
si può discendere. Tutti gli antichi 
interpreti tengono questa opinione. 
Parenti (ilnnofaztont, i, p. 156) la in- 
tende cosi; e l'eccellente Benvenuto 
da Imola dice espresso : lUa «ntm ripa, 
antequam fisrel istud prtBcipiHum ma- 
ttimum, erat ita recta et repens in mo- 
dum muri, quod nuUus potuisset ire a 
summo ripa ad fìtndum flunuuue infe- 
rioris; sed post ruinam factam posstt 
nunc dliqualiier iri. — Gherardini (i, 
p. 505) rimansi indeciso, sebbene fino 
ad ora non siesi trovato ancora esem- 
pio certo di alcuno preso nel signif. di 
nessuno. 



desebl (Guglielmo), conte di Santa- 
fiorè, i cui possessi erano propinqui 
a Siena, Purg. XI, 59. 

Aldobrandi TegghUito, della 
illustre famiglia degli Adimari. D. ne 
parla con rispetto, Inf. VI, 79. — 
Lo trova, Inf. XVI, 41, con due al- 
tri cittadini illustri di Firenze fra i 
rei di pederastia. — Teggbiaio più 
prudente della maggior parte de' suoi 
concittadini, si oppose all' infelice 
spedizione contro Siena, che fini con 
la rotta di Montaperti e con la rovina 
della Parte Guelfa di Firenze. 



Aleppe — AiMì^are, 



3i 



Aleppe. lof. vn,1. Questa Yoee 
incomprensibile è intesa da molti 
per: Aleph, prima lettera dell* alfa- 
beto ebraico, in signif. di: capo, si- 
gnore. V. Papb. 

AlemMiBdria. Purg. VII, 135. La 
città di Alessandria della Paglia sul 
Tanaro , nell* antico ducato di Mi- 
lano. 

AleMiamdro, il Macedone, Inf. 
Xn, 107; XIV, 31. Nel primo luogo 
alcuni commentatori moderni vor- 
rebbero intendere Alessandro tiran- 
no di Fere; il che è poco probabile, 
perchè questo era poco noto per es- 
ser citato senza speciale indicazione 
che lo precisasse. Nondimeno se D. 
avesse giudicato il Macedone degno 
di stare nei Limbo, I* avrebbe con- 
numerato fra gli«pirt7t ma^nf Jnf. IV, 
119. — Il luogo di Lucano (Faraalia, 
X, Sf j, ove Alessandro Macedone è 
detto: felix prado, felice ladrone , 
pare confermar questa opinione. 

AlemMiadi^cont'edi Romena,che 
con suo fratello Guido, indusse Mae- 
stro Adamo a falsificare il fiorino di 
Firenze, Inf. XXX, 77. V. Adamo. 

Alessandro degli Alberti, v. 
Alberto. 

Alesalo Intermlnei , v. Iktbr- 
MlifBr. 

Aletto, lat. Alecio, Inf. IX, 47; una 
delle Furie. 

Alfa. La prima lettera dell'alfabe- 
to greco, Par. XXVI, 17. Allusione 
sir Apocalisse (cap. i, v. 8 ec.) ; 
dove Dio è detto l' Alfa e l' Omega, 
cioè: principio e fine. 

AH, genero di Maometto, fonda-» 
tore della setta degli Sciiti: luf. 
XXVIil, d% 

AlieMiio. Inf. XXI, 118; XXII, 
119. Nome di uno dei diavoli della 
bolgia dei Barattieri, che deriva pro- 
babilmente da cMnar le a/f . 



Alimento. Inf. XXV, 86. Purg. 
XXV, 39. — La Gr. ha adottato: 
Par. XXIX, 51, la cattiva lez. alt*. 
minti, ove Aldo e tutte le buone ed. 
leggono: elementi, È nondimeno pos- 
sibile che i copisti de! rass. che han- 
no aiiimenii abbiano inteso di scrivere 
elemenU, cbe gli antichi scrittori fio- 
rentini dicevano spesso aUmtmti. 

AUto, lat. haUhu, Par. XXIII.IU. 
^ V esalazione, Inf. XVIII, 107. 

Alla, combinazione della prep. a 
con l'art, fem. la, Inf, I, 42 e 125. 
Purg. 1, 119. Par. Ili, 80, e spesso. — 
Precedente a vocale aiV, Inf. I, S4. 
Purg. V, 53. Par. 1, 13; III, 34. - Al 
pi. alle, Inf. 1, 1S1. Purg. I, 48 e 105. 
Par. 1, 56 ; HI, 15, e spesso. 

Alla, misura, Inf. XXXI, 113. E 
impossibile determinare qual dimen- 
sione D. dia a questa misura. 

Alla Hata, qualche vDlta, Par. 
XIV, «0. 

Allagarsi, da lago, innondarsi, 
sommergersi, Par. XII, 18. 

Allargare 11 ffkreao, rallentare 
la briglia. Per abbandonarsi, Purg. 
XXII, 90. 

Allato, V. Al lato. 

Alle, V. Alla. 

Alleggiare, dal lat. Ievi9, Alleg- 
gerire,^ mitigare la pena, Inf. XXII, 
» - la via, Purg. XII, 14. 

Allegrarsi, dal lat. alacer, ral- 
legrarsi, Inf. XXVI, 136. - Per est. 
svagarsi, Inf. vn, 199. 

AUegreasa. Par. Vili, 47 e 48; 
XVI, 19; XXV, 99; XXVII, 7; XXX, 
190; XXXII, 88. 

AUegro, lat. atoc^r, con tento, sod- 
disfatto, Inf. XIV, 60. 

Alleli^lai, voce ebraica: loda il Si- 
gnore, Inf. XII, 88. 

AUeliajAre, cantare allelufa^Purg. 
XXX, 15 La rivestita voce alleluian- 
do, cioè: cantare alleluia dopo ricu- 



S2 



AUfnlare — Almeno, 



perati gli organi della Toce. — Cosi 
bisogna leggere senza dubbio secon- 
do Dionisi, BenTenuto e il cod. Est., 
e non con la Gr. La rivutita carne 
allettando, d' onde a malapena cavasi 
senso. — Benvenato dice : Alleluian- 
do, ideet cwn gaudio cantando: AtU- 
luja; et dicil: la voce rivestita, edlieet 
a corpore, quoti dicat : reattumptie or- 
gani» corporalibw. — V. Parenti {An- 
noi., I, p. 173), e confronta Par. XIY, 
43. 

Allentare 9 dal lat. lentus. Par. 
XV, 6. — Rallentare il passo, Purg. 
V, 11 — la voce, Purg. XXXI. «1. 
— Diminuire l' intensità della luce, 
Par. XXXI, 129. - Allentarti, Purg. 
XII, 106, cioè: il pendio ripido di- 
minuisce. 

Allettare. Nopostante qaanto Pa- 
renti e Gberardini dicono, duro fa- 
tica a persuadermi che questo Ter- 
bo di cui D. fa uso due volte, Inf. 
Il, 122 Perchè tanta viltà nel cuore 
alleite (per: alletti), e Inf. IX, 93 
Ofui' etta oltracotanga in voi »' eUlet- 
ta, venga da letto, nel signif. di : dar 
Ietto, albergare, annidare, accogliere. 
Id credo che piuttosto venga dal 
lat. allectare, frequentativo di aUice- 
re, e che con ardita figura D. dica : 
perchè dai adito, chiami e inviti da 
te stesso la viltà ? 

Allevato, da a{(evare,Par.XXyiI, 
40. 

Alleviare, v. Allelujabb. 

Alleviarsi, partorire, Par. XVI, 
36. 

Allo, combinazione della prep. a 
con r art. lo, Inf. 1, 120. Par. XXYII, 
1 . Trovasi spesso scrìtto a lo. 

AUodetta o Alodetta, v. Lodo- 
letta. 

Allora (a 1' ora), e precedente le 
consonanti semplici allor, Inf. I, 19 
« 136; XVI, 65; XIX, 40; XXII, 



106; XXXIV, 91. Purg. I, 49; II, 
86; III, 125; XII, 127; XXVI, 27. 
Par. 1, 79; VII, 147; XXV, 28, e 
spessissimo. 

AUoro, dal lat. lauirue. Per : coro- 
na d'alloro, Par.1, 15. 

AUotta, per : allora, forma antica 
e poetica che D. usa frequentemente 
per la rima, Inf. V, 53; XXXI, 112; 
XXXIV, 7. Purg. Ili, 86; XX, 103; 
XXVII, 85, ec. 

Alhnnare, dal lat. lumen, fhr lu- 
me , rischiarare . Nel signif. prop. 
Par. XX, 1; XXVni,5. - Per est. 
della mente, Purg. XXI, 96; XXIV, 
151. Par. XV, 76. 

AUmalliare, illuminare. In si- 
gnif. spirituale, Purg. XXII, 66. — 
In signif. francese di enluminer, che 
gl'Italiani dicono: miniare, Purg. 
XI, 81. 

Allungare, per : allungarsi, Inf. 
XXV, 114. 

Allwngaroi , allontanarsi. — Nel 
signif. fisico, Purg. vn, 64; XIII, 
32. — Nel signif. morale. Par. VII, 
32. Purgv XV, 140 quanto poiean 
gli occhi allungarsi, cioè : per quan- 
to potevano veder lontano. 

Alma, forma poetica per : anima. 
— Dell'uomo vivo, Par. II, 133; 
IV, 52; XXXn, 110.— Per l'uo- 
mo generalmente, Inf. vni, 44. — 
L'anima genericamente, Purg. XXI, 
63. — L'anima separata dal corpo, 
Purg. Vili, 8. Par. IV, 78; IX, 119; 
XXI, 91 ; XXX, 136. — Alma sola, 
Purg. XXV, 74. — D. spiega l'ori- 
gine dell' anima umana, e sì vale 
della voce sola per redarguire l' er- 
ror di coloro che ammettevano più 
di un' anima nell'uomo, Purg. IV, 6. 

Almeno (a lo meno). Purg. XVI,. 
96 ; XIX, 34. — Almén tre, licenza 
poetica mediante la quale il poeta 
trasporta l'accento tonico, che do- 



AimMn» — - Alto. 



18 



▼rebbe cadere sopra lire, per rima- 
re con éntre. 

AlflaeoAe, figliuolo di Amflar&o e 
di Erfflle, che uoeiae la madre per 
vendicare il padre da eaaa tradito, 
Purg.XIl,60. Par. IV,403. 

AIhm, voce latina e poetica. — 
Sacro, come : alma Roma, Inf. Il, SO. 
-* Santo e pieno di Dio, Par. XXIV, 
138. 

Alo, Y. HXlo. 

Atodeita, ▼. Lodolbtta. 

Alpe. D. usa sempre questo nome 
al sing. per significare talora : le 
Alpi, Inf. XX, 62. Purg. XXXUI, 111 
— ora alti monti generalmente, Inf. 
XIV, 30. Purg. XVn, 1. Inf. XVI, 
101, dove parlasi propriamente d'un 
monte dell' Apennino. 

AlpeMir<»9 montano, aprico, Inf. 
Xn, 2. Purg. XTV, 38. - Nel Par. 
VI, 61 è dubbio se D. per alpttire 
roece^ ha inteso dire : rocce disco- 
scese e selvatiche, oppure; rocce 
delle Alpi. 

Alqnimio, esprime generalmente 
una piccola parte indeterminata. —' 
Un poco, Inf. XVffl , 45; XXV, 
146; XXVn, »; XXXI, 27; XXXII, 
40; XXXin, 103. Purg. II, 109; III, 
91 ; V, 20. Par. XXIV, 8; XXIX, 43 ; 
XXXIII, 73. — Qualche tempo, Inf. 

IV, 97; XXVII, 58. Purg. XXXII, 
12 Par.n, 62; XVill, 27. — Qualche 
passo, Inf. XVI, 118. Purg. XIII, 98. 

iUlAforte. Inf. XXIX, 29, castello 
del Périgord. Quegli a cui qui si ac- 
cenna è Bertramo dal Bornio, uno 
dei più celebri trovatori del xii sec, 
che parteggiò per il figliuolo di En- 
rico II d* Inghilterra e principalmen- 
te per il primogenito Enrico, volgar- 
mente detto il re giavan», perchè era 
stato incoronato yivente il padre, nel- 
le loro ribellioni contro al medesimo. 

V. Inf.XXVIll, infine. 



Altamente, ad alta Toce , Purg. 
X, 2». 

AlteraBloae , il cangiamento , 
Purg. XXI, 43. 

AUemare. Purg. XXXI1I,1. 

Altere e Altiere, dal la t. aKui, 
Purg. VI, 62; XII, 70. 

AMenà. Inf. 1, 54. Purg. XXVIII, 
106; XXXII, 42. Par. XXX, 118; 
XXXII, 90. — Nel slgnif. fig. dello 
spirito, Inf. X, 59. Par. X, 47. — La 
grandezza, il potere, Inf. XXX, 14. 
- I cieli, Par. XXV, 34. 

Altiere, v. Altsro. 

Altlmsinie, superlativo di: alto, 
sublime, Inf. IV, 80 e 96. Par. XXXII, 
71. 

Alte, add. — Nel signif. prop. Inf. 
IV,107e116;XI,1; XV, 11; XXVI, 
134; XXXI, 20; XXXII, 18. Purg. 
Ili, 71; IV, 40; IX, 44; XVI, 64 ; 

XXVII, 3. Par. I, 138; XVII, 184; 
XXV, 50. Onde, come in latino: 
profondo. — Nel signif. fisico, Inf. 
Vili, 76; XII, 40; XVI, 114; XXVI, 
100. — Del sonno, profondo, Inf. 
IV, 1. - Elevalo, Inf. I, 47. Par. 
IX, 60. -- Illustre, Par. VI, 108; 
XVI, 86; XXX, 136. — Sublime, 
Inf. I, 128; li, 7; III, 4; XX, 113; 
XXIII, 55; XXVI, 82; XXVIII, 11; 
XXIX, 36. Purg. XXX, 41. Par. 

XXVIII, 71; XXXII, 37; XXXIIl, 
2. — Difficile , pericoloso , Inf. Il, 
142; Vili, 99. - Della voce, alta, 
Inf. Ili, 22 e 27; XII, 102; XXXI, 
12. — Del giorno, aUo dì Purg. 
XIX, 38. — Quanto al luogo del 
Purg. XXX, 60, è difficile decidere 
se si abbia a leggere con la Gr. 
cUti legni, o con la Nidob. e varie 
ed. ant, allrt legnù Alto sembra in 
questo luogo epiteto ozioso, di che 
ci sono rari esempi in D. il^rt d 
poco poetico. — Alto , avv . Inf . 
XXVIII, 128. Purg. XXIV, 111 ~ 



24 



Aiireti — Allrui. 



più alto, Purg. VII;91. Par. XXXIII, 
27. — Tener alto le frotvti Inf. VI, 
70 — gridar a/to, iDf. IX, 50 — eur- 
ger allo, detto d'un coIle> Par. IX, 
28 - in alto, Inf. 1, 16. Purg. Vili, 
11% - alto, Boat, il cielo, Inf. VU, 
11. eurg. I,68;Vm,25. 

Altresì, avv. lat. altervm eie, Inf. 
XIX, 76. 

AUretlABt4i9 lai. aUerumtantum, 
Purg. Ili , 98. Par. Il , 69. - Add. 
eguale, Par. XX, 42. 

Altri, forma personale del pron. 
altro, Inf. Il, 33; X, 56 e 104; XXI, 
14; XXII, 63; XXVI, 9; XXVIII, 
42; XXXII, 118; XXXIII, 24. Purg. 
V, 89; VII, 96; XVIl,ii9. Par. XVin, 
12; XX, 93; XXIV, 105; XXIX, 100. 
— Spesso questa voce serve a indicar 
persona che non vuoisi nominare, co- 
me: Dio, Inf. V, 81 — un angelo, 
Inf. IX, 9. 

Altr^ Ieri {1% lat. alterum heri, 
o: ierlaltro, Purg. XXIII, 119. 

Altrimenti. Inf. XVII, 49; XX, 
98; XXI, 49; XXVIII, 60. Purg. XXX, 
134. — Principalroeoteopposto a non^ 
come V haud aliter dei Latini, Inf. 
IX, 67; XVII, 49; XXI, 65; XXII, 
130; XXX1I,130. Purg. IX, 34; XVII, 
3; XXVI, 67; XXVIII, 66; XXXI, 
121. Par. XXVIII, 89; XXIX, 10. 

Altro, add. — Accompagnato dal 
sost. Inf. 1, 82 e 91; Ili, 48, 86 e 
91; XVIII, 104; XXI, 63. Purg. I, 
23, 29, 62 e 103; li, 32 e 91; III, 
.30; IV, 10 e 11; VII, 96; X, «2. 
Par. I, 45, 63, 79 e 132; II, 10, 
81 e 92; IV, 17, e ovunque. — Col 
sost. sottinteso, Inf. II, 90; IV, 89. 
Purg. II , 24; III , 82; XXII , 91 ; 
XXVI, 1. Par. Il, 83 e 98; III, 92; 
XXV, 7, e frequentemente. — L'ad- 
iro indica spesso una persona che 
il poeta non vuol nominare : X' aUro 
eh' annegò correndo in caccia Purg. 



VI, 15, fu, secondo i commentatori, 
Gione o Ciacco de' Tarlati d' Arez- 
zo che s' affogò nell' Arno, secondo 
alcuni, inseguendo i suoi nlmici; 
secondo altri, inseguito. — L' altro 
veggio vender sua figlia Purg. XX, 
79. Questi è Carlo li re di Napoli, 
che per procurare il proprio ri- 
scatto, diede la sua figlia Beatrice 
ad Azze IV di Ferrara gib vecchio, 
per grande somma di danaro. — 
I' olirò che Tobia rifece tano, Par. 
IV, 48, è r angelo Rafaele. 

Altro, sost. il rimanente, altra ca- 
sa, Inf. IX, 11 e 34; XI, 111 ; XIII, 
110; XIV, 85; XiX, 24 e 113 dove: 
Che altro i Sa voi all' idolatre, signi- 
fica : qual differenza vi ha : Inf. XXI, 
1; XXII, 27; XXVI, 38; XXIX, 12. 
Purg. 11, 117; III, 117; V, 108. Par. 
Ili, 72; IV, 26; XXII, 84; XXXI, 
14; XXXIII, 60. 

AltroTO, lat. alter-ubi, Inf. VII, 
25 ; XII , 45. Purg. XVI, 67; XXXIU, 
99. Par. I, 3 -. e con movimento, 
Inf. XI, 78. Purg. VI, 120. Par. 
IV, 66. 

Altml, lat. alteriuÈ, forma dei casi 
obliqui di altri e d' altro, e qualcbe- 
volta : il prossimo. Questa voce ap- 
partiene alla classe di quelle la cui 
terminazione indica il caso obliquo, 
e che per conseguenza costruiscon- 
si di rado con preposizioni. — 0. 
l'usa senza prep. al gen. Inf. IV, 
60; VI, 89; XXV, 60; XXX, 41 ; 

XXXII, 89. Purg. VII, 93; XII, 129; 

XXXIII, 131. Par. Il, 88; IV, 23; 
VI, 132; XVI, 141- XVII, 59; XXVII, 
32; XXXU, 43 - al dat. Inf. Il, 89; 
XXI, 84; XXIV, 139; XXVI, 141. 
Purg. 1, 133; XVI, 62; XXVIII, 128; 
XXX, 126 - a race. Inf. 1, 18 e 95 ; 
XI, 24; XVI, 80; XXX, 33; XXXU, 
87. Purg. IV, 54; XIII, 3; XXVI, 105. 
Par. Il, 51. — Come altri, altrui è 



Altwra — Aw^ e *mbo. 



S6 



qualcbevolta posto in luogo d' un no- 
me che non vuoisi esprimere, p. e. 
Dlo,Inr. XXVI, IM —Catone, Purg. 
1, 133. — Di rado si usa con prep., 
p.we. a, Inf. XXXI, 81 - con, Inf. 
VOI, 30 — di, Purg. VII, M — in- 
vtrso, Par. XXII , 19 -^ in, Inf. XII, 
18. Purg. XV, 96. Par. XXV, 45 e 
78~l»0r>Par. V1]I,80. 

Altana l' altezza, Porg. IX, 89 - 
in altura, Purg. XV111,S8, in aito. 

Jk Um^^ Y. A. 

MÈw, voce latina e poetica per : 
ventre. — Per met, Purg. XXVII, S5 
alvo della fiamma, cioè : nel mezzo, 
nel più intenso della fiamma. 

Alsare — le vele, Purg. I, 1 -> 
la voce, Purg. XX, 1M — gli occhi, 
Purg. IV, 56 - te mani, Inf. XXV, 
1 Purg. XXIV, 106 - ia baitba, 
Purg. XXXI, 68. — Vogliono chi di- 
rieiro gli alzi Par. XXI, 132, cioè: 
chi regga loro lo strascico. — On- 
de il particip. eUMaio, Porg. X, 65. 

- Alsar le ciglia Inf. XXXI V, 35, 
per rivolgersi a... stare attento. 

Am«Beiaa,v. A. 
AmMadrUt«,v. A. 

A ìmmn lOmimérm^ y. A. 
Jk BiMa mUMCt^ y. A. 
Amante. Inf. V, 134. Par. XI, 74. 

- Dio è detto amante primo^ Par. 
1V,118. 

.ABUMaaa^ voce antica, la amante. 
Par. IV, 118. 

Jk m»r»vlsli4h ▼• A. 

Amare. Inf. Vili, 103. Purg. II, 
88;Vi,ll4;Vill,73;Xlll,146;XV, 
74 e 106; XVI, 47 ; XXIII, 92. Par. 
X, 11, 84 e 141; XI, 114; XVU, 
105; e spessissimo. — Per: desi- 
derare, ^ledere, Purg. XVII, lao. 

- Nel luogo Par. XXXUl, 19|6,si 
dèe leggere al sicuro: le ami, con 
Lombardi, Dionisi, e tutte le ed. 



rood. invece di : u a me della Gr. 
che non dk senso ragionevole. — 
Amarti, reciprocamente, l' un l' altro, 
Purg. VI, 115; XV, 74. - Paiticip. 
ilmolo, Inf. V, 103, ec. 

Amare. Trovasi quasi sempre in 
signi f. flg. " DUncile, arduo, aspro, 
dolordo, crodele, Inf. 1, 7; IX, 
117; XXVIII, 93. Purg. 1,73; II, 
9, Vili, 99; XIII, 118; XIX, 117; 
XXX, 80; XXXI, 31. Par. VI, 54; 
VII], 93; XVII, Ila. - Del furoocbe 
offènde gli ocrhi, Purg. XVI, 13. 

Aaate«i^ voce latina, ambagte. 
Ambagi, parole oscure,equivocbe,co> 
me negli oracoli antichi. Par. XVI 1,81. 

Ambaaela^ dall' ant. ali. ambe^i, 
servizio, impiego. La difflcolth ohe 
provasi nel respiro, lassezza, Inf. 
XXIV, 5S. — Angoscia, oppressio- 
ne, Inf. XXXUI, 96. — Angoscia e 
pene dell'Inferno, Purg. XVI, 89. Par. 
XXVI, 133. 

Amile, V. Ambo. 

Amliedve 9 Ambedvi, Ambe- 
due , AmMdve , AmMdol e A- 
meiidve 9 Ameadve e Amea- 
dai. Tutti i mas. e tutte le ed. 
della D. G. variano all'infinito nel- 
r uso di queste varie forme che 
tutte significano: tutti e due; la 
Cr. preferisce quasi sempre la for- 
ma meno corretta di amendue, 
amenduù o omendm, secondo che è 
richiesto dalla rima, Inf. Ij 69; li, 
139; IX, 66; XVII, 14; XX, 1S5; 
XXII, 140; XXIII, 130; XXV, 56 
e 101. Purg. IV, 5S e 70; X, 19; 
XII, 11; XV, 40; XIX, 54; XXII, 
115. Par. 1,17; VII, 105; XI, 40. 

Aiabe e ^labe quando ambo è 
preceduto da tra, tutti e due ; add. 
numerale dei due generi, Inf. XIII, 
58; XIV, 82 ; XIX, 120 e 124 ; XXI, 
35; XXXI, 48 ; XXXII, 52; XXXIll, 
68. Purg. I, 124; VIII, 10, IX, 103; 



S6 



Ambodue — Ammonire. 



XXXII, 131. Par. Il, 99; XXHl, 91; 
XXX, 96. — La forma femminile am- 
be è rara, Inf.yiWM- 

Amkodue. Par. VII, 105; XXIX, 
1 . Lez. della Gr., i più leggono am- 
bedue. V. ivi. 

Ambra. Par. XXIX, 25. 

Ambrosia. Parg. XXIV, 150. 

A memoria, v. A. 

Amendae, v. Ambedue. 

A meato, v. A. 

Amlea, ?. Amico. 

Amielàto, lat. AmtckUf povero 
pescatore che trasportò Gtalio Ce- 
sare d' Epiro in Italia (Lucano, Far- 
ealia, v, 50*), Par. XI, 68. 

Amioo, sost. Inf. Il, 61. Purg. 
Vili, 3; XI, 136; XII, 132; XX, 57; 
XXII, 19: XXXIII, 114. Par. XVIf, 
118; XXV, 90. — Talvolta: l'a- 
mante, Purg. IX, 3. — Amico a... 
Par. XII, 13« j XVII, 118 - sottinte- 
so : a Dio, Par. HI, 66. - Purg. XXII, 
97, preferirei leggere con la Nidob. 
Terenzio nostro antico, che amico con 
la Cr. che dà un senso incerto. — 
Add. Inf. V, 91 — amico, caro, Inf. 
XXV, b. — Amica per : amante, Inf. 
XXX, 39. — Accoglienza amica, 
Purg. XXVI, 37. 

Ammaeotrare^lat. ad-magister, 
istruire, Inf. XII, 20. 

Ammalato. Inf. XXIX, 71. 

Amnaaliare, da «natia. — in- 
cantare, stregare, affascinare, Par. 
XXX, 139. 

Ammaaaare, da manna, covone 
di paglia, di grano, Purg. XXIll, 107; 
XXIX, 49. 

Ammantare, propriamente co- 
prire di manto. -^ Per est. vestirsi. 
Par. XX, 13; XXI, 66. - Nel si- 
gnif. flg. Par. Vili, 138, prendere, 
«dottare. 

Ammanto. Inf. II, 27. — Il manto 
papale, e la dignitb di cui è divisa ; 



poiché fino a Bonifacio Vili t'tm. 
mantatio, che tenea dietro all'ele- 
zione, era invece dell' incoronazio- 
ne inventata posteriormente: Inf. 

XIX, 69, lo chiama il gran manto. 
Ammamiieoiaroi, ammontarsi, 

Purg. IX, 100. 

Ammón, voce ebraica. — i4fn#n, 
Inf. XVI, 88. .— Per rimare D. usa 
AnuM, Par. XIV, 62. 

Ammenda, dal lat. emendare. — 
La riparazione, Inf. Xlil, 63. — La 
penitenza, Inf. XXVII, 68. Purg. 

XX, 65. In quest'ultimo luogo D. 
ripete tre volte la rima ammenda per 
dar maggior forza ali* amara ironia 
che usa. 

Anmaendarsi, emendarsi, cor- 
reggersi, Purg. VI, 41. 

Ammentaroi, lat. oif-mmc, ricor- 
darsi, Purg. XIV, 66; XXV, 22. 

Ammleeare, dal lat micare, far 
segno, Purg. XXI, 109. 

Ammiraglio come legge la Cr. 
piuttosto miraglio, per : specchio, 
secondo le migliori autorità, Purg. 

XXVII, 105, e in questo luogo 1* e- 
spressione ò metaforica e indica 
propriamente Dio. — Nel signif. ordi- 
nario di ammiraglio {foce orieRta- 
le amìr o emir), Purg. XIlI, 154; 
XXX, 58. 

Ammirare. Inf. IV, 133, dove al- 
cuni mss. hanno lo miran^ Purg. IV, 
14 e 56; VII, 61; X, 68; XXIll, 20; 
XXV, 76; XXVIII, 89. Par. I, 98; 

XXVIII, 137; XXXIII, 96. 
Anmairaroi. Purg. XV, 47. Par. 

II, 17; VI, 91. 

' Ammiraolone. Purg. XXI, 123 ; 

XXIX , 65. Par. I, 98 ; II, 56; XXXII, 
92. 

Ammo^lit^nri? lai: ad^uUer, — 
D'un animale, copula, Inf. 1, 100. 

Ammonire, lat. ad^monere. — 
Avvertire, Inf. XVII, 77. — Sost. 



Ammortare « Arnmartwe — Antuttigi. 



17 



l'ammonire, l* avvectimento, Parg. 
XII, 85. 
AnuBortare e Ammorsare, 

dal lai. mort, -^ Spengere, Inf. XIV, 
90. — Per est. dell* orgoglio, Inf. 
XI Y, 63 — della Tolontè umana, Par. 
IV, 76. — Ammorsare non si trova 
che in rima. 

AmHMUMknd) riscontrarsi muso 
con muso, come fanno le formiche, 
Pnrg. XXVI, 35. 

Ammutare, dal lat. mutue, -^ 
Divenir moto per istupore, Parg. 
XXVI, 68. 

Am», lat. hamue, Purg. XIV, 146. 

AmomO) pianta aromatica, Inf. 
XXIV, 110. 

Amore, inclinazione, affètto. — 
Generalmente, Inf. 1, 83; XX Vi, 95. 
Purg. vm, 4; XV, 68; XVI, 93; 
XlX,111;XXl,134;XXII,10.Par.I, 
120; V, 1 ; XXVIi, 111, e spessissimo. 
— L'amore personi6cato, il Dio Amo- 
re, Inf. V, 66, 69, 100 e 119. — L' A- 
more sessuale, dell' uomo e della 
donna, Inf. V, 66; XXVi, 95. Purg. 
XXIV, 61 ; XXX, 39. Par. Vili, % - 
L' amore dell' uomo verso Dio e le 
cosecelesti, Inf. 1,104. Purg.XXVUI, 
43. Par. V, 1 e 105; XIV, 38; XXV, 
108; XXVI, 38; XXX, 40. - L'amor 
naturale innato alPuomo, Purg. XVII, 
93. — L' amor di elezione, amor d' a- 
rumo, Purg. XVII, 93; XIX, 111 - il 
quale può divenire malo amor quando 
erra nella sua affezione, Purg. X, 2; 
XVII, 85. — Amor divine, etemo, Inf. 
1, 39. Purg. IH, 1 34; XI, 2; XV, 68. 
Par. 1,74, VII, 31, XXIX, 18; XXXllI, 
7. ~ B Dio medesimo è ctiiamato 
Amore, Par. XXXII, 14»; XXXIII, 
145. — Per primo amore D. intende 
spesso lo Spirito Santo, Inf. HI, 6. 
Par. VI, 11 ; X, 1 ; XIH, 67. - Amo- 
rt, l'amor delle creature per il crea, 
tore. Par. V, 105. - Le anime dei 



Beati in quanto l' essenza della loro 
beatitudine consiste nell'amore. Par. 
XIX, «0. - Gli angeli. Par. XXVIII, 
103; XXIX,18e46; XXXH, 94.- Per 
ultimo, Inf. XII, k%Amore è usato in si* 
gnif. filosofico, per significare l' armo- 
nia degli esseri, secondo Empedocle. 

Amor che neUa mente mi raffiona, 
primo verso d' una canzone di D. can- 
tata dal musico Casella, Purg. H, 11S. 

Amoroso, che prova amore, Inf. 
V, 61. — Pieno di amore, o, che parla 
di amore, Purg. 11,107. Par. XVIII, 7. 

ArtipleBMh Inf. V, 90. parad. 
XXXII, 59. 

Ampio. Inf. n, 84; XII, 59; XIX, 
16. Purg. XXI, 31 ; XXVI, 63 e 197. 
Par. XXVni, 64. — Come sost. Par. 
XXX, 118. 

A mulo, V. A. 

Anocreoiate. Purg. XXII, 106. 
Lez. dell'Aldo, della Cr., dell'Anti- 
co, del Landino, del Vellotello, del 
Daniello, del Dionisl, del Costa, del 
Tommaseo, dell' ediz. di Firenze. Al- 
cuni moderni come, Romania, Vi- 
vianl, Ugo Foscolo, fondandosi sopra 
alcuni mas. ai quali al può aggiunge- 
re r autorità di Pietro di Dante, han- 
no adottata la lez. AnHfontef perchè, 
secondo essi, D. in questo luogo non 
nomina che poeti tragici. Non sembra 
però molto probabile che D. abbia 
avuto notizia di Antifonte poeta tragi- 
co pochissimo noto ; ed oltre ciò Simo- 
nide,che é posto con Euripide e Aga- 
tone, non é per cerio poeta tragico. 

ABonio. Par. XXVI, 19. Cristia- 
no di Damasco che restituì la vista 
a San Paolo, ponendo la mano sopra 
i di lui occhi. (Act. ApoeU ix.) 

Avarao^oro, filosofo greco che 
viveva in Atene a tempo di Pericle, 
Inf. IV, 137. 

Anaoto^l, nobile famiglia di Ra- 
venna, Purg. XIV, 107. 



S8 



Anagtano — .Andar9. 



Anaataslo. iDf. XI, 8. D. ponen- 
do papa Anastasio II (che fa verso la 
fine del v sec.) fra gli eretici, ha se- 
guitato una opinione volgare ma fal- 
sa. Anastasio, nelle dispute intorno 
al monofìsitismc, erasi mostrato più 
tollerante de' suoi predecessori, ed 
aveva anco adoperato il diacono Po- 
tino di Tessalonica per trattare della 
concordia fra la Chiesa orientale e 
r occidentale. Mori prima che questo 
negozio fosse conchiuso ; e il . clero 
romano per fanatismo lo calunniò 
d' eresia. 

Amet^ dall' antico ali. atncha, hanr 
ha, Inf. XIX, 49; XXIIl, 72; XXIV, 
9 - al pi. Inf. XXI, 36; XXXIV, 77. 

Ancella. Purg. XXXI, 108. - 
Ancella di Giunone, Iride, Par. XII, 
\% — Ancella chiaritiifna del Sol, 
V aurora, Par. XXX, 7. — Le Ore so- 
no dette ancelle del giorno, Purg. XII, 
81; XXII, 118. 

Amelie) è propriamente, come 
anco, una delle forme di ancoro, ed 
ha il medesimo signif. Inf. Ili, 120; 
VII, 33, 67 e 117; XVIII, 96; XXII, 
31, 86 e 92; XXVIII, 77. Purg. Vili, 
43; XII, 60; Xlll, 33; XXV, 130; 
XXIX, 13; XXX, 56; in quest'ulti- 
mo luogo è meglio leggere anco con 
la Nidob. che anche con la Gr. Par. 
Vm, 89 ; XI. 34 ; XIX, 10 ; XXI, 31 ; 
XXIV, 129; XXIX, 43; XXXII, 47. 
— Per anche, Inf. XXI, 39. — Di nuo- 
vo, Inf. XXXIV, 81. 

ABehlfle, padre di Enea, Par. XV, 
25; XIX, 132. - Figliuol d' Anchiae, 
Enea, Inf. I, 74. Purg. XVffl, 137. 
Par. XV, 25; XIX, 182. 

Aneldere^ forma antica e poetica 
per: uccidere, lat. oceidere, Purg. 
XIV, 62 e 183; XV, 107; XVI, 12; 
XX, 115; XXXIII, 4i. - Andderri, 
Inf. V, 61. » Particip. ancieo, Pnrg. 
XVII, 37; XX, 90. Par. XVn, 32. 



Amcm^ forma più usata in poesia 
che in prosa : ancóra, Inf. XV, 110 ; 
XVII, 67. Purg. Vn, 124; XXIX, 69. 

— Con la negativa non, Purg. X, 28; 
XXX, 56. — Oltreciò, ancora, di pia, 
Inf. XII, 2. Purg. lU, 1U. 

Aneoi (anche oggi, lat. hanc hodie), 
Purg. XIII, 52; XX, 70; XXXni,96. 

Aneora, strumento nautico, Inf. 
XVI, 134. 

Aneéra^ e precedendo le conso- 
nanti semplici Amemr dal lat. hanc 
horam, Inf. 1, 25 e 101 ; III. 132; vm, 
60; X,.68; XI, 94; XIII, 82 e 109; 
XV, 120 ; XXII, 62 ; XXX, 82; XXXU, 
18 e 86; XXXIII, 131; XXX1V,106. 
Purg. II, 10; JII, 67 e 127; V, 81 ; , 
XI, 55; XVII, 88; XX, 3; XX1U,82. 
Par. VI, 39; VII, 146; VIH, 71 ; XXVI, 
43; XXXII, 106. — E spesso con la 
negativa non, Inf. XII, 36; XIV, 74; 
XV, 80; XVin, 77. Purg. II, 25 ; VIH, 
126; XXm, 82; XXVI, 23; XXX, 
56. — Nel signif. di etiam tunc, Inf. 
II, 14. — Tu ancora, Inf. XX, 27 ; 
XXXin, 121. ~ ilnoor per: ancor- 
ché, Inf. VIII, 39. - Nel signif. di: 
più. Par. II, 73; Vili, 115. 

Ameoreliè o Ameor ehe^ An- 
cora che, benché, tuttoché, avvegna- 
ché, Inf. 1, 70; XXIV, 67; XXX, 106. 
Purg. Ili, 137; VIII, 60. Par. V, 50. 

— Qualche volta il che è ommesso: 
ancor eie lordo tutto Inf. Vin, 39. 

Anende, formamene usata d*: in- 
cudine, lat. fnciM, Par. XXIV, 102. 
Andare^ forse dall' ali. wandeln. 

— Nel signif. prop. Inf. II, 15 e 70 ; 
V, 74;X, 124; XIV, 137; XV, 41; 
XXV, 124 ; XXIX, 7. Purg. 1, 82; II, 
90 ; III, 77; XI, 78; Xll, 127; XIV, 
11 ; XVI, 49 ; XXIII, 14 ; XXIV, 39; 
XXVII, 53 ; XXVIII, 99. Par. U, 121 ; 
VII, 138; IX, 50; XI, 128, e fre- 
quentemente. — Per est. volare, Inf. 
V, 46. — Del tempo ohe fogge, Inf. 



Andare — Anfiane, 



S9 



U, 1. Purg. XI, 116 e 140. - Delia 
vista, lof. Vili, 8. Par. X, 48. — Del 
pensiero, giungere, pervenire, Purg. 
XXIX, Ida. — Delle parole, che si 
rìToigODO, Purg. VII, 124. — il «forti 
e andarsene, Inf. Ili, 118; Vili, 99 e 
89; X, 1 ; XII, 9li ; XV, 109 ; XVII, 
67; XXIV, a ; XXVII, «1. Purg. VI, 
4; XII, % ; XIX, 139 ; XXV, 5; XXVI, 
46; XXVII, 61. - Del tempo, Inf. 
11, 1. Purg. IV, 9. - Sparire, Purg. 
IX, 63. Par. XVI, 74; XXVI, 138. - 
Le forme antiche e poetiche di que- 
sto verbo che si trovano nella D. G. 
uno: -. Vado, per: vo, Inf. IX, 31. 
^àT, II, 124 ; — vcmmi, per : mi vo, 
Inf. XV, 100; — ondi, per: vada o 
vadi, Inf. ly, 33; — tanè, per: se 
ne va, Purg. XXV, 42; - andùvvi, 
per: vi andò, Inf. II, 28; ^onderà, 
per: andrà. Par. XXX, 144; -- an- 
^tmo, per : andremo, Pufg. VI, 67 ; 

- « m, lat. itur, Inf. Ili, 1, 2 e 3. 
Purg. XXVII, 10; — vasfi, per: si 
va, Purg. IV , 25. - Il v. andare 
UDito a prep. avv. sost. forma le se- 
guenti locuzioni : ~ andare a caccia, 
Inf. XII, 57; — andare alla cerca, 
mendicare, Par. XVI, 63; - andare 
0^. fondo, afifondare, Purg. XXVI, 135. 

— Penetrare al fondo d' una cosa, 
Pnrg. XVm, 67. Par. XI, 30; - on- 
*>re a freUa, afifrettorsi, Purg. VI, 
49; — andare a retro, indietro, Purg. 
XI) 15 ; — andare a ruota, danzare 
in tondo. Par. XIV, 20 ; — andare 
fl^atttt, Inf. XXI, 109; - andar di 
«opra. Par. XXXI, 36; — andar giw 
*o, andare in giù, al fondo, Inf. XVI, 
133; » andare in filo, come gli uc- 
celli, Purg. XXIV, 66; e Inf. V, 47 
Facendo in a»r di »è lunga riga ; — 
ondore tnnanst, Purg. VI, 52 ; — del- 
la vista che riguarda innanzi, Inf. 
XXXI, 11 ; — andare in perfezione, 
giugnere alla perfezione, alla pienez- 



za d' una cosa, Inf. VI, 110; — andar 
per V aertf volare per aria come spi- 
rito, Inf. XII, 96; ^ andar per pace, 
andar cercando pace, Purg. XXIV, 
141; — andar tolto, Inf. XXII, 128; 
— andar tovra, Par. X, 48; — andar 
torto, nel slgnif. morale, prendere la 
cattiva via, Purg. XVIIl, 45; —an- 
dar via, partire , Inf. XXXII, 112. 
Purg. XIV, 124; — del vento che 
fugge esce con impeto, Inf. XIII, 
42; — andare aUa ma via, Purg. 
XXV, 5. 

Andare (l«) sost. Inf. II, 120; 
IV, 64; V, 251; VII, 10; Vili, 101; 
XXI, 109. Purg, III, 87; IV, 92 e 
117; V, 20; XXIII, 9 e 102; XXIV, 
1 ; XX V, 16; XXVI, 128; XXIX, 129. 

AiidAta, sost. verb. il viaggio, il 
cammino, Inf. II, 25. Purg. XII, 99. 

Amerete ( Jaeops da St.). Inf. 
XIII, 133, nobile di Padova, straor- 
dinariamente ricco, del quale Ben- 
venuto riferisce alcuni tratti di folle 
prodigalità, come, che un giorno si 
prese spasso a gittar danaro nel Po; 
che un' altra volta facesse ardere per 
sua ricreazione uno de' suoi villag- 
gi, ec. 

Amelto. Par. XXXII, 57. — Al 
pi. U anella, Inf. XX Vili, 11. Purg. 
XXIII, 31. 

Anelo, voce latina anhelut, sfia- 
tato, affannato. Par. XXII, 5. 

Anteslbeiw, dal greco ófA^C- 
a6aiya, serpe che cammina per l' in- 
nanzi e per l' indietro, come l' indica 
la greca etimologia, Inf. XXIV, 87. 
Credevasi erroneamente che queste 
serpi avessero due teste. 

JLiiflarAe, guerriero e indovino, 
che fu inghiottito dalla terra all'as- 
sedio di Tebe, Inf. XX, 34. 

Amlléne, figliuolo di Giove e 
d'Antiope, architetto delle mura di 
Tebe, Inf. XXXII, 11. 



30 



Angelico — Anitra. 



An^ellett) che appartieDe o con* 
viene agli angeli, ìnf. 11, 57; VI, 95. 
Purg. XXX, 29. Par. X,H7; XXIII, 
103; XXVIII, 53; XXIX, 71. - L'a- 
nima dell'uomo è detta, alludendo 
alle metamorfosi del baco e della Iw- 
failif angtlica farfalla, Purg. X, 125. 

Jkngéio. Inf. Ili, 38. Purg. Vili, 
2»; XI, 10; Xll, 79; XVI, 1U; XXI, 
23; XXII, 1; XXX, 82. Par. VH, 
130; XXIX, 38; XXXII, 103 e 110. 

— Gli angeli che nel Purgatorio stan- 
no a guardia dell' ingresso dei vari 
ripiani, sono singolarmente chiamati 
AngH di Dio, Purg. 1I,«29; IV, 129; 
V, 104; IX, 104; XXVIl, 6. - I dia- 
voli invece sono chiamati Angela' In- 
ferno, Purg. V, 1 04 ; — o Angel nero, 
Inf. XXIIl, 131 ; — ed ancora citavo^ 
nero, Inf. XXI, 29. 

Am^tolello da Cagnano, nobile di 
Fano, fatto affogare nell' Adriatico da 
Malatestino signore di Rimini, Inf. 
XXVllI, 77. 

AB^oseia^ lat. angwtia, angor. 

— Del corpo, Inf. IX, 84; XXIV, 
116; XXXIV, 78 - del respiro, Purg. 
IV, 115; XXX , 98 - del corpo e 
dell'animo, Inf. IV, 19; VI, 43. 

AngomeìtkU^ che prova angoscia, 
Purg. XI, 28. 

ABsosefom», pieno di angoscia, 
Inf. XX, 6. Par. V, 111. 

ABf^e, voce latina e poetica per: 
serpe,Inf. XVII, 104. Purg. XXIV,24. 

ABsoillA. Inf. XVII, 104. Purg. 
XXIV, 24. 

An^ainaia, dal lat. inguina, Inf. 
XXX, 60. 

Jkngnmio^ voce latina, stretto. 
Par. XXVI, 22. 

Anima. — Dell' uomo vivente, 
Inf. II, 45; HI, 88; X, 15; XVI, 64. 
Purg. II, 110; IV, 6; X, 2; XVI, 88. 
Par. V, 15; XXIIl, 98; XXXI, 89, e 
frequentemente. — L' anima dopo la 



morte dell'uomo, Inf. I, 122; II, 58; 
III, 84; vn, 116; VIII, 18; Xll, 74; 
XIV, 19; XVII, 78; XXV. 136; XXX, 
37. Purg. Il, 67 e 74; III, 59; VI, 58; 
XXVII, 11. Par. IV, 23; V,128;XXIV, 
10, e spessissimo. — Degli animali, 
Inf. XIII, 39. Par. VII, 139. ■> Adamo 
è detto aniwM prifua, Purg. XXXIII, 
62. Par. XXVI, 83; — e anima pri» 
moia, Par. XXVI, 100. — Giuda è 
detto anima ria, Inf. XIX, 96. — 
L'anima santa che il mondo fallace 
Fa manifesto, ec. Par. X, 125, è l'ani- 
ma di Boezio, autore del famoso li- 
bro De Coneolatione Philoeophice. — 
Anima f^ia^ V. FuJA. 

Animale, sost. Inf. 1, 100; XXIX, 
61; XXXI, 50. Par. Vin,54; XXVI,95. 

— Per tutti gli esseri animati, Inf. 11,2. 

— Gerione (v. a questa voce) è detto 
animale,\fkt. XVII,80. — ilntfnaNsono 
delti i Giganti della mitologia, Inf. 
XXXI, 50- — Gli animali mistici che 
figurano i quattro Evangelisti, Purg. 
XXIX, 92. — L* uomo stesso, come 
composto di anima e corpo, per di- 
stinguerlo dalle ombre, Inf. V, 88. 
Purg. XXIX, 138. — Per cagione 
delle loro tendenze terrene gli uo- 
mini sono detti ammoXi terreni, Par. 
XIX, 85. — L' embrione, il feto del- 
l' uomo, prima che Dio gli abbia in- 
fusa l'anima ragionevole, secondo il 
dogma scolastico, Purg. XXV, 61. 

— V animai freddo, Purg. IX, 5, è Io 
Scorpione, segno del Zodiaco. — Il pi. 
ha talvolta la forma animai, Inf. II, 2. 

Animale, add. Par. XIII, 83. 

Animo, lo spirito, Inf. I,%; XIII, 
70; XVI, 31; XXIII, 83; XXIV, 53 
e 131. Purg. V, 10; X, 127; XII, 75; 
XVII, 93. Par. I, 86; XXIIl, 90 e 
123. - Al pi. i cuori, Inf. XIII, 67. 

Animose, coraggioso, Inf. X, 37. 

AnIIra, dal lat. ano* e dall' ali. 
a0n<e,an(, Inf. XXII, 130. 



ilfifia -~ Anteriori, 



81 



Auia, sani' Anna madre della Ma- 
donna, Par. XXXII, 133. 

ABBC^are, dal lat. n§ear$, verb. 
att. Inf. XXXlll, 8% - verb. n. an- 
negarsi L'altro che anntgò eorrendo 
in caccia Purg. VI, 15, fa Guccio 
de' Tarlati d* Arezzo, che mori Del- 
l' Arno fuggendo, o secondo altri, in- 
seguendo i suoi Dimici. » Per: mo- 
rire generalmente, Inf. XIX, SO, v. 
Battbzzatobb ove darò le ragioni 
di qaesta iDterpretazione. — Annegar- 
si, gittarsi neir acqua, Inf. XXX, i% 

ABBeransi, da nero, divenir ne- 
ro, annottare, Purg. VIII, 49; XXVII, 
63. 

AmallMile o Aanibàl, il cele- 
bre capitone cartogineae, Inf. XXXI, 
117. Par. VI, 50. 

ABBldaraif propriamente porsi 
io un nido. — Trovasi soltanto nel 
aignif. fig. nella D. C, Inf. XI, 67. 
— Per prender la propria dimora. 
Par. XXIX, 118. - Per inviluppar^ 
si, naacondersi, Par. V, Itt. — Per 
ultimo, Purg. VII, 85, dei sole che 
tramonta. 

Abbo. Inf. XV, 38; XVUI, «9; 
XIX, 49 e 54; XXI, 114; XXIV, 1 e 
108; XXVI, 92; XXVII, 40; XXX, 
83; XXXIII, 137; XXXIV, 1. Purg. 
XIV, 65; XXI, 68; XXIII, 78; XXVII, 
16. Par. IV, 33; IX, 40; XVI, 23; 
XVn, 80; XXV, 3; XXIX, 104; 
XXXn, 33. — Al pi. per: il tempo, 
taf. XII, 108. Par. IX, 4. - Gli anni, 
per:laviU,Pnrg.XIII,114. 

ABBodaiwi) dai lat. nodus, Inf. 
XXIV, 99. 

ABBottare^ e più spesso Ab- 
B«M«rsi^ dai lafc. now, farsi notte, 
Inf. XXXIV, 5. Purg. XX, 101. 

ABBOTerBre» dal lat. nvmenu, 
contare, Inf. Xxlx, 8. 

ABBuBle^ ciò che ritorna tutti gli 
anni, annuo. Par. XVI, 42. 



ABBBBBlBrMl, essere annunziato 
Inf. XXXin,4l. 

ABBBBsiBlriee, Purg. XXIV, 
145. 

Abbbbbìb, la predizione, l' av- 
viso, Inf. XUI, 12; XXIV, 142. Purg. 
XII» 94; XIV, 67. 

A BOlB, V. A. 

ABMire, dal lat. anhelartf Inf. 
XXXIV, 83. 

ABselna*. Par. XII, 137, arcive- 
scovo di Cantorberi. 

ABoelBiaeelo, dimin. di : Ansel- 
mo, uno dei nepoti del conte Ugolino, 
che morirono con lai. V. Uogliko, 
Inf. XXXIII, 60. 

ABtBBdro, città marittima del- 
l' Asia minore d' onde Enea ai parti 
con la sua armata, Par. VI, 67. 

ABéMesMre, Inf. XXVII, 105. 
Bonifacio Vili parla del auo prede- 
cessore Celestino V. 

ABielBeaBO) voce latina; che 
precede la luce. — Splendori antelu- 
cani Purg. XXVII, 109; il chiarore 
che precede l' aurora. 

ABleBérB. Inf. XXXII, 88, uno 
dei quattro spartimenti dei traditori, 
che trovanai nella ghiaccia dei Co- 
cito. Xell' Antenore sono puniti i tra- 
ditori della patria, ed è cosi detta da 
Antenore troiano, di cui, era univer-- 
sai opinione nel medio evo, che aves- 
se tradita la sua patria. 

ABtéBori. Purg. V,75. D. chiama 
cosi gli abitanti di Padova, per essere 
questo città stota fondato da Antenore. 
V. Virgilio {Eneide, i, 247). 

ABlé«. Inf. XXXI, 100 e 113, fi- 
gliuolo della Terra, ucciso da Ercole. 
Trovasi fra i Giganti che circondano 
il pozzo. dell'Inferno, e prende nelle 
sue braccia Virgilio e Dante per de- 
perii sulla ghiaccia del Cocito. 

ABterlorI, pie ; i piedi anteriori, 
Inf. XXV, 53. 



32 



Antteamente — Aperto. 



Aniìemmemie. Pnrg . XXVIII , . 
139. 

Antieo) che appartiene a tempi 
anteriori, Inf. V, 71 ; IX, 74 ; X, 1«V; 
XXVI, 85; XXIX, 61; XXX, 87. 
Purg. VI, 140; XIV, 146; XIX, 68; 
XXIII, 99. Par. VI, 93 ; VIII, 6 ; XV, 
«7 ; XVI, 23 ; XXV, 88 ; XXVI, 9%. 
•^ Antico, che esiste da luogo tempo, 
Inf. Vili, 29. Purg. XXX, 39. - Spi- 
riti antichi, Inf. I, 116. — Gente an- 
tica, Inf. XXIX, 69. — Antica Rachele. 
Inf. II, 102. — Longevo, Purg. IX, 
1 ; XXVIII, 23. — Pelo antico, Inf. 
Ili, 83. — Vissuto anteriormente, 
Purg. Vili, 119; XXII, ^7, v. Amico. 

— D'origine antica, Par. XVI, 91. 

— Antico mondo, Inf. XVIII, 54, cioè: 
il mondo che non esiste più per quello 
che parla. — Nel medesimo senso 
Beatrice è chiamata antica^ cioè: 
quale era prima, Purg. XXXI, 83. 

— La dizione antica belva, Purg. 
XIV, 62, è spiegata da tutti gli in- 
terpreti per un animale che non sia 
più giovine; il che mi sembra tutta- 
via dubbio. — Gli antichi, Par. XVI, 
23 e 40, gli antenati. — Antichi, cioè : 
persone vissute nei tempi antichi, 
Purg. XXVI, 124. - X' antico che La- 
vinia toUe, Par. VI, 3, è £nea, che 
sposò Lavinia. 

Antìiomtej V. Anacbbontb. 

Antigone. Purg. XXII, 109, fi- 
gliuole di Edipo, sorella di Etéoole 
e di Polinice. 

AnttTedere 9 verb., prevedere. 
Par. VIII, 76. — Sost. V antivedere, 
la facoltà di prevedere, la previsio- 
ne, Inf. XXVUI, 78. Purg. XXIII, 
109; XXIV, 46. 

Antonio (9anr). Par. XXIX, 
124, r eremita, nato nell' a. 251 a Co- 
ma nell' alto Egitto e morto neh' a. 
356. Il porco posto al piede delle sue 
immagini, credesi allusivo al Diavo- 



lo, dal quale patì molte tentazioni. 

V. PomCO e IRGIASBÀRB. 

Ansi) lat. ante, prep. avanti, Inf. 
Vm, 33; XV, 47. Purg. XVI, 43. Par. 
X, 36; XXV, 41. — Avv. davanti, 
Purg. XXXI, 30. — Con che, anziché, 
Inf. XV, 9. Purg. X, 92; XXVIl, 93. 
Par. XIV, 66; XXIV, 6; XXV, 57; 
XXIX, 39. — Gong. lat. immo, potiw, 
anzi, piuttosto, Inf. I, 35; XVIII, 59 
e 135: XXIV, 45; XXV, 89. Purg. 
IX, 128; XXIX, 48. Par. ffl, 79. — 
Anzi che, Purg. XX, 26 Con povertii 
volesti anzi virtude Che gran ric- 
chezza. 

Analano, dal lat. ante qucui an- 
tianue, titolo dei magistrati della città 
di Lucca, Inf. XXI, 38. 

A pnrO) V. A. 

Ape, la pecchia, Purg. XVIII, 58. 
Par. XXXI, 7. 

A peno, V. A. 

Apennlno, gli Apennini, Inf. 
XVI, 96. Purg. V, 96. — È accennato 
per circonlocuzione, Inf. XXVII, 2d. 
Purg. XIV, 92; XXX, 86. Par. XXI, 
106. — Per il luogo dell' Inf. XX, 66, 
V. PBKkino. . 

Aperse, v. Apbibb. 

Aperto, da aprire, V apertura, 
Purg. IV, 19. 

Aperto, add. Inf. II, 129 ; V, 83; 
Vili, 130 ; XXI, 33 ; XXV, 23 ; XXX, 
55; XXXIV, 72. Purg. IX, 21 e 62; 
XVI, 7; XXIII, 108; XXVIII, 126; 
XXXn, 141. Par. XIX, 1 e 113; XXII, 
56 ; XXVI, 52. — Per est. mare aper- 
to Inf. XXVI, 100. — Aere c^^to 
Purg. XXXI, 145. - Un luogo aper- 
to, Inf. IV, 116. Purg. X, 17. Par. 
XXIII, 7. — Un camino aperto, age- 
vole, Purg. Ili, 51. — il viso aperto, 
con coraggio, Inf. X^93. — Per: ma- 
nifesto, noto, Inf. il, 83. Purg. Yl, 
101 ; XVIII, 85; XXU, 154. Par. V, 
52; XI, 23; XXIX, 66. 



Aperto — Appieno. 



3S 



Aperto 9 avv. per : apertamente i 
Purg.XVII,88. 

Aperto 9 Boet. Purg. XIX, 36, 
r apertura. Alcuni maa. ed ediz. anti- 
che leggono la porta. Io non ardiaco i 
decidere. 

A pie, y. A. 

A pM, V. A. 

A poeO) V. A. 

ApoUO) per : Apollinei Par. l, 13; 
II, 8. 

A posto, T. A. 

ApootoUeo. Par. XII, 96; XXIV, 
153. 

Appo^ore, da pagare, aoddisfa- 
re, contentare, Porg. XV, 82. — Ap- 
paghf per: appaghi, Purg. XIX, 9i4; 

XXIV, «; XXV1I,108. Par. IH, 38; 
XXXI, 29. — Appagarti, contentarai, 
Par. XXIII, 16. 

Appoiorsli da paio per: paro, 
collegarai, unirai, Par. XXIX, 138. 

Apporore, comune: imparare, 
Porg. xni, 93. 

Apporeeelilare, apporarj, pre- 
parare, Purg. XXVI, 138. — Appa- 
recchiarsi, preparerai, Inf. II, 4; XXII, 
93.Par.XVII,46;XIX,31;XXVlI,69. 

Apporeiaao, oppoaito di : realità, 
Par. VI, 85; XXIX, 87. - Appari- 
scenza, aplendore, Par. XIV, 66. 

Appa^rere, forma che raramente, 
è uaata; parere, moatrarai, Inf. I, 45; 

XIV, 1?«; XX, 11. Purg. II,1«7; XV, 
94; XVII, 7«; XVIII, 34; XXI, 8; 

XXV, 5; XXVII, 6; XXVlll, 37. Par. 

XV, 74; XXII, n\ XXVIII, 76 - In 
aignif. più apecìale: apparire, atti- 
rarai 1 attenzione. Par. XXIX, 94. — 
Imparare a coooBcere, Purg. XIII, 93. 
— 11 perf. è talvolta appar^^e, come, 
lof. l, 45; XX, 11. Purg. XV, 125; 
XXVIII, 37; — ora è apparse, come, 
Porg. XXVI, J7; XXVIl, 6. Par. XV, 
74. — Ai pres. del cong. apj^ia, Purg. 
XXV, 6. 



Apporire, moatrarai, — appari- 
Mce, Inf. XIV, 128. — Appariva, Par. 
XXX, 51. — Apparto per: apparì, 
Purg. II, tS. - Apparì, Purg. Ili, 58. 
^ Appartano per: apparirono, for- ■ 
ma diauaata al preaente, Par. XiV, 
121. ~ Apparirò per: apparirono, 
Par. IV, 32; Vili, 28. 

Apporoione, per: apparizione. 
Queata voce di cui non ai ha altro 
eaeropio, ò fondata aopra una cattiva 
lez. della Cr., Purg. XXXI, 78. Ma 
fuor d' ogni dubbio deeai leggere 
aepersione, v. ivi. 

Appoatorsi, dal lat. moderno 
pasta, appiccerai, formar peata, Inf. 
XVIII, 107. 

Appeliore» chiamare, Inf. XX, 
93; XXX III, 90. - Appettarsi, nomi- 
nerai, Inf. XIV, 95. Par. XXVI, 134. 

Appemo, dal lat* pana, Inf. Vili, 
6; XVI, 93; XX, 109; XXIII, 52; 
XXV, 48; XXVI, 123. Purg. IV, 118: 
XI, 111; XIX, 75; XXVlll, 54. V. A. 

Appeso, particip. d'appendere, 
aoapeao, impiccato, Inf. XIII. 107. 

Appetibili. Purg. XVIII, 57; le 
coae che l' uomo deaidera. 

Appetito, il deaiderio, la brama, 
Purg. XXII, 41; XXVI, 84. 

Appianare, dal lat. planus. Nel 
aigoif. fig. abbattere, Purg. XI, 119. 

Appiottanii, dall' ali. platt, Inf. 
XIII, 127. 

Appieeoroi, d' origine incerta , 
coropenetrarai, fonderai inaieme, Inf. 
XXV, 61 e 107. - Germinare, radi- 
carsi, Inf. XXIX, 129. V.Appìoliabsi. 

Appiè, avT., propriamente : a pie 
di... Inf. 1, 13; VII, 130; XX, 62; 
XXIV, 21; XXVlll, 127. Purg. Ili, 
46; V, 94; Vili, 57; X, 23; Xll, 34; 
V. A. 

Appieno, lat. ad-plenus, piena- 
mente, intieramente, Inf. IV, 145; 
XXVlll, 2, 

3 



34 



Appigliarti — Approdare, 



Appk»UAmil, da pigliare, appic- 
carsi , attaccarsi , lof. XXV , 51 ; 
XXXI V, 73. Purg.VIl,16.-Come: 
appiccarsi, prender radice, germo- 
gliare, Purg. XXVIII, 117. 

Appkindenl. Par. XIX, 35. Al- 
cuni mss. leggono ai plaude. 

Appl^ lat. apud; appo te, presso a 
te,Inr.XVIil,135. 

AppA^^iare^ dal lat. podium, 
Inf. XXIX, 74. — Partici p. appoggiato, 
Inf. XXIX, 73. U Nidob. legge a «é 
poggiati, probabilmente per evitare 
la repetizionc della medesima parola 
nel verso seguente. 

Ap|MM;to.Purg.III,18. 

Apporre, lat. ad-ponere, aggiun- 
gere, Par. XVI, 8. -. Cibo che e' ap- 
pone, alimento che si prende e che 
si soprapone a quello gih preso, Par. 
XVI, 89. — Imputare, un delitto ad 
alcuno, Inf. XXIV, 130. 

Apportare. Inf. X, 104. Par. 
XXV, 1t9; XXVII, 138. 

AppostoHeo, ▼. Apostolico. 

Apprendere, lat. ad-prehendere, 
pigliare —con lo spirito, Purg. XVII, 
127. Par. XIX, 30. ~ Comprendere, 
Purg. XVI, 83. Par. XI, ti. - D'on- 
de : imparare, Inf. X, 51 e 77. Par. 
HI, 95; V, 5 e 6. — Insegnare, Inf. 
XVI11, 60. — Quanto al luogo del 
Purg. XIV, 138, che è manifesU tra- 
duzione del luogo della Genesi fiy ,14) 
Ommie qui tneenerit me, oecidet me ; 
oppr«kf«, significa: riconoscere, tro- 
vare. — AI particip. appreso, Inf. 
XVIIl, 60. Par. V, e. — Apprenderti 
dicesi propriamente del fuoco che si 
appicca a... che prende una cosa; e 
per est. dell'amore: prendere, in- 
fiammare, Inf. V,100. 

AppreasiTA, la facultà appren- 
siva, Purg. XVIII, M. 

Appresevlmre, presentare, mo- 
strare, Purg. XXXI; 49. — Manife- 



stare, rappresentare. Par. VII, 167. 

— Appre»entarei f nel signif. propr. 
mostrarsi, Par. X, 33. 

Appreso, V. APPBBHDBBB. 

Appresoare, verb. att., avvici- 
nare, Inf. XXVIII, 1J9; XXXI, 38. 

— Verb. neut. in signif. d'appressar- 
si, Inf. XXIV, 108. Par. XXIV, 117. 

— Appreetarei, Inf. Vili, 68; X, 103; 
XII, 76; XVil, lf6; XXII, » e 181; 

XXIII, 134. Purg. IX, 73; X, 9; XXII, 
139; XXVIII, 59. Par. I, 7; X, 115; 
XVII, «6. 

AppresM, prep. — A lato, Inf. 
III, 113; VI, 67; Vili, »; IX, 106; 
XVI, 40; XVIII, 1«7. Purg. IV, 50. 
Par. Ili, «8; iX, 118; XXIII, «0; 

XXIV, 70. — Appretto Dio, Purg. 
XXII, 66. — Spesso si costruisce con 
di, Inf. Ili, 113. Par. 1, 100. - Più dì 
rado si costruisce con a, Purg. XXIII, 
8. — Avv. dopo, Inf. VI, 67; X, 133 ; 
XXII, 98; XXIII, 145; XXIX, 13; 
XXXIII, 53; XXXIV, 87. Purg. Ili, 
9%; IV, «3; XViil, 104; XXX, 1«. 
Par. XVII, 65; XIX, tt; XX, 85. - 
Presso, Par. XXVIII, tt. 

Appreotand. Purg. XII, 79. 

Appressare, dal lat. preUum, 
Purg. V,«1. ' 

App r e fc e, in rima per: approvo. 
Par. XXII, 196. 

Appreeeiare, lat. ad-prowimar», 
più comune apprettarti, forma an- 
tica e proesima al francese appro-^ 
cker, come molte forme della lingua 
antica, Inf. XXIII, 48. — ilpprocciar- 
«i,Inf. X1I,46. Purg. XX,9. 

Approdare. Questo verbo tro- 
vasi due sole volte nella I>. C. e In 
ognuna i comentatori disputano del 
signif. Purg. XIII, 67 E come agli orbi 
non approda il Sole. I moderni deri- 
vano questa voce da: venire a proda, 
giungere ; pientre gli antichi con mi- 
glior ragione, a mio parere, la deri- 



Approftimre — Aprire. 



vaso dal lat. produce, non giova loro; 
pokbéilStfle giunge tanto a' ciechi 
elle ai veggenti, ma non giova loro al 
vedere. — Il luogo dell' Inf. XXI, 78 
dancorpib difficile. Alcuni leggono 
ehi cke t' approda, il che derivato da 
proda può significare: chi ti conduce 
qoi? domanda che bene si collega con 
la risposta di Virgilio; o anco deriva- 
to da prodesse: che ti giova ? fa Virgi- 
lio). — II maggior numero delle ediz. 
e de' mss. legge: che gli approda, che 
Biagioli spiega al tutto arbitraria- 
mente per: che gif occorre, o, ac- 
cade; me meno arbitrariamente il Ce- 
sari {Belleszeì: che vorrà costui? che 
gli bisogna? — Io preferisco la lez. 
che gU approda, nel signif. che led&n- 
Do r Anonimo, Landino ed altri r che 
gii giova ch'io venga qua? (a Virgilio) 
domanda naturalissima alla situazio- 
ne delle persone delia scena. — V. al- 
tre congetture sopra questo luogo nel- 
l'ediz. di Padova, 1838, voi. i, pag. 
4!«,seg. 
A^/ffrenpitkre^ v. Approprubb. 
ApproplBqnaraf, approssimar- 
si. Par. XXX III, 47. 

Amuropriare, o secondo la Ni- 
dob. Appropiare, Par. VI, 101 Appro. 
priare a parte, farne segnale di fa- 
zione. — Appropriarsi, Par. VI, 33. 

Approvare, il signif. ordinario 
di questa voce non par convenire al 
luogo del Par. XXIV, 48, ove è detto 
che il bacelliere attende che il mae- 
stro abbia propoeta la quistione, per 
^approvarla, non per terminarla^ cioè: 
che il maestro, dopo aver posta la 
quistione e allegate le ragioni prò e 
contro, lascia la soluzione, la deci- 
sione al Itacelliere, per conoscerne il 
di lui sapere e il giudizio. Ecco per- 
chè sopra al verso 36 è detto Tenta 

COfllM'. 

Appalerare, dal lat. pulcher, far 



35 

bello, abbellire, Inf. VII, 60 parole 
non et apputero. Questa voce ò an- 
tiquata. 

AppaatMnU, dal lat. punctum, 
finire a punta. Par. IX, 118. — Per 
lopibépreso in signif. d'est, per: 
dirigere, aver l'intesa, puntare, Purg. 
XV, 49. Par. VI, 28 ; XXI, 83 ; XXVI, 
7;XX1X,1«. 

AppaniO) esattamente, Inf. XIX, 
9; XXXIV, 77. Purg. IX, ik% Par. 
XUl, 73. — A punto. Par. Xll, S5, nel 
medesimo momento. 

Appnaaare, dal lat putere, in- 
fettare col puzzo, Inf. XVII, 8. 

Aprire* — Nel signif. prop. Inf. 
VI, «3; Vili, 130; IX, 90; XXlV, » 
e 14tK; XXVIII, 96; XXXIl, 123; 
XXXIII, 149. Purg. IX, 79, 110 e 
1S8; Xll, 91 ; XHI,46; XIV, 3; XV, 
131; XIX, 31; XXII, 43; XXV, 19; 
XXVIl,37. Par. I,87;IX, 138; XII, 
46;XXIV,119e 1*0; XXVIII, 134; 
XXXII, 6. - Nel luogo del Purg. II, 
26, tutte le ediz. hanno aperaer l' alt, 
senso assai plausibile, nondimeno la 
lez. appareer o apparver ali, trovata 
dal Dionisi In eccellenti mss. sostie- 
ne per lo meno il confronto. — Per 
est. aprir la niente, fare attenzione, 
Par. V, 40. — Aprir r occhio, rendere 
alcuno abile a vedere. Par. XX, 122. 
~ Manifestare, dire, Inf. II, 81 ; X, 44. 
Par. XI, 92 ; XXVIII, 2. — Dei colori 
d'un flore, Purg. XXXII, 69. - Al 
perf. quasi sempre apersi, una sola 
volta aprio per: apri. Par. I, 87. — 
Aprirsi nel signif. prop. Inf. XX, 32; 
XX VUI, 29; XXXIII, 66. Purg.XVIII, 
134; XXVIU, 75; XXXil, 130. Par. 
VII, 48. — Per est. manifestarsi, mo- 
strarsi, Purg. XVIll, 8. Par. XXIX, 
18. — Aprirsi neUe brcuxia, aprir le 
braccia per abbracciare, Purg. XXXI, 
100. ~ AI particip. aperto, nel si- 
gnif. prop. Inf. VIII, 130; XXX, 65. 



56 



A pruova — Arco. 



Purg. XXIIl, 108; XXVIII, 126; 
XXX1I,141 . Par. XIX, 1 e 113; XXI!, 
56. — D' un cammino aperto, libero, 
Purg. Ili, 51 ; IX, 62 ; X, 17. - Èlare 
aperto, l'alto mare, Inf. XXVI, 100. 

— A viso aperto, coraggiosamente, 
Inf. X, 93. — Per est. manifesto, vi- 
sibile, Purg. VI, 101 ; XXII, 154. Par. 
V,5SI;XXIX, 66. 

A pruoTA) T. A. 

Jk praOTO) y. A. 

Aquario, uno dei segni dèi Zo- 
diaco, Inf. XXIV, 2. 

Aquila, V. Aguglu. — Nel si- 
gnif. prop. Inf. IV, 96. Purg. IX, 20. 
Par.l, 48; XVIII, 107. - L'aquila 
di cui si paria, Purg. XXXII, 125, 
rappresenta gl'imp. romani. — L'a- 
quila per l'insegna dei Romani, Par. 
VI, 1. — Stemma dei Signori da Po- 
lenta, Inf. XXVII, 41. 

AquUoiie, parte del mondo op- 
posta al mezzogiorno, Purg. IV, 60. 

— Il vento settentrionale , Purg. 
XXXIII, 99. 

Aquino (TomiiiAs d^) , uno 
dei più grandi dottori della Chiesa, 
nato nel castello di Roccasecca nel 
regno di Napoli i'a. 1224, morto nel 
1274 a Fossanuova nel regno mede- 
simo, essendo in viaggio per andare 
al Concilio di Lione. D. ammette 
l opinione vulgatissima che morisse 
avvelenato per ordine di Carlo An- 
gioino, Purg. XX, 69. — Nel Par. X, 
99, apparisce a Dante, e gli raccon- 
ta la vita di san Francesco nel Can- 
to XI. 

ArÀbi, con V accento sulla penul- 
tima, per: Àrabi, Par. VI, 49. 

A ragione, v. A. 

Aragona. Purg. XII, 44. 

Ararne, cangiata in ragno da 
Minerva, Inf. XVII, 18. Purg. XII, 43. 

Aragona. Purg. Ili, 116. 

A randa, v. A. 



.Inf. XXVI, 30. 

Ariila, piccolo fiume Ili Toscana, 
nelle vicinanze di Siena, Inf. X, 86. 
V. MONT' Apbbti. 

Arliltrio, la volontà dell' uomo, 
Purg. Vili, 113; XXVII, 140. - Il li- 
bero arbitrio, Purg. XVI, 71 ; XVllI, 
74. — Per suo arbitrio, Par. V, 56. 

Arbore, albero, Purg. XXIII, 73; 
XXIV, 113; XXXII, 46. 

Arbttseello, secondo la Cr. ar' 
bucello, dal lat. arbor^ arbondUut, e 
in varie ediz. arboscello, Purg. XXVII, 
134. 

Area, cassa. — Generalmente, Par. 
XII, 120. — Perriporvi danaro, Par. 
Vili , 84. — La cassa d' un carro, Purg. 
XXXII, 125. - Per similitudine, un 
avello, Inf. IX, 125; X, 29. - Più 
specialmente: 1' arca dell' alleanza, 
Purg. X, 56. Par. XX, 39. - Figura- 
tamente i Beati sono detti arche. Par. 
XXIII, 131. 

Area (Oell^) nome d'una fami- 
glia nobile di Firenze, Par. XVI, 92. 

Arcanamente, misteriosamen- 
te, Purg. XXIX, 120. 

Areanselo. Par. XXVIII, 125. 

Arcano, il mistero. Par. XXVI, 44. 

Arehiano, torrente che sbocca 
neir Arno, Purg. V, 95 e 125. 

Arehlmandrila , titolo che la 
Chiesa greca dà agli abati che sono 
preposti a più monasteri. D. lo at- 
tribuisce a san Francesco d' Assisi, 
Par. XI, 99. 

Arcione, dal lat. arcus; ordina- 
riamente al pi. per: sella, Purg. VI^ 
99. 

ArclTCseovo, lat. Archiepisoopusy 
Inf. XXXIll, 14. 

Arco. — La porzione d' un cercbio 
ingenerale, Inf. VII, 128;* XII, 52; 
XVIII, 102; XIX, 128; XXIV, 68; 
XXVll, 134; XXXIV, 18. Purg. XI 11, 
6; XXXI1,30. Par. XVIII, 62; XXVII, 



Ardente — Artzto, 



37 



SO. — Arco della tchienù, dei delfini 
che iocarvano il dosso, Inf. XXII, 
90. — L' arco d' un ponte, Inf. XXI, 
106. — Arco di ponte, d' un uomo cbe 
va curvo, Purg. XIX, 4Ì — Per est. 
arco degli annt, la vita umana parago- 
nata a un arco, Purg. XIII, 114. — 
L'arco per saettare, Inf. XII, 60 e 
68. Purg. XXXI, 17. Par. I, 119; 
XXIX^ 24. - Per est. l'arco delVeai- 
Ito, Par. XVII, 56. — Siccome si di- 
rizza l'arco verso l'oggetto al quale 
si mira, arco significa spesso : l' in- 
tenzione, il desiderio di fare o di con- 
seguire una cosa, Purg. VI, 131 ; XVI, 
48; XXV, 18. Par. IV, 60; Vili, 103; 
XV, 43; XXVI, 24. — L' arcobaleno, 
l'iride, Purg. XXIX, 78. Par. XII, 11. 
Ardeste, Brillante. Nel signif. 
prop. Purg. XXII, 120; XXVIl, 96. 
Par. X, 180; XXI, 14; XXIII, 83. - 
Nel signif. morale, Par. XXIII, 8; 

XXV, 108 ; XXXI, 142. 
Ardere, verb. neut. bruciare, Inf. 

XXIV, 101 ; XXVII, 24. Purg. IX, 31 ; 

XXVI, 18; XXIX, 150. - Splendere 
come corpo acceso, Purg. Vili, 90 ; 
XVIII, 78. Par. Ili, 24; XV, 34; 
XXIII, 28. — Verb. att. ardere, co- 
me supplizio^ Inf. XXIX, 117. » Per 
est. dell' amore , Par. IX , 97; XV, 
87; XXII, 32; XXVI, 15. - Ardere 
dei desiderio, bramare, Inf. II, 84. 
Purg, XXIX, 61. Par. XXVI, 90; 

XXVII, 90; X:XXIII, 28. - Particip. 
ano, V. ivi. 

Ardimento. Purg. XXIX, 24. 

ArdlnKlii, antica famiglia nobile 
di Firenze, Par. XVI, 93. 

Ardire, dall'ali, kart, duro; osa- 
re, Inf. XXX, 14. 

Ardire, sost., l' ardimento, il co- 
raggio, Inf. II, 123 e 131. Purg. 
XVIII, 9. 

Ardite. Inf. Vili, 90; XVII, 81 ; 
XVIII, 89; XIX, 99; XXIV, 60; 



XXVIII, 102. Purg. JIII. 103; XIII, 
121 ; XV, 100. Par. XXIII, 68; XXXIl, 
122; XXXIII, 79. 

Ardore. — Nel signif. fisico, Inf. 
XIV, 37; XXV, 67. Purg. XXV, 122. 

— Nel signif. flg. ardor di amore, 
Purg. XV, 70. Par. VII, 74; XI, 37j 
XIV, 40; XXII, 64; XXXI, 17. - 
L* ardore del desiderio, Inf. XXVI, 
97. Par. XXIX, 48. — Avverei ardori, 
Inf. IX, 68. Credevasi nel medio evo 
che una sfera di fuoco circondasse la 
nostra atmosfera e cbe le esalazioni 
fredde delia terra innalzandosi a det- 
ta sfera, mediante la loro dilatazione, 
producessero i venti. 

Arduo, difficile. Par. XXX, 36. 

— Per : alto, elevato, superbo, Par. 
XXXI, 34. 

Ardor», la Cr. legge areura, Inf. 
XIV, 42, il fuoco, r arsione. 

Arena. Inf. HI, 30; XIV, 13 e 38; 
XVI, 40; XVII, 35; XXIV, 85. Purg. 
XXVI, 44, e spesso. La maggior par- 
te delle ediz. leggono rena invece di 
arena e non usano arene che nel pi. 

— Siccome i mas. scrivono larena, 
ò vano il disputare se abbiano inteso 
dire V arena o la rena, V. Rbka. 

Aretino, abitante di Arezzo, Inf. 
XXII, 5. — L' Aretin che r^ase Inf. 
XXX, 31, cioè: Griffolino, v. ivi. — 
V Aretin che dalle braccia Fiere di Ghin 
di Tacco ebbe la morte Purg. VI, 13, 
oioè: messer Benincasa d'Arezzo, che, 
essendo vicario del podestà di Siena, 
avea fatto morire un fratello di Ghin 
di Tacco, per ruberie. 

A retro, v. A. 

Aretnon, ninfa trasformata in 
fonte (V. Ovidio, Metam., lib. v, 409 
eseg.}, Inf. XXV, 97. 

AresBO, città di Toscana, Inf. 

XXIX, 109, dove quello cbe parla è 
detto Griffolino dai commentatori, e 
fu arso come stregone. 



3S 



ArgenH (FVftjo|»o) — Arittotele. 



Argenti (FIUppo). Inf . VIII,61 . 
Fiorentino della famiglia de' GaviciaU 
li, ramo degli Adimari, uomo ricco e 
potente, ma facile ad accetti di fu- 
rore per lieve cagione. Il sopranno- 
me di Argenti gli fu dato, per aver 
fatto porre i ferri d' argento al suo 
cavallo. (V. Boccaccio, Decam$ron9, 
g. ix,n.8.) 

Arsenio. Inf. XiV, 107; XIX, 4, 
95 e 111 Purg. VII, 73; IX, 118; 
XVII, 84. Par. Xytll,96; XX11,88. - 
Nel luogo dell' Inf. XXXU, 115 £• 
piange qui V argento d^' PrancB»chi, ar- 
gento è usato per ironia alla francese : 
Vargentf cioè : il denaro, dal quale 
erasi lasciato guadagnar». 

Argia, figliuola di Adrasto, moglie 
di Polinice, Purg. XXII, 110. 

Argine, dal lai. arget che dice 
vasi anticamente per aggett Inf. XV, 
3 e 17; XVIII, 17 e 101 ; XIX, 40; 
XXI, 136. 

Argo, custode della vacca Io, ucci- 
so da Mercurio, Purg. XXIX, 95. - La 
nave degli Argonauti,Par.XXXIII,96. 

ArgoUea gente, per: Greci, Inf. 
' XXV1II,84. 

ArgoBsentaure, ragionare, Purg. 
XVI, 130 ; XXXIll, 97. Par. IV, 19 e 
49; V, 95. ^ Nel medesimo signif. 
argomentare, Purg. XXXill, 97. Par. 
XI, 138. - Gonchiudere, Par. VII, 
145. — Pensare a.... prepararsi a.... 
Inf. XXII, 21. Purg. XXV, 15. - Af. 
faticarsi, ingegnarsi, Par. XXV, 118. 
- Nel luogo del Purg. VI, 1S9 Jir<r«é 
del Tpùpol tuo che ai argomenta, pare 
che: argomentarsi abbia il signif. 
d' : ingegnarsi, studiarsi. La Cr. legge 
sì argomenta^ d' onde sarebbe difficile 
cavar senso plausibile. — Come sost., 
r argomentazione. Par. Il, 63. 

Argomento, propriamente : il ra- 
gionamento, Inf. XXVll, 106. Purg. 
XXXI, 75. Par. IV, 89; XXVI, «5; 



XXXI, 75. ~ Per est. la facoltà di 
ragionare, r intelligenza, la ragione. 
Par. XV, 79. — La prova, Inf. XIX, 
110. Par. XVII, 135e U»; XXiV, 65, 
69 e 78. — Il mezzo, il ripiego, Inf. 
XXXI, 55. Purg. Il, 91 ; XXX, 136. - 
Nel Kiogo del Par. IV, 68 Parere fu. 
giutla la nostra (telaste) giuelizia Ne- 
gli oocM de* morteUi, è argomento Di fé' 
dee non d'eretica nequisia^ il signif. 
d' argomento è molto Incerto. Gli uni 
lo spiegano per : prova, cio4 : che la 
giustizia divina appaia ingiusta in un 
caso particolare, 6 prova di fede;i>v- 
vero : aver dubbio nello spiegare la 
giustizia divina in un caso partieo- 
lare è prova di fede in questa giustizia 
generalmente. Gli altri spiegano: Che 
la giustizia divina ci sembri iiigiosta, 
è un motivo per noi di credervi ; il 
che equivale al famoso : credo quia 
absurdum. Altri per ultimo, spiegano : 
Che la giustizia divina sembri ingiu- 
sta, è qoistione di fede, un problema 
che la fede dèe sciogliere ; Il che com- 
bina con la prima interpretazione, lo 
mi sento propenso alla prima.— (ilr^o. 
mento ha forse il signif. d' éndusione,) 

Arguto, -^ della parola, Purg. 
XIII, 78. — del volto e dell' apparenza 
di alcuno; vivo, animato, Purg. 
XXIX, 144. 

Aria. Inf. Ili, 99 ; XXVllI,ia4. Le 
ediz. variano all' infinito nell* uso di : 
aria, aere, aer e avrà. V. ivi. 

Arido, secco, Inf. XIV, 13. 

Ariète, eoo r accento sulla penul- 
tima, invece di ariete; uno dot «egni 
del Zodiaco, Par. XX Vili, 117. 

A rinapetto, v. A. 

Aringo, dall' ali. rtriff. piazza pub- 
blica ; l'arena, il campo della pugna, 
Par. 1,18. 

Aristotele. Purg. Ili, 43w — Indi- 
cato, Inf. IV, 131, come II maeetro di 
color c^ sanno. 



A riiroio — Àrria, 



39 



A rltr<Mi«f ▼. A. 

Arti) Ut. Arelate, città di Provenzt 
avi Rodano, Inf. IX, 112. 
Arma, v. Armb. 

Armmre. Inf. Xyil,37. — Armar- 
«, Inf. XXXIV, SM. Par. XVII, 109. - 
Armarn dèi monte, Purg. XIX, 1U, 
cioè: farei difesa dei monti. — Di vi- 
vanda, proTvederei di viveri, Inf. 
XXVUI, 56. - Nel sigoif. fig. prepa- 
rarai, Par. XXIV, 49. — Armalo, par- 
tlcip. Inf. IV, 123; XII, 56, Purg. XII, 
32. 

Arme e Arma. Inf. XVll, 8. Purg. 
XX, 73 ; XXH, 65. Par. VI, 26 ; XVI, 
47. - fwm d' orme, Inf. XXVII, 67. - 
armii'Amor, Purg. XXXI, 117. — 
armi, stemmi. Par. VI, 111. 
Armealo. Inf. XXV, 30. 
Armoni». Par. I, 78; VI, 126; 
XVII, 44. 
ArmonteMre. Purg. XXXI, 144. 
Arnaldo l»«iilello, Aroautz Da. 
Diel, Purg. XXVI, 142, uno dei Tre 
vatori più celebri, lodato da D. e da 
Petrarca, ma le di cui opere a noi 
pervenute, secondo Rayoouard, non 
corrispondono alle Iodi. Y. la spiega- 
zione de' suoi versi provenzali alla 

voce TaR M* ABBLLIS. 

Avneoe^ dall' ali. Aomtfefc, coraz- 
za, propriamente: mobile, arredo, 
strumento, Purg. XXIX, 62. — Per 
metafora : una fortezza, Inf. XX, 70. 
Boti lo spiega : ornamento della eoo- 
trada. 

Arala, alveare; — per: le api, 
Inf. XVI, 3. Alcuni mss. leggono ar- 
m invece d' amie. 

Arno, fiume primario della Tosca- 
ttS, Inf. Xllt, 146; XXIII, 95; XXX, 
65; XXXIII, 83. Purg. XIV, 24. Par. 
XI, 106. — Trovasi una sola volta con 
r articolo, Purg. V, 126. — Ama in- 
vece di Firenze che è situata sulle sue 
rive, Inf. XV, 113. 



A romoro, v. A. 

Aronta,aruspice etrnsco^Inf. X X , 
46. 

Arpa* Par. XIV, 118. 

Arpie. Inf. Xlli, 10. 

Arra, lat. arrha, pegno, Purg. 
XXVIII, 93. Par. XIX, 146. * In sl- 
gnif. flg. profezia che prenunoia e ga- 
rantisce r evento, Inf. XV, 94.' 

ArrabMalo, dal lat. roMft, Inf. 
XXX, 79. 

Arredo, forse dall'ali, heerde , 
gregge, Inf. XXIV, 138. 

Arreotarol. Inf. XIII, 24 ; XV, 
38; XXI, 69; XXIII, 40; XXVIII, 
58. Purg. II, 87; 111,83; V, 61; 
VI, 7; VII, 79; Vili, 139. Par. X, 
80. — Arrestarsi, perder tempo, Inf. 
XXUI, 40. Purg. XIX, 139; XXVIl, 
02. 

Arretrarsi, dal lat. retro, retro- 
cedere, Par. XX XII, 145. 

Arrleelare, da Hocio, forse dal 
lat. $reotu9 — dei capagli, Inf. XXIIl, 

19. 

Arridere, sorridere. Par. XXXIII, 
126. — lo signìf. att. arrisimi un cen- 
no, cioè : mi fece sorridendo un cenno, 
Par. XV, 71. 

Arriso ( r alto) , lat. Henricus, 
rimp. Enrico VII di Lussemborgo, 
Par. XVII, 82. — D. vede nell'Empi- 
reo il seggio destinato a questo prin- 
cipe morto nel 1313, Par. XXX, 137. 

Arriso ( de' Fisanti o Fi fanti ), 
fiorentino. D. chiede di suo esse- 
re, Inf. VI, 80, ma non ne parla pid 
nel rimanente del Poema. 

Arrigo (d* Inghilterra), il re della 
eemplice vita Purg. VII, 131 , è Enrico 
IH re d' Inghilterra, morto nel 1272. 

Arrigo (Manardi) v. MAHABni. 

Arrigneei, antica e nobile fami- 
glia di Firenze, Par. XVI, 108. 

Arrlo, eresiarca, autore della setta 
degli Arriani, Par. XUl, 127. 



40 



Arrivare — Artista, 



Arrivare, dal lat. ri|ia,rivfl, verb. 

neut. Inf. X11I,1 ; XIV, 8; XV, 90; 

XXIV, 7% Purg. V, 98. - In signif. 

fig. Par. XXXI, 15. — Per est. divenir 

parte o quota, Par. XXIV, 45. — 

Verb. att. approdare, Inf. XVII, 8. 

Purg. XVII, 78. 
Arrogante. Purg. XI, 6% 
Arroneigiiare^ dal lat. runco, 

prendere con un ronciglio o uncino, 

Inf. XXII, 35. V. RONCIGLIARB. 

Arrossare) dal lat. nu$u$, ital. 
ro«so,arrossire,Par. XXV11,54. — Quei 
eh' arrossati per lo staio Par. XVI, 
105, i Chiaramontesi o Ghermontesi, 
secondo rAnonimo e Benvenuto, per- 
chè uno di loro aveva fraudolente- 
mente scambiata una doga d' una 
pubblica misura (Io staio) per dimi- 
nuirle capacità. — V. pure Purg. XII, 
106. 

Arrostarsi, da rosta, frasca per 
farsi vento, dall' ali. rost, farsi vento, 
e per est. agitarsi, difendersi, scher- 
mirsi dal fuoco che piove d' alto^ Inf. 
XV, 39. 

Arsenà, secondo la Nidob. e Lom- 
bardi ; Arsanli secondo la Cr.; Ar- 
senal secondo alcune ediz. antiche. 
Tali sono le diverse forme che tro- 
vansi di questa voce d' origine orien- 
tale, proveniente dall' arabo Darèsz 
Szanaàt : casa dell' arte, onde Tersha" 
nà* era detta la parte del porto. di 
Costantinopoli in cui tenevansi i can- 
tieri, e Darsena la parte interiore del 
porto di Genova destinata per le ga< 
lere dello Stato, Inf. XXI, 7. La lez. 
Arsanà trovasi nel maggior numero 
de'mss. e si approssima più alla pro- 
nunzia volgare di questa voce in ve- 
neziano. 

Arsieelo, da arso, ardere, Inf. 
XIV, 74. Purg. IX, 98. 



Arso, da ardere, add. Inf. XIV, 
ni ; XXX, 75. Par. XVIIl, 100. — 
Partici p. di ardere, Inf. X1I1, 40. 
Purg. XXVI, 16. 

Arsura. Purg. XXVI, 81. — Le 
fiamme dell'Inferno, Inf. XIV,4*. — 
Il fuoco interno, l'ardore che consu- 
ma un ammalato, Inf. XXX, 127. 

V. ÀRDUBA. 

Arte, — dell'uomo, Inf. IV, 73; 
IX,1«0; X, 61; XI, 108; XIII, 145; 
XXIX, 116. Purg. I, 1i6; IX, 71 e 
126; X, 10; XI, 80; XV, 21 ; XXVI, 
123; XXVII,1.S0; XXXI,49; XXXllI, 
141. Par. 1, 128 ; 11,128; X,43; XIU, 
123. ~ degli angeli. Par. XXIX, 52; 
XXXI,132.— L' astutezza, Inf. XXV!, 
61 ; XXVII, 77. Par. VI, Ì03. - La 
scienza, Purg. IV, 80. Par. XIV, 123. 
-^ Arte prima, la grammatica. Par. 
XII, 138. — Le arti magiche, Inf. XX, 
86. — V arte applicata alle opere del- 
la Natura, Inf. XXXI, 49. Purg. XXV, 
71. — alle opere divine, Inf. XI, 100 ; 
XIV, 6 ; XVIII, 10 ; XXIX, 10 ; XXI, 
16. Par. VIII, 128; X, 10. 

Artessa, lat. artue, la strettezza, 
Purg. XXV, 9. Voce antiquata. 

Artleolare, V articolazione, V or- 
ganizzazione, Purg. XXV, 69. 

Artificio, per : arte, Purg. XII, 28. 

Artlg;liare, prendere con gli ar- 
tìgli, tnf. XXII, 140. 

Artiglio, dal lat. articulue, le un- 
ghie d'un uccello di rapina, d'una 
belva, delle Arpie, Inf. XIII, 14. — 
Nel signif. flg. dell'Aquila Romana, 
Par. VI, 107 — d'un diavolo, Inf. 
XXII, 137. — Per est. d' un nomo, 
Inf. XXX, 9. 

Artimone, lat. artemon, — La 
vela dell' albero d' artimone, che è ti 
più prossimo alla poppa, Inf. XXI, 15. 

Artista. Par. XIII, 77 ; XXX, 33. 



1 Le « Chiose » attribuite «1 Boccaccio hanno la forma singolare « Ja tersooaia. » 



Ario — AipetÉare, 



41 



-Per: cantore, particolarmente, Par. 
XVIII, 51. — Per: artigiano, Par. 
XVI, M. 

Arto, stretto, Inf. XIX, 4S Pnrg. 
XXVII, 132. Par. XXVllI, 33 e 64. 

ArÉ^ il famoso re di Brettagna 
celebre nei romanzi della Tavola Ro- 
tonda, Inf. XXXII, 6% ; ò detto di esso 
che con un colpo di landa passò ftior 
faori il petto del suo Aglio Mordrecco, 
che l'aveva assalito a tradimento, per 
modo che ruppe l' ombra fatta dal suo 
corpo, cioè, che per il foro della feri- 
ta passò la luce. V. Ombba. 

Armanli, v. ArsbrX. 

AfleeUa, lat. awiUa, Inf. XVll, 13; 
XXV, 11«. 

Aseendere, salire, Purg. XI, 129. 

Aaeesi, volgarmente Assisi, cittli 
dello Stato ecclesiastico, patria di 
san Francesco, fondatore dell'Ordine 
dei Francescani, Par. XI, 53. Facendo 
un giuoco di parole, D. pone Ascesi: 
io salii, dicendola debole denomina- 
zione, dovendosi piuttosto chiamare 
Orimte, 

AaetìaokO (Caeelad'). Asciano è 
an piccolo borgo in quel di Siena, pa- 
tria di Caccia, uomo ignoto. D. lo ri- 
corda come uno della brigata di quei 
giovinastri ricchi di Siena, che ave- 
vano fatta combriccola per dissipare 
in poco tempo i loro averi, Inf. XXIX, 
131. 

Aflelolto, particip. di aseioglìerey 
liberato. Par. XXVII, 76; Vedendo 
ch'io non era più occupato. La Ni- 
dob. legge assòlto, . • 

Aaeisflo, separato, disgiunto, 
Purg. VI, 123. La Gr. legge tdsso, 
v.ivi. 

Aaelagare, forse dal lat. ex-su- 
^r«, seccare, Inf. XXX, 68. — Nel 
signif. lat. assorbire, Purg. XIV, 35. 

A«elaUo,add. secco, Inf. IX, 81 ; 
XVUl, 121 ; XX, 21. Pnrg. XXIII, 49. 



AMCQiimre^- lat. auseuUaf, Inf. 
IV, 26; Vili, 22; IX, 4 ; XV, 99 ; XX, 
57; XXIX, 71; XXX, 130. Purg. IV, 
10; V, 45; XIV, 68; XV, 124; XVI, 
14; XXII, 128; XXIV, 1U; XXVI, 
122; XXIX, 15; XXXI, 46. Par. II, 
62; XVIII, 20; XXIV, 148; XXVII, 
183; XXXII, 48. — Ancolts per : ascol- 
ti, Inf. XX, 68. Purg. XV, 124. 

JkmnoUmr (F), sost., l'attenzione, 
Purg. Vili, 9. 

Ascondere) lat. ab«eon(f«r(>, Purg. 

XXII, 95. — Asconderti, Inf. IX, 62; 
X, 121. V. Nascoivdsrb. 

Aaeom», particip. di ascondere, 
arcano, segreto, Inf. XXVI, 27; 
XXXIV, 433. Par. II, 27. - Oscuro, 
Purg, XX, 90. 

Aodente, ciabattino di Parma, 
che erasi fatto indovino, Inf. XX, 118. 

A Mseonda^ v. A. 

A (sfaiiiiira, V. A. 

Asopo, fiume della Beozia, Purg. 
X Vili, 91. 

Asperges me. Purg. XXXI, 98. 
Parole dei Sai. l (li) ver. 9. Asperges 
me hyssopo et mundabor : Apergimi 
d'issopo, e diverrò móndo, poro. 

Aspersione. — In signif. prop. 
Purg. XXXI, 78, vi si parla di fiori 
che gli angeli spargono sopra Bea- 
trice. V. Apparsionb. 

Aspettare. Iiif. VI, 111 ; XVI, 14; 
XVIII, 39; XXII, 82; XXIII, 80; 
XXIX, T7; XXXI, 128; XXXII, 69 
e 82. Purg. IV, 49 e 95; X, 85: XIII, 
100; XVII, 59; XXVII, 139; XXXI, 
61. Par. X, 75; XXII, 19; XXIII, 8. 
— Aspettarsi, essere atteso, Inf. Vili, 
il. Purg. IH, 75; XIII, 10; XIV, 122; 

XXIII, 89. Par. VII, 55; XXVII, i45; 
XXXI, 124. — Aspettarsi a uno, Purg. 
XVIII, 47. Par. XVII, 88 come In 
francese: s* attendre è quelque chose, 
riporre la sua speranza In alcuno, 
fidarsi a lui, impromettersene. 



42 



AipeUo — Atsemprare. 



AspeÉto, la faccia f il volto del- 
l' aomo, Inf. X, 74 ; XV, 56; XXXHl, 

57. Purg. Vili, 83; XXIIl, 45; XXIX, 

58. Par.I, 67; IV, 47; XXVIU, 104; 
XXXIII, 101. " L'aspetto, l'appa- 
renza, Inf. XVIII, 85; XXI, 31 ; XXV, 
76. Purg. M4; II, 79; III, 107; VII, 
104; XV, 114; XXVI, 6; XXVII, 71; 
XXXIII, 19. Par.II,111; 111,3658; 
XXIII, 4; XXVII, 137; XXXII, 64. - 
La vista, lo sguardo, l'occhio, Purg. 
XV, 114; XXIX, 58 e 149. Par. XI, 
sa); XX, 131; XXV, 110; XXX, 44; 
XXXIII, 81 . <- Tenea il Sole il etrchto 
di merigge, Che qua e là carne gli aepet- 
ti fassi Purg. XXXIII , 105, cioè: i 
meridiani sodo diversi secondo i pun- 
ti dai quali si guarda il Sole, ovvero: 
secondo i diversi gradi di longitudine. 
— Nel luogo del Par. XVIII, 18, il 
secondo tupetto mostra dover signifi- 
care: r aspetto del volto di Beatrice, 
detto secondo aspetto per corrispon- 
denza al piacer etemo che raggiava 
dirittamente sopra di essa e che for- 
ma il primo aspetto» — Par. XXXII, 
38 V uno e V attiro aspetto della fede , 
cioè: la fede in Cristo venturo, e la 
fede in Cristo venuto. 

Aspirare, desiderare, Purgàt. 
XXXI, 24. 

Aspro, selvaggio, Inf. I, 5; XIII, 
7. Purg. XI, 14. — Acre, acerbo, Inf. 
XI, 71; XXX1I,1. Purg. II, 65; XVI, 6. 

AMiag^lare, dal lat. exagium, 
saggio, Purg. 11,54. 

Ansala lat. ad-satis^ avv. — Molto, 
Inf. IV, 100; Vili, 1; XI, 68; XIV, 
SO; XVI, 30; XVII, 1«7; XVIll, 5; 
XXII, 147; XXVI, 81; XXX, 62,- 
XXXI, 50; XXXII, 17; XXXIII, 61. 
Purg. V, 78; VIII, 45; Xlll, Iti ; XV, 
11 ; XXI, 55 e 87; XXII, 100; XXIII, 
94. Par. IV, 79; VI, 14«; Vili, 55; 
X, 44; XX, 70; XXIV, 83 ; XXV, 94; 
XXVUI, 1S9. - D'assai, Inf. XXIX, 



123. ~ Più assai, Purg. IV, 41. - 
Nel signif. di: abbastanza, Inf. VII, 
43; X.XXIV, 72. Purg. V, 35; XXVIU, 
134 Par. 1, 17. -- Talvolta il signif. 
dipende dalla interpunzione, come 
Inf. XXIII, 85. - Add., più, molti, 
Inf. XII, 123 ; XXIII, 143. Par. XXIX, 
i». 

Aflaalire, lat. ad-sàlire, assaltare. 
Nel signif. prop. Inf. II, 93; VI, 63. 
" Nel signif. flg. del dolore, faif. XI, 
27 - della febbre» Inf. XXV, 90. - 
Particip. assalito, Purg. II, 129. 

AflaalU. Inf. IX, 54. Purg. Vili, 
110. Par. IX, 30. 

AasaBinare, propriamente: pren- 
dere con le saune o zanne, v. Ivi. Inf. 
XXX, 29. ^ Per est. prendere, tor- 
mentare generalmente, Inf. XVIII, 
99. -* Assaltare, Purg. XIV, 69. 

AmmmwIim») d orìgine araba ofci- 
s9Ìn, Inf. XIX, 50. Il supplizio al qua- 
le allude D. in questo luogo dicevasi: 
propagginare ; e facevasi sotterrando 
vivo con la testa all' ingiù il paziente. 

Amseilerfll, sedersi, Inf. XV, 39; 
m' asseggia è forma poetica per : mi 
sieda o assegga. - 

Assegnare, lat. assignarey Par. 
VI, 138. 

Assenaprare. Il Voc. della Gr. 
non pone altro signif. di questa voce 
che quello di : copiare, imitare, che 
nel luogo dell' Inf. XXIV, 4, dareb- 
be il senso: la brina scrive, iaiita 
sulla terra 1' Immagine della saa 
bianca sorella, cioè : la neve. Vella- 
tello tiene assm^prare sinonimo dì 
somigliare, rassomigliare, che aon 
bene si accorda con immagine che 
vuole un verb. att. Peraltro: assem* 
prare, assemplare e assembrare non 
sono che varie forme tutte ritraenti 
al verbo: radunare, mettere insie- 
me ; e D. nella Vita Nwumi (oap. i) 
dice : parole U quali è mio iniendU 



Asaennam •— Àitunio. 



43 



«Mulo <r ai$«mpUwe in qui$to libro, 
dove tuiemplare pare die abbia il si- 
goif. di : rìnnire, mettere iotteme ; e 
nella Caaxoae Qitantunque volta le 
parole Tanto dolora intorno al cor 
m' a$aembra La dohrota mmte, aasem- 
hrwt b« ebiaramente il signif. di : ra- 
gunare. Applicando questo signif. alla 
voce del luogo citato, ne emergereb- 
be il senso : la brina raguna, ammonta 
sulla terra. 

A—emwrei da tanno, avvertire, 
istruire, Inf. XX, 97. 

Aeeettsoj l'assentire, il consenti- 
mento, Par. IX, 17. — Specialmente 
il consentimento che dk il compare 
io nome del bambino ciie ai battezza, 
Par. XII, 6(. — Nel signif. flg. la to- 
glia deW aaaenao Purg. XVIU, 63. 

Aflfleniire) consentire, permet* 
tefe,lnf. XVIII, 45. Purg. XIX, 86. 
- AsatfUirei un aoU Purg. XXI, 101, 
P^r ellissi: consentirei di rimanere 
ancor per un anno. — Come sost., il 
consentimento, Purg. XXII, i96. 

AMiensI», lat. abaithium, — Nel 
signif. flg. Purg. XXIII, 86. 

Ammìmpo. Nel signif. prop. indur 
sete. — Nel signif. flg. eccitar desi, 
derto, Purg. XXXI, 129. Par. 1, 33; 
in,75t;XV,65;XlX,1«1. 

AMieWsto. -^ Nel signif. flg. delle 
vene che assorbono avidamente , 
Purg. XXV, 38. 

Jkmmeitmre^ mettere in ordino, 
Par. 1, isti. - AaaaHami, stabilirsi, 
ranoiccbiarti, Int. XVII, 22. — Se- 
dersi, Inf. XVII, 91 . Questa voce sem- 
bra derivata da : sedere, come : asset- 
tarsi, sedersi ne fanno fede. 

AMdearauref dar certezza, Inf. 
XXVIll, 116. Par. IV, 133; XXIV, 
103. — Asticurarai, rassicurarsi, Par. 
XXV, 34. 

AMldere, voce antiquata per: as- 
sediare, Inf. XIV, 69. — i4t«ider«t, se- 



derei, Inf. XXIV, 45. ~ Particip. Aa- 
s<«o, seduto, Purg. IV, 121; Xfll, 45. 
Par. 1, 140; XXXII, SS. 

Assiepare^ dal lat. aapas, propria- 
mente: circondar con siepe. ~ Nel 
signir. flg. Inf. XXX, 123, ftlzarù co- 
me siepe davanti ad alcuno, onde : 
impedire la vista. 

AMlrl, gli Aaairii, Purg. XII, 69. 

Amaistty V. AssioBBi. 

Aaufìvere 9 prosciogliere , dar 
r assoluzione, Inf. XXVU, 101 e 118. 

— Particip. Aaa^o, terminato, Par. 
XXV, 25. - Morto, sciolto dai le- 
gami del corpo, Par. XXXll, 44. - 
Per il luogo del Par. XXVU, 76, 

V. ASGIOLTO. 

Asnolnto. — Voglia aaaoluta. Par. 
IV, 109 e 113, volontà assoluta, de- 
cisa, opposita a volontà relativa. 

ArnsonilsIiArai^dal lat.a^-«imM{, 
Par. XXXn, 86. - Essere parago- 
nato, Par. XXI, IH. 

AMMMBim«re) dal lat. nimtna. 
terminare, finire, Purg. XXI, 112. 
Par. XXXI, 94. 

AMNiianare^dal lat. «omma, verb. 
att., addormentare. Par. XXXU, 139. 

— verb. neut., addormenterei, Purg. 
XXXII, 64. Par. VII, 15. ^ ^a9^on• 
nare, sost, Purg. XXXII, 69, la sen- 
sazione del sonno. 

AMOtlisllarsi, dal laL aubHlia, 
sforzarsi, ingegnarsi. — In signif. 
assoluto, Par. XIX, 82. — Seguito da 
intorno da, Par. XXVIII, 63. 

AMmero, Purg. XVII, 28, re di 
Pereia. (V. Estar, cap. vii.) 

Assanaere) prendersi il carico 
di... Par. XXXII, 2. — Ricevere, Par. 
XXI, 102. Bisogna leggere asauma, 
congiunt. di aasumera, e non asaum- 
ma come legge la Gr. 

AMnintO) particip. di aaaumere, 

— Natura asaunta, cioè: presa, rife- 
rendosi al mistero dell' Incarnazione, 



u 



Aita — Attento, 



Par. VII, 41. — Ricevuto in cielo, 
Par. IX, 190. — Organo atsunto, or- 
gano adoperato, Purg. XXV, 66. 

Asta, lat. haata, lancia, Par. XVI, 
153. — Per eatenz. per: quadrello, 
freccia, Purg.. XXXI, 18. V. Astic- 

CIUOLA. 

AstaHani, dall' ali. itaU, stan- 
ziarsi, «ver l'abitazione, Purg. VI) 39. 

AsÉlceiaola, dimin. d'atta, Inf. 
XII, 60. 

Astio, forse dall' ali. hasc o dal 
lat. astiu per a«<tt<t», r odio, l'Invidia, 
il livore, Purg. VI, W. 

Astére, dal lat. astur, l'avvoltoio. 
D. chiama €istor ceUstiaH gli Angeli 
che difendono le ombre nel Purg. 
contro gli assalti del Serpente, Purg. 
Vili, 104. 

Astro. D. chiama così una delle 
anime beate, Par. XV, 20. 

Atomante. Inf. XXX, 4, figliuolo 
di Eolo re di Tessalia il quale acce- 
cato da furore prese la sua moglie 
Ino e i suoi figliuoli, quella per leo- 
nessa, questi per lioncelli, de* quali 
ammazzò uno, onde Ino si alTbgò in 
mare con l'altro. (V. Ovidio, Me- 
tani., Ili, 964 e segg.) 

A tanto, V. A. 

Atare, cosi legge la Cr. Purg. 

XI, 34, invece di aitare che è nella 
Nidob. in Vellutello e molti mas. 

A tempo, V. A. 

Atene, città di Grecia, Purg. VI, 
139. Par. XVII, 46. - 11 ducad' Atene, 
Tnf.Xn,17,èTeseo. 

Atleta, — per: campione, Par. 

XII, 56. 

A tondo, V. A. 

Atro, voce latina. — Nel signlf. 
fisico: nero, Inf. VI, 16. — Per est. 
della morte^ Par. VI, 78. 

Atropos, una delie Parche, Inf. 
XXXIII, 196. 

Attaeearol, d' origine incerta, 



appiccarsi, fissare gli sguardi sopra... 
Inf. XXVIII, 98. 

AUeg^m^^ d' origine ignota, 
questa voce indica 'propriamente l'at- 
to d' una persona, cosi Purg. X, 78 
Di lagrime atteggteUa e di dolore, rap- 
presenta r immagine d' una donna 
desolata, piangente. 

Attemparsi, dal lat. tempue, in- 
vecchiare, Inf. XXVI, 19. 

Attendere, aspettare, Inf. III, 
108; V, 107; VIII, 106; X, 69; XIII, 
79 ; XVI, 199; XXVIII, 99. Purg. VII, 
69; XI, 197; XIII, 77; XVII, 79; XX, 
41. Par. IX, 80. — Stare attento, 
ascoltare, Inf. X, 199; XI, 97; XIX, 
199; XX, 1191 XXII, 99; XXIX, 14; 
XXX, 60. Purg. X, 109. Par. XXVn, 
77. ^ Spesso si costruisce con a, at- 
tendere a... Inf. XXV, 96; XXIX, 94. 
— Osservar la promeasa, Inf. XXV 11, 
110. — Attenderei, divenire attento ; 
speaso con a, Inf. XVI, 13. Par. XIll, 
99; XV, 31. - Il perf. è attesi, Inf. 
XX, 119. — Particip. atUeo, attento, 
Inf. XIII, 109; XXVI, 46. Purg. XII, 
76; XXVI, 96. Par. 1, 77. - Aspet- 
tato, Par. VIII, 71. " Come sost. 
r aspettazione, Par. XXV, 67; -^ e 
r azione dell' aspettare, Inf. XXYI, 
67 ; XXVIII, 99. 

Attenersi, fissarsi a un oggetto, 
mr XXXIV, 89. - Attienti per: bU 
tieniti, Inf. XVIII, 75, è generalmente 
spiegato per: fermati, o : sta attento, 
signif. molto remoti e senza esempio 
del verb. attenere. Sarebbe meglio 
leggere con Guiniforte, Viviani e 
Costa, attendi da attendere, sta at- 
tento. 

Attentarsi, ardire, azzardare, 
Purg. XXV, 11; XXXIII, 93. Par. 
XXII, 96. 

Attento, add.,Inf. IX, 4; XXV, 
44; XXVII, 31. Purg. II, 118; IX, 
139; XV, 139; XVID, 9; XX, 17; 



AtHrgarii — Anmare, 



45 



XXU,116. Par. XI, 1»; XXIII, 11 ; 

XXV, 116; XXVI, 3; XXXIII, 98. 
- Particip. d'attendere, rivolto Terso 
OD oggetto, Purg. XV, 139; XXXII, 
1 ; XXXm, 99. Par. VI, 13; XXVI, 
m; XXXI, 140. 

Aiiergarsl, da ftrgo, andar die* 
tro ad alcuno, Inf. XX, 46. 

Atterrare, abtMsaar gli occhi 
verso terra, Purg. III, 81. — Gittare 
a terra, Par. VI, 49. — Atterrarti, 
essere per terra, Purg, VII, 133. — 
Gittarsi a terra, Purg. IX, 129. -~ 
Della folgore che si precipita verso 
terra, Par. XXIII, 4«. 

Attesa, ?. Attbrdbrb. 

Attila, re degli Unni. D. lo trova 
fra i tiranni nella fossa di sangue, 
Inf. XII, 134 — e nell* Inf. XIII, 149 
seguita la tradizione popolare ohe lo 
taceva distruttore di Firenze. 

Attingere e AUignespe, voce 
iatiua, toccare. — Per est. degli oc- 
chi che veggono è toccano per certo 
modo un oggetto, Inf. XVIIl, 1St9. - 
^'Ai^Aeperiattinghi. 

Attivo. Purg. XXV, 5S e 73. - 
E prlocipalmente nel signif. asceti- 
co: attivo, opposto a contemplativo, 
l^ar. VI, 113, 

Atte, razione, Purg. Ili, 11; 

XXVI, 88. Par. V, 30; VII, 33 ; XVIIl, 
35. — La funzione, Inf. V, 18. — 
l* azione, il movimento, come : atto 
diUagoia Inf. XXIII, 88. Purg.XXIX, 
U. - L'atto, l'operazione, l'influen- 
M, Par. X, 39; XIII, 61; XXVIII,110; 
^XIX, 139; XXX, 48. - Le azioni, i 
movimenti corporali ohe formano 
i' auitudine, il gesto, Inf. IX, 39; 
XXI, SS; XXIU, 89. Purg. IV, 141; 
VU, 88; X, 38 e 138; XII, 831; XV, 
88; XXV. 14; XXIX, 48; XXX, 70. 
»*ar. I, 6«; XIV, «1; XXX, 37. ~ 
l aspetto, il sembiante, Purg. XXIV, 
W. Par. XXXli M. - Per est. l'ap- 



parenza, la faccia del cielo, Par. XX, 
7. - In atto, Purg. XVUI, «1, ter- 
mine scolastico, oeiii «opposto a jm- 
teniia, in realtè. 

Atto puro. Par. XXIX, 33, atti- 
vità pura. D. distingue tre specie di 
esseri, quei della prima sono atto 
puro, cioè : gli angeli ; quei della se* 
conda sono potenzia con allo Par. 
XXIX, 35, cioè: attiviti congiunta 
all' impressionabilità o facoltà di ri- 
cevere le sensazioni, cioè : gli uo- 
mini ; quei della terza sono pura pò» 
tenzia, cioè: gli elementi e la materia. 

Attorecre, dal lat. t/orqmre^ Inf. 
XXVI1,1S5.- ParUoip. Attorto, Inf. 
XXV, 11S. 

Attoaeare, dal lat. fodn'eum, pro- 
priamente : avvelenare, infettare.— 
Per est. Inf. VI, 84 Sa ti det gU ad- 
dolcia lo inferno gli attosca. 

AMrasTereare, dal lat. frontver- 
eus, traversare, passare da una parte 
all'altra, Inf. XXV, 81 ; XXXI, 9. - 
Venire a traverso, Par. IV, 91. — 
Particip. AttravertaiOf ciò che attra- 
versa e interrompe il cammino, fotee 
attravereate Purg. XXXI, 85. — Di- 
steso a traverso sulla strada, Inf. 
XXIII, 118. 

Attrll^alre. Par. IV, 46. 

Attristare, nel signif. d': intri- 
stire, depravare , corrompere , Inf. 
XIX, 104. 

AttrietArel, affliggersi, Inf. I, 
57; VII, 184. Purg. XVII, lao. 

Attaffasre, dall'ali, taufen, tou- 
chen, affondare, immergere, Inf. XXI, 
56. — In signif. passivo, inf. Vili, 53. 
— Attuffarsi, immergersi, Inf. XXI, 
46; XXU, 131. - Particip. Attuffato, 
immerso, Inf. XVIII, 113. 

AUaiare. Purgat. XXXIII, 48. 
Espressione d' incerto signif. Lom- 
bardi crede attutare formato da attu- 
rare che significherebbe: chiudere, 



46 



Attutarti — Autorità. 



turare, come il lat. obturare. Se mi 
fosse lecita una congettara, propor- 
rei ùttttia nel signif. di obtwrare, im- 
melensire. Landino ha per avventura 
letto accuia nel signif. di: assottiglia, 
lai. acuii, onde risulta un vero con- 
trosenso. Ugo Foscolo ha adottate la 
lez. abbuia che terrebbe tutte le diffi- 
coltà se avesse il fondamento dì qual- 
che autorità. Bìagioli arbitrariamente 
spiega attuta per: oscura. 

AtCataml) d'origine incerta, (dal- 
l' add. lat tu/us, sicuro?) moderarsi, 
spegnersi, cessare, Purg. XXVI, ^. 

Avdienm», l'atto di udire, d'ascol- 
tare, Par. X], 13^. Voce antiquata. 

Aadlvi^voce latina per: udii, in 
grazia della rima, Inf. XWI, 78. ~ 
Particip Anditi, v. Udito. 

Aagelletto, dimin. di augello, 
Purg. XXVUI, 14; XXXI, 61. 

Aagello, dal lat. auetUa, avieula, 
uccello, Inf. Ili, 117, dove è indicato 
specialmente il falco. — Al pi. Au- 
gelli, Purg. XVIII, 73; XXIII, 1; 
XXVII, 15 - e Augei, Purg. XXIV, 
64. 

Avsecta) V. Augusto. 

Augurarsi) v. Agurarsi. 

Angore, V indovino, Inf. XX, 110. 

AugasUi, nome proprio. Primo 
imperatore romano, Inf. 1, 71. La Cr. 
legge Aguato come pronunciavasi an- 
ticamente, Purg. XXIX, 116. — Nome 
appellativo : r Imperatore, Inf. XIII, 
68. — Augwta, titolo d'onore che 
davasi alle madri, mogli, sorelle e 
figliuole degli impp. rom. e che D. 
dà alla Madonna, Par. XXXII, 119. 
— Add. Insignito della dignità impe- 
riale, Par. XXX, 136, dove Augoeta è 
posto in rima per: Augusta; la Gr. 
legge Agoeta, 

Aal», voce latina per : corte, Par. 
XXV, 49L 

Avllile) porto della Beozia d'onde 



parti l' armata dei Greci per Trota, 
Inf. XX, 111. 

Amrm^ spesso per: aere, v. ivi; 
l'aria, Inf. IV, 27 e 150 ; XXIIl, 78 ; 
XXVIII, f04 ; XXXI, 37. Purg. 1. 17 ; 
XIV, 142; XXVIII, 110. — Un alito 
d'aria, un venticello, P«rg. XXIV, 
146; XX Vili, 7. 

AnrM*», Purg. II, 8. 

AiMarsI, da uso, assuefarsi a una 
cosa, Inf. XI, 11. Par. XVII, 11. - 
Ausarsi con tino abituarsi con alcuno, 
Purg. XIX, «3. 

AiuM, forma latina per : oso, ar- 
dito, che osa. Par. XXXil, 63 nulla 
volontade è di più ausa, 

Avaonia, nome antico deir Italia 
^inferiore, il regno di Napoli, Par. 
Vili, 61. 

Awiierleli) per: Austria, Inf. 
XXXU, 96; lez. adottata dall'Aldo 
(1M4). U Cr., Landino, Vellatello, 
Daniello da Lucca, Dionisi, Costa, Vi- 
vieni, Foscolo e l'ediz. di Firenze, 
r Aldina (1503) e 1' Antico leggono 
Austericchi, La Nidob. e Lombardi 
Osterricchi, e alcuni ms. Osterieeh. La 
lez. della Cr. mi sembra da preferire, 
e in ogni caso deesi conservare la de- 
sinenza tronca che richiedono il verso 
e l'immagine. 

Anatro, nome latino Autttr, il 
vento meridionale, Purg. XXXII, 99. 

Alitare, fattore, in questo signif. 
Dio è chiamato verace autore, Par. 
XXVI, 40, come autore della Sacra 
Bibbia. — D. chiama Virgilio : il suo 
autore^ Inf. 1, 85, cioè: la fonte alla 
quale aveva attinto, il suo modello. 

Autorità, Antoritada e Aa- 
tarltate, l'autorità della parola di- 
vina, opposta alle ragioni umane, 
Par. XXVI, S6 e 47. - Autontade 
forma antica e poetica di questa voce: 
l'esteriore, ia presenza che inctite il 
rispetto, la dignità, Inf. IV, 113. 



iiiirimfio — Avere, 



47 



ABliumo.lQf.III,lUd' 
nel tempo dell' autanno. 

Avaeeiare , d' origine incerU , 
Toee antiquata, afflrettare — per ea. 
il respiro, Purg. iV, US, — Awk- 
cHw»t, afn-etlarai, Purg. VI, «7. 

Avacels, avv. voce disosata, pre- 
sto, or ora, Inf. XXXllI, 106. — Più 
ataccio, Inf. X, 116, piò solleeita- 
nwBte. — Più prontamente, Par. 
XVI, 76. 

A TaUe, V. A. 

ATAikie, lat. ab-^nte, avr. ctie ha 
questa desinenza soltanto in rima; 
•▼aDli,davantiJnf. V, 138; Xm,3l ; 
XVm, 1<» ; XXXIV, 16. Purg. II, 76; 
XXIX, 73.- A tal ponto, Purg. XI, 
61. — Con che, a?antichè, Inf. XVI, 
7. Purg. VII, 31 - Più avanti, più 
so, Purg. XXI, 51 La forma più ordi- 
naria è : 

Avaatl. Inf. vm, 66; XXI, 74; 
XXXI, 89 e Ili. Purg. X, 49. Par. Ili, 
a; XXVIl, 75. - Con che, Inf. Ili, 
119; Vili, 66 ; XV, 51. Purg. IX, ItS. 
— FarH avanU, Inf. XXI, ^ Purg. 
XXXI, 131 , avanzarsi — e /rar«i 
«eonit, Purg. XXVIII, 46. 

AvABsare, il signif. più generale 
di questa voce è : essere o andare al 
di le ; onde i signif. parziali di questo 
▼erbe. Nell'attivo: avanzare, api- 
gnere, Inf. XIX, 71. Purg. IX, 91. - 
Dare un vantaggio sopra..., distin- 
goere, Inf. IV, 78. — Sorpassare in 
celerità, Inf. XXII, 128. Purg. XIII, 
tt. — Generelmenle, Inf. XXV, 11 
Purg. XXVI, 1». Par. XVIII, 60. - 
In signif. neutro, avanzare, Inf. XI, 
108. — Avanzare, stendersi al di fuo- 
ri, Purg. XII, 24. — Avanzarti, pro- 
gredire, Purg. IH, 145. 

AvMiBO) guadagno, vantaggio, 
risparmio, Purg. XXXI, 28. 

AvariBla. Inf. VI, 74; XIX, ia. 
Purg. XIX, 115; XX, 82; XXli,34. 



Avaro. Inf. XV, 68; XVIII, 63. 
Purg. XIX, 113 ; XX, 106; XXII, 31 
Par. Vili, 77. 

Ave, prima parola della aaluta- 
zione angelica (san Luca, i, 28), Purg. 
X, 40. Par. Ili, 121 ; XVI, 84. - Ave 
Itena, Purg. XXXII, 96. - Ave Ma- 
ria gratta piena, Par. XXXII, 95. 

Avella, forse dal lat. ahut^ alveo- 
lue ; la tomba, Inf. IX, 118 ; XI, 7. 

Aveatlna, uno dei sette colli di 
Roma, Inf. XXV, 26. 

Avere, lat. habere. Come ausiliare 
che serve alla coniugazione di tutti 
i verbi transitivi e a quella di molti 
verbi neutri, si trdva ad ogni pagina. 
È pure frequentissimo nel signif. di : 
avere, possedere, come Inf. 1, 97 ; II, 
78; III, 41 Purg. XX, 148. Par. I, 
120; XVll, 140 ; XXIV, 88, ec. eo. - 
Significati più speciali di queato ver- 
bo : — fla, vi è, Inf. VII, 118. - Avea, 
Inf, IV, 26. Par. XV, 106 — Come in 
tutte le lingue romanzo avere signi- 
fica anco : aver male. ~ Che hai tu? 
Inf. XXXII, 106; XXXIll , 51. - 
Aversi al modo italiano per : avere. 
Che alcun schermo t' haia Inf. XXI, 
60, cioè : cbe tu abbia per te alcun 
riparo. — I verbi reciproci prendono 
per ausiliare in italiano il verbo es- 
sere, del quale fa raramente le veci 
il verbo avere, come Inf. XXXIll, 
33. Par. Vili, 43. - Il verbo avere 
ba conservato per l'uso poetico al- 
cune forme antiche come — al pre- 
sente, Abbo per : ho, Inf. XV, 86 ; 

XXXII, 5 — Aa' secondo la lez. della 
Cr. per: hai, Purg. IH, 144; VI, 147; 
sarebbe senza dubbio meglio scri- 
vere : hai — honne per : ne ho, Purg. 

XXXIII, 93— a«emo e avem per: ab- 
biamo, Inf. XXII, 70; XXIII, 23; 
XXVI, 70. Purg. IV, 86; XXII, 70; 

XXXIV, 69. Par. Ili, 71 - All'im- 
perfetto, Avea per : aveva alla prima 



48 



Avere — Awtdlare, 



e all% terza persona, è in poesia più 
frequente della forma regolare e tro- 
vasi in ogni pagina. — Àveiper : ave- 
vi, In f. XXX, 110. — Avén per : avea- 
no, avevano, forma adottata dalla Gr. 
mentre la maggior parte delle altre 
ediz. hanno avean; negli antichi mss. 
trovasi anfan pon un punto sotto Va 
per indicare che non si pronunciava. 
Questa forma trovasi, Inf. XXXIV, 
49. Purg. XXXII, 4, e più spesso. — 
Aviéno, Avién per: avevano, Inf. XXil, 
144; XXXII , 42, e spessissimo. — 
Al perfetto. Et o hei per: ebbi, in pa- 
recchi mss. Inf. !,% Com' éi pomato un 
poco, dove la Vulgata legge Poich' ebbi 
riposato, — Al condizionale. Averei 
per: avrei, Inf. Ili, 56. — Averebbe 
per: avrebbe, Inf. XIII, 49. Purg. 

XXX, 117, forme primitive e in so- 
stanza più regolari di quelle sanzio- 
nate dall' uso. — Avria per: avrebbe, 
Purg. Vili, 81. — Avrian per: avreb- 
bero, Inf. XXXII, 30. — Averian 
per: avrian, avrebbero, Inf. XIX, 27; 

XXXI, 64. — Presente del congiun- 
tivo. Aggi per: abbia seconda pera., 
Par. V, 187. — Aia o haia per: abbia 
seconda pers., Inf. XXI, 60 — terza 
pers.. Par. XVII, 140. — Aggia per : 
abbia terza pers., Purg. VI, 102. — 
All'imperativo. Aggi per: abbi, Purg. 
XXXIII, 55. " Il verbo avere con- 
giunto a sostantivi con o senza pre- 
posizione serve a formare le seguenti 
locuzioni: Avere a disdegtto, Inf. X, 
63. — Il medesimo senso è espresso 
con anco maggior forza da avere in 
disdegno, Inf. XIV, 69 ; — avere in di- 
sputo, Inf. X, 36 ; — avere in dispregio, 
Inf. XXIII, 93. — Avere a mente, ram- 
mentarsi, Inf. IX, 34. Purg. XVIII, 
75. — Avere a vicino, avere vicino, 
Inf. XXV, 30. — Aver caro, far caso 
d' una cosa. Par. Vili, 89, v. Caro. 
— Aver faccia, aver sembiante, pa- 



rere, Inf. XVI, 124. — Avere in di- 
sputo, Avere in dispregio, v. sopra. — 
Avere in grado, gradire^ accettare vo- 
lontieri^ Inf. XV, S6. — Avere in tra, 
essere sdegnato contro... Inf. XI, 74. 
Purg. V, 77. — Avere in odio, odiare, 
Inf. XIII, 8. - Aver loco, Par. XXV, 
123. — Non aver luogo, non servire a 
nulla, Inf. XXI, 48. Par. XXIV, 81. 
-^ Aver man violenta, esser manesco, 
Inf. XI, 40. — Aver mentier, esser ne- 
cessario, Inf. II, 67. Par. VIII, 83. — 
Aver nome, esser nominato, Inf. VII, 
106; Vin, 68. — Avere onde, aver ra- 
gione dì... Purg. VI,136. Par.Vin,65. 
-^ Aver per fermo, tener per certo, 
assicurare, Inf. XXIX, 63. — Aver 
per figliuolo, avere, tenere alcuno co- 
me figliuolo, Inf. XXIX, 117. — Awr 
per meno, fare minore stima, Par. 
XXII, 137. — Aver riguardo in uno, 
aver rispetto ad alcuno, Par. XVII, 
78. — Aver voce, aver la riputazione, 
essere accusato di... Inf. XXXIII, 85. 

Avere, sost., il bene, le ricchezze, 
il possesso, Inf. XI, 35; XII, 105; 
XIX, 55 e 72. 

ATerroitf, in arabo Ibn Rasch, ce- 
lebre filosofo arabo, commentatore di 
Aristotele ; mori nel principio del xiii 
sec.Inf.IV,144. 

Averso, lat. aversits, e non avver^ 
so, come legge la Gr. Par. XXXIII, 
78, distolto, rivolto altrove. L' ediz. 
del Cornino (1727) ha già corretto que- 
sto errore. 

A vicenda, v. A. 

ATleeniiA, in arabo P)n Sina, ce- 
lebre filosofo arabo , autore d' un 
commento sopra Aristotele ; mori nel 
1036, Inf. IV, 143. 

A vielBO. A voler. A volo. A 
TèUi, V. A. 

Avolo. Par. XVI, 63. 

ATTAllare, lat. ad^vaUis, v. att. 
abbassare, Purg. XIII, 63; XXVIII, 



Avvalorare — Avviitcehiare. 



49 



57. — Verb. neut. discendere» Purg. 
Vili, 43. — Avvallani^ d'un fiume, 
discendere, Inf. XXXIV, 45. - In si- 
gnir. fig. il giudizio di Dio non si ab- 
bassa, non si piega, non si modera, 
Purg. VI, 37. V. Divallarsi. 

Avvalorare, da valore, dar forza 

di render capace, degno, Par. X, 

93. 

AwAlorarsi, fortiflcarsi, Par. 

xxxni, «2. 

AvvÀmiMire^da vampa, ardere,— 
di zelo, Purg. VII!, 84; - di amore, 
Par. XXV, S% 

ATwmnimggHarmi^ da vantaggio, 
esaltarsi per vantaggi, Par. VII, 76. 

AvvAntanio. Par. XXVI, 31. 
li Nidob. e più mss. leggono vantag- 
giOfY. ivi. 

Avvederai) accorgersi^ Purg. IV, 
9668. -J'^.JC^^ Av. 

Awesnaehè o AivvegiiA che, 
da avvenire ; quantunque, Inf. XXV, 
U5; XXXIII, 100. Purg. III, 1 ; XII, 
8; XIII, 109; XXVIII, 31 e 134. Par. 
XVI, 131 ; XVU, 23 ; XX, 60 e 79. 

Avvenire, accadere, Inf. IV, 28. 
Purg. XXIV, 60 ; XXXIII, 28. - Im- 
personale, accade, Inf. XXX, 146; 

XXXI, 24. Par. II, 83. 
Avventami, frequentativo di 

avvenire; precipitarsi, scagliarsi so- 
pra.... Inf. XV, 6; XXIV, 98. Purg. 

XXXII, 118. 

Avverare, dal lat. verum, prova- 
re, Purg. XXII, 31. - Sostenere co- 
me vero, Purg. XVIIl, 35. 

Avversarle, il nimico, Inf. VIII, 
1i5; XXII, 45. Purg. XIII, 116. -Dio 
è detto avversario d' ogni male, Inf. II, 
16. Nella rima questa voce ha spesso 
la forma avversaro, Inf. Vili, 95 ; XI, 
20, dove V antico avversaro ò il diavo- 
lo; come anco, Purg. XIV, 146. 

Avverse, lat. adversus, add. oppo- 
sto. - Nel signif. fisico, Inf. IX, 68. 



Par. XXVII, 28.- Nel signif. morale, 
opposto, nfjmlco in politica, Inf. X, 
46. - Nel luogo del Par. XXXIII, 78, 
bisogna leggere aver»o, v. ivi. 
Avverse, avv., contro, Par. 11,63. 
Aiwleinand, esser presso, vicino 
ad... Purg. XIV, 5. 

Aiwineere, dal lat. «tnctr», cir- 
condare, cingerò, abbracciare, legare, 
Inf. XVII, 96; XXV, 62, Purg. II, 80. 
— ÀI particip. avvinto, cinto, Inf. IX, 
42; XXXI, 88. Quantunque U9 la Cr. 
né Mastrofini non ammettano il verbo 
avvincire, io sono persuaso che tutte 
le forme avvinsi, avvinse, avvinto non 
possono esser derivate dal lat. vince- 
re, ma da vincire, e che per conse- 
guenza sia necessario ammettere il 
verbo italiano avvincire analogo di : 
avvinchiare o avvinghiare. 

Awinsiilare, v. Avvingbrb, ab- 
bracciare, Inf. XXXIV, 70. - Per: 
avvinghiarsi, cingersi, Inf. V, 6. 

Avvisare, tutti i signif. di questo 
verbo fondansi sopra quello di : ve- 
dere ; onde : aver la mira, cercare, 
Inf. XVI, 23 ; XXIV, 28.^- Riguarda- 
re, considerare, Purg. X, 71. Par. 
XXIII, 90. — Accorgersi, penetrare, 
Purg. XIX. 84. — Esser di parere, 
d'opinione, Purg. V, 35. 

Avviso, r opinione. — Per mio 
avviso, secondo il mio parere, Purg. 
XIII, 41 , e nel medesimo signif. a mio 
avviso, Purg. XXIX, 80 — e secondo 
mio avviso. Par. VII, 19. — Nelle due 
locuzioni m'era avviso, Inf. XXVI, 60, 
e mi fu avviso, Inf. XXVII, 107, non 
pare che si abbia a spiegare avvilo 
per : avvisato, io m' ero accorto ; ma 
che si debbano considerare queste 
espressioni come antichi gallicismi 
nel modo che dicevasi anticamen- 
te: mie avviso, per: io sono d'opi- 
nione. 
AvviUeehIare, annodare, attor- 
4 



50 



Avvivare — Bacchiglione, 



cere come Uvite o V ellera si appicca 
agli alberi, Inf. XXV, 60. 

ATTiTAre, vivificare, Purg. XXV, 
50. La Cr. legge ravviva che è contro 
il senso ; la Nidob. e i migliori mss. 
hanno avviva — nel medesimo signif. 
Par. II, 140; IV, 120. — Per est, 
delle stelle che avvivano il cielo, Par. 
XI1I,5.— ilvvtvarsi,viviflcarsi. Purg. 
XVIII, 10. Par. XVI, 28; XXIII, 113; 
XXXI, 128. 

ATToe«Ui9 il difensore, il patroci- 
natore. — V avvocato de' tempi criiticb- 
ni (bisogna legger tempi e non templi), 
Par. X, 119, è Paolo Orosio coetaneo 
di sant'Agostino, che lo lodasse a 
scrivere la sua Hi9toria adversus pa- 
ganos, in sette libri, che ha per fine 
di direndere il cristianesimo contro 
le accuse de' pagani. Alcuni inter- 
preti hanno falsamente creduto che 
per questo avvocato D. abbia inteso 
parlare di sant'Ambrogio. 

Avvolgere, verb. att. Inf. XXXIV, 
132, un ruscello che corre serpeg- 
giando. — Avvolgersi, attorcersi, Inf. 
XXV, 6. — Al particip. Avvòlto, at- 
torto, delle vele d'una nave, Inf. 
VII, 14; — di serpi ravvolte, Inf. 
XX, 44; — dei capegli ravvolti alla 
mano, Inf. XXXII, 103. — Gambe av- 
volte, mal sicure, vacillanti, Purg. 
XV, 122. 

Ambo (IJgoUn d«). Purg. XIV, 
105. Persona tanto poco nota che 
Benvenuto lo crede della illustre fa- 
miglia degli Ubaldini di. Firenze; 
r Anonimo invece e Pietro di Dante 
lo dicono cittadino di Faenza ; il che 
mi sembra più probabile. 

AmBollno, più comunemente det- 
to Ezzelino da Romano, conte di Ona- 
ra, vicario imperiale delia marca di 
Treviso, uomo violentissimo e cru- 



delissimo. Mori, per causa delle sue 
ferite, in prigione nel 1269 dopo la 
sconfitta di Soncino. (V. Muratori , 
Annali d' Italia, ad ann. 1259.) 

AmBarro, sost., un oggetto azzur- 
ro, Inf. XVII, 59. - Add. Inf. XVII, 
64. 



B. Par. VII, 14 i? e Ice, elemen- 
ti di Bice, contratto del nome Bea- 
trice. L'intendimento di D. è que- 
sto : Il rispetto che s' impadronisce di 
me al solo suono di questo nome, aa- 
co quando si enuncia per meli o mu- 
tilato. 

Babbo. Inf. XXXII, 9, voce dei 
bambini ancora balbettanti che non 
sanno pronunciare la parola padreA 

BabUon Nidob. o BabUoaia, 
Cr. Par. XXIll, 135. - La vita ter- 
rena è detta in questo luogo un esi- 
glio di Babilonia. 

BaeeelUere. Par. XXIV, 46. Vo- 
ce d'origine quasi ignota, derivan- 
dolo alcuni da bacultun o il bastone 
che davasi ai Baccellieri come inse- 
gna di loro dignità; altri derivan- 
dolo da bacca lauri per dire: in- 
coronato d' alloro. Pretermettonsi al- 
tre etimologie ancora più sospette. Il 
Baccelliere era uno scolare che aveva 
finito il suo corso e poteva aspirare 
alle dignità accademiche superiori, 
come il dottorato. Nel luogo citato il 
Baccelliere è il Difendente, e il Mae- 
stro è il Presidente in una disputa ac- 
cademica. 

Baeehlgllone, fiume dell* Italia 
superiore che passa per Vicenza. 
Quegli che Fu trasmutato d' Arno in 
Bacchiglione, cioè: di Firenze a Vi- 
cenza, Inf. XV, 113, fa Andrea dei 



1 In Toteana è voce famigliare nsaU non meno dagli adulti e da' reechi che d«* bambini. 



j 



Baeeo — Bahttrare, 



51 



Mozzi arcivescovo di Firenze che D. 
accusa di pederastia. Benvenuto al- 
lega alcune delle inezie che costui in- 
farciva nelle sue prediche. 

BMC4», lat. Bacehus,Purg. XVIII, 
93. Par. XllI, S5. ~ Nella rima D. 
8i serve della forma Baco, Inf. XX, 
59 ; la ciuà di Baco è Tebe nella 
Beozia. 

Baetere^ dal lat. basiaré, inf. V, 
134 ; Vili, 44. — Badarti, baciare uno 
r altro , baciarsi vicendevolmente, 
Purg.XXVI,3a;XXXlI,153. 

Baeo, V. Bacco. 

Bada, V. A BADA. 

Badare, come il francese béer, 
httyer, onomatopea eh e esprime l'aper- 
taira della bocca di quello che guarda 
con istupore; guardare, considerare 
attentamente, Purg. IV, 75. — Badar 
sotiilmentt, Par. VII, 88. 

Badia, per: abbadia (questa afé- 
resi della prima sillaba delle parole è 
frequente in italiano e ne troveremo 
parecchi esempi), Par. XXII, 76. 

BagnaeaTaUO) borgo e castello 
della Romagna non lungi da Ravenna, 
cbe a' tempi di D. aveva' i suoi conti 
propri, Purg. XIV, 116. 

Bagnare) dal lat.- baìneum. — 
Nel signif. flg., della pioggia, Purg. 
IH, 130 ; — del mare che bagna le co- 
ste, Inf. IX, 114 ; XXVI, 106; - d'un 
fiume, Inf. XXVII, 62. Purg. XXVllI, 
fil Par. IX, 47; — delle lagrime, Inf. 
XX, 6 e 24. Purg. XIII, 84, - Bagnar 
di sudore, Inf. Ili, 132. — Di bambini 
cbe umettano la lingua poppando, 
Par. XXXIII, 108. — Bagnarsi, detto 
per ironia, delle anime fitte nella 
ghiaccia del Gocito,lnf. XXXllI, 166. 
— Per est., un luogo bagnato dalle la- 
grime cbe vi cadono, Inf. XX, 6. — 
Un monte cbe si bagna delle scaturi- 
gini che ne discendono, Inf. XX, 64, 
V. Apbrkiwo. — Particip. Bagnato — 



nel signif. proprio, Purg. XXXI, 103 
per : umettato, Inf. XXX, 92. 

Bagnore|pl€»9 ora Bagnarea, bor- 
go nei dintorni del lago di Bolsena, 
patria di san Buonaventura, Par. XII, 
128. 

Balilla, lat. bajulus, quegli che 
porta, il portatore. Par. Vi, 73. Per 
baiulo ieguente D. accenna V imp. Au- 
gusto, secondo che portò l' aquila 
romana come insegna della dignità 
imperiale. 

Balaa«lo, o rubino baiaselo, che 
ha un color più chiaro del rubino 
propriamente detto, Par. IX, 69.— Si 
suppone derivato questo nome da 
certa parte delle Indie orientali ove 
furono primamente trovate queste 
pietre preziose. 

BaliM», impedito della lingua,Par. 
XIX, 7. 

Balbatlre o Ball^iamslre, se- 
condo il latino, la forma più italiana 
è : balbettare. Par. XXVII, 130 e 133. 

Baldansa, dall'antico ali. bald, 
bold, audace; l'arditezza, l'audacia, 
Inf. Vili, 119. 

BaideBaa, altra forma di: Bal- 
danza che ha il medesimo signif. ma 
antiquata, Par. XVI, 17; XXX11, 109. 

Baldo, ardito, coraggioso, Par. 
XV, 67. 

Baldo d'Aguglione, v. Aou- 

GLIOKB. 

Balena , lat. balcena, cetaceo , 
Inf. XXXI, 52. 

Balenare, forse dal greco (^a- 
Xnpds, candido, lucido, o ^àtù, splen- 
dere, brillare, lampeggiare. — Nel 
signif. prop. Inf. XX n, 24. Purg. 
XXIX, 18. - In signif. attivo, sfolgo- 
rare a guisa di baleno, Inf. 111,134. 
— Come sost. il lampo, Purg. XXIX, 

19. 
Baleni», il lampo, Par. XXV, 81. 
Balestrare, dal lat. ballista o 



52 



Balestro — Baratteria. 



ballistra^ greco paXXw, scagliare, Inf. 
XIII,98. Piirg. XXV,1121. 

Balestro) la balestra, Inf. XXXI, 
83 Purg.XXXl,16. 

Bàlia, dal lat. bajulus onde sono 
derivati : bàiulo, bàlio, bàlio e la vo- 
ce francese baiili; la nutrice, Par. 
XXX, 141. — Per astrazione si è for- 
mata la voce : Balia, l'autorità, il po- 
tere, Inf. XIX, H. Purg. 1, 66. 

Ballare) dal basso latino ballare, 
grecopiXXQ, paXXi^o, danzare, Purg. 
XXVIII, 63. — Per derisione dei dan- 
nati che si agitano nella pece bollen- 
te, Inf. XXI, 53. 

Ballo, la danza, Purg. X, 79. Par. 
XXV, 103. 

Balco. Dopo matura considera- 
zione io credo che: balzo, balco e 
balcone, differiscano S9ltanto nella 
forma, ed abbiano in sostanza un me- 
desimo signif. e provengano dall' ali. 
■k/ balferij trave, che significa propria- 
mente un balcone o finestra a sporto. 
In questo signif. gì' Italiani valgonsi 
della forma : balcone, come vedesi in 
Petrarca {Canz,^ paiate ii, canz. iv, 
st. 3) Standosi ad tmbalcone, e in Tas- 
so [Gerusalemme Liberata, e. ix, 8t.74) 
V aurora intanto il bel purpureo volto 
Già dimostrava dal tovran balcone. £ 
precisamente come pure gli Spa- 
gnuoli dicono : La rosada aurora por 
las puertas y balcones del manchego 
horizonte a los mortcUes se mostraba 
(Cervantes, Don Quiwole,\'\b. i ,cap. 2). 
Ed è pure precisamente in questo si- 
gnif. che D. dice, Purg. IX, ^ La con^ 
cabina di filone antico Già s' imbianr 
cava al balco d' oriente, giacché si dèe 
legger balco con alcuni mss. invece di 
balzo. Quest' ultima forma che trovasi 
più volte nella D. G. sembra indicare 



propriamente uno sporto, un terraz- 
zino, o roccie sporgenti. — Final-" 
mente in genere : roccie che formano 
sporti ripiani, Inf. Xt, 115; XXIX, 
95. Purg. IV, 47 ; VII, 88; IX, 50 e 68. 

Baneo, dall' ali. bant. — Nel si- 
gnif. prop. il banco o panca sulla qua- 
le è assiso l'uditore. Par. X, 32.— 
per: grado. Par. XXXI, 16. 

Banda, dall'ali, band; il lato, 
Inf. XVIII, 80. Purg. XIII, 79. 

Bando, dall' ali. bann, che ha due 
signif. principali : 1. T estensione 
della giurisdizione, il distretto (v. 
Abbàndonabb) ; onde Bando, V esclu- 
sione, r esigilo, Inf. XV, 81 posto in 
bando dell' umana natura, cioè : esclu- 
so. — Uscir di bandOf ritornare dal- 
l' esigilo, Purg. XXI, 102: — % la 
pubblicazione, l'ordine, 1* editto, 
principalmente quando si fa per pub- 
blico banditore ; onde II novissimo 
bando, la grida, l'appello dell'Uni- 
versale Giudizio, Purg. XXX, 13. — 
La pubblicazione, la rivelazione. Par. 
XXVI, 45. — Per oUimo, Par. XXX, 
34, per est., la voce, il sqodo della 
poetica tromba. 

Bara, dall' ali. bahre,PhT. Xl,117. 

Bàratro, voce latina ; i la vora- 
gine, 1' abisso, Inf. XI, 69. In questo 
luogo l'Inferno è detto : bàratro. 

Baratta, la baruffa, la contesa, 
Inf. XXI, 63. 

Barattare, voce usitatissima nel 
lat. del medio evo e conseguentemen- 
te in tutte le lingue romanze ma la 
cui origine è ignota ; il signif. princi- 
pale è quello di : far baratteria, traflfa- 
re, giuntare. D. l' usa in signif. di : truf- 
fare nei traffichi, Par. XVI, 67. 

Baratteria, azione di quello che 
abusa del suo officio per vendere la 



1 Non è Toce latina, ma greca : ^C(pa^poy, che era una fosiia profonda ad Atene ore 
preci pitaransi i condannati. 



Barattiere — Bano, 



53 



giustizia, e si fa pagare di quello sa- 
rebbe suo debito fare gratuitamente, 
Inf. XXII, 53. 

BarAtÉterey colui che fa barat- 
teria, impiegato venale, Inf. XXI, 41 ; 
XXII,87e136. II Barattiere è rispetto 
ai negozi mondani quello che il Simo- 
niaco è rispetto agli ecclesiastici. Le 
voci barattiere, baratteria, ec. sono 
antiquate. 

Baraito^per: barattiere, Inf. XI, 
60. 

B«*«.Inf.VI,16; XII, 78; XX, 
107; XXIII, 113. Purg. 1,34; XXXI. 
68 e 74. lu quest'ultimo luogo Bea- 
trice dlceoZ^a la barba per dire : viso, 
volendo rimproverare a D. certe leg- 
gerezze sconvenienti ad uomo della 
sua età. 

Barba (II), nel lat. del medio evo 
barba e barbanus, zio. Quegli di cui 
parlasi nel Par. XIX, 137 è don Gia- 
como re delle Baleari, figliuolo di 
Giac/)mo 1 re dì Aragona ; e il fratello 
è Giacomo II re di Aragona fratello di 
Alfonso in, di cui è parlato nel Purg. 
VII, 116. 

Barbala. Tutti gli antichi spo- 
sitori si accordano'in dire che Barba- 
gia era nome d' un monte o distretto 
montuoso della Sardegna, i cui abita- 
tori, non soggiogati da' Genovesi , 
erano di barbari e disonesti costumi, 
Purg. XXIII, 94 e 96. 

Barliarteeia, nome di uno dei 
diavoli della quinta bolgia di Male- 
bolge, dove sono puniti i barattieri, 
Inf. XXI, 120; XXII, 29, 59 e 145. Il 
nome indica una barba arruffata e 
ricciuta. 

Barbaro, nel signif. che ì Greci 
e i Romani dicevano : barbari i fore- 
stieri, Purg. XXlll,103. Par. XXXI, 
31. 

BarbaroMa. Purg. XVllI, 119. 
L' imp. Federigo I detto Barborossa, 



morto nel 1190. D. lo dice il buono, 
forse per ironia, alludendo a Milano 
da esso distrutta nel 1162. 

Barbato, che ha molta barba, uo- 
mo maturo, Purg. VII, 102. 

Barea. - Nel signif. prop. Inf. 
Vili, 25. Par, U, 1. - Per est. Purg. 
XII, 6 pingiire etn barca, cioò : spin- 
gere , mandare avanti , affrettarsi. 
Par. II, 1 ; Vili, 80 ; XVI, 96 ; XXllI, 
67. — La Navicella di san Pietro per 
la Chiesa, Par. XI, 119. 

Bari, città marittima della Puglia 
nel regno di Napoli, Par. Vili, 62. 

Barone, titolo di nobiltà. — Il 
gran barone, Par. XVI, 128, è, se- 
condo Giovanni Villani (lib. iv, e. 2) 
e gli antichi commentatori, il barone 
Ugo, creduto da Villani appartenere 
ai margravi! di Brandeborgo (?}, il 
quale, regnante Ottone III, fu vicario 
imperiale in Firenze, e mori nel 1006, 
dopo aver fondate diverse Badie (di- 
cono: sette), e conferito l'ordine 
della cavalleria a più famiglie di Fi- 
renze, che avevano inquartato nel 
loro lo stemma di lui. — Secondo 
r usanza del medio evo, D. dà pure 
il titolo di Barone ad alcuni santi, 
come a san Pietro, Par. XXIV, 115; 
a san Giacomo, Par. XXV, 17. 

Barueei, antica famiglia nobile 
di Firenze, Par. XVI, 104. 

Basilica, la chiesa regale, la cat- 
tedrale. D. r usa per est. a indicare 
la chiesa trionfante nel cielo, Par. 
XXV, 30, generalmente la Corte 
celestiale. 

Ba«(sare, per: abbassare — il 
volto, Inf. XVIll, 47. 

Ba«(SÌmsÌmo, superlat. di basso, 
Inf. XXIV, 38. 

Ba««o, add. dal lat. del medio 
evo bassus, forse da basie. — Nel si» 
gnif. fisico, Inf. I, 61 ; XXVI, 128; 
XXXII, 17. Purg. I, 114; IV, 55; 



òi 



Basso — Battezzato, 



XVII, 12; XXX, 5. Par. XXI, 108. - 
Pie basso, luf. I, 30; — degli occhi 
bassi, Inf. Ili, 79; — della fronte, 
Purg. V, 90, — dei capacci che co- 
prono gli occhi, Inf. XXIII, 61. — 
Mondo basso, V Inferno, Inf. Vili, 108. 
~ Basso Inferno, la parte inferiore 
dell'Inferno o città di Dite, opposita 
alla parte superiore ove sono paniti i 
peccati meno gravi, Inf. Vili, 75; 
XII, 35. — Delle stelle propinque al 
tramonto, Purg. VII!, 92. ~ Sangue 
basso, parlandosi della parte ove il 
lago del sangue era men profondo, 
Inf. XII, 124. — Profondo, Inf. IX, 28; 
XVI, 98. —Per est. voce bassa, Purg. 
XXV, 129. — Condizione bassa, de- 
caduta, Purg. XII, 62; XVII, 117. - 
Debole, insufficiente, Par. X, 46. — 
Nel signif. morale, basso, volgare, 
comune. — Bassa voglia ^ piacere 
abbietto, indegno, Inf. XXX, 148. — 
Vita bassa, ignobile, abbietta, Inf. 
111,47. 

BaMO,avv.Inf. V,110; XX, 10. 
Purg. Ili, 55; IV, 108; VII, 133; XI, 
54. — Parlar basso^ con voce bassa, 
Purg. XX, 118. — /n bcuso, v. In. 

BaniO) sost., il basso. Par. XIV, 
109. 

Bastardo ^ d' origine incerta , 
Purg. XIV,.99, in questo luogo vale : 
degenerato. 

Bastare, verb. impera, d' origine 
incerta, Inf. Xl,20; XVIII, 98; XXIX, 
89; XXXII, 107. Purg. I, 93; XIX, 
61 ; XXV, 136 ; XXVIII, 84. Par. I, 
71; IV, 122; V,78; XXXII, 66 e 76. 
^Non bastare, Inf. IV, 35; XVIII, 
109 ; XXIV, 56. Purg. XXII, 60. Par. 
XXXIII, 123. 

Baslerna, voce latina, lettiga a 
ruote. D. l'usa per il carro mistico 
sul quale gli apparve Beatrice, Purg. 
XXX, 16. 

BatlstéO) V. Battistbo. 



Battaglia, dal lat. del medio evo 
baltualia e battalia, esercizi de' gla- 
diatori, de' soldati ec— Non si trova 
nella D. C. senonchò in un signif. 
d'est, il combattimento, la pugna 
contro la debolezza del corpo, Inf. 
XXIV, 53. — Combattimenti spiri- 
tuali, Purg. XVI, 77. - Conflitto de- 
gli occhi contro la soverchia luce. 
Par. XXIII, 78. 

Battere, lat. baluere, percuotere. 

— Nel signif. prop. Inf. III, 111 ; 
XVIII, 36 e 124. - Per punire, Purg. 
XIV, 151 ; XIX, 61. - Per est la 
pioggia batte, Inf. XI, 71. — L' onda 
batte la riva, Purg. 1, 101. — Battere 
moneta, Inf. XXX, 89. — Nel signif. 
Ag. battere il grano, Par. Xni, 36. — 
Batter l' ali per : volare, Inf. XXll, 
115; XXVI, 2. — Battéo per : battè, 
Purg. XU, 98. — Batter l'ali in òmso. 
Par. XI, 3: Io non credo che ciò si- 
gnifichi : abbassare il volo verso la 
terra, ma piuttosto : batter le ali ra- 
sentando la superficiedella terra, co* 
me fanno le rondini. — Non battere 
ancude, Par.XXIV, 102, figuratamente 
per indicare operazioni sopranaturalì. 

— Particip. Battutdf nel signif. prop. 
Inf. XVI, 24. — Per est., punito, Par. 
IX, 45. — BatUrsi il petto, in segno di 
contrizione, Purg. VII, 106. — Bat- 
tersi V anca, per dolore, Inf. XXIV, 9. 

— Battersi a palme, percuotersi con le 
mani per dispetto e furore, Inf. IX,50. 

Batter d^ oeehi, sost., il chiu- 
dersi e aprirsi istantaneo delle palpe- 
bre, Par. XX, 147. 

Battèsmo, per: battesimo, lat. 
baptismus, Inf. IV, 35. Purg. XXII, 89. 
Par. XX, 127; XXV, 9; XXXII, 83. 

Battemsare, verb. ~ Come sost. 
Dinanzi al battezzar, prima della in- 
stituzlone del Battesimo, Par. XX, 
129.* 

Battesmato, sost. e al pi. Par. 



Battetzalore — Beali*. 



55 



XXVil, 61 per dire : i Cristiani. ~ 
Non batteszatOj che non ha ricevuto 
il battesimo, Par. XIX, 76. 

BAtftems«t«re, qaegli che bat- 
tezza, Inf. XIX, 18. Tutti gli antichi 
commentatori , Jacopo della Lana , 
Benvenuto, Landino, Vellutello, dove 
è detto Fani per luogo d«' batteMzatori 
s'accordano nello sponere: fatti a 
uso dei preti che battezzano; idsst 
aaeerdotufn ibiditn baptiiantiutn dice 
Benvenuto. Siccome nell'antica Chie- 
sa battezzavansi i bambini soltanto in 
certi giorni prefissi dell'anno, per 
prevenire ogni sinistro erano fatti 
nelle sponde dei battisteri certi incavi 
pozzi dentro i quali ponevansi i 
preti» per non essere pigiati e impe- 
diti dalla calca delle persone e per 
essere più prossimi all'acqua. Dice D. 
di aver rotto uno di questi pozzi per 
salvare un bambino che vi era cadu- 
to. Tale costruzione dei fonti battesi- 
mali, demolita a Firenze nel 1576, si 
è conservata nel battistero di Pisa. 11 
canonico Dionisi di Verona fu primo 
a proporre una nuova spiegazione, 
cioè di leggere battezzaiorii o battez- 
zatorjpì. di: battezzatorio, battiste- 
ro, ciò che non solo contradice al- 
l' unanime testimonio degli antichi 
commentatori che avevano co' propri 
occhi veduta tale usanza, ma che por- 
terebbe oltreciò la lez. fatti in luogo 
dibatlezzatorii, diche non vi ha esem- 
pio, laddove trovasi spesso per luoghi, 
come nelle Chiose attribuite a Boccac- 
cio ; la qual lez. convalida l' antica 
spiegazione. Intorno alla quale non 
rimane altro dubbio che la'parola an- 
negare, che non sembra applicabile a 
quelli stalli o pozzi nei quali non do- 
veva entrar 1' acqua ; ma annegare 
potrebbe per avventura aver il signif. 
di: perire in genere, del che non 
mancano esempi. 



B»UUt». Malamente la Cr. scrive 
Batieta, poiché questa voce viene dal 
lat. Baptieta. San Giovanni Battista, 
Purg. XXII, 152. È il patrono di Fi- 
renze, Inf. XllI, 143; d'onde la di- 
zione/a lega del Battista, Inf. XXX, 
74, parlando del fiorino fiorentino co. 
niato con 1* impronta di san Giovanni 
BatisU. — /{ Battieta, Par. XVI, 47 è 
posto per: il Battistero di Firenze, 
che è accosto alla cattedrale. — Le 
circostanze del di lui martirio sono 
accennate. Par. XVIII, 134. V. Gio- 
vauhi. 

B»tU»té«9 Cr. Batiatéo, forma an- 
tica per : Battisterio, Par. XV, 134. 

B»ttiatO) V. Battbib. 

B»¥», voce d' origine ignota, Inf. 
XXXIV, 54. 

Be% V. BBtLo. 

Beati ec. Via via che D. e Virgilio 
ascendono per i gradi che conducono 
ai vari ripiani del Purgatorio, odono 
delle voci che cantano le Beatitudini 
con le quali il Signore dà principio al 
suo Sermone della Montagna (Ev. di 
san Matteo, e. v}. La maggior parte 
dei commentatori vogliono che que- 
ste parole sieno cantate da vari angeli 
guardiani dei gradi per i quali si 
passa da un ripiano all'altro ; ma con- 
frontando tutte queste allegazioni, 
appare manifesto essere stata inten- 
zione di D. di evitare la monotonia. 
— Alcuna volta sono voci, Purg. XII, 
110, che cantano per modo da rendere 
impossìbile il propriare se tali voci 
vengano dalle anime del ripiano che 
i pellegrini hanno lasciato, o da quel- 
le del ripiano a cui ascendono. — Al- 
tre volte non è dubbio che i canti 
vengono dalle anime che si lasciano 
dietro, come nel Purg. XV, 38 e 
XXII, 5. — Più spesso ancora le pa- 
role sacre sono cantate dall' angelo 
guardiano, come Purg. XVII, 68; 



5C 



Beatiludo — Beeeaìo, 



XIX, 50; XXIV, 151 ; XXVII, 8. — 
Oltreciò r entrata dei Pellegrioi nel 
Parg. è accompagnata da un Tedeum, 
IX, 140, senzacbè si sappia chi Io can- 
ta. —Per ultimo, Purg. XXIX, 3, Ma- 
tilde canta il primoversetto dei Salm. 
XXXII (xxxi) Beati quorum tectasunt 
peccata per celebrare V arrivo dei Pel- 
legrini nel Paradiso terrestre e il 
compimento della loro purificazione. 
-^ Fra le Beatitudini che D. fa canta- 
re, sonvene due che Yogliono essere 
spiegate: Purg, XXII, ò Detto n'avean: 
Beati, in le sue voci Con sitio (o me- 
glio siliunt), e senz'altro ciò fornirò, il 
die sembra voglia significare, che 
della beatitudine (Matteo, vi, 6) non 
cantarono altro che le parole Beali 
qui sitiunt justitiam , mentre che il 
rimanente di questo lu(%o è parafra- 
sato in italiano dall' angelo, Purg. 
XXIV, 151 , nelle parole Beati cui allu- 
ma Tanto di grazia, che l'amor del gusto 
Nel petto lor troppo disir non fuma, 
Esur'iendo sempre quanto è giusto, che 
corrispondono a Beati qui esuriunt 
jiutitiam, quoniam ipsi saturabuntur. 

BeatKudO) voce latina che D. 
usa per : certo numero d'anime bea- 
te, Purg. XVIII, 1191. 

Beato, add., felice, salvo, eletto, 
Inf. 1, 120 ; li, 53 ; IV, 50 e 61 ; VII,. 
94. Purg. II, 44 ; XIX, 50. Par. II, 129; 
IX, 20 ; XXI, 20; XXV, 127; XXVIII, 
110 ; XXXII, 98. — Per quello appar- 
tiene a' beati, come beato scanno ec. 
Inf. II, 112. Purg. XXI, 16-, XXXI, 97. 
Par. XXV, 127 ; XXVII, 17 - Come 
interiezione beato te ! felice te I Purg. 
XXVI, 73 ; XXXII, 43. - Come sost., 
i b«a(f, Purg. XXX, 13,- Par. Ili, 50; 
XXXIII, 38. 

Beatriee, figliuola di Folco Por- 
tinari, cittadino di Firenze, primo e 
supremo amore di D. Fu sposata al 
cavaliere Simone de' Bardi e mori 



nel 1290 in età di circa 24 anni. Il 
poeta ha consecrato alla di lei memo- 
ria un culto eterno; non contento di 
porla fra gli eletti, I' ha fatta simbolo 
delia Teologia e della Rivelazione 
Divina. È introdotta nella D. C. fino 
dal principio per ispedire Virgilio in 
soccorso di D.,Inf. Il, 70. Si mostra 
dipoi al medesimo in tutta la sua glo- 
ria sopra un mistico carro che figura 
la Chiesa e Io riprende de' suoi tra- 
viamenti, Purg. XXX, 73. Dopo aver- 
gli rivelati i destini della Chiesa, l'ac- 
compagna nella sua peregrinazione 
per li cieli come sua guida e inter- 
prete; e lo lascia dipoi per riprendere 
il suo scanno fra gli eletti, ponendo 
in sua vece presso a D. san Bernardo, 
Par. XXXI, 39. - II suo nome è nel 
poema frequentissimo, Purg. VI, 46; 
XV, 77; XVm, 73; XXIIl , 128 ;^ 
XXVII, 36; XXX, 73rXXXL lUT 
XXXII, 85. Par. HI, 127; IV, 13; Vlf, 
16; XIV, 8; XVIII, 17; XXIV, 22; 
XXV, 137; XXVII, 102; XXX, 14, e 
più altre volte. 

Beatriee. Purg. VII, 128, figliuola 
di Raimondo Berengario conte di Pro- 
venza, prima moglie di Carlo I d' An- 
giò re di Napoli. V. Marghbiiita. 

BeeeatOf da becco nel signi f. di r 
capro; altri vorrebbero derivarlo da 
bucca; il macellaro, Purg. XX,* 52. 
Quantunque sia provato che Ugo Ca- 
poto non fosse figliuolo d'un beccaio 
di Parigi, è però noto che una oscura 
tradizione e la fama popolare accor- 
davansi con l' asserto di D. come ap- 
parisce da^quanto ne dice Giovanni 
Villani (I. IV, e. 4), il quale afferma 
chiaramente che a suo tempo si cre- 
deva universalmente, che il padre 
di Ugo Capete fosse un popolare di 
Parigi, beccaio e mercatante di be- 
stiame. Di che si trova parimente ri- 
scontro in alcuni antichi romanzi. 



Beccaria — BelUàar, 



57 



Beec»ri»9 secondo la Nidob.> A Ido 
e gli storici lombardi; ovvero Bec« 
ekeriS) secondo la Cr. e Giovanni 
Villani, il quale narra (lib. ti, c. 65) 
che un abate di Vallombrosa della 
famiglia Beccheria di> Pavia (secondo 
altri di Parma), legato del papa, fu 
decapitato a Firenze nel 1258, per 
accusa d' aver cospirato co' Ghibellini 
allora cacciati della città, Inf. XXXll, 
119. 

BeeeheitO) probabilmente di min. 
di Ucco. Anticamente il cappuccio 
de' monaci i aveva, molte volte, ap- 
piccata alla punta una lista del me- 
desimo panno che si avvolgeva intor- 
no al collo o alla testa. Dal luogo del 
Par. XXIX, 118, sono indotto a cre- 
dere che D. abbia posto la parte per 
il tatto, becchetto, per: cappuccio, po- 
tendosi veramente nella punta di que- 
sto nasconder qualche cosa. 

BeeeO) questa voce ha due sìgnif. 
assolutamente diversi, becco o: capro 
dall'ali, boct, e becco: rostro, voce 
gallica, secondo Svetonio. — Nel si- 
golf, di : capro, trovasi Inf. XXXII, 
50. — Nel signif. di : rostro, Purg. 
XXXll, 44. Par. XX, 29 e 44. - Ri- 
mangono però due luoghi nei quali il 
SDO signif. non è ben definito, Inf. XV, 
7% Ma lungi fia dal becco l'erba, nel 
quale però il signif. di: rostro è più 
probabile — nel secondo luogo, Inf. 
XV 11, 73 Cile recherà la tatca coi tre 
becchi, bisogna prima decidere se 
nello stemma dei Buiamonti vi fosse- 
ro rappresentati tre rostri o tre copri. 
La maggior parte de' cementatori e 
lionti {Proposta, ii, p. KM) opinano 



per i tre rostri ; ma Pietro di Dante 
dice : lUe de irìbua hircis, e Benvenuto 
dico similmente cum tribue hircis. Pa- 
renti {Annot., Il, p. 24) accerta di più 
che lo stemma dei Buiamonti, quale 
si conserva negli archivi di Firenze, 
ha figurati nello scudo tre capri. * ~ 
Dar di becco, Purg. XXIIl , 30 per : 
mangiare. 

Beda, sopranominato II Venera- 
bile, monaco inglese dottissimo per 
quella età, autore d'una Storia Ec- 
clesiastica e d' una Cronica. Mori nel 
735. Par. X, 131. 

Beffa, burla, scherzo che si fa ad 
alcuno, Inf. XXIIl, 14. 

Begli, Bel, V. Bbllo. 

BeiAcqua, Benvenuto lo dice Bi- 
lacqiM e il Postillatore Cassinense Bi- 
veUwqua, ambidue dicono che fosse 
musico e artefice di strumenti musi- 
cali. D. lo trova fra i Negligenti del- 
l' Antipurgatorio, Purg. IV, 123. 

Belletta, forse dal greco thiXó^^ 
lulum; il fango, Inf. VII, 124. 

BeUessa, da bello, Purg. XIV, 
149; XXIX, 87; XXX, 128. Par. 
XXIV, 19; XXVm, 84; XXX, 19 e 
32. - D. dice, Purg. XXXI, 138 ««- 
conda bellezza quella che Beatrice ha 
acquistata nel cielo, per opposizione 
alla sua bellezza terrena. 

Bellineloii Berti, dell' antica 
famiglia fiorentina De' Ravignani con- 
sorti de' conti Guidi. Bellincione vi- 
veva verso la fine del xii sec. Par. 
XV, 112; XVI, 99. 

BeUisar o Bellisario, celebre 
capitano dell' imp. Giustiniano che ri> 
tolse r Italia ai Goti, Par. VI, 25. 



1 E auco de' secolari come apparisce da più antiche pitture. 

i Nel Tol. II del Dante edito da Lord Veraon, vi è lo stemma de' Buiamonti e la notizia 
slorica della sua autenticità; e trovasi pur rappresentato uell' Album Dantesco dello stesso 
nobile dantofilo alla taT. contenente le Borse o Tasche degli Usurai. II che scrviri a to- 
K>iere ogni dubbio. 



58 



Bello — Bene. 



Bello, e precedente le consonanti 
semplici Bel, Inf. 1,40 e 87; II, 53; IH, 
40; V, 101 ; XII, 68; XVIII, 55; XIX, 
17; XX, 61 ; XXIV, 138; XXXIV, 18, 
34 e 137. Purg. II, 8 e 75; IH, 107; 
VII, 45 ; Vni, 55 e 79; XII, 88; XVI, 
32; XIX, 101; XXII, 148; XXVH, 
136; XXIX, 115; XXXI, 104. Par. H, 
28 e 130; IH, 48; VIU, 2 e 15; X, 
71 e 109; Xn, 31; XIV, 131; XV, 
130 ; XVI, 31 ; XIX, 36 ; XXI, 138 ; 
XXII, 154; XXHl, 71; XXVIl, 137; 
XXX, 9; XXXII, 5, e frequente- 
mente. — 1 dannati chiamano la vita 
terrena vita bella, Inf. XV, 67. — 
3rè bel per : mi piace, Inf. XIX, 37. 
— È bello, fia bello, è giusto, con- 
viene, è meglio; Inf. IV, 104. Purg. 
XXV, 43. Par. XVH, 68. - Al pi. 6«- 
gli precedendo vocale, Purg. XXVH, 
136. 

Bello (fieri del). Inf. XXIX, 
27. — Riferisce Benvenuto che co- 
stui fu della famiglia degli Alighieri 
e perciò parente di D., e che fu ucci- 
so da uno dei Sacchetti per aver poste 
dissenzioni nella sua famiglia. Egli 
rimprovera a D. la sua morte inven- 
dicata. Dopo qualche tempo uno dei 
Sacchetti fu assassinato per vendi- 
care la morte di Geri. 

Belo, re di Tiro, padre di Didone, 
Par. IX, 97. 

BelTA, dal lat. bellua, la fiera. 
D. chiama nel Purg. XXXH, 160 
nuova belva il carro che figura la 
Chiesa e che si è trasformato in un 
mostro. — È difficile stabilire quello 
che D. intenda per antica belva. Purg. 
XIV, 62, poiché la spiegazione dei 
commentatori, che sia da queste pa- 
role indicata una bestia vecchia, co- 
me p. e. un bove che s' ingrassi per 
la beccheria, non soddisfa punto, non 



trovandosi esempi della voce belva 
presa in signif. d' animale domestico.^ 

Belsebù, Belzebub o Belzebuth. 
11 principe dei diavoli. D. per lo piìi 
lo chiama Lucifero, Inf. XXXiy,127. 

BeiiAeo, nome latino , lacus Be- 
nacue, ora detto Lago di Garda, Inf. 
XX, 63, 74 e 77. 

BenelièfCong. Par. II, 103; XXV, 
138. 

Benda, dall'ali, binde, propria- 
mente : la fascia. D. l'usa per: velo, 
Purg. XXIV, 43 Femmina è nata e 
non porta ancor benda, cioè : è ancora 
bambina. Sarà forse sempre impossi- 
bile determinare chi fosse la donna 
di cui D. vuol qui parlare. Alcuni 
credono che alludesse alla Gentucca 
(V. ivi), del verso 37; altri ad Alagia 
de' Fieschi maritata al marchese Mar- 
cello Malasplna amico di D. Pare 
nondimeno che Buonaginnta parli di 
donna nata a Lucca, il che non è ap- 
plicabile ad Alagia di Genova, ed 
inoltre non par credibile che la mo- 
glie di Marcello, morto nel 1316, 
fosse ancora bambina nel 1300. — 
Le bianche btnde, Purg. Vili, 74, sono 
il velo e i nastri bianchi che porta- 
vano Io vedove. — E Le sacre bende 
sigsificano i veli monacali. Par. IH, 
114. 

Bene e precedente le consonanti 
semplici Ben, sòst. — In signif. col- 
lettivo: tutto ciò che vi ho trovato di 
buono e di felice, Inf. I, 8; VI, t08; 
XXVI, 24. Purg. VI, 122; XV, 61 ; 
XVH, 101, 133 e 136. Par. IX, 107; 
XXVI, 28. — Buona opera, Purg. X, 
89; XIX, 121. — Un'anima beata, 
Par. XIII, 48. — C hanno perduto il 
ben dell' intelletto Inf. Ili, 18 non si- 
gnifica: hanno perduto l' intelletto, 
ma ciò che costituisce il bene del- 



1 Trovasi però in tal signif. Id molti autori, con l'aggianlo di « mansueta. 



Beni — Benigno. 



59 



l'intendimeato, cioè il conoscimento 
di Dio. Io quel modo che lo stesso 
D. dice nel Convito: TI vero è il ben 
dello intelletto. — Spesso Dio ò circo- 
scritto con Bene che non ha fine, Par. 
XIX, 51 . — Più spesso ancora è detto 
n sommo bene, Purg. XXVIII, 91. 
Par. VII, 80; XIV, 47; XXVI, 134. 
— Infinito ed ineffabil bene, Purg. XV, 
67; XXXI, 23. 

Beni, al pi., i beni, e per lo più: 
i beni terreni, Inf. XI, 41 — detti 
6«fii del moTtdo, Inf. VII, 62 — beni 
vani, Inf. VII, 79. — Per beni primi, 
Purg. XVII, 97, D. intende i primi 
oggetti dell'amore dell'uomo, come 
Dio, il vero, la virtù. — Buone ope- 
re, Par. IV, 137. 

Bene, avv., Inf. IX, 10, trovasi 
quasi ad ogni Canto. Sono da notare 
le costruzioni seguenti : — Ben' i» 
Par. XV, 10; XXVI, 6, è giusto, con- 
viene. — Ben punito Inf. XIX, 97, 
giustamente punito. — Ben creato 
Par. III, 37, creato per il tuo bene 
(conferisci Inf. XXXIl, 13 mal creata 
plebe), — Ben nato Purg. V, 60. Par. 
V, 11B, nel medesimo signif. (confe- 
risci, Inf. XVIII, 76; XXX, 48 mal 
nati). — Ben finito Purg. Ili, 73, che 
ba avuto una buona fine. — Benfare 
Inf. VI, 81. — Come sost.. Il tuo ben 
far Inf. XV, 64. — Bene amare ec. 
Par. XXIV, 40. — Tutte le antiche 
ediz. Aldo, la Cr., la Nidob., Lan- 
dino, Vellutello, e il maggior numero 
dei mss. leggono Purg. XXVIII, 92 
L) eommo bene... Fece l'uom buono a 
bene, e quetlo loco Diede per arra a 
lui d' eterna pace; dove buono a bene 
sembra aver a significare : atto a be- 
ne operare ; costruzione ellittica mol- 
to ardita ;la dizione sarebbe più chiara 
se vi fosse al bene, di che non vi è 
documento. L' ediz. di Udine ed al- 
cuni mss. hanno Fece}' uom buono e*l 



ben di questo loco, lei. senza dubbio 
più chiara e facile, ma vi ba luogo a 
sospettarla chiosa introdotta nel te- 
sto. — Ben in signif. afTermativo, Inf. 

XXXI, 113. Par. XI, 130. 
Benedetto, v. Bbubdibb. 
Benedetto (San), fondatore 

dell'ordine dei Benedettini, nato nel 
480 a Norcia nell'Umbria, Par. 

XXXII, 36. — Confabula con D. Par. 
XXII, 28 e segg. — La badia di San 
Benedetto in Alpe , nell' Apennino 
presso il torrente Acquacbeta, Inf. 

XVI, 100. 

Benedire, lat. benedieere, Par. 
XXIV, 151. — Particip. Benedetto, Inf 
II, 124; Vili, 45. Purg. X, 64; XV, 
34; XXIX, 89; XXXII, 26. Par. VI, 
16; XI, 33; XX, 146; XXIV, 2 
e 31. 

Benedtetns qui irenls, accla- 
mazione fatta dal popolo a Gesù Cri- 
sto che entrava in Gerusalemme (v. 
san Giovanni, e. xii, y. 13). Queste 
parole nonostantechè si riferiscano a 
soggetto maschile, sono applicate a 
Beatrice, Purg. XXX, 19. 

Benefleio o Beneflmlo, il ser- 
vigio, il favore, Purg. V, 65. Par. 

XVII, 88. 

Benevento, città del regno di 
Napoli, appartenente al papa. Ivi fu 
sconfitto e morto re Manfredi da Car- 
lo d' Angiò, usurpatore di quel regno, 
Purg. Ili, 128. 

Benignamente , con bontà , 
Purg. Il, 102. 

Benign»nm» secondo la Nidob. 
o Beninansa secondo la Cr., sono 
forme antiche della voce benignità, 
labontà, Par. V1I,143;XX,99. 

Benignità , la bontà , Parad. 

XXXIII, 16. 

Benigno, dolce, mansueto, Inf. 
V, 88; XVII, 11. Purg. VII, 104; XI, 
18; XV, 102; XIX, 44; XXXII, 138. 



60 



Benvoglienza — BestMlitade. 



Par. XTl, 88; XVI, 60; XXXI, 6«. - 
Favorevole, Inf. XV, 59. 

BeBvoglieBsa, la benevolenza, 
Parg. XX11,16. 

Bere o Bevere^ lat. bibere, Purg. 
XXII, 66; XXIV, 32. Par. XXIV, 8; 
XXVll, 59; XXX, 73. - Bee per: 
beve, Inf. XXXllI, HI. — Bevv^per: 
bove, Purg. XXXI, HI. - Jl bere 
sost. verb., Purg. XXI, 74; XXII, 
145; XXIV, 154; XXXIII, 138. - 
ìfersì, essere assorbito, Purg. XXV, 
37. 

Bergamasee, di Bergamo, Inf. 
XX, 71. 

Berlingliieri ( Bamondo ) , 
Raimondo Berlinghieri o Berenga- 
rio V, Par. VI, 134, ultimo conte di 
Provenza, che ebbe quattro figliuole 
le quali maritaronsi a quattro re, 
cioè, una a Luigi IX di Francia, una 
a Edoardo d'Inghilterra, una a Ric- 
cardo re de' Romani fratello di Edoar- 
do, e r ultima cioè Beatrice a Carlo 
d* Angiò usurpatore del regno di Na- 
poli e fratello dì Luigi IX. 

Bernardin di Foseo, uomo di 
nascita oscura, ma chiaro per le sue 
virtù a Faenza, Purg. XIV, 101. 

Bernardo da QuinlavalU, primo 
discepolo e seguace di san Francesco 
d'Assisi, Par. XI, 79. 

Bernardo (San), abate di Chia- 
ravalle nato a Fontane in Borgogna 
nei 1 091 , morto nel 1 1 53, detto spesso 
l' ultimo Padre della Chiesa, uno de- 
gli uomini più venerandi del suo tem- 
po. Nel poema prende il luogo di Bea- 
trice appresso D. Par. XXXI, 59 e 
109 — e lo accompagna sino alla 
fine della visione, Par. XXXI, 139; 
XXXIII, 49. 

Bernardone (Pietro)^ padre 
di san Francesco d'Assisi, Par. XI, 
89; mercatante di lane molto ricco, 
come asserisce Benvenuto. 



BemagliO) dal lat. del medio evo 
benare, nell' antico francese bercer, 
in ali. birschen o pirschen, lat. vennri, 
cacciare; la Cr. pone bersaglio; il se- 
gno al quale si tira. — Nel signif. fig. 
Par. XXVI, tt. 

Berta, nome di donna, Par. XIII, 
139 Non creda trumna {o donna) Berta, 
per dire: il primo venuto o persona 
del volgo ignorante. 

Berti (Belllneion), v. Bbllin- 

GIORB. 

Bertram dal Bornio, v. Bob- 

Rio. 

Berma, dall'ali, die Terse, il tallo- 
ne, Inf. XVIII, 37 letar le berze, cioè: 
alzar le gambe, fuggire, correre. 

Bestemntla, dal greco ^Xaot^ih 
fita, come apparisce dall'antica for- 
ma biantemma, Purg. XXXIII, 59. 

Bestentmlare , greco ^"^cia^yir 
piefv, Inf. 111,103; V, 36; XI, 47. - 
Per : dolersi, brontolare, Inf. XXXII, 
86. 

Bestia, per lo più, selvaggia e fe- 
roce, Inf. I, 58 e 88; XIII, 114. Purg. 
XX, 11. — Animale in genere, Inf. 
XXX, 24. Purg. Vin, 102; XXVI, 84. 
— Talvolta, animale domestico, il ca- 
vallo ec, Inf. II, 48r. Porg. XXIV, 
83 e 135. — Qua! nome d'ingiuria, 
Inf. XII, 19; XV, 73; XX1V,126. Par. 
XIX, 147. — Del Minotauro, Inf. XII, 
19. — Per ironia D. dice Par. XXI, 
134 Sicché due bestie van soW una pelle, 
parlando degli ampli piviali con i 
quali i papi coprono so e 1' animale 
che cavalcano. 

Bestiale, ciò che è proprio o con- 
viene a bestia. Inf. XH, 33; XXIV, 
124; XXXII, 133. 

Bestialilade e Bestialitate,. 
forme antiche per: bestialità, Inf. XI, 
83. D. fa in questo luogo l' enumera- 
zione dei vizi e distingue, secondo- 
Aristotele, àxpaaia Y incontinenza , 



Severo — Binato. 



61 



Vnpifim^ la bestialità, e xaxi'oc la ma- 
lizia. Sopra questa distinzione sono 
stabilite le tre grandi divisioni del- 
l' Inferno di D. - Par. XVII, 67. 

Bévero, dall' ali. biber, onde al- 
cuni mas. ia Nidob. l' Estense hanno 
la forma bivero; il Castoro, Inf. XVII, 
22. D. seguita in questo luogo 1' opi- 
nione volgare, ma erronea, che il Ca- 
storo si nutra di pesce. 

Blace», dall'ali. 6I«tc/», palido, 
bianco di calce, o ossido bianco di 
piombo, Purg. VII, 73. 

Biada, dall'ali, blatt, foglia, o 
dall' anglosassone blad, frutto, onde 
H lat. del medio evo bladum; il gra- 
no, Inf. XXIV, 109. Purg. Il, Itt; 
XXXIII, 51. 

Biancheggiare — per brina , 
Inf. XXIV, 9. — Mostrare un color 
bianco e lucido, Purg. X, 72. — Rag- 
giar luce, Purg. XVI, 143. 

BiaBea,add. dall'ali, blant, Inf. 
XVII, 65; XX, 49; XXIV, 6; XX VÌI, 
50, XXXIV, 43. Purg. I, 34; II, 7 e 
23; Vili, 74; IX, 96 e 119; XXVI, 6; 
XXIX,114. Par.I,44;V,67; XVIII, 
65; XXII, 93; XXVII, 136; XXX, 
129; XXXI, 14. - Per: canuto, Inf. 
ili, 83. — Sost., il bianco, Inf. XXV, 
66.-7 primi bianchi, Purg. II, S6 
cioè: i primi oggetti bianchi da me 
veduti, che erano le ali d'un angelo. 
— Veelito di bianco ^ Purg. XXIX, 65. 
/ Bianchi, erd il nome d' una delle fa- 
zioni in che era divisa Firenze, oppo- 
sta ai Neri, Inf. XXIV, 150. - Aw. 
Bianco vestita, Purg. XII, 89. 

Biasmare) per: biasimare {bla- 
iphemare, v. Bbstbmmu), Par. X XIII, 
66. 

Blaano e Blaalna, Pur. XVIII, 
60. — La vergogna, Inf. V, 67. Par. 
IV, 59. ^ Un rimprovero che fa ver- 
gognare, Inf. VII, 93. — Biasimo, Inf. 
XI, 84. 



Biea , ammasso , cumolo , Inf. 
XXIX, 66. 

Bieca, probabilmente dal lat. obli- 
9uim; dicesi principalmente degli oc- 
chi, degli sguardi, del guardare di 
traverso, del guardar losco, Inf. VI, 
91; XXIil, 85, onde: invidioso. - 
Parole bisce, Par. VI, 136. — Opere 
bisce, Inf. XXV, 31. - Nel Par. V, 65 
questa voce pare che signiAchi: in- 
considerato, poco accurato nel consi- 
derare le cose. — Invece di biechi e 
bieche D. usa nei tre ultimi luoghi al- 
legati bieci e biece. 

Blfalco, dal lat. bubulcus, quegli 
che lavora la terra co' buoi, Par. II, 
18. 

Biforme, che ha due forme, Purg. 
XXXII, 96. Parla in questo luogo D. 
del Grifone che è mezzo leone e mez- 
zo aquila. V. Gbiforb. 

Biga, voce latina. D. V usa in si- 
gnif. di: carro a due ruote. Par. XII, 
106. Carro che è figura della Chiesa, 
e le due ruote indicano i due valorosi 
campioni della medesima , cioè san 
Francesco e san Domenico. 

Bigia, d' origine ignota, grigio, 
Purg. XX, 54. - Oscuro, Inf. VII, 
104. — Onde far bigio, oscurare, Purg. 
XXVI, 108. — Panni òi^, Purg. XX, 
54, indicano probabilmente 1' abito 
de' monaci. 

Bigoncia, lat. bis-congius. Par. 
IX, 55. 

BUaneia, lat. bilana, Par. V, 62. 

— Nel signif. di : peso, Par. XIII, 42. 

— D. dice bilance, Inf. XXIII, 102, i 
corpi dei dannati oppressi sotto al 
peso delle cappe di piombo, il qual 
peso fa così cigolar le hr bilance. — 
Bilance, Purg. II, 5, cioè: la Libra uno 
dei segni del zodiaco. 

Binato, che partecipa di due na- 
ture ; •epiteto che D. dà al Grifone, 
Purg. XXXII, 47, il quale è figura di 



62 



Bindi — Bocca. 



Gesù Cristo perle sue nature divina 
e umana. 

Biadi ^ pi. di Bifido, nome pro- 
prio comunissimo in Firenze a tempo 
diD. ma di cui ignorasi l'origine; 
forse è contratto di Aldobrandino o 
di Albino, Par. XXIX, 103. 

BiondO) d' origine incerta, Inf. 
XII, 110. Purg. Ili, 107 ; Vili, 34. 

Uìma.wo^ lat. bìs-avus, Par. XV, 
94. — Colei chi fu bisavaal Cantor ec, 
Par. XXXII, 10, è Rut bisava di Da- 
vide. 

Bi«eaBm»rc9 da bisca, uno dei 
giuochi di carte, la cui origine igno- 
ro; perdere, dissipare nel giuoco, Inf. 
XI, 44. 

Biscia, forse dall' ali. beishen mor- 
dere, o meglio onomatopea per espri- 
mere il fischio delle serpi; Inf. IX, 
77 ; XXV, 20. Purg. Vili, 98; XIV, 38. 

BifleamiO) piccolo fiume di To- 
scana che passa vicino a Prato e 
sbocca neir Arno sotto Firenze di 
contro alla Lastra, Inf. XXXIl, 56. 
È da maravigliarsi che tutti i comen- 
tatori, eccettuato il solo Benvenuto, 
chiamano il Valdibisenzio: Falterona; 
errore manifesto, perchè Falterona è 
nome del monte e della valle ove 
r Arno ha la sorgente (v. Purg. XIV, 
17). Per avventura hanno scambiato 
la citte di Prato col borgo di Prato- 
vecchio, che veramente è situato in 
Valdifalterona. 

BisBiaatoTa è secondo i comen* 
tatori un monte discosceso nel ducato 
di Modena, Purg. IV, 26. Non è se- 
gnata sopra alcuna delle carte a me 
note. 

Biflosaa, dal gotico 6t-stunt, in- 
quietudine, cura ; ciò di che si ha bi- 
sogno, Purg. XIII, 62; XXXIIl, 29. 
V. BisoGno. — La faccenda, la cosa, 
Inf. XX I il , 1 40 mal contava la bisogna, 
non diceva la cosa come sta. 



Blsogaare 9 verb . iropers. , aver 
bisogno, esser mestieri, Purg. XI, 23; 
XXlll, 104; XXVI, 131. Par. Vili, 
79; XXIX, 80. 

BisosBO, sost. Purg. XXV, 6. 

Bimmarro, forse dal lat. òis-oa- 
rius? iracondo, furioso, Inf. Vili, 62. 

BlaadimenU, come blando, è 
voce piuttosto latina che italiana; ca- 
rezze, lusinghe, parole affettuose. 
Par. XVI, 30. 

Blando, affettuoso, lusinghiero. 
Par. XII, 24. — Arrendevole alle se- 
duzioni, alle lusinghe, Par. XXII, 85. 

Boliolee, lat. bubulctu, v. Bifol- 
co, Par. XXIII, 132. Tutti gli antichi 
comentatori, cominciando dall'Ano- 
nimo fino al Lombardi, hanno creduto 
questa voce esser la forma femminile 
di bobolco, lat. arator^ teminator, co- 
sicché il ^enso di questo luogo sa- 
rebbe : questi beati che furono buoni 
seminatori a spargere la semente del 
vangelo. Oltreciò la forma femminile 
non d6e parere sconveniente, riferen- 
dosi ad arche Hcchisiime, con che D. 
indica quelle anime. Tassoni per Io 
contrario vorrebbe che bobolca fosse 
nome d' una misura di terreno presso 
a poco come Vjugerum dei Latini, e 
veramente trovasi : bubulca e bubul- 
cata in questo significato; seminare 
doverebbesi in tal caso prendere in 
signif. passivo, e il senso di questo 
luogo sarebbe: che furono buoni ter- 
reni da semente. Nondimeno l' antica 
interpretazione mi sembra da pre- 
ferire. 

Boeea, lat. bttcca, la bocca. ^ Nel 
signif. proprio, Inf. V, 136; VI, 23; 
XII, 79; XVII, 74; XXII, 55; XXV, 
92; XXVIIl, 95; XXX, 125; XXXI, 
68; XXXIl, 38; XXXIII, 1 ; XXXIV, 
55. Purg. VI, 132; VII, 93; Vili, 13; 
XVni, 25; XXIII, 108; XXV, 19; 
XXXI, 14. Par. I, 87; XX, 82; XXIV, 



Bocca — Bontà. 



63 



119; XXVI], 63. ~ Per est., apertura, 
imboccatara, Inf. XIX, 22. 

BoeeS) v. Abati. 

■•ee, forma antica (anzi plebea in 
Firenze) e totalmente abbandonata, 
ammessa nondimeno da alcuni edi- 
tori, v. VOCB. 

Bagliente^ da bollire; in fusione, 
Porg. XXVII, 49. 

Bolsl«9 dal lat. btUga e dall' an- 
tico ali. bulge; propriamente: la bi- 
saccia, la valigia. Dante de questo 
nome alli dieci gradi concentrici ove 
sono puniti i Frodolenti i Giuntatori 
d'ogni specie, Inf. XVm, 24 e 104; 
XIX, 6; XXII, 17; XXIII, 32; XXIV, 
81 ; XXVI, 32; XXVIII, 21 ; XXIX, 
7 e 118. 

■•US, lat. bulla; le bello d'aria 
che leva il bollore, Inf. XXI, 20, 
y. Bulla. 

■•Uire, lat. bulUre, Inf. VII, 101 ; 
XX], 8; XXXIII, 143. - In signif. 
passivo della sostanza che bolle, Inf. 
XII, 47; — del ferro in fusione. Par. 
XXVIII, 90. — Particip. presente 
boUmte, Inf. XXI, 124; XXII, 141. * 
Del ferro fuso, Par. I, 60. — BoglienUi 
▼. sopra. _ Particip. passato bollito; 
come sost. • bollili , Inf. XII ,^102, 
quelli che bollivano. 

Bollore, r ebullizione, Inf. XII, 
136; XIV, 134; XXI, 20. — Per la so- 
stanza bollente, Inf. XII, 101 — e al 
pi. Inf. XXII, 30. 

BolosBS, città e università cele- 
bre d'Italia, Inf. XXIII, 142. Purg. 
XIV, 100. 

Bolognese, un cittadino di Bolo- 
gna, Inf. XVIIl, 68; XXIII, 103. 

Bologneoe (Franeo). Pittore 
in miniatura celebre nel principio del 
XIV sec, Purg. XI, 83. 

Boioena. Purg. XXIV,24, piccola 
città sul lago del medesimo nome che 
produce squisitissime anguille. 



Boaoeela, propriamente: calma 
di mare. D. l'usa, Purg. XIII, 123 
per le belle giornate che si frappon- 
gono qualche volta alle rigide del- 
l' Inverno. 

BonaUI (fialdo) di Forlì, cele- 
bre astrologo e molto affezionato al 
conte Guido di Montefeltro ; viveva 
verso la fine del xiii sec. ed ha scrit- 
ta un' opera intorno V Astrologia, Inf. 
XX, 118. 

BonaTontiara (San). Par. XII, 
127. Il suo vero nome era Giovanni 
da Fidanza, sopranominato: Il dot- 
tore Serafico, nato a Bagnoregio, 
V. ivi, nel 1221. Fu generale dei Fran- 
cescani, cardinale, e mori al concilio 
di Lione nel 1274. Le sue opere stam- 
pate a Roma nel 1588 al 1596, forma- 
no 7 voi. inf. 

Bonifaelo YIII, papa che tenne 
la sedia pontificale dal 1294 al 1303. 
D. r h^ per suo nemico personale, né 
pretermette occasione di sfogare il 
suo odio contro di lui. Gli predice un 
luogo fra' Simoniaci , Inf. XIX, 53. 
Par. XXX, 148. — Lo rimprovera 
d' aver abusato della sua potestà per 
sedurre il conte Guido di Montefeltro, 
Inf. XXVII, 70 e segg. — Lo fa rim- 
proverare aspramente da san Buona- 
ventura. Par. XII, 90 — da Caccia- 
guida, Par. XVII, 49 e segg. — e dallo 
stesso san Pietro, Par. XXVII, 22 e 
segg.— - Ma nel medesimo tempo parla 
con indignazione dei mali trattamenti 
che gli furon fatti dai satelliti di Fi- 
lippo ii Bello a Anagni, Purg. XX, 87. 

Boniraalo. Purg. XXIV , 29, è 
probabilmente 1' arcivescovo di Ra- 
venna della famiglia de'Fiescbi di Ge- 
nova, che visse verso la fine del 
XIII sec. 

Bontà. Inf. Vili, 47; XI, 48; - 
di Dio, Purg. HI, 122. Par. II, 148; 
V,20;VI1,64;XXVIII, 67; XXIX, 



64 



Bonturo — Bozzacchione. 



69; XXXI, 6 e 83. - La virtù, Inf. 
XIX, %, — La forza, il valore, Par. II, 
A^S. — Il merito, il sapere. Par. XIX, 
i28; XXV, 66; XXXIII, 21. - Le 
Torme : bantade, Inf. XI, 48 e 96 — e 
bontale, Inf. XIX, 2. Par. II, 136 ; V, 
20 ; XIX, 128; XXVI, 30; XXIX, 89; 
XXXI, 83 ; XXXIII, 21, sono antiche 
€ poetiche. 

Boat ar«9 delia famiglia dei Dati 
di Lucca, che D. indica ironicamente 
come il maggior malizioso e barattie- 
re di quella città, Inf. XXI, 41. 

Bordello , d' origine incerta ; il 
postribolo. D. per disdegno dà tal no- 
me air Italia, Purg. VI, 78 , come 
paese che si prostituisca a tutti i po- 
poli. 

Bordone , d' orìgine ignota. — 
iO il bastone de' pellegrini, Purg. 
XXXIII,78 — 20il basso fondamen- 
tale continuo, Purg. XX Vili, 18. In 
quest' ultimo signif. jpar che sia ono- 
roatopea per imitare il ronzio del- 
le api. 

Bòre» 9 vento del settentrione. 
Par. XXVIII, 81. 

Borgo Sanr Apostolo ^ uno 
degli antichi quartieri della città di 
Firenze,vicinoairArno,Par.XVI,134. 

Borni. Inf. XXVI, 14. Gli antichi 
cementatori hanno male inteso que- 
sto luogo, prendendo bornio per ; cie- 
co losco, d' onde, a parer mio, non 
si cava senso ragionevole. D. vuol 
dire piuttosto : limite o termine, e dà 
tal nome alle roccie prominenti, per 
mezzo delle quali ha potuto discen- 
dere dal ponte al fondo della bolgia, 
Inf. XXIV, 79. QuesU spiegazione è 
stata primamente data da Daniello da 
Lucca e seguitata dipoi da tutti gli 
spositori moderni. II testo di Guini- 
forte ha una variante singolare : Che'l 
buior n' avea fatto scender pria, cioè : 
che r oscurità n' avea costretti a di- 



scender prima; il che si riferisce a 
Inf. XXIV, 70 e segg. 

Bornio (Bertrant d»!), vi- 
sconte di AUaforte in Guascogna , 
guerriero e trovatore celebre, Inf. 
XXVIII, 134*. Era 1" amico favorito di 
Enrico, conosciuto sotto il nome di 
Re giovane, figliuolo di Enrico II d'In- 
ghilterra, e fu fomentatore della di- 
scordia tra il padre e il figliuolo; per 
il che D. lo pone nella nona bolgia ove 
sono puniti gli autori degli scismi e 
delle discordie. 

Borsa, dal greco ^(>poa, la tasca. 
Nel signif. prop. Inf. XVII, 59. — Per 
est., il pregio della 6or«a, la gloria del- 
la liberalità, Purg. Vili, 129. — Aver 
nella borsa, possedere realmente, Par. 
XXIV, 85. — Ironicamente D. chiama 
borsa la buca nella quale sta fitto ca- 
povolto il papa simoniaco Niccolò III, 
Inf. XIX, 72. 

Borsiere (GuigUelmo), Inf. 
XVI, 70. Fiorentino molto accetto 
nelle corti dei grandi per il suo inge- 
gno e piacevolezza. Era, come dice- 
vasi allora : un uomo di corte, genere 
di persone che teneva il mezzo tra il 
cortigiano e il buffone. 

Boseo, dall' ali. busch, selva, fo- 
resta, Inf. XIII, 2; XIV, 76 e 140. 
Purg. XXV, 130; XXXII, 42. 

Boatfclii, antica famiglia nobile 
di Firenze, Par. XVI, 93. 

Botolo, d' origine ignota, cane 
piccolo ringhioso, Purg. XIV, 46. D. 
indica con questo nome gli Aretini. 

Botto, d' origine incerta. ~ Di 
botto, avv., tutt'a un tratto, sabito, Inf. 
XXll, 130. — In grazia della rima 
talvolta D. ha usata la forma butto, 
Inf. XXIV, 105. Purg. XVII, 40. 

BoBsaeehione, dall' antico ali. 
buk, bottone, onde il francese boese, 
enfiagione; susina annebbiata, Par. 
XXVIl, 126. 



. Aosso — Brtnia. 



65 



) d' origine ignota, propria- 
meDte: becco in signif. disonesto, on- 
de: avvilito, disonorato, Par. XIX,138, 

Brakantc, una delie Provincie 
del Beigio attuale. — /.a Donna di 
Brabante, Purg. VI, 33 è Maria del 
firabante moglie di Filippo Ili l' Ar- 
dito, morta nel 1321. Pare che D. vo* 
glia incolparla della morte di Pietro 
dalla Broccia. V. Broccia. 

Bpaeei«9 lat. brachium, Inf. XV, 
25; XXII, 71 ; XXV, 7; XX Vili, «8; 
XXX, 105. Purg. XXXI, 105; XXXU, 
16. - Al pi. le braoGW, Inf. Vili, 43; 
X1V,107; XVII, 96; XIX, 124; XXII, 
89; XXXI, 48; XXXIV, 31. Purg. VI, 
13; IX, 3 e 38; XII, 91; XV, 100; 
XXIV, 22; XXXI, 100. Par. XXIII, 
122. - Per: il Iato, Purg. XXXII, 16. 

- Nel signif. flg. la bontà infinita ha »ì 
gran braccia, Purg. Ili, 12«, cioè: la 
misericordia divina è immensa, tanto 
grande. 

BracO) v. Bbaoo. 

Brasi», dall' anglosàssone blate, 
face, forse dall' alt. brand, incendio; 
la brace — al pi. brage, Par. XIX, 19. 

- Per est. degli occhi, Inf. Ili, 109. 
BragOf d' origine ignota; il fango, 

il pantano, Inf. VIII, 50. — In grazia 
della rima D. ha usato la forma braco, 
Purg. V, 82. 

Brama, forse dal greco ^P«fAtlv, 
mugolare come le bestie in caldo, 
onde desiderare ardentemente; il de- 
siderio vivo, l'avidità, Inf. XV, 111; 
XXXII, 94. Pnrg. XV, 78; XX1I!,36. 
Par. XXVII, 9. - Al pi. Inf. 1, 49. 
Par. IV, 4. 

BraasAre, desiderare ardente- 
mente, inf. XXX, 63; XXXI , 125. 
Parg. Vili, 75 ; XIII, 148 ; XVII, 116; 
XXXilI, 63. Par. X, 45; XVll, 103. 



Bramosa, avido, Inf. I, 98; VI, 
«7; XIII, 126. Purg. XXIV, 108. 

Branca, dall'ali, branti, prante, 
l'artiglio, Inf. XVII, 13 e 105. - Per 
est. aver tra brancfa, aver in suo po- 
tere, Inf. VII, 69. ~ U branchi 99rdi, 
gli artigli di color verde, stemma de- 
gli Ordelaffl, che a tempo di D. erano 
signori di Porli, inf. XXVll, 45. 

Branca d^ «ria, v. Obia. 

Braneolare, da branca, andare 
a tastoni, Inf. XXXIII, 73. 

Branda (Fonte). Inf. XXX , 78. 
Secondo tutti gli antichi oomentatori 
D. allude alla Pontebranda di Siena, 
memorata da Boccaccio nel suo libro 
De FonHbus. Recentemente alcuni 
dotti Italiani hanno trovata una fonte 
del medesimo nome nel Casentino in 
Valdarno di sopra, e pretendono che a 
questa e non a quella di Siena si rife- 
riscano le parole di D. É da avrertire 
in favor di questa opinione che Mae- 
stro Adsmo falsificò appunto i fiorini 
di Firenze in Romena nel Casentino 
ov' è la detta fonte e l' immagine dei 
ruscelletti del qual paese lo tormen- 
ta. Nondimeno io credo che il Poeta 
abbia dovuto necessariamente ricor- 
dare una fonte per bellezza e copia 
d'acque generalmente celebre, qua- 
le ò quella di Siena, é non una 
fonte appena nota nel suo proprio 
luogo.i 

Brandiaio,. anticamente Brundi- 
sium, ora Brindisi, città marittima 
del regno di Napoli suU' Adriatico, 
Purg. Ili, 27. 

Brano, un pezzo d'alcuna cosa, 
Inf. VII, 114 ; XIII, 128. V. A BRA^o. 

Brenno, capo de' Galli, sconfitto 
da Camillo, Par. VI, 44. 

Brenta, fiume dell' Italia supe- 



1 Ueriu sopra ciò esser contaltaU, la dichiarazione della Tavola « Le tre Pontebranda •• 
dal bel Dante spiegato e illustrato da Lord Vernon, toI. III. 

5 



IÌ6 



Brescia — Broneo, 



riore che sbocca nell' Adriatico, Inf. 
XV, 7. Par. IX, 27. 

Breaeia, citte dell' Italia aupe- 
riore, aoticamente Briariaf luf. XX, 
68. 

Breaelano, cittadino di Brescia, 
Inf. XX, 71. 

BreitiBorO) ora Bertinoro, pic- 
cola città di Romagna tra Forlì e Ce- 
sena, Purg. XIV, 11«. 

Breve e talvolta Brieve, add. 
Purg. Xni,78; XX!, 48; XXVI, 33. 
Par. 1,96; XVllI, 87; XXX, 56. — 
Stretto, Inf. XXXI li, 9SL — Di corU 
durata, caduco, Purg. XXXI, 60. Par. 
XIII, 63. — Avv. per : brevemente, 
Inf. Ili, 45. — /n brtte, v. In. 

BreTemente. Inf. II, 86 ; XIII, 
93. 

Briaréo) uno dei giganti centi- 
mani della Mitologia greca, Inf. XXXI, 
98, Purg. XII, 28. 

Bri§;«9 d' origine ignota ; tuttociò 
che impedisce, tormenta, causa pena, 
onde: il tormento, la pena, Inf. V, 49. 
— La contesa, la discordia, la guerra, 
Purg. XVI, 117. Par. Vili, 69; XU, 
108. — L'impedimento, Purg. VII, 55. 

Brigare) soUicitare, affaticarsi, 
Purg. XX, 126. 

Brigata) la società, la riunione, 
Inf. XXIX, 130. Purg. XIV, 106. 

Brigata^ sopranome d' un nipote 
del conte Ugolino della Gherardesca 
(v. ivi} propriamente chiamato Nino, 
che mori nella Torre della Fame col 
nonno, Inf. XXXIll, 89. 

Brina, dal lat. pruina, Inf. XXIV, 
4. Purg. XXI, 47. 

Brioso, antico filosofo greco, ci- 
tato da Aristotele per aver voluto di- 
mostrare la quadratura del circolo. 
Par. Xin, 126. 

Broccia (Pier dalla), Purg. 
VI, 22, era chirurgo, favorito e mini- 
stro di Filippo III re di Francia. Fn 



impiccato» secondo D., a istigazione 
della reina Maria del Brabante, per- 
chè r accusò che essa avesse avve- 
lenato Luigi primogenito del re. Se- 
condo altri, la reina l'accusò di at- 
tentato contro alla sua castità. Pro- 
babilmente intervenne a lui come a 
tanti altri che da basso stato perven- 
nero alle maggiori dignità, che furono- 
vittime dell' invidia e del livore 
de' cortigiani. 

Broda, d'origine incerta ; propria- 
mente il brodo. D. l' usa per l' acqua 
fangosa dello stagno formato dallo 
Stige, Inf. Vili, 53. 

Brogliare , questa voce per la 
sua forma e per il significato sembra 
affine del francese brouiller e dell' al- 
lemanno brudeln, brodeln, che indica 
il movimento de' liquidi in ebollizio- 
ne; — per: agitarsi, dimenarsi, Par. 
XXVI, 97. V. Invoglia. 

BroUoe Brullo, sono per av- 
ventura la medesima parola, la cui 
origine ed anco il significato sono 
oscuri. Inf. XVI, 30, mostra dover si- 
gnificare: scorticato; che Boccaccio 
pare spieghi disformato, sfigurito. — 
BruOo, Inf. XXXIV, 60. Purg. XFV, 91, 
pare significhi: spogliato, nudo. — 
Quanto al luogo dell* Inf. XVI, 30 po- 
trebbe avere il signif. del francese 
ììriUé, arso, ma questa spiegazione 
non ha autorità alcuna che la s<^ 
stenga. 

Brolo, dall' ali. hruhl, òroltumdel 
medio evo, un terreno selvoso, un 
bosco. Onde viene che in propinquità 
di varie città d' Allemagna, Francia e 
Italia, sianvi giardini o alberete chia- 
mate, brvM, breuil e broglio, D. chia- 
ma brolo metaforicamente i fiori dì 
che si fanno corone e che formano, 
per mo'di dire, un giardino, Purg. 
XXIX, 147. 

«eo, è per avventura una va- 



Brtieibre — Buggila, 



67 



rietà di forma della voce tronco, 
lor. XIII, 26. 

Braelarey abbracciare, Inf. XVI, 
49. 

Brofgl», Bruges, dall' ali. die 
Brùctt, il ponte ; capitale della Fian- 
dra occidentale, Inf. XV, 4. Purg. 
XX, 46. 

Brullo) y. Sbollo. 

Bruetto liAtlBl) T. LATiiri. 

BniHOy add. dall'antico ali. brùn, 
Inf. Xin, 34; XX, 107; XXV, 65; 
XXVI,133. Purg. XXVI, 34. Par.XV, 
SI ; XXII, 93. — Dell' aria oscurai Inf. 
11,1. - Del cielo, Purg. XIX, 6. — 
Dell'acqua, Inf. Ili, 118. ^Bru- 
na bruna, totalmente oscura, Purg. 
XXVni,31. — Dei tratti del volto, 
capo, malcontento, Purg. XXIV, 97. 
- Irreconosciblle, Inf. VII, 64. — 
S06t.,i7 6r«no, Par.II, 73. 

BmscO) forse dal lat. labrtucoy la 
vite saWatica la cui uva è l' agresto ; 
aspro — per est. parola 6ru«ca, Par. 
XVII, 186. 

BrntO) Lucio Giunio Bruto, Inf. 
IV, 127. _ Marco Giunio Bruto, Inf. 
XXXIV, 66. Par. VI, 74. A primo 
aspetto pare inconcepibile come D. 
nimico giurato di ogni despotismo, e 
cbe ha posto Catone l' Uticense, ben- 
ctiò suicida, alla custodia dell' entrata 
del Purgatorio, abbia potuto dannare 
finito e Cassio, ultimi difensori della 
libertà romana, nella gola di Lucifero 
insieme con Giuda Iscariote. Questa 
stravaganza è nondimeno spiegata dal 
libro De Monarchia dello stesso D. e 
in tutte le altre sue opere, ove so- 
stiene il principio, che il Papato e 
r Impero sieno stati ordinati dalla 
Provvidenza Divina per salute degli 
uomini ; e perciò gli ammazzatori di 
Cesare non sono più considerati da 
D. come difensori della libertà, ma 
come traditori alla maestà imperiale 



della quale teneva Cesare per primo 
rappresentante. 

Bra«^ l'animale bruto, Inf. XXVI, 
119. Par. VII, 139. 

Bniilare « insudiciare , Purg. 
XVI, 1». 

BniitO) d'origine ignota; defor- 
me, Inf. XIII, 10; XXXIV, 34. Purg. 
XIV, 43. - Infangato, lordo. Inf. Vili, 
36; XVIII, 119. - Nel signif. morale, 
infame, Par. XXII, 84. 

B«e«, in sostanza ò sinonimo di 
hueo ; cavità, Inf. XXXII, 1S6. - Buca 
eepulcral, Purg. XXI, 9. — Per: aper- 
tura, &dilo, Inf. XXXIV, 131. Purg. 
XV1II,114. 

BueeiJS d'origine ignota; la su- 
perficie, Inf. XIX, ». — Per: la pelle, 
Purg. XXIU, J6. 

Buco, dal lat. bucca? cavità, pro- 
fondità, Inf. XXXII, 2. 

Bueolleo. Il Cantar de' bucolici 
earmi, Purg. XXII, 67, cioè Virgilio 
autore delle Egloghe. 

Bae, lat. boa, il bove, Inf. XVII, 
76. Purg. XXXII, 146. - Il bue dei- 
gliàn, il toro di bronzo fatto da Perillo 
per il tiranno Fal&ride di Agrigento, 
Inf. XXVII, 7. - Al pi. buoi, Purg. 
X, 56; XII, 1. 

Baemme, ora Boemia^ regno che 
forma parte degli Stati austriaci. Quel 
di Buemme ec. Par. XIX, 126, è senza 
dubbio il medesimo di cui è parlato 
Purg. VII, 102. V. ViNCiSLAo. 

Bufferà, onomatopea; vento impe- 
tuoso, turbine, burrasca, Inf. V, 31. 

Buffa, nonostante il Vocab. della 
Cr. credo che butfa, Inf. VII, 61, si- 
gnifichi : soffio, accidente di breve 
durata — mentre la medesima voce, 
Inf. XXII, 133, è sinonimo di : beffa, 
scherno, irrisione che si fa ad alcuno. 

Baggéa, ora Biigia, città maritti- 
ma dell' Afl^rica settentrionale in Al- 
geria, Par. IX, 92. 



68 



Bugiardo — Burella. 



Bugiardo) d' origine ignota, Inf. 

XXIII, 144, ingannatore. ~ Vita bu- 
giarda, Porg. XIX, 108. — Dii falsi e 
bugiardi, falsi, opposti a veri, Inf. I, 
7SL - Traditore, finto, Inf. XXVllI, 
16. 

Bugiare, mentire, Purg. XVIII, 
109. 

Bugie») il contrario di massiccio, 
vuoto dentro; forse da buco. Par. XX, 
27. 

Buio, add. d' origine ignota ; oscu- 
ro, Inf. in, 130; VII, 103; Vili, 93; 
XII, 86; XVI, 82. — Delle macchie 
lunari, segni bui, Par. lì, 49. — Nel 
signif. morale: oscuro, difficile da in- 
tendere, Purg. XXXIIl, 46. — Sost. 
l'oscurità, Purg. XVI, 1. 

Bulleame^ dal lat. bulUre, scatu- 
rigine d' acqua calda. Dante parla 
delle terme di Viterbo, Inf. XIV, 79 
~ e paragona a quelle il fintne di 
sangue bollente, Inf. XII, 117 a 128. 

Bulla, Toce latina, la bolla del- 
J acqua, Purg. XVII, 32. 

Bnonagiunta da Lucca, della 
famiglia degli Urbiciani, noterò a 
Lucca e poeta. Jacopo della Lana e 
Benvenuto, asseriscono eh' egli abbia 
conosciuto D. e che si sicno diretti 
reciprocamente delle poesie. Nel suo 
libro De Vulgari Eloquentia, D. ne 
parla con poca lode ; lo ^ trova, Purg. 

XXIV, 19 e 36. 

BuoBconte, figliuolo del celebre 
Guido da Montefeltro, v. ivi. Mori 
nella giornata di Gampaldino nel 1289; 
e perché il suo corpo non si potò tro- 
vare, D. immagina che fosse assorto 
dalla piena dell' Arno, Purg. V, 88. 

Buondelmonti) famiglia nobile 
di Firenze venutavi da Valdigreve, 
valle situata al mezzogiorno di Fi- 
renze. — D. , Par. XVI, 66, deplora la 
venuta di questa famiglia a Firenze, 
perchè uno de' suoi cioè Buoudel- 



monte de' Buondelmonti avendovi 
contratto maritaggio con una della 
potente famiglia degli Amidei, ruppe 
la sua fede sposando una dei Donati, 
onde ebbero origine le saoguinose 
divisioni dei Guelfi e dei Ghibellini 
in Firenze ; perchè esso fu assassi- 
nato dagli Amidei, i Donati presero a 
vendicarne la morte, e i cittadini par- 
teciparono tutti alla contesa aderendo 
parte a questi e parte a quelli. Par. 
XVI, 140. Vedi pure Inf. XXVJII,106. 
Par. XVI, 136. 

BvoKa, add. *- Nel signif. fisico 
e morale, Inf. 1, 71 ; II, 131 ; III, 127; 
XVI, 37; XXI, 99; XXVHI, 116; 
XXIX, 139; XXXI, 6. Purg. IX, 106 
e 137; XVII, 134; XVlll, 39; XIX, 
143; XXll, 132; XXIV, 13; XXXIU, 
30. Par. Ili, 116; VI, 113; VII, 36; 
XIX, 73 e 86; XXII, 53; XXIU, 132, 
e spessissimo. — • Anima bu^nm, Inf. 
Ili, 127, il contrario di reprobo. — 
Non buono, Inf. XXI, 99. — Federigo 
Barbarossa distruttore di Milano è 
chiamato buono per ironia, Parg. 

XVIII, 119. — Buon duca, buon mae- 
stro, ec. come espressione di tenerez- 
za, Inf. IV, 85; VIII, 107; X, 19. Par. 
1, 13, e più spesso. — È 6«ono, giova, 
conviene, Inf. XII, 27; XV, 103. Purg. 
VII, 45. — Come sost., / òtiont^lnf. 

XIX, 105. Purg. XVI, 120. 
Buoso. Inf. XXV, 140. Si suppone 

che D. abbia inteso parlare d'un Buo- 
so degli Abati nobile famiglia di Fi- 
renze. V. Abati. 

BooBO Bonatl. Inf. XXX, 41. 
V. Donati. 

Bnosoda Boera. Inf. XXXll, 

116. V. DUBBA. 

BurehIO) d' origine incerta; na- 
vicello da fiume, Inf. XVII, 19. 

Burella^ forse da buro, buio, oscu- 
ro; caverna, luogo sotterraneo, Inf. 
XXXIV, 98. 



Burlare — Caco. 



6» 



Bvrlare, forse dal lat. burra, 
usato da Ausonio. Il signif. di questa 
voce che nella D. C. è usata una sola 
volta, Inf. VII, 30, è incerto; dal con- 
testo si potrebbe dedurre la spiega- 
zione seguente : Perchè tieni, rispar- 
mi? rimproverano 1 Prodighi agli 
ivari; e perchè dissipi, gitti via, 
burli? rispondono gli Avari ai Prodi- 
ghi. Il sigoif. odierno di burlare, befr 
fare, fare celia ad alcuno, non pare 
ammissibile in verno modo. 

■vrrailO) probabilmente da burp, 
btNo, oscuro; precipizio, luogo disco- 
sceso, Inf. XII, 10; XVI, 114. 

■«ITO, lat. butyrum, Inf. XVII, 63. 

Busto, forse dall' ali. bru$t, petto. 
D. l'osa per la parte del corpo ^he 
comprende il petto e le spalle, Ini. 
XVII, 8 — ed anco per l' intiero corpo 
toltane la testa, Inf. XXVIII, 119. 

■vitaire, d' origine incerta ; gitta- 
re, Inf. XXI, 43. 

■«Uo (di), avv., Inf, XXIV, 106. 
Purg. XVII, 40. V. Botto. 

C. 

cSv.Ci. 

€a, contratto di caea, come in 
greco to per «Of*«, Inf. XV, 54 ridu- 
cimi a ca, cioè : mi riconduce a casa, 
o,al sondo dei mortali. 

Cacete, voce d' origine incertissi- 
ma, forse dall' ali. iagd o da heken, 
aiiiare i cani. — Andare a caccia, inf. 
XII, S7. — L' inseguimento che uno 
«abisce, Inf. XXIII, 33. - Insegui- 
mento attivo del nimico, Piw-g. XIII, 
119. - Colle ttivamente: i cacciatori, 
' cani, ec., Inf. XJII, 113. -- Dice D. 
il vescovo di Cosenza fu meteo alla 
coccia di Manfredi ucciso nella bat- 
taglia di Benevento, Purg, III, 124, 
cioè: mandato dal Papa per dissotter- 
wre il suo cadavere. >- E V altro che 



annegò correndo in caccia Purg. VI, 
15, dove è dubbio se in caccia signi» 
fichi : inseguendo o essendo insegui- 
to. 1 cementatori nominano Clone o 
Goccio de' Tarlati, di cui T Anonimo 
dice, che essendo inseguito, per sai. 
varsl si gittasse a nuoto noli' Arno 
e vi affogasse. Benvenuto non d^ de- 
«cisione alcuna. 

Caeel» 4' AimIwìo, v. Asciano. 

CA0el««;iU4», trisavolo di D. Il 
Poeta lo trova in Par. XV, 28, dove 
Gacciaguida dopo avere enoomiata le 
virtù degli antichi cittadini di Firen- 
ze, gli racconta di avere sposata una 
donna il cui nome era passato al suo 
figliuolo Alighieri bisavolo di D. e 
che egli aveva seguitato l' imp. Cor- 
rado III alla Crociata, che era stato 
fatto cavaliere, e che era stato ucciso 
dai Mussulmani. Nei Canti XVI e 
XVII del Par., Cacciaguida parla de- 
gli antichi tempi di Firenze e finisce 
con predire a D. il suo esilio. 

€»eelftBlmleo (Fenédleo o 
▼eBédlgo Venétieo), secondo 
le diverse ediz. Bolognese che sol li- 
citò la propria sorella Ghlsola a com- 
piacere di sé al marchese di Ferrara. 
D. lo trova nella prima bolgia di Ma- 
lebolge ove sono puniti i seduttori e i 
ruffiani, Inf. XVIll, 50. 

Caeetore. — Inseguire come alla 
caccia, Inf. 1, 109; XXXIII, 29 - alla 
guerra, Purg. XII, 48. — Condurre al 
pascolo, Inf. XXIV, 15, — Scacciare, 
Inf. Ili, 40; IV, 127; VI, 66; X, 49; 
XIII, 11. Purg. II, 57; XI, 99. Par. X, 
127. - Cacciar via, Par. XXX, 141. 
— Spingere, Inf. IV, 146. — Per est. 
avanzare, spignere avanti, Inf. XXV, 
130. — Particip. Cacciato, Inf. IX, 91. 

Caeei»tore. Nel signif. figurato,. 
Purg. XIV, 59. 

Cae«9 figliuolo di Vulcano, ladrone 
ucciso da Ercole, Inf. XXV, 25. D. Io 



70 



Cacume — Cagnazzo. 



rappresenta sotto forma di GenUuro, 
probabilmente perchè Virgilio (Enei- 
de , vili, 194) Io chiama temihomo e 
eemifer al v. 967, epiteti dati qualche 
volta ai Centauri. 
Caeaine) voce latina, per : cima. 

— La vetta d' uu monte, Purg. IV, 26. 
Par. XVII, 113; XX, «1. - Alcuni 
edit. prendono cacume, Purg. IV, 26, 
per nome proprio d' un monte; certo 
erroneamente non conoscendosi mon- 
te alcuno di simil nome. 

Cadere. Nel signif. proprio, Inf. 
111,136; V,1tó; Xm, 45; XVI, « e 
101 ; XXIV, 112; XXVII, 26; XXXll, 
29; XXXm, 125; XXXIV, 121. Purg. 
V,83;Xni, 80; XX, 127; XXI, 47, 
93; XXV, 85. Par. I, 133; IV, 111; 
XVI, 70; XXIV, 6; XXVII, 27. - Dei 
capegli che cadono sul petto, Purg. I, 
36. — Delle vele d* una nave, Inf. VII, 
14. — Cader di mano, Purg. II, 6, la 
notte lascia cader le bilancio, cioè la 
costellazione della Libra non è più 
visibile durante la notte; il che acca- 
de dopo r equinozio dell' autunno. 
^ Delle stelle che declinano all'oriz- 
zonte, Inf. VII, 98. Purg. XVIII, 81. 

— Dello scendere dei fiumi, Inf. XX, 
78. Purg. XIV, 49. — D'un lido che 
declina, Purg. XII, 106. — Per est., 
cadere, venir dal cielo, Purg. VI, 100. 

— Decadere, Inf. VI, 67. Par. VII, 78. 

— Nel signif. morale: cader nel pec- 
cato, Par. XllI, 142; XXIX, 56. - Co- 
dere a poco vento Purg. XII, 96, allu- 
sione a san Pietro che voleva cammi- 
nar sol mare (San Matteo, itv,30}.— 
Nessun tuo passo caggia, Purg. IV, 37, 
pare significhi: niuno de' tuoi passi 
discenda, sali sempre e non discen- 
dere. — Cadendo Ibero sotto V alta Li- 
bra Purg. XXVII, 3, significa: men- 
tre che r Ebro trovasi precisamente 
sotto il segno della Libra. — Particip. 
Caduto ; Oli fu l' orgoglio sì caduto Inf. 



XXI, 85, il suo orgoglio venne meno. 
— Caduto, sost. uno che sia caduto 
addietro,, Inf. X, 110. Le forme anti- 
che e poetiche che si trovano di que- 
sto verbo sono: caggia per: cada, Inf. 

VI, 67. Purg. IV, 87; VI, 100. Par. 

VII, 78. — Caggiono per: cadono, Inf. 
VII, 14. Purg. II, 6. — Caggendo per : 
cadendo, Purg. XIV, 19. È superfluo 
ed anco erroneo ammettere in grazia 
di queste forme un infinito caggere, 
che non trovasi mai usato ; e sono ri- 
spettò a: cadere, quello che: veggo, 
veggio, ec, sono rispetto a: vedere. 

Cadere) sost., la caduta, Inf. XIV, 
28. Purg. XV, 20; XXV, 117. Par. 
XXIX, 56. 

Cadmo, fondatore di Tebe, Inf. 

XXV, 97. 

Cadneo, voce latina; sottoposto 
a venir meno. Della memoria inabile 
a ritenere una cosa, Par. XX, 1S. Ca- 
rnet, ordinariamente : caduchi. 

Cagplonare, produrre. Par. XIX, 
90. — In un signif. speciale. Par. XI, 
21 Li tuoi peneier onde cagioni appren- 
do, forse si ha da intendere: d' onde 
tu gli cagioni, o : produci, o : derivi. 

Cagione) lat. occasio, la causa, la 
ragione, il motivo, Inf. I, 41 e 78 ; 
II, 26 e 32; VI, 62; VII, 10; X, 90; 

XXII, 125; XXXI, 5. Purg. XIII, 20; 
XVI, 61 ; XVII, 99; XXI, 46; XXIV, 
9; XXVI, 110; XXVIII, 89 ; XXXIII, 
108. Par. 11, 74; IV, 22; VI, 99; IX, 
35; XX, 132; XXU, 140; XXIV, 129 ; 

XXVI, 113. — Trar cagione, prendere 
occasione, Inf. XXX, 71. 

Caglia 9 forma femm. di cane, 
Inf. XIII, 125; XXXIII, 31. 

Cag^naiio, piccolo fiume dell* Ita- 
lia superiore che si congiunge col Sile 
a Trevigi, Par. IX, 49. 

CaiinasMo, simile a cane, canino. 
Io credo che questo signif. sia il pri- 
mitivo e il principale anco nel luogo 



Caina — Caldo. 



li 



deli'Inr. XXXII, 70 dove è parlato 
dei visi fatti cagnazsi per fìreddo, che 
la maggior parte degli interpreti spie- 
gano per: lividi. — Coffnazzo, muso 
<li cane, è il Dome che D. de, Inf. XXI, 
iff; XXII, 406 a UBO dei diavoli della 
IQiDta bolgia di II alebolge. 

Calli», il primo dei quattro spar- 
timenti coDceatrici dell' ultimo cer- 
chio dell' Inferno, dove sono puniti i 
traditori e gli uccisori dei loro pro- 
prii consanguinei, Inf. V, 107; XXXII, 
58. 

Caino, primogenito di Adamo, uc- 
cisore del proprio frotello, Inf. XX, 
1%.Par. II, Gì. In questi due luoghi 
si allude air opinione volgare che 
vede nelle maccbie della Luna Caino 
che porta un fascio di spine. — D. al- 
lude pure al fratricidio, Purg. XIV, 
13J. 

Calare, forse dal greco x^'^y 
àmittart, verb. att. - L« velt, abbas- 
sar le vele, Inf. XXVll, 81 — leginoc- 
ehia, piegarle per riverenza, Purg. Il, 
28. - Abbassar le ali, Purg. XXV, 1«. 
- Verb. neutro, discendere, Inf. XII, 
^; XIV, 1S6 — d' un uccello, Inf. 
XVII, m. Purg. IX, 21 ; XXXII, 1155. 
~ Del pendio d* un monte, discende- 
re, Purg. Ili, 5«; XI, 48. - Del Sole 
che volge all' occaso, Purg. V, 39. — 
Ooiorii, discendere. Par. X, 90. — 
Cale per: cali, Inf. XII, «7; XXIl, 113. 
Purg. Il, 105. 

Calare, sost., la declinazione, la 
decadenza — d' una famiglia. Par. 
XVI, 90.1 

Calavreae, comune: Calabrese, 
abitante della Calabria, v. Giovag- 

CBIRO. 

C&i4aU, famiglia illustre di Forlì 



nella Romagna; quegli di cui qui è 
parlato è Rinieri de'Calbolì, del cui 
nipote Fulcieri è fatta menzione al 
verso 56 come degenere dalla virtù 
dell'ago, Purg. XIV, 89. 

C»leA, V. Calcarb, la moltitudi- 
■•,11 concorso, Purg. VI, 9; XVIII, 
9S. 

CMeabrliaa, nome che D. dà a 
uno dei diavoli della quinta bolgia di 
Malabolge, Inf. XXI, 118 ; XXII, 133. 

€Ale«9iie,lat. caleanewn. D. l'usa 
soltanto al pi. i calcagni, Inf. XIX, 
30. — E nella rima h calcagna, Purg. 
XII, 21 ; XIX, 61 . - Dar delU calca- 
gn$, Purg. XII, 21, figuratamente: 
spronare, eccitare. 

CaleAiata, comune: Calcante, ce- 
lebre indovino della Grecia, Inf. XX, 
110. 

Caleare, calpestare, premere. — 
Nel signif. prop., Inf. XXXII, 20. 
Purg. II, 72; XII, 69; XIII, 149. - 
Nel signif. flg. calpestare, Inf. XIX, 
106. — Particip. Calcato, Purg. X,79 
Dintorno a lai parta calcato e pieno 
Di cavalieri, dove déesl supplire : luo- 
go, o: tutto. 

Calete, colpo dato col piede, Purg. 
XX, 113. 

Caldaia, lat. caldana, Inf. XXI, 
56. 

Calde, lat. ealidus, add. Inf. IX, 
131; XIV, 31; XVII, 48; XXV, 61. 
Purg. IV, 84 ; XXXI, 18. Par. II, 106; 
VI, 66 ; IX, 93. — Caldo parlar, Purg. 
XXX, 72, parole ardenti, efficaci. — 
Caldo amore. Par. XX, 96; XXXT, 
140. - Caldo ditir. Par.- IV, 12. — 
Sost. il caldo, Inf. XV, 9 ; XXII, 142. 
— Come strumento di supplizio, Inf. 
Ili, 87; XXII, 64 - ed anco al pi. noi 



1 L'autore ha dimenticato di allegare la Tarlante del testo Viviani, del Cod. FI. e dei 
^ Fatar, che hanno « Gallare, » cioè: la callaia o ria dMogresso alla citti ore abitaTano 
^ famiglie mentorate nel detto luogo. 



72. 



Colendi — Camminare. 



medesimo signif., Purg. 111,31. — 11 
calore della temperie, Par. V, 134; 
Xl,46; XXI, 116. — Dell' amore, Par. 
V, 1. - Lo zelo, Par. XXll, 47; 
XXXIII, 8. 

Caleadl) voce latina, il primo 
giorno d' ogni mese, Purg. XVI, 27 
come se tue Partissi ancor lo tempo per 
calendi^ cioè: come se tu àividessi 
ancora il tempo all' uso umano, o, 
come se tu fossi ancor vivo. 

Calére, voce tolta dal latino, ma 
in signif. alquanto diverso, verb. im- 
pers. curarsi d' alcuna cosa, impor- 
tare; ti cai per: ti cale, t'importa, 
Inf. XIX, 67. — Calme per : mi cale, 
m'importa, Purg. Vili, 19. — Ne col- 
se, se ne curò, Purg. XXX, i3& — 
Mi fé caler, mi fece pensare, Par. 
XXV, 193. — Come sost. il non caler, 
la distrazione, Purg. XXXII» & 

C»ltaeel, famìglia nobile di Fi- 
renze, consorte dei Donati che sono 
il ceppo lo stipite di cui qui si parla, 
Par. XVI, 106. 

CalIflpAre, voce latina, oscurarsi, 
coprirsi di caligine. Par. Vili, ^. 

Califlpiney le tenebre, l' oscurità. 
— Nel signif. 6g., le tenebre del mon- 
do, Purg. :^1, 30. 

CÀlUto, Calisto 1, secondo Pla- 
tina {De Viiis Pontificum) papa e mar- 
tire a'tempi di Caracalla, Par. XXVII, 
44. 

Calla, da callis ? la porta, l' in- 
gresso, Purg. IV, %% dove la Nidob. 
legge lo eolle, v. ivi. ^ e Purg. IX, 
133. 

Callaia, propriamente: l'adito, 
l'apertura in una siepe, Purg.XXV,7. 

Callaréflpa, anticamente Catagur 
rie, ora Calahorra, città della Casti- 
glia Vecchia, patria di san Domenico, 
Par. XII, 5St. 

Calle, lat. callis, il sentiero, la via, 
Inf. 1, 18; X, 1 ; XV, 54; XVIll, 100 ; 



XXV, 141; XXIX, 69. Purg. Vili, 40. 
^ Il camino cbe uno fa, lof. XX, 39. 
Par. XVII, 69. — Per est., il corso 
d' UD fiume, Purg. XIV, 45. — Nel 
Purg. IV, », la Nidob. legge lo caUe, 
la Cr. lo callo; in sostanza queste 
voci calle, callo, ceUUUo sono forme 
diverse di consimile significato. 

Calllapea, e in alcuni mas. Cal- 
liope, la musa della poesia epica, 
Purg. 1, 9. 

CaUe, lat. caUus, Inf. XXXUI,100. 

Cale, òdi calare, la declinazione, la 
decadenza. Par. XV, 141. 

Calore. Purg. XIX, 1; XXV, 77; 
XXVIII, 99. Par. XIX, 19. - Per est. 
Par. XXXI, 140 eoeni tide gli oechi 
miei Nel caldo suo eeUor fissi ed attenti, 
cioè: nell'oggetto del suo amore ar- 
dente. 

Calvo. Purg. XXVII, 87. 

CaMMare,lat.camMr0,lDr. XXV, 
104 e 139. Purg. XXVlil, 96. Par. 
XVII, 90; XXVII, 15; XXIX, 6. - 
Far r arte del cambiamonete. Par. 
XVI, 61. — Cambiorsiy Pnrg. IX, 97 ; 
XXXIII, 6. Par. V, 97; XXX, 94; - 
degli eflTettidel dolore, Purg. XXXIII, 
6. — Particip, Cambiato, Pnrg.XXIIl, 
47. 

Camera, voce latina, Par. XV, 
108. Forse allude alla Epist. di san 
Paolo ai Romani (xiii, 13) in cubiUbut 
et impudidtiie. 

Camlela, dal lat. del medio evo 
camisiOf cbc forse è d' origine germe* 
oica, Inf. XXIil, 41 Questo luogo 
prova che nei medio evo usavasi sta- 
re a letto affatto ignudo, seaza oa- 
micia. 

Camlelon éé* Paial, ▼. Pazzi. 

Cananallla, vergine guerriera ce- 
lebrata neir Eneide (vii, 803 e xi, 
535), Inf. 1,107; IV, 184. 

Caminlnarey da cammino; anda- 
re, passeggiare. — Nelaignif. fig. Par. 



Camminata — CaneeUare, 



73 



VI, 131 mal cammina, cioè: è male 
avriato, prende cattiva piega. — In 
signif. attivo, Par. Yin, 106 H citi ehe 
tuMmmine per: cammini, percorri. 

OAiiiBiliiAtA, una grande sala o 
àndito corridoio, Inf. XXXIV, 97. 

Cammini») dai lat. camiftuM la via, 
nel medio evo. — Nel signif. prop., 
Inf. 1,8 e 141; IX, ai e 30; XV, 48; 
XYI, 94; XX, 69; XXI, 84 ; XXV, 28; 
XXVI, 128; XXXIV, 95. Purg. II, 11 ; 
IV, 66; Vili, 132; XI, 109; XII, 74; 
XIiI,17; XIX, 22; XX, 142; XXVI, 
28. Par. X, 96; XIII, 137 ; XXIII, 63; 
XXX, 144; XXXI, 96. - Tal volta : 
r andare, Inf. I, 35. - Nel signif. 6g., 
il corso della vita, Inf. I, 1. Par. 

XXIII, 75. ^ 11 processo, le opera- 
zioni della Natura, Par. Vili, 133. 

Cammiiio («berardo d»), Si- 
gnore di Trevigi lodato da D., Purg. 
XVI, 124, 133 e 138, e similmente nel' 
ft»iMto(Trat. iv,c.14). 

Cammino (meeardo da), fi- 
gliooio del precedente, cbe fu ucciso 
a Trevigi nel 1812; la sua morte è ac- 
cennata, Par. IX, 49 e segg. 

Camménten^v. VALCAMUóniCA. 

Caaio, voce latina, propriamente: 
la museruola. D. 1' usa per: freno, 
Pwg- XIV, 443 (confronta, Purg. 
XIII, 40}. 

•CampAfpnA) da Campania pro- 
vincia dell' Italia inferiore. Nel si- 
gnif. di: pianura, Inf. Ili, 130; IX, 
<10;XV,123. Purg. Ili, 2; XXVIII, 
'• — Nel sigif. di : campagna, Inf. 

XXIV, 8. 

Campai;nAtleO) borgo di Tosca- 
na presso all' Ombrone, non lungi da 
(crossato, nella Maremma Senese, 
Porg. XI, 66. 

CampaldinO) nome d'una pic- 
cola pianura nel Casentino in Val- 
darno di sopra, dove ì GlJibellini 
d' Arezzo furono vinti nel 1289 dai 



Guelfi di Firenze. D. intervenne in 
questa battaglia, Purg. V, 92. 

Cmmapmnm 9 da Campante , ora : 
Terra di Lavoro provincia dell'Italia 
inferiore, dove, cioè a Noia, furono 
inventate le campana; Inf. XXII, 7. 
D. allude alla consuetudine de' Fio- 
rentini di portare in guerra la cam- 
pana detta la ì/artinella cbe serviva 
a ragunare il popolo, ponendola sul 
Carroccio ove inalberavasi anco lo 
stendardo della repubblica. (V. Gio. 
Villani, lib. vi, e. 78.) 

Campare^ dai lat. campm, verb» 
att. — salvare, Inf. XXII, 21. Purg. I, 
62. -~ Verb. neut., salvarsi, sfuggire, 
Inf. 1,93; XVI, 82; XXII. 135. - Sost. 
il campare, la salvezza, la liberazione, 
Inf. II, 68. 

Campi) piccola terra di Toscana 
in tra Prato e Firenze, Par. XVI, 60. 

Campione. Per lottatore, Inf. 
XVI, 22. — Per, est., difensori, soste- 
nitori della Cbiesa, Par. XII, 44. 

CampO) lat. campus, campagna, 
pianura, Inf. XVUI,4. — Campo, Par. 
XXIV, 110. — Esercito accampato, 
Inf. XXII, 1. — li campo di battaglia, 
Purg. XUl, 116. Par. XU, 108; XXV, 
84. — Onde temr lo campo, rimaner 
padrone del campo, esser vincitore^ 
tenere il primo luogo, Purg. XI, 95. 

Campo PieenO) pianura nei din- 
torni di Pistoia, dove credesi che Ca- 
tilina sia stato vinto e morto, Inf. 
XXIV, 148. 

Campo di Siena» è il nome che 
conserva tuttavia la pubblica piazza 
di Siena, Purg. XI, 134^ 

Canale) per: letto di fiume, Inf. 
XXX, 66. 

Canadese (il)) nome d' una parte 
dell'antica contea del MooTerrato in 
Piemonte, Purg. VII, 136. 

CaneeUare. Par. XVUI, 130. — 
Per: annullare, Par. V, 46. 



74 



Cancro — Canzone. 



CanerOf uno dei segni del Zodia- 
co. Par. XXV, 101. 

Candel». Purg. XXX, 90. >- Nel 
signif. fig., i lumi della mente, Parg. 
XXII, 61. 

Candelabro. Porg. XXIX, 50. 

CandeUiere. Par. XT, 15. 

CaadelO) forma antica e poetica 
in rima per : candela, Par. XI, 15. — 
in signif. fig. Par. XXX, 54. 

Candenle, voce latina, ardente, 
Par. XIV, 77. 

Ciindido, bianco , Purg. X, 31 ; 
XXX, 31. Par. XXXI, 1, 

Candore, la candidezza, la lu- 
centezza, Purg. XXIX, 66. Par. XIV, 
53; XVIII, 68. - Al pi. candoW.splen- 
dori, per: anime beate, Par. XXIII, 
1SI4. 

Cane. -> Nel signif. prop. Inf) VI, 
19 e 28; XVII, 49; XXI, 68; XXIII, 
18; XXX, 910 ; XXXI11,78. Par. IV, 6. 

— Appellazione ingiuriosa, Inf. Vili, 
42. Purg. XIV, 50. — Al femm. cagna, 
Inf.XlII,ia5;XXXlII,31. 

Cangiare, forroaprossima al fran- 
cese per: cambiare, t. ivi. — Cangiar 
di parere, Inf. II, 38; XXIV, 13. — 
Cangiar di colore, Inf. Ili, 101. ~ 
Cangiar di luogo, Purg. XXI, 51. — 
Il colore dell' acqua, Par. IX, 47. — 
Permutare una cosa con altra, Inf. 
XIII, 1U; XXV, 80. Par. li, 78. - 
Per rimerìlare , ricompensare , Inf. 
XXXII, 138. — Passare da una mano 
air altra. Par. VI, 9. — Cangiarsi, tra- 
mutarsi , trasformarsi, Inf. XX, 42. 

— Particip. cangiato , trasfigurato , 
Purg. XXXII, 81. 

Canlenlare^t dlcanfòt<2an', quan- 
do il Sole è nella costellazione della 
Ganicula, il SolHone, Inf. XXV, 80. 

Canlnamente, a guisa di cane, 
Inf. VI, 14: 

Canna, la gola, Inf. XXVIU, 68. 

— Al pL Inf. VI, af7. 



Cannneela, diminut. di canna. 
D. r usa per: cannéto, Purg. V, 82. 

Canoare, dall'antico lat.cam^<a- 
re usato da Ennio; allontanarci rimno> 
vere, Inf. XII, 99. — Cansanf, riti- 
rarsi, guardarsi, Purg. XV, 144. 

Cantare. ~ Nel signif. prop. lof. 
V, 46; XII, 86. Purg. Il, 47; VII, 125; 
X, 60; XXIII, 64; XXVIII, 48; XXIX. 
1; XXX, 11 e 82; XXXII, 61 e 62. 
Par. XI, 66; XXIII, 128; XXIV, Itt 
e 151 ; XXXI, 4 ; XXXII, 95. - Udir 
aantando, Purg. 1, 4. — Ironicamente, 
rimproverare, Inf. XIX, 118. — Can- 
tare, in signif. poetico, Inf. 1, 73 ; 
XX, 112; XXI, 2. Purg. 1, 4. Par. Il, 
3; V, 139; XXI, 62; XXIII, 69. — 
Come sost. Par. XXX, SO. 

Cànliea e Canaone. Inf. XX, 3, 
è questo il nome che D. dà ad ognu- 
na delle tre parti del suo Poema, 
Purg. XXXIII, 140. 

Cantflena, il canto, Par. XXXU, 
97. 

Canto, lat. canttu, Purg. Il, 107 
e 131 ; VII, 93; XII, 113; XX, 140; 
XXVI, 47; XXIX, 36. Par. X, 73; 
XII,6;XX,11;XXlI,10e45;XXIV, 
23; XXV, 109; XXVI, 67; XXVII, 8; 
^XXXI, 133. — La poesia, Inf. IV, 95; 
*XXX11I, 90. Purg. I, 10. Par. I, 12. 

— Un canto di Poema, Inf. XX, 2. 
Par. V, 16 e 139. 

Canto, dair ali. Aanto. ~ Il lato, 
Inf. IV, 116; IX, 46; XII, 118; XVII, 
126;XXVI,138.Purg.III,89; XXVIII, 
105; XXXII, 144. Par. Ili, 57. 

Cantore, musico che canta, Par 
XVIII, 61. - Poeta, Par. XXXII, 11. 

— Canlor de' bucolici carmi/ Virgilio, 
Purg. XXII, 57. - Cantor dello Spi- 
rito Santo, Davide, Par. XX, 38. — 
// Mommo canlor dtl sommo duce, 'Da- 
vide, Par. XXV, 72. — Lo stesso è 
indicato, Par. XXXII, 11. 

Canmone, il canto, Purg. XXXI, 



Caoraa — Cappueeio. 



75 



134; XXXII, 90. - Per : Cantica, Inf. 
XX, 3. 

€«•!«•, Cahors, città della GaieD- 
na in Francia, Inf. XI, 80. È poco 
probabile che il rimprovero di esaere 
userai cada apecialniente aopra gli 
abitanti di questa citte. I Caorcini, 
Catofctnt, Corsini, cbe sono sempre 
uniti ai Lombardi ìd molti editti de- 
gli antichi re di Francia fatti contro 
gli usurai, erano certamente Italiani 
stabiliti a Gaorsa, nel medesimo mo- 
do che stabilironsi di poi a ìlompel- 
lieri e a Nime. D' onde proviene che 
alcuni interpreti per Caorsa inten- 
dano la città di questo nome che è 
in Piemonte, ed altri la famiglie Cor- 
sini di Firenze. L' antica opinione mi 
sembra più probabile. 

CMrsiBi, abitatori di Caorsa, 
Par. XXVII, 58. D. allude a papa 
Giovanni XXIl, eletto nel 1316 e cbe 
era naUvo di Gaorsa. 
^'AM) la materia prima inordinata, 
Inf. XII, 43. 

CApanéO) uno dei sette re greci 
confederati con Polinice contro Tebe, 
fulminato da Giove (V. Stazio, Th«- 
^^,ii, 9J7e scgg.), Inf. XIV, (»; 
XXV, 15. 

Capello, lat. capiUw , pelo del 
capo, Inf. XXXII, 99. Purg. XXVIl, 
*?. - Al pi. capelli, Inf. XVni,121; 
XXXII, 103; XXX1II,«. Par. XXXII, 
70 - e capegli, Purg. I, 35. 

Capere 9 contenere, Par. XVII, 
15; XXVIll, 68. - Tenere in un luo- 
go, Par. XXIII, 41. - Aver luogo, 
Par. m, 76. — Ammettere, Purg. 
XVIII, 60. - Mi cappia, Purg. XXI, 
81, cbe io comprenda. — Partlcip. 
Catto, V. ivi. 

CApeatiH», lat. capiitrum, il cor- 
dino. D. r osa per il cordone dei 
Francescani, detti anco Cordiglieri, 
Inf. XXVII, 91 Par. XI, 87; XII, 132. 



€»p«9 lat. caput. La tesU, Inf. 
VII, 47; Vili, 111; X, 88; XV, 44; 
XVIII, 116; XIX, 73; XXII, 107; 
XXIV, 96; XXVIll, 119; XXIX, 75; 
XXXII, 42 e 126; XXXIV, 14. Purg. 
XII, 128; XllI, 63; XXIX, 147. Par. 
I, 24 ; III, 6 e 114. - Per est, il ca- 
pò, il principe, Purg. VIII, 131, è 
probabilissimo che D. per capo reo 
abbia inteso papa Bonifacio Vili; al- 
tri spiegano : cbe il mondo torca la 
testa dal cammino diritto. È quasi 
impossibile decidere se D. ha preso 
cajBo reo o lo mondo per soggetto della 
proposizione. — Lo scopo, Inf. XIII, 
41.~lnf.XXVIII,107 Capohacosa fot- 
ta, fatta la cosa, il rimanente si aggiu* 
sta,o: cosa fatta ha avviamento; detto 
famoso di Mosca Lamberti col quale 
fece risolvere gli Amidei, ancora in- 
certi, ad ammazzare Buondel monte. 
V. BuoNDBLMOMTB, MOSCA, e Par. 
XVI, 136. 

Capoeekio, uno stolto, un dap- 
poco. Nome di un alchimista falsatore 
di metalli. Benvenuto lo dice oriun- 
do di Firenze, ma la maggior parte 
degli altri comentatori lo asseriscono 
Senese, e il contesto favorisce evi- 
dentemente quest' ultima opinione, 
Inf. XXIX, 136; XXX, 28. 

Capoasaeeo. I Capoosacchi era- 
no una famiglia nobile di Firenze 
venuti da Fiesole, Par. XVI, 131. 

CAppa.Inf. XXIII, 61,100; XXIV, 
31. Par. XI, 132. 

C»ppelleUÌ9 famiglia nobile ghi- 
bellina di Verona, Purg. VI, 106. 

Cappello) da capo. — Nel signi f. 
prop. Inf. XXXII, 126. - Cappello 
cardinalizio. Par. XXI, 125. — Coro- 
na di alloro. Par. XXV, 9. — Cappe- 
rone che si pone sulla testa e sugli 
occhi del falco. Par. XIX, 34. 

Cappoeeio. Inf. XXIII, 61. Par. 
XXIX, 117. 



76 



Capra — Carisenda. 



€»pr». Inf. XIX, 13%. Purg. 
XXVn, 77. - D. chiama il Capri- 
corno capra del del. Par. XXVII, 69. 

Capraia 9 isoletta non lontana 
dalla foce d* Arno nel Mediterraneo^ 
Inf. XXX1II,82. 

Caprleorno, segno del Zodiaco, 
Purg.11,57; vedi pure Par. XXVII,69. 

Caprona^ castello della Toscana! 
appartenente ai Pisani, assediato e 
preso dai Guein nel 1290, Inf. XXI, 95. 

Caramente^ teneramente, Inf. 

XXXI, 5». Par. XVII, 56. 
Carato^ probabilmente da xepa- 

Ttov, il fratto del Carrubbio, lat. Cera- 
toma,! cui semi servivano di peso; 
laiEXiv parte <l'un peso d'oro, Inf. 
XXX, 90. 

CJarbane. Il carbone ardente» 
Par. XIV, 6«; XVI, 29. — Carboni 
spenti^ argomenti, ragioni di niun va- 
lore, Inf. XX, 102. 

Carcare, per : caricare, dal lat. 
carrus. — Nel signif. prop. Inf. XXI, 
35. Par. XI, 123. — Particip. carcato 
per : caricalo, Inf. XXX, 6. — Car- 
carsi, Par. XXIII, 65; XXXII, 114. 

Careare (il), sost.» la carica, 
Purg. XVIII, 84. 

Careere, la prigione. — Nel si- 
gnif. prop. Inf. XXXlII,56.-Per est. 
r Inferno, Inf. X, 59. Purg. XXII, 103. 
D. fa sempre mascolina questa voce. 

CArco, add., contratto di carico^ 
caricato, derivanti dal lat. carru», 
carro. — Nel signif. prop. Inf. VIII, 
27. Purg. XII, 2. Par. XXM, 72. - Nel 
signif. flg. Inf. I, 50. Purg. XIX, 41 ; 

XXXII, 129. Par. XVI, 94. — Carico, 
pieno, Inf. IX, 129. Purg. XXIX, 57. 
— Sost. il carco; nel signif. prop. Inf, 
Xll,30; XIX, 130; XXIIT, 84. Purg. 
XXXII, 26. Par. XXVII, 84. - Nel 



signif. fig. Inf. XXVIl, 136. Purg. 
XXXI, 19. Par. V, 55; VIII, 81; 
XVIU, 66. 

Cardinale 9 dignità eccles. Inf. 
VII, 47. Par. IX, 136. - Il Cardinale 
assolutamente senza V aggiunta del 
nome, usa D. Inf. X, 120 per il cardi- 
nale Ottavio degli Ubaldini, talmente 
noto per la sua potenza e il suo ghi- 
bellinismo che cbiamavasi antonoma- 
sticamente : Il Cardinale. 

Cardine, lat. cardo, Porg. IX, 103. 

CaHbo. Pur. XXXI, 132, voce di 
origine e significato oscuri. La Cr. 
legge Cantando al loro angelico caribo, 
contro r autorità dei migliori mss. cbe 
hanno, come 1* Aldo, la Nidob. e Ben- 
venuto danwando. Per conseguenza la 
Cr. prende caribo ^r: danza. Monti 
(Prop., 11,143) e Parenti (il«no<„ii,86) 
hanno evidentemente dimostrato : 
10 dal contesto e dalle citazioni ana* 
Ioghe,come Purg. XXIX,128; XXXII, 
33, cbe caribo non può significar altro 
che : canzone da ballo, ballata, canti 
con i quali accompagnavansi le dan- 
ze; 2** che perciò ai ha da leggere 
danzando e non cantando. Benvenuto 
dice: Ad gratulationts et cantionet 
angelicae earum, vtl ad cantus angtU^ 
rum — sicut solent facere tr^udiantee 
et cantantee ttfnui. 

CArlea, contratto di caricalo, Par. 
VIU,81. 

Cariddi,lat. Charybdis, punto pe- 
ricoloso dello stretto di Messina, Inf. 
VII, 22. 

Carisenda. Ini. XXXI, 136, torre 
inclinata di Bologna, il cai pendio ec- 
cede i nove piedi sopra un' altezza di 
cento trenta piedi ; si iChiama ora più 
comunemente : La torre mozza, per 
non esser finita.^ 



1 Questo errore Tiene eonretto nel Dmote Illnstrato di Lord Veroon (toI. ni, Artie. 
• Carieende » dorè è ricordalo che circa 85 anni dopo la aaorte di Dante la dtrtu torr* 



Carità ^ Caro. 



Carità^ r amore, Inf. XIV, 4. ~ 
L'amore cristiaao, Piirg. XIV, 19. 
Par. Ili, 43; XXVI, 67; XXXI, 49 6 
m. - Carilade, Purg. XIII, 1«9; XV, 
57.- Cantate, Par. Ili, 77; XXVI, 
57; forme antiche e poetiche. 

Cariala, dal lai. carere, la penu- 
ria, Par. V, 111 . Voce antiquata, ora: 
carestia. 

Carttno de' Passi. Inf. XXXII, 
69. Secondo Benvenuto e gli antichi 
comentatori, détte per danaro a' Fio- 
rentini il castello Piano di Trevigne, 
Planwn inier vintaa , occupato dai 
: Ghibellini Bianchi di Firenze, dei 
quali, e fra loro alcuni parenti di esso 
Carlino, perirono per causa di questo 
tradimento. 

Carla. D. ricorda cinque perso- 
De di questo nome: io Carlomagfio, 
Inf. XXXI, 17. Pw. VI, 96; Xvm, 
43.-^0 Carlo I re di Napoli, duca 
d'Angiò, fratello di Luigi IX di Fran- 
cia, inf. XIX, 99. Purg. XI, 137; al 
quale D. rimprovera ia morte di Cor- 
radino di Svevia e quella di san Tom- 
naso di Aquino, Purg. XX, 67 e segg. 
Lo ricorda ancora, Purg. VII, 113, 
ove lo chiama quel dal nuuehio naso, 
« ivi, verso 124 nasuto. — 30 Carlo li, 
figliuolo del precedente, Purg. V, 69. 
Par. Vttl,72; XX, 63, che, per rispet- 
to al padre, D. chiama Cario novelh, 
^i". VI, 106; e per rispetto ad una 
imperfezione del corpo, perchè era 
zoppo, /{ Ciotto di Oenuahmme, Par. 
XIX, 1J7. perchè ire di Napoli inti- 
toiavansianco: re di Gerusalemme. 
K lo rimprovera d' aver venduta la 
>u> figlia Beatrice al margravio lAzzo 
diFierrarajPurg.XX, 79 e segg. — 
4<^ Carlo Martello figliuolo di Carlo II 
re d'Ungheria, morto prima di suo 



padre, amico di D. che lo trova nel- 
1* VIII Par. Parla pure di lui, Par. IX, 
1. — 50 Carlo Valesio conte di Pro- 
venza fratello di Filippo il Belio, noto 
sotto il nome di Carlo Senzaterra, che 
chiamato da Bonifacio VIII venne in 
Italia nel 1301, e fu mandato a Fi- 
renze col pretesto di pacificarla; dove 
i suoi mali portamenti, e dipoi la sua 
vana impresa di Sicilia, lo posero in 
universale dispregio e principalmente 
del Poeta, Purg. XX, 71 e segg. Al- 
lude pure a lui, Inf. VI, 09 Con la 
forza di tal che tMtè piàggia. 

Carme) voce latina e poetica; 
verso, canto, poema, Purg. XXII, 57. 
Par. XVII, 111. 

Carnale, nel signif. biblico, t pec- 
cator eamali, Inf. V, 38. 

Carae^lat. coro.— Nel «ignif. prop. 
Inf. XXI, 87; XXXIII, 63. Purg. V, 
33; XIV, 61 ; XXIII, 51 ; XXX, 1$7; 
XXXI, 48. — Più spesso per il corpo 
deiruomo in genere, Inf. VI, 98; IX, 
«6. Purg. V, IW; IX, 17; XI, 104; 
XXIII, 123; XXV, 80. Par. VII, 147 ; 
X,116; XIV, 56; XXVII, 93. - La 
vita terrestre. Par. XX, 113. — Nel 
signif. biblico, Carne d' Adamo ciò che 
r uomo ha in sé della natura del pri- 
mo uomo, Purg. XI, 44.— La carne op- 
posta allo spirito, il diletta della carne 
o eamale, v. ivi. Par. Xi, 8. — Per 
ultimo la propria carne, il proprio 
sangue per: la propria figlia, Purg. 
XX, 84. - Al pi. Inf. XXXIII, 63. 
Purg. XXIX, 1*4. 

Caro^add. Inf. VIII, 97; XV, 83; 
XXVII, 106; XXXII, 91. Purg. I, 71 ; 
IX, 124; X, 99; XI, 29; XIII, 91; 
XIV, ISfT; XVIII,13; XXII, 27; XXlll, 
91;XXVI,114;XXVII1, 137; XXX, 
129. Par. IX, 17 e 37; X!, 113; XIV, 



'«■ne io gran parte distratta sotto il tiranno Glovaoni Visconti da Oleggio, onde poi fu 
<ieUa « Torre Hosza. >. 



78 



Caro — Caso. 



66; XVII, HO; XXllI, 34 ; XXIV, 89. 

— Essere caro, essere a ouore, Purg. 
V, 36. — Aver caro, amare, Purg. 
XXVI, 111 ; XXIX, 138. Par. Vili, 89. 

— Caro, di gran prezzo, Purg. XXIV, 
91. — Costar caro, Purg. XXXII, 66. 
Par. XII, 37. — Far parer caro, nel 
signif. cbe sopra, Purg. XII, 51. 

Cam, sost. per: carestia; la pe- 
nuria, il difetto. ~ Avrete caro, ne 
avrete mancanza, nou ne goderete, 
Purg. XXII, 141. 

Caréla, in provenzale caroUu, dal 
greco X^po^ • un ballo in tondo. Al. pi. 
Par. XXIV, 16; XXV, 99. 

Caroli) per: Caronte, barcaruolo 
dello Stige, Inf. Ili, 94, 109 e 128. 

Carpare, andar carpone aiutan- 
dosi con le mani, Purg. IV, 50. 

Carpigna (C&ilido di) nobile di 
Montereltro, celebrato da tutti gli an- 
tichi cementatori per la sua liberalità, 
Purg. XIV, 98. 

Carpire, dal lat. carpere, prende- 
re, Par. IX, 51. D. vuol dire che si 
ordisce già la trama per farlo perire. 

Carpone, da carpare, avv., andar 
co' piedi e con le mani insieme come 
quadrupede, Inf. XXV, 141; XXIX, 
68. 

Carrarese, un abitante di Car- 
rara, Inf. XX, 48. 

Carregpiplare, da carro, propria- 
mente: condurre un carro, Purg. IV, 
72. D. dice carreggiar la strada per : 
tenere un camino. 

Carro. Nel signif. prop. Purg. X, 
56 ; XII, 48. — Il carro mistico figura 
della Chiesa, sul quale D. trova Bea- 
trice, Purg. XXIX, 107; XXXII, 116; 
XXXIII, 38. - 11 carro di Elia, Inf. 
XXVI, 35. — Il Carro, costellazione 
dell'Orsa Maggiore, Inf. XI, 114. Purg. 
I, 80. Par. XI li, 7. ~ TI carro della 
luce, Purg. IV, 69 per: il Sole. 

Carta, lat. charta. — D. l' usa per: 



pagine d' un libro, Inf. XI, 101 Purg. 
XXVI, 64; XXIX, 103; XXXIII, 139. 
Par. II, 78 ; XII, 1» ; XXII, 75 - e 
per le pergamene ove si fanno le mi- 
niature, Purg. XI, 82. 

Casa. Inf. XXIV, 10. ~ Il pi. cote 
per il sing., Inf. XIII, 151. - La Casa 
diNoitra Donna, per: la Chiesa ec. 
Par. XXI, 122. — Per: dimora, abita- 
zione in genere, Inf. Vili, 120. — Per; 
famiglia, Purg. Vili, 124; XIV, 89 e 
107; XIX, 143. - Per La casa di che 
nacque il vostro fleto D. indica la no> 
bile famiglia degli Amidei. V. Buoh- 

DBLMONTB. 

Casale, città del Piemonte. Non 
fia da Casal, indica Ubertino da Ca- 
sale frate francescano che viveva nel 
principio del xiy sec. e si era reso ce- 
lebre per il suo fanatismo e la sua fe- 
rocia. Par. XII, 124. 

CaMdodl, castello nei dintorni di 
Brescia, Inf. XX, 95. — La mattia da 
Casalodi, cioè: di quel da... D. indica 
il conte Alberto da Casalodi Che nel 
1269 fu cacciato di Mantova, della 
quale erasi fatto signore, per astuzia 
e tradimento di Pinamonte, ▼. ivi. 

Cascare, verbo sinonimo di: ca« 
dere. ^ Nel signif. prop. Inf. XVII, 
53; XIX, 76; XXI, 86; XXIV, 102. 
Purg. XXXII, 52. — Dell'acqua d'un 
fiume, Inf. XX, 78. — Rovinare, Inf. 
XII, 36. - Decadere, Par. XXVII, 60. 
- Morire, Inf. XXIX, 62; XXXI1I,71. 

Casella, musico e cantante di Fi- 
renze, amico intrinseco di D. che lo 
vede giungere al Purgatorio, Purg. 
II, 91. 

Casentino^ provincia del Valda^ 
no di sopra, nell' Apennino, Inf. XXX, 
65. Purg. V, 94. 

Caso, ciò che accade fortoitamen 
te, Inf. XXV, 41. — -4 caso, v. A, 
Purg. X, 66. — Caso trovasi spesso 
negli antichi per : caduta, e pare cbe 



Coiiare — Cafria. 



19 



D. l'usi in tal sigDif. Par. XIV, 4 fece 
caso per : cadde. 

CMMM«,dal lat. del medio evo; 
innollare, Par. 11,83. 

CaMlBO (Monte)) monte cele- 
bre nel regno di Napoli nella provin- 
cia di Terradilavoro, sul quale anti- 
camente eravi un tempio di Apollo, 
che san Benedetto distrusse edifican- 
do nel ano luogo un monastero del 
SQO Ordine, Par. XXII, 37. 

CMeto, Caius CoaittM, uno degli 
ammazzatori di Cesare, Inf. XXXIV, 
67. Par. VI, 74. In quanto al luogo che 
D- gii assegna nell' Inferno, v. Bbuto. 

CMwg, sost., lat. capstM, il busto, 
il petto, Inf. XII,12«;XX,1«; XXV, 
74.Porg.XXIV,7a. 

CaMo,add.,lat. caini*; cancellato, 
Inf. XXV, 76. — Bella luce, spenta, 
U XXVI, 430. — Annichilito, Inf. 
XXX, 15»— D' un argomento, confu- 
tato, distrutto. Par. IV, 89. 

Caatelloy terra circondata di mu- 
ra con bastile. Fortezza, Inf. IV, 406. 
- Al pi. t castelli, Inf. XV, 8; XVIII, 
11 - k ca$teUa, Inf. XXII, 8; XXXIII, 
S6. - Il CaeUUo per : Castel Sant'An- 
geloaRoma, Inf. XV111,32. 

Castel Castello («uMo ém} 
nobile di Reggio in Lombardia, lo- 
dato da D., Purg. XVI, 4SK>. Benve- 
noto dice che era della famiglia dei 
Roberti che dividevasi in tre rami, 
cioè, quelli di Tripoli, quelli di Ca- 
stello e quelli di Fumo. Aggiunge poi 
che Guido era poeta e che aveva ospi- 
tato D. presso di sé. D. loda il suo 
carattere ingenuo e sincero, dicendo 
dilQiches' arebbe meglio a chiamare 
alla maniera francese: il semplice Lom- 
torio. 

CMtlgare, v. Gastioarb. 

CaetO) — occhi catti, Purg. I, 78 ; 
XXV, 434. — Per: innocente, Inf. 
XIV, 96. Purg. XXXJI,438. 



Céstire, fratello di Polluce; era- 
no figliuoli di Giove e di Leda e chia- 
msvansi Didecuri. D. indica con i 
nomi di Castore e Polluee, Purg. IV, 
64, la costellazione dei Gemelli. 

Cauttrmemro^ piccola citte di Ro- 
magna, che al tempo di D. aveva 1 
suoi propri Conti, Purg. XIV, 446. 

CaavAle, fortuito, ciò che ò ef- 
fetto del caso, Par. XXXU, 53. 

CAtalano (HI apole^ne o secon- 
do altri Malevolti) di Bologna del- 
l' Ordine de' Prati Gaudenti, v. ivi. 
Fu chiamato con Loderingo degli An- 
dalò per governar Firenze come po- 
destà nel 4266, ma invece di procurar 
la pace in tra le fazioni, ambidue ven- 
deronsi ai Guelfi e perseguitarono i 
Ghibellini. D. gli trova nella bolgia 
degli ipocriti, Inf. XXIII, 403. 

Cjitaloipna) provincia della Spa- 
gna che a tempo di D. apparteneva al 
regno d'Aragona. D. rimprovera a'Ca- 
talani la loro povertà ed avarizia. 
Par. Vili, 77; e a Roberto re di Na- 
poli d' aver preso a' suoi servigi vari 
gentiluomini catalani ohe aveva co- 
nosciuti nei sette anni che fu statico 
per suo padre in Catalogna. 

CAtelllnl, antica famiglia nobile 
di Firenze, spenta a' tempi di D. Par. 
XVI, 88. 

Catena. Nel signif. prop. Inf. 
XIlI,436;XXXI,88-nelflg., r impe- 
dimento, il ritegno, Purg. XXXI, 25. 

Catenella^ diminuì, di catena» 
Catenelle d'oro o d'argento che le 
donne portavano per ornamento, Par. 
XV, 400. 

Catoii) Catone di Utica. È mento- 
vato, Inf. XIV, 45 — e senza il nome 
espresso, Purg. I, 34 e segg.; II, 449 
e segg. 

Oatrla^ alto monte dell' Apennino 
fra Gubbio e la Pergola nello Stoto 
Ecclesiastico, Par. XXI, 409. 



80 



Cattivo — Ctìiere. 



CftUivOflat. captivus, prigioniero, 
Inf. XXX, 16. — Malvagio, iafame, 
acellerato, Inf. Ili, 37. — Come soat., 
Inf. Ili, 62. 

Ca«(«9 voce latina, eaptu9, usata 
da D. una sola volta ; preso, prigione, 
captivo, Purg. XX, 87. 

CA«tallea(I«A), borgo dello Stato 
Eccl. suir Adriatico, tra Rimini e Pe- 
sarò, Inf. XXVIII, 80. 

Cattolico. D. nel Par. XII, 104, 
chiama V orto cattolico la Gbiesa. 

Causa. Par. XXX lì, 69, sitw cau- 
sa, voci latine: senza cagione. 

Cauto, voce latina cautus, circo- 
spetto, Inf. XVI, 118. 

Cava, dal lat. cavia, la fossa. D. 
dà questo nome alla decima bolgia di 
Malebolge, Inf. XXIX, 18. 

Cavalcare^ da! lat. caballus, verb. 
neut. andare a cavalloi Purg. XXIV, 

95. — Verb. att. Spronare, ìncitAre, 
Purg. XVIIl, 96, come il cavaliere 
sprona il suo cavallo. 

Cavaliere» soldato a cavallo, Inf. 
XXII, 1. Purg. XXIV, 95. - La di- 
gnità del cavaliere , Inf. XVII, 72. 
Purg. XIV, 109. D. in ciò concorde al 
medio evo dà il titolo di cavaliere a 
tutti gli eroi e soldati dell' anticbità, 
Inf. V, 71. Purg. X, 80. 

CavaUo, lat. caballus, Inf. XXVI, 

96. — Il cavallo di legno mediante il 
quale i Greci impadroniroosi di Troia, 
Inf. XXVI, 69; XXX, 118. 

Cavare, dal lat. cavea, la fossa; 
generalmente: trarre, prendere, Purg. 
IX, 115. 

Caverna. D. l' usa per : sepolcro, 
Purg. XXX, 14. — Per rovine di edi- 
fici che formano come delle caverne, 
Purg. XII, 61. 

Cavo^ incavato. Degli occhi affos- 
sati, Purg. XXIH, n, 

Ceelllo Stailo, coetaneo di En- 
nio. Autore drammatico mentovato da 



Cicerone e da Orazio, Purg. XXH, 
98. 

Céeina, piccolo fiume di Toscana 
che sbocca nel Mediterraneo al mez- 
zogiorno di Livorno. D. lo oomioa 
come confine settentrionale della Ma- 
remma toscana e dello Stato della 
Chiesa, Inf. XIII, 9. 

Cedere , lasciare il luogo , Inf. 
XXVI, 28. ^ Esser inferiore a... Par. 
XXXIII, 56 e 57. 

Ceffo, probabilmente dal lat ca- 
pta; il muso del cane, Inf. XVII, 50 
- di Lucifero, Inf. XXXIV, 66. 

Celare, nascondere, Inf. XIV, 101; 
XXII, 27; XXIII, 21 ; XXV, 116; 
XXXI. 36. Purg. XVI, 43; XVII, 57; 
XXXIII, 56. Par. HI, 48. - Dissimu- 
lare, Inf. X, 44. ~ Celarsi, nasoon- 
dersi, Inf. XVIII, 46. Purg. XXIII, 
112. Par. V,133; XXIX, 135. - Cele 
per : celi, Purg. XXXI, 13a 

Celeste. Purg. XXXII, 22 e 64. 
Par. VIII, 34. 

Celestiale, che viene dal etelo, 
Purg. 11,43; Vili, 104; XII, 99. Par. 
IV, 39. 

Cen, per : ce ne, e qaesto per : ci 
ne, Inf. XV, 1. Purg. XXVI, 2. Par. I, 
125; II; 20. Diverse ediz. scrivono 
cene. 

Cena. Par. XXIV, 1 . D. V usa nel 
signif. fig. per indicare la felicità dei 
Beati. Allusione ai diversi luoghi del- 
l' Evangelio, come san Luca (xiii,29; 
XXII, 30) e specialmente Apocalissi 
(XIX, 9). 

Cenare. Preso in signif. fig. come 
sopra, per partecipare alla beatitudi- 
ne degli Eletti, Par. XXX, 135. (Vedi 
Apocal. XIX, 9.) 

Cenerò, dal greco »^rX9^^, specie 
di serpente. La lez. ceniri dell' Aldo e 
della Cr. è erronea, Inf. XXiV, 87. 

Cene, v. Cbn. 

Cenere, lat. cinis. — Nel signif- 



Cennamella ~ Ceperano, 



prop.il cenere, Inf. XIH, U9. — U 
cenere, Inf. XXIV, 104. - Senza indi- 
cartone di genere, Inf. XXIV, 101. 
Purg. IX, 116; XII, 61. Par, XXI, 6. 
- Per esl. le ceoeri d' un cadavere o 
la memoria d' an defanto, Inf. V, 69. 
CeBBMieUA. lof. XXIMO. Tale 
è la lez. dell' Aldo, della Cr., della Ni- 
<lob.,del Lombardi e di quasi tutte 
leediz. moderne. La Cr. nota in mar- 
gine crtnmatneUa e ceramella, che di- 
fettano d* autorità e di veroaimiglian- 
u. Giiiniforte legge cialametla; Vi. 
Tiani cannamella, e alcuni mas. hanno 
diwam^Ua e ceramella. Questa grande 
diyersitò di lezioni, mentre tutti adot- 
tano Il signif. dato dal Buti a questa 
^oce di ; srrumento a fiato, prova che 
la voce usata da D. aveva fino dai 
tempi più antichi delle forme diverse 
e che l'uso se ne è perduto da lungo 
tempo. Le forme cialametla dal lat. 
takmut, e cannamella da cantia, sem- 
brano da preferirsi alle altre prive 
albuo di etimologia. Nel latino del 
medio evo si trova canamella, canna- 
^llfi, calamellat calamaula, calamau- 
i» Cile corrispondono evidentemente 
alle due forme italiane che ho prefe- 
rite. La forma cemmamella potrebbe 
conferirsi al 9Àmò«i ali. o: campana, 
iHJbbulo, se Ul signific. non fosse con- 
trarlo al contesto. 

Ceimo, dairall. tennen? o dal 
lat. eignum? Vn segno che si fa ad 
alcuno, un segnale, Inf. 111,117; XVI, 
<16; XXI, 138. Purg. 1,60; XII. 1»; 
XlX,86;XXVn, 139. Par, XV, 71 ; 
XXII, 101. — D'onde render cenno, 
iDf. Vili, 6, per rispondere a un segno 
ricevuto. — Centto di castella, Inf. 
XXU, 8, segno dato da una fortezza 
a quelli che sono fuori. ~ Salutevol 
<:«nno, Inf. IV, 98, un gesto di saluto 
-enei medesimo signif. Purg. XXI, 
^5.- Per: contrassegno mediante il 



81 

quale si riconosce alcuna cosa, Purg. 
XXII, «7; VI, 141. 

Centauro. Inf. XII, 66, 104, 116 
e 129. XXV, 17. V. Caco. 

Centoalmo. Par. IX, 40 QueUo 
centenim' anno ancor e' incinqua, oioó : 
questo centesimo anno del nostro se- 
colo ritornerà cinque volte, o: spesso. 

CentéamO) contratto di: cente- 
simo; un secolo, Purg. XXII, 93. — 
Ilcfntesmo, la centesima parte. Par. 

XXIV, 108. — La centeema, Par. 
XXVII, 143. cioò: quella minima parte 
deir anno trascurata nel calendario 
riformato da G. Cesare che facendo 
r anno di 366 giorni e 6 ore, veniva 
a differire di circa 11 minuti dal- 
l' anno vero; errore che fu corretto 
da papa Gregorio XIII. 

Cento, add. numerale, Inf. XV, 
38; XVII, 131; XIX. IH; XXI, 62; 

XXV, 33; XXVIII, 52; XXX, 83. 
Purg. II, 46; XIV, 18; XV, 127; 
XXIX, 10; XXX, 17. Par. VI, 4; XI, 
66; XXII, 23. 

Cento mllln, centomila, Inf. 

XXVI, 112 numero determinato per 
significare un gran numero indeter- 
minato. 

Centro. Inf. XVI, 63; XXXIV, 
107. Purg. IV, 42; XIII, 14. Par. X, 
68; XI V, 1 ; XXI, 80; XXVIII, 61. -- 
Per 1" Inferno, Inf. II, 83, perchè se- 
condo il sistema di D. l' Inferno si 
estende fino al centro dell Universo. 
La lez. della Cr. Inf. XXIV, 87 centri 
non ha signif. plausibile, v. Gbngro. 

Ceperano, città del regno di Na- 
poli su i confini dello Stato Kcclesia* 
stico, dove il conte di Caserta capi- 
tano delle genti di Manfredi abban- 
donò senza combattere il ponte del 
Garigliano e il passo d' una gola di 
monti insuperabile ai soldati di Carlo 
d' Angiò. D. suppone contro il vero 
che vi fosse grande effusione di san- 
6 



82 



Cephag — Cerchio. 



gue in quella giornata, Inf. XXVIII, 
16. 

Cephas, cioè: pietra, nome che 
G. C. détte a san Pietro (San Giovan- 
ni, I, 42} per indicare che sarebbe 
lino dei fondamenti della Chiesa, Par. 
XXI, 427. 

Ceppo, lat. cìppus, lo stipite. Par. 
XVI, 106, lo stipite d' ana famiglia. 

Cer») uno dei prodotti delie api. 
Nelsignif. prop. Inf. XVII, 110; XXV, 
61. Piirg. X, 46: XVIII, 39; XXXIII, 
79. — Nel signif. fig. D. usa frequen- 
temente questa voce per indicare la 
sostanza, la materia fisica e lo stesso 
uomo, che ricevono i celesti influssi, 
come la cera riceve V impronta del 
sigillo. Par. I, 41 ; XIll, 67 ; Vili, 1i8. 
~ Nel luogo del Purg. Vili, 113; bi- 
sogna intendere per lucerna la grazia 
divina, e per cera il concorso del li- 
bero arbitrio dell' uomo. 

Cerasta^ serpente cornuto, Inf. 
IX, 41. 

Cerbero. Inf. VI, 13 e 22; IX, 98. 
D. le cui persone mitologiche che tro- 
' va nell'Inferno son sempre bene ac- 
comodate ai cerchi ove son poste a 
guardia, ha posto Cerbero come cu- 
stode del cerchio dei Golosi avuto 
riguardo alla voracità canina. 

Cerca^ sost. verbale di cercare. — 
Andare alla cerca, Par. XVI, 63, men- 
dicare. 

Cercare, dal lat. qucericare per 
qu(Brere,\nL XVIII, 115; XXX, 85; 
XXXI, 73. Purg. 1, 71 ; V, 63; VI, 85; 
XII, 131; XV, 92; XXVII, 116. - 
Percorrere cercando, Inf. XX, 65; 
XXI, 124; XXXII, 59. Purg. XXVIIJ, 
1 . — Procurar di fare... Purg. Ili, 99. 
Par. XVII, 49. — Investigare, Inf. 1, 
84. Purg. XVII, 139. 

Cerchi, famiglia nobile e ricca di 
Firenze, che a tempo di D. era capo 
della fazione de' Bianchi. 1 



Cerehia, dal lat. circulus. Quan- 
tunque i Vocabolari italiani registri- 
no in un medesimo articolo cerchia e- 
cerchiOf D. nondimeno pone alcuna 
distinzione fra queste due voci. Cer- 
chia è, secondo esso, un ricinto circo- 
lare, materiale e reale, come Inf. 

XVIII, 3 e 72; XXIII, 134, oyecerehia 
significa: il muro di roccia che ricinge 
Malebolge - e InY XXXI, 40 e Par. 
XV, 97 significa : mura o bastite di 
fortezza o di citte. — Una sola volta, 
Purg. XXII, 33, cerehia s\gn\ùcà una 
dei cerchi del Purgatorio, mentre 
quelli dell'Inferno son sempre detti 
cerchi, 

C^rehlare, fare il tondo, andar 
in giro, Parg. XIV, 1 ; XIX, 69; XXll, 
93. — Degli astri che percorrono la 
loro orbita, Purg. II, 4. Par. XXI, 26. 

— D'un muro che fa. cinta, Inf. IV^ 
107. ~ Delle persone che dispongonsi 
intorno a... Purg. XXXII, 38. — Cir- 
condare, cingere, Purg. XXX, 68. 
Par. XIV, 65. — Come sost., Porg. 

XIX, 69. 

Cerehletto, di min. di c^rc^to. D. 
l'usa, Inf. XI, 17, in signif. di: cerchio^ 
cioè dei cerchi o divisioni dell' In- 
ferno. 

Cerehlo, v. Cbbcbia, la periferia. 

- In genere: Inf. XI, 2; XIV, 127. 
Purg. XXXII, 97. Par. I, 39; XIV, 
1; XXIII, 96; XXIV, 13; XXVIll, 
25 ; XXXIII, 134 e 138. - I cerchi 

divisioni dell'Inferno, Inf. IV, 24; 
V, 7; VII, 44; Vili, 129; XI, 28, 57 e 
64; XII, 39; XVII, 44; XXV, 12. - 

1 ripiani del Purgatorio, Purg. XVII, 
137; XXII, 92. — I cerchi, ovvero or- 
bite che percorrono i corpi celesti, o, 
secondo il sistema di Tolomeo, il mo- 
to dei cieli o delle sfere celesti, Inf. 
11,78. Purg. I, 78; VII, 22; XI, 108. 
Par. XXVlI,112elU. - Per messo 
cerchio o cerchio del mezzo, Purg. 1 V, 



Cerebro — Cenare. 



%$ 



79. D. Tuoi sìgniflcar l' Equatore. — 

Per cerchio di meHggeVuTg. XXV, «; 

XXXIII, 104, vuol significare il Me- 
ridiano, come Purg. Il, 2 meridiau 
««Aio. — Per l' obliquo cerchio che t 
pianeti parta Par. X, 14, vool signi- 
ficare ti Zodiaco. — Per n cerchio che 
ptó ama e che ptà eape Par. XXVIII, 
78, il cerchio dei serafini. ~ La cir- 
colazione, Porg. XXVin, 105. 

Cerebro, forma lat. per: cervello, 
Porg. XXV, 69. — Per tutta la testa, 
Inf.XXVIll,i40. 

Cerna, voce antica derivata dal 
hi cernere, dividere. La divisione, 
la separazione, Par. XXXII, 90. 

CJémere) trovasi nei due signif. 
iatioi di : vedere, distinguere e sepa- 
rare. - Per la vista fisica, Inf. VIII, 
71. - Per la vista dell* anima, distin- 
goere, riconoscere, Par. XXI, 76; 
XXVI, 36. — Per : separare, preci- 
sare, discernere, Par. III, 75; XXXIl, 
». 

€er», dal lat. cereus, candela. D. 
l'osa nel signif. fig. per indicare Dio- 
nigi r Areopagita al quale è attribuito 
il libro deUe Jerarehie degli Angeli, 
volendolo figurare come un luminare 
<ieilaChiesa, Par. X,115. 

Cem», lat. quercu» eerri», della 
fun. delle Querci. Per: querce in ge- 
wre, Par. XXXI, 71. 

CertaMo, piccola terra di Tosca- 
ns nella Valdelsa. D. si duole che al- 
CDoe famiglie di là siensi stabilite a 
Firenze, Par. XVI, 50. 

€erlAiiieitte.avv.Porg. XXXIIl, 
40. 

Certlll«»to, partici p. di certifica- 
w,a88€V€rare, Par.IX,18. 

Certo, add., sicuro, Inf. III, 61; 
«V,47; VII, 117; XX, 101; XXVI, 
SO. Porg. XVI, 66; XXIII, 106. Par. 
V, 84; VIII, 42; X, 100; XV, 118; 
XXV, 67; XXVI, 105. ~ Un certo, 



alcuno, Inf. XVII, 56. Par. XXI, 42. 
— Al pi. eerti, alcuni, Inf. XVII, 52. 
Purg. XXVI, 14. — Chiaro e distin- 
to, Purg. XIII, 56. — Convinto, cer- 
tificato, Par. Ili, 4; XXIX, 64. - 
SUbi1ito,fis8ato, Purg. VII, 40. — 
Reale, uomo eerto, Inf. I, 66. ~ Una 
fonte è detta certa, Purg. X XVIII, 124, 
perchè le sue acque non vengono mai 
meno. — Avv. certamente, sicura- 
mente, Inf. X, 89; XII, 37; XIV, 133; 
XVI, 44; XIX, 99; XX, 25; XXVll, 
69; XXIX, 123. Purg. Vili, 21; XVIII, 
109; XX, 480; XXIV, 60. Par. II. 55 
e 61; XXVI, 22; XXXI, 41. - Per 
certo, dizione avverbiale, certamente, 
Inf. XX Vili, 4. - Chiaramente, Inf. 
VI1I,71;XXVUI,118. 

Cervello^ dal lat. cer^hellum. Per 
la testa in genere, Inf. XXXII, 129. 
Purg. XXXIIl, 81. 

Oervi», piccola citth d' Italia cir- 
ca venti miglia distante da Ravenna, 
Inf. XXVII, 42. 

CenrleC) lat. cermx, la parte po- 
steriore del collo, la nuca, Purg. XI, 
53. 

Cesare. — Nome proprio, Giulio 
Cesare, Inf. IV, 123; XXVIII, 98. 
Purg. XVIll, 101 ; XXVI, 77. Par. VI, 
57. — Nome appellativo, l' Impera- 
tore, Inf. XIII, 65. Purg. VI, 92 e 114. 
Par. I, 29; VI, 9 ; XVI, 59. - Jl terzo 
Cesare, Par. VI, 86, è Tiberio. 

Cespuglio^ derivato dal lat. cms- 
pee, ma in signif. diverso, Inf. Xlil, 
123 e 131. 

Cèsaare, desistere, Inf. XXV, 31. 
Purg. XX, t4«. Par. XXXIIl, 61. - 
Evitare, Inf. XVII, 33. Par. XXV, 
133. ~ Cicueun eentimento avea cessato 
stallo del mio t>t«o Inf. XXXIIl, 102, 
cioè: qualunque senso aveva abban- 
donata la sua dimora, aveva cessato 
d' abitare, rimanendo cosi la mia fac- 
cia impassibile a qualunque iroprcs- 



84 



Cesso — Chérere, 



sione. — Perchè la mòrte cessa Inf. 
XIX, 51 , perchè il morire si ritarda, 
s' allunga. 

CessO) voce antiquata. Inf. XXII, 
100 Ma stien le malebranche un poco in 
cesso, pare voglia dire: sileno in di- 
sparte, o forse: in riposo. 

CestO) cespuglio, Inf. XilI.US. 

Celra^ probabilmente dal lat. ci- 
thara, la lira. Par. XX, %%. 

Che^ precedente vocale €h^; pre- 
cedente a, 0, h, alcune ediz. scrivono 
malamente e' hanno. » io Pronome 
relativo: il quale, e: chi, per i due gè» 
neri e i due numeri, Inf. I, 6, 8, 9,15, 
18, 20, 21 , sa, 25, 27, 33, 39, 45, 49, 53, 
55, 57, 59, 74, 78, 80, 84, 87, 102, 117, 
118, 131 fi 135. Purg. I, 3, 14, 18, 19, 
21, 40, 45, 66, 68, 71, 75, 79, 90, 99, 
103, 107, 116, 119, 126s 129, 131 e 132. 
Par. 1,1,4, 5, 39, 51, 55, 60, 69, 73, 
74, 75, 76, 78, 83, 90, 93, 105, 109, 
Ili, 120,121, 123, 126, 131, e ad ogni 
pagina. — Spesso è posto per: ciò 
che, Inf. HI, 129. Purg. VIH, 66; 
XX Vili, 48. ~ Spesso il semplice 
che è posto invece: di che, de' quali, 
Inf. XXVI, 48. Purg. Ili, 30; XX, 63. 
Par. I, 27; XIV, 136 e spessissimo. 
— 2^ Pronome interrogativo che? 
Inf. II, 121; 111,32, 34, e 43; V, 111 
e119;X, 31; XIX, 66; XXXlIt, 51. 
Purg. II, 23 e 120; XXXII,72. Par. Il, 
49; III, 59 e spesso. — Che per : per- 
chè? Inf. Il, 104; XXXIII, 69, ec. 
Purg. XIV, 112, ec. - 3© Che, con- 
giunzione, Inf. 1, 7, 12, 36, 44, 46, 48, 
54, 90, 96, 98, 101, 113, 126 e 133. 
Purg. 1, 12, 34, 39, 48, 55, 57, 60, 80, 
87, 93, 94, 95 e 120. Par. I, 9, 23, 31, 
59 e 80, e ad ogni pagina. -> Che in 
luogo del francese car, che manca alla 
lingua italiana, Inf. 1, 3, 94 e 124 ; II, 
139; HI, 42 e 126; VI, 83; IX, 90. 
Purg. 1, 73, 77, 97, 1 13 e 134 ; II, 97; 
HI, 38, 78 e 145. Par. II, 5; HI, 32, e 



spessissimo. — Come elemento d'una 
comparazione: più che, meno che, 
Inf. I, 99; XXXH, 126. Purg. I, 64; 
II, 33. Par. 1, 102; IH, 106, e spessis- 
simo. — Congiunto a preposizioni o 
avverbi che forma le congiunzioni av- 
vegnaché, acciocché, dacché, fuorché, in- 
finchè, menlrechè , perocché, poiché, 
priaché , quandoché, orche, tostoché, 
sicché, ec. V. queste voci. — Quando 
che è seguito da vocale, la Gr. scrive 
Ulvolta ched, Inf. XXXI, 138. 

Cheeehè 9 quantunque , Purg* 
XXV, 5. 

Ched. In alcuni luoghi della D. 
C. come, Inf. VH, 84; XXXI, 138; 
XXXIV, 113. Purg. I, 17, ec, la Cr. 
e le ediz. che la seguitano hanno 
adottato questa forma invece di che 
seguito da vocale. Le migliori ediz. 
moderne rigettano questa forma af< 
fatto particolare all' antico dialetto 
fiorentino. 

Chédere. Dal latino qtuerere si 
è formato cherere che trovasi negli 
antichi, d'onde chiere, Par. Ili, 93; 
dipoi fu adottata la forma chedere co- 
me meno dura e che trovasi nella 
maggior parte degli antichi mas. Po- 
scia queste forme furono rigettate 
dall' uso ed è rimasta la sola forma 
chiedere. Significa: domandare, cer- 
care — Da chedere derivano, nel pri- 
mo signif. ch'agio, Inf. XV, 120; XXI, . 
129. Purg. XIII, 148; XX, 48. Par. 
Vili, 117. — E nel secondo signif. 
ch'-ggia, Purg. XVI, 83. 

Chelidra) dal greco e dal lat. che- 
lydrus; specie di serpente, Inf. XXIV, 
86. 

Chdreo 9 contratto di cherioo dal 

lat. clericus, Inf. VH, 38 e 46; XV, 

106;XVni,117. 

ChereulOi tonsurato, lofi VII, 39. 

Chérere 9 domandate, chiedere, 

Purg. HI, 93. V. Ghédbrb. 



Chersi — Chiarentana, 



85 



Chersi. Lez. della Nìdob. Inf. 
XXIV, 86, non autorizzata da verun 
ms. ethe Lombardi vorrebbe appog< 
giare sai luogo di Lucano (Fan., ix, 
709), nel quale i Ch^rnytìrì, apecie 
di aerpenti aono menzionati, e perciò 
chérsi aarebbe un contratto di: chersi- 
dri. Oueata suppoaizione, che è per aò 
steaaa molto ardita, l'accordo di tutti 
i maa. che leggono che se, il contesto 
migliore che ne riaulta, per ultimo il 
luogo parallelo (Inf. XXV, 98 Che $e 
quello in serpente e quella in fonte Con- 
verte poetando eo.) non lasciano quasi 
dubbio che l'antica lez. delia Gr. Che 
«e ala da preferire. 

Cheimllil, accorciato di cherubini, 
dall' ebr. cAeruMm, considerati nella 
Bibbia comò secondo ordine della ge- 
rarchia angelica, Par. XX vili, 99. 

CheimlMeO) che appartiene o è, 
simile a' cherubini, Par. XI, 39. 

ChenAlnl neri. Inf. XXVII, 
113, titolo che D. db a certi diavoli. 

Cheto, dal lat. qw'etus, Inf. IX, 87, 

V. QCBTO. 

CliJ, aoat. Il chi e'I quale, Inf. II, 18,. 
nello stile scolastico di quis e qualis. 

Chi, lat. qui, pronome relativo, 
Inf. I, 63; V, 107; VII, 74, 90 e 129; 
XI, 51 e 97; XV, 99; XVill, 97; 
XXVII, 118. Purg. I, 72; II, 99; III, 
34,62 e 72; IV, 116; VII, 49; Vili, 
126; IX, 132; X, 88; XI, 15 e 99. Par. 
V, 105; VI, 33 e 10»; Vili, 25; IX, 57; 
X,74;XI,52; XII, 121; XIII, 1, 67 e 
123; XIV, 106; XV, il; XIX, 61; 
XXII, 137, e più spesso. 

Chi, pronome interrogativo, lat. 
7wi«?lnf. II,31;IV,74; V, 50; VII, 
19; Vm, 9, 33, 35, 84 e 120; X, 42 e 
119; XI, 86; XV, 101 ; XIX, 67; XX, 
29; XXll. 44; XXlll, 93; XXIV, 121 ; 
XXXII, 101. Purg. I, 40 e 43: HI, 6 e 
52; VII, 3; XI, 120; Xlll, 139; XIV, 
1 ; XXI, 79. Par. V,127; Vili, 44; IX, 



112; XIII, 92; XV, 68; XXI, 105; 
XXVI, 65 ce. — Come distributivo; 
r uno, r altro, Inf. XXI, 11, 13 e 15. 
Par. XI, 5, 6, 7, 8, 9 e 10. 

Chiamare, lat. eìamare. Nomi- 
nare, Inf VI, 62. — Chiamare, Inf. Il, 
53: V, 82; XXXI, 129; XXXII, 9; 
XXXIII, 74. Purg. XX. 20; XXV, 29. 
Par. X, 15 139. - Supplicare, Purg. 
VI, 113; Vili, 71 ; XXIX, 39. - Chia- 
mare in aiuto. Par. X, 43. — Escla- 
mare, Purg. XXII, 88. - Nel signif. 
passivo: if«n za chiamare, senza essere 
chiamato, Purg. VI, 135. — Chiamar- 
«I, ottenersi con preghiere, Purg. VII, 
123. — Essere chiamato, Inf. XIV, 
98; XVI, 97; XX, 77; XXII, 39. Purg. 
IV, 80; Vili, 118; XI, 81; XIII, 110; 
XVI, 46; XXVIII, 131. Par. XXVI, 
136; XXVIII, 104. - Come sost., il 
grido, Purg. XXXII, 72. 

Chiana, fiume della Toscana, il 
corso delle cui acque è lentissimo, 
Par. XIII, 23, e da tale sua lentezza 
deriva il nome, poiché: chiana, for- 
ma corrispondente a : piana, indica 
un' acqua stagnante. 

Chiappa, dall'ali. Mappe. D. l'usa 
in signif. di roccie sporgenti, o punte 
di roccia, Inf. XXIV, 33. 

Chiarentana, Inf. XV, 9 Anzi 
che Chiarentana il caldo nenia. Non- 
ostante le ipotesi moderne che vorreb- 
bero derivar questa voce da chiaro, 
e darle il signif. ben curioso di: parte 
del cielo da dove le nuvole sieno 
scomparae lasciandovi il sereno; io 
sono persuaso che Chiarentana signi- 
fichi la Carintia, presa però latamente, 
giacché la moderna Carintia non com- 
prende più le sorgenti della Brenta. 
Così spiega pure Benvenuto, oltreché 
le nozioni geografiche di D. potevano 
allora difettare in qualche parte, mas- 
sime per i paesi situati al settentrione 
dell'Italia. 



86 



Chiarezza — Chiavo. 



ChiareBBA) da chiaro, la lucen- 
tezza, lo splendore, Par, XIV, 40 e 67; 
XXIV, 21; XXXII, 86. - Lucidità 
della mente. Par. XXV, 33. 

Chiarire) dal lat. clarere, verbo 
neut., divenir o farsi chiaro, risplen- 
dente, Par. IX*, 15. — Verbo att., nel 
signif. d'est, rischiarare, dilucidare 
deidubbi, Par.V, 120;1X,S. 

Cliiarlssiina) superlat. di chia- 
ro, Par. XXX, 7. 

Chiarità 9 lat. claritas, la chia- 
rezza, lo splendore, Par. XXI, 90. La 
lez. dell' Aldo cantò è erronea. 

Chiaro 9 lat. clarus; add. Inf. 
XXXIV, 134. Purg. IX, 59; XIII, 89; 
XXII, 137. Par. XX, 20; XXIII, 32; 
XXXIII, 115. — Risplendente, bril- 
lante, Purg. I, 75; Vili, 91 ; XXVI, 
407; XXIX, 53. Par. XXI, 44. - Della 
vista penetrante, Par. XIII, 106; XX, 
140: XXI, 89; XXIII, 102; XXXIIl, 
45. — Chiaro per l' intelletto, eviden- 
te, Purg. XXIV, 89. Par. 111,88; VIII, 
91 ; XXII, 146; XXVIII, 86. - Chiara 
favella, Inf. XVIII, 53, è interpretato 
da alcuni : chiaro, distinto, per oppo- 
sizione alle voci fioche delle ombre ; io 
preferisco il signif. di : parlar chiaro 
e preciso, che mostra D. bene infor- 
mato delle cose di Bologna. — Per 
ultimo. Par. IX, 37, ove la Cr. legge 
chiara, si ha da leggere indubitata- 
mente cara. 

Chiaro 9 avv., chiaramente, Inf. 

VII, 43; XI, 67. Purg. II, 38; IV, 75 
e 77; XXXIII, 98. Par. VI, 20; XVIII, 
11; XXXII, 67. - For chiaro, Par. 

VIII, 91. 

Chiaro, sost.. Par. Il, 148. 

Chiassi. Nel sito d' una antica 
città detta Classis^ avvi al presente 
una selva di pini detu : la Pineta di 
Chiassi, sulle rive dell' Adriatico al 
mezzogiorno di Ravenna , Purg. 
XXVIII, 20. 



Chiavare^ dal lat. clavtu, il chio- 
do, onde il clavare della bassa latinità. 
In tutti i luoghi della D. C. ove si 
trova questo verbo, Purg. vili, 137. 
Par. XIX, 105, ai quali si può aggiun- 
gere. Par. XXXII, 129, ha sempre il 
signif. d': inchiodare, C0D6ccar con 
chiodi, e per lo più si riferisce alla 
Passione del Signore ; d' onde sem- 
brerebbe doversi intendere nel me- 
desimo modo, Inf. XXXIII, 46, dove 
alcuni interpreti che derivano questo 
verbo da chiave, spiegano: chiudere 
a chiave, invece d': inchiodare. Non 
hanno per avventura posto mente che 
D. Par. XXXII, 129, si vale della voce 
davo che altri leggono chiavo dal lat. 
elavus, per: chiodo; oltreché si sente 
molto meglio quando s' inchioda una 
porta che quando si serra a chiave. 

Chiave, lat. clavis, Purg. X, 42. — 
Nel luogo del Purg. IX, 117 e 121, 
r angelo guardiano del Purgatorio si 
serve di due chiavi, una d' oro ed una 
di argento per aprire la porta, il che 
si riferisce evidentemente alle parole 
di G. C. (San Matteo, xvi, 19) El libi 
dabo clave* regni ccatorum, che signi- 
ficano, secondo tutti i cementatori, la 
Scienza e la Potenza. D. allude spesso 
a queste chiavi siml)oli della potestà 
ecclesiastica, Inf. XIX, 92 e 1 01 . Purg. 
XII, 135. Par. V, 57; XXIII, 139; 
XXIV, 35; XXVII, 49; XXXII, 125. 
~ Talvolta mostra prender queste 
chiavi come simbolo delia potestà di 
aprireechiudere,Inf.XXVII,f04,ec. 
— cosi Inf. XIII, 58, ove per est. in- 
tende per chiavi il potere, l' autorità 
di alcuno presso ad un sovrano. — • 
Chiave di seruo, Par. II, 54, cioè: la sen- 
sazione le cognizioni che riceviamo 
per mezzo de' sensi. 

Chiavo. Par. XXXII, 129, dal lat. 
clavue, per: chiodo. Alcune ediz. per 
evitare V equivoco di citavi' che è pu- 



Chiéveri — Chirone. 



87 



re il pi. di chia»t, leggono clavi. V. 
ChUvabk. 

Cliiàverl, piccola citte della ri- 
viera di Levante del territorio di Ge- 
nova, Purg. XIX, 100. 

Chiedere, v. Chbdbrb ; doman- 
dare, Inf. XIU. 81. Purg. XXVI, 74. 
Par. XXIV, 129. — Domandare con 
preghiera, Inf. Il, 97. Purg. Vili, 9; 
IX, 107; Xlll, 148. - Esigere, Inf. 
IX, m; XIX, 93 e 94; XXllI, 79; 
XXIV, 136. Purg. V, 11«;X1V,47; 
XVI, 10$; XXXI, 74. Par. XXI, 95- 
Bichiedere, ricercare, Inf. XXVII, 
94. - Mendicare, Inf. XXI, 69. Purg. 
XIII, 6$. 

CUérere, antica forma per: chie- 
dere. Par. IH, 93. v. CHBnsRB. 

Chicsa^lat. ecclesia. 1/ assemblea 
de'Cristlani, Par. V, 77; VI,«1. In 
questo signif. D. sì serve per lo più 
della dizione Santa Chievi senz' arti'- 
colo, Purg. Ili, 137. Par. IV, 47; V, 
36;X,108;XXXII,H5. - Di rado 
con r articolo, Purg. XXIV, $2, e 
Par. VI, 95, dove nondimeno parlasi 
piattosto della potenza temporale dei 
papi. - Siqpilmente Purg. XVI, 127 
Chiesta significa la potestà papale. — 
ChiemmililanUPBT. XXV, 62 per la 
Chiesa nel suo essere temporale. — 
Una chiesa consecrata al servizio di- 
vino, Inf. XXII, 14. Purg. X.11, 101 
dove è fatto allusione alla chiesa di 
San Miniato. — Vostra chiesa, Par. 
XVI, 113, cioè: la chiesa o sedia epi- 
scopale di Firenze. 

Chinare, lat. inclinare. Abbassa- 
re, Inf. XXI, 100 — il viso, Inf. V, 
1 1O — /a Usstay Inf. VI, 92 — la fronte 
Purg. 111,44— to/Jiccta,Purg. XI,73 
— la mano, Inf. XV, 29 - l'ombra, 
Par. XXX, 3 - l'ale Purg. IX, 9 - 
V occhio, Purg. Il, 40 — le ciglia, Purg. 
VII, 13. Par. XXXll, i3%. — Chinarsi, 
Inf. XXXI, 126. Purg. XV, 109; XXI, 



130. Par. XXX, 86. - Portlclp. chi- 
U'tto — nel signif. prop. inclinalo, 
Inf. Il, 128. Purg. XII, 69 - nel si- 
gnif. fìg. pensieri chinati cioè: rimes- 
si, umili. Par. Xll, 9. 

Chinato, sost, la parte inchinata^ 
il pendio, Inf. XXXI, 137. 

Chino, contratto di chinalo, add. 
Inf. XV, 44; XXIll, 139 ; XXVll, 31. 
Purg. XI, 78. Par. IV, 142. — V un 
all'altro chini, cioè : appoggiati l uno 
all'altro, Purg. XIV, 7. 

Chioeelo, suono imitativo la voce 
della gallina chioccia, cioè : che cova, 
che è stridulo e rftco, Inf. VII, 2; 
XXXll, 1. 

Chioma, lat. coma, i capegli. — 
Al 8iii«.lnf. XXXI, 63. Purg. XXXll, 
40. - Al pi. Inf. XXII, 35; XX Vili, 
121. — Nel signif. fig. le fronde d' un 
albero, Purg. XXXll, 40. — Le foglie 
dun fiore, Par. XXXll, 18. - Il lino 
o la canapa avvolta alla rocca per 
filarsi. Par. XV, 124. 

Chiosa, lat. glossa, la spiegazio- 
ne, Purg. XX, 99. Par. X VII, 94. 

Chiosare, commentare, spiega- 
re, Purg. XI, 141. - Sérbolo a chiosar 
Inf. XV, 89 per : a farlo chiosare, a 
farmelo spiegare. 

Chiostra e Chiostro, lat. clau- 
strum. D. non pone alcun divario nel 
signif. di queste due forme della vo- 
ce. Un monastero lo chiama indiflfe- 
rentemente chiostra Par. Ili, 107 — e 
cAtM^roPar. XXI, 118; XXll, 60. - 
Oltreciòc/Mo«/ra, Inf. XXlX,40e Purg. 
VII, 21, significa un ricinto o cerchio 
dell'Inferno come Chiostro. — Chiostro 
per similitudine, il soggiorno de' beo- 
ti. Purg. XXVI, 128 — e la riunione, 
l'assemblea degli eietti, Purg. XV, 
57. Par. XXV, 127. 

Chiovo, lat. dat>u«. In signif. fig. 
Purg. Vili, 138. Ora chiodo. 
rhlrone. Centauro figliuolo di 



$8 



Chiudei'e — Ctanetia. 



Saturno e di Fillira, Inf. XII, 65 e 71 
e97. Purg.lX,37. 

Chiudere^ lat. clauderey Inf. X, 
108 - le porte, Inf. Vili, 115 - le lab- 
bra per: tacere, Inf. XVI, 125 — flftt 
cechi, Inf. IX, 60, ove chiudessi è po- 
sto per : chiudesse.— Par. X 11,^ ove 
chiudere è posto per : chiudersi ; aven- 
do la parola seguente levarsi V affisso 
del pronome che serve ai due verbi. 
—Par. XXX in, 39 le mani cioè: giun- 
gerle in ségno di preghiera. — Serra- 
re, Par. XXVIII, 18. - Stringere, Inf. 
XXII, 59; XXXIII, 24. - Rinchiude- 
re, Purg. IX, 50 — con mora, Inf. 
XXX II, 11. - Coprire. Par. XII, 5.- 
Limitare, Inf. IX, 114.— Rinchiudere 
in sé, frenare, Inf. Vili, 88. — Dello 
spirito che si chiude alle sensazioni, 
Inf. VI, 1, Purg. XXXII, 93. - Chiu- 
dersi, // del si chiude quando una 
stella dopo l' altra sparisce al levare 
del Sole, Par. XXX, 8. — Chiudersi 
in una veste, prendere un dato abito, 
Par HI, 104. 

Chiunque) lat. quicunque, Purg. 
111,103. 

Chiutfi) piccola città del territorio 
di Siena, anticamente Clusiumj città 
etrusca, Par. XVI, 75. 

ChiusO) sost., il ricinto, Purg. Ili, 
79. 

Chiuso, add. — Fioretti chiusif 
Inf. II, 128. - Pugno chiuso, Inf. VII, 
57. — Viso chiuso, per : gli occhi, Purg. 
XVII, 41. — Rinchiuso, Par. XIII, 48. 

— D' una via fiancheggiata in un lato 
da un monte, Purg. XXII, 130. — Na- 
scosto, Inf. XVI, 135. Purg. XV, 128. 

— Chiusa chiusa, totalmente nascosta, 
Par. V,138. — Nascosto, celato, Inf. 
XXV, 147. — Cristiano chiuso, cioè: 
coperto, dissimulato, Purg. XXII, 90. 

— Chiuso, Purg. XXX1I,93. V. Chiu- 
dere. 

ChiuM», avv. Tener lo viso chiu- 



so, tener gli occhi serrati, Inf. IX, 55. 

— L' orizzonte tiene il dì chiuso, Parg. 
VII, 60, cioè : il sole trovasi ancora 
sotto l'orizzonte. — Parlar chiuso, 
parlare oscuramente, Purg. XII, 87. 
Par. XI, 73. 

Ci) forma dei casi obliqui del pro- 
nome personale : noi. — AH* ave. lat. 
nos. noi, Inf. V, 107 e 131 ; VI, 22; 
VII, 124 ; Vili, 21 ; XI, 6; XII, 50, 51, 
76 e 100; XXXI, 124. Purg. VI, 71 ; 
VII, 64 e 86; IX, 73; XIV, 128; XV^ 
105; XVI, 5. Par. Ili, 72; XXI, 70; 
XXII, 42 e 151 ; XXIV, 76. - Al dat. 
lat. nobis, a noi, Inf. V, 108 e 130 ; VI, 
23 ; Vili, 81 e 105 ; X, 104 ; XIV, 123; 
XXXIII, 61. Purg. VI, 64; VII, 40. 
Par. XXI, 43; XXIII, 3; XXIV, 76; 
XXV, 96; XXX, 2; XXXII, 57. - 
Come affisso del verbo, Inf. IV, 115; 
XII, 58 e 118 ; XV, 104 ; XXIII, 128 e 
132. Purg. XII, 97 ; XIX, 47 ; XX, 117. 

— Precedente le vocali e ed t spesso 
e', Purg. VI, 71 ; VII, 40 e 64; XI, 41. 

CieC, lat. hie, avv. qui, vi, la, 
Inf. IV, 53 ; XII, 87 ; XIV, 123; XXI, 
59. Purg. I, 62 e 92; XI, 41 ; XXXI, 
84. Par. XXII, 8; XXX, 132; XXXII,. 
57; XXXIII, 125. — Come affisso del 
verbo, Purg. XXI, 45. — Di qua, di 
di là, Inf. IV, 56; Vili, 96; XXIIU 
130. - Ci ha, vi è, Inf. XXX, 87, ove 
per rimare con oncia D. pone l'accen» 
to tonico sopra non ci ha. — Quanto a 
costinci^ /tei, quid, quind, v. queste 
voci. 

Ciacco. Inf. VI, 52 e 58. Parassito 
noto al tempo di D. a Firenze (v. Boc- 
caccio, Decam., g. IX, n. 8). Probabil- 
mente il suo nome era Jacopo, de> 
quale Ciacco è forma storpiata - ma 
preferita perchè tal voce nell' antico 
dialetto fiorentino significava : porco. 

Ciancia, d'origine ignota; discor- 
so vano, Par. XXIX, 110. — Prendere 
a ciancia. Par. V, 64. V. A. 



Cianfa — Cielo, 



89 



Cianfa, della illustre famiglia dei 
Donati di Firenze. Dante Io trova tra 
i ladri, Inf. XXV. 43. Non ci sono al- 
tre notizie intorno a costui. 

CianKhclIa^detla nobile famiglia 
dei Tosinghi o della Tosa. Costei era- 
si nella sua vedovanza acquistata ma- 
la fama con la sua arroganza e la sua 
condotta licenziosa. Par. XV, 1%. 

Ciapetta (l'goh Purg. XX, 49. 
Ugo Capeto primo re di Francia e au- 
tore della dinastia Capota, che allora 
pronunciavasi Sdapé, dal lat. caput. 
alcuni commentatori come : Vellutel- 
lo, Lombardi, Biagloli, Costa, Gin- 
guené, ec. vogliono che D. parli d! 
Ugo il Grande padre di Ugo Capeto, 
il che contradirebbe a quanto è detto 
ivi verso S3 Quando li regi antichi ven- 
ner meno^ cioè: dopo la morte di Lui- 
gi r Infingardo morto nei l'a. 987, men- 
tre Ugo il Grande era morto nel 956. 
11 verso 60 dal quale Cominciar di co- 
xtor le sacrate osHa lascia tuttavia 
qualche sospetto che D. possa aver 
confusi i due Ughi. 

ClaaehedunO) quixque unus^ Inf. 
XX,36. Par. XXV1I1,34. 

CiaMenao. Inf. 1, 117 ; II, 100; IH, 
135;IV,91; VI,97;Vin,1l4;X,84; 
XIII,108;XIV,112;XV,17;XVI,7; 
XVII, 55; XIX, 15; XX, 12; XXI, 
137; XXII, 119; XXV, 67; XXVIl, 
80; XXXI, 80; XXXIII, 73 e 101 ; 
XXXIV, 41. Purg. IV, 100; V, 64; 
VII, 77; X, 1«0; XII, 6; XV, 66; 
XVII, 1^7; XXI, 27; XXIll , 22; 
XXVIl, 73 ; XXX, 4. Par. 1, 113; VII, 
59; XIV, 31 ; XVIII, 106; XXII, 91; 
XXV, 26; XXVIl, 128; XXX, 33 e 
assai spesso. 

Cibare, verbo att., dar da mangia- 
re, nutrire, Par. XXIV, 2. — Nel si- 
gnif. fìg. Inf. Vili, 107. - In signif. 
neut., nutrirsi di... Inf. I, 103. — Ci- 
barsij nutrirsi, Par. X, 26. 



CilM— materiale, Inf. XXXIII, 44. 
Purg. Vili, 99; XIV, 44; XXII, 141. 
Par. Ili, 91 ; IV, 1 ; XXI, 115 ; XXIll, 
5; XXVIl, 132. - 11 cibo spirituale, 
Purg XXXI, 128. Par. V, 38; XXV, 
24. 

Cirllia, antica forma per : Sicilia, 
molto usata a tempo di D. che non no 
conosce altra, Inf. Xll, 108, Purg. HI, 
116. 

Clei1iaiio,diSicilia,Tnf XXVn,7. 

Cieo^na, lat. dconia, Inf. XXXII, 
36. Par. XIX, 92. 

Cleognino, il pulcino della cico- 
gna, Purg. XXV, 10. 

Cle«o« lat. ccBcun. Nel signif. 
prop. Inf. XXXIII, 73. Par. XVI, 70. 

— Per lo più questa voce è tolta nel 
signif. di : cieco della mente, Inf. IH, 
47; XII, 49. Purg. XVI, 66; XXVI., 58. 
Par. XXX, 139. — Onde t ciechi cioè : 
i dannati, Inf. VI, 93; e tuttociò che 
appartiene all' Inferno edotto ciVco.-— 
Onde : la vita dei Dannati, Inf. IH, 47 
~ la loro prigione, Inf. X, .58. Purg. 
XXII, 103 — un fiume d'Inferno, 
Purg. \, 40. — Tutto r Inferno è detto 
il cieco mondo Inf. IV, 13; VI, 93; 
XXVII, 26. — Una volta, il nostro 
mondo, la vita terrena, gli uomini in 
genere sono detti il cieco mondo, Purg. 

XVI, 66. — Come sost., un cieco, 
Purg. XIH, 62; XVI, 10; XVHI, 18. 

Clela, lat. ccelum. Quello che veg- 
giamo dalla terra sopra di noi, Inf. 

XVII. 108; XXVI, 36; XXXI, 46; 
XXXII, 27; XXXIV, 138. Purg. I, 25; 
H, 34: V,117; Vili. 85; IX, 20: X VHI, 
79; XX, 132: XXIV, 83; XXXII, 128. 
Par. 1,142; XIII, 13; XXVI, 131. — 
Cielo povero di stelle, cioè : uno spa- 
zio del cielo privo di stelle, Purg. 
XVI,2.-11 clima, Purg.XXVIH, 113. 

— Il cielo generalmente come oppo- 
sto alia terra, Purg. XXI, 44 ; XXIX ^ 
25. — Il cielo per : il luogo della Di- 



90 



Cieldauro — Cima. 



vinità e de' beati, Inf. Il, 66 e 125; VI, 
84; XIX, 11; XXXIV, 121. Purg. 1,6; 
XII, 26; XXXn,75.Par. Xl,11 ; XXI, 
118; XXII, 7. — Il cielo per : la po- 
tenza celeste che nel sistema di D. 
opera mediante T influsso de' cieli, 
Purg. 1,47; IV, 130; XVII, 73. - I 
vari cieli o sfere celesti, Inf. VII, 74. 
Purg. Ili, 2SL Par. IV, 31 ; V,95; IX, 
«5 e 122; XXVIl, 109; XXX, 52. — 
Particolarmente Lo del eh* ha mingri 
i cerchi sui, cioè : il cielo che nel suo 
ruotare descrive i più piccoli circoli, 
ovvero: il cielo della Luna, Inf. II, 
78. — Il del che tutto muove, Inf. IX, 
29, cioè il Primo Mobile. — Il cielo 
Empireo, il sommo cielo dove sta Dio, 
empireo cid, Inf. II, 21 — Il primo cie- 
lo, Purg. XXX, 1 — // del che più della 
eua (di Dio) luce prende, Par. 1, 4. — 7/ 
del nel qunl ni volge quel eh' ha maggior 
fretta, cioè : il cielo nel quale ruota 
quello che è più rapido, il Primo Mo- 
bile, Par. 1, 122. — // del della divina 
pace, Par. II, 112. — 7i del eh' è pura 
Iwe, Par. XXX, 39. - li Primo Mobi- 
le è detto il del velodusimo, Par. 

XXVII, 99. - II cielo delle stelle fis- 
se, il del ch'ha tante vedute, Par. II, 
i15. — Gli altri cieli sono indicati con 
ì nomi dei pianeti della loro sfera, co- 
me cielo della Luna. — ^ Al pi. Purg. 
Ili, 29; XI, 1. Par., XXI, 118. 

CieMaurO) ora Cielaureo,o, Ciel- 
■doro. D. dà tal nome alla chiesa di San 
Pietro a Pavia ove dicesi che sia se- 
polto Boezio, Par. X, 128. 

CìkUO) lat. dlium. Raramente al 
sing. Inf. Xil, 103. Purg. 1,51 ; XIII, 
70; XXVIl, 37. Par. XX, 43. — Più 
spesso ai pi. t cigli, Purg. IIM08; 
XXIX, 160. Par. XIX, 94; XXIII, 78 
— e più ordinariamente le dglia, Inf. 
Vili, 118; XXI, 132; XXV, 49; 

XXVIII, 65 ; XXXllI, 99. Purg. XI, 
107; XV, 14; XXVUI, 65; XXXII, 



150. Par. XI, 88. — Levar le dglia in 
segno di collera e d' alterigia, Inf. X, 
45. — Innalzar le dglia, Inf. IV, 130. 

— Alzar le ciglia, ribellarsi, Inf. 
XXXIV, 35. — Chinar le ciglia, ab- 
bassar gli occhi, Purg. VII, 13. Par. 
XXXII, 138. — Aguzzar le dglia, por- 
le in contrazione per veder meglio, 
Inf. XV, 20. — Da ciglio, avv., di fac- 
cia. Par. Vili, 12. 

CIgnere e Cingere, questa se- 
conda forma è più usata al presente 
iu prosa ; gli antichi usavanle del pa- 
ri, e perciò i mss. e le ediz. della D. C. 
variano in esse infinitamente. '- Cir- 
condare, Inf. IV, 24; IX, 32: XVIII, 
11 ; XXXI, 8 e 85 ; XXXII, 49. Purg. 
1, 133. Par. XV, 140; XXIll, 96; 
XXVIl, 114 ; XXVUI, 27. - Coprire, 
Purg. V, 129 — colle braccia, abbrac- 
ciare, Inf. Vili, 43. Purg. XXIV, 152. 

— Nel signi r. di : essere circondato, 
Par. X, 67. ~ Cignersi, circondarsi, 
Inf. V, 11. — Cignerei la spada. Par. 
Vili, 146. — Particip. cinto, Inf. Ili, 
31 ; IX, 40; XVI, 104. Purg. XXXIII, 
78. Par. XV, 112. 

Cigno, lat. cygnusy uccello, Purg. 
XIX, 46. 

Cigolare, esprime il suono pro- 
dotto dall'attrito dei corpi solidi co- 
me delle ruote e del mozzo, Inf. XX IH, 
102 — e il rumore dell' aria che esce 
dal legno verde che si pone sul fuoco, 
Inf. XllI, 42. 

Ciiestro, lat. cceleetis, colore del- 
l' aria, Purg. XXVI, 6. 

Cilieio, lat. cilicium, Purg. Xlll, 
58. 

Cima, lat. cyma, la vetta, il som- 
mo — d'una torre, Inf. Vili, 3; IX, 
36. Purg. V, 15 — d' un monte, Inf. 
XII, 7. Par. XXII, 38 - duna rupe, 
Inf. XXIV, 27. Purg. XXVII, 78 — 
d' un albero e d' una pianta, Purg. XI, 
92; XXVIII, 14; XXXIII, 66. Par. 



Cimabue — Cwtio. 



91 



Xm, 136; XVni, «9; XXVI, 85 - 
d' una fiamma, Inf. XXVI, 88; XXVII, 
5- della testa, Purg. XV, 13. Par. 
XXllI, 125. — Sommità in genere, 
Par. XVII, 134. — Per le creature più 
sublimi, Par. XXIX, 32. - Un rami- 
cello, Inf. XIII, 44. — Cima digiudù 
gio, Pur%. VI, 37, figuratamente : ciò 
che costituisce il rigore d' una senten- 
za, la somma. ~ Cima d' un tilolo, 
Purg. XIX, 102t significa probabil- 
mente: r origine. — Da ama per: 
dalla cima, Inf. Xll, 7. 

CioMibuc. Purg. XI, 94. Uno dei 
pili antichi pittori d' Italia e che fu 
primo ad abbandonare le forme sec- 
che e intirizzite della scuola bizanti- 
na. Nato a Firenze nel 1240, morto 
poco dopo il 1300, in età di circa 60 
anni. 

Ciuiterio e ClmUéro. («at. ca- 
meterium, Inf. X, 13. Par. IX, 140; 
XXV11,25. 

Cinelnnato. Par. XV, 129. Cele- 
bre dittatore romano, proposto come 
esempio di austerità e di buoni co- 
stumi. 

Cinsere, t. Gionbiib. 

Cinghiare, lat. cingere; circon- 
dare, rinchiudere, Inf. V, 2. 

CingiiiOy lat. cinctw ; il ricinto lo 
spazio circolare, Inf. XVI11,7. — Un 
cerchio dell'Inferno, Inf. XXIV, 73. 
Purg. XX11,103. — Un cerchio o ri- 
piano del Purgatorio, Purg. IV, 51 ; 
XIII, 37. 

Cin^iiaiita , lat. quinquaginta, 
Inf. X, 79. Purg. IV, 15. Par. XVI, 37. 

Cinque, lat. quinque, Inf. XXI, 
112; XXVI, 4 e 130. Purg. XV, 80; 
XXIII,78; XXXHI,43. Par, VI, 138; 
XVIII, 88; XX, 43. 

CinqueM^nteslmo. Inf. XXIV, 
-108. 

Cin^aeeento. Purg. XXI, 68; 
XXXllI, 43, Undnquecenio ditce e cin- 



que, i quali numeri scritti in lettere 
romane DXV e trasposte cosi DVX 
formano la voce latina du<r, capitano, 
capo ; e quegli che D. vuol indicare 
senza nominarlo, credesi che sia Can- 
grande dalla Scala ; v. Veltig. — 
Par. XVI, 37. 

Clnlo, lat. cinctuM, sost. Il cerchio 
che limita l' orizzonte. Par. XXIX, 5. 
— Il cerchio luminoso detto : alone, 
che spesso circonda la Luna, Purg. 
XXIX, 78. — Add., cinto, circondato, 
Inf. III. 31; IX, 40; XVI, 106; XXVII, 
68. Purg. XXX, 31 ; XXX111,78. Par. 
XV, 112. — Come sost. tema' quelli 
che portano un cinto, Inf. XXVII, 93. 

ClAlala) la parte del corpo ove 
uno si cigno, Inf. X, 33. 

Clntiira) lat, cinclura. In genere. 
Par. XXX, 105. - Quella delle donne, 
Par. XV, 101, 

€iè^ pronome indeterminato , con 
tutte le prep. inf. 1, 122; li, 8; III, 
96 ; IV, 93 ; X, 89 ; Xlll, 86 ; XV, 88 ; 
XVIII, 62e 127; XX, 74; XXI, 138 ; 
XXIV, 90; XXV, 127; XXV«,82; 
XXIX, 101 ; XXXII, 112; XXXI1I,41. 
Purg. Il, 109 e 120; IV, 13 e 67; VII, 
17;1X,143;XIV,36;XX,92. Par. I, 
126;n,67e145; V, 4, S5,65e101: 
IX, 43; Xl, 135; XX, 108; XXVI, 
136; XXXill, 35, e ovunque. 

Cioeea, d'origine incerta; di ca- 
pegli, luf. XXXII, 104. 

CioeeO) d'origine ignota, per: 
tizzo, Par. XVIII, 100. 

€ioè,cong. Inf. 'XXXIII, 20. 

Cioneoylat. iruncus? Un membro, 
un ramo infranto ma non separato dal 
corpo dall' albero, dicesi cionco. D. 
r usa figuratamente per ? la speranza 
annullata di quelli che sono al Limbo, 
luf. IX, 18. 

Ciotto, dal lat. del medio evo co- 
xus da coxa, zoppo. Il dotto di Geru- 
salemme, Par. XIX, 127, è Carlo II re 



92 



Cipri — Citerna, 



di Napoli che portava pure il titolo di 
re di Gerusalemme. 

Cipri , lat. Cpprus , isola , Inf. 
XXV1II,89|. Par. XIX,147. 
, Cipri^na^ epiteto che D. dà a Ve- 
nere o piuttosto al pianeta di questo 
nome, Par. Vili, SI, perchè Venere 
nacque in Cipro. 

Cire«9 prep., intorno, Par. XII, 20; 
XXII, 44. 

Ciree, ninfa e maga presso la qua- 
le si trattenne ne* suoi viaggi Ulisse 
con i compagni, Inf. XXVI, 91. Purg. 
XIV, 4«. 

Cireolare^ girare intorno. Par. 

XIII, il. V. Circolare. 
Cireoneldere e Circuiieidere. 

Per circoMidere, Par. XXXII, 81, in 
signif. pass, per la circoncisione. 

Circoncinto, e nella maggior 
parte delle ediz. Cireancinto, par- 
tici p. di circondgnere, cinto intor- 
no, circondato, Par. XXVIII, %8. 

Circ^ndarclnf. XXXl,4i. Purg. 
XXXIl, 88. — Circondar la misura a.., 
per: applicar la misura intorno di... 
Par. XXVIII , 73 , dove drconde in 
grazia della rima sta per: circondi. 

Circonferensa. Par. XII, 113; 

XIV, 75; XX, 49; XXX, 104. 
Circonfulgere, splendere intor- 
no, circondar di luce, Par. XXX, 49. 

Circonocrivere.Nel signif. prop. 
Par. XXX, 66. — Porre confini, li- 
miti, contenere in sé, Purg. XXV, 
88. Par. XIV, 30. - Particip. circon- 
scriitOy contenuto, Purg. XI, 2. Par. 
XIV, 30. 

CirconopeUo , lat . circurnspe- 
cluSf guardato intorno intorno. Par. 
XXXUl, 1t9. 

Circon8tante9ein più ediz. Cir- 
contante, che sta intorno, Par. 
XXII, 44. 

Circootansa. Purg. XXXIII, 70. 

Circuire 9 lat. circumire, verb. 



att., percorrere come un guardiano 
s'aggira intorno alla vigna, Par. XII, 
86.— Verb. neut, aggirarsi, muoversi 
in tondo, Par. XXIX, 54. 

Circuito, in circfUto, in tondo, in 
giro, Purg. XXVIIl, 103. 

Circolare, girare intorno. Par. 
XIII, 21.— Particip. circulfUa melo- 
dia, la melodia cantata nel tempo che 
il cantante si muove in tondo, Par. 
XX1II,109. 

Circulare, add., in forma di cir- 
colo. Circular figura i Par. XXX, 103. 
— Circular natura^ la natura de' cieli 
che ruotano. Par. Vili, 127. 

Circnlasione. Par. XXXIII, 127. 

Circancinto, v. Cibcokcinto. 

CiriAtto. Inf. XXI, 122; XXII, 55. 
Nome che D. dà a uno dei diavoli di 
Malebolge, derivato forse dal greco 
Xoìpc.^ 9 porco, e però gli dà T epiteto 
di iannuio o che ha le sanno come i 
porci. 

Ciro. Purg. XII, 56, il redi Persia. 

Cirra. ^ar. I, 36, citte della Fo- 
cide vicina a Delfo ove era un oracolo 
di Apollo. D. nomina la citte per in- 
dicare il Dio che vi era adorato. 

Cirro, lat. ctrni«, propriamente : 
una ciocca di capegli; per le chiome 
generalmente. Par. VI, 46. È qui fatta 
allusione a Lucio Quinzio Cincinnato. 

CiMtema. D. dà questo nome per 
derisione alle acque gelate del Goci- 
to, Inf. XXXIII, 133 - e alla font» 
del Parnaso le cui acque danno Testro 
poetico ai poeti, Purg. XXXIy141 ; in 
quest* ultimo luogo Aldo e la Gr. leg- 
gono citerna. 

Cilairista , il suonator di cetra^ 
Par. XX, 142. 

Citeréa, soprannome di Venere 
adorata nell' isola di Citerà. D. dà tal 
nome al pianeta di Venere come stella 
mattutina, Purg. XXIX, 95. 

Citema, v. Cisterna. 



Città — Clima, 



93 



ClUà, lat. dwiai, Inf. VI, 49; 
XIII, 143; XVI, 68; XX, 91. Purg. 
XXiy,45, dove parlati di Lucca. — 
La citth di Dio, Inf. 1, 126. Par. XXX, 
130. — Nel medesimo signif. D. parla 
spesso, d' una citte di Lucifero che 
chiama Citlà dolente, Inf. IH, 1 ; IX, 
32. ~ In particolare : la parte più 
bassa dell' Inferno detta Dite o Città 
di Dile^ Inf. Vili, 68. - Città del fuo- 
co, Inf. X, 22. — Citlà roggia, Inf. XI, 
73. — La città che nel Batista cangiò 
il printo padrone ^ Inf. XIII, 143, è Fi- 
renze il cui primo patrono fu Marte 
al quale fu sostituito san Giovanni 
Batista. ~ La tua città, Par. IX, 127, 
è Firenze. ~ La città di Baco, Inf. 
XX, 59, è Tebe di Beozia. — La città 
di Lamó/te, Inf. XXVII, 49, è Faenza 
situata sul Lamóne. -- Laciltà di San- 
terno, Inf. XXV li, 49, è Imola sui San- 
terno. — La città a cui il Savio bagna 
il fianco, Inf. XXVII, 52, è Cesena si- 
tuata sulle rive del Savio. 

CItCiMle, forma antica e poetica 
per: città. Par. XVI, 68; XVIII, 84. 
~ Per : la città di Dio, la sede della 
Divinità, Inf. I, 128. — Cittade vera^ 
Purg. XVI, 96, per il convento dei 
veri Fedeli, o il regno di Dio in 
terra. 

CliiadinaiiBai il corpo o comu- 
nità de' cittadini, Par. XV, \3i. 

Ciltadiiio, — d'una città, Inf. VI, 
62e6l ; Xm,148; XXVI,5. Par.XVI, 
90. — Il concittadino, Par. VI, 81 ; 
XIII, 116. - Talvolta D. chiama cit- 
tadini ì Dannati, Inf. V|ll, 69 — e i 
Beati, Purg. XIII, 94, corrisponden- 
temente alle dizioni città di Dite o cit- 
tà di Dio. 

CiairettO) dall' ali. schopf, ciocca 
di capegli; il sommo della fronte dove 
hanno principio icapegli, Inf. XXVIII, 
33. 

CItC) voce latina civis, il cittadi- 



no, Inf. XXXII, 101. Par. Vili, 116: 
XXIV, 43. 

Civile^ che risguarda la vita civi- 
le, Purg. XI, 7; XII, 108. - Civiliz- 
zato , bene organizzalo per quello 
spetta alla vita civile, Purg. VI, 140. 

Classe, voce latina, elaeei»; V ar- 
mata, il navile, Par. XXVII, 147. 

€la¥0; V. Chiavo. 

Claustrs, voce latina, claustrum, 
ciò che circondo-o racchiude; il cir- 
cuito, Purg. XXXII. 97. 

Clemenie. Purg. Ili, 125. Il papa 
Clemente IV che incaricò il vescovo 
di Cosenza di dissotterrare il cadeva* 
re di Manfredi e di farlo gittate sulle 
sponde del fiume Verde, v. ivi. 

Ciemensa. Par. IX, 1. Non ab- 
biamo certezza di quale intenda par- 
lare il Poeta. L'opinione più proba- 
bile sta per la moglie di Carlo Mar- 
tello figliuolo di Carlo II re di Napoli 
che premorì al suo padre nel 1295. 
tra costei sorella dell' imp. Alberto 
d'Austria. Le Chiwe del Boccaccio 
sosteuRono questo parere. La maggior 
parte dei cementatori credono invece 
che D. alluda ad una figliuola di Carlo 
Martello che fu moglie di Lodovico X 
di Francia. L' Anonimo solo dice che 
D. parli della madre del detto Carlo, 
il che è falso, sapendosi che sua ma- 
dre era Maria d' Ungheria. 

Cleopatra, famosa regina d' Egit- 
to. D. la trova in Inferno fra i Lussu- 
riosi, Inf. V, 63, dove la Cr. legge 
Cleopairàs. — Par. VI, 76, dove biso- 
gna pronunciare Cleopatra. 

Cleta, uno dei primi vescovi di 
Roma e martire, Par. XXVII, 41. 

Clima, voce greca. Gli antichi di- 
videvano la distanza dall' Equatore al 
Polc in 24 climi. D., Par. XXVII, 81, 
dice che si vide trasportato col se- 
gno dei Gemelli dal Meridiano sino al 
termine del primo clima, cioè fino 



94 



Climenè — Colare. 



all'orizzonte occidentale; avendo per- 
ciò percorso un quarto del circolo. 

Cilm^nè) madre di Fetonte, Par. 
XVII, i. 

CliO) musa della Storia invocata 
da Stazio nel principio della sua Te- 
baide, Purg. XXII, 58. 

CllTO, voce latina; coilina, Par. 
XXX, 109. 

Cloaea^voce latina; luogo pieno 
d* Iramondizie, Par. XXVII, 25. 

Cinto, una delle Parche, Purg. 
XXI, «7. 

Cd, contratto di capo, lat. capiti. 
La testa, il capo, il principio — d' un 
ponte, Inf. XXI, 64. Purg. Ili, 128 - 
la fine, Par. Ili, 96. — Metter c6 & un 
fiume che comincia a scorrere fuori 
d'un lago, Inf. XX, 76. 

€J«', voce /ormata dalla prep. con 
e darti* art. il, al pi. <, per: coi, con ì, 
Inf. IV, 69; Vili, 63; XVII, 73; XXX, 
6; XXXllI, 77; XXXI V, 55. Purg. 
VII, 31; XX, 16; XXI, 34; XXVIII, 
34 e 60. Par. VI, 107 ; Vili, 34; XXXII, 
129, e spesso. 

Coa§;u1are, voce latina ; rappren- 
dere, Purg. XXV, 60. 

Coartare, voce latina ; ristrin> 
gere, limitare; io particolare una re- 
gola con renderla più stretta e dura, 
Par. XII, 126. 

Coeea, lat. concha ? La tacca o pic- 
colo solco nella parte posteriore della 
freccia, ove si adatta la corda del- 
l'arco, Inf. XII, 77. — Per est., la frec- 
cia medesima, Inf. XVII, 136. Par. 
Vili, 105. 

Coeeo, lat. coccum. Chermes o 
grana di scarlatto, specie di coccini- 
glia che vive sulla querce. Onde il 
colore scarlatto che se ne caya, Purg. 
VII, 73. 

Coeeate, da cuocere; delle pene 
infernali, Inf. VI, 105. 

Coelto, fiume infernale. D. lo de- 



scrive che forma nel fondo dell' In- 
ferno un immenso Iago gelato, nel 
quale i dannati sono fitti, qual più 
qnal meno profondamente, Inf. XIV, 
119; XXXI, 123; XXXIII, 166; 
XXXIV, 52. 

CoooUa, lat. cuculiti», veste mona- 
cale. Par. XXII, 77. V. Guculla. 

Coda, lat. cauda. Degli animali, 
Inf. XXIV, 95; XXV, 56 e 104. Purg. 

IX, 6; XXIV, 83; XXXII, 132, v. A 
CODA. — Dante rappresenta Minosse^ 
Inf. V, 11 - e Gerione, Inf. XVII, 1, 
9, 25 e 84, come mostri caudati. 

Cogli aslone, il pensiero, Inf. 
XV, 129. 

Cogliere, lat. coWgere, Inf. XIII, 
32. Purg. XXVII, 99. Par. I, 28. — 
Raccogliere, Purg. Il, 124. — Trova- 
re, cogliere, Inf. XXIV, 133. — Pren- 
dere per l'appunto, Inf. XX11, 121. 
Purg. V, 111. — Sorprendere, Purg. 
XVII, 2. — Cogliere un viaggio^ pren- 
dere un camino, Inf. XXVII, 16. ~ 
E moto a moto e canto a canto colse 
Par. XII, 6, cioè: accordò, pose al- 
l' unisono. — Particip. còlto. 

Cognato. D. chiama cognati, Inf. 
VI, 2, Paolo Malatesta e Francesca da 
Riminì, quali trova nell'Inferno al 
canto V. 

€)ogiiaBione, la stirpe, la fami- 
glia. Par. XV, 92. Quegli che ha dato 
il suo nome alla famiglia è Alighieri 
figliuolo di Gacciaguida, v. ivi, uno 
degli antenati di Dante. 

Col, con il, o: con lo, Inf. Ili, 111 ; 
VII,57; Vin,69; XXII, 71. Purg. I, 
122; II, 3 e 12; VII. 57; XVI, 110. 
Par. 11,140; VI, 73; XVIII, 18, 19, e 
spesso. 

Colà, le, Inf. Ili, 95; IV, 105 e 118; 

X, 91 ; XVII, 30; XXVI, 30. -Purg. I, 
101 ; Ili, 25; VII, 67 ; XII, 79. Par. X, 
148; XXI, 3, e assai spesso. 

Colare, gocciolare, scorrere len> 



Coleo — Collo. 



95 



tamente, Porg. XXV, 78. — Nel luo- 
go dell' Inf. XII, 120 Lo cuor eh' in sul 
Tamigi ancor si cnla, quasi tatti gli 
interpreti si accordano a intendere 
colare nel signif. lat. di colere, rive- 
rire, onorare, poiché il primo signif. 
non dà senso ragionevole. V. Colèrb. 

C^oleo, paese situato sul Ponto 
Bussino, verso il quale erasi diretta 
la spedizione degli Argonauti, Par. II, 
16. — Gii abitanti sono detti Colchi, 
Inf. X Vili, 87. 

Colei) forma femminile del prono- 
me colui, Inf. li, 133; Vili, 45; XIV, 
14 ; XVII, 3 ; XX, 93. Purg. XIX, 57; 
XXVI, 74 e 86 ; XXXI, 90. Par. XV, 
53; XX1,B4; XXXII, 10; XXXII1,4 
e spesso. — D. usa frequentemente 
questo pronome per indicare una per- 
sona che non vuol nominare, come 
Colei che sgancine amorosa, Inf. V, 61, 
è Didone. — Colei eh' è lanlo posta in 
croce è la Fortuna, considerata come 
una delle intelligenze celesti che go- 
vernano il mondo. Inf. VII, 91. — Co- 
lei che sieile sovra T acqve è la Prosti* 
tuita dell' Apocalisse (xvii, 1 che 
figura la Corte romana. — Colei che 
s' imhe^tiò neWimbesiiate schegge, Purg. 
XXVI, 86, è Pasifc che si chiuse ed 
adattò per modo dentro a una vacca 
finta, si che avesse satisfazione d' un 
toro. — Colei che aWalto volo li vestì le 
piume, Par. XV, 63, è Beatrice. — Co- 
lei che V aperse ec Par. XXXII, 6, è 
Eva. — Colei che fu bisavaal cantar, ec. 
Par. XXXII, 10, è Rut bisava di Davi- 
de. — Di rado e quasi mai questo pro- 
nome si riferisce a cose inanimate, 
come Inf. XIV, 14, ove colet si riferisce 
ad arena. 

Colere, voce lat. Nella D. C si 
trova soltanto, Inf. XII, 120, Lo cuor 
eh' in sul Tamigi ancor si cola, dove è 
da avvertire che D. ha prescelta la 
forma colare per : colere, il che non è 



senza esempio presso gli antichi, y. 
Colare. 

Colla, C^lle, per con la, con le, 
come però scrivono la maggior parte 
delle ediz. 

Colle, lat. collie, Inf. 1, 13; XXIII, 
63; XXX, 64. Purg. XXIV, 126. Par. 
IX, 28; XI, U; XXII, 163. - Quel 
colle sotto *l guai tu nascesti, Par. VI, 
63, è la collina di Fiesole alle falde 
della quale è situata Firenze patria 
di D. — In quanto al luogo dell'Info 
XXlI,116,v. Collo. 

€)olle. Par. XIII, 116, piccola città 
di Toscana situata sopra a una collina 
propinqua a Volterra. 

Collega, voce latina. Par. XI, 
119. 

Collegio, la compagnia, la riunio- 
ne. D. l' usa a significare qualche clas- 
se de' Dannati come gli Ipocriti, Inf. 
XXlli, 91. — Per drappello di eletti,. 
Purg. XXVI, 129. Par. XIX, 110; 
XXII, 98. Nel luogo Par. VI, 45 pnti^ 
cipi e collegi, alcuni prendono collegi 
per pi. di : collegio, nel signif. di : se- 
nato, assemblea che governa una re- 
put>blica ; altri per il pi. di : collega, 
invece di : colleghi o : collegati. Sic- 
come D. parla delle vittorie de' Ro- 
mani, io propendo per la prima inter- 
pretazione, stantechè i Romani abbia- 
no avuto da combattere con re e re- 
pubbliche. 

Collette, Inf. XI, 36. Lezione pò 
co sicura fondata sulla sola autorità 
della Nidob. e darebbe il signif. di : 
imposizioni, gravezze. Io preferisco 
toilette. V. ivi. 

Collétto, dal lat. coi/t^er», riunito, 
raccolto, Purg. X Vili, 81. 

Collo, lat. collum» dell' uomo, Inf. 
V1II,43;X, 76; Xlll, 13; XVI, 26; 
XVII, 55; XXIV, 99 ; XXV, 6 ; XXX, 
29; XXXI, 73; XXXII, 44; XXXIV, 
70. Purg. XXIX, 108. Par. II, 10 - 



96 



Collo — Coltivare, 



delle Arpie, Inf. XIU, 1 3 -> d' un istrii.- 
mento musicale, il collo o il manico, 
Par. XX, 22. 

Collo, giogo, erta, Inf. XXIII, 43. 
^ Nei luogo deirinf. XXII, 116 le 
Qdiz. discordano; Aldo, la Cr. e i loro 
seguaci leggono colle ; ma parlandosi 
d' una riva in forma di sponda o d'ar- 
gine, come Inf. XXIII, 43, io preferi- 
sco la lez. collo della Nidob. — Di col- 
lo in collo, Par. IV, 132, di grado in 
grado. 

Colloca, da collocarsi, porsi vi- 
cino, Par. XXVIII, 21. L'accento to- 
nico sulla penultima è licenza poetica. 

Colmo, iat. culmeu, il colmo, la 
cima, il sommo, Inf. XIX, 128; XXI, 
3 ; XXXIV, 114. Par. XVIII, 98. 

€)oÌogiia, città deir Alemagna sul 
Reno, Par. X, 99. -> Tutte le antiche 
ediz. e tutti gli antichi commentatori 
leggono, Inf. XXIII, 63, Colognti. Dio- 
nisi propone di leggere Giugni, e Vi- 
viani ha trovato Coligni in più mss., 
lezioni poco autorizzate. 

Colomlia, uccello, si trova una 
sola volta nella D. C. Inf. V, 82. 

ColofulM», uccello, Purg. II, 123. 
Par. XXV, 19. 

Colonna, Iat. columna. — La co- 
lonna dsl vaio Par. XVI, 103 indica 
la nobile famiglia dei Pigli che i com- 
mentatori moderni dicono Riliidi Fi- 
renze, i quali portavi^no una colonna 
in campo rosso per insegna. 

Colorare, colorire, tingere. — 
Nel signif. prop. Inf. X, 86. Purg. 
XIX, 15. - Arrossire, Purg. XXXIII, 
9. — Nel signif. flg., colorire un dise- 
gno, spiegare una cosa partitamente, 
Purg. XXII, 76. 

Colore. Inf. Ili, 10 e 101 ; IV, 16; 
!X,1;Xm, 4; XVII, 66; X Vili, 2; 
XXV, 62. Purg. 1, 13; V, 20 ; IX. 77 ; 
XI, 115 ; XIII, 9; XIX, 9 ; XXV, 93 ; 
XXIX, 77. Par. X, 42; XXVII, 28; 



XXXIU, 117. - Color de' capeUi Par.. 
XX XII, 70, allusione al colore dei ca- 
pegli dei due gemelli Esaù e Giacob- 
be di cui D. si vale come d' una im- 
magine per ispiegare la diversità dei 
caratteri e la diversa misura della 
grazia divina neiruomo. — Colori per: 
fiori, Purg, XXVIII, 68. 

Coloro, pi. del pronome colui ^ 
Inf. XIX, 68. Purg. Xll, 127; XVIII, 
67. Par. XXV, 74. - Come regime di- 
retto acc. Inf. 1,118 e 135. Purg. Ili, 
2; X, 136. Par. XVIIl, 67 e spesso. - 
Con le prep. a, Inf. XVI, 119. Purg. V, 
32 - di, Inf. Ili, 35 ; V, 32 ; VII, 116 ; 
XV, 121. Purg. XVI, 112 - <ra, Inf. 
11,82. Par.XVll,119. 

Colpa, Iat. culpa. 11 peccato , 
Inf. V, 5; VI, 53 e 57; VII, 45; X, 
109; Xll, 75; XIH, 135; XIV, 1.38; 
XM, 126; XVIII, 95; XXIV, 128; 
XXVII,27 e 71 ; XXVIIl, 46. Purg. 

VI, 21; XIII, 38; XXII, 49; XXIV, 
82; XXXII, 121; XXXllI, 35. Par. 

VII, 83; IX, 104; XVil, 52; XXIX, 
84. >- Colpa è posto qualche volta in 
luogo di : per colpa di... Purg. XXXII, 
32. Par I, 30- 

Colpo, Iat. colaphns. Nel signif. 
prop.lnf Xll,23:XXlV,120; XXXII, 
62. Purg. Ili, 108 ; XXXI, 59. - For- 
za, impulsione, Purg. XXVIII, 9. — 
D. chiama pure to'po i P o segni dei 
sette Peccati Mortali che l' angelo gli 
aveva tagliati in fronte con la punta 
delIaspada,Purg. XX1I,3. — Perest., 
razione del soie, i raggi, Par. Il, 106. 

— Nel signif. fig , ciò che fa impres- 
sione sullo spirito come una percossa 
aul corpo, Inf. XllI, 78 Purg. I, 12. 

- Di colpo, Inf. XXII, 124, a un 
tratto. 

ColteUo, Iat. ctaiellui, Inf. XXIX, 
83. 

Coltivare 9 Iat. cultiwre, Purg. 
XIV, 96. 



Colto — Colui, 



97 



Colt», lat. cultw, SCSi, il cullo re- 
ligioso , Par, V, 72 ; XXII, 45. 

Colf o^add. lat. euUut da cokrtt col- 
tivato, Inf. Xill, 9. Purg. XXX, U9. 

CdltO) partici p. di cogliere, v. ivi. 

Coltre) lat. culcita, la coperta da 
letto. In piuma « sotto coltre per signi- 
ficare le delicatezze d' una vita effem- 
iDinata ed oziosa, Inf. XXIV, 48. 

CoUura, lat. cultura, Par. XII, 
119. 

Coldfcro, lat. coluber, voce latina 
€ poetica per : serpe, Par. VI, 77. 

Colui. Inf. I, 86 e 129 ; IV, 86 ; V, 
126; Vili,»; X, 62; XI, 53; XIII, 
1)8 e 112; XV, 112 e 124; XVm, 56; 
XIX, 62; XX, 29; XXII, 79; XXVII, 
8; XXXH, 85. Purg. II, 54; IV, 110; 
V, 135; VI, 2; VII, 91 ; X, 51; XIX, 
41 e 47; XX, 129; XXVI, 12. Par. 
XVII, 103; XXII, 17; XXV, 118; 
XXX, 127 e spessissimo. — D. l' usa 
spesso a significare per perifrasi al- 
cuna persona che non vuol nominare. 

— Colui indica molte volte : Iddio. ^ 
Colui lo cui eaver tutto trascende^ Inf. 
VII, 73 ~ Colui che mai non vide cosa 
nuova, Purg. X, 94. — Colui che «i no- 
econde Lo euo primo perchè ec. Purg. 
Vili, 68 - Colui che ti fece, Purg. XVI, 
32— Colui che tutto muove, Par. I, 1 — 
Colui ch'ogni torlo disgrava, Par. 
XV Ut, 6 — Colui che qui ne cerne, 
Par. Ili, 75 — Colui che tutto vede, Par. 
XXI, 50 — Colui che la gran preda, ec. 
Gesù Cristo, Inf. XII, 38— Colui che'l 
morso in tè punio, Purg. XXXIII, 63. 

— Colui che 'n terra eo. Par. XXI 1, 41 . 

— Colui solo per: Dio, Purg. XllI, 
108. — Spessissimo degli uomini : Co- 
lui che fece per viltade il gran rifiuto, 
Inf. Ili, 59, cioè il papa Celestino V 
che i maneggi fraudolenti del suo suc- 
cessore Bonifacio Vili indussero ad 
abdicare il papato. — Colui che tenni 
ambo le chiavi ec. Inf. XI U, 58 è Pier 



dalle Vigne cancelliere delKimp. Fe- 
derigo Il che fu per molto tempo con- 
fidente e ministro di grande autorità 
deli'imperadore. Caduto dipoi in so- 
spetto di tradimento, Federigo lo fece 
imprigionare ed anco accecare, se- 
condo alcuni. Egli si uccise da sé stes- 
so ; ma i particolari di tal catastrofe 
sono poco noti. Mori nel 1249. •— Co- 
lui che fu trcumutalo ec. Inf. XV, 112 
ò Andrea de* Mozzi vescovo di Firen- 
ze che per cagione de' suoi vizi fu tra- 
sferito dal vescovado di Firenze a 
quello di Vicenza dove mori. — Colui 
ch'io credea ec. Ini. XIX, 77, cioè: 
BooifiBcio Vili di cui D. vuol dare ad 
intendere che sarà dannato per simo- 
nia. — Colui che si vengiò con gli orsi 
lof. XXVI, 34 è il profeu Eliseo (v. 
Aegum, lib. il, e. 2, v. 24). ~ Colui 
dalla veduta amara, cioè : quegli a cui 
la veduta di Rimini fu funesta Inf. 
XXVIII, 93 è il tribuno Curioue che 
eccitò Cesare a muovere contro Roma 
(v. Lucano, Phars. I, 281 j. — Colui 
che già tenne AltaforU Inf. XXIX, 29 
è il celebre guerriero e trovatore Bel- 
tramo dal Bornio visconte di Altafor- 
te , v. Inf. XXVIII, 118. - Colui eh' ha 
sì beìùgno aspetto Purg. VII, 104 è 
Enrico 1 re di Navarra, suocero di 
Filippo il Bello re di Francia. — Co- 
lui dal maschio naso Purg. VII, 113 è 
Carlo I conte di Provenza re di Napo- 
li. — Colui che fu nobil ereato Purg. 
XU, 25 è Satonno precipitato dal Cie- 
lo in Inferno. — Colui che pria volse 
le spalle al suo Fattore Par. IX, 127 è 
Satanno che si ribellò a Dio. -> Colui 
che a tutto 'l mondo fé paura Par. XI, 
69 è Giulio Cesare. — Colui che fascia 
cei fregio Par. XVI, 132 è Giano della 
Bella che aveva ornato d'oro lo stem- 
ma di sua famiglia. Giano aveva pro- 
curata la riforma del governo di Fi- 
renze del 1293, mediante la quale ì 
7 



9S 



Com' — Cominciare, 



nobili erano esclusi dagli offici della 
repubblica. Egli fn dipoi esigliato nel 
1295 e morì in Francia. — Colui che 
tim le chiavi è san Pietro, Par. XXIII, 
139. — Colui che mi dimostra Par. 
XXV!, 38 è probabilmente Aristotele. 

— Colui che giacque ec. Par. XXV, 118 
è revangelista san Giovanni (v. san 
Giovanni, Ev, xiii, 25). — Colui che 
impresso fue, ec. Par. XVII, 76 è Cam 
grande signor di Verona allora fan- 
ciullo di nove anni. — Colui che volle 
viverselo Par. XVIII, 134 è san Gio- 
vanni Battista. •- Colui, Inf. XII, 119, 
parla di Guido di Monforte che am- 
mazzo nel 1270, nella chiesa di Viter- 
bo, Enrico nipote di Enrico II! d' In- 
ghilterra, per vendicare la morte del 
suo padre Simone di Monforte ucciso 
alla battaglia di Evesàmo nel 1265. — 
Qualche volta Colui, benché pronome 
personale, si riferisce a cose inanima- 
te, come al sole. — Colui che 'l mondo 
schiara Inf. XXVI, 26, - Colui che 
già si copre ec. Purg. VI, 56, — Colui 
che lutto 'l mondo alluma. Par. XX, 1 . 

— Colui solo per : il sole, Purg. XX III, 
120. — Colui riferito a monte, Purg. 
IV, 74. 

Com^ per: come, v. ivi, semprepre- 
cedendo le consonanti semplici , Inf. 
XXVI, 12. Purg. XI, 92; XXXIl, 129. 
Par. XXII, 143. 

Comandameiiio. Inf. II, 79. 
Purg. XXXIl, 107. 

<?oinaiidare, lat. commendare da 
mandare, Inf. II, 54; X, 128. Par. XI, 
114 e 122. 

Comanda. Purg. XXXI, 73. Par. 
XXIV, 153. 

Combattere, dal lat. cum e bai- 
tuere, Inf. XXIV,148.— Assalire, Inf. 
11,107. Purg. XXIV, 123. - Combat- 
tere con €Ucuno,.\u(. V, 66, dove com. 
battio sta per : combattè. — Dei venti 
che agitano il mare, Inf. V, 30. — Per 



ultimo nel Par. V, 84 ha il signif. del 
lascivire de' Romani, sollazzarsi. 

Combiuito, voce latina, per: ab- 
bruciato, arso, ridotto in cenere, Inf. 
I, 75. Purg. XXIX, 118. 

Come, dal lat. quomodo ond' è ve- 
nuta r antica forma: corno. — Inter- 
rogativo, Inf. IV, 17; V, 119 ; X, 67. 
Purg. II, 93; XIII, 101 ; XXVII, 43. 
~ Comparativo, Inf. 1, 22 ; II, 48: III, 
112; V, 29; X, 109; XV, 96; XVII, 
100; XXII, 25; XXVIII, 119. Purg. 
XV, 16; XVII, 52; XXX, 80. Par. 
XXX, 7; XXXI, 118 ; XXXII, 141. — 
Avv. quando, appenaché , Inf. IX^ 
109 ; XXII, 29 e 136 ; XXV, 49. Purg. 
IV, 97; VI, 25; IX, 137; XV, 82; 
XXVII, 13. Par. XII, 58; XV, 74.— 
Come quella, lat ut qua^ Inf. XII, 53. 

— Come per: come se, Inf. X, 36; 

XXV, 6 e 61 ; XXVI, 89 ; XXX, 103. 
Purg. I, 39 ; Vili, 12 e 48. Par. I, 62. 

— Come che, Inf. VI, 5, 6 e 72 ; XVIII, 
57. Purg. XXIV, 45. - Come se, Purg. 

XXVI, 23. — Come, avv. Inf. I, 10; 
XI, 83; XXII, 39. Purg. Ili, 144; XIX, 
103. Par. XVI, 100; XX, 89. 

Come^sost. il come,Purg.XXVIII, 
36. Par. XXI, 46. ~ Precedendo con. 
sonante talvolta com', v. ivi. — Mi 
sono proposto di dare soltanto alcuni 
esempi d' ogni significato di questa 
voce per non accrescer troppo il vo- 
lume. 

Cemento, che alcuni scrivono 
Commento, lat. commtntwn, Inf. 
IV, 144, 

Cometa, astro. Par. XXIV, 12. 

Comico, il poeta comico, Par. 
XXX, 24. 

Cominefamento. Par. XXII, 86. 

Cominciare, lat. cum initiare. — 
In genere, Inf. XXII, 2; XXV, 21. 
Purg. IX, 13; XVII, 5; XX, 133. Par. 
XI, 66 ; XXX, 5. — Cominciar a par- 
lare, Inf. II, 10; IV, 47; VII, 2; X, 5; 



Commedia — CompoBsione, 



99 



XV,»6; XIX, 48; XXXllI, 4. Piirg. 
I, 418; IV, 43 e 1«3; VH, 86; XIX, 
1S8; XXIV, SO. Par. Ili, 35; XXIV, 
127 ; XXVI, 7, e spessissimo. — Co- 
minciarti a dir Purg. XXVI, 11. — 
Prendere l'origine, Par. XXVII, 108. 
- Come aost. Inf. 1, 31; II, 39; III,S4; 
IX, 11 . Purg. XXX, 33, e assai spesso. 

Commedia. D. usa due ade volte 
questa voce e sempre per aigntflcare 
il 800 Poema che chiama Commedia 
perchè acritto in lingua volgare, ed 
avendo scioglimento felice ; laddove- 
che chiama Tragedia l'Eneide, perchè 
scritta in latino, e perchè la giudicava 
scritta in istile pia sublime. Vedi la 
sua Epistola Dedicatoria a Caogrande 
della Scala. L' epiteto di Divina è 
stato dato poater tormente al Poema 
di D. — Commedia semplicemente è 
detU, Inf. XVI, 1%; XXI, %, dove si 
dèe sempre leggere Commedia invece 
di Commèdia. 

Cmnineiidare 9 affidare, rimet- 
tere, Par. VI, 86. — Lodare, appro- 
vare, Par. IV, 9; XIII, 85; XIX, 18. 

CoHuneBsurare^ml surare , com- 
parar la misura, Par. VI, 118. 

CemmeUere^Iat. commuterei nel 
signif. latino di: congiungere. Questa 
voce trovasi aoltanto al particip. com- 
meesù, Purg. XXVII, 16 /e man com- 
mesee, cioè : le mani giunte. — Un' al- 
tra forma del particip. commiso ha il 
signif. di: commettere un errore, 
Purg. VI, 21. — Per lo più commet- 
tere significa : confidare, incaricare, 
Inf. VII, 6% ; XII, 89. Purg. X, 67. - 
Il particip. commeato ha pure il signif. 
di : fitto, piaoteto, Inf. XIX, 47. 

€oiiimlfl«9 V. Commetter B. 
^ Cemmomaiiy v. Gomii dovere. 

CemmètO) v. GommuovIbre. 

C«iiim«overe — lo spirito. Par. 
IV, 64. — Commuoverti, Par. XXV, 
136. — Particip. commotto, Par. I, 86 



— e eommoto, forma latina , Par. 
XXXII, 69. 

CMim«, lat. qwmodo, forma antica 
e poetica per: corno, in rima, Inf. 

XXIV, 11«. Purg. XXIII, 36. 
Ckanipaipe) lat. eompaget. Pare che 

D. attribuisca a questa voce latina il 
aignif. di: densità, Par. XIII, 6. 

Compagna) per: compagnia, Inf. 
XXVI, 101. Purg. XXIII, 137. - Nel 
luogo del Purg. Ili, 4 fo mi rittrinti 
alla fida compagna, bon sembra aver 
il signif. di : compagnia, ma esser piut- 
tosto la forma femminile di : compa- 
gno, o sostantivo particolare come: 
scorta, che non significa solo l' atto di 
far la scorta, ma spesso anco la per- 
sona che accompagna un'altra come 
Inf. XII, 64; XX, «6, dove acorta in- 
dica sempre Virgilio. Tal signif. non 
trovasi notato in verun vocabolario. 

C^mpagn^a, dal lat. cum-pania, 
companium. Ordinariamente di più 
persone riunite, Inf. IV, 148; XXII, 
14; XXIII, 1. Purg. 1, 64; XXXII, 88. 
Par. XII, 145. — Di cose inanimate 
che ci accompagnano, Inf. VII, 104. 
Purg. IV, 61 — Della coscienza che 
accompagna l'uomo, Inf. XXVIII, 116. 

— La comunanza, Purg. XV, 50. 
Comparilo) quello che accom- 
pagna un altro, Inf. IV, 1^1 ; XII, 80; 
XV, lOH; XVI, 71 ; XXII, 137; XXIII, 
51; XXV, 149; XXVI, 106 e 181 ; 
XXVIII, 95. Purg. XXIV, 71 e 1«5. 

— Usasi pure come add. di cose ina- 
nimate, come ttelle compagne, Purg. 
XXX, 111. 

Comparalo^ particip. di compa- 
rare, Par. XXIII, 100. 

Compartire^ lat. compartivi, di- 
stribuire. — Della giustizia distributi- 
va, Inf. XIX, 11 — Distribuire, Purg. 

XXV, 186. Par. II, 76; XXVII, 16. - 
Distribuire il tempo, Purg. XXIII, 6. 

C^mpaoolone. Purg. XIII, 54. — 



iOO 



Compatire a... — Con, 



Nel luogo dell' iDf. XX, 30, dove la 
Gr. e quasi tutte le ediz. hanno poi- 
aion, Guioiforte legge compauion ; il 
signif. è buono, ma l'autorità della 
lez. è debolissima. V. Comportare e 

PASSIOKB. 

Compatire •— lat. compatì, aver 
compassione di alcuno, Purg. XXX, 
95. 

CkMnpfMiMire. Par. XXVI, 6, 
. compense per: compensi. 

Compenao,- la compensazione, 
Inf. XI, 13. Par. IX, 19. 

Comperare, lat. comjMirartf, Purg. 
XVIII, 122. 

Compiaeere^lat. compiacene con- 
discendere ad alcuno, Par, XXV 1,102. 
— Compiacersi f applaudirsi, rallegrar- 
si, Par. XV, 88 compiacemmi per: mi 
compiacei, compiacqui. La duplica- 
zione della consonante ò qni fatta in 
grazia della rima ; propriamente biso- 
gnerebbe leggere : compiacémi. 

Coinpi«ii|;erai)dal lat.cum-p/an- 
gere, dolersi, Inf. II, 9^. 

Compianto, sost., Inf. V, 35. 

Compiere e Compire, lat. com- 
piere. ~ Del tempo, Inf. XXI, 114. 
Purg. XX, 38. — Un desiderio, Purg. 
V, 86. — Un dovere, Purg. VI, 38. - 
Finire, Inf. XXIII, 34; XXVII, i30. 
Purg. XX, 141 . ^ Le forme antiche 
e poetiche di questo verbo nella D. G. 
sono: — compio, Inf. XXIII, 94, per : 
compi — compier per: compierò, com- 
pierono, Inf. XXI, 114 " compier ^per: 
compiere, secondo la pronuncia latina, 
Purg. XX. 38 — compiési per: compies- 
si, o:ai compiè, Purg. XX,14.— Il par- 
tici p. compiuto, ora nel signif. di: espe- 
dito, finito, Inf. XXVII, 130. Par. Xil, 
61 ; XXXI, 40; XXXII,79 - ora per: 
perfetto, Par. XXVIlI,6a — Di com- 
pire, compilo nel medesimo signif. 
Inf. XIV, 66. 

Compilare, riunire, accomodare, 



adattare — della Parca che adatta ti 
lino sulla rocca, Purg. XXI, 27. 

Complesoioiio, la natura d' ana 
cosa. Par. VII, 140. 

Comportare, tollerare, o eaaer 
Indulgente per... Par. XXIX, 88. ^ 
Sopportare una pena. Par. XXXII, 
100. — Nel luogo E la gragia di Dio 
ciò li comjwrli Par. XXV, 68, qnesta 
voce par che abbia il signif. di: ac- 
cordare, concedere, lof. XX, 30 ; la 
Cr. e quasi tutte le ediz. hanno paa- 
s'ton porta; la Nidob., Lombardi e die- 
tro a loro Ugo Foscolo leggono ptu- 
Sion comporta, il che oltre al difettare 
di autorità, non presenta senso sod- 
disfacente. V. pure CoMPASSioiiE. 

Coaiprenilere , lat. comprehen- 
dere; contenere, Par. XXVI, 30; 
XXVII, 112 — e in signif. spiritaate, 
Inf. XX Vili, 6. — Occupare, prende- 
re, Purg. IV, 2. ~ Intendere, Inf. X, 
106. Purg. Vili, 76; XVII, 103; XX, 
137; XXI, 134; XXXI, 78. -- Par. 
XXX, 56. — Come sost., il concepi- 
mento. Par. XXIX, 17. 

Compreso, inteso, Purg. XXXI, 
78. Par. XIX, 9; XXXI, 53. 

CompreMMk, particip. di compri- 
mere, Inf. XXI, 21. 

Compniasere, CompvsBore, 
aflfliggere, tormentare, Inf. I, fS. — 
Particip. compunto, Inf. VII, 36. — 
Contrito, Inf. X, 109; XXII, 124. 

Comiuae, ciò che appartiene a di- 
versi, Inf. XIII, 66; XXIX, 97. Purg. 
XI, 63. — Ciò che appartiene al Co- 
mune, al Pubblico, Purg. VI, 138. 

Con, laL citm, prep. — precedente 
i pronomi, i sostantivi e gì' influiti che 
ne fanno le veci, Inf. 1,38 e 39; VII, 
112; XXI, 132. — Con piangere $ con ' 
lutto Inf. Vili, 37 e ad ogni pagina. 
— Unita agli articoli il, lo, la ee. dà 
le forme col, collo, colla, coi, co', Inf. 
XVI, 71 ; XX, 86, cogli, colle che tro- 



Con meco — Concorde. 



lOi 



vansi frequentissimi. — Più di redo 
questa prep. rimane separata dall' ar- 
tic. co» il, con la ec. e dal pron. elio, 
con etto, Porg. XXIX, 117. Par. IV, 
11 — con eW, Par. XII, 133 — con elle, 
Inf. HI, f7, invece di : con lui, con 
ioro. » Nel luogo del Purg. XXIX, 
117, con elio è comparativo e significa : 
paragonato a... Y. Ello. — Unita ai 
pronomi me, te, te, noi, voi, forma me- 
co, teeo, seco, immco, «ofoo. V. questo 
voci. — Qualche volta trovasi in tra 
la prep. e l'artic. il pronome esso, 
V. ivi — eoneeto il, Par. XXV, 131 — 
con esso i, Pnrg. IV, t7; XXIV, 98. 

CteB meee, v. Meco. 

C^«««, lat. concha» D. indica con 
questa voce, Inf. IX, 16 la cavita del- 
l' Inferno che ha la forma d' imbuto o 
di cono rovescio o di certe conchiglie 
univalve. 

Cvneedere, accordare, permet- 
tere, Inf. II, 31 ; in, 7«; XVII, k% Par. 
V, 416; XXI, 54; XXIX, 44. - Ab- 
bandonare a... Par. XVI, 143; XXV, 
55. ~ Convenire, confessare, conce- 
dersi vinto, dichiararsi vinto, Par. 
XXX, 22. — Al perf. concedette, Inf. 
V, 119. Par. VI, 89. - Particip. con- 
ccteo per; conceduto, Inf. XXIX, 11. 

— Conferito per grazia, Par. XXVII, 
49. 

CoBcepere, lat. eoneipere, — Nel 
sigtif» fisico, GOncephre , Pu rg.X X Vili , 
113. — Per est., comprendere, imma- 
.ginare, Inf. XXVI, 73. Par. Il, 37 ; 
XVllI, 86; XXIX, 139; XXXin, 75. 

— Particip. Concètto, ooncepoto ~ 
nel signlf. fisico, Inf. Xll, 13. Par. 
XXXIII, 127 - per est. Par. XVIII,86. 

OoB^emsO) v. Corcbdbbi. 

CoaeettO) sost., il concepimento, 
l'idea, Inf. XXXII, 4. Par. HI, 60; 
XV, 41 ; XIX, 12; XXH, 33; XXIV, 
60 ; XXIX, 132; XXXIII, 68 e 122. - 
Concclfo<li«t9o Par. XXIX, 81, D. in- 



tende di dire che gli angeli per ram- 
mentarsi non hanno bisogno di rida'» 
stare nella loro memoria le idee che 
se n* erano allontanate. 

Conehiudere 9 lat. conclttdere; 
terminare, compire un discorso, Par. 
Vili, 122. ^ Trarre a conchiusione, . 
provare, Purg. XXXHI , 98. Par. 
XXIV, 94. ^ Dare una convinzione, 
Par. XXIV, 98. 

CoaelafiuM, da conchiudere, rin- 
chiuso, Par. XXX, 17. 

CoaelarO) lat. concinnare, propria- 
mente: ordinare, accomodare; ma 
nel r Inf. XXX, 33, è posto ironica- 
mente per : sconciare, bistrattare. 

Coii«IMo, r assemblea degli elet- 
ti, Purg. XXI, 16. Par. XXVI, 120. — 
Vantioo e'I nuovo concf Ito Purg. XXIII, 
138, sono gli Eletti deH'antica e della 
nuova alleanza, Par. XXIII, 138. — 
Il gran consiglio de' Giudei , Inf. 
XXIII, 122. 

CoBClpere 9 voce latina che D. 
usa, Par. XXVn,63, invece di: con- 
cepere, concepire, credere, immagi- 
nare. Questa voce manca nei voca- 
bolari. 

Conetetor*) lat. cansieloriwn , 
per: concistorio e talvoltsi: eonnsto- 
rio, propriamente a Roma, l' assem- 
blea del papa e dei cardinali. D. l'usa 
per r assemblea degli D«i del Paga- 
nesimo, Purg. IX, 24— degli angeli, 
Par. XXIX, 67. — Slare a concistoro, 
lo dice di alcune famiglie nobili di 
Firenze che amministravano nella va- 
canza le rendite del vescovado. Par. 
XVI, 114« V. CoNsiflToao. 

CoBeotore^ lat. conooior, del me* 
desimo colore, Par. XII, 11 . 

€»B«or4»mif9 muoversi nel me- 
desimo tempo, Par. XX, 147. 

Coneerde^ lat. concor^, d'accordo. 
Par. Xin, 31 ; XXVI, 47. - Suatanze 
concorde. Par. XV, 9, plur. di con-- 



i02 



Concifrdia — Condizione. 



cordo che doq trovasi oei Tocabolari ; 
ovvero D. per liceoza poetica a lai 
famigliare ha mutato Vi, in e. 

Coneordia. Parg. XVI, 21. Par. 
XI, 76. 

CoBoorrere) lat. concurrere, coo- 
perare, son conooni, Par. XXVI, 

m. 

Conerearef creare insieme, Par. 
XXIX, 31. 

CoBereato, add., ciò che appar- 
tiene a un essere in virtù della sua 
creazione, Par. II, 19. 

CoBOBblna* La concubina di Ti- 
ione antico Purg. IX, 1 . Gì' interpreti 
sono discordi sul senso di questo luo- 
go. Jacopo della Lana, Benvenuto da 
Imola, fiuti, Landino, Daniello, e dei 
moderni Venturi, l'abate di Costanzo, 
Portirelli, De Romania, Costa e Bian- 
chi sostengono che D. descriva un'au- 
rora lunare. Yellutello, Perazzini, 
Lombardi, Cesari dicono che parli 
d' una aurora solare. Ciò che in primo 
luogo è manifesto si é che non si può 
intendere d' un' aurora solare risfietto 
al luogo ove D. si trova, perchè al 
verso 7 dice che la notte era inoltrata 
di tre ore. Bisognerebbe dunque am- 
mettere che parli dell' aurora che 
sorgeva allora per l' Italia, che, per 
lo meno, sarebbe avvertenza oziosa e 
inutile. Ma anco in tal supposto biso* 
gnerebbe intendere l' animai freddo, 
verso 5, al sing. per il segno de' Pesci, 
invecechè è manifesto e certo che D. 
parla dello Scorpione. Se a tutte que- 
ste ragioni concludentissime si ag- 
giungono le espressioni di concuMna 
invece di: moglie; d'amico invece di: 
marito, di cui si vale D. per rispetto 
a quest' aurora e a Titone, e la circo- 



stanza che indica al verso 52 la vera 
aurora per il Purgatorio, ci convin- 
ceremo facilmente che in questo luo- 
go non può esser parlato d' altro che 
di aurora lunare, la quale di fatti in 
questa stagione dell' anno, cioè pochi 
giorni dopo l' equinozio di primavera, 
doveva mostrarsi per il Purgatorio 
circa tre ore dopo il tramonto del So- 
le. NonosUnte il prof. Mossotti di 
Pisa ha preteso di ristabilir l' aurora 
solare in questo luogo. Egli per i 
paesi con che la notte eale intende ie 
tre costellazioni della Libra, dello 
Scorpione e del Sagittario che si snc- 
cedono. In questo momento i Pesci 
debbono apparire sul!' oriuonte, es- 
sendo, secondo esso, V animai freddo 
che con la coda percote la gente. Ho cre- 
duto debito mio riferire questa nuova 
spiegazione, quantunque non mi iper- 
suada, principalmente per quello 
spetta all' animai freddo , che , non- 
ostante tuttociò altri ne dica in con- 
trario, a me sembra essere indubita- 
tamente il segno dello Scorpione ; e 
cosi la lite pende tuttora ; adhuc ettb 
judice He est. i 

CoadABBare, lat. condemnare, 
Inf. XVIII, 95; XXVUI, 70. Par. XIX. 
77. — Particip. coiu2annato, Purg. XV, 
105. 

C^adljMeBdere 9 o secoDdo la 
lez. della Cr. CaBdeMoadere , 
Par. IV, 43. 

CtendlmioBare^ render capace, 
Par. XIV, 48. 

CteBdtalOBe, lat. condiUo, lo stato 
in cui uno si trova, Inf. XVI, 63. 
Purg. 1,56; V, 80; XIII, 180; XX, 14. 
Par. V, 113. — Lo stato, la natora, la 
maniera di essere, Inf. IX, 10& Porg. 



1 N«ile « IllattrnioDi cosmografiche della D. G. » deir astronomo Bnieeto Capocci (Na- 
poli 1SS6, in-il), mi sembra qaecta Ut« bea giudicata ; e per esser questo libro posterioro 
al Vocab. del Blanc merita esser consultato. 



CondoUre — Confortare. 



i03 



X, 115. Par. VI, 29; XXIV, 1tó.-La 
condizione, Par. XXXII, 43. 

CteBdoieref partecipare al dolore 
di alcnno , compasalooarlo , Purg. 
XXI, 6, dove Aldo e la Gr. leggono 
condolimi contratto di Qondoleimi; la 
Nidob., Lombardi e CoatJàcondoUémi; 
Bartolini, Roaaetti e l' Ediz. di Firen- 
ze del i%3>ì condokanù. Quest' ultima 
forma meriterebbe euer preferita co- 
n« pib corretta secondo 1' uso mo- 
4c^no per: mi condoleva; quella di 
Lombardi d percerto più ovvia presso 
gli antichi poeti, mi oondoltè per: con- 
4olea; quella della Cr. è meno da ao- 
«ettarsi. 
Condotta, sost., Purg. XVI, 103. 
CoBdoMO) V. Goudcrbb. 
CipdBininii forma antica e poe- 
tica per: condurre, Purg. 1, 09. 
CoBdneMHee. Purg. XXXII, 83. 
CoBdarre, lat. conducere; guida- 
i-e,lnf. V, 106. Purg. IV, 63; Xlll, 
17 e 180; XX, 33; XXII, 88; XXIII, 
85; XXX, 1*0 ; XXXII, 76. Par. Il, 8; 
X, 86; XXVI, 11. — Guidare e gover- 
nare, Inf. VII, 74; XVI, 64; XXVII, 
JM). — Indurre, sedurre, Inf. XVI II, 
56. — ConduTiii comportarsi, Purg. 
V, 6. — Lasciarsi andare a... avven- 
turarsi, Inf. XXXII, 6. - Umiliarsi, 
Purg. XI, 138. — Particip. condotto, 
etser condotto, Inf. V, 67. — Condotto, 
Purg. IV, 29, è spiegato da alcuni 
commentatori come sost. equivalente 
a : scorta, guida; ma perchè tal signif. 
sarebbe senza esempio, preferisco ri- 
ferirlo a l' uom del verso 27 nel si- 
gnif. ordinario di: guidato, condotto. 
Con OMO, V. Con ed fisso. 
Coaffaroi, lat. cum-facere, esser 
proporzionato a... Inf. XXXIV, 33. — 
Esser conveniente, Purg. XXI, 15. 

Conferire, lat. conferre, contri- 
buire. Par. IV,. 74, dove ha pure il si- 
gnif. di : consentire. 



ConfeoMire, lat. confiteri, Inf. 
XXIV, 106. Purg. Ili, 94; XXXI, 38. 
Par. Ili, 4. — Convenire, Inf. XXIV, 
106. — Confeetarsù Inf. V, 8. Par. 
XXIV, 58. — Con/%Mar«, attivo, udire 
la confessione di alcuno, Inf. XIX, 49. 
Conffeooloae, sost., Purg.XXXI, 
6. Par. Ili, 9. 

Conffeooo, add. verb., confessato. 
Par. XVII, 30. — Confessato, che ha 
fatta la sua confessione, Inf. XXVII, 
83. 

Confidare, lat. confidere, aver 
fiducia. Par. XIV, 129. — Confidarti 
ilt... Par. XXII, 3; XXIX, 120. 

ConAnare, esser accanto, esser 
vicino, Purg. X, 22. 

Confine, lat. wn/Snif, Inf. XX, 
124. Par. XVI, 54 ; XXVIII, 54. - La 
regione più remota del cielo, Purg. 
XXXII, 111. — I confini d'uD luogo 
di esiglio, Purg. XI, 142. — Per est. il 
lato, Inf. XXX, 93. 

Confitto, lat. confictue per confi- 
xìà», Qml confitto, Inf. XXIII, 115, è 
il gran sacerdote Caifa che D. trova 
crocifisso e steso per terra nel cerchio 
degli Ipocriti. 

Conflato, voce latina, per : unito, 
Par. XXXIII, 89. 

Confondere, lat. contundere, me- 
scolare insieme ciò che non deve es- 
sere unito, Purg. XVI, 128. - Travol- 
gere, Par. XXIX, 74. — Dello spirito, 
turbarsi, Inf. VI, 3. Purg. Vili, 36. - 
Degli occhi, Inf. XXV, 145. 

Conformare, render conforme, 
Par. 111,102. 

Conformato, da conformare; 
organizzato. Par. Il, 134. — Confor- 
me, Par. V, 21. 

Conforme, add. Par. VII, 73; IX, 
60. — Àvv., conformemente. Par. Il, 
148. 

Confortare, dal lat. del medio 
evo; rianimare, corroborare, Purg. 



404 



Conforto — Conqmao, 



XIX, la. -^ Incoraggire^Inf. Vii, 4; 
Vili, 107. Purg. VII, 97.— Eccitare 
a... Pyrg. 1, i9. — Consolare, Inf. V, 
44. — Instourare, lof. XIII, 77. ~ 
Confortanti, rianimarsi, rinfrancarsi, 
Inf. Ili, 20. Purg. X, 91. 

Conforto) il soccorso, l'ahito, 
Par. XX, 40. D. chiama più volte Vir- 
gilio il mio conforto, Purg. Ill,t8; IX, 
43; XX, 40. — L' incoraggimento, 
r aiuto, Inf. IV, 18 ; XV, 60. — U con- 
siglio, l'esortazione, Purg. XXUI, 
124. Par. XI, 57. - L'istigazione al 
male, i cattivi consigli, Inf. XXVIII, 
135. Par. XVI, 141. - Ciò che ser- 
ve a confermare, Inf. 11, 99. — Il co- 
raggio, la sicurezza, Purg. IX, 65. 

CoBfiiMiiiieBCe. Purg. XVII , 
137. 

Conffosloiie — delio spirito , 
Purg. XXXI, 13. — Mescolamento, 
Par. XVI, 67. 

Confiuio — d' un suono , Inf. 
XXVII, 6 - degli occhi, Inf. XXV, 
145 — dello spirito, Inf. XXXI, 74. 
Purg. XXXI, 7. — Svergognato, de- 
presso, Purg. XIX, 27. 

Congandere^ voce latina ; ralle- 
grarsi insieme, Purg. XXI, 78. 

CongelarAl. Purg. XXX , 86. 

C«iisinii|;ersi , propriamente : 
unirsi. Se tu là ti congiungi, se tu t'av- 
vicini a queir oggetto, Inf. XXXI, 26. 
— Particip. congiunta, unito, Inf. X, 
1 1 1 . Purg. XXXI, 6. Par. 1 , 41 ; II, 30; 
VI, 26; IX, 116; X, 32; XVII, 19; 
XXI, 8»; XXIV, 141 ; XXVIII, 43; 

XXIX, 22. 

C^BSiurare per: scongiurare, 
costringere con arti magiche, Inf. IX, 
23. 

CaBsratolare,per: congratular- 
si, Par. XVII 1,74. 

Coaiare) batter moneta, Inf. 

XXX, 111, dove si parla di moneta 
falsa. 



€0Bi09 lat. cunew, il marchio del- 
le monete. — Falsare il conio, batter 
moneta falsa, Inf. XXX, 115. Par. 
XIX, 141. — Moneta tenza conio cioè : 
senza valore, Par. XXIX, 126. - Per 
lo stesso danaro, femmina da conio, le 
donne che fanno copia di sé per da- 
naro, Inf. XVIII, 66. - Nel signif. ag. 
fi conio della fede, Par. XXIV, 87, cioè : 
la sostanza della fede. 

C^Blo, castello della Romagna ora 
distratto, che a tempo di D. aveva i 
suoi propri contì, Purg. XIV, 116. 

€OB nie«o. Inf. XXXIII, .19, lez. 
della Cr. La Nidob. legge erano mreo' 
V. Meco. 

CoBoeeliia, forse dal lat.coniM, 
la rocca. — Per il lino avvòlto alla 
rocca, onde irar la conocchia, Purg. 
XXI, 26, la Parca non aveva ancora 
consumato tutto il lino della sua 
rocca. 

€«BOsoeBma, dal lat. cognoscere ; 
la scienza, Inf. X, 107; XXVI, 120. 
Purg. XXX, 37. Par. XXVI, 61. - 
L' attedi riconoscere alcuno, Inf. VII,. 
54;XV,28. Pbrg. XXIll, 47. 

CoBoseere» lat. cognoscere — al- 
cuno, Inf. XXII, 65 ; XXV, lO. Purg. 
XVI, 139. — Riconoscere, Inf. IV, 6 e 
122; VI, 82; Vili, 39; IX, 43; XV,. 
23; XVII, 64. Purg. 1,117; 11, «7 e 
86; IV, 115; X, 29; XI, 56 e 76.-. 
Conoscere, ravvisare, Inf. V, 120- 
Purg. XV, 47; XX, 72; XXXI, 75. 
Par. XIV, 92. — Conoscer Dio, Inf. I,. 
131. — Conoscere a..., o, per... cioè: 
sia noto per... Inf. XXlll, 74. Purg. 
XVI, 114.— Particip. conosciuto, Inf. 
XV, 23. Purg. VII, 27. Par. XVII, 85. 

CoBosellare, Inf. V, 9. 

C^B^aiso, particip. di confili- 
dere. Sebbene i vocabolari italiani 
dieno a questo verbo il signif. di : 
vessare, affliggere, abbattere, anni- 
chilare, io nondimeno son d' opinion» 



€on$eimta — ConaigNo. 



iOS 



che abbia lo ateaso valore del fran- 
ceae concili*, uaorpato in aigoif. pid 
eateao ; poiohè la conquiata trae aeco 
per lo piò diatruzione e ruina. Sareb- 
be adunque qnaai ainonimo di : con- 
qoiatare o vincere. Il solo laogo della 
D. C. dove coA^uMo ai trovi, cioè Purg. 
XXII i 45 Ma neUa voce sua mi fu pale- 
te Ciò che V aspetto in eè avea wnqvieOf 
significa: lo lo riconobbi afla voce, 
avendo 11 suo aspetto il suo volto at- 
tuale toUlmente distratto, invaso, i 
aembianti che portava durante la saa 
viU. 

<)oaa«leBB« e r^nfletenmta, 
volgarmente : coacienza, Inf. XXVIll, 
115. 

Co«seep»«o. Par. XXI, 110. 

C«iiae|pilre, lat. cwMtqw, otte- 
nere, guadagnare. Il solo Inogo del- 
l' Inf. VII, 90, dove questa voce ai 
trovi SI speseo vien ehi vicenda conse- 
gue è oscuro. Il senso forse è questo: 
Atteso i progressi e le vicende rapide 
della fortuna, trovasi spesso alcuno 
eheconaegue adibita motazionedi ata- 
to ; vicenda vale egualmente buona e 
cattiva aorte. Guìniferte solo legge 
du invece di ehi ; nel qual caso fa sen- 
tenza sarebbe generale e significhe- 
rebbe : Cosi Interviene {vien per : av- 
viene) apesso che succede alcun can- 
giamento di fortuna. Ma oltreché il 
penaiero riesctrebbe freddo, suppor- 
rebbe cwMegue al congiuirtivo per: 
conaegua, licenza molto ardita. To- 
relli aveva già propoeto tal cangia- 
mento. 

C^BseBUrc, esaer del medesimo 
paiwre, Porg. Vii, 47. — Permettere, 
Inf. XXVlI, 130. — Conwntirsi, per- 
metterai, Inf. XXV, 48. —Consenti- 
re, Purg. IV, 109; V, 87; XXXIIl, 
10S. 

OoBserlOt voce latina ; adonato, 
riunito, combinato, Par. Xlll,9. 



«•Bsenrare, Tnf. X, 137; XXlli, 
107. Porg. XXXll, 48. Par. XXXIII, 
35. 

CoBserro, voce lat. compagno di 
servizio, Purg. XIX, 134, allusione al 

XXII, 9, dell' Apoeaiiet». 
C«BslilerBre9 penaare a... Inf. 

XXVI, 118. — Specolare, contem- 
plare, Par. X,13S. 

0«Balsltere, dare un consiglio, 
Inf. XXIII, 116. — la otXò eA« oorut- 
glia, cioè : la Cscoltè che dirige le no- 
stre deliberazioni, Porg. XVlil,es.~ 
Coneigliarei , deliberare, risolvere, 
Inf. XXI, 75. 

Consigli») lat. eomtdum ; il con- 
alglio che si dli ad alcuno, Inf. XX 111^ 
.34; XXVIl, 98. Purg. Ili, 6S. Par. 

XXIII, 76. ~ // primo consiglio che die 
Criato Par. XII, 75. Tutti gli antichi 
commentatori concordano nel dire, 
cbe il primo conaiglio che dette Oeaù 
furono le parole dirette al giovine 
(San Matteo, XIX, tt) Si vis perfectut 
esse, vada et vende omnia qua habet, ec. 
Siccome qui ai parla di aan Domenico 
e non di san Pranceaco, ci sarebbe 
luogo a aupporre in queste parole 
un' allusione a San Matteo (v, 16): lu- 
ceat iux veetra coram AomftilòtM, se 
qnl non vi foaae pluttoato un precetto 
cbe un consiglio. Benvenuto dice cbe 
il Signore ha dato quattro conaigll : 
Humilitas et maneuetudOf Caalitas, Pau- 
pertas et Caritat ; onde qui indichereb- 
besi Tumiltè, il che conviene perfet- 
tamente a quanto aegue. — La deli- 
berazione, Inf. XXIV, ». Purg. VI, 
131. — La risoluzione, Inf. XXIII, 80. 
— D. chiama Virgilio mio etneilio, mia 
consigliere, Purg. Xlll, 75. ~ Un con- 
siglio riunione di persone che deli- 
berano, Purg. VII, 103. ->11 consiglio, 
il decreto eterno di Dio, Purg. 1, 47 ; 
VI, 1»; XXIII, 61. Par. VII, 95; XI, 
S9 ; XXI, 71 ; XXXIII, 3. - Sul luogo 



106 



Can9Ùlar9 — Cùmumart, 



del Par. XX, 41 In quanto afftUo fu 
del suo conriglio, le opinioni sono divi- 
se. Gli uni leggono con la Cr. affetto, 
onde ne verrebbe il senso '.quanto egli 
fu amato dal suo consiglio, cioè dallo 
Spirito Santo che lo consigliava ; gli 
altri con la Nidob. leggono effetto e 
spiegano : in tantoché il suo canto, la 
sua poesia fu l' effetto del suo proprio 
consiglio, della sua. scelta, lo ioclino 
per quest'ultima interpretazione, -- 
CoMigli, Par. XIX, 96, è posto per: 
anime beate. (Confronta Inf. lY^IOS 
cotanto ienno,) 

CoBBUitoro, per : consisterlo, al- 
tra forma per : concistorio; assemblea 
di persone» per lo più ecclesiastiche, 
che deliberano intorno alle cose della 
Chiesa. D. l' usa nel Par. XVI, 1 14 per 
la riunione di alcune famiglie nobili 
di Firenze, cioè i ViSdomini, i Tosin- 
ghi e i Cortigiani, le quali per aver 
fondato e dotato primitivamente il 
vescovado di essa citte, avevano il 
diritto di amministrarne a loro profit- 
to le rendite in ogni sua vacanza. — 
Chiama pur Consistoro la riunione de- 
gli angeli, Par. XXIX, 67. V. Conci- 

8T0B0. 

Consolare^ lat. consolari, Purg. 
XIX, M. Par. XX, 45, Colui che la ve- 
dovella consolò del figlio è 1* imperat. 
Traiano (v. Purg, X, 82). — Perlopiii 
significa : tranquillizzare, Inf. Il, 69. 
Par. XV, in. — Rallegrare, Purg. II, 
109;XIV,1«.- CofMo/ar»»,dei fanciul- 
li, tranquillizzarsi, Purg.XXllI, 111. 

CoBsoBaiite, la consonante, Par. 

XVIII, 89. 

CoBflanare o CaBsaonare, 
concordarsi, esser d'accordo, Par. 

XIX, 88 — e nel medesimo signif. 
consonarsi, Purg. XXII, 80* 

CoBsorte e CoBsorla, lat. con- 
sors, colui Che è partecipe della me- 
desima sorte, Inf. XIX, 38. Par. XXI, 



78. — Che partecipa alla vergogna, 
Inf. XXIX, 33.-11 compagno, l'egua- 
le. Par. I, 69. — Al pi. i membri d'una 
famiglia, Purg. XI, 68. Par. XVI, 139. 
— Ove le due nature eon consorti Inf. 
XII, 84 cioè : in quel punto ove le due 
nature, dell'uomo e del cavallo, si 
congiungooo. — Questa voce prende 
qualche volta la forma oofuorfo eoa»^ 
sorta, come Par. 1, 69; XXI, 78, e ape- 
cialmente Purg. XIV, 87; XV, 45 Oh 
gente umana, perchè poni il cuore IM 'v 
è mestier di consorto (o consorte o oon- 
sorft come hanno più mss.)dtote(o. La 
Cr. che ha introdotto la cattiva lez. 
di consorto o divieto, oscura totalmen- 
te il senso di questo luogo che, se- 
condo la Nidob. e tutte le antiche 
ediz. significa : Perchè ponete il vo- 
stro cuore in ciò, in beni, ebe vogliono 
(è meeiier) l'esclusione (divieto) di 
Ogni compagno, ovvero non ammet- 
tono né compagno né partecipe. 

ConsormlO) lat. consorlium, la so- 
cietà, il commercio, Inf. XX, 85. 

CoBsperso, partici p. di coiwper- 
gere, Purg. V, «0; XXVII, 30. V. Co- 
spasso. 

C^aslare, cosi déesi leggere per 
certo con la Nidob. e I migliori mas., 
Purg. XXV, 51, invece di gestare 
della Gr. che non dà senso ragione- 
vole. Constare ha il signif. di : coagu- 
lare, prender consistenza. 

€«B«trtBsere, lez. della Cr. Inf. 

XX in, 131. V. COSTRIlfOBBB. 
OOBStrailO) V. COSTSUTTO. 

CoBsomare, lat. consumere — la 
viU, Inf. XXIV, 49. — Contumareuna 
impresa, ridurre a nulla, onde: rinun- 
ciarea... Inf. Il, 41. — Consumarsi, 
struggersi di rabbia, Inf. VII, 9. — 
Perire, Purg. XXV, «3. — La luce 
che vien meno, Par. XX, 3. -> Come 
sost. r atto del consumarsi, Purg. 
XXV, «3. 



CoM«icm«r« — ConUmUh 



i07 



C^Msifiiiiere^ sebbene i vocabo- 
lari non ammettano questo infinito, 
le forme oonsunsi e consunto provano 
la sua esistenza. — Coruttmet consu- 
mò, Par. XII, 15. — CoMunsi la vedu- 
te Par. XXX11I,84, e XXVi, 5, con- 
sumare, stancare la vista. — Consunto, 
particip. consumato, inghiottito dal- 
l' Inferno, Inf. XI, 66. — Ucciso, di* 
strutto, Inf. XXXIV, 114, alludendo 
forse al oonaumnuUum est. 

Coiumoiiare) accordarsi, essere 
In armonia con... Par. XIX, 88. 

Ooatare) lat. computaret raccon- 
tare, narrare, dire, Inf. XIV, 120; 
XXIII, 140; XXV1I,55; XXV1II,114; 
XXXll, 112; e XVIII, 6, dove più 
mss. leggono dicerà e dietro, quest'ul- 
tima lez. che sola offre un senso facile 
e chiaro, ha debole fondamento nei 
iDss. e trovasi nella sola ediz. di Goi- 
niforte. Leggendo dicerà o conterà, che 
torna il medesimo, bisogna fare di: 
9wt luogo soggetto della proposizione, 
ovvero prendere dicerà o conterà per: 
si dicerà, si conterà. — Per: stimare, 
contare, Purg. XIII, 22; XX, 78. 

CoBtaatare^ lez. della Gr. Inf. 
XXVIII, 14. La Nidob. e tutte le ediz. 
moderne rigettano questa forma, che 
Ugo Foscolo dice un idiotismo di <rt- 
vto, e leggono contrastare, V. ivi. 

Conte, lat. comes, titolo di nobiltà, 
Inf. XXXni, 13 e 85. Purg. XIV, 117. 
Diverse persone sono mentovate sotto 
questo titolo nella D. C come conU 
Ugolino, conte Orso, v. ivi. Come D. dà 
il titolo di òarene ad alcuni apostoli, 
chiama con(t le persone più distinte 
della corte celestiale > o dei Beati, 
Par. XXV, 42. - I Conti, Par. XVI, 
64, sono 1 conti Guidi, famiglia po- 
tente e numerosa, grandi possidenti 
nelle vicinanze di Firenze. 

Con teoo, V. Tbgo. 

Contegno, l'attitudine, il porta- 



mento, Inf. XVn, 60. ~ Dal lat. oon- 
tinere, il contenuto, Inf. XXII, 17. 

Contemplante} che contempla, 
contemplatore, anima contemplativa. 
Par. XX1I,46;XXX1I,1. 

Contemplata, meditare, riflet- 
tere, Purg. XXIV, 132. Par. XVIU, 
124;XXV11I,131;XX1X,68; XXXI, 
111. - Seguito da a, Par. XX Vili, 
67. 

Contemplativo. Par. XXI, 117. 

Contendere, sforzsrsi di... Purg. 
XVII, 12ìr. - 11 signif. di eonl$ndere, 
Purg. XX IH, 49, è oscuro. La mag- 
gior parte spiegano: attendere, fare 
attenzione a... il che senza dubbio 
toglie ogni difficoltà, ma non sembra 
aver fondamento di valida autorità, 
e meno ancora lo ha la lez. attendere 
introdotta da Ugo Foscolo, e che è 
evidente congettura. Si potrebbe 
prender contendere nel signif. latino 
di: ricusare, non voler ricusare al 
mio aspetto il compimento della mia 
preghiera, ma dimmi... V. Inf. XVI, 

«». 

Contenenaa, secondo la Cr, e 
la maggior parte delle antiche ediz. 
continenza, la capacità, la dimensione, 
Par. XXXIIl, 117. 

Contenere, lat. conltn«r0, Purg. 
XXJX, 106. Par. XXV11I,33. — Con- 
tenersi, essere in qualche parte, Purg. 
Vili, 33. ~ Particip. contenuto, Par. 
II, 117. 

Contentare, far contento, Inf. 
XI, 92. Par. 111,40; Vili, 98. - Par- 
ticip. conuntato, Purg. XXiV, 63. 

Contento, add. soddisfatto, Inf. 
1,118; XIX, 122. Purg. li, 116; III, 
37; VI, 127; IX, 120; XV, 58; XVIII, 
3; XXII, 146; XXIV, 26; XXVI, 33; 
XXVIII, 58. Par. I, 97; IV, 72; VI, 
1 5; Vili, 42; XI, 136; XVII, 26; XVIII, 
112; XX, 74; XXII, 30; XXVI, 16; 
XXXII, 134. — Contento a..., che si 



iOS 



Contento — Contrario, 



conlenta di... Par. XV, 116. — Esser 
contento, hver piacere j Par. VII, 111. 

OonfeatOy sost. per: contenuto, 
la cosa contenuta, Inf. II, 77. Par. Il, 
114. 

Contìenut») ▼. Contbitbbb. 

CoBfesto^ lat. coruextuiy propria- 
mente: tessuto, Par. XIX, 38, costrui- 
to, compoeto. 

Conlenaf «la cognizione, Purg. 
XX, «9; XXIV, 86. 

Ctontl, y. CoNTB. 

CoBtiglato^ dal lat. comptus? 
adornato, Par. XV, idi. Secondo Bnti 
le contige erano specie di stivaletti o 
scarpe che le donne usavano a quel 
tempo. 

ContineBBA) v.Gontbnbkza. 

Con tlBgeBie, casuale, Par. XIII, 
99;XV11,16. 

Contiogensa^ tuttociò che può 
essere o non èssere, opposito a : ne- 
cessario, Par. XVII, 37. — Al. pi. gli 
esseri contingenti. Par. XIII, 63. 

C^ntloipere) voce latina, per: 
avvenire, accadere, Par. XXV, 1. 

CootlBOTamenfe, lez. delhi Ni- 
dob. ; io preferisco la le2. della Cr. e 
di tutte le altre ediz. continuamente, 
Inf. XIV, 24. 

ContinoTO) lez. bizzarra della 
Nidob. invece di continuo di tutte le 
altre ediz., Inf. XVIj «7. Par. XXVII, 

m. 

Contionamente, v. Contino- 

VAIIBNTB. 

Continuare — un discorso, Inf. 
X, 76. Purg. XXIV, 7; XXIX, 2. Par. 
V,18. 

Continuo) v. CoiiTmovo. 

ContO) lat. colmiti», conosciuto, 
li!f.III,76; XXI, 62. Purg. XV, 12. 
Par. XXV, 10; — onde far conto, pa- 
lesare, Purg. XIII, 106. — Per est., 
Inf. X, 39 le tue parole sien conte, pro- 
babilmente : chiare, preciae. Boccac- 



cio spiega : composte ed ordinate ; al- 
tri : contate. — Inf. XXXIll, 31 cagne 
conte, che Buti spiega per : ammae- 
strale ; cosicché questa voce sarebbe 
usata in questo luogo insignir attivo, 
cioè: instruite alla caccia. — Saette 
eonte Purg. II, 56, i raggi luminosi» 
splendenti. 

CoBtra o CoBtro. Inf. 1, 46; X, 
128; XIII, 67; XIX, 99; XXI, 71; 
XXIX, 134; XXX, 2; XXXI, 92; 
XXXIV, 35. Purg. IV, 6; XI, 45; 
XV1II,79; XX, 1; XXI, 65; XXVI, 
78. Par. Ili, 116. — Contro la dire- 
zione il corso, Inf. XXXI, 14. Purg. 
I, 40; XXIX, 7. Par. VI, 2; IX, 86; 
XXVII, 51. — Contro a grato, v. Gba- 
To, Par. IV, 101, lez. della Cr.; la 
Nidob. legge cantra grato che sembra 
più iraturale. — Di cantra, v. Di,avv. 
di faccia, presso, Inf. XXII, 34. — Di 
faccia, Par. XXXII, 31 e 133. — Con- 
tro a, nel medesimo signif. Par. 
XXXII, 136. 

Contrada, dal lat. del medio evo 
contrada e contrata, forse da cantra, 
Inf. Vili, 93. Purg. Vili, 125. Par. 
IX, 30. - Al pi. Purg. XXI, 81, è 
detto che l' arcobaleno cangia eovente 
contrade, per : muta luogo. 

Contraddire e Contradire 9 
lat. contradicere, esser in contradizio- 
ne con alcuno. Par. IV, 99. 

Contraddtaione. Inf. XXVII, 
120. — L' opposizione, la contradizio- 
ne di due proposizioni, Par. VI, 21. 

ContrappamO) lat. eontra-pati, 
la legge, il ooslume del taglione, Inf. 
XXVIII,142. 

Contrappeoare. Par. XXI, 24. 

Contrario) add. opposto, oppo- 
sito, Inf. V, 30; VII, 46. Porg. XIII, 
20 e 40; XX, 102; XXVIII, 87; XXIX, 
139. " Sost. il contrario, Inf. XVI, 
26; XXXII, 94. Purg. XVII, 420; 
XVIII, t5; XXII, 54. Par. Il, 87. • La 



Contrattare — Copwrekiare, 



409 



Nidob. Ie|;ge contràro, Purg. XVII, 
120. — Questa forma è più usata nella 
rima, come Purg. XVUI, 15. 

Comirmaim»e^ opporsi a..., ar- 
marsi contro, Inf. XXVII i, 14. V;GO!l- 
TA8TARB. 

CoBtraailo, V opposizione, la re- 
sistenza, iDf. VII, 85. 

CoiiCrattOf particip. di eonirarre, 
lat. contraturé. — Dell' atto del corpo, 
contratto, incurvato sotto un peso, 
Purg. X, 136. — Unito, combinato, 
Par. VII, 45. 

ContrUtare) attristare, affligge- 
re, Inf. XI, SA. Purg. 1, 18. 

CoalrO) V. Coutra. 

Contwntaela^ la resistenza osti- 
nata a...; stato di colui che ricusa ri- 
conciliarsi con la Cbieaft, Purg. Ili, 
136. 

Oca tutto elMf benché, sebbene, 
inf. XXVIi,11;XXX,86. 

CoBTe^na) dal lat. del medio evo 
convenium da convenire^ voce dell' an- 
tico dialetto fiorentino per: conven- 
zione, patto, Inf. XXXII, 135. 

ConiveooaBa, la convenienza, la 
proporzione , la conformità , Par. 
XXVIII., 76. ^ Per: ocavenzione, 
patto. Par. V, 45. 

CoBTeiiIre^ riunirsi, adunavi, 
Inf. 111,123. Par. XXiX, 133. -^ Dei 
fiumi che uniscono le loro acqpe, 
Purg. V, iai. — Convenirsi, accor- 
darsi, Inf. IV, 91. Par. XXXilI, 13>. 
— Paragonarsi , esser simile , Inf. 
XXXIV, 30. — Nel signif. lat. di opor- 
M, bisogna, ò mestieri, Inf. 1, 91 ; III, 
93; VI, 67; VII, 44; Vili, 67 ; IX, 7 ; 
XI,10e1(y7;XVl,63e 115; XX, 1, 
14 e 43; XXI, 26; XXV, 42 e 129; 
XXVltl,49; XXX11,9S; XXXIII, 117; 
XXXI V, 21. Purg. Ili, 138; IV, ì(7 e 
130; Vili, 75; IX, 33; X, 10 e 91 ; XI, 
70;XVI,94;XVII, 103; XXlll, 129; 
XXV, 115; XXIX, 40; XXXI, 102. 



Par. 11,39; IV, 40; Vili, 123; XXV, 
36; XXVI,23;XXX,31.- Coniieniritt 
nel medesimo signif. Par. V, 43; IX, 
111; XIV, 49; XVII, 4»; XIX. 52; 
XXIV, 76; XXVI, 136; XXVUI, 18; 
XXXII, 80. - Nel signif. del Ut. de- 
ce^, conviene, s'addice, lof. 111,14; 
XII, 132; XXIII, 116; XXXI, 69; 
XXXII, 2; XXXIV, 47. Purg. 1, 97: 

XXVI, 48. Par. Ili, 5; iV, 102; VII, 
103; IX, 99; XXIII, 24; XXIV, 76; 

XXIX, 1Ì3; XXXI, 63. -- Trovasi 
convegno per : convengo, lof. Ili, 123; 
XXXI V, 30 — condegna per: conven- 
ga, Inf. XXXllI, 117. Purg. XXll, 
122^ e in alcune ediz. convine per : con- 
viene. ~ Convtnette per: convamie, 
Inf. XXV, 42. 

Conveiit», la riunione, l' assem- 
blea, la congregazione, Purg. XXI, 
62. Par. XXII, 90; XXIX, 109; XXX, 
129. 

Caaireralane. Inf. XIX , 116. 
Purg. XIX, 106. Par. XI, 103. 

Converlere eConveréiva^tra 
sfornare, cangiare, Inf. XXV» 

XXX, 53. Purg. XXVIII, 122. P«r< 

XXVII, 125. — Converl«r«t, cangiarsi, 
Purg. V, 118. Par. V, 54. — Rivolgerà 
verso alcuno. Par. III, 127. — Con- 
vertirai, cangiarsi, Inf. XIII, 92 
XXVli, 15. — Participi oofiMMo, cam- 
biato, Inf. XII, 43. - Convertito, 
Purg. XIX, 116. — Dante avendo chia- 
mato cAtosfra uno dei ricioti dell'In 
ferno, dà il nome di oono^rti, flrati 
laici, ai dannati che vi sono , Inf. 
XXIX, 4f. 

ConvdltO) particip. di comvolgitre 
incurvato, avente il dosso ad arco, 
Inf. XXI, 46. Altri spiegano: imbrat- 
tato, sudicio ; il che non pare ammis- 
sibile. 

CapereUare) e CToveroMa- 
re, lat. eooperirt, che sono forme di- 
verse della medesima voce. Coprire, 



MO 



Coperchio — Corniglia, 



lof. XX]1I, 136. — Coprir gli occhi, 
cioè: chiuderli, Purg. XIV, 3. — Co- 
«0rcAfar^1Df.XXXIV,1U. Purg. 11,1 

C^ptereliio e C^verehio, ciò 
che serve a coprire. — Coperchio pi- 
lotOy Inf. VII, 46, la chioma. — Il co- 
perchio d' un avello, Inf. IX, 1 W ; X, 
9; XI, 6. — In signir. d'est, ciò che 
toglie il vedere, Purg. XXII, 9i. — 
Coverehio, il tetto, Inf. XXI, 47. 

Coperto^ particip. di coprire, Inf. 
1, 33. Purg. XIII, B8. Par. XXIII, 81 ; 
XXVII, 129. — Per est. vie coperte, 
arti, modi occulti, Inf. XXVIl, 76. 
Spesso trovasi coverto, v. ivi, invece 
di coperto. 

Copi», la moltitudine, la calca, 
Inf. XXrV,91. 

Coppa, dall' ali. kopf? la parte 
posteriore della testa, Inf. XXV, 22. 
— Per est. or da coppa or da ciglio Par. 
VIII, 12, cioè: or di dietro or davanti. 

Coppo, la cavità dell'occhio, Inf. 
XXXIII, 99. 

Coprire, lat. cooperire, Inf. XII, 
125;XXV1I, 135. Purg. IV, 139; V, 
129. Par. XVI, 83; XXVII, 129; XXXI, 
32. — Al perf. coperai, Inf. XXIX, 45. 

Cor, V. CuoRB. 

Corani me, voci latine; davanti 
a me, Par. XXV, 26. 

Coroni patre, voci latine; da- 
vanti al padre. Par. XI, 62. 

Corata,il pericardio, Inf. XXVIII, 
26. 

CoreAre,contratto di coricare, lat. 
collocare. — Corcarsi, contratto di co- 
ricarsi, distendersi a giacere, Inf. 
XVII, 30. — Corcare, per: corcarsi, 
del Sole che tramonta, Purg. XVII, 
9; XXVII, 68. 

Corda, lat. cfiorda, la fune. Nel 
signif. proprio, Inf. XVI, 106. È que> 
sto%no dei luoghi più oscuri della D. 
C. sondo difficile dire quello che D. 
abbia voluto significare mediante 



quella corda di che era doto e con 
la quale aveva sperato di prender la 
Pantera. I comentatori interpretano 
tal corda ora come simbolo della Prau« 
de, ora dell' Ipocrisia, ora della Ret- 
titudine, ma non appagano. A me 
pare non si disconvenga di prender 
questa Corda nel suo signif. prop. in- 
tendendo il coi^done dei Francescani, 
che, secondo alcuni antichi comenta- 
tori D. avevasi cinto nella sua prima 
età; e nel signif. fig. interpretandolo 
per r Umiltà e la Contrizione, me- 
diante le quali aveva sperato poter 
vincere le passioni della giovinezza 
figurate nella Pantera. — Più spesso 
questa voce è osata in signif. fig., co- 
me D' ogni valor portò cinta la corda, 
Purg. VII, 114, cioè: cinto e munito 
di tutte le virtù. — Corde, al pluf.. 
Par. XXVI, 49, cagioni che attirano. 
— Corda, Par. XXVIII, 12, per : lega- 
me. — Corde d' una disciplina^ Purg. 
XllI, 39. — La corda d* un arco, Inf. 
Vili, 13; XVII, 136. Purg. XXXI,17. 
Par. V, 92. - Nel signif. fig. Par. I, 
125. — La corda d' uno strumento mu- 
sicale, Par. XIV, 119; XV, 6; XX, I4a 

Cordigliero, frate dell'Ordine 
Francescano. Inf. XXVII, 67. 

Cor<9, V. CUORB. 

Cometo, piccola città marittima 
delio Stato Ecclesiastico, Inf. XIII^ 9. 

CorneCo (Blaier da), celebre 
masnadiere che infestava il littorale 
di Roma, Inf. XII, 137. 

Comlee. D. dà tal nome ai cercbi 
o ripiani del monte del Purgatorio, 
Purg. X, 27; XI, 29; XIII, 4; XVH, 
131;XXV, 113. Par.XV,93. 

Cornlslla per: Cornelia, figlinola 
di Scipione Affk-icano e madre dei 
Gracchi, trovata da D. nel Limbo, 
Inf. IV, 128 — e allegata come mo- 
dello della donna virtuosa. Par. XV, 
129. 



Como — Corrèggere, 



iil 



Como, lat. corna, Purg. XXXII, 
146. — Corno della capra, Par. XXVII, 
68, per il Capricorno, segno del Zo- 
diaco. — Corno della lumaca ^ Inf. 
XXV, 132. — U diecicorna, Inf XiX, 
110, significano probabilmente i Dieci 
Comandamenti. » Tutto ciò che ha 
forma di corno come la punta d' una 
fiamma, Inf. XXVI, 85; XXVII, 13t. 
— La punta d' un timone, Purg. XXII, 
140. — Le estremità d' una croce, Par. 
XIV, 109; XVIII, 34. - Forma d'una 
costellazione, Par. XIII, 10. — Pro- 
montorio che s' inoltra nel mare. 
Corno d' Awonia, Par. Vili, 61. — 
Corno, strumento di musica, Inf. 
XXXI, 12 e 71 . - Il pi. è per Io più 
le coma, Inf. XIX, 110; XXV, 132 - 
di rado i corni, Par. XVIII, 84. 

CornuCO) che ha le corna, Inf. 
XVIII, 35. Par. XXXII, 145. - Che 
ha forma di corno, come : una fiam- 
ma, Inf. XXVI, 68. 

C^orO) lat. cAorti«, concerto di per- 
sone che cantano, Purg. X, 59. — 
Coro de* Beati, Par. XIV, 62; XX Vili, 
94. — Coro delle Muse, Purg. XXIX, 
41. — Riunione, società in genere. 
Par. X,106; XXVII, 17. - Coro dei 
dannati, Inf. Ili, 37. 

CérO) lat, Caurus e CoriM, vento 
tramontano ponente, e la parte d' on- 
de spira, Inf. XI, 114. 

Corollario ^ forma dialettica , 
Purg. XXVIII, 136. Par. Vili, 138. 

Corona. Purg. XX, 58. Par. Vili, 
64; XI, 97; XIX, 138; XXX, 134. - 
Corona di luce, di raggi. Par. XXXI, 
71.- Per: la gloria de' Beati, Purg. 
XXIV, 15. — Ornamento donnesco. 
Par. XV, 100. — Ciò che ha somi- 
glianza con una corona, un cerchio, 
Par. X,65;XXlll,95. 

Coronare. Purg. XXVII, 142. -- 
Coronor«t, Inf. XXXI, 41. Par. I, 26; 
XXIII, 101. — • Particip. coronalo^ 



Purg. XXIX, 84. Par. XXIII, 119. - 
Alcune ediz. nell' Inf. IV, 54 leg- 
gono coronato invece à' incororMtOf 
▼. ivi. 

Corpo, il corpo umano, Inf. 1, 28; 
IX, 24; X, 12; XIII, 107; XX, 87; 
XXIII, 96; XXIV, 54; XXX, 75; 
XXXII, 68 ; XXXIII, 122. Purg. 1, 12 ; 
III, 26, 32 e 95; V, 26; VI, 20; X, 24 ; 
XIV, 11; XV, 185; XXIV, 87. Par. II, 
37; X, 127; XI, 117; XXXI, 90. - 
Corpomorto, Inf. V, 142. Par. XIV, 
63. — Un corpo, un grave, in genere, 
Purg. XV, 69. Par. I, 99; II, 39; 
XXVIII, 68. ~ I diversi cieli sono 
detti corpt, Par. Il, 113; Vili, 99. — 
Il corpo maggior Par. XXX, 39, indica 
il primo mobile cioè: il più vasto dei 
cieli corporei. 

Corporale contratto di corporali, 
Par. XXVIII, 64. 

Corredare. Nel medio evo con- 
redium, convito, ciò che serve a for- 
nire una nave, forse dall' ali. gerath; 
guarnire, fornir d'arredi. — Per: or- 
nare, Par. VI, 112. 

Corréffi^re, lat. corrigere; go- 
vernare, Inf. V, 60. ~ Le opinioni 
sono divise circa al luogo del Par. XI, 
138, dove la Cr. legge: E vedrà' il 
corregger ch'argomenta, d' onde s'areb- 
be il senso: E tu vedrai il correggere, 
cioè la correzione, la lezione, conte- 
nuta nelle parole u' ben ec. Io reputo 
questa interpretazione consentanea 
alla lettera e a tutto il contesto di 
questo luogo. Lombardi con la Nidob., 
l'ediz. di Fir. del 1837, e Ugo Foscolo, 
leggono: E vedrà il coreggièr che t'ar- 
gomenta, prendendo coreggiére per 
Frate Domenicano ; in quel modo che 
D. chiama i Francescani cordiglieri, 
perchè cinti di corda, e cosi coreggtéri 
dice i Domenicani perchè cinti di co- 
reggia. Il senso secondo questa lez. 
sarebbe : E il Domenicano, cioè l' Or. 



il2 



Corrente 



Corte, 



dine de' Domenicani, vedrà che signi- 
fichi u' berif ec. 

Corrente, lai. currens. Sost., la 
corrente d'un fiume, Par. XVII, it%. 
— Add. che corre velocemente, Inf. 
XIII, |1^. Par. Vili, SO. - Opinion 
correnti, Par. Xil 1,11 9, è interpretato 
dagli uni per: l'opinione che si pre- 
cipita; dagli altri per: l'opinione vol- 
gare, che corre per il mondo, lo in- 
clino a quest'ultima spiegaztone. 

Correre^ lat. currtre. — Nel si- 
gnif. prop., Inf. Ili, 53; XII, 26 e 56; 
XXI, 30; XXIIi, 78; XXIV, 92; XXV, 
140; XXVI, S8; XXX, 26. Purg. II, 
122; V, 29; VI, 15; XVIII, 79; XXVI, 
42; XXIX, 22; XXXIII, 54. Par. I, 
93; VI, 92. — Dell'acqua, scorrere, 
Inf. XX, 76; XXIII, 46. - Per est. 
Inf. XXVI, 22. Purg. XV, 68; XVI, 
92. Par. Ili, 17. — Correre in- guerra, 
attirarsi lo sdegno, Par. XI, fA, •— 
Correre al cor, Inf. II, 131. — Correre 
agli occhi, inf . XXIII, 110. — Correr 
via, andarsene, Inf. Vili, 14. — In si- 
gnif. att. percorrere, navigare, Inf. 
Vili, 31. Purg. 1, 1. Par. Il, 7; XIII, 
^; XVI, 42; XXVII, 147. — Correre 
il drappo, correre per vincere un pre- 
mio, Inf. XV, 122. — Correr giostra, 
armeggiare, Inf. XXII, 6. — Particip. 
corso, Purg. Ili, 5. — Percorso, Purg. 
XXVII, 125. 

CorreltOf particip. di correggere, 
Purg. VI, 95. — Corretto d* uno erro- 
re, Par. Ill^ 4. 

Corridore. Inf. XXII, 4. Pare 
che D. in questo luogo parli dei pic- 
coli drappelli di cavalleria che sco- 
razzano il paese nimico per ricono- 
scerlo a uso di guerriglie, come di- 
cono gli Spagnooli. 

Corrtevonderea... Par. XXVllI 
71. 

CorrotfO) lat. oorruptw, particip. 
di corrompere. Nel signif. morale: di 



perversi costami, Purg. XVI, 105. — 
Ordine corrotto, modo disordinato, 
Purg. XVU, 126. 

CornaeeiO) e il suo contratto 
cruccio, forse dal lat. crux, Inf. XXIV, 
129. 

Cornioeare) lat. coruacare, scin- 
tillare, brillare, sfavillare-. Par. V, 
126; XX, 84. — Come sost., il lampo, 
Purg. XXI, 50. 

CormseO) lat. coruscus, fiammeg* 
giante, scintillante, Purg. XXXIII, 
103. Par. XVII, 122. 

Corrali ibile, sottoposto alla cor- 
ruzione, Inf. 11, 14. 

Corrujslone, lat. corruph'o, Par. 
VII, 126. 

Corsaro) più volgarmente: cor- 
sale, dal lat. currere^ Purg. XX, 81. 

Coroiere, dal lat. cureor; per i 
cavalli del Sole, Purg. XXXII, 67. 

CoroO) lat. cursus. Sost. il corso in 
genere, Inf. XI, 99. Par. l, 40 e 130. 
— L'azione del correre, U coisa, 
Inf. XXXIli, 34. — 11 corso d' un fiu- 
me, Inf.XlV,115;XXXli,25; XXXIV, 
132. Purg. XIV, 48. ^ ]i corso del 
Sole, Purg. Xy,5. — Il corso degli 
astri. Par. VI, 2. ~ Il corso della vita 
umana, Inf. XV, 88. — 11 corso d'un 
giudizio, Purg. Vili, 139. 

Coroo^ particip. di correre, v. ivi. 

Coroo^ un abitante della Corsica, 
Purg. XVIII, 81. 

CoroO) V. Donati. 

Corto, dal lat cor 9, chors, eohors ; 
come in francese e in tedesco questa 
voce signif. ora la corte d' un princi- 
pe, ora una corte di giustizia, il tri- 
bunale. Trovasi nel signif. di corte 
principesca, Inf. XIII, 66 — per: corte 
celestiale, Inf. 11,125. Purg. XVI, 41; 
XXI, 17. Par. Ili, 45; X, 70; XXI, 74; 
XXIV, 112; XXV, 43; XXVI, 16; 
XXXII, 98. - Ambo le corti, Par. 
XXX, 96, sono gli angeli e le anime 



Cortete — Cofi, 



in 



beate. — Ne) signif. di tribnnale uma- 
no, Par. Xlf 61. — Per : tribunale ce- 
leste, Purg. XXXI, 41. Par. VII, 51. 

Cortese^ che ha costumi e sensi 
cortigianeschi; benevolo, compiacen- 
te, affabile, gentile, Inf. Il, 58 e 194 ; 
III, 121. Purg. V, 70; Vili, 136; IX, 
92; XI, 85; XIII, 27. Par. XII, 111; 
XV, 48. - Favorevole, Inf. 11,17. -- 
Polito, affBibile, Inf. XVI, 15. - Iro- 
nicamente a significare il contrario. 
Par. IX, 5«. 

Cortesia) V affabilità, la benigni- 
th, Purg. XIV, 110; XVI, 116. Par. 
XII, 143. — La generosità, i costumi 
nobili, Inf. XVI, 67; XXXIII, 150. - 
La benignità, la misericordia di Dio, 
Par. VII, 91. 

CorlO) lat. curtw. — Detto della 
«stensione, Inf. 11, 120; XXV, 113. 
Purg. XX, 38 ; XXII, 18. Par. IX, 89. 

— Della vista, corta, Par. XIX, 81. 

— Poco elevate, Inf. XXIV, 35. — 
Piccolo, Par. XIV, 114. —Del tempo, 
inf. VII, 61 ; XII, 50; XV, 105; XVII, 
40; XXVII, 110. Purg. Ili, 141 ; IV, 
121 ; XI, 106. Par. XVI, 81 ; XXXIII, 
406. — Per est. troppo debole, insuf- 
ficiente, Purg. XXX, 137. Par. 11,57; 

XXXIII, 106 e121 . --Come avv. per: 
il più breve camino, Purg. XI, 41. — 
Dire corto, dir troppo poco. Par. XI} 
53. 

Cosa, lat. cauta; un essere qua- 
lunque. — Qualche cosa, Inf. I, 4, 9 
e 40; II, 26 e 88; III, 7 e 21 ; IV, 12 e 
104; VI, 107; X, 101 ; XIII, 50 ; XIV, 
7 e 88; XIX, 2; XXI, 62; XXII, 9; 
XXVI, 23; XXVIII, 113; XXX11,132; 

XXXIV, 137. Purg. II, 54 e 127; IV, 
7; V, 60; VI, 64; XII, 118 e 128; 
XIV, 15 e 27; XV, 31; XVII, 24; 
XVUI, 36; XXII, 28; XXVIII, 38; 
XXiX,58; XXXI, 34; XXXIII, 121. 
Par. 11,26; III, 123; VII, 72; XIV, 
128; XV, 38; XVi,85; XVU,.92; XX, 



88; XXIII, 3; XXIV, 70; XXVI, 107 ; 
XXXI, 56, e più spesso. — Capo ha 
cosa falla, Inf. XXVIII, 107, v. Capo. 
— Al pi. qualchevolta signif. la pro- 
prietà, ciò che uno possiede, Inf. XI, 
32;XX11,51. 

Cooela, lat. coxa; dell' uomo e de- 
gli animali, Inf. XXV, 55 e 74, 
XXXIV, 76. Purg. IV, 113. - Coscio 
i/«i carro per: lato o: sponda, Purg. 
XXX, 100. 

Cooolensa e Cooelensla, lat. 
contienila, Inf. XI, 52 ; XV, 92; XIX, 
119. Purg. HI, 8; XIII, 89; XIX, 
132; XXVII, 33; XXXIII, 93. Par. 
XVII, 124. È sempre di quattro sil- 
labe. 

Coseaia, città della Calabria nel 
regno di Napoli. Hpastor di Counxa, 
Purg. Ili, 124, è il vescovo di essa 
città che per comandamento di papa 
Clemente IV fece disseppellire il cor- 
po del re Manfredi, sepolto presso al 
ponte di Benevento e fecelo gittare 
sulle sponde del Verde. V. ivi. 

Cosi* — In signif. assoluto, Inf. 
Ili, 95 e 118; IV, 23 ; V, 1 ; VI, 108 ; 
VlIl,48e109;XlV,122;XVIIl, 64; 
XX, 17; XXI, 1 e 94; XXIi, 32; 
XXlll, 102; XXVIII, 36. Purg. 1, 46 
e 109; VI, 9; VII, 9; Vili, 82; XI, 
97 ; Xlll, 4 e 61 ; XIV, 7, 29, 37 e 70. 
Par. 1, 52; IV, 40 ; V, 85; VII, 4 e 43 ; 
XXII, 69 ; XXV , 51 ; XXVI, 131 ; 
XXVIII, 10, e molto più spesso. — 
Unito. ad add. come : cosifatto, Inf. V, 
37 ; Vili, 100 ; XII, 109 ; XXXIV, 33. 
Purg. VI, 79 ; Vili, 48 ; X, 134. Par. 
IV, 87 ; V, 68e138; XXV, 50 ; XXVI, 
1 11 , e spesso. — Nelle comparazioni 
preceduto o seguito da ctme o da cos), 
Inf. 1,25; II, 118; XXII, 32 e 136. 
Purg. 11, 88 ; XII, 106 ; XVII, 54 ; 
XXII. 45; XXX, 79. Par. 1, 52 e 130; 
11,89; 111,94; IV, 85; V, 93; VI, 
125; X, 67 e 145; XXII, 55; XXIV, 



iU 



Cosperso — Costrutto, 



33. — Nella disgiunzione: così o così, 
Par. XXVI, 131. - Insignir, ottativo: 
piacesse a Dio che, Inf. XXll, 68 ; 
XXVI, 11.- Nel luogo del Par. XXX, 
53, dove la Gr. e la maggior parte 
delle ediz. leggono cosi fatta salute, 
d' onde non ricavasi senso, bisogna 
per certo leggere con si fatta salute, 
con Lombardi secondo l' ediz. di Fo- 
ligno. — Talvolta cosi esprime riso- 
luzione istantanea, subito, Purg. XIX, 
108. — Cosifatto, tale, Inf. V, 37. 

Co«pejr«09 y. Conspbrso. 

Cospetto) lat. consptctus, la pre- 
senza , l'aspetto. Par. XVII, 39; 
XXUI, 127. - La vista, Purg. XXIII, 
98. 

CooflO) V. Cuocere. 

Coota, una costa dell' uomo. Par. 
XllI, 37. — Per est., il fianco, il lato, 
Inf. X, 75; XVII, 14; XXVU, 3i; 
XXXI, 48 ; XXX IV, 73. - Tentar di 
costa, V. Tentare. — La costa o fian- 
co d' una nave, Inf. XXI, 19. — 11 lato 
in genere, Inf. XI. 1, 115 ; XXII, 146 
Purg. X, 50 ; XXIX, 68. - La costa 
il pendio d' un monte o d' un precipi 
zio, Inf. Il, 40; XIl, 62; XVI, 96 
X1X,13;XXII,119; XXUI, 31; XXIV 
35 e 40. Purg. 11, 131 ; 111, 52 ; IV, 41 
V,22; VI, 66; VII, 68; XXIII, 89. 
Par. XI, 45; XXII, 37. 

Costà) avv. di luogo, là ove tro- 
vasi quegli a cui si parla, Inf. XII, 
65. Purg. VI, 104. - Là, Inf. Vili, 42; 
XXII, 96. 

Costante, stabile, fermo, immu- 
tabile, Par. XI, 70. 

Costantino imperatore.Inf.XlX, 
115 ; XXVll, 94. Par. VI, 1, dove la 
Gr. legge Gostantin. — È pure ricor- 
dato Par. XX, 50. 

Costanxa^ la Cr. scrive Gostan- 
za. — Costanza figliuola di Ruggieri 
re di Sicilia, prima monaca, di poi 
moglie dell' imp. Enrico VI, Purg. 



111,113. Par. Ili, 118; IV, 98. - Co- 
stanza figliuola di Manfredi re di Na- 
poli, sposata a Pietro 111 re d' Arago- 
na, Purg. HI, 143; VII, 129; ne è anco 
parlato nel Purg. HI, 115. 

Costare) lat. constare, Inf. XV I^ 
79; XXIX, 21. Purg. XXXH, 66. Par. 
XH, 38 ; XHl, 39 ; XX , 46; XXIX, 91 . 

Costei) pronome dimostrati vofem. 
D. se ne vale spesso per indicare al- 
cuna persona senza nominarla, p. e. 
Beatrice, Par. XXVI, 11». — Eva, 
Par. XXXH, 8. - La fortuna, Inf. 
VII, 83. — £ anche cose, come Italia^ 
Purg. VI, 98. — 11 pianeta Venere, 
Par. Vili, 10. 

Costeilato. D. usa questa voce,, 
inusitata, per significare : disposto in 
forma di costellazione, Par. XIV, 100. 

Costeilaaione) lat. coMtellatio^ 
Par. XHI, 20; XV, 21. 

Costì) avv. di luogo, Inf. XIX, 52. 

— Là, Inf. IH, 88. 

Costinci) per: di costi, Inf. XH^ 
63. Purg. IX, 85. 

Costo ) propriamente: il prezzo; 
per : fatica, Purg. XXIH, 9. 

Costoro) pron. dimos. pi. di costui^ 
Inf. V, 114; XH, 123; XV, 123; XVI,. . 
15 ; XXl, 125 ; XXIV, 56 ; XXlX, 88. 
Purg. V, 90; VI, 35 e 108; VH, 133;. 
X, 82. Par. XX, 60; XXVll, 21. 

Costretto) lat. constrictus, com- 
presso, schiacciato, Par. XXIX, 57. 

— Ammassato, Inf. XI, 21 . 
Costringere e Costrignere^ 

lat. constringerey Inf. XXIII, 131 . Par. 
XXX, 15. 

. Costrutto^ sost. Voce di signif. 
spesso dubbio. — V ultimo costrutto,^ 
Purg. XXV1II,147, mostra significa- 
re : le ultime parole, come : T ultima 
costruzione nel senso grammaticale. 

— £ probabilmente nel medesimo si- 
gnif. Cke passar mi convien senza co- 
strutto Par. XXIII , 24, cioè; senza 



Catini — Cotidiano. 



US 



esprimerlo — presso a poco come nel 
Par. XXIV, 25 Però iàlia la penna e 
non lo scrivo. — E perchè foite,quaV era, 
in coftrutto Par. XII, 67, significa pro- 
babilmente: E afllnchè fosse, in co- 
strutto, cioè nel discorso, o per il sao 
nome, ciò che era in fatti ; o: aARncfaè 
il suo nome corrispondesse al suo ca- 
rattere. - Add. Inf. XI, 80. - Ordi- 
nato, Par. XXIX, 31. 

Costui, pron. dimos. Come sog- 
getto nomin. Inf. Vili, 84; XXIII, 
88 e 104. Purg. XIII, 1M; XIV, 1 ; 
XXllI, 118 e 121. - Al genit. Inf. V, 
104. - All'acc. Inf. I, 64; V, 101; 
XII, 96; XVIII, 42. Purg. I, 64; IX, 
50. Par. XXIV, 37. - Al dat., Purg. 
XIV, 56. — Con tutte le prep. A co- 
stui, Inf. XV, 36. Par. XI, 66. — Co»i 
costui, Par. VI, 79. — Di costui, Purg. 
V, 33. — P«r costui, Inf. XXXII, 83. 
— Qualchevolta indica esseri inani- 
mati — un monte, Purg. IV, 73 — il 
nono cielo o Primo Mobile , Par. 
XXVIII, 70. 

Co«taiia«9 dal lat. consuetudoy an- 
ti ca forma per : costume, v. ivi. — Za 
costuma ricca, Inf. XXIX, 127, l'usan- 
za prodiga di servirsi della droga 
garofano per condimento dell'arro- 
sto. 

Coslame, 1' abitudine e special- 
mente i costumi, Inf. XV, 69; XXXlll, 
162. — Buoni costumi, Purg. VI, 146. 
XXII, 86.— Le opere, i* meriti dell' uo- 
mo, Par. XXX lì, 73. — L' usanza, 
Purg. XXVIII, 66 — degli animali, 
Par. XXI, 34. — La consuetudine, 
r ordine) la legge, Inf. Ili, 73. — Con 
metafora molto ardita D. mostra at* 
tribuire a Dio costumi, Par. XXIII, 
114, per esprimere le sue perfezioni 
e voleri. — Costume, Par. XXXIII, 88, 
sembra indicare la relazione della so- 
stanza e dell' accidente e corrispon- 
dere al lat. kabitus e al greco {$(«. 



CiMtara, dal lat. contuert, Purg. 
XIII, 83. 

Cotale, add. tale, simile, Inf. II, 
111 ; V, 85; XI, 23; XII, 10; XIII, 92; 
XV, 22; XXII, 106; XXIII, 127; 
XXVII, 60; XXXI, 51 ; XXXIII, 124. 
Purg. I, 136; X, 27; XI, 125; XIV, 
85; XVII, 27; XXXlll, 118. Par. IV, 
115;VII,16;IX,59;XX1V,26;XXVI, 
27; XXX, 84; XXXIl, 71 ; XXXlll, 
61. — Il pi. è qualchevolta coiài, Inf. 
II, 111 ; XIX, 118; XXIV, 120. Par. 
IX, 59; XXIV, 26. - Sost. Coiài, Inf. 

IV , 39. - Colali, Inf. V, 85; VII, 49 ; 
XXVI, 4; XXXIV, 48. Purg. XXVII, 
118; XXIX, 96; XXXII, 128. Par. VI, 
97. ~ Nella dizione far cotale, Inf. 
XII, 25, questa voce potrebbe esser 
sost. per : il cotale, lo stesso; ovvero 
avv.icosl. 

Cotanto, add. tanto grande, Inf. 
IV,74e102,V,18,125e 134. Purg. 
XX,145;XXI,120:XXlI,23.Par.l,84; 
IX, 107, dove la Cr. leg|[e con tanto; 

XXXII, 30. ~ Tanto di... nemici cotan- 
ti, Inf. XXI, 96. » Cotanto tempo Purg. 
XXX, 34. Par. XXIX, 45. - Cotanta, 
solo ; tanto grande, tanto gloriosa. 
Par. XXXI, 6. ~ Avv. tanto, Inf. l, 
135; II, 42 e 85; X, 102; XIX, 67; 
XXIX, 21 ; XXXIl, 54. Purg XXXlll, 
89. Par. Ili, 55; X, 57; XI, 12; XXII, 
12; XXVI, 66; XXVIII, 22; XXIX, 45. 
—Tanto lungamente, Inf. XXXIV,109. 

Cotenna, dal lat. cutis, cutanea, 
la pelle del cinghiale e del maiale ; 
per lo cinghiale stesso, Par. XIX, 120, 

V. Quegli. 

Cotesto, pron. dimost. Inf. VII, 
51 ; XI, 16. Purg. VI, 40; Vili, 136 ; 

XXXIII, 98. - Cotesto lavoro, Inf. 
XXIX, 90. -- Cotesti al pi. Inf. IH, 89; 
XXXII, 55. — Cotesti al sing. Purg. 
XI, 55, è lo stesso Dante. 

CotidlanOflat. quotidianus, Purg. 
XI, 13. 



dl6 



Coto — Crescere. 



CotO) voce antiquata, dal lat. co- 
gitalussost.fW pensiero t Inf. XXXI, 
77. Par. Ili, 26. In quest' ultimo luogo 
la Cr. legge quoto, v. ivi. 

CotlO) lat. coctw, particip. di cuo- 
cere. D. r usa a signif. ciò che patisce 
un corpo esposto al fuoco; arso, ar- 
rostito, Inf. XV, 25; XVI, M; XXII, 
150. — Terra cotta, Inf. XIV, 110. 

Covare) lat. cubare. D. V usa figor. 
per : dominare , tiranneggiare , Inf. 
XXV1I,41. 

Coverclilaro, dal lat. del medio 
evo coperchium per operculttm, v. Co- 
perchiare. 

Covereliio^ v. Copbbchio. 

Coverta. Par. XXVI, 101. 

Coverto) v. anco Coperto. Inf. 

XXII, 68; XXXIV, 11 . Purg. XVI, 60; 

XXIII, 104. Par. XXVI, 97; XXIX, 2. 
— Per est. Inf. XVI, 46. — Secreto, 
Inf. IV, 61. — Come avv. segreta- 
mente, Inf. XXI, 63. Par. XXX, 143. 

CoBsare^ forse dal lat. cutio-per- 
cutiOf urtare, percuoter con la testa, 
come fanno le bestie cornute ; cozzare 
m«>m<?, Inf. XXXII, 61. 

CoBBO, la percossa della testa in 
qualche cosa, Inf. VII, 65. — onde 
dar di cozzo, urtare, percuoter contro; 
nel signif. prop. d'un cieco, Purg. 
XVI, 11 — nel flg. opporsi, contra- 
stare, Inf. IX, 97. 

CraoBO) Marco Licinio Crasso, il 
triunvìro celebre per le sue ricchez- 
ze, morto guerreggiando contro i 
Parti neir a. 63 avanti T E. V., Purg. 
XX, 116. 

Cràiitino, voce latina; ciò che ac- 
cade al di seguente, Par. XX, 64. 

Creare^ produrre, Purg. XXXIII, 
60. Par. 1,73; V, 20; XXXII, 66. - 
Particip. CreatOf Inf. 111,7. Purg. XII, 
25. Par. VII, 131 ; XIX, 89; XXI, 96; 
XXIX, 38 e 47. - BenereatOj creato 
per la felicità. Par. IH, 37. — Mal 



creato, creato per V infortunio, Inf. 

XXXII, 13. V. MÀLNATO,eV.CRIÀRB. 

Creatore. Purg. XVU, 91. Par. 

XXX, 101 . D. usa più spesso la voce 
Fattore. 

Creatura. Inf. VII, 70; XXXIV, 
18. Purg. XI, 6 ; XII, 26 e 88 ; XVI, 
31 ; XVII, 91 ; XIX, 89. Par. I, 106 ; 
V, 23 ; VII, 127 ; XVIU, 76 ; XIX,47; 
XX, 119 ; XXX, 101 ; XXXIII, 2, 21. 
— D. chiama gli angeli creature pri- 
me, Inf. VII, 96. Purg. XXXI, 77. 

Crebro^ voce latina, creber, fre- 
quente. Par. XIX, 69. 

Credenaa, la fede, la credenza 
che si dà a qualche cosa. Par. XXIV, 
73, 76 e 123. — La fede cristiana, 
Purg. XXII, 77. — Ciò che dà la con- 
vinzione, la prova, Purg. XXVII, 29. 

Credere) in genere, prestar fede, 
Inf. 11,33; IV, 36; VII, 117; Xll, 42 
e 129; XIII, 26; XVI, 36; XIX, 62; 

XXXI, 120. Purg. II, 61 ; 111, 97 ; IV, 
5 ; XXI, 128; XXXII, 32; XXXIII, 36. 
Par. II, 46; III, 31 ; X, 45; XllI, 110 ; 

XX, 87; XXX, 20. - Credere, im- 
maginarsi, pensare, Inf. Ul, 66; Vili, 
96; IX, 129; XIII, 71; XVII, 106; 

XXI, 79 ; XXIX, 8 e 20. Purg. Il, 82 ; 
XIII, 140; XXI, 127. Par. I, 91 ; VI, 
110; XVIII, 99; XX, 103. - Credere 
nel signif. cristiano, aver la Fede, 
Purg. XX, 13; XXIV, 40. Par. XIX, 
78; XXIV, 40 e 122; XXXII, 24. - 
Credere in, Par.' XXIV, 130. — La for- 
ma crese per : credette, trovasi una 
sola volta, Purg. XXXll, 32. - Cre- 
desse per : credessi, Inf. XllI, 26. — 
Come sost. il credere, la Fede, Par. 
XXIV, 128. — La persuasione, V opi- 
nione, Inf. XXVII, 69. Purg. XXII, 
31. Par. II, 62. 

Crepare. Inf. XXX, 121 . - Par- 
ticip. crepato, Purg. IX, 99. 

Creoeerfs aumentare , Inf. VI, 
104; XXXI, 39. Purg. XV,72; XXVII, 



Cresta — Croce. 



AAl 



1«3. Par. X, 84; XI, 94; XVII, 10; 
XXIX, 121. - Della celerità, Porg. 
XXIV, 88. — In signir. att. aumen- 
tare, far più intenso, Inf. IX, 98 ; 
XXXIl, 80; XXXllI, 96. Par. V, 105; 
XVIII , 6% -- Nel luogo detl' Inf. 
XXXI, 89, sono varie lezioni. La Gr. 
legge giugnémif la Nidob. cretcemmit 
Ugo Foscolo giiingemi al pres. II mag- 
gior numero de' mss. ha giugnere. Ma 
qualunque verbo si tolga sempre, è 
meglio apporgli la terminazione émì 
per: éami all' imperf., che quella in 
émmi della Nidob. al perf. — Particip. 
cTtfwtiito, allevato, educato,lnr. XXIII, 
94. — Aumentato, Purg. XXX, 1!B8. 

Cresta^ lat. criata. La cresta degli 
uccelli, Inf. XXXIV, 49. 

Creta, isola del Mediterraneo, Tnf. 
XIV, 95. — D. la dice anco Creti, Inf. 
XII, 18. 

Creasa^ moglie di Enea, Par. IX, 
98. 

Crlare, altra forma del verbo crea- 
re, V. ivi. Purg. XVI, 80. Par. Ili, 87. 
~ CHarsij nascere, Inf. XI, 63. 

Crieeli, onomatopea per esprime- 
re il suono del ghiaccio quando si 
rompe, Inf. XXXII, 30. La Nidob. e 
alcuni mss. leggono cricchi cui fanno 
consuonare le due rime corrispon- 
denti. 

Crlae, lat. crinis. I capegli del- 
l' uomo, Inf. VII, 57; IX, 41. Purg. 
XXII, 46.— Stare a' crini, inseguire 
alcuno per modo da poterlo prendere 
per i capegli, Inf. XXVII, 117. - 
jCHni, Inf. XXIV, 2, nel signif. flg. i 
raggi del Sole. 

Criséatomii) santo, metropolita 
di Costantinopoli, Par. XII, 135. 

Cristallo. Inf. XXXIII, 98. Par. 
XXIX, 96. — Per una stella brillante, 
Par. XXV, 101. — Un pianeta, Par. 
XXI, «5. 

CriatlanesmO) contratto di ori- 



atianeeimo, Inf. IV, 37. Par. XXIV, 
106. 

Crbitiano,S08t., Inf. XXVII, 88. 
Purg. X, Iti ; XXII, 78 e 90. Par. V, 
73; XXIV, 5«. — Add., Par. X, 119; 
XXVII, 48. 

Cristo. È da notare che il suo no- 
me non è mal introdotto nell' Inferno, 
quantunque siavi indicato, Inf. IV, 
53; XII, 38; XIX, 91; XXXIV, 115. 
Tutte le volte poi che questo nome 
cade in fine di verso, D. non Io fa ri- 
mare con altra voce ma lo ripete nel 
luogo delle tre rime, come : Par. XIT, 
71, 73 e 75; XIV, 104, 106 e 108; 
XIX, 104, 106 e 108; XXXII, 83, 85 e 
87. — È poi nominato in mezzo al 
verso, Purg. XX, 87; XXI, 8; XXIII, 
74; XXVI, 1«9; XXXII, 102. Par. VI, 
14 ; XI, 7«, 102 e 107 ; XII, 87 ; XIX, 
72; XX, 47; XXIII, 72; XXV, 15; 
XXVI, 53 ; XXVII, 40, 98 e 109. - 
Inoltre è indicato per perifrasi, Inf. 
IV, 53; XII, 38; XXXIV, 115. Purg. 
XV, 88; XXXII, 73. Par. XIII, 40; 
XVn, 33; XXII,41; XXIII,105e136; 
XXV, 113; XXVn,36;XXXIIl, 131. 
Il suo nome intero Geaù CHato tro- 
vasi una sola volta. Par. XXXI, 107. 

Croaaia, provincia del regno di 
Ungheria,Par. XXXI, 103. 

Croee, lat. crux; figura formata 
da linee che s'incrociano. Par. I, 89. 

— La croce formata dalle anime de- 
gli Eletti, Par. XIV, 104 ; XVIII, 34. 

- La Croce di Cristo, Purg. XXXIII, 
6. Par. VII, 40; XI, 72 ; XXV, 114.- 
Per e&t. prender aua croce, Par. XIV, 
106. — Tormento in genere, onde 
porre in croce, tormentare, Inf. XV], 
43. . Porre a tal croce^ porre a tal 
pena, Inf. XXXIil , 87. — Porre in 
croce, crocifiggere, accusare, maledi- 
re, Inf, VII, 91. — Dieteao in croce, 
steso per terra in forma di crocifisso, 
Inf. XXIII, 125. - II segno della Cro- 



iig 



Croeifiiio — Cuculia. 



ce, Par. II, 49. — La croce formata 
dalie braccia incrociate sul petto per 
devoziooe, Purg. V, 1%. 

€roeiÌlM«9 lat. cruci flatus; di Ge- 
sù Cristo, Purg. VI, 119. — Del pon- 
tefice Caifa, Inf. XXIII, 111, trovato 
da D. neir Inferno confitto in terra 
come un crocifisso. — D' Amano mi- 
nistro del re Assuero che D. suppone 
essere stato crocifisso, Purg. XYH, 
26. — La Gr. legge crucifìMto, Purg. 
VI, 119. 

CrolO) forse dal lat. corium, duro 
come il cuoio bagnato e seccato al- 
l'istante, Inf. XXX, 102. Voce anti- 
quata. 

Crollare^ d' origine incerta; scuo- 
tere la testa in segno di diffidenza, di 
malcontento ec. Inf. XXII, 107. Purg. 
XXVII, 43; in quest'ultimo luogo la 
Nidob. legge la fronte invece di la 
testa. ~ La punta d' una fiamma che 
si muove, si agita, Inf. XXVI, 86. -> 
Scuotersi, della vetta d* una torre, 
Purg. V, 14. — CroUónne per : ne 
crollò, Purg. XXXII, 27. 

CrollO) il moto comunicato da un 
urto, Inf. XXV, 9. Purg. XXI, 34. 

Croselare^ forse derivato dal- 
l' ali. rauschen che esprime il rumore 
della pioggia dirotta ; dicesi propria- 
mente della pioggia rovinosa in un 
temporale. D. usalo al figur. della 
vendetta divina che cade sopra i pec- 
catori, Inf. XXIV, ISO. 

Crosta, lat. crusta. Della superfi- 
cie del Iago di pece bollente, Inf. 
XXII, 160. — Per similitudine della 
ghiaccia di Gocito, Inf. XXXIII, 109 ; 
XXXIV, 75. 

Crotona, l'antica Crotone, ora: 
Gotrone in Calabria. Viviani ha adot- 
tato da diversi mss. la lez. CntonOf 
piccola città propinqua a Reggio che 
per il suo sito gli sembra più propria 
a indicare la" punta meridionale del- 



l' Italia. L' osservazione è giusta, ma 
la celebrità dell' una e l' oscurità del- 
l' altra di queste due città, mostra che 
debbasi preferire Crotona, Par. Vili, 
63. 

Cmeelare, muovere a sdegno, 
Inf. XVII, 76. — Ordinariamente criic- 
ciarsi, irritarsi, indignarsi, Inf. Ili, 
94; XIX, 31. - Nel luogo dell' Inf. 
XVI, 7S, la Nidob. legge crucia, dal 
lat. erua, nel signif. di: tormentare, 
che invero è da preferirsi. Del rima- 
nente crucciare potrebbe in genere 
esser derivato da crucB. V. Corbuccio. 

CroeeiatO) particip. di crucciare, 
Inf. XI, 89; XIV, 63; XXII, 132; XXX, 
1. Purg. XXII, 39. 

Crueiflssa, v. Crocifisso. 

Crudele. Inf. II, 100 ; VI, 13; VII, 
16; XI, 3; XXIII, 17; XXXIII, 40 e 
110. Purg. 1,8; VI, 109; X^, 91. 

Cradelmente. Inf. XVUI, 36; 
XXVI li, 38. 

Cradellà.Par. XXV,4. 

CradO) che non è né preparato né 
cotto né maturo. Onde : duro, aspro, 
come parole crude, Inf. HI, 40%; — 
Della morte, crudele, Inf. XXXIII, 
20. ~ Del carattere, duro, crudele, 
Inf. IX, 23; XX, 82; XXIV, 91; XXX, 
23. Purg. XXII, 55; XXXII, 157. Par. 
XII, 67. ~ D'una rupe, dura , selvag- 
gia, aspra. Par. XI, 106. — Renitente, 
Inf. XXII, 120. Par. IX, 48. 

Crana, forse dal lat. crena, il fo- 
rame dell' ago, Inf. XV, 21. — Per 
est. una crepatura di roccia, un sen- 
tiero angusto fra rupi, Purg. X, 16. — 
Nel signif. fig. die per la cruna, Porg. 
XXI, 37, toccò propriamente ciò eh'io 
desiderava. 

Cubarsi, voce latina; riposare, 
esser sepolto. Par. VI, 68. 

Cucire, dal lat. cusire per connie- 
re, Purg. XIII, 71. 

Cueulla, lat. cueullut, sopraveste 



Cui — Cuore. 



iì9 



o toga monacale; per simil. Par. IX, 
78. y. anco Cocolla. 

Caft) rappresenta tutti i casi obli- 
qui del pronome relativo ; usasi per 
i due generi e per i due numeri e si 
costruisce ora con tutte le preposi- 
zioni, ora e più spesso esprime da 
per sé i pronomi latini cuju», cui, 
quem, quam, ec. — 1** con le preposi- 
zioni: - A cui, Inf. I, 100; IX, «6; 

XX, 91 ; XXIV, 7. Purg. VI, 8; XIII, 
«6e 61. Par. IX, 94; XXII, 37. - Da 
eiit,1nf. 1,86; XIV, 51 Purg. XI, 48. 
Par. XXIII, 96. - Di cui, Inf. Il, 59 ; 
V, 19. Purg. 1,11. - rn cui, Inf. VII, 
48. Par. XIX. 4; XXXI, 79. - Per 
cui, laf. II, 76. Porg. VII, 16; XX, 

15. Par. XXXII, 61. - S« senza pre- 
posizione, lat. cuftM, masc. Inf. VII, 
73; X,73; XXXI, 77. Purg. II, «; V, 

16. Par. XVI, 1^; XXI, 85. -- fem. 
Inf. X,131. Purg. I, 53. — Cut, lof. 

XXI, «6; XXXI, 69. Porg. XXIII, 99 
e 104. Par. XXXI, 117. - Quem, Inf. I, 
149; 111,136; XII, 15;XIX, 33; XXI, 
127; XXVIII, 70 e 71. Purg. II, 95; 
VII, 10«; XI, 47. Par. II, 130; XX, 61 

- Quam, Inf. 1, 107. Par. XVIII, Itt. 

— Quorum, Purg. XIX, 76. Par. XII, 
44. - Quos,\nt, VII, 116. Purg. XVIII, 
96; XXIV, 151. — Quos o quibux dac- 
ché il verbo: minacciare ammette 
<jueste due costruzióni, Inf. XXXI, 
44. — Per : da cui. Par. XXVIII, 98. 
È inutile moltiplicare gli esempi che 
fiono in gran numero. 

Calla, lat. cunuìof, Par. XV, 121. 

Calo. Inf. XXI, 139. 

Cullara.1nf.XX,84. 

Cantt) lat. cunm, la culla, Inf. 
XIV, 100; XX, 109. - Per est. il fon- 
do, la cassa d*un carro, Purg. XXXII, 
118. 

CanlBia, la sorella del celebre 
Ezzelino da Romano, ▼. ivi. Non go- 
deva di buona fama. Tutti i comen- 



tatori acoordansi in parlare de' suoi 
amori, e un commento inedito del 
Cod. Gaetano dice spiattellatamente: 
fttit magna meretrix. Ebbe tre mariti ; 
e fra* suoi drudi vi fu il poeta Sor- 
dolio di Mantova, v. Ivi. Sarebbe ar- 
duo il voler penetrare la cagione per 
la quale D. V ha posta in Par. IX, 92. 
Cania^ dal lat. cunctari, voce ra- 
ra e disusata che D. usa per: dimora. 

— Senza cunta, Purg. XXXI, 4, senza 
esitare, senza indugio. 

Caoeere^ lat. coquere. Esprime in 
genere V impressione del fuoco o del 
calore sopra i corpi, e cosi : bruciare, 
Inf. XVI, 49. Porg. IX, 32, dove tro- 
vasi il perf. cotBe. — Cuocersi, Inf. 
XVII, 108; XIX, 79. V. Cocente e 
Cotto. 

CaoeO) lat. coquue, Inf. XXI, 55. 

Caolo, lat. coriìtm. Nel signif. 
prop. Inf. XX, 119. Par. XV, 113. - 
Per est. le vecchie e le nuove cuoia, 
cioè : i Libri del Vecchio e del Nuovo 
Testamento, perchè anticamente seri- 
vevasi sulla pergamena, Par. XXIV , 
93. 

Caore, lat. cor. Nel signif. prop. 
Inf. 1, 20; II, 131 ; XII, 119. Purg. X, 
48; XXV, 40. - Nel signif. flg. il 
cuore come sede delle passioni e dei 
sentimenti dell'uomo, Inf. II, 122; 
V, 100 ; X, 20; XI ,47; XIll, 59; XXII, 
91 ; XXVIl, 38; XXXII, 38; XXXIII, 
5 e 41. Purg. II, 12; IV, 134 ; VI, 130 ; 
Vili, 2; XV, 131 ; XIX, 109; XXVI, 
72; XX Vili, 45 ; XXXI, 88; XXXII, 
127. Par. 111,117; VI, 140; IX, 102; 
XX, 30; XXII, 81 ; XXVI, 56; XXXII, 
150; XXXIII, 63. — Onde porre il 
cvor«, affezionarsi, Purg. XIV, 86. — 
Al pi. TcuoH, Inf. VI, 75. Par. IX, 11. 

— Cuore, il coraggio, Inf. XVIII, 86. 

— Il di dentro, la profondità, Par. 
XII, 28. — Diverse ediz. preferiscono 
la forma core. 



120 



Ctfpere — Da, 



Ctlpere, voce latina ;• desiderare, 
Par. XIII, 1. 

Capldlsi«9 dai lat. del medio evo 
cupiditia per cupiditas, Inf. XII, 49. 
Purg. VI, 104. Par. V, 79; XXVII, 
121; XXX, 139. 

Cupidità. Par. XV, 3. 

Ciipldo, avido. — Preso io cattiva 
parie, Inf. XIX, 71. Purg. XX, 93; 
XXXII, 154 - in buona parte. Par. 
V, 89. 

Cupido^ il figliuolo di Venere, 
Par. Vili, 7. 

CupO) d' orìgine ignota; profondo 
e oscuro, Inf. XVIII. 109. Purg. XIV, 
52. Par. IH, 123. — Per est. fame cu- 
pa, Purg. XX, 12, fame insaziabile. 

— Come sost. il cupo, la profondile, 
l'abisso, Inf. VII, 10. 

Cara) in genere, luf. IX, 102; 
XXIII, 41. Purg. II, 129; VI, 107; IX, 
67; XIX, 93; XXII, 37; XXV, 111 ; 
XXVIl,116;XXXIIl,124.Par.X,26; 

XI, 1 ; XllI, 30; XXI, 21 ; XXVIII,40. 

— Sinistra curo, le cure terrene, Par. 

XII, 129. — Specificatamente. La di- 
ligenza che si pone in alcuna cosa, il 
zelo, la sollecitudine, Purg. XVII, 
100; XXI, 120; XXII, 24 ; XXIII, 67; 
XXIX, 139; XXX, 106. Par. IV, 17. 

— Aver cura di,,. Inf. XXIII, 41 ; 
XXXIV, 136. Purg. V, 89. — Avere 
in cura, nel precedente signif. Purg. 

XIII, 87; XVI, Si.— Mettere in cura, 
inspirare il desiderio, Par. XXVI, 21. 
^Por cura, fissare l'attenzione, Purg. 
X, 135. — Ciò che serve a guarire, la 
cura,Purg. XXV, 138. 

Curare di^ aver cura di... Inf. II, 
125. — Non curare, non importare, 
non curarsi, Inf. XIV, 46; XXI, 2. 
Par. VIII, 84. Non curarsi, nel mede- 
simo signif. Purg. XX, 84. 

Curare) medicare, Purg. VI, 110. 
Par. XVII, 20. 

CuriO) Gurione, tribuno esiliato 



da Roma che eccitò Cesare a passare 
il Rubicone dicendogli, secondo Lu- 
cano (Far$€dia, i, 281) : Tolle moras, 
semper nocuit differre parali*, Inf. 
XXVIII, 102. 

CurradiBO di Svevia, TpUimo 
rampollo della illustre prosapia degli 
Hobenstaufen , fatto decapitare da 
Carlo Angioino nell' a. 1268, Pur^^ 
XX, 68. 

Currado III imp. morto nel 11 S2. 
Fece negli a. 1147-49 una Crocitta 
con poco buon esito, Par. XV, 13$. • 

Currado Malaopiua, v. Mìla. 
SPIHÀ, Purg.VlII,65e118. 

Currado da Palaamo. ?urg. 

XVI, 124, V. Palazzo. 

CurrO) forse dal lat. currer/; pro- 
priamente: il cilindro ;. Buti lo spie- 
ga : «corrtmento degli occhi, il eorso o 
moto degli occhi o degli sguardi, Inf. 

XVII, 61. 

Curale^ voce latina, usala da D. 
per indicare le prime dignità della 
repubblica. Par. XVI, 108. 

Custodire , conservare , Par. 
XXXI, 88. 

Cutieai;na, dal lat. cutit, i capa- 
gli della nuca, Inf. XXXIi, 97. 



D. Par. XVIII, 78, la prima delle 
lettere che esprimono le parole Dili- 
gile juetiliam qui judicatie terram 
(Sap., 1, 1} che formano le anime 
de' Beati nel pianeta Giove. 

Da) lat. de-ad, prep. — Significa 
in genere l' allontanamento, il luogo 
da onde si viene, come Dal del pio- 
vuti, Inf. Vili, 83. — Da imo, Inf. 
XVIII, 16. — Il tempo, dappoi, Inf. 
X, 107. Purg. Il, 98. — La direzione 
verso... Inf. XXII, 146. — La situa* 
zione semplicemente, Inf. XXV HI, 
17. — L' origine, da onde, in un graa 



Da — Dannaggio. 



numero di nomi propri come: Corra- 
do da Palazzo, Francesca da Rimi- 
Di ec. da Troia, luf. XXX, 98, e in 
questo caso il da riceve l' apostrofe 
che per lo più rigetta, come Tomas 
d' Aquino per : da Aquino. — Tu dal 
del, Purg. V, 105, per indicare un 
angelo del cielo. — Da me stesso non 
vsgno Inf. X, 61, non vengo solo o 
di mia spontanea volontà. — Da me 
non venni, Purg. I, 62. — Buona da si, 
Purg. XIX, 143, buona in sé slessa o 
per sé stessa. — Quel che da te ne pen- 
si Par. II, 68, quella che è tua pro- 
pria opinione. — Spesso da indica la 
destinazione, la proprietà : non è im- 
presa da pigliare a gabbo, Inf. XXXII, 
7, non è impresa senza difflooltà, 
lieve. - Da essa, Inf. V, 10, che le 
convenga. — Da vestito di cappa, Inf. 
XXIV, 31, per uomo vestito di... — 
Da sermone, Par. Vili, 147, nato per 
il pulpito, 0, per la professione di 
predicatore. — Il tempo: Da mane, 
Inf. XXX1V,118. Par. XXVII, 29, il 
mattino. — Da mattina, Par. XXXI, 
118, il mattino. — Da sera, Inf. XV, 
18; XXXIV, 106. Par. XXVIT, 29, la 
sera, della sera. — Da due anni, du- 
ranti due anni, Par. XXXII, 33. — Il 
luogo, il sito : Da ogni man, Inf. VII, 
32, da ambe le parti. — Da ogni parte, 
Inf. IX, 46; XIU,^.-^ Da tutte parti, 
Inf. XII, 40. — Da questa parte, Inf. 
X, 13. — Dal sinistro, dal destro can- 
to, Inf. IX, 46 e 47, da sinistra,- da de- 
stra. — Dall'altro lato, Purg. XVlll, 
130. — Dal destro lato. Par. XV III, 52. 
— Dal principio, Inf. XI, 107, al prin- 
cipio d' un libro. ~ Talvolta da cor- 
risponde a : per : da ragazzo, per 
servo, come dire : per le mani di... 
Inf. XXIX, 77. — Non tristo da mar- 
tiri, Purg. VII, 28, fatto triste non 
per martiri. — Da si compone con gli 
articoli e forma le voci dal, dallo, 



121 

dalla, ec. V. ivi. — Dalli per : dai 
trovasi, Purg. VII, 76. — Composto 
con che forma le congiunzioni da che o 
dacché, Inf. Il, 86; XIII, 79; XXVII, 
108. Purg, I, 56. — Dopoché, Inf. IV, 
97; V, 109; XIII, 34. - Dappoiché, 
Par. IX, 1. — Composto con sostan- 
tivi e avverbi forma ancora le locu- 
zioni seguenti: Da indi, dopo, Inf. 
XIV, 109; XXV, 4. Purg. XVUI, 47. 
Par. Ili, 68; X, 13; XVII, 43. ~ 
Dallato, da parte, Purg. HI, 19 — a 
lato, Inf. XIV, 83 ; XXXII, 119. Purg. 
IX, 43. Par. XII, 139. — Da lungi, 
Inf. Vili, 6; Xll, 61; XXXIV, 6. Par. 

XIX, 80. - Dalla lungi, Inf. XXXI, 
23. — Da presso, Inf. XX, 22. Purg. 
II, 39; X, 71 — presso a... Purg. XX, 
122. -> />a prima, al principio, per la 
prima volta, Inf. I, 40. Par. IH, 129; 
XXII, 117. ~- Da stzzo o dassezzo, 
alla fine, finalmente, da ultimo, Inf. 
VII, 130. -^ Da sifiistra, sottintesa: 
mano, Purg. IV, 67. — Da traverso, 
Purg. V, 22. La Nidob. legge di tra- 
verso. - Da vkin, da presso, Purg. 

XX, 137. 
Dalml) T. Oarb. 

llam«9 in grazia della rima per : 
damma, lat. dama, daino, Par. IV, 6» 

Damiano (Pier), nato a Ra- 
venna, visse lungamente nel mona* 
stero di Santa Croce di Fonte Avel- 
lana neir Apennino; fu fatto cardinale 
nella. 1057 e mori nel 1080, Par. 

XXI, 121, V. Peggatorb. 
Damiala, città dt Egitto situata 

sopra una delle foci del Nilo, Inf. 
XIV, 104. 

DanieUo, il profeta, Purg, XXII, 
146. Par. IV, 13. - Daniel, Par. 
XXIX, 134. 

l»aniel Arnaats, il trovatore, 
T. Arnaldo. 

DamnasfiO) lat. damnum; to- 
scanismo per : danno, Inf. XXX, 136. 



in 



Dannare — Dare. 



Dannare, condanDare alla pena 
dei dannati, Inf. XXIX, 120. Purg. 
VII, 27. — Partic. dannato, condan- 
nato, Inf. V,38. —Dannato all' Infer- 
no, Purg. I, 48; XXII, 99. 

Danno, dal lat. damnum, dan- 
no , sventura. — Quello che ai pro- 
va in sé, Inf. 11, 110; XIII, 12; 
XXVIU,99. Purg. XI, 67; XV, 47; 
XX, 78; XXIII, 14; XXVIII , 99; 
XXXIII, 61. Par. IV, 109; VI, 132; 
XI, 130; XXIX, 108. - 11 male che 
«i fa altrui, lof. XII, 106. — La per- 
dita. Par. XXII, 76. - Al pi. Inf. XV, 
42; Purg. XIU, 110; XIV, 67. Par. 
IX, 6. 

Dannoso. Inf. VI, 63; XI, 36. 

Danoia, vecchia forma per: Da- 
nubio fiume deir AUemagna, lof. 
XXXII, 26. 

Dante. Purg. XXX, 65. Questa è 
la sola volta che il poeta si fa nomi- 
nare da Beatrice che gli rimprovera 
i suoi errori. Narra 1' origine della 
sua famiglia, Inf. XV, 73 e Par. XVI, 
45 e segg. ~ La sua nascita sotto la 
costellazione dei Gemini, Par. XXII, 
115. -> Il suo esigilo. Par. XVll, 46 
e segg. e XXV, 4. — L' ospitalità de- 
gli Scaligeri verso di lui, Par. X VII,70. 
— L'ospitalità accordatagli dalla ca- 
aa dei Malaspina, Purg. Vili, 132. — 
Per altro è da notare che Pietro di 
Dante e Landino hanno letto, Par. 
XXVI, 104, Dante invece di Da te. e 
ambidue osservano, ohe era conve- 
niente al padre di tutti gli umani, 
cioè Adamo, di conoscere tutti i suoi 
<!liscendenti; argomento, a mio pare- 
re, di poco peso per sostenere la loro 
lezione. 

Danubio^ fiume dell' AUemagna, 
Par. Vili, 66. 

Danaa, dall' ali. tanz; il movi- 
mento ritmico che D. attribuisce ai 
Beati come indicio della loro felicità, 



Purg. XXXI, 104. Par. VII, 7 ; XIII, 
20. 

Damare, nel signif. che sopra, 
Purg. XXIX, 122. Par. XXlV, 17. 

Dape, voce latina cta|)e<. D. l'usa 
al pi. per: dapi in rima per esprimere 
metaforicamente la beatitudine cele- 
ste spesso rappresentata nella Bibbia 
sotto r immagine d' un festino ; il con- 
vito, una vivanda deliziosa , Par. 

XXIII, 43. 

Dappiè, da pie, per terra, Purg. 
XXI, 11. 

Dappoieliè o Dapoleliè, dopo- 
ché. Par. IX, 1. 

Dappreaao, oda pretto, y. Prbs- 

80. 

Dare) — in genere, Inf. VII, 58; 
Vili, 105. Purg. ly, 30; VII, 123. 
Par. 1, 114; VII, 116, e spesso. - In 
signif. più speciale : concedere, Inf. 
Vili, 106, dare una via, fornire, pro- 
curare. Similmente, Purg. V, 114. — 
Concedere, accordare, come grazia, 
Par. XXI V, 58. — Dare ha qaalche- 
volta il signif. di: percuotere, Purg. 

XXI V, 148. — Darsi a... porsi, o co- 
minciare a far alcuna cosa, Inf. HI, 
70; XXXIII, 72. — Abbandonarsi, 
Inf. XXIII, 44. - Rimettersi in alcu- 
no, affldarsegli, Purg. XXX, 51; altri 
spiegano diémi per: mi diede, mi 
aveva dato. — Dartiin... dedicarsi a 
qualche opera, Par. VI, 24. — Darsi 
nel petto, percuotersi il petto insegno 
di contrizione, Purg. IX, 111. — Dar- 
si vanto, Inf. XXXI, 64. - Questo 
verbo ha alcune forme antiche o poe- 
tiche, principalmente nei tempi pas- 
sati, che meritano nota: _ Dauii 
per : il mi dà, o, me lo dà, Par. XXIV, 
134.— Dannb, per: dà a noi, Inf. 
XII, 93. — Dea per : dia, pres. cong. 
Inf. XXXIII, 126. Purg. XXI, 13 - e 
al pi. deano per: diano, Inf. XXX, 96, 
dove la Nidob. e la maggior parte 



Dare — Doitezzo. 



498 



delle ediz. moderne leggono dieno, — 
Dii per: diede. Par. XV.ISS.—Dibmi, 
Purg. XXX, 51, contratto di: dlédimi 
e diedemi per: mi diedi o mi diede, 
V. sopra.— DiÉRNB per: ne diede, nel 
signif. di: mi diede, Inf. IX, 13. iVeha 
qui il signif. di pi. enfatico equi va* 
lente però a un sing. Altri prendono 
questo ne per particella riempitiva a 
guisa di quelle sillabe che aggiunge- 
vansi anticamente alle parole termi- 
nanti in sillaba accentata, come pìw 
e piune per: più; ma in tal caso sa- 
navi difetto d' un pronome necessario 
alla proposizione. — DiAnno per:die- 
rono, diedero, Inf. XVIII, 90; XXI, 
136. — DiBB tronco del contratto di 
d/^ro per: dierono, Purg. V,41;XX1X, 
11 ; XXXIII, 7. — Dibbuo contratto 
di dierono, ìfnf. XXX, 94. - DiBSSi 
per : si die o diede, Purg. XXX, 196. 
— Le locuzioni particolari prove- 
nienti da questo verbo in quantochè 
più sono proprie della lingua italiana, 
sono: — Dar biasmo, biasimare, Inf. 
VII, 93. — Dab BBio a, impedire, Purg. 
VII, 55. — Dar oubrra, fare opposi- 
zione, avversare. Par. XXV, 6. — 
Dar lode, lodare, Inf. VII, 92. ~ 
Dar paura, impaurire, cagionar pau- 
ra, Inf. I, 44; IX, 13. Dar bobta, fer- 
mare, fermarsi, Purg. XXIX, 78. — 
Dar tanto, vantare, Inf. II, t5; ^ 
vanUrsi, Inf. XXXI, 64. — Dar vbn- 
To, spirar vento, Inf. Ili, 133. — Dar 
VIA, aprire un camino, Inf. XII, 9, 
V. Alcuno. -«Dar mala voce, spar- 
lare di alcuno, Inf. VII, 93. — Dar 
VOLTA, rivolgersi, cambiar direzio- 
ne, Inf. XXI, 136. Purg. V, 41 ; XXIV, 
140: — ritornare ove uno era venu- 
to, Purg. Vili, 107. —generalmente, 
mutar luogo, Inf. XXX, 94 : — d' un 
ammalato che si rivolge nel suo letto, 
Purg. VI, 151 : — delle sponde d' un 
fiume che piegano, Purg. XXIX, 11. 



— Darb a morte, ammazzare, Inf. 
X Vili, 90. — Dare, percuotere, assal- 
tare ; onde provengono le dizioni: — 
Dar di bbcco, beccare, onde il tra- 
slato: mangiare, Purg. XXIII, 30: — 
DAR DBLLB calcagkb. Stimolare, ec- 
citare , Purg. XXII , 21 : — dar di 
cozzo, percuoter con la testa come 
le bestie cornute, onde il traslato: 
contrastare, Inf. IX, 97: — urtare 
con la testa in qualche cosa come i 
ciechi, Purg. XVI, 11 : — dar di mor* 
so, mordere, onde il traslato : sgri- 
dare, biasimare, Purg. XVIII, 13t: 

— DAR DI PIGLIO, prendere con mala 
intenzione, Inf. XXII, 73; — con buo- 
na intenzione, Inf. XXIV, 24. Purg. I, 
49; — contaminar le sue mani di san- 
gue e di rapine, Inf. XII, 105. — Dare, 
nel signif. di préMentare: — Darb il 
DOSSO, rivolgere le spalle, Inf. XXXI, 
7: — DARB IL VISO, rivolgere il viso, 
Purg. Ili, 14: — DAR LR RBNi, rivol- 
gersi, rivolgere il dosso, Par. IV, 
141 , Aldo legge dii e la Nidob. diede 
riferendo questo verbo a mia virtù, 
costruzione alquanto sforzata : — dar 
LE 8PALLR, livolgcre il dosso, Inf. 
XXXI, 117: — dar LOCO, dare il pas- 
so, non opporre ostacolo, Purg. V, 
25; XXXIII, 7; dar 1' occasione, la- 
sciar parlare, far luogo, Purg. XXVI, 
133. — Per ultimo nel signif. ordina- 
rio di dare — dabb un colpo, Inf. 
XIII, 78 : — DARB UN crollo, scuo- 
tere, Inf. XXV, 9: — dar mossa, met- 
tere in movimento, spingere, Inf. 
XXXIII, 126: — dar passo, Inf. 
XVIII, 74 : DARB IL PUNTO, indicare 
il momento favorevole, Inf. XX, 110: 

— DARB IL VOLO, lasciar libero il vo- 
lo, Purg. XIV, 2: — dar pbr la cru- 
na, toccare esattamente, Purg. XXI, 
37. 

Dasral, V. Assai. 

o 9» •«■■•y forse 



iS4 



Dàttero — Dedurre. 



dal lat. da^sequius, da ultimo ^ alln 
fine, Inf. VII, i90. Purg. XXV, 139, 
in quest' ultimo luogo alcuni voglio- 
no spiegare dassezzo per add. come : 
sozzalo, il cbe mi sembra grammati- 
calmente impossibile. 

DAtterO) lat. daetylue, il fratto 
della palma. Riprender dàttero per 
figo, Inf. XXXIII, 190, ò un proverbio 
simile a quello : pan per focaccia, per 
dire: ricevere la giusta punizione del 
peccato; i datteri essendo frutti più 
rari e stimati dei fìciii che sono co- 
munissimi in Italia. 

IMivante, e Davanti^ dal lat. 
de^b-ante, ambi trovansi in rima e 
fuori. ^ Del tempo, (lavante. Par. IX, 
66; XXXIl, 91; XXXIII, 111. - Da. 
vmti, Inf. XVII, 194. Purg. XII, 117; 
XXVI, 49. Par. XXIX, 146. - Del 
luogo, davante, Inf. VI, 39; IX, 103; 
XX, 38; XXXIl, 22. Purg. 1, 39. Par. 
V, 90. — Davanti, Inf. V, 34. Purg. 
1,98. Par. Vili, 136. 

David, il re ebreo, Inf. IV, 58; 
XX Vili, 138. — È accennato senza 
nominarlo, Purg. X, 65. Par. XX, 38; 
XXV, 72; XXXIl, 11. 

De, in varie antiche ediz. .trovasi 
qualchevolta de lo, de la, de li, de gli, 
de le, invece di : dello, della, ec. Que- 
st* antica ortografia è ora abbando- 
nata. 

Be', V. Di. 

Dea, diva. D. chiama cosi : ^ 1 o le 
tre Virtù Teologali, Purg. XXXIl, 8; 
— 20 i tre ordini degli angeli detti 
Dominazioni, Virtù e Potestb, Par. 
XXVIII,121.- De», Inf. VII, 87, gli 
angeli o intelligenze celestiali cbe 
governano i cieli. 

Dea, da dare, v. ivi. 

DeaMO, V. DovBRB. 

DébUe, debole, Par. HI, 14; 
XX1II,78. 

DeMlemente, forma antica per: 



debilmente o debolmente , Purg. 
XVII, 6. 

Debitamente, convenevolmen- 
te, a dovere, Inf. IV, 38. 

DeMto, sost., il dovuto, ciò che si 
deve, il dovere, Purg. X, 108. — add. 
dovuto, Inf. XIV, 72; XXVI, 95. 

Decenne, forma latina, di dieci 
anni, ciò cbe ha durato dieci anni, 
Par. XXXIl, 2. 

Déel, i Decii, celebre famiglia di 
Roma, dei quali alcuni sacriflcaronsi 
alla salute della patria, Par. VI, 47. 

Deelmo, la decima parte, Purg. 
XXXIII, 17. 

Deelna, un drappello di dieci, 
Inf. XXI, 120. 

Deeleo, separato, allontanato, 
Par. XVII, 111. — Il deciso, Par. IV, 
53, potrebbe essere un latinismo per^ 
caduto, disceso, dal lat. decidere. 

Declinare, ordinariamente di- 
chifkare,y. ivi, del Sole, discendere, 
tramontare, Par. XXXI, 120. 

Declivo, tolto dal lat. declivio, 
pendente ; arco declivo, Par. XX, 61 , 
il declinare dell'arco. 

Df^cretall, le costituzioni dei 
papi e il Diritto canonico in genere, 
Par. IX, 134. 

Decreto, sost, l' ordine del cielo, 
Purg. Ili, 140; VI, 30; X, 84. Par. 
VII, 58. ~ Il decreto, l'autorità d' un 
potere legittimo, Purg. XX, 92. — 
Add. determinato, Par. I, 124; XV, 
69. 

Decvrlo, forma latina per: decu. 
rione, il capo d'una diecina, Inf. 
XXII, 74. 

Dedalo, padre d'Icaro, Inf. XXIX, 
116. ~ È pur mentovato, Inf. XVII, 
111. Par. Vili, 126. 

Dedurre, lat. deducere; argomen- 
tare. Par. Vili, 121. — Condurre 
un' impresa a fine. Par. XXX, 35. — 
Dedursi, abbassarsi a... Purg. XIV, 77 



Dèe — Deliro, 



125 



(confronta, Inf. XXXII, 6). - Parti- 

cip. Dedutto, ora: dedotto, derivato, 

Par. XX, 58. -^ Nel aignif. lat. di at 

ducere] formare, modellare, Par. XIII, 

73. 

. Dée^ V. DovBRB. 

Detanlo, lat. defunctuif morto, e 
della vista, spenta, Par. XXVI, 9. » 
Per est. D. dice l' Inferno il mondo 
defunto, il mondo dei veri morti, Par. 
XVII, 31 , come morto e cieco. 

Desffio, V. DoVBRB. 

Degli, V. Di. È da notare che D., 
come gli altri antichi italiani scrit- 
tori, usa spesso degli dove 1' uso mo- 
derno richiede de\ p. e. Degli versi, 
Inf. IX, 63. - Degli quali, Inf. XIX, 
19. --Degli caldi, Par. Il, 106. 

Degnameiate) convenevolmen- 
te, Par. XXXII, 72. 

Degnare, lat. dignari, Porg. I, 
84. — Giudicar degno, Purg. XXI, IO. 
— In signif. ironico, Purg. XXX, 74. 

Degno, lat. dignut; in genere e in 
signif. assoluto, Inf. VI, 79; XXIV, 
126. Purg. X, 6; XIV, 43. Par. I, 97 ; 
VII, 63; XII, 42; XXXI, 23. - De- 
gno, in signif. di santo, rispettabile, 
Purg. Ili, 100; XX, 36; XXII, 126; 
XXIX, 152. Par. V, 128; XÌ, 118; 
XIV, 105. — Degno a... esser degno 
per... Inf. 1, 122; II, 33, e nel signif. 
di proprio a... — Con di, Purg. I, 32. 
Par. X 111, 82. — Senza prep., Purg. 
XXVIII, 112. - Più spesso d^gnodt... 
Inf. XIII, 75; XX, 104; XXVI, 70; 
XXXII, 60. Purg. V, 21 ; VII, 20. 
Par. IV, 42; VI, 34; XXI, 63; XXIII, 
52. — È degno, è giusto, è convenevo- 
le, Purg. XI, 6; XIV, 29. Par. XII, 34. 

Dell, equivale al qucbìo dei Latini, 
Inf. X, 94; XIX, 90 ; XXI, 128. Purg. 
V, 61, 85 e 130; XI, 37; XXIII, 49; 
XXVIII, 43. Par. IX, 19, e più spesso. 
L'antico francese aveva una voce 
equivalente, cioè dea o da. 



Del, De% combinazione della prep. 
di e dell' artic. t. Questa voce trovasi 
ad ogni pagina davanti alle conso- 
nanti semplici e, contro l'uso comu- 
ne, avanti alla voce Dei, Purg. XXI, 
126. 

Dei, y. Dbg e Dio. 

DeS V. DovBRB. 

Delnnirn, moglie di Ercole, che 
fu causa della di lui morte, Inf. XII, 
68. 

Deldamia, figliuola di Licomede 
re di Sciro, amasia di Achille e ma- 
dre di Pirro, Inf. XXVI, 62. Purg. 
XXII, 114. 

Deiflle, figliuola di Adrasto re 
d' Argo, moglie di Tidéo e madre di 
Diomede, Purg. XXII, 110. 

Deiforme, epiteto che D. dà ai 
cieli, formati a immagine di Dio ; ciò 
che rappresenta le qualità dell' essen- 
za divina. Par. II, 20. V. pure I, 105. 

Della, la divinità, Purg. I, 32. - 
Deitade, forma antica, per lo stesso 
Dio, Inf. XI, 46. 

Del, V. Di. 

DeleetastI, D. indica con questa 
voce latina: tu m'hai rallegrato, il 
Salmo xci fxcii) ove questa parola 
trovasi al versetto 5. L'ediz. di Aldo 
legge dilectasii, Purg. XXVIIl, 80. 

Déliieo, ciò che appartiene a Del- 
fo ove era un oracolo di Apollo ; la 
delfica deità. Par. I, 32, è Io stesso 
Apollo, divinità, dio di Delfo. 

Delflno, lat. Delfinua, pesce, Inf. 
XXII, 19. 

Dello, soprannome di Diana, per- 
chè nata in Delo; la Luna, Purg. 
XX Vili, 78. 

Delinquere, verbo tolto dal lat., 
peccare , commetter delitto, Purg. 
• XXXIII, 46. 

Delirare, — della ragione, smar- 
rirsi, Inf. XI, 76. 

Deliro, add. delirante. Par. 1, 102. 



i26 



Delizia — Dto» 



Dellsla. Par. XXXI, 138. — Ai 
p]., Purg. XXIX, 29, la felicità dei 
Beati. 

Deir, Della, Dello, v. Di. 

Delo, isola, la quale secondo la 
Mitologia greca era primitiTamente 
galleggiante, e fu basata quando La- 
tona vi sudò a partorire Apollo e Dia- 
Da, Purg. XX, 130. 

Del tatto, avT. totalmente, Inf. 
IX, 119; XVI, 69; XX, 17; XXIX, 
28. Purg. XIII, 31. 

Delubro , voce latina ; tempio , 
Par. VI, 81. 

Deluso, particip. d6l verbo lat. 
deludere ; ingannato, Par. IX, 100. • 

Denéorlto, filosofo greco, Inf. 
IV, 136. 

Demofoénte, figliuolo di Teseo 
e di Fedra, che abbandonò Fillide, 
Par. IX, 101. (V. Ovidio, Eroidi, ii). 

DcanoniO) e DimoBlo, lat. dee- 
monium. Le ediz. variano arbitraria- 
mente queste forme. Precedente le 
consonanti semplici dimon anco al 
pi. — Angelo infernale, Inf. III, 109; 
VI,32;XlV,U;XVlII,35e64;XXI, 
47 e 103; XXll, 13; XXXIII, 131. — 
Uomo malvagio, Purg. XIV, 118, è 
Mainardo Pagani, v. ivi. ~< Nel luogo 
dell' Inf. XXX, 117, sembra che D. 
indichi con tale appellativo un dan- 
nato, un' anima perduta. 

DéD, V. DOVERK. 

Denaro, lat. denarius. Al sing., 
Inf. XXII, 86. — Al pi. Inf. XXI, 41 

Ddniio, V. Dovere. 

Denso, sost., la densità. Par. II, 
67 e 146. — Add. Par. Il, 60; XXII, 
141. 

Dente, lat. den* — dell'uomo e 
degli animali, Inf. Ili, 101 ; VII, 114 ; 
Vili, 63 ; Xlll, 127; XXI, 131 e 189; 
XX VII, 48; XXX, 35; XXXII, 36 e 
128;XXX11I,77; XXXIV, 65. Purg. 
XXIV, 28; XXXIII, 27. Par. IV, 3; 



XVI, 116. — Metaforicamente t denti 
della fnorte, Purg. VII, 32. ~ I denti 
dell' invidia o della nìmicizia. Par. 
VI, 94. - Dell' amore. Par. XXTI, 51 . 
Dentro, lat. de^ntra, avv. inte- 
riormente, Inf. VII, 9 e 123; VIII, 27; 
XII, 15; XIX, 24; XX, 94; XXX, 79; 
XXXllI, 49; XXXIV, 63. Purg. II, 
114; Vili, 21; IX, 58; XVIII, 141 ; 

XXIV, 54; XXVII, 49; XXVIll, 1. 
Par. I, 67; XIV, 3; XXI, 82 e spesso. 

— Dentro raccolio, Purg. IV, 68, rac- 
colto in sé stesso. — Prep. in, di ra- 
do sola, Inf. XXVII, 95. Purg. XXX, 
28; per lo più accompagnata da a. 

- Dentro a... Inf. Ili, 21 ; VI, 27 ; IX, 
26;XXVI,79c97;XXIX,18. Purg. 
111,26; VII, 76; X,1; XlV,94e144; 
XVI, 54; XVII, 25; XXV, 26. Par. 
VI, 12; X, 41 ; XVIU, 122; XXil, 31 ; 

XXV, 79; XXX, 55; XXXIl, 62. - 
Accompagnata da di, Dentro di,.. Inf. 
XI, 73. — Più spesso accompagnata 
da da, Dentro da... Inf. IX, 125; XI, 
16; XIV, 103; XXII, 160; XXVI, 47 
e 58;XXXUI,22. Purg. X1I,53;XV11, 
23; XVIII, 141; XXVI, 24. Par. Il, 
112 e 119; XXII, 111; XXVI, 82; 
XXX1II,130. 

D' entro, per: di entro. QueUa 
d' entro, Inf. XXIll, 97, l' immagine 
tua S entro, cioè: del tuo interno, 
della tua anima, de' tuoi pensieri. La 
Gr. legge dentro^ onde rimane oscuro 
il senso di questo luogo. — D^ entro 
alle leggi f di ciò che trovasi nelle leg- 
gi, Par. VI, 12. 

Deo, forma antica e poetica per : 
Dio, che trovasi soltanto in rima» 
Purg. XVI, 108. — Il vero Dio (Purg. 
XX, 136, Deo è il dat. latino). ~ li 
pi. Dei è posto per gli Dei del Paga- 
nesimo, Inf. I, 72; XXXI, 95. Purg. 
XV, 98; XXI, 126. Par. I, 69 — e per 
gli angeli o intelligenze che gover- 
nano i cieli, Inf. VII, 87. — II gen. 



Déono — Destino, 



iil 



lat. Dei trovasi, Par. XII, 93. — Se- 
condo V uso moderno Dm richiede 
r artic. gli, ma D. pooe 1' artic. t, Inf. 
XXXI,95.Purg. XV, 98; XXI, 1S6. 
V. Dio. — Per il femm. Dte, v. 
Dba. 

Déono, V. DOYBHS. 

Dependere, dipendere, Parad. 
XXVIII, 42. Ugo Foscolo legge dt. 
pende che è la forma più moderna di 
questo verbo. 

Deporre^ lat. deponete. Al parti- 
cip, depoeto, Purg. XI, 135; XVIII, 
84, dove alcune ediz. leggono dipo- 

8tO, T. DlPORRB. 

Derelllto, voce tolta dal latino 
derelìctus, abbandonato. Par. IX, 134; 
XII, 113. 

Deriso, partici p. di deridere, scher- 
nito, Purg. XX, 88. Par. IV, 67. 

Derivare, nei signif. prop. d' un 
fiume, prender la sua origine, Purg. 
XXXIll , 127. - Per est. derivare. 
Par. II, 142; IV, 116. — Derivarti, nel 
signif. prop. d'un fiume, aver la fon- 
te, Inf. XIV, 122. — Per : iscorrere, 
in genere, Par. XXX, 87. V. Dibi- 

VABB. 

Deaerlvere, lat. describere, Inf. 
XXXIl, 8. Purg. XVIII, 12; XXIX, 
97, dove la Gr. legge ditoriver, per 
imprimere, scrivere, Purg. IX, 112. 

Deserto, sost., la Cr. legge 8em< 
pre diserto, luogo inospito, Inf. I, 64. 
Purg. X, 21 ; XXII, 162. - La vita 
umana è detta deserto, Purg. XI, 14. 
~ Deserto, distrutto, devastato. Par. 
XIX, 117. -Abbandonato, Inf. XXVI, 
102.' Par. XV, 120. — Diserto nel pri- 
mo signif. Inf. I, 29. Purg. 1, 130; III, 
49; VI, 105. - Derelitto, Inf. XXVI, 
102. Purg. XVI, 58. 

Desiare, y. Disiabb. 

Desiderare, v. Disidbrarb. 

Desiderato. Par. 1, 77. 

Desiderio. Inf. 11,186. 



pieno di desiderio 
di... Purg. XX, 146. Par. II, 2. — Di- 
sideroso, Inf. X, 43. Queste due forme 
yariano in tutte le ediz. 

Desio e Disio, forme contratte 
di desiderio: Variabili in tutte le ediz. 
Il desiderio, la brama, la voglia, Inf. 
111,126; IV,42;V, 113; VI, 88; IX, 
107; XIV, 93; XXVI, 69. Purg. IV, 
29; V, 86 ; Vili, 1 ; XI, 86 ; XIX, 87; 
XXXI,P54; XXXIII, 61. Par. I, 83; 
11,40; HI, 126; IV, 117; VII, 121; 
IX, 81 ;XV, 68; XIX, 15; XX, 77; 
XXI, 51; XXll, 61; XXIV, 132; 
XXVIII, 130; XXXIII, 46. 

Desirare e di rado Disirare^. 
desiderare, Purg. VII, 26; XV, 104; 
XVII, 128. Par. II, 126; IV, 72; VII, 
144. >^ Nel signif. lat. di sospirare 
dietro ciò che manca, Par. XXX, 
132. 

Desire e Desiro, Disire.e Di- 
Siro, forme che variano in tutte 1& < 
ediz. La terminazione al sing. è spes- 
so unicamente determinata dalla ri» 
ma. Il pi. in tè comune alle due for- 
me. 11 desiderio, la voglia, la brama r 
desire e disire, Purg. XVIII, 31 ; XXVI, 
137. Par. IV, 10; XXVII, 103.~DMiro 
e diSiro, Purg. XXIl, 4 ; XXIV, 153 ; 
XXXI, 118. Par. VIII, 30; XVIII, 133; 
XXXI,65;XXXIll,143.-Alpl.Inf. 
V,120; X, 6. Purg. XV, 49; XXV, 
106 ; XXXI, 22. Par. HI, 74 ; VI, 115. 
— L' oggetto del desiderio. Par. 1,7; 
XXIH, 105. 

Desistere, rinunziare a.... Par. 
XXX, 31. 

Desso, lui stesso, Inf. XXVHI, 
96. 

Destare, d' origine ignota ; sve- 
gliare, Inf. IV, 8; XXni,38. Purg. 
XVIH, 21. — Destarsi, svegliarsi, luf. 
VI, 94. — Al partici p. sempre désto, 
y. ivi. • 

Destino, da destinare, Inf. XV, 



d2S 



Désto — Di. 



46 ; XXXIl , 76 ; ia quest' ultimo luogo 
è opposto a fortuna, caso fortuito. 

nèsIO) contratto di dentato, add. 
verbale; svegliato, laf. XXIII, 88; 
XXXIII,37e43. Par. Xll,76. 

Destro^ lat. dexter. Diritto, Inf. 
IX, 132; XII, 97; XIV, 110; XVI, 
112; XVII, 118; XVlll, 22; XXIII, 
31; XXVI, 110; XXX, 93; XXXI, 
«7 ; XXXIV, 43. Purg. HI, 89 ; X, «6; 
XIII, 14; XXII, 198; XXV, 110; 

XXVI, 4. — In quanto al luogo del 
Purg. XXX, 100 destra coscia, v. Det- 
to. — Prospero, favorevole, secondo 
l'opinione degli antichi che reputa- 
vano i segni appariti dalla parte de- 
stra come favorevoli, Inf. XXI, 82. — 
Abito destro, Purg. XXX, 116, diritto, 
onesto, buono. - A destra, aw. dalla 
parte destra, Purg. VII, 46. — il de- 
stra man, Purg. I, 22; XI, 48. Par. 

XXVII, 46. — Dal destro sottinteso: 
lato, Inf. IX, 47. Par. XXXII, 124. - 
La destra^ sost., sottintesa: mano, 
Purg. XII, 133. - Al pi. Purg. XIX, 
81. — La destra del del ovvero di 
Dio, Par. VI, 26 ; XV, 6. 

Determinato. Par. XXIX, 135. 

Detmdere^ verbo tolto dal lati- 
no ; precipitare, inabissare. Particip. 
detruso, Par. XXX, 146. 

Dettare^ lat. dìctare; inspirare, 
Purg. XXIV, 64. V. Dittabb. 

DetCO) lat. dictum, sost., la parola, 
la proposta, il discorso, Inf. X, 76; 
XXVI, 75 ; XXIX, 126. Purg. VI, 33 ; 
XXXIII, 75. Par. XIII, 109. - I versi, 
la poesia, Purg. XXVI, 112. - Add. 
detto, menzionato, Inf. V, 49. Par. 
XII, 90. - Nel luogo del Purg. XXX, 
100, la-Cr. legge destra probabilmen- 
te per errore, poiché il poeta ha det- 
to al V. 61 che Beatrice stava sulla 
sponda sinistra del carro, e qui ripete 
che non aveva cambiato posto, come 
è significato dalle parole detta coscia 



della Nidob. e di molti mss. Nondi- 
meno tutti gli antichi commentatori 
hanno Ietto destra. — Nominato, ap- 
pellato, Inf. XVIII, 1. V. Dibb. 

Deturpare^ verbo tolto dal lati- 
no ; lordare, Par. XV, 147. 

lieas Tenerant gemiem. Purg. 
XXXIII, 1 : Signore, le genti hanno 
invaso il tuo retaggio ; principio del 
Salmo, Lxxviii (lxxix). 

Devotamente* Purg. Vili, 13. 

Devoto, pio, Purg. Vili, 16 ; IX, 
109; XIII, 82; XXlll, 21 e 88; XXIX, 
119. Par. II, 46 ; XIV, 22 ; XXI, 60 ; 
XXII, 106; XXIV, 29; XXXIII, 42. 
— Devoto, sottomesso, Purg. VI, 91 ; 
XXIX, 28; XXXII, 107. Par. XXVI, 
97; XXXI, 117. Le cdiz. variano al- 
l' inOnito ponendo ora devoto e ora di- 
voto, 

DI9 prep. che serve per lo più a in- 
dicare la relazione del gen. latino, 
come Nel mezzo del cammin di nostra 
vita Inf. 1, 1, e cosi ad ogni pagina; 
onde ne viene che questa prep. tro- 
vasi in gran numero di nomi propri 
come Pier di Medicina, Can della Sca- 
la, Guido del Duca, al pi. Bocca degli 
Abati, Alberigo de' Manfredi, Cornicio^ 
ne de' Pazzi. La differenza essenziale 
fra di e da non è sempre osservata, 
principalmente dagli antichi; onde 
trovasi Vegno di loco^ Inf. II, 71 , invece 
di da. Tu m'hai di servo tratto a liber* 
tate. Par. XXXI, 85. — Dopo più, me- 
no, meglio ec. di serve, come il : che, 
a esprimere il secondo membro dei 
comparativo, Purg. XII, 68. — Di 
combinato con T articolo t7. Io, la, i, 
gli, le dà le forme del, dello, della, dell' 
che i mss. ed alcune ediz. scrivono 
spesso d0 lo, de la ec, dei, de', dell', 
degli, degV, delle. D. non osserva sem- 
pre le regole de' grammatici moderni 
nella scelta di queste forme, e trovasi 
de' Dei invece di degli Dei, Purg. XXI, 



D'entro — D'intorno. 



429 



126. — la doUrina degli versi Mirante 
Inr., IX| 63, invece di : de' o dei. >* 
Combinato con 80ftt.aTv.co., di Torna 
le locuzioni avverbiali seguenti : 

D'emiro, di dentro, Par. vi, «t; 
Xil,13. 

mi kotto, mi »««!•, y. Botto. 

Bleolpo, a un tratto, Inf. XXII, 
124. Aldo, Landino, Vellatello e VU 
vieni, leggono di colpa cbe trovasi in 
vari mss. Ma mi sembra o congettura 
o chiosa occasionata dalla voce eom^ 
punto che segue ; di colpo è dizione 
ovvia agli antichi. 

mi eoair«9 di faccia, dall'altra 
parte, Purg. X, 67. Par. XXXH, 31 - 
Di contro «... nel senso che sopra, 
Par. XXXH, 133. — A noi, nella no- 
«tra direzione, Purg. XIV, 131 — 
Presso, vicino, Inf. XXll, 84. 

•I «oata, ordinariamente accosta, 
A lato, Purg. XXXH, 152. -Quanto al 
luogo dell' Inr. XXVII, 32, v. Costa. 

IN roatà, v. GostX. 

mi di In di e Bl die In die, di 
«iorno in giorno, Par. XI, 63; XVI, 8. 

IN foPB*, fortemente, con vee- 
menza, Inf. XIV, 61. 

Bl hMrl, Bl taor, lat. de-foris, 
«steriormenle, Inf. IX, 1 ; XVH, 11 ; 
XXin,64. Purg.XVHI,8.-Di foora, 
Inf. XI, 87; XVH, 74. Purg. XXX, 30. 

— Dall'esterno, esteriore, Inf. XVHI, 
16 ; XXni, 26. Purg. XVHI, 43. Par. 
IX, 15; XII, 18. —Dal di ftiori, Purg. 
XV, 11$. Par. V, foi. - All' esterno, 
fuori di... Inf. XH, 121. Purg. IH, 131. 

— All'esterno, Purg. XVII, 14. - 
'Come sost. // ài fuori, V esterno, Purg. 
XXVII, 88. ~ Quei di A«ori, quelli pò- 
«ti all' estremità, Purg. XXIX, 81. 

m tari, in rima per : di fori, o, di 
fuori, air esterna, Purg. XIX, 81. 
Forma antiquata. 



Bl «aloipiN»* Inf. XXII, 114. 
M «torno In giorno. Purg. 

XXIV, 80. 

DI irlù, di ra. Inf. V, 43. 

Bl «rado in «rndo. Inf. XI, 18. 
Par.II,122;XXVin,li4. 

Bl là, al di là, Inf. IH, 119; XHI, 1 : 
XVHI, 27 ; XXIH, 141 ; XXXIV, 109. 
Purg.XXVn,12.Par.I,43;XXVII,82. 
- Dall'altra parte, Inf. XX, 64. — Di 
qua di ZA, Inf. V, 43. — Al di le. Par. 
XHI, 22; XIX, 57. - Del tempo, Inf. 
VI, 111. . Siccome r idea : al di là, ò 
relativa, di ià nella bocca di quei che 
sono in Purgatorio significa spesso la 
terra abitata dai viventi, levita ter- 
rena, Purg. 1,86 ; IH, 105e 146 ; V, 60 
e 81; XHI, 144; XIX, 96; XX, 49: 
XXl,^e91. — Altre volte indica il 
Purgatorio, Purg. XI, 31.— Di là da,.. 
Purg. XVHI, 128; XXXI, 24. Par. V, 
2; XXX, 20. 

91 Inrso, piUt- di iorgo, Par. 
XXX HI, 82, più largamente, più 
completamente. 

Bl Icssler. Purg. XI, Iti, facil- 
mente. 

•i IIOTO, facilmente, Purg. VHI, 
76. 

M lontano. Inf. XXXI,26. Purg. 
1, 116; VHI, 15. -Lontano, Purg. IH, 
67. Par. XXX, 1. 

9i lume In Inme, di stella in 
stella, di cielo in cielo, Par. XVH, 
i15. 

91 ionsl, lontano, Inf. IV, 70: 
XVI, 118. 

M mano In mano. Par. VI, 8. 

Bl mekBO, V. Bf izza 

Bl neecMiltli, necessariamente. 
Purg. XXX, 63. 

M nelle. Purg. XVIH,92; XXll, 
67. 

BMnIorno e Blntorno* Inf. 



1 In (fuesto Inogo l' nrUe. « degli • è regoUrinimo, riferendosi « « slmai. » 



130 



Di nuovo — Di «otto. 



IX, 32; X, 58; XII, 73; XXXI, 8. 
Purg. IX, 50; XIII, 5; XVII, 15; 
XXVIII, 1; XXX, 20; XXXII, 46. 
Par. 1, 59 ; Vili, 53; XIII, 12; XXVIII, 
103. — D'intorno a... prep. Inf. XII, 
73. Purg. X,79. Par.XXI,<39;XXIX. 
67; XXX, 11. 

M nuovo. Purg. XVIII,27; XXII, 
116. 

m pari, di fronte, Purg. XII, 1. 

m pianO) espressione che nel 
luogo dell' Inf. XXII, 85 lascioUi di 
piano gli pose senza difficoltà in liber- 
tà, è evidentemente tolta dallo spa- 
gnuolo de llano e derivata dal latino 
(ie plano nel medesimo significato. 

IH pisliO) y. Dare e Piglio. 

■i j^oco, dopo poco tempo, Inf. 
IX, 25. 

•i poi. Inf. XIX, 57. 

Di preoso, dappresso, Inf. XII, 
65. Purg. IV, 98. 

■i pria,dappriraa, Purg. XIV, 76. 
- Quel dipria, Inf. XXIV, 62, quello 
di prima. 

m prima. Purg. XV, 11. 

»i qua. Inf. Ili, 120; IV, 68; Vili, 
128; XII, 5. Purg. Ili, 62; XXVll, 
i4. Par. I, 43; XXVI I, 83. - Del tem- 
pò: avanti, Inf. VI, 95 e 111 ; XXVI, 
8. - Dal di là, Purg. XXX, 66. - Di 
qua entro, Inf. XXXII, 113, di quag- 
giù, cioè: dall' Inferno. — Di qua di 
là, Inf. XVII, 47. — Con movimento : 
di qua di là, Inf. V, 43; XVIII, 34; 
XXVII, 60. — Quaggiù: sulla terra, 
Purg. Vi, 23; VII, 23; XI, 32; XIII, 
22; XXVIII, 28; XXIX, 66. 

DlqnaMùfdal cielo. Par. XXII, 
16. 

m qui, dajrinferno, Inf. 1, 114. 

m rado, raramente, Inf. IX, 19. 

DI ramo In ramo, di punto in 
punto , esattamente , partitamente , 
Par. XXIV, 115. 

IM retro, avv. Inf. XVIII, 36. — 



Quel di retro, \nf. XII, 81, quello che 
viene appresso. — Quel modo di retro^ 
quest'ultimo modo, Inf. Xi, 55. — 
Prep. di retro a... Inf. XIII, 124; XIV, 
140. Purg. X, 72; XVIII, 133. - Di 
retro da.,. Purg. X, 50 ; XXIX, 143. 

Vi rIeCro, forma più antica che 
trovasi in alcune ediz. p. e. Inf. XII, 
81 ; XIII, 124. 

m rimbaiao,indirettamente,Inf. 
XXIX, 99. D. vuol probabilmente di- 
re, che la parola in quistione passò di 
bocca in bocca per modo che diversi 
r intesero senzachè fosse loro diretta. 

m rinCoppo, voce antiquata : al- 
l'opposito, Inf. XXH, 112. V. Rm- 

TOPPO. 

mi sopra, mi flovra, avv., in 
alto, Inf. XXVI, 53. Purg. VI, 47. - 
Dal di sopra, Inf. XV. 2. — In alto, 
sulla terra, Inf. XV, 49; XXXIII, 157. 
— Con movimento: in alto, sulla 
terra, Purg. Ili, 1 27. — Venir di eopra, 
venir al di sopra, Inf. XVI, 121. — 
Eeser di eopra o andar di eopra, sor- 
passare , Purg. XXVIII, 133. Par. 

XXXI, 86. ~ Come citazione: addie- 
tro, anteriormente. Par. V, 48; VI, 
98. — Prep. di eopra a... al di là di... 
Par. XXX, 57. — Senza prep. , Purg. 
XVII, 137. — Di eopra da,., per di 
sopra, Purg. XXIX, 150. - Sost. i7 dt- 
eopra, ciò che è sopra, Par. XXXI, 19. 

Di flollo, avv., in basso, Inf. XIX, 
46; XXXIII, 46; XXXIV, 64. Purg. 
Il, 23; IV, 33 e 89. — Dal di sotto,. 
Inf. XVII, 117. Purg. IX, 76; XVII^ 
124. Par. XXXIl, 30. - Là disotto,. 
Purg. XIII, 137; XVII, 124; XXIII,. 
83. — Quel di eotto, quello che va di 
dietro, Purg. Vj 5. — Con movimen- 
to, in basso, Inf. XVI, 47. — Prep. di 
eotto a... Purg. II, 23. — Di eoUo da... 
nei medesimo signif. che sopra, Inf» 
XXVI, 131. Purg. IX, 117. Par. 

XXXII, 8. 



Di itale — Dieere. 



13f 



m% alate) in tempo estivo, Inf. 
XVII, 49; XX, 81. 

IN sa, in alto, lof. V, 43. - Dal 
dì sopra, Par. XXIII, 83. ~ Nel luogo 
del Par. XXV, 114, ove la Gr. legge 
di «u la croce è molto meglio legger 
con la Nidob. d' in «u la croce, dall' al- 
to della croce. — Sost. ti di «u, la 
parte superiore del corpo, Inf. XIX, 
46. 

m miMtOf subitamente, Inf. X, 
67; XXI, 69; XXIII, 37;XXXI1I, 60 
Purg. Vili, 63; XV, 86; XXX, 83. 
Par. 1, 61 ; XXXI, 64. 

mi svttO) in rima per: di sotto; 
star di tutto, Inf. XI, S6, esser più in 
giù. 

. DIiaMio. Inf. IV, 41; XXX, 8S. 
— Di tanto, Inf. IV, 99, è spiegato 
ora : di tanto onore che mi avevano 
fatto, ellissi ardita anzichenò; ora: di 
ciò; ora: intanto, frattanto, lo non 
ardisco decidere, massimamente che 
in ogni caso questo di tanto ha non- 
sochè del soperchio. Confronta, Purg. 
XII, 136, ove il medesimo concetto è 
espresso più semplicemente. 

mk fraTerao. Inf. XXX, 87. — 
Nel luogo del Purg. V, 92, la Cr. leg- 
ge da traverso che inclinerei a prefe- 
rire al di traverso della Nidob. se 
gì* Italiani fossero più precisi nell'uso 
di queste due preposizioni. 

DI TeraO) in tempo d* inverno, 
Inf. XXXII, 26. 

DI TeraO) DI rér^ verso ; di tir 
ponente, Inf. XIX, 83. 

DI TUiia In Ttoia. Par. XXX, 9. 
D. chiama in questo luogo le stelle 
vitto, come le dice vedute, Par. II, 115; 
il senso è questo: una stella dopo 
r altra si spegne, sparisce. 

DI e qualchevolta Die, lat. die», il 
giorno, Inf. XXXIII, 66, 67, 72 e 74. 
Purg. V,H6;VIII,3;1X,59;XII,81; 
XXIII, 76. Par. XI, 63; XVI. 8; XXV, 



102, e spesso. — L' ultimo d\, V ulti- 
mo giorno della vita umana, il giorno 
della morte, Inf. XIV, 64; XV, 47. 
'- // gran dì, il giorno del giudizio 
finale, Purg. I, 76. — ì d\ caniculari, 
ì giorni della canicula, Inf. XXV, 80. 

— Die forma antica e poetica, trovasi 
Purg. XXX, 103. - 7/ primo die, il 
primo giorno della creazione. Par. 
VII, 112. - Di die in die, Par. XVI, 8. 

- Di dì in dì, Par. XI, 63. - DI e 
notte, sempre, continuamente, Purg. 
VI, 113.-7/ di, nella giomata, Purg. 
XX, 121. 

Dlafliaate, dal lat. del medio evo 
diamantee per adamas, pietra prezio- 
sa, Purg. IX, 105. V. pure Adamante. 

Dlaaa^ figliuola di Latona e so- 
rella di Apollo, Purg. XXV, 131. Tutti 
gli antichi commentatori raccontano 
che i Sanasi eransi per lungo tempo 
immaginati che sotto la loro città 
correaae certa fiumana sotterranea 
che chiamavano la Diana, Purg. XIII, 
153, allo scoprimento della quale 
eransi posti più volte senza frutto. 

Dlaakl, lat. de-ante, poco fa, Inf. 
X, 112. Purg. II, 64; IX, 62 e 89; XX, 
122; XXI, 35 ; XXIII, 132. - Prima, 
Purg. VI, 60. 

Diavola) lat. diabolue ; come per- 
sonificazione astratta, il diavolo, Inf. 
XXIII, 143. ~ Uno degli angeli ma- 
ledetti, un diavolo, Inf. XXI , 29; 
XXVIII, 37; XXXII. 108; XXXIII, 
145, ove la Cr. legge malamente il 
diavolo, 

DlHarHaral) sradicarsi, Purg. 
XXXI, 70. V. Abbarbicabsi. 

Dlliallere, agitare, dimenare, 
Inf. XXVII, 132. ~ Dibattere i dentir 
digrignare i denti, Inf. Ili, 101. 

DI boUo, V. 1)1. 

Dleere^ forma antica e poetica del 
verbo dire, parlare, che trovasi fre- 
quentemente all' infin. Inf. X, 20 ; 



-132 



Dicere (il) — Diffalta. 



XVI, 84 ; XVIII, 61; XXVIII, 2 e 102; 
XXXII, 6 e 19. Parg. Vili, 103; X, 
60 e 83; XV, 82 e 89 ; XXV, 15; 
XXX, 46. Par. V, 67; IX, 61 ; XIV, 
62; XXVI, 23; XXIX, 83; XXX, 
127; XXXIII, 123. - Al fut. Acero, 
Purg. XXVUl, 88. Par. XXVIII, 62. 
~ DiceroUi per : te Io diceròi Inf. III, 
45. ~ Dicerei, Inf. XVI, 17. .- La for- 
ma dici a rigore potrebbesi riferir a 
dire, ma appartiene più specialmente 
a dicere, e trovasi, Inf. II, 18. Purg. 
VII, 62. Par. Ili, 62. 

Dieere (il)) sost., il discorso» Par. 
XI, 24; XXXII, 150. 

Diehiarare^ lat. declarare, ma- 
nifestare, luf. XXVIII, 91 . Purg. VUI, 
^1 ; XIX, 115; XXIV, 90. Par. VII, 
122. — La forma barbara dichiare- 
ranlti per : te lo dichiareranno, Purg. 
XXIV, 48, adoUato dalla Cr. è riget- 
tata dalie ediz. moderne ohe leggono 
con la Nidob. dichiareranti, . 

■Neblnare) lat. declinare, D' una 
pianura che discende, Inf. XXVUI, 
75. Purg. 1, 113. — Del giorno che 
abbassa, Purg. VII, 43. — Dichinarei, 
discendere, scorrere all' ingiù, Inf. 

XXXII, 56. 

Di eolpo, y. Di. 

Di eontra^ v. Di. 

Di eoata, v. Di. 

Dido 9 ordinariamente : Didone , 
fondatrice di Cartagine, Inf. V, 85. 
Par. VIII, 9. — È ancora mentovata 
come suicida, Inf. V, 61. 

Die, il giorno, v. DI. 

Die, per : dici o : di', v. Dibb. 

DIeee, lat. deeem, in rima per: 
dieci, Inf. XXV, 33; XXIX, 118. Purg. 

XXXIII, 43. Par. VI, 138. - La Cr. 
legge ancora dieee senza necessità, 
fuor di rima, Inf. XIX, 110. Purg. 
XXIX, 81. Par. XXVII, 117. 

Dieei.Inf.XVII,32;XVIII,9;XXII, 
13,einpiù luoghi allegati in Dibcb. 



Diemi, Dienne, Dierno, v. 

Dare. 
DIefa, lat. diala, Purg. XXIV, 18. 
Dietro, lat. de retro. Dopo, Inf. 

XIV, 73 ; XVllI, 21 ; XIX, 93; XXUI, 
23; XXIV, 94; XXV, 57; XXVUI, 
37; XXXI, 87. Purg. III, 16; VUI, 
30; XXXI, 95. Par. Vili, 136; XXVUI, 
5. — Tener dietro, star di dietro, se- 
guitare, Inf. 1, 136; XXII, 134. • 
Dietro pensaret Par. X, 23, riflettere. 

— Come prep. seguito da a, Inf. HI, 
55; XI, 6; XXI, 29; XXUI, 148; 
XXV,138;XXV1I,4. Purg. l, 3; U, 
80; IV, 38 e 104; V, 13; XIU, 80; 
XVI, 92; XVUI, 114; XXUI, 3; 
XXXU, 54. Par. U, 3; XXU, 100: 
XXX, 32. — Di rado seguito da da, 
Inf. XXV, 22. Purg. XXIX, 143. - 
Del tempo ; dopo, Par. XVU, 96. 

Difendere, lat. defendere, Inf. X, 
93; XV, 8. ~ Impedire, proibire, Inf . 

XV, 27. - Proteggere, Par. XXVII, 
62. — Sostenere, Par. XXX, 60. -> 
Difenderai, Purg. VI, 9. Par. XIi,107. 

— Non soccombere, reggere. Par. 
XIV, 54; XXX, 60. - Parlicip. Di^ 
feso, protetto, Inf. IV, 108. 

Difensione, la proibizione^ Inf. 
VUI, 123. " Oltre la difemion di* ten- 
ni umani, senzachè la prudenza uma- 
na possa impedirlo, Inf. VII, 81. 

Difesa, il riparo. Par. XIV, 116. 
'- Difesa di Dio, Par. XXVU, 57, la 
protezione, ed anco come ammette il 
contesto : la vendetta. 

Difeao,particip. oìdi fender e, f. ivi . 

Difettivo, mancante, Par. XI, 2; 
XXXIII, 105. 

Difetto, lat. defectus, la mancanza, 
Inf. IV, 40. Purg. XXUI, 51. Par. 
XXX, 80. — L' errore, il peccato, Inf. 
XXII, 125; XXX, 142. Purg. VI, 41. 
~ Entomata in difetto, imperfetto, 
Purg. X, 128. 

Diffalta, da fallire, V errore, il 



Differenle — Dilatare» 



ns 



peccato, Porg. XXVIII, 94. Par. IX, 
53. 

INirereate. Purg. XXV, 53. Par. 
II,U4;XXX1I,74. 

INITereiiteiiieiitef in una ma- 
niera diversa, Par. IV, 35; XXIV, 16, 
dove D. divide la parola nei doe ver- 
si : dìffennte-mente. 

BUrcrensa. Par. Il, 118. 

DUrerlre, lat. differre, esser dif- 
ferente, Par. XXXII, 76. 

DIfBdare, lat. diffidere, Purg. HI, 
M. Par. XVIII, 10. 

DilTaao, partici p. di diffonden, 
propriamente: sparso, dilatato, Purg. 
XV, 138. Par. XXI, 33 ; XXIV, W. - 
Particolarizzato , Purg. XXXII, 91. 
Par. XI, 75. - Nel signif. del lat. 
conspersui, di quello il coi volto è co- 
perto si copre dei fenomeni di al- 
cuna passione, Par. XXXI, 01. 

VlflelO) afóresi ovvia agli antichi 
per: edìOcio, lat. a>dificium, ediflzio, 
Inf. XXXIV, 7. — Dante dice dificio 
il carro sol quale gli si presenta Bea- 
trice, Porg. XXXII, 143. 

IN fora, DI taorf, Mi tari, v. 
Di. 

IHgeslo, add. verbale da digestire 
lat. digerere, digerire. Nel signif. pro- 
prio come termine di fisiologia: dige- 
rito, Purg. XXV, 43. - Nel signif. 
flg. Par. XVII, 132. — Chiaro e di- 
stinto, Par. XXV, 94. — Digesto a... 
disposto, Par. X, 53. 

IN giù, V. Di. 

lN||laiiare, lat. dix^jejunare,òiie' 
nersi dal cibo, Porg. XXIII, 97. - 
Osservare il digiuno comandato dalla 
Chiesa, Par. XXVII, 130. 

Digiuno, sost. Il difetto di nutri- 
mento, Inr. XXXIII, 75. - L* asti- 
nenza dal cibo, Purg. XXIV, 23. Par. 
XXII, 89. ~ Siccome 1* astinenza sti- 
mola r appetito , digiuno esprime 
spesso: il desiderio. Par. XV, 49; 



XIX, Ì5 e 33. — Digiuno, add. Purg, 
XXXII, 120. — Per est. affamato^ 
Par. XXIV, 109. — D. usa questa voce 
spesso in signif. molto flg. Purg. XV, 
58. — Sete men digiwM, sete meno 
intensa, Psr. XXI, 39. — Digiuno di 
vedere, che non ha veduto, Inf. XV IH, 
42; XXVIII, 87. ~ Digiuno, che non 
ha provato, Par. XVI, 135. — Digiuno 
di materia, vuoto di materia, Par. Il, 
75. 

BlgMltH, Mgnltale, Disili- 
tade.Par. VII, 82. — Dignitate, Purg. 
XIX, 131. — Dignitadi al pi. le prero- 
gative. Par. VII, 86. 

IN^Mtf OM»9pienodidignitè, Purg. 

in, 8. 

Blgratfare, lat. de-gradi; discen- 
dere, Inf. VI, 114. Par. XXXH, 14. - 
Diminuire, menomarsi, Porg. XXII, 
183. 

91 grado, v. Di. 

Digredire, lat. degradi, allonta- 
narsi dal camino, fare una digressio- 
ne. Particip. digreeso, Par. XXIX, 127. 

Digressione. Purg. VI, 128. 

DIgreMO, V. DlGBRDIRR. 

Digrignare, onomatopea; mo- 
strare i denti come fanno i cani irri- 
tati •> ora solo, Inf. XXI, 131 e 134 ; 
XXII, 91 — ora: digrignare i denti, 
Inf. XXI, 131. 

Di là, V. Di. 

Diiaeearsi , propriamente : ta- 
gliare le lacche o le cosce, le lac- 
chette d'una bestia. Per est. dilac- 
carsi, lacerarsi , smembrarsi , Inf. 
XXVIII, 30. 

Dilacerare, straziare, Inf. XllI^ 
128. La Cr. legge E quel dilacerato, il 
che intrica la costruzione ; meglio ò 
leggere con la Nidob. E quel dilace-^ 
raro. 

Dilatare, estendersi, allargarsi^ 
Par. XXX, 125; — d'un albero, Purg. 
XXXU, 40; - della folgore, Par. 



i3i 



Dilectaitt — Di mano in mano. 



XXIII, 41. ~ Al flgurato, Par. XXII, 
55; XXIV, 146. - Particip. dilatato, 
Inf. XIV,29. 

DUeeiaall) v. Dblbctasti. 

Di lef^gicre^ v. Di. 

Dlleipaamil) lat. deliquetcere, fug- 
gire, sparire, Inf. IX, 77; XVII, 136. 
— D' un suono che si perde, Purg. 
XIV, 134. - Dello forze, Purg. XVII, 
73; dilegue per: dilegui. 

DllettanBa^ dal lat. deleclare, il 
diletto, il piacere. Nel signif. fisico, 
Purg. IV, 1. — Nel signif. morale, 
Par. XVIII, 58. Voce antiquata. 

Dilettare) lat. delevtart. Aver pia- 
cere, Purg. XII, 83; XIV, 124. -Dar 
piacere, Par. XIV, 60. — Dilettarti, 
compiacersi di... Purg. X, 97; XVII, 
20. Par. XXV, 86, dove dilette in rima 
sta per : diletti. 

Dilettare) sost, il piacere, la 
sensazione del piacere. Par. VII, 84. 

Diletto, sost., il piacere, Inf. V, 
127; XII, 87. Purg. I, 16; VII, 48; 
^ ^^.XII,126;Xy,8|j XVII, 99; XXIII, 
Ì2; XXVII, 75. Par. XI, 8; XXIII, 
129; XXVIII,106; XXIX, 53; XXXII, 
62. — Diletto^ add. amato, caro, Purg. 
XXIII, 91; XXXIII, 11. Par. I, 25; 
XVII, 66; XXVI, 112; XXXIII, 40. - 
G. G. è qualclìovolta detto ti Diletto, 
nostro Diletto, Par. XI, 31 ; XIII, 111. 

Dilettoso) delizioso, pieno di de- 
lizie, Inf. I, 77. 

DiliberarC) lat. de-liherare^ libe- 
rare, Par. II, 94. 

DiliUrarai. Par. XXIX, 6, è in- 
teso da alcuni per : escire d' equili- 
brio ; ma siccome gli astri di che si 
parla, mutando posizione rispettiva- 
mente air orizzonte non la mutano 
però fra loro, è forse meglio spiegare 
dilibrarsi per: liberarsi, riferendolo 
z da quel cinto. 

Di lieve, v. Di. 

DUigite Jastitlam qui Jadi- 



cati« terram. Par. XVIU, 91. Que- 
ste parole con che comincia il libro 
della Sapienza, sono formate dalle 
anime de' Beati che trovansi nel cielo 
di Giove. 

Diimi, V. DiBB. 

Di lontano, v. Di. 

Dilaniare, allontanare, Purg. 
V,17. 

Dilnngl, V. Di. 

Dimagrarai, lat. de-macer, di- 
venir magro. Per est. spopolarsi, Inf. 
XXIV, 143. 

Dimanda, l' interrogazione, Inf. 
X,16; XVIII, 82; XXIV, 77. Purg. 
111,94; XIII, 77; XX, 107. Par. IX, 
80. V. Dimando. 

Dimandare, e in alcune ediz. 
Domandare, lat. demandare, Inf. 
111,96; IV, 31; V, 24; X, 42; XXII, 
62; XXXIV, 23. Purg. Il, 20; XIII, 
10; XIV, 5; XXV, 14; XXVII, 100. 
Par. III, 130; Vili, 95; XV, 69; XXI, 
48; XXV, 59; XXIX, 10; XXXI, 56 
— Dimandare di.., informarsi di al- 
cuna cosa, Inf. XIII, 82; XIV, 50 ; 
XXIX, 93. Par. XXVI, 80. - Doman- 
dare, pregare, volere, Inf. XXXII. 
92; XXXIII, 39. Par. I, 15; VI, 137; 
XIII, 93; XXXIII, 17. - Dimandar 
per Dio, chiedere in nome di Dio, cioè: 
mendicare, Par. XXII, 83. — Come 
sost., la dimanda, Purg. XVIII, 6. 
Par. IV, 11. — La preghiera, Par. 
XXXIII, 18. 

Dimando, forma antica per-: di- 
manda, per: interrogazione^ Inf. XIX, 
78. — Più spesso: la domanda, la 
preghiera, il desiderio, Inf. 11,97; X, 
126; XV, 79. Purg. VI, 69. - L'og- 
getto d' una domanda, ciò che uno 
domanda, Purg. IV, 18. 

Dimano, lat. de mane, il mattino, 
Inf. XXXIII, 37. 

Di mano in mano. Par. VI, 8. 
V.Di. 



Dimeiif ione — DiogeMa, 



435 



. Per est., la sostan- 
za corporea, Par. Il, 38. 

Maaettere^ ÌAi,demitter9, permet- 
tere, concedere, Inf. XXIX, 15. ^ 
Rimettere, perdonare, Par. VII, 92 e 
117. — Particip. dimeiso, abbandona- 
to, lasciato. Par. V, 69. 

DImOBlOf ▼. Demonio. 

Dimora, lat. dt mora, il soggior- 
no, l'abitarione, Inf. XX, 50. Par. 
VI,37. — La sosta, Purg. XVII, 90. 
— L' indugio, Inf. X, 70. - Far di- 
mora, rimaner in una attitudine, Inf. 
XXXI, Ui. 

DlmorAre) lat. demorari, aver 
abitazione, Inf. XVI, «7. Purg. I, 88; 
VIII,12S; XXVIII, 94. - Fermarsi, 
Purg. II, 181; XI, 1S9. •> Dimorar 
queto, rimaner fermo, Purg. XIII, 1%. 

Dimoro,* forma antica per : dimo- 
ra, usata in rima: l'indugio, Inf. XXII, 
78. 

Dimostrare , lat. demonttrare, 
mostrare, Inf. VII, S7; Vili, 74 ; Xll, 
94; XIV, 86; XXVIII, 91. Purg. IX, 
€1. Par. Il, 9. ~ Testimoniare, Purg. 
XXVI, 110. Par. XXll, 6t. - Dimo- 
strare, Par. 11,44; XXVI, 38; XXXllI, 
11. -Spiegare, Purg. XVIII, 14. - 
JhmoHrarti, mostrarsi, Purg. XVIII, 
hS; XXXI, 130. Par. XXXllI, 148. 

Dimooiramlone, lat. demonutra' 
Ho, Par. XXIV, 96. 

Dinanal, lat. de in ante, prep. — 
-di luogo; davanti, rftnanzt a... Inf. I, 
34 e 6«; 11, 119; IV, 87; V, 13; Vili, 
32; X, 71; XXIII, 64; XXVIII, 82. 
Purg. I, 98 fla Cr. legge davanti); 
lII,17eSll;X,37;XV,5a. Par.11,16; 
IV, 92; XIX, 1; XXVII, 10; XXXII, 
^. — Dinanzi da... Inf. XXXllI, 33. 
Purg. XXXI, 62. - Di tempo: avanti, 
prima, Inf. Ili, 7; IV, 37 e 62. - Nel 
signif. del lat. eoram, in presenza di... 
Inf. 11, 73; X, 130. Par. XI, 61. - 
Avv. di luogo: in avanti, davanti, 



Inf. V, 8: IX, 71; XIII, 118; XVIT, 
83; XX, 16; XXIII, 2; XXIV, 96: 
XXV, 8; XXXI V, 39. Purg. HI, 88; 
VI, 6; X, 68; XX, 20. - Avv. di tem- 
po : davvantaggio, Inf. X, 98 -- dap- 
prima, Par. XI, 25; XXVI, 79. - Nel 
luogo dell' Inf. VI, 2 dinansi alla pie- 
tà, è dubbio se il poeta ha voluto di- 
re : ora, poco fa, ovvero : in presenza 
di... io preferisco il primo sigiiif. — 
Davanti, Purg. XVHI, 99; XIX, 31. 

Dindi, onomatopea di che val- 
gonsi i bambini che non sanno per 
anco articolare, per dire! denari, 
Porg. XI,105. 
DI neoeoaliii, v. Di. 
DI notte, V. Di. 
D' Intorno, v. Di. 
DI nnoTO, V. Di. 
Dio, lat. Deus. 11 vero Dio, Inf. Ili, 
39,63e122;IV,38;VII,19;VIII,60; 
XI, 26, 31, 61, 74 e 105; Xll, 119; 
XIV, 16 ; XX, 19 ; XXIV, 119; XXV, 
3. Purg. Il, 29 ; VII, 5 ; XI, 90 ; XIV, 
79; XVI, 40 ; XXV11,«4 ; XXXUl, 59 
Par. Il, 42 ; III, 108 ; VI, 4 ; VII, 119 ; 
Vili, 90; X, 56; XXI, 92; XXIV, 
130; XXVI, 66; XXVII, 24 e 105: 
XXV1II,128 ; XXXII, 93e 113, e ape»- 
sissimo. — In Dio per : contro a Dio, 
verso Dio, Inf. XXV, 14. — /n Din 
per: nella Sacra Bibbia, Purg. HI. 
126. — A Dio, V. A. — Al pi. /Mi, Par. 
V, 123. — Più spesso Dei per: gli Dei 
del Paganesimo, Inf. 1,72; XXXI, 95. 
Purg. XV, 98 ; XXI, 126. Par. I, 69. 
— Per : le intelligenze celesti o gli 
angeli, Inf. VII, 87. V. Dbo. - Al 
sing. Dio per : idolo, Inf. XIX, 112. 

Dio lodiamo, traduzione delle 
parole latine TeDeumlaudamus^ Par. 
XXIV, 113. 

Dlo,add. lat. dius, divun, divino, 
Par.XlV,34;XXllI,107;XXVI,10. 
Dlogeneo, Diogene. È poco pro- 
babile che D. poco instruito della 



136 



Diùniede — Di qua. 



greca letteratura abbia inteso parlare 
nell'Inf. IV, 137 dell' aotico fllosofo 
Diogene d'Apollonia, come preten- 
dono alcuni moderni, lo credo con 
tutti gli antichi cementatori che ab- 
bia parlato del celebre Cinico del 
quarto sec. avanti l' E. V. 

9toaiede) figliuolo di Tideo, uno 
degli eroi greci della guerra di Troia, 
Inf.XXVI,56. 

BlonCf la madre di Venere, Par. 
Vili, 7; e perchè gli antichi davano 
spesso il nome di Dionea e Dione a 
Venere, D. chiama Dione, ossia Ve- 
nere, il pianeta di tal nome. Par. 

XXII, 144. 

Dionialo, D. intende probabil- 
mente parlare di Dionisio il Giovine, 
tiranno di Siracusa, celebre per le sue 
crudeltà, Inf. XII, 107. — Dionisio 
l' Areopagita primo vescovo di Atene 
al quale è falsamente attribuito il li- 
bro : De cceUnti hierarchia che fu com- 
posto nel IV o v sec. Par. XXVIII, 
130. È ancora parlato di lui nel Par. 
X,115. 

Dioaeóride^ medico greco . del 
primo sec. nato in Anazarba di Cin- 
cia. È pervenuto a noi il suo libro dei 
medicamenti, dei veleni e degli anti< 
doti ; e perchè tratta delle virtù delle 
piante, D. lo chiama nell' Inf. IV, 140 
il buono accoglitor del Quale, cioè : il 
buono osservatore della qualità o del- 
le virtù delle piaute. V. Accoglitobb. 

Di pari, V. Di. 

Hlpartire^ lat. de parlire. Sepa- 
rare, distinguere, lur. IV, 75. Par. VI, 
105. — Allontanare, Inf. 1,1 11 ; V, 69; 

XXIII, 132. Purg. IX, 39. Par. XXII, 
73. ~ Separare, fendere, Purg. IX, 
76. — Dipartirsi, allontanarsi, Inf. 
XXVI, 91 ; XXXIV, 84. Purg. XV, 
19. Par. 1, 130; XXIX, 5i. - Pissen- 
tire da alcuno, Purg. XXIX, 105. — 
.«:epararsi,Inf.XII,59. Purg. XXXIII, 



114. Par. Vili, 130. — Particip. Di- 
partilo, allontanato, assente, Inf. IV, 
81. — Separato, Inf. XI, 89. — Dipar- 
ttroj contratto di: dipartirono, Inf. 
XII, 59. Purg. IX, 39. 

Dipelare, lat. depilare, pelare, 
togliere il pelo, Inf. XXV, 120. - 
Particip. dipelato, pelato, calvo, Inf» 

XVI, 35. 

DI planoyV. Di. 

Di piallo, V. Di. 

Dlplgaere, forma che gli antichi 
preferivano alla più moderna: dipin- 
gore. Le ediz. variano nell' uso del- 
l' una e dell' altra. — Nel signif. prop. 
Inf. IV, 20. Purg, VII, 79. Par. IV,^ 
10 ; XVIII, 109 ; XXVII, 29; XXVIII, 
23. — Rappresentare, Purg. XXIX,. 
100.- Colpire la vista. Par. XXIII, 
91. — Adornare, render brillante. 
Par. XXIII, 27. — Dipignerei o dipin- 
gerai detto delle aflfezioni dell* animo 
che dipingonsi sul volto, onde : dipin- 
gersi, coprirsi di vergogna, Inf. XXIV,. 
132 — di ammirazione, di stupore,. 
Purg. II, 82. — Particip. dipinto, Inf. 

XVII, 15. Par. XXX, 63. - Colorilo^ 
Purg. XXIX, 74. Par. XX, 102. - Per 
est. dipinto di riso. Par. XXIX, 7. — 
Imbellettato, Par. XV, 114. -r Uwt. 
pelle dipinta, brizzolata, Inf. XVI, 108. 
— Una gente dipinUi, Inf. XXIII, 58. 
D. denomina cosi gli Ipocriti coperti 
da manti indorati. — Descritto, Purg. 
XXXIII, 76. — Rappresentato, Par. 
XXIV, 42. 

Dipinte, sost., ciò che è rappre- 
sentato in pittura, Par. XV HI, 92. 

Di poee, V. Di. 

Diporre, lat. deponere, deporre, 
Inf. XIX, 44. — Particip. diposto, 
Purg. XVIil, 84. 

Di preaeo t 

DI pria f 

Di prima • 

DI qua e Di qni / 



V. Di. 



DtradarH — Dirittamente. 



m 



Mrftdarsl, da ratfo, per: raro, 
rarefarsi, svanire, sparire, Porg. \, 
183; VII, 5. 

.HI rmdm^ v. Di. 

IHraiiiarwl) dal lat. ramuiy sepa- 
rarsi, allontanarsi, Par. X, 19. 

lil ramo In ranM, t. Di. 

Dlre^ lat. dicére^ fornia più comune 
e più italiana che diceria v. ivi. — 
Dire, parlare ad alcuno, Inf. I, 4, 9 e 
133;ll,13, 50e86;IV,64e85; V, 
186e139; VII, 190; Vili, 8; XI, 8; 
Xll, 113 ; Xlil, 89 e 110 ; XIV, 132 ; 
XVI, 55; XVII, 87; XVIII, 41 e 62; 
XIX, 61 ; XXV, 6 e 88 ; XXVI, 83 ; 
XXIX, 88. Purg. I, 67 ; VI, U; VII, 
63 ; IX, 114 ; XI, 133 ; XIII, S9 e 95 ; 
XIV, 24; XVI, 44 e 74; XIX, «7; 
XXI, 117; XXII, 96; XXIII, 130; 
XXV, 36; XXVI, 22 6 139; XXXII, 
128. Per. II, 29 ; IH, 62 ; VI, 89 ; VII, 
10 ; XII, 81 ; XXV, 28 e 86 ; XXVI, 
96 ; XXVII, 101 ; XXX, 16, e spessis- 
simo. ~ Nominarsi, prendere il no> 
me. Par. XV, 91. — Le forme antiche 
e poetiche di questo verbo sono : — 
tu die per : tu di' o dici, in rima, Purg. 
XXV, 36 — diche per : dica, io rima, 
Inf. XXV, 6. Par. XXV, 86 - dice^n 
in rima per: dicesse, Inf. IV, 64. — 
Congiunto ad affissi: — dirótti per : 
ti dirò, Inf. II, 50 e 86 - dilli per : di' 
gli, o:di' a lui, Inf. XIX, 61 — di/et se- 
condo la Nidob. per : di' lo ci, : dic- 
celo, Purg. XX, 117, la Gr. legge 
dieci per : di' ci — dilmi per : di' me 
lo, Purg. XVI, 44 - dille per : di' le, 
: di' a lei. Par. VII, 10. — dinne per : 
di' a noi, Inf. XIII, 89. Purg. XXVI, 
22 e Inf. XXIX, 88, dove la Cr. legge 
dimmi per : mi di' — diria per : di- 
rebbe, Purg. Xn, 111. — Particip. 
JittOy v. ivi. 

Blre^ sost., il discorso, ciò che si 
dice, Inf. IH, 80 e 129; IV, 147; IX, 
13; XIII, 55; XXVII, 190; XXXII, 12. 



Purg, XI, 118; XIV, 73; XXVI, 111. 
Par. VI, 19; XII, 44; XIII, 50. - 
L'atto di nominare. Par. XV III, 39 — 
di parlare, Purg. XXiV, 1 e 90; 
XXVII, 139. - Un dir dipaUmoetro, 
Purg. XXVI, 130. 

INrelanOf lat. de retro, ora : de- 
reUno; didietro, p. e., i piedi, Inf. 

XXV, 55. 

HlretalO) dal lat. del medio evo 
deheeritare, diseredato, privato, Purg. 
XIV, 108. Ora:diredato. 

Mretro o HI retro, lat. de-retro^ 
forma antica e poetica per: dietro, 
dopo. Prep. dietro — con a, Inf. XIV,. 
140;XXVI,ll7.Purg. IV,29;V, 3; 
XXII, 63; XXIII, 19; XXIV, 69; 

XXVI, 66; XXIX, 63. Par. VI, 50; 
XXI, 16 - con da, Purg. X, 50; 
XXIX, 149. — Di tempo* dopo, Par. 
I, 35. - AVT. di dietro, Inf. XI, 55; 
XXXIil, 8. Purg. IX, 69. - Per di 
dietro, Inf. XVIII, 36, V. Di. 

DlreirO) sost., la parte posteriore,, 
il dosso dell' uomo, Purg. XIX, 97. 
DlreltiuBente, vedi Diritta- 

MBNTB. 

Diretto, add. Porg. XVII, 97. Par. 
Vili, 106. — Come avv. direttamente. 
Par. XVIII, 16; XXVII, 147. 

Dlrletro, lat. de retro, forma an- 
tica por : dietro. -~ Prep. di rado so- 
la, Par. XI, 47. — Per lo più con a^ 
Inf. Xlil, 124 ; XXIlt, 77. Par. IX, 6 ; 
XXI, 16. — Come add. pie dìrietro, 
Inf. XXV, 115 — quel dinetro, quella 
che vien dopo. Par. XII, 47. — Avv. 
iu dietro, Inf. XX, 39. — Por di die- 
tro, Purg. VI, 5. Par. XXI, 132. 

Bl rimUalBO, v. Di. 

Dirimere* forma latina, separare, 
dividere, Par. XXXII, 18. 

DI rln toppe, v. Di. 

Dirittamente , direttamente , 
Purg. XVI, 49. La Nidob. legge diret- 
tamenie.-^Coa rettitudine. Par. XVII,. 



iZ% 



Diruto — Diteeltare. 



10B. — Ragionevolmente, giustamen- 
te, Par. XXIV, G7. — Contratto, dn7- 
tamente, Par. XV, % 

Dìruto, laL directum; add. via di- 
ritia, Inf. 1,3. ~ Diritto amor, Tamor 
vero, giusto, Par. XXVI, 63. — Occhi 
diritti, occhi fissi, Inf. VI, 91. — Par- 
ticip. di dirigert, diretto, Par. V, 
130. ~ Avv. direttamente, di contro, 
Inf. IV, 118. - Esattamente, Inf. 
XXVIU, 127. V. Dritto. 

Dirivarc, lat. derivare, prender 
l'origine, Inf. VII, 1(». Par. II, 143 ; 
IV, 116. 

DirlBsare, dirigere, Inf. XXIII, 
127, dove la Cr. legge drizzò; XXXI, 
15. Purg. IX, 84 ; XIV, 45 ; XV, 43.- 
Dirizzdmi contratto di : mi dirizzai. 
Par. XXIV, 31 V. Drizzare. 

Dlroeelansl, da roccia, rupe; pre- 
cipitarsi, Inf. XIV, 115. 

Dirompere, lat. dirumpere, in- 
frangere, schiacciare, Inf. XXXIV, 
S5. 

Olrotto, da dirompere ; pianto di' 
rotto , lagrime abbondanti , Purg. 
XXIII, 87. 

Dimbato, dall' ali. rauben, ru- 
bare, spogliare; spogliato, Purg. 
XXX1I1,57. 

DbiaguagllaiiBa, lat. dii-cfqua- 
/t>, r ineguaglianza, la disparita. Par. 
XV. 83. 

Disagiare, dal lat. dis-agio, ren» 
der difficile, impedire, turbare, Purg. 
XIX, 140. 

Disagio, lat. dit'habere, la penu- 
ria, il difetto, Inf. XXXIV, 99. 

Disanimato , privo d' anima , 
Purg. XV, 135. 

DisaseoMdere, lat. die-^b^conde- 
re, il contrario di : ascondere ; mani- 
festare, Par. XXV, 66. 

DisHramarsi, da brama, cavarsi 
lavoglia, Purg. XXXII, 2. 

Disbrigare, cavar d' imbarazzo, 



sbrogliare, cavar d'una pena, Inf. 

XXXIII, 116. 

Diseareare, dia-caricare, depor- 
re un carico, Inf. XVII, 135. — Dieear- 
cani, liberarsi da... deporre general- 
mente. Par. XVI1I,66. 

Diseanuirsl, lat. die-caro, per- 
der carne, Inf. XXX, 69. 

Diseedere, verbo tolto dal lat., 
allontanarsi, partire, Purg. XX, 15. 

Diseendere^ lat. descendere^ Inf. 
IV,13; VllI,25e1«7;XV,62;Xvn, 
116; XIX, 126; XXII, 148; XXIV, 
79 ; XXIX. 52 e 94. Purg. II, 13 ; IV, 
«5; IX. 29; XIII, 114; XXII, 72: 
XXVIU, 127. Par. 1, 6; X, 87 ; XXXI, 
10; XXXIl, 94. ~ Dell'acqua, d'un 
fiume che discende, scorre in giù, Inf. 
V,98; VII, 107; XXX, 65; XXXIV, 
130. Par. XI, 4.3. — Del sole che tra- 
monta. Par. XX. 2. — D' una spiaggia 
che discende, Inf. XX, 72. — D' una 
nave che va a seconda per un fiume, 
Par. XVII, 42. — D'un discorso che 
scende o si adatta alla capacità di al- 
cuno, Par. XV, 44. — Discendere da 
una nave, Inf. Ili, 119. — Discendere 
di... discendere di alcuno, Purg. Vili, 
119. Par. Vili, 88; XVI, 97. - In si- 
gni f. att. discendere un eolle, Purg. 
XXIV, 126. 

Diseente, lat. diseens, il discepo- 
lo, colui che viene ammaestrato, Inf. 
XI, 104. Par. XXV, 64. 

Diseernere, riconoscere, distin- 
guere. Al fisico come al morale, Inf. 
I, 112; HI, 75; IV, 12; Xll, 37: 

XXXIV, 3. Purg. IV, 77; Vili, 34; 
XIV, 151 ; XVI, 131 ; XVIII, 11 ; 
XXVII, 129 ; XXXI, 137. Par. VII, 55 
e 62 ; Vili, 17 e 90 ; XI, 123 ; XIX, 56 ; 
XXVI, 104; XXIX, 53. - Per scom- 
partire , Par. I, 78. — Diecemersi, es- 
sere veduto, Purg. XII, 63. Par. IX, 
107. 

Discetta re, verbo tolto dal lati» 



Di$ckiavarti — Disegnare, 



439 



00 disceptare, disperdere, Par. XXX, 

OiseliiaTarsi) lai. dis^clavit, di- 
staccarsi, liberarsi, Par. Il, t^. 

Biacliloinaref lat. dt«-coma, di- 
veliere i capegli, Inr. XXXII, 100. 

Dlaoliinderef lat. dteeludere, di- 
scoprire, Purg. XXXlll, 13«. Par. 
XIV, 138 ; XXIV, 100. - Particip. di- 
schiuso, libero, affrancato, Purg. XIX, 
70; XXXI, 9. — Escluso, privato, 
Purg. VII, 112. 

Diaelndere, verbo tolto dal lat. 
lacerare, strappare, Purg. XXXU,43. 

Diseiogliere) lat. dissolverei scio- 
gliere, porre in liberth, Purg. XXVIII, 
21. — Staccare, Purg. XXXII, 158. - 
Particip. discioUOi nel signif. prop. 
libero, che non è legato, Inf. XXX, 
108; XXXI, 101. — Per est. parlar 
diiciolto, spedito, distinto, Purg. XIX, 
16. ~ Libero, che non è limitato né 
rinchiuso, Purg. XXVIll, 106. - Li- 
bero, distaccato da... Par. Ili, 117. 

DlMlpllna, al pi. Purg. XXIII, 
ioni discipline, pene ecclesiastiche in- 
flitte a un peccatore. 

Dlseolorare^ perdere il colore, 
Purg. XI, 116. 

Discolpare) lat. discuìpare, scu- 
sare, Purg. XXV, 33. 

DIscoMforlaml) scoraggirsi, Inf. 
Vili, 94. La Nidob. e diversi mss. leg- 
gono sconfortai, y. ivi. 

DiaeonveneTOle (voce), per: ina- 
bile, disadatta, che non è propria a... 
Inf. XXIV, 66. 

Diseonvenire^ non convenire, 
Inf. XV, 66. 

DUieoprire^ dal lat. del nnedio 
evo discooperire, scoprire, Inventare, 
Inf. XXIX, 1«8. 

Dlseordante^ lat. discordans, 
opposto, Par. IX, 85. 

BiMordarsi, differire, esser di- 
verso, Purg. XXXIII, 89. 



Dtoeorde, lat. discors, opposto, 
Purg. X, 6a. Par. IH, 74 ; Vili, 140. 

DiMordia, Inf. VI, 63. 

Blaeorrcre) lat. discurrere, muo- 
verai, scagliarsi. Par. XV, 14. — Al- 
ludendo al Genesi (e. i, 1, S) Spiritu» 
Dei feréòalur super aquaSf si moveva. 
Par. XXIX, ai. 

Diaeorao, il ragionamento, il giu- 
dizio, Purg. XXIX, 49. 

BiseofleesO) add. verb. da disco- 
scendere; di ardua discesa, Inf. XII, 
8; XVI, 103. 

BlaeoTrIre, più comune : disco- 
prire ; rivelare, Par. XXVIII, 138. — 
— Particip. discoverto — al fisico, sco- 
perto, Purg. 1, 128. Par. XXVII, 85 - 
al morale, rivelato, Purg. IX, 66; 
XV1II,41. 

DUieretamente^ lezione oscura 
di alcune antiche ediz. Par. VII, 96, 
dove la Gr. e la Nidob. leggono di- 
slreltamenle^ v. ivi. 

DUiereCO) da discernere, «giudizio- 
so, sensato, savio, Inf. XXXI, 54. — 
Chiaro, preciso, Par. XII, 144, v. an- 
cora Par. XVII, 34. 

Diserealone, la divisione. Par. 
XXXII, 41. 

Dlaeriver'C) v. Descrivere. 

Biadegnare^ lat. dis^iegnari , 
avere a sdegno, Purg. IX, 27. 

Bladegno, l' ira, Inf. Vili, 88; IX, 
88;XXXIl,131.Par.XVI,137;XXVI, 
t13; XXIX, 89. — U disprezzo a che 
altri ci muove, Inf. XIII, 71. — Avere 
a disdegno, sdegnare, disprezzare, Inf. 
X, 63 - in disdegno, Inf. XIV, 70. 

Btodegnoso) iroso, indignato, 
Inf. Xni,70 ; XXIX, 34. - Pieno di 
dispetto, Inf. XVIl, 132. — Sprezzan- 
te, pieno d' un nobile disdegno, Purg. 
VI, 62; XIV, 48. 

disdirsi, lat. dis-4icere, negare, 
Purg. 111,109. 

Disegiaare) lat. designare, per: 



140 



Diterrare — Dino. 



descrivere , rappresentare , Purg. 
XXXII, 68. -- Indicare, dire, Purg. 
XXII, 74. 

Blserrare, ▼. Dissbrrabb. 

DiaertO) lai. detertum. Nel signif. 
prop. Inf. I, 64. Purg. X, «1 ; XXII, 
151 Par. XXXII, 32. - Per est. la 
vita umana, Purg. XI, 14. 

DlMrto, add. Inf. I, 29 ; II, 69 ; 

XIV, 99. Purg. I, 130 ; III, 49 ; VI, 
105. — Add. verb. di : disertare, di- 
serto di.., privato, abbandonato, Purg. 
XVI, 58. 

Dtoffamaref dal lat. fames, sazia- 
re, tòr la fame, Purg. XV, 76. 

Diflfare) lat. di»-facert, distrug- 
gere, Inf. Ili, 57. Purg. V, 134. Par. 
XVI, 109.- Lacerare, Inf. XXII, 63. 

— Disfarsi, spegnersi, perire. Par. 
XVI, 76. — Particlp. disfatto, distrut- 
to, Inf. VI, 4«. Purg. XXIV, 87. Par. 
XVI, 109. - Nel signif. ftg. derelitto, 
disperato, Inf. Vili, 100. 

Biaravlllare , lat. dit^faviUa, 
scintillare. Par. XXVIII, 89. - Nel si- 
gnif. flg. arrossire, Par. XXVIl, 54. 

— Emanare, splender da lungi, Purg. 

XV, 99. 

Dlaflorare, lat. deflorare. Nel si- 
gnif. fig. disonorare, Purg. VII, 105. 

libirosarsl) ▼. Foga, sfogare la 
sua passione manifestandola o esalan- 
dola, Inf. XXXI, 71. 

BIsfìraneare) dal lat. del medio 
evo /"ranctM Jibero ; togliere la liber- 
tà, assoggettare, Par. VII, 79. 

Blafrenato, dal lat. frenwn ; per 
est. una freccia scoccata, Purg.X XX II, 
33, propriamente che si soioglie dal 
freno. 

Dlsglaiiipere) lat. disjungere, se- 
parare, Inf. XIII, 141.— Particip. dis- 
giunto, Purg. XXV, 64. — Fesso, io- 
terrottOt Purg. iX, 51 , v. pure il verso 
74. — // prego da Dio era disgiunto, 
Purg. VI, 42, la preghiera era lontana 



da Dio, perchè quello che la faceva 
non era in grazia di Dio ; confronta 
Purg. IV, 136. 

Mssratfare^ lat dis-^radus, dì- 
gridi, diminuire nella larghezza, Purg. 
XXII,133.'Sembra che D. voglia di* 
re: Quest'albero ha i rami aoperiori 
più distesi degli inferiori, all'opposto 
del pino. Gli antichi comentatori am- 
mettevano che quest'albero avesse 
le radici rivolte al cielo e i rami sulla 
terra, cioè che stasse capovolto; il 
che è inverosimile. La Gr. legge dt- 
gradare, V, ivi. 

DiaipraTare) alleggerire, scari- 
care, Par. XVI II, 6. — Disgravarsi, 
alleggerìrsi, Inf. XXX,144. 

Diagrevarey altra forma del ver- 
bo precedente, Purg. XI, 37. 

Hiail^r^ippare, da groppo, v. ivi, 
sciogliere un nodo, Purg. IX, 126. 

DUiianCe) add. verb., da disiare^ 
bramoso, desideroso. Par. V, 86. 

Bisiansa^ildesiderio, Par. X XII, 
65; XXIII,39;XXX1II,15. 

Bialare) forma poetica contratta 
di disiderare, Inf. II, 71; XXII, 62; 
XXX, 140. Purg. Ili, 40. Par. V, 119; 
XXVIl, 135. 

DIaialo, desiderato, Inf. V, 133. 
Purg. XXXIII, 83. 

maiderare^ lat. desiderare, Inf. 
XXX, 137. Par. Ili, 65. Alcune ediz. 
leggono desidera, Par. XXVI, 120. 

Mflideroao, pieno di desiderio, 
bramoso di... Inf. X, 43. Purg. XX,. 
146, dove alcune ediz. leggono desi-^ 
derosOfV. ivi. Par. 11,2. 

DUigillarsifdai lat. sigilltim. — 
Nel signif. 6g. dissolversi, fondersi,. 
Par. XXXI1I,64. 

DifllO) forma poetica e contratta 
di disiderio, Inf. Ili, 126; IV, 42; V, 
82e113;VI, 83; Vili, 57; IX, 107; 
X, 18; XIV, 93. Purg. Ili, 41 ; IV, 29; 
V, 85; Vili, 1 ; XI, 39 e 86; XIII, 87; 



Ditioto a... — lH'9peH8a, 



441 



XIX, 87; XXI, 38; XXXI, 54; XXXIII, 
61. Par. I, 83; lì, 40; 111, 1S6; IV, 
117; VII, 121 ; IX, 79; XV, 68; XIX, 
16; XX, 77; XXI, 48 e 51 ; XXII, 61 ; 
XXVIII, 59; XXXIII, 46. - L'ogget- 
to del desiderio, Purg. XXIV, 111. 

Diflioao a... pieno di desiderio, 
Purg. XXIX, 33. 

BUIrarc, lat. desiderare, v. Db* 

SI RARE. 

■••I'*! V.DBSIRB. 

Dlalro i 

DtolasamI, dal Ist. lacut, Purg. 
Ili, 15. Si disputa sol signif. di questa 
Toce. Gli antichi comentatori la tene- 
vano sinonima di : stendersi. Lombar- 
di e dopo di esso Monti sostengono 
che : dislagare significa : elevarsi so- 
pra le acque; il che è confermato dal 
luogo del Par. XXVII, 139, dove è si- 
milmente detto del monte del Purga- 
torio che si leva più dall' onda. 

Dtolegare^ lat. de-lt'gare; propria- 
mente: sciogliere. — Liberare, Par. 
XXXIII, 31. — Distaccare lo spirito, 
Par. XXIV, 30, disUghe per: disleghi. 
— Spiegare, manifestare, Purg. XXV, 
31, dove Tediz. di Firenze legge di- 
spiego. — Dislegarsi da colpa, discol- 
parsi, Purg. XXXIII, 120. 

Blsmaii^are* Questa voce è con- 
simile alla spagnuola desmayar, di- 
venir debole, venir meno ec. D. l'osa 
due solo volte, ma più spesso la for- 
ma tn$agare, v. ivi. Il signi f. psre 
quello di : togliere, far perdere, come, 
Purg.lll,11.-Neirnrg.XlX,20,pare 
che significhi: traviare, cavar fuori 
delcammino,o far smarrire lo spinto. 

DMmagliarai, propriamente : di- 
sfare le maglie. D. Y usa per est. per: 
scorticarsi, lacerarsi con le unghie, 
Inf. XXIX, 85. 

Dtonsalare, dal lat. malum, libe- 
rar dal male, dal peccato, Purg. 
XIII, 3. 



V. Di. 



Dlsmeiiiare) forma antica per : 
dimenticare, Purg. XXI, 135. 

Dlsmiawa, 1* eccesso, l'immo- 
derate2za,liif.XVI.74. Purg. XXII,35 

IManoiitare, dal lat. del medio 
evo foontare da mons, discendere, 
iBf. XI, 115; XIV, 118; XX1V,73. 

BUmebblare^ da nebbia^ lat. ne- 
ììtUa, dissipsr la nebbia, schiarire, 
Purg. XXVIIi, 81. 

disnodare, dal lat. nodus, mani- 
festare, rivelare, Purg. XIV, 67. — 
Disnodarsi, liberarsi. Par. XXXI, 90. 

BI»eMea<a, indegno, vergognoso, 
Inf. XIII, 140. — Impuro, Par. XXVI, 
140. 

iHflOBiiarslf dal lat. somnus, 
svegliarsi, Par. XXVI, 70. Confronta^ 
Purg. XVII, 40. 

DI aoipra 

MmUo 

INjipalare) lat. dis-par, separare, 
Inf. VII, 45. — Impedire l'andar di 
fronte, Purg. XXV, 9. - Render 
diseguale, romper la proporzione, 
Inf* XXX, 52. 

Dispari, lat. dispar, disuguale, 
differente, Purg. XXIX, 134. — Dis- 
pari a... incomparabile, Purg. XIII, 
120. 

HUiparire, lat. dis-parere, spa- 
rire, al perf. dìspario per : dispari, 
Purg. XV, 93. — Disparve, Purg. 
XXVI, 134. Par. XXX, 93. - Parti- 
cip. Disparito, Inf. XXII, 136. 

Diaparmente, contratto di dis- 
parimente, inegualmente, Purg. XI, 
28. 

DlapeBaa* 11 significato di questa 
voce è oscuro. Trovasi due volte sol- 
tanto, Purg. XXVII, 72 Pria che la 
notte avesse tutte sue dispense, pare che 
significhi : prima che la notte si fosse 
diffusa dapertutto;df «pensa tolto nel 
signif. di: distribuzione, repartizione. 
' Par. V, 39, dove par che significhi : 



i43 



Di$paitare — Dispregio. 



digestione, come divisione, separa- 
zione de' succhi alimentari. 

Bla|pen«are9 nel signif. di : di- 
spensare da qualche cosa, Purg. V, 
35. Par. XII, 91 Non dispetuare o due 
o tre per «et, pare che significhi : non 
dispensare dal restituire una cosa 
male acquistata, purché se ne faccia 
parte alla Chiesa. — Nel signif. di : 
repartire, distribuire. Par. XVII, 54 
ma la vendetta Pia testimonio a/ ver 
che la dispensa. È difficile di cavar 
senso plausibile da queste parole. Le 
interpretazioni de' comentatori che 
per Io più attribuiscono àia il valore 
di : la verità (la verità che la ven- 
detta dispensa), fanno forza alla lin- 
gua e non sodisfanno. Io vorrei leg- 
gere eh' ella dispensa, e 1* ortografia 
dei mss. autorizza questa congettura, 
e in tal caso il senso sarebbe : Ma la 
vendetta divina cadendo sopra ai veri 
colpevoli, sarà testimonio alia verità 
che questa vendetta dichiara. Ovvero 
bisognerebbe riferire la alla co/pa del 
verso 52, nel senso di : Il vero che 
dispensa la colpa, cioè : che distri- 
buisce o attribuisce la colpa a chi ve- 
ramente si spetta. 

Disperare, lat. desperare, Purg. 
1, 1%.~ Particip. disperato,liìf, 1,115; 

xxxni,5. 

Dispergere 9 dal lat. spargere, 
Inf. X, 48. Purg. Ili, % Nel luogo del- 
l' Inf. XXIX, 130, il perf. diaperse, po- 
trebbe provenire da disperdere. 

Dispetto, sost., lat. despectaSfVin" 
dignazione, Purg. XV, 96. — 11 di- 
sprezzo che si dimostra ad alcuno, 
Inf. XIV, 71 ; XVI, 89. Purg. XI, 64. 
~ Add., disprezzato e spregevole, 
Inf. IX, 91. Par. XI, 65 e 90. 

Dispettoso, indignato, Inf. XIV, 
47. Purg. X, 69; XVII, S6. 

Dispiacere, lat. dis-piacere, Inf. 
XV,ai;XXllI,1^. Par. X, 61. 



Dispiecare, d' origine incerta, 
propriamente : staccare, cogliere. — 
Nel signif. flg. dedurre, Purg. XV, 66. 

Dispie|pare,lat.(itf-ph'car«, sten- 
dere, manifestare agli occhi. Par. VII, 
66; XXXIII, 33. — D'un fiume che 
scorre, Purg. XXXIU, 116. 

Dlspietato, dal lat. pietas, senza 
pietà, Inf. XXX, 9. 

Disputo, in rima per : dispetto, 
V. ivi. — Avere in dispitto, sprezzare, 
Inf. X, 36. 

Dispogliare, lat. spoliare — un 
albero delle sue foglie, Par. XXVni, 
117. — Dispogliarsi, al fig. spogliarsi 
d' un sentimento, Inf. XVI, 54. -- Par. 
ticip. dispogliato, spogliato di foglie, 
Purg. XXXII, 38. 

Disporre, lat. disponere, por giù 
UD carico, Inf. XIX, 44. — Disporre, 
render proprio, Pnrg. Ili , 32 ; XV , 33. 
Parali, 120; XllI, 80; XXVI, 111 ; 
XXX11,87. — Disporre lo spirito di 
alcuno, Inf. II, 136 ; X, 21. — Ben di- 
sporre, rassicurare, Par. XXII, 6. — 
Particip. disposto, accessibile, Purg. 

X, 54. — Disposto a fare una cosa, 
Inf. XX, 4. Purg. XXIV, 81 ; XXV, 
47; XXXIII, 145. - Par. XXX, 54 e 
138. — Ben disposto, Purg. XX, 100 ; 
XXXIII, 21. Par. X, 144. - Mal di- 
sposto. Par. XXII, 39. ~ Destinato, 
Par. Vili, 104. 

Disposare, lat. desponsare; pib 
comunemente: sposare, coutrar ma- 
trimonio, Purg. V, 136. Par. XI, 33. 

Disposlslone , la disposizione 
corporale, Purg. XXXII, 10. >- La di- 
sposizione dolio spirito, il vizio, Int 

XI, 81. 

Disposto, V. DlSPORBB. 

Dispregiare, dal lat. pretium, 
sprezzare, rigettare, Inf. XI, 111. 
Purg. Vili, 132 ; XXII, 87 e 147. 

Dispregio, il disprezzo, Inf. VIII^ 
51 . — Avere in dispregio, disprezzare, 



Ditterrare — Distribuire. 



i4S 



Inf. XXIII, 93. — Dispregi, male azio- 
ni, turpitudini, Par. XIX, 1U. 

disserrare, dai lat. «era, serra- 
tura ; aprir con chiave, Inf. XIII, 60; 
XXVII, 103. Purg.IX, 125. Par. XI, 
60. — Per est. aprire l' intelletto, Par. 
II, 54. — Aprire per dar la via alle la- 
grime, Inf. XII, 136. — Risvegliar la 
compassione, Purg. XV, 114. — Dis- 
serrarsi, d' un fiume che sgorga d' un 
monte, Inf. XXVII, 30. — Della fol- 
gore, nello-stesso signif. Par. XXIII, 
40. 

•iMetare, dal lat. sitis, cavar la 
sete, Par. VII, 12. 

■Maalmlle, diverso, Par. VII, 80 ; 
il verso richiede che si pronunci dt^- 
simile, 

DlMlparal. Inf. XXXI, 34 ; la ri- 
ma richiede che si pronunci dissipa 
per dissipa. 

DiMiolvere, forma lat. per : di- 
sciogliere, Purg. XVI, 38. 

Btotante, lontano, Purg. XXIX, 
71. Par. IV, 1 ; XXI. 107; XXn,150; 
XXIII,116;XXVIIl,25e36. 

Biatansa, e talvolta Olstan- 
■la.Inf. XXVI, 134. Purg. XXIX, 48. 
Par. VII, 9. 

Distare, verbo tolto dal lat, esser 
lontano, differire, Purg. XXIX, 81 ; 
XXXIII, 89. Par. XXVIIl, .S8; XXXI , 
74. 

DIsteMdere — la mano, il piede, 
le ali, Inf. VI, 26; XIII, 49; XV, 25; 
XXV,55;XXVIII,63;XXX,9;XXX1II, 
148. Purg. XXII, 76. Par. XXXII, 
96. — Nel sjgnif. di distendere un ar- 
co, Purg. XVI, 48 Al quale haor ognun 
disteso r orco, oggetto verso il quale 
niuno tende l' arco o mira, cioè : di 
che niuno si cura. — Distendersi, 
estendersi, Inf. XX, 80; XXXIV, 
128. Purg. XXIll, 69; XXV, 58; 
XXXI, 76. Par. XXVIIl, 66; XXX, 
103. — Parlicip. disleso, Inf. XII, 12; 



XXIII, 126; XXV, 87; XXXIII, 68. 
Purg. XIX, 126. Par. 1, 81. - Distesa 
lingua, Par. XI, 23, parlare chiaro e 
distinto. 

mstlilare, lat. destillare, BiìWarCr 
cader a gocciole , gocciolare , Inf. 
XXIll, 97. — Versare, far cadere, far 
sgorgare, Purg. XV, 96. Par. VII, 67 ; 
XXV, 71; XXXIII, 62. 

Distinguere, • notare la difTe* 
renza, Par. Vili, 129; XI, 27. — De- 
scrivere partitamente, Inf. XI, 68. 
Par. XXVIIl, 132. - Particlp. distin- 
to. Par. 11,117 ; XXXI, 132. - Distln- 
to, indicato, Inf. XI, 30; XVIII, 9. 
Purg. XXIX, 76. - Ornato, Par. 
XVill, 96 e 108. ^ Distinto, chiaro, 
Par. IV, 12. — Diversificato, Par. 
XXV1I,115. 

DistlBBlene. Par. XIII, 109; 
XXIX, 30. — Al pi. le diverse essen* 
ze, Par. II, 119. 

Distorecrsl, lat. distorquere; il 
corpo, le membra, Inf. XXIII, 113. - 
Invece di storse della Cr. e di tutte le 
ediz. moderne, Aldo legge Qui distor- 
se, Inf. XVII, 74. V. Storcbrb. - 
Partici p. distorto, dei membri, Purg. 
XIX, 8 — dei cardini d'una porta, 
Purg, IX, 133. 

Distretta, il bisogno, la necessi- 
tà, Ptfrg. IV, 99. 

Distrettamente, più comune: 
strettamente, esattamente, attenta- 
mente, Par. VII, 96. Aldo e alcune 
antiche ediz. leggono discretamente. 

Disi retto, lat. districtus e pid 
spesso stretto — occupato da un og- 
getto, ritenuto da qualche cosa, Purg. 

VI, 104 ; e III, 12, dove la Cr. e quasi 
tutte le ediz. moderne leggono ri- 
stretto. 

Distribuire, lat. distribuere, Inf. 

VII, 76. — Partici p. distribùlo con- 
tratto ili: distribuito, Purg. XV, 61. 
Par. II, 69. 



Hi 



Ditlruggere — Divellere. 



DUtrosgere, lat. deslntere, Purg. 
X!,11J;XVI,70.Par.XX,60.~Par- 
ticip. distrutlOf Inf. XXIV., 103. Par. 
II, 72. — Le anime dei dannati sono 
dette anime dittrutte, Inf. IX, 79. 

Dlslrassltore, il distruttore, 
Inf. XXU,51. 

Di •«, V. Di. 

Disolildiref dal lat. obedire, non 
obbedire, Par. VII, 100. 

IN «liMtOf V. Di. 

Disanarsl, comune ditunirti, se- 
pararsi, distaccarsi. Par. XIII, 86. 

DtoiiMire) dal lat. uti; far s) che 
una cosa non sia posta in uso, Impe- 
dir r uso, Purg. X, %, 

Disvelare o Svelare, scoprire, 
manifestare, Purg. XXXI, 136. 

DiAvellere, DiATesilere, Dl- 
•▼erre, dal l«t. veUere, • Partici p. 
disvello, strappar con violenza, Inf. 
XIII, 95. 

DI«Te«tito9 propriamente: spo- 
gliato delle sue vesti; per est., libera- 
' to da un dubbio. Par. 1, 94. 

- DiAiriare, dal lat. via; abbando- 
nar la buona strada, Purg. XVI, 9% 
dove la Cr., Aldo e Ugo Foscolo leg- 
gono 8i svia. Par. VI, 116. — In signif. 
att. traviare, allontanare dalla buona 
via, Purg. XXVIII, 38. Par. IX, 181. 

— Partici p. disviato, indotto in errore, 
Par. XH, 4B, 

Diflvilptpparsi, forse dal lat. ve- 
iMin /. alberarsi , sciogliersi, Purg. 
XXXIliv ». - Particip. ditviluppato, 
liberato» sciolto ; d'un* anima che si 
scioglie 'dal' suo corpo, Par. XV, 
U6. 

DiAvilieeblare, dal lat. viiis^ 
propriamente: dlsciogliere; per est. 
riconoscere nonostante gli ostacoli, 
Purg. X, 118. 

Dinvelere, dal lat. veJ/e, non voler 
più ciò che uno prima voleva ; rinun- 
ziare ad una volente, Inf. Il, 37. 



DI faato, V. Df. 

Dilevlat^A', altrimenti detto Lu^ 
ciftro o /' imperadoirdsl doloroso regno, 
Satanno 11 principe dei Diavoli, laf. 
XI, 65; XII, 39; XXXIV, ». - Una 
sola volta la parte inferiore dell'In- 
ferno, il hauo Inferno è detto Dite, 
Inf. Vili, 68. 

Dito, lat. digitw, Inf. XXV, 45 ; 
XXIX,26. Purg. V,3 ; VII,5%; XXIII, 
19;XXVl,116.Par.XXII,110;XXXn, 

57. - Al pi. le dila, Inf.-XXtX, 85. 
Purg. XII, 133. — Tditi, Par. XXVIII, 

58. — Nominare a dilo, Inf. V, 68, ac- 
cennare col dito ; espressione ardita 
ma dantesca, che alcuni comentatori 
vorrebbero modificare scrivendo Om" 
bre mostrommi, e nominoUe, a dito. — 
Drizzare il dito, Inf. X, 1f9, alzare il 
dito per cattivar 1* attenzione del- 
l'uditore — come Purg. Vili, 96; 
Poggiali e Vivlani preferiscono la lez. 
a cui dirizzo il dito, che a me sembra 
un glossema. ^ Aft posi il dito eu dal 
meiUo al naso Inf. XXV, 45, gesto col 
quale s' impone il silenzio. — Nel si- 
gnif. flg. Pai*. XXVIII, 58 Se li tuoi 
diti non sono a tal nodo Sufficienti , se 
il tuo intelletto non è capace di risol- 
vere questa difficoltà. 

Di éraverso, v. Di. 

Dittare) lat. diciare^ v. Dbttarb. 
D. r usa per : dire, Purg. XIV, 1%, ora 
disusato. 

DlliaCore) quello che detta, che 
inspira, Purg. XXIV, 59. Voce anti- 
quata. 

Dlanae, ciò che appartiene al 
giorno, il ealor diurno^ il caldo della 
giornata, Purg. XIX, 1. 

Diva, ▼. Divo. 

DlTallaral, dal lat. vallis; d'un 
fiume che si precipita, Inf. XVI, 98, 
confronta con avvallare. 

Divellere, dal lat. veliere, sradi- 
care, allontanare, Par. XXVII, 98. — 



Divenire — Divisare. 



U9 



Divellersi t strapparsi, allontanarsi, 
Inf. XXXIV, 100. 

Divealre. Inf. XVII, 88 ; XX, 41 ; 
XXV, 7& ; XXVI, 96 ; XXX, 4 e 38 ; 
XXXIV, ». Purg. 11,9; XIV, 139; 
XXV, 61 ; XXVII, U; XXXIIl, 39. 
Por. XIII, 6i; XXII, 57; XXVll,13. 
— Venire, giungere, Inf. XIV, 76; 
XVllI, 68. Purg. Ili, 46. - Particip. 
divfnuio, Inf. XXV, 70 e 136. Par. 
XXX, 90 e spesso. 

Divenire) sost. , l'alio di divenire, 
Purg. VI, 27. 

Diventare) altra forma per : di- 
venire, ma sempre nel signif. di: di- 
venire, Inf. XXV, 116. Purg. I, 6; 11, 
«9; III, 141; VI, 125; XIV, 58; 
XXVII, 39. Par. Vl,86; XX, 78; XXV, 
120; XXXIIl, 100. 

Diveranmenfe, in vari modi. 
Par. Vili, 119; XV, 81 ; XXIX, 141 ; 
XX XII, 66. 

Diverso. Inf. HI, 25 ; VI, 86 ; XI, 
39 ; XIV, 21 ; XVII, 126 ; XXIV, 83 ; 
XXIX, 1 e 66 ; XXXII, 12. Purg. IV, 
71 ; IX, 77 ; XII, 112 ; XIII, 48; XVllI, 
142; XXV, 93; XXVUl, 114. Par. I, 
37;II,59;VI,124;Vll,46:Vlll,122; 
XI, 126. — Per lo più si costruisce 
con dif alcune volte con a, Inf. IX, 12. 
Purg. XIII, 48. — Ciò che dififerisce 
da tultociò che si conosce, onde : or. 
ribile, spaventevole, Inf. VI, 13. — 
Talvolta è diffìcile decidere quale dei 
due signif. della voce prevale, come 
neirinf. VII, 105; XXII, 10; XXIX, 
143. — Per ultimo: ciò che difTerisce 
da... Inf. XXXIli, 151. 

Di verso, DI vèr, v. Di. 

Dividere. Purg. XVII, 112. — 
Partire, Par. X, 63. — Fendere, Purg. 
Ili, 108. — Separare, Purg. XXVII, 
48. • Dividersi, separarsi, allonta- 



narsi dall'opinione di alcuno, Par. 

XXVIII, 133. — Particip. diviso, Inf. 

XXVI, 52 - Separato, Inf. V, 135. 
Purg. VI, 19 ; XVII, 109 ; XVIU, 139. 
— Bimemorar per cawsttUo diviso. Par. 

XXIX, 81, pare che significhi: Gli 
eletti non hanno uopo di rammentar- 
si, di distaccare, di separare, il lor 
pensiero, la loro attenzione dagli og- 
getti presenti. 

Divieto, dal lat. velare, la proibi- 
zione, Purg. Ili, 144; X, 36. - Nel 
luogo del Purg. XIV, 87 ia sola Gr., e 
per semplice congettura, ha voluto 
introdur la lez. di consorto o divieto, 
mentre la Nidob. con tutte le antiche 
ediz. legge Ov' è tnestier di consorto di- 
vieto, ciò che signi Qca : beni che ri- 
chiedono r esclusione [divieto) di un 
compagno o concorrente; che non 
vogliono essere divisi. i— Nel medesi- 
mo signif. e come spiegazione di que- 
sto luogo vedi Purg. XV, 45. 

Divimnrol, dal lat. vimen, scio- 
gliersi da un legame, Par. XXIX, 36. 

Ditino, add. Inf. 1, 39.; Ili, 5; V, 
36; XII, 133; XX, 30; XXI, 16 e 82. 
Purg. 11,^; XVII, 55; XXI, 65; 
XXVIII, 2; XXX, 16 e 112 ; XXXIIl, 
88. Par. II, 112; 111,59 ; IV, 140 ; VII, 
64; Vili, 25 e 135; XIII, 141 ; XX, 
139; XXIII, 73; XXIV, 99 e 142; 

XXVII, 95e110;XXVni,50; XXIX, 
90; XXX, 142; XXXI, 22 e 99; 
XXXII, 37. - Nel signif. di : indovi- 
no, profeta, Purg. IX, 18. — Il divino, 
sost., ciò che r nomo ha avuto da Dio, 
opposto all' umano, cioè : ciò che ha 
ricevuto dall'uomo o dalia natura, 
Purg. XXV, 81. Par. XXXI, 37. 

Divisare. Purg. XXIX, 82. 1 com- 
mentatori attribuiscono quasi tutti a 
questo verbo il signif. di : descrivere, 



1 Biitt U •emplic* costnizioDe gran m «ti e a le per far conoscere la vera lesione : « 0?e è 
meatierl divieto di consorto, » ciod : doTe occorre che non li accetti concorrenza. 

10 



ne 



Divisione — Dolcino (Fra). 



che ci sembra una spiegazione a sen- 
so. Ma piuttosto è l' antiquato fran- 
cese de«i«er, parlare, raccontare ; per- 
ciò come io diviso, vaie ì com' io ho 
detto, il che è confermato dalle paro- 
le precedenti a mio avviso. 

Divisione^ la dissenzione intesti* 
na, Par. XVI, 184. 
Diviso^ V. Dividere. 
Aivlsla^ la ricchezza , l' abbon- 
danza — in signif. fig. Par. XXXI, 
186. — il graà divizia, in grande ab- 
bondanza, Inf. XXII, 109. 

Divo, divino, celeste, Par. XXIV, 
33. D. dà questo epiteto a Beatrice, 
Par, IV, 118, onde, esprimere la sua 
ammirazione verso di quella. 

Diirorare^ nel signif. prop. Inf. 
VI, 30. Par. XXVIl, 131 - nel signif. 
fig. Inf. XXXI, 142. 
DiTOlamente. Par. XXII, 'l%1. 
DivotO) lat. devotus, v. Devoto. 
mwonone^\&ì,devotio, Par. X,56. 
INkaglO) Douay, città Che a tempo 
di D. apparteneva alla contea del- 
l' Analdò {Hainaut) o de' Paesi Bassi, 
Purg. XX, 46. 

noeela, dal lat. ducersfi dal greco 
5ox^ ; condotto, Inf. XIV, 117; XXIII, 
46. 

Doflllei) lat. duodedm^ Par. XII, 
135. 

Doga^ dall'antico ali. d<lòa, ora 
dauhe, Purg. XII, 105 ad etade Ch* era 
sicuro il q^Mderno e la doga, allude a 
certo che in que' tempi aveva trovato 
r astuzia di scambiare una doga a una 
pubblica misura per diminuirne la 
capacità. 

lN>|;are. Che il gran petto ti doga, 
Inf. XXXI, 75, espressione oscura, 
forse significante : che il corno appeso 
al collo del gigante, fascia o piuttosto 
solca il di lui petto. 

Doglia, dal lat. dolere, il dolore 
sia fisico sia morale, Inf. 1, 102; IX, 



96; XVI, 52; XXVIll, 13; XXXllT, 
61. Purg. IV, 1 ; XXf, Ó7; XXlll, 12 
e 56 ; XXXI, 69. Par.-XXXll, 11. 

AoslienKa, il dolore, Inf. VI, 108. 

Aoglioso, doloroso, ciò che ca- 
giona dolore, Inf. XI, 34. 

hlolee^ lat. dulcis, add. ->- Nel si- 
gnif. fisico e morale, Inf. I, 43; V, 
118; X, 69; XVI, 61; XXIV, 21. 
Purg. 1, 13 ; HI, 66 ; IV, 44 e 109; VI, 
71 ; X , 47 ; XI, 6 ; XVIII, 44 ; XXVI, 
99; XXVIl, 115. Par. Vili, 93; XXllI, 
2. — I dannati, Inf. VI, 88, chiamano 
dolce mondo la dimora terrestre, la 
vita terrena dell'uomo. 

Dolee, avv., dolcemente. Par. 
XXIII, 97 e 128. 

INklee, sost., la dolcezza. Par. 
XXX1II,63. 

Doleemente. Purg. Il, 113; Vili, 
16 ; XXXI, 98. — Con dolcezza, Pury. 
XIV, 6. 

lN>1eeBsa,il benessere, Purg. Il, 
114. Par. Ili, 38 ; X, 147 ; XXIX, 140. 
~ Dolcezza di... la tenerezza, Inf. 
XXVI, 94. 

Aoleino (Fra) famoso caposetta 
del seo. xiv in principio. Era piemon- 
tese di Novara e aveva divulgato i 
suoi dogmi che avevano per fine di 
riformare i costumi e il culto nell'Ita- 
lia superiore. Perseguitato ed asse- 
diato nei monti di Novara, vi si difese 
co' suoi per lungo tempo e con ammi- 
rabile valore ; alfine, vinto dalla fa> 
me, si arrese ; e i suoi avversari, non 
rispettando in esso il prigionedi guer- 
ra, ma considerando l'eretico, l'ar- 
sero vivo a Vercelli nel 1307, non 
senza però aver prima fatto di lui ogni 
più atroce strazio, ch'egli sofferse con 
fortezza e costanza di vero martire. 
Sebbene poco si sappia e oscuramente 
delie sue opinioni ed intenzioni, è pe- 
rò certo che la maggior parte dei dog- 
mi a lui attribuiti dalla parte avversa. 



Doicistimo — Donato (Ubertino). 



sono prette calunnie. Inf. XX Vili, 65. 
(Vedi r eccellente Opera : Fra Dolci- 
no, und die Patarener, von J. Krone ; 
Lipsia, 18U.) 

Doleiflsluio. Purg. X X X , 50. Par. 
XX1H,67;XXVI,67. 

Dolente, clie prova dolore, Inf. I, 
116; XIII, 129; XXI, 138; XXVIII, 9. 

— Afflitto, triste, Inf. XXI!, 146; 
XXXII, 36. Purg. VI, 9; XV, 81 e 91 ; 
XVIII, 120; XXXI, 68. Par. VI, 75. 

— Pieno di dolore, miserevole, e ciò 
che apporta dolore, Inf. Ili, 1 ; VI, 46; 
VII, 19; IX, 32; XXVII, 121 ; XXXIV, 
67. Purg. VII, 22. — Ciò che esprime 
dolore, Inf. V, 26; IX, 126. Purg. 
XII, 37. 

Dolersi, gemere, lamentarsi, af- 
fliggersi d' alcuna cosa, Inf. XVI, 70 ; 
XXI V, 161 ; XXVI, 19 e 62, Purg. VII, 
126. Par. XV, 10. - Provar commi- 
serazione, Inf. XXXIII, 40. — TI capo 
ti duole, inf. XXX, 127. - Jlff duole, 
impera, dolersi della sorte di alcuno, 
Inf. Il, 61 ; XVI, 12; XXIV, 133. Purg. 
IV, 123. — Al perf. dohe dal lat. do- 
luit, antica forma per: dolse, Inf. II, 
51. 

Dolo, V. Duolo. 

Dolorare, esprimere dolore, do- 
lersi, gemere, Inf. XXVII, 131. 

Dolore. ~ Nel signif. 6sico e mo- 
rale, Inf. Ili, 2 e 26; V, 3e 121; XI, 
27; XIII, 102; XIV, 39 e 66 ; XVIII, 
84; XXIll, 98; XXVII, 12; XXIX, 46; 
XXX, 21 ; XXXIII, 5. Purg. V, 127; 
VI, 76 e 151 ;X, 78; XV, 95; XXIII, 
, 81. Par. VI, 41. 

Doloroso, pieno di dolore, Inf. 
Ili, 17; IV, 8; V, 16 e 114; XII, 108; 
XIV, 10; XVII, 53; XXX, 19; XXXI, 
16; XXXIII, 56; XXXIV, 28. Par. 
XVII, 137. 

Dolve, V. DOLBRB. 

Dolsero, forma antica e poetica 
per: dolcezza, Par. XXX, 42. 



147 

Domandare, raramente per: di 
mandare,v.ivi. Inf. XXII, 47; XXVII, 
98; XXXII, 92. 

Domare, soggiogare, Purg. XI, 
53. — Domarsi, vincersi, dome per: 
domi, Purg. XIII, 103. 

Domenleo (San), fondatore dcl- 
r Ordine dei Domenicani, nato a 
Galahorra nella Gastiglia Vecchia, 
nel 1170, morto a Bologna nel 1221, 
Par. X, 96. V. pure Par. XII, 31 e 
seg. dove san Buonaventura racconta 
la di lui vita. 

Domlnaslonl , nome dato , se- 
condo il libro attribuito a Dionigi 
V Areopagita De ccsleati hierarckia, ad 
una delle gerarchle degli angeli, Par. 
XXVIII, 122. 

Domlslano, V imperatore, per- 
secutore de'Cristiani, Purg. XXII, 83. 
Donare, far dono, Par. IX, 58 ^ 
XIV, 46. 

Donato, Elio, lai. ^lius Donatu», 
grammatico romano del iv sec. auto- 
re d' una grammatica latina che fu 
usata nelle scuole durante tutto il 
medioevo. Par. XII, 137. 

Donato Donati (Baoso). 
Inf. XXX, 44. Benvenuto racconta 
che Buoso Donati della illustre fami- 
glia fiorentina di tal nome, aveva nel 
suo testamento fatto grossi legati in 
favor dellaChiesa, il che poco piacque 
al suo figliuolo Simone, il quale per 
liberarsene indusse Gianni Schicchi, 
eccellente falsario di persone (V. 
Schicchi) a porsi nel letto di Buoso, 
fingendosi lui ancor vivo, e cosi det- 
tare un testamento più a suo modo.— 
li medesimo Buoso trovasi probabil- 
mente ncir Inf. XXV, 140, fra i ladri, 
come reo di baratteria ; però secondo 
altri, non lui, ma Buoso degli Abati 
debbesi intendere per questo danna- 
to. V. Abati. 
Donato (libertino), genero di 



-148 



Donde — Donneare. 



Bellincione Berti, v. ivi. Egli si recò 
ad offesa clie il suocero avesse spo- 
sata una delle sue figlie ad uno degli 
Adimari la cui nobiltà parevagli di 
troppo recente data, Par. XVI, 119. 

Donde o D* oudcNi lat. d$-unde, 
Par. X, 70. ^ Da dove, per mezzo 
delia quale, Inf. XXV, 85. La Nidob. 
legge onde, — Per il ohe, Purg. IX, 
138. La Nidob. legge per che, ma ha 
tutto r aspetto di glossema. 

Doima) lat. dominUf Inf. II, 53 e 
124; XV,90. Purg. 1,91; IX, 65; X, 
69; XIV, 109; XV, 88; XIX, «6; XX, 
21 ; XXIII, 101 ; XXVil, 98; XXVlll, 
40; XXIX, 14 e 61 ; XXXII, 25. Par. , 
III, 98; X, 79; XI, 58; XII, 64; XX. 
127, e molto più sposso. — Donna di 
virtù, lof. 11,76, è un epiteto che Vir- 
gilio dà a Beatrice e che sembra ca- 
vato dal libro di Rut (iii, 11): Scit 
omnia poptUue mulierem te eeee virtu- 
ti9, cioè : donna di provata virtù. — 
Donna gentile, Inf. II, 94. Io credo che 
r interpretaiione da me data di que- 
sto luogo neir a. 1832 in un opuscolo 
sopra i due primi canti della D. C. sia 
la sola ammissibile, cioè che si parli 
della santa Vergine. — Donne antiche, 
Inf. V, 71, sono le eroine dell'anti- 
chità. - La betta donna^ Inf. XIX, 57, 
è la Chiesa. — La Donna di Brabante, 
Purg. VI, 23, è Maria figliuola di En- 
rico VI duca del Brabante, moglie di 
Filippo III r Ardito, re di Francia. 
V. Broccia (della). — Quelle Donne^ 
Inf. XXXII, 10, sono le Muse. — 
Donne ch'avete, è il primo verso della 
prima canzone della Vita Nuova, 
Purg. XXIV, 51. — Moglie, sposa, 
amante, Purg. XXV, 133. Par. XI, 
86; XV, 137. - Padrona, La Donna 
che qui regge, Inf. X, 80, è Proserpina, 
sebbene sia difficile propriare qual 
luogo e quale officio le assegni D. nel- 
l' Inferno. * La donna della torma, la 



più bella delle cavalle d' un branco 
equino, Inf. XXXIII, 43. — Donna di 
provitwie^ dominatrice» signora di 
Provincie, Purg. VI, 78. ~ Donna del 
del, regina del cielo, la santa Vergi- 
ne, Par. XXllI, 106; XXXll, 29. - 
Santa Lucia, Purg. IX, 88. — Beatrice 
è spesso chiamata da D. mia Donna e. 
da altri <tMi donna. Par. V, 94; VII, 
11; Vili, 15; XV, 32; XXI, 2; XXV, 
16; XXVI, 68; XXVlll, 40; XXXIl, 
137 ~ e Donna rivolgendole la pa- 
rola, Par. IV, 134. — Donna chiama 
pure la santa Vergine, Par. XXXIU, 
13.— /Vo«<ra Donna, Madonna, la san- 
ta Vergine, Par. XXI, 12.3. - Difficilis- 
simo è spiegare il luogo del Porg. 
XIX, 51, ove è detto che quelli qui 
lugent Avran di coneolar l' anime dan- 
ne. Queste parole si riferiscono evi- 
dentemente a quelle del Vangelo di 
san Matteo (v, 4) quoniam ipei con- 
Jtolabuntur ; bisognerebbe adunqne 
prender donne nel signif. di : esse sa- 
ranno padrone, cioè : sarà in lor po- 
tere, e consolare nel signif. pass, di : 
esser consolate. Concedo nondimeno 
che tale spiegazione è stiracchiata, e 
la propongo solo nel difetto di altra 
migliore. L' opinione emessa dal Ga- 
stelvetro nelle sue Giunte alle Prone 
del Bembo, che donne sia posto per : 
donde, per modo che il senso sarebbe : 
avranno donde di consolar l' anime, 
cioè : avranno di che consolare ec. 
mi sembra non meno avventurata 
della mia; e la costruzione : avranno 
donde di consolare invece di consolare 
non è da ammettersi. 

Aonneare, verbo tolto dal pro- 
venzale donnear dal lat. domina che 
signi ficaia quella specie di culto o di 
cortigianeria cavalleresca cheusavasi 
professare alle dame; onde propria- 
mente : corteggiare, far all'amore. D. 
l'usa a significato più nobile per: 



Donneteanunte — Dottrina. 



i49 



compiacersi in... Par. XXIV, 118 ; 
XXVII, 88. 

DonneMaBieiite.Pu rg.XXX 1 1 i , 
135. Non veggo la necesstth di tra- 
durre qaeata Toce con la Cr. per si- 
gHorilmentf, cioè : con aria imperiosa; 
e eredo piuttosto^ ette voglia dire: con 
modi graziosi ed amabili. 

90B1109 lat. domintuj questa for- 
ma della voce sembra tolta dallo spa- 
gnoolo: padrone, signore, Inf. XXII, 
83 ; XXXIII, ^. ~ Come titolo Donno 
II§ichelZaneh9,\nt. XXII, 88, v. pure 
DcmivA. 

••HO) lat. donum, il regalo, il 
presente, Par. V, 19; IX, 59. — Far 
dotto, accordare la grazia, Inf. VI, 78. 
Porg. XXVIII, 63. 

l»«p«) lat. de^pott, prep. di tem- 
po, Inf. 1,99; II, 111; VI, 64; vili, 
56; XVI, 66; XIX, OH; XXIV, »; 
XXXI, 16. Porg. VII, 54 ; XVII, 132 , 
XXI1,69; XXX1,31. Par. XXVII, 45; 
XXXIII, 36 e89. • Prep. di luogo : 
dopo, appresso, Inf. X, 3; XI, lOt; 
XXI,60. Purg. Ili, 68 ; XVIII, 89. Par. 
II, 100. - Avv. dietro, Inf. XX HI, % 
Pnrg XXVI, 17. 

Aopptore^ lat. duplare, Inf. XIV, 
99. — Sost. t'I doppiare^ la duplicazio- 
ne, Par. XXVIII, 93. 

lloppÌer«>9 dal lat. dupUeriw del 
medio evo, un candeliere a pi6 bran- 
che; il candeliere, la fiaccola. Par. 
XXVIII, 4. 

Doppio, lat. duplui, Inf. XXIII, 
i% Purg. 1, 36 ; XVI, 55 ; XXII, 56 ; 

XXIV, m; XXXI, 1M. Par. VII, 6; 

XXV, 98. 

Dor«t«9 lat. dfaurafufjnf. XXIII, 
64. Par. XVI, 102, in quest'ulti- 
mo luogo potrebbe anco significar: 
d' oro. 

»«rmlre. Inf. XX XII , 123; 
XXXni, 144. Purg. IX, 38 e 53, dove 
domita è contratto di dormiva; IX, 



56; XXIX, 144; XXXI11,64. Par. Ili, 
100;XXV,5;XXIX,8«. 

Dosilo^ lat. dortum ; dell* uomo e 
degli animali nel signif. prop. Inf. 
XVII, 14; XXII, 43; XXVII, 1t5. 
Purg. Vili, 101; XIX, 94. Par. Il, 
100 ; Vili, 96 — onde dare il domo, ri- 
volgere le spalle, Inf. XXXI, 7. -' Per 
est. la sommità, il colmo d' un arco, 
Inf. XVIII, 110 ; XXIV, 67. - Il dos- 
so della mano, Purg. Ili, 10%. — 
L' Apennino è detto il dosfo d' Italia, 
Purg. XXX, 86. 

Dotare — per est. conferire. Par. 
XII,63;XXX1I, 65 - Particip. do- 
/ato,Par. V,«4;XII, 141. 

Dote, lat. do8, Inf. XIX, 116. Purg. 
XX, 61. Par. XV, 104. 

Dotta^ da dottare per: dubitare, 
Inf. XXXI, 110. Quasi tutti i cemen- 
tatori spiegano questa voce per: ti» 
more. Benvenuto dà anco un'altra 
spiegazione : Non eapedìebat aliud ad 
mort^m meam nini nimplew motto Gi^ 
gantiìtf la quale spiegazione è pure 
proposta da Guiniforte e presso a poco 
approvata dal Tassoni. Landino e VeN 
lutello prendono dotta all'oso fioren- 
tino per : momento, cioè : breve lasso 
di tempo {otta per : ora) : non era me- 
stieri che d' un solo momento. Io pre> 
ferisco con Parenti la spiegazione più 
generalmente ricevuta. 

lN>eto, lat. doctus, instruito, Purg. 
XXII, 69. 

DaUore^ lat. doetor ; il maestro 
insegnante, Purg. XXIV, 143. Par. 
XXV, 64; XXXII, « - Frequente- 
mente D. chiama cosi Virgilio, Inf. V, 
IO e 1^ ; XVI, 13 e hi. Purg. XVIII, 
2 ; XXÌ, 22 e 131 . — / dottor magni, 
Par. IX, 183, sono i Padri della Chie- 
sa. — Un dotto in genere. Par. XII, 
85. 

Dottrina , V insegnamento , la 
scienza. Par. XXIV, 80. — La sapien- 



150 



Dùve — Drillo, 



za, Inf. IX, 62. Par. XXXlll,106. — 
La dottrina d'una scuola o d'un filo- 
sofo, Purg. XXV, 64 ; XXXIll, 86. - 
La dottrina evangèlica, Par. XXIV, 

Do^e, avv. di luogo e interrogati- 
vo, Inf. 1, 60 e 133 ; III, 95 ; IV, 6 ; V, 
27 e 97 ; VI, 1U ; X, 91 ; XI, 45; XIV, 
5; XVI, 102; XVIIl, 10; XX, 56; 
XXIV, 134; XXV, 43; XXVIH, 24; 
XXIX, 65; XXX, 73; XXXI, 123; 
XXXII, 34 ; XXXIII, 106. Purg. 1,101 
e 121 ; II, 92 ; HI, 76 ; IV, 17 ; V, 111 ; 
VII, 98 ; XIV, 31 ; XV, 50 ; XVII, 76. 
Par. VI, 72 ; IX, 49;XV11I, 97; XXIII, 
117 ; XXV, 95 ; XXIX, 46 ; XXX, 122; 

XXXII, 34. — Dove, con movimeoto, 
Inf. XIII, 54 e 98; XX, 33. Par. XIII, 
126, e molto più spesso. V. Ovb. 

DoYe^sost., il luogo, il posto ove 
alcuno si trova. Par. Ili, 88 ; XII, 30 ; 
XXII, 147. - Un luogo determinato 
in genere, Par. XXVII, 109. 

DoYerC) lat. debere; dovere, far 
mestieri, Inf. Il, 18 e 88; VII, 50; 
Xni,38;XIV,16;XV,118;XVI,42, 
H8e125;XlX,3;XXlV,151;XXVI, 
11; XXVH, 80 e 109; XXXIII, 7. 
Purg. VI, 91 ; VII, 92. Par, II, 55 ; V, 
51 ; XXII, 125 ; XXIV, 130 ; XXVIII, 
106; XXXIII, 47, - Dovere, aver 
r obbligo di... Purg. XXI, 102. Sicco- 
me questo verbo prende queste forme 
in parte da devere varia molto nelle 
sue voci. Quelle che trovansi nella 
D. G. sono: deggio, Inf. XV, 118; 
XXVII, 109. — Dèi contratto di devi, 
Inf. XIV, 16. Pa» XXVIIl, 106 e spes- 
so. — De' per : deve, Inf. XVI, 125. 
Par. XXXIII, 44. Die contratto di 
Mve, Inf. Il, 88 ; XXVI, 11 . — Invece 
di dèe Inf. II, 88 alcune ediz. leggono 
deve. — Dinno contratto di debbono^ 
Inf. XVI, 118; XIX, 3, dove la Gr. 
legge deono, — Din, per : denno, Inf. 

XXXIII, 7. Purg. Xm,2!. - Dovrien 



per : dovriano o dovrebbero. Par. II, 
55. — Diano contratto di debbano, 
Inf. XXX, 97. dove la Nidob. le^ge 
dieno da dare^ ripetendo il verbo 
precedente. ~ Debbia per : deva, Inf. 
XXIV, 151. 

Dovere^ sost., il povere, Purg. X, 
92 ; XXIII, 15 ; XXX, 5. Par. IX, 48 ; 
XVlIi,53. — Giò che spetta per di- 
ritto ad alcuno, Purg. XIII^ 126 in 
questo luogo: la punizionci. 

Draeo, forma latiaa in grazia del- 
la rima per : drago, Inf. XXV, 23. 

liraf;0) comune: dragone, Purg. 
XXXII, 131 . La maggior parte dei eò- 
mentatori intendono per questa pa» 
rola Maometto ctie ha tolti molti po- 
poli al Cristianesimo. 

DraghignaBBo 9 nome- dato da 
D. a uno dei diavoli della quinta Bol- 
gia, Inf. XXI, 121 ; XXII, 73. È una 
specie di forma peggiorativa di drago^ 

Aramma) lat. drachmaj misura 
di peso, Purg. XXI, 99 ; XXX, 46. 

Drappo^ dal lat. del medio evo 
drappu», la cui origine ò incerta; 
panno qualunque, Inf. XV,122 ; XVII, 
17. — Al pi. drappi te veati, Purg. 
XIX, 32. 

Drittamente) contratto di dirit- 
tamente, direttamente — nelsignif. mo- 
rale, diritto, equo, giusto. Par. XV , 2. 

Dritto^ agg., lat. directus, contrat- 
to di diritto. -^ Nel signiL morale: 
integro, giusto, Inf. XI, 9 ; XXX, 99. 
Purg. Vili, 83 e 132; X, 3 ; XIX, 182; 
XXII, 86 ; XXVII, 140. Par. XII, 116. 
— Giusto, retto, Inf. XXVII, 8. - Di- 
ritto, che è da mano destra, Purg. 

XI V, 8 ; XXVllI, 67. — Diritto, eretto 
come contratto di dirizzato, Inf. IX, 
37; X, 32; XIV, 103; XXV, 124; 
XXVII, 1 ; XXXIV, 101. Purg. XH, 
7 ; XXXIi, 152 ; XXXIII, 8. ~ Esatto, 
Inf. XVIII, 4. Purg. VII, 39 ; IX, 122; 

XV, 9 ; XXII, 50. Par. X, 19. - 0«»l- 



Dritto — Duca (Guido del). 



i51 



chevolta il signif. è dubbio, Purg. 
XXVIIl, 67, dove diritta è spiegata 
dai più come : eretto; mentre altri la 
riferiscono a ripa. Io preferisco la 
prima interpretazione. 

Dritta, avv., drittamente, giusta' 
mente, Inf. 1, 18. Purg. XVIII, 45. - 
Eretto, Inf. iV, 6. — £flattamente, 
Par. X| 8. 

BrittOf sost. il Diritto, ma senza 
articolo, Purg. V, 78. — Dritto di sa- 
lita, Purg. X, 30, il diritto di esser 
chiamata salita, cioè: che era tsnto 
ripida da non potersi salire. — Nel 
signif. fisico, ciò che è diritto, oppo- 
sto ad : obliquo. Par. X, 19. 

Drittura, contratto di diritiura^ 
Par. XX, lai. 

Drfssare, contratto di dirizzare; 
elevare, Inf. XX, 31, e X, 139, dove 
alcune ediz. leggono a cut io drizzo il 
(/ito, dando a : drizzare il signif. di: di- 
rigere, Purg. XII, 77. — Dirigere, Inf. 
IX, 73; XVI, 26; XXIl, 1t9; XXIII, 
n7; XXVI, tO; XXVII, 19. Purg. I, 
111; IV, 65; V. 3; VI», 96; IX, 13; 
XVUl, 16; XIX, 78; XXX, 110. Par. 
XXVI, U; XXXII, 1W. - Nel signif. 
morale: raddrizzare, Purg. XXIII, 
126. ~ Particip. drizzato, levato in 
piedi, Inf. X, 67. — Nel signif. mo- 
rale: raddrizzato, Purg. XXIII, 1^6. 
— Drizzarsi, Inf. II, 129. — Ri voi- 
gersi a... Par. Ili, 35. — Dirigersi, 
Par. XXXIII, 43. 

llradOf dall'ali. <rau<. ~ In sini- 
stra parte: il ganzo, 1* amico, Inf. 
XVill, 134. Purg. XXXII, 155. - In 
fouona parte. Par. XII, 55. 

nii%per: dove, lez. che la Gr. ha 

. adottata, mentre Aldo, la Nidob. e le 

«diz. moderne leggono sempe IP per: 

ove, lat. uhi, Par. X, 96 ; XI, 25 e 

139; XII, 123; XV, 51. 

Da% per : due, v. ivi. Purg. Vili, 
^. La maggior parte delle ediz. mo- 



derne preferiscono la forma intiera 
dite. 

Dalibiare^ lat. dubitare, Inf. XI, 
93. Purg. Ili, 72; XVIII, 42. Par. XI, 
22; XIV, 99; XX, 79; XXIX, 64; 
XXXII, 49.— Talvolta questo verbo 
si accosta al signif. di temere, sospet- 
tare, Purg. XX, 135. Par. XXVI, 1. 

Dubbiare) sost., il dubbio, V in- 
certezza, Inf. IV, 18. 

Dubbio. Inf. XXXII, 83. Purg. IX, 
64; XV, 60; XVI, 54; XXXll,85.Par. 
I,94;IV,8e131. 

Dnbbioiio, add., Inf. V, 120. 

Dubi, pi. di dubbio, lat. dubius, 
Par. XXVIIl, 97. 

Dubitare, verbo, Purg. XXII, 29. 
Par. IV. 22; VII, 10; Vili, 92. - Es- 
sere in dubbio e nel signif. di temere, 
Inf. X\%\\h 45. 

Dubitare, sost., il dubbio, l'in* 
decisione, Inf. XXVIIl, 97. 

Dubltaaione) il dubbio, Par. 
IV, 64. 

Duea, lat. dux; la guida, il con- 
duttore, Inf. XXI, 138. *- Per lo più 
Virgilio, Inf. Il, 140; IV, 94; V, 21 ; 
Vili, 97; X, 19; XII, 83; XIV, 91; 
XVI, 62; XVII, 79; XVIII, 44; XIX, 
121;XXI,88; XXll, 46; XXIX, 17; 

XXXI, 70; XXXIV, 9 e 13.3. Purg. 1, 
49; II, 20; V, 2; VI, 49 e 71 ; Vili, 88; 
IX, 68 e 107; X, 11; XII, 136; XV, 
118; XVI, 14; XVII, 64; XVIII, 112; 
XX,4;X.XI,5e76;XXII,121. - Il 
capitano, il capo d' un esercito, il gran 
duca de' Greci, Par. V, 69, è Agamen- 
none. — Quel duca sotto cui vi8$e di 
mnnna La gente ingrata, ec. Par. 

XXXII, 131, è Mosè. -> Capo e guida 
ecclesiastica, l'altro duca, Par. XII^ 
32, è san Domenico. — Duca, titolo 
n duca d' Atene, Inf. XII, 17, è Teseo. 

Duca («nido dei), gentiluomo 
di Brettinoro, poco noto. D. lo trova 
fra gì' invidiosi nel Purgatorio, Purg. 



152 



Duce — E, 



XIV, 81, dove conversa con fìinieri 
(ia Calboli. V. ivi. 

Diiee^ lat. duw, sola forma che ora 
sia in uso di questa voce. La guida, 
il conduttore, Inf. VU,78. Purg. Xlll, 
%i ; XVIII, 18; XXVII, .31. - // duce 
Sotto cui giacque ogni malizia morta, 
Par. XXI, S«, è Saturno. — Il capo, il 
capitano, Purg. XXIX, 64. Par. XX, 
8; XXX, 37. — fi sommo duce, Inf. X, 
102. Par. XXV, 791, è Dio. 

Dueero, verbo latino e usato nel 
signif. lat. di : formare, Par. XIII, 67. 

Due e Dao. Le ediz. variano al • 
l'infinito. Pare che ia Cr. preferisca 
la forma più antica dm; la Nidob. la 
più moderna due, Inf. V, 74; VI, 73; 
X,48;XI,106;XX, 44; XXV, 69 e 
77;XXV1II, 125; XXXII, 41 e 55; 
XXX1V,40. Purg.V,3|8;IX,8;XVllI, 
131; XXIV, 98; XXVI, 52; XXtX, 
83 e 107; XXXI, 61. Par. II, 97; XII, 
91 ; X VII, 74; XXV, 107, e più spesso. 

Duera (quel da). Inf. XXXII, 
i16,èBuoso da Duera di Cremona, 
che corrotto dal danaro de' Francesi 
abbandonò a Guido di Monforte, capi- 
tano di Carlo Angioino, il passo di 
Parma che aveva tolto a difendere 
per Manfredi. D. lo pone fra i traditori 
della patria. 

Dugento. Inf. XXI, 113. 

Banquc, lat. lune, Inf. II, 121; 
X, 110; XIX, 66; XXII, 64; XXVIII, 
55. Purg. 1,94; III, 101; VI, 32; vii, 
62; IX, 93; XIII, 139; XXII, 94. Par. 

V, 31 ; VII, 40 e 103; Vili, 122; X, 7; 
XXVI, 7 e 31 ; XXVIII, 70; XXXI, 1 ; 
XXXII, 73, e più spesso. 

OUO9 V- I>VB. 

Dnolo, dal lat. dolere. — Il dolor 
fisico, Inf. HI, 33; IX, 111 ; XIV, 27 ; 
XVII, 46. ~ Il dolor morale, il lutto, 
Inf. IV, 28 e 43; XXVIII, HO; XXXIH, 
95. Purg. VII, 111 ; XXX, 108. Par. | 

VI, 66. — 11 grido, accento di dolore, ' 



Inf. Vili, 65. - Nel luogo dell Inf. 
XXI, 132 £ colle ciglia ne minaccian 
duoliy lo propendo a spiegare duolo 
per : dolo, lat. dolue, perfidia, tradi* 
mento, cosi usato dagli Antichi più 
d'una volta. (V. pure Orlandino, csìì- 
to HI, si. 99.) 

INarabile. Par. XXVI, 129. 

Duramente. Inf. XXXII, 86. 

Dttrare, restare, conservarsi, fnf. 
1,20; II, 59; III, 8; XXIV, 6; XXV, 

11. Purg. Vili, 77; XI, 92; XVIII, 30; 
XX, 101; XXf,85; XXVI, 1t3; XXIX, 
20. Par. IV, 19; VII, 126; XV, 11. - 
Resistere, tener fermo, Purg. XVI, 77. 

Dnrasao, I' antica DyrracMum^ 
citte marittima deirUliria, Par. Vl,65. 

DaresKa^ lat. duritiet; T ostina- 
zione, Purg. XXVII, 40. 

INaro. -> Nel signif. fisico, Inf. IV, 
109 ; XV, 1 ; XVIH, 8; XX, 26; XXI, 
43; XXIII, 43; XXV, 111; XXVII, 
125; XXX, 105; XXXHI, 1f2. Pnrg. 
Ili, 70: XII, 49; XIX, 48. - Per est. 
Duro, difficile, penoso, Inf. 1, 4; XIX^ 
132; XXXII, 14. — Aspro, severo, 
crudele, Inf. 11,96; XXXIÌI, 66. Purg. 
XIII, 63 ; XIX, 77. Par. XI, 91. - Ar- 
duo, difficile da comprendere, Inf. Ili, 

12. Purg. XXV, 217. — Duro, ostinato, 
Inf. XIV, 44; XXVII, 56. Purg. 
XXVII, 34. - Lamenti duri, Inf. IX, 
122, lamenti che provengono da cru- 
deli tormenti. 

K. 

E, lat. et, particella copulativa, che 
trovasi ad ogni pagina. Precedendo 
vocale, lo ediz. moderne leggono ed, 
Inf. 1, 5, 31, 49, 113, 130; similmente 
quando precede A, Inf. 1, 97. 1 mss. e 
le antiche ediz. come pure V Aldo 
del 1503 hanno sempre davanti alle 
coneronanti, alle vocali e all' A, et, ec- 
cettuato quando precede il dove leg- 



E' — Effetto. 



153 



gono e*l. Spesso ancori il poeta con- 
serva la 9 precedendo le vocali con 
le quali fa elisione come, Inf. 1, 38, 
E il Sol in due sillabe, ^ cosi Inf. 1, 
90 ; V, 71 ec. — Piò di rado la e non 
fa elisione con la vocale precedente, 
come Inf. II, 114 Che onora te e quei 
che udito V hanno. — Qaalchevella» e 
specialmente anito ad ecco, annunzia 
una circostanza imprevista nell'alto 
che accade, Inf. I, 91 ; III, 91; XXIV, 
97. Purg. XIV, 137 ; XV, 14% ; XXIII, 
10 ; XXVIII, 25 ; XXIX, 16. Par. XIX, 
13— ed anco senza ecco, Inf. XXV, 
36 e 50. Purg. VIII, 94. ~ Qualche- 
volta indica il secondo membro del 
periodo quando vi è contrapposizione, 
come, Inf. XXX, 115 S'io dieai (alno, 
e tu fìiUaeti il conio •- cosi, Purg. XI, 
17; — e in comparazioue, Purg. IV, 
90 E quanto ucm più va tu, e men fa 
male. ~ Nel medesimo signif. e più e 
più, di più in più, Par. XXXIII, 58. 

E' El) trovasi spessissimo per 
egli e per eglino, v. Ei. 

È9 lat. eei, v. Kssbkb. 

ElibrcKBa, dal lat. ebriux; nel si- 
gnif. nobile , ebbrezza dell* animo, 
della mente cagionata da qualche cosa 
mirabile, Par. XX VII, 5. 

EMbrO) lat. el>rius — per est., Inf. 
XXVll, 99 le sue parole parvero ebbre , 
cioè : parevano di uomo imbriaco. 

Ebrei. Purg. IV, 83; XXIV, 124. 
Par. V, 49. — Parlasi pur di loro, 
Purg. XVIII, 134. Par. XXXII, 132. 

EbreO) add. — Ebree, Par. XXXII, 
17, sono donne ebree che trovansi in 
Paradiso. 

Ebrot lat. Iberus, fiume della Spa- 
gna, Par. IX, 89. D. lo chiama pure 
/6«ro, V. ivi. 

IBmee aacllla Del. Purg. X, 44, 
parole della santa Vergine dirette 
all'angeloGabbriello (san Loca, i,38): 
Ecco r ancella del Signore. 



Reeedere.^ sorpassare, oltrepas- 
sare, Inf II, 77. 

Eeeellente. Par. IX, 41 . 

EeeelleBMi. Il dinio deWeeeellm- 
%a, Purg. XI, 87, il desiderio di per- 
venire alla perfezione. — La superio- 
rità, Purg. XVII, 116. 

Eeeeiae^ add , lat. excehus. — Nel 
signif. fisico , alto , elevato , Purg. 
XXX11I,65. - Per est. sublime, Par. 
XXVI, 110; XXVII, 100. 

EeeehM^sost.JI sublime, la su- 
blimiU,Par. XXIX, 141 

Eeeesae, lat. ewcetaue, V ecceden- 
te, ciò che sorpassa, Purg. XIX, 45. 

Eeee, lat. ecce, Purg. X, 100; XI11, 
35. — Trovasi davanti a soet. e a nomi 
propri, Inf. XIII, 115; XVII, I ; XXI, 
38; XXIV, 97 ; XXXIV, ao. Purg. Il, 
ISellO; lU, 62; XIII, 35; XV, 91; 
XXIU,28;XXV,29.Par.V,ie5;IX, 
13; XXIII, 19; XXV, 17 e più spesso 
— e davanti all'infinito. Inf. 111,82- — 
Spesso è preceduto da ed come Inf. 
Ili, 82. Purg. Il, 13 e 119 ec. 

EeliMMirc, dal laf. edipsif. — Nel 
signif. prop. ecclissarsi. Par. XXV, 
119. ~ Per est.ecclis8are, Par. X, 60. 

EeliMii) lat. eclipsie, l'oscuramen- 
to del sole delia luna, Par. Il, 80; 
XXVH,35;XXIX,102. 

ÉeubA) la moglie di Priamo re 
d'Ilio,Inr. XXX, 16. 

EdUto, lat. edietum, l'ordine, il 
decreto, Purg. 1, 76. 

Ee^ V. ESSBRB. 

Eireilo.lDf. II, 17; XXXIII, 16. 
Purg. VI, 138; XVIll, 53. Par. 
Vili, 107 e 123; XXIX, 28; XXXII, 
66. ~ Nel luogo del Purg. XI, 9 
dove quasi tutte le ediz. leggono 
primi effetti della creazione, cioè : le 
prime cose create, i cieli egli angeli, 
alcuni mss. hanno affetti, che signifi- 
cherebbe: i primi smori, cioè: le pri- 
me creatore capaci di amar Dio. 



ibi 

Effige) in rima per : effigie ; I im- 
magine, Par. XXXI, 77; XXXIII, 
131. 

Effigiato^ rappresentato, Purg. 
X,67. 

Eg;idiO) nome proprio di uno dei 
primi discepoli di san Francesco, 
Par. X!, 83. 

Egìna, piccola isola della Grecia, 
vicina alle coste dell' Attica , lof. 
XXIX, 69. 

Egif (O) lat. JEgypiuBf regione del- 
l' Affrica, Purg. II, 46 con allusione 
ai Salmo cxiv (cxiii) ; Par. XXV, 55 
dove Egitto figura la vita terrena. 

Egli, lat. UUt pron. della terta 
pera. Inf. HI, 13, 34 e 76 ; IV, 19; VII, 
5,40 e57 Purg. 1, 134; II, 94, 98 e 113. 
Par. VI, 61 e 140 ; VII, 1 17 ; XXV, 75; 
XXXII, 141 e spessissimo. — Egli 
9te9$o, Inf. XII, 69. — Egli trovasi 
spesso in signif. neutro come il pron. 
indeterminato i7 in francese, p. e. F 
par, sembra, Inf. X, 97. — Sì eh' egli 
nbbaglia, per modo Che ciò abbaglia, 
Inf. XXIII, 64. — S'egU i,9eè cosi, 
Inf. XXIII, 31. Purg. Il, 85. - Egli 
appare, apparisce, interviene, Purg. 
XXVIII, 37. — Egli erra. Par. II, 5Sl. 
— Egli incontra, accade. Par. XIII, 
118 — nel medesimo signif. egli av- 
vien, Par. 111,91. — Egli è postospes- 
so per: eglino, Inf. IV, 34 e 35; VI, 
«5; XIX, 114. Purg. Il, 127. Par. VII, 
136;XXIiI, 1^6; XXXI, 18; alcune 
ediz. in questo caso pongono elli. V. 
ivi. — Invece di egli ed eglino trovasi 
spesso ei, v. ivi. — Egti clie dovrebbe 
riferirsi sempre a persona, qualche 
volta è riferito a cosa, Purg. XXIX, 
76. 

Egregia, illustre, famoso, Par. 
VI, 43. 

Egaale^ lat. cequalie; dell'acqua 
«he si adegua dopo essere stata agi- 
tata, Par. Il, 15. 



— Et. 

EgaaliCà priina. Par. XV, 74. 
D. chiama cosi Dio che è la prima, 
r originaria ed eterna egualità ; per* 
che in esso non vi è mai mutazione 
alcuna, ma è sempre lo stesso. 

Egoalmeate^ nel medesimo mo- 
do. Par. II, 105. 

Eli9 esclamanone, Inf. I, 4; iii 
questo luogo come in ogni altro dove 
si trova questa esclamazione le mi- 
gliori ediz. leggono ahi, v. ivi. 

Ehi, V. Ei. 

fil) a cui gli editori sostituiscono 
spesso arbitrariamente f'per: egli, 
Inf. II, 20; III, 90; Vili, 73; IX, 8, 
10 e 15 ; X, 81 ; XXI, 72 e 117; XXV, 
40 ; XXVi, 11 ; XXIX, 24 e 36. Purg. 
1,42 e 112; II, 51; III, 7, 110; IV, 
127 ; VI, 28 ; X, 88 ; XIII, 76 ; XVI, 
131. Par. Vili, 9; XI, 56 e 122; XIll, 
95 ; XIX, 78 e spessissimo. — Talvol- 
ta «t o e' è posto invece di : eglino, 
Inf. IV, 34 ; 6, 104 ; X, 49 ; XI, 74 ; 
XII, 104; XXIII, 17e89. Purg. II, 50; 
111,65; XXVII, 86 e più spesso. - 
Talvolta ei, che le migliori ediz. scri- 
vono t, V. ivi, è posto all'acc. per : lo- 
ro, Inf. V, 78 ; XVIII, 18. Par. XII, 26 
e più spesso. — Per ultimo fi e in al- 
cune ediz. t è posto spesso per: a lui, 
Inf. Il, 17; X, 113. Purg. XII, 83. Par. 
XXIX, 17. - E' per: egli, in signif. 
neutro, Inf. X, 97; XXXI, 120, v. 
E6LI. — Nel luogo dell' Inf. XVI, 19 
Aldo, la Gr., la Nidob. e la maggior 
parte delle ediz. moderne leggono ei, 
mentrechè Butì, Landino, Veliutello, 
Daniello, Guiniforte e parecchi rasa, 
hanno e^t o hei o hey come esclama- 
zione di dolore. 

EI, contratto di elio, forma primi- 
tiva del pron. della terza pera. Egli. 
La Cr. ha ammesso questa forma mol- 
to di rado, come Inf. XXVII, 12; -^ 
l'ha ammessa però frequentemente 
nelle altro due cantiche, come, Purg. 



El — Eliodoro. 



i55 



11, 51 ; XVI, 136 ; XVI!, 117. Par. II, 
91; XXVI, 59; XXVIII, 8; XXX, 
146, per modo elio sono indotto a cre- 
dere che gli accademici abbiano mu- 
tato sistema su questo partlcolaro nel 
corso doMoro lavori. La Nidob. ha 
quasi sempre et, p. e. Inf. XII, 96; 
XIV, 58; XXIII, 119; XXV, 16; 
XXIX, 36 e in tutti i luoghi citati 
sopra. 

El. Par. XXVI, 134, dove si parla 
del nome dato a Dio nella più remota 
antichità. I mss. e le ediz. variano 
ali' infinito in questo luogo. Trovasi 
El UneJo I. Un adottato dall' Aldo, 
dalIaCr., dal Landino e dal Vellutello 
è manifestamente falso e paro spie- 
gazione del segno / dei mss. che ò 
stato preso per il carattere deirUnità. 
J potrebbe essere la prima lettera di 
Jehóvùhj che corrisponderebbe al no- 
me dato secondo D. più tardi a Dio 
Eli o Eloi, ebraico Elohim, ma tale 
spiegazione attribuirebbe a D. una 
cognizione dell'ebraico che non ave- 
va. £/, adottato da Daniello, Lombar- 
di, l'ediz. fiorentina e Costa, ò fondato 
sulle maggiori autorità. D. medesimo 
nel libro De Vulgari Eloquio (lib. i, 
o. 4) dice : Quod autem priu» vow primi 
loquentit Bonavérit,viro tana mentis in 
prompiu esse non titubo iptum fuisse, 
quod Deus est eive EL Sant' Isidoro 
(lib. VII, e. 1) dice dietro l' autorità di 
san Girolamo : Primum apud Hebrmoe 
Dei iwmen El dicitur, seoundum nrmen 
Eloi estf il che corrisponde esatta- 
mente col luogo di D. È per conse- 
guenza probabilissimo che D. il quale 
ignorava l' ebraico, siasi valso dell' au- 
torità di san Girolamo e degli E van- 
geli, ove il Signore esclama (San Mat- 
teo, e. XXVII, V. 46) Eli e (San Hfarco 
e. XY, V. 34J Eloi, forma siriaca. Bi* 
sogna pertanto leggere El al verso 
434, ed EU o Eloi al verso 136. 



elefante, lat. élephae, Inf. XXXI, 
52. 

Elessere^ lat. eUgere, scegliere, 
Inf. 1, 129 ; li, 21 ; XX, 92 ; XXII, 88. 
Par. XII, 72; XXV, 114. 

Elementi. Par. VII, 133; XXIX, 
51 dove la Gr. legge alimenti, che è 
un fiorentinismo e sta per elementi. 

Elena^ la moglie di Menelao re di 
Sparta, Inf. V, 64. 

EleltA) per : elezione, Purg. XIU, 
12. 

EleUf^add. scelto, Inf. XU, 60; 
XIV, 109; XXIV, 23. Purg. XXVIII, 
77. Par. IX, 139; XI, U; XXIV, 1.— 
Specialmente nel signif. di eletto al 
Paradiso, beato, Purg. 111,73; XIU, 
143; XXIX, 90. 

Eletti, sost. i beati, 'Purg. XIX, 
76. Par. XX, 135. 

Elettra, lat. Elecira, figliuola 
d' Atlante, madre di Dardano, fonda- 
tore di Troia, Inf. IV, 121. 

EleMlone, la scelta, il libero ar. 
bitrio, Par. XV, 40. -- La facoltà di 
scegliere. Par. XXXII, 45. ^ Lo vof 
d' elettone, Int. Il, 28, il vaso di ele- 
zione cioè l'apostolo san Paolo, v. gli 
Atti degli Apostoli (jx, 15) ed epist. 
seconda ai GoriDtil (xti, 2-4). 

EU, in ebraico: mio Dio, parola 
che Gesù proferisce sulla croce, ca- 
vata dal nome di Dio, Par. XXII, 2. 
Vedi El. 

Elia, II profeta, Inf. XXVI, 35. 
Purg. XXXII, 80. 

Éliee, lat. HeUce, altro nome delia 
ninfa Callisto punita da Diana, Purg. 
XXV, 131.- Nome della costellazione 
dell' Orsa Maggiore, Par. XXXI, 32. 

Elieona, lat. Helicon, monto della 
Beozia consecrato alle Muse, Purg. 
XXIX, 40, dove il monte è nominato 
invece del fonte di Aganippe o d'ippo- 
crene che di là sgorgano. V. Versare. 

Eliodoro, lat. fle<iO(loru«, spedito 



ne 



Eliot — Emme. 



da Seleuco re di Siria per rapire i te- 
sori del tempio di Gerusalemme , ma 
scacciato dal tempio e maltrattato da 
una visione celeste (V. lib. ii de'Mac- 
cabei, e. ni, v. 23e seggj. Purg. XX, 
113. 

EHM. Par. XIV, 96. Probabilmen- 
te D. vuol nominare Dio, e perchè non 
sapeva l' ebraico si è valuto d' una 
forma che non è ebraica ma che capi- 
va acconciamente nel verso. Alcuni 
interpreti opinano con poco fonda- 
mento che questo sia il nome greco 
del sole ò ifiJitos. 

Eilaei») nome di uno degli ante- 
nati del poeta, Par. XV, 136. — in 
quanto al profeta di questo nome, ne 
è parlato Inf. XXVI, 34. V. Colui. 

Kli«io,i Campi Elisi degli Antichi, 
Par. XV, 27. 

ElllroplA) lat. helitrofriwm, pie- 
tra alla qoale attribnivasi la virtù di 
rendere invisibile quegli che la por- 
tava addosso, Inf. XXIV, 93. (V. Boc- 
caccio, Decam. g. viii, n. 3.) 

Ell«) V. Ello. 

filiera^ lat. fudera e edra, pianta, 
Inf. XXV, 58. 

fillespoiiC«9 lat. HéUeiponlu», 
ora: lo stretto dei Dardanelli, Purg. 
XXVIII, 71. 

Ell«, lat. Ulum, la plfi antica for- 
ma del pron. pers, ora : egli; «Ha, lat. 
t7/o;al pi. e/W, ora : eglino oe%y\\eHe, 
elleno. Le ediz. variano molto in que- 
ste forme ; e si trova spessissimo, do* 
ve il verso lo permette egli per: ello, 
e per: elli. - E//o, Inf. XVIll, 88; 
XXII, 91 Par. XVIII, «3; XXXI, 
45 ec. — Talvolta trovasi anco la for- 
ma eHi al sing. Purg. XIX, 86. Par. 
XXV, 6% dove altri leggono egli. — 
£<to,Inf. 1,90;1I, 118; V,58em; 
VII, 60, 86 e 94 ; XXXIII, 133. Purg. 
HI, 83; VI, 64; IX, 59; XXIV, 8; 
XXVII, 106. Par. IX, 31; XXVII, 



103; XXXI, 64. - Di rado questo 
pron. si riferisce a cosa inanimata, p. 
e. a un monte, Purg. IV, 91. — ElU, 
pi. Inf. IV, 34; X, 77; XXII, 76; 
XXXIII, 60. Purg. XXII, «7. Par. 
XII, 36. — ElUy Inf. 111,67, VI, 37. 
Par. XXVIH, 51. - Spessissimo an- 
Cora e specialmente in rima D. usa 
queste forme anco con le prep. inve- 
ce delle forme oblique lui, Iri^ toro, 
p. e. - Swr' ellOi Inf. XXIX, M. - 
DaHlo, Inf. XXXiI,124; XXXlV, 51. 
^ Con ello, Purg. XXIX, 117. Par. IV, 
11. — /n ella, Par. Vili, 13. - Ad el- 
la, Par. XXI li, 96. - Duella, Par. 
XXIV, 96. - ITelli, Inf. Ili, 44. - 
Tra elli, Purg. XXVII, 138. - Con el- 
li, Par. Xli, 133. - Con elle, In^ III, 
27. 

Elol, V. £l. 

Elsa, dall' ali. halien, tenere,' in- 
glese kilt; la guarda o impugnatura 
della spada, Par. XVI, 102. 

Elsa, nome d' un piccolo Oume di 
Toscana cbe sbocca neir Arno, Purg. 

XXXIII, 67, dove si allude alla pro- 
prietà delle acque di tal fiume di pe- 
trificare o incrostare di tartaro i cor- 
pi che vi sono immersi. 

Ema) piccolo fiume di Toscana 
che si passa andando da Montebuono, 
luogo d' origine de* Buondelmonti, v. 
ivi, a Firenze, Par. XVI, 143. 

Emersere, verbo tolto dal lat., 
uscire, emanare, Purg. XXIV, 121. 

Eiiii«|ierla9 lat. hemisphmrium, 
l'emisfero, Inf. IV, 69; XX, 125; 

XXXIV, 6, 112 e 124. Par. I, 45; XX, 
2; XXVIII, 80. — Al pK Inf. XX, 125. 
Purg. IV, 71. In alcune ediz. travasi 
talvolta la forma emitpero. 

Emme, la lettera M, Purg. XXIll, 
33. Gredevasi leggere sulla faccia del- 
l' uomo la parola omo della quale gli 
occhi formano i due Celo- ossa orbi- 
tali con la cartilagine media del naso 



Emmi — Epa, 



457 



formano la M in questa guisa f«T°^ . — 
Una M, Par. XVUI, 113. - La M co- 
me cifra romana che vale : mille, Par. 
XIX, «9. 

EniBlI, V. ESSBRB. 

EBiped««lefl9 filosofo greco, Inf. 
IV, 138. 

Empiere^ lat. implert, Purg. XIT, 
58. Par. XXXII, 39. — Saziare, Inf. I, 
98. Purg. XII, 58. - Soddisfare, Par. 
VII, 121. 

Empleasa, lat. impieku, comune: 
empietà, Purg. XVII, 19. 

EmpiOt lat. impiuB, Inf. X, 4 dove 
Guiniforte ha la cattiva lez. ampi; 
XXV. iìA. Par. IX, 10 e 53; XVII, 
64 ; XXII, 45. — Spietato, crudele, 
Inf. X, 83. 

EmpirMS dal lat. del medio evo 
empyreu9, epiteto che si dava alla are- 
rà più sublime dei cieli che credevasi 
esser la sede della Divinità, Inf. 11,21. 

EB, V. ESSKSB. 

Eiie«9 figliuolo d' Anchise e di Ve- 
nere, Inf. 11,38; IV, 122; XXVI, 93. 
È ancora fatta menzione di lui, Purg. 
XVIII, 137. Par. VI, 3 ; XV, «7. 

Enelda, il poema di Virgilio, 
Purg. XXI, 97. 

Eaflalo, lat. inflatut; gonfiato 
per malattia, Inf. XXX, 119, dove la 
Cr. e Aldo leggono infiato. — Enfiato 
d'ira, Inf. VII, 7. 

Enigma 9 lat. anigma, Purg. 
XXXllI, 50. 

EnnO) EniiO) v. Ebsbrb. 

Ent^mala, insetti, Purg. X, 128. 
L'uso di questa voce prova eviden- 
temente che D. ignorava il greco. 
Probabilmente avendo trovato in 
qualche glossario «ntoma, ta, l'artico- 
lo aggiunto ad indicare il genere della 
voce, ne ha fatto il sost. éntomata; 
ovvero, e forse que.8to è più probabi- 
le, avendo trovato in qualche autore 
del medio evo «ritorna, insetto, al sing. 



ne ha fatto il pi. «ntoma/a a similitu- 
dine di themata, dogmala. 

Entrambi) lat. intra ambo^ am- 
bidue, Inf. XXIII, 30. 

Entrare, lat. m/rar«, Inf. 1, 10 : 
UI,9;IV,23; V,19; V1II,2«;IX,26 
e 106; XIII, 16; XIV, 86. Purg. 11,99; 
XII, 114; XIII, 16; XIX, .36; XXIV, 
100; XXV, 7. Par. XXIV, 109 ; XXV, 
103; XXVll, 6; XXX, 69. - Qual- 
chevolta per indicare il movimento o 
la direzione trovasi unita al verbo la 
particella per, Inf. Il, 142; Vili, 90. 
Purg. XVII, 6,-0 giù, Inf. VU, 105, 
— otn. Par. XXV, 11. — Entrarti, 
entrare, Purg. XXV III, 24. Par. X, 41; 
XXXII, 60, in quest'ultimo luogo Lan- 
dino aveva gih letto intra te invece 
d'entrasi della Cr. e della maggior 
parte delle ediz. che rende il senso 
oscuro. Lombardi, Dionisi, Ugo Fo- 
scolo, r Ediz. fior.. Costa e anco Bia- 
gioli hanno adottata la lez. di Landi- 
no. Trovasi entrt per : entri, Inf. XIII, 
16. Purg. XIX, 36. Par. XXIII, 108. - 
Entrami, contratto di entraimi per : 
mi entrai, Par. X, 41. — L'entrare 
sost. l'ingresso, Inf. V, 20; XIV, 45. 
Purg. XV, 88. 

Entrata, l'ingresso, Inf. V, 5; 
Vili, 81. Purg. IX, 51. 

Entro, lat. inter, infra, avv., inter- 
namente, Inf. Il, 87; Vili, 74; X, 
119; XXII, 18; XXIV, 82; XXXIll, 
96. Purg. Il, 45; XIII, 18. Par. V, 41 ; 
IX. 115; X, 112. - Nei due luoghi del 
Par. XII, 13, e XIV, 3, bisogna leggere 
d' entro (di dentro] e nÓn dentro come 
hanno la maggior parte delle ediz. — 
Purg. VII, 76 la Nidob. legge entro 
come prep. in, il chesitrovadi rado; 
ia Cr. legge dentro a... 

Ealo, lat. Molw, il dio dei venti, 
Purg. XXVUh21. 

Epa, lat. hepar7\\ ventre, la pan- 
eia, Inf. XXV, 82 ; XXX, 102 e 119. 



i58 



Epiciclo — Ermafrodito, 



EpiclelO) lat. eplcycìus, piccolo 
cerchio immaginato dagli antichi 
astronomi, il cui centro è in un punto 
della periferia d' un cerchio maggio- 
re, Par. Vili, 3. 

EpIenrO) filosofo greco, Inr.X,14. 

Eqaatore, lat. aquator, Purg. IV, 
80. 

Eqolvoeare^ dal lat. mquivocusy 
Par. XXIX, 75, pare che D. dia a que- 
sta voce il signif. d' : ingannarsi , 
prendere una parola o un senso per 
un altro. 

Era, lat. Arar, la Saona fiume del- 
la Francia che sbocca nel Rodano, 
Par. VI, 59. 

Eraelila^ lat. Heraclitus^ filosofo 
greco, Inf. IV, 138. 

Brani) ▼. £ssbrb. 

Brba, lat. herba; una pianta in 
genere, Inf. VII, 84 ; XV, 72 ; XXIV, 
109. ~ Erbe appropriate a operazioni 
magiche, Inf. XX, 123. Purg. VII, 76; 
Vili, 100 ; IX, 11 ; XI, 115 ; XVI, IH; 
XXIV, 147; XXVIII, 61 ; XXX, 77. 
Par. I, 68 ; XXX, 77 e 111. - Ttalica 
erba, Par. XI, 105, è una espressione 
figurata che indica i popoli d'Italia. 

Erbetta, dimin. di erba, Purg. 
1,124;XXV1I,134;XXIX,88. 

Ercole^ lat. Hercuì$8, eroe greco, 
Inf. XXV, 32; XXVI, 108; XXXI, 
132. 

Eroda, lat. haret, l'erede, Inf. 
XXXI, 116. — Al pi. erede e del gen. 
femm.,Par. XI,112,quantunqueil8og. 
getto al quale si riferisce sia masco- 
lino. 

lBiref;gere o Erigere, elevare, 
innalzare, Inf. XXXII, 45. 

Ereslarea, lat. hcereiiarcha. D. 
dà in rima al pi. la forma ensiarche 
invece di : ere8iarchi,Inr. IX, 127. 

Eretico, lat. hcgrelicus, Par. IV, 
69; XII, 100. 

Eretta, add. verbale da: ereggerc 



o erìgere; levato, dirìtto in piedi, Inf. 
XIV, 111. Par. XXIll, 10. - Diriz- 
zato, Par. XXI, 29. — D'una scala ri- 
pida, Purg. XV, 36. 

ErgerAl, lat. erigerty contratto di 
erigersi; alzarsi, dirizzarsi, inf. X, 
135. 

Erlne, lat. Erinnyee, in rima per : 
Krinne ; le Furie, Inf. IX, 45. Alcuni 
editori moderni, Viviani e Ugo Fo- 
scolo hanno disgraziatamente adotta- 
ta la pessima lez. del ms. vaticano 
Trine, degno parto dell' ignoranza 
d' un copista. 

ErlsItdB) per: Erisftone, lat Eri- 
eichthon, Purg. XXIII, 25, donna em- 
pia che Cerere punì con una fame in- 
saziabile che la ridusse a. divorare le 
sue proprie membra. V. Ovidio (Me- 
tam.y lib. vili). 

Erltòa,per: Erftone, lat. Eriehtha, 
maga di Tessalia consultata dal figliuo- 
lo di Pompeo (v. Lucano, Far»Qlia,y\^ 
KOS). Virgilio essendo morto trenta 
anni incirca dopo la giornata di Far- 
8alìa,si è voluto trovare in questo 
luogo un anacronismo, che veramente 
non vi sarebbe altro che nella suppo- 
sizione seAza dubbio impossibile che 
leparole del medesimo Virgilios'aves- 
sero a riferire al fatto narrato da Lu- 
cano. Oltreciò non è impossibile che 
una maga abbia sopravvissuto più di 
trent'anni alta detta battaglia. Po- 
trebbe poi anco essere che D. abbia 
preso il nome di Erftone in signif. ge- 
nerico per : maga, come ha fatto Ovi- 
dio, Eroidi (XV, 139). 

Ermafrodita, lat. hermaphrodi- 
tu8y add. È molto arduo decidere' che 
cosa D. abbia voluto dire con quelle 
parole : Nostro peccalo fu ermafrodito, 
Purg. XXVI, 82. Landino, Vellutello, 
Daniello, Venturi, Volpi, Lombardi e 
Tommaseo intendono : atti di lussuria 
contro natura nel commercio dell'.uo- 



Ermo — Etctisare. 



i50 



mo e della donna, il che costituirebbe 
nn peccato analogo a quello dei Sodo- 
miti i quali sono evidentemente sepa- 
rati dal peccato ermafrodita. Porti- 
felli, Biagio!! e Costa intendono : la 
bestialità, il che sembra confermato 
dall' esempio di Pasife allegata da 
quei peccatori. L'opinione più proba- 
bile sopra questo peccato, atteso il 
nome datoli da D.,mi pare essere: che 
voglia accennare quelli che peccaro- 
no di sodomia attiva e passiva. 

ErinO) lat. eremus, contratto di 
eremo; propriamente: un deserto, 
D. r usa per: romitorio, Par. XXI, 
110. — Similmente e come nome pro- 
prio del monastero di Gamaidoli nel- 
r Spennino, Purg. V, 96. 

Errante, particip. pres. di er- 
rar*; caduto in errore, Purg. XXV, 
63. Par. XII, 94; XX, 67. 

Errare, vagare, andar vagando, 
Purg. VII, 59. — Ingannarsi, cader in 
errore, Inf. Il, 6; XXVlll, 191. Purg. 
VII, 59; IX, 127; XVII, 95; XIX, 134; 
XX,147;XXV,120. Par. 11,62. 

Erro, antica forma per: errore, 
Inf. XXXIV,102. 

Errore. Inf.lV, 48; X, 114; XXXI, 
39. Purg. IV, 5; XV, 117; XVII, 94; 

XVIII, 18; XXIV, 47 ; XXXI, 44. Par. 
111,18; VII, 29; Vili, 6. - Neil' Inf. 
HI, 31, alcune ediz. leggono orror in- 
vece di érror, il che ammetterei co- 
me vera lez. in qualunque altro poeta 
fuorché in D. 

Erta, dal lat. erectus, la costa o il 
pendio ripido d' un monte, Inf. I, 31 ; 
Vili, 128. 

Erto, add. contratto di er«lto; det- 
to d'una costa pendio ripido, Inf. 

XIX, 131; XXIV, 63. Purg. IH, 47; 
XT, 42; XXVH, 132. - Levato, dirit- 
to, in piedi, Inf. XXVI, 36; XXXIV, 
13. Par. Ili, 6. — Come sost, Purg. 
VII, 70. 



Raalasione, lat. ewhalalio^ Purg. 
XXVIII, 98. 

Esaltare, lat. ecDcdtare; innalza- 
re; nel signif. fisico. Par. XXIII, 86. 
— Per est. dei Beati, esaltato, subli- 
mato, Par. XIX, 14 ; XXIX, 61 . - Nel 
luogo dell' Inf. IV, 120 in me stesso 
n'esalto, le antiche ediz. Aldo, Cr. , 
Nidob. seguitate da Lombardi, dalla 
Ediz. fior., da Ugo Foscolo hanno tutte 
n'esalto; Dionisi e dietro a lui Costa 
leggono secondo alcuni mss. m'esalto. 
V antica lez. è pìpr ogni conto da pre- 
ferire. In quanto al senso, alcuni co- 
mentatori spiegano esaltare come li- 
cenza poetica invece di esultare, sul- 
r esempio di san Luca (i, 47) emiltavit 
spiritus meus; Buti spiega: ne faccio 
allegrezza, lo credo che si possa te- 
nere il signif. proprio di esaltare, cioè : 
me ne reputo in me medesimo maggiore, 
siccome spiega Boccaccio. — Con* 
fronte, Par. XVI, 18; XXI, 86. Io mi 
sento elevato sopra me medesimo. 

Esaminare, lat. examinare, Inf. 
V,5. Par. XXIV, 116. - Nel Purg. 
HI, 86, la Cr. e quasi tutte ie ediz. 
leggono esaminava; la Nidob. esami- 
nando. Io preferisco la lez. comune. 

Esaù, fratello gemello del pa- 
triarca Giacobbe, Par. Vili, 130. — 
È parimentealIusoalni,Par. XXXIl, 
68. 

Esavsto, lat. exhaustus, rifinito, 
Par. XIV, 91. 

Esea, nel signif. proprio: il cibo, 
Purg. n, 128. - Nel signif. flg. la lu- 
singa, Purg. XIV, 145. — Esca da far 
fuoco, Inf. XIV, 38. 

Escttsare, lat. excusare, scusare. 
Così legge la Nidob. nel Par. XIV, 
136, con le più antiche ediz. e con 
Benvenuto. La Cr. ha E scusar che 
secondo l' osservazione di Parenti è 
probabilmente errore di stampa, pro- 
venuto perchè nell' ediz. Aldina che 



460 



Eteeulore — Etsere, 



ha servito di testo agli Accadeoaici, le 
iniziali sono sempre un poco distac- 
cate dal rimanente della parola, in 
questo modo E xcusar, 

E^ecvlore) lat. extecutor, luf. 
XXXI,6l'. 

Esemplo) forma moderna che tro • 
vasi arbitrariamente per esemplo, 
V. ivi. 

Esemplare) lat. ewemplar; il mo- 
dello, Par. XX Vili, 56. 

EaemplO) lat. eaemplum; V esem- 
pio, Parg. XIX, 144 (alcuni leggono 
esempio). Par. 1, 71 ; XIV, 105; XVlll, 
126.- Per:lacopia,Par.XXVlIl,55 
» e per: il modello, Purg. XXX li, 67. 

Esente^ dal lat. exemplue, Purg. 
VII, 33. - Escluso, Purg. XVI, 134. 

EsereilO) lat. exercitus; trovasi 
soltanto in un signif. d' est. una mol- 
titudine, Inf. XVlII, 28. Purg. Vili, 
22. — Una processione numerosa, 
Purg. XXXII, 17. — L'eferdlocri' 
ntiano» Par. XII, 137, per: il popolo 
cristiano. 

Esilie) lat. eanlium, — Nel signif. 
prop. Par. XVII, 57; XXIII, 134, dove 
i' esilio di Babilon significa: la vita 
terrena. — Nel medesimo signif. Par. 
X. 129. — Per est. losUto delle ani- 
me cho non sono ricevute in cielo, 
che ne sono sbandite, Inf. XXIII, 126. 
Purg. XXI, 18. — Lo stato dell' uomo 
prima della Redenzione allorché era 
escluso dal cielo. Par. XXVI, 116. 

Esordia, forma latina eofordia al 
pi. per: esordi; il proemio, il princi- 
pio d'una preghiera, Purg. XVI, 19. 

Esordire) lat. «a;ordtrt, sost. tolto 
dall'infio. Iat.,il principio, Par. XXIX, 
30. 

EaperieBBA) lat. experieniia, Inf. 
XX Vili, 48; XXXI, 99. Purg. IV, 13; 
XV, 21 ; XXVl, 75. Par. 1, 72; li, 95; 
XX, 47. •* Conoscenza, Inf. XVII, 38. 
— L'investigazione, la ricerca, Inf. 



XXVl, 116. — La forma più antica, 
eeptrienzia trovasi una sola volta , 
Purg. IV, 13. 

Esperto^ lat. eapertws, colui che 
conosce per esperienza, Inf. XXVI, 
98; XXXI, 91. Purg. 1, 132; 11, 62. 
Par. XXV, 65. 

Esprimere^dichiararetdire, Par. 
XXIV, 122. 

EspreMO) lat. eafpressus, parti- 
cip, di esprimere, Inf. XIX, 123. Par. 
XXII, 33. — Come avv. espressamen- 
te, Purg. VI, 29. Par. XXXII, 67. 

EMie,inQn. lat. V. Essiìbb. 

Esse) sost., voce lat. V essere, 
l'esistenza. Par. 111,79. 

EaseBsa, lat. es9entia; l'essere, 
Par. 11,116; V, 43; XXIV, HO. -La 
forma più antica esstnzia, Purg. XVII, 
135. Par. II, 41; XXVl, 31. 

Essere, lat. esse. Come verbo au- 
siliare che entra nella coniugazione 
di tutti i verbi eccettuatone aven, 
trovasi ad ogni pagina. Come verbo 
assoluto: essere, trovarsi, Inf. 1, 99, 
66,79,85,105,106,113,120,128; II, 
2, 32, 52, 70, 73, 101 e 139 ; XXX, 58. 
Purg. 1,21,40,57, 86, 99 e 122; li, 
10, 86, 92 e 116. Par. 1, 5, 73 e 91 ; 11, 
49 e 86 — ^, sottinteso: tempo, è tem- 
po, Inf. XX XIV, 69. - Nel signif. di: 
vi ò, Inf. 1, 100 e 122; II, 94 e 126. 
Purg. XVII, 115, 118 e 121. - Per il 
tempo: è scorso, Inf. XIX, 19. — Per 
Indicare la'differenza che è, Inf. XIX, 
113. — Esser d' un luogo, esser nati- 
vo di... Purg. VII, 18. Par. IX, 92. - 
Nel signif. di: è cosi, Inf. XXIII, 31. 
Purg. XXII, 26. Par. Il, 82. - Essere, 
trovarsi, Inf. I, 4; II, 37. — Congiun- 
to ad add., Inf. 1, 4, 7» 11 , 30 e 125; 
ll,11,17,*95, 42, 64, 80, 90 e 109. 
Purg. 1, 56 e 75; II, 68 e 118. Par. I, 
44, 55, 127, 129; II, 44, e spessissimo. 
— Congiunto a sost., Inf. 1,37,41, 67, 
73 78; II, 26 e 30. Par. 1, 104. 107 e 



Etter9. 



46t 



116; li, S7 e 96, e cosi seguitando. — 
Talvolta il vert>o««Mr« tia 11 signif. di : 
venire, Inf. 11,15; XXI, 44. - L'Ita- 
liano costruisce spesso questo verbo 
col pronome reciproco, la qual co- 
struzione non si può conservare in 
niun' altra lìngua, p. e. Io mi mn un, 
Purg. XXIV, sa; XXVII, 101 - ella 
«' è, Inf. VII, 94 - »' ira, Purg. XXV, 
110 — mi/Mi, Inf. XIX, 88 — fumi, 
contratto di /tfimt, per: mi fui, Purg. 
XXII, 90. — Questo verbo congiunto 
ad altro verbo o a un sost. o pron. 
forma certe locuzioni speciali come 
esnere a ttare, a giacere, Inf. XXXIV, 
13. — Ei:ier$ con uno, esser del di lui 
parere, Purg. XXIX, 108. — EM«r« a 
grato, in furia, in piacere, in ditto, 
V. qneste voci. — Similmente esser 
mestieri, tardi, uòpo, v. queste voci.— 
Questo verbo ha conservato all'uso 
della poesia un gran numero di forme 
anomale e antiche; quelle che tro- 
vansi nella D. C sono: — Al Presen- 
te : So' per: soo, o, sono, lez. del- 
l'Aldo, della Gr. e di varie anticlie 
«diz. Tutte le edìz. moderne leggono 
»on, Inf. XXII, 103. Per altro gli an- 
tichi servi valisi spesso di questa for- 
ma. Son per: sono, che è pure del- 
l' uso comune trovasi dappertutto, 
■come ancp se' per: sei. — Ee per: è, 
Inf. XXIV,«0; XXX, 79. Purg. XXXII, 
10 Par. XXVllI, 123. La Cr. sola ha 
ammessa questa forma, Inf. XXX, 79, 
4ove la Nidob. e le altre ediz. leggo- 
no e' é o «' é. — Emmij per : mi è, Par. 
XXV, 86. — Enne per : ci è, è a noi, 
Par. XX, 136. - Este, Par. XXIV, 
141 è la voce lat. nt accomodata alla 
pronuncia italiana. — Evvi per : vi è, 
Purg. XXII, 118. — Enfio, terza pera, 
pi. per : sono, in rima. Par. XIII, 97. 
La Nidob. legge enno fuor di rima. 
Par. XXVIII, 64, il che farebbe pre- 
ferire il tono della Cr. — En per : en- 



no, sono, Purg. XVI, 121. Par. XV. 
77. Alcune ediz. moderne leggono 
enno, Inf. V, 37, invece dell' eran della 
Gr. e del sono della Nidob. — Simo 
contratto di siamo^ Inf. Ili, 16; IV, 
41 ; XVII, 34. Purg. XVII, 83; XXVI, 
89. Par. HI, 82, dove la sola Cr. legge 
Simo, gli altri siemo; Par. V, 119; 

XXX, 38. — Sim per : sèmo, Inf. Ili, 
16; XIII, 37 ; XXIX, 91. Purg. Il, 63; 

XXXI, 106. Par. XXI, 13; XXIX, 
127. — All' Imperfetto : Eràmo, con- 
tratto di eravamo, Purg. XXXII, 35 
-~ed eràm per: erftmo, Inf. XXXIII, 
43, dove la Nidob. legge éran, lo pre- 
ferisco la lez. della Cr. — Al Perfet- 
to : Fu' per : fui è stato adottato ovun- 
que senza necessita dalla Cr. Inf. 
XXXIll, 13; XXXIV, 101. Purg. I, 
61; XHI, 56. Par. 1, 5; XVIIl, 67; 

XXI, 121 . — La Nidob. ha questa for- 
ma soltanto precedente a io, Par. I, 
6: XXI, 121. --Fumi, contratto dì 
fiumi, per: mi fui, Purg. XXI, 98; 

XXII, 90. Par. XXVI, 123, v. sotto. 
— 'Fu<Jtper:oi fu, Purg. XXIX, 66. 

- Fue per: fu, Inf. Il, 141 ; XXII, 
142;XXV,58;XXV1II,127; XXXII, 
57. Purg. IV, 51 ; XV, 38; XVI, 28; 
XV11I,133; XXII, 111 ; XXIV, 100; 
XXX11,147. Par. VI, 16; VII, 101; 
Vili, 44 ; XI, 38 ; XIII, 86 ; XV, 94; 
XVII, 76; XXI, 105; XXV, 113; 
XXVII, 35. — Fusi per; si fu, Par. 
111,108. — Funne per: ne fu, Purg. 

XXXII, 139. - Fumi per : mi fu. Par. 
Xlll, 33 - e fammi, Par. X, 98. — 
FùrOf contratto dì furono, Inf. X, 46. 

— Fero, contratto di forano per : fu- 
rono, sempre in rima, Inf. Ili, 39; 
XXII, 76. Purg. IX, 22; XII, 36. Par. 
XXUI, 131 ; XXVIII, 96. - Al Futu- 
ro : Saragli, per : vi sarà. Par. XXV, 
124. — Fia per: sarà, Inf. I, 106 e 
122; V,135; XXXIll, 61. Purg. VI, 
45;X, 88; Xll, 126; XV, 32. Par. 

11 



462 



Euere -^ Esti. 



XIV, U ; XXX, 136. - Fie per : sarà, 
trovasi una volta sola in rima, Par. 
VII, 114. — Fieli per: ti fia, Purg. 

XV, 32; XVUI,17,dovelamuUzioDe 
della vocale è analoga a quella che ha 
laogo nel concorso dei pronomi, co- 
me melo per : mi Io. — Fieno per : sa- 
ranno, Purg. XIII, 133; XXV, 36. 
Par. IX, 60. — Fien per : fieno, Inf. 
111,76; VI, 105. Purg. XII, 124. Par. 
XVII, 78; XIX, 134, e più spesso. -• 
Nel Purg. VII, 48, la Cr. legge con 
r Aldo fier Torma affatto inusitata. — 
Al Condizionale : Fora, lat. /brwi, 
raramente per: sarei, Purg. XXVI, 
25 — ordinariamente per: sarebbe, 
Inf. XXIX, 46; XXXll, 90. Purg. VI, 
90; VII, 50; IX, 116; X, 6; XVI, 70 e 
71; XXVI, 2B; XXVll, 141; XXIX, 
60. Par. X, 89, e più spesso. — ^aria 
per: sarebbe, Purg, I, 67; X, 40. — 
Saritsi per: si sarfa, Par. XVI, 64. — 
Sarienper: sarleno, per: sarebbero, 
Inf. XX, 102. Purg. Ili, 48; XV, 128. 
Par. XVI, 65. ~ Presente del Con- 
giuntivo : Sìe per : sii, Inf. VIII, 39; 
XVII, 81 ; XXXIII, 10, dove la Ni- 
dob. legge ««', Purg. V, 70; XX, 10 e 
42; XXV, 32; XXXI, 45. Par. XXIX, 
64. — Sieti per: ti sia, Inf. XV, 119. 

— Imperfetto del congiuntivo: Fos- 
se per: fosse, Inf. XXVI, 51. — Fosse 
per: fossi, Purg. XV, 59; XVII» 46; 
XXX, 42. — Fossi per: fosse, Purg. 
XXIV, 136. — Fosse per: fosse stato, 
Inf. XXVil, 70. - Per ultimo, Inf. 
Vili, 78, gli interpreti spiegano fosse 
per: fossero, ma io opino piuttosto 
che D. siasi servito d' una costruzione 
alquanto ardita : i muri ; ciò mi pare- 
va che fosse di ferro. — All' infinito. 

— Esse forma latina per: essere, Par. 
111,79. 

EMere^ come sost.. Tessere, l'es- 
senza. Par. II, 114 e 116; IV, 33; VII, 
132; XXIV, 73; XXVI, 68; XXVIII, 



110; XXXI, 112. — Una cosa, uà es- 
sere, Purg. XVIll, 22. 

Kmio, lat. ipse; altra forma del 
proo. pers. egli. Si riferisce alle per- 
sonee alle cose, Inf. IV, 62 e 101, 
dove la Cr. legge et si; V, 10; VI, 93; 
Vili, 113; IX, 87; XIV, 11 ; XVII, 94; 
XXI, 19; XXIX, 87; XXX, 40. Purg. 
1,61 e 120; 11,22; IV, 3 e 108; VI, 
12; VII, 47; Vili, 44 ; IX, 77 e 96; X, 
5; XI, 8; XVI,97; XVII, 6e113; XX^ 
124; XXn, 51; XXIV, 117; XXVI^ 
25; XXVII, 4; XXX, 8; e secondo la 
Cr. XXIV, 113, dove è meglio- leg- 
gere adesso^ v. ivi. Par. II, 147; Vili, 
41 ; X, 136, XI, 52; XVI, 148; XIX, 
41 ; XXI; 2; XXII, 111 ; XXV, 89 e 
100; XXV1I,90;XXV111,20;XXX1II, 
63, e più spesso. — Essa pare posto 
per: està, questa. Par. Vili, 19. -~ 
Talvolta questo pron. sembra non 
aver altro officio che dare maggior 
precisione all' immagine, ed allora è 
sempre posto fra la prep. e il sost. 
senza prender norma dal genere di 
questo, p. e. — Con esso un colpo, Inf. 
XXXll, 62, con un solo e medesimo 
colpo. — SoW esso o sottesso, Purg» 
XXXI, 19. Par. XXlll, 66. - Sovr'es- 
so noi, Inf. XXIII, 54. ^ Sovresso 'l 
mezso, Inf. XXXIV, 41, propriamente 
nel mezzo. ^ Sovr' esso Gerwnf Purg. 
XXVII, 23. — Sovretso l'acqua, Purg. 
XXXI, 96. — Sovr'esso il nido, Par. 
XIX, 91. -- Con esso i due, Purg. 
XXIV , 96. — Lunghesso, accosto^r 
Purg. 11,10. 

Kataiieo. Purg. XV, 86. 

Este, V. Essere. 

Ester, ebrea moglie di Assuero 
re di Persia (v. il libro da essa intito- 
lato), Purg. XVII, 29. 

Esa o Eate, piccola città del- 
l' Italia superiore, alle falde de' monti 
Euganei, d'onde i margravi, poscia 
duchi di Ferrara, traggono il nomadi 



Sito -^ Elieo. 



163 



loro famiglia. D. nomina due principi 
di questa casa — Obi^so da E»U, Inf. 

XII, 111, che fu il primo tiranno di 
Ferrara e fu soffocato con un guancia- 
le dal suo proprio figlio Azzo — e Ax- 
zone ///accennato con le parole Quel 
da Etti, Purg. V, 77» obe fece assas- 
sinare Iacopo del C&ssero gentiluomo 
di Fano, per avere sparlato di lui. 

Esto, lat. i8ie, forma antica ed ora 
riservata alla poesia, del pron. que- 
«/o,lnf. ì, 93; II, 93 ; VI, 103; IX, 93; 

XIII, 29 e 73 ; XIV, 13«; XXVUI, 61 
Purg. II, 6S; IH, 144; IV, 94: XVIH, 
68; XXII1,64; XXVIII,141 e133,dove 
la Nidob. legge M«). Par. II, 76; III, 
79;VI,106;IX,33;XI,99;XX1V,84. 

EMremità. Inf. XI, 1, rorìo, la 
periferia, il margine. 

Eslremo, lat. «atremw; esterio- 
re» d'una superficie, Inf. XIX, Ì9. -- 
D'una circonferenza. Par. XII, 21; 
XXX, 117. — Sottintendendo: mo- 
menti, cioè: gli estremi della vita, 
Purg. XXII, 48, dove la Cr. legge 
strtmi che è la forma più comune 
della voce. & 

S2«arire, verbo lat., per est. bra- 
mare, Purg. XXIV, 154; l'immagine 
è tolta da san Matteo (y, 6). 

Kt, forma della particella copol. e 
precedente le vocali e la Snella mag. 
gior parte dei mas. Le ediz. le sosti- 
tuiscono per lo più ed. 

El corani patre, e davanti al 
padre, parole latine, Par. XI, 62. 

mtk ed Etade) lat. cBtag; la du- 
rata della vita, Inf. XV, 51 ; XXVII,80. 
-L'età, Purg. II, 9. Par. XIX, 132; 
XXXII, 79. — Za seconda ehtdet Purg. 
XXX, 125, la seconda vita, la vita 
futura.- Etò9iove/to,lnf.XXXIll,88. 
— La giovinezza, Par. XVII, SO, quasi 



nel signif. che sopra. — Le etè del 
mondo, p. e. l* età dell' oro, Purg. 
XX Vili, 140. — Le eiadi grosse, Purg. 
XI, 93, le etè dell' ignoranza. - Van- 
tica età, Purg. XVI, 122. - Un certo 
tempo, Purg. XII, 104. 

Etedeley con l' accento sulla pe- 
nultima invece di : Etéocle» il fratello 
di Polinice, figliuoli di Edipo, Inf. 

XXVI, 54. 

Etera^ lat. cetkér, la regione su- 
periore, il cielo. Par. XXI!, 132; 

XXVII, 70, dove la Cr. legge etere 
senza veruna necessità. 

Eternale, per: «temo, Par. V, 
116.— Senzainterruzione,Inf.XIV,37. 

Eternalmente. Inf. XXIX, 90. 
Purg. III, 42. Par. X, 2; XIII, 60; XIV, 
15; XV, 12. 

Eternarsi. Inf. XV, 85. 

Eternità. Purg. XXIX, 16. 

EtcmOflat. aternus, add. Inf. I, 
114;1II,2,8687;IV,27;VI,8;V11I, 
73; IX, 44; XII, 51; XV, 42; XVllI, 
72; XXXll, 75. Purg. I, 41 e 46; li, 
35; IH, 134; VII, 18; XI, 107; XIV, 
149; XV, 72; XIX, 63; XXV, 31; 
XXVII, 127; XXX, 18; XXXI, 139. 
Par. 1, 64; VII, 66; Vili, H ; X, 186 ; 
XI, 20; XVll, 39; XX, 52 e 77; XXI, 
75; XXII, 152; XXlll,26; XXIV,34; 
XXXI, 93; XXXII, 83. -Come avv. 
eternamente, Inf. HI, 8, ove nondi- 
meno alcuni editori) p. e. Lombardi, 
leggono etema duro. — In eterno nel 
medesimo signif., Inf. XXIII, 67. 

Eterna (r), sost., cioè: l'anima 
dell' uomo, Purg. V, 106. 

Etlea, lat. ethice, la filosofia mo- 
rale, Inf. XI, 80. 

Etieo {i% dal greco l^n lat. heti- 
CU8, sost., il malato di febbre etica, 
Inf. XXX, 56. 



1 PIÙ comune oel parlar del volgo, m« più^ comanemente si scrWe e si pronunzia 
« «stremo. » 



464 



Etiope — Fabbro. 



Eiiópe) lat. Mthiopt, con ì accen- 
to sulla penultima per far la rima, 
Par. XIX, 109. — EUópo, in grazia 
dellarima, Purg. XXVl,21. 

Etiòpia, lat. JBthiopia, contrada 
dell' Affrica al mezzogiorno dell' Egit- 
to, Inf. XXIV, 89. 

Etiope, V. Etiope. 

Etai, Toce lat., benché, quantun- 
que; lez. delia Cr., Par. Ili, 89. La 
Nidob. e la maggior parte delle ediz. 
mod. leggono con molti mas. e ti che 
ha in italiano il medesimo aignif. 

Ettore, lat. Hecloff eroe troiano, 
figliuolo di Priamo, InC IV, i%%. Par. 
VJ, 68. 

Euclide, geometra greco, Inf. IV, 
142. 

Eoffratea, fiume dell" Asia, Purg. 
XXXIII, u% 

Eanoè, nome dato da D. a uno dei 
quattro fonti e ruscelli del Paradiso 
terrestre, la cui acqua ridesta la me- 
moria del bene che V uomo ha fatto in 
viU,Purg.XXVIll,l31; XXXIII, l«7. 

Eurtolo. Inf. 1, 108, giovine troia- 
no di cui Virgilio narra la morte 
(£:n«<fo, IX, 179 e aegg.). 

Enripidle, poeta tragico greco, 
Purg. XXII, 106. 

Euriplio, lat Eurypylua. D. fa 
menzione, Inf. XX, 11«, d' un augure 
di tal nome che avrebbe con Calcante 
dato il segnale della partenza all' ar- 
mata greca per la guerra di Troia. 
Ignoro da quale autorità il Poeta ab- 
bia tolta questa circostansa, giacché 
Virgilio che nomina Euripilo nel* 
r Eneide (ii, 114) non ne fa parola. 

Euro, nome che gli antichi dava- 
no al vento di Levante, Par. Vili, 69. 

Europa* Purg. Vili, 183. Par. VI, 
5; XII, 48. 

Europa, figliuola di Agenore re 
di Fenicia , rapita da Giove , Par. 
XX VII, 84. ^ 



Eva, moglie di Adamo, madre del 
genere umano; é nominata, Purg. 
Vili, 99; XII, 71; XXIV, 116; XXIX, 
tt — é indicata senza nome, Purg. 
XXX, 5%; XXXII, 33. Par. XIII, 38; 

xxxn,6. 

EiraDgelleo, ciò che si riferisce 
è conforme all' Evangelio, Purg. 
XIX, 136 Par. XXIV, 137 e 144. 

ETangello. Purg. XXII, 154. 
Par. IX,133; XXIV, 137; XXIX, 114. 

E Tia, v. Via. 

EftBeehiel , il profeta , Purg. 
XXIX, 100. 



Fabbro, lat faber, Inf. XIV, 52, 
dove Vulcano è detto il fabbro di Gio- 
ve. » In genere un artefice di metalli, 
Par. 11, 128. - Per est uno scultore, 
Purg. X, 99. - Un poeta, Purg. XXVI, 
117. — Vi è grande dissenzione di 
opinioni circa al luogo del Purg. XIV, 
100 Quando a Bologtta un fabbro l Fab- 
bro) 8i raligna. Alcuni, come Benve- 
nuto, l'Anonimo, Pietro di Dante, 
prendono Fabbro per nome proprio e 
tengono che si debba intendere Fab- 
bro de' Lambertacci cittadino di Bo- 
legna che col suo ingegno e con le 
sue virtù, non mediante la sua na* 
scita, si era acquistata la preminenza 
fra' suoi cittadini. Ammettendo que- 
sto significato, converrebbe porre Con 
Monti ed alcuni mss. un punto inter- 
rogativo ai versi 100-^02, come 
hanno fatto l Ediz. Fior, e Bianchi 
editore del Cemento di Costa; onde 
si avrebbe questo senso : Quando si 
vedrà mai rinascere a Bologna, ec. 
Lombardi invece leggeva fabbro, ma- 
gnano, il che non altera la sostanza 
della questione. Laudino e Vellutello 
adottano /'a&bro senza interrogativo, 
dal che sembra che si contradica a 



Faceta — FaUWt, 



465 



quanto jdioe Goido del Duca in qaesto 
laogo della decadenza e della corru- 
zione di tutte le nobili famiglie di Ro- 
magna. 

Faeeia, lat. fneien. ~ La faccia 
dell'uomo, Inf. X, 80; XV, «9; XVI, 
76; XVII, 10; XVIII, 77; XXII, 6«; 
XXV, 7« e 1«8; XXVIII. 105; XXIX, 
135 ; XXXI, 46; XXXII, 37. Purg. I, 
38 ; ni, 87: VI, 11 ; vili, 15 ; IX, 40 e 
81 ; XI, 73 ; XII, 80 ; XIII, 1«1 ; XXI, 
113 ; XXIII, 48 o 65 ; XXIV, 90. Par. 
XXI11,70; XXXI, 13; XXXII, 85. - 
La faccia di Dio, Par. XXIX, 77. — 
Al pi., Inf. XXXIV, 38. Par. HI, 16- 

- Degli animali, Inf. VI, 31 ; XVI!, 
60. - Nel aignif. 6g., Inf. XXIII, ». 

— La faccia del Sole, Inf, XXVI, J7 ; 
XXX, 45. — L' aria, 1' apparenza, 
Inf. XVI, 124 ; XXIV, 13. - Il lato. 
Inf. XXXIV, 117. - Per: facciata, la 
pagina, Purg. in, 126. 

Faee^ lat. fax, voce poetica, pro- 
priamente : la torcia, la candela. ^ 
Nel signif. flg. face di carità, cioè : 
fuoco, lume che accende la carità, la 
santa Vergine, Par. XXXIII, 10. — Al 
pi. le face per : faci. Par. XXVII, 10, 
cioè : le anime de' Beati. 

Faee, per : fa, v. Farr. 

Faeella, diminutivo di face. In 
signif. proprio non si trova. ^ Per 
est. D. chiama Facelle le tre stelle che 
figurano le tre virtù teologali, Purg. 
Vili, 89. - Il pianeta di Giove, Par. 
XVIII, 70. - L' angelo Gabriello, Par. 
XXIII, 94. - Nel signif. flg. Par. IX, 
29, è Ezzelino da Romano , face di 
guerra dell' Italia superiore. 

Faenltaicle nella rima, e Facili- 
tate, fuori di rima. Par. IV, 45. — 
I beni che uno possiede, Inf. XI, 
44. 

Faensa, lat. Faventia, città dello 
Stato Ecclesiastico, Inf. XXXII, 123. 
Purg. XIV, 101. - È detta la città di 



Lofnone, Inf. XXVII, 49, perchè si^ 
toata sul fiume di tal nome. 

Falcare, probabilmente dal lat. 
falw, verbo ora disusato il cui signif. 
ò dubbio nel solo luogo ove si trova, 
Purg. XVIII, 94 Tale per quel ffiron 
etto paaao falca. Lombardi e Monti Io 
prendono nel signif. di : avanzare; io 
propendo a Buti che lo apiega per : 
piegare, e In queato luogo per : diri- 
gere il suo cammino procedendo in 
forma di 8«)micerchio, piegando. Ga- 
lilei ha detto: falcato, per indicarla 
Luna quando nel suo principio la 
parte schiarata dal Sole ha forma di 
falce. 

Falcone, dall'ali. faUe, come 
nel lat. del medio evo /'a/co, Inf. XVII, 
127 ; XXII, 131. Purg. XIX, 64. Par. 
XVIII, 45; XIX, 34. - Siccome la 
caccia col falcone era in molta ri- 
putazione nel medio evo, D. toglie da 
tale esercizio alcune belle similitu- 
dini e talvolta chiama il falcone sem- 
plicemente wxeUic, V. ivi. 

Falcottlere, cscciatore col fal- 
cone, colui che gli addestra, Inf. 
XVII, 129. 

Falda, forse dsir ali. falle ; tutto- 
ciò che è esteso, largo, onde falde 
diconsi i fiocchi della neve, Inf. 
XIV, 29. 

Fallace, lat. fìiilatg ; ingannatore, 
Purg. XXXI, 56. Par. X, 125; XV, 
146. 

Falianaa, voce antiquata ; fallo, 
errore, Par.XXVIl,32. 

Fallare, dal lat. fallere, inganna- 
re, Purg. VI, 35. — D'una chiave 
inatta al suo uso, che non apre, Purg. 

IX, 121. — Non disviinpparsi, non 
giugnere alla sua perfezione, Purg. 

X, 129. — Dissimulare, falsare, Purg. 
XIII, 61. — Errare, peccare, Par. V, 
53; VI, 102. 

Fallire, lat. fallere, altra forma 



466 



Fallo — Famiglia, 



di: fallare, mancare, Inf. Xni,182; 
XXIX, 120. - FaUh per : falli, Purg. 
XXXI, 52. — Fallire a... noo perve- 
nire, Inf. XV, 56. — Ingannarsi, Inf. 

XXIX, 120. 

Fallo, dal lat. fallere; l'errore, 
Parg. in, 9; X, 6; XX VII, 141. Par. 
VI, 98; XVI, 16; XXV, 105. - Un 
delitto, un peccato, Inf. XXVlil, 89; 

XXX, 116. Par. XXXll, 12. - Un di- 
fetto, Par. XXIX, 83. 

FalMunente. Inf. XXIV, 139. 

FatoArC) dal lat. faUus; falsiBca* 
re, alterare i metalli, le monete, Inf. 
XXIX, 137; XXX. «5. - Fare che 
una cosa apparisca esser ciò che non 
è, ingannare, Parg. XXIX, 44. 

Falaatore^ il falsario, quegli che 
falsifica le monete, Inf. XXIX, 57. 

Fahieutei*«9 falsificare le mo- 
nete, Par. XIX, 119. 

Falsifleare, dimostrare falsa una 
opinione. Par. II, 84. — FaUifioart in 
8è, prendere, imitare il sembiante di 
alcuno, Inf. XXX, 44. — Falsificarsi, 
trasformarsi, prender l'aspetto d'un 
altro, Inf. XXX, 41. 

Falsità , la falsificazione , delle 
monete, Inf. XI, 59. 

Falso, add. opposi to a vero e rea- 
le, Inf. 1, 72 ; II, 48 ; XVIII, 49. Purg. 
XXII, 29 ; XXX, 131 ; XXXI, 85. Par. 

I, 89 e 135. — Falso, artificiato, imi- 
tato, Inf. XII, 13. — Falso di carat- 
tere, Inf. XXX, 98. 

Falso, avv. Dir falso, mentire, 
Inf. XXX, 115. 
Falso^ sost., il falso, l'errore, Par. 

II, 62. — La falsa che accusò Giuseppa, 
Inf. XXX, 97, è la moglie di Putr- 
farre che accusò falsamente Giusep- 
pe £breo. 

Falterona, nome di uno dei più 
alti gioghi deirApennino alle cui falde 
ha la sua fonte V Arno, Purg. XIV, 17. 
Tutti i comeotatori accertano che 



Valdibisenzio, Inf. XXXII, ^, si dica 
pure Falterona quantunque sia molto 
distante dal monte di tal nome.V. Bi- 

SBNZIO. 

' Fama, la gloria, la rinomanza, la 
buona e la cattiva riputazione, Inf. 
II, 59; III, 49; XIII, 53; XV, 67 e 
107 ; XVI, 81 e 66 ; Xxiv, 48; XXXI, 
127; XXXII, 92. Purg. VI, 117; Vili, 
124 ; XI, 103 ; XVII, 118. Par. VI, 48 
e 114; IX, 39; XXXI, 105. 

Fawagosta, capitale dell'isola 
di Cipro, Par. XIX, 146. 

Fame, lat. fames, Inf. I, 47 e 99 ; 
XXXII, 127 ; XXXIII, 23. Purg. XX, 
12; XXll, 149 ; XXIII, 66 ; XXIV, 28. 
Par. IV, 2; XXX, 141 ; XXXII, 54. 
— Nel signi f. fig. aver fame, deside- 
rar d'ottenere, Inf. XV, 71. Par. XIX, 
26. — Al pi. nel signif. prop., Purg. 
XXIX, 37. - Nel signif. flg. i desi- 
derii, Purg. XXVII, 117. - Il luogo 
del Purg. XXII, 40 Perchè non reggi 
tu, sacra fame DelV oro, V appetito 
de' mortali, ò oscuro. Dando a perchè 
il signif. interrogativo alcuni inter- 
preti sono stati indotti a credere che 
D. abbia mal inceso il sacra fames di 
Virgilio (Eneide, in, 56) al quale al- 
lude, e che abbia inteso sacer per : 
santo, buono, il che è assolutamente 
inverosimile quando si confronti col 
luogo del Purg. XX, 82. Rosa Mo- 
rando ha proposto la lez. per che, cioè: 
per che vie, per quali strade perni- 
ciose. La lez. della Nidob. a che, 
adottata da Homanis toglie bene la 
difficoltà dando il senso: Dove non 
conduci tu mai ; ma questa medesi- 
ma facilità rende la lez. sospetta, la 
quale oltreciò trovasi in troppo po- 
chi mss. 

Famiglla.Nel signif. prop., Purg. 
XIV, 113. Par. XV, 106. - Gli uomi- 
ni in genere squO detti famiglia uma- 
na, Par. XXVll, 141. - Adamo il 



Famigliare — Fare. 



467 



maggior padre di famiglia ^Pbt.JLWÌÌ f 
136. — La ramiglìa e i domestici, Par. 
XV, if6. "- Per est. la famiglia del 
deloy gli angeli e i beatif Purg. XV, 
S9. ~ I membri d' un Ordine religio- 
so, Par. XI, 86; XII, 116. - In ge- 
nere un drappello, un certo numero 
di persone del medesimo ordine o che 
partecipano della medesima sorte, 
Inf. XV, M ; XXX, 88. Par. X, 49. - 
Filosofica famiglia, assemblea di filo- 
sofi, Inf. IV, 132. - Nel luogo del- 
l' Inf. XXII, 6t, la Cr. e la maggior 
parte delle ediz. e de' mas. hanno 
famiglia per:'«ervitore che è addetto 
alla casa d' un principe ; la Nidob. e 
alcuni mas. seguitati da Lombardi e 
Viviani legf^ono famiglio. Parlasi di 
un certo Giampolo o Giampolo che fu 
al servizio di Tebaldo re di Navarra. 

Famigliare, che appartiene alla 
famiglia, un servitore, un addetto, 
Purg. XXIX, 136, quegli che è indi- 
cato in questo luogo è l' Evangelista 
san Loca — e quello indicato Par. 
XII, 73, è san Pomenico. 

FamoM. Inf. I, 89. Purg. XXI, 

FanelvIlOfformìBt diminuì, di fan- 
te, Purg. XV, 3; XXVll, 45; XXXI, 
64. - FaficiwHrt, Purg. XVI, 86; XVII, 
34. 

Fané, v. Pare. 

Fanga, dal gotico fani, al gen. fa- 
nji% il fango, Inf. VII, 129 ; Vili, 32. 
Purg. XVI, 129; XIX, 104. 

FangaiiO) coperto di fango, Inf. 
VII, 110; Vili, 59. 

Fano, lat. Faituvi Fortunte, Cìtih 
dello Stato Ecclesiastico sull' Adria- 
tico, Inf. XXVIII, 76. Purg. V,71. 

Fantasia) lat. phantarìa, Purg. 
XVII, 26. Par. X, 46; XXIV, 24; 
XXXIII,142. 

Fante, dal lat. infafvi. Nel luogo 
del Purg. XI, 66, ogni fante alcuni 



spiegano : ogni uomo , ogni essere 
parlante; altri, ed io mi accosto a 
loro : ogni fanciullo — come nel Purg. 
XXV, W, fante è opposto ad animai 
e significa, un fanciullo, un essere 
ragionevole. — Al pi. i soldati, Inf. 
XXI, 94. — Al fem. una vilecreatura, 
Inf. XVIII, 130. 

Fantina, diminut. di fante, un 
bambino. Par. XXX, 82. 

Fintali (Vgolina dle')oBel 
Fantolini secondo la Gr., gentiluo- 
mo virtuoso di Faenza, lodato da D., 
Purg. XIV, 121. 

Fantallna, altro diminut. di: 
fante, bambinetto, Purg. XXIV, 108: 
XXX, 44. Par. XXIll, 121 ; XXX, 
140. 

• Fare, sost., 1' atto di fare, Inf. 
XXIV, 77. Par. XVII, 74. 

Fare, verbo, lat. faeere. Nel si- 
gnif. generale di : fare, agire, co- 
struire ec., Inf. IV, 60, 133 e 144; 
V,47; VII, 42; Vili, 9; X, 16,31 e 
130 ; XIII, 10 e 151 ; XIV, 135 ; XV, 
12 e 36; XVI, 21; XVII, 17 e 32; 
XX, 69 e 91 ; XXI, 12 e 61 ; XXIII, 
30; XXV, 29; XXVII, 101 ; XXIX, 
7 e 116 ; XXX, 141 ; XXXIII, 59 e 
147. Purg. l, 87 ; HI, 82 e 93 ; V, 67; 
VI, 57 e 139; VII, 68; XI, 62 e72; 

XII, 129; XIV, 13; XV, 90; XVI, 
106; XXI, 1S2; XXIll, 9 e 16; XXIV, 
35; XXV, 47; XXVIll, 97; XXXII, 
12 e 72. Par. IV, 80 e 107 ; VI, 134 ; 

XIII, 99; XVI, 2 e 112; XXII, 129; 
XXIll, 66; XXVI, 114; XXIX, 94: 
XXX, 100 ; XXXII, 30 e spessissi- 
mo. - Creare, Inf. IH, 5; VI, 42. 
Purg. XVI, 82. Par. HI, 87 ; VH, 148; 
XHI, 45 ; XV, 77; XXIX, 39. - Dar 
r origine, far nascere, Purg. V, 134. 
— Esercitare alcun influsso, Purg. 
XXV, 47. Par. II, 123 ; XIV, 1.%. - 
Donde: misfare, Par. XXXI, 77. — 
Che ti fa ? che importa a te ? Purg. 



^6g 



Fare. 



V, 12. - Descrivere, Inf. 1, 13S. — 
Sostenere io un sistema, Inf. X, 15. 
— FarCf commettere un peccato, e 
non fare ciò che si dovrebbe fare, 
Purg. VII, 25. — Spesso fare tiene il 
luogo d' un verbo antecedente cbe 
non vuoisi ripetere, lof. V, 96 ; IX, 
116; XI, 104; XV, 21; XXIII, 8; 
XXV, 132; XXX, 141 ; XXXll, 132; 
XXXIV, 31. Purg. IV, 131 ; XV, 133; 
XXV,9;XXVI,70;XXV1I,A5; XXX, 
5. Par. IX, 96; XXIJ, 56; XXXUI, 
29. — Fare seguitato da un infinito, 
p. e. far morire, Inf. 1, 56 e 102; II, 
70; IV, 23 e «7; X, 87; XIII, 50; 
XIV, 102; XVIIl, 37. Purg. XII, 66; 
XVIII, 24; XIX, 90; XX, 98; XXII, 
25; XXVII, 29 e 137; XXVIII, 29. 
Par. VI, 82, e più spesso. ~ Questa 
costruzione è spesso seguita da a, 
come in francese faire faire uns chose 
à quelqu'un, per : par quelqu'un, Inf. 
XXI,56; XVIl,129.-Far«t ha frequeo- 
temente, massime nelle comparazioni, 
il signif. passivo di : divenire, esser 
fatto, o il signif. attivo di : fare da 
sé stesso, p. e. farsi soldato, Inf. XII, 
124; XX, 122; XXIII, 63; XXV, 73 
e 111. Purg. Il, 97; V, 63: X, 63; 
XII, 45 e 104 ; XVII, 33 ; XXIV, 101; 
XXV, 77 e 127; XXX, 98; XXXII, 
56; XXXUI, 105. Par. I,53;V,131; 
VII, 134; XII, 85; XV, 138; XVIII, 
38 e 77; XX, 34; XXI, 6; XXIII, 45 
e 74; XXVII, 12 e 71 ; XXX, 5. -In 
signif. attivo per: fare. Par. XXIII, 
45 — e io signif. reciproco per: far- 
si, rendersi, farsi bello, adornarsi. 
Par. XIX, 36 — e detto delle anime: 
mondarsi , Purg. Il , 76. — Farei 
ghiotto , desiderare ardentemente , 
Purg. XVII, 122. — Fami sicuro, ras- 
sicurarsi, Inf. IX, 30. Purg. IX, 47. 
— Fani timido, divenir timido. Par. 
XXVII, 33. — Farsi unito, congiun- 
gersi in matrimonio. Par. XI, 62; si- 



milmente con più altri addiettivi. ^ 
Farsi in certo signif, speciale : rife- 
rirsi, essere come, geometricamente 
parlando. Par. XIII, 51. — Si trova 
pure molto spesso qual o lai mi fed 
per: divenni, Inf. I, 58; 11,40; Vili, 
24 e 130 ; XIX, 58 ; XXX, 139. Purg. 
XIX, 67; XXVI, 95 e 96; XXI, 89. 
Par. I, 67; V, 98, e più spesso. — 
Con le prep. verso, presso, innanzi ec. 
farei significa spesso : innoltrarsi, ap- 
pressarsi, Inf. Vili, 32; XXI, 92; 

XXII, 96; XXXI, 134. Purg. Vili» 
52; X, 53; XV, 142; XX, 134; XXIV, 
115; XXVI, 13 e 136; XXVII, 29; 
XXXI, 131. Par. IX, 14; XXII, 29, e 
più spesso. — Il partioip. FaUo oltre 
il signif. ordinario del verbo significa 
apesso : fatto in certo special modo» 
ohe ha il sembiante, di... Inf. II, 91; 
IX, 67; XIV, 14; XV, 10; XXX, 49. 
Purg. XXIX, 125. Par. V, 26.- W- 
venuto, Inf. XIV, 83. Purg. Il, 21.; 
VI, 94; XIX, 107; XXXIII, 74. - 
Venuto, o, andato, Inf. XXXIV, 16. 
Purg. XXIX, 46. — Sì coni fatto, 
Inf. V, 37; XVII, 82; XXIII, 15; 
XXXI, 50; XXXIII, 133; XXXIV, 33. 
Purg. X, 134. Par. Vili, 49; IX, 11; 
XXIX, 104. — D. ha tolto dal latina 
il particip. del futuro falitiro, che ò 
per fare. Par. VI, 83. — II verbo fare 
è forse in tra i verbi italiani quella 
che ha più forme antiquate, poetiche 
e irregolari; quelle che trovansi nella 
D. G. sono le infrascritte : — Al Pre- 
sente : Faccio per.: fo, lof. II, 70. 
Purg. IX, 131. — Forni per: mi fo, 
Par. XX, 34. — Faci per: fai, Inf. X, 
16; XIV, 135. — Faw per : ne /a, Par. 
XXVII, 33. - Fa«»i per: si fa, Inf. 

XXIII, 63. Purg. XXV, 127; XXXIII, 
105. Par. V, 30. - Face per: fa, Inf. 
I, 56; X, 9; XXI, 111; XXV. 132. 
Purg. II, 97 ; V, 63; VII, 68; XV, 133; 
XVIII, 24; XXVIII, 89; XXX, 5. Par, 



Fwe. 



i69 



1H,87;IV,77;VI,8«;IXJ19;XXVI, 
99 6 108; XXIX, 94; XXX, 100. - 
AH' Imperfetto : FnUa per : faceva, 
Par. XXX 1 41 , e spessiMìmo. — Fa- 
dì per: facevi, Par. XIX, 69. — Fa- 
cino contratto di facwanot Inf. XII, 
103. — Facili per: facéno , Piirg. 

XXIII, 9. Par. XIV, 100. - Fodia 
per: faciéno, contratto di factvano. 
Par. XVI, 108, ove altre ediz. leggono 
fadan. -> FacUnni o fadasi per: si 
facevano, Par. XVIII, 77. — Al Per- 
fetto : FU contratto di feci, lof. X , 
uè; XIII. 151 : XX111,30. Purg. 1,87; 
Vili, 5%; XI, 72; XIV, 75; XXI, 1t2. 
Par. I, 67; XXI, 114; XXII, 129; 
XXVI, 114. - F«per: feci, Purg. 

XXIV, 35. Par. IX , 96. - Femmi per: 
mi feci, Purg. X, 53; XXXI, 89. -* 
Fé' per: fece, Inf. 1, 51 ; IV, 23 e 60 ; 

XXIX, 110; XXX, 21. Purg. Xll, 45. 

— Felli per: gli fece, Inf. XV, 12. — 
Femmi per: mi fece, Par. XV, 90; 
XXIV, 56. -* Fene per: ne fé', Inf. 

XVIII, 87. ~ Feeii per: si fece, Purg. 

XXX, 98. Par. V, 131 ; VII, 147; XXI. 
6; XXll,29. — Fee per: fece, Purg. 
XXXll, 12. Par. XXXII, 19. - Feo 
per: fece, Inf. IV, 144. Purg. XVI, 
106; XVII, 38; XX, 134. Par. XII, 
85; XV, 138; XVIII, 38.-. F^mmo con- 
tratto di facemmo, Inf. XVII, 32. — 
Fenno per: fecero, Inf. IV, 100; Vili, 
9; XVI, 21 ; XVII, 32. Purg. Vi, l.%; 

XIX, 90; XXII, 25; XX VII, 137. Par. 

XIII, 99; XV, 7». — Feati per: si fe- 
cero, Purg. X, 63. Par. VII, 148. - 
Feron per: fecero, Purg. XXVI, 14. 

— Firo contratto di fecero, Purg. Ili, 
93; XII, 104; XXIV, 101. Par. IV, 80; 
XXI, 140; XXIll, 66; XXiV, il; 
XXIX, 114. - Fir per: fero, Inf. 
XVII, 17 e 89; XX, 91. Purg. XI, 62; 

XIV, 9; XXVI, 95 e 124. Par. VI,180. 

— Firmi per: mi fecero, Par. IX, 18. 

— Férci per: ci, o, vi fecero, Inf. VII, 



42. - F$rsi per: si fecero, Inf. XXV, 
78. —Al Futuro: Farol per: farollo, 
o. Il farò, Inf. XV, 36. - AI Condizio- 
nale: FariéM per : farebbero, Purg. 
XII, 66. — All'Imperfetto del Con- 
giuntivo : Fitiei contratto di faeeeti, 
Inf. XXX 111, 59. " Fi$»e contratto di 
faeeme, Inf. XX, 69. Par. V, 20; XVI, 
146; XX III, 45. -Fare unito con add. 
e principalmente con sost. serve a for- 
mare le locuzioni infrascritte: — Fare 
accorto, avvertire, prevenire, Purg. 
IX, 1.31. — Fare attento, muovere a 
pentimento, Purg. V , 54. — Fare am- 
metida, emendarsi, far penitenza, Inf. 
XXVII, 68.— Fare allento, muovere 
ad attenzione. Par. XXVI, 3. — Ben 
fare, aver ragione tli... Purg. XIV, 
115. — Far eato, cader in pensiero, 
Par. XIV, 4, V. Caso. — Far cenno, • 
dare i primi segnali, Purg. VI,-141.— 
Far certificato, render certo, assicura^ 
re. Par. IX, 18. — Far chiaro, chiari re^ 
spiegare. Par. Vili, 91. — Far colorato, 
render colorato, tingere, Inf. X, 86. 

— Farsi conto, darSI a conoscere, 
Purg. Xill, 105. — Far contra utto, 
agire contro ad alcuno, Purg. VI, 130. 

— Far dotto, accordare una grazia, 
Inf. VI, 78. Purg. XX Vili, 63. Far 
fede, dare la convinzione. Par. VIII^ 
14. — Far fetta, ricevere, accogliere 
con gioia o tenerezza, Purg. Vi, 81. 
Par. XXI, 65 — per danzare, sollaz- 
zarsi, rallegrarsi, Purg. XXIX, 130.— 
Far forza, fare violenza, Inf. XI, 29; 
XXXII, 46. ~- Far fretta, aflTreUare, 
sollecitare, inf. XXXII, 84. ^ Far le 
grida, gridare, strepitare, Inf. XIV , 
102. - Far un grido, Par. XXI, 140. 
~ Far groppo, aggropparsi, adunarsi, 
Inf. XXX11I,97.- Far 0uar£/ta, guar- 
dare, Inf. X, 9. ^ Far guerra, nel si- 
gnif. prop., Par. XVIII, 27. — Fare il 
masnadiere, infestar le strade, Inf. 
XII, 38.^ Per est. del Castoro, cac- 



i70 



Farèa — Farfarello. 



ciare, spiar la preda, Inf. XVII, ^. — , 
Incomodare, nuocere, Purg. XXVHI, 
100. — Fare impresso , imprimere, 
Par. XIX, 43. — Fare insegna, far 
segno, Purg. Ili, 108. — Far letizia, 
far festa, rallegrarsi d' alcuna cosa, 
Par. XVI, ?0. — Far male, nuocere, 
arrecar danno, Inf. II, 89; XVIi; 84. 
Purg. XXIX, 111. - Fare il male, 
Purg. XX, 63. — Misfare, Par. V, 67. 

— Causare dolore, afflizione, Purg. 
IV, 90. — Far manifesto, scoprire, 
tradire, Inf. X, 25. — Farsi mani festa, 
manifestarsi, scoprire la propria opi- 
nione, Par. XXIV, 64. — Farmestier, 
aver bisogno, Ini. XXVIIl, 90. Par. 
XIV, 10. — Far motto, parlare, Inf. 
XIX, 48; XXXIII, 48. - Non far mot- 
to, più frequente: non dir parola, ta- 
cere, Inf. IX, 101 ; XXXfV, 66. Purg. 
II, 35; IX, 78; XIII, 141. - Famiego, 
non esaudire una preghiera, Inf. 
XXVI, 67. Purg. XXV, 33. - For 
nulla, non nuocere, non impedire. 
Par. XXXI, 77. — Fare ombra, Purg. 
Ili, i6. — Far parola, parlare, Inf. Il, 
111; VI,57; XXIII, 86. Par. XI, 52. 
^Ffir paura, Inf. XXXI, 95. Purg. 
XXIX, 141. Par. XI, 69; XV, 103. — 
Far principiOf cominciare. Par. XV, 
90. — Far privato, fare clie alcuno 
sia privo, privare, Inf. XVIII, 87. — 
Far prode, dar coraggio, incoraggire, 
Purg. XXI, 75. — For pruova, pro- 
vare, Purg. XXI, 61 — dare una pro- 
va , Purg. IX , 20. ~ Far mirabil 
pruova i dar prove ammirabili di... 
Purg. XXX, 117. — Far mala prova, 
non riescire, provenire, Par. VIII, 
141 . — Dar saggio di valore, sostene- 
re una lunga prova , Inf. XXVIf, 43. 

— Far le gran pruove, far gran fatti 
o prodezze, Inf. XXXI, 94. — Far 
l>unro, fermarsi. Par. XXXII, 140. — 
Far ragione, contare sopra alcuna 
cosa, Inf. XXX, 145. Par. XXVI, 8. 



— Far risposta, rispondere, Inf. XII, 
65; XXIX, 17; XXXIIl, 107. Par. 
XXII, 35. — Far riverso, rovesciarsi, 
cadere a rovescio, Inf. XIl, 45. ~ 
Far saggio, instruire, Purg. V, 30. — 
Par scemo, diminuire, far cessare, 
Purg. XXVI, 91. — Far«t scemo, di- 
minuire, indebolire, Par. XXXI, 126. 

— Far scorta, accompagnare, guidare, 
Purg. XXIII, 53. — Far «corto, scio- 
gliere, agevolare, Purg. XIX, 12. — 
Far scudo, coprirsi, Purg. XXXII, 
159. Par. XXIX, 114. - Far scusa, 
scusarsi dal fare alcuna cosa, mendi- 
care scuse, Purg. XXXIIl, 130. — 
Far segno, dare un segnale, Inf. Vili, 
86; IX, 86; XXfl, 19. Par. IV, 38. — 
Far sembiante, far mostra, simulare, 
Inf. IX, 101. Par. IX, 64 - e al pi., 
Purg. VII, 91 . — Far semhianse, far 
segno. Par. XXIV, 56. — Far sover- 
chio, sollevarsi sulla superficie, Inf. 
XXI, 51. — Far spalle, appoggiarsi, 
detto d' un arco, Inf. XVIIf,102. — Far 
sposa, nel signif. flg. della Chiesa 
sposa di 6. C, Par. XXXI, 3. — Far 
strazio, maltrattare, Inf. XIX, 57. — 
Far strida, gridare, strepitare, Inf. 
XII, 102. — Far tesoro, ammassare, 
accumulare un tesoro, Par. 1, 11. — 
Far torto, Inf. XXVII, 114. - Far 
vendetta, vendicare, Inf. XII, 69; 
XVIII, 96. Purg. X, 83. Par. VI, 92. 

— Far vergogna, Inf. XVI, 126. — 
For versi, cantare in versi, Inf. XX, 
1 — Par via, offrire, presentare un 
camino, Inf. XIV, 141; XXI, 111 — 
prendere un camino, Purg. IV, 36. 

Faréa. Inf. XXIV, 86, specie di 
serpente. 

Farfalla) dal lat. pipilio, onée par- 
paglioneefarfaglione.D.Vusa nel signif. 
fig. per : Y anima umana, Purg. X, 125. 

' Farfarella^ nome che D. dà ad 
uno dei diavoli della quinta Bolgia, 
Inf. XXI,123;XX11,94. 



Farina — Favella, 



i71 



Parfna, nel signif. fig. i senti- 
menti e i costumi dei claustrali d' al- 
lora, Par. XXII, 78. 

Farinata, ▼. Ubbrti. 

Farisei. Inf. XXlIi, 116. — Inno- 
vi Faritei, Inf. XXVIi, 85, D. accenna 
gli ecclesiastici del suo tempo. 

Faraaiplla) lat. Pharsalu», citte 
della Tessaglia, vicino alla quale Ce- 
sare sconfisse Pompeo, Par. VI, 65. 

Fascia, prop. quella benda di te- 
la con che si fasciano i bambini, onde: 
le fasce per signif. 1* infanzia, Purg. 
VII, 100. — Per est. il letto di morte, 
Inf. XXIV, 111. — Il corpo dell'uo- 
mo, Purg. XVI, 37. 

Faseiare, avvolgere, Inf . X XXII I , 
9% -^ Circondare, Par. XII, 96; XIX, 
144; XXVI, 135. — Fasciarsi, avvol- 
gersl,Inf. XXVI, 48. - Particip. fa- 
scialo, circondato, Purg. XXVII, 87. 
Par, VIII, 54. 

Faselo, lat. fascis, Inf. XXXI, 
135. 

Fastidioso, spiacevole, noioso, 
Inf. Ili, 69; XXIX; 107. 

Fata, V. Fato. 

Faiale, voluto dal Destino, Inf. 

v,ga. 

Fatlea, dal lat. faligatio^ fatigart, 
Inf. II, 3; XXX, 35; XXXIV, 78. 
Pnrg. XI, 77; XII, 120. Par. XV, 95; 
XXV, 133. - Nel luogo del Purg. 
XVI, 76, laCr.. Aldo, l'Ediz. Fior, e 
Fenolo, leggono sé fatica che biso- 
gna costruire con dura, cioè: se il li' 
bero arbitrio dapprincipio dura alcu- 
na fatica ; tale é pure la costruzione 
di Vellutello; e io 4a preferisco alla 
lez. del Landino e di Lombardi se- 
condo la Nidob. sé affatica la cui co- 
struzione riesce slombata. 

Faticoso. Inf. XX11I, 67. 

Fato* lat. Fatum, il Destino, ov- 
vero : il decreto del cielo, la volontà 
divina, Inf. XXI, 8«. Porg. XXX, 



149. - Al pi. ìe Fato, ideerei! divini, 
Inf. IX, 97. 

Fatto, lat. factum, Tatto compito, 
Inf. IV, 147; XXIII, 74; XXXI, 30; 

XXXII, i% Purg. VI, 54; XXVII, 93; 

XXXIII, 59. Par. XVHI, 39. - Al pi., 
gli avvenimenti, Purg. XXXlll, 49. 

— I gesti, le prodezze. Par. XVI, 111. 

— Particip. fatto da: fare, v. ivi. 
Fattore, il Creatore, Inf. Ili, 4; 

XXXIV, 35. Purg. XVI, 89; XVII, 
102; XXVII, % Par. VII, 31 ; IX, 15»; 
XXX, 81 ; XXXIII, 5. 

Fattura, la creatura, Purg. XVII, 
102. Par. IX, 10; XXVI, 83; XXXlll, 
6. V. Fatuo. 

Fatturo, V. Farb. 

Fatuo, vano, mentecatto, questa 
voce trovasi soltanto nel Par. IX, 10, 
secondo la Nidob.; ma laCr. e la mag- 
gior parte delle ediz. leggono fatture 
che io preferisco. 

Fausto, voce tolta dal lat, felice, 
grato a Dio, Par. XIV, 93. 

Favella, dal lat. fabula, la lingua 
parlata, Inf. Ili, 3». — 1f:tftratHce di 
molte favelle, Inf. V, 64, che regnò so- 
pra popoli di diverse lingae. — No- 
stra favella, Par. XV11I, 7% accenna 
il latino come appare da quel che se- 
gue. — Favella moderna. Par. XVI, 
33, accenna 1 italiano. — É difficile 
propriare l' Intendimento di D. là do- 
ve dice «uà favella parlando di Bea- 
trice, Inf. 11,57. Alcuni spiegano: di- 
vina, la lingua parlaU dai Beati, nel 
qual caso par dubbio che Virgilio la 
sapesse intendere, lo preferisco la 
spiegazione del Boccaccio, cioè indo- 
rentmo volgare, in lingua italiana, che 
Virgilio intende dacché conversa con 
Dante. — Il discorso, il modo di espri- 
mersi, r enunciazione, Inf. XVIII, 63, 
V. Chiabo. Par. XIV, 88. - La lo- 
quela, le parole, Purg. X, 43. .Par. 
XXXlll, 106. - Favella divina, la 



i7a 



Favellare — Federigo Novello, 



parola di Dio, cioè: le parole che 
emanano da Dio, Par. XXIV, 99. 

Favellare^ iat. fabulari, parlare, 
Inf. XI, 61 ; XVI, 85; XXVIll, 96; 
XXX11,6 e 109; XXXIV, 102. Pnrg. 
XX, 34 ; XXIU, 64. Par. Y, 48; XII, 
33;XX1V,33;XXVI,430 -Neiluo- 
gbi dell' Inf. XVI, 85; XXXII, t09. 
Pnrg. XX, 34 ; XXill, hl^JavelU è po- 
sto per: favelli. 

Favilla, la scintilla. Nel signif. 
prop. Par. I, 34; VII, 8; Vili, 16; 
XVIll, 101 ; XXX, 95. - Per est, ciò 
che accende, che sveglia nello spirito, 
Inf. VI,76. Purg. XXI, 94. Par. XXIV^ 
145. — Nel signif. 6g. le prime scin- 
tille, traccie, Purg. XXllIi 46. Par. 
XVII, 83; XXXIll, 71. - Faville 
d'amor, Par. IV, 140. — Per : fuoco, 
Inf. XXVI, 64. 

Fairilll. Par. XX, 14. Le opinioni 
sono molto divise intorno questa lez. 
che trovasi nell'Aldo, iaCr.,LaDdtno, 
Vellutello, Lombardi, Foscolo, l'Ediz. 
Fior, Costa, la quale spiegano tutti co- 
me forma speciale della voce favilla, 
per significare i Beati che in vero sono 
rappresentati come stelle luminose. 
Nondimeno un grandissimo numero 
di eccellenti mss. fra i quali l'Estense 
hanno failli che Benvenuto spiega: «t- 
hili9, acilicet in vocibu» canoris illorum 
epirUuum; la Nidob. e Vendelìnq di 
Spira leggono pure /'aiY/i. Questa voce 
forse proviene dal Iat. /lar^ e significa 
uno istrnmento di musica, un piccolo 
flauto. Ed io, con Parenti, inclino ad 
accettare tal lezione. 

Favola, Iat. fabula, Inf. XXIII, 4. 
— Discorso vano, Par. XXIX, 104. 

Favoleggiare, raccontar favole, 
novelle, Par. Il, 61 ; XV, 1S6. 

Favorare, ora : favorire, aiutare, 
Par. IX, 124. 

Favore* — In favore, Par. XI, .35. 

Faslone, comune : fattezza. Al pi. 



i tratti del volto, l' attitudine, i movi- 
menti, Inf. XVIII, 49. 

Fé, V. Fbdb. 

Febbre, Iat. febns, Inf. XXV, 90; 
XXX, 99. — Per est. V ardore» la pas- 
sione, la brama, Inf. XXVll, 97. 

Fedte e spessissimo Fé, Iat. fide», 
la credenza, Ja convinzione, Inf. XX, 
101. Purg. XXVIll, 86. Par. XVII, 
140. — Far fede, dare la convinzione, 
la prova, Par. Vili, 14. — Nel luogo 
dell' Inf. XIII, 21 , Aldo legge torrian, 
laCr. torrienfede, d'onde non è facile 
cavar senso plausibile. Lombardi se- 
condo la Nidob. e con lui l'Ediz. Fior, 
■e Costa leggono daranfede cioè : con- 
fermeranno quanto io dico, poiché qui 
manifestamente Virgilio intende a 
convincer Dante. Lo stesso Biagioli 
preferisce questa lezione. — La fedel- 
tà, la fiducia, Inf. V, 62 ; XI. 63; XIII, 
62 e 74. Par. XI, 114 ; XXVII, 127. — 
La parola data, Purg. XVI, 62. — La 
prova, Inf. XVIII, 62. - La fede cri* 
stiana, Inf. Il, 29; IV, 36 e 48. Purg. 
VII,8; XVIII, 48 ; XXI, »7; XXll, 60. 
Par. Il, 43; IV, 69; VI, 15; XII, 62; 
XIX, 76; XX, 104; XXIV, ì»,44e 
53; XXV, 10; XXIX, 113; XXXII, 
20, 38 e 78. — i4 fede, v. A. 

Fedele, add. Inf. Ili, 39. Par. V, 
65 ; XXXI, 102. -> Nel signif. cristia-. 
no: credente, fedele, Purg. XXII, 59. 

Fedele, sost., un (redente, un fe- 
dele, Par. XXVI, 60. — Un servo fido, 
Inf. II, 98. Purg. XXXI, 1.34. 

Federico e più spesso Federi- 
go. Le persone di tal nome introdotte 
nella D. G. sono : Federigo 1 imp. V. 
Barb AROSSA. — Federigo 11 iiQp. Inf. 
X, 119 dove è posto fra gli eretici. Inf. 
XI11,59; XXIU, 66. Purg. XVI, 117. 
— Federigo li d' Aragona re di Sicilia 
dal 1296, morto nel 1337. Purg. VII, 
119. Par. XIX, 130; XX, 63. 

Federigo MoveUo, Purg. VI, 1 7 , 



Federigo Tignato — Ferire. 



478 



Ogliaolo di Guido Novello dei conti 
Guidi del Casentino^ il quale fu assas-' 
Binato nel IMN da un tal Fornaiuolo o 
secondo altri Fumaroio della famiglia 
dei Boatoli. 

Federigo Tigttose,v. Tignoso. 

Fedire, verbo disusato equiva- 
lente a: ferire, v. ivi. La forma fiede 
che ne deriva trovasi, Inf. X, 135. 
Purg. IX, «S; XXVIIT, 90. Par. 
XXXI1,40. 

Fede, voce tolta dal lat., impuro, 
appestato, Inf. XII, 40. 

Fele, lat. fel, il fiele — per est. 
l'amarezza, il dolore che tien dietro 
al vizio, Inf. XVI, 01 >- con allusione 
alla Passione di 6. G. Purg. XX, 89, 
dove la Cr. legge fièle. -* In rima fel- 
U, Par. IV, 27, per : veleno, pericolo. 

Feliee, lat. felia, benavventoroso, 
beato, inf. 1, 1!K9; V, 19»; XVI, 81. 
Purg. VI, 88; XVII, 188; XXVIll, 
140; XXX, 76. -Par. 111,64; VII, 18; 
XXIV,20;XXV,139;XXXI1,118. 

Fellee, nome del padre di san Do- 
menico con allusione al signif. di esso 
nome, Par. XII, 79. 

Felleiai.Porg.XVll, 184. 
. FeileltArsI) sentirsi, farsi felice, 
Par. XIII, 39. 

Felle, V. Fblb. 

Felle, dall' anglosàssone /e/f, mal- 
vagio, crudele, Inf. Vili, 18 ; XI, 88. 
-> Detto d'un animale, Inf. XVII, 
132. Purg. VI, 94 - dei diavoli, Inf. 
XXI, 7S. — Crudele, empio, Inf. 
XXVIII,81. P8r.lV,15. 

Felleaia, il tradimento. Par. 
XVI, 9S. 

Feltro, ora : Feltro o Peltri, città 
della Marca di Trevigi, Par. IX, 51— 
Nel famoso luogo dell' Inf. I, 105 E 
tua nazion sarà tra Feliro e Feltro 
quale Boccaccio confessa non inten- 
dere, l'opinione più probabile è che 
D. indichi la città di Poltre sopradet- 



ta, e Monte Feltro nella Romagna, 
come confini del dominio di Cangran- 
de della Scala, ma facendoli un poco 
più ampi del vero. 

FemmlBa. Inf. IV, 80; XVni,66 
e 89; XX, 41. Purg. XXIII, 95; 
XXIV, 43. In quest'ultimo luogo Fé- 
mina è nata e non porta ancor benda, 
ignorasi chi sia la persona indicata 
come fanciulla non ancor nubile ; Topi - 
Dione che possa essere Alagia de'Fie- 
schi della quale D. paria con lode nel 
Purg. XIX, 142, non va esente da dif- 
ficoltà, V. Gbiitdcca. Purg. XXIX, 



imlttetta, dimin. di : femmi- 
na. La femmìnetla Samaritana, Purg. 
XXI, 2, ò quella Samaritana con la 
quale G. G. conversò al pozzo (San 
Giovanni, iT, 5eseg.). 

Fewmliille. Inf. IX, 39. 

Fendere, partir per lo mezzo, fo- 
rare,- Inf. XII, 119 ; XXV, 104. - La. 
cerare, straziare, Inf. IX, 49; XXXIII, 
36. Purg. XIX, 32. - Detto della fól- 
gore, Purg. V, 38 ; XIV, 131. - Fen- 
dere, passar fuor fuori, Purg. VIII, 
106;XVl,25;XXIX,111.Par.XXIII, 
68. — Fendersi, Inf. XXV, 134. Purg. 
XIX, 67. - Al perf. /;f<«0, Inf. XII , 
119, XXV, 104. - AI particip. fitso, 
Purg. 111,96. 

Feniee, lat. Phcenix, uccello favo- 
loso, Inf. XXIV, 107. 

Fera e Fiera, la prima forma è 
antica e poetica e rara, Inf. 1, 42. Par. 
]V, 127. — Un animale, una bestia 
salvatica, Inf. II, 119; VII, 15 ; IX, 72; 
XII, 76; XVII, 1 e 114; XXV, 59 e 
113. Purg. VI, 94 ; XXVII, 84; XXXI, 
80 e 122; XXXII, 96. —Nel Purg. il 
Grifone figura della duplice natura di 
G. G. è detto fiera, XXXI, 80 e 122 — 
e biforme fiera, XXXII, 96. 

Ferire, in genere, percuotere, fe- 
rire, Inf. XI, 37 ; XXI, 87 ; XXII, 95 ; 



474 



Ferita — Ferro. 



XXIV, 150; XXV, 105. -Ferir tor- 
neamentif Inf. XXII, 6, combattere in 
tornei. — Detto delle varie cose che 
colpiscono i sensi : •> del vento, Inf. 
IX, 69. Purg. XXVIIl, 8 —del sole, 
della luce, Inf. X, 69; XV, 39. Parg. 
IV, 57 ; XV, 7 ; XXVI, *. Par. Il, 33 

— della vista, Inf. XVIII,70. - Mira- 
re a un segno, Purg. XVI, 101. — 
D' una nuvola che oscura la vista, 
Purg. XXVIII, 90. - D' un sentiero 
che fa capo, Inf. X, 135. — D'un uc- 
cello che si avventa sulla preda , Purg. 
IX, 25; XXXU, 115.— Separare, Par. 
XXXII, 40. - Al particlp. ferito, 
Purg. IV, 57 — e più spesso fértUo, 
Inf. XXI, 87 ; XXIV, 150 ; XXV, 105. 

— Le forme antiche e poetiche di 
questo verbo sono: —al Presente: 
fiede Inf. X, 135. Purg. IX, 25; 
XXVIII, 90. Par. XXXII, 40. - Fie- 
re, Inf. IX, 69; X, 69; XI, 37. - 
Feggia, Inf. XV, 39 ; XVIII, 75. - Al- 
l' Imperfetto : feria, Purg. XXVIU, 8. 

— Al Perfetto: ferio, Purg. XXXIl, 
115. Io non credo che per cagione 
della forma feggia bisogni ammettere 
UD monito fegger» ^ che non trovasi 
in alcuno scrittore. È detto fedire per: 
ferire, e feggia è a fedire come veggia 
a vedere. 

Ferita, da ferire, sost. Inf. XXII, 
77; XXVIII, 41, v.Fbbuta. 

Fermare, lat. firmare; arrestare 
Inf. HI, 77; XIV, 12. - Fissare, ap- 
poggiare i piedi, Inf. XXII, 122. — 
Férmalvi per: ferma lo vi, o^ve lo 
ferma, Par. V, 41. -- Confermare, 
sUbilire, Par. V, 28. — Confermare, 
assodare, Purg. Ili, 66; XXVI, 122. 
Par. XViI,140. -Nel luogo del Purg. 
XXI, 90, fermare mostra aversignif. 
di : stabilire, decidere, e perchè par» 
lasi d'un poeta : fissare, scrivere — e 



Purg. VI, 40. — Fermarsi, arrestarsi, 
Inf. IX, 4. Par. XI, 25. — Fermalo, 
che si è arresuto, Inf. XXV, 89. Par. 
XXIV, 31. — Detto della vista. Par. 
XXXI, 54. — Fermare l'animo, con- 
tentarsi di... Purg. VI, 44. 

Ferma, lat. /Srmus, add. fisso, im- 
mobile, Inf. I, 30 ; V, 83; XIII, 136 ; 
XXI, 77. Purg. III, 71 ; V, 14 ; IX, 16. 
Par, Vili, 18 ; X, 78 ; XIII, 3. - Sta- 
bile, costante, Purg. XXVII, 33. Par, ■ 

XXI, 114. 

Ferma, avv., immobile, Inf. V, 83; 
VI, 24. Purg. XXX, 7. - Nel sigoif. 
morale : costante irremovibile, Purg. 
XXVII, 33; XXXIV, 30 e 100. Par. 
XXIX, 63. -^ Per fermo, sìcurameote, 
cerUmente, Inf. XXIX, 63. 

Fara e Fiera, lat ferite, che ha 
della natura della belva ; crudele, or- 
ribile, spaventevole, Inf. IX, 42; XII, 
107; XVI, 45; XVII, 80; XXI, 31; 

XXII, 14; XXIII, 135; XXIV, ^fQ; 

XXXI, 68 ; XXXIH. 1. Purg. VI, 14 ; 
XIV, 60 ; XVII, 2fi. Par. IV, 6. 

Feraee, lat. feroa, Inf. IX, 45 ; 
XIII, 94 ; XXXI, IOSl Pnrg. XII, 114 ; 

XXXII, 155. - Costante, ostinato. 
Par. XI, 70. — Selvatico, Par. XUI, 
134. - Altiero, Par. XXII, 1S1. 

Ferrarese, di Ferrara, Par. IX, 
56. 

Ferrata, munito di ferro ; meta- 
foricamente D. dice, le grida dispera- 
te dei dannati, strali le cui punte sono 
ferrate. di pietà, cioè: feriscono II 
cuore di pietà, Inf. XXIX, 44. 

Ferrigna, il signif. di questa vo- 
ce non è certo ; alcuni spiegano : co- 
lore di ferro, altri ferrugigno, cioè: 
color di ruggine, potendo aver le roc- 
eie tanto V uno che l' altro colore, Inf. 
XVIII, 2. 

Ferra.lBf.Vin,78; IX, 120; XIV, 



1 Secondo il Bianchi, Inf. XV, nota 89 « fegglare. » 



Ferta — Fiamma. 



il6 



109. Piirg. XIII, 70. Par. 1, 60; XXIV, 
102; XXV1II,89. Purg.XXV,18»q«e- 
1 ^ st'qltiino li/ogo è mate spiegato da al- 

cuni commentatori i quali vorrebbero 
che per ferro s' intendesse il grilletto 
al quale si appunta la corda della ba- 
lestra quando si tende, ovvero i due 
capi dell'arco muniti di ferro cbe si 
I avvicinano r uno all'altro quando si 

[ tende l' arco. La spiegazione più natu- 

rale mi par questa: tender l'arco per 
modo cbe la punta ferrata della frec- 
cia tocchi il colmo deHarco mede- 
simo. 
Wermm. V. Fbbza. 
Fertile. Par. XI, 45. l 

FeriUmenle) abbondantemente, 
Par. XXI, 119. 

Femt*, forma antica e poetica 
per : ferita, v. ivi, Inf. 1, 108 ; XI, 34. 
Ferale, v. Fbrirb. 
Fervere, essere ardente, ardere, 
Purg,XXVlI,79. Par. XXX,«.--Per 
est. dell'amore, della pietà ec. Par. 
XXi, 68; XXIII, 113; XXIX, 141. 
Fervere. Purg. XVIII, 106. 
Fena, forse da ferire; il flagello. 
— Nel signif. prop. Inf. XVIII, 35 e 
81. - Nel signif. flg. oiò cbe stimola, 
che eccita, Purg. XIII, 39. Par. XVIII, 
4«. — L' ardore del Sole, ferta in ri- 
ma, Inf. XXV, 79. 

Fesso, sost. dal lat. fiteum, la fen- 
ditura, Purg. IX, 75. — Il fesso delie 
natiche, Inf. XX, 24. 

Fesse, lat. /?»»«», add., Inf. XXV, 
109;XXVlll,33.Purg.III,96;X,7; 
XVI, 99. V. Fbbdbbr. 

Fessura, lat. fUeura, Inf. XIV, 
113;XIX,75;XX1,4. 

Festa, 11 giorno festlvo> Par. XVI, 
129. — La gioia, l'allegrezza. Par. 
XIV, 37. - Al pi.. Par. XX, 84; XXX, 
94. — Molto spesso, l'accoglimento, 
Purg. XXVI, 33; XXX, 65. Par. XIl, 
22; XV, 84. — Far festa, accogliere. 



Porg.VI,81;XXIX,130. Par. XXI, 
60. 

Festante, colui cbe fa festa, si 
rallegra, Par. XXXI, 131. 

Festlnare, affrettarsi, muoversi 
rapidamente, Purg. XXXUI,90. 

FestlnaCo, voce tolta dal lat. af- 
frettato, Par. XXXII, 58. D. chiama 
cosi le anime dei bambini morti avanti 
l'età delia ragione e ricevuti incielo. 

Festiiao, voce tolta dal lat. solle- 
cito, cbe si affretta. Par. Ili, 61 ; vm, 

2q. 

Festoea, voce lat. per: fuscelli- 
no, Inf. XXX1V,12. 

Fete, voce lat., l' embrione, Purg. 
XXV, 68. 

Fetonte, lat. PAaà'toii^egliuolodi 
Elios e di Olimene, Inf. XVII, 107. 
Purg. IV, 72. Par. XXXI, 125. - È 
pure parlato di lui, Purg. XXIX, 119. 
Par. XVII, 3. — In rima Fetòn, Purg. 
IV, 72. 

Fr, abbreviazione di figlio, fre- 
quente negli antichi, Par. XI, 89. 

Fiaeeare, dal lat. flaccus, v. n., 
rompersi, Inf. VII, 14. ^ Nel signif. 
pass., Purg. VII, 75. - Verbo at. rom- 
pere, Inf. XII, 15. - Fiaccarti, esser 
maltrattato, distrutto, Inf. VI, 54. 

Fiala, greco (jjiàXYj, ampolla, boc- 
cetta, vaso. Par. X, 88. 

FiAlte, alla maniera degli antichi 
Italiani per: Efialte, lat. EpfuaUes, 
uno dei Giganti che attentarono di sa- 
lire in cielo, Inf. XXXI, 94 e 108. 

Fiamma, lat. fiamma. Nel signif. 
prop., Inf. Il, 93; 111, 99; IX, 118; 
XIV, 33; XVI, 11; XIX, 33; XXIII, 
39; XXVI, 31 , 38, 42, 58, 68, 76 e 85; 
XXVII, 1 e 131. Purg. XXVU, 7; 
XXX, 39. Par. XXIV, 146; XXVIII, 
4. — Per est. la luce. Io splendore in 
genere. Par. XXXI, 129. — l fuochi 
amorosi, Purg. XXII, 12; XXX, 48. 
— L'amore della poesia, Purg. XXI, 



i76 



Fùimmare — Fidare, 



95. — La luce spirituale, Par. XXIV, 
Ufi. — Siccome le anime de' Beati 
appariscono sotto la forma di corpi 
luminosi o di stelle, sono spesso dette 
finmme, Par. XII, «; XIV, 66; XXVI, 
^ — e specialmente la Madonna, Par. 
XX HI, 119. 

FiAmmare, fiammeggiare — del- 
le comete, Par. XXIV, It. La sola 
Nidob. legge raggiando senza neces- 
sità. 

FiammeggiAiiic^chegitta fiam- 
me, Purg. IX, 101. 

Fiammessiarc, raggiare, scin- 
tillare. Nel signif. prop., Purg. Ili, 16; 
XXfX, bft. -^ Come segno dell'amore 
e del fervore de' Beati, Par. V, 1; X, 
130; XXI, 69 e 88. - Onde fiammeg- 
giarsi àailo AeìV amore che si dimo. 
strano i Beati, Par. XII, ÌQ. 

Fiammeggiare^ sost., l' incan- 
descenza. Io stato d* un corpo che ar- 
de, Inf. XIX, 98. — Lo splendore. 
Par. X, 103. 

Fiammella 9 dimin. di fiamma. 
Nel signif. prop., Inf. XIV, 90. Purg. 
XXV, 97. — Lo splendore, il chiarore, 
d' una stella, Purg. 1, tB5. — Le anime 
dei Beati, Par. XXI, 136. — La fiam- 
mella^ Inf. XVII, 33, sembra espres- 
sione collettiva per significare l'in- 
sieme delle fiamme, la pioggia di 
fuoco. V. Stella. 

Fiammetta, altro dimin. di fiam- 
fna,lnf.Vin,*;XIV,90.Par.XX,l48. 

Fiamminghi. Inf. XV, 4. 

FianeO) dall' antico ali. hlancha 
coscia; nel medio evo flanctu e /lan- 
chua. — Dell'uomo e degli animali, 
Inf. XX, 115; XXXIII, 36. Par. XXXI, 
18. — Delle cose inanimate, d' un fiu- 
me, la sponda, Inf. XII, 4. ~ D'una 
citte, Inf. XXVII, 5). — D' un monte, 
Purg. VII, 71. — Onde : il lato, in ge- 
nere, Inf. XVII, 69. Purg. IV, 74 ; X, 
26; XXIX, 67. Par. 1, 46; XIX, 148. 



Fiata^ dal lat. vice, in spagn. vez, 
in fk*8nc. foie; volta, Inf. IX, 9fì; X, 
SO; Xli, 84; XXX, 3. Par. XXXI, 8. 

— Un'altra fiata, an' altra volta. Par. 
XVni,121. - Al* pi. tre fiate, Purg. 
1X,111. Par. XVI, 38; XXIV, «i. ~ 
MoUe fiale, spesso, Inf. Il, 46. Par. 1, 
1«8; IV, 100; XXVI, ItS; XXXIII, 
17. — Speeee fiale, frequentemente, 
Iof.XVII,71 . - Mille fiaU.lnt XXXII, 
102. - Più fiate, più volte, Inf. V, 130. 

— Lunga fiata, lungamente, Purg. 
XXVI, 101 ; XXIX, 30; XXX, «7. 

Fiate, lat. flatus, il soflBo — detto 
della voce: la parola, Inf. XXVII, 60. 

— Un soffio, per: cosa pesseggiera, 
fugace, Purg. XI, 100. — 11 vento, Inf. 
V, 44; XXXIII, 108. Purg. XXV, 113. 
-~ L' esalazione, Inf. XI, 1S. 

Fica, lat. ficus, propriamente : le 
parti vergognose della donna. — Far 
le fiche, Inf. XXV, % iodica un gesto 
derisorio e indecente che si fa po- 
nendo il dito pollice fra l'indice e il 
medio. 

Fieeare, dal lat. figere; attaccare, 
fermare principalmente la vista, gli 
occhi, Inf. IV, 11; XII, 46; XV, 26. 
Purg. XIII, 43; XXIII, 2; XXVII, 
126. Par. VII, 94; XXXIII, 83. - Fis- 
sare r attenzione. Par. XXI, 16. — 
Figgere, Inf. XXIV, 95; XXX, 34. - 
Ficcarsi, Purg. XXI, 111. 

Fiea, la pianta, Inf. XV, 66. 

Fidanaa, lat. fidentia, la fiducia, 
Inf. XI, 54. Purg. X, 123; XIII, 16. 
Par. XXII, 56. 

Fidare, dal lat. fidere, aver fidu- 
cia, affidarsi ad alcuno. Par. IH, 27. 

— Esporre alcuno, Inf. II, 12. — Or- 
dinariamente fidarsi di uno, Inf. V,19, 
dove fide è posto in rima per: fidi, 
Inf. XI, 53, dove la Gr. legge fidare 
in lui, mentre le edlz. moderne se- 
guendo la Nidob. leggono si fida; Inf. 
XXXIII, 17. Purg. V, 64. - Rara- 



Fidato — Figlio, 



in 



menle fidanti in uno, Inf. li, 113; XI, 
53. 

VldalO) nel quale uno abbia fidu- 
cia, aicuro, Purg. Vili, 491. 

Fido, fedele, Inf. XII, 100; XIV, 
100. Purg. HI, 4; XVI, 8; XVll, 10. 
Par. XI, 34; XV, 131. 

Fiele, V. Fblb. 

Fiera,v. Fbba. 

Fler«BMn4e, dal lat. ferut; cru- 
delmente , Inf. X, 46. — Con vee- 
menza, o forse: con derezza, Purg. 
XIX, 29. 

Fiero, V. Fbbo. 

FieMOlane, di Fiesole. D. chiama 
Bestie Fieiolane gli abitatori di Firen- 
ze, una parte dei quali credeva di- 
scesi da Fiesole peristabilirsi presso 
all'Arno, Inf. XV, 73. 

Fiesele, lat. FmuUg, antica città 
d' Etruria distante circa tre miglia da 
Firei^ze, nella quale rimangono al- 
cune reliquie delle mura etrusche, 
d' un anfiteatro romano e un tempio 
pagano convertito in cristiano. Vi è 
il Duomo edif. intorno air a. 1028, la 
chiesa di Santa Maria Priroerana del- 
l' a. 967, altri edifici meno antichi e 
poche case. Fiesole è reputata come 
madre di Firenze, Inf. XV, 62. Par. 

XV, 126; XVI, 1». 

Fleveie, dal lat. /leòtJM, debole, 
stanco, Inf. XXIV, 64. 

Flgi^ere, dal lat. figte, ficcare, 
Purg. XXXII, 132. - Fissar gli occhi, 
Par. 1, 54. — Per est. inspirare, Inf. 

XVI, 53. —Il participio ha due forme : 
fitto, Inf. VII, 121; X, 34; XV, 82; 
XIX,50;XXX1I,60; XXXIV, 103 e 
120. Purg. XIV, 10; XlX,30-e/l««o, 
Inf. XXIII, 9; XXX, 130. Par. VII, 
96; XXI, 92. L' una forma e 1' altra 
sono usate nel signif. prop. e figurato. 
— Ftltoper: trafitto, Purg. XII, 28. 

Figgliine, terra del Fiorentino, 
Par. XVI, 60. 



Fidila, lat./l»a, Inf. IV, 126. Purg. 
IH, 115; XV, 101; XVI, 140. Par. VI, 
133; XXVI, 93; XXXH, 134; XXXHI, 
\. ^ La figlia di Taumante^ Purg. 
XXI, 50, ò Iride o l'Arcobaleno. — 
IM figlia di Tiresia, Purg. XXH, 113. 
Se il Poeta ha inteso parlare di Man- 
to, bisogna confessare che siasi di> 
monticato di averla posta ncir luf. 
XX, 55; se intende di Dafne o d'Isto- 
ria che Diodoro Siculo e Pausania 
fanno figliuola di Tiresia, d diffìcile 
indicare dove D. abbia cavata tale 
notizia, dacché Stazio non ne fa men- 
zione. — Le figlie d* Adamo, Purg. 
XXIX, 86, sono ie donne in genere. 

— La figlia di Belo, Par. IX, 97, è Di- 
done. — La figlia di Lalona, Par. X, 
67; XXH, 139, è la Luna. — La bella 
figlia Di quel eh' apporta mane e lascia 
sem, Par. XXVII, 137, cioè del Sole, 
credesi che significhi la vita dell' uo- 
mo, secondo 1' Antico e Tommaseo, 
il che pare confermato nel Par. XXII, 
116,e XXVI11,1. Tutti gli altri comen- 
tatori intendono: la natura umana. 

Figliare, generare, partorire, 
Purg. XIV, 117; XXVHI, 113. Par. 
X, 51, in quest' ultimo luogo si tratta 
dei Figliuolo concepito di Spiritos- 
santo. 

FiglioAtro, pare che D. r abbia 
usato in signif. di figliuolo snaturato 
analogo a: matrigna, Inf. XII, 112. 

Figlio, lat. /UtiM, Inf. IV, 56; X, 
60;XXni,40e51;XXVl,94;XXVIH, 
136; XXX, 5. Purg. VII, 101 ; XII, 52: 
XV11I,124. Par. VHI. 8 e 126; XX, 
45; XXI, 5; XXH, 146; XXIH, 107. 

— Il Figliuolo di Dio, Par. X, 1 ; 
XXVH, 1; XXXIH, 1. - Spesso è 
espressione di tenerezza, Inf. VII, 115. 
Purg. Ili, 66; XXV, 35; XXVH, 35. 
Par. XVII, 94; XXVI, 115. - Al pi. 
Par. VI , 109 — ed anco la prole 
de' bruti, Inf. XXXUI, 35. Par. XIX, 



178 



Finitole — A7o. 



92. — n figlio di Giove, Par. XXII, 
146, é il pianeta di Marte. — Il figlio 
d'Elice, Par. XXXI, 33, è la costella- 
spione di Boote o Artofllace. — I figli 
della tetra, Inf. XXXI, 121, sono i 
Giganti della Mitologia. — / figU di 
Levi soiv> i Leviti o gli Ebrei della 
tribù di Levi figlinolo di Giacobbe, 
Purg. XVI, 132. - / figli di Lato- 
na, Par. XXIX, 1, sono il Sole e la 
Luna. 

Figliole, terminaz. del voc. lat., 
cbe D. dà' in rima alla voce: figliuolo, 
Purg. XXIll,*. 

Figiliiola) lat. filiola, è un' altra 
forma di : figlia, senza esser diminut. 
~ La figliuola di Minói, Par. XIII, U, 
è Arianna, la coi corona di fiori fu 
trasformata da Bacco in costellazione. 

FiSltnolO) lat. filiolw, v.. Figliuo- 
la. Nei signif. prop., Inf. XIV, Iti ; 
XXIX, 117. Purg. 1,33; X,84;XV11I, 
137; XX, 52- — Come appellazione di 
tenerezza, Inf. Ili, 121 ; VII, &1 ; Vili, 
67; XI, 16; XV, 31. Purg. 1, 112; IV, 
46; Vili, 88; XVII, 92; XXV, 58. Par. 
XXVII, 64. - Figliuol della Chiesa, 
membro della Chiesa , Par. XXV, 62. 
. — Al pi. Figliuoli, Inf. XXXIII, 38, e 
figlimi, Inf. XXXIIl, 48 e 87. - Il fi- 
gliuol d'Anchiee, Inf. 1,74. Purg. XVIII, 
137, è Enea. - Figliuol deW Orsa, Inf. 
XIX, 70, indica uno della famiglia ro- 
mana degli Orsini che portavano un 
orso nel loro stemma. — / figliuoli 
d' Eva, Purg. XII, 71 , sono gli uomini 
in genere.— /i figliuol di Dio, Par. VII, 
119; XXVII, 24; XXXII, 113, è 6. C. 
— Figliuol di grazia, D. si fa chiama- 
re in tal modo nel Par. XXXI, 112 
da san Bernardo, per aver ottenuta 
la grazia di ascendere al cielo e con- 
templarvi il mistero della Divinità. 

Figo, lat. ficue, in rima per : fico ; 
i cementatori la dicono forma lom- 
barda, Inf. XXXIIl, 120. V. DITTERO. 



Figura, io genere ciò che l'ap- 
presenta un oggetto, Inf. XVIII, 12; 
tale è la lez. delia Nidob. e di tutte 
le antiche ediz. e cbe tutti i moderni, 
eccettuatene Biagiolì, hanno adotta- 
ta; la Gr. legge eicura che rende qual- 
siasi costruzione impossibile. — Nel 
medesimo signif., Inf. XXV, 109. 
Purg. IX, 5; X, 45; XVII,53; XXXIIl, 
80. Par. XVIII, 78 e 86; XX, 34; 
XXX, 103. - Figura di sigillo, V im- 
magine rappresentata in un sigillo, 
Par. XXVII, 52. — li sembiante uma- 
no, il corpo, Inf. VI, 98; XVI, 131. 
Purg. III, 17; X, 131. Par. V, 137; 
XX!, 17. 

Figurare, disegnare, descrivere, 
Par. XXIII, 61. — BappresenUre, 
Par. XXV, 32. — Figurarsi, configu- 
rarsi, formarsi, prender una forma, 
Purg. XXV, 107. - Nel luogo del- 
rinf. XVHI, 43, figurare sembra usato 
nel signif. di : raflBgurare, guardare 
con attenzione, per riconoscere alcu- 
no. — Particip. figurato j scolpito,. 
Purg. XII, 23. 

Filare, dal lat. filum. Nel signif. 
prop. Purg. XXI, 25 — nel fig. Purg. 
V1,1U; 

Fillo, forma lat. per : figlio, Par. 
XX11I,136. 

Fttlppeoeiii. Purg. VI, 407, fami- 
glia nobile e ghibellina d' Orvieto. 

FiUppi, pi. di Filippo, Purg. XX, 
50. D. accenna tutti i re di Francia 
che hanno portato tal nome dopo Ugo 
Capoto. 

FlUppi. Par. XVI, 89, famiglia no- 
bile di Firenze, ora affatto dimenti- 
cata. 

FUippo Argenti. Inf. Vili, 61, 
V. Argenti. 

Filo, lat. filum, Purg. Xlll, 70. — 
/n/i/oper: fila, Purg. XXIV, 66. - Il 
cerchio colorato che spesso circonda 
la luna, Par. X, 69. — Nel signif. fig. 



Filosofare — fiore. 



i79 



i7 buon filo, il buon camino, Par. 
XXIV, 63. 

FUMotere. Par. XX(X, 86. 

WHwiBtàm^ lat. philo8oph49, cioè 
quella di Aristotele, Inf. Xl, 9f. 

Fil««ofleo. Inf. IV, 19). Par. 

XXVI, «5. 

Flvehè Fin elie) dal lat. fini», 
Inf. 1, 110 ; V, 111 ; IX, 78. Purg. IV, 
39 ; XVin, 33; XXVI, 1*6. Par. VII, 
30; XXlV, 47; XXVI, 76. -Pino a 
tanto che, Inf. XIX, 111. Purg. XII, 3 
e 69. 

Flne^ lat. fini», dei due generi, ma 
sempre masc. nella D. G. Inf. VI, 76 ; 
XIV, 4 ; XVII, 6 ; XXIII, 9 ; XXV, 1 ; 

XXVII, 78. Purg. IV, 94; XVIII, 1 ; 
XX, 1« e 141 ; XXIX, 1 Par. VII, 68; 
XVII, 112; XXV, 97. — Al fine, Inf. 
V, 66. Par. VI, 38. -- Lo scopo, Inf. 
IX, 96 ; XI, 23 ; XI V, 4. Purg. XXX, 
110. Par. I, 107; II, ISO ; Vili, 104 ; 
XIX, 61 ; XXXIII, 46. - 1 due sigoif. 
si combinano nel Par. XXVii, 60; 
XXV1II,62; XXXUI, 46. - Umor- 
te, Purg. IV, 139U 

Vimemtrt^ lat, finestra, per: l'aper 
tura, il passaggio, Inf. XIII, 102. 

Fingere, descriTcre, rappresen- 
tare, Purg. XXXII, 69. 

Finire, aver fine, Purg. XXIII, 
79. — Morire, Purg. V, tOI. — Sazia- 
re, Par. XXXIII, 48. — Particip. fini- 
to; finito questo, Inf. Ili, 130, come abl. 
assoluto. — Ben finiti, Purg. HI, 73, 
quelli cbe hanno fatto una buona fine, 
che sono morti in grazia di Dio. 

Fino, dall'ali, fein, fine, puro 
d'ogni mischiaoza, ìnU XIV, 106. 
Purg. VII, 73. — Fine, di qualità su- 
periore, Par. IX, 69. 

Fino, dal lat. finis. Fino a»,,, Inf. 
XII, 116; XVI, 63 ; XX, 36. Purg. IV, 
39 ; XVIII, 137 ; XIX, 69 e 112. Par. 
XXXI, 116. — Fin nel, Inf. XXVI, 
104. 



Finora, fino ad ora, Inf. XXVII, 
101. 

Fio, l'origine di questa voce è 
oscura, Il suo signif. primitivo, pare 
sia : tributo, rendita, assegnamento 
pagato al feudatario ; ecco perchè ò 
stata derivata dal lat. fide» o dal lat. 
del medio eyofeudum,feodum ; potreb- 
be anco derivare dall' ali. bieh bestia- 
me, perchè pagavansi gli assegni in 
bestiame. Pagare il fio,\à%. pcenas da- 
re, portar la pena, Inf. XXVII, 136. 
Purg. XI, 88. 

Floeenre, dal lat. /Ioocim, ali. fio- 
cte; Cadere come i flocchi di neve; 
V aer fiocca, sparge, lasciacadere. Par. 
XXVII, 67 e 71. 

Fioeo, forse dal lat. floecu», primi- 
tivamente, ciò che è piccolo, di poca 
forza, debole. Quantunque il Vocab. 
della Gr. dia a questa voce il signif. 
di : reco, lat. raucus, non mi par ne- 
cessario di darle tal signif. soltanto 
applicabile all' Inf. IH, 2?. — In tutti 
gli altri luoghi significa manifesta- 
mente: debole, Inf. 1, 63 ; IH, 27 e 76, 
dove le voci /foc^ sono evidentemen- 
te \àvoafexig%ta di Virgilio; Inf. XIV, 
3, dove la Cr. ha posto arbitrariamen- 
te rooo; XXXI, 13; XXXIV, 22. Par. 
XI, 133; XXXUI, 121. 

Fiordniiao, probabilmente dal fr. 
fleur de Us, antica dizione per : giglio. 
Nel signif. prop. Purg. XXIX, 84 — 
nel fig. per: satelliti, soldati francesi, 
perchè il giglio caratterizzava io stem- 
ma di Francia, Purg. XX, 86. 

Fiore, lat. flos. Nel signif. prop. 
lof. IX, 70, ove vorrei piuttosto leg- 
gere dietro l' autorità del Boccaccio e 
di Benvenuto con la Nidob., Costa, 
r Ediz.Fior., /tiort. Purg. VII, 76 e 82 ; 
VHI, 100 ; 1X,64; XXIV, 147; XXVII, 
99;XXVU1,41 ; XXX, 28; XXXU, 
39. Par. XXHl, 80; XXX. 66 e 95. - 
In signif. mistico D. chiama fiore la 



iSO 



Fiore — FlaiUo, 



Madonna, Par. XX HI, 8S. - Fiori 
perpetui, ì Beati, Par. XIX, 22. — Cosi 
rappresenU l'assemblea degli eletti 
sotto flgara d'una rosa detta (ioret 
Par. XXXi, 10, 16,e19; XXXll, 18 
e 126; XXXIII, 9. - Per analogia i 
pii sentimenti cbe producooo le buo- 
ne opere sono similmente detti fiorii 
Par. XXII, 48; XXVII, 148. - Con 
amara ironia D. chiama il fiore malor 
detto Par. IX, 130 il danaro e propria- 
mente il Fiorino di Firenze sul quale 
era impresso un giglio. — Il fiore co- 
me precursore del frutto. Par. XXVU, 
148. 

Fiore, avv., un poco, un filo, un 
grano, Inf. XXV, 144; XXXIV, 26. 
Purg. Ili, 136. 

Fiorentino , add., di Firenze , 
Purg. XI, 113; XXIII, 101. - Come 
sost., un Fiorentino, Inf. VIII, 62; 
XVII, 70; XXXllI, 11. Par. XVI, 61 
e 86. 

Fiorensn, antica forma di : Fi> 
renze citte, Inf. X, 92; XVI, 75; 
XXXIl, 120. Purg. VI, 127; XX, 75. 
Par. XV, 97; XVI, 84; XVII, 48; 
XXXI, 39. ~ Ne è inoltre fatta men- 
zione, Inf. XIII, 143; XXI11,95. Purg. 
XII, 102; XIV, 64; XXIV, 79. Par. VI, 
53; IX, 127; XVI, 25; XXV, 5. V. Pi- 

BBNZB. 

Fioretto, dimin. di : flore, Inf. Il, 
127. Purg. XXVIII, 56; XXXII, 73. 

Fiorino, il fiorino d'oro moneta 
di Firenze cosi chiamato dal fiore del 
giglio che vi è impresso, Inf. XXX, 
89. 

Fiorire, lat. florere. Nel signif. 
fig. Par. XVI, 111 ; XXVIl, 124. 

Fiotto, lat. fluctut, il flusso del 
mare, Inf. XV, 5. 

Firense, forma moderna del no- 
me di essa cittk, Inf. XXIV, 144; 
XXVI, 1. Par. XXIX, 103. V. Fio- 

BBRZA. 



Fionmente, con attenzione, Inf. 
XXI, 22. Purg. XllI, 13. Par. XX, 30. 

Fioeiftio. Par. XXV, 135. 

Fisica, lat. phytica, Inf. XI, 101. 

Fioieo. D. usa la forma fiéice inve- 
ce di : fisiche. Par. XXIV, 134. 

Fiso, lat. fixw, add. Purg. XI, 77; 
XXXII, 1 , dove la Cr. legge fisso. — 
Avv. fissamente, Inf. IV, 5. Purg. Ili, 
106; X, 118; XUI, 43; XXIII, 41 ; 
XXXII, 9. Par. XXJII, 9; XXXI, 54. 

FiflMire,gti occhi con attenzione. 
Par. XXI, 92. 

Fìmoo, per: fissato, delta dell' at- 
tenzione .e deli' occhio intento sopra 
un oggetto, Inf. XXIII, 9; XXX, 190. 
Purg. XIX, 119 ; XXXIl, 1. Par. VII, 
96; XXI, 92. - Stabile, Par. XXIV, 
11 ; XXVlll, 95.— Come avv., fissa- 
mente, detto della vista, Par. XXIX,9. 

Fittixio, opposito a reale. Corpo 
/S/H«to, Purg. XXVI, 12. 

Fitto, V. FlGOBBB. 

Fininann,dal lat. /lomm; fiume 
largo e straripato, Inf. 11, 108. Par. 
XXX, 64. — Fiume o torrente, Purg. 
XIX, 101 , il torrente qui indicato è il 
Lavagne da cui i Fieschi prendevano 
intitolo di conti di Lavagna. 

Fiume, lat. ftumen. Nel signif. 
prop. Inf. fili 71 e 81 ; XVI, 94; XX, 
75; XXIII, 95. Purg. I, 40 e 88; V, 
122 ; XIV, 36; XXII, 88 ; XX Vili, 62 
e 123 ; XXIX, 71 ; XXXI, 94. Par. I, 
80 ; XX, 19 ; XXX, 76. - Nel signif. 
fig. fiume del parlar, Inf. I, 80, fiume 
d'eloquenza. — Fiume della mente, 
Purg. XIII, 90. 

Finmieeilo, dimin. di /lume, Inf. 
IV, 108; XIV, 77. Purg. XIV, 17; 
XXVIII, 35. 

Flagellare. Purg. XXXIl, 166. 

Flagello. Per : isterminio, Inf. 
XII, 184. 

Flaillo, dal lat. flare; forse uno 
strumento a flato, un flauto, Par. XX, 



fìegetonta — Foglio. 



i81 



14. Qaesta le2. trovasi in un gren nu- 
mero di mas. ed è appoggiata dairao- 
torìtk di Benvenuto e dell' Anonimo. 
V. Favillo. 

Fìegetonta, il Flegetonte fiume 
infernale. Fìegetonta trovasi soltanto 
in rima, Inf. XIV, 116. - Fuori di ri- 
ma Flegetonte, Inf. XIV, 191 . 

Flegimi^ lat. Phlegyae, re dei Lapi- 
ti, padre d'Iasione che arse il tempio 
di Apollo. D. lo fa nocchiero dello 
Stige^Inf. Viii,i9ea4. 

riegra^lat. PA%ra, contrada del- 
la Macedonia, nella quale, secondo la 
mitologia, i Giganti furono fulminati 
da Giove, Inf. XIV, 58. 

Fleto, voce latina ; il pianto, T af- 
flizione, il lamento. Par. XVI, 136; 
XXVll, 46. 

Flettere, verbo tolto dal lat. flee- 
Un, piegare. Par. XXVI, 85. 

Foeaeeia, della nobil famiglia 
de* Cancellieri di Pistoia ; egli mozzò 
la mano nell'a. 1900 ad uno de' suoi 
nipoti per vendicare una ingiuria fat- 
ta da quel giovinetto al suo padre, e 
corse dipoi per ammazzare il padre 
del giovinetto medesimo; dal che nac- 
quero le sanguinose divisioni dei Neri 
e de' Bianchi in Pistoia, e dipoi in Fi> 
renze, Inf. XXXU, 63. 

Foear*, scoglio del mare Adria- 
tico presso alia Cattolica, temuto dai 
nocchieri per i colpi di vento fre- 
qu.enti su quelle coste, Inf. XXVIII, 
89. 

Foee, lat. fawp, V apertura, V esi- 
to, l' ingresso, Inf. XXIII, 1«9. Purg. 

XII, Ila ; XXII, 7. Par. I, 37 e 44. - 
L' imboccatura d' un fiume , Inf. 
XXXIII, 83. Purg. II, 103; V, 1». 
Par. XXII, 163 — d'un porto, Par. 

XIII, 138. — Uno stretto di mare, Inf. 
XXVI, 107. - Un cerQhio dell'Infer- 
no, Inf. XIII, 96. 

Foelle, dal lat. fbcuSf fuoco ; ora 



più comune : fucile ; l' acciarino col 
quale si caccia dalla pietra focaia la 
scintilla del ftiooo, Inf. XIV, 39. 

Foeo, ed ora più comune Fuoeo, 
lat. focus, I mss. e le ediz. variano al- 
l' infinito per queste forme delle quali 
fooo ò più antica. Nel signif. prop. Inf. 
1,119; 1V,68; VIIl,9e73; X,«2;XIV, 
29;XV,3;XVI,l6;XVII,63em; 
XXI, 16; XXVI,47e79; XXV1I,1*7; 
XXIX,110;XXX,110. Purg.IX,30; 
XVIII,88;XXV,98e116;XXVI,134; 
XXVII, 11 ; XXXIII, 9. Par. I, 60 e 
116; IV, 77; VII, 18 e 184; XV, 14; 
XIX, 191 ; XXXII, 106; XXXIII, 119. 
- Particolarmente : la fólgore, Purg. 
XXXU, 110. Par. 1, 194 ; XXIII, 40. - 
Per est. il fuoco dell' amore, Purg. VI, 
38 ; XXVII, 96. Par. Ili, 69; XX, 115; 
XXVI, 16. — Il fuoco dello sdegno, 
Purg. XV, 106. — Gli angeli e i beati 
sono spesso chiamati fuochi, Par* IX, 
77; XVIII, 108; XX, 34; XXII, 46; 
XXIV, 31 ; XXV, 87 e 1«1. - Lo 
maggior foco. Par. XXIII, 90, è la Ma- 
donna, -r Per il pianeta di Marte, Par. 
XVI, 98. 

Foga, forse dal lat. fuga o meglio 
da /bctis. Propriamente : l' impeto. La 
foga dei pensieri, Purg. V, 18. — Per 
est. la celerità d'una freccia, Purg. 

XXXI, 18. — La ripidezza d' una sa- 
lita, Purg. XII, 103. — La lunga foga 
del Mole, Par. XII, 60, pare che signifi- 
chi il lungo corso che fa il sole duran- 
te il solstizio d' estate. % 

Foggia, d' origine ignota ; la ma- 
niera, Inf. XI, 76; XIV, 14. , 

Foglia, lat. folium; delle piante, 
Inf. Ili, 112; XIII, 101. Purg. XXII, 
188 ; XXVIII, 17 ; XXXII, 114. Par. I, 
«6;XVIII,30;XXX,117;XXXI,11, 

XXXII, 15 e 93. 

Foglietta, dimin. di foglia, Purg. 
Vili, «8. 
Foglio, lat. folium ; la pagina d'un 



iS2 



Folco — Font9. 



libro. A fogliOf a foglio^ cioè: esatta- 
mente, Par. XII, 121. 

F«leo, spesso detto Folchetto di 
Marsiglia, perchè nacque a Marsiglia 
di famiglia genovese, celebre trova- 
tore e dipoi vescoTo di Marsiglia, 
Par. IX, 94. il sito geogra6co di Mar- 
siglici esattamente descritto dal Poe- 
ta, la circostanza della sanguinosa 
battaglia combattuta nel suo porto 
(Lucano, Fargagliay iti, 572 e seg.) e 
l'opinione di tutti gli antichi commen- 
tatori, ai quali si può aggiunger Pe- 
trarca (Trionfo d' amore ^ iv, WJ, e 
Dante medesimo {DevtUg. Eloq. ii,6), 
tutto prova che D. vuol far dire a 
Folco che era nato a Marsiglia e non a 
Genova come Vellutello e Daniello da 
Lucca s' ingegnano invano di soste- 
Dere. 

Folgorare) scagliare la fólgore, 
Par. VI, 70. — Per est. detto d' uno 
sguardo scintillante, Par. HI, 128. 

Fólgore^ lat. fulgur, fem. Inf. 
XIV, 53; XXV, 81. Purg. IX, 29; 
XIV,131. Par. 1,92. 

Folgore e Fulgóre, lat. fulgor, 
masc. lo splendore, la luce, Psr. V, 
108; XXI, 11; XXIII, 84; XXXII, 
144. 

Folgoreggtere, brillare come 
lampo, 0, cadere come fólgore, Purg. 

xn,27. 

Folle, lat. foUis ; pazzo, insensato, 
Inf. Il, 85; Vili, 91 ; XII, 48; XIX, 
88 ; XXVI, 125. Purg. XII, 43 ; XIII, 
113; XX, 109. Par. VIII,2; XVII, 31; 
XIX, 122; XXII, 81 ; XXVII, 83. - 
Come sost. t folU, Par. V, 71 . 

Folletto, spirito, dèmone. D. dà 
tal nome ad uno dei dannati, Inf. 
XXX, 32. 

Follia, la pazzia, Purg. 1, 59. Par. 
VII, 93. 

Fole, lat. Pholus, figliuolo d'Iasio- 
ne, UDO dei Centauri, Inf. Xn, 72. 



Folto, forse dall' ali. voli, pieno ; 
denso, detto d' una nebbia, Inf. IX, 6 
-» d' una selva, Inf. XHI, 7. Purg. 

XXVIII, 106 - del pelo, Inf. XXXIV, 
75. 

FondoiMBto. Par. Vili, 143; 

XXIX, 111. 

Fondaiwi, lat. ftméar^, Par. 
XXIV, 74 e 90; XXVI, 36; XXVIII, 
109. 

Fondere, lat. fondere. Nel signif. 
prop. Purg. XXX, 90. — Onde : span- 
dere, Purg. XX, 7. — Dissipare, Inf. 
XI, 44. 

Foado, lat. fundut, sost., il fondo, 
la profondità. Nel signif. prop. Inf. 
IV, 11; Vi, 86; IX, 16; XIV, 126 ; 

XVII, 133; XVIII, 25; XX, 5; XXI, 
108; XXIII, 53; XXIV, 71 ; XXVI, 
33; XXVII, 64; XXIX, 55; XXXI, 
102;XXXiI, 8; XXXIII, 117. Purg. 
XXXII, 135. Par. XXX, 6. - Àjadare 
al fondo, Purg. XXVI, 135. «-In si- 
gnif. spirituale : la profondità, Purg. 
XVili, 67. Par. Xl, 30; XV, 85; XX, 
72. — Il fondo, il letto d' un fiume, del 
mare ec. Inf. XII, 131 ; XIV, 82; 

XVIII, 9; XIX, 13. Purg. V,128. Par. 
Ili, 12; XIX, 61; XXXI, 114.- U 
terreno, Inf. XXK,30. 

Fondo, add. felva fotida, Inf. XX, 
129. 1 commentatori spiegano questa 
voce per : folta, densa, purché quel 
luogo par richiedere tal signif. io pro- 
pendo a prenderla per una mutilazio- 
ne di: profonda, e la maggior parte de- 
gli esempi citati nel Vocab. d«tla Gr. 
mostrano autorizzare questa spiega- 
zione. 

Fontana, lat. fontana se. aqiM ; 
la fonte, la scaturigine. Nel signif. 
prop. Purg. XXVIII, 124 ; XXXIII, 
113. Par. IX,27. —Nel signif. flg. Par. 
XX, 119; XXXIII, 12. - Dio è detto 
fotUana eterna, Par. XXXI, 93. 

Foste, lat. foni, la sorgente. Nel 



Foracchiato — Fornùrt, 



1S3 



signif. prop. iDf. VII, 104 ; XX, 64; 
XXV, 98 ; XXX, 78, v. Biakda. Par. 
111,18. - Nel signif. flg. lDr«l,79. 
Purg. XV,1Jtt. Par. II, 96; IV, 116; 
XXIV, 9 e 67. - Per: ruscello, Purg. 
XXX, 76. - Vel sigoif. di : fonte bat- 
tesimele, Par. XII, 6); XXV, 8. ~ 
Questa voce è per lo più masc., masi 
trova al fera. Inf. I, 79; VH, 101 ; 

XXX. 78. 

ForAeehl*i«f dal Ut. forare, tra- 
forato, Inf. XIX, 42. 

Forame, l'apertura, 11 pertagio, 
Inr. XXVII, 13 ; XXXIII, %. 

Forare) pertugiare, Inf. XIV, 1 14; 

XXXI, 37 ; XXXIV, 108. Parg. XIII, 
70. 

Forato, pertugiato, Inf. XXVIll, 
49. Purg. V, 98. Par. XIII, 40. 

ForMre, dall' antico ali. burban, 
polire ; nettare , purifieare , Inf. 
XXXIII, 2; e Inf. XV, 69, dove tu ti 
forbì potrebbe essere il congiuntivo 
4' una forma forbare di cui non tro- 
vansi esempi. 

Foreo, lat. furca. Della coda for- 
cuta d'un animale, Inf. X VII,%6; XXV, 
104. — Force per : forche, forma anti- 
ca e poetica per : fòrbici. Par. XVI, 9. 

Foreata, l' inforcatura, la parte 
^e] corpo umano, dove separansi le 
<S08Cie, Inf. XIV, 108. Poggiali legge 
inforcata. 

ForealeUa, dimin. di forcata; 
una piccola inforcata, Purg. IV, 20.* 

Foree, v. Forca*. 

Fopoato, dB.' forca, Inf. XXV, 134 ; 
XXX, 61. 

Forese. Tutti i commentatori as- 
«icurano ette fosse della potente fami- 
glia del Donati, fratello del celebre 
Corso Donati capo della parte de'Ne- 
ri, ed amico di Dante, Purg. XXI II, 
48e76;XXlV,74. 



Foreola, dall'ali, foret, Purg. 
XXVIII,2e85;XXlX,17. 

Forlì, lat. Forum Livii, oìttèi di 
Romagna nello Stato Ecclesiastico, 
Inf. XVI, 99. Purg. XXIV, 32. - È 
pure accennata, Inf. XXVII, 43. 

Forma, r aspetto, Inf. XXX, 41. 
Purg. V, 28; XVII, 19; XXV, 96 e 
99; XXIX, 97. Par. 1, 127; XXX, 61 ; 
XXXI, 1 e 62. — La maniera, Inf. 
XXVI, 78. Purg. VI, 64; X, 109. - 
Nel parlare scolastico forma signifi- 
cava : l' essenza d' una cosa, il prin- 
cìpio vitale elle forma l' essenza d'una 
cosa, Inf. XXV, 101; XXVII, 73. 
Purg. XVIII, 29 e 49. Par. I, 104; 
XXIV, 128; XXIX, 22; XXXIil, 91 
-> onde qualche volta : l' anima, Purg. 

IX, 68. Par. IV, 64. 
Formale, essenziale. Par. IH, 

79 — onde prtnef'ptt formali^ i princi- 
pii che costituiscono l' essenza d' una 
cosa. Par. II, 71 e 147. 
Formare. Inf. XXIV, 66. Purg. 

X, 126; XXXI, 33. Par. XIII, 38. - 
Particip. /brinato, creato, Inf. XIV, 
106. Purg. XXIV, 122; XXIX, 26. 
Par. Ili, 64. V. per quest' ultimo luo- 
go Obdinb. 

Formativo, virtii formativa, la 
potenza informatrice , Purg. XXV , 
89,. dove la Nidob. legge informativa 
come nel verso 41. V. Informativa. 

Formaslone, 1' operazione che 
dà la forma a una cosa, Purg. X, 129. 

Formlea. Inf. XXIX, 64. Purg. 
XXVI, 36. 

Foraaee, il fornello di fonderia, 
Purg. XXIV, 137. 

Forbire, d' origine incerta. Par. 

XI, 132. — Eseguire, Purg. XII, 132. 
— Finire, Purg. XXll, 6 — onde: 
esprimere compitamente, Par. XXX, 
18. — Forntro. contratto di fornirono, 



1 Forte diniiD. di « Forca • aro«M rurale col quale si ammonta il fleso. 



i84 



FornUo — Fortunato. 



Purg. XXII, 6. — Particip. fornito, 
Inf. XXI, 40; XXIV, 58. 

Fornito) sost., quegli che è for- 
nito del necessario, Inf. XXVIIl, 98, 
allusione a Lucano {Farsaglia, i,3S1) 
Nocuit aemper diffem paratis. 

Fòro, contratto di furono, v. Es- 

SBRB. 

. ForO) lat. forum, propriamente: 
la corte di giustizia, onde D. chiama 
ìi papa Prefetto nel foro divino, Par. 
XXX, 14a. — L'uno e V altro foro, il 
Diritto Canonico e il Diritto Civile, 
Par. X, 104. 

Foro, da forare, Inf. XIX, 14; 
XXXIV, 85. - Per: ferita, Purg. V, 
73. - Al pi. le fora, Purg. XXI, 83. 

Forse) dal lat. for», fortitan, lof. 
VI, 44 ; IX, 15; X, 27 e 63 ; XII, 16 e 
32; Xlll, 122; XX, 26; XXIII, 79; 

XXV, 32; XXVI, 30; XXVH, 22 e 
122; XXVill, 44; XXXUI, 134; 
XXXIV, 124. Parg. II, 62; IV, 98; 
Vili, 99; IX, 25 e 26; Xlll, 11 e93; 
XVIII, 5; XXI, 55 e 121; XXlll, 15; 

XXVI, 17 e 133; XXVIIl, 76 e 141. 
Par. Il, 5; IV, 55; IX, 36; XXVIIl, 
22; XXX, 1 ; XXXI, 103. - Essere in 
forse, essere in dubbio, temere, Inf. 
Vili, 110. Purg. XXIX, 18. — Essere 
in pericolo, Par. XII, 41 . — Ni forse, 
per paura che tu non... Par. XXXII, 
145. 

Foroemaatoy fuor di senno, fu- 
rioso, Inf. XXX, 20. 

FortO) lat. fortis, add.; vigoroso 
ne' suoi effetti, Inf. V, 87; XVll, 42; 
XXIV, 60; XXXIII, 78. Purg. IX, 
135. Par. XIV, 59; XVII, 77 e 117; 
XXII, 123; XXX, 48. - Detto dello 
spirito, forte, coraggioso, Inf. XVII, 
81 e 90. Purg. VI, 18; XXXI, 45. - 
Difficile, oscuro, faticoso, Purg. 11, 
66; XXIX, 42; XXXllI, 50. Par. VI, 
102; VII, 49; IX, 36; XVI, 77; XXI, 
76; XXII, 123; XXV, 61. — Detto 



d'nna fortezza, Inf. XX, 70 e 89 — 
d' una selva: densa, folta, Inf. I, 5. — 
Nel l«e>go dell' Inf. XVII, 95 ad altro 
fòrte, questa voce sembra sost. per : 
passo difficile ; leggendo ad allo forte 
conlaCr.fèdifficile cavarne costrutto. 

Forte, avv. fortemente, con vio- 
lenza, rapidamente, Inf. Ili, 44 e 107; 
V,104;XIII,91e116;XlV,62;XIX, 
26 e 120; XXV, 93; XXIX, 26; XXXI, 
107; XXXII, 60. Purg. IV, 8; XV, 
107; XVII, 35; XXI, 19; XXIV, 2; 
XXVII, 17. Par. XI, 63; XIV, 110; 
XXIV, 12; XXVI, 18; XXVIIl, 41 - 
similmente, Inf. Vili, 80, dove alcuni 
interpreti riferiscono forte ànoechiuro 
nel sìgnif.di: robusto.— Nel luogo det 
Purg. XXI, 126, si potrebbe sospet- 
tare che questa voce sia usata nel 
signif. Ut. di: forse. Alcuni pochi 
mas. seguitstt da Vellutello leggono 
forze. 

Fort«H«. Nel signif. di forté/ka- 
xione, Inf. XVIII,14 » onde la parte 
inferiore dell' Inferno ricinta di mura, 
Inf. IX, 108. " Il coraggio, Inf. 
XXXIV, 21. 

Fortoaa, il destino, Inf. XV, 70; 
XXX, 13. Par. Vili, 139; XVI, 84; 
XXV li, 145. — D. rappresenta la For- 
tuna come una intelligenza celeste 
che governa le sorti degli uomini, 
Inf. VII, 62 e 68; XV, 93 e 95. - 
Qualchevolta Fortuna significa: il ca- 
so, Inf. XIII, 96; XV, 46; XXX, 146 ; 
XXXU, 76. -- La sorte, in genere, 
Purg. XXVI, 36. — La tempesta, 
Purg. XXXII, 116. - VeT'.fortutM 
maggior, Purg. XIX, 4, D. intende 
certa combinazione di stelle che gli 
astrologi reputavano come particolar- 
mente favorevole. 

Fortanato, felice, beneavventu- 
roso, Purg. II, 74; III, 86. Par. XU, 
52.- Nei due luoghi dell'lnf. XXVill, 
8; XXXI, 115, dove è parlato di luo- 



Forza — Franco. 



i85 



ghi celebri per battaglie, alcuni vo- 
gliono prender questa voce nel si- 
gnif. contrarlo di: inrelice o di : fortu- 
noso, illustre per grandi avvenimen- 
ti, pressoappoco come: fatale. 

Forca, dal lat. del medio evo for- 
tìa. Nel sìgnif. fisico e morale, Inf. 
VI, 69; XIV, 59; XX, 16; XXIV, 113. 
Purg. XV, 136; XVI, 79; XXXII, 115. 

— La violenza, Inf. IV, 3; XI, 3Ì e 
34. Purg. V, 91 ; XX, 64; XXXII, 7. 
Par. IV, 80; XI, 6. — Di forza, avv. 
con forza, Inf. XIV, 61. 

Fosco, lat. fuseus, oscuro, cupo, 
Inf. XXllI, 78; XXVIII, 104. - Di 
color cupo, Inf. XIII, 4. 

Fooeo (Bem^rdiii di), citta- 
dino di Faenza, di oscuri natali, ma 
chiaro per le sue virtù, Purg. XIV, 
101. 

FoMa, il fossato, Inf. Vili, 76; 
XII, 62; XXIX, 49. Purg. VI, 84; 
XXXI, 25. — L' Arno è detto la ma- 
ledetta e sventurata fossa, Purg. XIV, 
51. — La fossa, Purg. XVIII, IW. - 
Particolarmente la fossa nella quale si 
seppellivano vivi gli assassini, Purg. 
XXVII, 15, V. Inf. XIX, 49 e segg. 

— Per analogia le bolge sono chiama- 
te /<»««, Inf. XXI11,66 — e r Inferno 
generalmente, Inf. XIV, 136; XVII, 
66. — La cavità degli occhi, Purg. 
XXIV, 5j 

Fossato, un piccolo torrente che 
suolsi formare dalle grandi pioggie, 
Inf. VII, 102. Purg. V, 119. 

Fosso, da fossa, Inf. XII, 73; XIV, 
11; XVIII, 11 e 17; XXII, 25 e 138. 

— Le bolge sono talvolta dette fosso, 
Inf. XVIII, 112; XIX, 9; XXIV, 65; 
XXVI, 41 ; XXVll, 135; XXVIII, 53; 
XXXIII, 142. 

FoUno, lat. Photinus, diacono 
della chiesa di Tessalonica, v. Ana- 

«TA810. 

Fra, lat. infra, prep. Fra 7 sonno, 



Inf. XXXIII, 38, durante il sonno. — 
Fra me, in me stesso, a me stesso, 
Inf. XVI, 116. Purg. IX, 25; XVII, 
74; XXIII, 28. V. Tra. 

Fra, accorciamento di frnfe, lat. 
frater, titolo del claustrali. Usasi pre- 
cedente i nomi propri che comincia- 
no per consonante, p. e. , Fra Dolcino, 
v. ivi, Inf. XXVIII, 55. 

Fracasso, da fra e dal lat. qtta- 
tio; alto rumore, Inf. IX, 65. Purg. 
XIV, 137. 

Fraace«ea.Inf.V,l16,cioè Fran- 
cesca da Polenta figliuola di Guido 
vecchio signor di Ravenna, la quale 
sposò Gianciotto o Giovanni il Giotto, 
figliuolo di Malatesta signor di Ri- 
mini, e fu uccisa nel 1289 a Pesaro dal 
marito che la sorprese in adulterio 
col suo fratello Paolo. 

Franoesoamente, alla france- 
se, Purg. XVI, 126. 

Franeesco, san Francesco d' As- 
sisi, nàto nel 1182, morto nel 1226, 
Inf. XXVll, 112. Par. XI, 74. La sua 
vita è narrata nel medesimo canto 
dal verso 43; XXII,. 90; XXXII, 35. 

Franeeseo d' Accorso, v. Ac- 
corso. 

Francesco, ora: francese, Inf. 
XXVll, 44; XXXII, 115. - La gente 
franeesca, la nazione francese, Inf. 
XXIX, 123. 

FraBcheggiare , derivato dal 
nome dei: Franchi, in aU.:i liberi; 
assicurare, far coraggio, Inf. XXVI, 
116. 

Francheasa, lo stato dell' anima 
che si sente Ubera e coraggiosa, Inf. 
II, 123. 

Francia. Purg. XX, 71. Par. XV^ 
120.— Chi Francia regge, Inf. XIX, 
87, cioè Filippo il Bello, v. ivi - il 
medesimo è indicato con la dizione 
il mal di Francia, Purg. VII, 109. 

Franco, dall' ali. frani, libera; 



486 



Franco Bolognete — Fregiare, 



intrepido, che non conosce paura, ri- 
soluto, Inf. II, 182. — Stato franco, 
stato di libertà, Inf. XXVIl, 54. 
Franco Bolognese) v. Bolo- 

0IVB81I. 

Fransero^ verbo tolto dal lat. 
romperei. Nel sigoif. prop., Purg. 
XXXI, 16. ~ Detto delle onde che si 
frangono, Inf. vn, ti. -^ Rompere il 
sonno, Purg. XVII, 40. — Nel signif. 
flg. cassare o temperare un giodicio, 
Inf. Il, 96. ~ Detto d' un pendio che 
si fa men ripido, Par. XI, 49. — La 
dizione Non »i franga Lo tuo peneier 
sovr' eUo, Inf. XXIX, 29, è oscura. 
Alcuni interpreti la spiegano conget- 
turando por: non s' Intenerisca. È più 
probabile che D. voglia dire : non si 
arresti, per analogia delle onde che 
si frangono continuamente percoten- 
do in ciò che incontrano; ovvero, co- 
me dicevasi nel medio evo frangere 
sibi caput tupery e ora comunemente 
in Italia: rompersi il capo. — Al par- 
tìcip. fratto, d' una nuvola traversata 
da no raggio di sole, Par. XXIll, 80. 
— Detto del sonno; interrotto, Purg. 
XVII, 42. 

Franca, d' origine ignota; un ra- 
muscello d' albero con le sue foglie. 
Nel signif. prop., Inf. X11I,114. Purg. 
XXIV, 118. Par. XXUI, 7. -- Per: un 
albero, Purg. XXXII, 50. 

Fraacheitaf dimio. di fraeca, 
Inf. XIII, 29. 

Frale, lat. frater, il fratello. Nel 
signif. prop., Inf. XXX, 77. Par. Vili, 
76; XV, 136, e in qneato signif. non 
si usa quasi mai fuorché in poesia. ~ 
Il compagno, il collega, Inf. XXVI, 
111Par.XI,112;XXIV,62. - Espres- 
sione di tenerezza interpellando al- 
cuno, Inf. XXIII, 109; XXVI, 112. 



Purg. IV, 127; XI, 82; XIIl, 94; XXI, 
18 e 131 ; XXIII, 97; XXIV , 55; 
XXVI, 115; XXIX, 15; XXXIII, 23. 
Par. III, 70 ; VII, 68 e 130; XXII, 61. 
— I claustrali sono detti frati, Par. 
XXII, 50.1 . Frati Minor, ì France- 
scani del secondo ordine, Inf. XXUI, 
3. — Frate Godente, Inf. XXII, 103, 
V. GoDBivTB. — Un frate in genere, 
Inf. XIX, 49. — Frate Gomita, Inf. 
XXll, 81, V. Gomita. - Frate Albe- 
rigo, Inf. XXXIII, 118, V. ALBBif. 

GO. 

Fratello^ e precedente le oodbo- 
nanti semplici Fralel, forma dimin. 
di: frate, ma realmente sinonima; il 
fratello, lì compagno, il collega, Inf. 
XXVI. 54; XXXI. 120. Par. XXV, 
94. — Fratti, Par. XIX,137,èGiaimo 
Giacomo II re di Aragona fratello 
di Federigo di Aragona. — Al pi. fta- 
tu contratto di fratelli, Inf. XXV, 28 ; 
XXX1I,21. 

Fratto, V. Fbmobbb. 

Freddo, lat. frigidut, add. Inf. V, 
41 ; VI, 8; XXX, 66; XXXU, 27 ; 
XXXIII, 109. Purg. XIX, 11; XXVI, 
21; XXIX, 101; XXXIII, 111. Par. 
VIII, S2; XXI, 36. -* Il freddo ani- 
male, Purg. IX, 6, è lo Scorpione. 

Freddo, sost., il freddo, Inf. 
XXXII, 38 e 71. Purg. V, 111; XIX, 
2; XXIX, 38. Par. II, 118; XI, 46. 

Freddura, il freddo e priooipal- 
mente : un freddo intenaó, Inf. XXXI, 
123; XXXII, 53; XXXIII, 101. 

Fregare, lat. f ricare. Fregare il 
dito, Purg. VII, 52. ^ Fregar i piedi j 
camminare, Inf. XVI, 28. 

Fregiare, forse dall' ali. friee, or- 
namento d* architettura : il fregio. Or- 
nare, Inf. VIII, 47. Purg. I, 38. Par. 
XXXI, 50. 



1 I cUtutrali dÌTÌdonsI princlpalmeiite in due generi : Monaci e Frati. A quelli appartea- 
ffono le rarie regole di San Benedetto. Baeilio ec. Ai iecondl I Francescani, Domenieeni, ec. 



Frtffio — Frui. 



187 



FregMft^ l'ornamento, Inf. XIV, 
7«. Par. XVI, 132. 

Freao.Nel stgoif. prop. lof. XV II, 
107. Purg. X, 77. — Nel signif. ag. 
Purg. V,4i; VI, 88; XIII, 40; XIV, 
1*7; XVI, 94^; XX, 55; XXII, «0; 
XXV, 119 ; XXVIII, 1% ; XXXIH, 141. 
Par. VII, S». 

Fre^nentore. Par. XXII, 38. 

Freqneate^ nel signif. lat. della 
■voce: nameroso, ricco. Par. XKXI, 
26. 

FreseO) dall'ali. fnscA, fresco. Nel 
signif. prop. Inf.IV, 111. Purg. VII, 
75; XXIX , 88. -Per est. recente, nuo- 
vo, Inf. XIV, 44. - Giunto recente- 
mente, Purg. 11,180. ^Stanno freschi, 
detto dei Dannati fitti nella gliiacoia 
del GocUo ; propriamente : che si tro- 
vano nel fresco, e ironicamente, per : 
malconcio, malarrivato^ Inf. XXXII, 
117. 

Frett*, d'origine incerta, Inf. 
XVI, 18; XXI, 45 ; XXÌII, 891. Purg. 
HI, 10 ; VI, 49 ; XVIll , 100 ; XX, 149; 
XXI,4.Par. 1, 123; XXlll,1«. -Far 
freUa, sollecitare, Inf. XXXII, 84. — 
In fretta, avv., sollecitamente, Inf. 
XXXI, 130. Purg. XXIV, 66. Par. 
XXIi;i6. 

FrlMonC) abitatore della Frisia, di 
alta statura, Iiif. XXXU64. 

Froda» làt. frausy ora piò comune: 
frode, Inf. XVII, 7; XX, 117 ; XXII, 
81 Purg. XIV, 63. 

Frodare^ lat. fraudare, inganna- 
re, alterar il vero, Inf. XX, 99. 

Frodcs I<^t. frausy l'inganno, Inf. 
XI,a4ea5. 

Frodoleate) sost., l'ingannatore, 
Inf. XI, «7. — Add. Inf. XXV, ^ ; 
XXVII, 116. 

Fronda, lat. frone g. frondie, il 
fogliame. Noi signif. prop. Inf. XIII, 
4o141;XIV,^Purg. 1,103; XVin,54; 
XXII,140;XXII1,1;XXIV,107,XXIX, 



93e 140; XXXII, 39, 86e9g;XXXIII, 
144. Par. XII. 47; XXIII, 1 ; XXIV, 
117 ; XXVI,645, 85 e137. - La fronde 
di Minerva, Purg. XXX, 68 Ò la foglia 
dell' olivo — La fronda penéa, o, se- 
condo la Cr. /a fronde, Par. I, 32, é la 
foglia dell' alloro. -^ Per est. u»a sel- 
va, Inf. XXIX, 131. - Nel signif. 6«. 
le foglie opposte ai frutti per : le pa- 
role opposte alle azioni, Par. Vili, 57. 
~ I pianeti. Par. XXV1I,119. - Le 
creature. Par. XXVI,64.— Cacclagui- 
da chiama D, fronda mia^ Par. XV, 88. 
Fronde, altra forma di : fronda, 
Inf. XIII, 4 e 141. Purg. XVIII, 54 ; 

XXX, 68. La Gr. pone più volte que> 
sta forma dove la Nidob. ha fronda. 
-Alpi. Purg. XXVIII, 10. 

Fronte, lat. ^ronsg./'ron/ts, spes- 
so presa per : tutto il capo, Inf. I, 81 ; 
VI, 70; X,35; XII, 109; XVUI, 31; 
XXI, 66 ; XXIV, 17. Purg. II, 58; IH, 
44;V,90;IX,4e114;XII,98; XV, 
10 ; XIX, 40 ; XXll, 108 ; XXIV, 149 ; 
XXVII, 133; XXVIII, 8; XXX, 78; 

XXXI, 29 ; XXXII. 146. Par. HI, 14; 
Vili, 64 ; XXIV, 53 ; XXV, il - Per 
est. la testa d' un esercito, d'un drap- 
pello, Inf. XXXIII, 33 - forse nel 
medesimo signif. Par. XXXI, 123 la 
parte opposta. — Nel signif. fig. tener 
fronte , resistere , contrastare , Inf. 
XXVII, 57. - Tener alto U fronti, do- 
minare, Inf. VI, 70. — À fronlea fron- 
te, Inf. XXV, 100, uno di contro all'al- 
tro. 

Fronteggiare, affrontare, vol- 
ger la fronte, Inf. XX, 71 . 

Frugare, d' origine ignota : pro- 
priamente : scandagliare, tasteggiare 
con un bastone o pertica. Pungere, 
punire, Inf. XXX, 70. Purg. Ili, 3. - 
Spronare, eccitare, Purg. XIV, 39; 
XV, 137; XVUI, 4. 

Frai, infln. lat. usato sostantiva- 
mente, il godimento, Par. XIX, 2. 



i88 



Frustato — Fumare. 



PrastafO) foree dal lat. fusfin, 
percosso con sferza, Inf. XVIII, 46. 

FmstAtore, quegli che frusta, 
Inf. XVIH, «3. 

FnuitO)!! pezzo, iltozzo. A fruito 
a frusto, a tozzi. Par. VI, 141. 

Frastra, voce ialina, indarno, 
invano ; come add. vano, Par. IV, 1^. 

Fratta, v. Frotto. 

Fruttare, dal lat. fructun, produr 
frutti. Nel signif. prop. Inf. XV, 66. 
Par. Xin, 71 ; XVIII, 90. - Nel si- 
gnif. fig. produrre, Inf. XXXIII, 8. 

Frutta, lat. fructus. Nel signif. 
prop. Purg. XXvni,1«0 e 143— Nel 
signif. flg. Inf. XX, 19. Purg. Ili, 40: 
XVII, 90 e 136 ; XX, 45. Par. Il, 70 ; 
XI, 105 ; XII, 66 ; XX, 66 ; XXII, 48 e 
80 ; XXIII, SO ; XXVII, 148. - AI pi. 
li frutta secondo la Gr. le frutte, 
cioè : gli ultirai cibi del pranzo, Inf. 

xxxni,ii9. 

Face! (Vanni), cioè : Giovanni, 
figliuolo naturale di Puccio de' Laz- 
zeri nobile pistoiese. D. lo trova fra i 
ladri. Inf. XXIV, 195. 

Fneile, v. Focile. 

Fnelna, forse da officina, Inf. XIV, 
56. 

Fuga, Purg. Ili, 1 ; XIII, 119. - 
Ne^ luogo dell' Inf. XXX, 72 sembra 
che abbia presso a poco il signif. di : 
foga, V. ivi. 

Fatare, porre in fuga ; per : al- 
lontanare, Purg. XIV, 37. Par. XXVI; 
77. 

Fagslre. Nel signif. prop. Inf. I, 
13«;n,110;IX,7«;XIII, 71; XXI, 
26 ; XXIII, 40 ; XXXI, 39 dove la Ni- 
dob. legge fuggimmi e la Gr. fuggimi 
che potrebbe essere un imperf. fuggia 
per: fuggta, contratto di fuggiva, Purg. 
1,41;V,79; VII,108;XIV,11«;XV, 
24 ; XXVII, 112. Par. XV, 106; XXII, 
95; XX VII, 129; XXX1I,139. - Fiig- 
giOf Inf. XV , 6, è posto per : fugga. — 



Ftj^^fo, per: fuggi, Purg. Vili, 107; 
IX, 41. — Fuggire, evitare, Inf. XX, 
85; XXIII, 33; XXXIV, 125.- Per 
est. essere in fuga, Inf. I, 25. — Fug- 
gir$i\ porsi in fuga, Inf. XVI, 86; 
XXV, 16 Purg. XII, 58. Par. Ili, 104. 
r— Detto del mare : ritirarsi, Inf. XV, 
6. — Fuggirò contratto di fuggirono, 
Purg. X, 9 ; XII, 58. — Fuggir innan- 
zi, Par. VI, 77. 

Falò. Secondo il Vocab. della Gr. 
questa voce ha tre signif. diversi nel- 
la D. G. cioè : ladro, scellerato e oscu- 
ro nascosto. Io inchino a credere che 
il vero signif. di questa voce derivata 
dal lat. far sia : ladro, come Inf. XII, 
90.~Onde per est. colpevole, scellera- 
to, Purg. XXXUi, U. - Nel luogo del 
Par. IX, 75, Nulla ffoglia a le puote es- 
ser futa, significa : si può celare a'tuoi 
sguardi. Ammettendo la spiegazione 
del Vocab., questa voce nel primo 
esempio deriva dal lat. far, e nei due 
altri dal lat. fuseus, nero, oscoro. 

Falcerà, forma lat. per: risplen- 
dere, Par. vili, 64. La Gr. vuole che 
si pronunci f^gere, 

Fifilgido, risplendente, abbaglian- 
te, Par. XXVI, 2. 

Fulgóre,, lo splendore, il chiaro- 
re, Par. IX, 70; XIV, 56; XVIII, 25 ; 
XX, 66; XXI, 1J; XXIII, 84; XXX, 
51 e 62; XXXI, 132; XXXU, 144; 
XXXIII, 141. — Talvolte le anime dei 
Beati che appariscono come corpi lu- 
minosi sono dette fulgóri, Par. X, 64; 
XXX, 62 

Fnlgnrato, rischiarato, illumi- 
nato, Par. XXIII, 83. 

Fiilvido, dal lat. fidvu», comune : 
f&igido, brillante, risplendente, Par. 
XXX, 62. 

Fumare e talvolta FnniaMure. 
Quest'ultima forma è più fiorentina 
che italiana come : fummo per : fumo. 
Emetter fumo, Inf. XXV, 93; XXX, 



jTT 



Fumo — Furore. 



i89 



92. Par. XXI, 100. - Per metafora : in- 
spirare, Purg. XXIV, 153. 

Fnnao e Vanuno. Nel signif. 
prop. Inf. Vili, 18; IX, 75; XV, % e 
117 ; XXIV, 51 ; XXV, 93. Purg. V, 
113; X, 61; XV, USI; XVI, 6; 

XXXIII, 97. rar. XVlil, 180. Per est. 
i vapori che reputavansi causa di cer- 
te malattie, Inf. VII, 123. V. Acci- 
dioso. 

Fune; lat. funi», lof. XX, 111. 

Fungo- Per fungo tnarino o fun- 
gomarino come meglio scrivono al- 
cuni, pare che D. voglia indicare 
senza propriarlo uno di quei prodotti 
marini che sono mezzo fra le piante e 
gli animali, cioè : un zoòfito, Purg. 
XXV, 66. 

Fa«eO) dal lat. focut, v. Foco. 

Fuor, Faorl, Fuor», Fuoref 
laU foris, fora». Tutte queste forme 
trovansi usate senza alcuna diversità 
di signif. Inf. Vili, 116; iX, 122; 
XXII, 105; XXiV, 15; XX VII, 6; 

XXXIV, 63. Purg. 11, 5; IV, 66. - 
Per lo più seguito da di, Inf. 1, 23 ; IV, 
150 ; VI, 44 ; XIX, 22 ; XXVIII , 79 ; 
XXX, 39. Purg. 1, 17 ; V, 92 ; IX, 3 e 
102; XV, 116; XVII, 11;.XXI, 42; 
XXV11,7 e 132; XXX, 42. Par. Ili, 
107; XVII, 87; XXIV, 121 ; XXVI, 
32; XXIX, 16. — Fuor d' inteUigen- 
jKta, privo d'intendimento, Par. 1, 1 18. 

— Fuor di sua natura, contro la sua 
natura, Par. XXIII, 42 ; XXVII, 123. 

- Similmente Purg. XXVIII, 66. - 
Qualche volta nel signif. di : eccettua- 
to, Inf. VI, 38. Par. IX, 84.— Seguito 
da che significa pure : eccettuato, Inf. 
VI, 38; XIV, U e 112; XVII, 114; 
XXI, 41. Purg. 11, 79 ; XX, 54 ; XXX, 
138. 

FMra. Inf. X, 72; XVI, 69. Purg. 
I,90;V,55. 

Fuore. Purg. III, 138; XXII, 12. 
Par. 1,118; XXIX, 16; XXX, 38. - 



Trar fuor; Purg. XXIV, 49, produr- 
re. — In fuore, v. In. 

Fuori. Inf. IX, 70, dove la Gr. e 
Aldo leggono t fiori ; altri e fronde e 
fiori, 0, e foglie e fiori. La Nidob. e un 
gran numero di mas. fori o fuori. Sic- 
come il Poeta parla d' una tempesta 
che rompe e schianta i rami degli al- 
beri d' una selva, sembra frivolezza 
r aggiungere che porti via i fiori; per- 
ilchè preferisco la lez. della Nidob. e 
porta fuori appoggiata suU' autorità 
del Boccaccio e di Benvenuto, adot- 
tata da Lombardi, Parenti, l'Ediz. 
Fior., e r ultima di Costa, mentrechò 
Poggiali, Biagiuoli e Foscolo sosten- 
gono la lez. della Cr. Se la lez. abbat- 
te fronde e fiori avesse il conforto di 
migliori autorità, meriterebbe forse la 
preferenza. •— Fuori, Inf. XX11,26. 
Par. XXX, 69. - Di fuori, Purg. VII, 
84;XV,115;XXV11,88;XX1X,81; 
XXX, 30. Par. V, 101 ; IX, 15; XII, 
13.^ Una sola volta trovasi, ma in 
rima, furi per: fuori, Purg. XIX, 
81. 

Furare, lat. furari. Nel signif. 
prop. rubare, Purg. XX, 110. Par. 
XUI, 140. — Per est. involare la vista 
d'un oggetto, Purg.XXX, 104. — Co- 
me sost. V atto del rubare, il furto, 
Inf. XXV, 29. 
Furi, V. Fuori. 

FurlU) al sing., il furore, l'impe- 
tuosità, Inf. XII, aì7. Purg. XVlll, 92. 
- Al pi. atti furiosi, Inf. XXX, 22.— 
Le Furie della Mitologia, Inf. IX, 38. 
FurloM. Inf. Vili, 48. 
ForO) lat. fur, sost. antiquato : il 
ladro, Inf. XXI, 45. - Add. fuoco fu- 
ro, Inf. XXVII, 127, è cosi detta la 
fiamma che circonda un dannato per- 
chè in qualche modo io invola e lo ra- 
pisce. V. Inf. XXVI, 41. 

Furore, V eccesso dell* ira, V im- 
petuosità, Inf. XIV, 66 ; XXI, 67. 



\'1 



i90 



Furto — Galoppo, 



FurtO) la cosa rubata, Inf. XXVI, 
41. 

F1UMO9 ▼. Fosco. Coscienza fiuea, 
Par. XVII, Itt, cattiva coscienza. 

Fasi, per : si fa, v. Essbkb. 

FUSO) strumento per filare, Inf. 
XX, 122. Par. XV, 117. 

FuatO) propriamente: il tronco 
dei vegetali ; per : il corpo, il busto, 
toltane la testa, Inf. XVII, 12. 

Fnta, forma antiquata per : fuga, 
Purg. XXXII, 122. 

Futuro, so8t.,r avvenire, Inf. X, 
108 ; XXXIII, 27.- Add. Inf. VI, 102; 
XIII, 11 Purg. XIV, 67; XX, 85; 
XXIII, 98. Par. XVII, 22; XX, 133; 
XXV, 68. 



GaM^ la burla, lo scherzo, v. 
A. 

««krlello, r angelo. Par. IV, 47; 
IX, 138. — È pure indicato, Purg. X, 
34. Par. XIV, 36; XXIII, 94; XXXII, 
94 e 112. 

ClMldO) contratto di Gherardo, no- 
me d' uno dei figliuoli di Ugolino del- 
la Gherardesca, v. ivi, che morì di 
fame col suo padre. 

dade, ora : Cadice e anticamente 
Gadee, città marittima della Spagna, 
Par. XXVII, 82. 

daet») città del regno di Napoli, 
Inf. XXVI, 92. Par. Vili, 62. 

ClAirffio, dal lat. vas, die o dal go- 
tico wadi, voce antiquata usata da D. 
nel Par. VI, 118, al pi. e proprio nel 
signif. del frane, gages, ricompensa, 
salario. 

Gala 5 figliuola di Gherardo da 
Camino, v. ivi. Benvenuto e l' Ano- 
nimo la reputano essere stata donna 
licenziosa, Purg. XVI, 140. 

daletto, dimin. di gaio, v. ivi. 
Propriamente: grato, piacevole al 



vedere, Inf. I, 42, screziato. V. pur 
Inf. XVI, 108. 

Ctalo, d' origine incerta ; lieto, al 
legro, Par. XV, 60; XXVI, 102. 

Galattsla, lat. Galamias^ la Via- 
làttea. Par. XIV, 99. 

CtaleoUo, dal lat. del medio evo 
galeoy la galera. Il rematore, il noe» 
ohiero, il barcaiuolo, Purg. Il, 27. — 
In grazia della rima D. usa la forma 
Galeoto, Inf. VIII, 17. 

Galeotto) brett. Galléhaud, nome 
d' un cavaliere amico di Lancilotto, 
il quale favori gli amori di questi con 
Ginevra moglie del re Arturo. Il suo 
nome è divenuto sinonimo di : sedut- 
tore, ruffiano, Inf. V, 137. 

Galieno, lat. Claudius Gaìenus, 
celebre medico greco, Inf. IV,. 143. 

Caligato) nome d* una famiglia 
nobile di Firenze nei tempi anteriori 
a D., Par. XVI, 104, questo nome ha 
il signif. di : pellicciaio. 

GallBla, provincia della Spagna, 
Par. XXV, 18. 

Galla, propriamente: la noce di 
galla; D. rus|k per: ghianda, Purg. 
XIV, 43. 

Gallare, contratto di Galleggiare, 
Inf. XX 1,57.- Nel signif. fig., gon- 
fiarsi d'orgoglio, Purg. X, 127. 

Galli, antica famiglia nobile di 
Firenze, Par. XVI, 106. 

Gallo, uccello ; come stemma di 
casa Visconti di Pisa, Purg. Vili, 
81. 

Gallura. La Sardegna, che a'tem. 
pi di D. apparteneva ai Pisani, era di- 
visa in quattro Giudicati, dei quali 
uno che era posseduto dai Visconti 
di Pisa, dicevasi : il Giudicato di Gal- 
lura, Inf. XXn, 82. Purg. Vili, 81. 

GaUuBBO, piccolo borgo di To- 
scana, distante due miglia da Firen* 
ze. Par. XVI, 53. 

Galoppo, voce, a mio parere, (or* 



Gamba — Gemette, 



i9i 



mata per ODomatopea. — Di galoppo, 
iBf. XXIMU. Purg. XXIV,94. 

«Anto, dal greco xapficii «rtico- 
lazione , o dall' antico ali. hamma 
V articolazione del ginocchio. Sempre 
al pi. l9 gambi, Inf. XlII, iti ; XVI, 
87; XIX, 83; XXII, 74; XXV, 106; 
XXVIlI, 96; XXXlV, 63. Purg. 1, 61 ; 
III, 48; XV, H6; XVII, 76; XIX,1S3. 

«ABeltone o Ct»iio. Inf. XXXII, 
132, uomo celebre in tutti i romanzi 
di Carlomagno e del Dodici Paladini 
fra i. quali sostiene sempre la parte 
del traditore e del perfido; spesso è 
detto : Gano di Maganza, e la sua stir- 
pe: i Maganzesi, nome d* un castello, 
secondo i detti romanzi, situato nella 
Borgogna chiamata erroneamente: 
Magonza che è città dell' Allemagna 
sul Reno. È quasi impossibile deci- 
dere se questo Gano sia persona isto- 
rica fittizia. 

«•Bge) fiume delle Indie Orien- 
tali.Porg. 11,6; XXVH, 4. Par. XI, 61 . 

CtAiiiiiiede, il coppiere di Giove, 
Porg.IX,S8. 

Garda, borgo situato sulla riva 
orientale del lago del medesimo no- 
me, anticamente detto Lacus BenacuB^ 
Inf. XX, 66. 

GardlBI^o, fu in antico una for- 
tezza e dipoi nome d' una via di Fi- 
renze vicino al Palazzo Vecchio, nella 
quale erano le case degli liberti capi 
de' Ghibellini, le quali furono disfatte 
nel 1268, Inf. XXIII, 108. 

Ci aréf «no, lat. Caryophyllum aro^ 
maticum, droga, Inf. XX1X,1S8, v. Co- 

8TI71IA. 

Clarrire, altercare, rimprovera- 
re, Inf. XV, 92. Par. XIX, 147. D. usa 
sempre gorra per : garrisca. 

CSaMligare, lat. ca$tìgare, più co- 
mune castigare, punire, Inf. V, 61. 

«Atta, per gatto in genere, Inf. 
XXII, 68. 



CI «udente, y. Godbntb. 
Cl«vde, forma lat. per: gode, in 
rima. Par. XIX, 39. 

Cl«adlo, voce antiquata; la gioia, 
Par. XXIV, 36; XXXI, 41. 

dnndloMi, pieno di gioia e d' al- 
legrezza. Par. XII, 24; XV, 69; XXXI, 
25. 

Clnvllle, piccolo castelletto del 
Valdarno di sopra, che fu quasi spo- 
polato dai Fiorentini nel xiii sec. per 
vendicar la morte deirucciso ivi Fran- 
cesco Guercio Cavalcante nobile fior, 
indicato da D. con queste parole : 
L' altro era quel che tu, Oavillt, piagni, 
Inf. XXV, 161. 

Cledeon,eroe ebreo, Purg. XXIV, 
126 (v. lib. Judtc.y VII, 4 e segg.) 
' CieIntA, il ghiaccio, Inf. XXXIII, 
91. 

Gelntlnn, propriamente: brodo 
congelato. D. chiama cosi per ironia 
il ghiaccio in cui sono fitti i Traditori, 
Inf. XXXII, 60. 

delnCo, particip. di gelare; ghiac- 
ciato. Nel signìf. prop. Inf. XXXII, 
72. Purg. V, 124. Par. XXVH, 67. - 
Per est., agghiacciato di terrore, Inf. 
XXXIV, 22. Purg. Vili, 42. 

«elboè, monte di Palestina sul 
quale mori Saule, Purg. XII, 41. (V. 
Samuel, u,^.) 

GelsA, forse dal lat. iHoftM celsa 
per ewcelsa, il moro, la mora, Purg. 
XXXIII, 69. 

«eU«, il moro, Purg. XXVII, 39, 
dove gelso è posto per : gelsa. 

CSemeNi. Nel signif. prop. Par. 
XXXII, 68, dove 6 parlato di Giacob- 
be ed Esaù.— Per la costellazione dei 
Gemini, Par. XXII, 162. 

Cleniere.Nel signif. prop.Inf. XII, 
132; XXVI, 88.— Per est. il suono ohe 
produce il succo del legno quando ne 
è spinto fuori dal calore del fuoco, 
Inf. Xin, 41. - Nel luogo del Purg. 



d93 



Gemma — Gontih. 



XXV, 44, sembra che qaesta voce ab- 
bia il stgDir. di : stillare. 

Gemm*) la pietra preziosa, Purg. 
XXilI, 31. - L'anello, Purg. V, 136. 
— Per est. e al Og. una stella, Purg. 
IX , 4. ~ Le anime de' Beati sono pure 
dette gemme, perchè risplendono co- 
me astri, Par. XV, 2ft; XVllI, 116. 

€;eii«9 vocd ^^^'t 1^ guancia, Par. 

XXXI, 61. 

Cienerale. Inf. VII, 78. - Che si 
riferisce al tutto, Par. XXXI, 52. 

CleiicrAiite) il genitore, il padre 
che genera, Purg. XXV, 59. — Al pi. 
i genitori, padre e madre. Par. Vili, 
134. 

denerare, produrre, Inf. XVI, 
74; XXII, 50; XXV, 119. Purg. 
XXin, 36. Par. IH, 1«0. - Particip. 
£^«n«rafo, prodotto, creato, Par. XllI, 
63. 

denesl) il primo libro di Mosè, 
Inf. XI, 107. 

GeiiUrlee) la madre, Purg. HI, 
115. 

dennalO) lat. Januaritu^ Par. 
XXVII, 14%. Questa voce si dee pro- 
ferire in due sillabe gen-na' supposto 
che leggasi h sverni, ▼. Svernare. 

denovese (lo)) sost.,il territorio 
di Genova, Par. IX, 90. — / Genovesi, 
Inf. XXXHI,151. 

CSeBle, lat. gens. Al sing. gli uo- 
mini in genere, Inf. IH, 33 ; IV, 11%; 
XI, 108 ; XVI, 85 ; XXII, 18 ; XXIX, 
1 ; XXX, 147 ; XXXI, 57. Purg. II, 11 
e 115 ; VI, 118 ; Vili, 63 ; IX, 6 e 129 ; 
X,48;XVI,100;XVHI,36;XXI,91. 
Par. Vili, 144; XI, 104;XVH, 89; 
XXX, 91. — Un certo numero di per- 
sone, un drappello, Inf. X, 7; XV, 
118; XVIH, 103. Purg. XVIII, 89; 

XXXII, 62. — La perduta gente, i Dan- 
nati, Inf. IH, 3. — L' umana gente, il 
genere umano, Inf. VII, 63. Purg. XII, 
OS. — La morta gente^ i Dannati, Inf. 



Vili, 85. — La gente grossa, gì' igno- 
ranti, Inf. XXXIV, 9% — La prima 
gente, i primi uomini della Creazione, 
Purg. 1, 24. — La gente poverella, ì se- 
guaci di san Francesco,! Francescani, 
Par. XI, 94. — La folle gente, i Genti- 
li, Par. XVII, 81. — Xa gente che per 
Dio dimanda, Par. XXII, 88, i mendi- 
canti. — La gerUe festinata. Par. 
XXXII, 58, i bambini fra gli Eletti.— 
La gente futura, i posteri, Par. XXXIil, 
72. — La stirpe, la famiglia, il popolo, 
Inf. VH,80; XVI, 73.— Purg. VHI, 
128; XIV, 108; XXH, 109. Par. 
XXVI, 126. — La gente argoliea, i 
Greci, Inf. XXVIII, 84. - La gente 
vana, Purg. XIII, 151, sono i Sanesi. 
— La gente a cui il mar s' aperse, Purg. 
XVIH, 134; - LagenUehe pen/è Ge- 
rusalemme, Purg. XXIIl, 29 ; — JLa 
gente ingrata. Par. XXXII, 132, sono 
i Giudei. — La gente eh' al mondo più 
traligna. Par. XVI, 58, 1 Fiorentiai.— 
Gente piceiola, famiglia oscura, Par. 
XVI, 118.— Il popolo, la moltitudine, 
Inf. XIV, 22; XVHl, 30. Purg. HI, 58; 

VI, 4 ; VHI, 33; XXIH, 113. - Gli abi- 
tatori, Inf. XXIV, 144 ; XXVI, 117. - 
I soldati, Inf. XXVIII, 7. - Al pi. le 
genti, gli uomini, la moltitudine, Inf. 
1, 61 ; IV, 19 ; VHI, 69; IX, 124. Purg. 
V,13; X, 101 ; XII, 35. - Le beau 
genti, i Beati, Inf. I, 120. — Le perdur 
te genti, 1 Dannati, Purg. XXX, 138. 
-Il popolo, Inf. XXIX, 106;XXXIH, 
79. Purg. XXIV, 30. Par. VHI, 6. — 
Le sUrpi, Par. XVI, 26. - Gente, nel- 
la sua qualità di nome collettivo si 
costruisce anco col verbo al pi. p. e. 
lof. VII, 119. Purg. XXXH, 62. 

Cientlle, nobile di nascita e di ca- 
rattere, Inf. H, 94, V. Donna ; V, 100; 

VII, 3) dove alcuni vogliono a torto 
che . signi ficlii : Gentile , Pagano ; 
XXVI, 60. Purg. IH, 107 ; VI, 79 ; 
VUI, n; IX, 58; XIV, 102, - Gra- 



Gentueca — Getta. 



<I93 



7.Ì0S0, amabile, Porg. Vili, 53; XVIII, 
Sì; XXXIIl, 130. - Come soBt., « 
gmiiligU uomini di prosapia illustre, 
Purg. VI, 110. - I Pagani, i Gentili, 
Par. XX, 10*. 

deniueea* Ei mormorava , e non 
M che Gentueca Sentiva io là, oo' ei ec. 
Purg. XXIV, 37. Luogo oscuro di cui 
é difficile, per non dire impossibile, 
d' indicare il senso. Buti e dietro a lui 
Landino seguitato da tutti i moderni, 
intendono Gentwsca per nome d' una 
lucchese, della quale, dicono, che D. 
s'innamorasse. Ma in primo luogo 
Gentueca non si trova mai come nome 
proprio; oitreclò anco ammettendo 
questa circostanza, non si vede a che 
proposito Roonagiuota ne feccia qui 
menzione. Ancora, Beatrice la quale 
rimprovera si fleramente a D. le sue 
passate infedettè, noa tralascereb- 
be di rimproverargli eziandio que- 
st' altra iofedelUi, futura, che attesa 
r età senile del Poeta sarebbe meno 
scusabile de' suoi errori gio\'enili.Per 
ultimo non si vede perchè D. senza 
veruna necessità faccia qui menzio- 
ne d' una leggerezza poco a lui dice- 
vole. Tutte queste ragioni mi ricon- 
ducono ad adottare la spiegazione di 
Kenvennto, il quale nota a questo 
luogo : Gentueca, id ett gpne obecura, 
^ più sotto al verso 43: Hic Poeta pò- 
nit rfiiponeionem Bonagiuntm eui peti- 
fiotiem eui, qui loquitur de materia de 
f/ua primo murmurabeU. Bottagiunta 
ttiim in ilio eìM mwrmure dioebat de 
Dante in tertia pereona : lete qui alt- 
quando temere locutue fmt de civitate 
Lwxana, cito veniet ad videndam eam 
rtmorabitur ibi etc. lì che significa: 
Tu hai trattato i Lucchesi di gentueca 
o geìituccia, ma presto ne farai altro 
concetto. Nondimanco, ammessa que- 
sta spiegazione, non rimane minor 
difficoltà per dire chi sia quella fem- 



mina ehe non porta ancor benda ovve- 
ro, che non è ancor maritata, la quale 
opererà tal mutazione nell'opinione 
del Poeta. C redesi con maggior pro- 
babilità che sia Alagia de'Fieschi che 
fu moglie di Maorello Malaspina ami- 
co e protettore di D. 

«••niAiitl. Porg. XIX, 4, coloro 
che facevano professione di predire il 
futuro mediante cèrti punti segnati a 
caso sulla terra usuila carta, dai quali 
punti tratte più linee formavansi figu- 
re simili alle geometriche. 

C&eometra. Inf. IV , 14^. Par. 
XXXITI, 433, nell'uno e nell'altro 
luogo si dèe leggere geometra invece 
di geòmetra. 

Gerarchla, lat. hierarchia, D. 
r usa solo a sIgfHt. gli ordini angelici, 
Par. XXV11I,H1. 

«eri del Beilo. Inf. XXIX, «7, 
V. Bbllo. 

Gerlon o Clerlone, lat. Geryon^ 
persona mitologica, gigante con tre 
teste ucciso da Ercole per rapirgli i 
suoi armenti. D. lo fa simbolo della 
fraude e guardiano del cerchio dei 
frodolenti.lnf. XVll,97e133; XVIII, 
20. Purg. XXVII, 23. - La sua forma 
é descritta Inf. XVII, 10 e segg. 

CeraiiBaref produrre , Par. 
XXXIIl,». 

«emaesUare) da germin^et Inf. 
XIII, 99. Par. XXVIII, 115, allignare, 
radicarsi. 

fiernsalemme o «eraflalem, 
capitale della Giudea , Purg. lì, 8 ; 
XXIII, 89. Par. XIX, 1f7, v. Ciotto. 
— Nel signif. flg. il Paradiso, Par. 
XXV, 66. 

fieata, ora usato solo al pi. le ge- 
sta, D. l'usa al sing. la eanta geeta: la 
santa impresa^ Inf. XXXI, 17, ove par- 
lasi della sconfitta di Carlomagno a 
Roncisvalle nella quale mori Orlando. 
Altri spiegano gesta per : esercito. 
13 



•194 



Gestore — Giacere, 



CSefliare^ voce d' una lez. erronea 
della Gr. dove bisogna leggere con- 
«tor«,v. ivi, Purg. XXV,5I. 

GcMiù, nome di Gesù Cristo, Par. 
XXV, 33, ove la Cr. legge Jerò, ▼. 
Cristo. 

eiettore edUtare, ìaXjaetare, 
Inf. VI, 87. — Gettare in terra, \uf. 

XXVII, 1 02. — Gettare l'occhio a terra, 
Inf. XVIII, 48.— Oittare ombra, Purg. 
VI, 51 ; XXVIII, 12. - Gittarepuzzo, 
Inf. XI, 5; XXX, 99. — Gittar voce, 
Inf. XXVI, 90. — Produrre, Purg. 

XXVIII, 69. — Porre, posare, Par. 
XII, 117. -— Gittarsi, precipitarsi, Inf. 
111,116; XVI, 47;XXlI,108;XXXni, 
68. Purg. II, 50; IX, 109; XU, 52; 
XXVII, 50. 

fSherardo (Il baoii), v. Cam- 

MINO. 

«hermire, d'origine incerta, 
prender con gli artigli, come fanno gli 
animali predatori, Inf. XXI, 36; XXII, 
138. 

Ghiaeela, lat. giade» ^ ora per lo 
più : ghiaocio.Inf. XXXII, 35; XXXIII , 
117; XXXIV, 29 e 103. 

c;hfaeei«to,.«e]8to, Inf. XXXII, 
125. 

GhlAod») lat. glaru, il frutto del- 
la querce, Purg. XXll, 149. Par. XXII, 
87. 

Clhlbellliil,i fautori deirimperìo. 
Par. VI, 103. Questo nome deriva dal 
castello di Ghieblinghen o Waiblin- 
ghen in Svevia che apparteneva alla 
famiglia degli Hohenstanfen. 

Ghin di Taeeo, v. Tacco. 

Chiotte, lat. gluto, avido, Inf. 

XVI, 51. Purg. Vili, 85; XVI, 101 ; 

XVII, 122; XX,105;XXXII,74. Par. 
XI, 125. 

GiilottoBe, lat. gluto, goloso, Inf. 
XXII, 15. 

Giilrlanda, dall' ali. gùrlen, cin- 
gere; la ghirlanda di fiori, Purg. 



XXVII, 102. — Di cose che ne circon- 
dano altre, Inf. XIV, 10. Par. X,92t 

XII, 20. 

«iilsoi*. Inf. XVIII, 55, sorella di 
Venedico Caccianemico, v. ivi, la 
quale fu dal medesimo venduta a 
Obizzo da Este marchese di Ferrara. 

Già, lat. jam. Questa voce ha di- 
versi signif. nella D. C.»dei quali più 
frequente è quello del lat.jain,Inf.1, 17 
e51 ; II, 64e80;VI1,98; VI11,128;IX,64; 
X,8e115; XII, 83 ;X VII, 80; XVIII, 
100 ;XXII,37; XXIII, 19 e141; XXIV, 
68; XXV, 63; XXVII, 1 e 2; XXXIII, 
6. Purg. 11,1; III, 25; IV, 136; V, 1; 
VI, 50 e 108 ; Vili, 1 ; IX, 2; Xll, 44 ; 

XXVIII, 22. Par. I, »7; V,90; VI», 
64 e 78 ; iX, 7, 51 e 67 ; X, 123; XXII, 
129 ; XXIX, 48; XXXiII,143, e molto 
più spesso. — Talvolta ha il signif. del 
laL olim, tempo fa, Inf. 1,67 ; VII, 65; 
Via, 125; XIV, 15, 96 e 97; XVIII, 
121 ; XX, 94 ; XXVIII, 8; XXX1,118. 
Purg. V, 52. Par.IV, 62; VII1,36; IX, 
29 ; XXll, 38 e 141 ; XXllI, 39; XXIV, 
111. — Con la negativa non, Inf. 

XVIII, 38; XXll, 10; XXVIII, 22. 
Purg. XI, 23 ; XII, 46. Par. Vili, 113; 
IX, 80. •» Siewrogià, Inf. XXI, 81 ; as- 
sicurato anticipatamente. 

Gt») contratto di giva, v. Gibb. 

Giacere^ lat. /ocere, esser corica- 
to, riposare, Inf. VI, 37 ; X, 7 e 118; 
XI, 114 ; XIV, 26 e 47 ; XV, 38; XXI, 
107; XXV, 23 e 130; XXXIV, la. 
Purg. XV, 135; XIX, 72; XX, 143; 
XXI, 11. Par. VII, 28 ; X, 127 ; XXV, 
112. — Come sost. Purg. XIX, 79 — 
e nel medesimo signif. giacerei, Par. 

XXIX, 19. — Esser situato, trovarsi, 
Inf. XX, 61 ; XXIII, 129. - Detto di 
un monte che ha agevole pendio, Inf. 

XIX, 35; XXllI, 31 e 138. Purg. Ili, 
76. -* Per est. essere abbattuto, Inf. 

XIII, 77. Par. XXI, 27. — Riposar so- 
pra, Par. 11,114. — Dormire, riposa- 



Giaeop — Gioctuta. 



i05 



re, oziare, Par. XXVII, 57. — Parti- 
cip. Giaciuto, Parg. XXI, 80. 

Giaeop e CM««olike, ▼. Jacob. 

Qlacopo secondQ la Cr. Jàeo- 
■1O9 Giacomo II figliuolo di Pietro III 
redi Aragona e di Costanza figliuola 
di Manfredi, re di Sicilia dal 1291 al 
1296 dove il suo fratello Federigo (v. 
ivi) gli successe. 

Cllallo^ iat. galbinw egalbanua; 
colore, Inf. XVII, 59; XXXIV, 43. 
Purg. XXVIII, 55. - I gigli gialli di 
oro, per : lo stemma di Francia, Par. 
VI, 100. ^ £a chiave bianca e gialla. 
Par. V, 57, le due chiavi d* argento e 
d'oro che D. attribuisce all'angelo 
custode dell' ingresso del Purgatorio, 
alludendo alle parole di G. €. in san 
Matteo (XVI, 17) le quali, secondo i 
commentatori, sono figura della scien- 
za e della potestà del confessore, 
Purg. IX, 119. — Come sost. il giallo, 
il centro della rosa, Par. XXX, 124. 

CSlAnamal ^ dal Iat. Jam magia, 
Inf. XXIX, 121. Purg. XIV, 120; 
XXXIU, 92. Piir. 11, 95 - e quasi 
sempre con la negativa, Inf. I, 37 ; 
VI, 110; XIII, 74; XXIV, 89; XXVII, 
64; XXIX, 76; XXXI, 96. Purg. V, 
15; V11|^122;XXIV,137;XX1X,66. 
Par. 11,7; IV, 124; V, 46; VI, 123; 
XXIX, 36, e più spesso. 

Gianni Seiiieeiil. Inf. XXX, 32, 
V. Schicchi. 

Gianni del lioldnnier. Inf. 

XXXII , 121 , V. SOLDANIBR. 

GlnnOf Iat. Janus, Dio degli anti- 
chi Latini, Par. VI, 81. 

Giardino) dall'ali, garten. Non 
trovasi al signif. prop. nella D. C. 
Per est. 1' Italia è detta il giardino 
dell' Imperio, Purg. VI, 105, per ca- 
gione della bellezza del paese. — Il 
Paradiso Terrestre sul monte del Pur- 
gatorio è pur detto Giardino, Par. 
XXVI, 110- e più spesso è pur detta 



giardino l'assemblea degli filetti, Par. 
XXni,71; XXXI, 97; XXXII, 39. 

Gineone, v. Jasorb. 

GinCInm^lat. Jactura, la perdi- 
zione, la rovina. Par. XVI, 96. Più 
ediz. leggono ja<<ura. 

GiliiiO) un cocuzzolo, una vetta, 
Par. XXI, 109. 

GlbeltO) V. Giubbetto. 

GielO) Iat. gelu, Inf. il, 127 ; III, 
87 ; XXXII, 23 e 47. Purg. XXVI, 45; 
XXVIII, 122. ~ Nel signif. flg., Purg. 
XXX, 97. - Per est. il freddo della 
morte, Purg. XII, 30. Par. XIII, 16. 
— Il gielo della paura, Purg. XX, 
128. ~ Al pi. Purg. in, 31. Par. XXI, 
116. 

Gieeù Cristo. Par. XXXl, 107. 
In questo solo luogo della D. C. tro- 
vasi il nome intiero di G. C. V. Cki- 
8T0 e Gesù. 

Gif^a, dall' ali. geige, violino; istru- 
mento di musica a corde. Par. XIV, 
118. 

Glir*nte, Iat. gigas, Inf. XXXI, 
31,44e95;XXXll,17; XXXIV, 30. 
Purg. XII, 33. — È probabile che il 
gigante introdotto rtel Purg. XXXII, 
152, 6 XXXIU, 45, sia figura di Fi- 
lippo il Bello re di Francia. 

Giallo 9 Iat. lilium. Nel signif. 
prop., Purg. XXIX, 146. - Per : lo 
stemma di Francia, Purg. VII, 105. 
Par. VI, 100 e 111 . — Lo stemma di 
Firenze, Par. XVI, 152. - Per gigli, 
Par. XXIII, 74, allusione airKccle- 
siastico (xxxix,18)F/ore/e,/lor«<, qua- 
si lilium et date odorem, D. figura pro- 
babilmente gli Apostoli, secondo al- 
tri, ì Santi in genere. 

Glnevra^reina d'Inghilterra, mo- 
glie di Arturo, amasia di Lancillotto, 
Par. XVI, 15, V. Inf. Y, 128. 

GlnoeeiiiO) Iat. genu. Al pi. sem- 
pre le ginocchia, Purg. II, 28; IV, 107. 

Gleeneta^ Iat. Jocaala, moglie di 



496 



Gioco — Gioffanna, 



Laio, madre di Edipo; la doppia tri- 
stizia di Oioctuta, Purg. XXII, 56, fu 
occasionata dalla morte de' suoi due 
figliuoli Eteocle e Polinice. 

Gioeo, V. Giuoco. 

CSiocondO) lat jueundus, allegro, 
gioioso, Inr. XI, 45. Purg. XXXt, 109. 
Par. XV, 37 ; XVIII, 56; XXII, 430; 
XXIX, 76; XXXI, Ili. 
^ Glo^O) lat.; ugum; il giogo de'buoi, 
Purg. X il, 1. — II dosso d* un monte. 
In f. XXVII, 30. — 7/ ^ran^togo, Purg. 
V,116, è l'ApenniDO. — Un giogo di 
ParruMso, una delle vette, Par. I, 16. 
-> Sul luogo del Par. XI, 48, le opi- 
nioni sono divise. La maggior parte 
dei moderni danno a giogo il signi f. 
di : oppressione ; Benvenuto, Pietro 
di Dante e Vellutello gli attribaisco- 
00 il signif. proprio : il dosso freddo 
e sterile del monte. Io inolinola que- 
st' ultima spiegazione. 

Glofa^ lat. gaudia^ Inf. I, 78. Par. 
XIV, 23; XXVll, 7. - La pietra pre- 
ziosa, Par. X, 71; XXIV, 89. — Le 
anime de' Beati sono chiamate gtote. 
Par. IX, 97, dove parlasi di Folco da 
Marsiglia, v. ivi. — La croce ohe for- 
mano le anime de' Beati è éeitBgioia, 
Par. XV, 68. 

Ciioiarsi, verbo disusato; ralle- 
grarsi, godere d' una cosa, Par. VIII, 
33, 

Cilotre) lat. gauderey godere, Purg. 
XVlIf, 33. Par. XXVH, 105. - Come 
sost., la beatitudine, Par. X, 148. 

Glordan, lat. Jordan*» , fiume 
principale della Palestina, il Giorda- 
no, ma sempre usato da D. senza ar- 
ticolo, Purg. Xvni, 196. Par. XXII, 
9V. 

Gionio 9 lat. dHtmus , il giorno 
opposto alla notte, cioè : la parte che 
si chiama diurna, Inf. H, 1 ; V, 138 ; 



XXXI, 10; XXXIII, 53. Purg. I, 61 ; 
11,55; VI, 52; VII, 43; VIII, 6; IX, 
5SI; XXII, 118; XXVU, 5; XXVIIl, 
3 ; XXX, n. Par. 1, 61 ; XIII, 8; XXI, 
35; XXX, 28. ~ Un giorno, lat. <4im, 
avv. una volta, Inf. V, 127. •* Tutto 
giorno, sempre, Purg. XXVll, 105. — 
Di giamo in giorno, Par. XVIII, 59. 

Giostra^ forse dal \Bi,jua)la; com- 
battimento io un torneo, laf. XXII, 
6. — Per est. il combattimento in ge- 
nere, Inf. xni, 121. — Particolar- 
mente D. chiama giottra' la lotta dei 
Dannati del quarto cerchio ove i Pro- 
dighi e gli Avari rotolano pesantissi- 
mi macigni in direzione opposta, Inf. 
VII,36. Purg. XXII, 42. 

Giostrare y combattere , Purg. 
XX, 74. 

Giosvèf ebr. Jo$ua, eroe ebreo, 
successore di Mosé, Purg. XX, 111. 
Par. IX, 124 ; XVIII, 38. La Cr. seri- 
ve Joauè. 

GI0U09 propriamente Ambrogio 
Angelo di Bondone, uno dei più an- 
tichi pittori della scuola fiorentina, 
nato verso il 1270 nel castello di Ve- 
sptgnano in Valdisieve , morto nel 
1336, Purg. XI, 95.Ì 

GlovaeebliMi9 ebr. Joa^im, aba- 
te del monastero di Flora in Calabria 
dell' Ordine Cistercense, morto nel 
1202, al quale i suoi coetanei avevano 
attribuito lo spirito profetico. Par. 
XII, 140. Alcuni de' suoi scritti sono 
stati condannati dalla Chiesa. 

Giovane^ lat. jurtnin , Purg. 
XXVll, 97. Par. XXIV, 126, i più 
giovani piedi, sono quelli di san Gio- 
vanni che sebbene più giovine entrò 
più tardi nel sepolcro di G. C. (v. san 
Giovanni, xx, 6). — Quanto al luogo 
delllnf. XXVIII, 185, v. Giovakui. 

GtoT«iiB«« Nome proprio— della 



1 Questo piccolo castello fa patria laco del celebre pittore Beato Angelico detto da Fiesole . 



Giovanetto — Gtooena/e. 



^97 



moglie di Ruonconte di Montefeltro 
(V. ivi), Purg. V, 89 — della figliuola 
di Nino de' Visconti maritata a Rio* 
Ciardo da Camino, Purg. Vili, 71 — 
della madre di san Domenico, Par. 
Xil, 80, ove è fatta allnsione al si- 
gnif. del nome Giovanna che in ebrai- 
co significa : grato a Dio. 

filoTanetto, add. forma diminu- 
tiva di: giovane lat. ju»«ni«, Par. VI, 
S8. - Sost il giovine, Purg. VII, 116, 
V. Giovinetto. 

GiOTAoni) lat. Johannes. Nome 
proprio ^ di san Giovanni Battista, 
Par. XXXII, 31 — ed è pur parlato 
dilui,Purg.XXII,158.Par.XV!II,136 

— dell'apostolo san Giovanni, Purg. 
XXIX, 105; XXXlf, 76 - che è inol- 
tre Indicato, Purg. XXIX, 144. Par. 
XXV, 11«; XXXll, 127 - dell' uno o 
dell'altro dei predetti, poiché il P. ce 
ne lascia la scelta, Par. IV, 29. — Il 
Battistero di san Giovanni in Firenze, 
Inf. XIX, 17. - La città di Firenze è 
detta V ovile di san Giovanni, Par. 
XVI, 25, perchè san Giovan Battista 
è patrono di essa città. — L'apostolo 
san Giovanni è detto l'aquila di Cri- 
sto Par. XX VI, 53 — e semplicemen- 
te il Vangelisla (v. ivi), Inf. XIX, 106. 

- Nenuogodeinnf.XXVllI,135,la 
Gr. il maggior numero dei mss. e del- 
le antiche ediz. leggono Che ditii al 
re Oiovanni i ma' consiglif il che fa- 
rebbe sopporre una ignoranza ine- 
scusabiledel Poeta, giacché il figlino- 
lo di Enrico II re d'Inghilterra, di cui 
era intimo Bertramo dal Bornio che 
r aveva istigato a ribellarsi contro al 
padre, chiamavasi Enrico e non Gio- 
vanni, e quello che chiamavasi Gio- 
vanni ed era quartogenito di Enri- 
co U allora era ancor infante. Gin- 
guené è stato il primo a notare questo 



errore non del Poeta ma dei copisti, 
che ingannati dalla simlglianza che è 
fra le voci gióvane e Giovanni, hanno 
intruso tale errore nel testo. Biagioli, 
e lo stesso Lombardi e Romania si 
sono ingegnati invano di difendere 
r antica loz.; ma tutti i moderni. Ros- 
setti, Costa, l'Bdiz. Fior., Ugo Fo- 
scolo, Parenti; Bianchi eo. concor- 
danai a scrivere con un piccolo nu- 
mero de' migliori mss. Cke diedi al re 
giovine o giovane, poiché così tutti i 
coetanei e specialmente le ^'oveUe 
att<ic/k0 denominano il figliuolo primo- 
genito di Enrico 11, perché era stato 
Incoronato re d' Inghilterra in etè di 
quindici anni. Convien confessare 
che questa lez. peggiora il suono del 
verso, ma potrebb' essere che D. pro- 
nunciasse giovane, come umile e altre 
simili voci nelle quali i poeti a co- 
modo loro traslocano 1' accento. Si 
potrebbe anco proporre la lez. Che 
diedi al giooin re; e tutte le difficoltà 
sarieno tolte. ^ 

doTare^lat.yuvare, aiutare, re- 
car utile, Inf. IX, 97; Xlll,134. Purg. 
XIII, 147; XXI, 63; XXVI, 3.- Gio^ 
vare a uno, aiutarlo, Purg. XXII, 68. 
— Costruito col verbo essere, Inf. 
XXVII, 84. - Par piacere, Inf. XVI, 
84. Purg. IV, 54. Par. IX, 24. - Im- 
personale mi giova, ho piacere, Par. 
Vili, 137. 

CSloTCf lat. Jupiter, Jovis, Nel si- 
gnif. de' Pagani, Inf. XIV, 52; XXXI, 
45. Purg. XXIX, 120; XXXII, 112. 
Par. IV, 62. — Il sommo Giove, lnf^*jSr.^^ ^«^66 
XXXI, 92. — Per : il vero Dio/ Purg. ; s/ 
VI^118. — Per il pianeta di tal nóme. 
Par. XVI1I,95; XXII, 145 ; XXVII, 14. 

Giovenale) lat. Juvenalis, poeta 
latino del primo secolo, scrittore di 
satire,Purg. XXII, 14. 



1 E per 8TT6ntara an«o meglio : « Che al re gioYine diedi \ ma' consigli. » 



d9S 



Gioviale — Giti. 



CllOTlale) di Giove, appartenente 
a Giove, Par. XVIIl, 70. 

GlOTliieitaf forma diminutiva di: 
giovine, Inf.XVni, 92. 

CiloTlnelto, sost., Parg. XV, 
107, è santo Stefano. » Lo giovinet- 
to ec, Parg. VII, 116, è Alonso 111 
figliuolo di Pietro HI re di Aragona. 
Fu sopranominato: il Liberale, e re- 
gnò dal 1285 fino al 1291 , sendo morto 
in età di veni' anni. — Add. giovine, 
Par. Ili, 103; VI, 52; XI, 58. - Per 
est. dell' anno, la primavera, Inf. 

XXIV, 1. - Degli occhi, Parg. XXX, 
122. 

CSlOTlnesB*. Purg. XX, 33. 
dlrare, lat. gyrare. Verbo attivo, 
Inf. IX, 29; XV, 95; XXXIV, 6. Purg. 

XIX, 62. Par. XXll, 119; XXlll, 103. 

— Fare il giro, Inf. VII, 127. Purg. 
XV, 8; XX, 114; XXU, 123. - Nel 
luogo deir Inf. Ili, 53, è difficile defi- 
nire se D. con girando abbia voluto 
significare che: girava sopra sé stessa 
ovvero che: faceva il giro del cer- 
chio. —Circondare, Purg. IV, 48; XV, 
8. — Aver di circuito, estendersi. 
Par. XXX, 130. — Incoronare, Par. 

XXV, 12. — Verbo neutro: girarsi, 
Inf. Ili, 53; XXVI, 139. Purg. XXVlII, 
111. — Girarù, rivolgersi, Purg. XIV, 
148. Par. II, 113 e 138; X, 4 e 32; 
XX11I,96; XXIV, 14; XX Vili, 125. 

— Ritornare in memoria, Inf. XXX, 
135. 

«Irarc, sost., il giro, Inf. XVII, 
126. Par. Vili, 35 ; XVIIl, 61 ; XXIII, 
21.— La rivoluzione degli astri, Purg. 

XX, 13. 

Gire) forma più usata in poesia 
che in prosa, ire, andare. — Gimmo, 
andammo, Inf. X, 134. ^ Già, con- 
tratto di ^loa, forma frequentissima, 
Inf. XII, 31. — Gisti, andassi, Inf. 
XVIIl, 45. - Gio per: gì, Inf. XX, 60. 

— Gite, andate, lof. XXI, 117. — Gir, 



andare, Inf. XXII, 5. — Giva, andava, 
Inf. XXlll, 59. — Gire, andare, Purg. 
Il, 60; VI, 65; IX, 77; XII, 69. - Gi- 
van, andavano, Purg. XXll, 127. — 
Gisti, per: si gì, Inf. XXVI, 84. Purg. 
XXVI11,40; XXIX, 4. - Più spesso 
girtene, andarsene, inf. XIV, 81; XVI, 
69; XXIII, 145; XXV, 78; XXVII, 
2; XXVIII, 61 e 111 ; XXIX, 34. Purg. 
11, 51; XIV, 113; XXVII, 6; XXXI, 
95; XXXll, 135. - Per: morire, 
Purg. XIV, 119. — Particip. gito, an- 
dato, Purg. XIV, 113. 

C^lre^sost., Tatto di andare, Inf. 
XI, 112. 

Giro, lat. gyrua, il circolo. Nel si- 
gnif. prop.,Porg.IX,85; XX1X,H21. 
Par. Vili, 20; XXXI, 67; XXX1I,36; 
XXX III, 116—11 movimento circo- 
lare, la circolazione. Par. Vili, 26 ; 
XIV, 74; XXI, 138; XXV, 190; 
XX Vili, 15. -, Le volute o ritorte 
d' una catena, Inf. XXXI, 90. — 1 cer- 
chi deir Inferno, Inf. X, 4; XVI, 2; 
XXVIII; 50. - I cerchi o ripiani del 
Purgatorio, Purg. XVII, 83; XIX, 70; 
XXII, 2; XXlll, 90. - I cerchi ov. 
vero orbite de' cieli, Purg. 1, 15; 
XXX, 93. Par. II, 127; HI, 76; IV, 
34; XXVIII, 139. - Il giro dell' anno, 
perchè determinato dal moto del cie- 
lo, Par. XVII, 96. 

GlroBe9 forma accrescitiva di 
giro. D. indica con questa voce — le 
tre suddivisioni o cerchi concentrici 
del settimo cerchio dell' inferno, Inf. 
XI, 30, 39, 42 e 49; XIU, 17; XIV, 5 ; 

XVII, 38; — i ripiani del Purgatorio, 
Purg. XII, 107; XV, 83; XVII, 80; 

XVIII, 94 ; XIX, 38; - i diversi cieli, 
Par. II, 118. 

GIttaris ▼• Gbttabb. 

Gltlaiare, quegli che gitta o sca- 
glia una pietra, eo. Purg. Ili, 69. 

Giù) dal lat. del medio evo jutum 
ejosum per deortum, onde la forma : 



Giuba — Giungere» 



499 



gìuso. Inf. V, «; VI, 8ft; VII, 106; 
XU, «8; XIV, 81 e 117; XVI, 103; 
XVIÌI, 107; XX, 75; XXI, 69; XXII, 
74; XXVI, 46; XXXIV, 1«1. Purg. 
IV, 69 e 108; VII, 90; XII, «6 ; XIII, 
140; XV, 95; XXI, 56; XXXH, 63. 
Par. IH, 56; Vili, 60 e 118; IX, 71 ; 
XVI, 122; XXII, 76; XXVII, 65; 
XXXI, 48 ; XXXH, 14, e spessissimo. 
— Talvolta prende la forma giue, Inf. 
XXX1I,53. Purg. VIII, 26. - Molto 
più spesso in rima e fuori giueo, Inf. 
IX, 63; XIV, 109; XVI, 114 e 133; 

XXII, 108, XXV, 121; )tXX,66; 
XXXIII, 136. Purg. II, 40; VII, 68; 
XIV, 46; XVII, 43; XIX, 72; XXII, 
134; XXV, 117 ; XXXI, 68. Par. I, 
138 ; VII, 98; X, 116; XI, 71; XXI, 
31 ; XXH, 128; XXVIl, 68; XXX, 
148; XXXIIJ, 11. - In giùy Par. 

XXIII, 42. - higiuso, Inf. XXVII, 
31. Purg. IX, 9. 

Ciliiba, lat. Juba, re dei Numidi 
vinto da Cesare, Par. VI, 70. 

CtlaMbeltOf dal frane, gibet che 
probabilmente viene dall' ail. Wippe, 
forca, patibolo, Inf. XIII, 151. Più 
fnss. e alcune ediz. leggono gibeito. 

CtlnMifléO) lat.;ul>ttotM dall'ebreo 
jvbel. Il Giubbiléo della Chiesa Ro- 
mana, festa accompagnata da una in- 
<)ulgenza plenaria, celebrata antica- 
mente ad ogni secolo, ed ora ogni 
venticinque anni, Inf. XViII,29, dove 
è parlato del primo Giubbiléo institui- 
to da papa Bonifacio Vili nel!* a. 1300. 

Cliada, lat. Judas, il discepolo che 
tradì G. C, Inf. IX, 27 ; XXXI, 143. 
Purg. XX, 74 ; XXI, 84. - 11 suo no- 
me trovasi intiero Giuda Scariotto, 
Inf. XXXIV, 62, ove è descritto il di 
hii supplizio. — Épure parlato di lui, 
Int. XIX, 96. 

Cilvda, CSiildf^ secondo i comen- 
istori, antica e nobil famiglia di Fi- 
renze, Par. XVI, 123. 



Cif udecea, nome derivato da Giu- 
da Iscariote che D. de alla quarta 
suddivisione dell' ultimo cerchio del- 
l' Inferno, Inf. XXXIV, 117. 

diade») lat. Jwi9us. AI sing. co- 
me collettivo per: i Giudei, Par. V, 
81. - Perlopiù al pi. Inf. XXIII, 123; 
XXVII, 87. Par. VII, 47; XXIX, 102. 

GlBdlflABte^ che giudica, epiteto 
dato a Dio, Par. IX, 62. 

Ctladleare, lat. judicare. Nel si* 
gnìf. legale, Inf. V, 6; VII, 86. - Pen- 
sare, credere, Par. VI, 97. — Parti- 
cip. Giudicato, Inf. XXVIII, 45. 

«ludlee, \àt.judex, Purg. XXXI, 
39. — Kra anco titolo di quelli che 
governavano per la Rep. di Pisa i 
possessi de' Pisani in Sardegna, Purg. 
VIII, 63 e 109. 

Gladiolo e Ciiadisio, lat. judi- 
dum, la sentenza del giudice, Inf. II, 
96 ; VII, 83 ; XX, 30. Purg. VI, 37 e 
100 ; Vili, 139. Par. XIX, 99. - Il 
tribunale, Inf. V, li. 

CSlaCf V. Giù. 

Giaggiare^ forma antica per: giu- 
dicare. Par. XX, 48. 

Gianaere^ v. Gioivobrb. 

GloilO) V. JuLio e Cbsàrb. 

Glaaeo, lat. junousy pianta, Purg. 
1,95 e 102. 

Gluagere e Glasaere^ latytm- 
gere, aggiungere, Inf. XXIV,18. Purg. 
XVI, 109. Par. I, 39 ; XXXIil, 80. - 
Accoppiare, Purg. XXXII, 57. — Ag- 
giungere, parlando. Par. XVII, 94.— 
Avvicinare, Purg. X, 132. — Appor- 
tare, Inf. XIX, 44. — Arrivare, Inf. 
XXXI, 63. Purg. XVII, 129. Par. IV, 
128. - Unire, Purg. XXIII, 17. - 
Giugner»i, riunirsi, Inf. XXXIV, 42. 
— Spessissimo giugnere significa : ar- 
rivare, Inf. IV, f11 ; V, 34; IX, 9; 
XXI, 65 ; XXX, 28. - Per est. giun- 
gere a... Purg. XVII, 8. — Detto del 
tempo, Inf. I, 56. ~ Contando, giù- 



200 



Giunone -^ Gii. 



gnere a... Piirg. VI, 14t; XIII, 42. 
P«r. XXIX , 49, dove giugneriési è 
posto per : si giugneria o giugnereb» 
be. - Nel luogo dell' Inf. XXXI, 39, 
giugnimi per: mi gìugnéa, contratto 
di: mi giungeva, nel signlf. di: mi 
arrivò, mi prese; la Nidob. legge cr0- 
seétni, v. Crbscere. ~ 11 Particip. 
^t'unto ha quasi sempre il signil. di : 
arrivato, Inf. 1, 13 ; Vii, 34 ; Vili, 18; 
XlIl,139;XVi,20;XXin,6Ì;XXVH, 
22; XXXllI, 144; XXXIV, 112. Purg. 
11,1; IV, 118; V, 41; IX, 49; XIU, 
35 e 116; XV, 34 e 83; XXV, 49.- 
Tu se' giunto, Inf. XXII, 126, sigfiiaca: 
tu sei raggiunto, io t' ho arrivato. — 
Giunto, pass., Purg. XI, 93. - Che è 
alle prese con alcuno, Purg. XIII, 
116. — Come semplice add. giunto, 
Inr. XXVIII, 139, congiunto con i le- 
gami della parentela. — Riunito, 
Purg. XVI, 36. — Combinato, Purg. 
XXV, 78. 

Cilunone, lat. Juno, moglie di 
Giove, Inf. XXX, 1. Par. XU, 12, 
V. Jung. 

Giunta, dal lat, jungere^ ciò che 
si aggiunge, Par. VI, 30. —L'arrivo, 
Inf. XXIV, 45. - Giunte al pi. per : 
giunture, le articolazioni dei membri, 
Inf. XIX, 26. 

Givntnra, lat.jttitctttra, Is com- 
binazione. Par. XIV, 102. — L' appic- 
catura, Inf. XXV, 107. — AI pi. le 
articolazioni,Ie membra, Purg. XXVI, 
57. 

ClluochI, famiglia nobile di- Firen- 
ze, Par. XVI, 104. 

Giuoco, lat. jocus e di radoGio- 
eo. Nel signif. prop. Purg. Vl,l; 
XXVIII, 96. — AnnucU giuoco. Par. 
XVI, 42, sono le corse del pallio che 
si fanno in Firenze per la solennità di 
san Giovanni. — Per est. il giuoco, le 
squisitezze d'un' arte, Inf. XX, 117. 
— Un giuoco, una cosa facile, Purg. 



II, 66. — Spesso i movimenti e la bea. 
titudine degli eletti sono detti giuoco 
e giuochi. Par. XX, 117 ; XXXI, 133; 
XXXII,103. - Airit«oco,v. 1. 

Ginraire, lat. jurare, assicurare 
con giuramento, inf. XIII, 74; XVI, 
128. Purg. X,40; XXVI, 109; XXIX, 
149. Par. XXIV, 105. 

Ginscppo, lat. Jo$ephvg, figliuolo 
del patriarca Giacobbe, Inf. XXX, 97. 

Giano, V. Git. 

Giiui«»iiieiite,con giustizia, Par. 
VII, 20 e 42; XXXII, 66. 

GiiuitiniABo , lat. JiMtinianus, 
imperatore» Purg. VI, 89. Par. VI, 10. 

Givsliasiiiio. Par. XXXil,117. 

Giaiotlala^lat. juslt^ia, Inf. Ili, 4; 
VII, 19 ; XI, 90 ; XII, 133 ; XXIX, 56; 
XXX, 70. Purg. VI, 130; X, 93; Xl^ 
37; XVI, 71; XVIII, 117; XIX, 77; 
XXI, 65 ; XXIV, 39 e 119. Par. VI, 8S 
e 121 ; VII, 119 ; XIX, 68. - L'ulUnìa 
giwlizia, Par. XXX, 45, è il Giudizio 
Finale. — Ijuello ci spetta per diritto. 
Par. XV, 144. — La GrusUzia in si- 
gnif. teologico, Par. XVIli, 116 — e 
forse nel signif. medesimo, Purg. XI, 
37.— Quanto al luogo del Par. IV, 67^ 

V. ARQOlIBnTO. 

Ginsto, lat. juHtus, add. Inf. Xlll, 
72 e 105. Purg. Il, 97 ; VI, 100 ; XVII, 
132; XVllI, 96 ; XXI, 6; XXIV, 154 ; 
XXIX, 120. Par. 111,44; VII, 50. — 
Legittimo, Par. XI, 112. —Nel signif. 
biblico per : pio, Inf. I, 73 ; VI, 62 e 
73; XVII, 10. Purg. XVII, 29. Par. 
XX, 65. — Sost. un uomo giusto, nel 
signif. biblico, Par. VI, 137. — Nel 
signif. di astrazione : ciò che è giusto, 
Purg. XXXII, 48. - Avv. per : giu- 
stamente, Inf. XIX, 12. 

Glaneo* Par. I, 69, dio marino 
della Mitologia, v. Ovidio {Melam. 
xiii, 906). 

GII, articolo pi. di lo. Secondo la 
regola moderna non dovrebbe pre> 



Gli 



Godente. 



301 



porsi che alle vocali e alla « impura, 
p. e.: gli altri, gli spiriti, ma in quel 
modo medesimo che senza distinzione 
gli Antichi ponevano /o davanti a qua- 
lunque voce, ponevano similmente 
gli, che si trova ~ precedente vocale, 
Inf. 1,100 e 116; II, 2, 55 e 116; III, 
79; IV, 96 e 123; VI, 81. Purg. I, 18, 
76, 78 e 111; 11, 31; 111,61 e 92; iV, 
55, 83 e 121. Par. I, 52, 54, 65 e 101 ; 
11,99 e 118; HI, 21; IV, 139 e 142; 
Vii, 130 e 133, e ovunque — prece- 
dente la 8 impura, Inf. IV, 119; V, 
33,40 e 42; VI, 18. Purg. IX, 134; 
XII, 44— precedente qualunque altra 
consonante, Inf. VI, 91 ; vu, 45, 54, 
74 e 79 ; IX, 72, 121 e 126 ; XV, 65. 
Purg. 1M25;1X,39; X, 116. Par. VI, 
103; XXI, 138. Altrettanto dicasi di 
àeglif agli, dagli, negli ec. Ancora le 
forme gli e li variano in tutte le ediz. 
a seconda del beneplacito degli edi- 
tori. 

CIII4 prnnome, al dat. per: a lui, 
Inr. Il, 25 e 141 ; III, 80 ; IV, 1.S3 : VI, 
58e84; Vili, 23; IX, 103; X. 126; 
Xil, 83 ; XX, 46 ; XXII, 84. Purg. I, 
93;II, 95; IX,66; Xi, 142. Parli, 
63; VI, 19, 89 e 134; XI, 88; XII, 120; 
XXIV, 6 e spesso. — Come affisso del 
verbo, Purg. XXI, 119. Par. VI, 77 — 
Per : loro, Inf. XX, 14. Par. VI, 414 ; 
XXIX, 66. — All'acc. nel signif. del 
lat. eum, Par. Vili, 78. - Nel signif. 
del lat. eo9, Inf. Ili, 45 e 125; IV, 78 ; 
V, 43 ; VI, 19 , VII,45 ; X, 48; XI, 27, 
74 e 90. Par. Vili, 42 e 111 ; X, 15. - 
Come affisso del verbo, p. e. feoegli, 
Inf. IV, 61 -^rendigli, Par. XVlll, 83 
^venirgli, Inf. XXVIII, 88 e spessis.* 
Simo. In tutti questi casi le ediz. va- 
riano e trovasi spesso li per : gii che 
senza dubbio è forma più antica. — 
Spesso dne pronomi, ubo in dat. l'al- 
tro in acc. sono uniti in una sola vo- 
ce ; onde provengono le forme gliel 



gliele per: glielo, Inf. X, U; XXI, 
102. Par. XXV111,1.%^ e per: glieli, 
Inf. XXXIU, 149. Purg. XXXIII, 123 
- egliew, Inf. XXV, 83; XXXII, 104. 

«Il^avv. per: vi, ivi, Inf. XXIII, 
54. Purg. Vili, 69; XIII, 7. Par. XXV, 
124. —Nel luogo del Par. XXIIl, 108, 
Aido, la Gr. leggono lì, v. ivi ; la Ni- 
dob. Lombardi, Vellutello, Dio«isi e 
Tommaseo gli ; Landino e Ugo Fosco- 
lo «9/1; r Antieo v\ In tutti i casi il 
senso è : perchè tu vi entri. 

CII0I109 il globo terrestre. Par. 
XXII, 134. 

Glori*. Inf. 111,42; XNXI, 116. 
Purg. VII, 16; X, 73; XXXIII. 115. 
Par. I, 1; VI, 90; XXVII, 2 e 62; 
XXXIII, 71. — Un'azione gloriosa. 
Par. IX, 124. — La gloria celeste. Par. 
XI, 96; XIX, 14: XXIII, 139; XXV, 
68 ; XXXI, 6. — Gloria in eacelsis Deo, 
Porg. XX, 136, sia gloria a Dio ne'cie- 
li, voci latine tolte da san Luca (11, 
14). 

CtloHAre^ insuperbirsi di.... Par. 
XVI, 2. —Glorificare, Par. XXIV, 44. 

GtorioMànente^con gloria, Par. 
XI, 1^ 

Cllorlofl«9 pieno di gloria e d'ono- 
re, Inf. XIII, 62; XV, 56. Purg. XI, 
133; XXII, 153; XXXII, 17. Par. X, 
145 ; XVI, 151 ; XXV, 23 ; XXXI, 60 ; 
XXXII, 28. — Come sost. 90^1 storio- 
»iy Par. Il, 16, sono gli Argonauti. 

Gocela, lat. gutta, A goccia a goc- 
citt(v. A.),Purg. XX,7. 

GoceUirCf stillare, cadere a goc* 
eie, Inf.XIV,ll3;XXXll, 47; XXXIV, 
54. 

GéoelolOf lat. guttula, forma più 
fiorentina di: gócciola, dimin. di 
goccia, Inf. XXX, 63. • 

Godente e Gaudente, Frati 
godenti, Inf. XXIII, 103, nome popo- 
lare dato per derisione ai cavalieri di 
un ordine militare che intitolavasi : 



202 



Godere — Gotttfredi. 



Ordo JHilUicB Beata Marice, instituito 
da papa Urbano IV. Siccome la rego- 
la permetteTa ai cavalieri di aver mo- 
glie e vivere nel mondo, vennero 
presto in dispregio del popolo per la 
loro vita lussuriosa e molle. Que- 
st' Ordine fu abolito dopo pochi anni 
dalla sua insti tuzione. 

Godere^ lat. gaudere, si costruisce 
per lo più con di; goder d' una cosa, 
Inf. Vili, 67; XXIV, UO. Purg. I, «6; 
VI, 87. — Senza prep., avere, provar 
gioia, Inf. XXVI, i, Purg. XV, 39. 
Par. X, 124 ; XXIII, 133 ; XXXIII, 93. 
~ Goder d' una cosa. Par. XXX, 21. 
— Goderti, sentire allegrezza, conten- 
to, Inf. VII, 96. Purg. XXI, 73. Par. 
XV1II,1. 

Gola, lat. gula ; degli animali, Inf. 
VI, 14. - li collo deli' uomo, Inf. XII , 
116 ;XX1II, 88; XXVIII, 64. Purg. V, 
98; XXXI, 94. - Nel tignif. flg. la 
ghiottoneria, Inf. VI, 53. Purg. XXIII, 
€6; XXIV, 128. — Per: l'Inferno, Inf. 
XXIV, 123. Purg. XXI, 31. - L'épcr- 
tura, Inf. XXVI, 40. — L'appetito, il 
desiderio, Par. Ili, 92^ X, 111 , dove la 
Cr. legge n'ha gola, è avido, curioso 
di.... e ia Nidob. ne goiaéSi: golare, 
esser curioso o cùpido di... 

«oiro, greco x^Xirog, Par. Vili, 68, 
ove è parlato del golfo di Catania 
esposto al vento di Levante. 

domita, frate Gomita di Sarde- 
gna, favorito di Nino Visconti, giudice 
governatore d'una parte della Sar- 
degna, e che abusò del favor del suo 
padrone per tradirlo, Inf. XXII, 81. 

Gomorra, antica città di Palesti- 
na, distrutta dal fuoco celeste o più 
veramente da una eruzione vulcanica, 
Purg. XXVI, 40. 

Gonflàre, lat. conflare. Nel si- 
gnlf. prop. Inf. XXI, 21. — Gonfiato, 
enfiato, Inf. VII, 13. — Per est. gon- 
fiarsi di vanite, Par. XXIX, 117. 



Gonna, d'origine incerta, è l'in- 
glese ^otofi, ora: veste o sottana della 
donna, anticamente : l' abito, la veste 
in genere, Par. XXX11, 141.— Per 
gonna, Par. XXVI, 72, D. indica le 
varie membrane o involucri dell' oc- 
chio. 

Gora^ d' origine ignota ; propria- 
mente: il canale d'un mulino. D. 
r usa per : canale pieno di acqua sta- 
gnante, Inf. Vili, 31. 

Gorgiera, da gorgia; propria- 
mente: quella parte dell'armatura 
che copre la gola. D. l' usa per : la go- 
la, il collo, Inf. XXXn, 120. 

Gorf^o, lat. gurgee, il vortice, Inf. 
XVII, 118. 

Gorgof^llare, esprime il romore 
che uno fa gargarizzandosi ; pronun- 
ziare indistintamente come farebbe 
uno che avesse dell' acqua nella gola, 
Inf. VII, 126. 

Gorgon, propriamente la testa di 
Medusa , una delle Gorgoni , posta 
sulto scudo di Minerva, e che trasfor- 
mava in pietra quelli che la guarda- 
vano, Inf. IX, 66. Il signif. di questa 
immagine è incerto ed oscurìssimo. 

Gorgéna, piccola isola del Mar 
Tirreno, non lontana dalla foce del- 
l'Arno, Inf. XXXIII, 82. 

Gooiantlno. Par. VI, 1 , cosi leg- 
ge la Gr. V. CosTAKTiifo. 

Gootanaa. Purg. IH, 113 e 143; 
VII, 129. Par. HI, 118; IV, 98, lez, 
dellaCr.V. Costanza. 

Gota, d' origine incerta ; la guan- 
cia, Inf. IH, 97; XX, 106 ; XXV, 126; 
XXX1I,89. Purg. XIII, 84; XV, 96. 

— Per est. la bocca, Purg. XXXI, 40. 

— Il lato, Inf. XV, 97 — come nel- 
r Inf. XII, 97, poppa è usato nel me- 
desimo signif. 

Gottlfrodl, dall'ali. Gottfried, 
Par. XVUI, 47, è Gofl'redo di Bu- 
glione. 



Gùveriiore — Grande. 



203 



Covernare, lat. gubemare. Nel 
8ÌgnU.prop.Inr.XXVin,ia6; XXXIII, 
131. Par. I, 74 ; VI, 8 ; XI, 28 ; XXI, 
71 ; XXVII, 140; XXX, 1W. - Per 
est. maltrattare, Purg. XXlll, 35. 

CSoverno. Nel signif. politico, Inf. 
XXVII, 47. Purg. XX, 56. -Ugc 
verno d' una nave, Inf. Vili, 17. — 
Per est. il trattamento, Purg. V, 108. 

CloverB«9 ora Governólo, pincola 
terra presso alla quale il Mincio entra 
nel Po, Inf. XX, 78. 

GommO) d' origine incerta. Per: la 
gola d' un animale, Inf. IX, 99. 

Graeldare^ esprime la voce del- 
le rane, Tnf. XXXII, 31. 

Cvrada, lat. crates, comune : gra- 
ticola. Par. IV, 83. 

Gradire, dal lat. gratwn, bene 
accogliere, Purg. l, 70. — Nel luogo 
oscurissirao del Purg. XXIV, 61 ,doye 
sembra che gradire abbia il signif. di: 
voler piacere, alcune ediz. moderne, 
p. e. Bianchi, hanno adottata la catti- 
va le?, guardare o guatare di alcuni 
mss. — Particìp. gradUOfìnf. XVI, 42. 
Purg. IV, 135, dove la Nidob. legge 
udita che in quanto al senso torna lo 
stesso ; XXX, 129. Par. VII, 106, ben 
ricevuto. — Mal gradito, Par. VI, 129, 
mal ricompensato. 

dradlrc, sost., il piacere che si 
prova in fare una cosa. Par. X, 57. 

Grado, dal lat. gradus. In genere. 
Par. XXVIll, 114; XXX, 115. - 
D' una scala, Purg. IX, 76 e 80 ; XII, 
92; XVII, 66; XXVII, 73; XXI, 48. 
Par. XXI, 64. — Il grado d'un circo- 
lo, Purg. IV, 15. — Per est. i vari 
cerchi dell'Inferno, Inf. V, 12; IX, 
17 ; XI, 18. — I ripiani del Purgato- 
rio, Purg. IX, 93 ; X, 102. — 1 vari 
cerchi de» cieli, Par. V, 128 ; IX, 117; 
XXXI, 47. — In genere digrado in 
grado, Inf. XI, 18. Par. II, 122; 
XXVUl, 114. — Per est. l'ordine, la 



dignità, Inf. XVI, 36. - Derivato dal 
lat. gralum, aver in grado, esser rico- 
noscente, Inf. XV, 86. ^ Dover gru- 
do, esser obbligato, dover gratitudine, 
Purg. Vili, 67. — Venir a grado, Par. 
XV, 141, divenir caro ad alcuno, pia- 
cere. — La gratitudine, ^^notfnanto 
grado, Par. XXIII, 53. — Cantra tuo 
grado, contro il volere di alcuno. Par. 
111,116. 

GraHlacane, nome che D. dà ad 
uno dei diavoli della quinta bolgia, 
Inf. XXI, 122; XXII, 34. 

Graffiare, dall'ali, hreuzen, grat- 
tare; stracciare con le unghie, Inf. 
VI, 18. - Graffiato, Inf. XIII, 116. - 
Gra/?5ar«t,Inf.XVllI,l3l. 

Graffiare, sost., l'atto del graf- 
flare, Inf. XXXIV, 59. 

Graffio, arnese uncinato, detto 
anco raffh, v. ivi, Inf. XXI, 50. 

Gramo, daU'ail. gram, triste ; pie- 
no di afifiizione e di tristezza, Inf. I, 
51 ; XV, 109 ; XXVII, 15 ; XXX, 69. 
Purg. XXII, 42. — Per : malsano, pe- 
ricoloso. In f. XX , «1 . 

Granilgaa, dal lat. gramineus, 
propriam. il Panicum Dactylon Lin. o 
Cynodactylon, Per: lo strato erboso in 
genere, Par. XXXIl, 136. — Nel si- 
gnif. flg., la stirpe, la nascita oscura, 
Purg. XIV, 102. 

Grande, e precedendo consonan- 
te semplice spessissimo Gram, al 
sing. e al pi., alto, sublime, Inf. 1,64; 
III, 60; IV, 29; VI, 22; XI, 7; XII, 
38 ; XV, 107 ; XVIIl, 83 ; XXII, 94 ; 
XXlll, 82; XXVI, 1; XXVII, 70; 
XXVUl, 132. Purg. I, 75; V, 116 e 
^i^ ; VI, 77; X, 68; XIII, 146; XXII, 
163 ; XXIV, 113. Par. 1, 82e 113 ; VI, 
129; Vili, 99; XII, 22; XVII, 71; 
XXII,149;XXIV,1;XXV,22e114; 
XXX, 133; XXXllI, 13, e spessissi- 
mo. 

Grande, sost., un uomo di alta 



204 



Grandezza — Grazia. 



statura, Inf. XIV, 46. — I grandi fra 
gli Eletti, Par. XV, 61. 

CiriiiidcKKa. La grandezza mon- 
dana, la potenza, Purg. XVII, 117. 

Grandine^Iat. arando, Inf. VI, 10. 

ttraiid«, forma antica e poetica 
per : grandine, Purg. XXI, 46. 

ttran^^e precedente consonante 
semplice «raB, Inf. XIII, 99; XXV, 
84. 

Cirass«9 lat. cra^sut, add. denso, 
Inf. IX, 82. — Farai gratto^ impin- 
guarsi, arricchirsi, Par. XVI, 114. 

ttrass», sost., la pinguedine, op- 
posto a magrezza, Par. II, 77. 

Cirat« 9 add. , gradevole , Purg. 
XXVII, 110. Par. Vili, 89; XV, 49; 
XXXIIl, 42. — Riconoscente, Pftr.1I, 
29. 

Ctrato, sost, ciò che è gradevole 
ad alcuno ;'il desiderio, Purg. XXVI, 
52. — Etiere a grato. Par. XX],2^ >- 
Contra a grato, a dispetto di alcuno, 
Par. IV, 101. 

ttraUare 9 dall' ali. ftra«z«n, Inf. 
XXX, 30. Par. XVII, 129. - Grattar 
la tigna, espressione triviale per: 
maltrattare, inf. XXII, 93. 

Clratttit«9 ciò che è dato senza 
compenso, Par. XIV, 47. 

Ctratodare) felicitarsi, rallegrar- 
si, Par. XXIV, 149. - Come sost.. 
Par. XXV, 25, la congratulazione. 

Gravare) gravitare, pesare so- 
pra... Sempre nel signif. flg. Gravar 
le spalle, Par. XVll, 61, pesare solle 
spalle. — Gravar la vinta, Purg. XVII, 
52. — Gravar le ciglia, Par. XI, 88, 
sforzarle ad abbassarsi. — Gravar la 
fronte, Purg. XV, 10 ; XXX, 78, me- 
desimo signif. — Gravar le penne, 
Purg. XXXI, 58, pesar sulle ali, im- 
pedire il volo. — Essei-e a carico, im- 
portunare, Inf. XIII, 56. Purg. XVIII, 
6. — Arrecar pena, sembrar duro, 
Inf. XXVI, 12. 



Grave. Nel signif. prop. pesante, 
Inf. VI, 71; XXUI, 65 e 90; XXIV, 
54. Purg. Ili, 129; XII, 80; XXXU19. 
Par. 111,122; XXI, 134. - Per est. 
dei membri intorpiditi, che a fatica si 
muovono, Inf. XXX, 107. ~ Difficile, 
Purg. IV, 89; XV, 32. Par. XXIII, 6; 
XXIV, 37. — Serio, severo, malinco- 
nico, Inf. IV, 112; Vili, 69. - Rigido, 
Inf. XIX, 103. Purg. XXIII, 117. — 
Detto d'un tormento, Purg. X,1f5 — 
d' una malattia, Inf. XXX, 52. — Gra- 
ve, Inf. XXVll, 106. Par. X, 1^ — 
detto dei tempi difficili, infelici, Par. 
XXXII, 127 — del peccato, Purg. 
XX, 77. — Circospetto, prudente, 
premunito contro le seduzioni, Par. 
V,73. — Importuno, Inf. lU, 80. — 
Incinta, Par. XVI, 36. 

Gravessa, la gravità, il peso. Nel 
signif. prop., la forza che tira tutti i 
corpi verso il centro della Terra, Inf. 
XXXll, 74. ~ Nel signif. flg., l'intor. 
pidimento, la gravezza delle membra, 
Inf. 1, 52. 

Gravide^ nel signif. prop. incinto, 
Inf. XVIII, 94. — Per est. d' un albero 
che fa frutti, Purg. XXIV, 103. — In 
genere: pieno di... Purg. XVI, 60. 

Grasla^per lo più: la grazia di- 
vina, Inf. IV, 78; XXXI, 129. Purg. 
VII, i9; Xlli, 88; XIV, 14 e 80; XXI, 
3. Par. 1,72; IH, 80; V, 116; X, 54; 
XX, 71; XXIV, 4; XXVIU, 113; 
XXIX, 65. — Grazia illumifmnie, 
Par. XXIX, 62. — Figliuol di grazia. 
Par. XXXI, «2, cioè : protetto dalla 
grazia divina. •— Il tempo della grazia^ 
il tempo in cui fu annunziata la ve- 
nuta del Messia, Par. XX XII, 82. — 
Il favore degli uomini, Inf. XVI, 129; 
XVIII, 134. Purg. I, 87; XVll, 118; 
XXVI, 69. Par. XXXI, 84 e 101. — 
Per grazia, Purg. XXV1II,136;XXX1, 
136. — Nel signif. di: ringraziare, 
Purg. 1 , 83. — Render grazia per 



Graziano — Grifo. 



205 



grazia^ Par. IV, 122, cioè: ringraziar 
di beneficio ricevuto. — Al pi. Purg. 
XI, 6. 

CiraslAiii») )at. Gratianua, Par. X, 
404, compilatore del famoso Decrttum 
che porta il suo nome e forma la pri- 
ma parte del Corpus Jurin Canonici. 
Nacque a Chiosi In Toscana e fu mo- 
naco di san Felice a Bologna nel 
XII sec. 

«rasiOM. Inf. V,88. Purg. XWl, 
138. — Grato, piacevole, Purg. Vili, 
45; XIII, 91. Par. 111,40. 

Cireela.1nr. XX, 108. 

Grceo, lai. gra-cua, Inf. XXV i, 
75; XXX, 98 e 122. Purg. IX, 39; 
XXll, 88. Par. V, 69; XX, 57. - 
Quel Greco ec. è Omero, Purg. XXII, 
101. 

ttreei) antica e nobil famiglia di 
Firenze, Par. XVI, 89. 

Greggia, lat. grex. Per est., i re- 
ligiosi d'un Ordine, Par. X, 94. — La 
brigata, la compagnia dei Dannati, 
Inf. XIV, 19; XV, 37; XXVIil, 120 - 
delie anime del Purgatorio, Purg. VI, 
24: XXIV, 73. 

Gregorio, papa del vi sec. so- 
prannominato il Grande, di cui la 
Leggenda racconta che chiese e ot- 
tenne da Dio che Traiano fosse sal- 
vo, Purg. X, 75. Confronta, Par. XX, 
106. 

Grembo, lat. gremium. Nel si- 
gnif. prop., Par. VII!, 9; XI, 145. — 
Per est., tutto ciò che può contenere 
una cosa, grembo d*un tago, Inf. XX, 
74. ~ In mezzo di... Purg. V, 9©. — 
In grembo a Z)Jo, Inf. XII, 119, nella 
Chiesa, nel seno o nelle braccia di 
ìy'ìO.-^ Il grembo di Maria, Purg. Vili, 
37, per: il cielo nel quale si trova la 
Madonna. — Un avvallamento o seno 
di valle è éetto grembo, Purg. VII, 68. 

Greppo, d'origine ignota, pro- 
priamente : il ciglione d' un fosso, D. 



r usa neir Inf. XXX, 95, per una delle 
bolgie, cioè: fossa profonda. 

Greve e spesso Grlcve, lat. ffro- 
vin. Nel signif. prop., pesante, Purg. 
XII, 118. — Per est. penoso, doloro- 
so, Inf. III, 43; VI, 8 e 35. - Detto 
d'un tuofko, forte, rimbombante, Inf. 
IV, 2. - Nel luogo del Par. XI, 48, 
il signif. di greve dipendo da quello 
che si de a giogo, v. ivi. 

Gridare, forse dall'ali. ftrttM^n; 
altri vogliono derivarlo dal lat. qui- 
ritare. Gride per : gridi , Inf. I, 94 ; 
111,84; V, 21; Vili, 19. Purg. XIII, 
33; XVII1,99; XXI, 36; XXIV, 107. 
Par. VII!, 75. - Esclamare, Inf. Vili, 
18; XII, 16; XIV, 61 ; XV, 24; XVI, 
7 e 76; XVII, 111; XXI, 76; XXV. 
3; XXXI, 68. Purg. Il, 28; IV, 18; VI, 
135;XX1II,42. - Chiamare, Inf. I, 
117. — Pubblicare, vantare, Purg. 
Vili, 13*. Par. XXVI, 44; XXIX, 105. 
- Gridare a... Inf. 1, 65. Purg. XIII, 
122. — Gridarti l'uno all'altro, Inf. 
VÌI, 38. Purg. V, 4. ~ Come sost., 
Purg. XXVI, 48. 

Grido. Purg. XX, 138. Par. XVII, 
133. — E più spesso al pi. le grida, 
Inf. XIV, 102; XVI, 13. Purg. XX, 
133. Par. XI, 32; XV, 138. - L'ap- 
pello, Inf. V, 87. Purg. XIX, 65. Par. 
Vili, 5. - La fama, Purg. XI, 95 ; 
XXVI, 125. - In grido. Par. XVII, 
53. — Nella bocca del popolo, Par. 
XVII, 58. 

Grieve, v. Grbvb. 

Grifagno, dall' ali. greifen, affer- 
rare; dicesi propriamente dell'uccello 
da preda adulto, capace di afferrare 
la sua preda, onde: forte, vigoroso, 
ovvero, di buona razza, Inf. XXII, 
139. — Per est. degli occhi, brillanti» 
penetranti, Inf. IV, 123. 

Grifo, propriamente : il muso del 
maiale, il grugno. D. lo dice del viso 
del gigante Anteo, Inf. XXXI» 126, 



306 



Grifone — Gualdrada. 



torcer lo grifo ^ far muso, far visaccio 
in segno di malcontento. 

CiriffSBe^ lat. gryp» o gryphus, 
animale favoloso, metà quadrupede 
e melh uccello. D. si serve di questa 
immagine per rappresentare G. C 
riguardo alla sua duplice natura di- 
vina e umana, Purg. XXIX, 108; 
XXX, 8; XXXI, 113 e 120; XXXII, 
26, 43 e 89. 

«riBiO) dall' antico ali. grU, vec- 
chio, e dal lat. del medio evo grieeut, 
Inf. Vll,108. 

Gromma, d' origine ignota; tar- 
taro, crosta di tartaro, Par. XII, IH. 

CirominatO) da gromma, incro- 
stato, Inf. XV 111, 106. 

CiroBda, dal lat. sug-grunda, pro- 
priamente : r estremità , 1' orlo del 
tetto d' onde cade la pioggia. Per si- 
militudine D. chiama cosi, l' estremi- 
tè, l' orlo delle palpebre, Par. XXX, 
88. 

Groppa 9 d'origine incerta, ma 
probabilmente germanica, Inf. XII, 
95; XVII, 80; XXV, 3». 

Groppo, dalia stessa origine di : 
groppa, Inf. XIII, 123; XXXIII, 97. ~ 
Il nodo, la difficoltà, Inf. XI, 96. 

Groppone, forma aumentativa 
di: groppa, Inf. XXI, 101. 

Grosso, lat. crasius e nel medio 
evo groasutj add. Nel signif. prop., 
Inf. VI, 10 ; XV, 11 ; XVI, 130; XXIII, 
101; XXXI, 37 e 68; XXXII, 26; 
XXXIV, 4. Purg. II, 14 ; XVI, 4. - 
Nel signif. fig. grossolano, ignorante, 
Inf. XXXIV, 92. Purg. XI, 93. Par. I, 
88; XIX, 85. — Robusto, vigoroso. 
Par. XII, 102. — Grossa per : gravida, 
Inf. XVII, 64. 

Grosso, sost., la parte più grossa 
d' un corpo ; come : il grosso delle 
gambe, Inf. XIX, 24; - il tronco dei 
corpo, Inf. XXII, 27; — il grosso 
dell'anca, Inf. XXXIV, 77. I 



I Grotta, lat. crypta. Nel signif. 
prop., Inf. XIV, 114. Purg. XXII, 6o, 
e forse ancora, Inf. XXXI, 114. Purg. 
I, 48. ~ Più spesso D. dà a questa 
voce il signif. di roccia in genere, 
Purg. Ili, 90; XIII, 45; XXVII, 87. — 
Particolarmente chiama cosi i ripari 
che cingono le Bolgie, Inf. XXI, 110. 
— Per ultimo nell' Inf. XXXIV, 9, 
questa voce significa : un ricovero, 
un nascondiglio. 

Gru, lat. gruSf sempre indeclina- 
bile; uccello, Inf. V, 46. Purg. XXVI, 
43. 

Gnada^Bare, dall' antico ail. 
weidanón cacciare, o dall' ali. moder- 
no genvann, guadagnò; ottenere, Inf. 
XXX, 43. Purg. XX. 77. 

Goadasno. Inf. XVI, 73. Purg. 
XXIV, 129. 

Guadare, lat. vadare, passar per 
un guado, Inf. XII, 94. 

Guado, lat. vadum. Nel signif. 
fig. non gli è guado, Purg. Vili, 69, 
cioè : non vi è modo di penetrare la 
profondità. — Tener lo guado. Par. Il, 
1 26, cioè: superare una difficoltà , oriz- 
zontarsi. - La via, il cammino, il 
mezzo. Par. VII, 90. 

Goal, greco oòat, lat. v<s: Inf. Ili, 
84. 

Guaio, propriamente il grido del 
cane battuto; il grido di dolore, Inf. 
V, 3. — Più spesso al pi. guai, Inf. 
Ili, 22; IV, 9. Purg. VII, 30; IX, 15. 
— Trar guai, rammaricarsi, gemere, 
Inf. V, 48; XIII, 22. 

Gualandi, antica e nobil famiglia 
di Pisa, Inf. XXXIII, 32. 

Gnaldana, probabilmente dal- 
l'ali, wald, foresta; il drappello che 
scorre il paese nimico, gli esplorato' 
ri, Inf. XXII, 5. 

Gualdo, piccola città dello Stato 
Ecclesiastico, Par. XI, 48. 
GaaMrada, nome proprio, ali. 



Gualterolt* — Guercio, 



207 



Wtìldrude, flgliuola di Bellincion Ber- 
ti cavalier fiorentino del xiisec, mo- 
glie del conte Guido Guerra HI circa 
air a. 1180, d'onde provennero i conti 
Gaididi Modiglian8,di Dovadola, di 
Romena, eo., Inf. XVI, 37. 

CiaalleroUi, dall' ali. Walter, 
Gualtiero, nome proprio. Antica e no* 
bil famiglia di Firenze, Par. XVI, 
138. 

GaanelA) dall'ali, wangt, Inf. 
XXIIl, 98 ; XXV, 54; XXXI, t. Purg. 
1,127; II, 7; VII, 107; XXIII, 110; 
XXX, 63. Par. XXVII, 129 ; XXVIII, 
81. -> Za bella guancia, ec, Par. XIII, 
38, è Eva. — Per est. la bocca, Par. 
XXIX, 112. 

ClaaBtO) Gand, città celebre del 
Belgio, Purg. XX, 46. 

Gaardare) dall'ali, wahren, toar- 
tefiy guardare, Inf. 1, 16 ; HI, 51 e &9; 
IX, 45; X, 41; XV, 19; XVII, 87; 
XVllI, 79; XXIV, 8; XXIX, 14; 
XXXIII, 47 e 51. Purg. Ili, 64 e 106; 
V, 49 ; Vili, 88, dove guarde sta per : 
guardi; X, 1 e 97; XVllI, 2; XX, 
143 ; XXIV, 34 ; XXVI, 3; XXIX, 63. 
Par. II, 22; IV, 139; XXVII, 78; 
XXIX, 133; XXXII, 104; XXXIII, 
113 — e guardarsi nel medesimo si- 
gnif., Purg. XIII, 47. ^ Badare, Inf. 
V,19; XIV, 73; XXXII, 19. Purg. 
IX, 87 ; XVI, 15 ; XVIII, 74. - Ouar^ 
da guarda^ bada a te I Inf. XXI, 23. 
— Non guardarti, non temere, Inf. 
II, 82. " Tenere, contenere, Inf. XI, 
8; XII, 32. Purg. XXVII, 80. Par. 
XXVI, 48. — Per est. possedere, go- 
vernare. Par. XIX, 131 ; XXII, 82. - 
Garantir da... Purg. XIX, 104. — 
Conservare, custodire, Inf. XIX, 98. 
Purg. XXV, 35. — Considerare, aver 
riguardo a... Inf. II, 11 ; XXVII, 92. 
Purg. XI, 18. Par. VII, 44. - Conser- 
vare per... Par. XXVI, 48. — Guar- 
dare a... far attenzione, osservare, 



Purg.XXV,12o.- Sost., Purg. XXVI, 
111. 

Civardia. Far guardiat guardare, 
Inf. X, 9. - La difesa, Inf. XVIII, 10. 
Purg. Ili, 129; Vili, 38; XXXII, 93. 

- La protezione. Par. XXXUI, 37. 
Guari 9 dallall. gar, molto, se- 
condo altri da gran re ? con la nega- 
tiva, Inf. Vili, 113. 

«aarire, dall' antico ali. warjan, 
werjanf guardare, proteggere ; sana- 
re, Inf. XXVII, 95. 

Gnaaeo, lat. Vaeco, uo Guascone. 
Il Guasco, Par. XVII, 82, è papa Cle- 
mente V, che è pure indicato, Par. 
XXVll, 68. 

«nasieosna. Par. XX, 66. 

Guastare) lat. vasiare; propria- 
mente: devastare. Par. XVIII, 132. 

- Per: rodere, Inf. XXXIII, 3. - 
Trasgredire, violare, Purg. I, 76. 

Gnastatare) quegli che devasta, 
distrugge, Inf. XI; 38. 

Guasto 9 contratto di guaetato; 
devastato, rovinato, Inf. XIV, 94. — 
Distrutto, rovinoso, Inf. XXIV, 19. ~ 
Sfigurato, Inf. XXiX, 91. 

Guatare^ dall'ali. u>achen, guar- 
dare ; guardare, attentamente, Inf. I, 
.24; XVI, 78; XXIX, 4, dove^uate, 
sta in rima per : guati. Purg. V , 58 ; 
VI», 96 ; XIX, 62. Par. XXIX, 42. - 
Guatarsi^ nel medesimo signif., Inf. 
Vl,6. Purg, IX,132. 

GuasBO) dal lat. vadum. Questa 
voce è probabilmente un'altra forma 
di guado, v. ivi. D. l' usa per : acqua, 
luogo acquoso, Inf. Xll, 139 ; XXXII, 
72. 

Guelfa) dall' ali. Welf, nome pro- 
prio sinonimo di Wolf, lupo. Un Guel- 
fo, uno della fazione della Chiesa, 
Par. VI, 107. 

GnerelO) d' orìgine incerta. Nel 
signif. prop. losco, Purg. XIX, 8. — 
Per est. dello spirito, Inf. VII, 40. 



208 



Guerra — Guido Bonatti. 



Guerri»9 dall' antico ali. werra, 
disputa, ribellione. Nel signif. prop., 
iBf. XX, 34 ; XXVll, J8; XXVIII, 10; 
XXXI, 119. Purg. VI, 82; VII, 185. 
Par. X Vili, 1S7 ; XXV, 6. - Per est. 
la resistenza, l'opposizione, Inf. IX, 
106. - Far guerra^ detto del mesna- 
dieri, assaltare, Inf. XII, 138 — d* un 
animale che ne assalta un altro, Inf. 
XV 11, sa.— La persecuzione, Purg. 
XV, 112. — La contesa, la nimicizia. 
Par. XI, 58. — Tutto ciò che incomo- 
da, Purg. XXVlll, 100. - Totto ciò 
che forma ostacolo, difflcoltfa, Inf. Il, 
4. Purg. XX, 145. 

Gufclielmo «alglielino, dal- 
l' ali. Wilhelm, Le persone di qoesio 
nome che trovansi nella D. C. sono : 
— Guglielmo Aldohrandexehij v. Al- 
D0B1IARDB8C1I1 — Guglielmo Borsiere, 

.V. BORSIBBC. 

GoslieliiM (Marehese), mar- 
chese del Monferrato che fu preso e 
ammazzato nel 1292 da quel di Ales- 
sandria della Paglia, il che fn causa 
di sanguinosa guerra in tra i 6gliuoli 
di lui e gli Alessandrini, Purg. VII, 
134. 

Ciii|;llelaiO) cut quella terra plo- 
ra, ec. Par. XX, 62, è Guglielmo II 
re di Sicilia di stirpe nonnanda, prin- 
cipe giusto e buono, nato nel 1167, 
morto nel 1189. 

Gagllclmo , eroe piuttosto ro- 
manzesco che storico a cui i Trova- 
tori hanno attribuito i gesti di più 
persone storiche di tal nome, come 
di Guglielmo governatore di Tolosa 
a tempo di Carlomagno, che verso la 
fine della sua vita si ritirò in un chio- 
stro e che è venerato sotto il nome 



di san Guglielmo dal Diserto; e di 
Goglieimo IX duca di Aqaitania ; e 
di alcuni altri ancora, Par. XV III, 46. 

Guida, il conduttore, Inf. I, 113. 
Purg. V,62 ; XVI, 10, 93 e 100; XIX, 
63. Par. HI, 23; XI, 36; XXII, 1; 
XXIII, 34. Questa vece è senipre fé- 
min. qualunque sìa il soggetto a cui 
si riferisca. 

Guidare, dall'ali. tMtden, condur- 
re alla pastura. Nel sigoif. flaioo e mo- 
rale, Inf. Il, 10 ; XII, 98 ; XXI, 120 ; 
XXV1,22. Purg. I, 43; III, 24; VH, 
87; XX, 135; XXMH; XXVll, 23. 
Par. V, 77; XVllI, 12 e 109; XXV. 
49 ; XXXI, 125. Con amara ironia Fi- 
renze è detta la ben guidata, Purg. 
XII, 102. 

Guido, nome proprio dall'ai I. jleii, ^ 
lat. FtitM. Le persone di questo oome^ . 
mentovate nella D. G. sono : « 

Guido. Inf. XXX, 77, cioè: il con- 
te Guido da Romena ì coi possessi 
erano in Casentino o Valdarno supe- 
riore, e che indusse Maestro Adamo 
a falsificare il fiorino d'oro. 

Guida del Causerà, gentiluo- 
mo di Fano che fu affogato in mare 
per ordine di Malatestino signor di 
Rimini, Inf. XXVlII, 77. 

Guido (l' uno e l' altro). Purg. 
XI, 97. Si suppone che in questo luo- 
go D. abbia voluto indicare Guido 
Guinicelli, v. ivi, e il suo amico in- 
timo Guido Cavalcanti, i di cui fa pur 
menzione, Inf. X, 60 e segg. 

Guido (Conte), stipite della po- 
tente famiglia dei Conti Guidi che D. 
fa discendere dalla famiglia fiorentina 
dei Ravignani, Par. XVl, 98. 

Guido Bonatti, v. Boitatti. 



1 Veramente D. oon f« certa dimostrMione di qaeet' iutimii amicizia, arendo posto il 
padre di Gaido all'Ioferao, Z, e arendo detto di Guido medeiimo. che aresse a diidegno 
Virgilio, quasiché poco curasse della poesia di cui fu eccellente cultore. Porse D. dopo 
sTere scritta la Vita Nuora mutò opiDÌooe. 



Guido di Carpigna — Halo, 



309 



CSitl4« di emrpì^p^m^ v. Cab* 

PIQHA. 

«alil« 4» Cmtelf v. Gastbi.. 

CaM« Cavaleantl, Ogliuolo di 
Cavalcante de' Cavalcanti che D. tro* 
-va neil' Inf. X^ 60, e isegg. e che parla 
«OD lui del 8Q0 figliuolo Guido, amico 
intimo di D. il quale nella VìtaNiAOva 
lo dichiara suo primo amico, poeta e 
pensatore profondo, onde eragli ve- 
nuta la fama di ateo. Morì nel 1300 
nel qual tempo appunto era stato ri- 
chiamato dairosiglio. Ho detto sopra, 
esser probabile che si alluda a lui nel 
Furg. XI,97. 

CliiM« del 9ae«9 ▼. Duca. 

CaM«CliilnieellÌ,y.6ufiiiGBLLi. 

Calde da PraU^ ▼. Pbata. 

Caldo da Manteffeltro^ che 
senza nominarsi racconta la sua vita 
e la causa di sua dannazione nel- 
V Inf. XXVII. 

Caidosnerra) della illustre fa- 
miglia dei Ravignani di Firenze, po- 
litico e guerriero celebre del xiiisec. 
Dante lo trova air Inf. XVI, 38 e segg. 

«alBleeUl (Guida ),di Bologna, 
uno dei più antichi poeti italiani mol- 
to stimato da D. che nel suo trattato 
De Vutgari Eloquenlia lo chiana ma- 
wimun Guido. D. lo trova nel Purg. 
XXVI, M; — è probabilissimo che 
sia pure parlato di lui, Purg. XI, 97. 

CSaiaa, dall' antico ali. unta; il 
oiodo, la maniera. Par. IV, 55 — e al 
pi., Purg. V, 99. — il guisa, «Ha fog 
%\B dì... Inf. XVII, 37. Purg. VI, 66 ; 
XV, 3. Par. Il, 46 ; X X, 97. - In guisa 
di... Inf. XXVIII, 1351. 

«uiMardo (Roberta)) Ogliuo- 
lo di Tancredi cavaliere n ormando. 
Aiutò suo padre al conquisto della 
Sicilia e deir Italia inferiore, e morì 
essendo duca di Puglia nel 1085, Inf. 
XXVIIl,14.Par. XV1II,48. 

GalUane d* Areaae ) uno dei 



più antichi poeti dell' Italia, poco sti- 
mato da D. che lo riprende d* avere 
scritto nella lingua municipale, cioè 
fiorentina, e non nella lingua nobile e 
comune d'Italia, Purg. XXIV, 66; 

XXVI, m. 

Cialsaare^ forse dal l'ali. u7tseA«n; 
far movimenti i^antanei come fanno 
i pesci per fuggire. Detto d' una co- 
stellazione, significa: alzarsi, sorgere, 
Inf. XI, 113 — della coda di Gerione : 
muoversi neir aria, Inf. XVII, 35. — 
Contorcersi per dolore, luf. XIX, 36 
e 32. — Detto del sonno: svanire, 
Purg. XVII, 42. — Semplicemente : 
muoversi, Purg. XXV, 36. 

Galasa, l'atto del guizzare. Detto 
della fiamma che si agita, Inf. XXVII, 
17. — Il movimento, in genere, Purg. 
XXV, 25. -<- La vibrazione della cor- 
da. Par. XX, 143. 

«arse, voce latina ^r^fs ; il gor- 
go. Par. XXX , 68. 

«asiare. Purg. XX Vili, 132; 

XXX, 144. Par. X, 6; XXVI, 116. - 
Provare, sentire, in genere. Par. Ili, 
39 ; XXXU, 123. - Gustare di... Purg. 

XXXI, 128. Par. 1,68; XXXI,111. 
Gasfe, la sensazione del gusto, 

Purg. XXIV, 152; XXXII, 44. - 
L' atto del gustare, dello assaggiare. 
Par. XVII, 131. - L'appetito, Inf. 
X11I,70. Par. XXXI1,122. 

«assaale, ali. Witsand o Weis- 
sand, sabbia bianca ; villaggio della 
Fiandra, propinquo al mare, Inf. XV, 
4. Alcuni mss. leggono Guizzante. 



Haio, cosi si dèe leggere. Par. 
XXV1I1,33, e non Allo come la Cr. 
— L' Halo, comune : Alone, ò quel 
cerchio colorato che apparisce intor- 
no alla luna secondochè 1* aria ò più 
meno densa per vapori. 

14 



210 



Hei — Idolo, 



He!) interiezione di dolore, Inf. 
XVI, 19, ovvero ehi secondo Buti, 
Landino, Vellutello e Daniello. La 
Gr. e le ediz. moderne leggono «i, 
cioè : eglino, v. ivi. 

Hnlf interiezione di dolore, Porg. 
XVI, 64. 

I. 

I, la lettera, Inf. XXIV, 100. Par. 
XVIII, 78. 

I, pi. deir articolo ily Inf. 1, 57 e 90; 
li, 78 e 127; 111, 40, 4«, 101 e 103. 
Purg. 1, 21 e 112 ; 11, 26. Par. Il, 60 ; 
111, 12, e cosi ad ogni pagina. 

■\ pronome della prima pera, per : 
io. Le ediz. variano all' infinito, qaali 
scrivendo io^ quali t' e quali t; questa 
forma è la più antica perché primiti- 
vamente non usavansi apostrofi, Inf. 
1,8,10,21,36, 54,61, 86, 112,190, 
134 e 136. Purg. 1, 61. Par. I, 94, e 
cosi ad ogni pagina. V. Io. 

I, pronome della terza pera. Al sing. 
per : a lui, Inf. XXII, 73, ma la lez. è 
mal sicura, la Gr. legge bì per : egli, 
anch' éi, che io preferisco. — Al pi. 
per eon, gli, Inf. V, 78 ; VII, 53. Purg. 
XXIV, 125. Par. XII, 26, e spesso. 

I, avverbio per : ivi, Inf Vili, 4, 
ma la Cr. non Io pone. 

I, come carattere numerico : uno, 
Par. XIX, 128. 

I, per: Kl; nome di Dio, Par. XXVI, 
134,v. El. 

■aeob, ora Giacobbe, lat. Jacobug, 
il patriarca. Par. Vili, 131, XXII, 71. 

laeonio, secondo la Cr., e laeo- 
1^ la Nidob., Purg. VII, 119. Io pre- 
ferisco la prima forma come più si- 
mile allo spagnuolo yayme; è Giaco- 
mo li re di Sicilia e d' Aragona, nato 
nel 1291, morto nel 1327. 

Iae«po9 lat. Jaeobw, l'apostolo 
.san Giacomo, Purg. XXXII, 76. — È 



pure introdotto nel Par. XXV, a esa- 
minar D. circa la Speranza. 
Iacopo Rnalioaicolf v. Rusti- 

CUCCI. 

Iacopo 4a iSant' Andrea, v. 

AnORBà. 

laenloy specie di serpente che si 
scaglia dagli alberi solla sua preda, 
Inf. XXIV, 86. 

larba, re di Mauritania, Purg» 
XXXI, 72. 

laaoBf e in alcune ediz. GtMone, 
eroe greco, capo degli Argonauti, Inf. 
XVIII,86. Par. 11,18. 

lason, ffatello di Onia,cheotten- 
ne per promesse di danaro la diffnitè 
di pontefice dal re Antioco, Inf. XI X^ 
85. V. Lib. Maecab,, ii, 4. 

lattanaia, voce latina; la vanite,, 
la vanagloria. Par. XXV^62. 

Iattura, lez. della Cr. Par. XVI, 

96. V. GlATTURA. 

ikero, forma lat. per: Ebro, fiume 
di Spagna, Purg. XXVII, 3. 

ieéro, con l' accento sulla penul- 
tima per : Icaro, figlio di Dedalo, Inf» 
XV11,109. 

lee, accorciato delle prime sillabe 
del nome di Beatrice o di Bice, Par. 
Vll,14< 

Ida, monte di Creta, Inf. Xiv, 98. 

Iddio, forma antica usitatissima 
anco al presente per : Dio, Inf. 1,131 ; 
III, 103 ; IV, 38. Par. XX, 122; XXIV, 
130. — G. C. ò detto Iddio vtraee, Par. 
XXXI, 107. Le ediz. variano, alcune 
leggendo D/odove altro leggono Iddio» 

Idea, r idea prima, 1* archetipo, 
Par. XIII, 53. 

Ideale, ciò che appartiene all' idea 
prima, all' archetipo, Par. XIII, 69. 

Idioma, la favella. Par. XXVI, 
114. - Lo stile. Par. XV, 122. 

Idolatre, lat. idohlatrt», licenza 
poetica per: idolatri, Inf. XIX, 113. 

Idolo, r immagine d'un oggetto 



Idra — Imago. 



211 



che si riflelte negli occhi di alcuno, 
Purg. XXXI, 126. 

Mra, lat. f^ydra, serpe acqnatica, 
]nr.lX,40. 

Mrapieo, lat. hydropicus , Inf. 
XXX,11J. 

Idroipisia, dal lat. del medio evo 
%dro/»ttw,lnf. XXX,5«. 

lepte, lat. Jephte, eroe israelita, 
Par. V,66. V. Ii6.yurfic.,xf. 

■eri e ler, lat. htri, Inf. XXI, 111 
— lermaflina o Jer mattina, Inf. XV, 
58. - lernolle, Inf. XX, 1*7. 

Ien»niiii«, lat. Bieronymu», ora 
san Girolamo padre della Chiesa, vis- 
suto nel IV sec, Par. XXIX, 37. 

IflgeBia, lat. Jphìgenia, figlia di 
Agamennone, sacrificata a Diana, Par. 
V,70. 

I^ne) voce latina per : fuoco, Purg. 
XXIX, 102. Par. XX Vili, «5. 

I^bUo, infocato, fiammeggiante. 
Par. XXV, 27. 

Igiior»BMi. lof. VII, 71. Purg. 
XX, 145; XXII, 47. 

Ignoto) forma latina per: inco- 
gnito, Par. XI, 82. 

IgnndO) lat. nudus^ forma usata 
da D. senza distinzione per : nudo, 
V. ivi, luf. Ili, 65; VIM11; XVlll, 
25. 

Mgnmìe^ lat. mqualis, forma antica 
per: eguale, Purg. Vili, 108; XV, »; 
XXVI1,120. Par. XV,77;XXXI,129. 

Ignalmente^ egaalmente, Purg. 
XX, 11. Par. IV, 5; XXXII, 39; 
XXXIII, 120 e 144. - Tgualemente, 
conforme ò richiesto dal verso. Par. 
IV, 26. 

■1^ lat. t7/e, articolo masc, Inf. I, 
15, 28, 30, 35, 38, 56, 60, 71, 75, 77, 
83, 85, 99 e 101, e cosi ad ogni pagi- 
na. Composto con le prep. di, a,da, ec. 
forma le prep. articolate del, al, dal, 
colf nei, ee. 

Il) pronome masc. della terza pera., 



Inf. II, 31, 33 e 106; V, 110; Vili, 9 e 
64; XXXIII, 131. Purg. I, 89; III, 
106; IV, 67. Par. I, 75: IV, 78; V, 
125, e più spesso. — Talvolta come 
affisso del verbo dtfW per: dite il, o, 
lo dite, Inf. X II, 63. — Dimandai, per : 
dimanda il, Inf. XIII, 82. -^ Udii, per: 
udì il, Inf. XXIX, 27. - Vidil, Purg. 
IX, 80. - Ditel, Purg. IX, 85. - Per- 
mairi, per: ferma il fi, Par. V, 41.— 
Quando il ò preceduto da una vocale 
prende la forma '/ p. e. ehi 'l concede, 
Inf. II, 31. — Come affisso china 'l o 
chinail in altre ediz., Purg. II, 40. — 
Ouarda'lo guardail, Purg. HI, 106. 

— Steruel o elernil, per: il, o, lo stor- 
ne. Par. XXVI, 40, 43. — Combinato 
con non forma noi, Inf. VII, 126; 
XXVIi, 114. Purg. HI, 110; VII, 15. 
Par. 1,58. 

Ilerda, ora Lérida citta della Spa- 
gna, Purg. XVIH, 101. 

IIÌ0B9 ovvero Troia, Inf. I, 75, 
Purg. XII, 62. 

Iliatorsl Inlatoral, come 
legge la Cr., verbo formato da in e 
lui, per: penetrare in lui, Par. IX, 73. 

- Confronta Inleiarn , Par. XXII, 
127. Immiarsie Inluarei, Par. IX, 81. 

IllamiiiaBte , epiteto dato alla 
Grazia Divina , Grazia illuminante. 
Par. XXIX, 62. 

■llaminatO) uno dei primi aegua- 
ci di san Francesco d* Assisi, Par. 

XII, 130. 

Illasirare) rischiarare. Par. IV, 
126. 

Illnsire 9 chiaro. Par. XVI, 90 ; 
XXII, 20. 

Image^ forma antica e poetioa 
per: imagine, Purg. XXV, 26. Par. 

XIII, 2; XIX, 2 e 21. -- Nei signìf. 
di:idea. Par. 11,132. 

laaaKloe^ v. Ihmaginb. 
Imago, altra forma antica e poe- 
tica, per: immagine, Inf. XX, 128. 



212 



Imbarcare — Impacciare. 



Par. XX, 76; XXXIll, 138. Alcuni 
scrivono immago. 

Imbarcare) da barca; caricar 
una nave. Nel signif. fig. guadagnare, 
portar via, Purg. XXVI, 75. 

Imlwstiarsi) trasformarsi io be- 
stia, prendere i costumi di bestia, 
Purg. XXVI, 87. — Particip. imbe- 
sitato, nel medesimo verso. 

Imbianeare^ da in e dall' ali. 
hlank'; rischiarare, Inf. II, 1^. — 
Delia vite che perde il suo verde, che 
si secca, Par. XII, 87. — Imbiancar 9i, 
rilucere, divenir chiaro, Purg. IX, % 
Par. VII, 81.- Nel signif. fig. farsi 
chiaro e intelligibile. Par. Vili, 112. 

Imboeeare^ dal lat. in bucca; 
propriamente: prender con la bocca, 
mettere in bocca. Nel signif. fig. ri- 
cevere, prendere, cogliere con l' in- 
telletto, Inf. VII, 72, dove imbooche, 
è posto in rima per: imbocchi. 

Imbolarsi) forma antica per: in- 
volarsi, scomparire, Inf. IX, 103. 

Imborsami) dall' ali. burg, bor- 
go; empirsi di borghi, di citta. Par. 
Vili, 61. 

Imborsare) v. Borsa. Nel signif. 
prop., mettere nella borsa. Nei si- 
gnif. fig., contenere in sé, avere, Inf. 
XI, 64. 

Imbrunare) dall'antico ali. brùn; 
maturare, Purg. IV, %1. 

Immaginare) immaginarsi, for- 
marsi idea, immagine, Inf. XXIU, 24. 
Par. XIII, 1, 7 e 10; XXXI, 137. - 
Credere, Inf. XXIII,33 ; XXXIV, 106. 
Purg. IX, 32. — Ricordarsi, Purg. 
XXVII, 17. — Rappresentarsi, veder 
con la mente, Inf. XXIIl, 24. Purg. IV, 
68. — Particip. immaginato ^ per: effi- 
giato, rappresentato, Purg. X, 41 e 62. 

Immaginare) sost., l'immagi- 
nazione, ciò che uno s' immagina, 
Purg. XVII, 48. Par. 1,89; XXIV, 26. 

Immaginativa) Timmaginazlo^ 



ne, la facoltà d' immaginare, Purg. 
XVII, 13. 

Immagine) lat. imago, Inf. XV , 
10 e 83; XVII, 7; XVIII, 13; XXIII, 
26; XXIV, 5* XXV, 77; XXX, 68. 
Purg. IX, 142; X, 39; XVII, 31. - 
L'immagine, l'apparenza opposta alla 
realità, Purg. XXX, 131. - Per: im- 
maginativa, la facoltà d immaginare, 
r immaginazione, Purg. XVII, 7 e 21. 
Par. I, 53. ^ L' immagine, la forma 
umana, Inf. XX, 22. 

ImmagO) v. Ihaoo, forma latina 
per: immagine, Inf. XX, 123. Par. 
XX,76;XXXIII,138. 

Immegiiarsi) dal lat. melior ; 
ammegliorarsi, divenir più perfetto. 
Par. XXX, 87. 

Immenso. Purg. XXVII, 70. Par. 
XXIV, 7. 

Immlami o Inmiarsl) da mi o 
me; verbo formato da D. per signifi- 
car : penetrare in me. Par. IX, 81. — ' 
Confronta Inluiabb, Intuarb e Iif- 

LBARB. 

Immillarsi, dal lat. miUe ; molti- 
plicarsi a migliaia. Par. XXVIII, 93. 

Immobile. Purg. XIX, 126; XX, 
139. Par. XXX11I,98. 

Immollare) dal lat. molli», im- 
mergere, bagnare in un liquido, im- 
molle, per : immolli, Inf. XII, 51. 

Immondo) impuro, Inf. VII, 51. 

Immortale) eterno, Inf. II, 14. 

ImmotO) immobile, che non muo- 
ve, Par. XXV, 111. 

ImO)add., l'inferiore, il più basso, 
Par. XXIX, 34. 

ImO) sost, Inf. XVIII, 16. Par. 
XXX, 109. 

Imo (ad), V. A. 

Impaeeiare, credo questo verbo 
derivato dal lat. impedieare, impedi- 
re, imbarazzare, Purg. XI, 75. — Par- 
ticip. Impacciato, Inf. XXII, 151, è 
detto dei Diavoli caduti nella pece 



Impaludare — Imporre. 



913 



bollente. — Fra impacciata p Purg. 
XXI, 6f è un camino difficile, in- 
gombro. 

Impaladare, dal lat. peUus, pa- 
ludit, divenir palude, Inr. XX, 80. 

Impaniato, da jMnt'a; caduto 
nella pece bollente, Inf. XXIl, 149. 

Imparadisare, far felice, dare 
le gioie del Paradiso, Par. XXVIII, 3. 

Imiiarare. Purg. VI, 3. 

Impari, incomparabile, senza 
eguale, Par. XIII, 104. La Gr. e aU 
coni antichi interpreti hanno letto e 
quel vedere impari invece di ^ quel ec. 
ed hanno preso imparif per il con- 
giuntivo di : imparare, lez. dalla qua- 
le è difficile, per non dire impossibile, 
di cavar senso plausibile. 

Impedimento, V ostacolo, Inf. 
II, 95. Par. 1, 140. 

Impedire, porre ostacolo, Inf. I, 
36 e 96; 11, fi«; V, sa. Purg. IV, 117. 
Par. XXXI, 21. — Particip. Impedito, 
Purg, VII, 60 ; XI, 5«. Par. Vili, 24. 
— Preoccupato d' una cosa, Inf. 
XXIX, 28. 

JImpegoiato,dape9o/a, invischia- 
tSdipece, Inf. XXII,86. 

Impelare, dal lat. pilue; coprir 
di peli, Purg. XXIII, 110. 

Impellere, verbo tolto dal lati- 
no , spingere ; perf. impulse , Par. 
XXVil, 99. 

Impennarsi, prender le ali. 
Par. X, 74. 

Imperadore e Imperatore, 
le ediz. variano ; la prima forma è an- 
tica e meno usata della seconda. — 
Un Imp. Romano, Purg. X, 76. ~ Un 
Imp. Allemanno, Purg. VII, 94. — 
Spesso Dio é detto Imperadore^ Inf. I, 
124. Par. XII, 40;XXV, 41 . - Satanno 
(> detto V imperador del doloroeo regnoy 
Inf. XXXIV, 28. 

Imperadriee e Imperatrlee, 
Inf. V, 64. Purg. Ili, 113. 



Imperare, dominare, regnare, 
Inf. VII, 82. — Dominar con la vio- 
lenza, opposto a : reggere con amore, 
Inf. 1, 127. 

Imperehè, antica forma per: per- 
chè, come : impromettere per : pro- 
mettere. Come sost. il perchè, Purg. 
Ili, 84. Aldo legge, forse meglio, lo 
perchè. 

Imperio, e talvolta anco fuor di 
rima impéro, Purg. XVIII, 119. — 
Particolarmente 1' Imp. Rom. , Inf. 
II, 20. -* L'Imp. Ali., Purg. VI, 106. 
-> li Regno de'cieli. Par. XXXII, 117. 

Impeto, il movimento, la dire- 
zione. Par. 1, 134. 

Impetrare, acquistare, ottenere, 
guadagnare, Inf. XXIII, 27. Purg. 
XIX,96;XXX,132.Par.XXXII,147. 

Impetrato, dal lat. petroy v. Pec- 
cato. 

Impotnooo. Inf. IX, 68; XXIV, 
147. 

Impiaotro, lat. emplastrum. Nel 
sfgnif. flg. il rimedio in genere, Inf. 
XXIV, 18. 

Impietrare, dal lat. petra; pe- 
trificarsi ; metaforicamente come ef- 
fetto di eccessivo dolore, lof. XX XI il, 
49. 

Impigliare. Nel signif. prop., 
invilupparsi, Purg. V,83. — Per est. 
occuparsi, applicarsi, accudire ad una . 
cosa, Purg. V, 10; XIV, 117. 

Impln^naroi, dal lat. pinzute; 
propriamente: ingrassarsi. Nel signif. 
flg., guadagnare in perfezione, Par. 
X, 96; XI, 26 e 136. 

Impiombato, dal lat. plumbare, 
fasciato di piombo come il vetro d'uno 
specchio, Inf. XXIII, 26. 

Impolaroi, dal lat. polue ; avere 
poli, girare sopra poli. Par. XXII, 67. 

Imporre, lat. impoitcrr. Nel signif. 
proprio : por sopra, p. e. il lino sulla 
rocca, Purg. XXI, 27 -> l'ordito sul 



3U 



importuni — In forte. 



telaio, iDf. XVH, 18. — Applicare, 
scolpir sopra, Purg. X, 62. - Coman- 
dare, Inf. XIX, 63. Purg. XXV, 135. 

— Il tempo assegnato, Purg. XXllI, 
5. — Imponne, in rima per ; ne iai9)o- 
ne, 0, impone a noi, Purg. XXV, 135. 

— Al particip. imposto. 
Importuni, antica e nobil fami- 
glia di Firenze, Par. XVI, 133. 

ImpMalbUe. Par. Vili, 113; 

xxxni,.ioai. 

Impresiuire) dal laL prasgnare 
del medio evo; riempiere, gonfiare, 
Inf. XXXilI, 113. - Ingravidare, 
Purg. XXIV, H7; XXVUl,lio. 

Imprendere, dal lat. inr-prehen- 
deve prendtre; in tra preodara, co- 
minciare, accingersi a... Purg. XXV, 
.•)6. 

Iniprenia, l' iropronia, Par. VII, 
69. — L' impressione in genere, Par. 
XX, 76. — Ln forma, il sembiante, 
Par. XVIII, 144. Voce antiquata. 

ImpreniMre, dal iat» imprimere; 
propriamente applicare una impronta 
sopra alcuna cosa. D. r usa in signif. 
spirituale per : avece infhisad, Purg. 
VII,109 ; X,S»} XXUI,«6. - fmpren^ 
tarsi, prendere l elBgie , la forma 
d' alcuna cosa, subirne l'influsso. Par. 
IX, 96- — Imprimersi nelU) mente, 
Par. XXVI, J7. 

Impresa, da ìmprend^sre, Inf. li, 
41;XXXII,7. Par. XXXIII, 95. 

Impresse, v. Iiipriiisbb. 

Imprfa, primieramente, Purg. 
IV, 99, dove la Cr, legge in prima ed 
altri imprima. Par. XVII, 9, ove la 
Nidob. legge in pria. 

imprimere. Al particip. impres- 
so, Purg. X, 43; XXXIII, 80. - Im- 
presso di... Par. Vili, 46. — Nel si- 
gnif. d* imprentare, ette ha ricevuto 
un influsso celeste. Par. XVII, 76. 

Impromettere , antica forma 
er : promettere, Inf. Il, 126. 



Improntare, altra forma di: im- 
prontare. D. r usa, Purg. XVII, 128, 
per ^immaginare la vendetta, dipin- 
gersela con piacere. 

Imprnnare, dal lat. pnmus: 
pruno , arbusto spinoso ; ehifidere 
un'apertura con spine, virgulti, Purg. 
IV, 19. 

Impugnare, per est.^ combatte* 
re, contradire, Purg. XX Vili, 86. 

In, prep., Inf. I, 67, 61, 126, 127, 
e così di seguito ovunque. ~ Con mo- 
lo: verso, Purg. IV, 25. — Spesso 
questa prep. ha il signif. dell' m lati- 
no seguito dall' acc., evale: verso, 
contro, sopra, Inf. Vili, 63 ; XI, 32 e 
63; XII, 48; XIII, 49; XXIil, 87; 
XXV, 14; XXVIII, 136; XXX, ». 
Purg. XV, 96. Par. IX, 21 ; XXV, 
78, ec. — Con V artic. il, la ec. questa 
prep. prende ora la forma ne/, nello, 
nella, ec. V. queste voci. D. le separa 
spesso, onde trovasi : — In la, per : 
nella, Inf. VI, 51 ; VII, 41 ; XII, 47; 
Xlil, 97 ; XV, 49 e 82. Purg. VI, 92 ; 
XXII, 32 ; XXIV, 24. Par. V, 59; XV, 
93 ; XX, 49. — Inle, per: nelle, Purg. 
IX, 38; XXII, 5; XXIV. 22. - In lo, 
per: nello, Purg. XXXI, 121. — In 
gli, per : negli, Par. Vili, 27. - Spes- 
so la prep. in trovasi in composizione 
con altre prep. e con avverbi. 

In alto. Inf. 1,16. Purg. Vili, 112; 
XIX, 119. 

In basso. Par. XI,. 3. 

In breve, presto, in poco tempo, 
Inf. XXVIII, 56. 

In «osta, falli in costà, allonta- 
nati, Inf. XXII, 96. 

In dietro, v.Ikdibtro. 

In duo si seema. Inf. IV, 148, 
si riduce a due. 

In ella, per: in lei, Par. Vili, 13. 

In entro, in dentro, verso la par- 
te fntema, Inf. XXXIII, 96. 

In forse, essere, rimanere in for- 



in fuore — In eterno. 



215 



«e, cioè: rimaner dubbioso, incerto, 
Inr. Vili, 110. Purg. XXIX, 1S. * In 
perìcolo, Par. XII, 41. 

In fiMre,di fuori, Purg III, 138. 
— Verso il d! fuori, Purg. XX, 9; 
XXV, 112. 

In i^ù, e air antica per addolcir 
la finale. In ginc^ e In bIuso^ Tn 
già, Inf. XXIV, 137. Purg. XI, 73. - 
Verso il basso, Inf. XXXI, 89; XXXII, 
^. Par. XXI li, W. 

In «Ine. Inf. XXXII, 53. Purg. 
^11,13. 

In ^VM. Inf. IX, S3 ; XXVII, 31. 
Purg. IV, 93 ; VII, 58; XIX, 72; XXII, 
i34 ; XXXI, 58. 

In là) state in là, rimanete /disco- 
sti, state da parte, Inf. XXII, 60. - 
Fatevi da questa parte, Inf. XXIX, 
^0;XXX1,19. Purg. 111,65. 

In prliS) dapprima, al principio, 
Inf. XXIV , 143. Purg. XVI , 91 ; 

XVII, 9. 

In primis^ avanti, Inf. XI, 11. 
Purg. IV, 99; IX, 74. — In anticipa- 
zione, Inf. XIX, 91. — Prima, Purg. 
IV, 133. Par. XXX, 138. - Al princi- 
pio, Par. XVIII, 113. 

In 4n«) da questa parte, Inf. 

XVIII, 26. - Qui, Inf. XXXin,148. 
Purg. XVIII, 131 ; XXVII, 32. - Fin 
<iui.lnf. XXV,4;XXV11,117. 

In «inantof in tanto che, Par. IV, 
i IO; XXVÌ,88,^IaNidob. legge 9uan/o 
nei due luoghi. — Mentrechè, Par. 
XX11,110. 

In sn. Questa combinazione serve 
talvolta a dar maggior forza e preci- 
sione al signif. di una delle due prep. 
Così in sulU porle, Inf. Vili, 82, signi- 
fica : nelle e sopra le porte — > in sulla 
*(V/ia,lnf. 1X,92 Purg. IX, 104, so- 
pra la soglia — in sulla sponda, Purg. 
XXX, 61, sopra la sponda. — Gene- 
ralmente: sopra, Inf. IV, 7; XVII, 
91 ; XXI, 101. Purg. I, 130; V, 124; 



XVI, 115 ; XXXII, 87. Par. XXI, 11*»; 

XXII, 62; XXV, 8; XXVII, 70 - 
In sul pianto, rltoroare a piangere, 
Purg. XX, 144. — In sul punto, nel 
momento, Inf. 1, 11. — In sulla morte, 
neir istante del morire, Purg. XXVII, 
88. — Talvolta in su significa sempli- 
cemente: in alto, Inf. I, S8; X, 33; 
XXVII, 1. Purg. XIII, 421. 

In «ne. Purg. iV, 47 ; Vili, 23. 

In muw. Inf. XVI, 131 ; XXVI, 
140. Por«. 111,77; VII, 184; XII, 83; 
XXV, 113. Par. I, 50; 11, 22; XXI, 29. 

— In rima, in soso, Inf. X, 45. 

In $nnt«, in tanto temffo in quan- 
to, Purg. XXXII, 140. Par. II, 23. - 
Nel mentre, Purg. 111,46. Par. XXII, 
109; XXVI, 88. — Tantoché, Par. 
XXX, 164. V. Intanto. 

In vére Invèr^ per: in vèrso, 
Inf. XVI, 95; XXXII, 78. Purg. IX, 
69; XIX, 52, e più spesso. V. Inverso. 

— In, unito a sostantivi e addiettìvi 
forma con essi dizioni avverbiali, 
come : 

In anima) quanto all' anima, 
Inf. XXXIII, 156. 

In aito, è r in aciu degli Scola- 
stici opposto a tn polentia o in virtnte, 
V. ivi; realmente, in effetto, Purg. 
XXV, 84. 

In eamcf durante la vita terrena, 
Par. X, 116. 

In e«n trarli») in senso opposto, 
Inf. XVI, 26; XXXI, 138, nell'ultimo 
luogo la Cr. legge incontro. 

In eorpo 9 corporalmente, Inf. 
XXXIII, 157. 

In eostrntto. Par. XII, 67. Con- 
frontando questo luogo con Par. 

XXIII, 24, e con Pnrg. XXVIII, 147, 
siamo necessitati di dare a questa di- 
zione il signif. di : affinchè fosse no- 
minato con un nome che esprimesse 
ciò che egli era in effetto. 

In eterno, eternamente, Inf. VI, 



2i6 



In fretta — Incenerarti, 



99; VII, 55; XI, 66; XX1II,67. Purg. 
XXIX, 87. 

la fretta 9 prestamente , Inf. 
XXXI, 130. Purg. XXIV, 66. Par. 
XXII, 16. 

In Brid«) secondo il roroor popo- 
lare, Par. xvn,53. 

IB Infamia. Purg. XX, 114. 

In Ino^o, in vece di... Purg. 
XVIII, 146. 

In menehe^tn meno tempo che... 
Inf. XXII, «I. 

In parte. iRf. IV, 71. Purg. XI, 
84 ; XXXIII, 137. Par. Il, 74; XI, 136. 
^ Per: da parte, 0, in^ disparte, inf. 
IV,1J9. 

In pie e In pleile^ diritto. — In 
pie, Purg. XXXIII, 8. - In piede, Inf. 
XVIII, 13«; XXXIV, 94. - La dizio- 
ne portare su$o in piede, Purg. IX, *7, 
è molto oscura; la spiegazione comu- 
ne : co' piedi, 0, cogli artigli, può sola 
ammettersi, ma non ò però esente da 
durezza. 

In poeo, sottinteso : tempo, lof. 
XXV, 107. 

In poea ora^ in poco tempo, Inf. 
XVI, 105; XXXIV, 104. 

In «laellaf sottintesa: ora, in 
quel momento, Inf. Vili, 16; XII, 12. 

In somina, in sostanza, anal- 
mente, in conchiusione, Inf. XV, 106. 

In traeela. Inf. XII, 55, l' esprea- 
sione è oscura, e può significare : in 
fila, in ischiera, 0, in caccia. 

In veee, in luogo di... Inf. XllI, 0% 

In vlrCntC) dizione scolastica : 
virtualmente, opposto a: formalmen- 
te, 0, attualmente, Purg. XXV, 80, è 
r m potenlia degli Scolastici, opposto 
air m actu. 

Inviata) quanto all'esterno, al- 
l'apparenza, Purg. I, .32. — Con sem- 
biante, Purg. 1, 79. — Aver l' aria di... 
Purg. XllI, 101. — Alla vista, Purg. 
X,8I;XXXII,147. Par. IX,68. 



In ▼ano, ▼. Irvako. 
In Taita, indietro, Inf. IX, 2. 
In andanda 9 cammln facendo, 
Purg. V, 45, e secondo la.Nidob.,lnf. 

X, 124, dove la Gr. ha semplicemente 
andando. 

In exitn Israel de EglttOy 
Purg. II, 46: Neil' escita d'Israele 
dall Egitto ; parole latine con le quali 
comincia il Salmo cxiv (cxiii). D. al- 
lude spesso a queste parole nelle sue 
opere per significare la redenzione 
delle anime il trapasso dalla vita 
mortale all' eterna. 

In te Damine speravi. Purg. 
XXX, 83: Io sperai in te, o Signore; 
parole latine con che comincia il Sal- 
mo xxxi (XXX). 

Incappellarsi, da cappello, or- 
narsi la testa i capegli, Par. XXXII,. 
72. 

Ineareate, da carco, v. ivi, cari- 
cato, calpestato, Inf. XXIII, 147. 

Ineareeràto. Inf. XIII, 87. 

Inearoarsi, prender carne, Par. 
VII, 120, dove è parlato dell'Incarna- 
zione di G. C. 

Ineareo, contratto di incarico.. 
Nel signif. prop. il carico che uno- 
porta, Inf. XXX, 12. Purg. XIU, 138. 
— Per est., il corpo del quale l'ani- 
ma è cftrca, Purg. XI, 43. — Le cari- 
che, i pubblici impieghi, Purg. VI^ 
133. 

Incendia. Nel signif. prop., Inf. 

XI, 36. Purg. IX, 32. - Le fiamme 
dell' Inferno, Inf. Il, 93. — Le fiamme 
che cadono sopra i Dannati, Inf. XIV, 
47. — L' ardore, il caldo smisurato,. 
Purg. XXVII, 51. - Nel Paradiso le 
anime de' Beati per il loro splendore 
sono dette incendi, Par. XIX, 100; 
XXV, 80 — similmente il loro splen- 
dore. Par. XXVIII, 91. 

Inceneraral, ridursi in cenere, 
Inf. XXV, 11. 



Incenso -« indarno. 



217 



Ineens^fdal lat. incendtre; aro- 
ma, Inf. XXIV, 110. Purg. X,61. 

lBecna«^ per: inceso, partioip. 
di itìcendire; ioAammato, Par. XXII, 
139. 

Inceri* 41.,. Purg. X, 19. 

Iiiee««9 particip. di incendere, 
Inf. XXII, 18; XXVI, 48. - Arso, oc- 
casionato da arsione, Inf. XVI, 11. 

iBehledere^ lat. inquirtrt, do- 
mandare, ricercare di... Purg. VI, 71. 
La Nidob. legge et chine. 

InehlBare^ lat. inclinare; ad uno, 
inchinarsi davanti ad alcuno, dimo- 
strargli rispetto, Inf. IX, 87. — Inchi- 
naniy coricarsi, Purg. IX, 11. 

■nehlostro, lat encaustum, Par. 
XIX, 8. — Per est. al pi. le scritture, 
i versi, Purg. XXVI, 114. 

Inehiudercy lat. includere, chiu- 
dere, contenere, Par. XXX, i% 

Ineidere, tagliare, Inf. VII, 100, 
lez. dell' Aldo; tutte le altre edìz. 
hanno ricidemmo, v. ivi. — Scolpire, 
segnare, Purg. Xll,134. 

Ineielare, alzare al cielo, beati- 
ficare. Par. Ili, 97. 

Inclsnersl in uno, dal greco 
sfxuo tnct<n« e non incinctùt; essere 
incinto di... Inf. Vili, 46. 

Inein^piami, verbo formato da 
D. di angue; moltiplicarsi per cinque. 
Par. IX, 40. i 

Inclito^ voce latina, > illustre, 
Par. XXV, J9. 

Incognito 9 sconosciuto, Purg. 
VII, 81, alcuni a torto Io vogliono 
sost. e indistinto per il suo add., men- 
tre è a rovescio. V. Indistinto. 

Incominciare, lat. m-cum-int- 
liare,lnf.V,25;XXVll, 35; XXIX, 



IWt Par. XXVI, 43; XXVII, 12. - 
Cominciare un discorso, Inf. V, 73. 
Purg. Ili, 74 e 103. Par. XXI, 61. 

InconanmaMle, che non si può 
consumare. Par. XXVI, 1S5. 

Incontanente, lat. in conHnenti^ 
sdbito, Inf. Ili, 61. 

Incontinensa* Inf. XI, 82. 

Incontra, verso, Purg. 111,14 
V, 29. La forma inoontro, v. ivi, è pit» 
usata. — Per : cootra, Inf. X, 84. 

Incontrare, dal lat. in conira, 
Inf. XV, 16. — Incontrarsi, Inf. XI,. 
72; XXV, 93. — Incontra^ verbo im- 
pera, avviene, accade, Inf. IX, 20; 
XXII, 32. Purg. XXII, 54. Par. XIII, 
118. 

Incontro, avv., Inf. I, 59; VII,. 
28 ; VIII, 99; XIV, 45. - In senso con- 
trario, Inf. XXXI, 138. - Prep. In- 
contro a... Inf. X, 84. Purg. XXVI, 
29. Par. VI, 44; XVII, 2; XXVUI, 1, 
dove la Nidob. legge contro. 

Incoronato. Inf. IV, 54. 

Incredliiile. Inf. XIII, 50. Par. 
XVI, 124. 

Inereocere, dispiacere, aver & 
male, Inf. XXVII, 23 e 24. - Far di- 
spiacere, lof. XXVII, 82. - Aver 
compassione d' alcuno, Purg. XUI^ 
129. 

Incrocicciaiaroi, dal lat. m- 
crwa?,lnf.XVm,101, 

Incuorare, dal lat. m cor, e tal- 
volta Incorare ) imprimer nel cuo- 
re, Purg. XI, 118. — Incoraggire,. 
Purg. XXX, 60. 

Incurvare. Par. XXV, 39. 

Indarno, voce derivata dalle lin- 
gue slave; invano, Inf. XIII, 150;. 
XXX, 157. Purg. Ili, 48; XIV, 20 r 



1 Dante dice: ■ Questo centeefm' anno ancor sMneloqua, » cioè si ripeterà cinque Tolte;, 
o : passeranno ancora cinque secoli ; e non : si moltiplicherà per cinque, poiché allora sareb- 
bero SS secoli. 

2 piuttosto greca : X/.UTÒ^ celebre, illustre. 



218 



Indegno — inebriare. 



XXXI, 63. Par. XI, 104; XIII, 121 ; 
XXin,B1; XXVIII, 67. 

Indegni») lat. indignu», IdF. II, 
10. — Nel sigaif. di tiMl^tialiM indi- 
gnato di... Inr. IH, 54. 

iBdl, avv. di luogo; di lii, Inf. 
XXIII, 57. - Per là, Parg.XVI, 118; 
XXIII, 124. - Per indi, inr. IX, 75. - 
Avv. di tempo, allora, Inf. X, Iti ; 

XXVI, 88; XXVIll, 63. Porg. V, 115; 
X1I,91;XV,94;XIX, 65; XX, 112; 

XXVII, 44; XXXIl, 25. Pfcr. XXII, 
tW; XXIV, 83; XXV, 82. - Da indi, 
dappoiché, Inf. XXV, 4. - Di Ik, 
Purg. XXVIll, 102. Par X, 13. ~ 
Talvolta questi due signif. «ono per 
modo congiunti, che non è agevole 
propriare quale prevalga, Inf. XIV, 4; 
XIX, 133. >- Per ciò, in, Par. XX, 60. 

Indi» 9 regione dell' Asia, Inf. 
XIV, 32. 

iMliamU da Dio, essere assòrto 
in Dio, Par. IV, 28. 

IndieO) Indiano, d' India, Pttrg. 
VII,74> Non è noto precisainente qual 
sia V indico legno di cui parla il Poeta, 
non sembrando convenire all'ébeno 
r epiteto di *ereno. benché I cemen- 
tatori intendano appunto quel legno. 
Landini e Vellutello hanno interpre- 
tato intlico per indigo di cui non è 
«erto se si conoscesse 1* uso in Euro- 
pa nel XIV sec. 

■ndietrOf lat. in de retro, Inf^ I, 
26:IX,55;XI,94;XII,78; XV, 98; 
XX,14. Purg. I, 118; VIII, 62; IX, 
132; XIV, 141. — Indietro indietro, 
sempre addietro, Inf. XVII, 101. — 
Dietro da sé, Inf. XXIII, 20. 

iBdi^ere^ verbo tolto dal latino ; 
aver bisogno, Par. XXXIII, «RS. 

lodlstlnlov so®^ Uu oggetto che 
a malapena si distingue, Purg. VII, 

81. V. iNCOOfflTO. 

IndteiAy lat. indìcium, il segno di- 
stintivo, Purg. VII, 37; XXVI, 8. 



Indi», fiume delle Indie Orientali, 
Par. XIX, 71. 

Iiid«9 no Indiano, an abitatore 
delle Indie, Purg. XXVI, 21 ; XXXIl, 
41. Par. XXIX, 101. 

IndonitO) non domalo, o, indo- 
mabile, Purg. VI, 98. 

IndOBBAral) da donna, dtiminuj 
impadronirsi, Par. VII, 13. 

Indovansi) da dwe, veri>o for- 
mato dal Poeta per signif. prender 
luogo, collocarsi, Par. XXXIII, 138. 

Indovina, dal lat. dioinwy la di- 
vinatrice, Inf. XX, 122. 

Indrneaml, dal lat. draoi; tras- 
formarsi in drago, prender natura e 
ferocia di drago. Par. XVI, 115. 

Indnémi, dal lat. duo ^ la Cr. 
legge adduarsi, v. ivi ; duplicarsi, Par. 
VII, 6. 

Indugiare^ dal lat. inducìm, tar- 
dare, rimettere ad altro tempo, Inf. 
XXI, 28; XXVIll, 44. Pnrg. IV, 132. 
— Indugiar la morte, Par. XX, 51 , ri- 
tardare. 

Indn^ia, dal lat. iAduo><B. la tar- 
danza, Inf. XXVII, S5. Purg. Xlit, 12; 
XVI1I,107. Par.XX,», 

Indulgere, verbo tolto dal lati- 
no; usare indulgenza, perdonare. Par. 
IX, 34. — Dare, concedere, Par. 
XXVll, 97. 

Indurare) divenir doro, Porg. 1, 
104. 

Indurre, contratto di indueere, 
ma più usato: condurre, Inf. XII, 87, 
dove la Nidob. legge conduce. — Ca- 
gionare, Par. XIX, 119. — Impegnare, 
persuadere a... Inf. XIII, 51 ; XXX, 
89. — Introdurre, allegare, far men- 
zione. Par. XII, 34. 

Inebriare o Innelirlàre* dal 
lat. tbrius, propriamente : ubriacare. 
Nel signif. fig. d' una armonia che 
inebria. Par. XXVII, 3. — Particip. 
inebriato, inebriato d' odori. Par. 



ineffabile — Infondete. 



219 



XXX, 67. — Detto degli occhi pregni 
di isgrimo, Inf. XXiX, % 

laeffaMle^ che non si pu6 dire, 
Purg. XV, 67; XXIX, «9. Par. X, 3; 
XXVII, 7. 

In entrO) v.Ik. 

la eterno^ v. Trr. 

InfalUMte. Inf. XXIX, 56. Par. 
VII, 19. 

Infamia, la vergogna, Inf. IH, 
36, dove la Nidob., Aldo e più mw. 
leggono fama, Inf. XXVI! , 66; 

XXXIII, 8. Purg. XX, Uh. - L'in. 
famia di Creta, Inf. XII, i%, è il Mi- 
notauro; dove quasi tutte le ediz. 
leggono Cretl, per: Creta, ricliieden- 
do il verso che l'accento cada sopra 
r ultima sillaba di Cre/l. 

Inraagato, nome d' una famiglia 
nobile di Firenze nei tempi antichi, 
Par. XVI, 128. 

lutante, fi bambino, Inf. IV, 30. 
Par.XXXnM07,doveVlviani legge, 
con l'ediz. di Vendelino da Spira, 
fante ; io preferisco la lez. comune. 

Infermo, ammalato, Inf. XXIX, 
69. Purg. X, itt. — Infermo della 
mente. Par. VII, 48. — Come sost., 
Purg. VI, 149. 

.Infernale, ciò che appartiene al- 
l' Inferno, Inf. V, 31; IX, 38. Purg. 
XII, 118; XVI, 39 Par. XXVI, 138. 

Inferno, dal lat. infemum, Inf. I, 
110; III, 41; V, 10; VI, 40 e 84; X, 
1J6; XVI, 33; XVIII, 1; XXV, 13; 
XXVI, 3: XXVm, 60; XXIX, 96; 

XXXIV, 81 . Purg. Mt9; V, 104: VII, 
«1 ; XVI, 1 ; XXI, 34; XXII, 14. Par. 
VI, 74 ; XX, 106; XXXI, 81 ; XXXII, 
^3. — Dante chiama la parte inferiore 
-dell* Inferno dove sono puniti i più 
colpevoli dei Dannati ♦/ bansò Inferno, 
Inf. Vili, 75; XII, 95. 

Inferno, add.;appartenente all'In- 
ferno, Purg. 1, 45. 
Inflammare, lat. infiammare; 



detto del Sole, Purg. XVIII, 80 - del 
cielo. Par. XXi,1i6 - delle passio- 
ni, Inf. XIII, 67 e 68. ~ Infiammani, 
Par. XXIll, 123. — Particip. infiam- 
mato, ardente, Par. IH, 52; Xli, 143. 

Inflato, lat. infUitus, secondo la 
Cr. ed Aldo; la maggior parte delie 
ediz. moderne leggono enfiata con la 
Nidob. gonBato, Inf. XXX, 119. 

Inflmo, il più basso. Par. XXX, 
115; XXXIII, 22. 

Inflneiiè o Infln ehe, Inf. 1, fOI ; 
III, 113; XXVI, 142. - Tanto tempo 
quanto... Par. IX, 99. 

Infine. Inf. XXIV, 41, \w. della 
Cr.;la Nidob. e il maggior numero 
delle ediz. leggono al fine. 

InBniperol, propriamente: finge- 
re ; per : nascondersi, Inf. XXIV, 130. 

InflnUo.1nf. IV,9. Purg. Ili, 35 
e 122; XV, 67. Par. XIX, 45; XXXIll, 
81. 

Inflno, e spessissimo precedendo 
consonante Infln, senz' altra prep., 
Inf. X, 136; XIV, 118; XVII, 13; 
XXV, 21. Purg. IV, 46; XXXIl, 156. 
Par. XXV, 84. - Seguito da n, Inf. 
111,81; IV, 103; X, 53: XII, 103; 
XIV, 33; XVII, 29; XVHI, 18; XIX, 
24. Purg. 1,16; V, 63; IX, 90; XIV, 
34. Par vi, 38 ; XXII, 68; XXX, 9 e 
spessissimo. — Seguito da di, Par. 
XXIll, 123. - Seguito da in, Inf. 
XXVII, 134. -Seguito da eotto, Inf. 
XXV1II,65. 

Inllorarsl, dal. lat. flon, ortfina- 
riamente: ornarsi. Par. XIV, 13; 
XXIll, 72; XXV, 46. - Comporsi di 
fiori. Par. X, 91. — Immergersi nei 
fiori, Par. XXXI, 7. 

InflneBBla secondo la Cr., o In- 
flaensa, forma più moderna. Le 
ediz. sono divise , parte adottando 
runa, parte l'altra forma, Par. iV,69. 

Infondere, lat. infuudere: inspi- 
rare. Par. Vili, 86. — Particip. in fa- 



220 



inforcare — Inghirlandare. 



so, inspirato, communicato, Par. 1, 5%; 
XII], 44. 

Inforeare) dal lat. furca, propria- 
meote : prender co' denti o punte 
d' una forca, onde : prendere, strin- 
gere fra le braccia, Inf. XXH, 60.^— 
Prendere fra .le gambe , inforcare, 
mootare a cavallo, Purg. VI, 99. — 
Detto d' una costei lazione^che sembri 
tenere un astro fra le gambe, Purg. 
Vili, 135. 

Infforeall^ lez. del Buti e di al- 
cune ediz. moderne, Inf. XIV, 108, 
invece di forcala, v. ivi. 

InromiiiBte) v. Forma, ciò che 
dà la forma, Tjessenza, la natura pro- 
pria agli esseri, Par. VII, 137. 

Informare) fornire di... Par. II, 
110. — Informarci, formarsi secondo 
alcuna cosa , prenderne la forma , 
Purg. XXIII, 94. — Prender l'origine, 
derivare, Purg. XVII, 17. — Partlcip. 
informato, che ha ricevuto la sua es- 
senza, la sua natura, Par. VII, 13i(. 

InforinaiiTO, ciò che dìi l' essen- 
za e la natura, Purg. XXV, 41. 

MforsarMl, da forse; sembrar 
dubbio, Par. XXIV, 87. 

In forse, v. Forsb. 

Infra, in mezzo di... Purg. X , 82. 
— Infra tre soli, Inf. VI ,68, prima che 
sieno passati tre anni. 

In fretta, v. In. 

Infrondarsi, da fronde, coprirsi 
di foglie. Par. XXV1,64. 

In fnore, v. In. 

iDfuriare. Inf. XII, 27, cattiva 
lez. del Cod. Bartol. adottata da Vi- 
viani. V. Furia. 

Infoao, y. Infondbbb. 

Inf\Dtnrariil, estendersi neir av- 
venire, durare. Par. XVII, 98. 

Ingannare, dal lat. del medio 
evo gannare o dall'ali, gauner, ingan- 
natore; altri lo derivano dall'arabo 
chana, lat. decipere, ingannare, Inf. V, 



20; XVIII, 93 e 97; XX Vili, 72; 
XXXII1,139. Purg. XIII. 112; XVI, 
92e 136; XXIII, 109; XXVII, 28; 
XXIX, 47. Par. XVH, 82. - htgan- 
narsi, Inf. XXXI, 26. — Particip. In- 
gannato, Par. IX, 10; XX II, 39. 

Inganno. Inf. Vili, 22; XX, 96. 
Par. IX, 2. - A inganno, Inf. XIX, 
56, fraudolentemente, con maneggi 
fraudolenti. 

^■S^SnarsI, dal lat. ing^nium; 
tormentarsi Io spirito, affaticarsi, Par. 

XXIII, 50; XXIX, 94. 
Ingegno, lat. ingenium, le facoltà 

dell' anima, Inf. II, 7, sopra che è di- 
sputa, se D. con questa voce ha va- 
luto significare il suo proprio ingegno 
piuttosto r ingegno umano, l' inge- 
gno in genere; io propendo per que- 
st'ultima spiegazione, Inf. VI, 81 ; X, 
59; XI, 77; XXXIV, 26. Purg. I, 2; 
IV, 78; IX, 125; XI, 9; XII, 66; XVàll, 
40; XXVU, 130; XXXIII, 64. Par. IV, 
40; V, 89; VII, 59; X, 43; XUI, 72; 
XIV, 103; XVIII, 82; XXll, 114; 

XXIV, 81. 

Ingemmare, dai iat. gemma, 
propriamente : fregiare di pietre pre- 
ziose, per: ornare, in genere. Par. 
XV,86;XV1I1, 117. - Particip. in- 
gemmato, Par. XX, 17. 

Ingesto, voce tolta dal latino, in- 
trodotto, Par. II, 81. 

Ingliilese, forma antica per : In- 
glese, Par. XIX, 122, allude a Edoar- 
do I re d' Inghilterra. 

Inghilterra. Purg. VII, 131. 

Inghiottire, dal lat. glutire o 
gìuitire, Purg. XXXI, 102. — Per est. 
è detto nel Purg. II, 42, ahe V acqua 
inghiotte la parte della nave che vi 
s' immerge. 

Inghirlandare, da ghirlanda ; 
cingere, circondare. Par. IX, 84. -- 
Inghirlandarsi, circondarsi, Cingersi, 
Purg.XHI,81. 



Ingigliarti — innanzi. 



931 



iDgifflarsi) formare una figura 
simile a gìglio, Par. X Vili, 113. 

iDglaoeehiarsI) porsi in ginoc- 
chio, Purg. XIX, 127. 

iBginoeelilottef posto in ginoc- 
chio, Inf. X, 64. Aldo ed altre ediz. 
leggono in ginocchie o in ginocchi. 

In flà) y. In. 

IiiKliirla, PoflTesa, il torto, Inf. 
XI, 23. Purg. XVII, 121. -- In rima 
trovasi la forma ingiura, Par. VII, 43. 

In^lasO) V. Giù. 

InsiiMtainettte. Par. IV, 16. 

IngluMto. Inf. XIII, 72. Par. IV, 
67. 

Ingoiare. Inf. VI, 18, cattiva lez. 
di alcuni mss. adottata da Viviani e 
Ugo Foscolo. Tutte le altre ediz. 
hanno scuoiare. 

Inisombrarcs dal lat. del medio 
evo combrus per : cumula* ; impedi- 
re, formare un ingombro, Inf. XXXII, 
63. Purg. Ili, 30. — Ritenere come un 
ostacolo, inf. 11,46. 

Ingombro 9 contratto di ingom- 
brato. Detto della mente, offuscata, 
impedita, Purg. XXXI, 142. 

Ingordo 9 forse dal lat. guttur; 
avido, Inf. XVIII, 118. Purg. XX, 107. 

IngoBBare, v. Gozzo; inghiotti- 
re, Inf. VII, 129. 

In gradarsi) dal lat. gradtu, ac- 
crescersi, moltiplicarsi, Par. XXIX, 
130. Viviani legge dietro l'autorità 
d' un solo ms., Inf. X VI, 74, ingradata 
dove tutte le ediz. hanno generala. 

Ingraaaare) da graeso lat. cras- 
8um, Par. XXIX, 124, divenir grosso 
e grasso, poiché è più che probabile 
che per il porco tanl' Antonio D. vuol 
dire : il porco di sant' Antonio e in- 
dica i monaci dell'ordine di Sant'An- 
tonio ed altri. Tutti gli antichi cemen- 
tatori come anco le Chioee di Boccac- 
cio hanno spiegato cosi questo luogo, 
mentreché interpretando eant' Anto- 



nio per soggetto della proposizione e 
ingrateare nel signif. attivo, la costru- 
zione riesce avviluppata e l'espres- 
sione indecente rispetto al Santo. 

Ingra(o.1nf.XV,61. Par.XXXll, 
132 

IngroMiare. Inf. XXV, 129. - 
Detto d' un fiume, Purg. XIV, 49. 

Iniquo, ingiusto, Par. XV, 3. 

InlBlare, verbo att. dar l'origi- 
ne, Purg. XVI, 73. — Iniziar eif co- 
minciare. Par. V, 109; Vili, 87. - 
Prender l'origine, Par. XVIII, 118. 

IniaiO) voce latina initium, il prin- 
cipio, Purg. VII, 39; XXVI, 10. 

Iniearoi) da in-leì, verbo formato 
da D. per dire : trasfondersi, profon- 
darsi nella contemplazione d' una co- 
sa. Par. XXII, 127. 

Infiorare, tenere in equilibrio, 
Par. XXIX, 4. Tale è la lez. della 
Cr. che io preferisco sotto tutti i ri- 
spetti alla lez. della Nidob. che U tiene 
in libra, la quale è probabilmente una 
spiegazione sostituita al testo che 
sembrava oscuro. >^ 

Inittlarsi, da. m-IotV verbo for- , 
mato da D. per dire : trasfondersi, • 
profondarsi con la meditazione in una 
cosa, Par. IX, 73. 

InnaisarCf dal lat. in allut. Nel 
signif. prop., elevarsi, Inf. IV, 130. — 
Render più sublime, sublimare, Purg. 
IX, 70. 

Innamorare, inspirare amore, 
Par. VII, 143; XXllI, 70; XXV, 44; 
XXXI, 6. — Tnnamorarn, divenire 
innamorato, Par. XX, 64. — Particip. 
innamorato, che sente amore, Purg. 

XXIX, 1. Par. XXVII, 88; XXXII, 
105. 

Innaneiiare, sposare, dando 
l'anello nuziale, Purg. V,136. 

Innansl, lat. in ante, prep. da- 
vanti, senz'aura prep., Inf. XXV, 87; 

XXX, 123; XXXIII, 37. Purg. XXVI, 



222 



Innato — Insieme, 



1. - Seguita da a, Inf. XXX, 123. 
Purg. V,23; VII, 10; XXIV, 100. - 
Seguita da da, Inf. XXV, 64. — Avan- 
ti, senz' altra prep., Inf. XXXI, 1^; 
XXXUI, 37. ~ Seguita da a, laf. 
XXVIII, 68. Purg. 11,64; V, 67; XIX, 
5. — Seguita da che, avanti che, Inf. 
IV, 33; XXI, 73; XXXIII, 126. Purg. 
XI, 105. Par. XXII, 15; XXVI, M»: 

— Avverbio, davanti agli occhi, lof. 
XXX, 67. — Prima, primamente, an> 
ticipatamente, Inf. XXIV, 26; XXV, 
130. Purg. 1,116; VI, 62; IX, 93; XII, 
76; XIII, 47; XIV, 141 ; XXXI. 26.- 
Davanti, Purg. XXIH, 119; XXVI, 
116.— Prima, Par. Vili, 28. 

Innato. Purg. XVIII, 62 e 68. 

lanebrlArC) v. Ikbbriakb. . 

InaO) lat. hymnun, il cantico sa- 
cro,Purg. VIII,17; XXV, 129; XXXII, 
62. Par. XIV, 123. — Per derisione D. 
ciiiama inno le parole che i Dannati 
Atti nel fango dello Stige pronunciano 
condifflcoItb,1nf. vn,i25. 

miioeeiice . Inf. XXXIII, 88. 
Purg. VII, 31 ; Vili, 72; XXVIII, 142. 
Par. XXXII, 80. 

InnoeenBA. Par. XXX II, 77 e 84. 

— Tnnocenzìa, forma più antica. Par. 
XXVII, 127. 

InnoeenBio. Par. XI, 93, papa 
Innocenzio III, nato ad Anagnì nei 
1161, papa nel 1198, morto nel 1216. 

InnoTarnl^rinnovarsi, detto d'un 
albero secco che rimetta le foglie, 
Purg. XXXII, 69. 

Innamcrablle. Par. XVIII, 101 . 

Inoltrarsi) dal lat. ultra; pro- 
fondarsi nella cognizione d' un miste- 
ro. Par. XXI, 94. 

Inondare, dal lat. unda. Detto 
dello spirito, Par. IV, 119. 

Inope, lat. inopif con l'accento 
sulla penultima, per : inope, voce la- 
tina; povero. In signif. spirituale, 
Par. XIX, 111. 



In parte. In piede. In pria. 
In prima. In qua. In quanto. 
In qnelia, v. Ui. 

Inoaeèare, dal lat. saceue, pro- 
priamente porre in un sacco, per: 
chiudere in sé, inghiottire, Inf. VII, 
18. 

Inoalarol) dal lat. tal ; divenir 
salato, Purg. 11,101. 

Insano, pazzo, furioso. Inferno 
XXX, 4. 

Insaporarolfdal lat.Mfior; pren- 
der sapore ; detto del miele falto dalle 
api. Par. XXXI, 9. 

Inoeisna, dal lat. intigne; lo sten- 
dardo, la bandiera. Nel signif. prop., 
Inf. II!, 52. Purg. XXIX, 154. Par. 
XII, 38. — Gli stemmi che dipinge- 
vansi sulle bandiere. Par. XVI, 127. 
— Tuttociò che serve di guida, Purg. 
XXII, 124. — Un segno in genere, 
Purg. 111,102. 

Inoeisnare, mostrare, Inf. VI , 77; 

XV, 85; XXVII, 101. Purg. VI, 60; 
XI, 42; XXXIII, 63. 

Inoembrc, antica forma disusata 
per: insieme, lat. tu stmu/, Inf. XXIX, 
49. 

Inoenaprarol, dal lat. aemper; 
eternizzarsi, prolungarsi in infinito, 
Par. X, 148. Voce antiquata. 

Inoensato. Par. XI, 1. 

Inoidie, agguati, pericoli. Par. 
XVII, 96. 

Inoleme, lat. in nimvl, Inf. Ili, 
106; Vili, 102; XXII, 42; XXIII,105; 

XXXII, 42. Purg. XXII, 51; XXXI, 
13. Par. Vili, 102; XII, 97; XXI!, 23; 

XXXIII, 89. — In compagnia, un eon 
l'altro, Inf. IV, 97; V,74; Vili, 102; 

XVI, 4; XVIII, 78; XXIII, 69; XXV, 
103; XXVI, 66; XXXIII, 147. Purg. 
XVI, 110; XXV, 46; XXXII, 153. Par. 
IV, 114; XXIX, 3. - Contro, Inf. 
XXXII, 51. — Nel medésimo tem^o, 
Inf. Xin, 43; XXVII, 119; XXXIII, 



Imino — Jniendvre. 



33a 



9. Par. XII, S5 e 26; XV, 135; XXIX, 

iBsinO) e precedente a consonan- 
te semplice spessissimo, laisla, lat. 
in fiw8. Senz'aura prep., Inf. XXVI, 
108; XX Vili, 94; XXXII, 34. Purg. 

XXXII, 156. — Più spesso seguito da 
a, Inf. IV, 103; XXI, 155: XXIX, 97. 
Purg. Vili, 114; XX III, 78. Par. 1,16; 
XX, 1»; XXIV, 120; XXXII, 17; 

XXXIII, S3. 

Insolkire, da soUo, v. ivi; pro- 
priamente: frollare, render molle; ma 
nel Purg. V, 18, questa voce ha il si- 
gnif. di : indebolire. 

In «onmia. In «•«•, v. In. 

Inspirare. Purg. VI, «3, dove la 
maggior parte delle ediz. leggono «pt- 
rarm» invece d'tmjn'rarmt della Ni- 
dob. 

InstnnBla, dal lat. imiare; I ob- 
biezione, e propriamente nel parlare 
scolastico la ripetizione d' una obbie- 
zione già confatata, Par. il, 94. ^ 

Insllnto. Par. 1,114. 

In «a, V. In. 

Insorgere, sollevarsi, Purg. 
XXVI, 96. 

InmiMunsI, verbo formato da D. 
da in su; elevarsi. Par. X VH, 13. 

Incagliare, da tagliare, v. ivi; 
tagliare, scolpire, Purg. X, .% e 56. 

Intaglio, una scultura, Purg. X, 
32. 

Intanto, in questo mentre, Inf. 
IV, 79. Purg. 111,46; V,SS. Par. XXVI, 
4 e 88. — 7n tanio, in tantoché, Purg. 
XXV, 83. Par. IV, ilo. - Nel me 
desimo tempo, Purg. XXXII , 140. 
Par. II, 23; XXII, 109; XXVI, 88; 
XXXIl, 140. - Tanto, Par. XXX, 104. 

In te Domine, v. In. 

Integro, voce latina, intiero, ben 



distinto, Inf. VII, 126, con l'accento 
sulla penultima in grazia della rima. 
Intelletto, lat. intellectut, la fa- 
colta di comprendere, di conoscere» 
Inf. II, 19 ; X, 104 ; XI, 100 ; XV, 28. 
Purg.lV,75; V, 113; VI, 45; XIV, 
23; XVIII, 55; XXII, 129; XXIV, 
51 ; XXVIII, 81 ; XXXIII, 73. Par. I, 
120;I1,109;IV, 42;XV, 45; XXVI, 
87; XX Vili, 108. - Al pi., Inf. IX, 
61. — Talvolta sono così significate 
le Intelligenze celesti che presiedono 
ai vari cieli, Par. Vili, 109. — U ben 
dello intelletto, Inf. Ili, 18, v. Bbit. — 
Per intelletto pos«tbt{«, Purg. XXV , 
65, D. intende con tutti gli Scolastici 
una Intelligenza Universale che si 
comunica all' anima senza farne parte 
e senza essere addetta a verun or- 
gano particolare del corpo. 

Intelletto, partici p. dìintelligere; 
inteso, Par. XXXUI, 125. 
Intellettnaie. Par. XXX, 40. 
Intelligente, dotato d'intelli- 
genza, Par. V, 23. 

Intelligensa, una intelligenza 
celeste, un angelo, Par. XXVIII, 78. 
— Nella forma più antica intelUgen- 
zia, l'intelletto, Purg. XXV, 83. Par. 
I,119;1I,136;XXVI1I,78. 

Intendente, che intende, che 
comprende. Par. XXXlll, 126. 

Intendere, ascoltare, Inf. Il, 26 
e 50 ; III, 102; IV, 43; VI, 73; XXVI I, 
72; XXIX, 124; XXXlll, 19. Purg. 
VI, 7 e 93; XVII, 125; XX, 138; 
XXVI, 78; XXVII, 14; XXXll, 93. 
Par. V, 42, e spesso. — Comprende- 
re, esser d'opinione, credere, Inf. II, 
36 é 43; III, 61 ; XI, 97; XIX, 59; 
XXIV, 74. Purg. VI, 46; IX, 145; 
XVIll, 73; XIX, 137; XXI, 117; 
XXVIII, 48; XXIX, 38; XXX, 94. 



1 Dai grec! è delta horaaii ; onde gli èv(TTaTiXOÌ sillogismi, con i quali si dispai» 
prò e contro. 



324 



Intendimento — Inteso. 



Par. Ili, 1l«; IV, 45; Xni,64; XIV, 
120; XIX, 98; XXIV, 68 e 80; XXIX, 
72. — Aver l'Intenzione, Inf. XXIX, 
96 PurR. I, 65. Par. VII, 100; XXXI, 
58. - Nel luogo del Par. XXVII, 
114t pare che intendere abbia il signif. 
di aver cura, occuparsi di..., gover- 
nare; come pure nel luogo del Par. 
Vili, 37. — Intendere a... essere occu- 
pato d' una cosa, esser avido di... Inf. 
VI, 30; XX, 119 ; XXV, 39. Porg. IV, 
4; XI, 87; XXV, 60. Par. IX, 136. - 
J«/*n<f#r«t, essere inteso, Purg. XIX, 
75. Par. XV, 46. — Essere compreso, 
Purg. XV, 73. Par. ili, 39; XXVI, 
S8; XXXIII, 125. ~ Particip. intento 
e inteeo. 

■iiteBdi«eB(«9 1' opinione, l'in- 
tenzione,, Porg. XIV, 22. — Al pi. il 
senso, l'intelligenza dona cosa, Purg. 
XXV1II,60. 

Intetterlre^ commuovere, Porg. 
Vili, 2. 

Intettlo, particip., v. Intbrdbìib ; 
add. attento, che fissa V attenzione 
sopra... Inf. Vili, 66; XXIII, 20 e 69. 
Purg. X, 103. — Nel luogo del Purg. 
V, 117, pare che tnfento signi fichi : co- 
perto di nuvole, in uno stato che pre- 
para il temporale, i — Sost. l'atten- 
zione, Purg. Ili, 13; XIX, 18. — L' og- 
getto dell' attenzione , il pensiero, 
Porg. XVII, 48. Par. XXI, 3. 

Inteus, il nome, l' indicazione, 
Par. XXIV, 76 e 78. Voce antiquata. 

Intensione. Purg. XXXII, 138. 
Par. I, 128; IV, 57; XI, 91 ; XXVI, 
52; XXVI1,46. - Nel luogo del Porg. 
XVIII, 23, intenzione^ pare che signi- 
fichi : la direzione dello spirito verso 
un oggetto. Altri l'interpretano: im- 
magine, nel signif. scolastico. 

InterelaO) particip. di intercidere. 
Nel signif. fisico : interrotto, tagliato, 



Par. XXXll, 25. - Nel signif. mora- 
le: turbato, disgiunto. Par. XXIX, 79. 

Interdetti») lat. interdietu», par- 
ticip. di interdire; proibito, vietato, 
Purg. XXIII, 100. — Add. nel mede- 
simo signif., Purg. XXIX, 163. — 
Sost. il divieto, Purg. XXXII1,71. 

Internilnèl o Interminelll 
( Alessio )) gentiluomo lucchese, ce- 
lebre adulatore, Inf. XVIII, 122. 

Internarsi, dal lat. intemu»; pe- 
netrare, inoltrarsi. Par. XIX, 60. — 
Derivato dal lat. <er, comporsi di tre, 
Par.XXVlll,l20.- Nel Par. XXXIII, 
85, pare che significhi: riunire, com- 
binare, ma per modo che vi s'allude 
air unità dell' essenza divina in tre 
persone. 

Interno, interiore, Par. XV li, 9; 
XX1I1,115;XX1V,67,. 

Intero, dal lat. inleger; completo, 
perfetto, Purg. Vili, 17; XXII, 143 ; 
XXXIll, 28. Par. IV, 82; XXVII, 134; 
XXVIII, 33. — Intiero, che non è 
rotto, Inf. XXI, 126. — Intiero, Purg. 
IV, 11. - Compito, Inf. XXVII, 69. 
Purg. XXX, 132. — Bene organizzato, 
che ha tutti i suoi membri, Purg. 
XVIII, 124.-- Nel signif. del laL in- 
teger, integro, retto, giusto, Purg. 
XVII, 30. — Perfetto, come le cose 
celesti, Par. VII, 104 e 132; XXII, 64; 
XXVII, 8. 

Interporoi, lat. interponere; por- 
si fra due oggetti, Par. XXIX, 98; 
XXXI, 19. 

Interpretato, spiegato, tradot- 
to. Par. XII, 81. 

Intenrnno,di tempo. Par. XXIX, 
27. 

Intesl^ r attenzione, la direzione 
della mente, Inf. XXII, 16. 

Inteso, v. Iutbndbrb. 

Inteso, ascoltato, Inf. VI, 73; 



i loteoto è r «obtentum » dei Utini che vale « teso, coperto, m 



intiepidare — inv^ggiare. 



ito 



XXXin,19. Purg. XXiX/ae.Par. V, 
42. — Compreso, Inf. 11, 43. Purg. 

XXI. 117. Par. IV, 61? XIV, 1»; 
XXIV, 80. -^ Attento a... occupato 
di... Inf. VII, 109; XX, 119. — Che ha 
rinteniioDe, Purg. IX, 21. 

Itttie^idAre, dal lat. lepidui, ri- 
scaldare alquanto, Purg. XIX, 2. 

laCiaio, r interno, Par. XII, 21. 

Intonare, d' origine incerta; 
incontrare, Inf. XII, 99. — Jntopifarsì, 
incontrarsi, Inf. VII, 23; XXV, 24. 

Intoppo, r incontro, V assalto, 
Purg. XXIV, 96. — La resistenza, 
r oppositione, Purg. XXXlll, 42. 

Intorno e alcuna volta In tor« 
no, dal lat. m tornus, avv. inf. IV, 4 
«108; VI, 6; IX, 32 e 109; XIV, 11; 

XVI, 106; XX, 72; XXI, 124; XXIII, 
m; XXIV, 115; XXX, 80. Purg. I, 
100; II, 53; VII, 41; Vili, 41; X, 29; 

XXII, 116; XXV, 89; XXVII, 101 ; 
XXVIII, 111. Par. XVllI, 61. — Tal- 
volta per esprimere l'idea con mag- 
giore energia questa voce è ripetuta, 
tnlorno tnlorno, Inf. XXU, 75. Par. 
XXX, 1 12. — Seguito da una prep. si 
converte esso stesso in prep. con a, 
Inf. Ili, 99. Purg. Hi, 57; XII, 32; 

XVII, 28. - Più spesso con da, Inf. 
XXIIi, 108 ; XXXI, 32. Purg. VI, 85. 
Par. XXni,96; XXVIII, 25 e 63. — 
Con di. Par. XXI V, 22 ; - e V, 47 ; 
XXIV , 38, dove ha il aignif. di : 
<clrca. 

Intra, fra più, della medesima 
specie, Inf. Il, 52. Par. XXXIII, 11. 
- Fra, Inf. XXVII, 29. Purg. XIX, 
100 ; XXVllI, 17 e 74. Par. IV, 1 e 6; 
IX, 26; XI, 106; XII, 62; XXllI, 1 ; 
XXX, 62. 

Intronilo, lat. intor ambo, forma 
antiquata ; oggi si dice : amendue, ed: 
«ntrambi, tuUi e due, InC. X1X> 25. 
Par. VII, 148. 

Introre, forma antica per: en- 



trare, Inf. Ili, 9 ; IV, Ito. Purg. Ili, 
101 ; IV, 60; IX, 131. Par. 1,18, dove 
le più delle ediz. leggono entrare, 
v. ivi. 

Inlrato, V. Entrata. 

Intronrol, formare un' unità di 
tre, Par. XUI, 57, voce formata dal 
Poeta per esprimere l' indivisibilità 
della Triade Divina. 

Intricare, forse dal lat. iricse; 
impedire, arrestare, Purg, VII, 57. 

Introe^we, lat. inter hoc, antica 
forma, disusata: frattanto, intanto, 
Inf. XX, 130. 

Intronare, da trono o tuono, v. 
ivi ; assordare, stordire l' udito, Inf. 
VI, 32; XVII, 71, dove la Cr. e alcu- 
ne ediz. leggono intruonan, forma più 
moderna. 

Intaarsi, dal lat. m tu; verbo 
formato dal Poeta. S'io m'intuatsi, 
Par. IX, 81 , cioè : s' io mi potessi tra- 
sfondere in ta e penetrar la tua mente. 

Inurbarsi, dal lat. urbs ; entrare 
in città, Purg. XXVI, 69. 

Invaghito, da wtffo, v. ivi; lieto, 
contento, Inf. XXII, 134. 

Invano e In vano. Inf. XIII, 
132. Purg. 1, 120 ; IX, 84. Par. X, 17, 
in quest' ultimo luogo m vono è add. 

Inveee, v. Ih. 

Inveggla, lat. invidia, antica for- 
ma per : invidia, come : veggio per: 
vedo, Purg. VI, 20. 

Invegglare, secondo 1' analogia 
di inneggia, questo verbo dovrebbe 
significare : invidiare ; ma nel Par. 
XII, 142, pare che abbia il aignif. di : 
celebrare, lodare, e ai potrebbe per 
avventura congetturare che fra gli 
Eletti r invidia si sfoghi in lodi, in 
quel modo medesimo che fra gli oo* 
mini si sfoga con le calunnie. Ma in- 
tendendo cotanto paladino non per san 
Domenico come tutti i comentatori, 
ma per san Tommaso, in tal caso il 
15 



226 



ìnventrarti — Invogliare, 



Poeta direbbe : m' impegna a conten- 
dere di cortesia con lui. lo preferisco 
quest' ultima spiegazione, perchè si 
accosta più al signif. primitivo del 
verbo. 

Invcntrarsi) dal lat. in vtnlerf 
Par. XXi, 84 m cA« io m' invenlro, cosi 
bisogna leggere col Cod. Estense, in- 
vece di ond'to della Cr. nascondersi 
come in un ventre. Le due ediz. re- 
centi di Fir. del Becchi e del Bianchi', 
i' Anonimo e Viviani, leggono in che 
io m' innentrOf con parecchi mss* Io 
preferisco V antica lez. 

IiiTeiiBioiie. Purg. XXIX, 95. 

Invèr^ V. lifVBBSo. 

Inverarsi. Par. XXVIII, 39, pare 
che significhi : partecipar alta natura 
d'un altro oggetto, compenetrarsi in 
altro oggetto. 

IiiTeriio^ lat. hibernum, Par. 
XXV, 102, dove la Cr. e la maggior 
parte delle ediz. moderne leggono il 
verno ~ e Inf. XXI, 8, per : in inver- 
no, dove Foscolo legge, ma con de- 
boli autorità, di verno. 

Invèrso^ lat. in versus, e spessis* 
Simo Invér; v8rso a... Purg. 111,15; 
XXII, 16; XXVIl, 118. Par. XXIII, 
11. — Invèrso di,., in paragone di... 
Par. XXIV, 95. - Invér, Inf. IX, 104; 
X, 121; XIV, 104; XV, 6; XVI, 95; 
XXIV, 37; XXXI, 38. Purg. II, 131 ; 
V, 79; IX, 69; XIV, 11; XV, 4; 
XVIII, 25; XXIV, 126; XXVI, 44; 
XXVIII, 26. Par. 1, 142. 

Imrerterc) verbo tolto dal lat. 
curvare, piegare, Inf. XXXIV, 15. 

IiiTesearsi) dal lat. viscum, prò- 
priamente: impigliarsi alla pania. 
Per est. detto dei Pagani che si la- 
sciano prendere o. ingannare dall'am- 
biguità degli Oracoli, Par. XVII, 82. 
— Nel signif. fig. lasciarsi prendere a 
un piacere, Inf. XIII, 57. 

Iii¥eCri*ti»9 dal lai. vitrwn; con- 



gelato, e ciò che ha Y apparenza del 
vetro, Inf. XXXIII, 128. 

Inviare 9 propriamente : porre 
nella via ; onde : mandare, Purg. XXI, 
72. — Insegnare il camino, Purg. X, 
102. — Detto degli occhi, dirigere gli 
sguardi, volger gli occhi, inf* IX,169. 
Par. XXXIII, 44. 

invidia. Inf. VI, 50 e 74; XIII» 
78. Purg. xm, 38 e 138 ; XIV, 82. - 
L' invidia prima è l'invidia del Dia- 
volo contro il genere umano, per la 
quale sedusse i primi uomini, Inf. I, 
111 —similmente, Par. IX, 129. 

Invidiare. InC XXV, 99; XXVI, 
24. — Invidiare a uno, avergli invidia, 
invidie per: invidii o invidi, Par. 
XVII, 97. 

Invidiami) che invidia alcono, 
Inf. Ili, 48; XV, 68, secondo la Ni- 
dob. ma la Cr. e la maggior parte del- 
le ediz. leggono invidia. — > Invidiosi 
veri, Par. X, 138, vuol dir probabil- 
mente : verità proprie da muovere 
r invidia, l' astio. 

InvidO) lez. della Cr. e della mag- 
gior parte delle ediz., Inf. XV, 6& 
V. Invidioso. 

Invilappare, d' origine incerta ; 
intricare, Inf. X, 96. 

Inviseare^ dal lat. visown, impa- 
niare, Inf. XXI, 18; XXII, 144. 

In Tisla, V. In. 

Invitare 9 impegnare, spingere 
a... Inf. V 1, 59. Purg. XV, 30. Par. IV, 
133 ; XUI, 36. ~ In signif. pass., Inf. 
XXX, 129. 

Invito. Purg. XIII, 27; XVII, 61. 
Par. XI, 66. 

Invocare. Par. XXIII, 88. 

Invoglia^ dal lat. involvere; la 
coperta, l' involto. Par. XXVI, 99. 

Invogliare^ da voglia ; muovere 
la volontà, la voglia, Purg. XIV, 110. 
— Conformare all'altrui volontà. Par. 
Ili, 84. 



Involare — Ira. 



887 



iMToUire) rapire, portar via, Inf. 
XXVI, k% — Sfuggire allaTiata, Par. 
XXII, 69. — Detto della memoria: 
perderai, Inf. XXIX, 103, dove quaai 
tutte le ediz. leggono <* imboli, t. ivi. 

In Tolta, V. In, 

lAvèlto, da involgere; ravvolto, 
intorto, Inf. XIH, 5. — Nel signif. 
morale: preao, impegnato, Par. XI, 8. 

IiiTÓI«t«, altra forma del parti- 
cip, di : involgere o involvere, invi- 
luppato, Inf. XXIV, 146. 

InsaOIrarMl, dal lat. snppkirut ; 
ornarai di aafflri, e divenir perciò ai- 
mile nel colore e nella lucentezza al 
aaffiro, Par. XXIII, lOt. 

lOf la più antica forma è eo dal lat. 
ego; pron. della prima pera., Inf. I, 7, 
8, 10, 13, SI, 86, 54, 61, 86, 88, ii% 
114, 125, 130, 133, 134, 136, e coal di 
séguito ad ogni pagina. Le ediz. va- 
riano air infinito per la forma di 
qoeata voce; ai trova io, i'ed anco t se- 
condo l'arbitrio di ogni editore, se- 
guitando ognuno in tale scelta il sen- 
timento del suo orecchio. In sostanza 
i msa., che non usavano ancora l' apo- 
atrofo, hanno quasi sempre to lascian- 
do al lettore libera la pronuncia d't 
d' to aecondochò il verao o il senso 
più o meno dipendente da questo pro- 
nome pare che richieggano. Quando 
queato pron. trovasi due volte nel 
medesimo verso, pare che sia più ra- 
gionevole di scrivere, p. e., 7* non eo 
ben ridir eom* io v' entrai, Inf. 1, 10 ; e 
cosi pure quando il pron. trovasi solo 
senza l'appoggio immediato del ver- 
bo, come, Inf. II, 31 Ha io, perchè ve- 
nirvi? ^ ovvero XV, »; XXXIV, 
133. Par. XIX, 11 - £ eonar nella 
voce ed io e mio, Par. XXXI, 37 — o 
finalmente quando questo pron. ter- 
mina il verso ed 6 necessariamente 
di due sillabe, come, Inf. Il, 70 ; V, 
115; XII, «1 ; XX, 56; XXIX, 32; 



XXXI, 135; XXXIII. 61 Purg. V, 
83; X, 88; XV, 91; XXVII, 28; XXXI, 
50. Par. I, 85 ; IV, 113; VII, 128; Vili, 
88 ; X, 58 ; XVI, 18 ; XXI, 47; XXIT, 
59; XXIII, 46; XXVI, 60; XXVII, 
20 ; XXVllI, 132; XXXI, 64; XXXll, 
115. In tutti gli altri casi è afbtto in- 
differente che si scriva in un modo o 
nell'altro. 

Iole, figliuola di Eurfto re di Tes- 
saglia, amasia di Ercole, Par. IX, 
102. 

losafat losaffà) secondo la 
Cr. Valle al levante di Gerusalemme^ 
dove, aecondo una tradizione fondata 
sopra un luogo male inteso del prò» 
feta loele feap. in e tu) sarli tenuto 
il Giudizio Finale. losafat in ebreo 
significa : Il Signore giudica. — Nel- 
r Inf. X, 11 , la lez. della Gr. non pare 
ammissibile. 

losuè) successore di Mosò e con- 
quistatore della Terra Promessa, 
Purg. XX, 111. Par.lX,125; XVIII, 
38. 

Iperione^ lat. Byperion, uno dei 
Titani, padre di Elica q del Sole, Par. 
XXII, 142. 

Ipoerlsl») lat. hypocrUia, Inf. 
XI, 58. 

Ipòcrita o Ipéerlto, lat. hypo- 
ertta,Inf.XXni,92. 

Ipollf«9 lat. ffippoìytw, figliuolo 
di Teseo, costretto ad abbandonare 
Atene per le calunnie deija sua ma- 
trigna Fedra, Par. XVII, 46. 

IppóeratO) lat. Hippocrates, ce- 
lebre medico greco, Inf. IV, 143, e 
Purg. XXIX, 137, dove par che ai 
debba leggere Ippoeràte. 

Ira. Inf. Ili, 26 e 122; VII, 116; 
Vili, 24; IX, 33; XI, 74; Xll, 33 e 
72;XlX,119;XXIll,16e146;XXIV, 
69 ; XXVI, 57 ; XXX, 133; XXX1,72; 
XXXII, 51. Purg. V, 77; XV, 106; 
XVII, 36 e 69 ; XX, 96 e 110 ; XXXII^ 



22S 



Iracondia — Ispano. 



157. Par. IV, U.; VI, 90. - Aver in 
ira, V. Avere. 

irAefliidia, la tendenza air ira, 
Purg. XVI, i4. 

Irati») adirato, Inf. XXII, 133. 

Ire, andare. — All' inQn., luf. XXI, 
129. Purg. 1, 120; IV, 128; X, 111. 
Par. 1, 9. — Detto degli occhi : pene- 
trare, Inf. XXIV, 71. — Al particip. 
t/o, andato, Inf. XVI, 91. Purg. XI, 
124;Xin,a3. Par. XVI, 74, in que- 
st' ultimo luogo è detto d' una città 
decaduta, in declinazione. Per gli al- 
tri tempi di questo verbo D. si vale 
ordinariamente della forma gire, 
V. ivi. 

IrÌ9 ora: Iride, l'arcobaleno, Par. 
XXXIU, 118. ^ Come Dea Iride è 
detta la figlia di Taumante, Purg. XXI^ 
£0 — e anctUa di Giunone, Par. XII, 12. 

Irretito) particip. di irretire, dal 
lat. relè; legato, preso. Par. I, 96. 

Isaia, profeta, Par. XXV, 91 . 

Isara, frane. l'Isire, fiume di Fran- 
cia che sbocca nel Rodano, Par. VI, 59. 

Iflbandlta. Par. VII, 37, lez. adot- 
tata da Lombardi e Dlonisi sull' auto- 
rità di alcuni mss. La Gr. e la mag- 
gior parte delle ediz. leggono fu ella 
sbandita. La t in questa voce e in più 
altre infrascritte è puramente eufoni- 
ca e usasi per lo più a fine di scansare 
r incontro d' una consonante finale 
con la s impura iniziale. Oltreciò il 
presente luogo prova che questa t si 
aggiunge anco spesso per meglio em- 
pire il verso e dargli miglior suono. 

IsbarrO) che trovasi in alcune 
ediz. Purg. XXXIII, 42, V. Sbarbo. 

Iseede, per : scede, la i è aggiunta 
in grazia della n precedente ; dal lat. 
scheda; ridicolezze, buffonate, Par. 
XXIX, 115. 

laeegliere, per : scegliere, v. ivi, 
in grazia delia d precedente ; sceglie- 
re, Purg. XXVUl, 41. 



Ifleorta,^ per : scorta, y. ivi, in 
grazia della r precedente ; la guida, 
Purg. XXXIII, 107 — senza necessità 
per solo riempimento del verso, Purg. 

IV, 125. 

Iscritto , per: scrino, in grazia 
della r precedente, Purg. Il, 44. V. 
Scritto. 

Iscnotere, per : scuotere, v. ivi, 
Inf. XIV, 42, per riempinento del 
verso. 

IseusarsI) per : scusarsi, io gra- 
zia delia r precedente, Par. XIV, 137. 

V. Scusare. * 
Isidoro, di Siviglia, santo, morto 

nel 636, autore d' una raccolta di De- 
cretali e dei Libri Etymohgiarum, 
Par. X, 131. 

Islflle, lat. Hysipyle, figliuola di 
Toante re di Lenoo, quale essa salvò 
quando le donne dt queir isola am- 
mazzarono tutti i maschi, Inf. XViil, 
92. — Parlasi pure di essa nel Purg. 
XXII, 112; XXVI, 95. 

Ismene, figliuola di Edipo, so- 
rella di Antigone, d* £teocle e di Po> 
linice, Purg. XXU, 110. 

Ismeiao, fiume di Beozia, Purg. 
XV11I,91. 

Ismorto, per: smorto ,«*▼. ivi, 
Purg. IX, 41. 

Isola, lat. imu2a, Inf. XVIII, 88; 
XXVI, 104; XXVIII, 82. - L'wote 
dèi fuoco, Par. XIX, 131, ò la Sicilia 
cosi detta dal suo vulcano. 

Isoletta, diminuì, di isola, Purg. 
1, 100, dove è parlato dell'isola sulla 
quale sorge il monte dei Purgatorio. 

Isopo, antica forma per : Esopo 
celebre favolista greco, hif. XXUI, 4. 

Ispagna, lat. Hispania, per: Spa- 
gna, a cagione della n precedente, 
Purg. XVIII, 101 

Ispano (Pietro), per: Spagnuo- 
lo, o, di Spagoa. Ha scritto una Lo- 
gica if XII libri. Divenne papa, e morì 



Ispani — La. 



329 



l'ottavo mess del suo regno a Viter- 
bo sotto la roTina d'una cesa, nel 
H77, P8r.X!!,13*. 

Ispaal, ora: Spagnuoli , Par. 
XXiX, loi. 

■•pe«ehi6^ per : Specchio, v. ivi, 
io grazia della n precedente, Par. 
XXVIII, 4 ; alcune ediz. leggono in 
Io specchio. 

Isperare, per : Sperare, v. ivi, in 
grazia della n precedente, Inf. Ili, 85. 

IsplesdorC) per : Splendore, v. 
ivi, senza bisogno^ Purg. XXXI, 139. 
Par. XXX, 97. 

Isporgere^ per : Sporgere, v. ivi, 
in grazia della h precedente, Par. 
XXII, 71. 

la^nfttrare, per: Squatrare, in 
grazia della d precedente, Inf. VI, 

■srAelC) soprannome del patriar- 
ca Giacobbe. La Gr. legge Israel^ Inf. 
JV, 69. Purg. II, 46. — È por parlato 
di lai senza nominarlo, Par. XXXII, 
68, V. Gbmblli. 

Issa, dal lat. ipsa sottintesa hora; 
per: ora, adesso, Inf. XX11I,7;XXVII, 
«1. Purg. XXIV, 55. Voce disusata. 

I00O) dal lat. ipto, antica forma del 
pronome e<«o, Par. VII, 92. 

IstessO) per: Stesso, v. ivi, Par. 
XXXIII, 130. La Cr. e la maggior 
parte delle ediz. leggono stésso. 

lAAlmare, per : Stimare, v. ivi, in 
grazia della d precedente, Inf. XXIV, 
So — e in grazia della n precedente, 
Purg. XXXIll, 64. 

Isiliila, lat. instinctus. Par. 1, 114. 

iHtoria, lat. historia, per: Storia, 
V. ivi, senza bisogno, Purg. X, 52, 
secondo Lombardi ; ma la Cr. legge 
sempre storia. 

latrano^ lat. extraneus, per: Stra- 
no, V. ivi, in grazia della n preceden- 
te, Inf. XXII, 9. 

Ifltrinsere) per: Stringere, v. ivi. 



in grazia della r precedente, Purg. 
XIV, 140. 

Ita^ voce latina usata nel medio 
evo in luogo della «t affermativa, Inf. 
XXI, 42. 

Italia. Inf. I, 106; IX^ 114; XX, 
61. Purg. VI, 76 e 124 ; VII, 95; Xlll, 
96; XX, 67; XXX, 86. Par. XXI, 
106; XXX, 137. 

ICalleo, italiano, Par. IX, 26; 
XI, 105. 

Iterato 9 voce latina , ripetuto, 
Purg. VII, 2. 

Inbere, verbo latino, comandare^ 
Par. XII, 12. 

labilea^ forma adottata da alcune 
ediz. per : Giubileo, v. ivi. 

Indiee, v. Giudicb. 

ludlt) comune: Giuditta, eroina 
dell'antico Testamento, Par. XXXII, 
10. 

lalia. Inf. IV, 128, probabilmente 
la figlia di Cesare, moglie di Pompeo. 

lullO) per : Giulio Cesare, che D. 
tiene come primo Imp. Rom. Inf. 1,70. 

IirnO) comune: Giunone» moglie di 
Giove, Par. XXVIII, 32. Fuor di rima 
D. nsa la forma ordinaria Giunone. 

fora) voce latina, che alcuni mss. 
scrivono giura ; la scienza del Diritto, 
Par. XI, 4. 

Ivi, lat. ibi, Inf. 1, 129; III, 66; XII, 
2;XVIU,91;XX,73;XXX,73.Purg. 
IV, 52e 103; XII, 66; XIII, 4; XIV, 
8; XV, 23 e 85; XXVIII, 33. Par. 
XVI, 46. 

li. 

li, lettera deli* alfabeto, che entra 
nelle parole Diligitejustitiam ec. for- 
mate dalle anime de' Beati, Par. 
XVI II, 78. 

La, artic. femm. precedente con- 
sonante, e I.' precedente vocale, tro- 
vasi ad ogni pagina. Talvolta questo 



230 



La —' LcierimaUle. 



artic. trovasi avanti ad alcuni nomi 
<li donne, come pure nel Boccaccio. 
La Pentesilea, Inf. IV, 124. — La Ghi- 
«ote, Inf. XVIII, 56. - La Pia, Purg. 
V, 133. - La Nella, Purg. XXIll, 87. 

lia, pronome, Inf. 11, 54; XIII, 145; 
XXVII, 126; XXXI, 54. Purg. I, 80; 
V, 123; VI, 47. Par. I, 114; IH, 124; 
IV,54;VI,96;VII, 144; XXIV, 94; 
€ più spesso. — Precedendo le vocali 
e la*, r, Inf. 1, 110. Purg. VI, 132, e 
spesso. — Come af&sso del verbo, 
Inf. I, 111. Purg. Vili, 117; XXVII, 
38, e spesso. 

Eia) avverbio di luogo, con e senza 
movimento, Inf. 1, 14, 60 e 133: XXV, 
110; XXVlII, 17; XXX, 73; XXXI, 
103; XXXII, 122. Purg. I, 30 e 136 ; 
lì, 8 e 92; IV, 78 e 103; V, 41, 78 e 
97 ; VI, 11 e 68 ; Vili. 117; IX, «0, 51, 
74, 90e94; XXIII, 114; XXV, 88. Par. 
1,44 e 55; VI, 68. 

lA entrO) Là olire, Kià onde, 
lià ove, ec. V. Entro, Oltbb, Ondb, 
Ove, ec. ^ 

liabbl») voce antica e poetica, 
dal iat. labium o forse dall' ali. vui- 
gare labbe; il viso, l'aspetto, Inf. VII, 
7; X1V^67;X1X,122. Purg. XXIII, 
47.— Nel luogo dell' Inf. XXV, 21, 
sembra che questa voce Indichi la 
forma umana in genere. 

liOblirO) Iat. labrum, e al pi. 2e 
labbra, Inf. XVI, 125; XXV, 129; 
XXX, 56. Purg. IV, 193; XXXI, 33. 
— Nel luogo deirinf. XXXII, 47, è 
più che probabile che D. voglia indi- 
care non le labbra ma le palpebre, 
che con ardita metafora si pouno di- 
re : le labbra degli occhi . 

liàberc, verbo latino labi cadere. 
Detto d'un fiume: scorrere, cadere, 
<li8cendere, Par. VI, 51 . 

liabi* lnel^Dollllinc9 aperlcs. 



Purg. XXIII, 11. Signore, apri le mie 
labbra; parole del Salmo li (l), v. 17. 

Mibile, voce latina; che sfugge 
alla memoria, Par. XX, 12. 

liabore, voce latina; la fatica, 
Purg. XXII, 8. Par. XXllI, 6. 

I^aeea, forse dal Iat. locus o piut- 
tosto dall' ali. lache, voce antiquata 
per modo che i comentatori disputano 
del suo significato; de' quali il primo 
credesi esser quello di: profondità, 
cavità ; d' onde è derivato quello di : 
valle, Purg. VII, 71. — Un cerchio 
dell' Inferno, Inf. VII, 16. — Il moro 
di massi che circonda il detto cerchio, 
Inf. XII, 11. 

liaeeluolO) dimin. di /aceto, Iat. 
laqueus, propriamente : la trappola, 
r insidia. Nel signif. flg. astozie, fro- 
di, Inf. XXII, 109. 

liaeedenioiaa , ovvero Sparta, 
città della Grecia, Purg. VI, 139. 

liaeerio, propriamente l'omero o 
quella parte del braccio che dalla 
spaila si estende fino al -cubito. Per 
est. un brano di carne, Inf. XXll, 72. 

Iiaelie«i«9 una delie tre Parche, 
Purg. XXV, 78, dove io preferisco la 
lez. della Cr. E quando Lachetis non 
ha più lino a quella della Nidob. Quan" 
do Lachési non ha più del Uno, dove fa 
mestieri leggere Lachési, — È pure 
accennata nel Purg. XXI, 25. 

liael) avv. di luogo composto di 
fò e CI vt Iat. ibi; verso là;i voce 
antiquata, Purg. XXIV, 105. 

liaeO) forma antica e poetica per : 
lago. Trovasi soltanto in rima. Nel 
signif. proprio, Inf. XX, 61. — Per 
est. del sangue sparso, Inf. XXV, 27. 
Purg. V, 84. 

Laerima, v. Lagrima. 

Laerimablle, secondo la Gr. e 
la maggior parte delle ediz. — Lom- 



1 Forse il « ci » di « Uci » è particella aameDUtÌT« sensa proprio aigaifleato. V. Lagaiob. 



LaeutM — * Lampa. 



m 



bardi legge lagrìmabile, forma piCi 
moderna. Che muove il piaafcOi degoo 
dì pianto, lof. VI, 76. 

liaenaa^ D. significa con questa 
vece: il fondo, la parte infima del- 
l' lofemo, Par. XXXIII, 28. 

liailrof lai. latro, forma più latina, 
per: ladrone, Inf. XXIV, ià8; XXV, 
A. Parg. XX, 104. 

Ladrone, lat. latro, Inf. XII, 90 ; 
XXVI, 4. - Nel luogo del Purg. XX, 
^, è fatta allusione ai due ladri in 
mezzo ai quali Cristo fu crocifisso. 

liAdroneeelO) lat. lalrodnium; 
il furto, Inf. XI, 59. 

liA^i^di ovvero Là glà^ con e 
senza movimento, Inf. XVlll, 115; 
XIX, 35 e 42; XXI, 43 ; XXlll, 58 ; 
XXVI1,36; XXIX, 6; XXXIV, 125 
Purg. 1,84 e 101 ; VII, 28; IX, 54; 
XI,129;X1I,114;XI1I,138; XXIII, 
«3. Par. Vili, 442; X, 111; XX, 54 e 
121; XXIV, 72; XXIX, 74 e 82; 
XXXiI,84. 

LasKluC) lo stesso del precedente 
con una e eufonica che gli Antichi ag- 
giungevano spesso alle voci oxftone 
o aventi l' accento suU'ultima sillaba, 
Par. XXI, 101. 

Ii«Kglaso o Eia gloflO) v. Giù, 
Inf. XXI, 17 e 22. Par. Il, 50. 

liisgtt*) d' origine incerta, forse 
dal lat. Umiare; la pena, il tormento, 
lRr.XXXIl,95. . 

Iias«ar«i, dolersi, Inf. Ili, 128; 
XXIV, 10. Purg. XX, 18. Par. XII, 
120. 

Lago, lat. lacu$. Nel signif. prop., 
Inf. Vili, 54; XX, 66; XXXll, 23. 
Par. I, 81. — Per est. D. chiama il 
cuore ove s' adnna il sangue, il lago 
del cuore, Inf. 1,20. 

■«agrlina^Iat. lacryma. Al sing., 
Inf. XVlll, 84. — Più spesso ai pi., 
Inf. Ili, 68; XII, 136; XIV, 113; 
XXXII, 48 ; XXXUI, 97. Pjirg. X, 78; 



XXIV, 114; XXX, 91. — Per est. la- 
grime dell'incenso, Inf. XXIV, 110. 

liagrlmaMle, v. Lacrimabilb. 

liagrlmaref piangere, Inf. 1, 92 ; 
li, 116; V, 117 ; XX, 8 ; XXXIll, 9 e 
52. Purg. XXVll, 137; XXXUI, 3. - 
Lagrhnar ad alcuno, rivolgersi pian- 
gendo ad alcuno, Purg. XIII, 108. — 
In signif. attivo: piangere alcuno, 
Purg. XXII1,55. 

liagrlmare^ sost., l'atto del pian- 
gere, Purg. XXU, 84. 

liagrinaalo, ciò che si chiede o 
desidera con lagrime, Purg. X, 35. 

liagrimetfa, diroin. di lagrima, 
Purg. V, 107. 

liagrlmaso 9 pieno di lagrime , 
Inf. 111,133. Purg. 1,127. 

liai, dall' antico frane, lai, in ali. 
leich, canzone; D. usa questa forma 
del pi. nel signif. di: canti dolorosi, 
Inf. V, 46. Purg. IX, 13. 

liateo^ dal greco Xoìkóì ; uomo se- 
colare, Inf. XVllI, 117. 

lialdo, dall' ali. Uid, leidig; brutto, 
nel signif. morale : vituperevole, in- 
fame, Inf. XIX, 82. Parg. XXXII, 121 . 

liama^ la pianura dove si formano 
gli stsgni, Inf. XX, 79. — La profon- 
dità, la cavità, Inf. XXXII, 96. Purg. 
VII, 90. 

Lamagna', accorciato comune 
agli Antichi di : Aliemagna, che sem- 
bra provenuto dal signif. di La Ma- 
gna^ la grande, Inf. XX, 62. 

Lamentare 9 dolersi, gemere, 
gridar per dolore, Inf. IH, 44. — Più 
spesso lamentarti, Par. XIV, 25; XIX, 
147.. 

Lamento) il gemito, il duolo, 
Inf. V, 3o ; IX, 122; XIll, 15; XXIX, 
43. Purg. VII, 29; Xll, 114. 

Lamone, piccolo fiume che passa 
vicino a Faenza e mette neii* Adria- 
tico, Inf. XXVll, 49. 

Lampa) lat. lampas; la luce, lo 



233 



Lampeggiare — Lateiare, 



splendore ; per : un' anima beata. Par. 
XVII, 5. 

liAmpe^Klare 9 brillare , fiam- 
meggiare, Par. XIV, 104. -- Come 
sost., Purg. XXI, 114. 

liaiupO) dal lat. tampcu; Io splen- 
dore, la luce; il lampo, Par. XXV, 
80; XXX, 46. 

■.anela, lat. lancea, Inf. XXXT, 4. 
Purg. XX, 73. Par. XIII, 40; XXIX, 
114; XXXII, 129. 

Laneiare. Purg. VII, 111, signifì. 
ca forse: trafiggere con lancia, tor- 
mentare. — Lanciarsi, scagliarsi, Inf. 
XXV, 50. 

lianeiloitO) uno dei cavalieri del- 
la Tavola Rotonda, amante di Gine- 
vra moglie del re Arturo, Inf. V, 
128. 

Landa^ dall'ali, land; una pianu' 
ra sabbiosa, Inf. XIV, 8. -^ Una pia- 
nura erbosa, Purg. XXVII, 98. 

Iianfraaelil 9 famiglia nobile e 
ghibellina di Pisa, Inf. XXXllf, 32. 

I^aagia, nome d' una fonte nei 
dintorni di ^emea nel Peloponneso, 
Purg. XXII, 112. 

Langafre^ lat. languere; esser 
debole, Inf. VII, 82; XXIX, 66. Par. 
XVI, 3. 

LanO) giovine ricco e nobile di 
Siena, che dopo aver dissipato il suo 
patrimonio, cercò e trovò la morte in 
una zuffa contro gli Aretini nella 
quale avrebbe potuto facilmente sal- 
varsi, Inf. XIII, 120. 

lianosOf coperto di lana, o di bar- 
ba^ barbuto, Inf. Ili, 97. 

Lanterna. Inf. XXVIII, 122. 

liaplllOf voce latina por: gemma, 
pietra preziosa; e per le anime dei 
Beati, Par. XX, 16. 

LapO) una delle forme popolari del 
nome Iacopo, Giacomo ; questo nome 
era comunissimo a Firenze , Par. 
XXIX, 108. 



I^apa Salterello. Par. XV, 128. 
y. Saltbbbixo. 

LargiieBBà) dal lat. largus, Par. 
XXVIII, 32 ; XXX, 116. — Con allu- 
sione evidente agli Efesii (Paulus, fp. 
ad Ephes,, iii^iS), Par. XXIX, 142. 
~> La larghezza, la liberalità , Purg- 
XX, 31 ;XXX,«2. Par, V,f9. 

Largire^ accordare, dare con lar- 
ghezza,Inf.XIV,92. Purg. XI, 132; 
Xm, 69. Par. XXII, 118; XXIII, 86; 
XXIV, 71. 

liarga. Nel sìgnif. prop. largo, 
esteso, Inf. I, 80; V, 41; VI, 47; XYII, 
98 ; XVIII, 5; XXIX, 84. Purg. Vili, 
70. Par. IX, 65; XXX, 106. — Per 
est. d*un discorso difftiso, Par. XXIX,^ 
99. — Nel signif. fig. liberale. Par. 
VII, 115; Vili, 82. — Ricco, abbon- 
dante, Par. XXIV, 91. — />i* largo, 
largamente, Par. XXXUI, 92. 

Largo, sost. , la larghezza, la di- 
mensione, Inf. XiX, 15. 

Larva, la* maschera, Purg. XV» 
127. Par. XXX, 91. 

Lasea, pesce Cypnnut Leueiscw. 

— Per lacelenle Lcuea, Purg. XXXIlt 
04, i). intende la costellazione dei 
Pesci. 

Lafleiaroy lat. laceare ; non impe- 
dire, permettere, Pnrg. XXI, 64. — 
Specialmente congiunto ad altri verbi 
come ire, Purg. IV, 128 — andare, 
Inf. XV, 33 ; XXI, ^3. Purg. XXIV» 
71 —parlare, Inf. XXVI, 73 — pas- 
sare, Inf. I, 27 e 95 — piangere, Inf. 
XXXIll, 94 - dire, Purg. V, 13^ 
XXVI, 119— vedere, Purg. XVI, 35 

— malmenare, Par. XIX, 142 — fare. 
Par. XXVI, 131.*- Lasciare, abban- 
donare, lasciar dietro da sé, Inf. I, 
123; Vili, 51, 64, 100 e 108; X, 12; 
XV, 114 ; XX, 84 ; XXII, 151 ; XXIV, 
50; XXX, 75. Purg. I, 74; XII, 54; 
XXVIII, 4; XXXIÌ, 95. Par. XVII, 
55 ; XXIII, 133 ; XXV, 15 ; XXX, 50; 



Lateivo — Lalona. 



S33 



XXXI, 61. - Abbandonare, Par. V, 
82. — Deporre, rinunciare, Inf. Illi 
9 e 14. — Lasciar cadere, Inf. XIII, 
44. — Intermettere una occupazione, 
Inf. IV, 64 ; V, 18. - Lasciar libero, 
rilasciare, Inf. XXII, 85. — Lasciare 
e ìaseiar di... Inf. XXXI, >». Purg. 
XIV, 55. 

liAselTO. Par. V, 83. 

fLtmmnre^ altra forma di : lasciare, 
principalmente usato in rima, Inf. III, 
49. Par. Il, 87. — Lasciare addietro, 
Inf. XI, 18. — Ommetter di dire. Par. 
XIV, 107. 

liAMM». Nel signif. prop., stanco, 
affaticato, principalmente detto del 
corpo, Inf. 1,88; XVII, 130; XXXIV, 
88. Purg. IV, 43 e 106 ; XI, «9; XXIV, 
70. Par. IV, 93; XIII, 113. — Detto 
dello spirito, Inf. Vili, 106. — Inco- 
modato, infastidito, Inf. IX, 84. — 
Spessissimo D. dice le anime special- 
niente dell'Inferno anime la$sej mi- 
sere, amitte, Inf. III, 100; XVII, 78; 

XXXII, ai. Purg. X, 1JM. - Nel luo- 
godei Purg. XXVII, 66, Aldo e la 
maggior parte delle antiche edlz. leg- 
gono boiso invece di laiso adottato 
dalla Cr. e dalle ediz. moderne, lez. 
senza dubbio più poetica e piti dante- 
sca della prima. 

LassO) interiez. oh lasso ! ahi las- 
so I Inf. V, 112 ; XXVII, 84; XXVIII, 
107 e 140; XXX, 63. 

l^isssù liià 00. Inf. X, 136; 
XXXIV, 61. — Secondo il luogo in 
cui si trova quegli che parla, lassù 
signif. In alto, nel cielo, Inf. 1, 124 ; 
II, 96. Purg. VI, 55 ; XV, 68. Par. 1, 6; 
IX,70;X,74;XXI1I,93;XXX,100; 
XXXII, 118.— Talora signif. lassù sul- 
la terra, Inf. Vili, 49 ; X, 12; XV, 49. 

liistébra ^ voce latina , in rima 
per : l&tebra ; il nascondiglio, o ciò 
che cela una cosa agli occhi di alcu- 
no, Par. XIX, 67. 



liatente) voce latina; Bsscosto^ 
oscuro, Par. XXVI, 62. 

liAteranO) il palagio e la chiesa 
del Laterano a Roma, ove erano vi> 
cine le case dei Colonna, famiglia ni- 
mica dei papi, Inf. XX VII, 86. — Per: 
Roma in genere, Par. XXXI, 35. 

Lattai (Brunetto) f uomo di 
stato, scrittore e poeta celebre, nato 
a Firenze nel 1220, morto nel 129i. 
Dante che fu di lui discepolo, gli di* 
moatra un gran rispetto ed una affe- 
zione figliale; perilchò non si può 
concepire né render ragione della 
causa che l'ha indotto a porlo nel- 
l'inferno e a diffamarlo d' illecita ve- 
nere, luf. XV, 32 e 101. 

l^allBOf re del Lazio, padre di La- 
vinia che fu moglie di Knea, Inf. IV, > 
125. 

liatinO) add., D. chiama latino tut- 
to ciò che si riferisce all' Italia ; ondo 
latino è detto un Italiano, un abita- 
torodeir Italia, Inf. XXII, 65; XXVII, 
33; XXIX, 88 e 91. Purg. VII, 16; XI, 
58; XIII, 92. •<- Terra latina, l'Italia, 
Inf. XXVll, 27; XXVllI, 71. — E per* 
che a ciascuno è chiara la sua lingua 
materna, D. chiama latino ciò che è 
chiaro e facile, Par. Ili, 63. 

liatino, sost., il discorso, 1* idio> 
ma, Par. XII, 144 ; XVII, 35. - Uno 
scritto in lingua latina. Par. X, 120. 

l<ato, sost., la parte, Inf. VI, 20; 
XVI, 112; XVIII, 31; XXIII, 45; 
XXVI, 126; XXX, 51. Purg. Il, 22, 
dove la Gr. legge ^rtt; IV, 32 e 48 ; 
X, 12; XII, 27; XIII, 14; XVII, 72; 
XXII, 136; XXVII, 112; XXVIII, 130. 
Par.XVlII, 52; XXI, 24. — Per: il 
luogo, Purg. XI, 102; XXIX, 40. - 
Dallato da lato, V. Da. 

liato, add., voce più latina che ita- 
liana; largo, Inf. XIII, 13. 

liatona^ la madre di Apollo e di 
Diana, Purg. XX, 131. — Per i figli 



234 



Latrare — Leda, 



di Latona, Par. XXIX, 1 , D. intende : 
il Sole e la Luna. ~ Per la figlia 
di LaUma, Par. X, 67, intende: la 
Luna. 

■iatmre, propriamente: abbaiare 
come i cani. Nel signif. prop., Inf. 
XXX, 20. — Parlando di Cerbero, 
Inf. VI, 14. — Le urla dei Dannati, 
Inf. XXXII, 105 e 10& Par. VI, 74. 

liàirte) culto di adorazione dovu- 
to a Dio solo. Par. XXI, 111. 

liatiare^ allattare; nutrire, Purg. 
XXll,10%. 

Inatte, lat. toc, Par. V, 82; XI, 
129; XXIII, 57 e 122; XXX, 83. 

liandaliae, degno di lode, Inf. 
XV,104. Purg. XVin,36. 

liaadare 9 forma lat. , lodare , 
Purg. XI, 4. Par. XXV, 24. 

lianile, lat. lavu; la lode, Par. 
XIX, 37. 

■«auro 9 albero; per: corona di 
lauro, o, di aHoro, Purg. XXII, 108. 

■«avare^ nettare, Inf. XXVII, 108; 
XXX, 142: Pnrg. 1, 96 ; IX, 113. Par. 

V, 76. — Lawirii, purificarsi, detto 
delle anime, Inf. XIV, 137. ~ Detto 
d'un lido : bagnarsi, Par. VIII, 58. 

liavlna, in rima per ; Lavinia, fi- 
glia del re Latino, moglie d*Enea, 
Purg. XVII, 37. - Lavinia, Inf. IV, 
126. Par. VI, 3. 

lATorare, lat. lahorare, Inf. X 1 li , 
150, quispecialoAente^er: edilcare. 

liavoro, l'opera, Inf. XXIX, 90. 
Purg. XXI, 112. Par. I, 13; V, 83; 

VI, 24 ; XXXI, 9. — L'edificio, Purg. 
XII, 34. 

liasBO) d' origine ignota ; aspro, di 
sapore acre, Inf. XV, 65. 

lie^ pi. dell' artic. la, davanti a 
tutte le consonanti, Inf. I, 16, 90 e 
115 ; li, 137; III, 17, e ovunque. Pre- 
cedendo alle vocali ed alla h^ V, Inf. 
Ili, 36; V, 83. Purg. Il, 33, 35 e ^7. 
Par. 1; 106 ; li, 57 ; V, 7, e cosi di sé- 



guito. — Per idiotismo proprio della 
lingua, r artic. definito è talvolta po- 
sto ove le altre lingue usano l'arti- 
colo indefinito non ne pongono al-' 
cune, p. e., Inf. XIV, 102 vi fasta far 
le grida. 

lie, prpn.'al sing. e al dat. per : a 
lei, Inf. 111,65; XXX, 21. Purg. 1,59; 
XIX, 12. Par. VII, 73 ; X, 61 ; XI, 62; 
XXXIII, 42. — Come affisso del ver- 
bo al dat, Inf. VII, 93 ; XXVIl, 17. — 
DiUe, di' a lei. Par. VII, 10. ^ Al pi. 
e all' acc, Inf. Ili, 74 e 110; XXXIII, 
63. Purg. Ili, 132. Par. Ili, 32. - Co- 
me affisso del verbo, Inf. V, 68; XIII, 
142; XIV,.3. Purg. V, 8. - Prece- 
dendo a vocale o alla h, l\ Purg. II, 
34, e spesso. — Talvolta qaestó proo. 
è ripetuto senza bisogno, p. e., Inf. 
V, 69 Ch' Amor di nostra et'ia dipar-- 
tuie. — Di rado trovasi le per : loro, 
lof. Xll,75. Par. XV11I,105. 

liCandr») che per andar a trovare 
la sua amorosa Ero traversava a nuo- 
to r Ellesponto dove alfine annegò, 
Purg. XXVIII, 73. 

licareo, uno dei figli di Atamante, 
ammazzato dal padre divenuto furio- 
so, Inf. XXX, 10. V. Atamante. 

ftiebbre, antica forma per: lebbra, 
malattia cutanea, Inf. XXVII, 95, bi- 
sogna leggere della lebbre al sing. e 
non delk lebbre al pi. con la Gr. 

Lebbroso^ affetto di lebbra, Inf. 
XXIX, 124. 

ftieeearé) dall' ali. lecken, Inf. 
XVII, 75; XXX, 128. Purg.VIlM02. 

liceere^ lat. licere; non si trova 
che al pres. e al participi Lece, è per- 
messo, Inf. Xlll, 54; XXIll, 128; 
XXIX» 120. Purg. XVI, 34. Par. 1, 65; 
Xlll, 43..— Particip. lecilo e lìcito 
nelle varie ediz. V. Licito. 

ftieda^ la madre dei Dioscuri Ca- 
store e Polluce; per allusione a que- 
sti eroi greci D. chiama la costella- 



Lega — Legno, 



235 



zione dei GemiDi il nido di Leda, Inf. 
XXVII, 98. 

Lega, da levca del medio evo; che 
corrisponde a due miglia e mezzo 
d'Italia, Purg. XV, 121. 

liegA) dal lat. ligare, propriamen- 
te : mischianza di metal ii che forma 
la* lega delle monete, lof. XXX, 74. 
Par. XXIV, 84. — Combioazione in 
genere. Par. 11,139. 

liegAme) lat. Ugamen, ciò che 
serve a legare. Nel aignif. fìg. ciò che 
impedisce la meote, Par. XXXU, 50. 

liesare^lat. ligare; stringer con 
nodi. Nel aigoif. prop., Inf. XXIV, 94; 

XXXI, 104; Purg. XXXII, 51 e 96. 
Par. XXXIH, 86. — Legare intorno 
al corpo, cingere, Par. XI, 87. — Della 
malattia che lega , intorpidisce le 
membra, Inf. XXIV, 114; XXX, 81. 
— Dello spirito. Par. XIII, 1«0. — 
Ritener in suo potere, Purg. 1, 77. — 
Circondar come legame, Purg. XUI, 
4. — Particip. legalo^ ri unito,, combi- 
nato. Par. XXXIII, 86. — Legalo, av- 
vinto, Inf. XXXI, 104. Purg. XIX, 

m. 

lie^Amii, vincolarsi ; detto dello 
spinto, Par. IV, 18. — Combinarsi, 
Par. 11, 141. ~ Appiccarsi a qualche 
cosa, Purg. XVllI, 27. — Impegnarsi, 
obbligarsi, Purg. XVI, 52. In signif. 
pass., esser legato, Inf. XIII, 88. 

liegge^ lat. lew, usato tanto per la 
legge divina quanto por le leggi uma- 
ne, Inf. 1,125; V, 56; X, 84; XIV, 
21 ; XiX, 83. Purg. 1, 46 e 89; 11,106; 
VI,140e 146; XVI, 97; XXVI, 83. 
Par. VI, 12; XX, 55; XXX, 123; 

XXXII, 55. 
l4e|siserAnieBte9racilmente, sen- 
za fatica, Inf. XVIII, 70. Siccome scri- 
vesi indistintamente leggero, leggiero 
e leggiere, le varie ediz. hanno leggie- 
ramente o leggieretnente. 

Màeggere^ lat. legere. Nel signi f. 



prop., Inf. V, 127, dove la Cr. legge 
^^(^lavamo invece di leggevamo^ antico 
idiotismo fiorentino, rigettato con ra- 
gione da quasi tutte le ediz. moder- 
ne, Inf. XIV, 17 ; XIX, 85; XXII, 118. 
Purg. Ili, 126. Par. XII, 123. ~ Per 
est. leggere per : insegnare in signif. 
scolastico, Par. X, 137; XXVI, 18; 
XXIX, 71. ^ Trovasi più volte leg- 
gere per : dire, indicare, Inf. X, 65, 
ove alcuni leggono detto per eludere 
la difficoltà, Purg. XXVI, 85. Par. 
XXVI, 18 ; confronta, Purg. Il, 44. 

I«ei;gerOf v. LsaaiSRo. 

I«esgÌftdrlA) d' origine incerta ; 
la bellezza, la grazia. Par. XXXII, 
109. 

lieMtedro^bel lo, grazioso, Purg. 
XXVI, 99. ~ Nobile, generoso, Purg. 
XI, 61. 

ItegglerAmeiile 9 v. Lbogbr- 

MBRTB. 

I«eiS8lere e liCgglerO) lat. leviìt, 
di poco peso, Inf. V, 75. Purg. II, 4t. 
— Più spesso : leggiero, agile, che si 
muove con facilita, Inf. I, 32; XXI, 
33 ; XXX, 82. Purg. XII, 12; XXIV, 
69. — Per est., facile, Purg. IV, 92; 
Vili, 21; XVII, 7. 

lieglsta, nel signif. di : legislato- 
re, Inf. IV, 57. 

liCgnO) lat. lignutnt Inf. XXXII, 
49. — Indico legno, Purg. VII, 74, è 
inteso dagli interpreti per: l'èbano, 
sebbene gli epìteti di lucido e sereno 
poco gli si convengano. — L' albero, 
e le piante in genere, Inf. XHI, 73. 
Purg. XXIV, 116; XXVIII , 114; 
XXXII, 44. Par. XIII, 7a; XXVI, 
115. — Specialmente : l'alloro, Purg. 
XXXII, 24. Par. 1, 25. — Diversi og- 
getti fatti di legno, principalmente : 
la nave, la barca, Inf. Ili, 93 ; Vili, 
28 e 40; XXI, 9 e 11 ; XXII, 21; 
XXVI, 101; XXX, 60. Par. Il, 3; 
XIII, 136. - // legno primo, Purg., 



236 



lei — LérieL ^ 



XXXII, 34, probabilmente intende : 
il timone del carro. — L* albero della 
Croce, Purg. XIX, 105. * 

lielf forma obliqua del pronome 
pera. ella. Non deverebbe riferirsi che 
ad esseri umani come, al dat. Purg. 
XV, 103; XXXIII, 91 - all'acc, 
Purg. II, 84; IX, 121; XIX, 144; 
XXVIMOS; XXVIII, 51. Par. Vili, 
46; XVIIl, 14; XIX, 18; XXXI, 71 

— e con tutte le prep. a lei, Purg. Ili, 
117. Par. Ili, 58- gou/mV Inf. 1,123 

— di lei, Purg. XVII, 19. Par. IX, 117; 
XXX, 16 - in lei, Par. 1, 65; li, 22 

— per lei, Purg. 1, 93; XI, 71. — Spes- 
so si riferisce ad animali e a coso ina- 
nlmate come: all'acc, Inf. XXI, 19. 
Purg. Il, 84 ; XXXIII, 66. Par. XI, 33, 

— e con tutte le prep. a W, Porg. IH, 
83e123;XXXn, 51. Par. I, 114 - 
con Ui» Purg. VII, 58 •> tfa Ut Inf. I, 
89. Par. X, 12 — di lei, Purg. IV, 100; 
V,120; XXX1I,61. Par. V, 47 - m 
lei, Purg, XX, 131 ; XXIX, 69 — per 
lei, Purg. I, 72; XI, 71. Par. VII, 48 ; 
XXV, 12 - vèr lei, Inf, XXVI, 69. 
Purg.XXVlI, 29. - Secondo le re- 
gole moderne lei non dovrebbe esser 
mai posto come nom. o soggetto della 
proposizione ; nondimeno trovasi al 
nom. nel Purg. XXI, 25, come spes- 
sissimo presso gii Antichi. 

liemhO) lai. limbus, l'orlo d'una 
veste, Inf. XV, 24. Purg. XXVII, 30. 

— L'orlo d'una valle, Purg. VII, 
72. 

liemosl^ lat. Lemoviceiy la citte di 
Limoges, ovvero : il Limosino, pro- 
vincia di. Francia. — Quel di Limoeì, 
Purg. XXVI, 120, è il trovatore Gi- 
rardo di Bernoglio che D. giudica in- 
feriore ad Arnaldo Daniello. V. ivi. 

Itena^ lat. anhelitus, anhelare. Nei 
più antichi scrittori trovasi la forma 
intiera alena ; Y alito, il respiro, Inf. 
1,22; XIU, 122; XXIV, 43 e 59. Purg. 



IV, 116. — Per : /brza, impeto, abbona 
danza d:a€quaj Purg. XXVIII, 123. 

lieiiBih lat. LemnM, isola del mare 
Egeo,lnf. XV11I,88. 

I^enO) dal lat. 2efit< ; voce antiqua* 
ta; dolce, blando, Par. XXVIII, 81. . 

liente^avv., voce antiquata; len* 
temente, Purg. Ili, 60. 

I^iit«, add., Inf. VI, 101 ; XIV, 
28; XXIII, 59; XXV, 46e 78; XXXIII, 
81. Purg. X, 105 ; XXIV, t. Par. Vili, 
24; XVII, 27; XXIV, 18. - Lento 
Unto, lentissimo, Inf. XVU, 115. -- 
Per,: lento, tardo, infingardo, Purg. 
11, 120; XV, 137; XVII, 1.30. 

IientO) avT., lentamente, Par.XHT, 
113. — Lento lento, lentissimamente, 
Porg. XXVIII, 5. 

liCOBcello^ dimln. di leone, on 
leone giovine. // leoncel dal nido òtan* 
co, Inf. XXV 11, 50, D. significa con 
ciò Mainardo Pagani tiranno d' Imola 
e di Faenza, che portava un leone nel 
suo stemma. 

lieoBe, lat. leo, Inf. I, 45; XXXI, 
118. Purg. VI, 66. - Il leone dello 
stemma di Castiglia, Par. XII, 54. — 
La costellazione del Leone, Par. XVI, 
37; XXI, 14. — Per : un principe po- 
tente e in particolare la Francia op- 
posta all'Aquila simbolo dell' Imp. 
d' Allemagna, Par. VI, 106. 

■ieoninOf ciò che spetta al leone» 
alla maniera del leone,Inf. XXVII,75. 

I«eppo 9 d' origine ignota ; fumo 
puzzolente delle materie oleose che 
bruciano, Inf. XXX, 99. 

liepre^ forma moderna invece di 
levre che trovasi in alcuni mss. ed 
ediz. Foscolo l'ha pure adottata. V. 
Lbvbb, 

I«erei0 9 d'origine incerta, per: 
lordo, Inf. XV, 108. 

I4értel. Purg. Ili, 49, piccola città 
del territorio Ligure, ^tuata in luogo 
scosceso. 



£mo — Levare. 



237 



Iie«#9 particip. di ledere ; offeso, 
ferito, danneggiato, Inf. XIII, 47. 

■«esflOf lat. elixui, propriamente: 
cotto. D. significa con questa voce le 
anime di quelli cbe trovansi nel Ugo 
della pece bollente, Inf. XXI, 136. 
Alcune edtz. leggono leti o law, epi- 
teti cbe sembrano meno convenienti 
e men poetici. 

MjeUaae^ lat. latamen, concio del 
bestiame, luf. XV, 75. 

IieiAne, lat. litania, oggi lelanie, 
processioni sacre, Inf. XX, 9. Alcuni 
mss. hanno Utanie adottato da Ugo 
Foscolo. 

liOiariso, lat. lelhargut; oblio cau- 
sato da letargia, Par. XXXIll, 94. 

liete, lat. Lethe, fiume dell Infer- 
no. — D. immagina che nel Paradiso 
Terrcatre scorrano due ruscelli, cioè 
Lete ed Eunoe, dei quali le anime che 
hanno compita la loro purificazione 
sono obbligate a bere per perdere la 
memoria de' loro peccati (Lete) e per 
confermare in esse la memoria di 
loro buone opere (Eunoe), vedi ivi ; 
Inf. XIV, 131, dove la Cr. senza ra- 
glene sufficiente legge Leteo ; Inf. 
XIV, 136. Purg. XXVI, 108; XXVIII, 
130; XXX, 143; XXXIII, 96 e 123, 
dove, eccettuatane la Nidob., quasi 
tutte le ediz. leggono Leteo come ri- 
chiede il verso. 

liCtUla, lat. IcBtitia; la gioia, la 
beatitudine, Purg. Xlll, ISO; XVI, 
72;XXVU!, 16; XXIX, 33. Par. I, 
31 ; 11, 144 ; III, 54 ;V. 107; VI, 119; 
Vili, 85 ; XVI, 20 ; XXI, 56 ; XXIII, 
23; XXV, 16; XXVI, 135; XXX, 41 ; 
XXXI, 134. — Per: un' anima beata, 
Par. IX, 67. 

lietlsiare, rallegrarsi , provar 
contento. Par. IH, 54; IX, 70. Voce 
antiquata. 

Lettera. Purg. XII, 134. Par. 
XV11I,134.' 



I^etterato. Inf. XV, 107. 

liettOf lat. leetue. Nel signif. prop., 
Inf. X, 78. Purg. XX VII, 73. Par. XV, 
120. — Per est. il letto d' un fiume, 
Inf. XVI, 96. — Il punto del cielo do- 
ve un astro tramonta ; detto del Solo, 
Purg. Vili, 134 - della Lgna, Purg. 
X, 15. - 11 fondo, Inf. XIV,9;XXIII, 
52. Purg. XII, 15. Par. XXX, 3. - 
Ciò cbe Serve d' appoggio, Purg. VII, 
108. 

lietto, particip. di leggere, v. Ivi. 

I^ettore) D. Interpella spesso il 
suo Lettore per eccitare la sua atten- 
zione, Inf. Vili, 94; XVI, 128; XX, 
19; XXV,46; XXXIV, 23. Purg. Vili, 
19 ; IX, 70; X, 106; XVII, 1 ; XXIX, 
98; XXXI, 124; XXXIII, 136. Par. V, 
109; X,-7 e 22; XXII, 106. - Inoltre 
r interpella pure dicendo OA tu che 
leggi, Inf. XXII, 118. 

Kettiare, Tatto del leggere, Inf. 
V, 131. — Siccome leggere ha il signif. 
d' insegnare, cosi lettura ha quello di : 
insegnamento, dottrina. Par. XXlX, 
75. 

ItevABte, da levare ; V Oriente, la 
parte onde si leva il Sole, Inf. XVI, 
95. Purg. IV, 53 ; XXIX, 12. 

I.evare,elevare,Inf. X, 45; XVIII, 
37; XXI, 20 ; XXIV, 27 ; XXVI, 140; 
XXVill, 104 ; XXIX, 72; XXXIV, 88. 
Purg. Ili, 61; Vili, 10; XI, 39; XIII, 
102 ; XVII, 70. Par. 1, 75; HI, 6; XVII. 
114; XXV, 38; XXXI, 70. - Pren- 
dere, ricevere, Purg. II, 95. — Levare 
i saggi, far 1' esperimento, Purg. 
XXVU, 67. - Togliere, Inf. II, 119 ; 
XII, 39 ; XXXIII, 112. Purg. XVI, 18; 
XXV, 39. Par. XXX, 121. — Levar 
d'ira, pacificare. Par. IV, 14. — Le- 
vare, per: levarsi, Inf. XXIV, 52; 
XXV, 121. Purg. XIX, 133. - Uvar. 
si, elevarsi, Inf. II, 65 ; VI,38 ; X, 54; 
XXIV, 8 e 58; XXIX, 113; XXXI, 
U9; XXXIV, 94. Purg, 1,109; XXIV, 



S38 



Ltve — Libia. 



120; XXXI, 56. Par. IX, 28; XXIII, 
120; XXVI, 86 e 139; XXXIIl, 26 e 
67. — Detto degli occhi: alzarsi, Par. 
XII, 27. — Levórsi, per: si levarono, 
forma antica, ancor molto usata nel 
XVI sec. Inf. XXVI, 86; XXXIII, 60. 
— In particolare : alzarsi da letto, 
Inf. XXIV, 8. - Detto delle foglie: 
spiccarsi, cadere, Inf. Ili, 112. — Le- 
vati, va via, Inf. XXXII, 95. - Allon-- 
tanarsi, Purg. XII, 119. — Esser pre- 
so, Purg. XXIV, 117. — Particlp. le- 
vato, inf. X, 8. — Elevato, Inf. XVI, 
76. Par. XIV, 86. — Levalo in piedi,' 
Inf. 1V,5.- Désto, Purg. XXVH, 114. 

lieve, V. LiEvB. 

lievi, uno dei figli del patriarca 
Giacobbe. — T figli di Levi, Purg. XVT, 
132, sono i Leviti. 

lievre^ forma antica per: lepre, 
lat. lepus, Inf. XXIII, 18. 

liesione, la lettura, Inf. XX, 20. 

liesso, forse proveniente dal lat. 
olere, olezzo ; il puzzo, Inf. X, 136. 

lil, articolo pi. di lo, ora j30co 
usato, dicendosi invece t o gli. Le 
ediz. si accordano soltanto in porre 
gli davanti alle vocali e alla s impura, 
ma davanti alle consonanti semplici 
trovasi, ad arbitrio d* ogni edit. ora t, 
ora li e ora anco gli. Li è per certo la 
forma più antica che si dovrebbe con- 
servare dapertutto ove il verso Io' 
consente. Trovasi li, Inf. 1, 68; 11,78; 
III, 77 (in questi due ultimi luoghi la 
Nidob. ha i); VI, 61 ; XVIIl, 11 ; XX, 
44;XXin,123; XXV, 115. Purg. I, 
37 e 82; II, 14; 111, 10; VI, 89, 99 e 
120 ; IX, 54. Par. II, 4, 49, 65 e 99 ; 
III, 38, 52 e 57 ; V, 105 e 115 ; VI, 109, 
e cosi di séguito. 

IiÌ9 pronome, al dat. sìng. per: gli, 
a lui, Inf. I, 36; II, 25 ; V, 8 (in que- 
sti luoghi la Nidob. ha gli)] \,rf. 
Purg. 1, 120; HI, 121 ; VI, 6, dove la 
Nidob. ha gli, Par. II, 63. — Al At. 



pi. per : loro, Inf. XX, 14. — All' ace. 
pi. per : loro, Inf. Ili, 44, dove la Gr. 
ha^K, Par. II, 4; VI, 120. — Come 
affisso del verbo, al dat. sing. Dilli, 
di'a lui, Inf. XXIV, 127 — daWt, dare 
a lui. Par. VI, 36. — All' acc. sing.» 
Inf. XXXIV, 90. - AUacc. pi., Inf. 
XV, 67. Par. Ili, 22. 

lil, avverbio di luogo, Inf. I, 67 ; 
VIII, 103; XIX, 30; XXXl, 144; 
XXXIII, 94. Purg. Il, 62; V, 83; Vili, 
65; X, 55; XII, 19; XV, 56; XXII, 
124. Par. 1, 124 ; II, 43, 93 e 104; VI, 
8; VII, 123; XVII, 122; XXIII, 87; 

XXXI, 76, e più spesso. — Avv. di 
tempo, allora, Purg. XX, 64. — /h/l- 
«0 a n, Par. XIV, 128. V. Liei e Linci. 

lite, figlia di Labano, moglie del 
patriarca Giacobbe, Porg. XX VII, 101. 
Lia, è simbolo della vita attiva, e la 
sua. sorella Rachele^ è simbolo della 
vita contemplativa. 

liibAno, diramazione di monti 
della Siria, Purg. XXX, 11. V. Vbhi. 

Ubello, di mio. di libro, Par. XII, 
135, i dodici libelli, sono i dodici libri 
delia Logica di Pietro Ispano, v. ivi. 

liibenfe, voce latina; di buon gra- 
do, volentieri. Par. XXV, 65. 

Uberamente, volontteii, spon- 
taneamente, Inf. XIII, 86. Purg. Xly 
134 ; XXVI, 189. Par. XXXIII, 18. 

Ubcrare. Purg. XI, 21 ; XXIII, 
75 e 90. 

liibcro. Nel signif. prop., Purg. X, 
17 ; XVI, 71 e 80 ; XVIII, 74 ; XXVII, 
140. Par. IV, 3; VII, 71; IX, 142; 

XXXII, 2. — Per est. franco, aperto, 
Purg. Ili, 64. —Ii6«ro da..., esente, 
Purg. XXI, 43. — Liberato da... Purg. 
VI, 25 ; XXII, 117 ; XXVIII, 102. 

liibcrtà. Purg. 1, 71 — e più spes- 
so nella forma antica liberiate, Parg. 
XVllI, 68. Par. V, 22 ; XXXl, 86. 

lilbla, provincia dell' Affrica, Inf. 
XXIV, 85. 



Libieoeco — Lingva, 



239 



liibieoceO) nome che D. dà a uno 
dm diavoli della quinta Bolgia, Inf. 
XXr,121;XXll,70. 

I.<Mt«, ciò che piace, Inf. V, 56. 
Par. XXXI, 42. 

lilbra, nel signif. prop., la bilan- 
cia. In Itbra,*Par. XXIX, 4, in equili- 
brio ; ma questa lez. della Nidob. che 
li tiene in libra, è poco sicura, e V an- 
tica lez. della Cr. che il zenit in librOf 
sembra preferibile come quella che è 
più difficile e poetica, perilcbè ha 
dato occasione a' copisti di sostituirle 
altra lez. più facile. V. Irlibrabb. — 
Per lo più significa la costellazione 
della Libra, Purg. XXVII, 3. Par. 
XXIX, 2 — ed é pure accennata nel 
Purg. U, 5. 

liibro. Inf. V, 137. — D. deflniscr 
la memoria il libro che il preterito rtw 
segna. Par. XXIII, 54. 

IiieeBBa,il permesso,Inf. XXVII, 
3. — Nella forma più antica licenzia, 
Par.XJI,95. 

liiel) da li e et per : II, avv. di luo- 
go, Inf. XIV, 84. Purg. VII, 64. i 

liielo o IìIbIo, da Valbona, o di 
Cesena, cavaliere rinomato per la sua 
liberalità, Purg. XIV, 97. 

lileitO) particip. di licere; permes- 
so, Inf. V,56. Purg. VI, 118; VII,41.; 
XXVI, 128. Par. 1,55. 

liicargo^ lat. Lycurgue, re di No- 
mea di cui è parlato nella Tebaida di 
Stazio, Purg. XXVI, 94. 

liido^ lat. littus, la riva, Purg. 
XV11,12.V. LiTO. 

I^ietamente, allegramente, con 
piacere, Purg. IX, 34. 

liletOf lat. lertui, allegro, gioioso, 
Inf. Hi, 20 ; IV, 84 ; VII, 95; XIII, 69; 
XIX, 102; XXVI, 96. Purg. III, 142; 
V,46; Vii, 1; XIV. 83; XVI, 142; 



XIX. 86 ; XXIII, 74; XXIV, 14; XXV, 
70 ; XXVII, 6 ; XXXI, 127. Par. I, 31 
e 126; li, 28; HI, 68 ; V, 94; VIU,91 ; 
X, 24; XV, 67; XVI,138; XXIV, 10; 
XXV, 104 ; XXVn, 43 e 104 ; XXXH, 
64. — Detto d' un monte ricco d' al- 
beri e di acque, Inf. XIV, 97. 

lilevC) lat. leviSf leggiero, di poco 
peso; agile, Inf. IH, 93; XXIV, 32. 
Purg. XI, 35; XII, 116; XXII, 7; 
XXXI, 96. Par. I, 99 ; XXXIII, 65. - 
Per est., facile, Inf. XXVIII, 60. Purg. 
I, 108. Par. XXIV, 37. — Di liète, 
V. Di. 

liieTemenie ^ leggermente, con 
facilità, Inf. XXXI, 142. Par. XXI, 
116; XXVI, 18. 

lilevre, ▼. Lbvbb. 

Ulla, città della Fiandra, Purg. 

XX, 46. 

Itima, strumento, Inf. XXVII, 9. 

Ijlmare, per est, diminuire, ad- 
dolcire, Purg. XV, 15. 

liimliO) secondo D. il primo cer- 
chio dell' Inferno ove sono poste le 
anime dei Pagani virtuosi e dei bam- 
bini morti senza battesimo, .Inf. IV, 
45. Purg. XXII, 14. 

lilmO) fango, pantano, Inf. VII, 
121. Purg. 1, 102. — Per est., la so- 
stanza terrestre del corpo umano, 
Purg. XVH, 114. 

I.iBel,per: di 11, Purg. XV, 37. 
Voce antiquata. 

lilngua. Nel signif. prop., Inf. 
XIV, 27 ; XVH, 75 ; XVIII, 60 ; XXI, 
137;XXV, 133;XXV1H,101; XXX, 
122; XXXI, 1 ; XXXH, 9. Purg. XIX, 
13. Par. XXIH, 55; XXV», 131; 
XXXlll, 70 e 108. ^ Per esL, la fa- 
vella, r idioma che si parla, Inf. Ili, 
25; XXVIH,4. Purg. VII, 17; XI, 98. 
Par. XXVI, 124. - L'eloquio, il di- 



1 II « ci » «ggittolo al « Il » non è particella avr. come mostra creder l' autore, ma è 
enfonice o riempitive come ttlvoita il yi prewo 1 Greci. 



240 



Linguaggio — Lo. 



scorso, Inf. XI, 72; XV, 87. Par. VI, 
63; XI, 23. — Quanto al luogo del. 
i'Inf.XXV, 144,v. Pbkna. 

lilnsnagslo. Inf. XXVII, i4; 
XXXI, 78 e 80. 

lilno, ìàLlinum, Purg. XXV, 79. 

liinof lai. Xtnus, antico poeta gre* 
€0. Bjsogoa per certo legger così con 
la Cr., Inf. IV, 141, e non Z^tmocon la 
Nidob. Orfeo e Lino sono mentovati 
insieme con Cicerone e Seneca come 
poeti didascalici e morali. 

I4no9 uno dei primi vescovi di 
Roma, Par. XXVI1,41. 

lilonelno) dimin. di lione, Inf. 
XXX, 8. 

liionC) lat. leo, forma meno usata 
-di: leone, v.ivi;lnf. XVII, 60; XXXI, 
118. Purg. VI, 66, dove alcune ediz. 
leggono leone, 

I.loneMa.Inr. XXX,8. 

litqnarsi, voce disusata. I cemen- 
tatori la derivano dal lat. liquet e l'in- 
terpretano: manifestarsi, Par. XV, 1. 
Io propenderei a derivarla dal lat. li- 
quare, liquefarsi, nel signif. di : risol- 
versi in... 

liiqneratto, disciolto, fuso, Purg. 
XXX, 88. 

lilquore. Per: il succo dell' oliva, 
Par. XXI, 115. —Per: l'acqua, Purg. 
XXII, 137. 

liira, stramento musicale. D. in- 
dica con questa voce: l'armonia, il 
canto delle anime beate. Par. XV, 4. 
— In particolare il canto dell' Arcan- 
gelo Gabriello, Par. XXIll, 100. 

lilseiarsl, forse dal greco Xtaoòc, 
liscio. Detto d' un animale che si li- 
scia leccandosi, Purg. Vili, 102. 

liiflta) dall' alt. {«is/0 ; la linea, la 
riga, Purg. IV, 42. Par. XV, 23. - 
D'onde tatto 'ciò che ha poca lar- 
ghezza in proporzione della sua lun- 
ghezza, come : le braccia e le gambe 
è detto lista, Uste, Inf. XXV, 73. — 



Una ciocca di capegli, Purg. 1, 86. ~ 
Una striscia di luce, Purg. XXIX; 77 
elio. ^ 

litotami) formare una riga, una 
striscia, Par. XIV, 115. 

Utare^ verbo tolto dal latino : sa- 
crificare , offrire in saori6cio , Par. 
XIV, 93. 

I<ice, lat. lis, la disputa, la conte- 
sa, Purg. XV, 98. 

UtlglOf propriamente : la conte- 
sa; per : il rimorso, Par. V, 16. 

lilto, lat. lUtusj la riva, Inf. HI, 
116 ; XXVI, 103. Purg. 1, 130; H, 33; 
IV, 65; XXVIII, 20. Par. Il, 4; IX, 85; 
XXVII, 83. - Ulo rubro, Par. VI, 79, 
la riva del Mare Rosso. 

liUtoranOf V abitante d* una ri- 
viera, Par. IX, 88. Ora si dice : Bi- 
verasco. 

liiuto, dall' ali. laute, stramento 
musicale, Inf. XXX, 49. 

lilvMo, color giallo cinereo, Inf. 
Ili, 98 ; XIX , 14; XXV, 84; XXXII, 
34. Purg. XIII, 9. 

ftilvio, lo storico romano, Tito Li- 
vio, Inf. XXVIII, 12. V. LiKO. 

ftiivore, sempre per: invidia, Purg. 
XIV, 84. Par. VII, 65. 

IìIbIo, y. Ligio. 

liO, articolo. Secondo le regole mo- 
derne questa forma del pron. dovreb- 
be usarsi soltanto precedente a pa- 
role che comincino con la t impura. 
Gli Antichi e D. non osservavano que- 
sta regola, e lo trovasi precedente a 
tutte le consonanti, p. e., lof. I, 26, 
84, 85 e 87; li, 1, 13; 22, 23 e 28; XII, 
128 ; XXVI, 18; XXXlli, 35. Purg. 1, 
12, 19 e 107 ; II, 25, 56 e 66 ; III, 16 e 
26. Par. 1, 113, 137 e 142; II, 33, 48, 
77, 81, 87, 92 e 126, e cosi ad ogni 
pagina. — È stato osservato che lo 
trovasi invece di U principalmente 
davanti alle voci mooosillabe, come, 
Inf. 1, 85 e 112; li, 28 ;"lV, 31 ; V, 22; 



Lo — Lógoro, 



S41 



VII, 35 e 73; XII, 120. Porg. I, 107; 
11, 17 e 66; IH, 16; V, W; Vili, 3. 
Par. 11,33,48,84,90 6 115; 111,97 e 
S4, e cosi di séguito. — Precedendo 
alle vocali prende la forma di V, Inf. 
Il, 16, 84 e 142. Purg. I, %0 e 97 ; II, 
20 e 39; 111, 27 e 30. Par. I, 16, 71 e 
86; II, 13, 45 e 63; 111,18 e 27, e 
ovunque. -^ Precedente alle voci che 
cominciano con in o im sulle quali 
non cade l' accento, gli Antichi seri- 
vevauo h 'mperador, Inf.XXXlV,28. 
Par. XV, 139 — /o 'ntenlo, Purg. HI, 
13 — to 'mperckè, Purg. HI, 84, ec. ~ 
Unito alle prep. forma le voci allOy 
dello, collo, fullOf ec, V. ivi. 

IHI9 pronome della 3 pera, all' acc, 
Inf. I, 56 e 96; II, 47 e 99; III, 81. 
Purg. IV, 125. Par. III, 108, e spesso. 
— Precedente alle vocali V, Porg. I, 
67. Par. I, 90. — Come affisso del 
verbo : dimandai, Inf. XIII, 82, per: 
dimanda lo — mtUelel, Inf. XXI, 40, 
per: mettete lo — disiilo, Purg. V, 
^, per : lo dissi — sallo, Purg. XI, 
66, per : lo sa -<- fermalvi, Par. V, 41 , 
per : ferma lo vi. — Combinato con 
non forma noi, v. Non.- 

liOeatO) particip. di locare; posto, 
collocato, Par. XXVIII, 20; XXXII, 
74. 

IiO«09 forma antica e poetica, ora: 
luogo; il posto, Inf. I, 61 e 93 ; II, 23 
e 101; IV, 6 e 72; IX, 115; X, 24; 
KlI, 1 ; XVI, 1 e 28; XVII, 100; XXVI, 
77; XXXI, 15; XXXII, 14; XXXIV, 
20. Purg. 11,62; IX, 26; XXV, 118; 
XXVI, 138; XXVIII, 92. Par. I, 53; 
111,65; IV, 81; XV, 16; XVI, 40; 
XVllI, 106; XXI, 121; XXIIl, 86; 
XXXll, lOt. - Lo spazio. Par. XIX, 
135. — Un luogo che si cita, Inf. XX, 
113. Par. VII, 122.-1/ loco nalio, la 
patria, Inf. XIV, 1. — Nel luogo del 
*" Par. Il, 125, alcuni mss. leggono lago, 
- Aver loco, Par. XXV, 123. - Dar 



loco, lasciar passare, Purg. V, 25. — 
Dar loco di dire, fornir l' occasione di 
parlare, Purg. XXXIII, 7. 

liOeaatA, Grillm Locusta o Grilltu 
Migratoriu» di Linneo, Purg. XXII, 
151. 

I^da^ liOde, liOdO) lat. law, 
V ultima di queste forme è affatto ab» 
bandonata, e loda è meno usata di . 
lode.- loda, Inf.II, 103. Par. X, 122; 
XIV, 124 ; XXX, 17. - Al pi., Purg. 
XX, 36. — Lode, Inf. VII, 92, dove 
però questa voce potrebbe essere il 
pi. di loda; XXVI, 71. Purg. XVIII, 
60; XXI, 71. Par. X, 122; XXX, 426. 
— Lodo, trovasi una sola volta in ri- 
ma, Inf. Ili, 36. 

liOdare, lat. laudare, Inf. Vili, 60. 
Par. VI, 142. -~ Lodarei di uno, Inf. 
11,74; XXII, 84. 

liOderlBgo degli And alò, bo- 
lognese, uno dei fondatori dell' Ordi- 
ne de' Frati Gaudenti, v. ivi. Fu chia- 
mato nel 1266 con Catalano Malevolti 
suo confratello, v. ivi, per essere Po- 
destà di Firenze. Essi delusero l'espet- 
tazione dei Fiorentini che gli avevano 
stimati propri a mantenere la tran- 
quillità nella repubblica, poiché am- 
bidue venderonsi alla fazione guelfa, e 
fecero cacciare dalla città i Ghibellini 
ardendo le loro case, Inf. XXIII, 115. 

liOdo, V. Loda. 

liOdoletta, dimin. di lodola, lat. 
oiauda, uccello, Par. XX, 71. Aldo se- 
guitato da Dionisi legge allodetta, e 
un gran numero di mss. alodetla, che 
per avventura è la forma primitiva. 

liOgUo, lat. lolium. Per: cattiva 
erba, in genere, Purg. Il, 124. Par. 
XII, 119. 

liOgodorOf distretto dell' isola di 
Sardegna, Inf. XXII, 89. 

liégoro. Derivasi per lo più que- 
sta voce dal lat. tortini da ludicrum, 
ma erroneamente; alcuni mss. e 
16 



342 



l4Óico — Lorùi 



V ediz. di Viviani hanno Itidoro, voce 
evidentemente alemanna luder, ca- 
rogna, come a Venezia la parola lu- 
dro, è ingiuriosa. È uno strumento 
fatto di cuoio e di penne in forma di 
uccello, col quale i falconieri richia- 
mano il falco. È il francese Uurre, 
termine tecnico de' falconieri, come 
in ali. federspiel o borlasz, Inf. XVII, 
128. - Al fig., Purg. XIX, 62. 

lióìeO) da logica, un logico, inten- 
dente di Logica, Inf. XXVII, 123. 

liOmbardO) un abitante di Lom- 
bardia, Inf. XXII, 99. Purg. XVI, 46 
e 126. Par. XVII, 71. — D. chiama 
i genitori di Virglio Lombardi, Inf. I, 
68, per anacronismo. —Nel luogo del 
^Purg. XVI, 46 e 130, è chiaro che D. 
vuol dire: io fui un Lombardo; al- 
cuni comentatori sostengono nondi- 
meno che il Marco di cui si parla era 
della famìglia de' Lombardi di Vene- 
zia ; il luogo nel quale il Poeta lo 
trova fa conoscere che era uomo dab- 
bene ma sottoposto agli accessi della 
collera.— Il semplice Lombardo, Purg. 
XVI, 126, è Guido da Castello, v. ivi. 
— Il gran Lombardo, Par. XVII, 71, 
è per certo Bartolommeo della Scala 
signor di Verona, presso al quale D. 
trovò asilo per alcun tempo. Dionisi 
solo vuole che sia Cangrande della 
Scala fratello minore di Bartolom- 
meo, che air epoca dell' esiglio di D. 
era ancorfanciullo. — ZombarcTo^add., 
Purg. VI, 61. — Avv.,Inf. XXVII, 20. 

ftioine) lat. lumen, antica forma, 
per: lume, di cui D. si serve una 
sola volta in grazia della rima, Inf. 
X, 69. Anticamente la o stretta si ac- 
costava molto nel suono alla u. 

liongevo) voce Ialina long€Bvu8 ; 
di lunga durata, eterno. Par. XVIII, 
83. 

liongobardo. Par. VI, 94, forma 
del nome meno italiana ma più esatta. 



lioatanare^ questo verbo nella 
D. G. è fondalo sopra una cattiva lez. 
della Cr., Inf. Il, 60, v. Loiìtaro. 
— Lontanarsi, allontanarsi, Pnrg. 
XXXllI, 117. 

liOBtano, lat. quasi longitanus, 
distante, Inf. IX, 29. Purg. II, 33; 
XXIV, 104; XXVll, 111; XXVIII, 
70; XXIX, 149. Par. Il, 104; X, 19; 
XXXI, 91. — Di grande estensione, 
vasto, Purg. Vili, 67. Di lunga dura- 
ta, Inf. Il, 60, dove la Cr. ha preso 
erroneamente lontana, per verbo: 
estendersi. Par.XV,49.--Coroeavv., 
Inf. X, 101. Par. XXX, 121. — Di lon- 
tano, da lungo, Inf. XXXI, 26. Purg. 
1,116; III, 67; Vili, 5. - Distante, 
Par. XI, 65; XXX, 1. 

I<onf ra^ lat. Intra ; la Mustela Lu- 
tra di Linneo, quadrupede acquatico 
a piedi palmati, a coda schiacciata, che 
si ciba di pesce, Inf. XXII, 36. 

liOnsa, lat. lynx. È malagevole 
propriare se D. ha inteso parlare del- 
la Lince, della Pantera o del Leopar- 
do, confondendosi spesso questi ani- 
mali fra loro, Inf. 1, 32 ; XVI, 108. 

liOquela, il discorso, la lingua 
che si parla. Par, XXV1I,134; XXIX, 
131. — In particolare: il dialetto, Inf. 
X,25. 

leardo, forse dal lat. luridus. Nel 
signif. fisico : sudicio, sporco, Inf. VI, 
31; VII, 197; Vili, 39; IX, 100; 
XVIII, 116. - Nel signif. morale, 
Purg. VII, 110. 

liOrilara. Nel signif. morale: l'im- 
mondizia, Inf. XI, 60. 

liOrensO) lat. Laurentius, che so- 
stenne il martirio nell' a. 255, abbro- 
stolato in gratella, Par. ly, 83. 

lioro, e precedente a consonante 
semplice , I<ar, lat. illorum, forma 
dei casi obliqui del pron. eglino. — 
Al gen., Inf. 11, 3, 110 e 129 ; 111,105; 
XIV, 115 ; XV, 8 e 69; XVI, 13; XXI, 



Loto — Lucifero, 



248 



99, 134 e 138; XXU, 74 ; XXXII, 67. 
Purg.1,28; Vl,82; X, 99; XII, 31 
Par. XI, 76; XII, 36; XVI, 49 e 1M; 
XXV, 108; XXVni, 98, e quasi ad 
ogni pagina. — Al dal. Inf. 111,110; 
VII!, 87; XIV, 21. Purg. Il, 49; III, 
42 ; XII, 126 ; XXVI, 11. Par. IV, 38 ; 
XXIX, 111, e spessissimo. -> All'acc, 
inf. XVI, 61; XXH, 161; XXIII, 56. 
Purg. XI, 34; XIX, 74. Par. Ili, 33, ec. 
-* Con tutte le prep. a loro, Inf. XIII, 
124; XVI, 18 ~ con loro, Inf. XXI, 
117. Purg. XIV, 36 - rf« loro, Purg. 
XII, 128 - di loro, Inf. XV, 74; 
XXIX, 86; XXXII, 67. Purg. 11,76; 
III, 103 ; XI, 74. Par. !, 83 ; III, 19 - 
in loro, Inf. XI, 32; XVI, ^0 - per 
loro, Par. XIV, 64 — «opro ioro, Inf. 
XIV, 142 -- tra loro, Inf. XIV, 80; 
XVI, 47. Purg. XXIX, 46 - «Ir loro, 
Inf. XV, 6. 

liOtO) lat. lutum, il fango, la mo- 
ta, Inf. Vili, 21. 

liuea, r Evangelista, Purg. XXI, 7. 

— È pure indicato, Purg. XXIX, 136. 
lineano^ poeta latino, autore d.eN 

la Farsalia, lof. IV, 90; XXV, 94. 

liaeea^citth di Toscana, Inf. X Vili, 
122; XXXIII, 20. — È pure indicata, 
inf. XXI, 38. — Quel da Lucca, Purg. 

XXIV, 35, è Buonagiunta, v. ivi. 
liùccHkla, dal lat. lux^ìnf, XXVI, 

29. 

lioce) lat. lux. Nel signif. prop., 
fnf.m, 134; VII, 76. Purg. Ili, 89; 
XXIX, 91. Par.I, 4; 11, 145; XXIII, 
31;XXVI1,112; XXIX, 100; XXX, 
39 e 69 e più spesso. — La luce spi- 
rituale, Purg. XllI, 69. Par. Il, 110; 

XXV, 70; XXX, 40. — Dìo è detto 
la verace luce, Par. Ili, 32 — V eterna 
luce, Par. V, 8; XI, 20. — Lo Spirito- 
santo, in particolare. Par. XIII, 65. 

— Come apostrofe di tenerezza a Vir- 
gilio, Purg. VI, 29. - 11 Sole ò detto 
la gran luce, Purg. XXXII, 63 - il 



carro della luce, Purg. IV, 59. — Lo 
anime de' Beati, Par. Ili, 118; VI, 
128; Vili, 43; X, 109 e 112; XX, 10 e 
146; XXIV, 64, e più spesso. — In 
particolare: G. G. e la Madonna, Par. 
XXV, 128.- Le stelle, Purg. I, 37. 
~ Detto delle cose che risplendono, 
Purg. XXIX, 62. - U vista. Par. 
XXI. 30. - Mala luce, Inf. X, 100, ò 
r infermità dei vecchi che veggono 
meglio da lontano che da vicino. — 
I«ci, gli occhi, Inf. XXIX, 2. Purg. 
XV, 84; XXXI, 79. Par. 1,66; XVIII, 
56; XXll, 126; XXUI, 91. — La vista 
spirituale, Purg. XVIII, 16. 

IiiieeBt«9 add. brillante, risplen- 
dente, Inf. Il, 116. Purg. II, 21 ; IX, 
4; XV, 141 ; XXIV, 138. Par. V, 96 e 
132; X, 40 e 66; XXIII, 32. 

I^neente) sost. Dio fonte d*ogni 
luce. Par. XUI, 56. 

lit&eerc, verbo, Inf. II, 55; IV, 
161; XVI, 66. Purg. V, 4; XllI, 19. 
Par. II, 143; VI, 128; XII, 36. 

liueerna, propriamente: lume a 
olio; tutto ciò che serve a far lume, 
Inf. XXVIIl, 124. Purg. I, 43. - Una 
luce in genere, Purg. Vili, 112. — Il 
Sole è detto lucerna del mondo, Par. 1, 
38. — Lucerne, per: gli occhi, Inf. 
XXV , 122. — Le anime de' Beati sono 
pure chiamate lucerne, Par. Vili, 19; 
XXI, 73; XXUI, 28. 

liueia, santa, vergine e martire. 
D. mostra farne il simbolo della Gra- 
zia illuminante, Inf. Il, 97 e 100. Purg. 
IX,65. Par. XXXII, 137. 

lioeldO) lucente, risplendente, 
Purg. VII, 74; XV, 69; XXIX, 140. 
Par. II, 32; XXIV, 86. 

ItuetrerO) lat. Ludfer, D. chiama 
cosi il capo degli angeli decaduti, il 
re dell' Inferno , Inf. XXXI, 143 ; 
XXXIV, 89. - È pure mentovato, 
Purg. XII, 26. Par. IX, 128; XIX, 47; 
XXV1I,26;XXIX,66. 



244 



Lucore — Lume, 



liiieore) antica forma per: luce, 
Par. XIV, 94. 

liUereBla, moglie di Collatino, la 
quale si ammazzò per non sopravvi- 
vere allo stopro soflTerto, Inf. IV,1Sl8. 
Par. VI, 41. 

AneolontO) voce latina ; brillan- 
te, risplendente, Par. IX, 37; XXil, 
9». 

lii&dere) verbo tolto dal lat., pro- 
priamente : giuocare. In D. ba il si* 
gnif. di dare con gesti segni di gioia, 
Par. XXX, 10. 

liUdOf voce latina, il giuoco; per: 
beffa fatto ad alcuno, Inf. XXII, 118. 
- itfi^e'tct ludi, Par. XXVIU, 126, 
sono i movimenti gioiosi degli angeli. 

liUgllo, lat. Juliut; mese dell* an- 
no, Inf. XXIX, 47. 

liul, forma dei casi obliqui del 
pron. egli. Senza prep. al dat., Inf. I, 
81; VII, 67; XIV, 71; XIX. 89; 
XXVIII, 48; XXXIII, 121 e 150. 
Purg. I, 52 e 64; VIII, 58 e 121; XI, 
79; XVIII, 41 ; XXIV, 76, e spessis- 
Simo.— Air acc., Inf. X, 95; XVII, 
77; XVIII, 95; XIX, 51; XXll, 140; 
XXV, 91 ; XXX, 86; XXXIV, 125. 
Purg. 1, 62; IX, 38; XII, 4; XV, 109; 
XVII, 131 ; XXV, 29; XX VI, 101. Par. 
Il, 47 e 131 ; XIV, 48; XIX, 6; XXVII, 
112; XXX, 102, e più spesso. — Con 
tutte le prep., A lui^ Inf. I, 65; II, 
74; X,38. Purg. 11,4 e 24; IV, 117; 
XVII, 88; XXX, 122. Par. Vili, 94; 

XV, 31. - Appresso lui, Inf. Vili, 26. 
Purg. IV, 50. - Con lui, Inf. 1, 89, 
Purg. Il, 116 ; XVII, 64; XXXIII, 136. 
Par. X, 34; XVII, 76. - Contra lui, 
Par. VI, 130. - Da lui, Purg. Il, 102; 

XVI, 66. Par. II, 117; XVIII, 24. - 
Di lui, Inf. Il, 66 ; XIV, 50. Purg. 
Vili, 119. Par. IX, 96; X, 6, e spessis- 
simo. - In lui, Par. VI, 24; X, 69; 
XVlll,2f7; XX, 114. — Iniralui, Par. 
XII, 62. - Per lui, Par. Vili, 80; 



XVII, 89. - Vtr lui, Purg. 1,127; III, 
106; VII, 14. - Lui, non si riferisce 
soltanto agli umani, ma eziandio ad 
esseri soprumani ed anco inanimati: 
a Dio, Purg. XVI, 85; XX, 48. Par. 
11, 47; XXIV, 129. -AG. C, Par. 
XX, 114. >- AI cielo. Par. II, 117 e 
131. — Al Sole, Inf. I, 39. Purg. II, 
4; IV, 84. Par. X, 34; XX, 4; XXVI, 
121. — A un corno, Inf. XXXI, 75. - 
A un cerchio, Purg. IV, 84. — A un 
giardino. Par. XXXI, 98. — A un'ope- 
ra. Par. VI, 24. — All' atto di parlare, 
Purg. XXIV, 1,èc. 

liutisl, lat. Ludovicus; i Luigi re 
di Francia, Purg. XX, 50. 

ItnllA) d'orìgine incerta, forse da 
lunula dimin. di luna; doga del fondo 
d'una botte, Inf. XXVIll, 22. 

liamaecia) lat. Umax, forma an- 
tica, ora: lumaca, Inf. XXV, 132. 

liame^ lat. lumen; la luce in ge- 
nere, Inf. Ili, 75; XXVI, 131; XXXIV, 
99. Purg. 1, 38; II, 17; III, 96; IV,80; 
XXVIll, 64; XXXI, 110. Par. I, 82 e 
122; III, 23; X, 115; XV, 52; XVII, 
115; XVIll.lO; XXI, 32; XXIII, 31; 
XXVIll, 16; XXK, 99; XXXIl, 74. 
- Al pi., Par. XVllI, 76. — La luce 
spirìtuale, Inf. I, 82. Purg.- VI, 148; 
XXV, 36;XXX1II,76. Par. Xlll, 44; 
XIV,48;XIX,48; XXXII, 98. — Una 
lucerna, una face, ec, Purg. Ili, 132; 
XXll, 68; XXXll, 98. Par. II, 101. — 
Le stelle, Par. II, 65; XX, 17; XXVI, 
121.-11 Sole, Purg. XIII, 16. - 
L'alto lume, Dio, Purg. Xlll, 86. ~ 
Le anime de' Beati perchè sono ve- 
stite di luce. Par. X, 73; XIII, 29; 
XXIU.IIO; XXV, 13. - Nel luogo 
del Par. XXXIII , 90, sembra ohe 
per lume sì abbia ad intendere : un 
chiarore, v. pure Luna. — Nel luogo 
dell'lnf. XXIX, 39, Aldo, la Cr. e le 
ediz. a quelle conformi leggono lumi, 
che congiunti al verbo ot fosse al 



Lumiera — Lupa, 



US 



8ing. ricordano la costruzione U mu- 
ra parea che ferro fotie, lof. Vili, 78. 
La Nidob. legge lum$ che io prefe- 
ri8C0.i 

liimilera, la luce, Inf. IV, 103. - 
PriDCipaimente la luce di cui sono 
vestiti i Beati, Par. V, 130 ; IX, Ili ; 
XI, 16. 

liUiiiteOMif schiarato, splenden- 
te, Inf. IV, 116. Purg. XXIX, 83. 

■.■na^ il satellite della Terra, Inf. 
VII, 64; XV, 19; XX, 1«7; XXVI, 
181; XXIX, 10. Purg. X, U; XVIII, 
76; XIX, 2; XXVIII, 33; XXIX, 53. 
Par. 1, 116; XVI, 84; XXVIII, «0. - 
Per un certo tempo dell'anno, Par. 
XXVII, 188. - Nel luogo dell' Inf. 
XXXIII, %, Aldo e parecchie ediz. 
antiche come anco mas. leggono lum« 
invece di lune; nondimeno mi sembra 
che il contesto richiegga lune. — D. 
parla del cielo della Luna nei Canti II, 
III e IV del Paradiso. 

liUBare, voce antiquata in signif. 
di : lunazione o rivoluzione della Lu- 
na intorno alla Terra, Purg. XXII, 36. 

liiiBga, a lunga, avv. da lontano, 
di8tante,lnr. IX,5,v. A. 

liUiilsAineBte, avv., Inf. XVI, 
64. Purg. XXII, 91. Par. XIX, S6. 

I^milslieMOf prep. rasente, a lato 
di...Purg. Il, 10; XIX,27. Par. XXXII, 
130. V. Esso. 

liUngheBBa^ V estensione per lo 
lungo. Par. XXX, 90. 

linng^y lat. ìónge^ avv. lontano, 
Inf. IV, 67; XV, 72; XXIII, 36i - Da 
lungi,lnf. Vili, 5; XII, 61; XXXIV, 
6. -> Dalla lungi, nel medesimo si- 
gnif., Inf. XXXI, 33. - Di lungi, lon- 
tano, Inf. IV, 70. - Di lungi da... 



Inf.XVI,113.-Ltifv<a... Par. XII, 
49. 

liiiBSa, di dimensione, Inf. Ili, 
65; IV, «2; XXIV, 65; XXIX, 63; 

XXXI, 68; XXXIV, 95. Par. XII, 50; 

XXVI, 111 .- di durato, Inf. I, 63; 
IV, 146; VI, 64; XV, 116 ; XXVII, 43 
elio; XXVIII, 10; XXXI, 1». Par. 
XIV, 37; XXIII, 39. - Lunga fiata, 
lungo tempo, Purg. XXVI, 101. 

liongo^ prep. a lato di... Inf. X, 
83; XII, 101 ; XV, 7 e 17; XXI, 98. 
Purg. 1, 34; 111,131 ; XIII, 45; XX, 5; 

XXVII, 83; XXXII, 84. Par. XXXII, 
130. — Lungo di... nel medesimo si- 
gnif, Purg. XVIII, 98. 

liUBlf anticamente Luna, citte ma- 
rittima della Liguria sopra i confini 
della Toscana , oggi distrutta , Inf. 
XX,47. Par. XVI,73. 

liiiogo, lat. loeus, Inf. I, 93 ; III, 
16; V, 10; VI, 47; IX, 88; XIV, 184; 
XVI, 88; XVHI, 1 ; XIX, 18; XX, 89; 
XXI, 84; XXII, ia8r XXIV, 141 ; 
XXX, 71; XXXIV, 48 e 71. - Luogo 
eterno^ Inf. 1, 114, é l'Inferno, Purg. 
VI. 73; IX, 8; X, 70; XIV, 33; XV, 
144; XVIII, 186; XX, 5; XXV, 48. 
Par. XXVII, 83 e 108; XXXI, 66; 

XXXII, 101. — Non aver luogo, non 
servire a nulla, Inf. XXI, 48. — Aver 
luogo, abbisognare. Par. XXIV, 81 . — 
Trovar luogo, aver luogo, Purg. XXII, 
83. — La citte, la patria, il natfo luo- 
go, Purg. VII,18;X1II,105.>-Lo8pa• 
zio, r estensione, Inf. V, 8. 

liOpa. Inf. I, 49, è più che proba- 
bile che D. sótto la figura della Lupa 
abbia voluto significare l'avarizia 
della Corte di Roma, tanto più che 
indica precisamonte l'avarizia in gè- 



1 II dire « mura » o « muro » per V idea che ae ne rieeye torna il medeeimo, perchè le 
Bittra tendo cootìntiate formano an solo oggetto che bene si accorda coi Terbo al sing. 
Il «{UBile dieesi di « lame » o « lami » nel Inogo allegato ; aleno molti o nn aolo, 1* effetto 
è vno. 



346 



liupieino — Maero. 



nere col nome di lupa nel Purg. XX, 
10. 

liiiplelBO) dimin. di lupo^ Inf. 
XXX1!1,29. 

liiipo. Nel signif. proprio, Inf. 
XXXUl, 29. Par. IV, 5. - Come in- 
giuria, Inf. VII, 8. — Nel signif. ftg. 
D. indica con tal voce i Fiorentini, 
Purg. XIV, 50 — i raziosi di Firenze, 
Par. XXV, 6 — i papi malvagi, P^r. 
lX,139i;XXVlI,55. 

ftiureO) lai. turco, goloso, e forse 
dall'ali, lorch, in alcune Provincie; 
appellazione d'ingiuria, animale im- 
mondo; goloso, Inf. XVII, 22. 

liiusingAi dall' antico frane, lo- 
tange e lausange dal lat. law: l'adu- 
lazione, Inf. XI,58; XVI1I,125. Purg. 
1,92. 

lioslngare) adulare, Inf. XXX li, 
96. 

liumsarl», lat. luxuria, Inf. V, 
55. Purg. XXVI, 42. Par. XIX, 124. 

liomiiirioao) molle, libidinoso, 
Inf. V, 63. 

liUstrA) dal lat. pi. di lustrvm, 
voce latina; la tana, il covile, Par. 
IV, 127. 

liUstro, la luce , Io splendore, 
Purg. XXIX, 16. Par. XIV, 68. 

ftiuttare) dal lat. Ivctus; piangere, 
dolersi, Purg. XVII, 38. 

liUUj», lat. luctua; il dolore, il cor- 
ruccio, Inf. Vili, 87; Xlll, 69; 
XXXIV, 36. Purg. Ili, 42; XVI, 72. 



M) la lettera detta emme, come uno 
degli elementi che formano le parole 
Diligile jutMiamt ec. Par. XV III, 94 
o 98. — Come cifra numerica signi- 
fica mii^, Par. XIX , 129. 

Ma, dal lat. magia, Inf. I, 8, 13, 



44, 76, 96, 1 04, e quasi ad ogni pagina. 

MA, seguito da che e preceduto da 
una negativa, è il magie qtiam dei 
Latini, e il mae qw degli Spagnuoli ; ^ 
corrisponde a : non più cfae, siUro che^ 
InfT IV, 26; XXI, 20; XXVIII, 66. 
Purg. XVIII, 53. Par. XXll, 17. U 
Gr. scrive in una sola parola mache; 
io preferisco ma che o maoeM, In al- 
cuni mss. trovasi tnat cA«. 

Ma% per : mai, usato anticamente 
per: mali, pi. di : malo, cattivo, Inf. 
XXVIII, 135; XXXin,16.-Jf<i',pre- 
cedente alla i per: mai, avv., Inf. 

XVII, 17. La maggior parte delle cdiz. 
scrivono anco in questo caso mai. 

Maeeaheo, l* alto MaeehabeOy Par. 

XVIII, 40, eroe ebreo che liberò il 
suo popolo dalla tirannide di Antioco. 
— Maccabei, Inf. XIX, 86, sono i due 
libri di questo nome, gli ultimi del 
Vecchio Testamento. 

Maeearlo, santo, Par. XXII, 49, 
probabilmente D. ha inteso parlare 
del Maccario detto 11 Grande o T Egi- 
zio, discepolo di sant* Antonio che fu 
eremita e mori beli' a. 391. Un altro 
san Maccario similmente eremita mo- 
ri nel 404. 

MA che, v. Ma. 

Macigno, forse dal lat machina 
da macina del medio evo, detto per 
mola; pietra grigia con la quale a Fi- 
renze si lastricano le vie, usata anco 
per i pietrami degli ediflzi e per fare 
màcine. Per roccia io genere, Inf. X V, 
63. Purg. XIX, 48. 

MaoIaIIa, Torse dal fr. miìeher; 
strumento usato per dirompere il lino 
e la canapa, Inf. XXXIV, 56. 

MAeaA, piccolo fiume che gib in 
antico serviva di confine tra l'Etru- 
ria e la Liguria, Par. IX, 89. 

MAcro, lat. macer, ali. mager; 



1 e Mas qne » era pur de* ProTenxali. 



Maeulaio — Maggiore, 



547 



forma antica che troTaai unieametite 
io rima nella D. C. magro, macilente, 
Inf. XXVII, 93. Par. XXV, 3. - Per 
est. spogliato, povero, Purg. IX, 138. 

Maculato, voce latina; chiazzato, 
Inf. 1,33; XXIX, 75. 

lladIéB , nome d' un popolo di 
Terra Santa, vinto da Gedeone, Parg. 
XXIV, 186. (V. Lib. Judie, o. vii). 

Madanna) iat. mea domina, titolo 
onori6co che davasi anticamente alle 
donne nobili; corrisponde al madame 
dei Francesi, Purg. XXXlil, 29. Par. 
11, 46. 

Madre) Iat. mafsr.Nel si gni f. prop. , 
Inf. XXII,49;XX1I1,38; XXVII, 74. 
Purg. Via, 73; IX. 37; XV, 89; XVII, 
39; XXVI, 95; XXVUl, 51. Par. I, 
102; IV, 104; XII, 60; XXVII, 134; 
XXXII, 69. — V antica madret Purg. 
XXX, 52, è £va madre del genere 
umano. — La comune madre, Porg. 
XI, 63, intendono tutti gii interpreti: 
la terra, della quale il corpo dell' uo- 
mo è formato, ma secondo il contesto 
si potrebbe anco intender: Eva. — 
Dicesi anco degli animali, Par. V, 83. 

Maestra^ Iat. magìeter. 11 signore, 
quegli die ha il diritto di comandare, 
Inf. 11,140; XXXIII, 28. - Maestro 
d'un* arte, d'una scienza, Inf. I, 85; 
XI, 104; XV, 12; XXVII, 96; XXXI, 
85. Purg. XII, 64; XXVII, 114. Par. 
XI, 85; XXIV, 47. - In tale signif. 
Dio medesimo ò detto Maeetro, Par. 
X, 11 - e il Signore, Purg. XXXII, 81 
ed al Maeetro mo cangiata etùia, cioè : 
al loro Signore. — Aristotele è detto 
il Maeetro di color che eanno, Inf. IV, 
131 — e il voetro Maestro, perchè la 
saafilosofla dominava nelle scuole. 
Par. Vili, 120. — Maestro, era spesso 
aggiunto come titolo al nome pro- 
prio, Inf. XXX, 61 e 104. - D. dà 
principalmente questo titolo onorifico 
a Virgilio, sia parlondo di lui come 



neli* Inf. IH, 121; IV, 31, 85 e 99; VII, 
115 ; Vili, 41 e 67 ; X, 115 ; XVI, 90; 
XVIll, 82; XXI, 80; XXII, 43; 
XXVUl, 47; XXIX, 100; XXXIV, 3. 
Purg. 1, 125 ; 11, 25 ; 111, 53; X, 47 e 
112; XII, 118; XIII, 37; XV, 40; 

XVII, 11 e 81; XX, 134; XXI, 118; 
XXVI, 2 — sia parlando a lui diret- 
tamente, come neir Inf. Ili, 12, 32, 
43e 72; IV, 46; V, 50; TI, 103; VII, 
37, 49 e 67; Vili, 52, 70 e 86; XXI, 
127 ; XXIII, 21 ; XXXII, 82; XXXIII, 
104. Purg. IV. 36 ; IX, 89; XVI, 22 ; 

XVIII, 10. Lo chiama similmente per 
rispetto soventi volte dottore, duca, 
poeta, eignore, v. ivi — e tolvoUa si 
è servito della forma Maetro, Inf. 
XXIV, 16; XXX. 104. 

Ma^ag^na^di origine incerta; il 
vizio, il difetto, Inf. XXXIII, 152. 
Purg. XV, 46. - Nef luogo del Purg. 
VI, 110, pare che signiachi: l'ingiu- 
ria che uno soffre. 

MasSÌO) Iat. Jlfo/u«, il mese, Purg. 
XXIV, 146. 

MAgglO) contratto di maggiore; 
forma usitatissima dagli Antichi, Inf. 
VI, 48, dove la Nidob. con più anti- 
che ediz. legge maggior, ma sembra 
che guasti il verso, Inf. XXXI, 84. 
Par. VI, 120; XIV, 97; XXVI, 29; 
XXVIII, 77; XXXIII, 65. 

Vaggiore, Iat. major, add. Più 
grande, Inf. V, 121; XVII, 106; XVIÌI, 
27;XIX,16;XX1X,58;XXX, 142; 
XXXIV, 61. Purg. II, 129; IV, 19; 
V1II,138;XV,46; XVII, 45; XXVII, 
90;XXIX,79.Par. 1,123 ;V, 19; X, 
28; XXllI, 90; XXVIII, 67; XXXII, 
136. — Con l'articolo: il più grande, 
Inf. 11,24. Par. V, 19; XXXII, 136. 
- Comesost., Purg. VII, 78; XXXIII, 
26. — Al pi. e come sost. gli ante- 
nati, Inf. X, 42. Purg. XI, 62. Par. 
XVI, 43. — Nel luogo dell' Inf. XXII, 
111, Aldo e la Cr. leggono a mio mag- 



248 



Magico — Male. 



gior tristizia, la Nidob., Lombardi, 
Costa, TEd. Fior, e Ugo Foscolo leg- 
gono a* mtet, cioè: a miei compagni 
d' iurortunio ; che io preferisco. 

Magico, appartenente alla ma- 
gia, Inf. XX, 117. 

Mugìnare^ antica Torma, per: 
immaginare, Inf. XXXI, S4. 

Mai^nanliiio, un uomo di gran- 
de animo, Inf. II, 44; X, 73. 

MaiEiilfieenBa. Par. XXXT, 88 ; 
XXXIII, 20. — Al pi. opere gloriose, 
Par. XVII, 86. 
Magnifieo, glorioso, Par.vn,1 13. 
Magno, forma latina; grande. 
Nel Bignif. fisico e morale, Inf. IV, 
119. Purg. XVIll, 98; XIX, 63. Par. 
IX, 133. 
Mago (Simon), v. Simorb. 
Magra, piccolo fiume che sbocca 
nel mare Mediterraneo sopra i con- 
fini di Toscana e Liguria, Inf. XXIV, 
145. V. Magra. 

Magresaa • Inf. 1 , 50. Purg. 
XXUl, 39; XXIV, 69. 

Magro, lat. macer, Inf. XXXIII, 
34. Purg. XXV, 20. 

Magro, sost., la magrezza. Par. 
11, 77. 

Mai, dal lat. magis o dall' ali. mcUs. 
Nella proposizlono negativa: non 
mai, Inf. I, 98; 111, 36 e 85; V, 44; 
VI, 9; XIII, 64; XXI, 44; XXIV, 
100;XXVn,37;XXX, 22. Purg. I, 
58; V. 68; XIV, 16; XVll, 51 e 91 ; 
XXI, 1, 57 ; XXVIII, 32. Par. 111,39; 
XVl,4;XXlII,63e129;XXVI,127; 
XXXIII, 28. — Senza la negativa: 
mai, Inf. IV, 49; VI, 45; Vili, 96; 
IX, 17 ;X, 82 e 94; XIV, 40; XX, 97; 
XXVII, 62; XXV1II,1 e 74; XXXI, 
109. Purg. Ili, 110; XVll, 1 ; XIX, 
136; XXII, 102; XXUl, 103; XXV, 
1 ; XXVI, 98 ; XXIX, 38. Par. XXVI, 
84; XXVII, 90; XXXIII, 102, e più 
spesso. — Mai, pi. di Maio, v. ivi. 



Mala, figlia di Atlante e madre di 
Mercurio, Par. XXII, 144. D. indica 
con questo nome il pianeta di Mer- 
curio, forse a imitazione di Ovidio 
(Fast. II, 461) che dà a Venere il no- 
me della sua madre Dione. 

Maio, propriamente il Cytinw Za- 
bumwn, il Citiso Alpino, Maggiocion- 
dolo, Ciondolino, Breodoli, Maiella 
e Maio. Per albero in genere, Purg. 

XXVIII, 36. 

Maiolica, ora : Maiorica o Maior- 
ca, la più grande delle Isole Baleari, 
Inf. XXVIII, 83, ove il suo site op- 
posto air isola di Cipro indica l'esten- 
sione del Mediterraneo. 

Malaeoda, nome che D. dà a uno 
dei diavoli della quinta bolgia, Inf. 
XXI, 76 e 79. 

Maladetto, lat. maledietus, forma 
più fiorentina che italiana per : male- 
detto, Inf. VI, 8 e 109; VII, 8; Vili, 
38 e 96; XI, 19. Par. IX, 136; XX, 10; 

XXIX, 65. — I diavoli sono detti i 
maladelti, Inf. XXII,.42.— /matotfem 
ne' nuvoli formati, Purg. XXIV, 121, 
sono i Centauri^ 

Maladialone, lat. nudedictiOf ora 
comunemente: maledizione. Par. Ili, 
133. 

Malagevole,difflcile, Inf. XXIV, 
62. V. Aqbvolb. 

Malabotli, voce ebraica, signifi- 
caute : monarchia, Par. VII, 3. 

Maianiio, 1' infortunio, Purg. 
XI, 69. 

Maia«plBa (Corrado), della 
illustre famiglia dei marchesi Male- 
spini che possedevano una parte della 
Lunigiana, provincia limitrofa della 
Toscana e della Liguria. Quegli che é 
introdotto a parlare nel Purg. Vili, 
118, mori nel 1294; uno dei dì lui an- 
tenati dello stesso nome visse nel 
principio del xiii sec. 

Male, lat. malum, sost. Il male 



Moie -^ Maio. 



249 



fisico, i) tormento, lof. XVII, 1)6. - 
La malaltia, la ferita, Inf. XXIV, 18 ; 
XXIX, 48; XXX, 69. - L' infortunio, 
Inf. 1, 13«. Purg. V, 11«; XI, 16 Par. 
VI, 99. — Il malo morale, il vizio, 
Inf. Il, 16; VII, 51 ; XI, 25; XIX, 115. 
Purg. XXII, 45. -. Nel signtf. fisico e 
morale, Inf. VII, 18. —Satana è detto 
male, Inf. XXXIV, 84. -- Nel luogo 
dell' Inf. XXfll,109, dOTo la frase è 
interrotta è impossibile decidere se 
mail sia add. o sost., se significhi : le 
vostre pene, ovvero : le vostre male 
opere. — Per: il mal di Francia, 
Purg. VII, 109, D. intende Filippo il 
Bellore di Francia, — del quale é 
pure parlato nel Par. XIX, 118. — 
Il mal d9lU Sabine, Par. VI, 40, è il : 
ratto delle Sabine. 

Male, e precedente a consonante 
semplice M«l,avv., luf. X, 77; XII, 
54. Purg. XVII, 87; XX, 1. Par. IV, 
61 ; XXI, 126. — Mal dare, mal tenere^ 
Inf. Vii, 58. - Mal tolto, Inf. XIX, 
98. - Mal loUeito, Par. V, 33. - Mal 
volentier, Inf. XVIll, 52. — Malvolere, 
Che alcuni scrivono maltolere come 
808t., Piirg. V, 112. — Col verbo: 
fare. Far male, Purg. XX, 63. Par. 
111,106. — Nuocere, offendere, Inf. 
11,89; XVII, 84. Purg. XXIX, 111. 
— Stancare, Purg. IV, 90. - MaUI 
disgraziatamente, per mio, per tuo, 
per suo male ! Inf. IX, 54 ; XII, 66. 
Purg. IV, 72; XII, 45. Par. VI, 69; 
XVI, 140. — Mal nato, nato per sua 
sventura, Inf. V,7; XV1II,76; XXX, 
48. — Mal ereato, nello stesso signif., 
Inf. XXXII, 13. - Mal proteeo, nello 
stesso signif., Inf. XV, 114. — Mal 
nascere, Purg. XVIII, 125, detto di 
chi' è nato bastardo. 

Malefc«lse9 nome dato da D. alla 
divisione dell' Inferno nella quale 
sono puniti i Fraudolenti di ogni ge- 
nere, e che è divisa in dieci fosse con- 



centriche chiamate Bolge, v. ivi. D. 
osa tal voce sempre al sig. come no- 
me di luogo, Inf. XVIll, 1; XXI, 6; 
XXIV, 37; XXIX, 41. 

M alcbnuiebe) soprannome dato 
da D. ai diavoli della quinta bolgia, 
Inf. XXI, 37; XXII, 100 ; XXIII, 23; 
XXXllI, 142 V. Brama. 

MaledetCs, lat. maiedictus^ Inf. 
VII, 8. La Cr. legge maladeUo, v. ivi. 

MmUm^àà male; al pi. stregone- 
rie, Inf. XX, 123. 

Malig^nameiitCf con malizia, 
con cattiva intenzione, Purg. XVII, 
60. 

Maligpno. Nel signif. fisico: ciò 
che può nuocere, far malef-Inf. V,86; 
VII, 108; XVIll, 4. Purg. XXX, 118; 
XXXII, 134. " Nel signif. morale: 
cattivo, pieno di malizia, Inf. XV, 61. 

Mall«eal««) dal lat. del medio 
evo maliechalkue ovvero mareecaiciu, 
magieter eqttorum^ dall' ali. mar o 
wiihre cavallo e echalk servitore, cu- 
ratore d' alcuna cosa. Antico titolo 
d' una carica nelle corti de' principi : 
Maresciallo. D. dà questo titolo d'ec- 
cellenza ai due poeti Virgilio e Sta- 
zio, Purg. XXIV, 99. 

MallBUh la malvagità, il vizio, 
Inf. XI, 22 e 82; XV, 78. Purg. XVI, 
60 e 75. Par. IV, 65. - La malizia, 
natta che si fa ad alcuno, Inf. XXII, 
107. — Nel signif. fisico: cattiva co- 
stituzione dell'aria, vapori, Influenze 
maligne,lof. XXIX, 60. 

MalialQsOf pieno di malizia, Inf. 

XXII, 110. 

Malmenare 9 maltrattare, Par. 
XIX, 143. 

Malaata, v. M alb. 

M ala^ e precedendo a consonante 
semplice spessissimo Mal) add. cat- 
tivo, Inf. IH, 115; V, 42; VII, 93; 

XXIII, 16; XXVIl, 47; XXVIII, 135; 
XXXI,56. Purg. V, 112; Vili, 100; 



250 



Malta — Manfredi. 



X, 2; XVII, 69 e 95, dove la Cr. ha 
la cattiva lez. male, Par. XH, 119; 

XVIII, 126. - Al pi. ma' per: mali, 
Inf. XXVIII, 135. — L'Inferno è détto 
il mal del mondo, Inf. XIX, 11. — // 
mal fiume, Porg. I, 88, è V Acheronte. 

Malta, era, secondo la maggior 
parte dei commentatori, il nome d'una 
torre o castello sulle sponde del Iago 
di Bolsena, la quale serviva di pri- 
gione per i preti colpevoli di gran 
delitti. Anche oggi un luogo presso 
al detto Iago si chiama Marta, Par. 
IX, 54. Altri intendono d' una pri- 
gione che era in Roma di questo me- 
desimo nome. 

MalTAsi», cattivo, Inf. 1, 97; III, 
107; XVII, 30; XXII, 96; XXVIII, 
138; XXXll, 110. Purg. XIV, 111 ; 

XIX, 144. Par. XVII, 62. - Nel si- 
gnif. fisico, Inf. XXXIV, 95. 

Malvolere) v. Male. 

Mamma, voce di cai si servono 
i bambini che non sanno ancora pro- 
nunciar: madre, 1 Inf. XXXII, 9. 
Purg. XXX, 44. Par. XIV, 64; XXIII, 
i!&1. — Nel signif. flg. per ciò che 
serve di guida ed eccita a... Purg. 
XXI, 97. 

Mammella, lat. mamitla. Nel 
signif. proprio, Inf. XX, 51 Par. 
XXXII1,108.- II Iato, Inf. XVII, 31. 

Maliardi (Arrigo). Purg. XIV, 
97, gentiluomo di Faenza o di Bretti- 
noro, celebre per le sue virtù e spe- 
cialmente per la sua liberalità. 

Maaeare, dal lat. mancu», Inf. 
XXIV, 7. Purg. XVII, 33 e 54. Par. 
VII, 77; XXXIII, 142. 

Mancia, forse dal lat. manm, pro- 
priamente : un boccale di vino, un da 
bere. Pare che D. V usi in signif. di : 
dono, dicendo che la lancia di Achille 
era cagione Prima di trista e poi di 



buona mancia, perchè guariva le fe- 
rite che aveva fatte, Inf. XXXI, 6. — 
Similmente per : dono, offerta, Par. 
V,66. 

Maneina, da manco, sinistro, 
Inf. XXVI, 126. ~ Onde a mancina 
sottintesa mano, dalla parte sinistra, 
Purg. IV, 101. 

Maneoy add., mancante, Inf. XII, 
6. - Difettoso, Par. Vili, 110 ; X, 20. 
— Insufficiente, Purg. IV, 78. — Voti 
manchi, cioè: non adempiuti, Par. 
IV, 137 ; V, 14. -^ Sinistro, mancino, 
Inf. XXIII, 68. - Nel luogo del Parg. 
X, 30, pare che manco abbia il si- 
gnif. di : meno, ovvero il dritto era 
manco, cioè: imperfette! non aveva 
il diritto d' esser chiamata ealita. 

Manco, sost. ifaneo di voto, man> 
cemento, l' atto di mancare al TOto, 
Par. Ili, 30. 

Mandare. Inf. II, 95 ; V, 6; Xlil, 
96 ; XXJ, 115. Purg. 1, 61 ; V, 32. Par. 
XXXI, 96. ~ Mandar fuori, emettere, 
esprìmere, Par. XVII, 7. 
• Mandria, lat. mandra; propria- 
mente: un armento. D. T applica ad 
un drappellodi anime purganti, Purg. 
111,86. 

Mandriano, il pastore, Purg. 
XXVII, 82. 

Manducare, voce latina ; man- 
giare con avidità, Inf. XXXII, 127. 

Mane, voce latina, il mattino, 
Inf. XXXIV, 105. Par. I, 43; XXIII, 
89. — Da mane, al mattino, Inf. 
XXXIV, 118. Par. XXVII, 29 - ed 
anco mane solo, Par. XXIII, 89. 

Manere, verbo latino, per: rima- 
nere, restare. Par. XXIX, 145. 

Manfredi, figlio naturale del- 
Pìrop. Federigo II, che successe al 
padre nel reame di Nepoli e fu vinto 
e ucciso da Carlo d'Angiò nella bat- 



1 Io Toscana si ode aaco nella bocca degli adulti. 



Mangiadore — Jfonfd. 



351 



taglia di Beoe vento nel 006, Purg. 
in, 112« dove racconta gli ultimi casi 
della sua vita. 

MmMgìm/é9re^ soprannome dato, 
né si sa il perchè, ad uno scrittore 
del XII sec. PtUnu Comtitor o Mandik- 
cator, nato a Troia di Francia e morto 
nella Iwdia di San Vittore in Parigi 
net 1498. Ha scritU una Storta EecU- 
$ia*tiea che non oltrepassa i tempi de- 
gli Apostoli, e fu per aioon tempo 
cancelliere della Università di Pa- 
rigi, Par. XII, «34. 

Maiigpliire^ dal lat. manduearef 
Inf. XXXIII, 62 e U1. Purg. XXllI, 
67. - Mangiarsi, Inf. XXXII, 134, si- 
gnifica piuttosto : divorare, mangiare 
con avidità. 

MMalkiui a date liUa plemta. 
Purg. XXX, ai, spargete i gigli a 
piene mani ; luogo tolto da Virgilio 
(J?iMttf.,vi,884). 

Maaieare, forma antica per: man- 
gi are, Inf. XXXIU, 60. 

Maniera) dal lat. barbaro mant- 
rie» derivato da mamu, Par. X1I1,17. 

M aniffeatare , esprimere , Inf. 
XIV, 7. Par. 1,24; XXI, 69; XXIV, 
127. — Al particip. manifé9to, con- 
tratto di : manifestato, Purg. XXVI, 
S6. 

M anifeato , chiaro , . apparente , 
evidente, nolo, lof. XIV, 18; XV, 91; 
XXIV, 81. Purg. il, 123; VI, 33; XI, 
48; XVlll, 17 ; XXIII, 88 ; XXX, 69. 
Par. n,79; V, 114; XII, 74; XV, 80; 
XIX, 42; XXVII, 120; XXX, 96. - 
Far manifiiMto, rivelare, pubblicare, 
Par. X, 126; XVII, 128. - Far cono- 
scere, Inf. X, 25. — Farti manifato, 
spiegarsi, dichiararsi. Par. XXIV, 62. 

M aana) quella sostanza che pio- 
veva dal cielo per nutrire gii Ebrei 
nel deserto, Par. XXXII, 191 . ~ Onde 
la verace manna, Par. XII, 84, il vero 
pane celeste, allusione a san Giovan- 



ni (Evang, vi, 82J* — La eoUdiana 
fnannOf il pane quotidiano , parole 
dell'Orazione Dominicale, Par. XI, 13. 

M anof e precedendo a coosonsnte 
semplice Man anco al pi. Nel si- 
gnif.prop., Inf. 111,19; IV, 86; VII, 
112; Vili, 40; IX, 69; X, 37; XIII, 
31 e 130; XIV, 41 ; XV, 29; XVII, 
47 ; XXIV, 94 ; XX VIU, 94 ; XXX, 6; 
XXXI, 28 ; XXXII, 62; XXXIU, 68 e 
148. Purg. Il, 6 e 29 ; HI, 69 ; IV, 33 ; 
VI, 8; Vili, 9; IX, 82; XII, 430; 
XV, 13; XVI, 85; XIX. 9 e 124; 
NX1I,76; XXIV, 106; XXVil, 16 e 
107; XXVIII, 68; XXXII, 98. Par. 
IV, 44; XXVI, 12. - A man, nelle 
mani, in potere, Inf. XXII, 45; 
XXXlll, 99. — Per le zampe d*un 
animale, Inf. VI, 47. — Per est. il 
Iato, la parte, Inf. VII, 32; IX, 110; 
XIX, 41; XXIII, 68; XXVI, 110; 
XXX, 6. Purg. XI, 40 ; XXIV, 46. — 
il destra mano, A man manta, A ma- 
fio «/anca, v. A e Marco, Stango. ~ 
Avere in mano, aver in suo potere, 
Inf. XXII, 83. Purg. XI, 123. ~ Aver 
man violenta, lof. XI, 40. — Por mano, 
comincisre alcuna opera, Purg. XVI, 
97. Par. XII, 138. — Dimano in mano, 
successivamente, Par. VI, 8. 

Man««, dal lat. fnanftMs, addo- 
mesticato, mansueto, Purg. XXVII, 
76. 

Maniaca^ forse dal lat. mantioa, 
la bisaccia, antica forma, ora: man- 
tice, Purg. XV, 61. 

Mantenere. Par. XI, 119. 

Mant#) dal lat. manlellum, o piut- 
tosto dair ali. mante/, il mantello, Inf. 
XXIII, 67; XXXI, 66. Purg. X1II,47; 
XXX, 32. Par. XVI, 7; XXI, 133. - 
Il gran manto, Inf. XIX, 69. Purg. 
XIX, 104, è il manto o piviale che an- 
ticamente era divisa della dignità pa- 
pale, come lo è oggi il triregno. — 
Loreal manto, Par. XXIII, 112, è il 



253 



Manio — Mareggiare. 



Primo Mobile o quel cielo che col suo 
moto muove tutti gii altri cieli in 
esso compresi. 

Mmntm^ figlia di Tiresia alla quale 
Virgilio attribuisce la fondazioue di 
Mantova, Inf. XX, 65. — Ne è pur 
fatta menzione nel Purg. XXII, 
113. 

Manlova, lat. Manina, città d'Ita- 
lia che Virgilio tiene come sua patria, 
Inr.XX,93. Purg. Vl,7a. 

Mantovano, di Mantova, Inf. I, 
69; li, 68. Purg. VI, 74; VII, 86; 
XVIII, 83. 

Maometto^ il fondator6.deirisla- 
mismo, Inf. XX Vili, 31 e 62. ~ È 
probabile che D. V abbia voluto indi- 
care sotto la figura del drago che di- 
sfà una parte del carro rappresene 
tante la Chiesa, Purg. XXXII, 131. 

Maraviglia 9 dal lat. mirabilia. 
Nel signif. prop. per tutto ciò che 
muove ad ammirazione, Inf. XV, tt ; 
XXV, 47 ; XXXIV, 37. Purg. I, 134 ; 
XVI, 33; XXVIII, 115. Par. 1,139; X, 
47; XV, 1«7; XXIV, 107, XXVIII, 
59. — La sorpresa, Inf. XIV, 199; 
XXVIII, 64 e 67. Purg. II, 8«; V, 8 ; 
XXVIII, 39. Par. XXVII, 139. *- A 
maraviglia,mo\tOf grandemente, Par. 
XI, 90; XIX, 84. Moltissimi eccellenti 
mss. leggono meraviglia. 

Maravigliare 9 maravigliarsi, 
Inf.XXlII, 124. Purg. II, 69; XIV, 
14; XXVIII, 79, e più spesso. — Ma- 
ravigliarsi, Purg. Ili, 29 e 97; VII, 11 ; 
IX, 72; XIV, 103; XXI, 121 ; XXIII, 
59. Par. Ili, 26; XXVII, 20. 

MaravIglioflO) ciò che muove a 
meraviglia, Inf. XVI, 132. — Grandis- 
sinfo, straordinario, Inf. XVIIl, 135. 

Marea^ dall' aW.inarh, confine. D. 
r usa in signif. di : contrada, paese, 
Purg. XIX, 45; XXVI, 73. 

MareaM^ antico castello, ora di- 
strutto, situalo sulla foce del Po non 



lungi da Porto Primaro, lof. XXVIII, 
75. 

Mareeilo. È arduo decidere se 
D. ha inteso di parlare del famoso ca- 
pitano romano distruttore di Siraca- 
sa, o d' un altro Marcello coetaneo e 
nimico di Giulio Cesare. Quest' ulti- 
ma circostanza sembra più certa se si 
riguarda al contesto, Purg. VI, 125. 
Alcuni mss. leggono Meteì. 

Marebcae^ dall'ali, mark, con- 
fine. Propriamente : quegli cui è com- 
messa la difesa d' un confine, Il Mar- 
gravio. Nel medio evo quest'officio 
divenne mero titolo d' onore. — Il 
Marehitejìnt. XVIII, 56, è Obizzoll 
da Este margravio di Ferrara. — Ga- 
glielmo marchese, Purg. VII, 134, è il 
margravio Guglielmo del Monferrato, 
principe giusto e integro che fu tra- 
dito da' suoi, e mori in prigione ad 
Alessandria della Paglia nel 1292. — 
Messer Marchese, Purg. XXIV, 31, era 
un gentiluomo così cognominato di 
Forlì e molta dedito al vino. 

Marcio, dal lat. marcidut, corrot- 
to, Inf. XXX, 122. 

Màreldo, dal lat. marcidtu, cor- 
rotto, Inf. XXIX, 51. 

Marea liOmltertfO) v. Lom- 
bardo. 

MardoelieO) ebreo di cui è par. 
Iato nel Libro di Ester,*Purg. XVil, 
29. 

Mare. Inf. II, 108; V, 29; XIV, 
94 ; XV, 6; XVI, 135; XX, 51; XXIV, 
90; XXVI, 2e105; XXX, 19; XXXIV, 
48 e 123. Purg. 1,3; II, 10; XIX, 20. 
Par. 1, 69; III, 86; Vili, 63; X, 90; 
XXIV, 39; XXXI, 75. — Nel signif. 
fig. D. chiama Virgilio mar di tutto 
senno, Inf. Vili, 7 — e l' immensità 
dell'universo ^i mar dell* essere, Par. 
1, 113. — // mar dM'amor torto, Par. 
XXVI, 62. 

Mareggiare 9 detto del mare : 



Maremma — Martino (Swr). 



muover le onde, ondeggiare, Purg. 
XXVIII, 74. 

."Maremma y contrada vioina al 
mare e malsana prinoipal mente in 
Toscana fra Pisa e Siena, Inf. XXV, 
19; XXIX, 48. Purg. V, 13*. 

Mariplierlta) lat. margfartto; pro- 
priamente : la perla. D. indica con tal 
nome : la Luna, Par. II, 34 — il pia- 
neta Mercurio, Par. VI, 127 — una 
delle anime beate, per cagione del 
suo splendore. Par. XXII, 89. 

Margherita 9 nome proprio. 
Quella di cui ai parla nel Purg. VII, 
128, è Margherita seconda moglie di 
Carlo I di Angiò, flglia di Eude di 
Borgogna duca di Niversa. Altri vo- 
gliono che si parli della figlia di Rai- 
mondo Berengario conte di Proven- 
za, moglie di Luigi IX re di Francia. 

Margine^ lat. margo; la sponda 
d'un ruscello, Inf. XIV, 83; XV, 1. 

Maria) nome proprio. La Madon- 
na. È da notare che il suo nome come 
quello di Gesù non trovansi mai nel- 
r Inferno, Purg. Ili, 39 ; V, 101; Vili, 
37 ; X, 50; XIII, 60; XVIIT, 100; XX, 
19; XXII, «2; XXXIII, 6. Par. Ili, 
122 ; IV, 30 ; XI, 71 ; XIV, 36 ; XV, 
133;XXin,111,126o 137; XXXII, 
4, 95, 107 e 113. — Inoltre è indicata 
sotto varie appellazioni come Donna 
gentile, Vergini, Regina, ec, Inf. II, 
94. Purg. X,41 ; XX, 97. Par. XIII, 
84; XXin, 88; XXXI, 100, 116 e 
127; XXXII, 29, 85, 104 e 119; 
XXXIII, 1. - Jfario, Purg. XXIII, 
30, donna ebrea che nel tempo del- 
l'assedio di Gerusalemme ammazzò 
il suo proprio figlio per mangiar- 
selo. 

Marisa) questa voce indica: il 
mare e la costa adiacente. Neil' ulti- 
mosignif., Inf. V, 98 -- nel primo, 
Purg. 1,117; II, 100; VI, 86; IX, 45; 
XIV, 36. 



353 

Marinaro. Inf. XXII, 20. Purg. 

XIX, 20. 

Marine, del mare, Inf. XXVI, 
129. Purg. Il, 15; XXV, 26. 
Marita, lo sposo, Purg. VII, 129 ; 

XX, 112; XXV, 134. - Nel signif. 
fig. il papa é chiamato : marito delia 
Chiesa, Inf. XIX, 111. — G. C. ò detto 
il primo marito della povertà. Par. XI, 
64. 

Marmo, lat. marmar, Purg. IX,' 
95 ; X, 31 e 55. - AI pi. Un argine 
costruito di marmo, Inf. XVII, 6. — 
Roccle di marmo, Inf. XX^49. 

Marroeeo o Mareeeo, regno 
sulla costa occidentale dell'Affrica, 
Inf. XXVI, 104. Purg. IV, 139. 

Marra, strumento rurale, Inf. 
XV, 96. 

Marsla, lat. Mareyaf, satiro ohe 
Apollo scorticò dopo averlo vinto in 
un concorso di musica, Par. 1, 20. 

Marsiglia, lat. Maasilia, città 
marittima della Francia meridionale, 
Purg. XVIIl, 102. 

Marte, lat. Mar». Il dio, Inf. 
XXIV, 145 ; XXXI, 61. Pnrg. XII, 31 . 
Par. IV, 63; Vili, 132. -Il pianeta, 
Purg. II, 14. Par. XIV, 101 ; XXVII, 
14— ed è pure indicato. Par. XVI, 
38 ; XVII, 77. — Fino nel 1333 vedo- 
vasi sul Pontevecchio di Firenze 
un'antica statua guasta di Marte, che 
credevasi essere stato 41 primo patro- 
no dio tutelare della citte. Questa 
statua fu portata via dall' Arno quan- 
do ruppe tutti i ponti, fuor quello di 
Rubaconte, nella inondazione del det- 
to anno. D. allude a questa statua 
nell'Inf. XIII, 146. Par. XVI,47 e145. 

Martellare, propriamente: bat- 
tere col martello ; per : colpire, pu- 
nire in genere, Inf. XI, 90. 

Martello, lat. marttUtu, Par. II, 
128. 

Martine (0er), per un uomo 



254 



Martirare — Materia. 



della plebe, un idiota, ilUlterato, un 
venuto a caso, Par. X11I, 139. 

nfartlrare, tormentare, marti- 
rizzare, Inf. XXVI, 56. Purg. XV, 
108;XVH,13ai. 

Martire, forma meno usata di : 
martirio ; il tormento, Purg. X, 109. 

Martirio, il tormento, il suppli- 
zio, Inf. XIV, 66. Par. XV, U8. - 
Più spesso D. si vale della forma con- 
tratta maritro, Inf. XII, 61 *, XVI, 6 ; 
XVni, 95 ; XXVIII, 54. Purg. Xll, 60. 
Par. X, 128; XI, 100; XVIII, 136; 
XXXII, 32. - Al pi., Inf. IV, 28 ; V, 
116 ; IX, 133 ; X, %; XXIII, 117. Purg. 
IV, 128; VII, 28 ; XIII, 86. Par. XVIII, 
123. 

Marturare, tormentare ; cattiva 
lez. adottata da Viviani sull' autorità 
di alcuni mss., Inf. XIV, 48, invece 
dimaiMfare, V. ivi. 

Marcia, lat. Marcia, moglie di Ca- 
tone Uticeose, Inf. IV, 128. Parg. 1, 
79 e 85. 

Marsaceo, gentiluomo pisano 
che essendosi reso Frate Minore sop- 
portò con fermezza e rara pazienza 
la nuova della morte del suo figlio 
stato assassinato, o secondo il postil- 
latore del Codice Caet, decapitato 
per ordine del conte Ugolino della 
Gberardesca, Purg. VI, 18. L'Antico 
solo riferisce che Marzucco abbia ven- 
dicata di propria mano la morte del 
figlio ucciso da certo Federigo da 
Pisa. V. Pisa. 

Maseeiia, lat. maxilìa. Al sìng., 
Inf. XXVIII, 94. - Al pi., Inf. XII, 
78;XXX1I,107. 

Mascheroni (Sasflolo), fio- 
rentino, che uccise il suo nipote per 
appropriarsene l'eredità, ma fu in- 
vece decapitato, Inf. XXXII, 65. 

Maaeliile, dal lat. mas o moiOU' 
/U5, Inf. XX, 45. 
Maseiiio, lat. matcìilus. Come 



S08t.,Inf. XVIII, 90; XX, 41 e 108. 
Par. XXXIl, 80. — Per : maiuscolo, 
grande, robusto, Purg. VII, 113. 

Maonada, nel medio evo maitna- 
day quasi mamionaia, da manaiOf ma- 
gione; genti che appartengono alla 
casa. La compagnia, Inf. XV, 41. 
Purg. II, 130. 

Maoflo, dal lat. moMa; roccia, 
Purg. Ili, 70. 

Mastino, dal lat. masaaUnus, de- 
rivato da mangio, nel medio evo; spe- 
cie di cane, Inf. XXI, 44. — Per: ti- 
ranno, uomo crudele, lof. XXVJI, 
46. V. Verbùcchio. 

Mastro, V. Maestro. 

Matelda, nome proprio, dall'ali. 
Mathilde. La donna che D. incontra 
nel Purg. XXVIII, 40 ; XXXI, 92; 
' XXXIll, 119,e che comparisce spesso 
negli ultimi canti del Purg, rappre- 
senta indubitatamente la Vita Attiva 
opposta alla Vita Contemplativa, rap- 
presentata da Beatrice. È probabilis- 
simo che D. la denominasse Matilde 
in commemorazione della famosa con- 
tessa Matilde di Toscana, figlia del 
Margravio Bonifacio di Toscana, nata 
nel 1046 e morta nel 1115. Fu essa 
amica intima del papa Gregorio VII, e 
fece donazione alla Chiesa della mag- 
gior parte de' suoi vasti possessi. 

Matéra, contratto ùìmateria, lat. 
materia; antica forma usata da D. 
soltanto in rima. II soggetto, Purg. 
XVIII, 37; XXU, 29. Par. 1, 27, dove 
la Cr. legge matira, ma tutte le altre 
ediz. meteria» 

Materia. Nel signif. fisico : la ma- 
teria, la sostanza, Inf. XXV, 102 e 
125. Purg. XVIII, 50. Par. I, 129; II, 
75 ; VII, 136 ; XXIX, 22. - 11 sogget- 
to, r argomento, Inf. XX, 2. Purg. 
IX, 71 ; XII, 87. Par. I, 12 e «7; X, 
27 ; XXX, 36. - L' oggetto d' un voto, 
Par. V, 52. 



Materno — Meare, 



255 



M «ternoi II parlar materno,Pwg. 
XXVI, 117. 

Matre^ forma antica per: madre, 
ÌBÌ.mater. Non ai trota che nel ai- 
gnif. fig. per : origine, Inf. XiX, 115. 

MatHuMiiio. Parg. XXV, 135. 

Mattia, voce antiquata, per: mat- 
tezza, pazzia, stoltezza, Inf. XX, 95. 

Mattia, nome proprio, discepolo 
di 6. G. che fu eletto apostolo nel 
luogo di Giuda Iscariote, Inf. XIX, 94. 

Mattiaa, lat. maminum, sost. il 
mattino, Inf. XV, 62. Purg. IX, 14. - 
DamaUitMfSnì mattino, Par. XXXI, 
118. 

Mattinare, verbo attivo: cele- 
brare con un culto mattutino, Par. X , 
>141. 

Mattino, lat. matutinvm, Inf. 1, 
37; XXVI, 7. Purg. II, 13. - Per: 
r Oriente, ia parte orientale del cielo, 
Inf. XXVI, 184. 

Malto, forse dal lat. maltus usato 
per madidxu, ebbro, o dall' ali. moti, 
rifluito, stanco; folle, insensato, Inf. 
XI, 82; XXVIII, 111. Purg. III, 34. 
Par. V, 80; X VII, 64. 

Mattutino. Purg. I, 115; XII, 
90. Par. XXXII, 108. 

Maturare. Purg. XIX, 91 e 141. 
Par. XXV, 36. — Siccome i frutti ma- 
turando a' ammolliscono, D. si vaie 
di questa voce nell' Inf. XIV, 48, nel 
signif. di : domare, vincere l' orgoglio 
o ì' ostinazione. 

Maturo. Purg. XXVI, 55. Par. 
XIII, 132; XXII, 64; XXVI, 91. - 
Perfetto, compito, Par. XXXII, 22. 

Massa, dal lat. maasay Inf. XXV, 
32. 

Masserato, lat. maceratus, per : 
annegato, gittate in mare, Inf. XXV HI, 
80. 

^MbOf V. Ambo. 



Me. Quando me è regime d' un ver- 
bo, è sempre regime diretto o acc. Il 
solo esempio in cui me sarebbe dat., 
Inf. XXIll, 91,pot dieser me, trovasi 
veramente nell' Aldo, nella Cr. e in 
tutte le antiche ediz. ; ma Lombardi e 
la maggior parte delle ediz. moderne 
lianno disaer miomidisteroA ~ Come 
regime del verbo ai trova nell* Inf. II, 
33; XIII, 72; XVlll, 119; XIX, 72. 
Purg. I, 29 e 77; II, 78 ; III, 24 ; V, 9 ; 
Vili, 15; IX, 30. Par. I, 85; II, 6; IV, 
7; XVI, 6; XVIlI, 19; XXXI, 66, e 
più spesso. — Come affisso al verbo 
trovasi soltanto in rima, calme, Purg. 
Vili, 12. — Nelle esclamazioni oh me 
dolenteyìnt, XXVII, 121. — Talvolta 
è ripetuto senza necessità e me con-' 
vien partirmi, Purg. XVI, 143. — 
Nella rima D. si serve una sola volta, 
dell' antica forma mee per : me, Inf. 
XXVI, 15. ~ Si costruisce con tutte 
le prep.; a me, Inf. Ili, 7, 13, 34 e 76 ; 
IV,19,3l,76tì98. Purg. Vili, 15, e 
quasi ad ogni pagina — centra me, 
Inf. I, 46 - <to me, Purg. I, 87 ; VII, 
27 ; Vili, 111 ; XXII, 35, e più spesso 
- di me, Inf. I, 65. Purg. I, 31 ; HI, 
125; V, 89, 127 e 133. Par. 1,73; UI, 
112 ; IX, 99 ; XVI, 37, e spesso - fra 
mfj Purg. IX, 25 — m me, Par. XX, 
31 ''lunghe»9ome,Vurg. XIX, 27 — 
4)er me, Inf. 1, 126; III, 1 a 3; IV, 79. 
Purg. Vili, 71. Par. VIII, 72; XV, 
46 ; XVII, 6, e spesso — sovra me,. 
Par. IX, 17 - v$r me, Purg. Vili, 52. 
Par. 1, 101 ; II, 28 ; IX, 14 — verso me. 
Par. XVII, 107. 

Me^, per: meglio, avv., Inf. Il, 36; 
XIV, 36; XXXII, 15. Purg. XII, 68; 
XVI, 125; XXII, 74; XXXI, 43. Par. 
XXVI, 79. — Come sost. per il tuo 
bene, per il tuo vantaggio, Inf. 1,112. 

Meare, verbo tolto dal latino : an- 



1 « Disser me » è dizione elittica per t dissero a me ; e però non è da alterare il testo antico. 



Meco — MeUdgro, 



256 

dare, passare per... o da un oggetto 
a un altro, escire, Par. XllI, 56 ; XV, 
55;XXm,79. 

MeeO) lai. mecum^ latinismo an- 
cora usatissimo, per: con me, Inf. 
IV, 91 ; X,56 ; XVIll, U; XX1H,83; 
XXVll, 23 ; XXVin, 86 ; XXXIII, 39, 
dove r Aldo, la Cr. e la maggior parte 
delle antiche ediz. leggono con meco, 
idiotismo fiorentino rigettalo da Ugo 
Foscolo e dalla Nidob. Purg. IX, 10 ; 
XI, 48; XIII, 141; XIX, 20 ;XXll, 21; 
XXIII, 116; XXIV, 41 e 74; XXVI, 
56; XXX, 123; XXXII, 101; XXXIII, 
24. Par. X, 8 ; XX, 55; XXII, 53. - 
Meco contraddire, essere in contradi- 
zione con me, Par. IV, -99. — Della 
mia opinione, Parg. XXIX, 105. 

Medea, figlia di Aete re della Col- 
chide, rapita e poi abbandonata da 
Giasone, Inf. XVIII, 96. 

M edealmo e M edeame^ dal lai. 
fn«ftpM,lnf. IV, 89; Vili, 63; XIV, 
49; XV, 74; XVI, 116; XVIII, 105; 
XXIV, 105 ; XXXI, 1. Purg. Ili, 63; 
XVII, 57; XXVI, 50. Par. V, 84; IX, 
84; XXIII, 69; XXIV, 104; XXVI, 
19; XXX, 27. 

Il edielii«9 il rimedio che guari, 
sce, Inf. XXXI, 3. Par. XX, 141. 

Medlelna (Pier da). Medicina 
è nome d* un borgo fra Bologna e Imo- 
la. Piero che era d* una famiglia po- 
tente di quel luogo, era noto come 
seminatore di discordia fra i Signori 
di Ravenna e di Uimini, Inf. XXVIII , 
73. 

Medusa, una delle Gorgoni ; la 
cui testa troncata da Pepseo cangiava 
in pietra quelli che vi affissavano lo 
sguardo, Inf. IX, 52- Questo luogo è 
uno dei più oscuri della D. C. Il si- 
gnif. letterale ne è chiaro. Le Furie 
non avendo ardire di lasciar il ricinto 
loro assegnato minacciano di far ve- 
nire la Gorgone onde il suo aspetto 



petriflchi il temerario che s* inoltra 
verso la loro porta. Ma quale è il si- 
gnìf. allegorico sul quale lo stesso 
Poeta invoca l' attenzione del ietto- 
re ? Gli antichi cementatori credono 
esser Medusa figura de* diletti sen- 
suali il cui aspetto può sedurre e per- 
der r nomo ; ma non avvertono che 
di ciò non può esser quisUone nella 
parte inferiore dell' Inferno e che 1 
peccati carnali sono puniti nei cerchi 
superiori dei quali il Pdeta ha già su- 
perati i pericoli. Siccome il cerchio 
in cui entra ora D. è quello in cui 
sono puniti gli Eretici, si potrebbe 
per avventura arguire che Medusa 
sia da lui fatta figura del dubbio o 
dell' eresia che spegne la fede e mi- • 
naccia la vita dell'anima. Tale è pure 
l'opinione del principe Giovanni di 
Sassonia, che mi sembra se non evi- 
dente almeno preferibile a quella de* 
gli altri comentatori. 
Mee« V. MB. 

Megera, una delle Furie, Inf. 
IX, 46. 

Meslie^lat. meliia, avv.,Inf. XIV, 
101 ; XVI, 18. Purg. VII, 88 ; XX, 72; 
XXIX, 72. Par. X, 38; XI, 96; XV, 
66; XXVI, 104.— Come add. miglio- 
re, Purg. VII, 101. 

Melanesl, antica forma per: Mi- 
lanesi, Purg. Vili, 80. 

Melano, lat. Mediolanum, antica 
forma, ora : Milano, citte celebre del- 
l' Italia superiore, disfatta da Fede- 
rigo I sopranominato Barbarossa nel- 
la. 1162, Purg. XVIII, 120. 

Melehlsedeeb, re e pontefice di 
Salem, Par. Vili, 125 (Lib. Gene- 
«t«, XI v). 

Mèle, contratto di mi$le, lat. flM^ 
Purg. XVIll, 59; XXII, 151. 

Meleàgro, lat. MeUagros, figlio 
di Eneo re di Galidone la cui vita di- 
pendeva da certo tizzo di carbone che 



Melieso — Meno» 



J57 



la di lui madre fece consumare per 
rendetta, Purg. XXV, 92. 

Melina*) fllosofo greco dell* isola 
di iberno, Par. XIII, 125. 

Mei» 9 lat. maluSf albero, Purg. 
XXXll, 73, dove ò figura di G. G. 

Melode) lat. meloit antica forma 
poetica per : melodia, Par. XIV, 122; 
XX1V,114; XXVIII, 119. 

Melodia, il canto, Purg. XXIX, 
22. Par. XIV, 32; XXI II, 97 e 109. 

Menabro^ dell' uomo e degli ani* 
mali.Alsing.,lnr.VI,24,eXXV, 116 
il membro che V uom cela, cioè: il mem- 
bro virile ; Inf. XXVIII, 19. - Al pi. 
raramente membri, Inr. XVI, 10 — 
più sposso membra, Inf. IX, 39; XIII, 
90 : XVI, 66 ; XX, M; XXV, 60 e 75; 
XXX, 2* Purg. V, 47 ; XII, 33; XIX , 
1 1 ; XXV, 40 e 60 ; XXXl, 50. Par. I, 
21 ; 11, 134 ; XI, 108 - e talvolta ma 
In rima m«iiibre, Inf. XXIX, 61 — e 
nelsignif. di: membro d'una comu- 
nità, Purg. VI, 147. 

Membruto^ che ha le membra 
grosse e vigorose, Inf. XXXIV, 67. 
Purg. VII, 112. 

Memorare, voce latina : la ri- 
cordanza, Purg. XXIII, 117.' 

Memoria, la facoltà di ricordarsi, 
Purg. II, 107; XX, 147; XXV, 83; 
XXVill,l28; XXXIH,126. Par. 1,9; 
IX, 126 ; XIV, 108 ; XX, 12; XXVIII, 
10; XXXIII, 67 e 73. - La ricordan- 
za che rimane, Inf. Vili, 47; XIII, 
77;XXIV,84;XXX,135. Par. XIX, 
16. -Alpi., Purg. XXXI, 11. - A 
memoria, Purg. IX, 16. — Aver a me- 
moria, rammentarsi, Purg. XIII, 127. 

Men, V. Mbnb. 

Mena, da menare, il movimento, 
l'attitudine, il contegno, Inf. XVII, 
39. " Per : la specie In genere, Inf. 
XXIV, 83. 

Meaalipi^, tebano, che fu uc- 
ciso da Tideo all' assedio di Tebe, Inf. 



XXXII, 131 , V. Stazio (Theb., viii, in 
fine). 

Menare, lat. del medio evo mi- 
tiare; condurre, guidare, Inf. 1,18 e 
133; V, 78; Vili, 103; IX, 5; X, 62; 
XIII, 131 ; XV, 47; XV|||,5!; XXVIII, 
46; XXIX, 111. Purg. IV, 120; VII, 
47 e 62; XXIII, 73 e 122; XXXl, 109. 
Par. IV, 66; X, 95; XXI, 131; XXVI, 
54; XXXI, 47. — Trascinare, portar 
via, Inf. V, 32 e 43 ; XI, 71. - Muo- 
vere , impegnare, Inf. XXVI, 88; 
XXIX, 76 e 79. Purg. XXIII, 74. - 
Muovere le membra in modo analogo 
alle loro fun2Ìoni : le braccia, Inf. IX, 
83;XXXI,96-legambe,Inf.XX'XIV, 
63 - gli occhi, Par. XXXI, 47 - la 
striglia, Inf. XXIX, 76. — Per ultimo 
/tfar(r, esercitar le arti, Inf. XXVII, 
77. — AI fut. trovasi m^rrò, contratto 
di : menerò, Purg. VII, 47. — Men- 
renti, contratto di: ti meneremo, 
Purg. XXXI, 109. 

Mendace, Int. mendaa, mentito- 
re, falso, Par. XXVII, 53. 

Mendicare. Par. VI, 141. 

Mendico, povero, mendicante, 
Par. XVII, 90. 

Mene, Men, precedendo conso- 
nante; Men* precedendo vocale e la 
/imi ne, Inf. XVI, 12; XVII, 116; 
XIX, 128. Purg. I, 90 ; XVI, 38 e 54. 
Par. XVI, 6. 

Mene», e precedendo a consonante 
spesso Men, lat. minut, avv. Inf. Ili, 
40; V, 2 ; XI, 84 ; XIV, 26 ; XIX, 16 ; 
XXVI, 27; XXXI, 10. Purg. 11,133; 
IX, 17; XIII, 66; XXIII, 7; XXV, 
123; XXIX, 57; XXX, 46. Par. IV, 
65: XVI, 11 ; XXVIII, 77. - /«««no, 
sottinteso: tempo, Inf. XXII, 24. 
Purg. V, 40. — Venir meno, svenirsi, 
Inf. V,141. - Sparire, Par. XIII, 9. 
— Spegnersi, morire, Purg. XX, 53. 
~ Non aver forza di... Inf. IV, 147; 
XXVIII, 4. Purg. XIV, 96. - Come 
17 



35S 



Mensa — Mereare. 



add. minore, Inf. XXX, 142. Porg. 

VI, 90; X, 137 — Arer per meno, 
pregiar meno, Par, XXlf, 137. — Co- 
me soat. ilmeuOf il minore, Purg. VII, 
78. Par. XXVIII, 65 

JMeniiA, la tavola, Purg. XIII, «7; 
XXV, .S9. Par. v, 37 ; XXIV, 5. 

Ménnola^ dal lat. mensa , membro 
darchiteUura, Purg. X, 131. 

Mente, lat. meii«, l' intelletto del- 
l' uomo, Inf. XX, 105; XXX, 21 ; 
XXXI, 65. Purg. 11,117; IX, 16; X, 
46; XV, 60; XXIV, 102. Par. II, 29; 

VII, 22 e 52; X, 63; XII, 59; XXI, 
16; XXlll, 42; XXV, 136; XXV'Il, 
92;XXVI1I,3; XXXI, 57; XXXllI, 
68. — Una intelligenza celeste, un 
angelo, Par II, 131. — L' intelligenza 
suprema, Dio, Par. XVIII, 118; XIX, 
53 ; XX VII, 110. — Por mente o driz- 
zar la mente, fissar l'attenzione, Purg. 
1,22; IV, 112; XXVI, 9. Par. Il, 29; 

VIII, 142; XXIV, 14. - Darlamente, 
nel medesimo signif., Purg. XXXII, 
108. — La memoria, la rimembranza, 
Inf. II, 6 e 8; III, 132; VI, 44 e «9; 
X, 127; XX Vili, 5. Purg. Vili, 16. 
Par. IX, 104; XIV, 81; XVII, 91; 
XX, 7.— Avere a mente, ricordarsi, 
Inf. IX, 34. — Bucare a menu, richia- 
mare alla memoria, Inf. XI, 106. Purg. 
VI, 6 — e nel medesimo signif. ri- 
durre a mente, Purg. XXlll, 116. Par. 
XXIII, 51.— Torttare a mente, ram- 
mentarsi. Par. IX, 104. -- Risensarsi, 
riprendere conoscimento, Inf, VI, 1. 
— Al pi. il conoscimento degli uo- 
mini, la memoria, Inf. XXIX, 104. 
Par. XVII, 14; XXXII, 64 e 89. - 
Nel luogo Esaminava Cr. o Esami- 
nando Nidob. del cammin la mente, 
Purg. Ili, 56, sembra che bisogni am- 
mettere, essersi D. servito dell'ardi- 
tissima metafora la mente del cammin, 
per: la natura, la qualità del cammi- 
no; la costruzione ammessa dai ce- 



mentatori etaminava la mente tua. del 
cammino, mi sembra anco più straDa. 

Mentire. Inf. XIX, 54. Par. lY, 
95; XXIX, ^00. In quest' ultimo luo- 
go e mente si trova solò in Benvenuto 
e in alcuni mas. lez. adottata da YU 
viani e Romania ; latte le altre ediz. 
leggono ed altri, sebbene il contesto 
favorisca senza dubbio fn«n<^. 

Meni^ lat. menlum, Inf. IX, 90 ; 
X, 53; XX, 12; XXV, 45; XXVIII,. 
24; XXX, 57; XXXIV, 63. Pvrg. 
Xlll,102;XXXl,73. 

Mentovare, ricordare, menzio- 
nare, Purg. 1,84. 

Mentre, lat. dum, inter, onde 
r antico domentre ; quasi sempre se- 
guito da cke, Inf. I, 61 ; V, 96 ; Vili,. 
31; XII, 27; XIV, 36; XVII, 41 e97; 

XXV, 34 e 118; XXVI, 80; XX Vili, 
28; XXXII. 73. Purg. 11,26; 111.65; 
V1I,60;X, 97; XX, 135; XXlll, 1; 

XXVI, 1. Par. XI11,3;XXV,122. — 
Senza che, Inf. XVIII, 40; XIX, 118; 
XXI, 22; XXU, 60. Purg. XXlll, 69. 
Par. XWI, 1. — Fino a che. Inf. 
XI11,18; XXXI1I,132. Pqrg. II, 26; 

XX VII, 136. Par. XXV, 122. -Tanto 
che, Inf. XV, 86 ; XXVIl, 73. Purg. I, 
86 ; 111, 135 ; XI, 86 ; XX, 61; XXVII, 
63. Par. XXlll, 106; XXVI, 123. 

Mensionnre, dal lat. menUOp 
Purg. XV, 46. • 

Mensosna, dal lat. mentiri, Inf. 
XVI, 124 ; XX, 99; XXlll, 144. Purg. 
XX,64. Par. XV11,127. 

McrAvìsIia, lat. mirabilia, les. 
adottata dalla Cr. e dalla maggior 
parte delle ediz., Inf. XXXiV, 37, ma 
non se ne vede la ragione, avendo 
negli altri luoghi sempre maravigka^ 
V. ivi, e così pure l' Aldo. 

Mernvisii«M>,v.llASAViOLioso. 

Merenre, lat. -mercari, mercan- 
teggiare, tramcare, Par. XVI, 61. — 
Mercarsi, esser venduto, Par. X VII , 61 .. 



Mercatante — tester. 



359 



MereatAiite, da) lat. mercari, 
Inf. XXVII, 90. 

M ereato. In particolare : il Mer* 
caiovecchio di Firenze, Par. XVI, 
121. 

MércB^ lat. merx, la mercanzia, 
Par. XI, 123 per metafora : le buone 
opere. 

Mereè, accorciato di mercede, 
dai lat. merces, aost La ricompensa, 
Purg. XX, .^7; XXIX, 39. - Il me- 
rito, Par. XXXII, 73. - Come caso 
9Sso\aio 9un mercè, per sua grazia o 
favore, Inf. Il, 91. -'UereòHi... Pnrg. 
VI, 129. Par. l, 66; XV, 63; XXXII, 73. 

Jlf creede^ lat. ffn«rc«« , il merito, 
e specialmente : le buone opere, Inf. 
IV, 3*. Par. XXI, 52; XXVIIl, 112 
— La ricompensa del merito, il sala- 
rio, Par. XI, 110 ; XX, 108. 

Mcreario, il Dio, Par. IV, 63. — 
Il cielo di Mercurio, secondo il siste- 
ma tolemaico. Par. V, 6 e 7. 

Merda, sterco, mareria fecale, 
Inf. XVIII, lift; XXVIIl, 27. 

■ferdeiMi, coperto di merda, Inf. 
XVIII, 131. 

Meretrlee. Nel signi f. prop. )a 
puttana.Nelfig.rinTidia,lnf.XIll,64. 

Mérgere, verbo tolto dal lat. al 
perf. mcrw, Purg. XIX, 120, abbas- 
sare. 

Meridiano, sost, Purg. IV, 138. 
Par. IX, 86. — Add. meridian cerchio, 
cerchio che forma il meridiano, Purg. 
Il, 2. — F/ice meridiana, che splende 
come il sole sul meriggio, v. Face, 
Par. XXXIII, 10. 

Merigge, lat. meHdies ; il Mezzo- 
giorno. Il cerchio, di merigge, Pnrg. 
XXV, 2; XXXIII, 104, il Meridiano. 

Meritoro^aver merito,lnf. XXVI, 
80. — Acquistar meriti di buone ope- 
re, Purg, X Vili, 66. Par. IV, 21. 

Merito. Purg.VII, 19. Par.XXXII, 
42. 



Meriterò, contratto di meritorio, 
in rima. Par. XXIX, 66. 

Merlo, lat. merti/uf, uccello, Purg. 
XIII, 123 

Merlo, di origine ignota, membro^ 
di fortiQcazione, Purg. XX, 6. 

Mero, detto dell'acqua; para, 
chiara, limpida, Par. IX, 114 - della 
luce: chiara, risplendente, Par. XI, 
18; XXX, 69 — degli occhi, par. 

XVIII, 66 - d' un sorriso, Par. XXIII, 
60. 

Meri Are, contratto di meritare, 
Purg. XVII, 106; XXI, 90. 
Mérto, contratto di merito, Inf. 

IV, 49. Purg. XI, 18 ; XVIII, 46 e 60. 
Par. Ili, 37; VI, 119; XIV, 38; XXV, 
69; XXIX, 62; XXXI, 69. - Per iro- 
nia: Terrore, Par. XXX, 147 — on- 
de : la punizione, Inf. XXXI, 93. 

Meaeere, lat. mtscere, propria- 
mente: mescolare. D. Tusa nel ai- 
gnif. lat. di : dar da bere. Par. XVII, 
12. 

Meneblno, dall'ebreo mika, po- 
vero, sventurato. D. l' osa nel signif. 
di : servo, schiavo. Perciò le Farle 
sono dette le meechine della regina 
dell' etemo pianto, Inf. IX, 48 — e i 
Dannati i me«c/iint del Diavolo, Inf. 
XXVII, 116. 

Mesehito, ora : moschea, la chie- 
sa de' Mussulmani. D. chiama cosi le 
torri ó^WàCitlàdi Diie, Inf. Vili, 70. 

Me«e^ lat. menne, Purg. II, 98; 

XIX. 103 ; XXIX, 64. Par. XX V, 102. 
Measaggiere, dal lat. mittere, 

Purg. Il, 70; XXX, 18. 

Messasgio, dal lat. mitiere. lì 
messaggiere, Purg. V, 28. — Gli Apo- 
stoli, Purg. XXII, 78. 

MeMier, dal lat. meue e «enfor; 
antico titolo d' onore, or disusato : Si- 
gnore. Meeser Guido, Inf. XXVIIl, 77, 

V. Guido. — Jéesaer Marchese, Purg. 
XXIV, 31, V. Marchese. 



360 



Metao — Mezzo, 



», lat. miMiM. Propriamente 
particip. di mettere, v. ivi Comesost. 
UD inviato, Inf. IX, 85. Purg. XV, 
30; XXX, 10; XXXIII, 44. Par. XIl, 
73. — U mtiKso di Jum, per : l' arco- 
baleno, Par. XXVIII, 3«. 

Mesiiere. Purg. Vili, 114 - e 
quasi sempre mestieri, ìat. mimste- 
rium,\nr. XXX, 108. — Per io più 
forma con i verbi avere e fure delle 
locuzioni che significano : aver biso- 
gno, esser necessario, o, spediente. 
In detto signi f. con estere, Inf. XXI, 
66 ; XXill, 119; XXXI, 110; XXXIII, 
18. Purg. 1, 92; HI, 39; Vili, 114; 
XIV, 87; XXXI, 15. — Con avere, 
Inf. II, 68. Par. Vili, 83. - Con fare, 
Inf. XXVIIl,90. Par. XIV, 10. 

Minato 9 lat. mastuit, triste, tor- 
mentato, Inf. 1, 135; XVII, 45. - Per 
traslato una selva è detta meetacioè : 
che spira tristezza, Inf. XI11, 106. 

Meta, il limite, Purg. XIV, 144. 
Par. XIX, ISA; XXVII, 108. 

M etaflnleo, al pi. fem. metnfinìce, 
per: metafisiche, Par. XXIV, 134. 

Metallo. Inf. XXIX, 137. Purg. 
IX, 135; XXIV, 138. 

Metello, il tribuno che fece ogni 
suo potere per impedire a Giulio Ce- 
sare di spogliare il tesoro pubblico, 
PurgJX, 138. (V. Lucano, PAar«.,iii, 
lUesegg.). 

Metro, nel signif. prop. la misura, 
Purg. XXVII, 61 - onde: il verso, 
Inf. XXXIV, 10. Par. XXVIIl, 9. - 
Per est. il modo di esprimersi, le pa- 
role che si usano, Inf. VII, 33 ; XIX, 
89. 

Metropolitano, V arcivescovo, 
Par. XII, 136. 

Mettere, dal lat. mittere. Mettere 
in tutti i suoi signif. di : porre, collo- 
care, ec, Inf. Ili, «1 ; V, 1«; XIII, 
1^;XIV, 73; XIX, 72; XXII, 40; 
XXVI, 54; XXIX, 110; XXXII, 36; 



XXXIV, 10. Purg. XVII, 117; XVIII, 

108 ; XXVII, 15; XXVIIl, 54. Par. IV. 
94; VIII, 84; IX, 19; X, 118; XXII, 
109; XXXIII, 132. -> Nel luogo del 
Purg. XIII, 154, preferisco metteran- 
no a arderanno f v. Pbrdbrb, dando 
a mettere il signif. di : avventurare, 
arrischiare. — Per: mettersi in ca- 
mino, Inf. XXX, 84. — M»tter co, 

V. Co, detto d' un fiume, cioè : gittar- 
si, Inf. XX, 76. — Metter fuori, Purg. 
XVI, 6o. ~ Metter in cura, muover la 
voglia, Par. XXVI, 21. — Metter in 
fuga, inf. XXX, 72. ^ Metter in metro, 
cioè : in versi, in poesia, Inf. XXXIV, 
iO. — Metter innanzi, porger una vi- 
vanda. Par. X, ^. — Metter in obblio, 
trascurare, Purg. X,90. — Metter in 
iermoni, Inf. XXXII, 67, implicare 
in lunghi discorsi. ~ Metter voci, gri- 
dare, Purg. XIX, 35. — Mettersi, col- 
locarsi, rendersi, entrare, ec. Inf. IV, 
23 ; XIII, 2 ; XXII, 105; XXVI, 100 e 

109 ; XXXIII, 55. Purg. I, 63 ; XVIII, 
141; XXV, 94; XXVII, 46. Par. Il, 
5; V, 95; VII, 21; IX, 66; X, 69; 
XXV, 109. — Costruito con avere, 
Inf. XXXIII, 33. — Mettersi a... co- 
minciare, Inf. XXII, 53; XXIV, 61. 
Par. XXVllI, 131. - 11 particip. è re- 
golarmente tneMo come, Inf. V, 12; 

VI, 47; XXX, 84; XXXIII, 33 e 65. 
Purg. l, 63; XVII, 117; XVIll, 108; 
XIX, 35 ; XXVIl, 15. Par. IV, 94; X, 
25 e 113; XXll, 109; XXXIII, 132. - 
Di rado in rima miso, liif. XXVI, 54. 
Par. VII, 21. 

Mes»ano, che è nel mezzo, Purg. 
XXIX, 110. 

MeBsanotte, v. Mazzo. 

Messo. Inf. VII, 128. Eccettuato 
Rossetti e forse anco Guini forte, tutti 
i cementatori In questo luogo spie- 
gano mezzo nel signif. dell* umido, o, 
la palude, il che pare confermato dal-* 
I la ripa secca posta in opposizione con 



Mezzo — Michele. 



961 



il m^szo che in questo signir. credo 
derivo to dol lat. mtìts. 

MesK^, lat. mfdiutn, sQSt.^ Inf. 1, 
1; IX, 48: X, 134; XVIII, 4 e 26; 
XX,67fì83;XXU, 141; XXXI, 62; 
XXXn, 73 ; XXXIV, 41 ; e forse VII, 
128. Porg. Vili, 33 e 137; XXVI, 28. 
Par. XX, 37; XXI, 80; XXVII, 107; 

XXIX, 35 ; XXX, 4. - La meU^, Par. 
XXVII, 117. ~ L'intermediario, 
Purg XXIX, 45. Par. XXVII, 74; 
XXXI, 78. — Senza mezzo, immedia- 
lameote, Par. VII, 67, 70 e 142; 

XXX, 122. 
MeBBo,add.,lDr. VII, 35; XXX, 

87. — n mezzodì, Inf. XXIV, 3, dice: 
Le lunghe notti dell'inverno si ac- 
corciano per modo che ai avvicinano 
al ponto in cui non tengono più che 
la mete del giorno intiero di 24 ore ; 
in altri termini : al punto in cui il 
sole si avvicina air equinozio. — Sic- 
come anticamente dividevasi il gior- 
no, cioè lo spazio di tempo compreso 
fra ii levare e il tramonto del sole, in 
quattro parti, ognuna di tre ore, mez- 
za terza, Inf. XXXIV, 96, è il mezzo 
della prima parte del giorno, cioè 
un' ora e mezza dopo il levar del sole, 
Parg.IV,42, Vl,143; XII, 44; XV, 
6 e 121; XVIII, 76; XIX, 42; XXIX, 
54. — In mezzo, fra due, Inf. XVII, 
8.3. Purg. IV, 79, dove mezzo cerchio, 
è l'Equatore. ~ / pii di mezzo, Inf. 
XXV, 52. — Quel di mezzo, Inf. XII, 
70. — Spesso m^zzo, preceduto da 
ttna prep. e aegufto da un sost. al 
quale si riferisce, forma una specie 
di prep. e significa : del, al, per il 
mezzodì... in mezzo di..., Inf. XIV, 
94; XIX, 9; XXXI, 43; XXXIV, 29. 
" Nella dizione in mezzo la caldaia, 
Inf. XXI* 56, mezzo, sarebbe sost. e 
caldaia genit. Per evitare questa co- 



alrozione per Io meno straordinario t 
sarebbe forse meglio scrivere mnMZ- 
za la caldaia, come nei luoghi sopra 
allegati. Purg. 11,57; XIV, 16; XV, 
7; XIX, 20; XXII, 131; XXIV, 148. 
Par.XXXll,4l. 

Mem«o (a), nella mete, Purg. 
VII, 72. 

M esmale, dal lat. medium, la doga 
del mezzo nel fondo d' una botte, Inf. 
XXVIII, 22. 

Mi^ dal lat. mìhi, forma dei casi 
obliqui del pronome io. Questa forma 
regge sempre un verbo e non mai 
una prep. Corrisponde al dat. e al- 
l' acc. ed ammette l'apostrofe ogni- 
qualvolta trovasi davanti ad una vo- 
cale alla h. Trovasi al dat. prece- 
dente a tutte le consonanti mi, Inf. I, 
34, 44, 45. 62, 62 e 90; li, 86 ; 111, 54, 
72 e 135, e -cosi ovunque. ~ Prece- 
dendo a vocale e alla h, m', Inf. 1,15, 
20, 41 e 87 ; II, 115 e 136, ec. - Come 
affisso del verbo, Inf. I, 59, 67 e 83 ; 
II, 56, 81 è82. Par. XXV1,43, eovun- 
que. ^ All'acc. precedendo a conso- 
^iiante, Inf. l, 2. 58, 60, 88, 92, 113 e 
^^ ; 11. 10, 12, 40, 51 . 53, 65, 72, 74, 
92,102,117,130, ia3, e ovunque. — 
Precedente a vocale e alla h, m% Inf. 
Il, 4, 7, 34 e 93, ec. — Come affisso 
del verbo, Inf. 1,89; li, 113; III, 5; 
VI, 41 ; XXXIIl, 64. Purg. Il, 77. 
Par. XXIV, 85. - Per proprio idioti- 
smo della lingua questo pron. è tal- 
volta unito al verbo es»ere : Mi nono, 
io sono, Inf. X,74. Purg. XXIV, 52; 
XXVII, 101 -- al verbo ttare, Inf. VII, 
109 — a pensare, Inf. XVI, 66. — Con 
la particella ne, v. ivi, forma mene o 
men, v. ivi. 

Mìa, V. ìlio. 

Miehelc, san Michele Arcangelo, 
Inf.VII,11. Purg. XHI,51. Par. 1V,47. 



1 Questa eoatraiione i propria fiorentina « comaniMtma. 



262 



Michele Scotto — Minoi. 



Mlehele Seoito. Inf. XX, 116, 
V. Scotto. 

Michel Eaaehc. Inf. XXII, 88; 
XXXlll, 114, y. Zanche. 

Mieol^ figlia del re Saule, moglie 
di Davide, Par. X, 68 e 7t. (V. Sa- 
jiiuel, 11,6}. 

■fida, re di Frigia, Purg. XX, 106. 

Mie, Miei, v.Blio. 

Mietere, verbo tolto dal lat, far 
la mésse, raccogliere, Purg. XIV, 85. 

Miglialo, dal lat. milHarium, per: 
miglio, uo miglio d' Italia, mille pas- 
si, Purg. X III, 22. ^ Al pi. migliaia, 
Purg. XXII, 36. Par. XXlll , 88; 

XXIX, 13*. 

Miipilo, dal lat. mille, millia, un 
miglio o lega d'Italia che equivale 
presso a poco al quioto d' un miglio 
di Allemagna. Trovasi solo al pi. mi- 
glia nella D. G. Inf. XXIX, 9; XXX, 
86. Purg. XIV, 18. Par. XIX, 80; 

XXX, 1. -< In rima milia, per: mi- 
glia. Par. XXVI, 78. 

Migliore, lat melior, inf. XIV, 
67. Purg. 1, 1 ; VI, 68 ; VII, 120 ; XX, 
I.Par. I,35e40; XXII, 136; XXX, 
85, e più spesso. — Come sost., di più 
pregio, Purg. XXVI, 98. - 1 migliori, 
Inf. XXVI1I,76. 

Milla, antica forma del pi. di 
mille, V. ivi, e di miglio, v. ivi. 
. - MilKanf e, epiteto dato alla Chie- 
sa, Par. XXV, 5t, per opposizione 
alla Chiesa trionfante ; supponendo 
questa in cielo, quella in terra. 

Militare, in signif.cristiano, com- 
battere per la Chiesa, Par. XII, 35. 
— Come sost., Par. XXV, 57. 

MillsEla, i militi dei primi Cri- 
stiani, Par. IX, U1. — La milizia dei 
Beati e degli Angeli, la milizia cele- 
ste, Purg. XXXll, «2. Par. XVIII, 
m; XXX, 43; XXXI, % - La di- 
gnità di cavaliere. Par. XV, 140; 
XVI, 130. - Nel luogo del Par. Vili, 



83, sembra che milizia si riferisca a 
l' avara povertà di Catalogrta, e che 
significhi : avrebbe bisogno di cava- 
lieri, di soldati meno avari. — Il ser- 
vizio militare, nel signif. cristiano. 
Par. V, 117. 

Mille. Inf. V, 67; Vili, 82; IX, 
79;X,118;XII,73;XVI, 102; XX, 
64 ; XXI, 113; XXVI, 66; XXXI, 118; 
XXXII, 70. Purg. Ili, 68 ; VII, 80; XI, 
106; XVII, 15; XXI, 96 ; XXIV, 131 ; 
XXVII, 26; XXXI, 118 Par. IV, 78; 
V, 103; XI, 65; XVIII, 103; XXVI, 
78; XXX, 113; XXXI, 131. - Al pi. 
mjiia, Inf. XXVI, 112. 

Mllldania, contratto di miUetimo, 
sost. uno spazio di mille anni, Par. 
XX, 129. — Add. la millesima, la più 
piccola parte, Par. XXlll, 58. 

Mimacela, dal lat. del medio evo 
mifi'fcia, per : minse, Inf. X VII, 89. 

Minaeelare. Inf. XXI, 132; 
XXIX, 26; XXXI, 44 Purg. XII, 46. 

Minela, fiume che parte dal lago 
di Garda e si gitta nel Po, Inf. XX, 77. 

Minerva, la Dea, Purg. XXX, 68. 
Par. 11,8. 

Minimo, il più piccolo, Par. 
XXXI, 138. 

Minintéro, contratto di mi»iet&' 
no/l'urezio. Par. X,117. 

Ministrare, servire, fare il ser- 
vizio, Purg. XXX, 59. 

Minialro, lat. mmùtor; il ser- 
vente. Cosi sono detti i Diavoli nel- 
r Inf. XXIII, 56 - gli Angeli nel 
Purg. I, 99; XXX, 18. — II Sole è 
detto Ministro maggior della I^faturei, 
Par. X, 28. — Al femm. Ministra, D. 
dà questo nome alla Fortuna, Inf. VII, 
78 -- alla giustizia divina, Inf. XXIX, 
55. 

Minai, Minosse re di Creta, Pare 
che D. abbia presa questa forma dal 
gen. lat. Minoi», La figlia di Minosse, 
Par. XIII, 14, è Arianna. 



Minore — Mirrare, 



S«3 



MtaQre) più piccolo, e con 1* art., 
il più piccolo, Inf. II, 78 ; V, 45 ; VI, 
105; XI, 49 e 64. Porg. XX, ItO; 
XXXII, !». Par. VI, Ito. - Frati Mi- 
nor, Inf. XXIII, 3, sono i Francesca- 
ni. — Come «ost. il minor, un inferio- 
re di condizione, Purg. VII; 16. 

Miaofl, il giudice dell Inferno, 
Inf. V, 4 e 17; XIII, M; XX, 36; 
XXVII. m; XXIX, HO. Purg. 1,77. 

M inotaur». Inf. XII, 25. 

Miiiii^ls, del quale troyasi sol- 
tanto il pi. te minvgìa, Inf. XXVIII, 
1&, le budella, gli intestini. 

Mlnamle (Ic)% Par. XIV, 114, gli 
a'omi che vagano in un raggio di sole 
che penetra nell* oscurità. 

Mìo, lat. meun, Inf. I, 95, 35, 85 e 
1*1; 11,73; Vili, 25 e 91 ; X, 30; 
XIV, 91; XVIII, 67; XX VII, 74 e 
133; XXXI, 131; XXXIII, 50 Purg. 
II, 510 ; V, 87 ; VII, 9 ; X, 86 ; XV, 89; 
XIX, 86; XXV, 34; XXVI1,20: XXX, 
«2. Par. I, 63 ; II, 3 ; VI, 12e 16; Vili, 
88; XV, 72; XVI. 16; XIX, 11; XX, 
79 ; XXI, 49 ; XXII, 63 e 74 ; XXIII. 
48 ; XXIV, 128: XXV, 75 ; XXVI, 58; 
XXVII, 22 : XXXI, 66, e spessissimo. 
- Al fem. mia, Inf. XVIll, 67. Purg. 
XIII, 111. Par. XXII, 74 ; XXV, 75, e 
molro più spesso. — Al pi. miei, Inf. I, 
68 ; XIV, 18 ; XXlll, 28 ; XXXI, 99. 
Purg. 1, 85 ; 111, 121 : IV, 87: Vili, 50; 
XXI, 124; XXIX, 10. Par. IV, 8; 
XXni, 81 ; XXVI, 112; XXX, 75; 
XXXI, 139, e spesso. — Al fem. mt>, 
Inf. XXV1I,74. Purg.XXV, 34. Par. 
XVI, 12, e spesso. — Come sost. t* 
miei, Inf. X, 84 ; XXI, 115; XXII, 111, 
dove l' Aldo, Ja Cr., Landino, Vellu- 
tel lo leggono mia; la le/.. nr>t adot- 
tata da Daniello da Lucca, dalla Ni- 
deb. e da tutte le ediz. moderne, anco 
da Bìagioli, sembra preferibile e da- 



rebbe il senso : i miei compagni d'in- 
fortunio, i 

Mira, piccolo luogo nel padovano, 
Purg. V, 79. 

Mirabile) maraviglioso, ammira- 
bile, Purg. XXX, 117. Par. 11,26; XI, 
96; XXII, 96; XXVIII, 76. 

MlralillniciKe. Inf. XX , 11 ; 

XXI, 6. — In modo miracoloso, cioè: 
per divino potere, Purg. XXV, 86. 

nilraeolo. Par. XXIV, 107. - 
Una cosa ammirabile, Par. XV1II,63, 
cioè : Beatrice. 

Mlraiplio, da mirare ; per: spec- 
chio, Purg. XXVII, 105. Voce anti- 
quata. La Cr. e le ediz. che la segui- 
tano leggono ammiraglio, v. ivi. 

Mirare 9 lat. miran, guardare, 
considerare, Inf. IV, 86; VII, 109; 
IX, 62; XI, 78; XVI, 120; XX, 37; 

XXII, 77; XXIII, 115; XXV, 88; 
XXVIII, 123 ; XXX, 131 ; XXXII, 18; 
XXXIV, 2. Purg. X, 103; XII, 33; 
XIV, 150; XXV, 108; XXXI, 111. 
Par. VI, 86 ; VII, 62; XXV, 17; XXX, 
128; XXXI, 109; XXXII, 134: XXXIII, 
99. — Mirarti, guardarsi o semplice- 
mente: guardare, Inf. XII, 70; XXIV, 
115. Purg, XIX, 64. — Di rado questo 
verbo ha il signlf. di : ammirare, co- 
me nell" Inf. XXV, 108. Purg. XII, 
66; XXV, 108, ove la Nidob. legge 
ammiri; e forse, Inf. IX, 62. 

Mlro^ voce tolta dal lat., maravi- 
glioso, ammirabile, Par. XIV, 24 ; 
XXIV, 3r> ; XXVin,53; XXX, 68. 

Mirra) lat. myrrha, gomma aro- 
matica che viene dall' Arabia, Inf. 
XXIV, 111. 

Mirra, lat. Myrrhn, flglia di Gi- 
nlro re di Cipro che fraudolenteraen- 
te commise incesto col proprio pa- 
dre, Inf. XXX, 38. 

Mirrare. Par. VI, 48, espressione 



1 « Hii »i>er: mief, è forma propria Tolgare Boreatina. 



264 



Mirto — Modicum, 



oscurissìma. La maggior parte degli 
antichi cementatori, Buti , Varchi, 
Daniello da Lucca, e fra i moderni, 
Lombardi e Biagioii la spiegano per: 
miro, io ammiro. Bisogna concedere 
che in tal signif. l' espressione è de- 
bole. L' Anonimo spiega corono ed 
onoro con mirrai e Pietro di Dante 
conservo^ nam guttce myrrhoe arbnris 
Arabim, habenl conservare rea in odo- 
re, Vellutello comerio. Monti è presso 
a poco della medesima opinione. Por- 
se si potrebbe interpretar mirro, per: 
incenso, rendo omaggio. 

MirfO) albero, e le sue foglie, 
Purg XXI, 90. 

■■Uehiar<*9 dal lat. miscere ; me- 
scolare, Inf XXV, 62. — Idifichiarsi, 
combinarsi. Par. IV, 107. — Particip. 
mischialo ; con o^ Inf. 1)1, 37 -> con di, 
Inf. Ili, 68 - con con, Purg. XXXIl, 
53. 

MlscbiO) la mischianza, la com- 
binazione, Par. XXV, 131. 

MiMeramenie. Inr XIV, 20. 

MiscreliO) diminuì, di misero; 
povero, sventurato, Purg. X, 82. 

Miffcrcref o misfrere mei, prime 
parole del Salmo u (l), abbi pietà di 
me, Purg. V, 24. Par. XXXIl, 12. - 
Miserere di me, Inf. I, 66. 

Miseria, T infortunio, Inf. Il, 92; 
V, 123; XVI, 28; XXIV, 134; XXX, 
61. Purg. XX, 106. 

Misericordia. Inf. Ili, 50. Purg. 
IX, HO ; XVI, 17. Par. XXXIII, 19. 

Misero, lat. mixer, infelice, Inf. 
HI, 37 ; VI, 21 ; XIV. 41 ; XVII, 109 ; 
XIX, 1; XXV,95;XXX,16;XXXI, 
7; XXXIl, 21; XXXIII, 63 e 77. 
Purg. 1,11; VI, 85; XXIV, 129. Par. 
XX Vili, 2. — Come sost., Inf. IX, 
123. — Come interiezione: me mise- 
ro, Inf. XXVII, 84. 

MìnIo, lat. mixtm, mescolato, 
combinato, Inf. XXV, 71 ; XXXII, 42. 



Purg. 1,34; IX, 141 ; XIV, 75; XXIX, 
114; XXXI, 13. Par. II, 143; Vili, 59; 
XVI,49;XVin,49;XXXI.78. 

MisCiira, dal lat. del medio evo 
micDiura, la mischianza, la combina- 
zione, Inf. VI, 100. Purg. XXV11I,2». 
Par. VII, 125. 

Misura, lat. mennvra, Inf. VIl^ 
42. Pnrg. XXIII, 65; XXX, 108. Par. 
IV, 21; XIII, 28; XV, 105; XXVIII, 
74 e 112. 

Misurare, mennurare, della bas- 
sa latinità, PurfT. XVII, 98. Par. VII^ 
41: X, 30; XIX, 61; XXVII, 116; 
XXXIII, 134. - Miiurrébbe,coutTBiU> 
di misurerebbe^ Purg. X, 24. 

MÌsura(ainenie,moderatamen- 
te, Purg. Vili, 84. 

Mile, voce latina : dolce, blando, 
Purg. XV, 102. 

MiCriare, dal lat. mitra, coronare 
con mitra in segno d'onore, Purg. 
XXVI1,142. 

Md, contratto di modo; ora, ades- 
so, tosto, Inf. X, 21, dove la Nidob. 
legge ora, Inf. XXIII, 7 e 28; XXVU, 
20, 25 e 109; XXXIII, 136. Purg. Vili, 
28 ; XXI, 68 ; XXIII, 66 e 111. Par. 
IV, 32; VII, 94; XII, 82; XIX, 67; 
XXI, 15; XXII, 11 e 73; XXIII, 55; 
XXIV, 143 ; XXX, 70 ; XXXI, 48, do- 
ve la Nidob. legge or. 

Mobile, add., disposto, inclinato 
a... Purg. XVIII, 20. — Detto d'un 
popolo : incostante. Par. XXXII, 132. 

Mobile primo, il Primo Mobile 
nel sistema astronomico di Tolomeo ; 
il più vasto dei cieli, il cui moto 
muove tutti gli altri, lat. Primum Mo- 
bile, Par. XXX, 107. 

Moderno, dal lat. del medio evo 
moderne, Purg. XVI, 42; XXVI, 113. 
Par. XVI, 33. 

Modesto. Par. XIV,35;XXIX, 58. 

Modieum et non vldebltis 
me, et Itemm modleam et toa 



Modo — Mondo. 



965 



Tidebif Is me. Purg. NXXIH, 10 e 
i% Parole di G. G. (San Gio. Ev,, 
XVI, 16): Fra poco voi non mi vedrete 
più, e anco fra poco voi mi vedrete. 

Modo 9 la maniera, il genere, il 
mezzo, Inf. Ili, 34; IV, 75; V, lOH; 
IX, 117 ; X, 64 e 99 ; XI, 55 ; XVIII, 
30;XXni,iai; XXVI1,59;XXVHI, 
t\ ; XXX, «6; XXXIII, 10: XXXIV, 
50. Purg. IV, 126; XV, 18; XVI, «0; 
XIX, 44; XXI, 30; XXIIl, 11 ; XXIV, 
53; XXV, 136; XXIX. 131. Par. II, 
98 ; III, «0 ; VII. 57 e 63; XXVIII, 56; 
XXIX, 137; XXXI, 86 e 129; XXXIII, 
89.— Al pi. modi, per: portamenti, 
Inf. XXIV, 144. - Per modo, in guisa 
che, Par. V, 102. 

Motlona, ora : Modena, lat. Jfu- 
/ina, città dell'Italia Superiore, Par. 
VI, 75. 

Moglie, lat. mulier, la donna, la 
sposa, Inf. XVI, 45; XXX, 5, 

Moioè, lot. MoyseSf il legislatore 
degli i:brei,lnf.lV,^7 Purg. XXXII, 
80. Par. IV, 29; XXIV, 136; XXVI, 
41. 

Mola, la macine. Nel signif. prop.. 
Far. XXI, 81. — Per certo numero di 
anime beate che maovonsi in cer- 
chio. Par. XII, 3. 

Moleof are, dar noia, Inf. V, 33. 
Purg. XVI, 12. — MoltUe, per: iftole- 
sti, Inf. XXXII, 81. 

MoleofO) gravoso , pernicioso, 
Inf. X, 27; XXVIII, 130. Par. XVII, 
130. -Nel luogo dell' Inr. XIII, 108 
molesta, è interpretato da più comen- 
tatori per contratto di molesttuta, tor. 
mentata ; io preferisco prenderlo nel 
signif. prop., per: l'anima o l'esi- 
stenza ohe riesce gravosa al suicida. 

Molle, nel signif. prop. dolce, 
moi bido opposto a duro, Inf. XXV, 
111. Purg. 1, 102 — onde : condiscen- 
dente, Inf. XIX, 86. — EfTeminato, 
Purg. XXIV, 124. Par. XIX, 124. - 



Umido, Inf. XXX, 66; XXXIl, 46. 
Purg. XXI, 36. 

Molta, fiume della Boemia, in- 
fluente dPll' KIba, Purg. VII, 99. 

MolfÌ|illeaio, raddoppiato, Par. 
11,137 ;X, 85. 

Molto, lat. multum, avv., Inf. I, 
32; III, 45 e 65; VII, 103; IX, 128; 
XIV, 125; XXIII, 36; XXXI, 103. 
Purg. 111,145; XII, 94. Par. VII, 62: 
— Lungo tempo, Inf. XX, 79. Purg. 
XXIV, 88. Par. I, 58. - Add., Inf. I, 
51 ; IV, U; V, +3; XI, 102; XIV, 19; 
XX, 56; XXVI, 71; XXVII, 40; 
XXIX, 105. Purg. Ili, 44; VI, 130; 
X, 35 ; XXIV, 25 ; XXIX, 13. Par. U, 
64;X,17;XIII,125;XXV,70;XXIX, 
40. — Moité volte f Purg. XII, 19. — 
Numeroso, Inf. IV, 29; XIV, 25; 

XVIII, 28; XXIX, 1. Purg. V, 43. - 
Sost., Purg. XXXIl, 14. Par. XXVII, 
74. 

Monaeo,1at. monacAu*, Inf. XXIII, 
63. Par. X.\ II, 81. 

Monaldl,famigliaghibeIlina d'Or- 
vieto, l^urg. VI, 107. 

Moneberlno, dimin. di monco; 
il braccio del quale è tagliata la ma- 
no, Inf. XXVllI, 104. 

Moneo, dal lat. mancue, Purg. 

XIX, 9^— Detto delle idee false, in- 
complete, Inf. XIII, 30. 

Mondano, lat. mundanut , Inf. 
VII, 77. Purg. XI, 100. Par. I, 41 ; X, 
21. 

Mondare, lat. mandare; mon" 
darsi, purificarsi, Purg. XVI, 31. 

Mondiglia, propriamente: le 
immondizie, le ripuliture, il marame 
che si toglie da un oggetto che si ri- 
pulisce ; per : lega o metallo ignobile 
che si aggiunge all' oro o all' argento, 
Inf. XXX, 90. 

Mondlsia, lat. mundUia, la pari- 
ficazione dell'anima, Purg. XXI, 61. 

Mondo, Ut. mundus, V universo^ 



S66 



Mondo — Monte. 



Inf. Il, 59 e 60; IV, 136; XVII, 3; 
XXVI, «6. Purg. Xlll, 19. Par. II, 
1« ; V, 87; X, 15 ; XI, «8 ; XIV, 98 ; 
XXI!, m; XXVIII, 46. - Nel luogo 
deirinf. 11, 59, la Gr., Vellatello, 
Venturi e alcuni mss. leggono moto 
invece di mondo, onde se ne ha un 
aenso più arguto; — e Par. XXVlf, 
106, la Nidob., Benvenuto e molti 
mas. hanno mondo invece di mo'o, che 
io preferisco, e trovasi In Aldo, la Cr., 
e quasi tutte le ediz. moderne. — I 
vari luoghi in cui I* uomo si trova 
dopo la morte : rff mondo in mondo, 
Purg. V, ea; XXVI, 131. - La terra, 
la vita terrena, Inf. Xl, 43 ; XII, 18 e 
122^X111, 64; XIV, 96 e 122; XVIII, 
154; XX, 9; XXVI, 98; XXVII, 62 ; 
XXXI, 78. Purg. V, 130; XVIII, 69; 
XXIII, 77: XXIV, 99; XXXI, 107. 
Par. Ili, 99: Vili, 36 ; IX, 119 : XIX, 
59:XXVI!,62;XXX,2;XXXI,110. 

— La Terra ^ detta spesso per oppo- 
sizione air Inferno U mondo dolc^, Inf. 
VI, 88; X, 82 — pulcro, VII, 58 - 
antico, XVlli, 54 — senza genti», disa- 
bitato , XXVI, 117, dove parlasi di 
quella parte della terra che erede- 
vasi unicamente occupata dal monte 
del Purgatorio — primo, XXIX, 104 — 
chiaro, XX XIV, 134 — mortai^. Par. 
XXV, 35. — Il cielo è detto il mondo 
fetic€, Par. XXV, 139. — L'Inferno è 
dettof'/monc/o amaro, Par. XVII, 112 

- cieco, Inf. IV, 13; XXVII, 25 - 
banso, Inf. Vili, 108 — defunto, Par. 
XVII, 21 -^ gramo, Inf. XXX, 59 - 
il mal del mondo, Inf. XIX, 11. — Nel 
si gnif. religioso: il mondo, l'usanza 
delia vita, gli uomini quali sono, 
Purg. XI, 30; XVI, 47, 66 e 82, XXXIT, 
103. Par. HI, 103; Vili, 1 ; XX, 70; 
XX HI, 126. — Tutto il mondo, tutti, 
Inf. XXX, 120. Par. IV, 62; X, HO. 

MI«Bil«9 lat. mundus, add. puro. 
Nelsignif. fisico: senza mischianza, 



Purg. XXVIII, 28. — Nel signif. mo- 
rale : purificato, Purg. XI, 35; XXT, 
58. 

Moneta» Purg. VI, 146, dove la 
Nidob. legge a torto monete. Par. XIX, 
119; XXIX, 126. - Il danaro, Inf. 
XIX, 98. - Nel stgnif. fig. la pena, 
Purg. XI, 125. — La fede, Purg. 
XXIV, 84. 

Sfonetlere. Inf. XXX, 124. 

MMaférraf o 9 il ducato che fa 
ora parte del Piemonte, Purg. VII, 
136. 

Mongibplle, da monte e dall'ara- 
bo Gkehel monte; nome moderno del- 
l' Etna, Inf. XIV, 56. 

M«Blmeiito, il sepolcro, Inf. IX, 
131. 

■■•nistero) lat. monasterium, 
Purg. XVIII, 122. 

MoBBA) contratto popolare di 
M'idonnn, V. ivi. Monna Berta, Par. 
XIII, 139, per: una femminetta della 
plebe ignorante .e senza educazione. 
V. Martino. 

Sf«ntasna, dal lat. montaw^s, 
Inf. XIV, 97; XXVI, 133. Purg. III. 
6 e 76 ; IV, 88; XVIII, 100; XXI, 42; 
XX11I,125;XXV1,43. 

SfonCagna, gentiluomo ghibel- 
lino di Rimini, che fu ucciso dai Ma- 
latesta tiranni di quella città, Inf. 
XXVII. 47. 

Montanaro. Purg. XXVI, 68. 

Montare, verbo della bassa lati- 
nità formato da mong. Ascendere, Inf. 
1, 38; XVII, 83e 95; XVIII, 110. Purg. 
IV, 26; XV, 37; XVII, 47. Par. XIV, 
139; XXII, 103; XXXI, 99. - Come 
sost., Purg. XI, 45. 

Monte, lat. mons, Inf. I, 77; XII, 
7; XIV, 103; XV, 63; XVI, 95; XVII, 
2; XX, 47; XXIV, 21; XXVII, 29 e 
53. Purg. 1, 108; II, 60: HI, 46; V, 86; 
VII, 4; XH, 100; XIII, 3; XIV, 132; 
XV, 8 ; XIX, 117; XXII, 123; XXVII, 



Monte Aperti — Morire, 



S67 



74; XXXU.Ua. Par. 1, 138; VI, 6; 
XI, 45; XV, «3; XVIl. 113 e 137; 
XXVI, 139. — Non è chiaro ciò che 
D. voglia dire per t7 monte, Inf. XVIll, 
33 ; secondo la situazione dei luoghi 
si potrebbe intendere il Gianicolo e 
la chiesa di San Pietro in Montorio 
specialmente. — Il monte perchè i 
Piean veder Lucca non poimo, Inf. 
XXXIll, 89, è il Montesangiuiiano. — 
Jl sacro monte, Purg. XIX, 38, è il 
monte del Purgatorio — come anco il 
santomontet Purg. XX Vili, 12; XXX, 
74. ~ Il monte di cui si parla nel 
Purg. XIV, 9t, è l'Appennino — e 
quello nel XXII, 104, è il Parnaso. — 
A monte. Par. XXXI, 121, all' insù. — 
Con ardita metafora D. chiama nel 
Par. XXV, 38, gli apostoli san Gio- 
vanni e san Pietro, monti, alludendo 
ai Salmi lxxxvu (lxxxvi) 1 e cxxi 
(cxx)1. 

MoAte Aperti. Inf. XXXII, 81, 
castello di Toscana vicino a Siena, 
presso al quale scorre il flumicello 
dell' Arbia, v. ivi, e dove i Fioren- 
tini Guelfi toccarono quella memora- 
bile Bconfltta dai Ghibellini nel 1260. 
V. Bocca oboli Akati. 

Monte Aventino) v. Avbnting. 

SI onteeelil, celebre famiglia ghi- 
bellina di Verona, Purg. VI, 106. 

Montefeltro, castello dell'antica 
marca d* Ancona fra San Leo e Urbi- 
no, dal quale una potente famiglia di 
conti avea preso il nome, Purg. V, 

88. V. BUONCONTB. 

Montenalo^ oggi : Montcmario 
Monte Mario, colle a Maestro di Ro- 
ma d' onde si ha una magniflca ve- 
duta della citte. Par. XV, 109. Questo 
luogo prova ohe a* tempi di D. Fi- 
renze superava Roma per la magnifi- 
cenza e il numero de* suol edifici. 

MontemuriO) antico castello dei 
Conti Guidi fra Pistoia e Prato, che 



nel 1208, i Conti furono costretti ven- 
dere ai Fiorentini non lo potendo di- 
fendere dai Pistoiesi, Par. XVI, 64. 

Montereiiglon, antico costello 
nei dintorni di Siena, le cui mura 
erano coronate da un gran numero di 
torri delle quali appariscono ancora 
lerovine, Inf. XXX1,41. 

SI onfone^probabilmente da mon- 
tare; propriamente l'Ariete. Questa 
voce trovasi solo nel signif. della co- 
stellazione dell Ariete, Purg. Vili, 
134 Par. XXIX, 2 - e per : il Vello 
dell'oro rapito da Giasone, Inf. XVIII, 
87. 

Mor», nel medio evo questa voce 
significava: muriccia, macia. Muc- 
chio di pietre, Purg. Ili, 129. 

Morale^ il moralista, l'autore di 
opere di morale, Inf. IV, 141, epiteto 
dato a Seneca probabilmente per di- 
stinguerlo dal tragedo. 

■foralitH^ la filosofia morale, 
Purg. XVIII, 69. 

Moralmente) nel signif. morale 
o allegorico, Purg. XXXIII, 72. 

Mòrdere. Nei signif. prop., Inf. 

VI, 29; XVII, 50; XXX, 26. Purg. 
XXIV, 116; XXXlil, 61.- Nel si- 
gnif. flg. della coscienza, Inf. XI, 62; 
XIX, 119. - Della cura, Inf. IX, 102. 
- Della lingua, Inf. XXXI, 1. - Del- 
la morte, Purg. VII, 32. - Dell'Ira, 
Purg. XX, 111. — Del fuoco, Purg. 
XX V II , 1 0. - Della gratitudine, Purg. 
XXXI, 88. -. Del dente per: i' inimi- 
cizia, Par. VI, 94. — Dell' amore. Par. 
XXVI, 51. — Della punizione, Par. 

VII, 42« *- Morderei, nel.signif. prop., 
Inf. XII, 14; XXVII, 126; XXXilI, 
68. — Ai particip. mòno, Inf. XI, 52; 
XVII, 50. Purg. VII, 32; XXIV, 116. 
. Mordere) sost., la morsicatura, 
Inf. XXXIV, 58. 

Morire ) lat. mort. Nel signif. 
prop, Inf. 1,102 e 107; HI, 122; V, 



268 



Morire — Morto, 



HI ; XII, 68; XXIV, 107 ; XXXIII, 70. 
Purg. 111,136. Par. IV, «; Vili, 75; 
Xlll,62;XlV,25;XVm,13l;XXII, 
16 ; XXX, 141 ; XXXll, 128. - Detto 
d'un colore che svanisce, Inf. XXV, 
66. Purg. VII, 72. — Del sonno, Purg. 

XVII, k% - della fama. Par. IX, 39 

— del timore, Inf. Illf 15. — Morirsi, 
Purg. XVII, i7 - detto del giorno che 
cade, si spegne, Purg. Vili, 6. — Tro- 
vasi morio, per: morì, Inf. I, 107. — 
i/òrrla. con tratto di : morirfa, per: mo- 
rirebbe, Par IV, t. — Moria, contrat- 
to di : moriva, Purg. XVIl, «7. — Mo- 
ris$e, per : morissi, Inf. V, 141. — Mo- 
rirò, contratto di: morirono, Par. 

XVIII, 131. - Partlcip. morto. Ewr 
morto, Inf. XV, 58; XXVII, 112; 
XXXIII, 74 e 121. Purg. XI, 104; XX, 
42- — Morto lui, come caso assoluto, 
Purg. XII, 54. — E»er morto, essere 
ucciso, Inf. XXXIII, 18 Purg. V, 52. 

— Aver morto, aver ucciso, Purg. VII, 
95. Par. XVI, 1,37. 

Morire, sust., Inf. XllI, 71. Par. 
111,100. 

Mormorare) lat. murmurare. 
Detto dell' uomo : parlare sommessa- 
mente, Purg. X. 101; XXIV, 37; 
XXXII, 37 — d' una fiamma, Inf. 
XXVI, 86 — delle colombe : tubare. 
Par. XXV, 21. 

Mormorare, sost., il mormorio, 
Purg. XXIV, 27. Par. XX, 19. 

MoroBto, fratello di Cacciaguida, 
V. ivi, bisavolo di D., Par. XV, 136. 

Morso, particip. di mordere,^, ivi. 

Morso, sost., la morsicatura. Nel 
signif. prop., Purg. XXX 111, 63. — 
Per est. l' azione delle unghie, il grat- 
tare, Inf. XXIX, 79. - Detto della 
coscienza: il rimorso, Purg. Ili, 9 — 
deli amore : V istigazione, Io stimolo, 
Par. XXVI, 55, — Dar di morso, Purg. 
XVIII, 132, mordere, biasimare. 

Mortale, add., soggetto alla mor. 



te, Purg. II, 36 ; XIII, 144; XIX, 45 ; 

XXVI, 60; XXXI, 53. Par. II, 48; 
Vili, 128 ; XXVIII, 137. ^ Che arre- 
ca morte, mortifero, Inf. XII , 23. 
Purg. Ili, 119; XII, 30. - Ciò che 
conviensi ai mortali, umano. Par. 
XXI, 11 e 61 ; XXV, 36; XXIX, 132. 

— Al pi. mortai, Purg. XIlI, 144. 
Mortale, sost., la parte mortale 

dell'uomo, il corpo, Purg. XXVI, 60. 

— Più spesso al pi. i tnartali e t «lor- 
tài, Purg. XXII, 4; XXVII, 116. Par. 
1,37; II, 53; IV, 68; V, 64 e 129; XI, 
1; XV, 42 e 79; XIX, 99; XXII, 85; 
XXV1,137;XXX1H,11. - Al sing., 
Par. X, 56. 

Mortalità, Io stato dell' uomo 
mortale, Par. XXXIII, 32. 

Morie, lat. inori, Inf. I, 7; 11,107; 
111,46; V, 106; Vili, 84; XI, 34; XII, 
18 ; XllI, 66e118; XIX, 51 ; XX Vili, 
46 e 109; XXIX, 31; XXXI, 109; 
XXXIII. 20. Purg. 1, 74; VI, 14; XIV, 
2; XV, 109; XVI, 43; XXVI, 24; 

XXVII, 21 ; XXXIII, 54. Par. VI, 78; 
VII, 47; XI, 59; XVI, 79 ; XXIV, 6 ; 
XXV, 41. — La Morte personificata, 
Inf. Ili, 57 ; XIII, 118. — Ltimorte se- 
cowiay Par. XX, 116, dove è parlato 
di Traiano, che, secondo la leggenda, 
ottenne per intercessione di papa 
Gregorio, il ritorno alla vita per mo- 
rire una seconda volta in grazia. — 
E Inf. I, 117, dove la seeohda morte, 
esprime il desiderio dei Dannati di 
morire anco nell'anima eternamente: 
cioè che la loro anima venga an- 
nullata. 

Morto, particip. di morire, V. ivi. 

Morto, add. Nel signif. prop , Inf. 
Ili, 15 e 89 ;V, 142; Vili, 82; XIV, 
51 ; XX, 28 e 91 ; XXllI, 89; XXVI, 
61 ; XXVII, 112; XXVIII, 49; XXX, 
17; XXXIII, 121. Purg. XXIll, 66. 
Par. XIV, 68; XXI, 27. — Per est. 
della luce che si spegne, Purg. XVII, 



Morto — Mozzo, 



269 



It. -~ Tuttociò che si riferisce all' In- 
ferno é detto morto nel signif. di : 
oscuro, triste, spsventevole : Scritta 
morta^ Inf. Vili, 127. — Gora morta, 
luf. Vili, 81. — Poenia moria, Purg. !, 
7. — Aura morta, Purg. 1, 17. — Per: 
estinto, annullato: Conoscenza morta, 
inf. X, 106. ~ Potenzia morta, Par. 
X,18. 

Morto, sost., sempre al pi., Inf. 
XII, 82; XXVIII, 131. Purg. XI, 72; 
XII, 67; XXX, 139. - I Dannati so- 
do detti f v^i morii, Purg. XX IH, 122. 

Mowea, lat. mueca, Inf. XVII, 51 ; 
XXVI, 28. 

Mosea léAmberii, che instigò 
gli Amidei a vendicare l'ingiuria fat- 
ta da Buondelmonte, v. ivi, a una loro 
fanciulla da lui fidanzata e poi abban- 
donata per altra dei Donati che spo- 
sò; per il che fu ucciso, onde la città 
tutta si divise, e le due fazioni, intorno 
a quel tempo, cominciarono a deno- 
minarsi Guelfi e Ghibellini, di questi 
sendo gli Amidei, di quelli i Buondel- 
monli, Inf. VI, 80; XXVIII, 106. (V. 
Giov. Villani, L ▼, e. 38.) 

Moseone, forma accrescitiva di: 
mosca, Inf. Ili, 66. 

MoMiA, da muovere; V impulso, 
Inf. XXXIII, 126. 

littnsO) partici p. di muovere, v. ivi. 

Hfontro, da moelrare; la rivista 
dellamiiizia, Inf. XX1I,2. 

Mostrare, lat monstmre; indi* 
care, insegnare, Inf. IV, 119; V, 68 ; 
VI, 23 ; XV, 48; XVII, 68 ; XXI, 84 ; 
XXIII, 82: XXIX, 35 e 115; XXXII, 
101 ; XXXIV, 17. Purg. I, 107, dove 
la Gr. legge mosterrà; II, 126; III, 
111 ; VI, 68 ; VII, 19 ; XII, 12, 49, 52, 
55 e 58; XXI, 32; XXIII, 102. Par. 
VIII,56:IX,59;XIII,134; XXVIII, 
99; XXXII, 93. ~ Moetrerolti o mo- 
ilerroiii, per: te lo mostrerò, Inf. 
XXXII, 101. — MostrerolU, per: gli 



mostrerò, Purg. XXI, 32. — Mottrar. 
$i, apparire, Purg. IX, 136: XXIX, 
136 : XXXI, 29. Par. Ili, 109 ; IV, 37 ; 

XXXI, 2 e 106. 

Mooiro , lat. mnnntrum , Piir;^. 

XXXII, 147e158;XXXlII,39.D. dà 
tal nome al carro mistico figura della 
Chiesa, dopo che è stato sfigurato dal- 
le ricchezze temporali. 

Moto. Nel signif. fisico e morale, 
Purg. IV, 79; XVIII, 32; XXVIII, 
107;XXXII,109. Par. Il, 127; X, 9; 
XII, 6; XXII, 104; XXVII, 107; 
XXVIll, 27. - Nel luogo dell' Inf. II, 
59, Aldo, Cr. e Ugo Foscolo leggono 
moto; la Nidob. mondo, che io prefe- 
risco sotto tutti i rapporti. — Per lo 
contrario, Par. XXVII, 106, bisogna 
leggere la nfitura del moto, con l' Al- 
do, Cr. e con la maggior parte delle 
ediz. moderne, e non mondo con la 
Nidob. ed alquanti ross. 

Moto, particip. di muovere, v. ivi. 

Motore, quello che muove. limo- 
tor primo, Purg. XXV, 70, è Dio. — 
I motori, Par. II, 129; XXIX, 44, sono 
nel sistema di D. le intelligenze ce- 
lesti o gli angeli che presiedono ai 
moti delle diverse sfere. 

Motto, dal lat. mutire; il detto, 
Inf. XXII, 106. Purg. V, 7. - Ordina- 
riamente far mollo, parlare, proferire 
una porola, Inf. IX, 101 ; XIX, 48; 

XXXIII, 48; XXXIV, 66. Purg. II, 
25 ; IX, 78 ; XIII, 141. - Motti, frizzi. 
Par. XXIX, 115. 

Movente, che muove, cheinviu, 
Par. IV, 1. 

Movere, v. Mvovbkb. 

Movimenti^ le affezioni dell* ani- 
ma, Purg. XVI, 73. Par. XXXIII, 37. 

Mosso, dal lat. muiilua o dall'ali. 
mutzen, smozzare; trónco, mutilo, 
Inf. VII, 57 ; XXVIll, 19 e 103. - Per 
est. 7/ fin non puole esner mozzo, non 
riesci rebbe a vuoto, Inf. IX, 95. — 



570 



Mucchio — Muovere. 



Separato, Purg. XVI, 13. — Lettere 
mozze, Par. XIX, 134, lettere tronche. 

Maeehio, lat. moniiculua? Inf. 
XXVII, 44. 

Macelare^ d* origine ignota, Inf. 
XXIV, 427, per avventura ha il sl- 
gnir. di : muoverai, scostarsi. 

Moda, da munire; gabbia in cai 
pongonsi i falchi nel tempo che mu- 
dano cio^ cangiano penne. Per : una 
prigione, lof. XXXIII,». 

Unirà, dall' ali. muff, muffa, e 
mìiffen, putire, Inf. XVIH, 106. Par. 
XII, 114. 

MufffflilArc, dal lat. mugire ; vo- 
ce propria del loro, Inf. XXVII, 7. 
— Per est. detto del mare, Inf. V,29. 

MnlinO) lat. molinn da mola, Inf. 

XX III, 47, V. Terragho. — II molino 
avento.Inf. XXX1V,6. 

Mulo. Per. est. un bastardo, Inf. 

XXIV, 126. 

Mttltiplieato, lez. dell' Aldo e 
della Cr., Par. Il, 137 ; X, 85. V. Mol- 

TIPLICATO. 

Sfangere, lat. mulgere. Nel si- 
gnif. flg., trar le lagrime, Inf. XII, 
136. Purg. XI 11, 67. - Rifinire, stan- 
care, Inf. XXIV, 43. — Emanare, Par. 
XXI, 87. — Munger via, trarre, cava- 
re, rifinire, Purg. XXIV, 17. - Il 
partieip. è munto, 

SI UBO, voce latina : la remunera- 
zione, la ricompensa. Par. XIV, 33. 

Munto, v. Mukobbb. 

Muovere, lat. movere; mettere 
in movimento. Nel signif. fisico, inf. 
1,40; IV, 4; IX, 104; XII, 81; XVII, 
104;XXIiI, 76; XXVII, 69; XXXI, 
96. Purg. 111,59; IV, 122; XIll, 143; 
XXXIII,14.rar. 1, 1; V,6; VI, 2»; 
Vili, 37; Xll, 26; Xlll, 66; XVlli, 
99; XIX, 116; XXIV, 131 ; XXVJI, 
107; XXXII, 135; XXXIIl, 144. - 
Per. est. muover la voce, parlare, Inf. 
V, 80. — Muover li passi, camminare, 



Inf. XII, 91. —■ Muover campo^ levare 
gli accampamenti, Inf. XXII, 1. — 
Mettere in movimento, Inf. XXXllI, 
104. ^ Nel signif. morale : commuo- 
vere, eccitare, spignere, Inf. II, 7%; 
111,4; XXIV, 69. Purg. 1,89; 11, 78; 
IV,12«;V1,116;X,61. Par.VI,136; 
Vili, 92; XIII. 92; XX, 111 ; XXXII, 
137 e 146. — Muoversi, mettersi in 
movimento, andare, Inf. 1, 1S6; II, 
101; XII, 29; XVUI, «1 ; XXI, 77 e 
91; XXXill, 82. Porg. XX, 4. Par. 
XIll, 122; XXV, 13. > Allontanarsi, 
Inf. VI, 6; Xll, 7; XXVI, 83. Purg. 
X,49e8t;XXl,59; XXIX, 59. Par. 
111,86; VI, 67; VII, 68; Xll. 98; XiV, 
110; XVIll, 79 ; XIX, 87 ; XXll, 143; 
XXVI, 34. — Emanare, derivare, Inf. 
X.\lll,135; XXXIV, 51. - 11 luogo 
del Purg. X, 8, è oscuro; prendendo 
il verbo nel signif. proprio il Poeta 
direbbe che ia pietra muovessi real- 
mente ; altri lo prendono nel signif. 
di : si sporgeva per modo che la fen- 
ditura di essa pietra sarebbe tortuosa 
ovvero ondulata. La prima interpre- 
tazione mi sembra preferibile. 

Muovere, per : muoversi ; anda- 
re, Inf. Il, 67 e 141; X, 90; XII, 91; 
XVIU,21. lurg. Vili, 104. Par. VII, 
7. - Allontanarsi, Par. XXI, 38. — 
Partire, Purg. X, 92; XIX, 96. — 
Emanare, derivare, Inf. XVUI, 17. 
Purg. XXX, 38. *- Le forme antiche 
e poetiche di questo verbo sono: Jfo«- 
80», per: mossero, Purg. IV, 122. ^ 
Movtan, che la Cr. scrive motta, con- 
tratti di : movevano, Inf. XVIII, 17 ; 
XXX I V, 51 . •>- Movi tao e movi$n, per : 
moveano, contratti di: movevano, 
Inf. XII, 99; XVUI, 17. Purg. 111,59; 
X, 81 ; XXIX, 59. Par. XVIII, 79. - 
Il partieip. è regolarmente mofio, Inf. 
11,141; X, 90; XVIII, IH; XXIV, 
69. Purg. Vili, 106 ; XV, 27 ; XXIX , 
126. Par. Vili, 92; XX, 111 ; XXVII, 



JVtira — Sareitto. 



80; XXXIII, 1U. - Più di rado alla 
latina mòto, Parg. XXIil, 19. Par. 
XVU1,49: XXIV, 132.- Come 80St., 
il moto, Inf. XXIII, 72; XXX, 107. 
Piirg. II,18;VI,63;XJM,14; XVIJ, 
67. Par. XXVIII, 44. 

Mura^ V. Muao. 

Murare. Per est. htalzare^ edifi- 
care, Par. XVIII, 1S3. 

Moro. Nel signif. prop., Inf.- IX, 
26;X,8e134;XXIV,73;XXXll,18. 
Purg. VI, 84 ; IX.75 ; XX,6. - A) pi. 
per lo più le mura, Inf. IV, 107; Vili, 
78 ; XVIII, 10. Par. XXII,76. - Raro- 
mente f mur^lo^.JCVll,2;XXV,15.- 
Per est.,!' ostacolo, Purg. XXVII, 36. 

— La separazione, Par. XXXII, 20. 
Miisii. Far. XVItl, 33. - Per Io 

più ai pi., Inf. II, 7. Purg. 1, 8; XXII, 
102. Par. 11,9- - Sono di più mento- 
vate neli'Inf. XXXII,10. Purg. XXIX, 
37. Par. XXIII,56. - Per est., un 
poeta, cosi Virgilio è detto nostra 
maggior musOf Par. XV, 26. *- Al pi. 
nostra niuff, i nostri poeti. Par. XII, 
7. — Nel luogo del Par. II, 9, Aldo, 
laNidob., Lombardi, quasi tutti gli 
antichi comeutatori e moilissimi mss. 
leggono tiov0, tutte le nove Muse; la 
Cr., l'Ediz. Fior, e Foscolo leggono 
con alcuni pochi mas. nuove, cioè: 
Muse non mai prima conosciute. 

Musare) dall'ali. inti«M, agio, o 
dal lat. mueifMri; perder il tempo in 
futilità, Inf. XX Vili, 43, ove muse in 
rima è posto per : musi. 

MiiMO) n«;l medio evo9»u4um,dal" 
r antico ali. mud. Nel signif. prop., 
degli animali, Inf. XXII, 26; XXV, 
123e130;XXXlI,32. Purg. 111,81. 

— Per est., degli uomini, Inf. XVUI, 
104 - dei diavoli, liif. XXII, 106 - e 
anco d* un flume, Purg. XIV, 48. 

Mata, Io scambio. A muta a muta, 
Inf. XIV, 56, alternativamente, uno 
dopo 1* altro. V. A. 



271 

»■!(•, il cangiamento, 
Purg. XXVIII, 7. 

MaCare, cambiare, Inf. X, 74 ; 
XX, 40; XXVII, 51. Purg. V, «7; XI, 
102; XIV, 40 ; XXIII, 77. - Mutarsi, 
Inf. XXV, 68. Porg. 1, 47 ; II, 36; IX, 
65. Par. XV, 51 ; XXXI1I,1U. - Par- 
lando dei soldati : cangiar direzione, 
Purg. XXXII, 21 — del fuoco nel me- 
desimo signif., Purg. XXV, 98. 

Muto. Inf. X, 112; XXXIII, 65. 
Purg.XXXI,64 Par XV1I,87;XXXI, 
42. — Per est., senza forza, senza at- 
tività, Purg. XXV,82.— ifutodi/tice, 
cioè : un luogo privo di luce, buio, 
Inf. V, 28. — Come sost., un uomo 
privo di favella, Purg. XIII, 76, dove 
il Poeta accenna a sé medesimo. Par. 
X,76. 

MuiuOf reciproco. Par. XII, 63; 
XX11,44. 

Muaia, Scevola, obesi arse la ma- 
no che errò a ferire quando egli volle 
uccidere Porsena, Par. IV, 84. 

N. 

liaburodonosar, re di Babilo- 
nia, con allusione al Libro di Daniele, 
(cap. II, esegg.) Par. IV, 14. 

IfaUàtIe, con l'accento greco in- 
vece di: Nàiade; ninfe fatidiche, Purg. 
XXXIU, 49, con ojlusione ad Ovidio, 
{Aletam., vii, 760j dove a tempo di D. 
leggevasi Najaden invece di Lajades, 
cioè Ldipo figlio di Laio. Il signif. pe- 
rò non rimane alterato, cioò : I fatti 
saranno interpreti della cosa. 

IVanna, voce usata dalle balie 
nelle loro cantilene per addormentare 
i bambini, Purg. XXI1I,111. 

napoli) lat. Neapolis, capitale del 
regno del medesimo nome^ dove si 
mostra ancora il preteso sepolcro di 
Virgilio, Purg. Ili, 27. 

IfaroiMio, giovinetto che s'Inna- 



272 



Nardo — Satura, 



moro della sua propria bellezza e fu 
trasformato nel flore di tal nomejnf. 

XXX, 128. - È pure parlato di lui nel 
Par. IH, 18. 

lVard«9 specie di spigo odorosissi- 
ma da cui si distilla dell' incenso, Inf. 
XXIV, 111. 

MiirrArey raccontare, dire, Inf. 
Vili, 64; XV, 88; XXVIll, 3. Purg. 
XXX]1I,40. Par. IX, 2. 

JVarrAAione. Purg. XXXllI, 46. 

Maseente^ add. verbale di na* 
»wr?, Par. Vili, 70. 

IVaseere, lat. nam. Nel signi f. 
prop. delluomo, Inf. 1, 70; V, 97; 
XX,66;XXII,48:XXII1,94; XXXIV, 
115. Purg. V,47; XV1II,125. Par. VII, 
26; vm,i24;Xl,50.- DelSoleche 
sì leva, che sorge, Purg. XXX, 25. 
Par. XXII, 115. - Dei pensieri che 
si formano, Inf. XXIII, 11. Purg. X, 
134. — D usa più volte il latinismo 
fui nato, invece di : nacqui, Inf. V,97; 
XXII, 48; XXI1I,94 - Per est. det- 
to : d" un flume, Purg. V, 96; VII, 98 ; 
XIV, 17 - deir aurora, Par. XXIII , 9. 
-- Per: prender l'origine in genere, 
Inf. XIX, 109; XXVI, 137. Purg. XV, 
96 ; XVII, 114 ; XVIII, 142 Par XIV , 
7. — Particip. nat^. Purg. VI lì, 28 ; 
X,125; XI, 98; XII, 95; XVIII, 29; 
XXIV, 43. Par. Vili, 72. - I Dannati 
sono delti mal nati, Inf. V, 7 e 97 ; 
XV11I,76; XXX, 48. - Le anime del 
Purgatorio ben nati, Purg. V, 6. — 
Come sost. il nascere, V origine, Par. 
XXII, 87. 

]Vaf Of sost., V. Nascere. 

]iaseiiiieiil«f la nascita, Inf. IH, 
105, V. Skmb. 

lia«eoBdere^ lat. abivoadere, Inf. 
Vili, 12; XIII, 27. Purg. I, 129; VI, 
188; Vili, 68; XIV, 25; XXI, 56; 
XXII, 24; XXIV, 111 ; XXViiI, 30; 

XXXI, 36; XXXIII, 123. Par. Il, 90 ; 
V,136; Vili, 53; XII, 51; XV, 40; 



XXIIl, 3; XXIV, 72; XWii, 66; 
XXIX, 78 e 100. — Particip. nascoso, 
Purg. XVIII, 34; XX, 95; XXII, 30. 
Par. XVI, 87 ; XVII, 96 e 141; XXIV, 
72- e nascosto, Inf. X, 19; XXVII, 
36 Purg. XIX, 84 ; XXI, 55. 

IVaseoMainentc, secretamente, 
Inf. XXI, 54. 

IVaseoao e Ifase«at«, v. Na« 

SCOFTDBRK. 

IVaiieCCOf da nasoy dimin., Purg. 
VII, 103, è Filippo III detto l* Ardito. 

niaiio.lnf.XV11, 75; XVIIl, 108; 
XXV, 45 e 128; XXVIII, 65. Purg. 
X, 62; XV, 7. — Colui dal maschio 
naso, Purg. VII, 11 3, è Carlo 1 d'Angiò. 

MaiMiMio, lat. Na»tidiu<, soldato 
romano che muri istantaneamente per 
la morsicatura d'un serpente in Af- 
frica, Inf. XXV, 95. (V. Locano, 
Pkftrs,, IX, 788J. 

. Manti** , d' origine ignota, Par. 
XV, 22, dove gemma, è la luce d'un*a- 
nima beata e nastro la forma della 
Croce lungo la quale si muove. 

If amilo, che ha il naso grosso^ 
Purg. VII, 124, è Carlo I di Angiò. 

Maian. Par. X II, 136 (v. Samuel, 
1. Il, e. 12, V. 1), il profeta che rin- 
facciò a Davide il suo delitto d' aver 
fatto morire Urla per possedere la di 
lui moglie. 

If^tleke, lat. notes, Inf. XX, 24. 

IVaKo, lat. nativus, Inf. X, 26. — 
Loco natio, Inf. XIV, 1 , la patria. 

MafO) sost., latinismo, per: figlio, 
Inf. X, 111. Par. XXII, 142. - Al pL, 
i figliuoli, Inf. IV, 59 - detto degli 
animali : i cdccioli, Par. XXIII, 2. 

liato, particip. di nascere, v. ivi. 

nratara, T universo. Par. X, 28; 
XXVIII, 42. - L'ordine dell'uni- 
verso, Inf. XI, 48 e 56 ; XXXI, 49. 
Purg. X, 33; XVIII, 26; XXII, 39; 
XXV, 60; XXIX, 137. Par. Il, 142; 
IV, 131; XXII, 64; XXIV, ioi ; XXVI, 



Saluraie — Ne. 



273 



1SI. — L'essenza, l'essere, il carat- 
tere, Inf. I, 97. Parg. V, 114; Vili, 
130 ; XIV, 40; XVI, 79 e 105. Par. V^ 
«8; Vili, sa; XX!!, 102; XXllI, 4«; 
XXVII, 106; XXIX, 71 ; XXXIII, 4. 
— La natura e l'essenza divina, Purg. 
XXXI, 81. Par. VI, 14; VII, 45; XIII, 
26—6 dell' uomo e degli animali, 
Inf. XII, 84; XV, 81; XXV, 100; 
XXIX, 139. Par. II, 42. — La natura 
d' un luogo, Inf. XVI, 17. Purg. 
XXVII, 74. — Un essere creato, una 
creatura, Par. 1, 110; Vili, 100; XIX, 
i^.—Lanaturagmerata, Par.VIII,133, 
cioè : la totalità degli esseri creati. 

Maiarale. Inf. XXXIV, 98. Purg. 
XVII, 93; XXI, 1; XXV, 46. Par. 
XXVI, 130; XXX, 123. 

]VAtiir«lineBle) opposto a mira- 
coloso, Par. XXII, 104. 

Mavarra, regno che si estende 
dall'una all'altra parte de' Pirenei, 
che al tempo del Poeta aveva i suoi 
propri re,Inf. XXII,48. Par.XIX,143. 

MaTarresc. Inf. XXII, 121 , dove 
si parla d' un certo Giampolo o Cìam- 
polo, cioè Giovanni Paolo clie al ser- 
vizio del re Tebaldo di Navarra erasi 
fatto reo di grandi prevaricazioni. 

Mave, la barca, Inf. Ili, 82; Vili, 
15; XXII, 12; XXXI, 145. Purg. IV, 
93; VI, 77; XVII, 78 ; XX, 79; XXIV, 
3; XXXII, 116. 

]Va¥ÌMire e IfavIsAre^ la pri- 
ma forma più antica è da preferirsi ; 
navigare trovasi soltanto in Guini- 
fortò, Vellutello e alcune ediz. di po- 
ca autorità, Inf. XXI, 10. - In signif. 
passivo: esser navigato, Purg. 1,131. 

Mavieella, dimin. di nave. Nel si- 
gnif. prop., Inf. XVII, 100. •- Nel flg., 
la poesia assimilata ad ona barca che 
percorre varii mari, cioè: canta di 
diversi soggetti, Purg. I, 2. — La 
barca di san Pietro, per : la Chiesa, 
Purg. XXXII, 129. 



MavisMnto) colui che naviga, 
Purg. Vili, 2. 

IVavIslO) forma antica e poetica, 
per : naviglio o nave, Par. IT, 14. 

IWaaloae, lat. nalio. Par. XIX, 
138. - ^el luogo dell* Inf. 1, 105 Sua 
nazìon sarà tra Feltro e FHtrOt vi è 
diversità di opinioni. Alcuni, come 
Troia, l'intendono per: luogo della 
nascita, il che male s' accorda con 
Mrb^ poichò Cangrande,che pare esser 
quello che qui si accenna, era già nato 
nel 1300. Altri, come Vellutello, Da- 
niello, ec, vogliono che il Poeta in- 
dichi Verona patria di Gangrande, si- 
tuata fra la città di Feltro della Marca 
Trevigiana e Montefeltro , castello 
delia Marca Anconitana. Lombardi 
(ed io convengo nella sua opinione) 
prende nazione per cstenzione di do- 
minio, cioè : per i popoli sottoposti al 
dominio di Gangrande. 

Marnsarette^ città di Palestina 
dove Gesù passò la sua infanzia e la 
sua prima gioventù, Par. IX, 137, 
dove pare che il Poeta in questo no- 
me comprenda generalmente la Ter- 
rasanta o anco la persona dello stesso 
Gesù Nazareno. 

]Wè, lat. nec, ntque, perlopiù prece- 
duto da non, Inf. 1, 103; 11, 93; lìl, 
39;X,75; XXVII, 87; XXXIII, 10. 
Purg. II, 32; IX, 136; XIX, 110. Par. 
IV,9; V,127;IX,100,e spesso.— A^c .. 
n^, nel medesimo signif., Inf. II, 33; 
75; XXIV, 88; XXV, 63; XXX, 
Purg. IV, 102; XXIV, 1. Par. I, 
6 ; XI, 67, 70, 88 e 90 ; XI V , 11 , e più 
spesso. — Né, solo, lat. neque,\nf.\\\, 
41;X,89; XV, 100; XX, 18. Purg. 
II, 132 e 133. Bar. I, 58 ; IV, 33 ; VII, 
88 e 112; IX, 45. — Precedente a vo- 
cale Ned, almeno nelle ediz. che se- 
guitano la Cr., Purg. IV, 102. - Né 
forscf V. FoRSB. 

IVO) lat. inde, particella relativa, 
18 



274 



Se — Negghienza, 



Inr. ], 48; Vili, 60 e 64; IX, 99; 
XXXI, 54 e 62. Purg. XVll, 1311; 

XXIV, 82. Par. X, 111 ; XII, 70, e 
spesso. — Combinasi spesso con ver- 
bi, come: andarsene, venirsene, ec, 
Inf. V, 40 ; Vili, 3. Purg. Il, tt ; VII, 
99 ; IX, 94 ; XXIV, 8, »9 e 74. - Co- 
me affisso dei verbi, Inf. Il, 29; IV, 
49 : Vili, 27. Purg. IV, 22, 24 e 91 ; 

XXV, 42 e 131 ;XXX11,131. Par. II, 
132 ; VI, 76 ; XX, 126. — Similmente 
con i pronomi mi, ti, si, ci, vi, onde le 
Toci mene o men, tene o ten, sene o 
s$n, cene o cen^ vene o ven, y. dette 
voci; alcuni editori però scrivono 
meglio me ne, te ne, ec. Mene, Inf. 
XVI, 12 ; XVII, 116. Purg. 1, 90; XVI, 
35 e «4. Par. XVI, 6. - Tene, Inf. 
XXIV, 151 ; XXVII, 21. Purg. V, 106; 
XIV, 11 ; XVIII, 75. - Cene, Inf. XV, 

I. Par. I, 125; II, 20. - Sene, Inf. 
Vili, 29, 89 e 109; X, 1, ec., Purg. 
VI,4;IX,60; XXV i, 46. Par. I, 28; 
11,12; V, 96; IX, 86; XI, 5; XVI, 
74; XVII, 79, ec. - Vene, Inf. XV, 
34. — Ne, come affisse del verbo è 
talvolta forma riempitiva antica come 
fané, per : fa. Par. XXVII, 33, v. Fa- 
re. — Vane, per : va, Purg. XXV, 42, 

T. ATfDARB. 

lie, e precedente a vocale ]W% for- 
ma della prima pers. pi. del pron. 
tioi al dat. e all'acc. ~ Al dat., Inf. 
Vili, 105; X, 101 ; XXIII, 17 ; XXV, 
71;XXV||, 6. Purg. Il, 66; 111,62; 
VI, 68; IX, 90; XIV, 12 e 110-; X^ 
145;XV11I,111;XXI,7:XXV, 
Par. X, 30 ; XXXI, 101 ; XXXIII, 41. 

- All'acc, Inf. IV, 22; VII, 21 ;X VII, 
133. Purg. Ili, 3 ; V, 54 ; VII, 71 ; X, 
102 ; XIV, 12 ; XVll, 56 , XIX. 123 ; 
XXIII, 75; XXV, 2; XXX, 49. Par. 

II, 31 e 35 ; III, 75 ; X, 139 ; XIV, 48. 

— Come affisso al verbo, al dat., Inf. 
IX, 13, dove dienne pare che valga et 

IO mi diede; XII, 93; Xlil, 88 e 89; 






, XVI,32;XXVin,129. Purg. II, 60; 
Ili, 76 ; XIX, 47; XXI, 34. - All'acc, 
Inf. XXIII, 36; XXXI, 122. Purg. I, 
82; V,29; VI,66;VII,62; XIX, 49. 
Par. Ili, 71 ; XIV, 58 e 60. - Ne, per t 
mi, Par. XXIV, 28. 

!ie% Me Ia^ Me le, v. Nbl. 

nrebMa, iat. nebula, Inf. IX, 6 ; 
XXIV, 149; XXXI, 34; XXXIV, 4. 
Purg. I, 98 ; V, 117 ; XVII, 2 ; XXX, 
3. — Per est., ciò che ofTbsca la vista 
spirituale, che impedisce il vedere^ 
Purg. XXVI1I,90. 

Mekttleao^ pieno di vapori, di nu- 
vole,.Inf. IV,10. 

Meeessario. Par. IV, 9. 

Meeesae, voce latina: necessario. 
Par. Ili, 77; XIII, 98 e 99. 

MeeeMii*. Inf. VII, 89; XII, 87. 
Purg. XXX, 63. — La forma antica 
necessitale trovasi, Purg. XVI, 69; 
XVIII, 70. 

Meeessiiaf o. Par. V, 49. Alcuni 
mas. ed alcuni editori, p. e. Foscolo, 
leggono necesiità, che reode più facile 
la costruùone, ma difetta di autorità. 

Meente, Iat. ne ens, niente, Par. 
IV, 74, lez. deli' Aldo e della Cr., ma 
la Nidob., Landino, Vellutelloe qua- 
si tulle le ediz. moderne leggona 
niente, V. ivi. 

Mesare. Inf. XI, 47. Purg. VI, 28; 
XXXI, 37. Par. XIII, 116— onde: ri- 
cusare una preghiera, Inf. Vili, 120; 
XXIV, 1.%; XXVI, 116. Purg. 1, 57; 
II, 96. Par. X, 88. - Vietare, Inf. V^ 
81 ; Vili, 101 e 120. -~ Nel luogo del- 
l' Inf. XIV, 87, Aldo, la Cr., Landino^ 
Daniello e Dionisi leggono terrato, 
chiuso; la Nidob., Lombardi e tutte 
le ediz. moderne, come pure Guini- 
forte, leggono natolo, che io preferi- 
sco per cagione del luogo dell' luf. 
Vili, 120. 

MeggkieBsa, forma antiquata, 
per: negligenza, che io preferisco alia 



Negletto — iVeri. 



275 



forma moderna la quale trovasi nella 
Nidob., Lombardi e Romanis, Purg. 

IV, 106. 

IWesIctto, lat. negìeetus, particip. 
di negligere, che non trovasi nella 
D. C, Purg. VII, 92. Par. Ili, 56; VI, 
47; XXVII, 143. 

Megli, V. NBL. 

IVegliscntc. Purg. IV, 110. 

Meglisensa. Purg. IV, 106, v. 
Nbggbibnza, Purg. XVIII, 107-. — La 
forma pib antica è negligenzia, Purg. 
11,121. 

Meeo, il rifiuto, Purg. XVII, 60, 

V. NlBOO. 

Meg^oato. Par. XI, 7. 

Mesr«9 lat. niger, antica foripa, 
per: nero, Inf. VII, 1«4 ; XIV, 56. — 
Comesost. Negri, fazione politica e 
guelfa di Pistoia e di Firenze, Inf. 
XXIV, 143, la Nidob. legge Neri, 
V. ivi. 

Mei, Mello, Mella, eo. La prep. 
in, unita air artic. el (il) ha prodotto 
successivamente le forme in el, 'n 
el, ec, che trovansi: Nel, davanti alle 
consonanti semplici, nel signif. di : in, 
e di : mentre, Inf. 1, 1 ; Vili, 95e 116. 
Purg. Vili, 83. Par. 1. 4 ; il. 78 ; ili, 
99 ; V, 28, e quasi ad ogni pagina. — 
Nello, precedente alla e seguita da 
consonante e nell' dayanti a vocalfl^ 
1,110; VII, 11; XII, 105 Purg. VI, 
121 ; XIV, 66. Par. XIII, 16, e spesso. 
-- Nella, neU\ Inf IV, 77; V, 123; 
VIM24e 125; XII, 13; XXII, 14. 
Purg. VII, 90; IX, 13 e 52; XXIII, 
23. Par. II, 113; X, 70; XXXII, 68. 
- Nell$, neW, Par. XXX. 117. - Ne- 
gli, Inf. Vili, 66 ; XXII, 86. Par. IV, 
68; XII, 100. — Nei, ne\ Inf. IV, 113; 
Vili, 1 19 ; XIX , 86. Purg. V, 58 ; IX, 
133; XV, 98. Par. UT, 58, e più spes- 
so. — In rima trovasi ne la per: nella, 
Purg. XVH, 55 •> e ne lo per : nello, 
Par. XI, 13. — Alcuni scrivono nel 



verso istesso ne gli invece di : ne- 
gli- 

Mdlla, accorciato di Annetta, di- 
min, di Anna, ovvero di Giovanella, 
dimin. di Giovanna, moglie di Forese 
dei Donati la cui virtù e pietà sono 
ricordate nel Purg. XXI li, 87. Igno- 
rasi il nome della di lei famiglia. 

]Wemkro«te, al qualo la tradizio- 
ne, ma non la Bibbia, attribuisce il 
concetto di edificare la torre di Ba- 
bele. D. lo pone fra i giganti, Inf. 
XXXI, 77, e Purg. XU, 34, dove la 
Cr. legge Nembrotte, come anco nel 
Par. XXVI, 126. 

Mcmleo, lat. intmicut, sost., Inf. 
Ili, 63 ; VI, 115 ; XXI. 96. - Add. ne- 
mico e nimico, Inf. IX, 76; X, 123; 
XV, 64. Parg. XXXI, 87. Le ediz^va- 
riano per le forme nemico e nimico, 
V. ivi. 

liepete e MlpoCe, lat. nepos, Inf. 
XI,105;XVI,37. V.NiPOTB. 

Meqne nnbeiit, voci lat cavate 
dall' Ev. di san Matteo (xxi i, 30) : non 
si maritano o non si mariteranno, 
Purg. XIX, 137. Queste parola dette 
da papa Adriano V significano che : 
siccome il matrimonio non avrà pit» 
luogo nell'eternità, così il papa, spo- 
so della Chiesa non deve esser più- 
considerato tale dopo la sua morte. 

Me^iilsiAy la malizia, la malva- 
gità. Par. IV, 69; VI, 123; XV, 142. 

lVerib«9 lat. nervun; il nervo o 
piuttosto il muscolo, il tendine, Inf. 
XXI, 36. — L' oA'tff dei Latini, la for- 
za visiva, Inf. IX, 73. 

Merlin antica famiglia nobile di 
Firenze, Par. XV, 115, dove qvet 
de' Nerli o di Nerli, significa forse: il 
capo di essa famiglia. 

Meri) nome della fazione guelfa ài 
Firenze, Inf. XXIV, 143. Questo nome 
ebbe origine in Pistoia dove la fami> 
glia de' Cancellieri erasi divisa if> 



276 



Nero — Niente, 



Bianchi e in Neri; dipoi questi nomi 
furono adottati dalle razioni politiche 
di Firenze. 

IlierOf lat. niger. Nel signif. fisico, 
Inf. V, 51 ; Xll, 109 ; XIII, 125; XXV, 
66 e 84 ; XXXIV, 65. — Oscuro, Inf. 

IX, 6. Par. 1, 45 ; XXVII, 136. - Nel 
signif. morale anime nere^ anime col- 
pevoli, Inf. VI, 85. — Nel signif. fisico 
e morale insieme angeli neri, i dia- 
voli, Inf. XXI, 29; XXIll, 131. - 
iVm C/wru6tni, Inf. XXVII, 113. 

JWerrO) o piuttosto nervi^ al pi. 
I nervi o i muscoli, Inf. XV, 114. Il 
contesto di questo luogo fa presume- 
re che D. abbia usata questa voce in 
signif. osceno, perchè il vescovo di 
cuiè parlato fu trasferito da Firenze a 
Vicenza per cagione delle sue libidini. 

MeaelOf voce latina che esprime 
Io stato dell'uomo svegliato air im- 
provviso e che prova difficoltà in 
risensarsi. Par. XXVI, 74. 

Hemm^ il centauro che rapi Deia- 
Dira e fa ucciso da Èrcole, del quale 
nondimeno si vendicò lasciando la 
sua veste insanguinata a Deianira, fa- 
cendole credere che quando l'avesse 
fatta indossare ad Ercole, non si sa- 
rebbe mai più partito dal di lei amo- 
re, Inf. XII, 67 e 98 ; XUl, 1 . 

IVessniMi) lat. ne unue, add., Inf. 
V, 121 ; XIII, 3 ; XXI, 72 ; XXVI, 41 ; 
XXVII, 39 e 89 ; XXXI, 57. Purg. II, 
18 ; IV, 37. Par. IV, 126. - Sost., Inf. 

X, 9 ; XIV, 87 ; XVIII, 38 ; XXV, 77, 
Purg. II, 72. Par. X, 87; XI, 60; XXII, 
73; XXVII, 122. 

nettare « la bevanda degli Dei, 
Purg. XXII, 150; XX Vili, 144. 

Méttere) lat. neclere, annodare, 
voce fondata sul solo comento di Buti 
al luogo del Purg. XXXiII, 47, dove 
legge n$iu e persuade, mentre tutte le 
ediz. hanno men ti, che è la vera le- 
zione. 



Mette, lat. nitidtu, puro, pulito, 
Purg. Ili, 8; XXX, 53. 

Mettane, lat. Nepiunui, il dio del 
mare, Inf. XXVIll, 83. Par. XXXIII, 
96. 

Move, lat. ttfar, Inf. VI, 10; XIV, 
30; XXVIII, 58. Purg. XXI, 46; XXIX. 
126. Par. 11,107; XXXI, 15;XXX1II, 
64. 

MieehUirsI , d' origine ignota: 
rammaricarsi, gemere, dolersi som- 
messamente, lof. XVIII, 103. 

Mleeelae, santo, vescovo di Mira 
in Licia, che per distogliere un padre 
dal prostituire le sue figlie, forni loro 
una dote per maritarsi, Purg. XX, 32. 

M ieeelè) della famiglia dei Salim- 
beni, 0, secondo altri, dei Buonsigno- 
ri di Siena, giovine scialacquone, tro- 
vatore di nuovo modo di condire i fa- 
giani, Inf. XXIX, 127, V. CoSTDifr&. 

]iieesf«, città dell* isola di Cipro, 
Par. XIX, 146. 

MMie, lat nidtts, forma propria 
fiorentina della voce : nido; il soggior- 
no ; posta forse con disegno da D. in 
bocca di Brunetto Latini fiorentino, 
Inf. XV, 78. 

MIde. Nel signif. prop., Inf. V,83; 
XI1I,10;XXV,12. Par. XXIII, 2. - 
Per est. e al fig., il Paradiso Terre- 
Sire, come primo soggiorno degli uo- 
mini, Purg. XXVIII, 78. - 1 cieli co- 
me soggiorno de' Beati, Par. XVIII, 
111. — L'isola di Delo dove Latona 
partorì Apollo e Diana, Purg. XX, 
131. — La costellazione dei Gemini è 
detU il nido di Leda, Par. XXVII, 98. 
— 11 campo d'uno stemma, Inf.XXVIf , 
60. — Cacciar dinidoy detronizzare, 
superare, Purg. XI, 99. 

MIege, sost., il rifiuto. Far niego, 
ricusare, Inf. XXVI, 67. Purg. XXV, 
33. — Metterei al niego, nel medesimo 
signif., Purg. XVII, 60. 

niente, in antico neente, lat. ne 



Nigro — Nodo. 



277 



eng, nulla, Inf. XXIV, 76. Par. IV, 74, 
dove la Cr. legge neente, Par. XX VII, 
94. — Era niènti Inf. XX il, 143, e 
Inf. IX, 57. 

MlKrO) forma lat. per : nero, tro- 
vasi solo in rima, Purg. XXXIII, 110. 

Milo 9 fiame dell'Egitto, Inf. 
XXXIV, 45. Purg. XXIV, 64. Par. 
VI, 66. 

MimleO) lat. inimicus, sost., Inf. 
Il, 100; XVII, 86; XXII, 83; XXVII, 
88.- Add., Inf. IX, 76; XV, 64. Purg. 
VI, 96; XIV, 37; XXXI, 87. Par. 
XXV, 6t V. Nemico. 

Minta) lat. nympha. Nel signif. 
prop., Purg. XXIX, 4. — Per simili- 
tudine Dante de tal nome alle quattro 
Virtù Cardinali, Purg. XXXI, 106 - 
le medesime unite alle tre Virtù Teo- 
logali, Purg XXXII, 98. -Le stelle, 
Par. XXIII, 26. 

MlnO) re di Assiria, marito di Se- 
miramide, Inf. V, 69. 

MinO) da GiovanninOy diminat. di : 
Giovanni, de^ ▼IseoniI) di Pisa, 
amico del Poeta che Io trova nel 
Purg. Vili, 53, V. Giudice. 

Miobe, figlia di Tantalo, moglie di 
Amfione re di Tebe, la quale dopo la 
strage fatta da Apollo e Diana de'suoi 
quattordici figliuoli, fu cangiata in 
pietra, Purg. XII, 37. 

Mlpote, lat. riepos, Purg. IH, 113. 
•— Per est. D. dà questo nome all' ar 
te umana, come derivante dalla na- 
tura che deriva pure da Dio, Inf. XI, 
105 - Nel luogo del Purg. XIV, 58, 
è dubbio se il poeta intenda d' un ni- 
pote d'un figliuolo del figlio; parla 
di Fulcieri da Calboli podestà di Fi- 
renze, che guadagnato dai Neri, in-' 
fieri crudelmente contro ì Bianchi 
(v. Balbo, Vita di Dante, tomo II, 
p. 22, e segg.). — La nipote, Purg. 

XIX,142, V. ALAGIA. 

IVÌs«, lat. Nisus, commilitone di 



Eurialo, Inf. 1, 108. (Virgilio, JEn., ir, 
174, e segg.) 

Mltido, puro, chiaro, Par. HI, 11. 

MO) lat. non, negazione, Inf. 11,90; 
Vili, 111. Purg. VII, 12; IX, 145; X, 
60. Par. Vili, 23. — Precedendo al- 
Tartic. e al pron. il prende spesso la 
forma noi o no 'l, Inf. Ili, 80; X, 104^ 
dove la Cr. legge non ci; XVII, 76. 
Par. XIV, 10, ed anco no'i, secondo- 
la Nidob., Purg. XXIV, 125, dove la 
Cr. legge non.— Qualchevoltaè sost.> 
Inf. Vili, HI, 'I no, dove la Cr. legge 
che aie no; Inf. XXI, 42. Par. XIII, 
114. — Nel modo istesso del vereor* 
non dei Latini^ no seguita talvolta i 
verbi che esprimono timore, Inf. llly 
80; XVII, 76. 

Mo' per: noi, v. ivi. 

Moarese (II), come collettivo,., 
per : gli abitatori di Novara, città det 
Piemonte, Inf. XXVIII, 59. 

Mobile. Inf. IV, 106 ; X, 26. Purg. 
XII, 25; XVIII, 73. 

Mobilità, V. NobiltX. 

Mobilitare. Par. XXXIII, 5. 

MoblUb di oangoe, cioè : di 
prosapia, Par. XVI, 1. — La forma 
più antica noòtlttò» trovasi. Par. VII, 
78 — e nobilitate, Inf. II, 9. 

Moeehiere e Mocehlero, lat. 
nawlerua, Inf. Ili, 98 ; Vili, 80. — La 
forma nocchiero, si trova, Purg. II, 
43; VI, 77. 

Moeeblo, lat. nodu$ ; il nodo d' ud 
albero, Inf. XIII, 89. 

Moec, lat. nux, o parte dello scatto 
o grilletto della balestra nel punto 
ove si tende la corda. Par. Il, 24. 

Mocera, piccola citte dello Stato 
Ecclesiastico, Par. Xi, 48. 

Moeiwo, pernicioso. Par. XX, 59. 

Modo. Inf. XVll, 15. - Per est. la 
difficoltà, Inf. X, 95. Purg. IX, 126; 
XXIV, 55. Par. VII, 53; XXVIII, 58. 
» Opde solvere il nodo, disbrigarsi, 



278 



Nodoso — Non. 



sciogliersi da on legame, da an do- 
vere, Purg. XV], 24; XXIll, 45. - 
Una combinazione d' oggetti, Parg. 

XXIX, 133. -^ li legame, r ordine del- 
l' universo, Par. XXXllI, 91. - Tutti 
%\ì interpreti intendono per nodo del 
oollo, Inf. XXX , 28, I' esofago detto 
volgarmente , gorgozzule e pomo di' 
^damo, ma il contesto richiede, a mio 
parere, che s' intenda : la nuca. 

liodosO) pieno di nodi, Inf. XIII, 
5. 

IVoè) il patriarca, Inr. IV, 56. Par. 
XII, 17. 

Iffoff lat. no», come soggetto del 
Terbo,Inf.III,16 e 77; V, 92, 95 e 
127 ; VI, 34 e 112 ; VII, 160 ; Vili, 54; 
XVI, 19, ec. Purg. I, 118 e 121 ; II, 
10,63e118;lU,46;IV,31 e 34; V, 
52; XIII, 1 ; XXV, 103, ec. Par. Ili, 
82; Vili, 34; XIX, 12; XX, 134, 138, 
e spessissimo. — Di rado al dat., Purg. 
VII, 38 ; XXXI, 136 - e allacc, Inf. 
V, 90 e 106; XII, 14; XVI, 29. Purg. 
XIX, 78. Par. IV, 132. - Con tutte le 
prep. di, a, ec, Inf. Ili, 82; V, 77, 79 
e 86 ; IX, 7 e 101 ; XIII, 91 ; XX1II, 
13;XXV, 35. Purg. 11,59; 111,59; 
IV, 18, 24, 60 e 112 ; V, 49 ; Vili, 31 ; 
IX, 83; X, 113; XIII, 50; XXI, 8; 
XXVIl, 124; XXXI, 114. Par. Vili, 
31 ; X, 65 e 77; Xll. 20; Xlll, 29 ; 
XIV, 14 ; XXV, 13 ; XXV!, 81 ; XXX, 
4 e 20, e spesso. — La Cr. senza che 
ne apparisca la Cagione qualche volta 
davanti alle consonanti scrive no' per: 
noi, Purg. V, 52. 

Itola, lat. noxia, la pena, V affli- 
zione, il tormento, Inf. 1, 76. Par. 
IV, 90. — L'offesa, l'ingiuria, Inf. 

XXX, 100. 

lioiare) far dispiacere, Inf. XXIlI, 
18. Purg. IX, 87. Par. IX, 35 e 98. - 
Incomodare, Par. XIV, 18. 

Mei) V. Non. 

Molif città marittima della Liguria, 



situata alle falde di monti ripidissimi, 
Purg. IV, 26. 

JWoniArc^ dal lat. nomerif contratto 
di nominare, Inf. V, 71 ; XXV, 42; 
XXVI, 93 Purg. XXI, 91; XX IV, 25, 
dove la Cr. legge mo«/rò, e 26; XXVI, 
97- Par. XVIII, 36; XXVIll, 132. - 
Nomarsi^ contratto di nominarsi, es- 
ser detto, Inf. XXXll, 98. Purg. XI, 
55 ; XVI, 125 ; XVIII, 82. — Pkrticip. 
nomalo^ contratto di nominato, Inf. 
XXIll, 105; XXX, 10.1 ; XXXll, 65. 
Par. VI, 47; VII, 133. 

Moine, lat. ngmen^ Inf. VII, 106; 

X, 65 ; XVI, 38 e 59 ; XX, 112; XXII, 
37; XXIll, 74; XXVI, 3; XXVll, 57; 
XXX, 10; XXXI, 94; XXXll, 93. 
Purg. V,95e101;Xl, 4 e 60; XIII, 
106; XIV, 21 e 74; XIX, 101; XXVI, 
86 ; XXVIl, 41. Par. HI, 41 ; IX, 95; 
XVI, 98; XX, 91 ; XXII, 41 ; XXIII, 
111 ; XXXII, 14. — Il nome, il titolo 
di poeta, Inf. IV, 92. Purg. XXI, 85. 
— Come termine di grammatica: il 
sostantivo, Par. XVtll, 92. 

]!ÌoiiaÌiiaiiB«^ da nominare^ la fa- 
ma, la riputazione, Inf. IV, 76. Purg. 

XI, 115. 

Mominare. Inf. XXIX , 27. - 
Nominar a dito, Inf. V, 68, indicare 
col dito. Par. IV, 63. — Non essendo 
peccato nominare i Del del Paganesi- 
mo, Perazzini (Note alla Div. Comm», 
Venezia, 1844) ba avuta V idea aimeno 
ingegnosa di ammettere ohe D. abbia 
forse scritto numinar, per : deificare; 
ma tal confettura non ha il fondamen- 
to d' alcun ma. 

]!Ìon, negativa, Inf. 1, 10, 27, 34, 
44, 67, 77, 95, 98, 103, 126, 131 , e cosi 
di séguito ad ogni pag. — Ripetuto 
davanti ad ogni sost. della proposi- 
zione, Purg. XXI, 46, ec. — Non, è 
spesso accompagnato da congiunzioni 
che ne modificano il significato: Non 
che, per lo più seguito da ma, non 



Nona — Notaio. 



279 



solo... ma, Inf. V, 45. Purg. XXIX, 
115. - Nonché, solo, Inf. XXVI, 9; 
XXX, tt. Purg. XXXI, 99. - Non di 
menno nondimtno, Inf. IX, 13* Par. 
XIX, 6Ì. — Non per tanto di men, 
Inf. XV, 100. -^ Non già, ▼. GiX. - 
Konperò, Inf. XIIMO*. — Non pur, 
non solo, Inf. VII, 112. Purg. X, 82. 
— Nemmeno, Inf. XXXU, 30. - I 
Terbi che esprimono timore sono 
spesso seguUi da cfye non o non, che 
significa il desiderio che quella data 
cosa noD accada, Inf. II, 35 e 64. Purg. 
VI, 64. - Senza il che, Inf. XXI, 93, 
dove la Cr. legge che non, -^ Compo- 
sto col pron. il forma noi, Inf. VII, 
426 ; IX, 5 ; XVI, 127 ; XVII, 76; XX, 
18;XXII1, 1.36; XXVI, 37; XXVII, 
414 e 120; XXIX, 114; XXXI, 129. 
Purg. Ili, 63; Vili, 103; XI, 72; XIV, 
18 ; XVI, 139 ; XX, 92. Par. 1, 58; VI, 
63; X, 44; XVII, 92; XXIII, 66; 
XXIV, 24. - Talvolta trovasi no 'i, 
Inf. Ili, 80. — AI pi. nolli, per: non 
lì, Inf. XXV, 40. 

Hoiia^ r ora canonica che si recita 
dopo Sesta e che corrisponde al mei- 
zogiorno, Purg. XXVII, 4, dove Aldo, 
laCr., Landino, Daniello ed alcune 
ediz. moderne leggono di nuovo, lez. 
quasi inintelligibile, invece di da no- 
na, con la Nidob., Vellutello, Lom- 
bardi e la maggiorparte dei moderni, 
Par. XV, 98. 

IVoM deeimnsqnne auntpan- 
lieram Del^ non le Decime che ap- 
partengonsi ai poveri del Signore, 
Par. XII, 93. 

Mono, add.num., Inf. XXVIII, 21. 
Par. XXVIII, 34. 

IVonposB») e non gih Non possa, 
come scrive la «r. l'impotenza, Purg. 
V, 66. 

Moli mi eai dare prlmam mo- 
tum ewse. Par. XIII, 100, latino 
delle scuole : Se è da concedere, es- 



sere un primo movimento, quale non 
proceda da alcun motore. 

MoFinaf r ordine, la regola, la 
legge, Inf. XXV, 103. Par. I, 108. - 
La Regola, nel signif. monastico, 
Par. HI, 98. — La forma legale, Inf. 

XXX, 45. 

Mormnndla , provincia della 
Francia, Purg. XX, 66. 

Morvesin. Par. XIX, 139. Il re di 
Norvegia che regnò dal 1299 al 1319, 
è Accone (Hakon) settimo. 

MoaeO) lat. noe-cum, forma anti- 
quata: con noi, Purg. XIV, 105, dove 
la Gr. .legge erroneamente vosco, 
Purg. XXII, 106. 

lioatralef del nostro paese, op- 
posto a : straniero, Inf. XXII, 9. Purg. 

XXXI, 71. 

Mostro, lat. nosfer, Inf. 111,77; 
IV, 67; V, 93 e 125; VII, 39; Vili, 
102, X, 87; XI, 10 ; XX, 22; XXIV, 
97; XX IX, 42. Purg. I, 66; II, 133; 
111,34; VI, 70e123; VII, 17; XI, 1; 
XV, 65 e 101; XXII, 105; XXVI, 82 
e 132. Par. 1,64; lì, 42; lU, 13,70, 
85 e 111 ; XIX, 12; XXIIl, 30;.XXIV, 
26; XXV, 125; XXXI, 104, e spessis- 
simo.— Nostra Donna, Par. XXI, 123, 
èia Vergine Maria. 

Moto, una osservazione, un ricor- 
do, Inf. XX,104; XXXIl, 93. - Per 
est. e nel signif., la taccia, Purg. XI, 
34 ; XXXIl, 63. — Le note di musica, 
onde in genere: il suono, r armonia, 
il cauto, Inf. V, 25; XX XII, 36. Purg. 
II, 119; Vili, 14; XXX, 93; XXXII, 
33 e 63. Par. VI, 124; X, 81 e 143; 
XlV,24e120. — La musica, l' aria, la 
melodia, Purg. XXXIl, 33. Par. X, 
81 ; XXV, 109 ; XXVIII, 9. - Le pa- 
role, i versi che si cantano, Inf. XVI, 
127;XIX.118. Par. XIX,98. 

Molabile. Inf. XIV,89. Par. XVII, 
78. 
MotolO) lat. notarius. D. indica 



3S0 



Notare — Nozze. 



con questo titolo nel Purg. XXIV, 56, 
uno dei più antichi poeti italiani, cioè 
Iacopo da Lentino che viveva verso 
la fine del XIII sec. 

IVo(are) osservare, Inf. XI, 98 ; 
XI, 101, dove note è posto in rima 
per: noti; XV, 99; XXII, 38. Purg. 
XIX, 90; XXIV, 11; XXXIII, b% 
Par. XIII, 103, note per : noti; XXII, 
54;XXX1I,116. - Notare, scrivere 
e insegnare, Inf. XI, 98. Purg. VI, 93. 
Par. XIX,>I35; XXXII, 67. - Can- 
tare, Purg. XXX, 92. — Nuotare, 
V. ivi. 

IVollsia, la cognizione, Par. XXX, 
71. — • Ze prime notizie, cioè : nozioni, 
cognizioni, Purg. XVIII, 56. 

IVoCOf conosciuto, riconosciuto, 
Inf. XXXI, 81 ; XXXIV, 129. Purg. 
VII,48;XX1II,17; XXXI, 38. Par. 
II, 44; IX, 67 e 95 ; X, 147 ; XXI, 14 ; 
XXXI, 113. — Conosciuto, celebre, 
Inf. XV, 102. Par. XVII, 138. - Far 
noto, far conoscere. Par. XXI, 56. — 
Distinto, Purg. XXIX, 123. 

JVoCrienrsI; lat. nutricaref ora : 
utPicorsi; nutrirsi, Purg. XVI, 78. 

IVotte, lat. nox, Inf. 1, 21 ; XXIV, 
3; XXVI, 128; XXXI, 10; XXXIII, 
53 ; XXXIV, 68. Purg. II, 4 ; VI, 113; 
XV, 143 ; XVI, 1 ; XXVII, 72. - Di 
notte, Purg. XXII, 67. — Di prima 
notte, sul principio della notte, Purg. 
V, 38. — Notte ultima, Par. VII, 112, 
indica, la fìne del mondo. — L'oscu- 
rità, Purg. I, 44; XXI1I,122. - Come 
personificazione, Purg. IV, 139; IX, 7. 

HoClurno. Inf. II, 127. Purg. VII, 
56. Par. XXV1II,117. 

nove) lat. novem, nom. numeralo. 
Par. XVII, 80. — Nel luogo del Par. 
II, 9, gli editori sono divisi ; Aldo, 
r Antico, le Chiose di Boccaccio, Pie- 
tro di Dante, la Nidob., Landino, Vel- 
lutello, Daniello, Dionisi, Lombardi, 
Costa leggono nove, cioè: le nove 



Muse; la Cr., Poggiali, Perazzini, Bta- 
gioii, l'Ediz. Fior., Foscolo e Tom- 
maseo leggono nuove Muse di nuovo 
genere. Io inclino per la prima lez. 

— La medesima incertezza trovasi 
nel Par. Xlli, 59, v. Sussistenza. 

IVoveeento, nom. numer., Par. 
XXVI, 122. 

IVoTella^ la nuova, Inf. V, 52; 
XXVIII, 92 e 133; XXXII, 111. Purg. 
Il, 71 ; V, 50 ; VIU, 115 ; XXVII, 9». 
Par. X,76ie^111 ; XXIV, 150. — La 
storia, la narrazione, il discorso, Inf. 
XVIII, 57; XXV, 38. 

IVovelInmentef di recente, Pnrg. 
XX, 51. Par. 1,74. 

IVoTellOf nuovo, recente, Inf. 
XXV, 139. Purg. X, 96; XIX, 56; 
XX V, 99; XXVIII, 86. Par. XIV, 90; 

XXIV, 97; XXX, 58; XXXI, 26.- 
Novella sposa, Purg. XXIX , 60. — Gio- 
vine, Inf. XXXIIl, 88. Pur. XXXIIi, 
143. — 11 più giovine de' due principi 
del medesimo nome, Par. VI, 106. — 
Nuovo, non più veduto, Purg. X, 96. 

Movembre, il mese, Purg. VI, 
143. 

If overen, voce latina per : matri> 
gna. Nel signif. prop., Par. XVll, 47. 

— Per est. e come add., Par. XV 1,59. 
HovtosiniO) nel signif. latino: 

l'ultimo, Purg. XXX, 13, v. Bando. 

Kovltà, KoTlCadC) IVovitate^ 
alcuna cosa nuova, Inf. XVI, 115. 
Purg. XXVI, 27. — Ciò che non si è 
mai veduto, Inf. XXV, 144. Par. I, 
82; — Novitade e novitate, forme anti- 
che e poetiche, nel primo signif.^ 
Purg. X, 104; XXXIII, 108. 

iiovimia, la sposa novella. Par. 

XXV, 105. 

Mosae) lat. nuptim^ sempre al pi., 
Nel signif. prop., Purg. XXII, 143. 
Par. XVI, 141. - Nel signif. 0g., la 
beatitudine celeste, Purg. XXXII, 75 
Par. XXX, 135. 



Nube — Suiriee. 



S81 



Mabe^ voce poetica tolta dai ia- 
lino, comune: nuvoia. Nel signif. 
prop.efig.,Purg. XVII, M ; XXiX, 
1091 ; XXXIl, 110. Par. 1, 134 ; 11, 3t ; 
Vili, »; XII, 10; XXIll, 40 e 99; 
XXVIl,29;XXXni,31. 

Mnca, dal lat. nux, Inf. XX XII, 
129. 

Modo. Nel signif. prop., Inf. Ili, 
100; XIII, 116; XIV, 19; XVI, ne 
36; XXIll, 118; XXIV, 92; XXX, 
t5. E da notare elio D. per quanto 
pare, db questo epiteto alle anime 
quando vuol porre in evidenza la mi- 
seria di loro condizione ; per il che 
l'attribuisce soltanto alle anime dei 
dannati e non mai a quelle del Pur- 
gatorio. — Per est., d' una spada 
sguainata, Purg. IX, 82 — d'un luo- 
^o privo di abitatori, Inr. XX, 84 — 
delle parole nude, semplici, Purg. 

XXXIII, 100. — Spogliato, privo di... 
Inf. IX, 25. Par. 11,107. 

IVndrlre, lat. nutrire, Purg. XXII, 
152. — Allevare, Inf. XII, 71, dove la 
Nidob. seguitata dal Foscolo legge 
nudrh invece di nudrì della Cr. e di 
tutte le altre edizioni. 

lial) forma antica per : nof; tro- 
vasi solo in rima, Inf. IX, 20. 

Rulla. Inf. X, 105; XXV, 88; 

XXXIV, 68. Purg. II, 42; 111, 28; V, 
123 ; XVI, 88 e 138; XXVIIl, 30. Par. 
Ili, 22; XXIII, 36; XXIX, 78: XXX, 
15 ; XXXI, 77. — Esser nulla, nel si- 
gnif. di : essere impossibile, Inf. IX, 
57; XXVIII, 20, v. Niente. - Esser 
nulla» esser morta, Purg. XVII, 36. 

KtillO) add.,'niijno, nessuno, Inf. 
V, 44 e 103; VI, 48; VII, 42; XIV, 65; 
XXI,61;XXXI1I, 123. Purg. IV, 4; 
VI,116; V1I,7; Vili, 65; XIX. 117; 
XXIII, 9; XXX, 132. Par. VII, 42; 
IX, 74; XIX, 89; XXIV, 21; XXVI, 
108 e 127; XXX, 59; XXXI, 16 e 54; 
XXXIl, 42 e 63. - Sost., Inf. XXXI, 



81. Purg. XIV, 89; XVI, 96. Par. XV, 
119. 

IVame^ propriamente: la Divinità, 
D. 1 attribuisce ai Beati, Par. XIII, 31. 

nfamerare) coutare, Par. XXIX, 
49. 

Hamero. Par. Xltl, 97; XX Vili, 
26; XXIX, 131. 

mnééere, lat. nocere, Inf. VII, 4 ; 
XII,48;XV1,46;XX,128. 

Haolare^ lat. natare, Inf. XVI, 
131; XVII, 115; XXI, 49. 

Muovo, che non ha ancora esisti- 
to, neonato, Inf. II, 38; III, 120; VI, 
4 e 9; Vili, 124; XII, 30 e 89; XllI, 
73; XIV, 7 e 128; XV, 117: XVIII, 
22; XX, 1; XXII, 118; XXV, 119. 
Purg. Il, 54; VIII, 4; X, 94; XXII, 
72 e 80; XXIV, 67; XXX, 115; 
XXXII, 114. Par. 1, 96; VII, 72; Vili, 
47; IX, 22; XXIX, 80; XXXIIl, 136. 

— Opposto ad antico o vecchio, giovi- 
ne, Inf. XXVII, 46. Purg. XVI, 122; 
XX, 91. Par. V, 76; XXIV, 93. - 
Nuovaluna, il novilunio, Inf. XV, 19. 

— Nuovo giorno, cioè: il seguente, 
l' indoma'ni, Purg. VII, 69. — Nuovo 
noie, il sole che sorge, Purg. XIX, 39. 

— Nuovo, Inf. XXI, 11. — Giunto di 
fresco, Inf. IV, 52. Purg. II, 68; XXVI, 
40; XXVIII, 76. Par. XII, 28. - Nuo- 
vo, inesperto, Purg. XXVIII, 76; 
XXXI, 61, v. SBLVAoaio. — Straor- 
dinario, inaudito, Inf. XVI, 116. Purg. 
VI, 101 ; XIII, 145; XXXIl, 160. - 
Nuovo di compagnia, che cangia com- 
pagnia, Inf. XXIII, 71. — Largente 
nuovay nel signif. lat. dei nuovi ve- 
nuti in istato, Inf. XVI, 73. ^ Nuove 
Muse, Par. Il, 9, v. Nova. 

Kuro, forma lat. e poetica, per : 
nuora. Par. XXVI, 93. 

Nutrlee, nel signif. prop., la bi- 
Ila, Par. XII, 77. - Nel flg. le Muse 
sono dette nutrici de' poeti, Purg. 
XXll, 105 - e similmente, XXI, 98. 



282 



Sulrimento — Occhio, 



IViitrlnieiito 9 spirituale, Par. 
XVU,131. 

Jf iitrire. Purg. XXV, %\, 

IVnvola^ dal lat. nubila, Purg. V, 
39; XIV, 136; XXI, 49. - Per est. 
detto : dei fiori, Purg. XXX, 28. 

IVavoIen») diniin. di nw>ola,\nL 
XXVI, 39. 

IVuTolo. Inf. XXIV, 146; XXXI, 
137. Purg. XVI, 3; XXIV, 158. 



O, la lettera, Inf. XXIV, 100. 

O, che alcuni scrivono meglio M, 
interiezione che esprime la maravi 
glia, I' ammirazione, il dubbio , la 
compassione, ec, Inf. 1, 82 ; lì, 7, * 
b8,76 e 133; VI, 40; IX, 9; XXX, 
34; XXXII, 133; XXXIII, 121. Purg. 
1, 8 e 26; li, 79; HI, 73; IV, 44; 
XXXMPar.1, 13e 22; II, 1 ; 111, 
37 ; IV, 118; XXV1!,7, e spessissimo. 
— -Comesost., Purg. V, 27. — Con- 
giunta al pronome me, questa inte- 
riezione forma ome^ohmeo piuttosto 
oinè, che altri scrivono oimi e ohimè, 
Inf. XXI, 127; XXII, 91 ; XXV, 68; 
XXVII,121;XXVI1M23. Purg. XIX, 
106. - Oimi, Inf. XVII, 129; XXV, 68. 
•^0 sangui» meus, o super infuna gratìa 
Dei! sìcut libi, cui Bis unquatn cmlijanua 
reclusa! Oh mio sangue, oh grazia di 
Dio in te dall' alto infusa, a chi, come 
a te, fn mai due volte dischiusa la por- 
ta del cielo 1 Par.XV, 28 e segg. parole 
latine che Cacciaguida rivolge a Dan te. 

•) lat. aut, disgiunzione, Inf. IV, 
63; VI, 84 e 105. Purg. I, 97 e 104; li, 
107 e 124; IV, 7. Par. I, 29; 11,76; 
III, 88 ; IV, 33, e spessissimo. — Tal- 
volta precedendo a vocale gii è data 
la forma od per evitare l' iato, Inf. I,. 
66. Purg. XXXI, 49, dove la Cr. legge 
ed, Par. Il, 74, e più spesso. — Opur, 
o ver, V. Oppdbb, Ovvero. 



Obbedlenle. Inf. IV, 57, Icz. am- 
messa da Dionisi invece di ubbidiente, 
V. ivi. 

Obbedire. Par. VII, 99. 

Obbietta. Purg. XVII, 95. Par. 
XXIX, 80; XXX, 48; XXXlll, 103. 
— V abbietto commun, Purg. XXIX, 
47, ciò che più obbietti diversi hanno 
di comune fra loro, p. e., la grandez- 
za, la forma, ec. 

•bbllaref obUtare, lat. del medio 
evo. Inf. XXVIIl, 54. Purg. li, 75- - 
ObbUarsi, dimenticar sé stesso, esser 
dimenticato, Inf. XI, 61. 

Obblieo, obliquo. Par. X, 14, così 
leggono Aldo, la Cr., quasi tutte le 
antiche ediz. e Dionisi. La Nidob. e i 
Moderni leggono obbliquo, sola forma 
ora ricevuta. 

Obblio^ la dimenticanza, Par. X , 
60. - Mettere in obblio, dimenticare, 
Purg. X, 90. 

Obbli^nOf v. Obbligo. 

•bblìUi) forma lat., contratto di 
obb/tato. Par. XX1I1,50. 

Obbllvlonef T obblio , Purg. 
XXXIII,98. 

Obbrobrio^ lat. op/)ro6rtum,Purg. 
XXVI, 85. 

•bimso da Eate^ probabilmen- 
te : Obizzo 11 margravio di Ferrara 
morto nel 1293, Inf. Xll, 111. - È pur 
parlato di lui, Inf. XVIll, 56. 

•ea^ dal lat. del medio evo auca, 
per avica da avis, Inf. XVIf, 63. 

OeeasO) il tramonto degli astri, 
Purg. XXX, 2. Par. IX, 91. — Il Po- 
nente, Purg. XV, 9. 

Oeehiala, da occhio, l'orbita, la 
cavità dell' occhio, Purg. XXllI, 31. 

OeebiOf lat. oculus: del corpo e 
dello spirito; al sing. per: gli occhi, 
Inf. IV, 4; VII, 120 ; Vili, 66 ; IX, 5 ; 
X. 131 ; XVI, 117 ; Xvni, 48; XXIX, 
134; XXX, 47; XXXIII, 107. Purg. 
11, 39; 111, 81 ; 1X,79; XIV, 150. Par. 



Occidente — Oggimai. 



VI,87; X,48e1i1;XVI, 57; XXX, 
48.- Alpi., Inf. I, 62; II, 55; IV, 
IH; V, 130; XV, «6; XVIII, 40, 43 
e 108; XX, 23; XXI, 98; XXII, 95; 
XXlll, 62; XXIV, 70; XXXU, 38; 
XXXm,76;XXXlV,88. l>urg. 1.16; 
Vili, 11 ;XIV,3; XV, 145; XXXII, 
65; XXXllI, 126. Par. XXII, 154; 
XXVin, {1,6 spessissimo. — Apollo 
e Dfans, o piuttosto il sole e la luna, 
sono detti i due occhi del cielo, Purg. 
XX, 132. - Nel laogo dell' Inf. XVIII, 
43, la Nidob. legge i piedi invece di 
gli owhi della Cr. e di tutte le antiche 
ediz. E perchè è chiaro che il verso 
seguente E il dolce duca meco ai ri- 
stelte, ha dato luogo a questa varian> 
te, io preferisco la lez. della Cr. 

Oeeldente, sost., Inf. XXVI, 113. 
Purg. XXVI, ft ; XXVU, 63. Par. VI, 
71. - Nel luogo dell' Inf. XXVI, 113, 
alcuni interpreti spiegano questa vo- 
ce della : vecchiaia, che è in certo 
modo V occaso della vita. 

Oeenllo^ nascosto, secreto, oscu- 
ro, Inf. VII, 84. Purg. XXX, 38. Par. 
VII, 66; XIX, 42; XXIV, 41. 

•eeapare^ possedere, Purg. XX, 
8. - Nel luogo del Purg. XIV, 54 
occupare, è tolto nel signif. latino di : 
prendere, impadronirsi. Occupa e oc- 
aipi in rima per : occupa e occupi. 

•d, V. 0. 

Oderlflif nativo di Gobbio nel du- 
cato d' Urbino che al presente appar- 
tiene allo Stato Ecclesiastico, fu ce- 
lebre pittor di miniatura, discepolo 
di Gimabue, Purg. XI, 79. 

OdUure^dal lat.odium; come sost., 
Purg. XVIIi 111. 

Odierno f lat. hodiernun , Par. 
XX; 54. 

Odio. Inf. XI, 22; XXXII, 134. 
Purg. XVII, 108; XXVm,73. - Aver 
in odio, Inf. XIII, 8, odiare. 

Odorare. Purg. XXll, 132. 



S85 

. Purg. VII, 80; XXI1I,84. 
Par. XIX, 24 ; XXIII, 75; XXX, 67 
e 126. 

Offendere» nuocere, Inf. V, 102; 
VII, 71; XI, 84 e 95; XVI, 105; XXXIII, 
21. Purg. XXXIII, 69. Par. Vili, 78. 
» Offendere, solo per : offender Dio, 
peccare, Purg. XXVI, 76. — 11 par- 
tici p. è ora offewo e ora offeso. Offento, 
è la forma antica e poetica, e parlan- 
do dei Dannati: tormentato, Inf. V, 
109. Purg. XXXI, 12. Par. XVII, 52. 
— Offeso^ è la forma moderna e co- 
mune, Inf. Il, 45; IV, 41; VII, 111 ; 
IX,123;XVI,103;XXX11I,2I. 

Offenaa^ voce latina, 1' offesa, 
Par. IV, 108. 

Offenslonof l'offesa, l'ingiuria, 
Inf. XXI, 61 . — 11 pregiudizio, la per- 
dita, Inf. VI, 66. — L'offesa fatta a 
Dio, il peccato, Purg. XVII, 82. 

OffenaOf v. Offbnderb. 

Offerére» lat. offerre, forma an- 
tica e poetica : offrire, far voto, offerta 
a Dio, Par. XIII, U0~; e V, 50, dove 
nondimeno la Nidob. e alcune ediz. 
moderne leggono offerire. 

Offerta. Par. V, 50. 

Offerto^ V. Offrire. 

Offesa) il peccato, Ptfrg. V, 72 ; 
XIII, 134. 

OffeaO) V. Offendere. 

OfiielO) forma latina, adottata da 
Lombardi, Purg. VI, 146. Par. XXX, 
146, invece di v/!ci'o, v. ivi. 

O^ffrlrOf lat. offerre» Inf. I, 62. 
Purg. XVllI, 43; XXXII, 137. Par. 
Vili, 40 — onde : fare offerta. Par. V, 
32; X, 108. - Offrirei, Inf. IX, 8. 
Purg. XXVI, 104. — Particip. offerto, 
Inf.l, 62. Purg. XVUI, 43; XXXII, 
137. Par. V, 32; Vili, 40. 

Oggì^ lat. hodie, Purg. XI, 13; 
XXVU, 117. Par. XVI, 132. 

Og^lnialf lat. hodie magin, ora, 
adesso, Inf. XXXIV, 32. Pur.XVl,127. 



2S4 



Ogni — Omhra» 



O^nl) lat. omnis, Inf. T, 1S e 109 ; 
lì, 16; 111, 9 e 48; VII, 32; IX, 110; 
X, 49; XI, 291; XIV, 1411; XVII, 113; 
XlX,2l1;XX,54;XXI,18e41;XXn, 
17; XXIV, 160; XXVI, 42; XXVIII, 
4e69;XXX,l44;XXXII,74;XXXlll, 
105;XXXIV,24. Purg.l, 96; 111,11 
e 139; IV, 32 ; VI, 126 ; VII, 114; IX, 
48;XI,5;X1V,142; XV, 99; XXI, 
43; XXII, 27; XXIII, 132; XXVIII, 
143. Par. VI, 21 ; X, 18; XVII, 55; 
XXVI, 42; XXVIII, 91 ; XXXII, 99. 

— O^ntdoo^fdapcrtutto, Par. Ili, 88. 

— Ogni uom, ognuno, Inf. XXI, 41 . — 
Ogni ora, v. Ognora. 

Ognora) lat. omnis hora, sempre, 
di continuo, Par. X, 33, dove la Cr. 
legge non beneo^m ora. 

Ognuno 9 lat. omnia unus , cia- 
scuno, Inf. XXXII, 37. Purg. XXIX, 
94; XXX, 14. 

Oimè, V. 0. 

OleBsare, dal lat. olere, render 
grato odore, Purg. XXIV, 146. 

Olimpo^ propriamente: il monte 
Olimpo in Grecia. La dimora degli 
Dei per: il cielo, il Paradiso, Purg. 
XXIV, 15. 

Olire, lat. olere, esalar grato odo- 
re, Purg. XXVIII, 6. 

Oliva, r albero e il suo frutto; per: 
ramo d' ulivo, Purg. XXX, 31. 

Olivo, r albero. Per : un suo ramo 
come segnale di pace, Purg. IT, 70. 

Olocausto, ì^t.holocaustum, il 
sacrifizio. Par. XIV, 89. 

Oloferne, capitano degli Assiri 
ucciso da Giuditta , Purg. XII, 59. 
V. Liber Judith. 

OUra, V. Oltre. 

Oltraeotansa , l'antico frane. 
outre cuidance, dal lat. ultra cogilatio, 
V audacia, l' insolenza, Inf. IX, 93, 
V. Tracotanza. 

OltraèoCato, temerario, insolen- 
te, Par. XVI, 115. 



Oltraggio 9 dal \òì. ultra f Purg. 
XIII, 73. — L'ingiustizia, Purg. IT, 
94. — L'eccesso, Par. XXXIII, 57, in 
quest' ultimo signif. è voce antiquata. 

OUrarsi, inoltrarsi, elevarsi. Par. 
XXXII, 146. 

Oltre e Oltra, lat. ultra, avv. al 
di le, più lontano, Inf. UT, 70 ; Vili, 
101 ; XI, 115;XV,40; XVTÌ,35;XXI, 
106 ; XXIV, 44 ; XXVI, 109; XXVII, 
133; XXXII, 64. Purg. II, 84; XV, 
140; XVI, 102; XX, 29; XXI, 33; 
XXIV, 61 e 131 ; XX VII, 32. Par. 
XXIX, 130 ; XXX, 8. - Di più, Par. 
Vili, 57. — Fuor fuora, da una parte 
all'altra, Par. Il, 74. — Prep. al di là 
di... Inf. VII, 81. Purg. X, 111; XIV, 
33;XXV1I1,138;XXX,84. Par.1,54. 

Ornai, contratto di oramai, ormai, 
lat. hora magis, inf. Ili, 129 ; VÌI, 97 ; 
Vili, 67; IX, 33; XIV, 139; XVIT, 
82; XX, 124; XXI, 87 e 90; XXIV, 
46; XXV, 94; XXIX, 11; XXXII, 
66 e 109. Purg. I, 2 e 107; il, 30 e 66; 
III, 28 e 110; IV, 124; VI, 53; VII, 
85; Vili, 43; IX, 49; XII, 93; XIII, 
122; XIX, 139; XXII, 21 ; XXIV, 91; 

XXVII, 131 ; XXXIII, 24. Par. II, 122; 
V, 34; XXII, 19 ; XXVII, 120; XXIX, 
67. 

Ombelico, lez. della Nidob., Inf. 
XXXI, 33, dove la Cr., Aldo e quasi 
tutte le ediz. leggono umbilico^ v. Ivi. 

Omberto, nome proprio allemau- 
no Hunìbert, Humbertus. Quegli che 
parla nel Purg. XI, 67, è Omberto dei 
conti di Santafiore, famiglia una volta 
potente nella Maremma Senese. F» 
ucciso in una battaglia contro i Se- 
nesi da lui assaltati con troppa pro- 
sunzione. 

Ombra, lat. umbra. Nel signif. 
prop., Purg. Ili, 26 e 90 ; IV, 104 ; V, 
34; VI, 51; XXVI, 7; XXVII, 68; 

XXVIII, 12; XXIX, 5; XXX, 89; 
XXXI, 140; XXXIII, 109. Par. Ili, 



Ombrare — Onde. 



3S5 



114; IX, 118; XIV, 116; XIX, 66; 
XXIM40;XX-X,3; XXXIII, 96. - 
Al pi., Purg. XXIX, 6. - Più sposso 
significa l' anima separata dal corpo, 
lo spirito, egualmente nelle tre parti 
del Poema, Inf. I, 66 ; II, 44 ; 111, 59 ; 
IV, 55 e 81 ; IX, 24 ; X, 53 ; XII, 118 ; 
XVI,4;XX1X, 6 e 136; XXX, 25; 
XXXII, 35 e 59; XXXIII, 135. Purg. 
11,79; vai, U; XI, 26; XIV, 28; 
XVIII, 82; XXI, 132; XXIII, 131 ; 
XXV, 101, ove descrivasi l'origine 
delle ombre. Par. HI, 34 ; V, 107 ; IX, 
72; XXIll, 81, e molto più spesso. 
-Nel luogo dell' Inf. XXXll, 61, io 
prendo omòra, nel suo signif. prop., 
cioè: r ombra del corpo, perchè è 
detto nel romanzo di Lancilotto del 
Lago che il foro fatto dalla lancia di 
Artù fu tale che Girfletto vide un 
raggio di sole passare attraverso il 
corpo di Mordrecco. Altri Intendo- 
no ombra per : Y anima, il che mi 
sembra quasi ridicolo. — Come in 
frane, e in allem., ombra significa tal 
volta: una debole immagina. Par. I, 
23 ; XIII, 19. — Nel luogo del Purg. 
XII, 65 e XIII, 7, pare che ombra si> 
gnifichi : una immagine. 

Onbrnre.Inf. 11,48, è inteso da 
quasi tutti gì' interpreti per : aver 
paura, divenir ombroso. Rossetti opi- 
na che si potrebbe anco spiegare: 
quando annotta. 

Ombrato^ dal lat umbra, coperto 
di nuvole, Purg. XXX, 25. 

Ombrifero^ tat. umbri fer, ciò che 
rende un'ombra, una debole imma- 
gine d'alcuno oggetto, Par. XXX, 
78. 

•me, T. O. 

•mésa, ultima lettera dell' alfa- 
beto greco. Par. XXVI, 17. Alfa ed 
Omèga, principio e fine. Allusione al- 
l' Apopalisse 0, 8 6 11; XXI, 6; XXII, 
13.) 



Omero, lat. Homeru», poeta gre- 
co, nominato nell'lnf. IV, 88 — e in- 
dicato, Purg. XXII, 101. 

Òmero, lat. humerutf voce poe- 
tica ; la spalla. Al sing., Inf. XXI, 34. 
Purg. XVI, 9; XXVI, 4. Par. XXIII, 
65. - Al pi., Inf. XVII, 42. - Per: il 
lato, Purg IV, 120. 

Omioide, pi. di omicida, Inf. Xf, 
37. Lombardi con la Nidob. e la mag- 
gior parte dei Moderni leggono omi- 
cidi, pi. pi il regolare. 

Omo, lat. homo, antica forma di 
cui il contesto nel Purg. XXIII, 32, 
spiega la necessiUi in esso luogo: 
L' uomo. 

Omore, lat. humor, forma antica 
adottata dall' Aldo, dalla Cr., da Lan- 
dino ed altri Antichi, Inf. XXX, 53, 
invece di : umore, ammesso dalla Ni- 
dob., Lombardi, Vellutello e la msg- 
gior parte dei Moderni. 

•noia, lat. uncia, la duodecima 
parte d' una libbra. Par. IX, 57. — Il 
pollice, duodecima parte del piede, 
Inf. XXX, 83. 

Onda, lat. unda, e la superficie 
dell'acqua, in genere, Inf. Ili, 118; 
VII, 22 e 104; Vili, 10; IX, 64; XX, 
125. Purg. 1, 101; Vili, 70; X, 9; 
XX V]I«4 ; XXVUI, 26 e 62 ; XXXII, 
117; XXXI1I,142. Par. XII, 49; XX, 
120;XXVI,139;XXVII,123; XXX, 
86. 

Onde, lat. unde, avv. di luogo, 
Inf. 1,111; XII, 7; XVII, 130; XX, 
50 ; XXIII, 130 ; XXVIl, 27. Purg. I, 
30 e 136 ; II, 86 ; IV, 22 ; V, 74 ;. Vili, 
97; XIV, 13; XV, 99; XX, 138. Par. 
IX, 23; X, 127. — Interrogativo: 
d'onde? Inf. IX, 93; XIX, 126; XXII, 
47. Paf. XXIV, 91 e 123. - Dove, 
Purg. X, 48. — Particella pronomi- 
nale: di cui, del quale, ec, Inf. Il, 
25; IX, 42; XIV, 38 e 54 ; XXXI, 
132; XXXll, 14e 71. Purg. II, 127 ; 



2S6 



Ondeggiare — Operare. 



VII, 11 ; X!, 44 e 1151; XXI, 91; XXII, 
142; XXIX, 78. Par. II, 142; X, 27; 
XIV, 115; XVI, 36; XX, 112; XXI, 
84; XXIIl, 29; XXXI, 100. - Aver 
d'onde, aver cagione di... Purg. VI, 
136. Par. Vili, 65. — È per ciò, ecco 
perciò, Inf.XI,37; XVI, 112; XXII, 
74; XXin,80; XXIV, 9; XXVI, 5; 
XXIX, 34; XXXI, 93; XXXlII, 47. 
Purg. II, 100 ; XI, 54 ; XIV, 161 ; XVI, 
94; XlX, 86; XXI, 31; XXV, 1; 
XXX11I,91. Par. VII, 28; Vili, 148. 

- Sopra che, Inf. 1, 112; 111, 20; X, 
85;XIlI,82e144. Purg. II, 50; IV, 
61 ; VII, 126; XXXI, 22. Par. Ili, 42; 
IX, 22; XXVI, 79; XXVII, 76. 

Ondeggiare. Come sosl.^ Par. 
IV, 115. 

Oneatade^ forma antica e poetica 
per : onestà, lat. honestas. La digniUi, 
Purg. HI, 11 — e al pi. tutto ciò che 
dà grazia e dignità alle azioni, Par. 
XXXI, 51. 

Onestato. Purg. XXIX, 136. Lez. 
deir Aldo, della Gr. e della maggior 
parte delle antiche ediz. La Nidob. 
legge con più mss. onesto, degno, che 
io preferisco, perchè onestato trovasi 
in questo solo luogo. * 

Onesto^ lat. honestmt, degno, de- 
cente, pudico, Inf. Il, 113 ; XXIV, 77. 
Purg. 1,42; II, 119; HI, 87; VI, 63; 
XXVllI, 57 ; XXIX, 135, dove la Cr. 
legge onestato; V. ivi, Par. XVI, 45; 
XXV li, 31. — Come avv., Inf. X, 23. 

— Come sost., Purg. XIX, 30. 
Onerare^ lat. hortorare, riverire, 

far onore, Inf. II, 114; IV, 73 e 80. 
Purg. Vili, 124 ; XXI, 83. Par. Vili, 
7 ; XVI, 139. — Al particip. onorato, 
riverito, Inf. XVI, 59. 

Onore) lat. honpr; la gloria, Inf. I, 
82 e 87 ; IV , 93 e 1 33 ; V , 36 ; X 1 , 80 ; 



XV, 70. Purg. XIII, 75 ; XIV, 88 ; 
XXIV, 96. Par. IV, 59; VI, 114; Vili, 
4; XXV, 104. — L'onestà, il proce- 
dere onorato, Purg. XX, 83. — Al pi. 
gli onori, Inf. XIII, 69. » L' onar di 
Cicilia e d* Aragona, Purg. HI, 116, 
sono Federigo re di Sicilia e Giacomo 
re di Aragona figlio di Costanza fi- 
gliuola di Mlinfredi e moglie di Pietro 
re di Aragona. Non è agevol cosa 
spiegare perchè D. abbia detti questi 
principi onore di Sicilia e d'Aragona, 
dicendone poco bene altrove, p. e., 
Purg. VII, 116. Par. XIX, 130; XX, 
63; nel Convito, IV, 6; nel Vulg. 
Ehq., I, 12- Si potrebbe notare che 
in questo luogo D. ha voluto espo- 
nere 1' opinione di Manfredi e non 
la sua. 

Onorio. Par. XI, 98, il papa Odo- 
rio III che tenne il pontificato dal 
1216 al 1227. 

Onranma, contratto di onoranza, 
Inf. XXVI, 6. - Nel luogo dell' Inf. 
IV, 74, la Cr. e quasi tutte le ediz. 
leggono orranzo, V. ivi. 

OnratO) contratto di onorato, 
Purg. Vili, 128. — Onorevole, lof. II, 
47 ; IV, 76. 

Onta) dall' alJ. fu^n; il disonore, 
Inf. XXIX, 33; XXXII, 110. Porg. 
XX, 76. 

OnCooo, iogiorioso, Inf. VII, 33. 

Opera^ dal lat. opera, pi. di opus. 
AI sing., Inf. XV, 60. — 11 lavoro, 
Purg. XII, 45. — L'azione, il fatto, 
Inf. XXIV, 78. Purg. XI, 142. — Al 
pi. le azioni dell' uomo, Inf. XXV, 
31 ; XXVII, 74. Purg. XI, 61. Par. XI, 
42; XXIV, 101 e 104. 

Operante, quegli che agisce, l'au- 
tore, Par. VII, 107. 

Operare 9 lat. operari. Agire, 



1 Credo che sii «rhonestatas > dei Latini, doé add. Terb. di « onesUre »e»igniflebi: 
composto ad oseetà, onorato ec. e perciò è molto bella leiioDO. 



Operazione — Ora. 



287 



Purg. XVIII, 15 ; XXIÌI, 93. - Eser- 
citare, Purg. XXVIII, 15. - Agire, 
operare, Purg. XVIll, 62; XXV, *9. 
Par. XIII, 77. 

Operaslone 9 1' azione , Purg. 
XVII, 105. 

Oplmo^ Toce latina ; ricco, fertile, 
Par. XVIII, 33; XXX, 111. 

Opinione. Purg. VI1I,1 36; XXVI, 
19». Par. Il, 53; XIII, 85. - L' opinion 
corrente^ Par. XllI, 119, credo essere 
una opinione non maturata. Altri spie* 
g.aoo : opinione comune, volgare. 

Oppilasione^ V ostruzione, Inr. 
XXIV, 114. 

Opporre, lat. opponere, Par. VI, 
101. - Opporsi, Par. VI, 33. — Il par- 
tlcip. è opposto, Inf. XXX1V,1 13, dove 
la Nldob. legge apposito, Par. XX, 48. 

Oppoaito^add. verbale di oppone- 
re, Inf. VII, 3«; XXXIV, 113, dove 
la Cr. pone il suo contratto opposto, 
Purg. II, 4; Vili, 3«; XV, 17. 

Oppooikione. Purg. XXII, 50. 

Opposi O9 V. Opporrb. 

Oppreano, per: calpestato, Inf. 
XIV, 15, dove la Cr. legge soppressa, 

V. ivi, che lo preferirei. — Abbattuto, 
gravato, Par. XXII, 1. 

Oppre»»urn,roppre«8ione,Purg. 

VI, 109, lez. adottata senza sufficien- 
te fondamento dalla Cr. roentrechè 
l'Aldo, la Nidob., Landino, Vellutel- 
lo, Dionisi e la maggior parte dei 
Moderni leggono pressura, v. ivi. 

Oppure, Opure e O pure, ov- 
vero, Purg. IV, 126. 

Opra, contratto di opera; V azione, 
Inf. XVI, 119; XIX, 82; XXXIU, 155. 
- Il lavoro, Purg. XVIII, 48. Par. VI, 
13. — Gli Antichi usavano spesso tal 
voce in signif. di : edificio e singolar- 
mente di : chiesa, Par. XXXI, 34. 

Oprare, contratto.di operare; agi- 
re, Par. XV, 141. 

Oro, lat. hora, sost., Inf. I, 43; 



XXI, 112; XXXIII, 4.3. Purg. I, Ilo; 
Vili, 1; IX, 13 e 44; XIX, 1; XXIII, 
80;XXV,1. Par. X, 140; XXVI, 141; 
XXX', % — Ad ora ad ora, Inf. XV, 
84,-di tratto in tratto di continuo. 
— Le opinioni sono divise intorno 
diWe ore prime ^ Purg. XXVllI, 16.Bia- 
gioli copiando Velluteilo senza nomi- 
narlo, costruisce cantavano V ore pri' 
me, le prime ore del giorno con allu- 
sione alla parte dell' Uffizio Divino 
detta Mattutino, e ricevìtno l'ore pri' 
me, cioè : le prime aure del giorno ; 
costruzione assolutamente impossi- 
bile. La maggior parte dei moderni, 
Portirelli, Costa, Tommaseo, prendo- 
no ore nel signif. dì : aure, al che con- 
tradice il P. medesimo dicendo Un'au- 
ra dolce senza mutamento, cioè: che 
io quel luogo non eranvi aure prime, 
come in terra. Daniello ha la mia me- 
desima spiegazione : Gli uccelli acco- 
glievano, salutavano cantando le ore 
prime, cioè le prime ore del giorno 
con o senza allusione all' Uffizio del 
mattino. — Nel luogo del Par. XXVI, 
141, bisogna intendere per ora prima, 
la prima ora del giorno, e per ««condor, 
quella che segue : la sesta 1' ora 
dopo mezzogiorno, cosicché il Poeta 
vuol dire: Adamo rimase innocente 
dalla prima ora fino alla settima, con- 
tando alla romana in coi la sesta cor- 
risponde a mezzogiorno, come nel 
Par. XXX, 2. — L' ultim'ora,è il mo- 
mento della morte, Purg. V, 53. — ìì 
tempo in genere, e in particolare : il 
momento preciso e favorevole, Inf. 
Vili, 33; XIII, 80; XXIV, 14; XXXIV, 
104. Purg. VII, 75; XIX, 14; XXII, 
13; XXIII, 99. Par. VlJsS Nel luo- 
go del Purg. II, 93, Aldo, la Nidob., 
Lombardi, Portirelli, Viviaui e molti 
mas. leggono terra, d' onde è arduo 
cavar senso ragionevole; io preferi- 
sco leggere ora con la Cr., Landino, 



388 



Ora — Ordito, 



Vellutello, Daniello, Dlonisi, Tom- 
maseo, Costa e Foscolo, onde si cava 
il senso : come hai tu perduto tanto 
tempo? essendo egli morto da Ibngo 
tempo ; al che la risposta di Casella 
mi sembra appieno soddisfacente. 

OrOf Or^ lat. hora, avv. adesso, 
subito, Inf. 11, 7 e 98 ; HI, 72; IV, 13; 
V, 25; VII, 61 ; X, 1 ; Xlil, 118; XV,' 
1 ; XIX, 90; XXXlll, 15; XXXIV, 
34. Purg.1,65,70 6 88; II, 103; 111, 
130 ; VI, 82; Vili, 43 ; XI, 111 ; XIX, 
114;XXXIII,57 Par. 1,98 e 124; li, 
91 ; IV, 91 ; VII, 34, 52 e 121 ; XIV, 
15; XV, 129; XXI, 119; XXIX, 
115, ec. — Talvolta serve unicamente 
a legare il discorso, Inf. X, 110; XII, 
34; XXVIII, 55. Purg. Ili, 98; XVI, 
25; XVIII, 84. Par. II, 106; IH, 52; 

IX, 115, ec. — Indica la conseguenza: 
dunque, cosi, Inf. 1, 79. Par. XI, 133. 
—Serve ad eccitare a e8ortare:or vial 
or su I Inf. II, 139 ; X, 110. Purg. IV, 
114; XXIV, 82. — Poe' anzi, testé, Inf. 
1, 133; XII, 33. Purg. Il, 100; XI, 120; 
XII i, 68. — Or or, adesso, subito, Inf. 
XVII, 50; XVIll, 132. Purg. IX, 145 ; 

X, 12 e 26 ; XXIX, 127. Par. Vili, 12. 
•ramnlf lat. hora magit, e le sue 

forme contratte Omini e Ornai , 
Inf. XI, 112; XXXlll, 148; XXXIV, 
26 e 68. Purg. II, 66 ; III, 142; XXllI, 
6 ; XXXlll, 100. Par. VII, 49 ; XI, 75 ; 
XXIX, 128. 

Orare 9 pregare, far orazione. 
Purg. XI, 26 ; XIII, 50; XV, 112. Par. 
XXXI, 91 ; XXXII, 147. <- Nel luogo 
dell' Inf. XIX, 114, sembra aver il 
signif. di : adorare, o di : errate per: 
onorate. 

Oratore) quegli che prega, Par. 
XXXlll, 41. La Cr., Lombardi, Porti- 
rei li leggono negli orator, al pi. Io 
preferisco con l' Antico, Landino, Vel- 
lutello e la maggior parte dei Moderni 
neW orator, cioè : san Bernardo. 



Orasio^ lat. Horaiiun, poeta roma- 
no, Inf. IV, 89. 

Oramioae) la preghiera, Purg. IV, 
133; VI,30;X1I1, 128; XXIX, 119. 
Par. XIV, 22; XXII, 89; XXXII, 151. 
— Nel luogo dell' Inf. X, 87, i decreti 
del Senato di Firenze sono detti ora- 
zioni, perchè la Signoria costumava 
di adunarsi nelle chiese. Altri opina- 
no, che sia fatta allusione alle pre* 
ghiere pubbliche nelle quali mesco- 
lavansi certe esecrazioni contro i fuor- 
usciti. — Il discorso, la concione, 
Inf. XXVI, 122. 

Òrbita 9 voce latina ; la traccia 
della ruota, Purg. XXXII, 30. Par. 
XIi,112, in quest'ultimo luogo ha il 
signif. di : esempio. 

Orlio,iloieco,Inf. XV, 67. Purg. 
XIII, 67 e 102. 1 Fiorentini erano pro- 
verbialmente detti orbi, perchè eran- 
si lasciati ingannar dai Pisani, con le 
famose Colonne del porfido danneg- 
giate dal fuoco, scelte da loro invece 
delle belle Porte di bronzo che essi 
Pisani avevano loro offerte a scelta 
in remunerazione della guardia fatta 
dai Fiorentini a Pisa mentrechè quelli 
erano all' impresa di Maiorica. 

Ordigno, forse dal lat. ordo, pro- 
priamente : una macchina, uno stru- 
mento, un ingegno, Inf. XVIII, 6, pare 
che significhi: la struttura, la costru- 
zione. 

Ordinare 9 stabilire, destinare, 
Inf. VII, 78. Purg. XXXI, 108. Par. 
IX, 105; XI, 35. 

Ordine, lat. ordo, Purg. XV II, 126; 
XXI, 41. Par. 1,104; X, 5; XXI, 29 e 
31. — Gli ordini sacri, Inf. XXVII, 91. 
— La classe, l'ordine delle gerarchie 
celesti. Par. Ili, 54; IX,116; XXVIII. 
127. 

Ordito, add. verbale di ordire, 
Par. XVll, 102. — Per est. destinato, 
Purg. XXXlll, 140. 



Oreeehio — Orrevole. 



SS9 



Orecchio e ^reechla, lat. auri- 
cula. — Orecchia, Inf. XVI, 108; 

XXVIII, 66. — Adorecchia, dove pare 
che sia pi. di orecchio, alle orecchie, 
Par. XVII, 43. - Gliorecchi, Inf. Vili, 
€5; XV, 94; XVII, 71 ; XXIV, 142; 

XXIX, 45; XXXII, 51 

Oreste^ figlio di Agamennone e di 
Glitenneatra, Purg. Xlil, 83. Il suo 
fìome è allegato come esempio di 
amicizia generosa. 

OrcBBn^ probabilmente da aura, 
propriamente : un fiato, Purg. XXIV, 
150, il profumo, la fragranza. 

Orféo^ lat. Orpheus, antico poeta 
greco, Inf. IV, 14T). 

•rgannre , dal greco óproevov ; 
organizzare, Purg. XXV, 57, 101. 

Organo 9 greco ópravov, Purg. 
XXV, 66; XXXI, 9. Par. XIV, 59. - 
I Cieli ai quali attribuivasi un influsso 
«ulla natura sono detti organi del mon- 
do, Par. II, 121. — L'Organo instru- 
mento musicale, Purg. IX, 144. Par. 
XVII, 44. 

Orgoglio^ dall' antico ali. urguol, 
iat. insignii!, o dal greco ópyin, Inf. 
XVI, 74; XXI, 85. Purg. II, 126, Par. 
VI, 49. - Al pi., Purg. XXV1I1,72. 

Orgoglioso. Inf. Vili, 46. 

Orla (Branca d'), d*nna famì- 
glia illustre di Genova; assassinò il 
suo suocero Michel Zanche, v. ivi, 
Inf. XXXHl,137e140. 

OriAco, villaggio nei dintorni di 
Padova dalla parte delle lagune, Purg. 
V,80. 

Oriaflamma 9 ora: Orifiamma, 
antico stendardo della Francia. D. dà 
tal nome alla Santa Vergine, Par. 
XXXI, 127. 

Orientale^ che viene da levante, 
Purg. 1,13; XXX,23. Par. XXXI, 119. 

Oriente. Purg. I, 20; Vili, li ; 
IX, 2; XIX, 5; XXVII, 94. Par. XI, 
S4, dove questo epiteto è dato ad As- 



sisi, ove nacque san Francesco, det- 
to : Sole. 

Originare^ trar 1' origine, Inf. 
XX, 98. 

Orinolo ) lat. horologium, Par. 
XXIV, 13. 

Oriskonta e Orlsmonte, lat. 
horizon. Orizzonlet Purg. II, 1 ; VII, 
60; XXVII, 71. Par. IX, 87; XXIX, 
3: XXXI, 119. — In rima orizzontar 
Inf. XI, 113. *- Orizzon, per: oriz- 
zonte, Purg. IV, 70. 

Orlando^ il Conte, secondo la 
tradizione cavalleresca, nipote di Car- 
lomagno, ucciso a Roncisvalle, Inf. 
XXXM8. Par. XVIII,43. 

Orio^ probabilmente dal lat. ora, 
orala. Nel sìgnif. fisico, Inf. XVII, 24; 
XXII, 25; XXXII, 30; XXXIV, 86. 
Purg. IV, 34; XXVI, 1. - Per est., 
l'estremo della vita, Purg. XI, 128. 

Orma) d' origine ignota. Le trac- 
cie, le impronte de' piedi sol suolo, 
Inf. Vili, 102; XVI, 84. Purg. V, 2 ; 
IX, 60. Par. 1, 106. - Per est. i piedi, 
Inf. XXV, 105. — L'immagine, Purg. 
XVII, 21. - Nel signif. 6g. 1' esem- 
plo, Par. XII, 116. 

Ormai) v. Oramai. 

Ormannl) antica famiglia nobile 
di Firenze, Par. XVI, 89. 

Ornare. Purg. XXI, 90: XXII, 
108. — Al particip. ornato, in buona 
parte, Inf. Il, 67. Par. XXXI, 51 - in 
cattiva parte, Inf. XVIU,91. 

Oro, lat. aurum, Inf. VII, 64; XIV, 
106; XIX, 4, 95 e 112. Purg. VII, 73; 
IX, 90 e 118 ; X, 80 ; XX, 105 e 117 ; 
XXII, 41 ; XXIX, 43. Par. XVI, 110 ; 
XVII, 123; XVII1,96; XXI,28; XXIH, 
185; XXX, 66; XXXI, 14. 

Orologl«», lat. horologium, Par. X, 
139. 

Orranxa, antica forma per : ono- 
ranza, onorificenza, Inf. IV, 74. 

Orrevole) antica forma per : ono- 
19 



390 



Orribile — Oteuro, 



revole, Inf. IV, 7%. Purg. XXII, 
143. 

OrriMle, lat. horribìli», Inf. Ili, 
25; Vili, 51 ; IX, 931; XI, 4; X1U,19; 
XIV, 6 ; XVII, 119 ; XXV, 59; XXXI, 
44; XXXIII, 47. Purg. Ili, 121; XUI, 
83; XIV, «7. 

Orribilmente. Inf. V, 4. 

Orrore^ lat. horror, lez. ammessa 
da Daniello, Gniniforte e più niss:, 
inf. Ili, 31, mentre Aldo, là Gr. e là 
maggiorità delle antiche ediz. e dei 
inss. leggono errore, che io preferisco. 
Un poeta più moderno avrebbe senza 
dubbio preferito orrore. 

Oraa, lat. ursa. Al pi., la grande 
e la piccola Orsa, costellazioni vicine 
al polo artico, Porg. IV, 65. Par. II, 
9, ove dimoitrar l' Orse, significa : in- 
dicar la direzione. — Nel luogo del- 
l' Inf. XIX, 70, è fatta allusione al no- 
me di famiglia di papa Niccolò III che 
parla e che era un Oreini, 

Oraatto, orso cucciolo, Inf. XIX, 
71, con allusione al nome degli Orsini 
ai quali apparteneva papa Nicco- 
lò HI. 

Orao, lat. tirsu«, Inf. XXVI, 34, 

V. COLUL 

Orao (Conte). Purg. VI, 19, se- 
condo Benvenuto, fu figliuolo del con- 
te Napoleone d'Acerbaia, e fu am> 
mazzato dal suo cugino conte Alberto 
da Mangona. Pietro di Dante dice sol- 
tanto che fu della famiglia dei Conti 
Alberti, e il Postillatore Gaetano ag- 
giunge : de valle Bisentii, qui ocdsus 
fuit a conwrtibus, il che V accomune- 
rebbe ai due fratelli Alberti ricordati 
nell'lnf. XXXII, 57. 

Ortiea, lat. urtica, erba. Per est., 
il desiderio, lo stimolo del pentimen- 
to, Purg. XXXI, 85. 

Oria, lat. fiorlue, Inf. XXXIII, 119. 
— La Chiesa è detta Vorto di Cristo, 
Par. XII, 72 — e r orto cattolico, Par. 



XII, Ì04. — Il mondo, tutte le crea- 
ture, Par. XXVI, 64. - La città di 
Siena è detto Vorto dove crescono 
diversi vizi, Inf. XXIX, 129. 

Ori O) lat. ortus, il levante, il sor- 
gere degli astri, Purg. XXX, 2. — 
L' Oriente, Par. IX, 91* — Nel signif. 
flg. il principio delia vita, Par. XI, 55. 

Ortolane^ l^^* hortulanw. Dio è 
detto l'ortolano eterno^ per rispetto- 
àlla creazione detta orto, Par. XXVI^ 
65. 

. Orsa^ d' origine ignota ; la cord» 
che lega V estremità dell antenna al 
fianco sinistro della nave ; per il lato- 
mancino, Purg. XXXU,117. 

Osanna^ voce ebraica hosattnor 
serva o salvum fac qumso, Purg. Xl, 
11 ; XXIX,51. Par. VIII,29;XXVII1, 
118; XXXll,135. — Osanno sanctus 
Deva Sabaoth, ASuperillusirann claritatB 
tua Fetices ignes horum malahoth; cioèz 
Salve, Dio santo. Dio degli eserciti 
che illustri della tua chiarezza i beati 
fuochi di questi regni, Par. VII, 1 ad. 

«Mannare, cantare Osanna, Par.. 
XXVlll, 94. 

Osare, dal lat. ausus sum, Inf. 
XV, 43. 

Oaber^o, forma adottata dalla 
Gr., Lombardi, Dionisi e da tutte le 
ediz. moderne, Inf. XXVlll, 117, Al- 
do, alcune ediz. di Landino e Viviani 
leggono asbergo, che sarebbe la for- 
ma più esatta perchè più si approssi- 
ma all'ali, halsberg; propriamente 
significa quella parte dell'elmo che- 
copre il collo, ma in genere : una dot- 
ta di maglia. D. l'usa per: corazza in^ 
genere. Daniello legge lo sbergo, come 
pure Vellutello e Landino nel comen- 
to. La forma moderna usbèrgo, non si 
trova in veruna edizione. 

Oaenrare, lat. obsctàrare, Purg. 
XI, 96. 

Oaenro, lat. obscurus, add. Nei 



Oso — Ovra. 



291 



signif. fisico, Inf. 1, 2 ; li, 40 ; 111, 10; 
IV, 10; IX, 28; XXI, 6; XXV, 13; 
XXIX, 66. Purg. Ili, 21; XV, 143; 
XXIII, 2ì. — Per est., oscurato, Purg. 
XIV, 123; XXXIII, 126. - Difficile 
da comprendere, Par. IV, 135. — 
Avv., oscuramente o : in modo poco 
onorevole, con disprezzo, Inf. XXX, 
101.— Sost., r oscurità, Inf. XXIV, 
71, V. Scuro. 

Ooo^add. verbale di osare, voce 
antica e poetica: ardito, temerario, 
Purg. XI, 126. Par. XIV, 130; - Era 
oto, Purg. XX, 149. 

OapIsiO) lat. hoipitium, T abita- 
zione, Inf. XIII, 64. Purg. XX, 23. - 
L* Inferno è detto doloroso ospizio, 
Inf. V, 16. 

OMiamef dal lat. os, mucchio, rac- 
colta di ossa, Inf. XXVIII, 15. 

Omiserwtkre^ lat. observare, Inf. 
XXVIIl, 142. Par. XXI, 72, dove os- 
serva, in rima è posto per : osservi. 

OmM, lat. 09, Inf. XXXIII, 78. 
Purg. XXIX, 124. Par. XV, 113. - 
Al pi. le ossa, Inf. XX, 91 ; XXVII, 
73. Purg. Ili, 127; VII, 6; XX, 60; 
XXIII, 24. — Le membra, Inf. XXXI, 
60. Purg. XXXll, 123. - Per est., il 
corpo in genere, Par. XX, 107. 

OaCante^ lat. obstans, voce latina : 
ciò che forma ostacolo, Par. XXXI, 
2^. 

OaCello, lat. Iiospilale; l'albergo, 
Purg. VI, 76. Par. XXI, 129. - li re- 
fugio, Par. XVII, 70. — La dimora, 
l'abitazione. Par. XV, 132. — In si- 
gnif. più esteso : lo stato. Par. Vili, 
129. 

Osterlceta^ lez. adottata da Tom- 
maseo, Inf. XXXli, 26, dove la Nl- 
dob. e Lombardi leggono OstericcM, 

10 preferisco Austerifxh, v. ivi. 
•atlense, di Ostia, Par. XII, 83. 

11 cardinale Enrico di Susa vescovo 
di Ostia, del xiii sec. che ha scritto 



un cemento sulle Decretali e che se- 
condo r Anonimo era detto V Ostiense. 

Oeta^ antica forma per: ora; tro- 
vasi solo in rima, Inf. XXI, 112. 

Ottaetaéro, re di Boemia che peri 
nel 1278, in una battaglia contro l'im- 
perator Rodolfo non lungi da Vienna, 
Purg. VII, 100. 

Ottaviano, l' imperatore Augu- 
sto, che portava i nomi Caju^ Julius 
Ccesar Octavianus, Purg. VII, 6. 

Ottavo. Inf. XXIV, 80 ; XXVI, 32. 
Par. II, 64; X, 123; XXVIIl, 34. 

Otto, sost. numer., Inf. XX VII, 
125. 

Ottobre, il mese, Purg. VI, 144. 

Ottuso, lat. obtnsus. Un angolo ot- 
tuso, Par. XVII, 15. — Per est, una 
dimostrazione difettosa d* evidenza, 
inconcludente. Par. XXIV, 96. 

Ove, dal lat. ubi, e dopo vocale 've,. 
Inf. 1,14 e 115; li, 108; IN, 16; IV, 
151; VI, 82; IX, 37 ; X, 60; XI, 7; 

XII, 1 ; XIV, 118; XVII, 45; XXI, 69; 
XXV, 18; XXX, 71; XXXIV, 21. 
Purg. 1, 74 e 78; III, 3 ; V, 97; VI, 73; 
VII, 15; IX, 86; XII, 97; XVII, 46; 
XIX, 69 ; XX, 24 ; XXV, 43; XX VII, 
129. Par. Il, 25; Vili, 87; XI, 25; 
XXIX, 12; XXXI, 64, e spessissimo. 

— Del tempo: quando, Purg. XVII, 
40. — Con movimento, Inf. II, 71 e 84. 
Purg. Ili, 132; XI, 87, e più spesso. 

— Interrogativo ove? Inf. XXXIV, 
103. 

Over, V. Ovvero. 

Ovidio, poeta romano, Inf. IV, 90; 
XXV, 97. 

Oviie,il presepe delle pecore. Par. 
XI, 129. D. dh tal nome con tenerezza 
alla città di Firenze, cuna della sua 
infanzia. Par. XVI, 25; XXV, 5. 

Ovra, forma antica e poetica per: 
opra opera, v. ivi. L'azione, Inf. 

XIII, 51. - L'opera, Inf. XVI, .59. 
Purg.XXX,109. Par. VII, 106; XXVI, 



S92 



Ovrare — Padrone. 



125. — Nel luogo del Par. II, V, Lom- 
bardi con la Nidob., Costa, V Ediz. 
Fior, e Foscolo leggono cura invece 
di ovra, che sembra errore di copista, 
oura, come scrivevasi anticamente 
potendosi facilmente confondere con 
cura. 

Oprare, forma poetica per : ope- 
rare, Purg. XXV, 55. - Essere atti- 
vo, Purg. XX VII, 108. 

OTonqne^ ove unque, dapertutto, 
Purg. XXV, 98, dove la maggior par- 
te delle ediz. scrivono 'vunque, per 
cagione della vocale precedente. 

OTTero e Ower^ che scrivesi 
pure vero e overo, or«r, Inf. XI, 78. 
Purg. IV, 1; XXIX, 116 ; XXXI, 71. 

Oslo, lat. otium, la comodità, l'ina- 
zione, Purg. VII, ioa. Par. XI, 9. 



P, lettera dell' alfabeto, Purg. IX, 
112; XII, 121. — Sull'Ingresso del 
Purgatorio 1' angelo guardiano inta- 
glia con la sua spada sette P sulla 
fronte di D. i quali sono sìmbolo dei 
sette peccati mortali. Questi segni si 
cancellano via via che il Poeta sale 
ai vari ripiani del Purgatorio. 

PneO) lat. paw. Nel signif. prop., 
Inf. XXIII, 107; XXVII, 28. Purg. 
VI, 87. Par. VI, 80. -- Per est., la 
tranquillità, Inf. I, 58 ; V, 99. Purg. 
11,99. ■— La soddisfazione, Par. IV, 
117. — Principalmente nel signif. re- 
ligioso : la pace con Dio, Inf. V, 92. 
Purg. HI, 74; V, 61; X, 35; XI, 7; 
XIII,124;XV, 131 ; XVI, 17; XXI, 
13 e 17; XXIV, 141. Par. Il, 112; XI, 
80. — In particolare : la pace, la feli- 
cità degli eletti, Purg. XXVllI, 93; 
XXX, 9. Par. HI, 85; X, 129; XV, 
148; XXVll, 8; XXX, 102; XXXI, 
17 e 111 ; XXXIII, 8. 

PaehlBO) lat. Pachynum, il pro- 



montorio più meridionale della Si- 
cilia, oggi : Capo Passare, Par. Vili, 
68. 

Paellle»t«9 riconciliato, in pace, 
Purg. V, 56. 

Pa^fflel, voce latina, Purg. XVU, 
69, V. Beati. 

Paelfleo. Par. XXXI, 127. 

P«d«9 nome latino del Po. Per 
vai di Padoj Par. XV, 137, bisogna 
probabilmente intendere Ferrara. 

Pàdova, lat. Patavium, città del- 
l' Italia superiore. Par. IX, 46. 

Padovano, abitante di Padova, 
Inf. XV, 7; XVII, 70. 

Padre, lat. pafer.Nel signif. prop., 
lnf.IV,59;XVIl,111;XX,58;XXVI, 
95; XXVni, 136; XXX, 39; XXXI, 5; 
XXXil, 57; XXXIII,51. Purg. 1, 83; 
VI, 103; XI, 59; XV, 91. Par.IV.104; 
XIV, 65; XXII, 146. - Per est. il pa- 
dre, il fondatore, Inf. 11,21. — Dio è 
detto padre, Purg. XI, 1. Par. XVIII, 
129 ; XXVII, 1 . .- Per est. e per odo- 
ranza questo titolo ò dato ad Apollo, 
Par. I, 28 — ad Adamo, Par. XXXII, 
122 e 136 — a san Pietro, Par. XXIV, 
62; XXXIl, 124 - al §ole. Par. XXII, 
116 — a san Bernardo, Par. XXXII, 
100 — a san Francesco, Par. XI, 85. 

— Il diavolo è detto padre di menzo- 
gna, Inf. XXIIl, 144, alludendo a san 
Giovanni (Ev., vili, 44). — Come tì- 
tolo d' onore e di tenerezza questo 
nome è dato spesso da D. a Virgilio, 
Inf. Vili, 110 ; XXVII, 108. Purg. IV, 
44; XIII, 34; XV, 25 e 124; XVII, 
82; XVIII, 7; XXIII, 13; XXX, 50 

- a Guido Guinicelli, Purg. XXVI, 
97 - ad un papa,lnf. XIX,17; XXVII, 
108 — ad un Beato, Par. XXII, 58. -- 
Questo nome è anco dato a' bruti, 
Inf. XXXIII, 35. 

Padrone, lat. patroHut. Il patro- 
no nel signif. ecclesiastico, il protet- 
tore, Inf. Xlli, 144. 



Paese — Pandere, 



S93 



Wmeme^ dal lot. pagus, pageme, Inf. 
Ili, 1^; XIV« 94 ; XXXIII, 80. Purg. 
V, 68 ; VI, 70 ; Vili. 121 ; XVI, 116. 
Par. iX, 60. — I Cieli sono detti paese 
Hneero, Par. VII, 190. 

1P»S**^*""^ contratto di paga- 
nesimo, Purg. XXil, 91 . Par. XX, 125. 

IPaganl, famiglia potente in Imola 
e Faenza, Purg. XIV, 118, v. Dbmo- 
Hioelnf. XXV1I,50. 

Pagare 9 dal lat. pacare, Inf. 
XXVll, 135. Purg. X, 108; XI, 88, 
V. Fio, Par. XXIX, 126. 

Paglia, lat. paleo, Inf. XXllI, 66. 
Purg. XIV, 85. Par. XIII, 34. 

Pala, le palo delle ruote d*un mu- 
lino ad acqua, Inf. XXIIl, 48. 

Paladino, dal lat. palatìum, pa- 
latinus, titolo che i romanzi d&ono ai 
dodici campioni celebri del tempo di 
Carlomagno. D. attribuisce questo ti- 
tolo a san Domenico come uno dei 
campioni della Chiesa, Par. XII, 142. 

Palaffìreno, dal lat. del medio 
evo parafredus, paraveredu», derivato 
dair antico ali. pferid, cavallo. Ca- 
vallo di cui servivansi le donne, gli 
ecclesiastici ec, Par. XXI, 133. 

Palagla, lat. palatium , Inf. 
XXXIV, 97. 

Palata, la parte superiore interna 
della bocca, Par. XUI, 39. 

Paiasso, lat. palatium, Purg. X, 
68. — 11 Cielo è detto eterno palai zo, 
Par. XXI, 8. 

Palaaao (Currado da), gen- 
tiluomo di Brescia allegato come un 
modello di virtù, Purg. XVI, 12V. 

Palèo, d' origine incerta. Per un 
movimento rotatorio. Par. XV III, 42. 

Palermo, lat. Panormus, città 
capitale di Sicilia, Par. Vili, 75. 

Palesare, da palese, scoprire, far 
conoscere, Inf. XXIX, 108. — Rive- 
lare. Par. v; 40. 

Palese, dal lat. palam^ cognito, 



Purg. Vili, 129; XXIIl, 44. Par. XII, 
109; XXIIl, 126. - Apparente, visi- 
bile, Purg. XX Vili, 117. - Detto: 
d'una guerra aperta, Inf. XXVII, 39. 
— Far palese, scoprire, spiegare, 
Purg. XXII, 16. 

Palla, lat. del medio evo palla, 
dall'ali, ball, Par. XVI, 110. Non è 
certo qnal famiglia 6orentina il Poeta 
abbia voluto indicare dalle palle de) 
suo stemma. I più antichi cementatori 
come Benvenuto, l' Antico, Pietro di 
Dante e il postillatore Cassinense, no- 
minano i Lamberti. V. Mosca. 

Pallade,oMinfrva,Purg.XI1,31. 

Palladio, statua di Pallade, ruba- 
ta da Ulisse e Diomede, Inf. XX VI, 63. 

Panante, lat. Pallas, antin, figlio 
di Evandro che fu ucciso combatten- 
do per Enea, Par. VI, 36. (V. ^n., 
lib. vili, IX e X.) 

Pallido. Purg. Vili, 24; XXIII, 
23;XXXI,140. Par. XX11,6. 

Polma^ albero. Per: un ramo di 
palma, Purg. XXX11I,78. Par.XXXll, 
112. -- Come segnale di vittoria, Par. 
IX, 121 ; XXV, 84. — L' interno della 
mano, Purg. VII, 108. -^ La mano in 
generale, Inf. IX, 50; XVIll , 105. 
Porg. Vili, 10. Par. IX, 128. 

Palmo, misura di lunghezza, Inf. 
XXXI, 65, è da sei ad otto pollici, dif- 
ferendo di lunghezza nelle varie città 
d' Italia. 

Palo. Inf. XIX, 47; XXIIl, 111. 

Palpebra. Par. XXX, 89. 

Painde. D. usa questa voce al 
fem., Inf. 111,98; VII, 106; IX, 31 ; 
XI, 70. - Al masc, Purg. V, 82. Par. 
IX, 46. 

Pana, v. Pakb. 

Paneia, lat. pantea o dall' ali. 
toanit, il ventre, Inf. XXV, 52. Purg. 
XX, 75. 

Paadere,voce lat, manifestare, 
far vedere. Par. XV, 63; XXV, 2a. 



294 



Pane — Pape Satan. 



Pane. Nel signif. propr., Inf. 
XXXI1,127; XXXIll, 99. Par. XVII, 
1)9. — Per est., il Pane Eucaristico, 
Par. XVin,129. - Il pan degli Angeli, 
il nutrimento celestiale, Par. 11,11, 
cioè : la contemplazione di Dio. 

Pane) licenza poetica, in rima 
per: panie, pi. di intinta. D. dà tal no* 
me neli'Inf. XXI, 124, alla pece bol- 
lente nella qual soo puniti i Barattieri. 

PannO) il drappo, la stoffa in ge- 
nere, Par. XI, 132 ; XXXIl, 141. - Al 
pi. le vesti, Inf. XV, 40 ; XXXIII.UI. 
Purg. XX, 54; XXVll, 30. - Venire 
appanni, Inf. XV, 40. Non credo che 
D. voglia dir semplicemente : allato, 
ma che piuttosto indichi in modo più 
preciso la situazione dei due interlo- 
cutori. D. trovasi sopra un argine e 
Brunetto Latini sotto nel piano per 
modo che la sua testa trovasi all' al- 
tezza delle vesti e non della testa di D. 

Pantano, d'origine ignota, Inf. 
VII, 110; Vili, 12; XX, 83 e 90. 

Paolo, lat. Paulus, l'Apostolo del- 
le Genti, Inf. 11,32. Par. XV11I,131. 
— È pure indicato senza nominarlo, 
Par. XXI, 127; XXIV, 62; XXVJH, 
138. V. ancora Polo. 

Papa. Inf. VII, 47 ; XI, 8. Par. 
IX, 126 e 136. 

Papale. Inf. Il, 27. 

Pape Salan, pape Salan 
aleppe, Inf. VII, 1 . Questo verso ha 
in ogni tenrfpo esercitato la sagacità 
degli interpreti. La maggior parte de- 
gli antichi come 1* Antico, Buti, Lan- 
dino, Vellutello, Daniello, e fra i mo- 
derni. Volpi, prendono pape per l' in- 
teriezione lat. papcB, greca naizaiy 



e aleppBy per espressione di dolore : 
ohimè ; per modo che Pluto preso dai 
più per : Plutone, come soprastante 
alle ricchezze sepolte nella terra, 
non farebbe altro che maravigliarsi e 
dolersi dell' arrivo dei due pellegrini. 
Pietro di Dante è solo a prendere 
aleppe qual prima lettera dell' alfabeto 
ebreo nel signif. di caput e prinoepe^ 
per modo che Pluto indirizzerebbe 
r esclamazione al suo capo Sataono. 
Guioiforte, e fra i moderni, Pompei,^ 
Venturi e Tommaseo sono del mede- 
simo parere. Dante avendo sosterinto 
nel suo trattato De Vulg. Eloq. che U 
lingua ebraica fu quella dei primi 
uomini, ne conseguiva che si cercasse 
la spiegazione di questo verso inessa 
lingua. Il P. Giuseppe Venturi nel 
1811 mutando pape in pepe ne cava 
questo senso : Qui, qui Satanasso è 
r imperatore ; e don Michelangelo 
Lanci nel 1819 senza alterare In nulla 
la forma delle parole, ne cava il sen- 
so: Ti mostra Satanasso nella tua 
maestà, principe Satanasso 1 ^ Conce- 
dendo che ambedue queste spiegazio- 
ni sono consentanee al contesto che 
richiede parole proprie da spaventare 
e respingere i pellegrini, io credo che 
dovesse riescire impossibile a D. che 
ignorava del tutto l' ebreo, anco con 
r aiuto d' alcun erudito Giudeo, di 
comporre un intiero verso in tal lin- 
gua. Antepongo pertanto l'interpre- 
tazione ammessa già da parecchi an- 
tichi cementatori che prendono pape 
per il lat. papa 1 Aleppe per l' ebreo 
Aleph, come Giuseppe per: Joseph, nel 
signif. di : capo, signore; onde il sen- 



1 Io mi ricordo d' arere moli' anni fa letto Dell' Antologia di Firenze, una spiegAzione di 
questo verso « Pape ee. » e un' altra di quello che comincia : « Raphel » dell* Inf. XXX. Del 
primo dicerasi esser pretto ebraico e vi era scritto in caratteri ebraici, se bene mi rammento 
«osi : « Pa pe Satan pa pe Satan alep, • cioè : Ti mostra Satan, ti mostra Satan nel tuo splen- 
dore. — Del secondo dirò alia voce « Raphel. • 



Papiro — Pareglio. 



S9S 



80 del Terso sarebbe , secondo la 
spiegazione di Lombardi : che Pluto 
esprime dapprima il sua stupore del- 
l' audacia de' pellegrini e chiama, per 
cosi dire, al soccorso il suo capo Sa- 
Unno. — 1^ spiegazione bisbetica che 
Benvenuto Cellini s* immaginò d'aver 
trovata, quando intese a Parigi un 
usciere gridare a tutta possa per im* 
por silenzio: Paix, paix, Satan, allez, 
paiw I è pure stata accettata dal Dio- 
nisio come plausibiiissima. i Rossetti, 
«he dapertutto vede alcun misterio e 
senso arcano, propone nel suo Go- 
mento soli' Inferno (tomo i, pag. 379) 
<li scrivere : Papa Satan, Papa Sa- 
tun atepp$, che, secondo luijSigniflca: 
al Papa, Satauno, al Papa, Satanno 
principe (quest'impero è sacro). Di- 
poi si ricrede nel (tomo ii, pag. 465) 
e trova l' interpretazione molto più 
semplice : Pap' è Satan, Pap' è Satan 
aleppe, cioè : II Papa è Satanasso, il 
«ape I — Monti per ultimo, fastidito 
di tutte queste spiegazioni più o meno 
stiracchiate, pretende {Proponta, ii, 
33} che le parole di questo verso non 
eicno altro che noci betticdi al iutto 
fuori dell* uman connetto. — Costa, 
l'Ediz. Fior., Foscolo, non si sono 
dati pensiero d' alcuna spiegazione. 

Papiro. Inf. XXV, 66. La maggior 
parte degli anticlii cementatori come 
r Antico, Landino, Vellotello e con 
essi Lombardi e Portirelli, intendono 
per questa voce : il lucignolo d' una 
lucerna o d'una candela, perchè al 
tempo di D. adoperavasi spesso a tal 
uso il giunco che potevasi chiamare 
papyrua dalla pianta di tal nome di 
che gli Antichi servivansi per far car- 
ta, e che è una specie di giunco. — 
Daniello crede che D. siasi in questo 



luogo servito d' un gallicismo dicendo 
papiro invece di: carta; e Venturi, 
Volpi, Costa e Foscolo sono delia me- 
desima opinione. Io preferisco qae> 
st' ultima spiegazione, perchè se si 
parlasse d' un lucignolo, il Poeta 
avrebbe dovuto dire giueo e non auso, 

PappOf da pappa o papa dei Lfr* 
tini, Purg. XI, 105, voce usata dai 
bambini per chiedere da mangiare. 

Paradiso. Il Paradiso Terrestre, 
Par. VII, 38 e 87. - 11 Cielo, la di- 
mora de' Beati, Purg. I, 99. Par. Ili, 
89; X, 105; XXI, 69; XXIU, 61 ; 
XXXI, 52. >- L' assemblea degli Elei- 
ti, Par. XXV11,2. - La beatitudine, 
Par. XV,36;XVII1,J1. 

Parallelo. Par. XII, 11. 

Pàreor«l, verbo tolto dal lat., 
risparmiare le proprie forze, Par. 
XXIII, 69. 

PareO) avaro, meschino, misero, 
Par. Vili, 82, dove la Cr., Aldo e di- 
verse antiche ediz. leggono Parca, 
onde non si cava senso ragionevole. 
Tutte le buone ediz. moderne hanno 
adottato parca nel signif. del Petrar- 
ca, Dante, dell'Antico, Daniello. — 
Per est. lento, tardo, Purg. XI, 46. 

Pare^ lat. par, per: pari, eguale; 
trovasi solo in rima, Par. XUI, 89. 

PareeoM, dal lat. par, alcuni, 
Inf. XIX, 54. 

PareoohlOf simile, il medesimo, 
Purg. XV, 18, voce antiquata. 

Pareggiare 9 eguagliare, Purg. 
II, 18. — Rendere eguale, Purg. XVII, 
10. Par. XXI, 90. — Pareggiarsi, es- 
ser simile, Inf. XXII 1, 7. 

Pareggio, v. Prlrggio. 

Paregiio.II luogo del Par. XXVI, 
106 e 107, è uno dei più difficili della 
D. C. Primieramente il testo varia. 



1 Bisogna almeno conTenire che è ingegnosissima e che non altera troppo la forma dell» 
voci né la pronunfia. 



S96 



Paregiio, 



La Gr., V Antico e Landino nel suo 
comento leggono Che fa di si pareglio 
aW altre cote E nulla face Itii di ti pa> 
reglio. Aldo, Daniello, Vellotello, Por* 
tirelli, Lombardi, Costa, l' Ediz. Fior. 
e Bianchi editore del Costa leggono 
Che fa di si far eglie V altre eow. Dio- 
itisi, ammenoché non siavi errore di 
stampa nell' ediz. di Brescia, legge 
pareglia. Yiviani ftarelio e pareglio; 
per ultimo Tommaseo paregli V altre 
cote, E come le lezioni, cosi variano 
le interpretazioni, in modo però che 
si possono ridurre le une e le altre a 
due classi di lezioni e di spiegazioni. 
Una che legge con la Cr. partglio a^ 
ra/<re cose, e l'altra che legge pare- 
(;/t« 2' af<re co«#. Cosi gli uni come la 
Gr., Portirelli, Biagioli, Costa e Vi- 
viaoi prendono pare^/to per sost.; gli 
altri come Daniello, Bianchi, peradd. 
nelsignif. di: simile. La Cr. in ciò 
d'accordo con l' Antico spiega questo 
luogo in genere : Che Dio illumitM e 
comprende il tutto, ed egli da nulla ni 
è compreso ni illuminato ; nel medesi- 
mo tempo dichiara di prender pare- 
glio nel signif. di : splendore, il che 
mal s* accorda con la spiegazione. La 
maggior parte degli interpreti va- 
riando sul signif. di pareglio o pare- 
9<i«accordansi quasi tutti a prender 
questa voce in signif. analogo a quel- 
lo di: specchio. Cosi Buti spiega pa- 
reglio per rappresentazione di tutte le 
oose; Landino per nce/taco^o; edei mo- 
derni, Yiviani e Biagioli per: imagine; 
ed invero se la voce pareglio potesse 
significare : specchio e leggendo al- 
l' altre cose e prendendo lui per: a lui, 
ogni difficoltà sarebbe superata e il 
. senso sarebbe : Dio si fa specchio di 
tutti gli esseri (in lui si riflettono tut- 
te le cose) e niuno essere è specchio 
a lui (non potrebbe riflettersi perfet- 
tamente in alcun essere). Fra quelli 



che leggono par^jte l'altre cose, Da- 
niello prende pareglie nel signif. di : 
simile : Dio fa tutta le cose simili a 
lui) cioè: ogni cosa tanto perfetta 
quanto comporta il suo essere, ma 
niona cosa potrebbe render Dio si- 
mile a so stessa ; ciò che, indipen- 
dentemente dal senso sforzato dato 
a questo luogo, non corrisponde per 
nulla al contesto. Altri, come Portirel- 
li, Tommaseo, Costa, traggono da que- 
sta voce un signif. assolutamente con- 
trario air idea principale, che é evi- 
dentemente di spiegare, come i Beati 
veggano tutte le cose in Dio. Bian* 
chi adotta il signif. di iguali e ne 
deriva il senso, un po' stravagante: 
Dio fa tutte le cose uguali a sé stes- 
se, cioè: le rende, le riflette tali 
quali sono e ninna cosa potrebbe rap- 
presentar Dio eguale a sé, cioè: nella 
sua vera immagine. Torelli per ulti- 
mo prende pareglio per : pariglia, due 
numeri eguali : Dio raddoppia tutte 
le cose riflettendole, ma ninna cosa 
potrebbe duplicar Dio, cioè : rifletter- 
lo o riprodurre la di lui immagine; Il 
che, non tenendo conto della bizzaria 
deir espressione, ritorna all' idea del- 
lo specchio.ln tanta confusione di spie-^ 
gazioni in parte contrarie all' idea 
che D. vuole evidentemonte espri- 
mere, io mi attengo al contesto che 
richiede che i due versi contemplati 
siano spiegazione o ampliflcazione 
dell' idea espressa dal Poeta cioè : 
che Dio è lo specchio nel quale i Bea- 
ti veggono tutto. Per non ripetere l» 
voce speglio D. si serve dell' imma- 
gine senza dubbio arditissima dicen- 
do: Tutte le cose sono paregli di Dio; 
da lui vengono e per conseguenza si 
riflettono io lui; ma egli medesimo- 
non potrebbe esser mai il pareglio di 
altra cosa, cioè : niuna cosa potrebbe 
essere vera immagine di Dio e per 



Partnfe — Pari». 



897 



conseguenza, non si può veder lui 
perfettamente in alcun essere. Onde 
costruisco : Che fu V altre cose paregli 
o pareglie di sé, e nulla face lui (acc.) 
pttreglio di sé. 

Parente, propriamente: il con- 
sanguineo, Par. XVI, 120; XXII, 8%. 

— Spesso: il padre, Inf. Il, 13. — TI 
primo parente^ Inf. IV, 65, è Adamo — 
e i primi parenti, Adamo ed Eva, Par. 
VII, 148. Al pi i genitori, Inf. I, 88 ; 
111,103. Par. XXXII, 78. 

Parere, sembrare, Inf. I, 46; HI, 
54; V, 76; Vili, 27; XIX, 16. Purg. 
11,116; IX, 140; XII, 67; XVI, 16; 
XIX, 46; XX, 30 e 148; XXI, 3%; 
XXIV,40; XXVII, 97; XXVIII, 29; 
XXXI, 3 e 142. Par. I, 79; XV, 58; 
XXIV, 15; XXX, 89. - Essere appa- 
riscente. Par. XVII, 14^ - Esser 
d'opinione, Inf. XVI, 90. — Apparire, 
mostrarsi, Inf. X, 72; XVIII, 117; 
XXVI, 33; XXVIII, 26; XXIX, 42; 
XXXIII, 134. Purg. VI, 18 e 28; VII, 
84; IX, 96; XV, 93; XVI, 144; XXI, 
49; XXII, 12; XXIV, 103; XXXI, 
143. Par. V, 25; IX, 135; XIII, 75 e 
91; XVII, 83; XVfll, 87; XIX, 1; 
\X1, 33; XXXllI, 116. — Nonparere, 
Purg. Ili, 60. — Parerai, mostrarsi, 
Inf. Il, 9 ; XXI, 58; XXIII, 108: XXV, 
108. Purg. XIII, 7. Par. XXVI, 98. — 
Le forme poetiche di questo verbo 
sono paritmij contratto di: mt pare- 
va, Purg. XX, 148 — parifn, contratto 
di: parevano, pareano, Inf. XIX, 16 

— parriéno, contratto di: parrebbero, 
Purg. XXVI1I,29. 

Parere, sost., l'opinione. Par. 
II, 84. — La parvenza, Par. XXX, 6. 

Parete, lat. parie», la muraglia. 
Ordinariamente D. applica tal nome 



ai Iati delle scale del Porgatorio, ta- 
gliate nel sasso, Purg. Ili, 99; XIX, 
48; XXII, 117. - Per un ostacolo, 
Purg. XXVI, 22. — Con arditissima 
metafora D. dice che il difelSo d'at- 
tenzione era parete, impedimento, 
Purg. XXXII, 4. — Questa voce che 
per lo più è mascolina, trovasi fem- 
minina, Pnrg. 111,99. 

Pargoleggiare, da ^r^oloper: 
parvolo ; trastullarsi come fanciullo, 
Purg. XVI, 87. 

Pargoletto, un bambino , Par. 
XXVII, 128. 1 comcnUtori che attri- 
buiscono a D. parecchi Innamoramen- 
ti, riferiscono pargoletta, Purg. X X XI, 
59, alla Gentucca, v. ivi, o' qualche 
altra amorosa immaginaria. Mi sem- 
bra evidente che Beatrice indichi una 
fanciulletta in genere, ricordandogli, 
come nota Vellutello, quale aveva 
veduta lei medesima nella sua in- 
fanzia. 

Pari e Par, add., eguale, Purg. 
XXIX, 185. Par. XIV, 67. - Aw. 
Par di alcuno, al pari, sulla medesima 
linea, Inf. XV, 44. — A passo eguale, 
Purg. XXIX, 8. — Di pari, di fronte, 
Purg. XII, 1. 

Parigi, la metropoli della Fran- 
cia, Purg. XX, 52. 

Parlo. Inf. V, 67. Sembrami indu- 
bitato che si parli di Paride Aglio di 
Priamo, rapitore di Elena, come han- 
no inteso tutti gli antichi comentato* 
ri, e non d' un cavaliere oscuro di tal 
nome, trovato da Volpi & e ammesso 
da Costa, Tommaseo e Bianchi. — 
Per t cavalieri, v. 71, D. intende 
Achille, Paris e Tristano che sono po- 
sti nel medesimo ordine, secondo ti 
modo di vedere del medio evo. 



1 È popoUre in lulia U leggenda di Parise Vienna; e non troTatodel Volpi. Dicendo Dante 
« Vidi Parit, Triataoo, p pare che intenda del Paris caraUere errante e non di Paride eroe 
troiano. 



2DS 



Pari» — Parte. 



Parlai, per : Parigi in grazia del- 
la rima, Purg. XI, 81 . 

Partomeiato, la conferenza, Inf. 
XXVIII, 88. 

Parlare) dal lat. del medio evo 
parabola, fMtrabolare, Inf. Il, 72; V, 
115;X,«e38; Vili, 87; Xlll, 81 ; 
XIV, 61 ; XVI, 81 ; XXI, 1 ; XXIII, 6; 
XXIV, 64; XXVI, 89; XXVli, »; 
XXVIII, 51; XXX, 139; XXXI, 79; 
XXX11,U;XXXI1I,9. Porg. I, 110; 
II, 87; V, 67; Vili, 94; XI, 74 e 189; 
XII, 87; Xlll, 96; XIV, 76 e 1«6; 
XVII, 50; XVlll, 9; XXI, 53. Par. 
Xll, 70; XX, Ili; XXIV, 46; XXVI, 
41 e 124; XXXll, 116, e più spesso. 
-> Come sost. la parola, il discorso, 
Inf. II, 113 e 186; X, 123; XXXIV, 
24. Purg. X, 95; XVI, 136; XIX, 16 e 
«4; XXX, 72; XXXI, 2; XXXll, 91. 
- Ed anco al pi.. Par. IX, 63. - 
L'idioma, Purg. XXVI, 117. Par. X, 
101 ; XI, 75; XXIV, 27; XXXIII, 66. 

Parlaflfa, contratto di paraUsia^ 
ìtiUparalyns; pare dal contesto che 
questa voce significasse : le conval* 
sioni epilettiche, lo spasmo, Inf. XX, 
16. 

Parmenide) filosofo greco coe- 
taneo di Socrate uno dei capi della 
setta degli Eleatici, Par. Xlll, 125. 

Paraaso, monte della Foclde 
consecrato ad Apollo e alle Muse, 
Purg. XXII, 66; XXVIII, 141 ; XXXI, 
141. Par. I, 16. — È di più indicato, 
Purg. XXII, 104. 

Pare, non credo che questa voce 
sia sinonima di: paio, ma piuttosto 
un'altra forma per: pari, v. ivi. — 
A paro a paro, a passi eguali, Purg. 
XXIV, 93, come di pari, v. ivi. 

Pareffia. Par. XXVIII, 84. Boc- 
caccio nella Teseide (lib. vii, st. 114} 
usa questa voce in signif. di: séguito, 
salmeria, cioè: le persone che accom- 
pagnano un gran personaggio, ed io 



credo che D. l' abbia usato nel si- 
gnif. medesimo, e che voglia indice- 
re le stelle che apparentemente fan- 
no corteggio al sole. Buti e la maggior 
parte dei commentatori prendono 
questa voce per una forma alterata 
di parrocchia, la congregazione de' fe- 
deli. Questa spiegazione può esser 
giusta e il significato del luogo non 
è per ciò mutato. 

Parala, lat. parabola, Inf. II; 67; 
VII, 60; IX, 12; XVI, 56; XIX, 123; 
XXV1I,15;XXVIII, 62. Purg. I, 50; 
IX, 145; XVlll, 40; XX, 37; XXIV, 
132; XXXilI, 83 e 87. Par. Ili, 94; 
XII,1;XX,29; XXVIII, 88; XXX, 
56; XXXll, 3, e più spesso. - 11 di- 
scorso, Inf. II, 43 e 111; III,i0; VII, 
126; X, 39; XI, 79; XVI, 72; XXIII, 
76; XXV, 1 ; XXVUl, 1 e 129; XXX, 
129;XXXIII.7. Purg. 1,50; IV, 121; 
VII, 124; XI, 46; Xlll, 65; XIV, 72; 
XVI, 20; XXI, 103; XXV, 76; XXIX, 
2; XXXll, 77. Par. VII, 23; IX, 83; 
XXI, 79; XXV, 97; XXIX, 68. - Far 
parole, parlare, Inf. VI, 57; XXIIl, 
86. Par. XI, 52. — La parola, la fa- 
coltà di parlare^ Purg. V,100. 

PavalelCa, dimin. di imrofa, Par. 
1,95. 

Parie, lat. para. La parte d' un 
tutto, Inf. VH, 26 e 75; XIV, 112; 
XXIV, 1; XXVII, 79; XXXI, 47; 
XXXIV, 33. Purg. VI, 87; IX, 130, 
dove la Cr. legge con ragione porta. 
Par. 1,3; VI, 119; X, 31; XXII, 71 ; 

XXVII, 47; XXVIII, 66; XXIX, 50. 
~ In quanto al luogo dell* Inf. IV, 36, 
v. PoBTA. — Come avv. In parte, Inf. 
IV, 71 ; XVII, 20. Purg. XI, 84; XXVI, 
44; XXXlll, 137. Par. II, 74. ^ La 
parte del corpo, un membro, un or- 
gano, Inf. XXV, 85. - Il lato, Inf. IV, 
125; IX. 116; X, 49; Xll, 127; XVII, 
113; XX, 90; XXI, 18; XXII, 28; 

XXVIII, 69; XXXI V, 111. Purg. Il, 



Paru 



Pascere, 



S99 



22, dove la NIdob. legge laio ; IV, 84; 
X,8e 48; XII, 29; Xlll, 82; XIV, 
142; XV, 17; XX, 133; XXI, 116; 
XXVllMI; XXXI, 47. Par. I, 132; 
XIII, 119; XXVH, 18; XXX, 65; 
XXXI, 128. - La contrada, Inf. XIV, 
31. Purg. 1, 122; IV, 84; Vili, 116; 
XXIX, 101. Par. V, 87; IX, 25; X, 8; 
XII, 46. — Un luogo, in genere, Inf. 
1,127; IV, 151; Vili, 8ft; IX, 8; XI, 
98; XIII, 97; XIX, 8. Purg. I, 122; 
IX, 73; XXVll, 128. Par. 11, 92. - 
I^ fazione politica, lof. VI, 65; X,47; 
XV, 71 ; XXVll, 51. Par. VI, 101 ; IX, 
59; XVII, 69. - Da tal parte, Inf. 
XVIll, 97, pare che aigniAchi : In tal 
guisa. — Nei luoghi dell' Inf. XXIX, 
16, e Purg. XXI, 19, parte ha manife- 
stamente il signif. di : intanto, come 
é stato interpretato da tutti gli anti- 
chi comentatorl. — La Cr. legge er- 
roneamente nel secondo luogo perchè 
che distrugge tutta la costruzione. 

ParlC) da partire, v. ivi. 

Parte^SlArei dal lat. ]»ar<<«; se- 
guitare un partito, Purg. VI, 126. 

PartiO) Parline) v. Pabtirb. 

Par (ire) lat. partire e par tiri; 
dividere, Inf. XIV, 80; XX Vili, 139. 
Purg. XVI, 27; XXVl, 37. Par. II, 
116; IX, 90. — Allontanarsi, andar 
via, Inf. XXIII,57; XXIV, 56; XXIX, 
30; XXXII, 124. Purg. 1, 28; V, 1; 

XXII, 34. Par. X, 12 ; XXXII, 150. - 
Partirsi t separarsi, dividersi, Inf. 
Xlll,94; XVI, 4; XIX, 38; XXII, 66; 
XXVll, 131. Purg. VI, 1. Par. XIX, 
110 ; XXXII, 21. - Allontanarsi, an- 
darsene, partire, Inf. 1, 34; IH, 89 e 
90; XII, 19 e 88; XXUI, 147. Purg. 
IV, 24 e 82; X, 12; XVI, 143; XIX, 
24;XXIV,97.Par.Vl,139;Xlll,121; 

XXIII, 129. - Partio, per: partì, Inf. 
XXVll, 131. — Partine, in rima per: 
parti, Purg. IV, 24. 

Partire, 808t., l'atto di allonta- 



narsi, di partire, Inf. 1, 123 ; XXI, 28 

— di : separarsi. Par. X, 20. 
Partila, l'atto di partire, la se- 
parazione, Inf. XXII, 79. Purg. Il, 133. 

Partita, diviso, Purg. X, 50 -* in 
fazioni politiche, Inf. VI, 61. — Sepa- 
rato, Inf. XXVin, 140. Purg. XIX, 
112. " Allontanato, Purg. V, 1 ; VII, 
54; XXII, 34. Par. XXVll, 87. 

Parta, sost., Par. XVI, 35. 

Partorire, iat. parturire. Nel si- 
gnif. prop, Purg. Ili, 39; XX, 21 e 
132, dove la Cr. legge senza necessita 
parturire. — Per est. produrre, Par. 
1, 31 ; XIII, 54. 

Partorire, in rima pnrturie per: 
partorì, Purg. XXIII, 12. 

Parola, da parere, l'apparenza, 
Purg. XXIX, 142. — L'apparizione,^ 
Purg. XXVI, 70. - Nel luogo del' 
Purg. XXV, 100, parula ha il signif. 
di : visibilità. 

Parvente, da parere ; che appa. 
risce , che si vede, Par. XIX, 57; 
XXI, 18; XXIV, 65. - Risplendente, 
Par. X, 42; XVII, 36; XX, 5. 

Parvenaa, il modo in cui un og- 
getto apparisce, si mostra. Par. 
XXVIII, 74 ; XXX,.106; XXXin,113. 

— Lo splendore, Par. XIV, 54; XXUI, 
116; XXIV, 71. - Onde le stelle sono 
dette parvenze^ Par, XIV, 71. 

Parvo, voce latina; piccolo, Purg. 

XV, 129. Par. XIX, 135. - Insuffl- 
ciente. Par. IV, 138. 

Parvolo, dimin. di parvo: un 
bambino, Purg. VII, 31. Par. XXII, 2. 

Pascere, nel signif. prop. degli 
animali : pascolare , ruminare , Inf. 
Xlll,101 ; XXIV, 15 e 109. - Parti- 
cip, pasciuto, nutrito, saziato, Purg. 
XXVI, 103. Par. XIX, 92 ; XXIX, 107 

— e pustOf Par. XIX, 93. — Ripieno, 
Purg. VII, 102. Par. XXUI, 5. - Pa- 
scersi^ nutrirsi, Inf. XYII, 57. Purg. 

XVI, 102. 



300 



Pasco «^ Passo. 



PmwO) lat. pascua : il prato, la pa- 
stura, Inf. XX, 75. — Nel signU. fig. 
per: il cibo spirituale, Par. XX VII, 
56; XXIX, 107. 

Patire) lat. Pasipha, moglie di 
Minosse re di Greta, madre del Mi- 
notauro, Purg. XXVI, 41. 

Paesaggio, da passare, Purg. Il, 
96. Inf. XX VII, 18. 

PaflMire, dal lat. del medio evo 
poisare formato da pa««ut, Inf. I, 95 ; 
III, 51; VI, 39; XVI, 5; XX, 82; 
XXUI, 120; XXX, 46; XXXII, 19. 
Purg. Xlll, 28; XXIV, 128. - Pasnar 
ollrej passare avanti, Inf. XXVIl, 133; 
XXXIII, 91. Purg. XIV, 33 - e nel 
medesimo signif. passar innanzi, 
Purg. XXXI, 26. Par. XXX, 84. - 
Passar sotto silenzio. Par. XXIIl, 24. 

- Penetrare, Inf. IV, 65. Par. II, 87. 

— Passar un fiume, Inf. Ili, 92 e 127; 
Vili, 21; IX, 81; XVII, 2; XXXIV, 
93. Purg. XVI, 118. Par. VI, 50 ; VII, 
90. — Detto, d' un viaggio di mare, 
Par. II, 16 ~ del tempo, Inf. XI, 14 ; 
XXXIII, 138. Purg. XI, 106 e 131, e 
ancora, Inf. I, 21. Par. XXI, 116. - 
In signif. att. far passare, far per mo« 
do che si possa passare, lnf.XV|ll,30. 

Paflflegiptare) da patto: carni- 
narelentamentee ad agio, Inf. XXXII, 
77. Purg. XXIV, 71. - In signif. alt 
percorrere, Purg. VII, 59; XXXII, 
31. — Spaziar con gli occhi. Par. 
XXXI, 46. — La dizione passeggiar 
anzi, Purg. XXXI, 30, è molto oscu- 
ra. Pare che il contesto richieda : cor- 
rere davanti ad alcuno, come un ser- 
vo che precede il suo padrone, e li 
senso in genere sarebbe : porsi al 
servizio di... La difficoltà consiste in 
sapere che cosa il Poeta ha inteso 
dire per gli altri di cui non si vede la 
relazione, ammenoché non si voglia 
riferire à' disiri del verso 22. 

Paasesslata. Inf. XVII , 6, è 



detto d' un oggetto su cui si cam- 
mina. 

PaMilone, la Passione di G. C, 
Par. XXIX, 98. - L'aflfezinne del- 
l'anima, Inf. XXXI, 72. Purg. XXI, 
107. — La sensazione, V impressione. 
Par. XXXIII, 59. - Nel luogo del- 
rinf. XX, 30, Aldo, la Cr. e quasi 
tutte le antiche ediz. eccettuata quel- 
la di Guiniforte, leggono jMtMton porta, 
lez. segufta dai moderni Biagiolì, 
Venturi, Volpi, Costa, l' Ediz. Fior, e 
Tommaseo, che si spiega : che prova 
dolore veggendo. Io sottoscrivo alla 
medesima opinione. Guiniforte e Dio- 
nisl leggono compassion porta, lez. 
più facile e perciò sospetta. Lombardi 
con la Nidob. e Ugo Foscolo hanno 
passion comporta, cHe mi sembra 
inammissibile. 

PaasOf e principalmente al pi. i 
passi, Inf. Ili, 77; VI, lOt ; Vili, 117; 
X, 122 ; XVII, ^; XVIII, «7; XXIIl, 
59 e 145; XXV, 78; XXXlV, 87. 
Purg. 1,112; 111, 53 e 68; IV, 37; V, 
48; Vili, 46; IX, 7 e 91 ; X, 123; 
XIII, 119 ; XIV, 141 ; XX, 120; XXIII, 
7; XXIV, 68; XXV, 125; XXVII, 
122;XXVni,22;XXX,105; XXXI, 
35; XXXIII, 103. - L'andatura, Inf. 
XX, 8 ; XXIIl, 81. — Passo passo^ a 
passi lenti, camminando agiatamente, 
Inf. XXIX, 70. — Studiars il passo, 
affrettarsi, Purg. XXVIl, 62. — Le 
ore sono dette passi con che sale la 
nott% Purg. IX, 7. — Il luogo per do- 
ve si passa, Inf. 1, 26 ; Vili, 104 ; IX, 
80; XII, 126; XIV, 84; XVIII, 74. 
Purg. XI, 50 e 126; XIII, 42; XIV, 
84. -Onde: il ponte, Inf. XIII, 146. 
— Un pericolo, un passo pericoloso, 
Inf. Il, 12; XXVI, 132. - Una dim- 
colte. Par. IV, 91 ; XXX. 22. - La 
morte è detta il doloroso passo, Inf. V, 
114 - e iVpasso forte. Par. XXII, 123. 
~ II passo d'un discorso, Par. Xlll, 



Passo — Paventare. 



901 



H7. — Il patso del perdono, Purg. XIII, 
42, è la scala dove nel Purgatorio sta 
l'Angelo che rimette i peccati. 

PAMiOf voce latina : che ha sof- 
ferto, Par. XX, 105. 

Pftflfltfro) supino latino : che de- 
ve o è per soflfrire, Par. XX, 105. 

PAflto^sost., la pastura, il cibo, 
Inf. 1,99; VI, 29; XXXIll, 1. Purg. 
XIX, 66; XXXII, 120. - Nel signif. 
flg., Inf. XIV, 92. Purg. XXV, 138. 

PAflto, contratto di pasciuto, v. Pa- 

8CBRB. 

Pastore. Nel signif. prop., Inf. 
IX, 72. Purg. XX, 140, dove è fatta 
allusione ai pastori ai quali fu annun- 
ziata la nascita del Messia. Purg. 
XXVII, 80 e 86. Par. IX, 132; XI, 
131 ; XXVII, 55. - Spesso questa 
voce indica il Papa, Inf. XIX, 83 e 
106. Purg. XVI, 98; XIX, 107. Par. V, 
77; VI, 17; XV, 144; XXI, 131 -e 
un vescovo, Inf. XX, 68. Purg. Ili, 
124. Par. IX,53,v. Prbtb. 

Paslara^ il nutrimento, Purg. II, 
125; XIV, 42. Par. V, 102; X Vili, 74; 
XXVII, 91. — Per est. ciò che piace 
agli occhi, Par. XXI, 19. 

Pasturale^ antica forma per: pa- 
storale: il bastone del vescovo, la 
gruccia, Purg. XVI, 110. 

Pasturare, condurre al pascolo. 
Nel signif. fig. d' un vescovo, Purg. 
XXIV, 30. 

Paterno. Inf. XV, 83. Par. XV, 
84 ; XVll, 35. 

Paternostro, r Orazione Dome- 
nicale, Purg. XXVI, 130. 

Patire, lat. pati. Nel signif. fisi- 
co: provare l'influsso d'una cosa, 
Purg. XX V,47. -r- Soffrire, sostenere. 
Par. II, 38 ; IV, 73 ; XX, 31 , 81 e 94 ; 
XXVII, 36. — Trovasi pàté, contratto 
di : patisce. Par. IV, 73 ; XX, 31 e 94. 
— Patio per: pati. Par. II, 38; XX, 
81. 



Patre, antica forma per: padre. 
Per: il Papa, Inf. XIX, 117. 

Patria. Inf. 1, 69; X, 26. Par. 
XXI, 107. 

Patriarca. Inf. IV, 58. - Gia- 
cobbe, Par. XXII, 70. — Titolo d'ono- 
re dato a san Domenico come fonda- 
tore del suo Ordine, Par. XI, 121. 

Patrfel, propriamente: i patrìzii, 
i nobili, i dignitari. D. dli tal nome ai 
più onorevoli fra gli .Eletti, Par. 
XXXII, 116. Giov. Villani (Cronico, 
lib. Il, cap. 6} si serve due volte della 
forma pairice, senza di che, deriverei 
piuttosto patria da patricio per : pa- 
trizio. 

Patrlelda. Purg. XX, 104. 

Pattessiare, dal lat. pactum: 
far oggetto d' un trattato o d' un traf- 
fico, Purg. XX, 80. - Patteggiato, che 
è sotto la fede d' un trattato, Inf. 
XXI, 95. 

Patto, lat. pactum; il trattato, la 
convenzione, Inf. XXI, 93. Par. V,28; 
XII, 17. 

Paura, lat. pavor, Inf. I, 6 e 15 : 
II, 63 ; VII, 5; IX, 13; XVI, 50; XVII, 
106; XXI, 27; XXIII, 12; XXVIII, 
113; XXXI, 39 e 95; XXXIV, 10. 
Purg. Il, 127; III, 19; IX, 65; XIII, 
136; XXI, 118: XXII, 90; XXIX, 
141 ; XXX, 45. Par. II, 69 ; XV, 103 ; 
XXVI, 19. - In signif. att. ciò che fa 
paura, Inf. 1, 53. — Colui che a tutto il 
mondo fé paura, Par. XI, 69, è Giulio 
Cesare. 

Paurose, ciò che può far paura, 
formidabile, Inf. 11,90. 

Pausare, riposare, aver pace, 
Par. XXXII, 61. 

Paventare, dal lat. pavere; aver 
paura, Inf. IV, 17; XXI, 133 e XXIII, 
22, dove la Cr. e la maggior parte 
delle ediz. leggono : io ho pavento^ e 
la Nidob. seguita da Foscolo io pa- 
vento. Io preferisco la lez. della Cr. 



302 



Pavento — Pecora, 



Pavento 9 sost., la paura, Inf. 
XXH1,22,v. Payentarb. 
. Pavimento, il suolo, Purg. XII, 
49. — La voce lai. pavimentum, tro- 
vasi, Parg. XIX, 73. V. Adhìesit. 

PaBlenan, iat. patientia, Purg. 
X J38. Par. XXI, 135, in questi due 
luoghi la Cr. legge pazienzia, forma 
più antica. 

Pmbo^ d'origine ignota, forse dal 
Iat. pa<for : insensato, Inf. XXI, 123. 

PamaO) nome d' un'antica famiglia 
di Firenze. D. fa menzione di due per> 
8one di tal nome — Rinier Pazzo^ Inf. 
XII, 137, che s'era fatto formidabile 
come ladrone di strade — e Camiccion 
de' Pazzi, Inf. XXXII, 68, di Valdar- 
no, che assassinò Ubertino suo pa- 
rente. 

Pe', per: per i, Inf. XVI, 61, in 
varie ediz. pei. 

Peana, Iat. Paan, Par. XIII, 25, 
inno in onore di Apollo. 

Peeea, dal Iat. peccatum; antica 
forma per : peccato, Inf. XXXIV, 115. 
Purg. XXII, 47. - Il delitto, Inf. 
XXXII, 137. 

Peeeare. Inf. IV, 34 ; XXX, 40 e 
71. Purg. XI, 90; XXIll, 80 ; XXVI, 
132. Par. VII, 85. — Come sost., Purg. 
XXI, 66. 

Peccato. Al sing., Inf. XV, 108; 
XXVII, 109. Purg. XX, 76; XXII, 50; 
XXVI, 82; XXVIII, 128; XXXI, 41. 
Par. VI, 93 ; VII, 79. — Al pi., pecca- 
ti, Purg. Ili, 121. — Ordinariamente 
U peccata.ìnf. V, 9. Purg. XVI, 18. 
Par. XVII, 33 ; XXII, 108. - Per ul- 
timo, Purg. XXXIII, 74, dove Aldo, 
la Cr. seguiti da Lombardi e dalla 
maggior parte delle ediz. moderne, 
leggono in peccato tinto, mentre quasi 
tutte le antiche ediz. come quelle di 
Foligno, di Mantova, Vindelino di 
Spira, Daniello ec. leggono m /viralo, 
forse anco meglio impetrato come 



ha il ms. di Viviani. Pare che 1' Ano* 
nimo abbia Ietto nel medesimo modo. 
Io preferisco Fatto di pietra ed impe- 
tralo tinto, che si riferisce evidente- 
mente al V. 67 a 69t mentréchè in pec- 
cato sembra spiegazione poco felice 
di espressione che pareva oscura e 
tautologica. Dionisi è del medesimo 
sentimento. 

Peccatore. Inf. V, 38; XVIII, 
25;XlX,23;XXn, 23; XXIV, 118; 
XXVI,42;XXX1I,.117; XXXIII, 2. 
Purg. V, 53 e Par. XXI, 122, dove la 
Cr., Landino, Vellutello, Daniello, 
Venturi, Volpi e Dionisi leggono E 
Pietro Peccator fui nella casa ec. per 
modo che san Pier Damiano direbbe, 
che portava il sopranome di Peccatore 
nel tempo che dimorava nel mona- 
stero della Madonna vicino a Raven- 
na; circostanza che non è provata. 
Leggendo con la Nidob., Lombardi, 
Biagioli, Costa, I* Ediz. Fior, o quasi 
tutte le buone ediz. moderne A» in- 
vece di fui, come ha pur letto mani- 
festamente r Antico, Pier Damiano 
corregge un errore già comune al 
tempo di D. che confondeva Pier Da- 
miano con Pietro degli Onesti sopra- 
nominato il Peccatore e che realmente 
visse nel monastero di Ravenna e 
mori nel 1119, mentre Pier Damiano 
era già morto nel 1080. V. Damiaivo. 

Peccatrice. Le peccatrici, Inf. 
XIV, 80, erano probabilmente mere- 
trici che a quel tempo frequentavano 
in gran numero i pubbKct bagni, oche 
essendo infette d' alcun morbo, come 
i lebbrosi, vi si stanziavano in qualche 
luogo vicino. 

Pece, Iat. pia, Inf. XXI, 8 ; XXII, 
66;XXX1I1,143. 

Pecora, dal pi. del Iat. pecut, 
Inf. XXXll, 15. - Nel signif. flg., 
Par. IX, 131 ; XI, 127. - Nel luogo 
del Purg. XXXllI, 51, inchinerei a 



r 



Pecorella — Peleggio, 



dOS 



prender pecore nel signi T. prop. come 
pure nel Par. V, 80, per : animali ir- 
ragionevoli. 

Pe«#réll«,diinin. di jiecora, espri- 
me la semplicità e la dolcezza di sua 
natura, Inf. XXIV, 15. Parg. Ili, 79. 
-^ Onde il signif. ecclesiastico: i ore- 
denti, il popolo, il gregge. Par. XXIX , 
i06. 

PeonllO) non è usato mai nel si- 
gnif. lat. ma sempre per : gregge, al 
prop. e al flg., Purg. XXVII, 83. Par. 

XI, m. 

Pedan^osOf per : conduttore, gui- 
da; epiteto dato a Virgilio, Purg. 

XII. 3. 

Pedcs meos, 1 miei piedi, Purg. 
XXX, 84; ultime parole del verset- 
to 9 del Salmo xxxt (xxx). 

Pedone, il fante, Inf. XXII, 11. 

PegaȎo, epiteto delle Muse e 
probabilmente di Calliope in partico- 
lare, Par. XVIII, 81 - Vedi Purg. 
I, 9. 

Peggio^ lat. p*ju$y sost., Inf. 
XXVIl, 107. Par. Vili, 116. - Add. 
per: peggiore, Inf. 1, 132. — Aw., 
Purg. XVIll, 125. Par. V, 68; XXI, 
126.- ilp^^^to, Purg. X, 110. 

Peggiore, lat. pejnr, Inf. IX, 15, 
dove la Gr., Aldo e parecchi antichi 
edit. leggono piggior, v. ivi, Inf. 
XXXI1I,154. Purg. VI,24. 

Pegola, ora: pece, Inf. XXI, 17 
6 51; XXII, 16. 

Pei, V. Pb'. 

Pel, per : per il, lez. leggermente 
ammessa dagli editori del cemento di 
Lombardi, Padova, 1822, invece di 
per che hanno tutte le altre ediz. Inf. 
IX, 21. 

Pelago, voce poetica, tolta dal 
lat. o piuttosto dal greco: il mare, 
ralto mare opposto alla riva, Inf. I, 
23. Par. II, 5; XIX, 62. - Un gorgo 
in uu fiume, Purg. XIV, 52. 



Pelalo, privo del pelo, Inf. IX, 99. 

Peleggio. Par. XX 111, 67. Questa 
voce apparisce sotto quasi tutte le 
forme possibili nelle varie ediz. Tro- 
vasi peleggio nell' Aldo, Landino, Da- 
niello. Fileggio, nell' Antico, Lombar- 
di, Dionisi, Portirelii, l' Ediz. Fior, e 
Tommaseo. Noleggio, nella Cr., Ven- 
turi e Volpi. PuleggiOf in Ugo Foscolo. 
11 che, per dirlo incidentalmente, dà 
indizio che questa voce non sia ita- 
liana, ma di origine straniera. Io cre- 
do che siavi affiniti con : piloto, che 
deriva dal basso ali. pilen o peilen, mi- 
surare, scandagliare, e loth, il piombo 
che serve di scandaglio, perchè con- 
viene essenzialmente al piloto di ado- 
perar lo scandaglio per esplorare la 
profondità dell'acqua. In questa sop- 
posizione preferisco pileggio o al più 
peleggio, a tutte le altre forme. In 
quanto a poleggio non è fondato cbe 
sopra un errore della Cr. che ha a 
sproposito citato un luogo di Bnti nel 
quale questi al Purg. Vili, 87, spiega 
etelo per poleggio, o mozzo d' una ruo- 
ta. PuleggiOf è una forma storpiata dal 
popolo fiorentino. Del rimanente tutti 
i cementatori concordansi in dare a 
questa voce, come richiede il conte- 
sto, il signif. di: viaggio per mare: 
navigazione. In alcune ediz. per ulti- 
mo come la Nidob., Vellutello, Costa, 
Rovinio (Lione 1552) e Viviani tro- 
vasi pareggio nel signif. di : pareggio, 
lez. che si adatta sofflcientemcnte 
bene al contesto e che ha l' appoggio 
del lat. parigium, usato spesso da Ma- 
rino Sanuto nel signif. di : pareggio o 
luogo pericoloso in mare. È probabile 
nondimeno che questa lez. sia stata 
introdotta da copisti che ignoravano 
il signif. di pileggio. (V. Monti, Pro- 
posta, vili, p. II, pag. 67 e segg.) È 
però da notare che il Provenzale ha 
le forme pelek e pelech, per: il mare, 



304 



Pelle — Penitenza, 



che potrebbono derivar dal greco 

Pelle, lat. peUi$ ; dell' uomo e de- 
«li animali, Inf. I, 4%; XVI, 108; 
XVll, 11; XX, 64; XXV, 110; XXXIV, 
60. Purg. XVn, 3; XXIII, 24 e 50. 
Par. XXVII, 136. - La pelle concia- 
ta, il cuoio. Par. XV, 116, dove pelle 
aeoverta, significa : una veste di pelle 
o di cuoio che non è coperta di panno. 
(V. Ricordano Malispini, cap. 161.) — 
Per est. la coperta, Par. XXI, 134. 

Pellegrino, \bU peregrinuM ; pro- 
priamente : forestiero, o lontano dalla 
sua patria, Purg. IX, i^ pellegrina 
dalla carne, cioè : sciolta, disgiunta 
dalla carne. 

PellestrlnO) secondo la Nidob. 
e Lombardi, mentre Aldo, la Cr. e la 
maggior parte delle ediz. leggono 
Penentrirto che è l'antica Prcenestef 
oggi Palestrina, piccola città della 
campagna di Roma e a' tempi di D. 
fortezza dei Golonnesi tolta loro per 
tradimento da papa Bonifacio Vili, 
Inf. XX VII, 109. 

Pelliem»*, uccello acquatico, a 
cui un pregiudizio popolare attribuiva 
che nutrisse i suoi figli del proprio 
sangue, onde è provenuto il sìmbolo 
dell' amore e della carità. Nel mede- 
simo signif. è fatto epiteto di G. C, 
Par. XXV, 113. 

Pelo, lat. pilus, Inf. I, 33 ; III, 83; 
XII, 109; XXV, 119; XXXU, 49; 
XXXIV, 76, 80, 108 e 119. Purg. II, 
36: XVI, 6; XXVI, 60. - Per: la 
barba, a indicar Y età. Par. IX, 99. — 
Al pi. i capegli, Inf. XXIII, 19. 

Peloro, nome antico del promon- 
torio di Sicilia da tramontanalevante, 
ora Capo di Faro, Purg. XIV, 39. Par. 
Vin, 68. 

Peltro, voce di signif. incerto. 
Trovasi nel medio evo pestrum e petp- 
ireum, nel vecchio francese peaulre 



e peutre, in inglese pewter, io ali. 
tpiauter, i quali tutti significano un 
metallo o lega di metalli. Gli Italiani 
Io prendono per: lo stagno purificato; 
altri con più verosimiglianza per : lo 
zinco allora ancor raro, o finalmente 
per una lega di stagno e antimonio. 
Potrebbe forse derivare dall'ali, spei- 
se che in metallurgia indica una lega 
qualunque di diversi metalli. D. Tusa 
oeir Inf. I, 103, evidentemente per 
un metallo nobile, o. per: argento, o 
in genere per : ricchezze. 

Pesa, la punizione, il tormento, 
Inf. V, 46: VI, 47 e 56; VII, 90; IX. 
18; X, 64; XII, 91 : XX,1 ; XXII, 99; 
XXni,99;XXVlII, 44e130; XXIX, 
107; XXX, 58; XXXIV, 61. Purg. 
XVll, 105; XIX, 117; XXIII, 71; 
XXXIII, 61. Par. VII, 40 e 84. -La 
sventura, Purg. XI, 136. — Il rincre- 
scimento, Purg. XIX, 17. — A pena, 
V. A. e Appena. 

Pendente, che pende, che ò in- 
clinato, Inf. XXIII, 44. 

Pèndere, essére sospeso, Inf. 
XVII, 55; XXVIII, 95; XXXIV, 65. 
— Essere inclinato, Inf. XXIV, 38; 
XXXI, 138; XXXIV, 139. - Detto 
d'una pianura, discendere, Par. XI, 45. 

Pendfee, da petidere; il pendio, 
Inf. XIV, 89. Purg. XXIII, 139. 

Penelope, la moglie d' Ulisse, 
Inf. XXVI, 96. 

Penéo. Par. 1, 33. L' alloro è detto 
frùtide penéa, per cagione di Dafne 
figlia del fiume Penéo che fu trasfor- 
mata in esso albero. 

Penestrlno, v. Pellestriico. 

Penefranle, che penetra. Par. 
XXXI, 9?. 

Penetrare. Par. I, 9 ; IV, 71 ; 
XX, 94 ; XXI, 84 ; XXXII, 143. - In 
rima sempre penetra o penetri, invece 
di : penetra, penetri. 

Penltenxa e Penltensla , 



Penna — Pennino. 



305 



Purg. XIII, 126. Par. XX, 51. - Per: 
pena, tormento, Inr. XI, 87.- 

Peana, in genere, Par. V, 74. — 
f.a penna da scrivere, Inf. XXIV, 6; 
XXV, 144, dove Aldo, la Gf., Landino 
« più antiche ediz. leggono lingua. 
Penna, trovasi nella Nidob., Vellu- 
tello, Dionisi, Porti relli. Lombardi, 
r Kdiz. Fior., Costa, Viviani e Fo- 
scolo. Il senso è il medesimo affatto 
ed io non saprei decidere, Purg. 
XXIV, 58. Par. VI, 63; XIX, 116; 
XXIV, 25. — Le penne d'un uccello, 
Inf. :XXXIV, 49. Purg. XXXII, «7. 
Par. XXVn,15. - In particolare: le 
penne delle ali, le ali, Purg. Il, 35; 
Vili, 29; IX, 20; XIX, 49; XXVII, 
123;XXIX,104;XXXI,58. Par. VI, 
7 ; XXV, 49. - Il volo, Par. XXXIII, 
139, e forse, Par. XXXII, 80, dove 
penne tnnocm/f , pare cIih signiflchl la 
forza d' innalzarsi al cielo. Daniello 
solo seguendo la Nidob. legge le m- 
noeenti penne invece di alle innocenti 
penne e ne cava il senso : Fu necessa- 
rio di circoncidere le innocenti penne, 
cioè : il membro virile, il peni» dei 
Latini. ^ Le maschili penne, Inf. XX, 
45, significano verosimilmente: la 
barba e non : le membra, come crede 
la Gr. Vedi Purg. I, 42, dove piume 
ha il medesimo significato. 

PeBnocehlO) di origine incerta; 
Ja rócca. Par. XV, 117. 

PenBellesglare) da pennello: 
dipingere, Purg. XI, 83. 

Pennello, lat. penicillum, Purg. 
Xll, 64. — Tutti gli antichi cementa, 
tori intendono per t tratti pennelli, 
Purg. XXIX, 75: linee tratte a pen- 
nello, il che conviene perfettamente 
con la parola Utte che segue imme- 



diatamente. Monti e alcuni moderni 
avendo trovato pennello in signif. di : 
bandiera, interpretano: bandiere spie- 
gate, che pare confermato dalla voce 
etendali ohe segue. Io preferisco la 
prima spiegazione perchè mi sembra 
ardno dare a trarre il signif. di spie- 
gare, e credo che il Poeta cangi im- 
magine per por piò evidentemente 
davanti agii occhi un oggetto diffìcile 
da descriversi.* 

Penniné. Inf. XX, 65. La Crusca 
legge questo luogo oscuro e spesso 
disputato, cosi : Per mille fonti credo 
e più 9i bagna Tra Garda e Valcamo- 
nica e Apennino Dell' acqua, che nel 
detto Ingo ttagna. La sola costruzione 
possibile è di prender logo del ver- 
so 61 per soggetto della proposizione 
e desumerne il senso, che esso lago 
-Si bagna fra Garda, Valcamonica e 
r Apennino, dell' acqua di Innumere- 
voli fonti che si radunano in detto 
Iago. I Moderni oppongono che l' Apen- 
nino è troppo lontano dal lago di 
Garda per servire a determinare il 
sito del lago ; nondimeno è da avver- 
tire che D. si vale spesso di simili de- 
terminazioni non meno disparate. Ri- 
mane la dilDcoltà di dire : che un lago 
si bagni, che Daniello e Goi ni forte 
s'ingegnano tòr via dicendo: che il 
Poeta abbia voluto dire : si forma, 
spiegazione stiracchiata anzicheuò e 
che mal si sostiene. Guiniforte imma- 
gina di prender Apennino per: le Alpi, 
che è supposizione gratuita. Aldo to- 
glie la congiunzione e precedente ad 
i4p«nnmo facendo cosi di tal nome il 
soggetto della proposizione, ma non 
presenta senso ragionevole. Tutti I 
Moderni come Lombardi, Costa, Bian- 



1 « Trarre » nel signif. di : spiegare, in linguaggio militare, non è signif. arduo come sem- 
bra all'autore. È dizione propriamente storica : trar fuori le schiere, trar fuori le insegne, 
« vale : spiegart, ordinare le schiere, spiegar le insegne per muorere contro il nimico. 

20 



306 



Pennuto — Per, 



chi, l'Ediz. Fior., Tommaseo, Ugo 
Foscolo hanno adottato la les. propo- 
sta da Vcllutello di leggere Pennino 
invece d' Apennino, la quale è fondata 
sopra un gran numero di mss- ; Cesari 
e Monti sono della medesima opinio- 
ne. In questa supposizione Pennino^ 
cioè quella parte delle Alpi Penine 
che si stende sulla riva occidentale 
del lago, dicesi : esser bagnata dalle 
acque ec. Questa costruzione dà un 
senso probabilissimo a questo luogo, 
se non fosse che il cangiamento 
d' Apennino in Pennino ha sembiante 
d* una spiegazione data a questo luo- 
go diffìcile. Vellutello aggiunge un'al- 
tra congettura, dicendo : esser Valca- 
monica troppo lontana dal lago, e 
doversi leggere Fu/tftmoaica oMoniga, 
perchè trovasi realmente sulle spon- 
de del lago un piccolo sito di tal no- 
me posto in una valletta di tal nome. 
lo non posso ammettere questa le- 
zione non avendo l'appoggio di al- 
cuna autorità, attesoché detta valle 
non abbia importanza alcuna. Decida 
il lettore fra queste diverse opinioni. 

PenaotOf da penna ; coperto di 
piume, Inf. XIU, 14. Purg. XXIX, 94. 
Par. XV, 81. — Pennuto opposto a 
nuovo, Purg. XXXI, 69, signi&ca un 
uccello adulto, che ha tutte le sue 
penne. — Accidentalmente, coperto 
di penne, Purg. XXXII, 126. 

PeDAamcnlO) da pensare: il 
pensiero , 1* immaginazione , Purg. 
XVIII, 145. 

PenMMre. In genere: riflettere, 
Inf. MU; II, 41; v, ili; Vili, «4; 
X, 113; XX, 20; XXXIII, 6. Purg. 
IX, 25 ; XV, 41 ; XX, 148; XXXI, 10. 
Par. IX, 21; XVII, 50; XXI, 44; 
XXIV, 9. — In particolare : esser 
d' opinione, credere, Inf. XII, 41 ; 
XVI, 107 ; XXVII, 123 ; XXXllI, 59. 
Par, 11, 58. — Pensare a... Inf. Il, 17; 



XII, 31; XXIX, 8; XXXIII, 41; 
XX XIV, 92. Purg. X, 110; e forse II, 

II, dove la Cr. legge pensa siao cam* 
mino invece di a «ito camnùno della 
Nidob. ; Kir. IX, 43. -> Immaginare, 
Inf. NXII,108. — Comprendere, Purg. 

IV, 67. - Pemare a... Inf. XI, 15; 
XII, 31. Par. IV, 106; XXll, 137. — 
Pennarsif immaginarsi, Inf. XVI, 6&. 

— Pm«e, per: pensi in rima, Inf. V, 

III. Purg. XXXI, 10. Par. IV, 106. 
PenAare^sost., il pensiero, Purg. 

XXVlll,39;XXIX,2l. 
Pen»lere o Pensiero. Inf: 1,6; 

V, 113; VII, 52; XIII, 30; XVI, 120; 
XXIll, 5; XXIX, 23; XXXIII, 16. 
Purg. V, 16 e 17 ; Xll, 8 ; XVIII, 141; 
XXXIII, 68. Par. VII, 21 ; IX, 137; 
X, 134; XXII, 36;XXVII1,6; XXIX, 
87; XXXI, 106, e più spesso. 

Pencolio, che sta pensando, Purg. 
XX, 151; XXIll, 16. 

Pendere « ora: pentire, Inf. 
XXVII, 119 Purg. XXll, U; XXXK 
85. — Particip. perUuio» pentito, Inf. 
XIV, 138. — Che si è pentito, peni- 
tente, Inf. XXV il, 83. 

Pentere, sost., il peotimentOr 
Purg. XVII. 132; XXll, 48. 

Penlesilea, regina delle Amàz- 
zoni vinta da Achille, Inf. IV, 124. 

PenUmento. Purg. XXX, 145. 

Pentire^ pentirsi, Purg. V, 55. 

— Ordinariamente pentirti, Inf. XI, 
42; XX, 120; XXVII, 118; XXXI, 
53. Purg. 111,137; XI, 128. Par. IX, 
45 e 103. 

Penialo^ v. Pbutbbb. 

Penammo, quel che precede 
l'ultimo, Par. XXVill, 124. 

Pepe, lat. ptper, Inf. XXV, 84. 

Per, preposizione che in italiano 
tiene il luogo delle prep. lat. per epro 
e il cui signif. è molteplice. I signif. 
principali sono: per, a traverso, con 
e senza movimento, Inf. I, 9& e 10$^; 



Per, 



307 



ll,U2;III,<;V,8i;Vl,40;Vlll, 16 
€80; XXV, 92; XXXIV, 53. Purg I, 
118; 11,14 e 17 ;V, 22; VII, 12t; XX, 
4, dove per li trovasi in rima per: pe'; 
Par. 1,2, 37 e 113; 11, 125 e 143; 111, 

10, e 123; IV, 85. ~ Fpesso per indi- 
ca il luogo, ina in tutta la sua esten- 
sione, Inf. 1, 2; VI, 37; X, 7; X1IM06; 
XIX, 13; XX, 55; XXVI, 2: XXIX, 
65;XXXll.88e96. Purg. 1, 82; III, 
2, 6 e 83; IV, 1 13 ; V, 128 ; Vili , 121 ; 
XI,29;XU1,52;XXV1II, 8. Par. II, 
134 e 137; V, 118. - Per indica il 
mezzo, lo strumento, ec, Inf. I, 126; 

11, 25 e 38; 111, 82; IV, 3 e 79; VII, 
27; XIII, 130 e 132; XXIII. 13; 

XXXII, 83 e 97; XXXIV, 26. Purg. 
1,89; II, 9, 44, 65 e 68; III, 96, 133 e 
145;lV,93;V, I5,52e1l4; VI, 41; 
XXVII, 129; XXXI, 2. Par. I, 95; II, 
80g142;IV,36o 92; V, 56 e 112; 
VI, 11; XXV, 120; XXXII, 81; 

XXXIII, 73. - Nel luogo dell' Inf. I, 
126, si può dubitare se per me voglia 
dire: per mezzo mio, sotto la mia 
guida, ovvero : che venga io medesi- 
mo. — I luoghi del Purg. XV, 8 ; 
XVI, 119; XXII, 8B; XXV, 110, ove 
per me, per noi sono presi maniTesta- 
mente nel signif. che sopra — e si 
milmente, Purg. IH, 75; XII, 73 e 
120. Par. XXXIII, 45, ove p^r me, 
pervoi,pernf)i, per creatura ^ signifi- 
cano il medesimo; e anco, Inf. I, 126 
— e similmente nell'Inf. XXVI, 84, 
per lui, vale: egli, lui — e Inf. 
XXXIV, 26, p«r te, vale: tu stesso, 
senzachè ti sia detto. — Per indica la 
cagione: per cagione di..., perchè, 
Inf. I, 63, 69 e 94 ; li, 63 e 105 ; ili, 
60 ;V, 78; VI, 53; XII, 68; XIII, 27; 
XV, 100 ; XVI, 17 e 101 ; XXIV, 71 ; 
XXX, 88; XXXII. 58; XXXIV, 8. 
Purg. 1, 53, 59 e 122; IV, 1 e 84; V, 
8, 26, 34 e 46 ; VI, 20, 95, 104 e 131 ; 
VII, 7 e 84; Vili, 39; XXVI, 93 e 



102; XXXIII, 77. Par. I, 29; II, 93; 
IV, 20 e 43 ; V, 134 ; VI, 23, 57, 110. 
— Per me, in quanto a me, Inf. XXI, 
129. — Per mio avviso, secondo il mio 
parere, Purg. XIll, 41. — Per tutte 
guise, in ogni modo. Par. V, 99. '- 
Per modo che. Par. V, 102. — Per in- 
dica : lo scopo, l'intenzione: al fine 
di... Inf. 11,23 e 29; III, 40; V, 92; 
XIII, 103; XVI, 61 ; XIX, 18; XXI, 
28 ; XXIV, 64. Purg. 1, 1 e 72; li, 20, 
71, 87 e 91; VI, 122. Par. Ili, 4, 8, 21, 
30, 66 e 103; IV, 101 e 106; VI, 36 
69. — Per padre, per, 0, come padre, 
Inf. Il, 21. Par. V, 52. — Per tua, co- 
me tua, Purg. I, 80. — In vece di... 
in favore di... in punizione, Inf. Il, 
21; XXII, 103; XXIII, 117. Purg. 1, 
73 e 93; HI, 42; V, 71; VI, 119; 
XXIX', 36. Par. IV, 122 ; V, 14 e 31 ; 
VI, 138. — Per, ludica il tempo: men- 
tre, dacchó, eù., Inf. V, 29 ; XVI, 71^ 
Purg. Ili, 139. Par. VI, 38. - Onde 
per tempo, Inf. XV, 58; XXVI, 10. 
Par. Il, 11. — Per via, carni» facendo, 
Inf. XXIII, 3. — Per, serve di formo- 
ia deprecativa : per l'amore di... Inf. 
XII, 91 ;'X1II, 73. Purg. I, 81 ; IH, 74; 
V, 61 ; XXIII, 58. Par. V,19. - Per, 
in signif. disti ibulivo. Par. Il, 116 e 
134. — Per più o per due fiate, più o 
due volte, Inf V, 130 ; X, 48. — Per, 
nel signif. instrumentale precedente 
ad infinito, forma spesso locuzioni 
particolari equivalenti a : checché io 
faccia., o, facciamo, p. e., per ficcar ;a 
viso al fondo, Inf. IV, 11, qnakinqu© 
isforzo io facessi per vedere — simil- 
mente per parlar, Inf. XVI, 93 — per 
narrar, Inf. XX Vili, 3 — per l' andar^ 
Purg. XXV, 16 — per eh* ei dicesse, 
Inf.lV,64; VH1,121;XV,15;XXXII, 
100. — E le dizioni analoghe Per do^ 
lor (ch'egli abbia) non par lagrima 
spanda, cioè: per quanto dolor soffra, 
Inf. XVIII, 84. - Ed anco con la 



Per anche — Per poco. 



prep. sottintesa che poder eh* egli ab- 
Ma, cioè : per quanto potere, Inf. VII, 
5. — Ed in signif. analogo, Parg. V, 
58 ; VI, 88 ; Vili, 131 ; XIV, 55. Par. 

X, 43. — Alcune locuzioni particolari 
formate con per seguito da pronome 
o prep. o avv. ec, sono : 

Per aaehe) per il medesimo fine, 
per ripetere il gih fatto, Inf. XXI, 39. 
— Per si combina con che, in due mo- 
di, cioè in due parole per che e in 
una perchè. Le edtz. confondono spes- 
sissimo questi due modi, che nondi- 
meno hanno signif. diverso. 

Per ehe^ è posto per : per la qual 
cosa, Inf. Il, 41 e 117; VII, 82; XVII, 
108; XX, 33; XXVI, 61; XXXlli, 
30. Purg. II, 39 e 83 ; III, 96 ; XIX, 
97; XXII, 153; XXIV, 125; XXVI, 
60 e 77 ; XXXIII, 39. Par. I, 36 ; III, 
17 e 81 ; XXIX, 99. - Nel signif. di : 
perchè, perciò, Inf. VII, 63; Vili, 41 ; 

XI, 21 ; XXIll, 73; XXIX, 111. Purg. 
V, 90. Par. IV, 79 ; XVII, 25 ; XXII, 
122. — Nel signif. di : per tutto che, 
quantunque, Inf. Vili, 121 ; XV, 15 ; 
XXXII, 100. Purg. XV, 55; XXX, 
55. Par. XXI, 102. 

Perehè, in una parola, interroga- 
tivo, Inf. I, 76; 11, 81 ; V, 21 ; IX, 
94, ec. Purg. II, 90 ; IH, SS ; IV, 124 ; 
V, 10, 51 e 105; VI, 114, ec. Nel XXI, 
19, vi ha cattiva lez. della Cr., biso- 
gna legger |»arle, v. ivi. Par. VII, 66; 
XXI, 58; XXIV, 99; XXV, 122; 
XX VII, 57. — Senza interrogazione, 
Inf. Il, 60 ; XI, 21 ; XVI, 90; XVII, 
120; XXXIII, 15. - Nel signif. di: 
per il che, Inf. 1,119 e 125; XVI, 49; 
XVll, 67; XVIII, 120, ec. Purg. II, 
129 ; III, 56 ; IV, 132 ; V, 18 ; VI, 38 
e 42; XI, 122. Par. 1, 129; IV, 37 e 
70; V,35; VI, 120; XX, 53, ec. - 
Per conseguenza, Inf. II, 34. — Aflfln- 
che, Inf. XI, 20; XV, 6; XXI, 57; 
XXVI, 22; XXVIII, 133; XXXlll, 



127. Purg. V, 72; VII, 38; Vili, 96; 
XII, 16; Xlll,112,ec. Par. Ili, 100; 
V, 126 ; vi, 31 ; Vili, 33 ; XXII, 34 ; 
XXIX, 78. - Per: che, Inf. Xlil, 67. 
Purg. VI, 88. Par. Ili, 25 ; XXVI, 95. 
Sul luogo del Purg. perchè non reggi 
tu avvi diversità di opinioni fra gli 
interpreti. Parte prendendo p«rcA^ nel 
signif. interrogativo, inclinano a cre- 
dere che D. non abbia inteso la sen- 
tenza di Virgilio {jEneid.f tu, 58) auri 
sacra fames quid non mortalia cogi» 
pectora I ed abbia preso sacra fame* 
per una virtù moderatrice l' uso delle 
ricchezze : supposizione che mi sem- 
bra mal fondata. Altri scrivono per 
che, cioè : per quali distorte vie, per 
quali malvagità, a quali eccessi non 
conduci tu gli uomini : E questa spie- 
gazione sebbene alquanto stiracchia- 
ta, mi par sola da ammettersi. La 
Nidob. legge a che, onde sono tolte 
tutte le diflQcoìth ; ma questa lez. non 
è sostenuta da buone autorità ed è 
manifestamente intrusa nel testo per 
evitar le difficoltà della lei. comune. 
Perchè) sost., il perchè) la ca- 
gione, Inf. XXXir,135. Purg. Ili, 93; 
Vili, 69. 

Per Aie, per Y amor di Dio, Purg. 
XXIll, 58. 

Per entro. Purg. XXVI , 34 : 
XXXI, 22. - A traverso, Purg. IV, 
31 ; XXVII, 64. — In, con movimen- 
to, Inf. XVI, 120. Par. VII, fe. ^ Di 
dentro, Purg. XXII, 140. Par. XXHI» 
94. 

Per fcsde, come articolo di fede, 
Par. II, 43. 
Per fforsa. Purg. XXXII, 7. 
Per Indi, là, ove, Inf. iX, 75. - 
Onde, Purg. XXXII, 124. 

Per mollo, in modo che, Purg. 
XXIX, 12. - Purché, Par. V, 102. 

Perpoeo. Inf. XVI, 71, espres- 
sione alquanto oscura che probabii- 



Arr proprio — Perdere. 



309 



meo te significa : da poco tempo. — 
Per poco i, Inf. XXX, 13i. - Per po- 
co, Purg. XXV, 120. 

Per prepri«) fatto espressamen- 
. te, appositamente, Par. 1, 57. 

Per quelle, sottinteso: moti?o, 
Purg. XXXHI, 77. 

Per aè. Inf. Ili, 39. - In sé stessa, 
Inf. XI, 110. 

Pertempe.Tnf.XV,58.Par.lI,11. 

Per verba, voci latine : con pa- 
role, Par. I, 70. 

Per vero, come verità, in verità, 
Inf. XII, 111. Purg. IV, 96. 

Pera (della), antica famiglia di 
Firenze che aveva dato II suo nome 
alia Porta Peruzza di essa citte, Par. 

XVI, lae. 

Perelò, per ciò, lat. per hoc, Inf. 
XVIII, 43. 

Pereleochè, per ciò che, lat. per 
hocquod, Inf. XIV, 35; XXVII, 64. 

Pereeasa, da percuotere; il colpo, 
lof. XVIII, 38. — Il frangente delie 
onde, Purg. 1, 105. 

Perenafere, lat. percutere. Nel 
signif. fisico : percuotere, urtare, Inf. 
V, 33 e 11^ ; VII, 11« ; XII, 5; XXVI, 
138 ; XXX, 11 e lOt; XXXII, 78 e 89. 
Purg. IX, 6 ; XXIV, 86; XX Vili, 107. 
Par. VI, 65; XII, 100; XVII, 134. - 
Per est. colpire, impressionare vio- 
lentemente l'udito, la vista, Inf. V, 
«7 ; Vili, 66. Purg. XV, 23 ; XVII, 41 
e U ; XXX, 40 ; XXXII, 11 ; XXXIII, 
18. Par. IX, 69; XXX III, 140. - Det- 
to : d'un arco, d' una freccia che col- 
pisce. Par. IV, 60 ; V, 92; Xlll, 105. 
- Percuotersi, Inf. VII, 28 ; XII, 112. 
Par. X, 9 ; XXI, 42, paro che signifl. 
chi : urtarsi insieme. — Percuotersi il 
petto, in segno di contrizione, Par. 
XXIl, 108. — Al particip. percosso, 
Inf. XIV, 64. Purg. Vili, 30; XV, 23; 
XXVllI,109;XXXII,11.Par.XXXlII, 
140. 



Pereuatere, sost., Turto, il fran- 
gente delle onde, Par. Xll, 49. - 
L'atto di percuotere, di urtarsi. Par. 
XVIII, 100. 

Perdere. In genere, Inf. I, 54; 
III, 18; XIII, 63; XXXI, 17. Purg. 
V,190;VII,25;XII, 86; XIII, 152; 

XVII, 37 e 119; XIX, 122; XXIV, 92; 
XXVIII, 50; XXIX, 48; XXX, 62. 
Par. II, 6; III, 125; Vili, 126; XXX, 
6, e più spesso. — Perdere in un con- 
flitto, Inf. XV, 124 ; X XXI, 17. - Per* 
dere ai giuoco, Purg. VI, 2. — Per. 
dere, impiegare inutilmente, Purg. 

XVIII, 103; XXIII, 3. - Perdersi, 
esser perduto, detto specialmente dei 
Dannati, Porg. III, 133. - Perdersi, 
Inf. XXV, 110. Par. XXXIII, 66. - 
Essere smarrito, Par. IV, 142. — Il 
particip. perduto è principalmente 
applicato ai Dannati, Inf. Ili, 3; IV, 
41; XXVIl, 128. - Perduto, io ge- 
nere, Inf. XI, 16; XXV, 72, inquanto 
alla forma perso per : perduto, v. Pau- 
so ; XXVII, 128. Purg. XXX, 138. - 
Trovasi perdette per: perde, Inf. 
XXVIII, 50 - eperdéo, Purg. XXX, 
52. — Perse per : perde. Par. Ili, 125; 
Vili, 126. - Nel luogo del Purg. 
Xlll, 152, perderagli, sembra che gli 
sia posto per vi (come, Par. XXV, 
124), la gente vana vi perdere, pres- 
so a poco come nel Purg. XXJII, 3 ; e 
nel verso 154, Aldo, la Cr., 1* Antico, 
Landino, Vellutello, Daniello, Lom- 
bardi e Tommaseo leggono con ra- 
gione fn«»t;ranno nel signif. francese 
di: mettersi, applicarsi, impiegare; 
mentre Dionisi, l'Ediz. Fior, e Ro- 
manis hanno adottata la lez. perde-^ 
ranno di alcuni mss. lo preferisco la 
lez. comune, la quale pare che insi- 
nui : avervi essi a porre o esporre- 
non solo la loro speranza e il danaro, 
ma eziandio la vita. — Come sost.,. 
Porg. 111,78. 



3iO 



Perdonaìiza — Perocché. 



Perdenansa, il perdono; nel 
«enso ecclesiastióo ! ì' indulgenza, 
Par. XXIX, lao. 

Perdonare, dal lat. del medio 
«evo, Purg.lll. «0; V, 56; XI» 17; 
XV, 113; XVUI, 116; XXH, 19. - 
Nel luogo deirinf. V, 103, perdonare 
tia il signif. di : dispensare, far gra- 
zia di... 

'Perdona. Purg. I, 12; V, 21 ; 
Xlil, 42. — Le indulgenze, i perdoni, 
fiefsigntr. ecclesiastico, Purg. XIII, 
<J2. 

Perduto 9 partici p. di perdere, 
\. ivi. 

Peregrino^ add., straniero, Purg. 
11,63; XIII, 96. Par. VI,135. - Sost. 
il viaggiatore in genere, Purg. Vili, 
4 e «3; XVI, 27 e 110. Par. 1, 51; 
XXXI, 43. 

Perfettamente. Par. XXXI,95. 

Perretto. Inf. VI , 107. Purg. 
XXV, 37 e 69. Par. Ili, 97; V, 5; 
Vili, 101 ; XXXll, 83; XXXIII, 105. 
— Nelluogodel Par. VITI, 111, per- 
feiio^ sembra che sia participio d' un 
verbo tolto dal lat. perficeré, perfectus 
per : perfezionato. 

Perresione^ lat. perfectio^ Inf. 
VI, 110. Par. XIII, 83; XXIX, 45. 

Perndia.Par. XVI1,99. 

PérOdo. Inf. XIX, 60. Par. XVII, 
47. 

Pergamo) dal lat. del medio evo; 
la cattedra, il pulpito, Purg. XXllI, 
100. Par. XXIX, 106. 

Portelo^ contratto di pericolo; 
.usato in rima, Par. VIII, 1. 

PerisliOf forma poetica e n antica 
^i : pericolo, InC Vili, 99; XXVI, 113. 
Purg.XlV,69. Par. IV,10I. 

Periglioso, per : pericoloso, Inf. 
1,24, 

Perire. Purg. Xiv, 30, dove pira, 
forma antica e poetica è contratto di 
perisca, usato in rima, Par. XIII, 138. 



Perizoma, voce greca; propria- 
mente : il grembiule. D. i' usa a si- 
gnificare le roccie che cingono e co- 
lono la parte inferiore del corpo dèi 
giganti, Inf. XXXI, 61. 

Perla, dall'ali, perh che forse è 
di min. di beere, lat. bacca, o forse dal 
lat. jrìrula, dimin. di pirum, la pera, 
per cagione della sua forma. Par. Ili, 
14. 

Permanere, verbo tolto dal lat. , 
rimanere, restar nel medesimo stato, 
Par. 11,36; XXVII, 31. 

Permesso, particìp. di pemutk' 
re, Purg. XX, 126. 

Periuotore. Par. 1, 116, lez. di 
Lombardi e Costa, secondo la Nidob. 
invece di promotore che trovasi in 
quasi tutte le ediz. e che sembra da 
preferirsi a permotore, voce che dod 
trovasi in altro luogo. 

Per ma tanca, la mutazione, lo 
scambio, Par. V, 68. 

Permutare, cambiare, Inf. VII, 
79. Par. V,51. 

Permat«Blone, il cangiamento, 
Inf. VII, 88. 

Pernottare, vegliare, passar la 
notte, Purg. XXVII, 83. 

Però, lat. per hoc, lof. 11, 16; Illr 
128 ; IX. 30 ; X, 29 ,* XI, 26; XIII, 28; 
XIV, 120; XV, 40; XVm.123; XIX, 
68; XX, 97; XXI, 50; XXVI, 71; 
XXVII, m; XXXIV, 2 Purg. 11,90; 
lV,7e91;V,45; Vl,24; Vili, 103; 
XIV, 81; XV, 47; XVIll, 13; XX, 

121. Par. 1,71 ; 11, 82; 111, 66 e 61 ; 
IV, 26 e 112, V, 49 e 61; VI, 181; 

XXI, 62; XXIV, 76; XXIX, 79, e 
spessissimo. — Nondimeno, Inf. 

XXII, 143; XXXIU, 19. - Cionono- 
stante, Inf. XXXIII, 62. Purg. X. 106. 
- Non però, Inf. XIII, 104; XXV, 

122. Purg. VII, 65 ; XIII, 26. Par. IX» 
103. 

Peroeohè, lat. per hoc quod, altri 



Perpeiuahmentc — Perfoerto, 



SII 



scrivono fiTÒ eht, Inf. IV, 44 e 91 ; 
IX, 38 ; X V|[, \n ; XVIII, 78 ; XIX, 
6; XXI, 107 ; XXVIH, 41 ; XXXI, 40. 
Purg. 1,105; II, 104, XV, 84; XVI, 
98 e m ; XVIII, »7 ; XX 1, 30: XXIV, 
79 ; XXXII, 9t. Par. IV, 41, 51 e 65; 
V, 88 ; VII, 88 : Vili, 85 : XXVIII,39; 
XXIX, 139; XXXIII, 103, e ptùspes- 
60. — Per : acciocché, Par. XI, 81. 

Peri^Cualemeiitef antica for- 
ma, il cui contratto perpttaalmente 
è ora solo in oso; eternamento, sem- 
prei Par. XXVIII, 118. 

Permeino, con tinuo,Pur. XXV III, 
32; XXXII, 75. Par. Il, 19. 

Perseentere. Porg. XV, 1t.S. 

Perse^airef lat. peraequi: con- 
tinuare. Puraeguir tuo regno, cioè : a 
governare il suo regno, Inf. VII, 86. 
— Perseguitare, in rima perxeguetiet 
Purg. XXII, 83, invece di per$eguttte 
per: persegui, coalerisci Inf. XXV, 
40, Par. IX, a4. 

Persevrare^ contratto di per- 
•fvtrare, usato in rima : continuare a 
far alcuna cosa, Par. XVI, 11. 

Perni, i Persiani. Par. XIX, in. 

Perni») poeta romano autore di 
satire, Purg. XXII, 100. 

Perno 9 d' origine incerta, forse 
dal greco iripK09 aziurro cupo pen- 
dente al nero ; la voce francese cor- 
rispondente p«ri, signiftca un colore 
tra il verde e T azzurro ; il parw ita- 
liano è descritto da D. medesiirio 
{Convito, ly, 10) come un colore mitlo 
di purpureo e di nero, ma vince il nero; 
onDe: oscuro, cupo, nericcio, Inf. V, 
39; VII, 108. Purg. IX, 97. — Inquan- 
to al luogo del Par. Ili, 1S, le opi- 
nioni sono divise : la maggior parte 
dei cementatori, come Pietro di Dan- 
te, Daniello, Vellutello, BiagioiI, Co- 
sta, 4'ommaseo prendono perso per : 
perduto di vista; altri, come Volpi e 
Venturi lo prendono nel signif. co- 



mune di : oscuro ; ed io inolino a que- 
sta opinione quantunque il senso non 
soifra variazione nell'una interpreta- 
zione e nell'altra. 

Peraona, la persona umana, al- 
cuno; e al pi. alcuni, Inf. I, 37; II, 
109 e 13Si; IV, 3; Vi, 36; XI, «9; 
XVII, 135; XXVII, 62; XXVIU, 111 
e 139. — Ogni peraoiMt tutti, Inf. 
XXXIII, 84. -Purg. IV, 103; X, 87 
e 413; XI, 51 ; XV, 87; XX, 123; 
XXII, 17 ; XXI V, 41 ; XXVI, 126. Par. 

XIII, 87; XIV, 44; XVI, 67; XVII, 
104. - Un uomo, Inf. Vili, 46. Par. 
VI, 135. ~ Con la negativa come il 
francese pereonne, Inf. XII], 23 Purg. 
XXII, 135. — Nei signif. teologico: 
le Persone delia Divinità, Purg. Ili, 
36; XXXI, 81. Par. VII, 32; XXIV, 
139. -> li corpo, la aembianza, Inf. V, 
101 ; XXI, 97 ; XXIX, 72 ; XXXI, 43. 
Purg. II. 110 ; HI, 118 ; XII, 8 e 109 ; 

XIV, 19. Par. XV, 102. 
Pemiiadére. Purg. XXXIll, 47. 
Perirattare) voce lat., trattar 

di una materia, Inf. XI, 80. Purg. 
XXiX,13.S. 

Peri aliami, aprirsi, fendersi, 
Inf. XXVill,23. 

Pertugio* dal lat.jMWufum: aper- 
tura per passare, Inf. XXXIV, 138. 
Purg. XVUI, 111. - Apertura in un 
muro, fesso, Inf. XXXIll, 22. - Vn 
buco per nascondeisi, Inf. XXIV, 93. 
~ L' imboccatura d' uno strumento 
musicale. Par. XX, 23. 

Peruffia) 1' antica Perutia, città 
dell' Etruria, ora delio Stato Eccle- 
siastico, Par. VI, 75; XI, 46. 

Pervenire. Par. VI, 9. 

Perverno. Nel signif. 6sico, detto 
d' una pena: amaro, spaventevole, 
Inf. V,93. -* Nel luogo deli' Inf. XXV, 
77, pare che signiflchi «.storpiato, sna- 
turato. — Nel signif. morale : malva- 
C^io, Par. XX, 126. — Come sost.. 



312 



Pesare — Piacere. 



Par. XX VII, 26, il perverso, che è 
Lucifero. 

PesarC) dal lat. pensare, attivo, 
Par. IX, 57. — Neutro : avere un pe- 
so, esser pesante, Inf. XXllI, 120. 
Furg. XIX, 104. Par. V, 61. - Pesare 
sopra alcuno, sentire il peso, Purg. 
XIII, 138. — Esser difficile, Inf. X, 
81. — Per est. mi pesa, mi è grave, 
duro, dispiacevole, Inr. Vi, 59; Xlll, 
51. 

Peseare^ lat. piscari, Par. XIII, 
123. 

Pe«ea(er09 lat. pUcator. P. in- 
dica con questo nome l'apostolo san 
Pietro, Purg. XXII, 63. Par. XVlil, 
1.36. 

PeseC) lat. piseis.ìieì signif. prop., 
Inf. XXIX, 84. Purg. XX