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Full text of "Vocabolario domestico"

7/-f 



w « 



425* 




VOCABOLARIO 

DOMESTICO 



COSIPILATO 

DA 

l GIANFRANCESCO RAMBELLl 



Prirno e priiicipal fine de' vocabolari non t 
lo insegnare le lingue , ma lo spiegare i 
significati delle voci, e la loro forza. 
Redi Lett. 



BOLOGNA 

riPOGKAFIA DI GIUSEPPE HOCCHI 

4850 



425- 




.iill.U::-^ 




,v 



Si queni dura nianet scntcnlia judicis, olini 
Damnaliim aciumnis , suppliciisque caput , 

Hunc ncque fabrili la\ent crgastula manu 
Nec rigidas vexent fossa rnelalla manus : 

I-EXICA conlexat : nam caelera quid moror ? onine* 
Poenarum facies hic labor unus babet. 

I- C. Scaligeri. 



«24239 

3o .v-SS" 



hdiztonc jìOhia nolUt la InlrJa dillo vcglianlt ie(/gi e Convenztoni 
degli Siati li' Italia , avtìido adempito a (inaili^ esse prescrivono- 



ALL' ECGELLEÌNZA REVERENDISSIMA 
DI MONSIGNOR 

GIOVIMI BENEDETTO DE' CONTI EOLICALDI 

VESCOVO DI FAENZA 

PRELATO DOMESTICO DELLA S. DI N. S. PAPA PIO IX. 

ASSISTENTE AL SOGLIO PONTIFICIO 

CONSULTORE DELLE SS. CONGREGAZIONI 

DELL' INDICE E DE' RITI 

ABBREVIATORE DEL PARCO MAGGIORE 

PATRIZIO FERRARESE FERMANO 

FAENTINO ED ASCOLANO 



GIANFRANCESCO RABBELLÌ 

IN PLBLICO SEGNO DI ONORANZA 
QUESTO VOCABOLARIO DOMESTICO 

CON DIVOTO ANIMO 
OFFERIVA DEDICAVA 



Digitized by the Internet Archive 

in 2010 with funding from 

University of Toronto 



http://www.archive.org/details/vocabolariodomesOOramb 



0cceU€'n'ica ^ybev-erena^c^ma 



Gì 



iunto finalmente a riva del vasto pelago che 
presi a solcare, compilando il presente Vocabola- 
rio Domestico , la cui piena comparsa in luce è 
stata fin qui tardata e impedita da mal augurate 
circostanze mie, de' tempi, e della fortuna; non 
mi rimaneva più che riporlo sotto la tutela di 
ragguardevole personaggio delT onorando nome del 
quale potessi mandarlo fregiato e raccomandato 
air indulgenza del publico. 

E poiché sono perpetuamente grato a favori 
fattimi dair Ecc. za Vostra Rev.ma , ed alla som- 
ma benevolenza con che Le è piaciuto sempre ac- 
coglier me, e le cose mie, ho ardito sperare, vor- 
rà concedermi Le intitoli , questo mio lavoro in 
significazione di altissima stima, e del riverente, 
e alfettuoso ossequio che le debbo. 



TI 

Che, se non mi ritenesse la modestia, princi- 
pal pregio del nobilissimo animo di Lei, mi farei a 
richiamare alla pnblica ammirazione le rare virtù, e 
la saldezza di mente con che TE. V.R. nella difficoltà 
di tempi burrascosi si meritò la venerazione e V a- 
more de' popoli, che resse con tanta giustizia e pie- 
tà nelle provincie di Bologna, Forlì ^ Benevento^ 
Fermo, ed Ascoli. Né tacerei appresso, come ve- 
nuta r E. V. R. al Vescovato Faentino, siasi mo- 
strata in esso sollecita custoditrice della felicità 
del suo gregge , e specchio di virtù splendidissi- 
me, che coir altezza degli esempi, e co' secondi 
auspici air amore della religione , de' buoni co- 
stumi, e de' lodati studi ha sempre incuorato ed 
infiammato anche i più tepidi e lenti. 

Che se mi è tolto il ragionare di ciò, prego 
almeno 1' E. V. R. a degnarsi di ricevere beni- 
gnamente r umile offerta, che le fo, non per al- 
tro degna d' alcun suo sguardo , che , perchè di 
ojiera tutta volta alla utilità de giovani studio- 
Si 5 (') e perchè ( ciò che fin qui in ogni Voca- 
bolario desiderossi vanamente da' buoni ) vi sono 
al tutto .sbandite le voci, e frasi inoneste; e per- 



VII 



elle r E. V. R. intendentissima 5 coni' è delle più 
fine eleganze del nostro volgare y in che scrive 
tanto forbitamente, può portare del mio lavoro il 
più sano e sicuro giudizio. 

E mentre supplico il benedetto Iddio a dona- 
re air E. V. R. lunghi e prosperi anni a mag- 
gior bene di Santa Chiesa , delle lettere , e de' 
suoi fedeli e affezionati servitori , che confidano 
vederla meritamente levata a vie più grandi onori- 
licenze, con profondissima riverenza le bacio umil- 
mente le sacre mani. 

Deir Eccellenza Vostra Reverendissima 
S. Giovanni in Persicelo , 50 maggio 1850. 



ÌJnulxsstmo Devoiisstino ObbUgatissimo Servitore 
GIAIVFnAI\T.ESCO RIMBELLÌ 



(*) A questo principale intendimento della utilità degli studiosi ha 
sempre indiritlo le sue Opere il Compilatore del presente Vocabolario, 
come mostrano le sue plaudite Lettere >sulle Invenzioni e Scoperte Italia- 
ne ( Modena per Vincenzi e Rossi 1844 , un voi. di p. 520 in 8.» ) ; 
r Istruzione Epistolare ( che ebbe piìi che dodici ristampe ) e i Precet- 
ti di Poeaia Italiana j che sono le principali cose sue, poste in commer- 
cio; trovandosi delle ultime due esemplari in copia nella mia tipografia, 
che ne fu V editrice. 

V 

Giuseppe Tiocchi 



PREFAZIOINE 



iilililà grandissima , e pressoché non dica la necessità 
d' un libro, che contenga in se i vocaboli d'uso domestico ^ e 
di giornaliero commercio, oltre a' principali che riguardano arti, 
mestieri, o scienze è cosi evidente e dimostrata, massime ne' 
luoghi d' Italia fuor di Toscana ove parlansi particolari dialetti , 
che penserei di fare opera perduta a volerne recare le prove. 

E a crescere T utilità di esso parmi debba giovare che sia 
ordinato a modo da potersi facilmente rinvenire le voci proprie 
degli oggetti , o quelle di cui s' ignora la significazione. Ed es- 
sendo questo il fine, che ho tentato raggiungere nel presente 
libro verrò qui dicendo brevi parole , prima della materia onde 
r ebbi composto , quindi dell' ordine in esso tenuto. Il principal 
numero delle voci che lo fornìaoo fu tratto dal Vocabolario della 
Crusca , dal Dizionario Enciclopedico dell'Alberti, e da' più re- 
putati lessici, e trattali di arti, mestieri, e di cose domestiche, 
eh' io m' abbia potuto avere a mano (i). Le definizioni e descri- 
zioni degli oggetti sono tolte pressoché tutte da questi; nò le 
riformai, che quando mi sembrarono richiederlo la ragione, o 
la sana critica. 

A (juesle voci tutte non apposi esempi , acciocché il libro 
riescisse manesco, e di breve mole: li recai però sempre, allor- 
ché registrai nuovi vocaboli , o che mancano nei vocabolari , e 
per confermarli coli' autorità , e per mostrarne la forza , e 1' u- 
so : (juaudo trovavansi negli esempi epiteti^ avverbii, o altro 
che giovasse a meglio chiarire l'idea del sostantivo, a modifi- 
carlo, a pnrticolarizzarne l'uso, o a descriverlo con qualche 
aggiunto proprio in quel modo , che non si potrebbe ben spie- 
gare nella definizione. PS'é piacendomi seguire il metodo di que' 
vocabolaristi che recano in mezzo alcune voci, senza spiegarle, 
perché comunissime, mi studiai che ogni vocabolo avesse ((uella 

(1) » TuUv i professori di Scienze ed Arti hanno un Vocabolario in 
malcria della lor professione ; e a questo bisogna star conienli » SalvIiNI. 



dichiarazione, che, se non pienamente, almeno approssimativa- 
mente ne porgesse l' idea. E polche « troppo acume d' ingegno 
» si richiede ad esporre sotto brevità 1' esatta significazione di 
» una parola , anche la più comune , e bene spesso ciò riesce 
»» quasi impossibile, dipendendo dal luogo, e dalF occasione in 
» cui è messa una voce, e da' circostanti rispetti che la fanno 
» parere un'altra cosa; » ho dovuto talvolta a sohiiglianza della 
Crusca , dell' Alberti , del Gherardini , oltre gli esempi , chia- 
mare a soccorso le voci analoghe, approssimative; e quelle e- 
ziandio d' alcun dialetto di Toscana, Lombardia, e Romagna (i). 
Oltre alle voci ricavate dalle fonti suddette , per quelle, che or 
tengonsi dai più derivate da lingue straniere, o di solo uso, e 
per le dinotanti cose novellamente introdotte, ed affatto ignorate 
dagli antichi , ebbi ricorso a' più eccellenti scrittori fioriti a 
questi ultimi tempi, siccome il Monti, il Pindemonte, il Parini , 
il Botta, l'Alfieri, il Nota ec. ; dopo i quali , attenendomi prin- 
cipalmente ai Toscani , mi volsi a moltissimi scrittori di poemi 
burleschi, di lettere, comedioj satire, dialoghi, novelle e fa- 
vole , i quali mi somministrarono in buon dato voci di uso do- 
mestico leggiadre, vivaci, sonore, significative, che essendo 
utilissime al mio intendimento, e gran parte della lingua viva 
registrai alacremente e senza dubitazione alcuna. Poiché, ancor- 
ché tali scrittori non siano peranche slati ammessi dalla Crusca , 
vengono però reputati nobilissimi dall' unanime consentimento 
di tutta r Italia, e se taluno il fosse meno, non presumo di 
metterlo in onore e proporlo alla imitazione altrui, col tome 
alcun vocabolo bello, e appropriato, che altrove non si rinver- 
rebbe punto. Appresso a ciò non trascurai spigolare ne' viventi , 
purché servissero al mio fine (2) ; avendomi data copiosa messe 
il Parenti 5 il Guadagnoli , il Belli, il Bresciani, il Tommaseo, 
il Gherardini. A confermare poi l'esistenza di tali voci, e l'u- 
fi) In quolibet idiomate est aliguid pulcrum , et in nullo omnia 
pulcra ( Da>tk, De Vulgari Eloquio^ cap. XVI. ): e il Tommaslo: 
( Pref. al Diz. de' Sinon. e. XIV. t Se un dialello qualunque ha un 
» buon vocabolo da prcscjjlare che esprima un' idea da altri vocaboli non 
» espressa lo presemi , ed ogni savio scrillorc 1' accellcrà. » 

(2) » Quantunque il citare alcuni pochi viventi non sia mancalo chi 
abbia fletto essere conlra le regole, e l'esempio degli antichi, che non 
solu niuno vivente, ma persone remote dalla presente loro elh citarono, 
pure, se spassionatamente si riguarda, (juando ciò di nobili e famosi scrit- 
tori si faccia, non torna male, perciocché le citazioni che dai viventi si 
Ira gono sono tafite testimonianze dell'uso coricntc, e rappresentano lo 
Undio ultimo della lingua, e possono dar lume, come si faccia buon uso 
di essa, e degli antichi » Salvimi. 



XI 

so fattone 5 non ho che citalo gli scrittori che le adoperarono, 
indicando talvolta 1' opera in cui si contengono , e i luoghi , se- 
condochè mi soccorrevano la memoria ; e le fatte osservazioni. 
Pochissime furono poi le parole che accolsi tolte dall' uso più 
generale 5 e più ragionevole (i), riputando doversi andare molto 
cauto e riserbato in tale bisogna, per non darne di arbitrarie, 
e di strane; e tutte queste avranno la particolare avvertenza 
che 1' uso soltanto me le ebbe fornite. Appresso alle dichiarazioni 
delle voci; semprechè mi venne falto trovarli e conoscerli , diedi 
i nomi delle parti componenti l'arnese, lo strumento, la mac- 
china, il corpo, l'oggetto registrato, aggiungendo sovente le 
voci significanti alcuna operazione, alcun effetto del medesimo, 
o cosa ad esso attinente, collocando in fine i sinonimi, gli ac- 
crescitivi ^ i diminutivi, ec, e ciò per amore di brevità, e 
perchè sotto una sola rubrica lo studioso possa rinvenire più 
materiali da farne suo prò. 

Qualunque volta poi ebbi a trattare di arti , o non ancora 
introdotte in Toscana, o di strumenti, macchine, e arnesi che 
non vi si adoperano ( le quali cose han pure ad avere un nome ) 
ne tolsi il vocabolo dagli scrittori che il fornivano, come Scher- 
maglio dal Pomey , Redàbolo dal Gallo, Navacce dal Gherardini , 
e somiglianti. Per gli schifiltosi inoltre, che rifiutano tutti i 
vocaboli che vengono dalla francese, o da allra favella ho sem- 
pre annoiata la loro derivazione ; ma non volli ommellerli al 
tulio, li registrai anzi coli' intendimento con cui nelle carte 
marittime s'indicano le sirti, e gli scogli; e ciò non tanto, 
perchè si debbano evitare, ma per dare il termine equivalente, 
e per avvertire lo studioso ad usare di quel vocabolo con grande 

(1) » Finalmente i vocaboli proprli de* mestieri , delle arll , delle 
professioni, delle scienze son dessi i veri quelli che occorrono per le bot- 
teghe , per le scuole, per gli uffici, per i mestieri; e vanità sarebbe il 
cercarli appresso gli antichi, che delle mille parti non ne hanno le due; 
e quelle slesse tolte di bocca al meslier che le usa ; » Damello Bar- 
TOLi. — Il Giordani in un frammento di lettera al Grassi scrive. • 1 vo- 
boli d' arte sono segni materiali di cose morte, son puglie , son cifre al- 
gebriche senza vita, ne colore immutabili , dunque non ci è altro che an- 
darli a trovare (dove siauo non importa) e mcilerli in vista. » E il Sa- 
CE> TI nelle Rime : 

Dobbiam forse aspettar che torni Dante 

A insegnarci chiamar la Cioccolata, 

Il Te, la Paladina y il Guardinfante. 
Cosa che viene in uso alia giornata , 

Bisogna pur che un nome le >i ponga 

Perche si sappia come va chiamata. 



riserbo; giacché io avviso co' più savii , che le frasi, e le lo-' 
dizioni forestiere corrompano le lingue, le parole non mai. E 
quindi ne venni recando quante potei raccogliere delle opportune 
al mio intendimento 5 studiandomi stare il più che mi fu dato in 
mezzo alle scrupolosità dei puristi , e all' ardimentosa larghezza 
de' moderni. E quantunque d'alcuna materia, arte, mestiero ec. 
sinno per sembrar poche le voci che adunai , si troveranno non- 
dimanco in maggior copia delle somministrate da' Vocabolari 
Domestici che abbiamo. E questa povertà potrebbe essere anche 
apparente , poiché , se in alcun luogo parranno mancare voci che 
reputavansi ad esso spettanti , saranno poi collocate ove trattasi 
d' altre materie con cui abbiano più stretta attinex}za. Così, per 
atto d' esempio, tra i Cibi non trovansi gli animali, i pesci e 
r erbe comestibili , perché registrati ove della Storia Naturale 
si ragiona. Il più delle voci pertinenti al Sarto non rinvengoniii 
sotto questa categoria, perché già collocate fra i Feslimmti , e i 
Lavori d' Jgo. Pochi vocaboli leggonsi sotto a Teatri , e ciò per- 
ché i più d' essi vennero alluogati ove si trattò della Musica e 
de' Balli, e così dicasi del rimanente. Mio divisamento era noa 
ripetere i singoli articoli, ma V ordine preso mi strinse a farlo 
alcuna volta, per non rimandar sempre il leggitore da un capo 
all' altro del libro. Il Martello p. es. é strumento adoperato da' 
Falegnami , Fabbri, Muratori, Orefici ec : or registratolo una 
volta, doveva poi rimanermene in appresso, talché a chi in solo 
un luogo consultasse il libro avesse a dar nell'occhio la mancanza 
di voce sì ovvia ? Per questa considerazione adunque preferii 
alcune rare ripetizioni , e per maggior comodità de' leggitori , 
e suir esempio di altri Vocabolarii sistematici. Avvertirò ancora, 
che giunto alla Storia Naturale osservai con maraviglia e dispet- 
to , che la più parte delle schede tolte da altri Vocabolari dice- 
vano animale nolo , pesce noto , erba nota. Stimando io vano ed 
inutile il definire in tal guisa, mi diedi a rifare questa parte 
con luti" altro metodo; e tratte prima le migliori voci della 
scienza da ottimi libri, tutti da ciò, amai aggiugnere i nomi del 
sistema linneano, con brevi ed esatte descrizioni degli animali 
delle piante che ammisi. lien veggo, che non mancherà chi 
coglia notarnii di temeiilà , perché non toscano mi accinsi alla 
compilazione d'un Vocabolario, che soltanto bene e compiuta- 
mente si sarebbe potuto fare in quell' Italiana provincia. Comec- 
ché non al)l)ia dissiniulato a me slesso sì grave opponimento , 
ebbi due coiifurti nella mia intrapresa: 1' uno che niun Toscano, 
eh' io mi sappia avca finora ad(M>ipiulo al desiderio d' un simile 
lavoro comune a lutla T Italia; !' altro assai più possente, che 
C salvo qiK'llo ddla Ciiisca ; (juasi nissun altro Vocabolario, 



XIH 

movendo dall' Accarisio, dall' Alunno e dal Pergamino , e scen- 
dendo infino al Cesari , al Costa , al Manuzzi , e allo Zanotti fu 
composto da uomini di Toscana , ma da Lombardi, Romagnuoli, 
e d' altre provincie d' Italia. 

Così avendo io apparecchiata la materia del mio lavoro , 
considerando che i Vocabolari Alfabetici opportunissimi a di- 
chiarare altrui la significazione ignorata delle parole che si 
cercano in essi, riescono inutili per chi brama un vocabolo 
proprio di cosa che non sa , o che essendogli notissima non va- 
le ad esprimerla con voce veramente italiana ; e considerando 
pure, che, se riparano in parte a questo sconcio i Vocabo- 
lari d' un particolare dialetto , non adempiono pienamente la 
bisogna, venni in pensiero di compilare un Vocabolario j, che 
contenendo le voci d' uso domestico e familiare con quelle d'arti 
e mestieri fosse disposto con un ordine metodico, o sistematico 
agevole ad essere compreso , e a mettere lo studioso in via da 
trovare tosto e sicuramente le voci che gli occorrevano. Ben io 
vedea , che un ordine filosofico e strettamente logico era diflìci- 
lissimo a stabilirsi, e quasi che io non dica impossibile; come 
il provano gì' imperfetti Alberi o Classificazioni d' ogni scibile 
tentati da Giulio Polluce, dal Poliziano, da Bacone, dagli En- 
ciclopedisti fino al Martignoni , all' Alberti , all' Arrivabene e al 
Costa; e scorgeva altresì che in un Vocabolario Domestico, nel 
cui Àlbero alcuni rami debbonsi stralciare ed ommeltere , non 
avendovi luogo certe arti o scienze , vanno a rimanere come de' 
vuoti necessari; o almeno il collegamento de' diversi rami non 
può mai apparire sì semplice e naturale , come in una classifica- 
zione che ordini tutte quante le parti dell' umano sapere. Egli è 
vero nondimeno, che, purché le cose, e i vocaboli di che si ha 
d' uopo siano compresi nel libro , poco monta se V ordino non 
sia pienamente esatto ; mercecchè , rinvenuta la maleria sotto cui 
cade il vocabolo che si rintraccia, viene questo ad essere tro- 
valo. Nò fa opponimenlo il dire, che ogni materia di questo 
libro procedendo per ordine alfabetico, chi cerca un particolare 
vocabolo viene costretto a leggere quasi per intero (juanlo è 
spellante ad essa maleria: poiché moltissimo avrà già ottenuto, 
allorché questo il conduca a trovare quanto gli occorre con mag- 
gior prestezza e fruito di chi abbia a rivolgere (|uasi tutto un 
Dizionario disposto alfabeticamente. E panni, che a ciò non porga 
sicuro rimedio neanche il metodo pro|)osto nel suo Pronluario 
dal eh. prof. Carena ,, di tenere cioè nell' arti o mestieri 1' ordine 
suggerito dalla stessa successione delle operazioni che vi si fan- 
no , perché chi ignora il vocabolo deve incominciare a leggere 
da principio il Capitolo, o Paragrafo che tratta dell' arte o me- 



\IV ^ 

stiere cui appartiene la cosa ricercata proseguendo fintantoché 
in essa si avvenga : o almeno la sua lettura avrà da movere da 
quel punto de' lavori dell' arte al quale presuppone sia più pros- 
simo il vocabolo di cui va in traccia , ove ne abbia alcun idea j 
o barlume : il che , se giova a qualche ulteriore istruzione dello 
studioso ( come anche accade nell' ordine che io presi ) non giova 
cerlamenle al subito rinvenimento della dizione di cui si ha 
bisogno. Checchessia di ciò:, sarà sempre importantissimo che il 
leggitore s' adoperi a formarsi idea chiara e distinta dell' ordine 
tenuto nel presente Vocabolario , e per usarne a suo prò , e per 
non avere ad attribuire a difetto del compilatore la propria ìna- 
bililà a rinvenire le voci. E acciò tale idea possa più facilmente 
acquistarsi , mi farò a render ragione come io abbia concepito 
quest' ordine , e reputato agevole a comprendersi. Preso adunque 
r UOMO per radice e tronco dell' Àlbero che figurai; ripensando, 
che questi neli* ottenimento del bene, rispetto al corpo, tender 
deve ognora al soddisfacimento de' proprii bisogni ^ sì naturali 9 
che fallizii ; e rispetto all' animo deve tendere all' adempimento 
de' proprii doveri verso la Divinità, che forma la RELIGIONE; 
questi io avvisai poter essere i rami principali di tronco siff'atto^ 
che poi venni dividendo in moltissimi altri accessorii e subal- 
terni, siccome passo a dire più largamente. E prendendo le mosse 
dai bisogni nalurali compresi sotto la Filluaria \ cibi e condi- 
menti , le bevande , gli operatori e le operazioni che loro ri- 
sguardano; sotto i Feslimenli le materie ond' essi si formano > 
le vesti si da uomOj che da donna, e da bambini, le parti di 
esse 5 e gli arnesi di lusso che al vestire si riferiscono. E qui , 
come per necessaria arrota, mi estesi a lavori d'ago e ricamo, 
di calze, del filare e dipanare ^ del bucato, e del pettinare. Sotto 
Y Abitazione^ recate le suppellettili di Camere, Sale e Gabinetti 
e i vari utensili domestici; posi quelli di Cucina, della Mensa 
e della Cantina. E perchè a disfamare V uomo necessario è il 
collivamenlo dogli erbaggi, delle frutta delle biade; e quello 
dell' uve alla fiibbricazione del vino posi seguentemente 1' Agri- 
roliura , e (juindi la Caccia, e la Pescagione, come quelle che 
f.iiino contribuire la terra , l' aria , e 1' acijua ad imbandire le 
mense delle carni de' (|uadrupedi, de' volatili e de' pesci. 

Scesi da tullociò a' Bisogni fattizii producitori dell' Arti 
Meccaniche f ddV Arti liberali, e delle Scienze. Le meccaniche 
venni dividendo in necessarie, utili, e dilettevoli. Abbracciai sotto 
le prime il jìJugnaio il Fornaio, il Macellaio, il Tessitore, il 
Sarto, il Calzolaio, il Cappellaio, il Muratore, il Falegname e 
il Fabbro, non senza dare i nomi delle macchine^ dogli ordigni 
e slrumenti che essi adoperano , delie loro parti , operazioni , 
e delle persone che in esse si faticano. 



XV 

Alle Necessarie seguitando le Jrti utili prima mi si offrì la 
Scrittura , siccome quella che giova a serbare i sensi dell' animo , 
e a trasmetterli a lontani , ed a futuri : da questa passai alla 
Stampa, che tali sensi rende più duraturi, e quasi che io non 
dica eterni ; accompagnandola coli' arti relative de' Gettatori di 
caratteri, delle Cartiere, e de' Legatori di libri; collocando ap- 
presso quelle del Jlonetiere , Coltellinaio, Oriuolaio > Vetraio , 
Ceraiuolo , Tintore , Conciatore di pelli , Carrozzaio , Orefice , 
Battiloro, Filaloro , Funaio, Linaiuolo e Canapaio. 

Dall' Jrti Dilettevoli non prescielsi che poche , e le più con- 
faccnti al fine propostomi, e quindi, parlato del Doratore, de' 
Balli , e Teatri, venni a' Giuoclii , che quasi arti dilettevoli con- 
siderar si possono, e li distinsi in Giuochi di esercizio , destrezza: 
di sorte o rischio; di veglia; e fanciulleschi. E poiché dall'Agri- 
goltura 5 Caccia, Pescagione e dall'Arti meccaniche in ispecial 
modo nascono il Commercio , e la Mercatura venni a dire di 
questi, dichiarandone gli strumenti, le azioni, i diritti, i pesi, 
le misure , 1' operazioni e gli operatori. All' arti che più haii 
d' uopo della mano, e che diconsi meccaniche soprastando fuor 
d' ogni dubbio quelle in che hanno la maggior parte l' ingegno 
e la imaginazione e liberali ed ingenue si chiamano : mi serbai 
a trattarne parti tamente qui , siccome quelle che reputo na- 
te , e inventate dall' uomo , dopo le meccaniche : quelle pre- 
ferendo di esse che più all' uso domestico e familiare stretta- 
mente si collegano, quali sono la Musica, la Pittura, la ScuU 
tura, il Getto in Bronzo, V Incisione , e l' Architettura , sia Ci- 
vile , che Militare ; sotto la quale ebbi riposte tutte le Fabbriche 
in genere, le parti loro, le materie murarie, di legname, e di 
ferro che in esse s' impiegano. Parto ancora de' bisogni faltizii 
dell' uomo essendo slate le Scienze che s' accostano tanto all' ar- 
ti liberali, anche da quesle tolsi alcun ramo, che innestai nel 
mio albero. E innanzi tratto , avuto riguardo allo stato naturale 
e primitivo dell' uomo ancora errante sulla vasta selva della 
terra , bisognoso di tulio , e soltanto rivolto a difendersi dalT in- 
sidie e dagli assniimeiiti de' suoi simili e dalle fiere selvaggie , 
cominciai dalla Guerra. E poiché appresso agli eventi di essa 
nascer dovette l'ordine, e l'umana famiglia ebbe a prender 
stabilimento sovra norme giuste e positive feci seguitare la Giu- 
risprudenza rimediatrice de' mali morali ; cui posi a lato la Me- 
divina, che de' fisici riparatrice si ofiVe , non senza aggiungere 
alcune cose di Chirurcjia , Veterinaria ed /Irte farmaceutica. E 
])iacemi si noti, che ov' ebbi descritto l' uman corpo in tulle 
le sue parli esloriori , e anche in ogni allro luogo del Vocabo- 
lario , esclusi all'alto le voci scopertamente contrarie all' oncslà ; 



XVI 

lenendo io con Quintiliano ( 1. 8 e. 3 ) T oneste voci esser sempre 
a preferirsi alle turpi , uè all' osceno farsi mai luogo in erudito di- 
scorso alcuno. E poiché a maggior incremento , utile e comodità 
dell* Arti del Commercio e della Medicina in ispecie venne op- 
portunamente inventata 1' arte di valicare i mari ; appresso alla 
iMedicina diedi luogo alla Nautica j, cui, come ad essa al tutto 
proficua feci tener dietro la Geografia , nella quale mi restrinsi 
avvisatamente a porre le sole definizioni generali , reputando 
indebito , e forse vano il trattarne al minuto , siccome fecero il 
Pomey , il Facciolati , e V Jrrivabene. Che se in un Vocabolario 
Domestico si desse luogo a tutti i nomi geografici particolari , 
' altri vorrebbe poi trovarvi e gli storici, e i mitologici , né saprei 
quanto dirittamente. Alla cognizione de' luoghi della terra doven- 
do poi accoppiare il navigatore quella de' segni del Cielo posi in 
sciruito V Astronomia; e dopo aver considerato il Cielo, siccome 
stanza de' pianeti e delle costellazioni , dopo aver osservati i 
loro moti, l'eclissi, i fenomeni, e dopo esposte le principali 
meteore , discesi a trattare dell' Acque , che sono della naviga- 
zione il mezzo opportuno, dalle quali trapassai a ragionare di 
quel principalissimo avversario dell' acque il Fuoco. A queste cose 
spettanti tutte alla fisica collegai la Naturale Istoria spartita 
ne* suoi tre regni Animale, Vegetabile e Minerale , trattando sotto 
la Zoologìa de' quadrupedi volatili e pesci, anfibi, serpenti, in- 
setti ec. : sotto la Botanica degli alberi , delle piante , de' fiori , 
dell'erbe, biade, de' legumi e delle^ frutta più comuni; non 
senza toccar brevemente de' Giardini. Sotto la Mineralogìa , ri- 
posi i marmi , le gemme, le pietre preziose, i metalli, i mine- 
rali , e le miniere. 

Divisato adunque per tal modo quanto giovava 1' Uomo nel 
soddisfacimento de' bisogni naturali e fattizii per giungere al 
Lene corporale ; a compiere il mio lavoro restava a dire quanto 
ne riguarda lo spirito nell' adempimento dei suoi doveri verso 
Dio, e p'M-ciò chiusi il Vocabolario colla RELIGIONE, nella qual 
parte , lasciate 1' astrattezze teologiche e speculative , ho regi- 
strale le voci delle Chiese e loro partii arnesi ed utensili , degli 
aljiti e paramenti sacri , de' gradi , e dignità degli Ecclesiastici , 
riti, ulficiafure e libri sacri: ponendo ultimi gli Ordini Religio- 
ii , le loro specie , dignità , titoli , vestimenta ^ e luoghi di dimora. 
Io spero cpiirjdi , che come già disse il Tommaseo: « i buoni vor- 
» ranno lenf:r conto del mio buon volere, che in opera come la 
» presente le omniissioni e i difetti sono inevitabili. » 



i^XXOCCDCOf^SSa» 



ELENCO* 

DELIE OPERE CHE HilO PRINCIPAIMERTE SERVITO 



ALLA COMPILAZIONE DEL PRESENTE 



VOCABOLARIO DOMESTICO 



Vocabolario degli Accademici della 
Crusca, quarta impressione, 1729 
al 1738 : Firenze per Domenico 
Maria Manni t. 6 in fogl. 

Dizionario universale critico-enciclo- 
pedico della lingua italiana del- 
l' abate Francesco d' Alberti di 
Villanova: Milano per Giovanni 
Silvestri 1854 t. 6 in 8. 

Dizionario Militare Italiano di Giu- 
seppe Grassi , ediz. 2 Torino; soc. 
Tip. 1833 voi. 4. 

Proposta d' alcune correzioni ed ag- 
giunte al Vocabolario della Cru- 
sca del Cav. Vincenzo Monti: Mi- 
lano I. R. Slamp. 1817 e seg^. 

Vocabolario di IMarina dal Cav. Si- 
mone Slratico: ISIiiano 1815 1.3. 

Dizionario portatile della lingua ita- 
liana compilato da Francesco Car- 
dinali: Bologna per Iacopo Marsi- 
gli 1822 al 28 voi. 2. 

Vocabolaiio, gramatica ed ortografia 
della lingua volgare d'Alberto Aca- 



risio di Cento ec. st. in Cento in 
casa dell' Autore del mese di Zu- 
gno 1543. 

Della Fabbrica del Mondo di M. 
Francesco Alunno da Ferrara in 
Vinegia 1557 presso Paolo Ghe- 
rardo. 

Il Memoriale della lingua italiana 
del sig. Giacomo Pergamini da 
Fossombrone : Venezia 1656 , ap- 
presso Guerigli. 

Vocabolario Agronomico Italiano 
compilato da Gio. Battista Gagliar- 
do : Milano per Pietro Agnelli 
1804. 

Dizionario Tecnico Etimologico com- 
pilalo dall' Ab. Aurelio Marchi : 
Milano 1828 per Giacomo Pirola. 

Dizionario ragionalo di Giurispruden- 
za marittima e di Commercio di 
Ascanio Baldcssaroni : Livorno 
1816 V. 4 per Tommaso Masi. 

Alcune Annolazioni al Dizionario 
della lingua italiana che si stampa 



Qtiest' Elenco non solo giova a mostrare l.i pìii parte delle fonti donde il Coni- 
pjlalnre ha tolte le voci registi .ite nel Vocabolario ; ma giova anche a dichiarare le 
Anhreìfiatiirc de' nomi defili autori , e loro opere, che Irovansi lungo lutto il libro, 
e delle quali sarebbe occorso formare uni non Lieve tavola. 

( L' Editore ) 
\ 



a Bologna: Modena 1820 per G. 
Vincenzi e Comp. 

La Piazza universale di tutte le pro- 
fessioni del Mondo di Tommaso 
Garzoni da Bagnacavallo : Vene- 
zia 1616 da Olivier Alberti. 

Notizie de' Vocaboli Ecclesiastici col- 
la dichiarazione delle Ceremonie 
ec. raccolte da Domenico Magri 
Maltese : Bologna per Giuseppe 
Longhi 1682. 

Nuovo Spoglio di Vocaboli tratti da 
Autori citati dagli Accademici del- 
la Crusca compilato da Luigi Muz- 
zi : Bologna, Masi 1815. 

Dizionario toscano compilato dal sig. 
Adriano Politi sanese : Venezia 
1628 presso Benedetto Milocho. 

Voci italiane d' autori approvati 
dalla Crusca nel Vocabolario di 
essa non registrate raccolte dal p. 
G. P. Bergantinl: Venezia 1745 
presso Pietro Bassaglia. 

Nuovo Metodo per la lingua Italiana 
più scelta estensivo a tutte le lin- 
gue dell' Ab. Girolamo Andrea 
Martignoni, Voi. 2 in 4: Milano 
siainp. (li Pier Francesco Malale- 
*ta 1748 ( Questa copia servì al- 
l' Alberti per la compilazione del 
Suo Dizionario Universale , ed ha 
in margine moltissime postille di 
sua mano contenenti belle ed utili 
voci , di cui pure ho fatto uso ). 

Vocabolario Italiano e Spagnuolo 
Composto da Lorenzo Franciosini 
fiorentino. In Genova appresso Pie- 
tro Marcelli 1636 voi. 2 in in uno. 
Prosodia Italiana, ovvero 1' arte con 
l'uso degli accenti della volgar fa- 
vella d' Italia del p. Placido Spa- 
dafora. Voi. 2 , Venezia Baglioni 
1820. 
Appendice e correzioni al Vocabo- 
lario della Crusca e al Dizionario 
Eoiclopedico fleir Alberti ce. Mi- 
lano tip. C. M De Stefania 1832. 



Indice universale nel quale si conten- 
gono i nomi di quasi tutte le co- 
se del mondo, delle scienze, e del- 
le arti co' loro termini principali 
del p. Francesco Pomey, portato 
dal francese in italiano, e dal tra- 
duttore accresciuto ec. Bologna 
1742 pel Longhi. 

Ortografìa moderna italiana per uso 
del seminario di Padova 2 edizio- 
ne. ( che ha sulla fine un breve 
Vocabolario Domestico riputato la- 
voro del Facciolati , ma che con 
più di fondamento credesi del For- 
cellini) Padova per Giovanni Man- 
frè 1745. 

Saggio d' un Dizionario Veronese 
Italiano: Verona per Marco Mor- 
roni 1810. 

Il Rimario di Girolamo Rosasco 2. 
Edizione Padova tip. del Sem. 
1819. 

Veneroni , Vocabolario Francese Italia- 
no Voi. 2 Venezia per G. M. La- 
zaroni 1837. 

Modi di dire toscani ricercati nella 
loro origine del p. Sebastiano Pao- 
li ; per Simone Occhi 1740. 

Rimario del sig. Girolamo Ruscelli 
col Vocabolario ec. Venezia 1666 
per Zaccaria Conzatti. 

Dizionario, e Bibliografia della Mu- 
sica del Dottor Pietro Llchtenthal. 
Milano per Antonio Fontana 1826 
voi. 4. 

Vocabolario Piemontese italiano del- 
l' Ab. Michele Ponza voi. 3 To- 
rino stamp. Reale ed Appendice , 
ivi 1833. 

L' Annotatore Piemontese della lin- 
gua e letteratura italiana Giornale 
ec. compilato dall' Ab. Michele 
Ponza: Torino 1832 al 40 tipogr. 
Favale. 

Vocabolario Domestico di lingua ita- 
liana compilatodaMonslgnorTom- 
maso Azzecchi CappellaDo Segre- 



to di S. S. : Roma tip. Aureli 
1834. 

Lo Slesso accresciuto. Edlz. 2. Ro- 
ma tip. Monaldi 1841. 

Dizionario domestico sistematico di 
Gaetano Arri^abene mantovano : 
Brescia per Nicolò Betloni 1809. 

Vocabolario domestico latino italiano 
dell' Avv. Faustino Corsi : 2. ediz. 
Roma tip. Salviucci 1840. 

Vocabolario Romagnuolo italiano di 
Antonio Morri: Faenza per Pietro 
Conti 1840. 

Vocabolario Bolognese italiano di 
Claudio Ermanno Ferrari 2. ediz. 
rifusa ec. Bologna tip. della Vol- 
pe 1835. 

Dizionario dei termini di Medicina, 
Chirurgia , Veterinaria pubblicalo 
in Francia ec. , e ridotto ad uso 
degl' Italiani ed arricchito dai dot- 
tori R, Leone, G. B. Fanlonelii, A. 
Omodei , ediz. 2. Milano 1834 so- 
cietà degli Annali Univ. di Scien- 
ze ed Industiia. 

Istituzioni Botaniche compilate dal 
Dottor Ottaviano Targioni Tozzet- 
ti : Firenze presso Guglielmo Piat- 
ti 1813 voi. 5. 

Storia Naturale di Buffon nuovamen- 
te ordinala e continuata per ope- 
ra del Conte di Lacepede Voi. 54 
Livorno tip. Vignozzi 1833, 

Ornitologia toscana, ossia descrizio- 
ne e storia degli uccelli del Doti. 
Paolo Savi : Pisa tip. Nistri 1827. 

Dialogo de' Giuochi che nelle Veg- 
ghie Sanesi si usan di fare del 
Materiale Intronato ( Girolamo 
Bargagli ): Venezia per Alessan- 
dro Cardane 1581. 

Pino p. Ermenegildo Elcmcnii di 
Storia Naturale degli Animali: Mi- 
lano slamp. Reale 1808 voi. 2. 

Compendio di Mineralogia moderna 
ec. con in fine un Vocabolario de* 
lermiai tecnici : Milano per Anto- 



nio Fortunato Stella 1819 voi. 5. 

Tommaseo Nicolò , Nuovo Diziona- 
rio de' Sinonimi della lingua ila- 
liana. Firenze pel Vieusseux 1838 
al 1840. 

Osservazioni intorno ai Vocabolari 
della lingua italiana specialmente 
per quella parte che riguarda le 
definizioni delle cose concernenti 
le scierze naturali del prof. Gia- 
cinto Carena: Torino presso Giu- 
seppe Pomba 1831. 

Prontuario di Vocaboli attinenti a pa- 
recchie Arti, ed alcuni mestieri, 
e cose domestiche, ed altre di uso 
comune per saggio d' un Vocabo- 
lario metodico della lingua italiana 
di Giacinto Carena : Firenze tip. 
Galileiana 1840. 

Giunte Torinesi al Vocabolario della 
Crusca raccolte dal Presidente Con- 
te Gio. Battista Somis di Chavrie: 
Torino pel Pomba e Comp. 1840, 
e 41. 

Voci e maniere di dire additiate a 
futuri Vocabolaristi da Giovanni 
Gherardlni : Milano per Giovanni 
Bianchi e Comp. 1838. ( Questo 
libro non mi venne alle mani che 
stampato giàil^. fase, del presente 
Vocabolario ). 

Dizionario di erudizione storico Ec- 
clesiastica da S. Pietro fino a 
giorni nostri compilato da Gaeta- 
no Moroni romano primo Aiutante 
di Camera di Sua Santllh: Vene- 
nezia tip. Emiliana 1840 e segg. 
( Questo non è or pervenuto che al 
voi. XLVIII ed alla lett, 0. ) 

Voci toscane usate dal celebre Lo- 
renzo Bellini ec. non registrate ne' 
dizionari della lingua italiana rac- 
colte da ( Floriano Caldani ) : 
Padova tip. della Minerva 1828. 

Spoglio di Lettere inedite di Loren- 
zo Bellini indiritlc ni celebre Ana- 
tomico Malpighi : Manoscritto pos- 



seduto dal eh. prof. Gaetano At- 

V'ita di Benvenuto Cellìni Orefice e 
Scultore fiorentino : Pisa pel Ca- 
purro 1824. 

Il Cuciniere italiano moderno, colle 
voci del Pasticciere, Coafelturiere, 
Liquorista , Diacciatore : Livorno 
1859, fratelli Vignozzi. 

Ritonoraia Ecclesiastica, o la scienza 
de' sacri riti discussa canonica- 
mente e decisa moralmente dal Sac. 
Fidalberto , t. 1 ( {/ solo che 
si ha a stampa ) Lucca Tip. Ba- 
roni 1851. 

Dizionario storico portatile degli Or- 
dini Beligiosi e Militari ec. : Ve- 
nezia 1790 presso Modesto Fenzo. 

L' Acerba di Cecco d' Ascoli : Ve- 
nezia 1820 per Francesco An- 
dreola. 

11 Morgante Maggiore di Luigi Pul- 
ci : Venezia per Sebastiano Val- 
le 1801 voi. 5. 

L* Orlando Innamoralo del Baiardo 
rifatto da M. Francesco Berni voi, 
5. Venezia per Pietro Bernardi 
1812. 

La Secchia Rapila d' Alessandro 
Tassoni: Venezia 1788 per Anto- 
nio Zalta. 

Il Malmanlilc racquistato di Loren- 
zo Lippi : Venezia per Sebastiano 
Valle 1804. 

Lo Scherno degli Dei poema gioco- 
so di Francesco Bracciolini , v. 2; 
Firenze presso Pasquale Caselli 
1821. 

L' Eneide travestila di Ciò. Battista 
Lalli; Venezia 1682 presso Stefa- 
no Curii. 

Satire di Salvator Piosa colle anno- 
lezioni di Antonio Maria Salvini: 
Amsterd.jm , 1790. 

La Presa di Sanminiato poema eroi- 
comico del Dottor Ippolito Neri : 



Firenze 1827 per Vincenzo Bat- 
telli. 

Satire di Iacopo Soldani e di Bene- 
detto Menzini : Venezia per Anto- 
nio Zana 1789. 

Il Torracchione desolalo poema eroi- 
comico di Bartolomeo Corsini Voi. 
2, Leida per G. Vaderlet, 1822. 

Poesie del p. Francesco Moneti voi. 
2 : Amsterdam presso Ermanno 
Fraymann 1791. 

La Bucchereide di Lorenzo Bellini : 
Bologna, pei fratelli Masi voi. 2, 
1824. 

Rime di Cesare Caporali con V Os- 
servazioni : Venezia 1662 per il 
Conzatti. 

La Svinatura di Paol Francesco Car- 
li in fine del Ditirambo del Redi: 
Livorno 1821 presso Glauco Masi. 

Rime di Gio. Santi Saccenti voi. 2: 
Firenze per G. Galletti 1830. 

Il Ricciardetto poema di Nicolò For- 
teguerri: Venezia per Pilleri 1738. 

Il Cicerone poema di Giancarlo Pas- 
sereni voi. 6: Bassano 1775. 

Dizionario nuovo, e copioso di tut- 
te le rime sdrucciole, opera data 
in luce da Girolamo BaruiFaldi : 
Venezia presso Pielro Valvasense 
1755. 

Bertoldo, Berloldinoe Cacasenno poe- 
ma giocoso con note di G. A. Ba- 
roni voi. 3 : Bologna pel Masi 
1822. 

Opere di Giuseppe Parini Milanese 
Prose e Poesie in 2 voi. separali : 
Milano pel Silvestri 1821. 

Favole e Novelle di Lorenzo Pignot- 
li aretino: Firenze, Gabinetto Lett. 
1817. 

Alfieri Vittorio, Opere varie voi. 13: 
Italia 1821 , e principalmente le 
Tragedie, le Comedic Originali , 
le Traduzioni, le Salire, gli Epi- 
grammi , ed il Misogallo. 



L' Ilìade d' Omero tradotta dal Cav. 
Vincenzo Monti , voi. 2: Bologna 
Turchi e Veroli. 1825. 

L'Odissea d'Omero tradotta dal Cav. 
Ippolito Pindemonte voi. 2: Li- 
vorno per Glauco Masi 1822. 

Sermoni d'Ippolito Pindemonte: Mi- 
lano pel Silvestri 1826. 

Aniati Basilio , la Battaglia delle 
veccliie colle giovani, canti due 
di Francesco Sacchetti ec. edi- 
zione 2. Imola 1829 stamp. dei 
Seminario; con in fine un elenco 
di vocaboli tolti da Scrittori ap- 
provati, e che non sono ne' voca- 
bolari. 

Satire, Epigrammi, Epitaffi del Cav. 
Angelo Maria d' Elei : Milano per 
Giovanni Silvestri 1841. 

I Fiori, Canzonette di Gio. Battista 
Montani cremonese: Lodi per G. 
B. Oiccsi 1850. 

Pananti Dottor Filippo Opere poeti- 
che , Milano 1810. 

— Avventure e osservazioni sovra le 
coste di Barberia : INIilano per A. 
F. Stella 1817 voi. 5. 

— Il Poeta di Teatro Pvomanzo Poe- 
tico , Voi. 2: Milano per Gio- 
vanni Silvestri 1817 (^ disse già il 
Nicolini^che di questo poeta i mo- 
di più acconci s' aveano a ripor- 
re nel tesoro della nostra lingua ; 
e pensò il Ciampolini nella sua 
biografìa., che ciò sarebbesi esegui- 
to dall' Accademia alla pubblica- 
zione del suo Vocabolario ). 

Botta Carlo Storia d'Italia dal 1789 
al 1814: Italia 1825 voi. 10. 

— Storia dell' Indipendenza d' A- 
mcrlca voi. 5. Milano per Gaspc- 
re Truffi 1829. 

— Storia d' Italia in continuazione 
al Guicciardini voi. 12 Capolago 
tip. Elvetica 1822 e scgg. 

— Lettere , con un ragionamento 
sulle memorie di Lady Morgan : 



Torino per Pompeo Magnaghi 
1841. 

Gli amori delle Piante di Erasmo 
Darwin tradotti da Giovanni Ghe- 
rardini: Milano per P. E. Giusti 
1818. 

Ricci Cav. Angelo Maria , la Geor- 
glca de' Fiori: Milano per Gaeta- 
no Schicpaiti 1829. 

— Le Conchiglie poema: Roma G. 
B. Marini 1850. 

Nota Alberto Comedie edizione 2. 
Firenze stamp. Granducale voi. G. 

Catalogo di Spropositi. Strenna ( del 
prof. M. A. Parenti ) dal N. 1 
al 10 1859 al 1850: Modena dai 
tipi della R. D. Camera. Gli ul- 
timi s'intitolano Esercitazioni Fi- 
lologiche. 

Bresciani p. Antonio, saggio d' al- 
cune voci toscane d' Arti , Mestie- 
ri e cose domestiche. Dialoghi e 
Discorsi: Modena, Soliani 1839 
in 8. 

— Ammonimenti di Tionide: Par- 
ma p»^l Fiaccadori 1858. 

— Avviso a chi vuol pigliar moglie: 
Modena R. Tip. Cam. 1859. 

• — L' Armeria antica di S. M. il 
Re Carlo Alberto: Torino pel Ma- 
rietti 1841. 

— L' Arte di goder sempre trad. : 
Mcndrisio tip. Ticinese 1857. 

Guadagnoli Dottor Antonio, Poesie 
Giocose ; Pisa tip. Nistri 1855. 

Belli Giuseppe Gioacchino romano 
versi: Roma Salviucci 1859, 

Versi inediti di Giuseppe Gioacchino 
Belli Romano, Lucca Tip. Giusti 
1845. 

Le venti giornale dell' Agricoltu- 
ra e de' piaceri della Villa di M. 
Agostino Gallo: Venezia 1G10 per 
Domenico Fraberti ( con infine 19 
tavole rappresentanti gV istrumen- 
ti rurali co' loro nomi ). 

Aiutarcllo a parlar familiarmente 



6 

italiano di Agostino Feda, 2. edlz. 
aiiraeiuata : Biella presso Ignazio 
Fecia. Torino stanip. Sociale 1843. 

Elenco di alcune parole oggidì fre- 
quentemente in uso , le quali non 
sono ne* Vocabolari italiani (di G. 
Bernardoni ): Milano 1812 dai 
torchi di G. Bernardoni. 

Lo stesso: Palermo per Filippo Sol- \ 
li 1855. 

Voci italiane ammissibili proscritte 
dall' Elenco del sig. Bernardoni 
( del Dottor Giovanni Gherardini) 
Milano presso Giuseppe Masperi 
1812. 

Soliani Raschini Antonio , Diziona- 
rio Militare: Venezia 1759. 

Vecchio e Nuovo Testamento, secon- 
do la volgala tradotto in lingua 
italiana da Monslej. Antonio Mar- 
tini: Venezia 1798, voi. 12. 

Saggio di Scherzi Comici del Cav. 
Giambattista Zanooi: Firenze 1822. 
slamp. del Giglio. 

Voci scoperte e difficoltìi incontrate 
sul Vocabolario ultimo della Cru- 
sca : Venezia 1758. 

Nuovo Elenco di Voci e Maniere di 
dire biasimate ; e di altre che 
sembrano di buona ragione, e man- 



cano ne' Vocabolari italiani com- 
pilato da Lorenzo Molossi: Parma 
presso Filippo Carmignani 1859, 
1841. 

Sillabario italiano di Lorenzo Molos- 
si : nella terza parte contiene una 
buona mano di nomi relativi alle 
parti del corpo umano , de' Cibi , 
delle Vestij delle parti della Casa^ 
Suppellettili , Strumenti di Arti : 
Parma, per Carmignani 1843. 

Dell* Ammaestramento dello Scal- 
co di Panonto famoso scalco a 
M. Francesco Ridolfì : Venezia 
1546. L' autore è fiorentino , e di- 
ce essere stato lungamente in Ro- 
ma al servizio di Principi e Car- 
dinali. 

Il Cuoco italiano economico: Livor- 
no , Vignozzi 1827. 

Guida dell'Educatore, e Letture di 
Raffaele Lambruschini : Firenze 
1836 e segg. 

Baruflaldi Girolamo il Canapaio , 
poemetto didascalico: Milano, tip. 
Visai 1825. 

Vocabolario Domestico Napoletano e 
toscano compilato nello Studio di 
Basilio Puoti : Napoli tip. Simo* 
niana 1841 , 45. 



■^es^^^^g^^^^ 



7 

TAVOLA DI ALCUNE ABBREVIATURE 

CHE SI TROVANO IN QUEST' OPERA. 



a. alt. attivo 

accr. accrescitivo 

acid. agg. addiettivo , aggiunto 

assol. assoluto, assolutamente 

avv. avverb. avverbio , avverbialmente 

comun. comunemente 

cr. crusca 

dim. diminutivo 

f. femminino 
frane. francesismo 

g. genere 
indecl. indeclinabile 
m. mascolino 

n. neulro 

n. p. neutro passivo 

p. passivo 

part. participio 

pegg. peggiorativo 

pi. plurale 

s. m. sostantivo mascolino 

s. f. sostantivo femminino 

sin. sinonimo 

str. strumento 

sup. superlativo 

T. termine 

V. vedi 

V. verbo o voce 

V. d. u. voce dell' uso 

verb. verbale 

voc. ani. voce antica 

voc. frane. voce francese 

voc. gr. voce greca 

voc. ingl. • voce inglese 

voc. lat. voce latina 

voc. ted. voce tedesca 



volg. volgarmente 



BISOGNI NATURALI DELL' UOMO 



VITTUARIA 



CIBI E COIXDI MENTI 



ACETATO , TA : add. che ha preso 
r odor dell' aceto. 

ACÉTO, s. m. vino inforzato che 
serve per condimento. 

ACETÓSO, SA: add. di sapor d'a- 
ceto, ed anche condito con aceto. 

ACETUME, s. ni. cose di sapore aceto- 
so , e principalmente quelle che si 
conciano coli' accio come capperi, 
peperoni , pesci marinati, e simili. 

ÀCIDO, DA: add. che ha un sapore 
acuto e forte come l'aceto, le 
frutta immature, e simili. 

AFFRICÒGNO -, add. di s;ipore che 
ha dell'aspro, e dell'austero come 
r iiya alfricogna. 

AFREZZA, s. f. sapor aspro, che ha 
in se dell' acerbo , come quello 
delle pere cotogne. 

Afro, A: add. clic ha dell'acerbo 
e doli' austero : Lazzo- 

AGLIATA, s. f. savore infusovi dentro 
dell' a-^dlo. 

AGNELLOTTO; s. m. vivanda fatta 
di pasta ripiena di carne battuta che 
si cuoce in brodo per far mine- 
stra. 

AGRESTINO, s. m. sorta di salsa. 

AGRÈSTO , s. m. liquore che si 
cava dall' uva acerba premuta , 
il quale s' insala e si serba per 
condimenlo. 

a. 



AGRIGNO , GNA : add. che ha 
dell'agro: Aqreito. 

AGRO, GRA : add. aggiunto di uno 
dei sapori contrari al dolce , e 
proprio delle frutta non ben mature, 

AGRODOLCE, voce che s'usa come so* 
st. ed agg. vivanda in che gl'ingre- 
dienti dolci ed agri rimangono in- 
sieme contempcrati. 

AGLZZAIVIENTI DELL'APPETITO, 
cose ghiotte, saporite che fanno che 
altri mangi anche senza fame. 

ALLÈSSO , usasi come add. sost. ed 
avverblalmen te a lesso : dlcesi per lo 
più di quella cottura della carne 
che si fa in acqua per allessamen- 
to : Lesso : Lessato. 

AMARO, RA: add. che ha sapore 
contrarlo al dolce, qual sì è quello 
dell' assenzio , dell' aloè e slmili. 

AMARÓGNOLO, LA: add. che ha 
un poco dell' amaro : Amariccio. 

AMMORSELLATO , s. n.. manica- 
retto di carne minuzzata , e d' uova 
dibattute. 

ÀNICI IN CAMICIA, anici confetti. 

ANIMÈLLA, s. f. una delle parti del 
corpo dell' animale, bianca e di 
sostanza molle e spugnosa , che è 
un mangiar delicato. 

ÀNSERI, s. m. pi. (voce dell'uso) e* 
stagne bislessale col guscio , ed af- 



10 



VITTI ARIA 



fumate sicché prosciughino per 
mangiarle seiiz' altra collura. 

ANTIPASTO, s. m. dicesi di quelle 
vivande che si mettono in tavola nel 
pi incipio della mensa avanti l'altre. 

ARANCIATA; s. f. confezione d'aran- 
cia bollila in zucchero. 

ARISTA MISALTATA , lonza di 
porco messa in sale, (dicesi per lo 
più arista. ) 

AROMÀTICO, CA: add. che ha 
odore e sapor d' aromato. 

ARÒMATO, e ARÒMO: s. m. nome 
generico d'ogni spezicria e profumo. 

ARROSTICCIÀNA.s.f. fetta di carne 
di porco arrostita grossolanamente 
Bracciuola e più propriamente 
Carbonata V. 

ARRÒSTO, s. m. vivanda arrostita. 
Roslo. 

ASCIOLVERE , s. m. il mangiar la 
mattina innanzi desinare, far co- 
lezionc. 

ASPRO, FRA: add. propriamente si 
dice del sopore delle frutta acerbe. 

ATTACCATURA DEL PANE, il sito 
col quale un filo di pane ne ha 
toccalo un altro nel forno. 

AZZIMÈLLA, s. f. pane fatto di pasta 
senza fermento e dicesi propria- 
mente a quelle schlacrlatlne tutte 
bucale di cui cibansl gli Ebrei du- 



mente dell' nova dure che non son 
finite d' assodare. 

BEPJCUÒCOLO, s. m. pane intriso 
con mele, entrovi spezierie, come 
pepe, caimella, zafferano, zenzero. 
Co fi fori ino. 

BERLINGÀCCIO, s.m.cibo di farina 
stemperata e fattane una falda sul 
suolo di rame col testo di sopra 
e ben unta sopra e sotto per farla 
cuocere e come arrostire e man- 
giarla cosi calda. 

BERLINGÒZZO, s. m. cibo di farina 
con uova, zucchero e anici in forma 
rotonda a spicchi : al di fuori in- 
vetriato colla chiara d'uovo, tal- 
ché posto nel vino non inzuppa. 
Ciambella , Bastoncello. 

BERUZZO, s. m. cibo che i contadini 
prendono sul campo prima del- 
l' asciolvere. 

BIANCOMANGIARE, s. m. vivanda 
di farina e zucchero cotti in latte; il 
Politi lo definisce cibo delicatissi- 
mo di polpa di cappone pesta, e 
zucchero. 

BIGNÈ, s. m. (v. d. u. ) dal frane. 
( beignct ) fritella di pasta tenera 
condita con uova,butiro e zucchero. 

BISCOTTINO , s. m. pezzetto di pasta 
con zucchero e altro , cotto a mo- 
do di biscotto. 



rame il tempo della lor Pasqua. BISCOTTO, s. m. pane due volte cotto 



BALOGIA , s. f. castagna cotta a 
lesso altrimenti detta Succiola , 
Ballotta. 

BASINA , s. f. minestra di cavolo. 

BASOFFIA, s. f. piatto abbondante 
di minestra. Micca. 

BASSOTTI , s. m. pi. vivanda fatta di 
lasagne maritate o riso o simile, 
colla per lo più in forno. 

BASTONCÈLLO, s.m. pasta con zuc- 
chero e anici, colta in una doppia 
forma di ferro e acconciavi entro 
a guisa di basloncclll ingraticolati. 

BAZZÒTTO, TA: add. mezzo cotto, 
fra duro e tenero e dicesi parlicolar- 



per IO più ad uso dei mannari. 
Ordlnarlamenle è a pani grossi di- 
visi nel mezzo per traverso dopo 
la prima cottura e cosi divisi ri- 
messi in forno perchè si prosciu- 
ghino meglio e si conservino nelle 
lunglie navigazioni, o ne' lunghi 
asscdli , ed anche per anticipata 
provvista nelle città e fortezze asse- 
diate per alimentare la guarnigione. 

BOCCA DI DAMA, specie di pasta de- 
licatissima la cui sostanza o polpa 
è di mandorle , zucchero e tuor- 
li d' uova. 

BODÌNO e BUDINO, s. m. e per lo 



CIBI E CONDIMEXTI 



11 



più bodino inglese , o all' inglese 
(v. d. u.) vivanda nota che si la 
in più modi e di più qualità come 
d' erbe, di ricolta, di mandorle , 
riso ec. BnESCiA.M. 

BÒGLIO, s. m. V. e d'i pane di cioc- 
colata. Redi. 

BONDIÒLA, s. f. sorta di salame deli- 
cato di Parma. Spadafora. 

BORBOTTINO, s. ra. manicaretto 
apprestato con diligenza e di buon 
sapore. 

BOZZOLÀO, s. m. Ciambella di zuc- 
cherini, Ciambelletta. Berm. 

BRACCIATÈLLO , s. m. spezie di 
ciambella grande e fatta di fior di fa- 
rina intrisa con uova o latte e anici 
e rosolata di zucchero: alcuni di- 
conla bracciatella. 

BRACìUÒLA, s. f. fetta o striscia di 
carne di porco o d'altro animale, 
che è COSI tagliata per cuocerla sul- 
la graticola. 

BRAMANGIÈRE, s. m. manicaretto 
assai appetitoso. 

BRICIOLA, s. f. minuzzolo che casca 
dalle cose che si mangiano , ed ò 
per lo più del pniie: fìrlcia , Mi- 
ca, Bri cìoletta,B ricciolo, Briciol ino. 

BRUilARLÒLA , s. f. pane grattato 
intriso con uova. Spadafora. 

BRIGIDINO, s. m. sorta di pastume 
fallo con farina, zucchero, ed anici. 

BRÒDA, s. f. è propriamente quel su- 
perfluo della minestra , il quale si 
leva davanti a coloro che han- 
no mangiato. 

BRODÌ'TTO, s. m. vivanda d'uova 
dibattute con brodo, o con ac(jua; 
prendesi anche per semplice con- 
dimento liquido. 

BRUCIATA, s.l. marrone, o castagna 
colla arrosto che alcuni chiamano 
anche cald' arrosta. 

BRUSCO, SCA, add. di sapore che tira 
all'aspro, non dispiacevole al gusto 
e dicesi per lo più del vino. 

BLiCLLLATO , s. m. biscotto a piccole 



fette per uso delle famiglie che per 
lo più è migliore di quello de' ma- 
rinai ; e specie di pastume a uso 
di grossa ciambella. 

BCFFETTO, agg. di pane, quello cioò 
che sopra tutte le s[»ecie è il più 
bianco , e fatto di schietto fior di 
farina e del miglior grano. 

BUSECA, o BUSECCA , s. f. sorta di 
vivanda ghiotta come il cervellato. 
Spadafora. 

BUTIRRO, s. m. la parte più pingue 
del latte separata dal siero col di- 
batterlo lungamente in una zan- 
gola o altro vaso , dicesl anche 
Burro specialmente da' fiorentini. 

BUTTAGRA, s. f. più comunemente 
Butiarga : ovaia di pesce salata e 
seccata al fumo o al vento. 

CACCHI ATELL A, s. f. sorta di pane 
della qualità sopraffina, fatta a picce 
piccolissime, ossia in varie porzioni 
bislunghe debolmente attaccate in- 
sieme, e più gonfie o grosse verso 
le loro estremità. 

CACIO, s. m. latte rappreso insieme 
e premuto separato dal sioro^, ca- 
cio pecorino Vaccino. Cacio sa- 
piente , Cacio serrato , o scnz' oc- 
chi. Cacio alluminato. Cacio sbur- 
rato. Cacio bacato. Formaggio , 
Giuncata. 

CÀCIO FIÓRE o CÀCIO DOLCE , 
il cacio fatto col fiore o presame. 

CÀCIO SENZA OCCHI, vale cacio 
fillo e serrato. 

CACIOLINO , Formaggiuolo. 

CACIUÒLA, s. f. e CÀCIUÒLO, s. m. 
piccolo cacio tenero schiacciato di 
forma tonda. Casatella , Formag- 
giuolo. 

CALDALESSA, s. f. balogia, succiola, 
Tassoni Secchia rap. e. 8. st. li. 
Musa iìij che migliacci e caUìcdèsse. 

CALDABLIOSTA, s. f. castagna ano- 
slita , bruciala. IMagai.otti h.-ttcìc. 

CALICIONE, s. ni. niorsclletto fallo 
di marzapane. 



12 VITTUARIA 

CAMANGIÀRE , s. m. ogni erba CAPPONNÀTA, s. f. festa de' con- 
buona a mangiare o cru(la_, o cotta. ladini nel parto delle lor mogli 
Oggi si usa camangiare quasi per per le quali uccidono e mangiano 
ogni cibo, lo che anche diciamo capponi. Politi. 
companatico. CARABAZZATA , s. f. vivanda fatta 

CAMArsGlARETTO , s. m. manica- d'un niiscuglio di varie cose, 
retto appetitoso per risvegliar Pap- CARAMELLA, s. f. (v. frane. ) e- 
petito. sprimente io zucchero chiarito e 

CANDITO, s. m. lutto ciò che è can- ridotto alP ultimo grado di cottura; 
dito come frutta e simili cose. e certe pasticche fatte di zucchero 

CANNELLA, s. f. specie d'aromato cotto in tal guisa. 

altrimenti detto cinnamomo, che CARBONATA, s. f. fetta di carne 
è scorza dei rami d'un albero che di porco insalata cotta in su i car- 
nasce nell'Indie Orientali. Ca?ine//a boni, o nella padella. 
garofanata. Specie di aromo detto CAFvCIÒFO , s. m. boccia d' una 
anche , pepe garofanato cipressino specie di cardo , fatta a guisa di 
e dal Redi pepe di cioppa. pina , ed è buona a mangiare. 

CANNELLINI , s. m. pi. nome Carciòfano , Carciofaia. 

che si dà a certi confetti che son CARÒTA , s. f. radice di color rosso 
pezzuoli di cannella inzuccherati. o giallo che mangiasi cotta o in 

CANNONCINI , s. m. pi. sorta di insalata. 

pasta a foggia di cannoncino da CARNE , s. f. propriamente è la parte 
cuocersi in diverse maniere. Can- polputa , e il più sovente rossa 
noncelli. Fischietti. degli animali : ma si dicono così 

CANTÙCCIO, s. m. biscotto a fette talvolta anche tutte le parti molli 
di fior di farina con zucchero, e del loro corpo. MoNTl. 
chiara d'uova: dicesi anche di pa- CARNE FPvOLLA , carne da man- 
ni lunghi e stretti tagliati a fette giare che abbia ammollito il tiglio 
e rimessi in forno perchè si prò- e sia diventata tenera, 
sciughino meglio e prendano mag- CAPANE GIOSTRATA , o RIFATTA 
gior sapore. dicesilacarne avanzata diesi rifrigge. 

CAPELLINI, s. m. pi. nome che si CARNE SECCA, s. f. propriamente 
dà ad una specie di vermicelli di dicesi a quella del porco conser- 
pasta più sottili degli altri. vata nel sale. Carne salata. 

CAPIROVADA , s. f. intingolo di CARNE STRACCA o STANTÌA, s. 
capponi e pernici tagliali in pezzi. f. carne che comincia a puzzare. 
PoM E Y volg. Ca/?ìro/a. Capriotta. CARNE TIGLIOSA, carne dura, 
CAPO DI LATTE, s. m. la parte più contrario di frolla. 

gentile del latte, il fior del latte. CARNE verde mezza, vale tra cotta 
CAPOCOLLO , s. m. in molti luoghi e cruda. 

dicesi coppa da estate ed è un CASTAGNÀCCIO , s. m. pane o 
salume porcino che comnonesi col- schiacciata di farina di castagne. 
la coppa del porco cruda insacca- GASSA DI PASTA, pasta a foggia 
la e condita Pnos. Fiob. di cassettina tonda o allungata in 

CAPPIlKOTTATO , s. m. manica- cui si chiude il ripieno de' pasticci, 
retto di carni già cotte e sminuz- CATRIÒSSO , s. m. ossatura del 
late che or diccsi più alla francese cassero de' polli o d'altri uca;lla- 
LappìUottala. mi priva di carne. Carcame. 



CIBI E CONDIMENTI 



13 



CAVIALE , s, m. uova del pesce sto- 
rione che vengono salate in botti. 

CAVOLI SALATI , cavoli conci con 
aceto e sale al modo di Germania. 
Sai era ut. 

CECI MARITATI, quelli che me- 
scolansi con fai ina o con paste. 

CEDRATO , TA : add. che ha odore, 
o sapor di cedro. 

CER^VELLÀTA, s. f. sorta di salsiccia 
alla milanese, fatta di carne e di 
cervello di porco triturati € imbu- 
dellati con aromati ed altro. 

CHICCA , s. f. V. puerile con cui i 
lanciulli intendono significare frat- 
ta , ciambelle, confetti e simili. 

CIIIOCCIOLÌNO , s. m. focattola , o 
schiacclalina fatta a foggia di baco 
annodato. 

CIALDA , s. f. composizione di fior 
di farina , la cui pasta fatta quasi 
liquida si strigne in forme o stam- 
pe di ferro e cuocesi sulla fiamma. 
Cialdeita, dim. 

CIALDONE, s. m. cialda con zuc- 
chero o mele che tratta dalle forme 
COSI calda s' avvolge a guisa di 
cartoccio. 

CIAMBÈLLA, s. f. cibo di farina 
intrisa coli' uova, talvolta con zuc- 
chero e burro ridotta a foggia d'a- 
nello a spicchi. 

CIBREO, s. m. manicaretto fatto per 
lo più di colli, e di curatelle di 
polli. 

CIBO, s. m. qualunque cosa da man- 
giare; vicanda y esca j pasto y ali- 
mento , vitto. 

CICCIA, s. f. carne: voce dotta per 
vezzo dalle balie, accomodandosi 
air imperfetto favellare de' bambini. 

CICCIOLO, s. m. avanzo di pezzet- 
to di carne dopo che se ne è 
tratto lo strutto, Siccìolo, Frìzzolo. 

CIPOLLATA, s. f. vivanda fatta di ci- 
polle e di zucche trite. 

CIVAIA, s. i, nome generico d'ogni 
legume. 



COCITÒIO, lA; add. aggiunto di 
civaie di facile cocitura. 

COLEZIÒXE o COLAZIONE , s. f. 
il cibarsi parcamente fuor del de- 
sinare e della cena com'è l' asciol- 
vere della mattina la merenda del 
giorno il pusigno dopo la cena. 

COMPANÀTICO, s. m. e COMPA- 
NATICA : s. f. meno usato ; si 
dice di tutte quelle cose che si 
mangiano col pane. Camangiare. 

CONDIMÉNTO , s. m. tutto ciò che 
si adopera a perfezionare il sapor 
delle vivande come olio , sale , 
aceto, spezierie ec. Conditura. 

CONFETTO, s. m. mandorla, pi- 
nocchio, pistacchio, nocciuola , cu- 
riandolo, aromalc, o simile, co- 
perto di zucchero. 

CONFETTURA, s. f. quantità di 
confetti , treggea^ confetti di varie 
guise. 

CONFEZIÓNI^: , s. f. per fruita, fio- 
ri, erbe, radici, composte con zuc- 
chero o mele, per farle più. dura- 
bili e gustose. 

CONFORTINO, s. m. pane intriso 
con mele; en trovi spezlcria. 

CONSERVA , s. f. chiamansi i frutti, 
fiori e altre cose contettate nello 
zucchero o in altra simile materia. 

COPf^TA , s. f. specie di torrone o 
confettura fatta di noce e di mele 
collo ovvero di mandorle peste e 
di mele cotto e pepe. Redi. Voc. 
Aret. 

COPPIÈTTA, e pi. s. L fila di due 
soli pani, e diconsi Piede, o Pic- 
ce Coppiette e Pannclle e sonne 
tanto di (pjalilìi ordinaria che fine 
esopraifine. 

CORTÉCCIA, o CRÒSTA; la super- 
lìcie esterna e più dina del pane. 
Pane crostato o crostuto (che ò 
lutto crosta. ) 

COSTERÉCCIO, s. m. quella car- 
ne che è appiccata colle cosLolc del 
porco , staccata per insalare. 



14 



VITTL'AEIA 



COSTOLA , s. f. dlcesi la carne ar- 
resi ita quando si traila delle co- 
slole inlere coli' osso. Cost creila , 
Costai ina dim. 

COTi(^.:V , s. f. cotenna e propria- 
mente la pelle del porco. 

COTOCtNATO , s. m; conserva o 
conlcltma di mele, o pere cotogne 
con miele e zucchero. Melata. 

COTOGNINO , INA , add. che ha 
odore colore o sapor di cotogno. 

COTOLETTE, (v. d. u. ) cosloline 
preparate a vicenda in umido. 

COTTÌCCIO, CIA: add. diminuì, 
di cotto , alquanto cotto. 

COVACCINO, s. ra. specie di schiac- 
ciata per lo più non lievitata che 
si fa cuocere sotto la cenere. 

CRE^LV, s. f. fior di latte; ed un 
composto di latte, tuorli d'uova, 
farina , e zucchero dibattuti in- 
sieme , e rappresi al fuoco e dicesi 
Crema di cioccolata , di caffè, di 
limone ce. secondo il sapore o 
r odore predominante sopr' ogni 
altro ingrediente che vi sia mesco- 
lato; cuocerla, rosolare la crema. 

CREN o CRENNO, s. m. (dal Ted. 
Krein) radice grossa lunga bianca 
tuberosa e bernoccoluta d'una pian- 
ta erbacea di sapore molto acre 
la quale grattugiala e inforzata col- 
l' aceto si mangia per salsa. 

CRESENTiNA, s. f. fella di pane 
arrostila e poi sopra sparsovi olio, 
pepe, sale e simili: in alcuni luoghi 
chiamano cos'i le piccole focaccie 
o fritte o colte altrimenti. 

CRESITXLO, s. m.fritella fatta di 
pasta soda la quale in mettendola 
n cuocere si raccrcspa : crespel me- 
lato dicesi quello che s' intinge 
nel mele. 

f JlO.STA , s. f. la corteccia del pane. 

CROSTATA , s. f. specie di pastic- 
cio, riempito per io più di con- 
serva di frutti , sovra cui si fan- 
no eresie di pasta dolce. 



CROSTINO , s. m. fettuccia di pane 
arrostita : per lo più i crostini si 
apprestano a' conviti con sopra 
alcune specie di battuto , ammor- 
sellato e intingolo da cui traggono 
il nome. 

CRUSCA , s. f. buccia di grano o dì 
biade macinate separata dalla fari- 
na. Seniola. 

CRUSCHELLO , s. m. crusca più 
minuta che resta in una seconda 
stacciatura con istaccio più fìtto ed 
ha sempre aderenti molte particel- 
le di farina, dicesi anche Tritello 
e in alcuni luoghi Semolella. 

CRUSCONE, s. m. crusca molto gros- 
sa ricavata per mezzo di un largo 
slaccio che lascia passare tutta la 
farina con la crusca minore. 

CUCCIARGLI, s. m. pi. sorta di 
marroni biscotti detti in Bologna 
Anseri e in Modena Gusciàroli. 
Garzoni. Spad. 

CURCUSSÙ, e SCURCUSSÙ , s. 
m. (v. d. u. ) è farina un poco più 
grossa del semolino. 

DESCO MOLLE, che i fr. dicono 
ambigli ( trovarsi a ) spezie di co- 
lezione o di cena senza apparec- 
chio, o tale che non può dirsi nò 
cena ne desinare. 

DESINARE , s. m. ciò che mangiasi 
circa il mezzo di. 

DESINATA , s. f. dicesi d' ordina- 
rio d'un bel desinare. 

DIAMARINÀTA , s. f. la conserva 
che si fa di marasche. 

DIAVOLÓNI, s. m. pi. confetti di 
sapore acutissimo composti collo 
spirito di cannella, garofani, men- 
ta e simili con entrovi per Io più 
cartucce su cui sono scrini versetti 
graziosi e i numeri del lotto. Dia- 
volini. 

DOliCE, add. d' ogni gener. aggiunto 
di quel sapor che non ha dell'aci- 
do , ne dell'amaro né del piccante 
acerbo o salalo, Melato^ Zuccheralo- 



CIBI E COXDIMKNTI 



15 



DÓLCI , s. m. pi. cose dolci da 
manf^Iare. Treggea. 

13ÒLC1A, s. f. e meglio DOLCE, 
s. m. il sangue del porco raccolto 
insieme del quale si latino migliacci. 

DOLCIUME, s. m. l. coUoltlvo che 
comprende le cose di sapor dolce. 

DRÒGHE, s. f. pi. spezieric, dlcon- 
si tutte le cose aromatiche come il 
Garofano , il Pepe , la Cannella , 
la Noce iMoscada e slmili. 

EiMPIREU^L\TICO , add. che ha 
odore e sapore di abbruciato. 

ERBAGGIO, s. m. ogni sorta d'er- 
ba da mangiare. Camangiarc. 

ERBOLATO, s. m. spezie di torta 
fatta con erbe o di sugo d' erbe. 

ERBÙCCIE, s. f. pi. ed ERBUCCI, 
s. m. pi. erbe da mangiare odori- 
fere e saporite. 

FAGILÒLl BAZZOTTI, cavati di 
fresco dalle silique ancor verdi. 

FARRATA , s. f. torta o focaccia 
fatta di farro. Caro. En. 

FARINA, s. f. l'intera sostanza de' 
granelli di grano o biada macina- 
ta senza aver fatto alcuna separa- 
zione; quando non è separata dal- 
la crusca diccsi tutta farina ; quan- 
do è unita al trileiio si chiama 
propriamente farina ; quando è pri- 
va anche del tritello si dice foro 
di farina. 

FARINATA , s. f. vivanda fatta d'a- 
cqua e farina usata da' poveri uo- 
mini e da'contadini. Paniccia. 

FARRO , specie di biada che si man- 
, già in minestra. Politi. 

FAVA , s. f. vivanda fatta di fave 
infrante e colta nel legame che 
diersi anche Macco. 

FAVATA, s. f. Nivanda falla di fiU'a 
Favctta, Faverella. C.\ho. 

Faverella , s. f. lave sguscia- 
te dalie quali disfatte e Impa- 
stale con acqua si fa una vivanda 
dello stesso nome; oggi dicesi an- 
che Favetta. 



FEGATl-XLO, s. m. pezzetto di fe- 
gato rinvolto nella rete del suo 
animalo. 

FELCIÀTA, s. f. (v. d. u.) giun- 
cata , forse cosi detta perchè si 
adoperano foglie di felce per fare 
scolare il siero. 

FEMMINÈLLA, s. f. quel fdo vano 
e sbiancalo che si trova tra il zaf- 
ferano. 

FÈRCOLO, e FÈRCULO, s. m. 
(v. lai.) vivanda che si porta in 
tavola. 

FICÀTO e PAN FICÀTO, dlcesi 
d' una sorta di pane o piuttosto di 
focaccia impastata con polpa di fichi. 

FIL DI PANE, si dice a tre pani 
attaccati insieme per lo lungo. 

FILARE, s. m. dicesl più pani in- 
sieme attaccati per linea retta. 
Que' tlli che sono il doppio dì 
peso e di prezzo diconsi filoni. 

FIO Pi ITA , s. f. ricotta fiorita o capo 
di latte o fiore di latte. Segneri. 

FOCACCIA , s. f. pane schiacciato e 
messo a cuocere in forno o sotto 
le brace, e per corruzione Cofaccia. 

FORMA, s. f. pezzo di cacio fatto 
in figura circolare che fabbricasi 
in Lombardia e dicesi cacio Par- 
migiano o Lodigiano. 

FORMAG(;iO, V. Cacio. 

FORTIGNO, GNA: add. che prin- 
cipia ad avere il sapor forte. ^^rc/Zo. 

FORTE agg. qualità di sapore come 
d' aceto e d' agrumi come di cipol- 
le, agli, scalogni, radici, ed anche 
del pepe. 

FRAMMÉSSO, s. m. dlcesi de' piat- 
ti che si mettono in tavola fra 
l'uno e l'alito piatto. 

FRASTÌNGOLO, specie d'intingolo 
che s'inlreccia tra le altre vivande. 
Pros. Fior. 

FRlCASSr^A, s. f. non fricassù vi- 
vanda falla di cose minuzzate e 
cotte nella padella e più spesso ii\ 
guazzetto. 



16 VITTUARIA 

FRISCÈLLO, s. m. fior di farina CALÉTTA o GALLÉTTA, s. f. pa. 

che vola nel macinare che è ama- ne di biscotto tondo e schiacciato, 

ro, e pii,dia l'amarezza nello stare Castagnola. 

appiccato alle mura del mulino che GAROFANATO , TA : add. vivanda 
sempre sono umide : si adopera per in cui sia infuso dentro del garo- 
lo più a far paste da impastare fano o che abbia odore di garofano, 
e congiungere le cose insieme ed GAROFANO, s. m. aromato di co- 
anche a dar la polvere a capegli lor rosso tanè che ha la figura 
detta Cipria^ Fuscello. Volalìa. d'un chiodetto onde viene chiodi 

FRATTAGLIE, s. f. pi. interiora di garofano , bulletta di garofalo. 

de' polli spiccate dall' animale. GATTAFÙRA , s. f. specie di torta 

FRITTATA , s. f. vivanda d' uova agra fatta di ricotta. Garzoni. 

dibattute e fritte nella padella ; dì- GELATINA , s. f. brodo rappreso e 

cesi anche burlescamente Pesce congelato nel quale sieno stati per 

d' uova, Frittattone accr. Frittat- lo più cotti piedi, capo e cotenne 

tina dim. di porco o altra carne viscosa, e 

FRITTATA IN ZÒCCOLI o CO- infusovi entro aceto e vino. 

ZÒCCOLI , quella in cui sono GHERIGLIO , s. m. la polpa , ossia 

mescolali pezzetti di carnesecca la parte interna della noce che è 

o di prosciutto. buona a mangiare e si divide ia 

FRITTÈLLA, s. f. vivanda di pa- due spicchi. 

ste, quasi liquida con erba o mele GHIANDERINO, s. m. spezie di pa- 

fritta nella padella. slume ridotto in pallotloline di 

FRITTOLE , s. f. pi. fette di coten- cui pestandolo e grattugiandolo si 

na di porco bollile, si usa pure in fanno minestre. Semolini. 

significato di Frittelle. ìSpada- GINOCCHIÈLLO, s. m. il ginocchio 

FORA. del porco spiccato dall' animale. 

FRITTUIVIE , s. m. lo strutto, o GIRÈLLO, s. m. il carciofo grosso a 

r olio che avanza nella padella cui sieno troncate le foglie e il 

dopo aver fritto. gambo, e si usa cotto per vivan- 

FFilTTUPiA, s. m. per frittume co- da. Fondi di carciofani. 

se fritte o da friggere: sotligliu- GIUNCATA, s. f. latte rappreso e 

mi di carnaggi come cervella , serrato senza insalare Ira giunchi 

granelli o simili soliti a friggersi, tessuti insieme in forma di graticola. 

e dicesi pure degli avannotti (pe- GNOCCO, s. m. spezie di pastume 

sci fluviali ) od altro pesce minuto grossolano di figura rotonda in 

che si fiigge. ^^^nS'*'* ^^ bocconi o morselletti. 

FRUTTATA , s, f. vivanda di frutta GRASCIA , s. f. nome generico di 

intrise. tutte le cose necessarie al vitto in 

FPJ TTP2, e FRUTTA, s. f. pi. non universale che i latini dicevano -(4n- 

iJeser, ne' convili s'intende tutto il nona.^ 

servilo delle fruita. GRASSÈLLO, s. m. pezzuolo di gras- 

CAGLIO, s. m. materia colla quale so di carne. AzzocCHl. 

si rappif^lia il cacio latta di ven- GRASSO , s. m. materia nel corpo 

tricini di bcstiuole piene di latte animale bianca, untuosa, e priva 

come d'agnelli, capreiti e simili (Yi senso : Strutto, Distrutto, grasso 

che non ancora abbiano pasciuto. cotto e colato , ed è per lo più di 

Presame , Presura. porco. 



CIBI E CONDISIENTI 



17 



GRUMO , s. m. pallottoline che tal- 
volta si trovano nelle vivande non 
ben rimescolale fatte di latina , 
massimamente nella polenta. Gru- 
molettp^ Trozza. 

GUAZZÉTTO , s. m. manicaretto 
brodoso di colli e curatcUe di polli 
o altre carni già cotte e sminuzzate. 

INGREDIÈNTE, s. m. quello che 
entra nelle vivande o simile , e le 
compone. 

INTÌNGOLO, s. m. (non ragù) specie 
di manicaretto nel quale si può 
intlfi^nere. 

INTÌNTO , s. m. la parte umida 
delle vivande , in cui si può intin- 
gere Il pane. 

INSALATA , s. f. cibo d' erbe che si 
mangiano condite con sale, aceto 
ed olio, per lo piìi crude. 

INSÌPIDO, DA; add. che non ha 
nessun sapore contrario di sapori- 
to. 5c/y;«fo , Sciocco. 

INTRÌSO, s. m. JNIescugUo che si 
fa di farina e d'altre cose simili 
con acf[ua , o altro liquore per far 
pane, torte, migliacci, e simili ; ed 
anche vivanda mollo tenera e liquida. 

KIFFÈLS, e CHIFEL, s. m. (v. 
led. ) rocchietto di pane , o pa- 
ne fino in cornetti attorcigliati. 
Bresciani. 

LARDELLINO, s. m. dim. di lar- 
dello. LardettOj pezzuol di lardo. 

LARDO, s. m. grasso naturale di 
porco non strutto ed insalalo. 

LARDONE , s. m, carne di porco 
grassa •:; insalata. 

LASAGNA, s. f. e per lo più lasa- 
gne pasta di farina di grano che 
si distende sottilissimamente poi si 
taglia come in tante piccole stri- 
sele , e si cuoce per cibo nel bro- 
do : quelle de' pastai escono dalle 
forme, si slendoiìo sopra gratic- 
ci , e si seccano per venderle. 

LASAGNOTTO, s. m. accr. di la- 
sagna. 



LATTAIUÒLO, s. m. crema o torta 
di latte nel tegame composta di 
latte, uova, zucchero, e zafferano, 
che 1 contadini portano in regalo 
ai padroni. Nel bolognese dicesi 
copjìo e cos\ lo chiama il Manfre- 
di nelle Lett. de' capponi, de' tac- 
chini , coppi per voi divorati. 

LATTE DI GALLINA, si chiamano 
ancora l'uova sbattute, e cotte in 
brodo a bagnomaria. 

LATTE FRÉSCO dicesi del latte 
rappreso che si mangia collo zuc- 
chero. 

LATTE DI MANDORLE, si dicono 
le mandorle peste e stemperate in 
acqua per mettere nelle minestre 
e in altre vivande. 

LATTICÌNO , s. m. vivanda di latte. 

LAZZO , ZA , agg. di sapor aspro 
e astringente come le sorbe acerbe, 
le cornie ec. 

LEGUME, s. m. tutte quelle gra- 
nelle che seminate nascono coi 
bacelli e si usano dagli uomini 
per cibo come ceci , lenticchie. 

LENTÌCCHIE , s. f. pi. sorta di pa- 
ste per mlticslra che somigliano al 
legume cos'i detto. 

LESSO, s. m. per la cosa lessala 
cioè cotta in acqua e per lo più 
s'intende la carne. Alesso. 

MACCATÈLLA, s. f. cibo fatto di 
carne pesta come polpetta , ma 
ammaccala. 

MACE, s. f. e più spesso MÀCIS, 
s. m. spoglia reticolata clie è tra 
il mallo e il nocciolo della noce 
moscata. 

INIACCHERÒNI, s. m. pi. vivanda 
fatta di pasta di larina di grano 
ridotta come i vernùcelli di for- 
ma più grossa e con un buco nel 
mezzo. Cannelloni. 

MACINATURA , s. f. tritume o 
rottame di biscotto sgranalo e 
ridotto in minuzzolo. Mazza- 
muro. 



18 



VITTUARIA 



IVIANDORLÀTO, AMMANDORLÀ- MESSO, s. m. e anche MÉSSA, s. f. 

TO , s. m. sorla di pasta di man- volg. portata , servito , muta di 

dorle e zucchero detta da' frane. vivande. 

(Croquent) e croccante nell'uso MÌCCA, s. f. minestra, parola disusata, 

forse dallo scrosciare eh' ei fa man- MIDOLLA , s. f. quella parte del 



giandolo. 

INLVMCARÈTTO , s. m. vivanda 
composta di più cose appetitose. 

MACCO, s. ra. vivanda grossa di 
fave sbucciate, cotte nell' acqua, 
ammaccate e ridotte in tenera pa- 
sta: e chiamansi macco anche la 
polenta. 

MARITATO , TA : add. dicesi d una 
vivanda unita ad altra cosa. Ani- 
melle maritate, Lasagne maritate. 

MARITÒZZO, s. m. pagnotta lunga 
detta in Firenze Pistola. 

MARMELLATA, s. f. (v. d. n.) di- 
cesi d' una specie di conserva di 
mele, pesche, albicocche passate per 
setaccio. 

MASCARPÌNA, s. f. qualità di ricot- 
ta che si fabbrica nella Lombardia 
col latte di vacca. 

MASCARPÓNE, s. m. sorta di ric- 
cotta che si fabbrica in Lombar- 
dia colla crema. 

MATASSA DI SALSICCIA, dicesl 
un pezzo di salsiccia molto lungo 
arrotolato a guisa di matassa. 

MARZAPANE , s. m. pasta fatta di 
mandorle e zucchero ed anche noc- 
ciuoli, pistacchi e simili della qua- 
le per lo più sì fanno torte, tor- 
Iclh', e simlh*. 

MXIiZOLLNO, s. m. cacio d' ottimo 
sapore detto cos\ perchè si comin- 
cia a fare di marzo. 

MELASSA , s. f. ( V. d. u ) residuo 
df'llo zucchero raffinato. 

MELATA, s. f. vivanda ©conserva fat- 
ta fli mele cotte. 

MElilADA, s. f . , non ambigàj il 
mangiare del dopo pranzo. 

MESCOLANZA, s. f. insalata com- 
posta di varie erbe mescolale in- 
sieme. 



pane contenuta dalla corteccia. Mol 
lìca. 

MIELE, e MELE, s. m. liquore dol- 
cissimo e noto prodotto dalle api. 

MIGLIACCIO, s. m. specie di vivan- 
da simile alla torta fatta del sangue 
del porco o d' altro animale ben 
disfatto e fritto in padella : forse 
COSI detto dall' essere anticamente 
fatto con miglio brillato. 

MINESTRA , s. f. ( non zuppa ) vi- 
Vanda di brodo, entrovi pane o 
altro siccome pure chiamasi mine- 
stra quella quantità di materia da 
fare una minestra cioè quanto n' en- 
tra in una scodella, 

MINESTRA ACCRESCITIVA, quel- 
la delle paste, legumi e simili. 

MINESTRA DI LEGUMI PASSATA, 
e non purè. Azzoccm. 

MINUTO, s. m. minestra fatta d'er- 
be cotte e minutamente battute. 

MINUZZOLO , s. m. minutissima 
parte di checchessia ma più pro- 
priamente del pane. Briciolo , Tri' 
toh, Minuzzo e Mimizzole. , 

MISALTA , s. f. carne insalata di 
porco, avanti ch'ella sia raseiutta, 
e secca. 

MISTOCCIIÌNO, s. m. schiacciatìna 
fatta di farina di castagne. 

MONDÌGLIA , s. f. feccia , parte 
inutile che si leva dalle cose che 
si purgano. Nettatura. 

MORTADÈLLA, s. f. e MORTADÈL- 
LO, s. m. spezie di salsiciotto grosso 
più del salame che è proprio di Bo- 
logna. Botta. 

MORTÌTO, s. m. (v. disusata) spe- 
zie di manicaretto. 

MÒRSO, s. m. rjuella quantità di 
cil)o che si spicca iu una volta coi 
denti. 



CIBI E CONDIMENTI 



10 



MOSTACCIUÒLO , s. m. specie di 
pane o di pasta con zucchero , 
spezie e altro ec. i migliori ven- 
f^ono da Napoli. 

MOSTARDA, s. f. mosto cotto con 
pomi , pere , e pezzi d' arancio 
tritati nel quale s'infonde seme di 
senape rinvenuto in aceto, e s'usa 
come il savore, e la salsa. 

MOSCI AMA , È ; e MUSCIMÀNO, 
s. m. salumc fatto della parte in- 
terna o sia il filetto del tonno. 
Menzim. 

MUZZO, ZA: a|^£^. di frutta di mezzo 
sapore tra il dolce e acetoso. 

NÀCCHERE, s. f. pi. piccoli pezzi 
di pasta di castagne o di farina 
dolce fritti in padella. 

NÉCCIO , e NÌCCIO , s. m. specie 
di piccola pattona fatta di farina 
di castagne per lo più raccolta 
in foglie dell' albero dello stesso 
fruito. 

NÈVOLA, s. f. cialda. 

NÓCE INIOSCÀDA, s. f. frutto aro- 
matico simile di forma alla nostra 
noce sotto il mallo del quale si 
ritrova un secondo guscio o mal- 
lo retato che si chiama mace o 
macis. 

OFFELLA , s. f. sorta di vivanda 
fatta di pasta di marzapane , o sfo- 
gliala ripiena di alcun composto. 

OGLIA, s. f. sorta di minestra alla 
spagnuola falla con erbe, carni , e 
molli itii^rrdienti : diccsi anche 
Oglia pad rìda , o Oglia potrìta, 

ClIIAimERA. 

OLIO, s. m. lif|uore tratto dall'uliva 

e ogni altro liquore grasso e untuoso 

die si tragga da checchessia , Olio 

di nocì^ Olio di pesce. 
ORLICCIO , s. m. e ORIJCCIA , 

s. f. l'estremità intorno del pane. 

Crosta. 
OSTICO , CA i aggiunto di sapore 

spiarcntc per amarezza, asprezza e 

lazzitadc. 



PAGNÒTTA, s. f. chiamasi propria- 
mente il pane fatto con molto lie- 
vito di pasta assai tenera che riesce 
leggerissimo per avere la mollica 
tutta bucherata ed è il pane che 
dicesi Francese quantunque usato 
in molte parti e fansene di più 
sorta. Pagnolella. dim. 

PANATA , s. f. sorta di minestra 
fatta di pane con aggiungervi alle 
volte uova, ed anche espressione 
di semi di popone con uova. 
Panatella. 

PANCIA DI PORCO , quel lardo 
della pancia che ha porzione di 
carne unita. 

PANNA MONTATA , vivanda ghiot- 
ta fatta di capo di latte dibattuto 
collo zucchero e che leva in corpo. 
Il Pomcy la dice Lattemiele che 
è la voce con cui viene indicata 
comunemente. 

PANE, s. m. cibo comunissimo fatto 
di farina di grano, o di biade. 
La lavorazione , o manipolazione 
del pane in pasta , o sia la per- 
fetta mescolanza dell' acqua con la 
farina si eseguisce a forza di ma- 
no, e di braccia. I pubblici Fornai 
e quelli che devono lavorare o co- 
me precisamente si dice spianare 
una quantità grande di pane , usa- 
no alcuna volta lavorarlo co'piedi, 
ponendo quella gran massa di pa- 
sta, in una pulita, e calda stanza 
soprapposta al forno , pestandola , 
rivoltandola, e dirompendola co* 
piedi passeggiandovi sopra. In al- 
cuni luoghi dirompono la pasta 
per mezzo d' un addatlato stru- 
mento che dicesi Stanga o Gra- 
mola , e per( io il [)ane cos'i lavo- 
rato si chiama Gramolato. 

PANE, s. m. dicesi ad una certa 
<|nnntilà di zucchero, di burro ec. 

PAiNE ARROSTITO si dice alle fette 
di pane rasciulte ed alquanto ab- 
bronzale al fuoco. 



20 



VirXUARlA 



PANE ASCIUTTO, vale solo, e 
senz'altro camangiare. 

PANE ÀZZIMO , pane senza fenneti- 
to non liuvitato. 

PANE BALESTRÒNE, sorta di pa- 
ne impastato con mele e con la 
mescolanza delie noci e dei fichi 
secchi. 

PANBOLLITO, v. formata da pane 
e bollito, Pappa, Panata, Pancotto. 

PAN BUFFETTO o TONDO, quel- 
lo in forma piccola e tonda che 
suol essere della qualità più. bian- 
ca , e migliore e soppratfine , co- 
mecché fatto di fior di farina. 

PAN^ DI CAPO, uno de' due pani 
che sono in capo della piccia. 

PAN CASALINGO, pane fatto in casa. 

PANCOTTO , s. m. pappa , pane 
bollito nell'acqua. 

PAN DORATO, o PAN UNTO, o 
PANE SANTO, si fa di piccole 
fette di pane tuffate nel brodo 
rinvolte nell'uova sbattute e di poi 
fritte nello strutto. 

PANELLINO s. m. piccolissimo pane. 

PAN FRANCESE chiamasi cosi un 
pane di forma circolare forato nel 

j{ mezzo a guisa di anello da potersi 
infilare con una corda , con le brac- 
cia o altro secondo la grandezza 
de' pani. 

PAN FPiESCO, pane cotto di po- 
chissimo tempo dcir islcssa mattina ; 
o dell' istessa giornata raffermo e 
raffreddato che sia. 

PAN FOPtTE , dicesi al pan pepato 

-! inferiore o più ordinario. Per lo 
piii non v'è nel suo composto che 
pepe, noci, fichi secchi e farina di 
grano lasciatovi tutto o gran parte 
del tritello ed impastato col mele. 

PANE GRAMOLATO, si dice in 

-pili luoghi un pane assai bianco 
meno fermentato del pan toscano 
impa.stato più sodo , lavorato per 
mezzo d' un ordigno di legno o 
stanga delta Gramola questo pane 



è comunemente formato in figura 
conica o rotonda e cilindrica ancora 
con incavi e solchi profondi, e 
con dei cornetti rilevati. 
PAN GRATTATO, s. m. pane grat- 
tugglato e colto in brodo o in 



acqua. 



PAN INFERIGNO , pane di farina e 
cruschello detto in alcuni luoghi 
Pane bigio o Pane bruno, 

PAN LAVATO, pane che affettato 
ed arrostito s'inzuppa nell' acqua 
e condiscesi con aceto, zucchero e 
simili. 

PANE MÀZZERO , pane azzimo mal 
lievito e sodo. 

PANE PASTOSO, vale semicrudo. 

PAN PEPATO , spezie di pane im- 
pastato con miele con aggiunta del 
pepe, di zucchero e di pezzetti d'a- 
rancio o confettato con miele, i 
quali pezzetti quando il pane si 
taglia restano nella tagliatura a 
simili tud ine d ' occhi . 

PANE RAFFÉRMO, vale cotto da 
più d'un giorno. 

PAN DI RAMERÌNO, sorta di pane 
che si mangia per lo più in qua- 
resima fatto di bianchissima farina 
impastata con olio nel quale è 
soffritto del ramerlno e dell' uva 
passa nera, e talvolta anche del 
zibibbo. La figura di questo pane 
è sempre tonda , ed è più cotto 
del pan fino solito venale. 

PAN DI SPAGNA, è lo stesso che 
la pasta reale con questa sola dif- 
ferenza che egli è formato a pani 
alti e grandi e lunghi per dispensar- 
si tagliato in fette per lo più tra 
i dolci alla im(ì delle tavole. 

PAN DI TRITELLO, quello nella 
sostanza del quale havvi più tritello 
che farina come pure chiamasi 
pane di crusca quello che ha in 
sé più crusca che farina. 

PANETTO , 8. m. piccolo pane. 

PANÌCCIA, s. f. vivanda fatta d'acqua 



CIBI E CONDIMENTI 



21 



e farina cotta nella pentola al fuo- 
co, usata da' poveri uomini e con- 
tnfliul. Farinata. 
PANICCIO, s, m, cosa intrisa, e 

fatta a pfulsa di pane. 
PANIMBRÙO , s. in. quasi dicasi 
pane in brodo, minestra fatta di 
fette di pane tulfaie nel brodo. 
PAPPA, s. f. pan bollito, pane cotto in 
acqua brodo e simili; e dicesi propria- 
mente di quella die si fa a' bambini. 
PAPPARDÈLLE, s. f. pi. lasagne 
cotte nel brodo ma tagliate più 
grandi, altri chiamano pappardelle 
la ricotta stemperata con acqua 
rosa e uova e farina e poi fritta a 
foggia di frittelle. 
PAPPOLATA, s. f. vivanda molto 
tenera, e quasi liquida che non si 
tenga bene insieme. 
PASTA , s. f. farina intrisa con 
acqua e coagulata col rimenarla. 
Termine generico di varie compo- 
sizioni fatte con qualche specie di 
farina e diverse droghe o ingre- 
diente , ad uso di confettura. Pasta 
di mandorle. Paste dlconsi anche 
^;q[uelie che si fanno da' pastai ad uso 
di minestra come 5^mtne, stelline, 
capellini , lasagne , maccheroni ec. 
PASTADELLA, s. f. sorta di vivan- 
da impastata e gentile. Prose fiou. 
PASTAREÀLE, s. L cibo latto cori 
farina , zucchero e uova , e per lo 
più si taglia in fette. 
PASTE A VENTO , termine de'Pa- 
sticcieri : paste co^'i dette dalla loro 
leggierezza e per essere come a 
dire piene di vento , e ve ne sono 
di più specie e di più nomi se- 
condo gì' ingredienti e il capriccio 
de'tabbricaiori5/yKm(7/c,BRESCIAM. 
PASTELLO, s. m. pez/.uolo di varie 
materie ridotte in pasta e poscia 
rassodale. 
PASTICCA, o PASTÌGLLV, s. f. 
cioccolatiino avvolto in catte dora- 
te o a fiori. 



PASTICÈTTI , s. m. pi. pasticcini 
pasticciti alla genovese , vivanda 
che si riempie di pasta in diverse 
piccole forme con entro varii ripie- 
ni. V. Torteli e. 
PASTÌCCIO, s. ra. vivanda cotta 
entro a rinvolto di pasta Pastieciot- 
to. accr. 
PASTÌGLIA , 5. f. dicesi comunemen- 
te di quelle che tengonsi in bocca 
per odore e dei cioccolatini. Pasticca. 
PASTÌNA, s. f. (v. d. u.) lo stesso 
che la pasta reale ma più carica 
di zucchero , e d' impasto più deli- 
cato fatta a piccole strisele , o gi- 
rellini disposti sulla carta, e messi 
in forno , o nei fornelli sulle te- 
glie di ferro. 
PASTINACA, s. f. specie di radice 
d' acuto sapore che si mangia cotta. 
PASTO , s. m. cosa di cui si pasce , 
alimento; vale anche il desinare, 
la cena, un convito, un banchetto. 
PASTÓNE; s. m. pezzo grande di 
pasta spiccata dalla massa dal qua- 
le si spiccano altri pezzetti di pa- 
sta pi^r farne il pane. 
PASTUME , s. m. nome generico di 

tutte le vivande fatte di pasta. 
PATATA , s. f . radice tuberosa d'una 
pianta la quale si mangia cotta, e 
ridotta in farina se ne fa pane, e 
ami<lo : dicesi anche Batata. 
PATTÒNA, s. f. torta o pane di 
farina di castagne detta altrimen- 
ti Polenda. 
PENNÌTO , s. m. pasta fatta di fari- 
na d' orzo e di zucchero , buona a 
mollificar la tosse, cagionata da 
indVeddatura. 
PENZOLO , s. ra. dicesi a più grap- 
poli d'uva di sorbe o simili uniti 
insieme, detto cosi dall' appicargli 
al palco dove pendono , Ciocca 
//' uva. 
PEPF> , s. m. specie d' aromato pro- 
dotto da una pianta dello stesso 
nome in grappoli , che son porta- 



55 



TITTUAHIA 



ti a noi sGCclii per uso ò'i aroma- 
tl?7arc le vivande. 

PERCOPÀT\ , s. f. conserva piutto- 
sto sussistente , che liquida , fatta 
di piMsici sciropati. Beugantini. 

PERSICATA, s. f. (v. d. u. ) con- 
serva di persiche per lo più slac- 
ciate e prosciugate ed anche con- 
serva fatta di persiche, zucchero o 
simili ingredienti. 

PEVERÀDA , s. f. salsa di pepe trito. 
Redi-, e si disse anticamenle al brodo. 

PÈVERO , s. m. sorta d'intingolo sic- 
come salsa o savore fatto di sapa, 
pevcrada , farinate spczierle. 

PICCATÌOLIO, s. m. spezie di ma- 
nicaretto che si fa con carne mi- 
nuzzata ed altri ingredienti. 

PICCIA , s. f. quattro o più pani at- 
taccati^ insieme. 

PI ceni ANTE , s. m. manicaretto 
fatto di carne battuta. V. Cr. 

PIETANZA, s. f. per vivanda qua- 
lunque e propriamente quel servito 
di vivande che si dà alla mensa 
òo'i claustrali. 

PILÀO , s. m. vivanda che si fa col 
riso. 

PINOCCIIIÀTO, s. m. confettura di 
zucchero e pinocchi. 

PINZIMÒNIO, s. m. salsa fatta con 
olio pepe e sale per condimento 
di sedani ed altri ortaggi che si 
mangiano crudi. 

PISTACCHIATA, s. f. è la confe- 
zione dei pistacchi. 

PIZZA , sorta di vivanda o specie di 
torlf.'lii di pasta. 

PIZZICATA, per sorta di confettura 
niiriutissima. Malm. 6. 57. 

POLÈNTA, s. f. vivanda fatta d'ac- 
qua e di farina di castagne, o di 
pran turco a guisa di panicela , 
Prjlcnda. 

POLPF/rTA, s. f, vivanda composta 
di polpa battuta con alcuni in- 
gredienti, come uova, cacio, pan- 
grattato ce. 



PORRATA, s. f. vivanda fatta di 
porri , che sono agrumi del gene- 
re delle cipolle. 

PORTATA, s. f. ( V. d. u.) muta 
di vivande Servilo^ Messo^ Messa. 

PORTATO , s. m. e più comune- 
mente portata la quantità di vi- 
vanda che si porta in una volta 
sopra alla mensa. 

POSTRÌNCOLO , s. m. sorta di 
manicaretto, 

POTÀGGIO, s. m. sorta di mine- 
stra, Pot f aggio y Pottacckio. 

PRESAME, s. m. materia che si 
mette nel latte colla quale rappi- 
gliarlo e farne cacio , fatta di ven- 
tricinl di bestiuole piene di latte , 
come d'agnelli, capretti e simili, 
che ancora non abbiano pasciuto. 
Gaglio, Presura ; si fa ancora con 
fior di cardo. 

PRESCRITTO, e PROSCIUTTO s. 
m. coscia del porco insalata e secca, 

PRINCIPI, s. m. pi. si dicono co- 
munemente que' piattellini di varie 
coserelle che s'imbandiscono colle 
minestre. 

PROVATÙRA, s.f. sorta di cacio 
fatto di latte di vacca. 

PRUGNUÒLO, s. m. fungo odoroso, 

PUDDÌNGO, PODÌNGO dall' ingle- 
se pudding. Specie di manicaretto 
fatto di riso, mollica di pane e 
uva di Corinto detta passerina. 

PUNTINE, s. f. pi. sorta di paste 
per minestra cos'i chiamate perchè 
fatte a foggia di piccole punte. 

QIJARTIJCCIO DI TORTA , pez- 
zetto di torta tagliato come in fi- 
gura di rombo o di mandorla co- 
rno suol dirsi. 

RAGÀ(;LIE e REGÙGLIE o RIGÀ- 
GLIE, s. f. pi. quel che resta 
delle vivande in tavola Rrgaglie , 
o Frattaglie di jjolli sono il lega- 
to , cuore, collo , ventricchlo. 

RÀNCIO, CIA, add, vieto, putrido 
per vecchiezza. 



CIBI E CO!SDIMENTI 



25 



RAPERÒNZOLO, s. m. erba che 
si mangia in insalata, forse detta 
COSI per avci" la sua barba di figu- 
ra alquanto simile alla rapa lunga, 
Raperonzo. 

RAVIGGIUÒLO, s. m. specie di ca- 
cio scliipcclato , per lo più di latto 
di capra che si la in autunno. 

RAVIUOLI, s. m. pi. vivanda in 
piccoli pezzetti fatta d' erbe bat- 
tute con cacio. 

RENDÉVOLE, add. d' ogni genere 
che dicesi di cose da mangiare , 
come di certe minestre che cotte si 
moltipllcano nella quanlllìi della 
massa e danno in certo modo utile 
alla famiglia. 

RÈSTA, s. f. si dice anche una cer- 
ta ([uanlllà di cipolle , o d' agli , 
o simili agrumi intrecciati insieme 
col gambo, e per similitudine si 
dice di fichi , o altre frutta infil- 
zale per seccare o altro. 

RESTA DI ^L\RROIST , filza di ca- 
stapfne cui guscio seccate e infilzate. 

REZZOLA, s. i. la spoglia che cuopre 
lo splijolelto, o spicchio dell'arancio. 

PiICÒTTA,s. f. fior di latte cavalo dal 
siero per mezzo del fuoco : Rlcotlina 
dim. ricotta tenera e delicata. 

RILIÈVO, e RILEVO, s. m. quello 
che avanza alla mensa. 

RIPIÈNO, s. m. dicesi da* cuochi a 
una mescolanza di diverse carni o 
solamente d' erbe , ora ad altri in- 
gredienti minutamente tritati e con- 
diti che si pone in corpo dei vo- 
latili , dei tortellini, ce. 

RESO , s. m. biada di cui fanscnc 
minestre di varie maniere. 

R0(XHIO, s. m. salsiccia contenuta 
e legata in una porzione di budello 
di porco. 

ROCCHIO, s. m. filza o mazzo di 
qualuncpic comcstibilc e specialmen- 
ic fruita. RocciOy Corona. 

ROCCHIO D'A^GLiLLA, pezzo d'an- 
guilla marinata, volg. Cazzotti. 



RÒCCL\ , s. f. dicesi quella eresia, 
o sudiciume ammassato e grosso 
che ricuopre le forme del cacio. 

ROSBÌFFE, e ROST BÌ'FF, s. m. 
dall'inglese Roast òcef che pronun- 
ziasi Rosbif, carne di bue arrostita. 

ROSTA, s. f. per quantità di beri- 
cuocoli o coniettlni attaccati insie- 
me più propriamente dicesi Piccia. 

SALAME, s. m. dlcesl di carne sa- 
lata come prosciutto , salsiciotto , 
mortadella e simili : ma plii par- 
ticolarmente della carne più fina 
di maiale sottilmente tritata posta 
in larghe intestina e condita di 
sale e droghe. 

SALAMOIA, s. f. acqua salata per 
conservarvi entro pesci , ulive , fun- 
ghi ec. 

SALCRAÙT, e SAL CRAÙT, s. m. 
voce e vivanda tedcsea , la quale 
è una maniera di cavolo confetta- 
to in acelo. 

SALE, s. m. uno dei primi compo- 
nenti di tutti i misti, dai quali 
artificialmente si cava ed in par- 
ticolare dell' acqua marina, per 
condimento del cibi , e per pre- 
servar le cose dalla putretazlonc. 

SALÈTTA , s. f. sorta di sai comu- 
ne Inferiore e di cattiva (jualiià. 

SANGClNx\CClO, s. m. vivanda fat- 
ta di sangue di animale e per lo 
pili di porco. 

SALMASTRO , STRA ; add. che 
tiene del salso. 

SALSA , 5. f. condimento di più 
maniere , che si fa alle vivande 
per ags;i unger loro sapore. 

SALSHXIA, s. f. carne di maiale 
sottilmente tritata, condita di sale 
e droghe , e messa a stagionare 
entro le intestina dell' istesso ani- 
male dopo averle ben ripulite. Il 
Tassoni dice che è delta anche 
Luranica da Lucca. 

SALSICCIONE, s. m. carne di porco 
con cotenna trita salata e insacca- 



24 



VITTCARIA 



ta con droghe, volg. Cotichino -, 
Cudeghino. 

SALSICIÒTTO, s. m. specie di salame. 

SALSICllOLO , s. m. pezzo di sal- 
siccia il quale si dice anche Rocchio. 

SALSO, SA: add. di qualiih e sa- 
pore di sale. 

SALÙiME, e SALSÙME , s. m. tut- 
ti i camangiari che si conservano 
col sale. 

SALVAGGINA, s. f. carne d'anima- 
le salvalico buona a mangiare. 

SAPORITO, TA: add. che ha sa- 
pore , che è di buon sapore. 

SAVOIARDO , s. m. per biscottino 
di Savola, o alla savoiarda, sorta di 
pasta dolce che si fa d'uova sbat- 
tute a lungo con fuscelli;, zucchero 
e farina. 

SAVÓRE, salsa fatta di noci peste, 
pane rinvenuto, agresto premuto 
ed altri ingredienti: e cosi chia- 
mansi in alcuni luoghi mele e 
pere cotte nel mosto per conser- 
vare e talvolta prendesi per salsa 
o condimento assolutamente. 

SBURRATO, TA add. privo della 
parte butlrosa, e dicesl propria- 
mente del cacio (. v. d. u. ) 

SCAPPONÀTA, s. f. convito de' con- 
tadini nella nascita de' figliuoli. 

SCAMERÌTA, s. f. quella parte della 
schiena del porco che è più vicina 
alla coscia. 

SCANDELLE, s. f. pi. per minutis- 
sime gocciole d' olio o di grasso 
galleggianti in forma di piccola ma- 
clia sopra acqua, o altro liquore. 

SCHIACCIATA, e STIACCIATA, s. 
f. Focaccia^ specie di pane che dopo 
lievito, si schiaccia colla mano per 
farlo pi^ sottile affnicliè si cuoca 
più presto e faccia minor midolla. 

SCI ACQ[ ADENTI, s. m. colezlonc , 
o propriamente il mangiare qual- 
che cosa per bere con gusto. Malm. 

SCOTTA , «. f. il siero rappreso che 
avanza alla ricolla. 



SCOTENNATO, s. m. quella parte 
del grasso che si spicca dal porco 
colla cotenna, 

SCUÒLA, s. f. spezie di pane me- 
scolato con anisi di figura simile 
alla spola. 

SECCUMI, s. m. pi. si dicono anche 
le frutta che si seccano, come fi- 
chi , uve ec. 

SEGHÌNE, s. f. pi. paste di semo- 
lella cosi dette dalla loro forma. 

SEMÈLL , (v. ted.) s. m. pagnotelle 
buffette che s' usano ad intingere 
nel Caffè ec. per lo più abbrostite 
e riunte di burro. Bresciani. 

SEMENTINE, s. f. sorta di paste di 
semolclla. 

SEMOLA, s. f. crusca 

SEMOLÈLLA, s. f. sorta di pasta che 
si usa per farne minestra. Redi 
lett. 

SEMOLÌNO, s. m. sorta di pasta 
ridotta in forma di piccolissimi 
granellini , che cotta si mangia in 
minestra. V. Cr. Ghianderinì. 

SÈNAPE, e SÈNAPA, s. f. minu- 
tissimo seme d'un' erba che è d'a- 
cutissimo sapore e si adopera per 
condimento. 

SERVITO , s. m. muta di vivanda. 

SFAPJNÀTO , TA : add. agg, d' al- 
cune frutta che non reggono al 
dente come pere, mele e simili le 
quali sogliono essere scipite , e 
d' ogni colore sbiancato e pallido. 

SFOGLIATA, s. f. spezie di torta 
fatta di sfoglie di pasta. 

SIRÌNGHE, 9. f. pi. paste di par- 
ticolar composizione, dette comu- 
nemente paste siringate perchè fat- 
te uscire da una cannella cui si 
addattano varie forme. 

SOCCENERÌCCIO , s. m. focaccia 
messa a cuocere sotto le bracie. 

SOFFRÌTTO, s. m. il soflVlggere ed 
anche la vivanda soffritta , e nel- 
1' uso un condimento particolare 
che si aggiunge a taluna vivanda. 



I 



CIBI E CONDIMENTI 



25 



SÒLCIO, s. m. carne sminuzzala e 
tritata in modo di salsiccia, e te- 
nuta a stazionare in aceto con di- 
versi ingredienti. 

SOPPRESSÀTO, s. m. e SOPPRES- 
SÀTxA. , s. f. sorla di salame o 
mortadella della Vinche Coppa d'in- 
verno che si fa colla testa del por- 
co disossata, lessala, addobbata e 
insaccata. 

SÒPiRA , s. f. salume fatto della 
pancia del pesce tonno, che dice- 
si sorra anche fresca. 

SOTTIGLIUME , s. m. unione di 
cose sonili , e si usa comimemente 
per dinotare cibi di poca sostanza. 

SOTT' OLIO , dicesi speclahncnie 
del Tonno: che bollito nella sala- 
moia si stiva in barili e si cuopre 
d' olio perchè si conservi. 

SPALLA DI INIALVLE dicesi alla 
spalla di tal animale insalata co- 
me il prosciutto : sono celebri le 
spalle di S. Secondo. 

SPÈZIERÌE , s. f. pi. miscuglio di 
aromati in polvere per condimento 
dei cibi. Spezie. 

SPÌCCHIO, s. m. una delle parti- 
ticene della cipolla dell' aglio o 
simili che compongono il bulbo. 

SPICCHIO di pera, melarancia, limo- 
ne , di mela e simili , cioè una del- 
le parti, in che si tagliano per lo 
lungo le pere, le mele ec. 

SPONGATA , s. f. specie di torta 
falla di miele , uva passa , pepe, 
pignoli, mostarda ed altri ingredien- 
ti che è di grande uso in Modena, 
e Venezia regalandosi pel Naialc 
col pane pepato. Tassom Secch. 
rap. e. 12. si. 58. E cinquanta 
spongate perfettissime. 

SPUMIGLI A, s. f. pasta dolce con- 
sistente che rappresenta le sem- 
bianze di spuma. 

STRACCHINO, s. m. sorta di ca- 
cio mollo ghiotto che si usa nel 
milanese. 



STRACCO , CA : add. dicesi delle 
carni d'animali morii allorché co- 
minciano a puzzare. 

STELLIjNE, s. m. sorla di paste di 
semolella cos'i delle dalla loro for- 
ma di stelle. 

STUFATO _, s. m. carne o altra vi- 
vanda colta in tegame in una ma- 
niera particolare , usasi anche a 
modo di aggettivo. 

STRÙTTO , DISTRÙTTO , s. m. 
grasso collo e colato,. per lo più. 
di porco. 

SÙCCIOLA , s. f. castagna cotta nel- 
l'acqua colla sua scorza. Balogia, v. 

SUGHI , s. m. pi. e siighi d' uva , 
sono una certa composizione che 
si fa di mosto bollilo con farina 
e si usa in molle città di Lombar- 
dia. Tassoni c. xii. st. xix E una 
misura che tenea un caldaro Li 
sughi d\iva non piic visti in cotte. 

TAGLIATÈLLI , s. m. pi. si dicono 
alcune pasle tagliale in piccoli 
pezzi che comunemente si usano 
per farne minestre. 

TAGLIOLINI , s. m. pi. fila fatte di 
paste che si usano per farne minestra. 

TAGLIUOLO , s. m. un tagliuolo di 
carne , di cacio , ec. cioè un pez- 
zetto , o tassello. 

TARANTÈLLA , s. f. e TARAN- 
TELLO , s. m. nome che in al- 
cuni luoghi d' Italia dassi alla ven- 
tresca del Tonno posta in salamoia. 

TARTARA , s. f. maniera di torla 
fatta di pappa , mandorle e zuc- 
chero. Tartaretto è una specie di 
tartara. 

TIERA , s. f, voce provenzale rima- 
sta in Romagna per coppia di pani. 

TIMBALLO , s. m. specie di bodino 
che si riempie d'uccelletti, o co- 
ralelK- di polli e slmili. 

TOCCHETTO, s. m. guazzetto di 
pesce, m.anicarello di vivanda ta- 
gliala in pezzetti e ncll' uso per 
dimin. di tocco. 



26 VITTUARIA 

TOMASÈLLA , s. f. specie di polpet- chiarito e ridotto a candidezza e 
ta o altra simile vivanda. sodissima consistenza aromatizzata 
TÓNDO y add. die dicesi d'una spe- a piacere di vaniglia, cedro, cioc- 
cle di pane non solo per essere di colata, caffè. Salviisi. 
figura tonda, ma staccato per ogni TÒZZO , s. m. un pezzo per lo più 
verso , e non a piccie a filari , ed di pane. 

è il pili nobil pane che facciasi a TRAGOTTO , TA ; add. più che 
Firenze. cotto , stracotto. ^ 
TONDÓNE, s. m. cibo di pasta cot- TRAMÈSSO, s. m. e TRAMESSA, 
to in padella con olio, burro o s. f. vivanda che si mette tra Tun 
lardo COSI detto dalla sua figura servito e l'altro, 
tonda e schiacciata. TREGGÈA , s. f. propriamente con- 
TONNÌNA , s. f. tonno tagliato a fetti di varie guise e altre galan- 
pezzi e riposto ne' barili con sale terie della seconda tavola, 
e dlcesi Tonno sotf olio , Tonno TRIONFO o TRIONFI DA TAVO- 
sotf aceto. LA, (non Deser) cosi diconsi alcu- 
TOPiNl, o SAZIAGHIÒTTI, s. m. ne statue o gruppi di zucchero o 
pi. (v. d. u.) spezie di macche- simile con altri abbellimenti che 
roni falli con mollica di pane. si pongono sulla tavola del convito. 
TORNAGUSTO, s. m. cosa che fac- TRIPPA, s. f. chiamasi il ventre 
eia tornare il gusto o la voglia di delle bestie grosse come vitella , 
mari«^iare. bue ec. che tratto da loro, ben 
TÓRTA , s. f. spezie di vivanda corn- purgato e condito usasi per vivan- 
posta di varie cose battute e me- da , dagli antichi appellata soia- 
scolate insieme che si cuoce in teg- mente Ventre. 
ghia o in tegame. , TRITÈLLO , s. m. cruschello , la 
TORTÌXLE, o TORTELLÈTTE, semola minuta. 

oTORTELLÌNE,o TORTINI vo- TUORLO, e TORLO, s. m. la 

ci che corrispondono a' Pasticetti parte gialla dell'uovo che ha il 

V. frnnc. usala volgarmente. V. suo seggio in mezzo all'albume o 

TOPiTÈLLO , s. m. vivanda della chiara-., che anche si dice rosso 

slessa maniera che torta, ma in d'uovo. 

pf-zzi più piccoli :i lombardi dico- VACCINA, s. f. carne di vacca, 

no tortelli o tortellini una mi'ie- VECCHIÓNI, s. m. pi, diconsi i 

stra pnrii colare V. marroni secchi e cotti nel vino col 

TOR'n::LLÈTTI, e TORTELLÌNI, guscio: il Salvini adopera Vecchio- 

s. m. pi. e in Romagna Cappel- ni in significato di Anseri V. 

letti ( V. d. u. ) sorta di minestra VENTRESCA, s. f. ventre di porco 

usata in Lotnbardla in cui si rlem- ripieno di carne , uova e cacio ed 

piono piccole sfoglie di pasta tira- erbe battute insieme e messo in 

la pili sottile che sia possibile d'un soppress.T. 

ripi'.no particolare, d'uova, ricotte, VERDEMÈZZO aggiunto a cacio si- 
prosciutto , midolla, noci moscate, gnifica fra fresco e secco, 
spezie ce. e si ricopre piegando VERI-AMORI v. del volgo: pezzetti 
la pasta in forma d' un piccolo di zucchero candito mescolali con 

rnpprllo. varie droghe e ravvolti in car- 

TOill'iONE, e TURRONE, s. m. lucce colorate: i francesi li dicono 

conlezionc di mandorle con mde PajnUioUes. 



CIBI E CONDIMENTI 27 

VERMICÈLLI , s. m. pi. si dicono partirolar cucitura e condimento, 

certe file di pasta fatte a quella ZÙCCHERO, s. m. materia dolce di 

somiglianza che mangiansi cotti color bianco , die si cava per via 

come le lasagne. d' espressione dalle canne della 

VITTI! ARLV , s. f. tutto quello che pianta chiamata zucchero. 

attiene, ed è necessario al nutrirsi ZÙCCHERO BIANCO, ZUCCHERO 

e dicesi anche Vittuaglia e più co- ROSSO , ZUCCHERO ROTTA- 

muncmente Vettovaglia. ME, ZUCCHERO FIORETTO, si 

UOVA A BERE, che rimangono dicono più spezie di zucchero. Redi. 

liquide. ^ ZÙCCHERO CANDITO, zucchero 

UOVxV AFFOGATE, e non uova raffinato, e rassodato col calore 

in bianco, uova colte e sommerse del fuoco, 

nell'acqua bollente, volg. rfù'i?me. ZÙCCHERO CRISTALLINO , v. 

UOVA AFFRITTELLATE , uova de' confetturieri; e dicesi dello zuc- 

cotte intere nella padella in olio o chero tirato in modo che imita il 

f^rasso a foggia delle frittelle. cristallo e le più bolle gemme. 

UOVA SODE, cotte finchò siano af- ZÙCCHERO DI PIÙ COTTE, vale 

fatto indurite. zucchero più raffinato e migliore. 

UOVA TANTOSTE , chiamano i Azzocciil. 

fiorentini l' uova colte col burro ZÙCCHERO ROSATO , confettura 

sopra fette di pane arrostito. di rose e zucchero , e conserva di 

UOVO, e nell'uso anche OVO. Parto zucchero bollito con infusione di 

di alcuni animali bisognosi di per- rose. Violato decozione di zucchero 

fezione; ma per lo più s'intende di con infusione di viole, 

quello della Oallina, la parte gial- ZUCCHERINO, s. m. pasta azzima 

la dicesi Tuorlo o Torlo o Rosso intrisa con uova e zucchero tirata 

d' novo ^ se l'uovo è cotto si dirà a guisa di vermicelli, ingraticolata 

meglio il bianco; meglio la chiara insieme e formala a foggia di 

seècrudo: «//^umeò voce scienlilica. ciambelle, volg. dicesi per ogni 

UOVO STANTÌO , quando è nato sorta di paste dolci. 

di più di dieci giorni onde è fa- ZUCCHEROSO , add. che ha in se 

cile che si alleri e si putrefaccia. dello zucchero, dolce. 

ZAFFERANO, s. m. filetti di color ZUGO, s. m. sorta di fritella fatta 

rosso che si trovano in numero di di paste avvolte in tondo o su un 

tre dentro al fiore d'una cipolla fuscello e cotta coli' olio in padel- 

detta croco e servono per condì- la, e perchè per lo più tali iri- 

meiito dei cibi. telie s' immelano di sopra, si dico- 

ZAMPONI e ZAMPETTI, s. m. pi. no Zurjhl mimclati. 

(v. d. u. ) cos'i dicono a Modena ZUPPA, s. f. propriamente pane tin- 

una specie molto ghiotta di salume to nel vino ma si prende ancora 

che SI mette entro la pelle delle per pane intinto in brodo e in 

zampe de' maiali. qualsivoglia altro li([uore. 

ZANZAVERÀTA,s.f.saporetlo, salsa ZUPPA LOMBARDA, sorla di mi- 

c simili per condimento di vivande. neslra. 

ZEN/F^U), s. m. aromato di sapor ZUPPA SEGRETA, quella che fa 

simile al \ìo^c. Genfjiovo. altri in bevendo, mentre abbia 

ZINGAULINO, s. m. qualilìi di cacio ancora ilei pane in bocca. 

che si fabbrica nel Comasco. ifÙPPETTA, s. f. dim. di Zuppa, 

ZIMINO , s. m. sorla di vivanda di Zuppa piccola. 



S8 



BEVANDE 



ABBEVERATÌCCIO, s. m. avanzo 
della bevanda. 

ABBEVERATO, s. m. quel rima- 
Dente del liquore lasciato nel vaso 
da chi ha bevuto prima. 

ACQUA ARZENTE, e ACQUAR- 
ZENTE, acquavite raffinata, qua- 
si ardente , presso i chimici Alcool 
rettificato , o concentrato i Spirito 
di vino. 

ACQUA CEDRATA, s. f. spezie 
d' acqua acconcia collo zucchero , 
e colle scorze di cedro , cedrato, e 
simili. 

ACQUA DI FRAGOLE, bevanda 
fatta con infusione di fragole disfatte. 

ACQUA DI LATTE, dìcesi il siero 
del latte dopo che n'è stato cava- 
to il burro. 

ACQUA PANATA, cioè cotta col- 
r infusione di midolla di pane ab- 
brustolita. 

ACQUATO, add. dicasi del vino 
ed anche in forza di sostantivo per 
una sorta di vino. Innacquato. 

ACQUAVITE , non Acguavita , s. 
f. liquore che si cava dal vino 
stillato che pur diccsi Spirito di 
vino. O^'gidi si dice anche di quel- 
lo che si estrac da varie specie di 
biade: è detta in chimica alcool 
allungato. 

ACQUAVITE DI MILLE FIORI, 
diccsi di quella composta di più 
fiori distillati. 

ACQUE ACCONCE o CONCE quel- 
lo acque che sono preparate con 
zucchero, agro e odori per bere 
dehcnlamonto. 

ACQUE GELATE , certe acque gra- 



devoli composte con sughi di qual- 
che fruito come arancio, limone, 
fravole ed artifiziosamente conge- 
late ad uso di rinfresco nella state. 

ACQUERÈLLO, s. m. bevanda fatta 
d'acqua messa in sulle vinaccie , 
cavatone prima il vino. Vinello. 

ACQUÉTTA, s. f. sorta di vino, cui 
per renderlo più gentile si mesco- 
la quando è vergine alcuna quan- 
tità d' acqua. 

AGRESTÀTA, s. f. bevanda fatta 
con agresto e zucchero. 

AGRO s. m. sugo che si spreme 
dalla polpa del limone , del cedro, 
e d'altri agrumi simili. 

ALBANO, s. m. spezie di vino di 
sapor mordente che traesi dall'uva 
detta Albana. 

ALBATRÌNO, s. m. dicesi del vino 
che si fabbrica colle corbezzole. 

ALCHÈRMES , s. m. spezie di ro- 
solio assai dolce tinto in rosso col 
sugo del Chermes. 

ALCOÒLE , o ÀLCOOL ; spirito di 
vino rettificatissimo ; liquore spiri- 
toso tratto dal vino, e dagli altri 
liquidi vinosi per mezzo della di- 
stillazione. 

ALLUME , s. m. sedimento [delle 
f(;ccie dell'aceto. 

ALOSGIA , s. f. specie di bevanda 
spagnuola fatta d' acqua di miele 
e di spezie. 

AMARÀSCO, s. m. vino fatto di cirie- 
gia amarasca. 

ANISÈTTO , s. m. acquavite fatta 

con inlusione d' anici. 
APPANNATO, agg. di aucl vino, 
eh' è fiorito nella superficie. 



1 



BEVANDE 



29 



ARAC ARÀCCA , s. m. liquore 
spiritoso che sì estrae dallo zuc- 
chero nell' Indie Orientali , e lo 
stesso che il Rum delle Indie Oc- 
cidentali. 

ASPRÌNO , s. m. sorta dì vino bian- 
co del Regno di Napoli. 

BARBARÒSSA, s. f. vino che si fa 
dell'uva di tal nome, ed è deli- 
calo e odoroso , ma però di poco 
spirito e colore. 

BEVANDA, s. f. materia da bere o 
semplice o composta e per lo più 
si dice di cose medicinali. 

BEVANDA ACETÀTA, vale fatta 
con infusione di aceto. 

BEVERONE , s. m. bevaìida compo- 
sta di farina o di crusca e d'acqua 
che si dà a,' cavalli per ristorar- 
li o a' porci per ingrassarli. 

BIRRA , s. f. sorta di bevanda che si 
compone per lo più di biade con 
luppoli ed usanla molto que' popo- 
li che ne' loro paesi non hanno 
vino. Cervogia. 

BORGOGNA , s. m. vino cosi detto 
dalla Borgogna provincia della 
Francia da cui ci viene. 

BRODO, s. m. quell'acqua in cui è 
slata cotta la carne; dicesi anche 
per ogni sorta di decotto ancorché 
non di carne come Brodo di pesci^ 
Brodo di ceci. Primo brodo- Cuo- 
cersi nel suo brodo o nel suo 
grasso diccsi di quelle cose che si 
pongono a fuoco senz' acqua , ac- 
ciocché vengano più saporite es- 
sendo cotte in quel sugo che esse 
fanno da se o con quel poco d' ac- 
qua che vi si mette , se sono poco 
sugose. 

BRODO CORTO e GROSSO, cioè 
di rnolla sostanza. 

BRODO DKillASSATO, quello da 
cui si è levalo il grasso. 

BRODO SCIOCCO LUNGO, acqua 
p;»//.a , senza sale. 

DULSCIIINO, s. in. colore di vin 



rosso coperto o sia molto carico, 
come quello del balascio. 

BURIANO , s. m. specie di vino fat- 
to dell'uva delta Buranesc. Redi. 

CACIOTTA, s. f. specie di gelalo 
così detto dalla sua forma di pic- 
col cacio. 

CANARIE, s. m. vino forestiero clie 
a noi viene dalle isole Canarie. 
Botta. 

CANDIÈRO, s. m. sorla di bevanda 
fatta d' uova , latte , e zucchero. 

CAFFÈ s. m. bevanda nota che si 
fa col frutto ( tostato che sia ) 
d' un albero di tal nome: oggi si 
dice Caffè anche alla bottega do- 
ve si vende tale bevanda. Caffè nero 
neir uso dicesi la bevanda fatta col 
caffè solo. Caffè bianco quello che 
è mescolato col latte 

CENTELLINO , CENTÈLLO, s. m. 
piccolo sorso di vino o d' altro 
liquore forse la centesima parte d'un 
bicchiere. Zinzino. 

CERBONÈCA, s. f. vino cattivo, 
pessimo. 

CERCÓNE, s. m. si dice al vin 
guasto perchè in divenir tale si 
muove, gira e si volta. 

CERVÒGIA, s. f. materia di beve- 
raggio che si fa di grano, di vena, 
d' orzo e con menta, appio o altre 
erbe: ed è una spezie di birra, 
Cervosa. Seoeri. 

CIOCCOLÀTTE, s. m. pasta com- 
posta di varii ingredienti quali so- 
no mandorle , cacao , zucchero , 
vaniglia o cannella. Cioccolata , 
Cioccolato, Cioccolate t si prepara 
ili diverse maniere ma per lo più 
sciolta neir acfjua calda per uso di 
bevanda. 

CIPRO, s. m. vino forestiero fruttilo 
dall' Isola di questo nome. Ho ita. 

CLARETTO, s. m. sorta di vino 
molto chiaro e mollo bianco. 

COLOMBANO, s. m. sorta di vino 
bianco. 



30 



VITTUABIA 



CONFETTI GHIACCIATI, dlconsi 
anche i sorbetti, confetti liquidi. 

CONSU:\IÀTO, s. m. brodo nel cala- 
le abbia bollito o pollo o simil 
carnaggio tanto che vi si sia consu- 
mato dentro. 

CORDIALE, s. ra. brodo da bere 
con uovo stemperato dentro. 

CÒRSO , coir O largo , s. m. no- 
me d' una sorla di vino che vie- 
ne di Corsica. 

CROVÈLLO, s. m. il vino che si 
tragge dalle uve fermentate ma 
non ispremute. 

CULACCINO , s. m. avanzo del vino 
clie occupa il fondo del bicchiere. 
Centellino. 

DECOZIÓNE, s. f. quell'acqua o 
quel liquore, nel quale è rimasta 
la sostap.za della cosa, clie vi si è 
cotta dentro. Decotto. 

DIACCIATILA, s. f. (v. d. u. ) be- 
vanda d' acqua diacciata. E chla- 
mansi pur diacciatine coloro che 
vendono ne' teatri i loro rinfreschi. 
Bisc. Malm. 

DURO , aggiunto di vino contrario 
di dolce. 

FECCIA, s. f. superfluità e parte 
più grossa e peggiore e quasi 
escremento di cose liquide e viscose. 

FIOR.E , s. m. quella specia di muf- 
fa che genera il vino quando è al 
fine della botte: il vino che l'ha 
dicesi fiorito, che ha il flore. 

FONDATA, s. f. fondlglluolo d'un 
liquore che resta nel fondo d' un 
vaso e per lo più si dice della 
feccia dei vino che resta nel fondo 
della botto. 

FONDIGLIUÒLO, s. m. posatura, 
rirnasiiglio di cose liquide. 

GELATO , s. m. ( V. d. n. ) liquo- 
re, frutto o simile congelato che si 
prende a '.jso di rinfresco. Forme 
■p'-r i fjclati. 

GULKHIU), s. m. e GIULÈBBE, 
bevanda composta di zucchero bol- 



lito in acqua comune o stillata , o 
di sughi d' erbe o di pomi , chia- 
rita con albume di uovo. 

GRAGNOLATA, s. f. sorta di sor- 
betto congelato a modo d'un am- 
masso di minutissima gragnuola. 
Gramolata e volg. Granita. 

GRAMOLATA, s. f. acqua concia 
con zucchero sugo di limone cedra- 
to o simile congelata a modo di 
semolino acciò si possa usare come 
bevanda. 

GRASPIA , s. f. sorta di vino a for- 
mare il quale si fa anche uso de' 
graspi. 

GRECO, s. m. in pi. GRECHI, nome 
di vino che ancorché nasca in Ita- 
lia si chiama Greco nascendo da 
sorta di vitigno e da' magliuoli 
venuti primieramente di Grecia. 

GRECHÈTTO, s. m. dim. di Greco, 
sorta di vino assai gustoso. 

GROSSO , agg. di vino contrario di 
sottile e vale non ben purlflcato, 
troppo maturo o carico di colore : 
alcuni l'usano in significato di Duro. 

IDROMÈLE , s. m. bevanda compo- 
sta di mele e d' acqua. 

IPPOCR.ÀSSO, s. m. vino, in cui 
sia stato posto a macerare , o ab- 
bia bollito, cannella , zucchero , 
garofani ec. 

LÀGRIMA , s. f. sorta di vino rosso 
delle falde del Vesuvio, volg. detto 
Lacrima Christi. 

LATTATA, s. f. (e non semata) 
bevanda fatta con mandorle e se- 
mi di popone o simili , pesti e 
stemperati con acqua e colali. 
Orzata. 

LATTE, s. m. sugo che esce dalle 
poppe delle vacclie , capre , peco- 
re ec. che usasi per bevanda ed 
alimento : le sostanze più note di 
esso sono cremore o burro , siero, 
cacio ; capo di latte o fior di 
latte , che è la parte più gentile e 
migliore. 



BEVANDE 51 

LEÀTICO, s. m. che anche dicesl MOSTO , s. m. vino nuovo e non 

Aleatico , sona tli vino squisito ne- ancor ben purificato. 

10 che per lo più viene di Firenze. MULSA, s. t. e IMÙLSO, s. m. acqua 

LÈTTO, s. m. dlcesi della feccia o cotta con mele. 

posatiira del vino. ORZATA , s. f. bevanda fatta d'orzo 

LIMONE A, s. f. sorta di bevanda cotto , e bevanda rinirescativa fat- 

fatta di acqua, zucchero ed acjro di ta di mandorle e seme di popone, 

limone. Limonata è (v. d. u.) orzo e zucchero benissimo pesti e 

LIQUÓRE, s. m. dlcesi de' vini o liquefatti con acqua e passati per ista* 

sjmlh bevande composte per lo più ml^na. Lattala. 

collo spirito di vino. OSSIZZACHERA , s. f. bevanda fat- 

MADÈRA ; s. m. ed anche Madera la d'aceto e zucchero come 1' os- 
secco vino che viene dall'Isola di simielc : oj^gi dlcesi più comune- 
Madèra, mente Suzzacchera. Posca. 

MADRE , s. f. fondlglluolo , feccia, PANNO, s. m. un certo quasi velo 

o letto del vino o dell' aceto quan- che si genera nella superficie del 

do è nella bolle. V. Cr. vino o di altro liquori. 

MÀLAGA, s. f. sorta di vino che PAPPINA , s. f. sorta di sorbetto 

viene a noi dalla Cltlà di Malaga fatto di latte cotto con altri ingre- 

In [spagna e si fa da utì' uva del- dienti. Redi. 

lo stesso nome che oggi coltivasi PASSO, s. m. liquore fatto coli' uve 

anco in Toscana. passe poste in cestelle di vinchi 

MALVAGIA, s. f. spezie divino assai alquanto rade e fortemente batiute, 

delicato che dicesi anche Malvasia indi spremute, 

e Grcchetto. PEVERADA , s. f. è pepe polveriz- 

MA^M.M A DEL VINO, posatura, feccia, zato messo nel brodo per fare sal- 

fondlgliuolo. sa o savore. I\Io>'Tl PiiOP. 

MARZEMINO e MARZIMÌNO, s. PEVERADA, s. f. quell' aapia nella 

m. sorta di vino nero, piccante e quale è cotta la carneo altra vivanda 

dolce di cui abbonda il Vicentino. cos'i detta dalPuso di porvi il pepe. 

MASCHERINO, agg. che si dà da' (io- PICCOLÌTO , s. m. vino che si 

rentini al sorbetto composto dillmo- fabbrica nel Friuli, 

ne, maraschino o simili che apparisce PISCIANCIO, s. m. sorta di vino 

di due colori, Giardino lo dicono detto in Roma Pisciarello V. 

i Romani e Arlecchino in Roma- PISCIARELLO, s. m. vino rosso di 

gna e altrove. poco colore che fiissi in Bracciano. 

MAZZACÀNE, s. f. specie di vino forte. Redi. 

MELK:HI\0, s. m. cervogia fatta PÒNCIO, PUNCH , e anche PONCE, 

con mele o col miele. G. Vìllam. s. m. (voce ingl.) sorta di bevan- 

MISCIIK), s. m. ( v. d. u. ) bevan- da fatta con rhum , accpia calda, 

da di latte e cioccolata. sugo di limone e zucchero. 

MISIPI, s. m. (v. d. u.) cairò cioc- POLACCiÙNA, s. f. spezie d' acqua- 

colatalo; bevanda di caffè mesco- vite rnfllnata. 

lato con cioccolata. POSATURA, s. f. per quella parie 

MOSCADELLO , s. m. vino che si che depongono in fondo le coso 

cava da una specie d'uva delta cos'i hfjuide. Fondigliuolo. 

dal suo sapore che tiene di moscato FOSCA , s. f. bevanda falla di accio 

e anche in foiza d'agg. Moscado. e zucchero: Ossizzachera. 



31 



VITTUARIA 



PRESMÒNE, s. m. mosto colante 
dall' uve prima dì pigiarle. 

RASPATO , s. m. dicesi il vino 
fatto d' uva spicciolata mescolativi 
i graspi triti e fassene in più ma- 
niere; usasi anche come addiettivo. 

RATAFIÀ , s. f. sorta di rosolio 
debole e dolce. 

RAZZÈSE, s. ra. nome d'una specie di 
vino che si fa nella riviera di Genova. 

RIPICCO , s. m. quella giunta che 
si dà a una tazza di cioccolata, o 
simile bevande. 

ROB , e ROBBO , s. m. voce venuta 
d'Arabia dove vale Io stesso che 
Sapa sugo di frutti o simili , pur- 
gato, o cotto fino alla consumazione 
di due terzi e rappreso. 

ROSOLINO , s. m. o ROS SOLIS , 
specie di acquavite gratissima. 

ROSÒLIO, s. m. (v. d. u.) sorta di 
liquore composto d'acquavite, zuc- 
chero chiarificato e d' altri ingre- 
dienti da' quali, o dal colore, o 
da altro prende il nome. Le 
operazioni de' rosoliai sono di- 
stillare Terbe ed altri ingredienti, 
porvi li zuccheri, farne i siropati , 
condurre le conserve , indorarli , ri- 
llgnerli e chiarificarli. Botta. 

PiULLATO, agg. d'una sorta di vi- 
no fatta alla Greca. 

RUM, e RHUM, spezie d'acquavi- 
te o spirito di vino tratto per di- 
stillazione dalle canne di zucchero. 
Magalotti. 

SANGIMIGNÀNO , s. m. sorta di 
vino squisito di Romagna. 

SANGIOVÈTO, s. m. e SANGIO- 
CIlI:.TO , vino vermiglio e piutto- 
sto duro. 

SAPA , s. f. mosto cotto e alquanto 
condensalo nel bollire che serve 
per condimento. 

SCOTTA , s. f. il siero non rappre- 
so che avanza alla ricotta. 

SDOLCINATO, TA: add. diccsi di 
vino che ha dolcezza e poco spirito. 



SEDIMENTO, s. m. posatura cioè quel' 
la parte che depongono in fondo 
le cose liquide. Fondata' 

SIDRO, s. m. sorta di bevanda fatta 
di pere o mele. 

SIÈRO, e SIÈRE, s. m. la parte 
acquosa del latte. 

SORBETTO, s. m. sorta di bevan- 
da congelata che per lo più pren- 
de nome dagl'ingredienti: e dicesi 
sorbetto di limone, cioccolata, di 
pesche, fravole ec. 

SÓPvSO, s. m. quella quantità di 
liquore che si beve in un fiato. 

STILLATO , s. m. umore stillato da 
consumato di cappone, pane e altri 
ingredienti posti a stillare insieme 
che si dà agli ammalati. 

SVÈRZA , s. f. sorta di vin bianco 
dolce e piccante. 

TE, s. m. scritto da alcuni THE e 
dicesi anche CIA decotto di alcune 
foglie d'un arboscello della China, 
del Giappone e del Siam : dicesi 
pure del decotto di viole , papa- 
vero , camomilla. 

TISANA, s. f. bevanda d'orzo cotto 
in acqua , o vino fatto con orzo. 
Bitta. 

TORCHIÀTICO , s. m. il vino che 
si trae dalle vinacce spremute al 
torchio ( V. d. u. ) 

TREBBIANO, s. m. specie di vin 
bianco per lo pili dolce. 

VAIANO, s. m. spezie di vino che 
si cava dall' uva di tal nome che 
è nera e di grande dolcezza. Varano» 

VERDÈA , s. f. nome d' un vino pro- 
dotto da uva bianca che si chiama 
anch'essa Verdèa. 

VERNÀCCIA , s. f. spezie di vino 
bianco. 

VINÀGRO, s. m. voce ant. e fran- 
cese oggi comunemente aceto. M. 
Aldobrand. 

VINÈLLO , s. m. acqua passata per 
le vinacce. 

VINÉTTO, VINETTÌNO, s. m. dim. 



BEVANDE 



53 



di vino , vino di poco colore senza 
fumo, ma grazioso. 

VINO, s. m. liquore tratto dal frut- 
to della vite ad uso di bevanda. 

VINO ABlìOCCATO, vale soave al 



gusto 



vino amabile contrario al 



brusco e piccante. 

VINO AMABILE, vino che pende 
piuttosto al dolce. 

VINO BIANCO, aggiunto d'una spe- 
cie di vino che è opposto al ver- 
miglio o nero. 

VINO BRUSCO , quello di sapore 
che tira all'aspro non disprcgie- 
vole al gusto. 

MNO CHE FILA, che getta sottil- 
mente senza far romore a guisa 
dell'olio, ciò che accade quando è 
guasto. 

VINO COPERTO , dlccsi del vino 
quando ha assai colore. 

VINO CRUDO, non maturo, non fatto. 

VINO DOLCE , aggiunto di quel 
vino temperalo soave e grato al 
gusto clic Uf.n ha nò dell' acido , 
nò dell'amaro, né del piccante. 

VINO FATTURATO, si dice di 
quello che è alterato con qualche 
mistura o concia. 

VINO FIORITO, quello che quando è 
alla fine della botte comincia ad 
aver il fiore e cioè a generar muffa. 

VINO FRIZZANTE , vino che nel 
berlo si fa sentire in maniera che 
pare eh' ci piniL'a : Mordente. 

VLNO FUMOSO ," vino nobile , e ge- 
neroso che ha molto spirito. 



VINO GENEROSO , vale potente , 
gagliardo. 

VINO INACQUATO, vale messovi 
dell'acqua per temperarlo. 

VINOMÈLE, s. m. mele ridotto ad 
uso di vino. 

VINO PASTEGGIABILE, s.m. che 
può usarsi a pasto. Salvim- 

VINO PICCANTE, che par che mor- 
da e punga. Frizzante^ Mordente. 

VINO POLPUTO, vale vino gagliar- 
do e di grande sostanza. 

VlNOPOTENTE,chehamoltosplrito. 

VINO SERBEVOLE , che si può 
conservare. 

\TNO TIRATO e RISENTITO , vale 
piuttosto vino duro ed aspro, che 
chiaro e limpido. Dav. Colt. 

VINO VECCHIO , che ò di più tem- 
po avanti. 

VINO VERGINE, quello che non 
ha bollilo; o nel lino non ha an- 
cora bollito tanto che sia chiaro e 
ben fatto. 

VINO VERMIGLIO , vale del color 
rosso acceso ; nero. 

VlNUCCIO, s. m. vino debole, di 
poco valore. 

VISCIOLÀTO, s. m. liquore tratto 
dalle clri^gie visciole. 

ZAVAGLIÒNE , s. m. ( v. d. n. ) 
sorla di jmnch entro cui vengono 
sballuti rossi d'uova. 

ZINZINO , s. m piccola porzione di 
vino o d'altro lifjuore quanta sta- 
rebbe nel fondo d'mi bi(chi<'re. 



u 



OPERATORI DELLA VITTUARIA 



ABBONDANZIÈRE , s. m. colui che 
è sopra l' abbondanza cioè che so- 
praslà al provvedimento de' grani 
e delle biade detto volg. (^annona). 

ABBURATTÀIA, s. f. colei che ab- 
buratta la farina. 

ACQUACEDRATÀIO, s. ni. quegli 
che vende acqua cedrata, antica- 
mente COSI chiamavansi i Catfettle- 
ri non vendendo altre bevande che 
Acque cedrate e Amaraschi. 

ACQUA FRESCÀIO, s. ra. (v.d.u.) 
vendltor d' acqua fresca indolcita 
con llquerizla o miele. 

ACQUARLÒLO, od ACQUAIUÒLO, 
s. m. colui che porta l'acqua da 
vendere per le strade. Cellini. 

AROMATÀRIO , s. m. venditore di 
aromati, oggidì propriamente det- 
to Droghiere. 

BARULLO, s. m. rivenditore che 
compra cose da mangiare all'in- 
grosso e le rivende con vantaggio 
al minuto. Treccone ^ Rivendugliolo. 

BECCAI A, s. f. moglie o altra donna 
attinente al beccaio, che vende carne. 

BECCAIO , s. m. quegli che uccide 
e macella gli animali quadrupedi 
per uso di mangiare come Macel- 
laio e Gattaio. 

liETTOLIERE, s. m. oste che ven- 
de il vino al minuto, e alquanto 
di cam^ngiare. Taverniere. 

BEUfCLOCOLÀIO, s. m. quegli che 
fa o vende i IjoricuoroM, o i con- 
fortini, CantHcciaiOy Conforfinaio. 

BIBHAIO , s. m. BIRRAIUÒLO, 
colui che fabbrica , o vende la 
birra. ( v.^ d. u.) 

BOITIGLIERE, s. m. soprastante 



ai vini della mensa. V. Credenzic 
re Coìypiere. 

BRUCIATÀIO , s. m. quegli che fa 
o vende le bruciate (castagne cotte 
arrosto ) i suoi arnesi sono il ca' 
strino da castrare i marroni , il 
padellotto o padella traforata e 
fornello per arrostirli, e la lanterna 
detta lanterna da bruciataio. Alcu- 
ni lo dicono Caldarr ostar 0. 

BURRÀIO, s. ra. (v. d. u.) che fa 
o vende burro (butirro). 

CACIAIUOLO, s. m. FormaggiaroV. 

CAFFETTIÈRE, s. m. (v. d. u.) 
il padrone d' una bottega da caffè. 

CANOVÀIO, s. m. colui che ha in 
custodia la canova, e i vini in 
particolare. Canavacio, Cantiniere. 

CANTUCCIÀIO, s. m. colui che fa 
i cantucci (Biscottini) W. Confor- 
tinaio, Bericuocolaio. 

CAROTÀIO , s. m. che vende le 
carote ( radici commestibili rosse 
o gialle). 

CIALDONÀIO , s. m. che fa e ven- 
de cialde, cialdoni, ostie. 

CIAMBELLÀIO , s. m. colui che fa 
o vende le ciambelle. 

CIOCCOLATTIÈRE, s. m. oggidì 
comunemente si dice colui che fab- 
brica la cioccolata. Il cioccolattlere 
dee mondare ed arrostire il cacao 
o le mandorle, pestarlo in un mor- 
talo, passarlo sulla pietra con bra- 
de sotto , mescolar la cannella o 
la vaniglia e lo zucchero colla pa- 
sta del cacao e passarne, ripassar- 
ne col ruotolo il mescuglio, sulla 
pietra, quindi metter la pasta nel- 
le forme o modelli di latta per 



i 



OPERATORI DELLA VITTUARIA 



farne i j^f^^i o mattoni e empierne 
le scatlolette. 

COCOMERÀIO , s. m. colui che 
vende i cocomeri. 

CONFETTIÈRE, s. m. confcttatore, 
colui che fa o vende i confetti. 

CONFETTURIÈRE , s. m. (v. d. u.) 
colui che fabbrica o vende confetture. 

CONFORTINÀIO , s. m. quegli che 
fa o vende confortini. Bericuocolaio. 

COPPIERE, e O, s. m. colui che 
serve di coppa o che dà a bere. 

COVIERE, s. m. cantiniere, sembra 
che venga dal Cuvier de' francesi. 

CREDENZIÈRE, s. m. quegli che 
ha la cura dell'armadio, dentro al 
quale si ripongono , e conservano 
gli arnesi ed avanzi della mensa, 
e vi si imbandiscono i bicchieri, 
vasi, piattelli pel servizio della 
medesima tavola. Bottigliere. 

CRUSCAIO, s. m. colui che compra 
crusca per poi rivenderla (v. d. u.). 

CUCINIERA. , s. f. cuoca , donna di 
cucina. 

CUCINIÈPiE, s. m. cuoco, che cuo- 
ce le vivanda, che fa la cucina. 

CUOCO, s. m. colui che cuoce le 
vivande , Cuciniere. 

DISPENSIÈRE, e O: s. m. propo- 
sto alla cura della dispensa. 

DISTILLATÓRE, s. m. quegli che 
distilla. 

DROGHIÈRE, e O: s. m. chi con- 
tratta e vende Droghe. Redi. 

ERBAIUÒLO, e ERBARÒLO : s. m. 
quegli che vende cavoli, rape, e 
simili ortaggi, venditor d'erbe, 
Ortolano. 

FATTOIÀNO, s. m. colui che lavo- 
ra nel fattoio per far l'olio. 

FARINAIUÒLO, s. m. venditore di 
farina. 

FIASCAIO , s. m. quegli che fa o 
vende i fiaschi. 

FORMAGGIÀRO, e IO , s. m. ar- 
tefice o venditore di Formaggio 
(v. d. u.). 



FORNÀIO, s. m. quegli che fa il 
pane e lo cuoce; il fornaio intride 
la pasta , inforna , sforna , spaz- 
za e rispazza il forno. 

FRIGGITÓRE, (v. d. u.) treccone 
che frigge il camangiare per le 
strade. 

FRUMENTIÈRE , s. m. colui che 
porta i viveri negli eserciti. 

FRUTTARUÒLO , e lUÓLO : s. ra. 
colui che fa professione di vender 
le frutta. 

GRANAIUÒLO, s. ra. granaiuolo che 
rivendo il grano. 

GRECAIUÒLO^ s. m. colui che ven- 
de il via greco. 

GUARDAVIVANDE, chi ha cura del- 
le vivande. 

GUATTERO, s. m. servente del cuoco. 

Guattcraccìo , pegg. Guatterino dim. 

INSALATÀIO, s.m. venditor d'insa- 
late, venditor d'ortaggi. Lasca Nov. 
Muzzi. N. S. 

LASAGNÀIO, s. m. e lA , s. f. che 
fa o vende lasagne. 

LATTÀIO, s. m. e lA; s. f. (v.d. 
u. ) colui o colei che vendr latte. 

LIMONAIO, s. m. venditore di limoni. 

LOCANDIERE, s.m. che tiene locanda. 

LUPINAIO, s. m. chi vende lupini. 

MACELLÀIO , e MACELLARO , 
s. m. quegli che uccide gli animali 
per cibo. Beccaio, Gattaio. 

MESCITÓRE , verb. m. quegli che 
versa il vino o altro liquore nel 
bicchiere altrui. Coppiere. 

MINESTRÀIO, s. m. colui che fa 
o dispensa la minestra. 

MUGNÀIO, e MULINÀRO, s. m. 
quegli che macina grano , biade. 
Macinature. 

OFFELLÀRO , s. m. ( v. d. u. ) 
facitore o venditore di olfellc. 

OLIÀNDOLO , s. m. che rivende 
olio al minuto. 

OSTE, s. m. quegli che dà bere, 
e mangiare , e alberga altrui per 
denari. Albergatore. 



9é 



vittuaria 



OSTRICÀIO, s. m. colui che vende 

ostriche. 
PANATTIÈRE , s. m. quegli che fa , 

o che ha in custodia il pane. 
PASTÀIO , s. m. ( V. d. u. ) colui 
che la le paste e particolarmente 
quelle che servono a uso di minestra. 
PASTICCIÈRE, s. m. chi fa i pa- 
sticci, Pastelliere, oggi più comune- 
mente dicesi Pasticciere colui che 
fa ogni sorta di vivande per ven- 
dere. 
PESCIAIUÒLO, s. m. che vende il 

pesce, Pescivendolo. 
PIZZICÀGNOLO, s. m. che vende 
salame, salume, cacio ed altri ca- 
manglari. PizzicarolOf Pizzicamo' 
lo , Lardatolo. 
POLLAIUÒLO, e POLLAIÒLO, s. 
m. mercante di polli ; quegli che 
nella sua bottega tlen pollami ed 
uccellami d* ogni sorta. 
RAFFINATORE, s. m. che raffina 

lo zucchero. 
SALAIUOLO , s. m. canovaio del 

sale ( v. d. u. ) 
SALSICCIÀIO, s. m. quegli che fa 

le salsiccie ( v. d. u. ) 
SALUMAIO, s. m. che vende sala- 
mi. Monti. 
SCALCO, s. m. quegli che ordina il 
convito e mette in tavola la vi- 
vanda; ed anche quegli che la trin- 
cia e serve di coppa, di coltello e 
di credenza. 
SINISCALCO, s. m. maggiordomo 
o maestro di casa ed anche talora 
quegli che ha cura della mensa e 
che la imbandisce. 
SOPRACCUÒCO, s. m. colui che so- 

prnmlende ai cuochi. GUARIM. 
SORREITIERE, s. m. colui che fa 
e vefide sorbetti e altro bevande da 
iiutrcsco. 



SOTTOCUOCO , s. m. colui che 
sta in cucina per aiuto del cuoco. 
STRASCINO, s. m. razza di beccaio 
vilisslmo e plebeo che vende la 
carne per le strade senza tener 
bottega. 
SUGCIÒLÀIO, s. m. (v. d.u.) ven- 
ditore di castagne calde a lesso che 
dlconsi succiole. 
TAVERNÀIO , s. m. anticamen- 
te Taverniere quegli che tiene ta- 
verna , Oste, Albergatore. 
TRECCOLA, s. f. rivendugliola che 
vende o traffica frutte, legumi, erbe 
e simili. Trecca. 
TRECCÓNE, s. m. rivendugliolo di 

frutta, legumi, erbe e simili. 
TRATTÓRE, s. m. (v. d. u. ) dice- 
si di colui che dà a mangiare , 
Oste. 
TRINCIANTE, s. m. quegli che fa 
l'ufficio di tagliar le vivande avan- 
ti al suo signore. 
TORTELLÀIO , s. m. colui che fa 

o vende i tortelli. 
VENTRAIUÒLA , s. f. donna che 

lava e vende i ventri. 
VINÀIO , s. m. quegli che tien bot- 
tega o magazzino da vendere il vi- 
no, Vinaiolo j Vinattiere. 
VINATTIÈRE , s. m. quegli che 
lien bottega o magazzino e dà be- 
re cosi vini nostrali, come forestieri. 
VIVANDIÈRE , s. m. colui che ven- 
de vivande e dicesi per lo più 
di chi le vende a' soldati. Provvi- 
sioniere. 
ZANAIUÒLO, s. m. colui che prez- 
zolato provvede e porta altrui 
colla zana ( cesta ) robe da man- 
giare. 
ZUCGIIERÀIO, s. m. mercante che 
vende zucchero. 



37 



ALCUNE OPERAZIONI RELATIVE A CIBI E CONDIMENTI 



AFFAMARE, v. a. indur fame, far 
patir faine. 

AFFOLTARSI A INIENSA per man- 
giar (li molte e varie sorte di vivande. 

ALLAPPARE , v. a. produrre qucl- 
l'ciletto die fanno le cose molto 
acerbe nel volerle mangiare. 

ALLEGARE, v. a. quell'etlello che 
fanno le cose aspre o agre ai denti, 
quali morse gì' intormentiscono onde 
si sente difiicolta nel masticare. 

ASPREGGIARE, v. a. produrre nel- 
la bocca queir effetto clie fanno le 
cose aspre a chi le addenta per 
mangiarle. 

ASSEVÀRE, V. n. ( v. ant. ) per 
metaf. divenire quasi immobile per 
soverchio desiderio di cosa da man- 
giare che si vegga , o che si ricor- 
di. Inufjqiare. 

Bl ASCIARE, e BIASCICARE, v.a. 
pro[)riamcnte il masticar di chi 
non ha denti , ed è proprio dei 
vecchi sdentati che volendo masti- 
care un cibo se lo rimenano spes- 
so per bocca. 

BOCCHEGGIARE, v. n. dicesi di 
chi mangia di nascosto , e non vor- 
rebbe esser veduto da' circostanti ; 
il che pur dicesi mangiar sotto la 
baviera (visiera.) 

CARNESCl ALARE, e CARNASCIA- 
LARE , v. a. far carnevale, darsi 
alla crapula ed ai tlilctti. 

CENARE, V. n. mangiar di sera la 
cena , ed anche in significato atti- 
vo vale mangiar la cena. 

CRAPULARE, v. n. mangiare e be- 
re disordinatamciUe, far bagordi e 
stravizzi. 



DENTICCHIARE , v. a. rosecchiare, 
masticacchiare , mangiar poco e 
adagio e senza appetito. 

DESINARE , V. n. mangiare che si 
fa circa il mezzo di. Pranzare. 

DESINARE a ufo , a squacchera , 
senza pagare, scroccando. 

DIGIUNARE , V. n. mangiar quanto, 
e quello che conviene per osserva- 
re il precetto di S. Chiesa , e 
semplicemente per non mangiare e 
star digiuno. 

DILUVIARE , V. n. per mangiare 
strabocchevolmente e disordinata- 
mente. 

DISORDINARE, v. n. uscir delP or- 
dine dovuto e consueto dando nel 
troppo in mangiare o bere, 

FILARE, V. n. dicesi del cacio e d' ogni 
altra cosa viscosa che faccia fila. 

L^inOCCÀRE, V. a. mettere altrui 
il cibo in bocca. 

DIPINZARE, V. a. riempiere a soprab- 
bondanza ristringendo fortissima- 
mente la materia nel continente, ed 
è più proprio del cibo che d'altro, 
Himpinzarc. 

lNA(xUESTÌRE, e INNAGRESTÌ- 
RE , V. n. divenir agio come agre- 
sto. V, CR. 

INAMARÌUE, V. n. divenir amaro. 

INGOLLARE, v. a. inghiottir senza 
masticare , e ingordamente, ingoiare. 

INSIPIDIRE, V. 11. divenir insipido 
senza sapore. 

INVIETIRE , V. n. divenir vieto, e 
dicesi di Carnesecca , Mandorle, 
Pinocchi , e simili. Jnvietarc. 

MANGIAR COLE' IMBUTO, man- 
giare in fretta. 



sa 



VirTUARIA 



MANGIARE, V. a. prendere il cibo 
e mandarlo raasticato allo stomaco. 

MANGIARE IL PANE SCUSSO, non 
mangiare che il solo pane. 

MERENDARE , v. n. il mangiar tra 
il desinare, e la cena. 

MOZZARE I DENTI , dicesi del 
sentimento che produce il sover- 
chio freddo dei cibi , e delle be- 
vande gelate. 

PACCHIARE, V. a. mangiar con 
ingordigia. 

PASTEGGIARE , v. n. far pasto , 
banchettare , e per mangiar insie- 
me o in conviti. 

PILUCCARE ^ V. a. propriamente 
spiccare a poco a poco i granelli 
deir uva dal grappolo per man- 
giarseli. 

PUSlGNAPiE , v. n. mangiare dopo 
la cena. 

RAVVINCIDÌRE , divenir vincido, 
dicesi di (juelle cose che per umi- 
dità perdono in buona parte la 
durezza come di castagne secche , 
cialde e simili. Rinvenire si dice 
dell'ammollirsi e rigonfiarsi le cose 
secche e passe messe nell'acqua. 
Invincidire. 

RIGORVERNATÙRA, s. f. la broda o 
lavatura delle stoviglie di cucina. 
Lancill. Spad. 

SAPER DI MUCIDO, dicesi della 



carne quando vicina a putrefarsi 
acquista cattivo odore. 

SBOCCONCELLARE, v. n. mangiar 
leggermente, mangiar pochi boc- 
coni , andarsi trattenendo col man- 
giare , mettere intervallo fra un 
boccone e l'altro. 

SCROSCIARE , v. n. si dice del for- 
mar quel suono eh' esce dal pane 
fresco o da altra cosa secca fran- 
gibile nel masticarla. 

SFAMARE, V. a. e si usa anche in 
significato n. p. trar la fame. Satoi' 
lare. Saziare. 

SFARINARE, v. n. SFARINARSI, 
V. n. p. disfarsi in farina. 

SGRANELLARE, v. a. spiccare gli 
acini o granelli dell'uva dal grap- 
polo. AZZOCCHI. 

SGRANOCCHIARE, v. n. mangiar 
cose che masticandole sgretolino. 

SGUSCIARE , V. a. cavar dal guscio 
onde si dice fave sgusciate , piselli 
sgusciati. 

SMEMBRÀP.E , V. a. trinciare , ta- 
gliar le vivande. 

SPICCARE, V. n. si dicesi delle pe- 
sche , susine, ed altre frutte che si 
dividono agevolmente con mano. 

TPJNCIÀRE , v. a. si dice propria- 
mente tagliare le carni cotte che 
sono in tavola. 



39 



OPERAZIONI RELATIVE A BEVANDE 



ABBEVERARE, v. a. assaggiare os- 
sia por bocca a qualche vaso pie- 
no di liquore e beverne alquanto. 

ABBOCCARE, V. a. finir d'empiere 
i vasi sino alla bocca , o sovrap- 
porre la bocca d' un vaso a quel- 
la d' un altro. 

ACETIRE, v. n. divenire di sapor 
forte come 1' aceto, inforzare, ina- 
cetire ed è proprio del vino ben- 
ché dicasi di molt' altre cose. 

ALLAMPANARE , v. n. arder di 
sete ed arrabbiare dalla fame. 
Salvim. 

ALLUNGARE I LIQUORI : vale cre- 
scerne la quantità coli' infusione 
d' un altro che gli renda più deboli. 

AMAREG(il\RE,v. n. divenir amaro. 

APPANNARE , v. n. presso i fabbri- 
catori di birra , dircsi dello sten- 
dersi di (juel cerchio, che fa il 
lievito da principio col liquore e 
coprirlo interamente. 

AVVINAZZARSI , n. p. empiersi di 
vino, quasi inebriarsi , divenir brillo. 

BÉRE , e BÈVERE , v. a. V atto del 
bere ; e ciò che ordinariamente si 
beve. 

BERE A CANNELLA , COLE' OTRE 
ALZATO dicesi quando non si 
tengon chiuse le labbra e si trac- 
carma a gola aperta. 

BERE A CENTELLINI , bere a pic- 
coli sorsi di vino , non bere di 
seguito. 

BERLINGARE, v. n. quasi bere e 
linguare , ciarlare , cinguettare, 
avendo ben pieno il vrritie ed es- 
sendo ben riscaldato dal vino. 

BRILLARE DEL VINO; diccsi per 



queir effetto che fa il vin generoso 
nel rodere la schiuma schizzando 
fuor del bicchiere , e mostrando 
come dei granellini. 

CONCIA , s. f. per T accomodamen- 
to che si fa coi vini coli' infonder- 
vi checchesia. 

DARE IL GOVERNO, l'acconcia- 
mento che si fa a' vini mescolando- 
vi uve o spicciolate o ammostate 
per farli più coloriti o più saporosi. 

DAR LA VOLTA dicesi del vino 
quando diviene cercone. 

DISSETARE, v. a. cavar altrui la 
sete: Dissetarsi: n.p. trarsi la sete. 

FARE UNA LATTATA , si dice 
quando dopo che si è mangiato e 
bevuto bene si fa venire in tavola 
nuovo vino e nuovi bicchieri per 
bere di nuovo. 

FAREUNNIPOTINOSUL VINELLO, 
fare il secondo acquerello o acqua- 
liccio il quale è nipote del vino. 

FAR NODO ALLA GOLA; attra- 
versarsi per l'ugola , diccsi di cibo 
o bevanda che prenda la via della 
laringe. 

FELTRARE, v. n. si dice de' liquo- 
ri quando con un panno piegato a 
guisa di Sifone o con altro mezzo 
se ne cava la parte più sottile. 

FIASCIIEGGIARE, v. n. comprar 
il vino a fiaschi or in un luogo 
or in un altro. 

FILARE, V. assol : dicesi del vino 
e della botte, quando essendo qua- 
si vuota getta sottilmente. 

FRIZZAR ni:L VINO, si dice del 
pungere e mordere che la il vmo 
piccante nel bere. 



40 



VITTUARIA 



GUAZZARE , V. n. dicesi del muo- 
versi che fanno i liquori in qua e 
in la ne' vasi scemi quando son 
mossi. 

INACETIRE , V. n. divenir forte, 
inacetare , inforzare a guisa d' aceto. 

INAGRARE, v. n. divenir agro come 
agresto. 

lNx\MxARÌRE, V. n. divenir amaro. 

INXERCONÌRE, n. p. guastarsi il 
vino, divenir cercone , che è il vin 
guasto. 

INFIASCARE , v. n. mettere il vino 
o altro liquore nel fiasco. 

INFORTIRE, V. a. per prendere il 
sapor forte , inacetire , inforzare. 

INFORZARE, v. n. e si usa anche 
n. p. divenir forte, acetoso. 

INNACQUARE, v. a. e INACQUA- 
RE metter l'acqua in qualsivoglia 
liquore per temperarlo, e si dice 
più propriamente del vino. 

INTANFARE, n. p. pigliar dì tan- 
fo, tener di muffa. 

PASSARE IL VINO, vale alterarsi, 
guastarsi. 

PIGLIARE IL CAFFÉ, LA CIOC- 
COLATA , UN SORBETTO , UN 
OVO ce. intendesi del bere e del 
cibarsi delle suddette cose. 

RABBOCCAR FIASCHI, riempirli 
fino alla bocca. 

PiIDEPlE , v. n. diccsi del versar de' 
vasi quando per troppa pienezza 
cominciano a traboccare. 

SAPER DI SECCO , si dice del vino 



che nelle botti sceme ha preso Po, 
dorè del legno. 

SBOCCARE UNA BOTTIGLIA, UN 
FIASCHETTO, gettar via o trar- 
re quando sono pieni un pò di 
quel liquore per purgarli affatto 
dall'Olio e altro. 

SCIAGUATTARE , v. a. quel di- 
guazzare che si fa de' liquori ne' 
vasi non interamente pieni , e an- 
che talora del travasarli senza or- 
dine d'uno in ìiltro vaso. 

SMAGLIARE, v. n. diccsi di vino 
potente e generoso il quale sembra 
percuotere gli occhi e quasi levar- 
gli i lumi co' suoi sottilissimi spiriti 
che schizzano all'aria nel mescersi. 

TAGLIÀPtE , V. a. si dice anche de' 
liquori quando uno si mescola o 
si stempera con l'altro. 

TRABOCCARE, v. a. versar fuori 
per la bocca quella quantità di li- 
quore , od altro che si mette ne' 
vasi, misure, o altre cose simili, 
maggiore di quella che possono 
capire. 

TRAPELARE , v. n. propriamente è 
lo scappare il liquore o simile, 
dal vaso che lo contiene , uscendo 
per sottilissima fessura. 

VERSARE, V. a. si dice anche i 
vasi o cose simili quando i liquidi 
escono per le rotture di essi. 

VINI CONCIARE, I ; infondervi chec- 
chessia per dar loro colore, sapore 
o perchè si mantengano molto e sani. 



41 



VESTIMENTI 



PAIVINI, DRAPPI, COIAMI EC. 



ACCELLÀNA , s. f. panno , co- 
si detto perchè tessuto d' accia 
e lana dello con altro nome Mez- 
zaluna. 

ACCI AIUÒLO, s. m. velo d'accia. 

ALBAGIO , s. m. pannolano gros- 
solano che suole esser bianco , e 
conserva il nome anche negli altri 
colori. 

ALONA , s. f. tela di canapa forte e 
grossa della quale si fanno le vele. 

ANCHINA, add. f. aggiunto di tela 
di color giallastro che viene dalle 
Indie ed ha tolto il nome da 
Nankin città della Cina. 

BAIÈTTA, s. f. sorta di pannina ne- 
ra leggiera con pelo accotonato 
per oso di bruno. Baiettòne. 

BALLINO , s. m. rinvoltura delle 
balle di lana la quale d'ordinario 
è un grosso canovaccio. 

BAMBAGINO, s. m. tela fatta di 
filo di bambagia. Bambagina. 

BANDINÈLLE, s. f. pi. grosse tele 
che si fanno per invollure de' pan- 
ni da mandare in Levante. 

BANDINÈLLE DEL PANNO cos'i 
dicono alcuni alle estremità della 
pezza. 

BARACCANE , s. m. sorta di panno 

fitto di pelo di capra. 
BARESf', s. m. sorta di tessuto fine 

assai nolo. 
BASINO, s. m. specie di bambagino 
simile al Frustagno ma più fino 
e più forte e talvolta tessuto in 



mescolanza di fdo di canapa, Ba- 
sino liscio, rigato^ a opera, a S2)i- 
na^ colorito y stampato, traputìlo. 

B ASSETTA , s. f. dicesi la pelle 
dell' agnello ucciso poco dopo che 
egli è nato. 

BATÀVIA , s. f. specie di drappd 
liscio, o rigato dell'indie Orientali. 

BATISTA e BATTISTA , sust. o 
add. specie di tela di lino finis- 
sima. 

BEATIGLIA, s. f. specie di mussoli- 
na molto rada e fina. 

BIANCHERÌA , s. f. ogni sorta di 
panno lino di color bianco. 

BIGÈLLO , s. m. sorta di panno 
grossolano. 

BÒCCACÌNO, s. m. specie di tela 
dov' entra della bambagia. 

BORDATO , s. m. specie di tela o 
drappo listato e variegato : diccsi 
anche la veste da donna fatta di 
tal drappo. Bordo. 

BOTTÀNA, s. f. specie di tela; ed 
usasi anche in forza d' add. Tela 
hottana. 

BRILLANTINO, s. m. specie di 
sottigliume di lana che si fabbiica 
in Francia. 

BROCCATÌNO, s. m. sorta di pan- 
nina di seta più leggiera del broc- 
cato. 

BROCCATO , s. m. drappo grave 
di seta lavorato per Io più a fio- 
rami e tessuto d' oro o d* argento 
che dicesi broccato liscio, lì broc- 
6 



tìi 



VESTIMENTI 



cato riccio o arricciato è lo stes- 
so drnppo tossiuo a brocchi o ric- 
ci ; chiamasi anche broccato la ve- 
ste di tal nome. 
BrirrsELLlNO, s. m. specie di ca- 

melotto. 
BRUSSELLINO , s. m. specie di ca- 
niellotto che si fabbrica in Ger- 
mania. 
BUGKÀÌNE, s. m. sorta di traliccio 
forte di cui si servono i sartori 
per mettere al di dentro di alcuni 
luoghi de' vestili per tenerli più 
sald). 
BULGITERO , s. ni. sorta di cuoio 
per lo pili rosso di cui si fanno 
scarpe ordinarie e grosse, valigie e 
simili lavori. 
BLTvAZZINA , s. f. tela grossa e vile. 
CAFFETTANO, s. m. tela di seta 
cos'i chiamata da CalTa in sul mar 
nero. Taffettà. 
CALANCA ; s. m. e CALANCAR e 
CALENCAR ( v. d. u. ) tela stam- 
pata a fiorami e figure che ci vie- 
ne dall'Indie orientali ; ma oggidì 
se ne fabbrica anche in Europa. 
Cx\LLSSE , s. m. pnnnolano cosi 
detto dalle citlà di Cadice ove 
fabbrlcossi dapprima ed ebbe anche 
nome di Ccuiì. 
CALMUCCO e CALMOLK s. m. 
specie di panno lano con lungo 
pf'lo da molli detto anche J^elonc: 
ve n'ha de' lisci e de' r///a/i d' ogni 
rolorr, 
CAMHRÀIA, s. f. sorta di (eia finis- 
sima COSI della dalla ci Uà di Cam- 
braia; diccM anche Cambrafjio una 
specie di panno. 
CAMELÒTTO, s. m. da ^^^70 sorla 
di drappo sottile <li lana. Camelot- 
to a onde. 
CA]VAM\(J , s. m. sorta di panno. 
CANAVACCIO D'OIU), D'AUGEN- 
TO , COSI si duarna una specie di 
broccato o drii[)po lessulo d'oiQ o 
d'argrnlo. 



CARRIDÀRIS, s. m. nome indiano 
d'una tela di scorza d'albero rigata 
di vari colorì. 

CASIMIRO , e CASIMÌR , s. m. 
specie di panno fine cosi detto da 
Cachemire di là dall' Indoslan : 
viene a noi principalmente dalla 
Francia e dall'Inghilterra. Cas/m/r 
liscio , stampato , rigato di varie 
fjualilà e colori. 

CATALUFFO s. m. specie di drap- 
po a opera tessuto di lino e fila- 
ticcio a uso di broccatello, ma 
più ordinario. 

GELONE , s. ni. panno tessuto a 
vergato , col quale si cuopre il 
letto , lo stesso che Sargia , e si- 
mili panni si chiamano propria- 
mente coperte da letto o copertoi. 

CENCIOLANO , s. m. specie di pan- 
nina che dicesi anche Bianchetta. 

CIJJNÈTTO , s, m. specie di sotti- 
gliuine di fabbrica inglese. 

CILÌCCIO e CILICIO , s. m. veste o 
panno tessuto di peli caprini a uso 
de' soldati, de' nocchieri, de'povcri: 
cosi dello da quelli di Cilicia che 
avevano pecore molto vellose.MoNTi. 

CIRCAS , s. m. stoffa di lana finis- 
sima , più leggiera dei panno. 

CC^IAME s. m. pelle concia per vari 
usi. Cuoio. 

CONTRATTÀGLTO, s. m. sorta di 
lavoro su i velluti o anche drappi 
d'oro. Beugantini. 

CORAME, aggiunto di specie di tela: 
dicesi anche Crès. 

COSTANZA , o COSTANZÌNA, s. 
f. ed anche in forza d'add. Tela 
costanzina specie di tela ordina- 
ria ad uso d' intelucciare o lorti- 
ficare le vesti nell'interiore. 

COTONINA, s. f. tela formata di 
solo cotone, ed anche di filo di 
canapa o lino e cotone. 
COrilV(JNClNO D' INGinLTERRA 
o Trwpunln d' IngliilteTra nome che 
si dà ai Jj'asinOf )[»'... mì 



PANM^ DRAPPI, COIAMI EC. 



43 



CREPÒNE y s. m. drappo di lana o 
di seta alquanto crespo come le 
tocclie , ma più grosso. 

CRESPÒNE , s. m. soi ta di panno 
ordito di seta e ripieno di stame 
che riesce alquanto crespo donde 
ne viene la denominazione; ed è 
simile allo Spumigllone quale però 
è tessuto tutto di seta. 

CRIVELLÓNE, s. m. specie di velo 
di seta radissimo. 

DxVMASCIIÈTTO , s. m. sorla di 
drappo a fiori d'oro e d'ari^ento, 
che si fabbrica in Venezia. 

DANTE, s. m. pelle concia di daino, 
e cervo , di molta grossezza e du- 
rezza. 

DIMITO , s. m. sorta di drappo fino 
o tela di baml)agia per uso spe- 
cialmente di soppannare le vesti- 
mcnfa. 

DOBLÉTTO , e DOBRÈTTO , s. 
m. tela tessuta di lino e cotone. 
Dobletti di Francia, di Slesia, di 
Germania , lisci , rigati , latti a 
spina. 

DOMMASCO e DAMASCO, s. m. 
sorta di drappo di seta fatto a 
fiori , o come dicesi a opera, cos'i 
detto dalla città di Damasco. 

DRAPPO, s. m. tela di seta pura, 
come velluto, raso, tafTellà esimili. 

DRAPPO A FIA^LMA, dicesi quel 
drappo di color bianco sopra di 
cui campeggia un rosso a loggia 
di fiamme, dicesi anche Fmmma^o. 

DRAPPO A ONDE , drappo a 
cui per via di mangano si dk il 
lustro a somiglian/,a d'onde. V. CR. 

DRAPPO SCÉMPIO, ((ucllo che è 
tessuto a solo un capo , o filo: 
scfiictto senza brocco o ricamo, oro 
od argento; drappo ad oro, o d'oro, 
drappo in cui sia tessuto dell'oro. 

DROGIIÈTTO, s. w. sorta di sot- 
ligllnme fabbricalo per lo più con 
lana e filo. Droghcllo ordinario, 
liscio^ sodalo, o a costola d' In- 



ghilterra , castoro , o mezzo casto- 
ro d' Olanda. 

FELPA , s. f. drappo di seta con 
pelo più lungo del velluto. 

FELTRO, s. m. panno composto di 
lana compressa insieme e non tes- 
suto con fila. 

FERRANDÌNA, s. f. spezio di drap- 
po tessuto di seta e tramaio di la- 
na o bambagia. 

FILÀCCICA, s. f. pi. fila che spic- 
ciano da panno rotto , o straccia- 
to , o tagliato , o anche cucito. 

FILATÌCCIO, s. m. filato di tela 
stracciata , e per la tela fatta di 
simile filato. 

FILUNDÈNTE, s. f. sorta di tela gros- 
sa assai rada. 

FIORE , s. m. tela crespa sottilissima 
quasi cavata dal fiore della bambagia. 

FLANELLA s. f. specie di pannina 
leggiera tessuta di lana fine. 

FRISATO s. m. spezie di pannina 
dozzinale vergata a liste. 

FRESTAGNO , e più comunemente 
FUSTAGNO, s. m. sorta di tela 
bambagina grossa che da una par- 
te appare spinala. Chiamasi cosi 
dalla cittìi di Fusi in Egitto dove 
si fece dapprima. 

GARZA s. f. velo dello in addietro 
Velo della regina. 

GUINEA s. f. cos'i dicesi nel com- 
mercio una specie di mussolina. 

GIAC(3NETTA , s. f. sorta di tessu- 
to (Il cotone. 

GINESTRINO, agg, di panno tessu- 
to col filo che si oliicnc dalla 
scorza dei rami o vermene della 
ginestra macerata nelle acque ter- 
mali. Tak(;iom. 

GINCJIAMS, s. in. tessuto notissi- 
mo di cotone. 

GIORGINA, s. f. specie di tessuto 
di lana assai leggiero. 

GOU(;()RAN(.), s." m. sorta di dnqv 
j)o di scia a foggia tirila Grossagra- 
na che ci capita dalP Indie. 



4é 



VESTIMENTI 



GRISÈTTA , s. f. specie di sottigliu- 
me che capita per lo più d' In- 
ghilterra ; dicesi pure Grisetto dal 
color grigio. 

GROSSÀGRÀNA, s. f. stoffa di seta 
più grossa del Moerro\ e dicesi 
anche di sorta di panno fatto di 
pelo di capra o altra simile materia. 

INCERATO , s. m. tela incerata per 
difendere checchessia dalla pioggia. 

INDIANA, s. f. tela dipinta che ci 
capitava dall' Indie , e che oggi 
fabbricasi in molti luoghi d'Euro- 

; pa ; dicesi anche tela stampata ^ tela 

^ indiana. 

INVOGLIA, s. f. tela grossa colla 
quale si rinvolgono balle, fardelli e 
simili. 

LAMPASSO, s. m. sorta dì drappo 

• di seta che ci capita dall' Indie 

^Orientali. 

LENDINÈLLA , s. f. tela grossola- 
na da canovacci. 

LINÒN , e LINÓNE , s. m. specie di 
tela cambraia. 

LISO, A: add. logoro, usato, e di- 
cesi propriamente di tele, panni, 
o d' altro che si possa recidere. 

LISTA , s. f. striscia , lungo pezzo 
di checchessia, stretto assai in com- 
parazione della sua lunghezza. 

LONDRINO, s. m. sorta di panno 
fabbricato alla foggia di quelli di 
Londra. Londrina. 

LUCCHESINO, s. m. panno rosso 
di nobil tintura. 

LUPETTO, s. m. specie di pelle 

'che ci capita di Barberia simile a 

' quelle chediconsi Cicale. 

LUSTPiINO, s. m. sorta di drappo 
fino di seta molto luccicaiìte. Br.E- 
'SCrAM. 

MACAjÀRO, s. m. o MACAI ARRE, 
•'.«pecic di panno simile al camelot- 

to, detto anche Mocaiardo. 
.'vIARCELLÌNA, s. f. tessuto di seta 
- leggenssimo. 

MAROCCHINO, s. m. sorta di cuoio 
di becco di capra concio. 



MERÌNOS, s. m. tessuto di lana 
fino e notissimo. 

MEZZALÀNA s. f. V. Accellana. 

MOÈRRO, s. ni. sorta di drappo di 
seta lucicante e per lo più ondato, 
che corrisponde a quello che oggi 
dicono Gros de Naples. Bresc. 

MUSSOLO o MUSSOLINO, s. m. 
sorta di tela bambagina cosi detto 
dalla città di Mossul d'onde pri- 
ma fu portato in Europa. Mussola^ 
Mussolina. Magalotti. 

NOBILTÀ s. f. sorta di drappo di 
seta di grande finezza. Bresciani. 

OVATTA , s. f. specie di feltro o 
di cotone che serve per mettere 
nelle falde tra il panno e la fo- 
dera delle giubbe , e d' altri vesti- 
menti , accinchè stiano ben distesi. 

PANNÀCCIO, s. m. panno cattivo 
grossolano. 

PANNÈLLO, s. m. quel pannolino 
che è tra grosso e sottile. 

PANNÌNA , s. f. si dice ogni sorta di 
pannolano in pezza. 

PANNO , s. m. tela di lana , o di 
lino. 

PANNO, INCROIATO, INCORAZ- 
ZATO, dicesi a quello divenuto 
sodo per untumi , polvere , ec. 

PANNO FELPATO, cioè lavorato 
come la felpa. 

PANNONE, s. m. panno grosso, spe- 
cie di pannolano grossolano e vile. 
Pannaccio. 

PANNO o DRAPPO RIGATO , che 
anche dicesi Vergato o a baston- 
cini, dicesi a quello in cui vi so- 
no delle righe. 

PELLE , s. f. per la pelle degli ani- 
mali morti acconcia onde coprirsi, 
ornare le vesti, ce. 

PERGÀLE, s. m. tela di cotone più 
fina dei Calicò. Per/cai. 

PERPIGNANO, s. m. panno ordina- 
rio di lana, ma sottile, e dicesi 
cos'i dalla città dove si fabbrica. 

PÈZZA, s. f. la tela intera di qua- 
lunque materia. 



PANNI, DRAPPI, COIAMI EC. 45 

PIGNOLÀTO, s. m. sorta di tessuto SANGALLA add. e talvolta s. f. spe- 
di lino, e canapa. eie di tela, così detta dal paese 

PRliSTANIERE , s. m. sorta di tcs- donde prima ci è venuta. 

suto di cotone. SCxAMPOLO, s. ni. pezzo di panno 

QUADRONE , s. m. sorta di tela di due o tre braccia al più, avau- 

grossetta. zo della pezza. 

RxiSO y s. m. specie di drappo di SCANGE , s. m. sorta di drappo di 

seta SI liscio che lustro, Rasetto a seta di color cangiante. Vabcui 

onde. Bresciani. Ercolano. 

RATINA , s. f. panno accotonato che SCARLATTO , s. m. pannolano ros- 
ila il pelo arricciato come i cape- so di nobilissima tintura. 
gli. Rovescio. SCIAMITO, s. m. specie di drappo 

RAZZATO, s. m. drappo tessuto a di varie sorte e colori. 

modo di razzi. Drappo tramato, SCOTO , s. m. specie di drappo spi- 

(V accia sovra fondo razzato. nato di stame, così detto perchè 

RÈNSA , s. f. sorta di tela di lino nel principio il migliore veniva 

bianco ed assai line a opera ; così dalla Scozia. 

detta da Reims città della Francia. SETA, s. f. specie di filo prezioso 

Renso. prodotto da alcuni vermi chiamati 

RICISO, add. per rotto , consuma- volgarmente bachi da seta o feli- 
no; nel significato de' panni quando celli, ed usasi pel drappo tessuto 
si rompono nelle piegature per di seta, 
essere stati lungo tempo piegati. wSlAMÈSE , s. m. sorta di drappo di 

RITAGLIO, s. m. pezzo di panno, cotone a foggia di quelli che si 

drappo , o simile levalo dalla tabbricano a Siam nella China, 

pezza. SOMMACCO , s. m. cuoio concio 

ROMAGXUOLO, s. m. sorta di pan- colle soglie del sommacco. 

no grosso di lana non tinta, che SOi^RARRlCClO , che anche dicesi 

serve per uso dei contadini. Riccio sopra riccio. Lavoro sopra 

ROVESCIO, s. m. la parte contra- lavoro per lo più fatto ne' drappi 

ria alla parte principale detta il d'oro. Bergantini. 

ritto, o la parte ritta, e per lo STAMETTATO , agg. d'una specie 

più si dice de' panni, drappi, vesti di saia. 

ed altre cose che hanno due faccie, STOFFA, s. f. pezzo di drappo di 

la mrjn bella delle quali sta disotto. seta o di altra materia più nobile. 

SACCO, s. m. specie di panno roz- INIagalotti. 

zo, e grossolano, del quale più SVIVAGNATO, TA : add. senza vi- 

comuneniente si fanno i sacchi. vagno. V. CR. 

SAIA, s. f. spezie di pannolano sol- TABI, s. m. sorta di drappo ondato 

lilc , e leggiero. o sia marezzato che ora non è più 

SAIA ARCIMFERIALE, altra sorta in uso. 

di snia. TACCOLÌNO, s. m. specie di pan- 

SAIA ROV^ESCIA, specie di panni- no rozzo e grossolano. 

na (letta anche assolutamente Ro- TAFFETTÀ, s. m. tela di seta log- 

ve scio . ferissima e arrendevole. 

SAlEriA, s. f. sorla di saia leggie- TELA, s. f. lavoro di fila tessuto 

ra , che anche da alcuni dicchi insieme, che si fa con disporre 

Scoto. per lo lungo due ordini di fila- 



46 



VESTIMENTI 



menti, che si cljiama V Ordito e 
attraverso di questi due ci si con- 
duce un altro filo che si chiama 
Ripieno. Si prende per tutto quel- 
lo che in una volta si mette in un 
Telaio, e più comunemente s'in- 
tende di quella fatta di lino, cana- 
pa ec. Tela fina, sottile, grezza ec. 
Tela bambagina. Tela da vele. 
Tele a tralicci. Tele alla piana ec. 
Tele rozze e crude. Tele bianche^ 
rozze , colorate , a spina pesce , a 
lunette. 

TÉLA DA IMPERATORE, è quella 
che si dice oggidì Stragrande cioè 
di misura straordinaria, ossia, di 
maggior larghezza. 

TÉLA GOMMATA; tela molto liscia 
e soda a cagione della gomma ond' 
è intrisa. 

TELA LISCOSA, che non è ben 
pin-gata dalle lische ec. 

TELÉTTA D'ORO o D'ARGENTO, 
drappo tessuto con oro , o argento. 

TELO, s. m. propriamente pezzo di 
tela cucito con altri somiglianti 
che compone vestito, lenzuolo, o 
cosa simile , ed è per lo più della 
lunghezza delia cosa che egli com- 
pone. 

TERZONE , s. m. sorta di grossa 

tela da involgersi le balle. 

TOCCA, s. f. spezie di drappo di 
il» • tir J 



seta tessuto con oro ed argento. 

TRALÌCCIO , s. m. sorta di tela 
molto rada e lucente e dicesi d'una 
grossa tela da far sacchi e simili. 

TURBANTE , s. m. sorta di tela 
molto fine per farne fazzoletti da 
collo, grembiali da donne, mani- 
chini o simili. 

VELÀSTRO, s. m. tela grossolana da 
foderare. 

VELO , s. m. tela finissima tessuta 
di seta cruda. 

VELO ARRICCIATO, velo da lutto; 
al presente usano i nomi Francesi 
Crèpe., Crèpon, Crèplis. 

VELLUTO, s. m. drappo di seta 
col pelo : effigiato , fiorito , di più 
d' un colore ec. 

VELLUTO RICCIO , si dice il vel- 
luto cui non sia stato tagliato il 
pelo. 

VESTE O PANNO DI COTONE, 
s'intende fatto di bambagia filata; 
il qual panno ha sempre un poco 
di pelo a foggia di velluto o piut- 
tosto delle mele cotogne che poi 
nell' adoprarsi si consuma. 

ZENDADO, s. m. tela di seta leg- 
gerissima ed arrendevole che or 
dicesi Marcellina. 

ZIGRINO , s. m. sorta di cuoio che 
è tutto ruvido e seminato di mi- 
nuti grandi ini. 



47 



TESTI DA L03IO, LOUO PARTI, APPAI\TE?fE?rZE EC 



A BRACALONI , modo avv. e dlcesl 
di calze o calzoni che per non es- 
ser tirati su bene, sono per tutto 
increspate. 

AFFIBBI ATÒIO,s. m. la parte del 
vestimento dove s'affibbia. 

AFFIBBIATURA, s. i. per la parte 
del vestimento ove s' affibbia , e 
propriamente gli occhielli. Occhiel- 
latura. 

ASOLA , s. f. orlo di seta o di filo 
che si fa nelle due estremità del- 
l' occhiello ; e per cappietto del 
bottone del cappello. 

BACUCCO, s. m. arnese di panno 
che s' adopera per lo più co'prigio- 
ni , e serve per metterlo in capo, 
e coprile il volto in guisa che s'im- 
pedisca il poter mandar fuori la 
voce. 

BANDA , s. f. striscia di drappo. 

BANDE, s. f. pi. le due parti inter- 
ne onde son foderati il mantello, 
i gheroni d»ol soprabito e simili. 
Bhesciam. 

BAVERO, s. m. collare del mantello. 

BAVIÈRA, s. f. striscia attaccata a 
un berrettino di lana la quale por- 
tano i conladini che nei freddi ec- 
cessivi, fasciano con essa la bocca. 

BECCA, s. f. cintolo di tailctlà per 
lo più da legare le calzette. Cen- 
tnr L'Ilo , Legacci a , Ci nt olino, 

BENDA, s. f. ([uella fascia che cuo- 
prc gli occhi specialmente ai con- 
dannali a morte. 

BERBÈTTA, s. f. e BERRÉTTO, 
5- m. copertura del capo fatta iu 
varie fogge, e di varie materie. 
Berretto c/iermisino alla greca con 



nappa violetta. Bresciani. 

BERRÉTTA A LUCÌGNOLI, ber- 
retta di bambagia da cui sortono 
molte fila grosse. 

BERRÉTTA FELTRATA , sorta di 
berretta di lana ordinarla, fatta 
di panno di feltro, che è comunemen- 
te glalloi^nola, o color di cannella. 

BERRETTINO, s. m. berretta pic- 
cola combaciarne al capo. 

BERRETTINO A TAGLIERE , ber- 
retta piccola e bassa nella quale 
non si vede la forma del capo. 

BOTTÀGLIE, s. f. pi. stivali che 
sono calzari di cuoio per difende- 
re la gamba per lo più dall'acqua 
e dal fango. 

BOTTINO, s. m. certi stivaletti clic 
non lasciano che il collo del piede. 

BOTTONATÙRA, s. f. quantilà ed 
ordine di bottoni messi in opera 
per abbottonare un vestilo. 

BOTTONIÈRA, s. f. quell'estrema 
parte della veste che contiene i 
bottoni. 

BORSA , s. f. sacchetto di cuoio di 
varie fogge , grandezze e materie 
per uso per lo più di tener danari. 

BORSELLINO, s. m. piccola borsa, 
o tasca , che si tiene cucita alla 
cintura dei calzoni , Borsellino 
dell' orologio. 

BORZACClilNO, s. m. stivaletto, 
calzaretto che viene a mezza gam- 
ba. Coturno. 

BRACHI*^, s. f. pi. diersi a quc' cal- 
zoni stretti fatti di tela che si por- 
tano di sotto, chiamali più comu- 
nemente Mutande, 

BRACHÉTTA, s.f. parte dellcbraghc 



48 



VESTIMENTI 



fatta a mandorla che cnopie Io 
sparato dalla parte dinanzi. 

BRAGHE, s. f. pi. quella parte di 
vestimento che cuopre dalla cintura 
infìnoal ginocchio; oggidì usan lun- 
ghe fino al piede. 

CALCÈTTO, s. m. calzainentodilana 
o di lino a foggia di scarpa che si porta 
in piedi in sulla carne sotto le calze. 

CALZA , s. f . vestimento della gam- 
ba y. Calzetta. 

CALZARE, s. m. vestimento di cuoio 
che cuopre tutta la gamba. Stivale. 

CÀLZARÈTTO, s. m. calzare che 
arriva a mezza gamba. Borzacchino^ 

CALZE A CAMPANILE, rimboccate 
all' ingiù sopra la legatura. 

CALZE A STAFFA e a STAFFET- 
TA , diconsi quelle calze , che per 
esser senza peduli, rendono simi- 
litudine alla staffa. 

CALZERONE , s. m. calza grossa. 

CALZETTA, s. f. calza; ma di mate- 
ria nobile come seta, stame, o si- 
mile; e nell'uso prendesi indistin- 
tamente per Calza. 

CALZONE, s. m. e più spesso CAL- 
ZONI in pi. quella parte del ve- 
stito che cuopre dalla cintura al gi- 
nocchio divisa in due parti davan- 
ti e di dietro ma riunita in un sol 
pezzo. Le sue parti sono lo Sparato^ 
V Apertura, il Fondo de'calzoniy la 
Culatta^ la Serra ^ la Cintura con 
Coda e Codino; i Centurini, le Ta- 
sche e Taschini da orologio ; ciò 
vale pe'calzoni corti; ma non intera- 
mente de' lunghi che or costumano 
e con voce francese diconsi Pantalo- 
ni che l'Alberti ch'ìamòCalzabraca. 

CALZÓNI ALLA MARINARESCA, 
dlccsi de' lunghi e larghi che cuo- 
prono tutta la gamba, e che poi 
passarono in uso comune. 

CAMICIA , s. f. quella veste bianca 
di panno lino, per lo più lunga 
infino al ginocchio che si porla in 
sulle carni. I diversi nomi delle 



parti di una Camicia sono: Corpo, 
Maniche, Solino da collo o Go- 
letta, Solini delle mani o Polsini , 
Sparato o sparo delle maniche , 
Spalletta , Gheroni , Quadreletti 
da spalla e da piede^ Manichetti, 
Gala , Galina , Cuoricini^ Teli del 
corpo, Quarti, o Lembi le parti dalla 
cintura in giù. 
CAMICiNO , s. m. V. Mezza camicia. 
CAMICIÒTTO , s. m. gonnella fatta 
a forma di camicia : Camiciotto alla 
svizzera-, Camiciotto di bordato che 
i Francesi dicono beluse filettato e 
ricamato a soppraposte arabescate di 
cordoncini azzurri. Bresciani. 
CAMICIUÒLA^ s. f, vestimento per 
lo più di lana o cotone che porta- 
si sopra la camicia. Panciotto, Far' 
setto. 
CAPPA , s. f. spezie di mantello che 
ha un cappuccio di dietro, il qua- 
le si chiama Capperuccia. 
CAPPÈLLO , s. m. coperta del capo 
fatta alla forma di esso circondata 
dalla parte inferiore da un giro, 
che sporge in fuora , il quale si 
chiama Tesa , o Piega. Cappello 
nero di feltro , di paglia , di lana., 
di castoro , tondo , a tre punte , 
arricciato , a gronda con piuma , 
bigio .^ bianco, di grandi ale , stret- 
to d' ala ec. 
CAPPÈLLO ARRICCIATO , dicesL 

quello che ha le tese all' insù. 
CAPPÈLLO DI TRÉCCIA o DI 
TRÙCCIOLI dicesi quello che è 
fatto di treccie di paglia o di truc- 
cioli di legno. 
CAPPELLÒTTO, s. m. sorta dì cap- 
pello piccolo e grazioso: Cappellotto 
basso di paglia grossa; di paglia so- 
praffina del Quadachil. Bresciani. 
CAPPERÓNE , s. m. cappuccio , cap- 
peruccio contadinesco, o da vettu- 
rali, il quale è appiccato a' loro 
saltambarchi per portarselo in ca- 
po sopra il cappello quando piove. 



I 



VESTI DA UOMO , LORO PARTI , APPARTENENZE EC. 



49 



CAPPERÙCCIO, s. m. la parte del- 
la cappa clie cuoprc 11 capo. 

CAPPIETTO DEL BOTTOI^E DEL 
CAPPELLO , fermaglio , affibhia- 
e}\o. 

CÀPPIO, s. m. annodamento, che 
tirato l'un de' capi , si scioglie. 
Nodo. 

CAPPÒTTO, s. ra. ferraiuolo sop- 
pannato con bavero, senza bot- 
toni e senza occhielli. 

CAPPÒTTO, s. in.dlcesi anche il man- 
tello degli schiavi o marinari, per 
lo più di panno che loro cuopre la 
vita, e la testa. 

CASACCA , s. f. abito da uomo che 
cuopre il busto con maniche come 



CORDÓNE, s. m. cinto che circon- 
da quella parte del Cappello detta 
la forma. 

COIlREGGL\, s. f. cintura di cuoio 
con cui gli antichi clngevansi a' 
reni, e in alcimi luoghi usasi an- 
cora da' vecchi contadini. Correg- 
gina^^ Carreggiale. 

CORSETTO , s. m. specie di farset- 
to corto e stretto somigliante al 
corsetto donnesco: che anche dicesi 
volgarmente Giacchelta dal fran- 
cese Jaguette; il Corsetto a scacchi 
a liste vermiglie^ arancie e cele- 
stine. Bresciani. 

COTURNO, s. m. calzare, stivalet- 
to a niezza gamba. 



il giubbone, ma coi quarti lunghi CRAVATTA, s. f. fazzoletto,© pez 



casacca da lacchè , da contadini , 
da cacciatori, 

CIABATTA, s. f. scarpa vecchia. 

CINTURA, s. f. fascia colla quale 
l'uomo si cinge i panni intorno al 
mezzo della persona. Cintola , Cinta. 

CINTL'RÌNO , s. m. quella parte de' 
calzoni che s' afiìbbia sotto al gi- 
nocchio. 

COCCA, s. f. le punte d'un fazzolet- 
to Lembo , Lembuccio: quando in un 



zuola di turbante o d' altro panno 
finissimo che si porta al collo. 
Corvatta ed anche Croatta. 

CUCCÙZZOLO , s. m. la parte su- 
periore del cappello. 

CUORICINO , s. m. fortezza che po- 
nesi nello sparato delle camicie. 
Cuore. 

DITALE, s. m. dito che si taglia 
da un guanto per difesa del dito, 

alore. 



che abbia qualche m; 
fazzoletto si ripone qualche cosa si FACCIUOLA , s. f. dicesi di que' due 
accostano per portarla le quattro pezzi di tela che pendono dal col- 
lare cui sono attaccati. 
FALDA , s. f. per quella parte di 
soppraveste che pende dalla cintu- 



cocche il che dicesl Accoccare. 

COLLARE O BAVERO ALLA SPA- 
GNUOLA , sorta di collare incre- 
spalo a euisa di cannoncini. 

COLLARÉTTO, s. m. parte della 
camicia che intorno al collo si 
rimbocca su i vestimenti: ed anche 
parte di veste che sta intorno al 
collo. Goletta. 

COLLETTi.NO , s. m. piccolo collet- 
to di cuoio. Spadakora. 

CONTÌGIA , s. f. calze suolale col 
cuoio stampato intorno al piede. 

C()NTRAFFÒ1)I:RA , s. f. (pulla 
fodera che si mette fra la fodera 
e la coperta dei veslimeuti d'in- 
verno. 



ra al ginocchio, e a somiglianza di 
questa la parte del farsetto o della 
sottoveste che pende dalle tasche o 
dalla cintola in giù; e generalmente 
il lembo di qualsiasi vesta. 

FALDA, s. f. una delle quattro par- 
ti onde si forma l'imbastitura os- 
sia il cappello, e generalmente si 
dice di quella parte del cappello 
che fa solecchio detta anche Tesa. 

FALDA , s. f. parte della camicia 
dalla cintura in giù. Lembo. 

FARSÀTA , s. f. la parte da pie del 
farsetto cucita con esso il busto. 



50 



VESTIMENTI 



FARSÉTTO, s. m. (e non Gilet) ve- 
stimento del busto clic si porta so- 
pra la camicia : Giubbeitino , Ca- 
ìniciuola , Panciotto , Corpetto. 

FASCETTA , s. f. diminutivo di fa- 
scia, piccola benda, Fascinola. 

FASCIA , s. f. striscia di pannolino 
lunga e stretta, la quale avvolta 
intorno a checchessia, lega, e striane 
leggermente. 

FAZZOLETTO , s. m. moccicchino, 
pezzuola. 

FAZZOLETTO DA COLLO , vale 
lo stesso che cravatta: nodo del 
fazzoletto: fazzoletto attorcigliato 
che pende da un largo nodo dal 
collo. Bresciani. 

FE^ESTRÈLLA , 5. f. vale occhiel- 
lo da bottone. Castiglioni Corteg. 
Mezzi. N. S. 

FERRAICÒLO, s. m. sorla di man- 
tello semplice con un collare, che 
si chiama bavero. 

FERRAIUÒLO A ROCLÒ, chiama- 
no i sarti fiorentini quello che è 
un terzo più stretto del ferraiuolo 
ordinario, cioè fatto con due co- 
sture. 

FIORE, s. m. il lustro e l'integri- 
tà de' vestimenti quando son nuovi 
e bene condizionati. 

FO^DO DE' CALZONI, DELLE 
BRACHE e simili vcsiimenii , 
quella parte che corrisponde alla 
forcatura dell'uomo. 

GABBANÈLLA, s. f. piccola vesta 
da caniera che arriva poco più in 
giù de' ginocchi. 

(ìAIUJANO, s. m. mantello con ma- 
niche. Palandrano. 

GALÒSCIA, s. f. (frane, dell'uso) 
sorta di soprascarpa ad uso di 
mantenere netta la scajpa dal 
fango ed asciutto il piede dal- 
l'umido. 

GAMBALI, s- m. pi. sorta di vesti- 
mento delle gambe che per lo più 
sono di panno cuoio abbottonati 



fin sopra il ginocchio , questi oggi 
con voce francese son detti comu- 
nemente ghette e mezze ghette V. 
Uosa; Bresciani. 

GAMBÙLE , s. m. fodera che cala 
dalle calze. 

GATTAFÒDERO, s. m. quel sop- 
panno di una foggia che s'arro- 
vescia in fuori , che oggi direbbesi 
Mostra. 

GAVARDÌNA , s. f. veste da casa. 
Varchi Storie. 

GHERONE , s. m. quella giunta che 
si fa da' lati alle camicie o altra 
veste allorché la tela , o il panno 
non è tanto largo, affinchè la ca- 
micia , o veste stia bene al corpo 
o alla forma che se le vuol dare. 

GIOB.NEA , s. f. sopravveste antica 
aperta dinanzi: oggi pigliasi per 
toga o veste curiale , Lucco. 

GIUBBERÈLLO , s. m. piccol giub- 
bone. 

GIUBBÓNE, s. m. abito stretto, corto, 
e senza bavero che cuopre il busto 
al quale s' allacciavano le calze o 
i calzoni : oggi a uso per lo più di 
contadini. 

GIUSTACUÒRE e GIUSTACÒRE, 
s. m. sorta di veste per lo più 
corta ed attilata al corpo , il cui 
taglio suol variare al cambiar del- 
le mode. Il Facciolati , edilPomey 
volg. hanno Gìustacorpo dal fran- 
cese Justaucorps. 

GOLÉTTA, s. f. l'estremità dell'a- 
bito da uomo e della camicia in- 
torno alla gola ; ed anche quel 
pannolino o altro con cui cingési 
e cuopresi il collo. 

CONÌGLIA, s. f. collare all'uso spa- 
gnuolo per lo più a cannoncini. 

GUANTO, s. m. veste addattata alla 
forma della mano e delle dita; le 
sue parti sono manopola , dita , 1 
e linguette: guanto di seta^ di barn' 
hagia , di pelle , da inverno , 'pro- 
fumato ce. 



VESTI DA UOMO, LORO PAUTI, APPARTENENZE EC. 



ÌJ\ 



GUARDACUÒRE , s. m. specie di 
farsetto o sottoveste. Bergantini. 

IMBOTTÌTO, s. m. camiciuola ri- 
piena di cotone o d' altro e fitta- 
mente trijpuntata. 

IMMAMCÀTO , s. m. che ha le ma- 
niclie,o che e guernilo di maniche. 

LATTCGONE , s. m. in signilicato 
^di Gala grande. 

LEMBO , 5. m. la parte estrema del 
vestimento. 

LINGUELLE , s. f. pi. striscette di 
pelle cucite lateralmente alle due 
parti delle dita del guanto. Lin- 
guette. 

LIVRÈA , s. f. vestiario uniforme li- 
stato alla stessa maniera che han- 
no i servitori de' signori ; e pro- 
priamente il corteggio intero de' 
servitori con uniforme vestiario. 
Caro Leit. 

LUCCO , s. m. veste lunga fino al 
ginocchio clie si usa nelle pubbli- 
che funzioni da coloro che sono 
di Magistrato. 

MANICA , s. f. quella parie del ve- 
stito che cuopre il braccio: mani- 
che alia matalona, tagliate, o spac- 
cale per il lungo delle braccia; 
maniche lunghe; in sul di dietro 
del braccio; crespate , piegate , fal- 
date. 

MAMCIliNO e MAMCIIÈTTO, s. 
m. per quella tela lina increspata 
in cui so<^llono terminare le mani- 
che della camicia e che pende su* 
polsi delle mani per ornamento. 
Manichctli a tromba: che arrivano 
sul dorso della mano. 

MAiNlCÒTTOLO, s. m. manica che 
ciondola appiccala al vestilo per 
ornamento. 

MAINÒPOLA , s. f. il giro da mani , 
che e nelle maniclic della veste , 
Allotto^ diccsi al girello della zi- 
marra atlorno il braccio. 

MANÒPOLA, s, f. (lucllaparlc del- 
la manica che cuopre il braccio 



dal polso fino alla piegatura del 
gomito. 

MANTELLO, s. m. specie di vesti- 
mento per lo più con bavero e senza 
maniche che si porta sopra gli al- 
tri panni. Mantello semplice e sen- 
za maniche, foderato con maniche, 
a doppio^ tondo, grande, a ghe- 
roni ec. 

MANTELLÙCCIO , s. m. mantello 
piccolo di poco pregio, ciantel- 
lino . 

MAZZÒCCHIO, s. m. testiera di 
berretta o di cappeljp. Gelli. 
Varchi. 

MEZZA CAMÌCIA , s. f. sorta di ca- 
micia fìnta notissima, il Parenti 
consiglia di chiamarla Sopracca- 
micia. 

MOCCICCHÌNO, s. m. fazzoletto da 
soffiarsi il naso , Pezzuola. 

MONTIÈRA, s. f. picciol cappello 
con mezza piega in forma di ber- 
retta. 

MÓSTRA, s. f. rivolta di panno o 
d' altro drappo che si fa alle vesti 
per lo più di colore dilTercnte. V. 
Bande. Mostreggiatura. 

MUTANDE, s. f. pi. piccole brache 
o calzoni di tela che si portano 
di sotto r inverno e particolarmente 
da chi va a bagnarsi. 

OCCHIELLATURA, s. f. la parte 
del vestito ove si affibbia e pro- 
priamente gli occhielli. 

OCCHIÈLLO, s. m. quel piccolo 
pertugio che si fa nelle veslimcnla 
nel quale entra il bottone che le 
affibbia. Asola propriamente si di- 
ce r orlo di punti che si fa atlor- 
no all' occhiello : ucchicllo , oc- 
chietti ec. 

ORLATURA, s. f. P orlare , e Por- 
lo Slesso. 

ÓRLO, s. m. estremità de' panni 
cucita con ahjuanto rimesso. 

OVATTA , s. f. specie di sopravesie 
o veste da camera imbollita per 



52 VESTIMENTI 

lo più eli bambagia e trapunta. coi quarti lunghi , ma serve ad uo- 

INIagalotti. mo solamente. 5rt«o, Saietto. 

PALANDRANA, s. f. e PALANDRÀ- SARROCCHINO, s. m. sorta di ntian- 

NO , s. m. sorta di mantello. V. tellelto: vestimento corto di cuoio 

Gabbano. Pastrano. o d' altro che si porta da' pelle- 

PANCIÒTTO, s. m. (v. d. u. ) sotto grini per coprire le spalle. 

veste tonda cioè senza falde a due SBOTTONATO, A: add. dicesi di 

pelli e colla tasca in mezzo detto veste che ha sfibbiati i bottoni, 

modernamente Gii et : Corpetto, SCAFFÌNO^ s. in. Y. Pedule, Soletta. 

Camiciuola. SCARPA, s. f. il calzare del piede 

PASTRANO, s. m. specie di fer- fatto per lo più di cuoio, alla par- 

raluolo colle maniche da imbra- te di sopra del quale diciamo 

ciarsi e con bottoni , occhielli , ba- Tomaio e a quella che sta disotto 

vero e pistagna. la pianta Suolo. 

PATINI, s. m. pi. specie di calza- SCARPE A PIANTA, si dicono quan- 

tura con ferro tagliente sotto , della do mandata giù la parte di dietro 

quale si serve per camminare sul della scarpa si riducono alla fog- 

ghiacclo. già di pianelle , Scarpe a ciabat- 

PEDÙLE, s. m. quella parte della ta; acaccaiuola, a cianta. 

calza che veste il piede. Soletta, SCARPÓNE, s. m. accrescitivo di 

PELLICCIA, s. f. veste fatta o fo- scarpa, e dlcesi volgarmente di quel- 

derala di pelle che abbia lungo la che è formata con maggior coa- 

pelo come di pecore, capre, mon- slstenza per resistere all'acqua, 

toni, volpi ec. Pelliccietta di peti- SÈRRA, s. f. si chiama la superior 

gris guernita di cordoncini, di nap' parte o cintura de' calzoni colla 

pe , di rabeschi alla cosacca. Bre- coda e codino per affibbiargli dal- 

sciAM. la parte di dietro , e bottoni eoa 

PELLICCIONE , s. m. pelliccia gran- occhielli dalla parte davanti, 

de e di lungo pelo. ^ SOLÉTTA , s. f. quella parte de' 

PEZZUOLA, s. f. propriamente è calzari, che si pone sotto al pie- 

nuel pannolino col quale ci sof- de. Pedule. 

fiamo il naso o ci rasciughiamo il SOLINO , s. m. quella parte della 

sudore che anche si dice Fazzoletto camicia che cinge il collo e i pol- 

o Mocricchino. sì , Solino da collo. Magalotti. 

POLSIM, s. m. pi. solini delle ma- SCARSÈLLA, s. f. specie di tasca o 
niche; quelle parti della camicia borsa di cuoio cucita a una imboc- 
che cingono 1 polsi. calura di ferro o altro metallo per 

QUADRELETTI, s. m. pi. que'pez- portarvi dentro danari: prendesi ta- 

zctlini di tela quadrati che sogllon- fora per tasca qualunque, 

si mellorc sono alle ascelle, e a' SOPPANNO, s. m. quella tela, 

picfli della camicia. drappo, o altra slmll materia, che 

QLARTI DELLA CASACCA, s' in- si mcile dalla parte di dentro dei ve- 

tf-ndono rpielle pnrtl che pendono sllmonll, per difesa o per ornamento, 

d^lln cintola In giù. SOPRÀHITO , s. m. sorta di abito 

RLCLO, 8. m. (frane, dell'uso) che si porla sovra tutti gli altri 

mantello a gheroni. V. Fcrraiuo- ed oggi anche solo. Nota. 

lo a Rodò. SOPRACCALZA , s. f. ciò che si as- 

SAIONE, g. m. vestimento del busto setta sopra la calza. Bebgantlm. 



VESTI DA UOMO, LORO PARTI, APPARTENENZE E€. 



55 



SOPRACCÀMÌCIA , s. f. camicia so- 
prapposta ad un' altra e prendesi 
anche per ciò che dicesi Carnicino , 
Mezza camicia. 

SOPRAGGIRÈLLO , s. m. (v. d. u.) 
mostra delle maniche in tempo di 
bruno. 

SOPRASCARPA , s. f. Galoscia V. 

SOPRATÒGA, s. f. veste che si por- 
ta sopra la toga. Spadafora. 

SOTTÀBITO, s. m. (v. d. u. ) V. 
Corpetto. Panciotto. 

sottobraccìno, s. m. o SCHI AG- 
GINA , s. f. specie di cappello 
schiacciato che usavasi portare sotto 
r ascella sinistra per galanteria. 

SOTTOCALZA, s. f. calza che si 
porta sotto le altre calze. V. CR. 

SOTTOCALZÓNI, s. m. pi. calzoni 
per lo più di pannolino che si 
portano sotto gli altri calzoni. 

SOTTOVÈSTE , s. f. veste soggetta 
alla sopravveste. 

SOPuTU , s. m. ( V. d. u. ). abito che 
s'indossa sopra tutti gli altri che 
si hanno attorno, Soprabito. 

SOVRATODOS , s. m. voce spagnuo- 
la dell' uso , specie di palandrane o 
veste da porre sopra tutte I' altre 
vesti che si portano indosso , So- 
pratodos. 

SPARALÈMBO, s. m. ( v. d. u. ) 
quella specie di grembiule che usano 
gli artefici per non lordarsi i panni. 

SPARATO, s. m. 1' apertura dalla 
parte davanti delle vesti , de' cal- 
zoni delle camicie. 

SPARATO DELLE MANICHE , aper- 
tura delle maniche delle camicie. 

SPOLVERINA, s. f. (v. d. u. ) so- 
pravveste da viaggio per riparo del- 
la polvere. 

SPALLETTA, s. f. così chlamansi i 
quadreletti da spalla delle camicie 
V. Quadreletti. 

STAFFA DELLE UOSA , quel- 
la striscia di cuoio , che passando 
sotto ai piedi, inviluppa la scarpa. 



STIVALE , s. m. calzare di cuoio 
per difender la gamba dall' acqua 
o dal fango che si usa per lo più 
nel cavacalcare. 

STRACCALE, s. f. (v. d. u.) che 
adoperasi per quelle strisele di 
cuoio od altro che servono a so- 
stenere i calzoni. 

STRACCIO , s. m. pezzo della cosa 
stracciata, altrimenti Brandello e 
Brano ; ed ancora la rottura che 
resta nelle cose stracciate che pur 
dicesi Stracciatura. 

STRAMBÈLLO, s. m. parte spic- 
cata o pendente dal tutto, e per 
lo più dicesi di vestimenti laceri, 
Brano , Brandello , Drappello. 

STRÌSCIA, s. f. di panno o d' al- 
tra cosa; dicesì di pezzo che sia al- 
quanto più lungo che largo. 

TABARRO , s. m. quel manto che 
gli uomini comunemente portano 
sopra gli altri vestiti. Mantello , 
Ferr aiuolo. 

TAGLIO D'ABITO, CALZE, O SI- 
MILE, per quanto panno è neces- 
sario per tal uopo. 

TÈSA, s. f. quella parte del cappel- 
lo che si stende in fuori sotto il 
cocuzzolo. 

TOPPA , s. f. pezzuolo di panno , 
o slmili che si cuce in sulla rot- 
tura del vestimento. 

USÀTTO , e per lo più USÀTTI , 
s. m. pi. calzoni di cuoio per di- 
fender la gamba, oggidì Stivali» 

UNGIiERÈSCA , s. f. veste fatta al- 
l' usanza degli Ungheri. 

UOSA , s. f. specie di calza , che 
cuopre la gamba da sotto il ginoc- 
chio fino al calcagno , ed abbot- 
tonasi al fianco esterno di essa. 
Gambali. V. 

USOLIEPvE , s. m. nastro, o altro 
legame , col quale si legano le bra- 
che , o simili cose. 

VENTO , s. m. per tesa o piega del 
cappello. Cappello a tre venti. 



54 



VESTIMENTI 



ZAMBERLÙCCO , s. m. sorta di ve- 
sta per lo più usala da' Turchi e 
Greci la quale è lunga e larga 
colle maniche strette, e invece di 
bavero ha cappuccio cosi largo che 
può coprir la testa anche quando 
vi è il turbante. Redi. 

ZIMARRA, s. f. sorta di antica ve- 



ste lunga con bavero intorno al collo, 
da cui pende una manica larga e 
grande la quale non s'imbracciava, 
ma serviva cosi pendente per 
ornamento. 
ZOCCOLO , s. m. spezie di calzare 
che ha il tomaio di pelle e tutto 
il rimanente di legno. 



55 



VESTI DA DONNA, LORO PARTI, APPATENENZE EC. 



ACCONCIATURA, s. f. per gli or- 
namenti che Sì pongono le donne 
in capo intorno ai capcgli , e per 
r intrecciatolo d' essi capegli. 

AFFIBBIATURA, s. f la parte 
del vestito ove s' affibbia ; e pro- 
priamente gli occhielli ; Occhiel- 
latura. 

ANDRIÈNXE , s. m. veste sciolta, 
ma chiusa e serrata a diilereuza di 
quel vestimento che si dice Veste 
da camera. 

BALZA , s. f. sorta di velo o manto 
da porsi in capo. 

BALZA, s. f. per T estrema parte 
della veste femminile, e per guar- 
nizioni di mussolina, velo o simi- 
le, dappiè di gonnelle , grembiuli ec. 

BALZANA, s. f. guernlzione, o for- 
nitura, che s'interpone verso l'e- 
stremilà delle vesti bianche, bian- 
cherie o simili. 

BAÙTTA, s. f. (v. d. u. ) mantel- 
lo d' crmeslno o slmile, e mantcl- 
llno di velo, o retino con piccol 
cappuccio di color nero a uso di 
maschera. FoRTEGULRlU. 

BAVERINA, e BAVERA, s. f. ba- 
vero grande che scende bene in giù 
sulle spalle. 

BENDA, s. f. velo, o drappo che 
le donne portano in capo. 

BERMA , s. f. vesta da donna, o fog- 
gia di mantello. 
BORSA , s. f. ( V. d. u. ) specie di 
sacchetti no a più foggle ove le 
donne tengono ii fazzoletto, parti- 
colarmente quando escono di casa. 
BRODONE, s. m. ornamento diesi 
cuce tra V eslrcmiiii del busto dal- 



l' entratura del braccio e 1' estre- 
mità della manica del salo. 

BRUNO , s. m. abito lugubre che si 
porta per contrassegno di scorruc- 
cio per onoranza de' morti. 

BUFFÒTTI , s. m. pi. Sgonfìi V. i 
buffoni della camicia ben foggiati 
e gonfi. Bresciani. 

BUSTÈNCA, s. f. drappo con che 
alcune donne cuoprono il petto 
nella luniihezza dei busto. 

BUSTINO , s. m. busto piccolo, stret- 
to alla vita. 

BUSTO, s. m. veste affibbiata, e 
armata di stecche la quale cuopre 
il petto alle donne : le sue parti 
sono Stecche, Affibbiatura, Spallac- 
ci , Pettorina, Occhielli, Stringa y 
Aghetto , ec. 

CALCÈTTO, s. m. sorta di scarpa 
leggera con sottU taccone, e cal- 
cagnino di cuoio, e non di legno, 
che si usa per correre e ballare, 
che in alcuni luoghi è detta Scar- 
pino. 

CALZÉTTA, s. f. calza , ma di ma- 
teria nobile, come seta, stame, e 
simili: generalmente però usasi que- 
sto nome per ogni sorta di calze. 

CA-NIÌCIA , s. f. veste bianca di pan- 
nolino che si porta in sulla carne, 
che da donna per lo più è lunga 
sino a' ralcnf;ni : le sue parti sono 
Sparo da collo, o Scollo, Gheroni, 
Corpo, Teli ec. 
CANAVÀCCIO, s. m. usasi per ve- 
ste di tela di canapa. 
CANNONCINI DI CRESTE O CLT- 
FIE, certe piegature delle creste 
fatte a guisa di cannoni. 



56 



VESTIMENTI 



CAPPÈLLO, CAPPELLINO, s. m. 
vesle e ornamento del capo che 
suol mutar foorfjia al cangiar delle 
mode e fassene di paglia ; de' co- 
perti, di seta, velluto, lana; or- 
nali di fiori, nastri, piume ec. 



fia. Cresta a cannoncini, con ga- 
lina a cannoncini, con guarnizio- 
ne a pieghe e cannoni , a guarni- 
zione increspata , da notte, con ale 
e pieghe^ mezza cresta code della 
cuffia. 



CARPÈTTA , s. f. specie di gon- CUFFIA, s. f. copertura del capo 

nella. fatta di tela di mussolina o sìtrule 

CERCINE, s. m. guancialetto che si a foggia di sacchetto, la quale per 

pongono alcune donne intorno ai lo più si lega con due cordelline o 

fianchi per comparir fiancute, e na- nastri, o bande che la increspano 

licute. da un lato. Scuffia, Cresta. 

CERVELLINO, s. m. sorta di cuf- DOMINÒ, s. m. vestimento femmi- 

fia che serve per tener caldo il ca- nile da ballo formato di una so- 



po , ed anche per ornamento. 

CHIAPINÈTTO , s. m. sorta di cal- 
zarctto. 

CINTINO , s. m. veste corta che si 
porta di sotto, e cuopre dalla cin- 
tola in giù. 

CINTO, s. m. e CINTA, s. f. fascia 
colla quale la donna si cinge i pan- 
ni intorno al mezzo della persona, 
Cinta di cuoio , nero verniciato ^ 
Cintura , Cintola. Bkesciani. 

CINTURA, V. Cinto. 

CIOPPA, s. f. sorta di vesta da donna. 

CODA , s. f. lo strascico delle vesti 
da donna. 

CODE DELLA CUFFIA , i lati , le 
parti forse, le cascate delle cuffie. 
Ponza. 

COLLARE, s. m. quello che le don- 
ne portano intorno al collo, Col- 
lare co' merletti a punti di Venezia. 

COLLÈTTO , s. m. V. Collare. 

CORDELLA , s. f. quella piccola cor- 
da schiacciata o tonda di refe, se- 
ta, o simil materia intrecciata. 



pravveste di seta di vario colore, 
ora sostituita alla Bautta» 

DOPPIA, s. f. quella striscia che si 
pone dappiè alle vesti lunghe da 
donna, e sìmìW y Balza. 

DRAPPO, s. m. preso assolutameli' 
te vale una striscia di taffetà o 
d'ermisino nero colla quale le don- 
ne di bassa condizione si cuoprono 
le spalle o il capo. 

FALDÌGLIA, s. f. sottana di tela 
cerchiata da alcune funicelle, che 
la tenevano intirizzata, e T usavano 
le donne perchè tenesse loro le ve- 
sti sospese e non impedisce il cam- 
mino: più comunemente si chiama 
Guardinfante. 

FALPALÀ, s. m. specie di fregio 
o guarnimcnto fatto a pieghe, in- 
terotlamente increspate, e gonfie. 
Bergantini. 

FAZZOLÉTTO DI CAPO, panno 
che le donne si mettono in capo 
per tenerlo caldo o cuoprirlo. Cer- 



vellino ^ Ccrvelliera. 
che si mette intorno alle vcsiimcn- FAZZOLETTO DA COLLO, si di- 
ta particolarmente per affibbiare o ce a quell'arnese di velo, tela, 
Ir^gare. Cordellina , dim. drappo, o altro che le donne si 

COREOGìLOLO , s. m. striscia di mettono al collo per cuoprirsi il 

cuoio a guisa di nastri per vari usi. petto. 

COTLRNO, s. m. stivaletto a mezza FÈDERA, s. f. diccsi d'un panno 

pamba. Calzare. rosso da spalle a uso di pezze da 

CREATA, s. f. abbigliamento che bambini che portasi dalle vecchie 

tengono in capo le donne. V. Cuf- contadine ornai andato in disuso. 



VESTI DA DONNA , LORO PARTI , APPARTENENZE EC. 



FETTÙCCIA , s. f. nastro. 

FISCIÙ, e FISSÙ, s. m. fazzoletto 
di velo o simile che portasi intor- 
no al collo e sulle spalle. 

FRAPPA, s. f. trincio de' vestimenti. 
Frappare , far le frappe a' vesti- 
menti. 

FUSCIACCA , s. f. cintura per lo 
più di seta che usano le donne per 
ornamento, ed i fanciulli che ve- 
stono air inglese. 

GABBIA, s. f. e GABBÌNO, s. m. 
cos'i chiamavano le crestaie , un 
tessuto di fil di ferro di cui si ser- 
vivano per tenere in sesto le creste. 

GHEPiÒiNE , s. m. quella giunta che 
si fa da' lati nel fondo alla cami- 
cia o altra veste perchè sian più 
larghe e si prende per alcuna parte 
del vestimento: porre i gheroni, 
dicesi Aggheronare. 

GOjNjNA , s. 1. veste e ahito per lo 
più femminile che dalla cintura 
giunge alle calcagne. Gonnella; 
gonnella da quattro quartieri. 

GORGIÈRA, s. f. collaretto di his- 
so , o d' altra tela lina molto fina, 
la (jualc per essere increspata (|ua- 
si a foggia di lattuga , diciamo an- 
che Lattuga. 

GREMBIULE, s. m. pezzo di pan- 
nolino o di altra materia che ten- 
gono dinanzi cinto le donne e pen- 
de loro insino sui piedi. 11 Grem- 
biule dicesi Pannuccia dagli Aie- 
lini, Pancella da' Perugini, Zinale 
da'Romani, Trarcrsa da' Veneziani. 
Grembiale. 

GREiMHll LINO, s. m. dim. di 
f[^vGn\\y\u\c. Zinaletto. Salvimi. 

GlJARDI?sp'A>TE,s. m. arnese com- 
posto di cerchi usalo portarsi dal- 
le donne sotto la gonnella , accioc- 
ché la facesse gonfiare. V. Faldi- 
glia. 

GUARNÀCCIA , e GUARNÀCCA , 
$. f. veste lunga che si porta di 
sopra. 



GUARNELLO, s. m. vale il mede- 
simo che gonnellino, Guarnello 
stretto^ col pelo^ senza ; Guarnel- 
linq di velo can^//55?mo. Bresciani. 

LEGACCIA , s. f. quel nastro con 
che legansi le calze detto anche 
Cintolino , e Centurello dagli A- 
retini. 

LLCCHESÌNO, s. m. vesta fatta di 
panno lucchesino , che è panno 
rosso di nohil tintura. 

INIAINICOTTO , s. m. arnese di pelle 
o foderato di pelle, nel quale 
P inverno si tengono le mani per 
ripararle dal freddo. 

MAMCÒTTOLO, s. m. manica che 
ciondola appiccata al vestire per 
ornamrnto. 

MANICHINO, s. ra. arnese a doc- 
cione lungo quanto una mezza ma- 
nica , dentro al quale si tengono 
le mani per ripararle dal freddo. 
V. Manicotto. 

MANICHIJNO , s. m. specie di guan- 
to che cuopre il braccio fino al- 
la piegatura del gomito. 

INIAINOPOLA, s. f. spezie di guanto 
senza divisione delle dita o al più 
col solo dito pollice. 

MANTÌGLIA , s. f. sorta d' orna- 
mento o d' ahito che portano le 
dome sulle spalle. 

MANTIGLIÒNE, s. m. mantiglia 



grande. 



MANTINA , s. f. piccol manto da 
donna; cingere un nastro alla man- 
Una. P)HESCIANI. 

PALATINA , s. m. sorta di pelliccia 
che portano le donne sul collo in 
tempo d' inverno; ed anche fazzo- 
letto da rollo lavorato a straforo. 

PANNICELLO , s. m. pezzo di pan- 
no che portano in capo le conta- 
dine. 

PANTOFFOLA , s. f. dal tcd. Pan- 
iofel , sorla di pianella alquanto 
più alta delle altre. 

PAPPAFICO, s. m. diccsi anche a 
8 



58 



YESTIMETS'Tl 



un pezzo di drappo increspato da 
una parte , e ridotto quasi in for- 
ma di sacco, che le donne portano 
in capo per difendersi dal freddo , 
ed è una specie di Cuffia. 
PELLEGRINA , s. f. bavero moder- 
no de' vestiti fatto a somiglianza 
della mantelletta de' pellegrini; 
pellegrina ricamata a traforo. Bre- 
sciani. 
PETACHÌNA, s. f. specie di pianel- 
la o pantofola. 
PETTIÈRA, s. f. cosi si dice 1' os- 
so di balena o la striscia di legno 
o d' acciaio, che si mettono le don- 
ne nel busto avanti il petto, volgar- 
mente Stecca. Spadafora. 
PEZZETTA , s. f. pannicello di lino 
col quale ci soffiamo il naso e ci 
rasciughiamo il sudore, che anche 
si dice Fazzoletto^ o Mocicchino , 
o Pezzuola. 
PIANÈLLA, s. f. calzamento de' pie- 
di che non ha quella parie che 
cuopre il calc^^no, Pianelline^ Pia- 
nellette dim. 
RETE , s. f. sorta di cuffia tessuta 
a maglia. Reticella-, Reticello dim. 
RITREPPIO, s. m. imbastitura fatta 
con punteggiatura larga. V. Ses- 
situra , Balza ec. 
SCARPE SUVERATE , quelle che 
hanno cortecce di suvero tra suolo 
e suolo. 
SCIALÌNOASTOLA, piccolo scial- 
lo ripiegato a foggia di stola. Bre- 
sciani. 
SCIÀLLO, s. m. ( V. d. u.) dall' 
ingi. Shall, sorta di gran fazzolet- 
to che sembra un tabarro , Scìallo 
di Persia. Bresciani. 
SCOLLATURA , s. f. lo sparato o 
apertura da collo delle camicie da 
donna, Scollo, Sparo; e vale anche 
estremità superiore d'un abito scol- 
lalo. 
SCUFFIA, s. f. V. Cuffia, Cresta. 
SCUFFIÒNE, s. m. cuffia grande. 



SERRATÈSTE , s. m. sorta di cuf- 
fia , che le donne portano talora 
legata al capo. 

SESSITURA, s. f. piegatura che si 
fa per lo più dappiè alle vesti for- 
mandola col cucito per iscorciarle 
o allungarle a misura del bisogno. 

SOTTANA, s. f. veste che portano 
le donne dalla cintola insino appie- 
di o sia sopra o sotto ad altre ve- 
sti, Gonna, Gonnella, Guarnello. 

SPARATO, s. m. apertura delle gon- 
ne e d' ogni altra veste femminile 
che abbia simile fenditura in mez- 
zo o da'lati: dicesi anche dell'aper- 
tura o imboccatura delle saccoccie 
che le donne s' allacciano alla cin- 
tura. 

SPALLACCIO , s. m. quella parte 
del busto o dell' abito che copre 
le spalle. Bresciani. 

SPALLINO, s. m. arnese di velo, 
tela, o drappo che le donne si met- 
tono al collo. Zinnale più propria- 
mente dicesi quello che cuopre le 
zinne, Fazzoletto da collo. 

STRASCICO, s. m. la parte dere- 
tana della veste che si strascica per 
terra. Coda. 

STECCA, s. f. strumento d' osso, di 
legno , o acciaro che ponsi sul da- 
vanti del busto ec. Guaina della 
Stecca.^ V. Pettiera. Pomey. volg. 

STIVALETTI, s. m. pi. piccoli sti- 
vali e propriamente specie di calza 
a mezza gamba. 

TULLE, s. m. sorta di balza di velo 
che portasi dalle donne in capo ; e 
per sorta di velo che adoperasi per 
varii lavori. Nota. 

TÙNICA, TÒNACA, s. f. veste da 
donna che va fino al ginocchio; 
Tonacltetla soppannata di coniglio 
bianco. Bresciani. 

TURBANTE, s. m. arnese fatto di 
più fascie di tela o simili , avvolte id 
in forma rotonda d'uno o d' altro 1 
colore, con cui si cuoprono il capo 



VESTI DA DONNA , LORO PARTI , APPARTENENZE EC 



59 



i turchi e altri popoli orientali, 
ed anche presso noi le donne a se- 
conda della moda. 

UNGHERÌNA, s. f. veste colle ma- 
niche lunghe inslno a terra che 
usano le donne giovani e i fan- 
ciulli. Spadafora. 

VELETTO , s. ra. pezzo di velo che 
le donne portano sul capo penden- 
te davanti il viso. 

VÉLO , s. m. e VELO DI CAPO , 
benda di velo lunga e pendente che 
portasi dalle donne in testa e chia- 
masi anche volgarmente Tulle. 

VELUZZO, s. m. diminutivo di velo. 

VESTE , s. f. abito; le sue parti sono 
imbusto , maniche , manichini , col- 



laretto ec. Vesticciuola j Vestetta 
dim. 

VESTITO ACCOLLATO, quello 
che serra troppo al collo , che cuo- 
pre il collo , contrario di scollac- 
ciato o scollato ; accollato vale an- 
che ornato nella parte superiore 
della veste, colletto giallo; accolla- 
to di velo fino di seta. Bresciani. 

VITA DELL' ABITO, la parte del 
vestito che cuopre le schiene, bu- 
chi della vita dell' abito. Bre- 
sciani. 

ZINNALE , s. m. piccolo grembiale, 
o pezzo di panno lino o altra ma- 
teria che cuopre il seno. 



60 

VESTI DA BAMBINI 



BAVÀGLIO, s. m. tovaglìollno o sai- DANDE, s. f. pi. V. Falde, Calda , 

vietta che si lega al collo con due sorregger^ le dande del bambino* 

cordelline o nastri detto cosi dalla Bresciani. 

bava che sopra vi casca dalla bocca. FALDE, s. f. pi. due strisce di panno 

BAVAGLINO, s. m. pezzuola di attaccate dietro alle spalle dell' a- 
pannollno che i bambini portano blto o gonnellino de' bambini per 
•attaccata alla veste dalla parte da- le quali vengono sostenuti nel lar- 
vanti fino alla cintura per guardare gli camminare. Dlconsl anche Ma- 
\ panni dalle brutture. V. Bavaglio. nlche da pendere : Dande , Caide , 

BENDÙCCIO , s. m. piccola striscia V. 

di pannolino che si tiene appiccata FASCIA, s. m. quella striscia di 

alla spalla, o alla cintola de' barn- pannolino lunga e stretta colla 

bini per soffiarsi 11 naso. quale si fasciano i bambini. 

BERRETTINO DA BAMBINI. GONNELLÈTTA , s. f. piccola sot- 

BRACHIERINO, s. m. quel pezzetto tana. Gonnellino. 

di pannolino con cui s' imbracano PÈZZE, s. f. pi. quei pannlllni onde 

i fanciulli in fasce. Culacciuòlo. rawolgonsi i fiuiclnlli in fasce. 

CAIDA, s. f. voce aretina, V. Falde. PEZZINO DA BATTESIMO, PAN- 

,Redi. NICELLI. V. Pezze. 

CERCINE, s. m. guancialetto che si VESTI ALLA GRECA, ALLA ZIN- 

pone in capo a' bambini per ripa- GARA , ALL' ARMENA, ALL'UN- 

ro delle percosse rfclle cadute. GHERA, cosi dlconsl alcuni modi 

CORREDINO, s. m. tutta la bian- particolari di vestire bambini che 

cheria e le robe ad uso de' bambini imita simili nazioni, 
come fasce , pannicelli e slmili. 

CUFFIÒTTO, s. m. cuffia da bam- 
bino, Scuffietfa. PoMEY volg. 



61 



On?f AMENTI , GUARNITURE E ARNESI RIGUARDANTI 
IL VESTITO SÌ DA UOMO , CHE DA DONNA 



AFFIBBIÀGLIO , s. m. fermaglio, 
la cosa con che s'affibbia. 

AFFIBBIATURA, s. f. V. À/fMìaglìo. 

AGHETTO , s. m. quel poco d' ot- 
tone che si mette alio stringhe 
per uso d' allacciare : Puntale. 
Politi. 

AGHETTO, s. m. cordicella di se- 
ta, filaticcio o simile con puntale 
a guisa d'ago nell' estremità per 
uso d' affibbiar le vesti ed addat- 
tarle alla persona. 

ALAMARO , s. m. bottone con ri- 
scontro e talvolta con allacciatura. 

ANELLO, s. m. cerchietto d'oro o 
d'argento o d' altro metallo che 
portasi in dito per ornamento. 

ARDIGLIONE, s. m. ferruzzo appun- 
talo che è nella fibbia: l'ago del- 
la fibbia. 

BIGHERO , s. m. sorta di fornitura 
fatta di filo a merluzzi. Bigheraìo 
che la o vende un tal lavoro. Bi- 
gherina bavero donnesco fornito di 
bigheri. 

BINDELLA, s. f. fettuccia, nastro: 
m Lombardia diccsi più. comune- 
mente Bindello. 

BISANTINI , s. ra. pi. diciamo oggi 
a certe minutissime, e sottilissime 
rotelline d'oro, o d'argento che si 
mettono per ornamento sulle guar- 
nizioni delle vesti. 

BLÓNDA, BLONDiNA, s. f. specie 
di merletto di seta lavorato iu va- 
rio guise. 

BORCHIA, s. f. scudetto di metallo 
che serve a vari usi e per lo più 
per ornamento. 



BORDATURA, s. f. orlatura con che 
si cinge intorno intorno un la- 
voro per fortezza o per ornamento. 

BÓRDO , s. m. ( v. d. u. ) dicesi 
frangia, lista o simile di che si fre- 
giano od orlano le vesti. 

BOTTONE , s. ra. piccola pallottoli- 
na di diverse fogge e materie che 
si appicca ai vestimenti per abbot- 
tonarli, ^of^owe a mcon/ro. Bottone 
a coda. Bottoncelli di smalto. 

CAMPANÈLLE, s. f. pi. sorta di 
cerchietti o orecchini che tengono 
le donne agli orecchi , per lo più 
d' oro. 

CANNONCINI SGONFH , piegature 
delle trine o simili fatte a guisa 
di cannoni. 

CANUTIGLIA,s.f. strisciolina d'ar- 
gento battuto o attorcigliata per ser- 
virsene ne* ricami e simili lavori. 

CAPÒCCHIA o CAPO DI SPILLO. 
diccsi la parte superiore degli spil- 
li per cui si prendono in mano. 

CAPPIO, s. m. nodo: a due staffe ^ 
a due ciondoli. Nastro a quattro 
staffe a sci staffe ec. cosi espri- 
mesi il vario modo con che è fat- 
to il cappio, 

CARCAME, s. ni. per un ornamen- 
to d'oro , e di gioie , che le don- 
ne portano in capo in vece di ghir- 
landa. 

CARIELLO, s. m. sorta di passa- 
mano usato per lo più ad elletto 
di orlare. 

CASTONE , s. m. quella cassettina 
d' un anello o altro simile in cui 
si rinchiude e lega una gioia. 



62 



VESTIMENTI 



CERCHIETTINO D'ORO DA POR- 
TARE IN DITO, eh' è queir anel- 
lo clic volgarmente dlcesi Verghetta. 

CERRO, s. m. quella particella di 
tela che si lascia senza riempiere, 
e talora s'appicca per ornamento; 
e chiamasi tessuta da se anche 
Frangia. 

CHIAVACUÒRE, s. m. spillo che 
s'attacca allo sparato della camicia. 

ClAPPA, s. f. addoppiatura fatta in 
una cordella e simili per passarvi 
e stabilirvi una fibbia, una cintura 
o altro. 

CICISBÈO , s. f. un fiocco di nastro 
che si tiene alla spada, al venta- 
glio e simili. Galano. 

CINIGLIA, s. f. nastrino o tessuto 
di seta vellutato a foggia di bruco 
che serve per guarnizioni. 

CIONDOLI, s. m. pi. per orecchini. 
Lippi nel Malmanlile. 

COCCA, s. f. nome che si da alle 
jnezzc perle artifiziali fatte colla 
coccia delle perle medesime, che 
con proprio nome chiamasi Madre- 
feria. 

COLLANA, s. f. monile. 

CORDELLINA, s. f. piccola corda 
S( liiacciata o tonda di refe, di seta 
o d'akro per uso di affibbiare o 
h^i,'are le vestimenta. 

CORDELLÓNE, s. m. specie di sot- 
li:<lmiri'' jlctto di Ratisbona. 

CORDONE, s. m. corda lavorata al- 
la lo^^ia di cordella ma alquanto 
più grossa per diversi usi. 

FEMMLNÈLLA, s. f. per quella ma- 
glicila ove entra il ganghero po- 
.slo .li vpsiili per affibbiargli. 

FERMÀGLIO , s. m. borchia che 
tien fermi e affibbia i vestimenti ; 
usasi per ornamento e gioiello 
semplice. 

FERMEZZE, s. f. pi. per quei fer- 
magli che ornati di gioie e legali 
con nastri si portano ai polsi per 
lo più delle donne, e nell'uso per 



la spinetta che ferma il camicino. 
Maniglie e Smaniglie. 

FÌBBIA, s. f. strumento di metallo 
o d' osso di figura quadrata o cir- 
colare sbarrato da una traversa 
detta Staffa dov'è infilzata una 
punta detta Ardiglione la quale si 
fa passare in un foro della cintura 
che termina dove altri vuole fer- 
marla. 

FIBBIÀGLIO , s. ra. fermaglio , 
affibbiaglio. 

FILO DI PERLE, DI CORALLI ec. 
dicesi di vezzo o collana scempia. 

FINIMÉNTO, s. m. tuttociò che si 
mette in opera per corredare o ab* 
bellire le vesti. 

FIOCCO , s. m. ornamento noto che 
fassi di filo, seta, cotone e lana, 
o altro, a somiglianza di un boccolo 
di bambagia. Nappa. 

FIÒCCO DEL CAPPIO, quella parte 
del cappio che pende giù dal no- 
do , come una staffa che dicesi 
Galano se è molto copioso di nastri. 

FONDÈLLO , s. m. anima del bot- 
tone. 

FRÀNGIA , s. f. quasi lo stesso che 
Cerro j V. e usasi per ornamen- 
to , guarnimento. 

FREGIO , s. m. guarnizione a guisa 
di lista per adornare o arricchire 
le vesti. 

GALA, s. f. quel pizzo merletto ec. 
che mettesi allo sparo delle cami- 
cie da uomo che in alcuni luoghi 
d' Italia di cesi Digiuna , Lattuga , 
Scamiciata, Galina, Portiera. 

GALA, s. f. ornamento che portano 
le donne sul petto, alquanto fuor 
del busto, ed è una striscia di pan- 
nolino bianco sottile e talvolta 
trapunto con ago. 

GALANO, s. m. fiocco , o cappio 
di nastro. 

GALLÓNE, s. m. sorta di guarni- 
zione d' argento, d'oro o di seta 
tessuta a guisa di nastro. 



ORNAMENTI, GUARNITURE ECC. RISGUARDANTI IL VESTIARIO 65 

GAMBO, s. m. Tapplcagnolo de'bot- alcuna sorla di ricami o slmili, 

toni. Picciuòlo. I lustrini propriamente delti sono 

GÀNGHERO , s. m. piccolo strumen- tondi e traforati di diverse gran- 

to di fil di ferro, adunco con due dezze dal numero 1. fino al 6. che 

piegature da pie slmili al calcagno dlconsi secondi, terzi e quarti ec. 

delie forbici , che serve per aifìb- MARGHERITINA , s. f. piccoli glo- 

biare invece di bottone. Ferrimi- betti di vetro de' quali si fanno 

nella , anelletto per cui passa il vezzi ed altri ornamenti femminili, 

ganghero. MERCERÌA, s. f. cose minute atte- 

GARGAN*rÌGLIA , s. f. sorta di col- nenti al vestire come tele, nasui, 

lana. Seg>EBI. stringhe , e simili. 

GHIRLANDA, o CORONA, s. f. or- MERLATURA, s. f. ornamento fat- 

nameuto che portano in testa le to a foggia di merletto, 

donne. MERLÉTTO, s. m. fornitura o trina 

GIARDINIÈRA , s. f. specie di col- fatta di refe o d' oro filato per 

lana da donne. guarnimento di abili ; oggi però 

GIGLIETTO , s. m. per ispezle di volgarmente si appellano tutte le 
trina con merluzzi e punte cosi opere di lino che si tessono col- 
detta perchè ha similitudiue col 1' ago e di cui le donne tanno i 
giglio. loro collari e manlchetli; Merlo, 

GIOIÈLLO, s. m. più gioie legate Merhizzo; Dentello b \occhQucese. 

insieme. MONILE, s. m. catena d' oro odi 

GROSSA D* AGHI, o DI SPILLI, gioie la quale si porta al collo |3er 

dlcesl d' una carta che ne suol con- ornamento alla quale anche dicia- 

tenere una data quantità. mo Collana. 

GUARNITURA, GLERNTTlJRA,s. MOSTREGGIATÙRA , s. f. quella 
f. fregio , fornitura , adornamento parte del soppanno del vestito che 
de* vestimenti e altro. Guarnizio- para il petto e le tasche, e ripie- 
ne e Guernizione. gandosi si mostra al davanti. 

GUARNIZIÓNE, s. f. V. (rMarnjfwra. NAPPA, s. f. fiocco, usasi anche in 

INFILACÀPPIO , s. m. ago d' argen- significato di Coccarda V. Rosa , 

to o d'altro metallo fatto a guisa Nappa del cordone del campanello, 

di lamlnelta stiacciata con cui le delle portiere, ec. 

donno infilano i cappii o nastri NAPPINA , s. f. si dicono quelle che 

ne' capelli per adornarli. V. CR. meltonsi agli abiti per ornamento a 

INTRECCIATÒIO , s. f. ornamento foggia di bollonc. Nappetta. 

da porre sulle trecce. NASTRIÈRA , s. f. per assortimento 

LATTUGA, s. f. N.Gala. di nastri od ornamento e intrec- 

LUNETTA, s. f. ornamento d'oro datura di nastri, o luogo dove si 

per gli orecchi delle donne fatto serbano i nastri. AlcarOTTI. 

a mezzo cerchio a similitudine del- NASTRO , s. m. tela tessuta in gui- 

la luna falcata. sa che passi la larghezza d'una 

LUNETTE, s. f. dlconsi certe paiuole spanna. 

da ricamo che prendono il nome NODÈTTO , s. m. sorta di guarnl- 

della loro figura. Mezze lune , zione detta più comunemente No- 

Stellettine. dino. V. 

LLSTIUNO , s. m. rame inargcn- NODÌNO , s. m. (v. d.u.) lavoro 

tato o doralo che si usa in di scia o slmll materia che fanno 



64 



VESTIMENTI 



le donne annodandolo in più luo- 
ghi per guarnizione di vesti, cre- 
ste ec. 

ÒPERA , s. f. vale fornitura e guer- 
nlmento che si fa ad alcun vestito. 

ORECCHINO , s. m. quel pendente 
che s' appicca agli orecchi delle 
donne ; Orecchini a gocce. 

PASSAMANO, s. m. specie di cor- 
dellina stiacciata d'oro , d'argento , 
o di seta che serve a guarnire le 
vesti. 

PENDÈNTE , s. m. gioiello che per 
ornamento si pone al collo o agli 
orecchi appiccato a catena , a na- 
stro o ad altro simil sostegno. 

PENNINO , s. m. ornamento da ca- 
po delle donne composto di gioie 
disposte a foggia di piccol pen- 
nacchio. 

PICCHIAPÈTTO, s. m. gioiello che 
usano portare le donne al collo 
pendente sul petto. 

PICCIUÒLO, s. m. pel gambo del 
bottone. 

PIUMA , s. f. V. Piumino. Piume in 
risvolto cioè volte addietro. Nota. 

PIUMINO, s. m. (v. d. u. ) nome 
che dassi ad un ornamento da ca- 
po sia di piume di struzzolo, sia 
di diamanti o d' altre gioie. Piu- 
ma V. 

PIZZO, s. m. per merletto fine. 

POLSETTO , s. m. maniglia che le 
donne portano ai polsi. 

PUNTALE D'Aghetto, puntale 
di stringa; quel po' di metallo che 
ponsi da capo delle stringhe per 
uso di allacciare. 

RICORDINO, s. m. piccolo anello 
da ricordi, dato altrui per amo- 
revolezza ed in pegno d' affetto 
per memoria del donatore. Ri- 
cordo. 

ROSA, s. f. segno di fazione e di 
parte politica ora detto con ter- 
mine nuovo, forse da Cocca , Coc- 
carda , Nappa. SoLDANi Satire. 



rosetta, s. f. per una sorta d'a- 
nello COSI detto per essere i dia- 
manti disposti in giro a foggia di 
rosa. 

SCUDÉTTO, s. m. parte dell' aneh 
lo che si apre ove si tengono odo- 
ri , capegli , ec. fatta a somiglianza 
di scudo. Bresciani. 

SGONFIO, s. m. ornamento posto 
alle maniche che rileva investimen- 
ti : con nobili sgonfii di tela d' oro 
Aless. Segni. 

SMANÌGLIA, s. f. maniglia, armil- 
la , braccialetto. 

SPILLA, SPILLETTA, s. f. in si- 
gnificato di Chiavacuore Y . Spillette 
di rubini , legati in gambo d' oro. 
Bresciani. 

SPILLO, s. m. ago con capocchia 
d'appuntare. Spillo argentino ., ar- 
gentato , argentale. Grossa di spilli 
volgarmente Carta. 

SPILLÓNE, s. m. (v. d. u. ) gran- 
de spillo che già usarono portare 
in capo le donne. Infilacappio. 

SPILLÈTTO , s. m. un soltll filo di 
rame corto e acuto da una estre- 
mità a guisa d' ago e dall'altra par- 
te con un poco di capo rotondo 
d^Jjfóuale le donne si servono per 
ferqtìi|rsl i veli in testa, o per al- 
tra sìmil cosa il che chiamiamo 
appuntare. 

SPINÉTTA , s. f. spezie di guarni- 
zione fatta di seta e non traforata. 

STAFFE DELLA FIBBIA, V. Fibbia. 

STÉCCHE, s. f. pi. diconsi le prin- 
cipali bacchette d'un ventaglio. 

STÉCCHE, s. f. pi. strisele di una 
cartilagine che comunemente si 
appella osso di balena che si met- 
tono ne' busti delie donne per te- 
nerli distesi. 

STRÌNGA , s. f. pezzo di nastro o 
striscia di cuoio comunemente di 
lunghezza di mezzo braccio con 
una punta d'ottone o d'altro me- 
tallo da ogni capo e serve per al- 



^k\ 



ORNAMEMI , GUARNITURE EC. BISGUARDAMI IL VESTIARIO 65 



lacclare Stringa apptintata, Spunta- 
ta, Puntale di stringa. 

TRECCIÈRA , s. f. ornamento di 
testa per le trecce, Attrecciolatoia. 

TREMOLINO, s. m. ornamento don- 
nesco del capo fatto in varie log- 
gie colla parte superiore del gam- 
bo a splra_, onde trema movendosi. 
Tremolini di Brillanti. Nota. 

TRINA, s. f. spezie di guarnizione 
lavorata a traforo. Trina a falsa- 
tura della goletta, Trina di seta 
(blonda). Trina di punto y al telaio, 
profilata. Bresciani 

TRINATURA, s. f. ornamento di 
trina. 



TRINETTÌNODA CONTADINE, da 

lenzuoll ; copertoi, ec. 

VENTAGLIO, s. m. arnese con che 
si fa vento a cagione principalmen- 
te di sentir fresco nella stagione 
calda , Bacchette del ventaglio di- 
consi i principali sostegni della se- 
ta, pelle o carta di cui è fatto, 
e Stecche le principali bacchette. 

VESPAIO, s. m. sorta di fornimen- 
to d' oro con gioie fatto a foggia 
di vespaio. 

VEZZO , s. m. ornamento vezzoso e 
donnesco come filza di perle., coral- 
li o d' altre gioie che le donne 
portano intorno alla gola. 



y 



66 
ARIVESI DI LUSSO ED ALTRO CHE SI RIFERISCONO AL VESTIRE 



ASTA D'UN OMBRELLO, manico 
cui sono attaccate le Stecche V. 
Ombrello. 

ASTICCIUÒLA , s. f. bacchetta o 
stecca d'un Ombrello. V. 

BAMBÙ, e MAMBÙ, s. m. specie 
di canna ad uso di sostenersi, na- 
tiva delle Indie. 

BATTÒCCHIO, s. m. quel bastone 
col quale si fanno la strada i cie- 
chi o che sogliono battere in ter- 
ra per farsi sentire. 

BERLÒCCO , s. m. e BERLÒCCHI, 
s. m. pi. (v. frane.) bagatelluzze 
che si portano sospese alle catene 
degli orinoli da tasca. Il Parini 
le ha dette Ciondoli. 

BORD0>iE, s. m. bastone che usano 
in viaggio i pellegrini per appog- 
giarsi. 

CALZUOLO, s. na. il piccol ferro 
fatto a piramide, ma ritondo, nel 
quale si mcite il piò del bastone 
come in una calza. Gorbia. 

CA:MMI>ÈTT0 , s. m. dicesl quel 
fornelletto o piccol vaso che è in 
rapo al tubo o cannello della pipa 
in cui si mette tabacco per cstrar- 
ìie il fiimo. 

CAPPELLÉTTO , s. m. cerchiello 
di tela incerata, d'ermisino o si- 
mile che si mette in cima agli 
spicchi da capo dell'ombrello. 

CIGÀRRO, e Gìgaro, s. m. voce 
spagnuola die significa rjuella fo- 
gb'a di laljacco che avvoltolata e 
ridotta a guisa di cannello ser- 
ve [)fr uso o abuso di fumare 
senza aiuto drlla pipa. Bocchino 
del cifjaro, Bhkscia.m. 



COLLANA AD ARMACOLLO PER 
L'ORIUOLO ; TRECCINO D'ORO 
PER L' ORIUOLO : arnesi che 
servono a tenere al collo l'orinolo. 
Bresciani. 

FIGURINO, s. m. (v. d. u.) quella 
fìguretta di uomo , o di donna co- 
lorita, e cogli abiti , e abbiglia- 
menti di novissima moda che ser- 
ve di modello a' sarti e a' bellim- 
busti. 

GHIANDE e GHIANDINE, s. f.pl. 
diconsi dalla lor figura certi vaset- 
ti di profumo con cerniere e ma- 
gliette d' argento o altro metallo. 

GHIERA DELL' OMBRELLO , parte 
dell' ombrello unita al manico. 

LIVIEPvA , s. f. puntale del bastone. 

MASCHERA, s. f. faccia o testa 
finta di carta pesta o di cosa simile 
che portasi sul volto in carnovale. 

MERLI , s. m. si dicon per simili- 
tudine i becchetti della corona. 

OCCHIALE, s.m. e com. OCCHIALI 
in pi. strumento composto di due 
cristalli o vetri legati in un filo 
d' argento , ottone o d' altro metal- 
lo , o incastrati in cerchietti di 
cuoio o tartaruga ec. e ticnsi sul 
naso davanti agli occhi per aiutare 
la vista o confortarla quando è 
disgradata o affaticata ; talvolta so- 
no incassati in argento legati al- 
l' orecchie , Cassa , Luci , Lenti 
e Specchi^ Stanghette degli occhiali. 

OMBRÉLLO , s. m. strumento da 
parare il sole al quale dicesi anche 
Parasole ed è per lo più di seta 
o cotone. Si forma ordinariamente 
con dicci Spicchi con ossatura d'osso 



ARNESI DI LUSSO ED ALTRO CHE SI RIFERISCONO AL VESTIRE 67 

di balena o canna d'india, e Nodo PARASOLE, s. m. strumento che 

che tiene le Stecche lunghe alle facendo ombra serve a parare il 

quali sono unite le Stecche corte sole: Ombrello e i^'xù. s^pesso Ombrel- 

per mezzo d' una Bolletta con Ra- lino da sole perchè di piccola di- 

perella di latta. Le stecche corte mensione. 

sono pur esse contenute da un se- PIPA, s. f. (v. d. u. ) strumento col 

condo Nodo che scorre nel manico quale si fuma il tabacco , Cammi- 

tornito da piede con punta d'otto- netto e Cannello o Tubo, Bocchino 

ne in fondo. Il manico a due pez- della 'pipa. 

zi ha una Ghiera. In cima degli POME DELLA CANNA, GIANNET- 

spicchi dacapo v'è un Cayjpe^/e/^. TA, O BASTONE D' APPOG- 

II Bastone a cilindro con sua Mol- GIO , la parte superiore più gros- 

lettina ha da capo un Vasetto sa fatta a somiglianza di pomo 

tornito ed una Campanella per pi- eh' è d'osso, d'avorio, d'argento 

gliare l'ombrello. Gli ombrelli ora o d' altra materia. Bresciani. 

si fanno anche in diverse manie- RANDÈLLO, s. m. quel bastone che 

re; e per lo più servono a ripara- usano i cicchi per farsi la strada, 

re dalla pioggia, neve ec. onde sem- SOLECCHIO , e SOLÌCCHIO , s. 

bra improprio il termine d' Om- m. strumento da parare il sole che 

brelloy che in Lombardia dlcesi più dlcesi ancora Parasole^ Ombrel' 

volentieri Ombrella onde il Tasso- lino da sole.^ 

ni (Canio 11. st. 34.) disse L'ori- STUZZICAORECCHI, s. m. piccolo 

naie y un ombrella, una scopetta. strumento d'avorio, o altra materia 

PARACQUA , s. f. voce che usasi in col quale si nettano gli orecchi, 

alcuna parte di Toscana a signifi- TABACCHIÈRA , s. f. scatoletta in 

care V Ombrello da acqua, voce che cui si tiene il tabacco da naso che 

da noi impropriamente si adopera a anche dicesi volgarmente Scatola. 
denotare il Parapluie de' Francesi. 



68 



ALCLNE OPERAZIONI RISGUAUDANTI IL VESTIRE , 



I PANNI , DRAPPI EC. 



ABBOTTONARE , v. a. congiungere 
co' bottoni; il suo contrario è Sbot- 
tonare, 

ABBOTTONARSI , n. p. stringersi 
indosso i vestiti co' bottoni, ^òfto^- 
tonarsi il carnicino. Bresciani. 

ACCINCIGNARE, v. a. succlngere, 
legar sotto la cintura i vestimenti 
lunghi ed involtarsegli per tenerli 
alti da terra. 

AFFIBBIARLE, v, a. congiungere, 
con fìbbia , e si allarga al congiun- 
gere con aghetti, stringhe, bottoni, 
gangheri e slmili: s'usa anche n. p. 

ALLEGGERIRSI , v. u. p. scemarsi 
i panni di dosso. 

ALLUCIGNOLÀRE, v. a. ravvolge- 
re a foggia di lucignolo; gualcire , 
malmenare e malamente avvolgere 
con disordinate pieghe panni si 
lini , che Inni , ed anche di seta. 

ANDARE IMPALANDRANÀTO, ve- 
stito di palandrana. 

ANDARE IN PEDULI andar colle 
sole calze e senza scarpe. 

ANDARE SBRACATO, andar senza 
brncht*. 

ANDARE SBRACCIATO, colle mani- 
che rimboccate fino al gomito, e 
con nudata f|UfHa parte del braccio. 

ANDARE SCOLLACCIATO andar 
col collo scoperto. 

ANDARE SPETTORATO, andare 
col pollo scoperto. 

APPUNTAPiE , V. a. fermare alcuna 
cosa con uno spillo, Appuntare il 
carnicino. Bp.esciam. 

CALZARE, V. a. mettere in gamba. 



in piede calze , stivali , o scarpe , 
e slmili. 

DILACCIARE, v. a. sfibbiare e scior- 
re panni; e contrario d'allacciare. 
Dislacciare. 

GOCCIOLATURA s. f. quel segno 
o macchia che fa la goccia sui vestiti. 

IMBAVAGLIARE, v. a. coprire altrui 
il capo e il viso con un panno , 
acciocché non conosca e non sia 
conosciuto lo imbavagliato; che an- 
che diciamo Imbacuccato. 

IMBRACCIARSI IL GABBANO, e 
simili, metterselo nelle braccia, 

IMPAPPAFICÀRE , V. a. mettere il 
pappafico, che è un arnese di pan- 
no o drappo che si pone in capo 
e cuopre parte del viso e si porta 
in viaggio per difendersi dalle bufere. 

IMPORRARE , IMPORRIRE , v. 
n. dicesi de' pannilini quando si 
guastano per Y umido che vi sia 
rimasto dentro. 

INCAMICIARSI, v. n. p. mettersi la 
camicia. 

INCERCINÀRE , v. a. mettere il 
cercine. 

INFAGOTTARSI, v. n. p. caricarsi 
d' abiti, ravvolgersi in alziti alla 
carlona a guisa di fagotto male 
ordinato. 

INTIGNARE, v. n. esser roso dalle 
tlgnuole , ed e proprio plìi che 
d'altra cosa del pannilani; e di- 
cesi pure d'un drappo che invec- 
chia e scolora. 

MUTARSI , V. n. p, cambiarsi di 
panni. 



OPERjiZiOMRISGUARDANTI IL VESTIRE, IPA>'ISI, DRAPPI EC. 



C9 



RAGNÀRE, V. n. si dice del panni 
o drappi quando cominciano ad 
esser logori e sperano. 

RICÌDERSI, V. n. p. dicesi del rom- 
persi che fanno i panni e simili 
sulle pieghe. 

RIENTRARE, v. n. dicesi di panno 
o tela raccorciata dell'umido. 

RLMBOCCARE IL GREMBIULE, 
racconciarlo prendendone le falde 
per rìporvi dentro chccchesia. 

RIMBOCCARE LE MANICHE, ti- 
rarle su. 

RIPIF.GAR^E, V. a. soprapporrc, rad- 
doppiare ordinatamente in se stes- 
si panni o drappi. 

RISEGARE , V. a. quello stringere 
che fanno soverchiamente i lesjac- 
cioli. 

SBRACARSI , V. n. pi. cavarsi le 
braghe. 

SCAMATARE , v. a. percuotere o 
battere con carnato lana o panni 
per trarne la polvere. 



SCAMICIARSI , V. n. p. cavarsi la 
camicia. 

SCAPPUCCIARSI, n. p. cavarsi il 
cappuccio. 

SETOLARE, v. a. nettare i panni 
colla setola , spazzarli. 

SFILACCIARE , v. n. far le filaccia, 
ed è propriamente l'uscir che fan- 
no le fila sul taglio o straccio de' 
panni. 

SPAZZOLARE, V. a. nettare i ve- 
stiti colla spazzola. 

SPILLACCHERÀRE , v. a. levar le 
pillacchere o zacchere che sono 
quei piccoli schizzi di fango che 
altri si getta in andando su per 
le gambe e pe' vestiti. 

SPOLVERARE , v. a. levar la pol- 
vere , ripulire. 

STAMPARE, V. a. acconciare drap- 
pi e slmili , quando con alcuni ta- 
glienti ferruzzi, detti Stampe, si 
trinciano e si bucherano. 



70 



OPERATORI DE VESTIMENTI E COSE RELATIVE 



AGORÀIO, s. m. che fa o vende 
gli aghi. 

AGUCCHIARUÒLO , s. ni. artefice 
che lavora le agucchie. Bergantini. 

AGUCCHI ATÒRE, s. m. maestro del 
lavorare a maglie con l' ago berret- 
tini, calze, borse, cuffie, reti. ec. 

ARAZZIÈRE , s. m. il fabbricatore 
degli arazzi. 

BAMBAGIÀRO, s. m. venditore di 
bambagia. 

BERRETTÀIO , s. m. facitore di 
berrette. 

BIGHERÀIO , s. m. chi fa , o vende 
i blgheri; sorta di fornitura fatta 
di filo a merluzzi. 

BORCHIÀIO, s. m. fabbricator di 
borchie. Bergantini. 

BORSÀIO, s. m. che fa le borse. 

BRACHIERÀIO , s. m. facitore di 
braghleri. 

CALCOLAIUÒLO , s. m. tessitore. 

CALZOLÀIO , e CALZOLARO , s. 
m. colui che fa le scarpe. 

CAMICIÀIO, s. m. e meglio CAMI- 
CIAIA s. f. chi fa le camicie. 

CAPPELLÀIO, s. m. facitore, o ven- 
ditore di cappelli. 

CAPPUCCIÀIO, s. m. che fa o vende 
cappucci. 

CAVAMACCIIIE, s. d'ogni g.chifail 
mcsii(,'rc di levar le macchie, il Buo- 
NAHOTTi nella Fiera ha Cavamacchi. 

CELONÀIO, s. m. facitor di celoni, 
o di coperte a vergato, con cui si 
cuoprono le tavole e i letti. 

CENCIAILÒLO, s. m. colui che va 
per la città raccogliendo e com- 
prando i cenci. Cenciàio. 

CIABATTINO, s. m. quegli che rac- 



concia, e ricuce, e rattaccona le 
ciabatte , e le scarpe rotte. 

COLLARETTÀIO, s. m. facitore di 
collaretti o collarini. 

COREGGIÀIO, s.m. facitor di coreg- 
ge e di cinture di cuoio. 

CUOIAIO, s. m. Coiato, che lavora cuoi. 

DRAPPIÈRE , s. m. facitor di drappi. 

FARSETTÀIO, s. m. facitore di 
farsetti. 

FATTÒRA, FATTORÌNA, s. f. 
fanciulla che si tiene in bottega 
dalle crestaie e dalle sarte per im- 
parare il mestiere. 

FONDACHIÈRE, s. m. che ha fon- 
daco, maestro di fondaco. Fondaco 
e bottega , dove si vendono a rita- 
glio panni e drappi. 

FERRASTRÌNGHE , s, m. artefice 
che lavora stringhe, addattando ai lor 
capì ferro o altro metallo. Garzoni. 

FETTUCCIÀIO , s. m. e FETTUC- 
CIÀIA, s. f. chi fa le fettuccie (v. 
d. u.) Nastraio. 

FORBICIÀRO, s. m. artefice che 
lavora o vende forbici. Garzoni. 

GROSSIÈRO, s. m. artista tra il 
setaiuolo , e il mereiaio. 

GUANTÀIO , e GUANTÀRO , s. m. 
maestro da far guanti. 

MACCHIAIUÒLO, s. m. colui che 
esercita l'arte di cavar le macchie, 
Cavamacchie. V. 

MERCIAIUÒLO , s. m. mereiaio di 
poche merci , piccol mercatante , 
e diccsi di colui che vende aghi , 
spinetti, stringhe, ditali, specchi, 
pettini , forbicette , fibbie, aghetti , 
bottoni , ed altre coserelle da ap- 
puntare, sirignere, annodare, ec. 



i 



OPERATORI DE* VESTIMENTI E COSE RELATIVE 71 

NASTRÀIO, s. m. (v. d. u. ) colui SARTO, o SARTÓRE, s. m. quegli 

che fa nastri. Fettucciaio. che taglia i vestiti e li cuce. 

OCCIIIALÌSTA, s. f. artefice che SCUFFIARA, s. f. colei che fa le 

fabbrica gli occhiali. Grillo. scuffie o cuffie che i Toscani di- 

ORÈFICE^ s. in. artefice che lavora cono Crestaia. 

d' oro o d' argento detto altra volta SETAIUOLO , s. m. mercante di 

Orafo. drappi , che li fa lavorare e con- 

PANNAIUOLO , s. m. mercante di ducegli interamente per vendergli. 

panni. SPILLETTÀIO , s. m. colui che fa 

PELACANE , s. m. quegli che con- o vende gli spllletti. 

eia le pelli. TESSITORE, s. m. colui che tesse. 

PELLICIÀIO, e PELLICIÈRF, s. Tesserandolo. 

m. che fa o vende pelli, o pellicce. TESSITRICE, s. f. colei che fa 

REF AIUOLO , s. m. che vende refe. V arte del tessere. 

RIGATTIÈRE, s. m. rivenditore di TINTÓRE, s. m. quegli che eser- 

vestimenli , e di masserizie usate. cita V arte del tingere. 

RIPEZZATÓRE, s. m. che ripezza. VAIÀIO, s. ra. che concia, o vende 

RITAGLIATÓRE , s. m. che ritaglia vai, o pelli di vaio. 

e si dice di colui , che vende il VALIGIÀIO , s. m, facitor di valigie. 

panno a ritaglio. YELETTÀIO , s. m. chi fabbrica o 

SACCÀRO, e SACCÀIO , s. m. fa- vende veli o altre simili mani- 

citore di sacchi. Spadafora. fatture. 

SARTA , s. f. e SARTORA , SAR- UCCHIELLÀIA , s. f. donna che fa 

TRICE , (voci d. u. ) moglie del gli occhielli, arte dipendente dal 

sarto , e colei che taglia e cuce sarto. 

vestimenti da donna. ZOCCOLÀIO, s. m. che fa zoccoli. 



72 



lavorìi donneschi risguardanti il vestire 



LAVORI D AGO E RICAMO 



AGAirÒLO , o AGAIÒLO , s. m. 

astuccio d'a^^^^ 
AGGROPPARE , V. a. ingroppare , 

fai gruppi , nodi. 
AGO , s. ra. strumento piccolo e 

sottile d' acciaio nel quale s' infila 

il refe, la seta e simili per cucire. 
AGÒCCHIA , s. f. ago o da testa o 

d' appuntare. 
AGO DA BASTIERI , DA SACCHI, 

AGONE , AGUGLIONE , ago 

grande e grosso da usare in varii 

lavori. 
AGOPiAIO , s. m. bocciuòlo nel 

quale si tengono gli aghi. 
AGO SCRUNATO , colla cruna ossia 

col pertugio rotto. 
AGUCCHIARE, V. a. cucire coli' ago, 

ricamare. 
AGUGLIATA, s. f. quella quantità 

di refe, seta, e slmili che s'inii- 

lerchhe nella cruna dell' ago o 

aguglia per cucire. Agata oggi più. 

comnrjernenle Gugliata. 
AGUGLIONE, s. m.V. Afjodabastieri. 
ALLACCIARE IL PUNTO PER PIÙ 

STABILITÀ, fermarlo. 
ANELLI DJXLE FORIUCI , qnc' 

foli in cui entrano le dna per far 

forza a tagliare. 
ANELLO DA CUCIRE, quello che 

tendono nella punta del dito i cu- 
citori per ispigner l'ago. 
APPLNTÀRI^, V. a. congiugnere, o 

attaccare con punti di cucilo, con 



ispillettì, o simili: quasi cucir 
leggiermente. 

BRÒZZOLA , s. f. piccolo arnese di 
legno fatto al torno che serve a 
tener 1' oro che s' è svoltato da* 
rocchetti. 

BUZZO, s. m. arnese fatto a guisa 
di torso umano in cui le donne 
tengono gli aghi e gli spilli. Torsello. 

CALCAGNO , s. in. quella parte 
della forbice dove si mette il dito 
quando si prende in mano. 

CAMÌCIA , s. f. veste bianca di pan- 
nolino che portasi sulla carne : 
le parti e i lavori delle camicie 
sono in quelle da donna lo scollo 
o sj)aro ed i gheroni; di quelle 
da uomo ; quadreletti da spalla e 
da piede y la goletta o solino da col- 
lo; i solini delle maniche o polsi- 
ni , le costure della manica , le 
crespe ai manichetti , l' impuntura 
allo sparo o i sopraggiri , dividere 
il corpo in teli , appicare le mani- 
che , cucire le spalle ec. 

CAMICIÀIA , s. f. donna che cuce le 
camicie. Camiciara è V. Romana. 

CAPÒCCHIA , s. f. pel capo degli 
spilli. 

CARTOLINA , s. f. strisciolina d'oro 
o d'argento stiacciato e avvolto^so- 
vra pczzolinl di cartone ad uso di 
ricami ; dlccsi pure del filo o del- 
la seta avvolti nel modo mede- 
simo. 



LAVORI d' ago e ricamo 



73 



CATENÈLLA , s. f. adornamento o 
specie di ricamo fatto coli' ago sai 
vestimenti a guisa di catena. 

CESOIE, s. f. pi. strumento di fer- 
ro od' acciaio per uso di tagliare, 
composto di due pezzi di ferro 
impernati nel mezzo e da esso 
mezzo in la taglienti nella parte 
di dentro, che serrandosi 1' altra 
parte si stringono e tagliano. Im- 
perniatura^ Intavolatura, Anelli 
delle Cesoie. 

COLONNA , s. f. nome che si dà ai 
due subbìi o subbielli del telaio da 
ricamare traforati dalle Testate per 
infilarvi gli Staggi. 

CONTR ATTAGLIO, s. m. sorta di 
lavoro su i velluti o anche drappi 
d' oro. 

COSTURA, s. f. quel punto che si 
fa per orlare o rimboccar la tela 
i panni ec. che ancor dicesi Sotto- 
punto. 

COSTURA SPIANATA , quella che 
adoperasi dopo fatto il sopraggitto 
su due pezzi , uno de' quali non 
abbia Cimossa e rovesciasi la piega 
sul sopraggitto , e se ne rivolge 
l'orlo. 

COTONE, s. m. quel filo tratto dal 
cotone che ora è molto in uso per 
cucire. 

CRESPE, s. f. pi. le pieghe che 
si fanno alle vesti , alle camicie e 
simili nel cucirle : Far crespe. In- 
crespare. V. 

CRUNA , s. f. quel foro che è nel 
mezzo del grosso dell'ago da cu- 
cire onde s'infila il refe. 

CUCCINO , s. ra. ( non Cuscino) 
quell' arnese sopra del quale cuci- 
scono e lavoratiole donne. Azzoccm. 

CUCIRI'' , V. a. congiugnere insieme 
pezzi di panno, tela, cuoio o altro 
con refe o slmile passato per essi 
per via dell'ago per addaltargli ad 
uso di vestimenti, o di checchessia. 

rrciTRICE, s. f. colei che cuce. 

11 



CUCITURA, s. f. l'atto del cucire, 
e la congiuntura di due cose unite : 
l'atto e l'arte di cucire tele, panni, 
drappi ec. ed il modo particolare 
con cui una cosa è cucita. 

DENTÈLLO, s. m. frane, dell' uso , 
lavoro che fanno le donne coli' ago 
nel lembo delle vesti. 

DISGROPPÀRE UN NODO, disfarlo. 

DITALE s. m. per l'anello da cucire. 

FARE UN POCO D'AGGROPPA- 
MENTO NELL' UN DE' CAPI 
DELL' AGUGLIATA , acciocché 
non esca dal buco che fa V ago; 
fargli il nodo. Aggroppare. 

FESTONE, s. m. spezie di ricamo 
che più comunemente dicesi Smer- 
lo , Smerlatura. 

FIOCCHETTATO , add. trapunto 
con fiiocchi , che fermano il punto. 

FODERARE , V. a. soppannare i 
vestimenti di pelli, drappi o slmili. 

FORBICI , s. f. pi. strumento di 
ferro da tagliare tela o panno e 
simili , fatto di due lame di ferro 
ripiegate nelle estremità, la qual 
ripiegatura detta Calcagno fa l'uf- 
ficio di molla, e le due estremità 
rappresentano due coltelli, che si 
riscontrano col taglio e stretti in- 
sieme mozzano ciò che vi s* inter- 
pone. Cesoie. 

FRAPPARE, V. a. far le frappe a' 
vestimenti o simili. 

FRASTAGLIÀPvE, v. a. propriamen- 
te tagliar male e con diseguaglian- 
za come fanno i ferri mal taglienti: 
Trinciare , Cincischiare , Frappa- 
re ^ Tagliuzzare. 

FRINZELLO , s. m. punti da ciabat- 
tino , cucitura o rimendalura mal 
fatta. Pottiniccio. 

GALLONARE , v. a. ornare con 
galloni. 

GRANONE , s. m. specie di filato 
d'oro attorcigliato <he s'infila co- 
me le perle e si cure sopra i ricami. 

GUANCIALE DA FAR IMERLLT- 



Z4 



VESTIMENTI 



TI, STRINGHE E SimLI , arnese 
che più comunemente è detto 
Tombolo. 

GUANCIALETTO PER LE SPILLE , 
arnese in cui s'infiggono. 

GUARNIRE, V. a. ornar un vestito 
con guarnizione. 

GUGLIATA, s. f. quantità di filo 
che s'infila nella cruna dell' ago 
per cucire, di lunghezza al più per 
quanto si può distendere il braccio. 

IMBAMBAGIARE, v. a. vale anche 
soppannare di bambagia, un paio 
di guanti imbambagiati. 

IMBASTIRE, V. a. unire insieme i 
pezzi dei vestimenti con punti lun- 
ghi per potergli acconciamente 
cucir di sodo , i quali cucimenti si 
chiamano Baste. 

IMBASTITURA , s. f. cucitura a gran 
punti , colla quale si uniscono i 
pezzi de' vestimenti. Sessitura, Ri- 
treppio. Filza di punti radi per 
far divenir le vesti plìi corte , o 
per allungarle , con isdrucire detti 
punti a misura del bisogno. I pun- 
ti dell'imbastitura diconsi Baste, 
o Punti molli» 

IMBOTTÌPiE, V. a. trapuntare con 
punti fìtti o spessi, vesti, panni o 
simili cose ripiene di cotone, bam- 
bagia , o altro. 

IMPUNTIPtE , V. a. cucire checches- 
sia con punti fìtti. 

IMPUNTITURA, sorta particolare di 
cucilo, Costura bianca. 

INCRESPARE, v. a. formare col pol- 
lice e coli' ago un seguito di pic- 
cole piegature. 

INFILARE, V. a. passar checchessia 
con fìlo , infìlzarc. 

INFIOCCARE , V. a. ornare o forti- 
ri' Ccare con fiocchi. 

LAVOBO A PIEGOLINE, A LAT- 
TI- OHE, lavoro fatto a Crespe. 

LAVORO DI CAVO , dicesi di quo* 
lavori straforati che le donne fan- 
no sul pannolino. 



LAVORO DI PUNTO E DI MAGLIA. 

NODO , s. m. per quel piccolo grup- 
po, che si fa nell'un dei capi del- 
l'agugliata, acciocché non esca dal 
buco che fa Pago e confermi il 
punto. 

NODO IN SUL DITO , quello che 
usano i tessitori per annodare i 
capi del filo. Nodo a pie d' uccel- 
lino y quello che è il meno artifi- 
cioso , e il più agevole a sciorsi. 

ORLARE, V. a. cucire insieme le 
estremità de' panni. 

ORLO , s. m. estremità de' panni 
cucita con alquanto rimesso. 

ORO e ARGENTO RICCIO , si dice 
a differenza del liscio quel filo di 
seta sudi cui sia avvolta lama d'oro 
o d' argento increspata o arricciata 
per uso di tessere , ricamare , o 
simili , onde Lavorar di riccio è 
far lavori col sopradetto filo. 

PASSERINO, s. m. sorta di stru- 
mento a modo d' ago per uso di 
cucire. 

PONTISCRÌTTO , s. m. segno fat- 
to con lettere di alfabeto , che si 
mette su de'pannilini per denotar- 
ne il numero o i padroni. 

POTTINÌCCIO , s. m. (v. d. u. ) 
cucitura o rimendatura mal fatta. 
Frinzello. 

PROFILARE, V. a. ornare la parte 
estrema o di sopra o di sotto. 

PROFILO, s. m. filo d'oro a due 
tre o più doppii con Cui si profila 
un ricamo. 

PÙNTO, s. m. quel brevissimo 
spazio che occupa il cucito , che 
fa il sarto in una tirata d'ago e 
prende diversi nomi da' cuciti , e 
anche da' ricami , Punto buono o 
allacciato , passato, nascosto, intrec- 
ciato , a rete o reiato , a strega , 
punto addietro, punto piccolo , 
punto in croce, punto in floscio , 
punto a giorno y a lisca di jyescey 
a sopraggitto e ad occhiello ce. 



I 



LAVORI d' ago e ricamo 75 

PUNTO ADDIETRO, quella cucltu- tlssime maglie nella quale si fanno 
ra che presenta un seguilo di pun- coli* ago diversi lavori, 
ti senza interruzione, mostra tutta RICAMARE , v. a. fare in sui panni, 
una linea continuala ed è la più drappi o simili materie lavori col- 
solida e piacevole a vedersi. 1' ago. 

PUNTO A FORMICHINO , sorta di RICAMO, s. m. l'opera ricamata, 

lavoro di refe. Spadafora. RICAMO DI CAVO , lavoro strafo- 

PUNTO ALLACCIATO, punto buono rato che si fa sul panno o altro. 

e di gran stabilità che è un so- RICUCIRE, v. a. cucir di nuovo una 

praggitto nel quale a ogni punto cosa sdruscita. 

passasi l'ago nell'anello che forma RIMENDARE , v. a. ricucire in ma- 

naturalmente il filo di questo pun- niera le rotture de' panni che non 

to; e conciò il punto sembra una si scorga quel mancamento, 

catenella. Gli occhielli de bottoni RIMENDATÒRE , s. m. colui che 

si contornano col i^^nto allaccia- rimenda. Voc. Cr. 

to. RIMENDATRÌCE , s. f. colei die ri- 

PUNTO APERTO, punto leggiero menda. Salvim. 

e lungo che si fa per imbastire , RIMENDATÙRA , s. f. il rimendare, 

si usa anche per increspare. la parte rimendata. Rimendo. 

PUNTO A SPINA, PUiNTOINCRO- RIPÒRTO, s. m. ricamo d'oro o 

CIATO, quello che si adopera per d' argento che si può rapportare su 

formare i Puntiscritti o come di- qualsiasi veste o altro, 

cesi comunemente le lettere. RITONDÀRE , v. a. tagliar l'estre- 

PUN TO CIECO , chiamano i sarti un mitk d' alcuna cosa per pareggiar- 

secondo punto nascosto. la e si dice di pannilini e simili. 

PUNTO INCROCIATO, quello che SCRESPÀRE, v. a. disfar le crespe 

si fa sovrapponendolo per traverso di una cosa increspata, 

ad un altro. SCRIVER COLL' AGO SULLA 

QUADRÈLLO , s. m. grosso ago a BIANCHERIA , farvi i nomi de* 

tre canti. padroni o altro che dicesi anche 

RACCONCIARE, v. a. ridurre e ri- Ponttscritto : queste lettere ponno 

mettere in buon essere le cose gua- esser puntate a anelli^ a punto in 

ste, Rattoppare, Rappezzare. croce, a due diritti ^ a imnto sudi- 

RANNODARE, v. a. vale fare un ciò. ec. Ponza. 

groppo, unire ec. SCRUNARE, v. a. romper la cruna, 

RAPPEZZARE , v. a racconciare una e dicesi degli aghi. 

cosa rotta, mettendovi il pezzo che SDRUSCIRE, v. a. disfare il cucilo, 

vi manca e si dice propriamente SFRANGIARE, v. a. sfilacciare il 

dei panni. Rattoppare. tessuto e ridurlo a guisa di frangia. 

RATTOPPARE , V. a. metter delle SMERLEGGIÀRE , v. a. ornare un 

toppe. lavoro con ricami: detti smerli rica- 

REFE , s. m. accia ritorta insieme mansi a Catenella ed Anelli ec. 

a più doppi ad uso per lo più di Ponza. Smerlare. 

cucire , Refe a due o tre capi. SMÈRLO, s. m. e SMERLATURA, s. 

RETICÈLLA, s. f. lavoro traforalo f. specie di ricamo cos'i detto dalTimi- 

con ago o piombini fatto di rete tare i merli: chiamasi anche Festo- 

n seta. «e, e fassi liscio, a punto , a occhi 

REZZA , 5. f. rete di refe di minu- di pavone, ce. 



76 VESTIMENTI 

SOPPANNARE V. a. foderare il ve- ne appuntata alcuna cosa, come 

stito col soppanno che è quella spilli e simili: conivano d^Àppun- 

tela, drappo o altra simile mate- tare, ^ 

ria che si nn^tte dalla parte di den- STRAFORO s. m. sorta di lavoro di 

tro dei vestimenti per difesa o per ricamo. Spadafora. 

ornamento. TOMBOLO , s. m. strumento col 

SOPRAGGITTO, s. m. punto per quale si fanno lavori di trine , 

riunire due lembi di un drappo giglietti e simili. «4 

colla maggiore solidità e decenza TÒMOLA, s. f. punti di tomola 

in modo che l'unione poco si co- sorta di ricamo. Spadafora. 

nosca : il sopraggitto fassi anche TORRE L'ORLO, che alcuni dicono 

perchè il panno nell' estremità non disorlare, che non è ne' vocabolari, 

ispicci, e talora per ornamento: TORSELLO s. m. piccolissimo guan- 

fassi poi in modo che il filo si cialino di panno o di drappo nel 

vegga a differenza di quel cucilo, quale conservano gli aghi e gli 

ove il refe è nascosto. Le cuciture spilletti fìccandovegli dentro per 

delle lenzuola si fanno a sopraggitto. la punta. Cuscinetto. 

SOTTOPÙNTO s. m. costura che si TRAPUNTO s. m. lavoro fatto con 

fa per orlare o rimboccare le tele, punto d' ago : specie di ricamo, onde 

o i panni acciocché non isfilaccino. Trapuntare è lavorar di trapunto. 

SPINA s. f. e avv. A SPINA, sorta TRINCIARE v. a. far le frappe a 

di lavoro o di punto fatto coir ago. vestimenti. 

Punto a spina sul collaretto. ZÌE ARA s. f. sorta di lavoro di re- 

SPUNTÀRE V. a. levare ciò che tie- fe. Punto zifara. Spadafora. 



1 



ry 



LAVORI DI CALZE EC. 



AGO, s. m. quello strumento di le- 
gno sul quale s' adatta di molto 
filo e fansi le reti ; la qual quanti- 
tà di filo si chiama Àgata. 

AGO, s. m. piccol cilindro di ferro, 
o d'acciaio con cui si fanno cal- 
ze, berrettini, borse, e simili la- 
vori a maglia. 

AGO DA AGUCCHIARE, ferro da 
Calzetta V. 

AGUCCHIARE, v. a. far de' lavori 
di maglia cogli aghi degli aguc- 
chlatorl. 

AVVIATURA, s. f. l'inviamento, il 
principio che si dk al lavoro della 
calza. 

BACCHÉTTA, s. f. quel piccol ci- 
lindro da calze in cui s'infilano e 
fermano i ferri da calzetta per 
farle : i romani il dicono Canno- 
neito , e Fattorino chiamasi in al- 
cuni luoghi di Toscana. 

CALCAGNO, s. m. la parte d'una 
calzetta che cuopre il di dietro del 
piede che pur dicesi Calcagno. 

CALZAIUÒLO, s. m.V. Calzettaio. 

CALZE ALLA DIVISA, cioè a più 
colori. 

CALZE A STAFFETTA , O A 
STAFFA , diconsi quelle che per 
essere senza peduli rendono simi- 
litudine alla staffa. 

CALZE A TELAIO , quelle lavorate 
sul telaio. 

CALZETTA , s. f. vestimento della 
gamba che fassi con ferri o con 
telai. I lavori delle calzette dicon- 
si maglie'y maglie andanti ^ maglie 
rovescie o giri rovesci o rovescini ; 
giro di maglie : due giri di maglia, 



avviatura , intrecciatura , cogno , 
mandorla o fiore , riprese , calca- 
gno , pedìilo soletta o piede 
delle calzette. 

CALZETTÀIA, s. f. moglie del cal- 
zettaio, o colei che fa le calzette, 
o le racconcia. 

CALZETTÀIO, s. m. quegli che lavo- 
ra calzette o le racconcia. Calzaiuòlo. 

CALZETTE A AGO, A AGÒCCHIA; 
fatte co' ferri. 

CALZINO , s. m. quella calza la 
quale non passa la metà dello 
stinco. 

CAMMÈLLO, s. ra. parte del telaio 
da calze su cui è fermata quella 
parte che con vocabolo francese 
chiamasi la Griglia. 

COGNO D' UNA CALZA , quella 
parte dove le maglie andanti si 
dividono e cuoprono le noci del 
piede detta anche Sta/fa. 

CÒNCIACALZÈTTE, s. de' due g. 
(v. d. u. ) colui o colei che rac- 
concia le calzette. 

COSTURA , s. f. dicesi ([uella lista 
fatta di maglia a rovescio a tutta 
lungliezza che è nella parte dere- 
tana della calza: siffatte liste di- 
consi poi Rovescini. 

FATTORINO, s. m. (v. d. u. ) cosi 
dicono in alcune parti di toscana 
quel bastoncello bucato di cui val- 
gonsi le donne per tenervi i ferri 
nel fare le calze. Bacchetta. V. 

FERRI DA CALZETTA, altrimen- 
ti detti aghi da agucchiare, so- 
no quc' ferruzzl su cui lavoransl le 
calze: Lavorando sui ferri una cal- 
zetta. Tassom C. il 



n 



VESTIMENTI 



FIÓRE, s. m. lavoro che per orna- 
mento si fa alle calze sulla no- 
ce del piede : e dicesi anche 
Conio o Mandorla. V. 

INTRECCIATURA , s. f. lavoro che 
fassi quando è finita la calzetta in- 
trecciando insieme le maglie acciò 
la calzetta non si guasti. 

MÀGLIA , s. f. i vani della rete 
delle calze, e il filo intrecciato che 
forma detti vani; Maglia serrata^ 
Maglia rada, Punto sfilato, d'un 
filo. 

MANDORLA DELLE CALZETTE, 
O CONIO, quel lavoro delle cal- 
zette COSI detto dalla forma , che 
si fa per ornamento , e viene dal- 
la noce del piede fin su a mez- 
za gamba; talvolta dicesi Fiore. 

MODANO , s. m. quel legnetto col 
quale si formano le maglie delle 
reti. 

PUNTO A RETE, retato, maglia. 

RASSETTARE UNA CALZA , acco- 
modarla , quando sia rotta. 

RIMPEDULÀRE , v. a. rifare il pe- 
dule la Soletta alle calze. 



RIPIGLIARE UNA MAGLIA SCAP- 
PATA , acconciar coli' ago la ma- 
glia d' una calzetta, Ripigliare un 
buco. 

RIPRÉSE s. f. pi. lavoro con che 
si unisce insieme il Cogno al 
Calcagno che nel lavorare fannosi 
separati. 

RISCAPPINÀRE, v. a. rifar lo Scap- 
pino ossia il pedule. 

ROVESCINO , s. m. quelle maglie 
fatte a rovescio che formano la 
costura delle calze , Giri rovesci , 
Maglie rovescie. 

SCAPPINÀRE , v. a. far lo scappino 
cioè il pedule. 

SCAVALCARE , v. a. fare che una 
maglia entri nell' altra. 

STRETTI DELLE CALZE, quelle 
parti ove si fa minor numero di 
giri di maglie. 

TELAIO DA FAR CALZE, ED AL- 
TRI LAVORI DI MAGLIA , cosi 
dicesi una macchina ingegnosissi- 
ma che si adopera a ciò , e le cui 
parti son tutte denominate con 
francesismi. 



I 



79 



FILARE , DIPAINARE ECC. 



ACCANNELLARE , v. a. avvolger il 
filo sopra i cannelli per addattar- 
lo alla tessitura. 

ACCIA, s. f. lino, stoppa, capec- 
chio, o canapa che sian filati: nel 
commercio si dislingue l'accia in 
cruda, cotta e tinta in accia ag- 
gomitolata o in matassa : cuocer 
i accia. 

ADDOPPIARE , V. a. si dice pro- 
priamente di filo, accia, panno o 
simili quando se ne mettono due 
o pili capi insieme. 

AGGOMITOLARE, v. a. unir accia, 
refe, o altro filo, come m una 
palla per comodità di metterlo in 
opera, e ravvolgere il filo dipana- 
to in gomitolo. 

AGGUINDOLÀRE , v. a. fermar o 
porre la matassa sul guindolo o 
arcolaio. 

AGGLÌNDOLO , s. m. vedi e di 
Guindolo. 

AMMATASSARE, v. a. ridurre il 
filo in matassa. 

ANIMA DEL GOMITOLO , cencio, 
o carta arrotolata, con cui s'ag- 
gomitola il filo. 

APPENNECCniÀRE, v. a. far pen- 
necchi, metter lana, lino o simile 
sulla rocca per filare , Inconoc- 
chiare. 

APPICCAGNOLO DELLA ROCCA, 
nastro per introdurvi la rocca a 
fine di tenerla sospesa. 

ARCOLAIO , s. m. strumento roton- 
do per lo pili fatto di cannucce 
rifesse o di stecche di legno sul 
(juale si mette la matassa per di- 



Guindolo , Dipanatore : le sue par- 
ti sono Crociera cioè quei bastoni 
posti a foggia di croce che sosten- 
gono le costole , Costole o Staggi 
legni verticali che sono retti dalle 
crociere e intorno a cui si addatta 
la matassa. Fuso ferro o bacchetta 
in cui s'infilano le crociere vol- 
garmente {Gamba). Toppo pezzo 
di legno grosso nel quale sta fic- 
cato il fuso. Ciotolctta specie di 
scodclletla di legno che si suol 
mettere in cima al fuso per riporvi 
il Gomitolo. 

ARCOLAIO CHE SI RIPIEGA , 
quello che è composto di sole co- 
stole riunite fra loro a' capi, che 
s'allargano, e si ripiegano. 

ARROCCARE , v. a. porre il filato 
in sulla rocca. 

ASPO, e NÀSPO, s. m. strumento 
fatto d' un Bastoncello con due 
Traverse in croce contrapposte e 
ahjuanto distanti tra loro sopra le 
quali si forma la matassa. 

BALESTRÙCCIO , s. m. chiamasi 
quelP archetto per dove passa il 
filo quando si fila, s'addoppia o si 
torco, 

BAMBÀGIA s. f. cotone filato. 

BÀNDOLO, s. m. capo della ma- 
tassa che si lega per trovarlo : 
ravviare o ritrovare il bandolo 
della matassa. 

BAVÈLLA , s. f. quel filo che si trae 
da' bozzoli posti nella caldaia pri- 
ma di cavarne la seta. ; 

BENDINE, s. m. quel laccio da 
cui s' incomincia a dipanare e a 
svolgere la matassa. Bàndolo. 



M 



VESTIMENTI 



BORDIGLIÒNE , s. m. difetto nella 
filatura della lana quando la fila- 
torà nelP avvolgere la gugliata sul 
fuso allenta troppo la mano e ne 
lascia andare di quella che non è 
torta e che per essere avvolta sul 
fuso non può più torcersi. 

CANNONE, s. m. pezzo di canna di 
lunghezza intorno a un mezzo 
braccio sopra il quale, s'incanna 
seta o lana o simili materie. 

CÒCCA, s. f. bottoncino che è al- 
l' uno o all' altro capo del fu- 
so che ritiene il filo : e anche 
per quel poco d'annodamento che 
vi si fa perchè non Iscatti quando 
si gira il fuso e si torce. 

CONÒCCHIA , s. f. rocca ; e si usa 
più propriamente per la rocca col 
pennecchio avvoltovi attorno. 

CORDA ETERNA, O PERPETUA, 
quella che circonda la ruota d'un 
mulinello e che è unita insieme 
da due capi e non ha né princi- 
pio ne fine. 

COSTOLE DELL'ARCOLAIO, le- 
gni verticali che son retti dalle 
Crociere e intorno ai quali si ad- 
datta la matassa. 

DIPANARE , V. a. aggomitolare 
traendo il filo dalla matassa e for- 
mandone il gomitolo per comodità 
dimetterlo in opera, e propriamen- 
te svolgere il filo dalla matassa. 

DIPANATÓIO , s. m. per Arcolaio. 

ACCARISIO. 

DIPANATRÌCE, s. f. donna che ag- 
gonriltola il filo ol' accia. Spadafora. 

FILARE, v. a. unire il tiglio o il 
pelo di lino, lana, canapa o si- 
mil materia torcendolo e riduccn- 
dolo alla maggior sottigliezza. 

FILATOIÀIO , s. m. colui che la- 
vora al filatoio. 

FILATOIO, s. m. ordigno da filare 
il lino, la lana e slmili: e luogo 
ove sono i valichi ed altri ingegni 
da filare la scia. 



FILATÌCCIO, s. m. filato di seta 
stracciata ; detto anche Filaticcio 
di seconda sorta. 

FILO , s. m. quello che si trae fi- 
lando da lana, canapa, lino e si- 
mili ; nel pi. fa fila e fili. 

FIÓRE, s. m. dicesi il cotone ben 
pettinato e pulito , e fiore u filato 
di esso fiore. 

FUSÀIO , s. m. colui che fa le fusa. 

FUSAIUÒLO , s. m. strumento di 
terra cotta o d' alabastro o piombo 
ritondo, bucato nel mezzo, il qua- 
le si mette nel fuso acciocché ag- 
gravato giri più unitamente e me- 
glio. Rotella. 

FUSÈTTO , s. m, piccolo fuso , 
Fusarello. Bergantini. 

FUSO , s. m. strumento di legno 
lungo comunemente intorno a un 
palmo, diritto, tornito, e corpac- 
ciuto nel mezzo , sottile nelle pun- 
te , nelle quali ha un poco di ca- 
po che si clilama Cocca al quale 
s' accappia il filo acciocché tor- 
cendosi non isgusci. 

FUSO , s. m. altro strumento co- 
munemente fatto di ferro, non per 
filare, ma per torcere, e infilare 
il cannello, rocchetto ec. per av- 
volgervi sopra il filo. 

FUSO , s. m. ferro lungo e sottile 
il quale si ficca da una banda in 
un toppo di legno che lo tien fer- 
mo e dall'altra visi infila l'arco- 
laio per dipanare. V. Arcolaio. 

GOMITOLÀRE , v. a. V. Aggo- 
mitolare. 

GOMÌTOLO , s. m. palla di filo 
ravvolto ordinatamente per como- 
dità di metterlo in opera. 

GROVTGLIÒLA, s. f. quel ritorci- 
menlo che fa in se il filo quando 
e troppo torto. 

GUGLIATA , s. f. quella quantità 
di filo che si torce col fuso og 
volta che si trae il lino, canapa 
o simile dalla rocca. 



Ila p 
ni f 



FILARE , DIPANARE EC. 



81 



\ 



GUÌNDOLO, s. m. lo stesso che 
Arcolaio V. 

INCANNARE , V. a. avvolger filo 
sopra cannone o rocchetto. 

INCANNATÓIO, s. m. molinello da 
incannare la cui ruota dicesi 
Tornello^ 11 ferro In cui s'infila- 
no 1 cannelli Schidione: e Noce 
quella rotelllna che riceve la cor- 
da e fa girare lo schidione. 

INCONOCCHIARE, v. a. mettere in 
sulla rocca il pennecchio , che è 
quella quanllUi di lino, o altro 
che si mette in sulla rocca in una 
voli a. 

INNASPARE, V. a. avvolger il fila- 
lo in sulla naspa per formarne la 
matassa. 

LUCÌGNOLO , s. m. manelllna di 
canapa, o lino, che si pone in 
una volta in sulla rocca per filarla. 

LUFF'O , s, m. cosa ravviluppala e 
ravvolta insieme senz'ordine, e si 
dice di stoppa, di lino, di bam- 
hagia , di panni e simili cose. 

MANLLLINA , s. f. principio , o fine 
del gomitolo, che conteneva ancora 
pochissimo filo. Gomiiolino. 

MATASSA, s. f. celta quantità di 
fila avvolte sulT aspo o sul guin- 
dolo. 

MAZZE, s. f. p. specie di piombini 
di legno ma più grossi a' quali si 
avvolge refe o simile per far cor- 
doni. 

NASPATÒIO , s. m. strumento di 
legno nel quale le donne formano 
la matassa del filo , che si trae dal 
fuso. Aspo, Na.^po. Politi. 

NASPATRÌCE, s. f. la donna che 
coglie il filo col naspo. Spa- 
da fora. 

PEN^È(:CIllO, s. m. quella quanti- 
tà di lino, lar.a o slmili che si met- 
te in una volta sulla rocca per 
filarla. 

PERGAMÈNA , s. f. quella carta che 
cuopre il Uno in sulla conocchia 

11* 



ridotta in forma di cartoccio, delta 
COSI perchè per lo più si fa di 
carta pecora. 

PIOMBÌNI, s. m. pi. legncttl lavo- 
rati al tornio a' quali si avvolge 
seta o refe per farne cordelline , 
trine, glglletli ed altro. 

RAGGOMITOLARE, v. a. aggomi- 
tolare di nuovo lo sgomitolato. 

RAVVIARE IL BANDOLO; RAV- 
VIARE LA MATASSA, riordinar- 
ne le fila avvlliippnte. 

REFE ADDOPPIATO, cioè a due 
capi. 

RETARSI, RETICOLARSI, v. n. p. 
intrecciarsi a guisa di rete, e dicesi 
del filo. 

RÒCCA, s. f. pronunziata coli' O. 
stretto, strumento di canna o si- 
mile sopra il quale le donne pon- 
gor o lina o lino o altra materia 
da filare. 

SCANNELLARE, v. a. svolgere il 
filo di sul cannello. 

SCOMPIGLIARE, v. a. disordinare, 
confondere e perturbar l'ordine 
propiio dello matasse. 

SCONOCCHIARE, v. a. tirare d'in 
sulla rncra 11 pennecchio filandolo. 

SCONOCCHI ATÙRA, s. f. avanzo 
dol pennecchio. 

SGOMITOLARE, v. a. disfare l'ag- 
gomitolato , contrarlo d' Aggomi- 
tolare. 

STAMAIUÒLO, s. m. chi lavora, 
vrnde , o dà a filare lo stame. 

STOPPA DI FILATICCIO , borra 
di seta. Catarzo , Scatarzo. 

STRISCIATÒIO, s. m. (v. aretina) 
quel cencio lano pel quale fanno 
passare il filo dell' accia le donne 
quando dipanano: in Toscana il 
dicono Tritolo. V. 

TORCITÓIO , s. m. strumento dì 
legno da filar lana , lino e slmili 
che ha una ruota girando la quale 
si fila e torce il filo, Mulinello f 
Balestruccio , Filatoio^ 



82 



VESTIMENTI 



TORCITÓRE, TORCITRICE, colui TRÌTOLO, s. m. pezzuolo di panno 

e colei che torce. che densi fra le dita nel dipanare. 

TORCITURA, s. f. l'atto o il mo- VILUPPO, s. m. fila di accia, seta, 

do del torcere. lana, e simili ravvolte insieme in 

TRASCANNÀRE, v. a. svolgere il confuso. 

filo da un cannone ed avvolgerlo 

sopra un altro. 



83 



DEL BUCATO 



ÀMIDO, s. m. materia spremuta da 
grano, macerata nell'acqua In uso 
per dar la salda alle biancherie. 

ÀNIMA , s. f. grossa piastra di ferro 
che scaldata rovente si mette nel 
ferro da dar la salda. 

APP[ XTARE I PANNI CHE SI 
HANNO DA METTERE IN BU- 
CATO , unirli insieme, attaccarli 
con punti di cucito. 

BAGNARE IL BUCATO, mettere i 
pannilitu noli' acqua. 

BOLLIRE UN BUCATO , versarvi 
sopra la cenerata bollente. 

BUCATINO , s. m. piccol bucato , 
o piccola quantità di panni im- 
bucatati in una volta. 

BUCATO , s. m. imbiancatura di 
panuilini fatta con cenere bollita 
in acqua e messavi sopra ; e buca- 
lo si dice anche quella quantità 
di pannilini che s'imbucatano in 
una volta : le azioni del bucato 
sono immolare^ bagnare il bucato^ 
dimoiare, imporre, gettare il ranno 
calilo , sconcare il bucato , risciac- 
quare, e sciorinare. V. 

CENLRÀCCIOLO, s. m. panno che 
cuopre i panni sudici che sono 
nella conca del bucato sopra del 
quale si versa la Cenerata. 

CENERATA, s. f. composto di ce- 
nere ed acqua. Rannata. 

COLATÓIO, s. m. (juel vaso forato 
da basso pieno di cenere per cui 
passa l' acfjua diventando ranno. 
CONCA, s. f. vaso di gran concavità 
fatto di terra cotta che serve pro- 
priamente per fare 11 bucato. 
CONCA CHE CROCCIA, cioò, o fes- 



sa, o sconnessa e che percossa man- 
da un certo suono clie indica im- 
perfezione. 

CONCHÈTTA, s. f. piccol vaso da 
bucato. 

CORNO, E COR.NETTO DA STEN- 
DERE , istromento di ferro fatto 
a guisa di corno , avente la parte 
grossa tonda e ben liscia , sostenuto 
sopra un ferro più sottile che met- 
te in un picciol Ceppo di legno che 
il sostiene e serve per istendere o 
stirare le digiune o gale ed anco 
i merletti o giglietti. 

CUCCHIAIA, s. f. strumento di ferro 
col quale si dà la salda alla bian- 
cheria. 

CURA , s. f. luogo dove si purgano 
e s'imbiancano le tele e i panni- 
lini: in alcuni di essi si bastono 
con certe specie di gualchiere o 
almeno con pestelli o mestole di 
legno. 

CURANDÀIO , s. m. chi fa bianche 
le tele. 

CURARE , V. a. imbiancare i panni- 
lini rozzi. 

DIMOIARE, V. a. passare i panni- 
lini nel ranno prima di porli in 
bucato. 

FAR BOLLIRE IL BUCATO, far 
fuoco al paiuolo acciò il ranno sia 
ben bollente. 

FAR BUCATO O IL BUCATO, la- 
vare o imbiancare i pannilini con 
sapone e lisciva. 

FÈRRO s. m. quello slumento con 
cui ben riscaldato si distendono le 
biancherie ; Fcno da insaldare^ o 
da stirare. Lìscia, 



84 



VESTIMENTI 



FERRO DA SPIANARE, ferro da 
sarti, quadrello. 

GETTARE IL RANNO CALDO SUL 
BUCATO , operazione che si fa 
per nettare i pannilini quando 
sendo stati dimoiati sono già im- 
posti nella conca. 

IMBUCATÀRE, v. a. imbiancare e 
tor via il sudiciume ; ma non si di- 
rebbe se non che del pannilini. 

IMMOLARE IL BUCATO, mettere 
iieir acqua in molle i panni sudici. 

IMPORRE , V. a. assestare i panni- 
lini sudici nella conca per isparger- 
vi sopra acqua bollente e cenerata. 

INAMIDARE, v. a. dar P amido, 
dar la salda. 

INCARTATO , add. dicesl delle stof- 
fe di lino o seta e delle trine e 
simili già bagnate nella salda. 

INSALDATÀRA s. f. ( v. d. u. ) 
donna che prezzolata dà la salda 
alla biancheria. Alberti. 

INSAPONARE, V. a. impiastrare di 
sapone. 

LAVANDÀIA, s. f. colei che lava i 
panni , Lavandiera , Lavandara 
voci ant. 

LAVANDÀIO , s. m. colui che lava 
e netta i panni. Curandaio j Netta- 
panni. 

LISCIA, s. f. strumento di ferro con 
cui si dà la salda alla biancheria. 
Ferro , Saldatore , Ferro da 
insaldare. 

LISCIVA s. f. acqua nella quale si 
è fatta bollire della cenere. 

MAESTPiA s. f. maniera di ranno 
fortissimo onde si fabbrica il sapone. 

MASTIO s, f. frtrro che riscaldalo si 
metto nella cucchiaia. 

ME ITER E IN BUCATO, porre i 
pannilini nel bucalo. 

PAIUOLO s. m. spezie di caldaia 
grande da farvi il ranno pel bucato. 

PANNI SUDICI, CAMICIE SUDI- 
CIE ec. di cesi de' pannilini spor- 
chi da imbucatarc. 



PÈZZE , PANNI , CAMÌCIE , LEN- 
ZUOLA DI BUCATO, cioè ben 
bianche e pulite perchè non anco- 
ra adoperate, dopoché furono im- 
bucatale. 

PRÈSA , s. f. cosi diconsi gli stracci 
che s' usano per tenere in mano il 
ferro da stirare senza scottarsi. 

PUNTATA , s. f. più pannilini sudi- 
ci uniti insieme con una tirata 
d'ago per darli alla lavandaia da 
purgare. 

RANNATA , s. f. queir acqua che 
si trae dalla conca piena di pan- 
ni sudici, gettatavi bollente sopra 
la cenere. 

RANNIÈRE, s. m. vaso a similitu- 
dine di piccol doglio, che riceve 
e tiene il ranno che passa dal 
colatoio. 

RANNO, s. m. acqua passata per la 
cenere o bollita con essa. 

RANNO DI MEZZO , ranno passato 
sopra calcina viva. 

RISCIACQUARE V. a. V. Sciacquare. 

RISCIACQUATÒRE, s. m. chi lava 
nall' acqua corrente. 

RISCIACQUATURA s. f. l'atto di 
risciacquare i pannilini per purgarli. 

SALDA s. f. acqua in cui sia stata 
disfatta gomma o amido ; e serve 
per far stare incartati e distesi i 
pannilini, le trine, i merletti ec. 
onde dar la salda alla biancheria 
vale inamidarla , darle V amido. 

SAPONÀIO s. m. colui che fabbrica 
o \Gn(\Q sapone. 

SAPONATA s. f. quella schiuma che 
fa l'acqua ove sia disciollo il sa- 
pone; e nell'uso per la lavatura 
diesi fa a' pannilini col solo sapone. 

SAPONE s. m. mistura di varie sor- 
ta, composta cofnunemonte d'olio, 
calcina e cenere che s' adopera per 
lavare e per purgare ì panni. 

SCIABORDARE v. a. e SCIAGUAT- 
TARE V. a. diguazzare o battere 
un panno in un truogolo o rigagnolo 



DEL BUCATO 



85 



per levargli 11 ranno, 11 soverchio 
colore e simili: tali verbi dicono 
più di Sciacquare. 

SCIACQUARE v. a. pulire nuovamen- 
te con acqua semplice ciò che fu 
precedentemente lavato: purgare 
i pannilinl del ranno o sapone: 
dar l'ultima mano alla purgatura 
del bucato. Risciacquare. 

SCIACQUATURA s. t. l'acqua in cui 
si è sciacquala alcuna cosa. 

SCIAGUATTARE v. a. V. Sciabor- 
dare. 

SCIORINARE, V. a. spiegare all'aria, 
e si dice per lo più de' panni. 

SCONCARE V. a. cavar fuori dalla 
conca il bucato. Scoticare il bucato. 

SOPPRESSA , s. f. strumento da sop- 
pressare composto di due assi tra 
le quali si porjc la cosa che si vuol 
soppressare caricandola e strin- 
gendola. 



SOPPRESSÀRE, V. a. mettere in 
soppressa alcuna cosa. 

TAMBURLANO, s. m. arnese di le- 
gno a foggia di tamburo per uso 
di scaldare la biancheria. 

TÈGGIllA, s. f. arnese di rame di 
superfìcie convessa sostenuto da 
alcuni piedi di ferro sopra di cui, 
postovi sotto il fuoco, si distendo- 
no 1 collari , e simili. 

TELA GOMMATA, cioè bagnata in 
acqua con gomma sciolta. 

TENDERE IL BUCATO O BUCATI- 
NO, stenderei pannilini sulle corde. 

TENER LE RAGIOM DEL BUCA- 
TO, tenere 11 conto, le liste del 
bucato. Bresciam. 

VACCA, s. f. quella traccia ne* pan- 
ni che fa l'acqua iu coti torno nel 
lavarteli per una macchia levala. 

VASSÓIO , s. m. la tavoletta dc'pan- 
ni da lavare. Salvim. 



86 



DEL PETTINARE 



ACCAPPA.TTÒIO, s. m. manto di 
lino che è increspato da capo, e 
cuopre tutta o parte della persona, 
serve per lo più a uso di soppra- 
veste , e specialmente per non in- 
sudiciar i panni nel pettinarsi. 

ACCONCIATURA, s.f. intrecciamen- 
to de' capelli e degli ornamenti 
che intorno ad essi si pongono le 
donne in capo. 

ACQUA NANFA, volgarmente lanfa, 
sorta d' acqua odorosa cavata per 
distillazione. 

ACQUA PiOSA, acqua tratta per di- 
stillazione dalle rose. 

APPARECCHIATÒIO , s. m. tutto 
r apparecchio necessario per abbi- 
gliare una persona e specialmente 
una donna ; a questa voce cor- 
risponde la voce Francese Toelette 
che dicesi comunemente Toletta 
o Tavoletta. 

ARRICCIARE I CAPELLI inanellar- 
li con arte per abbellirsi , fare 
i ricci. 

ARRICCIATURA , s. f. dicesì de' ca- 
pelli acconci a ricci, o ricciolini. 

BACINO, s. m. vaso cupo di forma 
rotonda per uso comunemente di 
farsi la barba o di lavarsi le 
rnnni. 

BAIvIilERE, s. m. che pur dicesl 
Parrucchiere con v. d. uso; quegli 
che taglia e rade la barba , tonda 
e tosa i capf.lli. Gli arnesi del IJar- 
Licre sono Rasoio, lì acino ^ Sciu- 
gatoio , Sapone , Secchia. 

BA\AGLI\0, s. in. quella pezzuola 
che s' adopera per nettar i rasoi 
nel farsi la barba. 



BELLETTO, s. m. quella materia 
colla quale le femmine si lisciano. 

BIÒCCOLO DI CAPELLI , una pic- 
cola parte unita insieme ; ed anche 
quelli che nelT incresparsi sogliono 
intrigarsi nel pettine, e che poi 
si gittano. Bresciani. 

BIONDA, s. f. lavanda colla quale 
le donne si bagnano i capelli per 
farli biondi. 

BOPiSA, s. f. piccolo sacchetto d'er- 
mìsino o simile in cui dagli uomi- 
ni si chiudevano i capelli dalla 
parte di dietro. 

BORSA DE' PETTINI o SACCHET- 
TO, custodia ove si tengono. 

BOTTONE, s. m. alcuni vasetti di 
vetro , d' avorio o simile , ove si 
mettono essenze e liquori preziosi 
in piccola quantità. 

BÙCCIO, s. m. pelle fina, sopra 
cui si strisciano i rasoi o simile 
per affilarli. Limbello. 

CALAMISTRO , s. m. strumento di 
ferro per uso d' arricciare i capelli. 

CAPELLIÈRA , s. f. que' capelli 
posticci , che portano le donne sul- 
la fronte, o alle tempie per ri- 
piegare alla mancanza de' capelli 
naturali, o alla canutezza, volgar- 
mente Finta. 

CARTE, CARTINE, s. f. pi. carto- 
line nelle quali si avvolgono i ca- 
pelli a ciocchettine per far si che 
riescano ricci che volgarmente di- 
consi alla francese papigliotli. 

CERETTA , s. f. specie di moccolo 
odorifero con che le donne tengono 
su e lustrano i capelli intorno in- 
torno al capo. 



i 



DEL PETTINARE 



87 



CERFÙGLIO, CERFUGLIÒNE s. 
m. dicesi d' una ciocca di capelli 
lunghi e disordinali. 

CERiSÈCCHIO, s. ni. piccola ciocca 
di capelli separata dal resto della 
capelliera pendente dalle tempie 
delle orecchie. Cerfuglio , Fiac- 
cagote. 

CILINDRETTI DI BAMBAGIA CON 
FILO DI FERRO ENTRO, vol- 
garmente Tira buscioni', strumenti 
che servono per avvolgervi capelli 
o ricci in spire. 

CIPOLLÒTTO , s. m. annodatura 
de' capelli dietro la collottola e 
chiusi in una piccolissima borselli- 
na con un capplctto di nastro. 

CISOIETTE CURVE , CISOIETTE 
A LIMA , piccole forbici che ser- 
vono a chi si pettina , pulisce e 
adorna. Bresciani. 

CODA , s. f. quella parte di capelli 
che si porta per lo più di dietro 
ravvolti e ristreili insieme. 

COSTOLA DEL PETTINE , la sua 
maggior grossezza , che e come la 
base dei denti. 

CRESPO , s. m. cos'i dicesi quella 

Parte de' capelli che s'increspa al- 
insii della fronte, e da lato alle 
tempia. 

CUÒCERE I CAPELLI , mettere 
i capelli al forno dopo averli 
rivolti attorno al piombino e posti 
dentro ad una pasta di crusca: que- 
sta operazione fa loro prendere il 
riccio. 

DARE IL CONTRAPÈLO E RA- 
DERE IL CONTRAPÈLO , diccsi 
del barbiere che dopo aver raso 
li pelo rade il residuo a rovescio. 

DIRIZZATÒIO, s. m. strumento 
d'acciaio o di ferro o simile lungo 
circa a un palmo, ma acuto da 
una banda per isparlirc e separare 
i capelli (1(^1 rapo in due parti 
uguali. Dirizzacriney Discriminale. 

DIRIZZATURA, s. L quel rigo che 



separa i capelli in due parti per 
mezzo la testa. Scriminatura. 

DISCRIMINATURA , s. f. quel rigo 
che separa i capelli in mezzo al 
capo : colla discriminatura de' ea- 
pcìli (oggid'i ) formano pioggia 
per fare un beiricciolone. ììi^ESCwy i. 

DIRlZZxVCRINE, s. m. Discriminale j 
Dirizzatalo. V. 

ESSÈNZA , s. f. sorta di liquore 
tratto per distillazione da' fiori o 
altre sostanze odorose. 

FERRO DA ARRICCIARE, stru- 
mento de' barbieri a guisa di for- 
bici per uso d' arricciare le basset- 
le e i capelli. Bresciam. 

FIOCCO DA POLVERE O DA IM- 
POLVERARE , dicesi di quello 
che e fatto di più fili di seta o di 
\c(n3i insieme unhc. Fiumi no ^]\ a jypa. 

FORCÈLLA, s. f. specie di forchet- 
lina , che serve a fissare i capelli. 
Forcelletta , Forcuzza , Ferretto 
da capelli j Forcina, Sporgere una 
forcina. 

FPvONTÌNO, s. m. sorta di parrucca 
che cuopre soltanto la parte ante- 
riore del capo. 

IMBELLETTARSI v. n. p. vale prò- 
priamente tingersi di belletto, ma 
si prende generalmente per lisciarsi. 

INANELLARE LA CHIOMA, I CA- 
PELLI arricciarla a guisa d'anelli, 
darle il riccio , farle prendere \\ 
riccio. 

INTRECCIARE , v. a. far le trecce. 

LENDINÌNO , s. m. pettine fittissi- 
mo , cos'i detto dal chiappare le 
lendine a chi ne è sozzo. 

MANTÈCA , s. f. composizione che 
si fa collo strutto mischiandovi 
odori , essenze. Pomata ; Alberelli , 
o Vasetti da manteca. 
MASCELLA DEL PETTINE , è (pici 
dente più grosso e largo ai capi 
di esso por lortez/.a. 
MAZZOCCHI ÀI A, s. f. colei che 
concia le teste alle donne, Conciateste. 



88 



VESTIMENTI 



MAZZÒCCHIO, s. m. dlcesi de' ca- 
pelli delle donne legali tutti in un 
mazzo. 

MÉTTERE INCARTA, involtar con 
carta ì capelli naturali per farli 
rimanere inanellati. 

MOSCHE , s. m. pi. si chiamavano 
altre volte que'due pezzetti di bar- 
ba che si lasciavano sul labbro su- 
periore alle due estremità. V. Piz- 
zo , Basetta , Barba. 

NAPPA , s. f. o flocco da polvere, 



PETTINE SPICCIATÒIO O PET- 
TINE DÓPPIO, pettine con due 
ordini di denti fitti dalle due par- 
li opposte con piano in mezzo e 
con quattro mascelle. 

PETTINI D'AVORIO; PETTINUCCI 
DI TARTARUGA, cos'i detti dalla 
materia onde son fatti. ButsClAM. 

PETTINI DI FILO DI FERRO DA 
PARRUCCHIERI. 

PETTINI ÈRA , s. f. quelP arnese 
dove si tengono i pettini. 



o da impolverare. V. Piumino , PEZZETTA , s. f. bambagello tinto 



Fiocco ec. 
PALETTE DA RISPIANARE, stru- 



in rosso che serve per liscio e viea 
di Levante. 



menti a guisa di piccole pale di PINZETTEA LIMA, PINZETTE PEI 



cui si fa uso a lisciarsi. 
PALLA DI SAPONE MUSCHIATO, 

della quale si fa uso a lavarsi e a 

farsi la barba. 
PANIERUZZO , PANIERUZZOLO , 

IN SOMMO AL CAPO ; dicesi de' 



PELI DEL NASO, strumenti come 
piccole mollette che servono a chi si 
rade, liscia e adorna. Bresciani. 
PIUMINO, s. m. fiocco da impol- 
verare i capelli fatto di piuma di 
ci^no. V. Fiocco da polvere. 
capelli ridotti in mazzo e disposti a PIZZO , s. m. Barbetta , nappo o sia 
forma di paniere. Bresciani. più fili di barba che lasciansl sul men* 

PARRUCCA, s. f. zazzera o chioma to. Pizzocchero , Basetta, Mosca. 
finta che pur diccsi Zazzera pò- POLVERE DI CIPRI, specie di pol- 
sticcia. vere odorosa di cui si fa uso per 

PARRUCCHINO , s. m. parrucca impolverale i capelli, delta vol- 

^ piccola. gannente Cipria. 

PETTINE, strumento da ravviare i PROFUMIÈRE, s. m. e PROFU- 
capclli e da ripulire il capo, fatto MIERA , s. f. chi fa o vende pro- 



di diverse rnaicrle e in diverse ma- 
niere, oggidì si usano ancora petti- 
ni falli pur adornamento del capo. 

PEniNE A FUSELLINO E FU- 
SELLINO , specie di pettine che 
serve a fare i ricci a' capelli cosi 
dello perchè da una parte è fatto 
a fof'fjia di fusellino. 

PETTINE DA PARRUCCHIÈRE , 



fumi, manteche, essenze ec. Pro- 
fumièra o Profumino è anche il 
vaso ove si ardono i profumi. Nota. 
RASOIO, s. m. coltello taglientissi- 
iiio col quale si rade il pelo. Ba- 
soio addentato y Scartalo , Sfolgo- 
rante , FU di rasoio. Menare il 
rasoio , Affilare il rasoio , Basoio 



che leva bene. 
dicesi al pettine più lungo che RAVVIARE LE TRECCE, I CA- 
largo, mezzo filto e mezzo rado PELLI, riordinarle. BuESCIANI. 

RIMBIONDÌRE , v. a. far biondi i 

capelli con arte. 
SAPONÈTTO, s. m. SAPONÉTTA, 
s. f. sapone più gentile e odoroso. 
Saponetto muitiato , Pasticchi , 
Sapone t ti. 



con costola tonda e due mascelle 
PETTINE FITTO, pettine con den- 
ti mollo spessi. 
PETI INE RADO, pettine molto 
largo con denti grossi e radi e 
serve per istiigare i capelli. 



DEL PETTINARE 



89 



SCOPETTÌM PEI DENTI, PER 
L' UGNE , sorta di spazzolette di 
più foggie che servono a pulire. 
Bresciani. 

SCRINARE y s. m. sciogliere e di- 
stendere i capelli. 

SPAZZOLINI DA CAPELLI, sco- 
pette, arnesi fatti con setole più 
forti che servono in luogo di Pettini. 

SPICCIATOLO, agg. di pettine lo 
stesso che Pettine doppio. 

STÉCCA ELSÀTICA , PER PULÌ- 
RE LA LINGUA. 

STIACCINE, s. m. (v. d. u.) ferro 
con cui si scaldano e si stiacciano 
le carte che si usano per arricciare 
i capelli. 

vSTRECClÀRE, V. a. disfar le treccie. 

STUCCO, s. m. materie che le don- 
ne si mettono sopra il viso per 
imbellettarsi la faccia e turarsi le 
marsfirii del vaiolo e altre cicatrici. 

TELAIO, s. m. macchinetta compo- 
sta di due ritti imperniati in un 
asse ad uso di tessere i capelli. 

TESTIÈRA DA PARPvUCCHE quel- 



la testa di legno su cui si tengono , 
pettinano ed acconcianoleparrucche. 

TIGNÒNE, s. m. (v. d. u.) dicesi 
della parte deretana de' capelli del- 
le donne. 

TOLETTA , s. f. assortimento o ap- 
parato di vari arnesi ed abbiglia- 
menti per cui s'adorna la donna 
nel gabmetto. Tavoletta, Àpparec- 
chiatoio, Toeletta. Nota,Algarot- 
Ti: il Parenti osservando che il 
nome frane. Toilette non deriva da 
Table ma è diminutivo di Toile 
dice che avrebbe a scriversi Te- 
letta come corresse il Parini Ìq 
quel suo verso. 

Te la teletta attende. 

TOPPE, s. m. e TUPÈ , TUPPÈ v. 
frane, adornamento che si fa de* 
capelli tratti all' insù della fronte 
indietro. 

TRECETTA DELLE TEMPIE : pic- 
cola treccia che or portasi a' lati , 
che per lo più si fa salire dietro 
le orecchie. Bresciani. 



12 



90 



ARNESI DE PETTIIVAGIVOLI 



BOCCÀGLIA , s. f. la parte più gros- 
sa delle corna , toltone la punta. 

CAPRA , s. f. arnese a tre o quattro 
piedi che vale per fissarvi 1' osso 
che si vuol spianare col Pavone, 

CEPPO , s. m. specie di strettoio con 
mattonelle di noce ad uso di addi- 
rizzare le ossa. 

FERRO DA ALLARGARE, strumen- 
to da sfondare i corni. 

FOPtA , s. f. strumento da pareggia- 
re il pettine da parrucchieri dalla 
parte del rado. 

OSSO , s. m. sotto questo nome si 
comprendono le corna, V avorio e 
simili di cui si formano i pettini. 

PANCA , s. f. arnese che ha una te- 
sta chiamata Torchio su di cui si 
fa qualunque lavoro intorno a' pet- 
tini. 

PARONE , s. m. strumento a due 
tagli e due manichi per digrossar 
l'ossa e le corna da fare i pettini. 



PETTINÀGNOLO, s. m. quegli che 
fabbrica i pettini. 

PETTINÀRO , e meglio PETTINA- 
IO s. m. artefice che fabbrica pet- 
tini. Garzoni. 

PIANETTÌNA, s. f. strumento di den- 
tatura più fina del Pianeti oncino. 

PIANETTONCÌNO , s. m. piccol 
pianettone con cui si ripassano li 
denti del pettine e si attendano. 

PIANETTONE , s. m. strumento ad- 
dentato a scaletta con cui si riuni- 
scono i denti del pettine e si tira- 
no a pulimento. 

RICURÒNE , s. m. specie di lima a 
piramide con doppia dentatura per 
limare il pettine dalla parte del 
fine. 

SPADÈTTA, s. f. ferro con cui si 
pulisce in ultimo da ogni sfregio 
la costola del pettine. Sbadiglia* 

TÒRCHIO , s. m. strumento da fare 
i pettini. V. Panca. 



91 



ABITAZIONE 



ahivesi di camere , sale , gabiivetti ecc. 



ACORAIUÒLO, s. m. guancialino 
di panno o drappo dove le donne 
consnrvano le àcora , o gli spilli. 

ADD0f3BO , s. m. arnese per lo più. 
per uso ed ornamento delle stanze. 

AGGRUPPATO acid, dicesi delle cor- 
tine e simili quando per tenerle 
alzate si fa una specie di gruppo 
da cui ricascano le riprese per co- 
modo e per ornamento. 

ALTARINO, s. m. piccolo altare, e 
inginocchiatoio che si tiene in ca- 
mma por firvl orazione. 

APPARIXCHIATÒIO, s. m. tutto 
l'apparecchio necessario, per abbi- 
gliare una persona, e specialmente 
una donna. Tavoletta, Teletta. 

APPOGGIATÓIO, s. m. schiena del- 
le sedie da appoggiare. 

ARAZZO , s. m. panno di lana tes- 
suto a figura od a fogliami in di- 
verse maniere da apparare stanze 
così detto da Aras dove fu prima 
lavorato. O^gi questa sorta di pan- 
ni si fanno in Fiandra, in Francia 
e in Italia con mistura di seta , 
o d'oro molto ricchi e di bellissi- 
ma vista. Politi. 

ARCUCCIO , s. m. arnese arcato 
fatto di strisele di legno , che si 
tiene nella zana a' bambini per 
tener alzate le coperte che non gli 
affochino. 

ARMADKJ, s. m. arnese di legno 
fallo per riporvi checchessia entro, 



e serrasi e apresi a guisa d' uscio co- 
gli Sportelli. 

BACINO , s. m. vaso di metallo 
di forma ri tonda e cupa , per uso 
di lavarsi comunemente le mani e 
il viso, 

BANDINÈLLA , s. f. specie di sclu- 
gatoio da asciugar le mani ; oggi 
si usa per cortina e specialmente 
delle finestre. 

BATTITÓIO, s. m. quella parte 
della cornice d'uno specchio, d'un 
quadro o slmile in cui s'incastra 
il quadro o il cristallo. 

BAÙLE , s. m. sorta di cassa o va- 
ligia da viaggio. 

BIANCHERÌA, s. f. ogni sorta di 
pannolino di color bianco , co- 
me tovaglie , lenzuoli , camicie 
ec. il corredo della biancheria. 
Bresciam. 

BIDÈ , s. m. ( V. frane. ) arnese a 
guisa di seggetta di cui servonsi 
specialmente le donne per pulizia. 

BRACCIALÉTTO , s. m. quel drap- 
do che riveste i bracciuoli d'una 
seggiola e slmili. 

BRACCIEÓLO, s. m. manico della 
seggiola. 

BRACIÈRE , s. m. vaso per lo più 
di rame, frrro o argento , dove 
s'accendono le brace per iscaldarsi. 

BRÒCCA , s. f. vaso di terra colta 
col beccuccio per servizio dell' a- 
cqua, o d'altro liquore. 



49 



ADITAIIONE 



BUFFÉTTI, s. ra. pi. que' due ar- 
madini che tengonsi uno per parte 
del letto : Buffetto usasi anche per 
tavolino. 

BUGIA, s. f. lucernetta d'argento, 
d'ottone o latta a foggia di casset- 
tina bislunga , talvolta tonda dalla 



CANAPÈ , e CANOPÈ , s. m. (frane, 
dell' uso) specie di letluccio o di 
lungo sedile nobile e agiato. Salvini. 
CANDELABRO , s. m. oggi si pren- 
de per candelliere a più lumi so- 
stenuti talvolta da figure, fogliami 
e viticci, 
parte di sopra ad uso di traspor- CANDELÙZZA^ s. f. sottil candela 



tarla in qua e in là, senza spander 
Tolio. Le parti di tali bugie sono 
Corpo e Luminello e per accesso- 
rio Molettine e Spegnitoio; talvol- 
ta la bugìa è un Piattellino con 
raanlco e Boccinolo per ricevere la 
candela. Bugia si dice anche un 
altro strumento fatto a bariletto 
per ristesso uso; ma con candela, 
che con nome più particolare e 
detto Stopiniera. V. 

BURO, s. ili. ( dal frane. Bureau ) 
V. d. u. specie di cassettone che 
si chiude superiormente al davanti 
con una ribalta, che ealata orizzon- 
talmente può servire per tavola ad 
uso di scrivanìa. 

CALxATA^ s. f. quella parte di un 
drappo che alzato a padiglione e 
ripreso in qualche parte si lascia 



ravvolta in varie forme ad uso di 
portare in mano per veder lume, 
volg. Cerino. 

CANÌLE , s. m. letto da cani ; e 
prendesi per ogni cattivo letto. 

CANTARANO , e CANTERANO s. 
m. V. Lombarda usata anche in 
Toscana V. e dì Cassettone. 

CANTORA , s. f. COSI diconsi le cas- 
sette del Cantorale o Canterale il 
Comode de' francesi e il Cassetto- 
ne degli antichi. 

CAPEZZALE, s. m. quel guanciale 
che si pone da capo del letto lungo 
quanto è la largiiezza del letto 
medesimo. 

CAPOLETTI, o CAPOLETTINI, s. 
m. pi. diconsi i quadretti che a ca- 
po del letto o di qua o di là si 
pongono per devozione. 



ricadere per ornamento: dicesi an- CAPOLÈTTO, s. m. panno o drap- 



che Cascata. 

CAMERÈLLA, s. f. chiuso di drap- 
pi simili per fasciare il luogo 
dove si tiene il letto , e anche ta- 
lora il letto stesso. 

CAMMINIERA^ s. f. spera da cam- 
raincUo: quello specchio che si 
soprappone al camminetto d* una 
stanza. 

CAMPANA, s. f. vaso di cristallo o 
simile fatto per difendere dall'aria 
o dalla polvere le minute e genti- 
li f;)llurf. 

CAMPANELLA, s. f. quel cerchietto 
di fil di ferro attaccato alle portie- 
re , tende ce per farle scorrere af- 
Hofi d'aprirlo e serrarle: ed anche 
cerchietto di metallo appiccato alle 
chatorc de Caffettoni per tirarli a sé. 



pò che si appicca propriamente 
alla mura delle camere per lo più 
a capo del letto, che dìcesi Para- 
mento (e non Riddeau) 

CAPPELLINÀIO , s. m. arnese di 
legno al quale si appiccano i cap- 
pelli e gli altri abili. 

CARÈGA, s. f. sedia a braceiuoli. 
Spadafora. 

CAFcÈLLO s. m. guanciale di panno 
per lo più fatto a scacchi di più 
colori , e ripieno di borra o simile. 

CÀRPÌTA s. f. (v. disusala.) coperta 
da letto ruvida , rozza , villosa con 
poli molto lunghi. 

CARPJUÒLA , s. f. letto che invece 
di piedi ha (juattro girelle , e den- 
si sotto altri letti. 

CASCATA s. f. V. Calata. 



ARNESI DI CAMERE, SALE, GABINETTI ECC. 



95 



CASSA, s. f. arnese di legno da ri- 
porvi dentro panni, vestimenti e 
simili latto a diverse fogge, ma 
di figura quadrilatera. 

CASSA DEL LETTO, intelaiatura 
di legnami in cui son poste le assi 
che reggono il saccone e le mate- 
rasse da letto. 

CASSÉTTA , s. f. arnese di legno 
che si pone nel letto, o nella za- 
na per guardia di non soffocare i 
bambini nati di poco. 

CASSETTA, s. f. cassette diconsi i 
cassettini con maniglie , o pallino 
che si cavan fuori , o si mettono 
ne' cassettoni , armadii , e simili. 
Cantora V. 

CASSETTINO, s. m. ripostiglio che 
si fa talora dentro alle cassette, 
e negli armadi. 

CASSETTONE, s. m. arnese o mas- 
serizia di legname in forma di cas- 
sa grande , ma più alta dove sono 
collocate cassette che si tirano fuo- 
ri per dinanzi ad uso di riporvi 
checchessia I Lombardi il dicono 
Canterano , i Toscani Cantorale e 
Canterale : comunemenie e chia- 
malo Comode dal francese. 

CATlNÈrXA, s. f. vaso più piccolo 
del calino ad uso per lo più di 
lavarsi le mani. 

CELÒNE , s. m. panno tessuto a ver- 
gato col quale si cuopre il letto ; 
lo stesso che Sargia. 

CIELO DEL LETTO, la parte su- 
periore del cortinaggio. 

CISCRANNA, s. f. sorta di seggiola 
fatta di legname, ed anche una 
foggia di panca coli' appoggiato- 
io mobile per servirsene da ogni 
bandi. 

CISCRANNO, s. m. scanzia , o scaf- 
fale da tener libri. 

COLTRE , s. f. coperta che ponsi 
nel letto venendo il freddo , poi 
vi aggiungono il Panno o Pan- 
netto -y e crescendo maggiormente 



vi pongono l' Imbottito , e non 
V Imbottita come ha T Alberti. 

COLTRICE, s. f. specie di materas- 
so ripieno di piuma sul quale si 
giace. Spiumacciare la coltrice , 
farla sotììce. 

COLTRINO , s. m. piccola coperta 
da letto. 

COLTRONCÌNO , s. m. coltrone pic- 
colo sottile e leggiero. 

COLTRÓNE , s. m. coperta da letto 
ripiena di bambagia. 

COPÈRTA , s. f. drappo eoa che 
cuopresi il letto. 

CORRÈDO, s. m. le donora della 
sposa ; ed in questo significato 
usasi comunemente. 

CORTINA, s. f. tenda che fascia in- 
torno il letto ed è parte del cor- 
tinaggio; e per lo più Portiera che 
si pone alle porte delle stanze. 

CORTINÀGGIO, s. m. arnese col 
quale si fascia e si chiude il letto 
a guisa di tenda. 

COVÀCCIOLO , s. m. il covo che si 
fa nel letto da chi mollo vi giace, 
come avviene a' malati. 

CULLA , s. f. Ictticciuolo con cavo 
formato su due legiu a guisa d' ar- 
cioni per uso de' bambini Cuna , 
Zana-, Ninnare, agitare la culla 
cantando quelle monotone cantile- 
ne con che si vogliono addormen- 
lare i bambmi. 

CUSCINO , s. m. guanciale imbotti- 
to «li piuma, lana, crine ec. per 
adagiarvi il capo, sedervi sopra, 
e per altri usi. 

DESCHÉTTO, s, m. arnese da se- 
dere che si regge su tre piedi. 

DÉSCO , s. m. mensa, o tavola e pro- 
priamente quella sulla quale si 
mancia. 

DOPPI ÈRO, s. m. torchio, o tor- 
cia di cera. 

DOSSIERE , s. m. panno che si [>o- 
ne scpra il letto. 

FEDERA, e FEDERI:TTA , s. fi 



94 



ABITAZIOfJE 



foggia di sacchetto di pannolino 
nel quale si mettono i guanciali ; 
cosi Infederare mettere il guan- 
ciale nella federa, e S federar e c^- 
var la federa. Il Politi ha Fode- 
reita e Foderuccia. 
FERRISTO s. m. ferro che sostiene 
i padiglioni a foggia di stile. 
Facciolati Ort. 
FERRO DA BANDINELLE, por- 

tatende. 
FIALETTE DI CRISTALLO DI 
ROCCA, guastadette che tengonsi sa 
cammini, o sulle tavole de' gabinet- 
ti e delle camere nobili per ador- 
namento ; si uniscono per ordina- 
rio a Coppe e Sottocoppe dorate , 
di , cristalli o porcellane ^ Coppe di 
malachita , Gruppi d' alabastro , 
Statue di bronzo^ o di porcellana. 
Mantacchetti d' ebano e d' avorio 
e simili. 
FOGLIA, s. f. stagno mescolato con 
argento vivo che sì pone dietro alle 
spere di vetro perchè rendano gli 
oggetti che loro si rappresentano. 
FORZIÈRE , s. m. sorta di cassa , o 
baule. Forzi crino di mogano intar- 
siato d' avorio. Bresciani. 
GLOBO, s. m vaso rotondo di ve- 
tro, o di cristallo a uso di difen- 
dere il lume dal vento, i vasi dal- 
la polvere ec. 
GPJ:MBIALE, s. m. quella balza 
che pende intorno a' tavolini da 
Toeletta, e simili. 
GUANCIALE, s. m. cuscino sul quale 
per lo più si posa la guancia 
«piando si ciace. 
GILV-NTfÈRA, s. f. piccolo bacino 
d'argento atto a tenervi guanti, o 
altro. 
GUAPDANÀPPO , s. m. (v. ant.) 

sciugaloio. 
GUvSClO, s. m. rinvoltura di guan- 
ciale , guancialino, materasso e 
.simili. 
IMBOrrÌTA, s. f. coperta da letto 



che in Toscana dicono V Imbottito 
V. Ovatta. 
INGINOCCHIATÓIO, s. m. arnese di 
legno per uso d' inginocchiarvisi su. 
LAV AMANE , s. m. arnese da po- 
sarvi sopra , la catinella per lavar- 
si le mani composto di Catinella 
e Reggicatinella. 
LENZUOLO , s. m. pannolino che si 
tiene sul letto per giacervi entro, 
LETTIÈRA , s. f. P insieme del let- 
to cioè il legname ed anche i fer- 
ri : Lettiera vale pure quell' asse 
che sta fra il letto ed il muro. 
LETTO, s. m. arnese nel quale si 
dorme, e ordinariamente compren- 
de Saccone o Pagliericcio .^ Mate- 
rassi , Lettiera , Lenzuola , Capez- 
zale, Coperte o Coltri, Panchette 
e talvolia Cortine, So prac cielo -, 
Tornaletto , Testiera ec. Prode , 
o Sponde del letto , Prodicella , 
Letto rifatto , Spiumacciato , Por^ 
fatile , Pensile^ Acconciare il letto. 
Letto a colonne o colonnette. Il 
basso dove sta il saccone si dice 
Cuccia. I due cortinaggi di qua e 
di là dal letto a Lucca li dicono 
le Buone grazie. Acconciare la ca- 
mera, e ordinare il letto si dice 
Fare la camera. 
LETTÙCCIO , s. m. o LETTUCCIO 
DA SEDERE , sorta di piccol let- 
to con ispalliera e bracciuoli dove 
si dorme o dove si siede, detto og- 
gi più comunemente Sofà^ o Canapè. 
LUMIÈRA , s. m. arnese che serve 
ad illuminare: le moderne hanno 
un coperchio sferico di cristallo 
smerigliato , Lumiere a smalti e 
soprapposti di platino. Bresciam. 
MAINIGLI A, s. f. pezzi di legno, 
ferro o d'altro metallo che servo- 
no ad alzare e sollevare casse, bauli 
ec. ed anche ad aprire e serrare 
chiavistelli, cassette, armadi! ec. 
MATERASSO, s. m. arnese da letto 
notissimo ripieno per Jo piìi di 



ARNESI DI CAMERE, SALE, GAB!NETTI ECC. 



95 



lana e Irapuntlto. Materassi di 
piuma d'oca sahatica ^ Bresciani. 
Materassa, Stramazzo: Materassi- 
no , Matcrasuccio dira. 

NAPPO , s. m. bacino. 

ORIGLIÈRE, s. m. guanciale per 
lo più di cuoio che tiensi ne' let- 
tucci per le camere da distender- 
vlsi sopra V estale , e da tenerlo 
come più. fresco sotto le orecchie. 

ORINALE, s. m. vaso nel quale 
s' orina. 

ORLNALIÈRA , s. f. ( v. d. u. ) cas- 
sa da orinali. 

OTTOMANA , s. f. sorta di canapè 
e forse quello che chiamano anche 
Divano. Nota. 

PADIGLIONE, s. m. arnese di pan- 
no o drappo o simili che appiccalo 
nelle camere al palco , cala sopra 
il letto e circondalo. 

PAGLIERICCIO, s. m. sacco grande 
pieno di paglia o simili che s'usa 
tenere in su i letti sotto le mate- 
rasse , detto anche Saccone. 

PALCHÉTTO, s. m. BALDACCHI- 
NO DELLA FINESTRA, qucl- 
1' asse corniciala a cui per mez- 
zo di campanelle sta pendente la 
cortina di una finestra , Palchet- 
ti con bandinelle e nappe pen- 
dento, 

PANCONCELLI DEL LETTO, pie- QUADRO, s. m. pittura che sia in 



PARAVÈNTO , s. ra. arnese che po- 
nesi nelle stanze per interrompere 
il corso dell' aria delle porte e del- 
le finestre. 

PENDÈNTE, s. m. fregio che ri- 
gira il letto sotto il sopraccielo. 

PILETTA, s. f. piccolo vaso in cui 
si conserva 1' acqua santa che suol 
porsi in capo del IpUo. 

PIUMÀCCIO e PIMÀCCIO, s. m. 
guanciale lungo quant' è largo il 
letto sul quale si posa il capo 
quando si giace , che oggi comune- 
mejite dicono Primaccio. 

PlUMACCiUÒLO , s. ra. piccolissi- 
mo guancialino che s' adopera per 
posarvi su quelle cose che possono 
coir aggravarsi addosso otfendere 
altrui e per sicurezza delle cose 
medesime che su vi posano. 

PIUMINO , s. m. sorta di guancia- 
le da tenersi sopra i letti. V. Piu- 
maccio. 

POLVÌGLIO , s. m. cuscinetto pieno 
di rose odorose. 

PORTIÈRA, s. f. paramento di drap- 
po o altro che serve per mettersi 
alle porte; e dicesi anche impropria- 
mente di quello delle finestre. 

PRETE, s. m. arnese di legno da 
scaldare il letto con un caldanino 
sospeso. 



cole panche che servono a soste- 
gno del letto. 

PARACAMMÌNO , s. m. ( v. d. u. ) 
telaio o serratura che cuopre l'aper- 
tura del cammino nel tempo che 
non v'è fuoco. 

PARAFUÒCO, s. m. quadretto di 
tela o d* altro montato sopra un 
trespolo che s' alza e s' abbassa a 
piacimento per riparare la persona 
dal troppo ardore del fuoco de' 
cammini. 

i VRAMLNTO , $. m. ornamento o 
drappo col (jualc s' adornano le 
pareli delle case. 



legname o tela accomodata nel 
suo telaio. 

REGGICATINÈLLE , s. m. treppiede 
che serve a sostenere la catinella; il 
Parenti consiglia a chiamarlo Por- 
tabacile. 

RlMIiOCCATÙRA , s. f. quella par- 
te del lenzuolo , che si rimbocca 
sopra le coperte; gli Aretini la 
dicono Hovescina. 

SACCONE , s. m. specie di sacco 
grande , cucito per ogni parte pie- 
no di paglia , o foglie di gran tur- 
co o d' altro che ticnsi in sul letto 
sono le materasse. Paf/liericcio. 



M 



ABITAZIONE 



SCAFFALE, s. m. scansia. 
SCANNELLO , s. m. cassetta quadra 
da capo più alla che da pie per 
uso di scrivervi sopra coruodamen- 
te , e per riporvi entro scritture ed 
altre cose minute e gelose. 
SCANSIA , s. f. arnese di legno ad 
uso di tenere libri , scritture , o 
simili. Scaffale , Ciscranno . 

SCARABÀTTOLA , s. f. foggia di 
stipo, o studiolo trasparente da 
una o più parti , dove a guardia 
di cristalli , si conservano minute 
miscee, cui la rarità, la ricchez- 
za o il lavoro rende care e pre- 
ziose. 

SCHIAVINA, s. f, coperta da letto 
di panno grosso di cui si fanno 
le vesti da schiavi. 

SCIUGATOIO , s. m. pannolino lun- 
go circa due braccia per uso di 
rasciugarsi. 

SCRANNA , s. f. sedia , seggiola. 

SEDIA, s. f. arnese da sedervi so- 
pra , Scranna , Seggiola. 

SEDIA A BRACCIUOLI , quella 
che ha gli appoggi per le braccia , 
Ciscranna. 

SEGGIOLONE , s. m. seggiola gran- 
de e per lo piìi a bracciuoli. 

SGABELLINO DA TENERVI I PIE- 
DI , picciolo sgabello per tal uso. 
Nota. 

SGABÈLLO , s. m. arnese sopra il 
quale si siede. 

SOFÀ , s. f. ( V. d. u. ) quella spe- 
cie di basso letto su cui i Turchi 
stanno accosciati. Dicesi anche So- 
fà ad una sorta di lettuccio ad uso 
di sedervi sopra. 

SOPRACCIÈLO, s. m. la parte su- 
periore del cortinaggio da letto n 
d' altri arnesi simili: Sopralletto. 

SOPRACCOPÈRTA, s. f. coperta 
che si pone sopra V altre coperte. 

SOPRALÈTTO, s. m. la parte su- 
periore del cortinaggio del letto , 
Sopraccielo. 



SOPRAPPÒRTO , s. m. pittura che 
collocasi sopra le porte. Il Tasso- 
ni ha Sopr apporta. 

SOTTOCOPÈRTA , s. f. coperta 
sottoposta alla sopraccoperta, 

SPALLIÈRA, s. f. quelP asse o cuoio 
o altra siffatta cosa , alla quale 
sedendo s' appoggiano le spalle. 

SPECCHÌNO , s. m. quel pò di spa- 
zio che e al dissopra delia casse- 
ta degli specchi in bilico che ten- 
gonsi su' Cantorali. 

SPÈCCHIO, s. m. strumento di ve- 
tro piombato da una banda, o 
d' altra materia tersa, nel quale si 
guarda per vedervi entro mediante 
il riflesso la propria effigie : Bam- 
bola di specchio , Spera il vetro 
dello specchio, Specchio alla Psi- 
che Nota. Specchio di Pietrobur- 
go y Specchio in bilico con sue Colon- 
nette , ornati di metallo dorato e 
con Cantorina o Cassettina* Spec- 
chino dicesi lo spazio che è sulla 
cassetta dello specchino. Gli spec- 
chi grandi che pongonsi sovra un 
cammino o sopra un cassettone 
fra due finestre diconsi con voc. 
frane. Trumò, o Tremò : e sonovi 
specchi grandissimi che posti in 
bilico su due piedi servono per 
vagheggiare tutta la persona che i 
frane, dicono Licrons. 

STANGA, s. f. legno fitto in un 
piedistallo per uso particolare di 
sostenere le vesti. 

STIÀNCE, s. f. pi. sedie basse per 
le donne. 

STIPO , s. m. sorla d* armadio col- 
la fronte e parti di fuora ornate 
per conservar cose minute di pre- 
gio e d' importanza. Scarabattola. 

STOINO , s. m. ( v. d. u. ) piccola 
stuoia da tener sotto i piedi , fatta 
di giunco marino che ci viene dal- 
la Spagna. 

STRADÈTTA, s. f. «tretla del letto : 
lo spazio fra il letto e il muro. 



ARNESI DI CAMERE, SALE, GABI5ETTI ECC. 



97 



STRAPUNTO , s. m. specie di ma- 
terasso. Strapuntino, dlm. 

STRATO, s. rn. tappeto o panno 
che si distende in terra o altrove 
in segno d' onoranza. 

STUOIETTA , s. f. piccola stuoia 
che si pone al capezzale del letto, 
perchè vi si adunino le cimici 
per indi abbrucclarle. 

TAMBÙR.O , s. m. specie di valigia 
di legname, ad uso di forziere, e 
coperta di cuoio con maniglie al- 
le hande. 

TAPPETO , s. m. specie di panno 
grosso a opera di vari colori e 
con pelo per uso principalmente 
di coprir tavole: e cosi dicesi an- 
che quel panno a damasco che In 
tempo di feste ponesi alle finestre. 

TAPPEZZERÌA, s. f. paramento 
di stanze. 

TAVOLA , s. f. arnese composto 
d' una o di più assi messe in pia- 
no che si regge sopra uno o più 
piedi e serve per diversi usi ; ma 
principalmente por la mensa. 

TAVOLIÈRE , s. m. tavoletta sopra 
la quale si giuoca , si fa colazione 
ecc. 

TAVOLINO ROTONDO DI iMO- 
GANO, piccola tavola elegante del- 
l' uso moderno. Bresciani. 

TÈNDA, s. f. tela che si distende 
per coprire o parare checchessia. 

TESTIÈRA , s. f. asse , clic sta da 
capo al letto, e tra il letto, e il 
muro. 

TÒRCHIO, s. m. candela grande, o 
più candele avvolte insieme. Dop- 
piere , Torcia. 



TORNALÈTTO, s. m. parte del 
cortinaggio con che da piede si fa- 
scia e adorna il letto. 

TORSELLINO GUERNITO DI SPIL- 
LETTI, piccolo guanciale di che 
usano le donne per appuntarvi gli 
spilli. 

USCIALE, s. m. paravento o portie- 
ra. SPAD AFORA. 

VALIGIA, s. f. specie di cassa o 
tasca per uso di trasportar robe 
in viaggio. 

VASI, s. m. pi. adornamenti di 
porcellane o cristalli dorati che or 
tengonsi sulle tavole o su i cam- 
mini de' gabinetti e delle camere 
nobili. Vasetti d' agata , di sardo- 
nico , di diaspro sanguigno. Vasi 
etruschi , Vasi giapponesi su pie- 
destalli di bronzo. Bresciani. 

VENTOLA, s. f. arnese di legno o 
d' altra materia indorata e intaglia- 
ta con un cristallo nel mezzo a 
foggia di quadretto con uno o plìi 
viticci da basso per uso di sostene- 
re candele e si appende alle pare- 
ti per dar lume e per ornamento: 
(Placca) si dice con voce francese. 

ZANA , s. f. cesta ovata di strisele 
di legno fermala su due legni a 
guisa d' arcioni con entro un let- 
ticciuolo che serve per culla ai bam- 
bini da fnsce. 

ZANZARIÈRE, s. m. cortina Intor- 
no ai letti per difendere dalle zan- 
zare : ed anche arnese arcato e 
coperto d' un velo che si mette 
nella zana de' bambini al medesi- 
mo effetto. 



98 



UTENSILI DOMESTICI VARII 



AGO, s. m. ferruzzo col quale si 
smoccola la lucerna , che si chiama 
ancora Smoccolatoio j o Stuzzica- 
tolo. Politi. 

ALBERELLO, s. m. vaso piccolo 
di terra o di velro. 

ÀB.CA , s. f. cassa commessa a do- 
ghe incastrata 1' una nell' altra , ad 
uso di chiudervi grano , robe , e 
simili. 

ARNÉSE , s. m. nome generico di 
tutte le masserizie, abiti, fornimen- 
ti , guarnigioni, e per lo più si 
piglia per gli ornamenti più nobi- 
li di case. 

ATTACCÀGNOLO ,s. m. cosa su cui 
può appiccarsi o tener sospesa cosa 
appiccata e chiamasi anche Ap- 
piccagnolo. 

BÀMBOLA , s. f. fantoccino di cen- 
ci o simili che fanno le fanciullet- 
te e i fanciulli ni. 

BARELLA , s. f. strumento che si 
porla a braccia da due persone ad 
oggetto di trasportare alcuna cosa. 

BARATTOLO, s. m. vaso di terra 
o di vetro per riporvi e tenervi 
conserve o simili. 

BAZZÈCOLE, s. f. pi. masseri/iuo- 
le, coserelle di poco pregio, Baz- 
zicature. 

BOCCI LÒLO, s. m. quella parte del 
candf.lliere in cui entra la candela. 

BOLGIA, s. f. valigia che s'apre 
per lo lungo a guisa di cassa ed 
anello specie di bisaccia. 

BÒSSOLO , s. m. vasetto di latta o 
slmili usato da' poveri , specialmen- 
te cieclii per raccorre 1' elemosina, 
e si chiama cosi anche ogni vaset- 



to o alberello per qualsivoglia uso, 
e di qualunque materia. 
BUSSOLA, s. f. sedia portatile chiu- 
sa da tutte le bande : coloro che 
la portano per mezzo di due stan- 
ghe diconsi Portantini: Seggetta. 
CALDANÌNO, s. m. diminutivo di cal- 
dano, ed è propriamente quello che 
adoperano le donne da tener sotto 
la gonna per iscaldarsi nel tempo 
d' inverno. Caldanuzzo. 
CALDANO , s. m. vaso di ferro o 
di rame o di terra o di altra ma- 
teria ad uso di tenervi dentro 
brace o carboni accesi per riscaldarsi. 
CAMÀTO , s. m. bacchetta de' ma- 
terassai , e quella con che si batto- 
no le vesti. 
CAMMINO, s. m. pezzo di latta posto 
nella cupola di una lanterna che 
ne arresta il fumo. 
CANAVÀCCIO e CANOVÀCCIO, 
s. m. pezzo di pannolino grosso 
con che si asciugano le mani, i 
piattelli ; si spolvera e si fanno al- 
tre operazioni. 
CANDÉLA , s. f. cera o sevo lavo- 
rato in forma cilindrica con istop- 
pino in mezzo al quale s' appicca 
fuoco per veder lume. 
CANDELLIÉRE, s. m. arnese dove 
si ficcano le candele per tenervele 
accese. Le sue parti sono Piattello, 
Pianta o Piede; Fuso , il fusto del- 
la colonnetta; Boccinolo quella spe- 
cie di cannello nel quale entra la 
candela. 
CÀNTERO, s. ra. vaso alquanto 
lungo per lo più dì terra per uso 
di deporvi gli escrementi del ventre. 



UTENSILI DOMESTICI VARIl 



9g 



CAPPÀNNÙCCIA, s. f. il presepio che 

si fa nelle case pel SS. Natale. 
CARÈLLO e CARIÈLLO , s. m. 
coperchio col quale si copre la boc- 
ca òo\ cesso. 
CARRÙGGIO, s. m. stromento di 
legno con quattro girelle, ove si 
mettono 1 bambini perchè imparino 
a camminare. 
CASSAPÀNGA, s. f. cassa a foggia 
di panca come quelle che si ten- 
gono nelle anticamere per uso dei 
servitori. 
CASSÉTTA, s. f. piccolo arnese di 
legno o di ferro che serve per 
uso di accattare la limosina. 
CASSETTA DA SPAZZATURE, quel- 
r arnese di legno con manico dove 
si mettono le immondizie , e la 
spazzatura. Pattumiera. 
CASSONE, s. ni. cassa grande. 
CATERATTA, s. f. l'apertura della 
trappola da prendere topi che si 
apre, e si serra con un assicella 
incanalala. 
CAVIGNO, s. m. piuolo d'una scala 

a mano. 
CÉRCINE, s. m. ravvolto di panno 
a foggia di cerchio usato da chi 
porta dei pesi in capo per salvarlo 
dall' offesa del peso. Brolo. 
CESTA , s. f. arnese da tenervi e da 
portarvi entro robe intessulo per 
lo pili di vimini, canne, salci, ver- 
mene di castagno e simili materie; 
talora è privo di manico, ma nel- 
suo Labbro sono formate due Orec- 
chie per le quali possono passare 
le mani. 
CESTINO , s. m. (jueH' arnese di vi- 
mini nel quale i bambini impara- 
no ad andare. 
CESTONE , s. m. specie di cesta 
o gran paniere per someggiare fat- 
to di vincigli di castagno o al- 
tro alboio intessuti, capace di mez- 
za soma , e s' addatia e ferma sul 
basto collo funi. 



CIANFRUSAGLIA, s. f. mescuglio 

di cose di poco momento. 
COFANO , s. m. vaso ritondo col 
fondo piano nel quale si portano 
le cose da luogo a luogo, fatto di 
sottili schegjje di castagno inlessu- 
te insieme. Corbello. 
COLLARE , s. m. striscia di cuoio 
che si mette intorno al collo a' ca- 
ni o altri animali: Mello se è forni- 
to di pungoli. Sonagliera , se di 
sonagli. 
COMARE , s. f. vaso di metallo pie- 
no d' acqna calda , che coperto di 
panno si usa per ricaldarsi. 
COPÈRCHIO , s. m. quello con che 
si cuopre alcuna cosa come vaso , 
cassa e simile. 
CORBA, s. f. cesta intessuta di vi- 
mini o di altra simile materia, 
CORREDARSI V. n. p. fornirsi di 

masserizie. 
FACE , s. f. fiaccola , cosa accesa che 
fa lume, come torchio, e simili. 
FANALE , s. m. lanterna che si 
mette alle cantonate delle strade, 
ne' cortili , sulle scale ec. Fanali di 
di cristallo guarniti di latta con 
Crociata sopra e Foglie e Padellina 
sotto , con due Cannelli per tirarla 
su e giù: v' è pure un Boccinolo 
per mettervi il lume che è di ve- 
tro con Luminello di latta. Ma- 
galotti. 
FANTOGGINO, s. m. piccola figu- 
rina per lo più. di legno o di cencio. 
FISCELLA , s. f. cestella , zana tes- 
suta di vinchi. 
FOCONE, s. m.(v. senese ) strumento 
di ferro o rame o di terra cotta 
da tener il fuoco per le camere 
o dove bisogni. 
FORCINA, s. f. pertica armala in 
cima di ferro adunco, che serve 
a' bottegai per distaccare checchessia 
appeso alle travi. 
FORZIÈRE , s. m. sorta di cassa 
lorsc cosi della perchè mollo alTor- 



100 



ABITAZIONE 



zata ad effetto di contenere cose 
di pregio. 

FÙNGO , s. m. quel bottone che si 
genera nella sommità del lucigno- 
lo acceso della lucerna. 

GIRÈLLA , s. f. piccola ruota per 
lo pili di legno o di ferro, così 
delta dal potere girare. 

GIRELLO , s. m. cerchio di paglia 
da porre sul!' apertura del cesso 
per comodo di starvi seduto. 

GRANATA, s. f. mazzo di fusti e 
fili di saggina , sgranati e legati 
insieme, col quale si spazza: Chio- 
ma, Manico della granata: Scopa. 

GRANATINA, s. f. piccola granata, 
o scopa da spazzare , Granatuzza. 

GRANATINO, s. m. spazzoletta di 
filo di saggina con cui si nettano 
i panni. 

GRUCCIA, s, f. bastone di lunghez- 
za tale che giunga alla spalla del- 
l'uomo, in capo al quale è con- 
fitto o commesso un pezzo di le- 
gno di lunghezza d'un palmo, in- 
cavato a guisa di mezza luna per 
inforcarvi le ascelle da chi non si 
può reggere sulle gambe. Croccia. 

LANTERNA, s. f. strumento che è 
in parte di materia trasparente nel 
quale si porta il lume per difen- 
derlo dal vento. Le lanterne da 
tasca hanno Anima, Bocciuolo , 
Cupola , Manico , e Vetro : le cie- 
che scoprono e turano il lume a 
piacere di chi le tiene: le quadre 
sono a quattro vetri con Lampa- 
nino , Cupola , Cannelli , e Cam- 
mino che è la parte superiore ond' 
esce il fumo. 

LANTERNA CIECA, quella il cui 
lume si può nascondere quando si 
voglia e chi la porta può vedere 
scn/.a essere veduto. 

LANTERNONE, s. m. lanterna gran- 
de ; strumento per io più di ferro 
o di legno con vetri e altra mate- 
ria trasparente, per uso di far la 



notte trasparire il lume ne* gran 
cortili, negli androni, e antiporti 
delle case o palazzi. 

LANTERNÓNE, s. m. lume nascoso 
in fogli dipinti che mettesi alle 
finestre o in altre parti esteriori 
degli edifizi in occasione di pu- 
blici fuochi o luminarie di allegrezza. 

LAVEGGIO, s. m. cosi dicono in 
Toscana un vasetto di terra cotta 
fatto quasi a foggia di pentola ma 
col manico nel quale si mette fuo- 
co e serve per iscaldarsi le mani. 
Caldanino. 

LUCCHÉTTO, s. m. serraturina vo- 
lante di varie forme che ha nella 
sommità un ferro curvato che chia- 
masi Arco da una parte impernia- 
to scorrente fra due linguette no- 
minale Guide o Orecchie e dal- 
l' altra con intaecalura che entra 
in un incavo per ricevere la Stan- 
ghetta della Toppa. 

LUCCIOLA, s. f. piccolo luminello 
o sia arnese di latta traforata da 
mettervi la bambagia per lumini 
da notte. 

LUCÈRNA, s. f. vaso d' argento, o 
d' ottone di diverse maniere in 
cui si mette olio e lucignolo che 
s' accende per far lume. Le sue 
parti sono Pianta, Piede il pie- 
destallo della lucerna , Canna , 
Manico , Maglie , Balaustro , 
Coppa , Coperchio , Beccucci , 
Luminello , Nodo , Fusellino , 
Smoccolatoio o Smoccolatoie. Ca- 
tenelle che portano le smoccolatoie, 
Spegnitoio , o Coperchino. Lucerna 
a due, tre , quattro lucignoli. La 
lucerna si conficca nel Lucerniere. 
Abbassare la fiammetta della lucer- 
na. Nota. 
LUCERNA A MANO , piccola lucer- 
na con manico da trasportare ed 
appiccare ovunque torni in accon- 
cio. Le sue parti sono il Luminel- 
lo , talvolta con Coperchio e Spe- 



l'TENSlLI DOMESTICI VARII 



101 



gnitoio , il Manico congiunto alla 
Stanghetta la quale è congiunta 
alle Striscie che cingono intorno 
il fondo della Lucerna , e ne for- 
mano il Corpo. 

LUCERNIÈRE , s. m. colonnetta per 
lo più. di legno con piede nel quale 
si lieri fìtta la lucerna col manico, 
o la candela. 

LUCÌGNOLO , s. m. più fila di 
bambagia insieme che si mettono 
nella lucerna, e nelle candele per 
appiccarvi il fuoco e far lume. I 
lucignoli da far torcie o gran lumi 
sono composti di cotone o di ca- 
napa. 1 lucignoli fatti di midollo 
di giunco , o d' amianto son det- 
ti Stoppini perpetui. 

LUMICINO, s. m. picciol lume co- 
me di sottil candeluzza accesa. 

LUMIÈRA., s. f. arnese che contiene 
in sé molti lumi. Luminiera ^ Lu- 
minaio. 

LUMINÈLLO, s. m. anelletto do- 
ve s'infila il lucignolo della lucer- 
na: ed anche arnese di filo di fer- 
ro con pezzetti di sughero per met- 
tere a galla nell'olio dellelampane. 

LUMINIERA, s. f. arnese che tiene 
molte candele o lumi. Lumiera. 
Spadafora. 

LUMINO DA NOTTE , quello che. 
si tiene in camera dormeiido. 

MASSERÌZIA , s. f. arnese di casa. 

MATERÒZZOLO, s. m. pezzo di 
legno rotondo che legasi alle chia- 
vi per non le perdere. 

MESCIRÒBA, s. f. vaso o boccale, 
col (juale si mesce 1' acqua per 
lavarsi le mani. 

MISCÈA , s. f. bagatclla , masserizia 

vile, di poco prezzo e vecchia. 
MOCCATOlO, s. m. strumento con 
cui si stnoccolauo i lumi che dicesi 
anche Smoccolatoio. 
MOCCOLO , s. m. candela , della 

quale sia arsa gran parte. 
MOLLÉTTE , $. f. pi. molli pic- 



cole che servono per diversi usi , 
e in particolare per levare i bru- 
scoli de* panni nettandoli. 

MÙCCIA , s. f. ( v. d. u. ) code di 
volpe che attaccate ad una mazza 
s' adoperano per ispolverare le ta- 
vole e altri arnesi. 

MUSERUÒLA , s. f. V. Musoliera. 

MUSOLIERA, s. f. strumento che 
si mette al muso ai cani ed altri 
animali e simili perchè non mor- 
dano. Museruola, Frenello. 

NAVICELLA o VASSOINO DELLE 
SMOCCOLATOIE , cosi dicesi 
il piattellino per lo più di latta 
inverniciata su cui posano. 

PADELLÌNA , s. f. piattellino che 
serve pe' candellieri da tavolino e 
pe' viticci. 

PALETTA DA CALDANI; mestolet- 
ta di ferro con manico lungo che 
serve per istuzzicare il fuoco o 
sbraciarlo. 

PANCA, s. f. arnese di legno nolo, 
sul quale possono star insieme più 
persone a sedere. 

PANCALE , s. m. panno col quale 
si copie la panca per ornamento. 

PATTUMIERA , s. f. V. Cassetta da 
spazzature. 

PELLICÌNO , s. m. quell' estremità 
dei canti delle balle, e dei sacchi, 
per la quale si possono agevol- 
mente pigliare. 

PIATTELLO DEL CANDELLIERE , 
V. Padellina. 

PÌLLO , s. m. bastone grosso ad uso 
di pigiare o pillare checchessia. 

PITALE , s. m. vaso di terra per 
uso delle necessità corporali. 

POPPATÓIO, s. m. strumento che 
serve a cavare il latte alle donne 
quando nou allattano , o che ne 
hanno soverchia abbondanza. 
PORTACÀPPE , s. m. spezie di va- 
ligia. Portamantello. V. 
PORTALUCÈRNA, s. f. arnese di 
legno fatto al tornio composto 



102 



ABITAZIONE 



tato (la una colotiiiclta che serve 
per tenervi su il lume. Lucerniere, 

PORTAMAÌSTÈLLO , specie di sac- 
ca grande per lo più di cuoio in 
che si rinvolta da coloro che ca- 
valcano il mantello ed altri arne- 
si. Portacappe. Nota. 

PORTANTINA , s. f. quasi sedia 



d' una specie di piatto tondo por- SCALDALÈTTO, s. m, vaso di ra- 
me o simile in forma di padella 
con coperchio traforato dentro al 
quale si mette fuoco e con esso si 
scalda il letto in tempo d' inverno. 
SCALONE , s. m. scala larga nella 
sua estremità e stretta in cima con 
un rampante mobile al di dietro 
che le serve di appoggio, 
portatile , che anche di cesi ^W55o/«, SCATOLA , s. f. arnese a somigliau- 
portata da due uomini a modo, za di vaso fatto di legno sottile, 
che si portano le lettiche. Garzoni. e anche d'altre materie per uso 
PREDELLA, s. f. arnese di legname di riporvi entro checchessìa. 

sul quale si siede o sedendo si ten- SCHERMÀGLIO , s. m. ( v. d. u. ) 
gono i piedi, è anche un arnese di r .. i. t 

legno portatile per uso di scaricare 
il ventre; e sopra il quale si po- 
sano le partorienti. 
PREDELLÒNE , s. m. arnese di le- 
gno più alto d' uno sgabello. 



arnese fatto a rosta o ventola di 
più 



foggie e materie che serve a 



riparare il volto dal troppo calore 
del fuoco a chi si scalda al cammi- 
no , alcuni il chiamano più impro- 
priamente Parafuoco. Pomey. volg. 
RIMBRENCIOLO , s. m. pezzuolo SCOPÉTTA , s. f. mazzo de' più sol- 
di carta di straccio e di checches- tili fili di saggina legati con ispago 
sia altro. o altro con che si nettano i pan- 

RIV'ÈRBERO, s. m. si dice oggi m. T\sso?ii. L'orinale , un' ombr ci- 
comunctnente a quelle macchine la, una scopetta, e. xi. st. 34. 
di mcLallo, che si addattano alle Spazzola. 

lucerne , lampade e simili perchè SEGGÉTTA , s. f. sorta di sedia 
riflettano maggior lume. per uso d' andar del corpo. 

ROSTA, s. f. strumento noto da farsi SEGGOLA , s. f. seggetta con due 
vento, vario di fogge e di materie. stanghe la quale allorché è chiusa 
SACCA, s. f. quella che si porta per da tutte le parti si chiama Busso- 
viaggio con entro le robe, cove ique- . la ed anche Portantina. 
stuanti ripongono le cose accatatte. SÈSSOLA , s. f. strumento da rac- 
SALVADAjNAIO , s. m. vasetto di cogliere l' acqua. 

terra cotta nel quale i fanciulli SETOLA, s.f. spazzola fatta di seto* 
mettono per un piccol pertugio i le di porco per nettare i panni. 

SMOCCOLATÓIO e SMOCCOLA- 
TÒIE, s. f. pi. strumento col qua- 
le si smoccola la candela, fatto a 
guisa di cesoie con due manichet- 
ti impomati insieme e con una cas- 
scttina da capo nella quale si chiu- 
de la smoccolatura. 



loro danari per salvarli, non li poten- 
do poi cavare, se non rompendolo. 

SCACCIAMÓSCHE, s. f. (v. d. u.) 
strumento da scacciar le mosche. 
Paramosche. 

SCALA A PiCÓLì dicesi quella che 
è formata di que' Staggi^ o corren 



ti in cui sono ficcali in alcuni fo- SMOCCOLATURA , s. f. quella par- 
ri di distanza in distanza i Piuo- te del lucignolo della lucerna e 
li che servono di scaglioni. Scala dello stoppino della candela e che 
n ragetta con appoggiatoio, o Spai- per la fiamma del lume resta ar- j 
letta e riposi ^ altra sorla di scala. siccia e conviene torla perchè non 



UTENSILI DOMESTICI VARII 



105 



impedisca il lume. Moccolaia. 
Smoccolare, levarla via. 
SOFFOGGIÀTA, s. f. fardello o cosa 
simile che s* abbia sotto il braccio 
coperta dal mantello , e quasi na- 
scostamente si porti via. 
SOPPEDIANO , s. m. specie di cassa 

grande su cui si posano i piedi. 
SPALLIERA, s. f. asse o paramento 
q altro a cui si appoggiano le spalle. 
SPÀRZA , s. f. canestro di forma 

bislunga. 
SPAZZOLA, s. f. propriamente pic- 
cola granata di filo di saggina , 
colla quale si nettano i panni. 
Scopetta. 
SPEGNITÓIO, s. f. arnese di latta 
stagnata o simile fatto a foggia di 
campana per lo più con manico 
per ispcgner lumi. 
SPÌGOLO, s. ra. bandella di ferro 
dentata posta nei muri o simili 
ove s' appicano i moccoli che s'ac- 
cendono per far lume. 
SPIRINO, s. m. nome che dassi in 
più luogìii d' Italia a quella can- 
dela che in Toscana è detto Mor- 
taletto. 
SPORTÈLLO , s. m. cosi chiamasi 

ancora la imposta degli armadi. 
SPUTACCHIÈRA , s. f. sorta di vaso 

da sputarvi entro. 
STAGGIO , s. m. quel bastone sopra 
il quale si reggono i gradini delle 
scale a pinoli. 
STOPPINIÈRA, s. f. ( v. d. u.') 
strumento di legno o d' ottone fatto 
per lo più a bariletto con cande- 
luzza da portare in mano in qua 
e in là per veder lume: Bugia. 
STOPPINO, s.m. lucignolo di candela. 
STUÒIA, e STÒIA s. f. tessuto di 
giunclii o d' erba sala o di canne 
palustri. Le stuoie che devono ser- 
vire per coperta delle centine so- 
pra le quali si devon posare le 
volte si fanno colle canne terrestri 
sfesse. 



TACCA, s. f. legnetto diviso per 
lungo in due parti sulle quali a ri- 
scontro si fanno certi segni piccoli 
per memoria e riprova di colo- 
ro che danno e tolgon robe a 
credenza. 
TRÀMPOLI , s. m. due bastoni lun- 
ghi nel mezzo de' quali è confìtto 
un legnetto sul quale chi gli ado- 
pera posa il piede , e servono per 
passare acqua , o fanghi senza ira- 
niolaisl o infangarsi. 

TRÀPPOLA, s. f. arnese da prender 
topi fatto di piccol legno cavato 
nel quale cade un altro legno pic- 
colo grave , e tiensi sospeso con 
un piccolo fuscello sotto il quale 
si pone un poco di cotenna di 
porco. 

TRÉSPOLO , s. m. pezzo di legno 
o ceppo in cui son fitte tre maz- 
ze sopra le quali posando serve 
per sostener tavole e deschi. 

TRÓMBA, s. f. strumento in forma 
di tromba che si adopera da chi 
ha 1' odito ingrossato e che aiuta 
1' udito coir accostar la sua boc- 
chetta all' orecchio. 

VASO, s. m. nome generico di 
tutti gli arnesi fatti a fine di ri- 
cevere o di ritenere in se qualche 
cosa e più particolarmente liquo- 
ri. Labbro dicesi per similitudine 
1' orlo del vaso. 

VENTARUÓLA , s. f. liosta V. 

VÈNTOLA, s. f. piccola rosta che 
serve per parare il lume di lucer- 
na, o di candela affinchè non dia 
negli occhi. 

VITÌCCIO , s. m. sostegno , quasi 
braccio di metallo che fatto usci- 
re da corpo di muraglia serve 
per legger lumi, o altro. 

ZANA , s. f. cesta ovata intcssuta 
di sottili strisele di legno che ser- 
ve per portare e tenervi dentro 
diverse cose. 



104 



ARNESI , E LTEINSILI DI CLCINA 



ACCIAIUÒLO, s. m. Fucile. V. 

ALARE, s. m. arnese da cucina, o 
da camrainetto, per lo più di 
ferro, e talvolta con ornamenti di 
ottone, bronzo, o altro metallo, 
ad uso di tener sospese le legna , 
ed anche lo spiedo per 1' arrosto 
e allora dicesi Alare da spiedo. 
Capifuoco. ^ 

AFFERRATÒIO, s. m. arnese com- 
posto di due archi mobili e denta- 
li di ferro con cui si afferra qual- 
che cosa minuta caduta nel pozzo. 
Ltipo. 

ARCILE, s. m. V. Madia. 

ATTIGNITÒIO , s. m. legno bilica- 
to sopra un altro che serve per 
facilitare ad attigner 1' acqua de' 
pozzi. 

ATTIZZATÓIO , s. m. ferro da at- 
tizzare il fuoco. 

BARIGLIONE , s. m. vaso di legno 
a doghe cerchiato di forma lun- 
ga e ritondo per uso di tenervi sa- 
lume ed altro. 

BASTARDA , s. f. sorta di vaso 
stagnato di rame per cuocervi en- 
tro carne dicesi anche Bastardel- 
la Voc. Cr. 

BASTARDÈLLA, s. f. V. Bastarda. 

BATTIFUÒCO , s. m. Fucile. V. 

BRACE , s. f. diccsi ai carboni spen- 
ti di legna minuta che si vendo- 
no. Carhnnifjia. 

BRACIALOLA, s. f. la cavità sot- 
to la graticola del fornello. 

BRACIERE, s. m. vaso di rame, 
f«rro , o argento dove si ti(;ne o 
s' accende la brace per iscaldarsi. 

BRICCHÉTTO, s. m. vasello di 



latta o simile per tener olio o al- 
tro liquore. 

BRICCO, s. m. dicono in Firenze 
quel vaso stagnato nel quale si 
fa la bevanda del Caffè: che og- 
gi diciamo Cogoma. Redi. Voc. 
Aret. 

BRUCIAIUÒLA , s. f. padella tra- 
forata da cuocer le castagne. 

CAFFETTIÈRA , s. f. vaso in cui 
sì fa bollire il caffè tostato, e 
polverizzato per farne bevanda. 
Cogoma , Cuccuma , Bricco. 

CALDAIA , s. f. vaso di rame da 
scaldarvi e bollirvi entro checches- 
sia. Il Tassoni c. xii. st. xix ; 
edilCARolib. vii. hanno Caldaro» 

CALDARÓNE e CALDERÓNE , s. 
ra. caldaia grande. 

CALDERÒTTO , s. m. vaso a gui- 
sa di caldaia piccola. 

CAMPANA, s. f. utensile di rame 
o di ferro fatto a guisa di cam- 
pana con cui si copre il fuoco per- 
chè non s' estingua nella notte. 

CANAVÀCCIO , s. m. pezzo di pan- 
no di tela grossa col quale si a- 
sciugano le stoviglie e che giova 
per gli altri servigi di cucina. 

CÀNTERA, CANTORA, s. f. cas- 
setta appiccata sotto il fuoco che 
si tira inora e vi si mettono le 
piatanze per conservarle calde , il 
sale perchè stia asciutto , la bian- 
cheria perchè perda 1' umido, ec. 

CAPIFUÒCO , s. ra. voce comunis- 
sima in Italia e vale lo stesso che 
Alare V. Capitoni è voce Areti- 
na, Caldoni della Lunigiana , e 
Cavedoni Bolognese e Romagnuola. 



ARUESI , E UTENSILI DI CICI?CA 



105 



CAPPONÀIA, s. f. gabbia o stia o 
liio^o dove stanno i capponi, 

CARBONÌGIA , s. f. ( v. d. u. ) pol- 
vere di carbone, o carbone minuto. 

CASSAMÀDIA , s. f. cassa a foggia 
di rìiadia. 

CASSERÒLA e CASSERUÒLA, s. 
f. strumento di cucina concavo e 
con manico ad uso di cuocervi en- 
tro varie cose. 

CATENA DA FIOCO, quella catena 
che si tiene ne' cammini per attac- 
care sopra il fuoco paiuoli , caldaie 
e simili. 

CATINÀZZA, s. f. vaso a doghe 
che serve per custodire e traspor- 
tare la carne salata. 

CATINO , s. m. vaso di terra cotta 
nel quale per lo piìi si lavano le 



tagliare il quale ha da un lato 
il taglio e dall'altro la costola. 

COPÈRCHIO, s. m. quello con che 
copronsi alcuni vasi ed utensili. Co- 
perchio della pentola, d'una cas- 
seruola, d'un orcio ecc. 

COPERTÒIA, s. f. V. aretina: sto- 
viglia di terra cotta rotonda al- 
quanto cupa con la quale si cuo- 
pre la pentola; i Fiorentini la dico- 
no Testo. 

CÒPPO , s. m. specie di vaso od 
orcio per lo più da tener olio, 
Coppino de'' limoni , delle olive ec. 

CUCCtMA , s. f. notissimo vaso per 
cuocer liquidi. V. Bricco^ Cogoma. 

ERRO, s. m. nome di un ferro che 
si tiene affìsso accanto ai pozzi per 
raccomandarvi le secchie, 
stoviglie; e calino dicesi anche a ESCA, s. f. fungo arboreo con cui 



vaso simile di legno, o di rame. 

CAVALLETTO o CATENA DEL 
PAILOLO, cos'i chiamasi quell'or- 
digno che regge il paiuolo cui or- 
<linariamente è attaccata la catena. 

CAZZA, s. f. mestola. 

CAZZA o MESTOLA DA FRIG- 
GERE, quella che serve a voltare 
o mestare i cibi che cuocousi nel- 
la padella. 

CERMTÒIO s. m. bastone con cui 
si diuiena lo staccio nella madia. 

CIOCCO , s. m. ceppo da ardere. 

CIOCCOLATTIÈRA , s. f. vaso in 
cui si bolle la cioccolata per lo 
più d' argento o di latta o di i a- 
me, il Redi ha detto Cioccolattiere. 
s. n). 

CÒGOMA , s. f. sorta di vaso da 
scaldar bevande. Garzom. 

COLA, s. f. strumento da colare 
il vino o altro liquore fatto di 
tela , che anche si chiama Calza. 

COLATÓIO , s. m. strumento da 
colare. 

COLTELLÀCCIO , s. m. coltello 
cattivo , o grande. 

COLTÈLLO , 8. ra. strumento da 

■ 4 



si fa quella materia la quale si 
tiene sopra la pietra focaia perchè 
vi s' appicchi il fuoco che se ne 
cava col fucile. 



luoj 



o dentro 
tiene in 



FARINARO, s. m. 

Tarcile, o madia dove si 
serbo la farina. 

FOCONCINO , s. m. focone piccolo, 
o scaldavivande. Segnebi, 

FORCELLA DA PILOTTARE , 
strumento di ferro a due rebbi , 
ove s' infila il laido da piloltare 
1' arrosto. 

FORCELLA DELLO SCHIDIO- 
NE, forcella di ferro a due bran- 
chi appuntiti la cjuale infilata nel- 
lo spiedo e infilzala nel!' arrosto 
serve a tener questo fermo nel 
volfjnsi. 

FOR^ELLO s. m. specie di tegghia 
per lo più di ferro con coperthio 
a guisa di campana per uso di 
cuocervi entro li ulte, pasliccierie e 
simili. 

FRULLINO, e FRULLO, s. m. 
piccolo arnese di legno con che si 
frulla la cioccolata e siiuili. Mw 
lincilo. 



106 ABITAZIONE 

FUCILE, s, m. piccolo ordigno d'ac- cino in fondo,. che si mette nella 
ciaio, col quale si batte la pietra bocca dei vasi per versarvi il li- 
focaia per trarne faville di fuoco quore acciocché non si sparga, 
che accendono Pesca. Àcciaiuolo, LARDATOIO, s. ni. (v. d. u.) stru- 
Acciarino , Battifuoco. mento che serve a lardellare. 

FUMAIOLO , s. m. propriamente LATTIÈRA, s. m. vaso da cuocere 

legnuzzo o carbone mal cotto che il latte. 

per non essere interamente affocato LAVEGGIO , s. m. vaso da cuocer- 

fra l'altra brace fa fumo. vi entro la vivanda in cambio di 

GHIOTTA, s. f. tegame di forma pentola, ed ha il manico come il 

bislunga che si mette sotto 1* arro- paiuolo. 

sto , quando ei gira per raccogliere LAVEZZUOLO , s. m. piccolo caldaio, 

r unto che cola e per cuocer vivan- Tasso. 

de in forno. Leccarda. LECCARDA, s. f. utensile di rame 

GIRARRÒSTO , s. m. ( v. d. u. ) o ferro o simile a uso di ricorre 

macchinetta di ferro , o di legno il grasso che scola dall* arrosto 

con ruote e pesi la quale serve a mentre e* si gira. Ghiotta, 

girare lo spiedo, per cuocer l'arro- LÒPPORO , s. m. strumento da irar 

sto. MenarrostOj Voltarrosto. le secchie da' pozzi. Lupo, Affer- 

GRAFFIO , s. m. utensile di ferro a ratoio. Spadafora. 

più uncini per levar le secchie ca- LUNETTA, s. f. coltello circolare 

dine nel pozzo. Raffio. da tagliare minute le vivande. iUez- 

GRATA, s. f. Graticola. V. zaluna. 

GRATELLA, s. f. voce più in uso MACINÌNO, s. m. macinello. V. 

per Graticola i Grata. Molinello. 

GRATICCIO , s. m. utensile di va- MADIA , s. f. specie di cassa da 

rie forme per lo più di vimini tes- quattro piedi per uso d* intridervi 

siiti in su mazze. entro la pasta da far il pane. Arcile. 

GRATÌCOLA, s. f. strumento for- MARMÀTA,e TEGLIA MARMATA, 

mato di stanghette di ferro at- cioè tegame col coperchio di terra, 

traversate sopra un telaietto del- Spadafora. 

lo stesso metallo , sopra il quale MATRICINA , s. f. specie di strettoio 

s' arrostiscono carne , pesce , o si- con cui si spremono i limoni , che 

mili cose da mangiare. Grata y dicesi anche Pera. 

Gratella. . MATTERELLO, s. m. legno lungo e 

GRATTAMADIA, s. f. Radimadia.W, rotondo, su cui s' avvolge la pasta 

GRATTUGIA, s. f. arnese fatto di per ispianarla ed assottigliarla. «S^ìa- 

piastra di ferro o simili , bucata e natore. 

Tonchiosa da una banda, dalla MENARRÒSTO, s. m. strumentò 

quale vi si frega la cosa che si da cucina, che serve a girare 1* ar- 

vuole grattugiare , Fessi , Occhi , rosto. 

Buchi della grattugia. Grattugina MESTATÓIO, s. m. strumento con 

d»m- . cui si mesta. 

GUARDAVIVANDE, s. m. (v. d. u. ) MÉSTOLA, s. f. strumento che s'ado- 

arncse da custodirvi le robe da pera da mestare e tramenar le vi- 

m.inglarc. Moscaiuola. V. vande che si cuocono, o le cotte. 

IMIiUTO, s. m. piccolo strumento MESTOLA TRAFORATA, strumen- 

fatto a campana con un caonon- to che serve a levare la schiuma 



ARNESI , E UTENSILI DI CUCINA 



107 



che forma la carne che bolle nel- 
la pentola, Schiumarola. 

MESTOLINIÈRA, s. f. arnese di 
legno traforalo appeso al muro 
verticalmente dentro i fori del quale 
si pongono i mestolmi. 

MESTOLÌNO, s. m. dim. di Mesto- 
la, specie di cucchiaio di legno per 
uso di cucina. 

MESTONE, s. ra. cilindro di legno 
che serve a mestar la polenta. 

MEZZALUNA , s. f. specie di col- 
tello curvilineo che serve a minuz- 
zare le carni o altro. Lunetta. 

MEZZINA, s. f. vaso di terra cotta, 
e di rame da tenere e da portar 
acqua. 

MOLINELLO, s. ra. macchinetta da 
nacinare il caffè , il pepe e simili 
Macinino , Macinello. 

MOLLE e MOLLI , s. f. pi. strumen- 
to di ferro a due bracci con mol- 
le al di sopra per uso di prender 
le legna sul fuoco , senza scottarsi. 
Capo, Collo , Gambe delle molli ; 
Ganci per appoggiarvi le molli. 

MOLLETTA , s. f. pezzo di ferro che 
sta attaccato a uno de' capi della 
fune con cui si attigne 1' acqua del 
pozzo, al quale si raccomanda la 
secchia. 

MORTAIO , s. m. vaso per lo più 
di bronzo o marmo nel quale si 
pestano le materie per far la salsa, 
li savore , o gì' ingredienti che si 
vogliono polverizzare. 

MOSCAIUÒLA, s. f. arnese bislungo 
per lo più di quattro regoli o co- 
lonnette ritte con appositi rcgolctti 
traversi , tutto fasciato di tela ra- 
da, che si tiene ne' sotterranei o in 
qualche stanza ventilata per coti- 
servarvi fresche le vivande. Guar- 
davivande , e volg. Lanterna, Lan- 
ternone. 
MULINÈLLO , s. m. strumento nolo 
per disfare , e sbattere la cioccolat- 
ta. Frullo, Frullino. 



NAPPO , s. m. utensile di legno ia 
forma di piccolo nappo o coppa 
rovesciata tagliente ncll' orlo affine 
di tagliare la sfoglia di pasta per 
fare tortelli. 

OPlCIO , s. m. vaso di terra cotta per 
lo più da tener olio e per uso di 
tener vino o acqua od altro, Orcio 
da formaggio y da fruita ec. • 

ORCIUOLO , s. m. vaso piccolo fat- 
to di varie materie a guisa d' orcio. 

ORECCHI , s. m. pi. chiamasi que* 
fori delle secchie nelle quali si 
pone il manico perchè avendo un 
pò d' alzata sopra 1' orlo della me- 
desima secchia rassomiglia la figu- 
ra degli orecchi. 

ORECCHIO , s. m. quella parte 
per la quale si attaccano gli arne- 
si della cucina. 

OTRE , s. m. pelle tratta intera dal- 
l' animale^ e per lo più di becchi 
o di capre che serve per portarvi 
entro olio e simili. Otro. 

PADÈLLA , strumento per lo più di 
rame nel quale si friggono o cuo- 
cono in altra maniera le vivande. 
Occhio del Manico, Fondo, Orlo del- 
la padella: Padelletta^ Padellina., 
Padellotto. dim. 

PAIUÒLO, s. m. vaso di metallo ro- 
tondo con manico di ferro arcato , 
e serve per bollirvi dentro chec- 
chessia. 

PALÉTTA , s. f. piccola pala di fer- 
ro , e si dice propriamente di quel- 
la che s' adopera nel focolare. Pa- 
lettina. dim. 

PARACÈNT.RE, s. m. arnese di fer- 
ro che serve a contenere la cenere 
nel focolare. Parafuoco. 

PARAFUÒCO, s. m. V. Paracenerc 

PÉNTOLA , s. f. vaso per lo più di 
terra cotta , nel quale posto al fuo- 
co si cuocono le vivande. Pignatta. 
Pcntolctta dim. Coperchio della 
pignatta : lìracciuolo o Manico dilla 
pignatta. 



108 



ABITAZIONE 



PENTOLINO, s. m. piccolo pentolo. 

PENTOLÓNE, s. m. pentola grande. 

PÉRA, s. f. strumento da cavare il 
SUGO ai limoni. Matricina. V. 

PESTARÒLA DA SALSICCIA, ar- 
nese da tritare minute le carni di 
maiale che vogllonsi imbudellare. 

TaSSOM. C. I. St. XXXI. 

Con una Pestarola da Salsiccia. 

PESTATÓIO, s. m. pezzo di legno 
su cui si pesta la carne. Tagliere '. 
vale anche Pistello. 

PESTELLO e PISTELLO, s. m. 
strumento col quale si pesta e per 
lo più nel mortaio. 

PESTÓNE , s. m. arnese da pestare ; 
pestello grande. 

PIETRA FOCAIA , pietra dalla qua- 
le si cavano scintille per accende- 
re il fuoco. Selce. 

PIGNATTA , s. f. pentola. V. 

PIGNA TTÌNO , s. ra. piccolo pignat- 
te. Pignatello. 

POLVERINO, s. m. polvere che si 
ricava dal carbone e dalla brace 
per farla bruciare. 

RAME , s. m. si prende nelP uso 
per utensili fatti di ' tal metallo e 
por lo più. di cucina. 

RAMINA, s. f. specie di romaiuolo 
con che levasi 1' acqua dalla sec- 
chia e dal secchione : dicesi rami- 
na essendo composta di rame, salvo 
il manico, che è di ferro ed alla 
estremità un poco piegato indietro 
per poterlo attaccare alle Scaffe. 

RAMINO, s. m. vaso di rame per 
lo più a guisa d'orciuolo. 

RANÒCCHIO, s. m. ed anche GAM- 
BERO, chiamano per similitudine 
quel treppiede di grosso ferro che 
« suol mettere immediatamen- 
te sotto le legna dove ardono, per- 
chè r aria passi più agevolmente. 

RASTRELLIÈRA, s. f. arnese dove 
SI tf;ngono le stoviglie. 

REGGIPADÈLLA, s. f. treppiedi 
che sosiiene la padella. 



ROMAIÙOLO , s. m. strumento di 
ferro stagnato o di legno fatto a 
guisa di mezza palla vuota con 
manico stretto e souile , RomaiuO' 
lata, tanta minestia, brodo, a- 
cqua ec. quanta contiene un roma- 
iuolo. 

RÒSTA, s. f. ventola per lo più di 
penne ordite in piano per ravviva- 
re le brage. 

SCÀFFE , s. f. pi. tavole sovrappo- 
ste d\V Acquaio , o collocate agli 
altri muri della cucina per tenervi 
su piatti, scodelle, tegami, ed altro. 

SCALDAVIVANDE, s. m. vasetto 
per lo più traforato dentro al qua- 
le si mette fuoco per tener calde 
le vivande ne' piattelli e fassene 
di più foi^gie. 

SCANCERÌA, s. f. si dice ad alcu- 
ni palchetti di asse che per lo più 
si tengono nelle cucine per poggiar- 
vi su i piatti. 

SCHIDIÓNE , s. m. strumento da cu- 
cina in cui s* infilza la carne o gli 
uccelli per cuocerli arrosto. Spiedo. 

SCODÈLLA , s. f. vasetto cupo a più 
usi, ma per lo più a mettervi en- 
tro minestre. 

SCORTICATÓIO , s. m. coltello ta- 
gliente da scorticare. 

SCOTITÓIO, s. m. reticino o ce- 
stello di vimini nel quale si mette 
r insalata o altro per iscuotersi 
dall' acqua. 

SCUMARUÒLA e SCHIUMARÓLA , 
s. f. ( V. d. u. ) mestola di ferro 
stagnata e forata ad uso di levar 
via la schiuma delle cose che si 
fanno cuocere; in molli luoghi si 
dice volgarmente Ramina' 

SÉCCHIA, s. f. vaso cupo di ferro , 
rame, legno o altro col quale si 
attigue r acqua. Secchiata quanto 
tiene una secchia; Secchione secchia 
grande. 

SÉCCOSTÌLE , s. m. ferro al quale 
sta attaccata la catena da fuoco. 



ARNESI, K UTENSILI DI CUCINA 



109 



SOFFIETTO, s. m. strumento col 
quale splgncndosl l'aria si genera 
vento per accendere il fuoco, 

SOFFIÓNE, s. in. canna traforata 
o piccolo mantice da soffiare nel 
fioco. 

SPÀTOLA oSPATLLA DA FUOCO, 
cosi pur dicesi T attizzatoio. Spa- 

DAFORA. 

SPIANATOIO, s. m. bastone grosso 
e rotondo con cui si spiana e s' af- 
fina la pasta. I Romani il cliiama- 
no Spianatore e Stencìarello. V. 
Matterello. 

SPIÈDO, s. m. Schidione. V. 

SPORTA, s. f. arnese di giunchi, pa- 
glia o simili con' due nianichi per 
uso di trasportar robe per lo più 
commosilbili. Sportella: Sportelli- 
na, Sport iciuola j Sporticella dim. 

STACCIO, s. m. specie di vaglio 
fine con cui si cerne per mezzo 
d' un panno simile alla Stamigna 
e fatto di crini di cavallo. Stac- 
cinola, dim. 

STAGNATA , s. f. specie di vaso fat- 
to per lo pili di stagno che si ado- 
pera comuneinenle per uso di con- 
servarvi olio ed aceto. 

STAMIGNA DI RAME, strumento 
per colar brodo ed altri lijjuidi. 

STIA , s. f. gabbia grande dove co- 
munemente si tengono i polli per 
ingrassarli. Capponaia 



TAGLIÈRE , s. m. arnése da cucina 
tondo per uso di affettar carne. 

TAGLIÈRO , s. m. tavola che sta 
sopra la madia in cui si spiana la 
pasta col matterello. 

TAVOLINO, s. m. cos\ dicesi quel- 
r asse di legname sodo su cui si 
trita e minuzza la carne. Tagliere. 

TEGAME, s. m. vaso di terra piat- 
to con orlo alto per uso di cuo- 
cere vivande. Tegamino dira. 

TEGGHIA s. f. vaso di rame piano 
stagnalo dentro con orlo allo due 
dita attorno cui è attaccata una 
campanella di ferro: in questo si 
cuocono torte , migliacci , e simili. 
Teglia: Teghina e Tegliuzza dim. 

TEGGHIA , s. f. vaso simile di 
terra o di ferro : con che si cuo- 
pre il piallo, o il tegame e anche 
la stessa tegghia , là qual tegghia 
infocala rosola le vivande. 

TEGLIONE MARMATO coperchio 
fallo di marmo pesto e terra per 
cuoprire il piatto o il tegame che 
infocato rosola le vivande. 

TESTO , s. m. per sorta di stoviglia 
di teira colta a guisa di tagliere 
per uso di cuocervi sopra alcuna 
cosa: ed anche quella stoviglia di 
terra cotla rotonda e alquanto cu- 
pa colla quale si cuopre la pentola. 

TETTI Era, s. f. vaso da farvi en- 
tro il lè. 



STOVIGLIE, s. i. pi. generalmonte TORCIFÈCCIA , TORCIFÈCCIO e 
dicorisi tutti i vasi di terra de' qua- TORClFEC(>IOLO , s. m. arnese di 

pannolano o lino, o sacchetta a 
forma di cappuccio per uso di co- 
lare. Calzamanica. 
TRABICCOLO, s. m. arnese composto 
d'alcuni legni curvati che si mette 
sopra il fuoco per porvi su i pan- 
ni a scaldare : lo Si'ADafora dice 
che chiamasi volg. Scaldapanni. 
TREPPIÈDE , s. ni. strumento tri- 
angolare di ferro con tre piedi per 
porvi sopra i tegami ed altri ar- 
nesi. Treppiè. 



li CI serviamo per uso di cucina. 

STROFINACCiOLO , s. m. pmpria- 
iJicnle tanto capecchio o sloppa o 
cencio molle che si possa tenore 
in mano, e serve per istropicciare 
e strofinare le stoviglie quando si 
rigovernano. 

TAFFERIA, s. f. arnese di legno a 
foggia di piallo grande in cui colla 
larina s' infarina la frittura e serve 
ancora per grattarvi il cacio con la 
grattugia. 



Ito 



ABITAZIONE 



TURACCIOLO , s. m. quello con 
che si turano i vasi , o cose simili. 

UTÈLLO, 5. m. piccol vaso di ter- 
ra cotta invetriato per uso di te- 
ner olio, aceto e simili per condire. 

VETTÌNA, s. f. sorta di vaso da 
tenervi olio. Spadafora. 

VIVANDIÈRE , s. ra. arnese di sla- 
gno da tornio con cerchi d' ottone , 
maniglie e coperchio in cui si ri- 
pongono varie ciottole colle vivan- 
de per portare il pranzo a uaa o 
più persone. 



ZÀNGOLA , s. f. specie di secchia 
in cui si dibatte il latte per fare 
il burro. 

ZOLFANÈLLO, s. m. ruscelletto di 
gambo di canapa intinto dalP un 
capo e dall' altro nello zolfo per 
uso di accendere il fuoco. 

ZOLFERÌNO , s. m. stoppino co- 
perto di zolfo che s' adopera per 
accendere il lume. 

ZUCCA , s. f. vaso di corteccia di 
zucca secca ad uso principalmente 
di tenervi pesci, sale^vino, e simili. 



Ili 



OPERAZIONI DELLA CLCIIHA 



ABBOTTONARE, v. a. è un po- 
chino più che abbrustolare. 

ABBRONZARE, v. a. leggermente 
avvampare , che è quel primo ab- 
bruciare che fa il fuoco nella su- 
perficie ed estremità delle cose. 

ABliROSTÌRE, v. a. dicesi del caf- 
fè ^ orzo , ec. che si tosta per farne 
bevanda. 

ABBRUCIARE, v. a. consumar col 
fuoco, bruciare. 

ABBRUCIARE IL PORCO, scot- 
tarlo, e pelarlo. 

ABBRUSTIÀRE, v. a. mettere al- 
quanto alla fiamma gli uccelli pe- 
lati, per tor via quella peluria , che 
rimane dopo loro levate le penne. 

ABBRUSTOLARE , v.' a. porre le 
cose intorno al fuoco sì che s' a- 
sciughino , e non ardano ma s'ab- 
bronzino. 

ACCAGLIARE , v. a. coagulare , rap- 
pigliare , e dicesi principalmente 
del cacio e simili. 

ACCARPIONÀRE , v. a. soffriggere 
e tener in molle in aceto forte il 
Carpione o nitro pesce per conser- 
varlo. Carpionare e Marinare. 

ACCOSCIARE , v. a. vale propria- 
mente r operazione che si fa ai 
polli morti per prepararli alla 
cott>'..a. 

AFFACI ANÀRE, v. a. far arrostire 
un cappone , un fagiano o simile 
mvolio in rete o carta unta. 

AFFRriTELLÀRE, v. a. diccsi prò- 
pnamente del cuocer l'uova nel- 
r olio o Imtirro o strutto intere 
intere nella padella e a foggia 
delle fiiltelle. 



AMMAREZZÀRE, v. n. assodare, e 
si dice della pasta. Arrivabe?»E. 

APPASTICCIÀRE , v. a. cucinar 
carne , o pesce in pasticcio , o ad 
uso di pasticcio. 

ARENARE LE STOVIGLIE , ripu- 
lirle colla sabbia. 

AROMATIZZARE , v. a. dar sa- 
pore ed odore d' aromalo. 

ARRABBIARE , v. a. si dice delle 
vivande; esser arrabbiate ^ quando sou 
cotte in fretta e con troppo fuoco. 

ARROSTIRE, v. a. cuocere le vi- 
vande senza aluto d' acqua come in 
ischidinne, in legame, in padella, 
in sulle brace ec. 

ASSETTÀP.E, V. a. cucinare, condlre. 

ATTARTUFOLÀRE , v. a. apparec- 
chiare una vivanda a modo de' 
tartufi , o con tartufi. 

BISLESSÀRE, V. a. lessare un po- 
chino, dare un bollore: e forse 
meglio lessare due volte. 

BOLLIRE A SODO, bollire molto 
tempo e gagliardamente. 

BOLLITÌCCIO , s. m. deposizione 
che resta in fondo del vaso delle 
cose che si son fatte bollire. 

CANDIRE, V. a. conciar frutta o 
simili facendole bollire in zucche- 
ro mescolato con chiara d'uovo. 
Candire lo zucchero dicesl del farlo 
come cristallizzare , dopo averlo 
reso litjuido. 

CASTRARE, v. a. fendere o intac- 
care i marroni o le castagne , ac- 
ciocché non iscoppino ncll'arrostlrle, 

CERNERE V. a. scegliere, distingue- 
re e propriamente separare la fari- 
na dalla crusca collo slaccio. 



112 ABITAZIOrCK 

COAGULARE , v. a. rapprendere grattugiato sopra le vivande. In- 

nella maniera che del latte si fa caciare i maccheroni. 

il formaggio. INCUÒCERE, v. a. cuocer poco. 

CONCIAR PESCE, ULIVE ec. ma- INOLIARE, v. a. ugner coli' olio; e 

rinarli, salarli , o dar loro altra condir le vivande coli' olio. 

concia per conservarli. INSALARE, v. a. aspergerle vivan- 

CONDIRE , V.. a. perfezionare il sa- de con sale. 

pore delle vivande coi condimenti. INS ALEGGIARE , v. a. leggermente 

COTTURA DI RICCIO, si dice una insalare. 

sorta di coltura di zucchero, o di INSCHIDIONÀRE , v. a. infilzare 

iTiele. nello spiedo l'arrosto. 

CROGIOLARE v. a. cuocer molto. INTEGAMARE , v. a. mettere nel 

CROSCIO , s. m. il romore che fa tegame. 

illiquido nel friggere. 5/"n^^o/are. INZUCCHERARE, v. a. zucchera- 

CUCINARE , v. a. apparecchiar le re , aspergere , o condire di zuc- 

vivande, e stagionarle col fuoco. chcro. 

DILISCARE, V. a. levar le lische INZUPPARE, v. a. intridere nelle 

ai pesci. cose liquide materie che possano 

DISCIIIUJMARE _, v. a. levare la incorporarle. 

schiuma. LARDARE, v. a. metter lardelli 
DISOSSARE , v. a. Irar le ossa della nelle carni che si debbono arrosti- 
carne, re. Lardellare. 
DISSALARE , v. a. tener in molle i LAVATURA , s. f. liquore nel qua- 

salumì, per levarne il sale. le si è lavata alcuna cosa. 

FARE IL COLLO , dicesi dei polli LESSÀBE , v. a. cuocere carne , o 

o uccelli che sì cuocono arrosto, altro nell'acqua, contrario d' ^r- 

e vale tenerli al fuoco senza gi- rosiire. 

rarli tanto che il collo intirizzi. LEVARE IL BOLLORE, vale co- 

FERMAR LE CARNI, dar loro una mincinre a bollire. 

prima cottura ({uando son vicine LEVITARE e LIEVITARE v. n. il 

a patire, perchè si conservino. rigonfiarsi che fa la pasta median- 

FRlGGERE, v. a. cuoceie checches- te il fermento. 

sia in padella con olio, accio, MACERARE, v. a. tener nell'acqua 

lardo o simili. o in altro liquore tanto una cosa , 

FROLLARE, v. a. far divenir frol- che ella addolcisca, o divenga 

lo, ammollire il tiglio. trattabile. 

GRATTUGIARE, v. a. sbricciolar le MARINARE, v. a. conciare il pesce 

cose fregandole alla grattugia. fritto stivandolo in barile o altro 

IMMLLARE , v. a. dar sapore di vaso che s'cuìpie d'aceto con po- 

njf^le, sparger di mele. co sale e talvolta con rosmarino, 

IMPASTARE, V. a. comporre, me- salvia , scorza di limoni ec. e di-. 

scolar più cose insieme, ed anche cesi di altri cibi conciati in sÌmil 

intrKh'ic e coprir di pasta. guisa por conservarli. 

LMPEPARE , V. a. asperger di pepe, MESTARE, v. a. tramenare, agitare 

condite con pepe. o con mestola o con mazzo e si 

INACETARE , v. a. bagnare, e a- dice propriamente di cose liquide 

fipcrger con aceto. o che tendono al liquido, Mestare 

INCACIARE , V. a. gettar cacio la polenta y la pasta ec. 



OPERAZIONI DELLA CUCINA 



115 



MISALTÀRE, V. a. far misalta , che 
è carne insalata di porco o d' al- 
tro , avanti che ella sia rasciutta e 
secca. 

PELARE, V. a. strappare le penne 
ai volatili. 

PILLOTTARE, V. a. gocciolare so- 
pra gli arrosti materia strutta bol- 
lente mentre si girano forandogli, 
affinchè meglio penetri. 

RICUÒCERE , V. a. cuocere un* altra 
volta. 

RICONCIARE , V. a. rifare una vi- 
vanda con aggiunta di nuovi con- 
dimenti. 

RICONDÌRE , v. a. condire di nuovo. 

RIFARE LE VIVANDE V. Kicon- 
ciare. 

RIFAR LE CARNI , vale dar loro 
la prima coltura quando son vici- 
ne a patire perchè si conservino. 
V. Fermar le carni. 

RIFRÌGGERE , v. a. tornar a frig- 
gere , ed anche friggere semplice- 
mente. 

RIGÒCjLIO s. m. dicesi il sussurro 
che fa la pentola quando bolle , 
onde bollire con qualche Rigoglio 
vale Brontolare. 

RIGOVERNARE, v. a. lavare e net- 
tar la stoviglie imbrattate. 

RIGOVERNATURA, s. f. la broda 
o lavatura delle stoviglie di cu- 
cina. 

ROSOLARE, v. a. fare che le vi- 
vande per forza di fuoco prendano 
quella crosta che tende al rosso. 



SALARE , V. a. asperger di sale , 
porre nel sale , insalare. 

SALEGGIARE , v. a. leggiermente 
salare ; insaleggiare. 

SCAGLIARE , v. a. levar le scaglie 
a' pesci. 

SCHIDIONARE , V. a. infilzare i car- 
naggi nello schidione per cuocerli 
arrosto. Schidionare. 

SCHIUINIÀRE , v. a. levare o lor via 
la schiuma. 

SCORTICARE, V. a. torvia la pelle. 

SCROSCIARE, V. n. si dice del 
bollire che fa l'acqua smoderata- 
mente. 

SCROSTARE , V. a. levar la crosta. 

SFETTEGGIÀRE , v. a. ridurre il 
cibo in fette. 

SOFFRÌGGERE, v. a. frigger leg- 
giermente. 

SOPRASSALÀRE , v. a. salar- oltre 
al convenevole. 

SPIUMARE, v. a. levar la piuma agli 
uccelli , ai polli o simili, P elare. V . 

STACCIARE , V. a. separare la farina 
dalla crusca o simili collo staccio 
che è specie di vaglio fine con cui 
si cerne per mezzo di un panno 
simile alla stamigna, e fatto di 
crini di cavallo. 

SVENTRARE, v. a. trarre le inte- 
riora di polli o simili ; Sgozzare , 
è nettare , e vuotar loro il gozzo 
quando son morti. 

TROTÀRE , V. a. cucinar alcun pe- 
sce alla maniera che si cucinano 
più. comunemente le trote. 



i5 



114 



AR^iESI, LTENSILI DI CREDEIXZA E MEINSA 



AMPÓLLA , s. f. vasetto di vetro di 
varie fogge per uso di tener liquo- 
ri. Ampullctta, Ampollina j Àmpo- 
luzza dim. 

A.MPÒLLE, AMPOLLÌNE, s. f. pL 
que' vaselli che contengono Polio 
e l'aceto ad uso della mensa la 
cui apertura è guernita alle volte 
d' un becco ed hanno anche un 
manichelio ansalo, per comodità 
di prenderle in mano. 

ASTLCCIO DELLE POSATE, cu- 
stodia. 11 Salviati nella Spina 
alt. 2. Se. 3. ha Forzicrino paro- 
la troppo generale ; volg. dicesi 
Busta. 

BÉCCO , BECCÙCCIO s. m. quel 
canaletto adunco, onde esce l'a- 
cqua da' vasi. 

BELLICONE, s. m. sorta di gran 
vaso da bere , bicchiero grande. 

BICCHIÈRE, s. m. vaso per uso di 
bere, e detto assolutomenie s'inten- 
de sempre di vetro. Bicchieri lavo- 
rati , a costole , a cantoni, a mar- 
tellate , a liste , a reti , a reticclli , 
a nodi; corpacciuti, corpaccivtoni, 
messi a oro, profilati, alti di ma- 
scelle , alti e fondi ec. le sue par- 
li sono la Bocca , il Fondo , e 
rOrlo. 

BICCJIIEBÈTTO e BICCIIIERÌNO 
«. m. pirrol birchicio , e dicesi 
principalmente di (pie' da rosolio. 

BÒCCIA, s. f. vaso di vetro da stil- 
lale o da corjservar liquori, o da 
altri simili usi. 

BÓMFU)LA , s. f. vaso di vetro col 
collo rotto da tenervi il vino o 
altro liquore. 



BORBOTTINO, s. m. vaso di vetro 
col collo lungo e ritorto che nel 
versare il liquore contenuto par 
che borbotti gorgogliando. 

BOTTÌGLIA s. f. (frane, d. u. ) va- 
so di vetro grosso nero , di forma 
cilindrica decrescente nella parte 
superiore in modo da formare il 
collo , e serve per trasportare e per 
conservare vini prehbati. 

BOTTÌGLIA, s. f. (v. d. u. ) vaso 
di cristallo o vetro bianco corpac- 
ciuto col collo strelto che serve a 
contenere comunemente il vino e 
l'acqua per le mense. 

BUFFÓNE , s. m. vaso di vetro 
tondo , largo di corpo e cor- 
to di collo per uso di mettere in 
fresco le bevande , Biijfoncino dim. 

CANTIMPLÒRA , s. f. vaso d' argen- 
to, Slagno o vetro capace d'una o 
pili bocce le quali vi si tengono 
piene di vino o d'altro liquore a 
freddarsi con ghiaccio; le sue parti 
sono, il Corpo, Ciottolino, Piede , 
Collo ^ Coperchio, un Boccinolo fuo- 
ri e Cannello colla Palla attaccata 
per tirar su V acqua. F. Canti- 
netta. 

CANTINÈTTA, s. f. vaso ove si 
pongono dentro bocce piene di vi- 
no o simili liquori per uso di rin- 
Ircscarli con diaccio che si mette 
attorno. Cantimplora. 

CARAFFA , s. f. lo stesso che Gua- 
stada. Caraffina. dim. 

CAVASTOPPACCiOLO e CAVATU- 
RACCIOLO s. m. e con voce mo- 
derna Tirabuscione àà\Yidinc. Tire- 
bouchon , vite di ferro o d' acciaio 



ARNESI, UTENSILI DI CREDENZA E MENSA 



115 



, con manico per uso di cavare i 
Uiiaccioli di sughero dalle bottiglie. 
Sturatolo , Vite. 

CHIAVE, s. f. nome che dassi da' 
panierai a quel fuso o anello che 
è fitto in m^zzo al Panieroncino 
da ampolle e che serve di maniglia 
per trasportarlo. 

CHÌCCIIERA, s. f. vaso piccolo a 
forma di ciotoletta per lo più di 
terra, per uso di bere cioccolata, caffè 
o simili liquori. Vaso, Vasino. 
CHICCHERÒNE s. m. chicchera gran- 
de. Nota. 

CIOTOLA , s. f. vasetto da bere, 
senza piede , di tenuta di poco piìi 
d'un comun bicchiere. Ciotoletta ^ 
Ciotolona. 

C0DC>LO, s. m. la parte d'un cuc- 
chiaio e d'una forchetta con cui 
si tetifi^ono in mano per adoprarli. 

COLTELI. O s. m. strumento da ta- 
gliare le vivande che ha da un 
lato il laglio , e dall' altro la co- 
stola : le sue parti sono: Lama, 
Taglio., Costola^ Punta, CodolOy 
Manico: Coltello da tavola. 

COLTELLO DA TAGLIARE O DA 
TRINCIARE e non Trinciante es- 
sendo qiM>sto agg^etlivo in signifi- 
cazione di tagliente alfìlato ce. 

COLTELLIERA , s. L guaina o custo- 
dia del coltello; astuccio grande da 
tenere i coltelli. 

CÒNCAVO DEL CUCCHIAIO, la 
parie con che si prende e che con- 
tiene il lif|uido. 

CONFETTIÈRA , s. f. sorta di tazza 
da toner couteili. 

CONSÈRVA , s. f. arnese di stagno o 
latta con cannella d'ottone per cavar 
l'acqua diacciala che vi si conserva. 

COPÈRTA, s. f. (frane, d. u.)per 
piatto, salvietta, posata che s'ap- 
parecchia per ciascuno de' convitali. 

COPPA , s. f. vaso d' oro , argento , 
o d'altra materia con bocca spasa 
per uso di bere. 



COSTOLA, s. f. quella parte che 

non taglia del coltello. 
CREDÈNZA, s. f. per quella tavola 
che s'apparecchia per porvi i pial- 
li ed altro vascllamento per uso 
della mensa; per quell'armadio 
ove si ripongono le cose da man- 
giare: o per l'assortimento dc'va- 
scll amenti e piatteria per servigio 
della tavola. 
CREDENZIÈRA, s. f. luogo, arma- 
dio o mensa adorna di vasi d' oro 
o d' argento. 
CUCCHIAIÈRA , s. f. quantità di 
cucchiai , forchette , e coltelli di- 
sposti nella loro custodia; e più 
propriamente Astuccio da cuc- 
chiai. 
CUCCHIAINO, e CUCCHIARINO, s. 
m. (v. d. u. ) piccolo cucchiaio, 
cucchiarino da calle. 
CUCCHIÀIO, s. m. strumento con- 
cavo d'argento o d'altra niateria 
con cui si prende il cibo : Codolo , 
Palla, e Concavo del Cucchiaio ^ 
cucchiaio d'argento, liscio, filet- 
tato , cesellato. 
CUCCHIAIÓNE , s. m. cucchiaio 
grande per zuppa o per umido 
d' argento sodo ; con piastra d'ar- 
gento f'c. 
CÙSOLIÈRE, s. m. vale cucchiaio, 

ma è voce disusata. 
DENTELLIÈRE, s. m. stuzzicadenti. 

Stecco. 
FIALA, s. f. sorta di vaso di vetro 
corpacciuto e col collo stretto. 
Guastada , Caraffa. 
FIAMMINGA, s. i. piatto di forma 
ovale per lo più cenlinato ad uso 
di servir in tavola le vivande. 
FORCHÉTTA , s. f. quel piccolo 
strumento d'argento o d'altro me- 
tallo con più Rebbi col quale s'in- 
filzano le vivande per mangiare 
con più pulitezza ; le sue parti 
sono Codolo^ Rebbi, o Punte, Ma- 
nico della forchetta, Forcina. 



116 ABITAZIONE 

FORCHETTIÈRA, s. f. l' astuccio o mense de' grandi si pone il pane 

custoilia ove si tengono le forchette. per loro uso. V. CR. 

FOT.CllETTÒyE acci, d'i Forchetta y PECCHERÒ, s. m. sorta di bic- 

lorehetta grande. Salvini. chiero grande. Bellicone. Redi. 

FORCINA, s. f. V. Forchetta. PEPARÒLA, s. f. che anche dicesi 

FORCINÒNE, s. m. accr. di forci- pepaiuola, bossoletto, o altro vaso 

na. Bergantim. ove serbasi il pepe. Tassoni. 5eccA. 

FRUTTIERA , s. f. vaso o piatto rap. e. 10. st. 48. 

per disporvi le frutta. PIATTÈLLO, s. m. diminutivo di 

FCSCÌNOLA , s. f. lo stesso che for- piatto e prendesi anche per piatto 

chetta. Monti. assolutamente. 

GIARA, s. f. vaso di cristallo senza PIATTERÌA, s. f. quantità e assor- 

piede con due manichi per uso di timento di piatti. V. GR. 

bere. PIATTINO, s. m. pìccolo piatto, e 

GÒTTO , s. m. specie di bicchiere così diconsi ordinariamente quelli 

di forma più grande dell'ordinario. della chicchera, Piattellino , Ton,' 

GOZZO , s. m. vasetto di vetro di detto. 

collo lungo e stretto , di corpo PIATTO , s. m. vaso quasi piano 

tondo a guisa di gozzo , e senza nel quale si portano le vivande in 

piede. Redi. tavola. 

GUASTÀDA s. f. vaso di vetro cor- POSATA, s. f. tutti gli strumenti 

pacciuio con piede e collo stretto. che si pongono alla mensa davan- 

Caraffa ; Guastadetta^ Guastadi- ti a ciascuno, per uso dì prendere- 

na , Gnastaduzza. dim. o partire la vivanda. 

IMBANDIRE v. a. mettere in assetto RAMPÌNO , s. m. cosi dicesi anche 

la vivanda per porla in tavola. ogni ramo Rebbio o Punta della 

MAIOLICA , s. f. sorta di vasellamen- forchetta. 

li e piatterie di terra simile alla RÉBBIO, s. m. ramo della forchet- , 

porcellana cosi detti dall'Isola di ta che oggi dicesi più volentieri 

Maiorìca dove prima si facevano. Punta. 

Oggi meglio che in altri luoghi si RINFRESCATÒIO , s. m. vaso di 

lavorano a Faenza. metallo, o di terra, dove si met- 

M ALI NELLO s. m. specie di piccol tono acqua fresca e vino in bic- 

hiccliiere Magal. lett. Spillo. chieri o guasiade, per rinfrescarli. 

MANTÌLE , s. m. tovaglia pìccola; ROMAIUÒLO, s. m. cucchiaio gran- 

pd anche tovaglia grossa e dozzinale. de da tavola fatto a guisa di mez- 

MESCERE , V. a. versare il vino o za palla con manico lungo ad uso 

altro liquore nel bicchiere per dar di prendere la minestra. 

da bere. SALIÈRA, s. f. vasetto nel quale si 

METTER INNANZI portare la vi- mette il sale che si pone in tavola. 

Vanda in tavola. SALVIETTA, s. f. tovagliolino. 

MINESTRARE, v. a. metter lami- SCHIFÒTTI, s. m. pi. piattellini 

nestra nella scodella, o nel tondo. su cui mettonsi le bottiglie in tavola. 

NAPPO, s. m. tavoletta simile al SCODÈLLA s. f. piatto profondo che 

vassoio che serve a diversi usi. per lo più serve alle minestre. 

Guantiera. , SCODELLARE, v. a. mettere la mi- 

NAPPO, s. m. coppa vaso da bere. nestra o altra vivanda nelle sco- 

PANArriERA, s. i. vaso in che alle delle. 



ARNESI, UTENSILI DI CREDENZA E MENSA 117 

SERVÌZIO, s. m. tutto il vasella- TOVAGLIUÒLA , s. f. e TOVA- 

mento da tavola. GLIOLINO , s. m. piccola tova- 

SORBETTIÈRA , s. f. vaso nel qua- glia che a mensa teniamo dinanzi 

le si tiene a congelare il sorbetto. per nettare le mani e la becca. 

SOTTOCÒPPA, s. f. tazza o vaso Sahielta. 

liscio per lo più con piede sopra TOVAGLIA, s. f. pannolino bian- 

cui si portano le coppe ed i bic- co per lo più tessuto a opere per 

chleri. uso d'apparecchiar la mensa. 

SPARECCHIARE, v. a. levar via TONFANO, s. m. vaso da bere di 

le vivande e l'altre cose poste so- vasta tenuta, 

pra la mensa. - TRESPOLO, s. m. cerchio di me- 

STECCO , s. m. dentelliere , Stuz- tallo per porvi i piatii sulla mensa. 

zicadenti. V. TIRABUSSONE o TIRABUSCIONE, 

STURATOIO , s. m. strumento a s. ni. dal francese Tire-bouchon 

spire per cavare i turaccioli ni alle strumento fino di metallo latto a 

bottiglie. V. Cavastoppacciolo. spire , e serve per trar dal collo 

STUZZICADÈNTI, s. m. sottile e delle bottiglie i turacclollnl. Stu- 

piccol fuscello o slmile strumento raloio ■, Cavastoppacciolo y Cava- 

con che si cava il cibo rimaso fra turacciolo, Vite. Bergantim. 

i denti. Dentelliere ^ Stecco. TRINCIARE, v. a. miuuiamente ta- 

TAGLIERE, s. m. mensa, piatto. gllare e si dice propriamente del 

TAZZA, s. f. sorta di vaso di forma tagliar le carni che sono in tavola, 

piatta col piede di diverse maniere. UOVAPvOLO , s. m. vasetto sopra di 

TERPvINA , s. f. vaso di figura ro- cui si pongoDo l'nva cotte. 

tonda per uso di mettervi la mi- VASI e VASINT DA CAFFÈ così 

neslr^ , Zuppiera. pur chlamansi le chicchere. 

TONDO, s. m. strumento plano per VASSOIO, s. m. quasi ricettacolo 

lo più di stJgno (peltro) per uso de' vasi, si dice la tavoletta che 

di tenervi sopra i bicchieri e il porta le chicchere del caffè, della 

fiasco in sulla tavola: taluno dice cioccolata , o d' altro. Salvim. 

Tondo a qualunque piatto. ^'"Ig- Cabarè. 

TONDINO, s. m. quel piatto diesi ZAMPILLÈTTO, s. m. sorta di va- 

tiene davanti nel mani^iarc a tavo- so di vetro da bere, 

la. Oij'gi dicesi più comunemente ZUCCIIERlERy\ , s. f. vaso che con- 

Piatto. tiene il zucchero pesto. 

TONDINO VASSOÌNO DA BIC- ZUPPIÈRA , s. f. quel vaso in cui 

GHIERE, piaitellino su cui posa- si pone la minestra detto anche 

no i bicchieri; e cosi Vassoio da Marmittaj e comuncmenie Terrina. 
Fiaschi ec. 



118 



LTE-^SILI DI CANTINA E OPERAZIONI RELATIVE 



AMMOSTARE v. a. pigiar l'uva col- 
VAnìmo!<ta1qio. 

AMMOSTATÓIO, s. m. strumenlo 
di legno fallo a guisa di vanga 
quadra , e laglienle cou cui si di- 
mena la vinaccia e si tagliano i 
raspi t)el lino por ammostare. 

ANFORA, s. f. sorla di vaso, di misu- 
ra di una certa lenuta di liquido. 

ARCIONI , s. m. pi. le sponde d'una 
specie di Culla o Cola per il vino, 
come quelle che si usano per co- 
lar la calcina. 

ATTIGNERE , v. a. cavare il vino 
dalla bolle o l'acqua dal pozzo. 

BARILE, s. m. vaso di legno da 
cose liquide fallo a doghe e cer- 
chiato, di forma lunga bistonda, 
ne' fondi piano con bocca di so- 
pra nel mezzo che in alcuni è 
lilovaiM. 

BARLETTÀIO, s. m. che fa i bari- 



bili 



e simili. 



CASSETTA , s. f. dicesi del fiasco 
roiro, che sia nella sua veste. 

BENACCIA s. f. il tino ove pigian- 
si \o nvc. Castellata. 

BIETTA, s. f. riparo che si mette 
dietro le bolli p(Mchè non ruotolino. 

BIGONCIA, s. f. vaso di legno sen- 
za coperchio di tenuta intorno a 
tre mine composto di doghe che 
s'usa principalmente da' conladini 
per pigiarvi 1' uva e someggiarla 
prima di metterla n. l tino. Bi- 
f/onrio e Iti gonzo. 

ìU)CLA\My s. m. vaso di terra cotta 
che ha larga pancia con un ma- 
nico e lin becMiccio , e serve per 
ino e misura di vino e simili. 



BOCCHE DE' BARILI, dlconsi da 
bottai i fondi con che si chiu- 
dono. 

BOCCIÒNE , s. m. boccia grande per 
lo più vestita di giunchi o vetrici 
per uso di trasportare liquori. 

BORRACCIA , s. f. fiasca che usano 
i viandanti. 

BOTTÀCCIO , s. ni. barletto, fiasco, 
ec. bottaccino. 

BOTTAIO, s. m. quegli che fa o 
racconcia le botti , i ti,ni , le bi- 
goncie e simili. 

BÒTTE s. f. vaso di legname nel 
quale comunemente si conserva il 
vino; e per la quantità della ma- 
teria che capisce nella botte. Una 
botte di vino , botte addoggata , 
cerchiata , tonda , fessa , corpacciu- 
ta j sfondata j botte imita ^ e botte 
che canta: sue parti Doghe, Can- 
nella ^ Chiave, Cerchi, Cocchiume, 
Capruggine , Fondi della botte. 

BOTTICÈLLA , s. f. BOTTICÈL- 
LO , BOTTICÌJNO , s. m. piccole 
botti. 

BOTTÙME , s. m. quantità di vasi 
da vino d'ogni maniera. 

BRENTA , s. f. vaso grande di legno 
senza coperchio composto di do- 
ghe , e che serve in molti luoghi 
d'Italia per misurar i liquidi. 

BRENTATÒRE, o BRENTADÒRE 
s. m. dlcesi in qualche luogo d'I- 
talia il facchino che porla Brente 
o Barili di vino. Garzoni. 

BUCAFONDI, s. m. strumento a uso 
di succhiello che serve special- 
mente per incastrare le doghe nei 
fondi. 



UTENSILI D! CAXTI5A E OPERAZIONI RELATIVE 



119 



BUGLIUÒLO, s. ra. vaso di legno 
slmile al blgonciuolo, ma un poco 
minore, con manico semicircolare, 
e con orecchiclla. 

CALCATÓIO s. m. vaso fatto di 
pietre o di mattoni entro cui si pi- 
giano le uve nel palmento. 

CANALE, s. m. truogolo di legno 
che serviva per pigiarvi l'uva e 
bollire il mosto. Crescenzio. 

CANE, s. m. strumento che adope- 
rano i bottai a tener forti i cerchi 
mentre che si iT>ettono alle botti. 

CANNÈLLA , s. f. Icgnctlo tondo 
bucato a guisa di boccinolo di 
canna che si addatta al fondo 
della botte e turasi col Zipolo. La 
cannella di metallo dicesl propria- 
mente Chiave. V. 

CANNELLO DELLA BOTTE IN- 
TASATO che viene serrato dalla 
gruma. 

CANOVA, s. L stanza dove si ripon- 
gono i vini , gli olii e le altre co- 
se: e luogo dove si vende il vino a 
nnniiio. 

CAPPÈLLO , s. m. dlcesi della gra- 
spa che soprannuota al mosto 
quimdo f'Mmeuta. Cappellone. 

CAPPELLÓNE, s. m. V. cappello. 

CAPRUGGINATÓIO , s. m. strumen- 
to per far Je capruggini alle botti 
che a Livorno dicono Zinnaloio. 

CAPPvÙGGLNE, s. f. intacraiura del- 
le doghe dentro alla quale si com- 
mellofio i fondi delle botti o si- 
mili. Incastro. 

CARA TELLO , s. m. botticella di 
varie torme ma per lo più. lunga 
e strnita. 

CABOÈNO , s. m. il mosto cotto, 
che in bollendo abbia perduta la 
sola terza parte. 
CASTELLATA , s. f. vaso di legno 
lungo, cilindrico rassomigliante ad 
un barile ma grandissimo compo- 
sto di due fondi , e di doghe , cer- 
chiato di ferro, avente un apertu- 



ra quadrata che si cuopre coq 
chiudenda ad incastro. Usasi in plii 
luoghi per trasportar l'uva pigia- 
la: e s'intende anche la quantità 
dell'uva contenuta nella medesima. 
Doglio. Zanotti. lett. 

CELLARIA , s. f. carjtina. 

CEPPI , s. m. pi. diconsi da' bottai 
que' pezzi di legname su di cui si 
tagliano e s' attaccano i cerchi, 

CERCHIÀIO, s. m. colui che fa i 
cerchi da botti. 

CERCHIO , s. m. quel legame pie- 
gato di legno o di ferro che tiene 
insieme bolli o tini o altri vasi di 
legno o slmili. 

CHIAVE, s. f. quel legno che tiene 
il mezzule o sportello della botte; 
ed anche la cannella di metallo 
che chiude la botte. 

COCCHIUiMATÓIO , s. m. sgor- 
bia per fare il cocchiume alle 
botti. 

COCCHIUME, s. m. quel turaccio- 
lo di legno o di sughero che tura 
la buca onde s'empie la botte; ed 
anco la botte slessa. V. Spina. 

COLLO o CANNA DEL FIASCO, 
la pule più alta e sottile. Collo 
strozzatoio vale collo stretto. 

COLTELLO A DLE MANICHI DE' 
BOTTAI strumento di cui valgou- 
si a polare. 

CONCHÈTTA s. f. arnese di legno 
a doghe , che si tiene sotto la can- 
nella delle botti e dei lini per 
racrorre il vino che gocciola, l'i- 
nozza, Schifetta. 

CONSERVA, s. f. arnese di stagno 
o latta con cannella d'ottone per 
cavar l'acqua diacciata che vi si 
conserva. 
CONTRAMEZZÀNO, s. m. quella 
parte del fondo delle botti che 
mene in mézzo il Mezzano. 
COPPÈLLA, s. f. specie di barilet- 
to con cui si porta 1' accpia alle 
case V. romana. Cellim. 



120 



ABITAZIONE 



CULLA , s. f. vaso di legno , di cui 
s'usa por pigiar l'uva. 

DACCllir.ME, s. m. preparazioni 
cl»e si fa d' uve passe per miglio- 
rare il vino. 

DEFRÌTTO s. m. il mosto cotto 
fino al punto di divenir spesso e 
sodo : se ha perduta una sola ter- 
za parie dicesi Caroeno , se due 
dicesi Scipa. 

DIGUAZZARE V. a. propriamente 
lavare le botti. 

DOGA , s. f. una di quelle slriscie 
di legno di che si compone il cor- 
po della botte o di simili vasi ro- 
tondi , Doga da botte , barile , bi- 
goncia, tino ^ tinello e simili. 

DOGAMÈNTO , s. ra. l' atto di ri- 
mettere o rassettare le doghe alle 
botti. 

DOGARE, s. ra. porre o rimetter le 
doghe. 

DÒGLIO , s. m. vaso di legno fatto 
a guisa di bariglione , e bucato 
dappiè a guisa di botte per uso di 
tenervi entro vini , aceto o simili 
liquori. 

FA>GO BTA^XO, feccia che sì ge- 
nera sotto le botti. 

FARE LA VESTE A' FIASCHI , 
iuipn^liaili, coprirli di paglia. 

FARE UN MPOTINO SUL VINEL- 
LO, fare il secondo acquerello o 
acquaticcio il quale è nipote del 
vino. 

FECCIAIA , s. f. buco nel fondo del 
mezzule della botte dove si mette 
la cannella , e d' onde per lo più 
si [)uò trarne la feccia. V. Spina 
fecciaia. 

FIASCA , s. f. vaso fatto a foggia di 
fiasco ma più grande e di forma 
schiacciata per comodo di portarlo 
a mano. 

FIASCAIO, s. m. chi fa o vende 
fiaschi. 

FIASCHERÌA, s. f. cumolo di fiaschi. 

FIASCO, s. m. vaso rotondo col col- 



lo di terra cotta , ma per lo più 
di vetro e vestito di sala. Borbot' 
tino , fiasco a collo lungo e stretto 
e a bocca larga. Fiasco che ingor- 
ga , cioè trattiene il liquido. 

FIASCO IMPAGLIATO , fiasco ve- 
stito, coperto di paglia. 

FOGLIÉTTA, s. f. mezza pinta di 
vino , mezzetta. 

FOLLARE v. a. pestar le uve col- 
r ammostatoio. Gagliardi. 

FONDO DEL FIASCO , la parte 
dissotto. 

FORNÈLLO , s. m. specie di ruota 
con pinoli che serve a fabbricar 
cerchi da botte detti perciò Cerchi 
a fornello» 

GRASSA, s. f. uva pigiata, da cui 
• non sia stato spremuto il vino. 

GRATÌCOLA , s. f. ordigno di rame 
a guisa di scodella rovesciala fatta 
a graticola minuta, e raccomanda- 
ta a un pezzo di tubo pur buche- 
ralo che si mette entro la pevera 
quando si versa il vino tolto dal 
tino, affinchè i vinacciuoli non • 
cadano nella botte. 

GRUMA , s. f. crosta che fa il vino 
dentro alla botte. Gromma. 

IMBASTIRE , V. a. metter su la 
botte, la tinozza o simile cioè di- 
sporre le doghe in modo di rice- 
verei cerchi che la devono stringere. 

IMBASTITÒIO, s. m. strumento de' 
bottai di ferro o di legno che ser- 
ve per imbastire le botti e simili. 

IMBIODÀRE , V. a. ristoppar le bot- 
ti e simili con biodo; in cui in 
vece impiegando la stoppa si dice 
Calefatare , Imhiudare. 

IMBOTTARE, V. a. metter il vino 
nella botte. 

IMBOTTATÓIO , s. m. strumento 
col cui mezzo si fa passare il vino, 
o altro liquore da un vaso al- 
l'altro. Pevera. 

IMBUTO , s. m. piccolo strumento 
di metallo fallo a campana con un 



UTENSILI DI CANTINA E OPERAZIONI RELATIVE 121 

cannoncino in fondo de' vasi per METADÈLL A, s f. misura che quan- 

versarvi il liquore. Boccinolo j o do serve per misurar cose liquide 

Cannella dell' imbuto. tiene la metà del boccale, e alio- 

IMPOSTARE , v. a. quasi lo stesso ra la diciamo anche Mezzetta. 

che imbastire e vale porre i primi MEZZA FOGLIETTA s. f. misura 

cerchi alle botti, barili, tinozze e che è la metà della foijlietla. 

simili. Botte o tinozza impostata IVIEZZÈTTA , s. f. vaso di terra cotta 

si dice di quella che non ha an- di diversa capacità con larga pan- 

cora che pochi cerchi. eia con manico e con becco per 

INCA^OVARE , V. a. porre in ca- lo più dipinto dal vasaio e serve 

nova siccome Imbottare porre in per misura di vino e simili, 

botte. Garzoni. IMEZZULE , s. m. la parie di mezzo 

1NGANX\RE LA CANNELLA: di- del fondo dinnanzi della lotte do- 

cesi quel turare in parte il foro ve si accomoda la cannella, 

interiore fasciandolo con istoppa PALMENTO s. m. luogo fatto di 

perchè tipetti più piano. pietra e di mattoni per le opera- 

INTLFARE , v. n. prendere odor di zioni della vendemmia. Contiene il 

tufo , e dicesi delle botti. Calcatoio , la Vasca ove fermenta- 

LACCA, s. f. pozzo che s'incrosta no le uve, e dove si addalta lo 

di buon cemento nel quale si met- Strettoio , ed il Pozzo in cui cola 

leva il vino negli anni d' abbon- il mosto dal quale poi passa in 

danza, non avendo sufficienti le cantina, 

botti per conservarlo. Voc. Cr. PAIMPANATA , s. f. quella stufa che 

LULLA , s. f. quella parte del fondo si fa alla botte per purgarla, com- 
della botte che dal mezzule all'è- , posta di cenere e di pampani. 
strema parte si congiunge alla PEVERA, s. f. simmento simile ai- 
botte, l'imbuto per lo più di legno, ma 

LUNETTE, s. f. pi. diconsi le due di maggior grandezza, benché di 

assicelle minori che mettono in forma poco diversa, per imbottare 

mezzo la mezzana e le contramcz- il vino. 

zane, e compiscono il fondo de' PEVERINO, s. m. piccolo imbuto, 

tini e delle botti. ^ PIGIARE v, a. calcar le uve per 

MÀGLIO, s. m. martello grande di . farne vino: Follare^ Ammostare. 

legno per uso di batter i cerchi PORRE o RIMETTER LE DOGHE, 

alle boiti e simili. collocarle a suo luogo. 

MASTÈLLA, s. f. e più comune- PORTAFIASCHI, s. m. paniere o 

mente MASTELLO, s. m. sorta simile per uso di portar fiaschi, 

di vaso per lo più di legno a log- QUARTO DI FOGLIETTA , vaso 

già di tinozza, largo di corpo, e che contiene la quarta parte d' u- 

più ancora di bocca, fatto in fuo- na foglietta. 

ri dai lati ov' ha due doghe più QUARTUCCIO , s. m. misura di 

alte forate, nelle quali infilzasi a terra che tiene l'ottava parte 

traverso una stanga per alzarlo e d'un fiasco, altrimenti detta Ter- 

trasportarlo. zeruola. 

MAZZAPICCHIO, s. m. martello di RASCHIARE LE ROTTI COL RA- 

Icgno che s'adopera specialmente SCHIATOIO, RASCHIARLE COL- 

por cerchiale le botti e simili. LA ZAPPA; pulirle con que'stru- 

Maglio. menti. 

16 



122 



ABITAZIONE 



RASIÈRA , s. f. strumento simile STASARE v. a. rimuovere e sturare 
alla radimadia , e serve per raschiar V intasamento. 



Lotti , e slmili. 
RlCAPRl'GGliNÀRE, v. a. rifar le 

capriigpini. 
RIMBOTTÀRE , v. a. metter di 

nuovo il vino nella botte. 
RLNCAPPELLÀRE , v. a. mettere il 

vin vecchio nei tini con uva nuova. 
RISTAGNAR LE BOTTI, I TINI, 

metterli in acqua. Stagnare. 
SÀGGIO , e SAGGIUÒLO, s. m. TERZERUÒLA, s. f. specie di mi 

piceni fiaschetlo, nel quale si porta sura di vino. 

altrui il vino, perchè ei ne faccia TERZINO, s. m. vaso da tener li- 

il saggio. quidi e tiene la terza parte d' un 

SALVAFIÀSCHI, s.m. arnese che ser- fiasco. 

ve a contenere e custodire i fiaschi. TÌMPANO, s. m. per Mezzule, 
SBOCCATO aggiunto a fiasco, vale TINÀIA, s. f. luogo da tenere itinì. 

manomesso , e talora anche rotto TINO , s. m. vaso da conservare il 



SÙGHERA, s. f. specie di cantìnetta 

fatta di sughero. 
SVINARE , v. a. cavar il mosto dal 

tino. 
TAGLIUÒLO, s. m. sorta di scar- 

pelletto ad uso di cacciar stoppa 

o simile ne' luoghi delle capruggi- 

ni ond'esce il vino. 
TÀRTARO , s. m. gromma di vino. 



nella bocca; contrario d'Abboccato. 

SCANNELLO DELLA PEVERA ar- 
nese per lo più di legno sul quale 
si colloca la pevera. 

SCOPPIATO aggiunto di cerchio di 
tino, tinozza, e simili, e dicesi 



vino, e nel quale si pigia e si fa ■ 
bollire il mosto prima d' imbot- 
tarlo , in pi. dicesi i tini e le Una. 
TINÒZZA, s. f. vaso di legno o di 
rame ad uso di porre sotto la 
tina. 



di quello che è rotto in due o piìi TIRAFÒNDI , s. m. pi. istrumento 

consistente in un ferro lungo a vi- 
te tagliente , che termina in un oc- 
chio del quale si serve per mettere 



pam. 
SEDILI , s. m. pi. sostegni sopra i 

quali si posano le botti. 
SFONDARE , V. a. parlandosi di 

bolle , vale cavarne tutto il vino. 
SIFÓNE, s. m. canale di latta o TRAVASARE, v. a. far passare il 

<i' altra materia con cui si attrae liquore da vaso in vaso. 

l'acqua da' secchi o il vino dalle TROMBA DA VINO O DA BARILE, 



o levare dal luogo i fondi delle bot- 
ti. 



bolli che dicesi volg. Tromba V. 

SPILLARE, V. a. trar il vino dalla 
bolle per lo spillo. 

SPILLO, s. m. l'erro lungo un palmo 
e acuto a guisa di punteruolo col 
qtiale si forano le botti per assag- 
giarne il vino: e spillo dicesi anche 
al loro che vi si fa. 

SPINA FECCIAIA, s, f. chiamasi 
una Cannella che si pone noi fon- 
do de' vasi per trarne la feccia. 

CBF.SrK.NZIO. 

SPINARE v. a. pertugiare una botte 
per aòsaggiarne il vino. 



chiamasi comunemente m Toscana 
una specie di tromba storta fatta 
per lo più di latta con cannello 
di piombo e si tira col fiato per 
far venir fuora il vino o altro li- 
quore da un barile o altro vaso. 
Sifone V. Trombare il vino, tirarlo 
colla tromba. 
ÙZZC) , s. m. il corpo o gonfiezza 
nel mezzo di una botte o simile: 
dar uzzo , e levar a uzzo fare che 
la botte e il barile o simile resti 
con più corpo , e sia assai piiì 
stretto da capo e da piedi. 



UTENSILI DI CANTINA E OPERAZIONI RELATIVE 



12: 



VAGÉLLO, VAGELLÒNE, s. m. 

sorta (li castellata piccola. 

VASO COL COLLO STROZZATO- 
IO, dicesi a vaso che abbia il collo 
strettissimo e la bocca larga. 

VÈGGIA, s. f. botte; e per la te- 
nuta d'una botte. 

VINÀCCLV s. f. r uva pesta dalla 
quale sia stato premuto il mosto. 

VINATÒIO , s. m. il buco della bot- 
te ove si addatta la cannella. Bds- 

SATO. 

VOLTA , s. f. stanza sotteranea dove 
si custodiscono i vini nelle lina. 
ZAFFARE, V. a chiudere col zaffo, 



cioè con quel turacciuolo di legno 
col quale si chiude il buco delle 
botti e de'tini nella parte inferiore. 

ZAFFO , s. m. pezzo di legno da 
una testa più sottile che dalT altra 
con cui si tura il buco della fec- 
claia. 

ZEPPO , s. m. spezie di stecca da 
rimendare i pezzi delle botti. 

ZIPOLARE, V. a. serrar la cannella 
della botte collo zipolo. 

ZÌPOLO, s. m. quel piccol legnetto 
col quale si tura la cannella della 
botte, o d'altro vaso simile. Zipo- 
letto (ììm. 



1-24 



OPERATORI DO^IESTICI 



CAMERIÈRE, s. m. quegli che as- 
siste ai servigi della camera. 

CAS1ÈR\, s. f. guardiana della casa. 

COCCHIÈRE, s. m. colui che guida 
il rocrhlo. 

DOMESTICO, s. m. vale per servi- 
tore nelP uso; ma non è da lodar- 
si. Mo^Ti Prop. 

DONZÈLLA , s. f. damigella serven- 
te a donna di alto affare. 

FANTÉSCA, s. f. serva di povera e 
vii qualità. 

FREGONA , s. f. serva che rigoverna 
le stovif^lie. 

GIARDINIÈRE, s. m. quegli che 
ha cura del giardino e 1' acconcia. 

GUARDADÒNNA, s. f. donna che 
assiste al governo di quelle che 
hanno partorito. 

-^X'ARDAPORTÒNE , s. m. servitore 
che sta di guardia alle porte del 
palazzo de' signori. MoNTl Prop. 
Hff'.gantim. 

LACCHE, s. m. servitor giovane che 
segue a piedi , o serve correndo il 
padrone. 

MAESTRO DI CAMERA, principale 
corti^'lano del principe, 

MAESTRO DI CASA, quegli che 
soprainlrnde all' economia. 

MAGGIORDOMO, s. m. colui che 
nelle case de' principi e gran si- 
gnori ordina, e sopraintcnde alla 
famiglia. 

MA.SSAiO e MASSARO, s. m. cu- 
«lode, curatore della casa e delle 
rohe. .Mo>Tl. 



MATERASSÀIO , s. m. quegli che 
fa e vende materasse , e sacconi di 
qualunque sorta. 

MESSO, s. m. quegli che porta 
ambasciate. 

NETTAZÀNGOLA , s. m. porta- 
lo di bussola , la quale in molti 
luoghi dicesi Portantina. Spada-' 

FORA. 

PÀGGIO , s. m. servidor giovanettOo 

PALAFRENIÈRE , s. m. quegli che 
cammina alla staffa del palafreno; 
e che il custodisce e il governa: 
che oggi anche dicesi più. comune- 
mente Staffiere. 

PORTIÈRE, s. m. colui che ha in 
guardia le porte , ma si dice di 
quello dei gran personaggi sola- 
mente. Portinaio , Guardaportone. 

PORTINÀIO o PORTINARO, s. m. 
Portiere. V. 

RAGAZZO , s. m. servo adoperato 
a vili esercizi. 

SCUDIERE , s. m. propriamente 
quegli che serve il cavaliere nelle 
bisogne dell' armi. 

SEGRETÀRIO, s. m. chi si adopera 
negli affari segreti , o scrive lette- 
re del suo signore. 

SERVIDORÀME, s. m. numero o 
quantità di servitori. 

SERVIDÓRE, e SERVITÓRE, s. 
ra. quegli che sta apposta in una 
casa pel servizio del padrone Ser- 
vo-, Famigliare y Ministro, Fami- 
glio , Mercenario , Donzello , Scu- 
diere , Paggio , Fante. 



OPERATORI DOMESTICI 



125 



SPENDITÒRE, s. m. colui che ha 
la cura del provedere pei bisogni 
della casa. 

STAFFIERE , s. m. lo stesso che pa- 
lafi iniere cosi detto dal camminare 
alla staffa del cavallo : oggi si pren- 



de più comunemente per qualsi- 
voglia servitore d' ambasciata, e 
propriamente di quelli della corte 
dei principi. 
USCIERE, s. m, custode e guardia 
dell' uscio. 



l-iG 



AGRICOLTURA 



STRUMENTI DELL AGRICOLTLUA 



ABBEVERATÓIO, s. rn. vaso ove 

bevono le bestie. 
ACCÈTTA , s. f. strumento di ferro 
molto simile alla scure per tagliar 
alberi. 
ÀLBIO, s. m. voce del contado in 

luogo di Truogolo. 
ANELLO , s. ra. una delle parti del 

Giogo. V. 
ANNAFFIATÓIO , s. m. vaso per lo 
più di latta che serve per annaffia- 
re. Egli ha da un de* fianchi un 
collo lungo e grosso alla cui estre- 
mità si adatta talvolta una palla, 
o bocchetta traforata perchè 1' ac- 
qua n' esca , e dolcemente cada 
come pioggia. InnalJìatoio. 
ARAtRO e ARATOLO , s. m. stru- 
mento con cui si dirompe il ter- 
reno arando , e tirasi da buoi : 
le sue parti sono : Corpo dell' ara- 
tro quella parte che penetra nel- 
la terra, la rompe eia rovescia. Vo- 
mero o Vomere strumento di ferro 
acciaccalo che fende la terra ed ha 
una Doccia o Tallone che è quel- 
la parte per cui imboccando il 
deniah: attaccasi sul corpo dell' a- 
ralro coti chiavarde o viti. Den- 
tale o Lingua quel legno cui si 
attacca il vomero. Lamina ^ o Ala 
dfl vomero: il liovesciatoio ^ o 
Orecchia che è un asse per ritto 
che ria.vc orizzontalmente dal vo- 
mero la zolla di if rra, la innalza, 



e la rovescia. Il Ceppo il quale 
essendo prolungato verso il vome- 
ro serve a fissare tanto questo, 
quanto il rovesciatoio. La Suoletta 
lunga e stretta lamina di ferro a 
sinistra del ceppo che lo salva dal 
logorarsi. Le Stive o Bure che 
sono que' due legni pe' quali il 
lavoratore tiene e dirige V aratro. 
Nervi i piuoli che congiungono 
r ago col ceppo. L' Ago o Freccia 
quel legno per lungo, ordinaria- 
mente di frassino che si unisce 
al corpo dell' aratro. La Caterva 
che s' allunga e s* accorcia per 
dare maggior, o minor inclinazio- 
ne all' ago , perchè il vomero pe- 
netri più o meno addentro la 
terra. Coltellaccio , o Coltella 
pé^ riscontri ; grosso coltello che 
ponesi all' aratro perchè fendendo 
il terreno tagli V erbe e radici che 
s* incontrano arando: Ralla o Cu- 
ratoio bastone che dall' uno de' ca- 
pi ha un ferro con cui si sgombra 
1' aratro dal terreno che vi si at- 
tacca. Scannello quella parte che 
sostiene la stiva. Aratro mantovano 
con ruote. 

ARCO, s. m. una delle parti del 
Giogo V. 

BADÈRNA , s. f. corda piatta e fatta 
a mano com'è appunto quella con 
che si guidano i buoi appoggiati 
al carro. 



STRCMENTI DELL* AGRICOLTURA 127 

BADILE , s. m. strumento di ferro netti ad uso di sostener le viti in 

con naanico di legno simile alla mezzo al campo, 

pala e s'adopera per cavar fossi. BUGNO, s. ra. cassetta da pecchie 

BARÒCCIO , s. ra. carretta piana e forse quella tonda a guisa di bi- 

a due ruote e a timone che serve gonciuolo fatta di scorza di suvero. 

a trasportar robe per lo più cam- Àrnia. 

pesiri detta anche Mezzo Carro. BUGINOLA , s. f. vaso composto di 
BECCASTRINO, s. m. sorta di zap- cordoni di paglia legati con roghi 
pa grossa e stretta che serve per per tenervi entro biade , crusca e 
cavar sassi. simili. 
BECCATÓIO, s. m. cassetta della BÙRA e BÙRRA, s. f. parte delti- 
capponaia , o della gabbia ove si mone dell' aratro che va ad attac- 
pone il cibo pei polli ed uccelli. carsi al giogo de' buoi. 
BICCIACÙTO , s. m. scure a due BUSSA o BÙSSOLA s. f. gabbia da 

tagli. olio. 

BIDENTE, s. m. strumento di fer- CACCÀVO , s. m. caldaia ove si fa 

ro con due denti a guisa di forca cagliare, e cuocere il latte per fab- 

e con un Occhio o Foro nella par- bricarne il cacio, 

te che unisce tali denti o punte CACCIAPASSÈRE , s. m. fantocchio 

entro cui viene serrato per imbran- di cenci da fugar le passere , e al- 

dirlo, e adoperarlo come la zappa. tri uccelli che danneggiano le pian- 

BIÈTTA, s. f. pezzetto di legno o le, e i frutti. SpaventacchiOj Spau- 

d' altra materia a guisa di conio racchio. DoM. 

che s' adopera talora per serrare CACIAIA, s. f. plccol graticcio di 

o stringere, o fendere o spaccar le- paglia pet tener le forme di cacio 

gno od altro. su 1' asse , e cerchio di legno da 

BIGONCIA, s. f. vaso di legno sen- mettere il cacio. Cascino. 

za coperchio di tenuta intorno a CALZA, s. f. panno che si lega alle 

tre mine composto di doghe ed gambe dei polli per contrassegnarli, 

adoperasi per someggiar 1' uva pre- CAMMINO , s. m. buca in forma di 

muta al tempo della vendemmia. pozzo, ove nel trappeto ripongon- 

BRILLA , s. f. macina di marmo la si le ulive, e serbansi per quindi 

quale mossa rapidamente dall' ac- macinarle. 

qua per un piano fermo di sughe- CAMPANACCIO , s. m. V. Squilla. 

ro intarsialo di scorze di canna, CANESTRO, s. m. spezie di paniere 

spoglia e monda il riso della sua per lo più di vimini che ha le 

prima veste. sponde poco rilevate. 

BRILLATÓIO, s. m. strumento di CANNAIO , graticcio grande di canne 

legno col quale si monda il riso, sul quale si seccano le frutta; ed 

il miglio, e simili. anche vaso di canne ingraticolate 

BRÒCCA , s. f. canna rifessa in cima per tener grano o simili. 

in due o più parti ed allargala CANNICCIO, s. m. graticcio; arnese 

per uso di cogliere fichi, mele, tessuto di cannucce palustri. 

pere ec. e cos'i dicesi anche un CANNONE, s. m. pezzo di canna, 

picciolo imbuto che adoperasi allo col quale si cuopiono gli sparagi, 

stesso rifello. acciocché diventino bianchi. 
BRONCONE, s. m. palo grosso con CAPÈSTRO, s. m. fune con che si 
traverse da capo clic diconsi Cor- legano gli animali. 



128 



AGRICOLTURA 



CAPITÈLLO , s» m. recipiente in 
cui cade l'olio che sgorga dalle 
Gabbie nel premerle. 
CÀPOLO, s. m. stiva, manico del- 
l'aratro. 
CAPPIO DEL VOMERO quello che 
quanto più si tira, più stringe. 

CARFiETTA , s. f. specie di carro a 
due ruote e a due stanghe che ti- 
rasi da cavallo o asino per traspor- 
tar robe. 

CARRIL'ÒLA, s. f. strumento da 
trasporlo con una ruota sola e due 
braccia che si mena da un uomo. 

CARRO , s. m. arnese noto con due 
e più spesso con quattro ruote, il 
quale tirato da' cavalli o da buoi 
serve a portar robe attorno : le sue 
parti sono: Forca, o Timone, Co- 
sce o Ridoli , Ruote , Sbarre , Par- 
te dinnanzi, di dietro, Campanella, 
Arganello , Nascondiglio. 

CARROLÈVA, s. f. la parte ante- 
riore d' un carro con timone lun- 
ghissimo , e due sole ruote assai 
alle. 

CASCLNO , s. m. forma a cerchio di 
legno da fare il cacio. 

CA\AG>"0LO, s. m. piccolo cane- 
stro ch« si mette alla bocca delle 
bestie per impedire che mangino 
quando si trebbia. 

CESTLTTO, s. .-n. tessuto di vimi- 
ni a uso di porvi sotto i pulcini. 
Ponza. 

CILLMJRO, s. m. (v. d. u.) rotolo, 
o rullo, o spianatoio, il quale è 
uno strumento di legno di un sol 
pf.'/.zo , liscio , in forni a di colonna , 
bucalo nel mezzo per lo lungo , 
ove s'introduce un perno di ferro 
•u cui ^ira allorché si fa passare 
sul terreno dopo seminato per com- 
primere le sementi. 

GVÈA, 1. f.eCIVÈO, s. m. arnese 
da contadini irjtcssuto di vinchi 
per u&o di trainare ciò che loro fa 
di bisogno per lo podere. 



CÒCCA, s. f. mezza luna dì ferro, 
o di legno attaccata alla punta 
della Gruccia, la quale serve per 
ficcare con più facilità nel divelto 
i magliuoli della vite. 

COLTELLA PER I RISCONTRI, 
specie di coltello che si pone al- 
P aratro, perchè fendendo il terre- 
no tagli Pcrbe e radici. 

COLTELLO, s. m. strumento coi 
quale si smuove la terra incassata 
nelle radici allorché si propagina. 

COLTIVATÓRE, s. m. aratro senza 
coltello e senza orecchie il cui 
vomere è come una freccia che ser- 
ve a coltivare la terra già lavorata 
per renderla più soffice. 

COLTP\.0, s. m. sorta di vomere che 
taglia da una parte sola e dall'al- 
tra ha un Coltellaccio ritto che se- 
para le fette del terreno, e si poi 
le rivolge. 

CONIO s. m. strumento di metallo 
o di legno eh' è tagliente da una 
testa, e verso l'altra va ingrossan- 
do e pigliando forma piramidale , 
onde percosso ha forza di penetrare 
e di fendere. Cuneo; Bietta. 

COPÌGLIA, s. f. bietta di ferro che 
s'infila nell'occhio delle cavicchie 
di ferro de' carri per tenerle più 
salde. 

CORBA, s. f. cesta inlessuta di vimi- 
ni, p d'altra simile materia. 

CORBELLO , s. m. vaso ri tondo 
tessuto di strisele di legno col fon- 
do piano. Corbellino, Corbellctto 
dim. 

CORNÉTTO, s. m. quella traversa 
che si pone da capo de' bronconi 
su per la (piale si mandano le vili 
che anche si dice Cornicello. 

CORREGGIATO, s. ni. strumento 
fatto di due bastoni legati insieme 
da' capi e serve per battere il gra- 
no e le l)iadc: le sue parti sono: 
Manfanile che è il maggior basto- 
ne; Vetta o Calocchia il più corto 



STRUMENTI DELL* AGRICOLTURA 



129 



che batte, e Gombina la correggia 
che 11 unisce. 
COSCIA. DEL CARRO, vale la spon- 

CRIVÈLLO, s. in. strumento di pelle 
ludo foracclalo coti cerchio di le- 
gno intorno por uso di nettare dal- 
le nioudigìie più grosse, grano, 
biade, o simili. Vaglio. 

CUCCHIAIO, s. m. strumento di lat- 
ta per uso del trnppeto, aifine di 
raccogliere l'olio che soprannuola 
alla sfMitina. 

DENTALE , s. m. legno a cui si at- 
tacca il vomere per arare. 

DIGITALE, s. m. astuccio di canna 
che i mielitoil mettono nelle dita 
della sinistra, perchè la falce non 
le ofTonda. 

ERPICE, s. m. strumento di legno 
fallo a cancelli gucrnito di sotto 
co' denti di ferro o di leirno il 
quale si adopera per ispjanare e 
tritare il terreno lavorato, e per 
nettarlo d.dl'erbe state smosse dal 
lavoro gici fatto. L'erpice fatto di 
sterpi e di fascine si chiama Slra- 
scìno. 

FALCÀSTRO, s. m. strumento di 
ferro fatto a guisa di falce. Bron- 
cone, 

FALCE, FIENAIA, O FIENALE, 
slrumrnto simile alla falce ma di 
larghezza e lunghezza assai mag- 
giore con manico lungo all'altezza 
d'un uomo cos'i detto dal segare 
il fieno. 

FALCE FRULLANA, altra specie 
di fdce fienaia. 

FALCE MESSORIA , quella che 
s' adopera per mietere. 

FALCE ROTATORIA, quella che 
s' usT per potare. 

FALCÉTTO , s. m. strumento che 
ha somif^hauza colla falce , ma 
pn'i piccolo. 

FALCINELLO, s. m. Pennata V. 

FALCIONE A GRAMOLA, siru- 

17 



mento atto a segare , e ridurre 

la paglia in minutissimi pezzetti 

per dar da mangiare al bestiame. 

FALCI LOLA , s. f. diminutivo di 

falce da mietere. 
FENDITÓIO, s. m. strumento di 
Icrro con cui si fende il soggetto 
allorché s' innesta a spacco o a 
squarcio. 

FLSCELLA , s. f. vaso fatto di giun- 
chi ove si ripongono le ricotte e 
le giuncate. 

FORATÈRRA , s. f. strumento da 
far buchi e fori nella terra. Pian- 
latore V. 

FORCA , s. f. grosso pezzo di legno 
che serve per timone a un carro 
di buoi. 

FORCA , s. f. bastone lungo intorno 
a ti e braccia, che ha in cima due 
o tre rami detti Rebbi che s' aguz- 
zano e piegano alquanto, e s'ado- 
pera per metter insieme e ram- 
montar paglia, fieno, e simili: 
Bidente , se ha due denti , Tri- 
dente/ se ne ha tre. 

FORCÈLLA , s. f. palo o legno 
biforcato, ad uso di sostener al- 
beri, viti, e simili. Forchetto y 
Biforco^ Forcuzza. 

FORCHÉTTO , s. m. asta che ha 
due rebbi in cima. 

FORCOLO, s. m. strumento a guisa 
di forca. 

FOPiCONE , s. m. asta in cima alla 
quale è fitto un ferro con tre 
Bibbi o Punte: Tridente. 

GAIJlilA, arnese a guisa di cesta 
rivolta , formata di vimini , per 
tenervi sotto riparali i pulcini. 
Cestetto. 

GABRIA, s. f. sacchetto di corda e 
a maglia che s' attacca al capo 
delle bestie da soma per mettervi 
entro del fieno : e cos'i ancora quel- 
la che i contadini mettono al nuiso 
de' bovini rpiando arano perchè uoa 
danneggino le vili. 



130 



AGRICOLTURA 



r ABBIA, s. f. rete di corda d'erba LEGAME, s. m. la legacela di pa- 
della stramba intrecciala a maglie glia con cui si legano i covoni. 
a guisa di rete di Torma rolonda MACIULLA , s. f. strumento di due 
con una bocca nel mezzo di sopra legni l'uno de' quali ha un canale, 

nel quale si dirompe il lino, o la 
canapa. 
MÀGLIE, s. f. pi. quelle parti del 
giogo colle quali si attacca al ti- 
mone del carro, od a quello del- 
l'aratro. 
MANFANÌLE, s. m. il maggior ba- 
stone o manico del Correggiato. 
MANGIATÓIA, s. f. arnese o luogo 
nella stalla, dove si mette il man- 
giare innanzi alle bestie. Presepio. 



e di sotto nella quale si mettono 
le ulive infrante per istrlngerle. 
Il Targiom la dilania Busca. 
GIOGO , s. m. strumento di legno 
col quale si congiungono , ed ac- 
coppiano insieme i buoi al lavoro ; 
le sue parti sono, V Arco , le Ma- 
glie e \' Anello ossia Catena: Aggio- 
gare 1 buoi , giungere i bqoi , met- 
tere il giogo. Disgiogare levare il 
giogo 



GIOVA, s. f. canna in capo a cui MANNARESE , s. m. ( v. ant. ) stru- 



si lega un pezzetto di legno adunco 
elle si appicca al picciuolo de' grap- 
poli , e tirando li stacca dalla vite. 
Ladra. 

GOMBINA , s. f. quel cuoio con che 
si congiunge la vetta del Correg- 
giato col manico o Manfanile. 

GOMEA, e GOMÈRA s. f. arnese 
che si mette alia Lingua dell' ara- 
tro quando si lavora la terra co' 
buoi. Vomere. 

GRAMOLA , s. f. maciulla da dirom- 
pere il lino, o la canapa. 

GIVATICCIO , s. ra. strumento di 
varie forme fatto per lo più di 
vimini tessuti sopra mazze. Gra- 
ticciuola dim. 

GREPPO , s. m. vaso di terra rotto 
in cui per lo più si dà bere o 
mangiare alle galline. 

GRÉPPIA s. f. rastrello che si at- 



mento da tagliare , quale e il pen- 
nato con cresta a guisa di Mannaia. 

MARTELLO , s. m. strumento per 
uso di battere, e di picchiare: le 
sue parti sono tre: V Occhio che è 
un foro , o apertura per lo pia 
nel mezzo di esso , dove si ferma 
il Manico ; la Bocca , che è quella 
parte con che si baite por piano, 
e la Penna che è la parte che 
dlcesi Taglio ed è opposta alla 
Bocca. E di diverse figure e for- 
me secondo l'uso a cui è destina- 
to : Maglio , Mazza , Mazzuola. 

MARRA , s. f. strumento rustieale 
che serve per radere il terreno. 

MARRA SCOPAIOLA quella della 
quale si servono i contadini per 
ripulire e radere i boschi di scope 
per disporgli alla sementa delle 
segale. 



lacca al muro della mangiatola per MARRÓNE, s. m. strumento slmile 



Innervi 11 fieno. Gagliardo 

GRrCGlV, s. f. strumento di ferro 
fallo a guisa di gruccia per ficca- 
re» i magliuoli nel divelto. 

INFhR.NO, 5. m. luogo sotterra ap- 
piè dfllo .strcltoio delle olive. 

LNFRANTOIO, s. m. luogo, o stru- 
mento df<ve s'infrangono le ulive. 

INNESTATOIO, s. m. coltello che 
si adopera nell' innestare. 



alla marra, ma più stretto e più 
lungo. 

MAZZACAVALLO, s. m. strumento 
che serve per attigner acqua dai 
pozzi ed e un legno che abbassasi ed 
alzasi ed usasi per lo più negli orti. 

MAZZERANGA, s. f. strumento ru- 
sticano fatto d' un legno colmo , 
plano nel fondo fitto in una sot- 
lil mazza a pend'io. 



STRUMENTI dell'agricoltura 



131 



MAZZUÒLO DA TERRA, dicesi 
qnrllocon che schlacciansi le zolle.. 

Nx\SÈLLO, s. m. islrumenlo di fer- 
ro a forma di tanaglie , che si 
adatta alle natici dei buoi per te- 
nerli in freno. 

ORECCHIA DELL' ARATRO , lo 
stesso che Dentale. 

PALA, s. f. strumento di legno fat- 
to a cucchiaio grande con manico 
lungo per tramutare biade, rena, 
neve, od altre cose, 

PALA DI FERRO , specie di vanga 
usata a spalare e rivotar fosse , a- 
cquai, e simili. 

PALANCA, s. f. palo diviso sola- 
mele per lungo, detto altrimen- 
ti Steccone , del quale si fa il Pa- 
lancato. 

PALCO , s. m. tavolato su cui nel 
trappolo si pone rinfrantoiata pri- 
ma di macinarla. 

PALO, s. m. legno ritondo e lungo 
e non molto grosso che per lo 
più serve per sostegno alle viti. 

PALO, s. m. istrumento di ferro a 
somiglianza di pala , in fondo sot- 
tile , e in cima più grosso con 
alquanto di testa augnata e serve 
a vari usi come forare il terreno; 
percuoter massi , muover pesi o 
altro. 

PANATTIÈRA , s. f. tasca in cui i 
pastori ripongono il pane. 

PANIÈRE s. m. e PANIÈRA, s. f. 
arnese fatto di più forme , e mate- 
rie ; per lo più di vinchi e di vc- 
tricc , con manico per uso di por- 
tare attorno le cose. Cesto. 

PARAVÈNTO, s. m. graticcio che 
si adopera per riparare una pianta 
giovane dai rigori del verno. 

PASTOIA, s. f. fune che si mette a 
piedi delle bestie porche non pos- 
sano camminare a lor talento. 

PENNATO, s. m. strumento di ferro 
adunco, e tagliente, il (piale ser- 
ve per polare le viti , appellato 



forse cos'i da quella Cresta o P en- 
fia tagliente che ha nelle parti 
di sopra. 

PÈRTICA , s. f. bastone lungo. 

PESTATOIO , s. m. grosso ceppo 
sopra del quale si battono le casta- 
gne prosciugate , e chiuse in sacchi 
di panno rozzo per ripulirle dalle 
corteccie riarse dal fuoco. 

PIANTATÓRE, s. m. strumento di 
legno , o di ferro in forma di ca- 
viglio acuto disotto, con un mani- 
co in alto, come quello della tri- 
vella, col quale si fanno i buchi 
nel terreno per ficcarvi le piccole 
piante. Chiamasi anche Foraterra. 
Quello per le ortaglie dicasi PiuO' 
lo. 

PICCHIÒTTO, s. m. mazzapicchio 
manevole con cui si diricciauo le 



caslagEie. 



PILA, s. f. vaso di pietra di forma 
quadrangolare che per lo più serve 
ad abbeverare le bestie. 

PILA , s. f. vaso in cui si pongo- 
no r ulive per infrangerle e far 
r olio. 

PILLO, s. m. bastone grosso ad uso 
di pigiare , o pilare checchessia, 

PIUOLO , s. m. legno tondo e ap- 
puntato col quale si piantano ca- 
voli o altri erbaggi ; legnetto aguz- 
zo a guisa di chiodo che si ficca 
nel muro a diversi usi ; Cavicchio. 

PODÈTTA, s. f. strumento di ferro 
in forma di tanaglie col quale si 
potano i rami teneri dogli alberi, 
Podettino dim. Gagliardo. 

POTAIÒLA e POTAIUÒLA s. f. 
sorta di falce da potare detta pur 
Potaiuolo o Pennato. Spadafora. 

POTATOIO , s. m. strumento di fer- 
ro ad uso di potare. 

PRESÈLLO, s. m. legno con cui si 
preme la massa del fieno, o alUro 
posto sul carro. 

PRESÈPIO, s. m. Mangiatoia V. 

PUNGÈTTO, s. m. V. Pungolo, 



132 



AGRICOLTCRA 



PrNGOLO, 5. m. bastoncello dov'è RASTRELLIÈRA, s. f. strumento di 
iìtta dall' uno de' capi una punta l^gno fatto a guisa dì scala a piuoli 



del quale si servono i biiolcin per 
far camminar i buoi puni^^ondoli 
con esso , Stitììolo , Pungolo , Pii- 
gnttto, Pugmllo. 
RALLA , s. f. bastone che da una 
parte ha un pungolo che serve per 
islimolare i buoi, e dall'altra un 



che si conficca a traverso sopra la 
mangiatoia per gettarvi sopra lo 
strame che si àl\ alle bestie. 
RASTRELLO, s. m. strumeriio den- 
tato, s\ di ferro che di legno, col 
quale si sceverano i sassi dalla ler- 
dalle biade 



ra , la paglia aaiie Diane, e sinnli. 

ferro con cui si sgombra l'aratro PxASTRO , s. m. rastrello, strumento 

dal terreno che vi si attacca arando. da lavorar la terra. 

RAMAZZA, s. f. strumento tessuto REBBIO , s. m. ramo della forca o 

di rami col quale si aramazza. forcone. V. Cr. 

RANDÈLLO, s. m. bastone corto, REDABOLO , s. m. vanga che si usa 
che serve 



piegato m arco , cne serve per 
istrignere , e serrar bene le funi, 
colle quali si legano le some o cose 
siniili. 
RANFIÒNE, s. rametto secco a for- 
ma d'uncino di cui un lato è at- 
taccato al paniere mediante funi- 
cella e dall' altro si appicca agli 
alberi o alla scala cui si ascende 



n<dla campagna bresciana. Gallo. 
RTCClOr^A, s. f. strumento di legno 
da sdiricciar castagne. Spadafora. 
RIDOLO , s. m. uno de' lati del car- 
ro o carretta che è fatto a foggia 
di rastrelliera. 
RITORTOLA , s. f. vermena verde 
che attorcigliata serve per legame 
di fastelli e simili, 
per comodo di riporre i frutti nel- RONCA , s. f. arma in asta adunca 
l'atto di spiccarli. e tac;li(^nte. 

RASIÈRA , s. f. piccol bastone ri- RONCO , s. m. Roncone. V. 

tondo di lunghezza di un braccio RONCOLA , S; f. strumento di ferro 
per uso di levar via dallo staio il ndunco, e tai^licnte con manico corto, 
colmo, die sopravauza alla misura. RONCÓNE, s. m. strumento di ferro 
RASOLA, s. f. raschia , rasparuola. maggiore della ronca : roncola gran- 
PoMKY volg. de con manico lungp di legno. 

RASPATOIO , s. m. strumento di Falcasiro. 

legno, col quale si raspa il terreno RULLO, s. m. pezzo di legno ton- 
lavorato , per purgarlo dalle erbe do ad uso di spianar i viali e 



secche state svelte dalla vanga, o 
dalla zappa. 

RASTA, e RÀSTLA s. f. strumento 
di ff?rro ad uso di rasliar erb'? ed 
uguagliare e rinettare i viali. Ha- 
te hi a. 

KA.STJ:LLIÈUA, s. f. arnese di le- 
gno verticalmente posto al muro 
consistente in due JicgoU in cui 



romper le zolle. Ruzzo. 

RÙSCIllA, s. f. sorta di granata che 
serve per vigliare. Gallinaccio. 

SACCO, s. ni. strumento pov lo più 
fallo di due pezzi di tela cucila 
insieme dai due lati, e da una 
delle teste: adoperasi comunemente 



per mettervi dentro cosa da tra- 
sportarsi da luogo a luogo. 
«ono incastrati alcuni Cacicchi cor- SARCIIIÈTTO , s. m. diminutivo di 
nspondentisi ad ugnale distanza sarchio. Sarchietlino. 
«opra I quali i contadini posano SÀRCHIO, s. m. piccola marra per 
diversi arnesi come schioppi , ron- uso di ripulire il buon seme dal- 
chc, forche, e fc.-mili. l'erbe selvatiche. 



STRCWENTI dell'agricoltura 



133 



SBÀRB.A., s. f. randello che i con- 
tadini mettono al collo de' cani 
peicliè non guastino le biade. 
SBARRE DEL CARRO , pezzi di 
legno posti a fianchi de' carri per 
iure che il carico non impedisca 
il girar delle ruote. Cavigli delle 
sbarre. 

SCOTENNATÓIO, s. m. zappa di 
taglio piano e largo colla quale si 
scoieuna. Chiamasi anche Zappa 
da brughi. Gagliardo. 

SCÒTOLA, s. iV arnese da spianare 
la terra. 

SCLTRE , s. f, strumento di ferro per 
lo più da tagliar legname. Scuri- 
cella dini. 

SÈC(J1!0 , s. m. vaso nel quale si 
raccoglie il latte nel mugnere. Sec- 
chione accr. 

SEGA, s. f. strumento di fcMro in 
ff)rma di f;dce col quale lagliansi 
le biade. GAGLIARDO. 

SEGOLO, s. ni. Pennato V. 

SEGONE , s. m. usisi in vece di 
Pt-nnato, o di Ségolo. 

SEMINATÓRE, s. m. macchina che 
SL'iVQ a spander meglio il grano 
nel seminarlo, ed a risparmiarne 
più che non si facesse gittandolo 
colla mano. 

SPAVENTÀCCHIO , s. m. cencio o 
straccio, che si mette ne' campi, 
sopra una maz/a , o in su gli al- 
beri por ispaventare gli uccelli , 
Spfiurarcliio , Cacciapassere. 

SPlANrATÓRE, s. m. strumento in 
loiina di zap[)a assai ricursa colla 
quale cavausi <lalla terra le picco- 
le piauic insieme al loro pane, e 
seti /a olfendeie le radici. 

SQLILLA , s. f. campanello che per 
lo più si mette al collo degli ani- 
mali da fatica. Campanaccio. 

STAIO, s. m. vaso da misurare gra- 
no, biade, e simili. 

STECCA , s. f. ferro che si mette 
nel mauico delia vanga sul quale 



il contadino posa il piede e ag- 
grava essa vanga per profondarla 
bene nel terreno altrimenti detta 
Yangìle. 

STEGOLA , s. f. Io stesso che Stiva, 
Bure. V. 

STI-MOLO , s. m. strumento col qua- 
le si pungono i buoi per solleci- 
targli al camminare il quale dicesi 
anche Pungolo, Pungetto. 

STIVA, s. f. propriamente 11 mani- 
co con cui il bifolco regola l'a- 
ratro. 

STÓLLO, s. m. (v. d. u. ) lo stile 
del pagliaio che dalla plebe è an- 
che detto l'anima del pagliaio. V. 
Bar Cile , Stocco. 

STÓPPA e STÓPPIA s. f. ritorta 
con che si legano le fascine. 

STRASCINO, s. m. l'erpice fatto 
di sterpi e di fascine. Erpicatolo. 

STRETTÓIO , s. m. strumento di 
legno che stringe per forza di vi- 
te , e serve per uso di spremere 
checchessia. 

TASSETTO , s. m. piccola Incudine 
sulla quale si assottiglia il taglio 
della falce fienaia. 

TIAIÒNE , s. m. parte davanti del 
carro dell'aratro e simili al quale 
s'appiccano le bestie che l'hanno 
a tirare: Forca è il limone dell'ara- 
tro, che si forma di duepezzi, quella 
d' avanti a cui s' attacca il giogo chia- 
masi Burra. 

TRACCIATÓIO, s. m. strumento di 
ferro appuntato col manico lungo 
ad uso di segnare le divisioni de' 
quadrati negli orti, e ne' giardini. 

TRAINO, s. m. treggia, o strascino 

sopra cui si traina. 
TRÈMRIA, s. f. strumento da treb- 
biare. 
TREGGIA , s. f. arnese o veicolo 
senza ruote che si strascina da 
buoi per uso di trainare , Traino. 
TRIVÈLLA, s. f. (v. d. u.) succhiel- 
lo lungo da far fori in terra. 



154 



AGRICOLTCRA 



TRIÒGOLO , s. m. vaso pei' lo più VENTILABRO , s. m. pala colla 
di fii^iHa quadrangolare che serve quale spargonsi al vento le biade 



entro il mangiare pei 
ci porci ec: e talora a 



a tenervi 

polli, e pei p 

tenervi acqua per diversi usi. Truo- 

go, Albio. 
VÀr.I>10 , s. m. strumento con cui si 

scevera da grano , o biada il mal 

seme. Vaglietto dim. 
VANGA , s. f. strumento di ferro 



per separarne le parli più leggere 
ed inutili Ventola; o Pala forcata» 

VÈRTA , s. f. pertica da scuoter al- 
beri , e slmili. 

VETTA , s. f. bastone appiccato al 
Manfanile , o manico del Correg- 
giato col quale si batte il grano e 



^ _. le biade. 

con manico di legno simile alla VOMERE, e VOMÈRO s. m. stru- 

pala che serve per rivoltar la terra. mento di ferro con cavo che s* 

Le sue parli sono Manico, Van- incastra alla Im^wa dell' aratro per 

gilè e Gruccetta , che è un legnet- fondtre la terra in arando, 

to posto a traverso in capo al ma- ZAPPA, s. f. strumento di ferro con 



nico della vanga. 
VANGILE, s. m. ferro che si mette 

nel matiico della vanga. V. Stecca. 
VANGOLÌNA, s. f. parte delP aratro. 

Garzom. 
VASSOIO , s. m. arnese di legno 



manico di legno per uso di lavorar 
la terra non sassosa. Zappetta dim. 

ZAPPETIÌNA, s. f. piccola zappa, 
Marrelto, Marroncello, Sarchiello, 

ZAPPONE , s. m. zappa lunga e 



stretta, 
quadrangolare e alquanto cupo per ZÉPPA , s. f. bietta o conio piccolo 
nso di spalare il grano. per 

VENTAIL'ÒLO , s. m. ventola o va- zara checchessia. 



uso di serrare , strigtiere , cal- 



glio. Spadafora. 



155 



OPERAZIONI DELL AGRICOLTURA 



ABBACCHIARE, v. a. batter con 
bacchie , batlacchio o pertica, e 
dicesl per lo più delle frutte con 
guscio quando sono in sull'albero, 
Àbbatacrlnare. 

ABBARCARE , v. a. ammassare le 
gre^Mie siili' aia formandone le bar- 
che. Abbicare. 

ABBECHIRE , v. a. esser tocco , 
danneggialo dal beco , e dlcesi del- 
l' ulive. 

ABBEVERARE, v. a. dar bere ; e 
dicesl proprlameute dello stallone, 
del vaccaio, del porcaio, del pa- 
store, e slmili che porge acqua 
alle bestie o ìe conduce al luogo 
ov esse possono bere. 

ABBRICÀRE , V. n. si dice delle 
piante, che salgono sugli alberi, 
e sopra 1 muri abbai birnudosi. 

ACCAGLIARE IL LATTE: porgli 
il caglio per farne formaggio. 

ACCECARE, V. a. guastar gli occhi 
alle piatite e alle viti troncandone 
le messe; ed in slgn. n. p. divenir 
cieche o prive de' loro occhi. 

ACCESTIRE, V. n. fir cesto; e si 
dice tanto di quelle piante legnose , 
che oltre il tronco principalmente 
abbiantj allrl tronchi , fjii.uito delle 
piante erbacee, specialmente orten- 
si. Ci' si ir e, 

ACCIMAUE, V. a. si dice della pian- 
ta quando si taglia perchè allunga 
di troppo la sua cima. Cimare. 

ACCOVONARE, V. a. fare i covoni. 

ADERBARE, v. a. pascer coli' erba, 
motlere a erba. 

AFE ASCLNÀRE , far fascio. A/fa- 
sciare. 



AFFASTFLLARE , v. a. raccorre 
in fasci le legna ed i virgulti. 

AFFA^TOCCIÀRE, v. a.ìegar tutti 
insieme a guisa di fantoccio 1 tralci 
d'una vite, o i ramuscelli d'un 
piccolo albero. 

AGGIOGARE, v. a. mettere il gio- 
go a' buoi. 

ALLACCIARE, v. a. attaccarci sar- 
menti bassi d'una vite cogli altri 
più alti. 

ALLEGARE , v. n. dicesi del resta- 
re suir albero il frutto novello al 
cadere del fiore. 

ALLETTARE v. a. dlcesi della piog- 
gia , e del vento, allorché disten- 
dono a guisa di letto, o splanano 
a lei ra le biade nel campo. 

AMMANDRIÀRE, v. a. ridurre in 
mandria , o sia in un recinto ap- 
partalo il bestiame. 

AMMAZZOLÀRE , v. a. far mazzi e 
dicesi di fiori e d' erbe. Ammaz- 
zare. 

AMMONTARE, v. a^ metter la ter- 
ra intorno al pedale delle piante 
che meglio dicesl Rincalzare. 

A^IMOZZARSI , n. p. farsi come un 
mozzo , far nìassa , stivarsi la tcna. 

ANELLO, sorta d'innesto che dlcesi 
anche a Zufolo. V. 

ANNESTARi: A OCCHIO, vale an- 
nestare un i.lbcro o tronco con 
inserirvi occhio di diversa pianta. 

ANNESTARE A ZEPPA dlcesi quel- 
r innesto che si fa quando fra il 
tronco e la scorza dell'albero che 
si annesta si frappone la marza 
dell' albero domestico che si vuol 
avere. 



136 



AGRICOLTURA 



APPIASTRARE, v. a. usasi anche BRILLARE, v. a. spogliar del 



prr Annestare a occhio. 
APPRATÀRE, V. a. lare li prato. 

APRIRSI, n. p. si dice della terra 
quando per mancanza d'umore si 
spacca. 

ARARE, V. a. rompere e lavorar la 
terra coli' aratro tirato da buoi o 
da altri animali. Intraversare ^ ara- 
re la seconda volta. Interzare la 
leviti .Inquartare-, la quarta. 

ARATrArE, V. a. arare dopo semi- 
nato. Gagliardo. 

aratura , s. f. lo arare , ed il ter- 
reno arato. 

ARCO AD : sorta d' Innesto , detto 
ahres'i per avvicinamento. 

ARRONCARE, v. a. nettar le biade 



scio, o mondare i granelli del riso- 
ne, dell'orzo, del miglio e slmile. 

BRUCARE, v. a. sfogliare, o sfron- 
date una pianta levandovi le foglie. 

CAPITÒZZA , s. f. potatura colla 
quale troncansi tutti i rami e tut- 
te le branche d'un albero, dicesi 
anche- Corona V. 

CAPPONARE, v. a. castrare 1 polli. 

CARREGGÌÀBE,v. n.guidare il carro. 

CESATUKA , s. f. lavoro con cui 
seppcllisronsl l'erbe spontanee, o 
quelle seminate a bella posta per 
far soverscio. 

CHIUGÀRE , v. a. calpestare il ter- 
reno dopo piantato l'albero. Ga- 
gliardo. 



dalle erbe. Sarchiare , Roncare. V. CIGLIONARE , v. a. costruire , o 

ARREGGINIRE , v. n. dicesl delle fare i ciglioni. 

foglie le quali tocche dalle gocce CÒGLIERE, v. a. spiccare erbe, frut- 

della pioggia in tempo di sole di- ta , fiori dalle piante. 

ventano come macchiate di ruggine. COLMARE, v. a. alzare il livello 

ASSIEPARE, V. a. chiudere e cir- d'un campo che sia basso o tra- 

condare un luogo colla siepe. sporlandovi altra terra d'altronde 



ASSOLCARE , v. a. far solchi , la- 
vorare a solchi. 

AVVIGNARE , v. a. piantar vigne : 
ridurre un terreno a vigne; e por- 
re in assetto la vigna trasandata. 

AL'GNÀRE , V. a. tagliar obbliqua- 
njnnte , non a perpendicolo. 

AUGNATURA, s. f. forma di taglio 
che si dà alla marza che deve in- 
nestarsi , ed è quella che nel prin- 
cipio fa un angolo ottuso, e nel 
fine un angolo acuto. Augna. 

BACCHIARE, V. a. percuoter l'ai 



o introducendovi acque toihide, ac- 
ciò vi depongano la terra che con- 
tenj2fono. 

CONCIAIÀRE, V. a. letamare , met- 
tere il concime nella terra. 

CONTRATTAGLIÀRE , v. a. arare 
ì campi a traverso del lavoro già 
fattosi , InfraìK'rsare , Interzare. 

CONTRATTÀGLIO , s. m. lavoro, 
col quale i solchi della seconda 
aratura dirlggonsi in ragione in- 
versa della prima , e cosi della 
terza. 



boro con bacchetta o bacchio per CORICARE, v. a. sotterrare le vi- 



farne cnrlere 1 frutti. 

BARCÀRE, v. a. far barche, Ab- 
harrnre , lìarconare , Abbicare. 

BA'i'J I.r.E , v. a. trebbiare ; ma 
propriamente allorché sì trebbia 
col corrrx'giato. Batter le biade, 
cavarle dalla pnglia e dal guscio 
permtendole. 
BArriTURA , s. f. Trebbiatura V. 



Il, o altre piante per propagginar- 
le e l''erbc per farle bianche. Ri' 
coricare. 

CORÓNA, s. f. tagliare a scapezza- 
zare a Corona che dicesi anche 
Coronare si dice degli arbori quan- 
do si lagll;mo loro lutti i ratnl. 

COSTEGGIARE, v. a. passar l'a- 
ratro sopra le coste o lati della 



OPEBAZIONl dell' AGRICOLTURA 



137 



porca dov' è stata la semente del- 
l'anno precedente, Coltrare; Ara- 
re col coltro. Arare in costa. 

COSTEGGIATÙRA , s. f. aratura 
che si fa costeggiando. 

DEBBIARE , V. a. abbrncciare il ter- 
rcdo con legni e sterpi per ingras- 
sarlo. Targiom. 

DEBBIO , s. m. abbrncclamento di 
legni o di sterpi in fornelli formati 
col terreno per ingrassarlo. 

DIBRUCARE, v. a. levare i ramu- 
scelli inutili, e seccaginosi. Dibru- 
scare. 

DIBRECATÙRA , s. f. ripulitura de' 
boschi da bassi virgulti e rami 
inutili. 

DIGIOGÀRE , V. a. sciogliere e li- 
berar dal giogo. 

DILOCCÀRE , V. a. separare il gros- 
so dalla massa delle biade, allor- 
ché si ventola per trebbiarla di 
nuovo. 

DIRADICARE, v. a. cavar dalla ter- 
ra le piante colle radici. Sbarbare. 

DIRAMARE, v. a. spiccare , tronca- 
re i rami. 

DISFOGLIARE, v. a. levar le foglie. 

DISSODARE, v. a. rompere e la- 
vorare il terreno stalo fino allora 
sodo. 

ERPICARE, V. a. splanare e tirar 
coir erpice la terra de' campi la- 
vorali. Occare. 

FARE ERBA, O L' ERBA , segar 
l'erba, raccor l'erba. 

FAR LA FRASCA, OLA FRONDA; 
cogliere le frondi del rami degli 
alberi, Sfogliare y Sfrondare una 
pianta. 

FASCINARE , v. a. far fascine , far 
legna, purgare li bosco. 

FÈSSOLO, INNESTARE A FÈS- 
SOLO, lo stesso che innestare a 
spacco. 

IMPASTOIARE, V. a. mettere le 
pastoie. 

IMPORCÀRE , V. a. disporre il ter- 



reno in porche e solchi, ed è il 
lavoro nel terreno dopo sparsa la 
semente perchè venga coperta , che 
si fa coir aratro. Solcare. 

IMPRUNÀRE , V. a. metter pruni 
sopra checchessia , e turare i passi 
COI) pruni. 

INAIARE, V. a. distendere i covoni 
in sull'aia. Mettere in aia. 

INCALMARE , v. a. lo stesso che 
innestare. 

INCASSARE, V. a. coprire una pian- 
ta senza muoverla dal suo sito per 
custodirla e preservarla dal freddo. 

INGIGLIARE , v. a. costeggiare o sia 
fare coli' aratro due solchi per por- 
ca, cioè uno per costa e come al- 
cuni usano uno fra il solco nuovo 
ed il vecchio più a fondo e più. 
diritto che sia possibile. Approdare. 

INFRASCONARE , v. a. operazione 
colla quale si seppellisce la punta 
d' un tralcio di vite , o d' altra 
pianta sarmentosa, per quindi ta- 
gliarlo in mezzo , quando avrà 
messo le radici ed avere due pian- 
te. II tralcio che s'infrascona chia- 
masi Mcrgo. 

INGEIMMÀRE , v. a. innestare ad 
occhio gemmato. 

INGRASSARE , v. a. concimare e 
letamare. 

INNAFFIARE, v. a. adacquare leg- 
germente le piante e si dice degli 
orti. Annaffiare. 

INNALBERÀRE, v. a. salire aggrap- 
pandosi colle mani e co' piedi e 
particolarmente sugli alberi, e /n- 
nalherarsi. 

INNESTARE, v. a. congiungerla mar- 
za o buccia di una pianta nell'al- 
ti a acciocché in essa s'alligni. 

INNESTARE A BLCCILÒLO , O 
BUCINELLO annestamento che si 
fa colla buccia della marza del 
frutto « buono , tagliata a guisa di 
bucciolo di canna grossa , appunto 
come la marza del fruito cattivo 



158 



AGRICOLTURA 



no la canepa l'ortica e slmili per* 

che il lino possa staccarsi dal fusto. 

MACIULLARE, v. a. dirompere il 

lino o la canrpa colla maciulla. 
MAGGESARE, v. a. vangare o arare 
più volte di magano e Maggesati 
dlconsi que' campi che lasciali un 
anno senza semente si vangano o 
si arano in maggio per seminarli 
poi In autunno. 
MANDORLATO e AMMANDORLA- 
TO s. m. dicesl agi' ingrallcolati 
composti di legno o di canne i 
cui vani sono in figura di rombo 
o mandorla. 
MARGOTTARE , v. a. far uso e go- 
verno della plunta a modo di Mar- 
gotta; che è quel ramo che si la- 
glia per metà longitudinalmente e 
si allaccia col ferro filato; con lo 
spago incerato, e quindi si sep- 
pellisce sotteira, o in qualche vaso 
perchè metta radici , e poi si stac- 
ca prr trapiantarlo. 
MARREGGIARE, v. a. lavorar colla 
marra, ed è propriamente ricoprire 
colla marra il grano e le biade 
quando si seminano. 
MARZA , s. m. plccol raraicello che 
si taglia in un albero per innestar- 
lo in un altro, 
INTONCHIARSI, v. n. p. vale il MAZZARANGÀRE, v. a. percuotere 

bucarsi che fanno le civaie. o picchiare, colla mazzeranga. 

INTRAVERSARE, v. a. arare la MEDICATURA , s. f. incalclnazlone, 
seconda \olla il campo attraverso o altra preparazione de' semi che 
de' solchi già fatti. sono volpati, o alti unente difetlo- 

LADRONCELLO , s. m. quel mar- si, perchè non tralignino. 

gotto che si fa sotterrando un ra- MÉTTERE IN AIA, propriamente 
nio senza inciderlo, acciò butti da è il distendere i covoni sull'ala per 
sé senza l'aiuto dell' incisione. battere. Inalare. 

LAMBRL'SCÀRE, v. n. p. parlando METTER L'ULIVE IN CALDO; 
di viir vale divenir lambrusca, la- prepararle per trarne l'olio, 
salvaiirhire. 
LEGAI URA , s. f. l'azione di lega- 
re le \iii ai pali, e la maniera con 
cui si Ugano. 
LETAMA HE, v. a. sparger di letame. 
MACERARE, tener nell'acqua il li- 



che sbucciata quanto basta si ad- 
dalia il bucciuol buono in modo 
che combncci bene per tutto e si 
fascia diligenlemeute perchè sì 
rammargiui. 

INNESTARE A FESSOLO, lo stes- 
so che innestare a spacco. 

INNÈSTO, s. m. operazione colla 
quale inserendo ad un albero il 
rametto d'un altro, o attaccando- 
ne la scorza si olliene, che il sog- 
getto su cui si pratica si converta 
in quella pianta di cui è la scor- 
za o il rametto : Questa si fa a Spac- 
co , a Forca , a Corona , a Scu- 
detto ossia ad Occhio, a Cannello, 
ad Arco ec. 

INOCCHIARE, V. a. annestare ad 
occhio tanto gemmato , quanto 
doruiientp; Inoculare. 

INQUARTARE , v. a. arare per la 
f|Maila \olia. 

INTERRARE , v. a. coprire le pian- 
te con terra, Sterrare , levarne la 
trira, gettatasi sopra. Jnferr^are. 

INTERZARE, v. a. arare la terza 
volta. Rinterzare. 

INTESTARE v. a. tagliare la pian- 
ta a traverso sopra l'innesto, ov- 
vero tagliare un albero nella som- 
mila acciocché si diffonda in rami. 



MIÈTERE, v. a. segar le biade. 

MUNGERE, v. a. spremer le pop- 
pe agli animali per trarne il latte. 

MUÒVERSI, v. n. p. dicesi delle 
piante quando cominciano a ger- 
mogliare. 



i 



OPERAZIONI dell' AGRICOLTUEA 



139 



ÒCCHIO, s. m. sorta d'Innesto, lo 
fitcsso che Scudetto , e diccsi ad 
Occhio gemmalo (juando si fa in 
prim.'jNeia, e ad Occhio dormiente 
quando si fa in autunno. V. In- 
gemmare, ed Inocchiare. 

PALARE, V. a. ficcar pali o nitro 
in terra per sosteniaiuento di vili 
frutti e simili. 

PASTUBARE, v. a. custodire gli ani- 
mali lenendoli alla pastura. Pa- 
slorare. 

PIANTARE, V. a. porre dentro alla 
terra i vegetabili acciocché vi s'ap- 
picchino, gertnogllno , e fruttifi- 
chila). 

PILLARE , V. a. pigiare con pil- 
lo che è un bastone niazzocchiu- 
to come pillare la terra attorno 
ai magliuoli. 

PIOTARE, V. a. coprir di piote per 
ragguagliare o far verde un argine 
nri Mnle o simili. 

POR. L'LOVA, metter l'uova sotto 
la gallina acciocché ella le covi. 

PORRE A SEME, vale disporre il 
loneno per seminarvi. 

POTARE , V. a. tagliar alle viti ed 
aglialUni i rami inutili, e dannosi. 

POTATURA, s. f. l'alto del polare, 
e tulio ciò rhn si taglia potando. 

PROPAGGINARE , v. a. coricar sot- 
terra i ranji della pianta , e i tral- 
ci delle vili , senza tagliarli dal 
loro tronco, acciocché facciano pian- 
ta , e germoglino per sé stessi. 
Sottomettere^ Profanare, Coricare, 
Pirnricnre. 

PUNGOLARE , v. a. slimolare col 
pun^'olo. 

RANNESTÀRE, v. a. innestar di 
nuovo. 

RASPOLLARE, v. a. andar cercan- 
do I raspolh o racimoli. 

RASTRELLARE, v. a. adoperare il 
rasi rollo. 

HICHIEDERE LA TERRA, pene- 
trare addentro lavorando. 



RICORICARE, V. a. imbrattar con 
terra alcuni erbaggi per farli im- 
bianchire. Interriare parlandosi di 
viti o d' alberi è lo stesso che 
Propagginare. 

RIFENUERE, v. a. fender di nuo- 
vo, cioè romper coli' aratro il ter- 
reno, che prima era disposto ia 
porche. Riarare. 

RIMETTER 1 FOSSI , rimondarli 
e vuolarh di nuovo cavandone la 
terra o altro che l'impedisca. 

RIMETTER CN TALLO SLL VEC- 
CHIO si dice propriamente quan- 
do nn albero mette alcun pollone 
sidla parte che pareva secca. 

RIMONDARE , v. a. togliere alle 
piante i rami inutili rimessi dopo 
La potatura , ma propriamente si 
dire delle vili. 

RINCALZARE, v. a. mettere attor- 
no al piede delle piante la terra 
per fortificarle: contrario di Seal' 
zare. 

RISPIGOLÀRE, V. a. coglier le spi- 
ghe rimase. Ristoppiare. 

PtONCARE, V. a. pulire, nettare un 
campo. 

SARCHIARE, V. a. ripulire dall'er- 
l>e selvatiche il terreno tagliando- 
le col sarchio che é piccola marra 
a tale uso. 

SARCHIATURA, s. f. il sarchiare e 
comimemenie il tempo del sarchia- 
re, ofijgi dicesi solamente del grano. 

SARCHIELLARE , v. a. sarchiare 
l''g;^iermpnte. 

SBOZZOLARE, V. a. levare i boz- 
zoli della seta di sulla frasca. 

SBROCCÀRE, v. a. arare quel ter- 
reno ove sicno state coltivale pian- 
te panicolale come miglio, saggi- 
na , e simili. 

SBRONCONÀRE, v. a. ripnrgar la 
terra da' bronconi , divcgliendo, o 
scassando. 

SCACCHIÀRE, V. a. levare tutti i 
nuovi capi d' un magliuolo seni* 



no AGRICOLTURA 

uve , a riserva di quello venuto SFRASCARE , v. a. ( v. d. u. ) le- 
dali' occhio lasciato su alto vicino vare i bozzoli dalla frasca, 
air estremità e dicesi anche Sba- SFRONDARE, v. a. levar via le 
start/are. Trinci. fronde, e tagliare le foglie ai gel- 
SCALZÀRE, v. a. levar la terra d'at- si per nudrirne i filugelli. 

torno alle barbe degli alberi e del- SFRUTTARE , v. a. render i terre- 

le piante. ni infruttuosi e sterili seminandoli 

SCANNELLARE, v. a. diradare i continuamente senza concimarli ; e 

canneti , tagliando le cannucce trattandosi di piante vale trarne 

sottili. ^ più frullo di quel che debbono 

SCAPEZZARE , V. a. tagliare agli senza riguardo al loro manteni- 

albcri i soli rami. mento. 

SCAPITOZZARE , V. a. tagliar i ra- SGRANARE , v. a. cavare i legumi 

mi agli alberi in fino in sul tron- dal guscio. 

co che altrimenti diciamo Taglia- SGRANELLARE, v. a. spiccar gli 

re a corona. acini, o granelli dell'uva dal grap- 

SCABDARE , v. a. estrarre le casta- polo e dai picciuoli. 

gne dal cardo, o riccio, che aa- SMALLARE, v. a. levar il mallo, 

che dicesi Dìricciare. tor via il mallo. 

SCASSARE, V. a. disvegliere la ter- SMELARE, v. a. cavar il mele dal- 

ra , lavorare il terreno colla zap- le casse , o alveari, 

pa, e colla vanga a molta prò- SMOZZICARE , v. a. tagliare all'al- 

fondita. bero quella parte che sia stala of- 

SCHIAPPARE , V. a. fare schegge fesa da qualche meteora, o malattia, 

d'alctin legno. SOCCÌDERE , v. a. tagliare le radi- 

SCORZARE, V. a. levar la scorza. ci orizzontali e le più vicine alla 

SCOTOLARE, V. a. batter il lino superficie. Succidere. 

colla Scotola che è strumento di SOGGROTTARE, v. a. lavorar le 

legno o di ferro a guisa di coltel- fosse per piantarvi le vili, o altro, 

lo, ma senza taglio col quale si ammucchiando la terra a ciglione 

scuote e batte il lino avanti che si da un lato fuor della fossa. 

peiiHu por farne cader la lisca. SOLEGGIARE, v. a. porre il grano 

SDIRICCIARE , V. a. cavar le casta- o qualsia altra cosa al sole per 

fjne d il riccio. Scardare, Dìricciare. asciugarla. 

SEMINARE, V. a. gctiar e spargere SPAGLIARE, v. a. levare la paglia 

li seme sopra la materia atta a dal grano raccogliendola col raslro. 

^Finr'Jv à' ^''^^^^'^^^' SPALARE , v. a. torre via i pali che 

^>1IUCINARL, V. a. cavare i Fioci- sostengono i frutti , contrario di 

ni Cloe le buccie degli acini d'uva. Palare. 

SFITTONARE, v. a. sterpare i fit- SPAMPANARE , v. a. sfogliare le 

toni nel (Jiverre la terra per ripu- viti levar via i pampani dalle 

Urla da lutto ciò che può nuocere viti. 

SForTMp'r^ SPANNOCCHIARE, V. a. sfogliare 

.^r t 'M AhL, v. a. lo-l.ere ad una e tagliare le pannocchie. 

SFOrt'MD rl'r.fT'"'*'- SPASTOIARE, v. a. levar via le 

SFOGLIAR LE PANNOCCHIE , ca- pastoie. 

varjc ria SUOI integumenti. Span- SPICCIOLARE, a. a. staccar dal 

nocchiare. -^ • i 

picciuolo. 



I 



0PER.4ZI0M dell' AGRICOLTtRA 



141 



SPIGOLARE. V. a. ricoglier le spi- 
ghe secche cadute, e quelle sfug- 
gite dalla falce. 

SPIGOLATURA., s. f. lo spigolare. 

SPINARE, V. a. circondar di pruni 
gli alberi novelli. 

SPOLLONARE , v. a. ripulir le viti 
troncando tutti i falsi polloni; dlce- 
sì anche del romper coli' unghie i 
capi de' tralci , che non sono de- 
stinali a formare la potatura l'an- 



no seguente. 



STABBIARE, v. n. stallare, fare stare 
le greggi nei campi per ingrassar- 
li e si prende anche per Concimare. 

STAGGIARE , v. a. mettere i pun- 
telli agli alberi quando si caricano 
di molti flutti. 

STIARE, V. a. tenere in istia, che 
è gabbia grande dove comunemen- 
te si tengono i polli per ingrassare- 

STRALCIÀRE , v. a. tagliare i tral- 
ci delle viti per aprire le strade 
prima della vendemmia. 

SVENTOLARE, v. a. gettare in aria 
la trebbiatura delle biade perchè 
il vento possa separare i grani 
dalla pn^ijlia e dalle loppe. Sventare. 

SVETTARE, v. a. levarla vetta. 

TAVOLARE, v. a. misurare i cam- 
pi ed 1 terreni lavorativi. 

TERZARE , v. a. arare la terza vol- 
ta lo stesso terreno. 

TOSARE, v. a. tagliar la lana alle 
pecore e capre. 

TRAPIANTARE, v. a. cavare una 



pianta da un luogo e piantarla in 
un altro Traspiantare. 

TREBBIARE, v. a. batter il grano 
le biade e simili in sull'aia. 

TREBBIATURA , s. f. il trebbiare , 
ed il tempo del trebbiare. 

VAGLIARE, V. a. levare con forche 
o rastrello dal grano battuto in 
suir ala le paglie e le spighe che 
vi rimangono. 

VAGLIARE , v. a. sceverare col va- 
glio da grano o biade il mal se- 
me o altra mondiglia. 

VANGARE, V. a. lavorar la terra 
colla vanga che è strumento di 
ferro con manico di legno simile 
alla pala. 

VANGATURA , s. f. il vangare ; ed 
il tempo in cui si vanga. 

VENDEMMIARE , v. a. tagliare l'u- 
va dalla vite per trarne 11 vino. 

VIGLIARE, v. a. separare con grana- 
ta o con frasca dal monte del 
grano , quelle spighe o baccelli che 
hanno sfuggito la trebbiatura le 
quali spighe o baccelli separati si 
chlaman Viglinoli . 

VIGLIATÙRA , s. f. è 1' atto del 
vigilare, o la materia così sepai^ata. 

ZAPPARE , V. a. lavorar la terra 
colla zappa. 

ZAPPATURA , s. f. il zappare, il 
tempo in cui si zappa. 

ZUFOLO , s. m. sorta d' innesto 
detto altresì ad Anello y ed a Boc- 
duolo. V. 



145 
TERRA, SI E PERTINENZE, SITI DELLE PIANTE, PARTI DI 
ESSI , ED ALTRE COSE RELATIVE ALl' AGRICOLTURA 



ABBATUFFOLATO , aggiunto del 
campo di frumento , o di altre 
biade i culmi tlelle quali siensi 
intrigati da ciascuna parte. 

ABETAIA, s. i. selva d'abeti. 

ACQFABILE aggiunto che dicesi di 
quelle teire , cui si può condurre 
acqua por irrigarle. 

ACQUAIO, s. ni. solco a traverso al 
campo che riceve l'acque degli al- 
tri solchi per tràrnela fuori. 

AFFANGARE, v. n. divenir fango, 
empier di fango. 

AGGHIACCIO, s. m. quel prato o 
campo dove i pecorai rinchiudono 
il gregge con una rete che lo cir- 
conda. Giniglio. 

AIA, s. f. (non am, ne area) spa- 
zio di terra spianato e accomoda- 
to per battervi il grano e le bia- 
de. Aiuola dim. 

AIATA, s. f. tanta quantità di gra- 
no e di binde in paglia quanto 
basta per empiere l'aia. 

AIETTA , s. f. piccolo spazio di ter- 
ra spianalo, ed anche letto di ter- 
ra e pirriame. 

ALBERETO, s. m. luogo pieno d'al- 
beri , e più proprinnuMite di piop- 
pi bianchi detti Alberi. Albereta. 

AMARE , V. a. dicesi del terreno 
quando in esso alligna bene una 
pianta. 

AM.Mf/ITARE, v. a. Io scoscendersi 
che fa la terra ne' luoghi a pendio. 
Sm ottarc , Fra na re . 

ANDARI , s. m. pi. viottoli bene 
accomodali ne' ^Maidini , ragnaie 
o in silfatti luor-hi. ^ 



ANDRONE , s, m. spazio tra i filari 
delle viti. 

ANGUILLARE, s. f. lungo filare di- 
ritto di vili legate insieme con 
pali e pertiche. 

ARGILLA , s. f. terra tegnente e 
densa di cui si fanno le stoviglie. 

BARCONE, s. m. quel sito dell'aia 
più alto ove si abbarcano le gregne. 

BASTARDO , s. m. solco imperietto 
che per innavertenza dell' aratore 
suole talvolta nascere nella porca. 

BECCHIME, s. m. mangime de' vo- 
latili domestici. 

BICA , s. f. quella massa di forma 
circolare, o piramidale,- non mol- 
to dissimile dal pagliaio, che si 
fa de' covoni del grano quando si 
è mietuto. 

BÓRRO , s. m. luogo scosceso per 
cui scorre l'acqua. 

BOSCAGLIA , s. f. bosco grande , o 
più boschi insieme. 

BOSCO, s. m. luogo pieno d'alberi sal- 
vatichi. Boschettino, Boschetto (Vim. 

BOVINA, s. f. il fimo de' buoi, delle 
vacche. 

BRACCIUÒLI, s. m.pl. canali pro- 
fondi un palmo, o poco più se- 
condo la giacitura del terreno, che 
si fanno per far correre l'acqua dal 
campo ai fossati. 

BRAGO, s. m. fango, melma, polti- 
glia , malta. 

BRÒDA , s. f. rialto di terra contor- 
nato di pietre o di quadrelli che 
si fa lungo i muri d' un orto per 
ricevere con maggior forza l'azio- 
ne del sole. 



TERRA E SUE PERTINENZE 



145 



BRÒLO , s. m. orto dov' è verzura. 

BUCA ,s. f. luogo sotterraneo da con- 
servar ^rano e altre biade. 

CALDINA, s. f. luopfo dov' è caldo 
pel percotimento del sole. 

CALCAREO agg. che dicesi delle 
tene che possono esser ridotte in 
calce dal fuoco o dissolversi dagli 
acidi. 

GALÈSTRO , s. m. spezie di terreno 
magro , che è poco meno che sas- 
so sclilctto, il quale ama le viti. 

CALMELLA, s. f. ratnetto , diesi 
adopra per innestare a pendalo. 
Vallismeri. 

CALMO, s. m. ramicello che si ta- 
glia ad un albero per innestailo 
in un altro : ma dicesi propriamen- 
te Sor colo e Marza se il suggello 
è dimentico; e Calmo se il suggetto 
è salvatico. Scudetto. Pezzetto di 
scorza , clic serve per innestare ad 
occhio. Inserto , la mnrza , o il 
calmo già innestalo, Bietta., quella 
marza fatta a torma di siuzzicadenti. 

CAMPO, s. m spazio di terra ove 
si semina. ram/)cre//o^ Campicello, 
Campi tello di in. 

CAMPO SATIVO, vale acconcio a 
seme. 

CANAPAIA, s. f. luogo dove si se- 
mina o sia seminata la canapa. 

CANÌCCIO e CANNICCIO s. m. stan- 
za superiore del seccatoio ove si sta- 
gionano le castagne , ed è formata 
da una quantità di piccole mazze 
rotonde o quadrate deite Caselle di- 
sposte alquanto ladc inurìmodoche 
le castagne sopia sparse ed ammas- 
sate non cadano e ricevano il calore 
del fuoro che si tiene acceso in 
mezzo alla stanza inferiore. 

CANNETO, s. m. luogo dove sono 
piaiiuao le canne. 

CANTIÈRE, s. m. la barca delle 
gregne sul barcone dell' aia fatta 
in lorma quadrilatera; s'è di forma 
circolare dicesi Z?jca V. Gagliardo. 



CAPANNA, s. f. luogo ove i conta- 
dini ripongono gli strami. 

CAPEZZAGINE, s. f. il solco mae- 
stro traversale , il quale serve per 
ricevere le acque soverchie d' un 
campo, acciocché per mezzo delle 
bocchette correr possano nei fossati 
con più facilità. 

CARCIOFAIA, s. f. luogo piantato 
di carrioQ. 

CARRATA , s. f. quanto può in una 
volta portare un carro. 

CASTAGNETO , s. m. luogo pian- 
talo di castagni. 

CATASTA , s. f. massa di legna di 
queicioli ri fessi , o d'altro legna- 
me d'altezza e larghezza determi- 
nata secondo i luoghi: Accatastare^ 
far cataste. 

CAVALLETTO, s. m. piccola quan- 
tllà di gregne che i mietitori fanno 
nelcnmpoprimadi mandarle sull'aia. 

CERCHIATA , s. i. archi che for- 
mansi cuivando a bella posta i ra- 
mi degli alberi messi a filari , sot- 
to cui si ha comodo di passeggiare. 

CERRETO , s. ra. bosco di ccrri , 
C erbai a. 

CESSINO, s. m. materia che si ca- 
va dal cesso, e serve per ingrasso 
delle terre coltivate. 

CHINO, ^s. m. luogo che va all' ingiù. 

CHILDÈNDA, s. f. chiusa, o riparo 
che si fa con siepe, pruni o altro, 
ad orti , campi coltivati e simili. 
Chiusa. 

CIllLDÈTTE, s. f. pi. apcriurc che 
si faimo nei rialti dri piccoli ca- 
nali degli Olii; e delle risaie ac- 
ciocché r ac(|ua passi dall'uno al- 
l'altro canale. 

CIGLIONE, s. m. quel rialto che si 
fa iie'c;it»ipi per sostenerli. Ciglio. 

CIREGETO, s. ra. luogo piantato 
di ciriegi. 

CISALE , s. m. ciglio che spartisce 
o chiude i campi, o la parte e- 
strcma di un campo per Io lungo. 



144 



AGRICOLTURA 



s. m. sito ove FIENO GRUIMERECCIO , o GO- 
MARÈCCIO , fieno serotino più 
corto e più tenero del maggese 
che si sega nel mese di settembre ; 
e dicesi anche a quel fieno che si 
sega nelle terre a seme o sulle 
stoppie. 
FÌTTA, s. f. terreno che fonda, 
pe elle gli slrurnenti da taglio fan- FOGLIAZZA , s. f. quella che è 
no cadere dal legno che si atterra avanzata ai bachi da seta. 

FÓGNA, s. f. il fondo delle fosse 

delle viti ripieno di sassi. 
FORMÈLLA, s. f. buca che si fa 

in terra per piantarvi alberi. 
FORNÈLLO, s. m. capannuccia for- 
mata col terreno del campo per 
ricuocerlo e purgarlo dall' erbacce 
mettendovi fuoco sotto. V. Debbiare, 
FOSSA , s. f. spazio di terreno ca- 
vato in luogo che serve per lo più 
a ricever acqua e vallar campi ed 
anche buca da grano. 
FRAGOLAIO , s. m. e FRAGO- 
LAIA s. f. luogo dove sono molte 
fragole. 
FRASSINÉTO, s. m. selva di frassini. 
FRATTA, s. f. siepe fatta per lo 

più di sterpi e pruni secchi. 
GHIAIA , s. f. rena grossa , en trovi 
mescolali sassi. 

d'acque fatto apposta per asciugare GINEPRAIO, e GINEPRETO s. m. 
ibrìssi umidi e gli acquitrini. Lami. luogo pieno di ginepri. 
ERBAIO, s. ra. luogo ove sia mol- GIUNCAIA s. f. GIUNCHÉTO s. m. 

la erba folta e lunga. luogo pieno di giunchi. 

FAGGETO, s. m. luogo piantato di GRASSÈTA , s. f. luogo grasso e 



COCCOMERAIO , 

sono piantati i cocomeri. 

CÒLTO e CULTO s. m. luogo col- 
tivato. 

CÓLTRE , s. f. misura di terreno 
quanto si può arare in un giorno 
con un solo aratro. 

COPPÓNI , s. m. pi. schegge o lop- 



e si mette in opera. 

CÒSTA, COSTURA s. f. terreno che 
si alza a bella posta e si pone a 
pend'io lungo qualche muro , o sie- 
pe esposti a mezzo giorno accioc- 
ché le piante vengano più prima- 
licce. 

CÓTICA, s. f. erba minuta unita al 
terreno , che copre un prato , o 
un campo , a guisa di peli. 

COVÓNE , s. m. quel manipolo o 
fascetlo di paglia legato che fanno 
i mietitori nel segare le biade. 
h' unione di molti covoni dicesi 
Gregna , se è sul campo chiamasi 
Cavalletto , se sull' aia Bica. Ga- 
gliardo. 

DUGAIA , s. f. campagna o terreno 
per cui passava altre volte un ca- 
nale o fosso di scolo , e scarico 



fagfii. 
FANGHIGLIA, s. f. luogo pieno 

di f:u\^o. 

FAVOLE, s. m. campo dove siano 
state seminate le fave e poscia 
svelte; diccsi pure de' gambi delle 
i^\f svf.lti e secchi. 

riCllLTO, s. m, luogo piantato di 
firhi , Fichertlo. 

FIDA s. f. terreno venduto e assicu- 
rato per pascolo del besliarnc. Caro. 

FIENILE, 8. m. luogo dove si ri- 
pone il fieno. 



fresco che produce erba dove si 
pasce il bestiame porcino nella 
primavera. 

GREGNA , s. f. fascio di biade, cioè 
r unione di molti covoni legati 
insieme. 

GRILLAIA , s. f. luogo sterile forse 
perchè siffatto terreno produce po- 
co altro che grilli. 

GRUMERÉCCIO , e GRUMAREC- 
CIO, s. m. fieno serotino più cor- 
to e più tenero del maggese che 
si sega nel mese di settembre , e 



TERRA E SUE PERTINENZE EC. 



145 



dicesi anche a quel fieno che si 
sega nelle terre a seme ^ o sulle 
stoppie. 

GUAÌME, s. m. l'erba che rinasce 
ne' prati dopo la prima segatura, 

GUARDANÌDIO, s. m. l'uovo che 
si lascia per segno nel nido delle 
galline il quale, se non è naturale, 
dicesl Indice o Endice. 

GUARDAPAGLIÀIO, agg. di cane 
donicslico dio custodisce il pagliaio. 

GUAZZATOIO, s. m. luogo conca- 
vo dove si radunano l'acque per 
abbeverare e guazzare le bestie. 

IMPAGLIATA, s. f. paglia segata 
sopra cui si è sparsa crusca o tri- 
tello bagnato per nudrimento del 
brsliatne. 

IMPATTO, s. m. lo sterno, o letto 
che si fa alle bestie ove nella stal- 
la hanno a riposare. JFar l' impatto. 

INCAPESTRATURA, s. f. avvilup- 
pamento nel capestro; quel rise- 
gamenlo che la talvolta il capestro 
alle bestie incapestrate. 

INCÒTTO, s, m. dicesi da' contadi- 
ni dell' adustione o nsegamento 
prodotto dalle brinate sulle piante. 

INZUPPARSI, v. n. p. inumidirsi, 
incorporando in se 1' umido. 

lUGERO , s. m. (v. lat.) misura di 
canq)o in lunghezza di piedi 240, 
e 220 in larghezza. 

LAURÉTO , s. m. bosco o luogo 
pieno d'allori. 

LAZZA, s. f. terra frigida acquitri- 
nosa dov'è nascono giunchi , carici 
ed alile piante paludose. 

LECCETO, s. m. sito piantato di 
lerci , od elei. 

LETAME, s. ni. tultociò elicsi usa 
per ingrassare la terra , e viene 
COSI detto, perche fa lieti i cam- 
pi ingrassandoli, letame pìitrido , 
umido ^ pingue f Iczzoso , fumoso. 
Fimo , Stabbio^ Stallatico , Con- 
cime. 

LETAMIERE , s. m. letto di letame 



coperto di terra per uso di semi- 
narvi le insalate ed altre piante 
per averle più anticipate. 

LETTO DELLE BESTIE: è quello 
strame o paglia , che si mette sot- 
to alle bestie, da coricarvisi sopra. 

LIMO, s. m. fango, poltiglia, motta, e 
quplla melma die generano le paludi. 

LINETOs. m. campo seminato a lino. 

LUPA , s. f. fosso che si fa lungo le 
strade , e sulle rive delle medesi- 
me per ricevere le acque torbide. 

MACERATOIO, s. m. fossa piena 
d' acqua dove si macera il lino e 
la canapa. Macero n. s. vale ma- 
cerazione, l'atto del macerare e lo 
stato della cosa macerata. 

MAGGÉSE , s. ra. dicesi il fie- 
no dalla prima segatura de' pra- 
ti che suol tagliarsi dopo la metà 
di giugno. La seconda raccolta è 
quella del Grumereccio. 

MAGGESE , s. m. terreno lascialo 
sodo nel quale 1' anno avanti è 
stato segato il grano. Maggiatica , 
e Maggiatico. 

MAGLIUOLO, s. m. sermento che 
si spicca dalla vite per piantarlo , 
a modo di ramo di qualsivoglia 
albero, 

MAGOLATO , s. m. quello spazio 
di terreno dove i conladini fanno 
le porche, il doppio più dell'ordi- 
nario, Puna accosto all'altra. 

MALTA, s. f. melma , fango. 

MANÈLLA, s. f. MANÈLLO, s. m. 
manata di spiche. Manipolo. 

MANGÌME, s. m. le foglie secche 
degli alberi che raccolgonsi e ser- 
bansl a bella posta per nutrirne il 
bestiame nell'inverno, come si fa 
del fieno. 

MARAGNUÒLA , s. f. barca di fieno 
in forma di bica che si fa nel 
campo stesso dove il fieno fu falciato. 

MARRONETO , s. m. selva di 
castagne da frutto. 

MELETO , s. m. colto di meli. 



146 AGRICOLTURA 

MELLONAIO, s. m. Iiiof:;o piantato PAGLIÀIO, s. m. massa grande di 

di melloni, cioè di cedrinoli. paglia in covoni, falla a gnlsa di 

MÉLMA, s. f. terra che è nel tondo cupola con uno stile nel mezzo 

«Ielle paludi, de' fossi , e de' fiumi. che cliianiasi Stollo o Barelle. 

RIÈllIO, s. m. luogo per lo più vi- PAGLIETO, s. m. luogo poco pro- 

cino all' acque dove" nell' ore del fondo ne' laghi dove crescono mol- 

^an caldo il bestiame vaccino si te paglie. 

pone a riposare. PAGLIUÒLO , s. m. quella parte del- 

MLTÀTO, s. m. seccatoio di castagne. la paglia battuta, che liaitone il 

AIISCFIIÀTA , s. f. mescolanza di grano e la paglia più grossa resta 

paglia e fieno, che serve agli ani- sull'aia nella quale rimane sem- 
inali per non dar loro da mangia- pre qualche granello. Facc. Ort. 

re il fieno schietto. V. Mistura, PALMETO, s. m. bosco di palme. 

Mischiato j Misehianza , Mischia. PANCATA, s. f. si dice a due au- 

MOTLA , s. f. terra quasi fatta liqui- guillari di viti posti vicino l'uno 

da dall'acqua a cui diciamo anche all'altro. 

Loia. ^ PANE , s. m. quel mozzo di terra 

NESTAIA e NESTATCOLA , s. f. appiccato alle barbe di qualsisia 

luogo dove si pongono i frutti sai- albero. Mozzo. 

valichi per annestarli. PASCOLO, s. m. luogo pieno d' er- 

NOVALE , add. d'ogni g. aggiunto ba ove si pascono le bestie; dicesi 

di quel campo o terreno non mai pure Pastura che vaie il pasto 

lavoralo o lanciato per più anni in- stesso. 

colto perchè riposi. V. Maggese; e PASSATOIO, s. m. pietra o legno 

diconsi da alcuni impropriamente che serve a passare fossati o riga- 

^ovali i terreni bonificali por al- gnoli. 

luvione o per essiccazione che di- PASTÓNE, s. m. dicesi delle ulive 

rcbbonsi Bonificazione , Acquisto. macinate e ridotte come in pasta 

. Colmate. solfo le macine. 

OCCHIO, s. m. scudicciuolo, scudet- PECORÌNO, s. m. e PECORINA, 

to , pezzetto di scorza avente una s. f. cacherello secco di bestie lanute. 

gemma, che nclP innestare si ad- PECUÀRIA, s. f. l'arte di custodire 

dalla sul soggetto in una apertura allevare, e mantenere il bestiame. 

fatta a bella posta, e che si chia- PERÉTO, s. m. luogo piantato di 

ma Portello. peri. 

OrdVÈTO,s. m. V. Uliveto. PÈRGOLA, s. f. ingraticolato di 

OLMEl(),s. m. luogo pieno d'olmi. pali o di stecconi ed altro a fog- 

0>TA>ET0, s. m. bosco, o luogo già di palco o di volta sopra il 

pieno d'ontani. ^uale si mandano le vili. 

OUIICLNO, s. m. striscia di orto PERGOLATO e PERGOLÉTO , s. 

Viano al muro, cinio di una pie- m. quantità di pergole unite insie- 

cola njur.igha poco elevata per so- me ed anche semplicemente. Per- 

slenrre la lena in cui possano al- gola. 

Jcvarsi le primizie, e i legumi PIANTATA, s. f. filare d'alberi 

pia dchcali; pinnlalo. 

ORIO, s m. campo chmso nel qua- PIANTLXÀIO, s. m. vivalo di piante. 

le 91 coltivano cibc buone a man- PIGNÈTA , s. f. selva di pini. Pi- 

giare. Orticello, dim. ^^.f^^^ pi^^to. 



TERRA K SUE PERTINENZE EC. 



147 



PILÀCCOLÀ , s. f. lo sterco delle pe- 
core e delie capre. 

PIÒTA , s. f. zolla di terra che in- 
veste le radici e le barbe della 
pianta. Pane ^ Mozzo. 

PISELLÀIO, s. m. il luos^o in cui 
coliivansi e gej^mogliano i piscili. 

PODERE, s. m. possessione di più 
catnpi con casa da lavoratore. Po- 
deretto, PoderinOj Pad eruzzo dim. 

POLLONÉTO, s. m. il vivaio de' 
polloni. 

POLTIGLIA, s. f. fango liquido, 
Melma V. 

POMIEKO e POMIÈRE, s. ni. luo- 
go pieno d'alberi pomiferi. Po/ne^o. 

POPON'AIO, s. ni. luogo piantato 
di poponi. 

PORCA, s. f. lo spazio della terra fra 
solco e solco nel quale si gettano 
e si ricuoprono i semi. Magolato, 
Aiuola, Quaderno. 

POPvTÈLLO , s. m. V apertura che 
SI fa nella scorza del soggetto , 
quando s'innesta a scudetto. 

POSSESSIÓNE , s. m. villa unita 
con più poderi. Posscssionctlla 
dim. 

PRÀCE, s. f. quello spazio di terra 
che è fra due solchi; dicesi anche 
Porca. 

PRATERIA, s. f. campagna di pra- 
ti , più prati uniti insieme. 

PRATO, s. m. campo non lavorato 
che produce erba da pascolare e da 
far fieno Pratello, Praticello, dim. 

PRUNAIO e. PRUNÉTO, s. ni. luo- 
go pieno di pruni. 

PUNTATA, s. f. quanto in una sola 
volta il contadino vangando può 
ficcare la vanga nella terra. 

QUERCETO , s. ra. bosco di quercie. 

RADURA , s. f. diccsi da alcuni di 
coiti spazi vuoti d'alberi. 

RASTELLÀTA , s. f. ( v. d. u.) quel- 
la quanliiù di fieno, di paglia e 
simile che si mena in una volta 
col rastrello. 



RENA, s. f. la parto più arida della 
terra ricavata dall' acqua che per 
lo più si trova nel lito del mare, 
e ne' letti de' fiumi. Arena, Sab- 
bia , Sabbione. 

RETE, s. f. recinto, o chiuso fatto 
di verde , dentro al quale i pasto- 
ri custodiscono di notte a cielo 
aperto le pecore. Caro; INIonti. 

REZZO , s. m. luogo dove non ar- 
rivano i raggi del sole per inter- 
posizione di checchessia. 

RICCIA , s. f. ingrasso tratto dalle 
corna ridotte in minutissimi pezzi. 

RICCIAIA , s. f. luogo dove si ten- 
gono ammassati i ricci , perch' ei 
rinvengano e sieno più agevoli a 
diricciare, ed anche la massa de* 
ricci o cardi serrati che si lasciano 
cos"i ammontali finche si aprano, 
e le castagne abbiano acquistata 
una certa maturità. 

RIGUÀPiDO , s. m. i romagnoli co- 
s'i chiamano il termine che divide 
i cauìpi e il Palo o la Colonna 
che ditende la via. Dante Inf. 

RISÀIA s. f. (v. d. u.) luogo dove 
è seminato il riso, lo Spadafora 
ha Ri saio e Rinaro. 

RÒSCIO s.m.e per lo più ROCCI.Quel- 
la paglia avvolta in foggia di grossa 
canapa che si mette intorno alle 
fosse sotterranee, nelle quali si ri- 
pone il grano. 

ROSUME , s. m. dicono i contadini 
alla paglia o fieno che avanza di- 
nanzi alle bestie che non hanno 
buona bocca. 

ROVERÉTO, s. m. luogo piantato 
di roveri. 

ROVETO, s. m. luogo pieno di rovi. 

RUMINAZIONE s. f. (v.d.u.) ruguma- 
zione, queir azione per cui il bruto 
dal pie fesso, e che ha un solo 
ordine di denti il pasto che una 
volta inghiottì di poi rigurgitando, 
alla bocca rimanda t- ili nuovo col 
denti trita per inghiottirlo. 



148 



AGRICOLTURA 



RUSPA, s. f- l'esercizio della galli- 
na e Je' polii per procacciarsi il 
cibo ijratlaiiclo co' piedi. 

SABBIÓNE , s. m. rena e teria 
arenosa. 

SALDA , s. f. campo lasciato a erba 
ueir inverno in cui s'introduce a 
pascere il bestiame. 

SALICETO, s. m. bosco di salci. 

SANSA, s. f. frantume delle scorze 
delle castagne ripulite. 

SANSA, s. f. ulive infrante, trattone TERRA, s. f. sostanza minerale, il 



STECCATA, s. f. chiusura di legno, 
che fanno i pastori per radunarvi 
il bestiame. 

STERILIRE, V. n. divenir sterile. 

STERQUILINIO e STERQUÌLINO, 
s. m. luoffo dove si fa adunanza 
di letame. 

STOPPIA TRIFOGLIATA , quella 
in cui è cresciuto il trifoglio alto 
fra le biade nel mese di marzo e 



che si sega a mezzo di 



luglio. 



l'olio. 

SCOPETO , s. m. bosco di scope. 
Scopetino. 

SCOSCENDERSI, v. n. p. vale fen- 
dersi, aprirsi, spaccarsi, e dicesi 
della terra ec. 

SECCATICCIA , s. f. legna secca che 
far\l mente arde. 

SECCATOIO , s. m. luogo fatto ad 
uso di seccarvi le fruita o simili. 

SELVA , s. f. boscaglia , bosco , Sei' 
veda i^Vim. 

SEMI N Api IO , s. m. luogo dove si 
semina e nascono le piante che si 
devono trapiantare. Brolo, Semen- 
zaio. 

SIKPAGLIA, s. f. siepe folta e malfatta. 

SIEPE, s. f. chiudenda o riparo di 
pruni , o altri sterpi che si pian- 
tano in sui ciglioni de' campi per 
chmderll. Siepe morta, Siepe viva. 
Siepone , gran siepe. 

SOLATIO, s. m. sito che riguarda 
il mezzo giorno. 

SOLCO, s. m. propriamente quella 
fossetta, diesi lascia dietro P ara- 
tro in fcndfnfloo lavorando la terra. 

SOLCO ACQUAIO, quello a traver* 
6o al campo per ricever l'acqua 
dotali altri solchi e Iramnla fuoia. 

SPARAGIAIA, s. f. luogo piantato di 
8p-«r;,^M". li SoDERi.M ha Asparageto. 



terreno che si coltiva , il suolo. 

TERRENO FONDATO, vale profon- 
dato, cioè che ha molta terra buona. 

TERRENO STRACCO , affaticato 
per continuate raccolte, sfruttato. 

TETTÒIO, s. f. letto fatto in luogo 
aperto o stanza ove ripongonsi le 
carra e gli altri strumenti rurali. 

TRAPPÈTO , s. m. il luogo ove si 
fabbrica Pollo. Fattoio, Frantoio. 

TREGGIÀTA , s. f. tutto ciò che 
strascica in una volta la treggia. 

ULIVETO , s. m. terreno coltivato 
a ulivi. Oliveto. 

VENTOLACCHIO , s. m. tritume 
quasi ridotto in polvere delle scor- 
ze prosciugate e riarse delle casta- 
gne, e da cui si ripuliscono pri- 
ma di ridurle in farina. 

VERMINARIA, s. f. monticello di 
sugo fatto ad arte nella bassa cor- 
te perchè vi nascano moltissimi 
vermi per nutrimento delle galli- 
ne, e de'pollastrini che ruspando 
se li procacciano. 

VETRICIÀIO, s. m. luogo o gre- 
to pieno di vetricl. 

VIALE, s. m. stradone o strada di- 
ritta e lunga tra alberi da una 
parte e P altra ombrosa , amsna, 
plana , e graia al passeggio. Viot' 
tota. 



SPLNEK), s. m. maccli.a, o bosco VIGLIUÒLO , s. m. le spighe sfug- 

^tIuuÙ! '^""'' ^^''^'^'^- gite dalla trebbiatura, e separate 

MAIUKU, s. m. tanto terreno che vigilando, per trebbiarle di nuovo. 

VI «I semini entro uno staio di grano. VIGNA s. f. e VIGNETO s. m. campo 



TERRA E SUE PERTLXENZE EC. 



149 



coltivato a viti piantate per ordi- 
ne con poca distanza 1' una dal- 
l' altra Vignaio, Vignetta, Vignuo- 
la dim. 

VILLA, s. f. possessione con casa, 
la casa stessa di campagna ; e ta- 
lora il contado. Villetta j Villic- 
ciuola dim. 

VINCHÉTO, s. m. luogo pieno di 
piante dì vinchi. 

VITAME, s. m. moltitudine di viti. 



VIVAIO, s. m. quella parte del ver- 

mitiaio, dove trapiantatisi gli ar- 
boscelli traiti dal semenzaio. 

ZAjNE, s. f. pi. diconsi nelle prate- 
rie quei luoghi concavi in cui si 
aduna l'acqua nell'inverno e che 
sì secca nel pi imo caldo. 

ZOLLA , s. f. pezzo di terra spiccata 
ne'cafnpi lavorati. 

ZCCCAlO , s. m. campo seminato di 
zucche. 



150 



OPERATORI DELL AGRICOLTURA 



ACCOSTARÈLLO s. m. o ACCO- 

statore delle cavalle, 

quegli die nel servizio della trec- 
cia delie cavalle le fa accostare al- 
l' aia, aiutando al toccalore ad al- 
lacciarle, incavezzarle, e a con- 
durle air acqua e alla paslura. 
Lastri. 

ACCOSTATÒRE, s. ni. colui clie 
alla seconda aratura va seguitando 
r aratore e con un badile aiutando 
la terra perchè s'accosti all' aratro. 

AFFITTAICÒLO, s. m. chi coltiva 
la lena, di cui altri è proprieta- 
rio, e ne raccoglie i frutti a condl- 
ziofii stabili, e li soddisfa in denaro. 

AFFI rrUÀLE, s. ra. V. Affittaiuolo. 

AGRiCOLiÒRE, s. m. quegli che 
esfTcitnr.ìnjiicoltura. 

AGRIMEÌSSÒRE, s. m. colui che fa 
professione di misurar campi , ter- 
reni , detto anche sliniator pubblico. 

AGRONOMO, s. m. colui , che cono- 
sce quanto perliene all'agricoltura, 
non solo come arte , nja come 
scienza, ed è perciò diverso dal- 
l' aprlcol toro. 

AMMOSTANTE , s. m. colui che 
ammosta l'uva. 

APIAiO, s. m, quegli che ha cura 
d« ll'.tKeare. 

ARANTE e ARATORE, s. m. co- 
lui r}tp. ara. 

ARCFIIMANDRÌTA, s. f. il capo de' 
rnanririnrii, 

ARMENTARIO, ARMENTIÈRE, s. 

m, che ha cura di armenti. 
ASINAIO, s. m. guidatore degli asini. 
BATrADOHE, s. m. colui che Latte 

il grano inll'aia. 



BATTIDORE DA GRANO , colui 
che col correggiato batte le biade 
in sull'aia per separarle dalle spighe. 

BIFOLCO , s. m. quegli che ara e 
lavora il terreno co' buoi. 

BOARO , s. m. guardiano de' buoi. 
Vaccaro. 

BOATTIÈRE , s. m. custode e mer- 
cante di bestie bovine. 

BOSCAIUÒLO , s. m. quegli che ta- 
glia, abita, frequenta, e ha in cu- 
stodia il bosco. 

BRACCIANTE, s. m. contadino che 
non è ne proprietario ne mezza- 
iuolo, ma che lavora a giornata gli 
altrui poderi. 

BÙTTERO e BÙTTARO s. m. il 
guardiano ed il custode che ha 
cura delle mandrie de' cavalli. 

CACIAIA , s. f. colei che fa il cacio. 

CAMPAIO, s. m. chi è preposto al- 
la custodia de' campi. 

CAPRÀIO, CAPRÀRO, s. m. guar- 
diano , o custode delle capre. 

CARRADÓRE, s. m. e con v. d. u. 
Carraio, che fa i carri. 

CARRETTÀIO, CARRETTIÈRE, s. 
m. colui che guida le carrette. Ba- 
rocciaìp, Conduttore di Baroccio. 

CASCINÀIO, s. m. custode della ca- 
scifia ed 11 fabbricatore del cacio. 

CASTAGNÀIO, s. m. coltivatore di 
castagne e che raccoglie le casta- 
gne e le cura. 

CASTALDO , s. m. quegli che ha 
cura , soprintendenza ai negozi o 
alle possessioni altrui, che noi og- 
gi chiamiamo Maestro di casa, e 
Fattore. 

COLÒNO y s. m. il con ladino che 



OPERATORI dell' AGRICOLTCRl 



151 



ablla la tenuta e che serve ad an- 
no. Gagi.iaiìdo. 

COLTIVATÓRE , s. ra. colui che 
coltiva 

CONTADÌXO, s. m. quegli che la- 
voia la terra, e coltiva le pian- 
te ce. 

ERBOLAiO, s. m. colui che raccoglie 
1' erbe. 

FACCENDIERE, s. m. (v. d. u.) 
COSI dicono in Maremma quel pro- 
prietario clic la la semente e l'alti e 
coltivazioni per proprio suo conto. 

FALCIATÒBE, s. m. qurgli che la- 
vora colla falce. 

FATTOLÀ.N'0, s. m. cMui che lavora 
nel fattoio peviaveVoVio. Frantoiano. 

FATTÒPvE , s. m. quegli che ha cu- 
ra delle possessioni che altrimenti 
è dotto Castaldo. 

FATTORÈSSA , s. f. la femmina 
del fattore. 

FITTCARIO, s. m. quegli che tie- 
ne r altrui possessioni a fìtto. Fit- 
taiolo , Fittainolo. 

FORESE, s. m. che sta fuori della 
città, contadino. Forosetto , Fo- 
resello, Foresetto^ Foresozzo. dim. 

FOSSAIL'ÒLO s. m. scavatore di 
fossi , e clii va a visitare le strade 
per conoscere, se le fossalellc late- 
rali sono ristorate, o in buono stato. 

FRATTARÒLO , e FRATTAREÒ- 
LO s. m. chi tesse fratte, o siepi. 
Spadafora. 

FRONDATÒRE s. m. colui che stac- 
ca e raccoglie le fiondi. S fronda- 
toro. Rercj. 

GIARDINIÈRE e GTARDINIÈRO , 
s. m. quegli che ha cura del giar- 
dino, lo coltiva, e l'acconcia. 

GIORNALIÈRE, s. m. il conladino 
chf lavora a giornate. Gagliahoo. 

GIUMENTARO e GlLMENTlÈllE, 
s. ni. il guardiano e custode delle 
Rmtnonip. Gagliardo. 

G( ARDABÒSCO, s. m. colui che è 
preposto alla custodia de' boschi. 



GUARDACAPRE, s. m. guardiano 
di capre. Monti. 

GCARDAMÀNDRIE, s. m. mandria- 
no. Monti. 

GUARDIANO, s. m. custode d'una 
mandria intera. Mandriano, 

GUIDARMÈNTI , s. m. armentario 
pastore , Guardamandrie. Cuia- 

BRERA. 

INNESTATURE , s. m. colui che fa 
r innesto, che ha l'arte dell' in- 
nestare. Gagliardo. 

LAVORATORE, s. dlcesi propria- 
mente di chi lavora la campagna. 

LETAMAIUÒLO, s. m. chi racco- 
glie il letame. 

MANDPvIÀNO , s. m. guardiano e 
custode della mandra. 

MASSAIO e MASSARO s. m. chi 
presiede a lavori della- tenuta , ed 
ha in custodia gli strumenti rurali, 
che è da meno del Castaldo. Mas- 
sarà fem. Gagliardo. 

MEZZAIUOLO, s. m. quegli col quale 
si ha qualche cosa a comune , e la 
divide come usasi dal contadino 
nelle ricoltc: chiamasi altresì So- 
cio, e Mezzadro, dal Gagliardo. 

MIETITORE e MIETITRICE , s. 
m. chi rniete il grano. 

MULATTIERE , s. m. condottiere 
dei nudi. 

MUNGITORE, s. m. MUNGITRI- 
CE s. f. colui , e colei rlie munge. 

ORTOLANO, s. m. que-li che "la- 
vora, coltiva e custodisce l'orto. 

PAGLIAIUÒLO, s. ra. quegli che 
tiene la paglia da vendere. 

PASTOPiE , s. m. colui che custodi- 
sce i greggi e gli armenti. 

PECORAIO, s. m. guardiano delle 
pecore. 

PIANTATORE, s. m. il contadino 
che pianta. 

PORCAIO e PORCARO s. m. guar- 
<liano de' porci. 

POTATÓRE, s. m. il conladino che 
pota. 



152 AGRICOLTCRA 

SARCHIATÓRE , s. in. colui che VACCAIO e VACCAB.O s. m. guar- 

j;.,nl,j;,^ diano delle vacche. 

SEC.ATÒRE, s. m. quegli che sega VAGLIATORE, s. m. colui che va- 

l'ciha iK'i prati. glia o netta col vaglio le biade e 

SEMINATÓRE, s. m. il conladino le civaie. 

che semina. VANGATÓRE , s. m. il contadino 

SPIGOLATRICE, s. f. colei che va che vanita. 

a raccone le spighe sfuggile alla VENDEMMIATÓRE , s. m. colui che 

falce. raccoglie l'uva per far il vino. 

SRADICATÓRE, s. m. il conladino VIGNÀIO, s. m. custode, e lavora- 

tlit' fndiia. Gagliardo. lore della vigna. Vignaiuolo ^ Vi- 

TAGLIALÉGNA , s. f. ( v. d. u. ) co- gnarolo. 

lui che allena alberi, e fanne VILLANO, s. m. uomo della villa, 

lepn;». che sta alla villa , lavorator di 

TOCC^ATÓRE s. m quello che fa terra, contadino. 

girare e correre le cavalle sopra VlLLANELLO,VILL ANETTO, VTL- 

la storta. LaSTRI cit. dal Gherar- LANOTTO dim. di Villano; Vil- 

DiM. lanaccio , Villanzone, pf^gg. 

TRAPPETÀIO, s. m. colui che la- VÌLLICO, s. m. contadini. Villa- 

VOI a le ull\c nel trappeto. Fat- no. V, 

toinno. ^ ZAPPADÓRE e ZAPPATÓRE s. m. 

TREGGIATÒRE_, s. m. chi guida colui che za^^a, Zappatorello dim. 
ia treggia. 



163 



CÀCCIA E UCCELLAGIONE 



STRLMEINTI DELLA CACCIA ED UCCELLAGIONE. 



ABBEVERATÓIO, s. m. ogni sorta 
di vaso _, ove bevono le bestie. 

AIUOLO , s. m. rete da pigliare uc- 
celli, che si adatta In sul plano, 
o ala dove è fatto l' escalo: da al- 
cuni è detto Copertoio. 

ALLETTAICÒLO , agg. di tordo che 
serve di zi ni bollo a prender gli 
altri tordi : diccsi anche Cania- 
iuolo. 

ARCHETTO, s. m. bacchetta, o ba- 
stone piegato a modo d' arco che 
ha da una parte lermata una ver- 
ga, nella cui fessura si pone l'esca 
per pigliare uccelli. Tendere gli 
archetti. 

ARMADLRA DELLE RAGNE, due 
reti a due maglie grandi che met- 
tono in mezzo il panno della ra- 
gna per sostenerlo. 

ARTE, s. f. si dice tutto il corredo de- 
gli uocelli canterini nel paretaio. 

BALESTRA , s. f. strumento con cui 
si scagliano palle di terra rassoda- 
ta , nella guisa che si fa delle 
frecce per uso di tirare agli uccel 
letti. E composto d'un arco d' ac- 
ciaio , accomodato in cuna a un 
asta o legno torto, in cui è la 
palloltlcra ed altro per agevolare 
1' opera/ione. 

BECCATOIO, s. m. arnese a iogj^la 
di cassetta ove si dà a beccare agli 
urrelli. 

CERTONÈLLO, s. m. gabbia col 

9.0 



ritroso da prender passere , e si- 
mili uccelli. 

BEVERATÓIO, s. m. vasetto che 
si tiene pieno d'acqua nelle gab- 
bie degli uccellini. Abbeveratoio. 

BOTTA , s. f. lucerna che mettesi 
nel lornuolo e serve per far lume a 
chi di notte al buio uccella o pesca. 

BRACCO, s. m. cane da caccia. 

BRACCO DA ACQUA , quello che 
va a pigliar la preda nell'acqua, 
che anche dicesl Can barbone. 

BRACCO DA FERMO , quello che 
in veggendo la starna o simili si 
ferma. 

BRACCO DA LEVA , quello che 
scorre la campagna per levar le 
starne o simili. 

BRACCO DA PUNTA, quello che 
per breve spazio di tempo si fer- 
ma quando sente vicino 1' animale, 
poi corre per prenderlo; dicesi an- 
che Bracco da presa. 

BRACCO DA RIPULITA , quello 
che sotto la direzione dello siroz- 
zicre ripulisce o mette a leva la 
(lera ; o gli uccelli che non siano 
siati levali. 

BRACCO DA SANGUE, quello che 
seguila sulla traccia del sangue la 
fiera ferita. 

BUCINE . s. m. rete da pigliare star- 
ne e pernici. 

BLCINÈLLO, e BUCINÈTTO s. m. 
piccola rete, ditn. di Bucine, 



154 



CACCIA E rCCELLAGIO>E 



CACCIA DELL'ASPETTO, manici a 
di caccia che si fa agli uccelli 
acquatici in luoghi molto lontani 
dall' ac(|ue dove i cacciatori si pon- 
gono ad aspettarli. 
CALÀPPIO , s. m. trappola , o lac- 
cio insidioso. Calappio. 
CALLAIL'OLA, s. 1. pezzo di re- 
te su gli staggi colla quale serrata 
la callaia vi si piglia la lepre o 
simili animali cacciati da' segugi. 
CANTAILÒLO aggiunto che si dà 
a^li uccelli che si tengono in gab- 
bie per allettare. 
CAPPÈLLO, s. m. coperta di cuoio 
che mettesi in capo al falcone , 
perchè non vegga lume, non si di- 
batta e si svaghi. 
CARNIÈRE , e CARATERÒ s. m. 
foi;£;ia di tasca propria dei caccia- 
lori per riporvi la preda. Carnaiuo- 
lo , Carniera. 
CERBOTTANA , s. f. strumento da 
tirare agli uccelli ed è una mazza 
lunga intorno a quattro braccia 
vota dentro a guisa di canna per 
la quale con forza di flato si spinge 
fiiora colla bocca una palla di terra. 
Clin RLO, s. m. specie di uccella- 
j^ione che si fa verso la sera ne' 
boschi colla civetta e col fischio _, 
impaiuando alberi per far cascare 
gli uccelli che vi si posano; diccsi 
anche Fislierella. 
COCr/ZOLO, s. m. scarsella a pel- 

Iirino f he hanno le reii. 
COLTELLO DA CACCIATORE o 
COLTELLO DA CACCIA: arma 
da taglio clic è una specie di ba- 
ioncllr». Facc. Ort. Po.mki. 
COPERTOIO, s. m. rete con cui si 
copre iir»a brigata di starne o simili. 
COPPIOLE, s. f. pi. sorta di laccio 
di «ciole da prender animali per 
li piedi. Sp\r)\Fon \. 
CORNO DA POIAERE, corno ove 
si licne la polvere per innescare 
l'arme da fuoco. 



CLBÀTTO s. m. CUBATTOLO s. 
m. CEBATTC>LA s. f. strumento 
con cui si prendono uccelli al tem- 
po delle nevi : ed è fatto di po- 
che verghe dentro concavo, e nel- 
la parte di fuori acuto avente un 
usciolo , il quale giace in terra co- 
perto di paglia , che si leva con un 
vimine fitto in terra e di dietro 
percuote l' uccello die entra all' esca. 

CUBIA, s. f. catena clie tiene ac- 
coppiati due cani da naso detti 
bracchi. Alunno. 

DILÙVIO , s. ra. sorta di rete gran- 
de da pigliare uccelli. 

ERPICATÒIO, s. m. sorta di rete 
assai grande colla quale l'uccella- 
tore cuopre e prende pernici , 
quaglie , fagiani e alcuni altri uc- 
celli con aiuto d'un cane clie gli 
cerca e trovatigli si ferma e fa 
conoscere dove stanno. Il Garzoni 
il dice Copritore. 

FANTÒCCIO , s. m. pianta rimonda 
e tosata degli uccellari su cui pon- 
gonsi i vergelli. 

FILETTO , s. m. funicella che si 
attacca al basso delle ragne per 
tenerle tirate. 

FISCHIO, e FISCHIETTO s. m. 
dicesi a vari strumenti che aiutano, 
o servono a fischiare. 

FISTIERÈLLA, s. f. sorta di uccel- 
laggione colla civetta , e col fischio, 
Bergantini. 

FRASCHETTA , s. f. e più comu- 
nemente FRASCHETTE , quelle 
frasche su cui si pongono paniuz- 
ze per pigliare uccelli. 

FRENELLO, s. m. ordigno di ferro 
o cuoio composto d' uno o più cer- 
chi nel quale messo il muso del- 
l'animale gli si vieta il mordere. 

FRUGNOLO , e FRLGNLÒLO s. 
m. specie di lanterna o di fanale 
che s' alluma in tempo di notte 
per uccellare e per pescare. La 
lucerna che v' è dentro chiamasi 



i 



STRUMENTI DELLA CACCIA ED UCCELLAGIONE 



155 



Testa, Botta: Formolo, Fru- 
gnolqne acci. 

FPXGÒNE , s. ni. bastone rotto at- 
to a frugare per istanare animali 
che si cacciano. 

GABBIA s. f. arnese di varie foggie 
per uso di rinchiudere uccelli vivi 
composto di regoletti di legno det- 
ti Staggi , o di vimini o fili di 
ferro detti Gretole. Gabbia da ru- 
signuoli con Saltatoio o Posatoio, 
Abbeveratoio, o Beveratoio — Cas- 
sette , o Stanzini. Cupolette o Vasi 
da Gabbia. Nottolino, Beccatoio, 
Usciolino. Gabbia a cupola: Gab- 
biata ; tanta quantità d' uccelli che 
stia in gabbia. 

GETO , s. m. correggiuolo di cuoio 
che s' adatta per legame a' più de- 
gli uccelli di rapina al quale s'at- 
tacca la lunga. 

GRETOLA , s. f. ciascuno di quei 
vimini di che son composte le gab- 
bie de^li uccelli. 

GRUCCIA, s. f. strumento su cui 
posa la civetta mentre con essa si 
uccella. 

GUI>ZÀGL10 , s. m. striscia stretta 
per lo più di sovattolo la quale 
s'infila nel collare del cane per 
uso di andare a caccia , Lascio , 
Lassa: 

LÀCCIO s. m. insidia con che si 
pip:linno gli animali per li piedi. 

LACCIL'OLO s. m. cappio scorsoio 
fatto di crini di cavallo con cui si 
pi uh imo uccelli. 

LA.MIMONE s. m. lo stesso che Fru- 
gnuolo. V. 

LASCIO s. m. LASSA s. f. v. Guin- 
zaglio. 
U::\ A , o BACCHETTA DI LEVA, 
/liMBELLlERA , sottil bacchetta 
lunga un braccio e mezzo a cui è 
attaccato il zimbello. 
LEVRIERE, s. m. cane da pigliar 
lepre, che altrimenti si dice Cane 
da giugncre. 



LDllÈRO , s. m. cane che col suo 
odorato insegnala ritirata del cerso. 
LOGORO, s. m. strumento fatto di 
cuoio e di penne a modo d' un 
ala con che si richiama il Falco- 
ne della sua caccia girandolo e 
gridando. Logro. 
LÙÌNGA, s. f. striscinola di cuoio 
colla quale annodala ai geti degli uc- 
celli gli strozzierigìi tengono legati. 
LUNGÀGÌSOLA, s. f. sorta di rete 
lunga e bassa che si tende agli 
animali terrestri. 
MAESTRA, s. f. quella fune nella 
quale s' infilzano o reti o ragne 
per poterle tendere. 
MAESTRÙZZE, s. f. pi. due funi- 
celle della ragna che sono da ca- 
po , accanto alla maestra, e ser- 
vono per distendere la ragna. 
MÀGLIA, s. f. i vani della rete ed 
il filo intreccialo che ferma i detti 
vani. Maglietta, Magliolina. dim. 
MTGLIARÒLA, s. f. palla piccolissi- 
ma di piombo che si usa per sca- 
ricare archibusi. 
MUSOLIÈRA, s. f. strumento che si 
mette al muso dei cani ed altri 
animali mordaci, acciocché essi non 
possano aprir la bocca e mordere. 
Frenello , Museruola. 
NOCE , s. f. ([uella parte della 
balestra dove s' appicca la corda, 
quando si carica. 
PALLLNO, s. m. e PALLÌXI, s. m. 
pi. munizione piccola per uso di 
caccia : alla più minuta dicesi 
Migljarola. V. 
PALMONE,s. m.str. di pertiche grandi 
di rami d'alberi verdi, e massima- 
menle di quercia aventi nel ca[)o 
supciiore (jnallro o ciiKpic verghe 
un poco elevate nelle quali si fic- 
cano le verghe sottilissime inqia- 
niate. Cappellaccio, Davanz.iti. 
PÀMA , s. f. materia tenace falla di 
bacche di vischio frutice e con es- 
sa impiastratene >erghc o fusccllet- 



156 



CACCIA E UCCELLAGIONE 



li si pii^Hano gli uccelli che vi sì 
posano sopra : le quali verghe cosi 
impaniate si dicono Paniuzze. 

PAM Accio, e PANIACCÌOLO s. 
ni. pelle dove s'involgono le pa- 
niuzze. 

PAMÒXE , s. m. verga impaniata 
per uso di pigliare i pettirossi 
e altri uccelletti. 

PANIUZZA, s. f. PANIÙZZOLA, s. 
f. PAMUZZO , s. m. ruscelletto 
impaniato che si adatta sa ver- 
ghili. 

PANNO DELLA RAGNA, parte del- 



della ragna di fuori dicesi Arma- 
dure : alle due funicelle che soa 
da capo e servono per distenderla 
dicesi Maestruzze , e Maestra al- 
la fune principale che la regge : 
Filetti a quelle funicelle che si 
legano da basso per tenerla tirata; 
e quel legare dlccsl Àffilettare , 
quella parte del panno dove rima- 
ne preso 1' uccello si dice Sacco. 
Il tirar su il detto panno e farne 
sacchi nelle maglie dell' armadura 
si dice Appannare , e Spannare il 
mandarlo giù. 



la rete cosi detto da Appannare. V. RAMATA , s. f. strumento a guisa di 

PARÉTE , s. f. rete che si di- pala tessuto di vinchi per uso di 

stende sur un' aiuola che dicesi ammazzar gli uccelli a frugtiuolo. 

Paretaio colla quale gli uccellato- REGOLETTI, s. m. pi. dlconsl quei 

ri coprendo gli uccelli li pigliano. legnetti ond' è composta la gab- 



Parctella. 
PARETÈLLA, s. f. rete che si di- 

stende per prendere uccelletti nel 

paretaio. 
PIGNL'ÒLA, s. f. sorta di trappola 

da piallare uccelli. Spadafora. 
PIOMBINO , s. m. que' piombi che 

si attaccano alle reti per farle dar 

più. 
PIL'MATA, s. f. pallottola di piuma 

che si mette nel gozzo ad alcuni 

uccelli come a' falconi, sparvieri e 

slmili per purgarli 



bla, e ne'quali sono fìtte le Gretole. 
RETE , s. f. strumento di fune o di 
filo tessuto a maglia , per pigliare 
uccelli. Ne sono di diverse ma- 
niere e secondo quelle diversifica- 
no Il nome loro. V. Ragna ^ Rez- 
za , Traversaria , Vangaiuola , 
Aiuolo^ Copertoio , Lungagnata y 
Callaiuola: Giacchio , Strascino'. 
Rete sottile ^ coperta , nascosta , 
Acconciare y Spiegare, Distendere ^ 
Tendere , Raccoglier le reti : Reti- 
cella, Rcticino dlm. 



PRESA , s. f. tutta quella quantità RITROSA , s. f. sorta di gabbia per 

di preda diesi piglia cacciando, prender uccelli , che talora è anche 

uccrl landò e pescando. detta Gabbia ritrosa. 

QLAGLIARLÒLO, s. m. strumento RITRÓSO, s. m. quel raddoppia- 

da prender quaglie. Si'AtiAFORA. mento che ha la bocca della rete 



QEAGLIERE, e QUAGL1ERI s. m. 
strumento a foggia di borsetta col 

3uale si fischia imitando il canto 
ella quaglia per allettarla e pren- 
d<il;i. 

PiAf/NA , 8. f. rete molto sottile sic- 
ché nell'aria appena si vede, colla 
quale si pigliano molli uccelli te- 
nendosi ritta in aria, legata a due 
f»citiche io luogo donde gli uccel- 
i sogliono passare ; a' due Panni 



o cestella ridotto ad una entratura 
strettissima , per la quale entrati 
gli uccelli e i pesci non trovano 
la via di tornare indietro. 

SACCA, s. f. diconsi quelle parti 
che nella ragna stanno raccolte fra 
le maglie maggiori e che invilup- 
pano gli uccelli facendoli star pen- 
denti cos\ involti nella rete. 

SAÉPPOLO, s. ITI. arco a due pal- 
lottole per saettare gli uccellini. 



STRUMENTI DELLA CACCIA ED UCCELLAGIONE 



157 



SCALÉTTA, s. f. sorla eli plccol TÉLA, s. f. dicesi in Toscana una 

sorla fli caccia, clie si fa ne'lai^hi 
da molti cacciatori elle stando den- 
tro a piccoli barchctti , formano 
con questi un ampio seinlcircolo 
e chiudono un gran tratto di lago 
ripieno di Folaghe e cos'i avanzan- 
dosi verso la spian;gla le costringo- 
no a levarsi a volo, e mentre pas- 
sano sopra i barchetli , i cacciato- 
ri tentano di ucciderle coli' archi- 
buso : in altri luoghi tale caccia è 
detta Rastrello. 

TRAMÀGLIO , e TRE>L\GLI0 , s. 
ni. rete composta di tre teli di re- 
te sovrapposti l'un all'altro. 

TRAPPOLA , s. f. dicesi ad ogni co- 
sa alta a prender insidiosamente 
qualunque animale. Trap paletta. 
dlm. 

USTA, s. f. vale passala, sito: ed è 
quell* odore, quegli eflluvii lasciati 
dalle fiere dove passano i quali 
penetrando nell' odorato de* cani 
da caccia destano in essi una gran- 
dissima ansielà di ritrovarle. 

VERGELLO , s. m. quella maz/.a in- 
taccata , nella quale gli uccellaloii 
ficcano la paniuzza. 

VERGONE , s. m. mazza Implanata, 
colla quale si pigliano gli uccel- 
letti uccellando colla civetta , e piii 
comunemente dicesi Panione. 



lacciuolo con cui si prendono co- 
lombi e tortore nelle fave , e ne' 
fagluoli seminali. 

SCARPÈLLO, s. m. strumento da 
pigliare uccelli fallo con due archi 
mollo piegati poco lungi 1' un 
dall'altro in tra i quali si pone il 
cibo, il quale quando prender lo 
vo^dlono si strincrono per lo collo. 

SCHIÀCCIA, e STIACCIA s. f. pie- 
tra o cosa grave sostenuta da certi 
fuscelletti posti in bilico , tra i 
quali si mette il cibo per allettare 
gli uccelli; tocchi, scoccano, eia 
pietra cade e schiaccia chi v' è sotto. 

SCHIOPPETTO, e SCHIOPPO s. 
m. sorta d' arma da fubco ; e a 
quello da caccia dlcesi Àrchibuso 
o Schioppo da caccia. 

SCI ABICH ELEO, s. ra. specie di re- 
te a cuccuzzolo. 

SEGUGIO , s. m. specie di bracco 
cos'i detto del seguitare eh' ei fa 
lungamente la traccia delle fiere. 

SPAGO, s. m. si dice quella cordi- 
cella che annodala al gelo della 
elvella serve all' uccellatore per 
farla montare e rimontar sulla 
timccia. 

SPIEDO, s. m. arma nota in asta 
colla quale si feriscono in caccia i 
cif^nali ed altre bestie salvallche. 



STAGGIO , s. m. quel bastone sopra VISCHIO, e VISCO s. m. Pania V. 



il qiiale si reggono le reti . 

STRASCINO , s. m. erpicatolo da 
prender quaglie, starne e simili , lo 
Spadafora ha Trascino. 

TAGLILOLA , s. f. ordigno con cui 
s'acchiappano fo^lioncini , volpe, 
faine; pigliando loro le gambe, o 
altra parie eoa ferro tagliente. 



ZIMBELLO s. m. uccello hg.ito a 
una lleva di baechella colla quale 
tirata con uno spago si fa svolaz- 
zare per allettare gli altri uccelli. 

ZIMBELLIÈRA , s. f. quella bacchet- 
ta o slrinuenlo cui è attaccato il 
zimbello. 



158 
SITI ADATTI ALLA CACCIA ED a' SUOI STRUMEINTI. 



AR'ÒLA , s. f. piccolo spazio di terra Px^RETÀIO , s. m. aiuola sulla qua- 

siMannto dove si tendono le reti. le si distendono le reti dette Pa- 

BA>DÌTA, s. f. luogo dove per pu- retelle per prendere gli uccelletti, 

blico bando è proibito il cacciare PÒSTA s. f. luogo o parte della sel- 

r uccellare. va, valle ec. dove si suol porre il 

BERTESCA , s. f. pianta che è sul- cacciatore attendendo che passi- 
le cantonate degli uccellari, accon- iio le fiere o uccelli che vuol pi- 
fia a foiiii^ia di torre. gli are. 

BOSCHÉTTO, s. m. uccellare: do- POSATOIO, s. ni. luogo ove si po- 

ve si pigliano i tordi alla pania. sano gli uccelli. 

BL'SCIÒNE , s. m. macchione voto B.AGNAIA, s. f. luogo acconcio^ e 

nel mezzo ove suole accovarsi il destinato per uccellarvi colla ragna, 

Daino, il Cervio. o per tendervi la ragna. 

CÀCCIA , s. f. luogo destinato , o SERBATOIO, s. m. luogo chiuso ove 

acroncio alla caccia. si tengono uccellami, o altri ani- 

CAPÀNNA, s. f. CAPANNÙCCIO , mali^ a ingrassare. 

s. m. quel riparo o piccola stanza SEPvRÀGLIO, s. m. luogo murato 

di frasche o di paglia dove gli uc- ove si tengono serrate le fiere e 

cellaiorl si tengono nascosti per gli animali venuti da' paesi strani, 

pigliare gli uccelli al paretaio, o Redi. 

alle roti aperte. TESA, s. f. luogo acconcio pet^n- 

CARBONAIE o SODI, terre pulite dervi le reti. 

in mezzo alla macchia dove i cer- TRABOCCHÈLLO , e TRABOC- 

vi vanno a dare di capo per li- GHETTO s. m. luogo fatto con 

sciarsi le corna. insidie dentro al quale si precipi- 

CONSERV^V s. i\ V. e di Serbatoio. la con inganno. 

ESCÀTO, s. m. quello spazio, do- UCCELLÀIA , s. f. e UCCELLARE, 

ve si pone il beccare , clic si dice s. m. ristretto di piante salvatiche 

esca , acciocché gli uccelli vi si ca- con certo ordine per uso di piglla- 

llno , \)('v pigliarli. re alla pania gli uccelli e in par- 

l'TWSf^ONAlA s. f". V. Uccellaia. tlcolare i tordi che anche dicesi 

LEI'OI^AIO s. m. luogo ove si rac- Frasconaia. 

chiudono lepri, conigli, cervi, ec. UCCELLIÈRA , s. f. luogo ove si 

PARCO , o BARCO , s. m. luogo conservano vivi gli uccelli. 
dove si racchniflono le fiere, cinto 
o di muro o d'altro riparo. 



159 



OPERATORI DELLA CACCIA ED LCCELLAGIOIVE. 



BRACCHIERE , s. m. quegli che 
guida i biacchi. 

CACCIA , s. f. gli uomini e i cani 
che cacciano. 

CACCIATÓRE, s. m. colui che va 
a caccia o che è vago di cacciare. 
Diccsi anche d'uomo salarialo pei' 
andare a caccia. 

CACCIATOR MAGGIORE, è una 
carica di corte di chi sopiaintende 
alle bandite o altre cose apparte- 
nenti alla caccia de' Principi. 

CACCIATRÌCE, s. f. colei che va a 
caccia. 

CANATTIERE, s. ra. colui che cu- 
stodisce e governa i cani. 

CAPOCACCIA, s. f. sopraintendente 
della caccia. 

CONCIATÓRE, s. m. colui che ad- 
domestica e ammaestra i falconi; 
ed altri uccelli di rapina che ser- 
vono per la caccia. 

CORRITÓRE , s. ra. si dice colui il 
quale couduce la muta o il rilasso 



de' cani detto anche Corritore di 
rilasso. PoMEY volg. 

FAGlAMEPiE, s. m. colui che go- 
verna i fagiani. 

FALCONIERE, s. m. clii governa 
i lahoni. 

FRLGNOLATÒRE e FRLGNUO- 
LATORE s. m. che iVuirnola V. 
Frugnolare. 

GAIMMAIO, s. m. facitore di Gabbie. 

LEPORÀIO e LEPRÀIO s. m. que- 
gli al quale si consegnano le lepri, 
quando si prendono in caccia. 

SPARVIERATÓRE, s. m. V. e di 
Strozziere. 

STROZZIÈRE , s. m. quegli che cu- 
stodisce gli uccelli di rapina che 
servono per la caccia. 

UCCELLATÓRE, s. m. che uccel- 
la, che tonde insidie agli uccelli. 

UCCELLATRÌCE , verb. f. di uc- 
cellatore. 

ZIMBELLATÓRE, s. m. colui che 
alletta gli uccelli col zimbello. 



160 



OPERAZIONI DELLA CACCIA ED UCCELLAGIONE* 



^> 



ACCANARE; v. a. lasciare il cane 
dietro alla fiera; Accanire , Acca- 
neggiare , Attizzare. 

ACCAVALLARE, v. a. andare na- 
scosto dietro ad un cavallo o ad 
una vacca di tela dipinta per ac- 
costarsi coperto così a tiro d' uccel- 
lo, o altro animale. 

ACCIGLIÀRE, V. a, cucire assieme 
le palpebre agli uccelli di rapina 
per addimesticarli. 

ADESCARE , v. a. allettare coU'e- 
sca , Aescare. 

AFFILLETTÀRE , v. a. legare i fi- 
letti della ragna da basso , che 
la tengono tirata. 

AIZZARE, V. a. instlgare, ed inci- 
tare il cane a mordere, Aissare, 
Adizzare. 

ANDARE A BALZELLO, aspettar 
la lepre che venga a pasturare per 
ammazzarla. 

APPANNAMÉNTO, s. ra.lostesso che 
Appannare Prose Fior. Muzzi. 
Nuovo Sj)oglio. 

APPANNARE, v. a. tirar su il panno 
alla ragna tra l'unae l'altra ma- 
glia dell' armadura , in signif. neu- 
tro di cesi pure del tordo o altro 
uccello quando ha dato nella ragna, 
che spingendosi innanzi mentre 
pensa uscire, s' intriga e inviluppa 
maggioimenle e vi rimane dentro. 

BRACCARE , e BRACCHEGGIARE 
V. indagar da per lutto, ed è proprio 
de' cani bracchi che cercano la fie- 
ra. Alberti. Braccheggio il Brac- 
cheggiare Salvim. 

CÀCCIA, s. f. perseguitamento delle 
bestie e fiere de' boschi e degli 



uccelli salvatici, ed anche il IncgOy 
il bosco ove si caccia. Caro : Mon- 
ti , e per la cacciagione e la preda 
che si fa cacciando. 

CACCIARE , detto assolutamente 
vale perseguitar le fiere salvatiche 
per pigliarle. 

CIURLARE, V. n. fare il chiurlo, 
che è specie di uccellagione che 
si fa nei boschi colla civetta , o 
col fischio impaniando alberi per 
far cascare gli uccelli che si posi- 
no, il che si dice anche Fistierella. 

DISARMAR RAGNE, tome Parma- 
dura. 

DISCAPPELLÀRE , v. a. cavar di 
capo il cappello al falcone. 

FALCONERÌA , s. f. arte di gover- 
nare i falconi. Redi. 

FERMA, s. f. il fermarsi che fanno 
i bracchi ed altri quando trovan le 
quaglie o simili. 

FRUGNOLARE, e FRUGNUOLA- 
RE V. a. metter il lume del fru- 
gnolo davanti la vista di uccello , 
pesce o di chicchessia per abba- 
gliarlo , ed anche l'andare a cac* 
eia col frugnolo. 

FRULLO, s. m. remore delle star* 
ne quando levano il volo. 

GHIATTÌRE , v. a. modo particolare 
di abbaiare il cane quando è sul- 
la passala della lepre. 

IMBECCARE, v. a. metter il cibo 
nel becco agli uccelli che non san- 
no per loro stessi beccare. 

IMPANIARE , V. a. intrider di pania 
e adattar le verghe dette paniuz- 
zole in su mazze che ai chiamano 
vergelli. Invischiare. 



I 



OPERAZIONI DELLA CACCIA ED UCCELLAGIONE. 



161 



IMPUNTARE, V. n. dicono i caccia- reti impauriti gli uccelli che vi 
tori della starna, quando essendo soggiornano. Salvini. 
volata da un luogo, va a posarsi in SCIOVICCHIOLÀRE , v. a. si dice 



un altro. 

INRETÌRE, V. a. prendere, o co- 
prire con rete. 

INSACCARE , V. a. dicesi del cac- 
ciarsi che tanno gli uccelli dentro 
alle reti. 
g INVISCHIARE, V. n. e n. p. impa- 
niare , porre il vischio 



del Falco , quando sparpaglia i co- 
lombi , per farne preda. 
SFRINGUELLARE , v. n. cantare , 
e dicesi propriamente del fringuel- 
lo quando canta alla distesa e fa 
il suo verso assai lungo ; e quel 
cantare che fanno gli uccelli usciti 
del verno a primavera. 



LEVAR LA LEPRE, vale scoprirla, SGABBIARE,. v. a. cavar dalla gabbia, 

e levare si dice anche de' volatili SGUINZAGLIARE , v. a. cavare dal 

fatti alzare a volo da' cacciatori : e guinzaglio, 

degli animali terrestri fatti sbucare. SPANIÀRE, v. a. levare le paniuzze. 

METTERE GLI UCCELLI IN CHIÙ- SPANNARE, v. a. calare il panno 

SA, metterli al buio, acciocché non della ragna e mandarlo giù, sicché 

cantino ma si riserbino a cantare non faccia i sacchi nelle maglie 

al tempo dclP uccellatura. dell' armadura; contrario di ^jppan- 

OR^IÀPiE , V. n. andare i cacciatori nare. 

dietro all'orma delle fiere per rin- TARPARE, v. a. spuntar le penne 

tracciarle. Aormare. dell'ali agli uccelli ed altri volatili. 

RAGNÀRE, V. a. tender la ragna , TENDER RETI, LACCI, TRAPPO- 
uccellar colla ragna , e si dice an- LE ecc. si dice dell' acconciare ta- 
cile degli uccelli quando volano per li cose per uso d'acchiappare ani- 



la ragnaia in modo da dar nella 

ragna. 
RIBATTER LE PARETI E AIUOLI 

D A UCCELLAPvE , vale ricaricarle. 
RIPASSO, s. m. (v. d. u. ) il ritor- 



mali e simili. 
TOCCÀPtE, V. n. dicesi delP invita- 
re che fa r uccellatore il tordo per- 
chè schiamazzi , e si dice anche 
generalmente dello Zimbellare. 
no degli uccelli nelle nostre con- TPiACCIARE , v. n. a. seguitare la 
Irade dopo l'inverno. traccia ossia l'orma delle fiere. 

RIPULIRE, V. a. richiamare i brac- UCCELLAGIÓNE, s. f. tempo nel 
chi per far loro cercare se sieno quale si uccella, esercizio d' uccel- 
rimasti addietro uccelli che non lare, e la preda che in uccellando 
siano stati levati. si piglia. 

SCACCIARE, v. a. dicono gli uccel- UCCELLARE, v. n. tendere insìdie 

latori, per gettar terra e sassi so- agli uccelli per prenderli. 
~ pra la ragnaia, per discacciare e ZIMBELLARE, v. a. allettargli uc- 
mandare ad appannare nelle tese celli col zimbello. 



21 



162 



PESCAGIONE 



STRUMENTI DELLA PESCAGIONE, 



AMO, s. ra. piccolo strumento d'ac- 
ciaio da pigliar pesci uncinato con 
puma a guisa d'ancora. 
ÀNDITO , s. m. il luogo ove si pe- 
scano le acciughe. 
APPICCATÒIO, s. m luogo arioso 
ove sono stabilite orizzontalmente 
diverse travi dalle quali pendono 
alcuni lacci con cui si legano per 
la coda i tonni, ed ivi si lascia- 
no cos'i sospesi in magazzino fino 
al tempo di poterli mandare al 
loro destino. 
ARELLA, s. f. piccolo retone. 
BATTAGLIA , s. f. rete da battaglia 

e vale lo slesso che Tremito V. 
BERTOVÈLLO , s. m. strumento da 
pescare, che è una specie di Gab- 
bia col ritroso in tutto simile al- 
la Nassa, se non che è di figura 
quasi ri tonda. 
B1LA^'CELLE , s. f. pi. pesca che 
si fa con due barche , le quali s' 
accostano per buUar insieme una 
rete, la cui manica e meno fìssa 
di quella della Rezzuola. 
BILÀS'CIA, s. f. rete da pescare di 
forma quadra cosi detta dal modo 
di usarla perchè a foggia della bi- 
lancia sta pendente da capo di 
una lunga asta con cui si tufL'a nel- 
r acrjua , e poi si trac iuori col 
pesce entro la rete. 
BOGARA, s. f. rete lunghissima con 
maglia d** un pollice di larghezza 
con cui si prendono le boghe da 
cui deriva il nome. Armasi come 



il tramaglio e se ne uniscono sei 
insieme per linea retta calandole in 
mare la sera e salpandole la mattina, 
BORDONÀFvO, s. m. camera di re- 
te in cui si rinserrano i tonni ve- 
nendo al Grande , e donde pas- 
sano ad altra camera delta di Po- 
nente. 
BÙCINE o BUCINO, s. m. rete si- 
mile al Bertovello fatta di maglie 
in vece di giunchi che serve a pe- 
scare ne' fossi e laghi di poco fon- 
do per potervela accomandare col- 
le mani. 
CANNAIO, s. m. strumento da pi- 
gliar pesci ; od una chiusa di can- 
ne nel fiume o altrove , fabbrica- 
to con tale artifìcio ehe i pesci , 
e segnatamente le anguille vanno 
da per se ad imprigionarvisi. 
CERCHIÀIA , s. f. specie di rete fer- 
mata sopra un' asta lunga che ter- 
mina in semicircolo con cui si 
pesca nelle fosse. 
CÈSTA, s. f. strumento da pescare 
fatto di vimini stretto da piede , 
e da capo largo mezzanamente. 
CHIUSA , s. f. graticcia per prende- 
re e conservare il pesce. Stuatico. 
COCCÙZZO, e COCCÙZZOLO s. 
m. scarsella o pellicino che hanno 
alcune reti da pescare. 
COGOLÀRIA , s. f. sorta di rete da 
pescare grande e larga nell'aper- 
tura e che va poi a restringersi a 
poco a poco infino alla coda , do- 
ve i pesci entrano e non possono 



STRUMENTI DELLA PESCAGIONE. 



163 



tornare indietro avendo molti ri- 
cettacoli. 
CLXCHIÀIA, s. f. rete di filo ca- 
napino grosso e assai forte. 
DEGÀGNA, s. f. rete lunga e lar- 
ga , la quale glttasi nel fondo del- 
le valli o paludi , e strascinasi un 
pezzo, e poi si cava fuori co' pesci. 
DELFINIÈRA, s. f. specie di fio- 
cina che serve a prendere dclfini_, 
balene e altri pesci. 
DRAIA , s. f. rete unita ad un ra- 
strello di ferro per radere il fondo 
del mare e pescarvi conchiglie , 
o altro. 
FILACCIOSE , s. m. un filo lungo 
a modo di lenza con amo aesca- 
to che raccomandato da un capo 
a terra si lascia la notte ne' laghi 
o ne' fiumi. 
FIÒCINA , s. f. strumento di ferro 
con molte punte delle quali cia- 
scuna ha una barbuccia che riten- 
ga : Pettinella. 
GABBIA , s. f. arnese o cestella di 
vinchi lunga e ritonda, modellata 
a guisa di gabbia a ritroso coli' en- 
tramento stretto, e'I di fuori am- 
pio in guisa che al pesce che v'ò 
entrato, viene impedito l'uscirne 
per via delle punte acutissime che 
gli si presentano. 
GÀNGAMO, s. m. specie di rete 
della alires'i Vangaiuola fatta a 
sacco di maglia ben fitta lunga 
circa sedici piedi e larga in cir- 
conferenza meuo della metà della 
sua apertura , dov' e attaccato un 
mezzo cerchio di legno serrato 
dalla sua corda o sutiesa parimen- 
ti di legno, alla cui estremità è 
attaccata la fune che serve a stra- 
scinare il Gangamo in mare die- 
tro al bastimento, tirato a bordo 
trovansi i pesci nel pelliciiio. 
(/ANZA , s. f. fune raddoppiata e 
ben tasciata che si mette in cima 
al palo della pesca e dentro di 



essa si ferma, mediante un burcl- 
lo la sarzia della rete nelle Tar- 
lane da pesca. 
GARELLO , s. m. pezzo di sughe- 
ro raccomandalo in fondo al cap- 
pelletto della manica della rete da 
tartana, e serve per segnale in ca- 
so che si strappino li spilorci e si 
perda. 
GIACCHIO, s. m. rete tonda sotti- 
le e fìtta colla circonferenza im- 
piombata, la quale gettata nell'ac- 
qua dal pescatore s' apre a guisa 
di padiglione e avvicinandosi al 
fondo si riserra e cuopre e rin- 
chiude i pesci, e si chiama anche 
Ritrecììie. 
GOLI , s. m. pi. le due parti late- 
rali della manica della Rezzuola 
della Sciabica e cui sono annessi 
gli scaglietli. 
GÒRRO , s. m. gran rete che serve 

per la pesca ne' laghi. 
GRADÈLLxV , s. f. recinto di cannuc- 
ce ingraticolate che usano i pe- 
scatori per radunare il pesce. 
GRANDE* s. m. camera della ton- 
nara più grande delle altre, for- 
mata di reti dove entrano in pri- 
mo luogo i tonni dopo aver cor- 
so lungo il Pedale , e donde pas- 
sano nel Bordonaro. 
GRATICCIA , s. f. specie di ritro- 
sa. Nassa. 
GRIFO , s. m. sorta di rete da pe- 
scare. Salvini. 
LAVARIO, s. m. canestro di vimi- 
ni di forma quadrata che serve 
per mettervi il pesce. 
LAVATECCA , s. f. canestra da ri- 
porvi il pesce, ma più piccola del 
Lavano. 
LENZA e LENSA s. f. alcune setole 
annodate insieme alle quali s'ap- 
picca l'amo per pigliare i pesci. 
LÈVA , s. f. rete la ([uale è lateral- 
mente retta dalle lance ed in cui 
si prendono i tonni. 



1G4 



PESCAGIONE 



IJBfVNO, s. ni. canapo dVnba detta 
sparto che serve per la sarzia del- 
le Tarlane e per altri usi. 
MAESTRA , s. f. sughero larghissi- 
mo die serve per segnale e per 
dar corpo alla rete acciò il pesce 
vi possa entrare. 
MANÀIDE, s. f. sorta di rete da 
pescare le acciughe. S' usano pure 
\cRezzole o altre volte s^Vi Spigoni. 
MANICA , s. f. corpo della Rczzuo- 
Ja o della Sciabica composto di 
maglie in principio più rade quin- 
di più fitte, perchè il pesce non 
ne possa uscire. 
MAZZACHERA , s. f. canna da pren- 
dere il pesce o da pigliar ranoc- 
chi o anguille al boccone. 
MAZZERA , s. f. fascio di pietre ben 
legato ed attaccato alle reti dalla 
parte opposta da' sugheri per tene- 
re il disotto della tonnara obliga- 
ta al fondo. 
MAZZETTA, s. f. pezzo di legno 
situato in cima alla rete da tarta- 
na raccomandato a un libano e a 
quel piccolo cavo d'erlta assai sot- 
tile che porta i sugheri, mediante 
i quali è tenuto in aria il panno 
della rete. 
NASSA , s. f. cestella o rete da pe- 
scare che abbia il ritroso, Berto- 
vello V. 
NEGOSSA, s. f. NEGOSSO,s. m. 
rete da pescare a modo della Ri- 
vale annodata a una pertica con 
due bastoncelli a tanti da una pai te. 
OMIil'.lNÀRA, s. f. rete per prende. 

re b; Ombrine. 
PALAMITÀRA, s. f. rete lunghissi- 
ma e proporzionatamente larga: 
s'arma come il tramaglio, e con 
essa si prendono le palamite da 
cui trae il suo nome, ed ancora Lac- 
co, l'anni^ e diversi pesci bestini 
come fiazzey Smcrifjli, Squadri co. 
PALAMITE, s. m. lunga funicella 
detta Travo a cui sono annodate 



molte funicelle più corte dette 
Bracciuoli ciascheduno de' quali è 
armato di forte amo con esca , e 
che gettato in mare la notte si ri- 
tira la mattina co' pesci che si son 
presi. 
PAROMÈLLA , s. f. nome che si dà 
a quei cavi o grosse funi d'erba 
le quali servono per sostenere le 
reti, ed anche per gli ormeggi del- 
la tonnara. 
PEDALE, s. ra. lunga rete la qua- 
le facendo una specie di mezzo 
cerchio congiunge la tonnara alla 
terra. 
PELLIGÌNO , s. ni. che anche si di- 
ce Scarsella e Coccuzzolo , è 
una apertura che hanno tutte le 
reti, che finiscono in una manica 
come lo Sciabichello il Gangamo , 
le Vangaiuole, la quale apertura 
è in fondo e tiensi ben legata quan- 
do si gettano in mare e si scio- 
glie allorché se ne vuol trarre il pesce. 
PENERE, s. m. lenza da pescare. 

Spadafora. 
PETTINÈLLA, s. f. Fiòcina V. 
PÈZA, s. f. sorta di rete da pesca- 
tori solita tenersi rasente a terra. 
Salvini. 
PORTA CHIARA , chiamasi nelle 
Tonnare una rete la quale si rin- 
serra dopo che i tonni sono pas- 
sati nella camera di Ponente, Mez- 
za porta chiamasi una cajnera di 
rete contigua al Grande dalla par- 
te di Levante. 
RÉTE , s. f. strumento di fune o di 
filo tessuto a maglie per pigliar 
pesci: ve ne sono di diverse manie- 
re e di diversi nomi, Reticella, Re- 
ticino. dim. 
RETÒNE, s. m. rete divisa in due 
parti che si chiamano le ale e che 
si riuniscono verso P estremità iìì 
una rete rotonda con entro il 
rivolto la fjuale serve singolarmen- 
te a preuderc le anguille. 



STRUMENTI DELLA PESCAGIONE 



165 



PiÈZZA , 8. f. rete di minutissime 
maglie: e quella che dicesi anche 
Trapersa. 

REZZÒLA , s. f. rete molto lunga 
armata da un lato di una corda 
piombata , e dall' altro di simil 
corda suverata, perchè possa stare 
ncir acqua stesa , e diritta. Portasi 
questa con navicella in tra il ma- 
re , lasciando a terra un capo ed ac- 
cerchiando uno spazio di mare 
quanl'è lunga la rete finche si 
possa portar 1' altro capo a terra, 
donde i Marinai tirando i due ca- 
pi riconduconla a riva e traggono 
il pesce che si trova compreso in 
quello spazio, altre volte tu detta 
Scorticarla , e Scori icatoria , for- 
se dal suo eiTetto di radere leg- 
^iermonte il fondo del mare. 

REZZUOLA , s. f. specie di rete in 
niente diversa dalla Sciabica , se 
non in quanto è di maglia più 
fitta, spago più grosso, e tirasi a 
terra con un solo spilorcio per par- 
te. Con essa si prendono i pesci 
llttorall come Muf/fjini , Orate ^ 
Ragni , Marmore , Sogliole , Sar- 
ghi, ^ Rombetti e Acciughe. 

RlTRÈCINEs.f.sorta di rete. 6r/acc/i/o. 

RITROSO, s. m. raddoppiamento, 
che ha la bocca della rete, ridot- 
to ad una entratura strettissima , 
per la quale entrati i pesci non 
trovano la via di ritornare indietro. 

RIVALI'^, aggiimto d'una specie di 
rete cos'i detta dal suo uso di pe- 
scare a riva : è questa una rete pic- 
cola e minuta annodata con due maz- 
ze le quali il pescatore tiene con ma- 
no, e aperta per l'acqua la porta pres- 
so alla riva racchiudendola co'pcscl. 

SA<iEN\ , s. f. sorta di rete grande 
rasente 11 lido. Salvini. 

SALTATOIA , s. f. rete che si sten- 
de sopra l'acqua dietro ad un'al- 
tra dentro cui saltando , restane in- 
viluppati i Muggini. 



SARZIA , s. f. serie di llbani in due 
parti alP estremità de' quali è rac- 
comandata la rete delle tartane da 
poppa e da prua della barca fino 
al fondo del mare. 

SCAGLIÈTTO, s. m. quelle due 
strisce di rete che separano le go- 
le della manica della Rezzuola e 
della Sciabica. 

SCAGLIÈTTO DI PIO:siBO , così è 
detta quella striscia che raschia il 
fondo del mare , e serve a dar il 
corpo alle reti , e Scaglietlo da 
Sughero quella che resta al diso- 
pra delle gole. 

SCIABICA , s. f. sorta di rete delta 
anche Rezzuola V. 

SCORTICARLA, e SCOTICATÒRIA 
s. f. rete da pescare V. Re zzala. 

SPERÓNE, s. m. sorta di reto da 
pesci , di figura rotonda. 

SP^EPiZINA, s. L corda che attacca- 
ta alla rete delle bilancelle, serve 
per allungarla e tirarla in barca , 
e viene a far lo stesso servizio che 
la Spilorcia per la Rezzola. 

SPA13ERXO, s. m. strumento com- 
posto di tre aghi di rame ritorti e 
legali insieme i (juali si pongono 
ad una fune non molto lungi P 
uno dall'altro e serve per pigliar 
pesci. 

SPAPvZV, s. f. canestro da riporvi 
il [)csce ma molto più lungo della 
Lavatecca f e di forma bislunga. 

SPUMONE, s. m. sorta di rete da pe- 
scare le acciughe oggi disusata V. 
Alanaiile. 

SPILÒRCIA , s. f. eSPlLÒRC10,s. 
m. fune lunga e sottile corredata 
di distanza iu distanza di sugheri 
con cui si tira a terra la Sciabica 
e la Rezzuola. 

STRASCINO, s. m. sorla di Giac- 
cliio aperto da pescare. 

TARTANONE , s. m. rete simile al- 
la Sciabica ma più fine e più [)ic- 
cola che si stende in mare e si ti 



106 



PESCAGIONE 



ra a braccia da due parli della bar- 
ca e prende piccoli pesci. 

TONAR A , s. f. tutte le reti o at- 
trezzi che si stabiliscono in un de- 
terminato spazio di mare per pren- 
dere i tonni e formano diversi re- 
cinti composti di varie reti die han- 
no diversi nomi , cioè il Grande , 
il Bordonaro , Camera di Ponen- 
te , Camera di Levante , Porta 
chiara , Mezza porta e Pedale. 

TONNARA DI POSTA, quella nel- 
la quale si prendono i tonni nel 
tempo del passo _, cioè ne' mesi di 
Giugno, e Luglio. 

TRAMÀGLIO, e TREMÀGLIO, s. 
m. foggia di rete da pescare, la 
quale è composta di tre teli di 
rete sovrapposti l'uno all'altro. La 
maglia del telo di mezzo non ec- 
cede la laro;hezza di un pollice, 
e quella de' teli laterali è larga 
circa un mezzo piede, talché il 
pesce o l'uccello che dà nella re- 



te , spingendo il telo di mezzo ne* 
vani di uno de' laterali viene a 
formar in esso una specie di bor- 
sa in cui resta preso V. Armare il 
tramaglio. 

TRÀPPOLA, s. f. ordigno da pi- 
gliar pesci. 

TRAVE, s. m. quella lunga fune del 
Palamite , a cui sono annodati i 
bracciuoli. V. Palamite. 

TRAVERSÀRIA e TRAVERSA, s. 
f. specie di rete da pescare posta 
a traverso de' fiumi , oggi detta 
Tramaglio. 

TRÈMITI, s. m. pi, chiamano i pe- 
scatori alcune reti col tramaglio 
colle quali si circondano i pesci e 
restano come incassati. 

VANGAIUÒLA , s. f. rete che tiensi 
con mano da una o più persone 
mentre altri frugano con un fru- 
gatoio. 

VÈPtTA, s. f. parte inferiore del giac- 
chio dove rimangono presi i pesci. 



1 



167 



OPERATORI E OPERAZIONI DELLA PESCAGIONE. 



ADESCARE , v. a. porre V esca sul- 
l'amo Aescare. 

ANDARE IN CALA, s'intende an- 
dare a pescare ed arrivare al posto do- 
ve si vuol pescare, e tal posto i pesca- 
tori d'acciughe lo chiamano Àndito. 

ARMARE IL TRAMAGLIO , LA 
BOGARA, LA REZZA O REZ- 
ZOLA ecc. attaccare diversi piom- 
bi alla corda di sotto di tali reti e 
guarnir di sugheri quella di sopra 
acciocché restino stese nell'acqua 
come una parete. 

FIOCIMERE , s. m. V. Lanciatore. 

FREGMJOLÀPiE , v. a. mettere il 
lume del frugnuolo d'avanti la vi- 
sta del pesce per abbagliarlo. 

GL\CCniÀTA, s. f. una gettata di 
giacchio. V. Retata. 

GRANCHL\10, s. m. raccoglitore, 
o venditore di granchi. 

IN AMARE , v. a. prender coli' amo. 

LANCLVTÒRE, s. m. colui che pren- 
de i pesci colla fiocina che anche 
diccsi Fiociniere. 

PESCAGIONE , s. f . il pescare ; ed 
anche luogo proprio da pescare : 
Pesca per pescagione è poco usa- 
lo da' buoni scrittori. 

PESCARE, V. a. cercare di pigliare 
i pesci. 

PESCARE A BUFALA, maniera di 



pescare con due tarlane che tira- 
no una sola rete. 

PESCATA, s. f. tratta di pesce, It etata. 

PESCATÓRE, s. m. colui che pe- 
sca, che esercita l'arte del pesca- 
re. Pescatorello dim. 

PESCATRÌCE, s. f. verb. di pesca- 
tore , colei che pesca. 

PESCHERIA , s. t'. pescagione , og- 
gi Pescheria si dice il luogo dove 
si venrlc il pesce. 

PESCLVILÒLO , PESCIVENDOLO, 
s. m. chi vende il pesce. 

RAIS, s. m. nome del direttore del- 
la fabbricazione della tonnara, e 
della pesca del Tonno. 

RETATA, s. f. una gettata di rete 
e la presa del pesce chiuso nella re- 
te ogni volta diesi gitta oche si trae. 

SMAGLIARE , v. a. levare le acciu- 
ghe delle maglie della rete in cui 
sono rimaste attaccate per il collo 
nel loro passo. 

STIVARE , v. a. mettere il pesce ma- 
rinato a suolo nelle giare sia intero, 
se è piccolo, sia a pezzi, se è grosso. 

SVEPiTARE , V. a. votare la veita, ar- 
rovesciandola. 

TONNARÒTTO, s.m. nome de' ma- 
rinai impiegati alla pesca del tonno. 

VIVAIO , s. m. ricetto d' acque mu- 
ralo per uso di conservar pesci. 



168 



BISOGNI FATTIZII DELL'UOMO 



ARTI MECCANICHE 



ARTI NECESSARIE 



MUGNAIO. 



ACrZZAR LA MACINA DEL .AIU- 
LINO , metterla in taglio in ma- 
niera che si renda piii ingorda , 
allorché per essere consumala non 
lavora presto e perfettamente. 

ALE DE'MLXINI A VENTO, di- 
consi quelle tele su di cui agisce 
il vento che anche chiamansi Vele. 

ÀSCOLE , s. f. pi. pezzi di legno 
attaccati alla ruota del mulino det- 
ti pur Pinne , o Pale. 

BALZLOLO , s. m. pezzo di legna- 
me che si mette per tortezza del- 
le pale della ruota. 

BOTTACCIO, s. m. mergone, o luo- 
go dove si fa la raccolta dell' ac- 
qua che dà il moto alle pale del- 
la ruota. 

BOZZOLO , s. m. misura del mu- 
gnaio , colla quale piglia parte 
della materia macinala per mer- 
cede della sua opera. 

CAPlTACiiN'A, s. 1". grosso legno di 
quercia quadro imbiettato nel so- 
do della labbri ca dove posa la 
ruota del Bottaccio. 

CASSA DELLA MACINA , O TAM- 
BLKO, quell'incavo fatto di pie- 
tra o di materiali con orlo e spon- 



da per lo più di legname in cui 
stanno le macine da mulini da 
grano. 

CASSETTA , s. f. queir arnese che è 
sotto alla Tramoggia. 

CAVIGLL\ DA IMLLINO , palo di 
ferro che fa girare la macina dei- 
sta Coperchio. 

COLTA ^ s. f. (coU'o largo) ragù- 
nata dell'acqua che fa il mugna- 
io nella gora per adoperarla quan- 
do che sia per macinare il gra- 
no : e cosi chiamasi la fossa ove 
ragunasi tale acqua. 

COPÈRCHIO, s. m. la macina di 
sopra cioè quella che gira sul Fondo, 

CRIVELLO , s. m. strumento di pel- 
le tutto foracchiato con cerchio di 
legno intorno, per uso di nettare 
dalle mondiglie più. grosse, gra- 
no, biade, o simili. Vaglio. 

DADO , s. m. pezzo di metallo in 
cui si è fatto un buco rotondo _, nel 
quale poggiasi e gira il pernio 
d' un albero verticale , come quel- 
lo d'un mulino. 

FONDO , s. ra. la macina sopra cui 
gira quella che e delta il Coper- 
chio. 



MUGNAIO 



169 



FÙSOLO , s. m. quel perno di le- 
gno o di ferro che re^^ge le maci- 
ne del mulino. Fuso. 

GORA , s. f, è il canale per cui me- 
diante le pescaie si cava l' acqua 
da' fiumi, o si riceve da dove che 
sia per servigio de' mulini. Le go- 
re da cui vlen 1' acqua per far an- 
dare il mulino sono talvolta tre 
o quattro. Quando la gora non 
ha assai acqua per far andare il 
mulino, allora si raccoglie in un 
recipiente chiamato Bottaccio e di- 
cesi che 11 mulino lavora a Bot- 
tacciate. Tommaseo. 

MAC1^A, s. f. pietra di figura cir- 
colare plana di sotto e colma di 
sopra bucata nel mezzo ad uso di 
macinare, in pi. dicesi Macine e 
Macini. Le macine sono due, una 
resta immoMlc che diccsi Fondo, 
l'altra che è di sopra Coperchio 
e si muove con ordigni addattati 
a forza d' acqua o di vento o di 
giumenti ; Occhio e il Luco , Ma- 
cigno o Macigno molare il sasso 
da macine, Mola-, o Mola mu- 
gnaia^ Macinetta dim. 

MACINARE , v. a. ridurre in pol- 
vere checchessia con macine, e 
particolai mente il grano e le hiadc. 

MACINARE A RACCOLTA, si di- 
ce delle mulino che non avendo 
acqua continua a sufficienza per 
macinare_, aspettano che l'acfjua si 
raduni e si raccolga dentro la Colta. 

MACINATA, s. f. quella quantità 
di biada , e slmili che si può ad 
un tempo macinare. 

MUGNÀLV, e MULlNÀRAs.f. la mo- 
glie del mugnaio , o colei che 
macina. 

Ml]GNÀIO,e MULINÀRO,s.m. quegli 



che macina grano, biade ec. Ma- 
cinatore. 

MULÈNDA, o MOLÈNDA, s. f. il 
prezzo che si paga della macinatura 
al Mtif^naio o m farina o in denari. 

NOTTOLA , s. f. pezzo di pancone 
o d' asse che si applica a quarti 
della ruota da mulino, ed alle sue 
pale per ricever la caduta dell'acqua. 

PALA , s. f. strumento a foggia di 
pala che fa volgere il mulino. 

PALMÉNTO , s. m. tutta la macchi- 
na che fa macinare. 

PISTRINO, s. m. specie di mulino, 
e per lo più si dice di quelli mos- 
si da cavalli o giumenti. 

RISCIACQUATÒIO , s. m. canale 
per lo quale i mugnai danno la 
via air acqua quando non voglio- 
no macinare. 

RITRÉCINE, s. f. macchina di al- 
cuni mulini ad acqua per uso di 
facilitarne il moto. 

SROZZOLÀRE, v. a. pigliar col 
bozzolo parte della molenda , o 
sia materia macinata lo che fa il 
riiugnaio per mercede dellasuaopera. 

SPOLVERO , s. m. buona macina- 
tura : i fornai dicono anche spol- 
vero o prima farina quello che e- 
sce dalla crusca o tiitcllo rimaclnato. 

TRAMÒGGLi , s. f. cassetta triango- 
lare in forma d' aguglia che pon- 
si capovolta sopra la macina d'on- 
de esce il grano o la biada da 
macinare. 

TENTENNÈLLA, s. f. quella parte 
della ruota del mulino che muo- 
ve la macine e quelle nottole che 
tengono con corde certi pezzi di 
lerro, i quali quando non è più 
grano nella tramoggia cadono ed 
avvertono il mugnaio. 



2 A 



170 



FORNAIO 



ABBURATTATA. , s. f. colei che ab- 
buratta la farlaa. 

ABBURATTARE, s. a. cernere la 
farina dalla crusca col buratto. 

ABBURATTxVTÒRE, s. m. colui che 
abburatta. 

AIUTANTE, s. m. cos'i chiamano i 
fornai il loro fattore. 

ARCA , s. f. in toscana si prende 
specialmente por quella gran ma- 
dia entro alla quale i fornai ten- 
gono il pane colto o la farina; 
ed in cui nelle case particolari s' 
intride la farina per fare il pane. 

ARDÈNTE , s. m. e per lo più Ar- 
denti , pezzuoll di legna che si 
mettono accesi alla bocca del for- 
no per servir di lume neir inte- 
riore. 

ARGANELLO , s. m. i pastai e ver- 
mlcellai chiamano cos'i quel cilin- 
dro con cui girandolo , stringono 
le paste nelle loro forme. 

ASSE, s. m. quel legno lungo e spia- 
nato su cui è posto il pane che 
si porla al forno per cuocerlo , e 
clic In alcuni luoghi dicesl anche 
Tavola. 

ATTIZZATÓIO, s. m. strumento 
per attizzare il fuoco. 

BÀSOLA, s. f. vaso da cerner gra- 
no: Spad. 

BlSrXJTTARE, V. a. cuocere il pa- 
lio o altro due volte. 
BOCCA , s. f. r apertura del forno 

che poi si serra col Chiusino. 
BRACIAIO , s. m. specie di casset- 
ta in cui si ripone a spegnersi la 
brace affocata. 
BUKAITELLO, s. m. diminuiivo 



di buratto anche in senso di Stac- 
cio ossia di Cassone ove si abbu- 
ratta e si staccia la farina. Monti. 

BURATTERÌA, s. f. luogo o stanza 
dove si ripone e si abburatta la 
farina. Farinaio. 

BURATTO, s. m. sorta di drappo 
rado e trasparente , che si prende 
anche nell'uso per Frullone o Staccio. 

BURATTO, s. m. strumento di le- 
gname a foggia di cassone con 
cui si cerne la crusca dalla farina: 
le sue parti principali sono, la 
Tramoggia e la Gabbia che la 
sostiene, il Truogolo o quella spe- 
cie di cassetto ove cade la farina 
dalla tramoggia, V Albero compo- 
sto di una lunga asta di cerchi e 
di bacchette che tengono i cerchi 
in istato e coperto d' un tessuto 
di seta detto Buratello , o Burat- 
to e più. o meno composto secon- 
do che si vuole fina o grossa la 
farina: il i)/a meo, la Sbarra, il 
Sole o la Stella di cui ogni rag- 
gio urta la sbarra del truogolo che 
è appeso ad alcune cordelle per 
poter essere scosso. 

CALDANO, s. m. quella stanza o 
volticcluola che i fornai hatmo so- 
pra il forno volg: dicesi Stufa. 

CAMPANA , s. f, chiamano i pastai 
o vermiccliai quella parte dell' ar- 
gano che è un grosso cilindro di 
metallo dove si pone la pasta da 
far vermicelli o altri pastumi. 

CARICARE IL FORNO , mettergli 
legna dentro. 

CERNITÒIO, s. m. bastone sopra 
il quale si icggc e si dimena lo 



FORNAIO 



171 



slaccio nella madia quando si fa 
l'azione dello stacciare. 

CERNITÓRE, s. m. colui che cer- 
ne, o abburatta la farina. 

CHIUSINO DEL FORNO, quella 
pietra o piastra di metallo eoa 
che chiudesi la bocca del forno. 

CIAMBÈLLA o GHIRLANDA, s. f. 
que' panni ravvolti con che chiù- 
desi la campana de'vermicellai. 

CIELO DEL FORNO , la parte su- 
periore. 

CODÉTTA, s. f. farina ordinaria, 
la peggiore che caschi dal frullo- 
ne accanto a* Cassetti de' tritelli 
da piode, 

COLTÈLLA , s. f. coltello grande da 
tao;iiare la pasta. Tommaseo. 

COMANDARE IL PANE , si dice al- 
lora quando il fornaio ordina l'ora 
determinata in cui è necessario 
che il pane sia lievito per poter- 
lo infornare. 

CONCOLO , s. m. sorta di arnese 
da panattiere. GARZONI. 

CRUSCÀIO, s. m. colui che com- 
pra la crusca per rivenderla. 

FARINAIO, s. m. luogo dove si ri- 
pone e si conserva la farina. Ba- 
ratterìa. 

FARINÀIO , FARINAIUÒLO , s. m. 
venditore di farina. 

FARINAIUÒLA, s. f. la venditrice, 
o la mofrlle del venditore di farina. 

FAR PANE , impastar la farina ad 
effetto di ridurla in pane per 
cuocnlo. 

FEPvMÈNTO , s. m. quella poca pa- 
sta inforzata con la quale si lie- 
vita il pane. Politi. 

FORCHÉTTO, s. m. lunga perti- 
ca o bastone guernita di ferro al- 
P un de' capi che serve ad acco- 
modare o rimuovere le brace nel 
forno; adattandovi uno straccio 
serve a ripulirlo dopo della cene- 
re , Spazzatolo , Spazzaforno. 
tOIlNAlO, s. m. colui che fa, cuoce, 



e vende pane. Pistore , Panicuo- 
colo, Panattiere, 

FORNATA, s. f. quel pane o altro 
che mettesi nel forno tutto in una 
volta; o quello che ne può capire 
il forno. Magalotti. 

FORNO , s. m. luogo di figura qua- 
si rotonda fatto in volta per uso 
di cuocervi il pane o altro , e con 
apertura dinanzi. Le sue parti e 
strumenti sono Alare del forno. 
Focolare, Cielo del forno, Sfogai oiy 
Caldano, Bocca, Chiusino, Spaz' 
za forno, Spazzatoio, Lanata , Attiz- 
zatoio ^ Forchetto, Biai'olo^Pala. 

FRULLÓNE, s. m. ordigno di le- 
gname a guisa di cassone dove per 
mezzo d'un burattello di stamigna 
scosso dal girar d'una ruota den- 
tata , si cerne la farina dalla cru- 
sca ; forse cos\ detto dal romore 
che fa la ruota nel girare. 

GÈRLA, s. f. arnese composto di 
mazze a guisa di gabbia di forma 
piramidale con un fondo d'asse 
nella parte più stretta ; aperto nel- 
la parte più larga che serve a por- 
tar il pane dietro alle spalle. 

GRAMOLA , s. f. ordigno composto 
d'una Stanga e d'un Argano che 
la muove con cui si batte , e si 
concia la pasta per renderla soda. 

GRAMOLARE LA PASTA, dirom- 
perla colla gramola per farla ve- 
nir morbida e unita. 

IMPASTATURE, s. m. colui che 
impasta, che intride la farina per fa- 
re il pane, Impastatura, l'impastare. 

INFORNAPANE, s. m. pala da in- 
fornar il pane. 

INFORNARE, V. a. mettere il pa- 
ne o altro nel forno. 

INFORNATA, s. f. tanto pane o a!- 
tra materia quando può in una 
volta capire il forno. Fornata. 

INFORNATÓRE, s. m. quello che 
inforna il pane, il che è anche 
uflicio dello Scaldaforno. 



1 72 FORNAIO 

INTRÌSO, s. m. miscuglio che si fa RIÀVOLO, s. m. strumento a luri- 
di farina© d'altre cose simili con go manico di legno per maneg- 
acqua per fare il pane. . giare i tizzoni e la brace. 

LANATA , s. f. fardello di vecchi RIMENARE LA PASTA , maneg. 

pannilini con cui si spazza il forno. giarla, dimenarla affine di ridurla 

LEVITARE, LIEVITARE, v. n. il atta a farne pane od altro. 

rigonfiare e'I levare in capo che RINFPvESCO, s. m. chiamasi da'for- 

fa la pasta mediante il fermento, nai il primo lievito che si è rin- 

il pane ben lievitato. Alza. frescate, che anche dicesi Ritocco, 

LIEVITARE SULL'ASSE, dicesi del lUTÒCCO, s. m. è lo stesso che 

pane quando fermenta suU' asse che Rinfresco V. 

passa di lievito e diviene cattivo. SCALDAFÒRNO, s. m. colui che 

LIEVITO, s. m. il levitare, la fer- scalda il forno è dirige la cottu- 

mentazlone del pane. ra delle cose che vi si pongono. 

INLVDIA , s. f. specie di cassa , ove SCHIAPPA , s. f. arnese da rimena- 

s' intride la pasta da fare il pane. re la pasta. Salvini. 

PALA , s. f. strumento che serve per SCÓNCIA , s. f. il primo lievito che 

infornare il pane. si è rinfrescato, Rinfresco-, Ritocco. 

PALA PER RITIRAR LA BRACE, SFOGATÓIO , s. m. apertura dove 

strumento per cavarla dal forno ha sfogo il forno. 

dopoché è caldo. SFOPlNÀRE, v. a. contrario d' in- 

PANATTlÈRE,PANATTlÈRO,s.m. fornare, ^cavare dal forno. 

colui che fa il pane_, e che ha SPAZZAFÓRNO, s. m. arnese da 

cura del pane. spazzare il forno , Spazzatolo , 

PANETTERÌA, s. f. stanzino , o al- Forchetto V. 

tro , dove si tiene il pane. DoL- SPAZZATÓIO, s. m. viluppo di cen- 

CE Lctt. ci legato in cima d' un bastone , 

PANIFÌCIO, s. m. fabbricazione del col quale bagnatolo prima, si spaz- 

pane , la quale comprende la ma- za il forno. Spazzaforno. 

nlpolazionc, la fermentazione e la SPIANARE IL PANE, ridurre la 

cottura. massa della pasta in pani V. Spiano, 

PASTONE, s. m. pezzo grande di SPIANATORE DI PANE, fornaio 

pasta spiccata dalla massa dal qua- che fa il pane. 

le si spiccano poi altri pezzetti SPIANO DE' FORNAI , dicesi di 

di pasta per formarne il pane. coloro che fanno il pane da ven- 

POZZETTÀ, s. f. specie di catino dere che sono obbligali a consu- 

o tinozza in cui s* immolla lo spaz- mare perciò in un forno una data 

zatoio do' forni. quantità di grano provista dal Ma- 

PiADIMADIA, s. f. piccolo strumen- gistrato dell'Annona. 

to di ferro a guisa di zappa col STACCIÀIO, s. m. colui che fa e 

quale si rade e si raschia la pa- vende gli stacci, 

sta che rimane appiccata alla ma- STACCIATA, s. f. quella quantità 

dia. Grattamadia , Raschiatoio. di farina che si mette una sola 

PlASCIII ATOIO, s. m. V. Radima- volta nello staccio, 

.^l'a- i'tui. STACCIO, s. m. specie di vaglio 

RASPA, s. 1. strumento che serve fino, con cui si cerne per mezzo 

a rasiiar la madia e a tagliare la di un panno slmile alla stamigna, 

P^^^^' e fatto di crini di cavallo. 



FORNAIO 



173 



TÀGLIA, s. f. legnetto diviso per con la quale si cuopre il pane in 

lo lungo in due parli sulle quali su V Asse. 

a riscontro si fanno corte tacche TIR-ABRÀCIA , s. f. ( v. romana ) 

o segni piccoli, per memoria e ri- strumento da cavare le brage dal 



prova di coloro che danno e tol- 
gono roba a credenza, usato spe- 
cialmente da' fornai. 
TELO DA PA^E, dìccsi quella to- 
vaglielta o striscia di panno lino 



forno. 

VAGLIO , s. m. strumento tutto fo- 
rato con cui si scevera dal grano 
o biada il mal seme o altra mon- 
diglia. 



17 i 

MACELLAIO. 



ACCI AIUOLO , s. m. a quel ferro CARNÀIO, s. m. trespolo per ap- 

coii cui si da il filo a' coltelli: più pendervi la carne delle bestie ma- 

comuneniente dicesi Acciarino. celiate, e luogo da riporvi la car- 

AGNELLAIO, s. ni. beccaio e ven- ne morta che vuoisi conservare, 

ditorc d'agnelli o capretti. CABNE CODERINA , taglio della 

AMMAZZATOIO, s. m. luogo prò- coda del manzo. 

prio da ammazzare le bestie : di- CENTOPELLE , s. m. il terzo sto- 
ce il Tommaseo che quella parto maco degli animali ruminanti, 
della bottega del macellaio dove quello cioè che riceve il cibo dal- 
le bestie si macellano forse direb- la Trippa elomanòai aWà Molletta. 
besi ammazzatoio. Macello. COLTELLÀCCIO , s. m. specie di 

ANELLO , s. m. strumento a uso di raannalone o di coltello pesante 

anello da cucire con cui si scar- e grossolano di cui si servono i 

nano le minugie nel rinfrescarle. beccai per tagliare la carne e l'os- 

AMMELLATA, s. f. quella porzio- sa Accettone o Falcione (v.d.u. ) 

ne di carne che nel taglio resta CÒSCIA, s. f. s'intende della co- 

attaccala alla lingua. scia separata dal corpo dell'animale. 

ARISTA, schiena, lonza di porco, COSCIO , COSCIOTTO , COSCET- 

che per lo più si cuoce arrosto. TO DI CASTRATO, SPALLET- 

BECCÀIA, s. f. moglie o altra don- TA DI CASTRATO ec. tagli di- 
na attinente al beccaio che ven- versi di tali carni nelle parti so- 
de carne. vradelte dell'animale. 

BECCÀIO, s. m. cjuegli che uccide CULÀCCIO, s. m. dicesi da' macel- 

e macella gli animali quadrupedi lai la parte deretana delle bestie 

per uso di mangiare. Macellaio. che si macellano separate dai ta- 

BECCILERIV, s. f. luogo dove s'uc- gli delle coscie. I propri suoi ta- 
cidono le bestie e dove 1.» lor car- gli sono Mela e Groppa di Ci- 
nesi vende per mangiare. ilfac^^/oV. laccio y Scannello, e Filetto. 

BISCIUOLA , s. f. nome che danno DESCO , s. m. quella tavola o pan- 

1 macellai fiorentini a certi ver- cone sul quale si taglia la carne 

mi di color bianco lattato^ slmili alla beccheria. 

quasi ad un seme di zucca , o plut- DIGRUxMÀLE , s. m. il primo sto- 

losto ad una foglia di mortella maco degli animali ruminanti il 

con un poco di gambo, che non quale dopo aver ritenuto alquanto 

di rado si trovano nel fegato delle il cibo leggermente masticato, lo 

prroir,de'castratl, delle lepri. RiiDi. rimanda alla bocca per essere ri- 

CAÌ^^lELLA , s. f. quell'osso pieno masticato. Alcuni Io chiamano an- 

di midollo che è attaccalo alla che Favo. 

polpa (Iella coscia o della spalla FALDA , s. f. carne attaccata alla 

dc'mariz;. lombata e coscia. 



MACELLAIO 



175 



FAVO , s. m. nome che alcaiii dan- 
no al digrumale , perchè la sua 
rete o pelle inlerna è divisa io 
cellette come i favi di mele. 
FIANCALE , s. m. il costereccio de' 

huoi o de' manzi. Spadafora. 
FILÉTTO > s. m. quel taglio di cu- 
laccio che resta sotto la grappa. 
FILO , s. m. quella parte luidollo- 
sa che si trova nelle vertebre che 
sono lungo il dorso degli animali, 
e allora solamente quando ne è 
tratta per servir di cibo. 
FORCELLA, s. f. la parte che è 
immediatamente sotto il cello dal 
lato del petto. Punta dì jictto. 
GAMBONE , s. m. dicesi a' muscoli 
delle spalle delle bestie che si 
macplìano. 
CATTALO , s. m. beccaio che va 
attorno, vendendo carne per dare 
a' gatti. 
GRANELLO DI VITELLI, E D'AL- 
TRI ANIMALI, testicolo. 
GROPPA DI CLLACCIO , parte del- 
la coscia delle bestie che si macel- 
lano, separata dagli altri tagli det- 
ti di culaccio. 
LACCA, s. f. la parte inferiore del- 
la coscia d'animale quadrupede. 
LAMPREDÒTTO, s. m. inicsllne 
delle vitelle e d'altri animali che 
riduconsi in vivanda. Molletta. 
LARDÌNZO, s. m. Cicciolo V. 
LOMBATA, s. f. tutta quella parte 
da cui contengasi uno de' lombi, 
e dicesi per lo più quand'è stac- 
cato dal corpo dell'animale. 
LOMBATÈLLO, s. m. ciò che di- 
vide il polmone dal fegato, ed è 
una delle parli, che si cavano dal 
taglio dei quarti di dietro. 
LOMBO, s. m. arnione vestito coi 
suoi muscoli , e con tutti i suoi 
integumenti. 
LONZA, s. f. è la coda e quell'es- 
tromilJi carnosa che dalla testa e 
dalle zampe rimane attaccata alla 



pelle degli animali grossi che si 
macellano nello scorticargli. 

MACELLÀIO e MACELLARO, s. 
ra. quegli che uccide gli animali 
per cibo. 

MACELLARE, v. a. l'uccidere che 
fanno i beccai le bestie. 

MACELLERÌA, s. f. il luogo dove 
gli animali si macellano o dove 
si vendono macellati. Tommaseo. 

MACELLO, s. m. Tatto del macel- 
lare: luogo dove si macellano le 
bestie , Macelleria , Scannatoio , 
Ammazzatoio , Beccìicria. 

MÀGLIO, s. m. specie di grosso 
martello di legno che adoperasi a 
dare sulla testa a' buoi per macel- 
larli. Mazzo. 

MANNAIA DE' MACELLAI, siru- 
menlo da tagliare la carne volg: 
Falcione. 

MARGIIÈTTA, s. f. lo strigolo o 
ventricino di vitello da latte. 

MAZZO, s. m. specie di grosso mar- 
tello di legno che adoprano i macel- 
lai a dare in su la testa a hnoi. Maglio. 

MELA DI CLLACCIO, dicesi di uno 
de' diversi tagli della coscia delle 
bestie che si macellano. 

MOLLETTA , s. f. è lo stesso che 
lamprcdotlo. 

PALLA DEL CUORE, diccsi al 
cuore medesimo delle bestie che 
si macellano. 

PASTO, s. m. dicesi al polmone de- 
gli animali che si macellano per 
mangiare, come di buoi, castrati, 
porci e simili. Voc. Cr. 

PAZZERÈLLE, s. f. pi. (v. d. u.) 
cos'i dlconsi le testicciuolc d'agnel- 
lo o di capretto dopo essere stalo 
loro l»;valo il cervello. 

PELATOlO , s. m. luogo dove si 
pelano i maiali. 

PEZZA , s. f. parie o pezzo di car- 
ile che si leva dal macello. 

POLSO , s. m. quella carne clic dal- 
le costole va verso il collo dell'a- 



176 MACELLAIO 

nimale e vcndcsi congiunla con esse. SPACCHINO , pi. strumento del bec- 

Ol \l\TO e per lo più QUARTI , caio da spaccare. Spadafora. 

la (inaila parla d'un vitello, d'un SPICCHIO DI PETTO , il mezzo del 

amirllo, d'un castrato, separata dal- petto degli animali che si macel 



r niiimale. 



lano. 



BÌìMO, s. m. specie di mestola da SQUAI\TATOlO,s.m.spec.ledlcoltel!o 



rivoilare il sevo nella caldaia. 

ROGNONATA, s. f. tutta quella 
parie che contiene i rognoni. 

SBARRA, s. f. pezzo di legno che 
si mette per traverso a' castrati per 
accomodar la rete. 

SCANNÈLLO, s. m. quel taglio del cu- 
laccio che è più vicino alla coscia. 

SCHIENALE, s. m. P unione delle 
vertebre che compongono la schie- 
na d'Ile bestie da macello. 

SCHIENALE, s. m. dicono pure 



grosso, e lungo che serve a spezzare le 
bestie. 

STOMACHINO, s. m. specie d'ani- 
mella che sta attaccata alla milza 
ed al fegato. 

STRASCINO , s. m. razza di becca- 
io vilissimo e plebeo, che vende 
la carne per le strade senza tener 
bottega. 

STRINATÒIO, s. m. luogo dove 
si uccidono i porci. Pelatolo. Spa- 
dafora. 



dell'Animella, che è contenuta TAMBURÀRE , v. a. vale l'azione 



nelle vertebre medesime, che ne- 
gli lìomiiii si dice Midolla spinale. 

SCORTICATÓIO, s. m. coltello ta- 
gliente da scorticare; o luogo dove 
si scortica. Voc. Cr. 

SCORTICHINO, s. m. coltello per 
buttar giù le cuoia e lavorar le 
bestie all'ammazzatolo. 

SFALDATURA DI POLSO, quella pa- 
letta , che resta attaccata alla spalla. 

SOPPÈLLO, s. m. taglio di carne 
che è (piella punta che sta attac- 
cata alla spalla. 



che fanno i macellai , ì quali quan- 
do hanno ammazzato un vitello, 
o bue ec. lo gonfiano, ed accioc- 
ché 11 vento passando da per tut- 
to faccia spiccare la pelle della 
carne, bastonano la bestia con al- 
cune mazze. Tambussare. 

TAMBUSSÀRE, v. a. TamhurareV, 
ma e più in uso Tambussare. 

TARANTÈLLO, s. m. quel pezzo 
di qualità inferiore che sì da a' 
compratori di comestibili. volg: 
Giiinia. 



177 



TESSITORE 



TELAIO, SUE PARTI, E OPEUAZIOIXI GENERALI 

DEL TESSERE. 



ACCANNELLARE, v. a. avvolger 
filo sovra i cannelli , contrario di 
Scannellare. 

ACCAVALCATURA , s. f. dicasi che 
'l'orditora ha fatta un accavalcatu- 
ra quando nel portare la seconda 
mezzetta , o mezza paiuola sul- 
r orditoio lascia di seguitar 1' an- 
damento della pi Ima mezza paiuola. 

ACCOiMANDOLARE L' ORDITO , 
rannodare o rimetter le fila rotte. 

AFFIORATO, add. lavorato a fiori, 
dicesi di drappo e simili. 

ARMADÙRA , s. f. tutti i licci , co- 
si di tela come di pelo , ordinati 
per tessere il drappo. V. Armare 
un telaio. 

AR:\IARE LN telaio, attaccare 
a' licciaruoli per mozzo di lunghe 
maglie alcune funicelle: infilzar le 
calcole, e addatlarle in modo da 
far alzare ed abbassare a vicenda 
i licci e da ridur l'ordito in mo- 
do da poter muover la spuoi a. 

BASTONCINO , s. m. tessitura pro- 
pria di panni, o di nastri, latta 
con rilievo a guisa di vergole , o 
bastoncini. 

BOZZIMA, s. f. intriso di staccia- 
tura, o di cruschello di untume e 
di ac(pia col quale si liega la te- 
la in telaio per ramrnorbidarla, il 
che si dice Imbozzimare V. 

CAGNA, e CAGNÀCCIA, s. f. or- 
digno che impedisce il subbio dal- 
lo svolgersi. 

23 



CÀLCOLE, s. f. pi. certi regoli o 
pezzi di legno tagliati in linea 
dritta appiccali con funicelle a* 
licci del pettine per cui passa la 
tela, in sui quali il tessitore tiene 
i piedi ed ora abbassando l'uno 
e alzando l'altro, apre e serra le 
fila della tela e formane il panno, 

CALCOLIERE , s. m. ciò che reg- 
ge le calcole del telaio. 

CALZA, s. f. lo stesso che licciata. 

CANCELLO , s. ra. specie di grati- 
colalo che si mette in piano sot- 
to il telaio e sotto le tavole de' ci- 
matori , acciò il panno non tocchi 
il pavimento, e non s'imbratti. 
Caniccio , Rastrelliera e Rastrello. 

CANNAIO , s. m. strumento di can- 
ne con certe cassette in cui met- 
tonsi i gomitoli noli' ordire la te- 
la ; o strumento di legno fatto a 
guisa di cavaletto che porta i roc- 
chetti carichi di filo per l'ordito; 
dlcesi anche Panchetta o Panca. 

CANNÈLLO , s. m. boccinolo di can- 
na tagliato di tal lunghezza da 
poter entrare nella spuola per 
incannavA^i sopra il filo delle ma- 
lasse di ripieno, con cui si lesse 
l'ordito delle tele, panni, o drappi. 

CANNONI'^ , s. m. pezzo di canna 
della lunghezza intorno a un mez- 
zo braccio sopra il quale s'incan- 
na seta o lana, o simili materie. 

CAPO, s. m. presso i tessitori, si 
dice drappo a un capo, o a due 



178 



TESSITORE 



capi, cioè a uno, {)iù fila; ov- CORDA DEL PANNO, il fondo 

voro'ilrappo in cui ciascun filo è dell'ordito, talvolta si dice pure 

semplice, doppio ecc. del vivagno. 

CARRÉTTA, s. f. ruota dentata che CRESPA, s. f. difetto di tessitura 

è in fronte del subbiello e serve che proviene dal cannello poco 

a t(Mior tirato l'ordito. bagnato o dal non battere i colpi 

CARRÉTTE, s. f. pi. castelletto, o egualmente, 

intelaiatura di legname in sommo CRESTELLA , s, f. e più spesso 

al telaio ove sono stabilite le CRESTELLE in pi. , regoli d'un 



ditole. 
CASSA, s. f. e CASSE, in pi. spe- 
cie d'intelaiatura mobile che ser- 
ve a colpeggiare o battere il ri- 
pieno attraverso alle aperture del- 
le fila dell'ordito per far la tela, 
o il panno serrato. Ella è com- 



intelaiatura che servono a ferma- 
re i denti del pettine del telaio. 
DISCORSO FARE UN, che anche 
si dice uno SCORSATO , vale pren- 
dere errore , cioè annodare un fi- 
lo alla parete supcriore con uno 
dell' inferiore. 



che servono ad alzare e ad abbas- 
sare i licci ed i calcolini. In al- 
cuni luoghi chlamansi Palmerelle. 



posta di due pezzi verticali detti DITOLA, s. f. regoli del carretto 
Staggi e di due orizzontali che ten- 
gono obbligatoli pettine di cui dlce- 
si uno Coperchio e l'altro Travone. 

CASTÈLLO, s. m. nome che si dà DOPPIE FILA ANDALE , due fili 
al corpo del telaio composto di 
Panconi o Ritti davanti e dietro, 
Traverse o Catene , Stamaiiiole 
e Piede. 

CÉRPiO, s. m. particella della tela 
che si lascia senza riempiere e ta- 
lora s'appicca per ornamento e 
tessuta da se chiamasi anche Fran- 
gia . 

CHIARÈLLA, s. f. e CHIARELLE 
in pi., mancamenti i quali si os- 



rotti uno accanto all'altro nella 
medesima parete d' ordito. V. 
Doppione. ' 

DOPPIÓNI, s. m. O FILA DOP- 
PIE DI RIPIENO, que' manca- 
menti che succedono nel tessere 
perchè le fila dell'ordito si tro- 
vano raddoppiate. 

FARE I CANNELLI , avvolgere col- 
la spuola su i cannelli il filo di 
ripieno per tessere. 



servano nei panni che non sono tes- FAPvE I CANNONI, operazione dei- 



smi o colpeggiali um(oiin\. Rad or e. 

CIMOSSA , s. f. vivagno del panno 
o del drappo. 

COLPEGGIARE, V. a. battere ]e fi- 
la nell'alto del tessere. 

COMANDOLO, s. m. filo d'ordito 
che s'innaspa sopra un rocchetto 
posto nell'alto del telaio da tes- 
ser panni e che serve a supplire 
i fili dell'ordito che si rompono, 
perriò fieno anche Riannodo. 

COMPASTOIO , s. m. bacchetta del 
telaio. 



l'incannatora quando incanna le 
matasse dell'ordito sopra i rocchet- 
ti con cui si ordisce. 

FAR UNA MALFATTA , fare un 
error di tessitura. 

FILA ANDATE, certi voti che ri- 
mangono nel panno. 

GIINÒCCHIO, s. m. dicesi che il fi- 
lo forma il ginocchio quando l'or- 
dito non rimane disteso nel lavorare. 

GRATÌCCIO, e GRATICOLATO, 
s. m. V. Cancello. 

GUIDA , s. f. arnese delle orditore. 



COPLIICHIO DELLA CASSA, DEL IMBOZZIMARE, v. a. dar la boz 
ILLAiO, V. Cassa. ziniu alle tele. 



TELAIO, SCE PARTI , E OPERAZIONI GENERALI DEL TESSERE 179 



INCANNATOIO, s. m. strumento a 
foggia di arcolaio che serve per 
incannare. 

INCORSATURA , s. f. pezzi di filo 
torto che rimangono dalla parte 
del subblcllo a' quali si raccoman- 
da l'ordito per avviare la tela. 

INTELAIARE, v. a. porre la tela 
sul telalo. 

INVOLGITÒIO, s. m. bastone che 
serve a far girare il subbio ed il 
subbiollo. 

LASCIATA , s, f. difetto del panno 
che in qualche parte è restata 
senza cimare. 

LÈTTA, s. f. le due metà de' fili 
dell'ordito, che si distinguono in 
fili della parte superiore e in fili 
della parte inferiore, perchè nel- 
l'azione del telaio si alzano e si 
abbassano a vicenda. Parete, 

LICCIARCÒLA, s. f. lunghi regoli 
di legno , che reggono le licciate. 

LICCI ATÒRIO, s. m. subbio, che 
serve alla invollura de' fili. Ber- 

GANTIM. 

LICCIO , s. m. filo fatto a uso di spa- 
go del quale si servono i tessitori 
per alzare e abbassare le fila del- 
l'ordito nel tessere le tele. Solle- 
vare i Ucci. 

LICCIO, s. m. alto lìccio^ e basso 
liccio., nome d'una sorta d'arazzi, co- 
s'i detti dalla maniera di fabbricarli. 

MÀGLIA, s. f. campanella o anello 
delle licciate. 

MALAFATTA, s. f. ogni errore di 
tessitura nella tela. 

MANEGGIAR L'ORDITO, opera- 
zione che si fa collo scuotere l'or- 
dito e farlo scorrere per la lunghez- 
za di (jualtro o sci braccia tenendo 
un capo della pezza in mano per 
poterlo scagliare, ritirare e scuotere 
per tulli i versi per poterlo imboz- 
zimare. 

NAV ETTiV s. f. lo stesso che Spnola V. 

OrERA , s. f. dicesi a quel lavorio 



mediante il quale si rappresentano 
nei tessuti fiori, fogliami, frulli, 
animali e simili. 

ORDIRE, V. a. distendere e mette- 
re in ordine le fila in sull' ordito- 
io per fabbricarne la tela. 

ORDITO, s. m. unione di piìi fili 
distesi per lungo sul telaio, di lun- 
ghezza corrispondente a quella che 
si vuol dare alla tela o alla pez- 
za di panno o drappo. Ordito a- 
pcrto , e serrato. 

ORDITÓIO , s. m. strumento col 
quale si ordisce la tela ; e specie 
d' aspo posato verticalmente il 
quale serve a formare le paiuole 
dell' ordito. 

ORDITURA ,s. f. il distendere e mette- 
re in ordine le fila in sull'orditoio 
per fabbricarne la tela, o il nastro. 

PAIUÒLO, s. m. una delle parti 
nella quale è divisa la tela nel- 
r ordirla. Collo dì tela. 

PANCA, e PANCHETTA, s. f. V. 
Cannaio. 

PANCONE, s. m. cosi chiamansi i 
ritti del telaio. 

PARETE, s. m. diconsi le due me- 
tà de' fili dell'ordito che si distin- 
guono in (ìli della parte superio- 
re e fili della parte inferiore, per- 
chè nell'azione del telaio si alza- 
no e si abbassano a vicenda. Letta. 

PASSINO, s. m. tanta lunghezza 
della tela quanta è la lunghezza 
dell'orditoio. Passino è anche quel 
seguo che fa l'orditore ad ogni 
giro dell' orditoio. 

PENERATA , s. f. quella particella 
dell'ordito che rimane senza esse- 
re tessuto. 

PETTI^E , s. m. arnese con denti 
di canna stabiliti in un'intelaia- 
tura di regoli detti Crestclle che 
serve a calcare i fili del ripieno. 
V. Crestella. 

RASTRI:LL1ÈRA , s. L io stesso 
che Cancello V. 



180 TESSITORE 

RASTRÈLLO , s. m. intelaiatura for- si tiene il Cannello del Ripieno 

mata di due regoli di legno parai- per uso del tessere, facendolo pas- 

Icli tra loro e riuniti con due tra* sare su i fili dell'ordito. Navetta. 

verse. Questo rettangolo contiene SPOLETTO , s. in. il fuscello della 

de' denti di legno conficcati ne' re- spola in cui s'infila il canaello 

geli, e serve a piegar l'ordito sul del ripieno. 

subbio. SPUTARE^ V. n. dicesi che il pan- 

REGOLÈTTI , s. m. pi. stecche o no sputa di pelo quando il petti- 

striscle sottili di lesino che s' ag- ne è Inclinato verso le llcciate. 

giungono a' licciaroli perchè pas- STAFFE , s. f. pi. quelle funicelle 

sando fra i calcollni si logorano che reggono le Jicciate e le calcole. 

meno che lo spago eia funicella. STAGGI, s. m. pi. regoli che ser- 

RIANNODO , s. m. lo stesso che vono ad allargare o stringere il 

Comandolo. V. telaio fermandoli con chiavarde 

RIEMPIER LA TELA, tesserla. alle colonne. 

RIPIÈNO, s. m. filo col quale si STAMAIUÒLA , s. f. nome, che si 

riempie l'ordito della tela intrec- dà alle traverse superiori del 

dandolo ad angolo retto colla spuo- telalo. 

la. Da' lanaiuoli il ripieno è an- STESSERE, v. a. disfare il tessuto, 

che detto Filo di stame. SUBBIELLO , s. m. cilindro sul qua- 

ROCIIETTO , s. m. stromento pie- le si avvolge il panno a misura 

colo di legno forato per lo lungo che viene tessuto, 

di figura cilindrica a uso per lo SÙBBIO , s. m. legno rotondo sul 

più d'incannare. quale si avvolge la tela ordita. 

SBARRA , s. f. pezzo di legno assai Svolgere i subii. 

forte situato sul davanti del telaio TELAIÈTTO, s. m. dlm. di telalo. 
e spaccato in tutta la sua lunghez- TELÀIO, s. m. strumento di legna- 
za perchè vi possa passare la par- me sul quale si tesse la tela: le 
te già tessuta del panno. sue parti sono : Capitello o Casse , 
SBOZZIMARE, V. a. cavar la bozzima. Panconi o Ritti, Piede, Subbio, 
SCACGHINO, s. m. si dice del pan- Involgitoio , Licciaruola, Porta- 
vo in quei luoghi dove il tratto liccio, Girelloni, Girelline, Cal- 
del ripieno passa sotto o sopra cole , Calcoliere , Tendella , Scan- 
certl fili dell'ordito. no. Orecchioni, Naspo o Filatoio, 
SCACCO, s. m. difetto nel panno, TÈSSERE, v. a. fabbricare e com- 
che nasce da mancanza di fili porre la tela: il suo contrario è 
dell' ordito. Stessere. 
SC\LUCCÌA, s. f. arnese formato TESSERE A OPERA, dicesi della 
di pertiche congegnate insieme su tela nella quale si rappresentano 
di cui si distende l'ordito per far- fiori, fogliami, frutti, e qualsivo- 
lonsriijnrare,dopocheèimbozzlmato. glia altra cosa. 
SCOIiSÀTO, s. m. V. Discorso. TRAPASSÈTTO , s. m. lo stesso che 
SOMMESSA, s. f. quell'opera che Scacchino V. 

serve di fondo ad un lavoro che TBASCANNÀRE, v. a. svolgere il 

na sovrapposta. {]\q da un cannone, e avvolgerlo 

SPOLA, e SIUJOLA, s. f. strumen- in un altro. 

to di legno a guisa di navicella VIVAGNO, s. m. l'estremità dei 

ove con un f.iscello delto Spoletto lati della tela. 



181 



STRU:»IE?fTI E OPERAZIOM DE ^ LANAIUOLI. 



ACCOTONARE, v. a. arricciare il 
pelo al panno. Il suo reduplicato 
è Riaccotonare. 

ACCRESPATURA , s. f. difetto del 
panno , che scuopresi nella gual- 
chiera, ma che proviene dal tes- 
sitore , per non aver bagnato più. 
tratti del panno, prima di rimet- 
tersi al lavoro tralasciato : dicesi 
anche Grinza. 

ACQUA , s. f. quella materia che 
stemperata con acqua si dà ai drap- 
pi per distenderli , e renderli più 
lucidi. 

AFFETTARE, v. a. dar le pieghe 
a' panni, la qual foggia è oggidì 
disusata. 

ARROVESCIARE IL PANNO, la- 
vorarlo con cardi usali per levar 
quello che le ri veditore hanno 
staccato dal panno, poiché se le 
borre, i nodi o bioccoli restassero 
sopra la lana del panno, la Gual- 
chiera li riunirebbe e questi corpi 
estranei cagionerebbero dei difetti. 

ASSONE, s. m. nome che si dà a 
quelle assi grosslssime dello strcllo- 
io in che mettonsi su le pezze di 
panno per istringerle. 

BARILA, s. f. si chiamano Barba o 
Barba seta que' filamenti sottili 
che pendono dai cannetti quando 
le lane sono slate cardate bene. 

RARR\ SETA, s. f. V. Barba. 

BATTUTA , s. f. quel suono del 
campanello o colpo di martello 
cho arceima il numero de' giri 
dell' aspo. 

BIOCCOl^O , s.m. nome deTiocchet- 
ti di lana appiastrali che non so- 



no stati ben disfatti dal cardo: e 
s' usa per piccola particella di la- 
na spiccata dal vello e propria* 
mente quella delle pecore. 

BIOCCOLUTO, aggiunto di lana e 
dicesi di quella che si cava dalle 
ginocchia delle bestie la quale ha 
i peli lunghi, duri e grossolani. 

BOCCHE DE' CARDI , V. Cardata. 

BOCCIA DEL CARDO, chiamano 
i cardatori la pannocchia del car- 
do da garzare. 

BORDIGLIONE, s. m. difetto della 
filatura della lana quando la fila- 
tora Dell'avvolger la gugliata sul 
fuso, allenta troppo la mano e ne 
lascia andare di quella che non 
è torta , e che per essere avvolta 
sul fuso non può più torcersi. 

BÓPiRA, s. f. quella lana che ri- 
mane fra i denti de' cardi nel car- 
darla e quella che cade da' pan- 
nilani nel cimarli: questa più pro- 
priamente dicesi Cimatura. 

BOZZOLO, s. m. piccola durezza 
o appiastricciamento che si forma 
nella lana per troppo olio e im- 
pedisce che non si cardi e fili be- 
ne. Graqnuolo. 

CANCELLA , s. f. strumento che 
serve a raddrizzare i denti de* car- 
di da cardare. 

CANNÈTTO, s. m. fascetto di la- 
na cardata per filarsi. 

CARDARE, V. a. cavar fuora il pe- 
lo al panno col cardo. 

CARDATA, s. f. quella quantità di 
lana che e lavorata volta per vol- 
ta nei cardi dello srardassicrc : «li- 
cesi che la cardata riesce li scia 



182 TESSITORE 

ed M«j7a ovvero gragnolosa^ sccon- COLTELLI, s. m. pi. diconsl da' ci- 

do le sue buone, o caitive qualità. matori le lame o piane delle for- 

CARD ATURA , s. f, l'operazione bici da cimare: uno de' coltelli si 

del cardare, e la materia che si chi ama Femmina, e l'altro ilfasc/fio. 

leva da' cardi. CÒRDA, s. f. il fondo dell'ordito 

CARDÈLLA , s. f. cardo piccolo i del panno. 

cui denti sono poco alti. CÒRDE, s. f. pi. diconsi alcuni di- 

CARDI APERTI o PLVZZATI , Ietti delle cardate. 

quelli i cui denti sono troppo stac- DARE IL PERDUTO, operazione 

cali. Cardi serrati quelli i cui den- del Garzo che si dà ai panni per 

ti si toccano ; si usano anche per pastrani. 

{scardassare il cotone. DARE LA PIETRA AL CARDO, 

CARDI DIROZZATI, quelli che sono il raffilare la punta a' denti de'car- 

slaliadoperaliechetuttavlasonbuoni. di con una specie di pietra d'ar- 

CARDINO , s. m. piccol cardo sen- rotare. 

za manisflia le cui punte sono di DIROZZATÙRA , s. f. quella lana 
fìl di ferro sottilissimo per passa- troppo unta che si lavora co' cardi 
re la lana nell'ultima cardatura. nuovi per dirozzarli. 
CARDO, s. m. strumento composto DISCETTARE, v. a. battere la lana 
d'un assicella coperta di pelle ar- colla vetta, cioè col camato. 
mata di più filari di denti o pun- DIVETTATÙRA , s. f. l'atto di di- 
te di ferro a uncini; ve n'ha di vettare la lana, 
varie forme e prendono diversi no- DOBOLÀRE, v. a. tagliare il fil di 
mi Cardi grandi o Scapucci , Se- ferro per formare ì filari dei Cardi. 
condi Cardi, terzino mezzi Car- FALDA, s. f. quella quantità del 
di e servono per cardare e affi- panno che si estende dal punto 
nare la lana. in cui possono operare i Garzato- 
CARDO DA GARZARE, o DA ri fino all'altezza del loro ginocchio. 
CARDARE, specie di cardo che FALDÈLLA, s. f. quantità di lana 
ha una pannocchia o testa spino- di peso di dieci libbre scamatata 
sa colla quale si cava il pelo a' avanti che si unga per pettinarla, 
panni il che si chiama Cardare^ FASCIATURA, s. f. chiamansi in 
Vare il Cardo ad anche Garzare: un panno i luoghi in cui si osser- 
alcuni scrittori lo chiamano Z>/55aco. vano delle mutazioni di colore o 
CAR.MI.NARE , v, a. pettinare , e di- di lustro e che si estendono nella 

cesi propriamente della lana. larghezza di esso. Riga. 
CARTONE, s. m. lustro che si dà FELTRATURA DE' PANNI, il col- 
ai panni lanl. legamento e condensamento de'pe- 
CAVALETTO, s. m. specie di tre- li della lana in che consiste la lo- 
spolo su di cui lo scardassiere si ro bontà. 

pone a cavalcioni per lavorare. FÌTTA , s. f. mancamento che s' in- 

CI.MAliL, V. a. levar la rima, e contra ne' coltelli delle forbici da 

, scemare il pelo al pan nolano la- cimare. 

glian.Iolo colle forbici. FORRICI DE' CIMATORI , cesoie 

CIMAlLliA, s. f. l'atto del cima- grandi composte di due coltelli 

re 1 panni ; e più comunemente le cui braccia si terminano in due 

quel f.Tlo peluz/,0 che si taglia al gambe le (juali sono unite per mez- 

paiiuo in cima. zo d'una molla conformala in 



STRUMENTI E OPERAZlOM DE' LANAIUOLI 



183 



figura d'anello la quale serve per 
aprire i coltelli. 

GAÀIBO , s. m. quella parte de' den- 
ti del cardo che rimane dalla pie- 
gatura in giù. 

GARZARE, V. a. dare al panno va- 
rii tratti di cardo per trarne fuo- 
ri il pelo. 

GARZATURA , s. f. operazione che 
consiste nel tirar fuori il pelo ai 
panni. Garzo. 

GARZELLA , s. f. arnese formato di 
una croce di legno guarnita di car- 
di da garzare. 

GARZO, s. m. l'operazione di ca- 
var fuori il pelo a' panni co' cardi 
a ciò appropriati. Garzatura^ Da- 
re il Garzo. V. Garzare. 

GRAGNUÒLO , s. m. V. Bozzolo. 

IMPANNAR LE LANE, ridurle in 
manifuture di panno. 

INCARTONARE, v. a. mettere i 
cartoni nelle pezze di panno ed è 
operazione dello Streltoiaio. 

INCAVARE, V. a. dare un certo 
garbo al taglio delle forbici da 
cimare. 

INCEPPATA, agg. che dassi alla 
lana che non è ben lavorata da* 
cardi. 

INNASPATÙRA, s. f. l'azione del- 
l'innaspare, e dicesi delle Filato- 
re, che quando hanno filata la 
lana disposta in una certa quan- 
tità di fusi l' avvolgono sopra un 
aspo e ne formano delle matasse. 

INTACCATURA, s. f. difetto del 
panno per colpa de' cimatori. 

INTAVOLARE, v. a. operazione del- 
lo slrettoiaio, dopo aver data la 
piana, ed è piegare il panno a 
laide della larghezza de' cartoni, 
che mette tra ogni piega. 
LANA, s. f. propriamente il pelo 
della pecora, e del montone. La- 
na alta, lana in bioccoli. Capro- 
na , Lana caprona , cioè ru- 
vida e grossa. Lana greggia o su- 



dicia. Lana appiastrata o appia- 
stricciata. Lana bioccoluta. Lana 
inceppata , Palmella. 

LANA xAlASTlCATA , dicesi da' car- 
datori quella che è lavorata da'cardi. 

LANA SLDICIA O GREGGIA, quel- 
la che è tal quale esce dalle be- 
stie pecorine. 

LIGIATÙRA , s. f. r operazione di 
maneggiare o ligiare ( lisciare ) 
il paimo. 

MANÉTTA, s. f. una parte dell'ar- 
matura delle forbici da cimarc. 

MxVRTELLÈTTO , s. ra. arnese di 
legno che serve per se solo a far 
operare le forbici de' cimatori. 

MÀSCHIO , s. m. V. Coltello. 

MEZZA PAICÒLA, s. f. la metà 
d'una paiuola, detta ancheiJ/e-irt^/a. 

MEZZÉTTA, s. f. la metà d'una 
paluola, perciò detta anche Mezza 
paiuola. 

MOLLETTATÙRA, s. f. l'ultima 
rivedilura del panno. Molletta. 

MONTARE I CARDI, metterli so- 
pra tre pezzi di legno che si chia- 
mano la Croce. 

PAILOLA , s. f. fascio d' un certo 
numero di fili d' ordito formali 
sopra l'orditoio. 

PALMELLA, s. f. lana bioccoluta, 
e corta, che s'ammonta ne' denti 
del pettine quando si fa lo sta- 
me. I cimatori danno il nome di 
Palmella ad un pezzo dell'arma- 
tura delle loro forbici. 

PANNO CHE SPICCIA, cioè che 
incomincia a sfilacciare ed è pro- 
prio (|uello che in sul taglio o lem- 
bo si sfilaccia. 

PANNO COPERTO o FELTRA- 
TO, quello in cui il ripieno cuo- 
pre bene l'ordito nel garzo. 

PASSATA , s. f. diconsi passate del- 
la lana quelle tante volte che es- 
sa vien passata ue'cardi o scapucci. 

PELO , s. ra. quella peluria che han- 
no i panni lani. 



184 



TESSITORE 



PÉSO, s. ni. quella quantità di la- RIVÈDINA, s. f. riveditura o moi- 
na che il Capo-dieci dà a lavora- Iettatura del panno , dopo lavato 
re ai lìattilaiii. e purgato. 

PETTINATORE , s. m. pettine da RIVEDITURA , s. f. operazione del- 
digrossare. le riveditore, e che anche dicesi 

PÈTTINE, s. m. strumento di filo MoUettatura. V.Rivedina. 

di ferro più fip.e da pettinar la ROCCHÈLLA, s. f. rocchetto stru- 
lana per cavare lo stame. mento per incannare. 

PIANA, o PIANÒNE, s. m. dice- SBAVATURA, s. f. la peluria dei- 
si da' Ratinatori o Accotonaiori a la lana mal filata, 
un pezzo di legno che serve a SBIASCIATÙRA , s. f. difetto di ci 
pìanpgi»iare il parino. 

PIANÀTURA, s. f. l'ultima garza- 
tura o l'ultima mano del garzo 
che si fa a' panni colla piana. 

PIANEGGIARE , v. a. pianare il 
panno; operazione che si fa appan- 
ni colla piana. 



matura, allorché le forbici, in 
cambio di tagliare il pelo lo strin- 
gono tra i due coltelli. 
SCALA, s. f. colpi di forbice o sol- 
chi fatti ne' peli del panno per 
soverchia fretta , o perchè le for- 
bici stringono troppo nel taglio. 



PIAZZATO, aggiunto che dicesl SCARDASSARE, v. a. raffinar la 
de' cardi che hanno i denti stac- lana collo scardasso. 



cati ed aperti. 

PILATA , s. f . è un monte dì pez- 
ze di panno nello strettoio. 

PIOMBO, s. m. lastre di piombo 
con cui da'cimatori si caricano le 
forbici in punta ed in calcagno. 

PURGO, s. m. luogo dove si pur- 
gano i panni. 



RADÒRE , s. m. segni nel 

per cui apparisce meno fitto a cagio 



s. m. segni nei panno 



SCARDASSO, s. m. strumento con 
denti di filo di ferro uncinati det- 
to anche cardo , col quale si raf- 
fina la lana, acciocché si possa 
filare , diverso però dal cardo con 
cui si pettina ed unisce il pelo 
de' panni. 

SEPiRATO, aggiunto che dicesi di qua* 
cardi i cui denti non sono troppo 
staccati. 



nedell' essersi frusto in quel luogo. SFONDARE IL PANNO, rompere 
T-fx ATìTTi j^ lana, in cambio di tirarla Ino- 

ra nella superficie , il che accade 
quando si garza asciutto e s' im- 
piegano subito dei cardi nuovi. 
SPELATO, aggettivo: cos'i dicesi da' 
pannaiuoli quel panno che in vece di 
sodare ha perduta la sua lana. 



RATTINARE, v. a. accotonare. 
RESTA, s. f. traversi del tiratoio 

che serve per attaccare il panno. 
RICOTONÀRE, v. a. accotonar di 

nuovo. 

RlCOTONATÙRA,s.f. il ricotonare. 
RIGA, s. f. V. Fasciatura. 



RiMORSETTA , s. f. arnese che ser- SPELAZZARE LA LANA , trasce- 

ve a ributtar giù il pelo del pan- glierla e quasi pelandola, cernere 

""> ^:>mato. ]a buona dalla cattiva. 

RIPULITURA, s. f. il pulimento SPELAZZATÙRA , s. f. ripulitura 

dclhf lane ni sudicio. La rlpulltu- della lana lavata e dlvettata , per 

ra delle lane lavate dicesi Spelaz- distinguerla dalla ripulitura in su- 

zalura. dlclo che si fa prima della lavatura. 

RI\EDEI'.E, V. a. levar colle mol- STAME, s. m. lana pettinata e non 

lette la borra che si trova nel pan- cardata , che é la parte più fina , 

no tessuto , e purgato. che ha più nerbo. 



STRUMENTI E OPERAZIONI DE' LANAIUOLI 185 

STRACCIÓNE, s. m. specie di car- matoii la qual cosa accade più 

do di fil di ferro da scardassare comunemenlc ne' coltelli che haa- 

la lana. no poco ferro per regger l'acciaio. 

STRACCO, aggiunto che dassi alle TÀGLIO, s. m. cosi diconsi alcuni 

forbici da cimare che sono di ta- mancamenti della cimatura, 

glio tondo. TAVOLÉTTA , s. f. queir asse su 

STRADA, s. f. dicesi a quel difet- cui si tira la pelle che regge i 

to o mutazione di colore che si denti de' cardi, 

scorge in alcuni luoghi del panno TIRATOIO, s. m. luogo dove si 

meno fornito di lana. stendono i panni di lana. 

STRETTOIÀTA , s. f. quella quan- VELLO , s. m. la lana delle pecore, 

tità di pezze di panno o altro che che annualmente si taglia. Bolèro- 

si stringe in una volta nello strettoio. ne, lutto il pelo, e tutta la lana 

SVENATÙRA, s. f. piccola sfalda- degli animali bruti tanto separata, 

tura nel taglio delle forbici de' ci- quanto unita alla pelle. 



.4 



186 



STRtWKNTT ED OPERAZIONI DE SETAIUOLI 



ACCAVIGLIARE , v. a. avvolgere o 
dislendcr seta ,0 altre coscfìlate sopra 
la caviglia , che è uno strumento 
di legno incastrato da un capo in 
un muro e terminato dall'altro da 
una testata di legno tondo sopra 
di cui si trae la seta. 

ACCOCCATI , s, m. pi. regoli lun- 
ghi di circa due piedi, grossi un 
pollice e divisi come in due den- 
ti nella loro estremità superiore. 

ADDOPPIATÒIO , s. m. arnese da 
addoppiare le fila della seta. Le 
sue parti sono il Cavaletto , la 
Bocchetta , il Cappellone di Bron- 
zo, ed il Barbino di vetro. 

ADDOPPI ATÙR A, s. f. azione d'u- 
nire insieme due fila semplici di 
seta per formarne un solo. 

AFFALDELLÀRE , v. a. mettere, 
dividere, e ridurre in faldelle^ e 
dicesi della sola. Oggi più comu- 
nemente Sfaldellare. 

ASCIALONE, s. m. mensoletta del 
filatoio. 

ASPATA , s. f. unione di cinque 
matasse di seta greggia che anche 
si dice Scagno. 

BACACCIO, s. m. quel rimasuglio 
del bozzolo che resta nella calda- 
ia dopo la tiratura, detto cosi dal 
baco che vi si trova rinchiuso: di 
questi si fanno Sinìrjhelle. 

BALESTRIJCCIO,s. in. quell'archetto 
per dove passa la se t.i quando s'incanna. 

BARBINO, s. m. cappelletto di ve- 
tro adattato all' addoppiatolo. 

BAVÈLLA , s. f. quel filo che si trae 
dai bozzoli posti nella caldaia 
prima di cavarne la seta. 



BÒZZOLO, s. m. quel gomitolo o- 
vato , dove si rinchiude il baco 
o filugello facendo la seta. Bozzo- 
li sfarfallati^ forati, e non forati. 

BOVE, s. m. quella seta che per 
non aver nerbo non può filarsi e 
però si straccia. 

BROCCO , s. m. quel picciol grup- 
po che rileva sopra il filo e gli 
toglie F essere agguagliato ed è 
proprio della seta V. Sbrocco 
Sbroccatura. Più sovente Pelo di 
brocco diconsi da' setaiuoli i fili di 
seta che di distanza in distanza 
ritengono la seta o l'oro de' drap- 
pi a opera o ricamati. 

CALCOLINO , s. m. regoletti cui 
sono raccomandate alcune funicel- 
le che corrispondono alle ditola 
ed alle calcole. 

CAPITÓNE, s. m. sorta di seta più 
grossa, e più disuguale dell'altra. 

CAPPELLONE, s. m. grosso pez- 
zo di bronzo o simile addattato 
in testa all'addoppiatolo. 

CATAPvZO , s. m. che oggi dicesi 
Scatarzo , specie di seta floscia non 
lavorata che non si può ne filare , 
nò torcere. 

CAVIGLIATÒIO, s. m. strumento 
di legno di figura cilindrica incas- 
sato da un capo in un muro o a 
dente in terzo in un palo, e ter- 
minato dall'altro da una testata 
di legno tonda sopra del quale si 
torce Ja seta, o si battono le ma- 
tasse dai tintori per istaccarne le 
fda tinte. Caciglia. 

DÒPPil DI SETA, diconsi i boz- 
zoli formati da due bachi da 



STRUMENTI ED OPERAZIONI DE SETAIUOLI 



187 



seta , e qaclla seta che se ne 
liliae. 
FALDELLA , s. f. più matasse o ma- 
tasselle di seta unite insieme, di 
cui si formano le trafusole. 
FALÒPPA, s. f. nome che si dà al 
bozzolo incominciato e noQ termi- 
nato dal baco. Questi messi a 
marcire si stracciano e se ne fa 
filaticcio di prima sorte detto vol- 
garmente di palla. 
FILATÌCCIO DI PALLA , nome che 
si dà al bozzolo cominciato e non 
terminato dal baco ; ed alla seta 
che iiacsi da tal bozzolo. 
FILATOIO, 5. m. strumento di le- 
gno da filare lana , lino , seta e 
simili che ha una ruota colla qua* 
le girandola si torce il filo, 
GLIDA, s. f. pezzo di ferro immo- 
bile che serve per condurre il filo 
della seta , acciò vada unito sulle 
rocchettc o sul guindolo. 
GUÌNDOLO , s. m. lo stesso che ar- 
colaio ; quello che posto orizzon- 
talmente s'adopera dalle trattore 
di seta per avvolgervi il filo che 
si trae da' bozzoli ; è formalo di 
Staogij Traverse e Manico. 
GUSCÈTTO, s. m. chiamasi dalle 
trattore di seta quel che rimane 
del bozzolo dopo che se n' è ca- 
vata tutta la seta che se ne può 
trarre. 
IMPANCÀRE , V. a. collocare le roc- 
chellc piene di seta sopra i can- 
noni della panca nelle sue divisioni. 
INSETÀRE, V. a. fasciare e copri- 
re di seta. 
MAINELLA , s. f. nomo che si uà 
ad una quantità di circa sei on- 
cia di gavetta avvolta sopra il 
rorrlicttone. 
MANETTA, s. f. quell'ultima gros- 
sa pelatura che si cava dal bo/.- 
zolo prima di tirarlo. 
-MLLINELLO^ s. m. strumento col 
quale si torce la seta per far vergola. 



ORSÒIO, s. m. la seta che serve 
a ordire. 

PARPiUCÈLLO, s. m. bastone so- 
vra del fjuale si ligia la seta. 

PELATURA, s. f. S.Sinifjhella. 

PELO , s. m. spezie di orsoio. 

RAGGUAGLL\RE A CAVIGLLV, 
ritorcere a caviglia li seta già tor- 
ta e spremuta per far incorpora- 
re quel poco d' umido che possa 
essere restato in tutte le fila. 

RETÌNO , s. ra. mestola traforata 
che serve per cavare i guscetti. 

RIGÀGLIE DI SETA, dlcesi degli 
avanzumi che rimangono, massime 
alle caldaie. 

RITORNO , s. m. dicono i fabbri- 
canti de' galloni alle stanghette di 
legno imperniate alla gabbia, le 
quali servono a far l' opera al gal- 
lone coli' alzarle ed abbassarle. 

ROCCHE TTÌNO , s. m. dim. di roc- 
chetto a uso d' incannare. 

ROTÈLLA, s. f. quel tondo che 
serve a tener accosto il filo sul fuso. 

SBAVATURA, s. f. la peluria che 
circonda esternamonte i bozzoli 
de' vermi da seta. Borra. 

SBROCCÀRE, V. a. ripulire la seta 
con ago, o altro ferruzzo appun- 
tato dagli sbrocchi o sudiciumi 
che nel filarla vi si sono attaccati. 

SBROCCATÙRA , s. f. P operazione 
dello sbroccare la seta sul guindo- 
lo , ed anche lo Sbrocco che se 
ne cava. 

SBROCCO , s. m. quella seta ch.e 
si cava dal guindolo nel ripulirla 
dopo che è tratta. V. Sbroccatura. 

SCÀGNO,s. m. lo stesso che Aspata.y* 

SI^TA , s. f. specie di filo prezioso 
prodotto da alcuni vermi chiama- 
li volgarmente bachi da seta o fi- 
lugelli , Seta cruda, cotta, nostra- 
/e, leale, lealissima, sete sode ^ nun 
lavorate , navicate , addoppiate o 
torte y filate, doppii, [dati, agjuin- 
dolate. 



188 



TESSITORE 



SETA CRUDA, dicesi quella che TERZANÈLLA. s. f. seta soda, o 

non è stata bollita con qualche ingre- sia seta fatta di doppii. 

diente per renderla atta alla tintura. TORCERE LA SETA, avvolger le 

SETA DA CUCIRE , seta filata e fila già addoppiate. 

torta ad uso di cucire. TORCITOIO, s. m. strumento o or- 

SETERÌA,s. f. termine collettivo che digno con cui si torce la seta. 

abbraccia tutte le mercanzie di seta. TRAFÙSOLA , s. f. unione di più. 

SIMGHÈLLA, e SIRIGHÈLLA , s. malassette di seta messe insieme 

f. specie di seta d'infima qualità per nettarle, e ravviarle alla ca- 

clie per lo più si trac dai bacacci. viglia o per tingerle V. Faldella. 

SOLFORATÒIO, s. m. quel luogo TRAMA, s. f. quella seta che ser- 

dove si espongono le sete, e i drap- ve per riemper le tele, a differen- 



pi al vapore del zolfo. 
STICCIUÒLA, s. f. nome che si dà 
ad alcune vergucce di ferro che 



ritengono i rocchettini. 



STRACCANNARE, v. a. trasporta- 



za dell' altra che serve per ordire, 
che si dice orsoio , e che per lo 
più comunemente dicono Ordito , 
o Ripieno. Attraversar la trama, 
filo a filo. 



re in parti eguali sopra un deter- TRARRE LA SETA, cavar la seta 

minato numero di rocchetti la se- dai bozzoli, 

ta che rimane sovra alcuni di essi. TRATTAR LA SETA, lo stesso che 

STRACCANNATÙRA, s. f. l'azione Trarre la seta. V. Cr. 



di straccannare. 

STRACCIO , s. m. dicesl la seta de' 
bozzoli e simili stracciata col pet- 
tine di fprro o in altra maniera. 

STRACCIONE, s. m. cardo con cui 
si straccia la seta. 

TAVELLA , s. f. spezie d' arcolaio 



VALICO, s. m. ordigno di legno 
che si adopera a torcere o filare 
la seta. Il valico alla Piemontese 
è composto di Forconi a stagge 
che lo reggono con nove strasci- 
chi. Girare il valico vale dargli 
il moto. 



orizzontale su di cui s' avvolge la VERGA , s. f. grossa bacchetta di 
seta nel trarla da' bozzoli ed an- legno o di canna che passa tra lo 
che neir addoppiarla. incrociature delle tele, 



189 



OPERATOm dell' ARTI DEL TESSERE 



ABBINDOLATRÌCE, s. f. colei che pettina la seta e la lavoia sui 

volta il guindolo , avvolgendovi il cardi. Garzoni. 

filo della seta che si trae dai C ALCOL/VICOLO , s. m. Tessitore. 

bozzoli. ^ CARDÀIO, s. ni. colui che fa i car- 

ACCAVIGLIATÒRE , s. m. chi met- dì da cardare la lana. 

te la seta sulle caviglie, la stira e CARD AIUÒLO , s. m. ( v. d. u. ) 

la fa divenire lustra e pulita. colui che colle cardeìle carda il 

ACCIMATÒRE, s. m. artefice che cotone per le telerie dov'entra la 

taglia e agguaglia i filantienti dei bambapjia. 

panni. CARDATÓRE, s.ra. colui che carda. 

ACCOTONATÒRE , s. ra. maestro CARDINÀIO , s. m. colui che pas- 

d' accotonare , menare il Pianone sa la lana ne' cardini. 

per accotonare o far l'accotone. CIÓMPO, s, ni. quegli che pettina 

Far i ricciolini sui panni fini. o scardassa la lana. 

ACQUAIUÓLO, s. m. quegli che CORDELLÀIO , s. m. facitore di 

dà l'acqua ai drappi. cordelle. 

ADDOPPI ATÓRE, s. m. colui che DIVETTÌNO , s. m. aricficc che 

addoppia la lana sul filatoio. ugne e batto la lana. Battilano , 

ADDOPPIATRICE, s. f. colei che Batti. 

aninnanisce la seta al filatoiaio, ad- FETTUCCIÀIO, s. ni. fabbricatore 

doppiandone le fila sopra un di feltuccic. 

arcolaio. FlLATOIÀlO, s. m. colui che la- 

AFFETT ATÓRE, s. m. chi afTclla, vora ni filatoio. 

che fa l'arte d'affettare, o di dar FILATÓRE , e FILATRICE DI 

le pieghe a' panni. SETA, colui e colei che trae la 

AGGCINDOLATÒRE , s. m. AG- seta da' bozzoli: la donna diersi 

GLlNDOLATRlCE , s. f. chi av- volgarmente Scopatrice perchè 

volge la seta sul guindolo. trae la seta colle scopcUc. 

APPARECCHIATÓRE, s. m. colui FOLLATÓRE, s. ra. artefice che 

che nelle botteghe di seterie e si- incorpora , e fissa la tessitura del 

raili prepara i lavori da far esc- panno. 

guire fuori di bottega. GARZATÓRE, s. ra. colui che dà 

ARAZZIERE, s. m. il fabbricatore il garzo a* panni. 

det,'ll arazzi, colui che fa i tappe- GUINDOLATRÌCE , s. f. colei che 

.li. Tappezziere. agguindola la seta sull'aspo a raa- 

BATTI , s. m. chi concia la lana. no a mano che vieti tiaila da' 

Battilano. bozzoli. 

I^VITILÀNO , s. ra. artefice che IMBOZZIMATÓRE , s. m. chi dii 

u^iic e batte la lana. la bozzima alle tele. 

BAVELLÀRO , s. m. colui che ^'CANlNATÓRE , s. m. e LNCAX- 



190 



TESSITORE 



NATURA, s. f. colui o colei che 
incanna il filo sopra i cannoni o 
rocchetti. 

LANAIUÒLO, s. ni. artefice di lana, 
clic tabbiica panni di lana. 

LADINO, s. m. artefice che lavora 
di lana. 

LLSTRATÒRE , s. m. colui che dà 
il lustro ai panni. 

MAESTRI e INLVESTRE DELLE 
CALDAIE , quelli che regolano i 
trattori da seta alle caldaie. 11 
Garzoni ha Maestre di seta^ Mae- 
stre di trarre la seta. 

MARRUFFÌNO, s. m. ministro d' 
arte di lana o di seta. 

ORDITÓRE, s. m. chi ordisce. 

PILUCCIIÌNO , s. m. colui che ri- 
pulisce i cardi da sgarzare. 

PURGATÒRE, s. m. colui che net- 
la i panni, cavandone l'olio. 

RIPULITÒRA, s. f. colei che ripu- 
lisce le lane in sudicio. 

ETTAGLIATÒRE , s. m. chi rita- 
glia, e si dice colui che vende il 
panno a ritaglio. 

RIVEDITÒRA, s. f. nome che si 
dà a quelle donne che colle mol- 
lette levano la borra del panno 
tessuto. 

SCARD ASSIÈRE, s. m. che scar- 
dassa ; che esercita V arte dello 
scardassare. 



SETAIUÒLO, s. m. che fa, o fa 
fare drappi di seta, o li vende: è 
chi scrive Setaiolo. 

SPELAZZÌNO, s. m. colui che cer- 
ca la lana dividendo la buona dal- 
la cattiva. 

STAM AIUÒLO , s. m. quegli che 
lavora, vende, o dà a filare lo 
stame. 

STRACCIAMOLO , s. m. colui che 
col pettine straccia i bozzoli della 
seta o altro. 

STRETTOIÀIO , s. m. colui che 
stringe le pezze di lana nello 
strettoio. 

TAPPEZZIÈRE , s. m. colui che 
fabbrica e vende i Tappeti. 
Arazziere. 

TELARUÒLO, s. m. chi lavora, vende, 
compra o imbianca tele. Garzoni. 

TESSERANDOLO, s. m. V. Tes- 
sitare. 

TÈSSI , s. m. (v. del volgo toscano) 
in significato di tessitore. 

TESSITÓRE , s. m. tesserandolo , 
quegli che tesse. 

TESSITRICE , s. f. quella che tesse. 

TIRATOIÀIO , s. m. colui che sten- 
de i panni al tiratoio. 

TRATTORE DI SETA, quelle che 
tirano la seta, ossia la cavano da* 
bozzoli. 

UNTO, s. m. battilano, diveltino. 



191 



OLALCniERA E MANGAIXO 



ACCOSTOLATÙRA, s. f. difetto del 
panno quando sì torce nella gaal- 
chiera. Piega falsa. 

ALA , s. f. dicesi delle pale delle 
ruote delle gualchiere. 

ALBERO, s. m. grossa trave la qua- 
le corredata di lieve o bocciuoli 
col mezzo d'una ruota mossa per 
lo pili a forza d' acqua serve a 
comunicare il moto alia gualchiera. 
Gli alberi più piccoli chiamansi 
più comunemente Stile o Fusto. 

ATTACCATURA s. f. dicesi d' un 
mancnmenio nella filatura della 
lana, e d' un difetto particolare 
della iTjialchiera. 

BOCCIUÒLO, s. m. nome delle Pale, o 
Leve degli alberi e simili che fanno 
alzare i magli delle gualchiere. 

BUSSÈTTO , s. m. mazzuolo di cui 
si servono gli stampatori di panni 
lini per islampnrli. 

CASSONE DEL MANGANO quel- 
l'arnese in cui sono posti i pesi, 
e che si fa movere innanzi e in- 
dietro per manganare 

CEPPO s. m. macchina della gual- 
chiera nella quale i mazzi battono 
orizzontalmente, e serve a lavare, 
n purgare o risciacquare i panni. 

CIUOVÀRA , s. f. strumento da 
stendervi i pannllini già saldati. 
Garzom. 

DAR LA DÒCCIOLA, mandare un 
fìl d'acqua nel ceppo. 

FITTA, s. f. difetto del panno ca- 
gionato dalla gualchiera. 
FLSELLO, s. m. V. Stile. 
GUALCARE , V. a. sodare i panni 
alla gualchiera. 



GUALCHIERA , s. f. edlfizio o raac- 
china che mossa per forza d' acqua 
pesta e soda il panno. Vi sono due 
sorta di Gualchiere : una co' Mazzi 
o Magli., e l'altra co' Pestelli o 
all'uso d'Olanda. 

GUALCHIERÀIO , s. m. colui che 
soprain tende alla gualchiera per la 
sodatura de' panni. 

GUALCHIÈRE, s. m. V. Gualchie- 
raio - 

INTERRIÀRE v. a. si dice interria- 
re i panni colla terra del purgo, 
quando si vuol cavarne l'unto^ e 
sodargli colle gualchiere. 

MANGANARE , v. a. dare il lustro 
alle tele col mangano^ soppressare 
i panni o drappi. 

MANGANATÓRE, s. m. (v. d. u. ) 
colui che mangana. Alberti. 

MANEGGIARE IL PANNO, dlcesi 
da gualchierai quell'operazione di 
levare il panno dalla pila per di- 
stenderlo, distruggere le false pie- 
ghe, esaminare se rientra egual- 
mente nella larghezza , e vedere se 
il sapone e la terra sono distribui- 
ti uniti. 

MANGANO s. m. strumento fabbri- 
cato di pietre grossissime mosso 
per forza d'argani sotto il quale 
si mettono le tele, e i drappi av- 
volti sui subbii per distenderli, e 
fer dar loro il lustro e talvolta 
'onda e il marezzo. Tromba^ Sub- 
bio o Rullo del Mangano. Calan^ 
dra per mangano è francesismo da 
non usarsi. 

MAZZO , o MÀGLIO s. m. specie 
di grosso martello per lo piùfcr- 



192 



TESSITORE 



rato nelle testate , e talvolta ar- 
mato di punte , che mosso dalle 
leve d'un albero o stile, serve a 
sodare i panni nelle gualchiere. 

PALA , s. f. quella parte della ruota 
fatta a foggia dì pala che fa vol- 
gere la gualchiera. 

PIEGA FALSA , accostolalura , ac- 
crespatura o simile cagionata da 
m a z z I . 

PILA o POZZETTO DEI PANNI, 
quel recipiente ove si mette il 
panno per sodarlo. 

POZZÉTTO, s. m. V. Pila. 

PURGARE e RISCIACQUARE UN 
PANNO , batterlo nel ceppo per 
dispogliarlo dalla terra, sapone e 
orina. 

SODARE V. a. battere i panni coi 



mazzi perchè rientrino egualmente. 
V. Gualcare. 

STAMPA DA DRAPPI, strumento 
di ferro di più lunghezze , e gros- 
sezze in cima del quale vi è ra- 
besco, mandorla, o altro lavoro da 
imprimersi ne' drappi. 

STÌLE , s. m. grosso e tondo pezzo 
di legno il quale armato di leve 
muove le stanghe , o i mazzi delle 
gualchiere. Fusello. 

SÙBBIO, o RULLO s. m. cilindro 
di legno su cui si avvolge il drap- 
po che vuol manganarsi. 

TPcÒMBA , s. f. specie di subbio , o 
piuttosto subbiello su di cui si av- 
volge il drappo che si vuol man- 
ganare a differenza del Subbio che 
non si può volgere che colle leve. 



193 
SARTO 



AGO, s. m. strumento piccolo e sot- CÒDA , s. f. è quella striscia di paii- 

tile d'acciaio nel quale s'infila il no o drappo intelucciato che e unita 

refe, la seta e slmili per cucire. alia ^é-rrade'calzoni per aifibbiai gli. 

AGORAIO , s. m. boccinolo nel qua- CODINO , s. ra. quel pezzo di pan- 
ie si tengono gli aghi. Agaiuolo. no o drappo che si cuce salda- 

ÀNELLO DA CUCIRE, quello che mente alla serra de' calzoni dalla 

i cucitoli tengono nelle punte del- parte di dietro , e a cui si attacca 

le dita per sospinger l'ago. la fibbia per affibbiarli mediante 

ARMARE, V. a. usasi per inteluc- la coda. 

ciare o in qualsivoglia modo for- CONTRAFFÒDERA , s. f. quella 

lificare una qualche parte del ve- fodera che si mette per fortezza 

slito. tra panno e panno. 

ÀSOLA, s. f. orlo di seta o d'altro COSTURA, s. f. cosi chiamasi il 

filo che si fa nelle due estremità punto addietro, 

dell'occhiello. CRUNA, s. f. quel foro che è nel 

BASTA, s. f. cucitura a punti grandi. mezzo del grosso dell'ago da cu- 

BUGRAjNE , s. f. sorta di traliccio ciré onde s' infila il refe. Fi- 
forte di cui si servono i sartori nostra. 

per mettere al di dentro di alcu- CULATTA , s. f. quel pezzo di bra- 
ni luoghi degli abiti per tenerli ca quasi triangolare che è nella 
più saldi. parte più alta de' calzoni e corri- 

BÙSTO , s. m. quella parte d'un sponde alla natica. 

abito che cuoprc il corpo , non FALDA , s. f. parte della giubba che 

comprese le maniche. Imbusto. scende dalla cintura al ginocchio. 

CALZÓNE, s. m. e più spesso CAL- FERRO DA SARTI, ferro da spia- 

ZONI , s. m. pi. quella parte del nare V. 

vestito che cuopre dalla cintura al FERRO DA SPIANARE, strumcn- 
ginocchio o al piede : le sue par- to di ferro più lungo e più gra- 
ti soiìo Fondo ^ Serra, o Finta, Top- ve di quello da dar la salda allo 
pa o Brachetta e suo Pistufjnino^ biancherie, ad uso di spianar le 
Sparato , Culatta , Usolicre , Tu- costure. 
se/fini, Cinturini y Codino, Staffe. FÌNTA, s. f. quella parte del ve 

CHIAVE, s. f. i gheroni che aiu- slito che fa finimento alle tasche, 

tano a tener largo il vestito. Tom- FÒRBICI, s. f. pi. sliumcnlo di fcr- 

Maseo. ro da tagliare tela o panno o si- 

CINCISCITIÀRE, V. a. tagliar ma- mili fatto di due lame di ferro 

le, e disugualmente. ripiegate nelle estremità, la (jual 

CI^TLRi^O^ s. m. quella parte de' ripiegatura detta Calcagno fa Tul- 

calzoni die s' affibbia sotto a' gi- ficio di molla e le due estremità 

nocchi. rappresentano due coltelli che si 

25 



194 



SARTO 



riscontrano col taglio, e slrclli in- 
sieme tagliano ciò che vi s'interpone. 
FORMA , s. f. strumento di legno 
a uso di forma da cappello , il 
quale serve a spianare i Giri del- 
le maniclie e la Pislagna da collo. 
FORTEZZA , s. f. qualunque cosa 
con cui si soppanna o rinforza al- 
cuna parte del vestito nell'interiore. 
GESSO DA SARTI, pietra di due 
sorta, una assai bianca , ed in pez- 
zi non molto sodi ne molto lene- 
li, l'altra di color sudicio e più. 
soda, ed ambedue si adoperano da' 
sarti per disegnare sulle pezze del- 
le pannine i contorni de' vestimen- 
ti che devono tagliare. Lardite. 
GHERONE, s. m. parte del vesti- 
mento dov'è più ampio e meno 
girello alla vita; ed anche quella 
parte che s' aggiunge alle falde 
del vestito e rimane dentro alla 
piega. ^ 
IMBASTITURA, s. f. cucitura a gran 
punti colla quale s'uniscono i pez- 
zi de' vestili per poterli più ac- 
conciamente cucire : i punti dell'im- 
bastitura si dicono Basti: Punto 
molle , Imbastimento. 
INTELIXCIÀRE , v. a. forlificare 
qualunque parte d'una veste con 
iclucce poste nclT intcriore tra la 
fodera e il panno. 
INTELUCCIATURA , s. f. quella for- 
tezza che SI metie dentro al ve- 
stito tra due panni cioè tra il di- 
sopra e la mostreggiatura , che 
volfi: dlcesi Fortificare con telucce. 
M0.ST1\A ,^ s. f. rivolta di panno che 
stiol farsi a molte vesti si da uo- 
mo che da donna ed è per lo più 
foderala di colore dlffoientc da 
quello della veste medesima. 
PA%N(J, s. m. specie di tappeto che 
si stende sul banco per comodo 
di spianare. 
PEDANA , s. f. rinforzo di panno 
più ordinario che mcllcsi intorno 



da piede alle sottane degli ec- 
clesiaslici. 
PETTO, s. m. i sarti danno nome 
di petti alle due parti davanti d' 
un abito, soprabito o di una ca- 
iTiiciuola che si sovrappongono e 
si allacciano o si abbottonano dal- 
le due parti. Fanuosi ancora ca- 
micluole ad un petto solo ed una 
sola abbottonatura. 
PEZZO IN FACCIA, uno de' pezzi 
de' calzoni dalla parte superiore 
davanti e che forma la tasca. 
PIEGA, s. f. la parte ripiegata del- 
le falde de' vestiti. 
PIEGÒJNE , s. m. piega grande dal- 
la parte di dietro delle sottane 
de' preti. 
PIETRA DA SARTI , V. Gesso da 

Sarti. 
PISTÀGNA, s. f. quella slriscluola 
di panno o altro che circonda il 
collo del vestito e della sottoveste. 
PISTAGNINO, s. m. que' pezzi la- 
terali che finiscono la toppa Jo- 
lièra de' calzoni ed anche quello 
che forma il Taschino per l'oro- 
logio. 
PUNTERUÒLO, s. m. piccolo stilo 
di ferro acuto del quale si servo- 
no i sarti per far buchi agli 
abiti. 
PUNTO CIECO, chiamasi un se- 
condo punto acciecato, cioè nascosto. 
PUNTO MOLLE , punto lento con 
cui mcttonsi insieme le parti del- 
le vesti e che si cava poi quando 
son finite a buono. 
QUARTO, s. m. quarti della casac- 
ca s' intendono quelle parli che 
pendono dalla cintola in giù, 
RAFFILARE, v. a. dlcesi del pa- 
reggiare che fanno i sarti i loro 
lavori colle forbici. 
RAFFILATURA DEL PANNO, a- 
vanzi che rimangono dal pareg- 
giare i panni e drappi. 
RAGGUAGLIAR LE COSTURE , 



SARTO 



195 



dlcesi da'sarli quando dopo cucita 
la costura la picchiano per ispia- 
nare il rilevato di essa. 

RÈGOLO;, s. m. triangolo di legno 
il quale si mette a contrasto del- 
le costure per ispianarle. 

RIGA, s. f. strumento di legno o 
metallo per tirare le linee dirit- 
te nel tagliare i panni. 

RIVOLTARE UN ABITO, vale met- 
ter di fuori quella parte che cadeva 
di dentro. 

SARTA, s. f. moglie del sartore, o 
colei che taglia e cuce i vestimen- 
ti da donna. Sartora e Sartrice 
sono voci dell'uso. 

SARTO, s. m. quegli che taglia i 
vestimenti, e li cuce. I suoi stru- 
menti sono l'Ago, l'Agoraio , l'A- 
nello , le Forbici , la Riga per ti- 
rare in diritto, la Pietra per se- 
gnare , il Regolo , la Forma , ed 
il Panno. Sartore. 

SCORTIRE, v. a. scorciare. 

SÈGÌNO , s. m. stecca semplice di 
tutte le larghezze che serve per 



segnare gli occhielli di tutte le 
grandezze. 

SÈRPiA , s. f. tutta la superlor par- 
te o cintura de' calzoni con coda 
e codino per affdjhiarli dalla par- 
te davanti. Anima della serra. 

SOPPUNTO , s. m. il punto andante. 

STRETTIRE , v. a. restringere di- 
rainuire l'ampiezza. Strettire una 
veste troppo larga. 

TAGLIARE, v. a. diccsi all'opera- 
re del sarto allora che stacca dal- 
la pezza il panno e lo divide se- 
condo la forma, onde debba cucirsi. 

TAGLIAR UN VESTITO A CRE- 
SCENZA , tagliarlo più lungo del 
bisogno, acciocché possa star bene 
a quelli che crescono di statura. 

TELÙCCIA , s. f. pezzo di tela , 
o simile , che serve per inteluc- 
ciare, o sia fortificare qualche par- 
te di una veste. 

TOPPA, s. f. quella parte che è u- 
nita ai due davanti dei calzoni , 
e s'affibbia alla serra per coprir 
lo sparato de' calzoni. 



106 



CALZOLAIO 



ACCIARINO , s. m. sirumento di 
ferro di dura tempera tondo da 
un capo per istroppicciarvi il ta- 
glio de' coltelli , aderizzarli ed ag- 
guagliare assottigliare il filo, affin- 
chè intacchi bene il cuoio , e stiac- 
ciato dall'altro per poterlo tenere 
in mano. Acciainolo , Acciaino. 

ALZATA, s. f. ALZAMENTO, s. 
m. pezzi di cuoio che mettonsi 
sopra le forme per ridurre le scar- 
pe alla necessaria misura. 

BECCHETTI , s. m. pi. quelle pun- 
te delle scarpe grosse a tre costu- 
re, ove sono i buchi per mettervi 
i nastri. 

BIFFA , s. f. parte di sopra del 
zoccolo o della pianella ( V. se- 
nese ) Politi. 

P.OCCHÈTTA , s. f. quella parte del 
tomaio che cuopre il collo del 
piede. 

BOLLETTE DA MONTARE ; chio- 
detti che si usano per inchiodare 
la scarpa nella forma. 

iiOLLETTÒNE , s. m. chiodo gros- 
so col capo quadro di cui si serve 
a congegnar insieme i talloni del- 
le scarpe. 

BORDATURA , s. f. orlatura con 
CUI si cinge intorno intorno un 
lavoro per fortezza, o per orna- 
mento. Nastrino per bordatura 
della acarpa. 

BllOCCAlO, s. m. strumento r,he 
serve per segnare i buchi e per 
allargarli. 

liUSSETrO , s. m. arnese fatto di 
bossolo j)or lustrare le scarpe. 

C.\LCAGNlNO, s. ra. parte del- 



la scarpa, che sta sotto il cal- 
cagno. 

CALCAGNO DELLA SCARPA , di- 
cesi quella parte di dietro che ri- 
leva alquanto ed è sottoposta al 
calcagno del piede. Catena o Spi- 
ghetta del Calcagno; alto sbasso ee. 

CALCÈTTO , s. m. è la parte del- 
la scarpa che veste il piede. 

CALCÈTTO A SUOLO ROVE- 
SCIATO , lavoro che si fa nelle 
scarpette sottili di cavretto, di som- 
macco , ed anche di seta affinchè 
non si veggano le impunture e 
poi si raddrizzano. 

CALZATÓIA, s. f. corno o ferro 
ricurvo per tirar su il calcagno 
abbattuto o a cianta o a calcagni- 
no e cosi calzare agevolmente la 
scarpa, talvolta cosi chiamasi una 
striscia di cuoio usata al medesi- 
mo effetto. 

CALZOLÀIO, s. m. colui che fa 
le scarpe. 

CALZOLERÌA, s. f. luogo o botte- 
ga dove si fanno le scarpe. 

CAMERIERÌNO, s. m. piccolo ar- 
nese di legno che serve a cavarsi 
gli stivali da sé senz'aiuto di ca- 
meriere , dicesi volg : Cavastivali. 

CANNONE, s. m. arnese che fascia 
la gamba sotto lo stivale, talvolta 
si porta per ornamento anche sen- 
za stivale. 

CAPÈSTRO , s. m. V. Pedale. 

CAPPELLÉTTO , s. m. pezzo di 
cuoio grosso posto interiormente 
in fondo della scarpa per sostene- 
re il tomaio; ed anche pezzo di 
cuoio che sovrapponcsi al tomaio 



CALZOLAIO 



197 



sulla punta d'una scarpa, quando 
il tomaio stesso comincia a lo- 
gorarsi. 

CATENA DEL CALCAGNO, spi- 
ghetta lavorata a catena, Cate- 
nella. 

CAVABOLLÈTTE , s. m. strumento 
di ferro curvo e rifesso da una te- 
stata ad uso di cavar bollette. 

CERA NERA DA SCARPE , che 
dicesi anche Ceretta: sorta di ver- 
nice da allucidare le scarpe. 

CIABATTINO, s. m. quegli che rac- 
concia, ricuce e raccomoda le cia- 
batte e le scarpe rotte. Il Bresciani 
ha Ciabattaio', Ciaba e v. d. u. 

CINTURINO, s. m. dicesi di quel- 
le due lingue o alette delle scar- 
pe per le quali passano i legac- 
cioli. Foderino de' cinturini che 
regge la fibbia. 

CLÀCCIIE, s. f. pi. frane, che vale 
lo stesso che Galoscie V. 

COIÀTTOLO, s. ra. ritaglio di cuo- 
io spiccato dal suolo della scarpa, 
quando si raffila. ìSpadafora. 

COLTELLA , s. f. strumento curvo 
al collo di cui si usa per tagliare 
da una groppa di cuoio le strisele 
che occorrono a vari lavori. 

COLTÈLLO DA BANCO, è come 
una mezza lancia che s' usa per 
tagliare le tomaie e le altre pelli. 

COPERTA , s. f. cosi chiamasi il 
Sopratacco ossia il suolo che vie- 
ne sopra il tacco. 

COREGGIA , s. f. per coreggluolo 
delle scarpe. 

COREGGIUOLI DELLE SCARPE, 
strisele sottili di cuoio che servo- 
no a legarle. 

CORNETTÌNO, s. m. quella gruc- 
cia d'acciaio o d'osso con mani- 
co di legno ricurva da due capi 
che serve a lisciare e lustrare i 
tacchi. 

COSTURA , s. f. propriamente cu- 
citura che fa costola. Le costure 



de' calzolai sono la Costura a pun- 
to semplice o all' Inglese , la Co- 
stura bianca^ o Impuntitura, e 
la Costura nera o punto allaccia- 
to per solettare in nero. 

DESCHÉTTO, s. m. banco a cui 
seggono a lavorare i calzolai det- 
to da ciabattini e pianella! Dischet- 
to per Istrazlo. 

DISOLÀRE , V. a. tagliare, levar 
via 11 suolo. 

DISOLATÙRA , s. f. DISOLAINIEN- 
TO, s. m. l'atto di disolare. 

FALCÉTTO, s. m. trincetto da 
calzolai. 

FASCIUÒLA, s. f. o FASCETTE, 
s. f. pi. quelle strisele d' alluda con 
cui si soppanna in giro l'orlo in- 
^teriore de' quartieri delle scarpe. 

FÈRRO, s. m. guernimento che si 
pone alla scarpa per camminare 
^sul ghiaccio o per altro. 

FÉSSO, s. m. è il solco fatto a sghim- 
bescio nelle suola che vlcue buca- 
to dalle lesine, entro il quale cor- 
rono le cuciture, e di cui arrove- 
sciando poscia il labbro vengono 
a coprirsi i punti. 

FIOSSO, s. m. la parte più stretta 
della scarpa e del piede vicino al 
calcagno. 

FÒRBICI , s. f. pi. strumento noto 
di cui si fa uso a tagliare gli Spa- 
ghi , raffilare le Orlature^ i Cen- 
lurini o le Correggine ; fare gli 
Occhietti da porvi la Traversa 
dogli ardiglioni, delle fibbie ec. 

FORMA , s. f. norma e regola di 
legno su cui si formano le scarpe 
e gli stivali. Forme da scarpe da 
uomo, da donna, in due pezzi, che 
si chiavano bene in mezzo colla 
bietta. 

FOIUVIA DA ALLARGARE, ordi- 
gno da introdurre negli stivali per 
allargargli introducendo una lun- 
ga birtla. 

FORiMAlO, s. m. artefice che fa 



198 



CALZOLAIO 



le forme da scarpe, stivali e 
simili. 

FORMÀNZE, s. f. pi. striscie d'al- 
luda o di bazzana che girano at- 
torno attorno alla scarpa per for- 
tezza della solettatura. 

FORME TRONCHE , quelle che 
servono per gli stivali mettendole 
nella pianta e per via di un risal- 
to si commettono colle gambiere. 

FORTE DI SUOLO, pezzo di cuo- 
io che si mette dentro e fuori la 
parte deretana dello stivale dove 
si ferma lo sperone. 

FORTEZZA , s. f. è tuttociò che ri- 
veste l'interiore della scarpa. 

GAMBALE , s. m. quella parte dello 
stivale che veste la gamba: ed an- 
che la forma della gamba degli 
stivali. 

GAMBIÈRE, s. f. pi. forma delle 
gambe degli stivali; queste sono 
di due pezzi: v'è la parte dello 
stinco e quella del grosso o della 
polpa per assettarle bene nella 
tromba dello stivale fra l'una par- 
te e l'altra s'incastra una lunga 
bietta o conio che le fa ben acco- 
stare allo stivale che le calza. 

GIRELLO, s. m. V. Quartiere. 

GIRELLÌM, s. m. pi. ferri colle 
rotelle dentate colle quali calcan- 
do tra il guardone e la suola s' im- 
prontano i sogni del punto-finto. 

GLARDASTLNCO , s. m. piumac- 
ciuolo posto nell'interno d'alcuni 
grossi stivali per guardia dello 
stinco. 

GUARDONE, s. m. e GUARDIÒ- 
NE , sirisciella di cuoio che si cu- 
ce in giro al Quartiere al quale 
poi si congiungono le suola. Que- 
sto chiamaci anche Giro. 

GUIGGIA , s. f. la pano di sopra 
della pianella o dello zoccolo. 

IMBROfXARE IL .SUOLO, dicono 
i calzolai df l tirai lo su la scarpa 
mcDtr'ù sulla forma. 



IMBULLETTARE , v. a. mettere le 
bullette. 

INGUIGGIÀRE , V. a. calzar bene 
la pianella o simili. 

LESINA , s. f. ago torto a tre e a 
quattro spìcchi appuntati alla ci- 
ma e grossi nel mezzo della cur- 
va. S' imbocca in un manico di 
bosso colla Mela in capo e colla 
Ghiera di ferro o di rame in fon- 
do per cagione che il manico non 
si fenda. Lesina ordinaria, mez- 
zana, grossa, torta, diritta. 

LIMA , s. f. strumento noto che s' usa 
per limare rasente la suola le pun- 
te delle bullettine e per assotti- 
gliare le lesine rintuzzate. 

LISCIA PIÀNTE, pezzo di legno, 
per lo più di bosso che tondeg- 
gia come una mela e s* adopera 
per lisciare il contorno della suo- 
la e per allucidarle. 

LISCIATOIO, 8. m. strumento d'ac- 
ciaio, d'osso o simile per lisciare. 

LUNÉTTE , s. f. pi. pezzetti di pel- 
le che reggono il tomaio là dove 
si unisce al quartiere. 

LUSTRINO , s. m. pezzo di bosso 
che ha una gran cocca con rialto 
che sporge da un lato e stropic- 
ciandolo bene intorno alle labbra 
del suolo, e del guardone le lu- 
stra mirabilmente. 

MANALE, s. m. striscia di cuoio 
che a foggia di mezzo guanto en- 
tra pel dito grosso dall' un lato, 
volge sul dosso della mano e poi 
per la palma rientra coli' altro ca- 
po nello slesso dito è usasi a non 
rompere il dosso della mano nel 
tirare lo spago. 

MARMÒTTA, s. f. ceppo incavato 
sopra di cui battono le suola per 
dar loro la forma che si vuole. 

MAZZA A LISCIARE, bastone di 
bosso un pò curvo nel mezzo di 
cui si fa uso per allucidarc le 
suola. 



CALZOLAIO 



199 



IVIEZZA PUNTELLA , s. f. pezzo (li RASTRÈLLO, s. m. legno dove i 

cuoio che serve a risolare le scarpe calzolai appiccano le scarpe, 

sdruscite e rotte sotto la pianta del REGOLETTI , s. m. pi. legnelti che 

piede ed è come dire Mezza suola. scompartono a quattro canti il 

MEZZA SUOLA, s. f. V. Mezza Deschetto e servono per rlporvi 

piantella. le Setole le Bullette la Pece, o 

MONTARE LA SCARPA, dlcesi il il Sevo da ungere le Lesine ec. 

mettere i tomai sulla forma per RÈGOLO , s. m. sottil legneito che 

cucire i Guardoni^ e lo inchiodar- forma la Spalletta o la sponda 

veli colle hollette. ai Deschetto affinchè non caggia 

ORÉCCHIA, s. f. quella parte del- in terra il gomitolo o qualche or- 
la scarpa ove si lega il nastro. digno dell' arte. 

PASTA, s. f. la Culla di farina che RIALZO, s. ra. pezzo di cuoio che 

usano i calzolai. serve a gonfiare più o meno il 

PEDALE , s. ra. coreggia che parte Tomaio al collo del piede per ri- 



dai ginocclilo e passando di sotto 
alla pianta del piede manco serve 
a tener saldo il lavoro come in 
una morsa, e usasi principalmente 
a ricucire i Frammezzati col cal- 
cetto; dlcesi anche Capestro. 

PIANELLAIO, maestro di far pia- 
nelle. G. Villani. 

PUNTELLA , e PUNTELÈTTA, 
s. f. pezzo di cuoio che ponesi 
sotto la pianta del piede. 

PREDÀGNOLA , s. f. il giretto del- 
la scarpa. Si'adafora. 

QUARTIÈRE, s. m. la parte supe- 
riore di dietro delle scarpe: il Bue- 
SCIACI lo dice quello che chia- 
iTiasi volg. il Giretto , ed è un 
Filetto fra il Calcagno e il Tac- 
co delle scarpe da donna e spe- 
cialmente delle Pianelle. Questo 
fiicllo è o di cuoio o di seta se- 
condo la qualità della scarpa, e 
dà un certo vezzo al di dietro per 
l'impuntura futa che lo aggira. 
Pare chiamisi quartiere perche è 
circa la quarta parte di lutto il 
giro delle suola. 

RAFFILARE, v. a. il pareggiare i 
.lavori colle forhlcl , e col coltello. 

RASPA, s. f. lima da legno di cui 
SI usa per londare i lacchi e rag- 
guagliare i picciuoli di hosso che 
si conliccano ne' lacchi. 



durre h 



alh 



irre le scarpe aua necessaria mi- 
sura. Alzata, Alzamento. 

RINGUTGGIARE , v. a. racconciar 
le gulggle. 

RISCAPPÌNÀRE , v. a. rifare lo 
scappino o sia pedale e dicesi più 
degli stivali che d'altro. 

RISOLARE, V. a. solare di nuovo, 
rimettere nuove suole. 

RISOLATURA, s. f. l'atto di ri- 
solare , e lo stato della scarpa so- 
lata. Risolettatura. 

RISOLETTARE , s. m. più comu- 
nemente Risolare. 

RIVOLTE DEGLI STIVALI, quel- 
la fascia di cuoio di colore per lo 
più gialliccio che si arrovescia dal- 
la hocca della ganiba di uno 
stivale. 

SCARPA, s. f. il calzare del piede 
fatto per lo più di cuoio, alla par- 
te di sopra del quale diclamo 
T'ornalo a quella di dietro Quar- 
fiero , Orecchie là dove si lega il 
nastro , a quella che sta di sotto 
la pianta Suolo, e Suolctta il 
suolo più morbido dentro alla 
scarpa. 

SCARPA SUVERATA , SUGHERA- 
TA. V. Suvcrato. 

SCOPPIARE, v. n. dicesi che la 
scarpa scoppia allorcliè aprcsi in 
alcun luogo il cuoio, o per la sua 



200 



CALZOLAIO 



rigidi lì», o pel soverchio eserci- 
zio. Tommaseo. 

SCRICCHIOLARE , V. n. render 
quel remore che fanno talvolta le 
scarpe in andando. 

SETOLA , s. f. il pelo che ha sul- 
la schiena il porco: le setole per 
via di quelle due aliette sfioccate 
che hanno in testa si attortigliano 
a' due capi dello Spago e con due 
nodelli ciechi vi si fermano per 
guisa che nel passare pe' buchi 
delle lesine non ischiantino. 

SETOLILO , s. m. SETOLÌNA, s. f. 
spazzolino per allucidar le scarpe. 

SGUIGGIARE , sconficcare o rom- 
per le guiggie. Politi. 

SOLÉTTA , e SUOLÈTTA , s. f. 
dicesi quel marocchino bianco o 
giallo o altro cuoio più morbido 
ove di dentro posa il piede. Il 
porvelo dicesi Solettare. 

SOLETTÀRE , v. a. metter la so- 
letta alla scarpa. 

SOLETTATÙRA, s. f. tutto ciò che 
serve di suolo o soletta alla scarpa. 

SOPRATÀCCO , e SOVRATÀCCO, 
s. m. quel pezzo di cuoio che 
quando il lacco è logoro pel cam- 
minare che altri fa tutto dall'uri 
lato VI si pone sopra con entrovi 
un Tramezzetto che lo rispiani, 
se è mancante. 

SPAGO , s. m. filo di canapa che si 
ratlorce in guisa di funiclno rin- 
forzato indi s'impegola e con esso 
si cuciono le suole e le tomaie : 
per le tomaie di scarpe e pia- 
nelle di rispetto si usa lo Spago 
incerato per non insudiciarle. 

SP1GHK1TA , s. f. linea di punti 
))iauclii intorno al lacco; v'è la 
Spighetta bianca , e la Spighetta 
fa Uà. 

STA.M1\\, s. f. ferretto col buco ta- 
gliente che rientra allargandosi a 
iroHìba e s'usa a bucare i cinturi- 
ni per legar le scarpe in sul col- 



lo del piede , o per fare i buchi 
ai calzonetti, e stivaletti da don- 
na che s' affibbiano poi colle 
stringhe. 

STAMPARE, V. a. è il far nelle 
scarpe que' buchi pei quali ha da 
passare il legacciolo con cui sì 
stringono. 

STECCA, e STECCÓNE, dlcesi a 
un legnetto che s' adopera per lu- 
strare e perfezionare le scarpe. 
La stecca è talvolta di corno. Il 
Politi dice che adoperasi per al- 
zar il collo alla scarpa. 

STELLA, s. f. è quel ferro a stoz- 
zo col quale si turano nelle suola 
o ne tacchi i buchi che lasciaro- 
no le bullette colle quali si fer- 
ma la scarpa nella Forma» 

STIVALE , s. m. calzare di cuoio 
per difender la gamba dall' acqua, 
o dal fango, che si usa per lo più 
nel cavalcare. 

STIVALE ALLA DRAGONA , è 
quello che in sommo la bocca ha 
una grossa guiggia di cuoio con 
due Àlucce aperte al di dietro. 

SUÒLO, s. m. e SUÒLA, s. f. la 
parte della scarpa che posa in ter- 
ra: i toscani dicono egualmente il 
suolo e la suola e nel plurale le 
suola; ma la Crusca non ha che 
Suolo. 

SUVERÀTO , SUGHERÀTO , ag- 
giunto che dicesi di scarpe o pia- 
nelle che abbiano corteccie di su- 
vero tra suolo e suola. 

TACCO , s. m. calcagno della scar- 
pa , e calcagnino. 

TACCO A GUARDIONE SERRA- 
TO , dicesi quello in cui non si 
vedono i punti, o la spighetta. 

Tx\CCONE , s. m, pezzo di suolo 
che si appicca alle scarpe rotte : 
Mettere un laccane alle scarpe, 
mettere un pezzo di cuoio per al- 
zare il calcagnino della scarpa. 

TANAGLIA , s. f. strumento noto 



CALZOLAIO 201 

con cui si addenta il cuoio per e Scanno^ Panchetta e Panchett ino. 

tirarlo e allargarlo quand'è ba- TB.IXCETTO , s. m. è il coltello 

gnato prima di batterlo in sul del calzolaio, cosi detto percliè 

Sasso col Martello o per montare non taglia a di lungo, ma trincia 

la scarpa in sulle furine o per gli órlicci delle suola quando si 

condurre 11 suolo infuio al lacco raffilano per agguagliarli al Guaì- 

quando è un pò corto. (Ione. 

TOMAIO, s. m. e TOMAIA, s. f. TRÓMBA, s. f. la parte dello sti- 
la parte di sopra o il davanti del- vale che veste la gamba. 
Ja scarpa. I toscani usano Toma- TROIMBA A CRESPE, dlcesi la 
io e Tomaia voce che la Crusca tromba dello stivale quando si la- 
non ha che in geo. maschile. Ta- scia la pelle floscia che casca giù 
lora per maggior fermezza la to- per la gamba a cerchi aggrinzati, 
mala si soppanna di tela incolla- TR^OMBA TESA, quella che è sop- 
tavl colla pasta. pannata e torte. 

TÒPPA, TOPPETTLXA, s. f. pei- TROMBÓNE, chiamano i calzolai 
zetto di cuoio che si cuce nella i grossi stivali da corrieri, posti- 
scarpa allorché rompesi di sopra. gllonl , e vetturini ec. 
Tommaseo. VÀNTAGGÌìSI, s. m. pi. pezzetti 

TRxVMEZZO , s. m. TRAMEZZA , di cuoio con che si accomodano 

s. f. e TRAMEZZATO , s. rti. di- le scarpe allorché romponsi da 

cesi una plantcllciia o striscia di una parte. Tommaseo. 

cuoio che si cuce tra il Guardone VERNÌCE , s. f. dlcesi del liquido 

e il Suolo. che s'usa per allucldare le scar- 

TRESPOLO, s. m. la panca su cui pe , co' setolini. V. Cera da scarpe. 
sledono per lavorare i calzolai, che VITRIOLO , s. m. sorta di mine- 
anche dicesi Predellino , Scabello rale che serve ad annerire le pelli. 



tG 



202 



CAPPELLAIO 



ABBRUSCÀRE, v. a. abbruciacchiare 
con un fuoco di paglia i peli più 
lunghi d' un cappello follato , e 
ben bene spaleltato. 
ACCAPPÀRE, V. a. tagliar rasente 
la pelle il pelo clie si vuol feltrare, 
o ripulir del carniccio le lane o i peli 
della Vigogna, del Cammello ec. 
ACCORDELLAPvE , v. a. battere al- 
l' arco , o a corda: Battere o sp-oc- 
car la lana coir arco , che anche 
(ìicesi 'Cordellare. 
APiCO, s. m. strumento da accordel- 
lare la lana e il pelo: le sue par- 
ti sono Becco Corvino , Assicella, 
Maniglia , Battitoio , Canterella , 
e Coietto. 
ARRICCIATO, aggiunto di cappello, 
e vale che ha i venti , o le falde 
o le ale tirate su; alcuni dicono 
Àrrizzato. 
ASSICÈLLA. , s. f. parte delP arco 

da accordellare la lana. 
BASTONE , s. ra. è lo stesso che 

Balletto V. 
BATTERE AD ARCO, o a CORDA, 
percuotere il pelo o la lana col- 
Parco per purgarla e sfioccarla V. 
Accordellare. 
BATTITÓIO, s. m. parte dcIP arco 

da sfioccai e la lana. 
BATTITORE AD ARCO , o a COR- 
DA, colui che batte e sfiocca la 
lana coli' arco. 
CALCARE , V. a. premere la falda 

colla calcatola. 
CALCATÒiA, &. f . e CALCATÓIO, 
s. m. pez/.uolo d'asse con due ma- 
niglie che serve a calcare» le falde 
dopo che sono battute coli' arco. 



CANTERÈLLA , s. f. quella parte 
dell' arco che fa che la corda ab- 
biali moto di vibrazione perchè ab-, 
bla un certo suono. 

CAPPELLATA, s. f. (v. d. u. ) co- 
lei che vende i cappelli o la mo- 
glie del cappellaio. 

CAPPELLÀIO , s. m. facitore o ven- 
ditore di cappelli, chi fabbrica i 
cappelli, gP informa, li ritigne, 
li risalda ec. 

CAPPELLI DI TRECCIA, diconsi 
oggidì i cappelli fatti di treccie 
di paglia. 

CAPPELLIÈRA , s. f. custodia , a- 
stuccio , scatola del cappello. Por^ 
tacappcllo. 

CAPPELLINÀIO , s. ra. arnese di 
legno al quale s' appiccano i cappelli. 

CAPPÈLLO , s. m. coperta del capo 
fatta alla forma di esso la cui par- 
te superiore dicesi Cucuzzolo ; è 
circondato dalla parte inferiore da 
un giro , che sporge in fuora , il 
quale si chiama Tesa , Ala , o Pie- 
ga* Cappello nero di feltro , di 
paglia , di lana , di castoro^ tondo ^ 
a tre punte , arricciato , a gronda 
con piuma ., bigio, bianco ^ di gran- 
di ale, stretto d'ala ecc. Fondo 
del cappello. 

CAPPELLO A TRE A QUATTR' 
ACQUE , dlcesl quello die ha tre 
o quattro tese rialzate. Magalotti. 

CA.TINELLA , s. f. arnese di terra 
colta su cui si formano le falde o 
s'Imbastisce. 

COIETTO, s. m. pezzuolo di cuoio 
che fa parte dell'arco da cordcl- 
larc la lana. 



CAPPELLAIO 



203 



CORDELLÀRE, v. a. lo stesso che 
Accordellare V. 

CUCCÙZZOLO s. m. parte supe- 
riore del cappello che e poi cir- 
condata dall' Ala o Tesa. 

DARE IL PRIMO BOLLORE A' 
CAPPELLI; tenere i cappelli im- 
mersi nella caldaia con pesi sopra 
per un' ora e mezza. 

DRIZZATÒIO, s. ra. strumento d'ot- 
tone di forma quadrata , ed ha 
uno degli orli alquanto piegato ro- 
tondo , acciocché meglio si addalti 
alla forma del cappello. 

FELTRARE, v. a. dar corpo al fel- 
tro e al cappello. 

FELTRATURA , s. f. 1' azione di 
feltrare. 

FELTPiO , s. TU. panno composto di 
lana compressa e non tessuto confila. 

FIAiSCIIÈTTO , s. m. falde soulli 
di pelo più scello onde talvolta si 
cuoprono le parti più apparenti 
d'un cappello. 

FIANCO, s. m, quella parte della 
falda dfl cappello che resta più 
densa nel mezzo. 

FOLLARE I CAPPELLI, premere 
il feltro col rolletto o bastone , 
bagnandolo e maneggiandolo per 
condensare il pelo. 

FOLLATORE , s. m. artefice che 
incorpora e fìssa la tessitura del 
patino. Garzoni. 

FOR.M.V DEL CAPPELLO, strumen- 
to di legno sul quale si pone il 
feltro acciò prenda la figura di 
cappello. 

IMnASTIUi:, V. a. vale formar le 
falde sulla catinella. 

IMHASTITÙR.V , s. f. è l'atto di dar 
fornjo alla falda. 

INCROCIARE, V. a. pler^aro in più 
versi le falde dell' imbastitura ed 
anche lo svolgere che fassi repli- 
catamente la pei^za da imbastire. 
INFORMARE, v. a. mettere il cap- 
pello nella forma. 



NUOVA TINTURA E RACCONCIO 
DI CAPPELLI, il ritingere il ri- 
* saldare e rinformare che si fa de' 
cappelli. 

PALETTA, s. f. strumento da ac- 
conciare il cappello prima di met- 
terlo nella forma. 

PASSACORDÒNE, s. m. specie di 
ago grosso che serve a passare il 
cordone con cui si appunta il cap- 
pello. 

PELO VANO, pelo grosso e ruvido 
che trovasi nelle pelli il quale non 
feltra mai, ma sempre dà in fuori. 

PEZZA DA IMBASTlPvE, pezzo di 
tela in cui si avvolgono le falde 
per feltrarle a caldo. 

PORTACAPPÈLLO , s. m. spezie di 
custodia in cui s'assetta il cappel- 
lo, Cappelliera. 

RINSALDAPtE , v. a. dar nuova sal- 
da a un cappello. 

RITÌNGERE v. a. dar nuova tinta 
al cappello. 

ROLLETTO, s. m. bastone che ser- 
ve a premere il feltro per conden- 
sare il pelo. 

SFOGGIARE, v. a. allargar il cap- 
pello per metterlo sulla forma. 

SPALETTARE v. a. servirsi della 
paletta prima di mettere il cap- 
pello sulla forma. 

SPUNTARE, V. a. levare il pelo va- 
no dalle pelli di lepre. 

STAMPO PER L'IMBASTITURA, 
pezzo di tela nuova che ponesi tra 
le falde de' cappelli , acciò non 
s'appicchino insieme. 

STIRARE , v. a. mettere in forma, 
e diccsi del dar di bastone e pur- 
gar il cappello o sia l'imbastitura 
alla folla. ' 

SVANARE, V. a. levar via il pelo 
vano della Vigogna. 

TEGLIONE DI FELTRO , dlcesi 
per simillludine un cappello gran- 
de colla tesa piana. 



204 



MURATORE 



ACCASARE , V. a. fabbricar case. 

ACCECARE UNA FINESTRA, va- 
ie murarla, aftinché non entri la 
luce. 

ACCIOTTOLARE, V. a. coprire con 
selci o ciotioll. Ciottolare. 

ADDENTELLARE, v. lasciar nelle 
fabbriche l'addentellato. 

AMMATTONARE, v. a. far pavi- 
mento di mattoni di qualunque 
specie come Mezzane, Quadroni ec. 
Ammattonare per coltello a spiga. 

AMMATTONATO, s. m. queir in- 
crostatura di mattoni che si fa so- 
pra il terreno. Ammattonato di 
pianelle. 

APPIANATÓIA, s. f. strumento col 
quale s'uniscono e appianano gP 
intonaclii. 

ARCIIIPÈNZOLO, s. m. strumento 
col quale i muratori aggiustano 
il plano o il piombo de' loro lavori. 

ARENAR PIETRE, MARMI ecc. pu- 
lirli, strofinandoli con rena. 

ARM:U)URA, s. f. quel legname ocJ 
altro che mettesi per sostegno, for- 
te/za o difesa delle fabbriche. 

ARRICCIARE, V. a. dare il òecon- 
do intonico della calcina a' muri: 
dare V Arriccio o V Arricciato y o 
/' Arricciatura. 

ARROTATO, aggiunto che si dh 
alle pietre cotte che sono squa- 
drate e pulite da- una parte per 
mctteilc in uso. 

ASCIALONE , s. m. legno in foggia 
d'una mensola che si conficca ne- 
gli stili accomodati alle fabbriche 
affine di posarvi sopra altri legni 
per far palchi. 



ATTIZZATOIO, s. m. fondo della 
fornace, che è quella parte onde 
incominciano ad alzar le fiamme; 
quella parte che è come la sede, 
e il centro del t'uoco. 

BARRÙCOLA, s. f. specie di car- 
retta composta d'un timone e di 
due ruote stabilite in una sala af- 
forzata con grossi e saldi pezzi di 
legname per uso di trasportar del- 
le travi, o altri gravissimi pesi. 

BIANCO , s. m. calce di marmo 
bianco con cui s'imbiancano i muri. 

BIGONCIA , s. f. e BIGONCTUÒLO, 
s. m. vaso di legno composto di 
doghe che serve per portar acqua 
alle fabbriche. 

CALCE SLATTATA O GRASSEL- 
LO, pasta butlrosa di calcina che 
serve pei lavori più fini è gentili. 

CALCINA, CALCE, s. f. pietra cot- 
ta e calcinata per via di fuoco in 
fornace , la quale poi lievitata a 
poco a poco con acqua e mesco- 
lata con arena serve a collegare 
ogni sorta di pietra sasso e lavo- 
ro pegli cdifìzii ; ed in tale sfato 
ritiene pure il nome di Calcina. 
Calcina Magra quella che è 
mescolala con troppo più arena 
del convenevole , Grassa quella 
che è mescolata con manco arena 
del convenevole. Viva quella che i 
non è spenta coli' acqua, Spenta 
quella che ha avuto 1' accjiia. 

CALCINACCIO , s. m. pezzo di cal- 
cina rascluila e secca che è stala 
in o[)era nelle muraglie. 

CALCISTRÙZZO, s. m. calce lie- 
vitala poi spruzzala con acqua a 



MURATORE 



205 



poco a poco, indi mescolata con DISEMBPvICÀ HE , v. a. scoprire il 

rena e serve a collegare pietre e colmo della casa. 

sassi. EDIFlCAPiE, v. a. fabbricare, e 

CAPOMAÈSTRO, s. m. capo e so- dicesi propriamente degli edifici, 

prlntendenle di fabbriche. e muraglie. 

CAPPiA, s. f. arnese formato d'una FABBRICARE^ v. a. edificare, pro- 

travella piana o travicello posato ,pi'o delle opere manuali. 

per lo piano o a pendìo sovra tre, FALDA , s. f. quella specie di sfo- 

e talvolta quattro piedi a guisa glia di calcina o gesso che si so- 



di trespolo a uso di reggere pon 
ti o palchi posticci. 



prappone agli smalli vecchi e rot- 
ti d'un pavimento. 



CAZZUÒLA, s. f. mestola di ferro FIANCARE, v. a. far forti i fian- 



chi , e si suol dire degli archi e 
delle volte. 
FONDARE, V. a. cavar la fossa fi- 
no al sodo e riempierla di mate- 
ria da murare, gettare i fondamenti, 
della centina , che è legno arcalo FORNACE , s. f. cdlfì/.lo nel quale 

si cuocono calcina , o lavori di 
terra ; ma propriamente dicesi 
Mattonaia , quella pe' mattoni ; 
Tegolaia j quella per le tegole; 
Calcara, quella della calcina. 



di forma triangolare colla quale 
si plejlla la calcina. Mestola. 

CENTINÀRE, V. a. ridurre o adat 
tare checchessia in forma di cen 
lina, o dargli Patto ed il garbo 
della centina , che è legno arcalo 
con cui s'armano e sostengono le 
volte. 

COLA, s. f. strumento in forma di cas- 
sa, con quattro piedi aperta d; sopra, 
con una lama di ferro in fon- 
do foracchiata a guisa di grattu- FORNACIÀIO, s. m. chi fa Parte 
già. col quale si cola la calcina della fornace, 
spenif». FOSSA, s. f. buca da calcina. 

COLARE LA CALCINA, far pas- GESSAILÒLO, s. m. (v. d. u.) co- 
sare la calcina spenta perla cola. lui che cuoce il gesso, e lavora 

COLLOCARE I MATTONI PER Ritorno alla miniera di gesso. 
COLTELLO. 

COMMETTERE, v. a. mettere in- 
slemc , incastrare, combaciare i 
legnami, pietre, e simili cose, lo 



che anchf^ dicesi congegnare. 
CONCIATÈTTI , s. m. artefice che 

accomoda i tetti. 
COPERTURA, s. f. coperta liscia 

e pulita che si fa suÌT arricciato 

del rjniio. 

CORTECCIA DELLA MURAGLIA, 

Puua e l'altra parte di fuori che 
rimane a vista dell'occhio neirin- 
lericre ed esterior parte della fab- 
brica. 

DEMOLÌRE, v. a. atterrare le fab- 
briche. 

DISCULMINÀRE, v. a. portar via 
il tetto o il colmo della casa. 



GESSO , s. m. materia slmile a cal- 
cina fatta per lo più di pietra cot- 
ta in fornace la quale serve per 
le fabbilche: Far forme o cavi da 
gettarvi opere di rilievo. Gesso 
da far presa , Gesso bianco o da 
imbiancatori , cuocere , jiolverizza- 
re , impastare il Gesso , dar di 
Gesso , Ingessare. 

GETTO , s. m. muraglia composta 
di ghiaia, e calcina. Muraglia di 
getto. 

GIORNELLÈTTO , s. m. Io stesso 
che Schifo V. 

GIORNLLLO, s. m. vassoio che ha 
tre sponde. 

GRASSÈLLO , s. m. dicesi al fior di 
calcina per uso di commetter le 
pietre conce. 



206 aiURATORE 

GRATTÙGIA, s. f. strumento di IMBIANCATÓRE, s. m. maestro di 

ferro traforato che serve per met- dare il bianco alle muraglie di- 

tcrlo in fondo alla cola della stendendo il bianco col pennello 

calcina. sopra il muro intonacato. 

GRATTUGIAR GLI EDIFIZI, ra- IMBIANCHINO, V. Imbiancatore. 

sliare le mura per pulirle da una Tokimaseo. 

corta muffa che le annerisce col IMPIANELLARE , v. a. metter le 

tempo. pianelle, coprire i tetti di pianelle. 

GRILLO, s. m. specie di ponte de' IMPIOMBARE, v. a. fermar con 

Muratori fatto di le^no dal piano piombo, come i ferri nelle mu- 

dcl quale pendono due piedi che raglie p altro, 

nell'attaccatura fanno angolo pia- IMPOSTARE, v. a. posare, o ap- 

no, e si distendono all' ingiù e se poggiare sopra alcuna cosa gli ar- 

ne servono per calarlo a forza di chi , o le volte, 

braccia con canapi sopra le cupo- LÀNCIA , s. f. spranga di ferro con 

le, dove non possono farvi buche che si rimena la terra da far mat- 

per stabilirò i ponti ne' bisogni toni. Rimcnarej o mestar colla 

^®'"°* , lancia. 

INCALCINARE, v. a. mettere in Li^STRlCÀRE, v. a. coprire il suo- 

calcina, coprire con calcina. lo della terra con lastre, conge- 

INCALCINATURA, s. f. la coperta gnare insieme, mattoni e simili. 

di calce che si dà alla muraglia. LASTRICATÓRE, s. m. chi lastri- 
INCAMICIARE, v. a. ricoprire per ca la strada, cioè la copre di la- 
di fuori checchessia con crdce o stre , diverso dall' acciottolarle. 
^a't';'>- . LATTATA, s. f. falda di gesso che 
INCATENARE, y. a. fortificar con si fa ne' granai, o ne' Idbghi di 
catene , e propriamente diccsi del- poca importanza in vece di mat- 
le muraglie. tonato. 
INCRETARE, v. a. coprir di creta. LAVORO DI COTTO, quello fatto 
INCPvOSTARE , V. a. accomodar so- di mattoni o di pietre cotte. 
pra pietra muro osimll cose, mar- LIEVITARE O RIPOSARE, dicesi 
mi ridotti in falde sottili, o simili. quando dopo spenta la calcina si 
INGESSARE, v. a. impiastrar con lascia per qualche tempo esposta 

,P^**ss«.^ ^ all'aria. 

INGESSATURA, s. f. lo ingessare LIMÀPiE , v. a. arrotar mattoni, 

qualche cosa in un muro o simi- pianelle, quadri, tambelloni, e 

le e dicesi anche della cosa inges- siuiili. 

^^^^: MAÈSTPtO, s. m. capo di murato- 

INSINICIARE, v. a. selciare, ac- ri. Skgnkri. 

ciottolare, ciottolare. MAESTRO DI MURO, colui che 

INriJlIlARE, V. a. impiastrare con esercita il mestiere del murare. 

^^''^^' Barherino citato dal Guer. 
IN'IOMCARE, e INTONACARE, MANOVALE, s. m. quegli che ser- 
V. a. dar Pullinria coperta di cai- ve al muratore portandogli la ma- 
cina sopra l'arricciato del muro in leria per murare. 
guisa che sia liscia e pulita. MARRA, s. f. strumento che ado- 
JN-TREDIRE LA CALCINA, versar- perano i manuali a far la calcina 
VI l'acqua ed impastarla.. simile alla rusticana ; ma più siiac 



MURATORE 



207 



ciato e ncir estremità ritonJoil/ar- 
ri cella dim. 

MARTELLINO, s. m. sorta di mar- 
tello d' acciaio che da una parte 
Ila la bocca cioè il piano da pic- 
chiare , dall'altra il taglio; ove 
n'ha a due tagli. 

MATTOMÈRO, e RE, s. m. arte- 
fice che fa i mattoni^ fornaciaio 
de' mattoni. Bemdo. 

MÉSTOLA, s. f. strumento altri- 
menti detto Cazzuola V. 

M0NDIGLL\ DI CALCINA, la par- 
te inservibile della calcina. 

MURÀGLIA, s. f. muro: Muraglia 
reticolata , a rete , in piano , 
collegata, di getto, fatta a scar- 
pa , di pietre quadrale ecc. 

MURAGLIA AMMANDORLATA , 
quella nella quale le pietre riqua- 
drale o mezzane o più presto mi- 
nute si pongono, non a giacere so- 
pra un lato ma stando sopra un 
canto espongono la fronte secondo 
il rrfTolo e il piombino. 

MURARE , V. a. commettere insie- 
me sassi , mattoni colla calcina 
per far muri , ed edifici. 

MURARE A CASSA, modo di mu- 
rare che si fa alzando da due lati 
alcune tavole per coltello in tanta 
distanza quanto si vuole che sia 
grosso il muro riempendone poi 
il vano di calcina e ghiaia o di cal- 
cina frombole e cementi alla ritjfusa, 

MURARE A SECCO, murare con 
pietre sole, senza calcina. 

MURARE UNA PORTA, UNA FI- 
NESTRA O SIMILI, turare il va- 
no con calcina mattoni o sassi. 

MURATORE, s. m. colui che eser- 
cita 1' arie del murare. 

MURO ACI:M1NAT0, quello che è 
appuntito superiormente , ove pog- 
giasi il letto. 

MURO ;VRRlCCIATO, muro a cui 
sia stata data la prima crosta roz- 
za della calcina. 



MURO CIECO , quello che non ha 
a[)ertura d' usci o finestre. 

MURO DI CINTA , quello che chiu- 
de una corte , un giardino, esimili. 

MURO DI FILARETTO, quello che 
è fallo di pietre, e sassi incerti. 

MURO, O MURAGLIA A BOZZI, 
quella falla con pezzi lavorati alla 
rustica, che chiamansi^or re, oZ?oc^i. 

MURO SOPRAM.MATTONE,muro di 
mattoni , o grosso quanto un 
mattone. 

NESTAIUÒLA, s. f. strumento che 
tengono in mano i muratori sopra 
il quale sta la calcina. Nettatoio ^ 
Sparviero. 

NETTATÒIA, s. f. e NETTATO- 
IO, s. m. rettangolo di legno con 
manico orizzontale da tener in 
mano e serve come lo sparviere 
a tenervi la calcina da intonacare. 

PALCONCELLATÙRA , s. f. il di- 
sporre i panconcelli cioè assi sot- 
tili con cui copronsi l'impalcature. 

PAVIMENTARE, v, a. far pavimcnli. 

PÈNDOLO, s. m. peso pendente da 
un filo a uso per lo più di pigliare 
il perpemlicolo, 

PENNELLO DA IMBIANCARE , di- 
cesi d'un pennello più grosso e 
di lunghi peli che serve per dar 
bianco a' muri. 

PERPENDÌCOLO, s. m. piombino 
o pietruzza legala all' archipenzo- 
lo con un filo con cui i muratori 
aggiustano il piano e il piombo 
dei loro lavori. 

PU.CONE , s. m. strumento di ferro 
con punte quadre a guisa di sub- 
bia col ([naie si ronqiono i sassi 
e fnnsi altri lavori di pietre, 

PICCONE A LINGUA DI BOTTA, 
sorta di martello adoperato da 
muratoli. 

PICCOZZINO, s. m. piccola scure. 

PICÒZZA , s. f. martello tagliente 
da una parte detto anche Ficozza 
a occhio. 



208 



MURATORE 



PÒyrE , s. m. bertesca su cui stan- 
no a murare i muratori. 

PIOMBARE ALCUNA COSA , ri- 
scontrare col piombo se ella sia a 
perpendicolo, Piombare le alzate 
cioè le muraglie. 

PIOMBINÀRE , V. a. pulire i priva- 
ti con uno strumento detto Piom- 
bino , col quale si fa la tasta dov'è 
l'impedimento, e tentasi di ri- 
muoverlo. 

PIOMBO, e PIOMBINO, s. m. di- 
cono 1 muratori a quel cilindretto 
di piombo legato ad una cordicel- 
la col quale aggiustano le diritture 
e trovano le altezze de' fondi. Ar- 
chipenzolo. 

PUNTATA, s. f. misura di presso a 
tre braccia di mura. 

PUNTELLARE, v. a. porre sostegno 
ad alcuna cosa o perchè ella non 
caselli, o perchè ella non s'apra, 
o chiuda. 

PUNTAZZA, s. f. armadura di fer- 
ro che si mette in punta a pali di 
legname quando si debbono ficcar 
nel terreno per fondarvi muraglie 
ripari o simili. 

HENÀCCIOLO , s. m. rena di fiume 
da impastar calcina. Spadafora. 

RESTAURARE, v. a. rifare a muri 
od altro le parli guaste e quelle 
che mancano , o per vecchiezza , 
o per altro accidente. 

RI.MPELLO,s. m. muro che si ri- 
prende da' fondamenti per rimet- 
tere in plomljo una vecchia mura- 
filia che spiomba. 

RINCALCINÀRK, v. a. rimetter la 
calcina, calcinare o intonacar di 
nuovo. 

RINEI ANCARE, v. a. aggiugner for- 
In/.za agli «'difìci , o slmili dai fian- 
chi y ossìa dalle bande. 

RLNZAFFÀRE , v. a. dare la pri- 
oia crosta rozza di calcina sopra 
le muraglie. Incalcinare. 

RINZAFFATURA, s. f. primo in- 



tonaco alquanto aspro che si da 
alle muraglie con calcina , rena 
di fosso e mattoni spezzati. Rinzaffo» 

RINVERZÀRE , v. a. dicesl propria- 
mente del riempiere con ischcggie 
di pietra il vano che resta tra pie- 
tra e pietra nel murare. 

RIPOSAR LA Ci^LClNA , dicesi 
quando dopo spenta si lascia per 
qualche tempo esposta all' aria. 
Lievitare. 

RIPRESA DI UN MURO , TET- 
TO ,' O CISTERNA ecc. specie di 
rivestimento di mattoni o pietre 
per ritto addosso ad un muro. 

RISTUCCARE , v. a. stuccar di nuo- 
vo, e talora semplicemente stuccare. 

SBULLETTARE , v. dlcesi propria- 
mente ad un certo gettare che fan- 
no gì' intonachi di calcina d' una 
porzioncella di loro superficie a 
somiglianza d'una testa di bulletta. 

SCALCINARE , v. a. levar la calci- 
na da' muri guastando rintonaco. 

SCANDIGLIO , s. m. massa di 
sassi ridotta in quadro per fissare 
il loro prezzo, Scandagliare i sas- 
si ridurli a scandigllo. Magazzino^ 
Mora di sassi a di pietre. 

SCANICARE, V. a. e n. spiccarsi dal- 
le muraglie e cadere a terra gP in- 
tonachi. Scortecciarsi. 

SCHIFO, s. m, strumento di legno 
che serve a manovali per portar 
la calcina quando si mura. Gior- 
nelletto , Vassoio. 

SCORTINÀRE, v. a. disfare la 
cortina. 

SECCHIA, s. f. strumento di legno 
fatto a doghe, cerchiato di ferro 
per attingere, e portar acqua. 

SELCIATORE, s. m. artefice che 
acciolola le pubbliche vie. 

SFERRUZZATO, aggiunto che si 
dà a'que'pezzi di calcina non be- 
ne spenti , i quali sono 'particelle 
di alcuni ^ Sassi che nella fornace 
son venuti eccessivarncntc cotti. 



MURATORE 



209 



SMALTO, s. m. compnsio di ghiaia STUOFINÀCCIO, STROFINÀCCIO- 
e calcina mescolate coli' acqua e LO, SFREGATOIO, s. ni. cen- 
cio molle per uguagliar l' intona- 
catura: die se è un'asslccella (jua- 
draia e scantonala cliiamagi Appia- 
natoia e da alcuni Sreitatoia. 

SMURARE, V. a. guastar , e disfar STROFINARE, v. a. uguagliare 1' 



poi rassodate insieme. 
SMATTONARE , v. a. levare i mat- 
toni al pavimento, contrario d' 
ammattonare. 



le mura. 



in lonnc atura collo Strofinaccio. 



SOFFITTARE, v. a. disporre una STUCCARE, v. a. propriamente ri- 

solfitla , far soffitte. tur.Tr, o appiccare con islucco. 

SPARVIÈRE, e O, s. m. assicella TEGOLÀIA, s. f. fornace dove si 

squadrata o scantonata con mani- fauno tegole. 

co fitto per disotto ad uso di te- TEGOLÀIO , s. m. colui che fa te- 
nervi la calcina da arricciare o gole, og:,'i coniunementc i^ùrwf/c/a/o. 
intonacare. Ncttatoia , Nestaiuola. TRAVERSE DE' PONTI , (pie' legni 

SPEGNER LA CALCE, smorzarla che concalenano le abetelle. 

coir acqua. TPvLÒGOLO , s. m. buca da calcina. 

SPIANARE, V. a. trattandosi di e- VASSOIO, s. ni. strumento di legno 
difici vale rovinarli fino al 



della terra. Spiantargli. 



piano 



SPIANARE I MAiTONI. dar lo- 
ro la forma e distenderli in ter- 
ra. Voc. Cr. 

SPIANATA, O SUOLO DI MATTO- 
NI, quella che dicesi comunemen- 
te mano di pietre. 

SPUNTELLARE, V. a. levare i pun- 
telli. 



di figura quadrangolare e alquan- 
to cupo con che i manovali tra- 
spoitano la calcina quando si 
mura. 

VÒLGERE , V. a. far la volta agli 
edifici. 

VOLTERr«.ÀNA , s. f. volta lavorata 
a gesso , e talvolta colle sue ghia- 
re di mattone messe per coltello. 



210 



FALEGNAME 



STRUMENTI DE FALEGNAMI 



ACCÈTrA, s. f. piccola scure da 
tagliar legnami dal suolo, o spez- 
zargli o dividergli. 
APPOGGIATÓIO , s. m. lungo pez- 
zo di legno a cui si appoggiano 
gl'istroraenli nel tornire. 
ÀSCIA, O ASCE, s. f. strumento di 
ferro col manico di legno per ta- 
gliare , fatto in forma di zappa, 
ma più largo e piìi corto. 
BADILE, s. m. scalpello grosso ed 
augnato ad uso d' incavare il le- 
gno che si vuol calettare. 
BARLÈTTO , s. m. strumento di 
ferro grosso in forma di lettera. L. 
del quale, fanno uso i legnaiuoli 
per tenere fermo sul banco il le- 
gno che si vuol lavorare. 
BARLÒTTA , s. f. pialla grossa con 
manico e ferro di taglio ingordo. 
BASTÓNE, s. m. nome generico di 
lutti i ferri o pialle col taglio a 
mezzo cerchio per uso di fare scor- 
niciamenti tondi , e dlconsi cosi 
perche con essi specialmente si 
fanno que'membri degli ornati det- 
ti Bastone , Tondino , Bastoncino 
e simili. 
BIETTA , s. f. quel pezzo di ferro 
che tiene incassato e fermo il fer- 
ro della pialla. 
BOCCA DI:L MARTELLO , quella 
parte colla quale si balte per pla- 
no, opposla al taglio che dicesi 
Penna. 
BOCCHE , s. f. pi. nome che si dk 
alle principali parti delle morse 



che s'aprono e si serrano con vi- 
te per istringere e tener saldo 
un lavoro sopra di cui si ha da 
far forza cogli strumenti. 
BRÙCIOLI, s. m. pi. quelle sottili 
strisele che il legnaiuolo cava da 
qualsivoglia legno lavorandolo col- 
la pialla. 

CACCIATÓIA , s. f. strumento di 
ferro a guisa di scalpello e di 
grandezza per ordinario d'un di- 
to d' uomo e più grosso da capo 
che da piede, il quale serve per 
cacciar ben addentro i chiodi spe- 
cialmente nel legno. Adoprasi an- 
cora per cacciar fuori dal suo luo- 
go un chiodo, una chiavetta, un 
perno e simile. Cacciatola dritta f 
torta , grossa , sottile , e di qua- 
lunque misura: i magnani la di- 
cono Spina. Cacciatoio. 

CAGNÀCCI A, s. f. pialla co' mani- 
chi per pulire il legno dopo a- 
verlo intraversato. 

CALANDRINO e CALANDRO, s. m. 
specie di squadra mobile di legno 
i cui regoli sono soprapposli a dif- 
ferenza del Pifferello e della Squa- 
dra zoppa , i cui regoli sono in- 
ternati , e s'incastrano l'uno col- 
r altro. 

CÀNTERA, s. f. specie di scalpello 
o sgorbia triangolare da rivotare 
il legno. 

CAPITÈLLO, s. m. la maniglia, 
cioè quella parte del segone che 
i segatori tengono in mano. 



FALEGNAME 211 

CÉPPO, s. m. chiamano i tornitori GALLÒCCIA, s. f. strumento di le- 

il piede del torno , e diconsi au- gno o di ferro ripiegato ad uso 

che ceppi que'zoccoletti di legno de' costruttori. 

in cui sono fermate le parti che GANÀSCE , s. f. pi. le bocche d* 

reprgono il lavoro nel tornire. una morsa fatte per afferrare e 

CÉPPO, s. m. quel legno in cui è im- stringere checchessia. 

biettato il ferro della pialla. GATTÙCCIO , s. ra. sorta di sega 

CEPPO DA UGNARE A CASSET- per lo più stretta e senza telaio di 

TA, pezzo di legno che serve a legno, ma con un manico come 

ripulire le augnature che vengono quello degli scalpelli, 

nella diagonale d'un quadro. GORBL\ , s. f. scarpello fatto a gui- 

CÒLLA, s. f. composto di diverse sa di cerchio per uso d'intagliare 

materie tenace e viscoso che ser- e tornire che anche si dice Sgorbia. 

ve a diversi usi per attaccare e GRAFFIETTO, s. m. strumento di 

unire principalmente i legnami. legno trapassato da un rcgolelto 

COMPASSO , s. m. strumento che di forma quadra nel quale è fer- 

forma il cerchio detto volgarmeii- mo un ferro a somiglianza d'un 

te le seste. Gambe, Aste e Punte chiodo, che serve a segnare le 

del compasso : torto da legnaiuoli , grossezze ne' legni e in altro che 

sicuro con vite, a tre punte , a si voglia lavorare. 

molla, doppio, che si allunga, ecc. GRAN'CHIO , s. m. chiamano i le- 

COSCE , s. f. pi. i due pezzi di le- gnaiuoli quel ferro piegato , fora- 

gno più alti e più saldi che sono to, dentato che è conficcato nella 

da fianco di qualunque lorcolo, panca da piallare il legname e 

strettoio o simile. serve per appuntellarvi il legno 

DOCCE, s. f. pi. alcuni strumenti perchè non iscorra mentre vuoisi 
o specie di scalpelli che dal pria- lisciarlo o assottigliarlo colla pialla, 
cipio sono alquanto larghi, e van- GPiANCHIO , s. m. la penna del mar- 
no tuttavia restringendosi, torti a tello di cui i legnaiuoli si servo- 
guisa di doccia coir estremità dei no per mettere in lieva o cavar 
lati tagliente. chiodi, la qual penna è stiacciata 

FALCONE, s. m. grosso pezzo di e augnata, divisa per lo mezzo e 

legno riquadrato e armato di ta- piegata alquanto all' ingiù, 

glio che si stabilisce talvolta nel- GRUCCE DA STOIA , pezzo del 

la sommità delle macchine da al- tornio che regge gli strumenti con 

zar pesi. cui si lavora. 

FILO DI SINOPIA, filo intinto nel- GUIDA, s. f. strumento per tener 

la sinopia (terra rossa) col quale in piombo le razze de' carri, o 

i segatori segnano il pancone per cocchi nel cacciarle nel mezzo, 

segarlo. Randa. Inforcatura della Guida. 

FÒGLIAjS.f. strumento da tornire con- GUIDA, s. f. succhiello grande che 

formato a guisa d'una fogliolina. fa 1' uffizio di forare i legami gros- 

FORCELLA , s. f. pialla col taglio si come sono le piane. 

per far lo sguscio o scorniciare GUIDA , s. f. strumento di finissimo 

latta a somiglianza della lettera C. acciaio come una striscia in supcr- 

FUSO, s. m. pezzo di legno del ficie addentata da una parte o piut- 

lornio che passa nell'occliio, s'è tosto solcata per traverso alla qua- 

inlcro, e per le lunette, se diviso. le s'accosia la cornice di metallo 



212 



FALEGNAME 



che si dee far passare per lo slru- 
niento tletto castelletto per darle 
l'onda. Gli ebanisti che lavorano 
materie più tenere fanno esse gui- 
de (h Icij'io. 

INCORSATOLO , s. m. strumento o 
pialla da far le incanalature o lin- 
guette. E ve n'ha di due specie 
Maschio e Femmina, il primo fa 
l'incanalatura, il secondo fa la 
linguetta. V'èuna specie d' incor- 
satoio il cui profilo è una Cima- 
sa ed è ferro da scorniciare. 

ES'GORBIATÙRA, s. f. il luogo vo- 
to della gorbia. 

INGORDÌXA, s. f. lo stesso che 5cit/"- 
fina, raspa o lima da legno detta 
cosi perchè adoperandola leva 
molto per volta. 

INTAVOLATO, s. m. pialla col ta- 
glio a somiglianza della gola ro- 
vescia a uso di fare quell'ornamen- 
to d'architettura che pure è det- 
to Intavolato. 

LABBRI DELLA MORSA, le due 
superiori estremità che servono a 
stringere. 

LICCIAIUÒLA , s. f. strumento di 
ferro fatto a foggia d'una bietta 
sfesso da una delle testate, del qua- 
le i segatori di legname si servo- 
no per torcere i denti della sega, 
lo che dicono Àlliciare per far la 
strada. 

LIMA , s. f. strumenlp meccanico di 



per incastrarlo nell' incavatura del- 
l' altro. 

LUlNÈTTE , s. f. pi. i fori quadri 
do' zoccoli del tornio. 

MARTELLO DA LEGNAIUOLI , 
martello di ferro di forma noa 
molto grande quadrangolare con 
bocca piana da picchiare, e colla 
penna stiacciata e augnata divisa 
per lo mezzo e piegata alquanto 
air ingiù per metter a lieva e ca- 
var chiodi, e questa siffatta penna 
si chiama Granchio. 

MÀSTICE, s. m. colla che fanno i 
legnaiuoli con cacio acqua, e cal- 
cina viva. 

MAZZA, s. f. martello più grosso 
per cacciare con maggior forza i 
chiodi. 

MOLINO DA SEGA , edifizio suU' 
acqua ove si segano legnami grossi. 

NORMA, s. f. strumento col quale 
i legnaiuoli aggiustano e dirizza- 
no r opere loro , che oggi dicia- 
mo Squadra. 

NÒTTOLA DELLA PIALLA, quel 
pezzo snodato che è retto da una 
chiavarda o sostiene il ferro e la 
bietta. 

ÒCCHIO, s. m. dicesi anche il fo- 
ro o apertura per lo più nel mez- 
zo della martellina o del martel- 
lo, dove si ferma il manico. 

PANCONE , s. m. panca grossa so- 
pra la quale i legnaiuoli lavorano 



il legnarne. 



verga d'acciaio dentato e di 3uper 

fìcie aspra che serve per assotti- PÈTTINE , s. m. strumento dentato 

gliarc e pulire il legno. Quadrel- che si usa per fare le viti sul tor 



la o quadrilatera , Lima grossa, 
guadrunfplare , triangolare ^ gros- 
ta^ da traforo, mezza tonda, da vol- 
tare , a coltello, lima sciolta, o 
con manico. Stucca ( cioè assaia) 
a mezzo taglio cioè a denti meno 
fìlli , a punta, a foglia di salvia, 
intelaiala. 
LINGUÉTTA, s. f. sorta di dente 
fatto colla pialla lungo un legno 



ti 



nio ed avvi il pettine maschio , e 
il pettine femmina. 

PIALLA, s. f. strumento di legno 
che ha un ferro incassato con cui 
s'assottigliano, appianano, pul 
scono e addirizzano i legnami. Es- 
so componesi di Ceppo , Bietta , 
Vano, e Nottola V. 

PIALLÉTTO, s. m. piccola pialla 
formata a posta per lavorare cornici. 



STRUMENTI DE' FALEGNAMI 



213 



PIALLÓNE, s. m. larga pialla. 

PICCOZZINO, s. m. piccola scure, 
onde si servono i falegnami e car- 
radori. Mannarese, Mannaietta, 
Scuricclla. 

PIEDE DI PORCO, palo di ferro, 
che da una parie si ripiega a gui- 
sa di zampa, e introdotta fra i 
grossi legnami orizzontalmente ac- 
catastati , serve a rimuoverli dal 
loro sito. 

PIÈTICA, PIÈDICA, e PIÈTICHE, 
s. f. strumento di legname com- 
posto di due piane o travette 
che da una testa sono unite insie- 
me a foggia ili seste per potersi 
allarcrare e stringere con alcuni bu- 
chi da imo a sommo. Queste con 1' 
aluto d'un altra piana o travetta 
detta Canteo la quale si posa so- 
vra loro a traverso retta da certi 
piuoli fitti ne' sopradetti buchi ser- 
vono per tener ferme e salde le 
travi o i panconi mentre si segano. 

QUARTABUÒNO, s. ra. strumento 
o squadro di legno di più gran- 
dezze che ha angolo retto e due 
lati eguali che lo compongono e 
serve per lavorar di quadro. Squa- 
drone. 

RASPA, s. f. specie di lima grossa 
da legno. Lima raspa , Scujfina , 
Scofflna, Razzola. 

RÈGOLO, s. m. lista di legno più 
lunga che larga di superficie pia- 
na e per lo più riquadrata e sot- 
tile. Higi. 

RÌCCI, s. m. pi. la piallatura delle 
assi che tiransi in piano e che si 
levigano, i quali ricci sortono dal- 
la pialla parte innancllati o in se 
stessi ritorti, e parte a foggia di 
scalette. 

SAEITA , s. f. ferro, col quale fassi 
il minor membro alle cornici. 

SCARPÈLLO, e SCALPÈLLO, s. m. 
strumento di ferro, tagliente in 
cima, col quale si lavorano i le- 



gni. Asta si dice al manico: e 
Codolo la parte che entra nel ma- 
nico di legno. Scarpelletto dim. 
Scarpellone accr. 

SCARPELLO A SCARPA, scarpello 
tozzo , e da far forza nel far bu- 
chi por le riprese. 

SCUFFINA, s. f. raspa o lima da 
legno. 

SCURE , s. f. strumento noto di fer- 
ro per lo più da tagliar legname. 

SCURE, s. f. strumento di ferro den- 
tato col quale si dividono i legni 
e slmili. 

SEGA , s. f. strumento di ferro den- 
tato notissimo; Maniglia dicesi il 
manico. Scatto e Randello quel- 
lo che serve a stringerla. Sega da 
tagliare è quella a mano , Sega 
da fendere quella che è nel telalo. 

SEGA DA VOLGERE O DA CON- 
TORNI , sega assai stretta la qua- 
le con facilità si volta in giro o 
altrimenti. 

SEGA GRANDE dicesi quella che si 
adopera per ricidere i legnami 
grossi addattandoli sopra le pieti- 
che, Segóne. Capitello e Mani- 
glia è quella parte che i segatori 
tengono in mano , ma la prima 
si dice del segatore che sta so- 
pra, e l'altra di colui che sta 
di sotto. 

SEGONE, s. m. sega senza telaio in 
luogo del quale ha due manichet- 
ti e serve per recidere a traverso 
il legname per farne toppe , o 
rocchi. 

SERGÈNTE , s. m. strumento che 
serve a tener fermo il legname 
che si vuol unire con colla o con 
altro. 

SÈSTA, s. f. o SÈSTE, s. f. pi. 
strumento da misurare cosi detto, 

Eerchè l'apertura delle sue gam- 
e misura in sci volte con poco 
divario la circonferenza del circo- 
lo che si descrive. Compasso. 



2\i 



FALEGJfAME 



SGÓRBIA, s. f. scarpello fatto a doc- 
cia per intagliare il legno, 

SQUADRA, s. f. strumento col qua- 
le si formano e si riconoscono gli 
angoli retti. 

SQL'ADRÒìSE , s. m. squadra gran- 
de di legno come il Quartabuono. 

SQUADRUCGIA, s. f. pezzo di le- 
gno incavato in mezzo, che s'usa 
a prendere le misure. 

STUCCO , s. m. composto di diver- 
se materie tegnenti per uso d' ap- 
piccare insieme, o di riturar fes- 
sure. 

SUCCHIELLO , s. m. strumento di 
ferro da bucare fatto a vite, ap- 
puntato dall' un de' capi e dall'al- 
tro con manico per lo più di legno. 

SÙCCHIO , s. m. strumento di fer- 
ro da bucare. V. Succhiello, Suc- 
chiellino , Succhiellina, Succhiel- 
letto dim. 

TANAGLIA, s. f. strumento di fer- 
ro per uso di stringere, di sconfic- 
care e di trarre checchessia con 
violenza. Tanaglietta dira. 

TEGGHIA, s. f. arnese di rame di 
superficie convessa sostenuto da al- 
cuni piedi di ferro entro cui, po- 
stovi sotto il fuoco , viene disfatta 
la còlla. 

TORNIO, s. m. ordigno col quale 



si fanno diversi lavori di figura 
rotonda o che tendono a quella, 
SI d'osso di legno che di metallo: le 
sue parti sono i Zoccoli , l' Àppog^ 
giatoio , il Fuso , il Ceppo ( pie- 
de ) i Ceppi, zoccoletti di legno 
da cui sono fermate le punte che 
reggono il lavoro nel tornire; la 
Gruccia, le Calcolo, gli Occhi , il 
Toppo, le Lunette, la Coppaia y 
le Cosce, il Castelletto, il Con- 
trappunto , il Trapano e VArchet' 
to. — Tornio a piede, Tornio a ruo- 
ta , Tornio a Coppaia , Tornio a 
fermo , Tornio da far le punte. 

TRIVÈLLA, s. f. sorta di succhiel- 
lo di diversa grandezza e larghezza. 

TRIVÈLLO , s. m. succhio, succhiel- 
lo, strumento da bucare fatto a vi- 
te. Trivelletto, Trivellino dim. 

TRIVELLÒNE , s. m, accrescitivo 
di trivella, gran trivella. 

UGNÈTTO , s. m. scarpello schiac- 
ciato in pimta a somiglianza del- 
lo scarpello piano, ma più stretto, 

VANO, s. m. dicesi quell'incavo in 
cui sta il ferro e la bietta della 
pialla, 

VERINA , s. f. strumento con cui si 
fora il legno per far strada a un 
chiodo, a una chiavetta, a un per- 
no e simili, Verigola, Succhiello.. 



1 



215 



ALCUNI LAVOni DE' FALEGNAm , LORO PARTI, 
MATERIE DI ESSI ECC. 



ABETÈLLA, s. f. abete reciso dal 
suolo rimondo ed intero , che ser- 
ve alle fabbriche per attaccarvi le 
tnglie ed alzar pesi. Diccsi anche 
Stile: l'estremità inferiore è det- 
ta Calcio, e'I taglio di esso Smus- 
satura o Tagliatura. Le abetelle 
nel commercio si misurano a brac- 
cia per la lunghezza e pel giro. 

^MMA, s. f. il sodo dell'intelaia- 
tura d'una porta d'un imposta o 
simile. 

MIMADÙRA, s. f. le spranghe e 
il battitoio d'una porta. 

kSSE , s. f. legno segato per lo lun- 
go dell'albero di tre dita al più 
di grossezza. 

AlSSATÙRA, s. f. riunione d'assi o 
asserelle in qualche lavoro. 

ASSICÈLLA, o ASSICÌNA, s. f. 
piccola asse, tavola sotlile. 

AUGNATURA, s. f. taglio fatto in 
trave a guisa che da principio sia 
largo e grosso e nel fine sottile e 
acuto: e cos'i dello per una certa 
similitudine della cosa tagliata con 
l'utjna delle fiere. 

BATTITÓI, s. m. pi. tulti gli or^ 
nati delle imposte che vanno por 
rillo e reggono le spranghe chiu- 
dendo in mezzo i riquadri. 

CALETTATURA , s. i. quella com- 
moititura che si fa co' denti a 
squadra o fuor di squadra inter- 
nai 1 nf'lln femmina che li riceve. 
Calettatura a coda di rondine, 
:i ugnatura , a basitone , a sguscio^ 
a nocella e $gu^clo, in terzo, na- 
scotta. 



CÀMERA, s. f. quel cavo che si fa 
in un pezzo di legname in cui 
dee internarsi un dente per calet- 
tatura, ovvero una grossa cavìcchia 
di legno, una chiavarda e simili. 

CAVALLETTO, s. m. unione di tre 
pezzi di legname posli uno ritto, 
l'altro orizzontalmente in capo ad 
esso e il terzo per traverso al di 
sotto, che forma il triangolo e ser- 
ve a epilogare gli altri due. 

CIPOLLOSO , aggiunto d' asse , o 
legno che è soggetto a sfogliarsi. 

CODA DI RONDINE, quella calet- 
tatura che si fa con intaccatura o 
incavo angolare che è largo da una 
parte e stretto dall' altra a somi- 
glianza della coda della rondine: 
e che s'usa dagli artefici per te- 
nere insieme parli di legno e si- 
mili, le quali per la figura che si 
dà loro che va dal largo allo stret- 
to non possono facilmente disgiun- 
gersi. V. Calettatura. 

CHIODO ACCECATO , chiodo il 
cui capo e pari al legname nel 
quale è conficcato. 

CHIODO A BARBONE O BARBA- 
TO, cioè con molti tagli per im- 
pedire che non esca dal legno nel 
quale è conficcato. 

DENTE IN TERZO, specie di ca- 
lettatura che anche dicesi /n/er::a/a. 

FASCE D'UN TAVOLINO, que' re- 
goli che calettati in quadro po- 
sano sovra i piedi e reggono il 
piano che vi si addatta sopra. 

FERITOIA, s. f. dicesi la Camera 
d'un pozzo di legname se il va- 



216 



FALEGNAME 



no è traforalo in modo che vi pos- 
sa liberamente passare alcun pezzo. 

INCANALATURA , s. f. piccolo 
incavo formato nella grossezza del 
Icirno per cacciarvi o commetter- 
VI un altro pezzo. 

INCIPOLLATURA , s. f. spaccatura 
sottile di una tavola. 

INTARSIATURA , s. f. commettitu- 
ra a lavoro di tarsia. 

INTELAIATO, add. posto in tela- 
io. INIagalotti Lett. 

INTELAIATURA, s. f. ossatura, u- 
nione di più pezzi di legname. 
Intelaiatura d'una porta, d'un 
armadio y d'una finestra. 

INTELAIATURA D' UNA TAVO- 
LA O D'UN TAVOLINO, la riu- 
nione de' piedi colle fasce senza 
il suo piano. 

LARBRO DI UNA TAVOLA , il suo 
orlo o canto smentato cioè allor- 
ché è stato levalo il canto vivo. 

LAVORAR DI QUADRO , quella 
sorta di lavoro nel quale sì ado- 
pera la squadra e le seste e che 
ha anpfoli e cantonate. 

MONACHETTO, s. m. nome che 
si dà a que' legni che servono a 
calzare i puntoni del cavalletto che 
anche dicesi Monachino. 

MONACO, s. m. quella travetta cor- 
ta di mezzo d'un cavalletto di tet- 
to , che passando fra li due pun- 
toni piomba sopra 1' asticciuola. 

OSSATURA , s. f. diccsi quel legna- 
me che óioprc la luce d'una porta. 

PANCONCÈLLO, s. m. asse di mez- 
z' oncia. 

PANCÓNE, s. m. legno segato pel 
lungo dell'albero di grossezza so- 
pra tre dita. 

PIALLACCI, s. m. pi. sottilissime 
assicelle di legname nobile, colle 
quali si cuopre altro legname vi- 
le in far tavole o simili utensili, 
il che di ce si Impiallacciare. 

PIALLACCIO^ s. m. sciavero gros- 



so da cui puossi ancor ricavare as- 
si pili sottili: il piallaccio ritor- 
na sotto la sega , e lo sciavero no» 

PIALLATA , s. f. corsa della pialla 
per quanto in una volta la posso- 
no far andare le braccia di chi 
r adopera. 

PIANA, s. f. legno di non molta 
grossezza, di lunghezza di quat- 
tro, ovvero cinque braccia , riqua- 
drato , e più largo del corrente. 

PUNTÓNI, s. m. pi. diconsi quelle 
travi d'un cavalletto che da i la- 
ti vanno ad unirsi nel mezzo for- 
mando angolo ottuso. 

RIMESSO , s. m. specie di tarsia 
con legni tinti e ombrati ad uso 
di pittura ; ' dicesi anche lavoro di 
rimesso. 

RIVOLTARSI DE' CHIODI, dicesi 
de' chiodi od altri ferri a' quali 
per cattiva tempera s' arrovescia 
il taglio o la punta. 

SALCIGNO, s. m. quell'intoppo, o 
riscontro , che trova il ferro per 
tutti i versi nel legno. 

SCIÀVERO , s. m. quella porzione 
rozza del legname che si cava col- 
la sega da un pezzo di legno 
che si riquadra, onde diconsi scia- 
veri Je quattro porzioni di cerchio 
che si cavano da una trave nel 
riquadrarla. 

SCORNICIATÙRA , s. f. lavoro di 
cornice fatto nelle imposte. Spa* 
dafora. 

SEGATURA, s. f. parte del legno 
che ridotta quasi in polvere casca 
in terra segando; l'azione del se- 
gare: la fessura che fa la sega: e 
la parte ove la cosa è segata. 

SFASCIATURA , s. f. si dice di ■:clò 
che la scure toglie dal legno che 
si riquadra. Toppa j Copponi. 

SOxMMÈSSA, s. f. quell'opera che 
serve di fondò ad un lavoro che 
ha soprapposta. 

SPRANGA, s. f. nome che si dà a 



ALCUNI LAVORI DE'FALEGNAMI, LORO PARTI EC. 



217 



tutti que' pezzi di legname che 
vanno attraverso di una porla o 
uscio, e sì uniscono a'baliitoi. 

SPPiOrsE , s. m. pezzo di legno che 
si congegna drillo negli angoli 
delle mura. 

SQUADRATURA , s. f. lo squadra- 
re, e lo stalo della cosa squadrata. 

SVERZA, s. f. sottile striscia di le- 
gno con che si turano i buchi ne' 
lavori di legname. 

TELÀIO , s. m. COSI chiamansi i 
quattro pezzi di legname commes- 
si in quadro. 

TELAIO D' UN TAVOLINO , quel- 



la parie che collega i piedi ^ e su 
cui posa il piano. 

TOPPA , s. f. COSI chianiano i le- 
gnaiuoli , i copponi di legno , o 
le Schegge V. 

TRAVE ACCONXIATA , quella che 
è riquadrala colla scure, e da cui 
cavansi le schegge. 

TRIVELLATURA, s. f. l'azione fi- 
nita del trivellare; e quella par- 
te di materia che in trivellando 
si distacca. 

ZEPPA , s. f. bietta o conio picco- 
lo per uso di serrare, stringere, cal- 
zare checchessia. 



:ì8 



21S 



OPERAZIONI DE FALEGNAMI 



ABBTETTÀRE, v. a. fermare, cal- 
zare con biella che sì dice anche 
Abbiattare. 

ACCO-MIGNOLÀRE , v. a. coramet- 
terc due o più pezzi di legno a 
modo di conugnolo. 

ACCONCIAR LE TRAVI , riqua- 
drarle colla scure cavandone le 
schcG^ge. 

ALLICCIARE, v. a. far la strada 

. ai demi della sega colla chiave 
della Licciaiuola. 

ANDAR A FILO, andar secondo il 
segno che si fa col filo tinto nel- 
le tavole a oggetto di segarle di- 
ritte. 

ASCIARE, V. a. digrossare i legni 
coir asce. 

BUCHERARE, v. a. far buchi: Bu- 
cacchiare , foracchiare. 

CONFICCARE, v. a. ficcar chiodi 
per unir cose insieme o per altro 
effetto. 

CONGEGNARE, v. a. commettere 
insieme, Incnstrare. 

DIMERGOLÀRE, v. a. è l'azione 
che si fa quando ficcato un chio- 
do alquanto in un legno si tira a 
se poi circolarmente per trarnclo 
più comodamente. 

IJI^HADIRE, v. a. disfare la riba- 
ditura, l'opposto di ribadire. 

FARE LA CAMERA , cioè quel ca- 
vo , che si fa in un pezzo di le- 
gname per colb'garvi altro legno. 

FORARE , v. a. l;u- buchi o fori, 
p*"! tugiarr-. /bucherare. 

FORACCmAl;E, v. a. forare con 
ispessi e piccoli fori. Bucacchiare j 
Sforacchiare. 



GANGHERARE, v. a. metter nei 
gangheri , o armare checchessia di 
gangheri. 

IMBARCARE, V. n. incurvarsi nel- 
la larghezza, e dlcesi comunemen- 
te d'asse, o legni non mollo gros- \ 
si che agevolmente, e senza spez- 
zarsi si piegano o volgono dopo 
che sono messi in opera. 

IMBIECÀRE, V. n. dlcesi dell'assi 
od altro legname segato e messo 
in opera che s'alza dalle due can- 
tonate e risalta dal piano incur- 
vandosi. Sbiecare. 

IMBOSSOLARE, v. a. mettere gli 
asslcelli ai palchi. 

IMPALCARE^ V. a. mettere o fare 
il palco. 

IMPECIARE, V. a. impiastrar di pe- 
ce : Impegolare. 

IMPERIARE, V. a. porre sul per- 
no , mettere in perno. 

IMPIALLACCIARE, v. a. coprire i 
lavori di legname più dozzinale 
con asse gentile e nobile segala 
sottilmente. 

INCHIODARE, V. a. fermare, con- 
ficcare coi chiodi. 

INCOLLARE , v. a. appiccare insie- 
me le cose con la colla. 

INCORNICIARE, v. a. mettere la 
cornice. 

INDENTARE,v. a. commettere due pez- 
zi per mezzo di dotili e intaccature. 

INGANGHERARE , v. a. metter ne' 
ganijilcri. 

INGOMBÀRE, V. n. dlcesi d'un pez- 
zo di legno clie s'inìbarca. V. 7/w- 
barcare. 

INTACCARE , v. a. far tacca far 



OPERAZIONI de' FALEGNAMI 219 

in una superficie un piccolo RING/VÌSGHERÀRE , v. a. rimeite- 

taglio. re in gangheri. 

INTAGLIARE, v. a. formar elice- RINVERZÀRE , v. a. ri turar fessure 

chessia con taglio in legno, scolpi- di legname con pezzi di legno che 

re o di rilievo o d'incavo. dicoiisi Sverze. 

IMAGLlUZZÀRE,^v. a. intagliar SBIECARE, v. a. pareggiare alcun 

minutamente. pezzo di legno e farlo eguale. 

INTARSIARE, V. a. commettere in- SCANALARE, v. a. incavare il le- 

sieme diversi pezzuoli di Irgname gno per ridurlo a guisa di piccol 

di più colori. canale. 

INTAVOLARE UNA STANZA , di- SCANTONARE;, v. a. levar i canti 

cesi dell'impalcarla colle tavole. a checchessia. 

INTERZARE, V. a. mettere i chio- SCHIAFFARE, v. a. far scheggie, 

di doppii. e diccsi del legno. 

INTESTÀPvE, V. a. metter due pcz- SCHIODARE, v. a. sconficcale, ca- 

zi a contrasto nelle loro testate. vare il chiodo confitto. 

INTRAVERSARE, V. a. piallare il le- SCOLLARE, v. a. contrario d'In- 

gno per traverso prima di venire collare: staccar d'insieme le cose 

all' ultima ripulitura _, ed anche incollate. 

metter le spranghe che sono quei SC0M3IÈTTER.E , v. a. contrario di 

pezzi di legname che vanno altra- commettere , e vale propria- 

verso d'una porta e si uniscono a mente disfare opere di Icgna- 

hattitoi. me o d'altro che fossero com- 

LAVOPvAR DI TARSIA , intarsiare, messe insieme. 

cominellere insieme minuti pez- SCONFICCAPvE, v. a. scommettere 

zuoli di legno di più colori. le cose conficcate. 

LEVIGARE, V. a. render ben liscio. SCLFFINARE , v» a. limare, o ra- 

LIMARL, v. a. assottigliare, pulire sciiiare colla scuffina o raspa. 

colla lima. SDENTARE, v. a. rompere qualche 

MARTELLARE , v. a. percuotere dente d'una sega. 

col martello. SEGARE, v. a, propriamente ricl- 

PIALLÀRE , v. a. pulire e far lisci dere con sega. 

i legnami colla pialla. SFASCIARE , v. a. levare coli' ascia, 

RAGELLÀRE, v. a. uguagliare, pa- o colla scure la scorza e l'alburno 

reptjiare. al legname. 

RASPARE , V. a. adoperare la ra- SGANGIIERÀPiE , v. a. cavar dei 

spa, levare i colpi e pulire con la gangheri , scommettere. 

raspa. SMENSOLÀRE , v. a. lavorare un 

RIBADIRE, V. a. dicesi del legna- pezzo sottile in cima e grosso nel- 

iuolo quando avendo confitto im la base a foggia di mensola. 

aguio e fattoio passare, e riuscire SMENTÀRE , v. a. dicesi del laglia- 

dair altra parte dell'asse, lo lor- re un legno a ugnatura. 

ce un poco nella punta col mar- SMUSSARE, v. a. tagliar l'angolo 

IcUo , e poi lo ripicchia e rihat- o il canto di checchessia. 

le, riconliccaudolo da quella bau- SQUADRARE, v. a. aggiustar colla 

da , perchè stia più forte. s<|uadra. 

RlNfiAMnÀUE, V. a. fare un gam- SUBBIARE, v. a. lavorar collo scar- 

bo ariiliziale a checchessia. pello detto subbia. 



220 FALEGNAME 

SUCCITTELLÀRE, V. a. bucare col TRAFORARE, v. a. forar da una 

succhiello. banda all'altra fuor fuora. 

TASSELLARE, v. a. fare o mette- TR^APANÀRE,v. a. forare col trapano. 

re tas^oUi. TRIBBIARE, v. a. l'azione che fa la 

TAVOLARE, V. a. coprir di ta- sega quando rompe e non sega pu- 

vole. lito il legname. 

TORNIRE , V. a. lavorar al tornio , UGNARE, v. a. tagliare in obblìquo 

torniare. o sia a ugnatura. 



I 



221 



OPERATORI de' LAYOIU DI LEGNAME 



BOSSOLÀRO , s. m. lavorante in abbiano belle vene e possano be- 

bosso. INI. Villani. ne allucldarsl. 

CARPENTIÈRE, s. ra. legnaiuolo INTAGLIATÓRE, s. m. chi lavora 

che fabbrica carri. Carradore^ Car- d' intaglio in legno, facendo figu- 
ralo, re, ornati, prospettive, fogliami ec. 
CARRADÓRE , s. m. maestro di far INTAPiSlATÓRE , s. m. artefice che 

carri. Carraio. fa lavori di tarsia, cioè commette 

CARROZZÀRO , artefice che fabbri- insieme diversi pezzuoli di Icgna- 

ca carrozze. Carrozziere. me di colori diversi. Muzzi Iscr. 

CARPdUOLÀPtO , s. m. colui che LEGNAIUÒLO , s. m. lo stesso che 

fabbrica o vende carriuole. Garzoni. Falegname V. 

CASSETTÀIO, s. m. maestro di far LEGN AMARO, s. m. artefice che 

cassette. lavora il legname, voce poco usata. 

COMMETTITÓRE , s. ra. artefice MARANGÓNE , s. m. dicesi per un 

che fa lavori di commesso. garzone legnaiuolo che lasora a 

EBANISTA, s. m. quegli che lavo- opera, e per falegname sen)plice- 

ra in ebano; ma oggi stendesi a mente. 

significare ogni artefice di mobili SEGATÓRE , s. m. qncllo che sega. 

eleganti di legno. SEGGIOLÀIO, s. m. chi fa, vende 

FALEGNAME, s. m. artefice che o raccomoda seggiole e simili. 

lavora in legname. STIPETTÀIO, s. m. (v. d. u.^ co- 

IMPIALLICIATÓRE , s. m. chi la- lui che fa gli stipi , o simili lavori. 

vora in fino, in tarsia, o ricopre TORNITÓRE, s. m. chi lavora al 

i mobili di Piallacci di legni che tornio, maestro di tornio. Tomiaio. 



222 



FABBRO, MAGNANO ECC. 



FERRIERA 



ABBALLOTTARE, v. a. abballot- 
tarsi dicesl del ferro che si rappi- 
glia a masselli prima che arrivi 
nel fondo del forno donde non 
può uscire che squagliato: dicesi 
a nelle Appallare o Appaltonare. 

ABBALLOTTATURA, s. f. quella 
specie di palloiie formalo di più 
masselli , o ballotti , come dicono 
coagulali e uniti insieme in fondo 
alla fornace donde non può usci- 
re senza disfarsi. 

ABBOCCATÓIO, s. m. apertura del- 
le fornaci da fondere, che più co- 
mtineniente dicesi Bocca. 

AGLTGLIO, s. m. grosso pezzo di 
ferro , riquadrato nella testata ov* 
egli entra nell'albero della ruota, 
e cilindrico in quella parte che 
pira sul plumacciuolo. 

ALBERGHETTI, s m. pi. dadi di 
ferro quadrilun^^hi con un buco nel 
mezzo non traforalo da parte a 
parte, internali ne' plumacciuoli , 
ed in cui entra e si muove in Boga. 

ALBERO DELLA RUOTA, trave 
die col mezzo d' una mola mossa 
a forza d'acqua serve a comunica- 
re il molo a' magli della ferriera. 

ARCELLA , s. f. la cassa dov'entra 
li vento per condursi al Buccolare^ 
('(\ iiW fjfjello , e quindi nel forno. 

ARTE IJI JI:RR0, bagno di ferro 
fuso mescolato colle sostanze accon- 
cie a rldiiilo in acciaio. 

BALLOTTO, s. m. massello di ve- 
na che invtrce di squagliarsi s'in- 
durisce e forma V AOballottalura. 



BÀR.CA , s. f, luogo spazioso che 
resta davanti alla fornace sopra 
la soffieria ad uso di asciugar pan- 
ni e per comodo de' manifat- 
tori. 

BATTERÌA, s. f. tutto il corredo 
del maglio che splana il ferro. 

BISCIOLA , s. f. pezzo di ferro ad 
uso di riunire il palo del mollotto 
coli' aguiglio dell'albero. 

BÒGA , s. f. grosso cerchio di ferro 
che ha come due corni che pun- 
tano e girano nelT alberghelto ed 
entro a cui passa il manico del 
maglio. 

BRACCIUOLI DI FERRIERA, pie- 
tre che col legano la fornace dalla 
parte di fuori. 

BUCCOLÀRE e BOCCOLÀRE, s. 
m. quell'apertura delle fornaci in 
cui entra la canna del mantice. 

CALDADÒRE,e CALDATÒRE, s. 
m. pietre scalpellinale e della 
stessa qualità ond'è composto il 
forno, le quali servono a serrare 
da piede a guisa di sportelli le 
apermre da cui esce la Scea e la 
Loppa. 

CANNA, s. f. fuso di ferro in cui 
entra il Beccolare che porla il 
vento all' Ugello e da questo nel 
forno. 

CANTARÈLLA , s. f. lastra di pie- 
tra della fornace. 

CASTÌNA, s. f. mescuglio di diver- 
se terre per la maggior parte cal- 
cari , che si agglugnc ne' forni di 
fusione al minerale di ferro , mas- 



FERRIERA 223 

sìme allorché è molto argilloso, che s'Introduce in un foro accan- 

per facilitarne la fusione. Talvol- to all'ugello ed a cui si attacca 

ta vi si mescolano ancora ciottoli la loppa per conoscere se la vena 

quarzosi. cola o s' abballotta. 

CÉPPO, s. m. pietra che forma il FERRIÈRA, s. f. luogo delle forna- 

fondo o sia la base del forno da ci ove si cola la vena del ferro, 

piede. ed anche quella dove si ralGua il 

[IHIAVELLÒXE , s. m. nome che si ferraccio. V. Magona. 

dà ad alcuni pezzi di forcellone GAVAZZA , s. f. nusura di vena di 

attaccati di qua , e di là a forza ferro per regolar la fornace, 

di grossi chiodi traforali in cima, GÈRLA , s. f. arnese fatto a vassoio, 

per mettervi i mascoli , onde ser- per portare a mano il carbone , 

rare la coperta, e la soltana. che si mette colla vena nella fornace. 

i^lOCCA, s. f. nome di due grossis- GERLINO , s. m. onde Gerlinata; 

simi pezzi di legno sopra di cui piccola Gerla arnese da portare la 

si aggira tutto il meccanismo del- vena e il carbone sulle spalle de- 

la batteria; ciascuno di essi è in- gli uomini, 

catenaio con tre stanghelle. LATTARC'ÒLO , s. m. lastra quasi 

[COLONNA, s. f, grosso pezzo di fer- slmile alla coperta, con un buco 

ro in forma di S fermato da una in mezzo, posla appiè della fornace, 

parte dello scannello di dietro e LATTI, s. m. pi. le fecce che esco- 

dall' altro rapo infilato nel rotei- no dal ferro per ridurlo a perfe- 

lone ch'egli sostiene fermato an- zinne nella ferriera, e che sono il 

ch'esso nel mezzo dello sprone che calo maggiore o minore secondo 

lo rinforza: le colonne più picco- la qualità de' carboni ; diconsi an- 

le son delle con proprio nome che Loppe. Fondata. 

Braccìuoli. MAGONA , s. f. luogo delle ferrie- 

ZOPERTA, e SOTTANA NELLE re in cui si dà la prima prepara- 

MAGONE , dlronsi due pe/.zi di zione al ferraccio per purgarlo 

legno, o travelte che si addaltano dalle loppe, ravvicinare le parti del 

al forcellone, per serrar Pagulglio ferro, e renderle alle ad essere fab- 

di drniro, e sono cosi detti, per- bricate: e luogo ove si conserva e 

che l'uno s'.a di sotto all'agulgllo, vende il ferro. Magoncina dim. 

e l'altro di sopra per coprirlo. PALETTONE , s. m. asse di ferro 

COTTICCIÀRE, s. m. cuocer la ve- con gran palella simile In fondo 

na (li foiro nella Ringrana. che sostiene i materiali del ferro 

COTTICCIO , s. m. ferro rimesso la quando si deve tirar fuori 1' abbai- 
terza volta nel fuoco , e che non loftritura. 

è più sensibile, in guisa che più FARP^TE, s. f. la parte davanti del- 

non cola. la fornace delle ferriere ed è op- 

DIACILP^, s. m. pezzo di legno o posta alla Sacca. 

pancaccio immobile situato fuori PILE, s. f. pi. pilastrini che sono 

della ruota che muove la batt''ria. alle parti laterali della fortiace 

niSTENDINO, s. m. l'arie gli or- per saldezza della parte della sac- 

digni e l'azione concili si lira il ca e delle parli, 

ferro di lamleia e si fende e ri- POZZO DELLA SCEA , pozzetto o 

dure mquadroin verghe e cionconi. vasca quadrala in cui si meltc a 

FACCilIARO, ferro sottile e lungo temperare la seca per renderla più 



224 FABBRO, MAGNANO ECC. 

facile a spezzarla e ridurla in pa- SCODÈLLA, s. f. pietra o forma 
ni, ^0 elio si dice Far la scinga. che resta sotto i caldatori da'qua- 

PRESÙRA , s. f. l'unione delle pie- li s' estrae la loppa del ferraccio. 

tre che formano la parte inferio- SCÒRZE , s. f. pi. diconsi i lati in- 
re del forno per colare la vena feriori delle parti della fornace 
da ferro. che posano immediatamente sul 

RINGRÀNA, s. f. buca scavata in ceppo. 

terra a forma di cono, in cui si SOTTANA, s. f. V. Coperta. 

mette la vena di ferro mescolala TAMBÙRA, s. f. spazio voto, che 
con carbone per incuocerla prima resta tra la fornace, e il muro 
di passarla nel forno. maestro. 

RUBRICA FABBRILE , ferro terre- TROMBÓNE , s. m. grosso cannone 
stre di color rosso mescolato con di metallo, da cui esce l'acqua del 
parli pietrose duro che macchia bottaccio per dare il moto alle pa- 
le mani. le della ruota. 

SACCA, s. f. la parte di dietro del- UGÈLLO, s. m. tubo di rame che 
Ja fornace , opposta alla Parete V. porta il vento nella fornace. 

SCÈA, s. f. quella- massa di ferro VER.ZÈLLA , s. f. ferro, o palo 
fuso che esce dalla fornace e si lungo appuntato o stiaccialo che 
rappiglia in un luogo ristretto ap- usasi a rompere il parapetto del 
pie della fornace medesima. forno , ossia il buco della seca. 

SCIÙGA , s. f. vasca d'acqua dove VETRINO, aggiunto di ferro crudo 
si butta la scea per raffreddarsi. che facilmente si rompe. 



225 



SPECIE DIVERSE DI FERHARECCIA E CHIODAGIONE 



ACCIÀIO, s. m. ferro reso più du- 
ro ed elastico in virtù d'operazio- 
ni chimiche e fìsiche , a uso par- 
ticolarmente delle armi , e stru- 
menti da taglio. 

BACCHÉTTA, s. f. ferro tondo e 
sottile con cui i magnani compon- 
gono alcuni lavori — Bacchette a 
collo d' oca , con alia , o mezze 
tonde ecc. 

BANDONE , s. m. larga piastra di 
ferro che è una specie di lamiera. 

BASTARDÌNO, e BASTARDO, s. 
m. nome d'una delle varie specie 
di ferri di minor grossezza. 

BORDOTTÌNO , e BORDÒTTO , 
s. m. chiodo quadro di mezzana 
grossrzza. 

BULLETTA, s. f. dicesi a varie sorta 
di chiodi e particolarmente di quel- 
li che hanno gran cappello ; Bui- 
lette da impannate , da laharde , 
minute , da zoccoli e da scarpa , 
minute d' acciaio^ da staffe da stai, 
da onde (quelle che vendonsi ) , 
a gruccia^ da stoia^ mezzane ec 

BULLETTÒNE , s. m. grossa bullet- 
ta con capocchia quadra che ado- 
perasi da' calzolai. Bullettoni da 
mantici. 

CAFIVOLTÌNO, s. m. specie di fer- 
rareccia compresa nella classe det- 
ta ordinario di ferriera. 
CAPPELLO DI CHIODO, dicesi al- 
la parte supcriore di esso fatta a 
guisa di cappello. Capocchia. 
CAPPELLOTTO, s. m. spezie di 
bulletta , cosi detta dal suo largo 
cappello, il ToìiMASl-O ha Cap- 
pcllctto , voce che appo lui vale 

9. 



a significar specialmente le bullette 
delle scarpe più grossolane. 

CHIAVARDA, s. f. chiodo grande 
col cappello bislungo. 

CHIODAGIÒNE, s. f. ogni genere 
di chiodi. 

CHIODERIA , s. f. assortimento di 
chiodi , quantità di chiodi. 

CHIÒDO, s. m. strumento di ferrò 
sottile e acuto con piccolo cappel- 
letto a guisa di fungo dall'una del- 
le estremità fatto per conficcare, e 
per poterlo ribadire non si tem- 
pera. 

COCOMERÌNO, e COCOINIERÙZ- 
ZO , s. m. bulletta con capocchia 
d'ottone. 

DIACCILOLO , s. m. spezie di chio- 
dagione quadra. 

DORONE, s. m. chiodo di rame, 
o simile indorato , che ponsi per 
ornamento e sostegno di cortine 
ed altro. 

FARFALLA , s. f. piccolissima bul- 
letta di ferro col capo d'ottone. 

FERRAMÉNTI, s. m. pi. moltitu- 
dine di strumenti di ferro da la- 
vorare o da mettere in opera. 

FERRERIA, s. f. massa di ferra- 
menti. 

FERRO SENZA TIGLIO, dicesi 
quello che è troncalivo per tutti 
i versi. 

FERRO SFALDATO,sfaldatura, fer- 
ro strutto y fusoy liquc/atto. 

FILO DI FERRO, ferro ridotto a 
guisa di filo che dividesi in sorte- 
rie dette Piombi dal N.^ 1. in\o 
al 9. e da questo al 51. dette 
Passnpcrla. 

9 



226 



FABBRO, MAGNANO ECC. 



GRUCCE DA STOTA, ferrareccia 
della specie delle bulletle con te- 
stata ripiegata a guisa di gruccia. 

LABALDÒ]NE, s. ra. la lamiera più 
fina e più grande. 

LÀINIA, s. f. piastra di ferro o d'al- 
tro metallo. 

LAMIÈRA , s. f. ferrareccia sotto cui 
si comprendono più specie come 
acciaio, badili, lamierino, lamie- 
rone e lamiera propriamente det- 
ta la quale è di tre specie , cioè 
labaldone , lamiera mezzana , e 
lamiera a colpi che è la lamie- 
ra non bene spianata sicché vi si 
scorgono sopra i colpi del maglio. 

LAMIERINO , s. m. lamiera più 
ordinaria per tubi da stufe, e si- 
mili lavori. 

LAINllERÒNE , s. m. nome che si dà 
ad una qualità di lamiera con 
cui si fabbricano padelle, seghe e 
simili. 

LATTA, s. f. lastra sottile di ferro 
slagnala da amendue le parti; di- 
cesl anche Banda stagnata. 

LATTIÈRA , s. f. fabbrica ove si 
lamina il ferro e si riduce in latte. 

MAGLIO DI ZECCA, ferrareccia del- 
la specie detta ordinario di ferriera. 

MARTELLINA DA MULINI, ferra- 
reccia della specie detta ordinario 
di ferriera. 

MEZZANA , s. f. ferrareccia della 
specie delle bullette. 

MODELLO PURO, specie di ferra- 
reccia che comprende la reggetti- 
na minore di due libbre il brac- 
cio, il Nastrino che non arriva 
alle Ire, il Tondino per i ferri 
da portiera, il Quadrettino sottile 
dentro alle tre libbre ec. 

NASTRINO, e NASTRINO PER 
GRATE , nome di due specie di 
ferrarercla delta modello di di- 
slcndino. 

OUDINÀIUO, s. m. nome collelli- 
vo di pili specie di ferrareccie, 



come verghe , spiagge , cerchioni 
da ruote. 

PALO DA MULINO , PALO DA 
SASSI, ferrareccia della specie det- 
ta ordinario di ferriera. 

PAPPATÒIO , s. m. ferrareccia del- 
la specie detta ordinarlo di ferriera. 

PASSAPÈRLA , s. f. filo di ferro dal 
N. 10 fino al N. 31. 

PIÓMBO , s. m. nome che si dà al 
filo di ferro dal N. 1 fino al 9 
che è il più sottile. 

QUADRÉTTO, s. m. ferrareccia del- 
la specie detta modello di disien- 
dino , Quadruccio , Quadruccino , 
Stiacciato. 

QUADRO , s. m. ferrareccia di più 
più grossezze quadrangolate della 
specie detta ordinarlo di ferriera , 
come Quadro grosso^ Quadro da 
letti^ Quadro di soldo ecc. 

RAMERÌA , s. f. arte di lavorar ra- 
me ; o luogo dove si lavora. Gar- 
zoni. 

REGGÉTTA, s. f. ferrareccia della 
specie detta modello di distendi- 
110 che adoperasi specialmente per 
archi da ruote. 

REGGETTÒNE, s. m. ferrareccia 
della specie detta modello di di- 
stendi no, che adoperasi specialmen- 
te per battenti e invetriate. 

SPIAGGIA, e SPIAGGIA ANEL- 
LATA , ferrareccia della specie 
detta ordinario di ferriera. Spiag- 
getta. 

SPIAGGIÒNE , s. m. ferrareccia qua- 
drala della specie detta ordinarlo 
di ferriera. 

SORTEPtÌA, s. f. nome collettivo 
che comprende le diverse specie 
di fili di ferro delti Piombi e Pas'i 
saperla. i 

SOTTIGLIUME DI FERRO, lavo- 
ri di piastra sottile di ferro. 

TONDO, s. m. ferrareccia della 
specie delta modello di distendi- 
no. Tondino dlm. 



SPECIE DIVERSE DI FEBRARECCIA E COIODAGIONE 



227 



TOZZÈTTO , s. in. sorta di aguto 
corto, e grosio. 

VERGA, s. f. ferrareccia della spe- 
cie detta ordinario di ferriera , e 
sono di tre grossezze : Verga gros- 
sa , ordinaria j e sottile. 

VERZÈLLA, s. f. ferrareccia della 



specie detta modello di distendì- 

no , di cui si forma la chioda* 

gione. 
VERZELLONE , s. m. grossa ver- 

zella che serve all' Istesso uso. 
ZAPPARE, s. m. ferrareccia della 

specie detta ordinario di magona. 



-2-28 
STRL MENTI DE FABBRI, MAGNANI, OTTONAI^ LATTAI ECC, 



ACCECCATÒIO , s. m. specie tli 
saetta da trapano intagliata in pun- 
ta per plano per incavare un fo- 
ro affinchè riceva la capocchia d'un 
chiodo o d'una vile o d'altro, sic- 
ché spiani e non risalti, 

ACCECATRÌCE , s. f. incavo in cui 
si fa la testa alle viti, o altro che 
abbia un cavo che deve essere ac- 
cecato. 

ANCÙDINE, s. f. strumento di fer- 
ro, sopra il quale i fabbri, bat- 
tono il ferro per lavorarlo : le sue 
parti sono le Corna o Punte ^ il 
Ceppo , il Pianoy o la Tavola i 
Piedi. 

ARCHETTO, s. m. spezie di lima 
por fare gì' ingegni alle chiavi. 

ARZINGA, s. f. tanaglia con doc- 
cia nelle bocche per prendere e 
tener saldi i ferri tondi nel lavo- 
rarli al fuoco. 

BANDE STAGNATE, lastre sottili 
di ferro stagnate dalle due parti. 

BASTONE, s. m. quel ferro tondo 
e mobile nell'anello della vite del- 
la morsa con cui volgendolo s'a- 
prono o si stringono i labbri o 
guancle della medesima. 

BECCHETTO , s. m. ferro da lavo- 
rare al torno a foggia del badile 
de' legnaiuoli, ma meno grosso, 

BIANCO, 8. ra. nome che si dà al- 
rargilla lavata, e ridotta in pani 
cilindrici , della quale si fa uso 
per pulire i metalli bianchi. 

B0TT;0N1ERA, s. f. dado d'accia- 
io incavato per dar rilievo alle 
piastre di metallo. 

J5K1GLIE DLL TRAPANO , dicon- 



si i correggiuoli che lo tengono 
in guida. 

BROCCATO , s, m. strumento che 
serve per segnare i buchi e per 
allargarli, 

BUSSOLÒTTO, s, m, specie dì cas- 
setta di latta ad uso di ripor- 
re diversi ferri, come bulini, cac- 
ciabotle, pianatoi ecc. 

CACCIABÒTTE, s. m. strumento a 
uso di cesello che serve a far gli 
sfondi. 

CACCIAVITE, s. m. piccolo stru- 
mento da invitare o svitare qual- 
che cosa. 

CASSÉTTA, s. f. ferro che fascia 
tutta la spalliera della cassa a cui 
si ferma il mantice; e Cassette di- 
consl que' ferrini incavati in cui 
sono fermati i Contramanticù 

CASTELLETTO, s. m. strumento 
di ferro in forma di strettoio col 
quale si dà V onda alle cornici di 
metallo, e talvolta vi si accomoda 
la filiera per tirar filo tondo, e 
tutto si fa sopra un banco piano 
per mezzo d' una forte tanaglia, le 
cui gambe vengono fortemente 
strette da una campanella che chia- 
masi Maniglia tirata da un argano. 

CEPPO DELL'ANCUDINE, quel top- 
po di legno su cui è fermata l'an- 
cudine. 

CHIODATA, s. f. pezzo di ferro qua» 
dralo con vari buchi ad uso di fa-j 
re la capocchia ai chiodi. ' 

CIOCCHÈTTO, s. m. nome che si 
dà alle barbe di scopa che si bru- 
ciano per farne carbone da fabbri 
che è assai ricercato. 



STBDMEXTI de' FABBRI, MAGNA?fI, OTTONAI, LATTAI ECC. 229 



CIONCÒNE, 8. m. strumento a uso 
di tirar verghe , reggette , tondi- 
ni, nastrini e simili. 

COLONNINO, s. m. strumento di 
legno che serve a tener unite le 
latte che si vogliono saldare insieme. 

COLTELLA , s. f. strumento a fog- 
gia di lama di coltello ovale mez- 
zo tondo a lancette per lisciare e 
lustrare le latte. 

COPÈRTA, s. f. nelle fucine da fer- 
ro è lo stesso che Giova V. 

CORNO DELL'ANCUDINE O DEL- 
LA BICORNIA, ciascuna delle pun- 
te che si stendono oltre il piano. 
Ancudine grande o inccola con 
due corni. 

CÓRTOLA, s. f. sorta di martello 
con hocca tonda da mettere in fon- 
do o spianare. 

CÒRVO, s. m. grossa tanaglia per 
alzar le incudini. 

DLLETTA , s. f. specie di piccola 
SE^orbia da bucare gl'ingegni. 

FÀBBRICA, s. f. luogo dove si la- 
vora il ferro, e specialmente la 
fucina. 

FATTORE , s. m. strumento di fer- 
ro fatto a gruccia con piede e gui- 
da e con perni da alzare secondo 
il bisogno per sostener ferri nella 
fabbrica e per altri usi in bottega. 

FATTOPiÌNO, s. m. specie di per- 
no a cui s'infilano le molle del 
mantice per di fuori. 

FORATÓIO, s. m. strumento con 
cui si fora. 

F0R!NL\., s. f. piccolo strumento che 
serve a piegare i mastietti sulla morsa. 

FORMA, o STAiMPA, modello d' 
acciaio che serve a formare le bac- 
chette e simili ferri piani che si 
devono traforare. 
FUCINA, s. f. luogo dove i fabbri 

bollono il ferro. 
GAVAINA , s. f. specie di grossa ta- 
naglia da atTerrare e tener fermi 
i grossi ferri nel fabbricarli. 



GA VAINO , s. m. piccola gavaina 
per bollir vomerali e simili. 

GIOVA , s. f. pezzo formato di due 
verghe di ferro forcella te in cui 
entra la coperta della fucina e da 
cui è tenuta obbligata, sicché non 
si muova. Coperta. 

GUARDAPÈTTO, s. m. strumento 
di legno che si applica sul petto 
quando si adopera il trapano. 

INCÙDINE, s. f. strumento di fer- 
ro sul quale si batte il ferro o al- 
tro metallo per lavorarlo. V. An- 
cudine. 

LIMA , s. f. strumento di verga d* 
acciaio dentato e di superfìcie a- 
spra che serve per assottigliare e 
pulire il ferro. Lima Bastarda e 
sostantivamente Bastarda: specie 
di lima che è di mezzo fra le piane e 
le fine. Lima gentile o fina ; Li- 
ma tonda a canale quella che si 
usa nelle scanalature. Mezza ba- 
starda che non è ne troppo ru- 
vida, ne troppo dolce. Lima sorda 
che sega senza far romore Lime 
mezze tonde; Quadrelle o Qua- 
drilatere, Triangolari^ Tonde o 
da Straforo. Lima mezzatonda 
da vetta, Lima a coltello. Lima 
sciolta, Lima con manico. Lima 
stucca, Lima a mezzo taglio, cioè 
a denti men fini che la lima stuc- 
ca. Passata di lima. 

MADREVITE , s. f. quella chioccio- 
la colla quale si forma la vite. 

MANTICE, s. m. strumento che at- 
trae e manda fuori Paria per cui 
s' incita il fuoco nella fucina. Le 
sue parti sono V Arcella la cassa 
dov'entra il vento, V Ugello tu- 
bo di rame che porla il vento 
nella fornace, il Bucolare, o Boc- 
colare apertura delle fornaci o fu- 
cine in cui entra la caima del 
mantice. Bilico ordigno che me- 
diante un'asta e una corda lo la 
alzare e prender fiato , Fattorino 



250 



FABBRO, MAGNANO ECC. 



specie di perno a cui s'infilano le 
molle del mantice per dì fuori. 
Canna del mantice , Mantice 
granile con la canna lunga e con 
la sopracanna. Maniaco Manta- 
c/ietto, Mantaciizzoj Manticetto. 

MANTICE PERENNE, quel man- 
lice che ha tre palchi, e che sem- 
pre soffia quando sia condotto da 
alcun moto. 

MARTELLO GROSSO DA MAGNA- 
NE, MARTELLO TERZO O 
TERZETTO, dicesi a quello che 
serve quando si batte in due o tre 
persone. Martello grosso da spia- 
nare, da boccay tondo, da piana, 
a nna mano. 

MAZZA, s. m. grosso martello di 
ferro che dicesi anche Mazza di 
ferro. ^ 

IVLVZZUOLO , s. m. martello con due 
bocche senza penna, che serve a 
lavorare il ferro a morsa. 

MELA, s. f. specie di ancudinuzza 
tonda come una palla. 

MELA , s. f. ferro da raschiare, 

MORSA, s. f. strumento col quale 
i fabbri stringono o tcngon fermo 
ciò che essi hanno tra mano per 
lavorarlo; le sue parti sono Anel- 
lo, Galletto^ Cavalletto, Bastone, 
Molla, liaperella. Serrare, Strin- 
gere, Allentare la morsa. 

MORSÈTTA, s. f. e per Io più 
MORSETTO s. m. piccolo stru- 
mento simile alla morsa da tener- 
si in mano per lavori sottili. 

NESPOLA, s. f. bottone triangolare 
da trapano per accecare. 

PAP.AVENTA, s. f. cos'i chiamasi 
fiuclla difesa che con fastclla di 
h'i^'na si la alla carbonaia accioc- 
ché il vento non turbi la regolar 
aioriiura. Tommasiìo. 

PIANO O TAVOLA DELL' ANCU- 
1)1NE , COSI si chiama la superfi- 
cie dell'ancudine. 

PIATTO, s. m, specie di piatto di 



latta forato che serve per ricever- 
vi le limature. Pam'tTe, Cestella. 

PRESA , s. f. quel pezzo di ferro a 
cui si attacca il massello per po- 
terlo stirare e battere.' 

PRESELLA, s. f. pezzo di ferro o 
di acciaio con bocca ora smussa, 
ora a taglio che serve a far ripre- 
se o ribadire il ferro ne' luoghi 
dove il martello non può operare. 

QUADRELLA , s. f. spezie di lima 
grossa quadrangolare. 

RAPERELLIÈRE , s. m. strumento 
che serve a fare le raperelle. 

RASTIATÒIO , s. m. strumento fat- 
to a diamante, e serve a pulire la chia- 
ve dopo che è sbozzata colla lima. 

RICCIO, s. m. verga di ferro ar- 
ricciata o torta in cima colla 
quale i fabbri stuzzicano il foco 
affinchè abbia più forza. Bresciani. 

ROSTA D'UN MANTICE, nome che 
si dà a quella riunione di quattro 
piccoli pezzi di ferro attaccati in- 
sieme con vitoni o braccluoli che 
sono fermati alla cassa: più pro- 
priamente dicesi Riccia. 

ROSTICCI , s. m. pi, scoria di fer- 
ro materia che si separa dal fer- 
ro , e dal carbone nella fabbrica , 
nel dare un caldo a' ferri che si vo- 
gliono fabbricare. Scoria. 5io-S^amo. 

SAETTÙZZA, s. f. la punta del tra- 
pano con che si forano metalli, o 
lavori gentili. 

SCAGLIA DI FERRO , materia di 
cui si fa uso per istrofinare e for- 
bire P acciaio perchè lustri. 

SCALETTA , s. f. specie di tanaglia 
per dar la forma a'vasi nel bollirli. 

SCARPA, s. f. stampo che ha il pia- 
no obbliquoper entrar negli angoli 
delle riprese che si fanno nel ferro. 

SCARPELLO A SCARPA CON TA- 
OLIO INGORDO, vale che è toz- 
zo e da far forza , e serve princi- 
palmente a far buchi per le riprese. 

SCARPELLO DA BANCO, specie 



STRUMENTI de' FABBRI, MAGNANI, OTTONAI, LATTAI ECC. 231 

di tagliuolo più lungo clie serve TANÀGLIA, s. f. strumento di fer- 
a tagliare il ferro a schegge , e ro notissimo per uso di stringere e 



s' adopera solamente a freddo. 

SÒFFICE , s. m. dado di ferro tra- 
forato che si pone sotto ad un pezzo 
di ferro infuocato che si vuol bucare. 

SOFFIÓNE, s. m. piccol mantice 
da accendere il fuoco. Sofftonetto. 

SPADA, s. f. nome che si dà ad 



tirare a sé chccchesia. Tanaglia mor- 
dace j che stringe fortemente. Ta- 
naglia imbracatoia , quella che ser- 
ve a prendere , e reggere i cro- 
giuoli , ne' quali fondesi il metal- 
lo. Arzinga , tanaglia con doccia 
alle bocche per tener saldi i ferri. 



una specie di coltello la cui lama TASSETTO A MANO, pezzo di fer- 

è dentata come una sega e serve ro traforato , stiacciato da un ^a- 

agli agorai. pò che si appoggia in quella par- 

SPÌNA , s. f. chiamano i fabbri un te dove si vuol bucare. 

conio di ferro col quale bucano i TASSO , s. m. ancudine grossa qua- 

ferri infocati. Cacciatoia. drangolare. Tasso con Vaccecatrice. 

SPINA, s. f. pezzo di ferro che ser- TRÀPANO, s. m. strumento d'ac- 

ve come di nocciolo su di cui si ciaio che è una specie di succhiel- 



fabbricano i pezzi che si vogliono 
fare incavali. Ve ne sono delle ton- 
de, delle quadre e d'altra figura. 

TAGLIAFÈRRO, s. m. spezie di 
scarpello d' acciaio finissimo per 
tagliare il ferro. 

TAGLIUOLO , s. m. scarpello da 
tagliare il ferro a caldo. 



lo o foratoio atto a bucar metalli; 
e s'adopera facendolo girare per 
lo più con una corda. JSespola , 
Saettuzza del trapano. Trapana- 
loio. Archetto da forare. 
TRIÀNGOLO , s. m. spezie di lima 
triangolare. 



232 



OPERAZIONI E LAVORI DIVERSI DE FABBRI ECC* 



ABBOCCAR LE TANAGLIE, strin- 
ger fortemente le bocche delle ta- 
naglie in modo che tengano saldo 
ciò che hanno afferrato. 

ACCAMPANATO, aggiunto che di- 
cesi di buco o anello che abbia 
una delle due aperture maggiore 
dell'altra nella superfìcie, tolta la 
similliudine delle campane. 

ACCECARE , V. a. incavar buchi 
coir accecatolo in si fatto modo 
che possano ricevere le teste delle 
viti, affinchè non risaltino in fuori. 

ACCECATURA , s. f. piccola inca- 
vatura in forma di cono rovescia- 
to fatta in un pezzo di metallo 
con saetta da tre o quattro faccie. 
Accecatoio. 

ALIA D' UN MASTIETTO , quella 
parte che entra nel legno come 
mastio nella femmina di una Ca- 
lettatura. 

ANELLO , s. m. quel ferro in cui 
entra il bastone del chiavistello: 
quel foro del mastictto in cui en- 
tra il perno per congiungere le 
alie ; come anche quella parte del- 
la bandella in cui entra l'ago del- 
Tarpione: e anelli si dicono i can- 
nelli delle cerniere. 

AUGNARE, V. a. fare un'intaccatu- 
ra nel ferro con una spina quadra 
ne' luoghi che si vogliono trafora- 
re e iru.'ivarc. 

ALGNAIU-^, v. a. e acconciare 
due pp/.7.I di ferro in modo 
da poterli bollire insieme talché 
battendoli mentre sono infocati ven- 
gano a formare un ferro andante 
dell' islcssa grossezza. 



BASTONE , s. va* nome generico 
de' ferri di cui sono^formate le fer- 
riate, ì terrazzini ecc. 

BATTITURA, quella scaglietta che 
si stacca dai metalli nel batterli 
a caldo. 

BRONZINE, s. f. pi. diconsi general- 
mente dagli artefici le piastre e 
spranghe di bronzo che si adope- 
rano per armatura di checchessia, 
come anche i Dadi per bilico e 
simili i quali con nome piìi pro- 
prio diconsi Ralle. 

BRUCIATURA, s. f. azione troppo 
violenta e continuata del fuoco sul 
ferro o sull'acciaio. 

CALDO, s. m. l'operazione di te- 
nere il ferro o l' acciaio nel fuoco 
della fabbrica perchè prenda quel 
grado di calore che è necessario 
per bollirlo, piegarlo o fabbricar- 
lo. Tre sono i gradi del caldo. 
Caldo rosso o rovente , Caldo ci" 
liegia , e Caldo bianco. Dare uno 
più caldi bolliture. 

CALDO BIANCO, quel maggior bol- 
lore che si può dare al ferro o al- 
l'acciaio per cui nella fabbrica sem- 
bra divenuto non più infocato, ma 
come bianco. 

CARTÒCCIO, s. m. ripiegatura in 
giro fatta in alcuna parte d'un la» 
voro di ferro. 

CAVIGLIETTA DI FERRO, O CO- 
PIGLIA, bietta di ferro che s'in- 
fila neir occhio delle cavicchie di 
ferro per tenerle più salde. 

CAVO DELLA VITE, la chioccio- 
la ossia (|uel vano in cui entra la 
vile girando. 



OPERAZIONI E LAVOra DIVERSI DE' FABBRI ECC. 



253 



CHIAVÉTTA, s. f. strumento da 
sturare e turare orifizii e corrispon- 
de in certo modo al Robinet de' 
francesi. Chiave è propriamente il 
pezzo che si gira, e Cassa quello 
stabilito in cui entra V altro. 

CONTRAFFÒRTE , s. m. nome di 
alcuni ferri dentati , o come dico- 
no, fatti a scaletta, per adattarvi 
in maggior , o minor distanza ciò, 
che dee far resistenza, o ritarda- 
re lo sforzo di checchessia, 

CROCCO, s. m. gancio, o uncino 
di ferro. 

DISFERRÀRE , v. a. cavar il fer- 
ro, sferrare. 

ÉPiRE , s. m. specie di mensola fat- 
ta a sproni per reggere diverse co- 
se, ed ò cos\ detta della sua figura 
a guisa di R coricala o arrovesciata. 

ÈSSE , s. m. nome generico di qua- 
lunque ferro ripiegalo dalle due 
parli in verso contrario alla ma- 
niera della lettera S. 

FERRO ROVENTE, ARROVENTI- 
TO, INFUOCATO, divenuto ros- 
so come fuoco, azione per cui col- 
la lima si assottigliano e pulisco- 
no il ferro ed altri metalli. 

GALLETTO , s. m. specie di ma- 
dre vile con due aliette che ser- 
vono di maniglie per aprire o strin- 
ger la vite. 

GANGHERO , s. m. dicesi di due 
ferri inficati in un ago pur di fer- 
ro per potersi piegare. 

GANGHERO INNANELLATO , sor- 
la di ganghero fatto di due ferri 
sottili con piegatura a foggia d'a- 
nello simile al calcagno delle for- 
bici, i (piali innancllati insieme 
servono per conglungerc quegli ar- 
nesi che devono essere alti a pie- 
garsi o alzarsi, come sono gli spor- 
telli delle impannate , i coperchi 
delle cassette e simili. 
GHIERA, s. f. cerchietto di metallo 
che si mette intorno all' estremila 



d'alcuni strumenti di legno accioc- 
ché non s'aprano e fendano. Viera. 

GIRELLO , s. m. cerchietto di ferro 
schiaccialo. 

INACCIAIARE, V. a. unire il ferro 
coli' acciaio per renderlo tagliente 
e più saldo. 

INGINOCCHIATURA, s. f. piega- 
tura d'un manubrio di un ferro e 
simile che è inginocchialo. 

INTESTARE LNA CATENA, fer- 
marla col mezzo de' paletti intro- 
dotti ne* suoi occhi. 

INVITARE , V. a. serrare o stringer 
la vite, o con le viti. /ny /Vare uìia 
madre vite^ una vite femmina^ nn 
dado, un grilletto di metallo o di 
legno ^ vale bacarlo in modo clie 
possa ricevere una vite. 

LEGATURA, s. f. diconsi le righe 
di ferro che si usano per tener con- 
giunti due o più pezzi di ferroso 
altro Lega. 

LIMARE, V. a. assottigliare, o puli- 
re colla lima. 

LIINIATÙRA, s. f. quella polvere che 
si stacca e cade dalla cosa che si lima. 

MADREVITE , s. f. quella chioc- 
ciola colia quale si forma la vite. 

MAGLIA, s. f. campanella schiacciala. 

MANIGLIA , s. f. pezzi di ferro o 
di qualsivoglia metallo che servo- 
no per sollevare una cassa, un bau- 
le, come anche per aprire e ser- 
rare con facilità i chiavistelli, cas- 
sette, armari e per diversi altri usi. 

MASSELLARE , v. a. battere il fcr- 
ro caldo all'uscir dalla fabbrica, 
distenderlo, ripiegarlo più volle 
sotto il martello e quasi rimpa- 
starlo per renderlo più dolce e 
purgato. 

MASSÈLLO , s. m. quella mole di 
ferro già colato che si vuol ridur- 
re a quahuKjue sorla di mauilat- 
tura ed al (juale s' attacca la pre- 
sa per poterlo maneggiare suU'au- 
cudinc. 
3o 



234 FABBRO, MAGNANO ECC. 

IMASTIETTARE IN TERZO , dice- RINACCIAIÀRE , v. a. bollire un 
si da' ma^maui ciò che si ripiega pezzo d' acciaio sopra un pezzo di 
in tre parti con altrettanti masliclti. ferro destinato a fare uno strumen- 

riUSTlETTATÙRA, s. f. nome gè- to da taglio. 

nerico de' ferri che servono a ma- RINCUOCERE, RICUOCERE, rin- 
stiettare e lo stato delle cose ma- cuocer l'acciaio, l'ottone ecc. tor- 
sliettatc. narli a porre nel fuoco. 

3JAST1ÈTTO, s. m. ganghero fat- RINFERRÀRE, v. a. rassettare al- 
to di due ferri sottili con piega- cun ferro, che sia rotto o consumato, 

tura a foggia d' anello innanellati RINGRANÀRE , v. a. ristringere uà 
insieme, per congiungere gli arne- buco allargato col mettervi un per- 
si che devono essere atti a piegar- no a cui si è dato il bollore e po- 
si e volgere l'uno sopra l'altro, scia trapanarlo a giusta misura, 

come i coperchi delle casse. Gan- RINVlTÀPvE, v. a. invitar di nuo- 
ghero innancUato. vo una cosa svitata , e più comu- 

MÀSTIO, s. m. strumento sòlido di nemente. Rifar i pani alle viti. 

metallo o altra materia per uso RIPRESA , s. f. lo slesso che callet- 
d' inserirsi in anello o in altro stro- tatura. 

mento vuoto ad esso corrisponden- RIVOLTARSI, v. n. p. si dice a que' 
te. Mastietto. ferri a' quali , per cattiva tempra, 

MÀSTIO, s. ra. parte dello stru- s'arrovescia il taglio. 

mento detto Vite , ed è un ci- SCARTOCCIO , s. m. specie di guai- 
lindro di ferro inacciaiato in cui na con cui si fascia checchessia, 

sono intagliati i pani della vite ma- SCAVEZZARE IL FERRO, tagliar- 
schia per invitare una madrevite, lo, romperlo per mezzo, 

un dado, o un galletto. SCONFICCARE UNA TOPPA, ca- 

]Mx\ZZICÀRE , s. m. battere il fer- varia dal luogo ove si trova, 

ro caldo. SFALDATURA, s. f. piccola aper- 

MINUZZÀ^IE, s. m. quantità di mi- tura che si vede nel ferro quando 
nuzzoli di piccoli pezzuoli ; ed è non è stato ben fabbricato, 

termine proprio degli artefici del SFOGLIÀME , V. Sfaldatura, 

ferro, come Fabbri, e Magnani STAFFA, si dice un ferro, che 
che cos'i chiamano i ritagli del fer- sostiene , o rinforza , o tiene col- 
io, e li vendono per rifondere. legato checchessia, ed è di forma 

PANI DELLA VITE^ spire o ancl- quadra, o anche curva. 

li della vite. • STAGNARE, v. a. coprir di stagno 

PIEGATÈLLO, s. m. pezzo di fer- la superficie de' metalli. 

ro piegato che conficcasi in alcu- TÈMPERA, e per sincope TÈMPRA, 
ni luoghi per sostegno e per gui- s. f. consolidazione artificiale, in- 
da di qualche ordegno. duramento fatto con artifizio e di- 

PUNTEGGIÀRE , v. a. picchiettare cesi per lo più del ferro , che boi- 
un pezzo di ferro liscio in guisa lente è stalo tuilato o in acqua o 
che abbia alcun rialto. in altro liquore, per consolidarlo. 

RAPPÒirn, s. m. pi. quc'pezzi che TRAPANARE, v. a. forare col tra- 
s' add.iiiano per ornamcnlo a qual- pano, 

die lavoro. VERMI, s. m. pi. le spire, o anelli 

RILIMARE, v. a. ripassar la lima, della chiocchiola, o femmina del* 
limare di nuovo. la vite, che diconsi Pani. 



OPERAZIONI E LAVORI DIVERSI DE* FABBRI ECC. 



VITE, s. f. cilindro circondato nel- 
la superfìcie da una spirale il qua- 
le movendosi intorno al suo asse 
entra nella cavità parimenti cilin- 
drica d'un altro solido detto Ma- 
drevite e corredato da una simile 
spirale in modo che il convesso 
delle spire dell' uno si addatta al 



cavo di quelle dell'altro, e colli 
sua forza e col suo moto serve a 
diversi usi della meccanica. 
VITE PERPETUA, quella che non 
ha madrevite ma volgendosi sopì a 
que* sostegni alle sue estremità toc- 
ca colle spire i denti di una ruo- 
ta e le dà il moto. Voc. Cr. 



:25$ 



SERUATURA E SUE PARTI 



AGO, s. m. ferro aguzzo, che è ap- 
piccato alla toppa, ed entra nel 
buco della chiave femmina che gui- 
dala agl'ingegni della serratura. 

A^ÈLLO, s. m. testa della chiave. 

BALZANA DEL CASTELLO O 
DEL COPERCHIO DELLA SER- 
RATURA, quella parte degl'in- 
gegni della serratura che investe 
il taglio fatto nelle fernette della 
chiave. 

BALZANA DELLA CHIAVE, è quei 
ringrosso che è alla testata degli 
ingegni. 

BOCCHÉTTA, s. f. o SCUDETTO 
DELLA SERRATURA , piastra di 
metallo traforato secondo la figu- 
ra della chiave che si conficca su 
r imposta per ornamento del foro 
della serratura. Bocchetta contor- 
nata a mandorla, ad oliva, a mo- 
stacciuola, a rosa, traforata ecc. 

BONCINÈLLO , s. m. pezzo di fer- 
ro a guisa d'uncino attaccato alla 
maniglia del bastone d'un chiavi- 
stello o al mastletto delle serratu- 
re alla piana, il quale si fa entra- 
re nella serratura medesima per 
fermarvelo colla stanghetta che 
nel chiuderla passa nel di lui fo- 
ro , o lo tlcn saldo: specie di na- 
sello slmile ma più lungo che tra- 
passa tutta la grossezza dell'impo- 
sta d'una porta per potervi met- 
tere le serrature di dentro. 

CANNA DELLA CHIAVE, V. Fusto. 

CAPO DELLA CHIAVE, l'estremi- 
tà del fusto che è opposta agl'in- 
gegni. 

C/V5bETTA DELLA SERRATU- 



RA, quella piastra co' suol Iati ri- 
levati in cui sono compresi gì' in- 
gegni. 

CATENÀCCIO, s. m. serratura no- 
tissima V. Chiavistello. 

CHIAVÀCCIO, s. m. per Chiavi- 
stello V. Tommaseo. 

CHIAVE, strumento noto con cui 
si chiudono e aprono i serrami ; 
le sue parti , sono Anello o Capo , 
Fusto o Canna, Ingegni , Tagli , 
Trafori degl'ingegni, e se sono 
più dilatati di quello che soglio- 
no essere diconsi Fernette. Balza- 
na ringrosso che è alla testa degP 
ingegni, Mulinella quando questa 
testa viene a fare come un T. Una 
mandata, ài\ie mandate d'una toppa. 

CHIAVE FEMMINA , è quella che 
riceve in se V ago della toppa e del 
serrarne, che i magnani dicono an- 
che Chiave trapanata, con Canna 
forata. 

CHIAVE MASCHIA , quella che non 
è trapanata, e per lo più è termi- 
nata da un pallino o bottone. 

CHIAVISTÈLLO, s. m. strumento 
di ferro cosi detto dal concatena- 
re che fa l'una imposta dell'uscio 
coir altra fitto in certi anelli di 
ferro conficcati nell'imposta me- 
desima. Le sue parti sono Bastone 
quel ferro lungo e tondo che ser- 
ve a chiudere. Anelli que' ferri en- 
tro i quali scorre il bastone. Ma- 
niglia pezzetto di ferro che serve 
per alzare il manico e per aprire, 
Bocchetta imboccatura in cui en- 
tra la punta del bastone. Bonci- 
nello j Nascilo ferro che messo 



SERRATURA E SUE PARTI 



237 



nel buco del manico del chiavi- 
stello riceve la stanghetta della 
toppa. Catenaccio. Chiavaccio. 

CONTRACCHIÀVE , s. m. chiave 
falsificata, chiave che contraffa 
l'altre. 

CONTRAMMÒLLA, s. f. lastra di 
ferro che serve a disirapcgnare il 
fermo dalle tacche della stanghet- 
ta della serratura, cosi detta per- 
chè agisce come la molla ma in 
senso contrario. 

CONTRASSERRATÙRA , s. f. cas- 
settina di ferro per ricevere la stan- 
ghetta della serratura. 

COPÈRCHIO , O CASSETTA DEL- 
LA SERRATURA , piastra co' suoi 
lati rilevali in cui sono compresi 
gì' ingegni. Piastra, Piastra a 
cassetta. 

DENTI DELLA CHIAVE, tacche 
che sono nella testata degl'inge- 
gni della chiave. 

FERITOIA DELLA SQUADRA PER 
CUI SI MANDA FUORI LA STAN- 
GHETTA. Feritoia ( della serra- 
tura alla piana) è quella per cui 
entra il nasello della maniglia del 
chiavistello. 

FERMO DELLA STANGHETTA, 
piccolo palctlino che entra nelle 
lacche della stanghetta e serve ad 
impedire il corso. Talvolta la stan- 
ghetta istessa è corredata di que- 
sto palettino ed allora entra in 
una tacca della Contrammolla. 

FERNETTA, s. f. nome che si dà 
a' trafori degl'ingegni della chia- 
ve più dilatati che non sogliono 
essere i tagli più ordinari. 

FUSTO , s. m. dlcesi la canna del- 
la chiave che ha da un capo VA- 
nelloe dall'altra gV Ingegni. Canna. 
GAMBETTO , s. ra. specie di den- 
tatura della stanghetta in cui s' in- 
castrano gì' ingegni della clila\e 
]»cr mandarla innanzi, o indietro. 
GINGILLO , 5. m. specie di picco- 



lo Grimaldello proprio delle ser- 
rature difficili. 

GRLMALDÈLLO, s. m. strumento 
di ferro che serve per aprire le 
serrature senza la chiave. Gingillo, 
Gingello, Molinello, Mulinetto. 

GRÙCCIA o PÀLLA^s. f.str. per aprire 
le serrature a colpo, fatta a uso di 
palla con fusto a ripresa che en- 
tra dentro la palla. 

GUIDA , s. f. specie di canna che 
circonda l'ago della serratura in cui 
entra il fusto della chiave femmina. 

INGEGNI A CASTELLETTO, di- 
consi da' magnani quegl' ingegni 
d'una serratura che hanno un ago 
che gira colla chiave. 

INGÉGNI o GUIDE, pezzetti di 
lama stabiliti a forma concentri- 
ca dentro la easseUa o coperchio. 

INGEGNO, s. m. quel pezzo di fer- 
ro per lo più di forma quadra in- 
taccato o traforato e appiccato al- 
la chiave , il quale passando per 
altri ferri che anch' essi si di- 
cono ingegni, fa l'ufficio di aprire 
e serrare. Ingegni diritti, a bal- 
zana , a campana , con fernette , 
mezzi diritti, schietti, a rastrello 
a croce, a bottone, 

LINGUETT'A , s. f. ferrolino del sa- 
liscendo su di cui si applica il di- 
to per aprirlo. 

MANDATA DELLA STANGHET- 
TA , quello spazio o lunghezza , 
che la chiave fa trascorrere alla 
slanghoita nell' aprire, e serrare. 

MASTIÈTTO , s. m. pezzo di ferro 
d'una serratura alla plana o simi- 
le come nasello traforato che en- 
tra nella feritola ed in cui passa 
la stanghetta nel serrarla. Mastiet- 
1o, Scavezzo. 

MOLLA , s. f. lama di ferro che for- 
ma la susta della serratura. 

MONACHÉTTO , s. m. ferro nel 
quale entra il sallsccndo e l'ac- 
cavalca, per serrar l'uscio. 



238 



FABBRO, MAGNANO ECC. 



MULINÈLLA , s. f. quella parte del- 
la chiave che è più grossa neirc- 
stremità degli ingegni e che viene 
a formare come un T nella loro 
testata. 

MULINÈLLO, s. m. strumento di 
ferro con ruote e viti che serve per 
isbarrare e rompere serrature e 
cose slmili. Grimaldello. 

NASELLO , s. m. dlcesi a quel fer- 
ro fìtto nel sallscendo, che riceve 
la stanghetta della serratura e a 
quello che anche è delio Boncinello. 

OLIVELLO, s. ra. l'ingegno della 
chiave quand'è fatto a forma di 
pera. 

PIASTRA A CASSETTA , quella 
parte della serratura, che chiude 
in sé la stanghetta, gl'ingegni e 
l'altre parli. Coperchio^ Cassetta 
della serratura. 

PIEGATÈLLO, s. m. que' pezzi di 
ferro, che abbracciano, e tengono 
in guida la stanghetta della serra- 
tura in modo, che possa scorrere 
liberamente nel chiudere e nel!' a- 
prire. 

RASTRELLO, s. m. quel pezzo del- 
la serratura dove passa la manna- 
ia per testa. Ingegno. 

RUGGHIARE , V. n. dlcesi della 
chiave allorché stride negl'ingegni 
della serratura quando si apre o 

' chiude. 

SALLSCENDO, CON TESTA E CO- 
DA , CHE S'APRE COL POL- 
LICE, A MANUBRIO, SUL PA- 
LETTO, cosi diconsi varie specie 
di saliscendi. 



SCUDETTO , s. m. bocchetta della 
serratura. 

SERRATURA CHE S* APRE DA 
DUE PARTI, A SDRUCCIOLO, 
O A COLPO , piccola serra- 
tura la cui stanghetta a mezza man- 
data è smussa in guisa che l'uscio 
spingendolo si chiude da se, e di- 
cesi particolarmente di quelle pic- 
cole serrature che non si chiudono 
a chiave, e s'aprono girando un 
pallino. 

SERRATURA , s. f. ordigno che 
tiene serrati usci, case e simi- 
li e per lo più. s' apre colla 
chiave : le sue parti sono : Piastra-, 
Piastra a Cassetta, Coperchio o Cas- 
setta, Stanghetta, Gambetto, Fer- 
mo, Piegatello, Molla, Ago, Inge- 
gni Guide, Balzana, Ingegni o 
Castello , Mandata , Feritoia ecc. 
Toppa. Serrarne. 

STAFFA DEL SALISCENDO , 
ferro confitto nelle imposte de- 
gli usci per reggere il saliscendo. 
Staffetta. 

STANGHÉTTA , s. f. ferretto lungo 
che è nella toppa di alcune serra- 
ture e che serve per chiuderle. 

STANGHETTA A CORPO E MAN- 
DATA, quella che non è spinta 
da una molla , e non può esser 
mossa che da una chiave. 

TÒPPA, s.f. è la serratura di piastra 
di ferro con ingegni corrisponden- 
ti a que' della chiave la quale per 
aprire e serrare si volge fra que- 
gli ordigni. Serratura^ Serrarne. 



239 



OPERATOTU DELL ARTI DA LAVOU^VKE IL FERUO 
ED ALTRI METALLI. 



BATTIRAME , s. m. artefice che fa 
stoviglie di rame , che lavora nel 
rame. 

BILANClÈPiE, s. m. facitore di bi- 
lancie. 

BRACIERÀIO , s. m. chi fa o vende 
la brace detla volg. Carbonella. 

BPtUMTÒRE, s. m. colui che bru- 
nisce. 

CALDERÀIO , s. m, facitore di cal- 
daie e d'altri vasi simili di rame. 

CANNAIO , s. m. V. Trombaio. 

CARBONÀIO, s. m. maestro di far 
carbone , o colui che vende il car- 
bone. 

CHIAVÀIO, s. m. chi fa le chiavi, 
oggidì diccsi Magnano. 

CIIIAVAIEÒLO, s. m. V. Chiavaio. 

CIJIODAIUÒLO, s. m. facitore, o 
venditore di chiodi. 

CONCIALAVEGGI , s. m. colui che 
racconcia caldaie e paluoli e la- 
veggi. Garzoni. 

FABBRO, s. ni. propriamente colui 
che lavora i ferranicnii in grosso. 

FERRAGLIÈRE, s. m. colui che 
compra il ferro vecchio e clic poi 
lo rivende ai fabbri , i quidi lo 
tornano a lavorare , facendogli so- 
vente cangiar forma e figura. 

FERRAIO, s. m. artefice che ma- 
neggia, e lavora il ferro. 

FERRAIUÒLO , s. m. ferratore V. 
Ferraio. 

FERROVÈCCHIO, s. m. quegli che 



compra e rivende ferro vecchio» 
Ferragliere. 

LAMPANÀRO, s. m. chi fa le lam- 
pane. 

LANTERNÀIO , s. m. colui che fab- 
brica o vende lanterne. 

LATTAIO, s. m. colui che fa e ven- 
de lavori di latta. Stagnaio. 

MAGNANO, s. m. artefice di ferro 
da lavori minuti e di piccoli in- 
gegni come chiavi , toppe ecc. 

MAGONIERE , s. m. ministro e la- 
vorante della magona. 

MANTICIÀRO, s. m. artefice che 
fabbrica i marnici; in moki luoghi 
li fa lo Stacciaio. 

METALLIÈRE, s. m. chi lavora i 
metalli. 

OTTONÀIO, s. m. quegli che la- 
vora 1* ottone. 

PADELLÀRO , s. m. chi fa o vende 
padelle. 

RAMIERE , s. m. lavoratore di ra- 
me o altro simile metallo. 

SPADÀIO , s. m. chi fa le spade. 

STAGNÀIO , s. m. colui che accon- 
cia o vende stagni e peltri. 

SCCCIIIELLÀIO , s. m. colui che fa 
o vende succhielli. Succhiellinaio, 

TOPPALLACIIIÀVE, s. m. facitore 
di loppe o di chiavi. Magnano. 

TROMBÀIO , s. m. chi fa le canne 
per i condotti , che dalla Crusca 
è detto Cannaio. 



ARTI UTILI 



SCRITTURA 



ABBREVIATURA, s. f. accorcia- 
mento ò* una parola o frase che 
si fa ommettendo alcune lettere e 
sostituendo certi segni o legature 
in luogo di esse : cifra o legatura 
di più lettere insieme per più bre- 
vità. 

ACCECATURA, s. f. il coprire con 
inchiostro od altra materia le paro- 
le scritte , in guisa da non poterle 
più le£,rgere. 

ACCIACCATURA DI PENNA, l'ag- 
gravare della penna per fare la 
grossezza della lettera. 

ALLIGATA , s. f. lettera unita ad 
altra lettera che ora comunemen- 
te dicesi inclusa y acclusa, occlusa. 

AMANUÈNSE, s. m. colui che rico- 
pia. Copista. Salvini, Monti. 

ANALFABÈTA , s. f. chi non sa, ne 
leggere, ne scrivere. 

ANTIDATA , s. f. data falsificata per- 
chè segnata avanti tempo. 

AUTOGRAFO, add. che è di ma- 
no del suo autore, originale, scrit- 
to di proprio pugno dell'autore. 

APOGRAFO, add. che vale copia 
della scrittura originale, contrario 
di autografo. 

Asta, s. f. si dice quella parte de' 
caratteri che esce dalla riga per 
disopra. 

BECCO DELLA PENNA , quel- 
la parte fessa della penna termi- 
nante in punta più o meno acuta, 



più o meno ottusa , che serve a 
formare i caratteri sulla carta, 
e che ha qualche slmiglianza ad 
un becco d' uccello. 

BOLLO , s. m. suggello con che si 
contrassegnano e s'autenticano mol- 
te cose : ed anche 1' impronta stes- 
sa che rimane nella cosa bollata. 

BOLGÉTTA , s. f. valigia delle let- 
tere , portata dal corriere. Manfre- 
di. Lett. 

BUCCIUÒLO DELLA PENNA, can- 
nello della penna. Gher. Cannon- 
cino della penna. Tommaseo. 

CACOGRAFIA, s. f. errore nello 
scrivere. 

CALAMÀIO, s. m. quel vasetto do- 
ve teniamo V inchiostro ed intin- 
giamo la penna per iscrivere. 

CALAMAIO A GUAZZO , quello do- 
v'è r inchiostro senza la borra di 
seta che lo inzuppi. 

CALAMAIO A STOPPACCIO, quello 
dove r inchiostro s' inzuppa dalla 
borra di seta , o dagli stracci , o 
dalla spugna. 

CALLIGRAFÌA , s. f. arte che trat- 
ta dello scrivere bene. 

CAPOVERSO , s. m. principio di 
verso , di riga o di paragrafo. 

CAPITÈLLO , s. m. si chiama quel 
coreggliiolo o nastro che è alla te- 
sta de' libri per servire a segno e 
sostiene la coperta: dicesi anche 
Capitolo. 



. SCRITTURA 



241 



CARATTERE CORSIVO , quello 
che usasi comunemente : Stampa- 
tello , e Stampatella che imita la 
stampa. Carailere fitto o stretto ^ 
minuscolo. Carattere miìivto e mi- 
nutissimo. Carattere formatello cioè 
formalo secondo le regole , polpu- 
to , ombreggiato , tondo. 

CARTAPÈCORA, s. f. spezie di car- 
ta fatta di pelle, per lo più di pe- 
cora, ad uso di scrivere od altro. 
Pergamena. 

CARTÀRO, s. m, quegli che fa o 
vendo la carta. 

CARTÈLLA , s. f. quel fregio in for- 
ma di striscia che serve pe' motti 
e per le iscrizioni e si prende an- 
che per 1' iscrizione medesima. 

CARTÈLLA, s. f. per quella guar- 
dia o coperta che s' usa per con- 
servare le scritture o simili che di- 
cesi anche Custodia. 

CARTELLO, s. m. pezzo di carta, 
o d'altra materia dove qualcosa si 
scrive per avviso altrui. Cartello 
de' librai , Cartello de' teatri. 

CARTOLÀIO , s. m. chi vende car- 
ta o lihri. 

CARTOLARE, v. a. porre i nume- 
ri alle carte del libro. 

CARTOLÀRO, s. m. libro di me- 
morie , diario annuale. 

CARTUCCIA, s. f. pczzuolo di carta. 

CERALACCA, s. f. cera rossa, ed 
anche d' altri colori per uso di si- 
gillare che si chiama pure Cera 
di Spagna: fassi di gomma lacca, 
vcrnjiglione, e spirito di vino e 
si riduce in bacchettine. 

CHIAVE, s. f. dicesi della contrac- 
cilera con che si spiega e s' inten- 
do la cifcra. 

CIALDA , s. f. composizione di fior 
di farina, la pasta drlla quale si 
fa quasi liquida, si stringe in for- 
me di ferro , cuoccsi sopra la fiam- 
ma, e vale ad uso di serrar lettere. 
CIFÈRA, e CiFRA, s. f. scrittura 

3 



non intesa se non da coloro tra i 
quali s' è convenuto del modo di 
comporla , ed anche abbreviatura 
del nome che si pone ne' quadri , 
ne' sigilli , e simili. 

COLO^NA , s. f. COLONNELLO , 
s. m. parte d' una facciata d'un 
libro. Finca non è di lingua. 

CO^MPASSO, s. m. str. da misurare 
detto Seste perchè l'apertura del- 
le sue gambe misura in sci volte 
con poco divario la circonferenza 
del circolo che si descrive. Sue 
parti sono. Gambe o Aste ì due 
pezzi , che lo compongono. Punte , 
le due estremità delle gambe. Com- 
passo torto , o curvo quello che 
ha le punte ricurvate al di dentro. 

CONTRASSIGÌLLO , s. m. piccol 
sigillo posto allato a un maggiore. 

COPERTA DELLA LETTERA , 
quel foglio in cui inchiudendosi la 
lettera si fa la soprascritta , che 
anche si dice Sopraccarta, So- 
praccoperta. 

COPIALETTERE, s. m. registro di 
lettere che si scrivono , e di cui 
si vuole tener memoria. 

COPL\.TOP\.E , s. m. chi copia scrit- 
ture. 

DISPÀCCIO, s. m. lettera sopra ne- 
gozi di slato , o anche lettera so- 
pra afT.iri di minore importanza. 

ESTRATTO, s. m. diconsi da' librai 
quelle cartucce per lo più segnate 
con qualche lettera dell' alfabeto 
che vengono fuori de' fogli mano- 
scritti, de' libri di conti, e simili. 

ETICHETTA, s. f. nell'uso e nel 
commercio diccsi di quel polizzino 
che si soprappone a certe cose per 
indicarne la qualità, la quantità, 
il valore e simili. Etichetta de* 
barattoli, de' pezzi di storia na- 
turale ec. 

FACCIATA , s. f. quanto è conte- 
nuto nella faccia cioè nella ban- 
da di un foglio. 



242 



ARTI L'TILI 



FAGGIUÒLA, s. f. ottava parte del 
fof'lio die ncir uso comune d'Ita- 
lia chiamasi Quartino , Cartino , 
Tagìiolino. 

FALSARIGA, s. f. foglio rigato che 
si pone sotto quello dove si scri- 
ve per andar diritto, 

FAR LA MOSTRA, è fare quello 
scritto che fanno gli scolari nel 
quaderno per imparare a scrivere 
e il maestio dà loro T esemplo. 

FENDITÓIO, s. m. strumento di 
varie materie resistenti ad uso di 
fendervi sopra le penne. 

FESSO DELLA PENNA, quel ta- 
glio perpendicolare che suol farsi 
alle penne da scrivere. Fenditura. 

FILETTI DELLE LETTERE, que; 
sottili tratti di penna con cui si 
cominciano a scrivere le lettere in 
asta. 

FINÈSTRA, s. f. luogo, o piccolo 
spazio vuoto nella scrittura. La- 
cuna. 

FRANGARE LE LETTERE, esen- 
tare chi le riceve dalla spesa del- 
la posta , pagandole colui che le 
manda per parte, o per tutto il 
viaggio. 

GAMBE DELLE LETTERE, l' aste 
delle lettere e specialmente le li- 
nee rene onde sono formate le let- 
tere m n u. 

GETTARE , v. n. render T inchio- 
stro nel formare i caratteri , la pen- 
na getta bene , non getta. 

GHlPJGÒPiO, s. m. tratteggio o In- 
trecciatura di linee fatta a capric- 
cio di penna. 

GRAVAFÒGLI, s. m. formella di 
pietra o marmo con inipugna- 
tura da mettere sopra i fogli, ac- 
ciocché non isvolazzino e si smar- 
riscano. 

DIPENNÀTA , s. f. quanto si scrive 
coli' inilgnor la penna una volta. 
INCARTEGGIÀRE , v. a. metter in 
carta ^ scrivere. 



INCHIÒSTRO , 5. m. materia liqui- 
da e nera composta per lo piti di 
vitrlolo , gomma arabica, e galla 
in polvere colla quale si scrive e 
si stampano libri. 

INCHIOSTRO DELLA CHINA, qua- 
lità d' inchiostro non liquido ne 
corrente, ma solido composto di 
nero fumo infuso con gomma ara- 
bica , e rlsecco in pannelllni lun- 
ghetti in forma quadrangolare. 

LACUNA, s. f. luogo vuoto nelle 
scritture che resta fra una riga e 
r altra: e meglio quel luogo che 
resta vuoto nelle scritture. Finestra* 

LAPIS, s. m. pietra naturale molto 
dura di colore rosso: chiamasi an- 
che Matita, Amatita^ Cinabro mi- 
nerale. 

LAPIS , s. m. strumento di legno 
durissimo inclusavi entro la piom- 
baggine. 

LAPIS PIOMBINO, spezie di matita 
fatta artificiosamente, che tinge di 
color di piombo e serve per di- 
segnare. 

LÈTTEPvA, s. f. scrittura colla qua- 
le esponiamo ai lontani i nostri 
pensieri. 

LÈTTERA, s. f. carattere dell'al- 
fabeto, le sue parti sono, il Pie- 
no^ 11 Sottile, V Aste y il Cor- 
po ^ ^a Coda , P Occhio. 

LETTERA A SIGILLO VOLANTE , 
dlcesi a quella lettera che porla 
bensì il siglilo di chi la scrisse, 
ma che è lasciata aperta. 

LUSTRINO, s. m. polvere da spar- 
gere sulle scritture se è di ferro 
e lustra. Tommaseo. 

MÀRGINE, s. m. quello spazio del- 
le bande de' libri che non è oc- 
cupato della scrittura. 

MESSO o CORRIERE STRAOR- 
DINARIO, o STRAORDINARIO 
assol. ([nello che dicesi volgarmen- 
te Espresso. 

ORDINARIO , s. m. corriere che 



SCRITTURA 



243 



porta le lettere in un giorno de- 
terminato. 

ÒSTIA , s. f. pasta ridotta in sotti- 
lissima falda per uso di sigillar le 
lettere , e si la di vari colori. 0- 
stiette da suggellare , di gomma 
di color perso , e chermisino , a 
somiglianza di carneo , coli' im- 
pronta d' un Apollo , d' una Cleo- 
jìatra , o col motto e la divisa 
dell' amicizia. Bresciam. 

PACCHÉTTO, s. m. piccolo piego, 
fascettodi minute cose. Invogliuzzo. 

PÀGINA, s. f. facciata di caiia. 

PALCHÉTTI , s. m. pi. diccsi a 
quelli delle blbllolechc e ogni pal- 
chetto Jia plùScaildli. Tommaseo. 

PALINSÈSTO, s. m. carta su cui si 
scrive ciò che poi si può cancel- 
lare. 

PAPlPvO, s. ni. vale carta in gene- 
nerale; e quella carta che gli an- 
tichi Egiziani facevano col giunco^ 
che pur dicesi Papiro. 

PEDONE, s. m. chi porta lettere o 
avvisi a posta e va a piedi. 

PENNA DA SCRIVERE, penna di 
volatdi e principalmente d'oca che 
usasi per iscrivere Cannone o Can- 
na della penna , barba o piuma 
della penna : la penna getta o ren- 
de bene , la penna non getta , non 
rende \ rende gros'io, o sottile; una 
impennata d' inchiostro. 

PENNAIUOLO, s. m. arnese da te- 
nervi dentro le penne da scrivere ; 
e colui che vende le penne. 

PENNATA, s. f. (v. d. u.) tant'in- 
chiosiro quanto ne può contenere 
una penna. 

PERGAMÈNA, s. f. V. Cartapecora. 

POLVERINO, s. m. vaso dove si 
tiene quella polvere , che si spar- 
ge sullo scritto ossia bucherellato o 
a ciotola; e la polvere medesima 
contenutovi , specialmente se fina. 
Polverino di rena , d' oro mischia 
d' azzurro. Buesciam. 



PORTAFOGLIO, e meglio PORTA- 
FOGLI, s. m. ( V. d. u. ) arnese 
in cui si mettono i fogli per po- 
terli portar seco senza smarrirli 
o guastarli. Portalettere, Custodia 
di marrocchino. Nota. 

POSTA , s. f. luogo dove si danno , 
e portano le lettere. 

POSTILLA , s. f. quelle parole bre- 
vi e succinte che si pongono in 
margine a' libri in dichiarazione 
del testo. 

PUNTO, s. m. segno di posa che 
si mette nella scrittura al fin 
del periodo che anche dicesi Pun- 
to fermo. Punto interrogativo (?) se 
v' ha interrogazione nel discorso 
Punto ammirativo (.') se ammira- 
zione. Punto doppio o due punti (•) 
Punto e virgola (;) che usansi ove 
il sentimento rimane sospeso. 

QUADERNÀCCIO , s. m. libro dove 
si notano le cose alla rinfusa. 

QUADERNO, s. m. alquanti fogli 
di carta uniti insieme per iscriver- 
vi dentro conti e memorie, spogli , 
minute o simili cose. Quaderno di 
cassa: ò quello in cui tiene i coa- 
ti separati il cassiere. Quaderno 
sì dice anche il fascicolo d' un 
giornale. Quadernetto , Quader- 
miccio dlm. 

QUINTÈRNO , s. m. quadernetto 
propriamente di cinque fogli; e 
da' fiorentini prendesi anche per 
Quaderno cioè venticinque fogli 
di carta ; e 20 quinterni fanno una 
risma. 

RASCHIATÓIO, s. m. strumento di 
ferro tagliente per lo più a guisa 
di piccola freccia ad uso di ra- 
schiare la scrittura o altro dalla 
carta. Raspaiaola , Raschia. 

REGGER LA LINEA, condur di- 
ritta la scrittura. 

REGOLO, s. m. strumento di legno, 
o metallo , col quale si tirauo lo 
linee dritte. Riga* 



244 



ARTI UTILI 



RIGA , s. f. linea di scrittura. 

RÌGA , s. f. strumento da tirar le li- 
nee dritte. Regolo. 

RIGARE , V. a. Sottolineare , come 
dicesi popolarmente. 

RÌGO, s. m. linea segnata ia carta, 
o simile con inchiostro, matita, o 
aliro. Riga. 

RITOCCATURA, s. f. il ritoccar 
colla penna le lettere mal formate. 

SÀBBIA , s. f. polvere che si spar- 
ge sullo scritto ancor fresco perchè 
voltando faccia o piegando il fo- 
glio non si facciano scorbil, ed 
anche Polverino ma il Polverino 
è più fino. Tommaseo. 

SALIMBÀCCA, s. f. arnese ritondo 
a guisa di scatoletta che si pone 
pendente da una cordicella ai pri- 
vilegi e alle patenti per conservar- 
vi il suggello scolpito in cera. 

SANDARÀCA, e SANDRACCA, s. 
f. composizione minerale detta an- 
che Risagallo, che polverizzata 
serve a lisciare la carta per iscri- 
ver meglio là dove s' è cancellata 
alcuna cosa. 

SCANNÈLLO , s. m. cassetta qua- 
dra , da capo più. alta che da pie- 
de per uso di scrivervi sopra co- 
modamente e per riporvi entro le 
scritture. 

SCARABOCCHIARE , v. a. schicche- 
rare , fare scarabocchi. 

SCARABÒCCHIO, s. m. il segno 
che rimane nello scarabocchiare, 
e spezialmente da chi impara a 
scrivere. Schiccheramento. 

SCOMBICHERÀRE, v. a. scriver 
male, e non politamente. 

SCRITTURALE, s. m. Scrivano^ 
Copista. V. Fag. Com. Botta. 

SCRIVACCHIARE, v. a. scrivere ma- 
lamente, e anche andar scrivendo. 

SCRIVANÌA, s. f. tavola, o tavoli- 
no fatto in diverse maniere per 
iscrivere. 

SCRIVANO, s. m. copista. 



SCRÌVERE, v. a. significare ed e- 
sprimere le parole co' caratteri del- 
l' alfabeto. 

SEGNO, s. m. carta, fettuccia, o 
simile che si pone ne' libri dove 
si terminò la lettura per poterla 
ripigliare un'altra volta. 

SGORBIO , s. m. macchia fatta 
in sul foglio con inchiostro. 
Scorbio. 

SOPRACCARTA, s. f. coperta del- 
la lettera. Sopraccoperta. 

SOPR ASCRÌTTA, s. f. quello scrit- 
to che si pone sopra le lettere con- 
tenente il nome e cognome di quel- 
lo a cui s'indirizzano co' suoi ti- 
toli, e col luogo ove dimora. 

STAMPATELE A, s. f. e STAMPA- 
TELLO, s. m. carattere manoscrit- 
to che imita la st^impa. Forma- 
fello. Magalotti Lett. 

STECCA, s. f. istrumento da piegar 
carta, tagliar libri ecc. 

STÌLE, s. m. verghetla sottile fatta 
di piombo o di stagno , la quale 
serve per tirare le prime linee a 
chi vuol disegnare con penna. 

STRÀCCI, s. m. pi. quella materia 
che si mette nel calamaio inzup- 
pata d'inchiostro. 

STRACCIAFÒGLIO , s. m. quader- 
no ove notano i mercanti le par- 
tite per semplice ricordo. 

STRAORDINÀRIO , s. m. corriere 
che porta lettere in giorno indeter- 
minato, volg. Espresso. 

STRÀTTO, s. m. libretto ove si 
nota checchessia per ordine d'alfa- 
beto ; e dicesi anche a quella let- 
tera che è segnata ordinatamente 
in tal libretto. 

SUGGÈLLO , s. m. strumento per 
lo più di metallo nel quale è in- 
cavata r impronta che si effigia 
nella materia colla quale si sug- 
gella; e l'impronta ancora fatta 
col suggello. - Suggelli colla cifra 
gotica con lettere sotto la corona, 



{ 



SCRITTURA 



245 



scudetto dell' arme liscio. Arme 
solenne co' grifoni che la sorreggo- 
no e le croci cavalleresche che la 
fregiano da piede. Bresciam. 
SVOLAZZI, s. m. pi. que'caralteri 
arlifiziali che si formano con gran 
tratti di penna a mano alzata , 
leggiadramente condotti , ed om- 
breggiati con maestria. Gherar- 

DIM. 

TACCUÌNO, s. m. libretto da no- 
tarvi ricordi. 

TAGLTACÈRCHIO , s. m. una del- 
le gambe delle seste , la quale è 
tagliente, e taglia il cerchio , la 
carta o simile su di cui si calca. 

TEMPERARE LA PENNA, dlcesi 
dell'acconciarla all'uso di scrive- 
re. Tagliare la penna. Ecco come 
il Cenmm (Tratt. Pitt. 12) inse- 
gna a temperare la penna: Sciegli- 
la ben soda , e recatela in su il 
diritto delle due dita della man man- 
ca a rivcscloe togli un temperatolo 
ben tagliente e gentile; e piglia per 
lunghezza della penna la larghez- 
za d'un dito, e tirando il lempe- 
ratoio inverso te , facendo che la 
tagliatura eguagli per mezzo la 
penna. E poi riponi il tempera- 
toio in su Puna delle sponde di 
questa penna , cioè in sul lato man- 
co eh' è inverso te. Guarda, e scar- 
nala, e assottigliala inverso la pun- 
ta ; e l'altra sponda taglia al ton- 
do e a ridurla a questa medesima 
punta. Poi volgi la penna volta in 



giù, e mettila in sull'unghia del 
dito grosso della man manca; e 
gentilmente a poco a poco scarna 
e taglia quella puntolina; e fa la 
temperatura grossa o sottile , se- 
condo che vuoi o per disegnare , 
o per iscrivere, 

TEMPER ATÒIO, s. m.V. Temperino. 

TEMPERINO , s. m. strumento da 
temperar le penne. Temperatoio. 

TIRALÌNEE, s. m. (v. d. u. ) stile 
o strumento d'acciaio con due pun- 
te sottilissime , che adattasi alle 
seste ad uso di tirar linee. 

TOCCALAPIS, s. m. sorta di ma- 
titatoio che serve per mezzo d'una 
punta di lapis piombino. 

TÒCCO, s. m. fuscclletto col quale i fan- 
ciulli in leggendo toccano le lettere. 

TRATTEGGIO, s. m. linee tirate 
a traverso ad altre linee, 

UGNATA, s. f. intaccatura fatta ver- 
so la punta della lama di coltello, 
temperino o simile da potervi fer- 
mare l'ugna per aprirlo più fa- 
cilmente. 

VACCHÉTTA , s. f. libro su di cui si 
scrivono giornalmente le spese 
minute. 

VERNÌCE , s. f. specie di gomma 
polverizzata con cui si strofina la 
carta prima di scrivere. Sandrac- 
ca. V. 

VÈRSO , s. m. una riga di scrittura, 

VÌRGOLA, s. f. segno di posa nel- 
la scrittura che si tramette nel pc 
riodo. 



246 

STAMPA 



TORCOIO DA STAMPA^ SUE PARTI, E STRUMENTI 
DA COMPORRE LE STAMPE 



ASTERISCO, s. m. nota, o segno si mette in capo alle pagine de' 

che comunemente fassi conunastel- libri. 

letta e mettesi ne* libri per qual- CAPPÈLLO , s. m. queir asse che 

che particolare avvertimento al tiene unite da capo le coscie del 

lettore. torchio e serve loro di finimento. 

BALÉSTRA , s. f. assicella incanala- CARATTERE CHE PIÙ, O MENO 

ta nel Fawfa^^/o per poternela trarre SLARGA, cioè che tiene più o 

a piacimento e trasportar la com- meno di luogo, che consuma più 

posizione sul marmo per impagi- o meno carta, 

nare o per marginare. CARATTERI STRACCHI, quelli 

BATTITOIA , s. f. legno quadro e che sono dal lungo uso consunti 

spianato con cui si pareggia il e danno una stampa non nitida, 

carattere o la forma prima di slam- CARRO DEL TORCHIO , quella 

pare, alcuni la dicono Sbatiitoio^ parte su di cui si pone la forma 

e Sbattitoia e per mezzo del Manubrio si fa 

BUSSOLA, s. f. pezzo di legno ri- correre innanzi e indietro per la 

quadralo e incavato in cui scorre tiratura. 

liberamente il fusto della vite, e CASCARE IN PASTA , dicesi d'una 

lo tiene in guida perchè cada a forma quando i caratteri si stacca- 

piombo sul dado (àtì pinone. no, e che ella si rompe e si di- 

CACCIATOIA , s. f. pezzo di legno scioglie da sé stessa. 

taglialo a sbieco ad uso di conio CASSA, s. f. gran quadrilungo di 

che serve per aprire o serrare o legno diviso in varii spartimenti 

stringer le forme. delti Cassettine , in ciascuna delle 

CALAMAIO, s. m. quadretto di le- quali sono distribuite le diverse 
gno con piccole sponde da tre lati; lettere di metallo, e donde il Com- 
che sia unito ad una delle ganascie del positore le trae per comporre ciò 
torchio e contiene l'inchiostro da che si vuole slampare, 
stampa che vi si attinge co' Mazzi CASSETTE DELLA CASSA, spar- 
per istcmpcrarlo. Oggi è ilo in timenti ove si ripongono separata- 
disuso essendosi sostituito ai Mazzi mente le diverse lettere e segni 
il Cilindro V. per comodo del compositore. 

CS.?OF\\U,\0,s.m.V. Capopagina, CASSETTÌNO, s. m. la mela della 

CAPOPAGINA, s. f. fregio o orna- cassa, supponendola tagliata o se- 
mento di gclto o d'intaglio che parata nefla sua lunghezza Ca55^^ 



TORCHIO DA STAMPA, SDE PARTI, ECC. 



Uno delle lettere maiuscole-, Cas- 
setlino delle lettere basse , o mi- 
nnscole. 

CASTELLETTO DEGLI STA3IPA- 
TORI 

CAVALLETTO, s. m. quel legno 
a cui il compositore accomoda 
lo scritto eh' egli vuol stampare 
per poter leggere comodamente, 

CHIAVARDA , s. f. pezzo di ferro 
eoa ispacco , per aprire , e ser- 
rare i galletti. 

ClLÌNDPiO, s. m. strumento con 
Anima di legno coperta di colla 
tedesca e di melassa col quale si 
stende l'inchiostro da stampa sulla 
composizione in piombo che è nel 
torchio. Dicesi Cassa del Cilindro 
la parte di Iciro mobile cui è u- 
nito e che ha due manichi con 
cui si adopera. 

CÒDA, s. s. parte di dietro del tor- 
chio che va unita alle ganascie. 

COSCIA , s. f. la parte dì sotto delle 
ganascia del torchio ossia quella 
che si posa sul pavimento. 

COMPOSITÓIO , s. m. strumento 



247 
delle 



fiore che si mette in fine 
pagine stampate. 

FIORE, s. m. ornamento d'intaglio 
o di getto onde s'adornano varie 
parti de' libri il quale posto appiè 
delle pagine dicesi anche Finale. 

FORMA, s. f. telaio di ferro, in 
cui si stringono i caratteri : ed i 
caratteri medesimi per mettersi in 
torchio. 

FORNIMENTO, s. m. cosi diconsi 
gli spazii con cui si forma la mar- 
ginatura de' fogli da stampa. 

FRASCHÉTTA, s. f. tclaietto di 
ferro con varii spartimenti di carta 
o consimile che meiiesi sul foglio 
da stampare affinchè ciò che ha 
da rimaner bianco non venga 
macchiato. 

FREGI A COMBINAZIONE, si di- 

cono quelli che si compongono 

per formare diversi disegni ne'con- 

torni delle pagine, copertine o 

frontispizii stampati. 

FREGIO, s. m. ornamento, che si 
mette in capo o a lato alle pagine 
dei libri. 



che per comporre le pagine a stampa FUSO, s. m. fregio che va por di- 



serve a mettervi sopra le lettere 
ad una ad una , e dà la giustezza 
del verso. 

CRICCA , s. f. pezzo di legno attac- 
cato ad una delle ganascie del 
torchio che serve per tener ferma 
la mazza. 

DIERESI , s. f. nome che i tipografi 
danno a due punti con che segn.ino 
quella vocale ( he voglion disgiugnerc 
dalle seguenti: quel segno i tipo- 
grafi lombardi lo sogliono chiamare 
Tremante. 



ritto quasi simile alia Sgraffa. 

GANASCIA, s. f. è ciascuna delle due 
parti più grandi che formano il 
fusto del torchio. 

GRAPPA , s. f. COSI diconsi quc' se- 
gni o figure che accennano l'unione 
di due o più articoli. 

GRUCCIA , s. f. strumento con cui 
si spandono i fogli stampati per 
farli asciugare , alcuni lo dicono 
Croce. 

GUIDA, s. f. legno con cui si ferma 
il manoscritto al cavalletto. 



FELTRI, s. m. pi. que' pannelli che INCHIOSTRO DA STAMPA, ver- 

s* adattano tra il timpano e il tim- nice che fassi con nero fumo, olio 

panello e servono pi.'r far accostare di lino cotto digrassato, pece gieca 

alle slampe o forme il foglio ba- e talvolta trementina, 

gnato perchè riceva l'impronta in INIZIALE, s. f. lettera grande mag- 

lutic le parli egualmente. giore delle altre. Maiuscola- 

FINALE , s. m, diccsi di vaso o INTERLINEA , s. f. lineetia di me- 



248 



STAMPA 



tallo che si pone fra riga e riga, 
acciò il carattere risalti maggior- 
mente. 

LEGATURE, s. f. pi. que' caratteri 
i quali constano di due lettere u- 
nite insieme come ff. fl. fi. ecc. 

LETTERE, s. f. pi. diconsi i carat- 
teri di cui si servono gli stampa- 
tori. Intaglio^ Tacca delle lettere. 

LETTO DEL CARRO , quella parte 
del torchio su di cui riposa e si 
fa scorrere il carro. 

LINEE , s. f. pi. pezzi dì metallo 
che si pongono intorno a' frontispizi 
alle pagine ecc. e formano poi 
come tante righe che racchiudono 
entro di se lo stampato. 

MANO, s. f. segno figurato come 
una mano per marcare una nota , 
un'osservazione ecc. 

MÀRGINE, s. m. queMegnetti , o 
regoletti, che servono alla divisione 
delle pagine , per mezzo de' quali 
è detcrminata la larghezza delle 
margini. Margine fusellato, o a 
scarpa è quello che va dallo stretto 
al largo. 

MARGINÈTTO , s. m. pezzi lunghi 
di metallo che si mettono alle 
forme in torchio per uso di margini. 

MAZZA , s. f ferro lungo due brac- 
cia col quale si muove la vite del 
lorcolo. 

MAZZI, s. m. pi. que' palloncini di 
pelle di cane ripieni di lana o 
crini i quali inzuppali della tinta 
o inchiostro da slampa, sono con 
certi manichi di legno impugnati 
dal battitore e battuti con forza 
sopra i caratteri acciò l' impressione 
loro rimanga segnata sulla carta 
che vi si soprappone, stringendola 
sotto col torchio. Mestare i mazzi. 
Oggi sono disusali e in loro luogo 
si usa li Cilindro V. 

MOZZO DELLA MADREVITE, O 
TESTA DEL TORCHIO , pezzo 
di legno forte, riquadrato, e in- 



castrato nelle due cosce del ior« 
chio , in mezzo a cui sta la madre- 
vite, o chiocciola della vite. 

OCCHIO DEL CARATTERE, la 
grossezza del carattere. 

PALETTA, s. f. strumento a guisa 
di piccola pala con cui si prende 
l'inchiostro. 

PARÀGRAFI, s. ra. pi. segni con 
cui si distinguono le parti princi- 
pali In cui si divide una scrittura. 

PINZÉTTA , o MOLLÉTTA , s. f. 
strumento di ferro per levare dalla 
forma lettere o spazii quando si 
fanno le correzioni. 

PIRRONE, s. m. quella parte del 
torchio che immediatamente preme 
il foglio che si vuole imprimere. 

PRESE , s. f. pi. COSI diconsi i ma- 
nichi de' torchi da stampar rami. 

PÙNTI, s. m. pi. ferruzzi appuntati 
che sono da' lati del timpano sui 
quali si attacca il foglio per fare 
la Volta , e affinchè la stampa 
venga in registro. 

QUADRATINO , s. m. pezzetto qua- 
drato che serve per la formazione 
de' voti nelle linee. 

QUADRATO, s. m. pezzo di metallo 
dell' istessa qualità de' caratteri di 
forma quadra, e più basso delle 
lettere. 

QUADRATO TONDO, piccolo pezzo 
di metallo che è la metà d'un 
quadrato. 

RAPPÈZZO, s. m. quel tanto di 
carattere che manca e che è neces- 
sario a finir di comporre la pagina, 
il foglio. Tommaseo. 

PiEFUSO , s. m. dlcesi della forma 
andata male , onde tutte le lettere 
sono in confuso, ed eziandio della' 
lettera scambiata per un' altra nello 
scomporre e posta nella cassetta 
d'un' altra lettera. 

REGISTRO , s. m. la disposizione 
delle forme del torchio In manierai 
che le righe e le faccle stampale i 



TORCHIO DA STAMPA, SUE PARTI, ECC. 



249 



da una banda del foglio s'incontrino TACCO, s. m. pezzuole di carta o 

esattamente con quelle dell'altra, simile che si pone sul timpano 

il che si fa per mezzo di lamette per rialzarlo nelle parti difettose, 

di ferro da' capi delle quali Taccheggio. 

sporgono due Punti v\e\ maggiore TAVOLILO DEL CILINDRO, tavola 



od esteriore Timpano. 

REGOLÈTTI, s. m. pi. regoli sottili 
o pezzetti di legno di differenti 
dimensioni collocati nel telaio tra 
le faccie di slampa e gli estremi 
di esso per tenerle separate e ben 
assettate e strette, 

RULLO , s. m. carro o cilindro del 
torcolo da slampa. 

SEGM LUNARI, quelli che servono 
per rapprescnlarc ne' lunarii i di- 
versi termini della luna. 

SETOLA , s. f. spazzola che serve 
a lavare le forme. 



coperta di nna lastra di marmo 
su cui si stempera e stende l'in* 
chiostro. Nella parte superiore ha 
una specie di casjjeita delta Calamaro 
che contiene l'inchiostro e per 
mezzo d'un cilindro che è mosso 
da un i>/an?/6riO lo dà all'ai trofi/m- 
dm che poi lo stende sui caratteri. 

TELAIO, s. m. arnese di ferro, nel 
quale gli stampatori serrano con 
viti, o simili le forme che si 
hanno a slampare in torchio. 

TIMPANÈLLO, s. m. quel telaio 
che s'incastra nel timpano. 



SGRÀFFA , s. f. diversi pezzi di TIMPANO, s. m. parte del carro 



linee che unendosi nel mezzo for- 
mano un pezzo solo , e servono 
nella stampa per raccogliere più 
articoli. 
SPADE, s. f. pi. due regoletti di 
ferro o di legno foderati di ferro 



del torchio della stampa , coperta 
di carta pecora , sopra la quale 
stanno appuntati i fngli da impri- 
mersi distosi su buoni feltri e serrali 
da un telaio di lama di ferro, 
dello la Fraschetta. 



molto lisci sopra i quali si fa muo- TIPO , s. m. lettera messa a rovescio 

vere il carro del torchio. nella composizione per mancanza 

SPAZIO, s. ra. quell'intervallo che eventuale di carattere che viene 

s'interpone fra parola e parola e poi rimesso prima di sottoporre 

fra lettera e lettera ; e dicesi de' la forma al torrliio. liovescio. 

pezzi di metallo che servono a ciò. TÒRCHIO, o TÒRCOLO , s. m. 

SPAZIO FINO, MEZZANO, GROS- strettoio che serve per istampare; 



SO,, pezzetti di metallo di diverse 
grandezze che servono a formare 
gli spazii o intervalli che passano 
fra r una e l'altra parola nelle 
stampe. 
SQUADRA, s. f. dicesi a quelle 
squadrettc di ferro che sono infisse 



le sue parti sono Calamaio., Cosce^ 
Mazza, Spade y Pirrone, Coppa ^ 
Cappello, Itidlo^ Coda, Timpano-, 
Fraschetta , Cricca, Squadre , 
Timpamllo, Telaio. Oggi usansi 
anche torchi di ferro fuso che han- 
no altra forma e altre parti. 



ne' quattro angoli della cassa d'un TORCOLO D.V RAME, strumento 



SI 



torchio da stampa, e in cui 
assicura con biette il telaio. 
STRETTÓIO , s. f. strumento di 
legno con cui si premono i io^ìi 
fra i cartoni per levar loro T im- 
pronta dtUa stampa , e perchè 
diventino lisci,dctto \o\q. Soppressa. 



di 



intaglialo 



32 



legno che striglie il rame 
sopra la carta acciò vi 
lasci l'impressione per mezzo di 
due rulli , o cilindri posti per 
lo piano nel mezzo delle due 
coscic di esso torcolo. Ora si sono 
falli a quel torcolo vari migliora- 



250 



STAMPA 



menti , ed alla stella si è da alcuni 
sostituito un manubrio , che ne 
rende il movimento e l'azione più 
eguale e più uniforme. 

TRAVÈRSA, s. f. ferro quadrato 
posto attraverso al telalo del carro 
il quale alle due estremila ha un 
vano incavato per introduzione 
de* punti da teiere in registro il 
foglio da stamparsi. 

VANTAGGIO , s. m. quell' asse che 
ha una piccola sponda da capO; 



e da due lati sopra la quale il 
compositore assetta le linee dopo 
che le ha composte. 

VASO , s. m. ornamento che si mette 
in fine di alcun capitolo d' un 
libro per riempiere il voto d'una 
pagina. 

VIGNETTA, s. f. nome generico 
che si dà a' rametti che si sogliono 
mettere per ornamento ne' libri 
stampati. 



S51 



PCOMI DEI CARATTERI 



ALDINO, s. m. sorta di carattere 
da stampa die prende il nome da 
Aldo Manuzio , clic fu il primo a 
farne uso: più comunemente dicesi 
Testo (V Aldo. 

ASCENDÒMCA, s. f. sorta di ca- 
rattere fra il Cannoncino e il Fa- 
ranj^one. 

CANNONCINO, s. m. carattere mi- 
nore del Trlsmegisto, e maggiore 
del grosso Paranijone. 

CANNÓNE, e CANONE, s. m. ca- 
rattere che è il maggiore di tutti. 

CANNONE GROSSO, carattere più 
grande del cannone ordinario. 

CARATTERE CORSIVO , quello 
che è simile allo scritto a dilfe- 
rcnza del tondo; Corsivo usasi 
puro in forza di sostantivo. 

CARATTERE COMPATTO , quello 
che è di forma stretta e bislunga 
e piuttosto di penna grossa, intro- 
dotto modernamente nelle tipo- 
grafie. 

CARATTERE DI SCRITTURA , Io 
slesso che carattere corsivo; ve n* 
ha che dicesl Inglese ed anche 
Americano. 

CARATTERE GRASSO, cos'i dice- 
si ogni maniera di caratteri di pen- 
na grossa che servono pei grandi 
Affissi e simili lavori. 

CARATTERE ROTONDO, è quel- 
lo che somigliasi al carattere di 
scrittura, ma le lettere invece di 
esser pendenti sono diritte, e ton- 
de: alcuni diconlo Finanziere. 

CARATTERI DI FANTASÌA, no- 
me che dassi a vari(j forme di ca- 
ratteri, come onibiali , ornaLi, ac- 



corciati , profilali , lineati , allun- 
gati , cifrati , egiziani ecc. 

CICERÓNE, o CICERO, s. m. ca- 
rattere di mezzo tra la Filosofia 
ed il Silvio; dicesi che tal nome 
derivi dall' Epistole familiari di 
Cicerone stampale nel 1467 in 
quel carattere. 

CÒRPO, s. m. l'aggregato di tutte 
le lettere di una specie di caratte- 
re tanto corsivo che tondo : un 
corpo d' Ascendonica, di Testino ecc. 

D'ALDO, dicesi d'un carattere cor- 
sivo o tondo di mediocre gran- 
dezza , chiamato anche 2'esto d'Al- 
do ^ o Aldino. Me.nzixi. 

DOPPIO CANNONE, carattere più 
grande del Cannone semplice. 

FILOSOFÌA , s. f. carattere di mez- 
zo fra P Antico e il Garamone V. 
Lettura. 

GAGLlÀRDA,s. f. carattere del cor- 
po Slesso del Garamoncino che i 
francesi chiamano Galliarde. 

GARAMONCINO , s. m. carattere 
minore del Garamone e maggiore 
del Testino. 

GARAMONE ,s. m. carattere di mez- 
zo ira la Filosofia e il Garamon- 
cino. 

ITÀLICO , aggiunto di carattere di 
stampa Y. e di Corsivo. 

LETTURA, s. f. sorta di carattere 
per la stnmpa che da nielli dice- 
si Filosofia. 

MIGNÓNE, s. m. carattere maggio- 
re della Nompariglia, e minore 
del T(^stitio. Mifjnona. 

MOMPARIGLIA, s. f. voce corrotta 
da Nompariglia. 



252 



STAMPA 



NOMPARÌGLIA , s. f. nome de' due 
ultimi e minori caratteri detti iVom- 
pariglia maggiore, e minore. V. 
Testino. 

NOMPARIGLIA GROSSA, la mag- 
giore delle due sorta de' caratteri 
cosi chiamati. 

PALESTINA , s. f. è quel carattere 
che pur chiamasi Parangone grosso. 

PARANGONÈTTO, s. m. carattere 
che è unSoprassilviopocopiù gran- 
de del Silvio, o S. Agostino, 

PARANGONE, s. ra. carattere di 
mezzo fra TAscendonica e il Testo. 

PARANGONE GROSSO, carattere 
di grandezza maggiore del Paran- 
gone, e minore del Cannoncino. 

PARIGINA, s. f. il carattere più 
piccolo di tutti quanti , che vol- 
garmente chiamasi Occhio di mosca. 

ROxMANO GROSSO, carattere un 
poco pili grande del piccolo Ro- 
mano, che sta fra il Silvio e TA- 
scendonica. 

ROMANO PICCOLO, carattere mag- 
giore del Silvio, e minore dell'A- 
scendonica. 



SANTAGOSTÌNO, s. m. lo stesso 
che Silvio V. È voce che nel 1467 
si stampasse in Italia il libro del- 
la città di Dio di S. Agostino col 
carattere detto Silvio il quale da 
ciò prese nome di S. Agostino. 

SILVIO, s. m. sorta di carattere mi- 
nore del Testo. 

TESTINO , s. m. nome che si dà a 
due diversi caratteri detti Testino 
maggiore e Testino minore, dopo 
de' quali viene la Nompariglia. 11 
Garamoncino precede il Testino 
maggiore. 

TESTO , s. m. carattere di mezzo 
fra il Parangone e il Silvio. 

TESTO D'ALDO, o ALDINO, 
carattere .corsivo o tondo di me- 
diocre grandezza che viene dopo 
il piccolo Parangone. 

TRIPLO CANNONE, carattere più 
grande del Doppio Cannone; che 
è il maggiore di tutti. 

TRISMEGÌSTO, s. m. carattere che 
è maggiore del Cannoncino e mi- 
nore del Cannone grosso. 



4 



253 
OPERAZIO?fI DEGLI STAMPATORI, E COSE RELATIVE 



BARATTO , s. m. quel foglio o car- COLONNA , s. f. dicesi ciascuna par- 

tiiccia che si è ristampata a cagioti te d'una facciata d' un libro quan- 

d' errori, o per censura de' reviso- do è distinta in due o più parti 

ri, o per pentimenti dell'autore. sicché le linee non corrono per 

BIANCA, s. f. dicesi Bianca la pri- tutta la larghezza della pagina, 

ma forma che va in torchio , per- ma sono attraversate e divise d'alto 

che allora il foglio di carta è tutto in basso. Colonnello, Coloncino.(^\m. 

bianco, e Volta quando si stampa COMPÓRRE, v. a. trarre i carattc- 

il rovescio, poiché allora il f)glio ri dalle cassette e acconciarli in- 

é mezzo stampato. sieme in modo che vengano a for- 

BOTTELLI , s. m. pi. lavori brevi mare il disteso dell'opera che si 

comt avvisi al pubblico, biglietti ecc. deve stampare, 

perché richieggono un sol botto, COMPOSITORE, s. m. colui che 

ossia una sola tiratura. trae i caratteri dalle cassette e 

BOZZA , s. f. quel primo foglio che li unisce a formare le parole 

si slampa per prova, e che serve al di ciò che si ha a stampare, 

correllorc per le correzioni da farsi. COMPOSIZIONE, s. f. dicesi ciò 

CARTATA, s. f. ciascuna banda dei che il compositore ha formato co' 

foglio. caratteri per poi sottoporlo al tor- 

CARTA VOLTA, la seconda faccia chio. V. Comporre. 

d'un foglio. V. Volta. CONTRASTÀMPA , s. f. rame che 

CARTUCCIA , s. f. foglietto che si si stampa con un altro di fresca 
è ristampato a cagione degli erro- impressione, detto cos'i perche i li- 
ri corsi nella stampa, o di qualche neamenli vcnjijono in contrario, 
cambiamento che vi si è dovuto CONTRASTAMPÀRE , v. a. stam- 
fare. V. Baratto. par all'opposto; e dicesi de' fogli 

CliLVMÀTA, s. f. quella parola che stampati di fresco quando mac- 
si mette a pie d'una pagina, e che chiano lasciando i segni della stam- 
ela prima della pagina che segue, pa nelle pagine che stanno loro 

CENSORE , s. m. quegli che pe' a contatto. 

governi rivede i manoscritti per COPERTA, o COPERTINA, s. f. 

dare o no licenza di publicarli. il cartoncino^ o la carta colorala 

COLLAZIONARE , v. a. specie par- per Io più stampala con che ii 
ticolare di confronto per ricono- ricuopre un libro a stampa, 
scere la fedeltà d'una copia o d'una CORRETTORE , s. m. quello che 
slampa ovvero le varietà che cor- corregge le bozze delle stampe per 
rono fra' manoscritti e le stampe. toglier loro gli errori. 
COLOMBAIA, s. f. il troppo gran- CORREZIÓNE, s. f. l'atto di cor- 
de spazio, che trovasi alcune voi- regger le bozze per tor via gli 
te tra le parole. errori del compositore. Correzioni 



254 



STAMPA 



Iconsi anche i segni medesimi e GIUSTEZZA, s. f. la lunghezza e- 
Jlto ciò che si scrive in margine guale d'ogni verso o linea d'una 



gme 
manoscritto 



d 

lutto 

delle hozze e d'un 
per correggerli. 
DOPPIEGGIÀRE, a. n. imprimere 
raddoppiate le parole o le linee; 
il quale difetto dicesi Doppieg- 
giatura 



ogni 
pagina. 

IMPAGINARE, V. a. formar le pa- 
gine co' caratteri messi insieme 
dal compositore. 

IMPRESSIÓNE , s. f. lo stesso che 
stampa. 



DOPPIEGGIATURA , s. f. difetto IMPRESSORE, s. m. vale anche 

d'impressione quando le medesi- stampatore , colui che imprime, 

me parole, e le linee sono dop- INCHIOSTRATÓRE, s. m. quegli 

piamente impresse l'una accosto che nelle stamperie dà l'inchio- 

air altra. stro ai caratteri. Battitore, Cilin- 

DUPLICATURA , s. f. ciò che il aratore. 

compositore inavvertentemente rad- INTERLINEARE, v. a. porre le 

doppia. Duplicato. interlinee fra le righe. 

EDITORE, s. m. chi ha cura di INTERPUNZIÓNE , s. f. modo re- 
rivedere o dare alle stampe le o- golato d'interporre i punti e le 
pere altrui. virgole nelle stampe. 

EDIZIÓNE , s. f. pubblicazione d'una LADRO , s. rti. la piega di un fo- 

opera per via di stampa. glio di carta non isteso a dovere 

ERRATA, s. f. è il confronto de- prima di porlo sotto il torchio, 

gli errori, e delle correzioni, che per cui vi rimane uno spazio bian- 

si suol mettere ne' libri stampali, co quando si stende dappoi, e la 

che anche dicesi Errata Corrige. slampa rimane interrotta. 

FASCICOLO , s^ m. dicesi di quelle LADRO , s. m. chiamasi anche un 

opere che vengono fuori in fogli pezzuolo di carta che aderisca 

puntati. Quaderno, Serie, Fascet- al foglio, e che riceva la stampa 

tOy Puntata. in luogo di esso foglio, e che pu- 

FRÀTE , s. m. pagina d'un libro re lascia uno spazio bianco. 

rimasta in bianco per innaverten- LASCIATURA, s. f. errore del com* 

za del torcoliere, o cosi male slam- positore allorché egli lascia indie- 



pata che non si può leggere e par 

quasi bianca. 
FRONTISPÌZIO , s. m. la prima 

faccia del libro, ove sta scrino il 

titolo di esso. Frontespizio, Fron- 

t ispido. Frontespicio. 
FUSLLLATO , aggiunto che diccsi 



irò una o più parole. Alcuni di- 
cono un Lasciato, e in gergo un 
Pesce. 
LEGGERE IN PIOMBO , leggere 
per poi correggerli i caratteri com- 
posti sul vantaggio prima di ti- 
rare le prove dì stampa, 
di margine che va dallo stretto LICENZIATO , aggiunto che dicesi 
al largo. di un libro sottoscritto dal rcviso- 

GIRO, s. m. nome di sette o otto re, o censore colla licenza di po- 
mucchi di fogli stampali disposti terlo publicare. 
in ordine sopra una lavola o al- LÌNEA, s. f. verso, riga: tutto lo 
Irò da tiascbeduno de' quali io- scritto che è, o deve essere in li- 
gliendone uno si lormano i qua- nea retta sur una pagina, 
derni e rpiesto chiamasi Mettere LINEA ROTTA O CORTA, quella 
insieme il Giro. che si forma colla sola prima pa- 



OPEBAZIOXI DEGLI STAMPATORI, E COSE RELATIVE 



255 



fola del discorso, lasciando in bian- 
co il rimanente del verso. 

LITOGRAFÌA. , s. f. nrìodo di stam- 
pa nel quale si scrive o si disegna 
con particolare inchiostro o mati- 
ta sulla pietra , indi per tirar co- 
pie della scrittura , o del disegno, 
si adopera la pietra cosi scritta o 
disegnata , come se essa fosse in- 
tagliala a bulino. 

PAGINA MORTA , quella che rima- 
ne tutta bianca senza che sia stam- 
pata. 

PAGINA MOZZA, diccsi quella che 
non è stampata che soltanto in parte. 

PESCE, s. m. V. Lasciatura. 

POLITÌPIA, s. f. specie di Stereo- 
tipia V. 

PRÒTO, s. m. nelle stamperie è il 
primo operaio, che è come il di- 
rettore delle medesime. 

PROVE DI STAMPA , cosi dicono 
quel primo foglio che si stampa 
per prova; Bozza : e \o\Q.Sta7np0ne. 

PIJNTÀTA, s. f. V. Fascicolo. 

REVISÓRE, s. m. colui che rivede 
le stampe di un libro ecc. per 
farne la correzione; e si usa an- 
che per Censore: Riteditore^ lìav- 
veditore. 

RIGA, s. f. tutto lo scritto che deve 
essere in linea retta sur una pagi- 
na. Linea, Verso. 

RlNCAPiTO , s. m. quinternino che 
s'inserisce in un quinterno come 
si fa quando per correzioni o per 
comodo non si è stampato , che 
un mezzo foglio. 

RISTAMPA , s. f. nuova stampa , 
nuova edizione. Monti. 

RISTAMPARE, v. a. ripetitivo di 
slampare, che vale stampare di 
nuovo. Monti, Alamanni. 

RITIRARE, V. a. tirar di nuovo un 
foglio male stampato. 

RITIRAZIÒNE, s. f. stampa della 
carta volta o sia della seconda fac- 
cia di un foglio. 



SCOMPÓRRE , V. a. disfare una for- 
ma, separandone le lettere, dispo- 
nendole di nuovo nelle casse, cia- 
scuna nel suo proprio nicchio. 

SCOMPOSIZIÓNE, s. f. Patto del- 
lo Scomporre. V. 

SEGNATURA, s. f. numerazione dei 
fogli che si pone a piedi delle 
pagine stampate. 

SLARGARE, v. n. dicono gli stam- 
patori che un carattere Slarga più 
o meno per far intendere che tie- 
ne più o meno di luogo, che con- 
suma più o meno carta. 

SOPPRESSÀRE , v. a. stringere i 
fogli stampati fra i cartoni con 
quel torchio che dicesi Soppressa. 

SPALLEGGIATO, aggiunto che dicesi 
dagli stampatori aduna sorta di ca- 
rattere detto anche Interlineato. 

SPANDITÓIO, s. m. luogo destina- 
to a stendervi la carta stampata 
perche vi si asciughi. 

SPAZIEGGIARE , v. a. porre gli 
spazii necessari per separar le pa- 
role l'una dall'altra nel coiiipon e. 

SPAZIEGGIATURA, s. f. disposi- 
zione degli spazii. 

SPIZZICATURA , s. f. difetto di 
stampa in cui i caratteri non rie- 
scon notti. ' 

STAMPARE ALLA MACCHIA , cioè 
senza nome di stampatore, né di 
luogo. 

STAMPATÓRE, s. m. quegli che 
stampa. Tipografo. 

STAMPATRICE, vcrb. f. colei che 
stampa. RhRGANTlM. 

STAMPATURA , s. stampa , edizio- 
ne. Doni cit. dal Bergantini. 

STAMPERIA, s. f. luogo dove si 
stampa ; e detto assolutamente og- 
gi s' intende bottega dello stampa- 
tore di libri. 

STAMPÓNE, s. m. (v. d. u.) boz- 
za, prova della stampa. 

STEPIEOTÌPIA , s. f. stampa con 
caratteri solidi ed uniti in tavolet- 



256 



STAMPA 



te per mezzo d'una fusione me- 
tallica ; quindi Stereotipe diconsi 
le edizioni fatte con tal metodo. 

STRAVACATO, TA, add. che dicesi 
quando la pagina vien torta per 
non essere stata bene addirizzata 
in torchio. 

STRETTIRE, v. a. diminuire lo 
spazio e l'ampiezza, come Stret- 
tire la spazieggiatura per rimet- 
tere il lasciato. 

TACCHEGGIARE, v. a. si dice del 
mettere un tacco sotto i fogli che 
sono per essere impressi dal tor- 
chio per togliere le disuguaglianze 
del piano sottoposto per far si, 
che l'impressione cada uguale su 
tutte le parti del foglio. ToM- 

SIASEO. 



TIPOGRAFÌA, s.f. Parte della stam- 
pa ( V. d. u. ) ; ed anche il luogo 
ove si stampa , e la bottega dello 
stampatore. 

TIPOGRAFO, s. m. (v. d. u.) im- 
pressore, editore, colui che stampa, 

TlPvÀRE , V. a. parlandosi di stam- 
pa vale stampare, imprimere, al- 
cuna cosa. 

TIRATÓRE ,• s. m. torcoliere , que- 
gli che lira le stampe nel torchio. 

TORCOLIÈRE, s. m. colui che la- 
vora , e che assiste al torchio. Ber- 

GANTINI. 

VOLTA, s. f. cosi dlcesi la parte 
che deve ancor stamparsi d'un fo- 
glio già impresso dall'altra che 
dicesi Bianca^ Carta volta. 



257 



GETTATORI DI CAHATTERI 



COMPÓRRE , V. a. mettere le let- 
tere sorte per sorte ne' compositori. 

COMPOSITÓRE, s. m. specie di 
coniposiloio di legno duro addetto 
al registro die serve pel pulimen- 
to delle lettere. 

CONTRAPPLNZONÀRE, v. a. dar 
la forma della lettera al contrap- 
punzone. 

CONTRAPPUNZÓNE , s. .m. stru- 
jnenlo che forma il voto intero 
del punzone. 

FÓRMA, s. f. quell'ordigno in cui 
si gettano i caratteri. 

FREGARE LE LETTERE, passa- 
re alla pietra le due faccie delle 
lettere. 

GUSCÈTTO , o GÙSCIO , s. m. par- 
te della forma da gettar caratteri 
fatta come una specie di piccolo 
imbuto che serve per ricevere e 
trasmettere la materia li(|ucfalta 
alla madre. 

INCALCO , s. m. spinta che si dà 
alla forma dopo gettatovi il me- 
tallo pcrcbò la lettera venga bene. 



LISCINO, s. m. coltello da pulire 
le lettere. 

MADRE , s. f. la forma in cui si 
gettano i caratteri. 

PIALLETTO , s. m, strumento ad- 
detto al registro. 

PIASTRA , s. f. grosso pezzo di fer- 
ro che riceve i diversi pezzi com- 
ponenti la forma. 

PUNZONE, s. m. ferro temperato, 
acciaio per uso d' imprimere le 
impronte de' caratteri. Punzonetto 
Punzoncino dim. 

REGISTRARE, v. a. far i canali 
alle lettere e pulirle. , 

REGISTRO , s. m. strumento, o 
arnese parte di legno e parte di 
ferro che serve per fare il canale 
al piede delle lettere e dar loro 
il pulimento sopra e sotto del 
quadro: le sue paiti essenziali, o 
o accessorie sono il Telaio di fer- 
ro , i Compositori di legno duro, 
e il Pialletto col suo Ferrino ta- 
gliente per fare il canale. 



33 



258 



CARTIERE 



ÀLBERO , s. m. grosso cilindro di 
legno che serve a far muovere le 
stanghe de' mazzi. Fusello. 

ASPETTO , s. m. strumento di can- 
na con cui si raccolgono le copie 
per farne le stive. 

BOCCIUÒLO, s. m. nome che si dà 
alle pale o leve degli alberi e si- 
mili che fanno alzare i magli del- 
le cartiere. 

CANTINO, s. m. carta di mezzo fra 
la perfetta e lo scarto. 

CARTA, s. f. composto di cenci li- 
ni macerati ridotto in foglia sot- 
tilisslnaa per diversi usi e princi- 
palmente di scrivere e stampare. 
Carta buona, fine, bianca, incol- 
lata, di buon tiglio, leonina , 
mezzana , de' frati , colla zaz- 
zera ( da tondare ) bigia ( da 
cartocci ) ritondata, di lettere, do- 
rata nella tondatura, nera, scura 
da ricci, turchina, dipinta, in- 
dianala , vclluttaia , acquerellata , 
colorita, rigata da musica, stam- 
pata, manoscritta, da impannate, 
velina , col filetto dorato , Velina 
di Bath colla corona, col diade- 
ma dalle tre piume, sopraffina di 
Canson , perlina di Bristol , con 
odore d'acqua di rose, muschiata ecc. 

CARTA AMAREZZATA , AMARIZ- 
ZATA , E MAREZZATA , o MA- 
RIZZATA, sorta di carta tinta a 
onde o a similitudine di marmo 
col fiele di bue da una banda so- 
la: e serve per coprir libri, ed altro. 

CARTA DILEGINE, floscia. 

CARTA FIORITA, a fiori, afHorala. 

CARTA MARCHIATA , O BOLLA- 



TA, quella con bollo per gli at- 
ti giuridici. Botta. 

CARTAPESTA, carta macerala con 
acqua e ridotta liquida^ poi get- 
tata nelle forme e rassodata. 

CARTA STRACCIA O DI STRAC- 
CIO , qualità di carta senza 
colla che non è buona per iscri- 
vere. 

CARTA SUGANTE, O A SUCCHIO,' 
carta che per mancanza di colla 
non regge , ma inzuppa e succhia 
r inchiostro , onde si pone sulla 
scrittura fatta di fresco acciocché 
non si scorbii. 

CARTÀRO , s. m. colui che fabbri- 
ca o vende la carta. Cartaio, 

CARTÈLLA, s. f. una delle 12 di- 
visioni della stampa da imprime- 
re le figure delle carte. 

CARTIERA, s. f. edifizio dove si 
fabbrica la carta. 

CARTOLÀIO, s. m. colui che ven- 
de carta e libri. 

CARTONE , s. ra. composto di cen- 
ci macerati , ridotto grosso che ser- 
ve per vari usi , ed anche dicesi 
un composto di più fogli di car- 
ta impastati insieme. 

CASCINÒTTO, e CASSINOTTO, 
s. m. COSI chiamansi alcuni truo- 
goli di materiale in cui si mette 
il pesto delle prime pile ed ivi si 
fiorisce con fior di calcina perchè 
consumi il sudiciume. 

CÀSCIO , s. m. la coperta della 
forma. 

CATELLO, s. m. quella parte che 
serve a tener incatellatc le stanghe 
dei mazzi. 



CARTIERE 



269 



CAVALIÈPJ_, s. m. pi. diconsi nel- formano i togli della carta. Co^mo. 

le carliere que' ritti che tengono FUSELLO, s. m. grosso cilindro di 

in ^uida le stanghe de' mazzi. legno detto anche stile il quale ser- 

CIIIÀVE , o CHIAVETTA , s. f. ve a far muovere le stanghe de' 

specie di saliscendo con tre feri- mazzi. Àlbero. 

loie posto sopra uno de' cavalieri GALLÒNZOLA , s. f. grossa bietta 

che serve per fermare i mazzi. che impunta il mazzo alla sua 

C0LÌ50, s. m. lelaletto di legno stanga. 

arretato con funicelle sopra di cui INCOLLARE^ v. a. dar la colla alla 

si pone la colaloia. carta. 

COLONNÈLLI, s. m. pi. que' fili LEVADÒRE, s. m. colui che leva 

di ferro più grossi su cui sono la carta di mezzo a feltri e mct- 



raccomandate le treccinole e '1 fi- 
lato d' ottone. 

CONSERVA , s. f. specie di pila con 
doccia che porta V acqua nelle can- 
nelle. 

COPIA, s. f. numero di sette o otto 
fogli di Cartone posti a rasciuga- 
re uniti allo spanditelo : tre o quat- 
tro copie compongono la Presa. 

DÒRSO, s. m. la parte della carta 
opposta alle barbe dei fogli. Dosso. 

DRAGANETTO, s. m. cassetta che 



tela sul Ponidore o Prcdola. 
MAGLIO, s. m. grossa mazza di 
ferro colla quale si spiana la carta 
a diverse prese e formansl le ri- 
sme, che alcuni dicono batter la 
carta. Questo strumento è inutile 
in quelle carterie che hanno in-» 
trodotto le macchine per la fab- 
bricazione della carta, e colle 
quali riesce oltremodo levigata , 
tanto quella da stampa che da 
scrivere. Magliuolo. 



serve a mandare T acqua nella pila. MARCITOIO , s. m. specie di truo- 
DRAGOLA , s. f. nome che si d;i golo In cui si fanno marcire i cenci, 
ai piumaccluoli , che reggono il MENATOIO, s. m. nome che si dà 



puntone dello stile. 

FALCE , s, f. coltello fisso in una 
panchina con cui si stracciano i 
cenci V. Stracciatora y Straccio. 

FELTRO, s. m. pezzuolo di panno 
lano su cui si mette il foglio del- 
la carta a misura che si cava dal- 
la forma. Pannello. 



a due pezzi di legno tondi , che 
sono appesi alla volta di due cam- 
pane di ferro con cui ad ogni po- 
sta si mena la pasta nel tino dal 
lavorante. 
MEZZETTO , s. m. carta difettosa, 
logli orlali, strappati, ragnati , o 
altrimenti difettosi. 



FILATO, s. m. fili d'ottone di cui PANNÈLLO, s. m. pezzuolo di 

panno lano su cui si mette il 



è tessuta la forma itisieme colle 
trccrluole. 

FIORÉTTO , s. m. sorta di carta 
più inferiore dell' altra e serve co- 
munemente per istampare. Fio- 
rettone accr. 

FOGLIÀCCI , s. m. pi. carta che 
Vendesi a pizzicagnoli. 



foglio di carta a misura che si 
cava dalla forma. Feltro. 

PASSATURA, s. f. l'azione d'im- 
pastar i fogli per fare il cartone. 

PENNELLA , s. f. strumento di se- 
tola a uso di pennello da imbian- 
chire con cui s'impastano i cartoni. 



FÒGLIO , s. m. quella forma rct- PEZZETTA , s. f. pezzo di panno 

tangolare di carta intera come esce di lana raddoppialo con cui ben 

dalle mani del fabbricatore. bene insaponato s'insaponali car- 

FORMA , s. f. telaio , sul quale si Ione. 



260 



CARTIERE 



PILA, s. f. vaso o recipiente di 
materiale in cui si pestano i cen- 
ci per rendergli atti a fabbricar- 
ne la carta. Prendono le Pile dì- 
versi nomi secondo V uso a cui. so- 
no destinate, e diconsi Pile acenct, 
le prime Pile e queste hanno 
in fondo una piastra di rame per 
resistere a colpi de' mazzi le cui 
testate sono armate di punte di 
ferro. Le seconde Pile diconsi Pi- 
le a ripesto e le altre Pile a sfio- 
rato. La testa de' mazzi di queste 
pile non hanno punte di ferro. 

PONIDÒRE, s. m. colui che pren- 
de la forma mandata dal lavoran- 
^te e mette il foglio su i feltri. 

POSTA, s. f. nome con cui s'inten- 
de il numero di 250 fogli di car- 
ta ; la gran posta è di 500 fogli. 

PRESA , s. f. numero di 5 , o 4 co- 
pie V. Copia. 

RISMA , s. f. fascetto o balletta di 
20 quinterni di carta che sono 500 
fogli. Gran posta. 

ROTOLÈ TTO o RÒTOLO , s. m. 
viluppo fatto di cintoli dì pelone o si- 
mll panno ad uso di stampar le carte. 

SCEGLITRÌCE , s. f. colei che sce- 
glie le carte tagliate e ne compone 
i mazzi. 

SPANDENTE , s. m. colui che span- 
de la carta allo spanditelo e ra- 
sciugata la raccoglie coli' aspetto. 

SPAiS DITOIO , s. m. luogo destinalo 



a distendervi la carta o altro per- 
chè vi si asciughi e vi si secchi. 

STILE, s. m. quel grosso e tondo 
pezzo dì legno il quale armato di 
leve muove le stanghe o i mazzi 
delle cartiere. Fusello, Àlbero. 

STRACCI ATÒIO, s. m. strumento 
per ridurre in filaccia gli stracci 
con cui sì lavora la carta. Sfilac- 
ciatoio. 

STRACCIATÒRA, s. m. colei che 
straccia ì cenci colla falce fissata 
alla panchina. 

STRACCIATÒRE , s. m. colui che 
straccia i cenci. 

STRACCIO , s. m. ferro da tagliare 
i conci. 

TELETTA, s. f. tela di crino, che 
cuopre la bronzina , ed impedisce 
che il pesto vada via. 

TORCHIO , s. m. specie di morset- 
to a vite di legno in cui si stringo- 
no i mazzi delle carte per poter- 
gli planare all'uscir della stufa. 

TRECCIUOLA, s. f. così chiamasi 
il filato di ottone della forma. 

TRINCARÈLLO , s. m. piccola doc- 
cia o cassetta di legno che con- 
duce r acqua. 

TUFFATÓRE , s. m. colui che tuf- 
fa la forma nella tina per prender 
la pasta. 

ZAZZERA, s. f. dicesi a quelle di* 
suguaglìanzc che sono nell'estre- 
mità di un foglio di carta. 



\ 



261 



LEGATORI DI LIBRI 



ACCAPITOLÀRE , v. a. appiccare 
o cucire que' correggiuoli che si 
cbiamaiio capitoli alle teste de' 
libri. 

ACCCLiTTÀRE,v. a. rimettere una 
nuova culatta sul dorso d' un li- 
bro usato. 

BAZZANA, s. f. pelle concia di ca- 
strato assai morbida colla quale si 
usa di coprire i libri quando si 
le£:;ano alla francese. Alluda. 

BRACA , s. f. striscia di carta che 
si salda sopra un foglio stracciato. 

CANTONE, s. m. difesa d'ottone 
con che gli antichi munivano i 
loro libri legati in tavole e cuo- 
io; e questi servivano e per for- 
tezza e per bellezza di essi; e 
perchè collocali su banchi non 
ortcndevano i vicini. 

CAPITÈLLO , s. m. Capitolo V. 

capìtolo, s. m. dicesi quel cor- 
reggiuolo cucilo in sulle teste dei 
libri quasi capitello il quale so- 
stiene la coperta. Capitello. 

CARTELLINO, s. m. cos'i diccsi 
l'iscrizione che è nelle parli e- 
sterne de' libri, e ne mostra il 
tìtolo cui da taluni si dà il nome 
di Etichetta. 

CAVALLETTO , s. m. specie di cas- 
sa o collegamento di legname che 
reprgc lo strettoio. 

CAVÌGLIA, s. f. laminelta di fer- 
ro con foro quadro o rotondo , 
che ponesi sulla tavoletta , ove si 
cuciono i libri per attaccarvi e te- 
ner formi i correggiuoli. 

COLLAZIONARE , v. a. rivedere 
minutamente tulli i fogli di un 



libro sciolto, per riconoscere se vi 
sia difetto. 

COLTELLO, s. m. strumento da 
scarnire de" legatori da libri. 

COREGGIUÒLÒ, s. m. striscia di 
cuoio che serve per la cucitura de' 
libri. 

CUCITÓIO, 8. m. quel castelletto 
che usano i librai per cucire i 
libri. 

CUCITURA A CATENELLA, sor- 
ta di punto de' librai. 

CULATTA , s. f. pezzo di cartone, 
pergamena o simile con cui si cuo- 
pre il dorso d'un libro per rin- 
forzo o sostegno della legatura. 

DIFÈTTI , 8. ra. pi. dicons'i i fo- 
gli mancanti e laceri, o altrimen- 
ti difettosi di un libro. 

DORSO D'UN LIBRO, la parte di 
dietro. 

FILETTARE, v. a. porre i fregi o 
i proffili d'oro a' libri legati. Ve- 
trate di libri legati in lucido ma- 
rocchino filettati con leggiadri 
proffili. Bresc. 

FREGI D'ORO; cosi diconsi gli 
ornamenti in oro che pongonsi 
sulle lucide pelli de' libri legali 
alla vera o finta francese e all'o- 
landese. Pari5I. 

GRECARE, V. a. far delle intacca- 
ture sulla schiena del volume con 
una sega a mano per nascondervi 
lo spago , che serve a sostenere la 
cucitura. 

GUARDIA , s. f. la coperta interna 
de' codici o libri, cioè quel foglio 
che è tra il cartone e il fronti- 
spizio. 



262 



LEGATORI DA LIBRI 



IMBRACATURA , s. f. T imbracare i 
fop;li d' un libro. 

IMBRAGARE, IMBRACARE, v. a. 
fortificare con istriscla di carta 
incollala la piega lacera del fo- 
glio, acciocché si riunisca e possa 
accomodarsi alla legatura del li- 
bro. 

IN DODICESIMO, legatura in cui 
i fogli di stampa sono piegali in 
dodici parti; in sedicesimo., se 
in sedici, in trentaduesimo se in 
trentadue. 

INFINESTRARE, v. a. rifar un 
nuovo margine ad un foglio la- 
cero e guasto per mezzo dell'in- 
finestratura. 

INFINESTRATURA , s. f. foglio di 
carta tagliato in quadro con vano 
in mezzo a uso di telaio da fine- 
stra in cui si appicca un foglio 
guasto ne' margini. 

IN FOGLIO , si dice di libri della 
grandezza di mezzo foglio o d'un 
foglio ripiegato. 

IN OTTAVO , libro i cui fogli so- 
no piegati in olio parti. 

IN QUARTO , dicesi a quella for- 
ma di libri i cui fogli sono pie- 
gati in quattro parti. 

LEGAR.E, V. a. l'unire insieme, il 
cucire i fogli d'un libro, l'attac- 
carli alia coperta. Alcuni antichi 
faceano legare i lor libri non so- 
lo con borchie, cantoni, scudetti, 
fibbie o passetti d'ottone, ma an- 
cora li faceano armare e sopra le 
coperte e negli orli anteriori di 
esse con punte lunghe e massicce 
dello stesso metallo. 

LEGATORE , s. m. colui che lega 
i libri. 

LE(;ATURA ALLA FALSA O FIN- 
TA OLANDESE, col dorso solo 
in carta pecora. 

LEGATURA ALLA FALSA O FIN- 
TA francese, col dorso solo 
in pelle e fregi d'oro, il rimanente in 



carta che assomigli la pelle ado- 

|Art pò lo 

LEGATURA ALLA FRANCESE, 

quella che è tutta in pelle con 
lavori dorali. 

LEGATURA ALL' OLANDESE, col- 
la coperta del libro tutta in per- 
gamena. 

LEGATURA ALLA RUSTICA, O 
IN RUSTICO, si dice una più 
semplice maniera di legare i libri 
in cartoncino senza raffilarli nel- 
le margini. Redi lett. 

LEGATURA D'UN LIBRO, l'atto 
del legare un libro, e la manie- 
ra ond'egli è legato. 

LIBRO , s. m. quantità di fogli cu- 
citi insieme o bianchi , o stampa- 
ti , libro legato , sciolto , tondatOy 
barbato, intonso, sesto d'un li- 
bro , dorso d' un libro , ripiegare 
il libro , libro coperto di Sommac- 
co di Sagrì. 

METTERE IN GIRO , riunir i qua- 
derni de' fogli stampati per forma- 
re i libri. 

RIGUARDO , s. m. carte bianche 
che si pongono volanti in princi- 
pio e fine de' libri a preservarli 
da vari accidenti. Gheuardini. 

RINCARTO , s. m. quinternino che 
s' inserisce in un quinterno come 
si fa quando per correzioni o per 
comodo non si è stampato che 
un mezzo foglio. 

SAGRI, s. m. pelle di pesce che concia- 
ta e rafTìnata serve per formar co- 
perte di libri e simili. Bergantini. 

SESTO D'UN LIBRO, la lunghez- 
za o larghezza d'un libro in fo- 
glio, in quarto, in ottavo ecc. se- 
condo che il foglio stampato è di- 
viso in varie parli corrispondenti 
al numero che si esprime. 

SMARGINARE, v. a. tagliare il mar- 
gine del libro. 
STECCA , s. f strumento da piegar 
carte , e tagliare i libri intonsi. 



I 



LEGATORI DA LIDRI 



263 



TAGLIARE , v. a. il tendere poco 
e diritto i margini de' libri ed 
anche aprire i fogli chiusi ed 
interi de' libri legali alla rustica o 
in cartone. 

TÀVOLA, s. f. carta aggiunta al li- 
bro in cui sono figure , im agi- 
rli ecc. intagliate in rame o in 
legno. 

TELÀIO , s. m. quello strumento 
de' legatori da libri di cui servon- 

o ... . . ■ 

si per cucire insieme i quniterni. 
TÒMO , s. m. vale parte o volume 

d'un' opera. 
TÒPiCIIIOjS. m. lo strettoio in cui si 



pongono i libri per potergli ton- 
dare il quale è una macchinetta 
composta di due toppetti di legno 
bene squadrali , infilzati da due 
regoli , con una vite di legno nel 
mezzo, la quale ha il manico che 
guida e rogge tutta la macchina; 
e per dissolto un ferro tagliente, 
che serve per tagliare e pareg- 
giare le carte dei libri. Torcolet- 
to dim. 
TRUCCIOLI DI CARTA, ritagli di 
carta a guisa de* truccioli che trac 
la pialla dal legname. 



264 

MONETIERE 



ADOGI , s. m. il cordoncino o filo meno lunga a cui sono attaccate 

della moneta di qua e di là del- alle due estremità due palle di 

l'iscrizione. Pomey volg. piombo o di bronzo di egual peso. 

AGGIUSTARE , v. a. dicesi del ren- CAMPO , s. m. dicesi la superficie 

dere le monete del peso che deb- piana e pulita di ciascuna parte 

bono avere. Pomey. volg. della moneta che non abbia lavoro, 

AGGIUSTATORE, s. m. colui che e che serva di fondo ai tipi. Area. 

nella zecca aggiusta le monete col CASTELLETTO DA STAMPARE , 

peso. ingegno con cui si coniano le mo- 

ALLEGARE, v. a. aggiustare la le- nete; ed anche quello con cui si 

ga delle monete. conduce , e si dà la granitura al- 

ASSAGGIARE, V. a. fare il saggio, le monete. 

esplorare la qualità del metallo CONDURRE LA MONETA, ridur- 

onde si compongono le monete. la alla debita forma e grossezza 

Pomey. volg. prima di coniarla. 

BATTERE, v. a. lavorare sull'in- CONIARE, v. a. improntar le mo- 

cudine la piccola piastra, onde ha nete col conio, 

a farsi la moneta, perchè riesca CONIARE A STAFFA , improntare 

della larghezza e spessezza che si le monete , o medaglie per via di 

conviene. PoMEY. volg. getto , il che si fa dentro ad uno 

BATTERE LA CALDA, lavorare strumento di ferro proprio de'get- 

col martello le piastrine d'oro in- talori, detto Staffa, per la somi- 

focate. Po>iEY. volg. glianza che ha con le staffe da ca- 

B ATTERE LE MONETE NELL'A- valcare. 

NELLO , fare V impronta della CONIARE A VITE , dlcesi quando 
moneta al tempo stesso su la par- per improntare il conio nelle me- 
te piatta e sul taglio o contorno daglie o monete, s'adopera lo 
per mezzo d'una viera rotta. strumento di ferro detto Vite. 

BATTERE MONETA , l'arte e l'at- CONIATÓRE , s. m. quegli che co- 

to d' improntar la moneta. nia le monete o medaglie altri- 

BATTINZECCA, s. f. colui che nel* menti detto Battinzecca perchè si 

la zecca pubblica, batte la mone- conia per lo più nella zecca. i 

ta. Coniatore V. CÒNIO, s. m. ferro nel quale è in- *■ 

BIANCHIRE LA MONETA , immer- tagliata la figura che s'ha da impri- 

gerla in acfjua adalla a darle il mere nella moneta , e diccsi altre- j 

bianclilmenio. si Torsello^ e Punzone. Conio di- 

BiLANClERE, s. m. specie di tor- cesi anche l'impronta istessa co- 

chio per la monetazione nel qua- niala nelle medaglie o monete ; 

le la pressione si esercita per mez- ed anche 1' arte d' intagliare i 

zo d' una barra di ferro più o conii. 



IIONETIERE 



2G5 



CONTÓRNO,», m. taglio intorno della 
moneta, circonferenza. Redi. 

CORDONE, s. m. la circonferenza del- 
la moneta, quando è ricinta, come 
da un cordone. Granitura , Adagi. 

CUSTODE , E VICE CUSTODE 
DELLE MONETE , quelli che 
hanno cura delle monete che si 
danno da coniare. PoMEY. volg. 

DIRÌTTO , s. m. la parte della mo- 
neta ov'è impressa la croce, o l'i- 
magine di un santo o del prin- 
cipe. Faccia V. 

ESÈUGO , s. m. spazietto che sta 
a hasso del tipo separato da una 
linea che contiene una data, un 
mollo o simll cosa, fuori della rap- 
presentazione principale. 

FÀCCIA, s. f. la parte della mo- 
neta ov'è la testa del principe sot- 
to il quale la moneta e stata co- 
niata; o rimaglne d'un santo. 

FALSAMONETE, s. m. monetiere 
falso. 

FALSIFICARE LA MONETA, 
IL COMO, fare le monete false. 

GETTARE LE MOM/iE AL MO- 
DELLO , diccsi del Coniare a 
Staffa V. PoMEY volg. 

GRAMTÙRA, s. f. V. Cordone. 

LMPRÒNTA, s. f. e più di rado 
LMPRONTO, s. m. la cosa rap- 
presfiiiala sulla moneta. 

ISCRIZIÓNE, s. f. le lettere che 
vpf^ponsi sul campo della moneta. 

LAMINATÓIO, s. m. nìacchina or- 
dniaiiarnente composta di due ci- 
lindri d* acciaio Ira quali si lanno 
passare le lamine d' oro, d' argento 
odi rame per la fabbricazione delle 
monne. 

LAVORATORE DI xMONETE , que- 
gli che balte o conia le monete. 
PoMEY. volg. 

LE(;(;ÈNDA, s. f. le lettere che 

I sor.o nel contorno della moneta : 
il PoMEY la dice Motto scritto 
attorno alla moneta. 



LEGGENDA DELL' ESERGO , le 

parole dell' esergo. 

]MAESTRO DE' CONII , colui 
che gì' intaglia. 

MARCA , s. f. nome e contrassegno 
della città dov' è stata battuta la 
moneta ; ed anche il nome del co- 
niatore di essa. Pomey. volg. 

MARGINE DELLA MONETA. 

MOLINO DELLE MONETE, fu già 
cos'i chiamato il laminatoio che 
schiacciava , appianava e allargava 
le lamine de' metalli: questo ve- 
niva mosso da' cavalli. 

MONETA, s. f. metallo conialo per 
uso di spendere. Moneta buona , 
legìttima , di peso , spendibile , 
corrente ; di zecca , d' oro , d' ar- 
gento , di rame , di bassa lega , 
reale , effettiva ( ma non sonante. ) 

MONETA BIANCA, quella d'argen- 
to a distinzione di quella di ra- 
me, o d'oro. 

MONETA CHE STA IN BILAN- 
CIA , cioè di giusto peso. 

MONETA CORRENTE, quella clic 
spendesi comunemente, e con prez- 
zo determinalo. 

MONETA DI CONTO O IMMA- 
GINARIA , quella che non è mai 
esistila o non esiste piìi in con- 
tanti ciretlivi , tali sono la lira 
Tornese , la lira Sterlina , il Fio- 
rino ecc. 

MONETA DI PESO , quella che 
nienie cala del suo legittimo. 

MONETA EROSA , O DI JMGLIO- 
NE , moneta d' argento di bassa 
h'ga. 

MONETAGGIO, s. m. spesa che oc- 
corre per far la mone la. 

MONETA INCAMICIATA O BRAT- 
TEATA , dicesi la falsificata ri- 
coperta con lamina d'oro o d' ar- 
gento. 

MONETARE , V. a. batter la mone- 
ta , ridurre a moneta. 

MONETA RUSPA , quella che co- 

H 



2g6 MONETIERE 

nlala di fresco non ha perduta SBOLZONÀB.E , v. a. guastare II 

nel maneggio la sua prima ruvi- conio , V impronta della moneta, 

dezza. STAGINUÒLO, s. m. moneta d'ar- 

MONETA SCADENTE, SCARSA, gento falsificata rollo stagno. 

CALANTE, quella che non è di STAMPANÌNO , s. m. quel minì- 

giuslo peso. stro della zecca che taglia la mo- 

MONETA SPEZZATA, O MINU- neta prima che sia coniata. 

TA, O SPICCIOLA, vale mone- TAGLIARE, v. a. il ridurre le la- 

ta di minor valuta, molte delle stre de' metalli in piastre da far- 

quali ragguagliano il valsente di ne moneta. PoMEY volg. 

una moneta maggiore. TASSELLO, s. m. strumento tutto 

MONETA TONDA , vale che è sen- d' acciaio finissimo il quale serve 

za rotti che non è ne più né me- per intagliarvi dentro i ritti ; e i 

no; che per maggior energia si rovesci delle medaglie. Punzone. 

dice tonda , tonda. TIPO, s. m. soggetto che il lavoro 

MONETAZIÓNE , s. f. arte di fab- presenta agli occhi , la forma e 

bricare la moneta. tutta V impronta. 
MONETIERE , s. m. colui che bat- TÌTOLO , s. m. la quantità di me- 
te la moneta. tallo fino che si contiene in un 
MONETINA, s. f. piccola nioneta. pezzo d'oro o d'argento. 
PÌLA , s. f. il ferro o impronto che TORSELLO , s. ra. si dice anche il 
sta di sotto nel conio. conio o punzone con ches'impron- 
PUNZÒNE , s. m. ferro temperato, tano le monete. 

o acciaio per uso d' imprimere le TRABOCCANTE, aggiunto che das- 
impronte delle monete nei metal- si propriamente alle monete ; ed 
li. Propriamente il Punzone è il in ispecie a quelle d'oro che sia- 
ferro di sopra del conio sul quale no di buonissimo peso, 
si picchia col martello: quello di TRÀNCIA, s. f. ( v. milanese ri- 
solto dicesi Pila : Punzonetto , portata dal Gherardini ) stru- 
Punzoncìno dim. mento con cui si tagliano le pla- 
RlCUÒCEPiE , V. a. vale cuocere di strelle, o come dicono i tondini 
nuovo i denari già battuti. PoMEY per la fabbricazione delle monete, 
volg. TRANCIATURE , s. m. colui il 
RlTAGLlÀPtE , v. a. dicesl del ri- quale con la Trancia taglia le pia- 
tondare i quattrini intorno per far- strelle por la fabbricazione delle 
li uguali e tondi. PoMEY volg. monete. Forse corrisponde a 5/am- 
ROVÈSCIO, s. m. il lato della mo- panino Gherardini. 

neta opposto alla faccia ove ordì- ZECCA , s. f. luogo dove si batto- 

nariamenie è impressa l'arma del no le monete, 

principe. ZECCATÒRE , s. m. colui che co- 

SAGGIATÒRE, s. m. chi fa il sag- nla le monete. 

glo delle monete per provarne la ZECCHIÈRE, e ZECCIIIÈRO , s. 

bonlà. m. chi sopraniende alla zecca. 



267 



COLTELLIIN^IO 



ACCIAIli^'0, s. m. pezzo di ferro 
tondo da capo per dar 11 (Ilo a' 
collelli e siiacclato dall'altro per 
poterlo tener in mano. ÀcciaiiiolOy 
Acciaino. 
AFFILARE, V. a. dar il taglio, as- 
sottigliare il taglio a ferro tagllcn* 
te, rimettere in taglio Arrotare. 
AFFILATURA, s. f. assoitlgliatnra 
del taglio de' rasoi, e d'altri fer- 
ri e strumoiill da taglio. 
AGUZZACOLTÈLLT , s. m. chi a- 
guzza i coltelli, simile n\V Arruo- 
la forbici. 
AGUZZARE , V. a. far aguzzo , ap- 
puntare , far la punta , arrotare, 
affilare, assottigliare, rimettere in 
taf^lio. Si aguzza l' estremila, s' 
affila la superficie; s'affila per la 
lama un temperino, un rasoio ; s' 
aguzza la punta d'un coltello. 
ALLARGARE , v. a. tirare 11 taglio 

d'un rasoio, coltello o simile. 
ÀRIA, s. f. il vano che è tra le 

due lamine delle forbici. 
ARROTARE e ARRLOTÀRE, v. 
a. assottigliare il taglio de' ferri 
alla mola. 
ARROTINO, s. m. arruola coltelli, 
arruota forbici , colui che arruola 
gli strumenti da taglio « Piglia 
fra le sue mani il ferro poco 
tagliente per affilarlo e lo spia- 
na e l'addossa e fortemente il 
calca e strettamente lo serra 
al contrarlo della ruota mentre 
ella gira... d'ottuso e grosso 
filo... il rende acuto e sottile 
in breve tempo e affilato e ta- 
gliente > BtLLiM Disc. 



ARRUOTA FORBICI, s. m. arro- 
tino che arruota le forbici. 

ARRUOTATÙRA , s. f. l'atto del- 
l' arruolare e il taglio più o me- 
no sottile de' ferri arruolati. Bel- 
lini Disc. U.o 

BÓCCA, s.f. la materozza de' piccoli 
getti. 

BOLSO, s. m. dlcesl del taglio o 
fdo d'un coltello o simile stru- 
Pìcnto che è divenuto ottuso. 

BRANCA , s. f. quella parte degli 
strumenti da presa che servono a 
stringere ed afferrare. 

BRUCIATURA, s. f. azione trop- 
po violenta, e continuata del fuo- 
co sul ferro, o snll' acciaio. 

BRUNIRE, v. a. dare il lustro. 

BUCCIO , s. m. pelle fina sopra cui 
si strisciano i rasoi, le lancette e 
simili ferri per asciugarli. 

CARTÒCCIO, V. Tempera coper- 
ta, o a Cartoccio. 

CIMENTO , s. m. mistura con die 
si riempiono i manichi de' coltel- 
li a codolo. 

COCCIIIGLIA , s. f. spezie di bot- 
tone di metallo con che si guar- 
nisce da piede 11 manico de'coltclll. 

CODOLO, s. m. quella parte più 
sottile d'una lama di coltello in 
asta che si ferma nel nianico. 

COLTELLÈSCA, s. f. fodero del 

coltello. 

COLTELLIERA , s. f. guaina e cu- 
stodia del coltello, custodia dove 
si ripongono i coltelli. 

COLTELLINÀIA, s. f. donna che 
vende coltelli, foibicl, e simili, 
Uioglic del collcilinaio. 



268 



COLTELLINAIO 



COLTELLINÀIO, s. m. quegli che 
fa o vende coltelli, rasoi, lancette 
e slmili. 

COLTÈLLO', s. m. strumento da 
tagliare il quale ha da un lato il 
taglio e dall'altro la costola le 
sue parti sono: Lama, Taglio, Co- 
stola , Punta, Bottone j Codolo, Ma- 
nico, Viera o Ghiera, Cimento^ 
Raperella, Coltello detto roncolo , 
Coltello ordinario t fine, da tasca 
o da chiudere e serrare, a molla, 
in asta, a due lame, di jmnta 
tonda, da tavola, da trinciare, lar- 
go da cucina, tagliente, appunta- 
to affilato, sguainato, ignudo» 

COLTELLO CHE SI RIPIEGA, O 
DA TASCA. 

COLTELLO A DUE MANICHI. 

COLTELLO A MOLLA.che si chiude. 

COLTELLO A PIEDE. 

COLTELLO A TAGLI. V. Lunetta. 

COLTELLO DA AFFETTARE IL 
SALAME. 

COLTELLO DA PELARE, sorta 
di coltello falcato a lama larga, 
che usano i cerchiai , ed altri si- 
rnili artefici. 

COLTELLO IN ASTA O INASTA- 
TO , quello che non si ripiega. 

COLTELLO LENTICOLARE, col- 
tello che ha la punta smussata e 
tonda a p^ulsa di lente. 

CORMCÈLLA, s. f. la manica del 
coltello. 

COSTOLA , s. f. quella parte che 
non taglia del coltello o d'altro 
strumento da tagliare. 

COTE , s. f. pietra da affilar terri. 

DIRUGGLXÀUI::, V. a. nettare il fer- 
ro dalla ruggine. 

DISSALDARE, v. a. disfare la sai- 
dnfura. 

DlSTTGXERE, v. a. rinettare i col- 
telli, i rasoi e simili dall'unto del- 
lo smeriglio, o da altro untume. 

FACCIA , s. f. lato, parte della la- 
ma del colielJo. Tinse una faccia 



del suo coltello di mortalissimo 
tossico. Bartoh Simb. Mor. 

FILETTO, s. m. ornamento for- 
mato da una o più scanalature 
che per lo più mettono in mez- 
zo un picclol tondo o rilievo a 
guisa di sottilissima bacchettina. 

FILO , s. m. dicesi il taglio del 
coltello, della spada e d'altro si- 
mile. 

FILO RICCIO, O FILO MORTO, 
dlcesi la bava o superfluità del- 
l'affilatura. 

FINÈSTRA , s. f. buco quadro 
che fassi nelle lame : Pinzette 
finestrate. 

FITTA, s. f. mancamento che s* 
incontra lalvolte ne' coltelli, nelle 
forbici. 

FORBICIÀIO, s. m. artefice che 
lavora o vende forbici. 

FRASSINÈLLA , s. f. pietra che 
serve per dare il filo ai ferri coi 
quali si lavorano i metalli. 

GUAINA , s. f. strumento di cuoio 
dove si tengono e conservano i 
ferri da tagliare come coltelli, for- 
bici, spade, pugnali e siffatti. Fo- 
dero. 

METTERE A CAVALLO UNA 
SPADA, UNA LAMA, vale guer- 
nirla di manico; di altre cose di- 
rebbesl : guernir di manico, met- 
tere il manico. 

OTTÙSO, add. che dicesi del ta- 
glio di checchessia allora che in- 
grossato più. non taglia. 

RAFFILARE, v. a. dar il filo ad 
un rasoio, ad un coltello, spada , 
falce, o altro strumento da taglio. 
Arrotarlo. 

RALLA , s. f. specie di raugnatura 
curva o a mandorla dalle due par- 
ti del taglio di una lamina di 
coltello o di qualsivoglia strumento. 

RAPERELLA, s. f. ghiera, cerchiet- 
to o specie di bottone da mette- 
re in capo al manico de' coltelli. 



COLTELLINAIO 



269 



RAPERELLIEKE , s. m. strumento 
che serve a far le raperelle. 

RIMETTERE IN TAGLIO , dicesi 
di tcmprrlrio, rasoio, e simili. 

RINTUZZARE, V. a. ribattere e ri- 
volgere la punta, o ripiegare il 
taglio, ed è più proprio dei fer- 
ri che d'altro. 

SCALETTA, s. f. sorta di lima stiac- 
ciata. 

SCARNATÓIO o COLTELLO SOR- 
DO, coltello da scarnare. 

SRUGGINÀRE , v. a. pulir dalla 
ruggine. Dirugginare. 

STAGNATA, s. f. spezie di casset- 
ta di latta, il cui piano superio- 
re , dove posa la pietra da raffi- 
lare i rasoi è tutto foracchiato 
acciò l'olio non si spanda intor- 
uoj G imbratti ogni cosa. 



STIRARE, V. a. dar di penna per 
allungare. 

STOFFA , s. f. composizione d' ac- 
ciaio e ferri diversi che si riduce 
in massello col bollirla. 

TACCA , s. f. quel poco di manca- 
mento che è talvolta nel taglio 
del coltello, o altro ferro. 

TAGLIO, s. m. parte tagliente del 
coltello o di altro strumento si- 
mile da tagliare. 

TEMPERA COPERTA, O A CAR- 
TOCCIO, maniera particolare di da- 
re la tempera all'acciaio o al ferro 
che si vuol temperare con diligenza. 

UGNATA , s. f. intaccatura fatta 
verso la punta di una lama di col- 
tello , temperino o simile da po- 
tervi fermare l' ugna per aprirlo 
più facilmente. 



270 



ORIUOLAIO 



SPECIE DIVERSE DI OROLOGI, LORO PARTI, E AZIONI, 
STRUMENTI E OPERAZIONI DEGLI ORIUOLAI 



ACCECATÓIO, s. m. strumento d* 
acciaio di diverse forme che adattato 
iu un cannone serve ad incavare i pla- 
ni nelle diverse parti delPorluolo. 

AGO , s. m. negli oriuoli a sole è 
quel ferro o simile fisso nel pia- 
no che manda l'ombra a segnar 
Tore; in quelli da tasca la lan- 
cetta che segna nelle mostre le 
ore. 

Albero , s. m. pezzo d'acciaio ton- 
do quadrato ed appuntato in 
ambe le estremità. Vi sono diver- 
si alberi espressi con diversi nomi 
come. Àlbero a fermo. Àlbero a 
cera da tornir le cartelle. Àlbero 
eccentrico» 

ALE DEL ROCCHETTO, cos\ chia- 
mansi i pinoli de' rocchetti a 
gabbia. 

ALIETTA , s. f. quel picciol pezzo 
della piramide che serve per ar- 
restarla quando è finita di caricare. 

ALLARGATÒIO , s. m. strumento d' 
acciaio benissimo temperato che 
serve ad allargare e ridurre un fo- 
ro alla debita grandezza e liscez- 
za col farvelo girar dentro ed è 
pentagono, esagono ecc. secondo 
il bisogno. 

ALZ AMOLLE, s. m.piccola chiave per 
girare la vile perpetua a fine di 
caricar la molla. 

AMPOLLETTE, AMPOLLINE, s. 
f. pi. que'piccoli vasetti ond' e com- 
posLo l'oriuolo a polvere. 



ANALÈMMA , s. m. strumento spet- 
tante all' orologio solare. 

ÀNCORA , s. f. pezzo d' acciaio co- 
si detto a cagione della figura , 
il quale serve per fare lo scappa- 
mento de' grandi pendoli. 

ANDARE, v. n. il camminare, il 
muoversi dell' orologio : conobbe 
che l'orologio non andava. 

ARIA DELL'IMBOCCATURA, lo 
spazio in cui si muove qualsivoglia 
pezzo di un orinolo. 

ARNÉSE BUCATO , pezzo di otto- 
ne o d'acciaio in cui sono vari 
buchi ad uso di ribadirvi gli 
alberi de' rocchetti ed i cannelli 
delle ruote. 

ASTA DEL TEMPO , fusto che ha 
due palette, e due punte, una 
delle quali entra in un foro fatto 
nella potenza, e l'altra in quello 
del bracciuolo. 

AVVERTIMÉNTO , s. m. quello 
scocco che in alcuni oriuoli prece- 
do il suono delle ore. 

BATTÈNTE , s. m. quello che suo- 
na le ore negli orologi. Tom- 
maseo. 

BATTER L'ORE, dicesi dell'orinolo 
quando suona l'ore. Scoccare. 

BILANCIÈRE, s. m. cerchio d'ac- 
ciaio o d'ottone che serve a re- 
golare e moderare il movimento 
delle ruote. 

BRACCIO DELLA POTENZA, quel- 
la parte deli'oriuolo su cui gira 



ORICOLAIO 



271 



il perno del fusto superiore della 
serpentina. 

BBACCIOLÌNO, s. m. piastra tra- 
forata dell' oriuolo da tasca che 
sostiene il perno dell' asta del 
tempo sul braccluolo. 

BRACCILÒLO , s. m. quel pezzo 
che è invitato sulla cartella su 
cui si gira una delle punte del 
fusto del rocchetto della serpen- 
tina. Contrappotenza. 

CACCIANFL'ÒRI, s. f. ancudinella 
con due cornette lunghe di cui 
si serve per addirizzare le casse 
degli oriuoli da tasca. 

CALIBRARE, v.a. misurare la gran- 
dezza delle ruote, de' rocchetti ecc. 
ed anche misurare ed egualire i 
denti delle ruote. 

CALIBRARLA PIRAMIDE, egua- 
lirla alla forza della molla. 

CALIBRATÓIO, s. m. strumento da 
misurare la grandezza delle ruote 
de' risp(;tllvi luoghi dove hanno 
da essere collocate. 

CALIBRATÓIO DELLE PIRAMIDI, 
strumento che serve a calibrare le 
molle e le piramidi. 

CALÌBRO, s. m. strumento di varie 
spezie, il quale è propriamente 
come la pianta dell' oriuolo, di- 
segnandosi la grandezza delle ruote, 
e il luogo dov'esse devono rispet- 
tlvamcnie essere collocate. 

CALIBRO DA ROCCHETTI, spe- 
zie di compasso che serve a mi- 
surare la dentatura dei rocchetli. 

CALOTTA DELLE RIPETIZIONI, 
francesismo d. u. specie di cap- 
pelletto che serve di custodia al 
niovlmenlo dell'orinolo. 
CANNELLO A CERNIERA, certa 
foggia d' anello saldalo sotto o 
sopra d'una cassetta d'orinolo o 
simile in cui s'insinua un perno 
o ago e serve a tener insieme due 
parti. 
CAPJCÀRE, V. a. vale rimontare P 



orologio, rimetterlo su girando le 
ruote finché abbia o catena, corda 
o molla o peso sufficiente a re- 
stiuiirgli il regolare movimento. 

CARICATÓRE, cannetta, o chia- 
vetta da montare l'orologio. Càia- 
vicina. 

CARICATURA , s. f. riunione d' 
una ruota col denti a sega ed un 
nottolino obbligato da una molla 
ad imboccare dente con dente 

CARILIÓNE , e GARIGLIÓNE , 
s. m. parte di movimento d'un 
oriuolo che suona un accordo con 
diverse campane. Magalotti. 

CARTÈLLA , s. f. nome che si dh 
a quelle piastre per lo più d' ot- 
tone che collegate insieme da quat- 
tro colonnini formano ciò che si 
chiama castello dell'orinolo: nella 
cartella superiore che dicono anche 
Quadrante sono segnate le ore. 

CASSA , s. f. quella specie di coppa 
o custodia in cui si chiude tutto 
il meccanismo dell'orinolo da tasca: 
le sue parti sono : // fondo o il 
culo il battente la tacca , la molla 
e il pallino, il cerchio di sopra 
o lunetta ed i cristalli o vetri della 
cassa colle cannelle di cerniera^ e 
V appiccagnolo. 
CASTELLO, s. m. la riunione delle 
due cartelle fermate sul colonni- 
ni che comprende tutto il mec- 
canismo dell'orinolo e dicesi an- 
che Gabbia , Rotismo. 

CASTELLO , s. m. movimento del- 
l' orologio. 

CATENA, CATENIZZA, CATE- 
NELLA , s. f. quella piccola ca- 
tena d' acciaio che coniunica il 
moximenlo del tamburo alla (jua- 
draiiira, 

CERCHIO DI CASSADl ORILOLO, 
parte che contorna la cassa. 

CERCHIO DEL TEMPO , e più 

comunemente Ciambella V. 
CERNIERA DELLA CASSA D'UN 



272 



ORICOLAIO 



OHIUOLO A TASCA , ( frances. 
dell' uso ) masllettatura gentile 
formala dall' unione di due o più 
cannelli di metallo infilzati e fer- 
mali da un perno per aprire e 
serrare 1' orinolo. 

CHIAVETTA , s. f. chiavicina V. 
Caricatore,. 

CHIAVISTELLO DEL TAMBURO, 
vite ferma sul suo asse sicché non 
può muoversi dal suo luogo e i 
cui denti ingranano in altra ruota 
elle dà il moto all'orinolo. 

CL\.AIBELLA DELLO SPIRALE O 
DEL TEMPO, plccol cerchio o 
glrelllna che è fissata nel centro 
dell'asta dov'è attaccalo l'interno 
della spirale. 

CIONDOLI, s. m. pi. quelle cose 
che per ornamento s' appiccano 
alle catenelle. Ghiandine. 

CLESSIDRA , V. oriuolo a acqua. 

COLISSE , s. m. ( v. fr. ) semicir- 
colo di metallo sotto di cui è 
posto il rastrello per allungare o 
scorciare il registro : dicesi anche 
Incanalatura del rastrello o del 
registro. 

COLOIS]NÌi>^0,s. ra. nome de' quattro 
pezzi che riuniscono insieme le 
due cartelle ed in mezzo ai quali 
sono situate le mote dell' oriuolo. 

COMPASSO, s. m. sorta di orologio 
tedesco. PiM fabr. orol. Berg. 

COMPASSO A IMBOCCATURA, 
strumento che serve a lavori degli 
oriuolai. 

CÒNO, s. m. pezzuolo d'acciaio 
incavato checolPaiuto d'una vile 
tiene stretta una ruota sullo stru- 
mento da intagliare le ruote. 

CONTRAPPÈSO , s. m. piombo 
avvolto con funicelle alle ruote 
degli orinoli per far muovere i 
pesi che pongonsi agli oriuoli. 

CONTRAPPÒTEjNZA , V. Brac 
duolo. 

CONTRASTÈLLA, s. f. uno degli 



strumenti appartenenti alP oriuolo. 
Garzoni. 

COPPÀIA, s. f. parte d'una specie 
di lornio da essa detto Tornio a 
coppaia che serve per lavori mollo 
gentili. 

CRISTALLO DELL'ORIUOLO,quel 
vetro con che si cuopre e si di- 
fende la mostra degli orinoli. 

CROCIATA O CROCIERA, s. f. 
P incrociatura de^ razzi di alcune 
ruote. 

CRONÒMETRO , s. m. specie di 
orologio da tasca esatissimo e 
perfettissimo. Cronoscopo. 

CUORE , s. m. pezzo degli oriuoli 
da torre che d'ordinario sltuavasi 
altre volte nella ruota media e 
serviva a formare lo spartlmento 
dell'ore. 

CUSTÒDIA, s. f. quella bussoletta 
d'argento o d'oro, in cui si rac- 
chiude P oriuolo da tasca volg. 
Cassa. Magalotti. 

DESTATÒIO , s. ra. orologio not- 
turno. Svegliatoio, Sveglia^ Sve- 
glierino. Segneri. 

DÓNDOLO , s. m. strumento ma- 
tematico esattissimo per misurare 
il tempo che si usa porre negli 
oriuoli a ruota grandi , delti da 
camera , in vece del tempo che 
nrgli oriuoli piccoli è la Spirale. 
V. Pendolo. 

EGUALIRE , V. a. render eguali e 
liscie le punti d'un lavoro e par- 
ticolarmente rendere uguali fra di 
loro lutti i denti d'una ruota: 
parlandosi della tnolla dicesi im- 
propriamente Calibrare la pira- 
mide. V. 

FERMACÒRDE , s. ra. pezzo d' 
orinolo da lasca che serve a f;»r 
sentire il fine della catena quand'è 
finita di caricare. Guardacatene. 

FERMATURA, s. f. arresto delP 
orinolo nel toccar la ruota a corona. 

FERMO, PEDUCCIO, o PIEDINO 



SPECIE DIVERSE DI OROLOGI, LORO PARTI ECC. 



275 



DELLO SPIRALE, piccolo pezzo GRAN MOLLA, è quella che è con- 

a cui è raccomandato il capo este- tenuta nel barile , o tamburo d'un 

riore dello spirale alla cartella. pendolo o d'una molla. 

FIANCATA, s. f. la faccia interiore GRANO, s. m. pezzetto di ottone 

del denti d'un rocclietto. bucato che serve per ringranare 

FILO DI ROCCHETTO , filo d'ac- i buchi. 

claio scanalato che esce in quella GRANO DELLE CARTELLE , il 

forma dalla filiera. pluolo d'un rocchetto o altro che 

FORCELLA DEL PENDOLO , pen- s'interna ne' grani delle cartelle. 



dollno attaccato all'ancora o all'aste. 
FORCELLA DEL REGISTRO, O 
GUIDA DELLO SPIRALE , que' 
pcrnuzzi che sono attaccali al 
rastrellino del eclisse fra quali 
passa lo spirale per regolar 1' 
orluolo. 



GRILLETTO , s. m. specie di leva 
o calibratolo che serve a far allen- 
tare o spnrtlre la soneria. 

GUARDACÒRDE, s. m. la cassa 
di legno a foggia di campanile 
che guarda le corde dell'orologio 
da muro. Magalotti. 



FORCHETTA, s. f. piastrella ro- GLTDA DELLO SPIRALE, la 

tonda di metallo che ricevendo forcella del registro V. Forcella. 

la spranghella del pendolo in una GUSCIO , DELLA SOPRACASSA 

spaccatura, situala nella di lui DEGLI ORIUOLI DA TASCA, 

parie inferiore piegala ad angolo la parte superiore senza il cerchietto, 

retto, le comunica l'azione della IMBOCCARE , v. a. dlcesi dell' 



ruota e la fa muovere costante- 
mente in un medesimo plano 
verticale. 

FRATE O FRATICELLO, O MO- 
NACO O MONACHETTO , scatto 
nocellato o sia snodalo mediante 
un pernio, che serve a far alzare 
la soneria degli orinoli a torre. 

FÙNGO , MEZZO FUNGO , O 
MEZZA MELA, strumento per 
raddrizzare le 
li da tasca. 

FUSTO , s. m. nome che si dà 
generalmente a'que'pezzi d'acciaio 



casse degli oriuo- 



enlrare de' denti d'una ruota ncll' 
intervallo di quelli di un'altra 
ruota o di un rocchetto. 

IMDOCCATÙRA, s. f. meccanismo 
o maniera con cui i denti di una 
ruota entrano tra quelli di un 
rocchetto od altra ruota. 

IMPUNTATURA, s. f. difetto dello 
scappamento o dell'imboccatura di 
qualunque ruota per cui il moto 
dell' orinolo vicn ritardalo o arre- 
slato. 

INCANALATURA DEL REGISTRO 



O DEL R ASTRELLO.V. Colisse, 
su de'quali sono fissale le ruote INCASSATURA, s. f. quel plano 
per potervi girare come sul loro incavalo che si fa per collocarvi 
centro. Fusto supcriore e inferiore una ruota o altro pezzo. Jncas- 
dell'aste. Fusto di rocchetto: le samento. 
iance//e souo portale da'/"w5f ideile INDICE, s. m. lancetta che scorre 



ruote. 
GÀNCIO O GANCÉTTO DA CA- 
TENA , dlcesi ([uella specie di 
uncinello che è fissata al due capi 
della catena di cui uno è dello 
Gancio da tamburo e l'altro da 
iùramulc. 



35 



in giro sopra una mostra e che 

indica le ore, Saetta. 
LANCETTA , s. f. indice volg. 

Sfera. 
LANCETTÌNA, s. m. lancetta del 

registro la quale serve a indicare 

i gradi del regolatore. 



274 



ORIUOLAIO 



LARDÒiSEjS.m. francesismo corrotto; 
quel pezzo degli oriuoli da tasca 
a cui è annesso il braccio della 
polenza. 
LÈNTE, s. f. piastrella di metallo, 
che è attaccata all' estremità del 
pendolo. 
LIMA, s. f. strumento d* acciaio da 
assottigliare e pulire i lavori : gli 
oriuolai hanno anch' essi le loro 
lime particolari, come Lima da 
rocchetti o sia per far le fiancate 
a' rocchetti. Lima a punte, Lima 
da cgualire^ Lima a tamburo e 
da strisciare i tamburi a foglia 
di salvia. 
LIMA FORNÌTA, rotellina dentata 
a sega che serve per far l' incas- 
satura al luogo dov' è attaccata la 
catenuzza alla piramide. 
LIVELLATÒIO , s. m. strumento 
proprio a porre a livello i pezzi 
dell' orinolo. 
LUMACA, s. f. pezzo degli oriuo- 
li da lasca che oggi dlcesi Pi- 
ramide V. 
LUNETTA , s. f. cerchio superiore 
delle casse all'inglese, che regge 
il vetro degli oriuoli da tasca. 
MANINE DA RIMONTARE, stru- 
mento ad uso di tener salde le 
cartelle nel rimetter su l'orinolo. 
MARTELLO, s. m. strumento simile 
al martello che percuotendo la 
campana suona le ore, e i quarti. 
MÈLA,MEZZAMELA,s.f. strumento 
di più grandezze a foggia di mezza 
palla per addirizzar le casse degli 
oriuoli da tasca. Chiamasi ancora 
Cacciain/uori, Fungo. 
METTERE INSIEME UN ORIUO- 
LO, accomodare tulle le sue parti 
al propi io luogo , il che volgar- 
mente si dice Montare^ ed il suo 
contrario. Smontare. 
MÒLLA , s. f. il pezzo d'acciaio ben 
battuto e tempralo raggomitolato 
in un astuccio o cassctlino cilin- 



drico, che con distendersi fuori 
mette le ruote e tutta la macchi- 
netta in moto. 
MONTARE UN ORIUOLO , vale 
metterlo insieme, Smontare disfarlo. 
MOSTRA , s. f. dlcesi la parte che 
mostra l'ore ed assolutamente di 
quegli oriuoli che non suonano. 
Quadrante V. 

MOSTRINO, s. m. piccolo quadrante 
degli oriuoli da tasca che segna 
il registro. v^^o o indice delMostrino. 

NAPPINO DA ORIUOLO, il fioc- 
chetto che si appende alla catenuzza. 

OR.IOLAIO , s. m. oriuolalo, oro- 

. logiere , che fa gli oriuoli , maestro 
d' oriuoli. 

ORIUOLO, ORIOLO, OROLOGIO, 
s. m. strumento che mostra e mi- 
sura le ore e ne sono di diverse 
sorte, come a sole, a polvere ad 
acqua, a suono, a mostra, a luna, 
a ripetizione sonante o con isveglia, 
da torre, da tavolino, da tasca, 
Cronometro. 

ORIUOLO A CILINDRO, orologio 
che muovesiper mezzo d'un cilindro. 

ORIUOLO A MOSTRA, macchinetla 
portatile per misurare il tempo, 
il molo della quale è regolato da 
una molla spirale. 

ORIUOLO A POLVERE, o a AM- 
POLLETTA, macchi netta composta 
di due ampolline di vetro talmente 
congegnate , che una data quantità 
di polvere o sabbia oraria passando 
per un foro che tramezza, misura 
un dato spazio come un'ora, omezz' 
ora di tempo. 

ORIUOLO A RIPETIZIONE, o RI- 
PETIZIONE, assolutamente orino- 
lo da lasca che con isplngere una 
molla o tirare una cordicella ripete 
l'oia, il ({Ilario, ed il minuio in 
qualunque tempo del giorno e 
della notte. 

ORIUOLO A SOLE, O SOLARE, 
O GNOMONICO,sirumento che sor 

I 



SPECIE DIVERSE DI OROLOGI, LORO PARTI ECC. 



275 



ve a misurare il tempo col mezzo 
deli' ombra del sole , ed è un 
delineamento o una descrizio- 
ne di certe linee sopra un pia- 
no o una superfìcie di un cor- 
po dato cos'i fatta die T ombra 
d'uno Stilo detto Gnomone o un 
raggio del sole che passa per un 
foro di esso tocchi certi punti in 
certe ore. 

OfllLOLO A TORRE, O DA TOR- 
RE , quello che si tiene nel guarda- 
cnrde. 

OROLOGIÈRE, artefice, che fabbrica 
orologi. Muratori fìl. mor. 

OROLOGIO A SUONO, macchina 
che serve a misurare e battere o 
suonare il tempo. 

OROLOGIO CHE AVANZA, che 
va presto, CHE RITARDA che 
va tardi. 

OROLOGIO D' ACQUA , vaso di 
vetro che serve a misurare il 
tempo colla caduta d' una certa 
quantità d'acqua.. Clcpsidra, Cles- 
sidra. 

OROLOGIO DA TAVOLINO, quello 
che per la sua forma e grandezza 
e atto a tenersi su tavolini per 
comodo ed ornamento. 

OROLOGIO LUNARE, O A LUNA, 
quello che mostra le ore della 
notte, col mezzo della luce, od 
ombra della luna gettatavi sopra 
da un indice. 

PALETTA, s. f. aletta della ruota 
de' riscontri. 

PALETTE DELL'ASTA, le alieite 
c!ie formano la squadra sopra un 
fusto cilindrico per imI)occar nei 
denti della serpentina. 

PARTITURA , s. f. ruota che 
serve per compartire le ore del 
suono. 
PEDUCCIO O PEDINO DELLO 
SPIRALE, quel piccolo pezzo cui 
è raccomandalo il capo esteriore 
dello spirale alla cartella. 



PENDÈNTE, s. m. l'appiccagnolo 
dell' orologio. 

PENDOLO , s. m. strumento che 
serve a misurare il tempo colle 
sue vibrazioni. 

PÈNDOLO, s. m. si dice anche V 
orinolo che ha il pendolo. 

PERNO, O PERNIO, s. ra. quel 
pezzuolo tondo d' acciaio, o d' 
ottone fatto a foggia. di caviglietla, 
ad uso di fermar le cartelle ai 
colonnini, o ad altro pezzo. Punfi'no. 

PIANO , s. m. la superficie con cui 
si delinea un orologio solare. 

PIATTAFORMA, s. f. strumento 
ad uso di spartire la dentatura 
delle ruote. 

PICCOLA LEVA DE' QUARTI , 
pezzo della quadratura d'un pendolo 
o d'un orinolo di ripetizione. 

PIEDE ORARIO , la terza parte 
della lunghezza d'un pendolo che 
fa le sue vibrazioni in un minuto se* 
condo. 

PIEDINO , pezzuolo d'acciaio o d* 
ottone che serve per fissare il 
punto dei pezzi: Piedino o Pc 
duccio dello spirale. 

PIRÀMIDE, s. f. pezzo dell'orino- 
lo intorno al quale si volge la 
catenuzza con cui si carica. Ruota 
della piramide, Canali, ed Alict- 
ta della piramide. 

PIRONE , s. m. piccolo pilastrino 
per far suonare il martello de' 
grandi orinoli. 

PIUÒLO, s. m. l'estremità del fu- 
sto d'un rocchetto o altro ciie s' 
interna nei grani delle cartelle. 

PORTALIME, s. m. pezzo formalo 
a cassetta per formare le lime da 
etjnalirc i denti delle ruote. 

POTÈNZA , s. f. pezzo stabilito per- 
pendicolarmente con una vite so- 
pra la cartella inferiore e serve 
a reggere tulio lo scappamento. 

PRIMI MOBILI DEGLI ORIUOLI 
DA TASCA , diconsi dagli orino- 



276 



ORIUOLAIO 



lai il tamburo , la ruota di pira- 
mide , ossia prima ruota; e la 
ruota del minuto: Secondi mobili 
diconsi la corona, la serpentina, 
e il tempo. 

PÙNTE , s. f. pi. le parti de' fusti 
delle ruote le quali entrano in al- 
cuni buchi fatti nelle cartelle ne' 
quali s' aggirano. 

QUADPIÀNTE, s. m. gli oriuolai 
chiamano abusivamente Quadran- 
te la mostra dell' orinolo a ruote 
la quale è un cerchio intero e 
forse lo pigliano da una sorte d' 
oriuolo a sole che si fa nel qua- 
drante. Bresciani. 

QUADRATURA , s. f. lutti i pezzi 
dell' oriuolo che sono contenuti 
fra la cartella e la mostra, 

RECLINANTE, agg. di quell'oriuo^ 
lo a sole il quale è disegnato so- 
vra un piano non verticale , di- 
cesi anche Reclinatorio. 

REGISTRO , s. m. quella parte 
dell' oriuolo che serve a ritardare 
o ad accelerare il movimento, 

REGOLATÓRE, s. ra. nome che 
si dà al tempo , ed allo spirale 
degli orinoli da tasca, eà d^Wa Lente 
dei pendoli. 

RE.MONTÒRIO, s, m, pezzo com- 
posto d'un rotino che regola le 
forze d'un oriuolo da tavolino. 

RIBATTIMENTO DEL TEMPO , 
difetto degli oriuoli da tasca per 
l'incontro della puntina del tem- 
po contro il colisse. 

RIMONTARE, V. a. dlcesi del guer- 
nlrc di nuovo, rimettere in sesto 
un oriuolo. 

RIPETIZIÓNI^ , s. f. orologio da 
tasca che lia soneria da suonar le ore, 

RIPETIZIONE SORDA O MUTA , 
quella che non ha campana. 

ROCCHETTO, s. m. specie di ro- 
telllna cilindrica i cui denti im- 
boccano in quelli di una ruota 
maggiore. 



ROTISMO, s. m. l'insieme di tut- 
te le ruote che compongono un 
oriuolo separato dalle cartelle. 
Ruote addentellate e inane» 

RUOTA A CORONA, e assol. CO- 
RONA, ruota che imbocca nella 
serpentina, e che annoverasi fra 
i secondi mobili dell' oriuolo da 
lascT 

RUOTA SERPENTINA e SER- 
PERTINA assol. quella che im- 
boccando la corona serve a spin- 
gere il tempo o il pendolò 

SAÉTTA , s. f. lancetta o indice 
dell' oriuolo, Segneri Crls. Istr. 

SBADIRE , v. a, rompere, o disfare 
la ribaditura. 

SBADITOIO , s. ra. utensile per 
isbadire i rocchetti delle ruote 
senza guastarli, 

SBÀRPiA , s. m, pezzo che regge 
la molla nel tamburo : vi sono an- 
che delle sbarre alle cartelle. 

SCALETTA, s. f. quel pezzo d'uà 
oriuolo a ripetizione che si spi- 
gne col pulsante, o che si ritira 
col cordone. 

SCAPPAMENTO , s, m. dlcesi in 
generale del meccanismo per cui 
il regolatore riceve il moto dell* 
ultima ruota e lo rallenta perchè 
r oriuolo si muova a dovere. 

SCAPPAMENTO A VIRGOLA , 
pezzo d' acciaio che serve a im- 
boccare ne' denti d'una ruota sfe- 
rica ed è COSI detto dalla sua 
figura di virgola. 

SCARRUCOLARE , v. n. lo scorre- 
re della catena dell'orologio. E 
udii 'n un tratto che scarrucolò. 
Fagiuoli Com. 

SCATTINO , s. m. piccolo scatto 
delle ripetizioni il quale è messo 
in llbcrlìi dalla stella del suono. 

SCATTO, s. m. quel pezzo degli 
oriuoli che libera il meccanismo 
della soneria. 

SCIOTERICO , aggiunto dato ad una 



SPECIE DIVERSE DI OROLOGI, LORO PARTI ECC. 



277 



sorta di orologio , che anche di- 
cesi orologio da Torre. Pini fabr. 
orol. Berg. 

SMONTARE UN ORIUOLO , leva- 
re le sue parti dai proprio luogo, 
contrario di metterlo insieme. 

SONAR L'ORE, dicesi delle cam- 
pane, o degli orluoli che accen- 
nano l'ora per via di tocchi. Lo 
scocco delle ore. 

SOXÈRLA. , s. f. il complesso di 
tutte le parli dell' orinolo che 
servono al suono delle ore, delle 
mezz'ore, de' quarti. 

SOPRACASSA, s. f. seconda cassa 
d'un orinolo da tasca. 

SPIRALE , s. m. quella molla che 
regola il tempo Dondolo. INIaga- 
LOTTI Icit. 

STAMPO , s. m. strumento per dare 
una figura particolare sia quadra, 
triangolare o simile ai buchi. 

STELLA, s. f. pezzo delle ripeti- 
zioni cosi detto per la sua figura, 
e serve a dividere un'ora dall'altra. 

STILO, s. m. l'ago di un oriuolo 
eretto sul piano di questo per iscor- 
per 1' ombra. 

STORNO , s. m. dlccsl Storno di 
caricatura rotta , il difetto di ca- 
ricatura; e Storno di Scappa- 
mento l'eccesso della forza motri- 
ce trasmesso al regolatore. 

SVEGLLV , s. f. squilla degli orluoli 
che suona a tempo determinato 
per destare , Sveglierino , Sve- 
fjliatoìo, Sveglietto. 

SVE(iLlERÌNO, sorta d' oriuolo che 
ha la sveglia che pur dicesi Sve- 
fjliay Si'cgliatoio Destatolo. Rerg. 



TACCA, s. f. quella parte che ser- 
ve d'appoggio per aprire la cassa 
dell' oriuolo da tasca composta del 
Pallino e della Molla. 

TAMBURO, s. m. cilindro compo-» 
sto di coperchio^ fascia ^ e fondo 
in cui è chiusa la molla e su di 
cui si rivolge la catcnuzza degli 
orluoli da tasca. 

TÈMPO, s. m. dlcesi quella parte 
degli orinoli che ne regola con 
eguali vibrazioni il movimento. 

TRABOCCARE, v. n. non combi- 
nare reciprocamente le ruote della 
serpentina per traboccamento. 

VÈNTOLA , s. f. pezzo d' ottone 
attaccato all' ultimo rocchetto di 
soneria d'una ripetizione o d'un 
oriuolo da torre. Scatto della 
ventola. 

VERGA DEL PENDOLO , queir a- 
sta in cui è infilata la lente che 
sale e scende per mezzo del dado 
accomodato nella parte inferiore. 

VERGÙCCIA , s. f. spranga di ferro 
la quale negli orinoli da torre 
porla in ciascuna delle sue estre- 
mità una rotei lina. 

VÌRGOLA , s. f. Scappamento a 
virgola j chiamasi un pezzo d'ac- 
ciaio, il quale serve a imboccare 
ne' denti di una ruota sferica, ed 
è cos'i detto dalla sua figura. 

VIRÒLA. , s. f. nome che si dà a 
que* pezzi d'un oriuolo che so- 
stengono gli altri. 

VOLTARE, v. a. dare la figura ne- 
cessaria a denti delle ruote, che 
dicesi anche fondare. 



278 

VETRAIO 



ABBOCCATOIO, s. m. bocca della una catinella per mezzo di cui si 

fornace. Garzoni. cola la tintura. 

ABBOCCATURA, s. f. i due regoli CÀMERA, s. f. lo stesso che Tem- 

di mezzo d'una vetriata. pera. 

AMPOLLINE, s. m. pi. quelle boi- CANNA, s. f. tubo di ferro con che- 

licine che vi trovano per entro a i vetrai prendono il vetro fuso dal- 

vetri e che li rendono difettosi pe' la padella e soffiandovi entro for* 

loro lavori. mano i fiaschi i bicchieri ed altro. 

ARMARE I VETRI DELLE FINE- CANNA DI CONTERÌA, quella can- 

STRE , commetterli co' piombi e na dì vetro con che si fanno le 

sprangarli con bacchette di ferro. conterie: e Canna si dice a qua- 

ARZUME, s. m. specie di sale prò- lunque piccol cannello di vetro, 

veniente dalle padelle in fusione. o cristallo. 

Cavasi col medesimo pappatoio con CAPITELLO, s. m. specie di lisci- 

cui si tragetta il vetro e mettesi va o cenerata molto forte. 

in una padelletta per il bisogno. COLATICCIO, s. m. quella parte 

BACCHETTA A CROCIERA , dice- di materia fusa che scorre fuori 

si a quella de' cristalli delle inve- del proprio luogo o si mescola con 

triate. altre materie. 

BACCHETTE DE' CRISTALLI , O CÓNCA, s. f. vaso grande ove si 

VETRI DELLE INVETRIATE, pone la materia del vetro nella 

dicesi a que' ferri che sostengono fornace. 

le invetriate. CONCIATÓRE , s. m. colui che nel- 

BACINO , s. m. cosi chiamano gli la fabbrica de' vetri acconcia la 

specchiai un arnese di rame da composizione della pasta, acciò il 

soCfregare i vetri più o meno in- vetro riesca delle qualità che si 

cavato secondo la convessità che si desidera. Il Neri Art. Vetr. lo chia- 

vuol dar loro; più comunemente ma Conciatore di fornace. 

dicesi Piatto. CONTERIE, s. f. pi. chiamansi 

BOFFERIA , s. f. padella in cui si quelle mercanziuole di vetro come 

prende il vetro liquefatto per sof- le margheritine , perlette ed altre 

fiarlo. simili cosercllc di vetro o di cri- 

BOLLITO , s. m. nome che si dà stallo delle quali si fanno vezzi. 

al cristallo. Neri Art. Vetk. CON IR' INVETRIATA, s.f.(v.d.u.) 

CALCARA , s. f. sorta di forno cai- invetriata che si pone davanti ad 

cinatorio che si usa in tutte le for- un' altra. 

naci del vetro, e in cui si appa- CÒRDE, s. f. pi. certi difetti del 

recchla la fritta. vetro a guisa di grosse fila. j 

CALZA, s. f. specie di sacchetto COTTÌCCIO DI VETRO, cosi chia- 

di pannolino o di lana sospeso a mansi le colature, ed i rottami. 



VETRAIO 



279 



:RTST ALLATO, s. m. una delle pa- 
esello flelle fornaci di vetro che 
anche dlcesi il Cristallino. 

CROGIOLARE, V. a. mettere i vasi 
di vetro appena formati cosi cal- 
di nella camera dov' è un caldo 
moderato, e quivi lasciarli stagio- 
nare e freddare. Temperare ^ Dar 
la tempera e il Crogiuolo. 

DIAMANTE , s. m. punta di tal 
gemma incassata in un cilindret- 
to di ferro che serve a segnare e 
tagliare i vetri e i cristalli. Punta. 

^'INESTRÀRO E FLNESTRAIO, 
s. m. artefice che fornisce le fine- 
stre di telari e vetri. Garzom. 

F'0R>L\ , s. f. specie di cavo scan- 
nellato in cui si lavora il morso 
o torsello prima di gonfiarlo. 

FRITTA , s. f. nome che i vetrai 
danno ad una loro mescolanza fat- 
ta con torso pesto e con sale di 
polverino calcinato nella calcara 
per farne vetro. 

GONFIA, s. m. colui che col fiato 
lavora vetri alla lucerna. 

&ONFL\VETRl, s. m. artefice che 
dà fiato alla materia onde forman- 
sl i vetri. Bl'ON. fier. 

GRAIO , s. m. ferruzzo con che si 
riducono a dehiti contorni le lenti 
per pll occhiali. 

GRISATÒIO, s. m. quel ferro col 
quale si vanno rodendo i vetri per 
ridurli a destinati contorni e si 
rodono le punte d':lle lastre di ve- 
tro perchè s' insinuino meglio ne' 
plornhi. Topo. 

LÒPPA, s. f. cosa eterogenea mesco- 
lala col Vetro. 

LUMELLA, s. f. finestrino, o foro 
per dar sfop;o alla fornace. 

MARMOREGGIARE, v. n. rilevar 
sul tnarmo. 

MATTEO, s. m. seccatoio dove si 
mciiono a stagionare le legna ad 
uso (Irll.-ì fornace. 

PAFl\\TÒlO, s. m. specie di cuc- 



chiaia inastala da dimenare e ma- 
neggiar la fritta nella fornace. 
PETTEGOLÒNE, s. m. palo di fer- 
ro per mestare le scudelle piene 
di fritta dicesi anche Rallone. 
PILÒZZA , s. f. piccola pila che i 
vetrai dicono anche Raffrcdatoio^' 
POLVERINO, s. in. cenere che vie- 
ne dal levante fatta da una certa 
erba ivi abbondante dalla quale si 
cava il sale per fare il vetro. 
PÙLICA , e PÙLIGA , s. f. quello 
spazletto cli£ pieno d'aria o di 
checchessia s'interpone nella sostan- 
za del vetro o di altre materie 
simili. 
RAFFREDDATÓIO, s. m. truogo- 
lo, o catino pieno d'acqua in cui 
si pongono le canne perchè si raf- 
freddino. V. Pilozza. 
RALLÒNE , s. m. lo stesso che Pet- 

tegolone V. 
RATI AVÈLLO , s. m. specie di ra- 
strello per mestare la fritta. 
RIÀV^OLO, s. m. strumento di ferro 
lungo e ritorto, con cui si rime- 
scolano le materie strutte nella 
fornace del vetro. 
ROCIIÈTTA, s. f. cenere portata 
dal levante della quale si servono 
per fare il vetro. Polverino. 
SCARICATÓIO, s. m. quel luogo 
donde si buttano i vetri nella for- 
nace. 
TARSO, s. m. marmo duro e bian- 
chissimo che in Toscana si cava 
appiè della Verucola a Seravezza, 
e altrove di cui i vetrai si servo- 
no per far la fritta. 
TEMPERA , s. f. luogo sopra la for- 
nace ove si mettono i vasi di ve- 
tro a freddare , V. Camera e Cro- 
giuolarc. 
Tl/ZONÀIO , s. m. quel luogo don- 
de s' introducon le legna , e si dà 
il fuoco alle fornaci di vetro. Boc- 
chetta ili Tizzonaio. 
TOPO, s. m. V. Grisaioio. 



280 VETRAIO 

TRÀGETTARE IN ACQUA, sì fa vo di tutte le minute manifatture 

quando il cristallo fuso bene si ca* di vetro. 

va dalle padelle, e si butta in con- VETRARÌA , s. f. bottega di vetri, 

che grandi di terra , piene d' ac- o luogo dove si fan vetri. Spada- 

qua fresca, o vero in tinelle di fora. 

legname polite; e fassi questo ad VETRÀRO, s. m. che vende i ve- 

effetto che V acqua gli cavi una tri ; indi Vetrario , add. è arte 

sorte di sale , detto sale ài- Vetraria. Spadafora. 

cali. VETRATA, e VETRIATA, s. f. 

VETRATA, s. f. (v. d. u. ) fornace chiusura di vetro che si fa all'a- 

da vetri. pertura delle finestre. Invetriata, 

VETRAIO , s. m. colui che accon- VETRO , s. m. materia trasparente 
eia i vetri per le finestre e colui composta a forza di fuoco, di re- 
che lavora il vetro. na bianca, e dì cenere di soda 

VETRAME, s. m. termine colletti- fatta dall'erba cali. 



281 



CERAIUOLO 



ACCULARE , V. a. far tondo il culo 
delle candele di cera. 

ARCOLÀIO , s. m. arnese a uso di 
guindolo orizzontale per filare la 
cera. 

^RGÀG?sOLO, s. m. ciò che regge 
il bacino in cui si strugge la cera 
per imporre, e fatto in modo die 
la cera che scola dal cerchiello 
ritorni nel bacino medesimo. 



pongono le loro celle; e si dice 
altresì coUellivamente delle Can- 
dele, Ceri, Torchi e simili cose 
composte di cera e di bambagia 
per uso di ardere , e di far lume. 
Cera gialla o vergine o greggia 
(cera naturale) Cera bianca non 
lavorata. Cera nuova strutta. Ce- 
ra ac<:oncia. Cera colorita. Cera 
da fìuischera. 



UCLNO, s. m. e BACINELLA, s. CERA BIANCA, quella che è slata 
f. vaso in cui si fa passare la cera bianchita e purificala al sole e alla 



detto 



strutta nella caldaia di' e 
anche Pozzetto. 

3IAISCI1ÈGG10 , s. m. 1' imbian- 
camento della cera. 

!^ANDÈLA, s. f. cera lavorata ri- 
dotta in forma cilindrica con islup- 
pino in me7-zo al quale si appicca 
il fuoco per uso di veder lume. 



rugiada. 



CERAIUOLO, s. m. artefice che 
bianchisce la cera , e ne fa can- 
dele ed altri lavori. 
CERCHIÈLLO, s. m. quel tondo 
di legno con bottoni di ferro in- 
torno intorno a cui si appiccano 
i lucignoli delle candele. 
Lucignoli per imporre le candele. CERERIA , s. f. bottega ove si vcn- 
Pianar le candele. Accularle. Can- de la cera. Spad. 
dela arsiccia j o manomessa (in- CERO, s. m. candela grossissima 
cominciala). Candele mozze. di cera che si usa nelle chiese. 

CANDELINA , s. f. dim. di can- CERUME , s. in. colature ed avanzi 

dcla. di cera. 

CANDELOTTÀÌO , s. m. colui che COLATURA, s. f. cera li(iurfaita 
vende i candelotti. che scola dalle candele nell' ardere. 

CANDELOTTO, s. m. candela che lìaccogliere le colature. 

nella sua specie è più grossa che COLTELLO, s. ni. strumento da 
alla sua lungliezza non converreb- acculare , cioè far tondo il culo alle 
he; e serve propriamente per le candele. 

ventole e lumicic, e per i can- CLXACCINO , s. m. pezzetto diesi 
delieri da tavola e da gioco. taglia da' rispettivi lavori. 

CANDELÙZZA, s. f. candelina sol- CELO DELLE CANDELE , B estre- 
tilc ravvolla in varie forme ad uso mila inferiore che entra nel boc- 
di portar in mano per veder lu- ciuolo del candeliere, 
nie: volg. Cerino. DAR LE IVIEZZE MANI ALLE CAN- 

,CLRA, s. f. quella materia molle DELE , metterle nella proporzio- 
I e gialliccia colla quale le api com- ne che si vuole. 

36 



282 CERAIUOLO 

FALCOLA , s. f. cera lavorata ri- PIANARE v. a. far piane le cande- 

dotta in forma cilindrica, quasi il le, adeguarle. 

medesimo che candela. Falcoletta POZZÉTTO, s. ra. vaso in cui sì 

dim. Falcoloito accr. fa passare la cera strutta nella cal- 

FILATÒIO , s. m. ordigno da tor- daia. Bacino , Bacinella. 

cer la bambagia per tirar lo stop- QUADRÓNE , s. m. sorla di torcia 

pino. di cera bianca. 

FUOCÀRA , s. f. specie di braciere ROTTAMI DI CERA , colatura , 

per tenere strutta la cera delle ba- avanzi di cera. 

clnelle. SNERVARE, v. n. dicesi della cera 

GARZUÒLO^ s. m. cera tirata e troppo ricotta , che perde una 

bianchita. gran parte della sua miglior so- 

LAVORAR DI SOTTANO, far la- sianza. 

voro di cera d' inferior qualitìi , SOTTÀNO , s. m. dicesi a quella 

e per lo più per primo lavoro cera d' inferior qualità, di cui si 

che venga poi coperto dall' altra cominciano a coprire i lucignoli 

cera. fino a certa grossezza , prima di 

LUCIGNOLO, s.ra. piìi fila di barn- dare alla candela quello che dicesi 

bagia unite insieme che pongonsi compimento, che si fa colla mi- 

nelle candele per appiccarvi il glior cera. 

fuoco, e far lume. I lucignoli da STOPPINO, s. m. lucignolo di can- 

far torcle e gran ceri sono com- dela. 

posti di cotone, e di canepa. STRÙTTA, s. f. struggimento o 

MOCCOLO , s. m. candeletta di cui liquefazione della cera. 

ne sia arsa una parte : ma s' usa TAGLIA , s. f. strumento da tagliare 

talora per candela intera. i lucignoli a quella lunghezza che 

MORTALÈTTO, s. m. candela gros- si ricerca. 

sa e corta fatta di getto ad uso TORCÉTTO , s. m. dim. di torcia. 

di tener lume la notte nelle stanze. Torchietto. 

MÒZZO, s. m. pezzo di cera spie- TÒRCHIO, s. ra. candela grande, 

calo dalla sua massa. o più candele avvolte insieme. Dop- 

PIANA, s. f. pezzo di legno conca- piere , Torcia, 

vo per la parte di sotto per poter TÒRCIA, s. f. V. Torchio. 

pianare le candele. 



28.Ì 



TINTORE 



ACCENXIÀRE V. a. pulire con cen- 
cio o lana una caldaia o altro 
vaso in cui si voglia tingere con 
colore diverso da quello che vi si 
trovava. 

ACCINTOLÀRE v. a. cucire una 
cordicina lungo ciascun vivagno 
di'l panno, che si vuol lignere in 
colore scarlatto per impedire che 
la tinta non vi si attacchi e con- 
servare per tal mezzo una striscia 
bianca la quale si trova tra il vi- 
vagno nero e il panno tinto. 

ALLUMINARE, v. a. dar l'allume 
ai panni, all' accia, alla seta ce. 
innanzi che si tingano acciochè 
ricevano il colore. 

ALLUMINATURA, s. f. l'azione di 
far bollire il panno o drappo nel- 
r allume per disporre i pori ad 
imbeveisi delle materie coloranti. 

AMMAESTRATO, agg. che dicesi 
del Bagno quando è perfezionato 
per dare il colore come quello di 
grogo , quando ha avuto l'agro, 
che senza ciò non colorirebbe. 

APPANÀRE , s. m. ridurre il guado 
in una massa e forma di pane. 
Appanazione, lo Appanare. 

APPAN.\TÒRE, s. m. colui che ri- 
duce alcuna cosa, e spezialmente 
il guado in forma di pane. 

BAGNO, s. m. dicesi il liquore im- 
pregnato d'allume, d'orina o di 
sostanza colorante che è nella cal- 
daia o nel vagello per ammollar- 
vi i panni o drappi che si voglio- 
no tingere o lavare. 

BA(iNO STRACCO o BAGNO USA- 
TO quello ove per avervi già tin- 



to rimangono poche parti coloran- 
ti dar V ultimo bagno terminare 
d'infondere nel colore. 

BOZZOLI, s. m. pi. piccole padcl- 
lette di rame con manico di ferro 
che servono a vuotar il bagno dal- 
le caldaie. 

BUCCIA s. f. decozione di foglia e 
di njallo delle noci proprie per 
Ja tintura : far di buccia tingere 
con tal decozione. 

CAMPEGGIO , s. ra. legno durissi- 
mo , e pesante che ci viene in 
pezzi dall' isola di Campar nel- 
l'America meridionale di cui ci 
serviamo per tingere in nero e 
violetto. 

CONCIA, s. f. bagno apparecchiato 
cogl' ingredienti necessari per tin- 
gere i panni. 

CONCIARE UN TINO O UN VA- 
GELLO, preparare il tino o il 
vagello cogli alcali e cogli altri 
ingredienti necessari per potervi 
tingere i panni. 

CRESPO , s. m. lo stesso che Fio- 
rata V. 

FERNAMBUCO , s. m. legno del 
Brasile Verzino vero , legno con 
cui si tinge in bel rosso sanguigno. 

FRÌGGERE, v. n. dicesi che il va- 
gello frigge quando nel nascere, o 
sia venir a colore, si sente un cer- 
to romore come di cosa che co- 
minci a bollire. 

FIORATA , s. f. quella schiuma che 
si vede galleggiare sul vagello quaii- 
d' e riposalo: dicesi anche Crespo 
e Schiuma. 

GUADO , s .ni . erba che si coltiva per 



284 TINTORE 

usi di tinta turchina Stabile la quale TÌNGERE, v. a. dar colore, o colo- 
si cava dalle foglie fresche pestate e rare, far pigliar colore e si usa 
ridotte in palla le quali si fanno prò- anche in slgnif. neutro, e neutr. 
sciugare all' aria e cosi acquistano le pass. 

qualità dell' indaco, e tale tinta di- TINO, s. m. il vaso in cui rìponsi 

cesi di guado. il bagno con cui si tingono i 

GU ADONE, s. m. specie di guado panni. 

d'infima qualità fatta colle foglie TINO A FREDDO, O VAGELLO 

dell'erba guado. A FREDDO, vaso tutto di le- 

IMPIUMARE , V. a. dare gradata- gno e di figura tonda come una 

mente quella tinta che si desidera. vasca : trattasi con guado, indaco 

IMPIUMO, s. m. base e corpo di e calce. 

tinta che si dà ai panni per ren- TINTA, s. f. materia colla quale 

derli più o men coloriti. si tinge: si dice anche la bottega 

INCUPIMÈNTO, s. m. lo incupire, e il luogo dove si esercita l'arte 

che è dare a qualsivoglia colore un del tingere, 

impiumo che il renda più oscuro. TINTÓRE, s. m. quegli che eser- 

INCUPIRE, V. a. contrario di schia- cita l'arte del tingere. 

l'ire: dare o aggiungere qualche TINTORIA, s. f. l'officina e Par- 
droga che sia capace di render più te de' tintori, 
cupo un colore. TINTORIA D'ARTE MAGGIORE, 

INDACO, s. m.sugo rappreso da una la tintura de' panni fatta con in- 
pianta detta indigofera col quale gredienti di caro prezza e di co- 
si tinge in colore tra turchino e lori più vivaci, 
azzurro. Indaco del Malabar. TINTORIA DI PEZZA , quella che 

INGALLARE , v. a. dar la galla alle si fa con ingredienti inferiori di 

pannine o altro. prezzo e di bellezza. 

INGALLÀTA, s. f. l'ingallare, il dar TINTURA, s. f. il colore della co- 
la galla a' panni, drappi, e simili. sa tìnta. 

LENARE, V. a. lo stesso che Àc- TORNO, s. m. legno lungo e ro- 

cenciare V. tondo il quale nello avvolgervi , 

ORCIGLIA , s. f. erba detta volg. e svolgerne i panni gira. 

Roccella, Àrcella ■, Raspa che tin- VAGELLINO, s. m. vaso tutto di 

gè in color porporino, che chia- rame, molto più piccolo del va- 

mano colombino , ed è ingredien- gello, e di figura ovale: quasi 

te dell' Oricello. la metà del medesimo è incassala 

OPJCÈLLO , s. m. tintura colla nel terreno, l'altra metà rimane 

quale si tingono i panni che si esposta nel fornello dove si suole 

fa con orina d' uomo , e con altri riscaldare con la sola carbonella 

ingredienti. accesa , che si depone nel piano 

PARRUCÈLLO, s. m. nome che si del fornello. Tommaseo. 

dà a que' bastoni sovra de' quali VAGELLINO, s. m. dicesi pure di 

si ligia la seta. tinta composta d'alcali, crusca e 

RITlNGEPiE, v. a. tingere un' al- indaco; ed è in uso nelle piccole 

tra volta il panno tinto o altro. tintorie. Tommaseo. 

ROCCELLA, V. Orciglia. VAGÉLLO, s. m. caldaia grande a 

SCHIUMA, s. f. lo stesso che Fio' uso de' tintori. Il vagello è pre- 

rata. V. cisamentc della forma d' un tino 



TINTORE 



285 



meta di rame e metà di legno: 
la parte inferiore è incassata nel 
terreno a smalto; l'altra è di ban- 
done di rame dove il fuoco vi 
circola a spirale, facendo tre giri, 
e poi riesce in un tubo con val- 
vola per la separazione del fumo 
quand' è scaldato fortemente. Si 
rimuove con pillo di legno , sol- 
levando la pasta che è nel fondo, 
e quindi si lascia in riposo. In 
alcune tintorie si usa il vagello 
di legno, e si travasa il bagno 
in una caldaia dove scaldasi ; si- 
stema difettoso , e poco comune. 
Tommaseo. 



VAGELLO , s. m. dicesi anche una 
tinta composta d' indaco , e di 
guado ( in francese Pastel ) , che 
per mezzo dell'alcali , oppure del- 
la calce si mette in fermentazio- 
ne ; e dopo ciò l'indaco passa al- 
lo stato di perfetta soluzione, ed 
è in grado di tingere. Molti sono 
i colori che si ottengono dal va- 
gello. Se si vuole il violetto, si 
oh. un fondo di rosso ; se si vuo- 
le il verde , si dà un fondo di 
giallo: e cosi a proporzione de' 
fondi, s' hanno tutte le gradazio- 
ni tanto ne* colori piìi chiari , 
quanto ne' più cupi. Tommaseo. 



28G 



CONCIATORI DI PELLI 



ADDÒBBO, s. m. lo stesso che 
^Mortaio , o Calcinaio V. 

BÒLLEPiO , s. in. strumento di le- 
gno con manico lungo che serve 
a stemperar la calcina ne' calcinai. 

BÙCCIA, s. f. o BUCCIO, s. m. 
la parte della pelle , ove è la la- 
na : la parte opposta chiamasi 
Carne , Fiore. 

CALCARE , V. a. pigiar fortemente 
la pelle o il cuoio co' piedi per 
agguagliarlo. 

CALCINÀIO, s. m. pila da porre 
o tenere il cuoio in calcina, Ad- 
dobbo , Mortaio. 

CAPRA, s. f. specie di cavalletto sa 
cui si ragguagliano le pelli che 
lavorano i conciai. 

CODA , s. f. parte del cuoio e delle 
pelli che è presso alla coda delle 
bestie, mentre sono vive. 

COIACCI, s. m. pi. ritagli di co- 
rame. 

COIÀME, o CORAME, s. m. lo 
Slesso che cuoio, ma per lo più ha 
riguardo alla quantità. 

COLTELLO A DUE MANICHI, col- 
tello da purgare. 

COLTELLO A TAGLI, che dicesi 
anrhe Lunetta strumento de' con- 
ciatori di polli , che diccsi comu- 
nomrnte Coltello rovescio. 

CONCIA, s. f, l'arte e la maniera 
di conciare il cuoio e le pelli; la 
materia con cui si dà la concia; 
e il luogo dove si conciano le 
polli. 

COM lAR LE PELLI, E LE CUOIA, 
ridurle ad uso di vesti di calzari 

e di molt' altre cose. 

/ 



CONCIATORE, s. m. colui che con- 
cia, 

CONCIE FORTI, cioè in sale, galla, 
vallonea e simili, Concm in iscorza 
dì pino. 

CUOIAIO, s. m. artefice che concia 
o vende cuoi. Coiaio , Coiaro. 

CUÒIO, s. m. pelle d'animali con- 
cia per varli usi. Cuoio duro, 
Cuoio sottile e snervato , Cuoio in 
carne , Cuoio grosso da suola. 

DARE IL CONCIO O LA CONCIA 
ALLE PELLI, acconciare con vari 
modi proporzionandole per l'uso. 

DAR UN LAVORO DI FIORE, 
frase che vale a far intendere, che 
i conciatori lavorano la pelle dalla 
parte del pelo. 

DISSANGUINÀRE , v. a. ammollar 
le pelli nell'acqua per togliere il 
sangue che vi si trova attaccato. 

FIÓRE, s. m. quella parte delle 
pelli da cui si è tolto il pelo o 
la lana. Buccio. 

FÒSSA , s. f. luogo dove i concia- 
tori tengono le pelli in concia. 

MASCHERÈCCIO , s. m. colarne 
concio in allume. Alluda. 

METTERE O TENERE IL COIÀ- 
ME IN ADDOBBO O IN MOR- 
TAIO O IN CANALE , dicesi da 
conciatori il tener le pelli in tai 
luoghi a perfezionarsi. 

MORTÀIO, s. ra. V. Calcinaio, Ad- 
dobbo. 

PANI DI VALLONEA, COSI diconsi 
la vallonea e le cortecce di rovere 
ridotte in alcune forme alla manie 
ra di formaggi, e che quindi si vca- 
dono ad uso di combustibile. 



CONCIATORI DI PELLI 



287 



PELACÀNE, s. m. quegli clic concia 
le pelli. 

SCAMOSCIARE , s. m. dar la concia 
al camoscio. 

SCAMOSCIATÒRE , v. a. concia- 
tore di pelli in olio. 

SCARNATOIO, o COLTELLO SOR 
DO, coltello da scarnirc , da pe- 
lare. 

SCHIÈNA, s. f. quella pelle o cuoio 
dell' animale che cuopre la schiena. 

TANNO , s. ra. la materia che ri- 
mane dopo la conciatura delle 



pelli della altresì Vallonea. Ga- 

GLIAIinO. 

TENERE IN CONCIA , tener le pel- 
li o il cuoio nel mortaio o nell'ad- 
dobbo. Tener sotto. 

TRÒSCIA, s. f. piccola fossa in cui 
si tengono le pelli ammontale per 
assavorirle. 

VALLONEA, s. f. ghiande di ceno 
che si portano in Italia dall' Isole 
dell'Arcipelago e dalla IMorea per 
uso de'iinlori e de' cuoiai. Redi. 



288 



CARROZZA E SUE DIVERSE SPECIE 



BARCHETTONE , s. m. sorta di 
carrozzino moderno da gala. 

BARÒCCIO , o BIRÒCCIO, s. m. 
sorta di carretta piana a due ruo- 
te per trasportar robe- 

BASTÈRNA, s. f. (non Bastarda) 
carro, o lettiga. 

BEjNNA , s. f. voce gallica che si- 
gnifica un veicolo sulle ruote , e 
precisamente carretta fatta di vi- 
mini con beli' arte intrecciata. 
Mo>'Tl. 

BERLINA , s. f. carrozza a quattro 
ruote il cui corpo è piantalo su 
due forti cuoi tirati a forza che 
rendono placido il molo. 

BIRBA , s. f. carrozza scoperta a 
due luoghi e a quattro ruote , e 
guidala da quello che vi siede 
dentro. 

BIROCCINO , s. m. sorta di cales- 
seito moderno. Bresciani. 

BIROCCIO, s. m. spezie di carroz- 
za a due luoghi e quattro ruote. 
Biroccino dim. 

BOMBE, s. m. dal francese Bom- 
bèe che vale piegato in arco, con- 
vesso; nome d'una specie di car- 
rozza. 

CALESSO , s. m. sedia coperta po- 
sta su due lunghe stanghe che 
brandiscono, posate sulla groppa 
d'un cavallo e di dietro su due 
ruote per uso di portar uomini. 
Calesse. 

CALESSINO, s. m. sorta di cales- 
se a diifi ruote e a un solo posto. 
Seggiolino:, da molti è delio se- 
diolo, e il PiooTTi lo chiamò 
Padovanella. 



CARRETTA DI VIMINI ALLA 

RUSSA, specie di Benna or mol- 
to in uso. Bresciani. 

CARRETÈLLA, s. f. ( v. d. u. ) 
romanesca, sorta di vettura. Nota. 

CARRETTÓNE, s. m. carretta gran- 
de fatta a foggia di gran cassetta 
senza coperchio posla sopra due 
ruote e tirata da un cavallo solo: 
è specie di carro che serve per 
domare ed esercitare i cavalli. 

CARPxOZZA , s. f. sorta di carro a 
quattro ruote il cui corpo è pian- 
tato su due forti cuoi che tirati 
a forza ne rendon placido il mo- 
to e serve per uso di portar uo- 
mini. Carrozza d' affitto j a quattro 
ruote j a due luoghi. Le parti 
della cassa sono Archi ( cornici ) 
Pedanino e Pianta , Fondo di 
sopra , Fondo dì sotto o Culatta, 
Fiancate, Tettino, Cordoni ^ Bot- 
tino Contrapedana ^ o Magaz- 
zino, Sportelli T Mantice^ Contram- 
mantice, Frullini^ Passamano del 
Cristallo , Cocchio. 

CARROZZINO, s. m. piccola car- 
rozza a uno o due luoghi. 

CARROZZÓNE, s. m. V. Frullone. 

CESTA , s. f. ( v. d. u. ) specie di 
carrozza mezza scoperta con man- 
tlclno davanti. 

CÒCCHIO , s. m. vale lo stesso che 
carrozza ; ma dlcesi delle più no- 
bili e di lusso. 

CUPPÈ , s. m. ( frane, dell'uso ) spe- 
zie di carrozza o berlina dimez- 
zata. 

DILIGÈNZA, s. f. ( v. d. n. ) car- 
rozza grande capace a contenere 



CARROZZA E SUE DIVERSE SPECIE 289 

buon numero di viaggiatori col POLTRO ^XIi^' A , s. f. foggia di 

loro equipaggio la quale va a pas- carrozza retta da alcuni cignoni 

so di posta. che brandiscono assai. 

FAETÒN, s. m. nome dato a un SARABACIÙNO, s. ra. dal frane, 

legno a due ruote leggieri, sco- Char-abanc , carrozza scoperta 

perto e molto alto di ruote. Bi- dove si sia seduti sopra una o più 

roccino. tavole, scliicna contro schiena. 

FRANCESINA , s. f. (v. d. u. )spe- SÈDIA, s. f. nell'uso si adopera 

eie di legno da viaggio. per qualunque piccolo legno da 

FRULLONE, s. m. specie di calcs- viaggiare come Calesse, Biroccino. 
so o legno scoperto su quattro SEGGIOLINO , s. m. V. Calessino. 
ruote diverso del Landò per cs- SLITTA , s. f. specie di carretto 
sere più piccoli i sedili dalla par- senza ruote , che traesi dai caval- 
le de' cavalli. Frulloncino dim. li sul terreno nevoso e agghiac- 
L'AzzocCBi lo dice meglio Car- ciato. Le slitte si riducono pure a 
rozzone , che però non è legno uso di Treggia^ e servono come 
scoperto. i carri a condurre qualsivoglia peso. 

LANDÒ, s. m. francesismo dell'uso, STFLRZO , s. ni. specie di cocchio 

nome d'una specie di legno a guidato senza cocchiere e da chi 

quattro ruote scoperto che si di- sta seduto. Sterzetto dim. 

stingue dal Frullone per essere TIMBURY , e TILBURY , s. m. 

pari i sedili d'ambe le parti. sorta di Icgnetto elegante moder- 

LÈGNO , s. m. ( v. d. u. ) che di- no. Bresciam. 

cesi generalmente a qualunque TRAPELO, s. ni. nome che danno 

specie di carrozza. ad una specie di calesso con due 

ÒMNIBUS, s. m. sorta di vettura cavalli. Gherardim. 

grande che contiene un numero VELOCIFERO , s. m. carrozzino 

non piccolo di viaggiatori. Bre- leggiero pe' corrieri a due posti , 

SCIAM. ^ quattro ruote e gran cassa di 

POLTRONCELLA , s. f. rome di dietro per coiìtenerc le lettere e 

carrozza V. Poltroncina. gli effetti. 



37 



290 



PARTI DELLA CAUROZZA 



ACCIARINO , s. m. pezzo di ferro 
o d'acciaio per lo più rilorto, 
che s'infila nella sala delle ruote 
de' carri o carrozze perchè non 
escano del mozzo. Acciarino a 
esse, a paletta , a rondone, ingi- 
nocchiato. Anccrrino. 

ÀPiCHI, s. ra.pl. que' pezzi di le- 
gno che son posli per la lunghez- 
za del cielo delle carrozze. 

ARCONE_, s. m. la piegatura della 
ruota. ^ 

ARGANETTO , s. m. ferro fermato 
con vite che serve a tenere in 
guida un carrozzino. 

ASCIALONE, s. m. legno o ferro 
dalla parte di dietro de' carrozzi- 
ni e simili che posa sulla sala e 
regge le stanghe e secondo la di- 
versità de' legni anche i cosciali. 

ASSE , s. ra. quel legno o ferro su 
cui s'imperna la ruota e che vol- 
garmente dicesi Sala. Monti. 

BALESTRA , s. f. quel pezzo di 
legno di una carrozza , ornato per 
lo più di scultura su cui posa la 
serpa. Traversa di parata. 

BALZA, s. f. quella parte delle car- 
rozze che sta pendente dal cielo, 
come pure quella del sedere del 
rocchi»:re che cala fino al pari 
della pedana. 

liANDELLONE, s. m. grossa spiag- 
gia di ferro con maniglia dov'en- 
tra il cignone che s invita e s'in- 
cliioda sotto la pianta delle car- 
rozze o aliri If'gni : Bandellone 
fatto a sgorbia^ occhi e gancio del 
handdlone , bucare i banddloni. 
BILANCIA, s. f. nome d'un pezzo 



di legname fermato sopra il ti- 
mone delle carrozze e simili so- 
stenuto da due puntoncini di fer- 
ro ed a cui sono raccomandati i 
bilancini a' quali si attaccano le 
tirelle. 

BILANCINO, s. m. legno fermato 
mobile alla bilancia a cui si at- 
taccano le tirelle del cavallo di 
fuor delle stanghe. 

BOCCAPÒRTO, s. m. lo sportello 
con cui si chiude l'apertura del 
bottino o magazzino d'una car- 
rozza e simili. 

BOCCOLA , s. f. cerchio o pezzo 
di ferro di cui si riveste l'inte- 
riore del mozzo delle ruote quan- 
do la sala è di ferro. 

BOTTINO, s. m. quella specie di 
cassetta fermata alla pianta che 
chiudcsi con boccaporto o spor- 
tello sopra cui posano i piedi co- 
loro che vi son dentro , dicesi 
anche Contrappedana e più co- 
munemente Magazzino. , 

BRACCETTI DELLA PEDANA, 
le parti nella carrozza che ne so- 
stengono la pedana. 

BRACCIUÒLI, s. m. pi. pezzi di 
ferro minori delle colonne che 
com'esse servono per reggere ed 
afforzare alcuna delle parli di una 
carrozza o altro legno. Bracciuoli 
e tiranti de' rotclloni. 

BRACCIUOLI DE' COSCIALI , pez- 
zi di legno posti per piano alia- 
lo a' cosciali, liraccìuolo vale tal- 
volta per vitone di fanale, o per 
pezzo di legno impernalo su cui 
si stabilisce un fanale. 



PARTI DELLA CARROZZA 



291 



BRONZINA, s. f. buccola per lo 
più di bronzo che riveste tutta 
la capacità interiore del mozzo 
per difenderlo dai solTregamento 
della sala di ferro. 
BÙCCOLA, s. f. cerchio largo di 
ferro che si mette per saldezza 
alle testate del mozzo delle ruote. 
CA.AJERA , s. f. spezie di staila a 
squadra e talvolta inginocchiata 
stabilita in qualche parte per di- 
versi usi. Camera per te cinture 
cignoni di sotto la cassa. Ca- 
mera di ferro invitato net corni- 
cione della cassa. Camera larga 
per la bilancia. 
CÀMERE , s. f. pi. si dicono quel- 
le rotelle nelle quali passa il ci- 
gnone che vcgge la cassa degli 
sterzi e delle carrozze. 
CAMERÌNA, s. f. nel significato di 
stalla , o staffetta di ferro. Carne- 
rina inginocchiata. 
CAÌVIPAiNELLA , s. f. cerchio o cer- 
chietto di metallo che serve ad 
appiccarvi alcuna cosa. Campanel- 
le a pera, con fusto a vite , a le- 
gno per le carrozze. Campanello 
per le maniglie de'servitori. Cam- 
panella quadra di ferro inciappa- 
ia in cima alle tirelle. Campanel- 
le de' finimenti di cavalli. 
CARREGGIATA DI UNA CAR- 
ROZZA , prendesi per la larghez- 
za Ira ruota e ruota; ed anche 
il segno che fa in terra la ruota 
delle carrozze sterzi ed altri legni. 
CARRO , s. m. il complesso delle 
carrozze sterzi, calessi e simili su 
cui si stabilisce la cassa. Alcune 
sue parti sono le seguenti. Cas- 
settOy Copertone, Balza, Mastio, 
Collo, Collo d' oca, Scarpa, Sac- 
ca e Nocca a rovescio, Scannello, 
Cosciali, Forchetto, Bandclloni , 
Molle , Molle a ponte , Zoccoli , 
Guardia , Rat elioni o Camere , 
SubLiello, Paletta j Piatti j Serpe j 



Balestra o Traversa di Parata, 
Gruccie, Gruccie con occhi. Ar- 
ganetti. 
CARROZZÀIO, s. m. artefice che 
fabbrica carrozze. Carrozziere. 

CARROZZA SELLE CIGNE, vale 
che si regge sulle cigne. 

CARROZZIÈRE , s. m. lavoratore 
di carrozze; anticamente si ado- 
perava per Cocchiere. 

CASSA , s. f. il corpo della 
carrozza, (juella parte che po- 
sa sulle cignc che è retta dalle 
molle ed ove siedono le persone. 
Le sue parti sono Contrasse, Co- 
lonne que'riti che sostengono l'in- 
lelaiatura e gli sportelli Culatta, 
Pianta o Pedanino , Bottino , 
Contrappedana o Magazzino, Cie- 
lo Tettino , Archi , Fiancate , 
Mantice, Lieva, Riposo, Contram- 
mantice , Frullino , Passamano , 
Salitoio, Guscio. 

CASSÀIO , s. m. colui che fa le 
casse delle carrozze e di altri legni. 

CASSETTA , s. f. quella parte della 
carrozza dove siede il cocchiere 
per guidare i cavalli. Cassetta con 
copertone da città. Cassetta con 
pedana e bracci da svitare. 

CASSETTA DEL SEDERE DEL- 
LE CARROZZE , quella parte 
di dietro dove siede chi vi sta 
dentro e serve a riporvi (gualche 
cosa. 

CASSINO, s. m. cassa .da calessi, 
carrozzini e simili. 

CI:RCIIIÒNE, s. m. lastra circola- 
re di ferro che s' imperna o s'in- 
chioda su i (piarti delle ruote per 
renderle più salde e più durevo- 
li. ( v. d. u. ) Cerchio. 

CIELO , s. ni. la parte superiore 
della carrozza. Tettino. Ponza. 

CIGNONE, s. m. cinghia grande: 
e cos'i chiamano la cinghia ela- 
stica delle carrozze. 

COCCHIÈRE , e COCCIIlÈRO , s. 



292 



PARTI DELLA CARROZZA 



ni. colui che guida i cavalli del- 
la carrozza. Carrozziere V. ant. 

COLLI e COLLI D'OCA., diconsi 
aue' grossi pezzi di ferro andanti 
a due scarpe e due centine che 
congiungono la partita di dietro 
d'una carrozza o altro sioiil legno 
colla partita davanti. 

COLONNA , s. f. que' ritti che ser- 
vono di sostegno all' intelaiatura 
della cassa di una carrozza o si- 
mile , come anche quelli a cui 
sono fermali gli sportelli e che 
servono di battente. 

CONTRACIGNÒNE , s. m. cignone 
di rinforzo in caso di rottura di 
una molla fermata con viti, dadi 
e raperelle. 

CONTRAMMÀNTICE, s. m. man- 
tice di calesse o simile per copri- 
re il davanti della cassa. 

CONTRAMMÒLLA , s. f. molla a 
cui è raccomandato il contraci- 
gnone. 

CONTRAMMONTATÒIO , s. m. pez- 
zo di ferro fatto a paletta ferma- 
to sopra lo scannello di dietro per 
agevolar la salita a' servitori. 

CONTRAPPREDELLÌNO, s. m. se- 
condo predellino di una carrozza 
posto sopra un altro e congegna- 
to insieme colle stecche di ferro. 

CONTRASPRÒNE , s. m. fusto di 
ferro a vite su di cui riposa la 
molla delle carrozze. V. Sprone. 

CONTR' ASSE , s. f. asse che serve 
come di fodera interiore alla pian- 
ta della cassa delle carrozze e al- 
tri legni. 

CONTRASSERRATÙRA, s. f. cas- 
settitia di ferro incassata nella co- 
lonna della carrozza per ricevere 
la stanghetta della serratura. 

COPERTONE , s. m. quel panno 
con che si copre la cassetta del 
cocchiere. 

COPIGLIA, s. f. hielta di ferro che 
>' infila neir occhio delle cavic- 



chie di ferro per tenerle più 
salde. 
COSCLVLÈTTO, s. m. dicesi dì 
pezzi di legno calettali sotto la 
sala per tenerla più salda. 
COSCIALI, s. m. pi. que' due pezzi 
di legno che mettono in mezzo il 
timone d'una carrozza. 
CULATTA , s. f. la parte inferiore 
di dietro della cass^ d'una carroz- 
za : e la superiore dicesi Fondo di 
sopra. 
ERRE , s. m. V erre da sederino è 
un pezzo di ferro mobile sopra 
un fusto su di cui è fissato il se- 
derino o terzo posto di dentro 
alla cassa dei legni a due luoghi. 
FÉRMO , s. m. chiavarda con oc- 
chio o fusto a vite perchè il ci- 
gnone non possa scorrere. 
FERMO D' UN BAULE , diconsi 
certi ferri ripiegati, fermati a vi- 
te sopra l'asse di dietro della car- 
rozza, calesse ecc. perchè il baule 
non venga a sdrucciolare. 
FERRATURA, s. f. tutto il ferro 
che si mette in opera per l'arma- 
tura delle carrozze. 
FIAMMA, s. f. paniera intessuta di 
vetrice e coperta di cuoio che si 
tiene dietro alle carrozze da cam- 
pagna per comodo di portar robe. 
FIANCATA, s. f. le pani laterali 

d' una carrozza o altro legno. 
FOGLIE DELLA MOLLA , diconsi 
le diverse lamine d' acciaio onde 
sono composte le molle delle car- 
rozze. 
FONDO, s. m. pezzo di legno in- 
cassato in un altro. Fondo di fian- 
cala delle carrozze. 
FONDO DI SOPRA, la parte su- 
periore di dietro della cassa di 
una carrozza. 
FORCHÉTTO, s. m. ( v. d. u. ) 
lungo pezzo di legno munito di 
due punte di ferro attaccato alla 
stanga della carrozza il quale si 



PARTI DELLA CARROZZA 



203 



manda giù nelle salite acciò non 
possa (lare indietro. 

FIILLLÌNO, s. m. specie di muli- 
nello attaccato a«li sportelli dello 
carrozze, e simili, che gira per 
comodo del passamano del cri- 
stallo. 

FUSO, s. m. ceppo di mezzo del- 
la ruota d' onde escono i raggi di 
essa. Politi. 

FUSTO DI FERRO A VITE, or- 
digno su cui riposa la molla del- 
le carrozze. 

GAMBERÌNO, s. m. ferro fermato 
con vite sopra lo scannello da- 
vanti delle carrozze o simili per- 
chè il capo del maschio non lo 
consumi. 

GIOGO , s. ra. nome di un pezzo 
di certi legni all'inglese il quale 
è posto attraverso al limone , ed 
è composto di quattro pezzi con- 
gegnali a canale , sicché i cavalli 
alle cui estremità sono attaccati 
l'allungano e lo scorciano secon- 
dochè si scostano e si accostano 
al timone. Giova anche ad attac- 
care buoi alle carrozze. 

GIRÈLLO, s. m. cerchietto di fer- 
ro che si mette tra il mozzo e la 
sala quando s'allargano. Rimette- 
re un girello. 

GIRILLLÒM'^, s.m. accresc. di girello. 

GRÀNCHIO, s. m. ferro ripiegato 
che abbraccia e stringe checclics- 
sia. Granchio davanti e di dietro 
per tener le legature della cas- 
sa alle stanghe della carrozza] 
Granchio del timone. Chiudono 
del Granchio. 

GREMIUALÌXO, s. m. quella ri- 
balta per lo più di cuoio che s' 
alza e si abbassa per coprire le 
gambe di chi è in calesse. Grem- 
bialino mastiettato in terzo. Man- 
tellino. 

GRUCCE, s. f. pi. squadre doppie 
di ferro che s' appoggiano sopra i 



bracci e sostengono il sedere del 
cocchiere. Grucce con occhi dove 
passano le cinture nel sedere del- 
la carrozza. 
GUANCIALE, s. m. il cuscino del- 
le carrozze od altri legni su cui 
siedono più. comodamente le per- 
sone. 

GUARDIA , s. f. grosso pezzo di 
ferro che entra con un gancio , o 
uncino in un anello della bilan- 
cia e coli' occhio dall'altro capo 
è infilato nella testala della sala 
per lo più con un piano dove po- 
sa un piede il cocchiere nel mon- 
tare in cassetta. Mezza guardia 
da rotino con inginocchiatura 
punteggiata. 

GUSCIO , s. m. la cassa delle car- 
rozze spogliate de' suoi arredi. 

IMPERIALE , s. f. ( v. d. u. ) ce- 
sta grande coperta di coiame che 
si sovrappone al cielo de' legni 
da viaggio per uso di chiudervi 
panni, biancherie od altro. Impe- 
riale con piastre e con nasello 
ribadito. 

IMPERIALÌNO , s. m. piccola im- 
periale o cappelliera che si so- 
prappone talvolta alla maggiore. 

INTELAIATURA DELLA CASSA 
D'UlNA CARROZZA, la riunio- 
ne de' pezzi della medesima. 

LAMPIÓNE, s. m. ( v. d. u. ) quel- 
la specie di fanale che si addat- 
la .alle carrozze per far lume in 
tempo di notte. 

LIEVA , s. f. così diconsi le spran- 
gheite di ferro che servono per 
buttar giù il mantice. 

LINGUÉTTA, s. f. piastrella di 
ferro che si mette sotto alle mol- 
le ed anche sotto ai cignoni. 

MANIGLIA , s. f. ferro in cui pas- 
sano i cignoni o le ventole delle 
carrozze. 

MANÌGLIA,s.f.specie di cacciavite con 
manico che serve per le carrozze. 



294 



PARTI DELLA CARROZZA 



MANTELLÌNO , s. m. V. Grembia- 
lino. 

MANTICE , s. m. quella parte che 
serve di coperta alla carrozza, al 
calesse , alla cesta. Buttar giù il 
mantice. 

MASTIO, s. m. grossa chiavarda 
di ferro che unisce la partita da- 
vanti del carro della carrozza coi 
colli. 

JVnCCIA, O MOCCHiO DEL TI- 
MONE, dicesi il primo pezzo di 
che forma il corpo del timone. 

MOLLA DA CARROZZA, grossa 
lama di ferro che serve a soste- 
ner la cassa. Smontare le molle , 
fasciarle , ricalettarle. Accomodar 
due più foglie della molla. 
Sproni della molla. 

MONTARE, V. a. metter su qual- 
che parte essenziale in una carroz- 
za come Montare, o Smontare 
un predellino^ un rotellone. Mon- 
tare , e Smontare gli ascialoni 
di una carrozza. 

MONTATÓIO, s. m. V. Predellino. 

MOZZO , quel pezzo di legno che 
è nel mezzo della ruota dove so- 
no fitte le razze. 

NOCCA , s. f. la curvatura dell'arco 
de* colli delle carrozze. Nocca al 
rovescio è quella in cui l' arco è 
rivolto verso terra. 

PALETTA , s. f. il piano del pre- 
dellino ove si posa il piede Pa- 
letta ovata d' un predellino a 
una staffa. 

PALETTA DEL ROTELLONE , 
ferro che entra ne' denti del ro- 
tellone per impedire che non dia 
Indietro. 

PALLINO, s. m. piccola palla. Pal- 
lino da carrozze, pallino a scat- 
to, a pulsante, a punta ecc. 
PALMOLA, o PINNA, s. f. risalti 
di legno nella circonferenza della 
ruota. Spadafora. 
PARAFANGO, s. m. nome che si 



dà a quel cuoio che cuopre la 
parte davanti d'un calesso o al- 
tro simil legno per ditendere dal 
fango e dalla pioggia le persone 
che vi sono dentro. Magalotti. 

PEDANA , s. f. quel pezzo di legno 
su cui posano i piedi del coc- 
chiere; le parti che le sostengono 
si chiamano Bracetti. 

PEDANÌNO, s. m. l'insieme de' 
legnami ond'è formato il piano 
delle carrozze e degli altri legni 
dove posano i piedi interiormen- 
te. Ossatura del pedanino della 
carrozza. 

PEDÙCCIO , s. m. la parte di so- 
pra della pianta d'un predellino. 

PERNI DI LEGNO, chiamano i 
cassai quelli che servono per col- 
legare le diverse parti della 
cassa. 

PIÀNTA, s. f. quel legname che 
forma l'intelaiatura da piede del- 
la cassa delle carrozze. Àrcone da- 
vanti e di dietro , o regoli per te- 
nere insieme le piante. 

PIATTO, s. m. cerchio piano infi- 
lato alla sala che spiana il mozzo 
delle ruote e lo ripara. Mettere 
i piatti a mozzi delle ruote. Piat- 
to con alle fermate con vite al- 
l' estremità della sala dove gira 
la ruota. 

PONTICÈLLO, s. m. specie d'ar- 
co fermato con due viti sulla stan- 
ga in cui passa il sopraspalle del 
cavallo. Ponticello con fusto a 
vite di legno. Ponticello di una 
stanga di calesse. 

PORTASTANGHE, s. m. ( v. d. 
u. ) cigua di cuoio che serve a 
tener ferme sopra la grop[)a del 
cavallo le stanghe del calesse. 

PREDELLINO, s. m. quella spe- 
cie di gradino , o gradini di fer- 
ro, che servono per montare in 
carrozza. Montatoio. 

PREDELLINO A DUE, O TRE 



PARTI DELLA CARROZZA 



295 



MONTATE O PALETTE, cioè SCARPA, s. f. ferro incurvato che 



si adatta sotto le ruote di una car- 
rozza o simile perchè non girino 
precipitosamente nelle discese. Le 
sue parti sono: Ali le parti late- 
rali ed Occhio dove passa la ca- 
tena cintura che la tiene salda 



a due o tre gradini. 
QUARTI DELLE RUOTE, que' 
pezzi curvi delle ruote che for- 
mano il cerchio esterno. 
RAGGIO, s. m. razzo d'una ruota. 

Razzuolo dim. 
RAPERÈLLA , s. f. quel pezzetto 

di madre vite che s'invita alla SEDERINO, s. m. terzo posto di 
fine della vite dopo averla infìs- dentro alla cassa de' legni a due 

luoghi il quale è mnslieltato per 
poterlo alzare ed abbassare. Se- 
derino con due piastrole, e due 
viti per fermar alla pianta , Er- 
re che regge il Sederino. 



alla stanga. 



sa perchè resti salda. 
RAZZA s. f. e RAZZE, in pi. dicon- 
si quei pezzi di legno delle ruote 
i quali dal mozzo cv' è il centro 
se ne vanno ad unirsi col cerchio 
di osse ruote e servono a collcgarlo. SÈRPA s.f. e SERPE , in pi. cas 



RITTO, s. m. rltll delle casse del 
le carrozze diconsi tutti i pezzi 
di ferro, legname, o altro posti 
per ritto ad uso di reggere e col- 
Irgare altre parti. 

RIPOSO ,s.m.ferro a squadra su cui si 
piega e posa il mantice. 

ROSTA DEL MANTICE, quella 



setta delle carrozze quando vi ri- 
sledono i servitori invece del coc- 
chiere particolarmente quando si 
fa un lungo viaggio. 
SOFFIÉTTO, s. m. specie di tet- 
tuccio de' mantici fermato con 
due perni per buttarlo giù ed 
alznrlo secondo 11 hìsoa^no. Mantice. 



riunione di quattro piccoli pezzi SOTTOPlÈDE , s. m. cuscino o 



di ferro attaccati insieme con vi 
Ioni e bracciuoli , che sono fer- 
mati alla cassa. 
ROTELLONE , s. m. diconsi quei 
ferri o ingegni a guisa di stella , 
che son conp^egnati alle braccia 



asse su cui posano i piedi de' ser- 
vi tori dietro le carrozze. 
SPORTÈLLO, s. m. quell'apertura 
per cui s'entra o s'esce dalla car- 
rozza ; e dicesi a quelT imposta 
che serve a clnuderlc ed aprirle. 



di dietro delle carrozze e che STAFFE, s. f. pi. le spranghe di 

ferro , con cui si armano le te- 
state dei colonnini esposti a col- 
pi de' carri, e delle carrozze. 
STANGA , s. f. dlcesi alle due 
parti essenziali del carro d'una 
carrozza , carretta , o simile , le 
quali si stendono da uno scannel- 
lo all' altro. 



fermano i cignoni. 

SALA, s. f. quel legno che entra 
nei mozzi delle ruote de' carri , 
carrozze o slmili intorno all'estre- 
rnilà del quale esse girano. Asse. 

SBARRA , s. f. nome che dassl al- 
la molla da carrozze. 

SCANNELLO, s. m. nome di due 



pezzi di legno d'olmo situati 1' STANGHE A COLLO D'OCA, ed 



uno al disopra della sala e l'altro 
sotto la pedana per sostenere le 
sinnf^hc. 
SCARPA, s. f. quella parte del col- 
lo, che piegata a squadra vicn fer- 
mata con viti nello scannello di die- 
tro perchè il carro non possa girare. 



anche assolutamente COLLI ; e 
COLLI D'OCA, diconsi que' gros- 
si pezzi di ferro andanti a due 
scarpe e due centine che con- 
giungono la partita di dietro <!' 
una carrozza o altro sltuil legno 
colla partita davanti. 



290 



PARTI DELLA CARROZZA 



SUBIÈLLO, s. m. perno che gira 
ne' rolelloni del calesse per al- 
lungare e accorciare i cignoni. 

TENDINA, s. f. quella specie di 
velo che fernaato in alto delli 
sportelli delle carrozze e simili , 
si lira giù per ripararsi dal sole 
e dall' aria. Ferro da tendine. 
Molle e Serpe delle tendine. 

TETTÌNO, 6. m. piccol tetto che 
serve a coprire il luogo ove sie- 
de il cocchiere. Si prende anche 
pel cielo della carrozza. 

TIMÓNE, s. m. quel legno della 



carrozza al quale s* appiccano i 
cavalli che 1' hanno a tirare. 

TRAVERSÓNE , s. m. grosso pezzo 
di legno che regge le stanghe 
per traverso. Staffe del Traversone. 

UNTUME DI RUOTA, queir un- 
tuosità nera che resta ai capi del 
mozzo della ruota proveniente 
dalla sugna con cui s'unge la sala. 

ZOCCOLI, s. m. pi. due grossi 
pezzi di legno che posano su lo 
scannello e la sala, e su di cui è 
fermata con vili l'asse di dietro 
de' servitori. 



297 



FORNIMEINTI DI CAVALLI E CARROZZE 



ARCHETTO, s. m. parie della bri- 

ARCHETTO, s. m. gruccia d'una 
sella che anticamenle dicevasi plac- 
ca o pracca. 

ARClOìNE , s. m. quella parte delle 
selle e del basti fatta a guisa d'ar- 
co. Bunilo. Arcione o BurcUo an- 
teriore posteriore. 

AR^NÈSE , s. m. si dice di tutto ciò 
che sei ve ad imbrigliare, insella- 
re, bardarnentare , gucrnire un ca- 
vallo cosi da tiro, come da sella. 

BARBAZZALE, s. m. catenella che 
va atlaccata all' occhio dritto del 
morso della briglia e si congiunge 
col rampino che è all' occhio man- 
co dietro la barbozza del cavallo. 

BARDATURA, s. f. tutti gli arnesi 
che servono al cavallo acciocché 
sia bardato. 

BARDELLA, s. f. specie di scila 
con pochissimo alcione dinanzi e 
quasi spianala di cui per lo più 
si servono i conladini mulallicii e 
simili : e anche qucH' imbottitura 
che si conficca sotto l'arcione delle 
selle perchè non olfcnda il dosso 
della cavalcatura. 

BARDELLONE, s. m. bardella , che 
si mette al puledri , quando si co- 
minciano a domate, e a scozzo- 
nare. 

BASTINA , s. f. spezie di basto leg- 
giero. 

BIADERÀ , s. f. sacchetto con biada 
allarcalo al cjipo o testiera del 
cavallo. Spad. 

BISÀCCIA , s. f. dlccsi a due lasche col- 
legate insieme con due cinghie che 



si mettono all' arcione dietro della 
scila , per portar robe in viaggio, 

BORCHIA, s. f. scudetto colmo di 
metallo che usasi per ornato de' 
finimenti , e se è assai grande di- 
cesi Rosone. 

BÓRRA, s. f. ammasso di pelo d'al- 
cune bestie conje buoi, vacche e 
cavalli, che raschialo dalle loro 
pelli scorticale serve a riempiere 
i basii e simili. 

BOTTÒiNE , s. m. nome d' una im- 
boccatura della briglia del cavallo. 

BRACA, s. f. parte del finimento 
de' cavalli da tiro che pende sotto 
la groppiera ed investe le cosce. 
Imbraca. V. 

BRÌGLIA, s. f. bardatura della testa 
del cavallo che serve a guidarlo : 
le sue parti sono Testiera , Fron- 
tale , Sguance , Museruola o Mu- 
solicra , Frenello , Morso o Fre- 
no , Soggolo , Barbazzale , Por- 
tamorsi , Archetto , Occhio , Vol- 
tolo , Seghetta , Sonagliera. 

BRUSCA, s. f. strumento con seto- 
le , onde si puliscono i cavalli. 
B assola. 

BURÈLLO , s. m. quella parte ar- 
cheggiala che rileva sul fusto della 
sella , Burella davanti , Burella di 
dietro. 

BÙSSOLA , s. f. strumento con seto- 
le , per pulire i cavalli. Brusca. 

CAIMÀRRA , s. f. striscia di cuoio, 
che s' attacca da un capo alle ci- 
gno , e dall' allia alla museruola, 
per incassare e rimetter bene la 
icsla del cavallo. 

CAMPA.NÈLLA, s. f. e CAMPANEL- 
38 



298 



FORNIMENTI DI CAVALLI E CARROZZE 



LO , s. m. sorta d' imboccatura 
del morso del cavallo. 
CAMPA^ELLÒNE , s. m. grossa cam- 
panella con puntale a cui s' affib- 
biano le tirelle. 

CANNONCINO , s. m. sorta di mor- 
so fallo a foggia di cannone da 
tenere in bocca ai cavalli. 

CANNONE, s. m. sorla d'imbocca- 
tura del morso del cavallo. 

CAVEZZA , s. f. quella fune o cuoio 
colla quale si tiene legato pel capo 
il cavallo o altro simile aninìale , 
per lo più alla Mangiatoia : le sue 
parli sono Nasale , Soggolo, Fron- 
tale , Cqvezzina , Cavezzuola dim. 

CAYEZZONE. s. m. arnese che si 
mette alla testa dei cavalli per 
maneggiarli. 

CEPPO DEL FRENO, nodo o at- 
tacca lura del freno. 

CIAPPA, s. f. addoppiatura fatta alle 
clgne, cignoni e simili che viene a 
formare come una campanella per 
passarvi e stabilirvi una fìbbia, una 
cintura o altro, 

CÌGNA, e CINGHIA , s. f. striscia 
larga di cuoio o fascia tessuta di 
qualsivoglia filato e per lo più di 
spago che serve a diversi usi e 
propriamente a tener fermo addos- 
so alle bestie la sella, il basto la 
bardella e simili. 

CIGNONE, s. m. clgna grande, e 
per lo più dicesi di quella de'ca- 
\alli e delle carrozze. 

CIUFFO, s. m. pezzo di nastro o 
guarnizione con cui si fa una fa- 
sciatura al ciuffo o crine della te- 
sta del cavallo. 

CODONE, s. m. quella parte della 
groppiera elio è tonda e passa sot- 
to la coda del cavallo, del mulo 
ecc. 

COVERTÌNA , s. f. la coperta che 
si pone sopra la sella a' cavalli ri- 
cascante sin presso a terra ; e oggi 
più comunemente quella che si at- 



tacca alla sella e cuopre la groppa 
del cavallo. 
ESSE DEL BARBAZZALE , la stan- 
ghetta, che è quel ferro tondo del- 
la briglia , cui è attaccato il bar- 
bazzale. Stanghetta. 
FALSARÈDINE, s. f. arnese cosi 
dello perchè quasi fa 1' uffizio di 
redine ed impedisce lo sviarsi da 
una parte o dall' altra. 
FASCIACÓDA , s. f. striscia di so- 
valto o tela con cui si fascia e si tie- 
ne ripiegata la coda del cavallo. 
FEMMINÈLLA , s. f. qualunque ta- 
glio o spaccatura falla nel cuoio 
per passarvi un bottone o altro 
per affibbiare. 
FERPvO, s. m. guarnimenlo di ferro 
che si mette sotto ai piedi de' ca- 
valli : le sue parli sono Pun- 
ta o Volta, Mammelle le due par- 
ti ai lati della punta. Quarti, 
quelle ai lati delle mammelle, Tal- 
loni le due estremità , Stampi i 
buchi de' chiodi. 
FIBBIA , s. f. strumento di metallo 
o d'osso di figura quadrata, o cir- 
colare : le sue parli sono Staffa , 
Ardiglione , e Voltoio. 
FILETTO, s. m. spezie d'imbocca- 
tura piccola sottile e spezzata , ai 
due estremi della quale sono at- 
taccate due corde che si legano 
alle due campanelle che sono alle 
due colonne d'ogni posta de' ca- 
valli nella stalla e servono a far 
tener alta la testa al cavallo quan- 
do viene strigliato o altrimenti 
curato. 
FINIMÉNTO, s. m. tutto ciò che 
serve per attaccare i cavalli alle 
carrozze, carrette. Fornimento» 
FIORE , s. m. queir ornamento al 
fine della guardia parte della bri' 
glia nella quale si mettono i vol- 
ici. 
FORNIMENTO, s. m. vale guarni- 
mento , arredo di cavalli. 



FORNIMENTI DI CAVALLI E CARROZZE 



290 



F RENÈLLA, s. f. ferro piegato che 
sì mcuo in bocca a* cavalli per fa- 
re scaricar loro la testa. 

FRÈNO ^ s. m. strumento di ferro, 
che si mette in bocca al cavallo 
per reggerlo e guidarlo a suo sen- 
no. Le sue parli principali sono 
Imboccatura , Braccia , Guardia , 
e Morso. 

FRONTALE , s. m. quella parte del- 
la briglia che è sotto gli orecchi 
del cavallo e passa per la fronte, 
e per esso passa la Testiera^ la 
Sguancia , e il Soggolo. 

FRUSTA , s. f. sferza colla quale si 
frustano per lo più i cavalli per 
farli camminare: le sue parli so- 
no Manico^ o Verga. Tf cecia, o 
Correggia^ Anello, Frustino, o 
Mozzone. - Scuriada. 

FRUSTINO, s. m. quell'accia o 
simile , che e annodata alla frusta 
per farla scoppiare. 

FUSTO, s. m. l'ossatura delle selle. 

GABBIA, s. f. arnese di corda e a 
maglia che s' addalta al capo a' 
giumenti e comprende in se il lo- 
ro naso e ponvisi dentro il fieno 
acciò anche nell' andare possano 
cibarsi. 

GIÒCCOLI, s. m. pi. partì della 
briglia. Spad. 

GIRÈLLO , s. ni. cerchietto e orna- 
mento di cavallo. Caro En. 1. VIL 

GOMBINA, s. f. striscia di cuoio 
che dal limone va al petto de' 
cavalli. Catena. 

GROPPIÈRA, s. f. cuoio attaccato 
con una fibbia alla sella che va 
per la groppa fino alla coda, nel 
quale si pone essa coda. Posolino , 
Pofioliera. 

GUALDRAPPA, s. f. coperta che 
sleudesi sulla sella d' un cavallo 
per riparo o per ornamento : e di- 
cesi anche di quel drappo attac- 
cato alla sella che cuopre la grop- 
pa del cavallo. 



GUÀRDIA, s. f. quella parte del 
morso che non va in bocca ed a 
cui sono attaccate le redini. 

GUIDA , s. f. quella specie di re- 
dine con che si guidano i cavalli 
da tiro. Inforcatura della Guida. 

IMBOCCATURA, s. f. quella parte 
della briglia che va in bocca del 
cavallo. 

IMBRACA, s. f. quella parte del 
finimento de' cavalli da tiro che 
pende sotto la groppiera ed inve- 
ste le cosce. 

INCIAPPÀRE, V. a. fermare una 
campanella, una fibbia o simile in 
una ciappa. 

INFÌNTx\ , s. f. pezzo di cuoio del 
finimento che si rapporta al petto 
per maggiore fermezza. 

MELLÓNE, s. m. sorta di briglia 
che si usa nella quarta imbriglia- 
tura a' cavalli. 

MOZZÓNE , s. ra. quella parte della 
frusta con cui si suol faila scop- 
piare o chioccare. V. Frustino. 

MUSERUÒLA , s. f. parte della bri- 
glia , cioè quel cuoio che passa so- 
pra i portamorsi per la testiera , 
e la sguancia per istrignere la boc- 
ca al cavallo. 

ÒCCHIO, s. m. parte della briglia, 
cioè quel buco che è nella guardia 
dove entrano i portamorsi. 

PARAÒCCHI , s. m. pi. que' ripari 
di cuoio che attaccati alla testiera 
del cavallo dalla parte esterna, so- 
no posti perchè non divaghi la 
vista lateralmente. 

PASSANTE , s. m. striscie di cuoio 
a modo d'anello in cui si rimet- 
tono gli avanzi di cuoia che pas- 
sono per le fibbie. 

PASTÓIA , s. f. fune che si mette ai 
piedi delle bestie da cavalcare per 
far loro apprender i' ambio ; e per- 
chè non possan camminare a lor 
talento. 

PERETTA, s. f. (v. d. u. ) pal'ot- 



500 



FORNIMENTI DI CAVALLI E CARFxOZZE 



loia di metallo fornita di acute 
punte la quale si pone sul dorso 
del cavallo acciò sia più veloce al 
corso. 
PETTO , s. m. quella parte che uni- 
tamente all'infinta forma il petto- 
rale di un finimento de' cavalli da 
tiro. 

PETTORALE, s. m. striscia di 
cuoio o d'altro che si tiene davan- 
ti al petto del cavallo appiccata 
alla sella da una banda ed affib- 
biata dall' altra affinchè in andan- 
do all'erta la tenga che non cali 
indietro. 

POMO DELLA SELLA , la parte in- 
teriore e più rilevata della sella. 

PORTAMÒRSO, s. m. pezzuolo di 
cuoio che regge il morso ed è in 
due parti 1' una attaccata alla 
Sguancia, e 1' altra alla Testiera. 

POSOLA , s. f. quel sovatto che per 
sostener lo straccale s' infila nei 
buchi delle sue estremità e si con- 
ficca nel basto. 

POSOLINO, s. ra. quel cuoio che si 
inette alla coda del cavallo per so- 
stenere la sella alla china. 

PREDÈLLA , s. f. quella parte del- 
la briglia ove si tiene la mano quan- 
do si cavalca. 

RANDELLO , s. m. quel pezzo cur- 
vato in arco che si mette alla sella. 

RÈDINA, RÈDINE, s. f. e plur. 
IIEDIM, quelle striscie di cuoio 
e simili attaccate al morso del ca- 
vallo colle quali si regge e guida, 

REGGIPÈTTO, s. m. straccale di 
cuoio che passando sul collo del 
cavallo si unisce al petto da ambi 
i lati venendo cosi a tenerlo sem- 
pre alla medesima altezza. 

REGGISTANGIIÈTTE , s. m. ma- 
glie di corda passate nella cam- 
panella della cavezza che reggono 
le stanghette de' cavalli quando si 
conducono accoppiati. 

REGGITIRÀNTE , s. m. stanghetta 



con maglia e campanella fermata 
alla traversa d' un carrozzino per 
attaccarvi il terzo cavallo. Il ti- 
rante entra nella maglia. 

REGGITIRÈLLE , s. f. pi. due stri- 
sele di cuoio che unite alla grop- 
piera reggono lateralmente le ti- 
relle per via di fibbie. 

RISCÓNTRO, s. m. voce che sem- 
bra s'adoperi per alcun ornamento 
del petto o pettorale del cavallo. 

SCUDICCIUÒLO, s. m. una delle 
parti della briglia. 

SCURIÀDA, o SCURIÀTA, s. f. 
sferza di cuoio, colla quale si fru- 
stano per lo più i cavalli. Frusta. 

SEGHETTA , s. f. strumento che si 
pone in bocca a cavalli. 

SELLA , s. f. arnese del cavallo che 
gli si pone sopra la schiena per 
poterlo acconciamente cavalcare: 
sue parli sono Arcione , Burello , 
Randello , Pomo , Sugheri. 

SELLETTA, s. f. sella piccola che 
per lo pili si mette agli asini. 

SGUÀNCIA , s. f . una delle parti di 
che è composta la briglia che è 
una striscia di cuoio della mede- 
sima lunghezza della testiera, alla 
quale è attaccato il portamorso 
della banda sinistra. 

SOATTO, s. m. spezie di cuoio, 
del quale si fanno le cavezze. So- 
vatto. 

SOCCODÀGNOLO, s. m. Straccale. 

SOGGOLO , s. m. una delle parti 
della briglia , ed è quel cuoio, 
che s' attacca mediante lo sudic- 
cluolo, colla testiera, e passa per 
r estremità del frontale sotto la 
gola del cavallo e s'affibbia insie- 
me dalla banda sinistra. 

SONAGLIÈRA, s. f. fascia di cuoio 
d'altro piena di sonagli che si 
pone per lo più al collo de' ca- 
valli e simili: il sonare di que* 
campanelli diccsi Sonagliata. 

SONÀGLIO, s. m. piccolo slrumcn- 



FORNIMENTI DI CAVALLI E CARROZZE 



301 



lo rotondo di rame, o bronzo, o 
materia slmile, cntrovi una pallo- 
tina che in movendovisi cagiona 
suono. 

SOPRACCÌNGHIA , s. f. cinghia che 
sta sopra altra cinghia. 

SOPRASCHIÈNA , s. f. striscia di 
cuoio , che passa sul dosso del ca- 
vallo di carrozza , e serve a soste- 
ner le tirelle e la catena. 

SOTTOCÒDA, s. f. uno de' forni- 
memi del cavallo che si pone sot- 
to alla coda. Garzoni. 

SPRÒNE o SPERÓNE , s. m. stru- 
mento d' acciaio o d' ottone con 
cui si pugne la cavalcatura, ac- 
ciocché affretti il cammino: le sue 
parti sono Collare il seniicerchlo 
che abbraccia il calcagno , Braccia 
le due parti allungate del collare, 
Forchetta V asta che esce per di 
dietro a mezzo il collare. Spro- 
nella o Stelletta rotellina dentel- 
lata e mobile, che entra nella for- 
chetta a guisa che una puleggia 
nella sua staffa. 

SPRONÈLLA , s. f. la stelletta dello 
sprone. 

Squilla , s. f. campanello , ed è 
propriamente quello che si mette 
al collo degli animali da fatica. 

Staffa , s. f. strumento per lo più. 
di ferro pendente dalla sella, nel 
quale si mette il piede salendo a 
cavallo , e cavalcando vi si tiene 
dentro. Le sue parti sono Occhio 
che è quella in cui s' infila la co- 
reggia , o staffile, Corpo y tutte le 
altre formanti la staffa , Tavo- 
la quella parte su cui posa il 
piede , Grata quella che riem- 
pie il vano della tavola ; ma la 
maggior parte delle staffe sono pri- 
ve della grata. 

STAFFILE , s. m. striscia di cuoio 
o d'altro alla quale sta appiccata 
la staffa. 

STAFFONE, s. m. accres. di staffa. 



STANGHETTA , s. f. o ESSE DEL 
BARBAZZALE, quella parte del- 
la briglia che è tonda ed è posta 
sotto dell'occhio. 

STELLA , s. f. quella parte dello 
sprone fatta a foggia di stella che 
pugne. 

STRACCALE, arnese di cuoio che 
attaccato al basto o simile fascia 
i fianchi della bestia. 

STRÈGGHIA, s. f. strumento di 
ferro dentato col quale si fregano 
e ripuliscono i cavalli, e simili 
animali. Streglia, Striglia, Streb- 
bia. Le sue patti sono Cassa, la 
lamina di ferro, di cui è compo- 
sta. Pettine le quattro laminette 
dentellate. Coltello di calore , la 
laminetta non dentellata. AUctte y 
le estremità delle laminette con- 
ficcate nella cassa. Martelli, quel- 
le due prominenze ai lati, che 
servono a percuoterla per ispolve- 
rarla. Coclolo , il manico di ferro 
che entra in quello di legno, e 
saldamente vi e imperniato. 

SÙGHERI, s. m. pi. i due lati del- 
l'arcione d'una sella. 

TESTIÈRA, s. f. quella parte della 
briglia dove è attaccato il porta- 
morso della banda destra , e passa 
sopra la testa del cavallo, e arriva 
della banda manca dove termina 
colla sguancia. 

TIRÈLLA, s. f e nell'uso TIREL- 
LE , in pi. fune, o striscia di cuoio, 
o altro, con che si tirano le car- 
rozze , o slmili. 

TRAPELO, s. m. dlcesi al canapo 
con uncini che serve ad attaccare 
un cavallo davanti ad altri per 
tirar pesi. 

CLIVA, s. f. sorta di briglia che si 
mette a* cavalli per la terza im- 
brlt^'llalura. 

VOLTÒIO, s. m. parte della briglia 
dove sono le campanelle alle qua- 
li s'attaccano le redini. 



3d8 



CAVALLI VARIE SPECIE , QUALITÀ ED ACCIDENTI 

DEI MEDESIMI. 



A BRIGLIA ABBANDONATA , A 
BRIGLIE ABBANDONATE , A 
BRIGLIA SCIOLTA, o A SCIOL 
TA BRIGLIA , A TUTTA BRI- 
GLIA, locuzioni avverbiali ed ellitti- 
che, le quali vengono tutte a signifi- 
car lo stesso che di gran carriera, con 
grandissima foga, senza ritegno, 
e sltnlli. 

ALFÀNA , s. f. cavallaccio alto ma- 
gherò. Buscalfana. 

ÀMBIO , s. m. andatura di cavallo 
a passi corti e veloci mossi in con- 
trattempo è lo stesso che Portan- 
te , Traino , Ambiatura : Ambiare^ 
Andar di portante. 

ANDARI O ANDATURE DEL CA- 
VALLO , dlconsi i modi con che 
ei cammina e corre , e sono il 
Passo, r Ambio , il Trotto, il Ga- 
loppo , la Carriera ecc. 

ARROTATO, s. m. V. Leardo ar- 
rotato. 

A SPECCHIETTI, dlcesl di cavallo 
baio chiazzato di macchie più bian- 
che e più scure. 

BÀIO add. di mantello di cavallo e 
le sue varietà sono prese dalla mag- 
giore o minore intensione del co- 
lore quindi il chiaro., il lavato, 
il dorato, il castagno, il bruciato, 
e lo scuro che dlvidesl in baio 
scuro fuocato, e'in baio scuro lavato. 

BALZANO, agg. che dicesi de 'ca- 
valli fjuando essendo d'altro man- 
tello hanno i pie sognali di bian- 
co, Balzano della Lancia, quando 
il bianco è nel piede destro ante- 



riore. Balzano della Staffa quan- 
do il bianco è nel piede sinistro 
anteriore. Balzano \da tre quello 
che ha tre piedi fregiati di bianco 
Travato^ Transtravato ^ Calzato , 
che ha macchia bianca che dal piede 
si estende fino al ginocchio o sopra. 
BÀRBERO, s. m. cavallo corridore pro- 
veniente altre volte da Barberia e 
dlcesl di lutti i cavalli che servo- 
no solamente per uso di correre al 
palio. 
BARBÉTTA, s. f. quel fiocco di pe- 
lo che ha dietro alla fine del pie- 
de del cavallo. 
BARBÒZZA , s. f. quella parte della 
testa del cavallo dov' è il barbaz- 
zale. 
BERTÓNE, s. m. cavallo coli' orec- 
chie tagliate. 
RIDETTO , s. m. cavallo piccolo da 

campagna. 
BRENNA , s. m. cavallo di poco 
prezzo , e secco che appena si reg- 
ge in piedi. 
BRUCIATO , agg. d' una sorta di co- 
lor baio de' mantelli de' cavalli. 
BURÈLLA , s. f. cavallo pezzato. 
CARRIÈRA, s. f. dlcesi del correre 
forzalo, o a briglia sciolta del ca- 
vallo, e s'usa anche avver: andar 
di carriera. 
CAVALLÀCCIO , s. m. Bozza V. 
CAVALLÌNO , s. m. poliedro di ca- 
vallo, picciol cavallo : Cavalletta* 
CAVALLO , s. m. quadrupede che 
nitrisce ed e proprio per portare 
ruomo in sella come anche per 



CAVALLI VARIE SPECIE , QUALITÀ' ECC. 



303 



llrar carrozze carri e simili. La 
femmina è detta Cavalla , o Giu- 
menta, il loro parlo Puledro. I 
maiilelli de' cavalli sono i st'guen- 
ti baio, bruciato, chiaro, focato, 
dorato , lavato, scuro, castagnino 
castagno , falbo , leardo , mosca- 
to; pomato , rotato o arrotato , 
pezzato , pomato o pomellato : ra- 
bicano , scuro soro , stornello , 
morello: cavallo abboccato, allu- 
pato, duro di bocca, intero, om- 
broso , restìo , ritroso , sboccato , 
sgroppato , scarico di collo , scari- 
co di gamba , quartato , cavallo 
fatto, addottrinato , biscottato, da 
carrozza, da vettura, da carretta, 
da soma , da basto , da corsa , di 
posta, di maneggio, barbero, tur- 
co, andaluzzo , inglese ecc. 

CAVALLO ABBOCCATO, saldo di 
bocca, contrario di sboccato. 

:AVALL0 ATTRAPPATO, cbe cioè 
ha le gambe libere. Cavallo che 
spalleggia è il suo contrario, cioè 
che cammina con leggiadria. 

CAVALLO B0CCII1DLR0,0 SBOC- 
CATO, cavallo duro di bocca che 
non cura il morso. 

CAVALLO CALZATO, quello che 
ha macchia bianca che dal piede 
si stende sino al ginocchio o sopra, 
Balzano. 

CAVALLO CASTAGNO E CASTA- 
GNINO , dicesi al cavallo di man- 
tello color di castagna. 

CAVALLO CHE OMBRA , ombroso. 

CAVALLO DEL BILANCINO, quel- 
lo che è in coppia al cavallo che 
è sotto le stanghe del calcsso. 

CAVEZZA DI MORO, sorta di man- 
tello di cavallo. 

CAVALLO DI RIMENO, DI RI- 
TORNO, cosi diciamo a quel cavallo 
da nolo, il quale, essendo giunto al 
luogo per cui fu noleggiato , dee 
ritornare indietro: onde chi voglia 
servirsi di esso , lo paga minor 



prezzo, che s'egli noleggiasse un 
cavallo fresco. 

CAVALLO DI SPALLE INCAVIC- 
CIllATE,slrcUo o freddo di spalle. 

CAVALLO FATTO, perfezionato, di- 
sciplinato , addottrinato. Inscostato. 

CAVALLO FONDATO, ben posto, 
ben piantato. 

CAVALLO GENTILE DI BOCCA , 
diccsi del cavallo obbediente di 
bocca, contrario di Bocchieluro. 

CAVALLO GIUNTATO , lungo di 
giunture. 

CAVALLO GRICCIOLOSO , che si 
vergogna. 

CAVALLO INARCATO , o CORBO 
che non isla ritto , curvato. 

CAVALLO INCASTELLATO, cioè 
di piedi troppo alti e stretti. 

CAVALLO INTERO , vale non ca- 
strato. 

CAVALLO POMELLATO, O PO- 
MATO, che ha il mantello della 
specie de' cavalli detta Leardo con 
macchie tonde. 

CAVALLO SAURO di pelo tra bi- 
gio e tanè, sauro abbruciato, sauro 
chiaro. 

CAVALLO STALLÌO , stato assai 
nella stalla senza essere adoperato, 
né cavalcato. 

CAVALLÙCCIO, s. m. cavallo de- 
bole e cattivo. 

CODIMÓZZO, s. m. cavallo cui sìa 
slata mozzala la coda. Bresciani. 

COMÈTA, s. f. quella macchia bian- 
ca lunga per li due terzi della te- 
sta del cavallo larga da capo e 
appiitilala verso il labbro. 

CORSIERO, e CORSIÈRE, s. m. 
cavallo corridore bello e nobile. 

CORTÀLDO , s. m. cavallo a cui si 
è mozzata la coda e le orecchie. 

CORVÉTTA, s. f. operazione che fa 
il cavallo nel maneggio in aria 
colla quale egli s' alza ( scmpie 
camminando) colle gambe dinnan- 
zi piegata verso il petto, reggcn- 



o04 



CAVALLI VARIE SPECIE, QUALITÀ 



ECC. 



dosi o equilibrandosi lutto in sul- 
r anche e abbassando la groppa 
verso terra. Capannone salto mag- 
giore della corvetta. Ballottata o 
Aria sollevata ; quando sollevando- 
si in aria coi quattro piedi mostra 
e fa vedere i ferri. 

CORVO, agg. di pelame; vale nero. 
Cavalla stornella , corta. 

CBÓCE, s. m. quella parte del cor- 
po del cavallo che è al dissopra 
delle spalle e posteriormente al- 
l'incollatura. 

DESTRIERO, e DESTRIÈRE, s. 
m. cavallo nobile cosi detto per- 
chè lo scudiero lo conducea vuoto 
colla sua mano destra per esser 
pronto a darlo al cavaliere o uomo 
d'arme che volea combattere. Grassi 

EMISSÀRIO, s. m. cavallo che si 
manda a far razza. Stallone. 

FALBO , BA , add. colore di man- 
tello di cavallo giallo scuro volg. 
Isabella. 

FRISONE, e FRIGÌONE, s. m. ca- 
vallo grande e da rispetto con bar- 
bette a piedi che ha assai larghi. 

FUOCATO agg. d'una specie di co- 
lor baio che si dice del pelo del 
mantello del cavallo. 

GALOPPARE, V. a. andar di ga- 
loppo. 

GALOPPO , s. m. il correre con ve- 
locità che fa il cavallo. 

GINNÉTTO , o GIANNETTO , s. m. 
sorta di cavallo di Spagna intiero. 

LAVATO , aggiunto d' una sorta di 
color baio che si dice del pelo de' 
cavalli, 

LEARDOadd. che si dice del mantello; 
del mantello di quel cavallo che 
ha le macchie somiglianti alle 
ruote. 

LEVATA s. f. tutti i moti del ca- 
vallo neir alzarsi colle gambe di- 
nanzi e posarsi su quelle di dietro. 

LUPINO aggiunto di mantello di 
cavallo dei colore del pelo di lupo. 



MORÈLLO , agg. che vale di color 
nero. 

MOSCATO, s. m. dlcesi di quel 
mantello de' cavalli , che sopra il 
bianco ha sparso delle macchie ne- 
re a guisa di mosche che oggi di- 
cesi propriamente Leardo moscato, 

MUTA A QUATTRO, A SEI CA- 
VALLI, quattro o sei cavalli uni- 
ti insieme per tirare la carrozza. 

PALAFRÉNO, e PALLAFRENO , 
s. m. cavallo da cavalcare per agio 
del corpo. Monti. 

PARIGLIA, s. f. coppia di cavalli 
da tiro affatto slmili nel mantello 
e nella statura , onde derivano 
Apparigliare e Sparigliare. 

PASSO, s. m. la più lenta delle 
andature del cavallo. 

PEZZATO , agg. del mantello de' 
cavalli, quando è macchiato a pez- 
zi grandi di più d'un colore. 

PORTANTE , s. m. andatura del ca- 
vallo V. Ambio. 

PULÈDRO, o POLÈDRO, s. m. si 
dice il cavallo dalla nascita al do- 
marsi : Poledroccio , e Puledrotto 
accr. Puledruccio , e Poledruccio 
dlm. 

PULEDRO DI PRIMO MORSO, 
cioè di mesi trenta , di secondo 
morsOf ossia di mesi quaranta, d'ut- 
timo morsOy vale di anni cinque. 

RABICANO , s. m. sorta di mantel- 
lo di cavallo baio scuro, o mo- 
rello che abbia peli bianchi sparsi 
qua è la in diverse parti del corpo. 

RADDÓPPIO , s. m. moto del ca- 
vallo quando move alternativamen- 
te amendue i piedi dinanzi insie- 
me , o amendue i piedi di dietro. 

RILASSO , s. m. vale Ricambio par- 
landosi di cavalli o carrozze. 

RONZINO, s. m. specie di cavallo 
di poca grandezza destinato a por- 
tar o a cavalcarsi per islrade tra 
verse dove il buon cavallo non si 
usa. 



CAVALLI VARIE SPECIE, QUALITÀ' ECC. 



OÙl 



RONZONE, s. m. cavallo; e s'usa 
per lo più per tristo e pigio ca- 
vallo. 

ROVÀNO , aggiunto di cavallo di 
mantello gi'igio che ha il crine e 
tutte le estremila nere, tranne la 
testa. Se anch' essa è nera chiama- 
si Borano testa di moro e roda- 
no, vinato baio se è misto di 
sauro o di baio. 

R.OZZA, s. f. cavallaccio vecchio e 
presso che inabile ad essere ado- 
perato. 



abbia nella fronte alcuna macchia 
bianca che diccsi Stella o Abbeve- 
ratoio. 

STORNÈLLO in forza d'add. si di- 
ce del mantello de' cavalli , misto 
di color bianco e nero. 

STRAMÀNTO, s. m. manto straor- 
dinario di cavallo. 

TIRO A DUE, A QUATTRO, A 
SEI: dlcesi di carrozza, o simili, 
tirata da quattro, o da sei caval- 
li , e anche dei cavalli medesimi 
uniti insieme per tirarla. 



SÀURO, ^s^s^' che si dà a mantello TRÀINO, s. m. andatura del caval- 
(11 cavallo di colore tra blgloctanè^ lo ed è quella che è tra l'ambio 



Sauro chiaro, Sauro abbruciato , 
sono le sue diverse specie- 

SCÀPOLO , s. m. diccsi anche nel- 
l'uso a quel cavallo che, sciolto, 
precede gli altri che tirano una 
carrozza. Trapelo , Pertichino > 

SCARICO DI COLLO, diccsi di ca- 
vallo che abbia il collo sottile e 
svelto. 

SCARICO DI GAIMBA , che ha le 
gamb»? sottili e svelte. 

SDONNÌNO s. m. sorta di mantello 
di cavallo quasi dicesse ondino , 
cioè a color d'onde. Spadaioua. 

SELLATO agg. di cavallo quanto ha 
la schiena che piega verso la pancia. 

SFACCIATO agg. che si dice del 
cavallo che abbia per lo lungo 
della fronte una pezza bianca. 

SORCÌGNO, add. (v. d. u. ) di co- 
lor di sorice, e dicesi di mantello 
di cavallo. 

SORO\ aggiunto di sorta di mantel- 
lo di cavallo detto più comune- 
mente Sauro. 

SPADA ROMANA, specie di con- 
trappelo vicino alla criniera ed è 
un segno della bontà del cavallo. 

STALLONE , s. m. cavallo da copri- 
re o da guadagno o da monta. 
Immissario. 

ST1:LL\T0 , O SEGNATO IN 
FRONTE, aggiunto di cavallo che 



ed il galoppo, che anche dicesi 
Andar d' anclictta , e Spalletta. 

TRAPASSO e ANDARE A o DI TRA- 
PASSO , dlcesi anche a una ma- 
niera dell' andatura del cavallo 
poco diversa dall' ambio. 

TRAPELO, s. m. cavallo scapolo, 
diccsi di quel cavallo solo atlacc;'.- 
to davanti a due cavalli del timo- 
ne. Pertichino. 

TRASTRAVÀTO, aggiunto che dassi 
ad una specie di cavallo balzano. 
Redi Ictt. 

TRAVATO, aggiunto di cavallo bal- 
zano che si dice quando il bianco 
è nel piede dinanzi, e nel piede di 
dietro dalla stessa banda. 

TROIANO, aggiunto di cavallo che 
ha lunghe orecchie e che le muo- 
ve spesso che da alcuni è dello 
Calabrese. 

TRÒTTO , s. m. specie degli andari 
del cavallo che è tra il passo or- 
dinario e il galoppo. 

TROTTO CHIUSO O SERRATO, 
dicesi quel trottare regolarmente 
acceleralo , quel trottare veloce 
conformemente, continuato a passi 
corti e raccolti. 

TURCO, s. m. per cavallo turco, o 
Turco portante si dice un cavallo 
turco che va di portante e di ambio. 
Caro leti. Fara. 

39 



306 



CAUROZZAIO 



UBINO, s. m. sorta di cavallo. 

UBÈRO, agg. che si dice di man- 
tello di cavallo il cui colore si ras- 
somiglia a quello del fior di pe- 
sco , ed è fra il bianco ed il baio. 
Frane. Aubère. L'Alberti nel diz. 
Frane, dice che V Àubère è una 
sorta d'Isabella. TASSONI Secch. 
Rap. 9. 15. 



VAIATO , aggiunto che dicesi di 
que' cavalli i di cui occhi sono 
diversi l'uno dall' altro , o che 
hanno un cerchietto bianchiccio 
intorno alla pupilla. 

ZÀINO , add: cavallo baio scuro o 
morello che in nessuna parte del 
corpo non abbia nessun pelo o se- 
gno naturale bianco. 



307 



VOCI APPAIITEIVETI A CAVALLI E CARROZZE 
SELLAI, MAmSCALCni EC. 



AGO DA BASTIERI , grande ago 
per lo più de' sellai, bastai. Ago- 
ne , Aguglione, 

ALLE TENDE, si dice nell'uso al 
fine dello spazio destinato alla cor- 
sa de' barberi ove si mettono 
tende che servono di riparo a' cor* 
ridori, dicesi anche Riparata. 

BARBARESCO, s. m. imbarbaresca- 
torc , custode de' barberi. 

BASTAIO , s. m. bastiere , facitor di 
basti. 

BATTISTRADA, s. f. colui che si 
manda a cavallo per V occorrenza 
di chi va in carrozza e special- 
mente de' viaggiatori. 

BRIGLIA[0, s. m. colui che fa o 
vende briglie. Frenalo. 

CACCIAMÒSCHE , s. m. strumento 
fatto di folti e lunghi crini a guisa 
di pennello per cacciar le mosche 
ai cavalli. Paramosehe ; Rosta. 

CASELLÌM , s. f. pi. que' luoghi 
ove si tengono i barberi alle mosse. 

CAVALCANTE , s. m. colui che 
guida la prima coppia de' cavalli 
e delle mute stando sull' un de* 
cavalli, e dicesi anche del servo 
che a cavallo segue il cavallo del 
padrone al passeggio. Tommaseo. 

CAVALLERIZZO, s. m. colui che 
possiede e insegna l' arte del ca- 
valcante. 
CAVAPÈLO , s. m. strumento di fer- 
ro per trar fuori da' basti, dalle 
selle e simili il crine, la borra ed 
altro. 
COCOMERÌNO, s. m. spezie di bul- 



letta con capocchia d' ottone usala 
da' sellai. 

COLTELLÀCCIO, s. m. strumento 
de' maniscalchi per cavar l'unghie 
sopra i ferri e ribadire i chiodi. 

CORRIÈRE, s. ra» colui che porta 
le lettere correndo per le poste. 
Corriera, Porta-lettere. Procaccio. 

COSCI ALÈTTI, s. m. pi. (v. d. u.) 
pannilini che mettonsi per pulizia 
intorno alle cosce da chi cavalca 
con alti stivali. Gambali. 

COZZONE , s. ra. mezzano, e sensa- 
le di cavalli, ed anche servo di 
stalla. 

FANTINO, s. m. ragazzo cìie caval- 
ca reggendo i barberi quando cor- 
rono al palio. 

FERRATURA , s. f. l'orma del ferro 
onde sono ferrate le bestie. 

FERRIÈRA , s. f. tasca o bisaccia 
di pelle o simili nella quale si ten- 
gono chiodi e altri strumenti da 
ferrare i cavalli. 

FRENAIO , s. m. chi fa i freni. 

FLSTÀIO , s. m. (v. d. u. ) colui 
che fa i fusti e arcioni da selle e 
basti. 

GAMBALI , s. m. pi. paio di stivali 
che indossano i corrieri , i poslieri 
i cavalcanti per non sciupar trop- 
po il sottoposto vestito andando a 
cavallo. Questi diconsi anche Co- 
scialetti. 

INCAPESTRATURA , s. f. quella 
risegatura che fa talvolta il cape- 
stro alle bestie incapestrale. 

INCASTRO, s. m. strumento di fcr- 



o08 



CARROZZAIO 



10 tagllante, che serve a pareggia- RlPRÈSx\, s. f. (v. d. u.) la meta 



re r unohic alle bestie che si fer- 
rano. Rosetta^ Rosola. 

LÈVA, s. f. arnese per sollevar le 
vetture a fine che le ruote non toc- 
cliino il suolo per poterle lavare , 
unger l'asse, e simili. Capra. 

MANISCALCO, s. m. quegli che 
medica e terra i cavalli. Neil' Are- 
tino e nel Garzoni si trova Ma- 
rescalco. 

?JORSA, s. f. arnese di legno che 
ha come due guancie le quali strin- 
gono il cuoio che si vuol cucire. 

?»IÒRSA, s. f. strumento di ferro col 
quale si piglia il labbro di sopra 
al cavallo scalcheggiante, e si strin- 
ge perchè stia fermo. Farnella , 
Frenello. 

^lORSÀRO, s. m. colui che fa o 
vende morsi o freni. Garzoni. 

TvIOSSA s. f. luogo d'onde al suono 
della tromba debbono partirsi i 
cavalli barberi che corrono il pa- 
lio e sono tenuti per lo freno da 
loro stalloni. Scappata. 

PALIO , s. m. panno o drappo che 
si dà per premio a chi vince nel 
corso. 

PASSACÒRDE, s. f. strumento de' 
valigiai che serve a passare la cor- 
rcfifcria del cuoio a traverso di va- 



rie 



alt 



o lermuie dove debbono giugnere 
i barbari che corrono il palio. Ri^ 
parata. 

ROSÉTTA, s. f. nome di un ferro 
da tagliare l'unghie a cavalli. 

RÒSTA, 8. f. fossetta a guisa di se- 
micircolo che si fa al piede de' ca- 
valli , acciò y acque piovane vi si 
adunino e si fermino per macerare 
le foglie , e i ricci ivi sotterrati , 
che servono di governo. 

SCAPPATA, s. f. l'atto dello scap- 
pare, e dicesi propriamente della 
prima mossa con furia nel correre 
del cavallo , liberato dal ritegno 
che lo impediva. 

SCOZZONE, s. m. nome che sì dà 
a coloro che cominciano a caval- 
care un cavallo non ancora avvezzo 
al freno per domarlo. Scozzonatore . 

SEGNATÓIO, s. m. strumento di 
ferro a ruota con gruccetta per far 
righi dritti al cuoio. 

SELLÀIO, s. m. chi fa le selle. 

SFERRA, s. f. ferro vecchio e rotto 
che levasi dal pie del cavallo. 

SGOPiBIA, s. f. strumento da mani- 
scalco per cavar l'unghie alle be- 
stie. Spadafora. 

SPRONÀIO, s. m. fabbricatore di 
sproni. 



re per commetterle in- STALLÀGGIO , s. m. riposo, dimo- 

-.- j_n_ 1 .• :_ -.„ii,v ^1» » 



sieme. 

PASSANTE s. m. specie di coltello 
ad uso de' postiglioni e vetturini. 

POSTA , s. f. luogo dove in corren- 
do la posta si mutano ì cavalli. 

RANDA , s. f. strumento per tener 



ra delle bestie in una stalla d' o- 
stcria; e quel che si paga all'oste- 
ria per l'alloggio delle bestie. 
STALLIÈRE, s. m. (v. d. u.) fa- 
miglio che serve alla stalla. Stai' 
Ione, Cozzone. V. 



in piombo le razze nel cucciarle a STAMPO , s. m. strumento da Stam- 
par il cuoio , per far buchi tondi 
nel medesimo cuoio, e sono di di- 
verse grandezze, i maggiori li usa- 
no i Bastai e Valigiai per far bu- 
chi da passare gli ardiglioni delle 
fibbie che si pongono alle briglie e 
a cignoni. 
STANGA, s. f. pezzo di legno che i 



mezzo. 
RKrlPiO s. m. dlcesi quello spazio 

dove posson girare le carrozze. 
Rli\IESSA, s. f. quella stanza dove 

si pone il cocchio o la carrozza. 
RIPARATA, s. f. luogo ove termina 

ia corsa de' barbari. V. Ripresa. 

Alle tende. 



VOCI APPARTENENTI A CAVALLI E CARROZZE ECC. 



509 



nelle scuderie trovasi sospeso fra 
due cavalli per tenergli separati 
l'uno dall'altro volg. Battifianco. 

STREGGIATÒRE , s. m. colui che 
stregglila, il Gamba scrive Stri- 
gliar nolo. 

S\OTÀRE, s. m. cavar fuori il pe- 
lo , la borra, il crine e simili da 
basti. 

rÒRTORO , s. m. paglia o fieno ri- 



torto insieme , con cui si stropiccia 
un cavallo quando è sudato. 

TRAVÀGLIO , s. m. dicesi da' ma- 
nescalcbi un ordigno nel quale 
mettono le bestie fastidiose e in- 
trattabili per medicarle, o ferrarle. 

TRESPOLO s. m. arnese intelaiato 
su quattro piedi per uso di collo- 
carvi sopra le ruote per serrare i 
quarti. 



510 

AZIONI DELLE CARROZZE, DE ' CAVALLI, E DELl' USO 

de' MEDESIMI. 



ABBIADARE , v. a. pascer di biada. fornimenti necessari e con essi a- 

ACCODARE, V. a. dicesi delle be- dottarli alla carrozza o altro le- 
sile, che neir andar molte insie- gno in tal modo che possano li- 
me si legano in maniera che la rarlo. 

testa d'una sia vicina alla coda ATTEGGIARE UN CAVALLO , 

dell'altra. fargli fare esercizi di maneggio. 

ADDESTRARE, v. n. condurre un AZZOPPARE, v. n. p. senza l'af- 

cavallo a mano ed assistere al di fisso, Azzopparsi , divenir zoppo, 

lui servigio quando cavalcano gran Monti. 

personaggi, e dicesi tanto in ri- BARDAMENTARE UN CAVALLO, 

guardo di colui che cavalca, quan- vestirlo, porgli i finimenti, 

to del cavallo medesimo. BRAVEGGIARE, v. n. dicesi del 

ADOMBRÀPiE , V. n. ombrare , cavallo quando mettesi in brio, 

prender ombra o sospetto e si di- CAVALCARE A BISDOSSO , O A 

ce propriamente del cavallo. BARDOSSO , cavalcare sulla nu- 

AFFRENÀRE , v. a. porre il freno da schiena del cavallo o senza 

al cavallo. Infrenarlo. sella. 

AGGIOGARE I CAVALLI ALLA CAVALCATÒIO, s. m. luogo rialto 

CARROZZA, attaccarglieli. fatto per comodo di montare a 

ALLENTARE LA BRIGLIA , V. cavallo. 

Rallentare il freno. CONFERMAR LA BOCCA DEL 

AMMETTERE, v. a. mandar il ca- CAVALLO , cioè proseguire la 

cavallo alla giumenta. scuola finche il cavallo sia bene 

ANDARE A CAVALLO, cavalcare. assuefatto al freno. 

ANDARE ALLA STAFFA, andare CORRER A TUTTA BRIGLIA, 

a piedi servendo chi è a cavallo. correr a cavallo lasciando libera 

APPARIGLIARE UN CAVALLO , tutta la briglia senza ritener nien- 

accompagnarlo e dlcesi de' cavalli te con essa il cavallo, 

da tiro cui si trova il slmile di CORVETTARE, v. n. l'alzarsi che 

statura e di mantello. fa il cavallo in camminando col- 

ARMARSI, V. n. p. vale piegar la le gambe dinanzi verso il petto 

testa o barbozza contro il petto, reggendosi o equilibrandosi tutto 

ffuando si tirano le redini della in sull' anche e abbassando la grop- 

hriglla. pa verso terra. 

ASSICURARE UN CAVALLO , av- CROCCHIARE , v. n. quel suo- 

vczzarlo a non temere cosa alcu- no che rendono i ferri delle be- 

na di cui adombri. stie quando sono scommessi o scon- 

ATTACCARK I CAVALLI ALLA fitti. Calcare un ferro., il crolla- 

CARROZZA o simile, ed assolut. re d'un ferro, cadere. 

ATTACCARE, vale guernirli de' DARE UNA FIANCATA, dare un 



AZIONI DELLE CARROZZE, DE' CAVALLI ECC. 



311 



colpo cogli sproni nella pancia 
del cavallo. 

DARE UNA SBARBAZZATA, da- 
re una strappata di briglia ai 
cavalli quando s' ammaestrano. 

DARE UNA SBRIGLIATA O SBRI- 
GLIATURA , lo stesso che dare 
una sbarbazzata, 

DISELLARE , v. a. cavar la sella. 

DISFRENARE, v. a. cavar il fre- 
no, sfrenare. 

DISMONTÀRE , v. n. scendere da 
cavallo Scavalcare, 

DOMARE , V. a. far mansueto e 
trattabile. 

FERRARE , V. a. conficcare i ferri 
ne' piedi alle bestie. 

FRENARE, V. a. tenere a freno. 

GALOPPARE, V. n. andar di ga- 
loppo. 

GOVERNAR CAVALLI , averne 
cura dando loro mangiare e 
bere. 

GUAZZARE UN CAVALLO, me- 
narlo al guazzo e farvelo cammi- 
nar per entro. 

IMBARDARE, v. a. metter le bar- 
de a cavalli e simili. 

IMBRIGLIARE, v. a. metter la bri- 
glia al cavallo. 

IMBRIGLIATURA, s. f. lo imbri- 
gliare. 

IMPASTOIARE , V. a. metter le 
pastoie. 

IMPENNARSI, RIMPENNARE, I- 
NALBERARSI, reggersi tutto sui 
pie di dietro levando all'aria le 
zampe dinanzi. 

INCAPESTRARE, v. a. avviluppa- 
re nel capestro. 

INCHIODARE, v. a. si dice delle 
bestie quando nel ferrare si pun- 
ge loro sul vivo l'unghia. 
INFRENARE, v. a. frenare, met- 
tere il freno. 
METTERE IL PIEDE A STRET- 
TA , dicesi de' cavalli quando lo 
mettono tra due correnti di pie- 



tre che volendolo tirar fuori vi 
lasciano il ferro. 

MONTARE A CAVALLO , salire a 
cavalcioni sul cavallo. 

PASSEGGIARE UN CAVALLO , 
menarlo a mano con lento passo. 

PERDER LE STAFFE , si dice del- 
Io uscire i pie dalle staffe a chi 
cavalca. 

PROFENDÀRE, v. a. dar la pro- 
fenda alle bestie cioè quella quan- 
tità di biada che dà l'oste. 

RAFFRENARE, v. a. ritenere col 
freno. 

RASPARE , V. a. quel percuotere 
che fanno i cavalli o altri ani- 
mali la terra co' pie dinanzi , qua- 
si zappandola. Razzare. 

RICALCITRARE, v. n. il resistere 
che fa il cavallo alla voglia di 
chi lo guida tirando calci. 

RIFERRÀRE, v. a. ferrar di nuo- 
vo le bestie sferrate. 

RIMBALZARE, v. n. il mettere che 
fa il cavallo la gamba fuori della 
Tirella. 

RIMETTERE , v. a. dicesi de* coc- 
chi e cavalli che si riconducono 
alla rimessa. 

RIMONTARE , v. a. rimettere altrui 
a cavallo e in signif. n. rimontare 
a cavallo, salirvi. 

RINSACCARSI, e RINSACCARE, 
scuotersi andando a cavallo per la 
scomoda andatura del medesimo. 

ROTÀIA , s. f. il segno che fa in 
terra la ruota. 

SBARDELLÀPlE , V. a. cavalcare i 
puledri col bardcllone. 

SBRIGLIARE, v. a. cavare o leva- 
re la briglia. 

SCAVALCARE , v. n. scendere da 
cavallo, smontare: e v. a. gittare 
da cavallo o far scendere. 

SCOZZONARE , v. a. domare e 
ammaestrare i cavalli e l'altre be- 
stie da cavalcare. 

SCRINAR UN CAVALLO, tagliargli 



512 CARROZZAIO 

il crine del collo, e un poco an- STERZARE, v. n. girare o voltare 

che la coda. per isterzo. 

SELLARE, V. a. metter la sella. STRIGLIARE, v. a. fregare e ri- 

SFERRÀRE, in slgnlf. n. p. si di- pulir colla striglia, o streggliia. 

ce de' cavalli o d'altri animali Stregghiare, Stregliare. 

quando escono loro i ferri da piedi. TENER LA. POSTA , tener cavalli 
SFRENARE IL CAVALLO, levar- o calessi per dare a prezzo a co- 
gli il freno. Smorsare. loro che viaggiano per cambiatura. 
SPALLEGGIARE , v. n. il cammi- TENER LA STAFFA , far forza 

nare de' cavalli con leggiadria dal- alla staffa acciocché non giri la 

l'agitar bene le spalle in andan- sella quando alcuno sale a cavallo. 

do, Braveggiare, dicesi quando si TOCCAR DI SPRONI, spronare. 

mette in brio, Corvettare , l' al- TOCCARE , v. a. percuotere alquan- 

zarsi coi piò davanti, Gingellare , to colla sferza i cavalli che tira- 

diraenar la groppa. no la carrozza. 
SPARARE, V. a. dicesi del cavallo che TORRE CAVALLI A VETTURA, pi- 
tira calci a coppia. gllar cavalli a prezzo per far viaggio. 
SPARIGLIARE, v. a. ( v. d. u. ) TROTTARE, v. a. P andar dei ca- 

scompagnare un cavallo da tiro di vallo tra il passo comunale e il 

cui si ha il simile nella statura e galoppo. 

nel mantello: il suo coctraiio è VETTUREGGIAPvE , v. a. portare 

Apparigliare. a vettura. 

SPASTOIARE, V. a. levar le pastoie. VIAGGIARE, O ANDARE PER 

SPRONARE, v. a. punger le bestie CAMBIATURA, dicesi di coloro 

da cavalcare collo sprone perchè che ad ogni posta cambiano cavalli. 

camminino. VOLGERE IL FRENO, dicesi del- 

ST AFFARE e STAFFEGGIÀRE , l'atto che si fa con esso per far 

v. n. cavare il piò dalla staffa. voltare il cavallo. 



OREFICE 



313 



STRmiENTI DEGLI OREFICI, ARGENTIERI ECC. 



ACQUiVFÒRTE^s.f. altrimenti acqua 
da partire. Presso i chimici acido 
nitrico, ossiseptonico , acido nitri- 
co con acido nitroso , spirito di 
nitro fumante , e serve a partir 
metalli. Acqua forte. 

ACQUA REGIA ; acqua forte renda- 
la atta a scioglier Toro, colla giun- 
ta dell' acido idroclorico. 

AFFIjN ATÒIO _, s. ra. catino, conca o 
vagello: nome che i maestri danno ad 
una maniera di fornello da fondere. 

ALLUME DI ROCCA , specie di mi- 
nerale , o sai minerale acido che 
lascia in bocca un sapore tra dol- 
ce lazzo o aspro ed astringente. Si 
adopera dagli orefici a diversi usi. 

ANCÙDINE , s. f. strumento di ferro 
sopra il quale batlonsi i metalli 
per lavorarli, posa co' suoi quattro 
denti in sul ceppo e stende le due 
corna grosse al tronco assottiglian- 
dosi alla cima su cui tirano le 
grosse piastre e vi si dà la forma 
accartocciata. 

ANCUDINE CACCIANFUORI , è 
quella che sporge il becco lungo 
e sottile come i beccaccini. 

ANCUDINE TORTA , è quella di cui 
si vale per dar grazia al corpo de' 
vasi ov' pgli dichina verso il collo. 

ANCUDINÈTTA, ANCUDINÙZZA, 
s. f. piccole ancudini che s'usano 
por sottilissimi lavori , e per le 
opere di fdo. 

4o 



ARGENTO VIVO , sorta di metallo 
così detto perchè essendo liquido 
scorre e spargcsi come 1' acqua : 
ora chiamasi comunemente Mer- 
curio. 

AVVIVATÒIO, s. m. verghetta di 
rame fitta in un manico di legno 
colla quale si stende l'oro sull'ar- 
gento dopo che colla grattapugia si 
è graffiata la pelle dell'argento, e 
serve ad avvivare il lavoro nel do- 
rare a fuoco. 

BIANCHIiMÈNTO , s. m. composto 
d'acqua pura, gromma di botte e 
sale bollito insieme e serve per 
bianchire. 

BICÒRNI A, s. f. specie d'ancudine 
con due corni la quale serve per 
lavorare figure e vasi d'argento. 

BOCCA , s. f. la testa tondeggiante 
del martello. 

BOCCA DELLA FORMA , qi'.cl foro 
onde vi si getta l'argento strutto; 
ed anche il pezzetto d'argento che 
dopo il getto j sovrasta il lavoro: 
si chiama Bocca a cagione che 
egli e formalo dall' incavo della 
bocca onde si getta l'argento. 

BÒCCIA, s. f. vaso di cristallo di 
forma globosa che ricmpicsi d' a- 
equa per tenerlo dinanzi alla lucerna. 

BÓLSO , s. m. rasoio da radere le 
prime pelli delle piastre. Usasi an- 
che il Rasoio arrotato, e il Rasoio 
tornio. 



314 



OREFICE 



BORACE , e BORRÀCE s. f. che si 
trova anche usato in genere ma- 
scolino; polvere che si getta sulla 
saldatura, ed è una specie di nitro 
fossile che si trova nelle miniere 
dell'oro, dell'argento e del rame : 
i greci lo dicono CrisocoUa. 

BORACIÈRE , s. m. vascllino col 
becco a cocche che contiene la bo- 
race. Ha il becco colle intaccature, 
affinchè grattandolo coli' ugne e 
brandendo a scosse versi la borace 
adagio e poco. 

BOTTÓNE, s. m. particella d'oro 
o d'argento che rimane nella cop- 
pella per farne saggio. 

BOTTONIÈRA, s. f. dado d'acciaio 
incavato, per dar rilievo alle pia- 
stre di metallo. 

BRUNITOIO, s. m. strumento gran- 
de da brunire fatto d'acciaio o di 



si pone la brace per riscaldare a 
fuoco lento le gomme, la cera e il 
mastice, e non dar loro tanto cal- 
do che si squaglino in fretta. E 
servono ancora per mettere sopra 
la cinigia i lavori di niello , affln- 
chc piglino un caldo moderato e 
si possano brunire. 

CALÌA , s. f. quelli scamuzzoli , cioè 
minutissime particelle dell' oro e 
dell'argento che si spiccano e ca- 
dono nel lavorarli , forse cosi dette 
^quasi calo dell'oro o dell'argento. 

CALICE, s. m. pezzo di durissimo 
legno che s'imperna per base del- 
la ruota di piombo, stagno o rame 
colla quale si lavorano le gioie e le 
pietre dure. 

CANALE, s. 



m. strumento ad uso 
argento , o altro 



di fonder oro 
metallo. Cucchiaia. 

denti e s'usa ne' lavori di piastra CANNÈLLA, s. f. strumento di rame 

d'oro e d'argento o piani o torteli, o di ferro di più grandezze con 

o lunati o ulivali , o a mandor- cui coli' aiuto dello smeriglio e del 

letta o a becco d' aquila , o a becco trapano e dello strumento detto 

di passera , o aguzzi , o bolsi. Castelletto si bucano le pietre dure. 

BULINO, s. ra. scalpelletto d'acciaio CANNELLO DA SALDARE, picco- 
che scappa dall' asta quadra rici- lo tubo incurvato da un capò ad 
samcnte, e termina per angoletti uso di mandar col soffiare la fiara- 
a sghembo in acutissima e taglien- ma di una candela sul lavoro che 
tisslma punta. si vuol saldare. ' 

CACCIANFUORI, s. f. sorta d'an- CASTELLÉTTO, s. m. strumento 

cudmetta con due cornette lunghe di legno che tiene ferma la canna 



di cui si servono coloro che fanno 
figure o altro lavoro di cesello per 
gonfiare il metallo e far apparire 
il primo rilievo del lavoro. 
CALDÀIA , s. f. CALDERÓNE ,s. m. 
accr. vaso noto di cui valsi per 
fare la cenerata da purgare l'ar- 
C'f'oto. 

CALDAUÓLA , s. f. CALDERUO- 
LO, CALDEROTTO , CALDE- 
ROTTI NO, s. m. vasi per farvi 
bollire i lavori e sboracclarli o per 
altri •-' - • -1" • *■ 



USI spfar.'inli all'ano. 
INO 
DANLNO 



CALDANO, CALDANUZZO, CAL 



s. m. vasi di rame ove 



di ferro, la quale girata a forza di 
una gran ruota , adoperata con i- 
smerigllo buca ogni sorta di pietra 
dura: dlccsi anche d'uno strumen- 
to di ferro di più grandezze che 
fitto in un banco sostiene le ruote 
d'acciaio con che pur lavorasi le 
pietre dure. Sue parli sono la Cas- 
sa la Ruota , il Rotino a vite-, il 
Rocchetto , il Fuso quadro y il 
Ranco. Banco da lavorare pietre a 
ruota. 
CESELLO, s. m. strumento da ce- 
sellare o intagliare i metalli fatto 
come uno scarpcllctlo, ma senza 



STRUMENTI DEGLI OREFICI, ARGENTIERI ECC. 



315 



taglio, per lo più d'acciaio, e qual- 
che volta (li legno duro, dovendo 
servire per infrangere e non per 
tagliare. I ceselli sono di varie 
sorta cioè grossi, mezzani, e pic- 
coli i quali cominciando da una 
tal grossezza vanno sempre sceman- 
do riducendosi in fondo a diverse 
grossezze, larghezze e forme; per lo 
più sono d'altezza di dito e di gros- 
sezza d'una penna d'oca, o vanno 
ingrossando pel doppio. Alcuni 
hanno in fondo la forma della 
lettera C cominciando da un pic- 
colo fino ad un grande, alcuni più 
alcuni meno volti finché si vien 
a quelli che sodo diritti appunto. 
CESOIE, s. f. pi. forbici che aven- 
do i taglienti più corti servono per 
intaccare i vantaggi delle piastre 
che si vogliano attestare facendo 
rientrare le intaccature le une nel- 
le altre por {stringerle poscia co' 
martelli. Sono anche le cesoie o 
forbici per far l'oro in tritoli. 
CIAPPOLA , s. f. scalpello che in 
capo air asta scende tagliente a 
sbieco e serve a intagliare per gli 
smalti e nell'acciaio : la Ciappola 
dicesi volg. Ugnella. Avvi le ciap- 
pole quadre e le mezze tonde. 
Ciappoletta din). 
CIAPPOLE A COLPO, scalpelli con- 
vessi al disotto. 
CIOTIOLETTE INVETIRATE, va- 
selllni di terra che servono agli 
orefici a tenervi entro diverse cose a 
loro uso, come servono le Bacinelle y 
le Boccettine , le Catinellctte , i 
Mortaietti , /' Ampollette e simili. 
Bresciani. 
COIATÒIO, s. m. vasetto di terra 
cotta ove si fondono i nx'lalli detto 
altrinìcnii Correggiuolo, Crogiuolo. 
COPPÈLLA , s. f. piccol vasetto 
latto per lo più di cenere di corna 
o di castrato o di vitello per ci- 
mentarvi Poro e l'argento che vi 



si riduce alla sua vera purità e 
perfezione. 

CÒRBOLA , s. f. martello che 
s'allunga digradando per foggia 
che il manico sta in capo e non 
nel mezzo , e se ne usa ne' lavori 
de' vasellami d' oro e d' argento. 
Le corbole s'usano tanto [)lù lunghe 
quanto la piastra piglia forme pro' 
fonde ove il corpo del vaso comin- 
cia a tondeggiare e ristringere al 
collo, allora parte colla penna e 
parte colla bocca d'altri martelli 
si va battendo al di fuori sull'an- 
cudine e a questa guisa si piegano 
in curve con bella grazia le lab- 
bra del vaso. 

CORBOLÈTTA, s. f. piccola corbola 
che serve per atlondare i vasi pic- 
coli , poiché quando cominciano a 
divenir colmetti i martelli comuni 
non hanno virtù di gonfiare le 
bozze , e rendere obbediente la 
piastra a volgere il tondo. 

CORREGGIUÒLO, s. m. V. Crogiuo- 
lo, Correggiuoletto dlm. 

CROGIUOLO, s. m. vasetto dove si 
pongono i pezzi d' oro e d' argen- 
to per fonderli : esso è formato da 
una sostanza minerale detta Piom- 
baggine, Correggiuolo. 

CULATTA, s. f. ciò che resta nel 
crogiuolo. 

DENTÈLLO, s. m. brunitoio fatto 
con dente d'alcun animale e si di- 
ce di brunitoio latto di qualunque 
altra materia. 

FABBRICA, s. f. dinotasi con que- 
sta voce la staiiza ove si fondono 
i metalli e si digrossano, ma più 
particolarmente s'intende la fucina 
dove coi mantice grande si dà ven- 
to a* carboni per arroventare i ferri 
e le piastre: in tal significato la fab- 
brica è un focolare colla cappa del 
canmìino, colla spalletta di mat- 
toni in testa, dietro la rpialc sta il 
mantice o manti clone il quale ri- 



510 



OREBICE 



nlzaiidosi o colla calcola o colla 
stajfa incita col valore del vento i 
carboni accesi e da^ loro il furore 
necessario a vincere i metalli . 

FAVÈTTA, s. f. bottone di figura 
ovata, detto anche uliva per dar 
nelle gole e negli sgusciati. 

FERRI A SGUSCIO, ceselli che for- 
mano incavetti e sottosquadri di 
cui taluni sono a forma d' uliva , 
ed altri di favetta per dare nelle 
gole e negli sgusciati. 

FERRI DA SBALZARE, quelli con 
cui si taglia qualche foglietta o 
scaglietta d'argento per intromet- 
tere lo smalto. 

FERRI DA VELARE, Granitoio V. 

FILIÈRA, s. f. piastra a fori che 
digrada fino a più minuti forelli- 
llni per la quale si tirano le ver- 
ghette d'oro, d'argento e di rame 
per assottigliarle e condurle in fili 



pui 



o meno 



grossi. o ne' Vergucci. 



punte ciò che nell' arte si dice 
Granire. Granitoio tondo, quadro, 
ovato , a jJelle forte ^ a felle fine , 
di pelle soprafine. 

GRATÌCCIO, s. m. specie dì tavola- 
to, che ponesi in terra sotto il 
banco degli orefici per raccogliere 
le limature e le pagliette dell' oro 
e dell'argento. 

GRATTAPUGIA , e GRATTABU- 
GIA, s. f. mazzetto di fili d'ottone 
che serve a Grattapugiare ( cioè 
pulire) l'argento che si vuol dorare. 

GRUMÀTA, s. f. spegnimento del- 
l' opera calda in gruma di botte 
stemperata con acqua. 

IMBRACCATÒIE , o IMBRACCIA- 
TOIE , s. f. pi. tanaglie con becco 
lungo e torto e servono ad abbrac- 
ciar il correggluolo e lo levano dal 
fornello quando l'oro e l'argento 
è strutto per gettarlo nelle Forme 



FORMA, s. f. dlcesi a ciò in cui si 
gettano i metalli per farne lavori 
«11 rilievo. Cavo. 

FORNELLO, s. m. cos'i dlcesi una 
cassetta quadra e tonda di tufo e di 
mattoni che ha a mezzo graticolet- 
le di ferro per porvi i carboni , e 
sotto una bocca o sfiatatoio per 
farvi vento co' mantici a mano , o 
colle roste. Fornelletto dim. 

FRASSINÈLLE, s. f. pi. punte di 
pietre acconcie in forma di cesel- 
leltl per ispianare alle figure nelle 
parti ignude quelle pelli che la- 
sciano i colpi de' ferri, de' ceselli, 
delle ciappole, bulini ed altre li- 
muzzc. 

FUCINA s. f. V. Fabbrica. 

GEMMA , s. f. la seconda scorza 
delle corna del castrato della qua- 
le si fa la coppella in che si raf- 
fina r argento. 

GRANITOIO, s. m. Fcrrolino ap- 
puntalo che serve per dimostrare i 
panni più grossi percolcndoli colle 



INCASSATOIO, s. ra. specie di ce- 
sellino augnato che serve per in- 
castonare le gioie, 

INCUDINETTO BICORNE, è quello 
che avendo un rostro in fronte ha 
poi due cornetti da tergo per far 
accostare le labbra delle piastrette 
a cannoncino. 

LATTÌME, s. m. lo smalto sodo. 

LE(jA, s. f. saldatura; composizio- 
ne di rame e d'argento. 

LIMA, s. f. strumento di verga d'ac- 
ciaio dentato e di superficie aspra 
che serve per assottigliare e pulire 
i metalli , e ve n' ha di piatte , 
tonde , quadre , triangolari , a 
sghembo , trapezie , da traforo , 
lime gentili per dar la pelle al- 
l'oro, limuzze appuntate pe' trafo- 
retti delle granaglie, a taglio stor' 
to y a raspa o scuffina ecc. 

LIMA GENTILE , la lima la più 
fine che intacca leggiermente. 

LIMA STUCCA, quella che serve ad 
ispianare i lavori d'argento. 



STRUMENTI DEGLI OREFICI, ARGENTIERI ECC. 



517 



LINGUA DI VACCA, specie d'an- 
cudine che s'adopera per tondcg- 
glare a sesta i colmi de' vasi e 
delle coppe. 

MÀDIA, o MADIÈLLA, s. f. dlcesi 
da' cesellatori quella cassetta di le- 
gno per tener la terra da formare 
le staffe. 

MANTACÙZZO, s. m. piccolo sof- 
fietto che ha il cannoncino sottilis- 
simo per ispingere il vento dolce- 
mente e più raccolto ne' carbonetti 
che danno un fuoco più mite a 
lavorietti di smalto, affinchè per 
troppo calore non iscorra. 

MANTICÈTTO , s. m. soffietto pic- 
colo. V. Mantacuzzo. 

MARTELLÉTTO , e MARTELLINO 
CON PENNA FINE, quello che 
serve pe' lavori di minuteria. 

MARTELLO, s. m. strumento che 
serve a haltere e a lavorare i me- 
talli , le sue parli sono V Occhio , 
la Bocca, e la Penna la Testa y 
e il Manico. Martelli a -penna 
scantonata , a penna tonda ^ a due 
bocche. 

MARTELLO A BOCCA DOLCE, 
quello che serve per incavare vasi 
e londeggla alquanto in testa. 

MARTELLO A PENNA DOLCE , 
quello che curvasi leggermente , 
che appena si paia. 

MARTELLO A PENNA GROSSA, 
quello che volge con crudezza e 
largamente. 

MARTELLO DA BATTERE A MAZ- 
ZETTA : quello di cui servonsi 
coloro che lavorano figure e vasi 
di metallo per islendere le piastre 
di esso V. Battere a mazzetta. 

MARTELLO DA METTERE IN 
FONDO, sorta di martello di ferro 
grosso in mezzo e nell' estremità 
delle due penne sottile, e di figu- 
ra mezzo tonda ; proprio per lavo- 
rare le parti concave della figura 
e de' vasi. 



MARTELLO DA TASSO, sorta di 
martello usato dagli orefici. 

MARTELLO PIANO o DA APPIA- 
NARE , quello che è di figura 
tonda e nelle faccie delle due pen- 
ne interamente plano e serve per 
istlacciare e tirare le piastre o la- 
mine d'oro o d' argento. 

MAZZETTA, s. f. dicesi a martelli 
grossi e corti parie di ferro e parte 
di legno , coi quali si dà su' fer- 
ri da cesellare. Mazzetta con la 
palla. 

MECCA, s. f. specie di vernice che 
si dà sopra l'argento la di cui ba- 
se è il sangue di Drago , dicesi 
Vernice di mecca., o Doratura a 
mecca. 

MELA , s. f. sorta d' ancudl netta 
tonda come una mela. 

MÒLLE, e MOLLÉTTE, s. f. pi. 
tanaglie senza il perno. 

MÒRSA, s. f. strumento col quale 
si stringe e si tien fermo il lavoro 
che si ha tra mano : le sue parti 
sono Anello., Galletto., Cavalletto^ 
Bastone , Molla , Baperella. Ser- 
rare, Stringere , Allentare la morsa. 

MORSETTI A INIANO, piccole morse 
da tenere in mano pe' lavori gentili. 

MORTÀIO, MORTÀRO, s. m. sor- 
ta di fornello composto di più fa- 
sce di ferro schietto in cui si fon- 
dono i metalli. 

MÙFOLA , s. f. è un coperchietto 
di terra, bucato , per uso degli 
orefici nel dar lo smalto: nel Gar- 
zoni trovasi Mussola che forse è 
lo stesso strumento. Spadafora. 

PALETTiÉRE, s. m. strumento dì 
piastra di rame sottile tagliato ad 
imitazione della dita della mano 
in numero di cinque o sei dita al 
più, e larghe quanto un dito e 
serve agli artefici che lavorano di 
smalto. 

PARAGÓNE, s. m. che dicesl anche 
Pietra di paragone o del Parago- 



518 



OREFICE 



ne del Saggio: è una pietra dura 
e nerastra cosi detta perchè vi si 
stropiccia sopra il metallo e quel- 
la essendo nera rendene il colore 
spiccato , e mostrarne la qualità. 
Pietra lidia. 

PÈNNA , s. f. cosi dicesi la Coda 
del martello. 

PIANATOIO , s. ra. ferro brunito che 
si usa per appianare o per gli 
scanellati. Sonne di due specie. 

r Colmo e Piano. 

PIANATOIO ARRICCIATO, dicesi 
del planatoio che ripiega alquanto 
indentro, 

POMICE , s. f. pietra leggierissima 
spugnosa e fragile alquanto bigia 
che gittasi fuori da' vulcani, e ser- 
ve per Pomiciare , quando si dà il 
pulimento al lavoro. 

PROFFILATÒIO, e PROFILATÓ- 
IO, s. m. cesello piano che serve 
a profilare le figure , i fogliami e 
gli altri ornamenti de* vasi e del- 
l'altre opere. 

PUNTINO s. m. ferrolino da segnar 
sul metallo piccoli punti e segni. 

PUNZONCÌNO, s. m. str. da lavorare 
le impronte. Punzoneito, 

QUADRANTE , s. m. strumento a 
cui s'addatta un pezzo di legno in 
cui con istuccio è incastrata la 
pietra , e serve a tenerla ferma 
ncir isfaccettarla o pulirla. 

RASPINO , s. m. strumento di ferro 
rotondo e alquanto piegato nell'e- 
stremità, 

RASTIArÒIO,s. m. sorta di lima. 

RUOTA DA LAVORAR PIETRE, 
è una ruota di piombo , stagno o 
rame schietto di diametro per lo 
più d'un terzo di braccio che im- 
pernata in I.mto sopra un legno 
durissimo tornito detto Calice^ col- 
1* aiuto dello smeriglio serve per 
lavorare pietre e gemme. Adopera- 
si spianata e per Io ritto; a piano 
<|uando si spiana dintorno, o con- 



suma : per lo ritto quando si fende 
o consuma. 

SALDATOIO , s. m. strumento da 
saldare il quale è di rame a conio 
ottuso, che gli altri metalli non 
pigliano le gocce della Saldatu- 
ra e pigliata non la ritengono e 
non la fanno scorrere lungo le 
commettiture agli schianti che si 
fanno coi ferri ne' lavori che si deb- 
bono rlsaldare. 

SALNITRO , s. m. sale che formasi 
dal nitro deposto fissato ed incor- 
porato con altre materie in cui re- 
sta imprigionata molt' aria , questo 
si usa in diversi lavori di metalli. 
Alberti. 

SEGNATÓIO, s. m. strumento de' 
cesellatori che serve per imprime- 
re sulle materie che si adoperano 
qualche segno che dia norma Del- 
l' operare. 

SEPPIA, s. f. osso di pesce di tal 
nome adoperato ne' loro lavori da- 
gli orefici. Facc. Ort. 

SFIATATÓIO, s. m. dicesi di due 
aperture che partendo da piede 
delle forme grandi salgono ai lati 
della bocca e servono per isfiatare 
i fumi del metallo strutto che si 
getta nella forma , e cosi il detto 
metallo meglio si distende , e si 
stampa. 

SGÙSCIO, s. m. specie di profilato- 
io o ferro incavalo; e dicesi an- 
che per incavo fatto in qualche 
lavoro. 

SMALTO, s. m. quella materia di 
più colori che si mette in su ro- 
rerie ecc. per adornarle ; i colori 
dello smalto sono verde, incarnato, 
rosso, paonazzo, tanè, azzurro, 
bigio , di frate , cavezza di moro, 
acquamarina. Non si connumerano 
fra questi colori quelli dello smal- 
to bianco e turchino perchè non 
si pongono tra gli smalti traspa- 
renti. 



STRUMENTI DEGLI OREFICI, ARGENTIERI ECC. 319 

;MALT0 RO:ìGIO, dicesl uno smal- STOZZO DA PERLA , cos'i chiama- 
to rosso , il quale a difTerenza de- si quel ferro a punzonelto che 
gli alili smalti di tal colore , è usasi quando si dà sulla piastra 
trasparente, e non si può adopera- di rovescio per far la bozza della 
re su l'argento. Questo non è sde- perla. 

guato dall' oro e con esso volon- SVEXATOIO , s. m. specie di ce- 

tieri si accorda, ed è tenu lo dagli sello che fa la pelle più morbida 

orefici il più bello di lutti. cioè di grana più sottile e più 

iMERÌOLlO, s. m. sorta di minerale granita, 

simile alla vena del ferro che ridotto TAGLIUOLO, s. m. ferruzzo a guisa 

in polvere serve a segare e pulir di scarpelletto. 

le pietre dure ed a brunir T acciaio. TANAGLL^., s. f. strumento di fcr- 

>0FF10NÈTT0 , s. m. Cannello da ro per uso di stringere e tirare a 

saldare. V. sé checchessia. 

5PÌNA, s. f. ancudine che getta un TANAGLIE PIANE, quelle che han- 

asta diritta a spigolelli che serve a no la morsa pialla, 

condurre ad angoli le lamine d'oro TANAGLIE A PUNTA , diconsi 

e d' argento. quelle che hanno la morsa appun- 

5P0LVEREZZ0 DI CARBONE , tata. 

polvere che si conserva in ampol- TANAGLIE A MOLLA , quelle che 
line per ispolverizzare le forme del hanno la molla fra le due cosce, 
gesso quando è ben rajìpigliato e TANAGLIE A TAGLIO , quelle che 
ha preso corpo per indi gettarvi hanno la bocca affilala, 
il metallo strutto. TANAGLIÈTTA , s. f. piccola tana- 
STAFFE , s. f. pi. ingegni per ser- glia che serve alle sottilissime ope- 
rare le forme da gettarvi i metalli. re di filo. 
STAMPI, PIRELLI, coscie delle TASSÈTTO, s. m. ancudinuzza che 
forme convesse da gettarvi i cuc- meltesi nella morsa, 
chial d'argento. TASSO, s. m. ancudine o ceppo 
STAMPO DA PERLA, quel ferro quadro di ferro in superficie piana 
per opera del quale quando si dà e liscia a quattro spicchi, tozzo e 
sulla piastra da rillo e pel cedere massiccio pe' lavori di Grosseria. 
che fa sono il colpo la pece su TASSO TONDO , incudine per 
cui posa il lavoro, n'esce quella piccoli lavori; e Tassettino tondo 
palloltina che figura la perla. che è il più piccolo pc' lavori di 
STECCA, s. f. piccolo strumento di Minuterie. Ve pure il Tassetto 
legno, fatto a tornio, con un ma- il Tassello, e il Tassellctto. 
nichelio che serve per empiere di TRAFILA, s. f. strumento onde si 
pece, e fermarvi sopra la piastra fanno passarci metalli per ridurli 
d'argento, rame, o altro metallo, in filo, ed a maggior sottigliezza. 
col quale debbono improntarsi si- TRÀPANO , s. m. strumento d' ac- 
f^illi , e fare intagli pei smalti. ciaio che è una specie di succhiel- 
STOZZO s. m. strumento ad uso di lo o foratoio atto a bucar metalli 
stozzare, ossia fare il convesso ad e s'adopera facendolo girare con 
un pezzo di metallo come alla una corda. Nespola , Saettuzza 
coccia di spada, pistola ecc. ballon- del Trapano. Ve n' ha a tornio, a 
do sulla bottoniera. Punzoni da corda , ad archetto ; il trapano poi 
incavo. Stozzetlo dim, che ha il foratoio colla punta gros- 



320 OREFICE 

sa ad intagli a guisa di macinello ULIVA, s. f. cesello di varie «pecie 
è ad uso di fnre le cavernette nel- detto anche Favetta , Uliva a fi- 
le piastre larghe in bocca, e ter- gura di bastone; Uliva per dar 
luiiianii in uu forelllno , che si nelle gole e negli sgusciati. 
fanno cosi , affinchè la testa delle VERGÙCCIO , s. m. canale un po' 
viti o de'piccinoletti non sormon- largo in cui si getta la composi- 
ti la piastra. Trapanetto, zione di cui fassi la verga che si 

TRÌPOLO, s. m. terra secca, friabi- deve tirare a martello per farne 

je, ruvida, la quale stritolala mac- la foglia da mettere sotto le pietre 

chia le dita e serve a pulire i me- trasparenti. Indi si bianchisce , si 

talli i cristalli e altro. Terra o rade con un rasoio da orefici , si 

Gesso di Tripoli, brunisce^ e se gli dà colore a fuoco, 

UGNÈLLE , s. f. pi. ferri augnati VITIERA , s. f. piastra d' acciaio 

sono di forma dolcemente curva ed bucata con dentro a* buchi risalti 

hanno virtù d' insolcare le piastre taglienti che girano a chiocciola , 

per indi condurre cogli altri ferri con essa si formano le viti i cui 

le venature de' fogliami. Operansi risalti diconsi pani della vite , la 

ancora per iscantonare a sguscio vite si domanda il maschio , e la 

gli spigoli delle piastre che si com- femmina che la forma si chiama 

mettono negli smalti. Ciàppole. chiocciola. Avvi delle viti coi pan- 

UGNÈTTO, s. m. scalpello, schiac- ni quadri. 
ciato in punta. 



521 



LAVORI DEGLI OREFICI E GIOIELLIERI 



ACQUA. , s. f. parlandosi di gioie va. 
le colore, aria, o propriamente la 
qualità della loro trasparenza più 
o meno limpida o tinta in alcun 
colore. 

BAVA, s. f. quella superfluità che 
hanno i getti spiccati dalla for- 
ma la quale si rinetta poi d'in- 
torno a' lavori. 

BORDO, s. m. quell'angolo che di- 
vide la parte superiore d' una gio- 
ia dall'inferiore. 

BRANCA DI CORALLO , diccsi di 
tutto un ceppo di corallo che sia 
attaccalo insieme. 

BRILLANTE, s. m. dicesi da'giole- 
lleri il diamante hrillantato , o 
incastonato in qualche lavoro. 

CAM-MEO, s. m. figura intagliata a 
basso rilievo in qualche pietra pre- 
ziosa: ed anche la stessa pietra 
intagliata e scolpita. 

CAPORÈSTO , s. m. filza di coral- 
li di una data misura composta 
di 150 , a 160 grani che deve 
pesare undici oncie. 

COMMESSO, s. m. bellissimo lavo- 
ro che si fa commettendo insieme 
con industrioso artificio pietre du- 
rissime e gioie per fare apparire 
figure, animali, frutti, fiori ed ogni 
altra cosa in tavole, in istipetti e 
in somiglianti opere. 

DOPPIA , s. f. gemma artifiziale for- 
mata di due pezzi di cristallo o 
con due scagliette di pietra pre- 
ziosa appiccate insieme. 
FACCIA, s. f. lato d'una gemma 
lat^Urìio in molti angoli. Faccetta. 

FIAMMINGA , s. f. o GIOIA IN 

4 



TAVOLA , diconsi le gioie di su- 
perficie piana affaccettate solamen- 
te nelle estremità. 

FILÉTTO , s. m. quel sottll filo d' 
argento o simile che tiene congegna- 
ta la gemma al suo castone. 

FILIGRANA , s. f. specie di lavoro 
fino in oro o in argento imitante V 
arabesco. 

FILÒTTO, s. m. filo di coralli di 
circa sei onde di peso. 

FIÓRE , s. m. quella crosta bian- 
chiccia ond' è rivestito il corallo 
greggio. 

FITTA , s. f. ammaccatura nel corpo 
di qualche vaso cagionata per lo 
più da caduta o da percossa. 

FÒGLIA , s. f. mistura di diversi 
metalli quasi come un orpello che 
si mette nel castone per fondo al- 
le gioie eie fa essere di vani colori. 

FONDO DE' DIAMANTI, quell'ap- 
parenza che pare che rifletta la 
vista di chi vi si affissa: dlcesi an- 
cora la loro profondità o grossezza. 

GALLETTA , s. f. specie di lavoro 
fatto a globetti per ornamento del- 
le opere di filo. 

GIACCIUÒLO, s. m. difetto delle 
gioie che sono come incrinate per 
essere stale tratte con troppa vio- 
lenza dalla cave. Ghiaccio. 

GIÒIA, s. f. gemma; pietra pre- 
ziosa, le sue parti sono il Bordo ^ 
la Tavola y il Padiglione^ le Faccette. 

GRANA , s. f. certa rozzezza che 
si fa apparire sulla superficie di 
un qualche lavoro , così detta per- 
chè ritiene la figura di piccolissi- 
mi granelletti. 



322 OBEFICE 

GRANAGLIA, s. f. sorta di fusio- cesi quando il foco li ha ridotti 
ne o di preparazione d'oro o d' in istalo di fluidità, 
argento In minutissimi granellini ORO GROSSO, ARGENTO GROS- 

per lavori di filo. SO , vale che non è brunito, che 
GRANELLETTE D'ORO o D'AR- ha il color naturale del metallo, 
GENTO, son quelle che si fanno Oro dolce (facile) da lavorare, 

gettando il metallo squagliato nel PADIGLIÓNE, s. m. nome che si 

carbone pesto. dà a ciascuna delle faccette del 

GRANITURA, s. f. l'atto e l'effet- fondo d'un diamante. 

lo del granire. PÈLLE, s. f. il segno o ammacca- 
GROSSERIA, s. f. arte di lavora- tura, che lascia il colpo de' ferri, 
re d'oro d'argento cose grosse, PULIMENTO ACCESO, dicesi quel 
materiali ecc. e i lavori slessi co- pulimento lucentlssimo che si òk 
me Candellieriy Bacini^ Statue j a quella sorta di pietre dure, che 
rasi. ^ non solo sono densissime, ma in 
GRUPPITO , aggiunto di diamante superficie non iscuoprono alcun pe- 
e s'intende quello che è lavorato lo, o minuto poretto , o apertura 
su la naturale sua figura dell' 0/- che glielo possa impedire. 
iaedro , cioè troppo alto a con- PULIMENTO GROSSO , dlcesi la 
fronto della sua base. pulitura, e lustro che si dà ad 
INCASTONATURA , s. f. V inca- alcune pietre dure con poca lu- 
strar le pietre preziose nel castone. centezza, il quale pulimento gros- 
LAVORO DI PIASTRA, è op- so dicesi anche dagli artefici, non 
posto al lavoro di getto. Fassi que- molto acceso e ciò segue per ca- 
sto lavoro (non solo di basso, glon della qualità delle medesime 
ma ancora di rnezzo rilievo ) per pietre , le quali hanno in super- 
via di ceselli piegando la piastra fiele alcuni quasi invisibili poretli, 
d'argento a ricevere l'impressio- che Impediscono loro lai perfezione, 
ne^ che se le vuol dare. PÙNTA , s. f. diamante , gioie 
MEZZANTA, s. f. si dice al coral- ecc. la cui cima termina informa 
lo minore di lutti, e fassene 1' di punta, la cui forma è acumi- 
assorlimento come degli altri for- nata piramidale, 
mando i mazzi di sei libbre, com- RÒCCA, s. f. la cava delle gioie, 
posii di 54 fila. onde dlconsi di rocca vecchia, a 
MINUTERIA, s. f. l'arte di lavo- di rocca nuova, essendo le prime 
rare cose minute. in maggior credito delle seconde. 
NIELLO, s. m. lavoro irattegglato SCANNELLATO, s. m. lavoro che 
su l'oro e sull'argento o altro me- si fa sui metalli scannellandogli 
tallo in quella forma che si disc- col pianatolo. 
^l\] l" l'-aiieggla colla penna. SGUSCIATO, in forza di sostantivo, 
ORERIA, s. f. più cose d" oro la- sguscio fallo in un lavoro. 
^ 7^''ie. SMALTATURA, s. f. l'azione del- 
ORLO, O RIGOGLIO DEL VASO, lo smallare ed il medesimo Smal- 
e quel vantaggio della piastra il to V. 

quale soptafà 11 collo del vaso SOPRASMÀLTO, s. m. ultimo lu- 

oltre alla Modanatura stabilita slro ed orprllamcnto dato sopra 

nel disfgno o nel modello. ]o smallo. Iìaktoli Asia. 

ORO ARGENTO IN BAGNO, di- SPECCHIÉTTO, s. m. pezzetto di 



LAVORI DEGLI OREFICI E GIOIELLIERI 



523 



vetro cilstallino tinto da una ban- 
da , clic si mette nel fondo del 
castone di una gioia, la quale per 
soverchia sottigliezza non possa 
reggere alla tinta. 

SPÈRA , s. f. cosi chiamano i dia- 
manti lavorati in figura piana e 
semplice a similitudine di spera. 

TAUNÀ , s. f. lavoro che si fa com- 
mettendo ne' metalli intagliati ar- 
gento, ed oro, ed altrimenti è 
detto lavoro alla damaschina, per- 



chè è molto usato in Damasco , e 
per tutto il levante. 

TAUSÌA, s. f. lavorare di tausia, 
dicevano gli antichi per Dama- 
schifiar 6 • 

TEST0L1^'E DI TUTTO RILIE- 
VO , diconsi quelle che sonosi be- 
ne ispiccaie co* ceselli dal campo. 

TINTURA , s. f. COSI diconsi i vari 
artifìcii da colorire i diamanti, i 
rubini e le altre gioie e per si- 
mili destrezze dell' arte. 



524 

OPERAZIONI DEGLI OREFICI, ARGENTIERI, GIOIELLIERI 

CORALLAI ECC. 



ABBASSARE LA PIASTRA, sce- 
marne la grossezza, 

ACCENNARE, v. a. fare su le pia- 
stre (l'oro o d'argento il disegno 
di ciò che si vuol cesellare con un 
ferrei ino appuntato che chiamano 
Puntellino per accennare , e per- 
ciò dicesi anche Punteggiare il di- 
segno. 

ACCONCIARE I DIAMANTI , vale 
di rozza forma ridurli a quella 
perfezione e hellezza che si veggo- 
no intagliati in tavola, a faccette 
e in punta. 

AFFACCETTARE , v. a. lavorar un 
corpo solido in maniera che ab- 
bia più faccette, come si fa del 
diamante e dell' altre gioie. 

AFFOCARE IL LAVORO dìcesi del 
porlo nella fucina con gentil fuo- 
co, facendo alitare il mantice pia- 
namente. 

APR.IRE, V. n. dicesi dell' effetto 
dello smalto rosso nel sentire l'ul- 
timo fuoco, il quale oltre il corre- 
re come gli altri smalti, di rosso 
allora divien giallo e tanto giallo 
che non si discerne dall'oro. Cel- 
li M. 

ARENAR L' ORO , è quando si ri- 
cuoce colla renella di vetro per le- 
vai gli i cattivi fumi. 

ARGANÀRJ:, V. a. passar l'oro, Tar- 
g<:iito o altro metallo por le pri- 
me trafìl*-' per digrossarlo ; il che 
più comunemente diccsi Trafilare. 

AVVIVARE, V. a. servirsi dell'avvi- 
vatoio per prendere acqua forte ed 



argento vivo posandoli gentilmente 
a vicenda sopra il lavoro e spar- 
gendoveli colle setole per disporlo 
a pigliar V oro. 
BATTERE A CHIOCCIOLA , dicesl 
del tirare in sul tasso le piastre , 
e farle rientrare battendo al punto 
di mezzo a chiocciola e cosi for- 
mando il Cappello o la Coppa del 



vaso. 



BATTERE A MAZZETTA, è il 

battere che fanno coloro che lavo- 
rano figure , vasi o altro lavoro 
di piastra d'argento che si fa con 
tre martelli 1' uno detto da Tasso, 
che batte per piano, e due che bat- 
tono con penna mezza tonda che 
diconsi Martelli da tirare. 

BIANCHIRE, V. a. render bianche 
le figure e altri lavori d' argento, 
operazione che si fa con Gruma 
di botte, sale ed acqua, e questa 
mistura dall'arte si chiama Gru- 
mata , o Bianchimento V. 

BRILLANTARE, v. a. tagliare una 
gemma a faccette di sotto e sopra 
ed è proprio de' diamanti e de' 
cristalli di monte. V. Sfaccettare. 

BRUNIRE, s. m. dar il lustro a' 
metalli per lo piìi co' brunitoi. 

CALCINARE, v. a. fare a' metalli 
o altro nel fornello quel medesimo 
che si fa a' sassi nella fornace per 
farne calcina. 

CAMOSCIARE, V. a. percuotere la 
figura che si vuol finire nel suo 
patmcggiamento con un martelletto 
sopra un ferro sottilissimo a tutta 



OPERAZIONI DEGLI OREFICI^ ARGENTIERI ECC. 325 

tempera dopo averlo spezzato in formato a guisa di piramide rove- 

mezzo perchè così impronta una sciata. 

grana sottile, togliendo il lustro e FONDERE A VENTO, o ad AE- 

la pulitura all'oro o all'argento. RE, dicesi il fondere oro, argento 

CESELLARE , v. a. lavorare con o altro metallo a forza del vento 

ceselli figure d' argento, d'oro o che fa il mantice o che spira da 

d'altro metallo ridotto in piastra finestra, porta o simile incontro al- 

e questo si fa ponendo la piastra la quale si colloca il fornello, 

del metallo sovra il modello del- GIOIELLARE, v. a. ornar di gera- 

l'opera che vuoisi lavorare, e que- me; l'ingemmare consiste nello 

sto modello si fa di bronzo o di stringer le gioie o pietre ne' ca- 

legno ben duro o di stucco com- stoni, tingerle, porre la foglia nel 

posto di pece greca, cera gialla, fondo de' castoni ecc. 

e mattone pesto. GRANAGLIÀRE, v. a. far grana- 

CHIANARE, V. a. infilzar più pez- glia , ridurre l'oro e l'argento in 

zi di corallo già bucalo e premer- granaglia. 

gli fortemente con una pietra so- GRANIRE, v. a. far la grana , darla 

pra un travetto finché non sieno grana , e si dice l' andar percuo- 

smussati tutti gli angoli , e finito tendo la pannatura delle figure con 

di portar via tutta la scorza. un piccolo martellino e con un 

COMPARTIRE E DISEGNARE SU ferrolino appuntato e non già rot- 

VxVSELLAMI, è il notarvi con uno to come quello da camosciare, 

stiletto figurine e fogliami; che di- IMBOCCARE IL MANICO, dicesi 

cesi ridisegnarli quando è colla del porlo in un' asta d'argento o 

penna e coli' inchiostro. altro. 

CONDURRE LA PIASTRA SOT- BIMORSÀRE, v. a. serrare i lavo- 

TILE , tirarla a forza di martello ri dentro la morsa. 

a quella grossezza che occorre. EVIPOPtRE LO SMALTO , V. Smal- 

DAMASCIIÌÀRE , DAMASCHINA- tare. 

RE , V. a. incastrare filuzzi d' oro INCUOCER L' ORO , metterlo al 

o d'argento nell'acciaio o nel fer- fuoco nella ferraccia perchè prenda 

ro intagliato. colore prima di metterlo nel cor- 

DAR DI ZANNA , lisciar l'oro. Par- reggiuolo col mercurio. 

genio colla zanna, che è un dente LAMPEGGIARE E MUOVERE LA 

di cane, di lupo o d'altro. Zan- PRIMA PELLE, diccsi del metal- 

nare ^ Brunire ^ Azzannare. lo che è su carboni quando è si 

ESSERE IL FUOCO NELLA STA- infocato che è presso a struggersi. 

GIONE, cioè giunto a quel gra- LASTRARE , v. a. spianare i lavori 

do di calore che bisogna. smaltali prima di mettergli al 

FARE CALIA, raccorre, e radunare fuoco. 

quelle minutissime particelle d'oro, LAVORARE D' INCAVO, è quello 
che si spiccano dall' oro , o argen- che si fa per via di ruota ne' dia- 
lo nel lavorarli. spri, agate, corniole, cammei ed al- 

FONDERE, V. a. struggere e lique- tre pietre e ne' cristalli facendo 

fare i metalli mediante il fuoco. com[)arirc teste o altre cose non 

FONDERE A MORTxVlO , si dice di rilievo ma aiTondate di cui ri- 
ci' una maniera di fondere i me- mane l'impronta sulla cera o ai- 
talli in un fornello così dello con- tra simile materia. 



526 



OREFICE 



LAVORARE DI SMALTO, dicesi 
ad una specie di pittura mescola- 
la con la scultura , lavoro che si 
fa per ordinario in oro e argento 
il quale è necessario sia di tutta 
finezza e perfezione , ponendovi so- 
pra smalti di vetro di diversi co- 
lori , co' quali si va componendo 
ciò che si vuol dipingere , il che 
fatto si pongono in fuoco, tanto 
che gli smalli facciano 1' effetto 
loro. 

LAVORARE IN TONDO , modo di 
lavorare proprio degli orefici. 

LUTARE, V. a. impiastrare di luto 
il corpo de' vasi che si vogliono 
esporre al fuoco vivo. 

METTER.E IN PECE, dicesi de' ce- 
seilateri , che fanno un letto di 
pece alle piastre , che debbono ce- 
sellare. 

NIELLARE, V. a. lavorar di niello, 
che e lavoro tratteggiato sull'oro, 
e sull'argento. 

PARTIRE, V. a. si dice de' metalli 
quando si sciolgono o si separano 
r un dall' altro con acqua forte o 
simili. 

R AMM ARGINARE , v. a. saldare, 
unire aperture o schianti , ne' la- 
vori di getto, cesello o altro, ed 
anche appiccare pozzo per pezzo 
di metallo che si fa con saldatura. 

RICESELLÀRE, v. a. cesellare di 
nuovo. 

RLMBOTTÀRE,v. a. dicesi dell' ag- 
giungere nuovamente argento o al- 
tro nel corrcggiuolo quando se n' è 
fusa una quantità. 

lUNCOPPELLÀRE , v. a. mettere 
più volle nella coppella lo stesso 
metallo, per raffinarlo. 

RITIRARE o APRIRE GLI SMAL- 
TI , quando si stringono nel fred- 
dare o per soverchio di foco can- 
giano di colore. 



SAGGIARE, v. a. fare il saggio, 
la prova , e si dice propriamente 
dell'oro, e d'altri metalli. 

SALDARE, V. a. riunire, riappic- 
care , e ricongiugnere le aperture , 
e fessure; e si dice più propria- 
mente che altro di cose di metalli. 

SBORRACIÀRE, e SBORACIÀRE, 
V. a. purgar dalla borace. 

SCANNELLARE, v. a. fare lo scan- 
nellato, cioè scannellatura o inca- 
vi sottili per lungo che s'usa fare 
per ornamento de' lavori d' oro , 
d'argento, o altro metallo. 

SEGNARE UN PROFILO , notarlo 
sulle piastre, o su altri lavori. 

SETOLARE , V. a. fregare , stropic- 
ciare i lavori dorali o da dorarsi 
col martello o pennello di setole 
di porco. 

SFACCETTARE, v. a. tagliare a 
faccette le gemme. Affaccettare V. 

SGRAFFÀRE, v. a. lavoro che si 
fa per lo più a traverso con una 
ciappoUetta sottile i campi cesel- 
lati delle figurine per farle mag- 
giormente spiccar sopra il campo. 

SMALTARE, v. a. coprir di smalto 
qualche lavoro di orificeria. 

SMERIGLIARE, v. a. brunir collo 
smeriglio. 

SPANNARE , V. a. ripulire e rifor- 
bire l'oro delle dorature con seto- 
line di porco o co' frasconcini per 
levarne V imbratto d' untume che 
viene dall' orina onde si cosperge. 

STOZZARE , V. a. far uso dello stoz- 
zo, adoperar lo stozzo. 

SVENARE, V. a. il far la pelle più 
morbida. 

TIRARE DI MARTELLO, frase che 
vale ad indicare i lavori che si 
fanno co' martelli. 

TONDÀRE , v. a. operazione che fa 
il tondatore per attondarc il co- 
rallo chianato. 



\ 



327 



OPERATORI DELL ARTI DI LAVORARE L ORO, L ARGENTO, 
LE GEM.ÌIE, IL CORALLO ECC. 



A^FFINATÒRE , s. m. colui che per 
via d' arie purifica l' oro e Y ar- 
gento spartendolo dagli altri metalli. 

A.NELLÀRO y s. m. artefice che fa 
le anclla. 

ARGENTIÈRE , s. ni. quegli che 
lavora d'argento e s' usa talora in- 
distintamente per orefice. 

ASSORTITÓRE , s. m. colui che In 
ultimo crivella i coralli e ne se- 
para le diverse grossezze per farne gli 
assortimenti giusta i diversi colori. 

BUCATÒRE, s. m. colui, che buca 
il corallo. 

CESELLATÓRE , s. m. colui che 
lavora di cesello. Argentiere. 

CHIANATÓRE, s. m. colui che 
chiana il corallo. 

CORALLÀIO, s. m. (v.d.u.) colui 
che taglia e ripulisce il corallo 
greggio per ridurlo in lavori e 
propriamente il padrone , soprain- 
tendente della fabbrica de' coralli. 

DAMASCIIINATÒRE, s. m. quegli 
che incastra i fìluzzi d'oro, o d' 
argento ncU' acciaio o nel ferro 
intagliato e preparato per ricever 
r incastratura. 

DLVMANTAIO,s.m. colui che pulisce, 
ed aifaccetta i diamanti ed altre gioie. 

FACCETTATÓRE , s. m. chi affac- 
cotta le gemme. 

GIOIELLIÈRE , s. m. quegli che 
conosce la qualità delle gioie, le 
lavora e ne fa mercanzia. 

, GROSSIÈRE, s. m. quello che fa 

I lavori grandi come sono Vasi, Ba- 

I cirxìy Carni vii ieri; e Grosseria l'arte. 
DSTACiLLVrORE AD INCAVO. 



INTAGLIATORE A RILIEVO. 

INTAGLIATORE DI SIGILLI. 

INTAGLIATORE DI ANELLI- 
LAPIDÀRIO , s. m. gioieUiere. 

LEGATORE DI ANELLI. 

LEGATORE DI GEMME. 

LUSTRATÓRE, s. m. colui che dà 
il lustro al corallo con pomice 
macinata, e a forza d'acqua rag- 
girandolo sopra un gran tavolone 
che è detto Tavola da lustrare. 

MINUTIÈRE, s. m. orefice che fa 
i lavori minuti. 

ORAFO , s. ra. quegli che fa vasel- 
lamenti d'argento e d'oro ed al- 
tri lavori, ed altresì lega le gioie 
che anche più. comunemente si 
dice Orefice. ' 

OREFICE, s. m. V. Orafo. 

PARTITÓRE, e SPARTITÓRE, s. 
m. colui che trae l'oro, e l'ar- 
gento dalle spazzature , ceneri e 
simili dell' oro e dell' argento. 
Dicesi poi Lavatura la prima o- 
perazione che si fa sulle stesse 
spazzature , e Mulino a mercurio 
la macchinetta che serve ad agi- 
tare il mercurio perchè separi le 
particelle dell'oro e dell'argento 
dalle ceneri, o terre. 

PIANATÓRE, s. m. l'artefice che 

piana il vasellame d' argento, 
PIETRÀIO, e PIETRÀRO, s. m. 
chi lavora pietre preziose, e tal- 
volta si usa per gioielliere. 
SMALTISTA, s.f. smaltitore; artefice 
che lavora di smalto. Magalotti. 
TONDATÓRE, s. m. colui che ton- 
da il corallo chianato. 



323 



BATTILORO 



FILATORE DA ORO 



ARGANÀUE , V, a. passar Toro e 
rargenio, o altro i/ietallo per le 
prime trafile per digrossarlo; più 
comunemenie si dice Trafilare. 

ARGANO DEL FILALORO, stru- 
mento composto di Ruota e Per- 
no , Stella, o Manubrio e Ta- 
naglie. 

BATTILÒRO, s. m. nome che si 
dà non solo a chi riduce V oro 
in foglia per dorare, ma anche a 
chi lo riduce in filo, che più pro- 
priamente direhbcsi Filaloro. 

BIETTA , s. f. strumento che fer- 
ma il filierino delle staffe de' bat- 
tilori quando si sgrossa. 

BOGLIONE , s. m. granone torto. 

CARRETTO , s. m. strumento per 
riquadrare l'oro battuto. 

CARTA DI BUCCIO , specie di car- 
ta fatta d'intestini di bue con cui 
si tramezzano le foglie d' oro per 
batterlo. 

CARTOLINA , s. f. strisciolina d'oro 
o d'argento stiacciato, e avvolto 
sovra pczzuolini di cartone ad uso 
di ricami. 

COSSURRO, s. m. ferrino augnato 
ed appuntato ad uso di aprire i 
fori delle filiere. Chiamasi anche 
Ferro da dorare , perchè serve 
egualmente ad applicar l'oro alle 
verf^he che s'indorano. 

FAGIUOLI , s. m. pi. pezzuoli mi- 
nuti di foglia di rame dorato o 
inargentalo ad uso di ricamo. 



FERRO DA DORARE, cosi da bat- 
tilori chiamasi il Cossurro V. 

FILALORO , s. m. colui che riduce 
l'oro, o l'argento in fila avvol- 
gendolo sulla seta. Battiloro. 

FILARE A LAVORINO , dicesl del- 
l' avvolgere e torcere sulla seta 1' 
oro, 1' argento ridotto in istrette e 
sottilissime lame. 

FILIÈRA, s. f. strumento d'acciaio 
bucato con fori di diverse gran- 
dezze a uso di passarvi oro, ar- 
gento e simili per ridurli a filo. 

FILIERINO , s. m. ferro a mano 
da tirar la gavetta. 

FILÙCCHIO, s. m. oro formato d' 
un filo di saltaleone fasciato di 
lama con granone stirato sopra e 
formato con seta. 

GAVETTA, s. f. il filo d'oro tira- 
to che esce dalla prima filiera. 

LIBRO , s. m. riunione di foglietti- 
ni di carta in cui si pone Toro 
battuto. 

LUSTRINO, s. m, sorta di rame 
inargentato o dorato, che si usa 
in alcuna specie di ricami o simili. 

MANNÈLLA, s. f. nome che si dà 
ad una f|uantità di circa sei on- 
ce di gavetta avvolta sopra il roc- 
chotionc. 

MOVITÒIO, s. m. pìccola piramide 
di metallo con varie tacche collo- 
cata sopra un piedestallo di legno 
in cui è fissato un pernio , onde 
può girare con facilità nel filar l'oro. 



BATTILORO 



529 



ORPÈLLO, s. m. rame ridotto in 
sottilissima lamina , colla superfi- 
cie in tutto di colore simile al- 
l'oro. Tremolante j Canterello^ Oro 
Cantino. 

ORO O ARGENTO LISCIO, lama 
di tai metalli con cui si ricama, 
o si tessono drappi. 

PAGLIETTA, s. f. specie di lustri- 
no tondo non traforato per uso di 
ricanio. 

PAGLIONE, s. m. dlcesi di lastrucce d* 
argento di vari colori, e di figura 
quadrata per uso di ricamo. 

PAILOLA , s. f. specie di lustrini 
tondi di vari colori con due bu- 
chi da parte per uso di ricamo. 

PIETRA DA DORARE, specie di 
pietra di paragone incassata in un 
manico di ferro, con cui si bru- 
nisce la verga dorata. 



SALTALEÓNE, s. m. sorta di filo 
sottilissimo d'ottone che serve a 
diversi usi e anche per corde di 
Mandolino, Chitarra ecc. 

SCACCIATA , s. f. carta pecora in 
cui si mette V oro per batterlo. 

SCHINZÀRE , v. a. tagliar P oro 
battuto in quattro parti. 

SEMÌNO, s. m. specie di lustrino 
come i Fagìuoli V. 

SOPRAINDORÀBE, v. a. raddop- 
piar l' indoratura. 

TRAFILA , s. f. strumento d' accia- 
io bucato , onde si fanno passare 
i metalli per ridurgli in filo e a 
maf::^ior sottigliezza. Filiera V. 

TRAFILARE , v. a. passar i metal- 
li per la trafila. 

ZÉPPO, s. m. specie di stecca da 
rimondare i pezzi. 



42 



330 



FUNAIO 



ANDANA _, s. f. luogo dove si fila e 
si torce la canapa per le funi , di- 
cesi anche Scalo. 

APPENDÌCOLO, s. m. giunta di 
corda. Galileo. 

ARB AGGIO, s. m. panno, o altro 
che il funaiuolo tiene in mano per- 
chè il filo nel torcersi non si ag- 
groviglia perchè la mano istessa 
non ne resti offesa. 

BUSSOLO , s. m. specie di guaina o 
custodia della misura. 

CÀNAPE, s. m. corda fatta di ca- 
napa. 

CANAPÓNE, o CAPEGGIO DI CA- 
NAPA , canapa grossa da far cavi 
e slmili. 

CAVETTI IMPIOMBATI, alcune fu- 
nicelle le cui estremità sono intrec- 
ciate e unite Insieme. Staffa. 

CAVIGLIA, s. f. strumento di fer- 
ro, o di legno sodo fatto a cono 
alquanto acuto per aprire i cordo- 
ni delle corde che si vogliono im- 
piombare. 

COCCA , s. f. r annodamento della 
corda nel ripiegarsi sovra sé stessa 
per soverchia torcitura. Gamba. 

CO.MMETTÀGGIO, s. m. l'arte, e 
l'alto di commettere i cavi. 

COMMETTITÓRE, s. m. colui che 
commette i cavi. 

CORDA, s. f. fila di canapa, lino, 
od altro rattorte insieme per uso 
di legare. 

CORDA TUNFORZATA, FUNICEL- 
LA RINFORZATA, corda, cordi- 
cella minuta ritorta e fortemente 
stretta. 

CORDÀIO, COPJDAIUÓLO, s. m. 



colui che fa o vende la corda: il 
Garzoni ha Cordavo ; e in Tosca- 
na si dice più comunemente Fu- 
naio , o Funaiuolo. 

CORDAME , s. m. assortimento di 
corde. MAGALOTTI. 

CORDÓNE, s. m. lo stesso che £e- 
gnuolo. 

CORDÓNE , s. m. corda minore che 
entra nella costruzione delle corde 
maggiori e grosse. 

CORDERÌA, s. f. luogo dove si 
fanno le funi. 

FILARE ALL' ASTA , dicesi quando 
si tiene la canapa inastata a dif- 
ferenza dell'altro modo di tenerla 
avvolta intorno al corpo che di- 
cesi Filare alla cintola. 

FILARE ALLA CINTOLA , filare le 
funi colla canapa avvolta intorno 
alla cintola. 

FUNAIUOLO, s. m. chi fa o vende 
la fune. Funaio. 

FUNE, s. f. Corda V. 

GAMBA , s. f. lo stesso che Cocca V. 

GROVIGLIÓLA, s. f. P annodamen- 
to della corda, o del filo nel ri- 
piegarsi sovra se stesso per sover- 
chia torcitura. 

IMPIOMBARE, s. a. intrecciare o 
cong.'ungere capo a capo due funi 
per tal modo che non ne formino 
che una sola: Intagliare. 

IMPIOMBATURA , s. f. intreccia- 
mento di due funi impiombate. 

INGARRUGCOLÀRE , v. n. dlcesi 
che la fune incarruccola quan- 
do esce dal canale della girella , 
ed entra tra essa e la carruccola, 

SPAD. 



FUNAIO 



331 



INTRECCIATÒIO , s. m. corno, o 
cornetto da impiombare. 

LEGNUOLO , s. m. composto di più 
fila attorte con cui si formano i 
cavi o canapi, che anche si dice 
Cordone y Trefolo. 

LEZZINO , s. m. cordicella alquanto 
più grossa che il Merlino. 

MÀSUOLA , s. f. ordigno a più gi- 
relle per fare la corda. 

MERLINO, s. m. specie di funicella. 

MULINÈLLO, s. m. V. Masuola, 

PETTINATÓRE, s. ra. dicesi da 
cordai a un pettine da digros- 
sare. 

SCALO, s. m. lo stesso che Anda- 
na V. 



SFERZINO , s. m. spago torto da 
sferza. 

SFORZINO, s. m. cordicella. Spad. 

SPAGO, s. m. funicella sottilissima: 
Gavetta , o Matassina di spago. 
Spaghetto dim. 

STRAMBA, s. f. fune fatta d'erba 
non torta , ma solamente intrec- 
ciata. 

TRÉFOLO , s. f. filo attorto col 
quale preso a più doppi si com- 
pone la fune. Legnuolo , Cordone. 

TOPINO, s. m. legno tornito in fi- 
gura di cono tronco, solcato nella 
sua lunghezza da tante scanalature, 
quanti cordoni deve avere la corda. 
Triangolo, Fuso, Zoccolo , Sione. 



00'2 



LINAIUOLO E CANAPAIO 



AMMAGLIARE , v. a. battere e per- 
cuotere col maglio , e dicesi pro- 
priamente del lino il quale dopo 
essere stato in macero nelT acqua 
e dopo esser rasciutto si batte col 
maglio per diromperlo^ alllne di 
poterlo poi spatolare. 

CANAPA, s. f. pianta della quale si 
trae un filo simile al lino col qua- 
le si fauno corde , funi , tele ecc. 
Macerare^ dirompere la canapa, 
dipelarla , maciullarla , graffiarla j 
pettinarla. La canapa lavorata si 
divide in varie qualità Garzuolo 
di jìrima sorte , di seconda sorte ^ 
Canapone o Capecchio, Stoppa» 
Un mazzo di canapa , un fascio 
legato, Canapuccia la semenza di 
canapa , Canape il filo tratto dalla 
canapa. 

CANAPAIO, 5. m. colui die assetta 
e lavora la canapa: Canapino c\ìq 
si usa comunemente come nome 
sostantivo è aggiunto di cosa di 
canapa. 

CANAP AIUÒLO, s. m. (v. d. u.) 
colui che vende la canapa. 

CANAPULO , s. m. fusto della ca- 
napa dipelata o dirotta. Le parti 
più minute che cadono dalla ma- 
ciulla diconsi Liscile. 

CAPLCCIIIO, s. m. quella materia 
grossa e liscosa che si trae dalla 
pettinatura del lino avanti alla 
stoppa. Capeccìiio. 

CAVICCHIO , s. m. legno ove si 
scavezza il lino. Gallo. 

CEPPO DEL GRAFFIETTO, so- 
stegno del pettine o graffio da ca- 
napa. 



COCCA, s. f. P annodamento della 
corda nel ripiegarsi sovra se stessa 
per soverchia tessitura. 

COLTELLO, s. m. dicesi a que' le- 
gni che entrano nel canale della 
maciulla per dirompere il lino o 
la canapa. 

FASTELLÈTTO , s. m. alcune pian- 
te di lino riunite in un fastello. 
Grungo è il vinciglio onde si leg- 
ga. Fastello. 

GAMBA , s. f. lo stesso che Cocca V. 

GARZUOLO , s. m. canape fino pet- 
tinato ed acconcio da filare. 

GRÀFFIO, s. m. pettine da canapa. 

GRAMOLARE, v. a. dirompere o 
conciare il lino e ha canapa colla 
gramola. 

IMPIOMBARE UN CAVO, intrec- 
ciare e congiungere capo a capo 
due funi per tal modo che non ne 
formino che una sola, e che possa 
scorrere liberamente nelle taglie. 

LINAIUÒLO, s. m. chi fa Parte di 
lavorare il lino, o vende il lino. 
Linaiolo. 

LINO, s. m. erba dalla quale secca , 
e macerata si cava materia atta a 
filarsi per far panni detti perciò 
pannilini. 

LISCA , s. f. quella materia legnosa 
che cade dal lino e dalla canapa 
quando si maciulla, si pettina e si 
scotola. 

MACIULLA, s. f. strumento forma- 
to di due legni , Puno de' quali ha 
un canale nel quale entra il col- 
tello, e con esso si dirompe il li- 
no o la canapa per nettarla dalla 
materia legnosa. 



I 



LINAIUOLO E CANAPAIO 



535 



MACIULLARE, v. a. dirompere il 
lino o la canapa colla Maciulla. 
Gramolare. 

MACliRATÒIO, s. m. fossa piena 
d'acqua ove si macera il lino, e 
la canapa. 

PETTINARE, v. a. separare col 
pettine nel lino e nella canapa 
la parte più grossa dalla fina. 

PETTINATÓRE, s. m. colui che 
pettina la canapa o il lino. 

PETTINATURA , s. f. 1' azione del 
pettinare lino, canapa e simili. 

PETTINE, s. m. strumento di filo 
di ferro con cui si pettina il lino , 
la cannpa e simili. 

PETTINÈLLA, s. f. tavoletta con 
molte punte di ferro da una banda 
a guisa di pettine ad uso di pet- 
tinar lino. Politi. 

SCAPECCHIARE, V. a. nettare il 
lino dal capecchio, 

SCAPECCHIATÓIO, s. m. strumen- 
to col quale si separa il liuo dal 
capecchio. 



SCOTOLA , s. f. strumento di legno 
o di ferro a guisa di coltello , ma 
senza taglio col quale si scuote e 
batte il lino avanti che si pettini 
per far cadere la lisca. 

SCOTOLARE , V. a. battere il lino 
colla Scotola V. 

SCOSSIO, s. m. strumento di le- 
gno per dirompere la canapa e il 
lino. 

STIGLIARE , V. a. staccare colle 
mani il filo del lino o della ca- 
napa dal fusto. 

STÓPPA , s. f. materia che si trae 
dopo il capecchio nel pettinare li- 
no o canapa. 

TIGLIO DI PEDALE , dicesi di ca- 
napa o simile; ed è la parte in- 
feriore delle piante filamentose. 

TENER IN MACERO, tener nell'ac- 
qua checchessia ad effetto di ma- 
cerarlo e si dice del lino , della 
canapa, ed altre cose tali. 



554 



ARTI DILETTEVOLI 



DORATORE 



A MORDENTE, in forza d'avver- 
bio: si dice d'una maniera d'in- 
dorare o inargentare, senza bru- 
nitura, coprendo col mordente la 
cosa che si ha a dorare o inar- 
gentare. BORGHINI. 

ARGENTATÓRE, s. m. colui che 
inargenta, ma si comprende nel 
vocabolo Doratore. 

AVVIVATÒIO, s. m. strumento for- 
mato d'una verghetta di rame si- 
mile ad un matitatoio fìtta in un 
manico di legno che serve ad av- 
vivare il lavoro nel dorare a fuoco. 

BIANCHIRE , V. a. render- bianche 
le figure e altri lavori d'argento 
col composto detto Bianchimento. 

BÒLO, s. m. sorta di terra pingue, 
limosa, arrendevole, attaccaticcia 
di cui una specie rossa è usata dai 
doratori. 

BUFFA , s. f. berretta a foggia di 
morione che spiegata e mandata 
giù cuopre tutta la faccia e il col- 
lo. Di questa servonsi i doratori 
a fuoco per difendersi dalle male 
evaporazioni , e dai fumi che tra- 
manda l'argento vivo. 

DAR DI ZANNA , zannare , brunire 
azzannare. 

DLSDORÀRE, v. a. levar l'oro da 
alcuna cosa. 

DOBÀRE, V. a. indorare, cioè di- 
stendere, e appiccar l'oro in sul- 
la superficie di checchessia. Metter 
(V oro. 



DORARE A FUOCO, metter l'oro 
sopra la superficie di lavoro di 
metallo ben lustro e grattugiato 
il che si fa a forza di fuoco e d* 
argento vivo. 

DORARE A MORDENTE , V. A 
mordente, 

DORARE A ORMINIACO , mettere 
a oro cosa che non s' abbia a bru- 
nire sopra materia detta orminiaco. 

DORATÓRE, s. m. artefice che in- 
dora , che attende all' arte di do- 
rare. Indoratore. 

DORATURA , s. f. indoratura , il 
dorare , e l' oro istesso acconcio 
sulla cosa dorata. 

FERRÀCCIA , s. f. strumento di 
lamiera di ferro tirata quasi a fog- 
gia di scatolino senza coperchio 
in cui si pone Toro con che si 
deve dorare per incuocerlo prima 
di metterlo nel correggiuolo in- 
sieme col mercurio. 

FILETTARE , v. a. adornar con 
filetto d'oro. 

FÒGLIA, 8. f. dicesi d'oro, d'ar- 
gento, di rame battuto, e di mol- 
te altre cose ridotte a gran sotti- 
gliezza , come di foglia. 

GRANIRE , V. a. dicesi allorché 
nelle parli molto larghe e piane 
della superficie indorata si fanno 
apparire minutissime e spesse am- 
maccaturine. 

IMBRUNITÓRE, s. m. artefice che 
imbrunisce. Garzoni. 



DORATORE 



335 



INARGENTARE , v. a. coprir chec- 
chessia con foglia d' argento attac- 
catavi sopra con fuoco , holo , o 
mordente, o chiara d'ovo, o al- 
tra materia tenace il che si dice 
anche Metter d'argento. 

INDORARE, V. a. dorare, mettere 
a oro, metter d'oro, inorare: s' 
indora poi a bolo sul legno, a 
fuoco sopra i metalli, e s'indora 
a mordente, quando non si vuol 
brunire o lustrare. 

INDORARE A BOLO , si dice d'una 
maniera di dorare o inargentare 
mettendo prima il bolo sulla cosa 
che si vuol indorare. 

INDORATÓRE , v. n. colui che in- 
dora, e dicono alcuni di chi copre 
checchessia con foglia d'argento. 

MÈCCA, s. f. spezie di vernice, che 
si dà sopra l'argento, la cui base 
è il sangue di drago: dicesi anche 
Vernice di Mecca, o Doratura a 
Mecca. 

METTERE A ARGENTO O D'AR- 
GENTO , V. Inargentare. 

METTERE D'ORO A BOLO, met- 
tere la foglia d'oro sopra una ma- 
teria, come gesso, legno ecc. ri- 
correndo al bolo macinato e lera- 



perato secondo i precetti dell'ar- 
te. GlIERARDIM. 

METTILÒRO, s. m. che mette a 
oro , ^o indora. Mettidoro. 

MORDÈNTE, s. m. vernice che ser- 
ve a fissar l'oro o l'argento in 
foglia che si applica sopra il ra- 
me , il bronzo ecc. senza brunitura. 

ORMINÌACO, s. m. sorta di mi- 
stura alquanto liquida e viscosa 
che serve in cambio di mordente 
per dorare o metter a oro sopra 
drappi, coiami , legnami ed altro. 

ORO LN FOGLIA, dicesi l'oro bat- 
tuto tanto sottilmente , che ridot- 
to in foglie come di carta serve 
per dorar soffitte, quadri, suppel- 
lettili ecc. 

PENNELLA, s. f. pennello di vaio 
di figura non rotonda, ma schiac- 
ciata ad uso de' doratori. 

SETOLARE, V. a. fregare, stropic- 
ciare i lavori dorali o da dorarsi 
col martello o pennello di setole 
di porco. 

ZANNARE, V. a. adoperare la zan- 
na, lisciar colla zanna ( cioè san- 
na o dente curvo di porco o ci- 
gnale ) Toro, e l'argento. 



336 



BALLI 



« 

ALEMANNA , s. f. danza venutaci 
dall' Alemagna la cui musica a due 
tempi è molto viva ed allegra. 

ANDANTE, s. m. passo che si fa 
camminando innanzi e indietro dal- 
l' uno e dall'altro lato. 

ARETINA , s. f. sorta di ballo e so- 
nala che sì costuma fra gli aretini 
d' onde ha pigliato il nome. 

BALLATA, s. f. per danza, onde 
fare una ballata , vale lo stesso 
che fare una danza, e fornir la 
ballala , fornire la danza. Balla- 
mento. 

BALLATELLA, s. f. piccola canzo- 
netta a ballo. Ballatetta, Ballati- 
na dim. 

BALLERÌA , s. f. astratto di ballata. 

BALLETTO, s. m.' specie di balio, 
e piccolo ballo. 

BALLO , s. m. arte di muovere ordi- 
natamente il corpo secondo il tem- 
po dell' armonia , e per l'atto i- 
stesso del ballare. 

BALLO ALLA MESTOLA , specie 
di ballo dove il cenno dello invilo 
è il tocco d' una mestola , o la 
consegna di questa V. Ballo alla 
Pezzuola, 

BALLO ALLA PEZZUÒLA, chia- 
masi quando si fa colla pezzuola , 
o fazzoletto il quale ballando si 
getta a quello che si vuole invita- 
re e COSI di mano in mano V. 
Ballo alla mestola. 

BALLO DELLA CATENA, specie 
di ballo che si fa intrecciando 
braccia con braccia. 

BALLO IN SLL GHIACCIO, quel 
passeggio o quella specie di danza 



che si fa per divertimento sdruc- 
ciolando sul ghiaccio. 

BALLÒNCHIO, s. m. ballo contadi- 
nesco. 

BALLO SOLLEVATO, quello che 
solleva la vita con isforzo come il 
Brando o la Gagliarda, 

BALLO TONDO, specie di ballo 
che si fa pigliando più persone per 
le mani e formando così tutte un 
circolo che da' Toscani dicesi Ca- 
rolare. 

BASSA, s. f. sorta di ballo. Casti- 
glione. 

BASSE DANZE, dicesi di quella 
sorta di ballo in cui si misurano 
solamente i passi , e si attende alel 
varie positure. 

BATTÀGLIA s. f. danza che si bal- 
lava da due cavalieri e due dame 
nel secolo XVII. Negri. 

BERGAMASCA, s. f. sorta di ballo 
composto tutto di salti e capriole 
cosi dette dal nome della città di 
Bergamo e da una canzone che 
cantavasi altra volta in Firenze. 

BERLINGÒZZA, s. f. ballonchio, o 
ballo contadinesco. 

BISCIA , s. f. danza che si ballava 
da due cavalieri e due dame. Negri. 

BRANDO , s. m. specie di danza 
sollevata come la Gagliarda. 

BURE, s. m. ballo composto di trci 
passi uniti insieme con due movi 
menti. Magalotti Lett. 

CALATA, s. f. sona di ballo. 

CANÀRIO, s. m. aria e sorla di balle | 
che può accompagnarsi col canto, 

CAPITÒNDOLO , s. m. salto col 
capo all' ingiù. Cajntombolo. 



BALLI 



537 



CAPRIÒLA, s. f. salto che si fa in 
ballando sollevandosi dritto da ter- 
ra con iscambicvole movimento di 
piedi. Caprìoleita dlm. 

CAPRIOLARE , TR1^XIARE , O 
TAGLIAR CAPRIOLE, far più 
volle l'atto d'intrecciar le gambe 
mentre il saltatore e per aria. 

CARÒLA, s. f. ballo tondo cbe co- 
munemente si accompagna col can- 
to, e si fa pigliandosi più persone 
per le mani e formando cosi di 
tutti loro un circolo. 

CIIIARANZÀNA, s. f. sorta di ballo 
e di tripudio. Chlarintana. 

CIACCONA, s. f. sorta di ballo alla 
Spaglinola ed è pur l'aria d'una 
tal danza. 

CIURLO, s. m. quel giro intoro clic 
si fa di tutto il corpo sostenendo- 
si sur un piede. 

COCCHINA , s. f. sorta di ballo 
praticato per lo più da' contadini. 

CONTADINA, s. f. sorla di ballo 
usato per lo più nel carnevale, il 
quale consiste tulio nel capitombo- 
lo clic fanno quindici o venti uo- 
mini ritti e collegati insieme ma 
dlsposli in quattro ordini gli uni 
sopra le spalle degli altri. 

CONTRADDANZA, s. f. dall'ingle- 
se Country dance s ^ specie di ballo 
vivace ed allegro che si fa o con 
determinalo numero di dame e di 
cavalieri, ovvero indeterminato cioè 
«rallrcllaiite dame e cavalieri mes- 
si in fila sopra due linee quanti 
ne comporta l' ampiezza del luogo 
dove si balla. 

CONTRAPPASSO, s. m. incontro 
reciproco di clii balla nel tornare 
dopo essersi scostato. 

CONTRATTÈMPO s. f. t. di ballo 
Grer. 

CORRÈNTE , s. m. sorta di ballo 
sollevato e sonala per tal ballo. 

COSACCA , s. f. danza nazionale de' 
Cosacchi. 



DANZA, s. f. ballo, carola, Dan- 
zetta dim. 

DÓPPIO, s. m. dlcesi d'una specie 
di passo. 

FARÀNDOLA , s. f. danza proven- 
zale (letta Farandulo. 

FESTINO, s. m. traltenimenlo di 
gioco e ballo per lo più fatto di 
notte fra cavalieri e dame. 

FIGURA ., s. f. diconsi le diverse 
linee che si descrivono coi piedi 
nel danzare, e delle persone che 
vi figurano. 

FIGURARE, V. a. descrivere danzando 
alcuna delle figure diverse del ballo. 

FIORENTINA, s. f. sorta di ballo. 
Garzoni. 

FIORETTO, sorla di passo che ha 
tre diiTcrenir modi, e dlcesi Fioret- 
to semplice , Fioretto in {scacciato y 
Fioretto in gittato ed è un certo 
passo che si fa danzando col muo- 
vere un piede innanzi o dietro l'al- 
tro che sostiene in tanto tutto il 
cor[)o in equilibrio. 

FORLÀNA , s. f. danza di carattere 
vivo con melodia in tempo e di 
movimento vivo usala particolar- 
mente nel Friuli da dove ha trat- 
to il suo nome. 

GAGLIARDA , s. f. sorta di ballo 
che usasi in Lombardia e R.oma- 
gna. Lippi. Malm. 

GALOPPA, s. f. ballo ungalo clic 
imita il galoppo del Cavallo. 

GAVÒTTA , s. f. specie di danza 
gaia che si balla speditamente e 
con prestezza come la Bure, la Giga 
e simili ecc. 

GIGA, s. f. danza di carattere gaio 
vivacissimo e di movimento lesto. 

GITANA, s. f. sorta di ballo spa- 
glinolo, forse COSI detto da' Zinga- 
ri che in (juella lingua sono chia- 
mati Gitana e Gitano. 

INIRECCIÀRE, Y. a. ballare insie- 
me più persone con diversi rigira- 
mcnli. 



43 



538 



BALLI 



LÀENDLER, s. m. (v. led.) ballo PASTORÈLLA., s. f. specie di dan- 
della Sliria che è una specie di za usata da' pastori. 

PAVANA., s. f. ballo de' paesani del 

distretto di Padova. 
POLACCA , s. f. danza nazionale 
de' Polacchi di carattere solenne e 



una 
Valzer. 

LO-MBÀUDA, s. specie di ballo. 

LUCÌA , s. f. sorta di ballo fatto con 
iscontorcimenti della persona e 
particolarmente delle braccia. 

MESSERÀTICA, s. f. specie di ballo 
forse cosi detto dal tempo delle 
messi , da Messere quasi ad imi- 
tazione de' balli cittadineschi. 

MINUETTO, s. ra. danza composta 
d'un solo passo rinnovato sulla 
stessa figura ; nella quale la nobil 



comm- 



^rave. 

PRENDERE UN BALLO , 
ciarlo. Bocc. Dec. 

QUADRÌGLIA , s. f. danza di carat- 
tere molto gaio e di movimento 
vivace. 

RENDERE IL BALLO, far ritorna- 
re in ballo chi ha invitato, 
ih, la gaiezza, e la grazia sono RIALZATO, aggiunto di passo che 
unite ad un contegno grave, dlgni- si fa rialzando o distendendo i gi- 



toso e seno. V è chi dice Mi- 
nuelte. 

MONFERRÌNA, s. f. sorta di dan- 
za assai usitata cosi detta dagli 
abitanti del Monferrato che l'han- 
no in delizia. Monferrina alla 
Spagnuola. 

MORÉSCA , s. f. sorta di ballo, che 
forse in qualche parte corrispon- 
de al saltare coH'arme degli antichi. 

MUTANZA , s. f. cambiamento di 
figure diverse di un balletto. 

PAGANÌNA , s. f. sorta di ballo vil- 
lanesco. Garzoni. 

PASSO , s. m. termine dì ballo che 
ha diversi aggiunti come Passo 
andante , circolare , semplice , pie- 
gato ecc. 

PASSO CIRCOLARE , quello che 
si fa movendo il corpo in giro 
senza uscire del proprio luogo. 

PASSO PIEGATO, passo che sì fa 
curvando i ginocchi. 

PASSO SCACCIATO , passo cosi 
detto perchè in esso un de' piedi 
percuotendo l'altro lo scaccia via 
e gli fa fare un passo naturale. 



nocchi. 

RIDDA , s. f. ballo di molte persone 
fatto in giro, accompagnato dal 
canto che dicesl anche Rigoletto, 
Ballo tondo, Riddone. 

RIDDÒNE , s. m. lo stesso che Rid- 
da: e talora anche si piglia per 
lo ridotto nel quale si fa la ridda. 

RIGODONE , s. m. specie di danza 
che si balla con prestezza. 

RIGOLÈTTO, s. m. danza in tondo 
con assai persone prese per mano 
cantando. Ridda, Caribo. 

RINCÓRSA, s. f. (v. d. u.) quel 
dare indietro che altri fa per sal- 
tare o lanciarsi con maggior im- 
peto e leggerezza. 

RIPRESA , s. f. quando si torna da 
capo a far l' istesso ballo come il 
Ritornello in Musica. 

ROEGÀRZA, s. f. sorta di ballo. 
Castiglione. 

SALTATORE MORTALE, diconsi 
da' glocolatori quelli che fa il 
Salto mortale. V. 

SALTÈTTO , s. m. piccolo salto , 
Saltellino , Salterello dim. 



PASSO STACCATO, passo cosi det- SALTO, s. m. usasi anche per ballo, 
to pcrclM- stacca o allontana un SALTO MORTALE, si dice del 
pi(MÌe d.'illa positura ove si trova 



e lo conduce sopra 
frane. Pas degagé. 



saltare voltando la persona sotto 
un' altra : in sopra senza toccar terra colle ma- 
ni, o con altro. 



BALLI 359 

SARABANDA, s. f. (y. d. u.) sorta TRESCÓNE, s. m. ballo intrecciato 

di ballo grave e serio. de' contadini. 

SCAMBIETTO, s. ra. salto che si TRINCIAR CAPRIOLE, vale intrec- 

fa in ballando. ciare i piedi per far capriole. Ta- 

SCEMPIO , agg. che diccsi d' una gUar quinte e sesie , Trinciare le 

specie di passo di ballo. capriole snelle e spiccate. Cresci A^i, 

SCOZZESE, s. m. sorta di ballo. TRIPUDIO, s. m. voce che slgnifi- 

SFOLGORÌO DI PIEDI, dlcesi il ca ballo che giri in tondo. 

far intrecci e raddoppiamenti di VALZER, e VALZ (v. ted.) rlddo- 

saltl. volg. Pistoletta. ne gagliardo in cui due abbraccla- 

SMETTERE IL BALLO, interrom- ti insieme e aggirantlsi in cerchio 

perlo. menano un ballo tondo. Bresc. 

TRECCIA, s. f. intreccio di ballo. 

TRESCA , s. f. spezie di ballo anti- 
co. Treschella dlm. 



340 



TEATRI 



ACCENDITÓRE s. m. colui che è ob- 
bligato dal suo uffizio ad accendere i 
lumi tie'tcatri pubblici. ///w/nma^ore. 

AGNIZIÓNE s. f. è quel luogo della 
rappresentazione ove si viene a 
conoscere che una persona sia d'u- 
na nascita, condizione d'un grado 
di cui non credevasi che fosse. 

Atto s. m. cosi diconsi le parti in 
che dividoiisi le commedie, traere- 
die ecc. che ordinariamente sono 
cinque. 

AT rÓRE s. m. V. Recitante. 

ATTREZZATÓRE s. m. colui che 
provvede gli attrezzi necessari alle 
rappresentazioni teatrali. 

AVVISATÓRE s. m. queir attore 
che dal palco scenico suole an- 
nunziare la commedia, o tragedia 
da rappresentarsi ne'giorri oppresso. 

CARTELLÓNE s. m. quello che 
serve ad accennare al publico l'o- 
pera o la commedia che va in 
iscenn. 

CATASTROFE s. f. scioglimento 
della favola o comica o tra^jica, 
cioè queir estrema avventura dopo 
laqtnle nulla più aspetta l'uditore. 

COMEDI A e COMMEDIA s. f. rap- 
presentazione di qualche avveni- 
monlo alto a ricreare l'animo de- 
fili spettatori, la quale si fa intro- 
ducendo varie persone a ragionare 
ed operare, come se l'avvenimen- 
to cadesse in loro, e vero fosse e 
preseci le. 

COMPAGNIA DI COMEDIANTI 
cerio iiumcro di allori sufficiente 
a recitare Comedic. 

CÒRO s. m. il popolo, la soldate- 



sca ed altra massa di genti, che 
per accrescere l'effetto musicale 
viene a prender parte nelT azione. 

DRAMMA s. f. componimento teatra- 
le ove il serio prende parte nella 
composizione, nelT interesse e nel 
sentimento che egli inspira. Que- 
sto dicesi anche Dramma senti- 
mentale , Dramma commovente , 
Dramma istruttivo , e per istrazio 
Comedia lagrimosa. 

DRAMMA SPETTACOLOSO , com- 
ponitnento in che rappresentasi 
qualche fatto strano e meraviglio- 
so con gran movimento sulla sce- 
na, gran cambiamento di decora- 
zioni, fracasso d'armi e d'armati, 
pompa di cavalli , cavalieri, sfarzo 
di vestimenta ecc. 

FARSA, s. f. specie di recitamento 
burlesco in cui si versa a piene 
mani il comico esagerato : questa 
è ordinariamente d'un atto solo. 

FIGURANTE s. m. (v. d. u. ) che 
dicesi de'ballerini da teatro intro- 
dotti a rappresentare alcune parti 
accessorie al ballo. 

FORO DELLE SCENE , quella par- 
te che è in faccia degli spettatori. 

GROTTÉSCO , agg. de' ballerini 
saltatori da teatro. n 



ILLUMINATORE, s. m. V. Accen- 
ditore. 

INCANALATURA s. f. quella specie 
di taglio in cui scorrono le scene. 

MANDAFUÓRA s. m. foglio su cui 
è scritto l'ordine col quale debbo- 
no uscir dalle scene i recitanti , 
lenulo nelle mani da colui che in- 
vigila sulla recita , e che si chiama 



TEATRI 



341 



esso me(]esimo il Mandafuora. 
Scenario. 

ÒPERA s. f. (v. d. u.) che significa 
una rappresentazione teatrale in 
musica. L'opera dlvidesi in Seria 
o Buffa secondo la qualità del sog- 
getto, o del modo con cui è trat- 
tato. Melodramma. Magalotti 
Lett. 

PALCO, e più coraun. PALCHET- 
TO s. m. quello dove stanno gli 
spettatori in teatro negli ordini 
sopra la Platea. 

PALCO SCENICO , quello su cui 
declamano i comici, si cantano le 
opere , e fansl tutte sorta di rap- 
presentazioni. 

PARADISO s. m. (v. fr.) la parte 
più alta del teatro senza divisione 
di palchetti destinata pe' servitori. 
In molti luoghi dicesi Lubòione , 
o Loggione. 

PERIPEZIA s. f. (v. gr.) che vale 
quell' impensato mutamento di for- 
tuna per cui taluno di felice che 
era diviene infelice, e viceversa. 

PIANO , s. m. ne' teatri al plano de' 
palchi a pian di terra si dice volg. 
a pò piano j indi il Primo Ordine 
sulle prime scale; ed è V Ordine 
Nobile j poi il Second' Ordine, e 
cos'i di seguito. 

PLATEA s. f. la parte più bassa 
d'un teatro dove stanno gli spet- 
tatori, che molti con vocabolo frane. 
9v (licotìo Parterre. 

PROTAGONISTA s. m. ( v. gr. ) 
l'attore, o personaggio principale 
della Comedia, Tragedia, Opera ecc. 

PULPITO , s. m. significa anche 
Palco e fu detto particolarmente 
per qnr Ilo de' teatri ; or non è mol- 
lo in uso in tal significato. Ariosto. 

RECITA, s. f. r atto di recitare in 
tcarro una comedia o tragedia. 

RECITANTE s. m. colui che recita 
la sua parie in isccna. Attore Perso- 
naggio. 



RECITARE V. a. diccsi del favella- 
re i comici sulle scene. 

SCENA s. f. il paese, o luogo fìnto 
sul palco da' comici , ed anche il 
Foro delle scene cioè quella parte 
di esse, che e in faccia agli spettatori. 

SCENA s. f. tela confitta sopra tela- 
io di legno e dipinta per rappre- 
sentare il luogo finto da' comici. 

SCÈNA s. f. dicesl pure delle parli 
in che sono divisi gli atti deler- 
mlnate dall' entrare, o dall' uscire 
d'alcun personaggio. 

SCENARIO s. m. foglio in cui sono 
descritti i recitanti , le scene, e i 
luoghi pe* quali volta per volta de- 
vono uscire in palco i comici e 
altre slmili cose concernenti le 
comedle, e le tragedie, ed è per 
lo pili applicato al muro dietro 
alle scene affinchè ciascun reci- 
tante lo possa da sé stesso vedere. 

SCENARIO s. m. significa talvolta 
tutto intero lo spazio occupalo dal- 
le scene, e le scene medesime. 

SERA BENEFICIATA serata di be- 
nefizio di un attore. Serata V. 

SERATA s. f. serata di benefizio 
(v. d. u. ) sera di recita in teatro 
destinala a vantaggio di qualche 
attore. Beneficiata. 

SUGGERITÓRE , o RAMMENTA- 
TORE s. m. colui che dal palco 
rammenta ai comici le loro parti. 

TENDA s. f. ne' teatri è quella 
tela che distesa dinanzi al palco 
cuopie le jcene, finché non si dia 
cominciamciiio alla comedia volg. 
Sipario , Telone. 

TRAGÈDIA s. f . è la rappresenta- 
zione di qualche tristo avvenimen- 
to atto a muovere la compassione 
o il terrore ; la tragedia che di- 
scende a cose domestiche dicesi 
Tragedia Urbana. 

TRAMUTA/IONE, O TRAMITA- 
MENTO DI SCENA, il cambiar 
delle scene. 



342 



GIUOCHI 



GILOCUI DI ESERCIZIO , DESTREZZA O D ABILITA COME 



PALLACORDA5 MAGLIO, 



BIGLIARDO, PALLONE ECC. 



ACHITTÀRSI, V. n. p. (frane, de' 
giuocatori di bigllardo) mandare 
la palla a bersaglio di colui che 
prima ha da giuocare. 

ANDARE ALLA PALLA, muoversi 
il giuocalore per dare alla palla. 

ANELLO, DARNELL', t. de'corridori 
di lance , e vale colpir nell'anello. 

APPÈLLO, s. m. piccolo cerchio so- 
pra il quale si pone la palla avan- 
ti di darle nel giuoco del maglio. 

ASTICCIUÒLA , s. f. nel Trucco 
chiamasi la mazza da spinger le 
palle. 

BARBERÀRE , v. n. è il girare ine- 
guale della Trottola quando va a 
salti. 

BATTER LA PALLA, nel giuoco 
del Calcio vale dar principio al 
giuoco, con batter la palla fra la 
baruffa, che anticamente facevasi 
col batterlo in un marmo a ciò 
<lestinalo. 

BIGLIA, s. f. (v. fr.) palla per lo 
più d'avorio con cui si giuoca al 
bigliardo: Far biglia, cacciar la 
palla in una delle buche del bi- 
gliardo. 

BlGLIÀRDO, s. m. (v. fr. d. u. ) 
giuoco che diccsi anche Trucco a 
tavola : usasi anche pel luogo e 
per la tavola in che si fa dello 
giuoco. MuiiAToni Pìl. Mar. 



BIRILLO, s. m. e BIRILLI in pi. 
pezzetti d'avorio torniti che si di- 
spongono ritti in mezzo del bi- 
gliardo per giocare. 

BÒCCIA, s. f. giuoco che si fa con 
pallottole che si mandano per far- 
le entrare in piccole buche fatte 
nel terreno. I Romani ed i Lom- 
bardi per giuoco delle Boccie in- 
tendono un altro giuoco fatto con 
palle grosse. 

BONCIÀNA, s. f. palla piena di 
borra che per lo più. è usata da 
contadini. Usasi comunemente in 
forza d' add. Farinosi palle bonciane. 

BOMBA s. f. luogo determinato e 
privilegiato nel giuoco del pome 
d' onde altri si parte e ritorna. 

BRACCIALE s. m. strumerito di 
legno coperto di denti di cui ar- 
masi il braccio per giuocare al 
pallone. 

BROCCO, s. m. chiodo o stecco, 
col quale è attaccato il bersaglio. 

BÙTTERO, s. m. quel segno che 
lascia la Trottola percotendo col 
ferro. 

CACCIA, s. f. nel giuoco del pallo- 
ne , del calcio e simili significa il 
luogo dove finisce il primo balzo 
della palla o del pallone : al giuo- ; 
co del calcio vale cacciar di posta 
la palla una volta fuori dello sleccato. 



GIUOCHI DI ESERCIZIO, DESTREZZA ECC. 545 

siano per alzare tulli e 



FALCIANTE, s. m. colui che gluo- 
ca al calcio. 

CALCIO , s. m. giuoco proprio e 
antico di Firenze a guisa di bat- 
tasjlia ordinala che si fa con una 
palla a vento. Il fine di tal giuo- 
co è di far passare la palla di po- 
sta oltre all'avversa testa dello 
steccalo. 

HORDA , s. f. sorta di giuoco di 
palla , che anche dicesì Palla a 
corda. Far una corda vale fare 
una partila a detto giuoco. 

:0RR1DÒRE , s. ra. al giuoco del 
calcio dicesi di coloro che corrono 
per dar forza alla palla. 

XCCÀGNA , s. f. e ALBERO DEL- 
LA CUCCAGNA , è un' antenna 
assai alta, unta di sego, avente in 
cima una borsa di danaio, o alcu- 
ne cose da mangiare die formano 
il premio di chi aggrappandosi sa 
giugncrc alla sommità. 

DARE ALLA PALLA , spingerla 
colla mano, o con isirumento» 

DARE SCONCIO , nel giuoco del 
calcio vale impedire il pigliare o 
il dare alla palla. 

DATA , s. f. colpo che si dà alla 
palla in giocando. 

DATORE s. m. il primo destinato 
a mandare il pallone agli avvcrsa- 



giuocalori unilamcnlc. 



numero 
due i 

FERiSTfCA, s. f. giuoco della palla. 

FUNÀMBOLO , s. m. ballalore sulla 
corda. Acròbata. 

CAROSÈLLO , s. m. giuoco che si 
fa da più persone sopra cavalli di 
legno che girano intorno ad un 
palo di mezzo a cui sono attacca- 
ti. Giostra 

GIUOCARE ALLA PALLA COL 
TAMBURINO. Tom^iaseo. 

GIUOCO DELLA SLITTA . corsa 
che si fa sdrucciolando sul gliiac- 
cio per mezzo di ferri adattati al- 
le scarpe delti Pattini. 

GONFIATÓIO, s. m. strumento da 
gonfiare il pallone. Schizzatoio. 

GONFIATURE , s. m. colui che 
gonfia i palloni pel giuocatori. 

IMPALLÀRE V. n. (t. giuoc. bigi.) 
fare in modo che l'avversario col- 
la sua palla non possa colpire 
quella delT altro per esservi di 
mezzo i birilli, o qualche palla. 

INNANZI, s. m. nel giuoco del cal- 
cio si dice ciascun di coloro che 
corrono la palla , e però son delti 
anche Corridori. 

LACCIiÈTTA s. f. strumento col 
quale si giucca alla palla , fallo di 
corde di minugia tessuto a relè , 
che più comunemente si dice Rac- 
chetta. 
e simili dicesi il trasgredimcnio o LA CORTA ( t. giuoc. bigi. ) l'asiic- 



n , voig. Battitore. 



FALLO , s. m. al giuoco della palla 



contrairacimento delle condizioni 
del giuoco, come passare un ter- 
mine prefisso, non arrivare al tet- 
to del giuoco, o incontrare la pal- 
la col braccio, colla vita, o con 
altro fuor dello strumento da per- 
cuoterla. 

FAR MATTONELLA (t. giuoc di 
pigliai (lo) dare il colpo obliquo 

I invece di diretto. 

FARE ALL\ MOR.V , giuoco che si 
fa in due alzando le dita delle 
mani e cercando d' apporsi che 



ciuola più corta di tutte lo altre. 

LECCO, s. m. la più piccola dolio 
pallottole , piastrelle , murelle , 
boccie. Grillo \ Lecchetto, Lecchct- 
tino dim. 

LIZZA , s. f. tavolalo , muro , o tela 
rasente la quale corrono i cavalie- 
ri nelle giostre. 

MÀGLIO , s. m. lungo manico di 
legno con cui si piglia, e lancia 
la palla nel giuoco del Pallama- 
glio: Appello si chiama il ccrcliio 
di ferro che ha dell'uno de' capi. 



544 



GICOCHI 



MARCATÒHE s. m. (v. d. u.) co- PALLÀIO, s. m. colui che sommi- 
lui che assiste al giuoco del bi- nlstra le palle a' giuocatori -, ed 
gllarJo, nota i punti delle partite, anche chi assiste a' giuochi di palle, 
e dà occorrendo le astlcciuole a' o pallone e nota i punti della 
giuocatori. partita. 

MATTO, s. ra. nel giuoco de' Rulli PALLAMÀGLIO, s. m. giuoco sulla 

è quel rocchetto senza numero che piana terra, con palle di legno di 

ponsi in^ mezzo. piccolo maglio. Trucco a terra. 

MATTONÈLLA,s.f. la sponda che orla PALLEGGIARE v. n. dare alla pal- 
la tavola in cui si giuoca al bigliardo. la o pallone mandandolo, o ri- 

MESTOLA, s. f. str. di legno col mandandolo per trastullarsi-, e per 

quale si gioca , e dassi alla palla, avviare il giuoco, 

p al palloncino. PALLERlNO,s. m. giuocatore di palla. 

]\IEZZA , s. f. (t. gluoc. bigi.) astic- PALLINO, s. m. la più. piccola 

ciuola più lunga della piccola mezza. delle palle , o boccie da giuoco. 

MORELLA , s. f. lasti uccia colla Lecco, Grillo. Tommaseo. 



quale si giuoca , tirandola al lec- 
co come una pallottola. 

PALAMÀGLIO, s. m. la cucchiara 
del maglio. Spadafora. 

PALIO DE' SACCHI , corsa che 
consiste nel mettore un uomo in 
un sacco del quale riman fuori con 
solo un braccio , e le spalle , e 
COSI saltellando corre tutto lo spa- 
zio destinalo, bene spesso cadendo, 
e andando tomboloni. 



PALLONE s. m. palla grande fatta 
di cuoio , e ripiena d' aria. Pal- 
loncino dim. 

PALLÒTTOLA, s. i palla di legno 
che serve per gluocare in cui sono tre 
contrappesi di piombo per via de* 
quali si fanno fare alle pallottole 
le operazioni e i voltamenti che 
si vuole: l'un di questi si chiama 
la Catena^ l'altro il Grande, il 
terzo il Piccino. 



PALLA s. f. corpo di figura rotonda PALLÒTTOLA s. f. così chiamansi 
che serve a vari giuochi : le palle quelle sei palle di legno di mag- 
giore o minor mole che servono 
per giuocare, rotolandole per ter- 
ra e facendo a chi più lo avvicina 
ad una settima più piccola detta 
Pallino , Lecco , o Grillo. 



sono di più sorla come Palla le- 
sina , Palla bonciana , Palla im- 
puntita , Palla a maglio : Palli- 
ria^ Palletta dim. 
PALLA A CORDA, giuoco che fa- 
cevasi rimandando con una racchet- 
ta la palla di corda che veniva da 
un tettino sporgente lungo la stan- 



PALLOTTOLAIO , s. m. tettmo in 
cui il mandatorc deve far balzar 
la palla, 
za, rimandandola in modo che PERDERSI, v. n. p. (t. gluoc. bigi.) 
non desse in una specie di riparo cacciare la propria biglia in una 
teso a mezzo la stanza, e che non delle buche, o farla saltar fuori 
urlasse nella parete di contro con del bigliardo, o anche abbattere 
tant' impeto da rimbalzare più ol- con essa i birilli, 
tre d'un certo limite segnato sul PICCOLA MEZZA , sorta d' astic- 
sjolo. ToMMASKO. ciuola da bigliardo. 

PALLA DI LESINA, e PALLA LE- PILLOTTA s. f. piccol pallone con 
SINA, specie di palla coperta di cui si giuoca; e il giuoco stesso, 
cuoio, ripiena di borra, e cucita PÓME s. m. specie di lotta in par- 
colla lesina. liia. Mezzo Pome, 



GIUOCHI DI ESEUCIZIO , DESTREZZA ECC. 



RIGO, s. m. al giuoco della pillotta SPUNTATURA, s. f. dlcesi d'un' 

ed altri dicesl quel segno clic spar- astlcciuola di blgHardo allorcliò 

tiscc in due il luogo de'gluocalori. pjs'ia '•* palla di fianco. 

RUMANDO, s. m. si dice nel giuoco STECCA, s. f. legno lungo rotondo 

della palla quando per alcuna ca- e decrescente in grossezza con cui 

gione la palla non è slata ben gluocasi al bigllardo. Asiicciuòla. 

mandata, e bisogna tornare a man- TAMBURO, s. in. tclto del giuoco 

darla di nuovo. della palla a corda, su di cui si 

RIMESSA DELLA PALLA , riman- balza la palla a corda ; che al 

dar la palla dopoché le ha dato giuoco del pallone gonfio chiamasi 

r avversario. Tettino. 

RINCÓRSA, s. f.quel dare indietro TEMPO DI PALEO , o TEMPO, 

che altri fa per saltare o lanciarsi assolut. s' intende lo spazio di 

con maggior impeto e logglerezza. tempo impiegato dalla palla, pallo- 

Rl PICCO , o RIPICCHIO , s. m. ne ecc. nel percuotere o balzare, 

(t. gluoc. bigi.) volg. Rimpallo. o fare altro simile effetto. 

ROMPERE LA PALLA, ( t. gluoc. TRAMPELLÌNO, s. m. asse posta a 

del calcio.) impedire il datore, foggia di plano inclinato su cui i 



sicché non possa dare alia palla. 

R0VP:SC1ÒNE, s. m. è il dare alla 
palla voltando al contrario la ma- 
no, che anche dicesi Rovescio , e 
Manrovescio. 

RULLO , s. m. e RULLA , s. f. 
giuoco ove con pallottole si dà in 
certi pezzi di legno ritti che si 
fanno cadere; i quali pur chiamai!- 
si Rulliy Rocchetti e Zoni. 

SACCOMAZZONE , s. m. giuoco 
usato per lo più da contadini e 



saltatori corrono per islanciarsi e 
fare salii mortali; e quell'asse da 
cui muovono i datori nel giuoco 
del palloiìc. 

TRINCIARE LA PALLA, rimetterla 
colla racchclla obH(|ua in modo 
che ella acquisti una vertigine in 
se contraria al moto proietto. 
Galileo. 

TRECCIARE, V. a. toccare e levar 
colla sua la palla dell' avversario 
dal luogo ov' era. Truccare. 



che fassi tra due che cogli occhi VERZICOLA, s. f. dicono in To- 



bendati, e tenendosi vicmi cerca- 
no di percuotersi a vicenda con 
\\n panno annodato per dar alle- 
grezza alla brigata. 
SCHIZZO, s. m. nome che si dii a 



scana allorché tulle tre le pallollo- 
le dell'avversario, o le tue sono 
portate vicino al Lecco di modo 
che allora si raddoppia il punto. 
Verzicola. 



quelle quallro pietre che sono pò- VOLANTE, s. m. sorla di giuoco; e 
stc nel palloltolaio ad uso di ri- quel piccolo strumento di legno 
flettere le palle , o di far matto- rigiralo con penne che batlesi e 
nelle. rd)attcsi con pale, o con rarrhclle. 

SCONCIATURE, s. m. quello che ZÒNO, s. m. lo stesso che Rullo \ . 
nel giuoco del Calcio impedisce 
coloro che cercano di pigliare , o 
di dare alla palla. 



44 



346 

GllOCni DI SORTE O RISCHIO COME CARTE, BADI, LOTTO, 
T031C0LA; GIUOCHI »' IIXGEGNO COME DAMA, SCACCHI ECC. 



ACCOZZARE LE CARTE, sì dice 
dc'gluocatorl di vantaggio quando 
mctlono insieme le buone per far- 
sele venire in mano. 

ACCUSÀPvE, V. a. dire le sue carte 
o verzicole a tenor delle regole del 
giuoco per ritrarne alcun vantag- 
gio: Tallo del farlo dicesi ^ccM5a/a. 

ALFIERE, s. m. il terzo de' pezzi 
principali dello scacchiere che fian- 
cheggia il re e la regina. 

ALZARE assol. ed ALZAR LE 
CxVRTE, vale separare il mazzo in 
due parti , prima che colui che fa 
le carie le distribuisca ai giuocatori. 

ALZATA pi CARTE, V. Alzare. 

AMMAZZARE, v. a. prendere con car- 
ta superiore le carte inferiori del- 
l' avversario. 

AM^L\ZZAR PRIMIERA, dicesi del 
punto cinquantaclnque, perche vin- 
ce la posta, ancorché altri abbia 
accusalo una primiera. 

AISDARE A MONTE, dicesi quan- 
do per quella volta il giuoco non 
va innanzi. 

ANGELO , s. m. la carta di maggior 
valore ne' trionfi al giuoco dc'Ta- 
rocclìi bolognesi che corrisponde a 
quello che 1 toscani chiamano Trom- 
be nel giuoco delle Mlnchiatc. 

ARIA , s. f. dicasi ai cinque ultimi 
Tarocclii che sono, Slolla, Luna, 
Sole, Mondo, e Trombe. 

ARROCCARE, v. a. (t. del giuoco 
dfgll sc'irchl) vale porre il Rocco 
all.'iio al Re, e far passare il Re 
dell' altra parte accanto al Rocco. 



A SET TOCCHI , sorta di giuoco 
che si fa colle carte delle Minchia- 
te in due persone, ed anco tre e 
quattro , e questi dlgonsi ToC' 
calori. 

ASSO , s. ra. un punto solo segnato 
sopra una delle sei faccie di uq 
dado, ed un solo segno sopra una 
carta da giuoco. 

AVER FATTO IL PIENO , nel 
giuoco della dama dicesi quando 
non si possono più muovere le pe- 
dine per non esservi più posti 
vuoti. 

BALLETTA, s. f. involtatura di carte 
che. contiene alcuni mazzi di carte 
da giuoco. 

BANCHIÈRE , s. m. colui die nel 
giuoco tiene il banco, cioè gioca 
contro tatti. 

BANCO FALLITO, giuoco che si fa 
con istituirsi un capo a vicenda 
(che si dice tenere il banco) il 
quale mescolando le carte, ne fa 
poi tanti monli , quanti sono i 
giuocatori , e questi pongono sopra 
qual monte piace loro quanta mo- 
neta vogliono: e finiti di coprire, 
o di caricare come si dice , tutti i 
monli, a riserva d'uno che rima- 
ne a chi tiene il banco , questi 
allora alza il suo monte, e mostra 
la caria che tocca la tavola, e vi- 
sto il suo numero o figura, guar- 
da gli altri monli, e se le carte 
sono slmili , o di minor valore, 
vince i danari posti su quel mon- 
te, e a quelle di maggior valore 



GlCOCm DI SORTE RISCHIO 



347 



paga la somma posta su : e dura 
a tenere il banco sinché non perde 
con tutt.i i gluocatori: ed allora si 
dice tjuel Banco esser fallito. 

BARATTIÈRO , s. m. colui che ne' 
giuochi fa l'arte della baratteria. 

CASSÉTTA, s. f. nome d'un giuoco 
di carte che dlcesi anche. Fare a 
chiamare , e alzare. 

BASTONE, s. m. uno de' quattro se- 
mi d' una sorta di carte da giuoco. 

BKLZS.^ s. f. quel numero di carte 
che si piglia volta per volta agli 
avversari e che colui che le vince 
ripone in mucchictli davanti a se 
fintantoché non sia terminalo il giuo- 
co delle carte che si i)anno in mano. 

BAZZA, s. f. dicesi propriamente quan- 
do al giuoco de'Trionfini si piglia 
la carta dell' avversario senza trionfo. 

BAZZICA, s. f. giuoco di carte che 
lassi in due o in quattro, e si 
danno tre carte per uno che con- 
tano ciascheduna il suo numero , e 
le figure contano dieci. La Matta j 
o Comodino conta a piacimento 
de' giuocaLori dall'uno fìuo al die- 
ci. 11 numero al quale si deve 
giungere per vincere la posta suol 
essere il trentuno. I termini della 
Bazzica sono Cricca o Bazzigolto 
( sette punti ) tre carte simili : 
Giulè (due carte simili) Bazzica 
(jifjliala , GifjUonc , ( quattordici 
punti): Spallo o Spallato. 

BIRIBÌSSO, s. m. nome d'un giuo- 
co di fortuna a tavoliere che si Hi 
con una pallottola, o con dadini. 

BISCA, s. f. luogo dove si tiene giuoco 
pubblico. Biscazza^ /y/5ca(rcja,pegg. 

BISCAIUÒLO, s. m. quegli che fre- 
quenta la bisca. 

BISCAZZARE, V. a. giuocarsi il suo 

avere. 
BOSSOLO , s. m. (juel vaso ove si 

mettono i dadi in giuocando. 
BOrrEC^illNO, s. m. dicesi oggidì 
a quello del giuoco del Lotto. 



BRÌN'COLI, s. m. plur. V. Gettoni 
Quartiruoli. 

BRISCOLA, s. f. nome d'un giuoco 
notissimo di carte che si la in due 
o in quattro. 

BÙDO, s. m. (v. d. u. ) giuoco che 
si ih. con piccoli quadrelli d'osso 
o d' avorio a uso di dadi accop- 
piati e segnati solamente da un lato. 

CACCIARE, v. n. diccsi uè' giuochi 
d' invito quando altri non tiene 
l'invito del compagno, che allora 
di questi si dice che è cacciato , e 
che l'altro il cacciava che anche 
si dice Dare o fare una cacciata. 

CADÉRE, v. n. diccsi del giuocatore 
che pone in tavola le sue carte, 
perchè le giudica perdute.* 

CAFFÀR.E, v. n. termine di Giuoco 
di Sbaraglio e Sbaraglino, e vale 
far caffo , o la caffa cioè il nume- 
ro dispari. 

CALABRESÉLLA, s. f. specie di 
Tresette che si fa in tre, ed anche 
in quattro stando fuor del giuoco 
ogni volta chi fa le carte. 

CAMPO, s. m. nel giuoco degli scac- 
chi s'intende tutto lo scacchiere. 

COLO^IBO. 

CAPRIÒLE, s. f. al giuoca dell'Om- 
bre diccsi la carta che si scopre 
quando si fa volo con due carte 
e determina il seme del trionfo. V. 
Caschcronc. 

CÀRICO, s. m. (v. d. u. ) (t. del 
giuoco di briscola) un asso, o un tre. 

CARTA, s. f. piccol quadralo di car- 
tone sottilissimo nel quale si veg- 
gono stampati e coloriti diversi 
punti e figure che diconsi Pali o 
Semi: e l'aggregato d'un certo nu- 
mero di essi chiamasi Mazzo p^-'r 
uso di guiocarc a diversi giuochi. 

CARTÀCCLV, s, f. cos\ diconsi le car- 
ie che non fanno giuoco nel palo 
della giocata. Al giuoco delle Min- 
cliiale cos'i diconsi tutte le carte 
del re in fuori. 



548 



GHIUOCHI 



CARTA D'ALZATA (t. del giuoco 
(Ielle Minchiate) quelle carte che 
sono da rubare. 

CARTA DI CONTO , alle Mlnchlatc 
dlcesi di quelle carte che si con- 
tano per più punti. 

CARTA DI FACCIA , la prima car- 
ta che scLiopre il banchiere. 

CARTA GELOSA, alle Minchiate è 
quell'onore che può recare qual- 
che vantaggio agli aversari dove 



venga aramazzato. 



CARTE, s. f. pi. mazzo di carte di- 
pinte delle quali ci serviamo per 
giuocare. V. Carta. 

CARTIGLIE, s. f. ciascuno de' quat- 
tro pali o semi i quali nel giuoco 
delle Minchiate son detti Bastoni, 
Spade, Danari, Coppe. Le figure 
di tali sorte o specie sono quattro, 
cioè Re, Regina, Cavaliere, e Fante. 

CASA, f. f. nel giuoco di Sbaraglino 
o di Sbaraglio si dice quando due 
tavole sono accoppiate insieme a 
uno de' segni dei tavoliere, onde 
Far casa , vale raddoppiar le gi- 
relle o tavole sopra uno de' venti- 
quattro segni che sono nel tavoliere. 

GASARE , V, n. ( t. del giuoco di 
sbaraglino) far casa. 

CASCERÒNE , s. m. ( t. del giuoco 
dell'Ombre) il far giuoco con due 
carte che oggi dicesi Cascherà , 
mentre col Casceroue si prendono 
tutte le nove carte. 

CASCO, s. m. (t. del giuoco dcU'Om- 
bre) dicesi Far casco il far giuo- 
co e cadere con una carta sola. 

CAVALIERE e CAVALLO, s. m. 
uno de' pezzi del giuoco degli scac- 
chi che ha forma di cavallo la cui 
mossa si fa come per salti. 

CEDERE LE CARTE, diccsi del 
giuocatore che pone in tavola le 
sue carie perchè le giudica perdute. 

CIHAMARE LA CARTA, dlcesi nel 
giuoco della IJassetla nominare la 
carta sopra la quale si vuol giuocare . 



CINQUINA, s. f.nel giuoco del Lotto è 
la combinazione di cinque numeri 
che vincono. 

CODÌGLIO, s. m. (t. del giuoco del- 
l'Ombre) perdila di colui che fa 
il giuoco con vincita d'uno de' due 
avversari. Far codiglio , Vincere o 
perder codiglio. 

COMÈTA, s. f. sorta di giuoco di 
carte ad una delle quali partico- 
larmente si dà il nome di cometa. 

CÒPPA, s. f. uno de' quattro semi 
onde sono dipinte le carte da 
giuoco. 

COPPIÈTTA, s. f. COSI dicesi nel 
giuoco del Lotto un numero accan- 
to all'altro come 3 e 4 ; 50 e 31 
esciti a sorte. Ambo. 

CORTISÈLLE, s. f. specie di giuoco 
Cant. Carn. 

CIÙCCA, s. f. nome che ne' giuochi 
di carte si dà a tre figure di esse 
come tre fanti , tre donne, tre re, 
tre assi, che alcuno abbia in mano. 
Nel Tresette la cricca è formata 
dall' asso, due e tre del medesimo 
seme V. Verzicola. 

CUÒRE, s. m. uno de' semi delle 
carte da giocare cosi detto per esser- 
vi dipinte forme e figure di cuori. 

DAD AIUÒLO, s. m. giuocatore da 
dadi. 

DADO , s. m. pezzuolo d' osso di sei 
faccie quadre in ognuna delle qua- 
li è segnato un numero e si giuo- 
ca con esso a Zara e ad altri giuo- 
chi : Farinaccio chiamasi quel 
dado che è segnato da una parte 
sola: Scoperta dicesi il numero che 
segnano i dadi a ciascun tiro. Àm- 
bassi, Duino ^ Terno ^ Quaderno y 
Cinquino , Seino , dicesi quando 
ciascuno de' due dadi scuoprc l'u- 
no, il due, il tre ecc. Pariglia 
due numeri eguali come Ambassi ^ 
Duino , Terno , ecc. 

DALFINO o DELFINO, s. m. uno 
dc'pexzi onde si giuoca a scacchi. 



GlCOCni DI SORTE RISCHIO 



349 



DAMA, 5. f. sorta di giuoco che si 
fa sullo scacchiere con alcune gi- 
relle di legno tonde di due colori 
le quali si chiamano pedine e sono 
di numero dodici per ciaschedun 
colore, Fare a dama (giuocare a) 
Andare a dama , Aver fatto il pie- 
no , Far tavola. 

DAMAR LA PEDINA , (i. giuoc. 
Scacchi ) vale farsi restituir dal- 
l' avversario il miglior pezzo per- 
duto in cambio d'una pedina. 

DANÀPJ, s. m. pi. uno de" quattro 
semi onde sono dipinte le carte 
delle Minchiate, e da Tresette. 

DAR CAPPOTTO, vincer tutte le 
bazze. 

DAR LA PACE VINTA, vale con- 
cedere all'altro la posta per vinta 
quando è pace: cioè del pari. 

DAR LE CARTE, vale dispensarle 
a' giuocatori. 

DAR PASTO, dicesi quando uno sa 
giuocar bene a un tal giuoco, fin- 
ge di saper poco e si lascia vin- 
cere da principio a fine d'indurre 
il semplice a far grosse poste per 
vincergli assai. 

DATA, s. f. è r alto del mescolare 
e dare la carte a giuocatori in una, 
o pili girate. 

DISDIRE LA POSTA, non volere 
che corra la posta, con accettare 
il giuoco; e non disdirla vale il 
contrario cioè tenere l'invito. 

DOMINO, s. m. giuoco che si fa con 
picciolissime tavolette d' osso più 
lunghe che larghe in una faccia 
delle fjuali sono marcati de' punti 
o legncuti come ne' dadi. 

DÒNNA, s. f. ano de' pezzi onde si 
gioca a scacchi che anche si dice 
Rerjina. 

DOPPIETTO, s. m. ( t. di giuoco del 
Faraone) e ad altri giuochi Gitilo 
o Gilè chiamasi la somiglianza 
di due carte. 

DUÌNO , o AMRÀSSO, s. in. punto 



de* dadi , ed è quando due dadi 
s* accordano amendui a mostrare 
il punto del due. 

FAGLIARE, v. n, non aver del seme 
cui si giucca. 

FÀGLIO, s. m. mancanza di un se- 
me fra le carte del giocatore. 

FARE A CHIAMARE, E ALZARE, 
lo stesso che giuocare o fare alla 
bassetta. 

FAR AL TOCCO, vale vedere a chi 
tocchi in sorte alcuna cosa , il che 
si fa alzandosi da ciascuno uno 
più diti a suo talento, e facen- 
do cader la sorte in quello in cui 
termina il conto , secondo il nume- 
ro de' diti alzati. 

FAR LA CARTIGLIA, al giuoco 
delle Minchiate vale riposar sul suo 
monte le carie prese all' avversario 
superiormente al numero delle sue 
proprie. 

FANTE, s. m. la minor figura di 
ciascun seme, rappresentata in for- 
ma (li servitore, o di scudiero. 

FARAONE, s. m. nome di giuoco di 
fortuna corrispondente a quello 
della Rassetta. 

FARE AL MACCA , sorta di giuoco 
di carte de' cos'i detti di rischio. 

FAR BUONA O CATTIVA MOSSA, 
parlandosi del giuoco di dama, o 
degli scacchi, vale, Muover bene 
male le pedine o i pezzi. 

FAR DEL RESTO, ed anche Far 
di tutti: si dice da' giuocatori il 
giuocare tutto il restante c!ie si ha 
davanti. 

FAR LE CARTE, mescolarle avan- 
ti di darle ed incominciare il giuoco. 

FAR PASSO , vale non voler per 
allora legare la posta. V. Cr. 

FAR TAVOLA, far la pace, pacia- 
re, pattare in un giuoco , ed è 
quando i giuocatori sono ridotti 
con cgual numero di pezzi a tal 
segno di non potersi superare l'un 
V altro. Intavolare. 



550 



GIUOCHI 



FARINÀCCIO, s. m, dado segnato 
da una faccia sola, rcstaudoiie cin- 
que bianche. 

FIGURA , s. f. dicesi ogni carta di- 
pinta a lìgula, oltre il seme cui si 
accompagna; le figure sono usual- 
mente ile j Regina, Cavallo e 
Fante. 

FILETTO, s. m. giuoco di tavole 
che si fa in due sopra le figure di 
tre quadrali concentrici divisi per 
mezzo da una croce. Smerelli , 
Tavola a Mulino : Giuocare a Fi- 
letto, Far Filetto. 

F10B.E , s. m. uno de' quattro semi 
delle carte da giuocare dove son 
dipinti fiori. 

FISCEjS. m. pi. (frane, d. u.) pezzuo- 
lo d'avorio di madre perla, d'osso 
o simile che serve per segno come 
ì Gettoni. 

FOLA, s. f. è quando nel giuoco di 
carte non si fa alcuna presa (mar- 
cio); Fola dicesi ancora a quelle 
carte che restano nel mazzo dopo 
averne dato una parte eguale a 
ciascun giuocatorc che si lasciano 
sulla tavola coperta e toccano poi 
a quello che fa l'ultima bazza_, in 
alcuni luoghi dicesi lo Scarto. 

FOLA s. f. al giuoco delle Minchia- 
te si dice a quelle carte che resta- 
no dopo averne date ve ti luna a 
ciascheduno dei giuocatori o delle 
quali ruba colui che ha alzato. 

FRUSSI e FRUSSO; FLUSSI, e 
FLUSSO , sorla di giuoco che og- 
gi di cesi Primiera ; e per una 
parte del medesimo giuoco quando 
quattro carte che si danno sono 
del medesimo seme. 

FULML\À^TE, s. f. (t. del giuoco 
delle Ombre) la Spadiglia o sia 
l'asso di spade, o picche detto co- 
si perchè è la carta superiore che 
ammazza tutte le altre. 

GALlOSSO, s. m. V. ant. ALIOSSI 
diconsi sette coni , o guglie d'osso 



o di legno che si pongono ritti in 
terra o sopra una tavola per ordi- 
ne , e si tira loro con una palloto- 
la giocando a chi ne fa più cadere. 

GERMINI s. m. pi. MINCHIATE: 
sorta di giuoco, o le carte stesse 
con che si giuoca, onde Tarocchi o 
Germini diconsi quelle quaranta 
carte in cui sono effigiali diversi 
geroglifici e segni celesti e ciascu- 
na ha il suo numero dall'uno fino 
al trenlacinque , le cinque ultime 
fino al cjuarant' uno non hanno 
numero, ma dalla figura impressa 
vi si distingue la loro maggioran- 
za in quest'ordine, Stella, Lu- 
na, Sole, Mondo, Trombe, e la 
maggiore da 45 non è numerata 
dicesi Matto. 

GETTÓNE, s. m. ( frane, d. u. ) 
pezzo di metallo coniato a uso di 
moneta che serve specialmente a 
giuocare. La voce antica toscana 
è Quarteruolo oggi Quattriuolo V. 
Nello stato Romano tali segni o 
marche di giuoco diconsi Puglie. 

GIGLIONE, s. m. somiglianza di tre 
carte, come tre due ecc. 

GIRATA , s. f. il dare un determina- 
to numero di carte in giro a cia- 
scheduno de' giuocatori. 

GIRÈLLA, s. f. ciascuno de' pezzi 
tondi di legno, avorio o simile con 
cui si giuoca a dama Pedina , 
Tavola. 

GIRLO, s. m. sorta di dado segnato 
con lettere o numeri in quattro 
lati, con una punta di sotto ed un 
pernuzzo disopra per farlo girare : 
questo giuoco si fa più semplice- 
mente infilando un fuscellino pel 
foro d'un' anima di bottone per 
farlo girare velocemente coli' im- 
pulso delle prime due dita della 
mano, Trottollino. 

GITA, s. f. dicesi anche quel colpo 
che trae ciascuno de' giuocatori l'u- 
no dopo r altro. < 



GlCOCm DI SORTE RISCHIO 



351 



GIULÈ e GILÈ, s. m. la somiglianza numero ò'i carte in giro a ciascuno 
di due carie nella Bazzica. de' giuocatori. Gita , dicesi quel 

GIUOCO DELLE CORNA : sorta di colpo , che in diversi giuochi tira 
giuoco che si fa con le dita, o si- ciascuno de' giuocatori l'un dopo 
mile al giuoco della mora. l'altro. Girata. 

GIUOCO DEL SOLITARIO , chia- MANÌGLIA, s. f. secondo matladore 
masi un giuoco che si fa da se, nel giuoco dell' Omhre. 
mediante una tavoletta traforata con MÀRCIO, s. m. posta doppia, onde 
diversi fori che si turano, e si stu- Campare o scampare il marcio , 
rano con certi fuscelletti a ciò ad- Uscir dal marcio vogliono dire 
daltati , e dicesi anche a un gìuo- uscir dal rischio di perderla dop- 
co di carte che fassi da sé. Ma- pia, cosi Perder la marcia , o lìer- 
GALOTTi. Leit. dere il giuoco marcio. 

GOFFI e GÒFFO, s. m. giuoco di MASSA s. f. giuoco che si fa co'da- 
carte somigliante alla Primiera, in di ; e si prende per lo stesso che 
cui si dispongono le carte solamcn* il giuoco della Zara, 
te pel Flussi che quivi si chiama MATTA, s. f. carta detcrminata la 
Goffo^ e si giuoca con cinque carte. quale a certi giuochi come quello 

di bazzica si la contare quant'uno 
vuole fino a dieci. Per lo più ella 
è un sette o un sci. In Francia è 
ordinariamente il 9 di quadri. 
IMPOSTAR LE PEDINE, metterle a MAPTADÒRK, s. m. (v. spag. ) uc- 
cisore, ed e proprio soprannome 



GROPPIEBE, s.m.(del frane. Crou- 
pier ) assistente al tagliatore , o 
banchiere ne' giuochi del Faraone, 
o della Rassetta. 



loro luogiu. 



INTAVOLARE, v. a. accomodar le 
pedine o altri pezzi sullo scacchiere. 

INVITO, s. m. lo invitare, e la quan- 
tità del danaro che si è proposto 
por giuocare. 

LAliERINTO, s. m. nel giuoco del- 
l' oca è quel sito dove chi arriva 
torna addietro tre punti e paga. 

LOTTO, s. m. giuoco nel quale i pri- 
mi 90 numeri sono posti alla rin- 
fusa in un' urna , donde poscia se 
no traggono a sorte cinque, eco- 
lui ò vincitore la cui polizza con- 
licno in parte, o in tutto, secondo 
certo regole, i numeri sortiti. 

MANCE, s. f. pi. diconsi nel giuoco 
dell'ombre quei danari che si pa- 
gano a colui che vince da ciascuno 
de' giuocatori, oltre la somma prin- 
cipale o la massa del giuoco, 
MANDAR A MONTE, dlcesi quan- 
do per (juclla volta il giuoco non 
va innanzi; Far monte. 
MANO, s. f. il dare un detcrminato 



che si da alle carte nomate Spa- 
diiilla, ManÌ2:lia, e Basto che nel 
giuoco dell'Ombre fanno le tre pri- 
me bazze. Magalotti. 

MAZZO DI CARTE, dicesi di tutta 
quella quantità insieme che serve 
por giuocare. 

METTER FRA DUE TAVOLE, di- 
cesi noi giuocare a dama quando 
il giuocalore mette la sua dama in 
mezzo a due del contrarlo. 

MINCIIIÀTE, s. f. pi giuoco com- 
posto di novanlasclte carte delle 
quali 56 si dicono Cartacce , 40 
Tarocchi , ed una che si dice Mat- 
to. Egli si fa al più in quattro 
persone e in partita coi compagni 
a due per due (e questo è il vero 
giuoco) ovvero ciascuno da per sé 
separatamente, dicesi altrimenti i 
Tarocchi e Germini. 

MONTI'., s. m. le carte di sotto «lei 
mazzo che rimangono dopo d'es- 
sere state distribuite ai giuocatori. 



552 



GIUOCHI 



MÒRA, s. f. giuoco che si fa in due 
alzando le dita d'una delle mani 
chiamando il numero e cercando 
d'apporsi , che numero sleno per 
alzare tra tutti e due, onde Fare 
alla mora, Giuocare alla mora. 

MORIRE, V. n. ( t. del giuoco delle 
Minchiate) vale passar nel monte 
dell'avversario, 

MÒSSxV, s. f. il muover le pedine o 
dame , o altri pezzi nel giuocare a 
Dama o a Scacchi' 

MESCHIATA , s. f. mescolamento o 
rimcnamento di carte , o di un 
mazzo di carte. 

METTERE AL LOTTO, correre la 
sorte nel lotto, pagando la somma 
dovuta per tale effetto. 

OCAj s. f. sorta di giuoco che si fa 
con due dadi sopra una tavola di- 
pinta in 63 case in giro a spirale 
in alcune delle quali sono dipinte 
varie figure, come Ponte y Oca, 
Osteria , Pozzo , Laberinto , Pri- 
gione , Morte ecc. F assi con diver- 
se leggi e pagamenti come essendo 
trucclato d'andar nel luogo di chi 
truccla andando al 58 dov' è la 
Morte , pagare e ricominciar da 
capo e slmili. Oca è anche quel sito 
dove chi arriva raddoppia il numero. 

OMBRE, s. f. pi. celebre giuoco di 
carte cui spettano i tcrnnnl di 
Maitadore, Basto, Maniglia, Sba- 
diglia, Codiglio ed altri: dicesi an- 
che Ombre il giucca tore che fa 
giuoco, e Contr' ombre colui de' 
compagni che ha buono in mano 
per fargli contro. 

OSTERÌA, s. f. nel giuoco dell'Oca 
è quel sito al 19 ove chi arriva 
paga, e vi sta tanto che ognuno 
de'giuocatori tiri una volta , nò sia 
cavato da altri che faccia l' istcsso 
numero. 

PALO , s. m. lo stesso che seme, cioè 
nome delle ({uatlro diverse sorte 
in cui sono divise le carte. 



PAPPOLEGGIO s. m. e PAPOLEG- 
GIO, (t. del giuoco delle Minchia- 
te) cosi dlcesi quando alcuno ha 
due carte fra le scoperte che siano 
distanti un punto l'una dall* altra, 
come sarebbe il due , ed il quattro 
di danari se esce fuori, il tre si fa 
Pappolegglo , e resta vinto il giuo- 
co di posta , ancorché non avesse 
acquistato alcuna carta, 

PARIGLIA, s. f. dlcesi al giuoco di 
Primiera quando due o più. de' 
gluocatori fanno Primiera o Frussi. 

PARIGLIA, s. f. ne' giuochi de' dadi 
sono due medesimi numeri come 
Ambassi , Duino , Cinquino , e 
Scino. V. Cr. 

PÀROLI, o POSTA DOPPIA, (i. 
del giuoco di Faraone o della Ras- 
setta) e significa il doppio di quel- 
lo che si è gluocato per la prima 
volta: ed anche dicesi all' orecchia o 
piegatura, che si fa alla carta per 
segno del Paroli. 

PARTITA, s. f. si chiama ogni giuo- 
co compito. Vincere una jìartita, 
due partite, cioè uno o due giuochi : 
e dicesi pure del numero de'Gluoca- 
tori che sono tanti per parte V. Cr. 

PARTITO , s. m. accordo che si fa 
quando uno, benché al di sopra, 
non sia sicuro di vincere. 

PASSAR BATTAGLIA, (t.delgluoc. 
degli Scacchi) dicesi della prima 
mossa d' una pedina quando fa due 
passi. j 

PASSATA, s. f. quella somma che sii 
contribuisce da ciascuno de' Gluo- 
catori nel principio del giuoco (1 
che dee poi appartenere al vincitore 

PEDINA, e PEDONA, s.f. que| 
pezzo che nel giuoco degli scacch 
s'alluoga innanzi agli altri pezzi 
dicesi anche de' pezzi con cui si 
gluoca a Dama Pedoncina. dim. 

PIATTINO, s. m. quello in cui a u 
tavolino (la giuoco si mettono i à\ 
nari o segni. 



GlUOCni DI SORTE RISCHIO 353 

PiCCTIE, s. f. pi. uno de' semi delle QUARTIRUÒLO, s. m. che or di- 
carte dette, Picche e Con che b a cesi QUATTRIUÒLO , pezzetto 
figura di picche. d'ottone ridotto a guisa di mone- 

PICCHÈTTO, s. m. sorta di giuoco ta che serve a segnare ne' giuochi 

che si fa tra due persone con 32 come il Jetton de' francesi V. 

carte. Gettone. 

PIÈNO, s. m. (t. di giuoco di Ta- QUINTÌGLTO, s. m. specie di trc- 

vola reale ) dlcesi Aver fatto il sette giuocato in cinque persone. 

pieno quando tutte le tavolette so- RE, s. ra. una delle figure, o pezzi 

no impostate in modo che 1' avver- del giuoco degli Scacchi, 

sario non può allogarvi le sue. REGINA, s. f. una delle figure del 

PREGA, s. m. (t. del giuoco delle giuoco degli scacchi che èia raag- 

Minchiate) nome della carta segna- giore dopo il re. Donna, 

ta col numero sedici , perchè è in RÈSTO , o SESSANTA s. m. dice- 

figura di donna colle mani giunte. si al giuoco delle Minchiate il 

Neri Sam. numero di 60 punti che si segna 

PRIGIONE, s. f. nel giuoco dell'Oca all'avversario con altrettanti pun- 
si dice quel sito dove chi arriva ti, quanti sono i sessanta che si 
paga, e vi sta finché un altro lo cavi. contano. 

PRIMIÈRA, s. f. detta altrimenti RIENTRARE, v. n. (t. del giuoco 
BAMBÀRA, giuoco di carte che di primiera) vale dopo avere scar- 
si fa da più persone. Quattro car- tato tutte le carte tornare a giuo- 
te di diversa qualità diconsi Pri- care la stessa posta mentre la 
miera e tutte d'una qualità dlcon- giuochlno gli altri, 
si Frussi e in alcuni luoghi Goffo. RIFFA, s. f. (v. d. u.) lotto dove 
Invitare , Passare , Far gioco , per polizze contrassegnate con nu- 
Scartare , Accusare^ Far la face, meri progressivi si guadagna il 
Aver /?rtwjVra sono i termini di que- premio di cosa, e non di danaro 
sfo giuoco. ([uando la polizza porti il primo 

PRINCIPE , s. m. diccsi colui fra nunìcro estratto. 

cinque gluocatori che viene escluso RIFIUTO, s. m. è il non rispondere 

a sorte dal numero voluto per del seme giuocato, tuttoché se 

comporre la partita. n'abbia In mano. 

PUGLIA, s. f. il corpo di ciò che si RINNOCÀRE, v. n. (t. del giuoco 

mette nel piatto per premio di chi dell'Oca) passare da un'oca nel- 

vince. In qualche luogo Puglia l'altra per aver tratto il nove con 

vale lo slesso che Gettone \ . due dadicon cui si gluocaa tal giuoco. 

QUADERNA, s. f. (juattro numeri RÒCCO, s. m. una delle figure del 

in fila che pongonsl , e sono vln- giuoco degli scacchi, cos'i detta, 

cilori al giuoco del lotto. perchè è falla a guisa di rocca , e 

QUADERNO , s. m. punto de' dadi sta in sulla frontiera dello scacchle- 

quaiido ciascun dado scopre quattro. re, quasi a difesa degli altri scac- 

QUÀDRl o MATTONI, s.' m. pi. di- chi. Rocca. 

ersi uno de' semi delle carte delle ROLLÌNA, s. f. (v. d. u.) specie di 

Picche e Cori^ cos'i chiamalo dalla giuoco di pura sorte insegnatoci 

sua (i^'ura di quadrato. «lai francesi , clic ora è proscritto. 

QUADRÌGLK), s. m. giuoco d'Om- RÒNFA, s. f. giuoco di carte come 

bre che fassi in quattro. Primiera o slmili. 

45 



354 



GIUOCHI 



ROVERSCÌX A s. f. e ROVERSCÌNO, 
s. m. specie di giuoco di carte 
COSI detto dal farsi ogni cosa a ro- 
vescio degli altri giuochi perchè 
vince chi fa meno punti ^ e vice- 
versa. Redi Voc. Aret. 
RUBARE, V. a. nel giuoco delle Mln- 
chiaie è privilegio di colui che 
alza le carte per cui egli ritiene 
per sé tutte le carte di conio che 
trovansi di seguito sopra le carte 
alzate: tali carte diconsi Rubate , o 
Rubare in fola. 

S13ARAGL1^0, s. m. giuoco di ta- 
vole che si fa con due dadi, e chia- 
masi anche Sbaraglino lo strumen- 
to col quale si giuoca. 

SBARAGLIO , s. m. giuoco simile 
allo sbaraglino che si fa con tre 
dadi. 

SCACCHI, s. m. pi. nome che usasi 
pel giuoco che si fa sullo scacchiere, 
e per le piccole figure di esso giuo- 
co fatte per lo più di legno , rap- 
presentanti più cose diverse divise 
in due parli, Tuna d*un colore, e 
l'altra d'un altro. 

SCACCHIÈRE e SCACCHIÈRO, s. 
m. quella tavola scaccata e quadra 
cioè composta di sessantaquattro 
quadretti chiamali Scacchi sopra 
la quale giocasi colle figure dette 
parimenti Scacchi, ed anche aDama. 

SCACCO MATTO che anche diccsi 
SCACCOMÀTTO,s. m. (t. del giuo- 
co di Scacchi ) è quando si vince il 
giuoco , chiudendo 1' andata al re. 

SCAFARE, v. a. (t. del giuoco di 
Sbaraglio, e di Sbaraglino) e vale 
farla di caffo pari : contrario di 
raffarc. 

SCARICALÀSINO, s. m. sorta di giuo- 
co che si fa sul Tavoliere. 

SCARTO, s. m. l'atto dello scartare, 
o r esclusione di cario inutili. 

SCHIAVAR LA CARTA, dicesl di 
chi mali/.iosamcntc cava una carta 
dal mazzo per darla al compagno, 



ritenendo per se quella che ad esso 
perveniva. 
SCOZZARE, V. a. contrario dì ac- 
cozzare , e dicesl delle carte quan- 
do si mescolano, levandole dairor- 
dlne loro. 
SEME, s. m. nome delle quattro di- 
verse sorte nelle quali sono divise 
le carte da gluocare, cioè Cuori, 
Quadri Mattoni-, Picche., e Fiori. 
1 semi de' Tarocchi e Minchiate 
sono Rastoni , Spade , Coppe e 
Denari : Palo. 
SEQUENZA DI CARTE, dicesi quan- 
do vengono in mano le carte mi- 
gliori , e più utili. 
SESSANTATRÈ, s. m. nel giuoco 
dell' Oca è quel numero a cui chi 
arriva per l'appunto vince il giuo- 
co , e chi lo passa torna indietro 
fino che finisca appunto. 
SÌNO o SEÌNO, s. ra. punto de' da- 
di che è quando due dadi s'accor- 
dano amendui a mostrare il punto 
sei. V. Cr. 
SLARGAR LA BAZZA, render il 

giuoco più retto. 
SMERELLI , s. m. giuoco usato in 
Toscana che dicesl anche Tavola 
a Mulino o Filetto V. 
SPADE, s. f. pi. nome d'uno de* 
quattro semi delle carte da giuoco 
delle Minchiate o di Tresette che 
figura queir arma. 
SPADIGLIA, s. f. l'asso di spade , o 
di picche, che nel giuoco dell'Om- 
bre è invincibile: i Fioventlni la 
dicono comunemente la Fulminante, 
SPALLO, s. m. e SPALLATO add. j 
al giuoco di Bazzica si dice a co- ' 
lui che lia avuto lo spallo e quan- 
do uno piglia tante carie che col | 
loro contare passino il numero 
31 si dice Spallato ; o che ha 
avuto lo Spallo. 
STALLO, s. m. è quando colui cui 
tocca a gluocare ha il re fuori di 
scacco , e non può muoverlo , 



GlUOCni DI SORTE RlSCfllO 



555 



senza porlo in ofTesa , e non ha, o 
non può muovere altro suo pezzo. 

STAROCCARE, v. a. giuocar taroc- 
chi superiori , per tor via ^elli 
degli avversari. 

SUCCHIELLARE, v. a. dicesi del 
guardare le carte sfogliandole, e 
tirandole su a poco a poco. 

TAGLLV , s. f. lo alzare le carte se- 
parandole in due parti : e la parte 
che si e cos'i separata. 

lAGLIATÒRE, s. m. al giuoco della 
Bassetta, si dice colui che ha le 
carte in mano , il quale è pur 
chiamato. Tagliare, Farle carte. 

IAROCCHI, s. m. pi. giuoco di car- 
te molto in uso nel Bolognese 
composto di 62 carte delle quali 
22 sono dette trionfi , le altre so- 
no i semi del Tresette. 

rÀVOLA, s. f. (t. del giuoco dei 
Scacchi) propriamente dicesi quan- 
do il re sempre ha scacco , cioè 
che è incessautetnente tormentato 
dagli scacchi , senza che ahbia con 
che coprirsi o liberarsene , lo che 
è di diverso dallo Stallo V. 

lAVOLA, s. i. sorta di giuoco che si 
fa sul Tavoliere. 

TAVOLELLA, s. f. piccolo lognetto 
per uso di giuocare a tavola. 

TAVOLIÈRE e TAVOLIÈRI, s. m. 
tavoletta sopra la quale si giuoca 
a Tavola, a Zara e simili. 

TENER LA POSTA , acconsentire 
di giuocare la somma convenuta. 
Giuocarla. 

TERNO, s. ra. punto de' dadi quan- 
do amendue scuoprono tre punti. 
E nel giuoco del lotto è la combi- 
nazione di tre numeri. 

TIRARE LE ORECCHIE AL DIA- 
VOLO , suppongasi che ad un 
giuocatore di primiera manchi una 
carta del colore delle tre ritenute, 
presane una invece della già scar- 

, tata , le unisce dietro ad una delle 

I tre suddette, e a poco a poco la 



lira su con le dita, al moda che 
farebbe colui che schiacciasse una 
pulce fra l'ugne de' due pollici. 

TIRO, s. m. parlando del giuoco de- 
gli Scacchi vale Mossa. 

TÒCCO , s. m. e Fare al Tocco V. 

TOMBOLA, s. f. sorta di giuoco che 
si fa co' numeri dall' uno sino al 
novanta inclusivamente, dei quali 
ciascun giuocatore ne prende quin- 
dici a suo piacimento segnali in 
tre fila sopra una Cartella, e vince 
quegli cui ncU' estrarre lutti i nu- 
meri vengono prima i suoi quindici. 

TÒPPA, s. f. ( t. del giuoco della 
Zara) col quale da chi tira i dadi 
s'accetta lo invito fattogli, al quale 
invito si dice Massa. 

TOPPÀRE, V. n. (t. del giuoco del- 
la zara) vale tener la posta, accet- 
tar l' invito. 

TOR VIA , PORTAR VIA ; e alla 
Frane. Soffiare; nel giuoco della 
daHia e il portar via una pedina 
all' avversario quando con quella 
era obbligato a portar via la nostra. 

TIRAI, s. m. sorta di giuoco di car- 
te, che consiste nel azzeccare tre 
carte dello stesso valore, come tre 
assi , tre setti ecc. ed e giuoco as- 
sai ruinoso per li molli inviti che 
corrono. 

TRESETTE, s. ni. (v. d. u.) specie 
di giuoco di carte che si fi in 
quattro , alcuni dicono Trcselti. 

TRIONFARE, v. n. nel giuoco del- 
l' Ombre vale giuocare del seme 
nominato dal giuocatore. 

TRIONFÈTTI, s. m. pi. sorta di 
giuoco di carte detto ancora Tri- 
nfini. 

TRIÓNFO , s. m. il seme nominato 
dal 1,'iuocalorc. V. Trionfare. 

TR0.M15A, s. ni. nel giuoco delle 
IVIinchiate è una carta della specie 
de' Tarocchi. 

VADA, s. f. lo stesso che posta, invito. 

VERZÌCOLA, s. f. nel giuoco del 



356 GIUOCHI 



tresette è una sorta di cricca , e VÒLTA, s. f. tratto , o rivolgimento 

cioè le tre carte di maggior valore di dadi nella Zara o altro giuoco 

di ogni seme , che si seguono gra- simile. 

datamente TASSO, il Due, e il Tre. ZARA, s. f. giuoco che si fa con 

I toscani chiamano Cricca tre fi- tre dadi« 

gure unite insieme; come tre re, 

tre cavalli, tre fanti. Yerzigola. 



357 



GlUOCm DI VEGLIA 



FARE A MONNA LUNA , giuoco 
nel quale molti fanciulli tirano le 
sorti a chi di loro abbia a doman- 
dar consiglio a monna luna ; e 
quello a cui tocca, vien segregato 
dalla conversazione , acciocché non 
possa intendere chi sia quello di 
loro che resli eletto in monna lu- 
na. Eletta che è monna luna, e 
chiamato colui a domandarle il 
consiglio -, questo tale domanda il 
consiglio a uno di que' fanciulli, 
eh' egli crede essere stato eletto in 
monna luna: se s'abbatte a indo- 
vinarlo, ha vinto; se no, quel ta- 
le a chi ha domandato il consiglio 
gli risponde: Io non sono monna 
luna, ma sta più giù, o più su, 
secondo eh' e posto veramente quel 
tale che è monna luna; ed il do- 
mandante perde il premio proposto. 

GIUOCO DELLO ATTURATO , si 
tiene uno della brigata con gli oc- 
chi ben atturati , e con una mano 
parata a ricevere percossa di pal- 
mata da chiunque sia , ed in tal 
guisa postolo in assetto , il gulda- 
tor del giuoco da chi gli pare lo 
fa percuotere ; e da poi , descri- 
vendo il percussore senza altrimen- 
ti nominarlo, dice a colui che tie- 
ne gli occhi chiusi , che indovini 
chi gli abbia dato. 

GIUOCO DELL' A, R , C, si fa pi- 
gliare a tutti una lettera , e poi 
da ciascuno si fa dire un verso che 
cominci per quella lettera da lui 
pigliata : al qual verso si dee ri- 
spondere parimente con un verso 
che principi con la lettera presa. 



GIUOCO DEL CHI MI FA , clascu. 
no ha a dire qualche male che gli 
sia fatto come p. es. Mi da. Mi piz- 
zica , Mi sta addosso ; e da poi co- 
minciando colui a cui tocca a di- 
re Chi mi fa , il cerchio risponde 
Che ti fa ? che ti fa ? ed egli re- 
plica. Mi fa la tal cosa^ dicendo- 
ne una di quelle che proposte gli 
hanno , e cosi di mano in mano. 
Il bello di questo giuoco, se ve 
n' ha , consiste nell' imitare una 
persona, a cui veramente fosse fat- 
to male, nell' atteggiarsi , nel pro- 
ferire, e nel dir lamentevole. 

GIUOCO DEL GRIDARE UN' AR- 
TE, scelta un' arte per uno, di 
quelle che si vanno gridando per 
le strade , ciascuno dice la sua e 
quella d'un altro; poi s'accordano 
tutti a gridar ciascuno la sua ad 
un tratto , quando il rettore del 
giuoco gitta la mestola in terra. 

GIUOCO DEL GUFO, è quello, in 
cui ponendosi la brigata In cerchio; 
il guidatore fa con la mano un 
atto nel volto a colui , che gli sta 
appresso , ed egli eseguir dee il 
medesimo con chi gli e allato , e 
cosi di mano in mano. IVIa il gio- 
catore tintesi prima le mani , nel 
fare 1' atto a colui lo tinge senza 
ch'egli se n'accorga onde ne ri- 
mane il gufo; perciocché seguen- 
do il giuoco , ognuno verso di lui 
ride , e della cagione del riso egli 
non s'accorge. 

GIUOCO DEL MAESTRO DI SCUO- 
LA , posti i nomi da fanciulle alle 
donne , come Pampanclla , Zuc- 



358 



GIUOCHI 



cherina , Vezzosetta e simili , e 
agli uomini i nomi da fanciulli, 
come Cattivuzzo, Forcarella , Ca- 
vallino e così fatti, si elegge per 
maestro un giovane il quale sap- 
pia far con grazia questo esercizio 
d' insegnare a' fanciulli, e un al- 
tro che faccia la spia. 
GIUOCO DEL MALE CHE BEN 
CI INIETTA , ognun dice qualche 
male che egli vorrebbe che gli 
venisse, perchè comodo gli sa- GIUOCO DELL' ORACOLO , ciascu- 



GIUOCO DELL' OHIMÈ, CHE HO 
PERDUTO IL CUORE , si comin- 
eia a dire da uno del cerchio ohi- 
mè eh' io ho perduto il cuore ! e 
tutta la vegghia a lui volgendosi , 
dice : chi V ha avuto ? chi V ha 
avuto ? e quegli risponde la si' 
gnora tale. E colei che viene no- 
minata ha da dire il medesimo, 
nominando un de' giovani , e così 
nello stesso modo si va seguitando. 



rebbe. 

GIUOCO DEL PARLARE ALL' O- 
RECCHIA , un giovane dice a una 
donna in segreto un motto, ed el- 
la, senza proferir parola fa qual- 
che atto cenno in dimostrazione 
di risposta di quel che ha in se- 
greto ascoltato; e dopo fatto quel 
gesto della donna si comanda ad 
un altro che indovini che cosa il 
giovane nell' orecchio alla donna 
abbia detto. 

GIUOCO DEL PELLEGRINO , il 
guidator del giuoco, fingendosi d'a- 
ver a andare in pellegrinaggio , si 
fa da ciascun de' circostanti oli'eri- 
re qualche cosa che a tale effetto 
gli sia bisogno, e facendosi dare 
da ciascuno l'ora nella quale deb- 
ba per essa andare, col doman- 
darla diversamente e in vari modi 
cerca di far errare altrui, non aven- 
dosi mai a risponder altro, se non 
alla tal ora voi 1' avrete , dicendo 
sempre la deputatagli. 

GIUOCO DEL PODESTÀ, questo GIUOCO DEL TESTAMENTO , 



no va a dimandare o consiglio, o 
dichiarazione di qualche suo dub- 
bio a colui che in luogo dell' ora- 
colo è stato posto. Il qual giuoco 
è atto a belle stravaganze, così 
nelle domande, come ne' responsi. 

GIUOCO DEL SECRETO , si fa in 
questo modo. Uno della brigata 
dice qualche motto nell' orecchio 
ad una donna, e questa gli rispon- 
de a chiara voce. Allora il maestro 
del giuoco chiama uno del cerchio 
il quale dalla data risposta indo- 
vini quel che colui abbia potuto 
sibilare nell' orecchio a quella don- 
na ; e s' egli non indovina dà il 
pegno. 

GIUOCO DEL TEMPO ANTICO, 
ognuno fingcrKlosi d' esser vecchio, 
dice un' usanza del suo tempo ; e 
di poi, mandandosi in chiacchie- 
ra , si dice la sua usanza , e quel- 
la che abbia detta un altro , e co- 
lui che sente ricordare la sua nel 
medesimo modo dir dee. 



giuoco è così detto perciocché si 
crea un podestà , davanti a cui può 
ciascuno andarsi a querelare de' tor- 
ti , e dell' offese che da qualcuno 
della brigata stima d'aver ricevu- 
to, e il podestà fattosi chiamar di- 



mandando fuori una voce di am- 
malato, e stando con doppiezza ne' 
termini testamentarii si fanno de' 
graziosi lasciti, e si ordinano di 
capricciosi legati , mordendo gen- 
tilmente alcuno de' circostanti. 



nanzi l'accusato, e, ascoltate le sue GIUOCO DEL VERSIFICARE , si 
difese, condanna, o assolve poi in fa dire un verso per uno a tutti, e 



quel modo che a diletto de' circo- 
stanti gli par convenirsi. 



quindi si manda in chiacchiera di- 
cendo il suo e quel d'un altro; 



GIUOCHI DI VEGLIA 



359 



ovvero si fa interprctnre ciò che 
col verso dello si sia voluto espri- 
mere: dove si sentono spesso dire 
versi con bello , e non atteso si- 
gnificato , oltre alle argute risposte 
che sono occorse. 
GIUOCO DELLA CICIRLANDA , che 
anche si dice semplicemente la CI- 
CIRLAINDA ; questo si fa quando 
si elegge uno della brigata ad aver 
podestà di comandare ; il quale 
postosi in luogo eminente , e chia- 
mando quelh che stanno in giro, 
acciocché ascoltino e obbediscano, 
dice : o ghirlanda e il cerchio ri- 
sponde : che comanda ? e quel 
eh' egl' intende che s'abbia a fare 
ordina, e ognuno è tenuto ad ob- 
bedirgli. 
GILOCO DELLA INVIDIA, si fa 
quando .si va a percuotere una per- 
sona con la mestola e si fa levar 
da sedere dal luogo dov' ella si sta- 
va , ponendosi quivi a sedere il 
percussore, e il percosso andando 
nel medesimo modo a provedersi 
di nuovo luogo. 
GILOCO DELLA MUSICA DEL 
DIAVOLO, ciascuno fa un verso 
di qualche animale e quando il 
guidatore del giuoco agita la me- 
stola devono tutti insieme fare il 
lor verso. 
GILOCO DELLA MUTOLA, in que- 
sto giuoco ciascuno , senza poter 
fare motto o zitto alcuno, prende 
un cenno , e da poi veggcndolo fa- 
re ad altri, egli dee fare il suo 
proprio, e quel d'un altro. 
GIUOCO ]>ELLA SIBILLA, si fa 
quando chi è scelto por sibilla por- 
gendo le risposte alle varie e biz- 
zarre questioni propostele da' cir- 
coslaiiii in una sola parola a caso 
proferita, sveglia l'acutezza degl'in- 
u-rprcll a darle sollazzevoli e pron- 
te e insieme dotte sposizioni. Sal- 
vine disc. 



GIUOCO DELLA VENTURA, ben- 
dati gli occhi ad una persona, e 
dicendo che le conviene essere la 
befana, tutti quelli del cerchio le 
vanno avanti chiedendo lor ventu* 
ra , e colui , senza sapere chi dica 
il motto proferisce un verso od 
una sentenza; e poi a questo, ed 
a quello si commette che i versi 
in sorte venuti si ponga a inter- 
pretare. 

GIUOCO DELLE ARTI, è quello 
dove ciascuno finge il fare un' ar- 
te , e da poi viene accusato dalla 
spia di farla male. 

GIUOCO DELLE CERIMONIE, a 
ciascun tocca di dire una cerimo- 
nia affettata, e insieme di fare 
un atto pieno di affettazione ; e di 
poi si manda in chiacchiera facen- 
do ognuno il suo atto, e dicendo 
la sua parola cerimoniosa e quella 
d' un altro. E quando colui che 
parla alTcttatamente è per finire , 
tutto il cerchio gli si dee voltare 
e dire due volte: la S. V. finisca. 
E quanto più le cerimonie sono 
stravaganti, ed esquisite, tanto più 
dilettano. 

GIUOCO DELLE GHIRLANDE, fìn- 
gendosi le donne esser ninfe , e i 
giovani esser pastori, e in un fio- 
rito e lieto prato ritrovarsi s'im- 
pone a ciascuna delle donne che 
dir debba di che fiori voglia in- 
tessere una ghirlanda per ornarne 
il suo pastorello; poi si ordina a* 
giovani di dichiarare con qual in- 
tenzione furono quelle ghirlande 
proposte; e qual mistico significa- 
lo sia in esse nascosto. Per far be- 
ne questo giuoco è necessario ave- 
re in pratica i significati di tutti 
i colori. 
GILOCO DELLE GRAZIE CHE SI 
CHIEGGONO ERA LORO GLI 
SPOSI , accoppiando una donna 
ed un uomo , fingendosi che siano 



360 



GIUOCHI 



sposi , si fa che la sposa cliiegga , 
come suole occorrere , una grazia 
al suo sposo , e che lo sposo pa- 
rimente domandi una grazia alla 
sposa. 

GIUOCO DELLE LETTERE APER. 
TE , il signore del giuoco mo- 
strando d' essere stato alla posta in 
compagnia d' alcuni circostanti per 
cercar le loro lettere, manifesta 
d' averne trovate alquante delle a- 
perte che andavano ad alcune per- 
sone della brigata ; laonde , accioc- 
ché non indugino a saperne il con- 
tenuto , egli dice. Voi signor tale , 
che leggeste quella che andava qui 
alla signora tale , dite la sopirà- 
scritta , la sottoscrizione e il con- 
tenuto della sua lettera, ed egli 
deve dirlo approssimativamente. 

GIUOCO DELLE LETTERE, o 
DELL' OSTERIA , si fa pigliare 
a tutti quei che sono d' attorno una 
lettera dell'alfabeto, e fingendosi che 
ciascuno torni di viaggio , gli si 
fa dire molte cose che tutte co- 
minciano per quella lettera ch'egli 
ha eletta; come diremo per es. 
che avendo un giovine presa la 
lettera C, dovrà dire il nome del- 
la città dove sia stato , il fiu- 
me eh' egli ha passato , l' osteria 
dove fu alloggiato, le vivande che 
vi mangiò, il nome dell'oste, l'in- 
segna dell' osteiia, e fino il molto 
che nel muro vi abbia lasciato scrit- 
to, le quali cose tutte comincie- 
ranno per la medesima lettera C 
che egli avea preso da principio. 
GIUOCO DELLE LINGUE , si pro- 
pone che s'abbia a imitare il tem- 
po della torre di Bal)elle , e quin- 
di SI ordina che ognuno dica qual- 
che mollo d'un linguaggio o dia- 
Icllo l'uno diverso dall' altro, e 
che da poi mandatolo in chiac- 
chiera s'abbia a parlare da ciascu- 
no il suo linguaggio e quel degli 



altri. Allora il guidagìuoco poni 
la mestola in terra, e debbont 
lutti a un tratto parlare il prese 
linguaggio. 
GIUOCO DELLE LUSINGHE, ognu 
no dice una lusinga come sarebbe 
Gioia mia, tu se' regina dell' altri 
donne , tu se* fatta a modo mio , 
e simile, e da poi l'uomo andrì 
a toccar la mano alla donna, e le 
dirà alcune di quelle lusinghe, ( 
parole amorevoli che sono state 
proposte: e l'ultima ch'egli dice, 
chiama l' autore che detta 1' avevi 
a fare il medesimo, dicendo la su£ 
con dell' altre lusinghe che sienc 
dagli altri state dette. 
GIUOCO DELLE MARAVIGLIE, 
ciascuno una cosa dir dee di cui 
si maravigli , e poi dicendo : Oh 
io mi maraviglio ! ed il cerchie 
rispondendo: Di che vi maravi- 
gliate ? egli dice la sua maravigliì 
e quella d'un altro, e cosi si man- 
da in chiacchiera. 
GIUOCO DELLE NUOVE DI PIAZ 
ZA, DEL FORNO E DEL LA- 
VATOIO, gli uomini sono quelli 
che hanno a dire le nuove di piaz- 
za , e le donne quelle del forno e 
del lavatoio. Ora ciascuno raccon- 
ta una nuova che abbia sentita di 
re, e andando poi in chiacchien 
un uomo dice: In piazza si rac 
conta la tal nuova; e fu chi dissii 
aver sentila dire al forno la tale] 
E chi sente dir la sua, dice quel] 
la , e quella d'un altro. 
GIUOCO DELLE PAROLE E DE| 
CENNI, questo giuoco è quandi 
ciascuno fa un cenno e dice Ui 
motto; e da poi colui che scnlj 
dire il suo motto dee replicare 
motto da lui detto, e fare il centi 
d'un altro; e chi vede fare il si 
cenno lo dee di nuovo rifare, 
dire il motto d'un altro. 
GIUOCO DELLE TRASFORM/I 



GlUOCni DI VEGLIA 



561 



ZTONI, in questo giuoco ciascuno 
dir dee In quale animale amerebbe 
di trasformarsi, manifestando la 
cagione che la torma di quell'ani- 
male a desiderare lo induce; e il 
giudice poi discerné, se degna e 
lodevole sia slata la voglia, e l'ele- 
zione di biasimo e di punizione. 
GIUOCO DELLE TRÈCCOLE , si 
fa in questo modo, che dandosi 
intorno a ciascuno un numero, e 
facendosi pigliare un nome di er- 
ba, si manda uno a comperare; e 
nel domandare ad una treccola quan- 
te di quelle erbe ella dia al quat- 
trino , e nel risponder ella uno de' 
numeri dati ; non solo in tal mo- 
do chiama colui al quale fu posto 
(jucl numero, ma anco fa imita- 
zione di quelle donne che simili 
erbe sogliono vendere, rappresen- 
tando in quella maniera i modi e 
i delti loro. 
GIUOCO DELLE USANZE , si pre- 
suppone che a quei della brigata 
sia conceduta potcslh di riformare 
il mondo; onde ciascuno dee dire 
qual buona usanza vorrebbe intro- 
durre , e qual cattiva levarne via. 
GIUOCO DEGLI SCHLVVI, il go- 
vernatore del giuoco, fingendosi 
un corsale il quale abbia posti in 
cattivila , e presi schiavi , e schia- 
ve tulli coloro che hanno da fare 
il giuoco , mostra di condurli in 
mercato a vendere, facendoli ban- 
dire a uno per uno al più ofteren- 
te , e servendo in colai caso per 
pagamcnlo il ricevere il compra- 
tore tante palmate , quanlc ha pat- 
tuito per lo schiavo o per la schia- 
va , fallo poi il mercato, colui che 
compera dir deve a che cosa ser- 
vir se ne voglia: e s' egli è giudica- 
to che r abbia disegnalo a pro- 
porzionato servigio, riceve il pre- 
mio, aUrimcnti gli vicn dato ca- 
stigo. 



GIUOCO DEGLI SPROPOSITI , 

giuoco siaiilc a quello del Maz- 
zolino ; se non che dove in 
quello si fìnge un giardiniere, in 
questo si finge altra cosa con pi- 
gliarsi i nomi a quella attencnli. 
V'è un altro modo di fare questo 
giuoco mellcndosl più persone in 
giro e dicendo al compagno alcu- 
na cosa in un orecchio , e finito il 
giro si dice forte tutto ciò che 
e stato detto e allora si sen- 
tono gli spropositi che risultano 
dalle diverse proposizioni. 

GIUOCO DEI PROVERBI, ciascu- 
no ha da dire un proverbio : e di 
poi si fa interpretare ciò che con tal 
proverbio si sia voluto intendere. 
E i buoni giuocatori ne |dcbbo- 
no proporre di vaghi e spiritosi , 
che non sieno in bocca della 
plebe. 

GIUOCO DEIJSOSPIRI, a ciascuno 
convien raccontare una cagione che 
sospirar lo faccia; e da poi inco- 
minciando uno de' giovani a so- 
spirare , tutta la brigata ha da di- 
re : Che avete voi che sospirate? 
ed egli dee rispondere : Jo sospiro 
per tal cagione, una delle propo- 
ste dicendone ; e colui che detta 
r aveva conviene che sospiri nel 
modo che abbiamo, accennato. 

GIUOCO DEI TINTI, porgendo al- 
cuno a colui che gli è accanto la 
mestola, gli dice: bello! Ed 
egli risponde : Che dici tu bello ? 
e quegli soggiunge : Prendi questa 
mestola e dalla a quel bello V è 
allato. E cos'i colui la porge a quel 
che gli siede appresso di mano in 
mano, quelle medesime parole di- 
cendo, che disse il primo; e quei 
che errano, si tingono; e 1 limi; 
non più belliy ma lordi si hanno a 
chiamare, e i tinti due volli , «r- 
cilordi ; a quei che son tinti, tre, 
lordissimi : e colui che con lali 



362 



GIDOCHI 



propri nomi non li chiama subito di veglia a ciò che s* impone 

vien punito con la tintura. chi ha messosuqualchelpegno, per 

PEGNO , s. m. in diversi giuochi che possa riscuoterlo. 

dicesi quella cosa che viene depo- VÉGLIA , s. f. raunata di gente pei 

sitata da que' giuocatori che falli- vegliare in ballando, cantando ( 

scono nel fare il giuoco_, dicesi an- facendo giuochi vari per tratteni 

che Premio. mento della prima parte della notte 

PENITÈNZA, s. f. dicesi ne' giuochi 



563 



GIUOCHI rANCIlJLLESCni 



ACCULATTÀRSI , v. n. p. è specie 
di pena dovuta a colui che è accu- 
lattato. Quattro ragazzi lo piglia- 
no per le mani o pei piedi e for- 
mandone un quadrato lo solleva- 
no, o gli fanno battere il culo in 
terra tante volte, quante merita il 
suo delitto o la perdita che ha 
fatto in altri Giuochi. 

ALTALENA , s. f. giuoco che fassi 
legando due funi al palco ovvero a 
due alberi e le fanno calare a dop- 
pio fino presso a terra un braccio, 
e sopra di esse funi accomodano 
un asse sopra alla quale si pone 
uno a sedere, e fatto dare il moto 
a delta asse vanno talora cantando 
canzoni con aria aggiustata al tem- 
po dell'ondeggiamento di quell'as- 
se : l'Altalena si fa anche con 
attraversare una trave sopra all' al- 
tra ponendosi uno o più ragazzi 
da un capo per testata della trave 
che è disopra, e vanno in su e giù 
a vicenda a foggia di mazzacaval- 
lo. L' altalena in alcuni luoghi è 
detta Biciancole. Trastullarsi in 
questo giuoco dicesl Altalenare, 
Fare all' Altalena. 

ANDAR A PORTAR A PREDEL- 
LINE : due si pigliano i polsi 
d'ambedue le mani l'uno coli' al- 
tro in croce e formano come una 
so^2;iola e, un altro vi siede sopra. 

AQUILONE, s. m. balocco che lassi 
con caria stesa sovra cannucce, o 
stecche il quale mandasi in aria , 
quando spira un pò di vento, al- 
lentando lo spago cui è raccoman- 
dalo, e che ticnsi in mano por 
riaverlo a piacimento. Cervo- volante. 



BEFANA, s. f. fantoccio di cenci che 
si porta attorno la notte dell'Epi- 
fania , e che nel giorno di questa 
festa pongono per ischerzo i fan- 
ciulli e le femmine alle finestre. 
Ciò in altri luoghi fassi a mela di 
quaresima. 

BEFANA, o BEFANIA, s. f. quella 
larva che secondo le balie e le 
donnicciuole viene nelle case per 
la via del camino del focolare la 
notte innanzi l'Epifania, onde fan- 
no che i ragazzi appicchino le 
calze ai cammini acciocché le Be- 
fane le empiano di roba buona o 
cattiva, secondo che sono slati buo- 
ni o cattivi. 

BICIÀNCOLE, s. f. Altalena. V. 

BIRIBÀRA, s. f. l'Azzoccui il defi- 
nisce sorta di giuoco puerile, ma 
r Alberti il dice giuoco intricato, 
citando il Granchio del Salviati. 

BUFP^ÀRE, v. n. (t. del giuoco del- 
le buche) soffiare in un nocciolo 
che al primo tiro non è en- 
trato nelle buche per condurvclo 
dentro. 

CAPPANISCÓNDERE,s. m. capo a 
niscondere; sorta di Giuoco fan- 
ciullesco in cui uno si mette col 
capo in grembo a un altro che gli 
tura gli occhi (e ciò si dice star 
sotto) nel mentre che gli altri si 
vanno a nascondere , e poi lasciato 
in libertà debbe andargli a cercare. 

CASTELLINA, s. f. mucchio di tre 
noccioli con uno sopra del (piah? 
si vogliono i fanciulli in f;«rc il 
giuoco chiamato le Castelline. 

CASTI:LL0 da IUIRATLIM, così 
chiamasi il Casotto enlro il (jualc 



50 -1 



GIUOCHI FANCIULLESCHI 



Stanno io persone che li fanno 
muovere. 
C-\VALCA, FARE , o GIUOCARE 

A , posto avverb. giuoco che si 
fa con noccioli che si tirano finché 
uno resti sopra di un altro. 

CRUSCHERÈLLA, s. f. giuoco con- 
sistente in ricercare i denari na- 
scosti in alcuni monticelli di crusca 
eletti a sorte. 

FAR A CAVARE, s'infila un noc- 
cluolo con una setola di cavallo 
alla qual setola ridotta in forma 
di campanella o anelletto si lega 
uno spago; di poi segnato un cir- 
colo in terra vi si mettono i noc- 
cioli che si è d'accordo, e colui 
al quale è toccato in sorte dee gi- 
rando in ruota con quello spago 
il nocciolo infilato gettar con esso 
fuori del circolo uno o più noc- 
cioli di quelli che vi sono dentro_, 
e sì vincono tutti quelli che si ca- 
vano, e se col nocciolo che gira si 
tocca terra pcrdcsi la gita, ma si 
guadagnano, i noccioli cavati, poi 
si di| il nocciolo da girare ad un 
altro , e si seguila fino a che sono 
cavati lutti dal circolo. 

FAR CODA ROMANA , giuoco che 
fanno i fanciulli ruzzando nel qua- 
le corrono attorno appiccati colle 
mani a vestimd^iti l'uno dietro al- 
l'altro. 

FARE A BECCALAGLIO, giuoco si- 
mile a Moscacieca , ma dove in 
quella si dà con un panno avvolto 
od altra cosa simile, in questo si 
dà colla mano piacevolmente una 
sola volta da colui che bendò gli 
occhi a quel che sta sotto , ed il 
bendato, invece di dare, si aflan- 
na di pigliare un di coloro che in 
quella stanza sono del giuoco; e 
colui che resta preso dee ix-ndarsl 
invece del bendalo , e perde il pe- 
gno premio , restando libero il 
bendalo. Si dice BcccalafjUo perchè 



il bendato conducesi in mezzo al 
luogo ove si giuoca, e chi lo ben- 
dò gli dice. Che sei venuto a fare 
in piazza ? ed ei risponde a beccar 
Vaglio e quello dandogli legger- 
mente colle mani sur una spalla 
soggiunge : o beccati codesto. Dopo 
ciò il bendato s' alfatìca per pigliar 
uno e metterlo in suo luogo. 

FARE A CAPO NASCONDERE O 
ALLE RIMPI ATTARELLE, giuoco 
che si fa coli' appiattarsi in luogo 
nascosto ed esser cercato da altri. 

FARE ALL'ALIOSSO, quest'osso si 
trova nelle gambe di dietro di 
tutti gli animali di ugna fessa e 
serve a fanciulli , come di dado 
ne' loro giuochi : essendo il conca- 
vo il numero lino ed il convesso 
Farina, cioè nulla : la parte ov' è 
il segno 8 vince otto , e quella 
ov'è il segno 5 vince dodici, per- 
chè ha figura quasi di libbra, che 
si divide in dodici parti. 

FARE ALLA RUFFA RAFFA, O 
ALLA RUFFOLA RAFFOLA , è 
quando si getta in aria alcuna 
quantità di checchessia, e si fa a 
chi più tosto e più ne piglia. 

FARE ALLE BUCHE/ giuoco che si 
pratica facendo diverse buche in 
terra per lo più in numero di set- 
te , le quali sono tassale o prezza- 
le per determinar la vincita de' 
noccioli che vi si fanno entrare. 
Limare , Buffare e Ni fio sono i 
termini di questo giuoco. Fassi 
anche con una palla e vi si giuo- 
cano danari. 

FARE ALLE COMARI , giuoco det- 
to anche DELLE ZIE , che si fa 
con un fantoccio di cenci , fingen- 
do che una delle fanciulle abbia 
partorito, e che riceva le visite, 
e faccia le altre cirimonie che si 
fanno in occasione di vere parto- 
rienti. 

FARE AL MAZZOLINO , in questo 



GIUOCHI FANClULLESCni 



565 



giuoco ciascuno della brigata pren- 
de il nome d' un flore, fìngendo 
volerne formale un mazzo, e chi 
non risponde subilo quando vien 
nominato il suo fiore, mette pe- 
gno, e non può riaverlo, se non 
adempie la penitenza che se gì' 
impone. 

FARE ALLA NEVE, tirarsi vicende- 
volmente palle di neve. 

PARE A MOSCA CIECA, in questo 
gioco bendansi gli occhi ad uno, 
il che si dice star sottOy poi viene 
percosso dagli altri con un panno 
avvolto che tengono in mano; ed 
egli va percuotendo e chi arriva 
colla percossa deve star sotto in 
suo luogo : in alcuni siti il ben- 
dato non percuote, ma cerca di pi- 
gliare alcuno della brigata al qua- 
le poi tocca a star sotto. 

FARE A RIPIGLÌNO, giuoco in cui 
si ripigliano colla parte della mano 
opposta alla palma i noccioli che 
si son tirati all' aria. V. Fare 
SO re scia. 

FARE A STACCIA RURATTA , 
trastullo usato per acquietare i bam- 
bini e si fa lenendo per le mani 
il bambino che si ha a sedere sulle 
ginocchia, tirandolo innanzi e in- 
dietro per le braccia , come si fa 
dello staccio, quando si abburatta 
la farina. Fassi anche da due, che 
seggono uno incontro all'altro. 

FAR CAPPELLACCIO, -i fanciulli 
quando vogliono girare la trottola, 
'ed ella percuotendo in terra non 
col ferro, e di punta, ma col le- 
gnaccio e di costato non gira , 
dicono aver fatto cappellaccio. 

FARE, o GILOCARE A TÈ TÈ, 
si pighano due spille o due fuscel- 
lini , e posandoli sopra un piano 
liscio, si vanno spingendo colle 
«Illa tanto che uno di detti spilli, 
o lusccllinl cavalchi l'altro e vince 
quello che resta di sopra; anche si 



usa dire: Fare o Giuocare a Ca- 
valca. 

FARE SRRÈSCIA , è lo stesso che 
fare a ripiglino, se non che nella 
terza ripigliata devonsi ripigliar 
que' noccioli che cascarono in terra 
la seconda volta , non a uno o due 
per volta, ma tutti a un tratto, 
e lasciandovenc pur uno : o cascan- 
dogliene perde la gita , e cosi si 
va seguitando finché uno pullta- 
menfe gli raccolga tutti. 

FATTÓRE , s. m. legnetto fatto a 
cono il quale si fa girare con una 
sferza che anche si dice Palèo. 

FRULLARE, v. n. si dice del romo- 
re che fa il sasso tirato violente- 
mente per aria, 

FRULLONE , s. m. spezie di muli- 
nello che attaccato in capo ad una 
verga che correndo contro il ven- 
to gira sempre da se. 

GAM13ETTO DARE IL - attraver- 
sare all'altrui gambe un piede o 
altro, per farlo cadere. 

GIUOCARE A BIRRI E LADRI, 
giuoco che si fa da molti fanciul- 
li insieme parte de' quali sotto 
nome di Birri dà la caccia all' 
altra che dicoosi Ladri; e questi 
toccando Bomba che cos'i chiama- 
no il luogo dichiaralo immune , 
non possono esser presi. 

GIUOCARE a CIVETTA , giuo- 
co che si fa da tre ragazzi ; e 
fjuello che sta nel mezzo non 
può essere percosso quand' egli 
tocca terra colle mani ; e però 
ora alzandosi , ora abbassandosi 
tira quando all'uno , quando al- 
l' altro de' gran mostaccioni , e 
questi vicendevolmente s'ingegna- 
no colle percosse di fargli cade- 
re la berretta della testa , che ò 
la fine del giuoco. 

GIUOCARE A GUA\CIALI\ D' O- 
RO , in ([ueslo giuoco uno posa la 
faccia in grembo d' un altro che 



366 



GIUOCHI FANCIULLESCHI 



Sta seduto, e questi gli chiude gli 
occhi colle mani in guisa che non 
possa vedere chi sia colui che lo 
percosse in una mano che egli tie- 
ne sopra le reni , dovendolo egli 
indovinare , e colui , che gli serra 
gli occhi dopo che questo è stato 
percosso gli dice: chi f ha jyercos- 
so? ed egli risponde: fico secco; 
e l'altro replica menalo qua per 
un orecchio , ed allora quello si 
rizza e va a pigliare colui òhe egli 
crede il percussore , e se s' appone 
ha vinto , e pone il percussore in 
suo luogo, e se non s'appone ri- 
torna al luogo di prima per con- 
tinuare fintantoché s'apponga. 
GIUOCARE AL SUSSI, o A MÀT- 
TONCELLI: in questo giuoco sovra 
d'una pietra, noce, o nocciolo posa- 
to per ritto in terra si mette il 
danaro convenuto, ed allontanato- 
si ad una distanza determinata si 
tira da' fanciulli una lastra, noce, 
o nocciolo per uno in quel Sussi; 
e se questo viene colpito e fatto 
cadere, i danari sono di colui la 
lastra del quale ha fatto cadere il 
Sussi ; se però sono più. vicini alla 
sua lastra che al Sussi : e quella 
moneta che è più vicina al Sussi, 
se gli rimette sopra tanto che la 
moneta messa sopra il sussi re- 
sti finita di levare come si è 
detto. 
GIUOCARE ALLA SERPE , i ragaz- 
zi fanno una casella che figura il 
capo della serpe, e da quella fan- 
no partire un filare di noccioli 
che figurano il resto del corpo 
della serpe, e poi vi tirano dentro 
con un altro nocciolo , e chi fa 
col tiro scappare uno , e più noc- 
cioli del tutto fuori di dotto filare 
vince lutti i noccioli che sono 
dalla rottura in giù verso la coda 
di detta serpe , e durano cos'i fino 
a che sia rovinata da un di loro 



quella casella che figura il capo 
di detta serpe. Fare alla Serpe, 
GIUOCARE ALLE BRUSCHETTE, 
o BUSCHETTE; giuoco che si fa 
con pigliare tanti fuscelli e fili di 
paglia non eguali, quanti sono i 
concorrenti , e tengonsi accomodati 
in modo che non si veda se non 
una delle due testate , dalla qual 
parte ognuno cava fuori il suo e 
vince chi toglie il fuscello mag- 
giore , o minore secondochè dap- 
prima si è stabilito. Altri pone un 
ruscelletto fra la piegatura d' un 
dito della mano chiusa , dando poi 
a indovinare ad altri in qual delle 
dita si trovi. 
GIUOCARE ALLE CASTELLINE: 
si fa tentando di gettare a terra il 
mucchio posto ad una determinata 
distanza col tirarvi contro un altro 
nocciolo, dicesi pure giuocare alle 
Caselle, o Cappanelle. 
GIUOCARE ALLE LASTRUCCE; 
è giuoco simile alle pallottole ; se 
non che in luogo di palle si ado- 
perano lastrucce; e un pi ce ol sas- 
so per Grillo : sì dice anche giuo- 
care alle Piastrelle e da alcuno 
alle Murelle. 
GIUOCARE A PARI E CAFFO, 
scommettere che il numero giltato 
colle dita da due sarà pari , o 
caffo: ed anche occultare dentro al 
pugno quella quantità di noccioli, , 
o d'altro che si vuole , domandan- | 
do ad altri che ne indovini il nu- 
mero, se sìa pari o caffo : e chi si j 
appone vince tutti i noccioli occul- | 
tati, se non che deve dare quel nume- 
ro di noccioli che ha detto di più, 
o di meno. V. Sbricchi. 
GIUOCARE AI RULLI, in questo 
giuoco si pigliano sedici, o più o 
meno rocchetti di legno , ciascuno 
de' quali ha il suo numero eccetto 
uno uno chiamato il Matto. Questi 
rocchetti che chiamansi Rulli si 



GlCOCni FA.NCIULLESCHI 



367 



rizzano in terra in ordine col Matto 
in mezzo e vi si tira dentro uno 
zoccolo di legno grave e tondo , o 
di figura piramidale che pur si 
chiama Rullo e chi più ne fa ca- 
dere con quel tiro vince. Taluno 
usa auche tirare con una palla di 
legno. 

GIUOCARE A SANTI, e A CAP- 
PELLETTO , giuoco che si fa get- 
tando in alto una moneta , ed ap- 
ponendosi a dire da qual parte re- 
sterà voltata. 

GIUOCARE A SCOCCIETTA, un 
fanciullo tiene un uovo in mano 
stringendolo in tal maniera che ne 
apparisca la sola estremità fra il 
pollice, e l'indice combinati in- 
sieme , mentre l' altro con altro 
uovo, come un martelletto lo per- 
cuote leggermente, e batte disopra; 
e vince colui il cui uovo resiste 
alla percossa; l'altro poi il di cui 
uovo si ammacca, o si rompe , per- 
de r uovo stesso ammaccato , o 
rotto. 

GIUOCARE A TRUCCINO , uno ti- 
ra un nocciolo in terra ; e l' altro 
lira un nocciolo a quello che è in 
terra , e cogliendolo vince , se no 
quello che tirò in terra il primo 
raccoglie il suo nocciuolo e lo tira a 
quello che tirò l'avversario, e cos'i 
continuamente , e chi coglie vince 
il nocciolo che coglie , oppure 
quello che sono convenuti, 

GIUOCATORE DEI BURATTINI, 
colui che la muovere e parlare i 
burattini per trattenimento del 
popolo. 

LIMARE, v. a. al giuoco delle Buche 
dicesi lo spingere col dito indice 
il nocciolo che al primo tiro non 
è entrato nelle buche. 

LIPPA , s. f. mazzetta appuntata da 

1 due capi, che serve ad un giuoco 
de fanciulli , in cui percuotcsi con 
una mazza più lunga e si fa bal- 



zare in aria. A Firenze dicesi Are- 
buse. 

MISIRIZZI, s. m. d' ambi i numeri , 
trastullo o balocco fatto d' un 
boccinolo di saggina o di midolla 
di sambuco alto circa la lunghez- 
za d'un dito, con un piccolo piom- 
bo nascosto nella parte inferiore 
sicché non può fare che non si 
rizzi sempre da se. Gli si danno 
varie forme come di Diavolo, Sol- 
dato ecc. 

MÓSCA, s. f. strumento di legno si- 
mile a un cono con un feruzzo in 
cima col quale giuocano i fanciul- 
li facendolo girare con una sferza. 
Roteare vale muoversi in gii'o. 
Dormire dicesi quando gira si ra- 
pido sopra un medesimo punto da 
sembrare immobile. Rarberare vale 
girare e roteare a salii. Far ca- 
pellaccio dicesi quando percuoten- 
do in terra di costato non gira. 
V. Paleo, Fattore y Stornello y 
Trottola , Ruzzola. 

MULINÈLLO, s. m. canna in cima 
della quale sono impcrnatc due ali 
di carta a foggia di quelle de' mu- 
lini a vento, e l'usano i ragazzi 
per lor trastullo portandolo incon- 
tro al vento perchè acquisti veloce 
moto e giri indefessamente. 

NÌFIO, s. m. ( t. del giuoco delle 
buche ) ({uella delle sette buche 
che non fa vincere, perchè non è 
tassata in cosa alcuna. 

PALÈO , s. m. strumento col quale 
giuocano i fanciulli , facendolo gi- 
rare con una sferza. Fattore. 

PORTARE A CAVALLUCCIO , ma- 
niera di portare altrui sulle spalle 
con una gamba di qua e una di là 
dal collo. 

RIMPIATTINO, (Giuoco del) forse 
è lo stesso che il fare a Capo a 
niscond ere Qidicclìc rimpiattarsi vale 
lo stesso che nascondersi. 

RUZZOLA, s. f. strumento di legno 



368 



GIUOCHI FANCIULLESCni 



di figura simile al cono con un fer- 
nuzo piramidale in cima col qua- 
le strumento i fanciulli gluocano 
lacendol girare con una cordicella 
avvoltagli attorno. Tròttola. 

SALINCÈRBIO, s. m. giuoco fan- 
ciullesco d' esercizio. Salìncervio, 

SALTAMARTINO, s. m. balocco i- 
mi tante un ranocchio o altro in- 
setto sotto il cui ventre è conge- 
gnalo con pece o con cera un fu- 
scellelto per modo che scattando 
lo fa saltare. 

SASSAIUÒLA, s. f. battaglia fatta 
co' sassi. 

SBRICCHI , s. m. giuoco che si fa 
occultando dentro al pugno quella 
quantità di noccioli, o d'altro che 
si vuole, domandando ad altri che 
ne indovinino il numero dicendo 
Sbrìcchi quanti? E quasi lo stesso 
giuoco che quello di Pari o Caffo. 

SCiVLDx\]MANE, s. m. giuoco che si 
fa ponendo le mani a vicenda una 
sopra l'altra, posata la prima so- 
pra un plano , e traendo di poi 
quella di sotto porla sopra tutte 
V altre battendo forte per riscal- 
darsele. 

SCAR.ICABARILI , s. m. giuoco che 
si la da due soli, che si volgono 
le spalle l'un l'altro e intricate 
scambievolmente le braccia s'alza- 
no a vicenda l'un l'altro. 

SCOPPIETTO, s. m. pezzo di ramo 
di sambuco, al quale si è cavata 
l' anima e nel suo voto s' introduce 



una bacchetta con due stoppacci 
di carta masticata o due coccole 
d' alloro , per poi farli escire a 
forza e fare scoppi. 

SDPvUCCIOLO , s. m. sentieruzzo 
praticato sul ghiaccio per lasciar- 
vlsi trasportar sopra , e sul quale 
si pongono i giovanetti a scorrere 
per divertimento. 

SONAGLIO , s. m. giuoco simile a 
Moscacieca, 

STORNÈLLO, s. m. strumento fan- 
ciullesco detto altrimenti Pa/èo. 

TOMBOLO, s. m. giuoco de' fan- 
ciulli i quali ponendo il capo in 
terra , e alzando i piedi si rivol- 
gono sulle braccia , e lasclansi ca- 
dere dall' altra parte. Capitombolo* 
Caporovescio. 

TÓPvDO , s. «m. giuoco che si fa ti- 
rando una piccola palla, detta Grillo^ 
e secondochò colui la tira dice A 
passare , o A rimanere j ciascuno 
s' ingegna di passare colla sua 
palla, o rimanere più vicino al 
grillo ; e i perdenti si chiamano 
Tordi perchè tre sono i casi del 
Tiro. 

TRÒTTOLA , s. f. str. di legno si- 
mile al cono , con un ferruzzo pi- 
ramidale in cima , che si fa girare 
con una cordicella avvoltagli intor- 
no; in ciò differente dal Pa/èo , o 
Fattore , che questo non ha ferro 
in cima , e si fa girare con isferza. 
Ruzzola. 



3G9 

OPERATORI DI ARTI, MESTIERI ECC. CHE IVON SI RIDUCONO 
ALLE CATEGORIE SOVRAPPOSTE 



/VRTÌwSTA , s. m. artefice, artigiano. 

BASTÀGIO, s. m. facchiiio_, por- 
tatore. 

BESTIÀRO , s. m. colui che ha cura 
delle hostle feroci. 

BIADAIUÒLO, s. m. colui che vende 
le biade. Granaiolo, e Granaiuolo 
è colui che rivende solamente il 
grano. 

BICCHIERÀIO, quegli che fa o 
vende bicchieri. 

BOCCALÀRO, s. m. artefice che la- 
vora boccali, 

BOTTEGAIO, s. m. quegli che eser- 
cita o tiene la bottega, che anche 
dicesl artefice. 

BLXCIÀIO , s. m. ( V. d. u. ) colui 
che va la state rlcogliendo per 
le strade le buccle de' poponi che 
dannosi a mangiare agli asini, porci, 
e simili. 

CANDELÀRO , s. m. colui che fa 
o vende le candele. Garzoni. 

CATASTÀIO, s. m. (v. d. u. ) co- 
lui che vende e porta alle case ca- 
taste di legna da ardere. 

CATERATTAIO, s. m. colui che ha 
cura e custodia della cateratta. 

CATINÀIO, s. m. colui che fabbri- 
ca e vende catini. 

CESTARLÒLO, s. m. quegli che 
fabbrica o porta ceste. 

COFANAIO , s. m. chi fa o vende 
cofani. 

iCORONÀIO, s. m. colui che fa le 
j coronr <l.i dire il rosario. 
CRIVELLÀIU), s. m. artefice the 
I fabbrica crivelli. 



CCRADÈSTRI , s. m. lo stesso che 
Votacessi. V. 

ESCAIUÒLÒ, s. m. colui che vende 
r esca , i zolfarelli, e le pietre 
focale. 

FACCHINO, s. m. quegli che porta 
pesi addosso per prezzo che anche 
di ce si Un porta- 

FALCIATORE , quei che lavora con 
falce. 

FIORÀIA, s. f. venditrice di fiori 
(v. d. u.) 

FOGNAIUOLO, s. m. colui che ha 
cura delle fogne e le custodisce , 
il Botta ha Fognalo. 

GRANATÀIO, s. m. colui che fa o 
vende le granate. 

GUAINÀIO , s. m. guainaro , fabbri- 
catore di foderi o guaine. 

INGEGNÈRE , s. m. ingegnoso ri- 
ti ovatorc d'ingegni e di macchine. 

LANTERNAIO , LAMPADAIO, LU- 
MAIO, s. m. colui che accende i 
pubblici fanali. 

LEGGENDÀIO, s. m. venditore di 
leggende o storie per le strade. 

LETAM AIUÒLO, s. m. quegli che 
colla pala va raccogliendo il leta- 
me per le strade , e per ischcrzo 
Paladino. 

LUPINÀIO, s. m. chi vende hipinl. 

MACCIIINÌSTA, s. m. colui che in- 
venta, fabbrica , e fa muovere le 
mare bine. 

MEl)Ar;LÌSTA, s. m. dilettante di 
medaglie. 

NETTACESSI, s. n). (v. d. n.) colui 
che nettai cessi o privati. Votaccsso, 

47 



570 



OrERATOM DI ARTI, MESTIERI ECC. 



OMBRELLIÈRE , s. m. colui che fa 
gli onibiclll , ed anche cohii che 
porta r ombrello per uso de' gran 
personoE^gi. Ombrellaio. 

ORCIUOLÀIO, s. m. facitore d' or- 
ciuoll. 

OSSÀIO, s. m. colui che fa lavori 
d'osso. 

PALLÀIO, s. m. chi fa le palle. 

PANIERÀIO , s m. artefice che la- 
vora e vende paniere. I suoi stru- 
menti sono 11 Ferro a due punte , 
CoUello, Pialluzzo, Spaccherello, 
Spacchino. Esso adopera spr occhi 
e virgulti di castagno per paniere 
d' ogni specie Ceste , Cestini , Ce- 
stoni , Graticci, Scuotitoi , Porta- 
piatti y Cantinette da trasporto e 
simili. 

PATTUMÀIO, s. m. colui che rac- 
coglie il pattume, cioè le spazza- 
ture od immondezze per le strade. 
Botta. 

PENTOLÀIO, s. ra. chi fa o vende 
pentole. 

PICCONIÈRE , s. m. chi lavora con 
piccone. 

RENAIEÒLO , e RENAIOLO, s. m. 
chi vende o porla e cava la rena 
o la sabbia. 

BIVENDUGLIUOLA, s. f. e RIVEN- 
BUGLIOLO , s. m. cosi si chia- 
ma chi rivende cose minute. 

ROSTÀlO , s. m. colui che vende le 
roste. 

SAPONÀIO, s. m. chi fabbrica o 
vende sapone. 

SCATOLÀIO, s. m. chi fa o vende 
scatole e Scatolierc (v. d. u.) 



SPAZZACAMÌNO, s. m. quegli che 
netta dalla fuligine il camino. 

SPAZZATURÀIO, s. m. chi racco- 
glie le spazzature per le case , com- 
prandole se occorre , e chi spazza 
le immondizie dalla città. In Fi- 
renze sono detti Paladini perchè 
vanno per la strada sempre con la 
pala in mano. 

SPAZZINO, s. m. che ha cura di 
spazzare. 

SPECCHIÀIO, s. m. che fa e accon- 
cia gli specchi. 

ST ACCIÀIO, s. m. colui che fa o 
vende gli stacci. 

STORIÀIO, s. m. (v. d. u.) colui 
che vende Almanacchi , o Leggen- 
de ^ portando la sua mercanzia di- 
nanzi in un cesto sostenuto da una 
cigna che porta al coWo. Le gg end aio. 

STOVIGLIÀIO, s. m. colui che la- 
vora o che vende le stoviglie. 

TABACCÀIO , e TABACCHINO , s. 
m. veiidilore di tabacco a minuto. 

VAGLIÀIO, s. m. facitore di vagli. 

VASAIO , s. m. che fa e vende vasi. 

VASELLIERE, s. m. facitore di va- 
si , piatti, ed è proprio di quei di 
terra. Vasellaio^ Vagellaio. 

VOTACÈSSO , s. m. colui che vuota 
i cessi cavandone lo sterco. Netta- 
cessi. 

VOTAPÒZZO , s. m. colui che vuota 
i pozzi. I 

ZANAIUÒLO, s. m. colui che fa o 
vende zane, cioè culle di legno o 
ceste. 

ZOLFÀIO, s. m. colui che cava, e 
depurga lo zolfo. 



371 
STntMElVTI ED UTENSILI PEUTEVEINTI ALL' ARTI FABBRILI 

IN generale; o in particolare 

AD ARTI NON COUPRESE NELLE SOPR ARIFERITE . 



ACQUA FORTE , eò ACQUA DOL- no sollevare in alto per uso degli 

CE, ( t. de' miiiuglai) maestra, e edifizi , cave e simili V. Burbera. 

acqua mezza forte in cui si ma- ASPO DELL' ARGANO^ quel legno 

cerano le minugie per conciarle. sul (jnale s'avvolge il canapo. 

ANIMA, FUSO DELL' ARGVNO, ASTÌCULO , s. m. quel pernuzzo 

quel pezzo di legno che ^girando delia taglia, il quale passando per 

avvolgo la fune. lo raggio, posto fra un legno ta- 

AINLMELLA , s. f. quell'ingegno den- gliato e cavalo sopra quello si volge, 

tro a checchessia il quale facilita BÀGGIOLO , s. m. quel sostegno 

o impedisce l'entrare o uscire del- che si pone sotto le saldezze de' 

l'aria, di qualche liquore come marmi per reggerli, 

nelle trombe da trarre acqua. BATTIPALO, s. m. macchina con 

ANTARIE , s. f. pi. funi che si le- maglio da battere i pali più pie- 
gano di qua e di là alla testa cola del castello o gatto, 
delle macchine che s'inalzano per BERTA , s. f. macchina da ficcar 
tirar pesi: diconsi anche Prontonì, pali. 
e Sartie. BIGONCIUÒLO , e BIGOXCIUO- 

ÀRGANO , s. m. strumento da tirar LETTO , s. m. dim. di Bigoncia^ 

pesi che si muove in piro per for- vasi noti di cui alcuni sono cer- 

za di leva. Ànima o Fuso è quel dilati di ferro con una o due orec- 

pezzo di legno che girando avvol- chiette , alni sono immanlcali in 

gè la fune. Aspi^ o Stanghe^ que' un'asta di legno più o men lunga 

che fanno muovere in giro l'ani- e varia è la loro forma e capacità, 

ma dall' Argano. BILIA, s. f. legno storto col quale 

ARGANO A CA^IPANA dlcesi di si serrano le lecralure delle some, 

queir argano a' cui aspi o mano- BRACA s. f. corda corta da legare 

velie lo traversano internamente, e innalzar pesi, 

essendo traforato da parte a parte BRACATURA, s. f. quell'armadura 

nella testata. che non fascia intorno ciò che si 

ARPESE s. m. ferro che serve per vuol armare, sicché non arriva alla 

unire insieme uno o più legni. parte opposta. 

ASPO, s. m. slrinncmo di legno pò- BRANCHE, s. f. pi. quelle parli de- 
sto a giacere sopra due trespoli o gli strumenti da presa che scivouo 
piedi il quale è attraversato da due a stringere, ed all'errare, 
leve con cui si gira per avvolger- BURBERA, s. f. strumento di legno 
VI sopra grossi canapi cui sono con manichi di ferro impernali in 
raccomandali i pesi che si voglio- un cilindro intorno a cui si avvol- 



372 



STRUMENTI PERTINENTI ALL' ARTI FABBRILI ECC. 



gè un canapo per uso di tirare in 
alto pesi. 

CALCÈSE , s. m. carrucola che si 
pone al piede del sostegno delle 
taglie a uso di tener basso il ca- 
napo nel muover i pesi. 

CAMPANA , s. f. parte dell' argano 
intorno la quale si volge la fune , 
e che per asclaloni , o fantinetti 
sovrapposti , acquista una figura 
conica somigliante ad una campana. 

CAMPANÈLLA , s. f. dicesi di qua- 
lunque cerchio , o cerchietto di 
materia soda che serve ad appic- 
carvi alcuna cosa. Per lo più le 
campanelle possono muoversi libe- 
ramente in un anello in cui sono 
stabilite. 

CARRUCOLA, s. f. strumento di le- 
gno o d' altra materia nel quale 
ha una girella scanalata a cui s'a- 
datta fune o canapo per tirar su 
pesi, e appiccato a un ferro sopra 
il pozzo serve comunemente ad at- 
tingere acqua ed anche ce ne ser- 
viamo a molte altre diverse cose. 

CASSINO , s. m. quel cerchio di 
scorza d'albero con cui si fanno 
i crivelli, le forme da cacio, esimili. 

CASTELLO , s. m. macchina per 
ficcare pali composta d' alcune tra- 
velle ritte ed altre spianate in 
fondo ed incrocicchiate fra di loro; 
con una ruota pure di legno la 
quale serve a tirar in alto un ma- 
glio che è un grosso tronco di fi- 
gura tonda armato di ferro in più 
luoghi, e particolarmente nella 
parte più bassa il quale poi ca- 
dendo precipitosamente a piombo 
sopra il capo d' un palo che si 
vuol affondare si lo percuote che 
in molli colpi lo ficca nel terreno. 

CASTELLO, s. m. dlcesi a più ordini 
di telai ad uso di prosciugare al 
coperto le farine del tabacco. 

CAVALLETTO , s. m. strumento da 
sostener pesi fatto con qualche si- 
militudine di cavallo. 



CONTRAFFORTE, s. m. dìcesi 
d' alcuni ferri dentati , o come di 
cono a scaletta per addattarvi in 
maggiore o minor distanza ciò che 
dee far resistenza , o ritardare lo 
sforzo^ di checchessia. 
CROCIERA , s. f. qualsivoglia attra- 
versamento di legni, o ferri o si- 
mile a foggia di croce per arma- 
tura ed ornato d'uno strumento e 
d' un' opera d'arte. 

CÙPiRO, s. m." legno ritondo non 
molto lungo il quale si mette sotto 
pietre o cose simili gravi per muo- 
verle agevolmente. 

DÈNTE , s. m. quella tacca che han- 
no alcuni strumenti , come lime, 
seghe, martelli, ruote di diverse 
macchine : per aver qualche simi- 
litudine col dente dell' animale. 

DRITTO, s. m. Dritti, o Ritti: 
diconsi tutti i pezzi di ferro, le- 
gname o altro posti per ritto a uso 
di reggere o collegare altre parti. 

FALCONE , s. m. grosso pezzo di 
legno riquadralo ed armato di ta- 
glia che si stabilisce talvolta nelle 
sommità delle macchine da aìzar 
pesi. 

FERRAR L'ULIVÈLLA, fare un 
buco a sottosquadra nella pietra in 
maniera che l'ulivella vi si adatti 
a dovere. 

FORMÈLLA, s. f. quell'ornato che 
è circondato, o che è nell'interno 
di un riquadro. 

GAMBO, s. m. quella parte d* un 
arnese , o strumento che serve a 
reggerlo , o a poterlo adoperare, 

GAZZÉTTA , s. f. vaso che serve di 
custodia ai lavori di maiolica o di 
porcellana mentre stanno nella 
fornace. 

GIRÈLLA , s. f. piccola ruota per lo 
più di legno o di ferro. 

GUARDAMANO , s. m. arnese di 
cuoio o simili per coprire la mano 
acciocché possa resistere alla con- 
tinuazione del lavoro. Manopola. 



STRUMENTI PERTINENTI ALL' ARTI FABBRILI ECC. 



S73 



GUIDE, s. f. pi. pezzi di legno che 
servono di guida al Maglio o Berta 
perchè cada a piombo sulla testa- 
ta del palo. 

LEVA , s. f. strumento meccanico 
di qualsiasi materia soda fatto a 
foggia di stanga , un' estremila 
della quale si sottopone a' corpi di 
gran peso per alzarli e muoverli 
di luogo, e si ficca ne' buchi de- 
gli argani per farli girare. 

MÀGLIO, s. m. arnese appartenente 
alla macchina detta 'Castello col 
quale si danno colpi per ficcare i 
pali nel fare le palafitte. 

MANFERO , s. m. manubrio per 
isvolger ruote. 

VIAMCCE , s. f. pi. unione di car- 
rucole o girelle entro alle sue 
sciarpe. 

MANOPOLA , s. f. pezzo di cuoio 
per riparo della mano nel lavorare. 
Guardamano. 

VL^RTINÈLLO , s. ra. strumento di 
legno a guisa di colonnetta porta- 
tile cerchialo di ferro e ha dentro 
di se accomodata una vite lunga 
destinata ad uso di alzar pesi. 

MATTERÒ , s. m. bastone (v. ant.) 
oggi si usa per quel legno o stri- 
scia di legno con che si lavorano 
le ceste. Spadafora. 

MAZZAPÌCCHIO, s. m. cilindro di 
legno alto poco mcn di tre piedi, 
di cui si serve per alVondarc i ciot- 

I telati o per assodare la terra. Pil- 
lone. 

MOLLETTE , s. f. pi. strumento di 
ferro o d'acciaio, che si allarga o 
SI stringe a piacimento per pren- 
dere o collocare alcuna cosa in 
luogo, dove non si potrebbe colle 
dita. Pinzette. 

klULlNELLO , s. m. macchina con 
ruota di ferro e manubrio alla ad al- 
zare gran pesi o sia cilindro alle 
cui testale s' adattano i pironi che 
lo muovono. Arganétto. 



NOCÈLLA , s. f, specie di palla po- 
sta in modo che rende mobile per 
tutti i versi un qualche strumento 
meccanico. 

ORBICELO , s. m. quella carrucola 
di metallo, con la quale si tirano su, 
o si calano i pesi. 

ORSO, s. m. slrumenlo de'slufaiuo- 
li col quale si ripulisce il pavi- 
mento sudicio; e in ispccie quello 
delle stufe. 

PALLA j s. f. sfera o globelto di 
ferro traforalo collocalo alla riunio- 
ne di duepezzi che servono di orna- 
mento^ e che si vogliono dislacca- 
re nel loro contorno. 

PERNO , s. m. pezzo tondo di legno 
o ferro sopra il quale si reggono 
le cose che si volgono in giro. 

PIRONE, s. m. vetta, manovella, 
specie di leva, o stanga ch'entra 
nelle leste de' mulinelli che servo- 
no per alzar pesi. 

PUNTELLO, s. m. legno o cosa si- 
mile con che si puntella. 

RÀGGIO , s. m. carruccola di metal- 
lo ch'anche è della Taglia^ Orbi- 
culo^ Casella j TrocUa, lì e caino g 
Puleggia. 

RA8T1AT0IO, s. m. strumento con 
che si raslia. 

RECAMO, s. m. specie di taglia 
con due girelle che si volgono ne* 
loro pcrnu/.zi. 

RIBALTA, s. f. strumento da ribal- 
lare. 

RULLO , s. m. pezzo di legno ton- 
do sopra del quale si posano le 
grandi pietre, o travi per muover- 
le più facilmente col ruololarlo. 

RUOTA , s. f. ordigno di cui servon- 
si i vasai, per formare e tornire le 
stoviglie. 

RUZZOLA , s. f. strumento a modo 
di girella che con gran forza si fa 
rotare per le strade. 

SOTTOLÈVA, s. f. legno od altro 
che si pone sotto la leva per ogc- 



374 



STRUMENTI PERTINENTI ALLEASTI FABBRILI ECC. 



volare il moto, a ciò che si vuol 
rendere movlbile. 

SPACCHERÈLLO, o SPACCHINO, 
s.m. quel coltello di cui si servono i 
panierai per ispaccar le bacclielte 
e i virgulti con cui si tessono le 
paniere. 

SPRANGA , s. f. legno o ferro che si 
conficca attraverso per tener insie- 
me ed unire le commessure. 

STELLA DELL' ARGANO, manu- 
brio. 

STRETTÓIO, s. m. strumento di le- 
gno costrutto di due grosslssime 
assi , le quali stringonsi per forza 
di vite e serve per uso di spreme- 
re checchessia. Strettoio dell' uve^ 
Strettoio da chiuder le staffe , 
Strettoio da spremere , Strettoio 
da ridurre in vergucci o lamine 
un metallo eco- 

SUSTA s. f. corda con che si legano 
le some. 

TAGLIA, s. f. strumento meccanico 
composto di carruccole di metallo 
per muover pesi grandi. 

Tassèllo , s. m. piccioi pezzo dì 

pietra, legno, o altre simili ma- 
terie, che si commetta in luogo 
dove sia guastamento o rottura per 
risarcirla e talora anche per orna- 
mento e vaghezza. 

TASSELLO, s. m. dlcesi anche dì 
qualunque pezzuolo staccato di 
checchessia. 

TIMPANO, s. m. macchina in for- 
ma di ruota , per tirar su acqua e 
muover pesi. 

TRAPELO y s. m. sorta di canapo 



con uncini che serve per trascinar 
pesi. 

TRAVATA , s. f. unione di travi 
congegnate insieme per riparo , o 
per reggere gagliardemente che- 
chessia. 

TRAVÈRSA , s. f. legno messo a 
traverso per impedire o riparare. 

TURÀCCIOLO, s. m. pezzo di legno, 
di ferro o d'altra materia da una 
testa più sottile che dall'altra con 
la quale si turano buchi o bocche 
di vivai , vasi da vino ecc. 

ULIVÈLLA , s. f. cuneo di ferro per 
uso di tirar su senza legature le 
pietre e simili, inserendolo in es- 
se per via d' un foro a coda di 
rondine, e a soltosquadra talché 
ristrumento vi stia sempre unito. 
Conii dell' U livella. 

VERGINELLE, s. f. pi. nome che 
alcuni danno agli sproni che fer- 
mati nella pianta , vanno al ritto 
del gatto da affondar pali. 

VETRÌNA, s. f. vernice o coperta 
che si dà disopra i vasi o le figu- 
re di terra , che cotte in fornace 
ricevono da essa il lustro per la 
vetrificazione delle materie adopera- 
te, Questesono d'ordinario diìitar- 
girlo, minio, stagno, manganese, 
scorie di rame ecc. Invetriatura. 

VÉTTA, s. f. leva, strumento attis- 
simo a sollevare e smovere dal lor 
luogo i sassi od altri gran pesi. 

ZANCA , s. f. ripiegatura o parte 
ripiegata dell'estremità di una le- 
va, di un' asta, o simili strumenti. 



575 



COMMERCIO E MERCATURA 



STRUMENTI, AZIONI, DIRITTI ECC. DEL COMMERCIO 
E DELLA MERCATURA. 



ACCETTAZIONE, s. f. l'atto del 
trattario il(|iiale promette in iscrit- 
to di pagare alla scadenza la cam- 
biale che gli viene presentata. 

ABIETTO, s. m. voce del gius cam- 
biario, che spiega la qualità del 
possessore di una lettera di cambio, 
come procuratore del traente, o 
cedente , senza avere però alcun 
titolo oneroso sulla medesima. 

AGGIO, s. m. quel vantaggio che si 
d'i o che si riceve per aggiusta- 
mento della valuta d'una moneta 
a quella d'un' altra, ovvero per 
barattare la moneta peggiore colla 
migliore. In alcune piazze di com- 
mercio V Afjrjio è la dillercnza tra 
il valore delle partite di banco e 
la moneta corrente. 

AGGI0TÀ(;GI0, s. m. (frane, d. u.) 
quel tralGco usuraio che si pratica 
in alcune piazze col comprare o 
vend(Me in efl'ctto o fìlliziamente 
azioni o scritti di commercio, spe- 
cialmente allorché cadono in dis- 
credito. 

APPALTO, s. m. quell'incetta che 
SI la da una o più persone unite 
in società, pigliando l'assunto di 
provvedere uno stato di una mer- 
canzia con divieto a chicchessia 
altro di poterne vendere o fab- 
bricare , pagando perciò al prin- 



cipe una somma convenuta. In og- 
gi si stende ancora alle convenzio- 
ni che si fanno tra particolari per 
oggetti di minore importanza. 

APPUNTO, s. m. quella somma con 
cui si liquida un conto, ciò che si 
paga per ultima parte d'un debito. 

A USO, (posto avverb. ) dicesi delle 
lettere di candiio allorché il paga- 
mento della somma compresa nel- 
la lettera debba farsi col rispet- 
tivo indugio prescritto dall'uso , 
cioè in capo al tempo usato per la 
piazza. 

AVALLO, s. m. sottoscrizione fatta 
da una terza persona , non com- 
presa nelle lettere, o biglietti di 
cambio, la quale si obbliga di pa- 
gare nel caso che la lettera di 
cambio non sia pagata da quello 
su cui è tratta. 

AVERE , s. m. voce che indica ne* 
libri de' mercanti la parte dove no* 
tano i debiti attivi , e con la pa- 
rola Dare l'altra parte dove no- 
tano i debiti pasiivi. 

A VISTA, termine delle lettere di 
cand)io , che si debbon pagar su- 
bito vista la lettera a distinzione 
dell' altro termine A uso. 

AZIONE, s. f. (frane, d. u. ) quella 
somma di danaro che somministra 
ciascuno degli associati per un grave 



576 



COMMERCIO E MERCATURA 



negozio, o altra impresa fruttuosa 
a proporzione della quale s' entra 
a parte del totale degli utili che 
se ne ricavano. Con vocabolo me- 
glio appropriato dicesi Voce. 

BACINELLA , s. f. vasetto a guisa di 
ciotola o di scodella nel quale i 
banchieri tengono i denari. 

BALLA, s. f. quantità di roba invol- 
tata in tela per trasportarsi. 

BALLINO, s. ra. rinvoltura delle 
balle di lana, la quale d'ordinario 
è un grosso canavaccio. 

BANCO, s. m. quella tavola appres- 
so alla quale stanno i mercanti a 
contar denari e scrivere i loro con- 
ti , ed il luogo dove i banchieri 
custodiscono i danari ed esercitano 
la loro professione. 

BOTTEGA A VENTO O POSTIC- 
CIA , Banco , o Carretta , o Casot- 
to , o simile che certi minuti mer- 
canti e merciaiuoli pongono su per 
le piazze o in altri luoghi pubbli- 
ci , e dove fanno bottega. 

BOTTEGHINO , s. m. scatola o cas- 
setta piena di merci che portano 
adosso coloro che le vendono per 
le strade. 

CAMBIALE , s. f. cedola di paga- 
mento data, o ricevuta dal cam- 
bista, banchiere o altro mercante. 
Lettera di Cambio. 

CAMBIO, s. m. traffico di monete 
e di scritture o cedole dette lette- 
re di cambio: per l'aggio o inte- 
resse che si trae dal denaro cambiato. 
Cambio marittimo , Cambio secco. 

CAMIMONE, s. m. libro di conti in 
cui si registrano i debitori, i cre- 
ditori e simili. 

CAMPIONE, s. m. porzione di chec- 
chessia , scampolo, mostra per far 
conoscere la qualità di qualche 
mercanzia. 

CARTÒCCIO , s. m. recipiente fatto 
di carta ravvolta in forma di cono 
entro cui si racchiude alcuna cosa. 



CASSA, s. f. arnese di legno rozzo 
di figura quadrilatero chiuso da 
tutte le parti per uso di trasportar 
mercanzie : dicesi pure delle merci 
contenute nella cassa, e secondo la 
diversa lor qualità d' un dato nu- 
mero e peso delle medesime mer- 
canzie. 

CASSA, s. f. da' banchieri, e mercan- 
ti dicesi il danaro contante, che si 
tiene per uso del commercio detto 
COSI perchè si suol tenere custodi- 
to nelle casse. 

CATINÒZZA , s. f. vaso a doghe 
che serve per custodire e traspor- 
tare la carne salata. 

CHINCÀGLIA, e CHINCAGLIERÌA, 
s. f. (v. d. u. ) ogni sorta di mer- 
canzluole di rame, ferro o simili. 

CIOTOLA, s. f. coppa di legno in 
cui i banchieri e i mercanti ten- 
gono i denari ^acme^^a. Bacinetto, 

CONFESSIÓNE, s. f. biglietto o 
scrittura , in cui si confessa d'aver 
ricevuta alcuna somma. Scritta j 
Scritto , Quitanza e volgarmente 
Ricevuta. 

CONTO APERTO, ED ACCESO, 
dlcesi il conto non saldalo. 

CONTO A PARTE, vale separato. 

CONTO CORRENTE, quello a cui 
giornalmente si aggiungono nuove 
partile che dicesi propriamente il 
Conto de' denari. 

CONTO FERMO , quello a cui noQ 
si possono contrapporre partite fino 
al tempo o alla condizione prefissa, 

CONTO MORTO , quello che non 
fa debitore o creditore effettivo ma 
si tiene solo per comodo di scrit- 
tura. 

CONTO SPENTO , quello che è sal- 
dalo e parogiriato. 

CONTRAMMARCA , s. f. seconda o 
terza marca , posla a qualche cosa, 
già marcala prima. 

CORPO DI BOTTEGA, lutti gli | 
eH'etti che sono dentro alla bottega 



STRUMENTI, AZIONI, DIRITTI ECC. 377 

DARE, s. m. voce clic indica ne' mo stabilimento d' un negozio o 

libri de' mercanti, ragionieri ecc. siniile. 

la parte ove notano i debiti passivi. INSEGNA. , s. f. segno di bottega o 

DITTA s. f. socicik , compagnia di negozio. 

negozio che va sotto il nome di LETTERA D' AVVESO , quella clic 

una o due persone le quali hanno si scrive ad un banchiere per av- 

la medesima firma. vertirlo d'alcuna tratta rilasciata 

ESPORTAZIÓNE, s. f. l'atto di tra- ^a favore d'alcuno. ^ 

sportare mercanzie ad altro luogo. LORDO, agg. che sì dice de' conti 

FARDO, s. m. balla o collo cilin- e de' pesi che non sono netti di tara, 

drico di pelle colle testate roton- MÀR.CA, s. f. contrassegno che si 

de entro a cui è chiuso un sacco appone alle mercanzie e alle opere 

di tela ripieno d' indaco, caffè e degli artefici per distinguere il 

simili. luogo d'onde sono, il valore, la 

FATTURA, s. f. conto, stato o memo- fibbrica , ecc. 

ria di pesi, misure, colori e altre INIÈSSA , s. f. ciò che i niercanll 

distinzioni delle cose che si com- mettono per corpo della compagnia, 

mettono, mandano, o ricevono ed MÒSTriA , s. f. quel luogo delle hot- 

anche nota delle varie specie di teghe dove si tengono le mercan- 

inonctechecompongonounasomma. zie, perchè sieii vedute e diccsi 

FONDACCIO DI ROTTEGA , le pure alla distesa delle medesime, 

ciarpe e que' scampoli che restano PAGHERÒ, s. m. confessione di de- 

in bottega. bito unito alla promessa di estin- 

FUSO , s. m. strumento che adopra- gucrlo in un dato tempo, e suscet- 

no i gabellieri per vedere se ne' libile di qualunque cessione in for- 

carri od altro che entra alle porte za della clausula dell'ordine S. P. 

di,'lla città siavi frode. che suole apporvisi. 

GABELLA, s. f. (piella porzione che PAGO, s. m. è quel che si dà^ cor- 
si paga al comune, o al principe rispondente al valore delia roba 
delle cose che si comprano o si venduta. To^niASlìO. 
vendono, o di rjuelle che si con- POLIZZA D[ CARICO, scritto con- 
ducono e si trasportano. tenente una dichiarazione dello sta- 

GIORNl DI GRAZIA, GIORNI DI to delle mercanzie caricate sopra 
FAVORE, dicesi quel numero di una nave indirizzate da chi le spe- 
giorni di respiro, che l'uso delle disce alla persona a cui si man- 
diverse piazze accorda al pngalorc dano. 

d'una cambiale e che si comprcn- POSAPIANO, s. m. segno com cspre^- 

(lotio da quello della scadenza. so sopra vetri , e cassette o simili 

GIRATA, s. f. cessione d'una cani- che si mandano per vetturali, o 

biale firmata dal Girante a favore in su i navigli, acciocché si posino 

del (Giratario. piano. 

GUSCIO , s. m. si dice de' sacchi , PROTl-lSTO , s. m. atto giuridico 

dell' involture di lana, cotone o al- con mi si protesta una cambiale. 

Irò in che si chiudono alcune mer- PROVN'ISIÓNI'L , s. f. emolumento 

^•'•"7-ie. che si paga ad uu negoziante per 

IMBALLAGGIO, s. m. (frane, de' danaro sborsato o per opera pre- 

merranil)^ rinvollura delle balle. stala a favore d'un altro. Questa 

IMPIANTO, s. m. (v. d. u.) il pri- diccsi pure. Onoranza mercantile* 

48 



57S 



COMMERCIO E MERCATURA 



RIBASSO, s. m. (v. d. u.) quella 
sorta di scemaraento che si proce- 
de a fare nel conto allorché il 
creditore e il debitore vengono a 
componimento. 

RIMESSA IiN DANARI, e RIMET- 
TERE, è quando si mandano o si 
fanno pagar denari per lettera di 
cambio. 

RISCONTRI DI CASSA, confronto 
del denaro esistente coi libri de' 
conti. 

RÒLO, s. m. nome che si dà alle 
Vacchette che ci vengono dalla 
Russia legate insieme in numero 
di cinque o sei _, e 22 di questi 
ioli formano un Pacco. Dicesi an- 
che Ruolo. 

SALIMBÀCCA, s. f. piccolo legnetto 
tondo e incavato, dove si mette 
cera e con esso si suggella il sacco 
del sale ed altre mercanzie. 

SCAFÀSSO, s. m. sorta d'involto 
fatto di pelle con ossatura di maz- 
za, e costola di palma, che for- 
ma come una cassa , entro a cui 



si chiudono le gomme ed in ispezie 
gì' incensi che si spediscono di 
levante. 

SCANDÀGLIO , s. m. porzione di 
grano o d' altra roba stata caricata 
a rinfuso, la quale si trasmette da 
chi carica al ricevitore di esso 
carico ben custodita in un involto, 
o cassa ben sigillata e bollata , per 
fare il riscontro coli' Intero carico, 
che è ragguaglio nelle qualità e 
quantità di esso. 

SCAVEZZÒNE, s. m. rottami , pol- 
vere, stiacciatura ed altri avanzi di 
materie fragili , come la cannella 
la china e simili. 

SURRÒNE, s. m. balla di coccini- 
glia, cannella o slmile involta ia 
un cuoio di bue e cucita con istri- 
sce dell' istessa pelle. 

TRATTA, s. f. l'atto e il trarre 
cavare danaro dal negozio pro- 
prio, o dell'amico corrispondente. 

VOCE , s. f. vale lo stesso che Mes- 
sa y Azione. V. 



379 



PESI E MISURE 



AGO, s. m. quel ferro della stadera 
appiccato allo stilo , che stando a 
piombo mostra l'equilibrio. E an- 
co lo siilo Slesso della stadera su 
cui scorre il romano, segnando le 
libbre. 

ALLA, s. f. nome d' una misura 
d'Inghilicrra eh' è due braccia del- 
la fiorentina. 

ANELLO , s. ni. misura di seme di 
bachi da seta, che è quanto ne ca- 
pe in un anello da cucire. 

ALNA , s. f. sorta di misura lineare 
d' oltrcmonti, la quale come il 
braccio italiano varia di dimcnsio- 
re da luogo a luogo. 

BARILE , s. m. la quantità della 
materia che capisce nel barile. 

BIFOLCA , s. f. lo stesso che Bw 
bilica. V. 

RILAM:ÈTTE, s. f. pi. le piccole 
bilance da pesar l'oro. Sagfjiuolo. 

BUANCIA, s. f. strumcnlo notissi- 
mo per pesare. Fusto y Stilo y o 
Raggio pesatore ^ quel ferro, da 
cui pendono le coppe, o cui è in- 
filato il romano , e dove sono se- 
gnati i pesi. Taccile , i segni sullo 
stile. Sagoma o Romano il con- 
trappeso. Ago, Lingua, Linguetta, 
o Rilieo , quel icrio appiccato allo 
stile, che stando a piombo mostra 
r equilibrio. Cassa , la parie in 
forma di porla , nel mez/.o della 
quale è posto l'ago. Guscio^ o Cop- 
pa , Piatto : (juclla parte ove si 
potif^ono le cose da posare : Appi- 
cagnoio y l'uncino eoa che si tiene 
sospcsii. 

BlLAiNCIÀU), s. m. colui che fa o 
vende le bilance; ogt^idi Studcraio. 



BOCCALE , 5. m. misura di quanto 
tiene un hoccale. 

BOCCATA s. f. tanta materia quan- 
ta se ne può tener in bocca. 

BR.ACCIÀTA, s. f. tanto quanto si 
può stringer nelle braccia. 

BBÀCCIO , s. m. misura lineare la 
quale sottosopra corrisponde alla 
lunghezza del braccio dell'uomo; 
ma diversifica dal più al meno 
ne' vari paesi. 

BRÀCCIO, s. m. cosi nominiamo 
ciascuna metà della verga trasver- 
sale della bilancia bilicata sul pun- 
to d' appoggio e dalle cui testate 
pendono le Scodelle di essa bilan- 
cia. 

BRACCIO QUADRO , misura super- 
ficiale di 4 lati, ciascuno de' quali 
è un braccio: si dice anche ad 
una misura di solidità , cioè Cubo 
d' un braccio in quadro per cia- 
scuna fnccia. 

BRACClOLÀPiE , s. m. misura d'un 
braccio. Arrivabene. 

BUBULCA , s. f. misura di terreno 
V. Jugero. 

BUONA MISURA ; misura , colma , 
piena , abbondante. 

C:\M1M0NE, s. m. peso, o misura 
originale che il principe o il co- 
mune custodisce per riscontrare la 
legitiimilà di tulli i pesi e delle 
njisure de' particolari. 

CANNA, s. f. misura di lunghezza 
di quattro braccia. 

CANTARO, e CÀNTARO, s. m 
misura di diverse cose di peso, che 
varia secondo i luoghi. 

CARATO, s. m. sorta di [)eso che 
è il 21 dell' oncia riguardo all'oro, 



380 



COMMERCIO E MERCATURA 



e parlandosi di tllamauti o di per- 
le il peso di 4 grani. 

CÀRICO , s. m. peso che si pone 
addosso, o sopra quel che si carica. 

CASSzV DELLA BILANCIA, dicesi 
la parie in forma di porta nel 
mezzo della quale è posto l'ago 
d'una bilancia. 

CHILIÒLITRO , s. m. peso di mille 
litri , o libbre. 

CHILIÒMETRO , s. m. misura di 
mille metri. 

CÒGXO , s. m. misura di vino che 
oggi contiene dieci barili. 

CÒLLO, s. m. carico o fardello di 
mercanzia proprio di roba che si 
navighi o vettureggi. 

COLMO, s. m. quel monte che so- 
pravanza la bocca della misura 
nel misurare le biade. Colmatura-, 
Colmcnza^ 

CONTRAPPÈSO , s. m. cosa che 
adegna un' altra nel peso. 

CÙBITO, s. m. sorta di misura an- 
tica della lunghezza presa dal go- 
mito all'estremità del dito medio. 

DANARO , s. m. peso contenente la 
vlgeslma quarta parte dell'oncia. 

DITO , s. m. misura della lunghezza 
d'un dito, che ò la decima sesta 
parte del piede. 

DRÀI^IMA, s. f. P ottava pane d'un' 
oncia di peso. 

E8AGI0 , s. m. (v. ant. ) sesta parte 
d'un' oncia. 

FOGNAR LE MISURE , dicesi quan- 
do vendendo castagne , noci e si- 
mili si mette la roba nella misura 
con tal arte che apparisca piena, 
ma dontro vi sono molti vani. 

FORCATA, s. f. la materia che si può 
prendere in una volta con una forca. 

FUSTO DELLA STADERA, quello 
stile in cui è infilato il romano e 
dove sono Sfagliati i pesi. 

GALLONI^, s. m. (t. di marineria) 
misura di liquidi contenenti quat- 
tro bottiglie. 



GIUMÈLLx\ , s. f. sorla di misura^ 
od è tanto quanto cape nel con- 
cavo d' ambe le mani per lo lungo 
accostate insieme. 

GOCCIA, s. f. (t. di farmaceutica) 
misura d'alcuni liquidi limitala 
ad una piccolissima dose. 

GÒMBITO , s. m. misura d'un piede 
e mezzo. 

GRANO, s. m. peso che è la cinque- 
censettanteslma parte dell'oncia. 

GREMBIÀTA, s. f. tanta materia 
quanta cape in un grembiale. 

GUSCIO DELLA BILANCIA , quel- 
la parte di essa ove si pongono le 
cose da pesare. 

INCARICO, s. m. tanto peso quanto 
si porta addosso in una volta. In- 
carica , Carico» 

lÙGERO, s. m. (v. lat.) spazio di 
terreno di piedi 240 di lunghezza, 
e 220 di larghezza. 

LANCE, s. f. uno dei piatti o baci- 
ni della bilancia. 

LEGA , s. f. spazio che serve a mi- 
surare la distanza d'uno in altro 
luogo e che contiene due o più 
miglia secondo i diversi usi de* 
paesi. 

LIBBRA , s. f. peso comunemente di 
dodici onde. 

LÌNGUA, s. f. Pago che tiene in 
pari la bilancia. 

MARCO , s. m. peso che si usa in 
diversi stati d'Europa per varie 
mercanzie e specialmente per Poro 
e per l'argento in Francia. 

METADÈLLA , s. f. misura che 
quando serve per misurare il gra- 
no, biade, e cose non liquide, 
tiene la sedicesima parte dello sta- 
io : e quando serve per cose liqui- 
de tiene la metà del boccale e al- 
lora la diciamo anche Mezzetta, 

METPiO , s. m. voce rendutasi co- 
mune sotto il cessato governo ita- 
lico, ed è la misura lineare inal- 
terabile ricavata dalla distanza 



PESI E MISURE 



381 



deir Equatore della terra ad uno 
de' suoi poli, presa sulla superfìcie 
stessa della terra , ed è la dieci- 
niillionesima parte di tale misura. 

MIGLIO, s. m. in pi. miglia la lun- 
ghezza di trentìila de' nostri passi. 

MINA , s. f. misura di legno o di 
ferro, che è la metà dello staio. 

MISURA, s. f, distinzione determinata 
di quantità, e strumento col qua- 
le si distingue. 

MISURA COLMA , pienissima , tra- 
boccante , soprahbondante. 

MISURA RASA, vale spianata, pareg- 
giala, contrarlo di colma. 

MISURÈTTA, s. f. MISURINO, s. 
m. (v. d. u. ) piccolissimo vaso di 
latta con cui si misura per lo più 
Toglio, che si vende a minuto. 

MOGGIATA , s. f. spazio di terra 
in cui si può seminare un moggio. 

MOGGIO, s. m. misura che in Fi- 
renze è di ventiquattro staia. Il 
moggio Romano è la quarantesima 
parte del moggio Fiorentino. 

OCCHIO BULLA BILANCIA. 

ONCIA, s. f. peso che è appresso di noi 
la dodicesima parte della libbra. 

ONCIA , s. r. sorla di misura che 
comprende tanlo spazio di Itm- 
ghcz/.a quanto è il dito grosso del- 
la mano. 

PACCO, s. m. balla formata di 22 
roli, o ruoli di vacchette legale 
insieme senza in voltura. Rolo. 

PALMO , s. m. spazio di (juanto si 
distende la mano dall' estremità 
del dito grosso a quella del mi- 
gnolo. Spanna- 

PANORO , s. m. sorta di misura 
della terra che è la duodecima pai- 
te dello staioro. 

PASSINO, s. m. misura di tre brac- 
cia liorentinc. 

PASSO , s. m. sorta di misura. 
PKKTICA ; s. f. sorta di misura di 
icircno , ordinariamente di dieci 
piedi. 



PESO , s. m. dicesi ad alcuni pezzi 
per lo più di metallo i quali con- 
trapposti in sulla bilancia alla cosa 
che si pesa distinguono la sua gra- 
vezza ; Peso vale anche talvolta 
25 libbre di peso. 

PIATTÈLLO , e PIATTO , s. m. 
COSI dicesi ognuna delle coppe o 
bacini della bilancia. 

PIEDE , s. m. sorta di misura di 
varie lunghezze , ma per lo più 
. di dodici pollici che è il piede 
geometrico. 

PIZZICO , s. m. quella quantità 
della cosa che si piglia con lullc 
e cinque; le punte delle dita con- 
giunte insieme, come si la del 
sale , pepe e simili. 

PÒLLICE , s. m. sorta di misura , 
che è la duodecima parte del 
piede. 

QUARTERUÒLA, s. m. misura dei 
solidi , ed è r ottava parte del 
sacco. 

QUARTO, s. m. misura che tiene 
la quarta parte dello staio, e la 
sedicesima del sacco; anticamente 
dicevasi Quarta : Quarto è pure la 
qtiarta parte d'un braccio. 

QUARTÒRO, s. m. la quarta parte 
dello slaroro. Spadafuha. 

QUARTÙCCIO, s. m. misura che 
contiene la sessantaquatlrcsima par- 
te dello staio. 

QUIETALE, s. m. di misura e sor- 
ta di peso che corrisponde a cen- 
to libbre metriche. 

RÀDERE LE MISURE, levare quel 
monte che sopravanza il piano 
della bocca; il qual monte dicesi 
Colmo. 

RADITORA, s. f. str. da radere il 
grario (piando si misura W.llasicra. 

SPADALOr.A. 

RAGGIO PESATORE , quel fusto 
che è attraverso dalla bilancia da 
cui pendono i piatti , o cop[)e. 

RASIÈRA, i. f. ba>louctllo mondo 



582 



COMMERCIO E MERCATURA 



lungo presso a un braccio che ser- 
ve a levar via il colmo che sopra- 
vanza alla misura. 
ROMÀNO, s. m. quel contrappeso 
che è infilato nello stilo della 
stadera. 

RÙBBIO , s. m. sorta di misura del- 
le biade. 

SACCO , s. m. strumento per lo più 
fatto di due pezzi di tela cuciti 
insieme da due lati, e da una 
delle teste. Quando si piglia per 
misura vale tre staia. 

SAGOìMA, s. f. il contrappeso della 
stadera che scorre di qua e di là 
dalla misura , e per cui si raggua- 
gliano i pesi quando che sta fer- 
mo. Galileo. 

SAGGIUOLO, s. m. quelle bilancet- 
te con cui si pesano le monete. 
Bilancette. 

SCRÙPOLO , s. m. peso che vale la 
vigcsimaquarra parte dell'oncia, 
Danaro , Scrupolo. 

SESTIÈRE, s. m. misura di vino 
che è la duodecima parte del 
moggio. 

SESTO DI BRACCIO , vale la sesia 
, parte del Medesimo. 

SESTULA , s. f. sorta di peso che è 
la sesta parte d' un' oncia, o sia 
^qualiio scrupoli. 

SOMA , s. f. carico e peso sempli- 
cernpnie. 

SO.^IMÈSSO, s. m. la lunghezza del 
pii^'no col dito grosso alzato. 

SOPRACCARICO, s. m. quello che 
si mette oltre al carico solito; e 
si dice propriamente dei navigli. 

SOPRAPPÈSO, s. m. peso oltre al 
convcnmolo ed al consueto. 

SOPRASSÒMA , s. f. tutto quello 
che si mette di più sopra la co- 
ni un al soma. SoprasscUo. 

SPANNA , s. f. misura che è lo stes- 
so che Palmo V, 

SlADl'.PtA, s. f. strumento notissi- 
mo da pesare , il cui bastone di- 



cesi , Stilo o Fusto j il contrap- 
peso Pesino j Romano, Piombino j 
o Sagoma : Tacche , si chiamano 
que' segni che distinguono le lib- 
bre, e le oncie su lo stilo. Ago , 
Lingua , o Bilico : quel ferro ap- 
piccato allo stilo che stando a 
piombo mostra l'equilibrio. Lato 
grosso : dicesi quello ove si pesa 
a libbre, e non a oncie. 
STADERA , o BILANCIA A MOL- 
LA, dicesi quella che serve a pe- 
sare diverse specie di cose come 
fieno, canapa, e simili; volg. Pesa. 
Oggi si sono sostituiti ad essa i 
Ponti a bilico su' quali passando 
un Carro di legno e simili rimane 
pesalo per mezzo di piccoli pesi 
ridotti a libbre ed oncie. 
STADERÀIO, s. m. colui che fa e 
vende stadere e bilancie detto già 
Bilanciqio. 
STADERÒNE , s. m. stadera grande 
che invece dell' appiccagnolo ha 
un guscio grande entro cui si pon- 
gono da pesare quelle cose che 
non si possono attaccare. Usasi ta- 
lora per la stadera che serve a 
pesare le carra di fieno e simili, 
STADIO, s. m. l'ottava parte di un 

miglio. 
STAGNUÒLA , s. f. e STAGNUÒ- i 
LO , s. m. vaso di sottilissima la- 1 
mina di piombo coperta esterior- 
mente di carta, di forma quadra- 
ta e bislunga che contiene una 
libbra circa di tabacco. Pacchetto 
di tabacco. 
STAIO, s. m. vaso col quale misu- 

ransi il grano, le biade e simili. 
STAIÒRO, s. m. tanto terreno chej 
vi si semini entro uno stalo di 
grano, 
STILO, s. m. quel ferro della sta- 
dera dove sono segnate Ponce, e, 
le libbre. 
STI ORO , s. m. la quarta parte del 
lo staioro. 



PESI E MISURE 



383 



TACCA , s. f. legnetto diviso per lo 
lungo in due parli , sulle quali a 
riscontro si fanno certi segni pic- 
coli per memoria e riprova di co- 
loro die danno e tolgono roba a 
credenza, che più comunemente di- 
cesi Taglia. 

TERZI>0, s. m. vaso da porvi li- 
quidi e tiene la terza parte d'un 
fiasco. 

TONNELLATA, s. f. sorta di peso 
valutalo da due mila libbre di se- 
dici oncie , che corrisponde a tre- 
mila lil)brc comuni da dodici once, 
ovvero a venti sacca di grano di 



misura toscana, e con questa mi- 
sura si determina la portala delle 
navi. 

TRÀINO , s. m. quel peso che tira- 
no in una volta eli animali che 
tramano. 

TRATTO DELLA BILANCIA , DA- 
RE IL: fare che la bilancia pie- 
ghi da una parie. 

TRÙTINA, s. f. il sostegno della 
stadera. SpADAFORA. 

TUMOLO , s. m. sorta di misura di 
grano nel regno di Napoli e di 
Sicilia. Spadafora, 



384 



ALCUNE OPEUAZIONI DEL COMMERCIO 
E DELLA MERCATURA 



ABBANDONO, FARE, dlcesi della 
denunzia che rassicurato fa agli 
assicuratori , allorché si è perduta 
la nave col rilasciare ed abbando- 
nar legalmente le robe sopra le 
quali fu fatta l'assicurazione, e 
con intimazione di sborsare la som- 
ma di danaro assicurato. 

ABBONARE , V. a. (v. d. u. ) aj)- 
provare, riconoscere come legitti- 
mo un conto, una partita e simili. 

ACCETTARE LE LETTERE, pro- 
mei tcre ed obbligarsi il mercante 
od il banchiere di pagare alla sca- 
denza la somma compresa nella 
lettera di cambio indirizzatagli. 

AMMAGLIARE , v. a. legare le bai- 
le intorno, e dai lati con legature 
a guisa di rete. 

AVER IL COMPLIMENTO, dicesi 
di colui che ha la direzione degli 
affari di un negozio. 

BALENÀB.E, v. n. dicesi d'un mer- 
cante o simile quando il suo cre- 
dito comincia a diminuire. 

BATTER DE' CONTI, diccsi allora 
che sono saldali, e pari, o che 
tra loro confrontano. 

CAMBIARE , V. n. pagar danari in 
un luogo per esser rimborsato in 
un altro. 

DARE PE' TEMPI, non vendere a 
contanti , ma per ricevere il prez- 
zo solamente al tempo, o ai tem- 
pi acrordati. 

FALLÌRI^, V. n. diccsi di chi man- 
cando di pagare ai debili tempi si 
dichiara di non potere. 



FARE LA VEDUTA , il vedere o 
visitare le merci in dogana che 
fanno i ministri a ciò deputali. 
IMBALLARE, v. a. mettere la roba 

nelle bulle. 
IMP10MBÀRE,v. a. appiccare il piom- 
bo della dogana alle mercanzie. 
LEVARE UN CONTO , levare o co- 
piare la partila d'un conto che 
alcuno ha acceso in un libro. 
PROTESTARE, v. n. fare un pro- 
testo giuridico, per cui si dichia- 
ra a colui al quale si è fatto tratta 
di una cambiale, che per dlffeito 
d'accettazione, o di pagamento al 
termine prefisso egli e il suo cor- 
rispondente saranno tenuti a tutti 
i danni a' quali il portatore della 
lettera potrà soggiacere. 
RAGGUAGLIAR LE SCRITTURE, 
trasportare la partita dal giornale 
o altro libro dove si piantano la 
prima volta al libro de' debitorio 
creditori. 
SCADÉRE, v. n. dicesi del tempo 
prefisso, in cui si ha da fare un 
pagamento, o dell'essere scarse le 
moneto. 
SCONTARE, presso de' cambisti si- 
gnifica separare da una somma di 
danaro gì' interessi , o sieno i frut- 
ti che vi sono compresi o confusi 
col capitale per un certo dclermi- 
nalo tcmpo^ e in questo significato 
è opposto a Meritare. 
SCONTARE UNA CAMBIALE, vaie 
comperarla prima della sua sca- 
denza per guadagnare un premio. 



ALCUNE OPERAZIONI DEL COMMERCIO E DELLA MERCATURA 385 



SDOGANARE, v. a. cavar di dogana. 

SGABELLARE , v. a. trarre le mer- 
canzie di dogana , pagandone la 
gabella. 

SMAGLIARE, v. a. è anche contra- 
rio di ammagliare, e vale scioglier 
le balle ammagliate. 

TIRARE E PORTARE INNANZI 
IL CONTO, portare un conto 
avanti da un libro a un altro , o 
da una caria a un* altra del mede- 
simo libro. 

TRARRE, V. a. vale pigliare una 



somma di denaro in un luogo e 
farla pagare in un altro. 

VENDERE A RITAGLIO, vendere 
il panno e cose slmili non a pezze 
intere, ma in pezzi da tagliarsi: 
1' opposto di Vendere all' ingrosso. 

VENDERE PE' TEMPI , vendere 
per poi riceverne il prezzo con 
dilazione di tempo detcrminato. 

VENDERE SOTTO L'ASTA, ven- 
dere per concedere al maggior of- 
ferente. 



■19 



586 



OPERATOni DEL COMMERCIO E DELLA MEUCATURA, 
E LUOGHI OVE QUESTI SI ESERCITANO 



ACCETTANTE, in forza di sostan- 
tivo si dice da' negozianti di colui 
che accetta la cambiale per pagar- 
ne il valsente alla scadenza. È chi 
lo dice anche 1' Àccettatore. 

BANCO GIRO, chiamasi il banco 
che tiene in mano il denaro di 
tutta la piazza, il che tocca una 
volta per uno a tutti i banchieri 
o negozianti più grossi per un tem- 
po determinato , che si chiama À- 
ver il giro. 

BORSA , s. f. in alcune città è quel 
luogo dove si radunano i mercanti 
pe' loro negozi. 

BOTTEGA, s. f. luogo ove gli arte- 
fici lavorano o vendono le loro 
merci. 

CAMBIATÓRE, s. m. colui che at- 
tende a cambiar monete. 

CAMBISTA, s. m. colui che dà, o 
pigh'a danari a cambio; è chi l'u- 
sa per Cambiatore. 

CÀMERA , s. f. e CAMERA DI 
COMMERCIO, difesi di rpicll'u- 
nionc dei mercadanti principali 
d' lina piazza i quali provvedono 
insieme agli affari del loro com- 
mercio. 

CASA DI NEGOZIO, corpo d'un 
ncgor.io, con tutte le suo appartc- 
nenzo. 

CHLNCVOMÈRE , s. m. venditore 

di chuirn;,'lirrie. 
COMMISSIONÀRIO, s. m. chi fa le 

roinmlsslonl per ni tri mercanti 
(A)MVLm\:yiAl\K) ^ s. m. primo 



fra i ministri d'una casa di com- 
mercio che tratta gli affari , ed 
accoglie le persone che si recano 
al banco. 
CORRISPONDÈNTE, s. m. quegli 
con cui si suol negoziare , e tener 
commercio di lettere. 
DISPÈNSA, s. f. (v. d. u.) luogo 
ove si distribuiscono il sale e ta- 
bacco , e gli altri generi di regia 
privativa. 
DOGANA, s. f. luogo ove si scari- 
cano le mercanzie per gabellarle, 
o la gabella stessa. 
DOGANIÈRE, s. m. ministro della 

dogana. 
FINANZA, s. f. entrata o rendita 
del principato, ma nell' uso pren- 
desi per dogana , o gabella. 
FIEPiA, s. f. mercato libero dove 
concorrono molti da più parti per 
vendere e comprare con franchigia 
di gabella che dura alquanti giorni. 
FÓNDACO, s. m. bottega dove si 
vendono a ritaglio panni e drappi. 
GABELLIÈRE, s. m. chi riscuote 

le gabelle. 
GIRANTE, s. m. colui che fa la 

girata d'una cambiale. 

GIRATÀRIO, s. m. coki al quale 

viene fatta la girata , o cessione 

d'una cambiale. 

GUARDIA DI FINANZA , corpo 

organizzato alla foggia militare che 

s' impiega dal principe in servigio 

della finanza. 

IMBALLATÓRI-: , s. m. colui che 



OPERATORI DEL COMMERCIO ECC. 587 

mette e dispone le mercanzie in poche merci , piccol mercante , e 

balle. dlcesi di colui che vende Aghi , 

MERCANTE, s. m. quegli che eser- S pili etti , Stringhe^ Ditali^ Spec- 

cita la mercatura, e che conduce chi ^ Pettini, Forbicette , Fibbie , 

le robe da un luogo all' altro, affi- Aghetti, Bottoni ecc. 

ne di venderle per guadagno. Afer- MONTE, s. m. dicesi a quel luogo 

calante , Negoziante. publico dove si pigliano, o si pon- 

MEPiCANTÈSSA , s. f. di mercante. gono danari a interesse. 

MERCANZÌA, s. f. si dice in Firea- NEGOZIANTE, s. m. colui che ne- 

ze e altrove un tribunale che con gozia ed è voce più nobile che 

autorità somma decide e giudica le mercante. Negoziatore è del Se- 

cause mercantili , ed ha particolar gneri. 

giurisdizione nelle materie delle SPEDIZIONIÈRE , s. m. colui che 

esecuzioni civili. Tribunale di fa spedizioni di mercanzie. 

Commercio. STRADIÈRE, s. m. chi aMuoghi 

MERCATO, s. m. luogo dove si del dazio ferma le robe, per cui 

tratta di mercanzia , e dove si dee pagarsi la gabella, 

compera e vende: foro o portico TAPPA, s. f. luogo d'uu porto do- 

dovc i mercanti si riducono a trat- ve conducono i mercanti le loro 

tare i loro negozii. merci per esservi vendute. 

MERCIÀIO, s. m. colui che fa hot- TRAFFICANTE, s. m. che traffica, 

tega di merceria. Mercante , Negoziante. 

MERCIAIUÒLO, s. m. mereiaio di 



388 



ARTI LIBERALI 



MUSICA 



PERSONE APPARTENENTI ALLA MUSICA 



ACCORDATÓRE , s. m. colui che 
accorda gli Organi , i Cembali ecc. 

ARMÒNICO , s. in. maestro d' armo- 
nie, o (come registra T Alberti) 
Armonista: Boccaccio cit. dal Ohe- 

IIAUDIM. 

ARPISTA, s. m. e f. suonatore d'arpa. 

BANDA, s. f. che il Muzzi disse 
Musica banda^ Centuria IX, iscr. 
29 , si chiama oggi comunemente 
quell' unione di più sonatori sala- 
riati che accompagnano o prece- 
dono sonando i Drapelli de* solda- 
ti in alcune loro funzioni ecc. 
dicesi anche Musica Militare , 
Banda Comunitativa ^ Banda Te- 
desca ecc. 

BARÌTONO , s. m. qualità di voce 
che tiene il mezzo fra il basso ed 
il tenore e si prende anche per 
chi canta in tal voce. 

BASSO CANTANTE , cantore che 
canta la voce umana più grave, o 
quello che forma la parte più gra- 
ve della musica vocale. 

BUFFO, s. m. cantante che nelle 
rappresentazioni musicali giocose 
rappresenta il bullone , e suol es- 
sere por lo più un basso. 

CANTANTE, s. m. dlccsi d'ordinarlo 
di colui che fa professione, o mestie- 
re dell* arte del canto. Tommaseo. 



CANTATRÌCE , s. f. oggi si direb- 
be più di quelle donne che non 
ne* teatri ma per le fiere, pe' mer- 
cati e per le vie vanno cantando: 
quelle che cantano ne' teatri le di- 
cono Virtuose, Tomm. 

CANTERINO , s. m. e CANTERI- 
NA , s. f. voci di celia e in parte 
di vezzo , e diconsi di chi ama can- 
tare per lo più senz' arte , e come 
detta la natura e 1' affetto dell' 
animo. 

CANTÓRE, s. m. colui che fa profes- 
sione di canto. Cantatore, Cantante, 

CAPOBANDA, s. m. nome del di- 
rettore d'una Banda musicale sia 
civile che militare. 

CETRÀNTE , s. m. che suona la 
cetera. 

CHITARRÀRO , $. m. chi fa o ven- 
de chitarre. 

CHITARRISTA, s. m. artista musi- 
cale che suona la Chitarra, 

CITARISTA, o CETARÌSTA, s. 
m. suonatore di cetra. 

CLARINETTISTA, s. d' ambi i 
generi, sonatore o sonatrice di Cla- 
rinetto. 

COMPOSITÓRE, s. ra. colui che 
compone musica. 

CONTRABASSiSTA , s. m. suonato 
re di Contrabasso. 



PERSONE APPARTENENTI ALLA MUSICA 



389 



CONTRALTO, s. m. una delle quattro 
specie principali della voce uma- 
na che è più vicina alla più al- 
la cioè al Soprano -, e dicesi an- 
che di persona che canti in voce 
di Contralto, 

CONTRAPPUNTISTA, s. m. colui 
che sa il contrappunto. 

COPISTA , s. m. colui che fa pro- 
fessione di copiare la musica. 

CORISTA , s. ni. colui che ordina 
il coro , e oggi chi fa parte del 
coro. 

CORNISTA , s. m. suonatore da cor- 
no. Cornatore , e anche Corno. 

CÒRO , s. m. adunanza di cantori. 

FALSETTO , s. m. piccola voce 
acuta più di testa che di petto; e 
prendesi per colui che canta con 
tal voce. 

FLAUTAIO , s. m. fahbricatore di 
Flauti. 

FLAUTISTA, s. m. suonatore di 
Flauto. NisiELi. 

LIRISTA, s. m. suonatore di Lira. 

LIUTAIO, s. ni. facitor di Liuti. 

MAESTRO DI CAPPELLA, propria- 
mente quel compositore di musi- 
ca che impiegalo appo una corte 
compone gli occorrenti pezzi di 
musica, e li fa lipassare a' virtuosi 
dirigendoli alla loro esecuzione ; 
dicesi pure de' direttori di musica 
d'una chiesa principale, o de' de- 
stinali a dirigere l'Opera. 

MATTINATÒRE , s. m. chi fa la 
mattinata, o v'interviene. 

MEZZOSOPRANO, s. m. è la voce 
che trovasi fra il soprano, e l'alto. 

NACCHERINO , s. m. suonator di 
nacchera. 

OBOISTA, s. m. suonatore di Oboe, 
che dlcesi comunemente Oboe. 
Muzzi nelle Iscrizioni. 

ORCHÈSTRA, s. f. luogo o palco 
de' suonatori : ed anche il corpo o 
complesso intero de' suonatori : di- 
slinguonsi le orchestre in quelle 



di chiesa, di teatro, di sala, e 
dlconsi Orchestre anche i Leltori- 
ni o Leggìi portatili. 

ORGANAIO , s. m. chi fa gli organi. 

ORGANISTA, s. d'ambi i gene- 
ri , suonatore , o suoualrice di Or- 
gano. 

PESTATURE, s. m. nome di di- 
sprezzo che si dà a coloro che a 
mala pena sanno accompagnare o 
pestare sul cembalo. 

PIANISTA , s. d' ambi i generi , 
suonatore , o suonatrlce di piano 
forte. IMuzzi nelle Iscrizioni. 

PIFFEPvO , s. m. suonatore di pif- 
fero. Pifferatore. 

RIPIENÌSTA , s. m. sonatore d'or- 
chestra il quale eseguisce le parli 
raddoppiate. 

SONATÓRE, e SUONATÓRE, s. 
m. che suona , maestro di suonate. 

SOPRANO , s. m. e la più alta e 
acuta delle quattro voci principali. 

STROMBETTIÈRE , s. m. che sirom- 
betta , trombetta. 

TAMBURINO, s. m. suonatore di 
tamburo. 

TENÓRE , s. m. nome della voce 
umana grave , o una delle quattro 
voci della musica, che è tra il con- 
tralto e il basso. 

TIMPANISTA , s. d' ambi i ge- 
neri , sonatore o sonalrice di Tim- 
pano. 

TIORBISTA , s. m. sonatore di tior- 
ba. NiSIELI. 

TIRA MANTICI, e LEVA MAN- 
TICI , s. m. colui che nel tem- 
po del suono dell'Organo rileva i 
mantici ogni ([ualvolla si sono con- 
tralti per riempirli di nuovo d' a- 
ria. Che , se usa d* alcune leve il 
cui abbassamento produce il mede- 
simo ode Ito chiamasi Calcante. 

TBOMBÈTTA , s. suonator di 
tromba che si dice anche Trom- 
betto. 

VIOLINISTA, s. d'ambi i gene- 



590 



MUSICA 



li, suonatore o suonatricc di vio- 
lino. Magalotti. 

VIOLISTA , s. d' ambi i generi , 
suonatole o suonatiice di