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Full text of "Vocabolario milanese-italiano"

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vogàbóiaìrio. , 
milanese - italiano. 



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i^que a tiociissimis ^ negu§ 
«* tndoctitsimU Ugi vohé 



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VOCABOLARIO 



MILANESE - ITALI ANO 



DI 



FRANCESCO CHERUBINI. 



VOLUME PRIMO. 
A-C 



MILANO 

dall' niP. BEOIA 8TAHPEBIA. 
1889. 



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♦ » 



n pcesente libro è posto sotto la tutela dette leggL 



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n 



In qnesto Vocabolario, nn cui debole Saggio i miei concittadini 
perdonarono già tempo alla mia giovanile temerità, è mio intendi- 
mento ajatar a voltare F idioma nostro vernacolo nella lingua scritta 
della nazione ; dare modo ai non Milanesi di capire noi medesimi se 
favelliamo con essi , e i nostri scrittori tecnici, agrarj, statutarj allori 
che, per desiderio d^essere intesi in paese anche dai men colti, usano 
italianate le voci vernacole ; fare conserva di quelle notizie stori- 
che ed economiche le quali, per essere raccomandate quasi unica^ 
mente al dialetto, sono sfuggevoli commesso nel rispetto delle voci; 
giovare ai naturalisti nelle loro sinonimie; serbare col comprendi- 
mento delle voci e dei modi nostrali anche quello delle belle opere 
poetiche dettate da ingegni esimj nel nostro volgare ; defìnire mol<« 
tissimi oggetti , o più esattamente o più chiaramente che non siano 
stati finora, in sulF occasione di esporne }e voci rappresentative; e 
suggerirne definiti ai cultori della lingua nazionale moltissimi altri 
pei quali, se io male non osservai , non esiste finora alcun rappre-i 
sentativo nei Vocabolarj di essa. 

Tali cose, anche solo in parte adempiute, giova credere siano per 
rendere vantaggioso agli studiosi questo libro, come s^ hanno genen 
ralmente per vantaggiosi i suoi consimili nelle altre province italiane 
che quasi tutte se ne sono oggimai a .gara provvedute. Non facendo 
perciò altre parole intorno air utile che si possa trarre da questo 
Vocabolario, io verrò più tosto discorrendo con qualche larghezza i 
modi tenuti nel compilarlo. 

Al mondo poche maraviglie , cred* io , sono superiori a quella 
deir infinita varietà delle parlature umane. Di fatto seaza noverare 
le migliaja di idiomi formali noti almen di nome ai linguisti ^ 
senza pur dire delle voci e dei modi nostrali che tutti udiamo di- 
versificarsi in una stessa città, in un medesimo borgo secondo che 
ci accostiamo alle diverse porte o ai diversi aditi loro , bastivi 

a 



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VI 

sapere, o lettori, che perfino in un casolare di quattro fuochi io sento 
ogni ottobre i contadinelli dei fuochi volti a sera cuculiare quelli 
dei fuochi volti a mattina del loro invocare a piena gola quel paen 
e quel cuff^ae che già scricchiolano Traudenti dei primi sotto nome 
di pan e cugina , e del loro mangiarsi per carotol e bolgion quelle 
barbabietole e rape lunghe cV essi ingojano come biedrav e bojocch. 
Ora sebbene io non abbia in questo mio Vocabolario trascurate on- 
ninamente queste sotto varietà per cosi dire del nostro dialetto le 
quali vanno a novero nella varietà infinita già detta, mi sono però 
guardato bene dal mettere a leva la pazienza altrui coll^ esporre tutte 
quelle che s* incontrano a ogni passo dato nel territorio milanese. 
£ parimente ancorché per far tesoro dei molti vocaboli proprj delle 
ferriere, delle carbooàje, delle petraje, e di molti ancora fra i per- 
tinenti àll^ agricoltura, alla casearia, alla caccia, alla seteria, alla na* 
vigazione , alla pesca -, e a più altri miracoli siSatti deir industria 
umana , io sia uscito di città e del suburbio e corsone in cerca fin 
anco at lembo ultimissimo del territorio, non perciò ho io messe a 
registro le altre moltissime locuzioni che mi vennero sentite fra via, 
e delle quali abbiamo o meno incolta o più generale rispondenza in 
città. I monti della Valsassìna colle rive lariense e leccense che s* hanno 
appiedi, e TAdda fin presso Lodi per una linea quasi perpendicolare da 
tramontana a mezzodi; la Valle Assina fin presso Como, il Lago Mag- 
giore e il Ticino fin presso Pavia per una curva declinante da tramon- 
tana a ponente e da ponente a mezzodì^ sono da considerarsi al grosso 
come confini naturali del parlar milanese propriamente detto. Che 
ciò sia vero, e" si riconosce pienamente da questo che tutti gli ehi^ 
tatori delle terre comprese tra quei lìmiti usano , generalmente par- 
lando, te articolazioni e i vocaboli proprj del nostro favellare di città» 
ancorché commisti , quanto più e^ sono distanti da essa città , con 
quelli proprj del parlare deDe genti che s^ hanno respettivamente 
addirìmpetto. Nel mio lavoro pertanto io ho avuto occhio a non 
uscire dei confini sopra detti, procurando come di non omettere, per 
quanto mi concesse la memoria, nessuna delle locuzioni correnti in 
città o usate dai nostri scrittori vernacoli (i), cosi pure d^accogliere 
tutti quei vocaboli dei contado che, per appartenere alle arti già 
mentovate, esso quasi esclusivamente somministra al cittadino o allo 
scrittor nostro eh* entrino a favellarne, e quelli altresì delle terre 
confinanti la cognizione dei quali mi sembrò assolutamente necessaria 
per alcun riguardo agrario o tecnico. Da questa massima generale io 



(i) Neir Indice degli autori sono spiegate per disteso le abhrevialiu-e colle 
quali ho indicato queste dirò cosi autorità testuali del nostro dialetto. 



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vn 
non mi sono diaoostato in parte che 'per riguardo alla sola Brianca « 
indótto a ciò , più che da altro , daU* avere osservato che moki vo- 
caboli nostrali noi abbiamo preso e prendiamo continaàmente a pre^ 
stanza da^setajuoli, da* vignai, dagli acarpellioi e da altri che di colà 
vengono a fernuure stanza fra noi , e più ancora dall' avere ricono* 
scìnto in quel beato paese non so bene se io dica la cnlla o il set- 
batojo del nostro dialetto. Per questi riguardi, e per quello altresì 
di non escludere dall* utile qualunque che si possa trarre da questo 
libro una si notabile porzione di gente che a nessun altro Vocabo- 
lario può ricorrere fuorché al Milanese per voltare nella lingua illu- 
stre d* Italia moki vocabdi e modi suoi particolari , io feci buona 
accoglienza agli uni e agli altri, ancorché ^ora mi dessero sentore 
di bergamasco o di comasco come porta la reciprocuà de* trafficlu 
con que* paesi , e ad onta che già esistessero nel Vocabolario le lo- 
enzioni sinonimo della città. Bene però, a non dare in doppj e lun- 
gherìe, usai questa avvertenza di registrare i puri modi o vocaboli' 
siflktti con un continuo rimando alloro sinonimi attedi neschi per le 
spi^pusioni e definizioni relative, uscendo di tale regola solo per 
qne* casi nei qsali essi non le ritrovassero in altre sedi (a) ; avvertenza 



(a) Nel i8i4 io noa aveva ancora veduta la Brianta; e perciò aQora if 
dio^va antiquate e merle le voci del Varon milanefe e d^aliri scriUoià spot con* 
temporanei. Venni di poi a riconoscere il mio errore ritrovando vive tuttora ia 
bocca di qualunque Brianzuolo quelle tante locuzioni di quegli scrittori che per 
r addietro mi riuscivano in buona parte un mistero , perché quasi tutte ignorate 
oggidì in Milano. Anche il Alaggi ridonda di quelle locvzioni, sia perchè ai suoi 
tempi fossero comuni anche nella città ^ come qualche rimanensa loro in alcim 
angolo di essa pare che lo testimonii; sia ch^egli, viUeggiando a Lesmo^ ivi le 
nsurpasse per infiorarne con quel garbo ch^ei sapeva le sue poesie ^ sia che, per 
condiscendenza al pensar comune dei letterati de^suoi tempi f egli pure mostrasse 
di credere ottimamente scritto il dialetto allora soltanto che s^accostava al faveflar 
di contado; opinione che seppero poi spegnere affatto « con tanta dilettazione 
dei loro lettori, cosi il fiorentino Zannoni ne^ suoi S?A«rsi comici, eome il nostra 
Porta nelle sue Poesie milanesi , ben accortisi ammendue che il dialetto d^ogi^ 
paese si suddivide in cittadinesco e contadinesco , e che nel primo si riconoscono 
altresì distintamente tre specie di favellare , quella cioè della plebe , quella della 
gente colta, e quella di chi vuol afTettai'c collura. Quindi e per desiderio di 
rendere sempre più care, se appieno intese, quelle auree scritture del nostro 
1^*KS^9 ^ P^ ajutare a comprendere quelle voci brianzuole che si leggono in 
molte altre opere , o volte ad oggetti nostrali ( come sarebbero i Trattati agrarj 
del Decapitani e del Ferrano, le Giunte del Lavezzari al Mitf erpacber # ^ 
Dizionario economico rustico del Fontana , le Memoriip della benemerita poslra 
Società patriottica, ecc. ecc.), o scritte in vernacolo da chi abitò o villeggiò 
in quei colli, io ho arricchito il mio lavoro di molte voci ed anche locuzioni 
brianzuole. Alle quali voci e locuzioni maggior ricchezza sarà per aggiugnersi 
nella iinale Appeadice colla sigla V. p. 3* per opera di uo quanto mpdesU» 



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vin 
che usai parimente ' per quelle voci del Varesino , del Lario , del 
Verbano , e delle altre parti cosi deirAlto come del Basso Milanese 
che pei: rispetti già indicati mandai nel libro a registro (3). 
' È primo scopo di questo libro Fajatar a voltare in nazionale Tidioma 
nostro nel rispetto specialmente delle locuzioni fsimigliari e delle arti« 
È vero che ubbidienti son le parole ooe la merce abbonda; ma quelle 
parole conviene o aversele appropriate da natura, o procacciarsele 
tali dai libri, e specialmente' dai vocabolarj. Davi ed Eroi è gran 
miracolo che ricorrano a queste fonti per ispacciare la merce loco; 
non i primi perchè, stanziando quasi sempre in patria , si trovano 
da natura in punta di lingua le voci opportune da ciò; non i secondi 
perchè, soliti andare spesso a casa altrui, inducono quasi sempre i 
visitati a strozzare nella lingua natia del visitante le proprie idee, a 
fare quel medesimo che facciamo noi Milanesi allorché capitandoci un 
Toscano a veglia, quasi senz* avvedercene imitiamo quel suo dir na- 
turale, e fiocchino pure i marroni poco importa. Libri e vocalio- 
larj servono bensì a chi vuole rappresentar que^Davi e quegli Eroi 
non essendo né Tniio né Taltro, e a rappresentarli per modo che le 
idee, o servili od eroiche, siano fiitte esprimer loro con vocaboli e 
modi spiranti ricchezza nazionale, non municipale strettezza; e come 
utile erario di sifiatta ricchezza stanno pronti a darne il possesso agli 
tisatori di essa nelle opere loro, e a chi voglia riconoscerne il va- 
lore allorché ne (anno lettura. Valendo però i comuni Vocabolarj a 
spiegarci bensi le voci a noi già note , ma non già a suggerirci 
quelle che ignoriamo, ed essendo le voci £imigliari e delle arti in 
ispecialità pronte a cliiunque nel natio dialetto e non cosi nella lin- 
gua illustre nazionale» opportuni suggeritori ne tornano i Vocabolari 
come questo mio, nei quali la voce vernacola conosciuta è guida al 
ritrovamento deir italiana ignota. — A voltare il dialetto nostro nella 
lingua illustre nazionale primi consultai i Vocabolarj di questa ultima , 
e primissimo anzi tutti quello deirAccademia della Crusca. Perchè 
però di questa preferenza non mi sia fatto mal viso da chi ricusa 
piegarsi a tale autorità solo per averla sentita convinta di fallibilità 
da dottissime penne italiane, m*è d^'uopo la prima cosa confessare 
ai lettori in quale idea siasi fermata questa debole mia mente 

altrettanto dotto cultore delle lettere mio buon amico, vale a dire del signor 
D. Giuseppe Villa, Rettore delPAlmo Collegio Borromeo in Pavia, il quale, 
amantissimo della patria sua e di ciò che le si riferisce, delle voci da me igno- 
rate o dimenticate va facendo sopraggiunta. 

(3) Per le cose dette sopra è chiaro che nel rispetto delle voci agrarie e 
tecniche questo Vocabolario potrà giovare in buona parte anche a molti Coma- 
schi, Bergamaschi, Cremaschi, Lodigiani, Pavesi e Novaresi, come pure ai Bassi 
ValteUinesi e a tùoìii terrìeri del Canton Ticino negli Svizzeri. 



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IX 

riguardo a questa sì cootrastata materia della lingua illustre italiana. — 
Nel complesso di una nazione è fisicile cosa che ogni genere d'^idee 
esìsta e cerchi voce raf^resentativa ; non cosi nelle singole genti che 
k> compongono, ne^ cui diversi parlari devono perciò di forza mancare 
parecchi dì que* rappresentativi: nel complesso della nazione ì dotti e 
ì colti d^ogni gente di essa sono quelli che procacciano una lingua 
unica in cui esprimere le idee d^ogni genere , e specialmente le colte, 
scientìBche, dotte d* universale spettanza: nelle genti diverse che lo 
compongono , sceveratisi i colti e i dotti colla lingua già detta , ri- 
mangono i popolari o chi vuol simigliarli contenti a meri dialetti 
rappresentatori delle idee tecniche o incolte attinenti ai loro biso- 
gni e stroppiatori innocenti d^ ogni voce dotta o scientifica che non 
sia per quelli assolutamente necessaria. È perciò che le lingue, 
proprietà generale delle nazioni, si sceverano dai dialetti, proprietà 
speciale delle varie genti che le compongono, più che per la di- 
versità delle inflessioni o dei vocaboli, per la fiicoltà loro di rappre- 
sentare idee di ogni genere, incolte e colte, tecniche e scientifiche ^ 
indotte e dotte, e di renderle concambiabili ccile lingue vive d^altre 
nazioni, colle lingue dotte già spente, e fin con ogni lingua futura. Di 
quella lingua colta però d^una nazione, che appunto perchè tale trapassa 
poi in lingua scrìtta , suol essere germe vìvo, s eHa pure è vivente, 
quello fra i varj dialetti delle sue genti a cui le persone colte e dotte 
della nazione stessa accordarono la preferenza quali che ne fossero le 
originarie cagioni. 11 parlar di Toscana , o i dialetti toscani che si 
dicano , proprietà d^ una gente particolare d^ Italia , e perciò dì loro 
sola natura incapaci a rappresentare tutte le idee dotte e indòtte di 
tutta la nazione, lo diventarono si tosto che i dotti della nazione in- 
tiera, riconoscendoli pel miglior germe della lingua ad essi necessaria, 
ne adottarono le forme per esprimere Tuniversalità delle idee, cre- 
scendo per tal modo que^ dialetti speciali a lìngua generale nazionale. 
Sebbene per avventura i popolari toscani sogliano , anche senza ba- 
darvi più che tanto, guardar quel germe di lìngua con maggiore co- 
stanza che non usino le altre classi , è certo però che V educasdone 
e lo sviluppo di esso appartenne in ogni età alle persone colte e per 
eccellenza agli scrittori ; tra i quali , sia per reverenza ai maggior 
luminari delle lettere italiane rifulsi primi in Toscana, sia per omag- 
gio alla ragione, dì leggieri sì riconobbero da tuttUtalia preferibili i 
toscani come qaellì che ne sono per privilegio dì natura in possesso; 
perciò tutta Italia si lasciò andare senza più air autorità della Crusca, 
b quale, composta dì persone bellamente parlanti per natura, e meglio 
ancora scrìventi per arte e dottrina , fu stimata secondatrìce delle 
necessità nazionali suggeritele cosi da quelle per propria missione , 



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X 

come da. quegli altri dotti italiani che, a tal uopo dee creder»], 
chiamò talora nel suo seno. Alcune gare di parte, malattìa ordi- 
naria dei corpi morali che la natura induce forse in essi per tórli 
dia sonnolenza e al torpore, fecero si che varj Accademici, forse 
troppo gelosi della natia prerogativa , conculcassero oltre il dovere 
te scritture di molti non Toscani i quali, aggua^iandoli nel pregio 
del sapere, riuscirono a sviluppare in alcuna parte quel germe più 
rigoglioso che non concedesse talvolta la troppo severa legge dei 
suoi educatori toscani. Conculcare e rimbalzo sono causa ed effetto; 
e di qui la tendenza in molti Italiani a liberarsi da una'autorità che 
essi per lo addietro ^)ontaneamente riconoscevano, e a volere la 
lingua illustre libero patrimonio di tutti , e da tutti a benepla^ 
cito comune governata. Alle mani del volgo d^ ogni specie non é 
libertà la quale non degeneri facilmente in licenza. Perciò il volgo 
degli scrittori, non osservato che Fagio suo, venne imbrattando le 
scritture d* ogni generazion di vocaboU e modi tutti proprj della 
patria loro, non mai usciti di quel germe che tutti riconosciamo per 
migliore , e ineducati afibtto perchè cresciuti da mani inabili al^ 
Tuopo; e perciò pure il volgo dei vocabolaristi, non avendo di 
mira che V utile proprio , ci venne anticipando a diluvio i Lessici 
della media e infima Italianità. Non assentirono però mai a tanta li* 
cenza gli uomini colti ed i buoni scrittori d^ Italia , che anzi e col-' 
r esempio e colle dottrine sempre sostennero quel ccmiune benepla-* 
cito soggiacere a certe leggi il togliersi alle quali condurrebbe di 
leggieri ali* anarchia, né la Repubblica delle lettere aver mai rinun- 
ziato perchè tale ad essere da mani opportune utilmente governata, 
come in ogni altro riguardo, cosi anche in questo della lingua. 
Perciò io mi dò a credere non lontana quella Repubblica dall*ac-> 
cordare air Accademia tutta quell'autorità che la ragione può con- 
sentirle pel buon governo della lingua , cioè un'autorità amabile a 
tutti se moderata, utile a tutti se avveduta seduta imparziale, rico^ 
nosduta da tutti come tale se posata sui principi seguenti: Doversi 
i vocaboli rappresentativi delle cose tórre di preferenza alle bocche 
toscane, e quelli fra i toscani preferibili, o fra gli altri d^Italia S(h 
Stituibili , ch'essa indicherà pe'migUori dovere negli scritti perdurar 
sempre que' medesimi , non già tramutarsi a capriccio in quelli 
d' ogni minima terricciuola italiana (4) ; lo stesso doversi fiire dei 



(4) Il pensiero umano è un proteo per eccellenza; dell' infinito suo Tartare 
usciranno sempre forme infinite le quali come sarà sempre difficile di tutte im- 
primere ne^ suoi rappresentatori cioè nei dizionarj delle lingue^ cosi sarà male il 
sopprimere solo perchè riconosciute mendose in più casi , cosi falsamente repu- 
tate tali anche in tutti. Misero però quello sci*ittore che a mettere in carta ii 



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XI 

modi parche raggentiliti per opera come de'baonì scrittori toscani 
a preferenza , cosi anche degli scrittori d^ ogni altro paese italiano 

proprio pensiero deva per le forme) per le frasi) pei modi idiomatici ricorrere 
contìnuo alle fredde e per Io più tronche ed esdusiTe indicazioni del dizionario^ 
e non aversele già stampate nella mente reminiscenKe dell* animata e piena e 
diffusiva dipintura vedutane nei buoni libri. Nel riguardo di tali forme i dizio- 
narj sono guide, repertorj, concordanze » rammentatori, ajuti, e non dèspoti; e 
come tali devono insistere si con fermezza nelle forme grammaticali propria- 
mente dette, ma limitarsi a mettere sulla via del ben scegliere nelle forme tras* 
letizie ed estetiche dirò cosi del pensiero, né mai tendere a spegnerne ogni 
nuova animosa manifestazione. Que** rammentoni ostinati che della voce già bene 
alzata per raddurre alla sustanzialità non sanno fare alcun abbassamento allor* 
ché altri senza nuocer quella ricorre a modi diversi dai suggeriti per esprimerla, 
e que* comici che tutta la parte loro hanno a bere dai rammentoni, sono una 
morte per chi sta ad ascoltarli ; e cosi i dizionarj argini ostinati ad ogni nuovo 
allargar di pensiero, e gli scrittori meschini che squadrano ogni loro locuzione 
con quelli, sono una morte per chi li viene leggendo. Nelle forme del linguaggio 
tmpertanto sarà facile all' Accademia il mettere d'^aceoi-do il proprio Dizionario 
col desiderio delle lettere italiane ove non dimentichi essere suo dovere per 
questo riguardo il fai4o ricchissimo repertorio delle frasi esistenti nei buoni scrit- 
tori , e guida, rigida si nelle forme gramaticali e caratteristiche per le quali 
si distingue ogni lingua dai varj suoi dialètti e dalle altre lingue , amabile però 
e concessiva in quelle altre la cui moltifbrmità non può che tornar utile all'^in- 
liliita varietà del pensiero. •— * Non cosi facile invece sarà per riuscirle un simile 
accordo nel rispetto dei vocaboli rappresentanti gli oggetti o naturali o tecnici 
i quali alla fin fine sono per cosi dire la materia prima di quelle forme, e come 
tali malamente volevansi altrevolte escludere dai dizionarj, tesori della lingua 
scritta in ogni sua potenza. Pure di fermezza e unicità nella lingua scritta io 
credo che sia necessità più in questa che in ogni altra parte di essa; poiché 
dei modi viziati nell'etica della lingua avrà nocumento sola la condizion sua 
letteraria propriamente detta ; mentre la viziosa proteità dei vocaboli già nomi- 
nati riesce dannosa in sommo grado alle scienze ed alle arti, e per conseguenza 
a tutta la società , perchè difficolta in sommo grado il comune comprendimento e 
quindi anche la generale diffusione ed applicazione d^ogni lor ritrovato (*)1 
Recando anche alla esagerazione la corruttela che T instabilità desmodi idioma- 
tici, e fin anco di quelli più strettamente grammaticali, potesse mai introdurre 
nel linguaggio, ne nascerebbe in esso un deterioramento di forme è vero, ma 
non tale da renderlo cosi incomprensibile come bastano a renderlo pochi 

O Kel GionMl« agrario toscano del x833 (VII, 446) esiste una confessione la quale prova ad 
eridcnca il bisogno d' anicità in questa specie di Tocaboli nella lingua scritta onde ovviare agli equi- 
voci facili incontrarsi per la moltiplicttà loro nella parlata , moItipUcità anche nelle mere lettere 
nociva. Di fatto se il Boccaccio nel dare in moglie a Messer Ricciardo di Chinzica una vaglùs. 
•ima gioTinetta (Giorn. seconda Novella decima) per dipingerla ben diversa dalle pallidicce sue com- 
pagne aveste trovatm a* suoi di già stabilita queir unicità di vocaboli positivi ch'io dico, non Fa. 
Yrebbe detu ben diversa da una ìucertoU werminoTA, ma ben diversa da una tarantola o sia da 
tuM sfcl&Mie( laoerU stellio), e avrebbe cosi sparagnato ai savissimi suoi Annotatori (Ann. Dec^ 
Bocc. p. 5o) una confessione sempre spiacevole del loro ignorare il senso di quella sua voce oapole- 
Una sinoAima di queir altre due y fiomtiaa la prima , dottrinale la seconda. 



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se per opinion generale baoni usatoti o raddirizzatori della lingua; 
le- voci mancanti in Toscana per mancarvi gli oggetti doversi 



vocaboli tecnici di viziata natura. Di fatto ae io volessi, pognam caso, insegnar 
mmrale con queste parole cosi corrottamente esposte: Besogma procura sempre de 
esser omm onesto e de ben 9 io sono certo che questo mio precetto sarebbe 
inteso in ogni parte d** Italia, come vi sai*la stato anche tre secoli fa, e come 
vi sarebbe anche fra tre secoli avvenire^ e le lettere lamenterebbero, è vero, 
quella sgrammaticatura di modi, ma T intiera società ilaliaua potrebbe approfittare 
del precetto con essi additatole. Che s^io invece volendo inculcare altrui la 
buona cura delle tele e la buona provvista delle legne dicessi che le tele si 
conservano bene in cavezzi^ e che a voler antere buone legne è necessario provve- 
der borra j 'è cosa certa che i miei precetti, tuttoché esposti con buoni modi 
di lingua, intesi nel Milanese o poco pid oltre, riuscirebbero enimmatici e per^ 
ciò inutili a tutti gli altri Italiani solo per que^ Cavezzi e per quella Borra che gli 
scrittori hanno ben convenuto di chiamar ruotoli e loppi o pedali. Delle moltisr 
simc migliaja di simili oggetti, che ogni gente dMtalia nomina per diverso modo, 
la lingua scritta nostra invoca tuttora un rappresentativo certo, e tanto più certo 
quanto unico, onde non trovarsi auch^essa a rinnovare, come già tra noi cosi 
niaggiore tra i futuri, quell'impaccio, a che ci troviamo colla latinità di un Plinio 
che bella di forme ci è mille volte misteriosa ed inutile in sostanza. Questo è 
il servigio maggiore che lettere, scienze ed arti italiane invocano da più secoli 
inutilmente, e in questo riguardo é da credere che gli scrittori di tutte parti 
d'Italia volentieri riceverebbero legge dall'* Accademia snella risolvesse un giorno 
di proporla loro, quand'anche desse per siffatto riguardo in una esclusiva pre- 
ferenza. Ed io il dirò pure, ancorché me ne possa venire accusa di blandizie 
per parte di chi non abbastanza mi conosca ; se tutti gli scrittori italiani osser- 
vando il parlare che sentesi nelle terre comprese fra Serchio , Amo e Marecchia 
da un Iato, e Tevere, Teverone, Nera e Tronto dair altro essere il più aggra- 
maticato e il più prossimo alla lingua scrittasi fin qui in Italia, e riconoscendo 
non ostante anche in que^ paesi molta varietà di dialetti, pongonsi a ponderare 
imparzialmente le cose, forza è che s^ avveggano non potersi uscire di imo dei 
tre seguenti principj se vogliasi trovar modo a soddisfare il bisogno già detto 
della lingua scritta* — O doversi come rappresentativi delle cose registrare nel 
Dizionario tutti i diversi vocaboli pei quali si distinguono ne^varj dialetti di 
tutti que*^ paesi o di quelli almeno delle varie province toscane come di buon 
germe e meglio à^ ogni altro aggramaticati per natura ; O doversi scegliere al- 
.Fuopo una voce unica per ogni oggetto, e questa secondo l'opportunità in qua- 
lunque dialetto toscano; O doversi di buona voglia sofforire che ad uno di questi 
dialetti sia accordata la preferenza e da esso ricavati que** vocaboli quelli rice- 
ver legge e da quelli non più dipartirsi, ricorrendo ai dialetti vicini da prima 
e poscia anche ai lontani solo ogni volta che quel primo, ignorando gli oggetti, 
mal potesse suggerirne le voci rappresentative. — Ora il primo di quei parliti 
ci manderebbe assai vicino a quella Torre , come s"* ingegnano di mandarci tutti 
quelli che si danno al vocabolarista da che T Accademia da attrice si é fatta 
spettatrice del loro correr per vuoto V arringo ; per esso , mentre ignoriamo 
venti voci di cassa (V. Cassa in questo Vocabolario ) f avremmo tosto pronte a 
rappresentare V Altalena almeno dodici voci diverse \ cioè questa fiorentina , la 
Pisalanca lucchese, la GiUarella garfagnina, la Oioveglica aretina, VJnilroccolo 



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acxiattare da qnefle parti d'Italia che li posse^ano, e rnggciltilite o 
di^li scrittori loro compatrìotti o dagli Accademici entrar per opera 

o V^ndcroeoolo^ ^ÌBhn^ e Uvomesé, V ercolino fucecchiesei le Biciàncole o le 
Biscidcoie o la Biseiàngoìa tancie» chìaocianese » volterrana , camerinese, la 
Ltmiola di quei da Poppi, la Damza aoghiarese, la Napola loretana, la Balanta 
perugina t il Pendo] o colligiano e la Prendifendola o Onutpiendola romana. B 
con questo tesoro» come ognun vede di tutta bontà per Ja memoria e di tutta 
utilità per la lingua , supereremmo gli esempi già datici pognam caso da^ Vo-» 
cabolarisli col Grembiale che ci voltano in Grembiule^ Zinale e Pancèlla coxk Xré 
voci una fiorentiiiat una romana» e V altra perugina ( vendutaci per giunta come 
aretina da chi lesse male il Redi il quale disse Pannucda chiamarsi fra^suoi Are* 
tini il nostro SQOSsÀa)^ e ci traducono il Bricco fiorentino neir ambigua Caffettiera 
dì molti paesi italiani (*) , nella Cuccìima\cugmiì\ romana e bolognese 9 e nella 
Cbgoffui veneziana. Questo partito (**) utile solo ai cartaj ed agli stampatori , e un» 
qualche radissima volta non inutile affatto allo stil famigliare così sciolto coma 
legalo, si dimostra tale di per so da non meritare pur un pensiero nella scelta. 
•H» A rappresentare quell^ uccello che gli ornitologi chiamano Meleagris Gtdlo^ 
poPOf e i varj popoli italiani venendo dalla Sardegna alle Alpi chi Cappone e chi 
Gallo itlndia e chi Glùro^ Siilo, T^cA, Tuchèin^ Pitf Pitón^ Pòli, Polàn, Po-» 
ìbt, Poiìn, Dìndio j Siro 9 Biribìn^ Bibìn e Dindbt^ si trovano pronte nei nostri 
dizionari italiani sei voci: Pollo d' India ^ Gallo d* India ^ Tacchino ^ Gallinaccio » 
Gallo pavone e PoUo dindon La prima e ki seconda di quello voci entrarono 
consacrate dal Buonarroti, dal Salvini e dalia Crusca; la terza pure per opeVa 
della Crusca sovra un testo del Salvini d** ambigua accezione; le tre stisse*- 
gueuti i nostri dizionari se l'ebbero dall'Alberti il quale delPaver male usata Tau* 
tonta del Magalotti per la prima di esse nVbbe in punizione da Minerva patavina 
la calunnia d* aver fatto il Gallinaccio proprietà esclusiva de* contadini , e il bando 
al suo Gallo patrone da lui accettato per lettera di cambio dei naturalisti e al suo 
Polio dindo da lui taciuto in Pollo e appena di furto avventurato in Dindo, forse 
per quell^ àmbito d^ universalità che noi rapporto della bontà della lingua scritta 
è non lieve difetto fieiresimio lavoro di quel valentuomo. Ora non sono molti 
dì che alctmi begl* ingegni s* ebbero mattana di muover lite a uno di questi 
uccelli avvisatosi d' entrar loro nelle scuole in livrea di Polio d* India ^ e strappa- 
tagli quella livrea indossargli Taitra furtiva di PoUo dindo. Invano i presenti 
vollero impedimcli mostrando loro la schiettezza grammaticale ed etimologica di 
qudla prima livcea, e suggerendo al caso altre migliori fra le più sopra nominate 
a chi quella assolutamente abborrìsse. Cure vane ! L^ amor patrio , memore delle 
polle dindie anche più sgrammaticate udite mille volle in gioventù, ricusò ogni 

(*) Dico ambigua, per cagiona che ta al Monti parrà ridicolo il CioccoUutÌ€rt(fMto) del Redi perche 
confondibile con nia«tr* Ambrogio fabbricator di cioccolata , mentre Braciere , Incensiere , ecc. scemano t« 
»on tolgono a quella Toce tatto quel preteso ridicolo, a me sembra cbe anche Caffettiera e Cioctolattiera 
m ProfuMÌera e simili , che al dir del Monti sarebbero tocì nazionali non municipali , pecchino poi d'am- 
bìguhà agli oreecM di totto la naxione come quelli che risTegKano e Tidea dei Tasi ch'ei dice e quella 
|rar cooinno dolio donne iabbrioatrici di «affèy eioeeolaU o profumi, o mogli del fabbricatori siflàttL 

(**) Ad alcuni questa molteplicità di Toei parrà ricchezaa ; ma nel confondere le riccheue dei 
dialetti con la lingna comune si Tuole andare assai cauti diceva ottimamente TAntologia di Firenco 
(iSa9 p. ilo) ad ahro proposito, perchè ne' modi dei dialetti sotto un'apparente riTacità ed ab- 
bondanza si cela spesso 1* improprietà. 

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XIV 

loro nel tesoro della lingua ; non concedersi che siano reputati di 
buon conio ogni modo e ogni voce ancorché viziosi solo perchè 

pace finché il meschinello non fu vestilo a Polh dindo; Dindo che insieme col iraiH 
xesc Dindon sarà per avventura entrato nel parlar comune d^altre genti di Toscana 
come una di loro ae Tha già da tempo; ma Dindo che gli scrittori adotte- 
ranno forse difficilmente sia perchè sgrammaticato per più versi» sia perchè » 
solitx) com^ò andare in branchi, scambiabile cosi vestito co* quatti*ini de' bimbi» 
sia più di tutto perchè non ne veggono ombra nelle opere del maggiore orni- 
tologo italiano de* nostri giorni il quale, pisano cornee, lo volta in Tacchino ^ 
cosi come TaccìUno lo dicono i Fiorentini forse per deferenza al Tùchm del 
Bolognese onde verranno loro siffatti pollami» e come TTfCCO lo dicono altre 
genti prossime al Serchio, e alla Turrita. Questo fatto mi fu prova recente -es- 
servi da giurare nel secondo partito che per le gare e le opinioni infinite alle 
quali darebbe luogo (del che ci è capanna T esperienza del passato al minimo 
rammentar Arno, Serchio ed Ombrone), la scelta terrebbe sospese le decisioni 
di chi r avesse a fare» per modo che noi ci troveremmo tramutato «questo bello 
e sonante nostro idioma in dio sa qual altro prima che gli sceglitori» ninno 
* de^quali sarebbe immortale» ci avesse pur una metà di quelle voci somministrata 
al bisogno «pm Ogni ragione quindi .pare che induca a quel terzo partito , cioè 
al preferire uno dei dialetti toscani, e da quello trarre i vocaboli rappresentatori 
degli oggetti. Le cose» o naturali o artifiziali che le siano, in maggior grado 
esistono o sono a notizia in que' paesi ne* quali è maggiore T attrito sociale» in 
que"* paesi* che per esser ceatro di ricchezze e di popolo fanno per cosi dire uflir> 
ciò di cuore alle regioni» in quelle città grandi che» tanto nel ripopolarsi» come 
sempre avvien loro» d*etli in età cogli abitatori delle campagne e delie province con- 
finanti» quanto nel continuo promuovere a bene proprio ed altrui il traffico d*ogni 
genere di cose » vengono in cognizione come di esse cosi de' vocaboli opportuni 
a rappresentarle con una facilità e larghezza negata alle città ed alle terre mi- 
nori. 1 Dizionari spiegano questa necessaria condizion delle cose a maraviglia» 
giacché aperti in un casolare non trovano chi gì* intenda , in un borgo o in 
una cittaduzza appena per uno o due terzi di sé stessi riescono a farsi com* 
prendere» mentre in una capitale vengono nella totalità loro pienamente inlesi. 
Perciò non è da vedere irragionevole che il dialetto fiorentino » buon germe della 
lingua scritta perchè favella graziosa» e favella d^un luogo che divanza in po- 
polo» arti» dottrine» e ricchezze tutti gli altri luoghi di Toscana isolatamente con^ 
siderali» sia preferito ali* uopo come quello che delie ricchezze locali relative ha 
da natura dovizia di voci , e delle ivi inesistenti farà di corto suoi naturali quei 
vocaboli che gli altri paesi di Toscana ricchi di quelli sapranno somministrargli. 
E se le voci agrarie che ad esso contribuiranno (insieme, cogli oggetti) i Pisto- 
jesi, i Pratesi» i Pisani, i Maremmani, se quelle minerarie che i Sanesi» se 
quelle piscatorie e marinaresche che i Livornesi non basteranno al bisogno della 
lingua scritta, ove 1* Accademia si tenga solo amichevole sua promotrice» ella 
saprà di leggieri rintracciare fra le altre genti italiane le voci necessarie» e quelle 
somministi^arle senza detrimento dell* idioma preferito, e preferito con quella non 
ingiusta predilezione per cui tanti dotti Italiani si recano in Firenze e non al- 
trove a raccorre que* vocaboli tecnici de* quali è difetto ne* vocabolari ; fra i 
quali dotti merita special menzione 1* esimio cavai. Carena che pel Vocabolario 
tecnico onde siamo da lui spcranzati raccolse pure le voci nella deliziosa Firenze. 



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XV 

eèìstemi nei coai detti testi di lingua ; volere V Accademia adope-* 
nni efficacemente non già neir agghiacciare le menti capaci d*^ar« 
riòchire la fiivella , ma si nell^ infrenare- la matta licenza di colo-» 
re che vorrebbero tornar la lingua illustre della nazione a quelle 
della Torre di Nembrotte; non tenersi essa da più dè^ buoni r^gì« 
tori delle nazioni i quali n<m temono di perdere rispetto allorché 
vengono temperando le leggi secondo la temperie diversa delle età 
o confessando nella legge d^ oggidì Terrore se dall'errore era stata 
dettata la l^ge di feri che intendono con quella abrogare , ed essere 
perciò animo suo di rettificare gli errori in cui fosse caduta ogni 
volta che V utile della scienza il richieda; corteggio più che legge 
alla filosofia della lingua scritta voler essa costituire gli esempi; To- 
pera saa voler essa impiegare acciò che la lingua non rinvilisca 
nelle scritture in faccia al mondo per quel mal governo delle voci 
dottrinali o derivanti da altri idiomi che suol £are ogni volgo per 
aggraziato eh' a sia , e curare che tali voci s^ annestino nella lingua 
in modo da piagentarne si la natura e il ritmo, ma non mai con- 
trariar bruttamente T etimologia e la gramatica; voler ella essere 
mantenitrice costante dei dettami ortologici, ortografici e gramaticali 
d' ogni genere una volta stabiliti , ma accettatrice altresì facile e ar-« 
rendevole de' vocaboli e modi novelli utili additatori di nuove utili 
idee , e come tali consentiti o dall' opinion generale della colta Ita* 
lia , o dal diritto che pare si competa a chi arricchisce la Società di 
utili trovati d'imporre anche loro i nomignoli opportuni; e per fine 
intender essa di farsi introduttrice nel tesoro della lingua di siffatte 
nuove ricchezze, purché degne delle già esistenti, con quella solleci- 
tudine maggiore che la natura de" tempi sia per domandarle a prò 
dei viventi di ciascuna età. Tali principi sembreranno a parecchi 
non snfficiente malleverìa all'autorità accademica perché concessori 
di alcun diritto a quella della pubblica opinione ; ma nel rispetto 
della lingua l'esperienza del passato fii portare avviso che questa pub- 
blica opinione ( non tanto difficile a riconoscersi per chiunque abbia 
animo imparziale) sia così iatta da volgersi facilmente al bene quan- 
te volte la mano accademica ve la sappia con gentile^a piegare , 
come di dare nel peggio ogni volta ch'eUa voglia o despoticamente 
dominarla , o per istracchezza e noncuranza abbandonarla onnina- 
mente a sé stessa. Perciò dove l'Accademia venga accomodando le 
proprie vedute ai tempi , e , stendendo a tutta Italia la carità del na<- 
tio loco, ami esserci, più che dominatrice, autorità conservatrice della 
finreUa , v' é da vivere sicuri djie il di lei freno sarà riconosciuto 
salutare e agevolmente rispettato da ogni uomo ragionevole, perché 
freno tendente a £ure sì che la lingua italiana » destinata come ogni 



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XVI 

altra hngua à rappresentare vie via che le si vengono dischiudendo 
così le idee triviali illeggiadrite dalle persone colte e dagli scrittori , 
come le nobili e dottrinali di loro creazione, si trovi serbata per cura 
deirAccaderoìa alla cognizione di tutti con quella costanza di lineai 
nienti massimi, distrutti i quali sarebbe distrutta la lingua , con quella 
varietà di accessorii che ne lasci riconoscere le età,- e coh quella 
unità di vocaboli tecnici , non impossibile d* ora innanzi , che serva 
a far divanzare di secoli i progressi sociali. 

- Conosciuto questo mio sentire in proposito della lingua, non parrà 
strano a nessimo che io mi sia di preferenza giovato al mio bisogno 
della Crusca , come non parrà strano che io non mi sia uè limitato 
ad essa sola per non lasciare troppe delle mie voci patrie senza ri^ 
spondenza italiana, né £eitto cieco adoratore d^ogni sua parola per non 
rivendere alcune volte di quegli errori che tengono sempre dietro 
nelle faccende umane alle cieche adorazioni. Alla Crusca perciò diedi 
compagno indiviso il Dizionario universale enciclopedico delF abate 
Alberti da Villanova, come libro che venne sovvenendo ai bisogni 
della lingua con quella ricchezza di voci e modi, e specialmente di 
vocaboli delibarti, che da tanti anni a questa parte tutta Italia de- 
-siderò invano dall^ Accademia. Dove si Tuna che T altro non mi 
aomministrar<mo i vocaboli corrispondenti ai milanesi, feci di averli 
dai Dizionarj universali della lingua italiana di Verona, di Bologna, 
di Padova e di Napoli, o da quelli, cosi della lingua generale come 
della particolare d^alcun^arte o scienza, d* altri vocabolaristi che ho 
per disteso citati nell* Indice delle abbreviature. Con tali Dizionarj 
volli andassero sempre di conserva le opere di que^ filologi (come 
Bergantini , Brambilla , Colombo , Monti , Muzzi , Parenti , Pezzana, 
Romani, ecc.) i quali si diedero cura di raddirizzarne gli errori o 
d^aggiugnervi ricchezza, e in cima a tutte queste le Voci additau 
ai futuri Vocabolatisù da G. Gherardini , opera che il mio dire 
non saprebbe mai porre sì alto quanto ella è posta concordemente 
dal voto di tutti i letterati italiani. Una lingua è però si vasta re- 
gione che sempre concede novità di terre agli occhi di quanti si 
fanno a visitarla ; e perciò a moltissime voci milanesi io non potei 
assegnare le corrispondenti italiane col solo ajuto delle opere già 
dette. Obbligato per tale insufficienza a far ricorso o alle opere 
degli scrittori o alla viva favella , preferii per le prime i eoa, 
detti testi di lingua e le opere dei Toscani bene scriventi, e per la 
seconda il parlar di Toscana , stendendomi poi a ogni altro scrittore 
italiano o al favellar comune alla pluralità delle genti d" Italia allor<- 
chè mi venne meno totalmente il soccorso di quei primi preferiti* 
I lettori adunque ritengano ogni voce italiana contrapposta alla 



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xvn 
tnitanese doverfii trovare in alcuno de* sei dìzionarj già detti deUa 
Grotca, deirAlberd, di Verona, di Bologna, di Padova, odi Napoli 
s* eUa non ha da lato nessuna citazione , e avere per voce che io 
repntai di bnon conio sensa più , perchè in qnei dizìonarj corrobo* 
Tata di definizioni e testi unisoni e soddis&centi. Alle altre locazioni 
italiane è indicala da lato la fonte ond^ elle sono tratte , o per di- 
steso, o colle abbreviature spiegate ne^^ Indici ; e se talora è citato 
a canto ad esse alcuno de* sei diziónarj già detti , lo è per avvisare 
i lettori quelle essere raccomandate alla sola fede del citato, perché 
usata o riferita da esso senz^alctm corredo d* esempi e spiegazioni. 

Io ho sentito alcuni lamentare nel Saggio di questo libro che 
pubblicai giovinetto moltissime voci italiane contrapposte alle mila- 
nesi non essere quelle comunemente usate in Toscana oggidì, e rap- 
presentarsi colà gli oggetti con altre voci che colle da me suggerite» 
e spesso ancora con voci simili in sostanza alle nostrali A questo la-^ 
mento continuerà a dare luogo in parte anche il libro attuale, perché 
con esso io intendo somministrare modo a voltare il dialetto mila- 
nese nella lingua scritta italiana , non a tramutarlo nel mero parlare 
toscano il quale, come dissi, è di quella lingua germe utile sì, ma 
bisognoso d* educazione da parte degli scrittori. Deirammissione nella 
lingua scrìtta italiana di que* successivi sviluppi a ehm un germe 
vivo si può di tempo in tempo condurre starebbe appunto air Acca- 
demia il darci notizia d'*età in età, come da essa dovremmo impa- 
rare con quali nomi diversi venga chiamato secondo tempi e penne 
un medesimo oggetto, o veramente ricever legge che nelle scrit- 
ture pei rappresentativi delle cose fosse n^ato alla sinonimia quel* 
r adito che è bello concederle pei rappresentativi dei loro aggiuur 
ti Ancorché sin qui V Accademia non abbia soddisfatto o nell'^un 
modo o nell^ altro questo bisógno della scienza (5), npn è bene però 
che i vocabolaristi diano di leva primi a quei princip) che tendono 
a fare d^un idioma sempre oscillante e corruttibile, una lingua scritta 
ferma e incorrotta come nelle sue forme cementatrici (del che non 
é chi disconvenga) cosi anche nelle voci rappresentanti gli oggetti, 
di quei principj che stabiliti e seguiti leverebbero dal regno del 
sapere mille mascherature di cose le quali in esso non arrecano che 
ilanno, senza arrecarvi quel vantaggioso aumento di valori che le 
mascherate nomenclature mercantili sogliono arrecare nel commercio. 
Per questi motivi adunque io Vocabolarista voltai i nomi vernacoli 



(5) ff Antico e legittimo desiderio è che grill ustri Accademici della Crusca 
*' si diaDO ad imitare i saggi loro antecessori nella raccolta diligente di tutte 
" quelle, voci della lingua parlata che possono nella scritta tornare non che utili 
99 neeessarie {antologia di Firenze del 1S39 tom* zxxr^ p» 109)* '> 



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xvin 
degU c^^S*^^* ^^ prefertòza in quelli daggeritici dall'Accademia come 
equivalenti nella lingua scritta. A sedare non pertanto in alcuna parte 
la già detta lamentanza, come feci ricorso ad altri vocabolarj e «crit* 
tori quando mi venne meno Tajuto deirAccademia-, cosi pure tenni 
conto del parlare odierno di Toscana per quanto mi fu noto, e 8^n<- 
pre più animosamente allorché ne trovai testimonianza ne' libri di 
quegli egregi scrittori che onorano anche oggidì quella bella con- 
trada (6). Di quel parlare però che nei ricapiti de" bottega} e nelle 



(6) Della condizione de^ semplici Tocaboh saol essere minor gelosia che nott 
di quella delle forme della favella anche presso chi si studia di conservarla nella 
nativa purezza. A veder però ben addentro 9 sembra che anche in questo riguardo 
si vorria badare di non dar troppo nello sciolto, giacché quei vocaboli alla fin 
fine sono pur le molecole a cosi dire di questo corpo che nominiamo lingua 9 
come le forme ne sono per cosi dire la forza d^ affinità, compositrice e conser- 
vatrice; e se in quelle molecole si verrà, col trapassare di libertà in libertàt tt 
concedere eterogeneità eccessiva» di forza verrà ad alterarsi tutto il corpo della 
favella per lo squilibrio che ne conseguiterà nella forza d^ affinità relativa. La 
storia della nostra lingua dica se io parli il vero accennando a chiunque più 
o men vive in essa le forme della madre sua secondo che più o men vivo fu 
in lei il tramutarsi dei vocaboli latini nei celtici, e T introdursi con arti no- 
velle o straniere vocaboli stranieri o di conio novello. Io ho veduto ne*man<H 
scrìtti di poeti degnissimi di tal nome certi rimarìetti di nudi vocaboli segnati 
al margine aver servito in quelle bozze talvolta ad esporre un* idea preconr 
cetta, e tal altra a tramutare questa medesima idea in alcuna affatto diversa, ed 
ora a sviluppar nuove idee accessorie, ed ora a rivolgere Tidea dominante nel 
soggetto per via tutta nuova e da que"* semplici vocaboli additata. Prova che con 
reciproca azione come le idee sforzano la lingua, cosi la lingua risveglia e sforza 
talora le idee ; prova che i nudi vocaboli , e specialmente quelli di essi che rap^ 
presentano còse, soli sono le molecole Vere della favella, e insieme colle idee 
effetto e causa. Questa natura costitutiva delle voci è quella che ci avvisa giusta 
r accusa di traviamento che molti fanno alla poesia italiana odierna perchè 
trascende a vestir con vocaboli troppo umili le idee di sollevata natura quali 
vogliono essere generalmente parlando le poetiche; e forse questa stessa mo- 
lecolarità può servire a spiegarci quel singoiar fenomeno mentale per cui tanti 
poeti degnissimi del nome se scrivono nel proprio dialetto diventano da men che 
prosatori insulsi ove scrivano nella lingua illustre nazionale. Per questo riguardo 
adunque di non dar troppo nello sciolto io ho posto massima in questo libro di 
voltare i vocaboli milanesi in quelli italiani scritti già consagrati ne' vocabolarj 
migliori italiani; però onde agevolare d'amici concittadini anche T intelligenza di 
quelle molte voci che in essi non sono, e che molti scrittori odierni usano nel- 
r opere loro traendole dal parlar de* Toscani, alle rispondenze della lingua scrìtta 
già consacrata io ho aggiunto spesse volte quanti sinonimi parlati toscani mi sono 
venuti a cognizione. Nel quale proposito sembrerà anzi a qualcuno che io abbia 
fin con troppo studio ricercato e nel parlar vivo , e ne* molli scrittori famiglia- 
ri, comici, bernieschi, tecnologici di quella contrada, vocaboli dissimili nella 
forma , abbenchè pari di significazione, da quelli registrati nella Crusca, e simi- 
glianti ai nostrali; e forse taluna m* accuserà di aver volato con ciò corteggiare 



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XIX 

fiitture mercantili toscane io trovai intarsiato in ogni riga di idiomi 
divem , forse ad oggetto di trovare intenditori in tutti qne' luo- 
ghi ne^ quali soa destinati a correre que^ ricapiti e. quelle &ttu-* 
re, io non feci uso che nei casi disperati » e accennando sempre la 
torbidezza dell» fonte. 



P opinione di chi' sente IScenzìosSmeùte nelle cose della fsvellay e insoua le 
proprie scrìuiire con quelle beatamente facile Imgaa italiana ch^ei sa compórsi 
racconciando capo e coda di yocì e frasi vernacole con poca saldatura 
dei benissimo nostro idioma. Ma dell'* accusa mi salvi presso chi pensa drit- 
tamente r osservare altra cosa essere il mostrare che di parecchi vocaboli 
aia comune Tuso a due popoli, ed altra riaferìme conseguenza che la lingua 
scrìtta loro sì debba perciò simigliare. Che i contadini toscani, che ì popolari 
toscani abbiano assai locuzioni similissime alle milanesi» e dissimili da quelle per 
eguali significati addotte ne^vocabolarj, io noi negherò certo ^ che anzi potrei a 
cento prove dimostrare che il parlar dei contadini di Toscana somiglia anche 
oggidì infinitamente a quello dei nostri contadini colligiani , mentre che i cittadini 
nostri e quei di Toscaua hanno smarrito parte di quelle locuzioni agguagliantisi coi 
respettivì loro conladini le quali altre volte erano fra di essi comoni. Ma questo 
non importa la conseguenza che la lingua scrìtta s' abbia a tórre cosi alla cieoa 
■è da quei contadini né da quei popolari neppure pei vocaboli i che troppa 
sconcezza sarebbe il tórre tali quali neppur questi da coloro che mandano alla 
bella V agliocriso ^ il toUlpane e il /namjo ( Tancia I, i). Credereste voi che 
chi volesse scrivere un milanese da presentare a magistrati lo scriverebbe 
tale quale sentesi nelle nostre Bosinate o nel nostro f^erzee? E un toscano a 
egual fine lo cercherebbero mai i Toscani alla Crezia del loro araeniasimo Zan» 
noni, a quella Crei^ia che se ne'mpipa de^ poeti di pnUea e di parcheUo? E 
gli avvocati veneti, che pur peroravano in dialetto, crediamo noi che usas- 
sero il fraseggiai*e de** Castellani o dei Niccolotti? L^ Avvocato veneziano del 
Goldoni paria forse cosi come il suo Tonin e le sue Chiozzulte? La chiosa 
viene come il getto, e così le parole secondo le bocche ond^elle escono; ed 
è ciò tanto vero, che anche le idee o inesatte o false o ignobili che dalle 
bocche ineducate traggono un pari linguaggio, dalle educate escono senza pur 
volerlo fiorite per modo nelle forme ch^ e^ ci vuole del buono a riconoscerle per 
quel chVlle sono nella sostanza. Quel Pietro cittadino che innamorato della Tan- 
cia contadina (atto 1, se. 5.*) la chiama a sé col suo cantare, ancorché usi al- 
Tuopo idee contadinesche, non si fa però a vestirle coir illustre volgare di Ciapino 
o di Cecco, ma le esprime col vero idioma illustre cercando un capo gfùrìandato 
di nepiiella si, ma non già grìllandaio di gmepitella. Coloro che pensano ogni 
voce purché parlata esser buona in ogni scrittura avrebbero pure a ricordarsi 
che lo stesso Davanzali , usator grande di simili improprietà dettategli da troppo 
amore di volgaresimo , confessava però la massima che i modi volgari siifatti 
siano da usarsi solo posti in bocca di persone basse per farne più viva di- 
pintura, e diceva che ogni patria toscana avrebbe dovuto scrivere come favella, 
favellando però corno nsano i nobili di essa (*)• Perciò sebbene alla penna 
dei bravi scrittori comici e berneschi il parlar dozzinale toscano somministri 

(*) Annali di Tacito, libro I postilla Sy »- Lettera 6i.* «1 Bargigli nelle Prose fiore.iline 
parie 4.», toI. 3.*, pag. ia3. 



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XX 

Molte voci milanesi, e specialmente voci d^arti, 8Ì trorveraimo 
susseguite' da var j puntini e spiate sì , ma sprovviste di oorrispon-- 
denoa italiana. Queste ritengansi voci alle quali io non seppi tto* 
vare ({uella corrispondenza in nessuna delie fonti sovracccnaaSe; ad 
alcuni o più dilìgenti o più avveduti lettori di me aarà facile sosti*- 
taire a varj di que^ puntini le locuzioni degli scrittori ; agli altri ^ 
potrà' chi ha famigliare commercio con i Toscaoi sostituire confiusi- 
lità quelle voci delfuso loro, che la mancanza assolata di quel com- 
mercio e i 'miei vincoli attuali non mi lasciarono modo di avere da 
essi. Ad agevolare altrui F empitura di siffatte lacune mi studiai di 
arrecar della voce vernacola una esattissima definizione e di ajutarla 
con quelle voci di altre lingue che mi parvero sue equivalenti, e 
volli altresì tutte in carta incollata e da ciò le copie del libro. 

Una semplice occliiata data ai nostri Statuti e ai nostri Bandi, 
ed ai Trattati agrarj, economici o tecnici dei nostri scrittori mila* 
nesi , basta per farci avveduti degl* infiniti lombardesimi che devono 
rendere quelle opere difficili a intendersi per chi non sia milanese, 
e perciò meno pregiate fra gli altri Italiani di quel che non s* ad- 
dica al molto merito loro. Anche i nostri scrittori sogliono in questa 
proposito imitare quelli d^ogni altra provincia italiana i quali tutti, 
o vuoi perchè trovino deficienza ne* dizionarj italiani de* vocaboli 
della loro materia, o vuoi per desiderio d* utilità municipale, sogliono 



bellissimi partiti , e vivezze e arguzie graziosissime , non per taato se ne può in- 
ferire che quel parlare sia quello da usarsi senza più da tutta la nazione e come 
lingua scrìtta ; che di un ttd parìare si vorrà fare inchiesta in ogni caso a quella 
parte del popolo toscano che sa raffiuarc quel dozzinal favellare e recarlo a 
tale degnità. I Francesi ancorché nella loro Parigi ahhiano una plebe non infe- 
riore a quella dei Camaldoli in naturai briosità di loquela* non perciò stimano 
il parlare di quella sia 11 parlar nazionale e trasportabile alla favella scritta ; le 
voci, le frasi, le cadenze delle ior donne della Halle e di quanto volgo capita 
da tutta Francia a quel mercato non sono già adottate da essi come le odono 
tiscir di quelle bocche; ma si cribrale che siano e ripulite d*ogni mondiglia da 
quante genti cortigiane novera pure quel fuoco maraviglioso di civiltà, vengono 
universalmente ricevute come dagli scrittori cosi anche dair Accademia che le 
ripone nell* erario della favella illustre nazionale. L"* uso vivente vuol essere in- 
frenato da un altr^uso più vecchio di lui» cioè da quello dei buoni scrittori» 
diceva il Salvini (*), il quale maneggiando la sua furia se lo guadagni, e cor- 
reg[jcndolo senza parer suo fatto T obblighi, cioè il fermi, il rassodi nello stesso 
tempo. Di quei sinonimi dunque che io qui registro come tratti dal vivo par- 
lare di Toscana si giovi pure chi ha bnon senno allorché il buon senno glieli 
dirà ben allogati in alcuna scrittura secondo la specialità dei casi ; ma non perda 
di vista né anco il vecchio consiglio di quello stesso buon senno del non lasciar 
la via vecchia per la nuova se non ne ha gravissime ragioni. 

(*) Nelle Prose fiorentine parte 3.* , voi. %.*' , pag. 97. 



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xxr 
introdurre neir opere loro mille voci vernacole un cotal poco ag- 
graramadcate. Allorché io procacciava locuzioni pel mio Vocabolario 
mantovano io trovava lo stesso mondo n^li Statuti e nei Trat-. 
tati degli egcegi Matematici di quella provincia; e io durava spesso 
'fatica a comprendere pognam caso nel Mari una voce mantovana che- 
nello identico signiiìcato m^ era riuscita misteriosa uà dì nel Qallesio : 
perchè cremonese, uà altro nel Guerrini perchè. milanese, e un al- 
tro nel Bevilacqua perchè ferrarle; e tanto più difficile mi riusciva, 
quanto più T autore s^ era studiato di mascherar la voce alla italiana. 
Questa medesima pecca rende fra noi Lombardi meno diffuse e pre- 
giate che non meritino tante belle opere dei valenti agronomi che 
vanu oggidì la Toscana , appunto perchè non intendiamo le diverse 
voci dei varj dialetti toscani ch^ essi adoperano a denotare talvolu 
un medesimo o^e^^o, e delle quali non troviamo spiegazione né in* 
essi perchè, abituati a crederle moneta corrente, la reputano superflua > 
altrui , né nei vocabolari speciali dei loro dialetti ^perchè nessun . 
Toscano volle sin qui giovarne gli altri Italiani che pur ne sareb- 
bero desiderosi (7), né nei vocabolar) generali italiani 4 £9irse perchè 1^ 
reputano, come vernacole, non proprie della lingua generale d! Italia. . 
Io ho quindi aocnratamente registrate tutte quelle voci di simil sa* . 
tura che nelle mie letture ho potuto raccogliere, e dato loro Top-v 
portuna corrispondenza -italiana se certo di non errare, o definitele < 
meglio che seppi v^ho lasciato campo ad allogarvi da cauto quelle voci » 
che si reputassero sostituibili come degne della lingua illustre . della . 
nazione. £ mi giova sperare die iù questo riguardo potrà questo 
libro riuscir utile anche fuori delle patrie óMua, perdbè dicifiratoro 
delle scritture notarili, ingegneresche, mercantili le quali ^ ancorché 



(7) tt Una cosa, una sola cosa è necessario che i Toscani facciano^ dare a, 
» conoscere agP Italiani la lingua ch^ei parlano tutta quani'^è; in allora si rico- 
» noscerebbe esser più rara che non si pensi la mancanza in Toscana di Toci * 
ff o frasi equivalenti alle men pure che altri usurpano nei rimaaenti dialetti 
» d'Italia {Antologia di Firenze del i8»9 tom. xxxr, p» no) -i- I Toscani prc- 
M sterebbero importantissimo servigio alle lettere dov"* eglino compilassero per, 

M ciascun dialetto della loro nazione un vocabolarìo speciale che tutta 

»f Italia potrebbe allora farsi proprie le voci loro più belle e più significative, 
ìf e per tal guisa provvederebbe al bisogno di spiegare le sue idee con parole 
99 acconce e da essere universalmente ihtése w {Gherardini Voc. pmfaz» p. ix), •^' 
Ecco un solo e medesimo desiderio che TAccademia potrebbe forse meglio di 
chiunque appagare soddisfacendo al tempo, stesso ai due fini differenti onde 
muove; e ciò coir indicare in un"* opera tutta quanta quella lingua, e col proporre 
in un^altra, cioè nel Vocabolario, quelle voci di essa che giudicasse le più belle, 
più significative e più acconce ad essere universalmente intese ; e tali riuscir do- 
vrebbero , s^io non erro , quelle che si riconoscessero comuni in sostanza al più 
delle genti italiane. . . 

e 



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xxn 
stese con vedute ristrette al raggio manicipale, trapassano assai, volte 
per le transazioni sociali ai lontani, peiqoali rimarrebbero in moke 
loro parti nn mistero senza il presente sussidio. 

I nostri letterati solevano per lo addietro fiire soggetto dei loro 
scritti le glorie nazionali o municipali; oggidì invece molti di essi 
sonano farsi Cronisti, più o meno eleganti e sinceri secondo che 
più o raen dotti e imaginosi, delle pecche rimproverabili nelle età 
trascorse alle varie nostre genti , e qaelle y adornate con mille fiorel* 
lini municipali e con titoli di singoiar gentilezza, presentare quasi 
miovo Principe del Segretario fiorentino a soggetto di meditazione 
italiana. Anche per questo lato potrà giovare questo mio Vocabolario 
per la cura die io mi sono dato di spiegare in esso, come in sede 
loro naturale, tutte- quelle vod che rimangono nel parlar nostro a 
testimonianza di simili minuzie storiche od economiche municipali 
se degne per alcun riguardo di spiegazione, o di rimandare alle fonti 
opportune 6e men che interessanti e vantaggiose. 

I nomi vernacoli degli oggetti naturali sono riconosciuti corredo 
non inutile nelle opere dei sistematici , e specialmente da che i na- 
turalisti si sono lasciati andare a denotare assai volte con essi le sot- 
tovarietà de^ generi e delle specie loro. Ai Vocabolaristi dei dialetti 
delle diverse provincie d* Italia corre special dovere di somministrare 
questo corredo per la parte propria ciascuno; e perciò degli cretti 
dei tre regni della natura io ho addotto , come più seppi , tutti qtiei 
nomi vernacoli che se ne sentono nelle varie parti del Milanese, ag- 
giugnendovi sempre i nomi dei sistematici, e le descrizioni più op- 
portune per quelli di essi dei quali o non conobbi il nome scienti- 
fico o dubitai della esatta corrispondenza del nome addotto. 

II dialetto milanese vanta fira" propr) scrittori nomi illustri in tutta 
Italia per altre glorie, come sono quelli dei Lomazzo, dei Ceva, dei 
Giulini, de^Parini, de^ Bossi, dei Zanoja, e s* onora anche oggigiorno 
di que^ d^un Grossi che, valente commotor del cuore, lo mostrò atto 
ad esprimerne i più teneri affetti, e d^un Raiberti che con bell^ ar- 
dire lo sforzò a mutare in oraziana la propria natura plautina. Il Lar- 
ghi, il Birago , il Corio, il Balestrieri, il Garioni, il Pellizzoni, il Bel- 
laA, il Fertusati e molti altri (8), quale per amenità di stile, quale 
per facilità di verseggiatura , quale per moralità, e quale per lepore 
di concetti , seppero farlo gradiu lettura a noi suoi parlatori. Il Maggi 
poi ed il Porta stesero fin oltremonti le glorie del nostro dialetto. 

(8) Veggansi per disteso ricordati i più conosciuti nelP Indice degli autori. 
Di parecchi anonimi » scrittori non invenusti di poesie volanti o di almanacchi , 
B^è taciuto per non essere lecito senza loro concessione alzare quel velo sotto 
sui amarono celarsi. 



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il primo con usarlo a volgere gli animi a quella filosofia che nel 
ben comune ci fa trovare ogni nostro bene particolare, e ciò con 
tutta quella schiettezza e pianezza di modi che fanno ritratto del*- 
r ottimo cuore; il secondo padroneggiandolo a modo suo e obbligan- 
dolo o a raddurre a quella medesima schiettezza che il Maggi con 
naturali pianissimi racconti, o a dipignere con singoiar pennello le 
veneri della Musa erotica popolare, o con vena lucianesca a sferzare 
ogni genere d'erba parasita sociale^ e irridere le aberrazioni delk 
mente umana o le idee credute tali. Nelle scritture di tanti begrin- 
gegni s'incontrano locuzioni uscite d'uso oggidì o allusive a fatti la 
cui memoria va venendo meno fra noi. Nel registrare perciò in questo 
libro tutti i vocaboli e i modi usati dai già detti scrittori ho altresì 
posta particolar diligenza in quelli di essi che mi parvero facilmente 
bisognosi d'interpretazione o per noi stessi o pei futmi Milanesi, e 
dichiarandoli maglio che seppi studiai, per quanto fu in me, di ren- 
dere piana anche alle età venture l'intelligenza di quelle tante bel- 
r q)ere volte all' istruzione o al diletto de' miei compatriotti. 

Innegabile testimonio dell'afflato divino nella mente umana è la 
possanza sua di penetrare in parte fin nella intima costituzione degl'in- 
finiti esseri del Creato, e di rendere in gran parte agevolmente con<* 
cepibili a ogni mente compagna tutti quei moti che in essa cagioni 
o la vista di quegli esseri e il mirabil partito ch'ella ne sa trarre 
a comnn prò con mille infinite succreazioni, o la considerazione di 
sé stessa e d' ogni minimo suo aCFetto. Della limitatezza però di quella 
stessa mente fanno pur testimonio e la nebbia che ne ottunde Tacume 
si tosto ch'èDa vuole spignersi nella elementarità di quegli oggetti, e 
la di£Bcoltà che incontra sia nel dipignere con caratteri unici e infal- 
libili le varietà infinite per le quali si sogliono distinguere l'un dal- 
l'altro nelle respettive loro specie, sìa nel trovar parole adeguate a 
manifestare, cosi al vivo come sa pur fiire una semplice aria di viso, 
la singolare oscillarìtà dei moti che si risvegliano in essa ad ogni in- 
terna od estema affezione. In questa difficoltà hanno radice le tante 
definizioni errate nei nostri vocabolari , facile querimonia di molti la 
quale, nobilitata già dalle venustissime prose del Monti, viene og- 
gimai in gran parte acchetando il Gherardini con singolare avvicen- 
damemo di venustà e di robustezza fin qui senza pari. A questa 
magagna , gravissima pet verità ne' nòstri dizionarj italiani , anch' io 
ho procacciato secondo mio potere di rimediare ingegnandomi di 
meglio spiegare tutti quei vocaboli o modi i quali mi parve trovare 
mal definiti nei vocabolarj generali della lingua, e di ben definire 
quei moltissimi che per ìion aver voce rappresentativa in que'voca- 
bolai] erano sempre più necessitosi di dipintura a volere che pur 



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XXIV 

un di sia assegnato loro alcun vocabolo italiano corrispondente , e cosi 
pure tutti que^ vocaboli e modi che per alcuna ambiguità o difficoltà 
d^accezjone, riferibile cosi al dialetto come alla lingua, mi parvero an- 
che in un vocabolario vernacolo utilmente definiti. Ho omessa ogni de- 
finizione in quelle voci di universalissima cognizione la definizion delle 
quali sarebbe stata inutile perchè non supponibile cercata da nessuno 
a un dizionario di dialetto, come sarebbe a dire in Anima j Barba y 
Hiccéry Coeur, Léga, Corwersazión, Cd/>ia( gabbia), Nds, Boniàa^ ecc., 
vocaboli che il nome stesso ci definisce assai meglio d* ogni definizio- 
ne, a quel modo che i nomi di Pietro, Francesco, Giovanni di su- 
bito ci stampano nella mente Timagine di que* nostri amici che li 
portano assai più viva di quel che non saprebbe mai fare altri coU^ ef- 
figiarceli in parole. Si leggeranno invece definiti Baìzètta^ Balzanéiia, 
Barbacdn^ Córs^ ecc. con alcuna diversità dai vocabolar) della lingua; 
ampiamente definiti Amarétta Astóri^ Baroccàda^ Biccer de cdccia^ Bor^ 
lófiy CapèUa^ Cazzuréra^ Gi/?ia( gerla), ecc. ecc., perchè mancanti di 
rappresentativo in que Vocabolar) ; e definiti pure AngeròU^ Biùmntj 
Compensa j e simili , per le dubbiezze cui danno luogo, ed a cui è 
bene soccc^rere immediate senza rimandare i lettori da libro a libro. 
Ài vocaboli rappresentanti esseri dei tre regiii naturali ho sempre 
aggiunta altresì la voce latina dei sistematici, e questa come una 
semidefinizione additante altrui la via di chiarirsene pienamente alle 
fonti opportune ; e senza tramutare il Vocabolario in un Lardellato 
di storia naturale trinciata per alfabeto ho pure soggiunta in queste 
voci qualche parca descrizione e notizia ogni volta -che mi parve as- 
solutamente necessaria. Nelle voci indicanti i giuochi mi sono allar- 
gato in descrizioni, come quelle che ne riescono le migliori defini- 
zioni, giacché in pratica ho riconosciuto la varietà loro esser tale fra 
paese e paese, che ne risulta per essi quel medesimo che per' le 
misure e pei pesi , vale a dire sotto i medesimi nomi rappresentarsi 
valori onninamente diversi. 

U ortografia ha per iscopo di rappresentare quanto meglio si possa 
r accento, il ritmo, T affetto del parlare e la retta pronunzia delle 
voci oud^ ei si compone. Nelle lingue illustri delle nazioni gli scrit- 
tori che le sogliono governare hanno cura che Tortografia raddirizzi 
ove occorre la pronunzia secondo i dettami delF etimologìa in ogni 
sua accezione; nei dialetti il popolo, assoluto loro signore, non con- 
cede a chi s^ impaccia di mettere in carta il suo livellare ch^eì si 
prenda questa briga ortografica, e, insofferente drogai dettame eti- 
mologico se non è suo indigeno, non altro esige da lui fuorché la 
esatta rappresentazione, della propria, pronunzia. A ^obbedirlo in tale 
intento chi scrivi^ in.iw dialettp 4eye pieg^r^i janzi tuito ^'uso già 



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invalsa nella plaralità delle stampe e dei manoscritti , come quello 
che tacitamente dichiara per xjuel verso conseguito Io scopo agli oo- 
chi dei più, e solo nei casi impacciati o indecisi conformarsi di pre^ 
ferenza alle regole che nei casi corrispondenti si sieguono in quella 
lingua illnstre alla qnale si riferisce il dialetto. Sempre però si vuole 
usare questo riguardo di non fare troppo scialacquo di s^ni distin- 
tivi, perchè, come ogni minuzzame eccessivo finisce in confusione^ 
cosi anche una boscaglia di segni ortografici, anziché ajutare disajuta 
il lettore , il quale se è paesano , anche senza troppi segni , ben sa 
dalla figuA delle voci e dal contesto della sposizione rilevarne e prof- 
ferirne il valore , e se è straniero come è rado che il sappia mai 
bene, così sarà gran miracolo ch^ei noi sappia sempre meno se viene 
a dare in quella intricata boscaglia (9). Che se nel rappresentare le 
voci, e specialmente quelle equivoche, ambigue , o mandate attorno 
sin qui in varia forma secondo i varj cervelli , pare bene a taluno 
lo scostarsi pure dair usanza, e* si dee ricordare che il rompere di 
fronte ogni uso inveterato in pochi casi è lodevole , in tutti è pe- 
riglioso e d* esito assai volte infelice ; e perciò procacciar d" imitare 
la gran maestra delle transizioni, e forse la sola Storica veritiera 
dell' uomo , la Moda. Da essa gli conviene imparare , che s^ eUa ci 
vuol mandare in odio le barbe, non lo fa già tendendo d^un colpo 
r uomo come un monnone , ma sibbene riducendo la barba piena e 



(9) Nei libri assai cose voglionsi pur rimettere nella intelligenza dei lettori, 
cosi come nei negozj varie se ne vogliono abbandonare alla fede di cbi ^i am- 
ministra; e se in questi riescono utili le prime» e nocive le seconde 9 terze, quarte 
controllerie come le si soglion chiamare, anche in quelli .tornano utili i segni 
distintivi principali 9 e disutili gli accessorj, moltiplici, intricati. Io ho cono- 
sciuto un chimico valente il quale 9 imparando la lingua greca per ben valutare 
i neologismi della sua scienza, sentivasi venir meno al dare in quegli spiriti 
cV egli chiamava diavoli greci j ed io stesso , allorché giovanetto impat'acchiava 
quattro vocaboli inglesi, cento volte m^ incoUoriva col Gambarelli per essergli 
caduto in mente di tutte tutte accentuar le voci d* un- Virgilio tradotto da Dryden 
capitatomi alle mani dopo aver servito per istudio a quello sfortunato valentuomo. 
Anche nei dizionari, che pur sono libri destinati a momentanea consulta, e non 
a continuata lettura, T eccesso dei segni distintivi ci viene a noja. Nel Vocabo» 
lario reggiano-italiano per es« le tante zete bon accenti circonflessi volti all^^insù 
•0 alPingià per denotarle dolci o aspre sono davvero una morte; e se il Dizio- 
nario ortologico inglese del Waker, se quello universale italiano stampato dal 
Tranuiter,.se le Regie Parnassi potessero narrarci vivamente il fatto loro, certo 
che ci direbbero esser loro toccati pochi ringraziaménti per rajuto dato con 
que** tanti lor segni agli studiosi» e assai più rimbrotti per quei medesimi segni 
spesso. <n*ati per T inevitabile fri^ilità delle stampe,. e sempre tormentasi cosi 
agli occhi per la confusione che arrecano nel disleso della stampa, come alle 
menti pel continuo obbligarle a riportarsi agi] Indici esplicativi. 



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ZXVI 

piumosa alla soggiogaja e alle gote , e qaesta pare rastiremandò vìe 
vìa alle basette , alla mosca , ed al pizzo perviene a farci - gradire 
anco gr imberbi Ganimedi; e snella ce le vuol itiettere in favore, 
non inorsa già d^ un colpo que^ Ganimedi , ma risalendo a grado a 
grado per la scala già detta riesce in breve a rimetterci sott* occhio 
<{aei cento barbami discolori che per T addietro adorati, in seguito 
scherniti, si vogliono oggi ristimare per abborrirli poi nuovamente 
col girare delle età. I suddetti principj ho io seguito accoratamente 
nel mio libro. Gli arcaismi ortografici che ne rendono quasi miste- 
riosi i poeti vernacoli nelle edizioni dei secoli sedicesimo* e decimo- 
settimo, e i rimasugli di quegli arcaismi, che nelle edizioni del se- 
colo scorso rappresentano suoni oggigiorno inuditi fra noi, vennero da 
me onninamente abbandonati; e in gran parte ho altresì abbandonate 
quelle novità ortografiche le quali all^ età nostra s^ introdussero in 
qualche stampa vernacola senza fortuna di generale sequela (io). E per 
riguardo a quelle voci le quali andarono sinora alle stampe in una 
veste ortografica mal conforme alla verità della pronunzia loro, non 
so se per caso o se per un malinteso conformarsi alFortc^rafia della 
lingua illustre nazionale, io ho procacciato di rendere omaggio al 
vero con quella parcità che sa renderlo tollerabile ali* nomo, avven- 
turando cioè meglio nippresentata la realtà della pronunzia in quei 
soli vocaboli che di per sé hanno a sfolgorar veritieri agli occhi 
d'ognuno ancorché avvezzo a vederli scritti diversamente fin qui (ii)« 



(io) m Noi besogna doncha impiastra V ab con noùu leter o tirtt dm mgt pa- 
99 ghura al Udo m -— a Basse 'l cò^ schiscé on oatgg^ storsd là bocca, n Ecco 
in due righe del Biffi e in una del Maggi una buona dosuna d** arcaismi orto- 
grafici dei quali non si yadrà ombra nel mio libro» giacché la pronuncia mila- 
nese odierna, e per conseguenza anche l'ortografia Torrebbero scritte quelle righe 
come siegue, conservando pure V antica natura del parlare : n No besogna donca 
impiastra P tih con invaia letter o tirett de mett pagura^ ecc. »f t* Bassee el coo^ 
scfnscee on ceucc^ storgU la bocca, » E cosi in que^ versi del Balestrieri che an- 
che nel 1795 si leggevano » Se ona donna V è bella -^ Mm fa on gran catena]^ 
La tra a iaerra faer^foBUgh ecc* ì> V ortografia odierna rifiuta quegli at di tAtrra 
e àìjaer^ e scrive terra e ferr, come lascia solo a qualche contadino ìpiccliae^ 
ho cercae^ ecc. de* versi susseguenti. Questi e simili arcaismi ortografici sono 
esclusi dal mio libro non già perchè io ignori quale rispetto sia dovuto anche 
per questo lato agli scritti degli antichi generalmente parlando, ma perchè trat- 
tandosi di opere vernacole, più che alla curiosità dei dotti, pei quali oltracciò 
stanno ognora pronte le stampe antiche, si vuole nel mio caso badare alla 
utilità generale dei lettori d^ oggidì. 

(11) Koi Milanesi nel pronunciare il più delle tocì polisillabe sogliamo essere 
avari di doppie consonanti nelle loro sillabe medie, ammettendole in vece assai 
volte neUe iniziali e nelle finali deWocaboli cosi piani come tronchi. Per lo 
che laddove i Toscani e altri popoli della Bassa Italia pronunziano Accordo^ 



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la aoa parola Fortografia in qnesto libro sarà tale, da poche cose in 
fiiora, qoal è comanemente nella pluralità delle nostre stampe verna- 
cxAe odierne, e quindi rappre^ntatìva deirattoale, non della passata 
prononzia milanese. Io non fo di questo maggiori parole per noa 
trarre i lettori in uno spinajo le cui delizie si vogliono tutte riser- 
vare ai gramatici di professione; che se alcun d*essi, amatore delle 
minutaglie ortografiche fin anche ne* dialetti, fosse pur vago di en- 
trarvi, basterà ch^ei dia un occhio alla nota (la) posta in pie di pa- 
gina per trovar ivi specificate le regole da me professate in proposito. 



Carattere 9 Cajsatterizzare ^ Cueeagna^ ecc. 9 noi, insieme col più delle genti 
cisapennine* prononziamo , chi ben ne ascolti 9 Aéòrd^ CaràUr^ Caraterizàf 
Cueàgna^ ecc.» e dove essi dicono Latte ^ Bello 9 Secchio 9 Cavicchio 9 Boccia 9 
Groppa9 ecc. anche noi pronunciamo Làec9 Bèli 9 Sècc9,Ca9Ìcc9 Saggia, Crbppa9 ecc. 
lai|;heggìando in simili addoppiature9 deUe quali non è qui il luogo di esaminare 
se r ammetterle noi o il rifiutarle dipenda piuttosto dal suono delle vocali onde 
sono accompagnate che da altra qualunque ragione. A un beli' ingegno veneaiano 
(Grìtti VAcqua alta pag. i3) pareva già cosa di sovercldo paz%a ed inutile U 
raddoppiate le lettere nelle parole d* un dialetto nelle quali non si pronunziano 
doppie; e certo non sarà persona ragionevole che possa dissentire da un tale 
avviso. Quella pazxia e inutilità s* introdusse però nella pluralità delle stampe 
vernacce milanesi già da oltre due secoli 9 ed esae non che operar passamente 
e inutilmente operano anche ingannevolmente 9 giacché fanno leggere agli 
stranieri le cose nostre con tntt* altro suono eh* elle non sgabbiano in realtà. 
Era qui il caso di utilmente innovare nelP ortografia del nostro dialetto^ ma 9 
confesso il vero > io non mi sentii coraggio bastante per abbattere d'un 
colpo tutta intiera la pseudografia de* miei antecessori 9 sia per non inimi* 
carmi gli occhi di tutti atvezd a quella 9 sia per non distruggere quel po^ dentile 
che da essa pur deriva nel raddurre le identiche voci alla purezza della lingua 
nazionale 9 e nel cont^ddistinguere alcuni vocaboli che. noi pronunziamo a uno 
stesso modo come Car (caro) e Carr (carro)^ Cor (ceneracdolo) e Ctirr (correre)*. 
Pure, tirato a forza dal vero, avventurai di metter d* accordo pronunzia e orto- 
grafia in alcune voci di siffatto genere, scrivendo per es. Baruelèttat AcèsS9 
Aciua^ Capàra9 e non come le si veggono per lo più. scritte Barzellétta 9 Access 9 
Acdtsa9 Caparra 9 lasciando poi Boggìn9 Buffàn9 Cacciadór e altrettali voci scritte, 
per tal modo 9 ancorché in realtà si pronunziino da noi per Bof^9 Bufón9 Ca^ 
ciadór9 ecc. Se questo mio tentativo meriti o no approvazione vedranno i miei 
concittadini i intanto però io ho cercato di sovvenire alle loro abitudini col regi* 
strare ne^due modi anche le più strettamente vernacole tra le voci anzidette, 
per es. Gs/ve/iia, CerveUe e simili con rimando a Cervellàa9 Cervellée9 ecc. 

(13) Va ha tre suoni fra noi; rimesso, vibrato, stemperato. Indico il primo 
lasciandolo senza segno, il secondo culi* accento grave, il terzo col doppio a. 

VE ora ci suona chiusa, ora aperta, ora stemperata; segno la prima col- 
r accento acuto, la seconda col grave ^ la terza col doppio e; e quando ella 
ci suona aperta e stemperata a un tempo la noto colla dieresi. 

Vi ha tre suoni: rimesso, vibrato, stemperato: il primo si conosce dal non 
aver segno i)lcuno, il secondo dall^ accento grave 9 il terzo dal doppio 1. 



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xxvm 

Ad (^ai voce milanese ho apposto nella sede al&betica TaocenDo' 
della parola seguendo le regole oriograBche dietro accennate ; e 
non che alle tronche, sdrucciole e bisdrucciole anche alle piane, 



Anche VO ci suona ora chiosa ed ora aperta. Segno la prima cdl^ accento 
acuto 9 la seconda col grave — Non ignoro essersi praticato diversamente da 
altri, e trovarsi, anche in qualche stampa milanese così antica come moderna 
segnato il primo suono col dittongo iranzese ou^ ed il secondo coli' accento acuto. 
Io però non amai di seguire il primo uso perchè, oltre a cagionar confusione 
atìche a chi sa di franzese, induce chi non ne sa a profferire il nostro o chiuso 
a quel modo che i Bolognesi profferiscono il loro Dotòur; e non il .secoado perchè- 
dove si rifletta essere già uso non mai fin. qui violato di segnare coir accento 
grave il suono aperto che ha Vo in varie desinenze de** verbi italiani della prima . 
conjugazione (andò 9 potrò 9 puòf ecc.)» si troverà da chiunque ragionevole il coi^ 
formarsi anche nel resto a questo uso così generale — Delibo chiusa sentonsi 
pure due altri suoni particolari fra noi: Tuno vibrato, e per lo più ne^ mono- 
sillabi , come in Sé (sole)^ Taltro stemperato come in Soo (io so). Accenno il pri- 
mo coli'' accento circonflesso ^ il secondo colla doppia . vocale. Di questo secondo - 
parve ad alcuni dare buona rappresentaaione scrivendolo dittongato pnre alla 
franzese, ou. Ma s"* e** riguardano al come profferiscono i Francesi la parola. 
Coii(collo) e a quello con cui noi profferiamo la voce Coo (testa) ^ vedranno in. 
un subito come la loro maniera sia falsa e da non imitarsi. Altri lo scrissero Gel, 
ma senza porre mente al suono vibrato già da me detto sopra di Sa e simili, al 
quale non si saprebbe poi con quale altro segno soccorrere. Ne si creda che 
questo doppio o, trovato nel contesto del libro senza Taccento che gli si appone- 
Isella sede alfabetica, possa essere letto con quello sdoppiamento di vocale che 
sentesi nelle voci italiane Eoo^ Coo. Coordinato ^ ecc., giacché abituati come siamo- 
a trovare quella sdoppiatura italiana solo nellV aperta, e a fare quel prolun- 
gamento di suono milanese soltanto nell'io chiusa, non è da credere cosi facil- 
cosa r equivocare, come noi può essere nel medesimo contesto il leggere noa 
accentualo Vo di qualunque suono colla debita pronunzia, giacché anche nel- 
1- italiano siamo avvezzi a fare altrettanto. 

VUy ancorché simile di figura all^u italiana, suona sempre tra noi alla fran- 
ZiCse; talvolta però rimesso, tal altra vibrato, e tal altra stemperato. Nessun se- 
gno indica il primo ; Taccento grave il secondo^ il doppio u il terzo. 

Noi abbiamo un suono ignoto alla lingua illustre della nazione, ed è un 
misto di o, di e« e di II nostrale; e questo segnai col trittongo franzese (EU^ 
giacché si profferisce da noi per appunto come lo profferiscono i Francesi. Ta- 
luni vorrebbero rappresentare questo suono col semplice dittongo franzese EU; 
ma oltreché questo ha suono più vibrato che non sia quello del nostro (EU il 
quale trae allo stemperato (per lo che più s^approssima al piemontese a s* péul 
nen che non al milanese parposùra)^ oltreché molti, infin dal Maggi, usarono di 
preferenza quel trittongo, a me parve quasi necessario usarlo per non indurre- 
ambiguità in que^casi ne* quali V EU s'ha a pronunziare disteso, come in Eèuma^ 
Beassi^ ecc. che noi profferiamo Hè-uma^ Re-ussì, e non Rceuma^ Jioeussl — 
Questo suono (SU poi talora si pronuncia da noi rimesso , e tal altra vibratis- 
simo; segno il primo coU^ accento grave, il secondo col circonflesso. 



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XXUL 

COSÌ per rencl^le in ogoi caso distiate da quelle , come per se« 
gpare anche in esse i suoni chiusi o aperti ^ rimessi d vibrati, di*' 
stesi o raccolti delle vocali. Quindi Qì , Bdzzega , Mèda , Covèr^ 

ta y Nds y Nizz , Bicòcca , Bócca , Tceù , Toau , Scidmpa , Ghìa si 



Noi abbiamo doyisìa di suoni prolaDgati nelle sillabe finali delle voci «■ Alòani 
di questi suoni simigliano qaelli che sentonsi in ogni bocca italiana allorché legge 
le esclamazioni Jh! Deh! Doli! Ih! Uh!^ e questi io rappresento (insieme al più 
dei nostri scrittori vernacoli) col raddoppiare la vocale» poiché Vh anche fra nói 
è da riservarsi ad altri uffici. Perciò chi leggerà la voce MiscéC' (facile pagatore 
degli altrui scotti, buon colombo da pelare) avrà a profferirla come snella fosse 
scritta italianamente Misceh^ non come s'intenderebbe italianamente Miscée per 
bazzecole. Cosi per es. nel nostro fiorii (volete) i due i non suonano come quelU 
delle voci italiane Besùi o f^arii\ ma come sonerebbero in f^orih se cosi «i 
scrivesse. E cosi la voce Boàa (granchio tenero) a* avrà a leggere non col suono 
che avrebbe nelF italiano Boa{hoa constrictor L.), né con quello che avria Boava 
se dal latino si trasportasse alla pronunzia contadinesca toscana, ma con quello 
che avrebbe italianamente scritto cosi Boah. Vi fu chi volle segnare questi prò» 
liingamenti di suoni colP interporre una lineuzza fra le due vocali, scrivendo 
p. e. MUsce^ ; ma oltreché in molti . casi e^ si cadrebbe in equivoci , Tesempio 
non trovò imitatori, e venne riprovato dall'uso, tiranno se vuoisi, ma tiranno 
onnipossente nella provincia ortografica mm Altri di siffatti suoni prolungati so- 
migliano a quello che sentesi nell** italiano f^e% e questi^ innascenti da vocali sus- 
seguite da consonanti , male si distinguerebbero col raddoppiamento della vocale 
perché ne nascerebbe troppa ambiguità. Dicendo noi Oh dèss profferiamo un 
suono che scritto Oh des direbbe Oh dieci, scritto Oh de^ss spaccherebbe troppo- 
bruttamente la sillaba , scritto Oh detss leggerebbesi per Oh deesse cioè Oh dive , 
scritto semplicemente Oh dess darebbe a qnelPe il suono vibrato che ha nel- 
r italiano Tèsso ^ suono che non è il vero nostrale. Ho quindi indicato questa» 
specie di suono col segno della dieresi -» Altri di tali suoni per fine sono simili 
a quelli che sentonsi nelle vocali italiane pronunziale aperte, ma con questo 
che dove T italiano batte il suono sulla vocale, il milanese lo stempera e ne 
strascica picciola parte sulla successiva consonante a quel modo che il Toscano, se 
io non erro, strascica talvolta Vi susseguente a vocale per formarne quel suono 
che Tuso contraddistinse poi nelle stampe col tanto contrastato jota. Così Ràna^ 
Sèna^ Mìna^ Suona 9 Lima sono da noi profferite con quello stemperamento di' 
suono che sentesi nei nostri plurali Bann^ Mina 9 Lunn^ ecc.; e. di qui è invalso 
Fuso generale di segnare questo suono col raddoppiare anche nel numero del* 
meno le consonanti susseguenti a siffatte vocali, Anch^ io pertanto scrivo Pappa j' 
Grtcca^ Scimma^ Euròppa le voci Papa, Greca, Cima, Europa, e Campànna^ 
Cadètuta^ Berlhma^ Corònna^ Viama le voci Campana, Catena, Berlina, Coro- 
na, Una, le quali s^ hanno poi a pronunziare non già sdoppiando le consonanti 
come farebbe T Italiano, ma facendo sonar la vocale antecedente insieme con 
easit a quel modo ch'ei farebbe se avesse a pronunziarne i plurali Campami^- 
Cadtnn^ Berlinh^ Coronn scritti in questa guisa. 

Il C anche fra noi ha i due suoni, dolce ed aspro, che ha in italiano, e per 
essi io sieguo T ortografia italiana, talché in Càn^ Cent 9 Che 9 Chi^ Cilìnder^ Cova 9 
Curia e simili il C s'ha a leggere a quello slesso modo che si legge iu Cane, 

d 



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3tXX' 

troverattao cosi accentuate nelle sedi alfabetiche , senz^ accento nel 
contesto del libro. Alle voci milanesi tengono dietro quelle della lio- 
giia scritta italiana Colla indicazione, se non sono nsuali, di antiche, 
nobili , dottrinali , basse , scherzevoli o di gergo. E siccome venne 



Cento» Che, Chi» Cilindro» Covare» Gurrare. Nel nostro dialetto però il C ha questo 
di particolare ch^ei sì trova assai volte a contatto col nesso iEU; e più spesso 
ancora a finire le voci o semplice o addoppiato. Pel primo caso ritengasi senxTal* 
tri segni che fra noi il C se precede V (BU ha suono duro» e se lo siegue» dolce. 
Pel secondo io denoto i C di suono dolce» semplici o doppj ch^ei siano in fin 
di parola col lasciarli tali quali senza più» e denoto in ensÀ il suono duro col- 
raggiunger loro un'*i7. Molti vi sono i quali usano del tutto a rovescio» e vogliono 
che il C in fin di voce suoni duro » aggiungendovi apostrofe od altro segno ove 
occorra indicarlo di suono dolce» e per avvetitura fanno questo o in omaggio 
alla Latinità che nelle bocche odierne assegna il suono duro al C posto in punta 
di voce» o per deferenza ai Franiesi che il profferiscono cosiffatto. Se io però 
non sieguo il loro avviso me ne scusi la dubbiezza in cui un pensiero dato al K 
ci lascia sulla dolcezza o durezza che assegnassero i Latini al C in punta di 
voce; me ne scusi la certezza del non fare al caso nostro Tesempio de'Franzesi» 
come quelli che del C hanno un suono solo» e quello sempre duro; me ne scusi 
il compitare e il sillabare di tutta Italia la quale nomina O, o vero Ct questa 
lettera anche in quelle voci nelle quali essa deve suonar dura (per lo che 
Bianc e s^rd sillabato non sonerebbe mai Biiuik e verd come pare a que^cosi 
scriventi)» e con siffatto battesimo la dichiara di suono dolce, per natura e per 
eccellenza» ancorché combinata con ceile lettere torni dura o muta o rotonda 
che si voglia dire; me ne scusi finalmente Tuso della più parte delle nostre 
stampe vernacole nelle quali Bbcc^ Oce suonano bocce» occhi» e Bocche Occk 
bocche» oche» e non a rovescio come leggesi in altre le quali non si curarono 
dell* urto che n^li occhi de*" lettori produce quella loro novità. 

Il G è fratel gemello del C anche nel nostro linguaggio. A pari fatteue pari 
natura; ciò che dissi di quello si consideri detto anche per questo. Accade però 
nel nostro parlare eh"* ei capiti in punta di voce con un suono che mi pare voglia 
a forza compagno TfZ» come in «Sungù (sangue) e simili. E siccome in questo caso 
la voce suol essere contrazione di voce italiana» cosi in questo solo caso e in 
un altro affatto identico T U ha privilegio di quasi sonar fra noi alla toscana e 
non alla franzese. Un nostro bell^ingegno tentò di levargli questo privilegio; ma 
riflettendo io che il G finale» o duro o dolce che si voglia far sonare» non avrà 
mai cosi soletto quel suono combinato di 6» £^» ed £ muta che noi sentiamo in 
SangUf non mi soffri il cuore di vedernelo privo» e scrissi Samgu per indicare 
in esso quel suono che avrebbe nelP italiano Sangu alto se cosi lo scrivessimo. 
Né faccia paura V equivoco che ne possa naseei-e colla desinenza gu pronunziata 
alia franzese» perchè questa è si rara fra noi che forse si limita alla sola voce 
jùnbigu la quale ora soltanto m"* accorgo d'*avere obbliata nel Vocabolario. 

Deir^ si serve anche il nostro dialetto a quel modo che la lingua illustre 
dvlla nazione. Segna i suoni inlerjettivi » inaspra il suono del C e del G» e va 
innanzi a quelle uscite del verbo Jndà le quali vogliono essere distinte da altre 
voci che la somigliano di forma. 



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XXXI 

da moki rimproverata nel Saggio mio primo di questo libro Y o- 
missione delle locuzioni milanesi non molto dissimili dalle italiane • 
in snl rispetto del non potere i lettori «tar certi alla loro italianità 
per la sola omissione, attribuibile assai volte a trascorso di memorìat 



Lo /» lettera anfibia e disperazioDe degli ortografi, forse per le troppe 
carezze fattegli da alcuni, è venuto a molt* altri in avversione per modo che un 
ingegno valente si, ma troppo rigido censore di quel meschino, messa in non cale 
la diligenza e pazienza grande con cui un dotto nostro filologo si venne studiando 
d** indirizzarlo a bene* lo espulse non ha molto dair alfabeto italiano, dichiaran- 
dolo affatto inutile ad esso. Gli Accademici [i quali hanno quell'^agio che io non 
ho di sentire se nelle bocche toscane il Bujo e rAja (jctir, èra) suonino bùio e 
àia o sì veramente bùjo e dja con quella schiacciatura colla quale essi c^inscgna- 
fono in capo al C del loro Vocabolario distinguersi da loro in parlando i eoo- 
cììi uovoli e i cocchi da corone dai cocchi carrozze] decideranno col tempo del 
fatto suo; intanto però io non ho potuto negare a questo nfìisero esiliato / un can- 
tuccio nel Milanese per dargli incarico di rappresentare quella diversità di suono 
che passa verbigrazia fra Af4i(giammai) e Jfo/Xmaglio), e che la nostra ortografia 
non vuole o non sa distinguere con alcuna nota sulla vocal precedente la quale 
per avventura è quella che lo sforza a tale suono \ ed anzi a fargli meglio com- 
portare la sua mala sorte gli ho spesse volte dato compagno Vi , più fortunato 
suo germano, compagnia che quasi tutti i nostri scrittori vernacoli stimarono 
fin qui necessaria per ben rappresentare tutto quello jato a cui noi Milanesi ci 
lasciamo andare allorché profferiamo certe voci come £7!(i/ (uccelli), i&(/(Big]i) 
e cimili. Ogni volta adunque che il lettore s* incontri in esso /, figurisi un / 
italiano stemperato; stemperatissimo poi m ha da lato il fratello. 

Della UT, simile in generale alP italiana, due cose a noi particolari si vogliono 
avvertire. — Noi abbiamo una N strascicata la quale in certe uscite dei verbi 
pare quasi rappresentativa di quel troncamento che sogliamo far loro. «Sto/i , Oin- 
loroR (stanno , canteranno) suonano con quello strascico d'*enne finale, con una 
quasi compagnia di E muta , e non con quella vibratezza che avrebbero in ita« 
liano le medesime uscite cosi tronche. •San(sano), ^nn(sane), iSon (sanno), ecco 
tre snoni affatto diversi, Tultimo de* quali male si rappresenterebbe, come fece 
alcuno, col raddoppiare T^, e forse peggio col segnarlo d^ accento circonflesso 
come fecero altri. Se io avessi trovato nelle casse dei nostri tipografi Tìi degl^ 
Spagnuoli, io avrei chiesto licenza a quelle valorosissime genti di usarla ancorché 
ad uflkio diverso; ma un secolo di non vederci ha fatta scomparire queir enne 
dalle nostre tipografie , e perciò io lascio tutta ai lettori la cura di rilevare dal 
contesto la necessiti di cosi profierirla , ancorché non distinta , in quelle maniere 
di dire nelle quali ella entri anche in questo Vocabolario. — Del resto la N 
scempia finale nostra suona sempre alla franzese, e non mai con quella vibra- 
^zza che suol avere TiV scempia finale italiana. PAn^ Mén, Fin 9 Ben 9 ìfiiskn 
suonano tra' noi , non come sonerebbero così tronchi in italiano , ma cosi come 
pronunciano i Francesi Milan^ Bien^ ecc. Alcuni usano porre l'accento circon- 
flesso sulla vocale precedente queir enne per indicar tale suono; io Tometto in 
sul riflesso delP essere questo il stu> suono naturale, e dislinguerseae il vibralo 
colla doppia enne, come in ÓSàim, Jlènn, ecc. 



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XXXII 

cosi nel presente Vocabolario ho registrato tutte (filante le locnzioiu 
del parlar milanese indistintamente , con qaesta differenza però che 
dove nelle diverse dalle italiane ho abbondato in definizioni e 
spiegazioni ; nelle simili , dalle voci o dalle frasi dei due linguaggi 



Del Q altro non è da dire se non ch^esso pure» come il G^ quando è in 
punta di voce vuole per usanza essere scritto anche tra noi coll^u dietro , e 
coir II profferito alla toscana. Dico per usanza, poiché il Q in simil caso potrebbe 
per avventura fare a meno di quel compagno senza indurre pericolo di falsa 
pronuncia, come accadrebbe al G per la proprietà sua connaturale di perdere 
dolcezza innanzi certe lette^ e non la perdere innanzi cerf altre; proprietà cbc 
il Q non ha punto. Di fatto se io sillabo queste voci cosi scritte fTig anima ^ 
yag oro 9 Fag uomo 9 la natura del 6 me le fa profferire nel vero senso di Anima 
vaga. Oro vago, Uom vago; ma se mi si dessero a sillabare cosi male scritti 
Vag iride 9 rag estro, la natura del G me le farebbe profferire Vagiride, Vagestro^ 
non Iride vaga , non Estro vago. luTece a qualunque Italiano siano dati a silla- 
bare cosi scritti Cinq anni, Cinq olmi, Cinq usci v*è da giurare che di quei Q 
egli caverà sempre un medesimo suono come da quegli altri che venga proffe- 
rendo nel sillabare Cinif inni, Cinq estri se fossero cosi scritti; e quel suono 
terrà sempre più di Cu (Q) cbe non di C o di K. Non ignoro che altri la pen- 
sano a rovescio, in sul fondamento che la lettera Q considerala da sé non ab- 
bia ad avere altra articolazione che di C o di K; ma , se io non m' inganno 
troppo , quel fondamento ha poca saldezza. In primo luogo è da dubitare assai 
della verità di quelP assioma che dice essere il Q la stessa cosa che il C e quindi 
ottenere le stesse proprietà, poiché» se cosi fosse davvero , scrivendo io Cinq in* 
ni, Cinq estri ognuno dovria leggermi Cincinni, Cincestri per la proprietà co- 
mune secondo T assioma a quei due segni C, Q di sonar dolci innanzi all^/ ed 
aU^ E; e pure è da scommettere mille contr^ uno che a nessun Italiano , come a 
nessuno degli Accademici assertori di quell'' assioma, verrebbero cosi pronunziate 
quelle voci scritte a quel modo, e che a nessun diesai poi darebbe Fanimo di 
scriverle per Cinqh inni, Cinqk estri onde coiraggiunta dell^A indurame il suo- 
no. In secondo luogo é ila dubitar pure deir altro assioma che dice essere il C, 
il Q, e il K un solo e medesimo suono rappresentato da tre segni diversi 9 poiché 
se ciò fosse que^ segni avrebbero poteri medesimi a quel modo che ^ e 5, solo 
e medesimo numero, benché rappresentato da segni diversi, ha sempre mede- 
simissima potenza. E pure la cosa non é tale, giacché a queir assioma degli En- 
ciclopedisti danno di leva l'Accademia e Wailly dicendo essere naturalità dell' i- 
dioma francese il ricusare al Q {da quando è finale in fuora ) il potere di rap^ 
presentare la propria articolazione se non ha P U per compagno, e accordando^ 
gli il suo vero suono di cou( pronunziato alla /ranzese) in diverse voci come 
équateur , in-quarto , ecc, E più danno di leva a quell^ assioma i medesimi En- 
ciclopedisti allorché dicono il Q non essere altro che iLC duro, dicendo quindi 
in un medesimo periodo essere il Q una cosa medesima col C« e poi negandolo 
coir avveitire diversità di suoni , e poco importa il dirli accidentali o no , fra 
l'uno e r altro segno. In terzo luogo quella natura o quel genio di lingua come 
se lo dicono i Jfrancesi é appunto quello che spiega reùìmma e la poca sal- 
dezza del fondamento detto più sopra. I nomi 9 se io non isbagUo, s^impongono 
alle cose per distinguerle Tuna dalPahra; e chi ha* buon giudizio, se ha facoltà 
d' imporli , gì' impone tali che s' adattino bene alia natura dell' oggetto eh' e"" 



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joaan 
iti faora , non ho aggiunta por siHaba altn cpialimque , compeoe- 
trando anzi in una sola voce, se non ne risentivano danno, le due 
o più significazioni ch^ essa importasse , come sarebbe per es. in 
ContrdUj Convegni , ecc. Per questo modo , senza dare al libro più 



debbono rappresentare. Ora il nome di questi tre segni d IT, Q suona, s^io non 
erro. Ci o vero Ce^ Ca o Cappa ^ Cu in italiano, e Tse^ Ca, Cou in fransese. E 
que** nómi ( che pur è da credere siano stati imposti da uomini letterati e di 
buon senno) coli* appoggiarsi a vocali tutte diverse, e accordanti specifico im- 
mutabile snono air articolazione , non indicano essi di per sé che la natura delle 
due lingue, non si contentando d^ un segno per esprimere certi suoni o suoi o 
accattati , sforzò gli scrittori a ricorrere a segni diversi per ben distinguere la 
vanetà di que^suoni? Che se questo non fosse, e reale sussistesse Tassoluta me- 
desimezza del Q col C, per lo che un solo e medesimo suono proferissimo e noi 
e i Franzesi leggendo Cujus e Qujus (il che non mi sembra), in allora parrebbe 
naturale che al Q, pia che a quel meschinello dello /, fosse stato intimato Tesilio 
già da secoli a utile semplicità degli elementi della lingua — Checché sia però 
dei diritti reaH o usurpati di questa lettera , ritengasi averla io scritta qu senza 
più anche in punta di voce, appunto perché non erri chi sa di fì*anzese prof- 
ferendo pognam caso Gnk come Clnq alla franzese , e non On^ all^ italiana 
come se fosse da leggersi in Cinqi^ anni o nel Cinquanta la rizza che anche a 
me pare d^aver fatto sinora nel parlare di questa benedetta lettera anatrina« 

La S anche noi facciamo sentire ora sibilante ora no. Nei casi ambigui ho 
accennata per disteso questa diversità a canto alla voce nel metterla per alfabeto — 
Abbiamo altresì dovizia di S susseguite da C e G così in principio come in fine 
di voce. Talora questa Se o Sg suona dolce o molle , talora sibilante, talora 
aspra. A distinguere questi diversi suoni ho adottato il partito di scrivere sem- 
plicemente Se e Sg quando hanno a proflFerirsi motti , d^ interporre un' apo- 
strofe fra quelle due consonanti (•S'c, S^g) quando s'^hanno a profferire sibilan- 
ti, e d** appiccarvi un i7 finale quando hanno a sonare aspri. Alcuni usarono 
diversamente negli ultimi due casi scrivendo YSc e YSg sibilanti a questo modo 
S-C9 S-gy e lasciando VSe aspra così sda; ma nel primo caso il segno è 
fonte d* ambiguità in parecchie occasioni ; nel secondo le ragioni già da me dette 
più sopra parlando del C danno il torto a' così scriventi i quali non s'^avvedono 
che, seguendo quella loro falsa dottrina sul suono primitivo e naturale del C, 
eì vendono gatti per mosche, licci per lische (mose per mosche Use per lisch)f 
e altre simili gentilezze. 

Anche della Z, come già si è detto per la S, noi pure abbiamo i due suoni 
aspro e dolce ai quali gli antichi avevano assegnati speciali caratteri nelle stampe 
italiane (s z aspro, yj^ dolci) perché comuni alla lingua illustre- nazionale; ma 
r uso proscrisse que^ tipi , e si rise di ehi volle rinnovale il valore sett^ altra 
veste o intarsiando le identiche lettere di pari foi*ma corsive nel- tondo o 
tonde nel corsivo; ed a quèlPuso facendo io pur reverenza, nei soli casi on- 
ninamente equivoci accennai per disteso tale suono , lasciando le ease- e le zete 
lunghe alle tipografie dei secoli scorsi par- amor di pace con quelle • del secolo 
corrente , e affidando in generale al buon giudizio de^ lettori la distinzioBe dei 
suoni relativi che quasi «empre suole svegUarsiàn essi al solo aspetto* della voce* 



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XZZIV 

estensione che non convenisse, ho cercato di soddisfare al non erro- 
neo sentire de^ miei concittadini in proposito , e dato altresì agF in* 
veatigatori delle proprietà glossiche alcun pascolo erudito col metter 



Delle altre lettere non occon*e specificare checchessia; esse hanno comuni le 
regole colle loro consimili italiane. ^ Dne cose però sono.da avrertire. — La prima 
che riguardo alle lettere affini » adoperate talora da alcuni promiscuamente ed anche 
con improprietà per noi che tutti sappiamo o dobbiamo sapere la lingua italiana» 
io ho usato sempre scrivere le voci con quelle lettere che le rappresentino come 
sogliono essere anche in italiano, a meno che tutta la famiglia loro non esigesse 
altrimenti. Quindi per es. (Bàv^ Fénd^ Quandi f^iàggì Mostàcc sono da me scritti 
cosi, ancorché altri, per Taffinità del T, del 7* e del G coll'F» col /> e col C» 
usino talora scriverle (Bàf^ f^ént. Quanta f^àcc^ Mostàgg; e ciò perchè scritte a 
quel primo modo si ravvicinano alla lingua illustre senza tradire la pronuny.ia 
vernacola. Did invece scrivo io e non Dit come fanno altri , e questo perchè sti- 
pite di Didìfif Didón^ Didàa^ Didèlla^ ecc. che nessuno scriverebbe mai per T 
fra di noi; Coeùgh e non Cvùch^ perchè n* escono Caeàga^ Cogìùn^ Coghètl^ ecc. 
Lo stesso dicasi di Gceidfb , Bbbb f ecc. che male scrivesi da alcuni Gceùpp « 
Bòppf ecc. ecc. — La seconda che quantunque alcune lettere ed alcune com- 
binazioni sillabiche italiane sembrino voltarsi in lettere e in suoni diversi uelle 
voci vernacole simili alle italiane (come C che voltiamo in Z dicendo Zèner la ce- 
nere, Gli che voltiamo in / o in / dicendo gli uomini / òmen e Mturmàja la 
marmaglia, ecc.), pure non succedendo in ogni caso una tale permutazione 9 è 
mio avviso che torni cosa più semplice il riconoscere la diversitii nella natura della 
voce considerata come nostra indigena e quindi nota fra noi con quel suono, aa->^ 
siche U cercarla in quella delle lettere considerandole come cambiatecisi in bocca 
nel ricever quelle voci come esotiche dallo italiano. 

È noto che i nostri verbi milanesi hanno la proprietà di assumere molte 
e svariate accezioni susseguiti che siano immediate dalle diverse preposizioni. 
Cosi JUè/t unito a «Sìm, Giò^ Fìa^ Fmùra^ ecc. muta la positiva accezione di Jlfcl- 
Ure in quelle di Indossare , Deporre ^ Biporre^ Esporre, ecc. Quella susseguenza 
di preposizione al verbo (che le sole voci affermative Pròpri e Minga hanno 
facoltà d"* interrompere) mi parve necessario segnare con una lineuzza che unisse 
le due voci, scrivendo sempre Hett-sà^ Meii-'giò^ 2>giiì-jù, ecc.; e ciò per diffe- 
renziarla da quella in cui la preposizione si riferisca non al verbo ma ad altra 
purte del discorso, come p. es. fra EHmeten su la corda e Tèg;nem^sk quella eorda. 
£ a questo spinajo sia fine una volta col riassumere le cose fin qui dette , 
daUe quali risulta che 

a suona rimesso 5Va, dama. Questa, chiama. 

à suona vibrato Stàf Pà. Stare , padre. 

e suona rimesso Me 9 De. Mi, di. 

é segna e chiusa • • Jsée^ Stée, Aceto, stajo. 

è ..«..••.. segna e aperta Afe, Tosò. Mio, Ucere. 

^ segna e aperu prolungaU . Oh dess. Ohibò. 

i suona rimesso Mi- A me. 

^ • • • suona vibrato ATI, Si$ Dì. Io o Me , si, dL 

à segna o aperto Còr^ Or. Coro, oro. 

à segna o chiuso • Dolor f Onór. Dolore « onore. 

à • • segna o chiuso, vibrato . . . So. Bfie* 



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ZXXT 

loro sotf occhig ìsi cariosa proprietà deiradotiare i dì^tti ora tutti 
ora alcani soltanto fra i molti vocabcdi d^ana medetìmà famiglia 
della lingua illustre , come per es. Orid e Oridèzza che noi adottiamo 
unici, ricusando tutti gli altri vocaboli italiani derivand da Orrido* 



Il suona rimesso » . . Comunal, Vu del frani* Communal, 

ù suona vibrato ^irtù. Come il franzese Fèrtu, 

cm ed ceU .... segnano suono raislo d*o» tf, ed u rimesso e pronunziato 
alla francese. Bommir, J taek. Sorte, i tuoi. 

ma il medesimo suono vibratissimo. TbnI. Togli, to*, prandi. 

aa,ee^u^oo^ìm segnano suono prolungato o stemperato che si dica, chiuso 
nellV e nelPo, alla franzese neU^u. Jndaa^ Andee^ Trii^ 
Sentiroo , Peduu. Andato , andate , tre , sentirò , veduto. 

M, ce, ddj e sim. segnano suono prolungato parimente nelle vocali cui sono an- 
nesse, senza però che siegua sdoppiamento di consonante. 

e, ce in fin di voce suonano dolci Fune 9 Bocc. Fanciulli, bòcce. 

cA, cch (inali • . suonano duri Manche Bocch (mank, bok). Manco, bocche. 

e e ce innanzi ceu suonano duri Coeur (koeur) come nel franzese. 

e e ce dopo ceu . suonano dolci £o?ixcc (come TingleseJlfiicA) .Buco. 

g 9 gg'^n un di yoce suonano dolci Bagg^ Sagg, Raggio, saggio. 

gft in fin di voce suona duro, meno però del e. Bangh, Laeugk, Rango, luogo. 

g egg innanzi ceu suonano duri 6«ii^^(come nelTing.Gicr). Gobbo. 

g ^ gg dopo c$u suonano dolci Boeuggia, Buca.* 

gu finale suona come sonerebbe in . . Sangi^alto cosi scritto iudianam* 

h suona aspirata in Eh^ /A, Oh e sim. come in italiano. 

«■ è muta in iToo, ^a,i7an,ecc. Ho,ha,hanno. 

y -...«.•.. suona per due 1 raccolti . . BeJ, Begli , bei , beii. 

ij suona lo stesso ma più stemperato. Gaijnna^ IViJ, Gallina, 

^rito —Talora slemperatissimo , perchè altro snono noi pro^ 
feriamo dicendo Fomiajtrìj {cacio trito), ed altro — quasi 
triij — dicendo Mi trij^giò el formaj (io trito il cacip). 

qu finale suona come sonerebbe in . . Cin^ii^anni, ciR^M''</iiif ali* italiana. 

sc^sg innanzi a , o , ic suonano duri come in it. Scala , Scorta , Scura, Scala , scorta , 
scura. Sgabèlli Sgonfi , Sgussà, Sgabello, sgonfio, sgusciare. 

» » innanzi e ed i suonano molli o dolci come in italiano. Scempi f Sciala» Scempio, 
scialare. Sgenée , Meresgiàn col snono frane, di Jenée , Jean. 

B> B finali e susseguenti a qualunque vocale suonano sempre dolci come il cA o 
il j franzesi. Omàsc^ Injesc , Bìsc^ Càscia^ LiisCf Crceitsc, Omac- 
cio , impiccio , riccio , cuccia , luccio , crocchio — Gàsg^ Pésg , 
Bósg^ Bhsgy Moeùsg, Gazzere , peggio, gore, rugge , moggio. 

s'è» ^g iniziali , medie o finali suonano sempre sibilanti, ^céra^ S^cirla. Schiera; 
S^gelà , S'giandà. Disgelare , schiantare — Bas'c , Mès'c , 
Mis'c^ Mu^e. Raschio, meschio , mischio, muschio — Jlrafgiaff% 
Des'gelà. Disgelare, ecc. 

sch9 $gh iniziali 9 medie o finali suonano sempre aspre o dure; Seh come se fosse 

scritto sk. Schènna^ Schiva, Pescherà 9 Baltreschìn9 Fiàsca f 

Bèsch9 lÀscht Màschi Bàsch equivalgono a Skènna^ Skivà^ 

. Peskéra^ Baltrcsclùn^ ecc. - S^ come nella voce ilal. Sgherro. 



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XXXYl 

Le voci 8ÌmìIi di figara e divèrse di valore sono registrate in quel- 
r ordine che la natura loro come parti del discorso saggerisce, cioè 
a dire prima le voci snstantive , poi le identiche aggettive , indi le 
stesse verbali , . avverbiali e simili. 

Onde agevolare il ritrovamento delle locuzioni proverbiali e delle 
frasi d^ogni genere, che ho registrate sempre sotto i sustantivi en- 
tranti in esse o in mancanza di questi sotto quali* altra parte del 
discorso che in èsse formi idèa predominante , ho adottato il sub-* 
órdine alfabetico. Cosi fra qualche centinajo di frasi che vanno a 
registro sotto Coeùr , nascendo bisogno , pognam caso., di cercare 
Quatta el coeur , non occorrerà leggere tre pagine per dare a sorte 
in quella frase , ma basterà un* occhiata alla serie alfabetica delle 
frasi stesse per ritrovarla di subito verso il Q. Io mi sono studiato 
di registrare simili modi in tutte le sedi di tutti i sustantivi eh* en- 
trano a comporle, con rimando a una sola di esse per le versioni e 
spiegazioni occorrenti. Pnre se in alcnnò di qne* sustantivi io gli 
avessi talvolta omessi, non pesi al lettore ricorrere agli altri, che in 
alcuno ne troverà notizia. M'avvedo per esempio or ora di non aver 
registrata in Cuu la frase Vess col cuu sul velò. Chi la cercasse in 
Cuu non ve la trovando perdoni questa dimenticanza , in me com- 
patibilissima , e ne faccia inchiesta. a Felà che ne avrà la debita sod- 
disfazione. 

Assai voci abbiamo noi Milanesi affatto simili alle italiane per ri- 
spetto alla figura e diversissime nel significato; vero lecco per quei 
tanti Ser accomoda ai quali piace tramutare la lingua illustre ustionale 
in un gergo provinciale a forza di rabberciare alla italiana le locu- 
zioni de* loro paesani intarsiandole poi con questi vocaboli camaleon- 
teschi , coi quali verbigrazia essi vi raffermano in un ufficio allorché 
ve ne vogliono escludere (i3). In questa specie di voci ho sempre 
indicata la varietà del significato, onde mettere in guardia chi scrive 
intorno ai gravi errori che nascono dal credere italiana una voce ver- 
nacola allorché per le mere desinenze o per la sola material forma ^ 
e non per 1* intrinseca significazione , s* avvicina ad altra consimile 
della lingua illustre. 

La relatività, unica misura d*ogni convenienza di quaggiù, ci ad- 
dita la perfezione ne* dialetti in quel punto medesimo che é imper- 
fezione nelle lingue, giacché quanto più una sconciatura é tale, 
tanto più ella é perfetta. Ora chi rimproverasse a questo libro il 



(i3) Rifermà appo noi Milanesi vale sospendere \ questi rabberciatori che 
fanno eglino? lo traducono o per Rifermare o per Raffermare secondo che se 
r allacciano alla più o meno ^ ed ecco uu** idea non quella benché affine nel 
primo caso, unMdea aflfaUo faka nel secondo. 



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XXXVII 

suo rimandare per la spiegazione di certe voci un po' colte an-« 
corchè in parte vernacole alle loro sinouiine vernacole spiattellate , 
gli farebbe rimprovero della sua medesima esistenza. E appunto per- 
chè apparisca integro il dialetto io soglio rimandare, per la spiega- 
zione delle voci incivilite Aboriy Abordà^ Aborti^ Broker ^ Doprà e 
simili , alle vere vernacole Bori, Borda ^ Borii y Fondeghéey jDropd, ecc. 

Dei vocaboli che la lingua illustre delia nazione può forse ricer- 
care al nostro dialetto per essere fappresentatori di oggetti o esclu- 
sivi o in maggior fiore tra noi che non in altre provincie italiane, 
io ho procurato di mettere un prospètto ragionato sotto la voce 
primaria a cui hanno relazione; e perciò in Seda, Formàj^ Pràa^ ecc.* 
si troveranno, conforme a ciò che dissi io medesimo altrove in 
questo proposito (14), esposte le voci rappresentanti fabbriche, fab- 
bricatori, utensili, imperfezioni inerenti a tali oggetti. Le donne briaa*. 
zuole andate in Toscana per la trattura della seta diedero vita colà 
a quei Bicciord^ e a quelle Guidane o Ondane , ecc. che a casa lorc 
chiamano Besciòu e Gfiinddnn , ecc. , a quel modo che i contadini 
lombardi chiamati dai Granduchi toscani nelle cascine pisane vi natu- 
ralizzarono insieme cogli oggetti le voci lombarde Cascina^ Masclierpo^ 
ne^ ecc. Quelle voci però, o male espresse da quelle bocche, o mal 
rilevatene da orecchie straniere, si presentano nelle stampe toscane 
quasi misteriose a noi medesimi che le abbiamo formate, perchè tra-* 
vestite in esse suir andare di alcuna di quelle or ora accennate. 
Questo Vocabolario , col riportare tutte le simili voci sotto la pri- 
maria già detta, porgerà facile modo ai Toscani di meglio valutarle , 
e meglio dirozzate nelle loro bocche offerirle alla lingua scritta senza 
travestimenti dannosi alla loro realtà. 

À maggiore comodità degli studiosi ho registrato sotto i primarj 
sustantivi rappresentanti oggetti composti i nudi altri nomi rappre- 
sentatori delle parti loro, come per es. sotto Boffètt i nomi di Cidpp, 
Lenguètta , Canna , ecc. che ne sono le parti componenti ; e questi 
ho poi registrati colla opportuna spiegazione nella respettiva sede 
alfabetica. 

Per le voci proprie delle arti, le quali ho con amore specialissimo 
raccapezzate fra i nostri artigiani in quel modo medesimo che esposi 
nel primo Saggio di questo lavoro (i5) , riosservando sempre che le * 
sono pronunziate in vario modo da* varj artieri, ho ripetuto le va- 
rianti nelle sedi respettive , amando meglio incorrere la taccia di 



(i4) Biblioteca italiana d^ agosto iSSG» P^gg* '61 e se^g. 
(i5) Pi^efazione, pag. xiii nota. 



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XXXVIII 

troppo minuzioso , anziché arrischiare , nell* annotarne alcune con 
una sola scrittura forse meno che esatta, di deludere i lettori nelle 
loro ricerche. 

Anche molte voci vernacole proprie del parlare di chi affetta col- 
tura e della lingua janadattica o gerga io ho mandate a registro ; 
sifiìitti favellari e parecchi idiotismi vernacoli che pure ho registrati 
s'avranno forse da. alcuni per borra; ma essi possono venire in 
taglio secondo penne e argomend; e il Vocabolario non li doveva 
dimenticare. 

Il giusto amor di patria farà trovare a qualcuno dispiacevoli certi 
nomignoli onde i volgari d^un paese sogliono anche fica noi prover- 
biare quelli d^ un altro* Prima però d^ accusarmi con troppa seve- 
rità del mio averli registrati vogliano i lettori osservare quanto io 
ne dico nel Vocabolario sotto la voce Buseccón. * 

Ho accennato le etimologie de* vocaboli nostrali allorché mi par- 
vero di qualche utilità, non istiracchiate , naturali; e, quantunque 
io non conosca di greco che quanto basta per poter consultare un 
dizionario, pure anche di quelle voci che si presentano come origi- 
narie rimanenze fra noi del parlar degli Orobj ho voluto far cenno, 
correggendo altrerà come meglio seppi le moltissime sgrecizzature 
date al mio primo Saggio di questo lavoro dal Faron milanes. In- 
sieme con quelle indicai più etimologie che spontanee * derivano 
dalki Latinità e dalle lingue che ne nacquero , dagU idiomi di ori- 
gine celtica, o da altri dialetti italiani. 

Di molte voci italiane delle quali potrebbe venir bisognò a chi 
scrive mancano le equivalenti nel nostro dialetto ; queste, per quanto 
mi bastò la memoria , procurai di allogare sotto quelle voci princi- 
pali alle quali si possono riferire. Esempi se ne veggono nelle voci 
£iirba, Béi^y Bidnck^ ecc» Chi però desitkrasse in altrettali voci 
un consimile sussidio , e non vel trovasse , pensi fra sé stesso che 
il non esservi è probabile indizio delP avere quelle voci il loro luogo 
in altra sede, cioè sotto una qualche voce corrispondente del dialetto 
nostro, e, quella tornatasi alla mente, a quella per esse ricorra. 

Aissai volte Tonestà delle locuzioni ritrova sua misura nella mente 
di colui al quale si presentano. Comunque sia penò^ sapendo io che 
ai nostri giovanetti più che ad altri potrà tornar utile il vòlgere 
di frequente le pagine di questo vocabolario, ko avuto massima di 
omettere ogni frase dipintiva che possa menomamente appannarbe il 
candore , e registrar le semplici voci necessarie (talora suggerite altrui 
per inoneste dagli anni) in modo come inintelligibile agrinnocemi e 
perciò innocuo, così non aggiugnitore d'alcun fuoco agli adulti. 



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XXXIX 

Non è raro il sentire qaalche straniero compiangere noi Milanesi 
perchè da tre secoli in qna ci mostriamo sempre fratelli dì queir uno 
che ci fu descritto da quel bizzarrissimo ingegno del Cellini '(i6), 
dire che ne facciamo ritratto nel nostro parlare perchè doviziosissimo 
di traslati attìnti la più' parte a due fonti , la cacina e la chie- 
sa j e chiamarci irreverenti a quest* ultima perchè soliti dipingere 
idee triviali e ridicole con idee e voci ad essa attinenti. Capaci di 
tornar uomini non indegni di tutte le magnanime idee di Gianga*- 
leazzo Visconti , ^ di colorar quindi il linguaggio con altri traslati 
che non i soli già detti, ne testimoniarono abbastanza i primi lustri 
del secolo attuale , al cui solo bagliore arricchimmo il nostro dia- 
letto di mille e mille voci ignote a&tto per Taddietro al pari delle 
idee per esse rappresentate ; della colpa dei tempi torni dunque il 
compianto a cui spetta, e ci racconsoli il vedere quanti fermano 
stanza fra noi ajutarci a comportarla imitandoci appieno ; della pre- 
tesa irreverenza stia la colpa in coloro che ci resero troppo &mi- 
gliari colle cose -celestiali travolgendole a eccessiva terrestrità. Ogni 
popolo trae i suoi traslati e le sue maniere di dire dalle idee sue 
abituali ; e a quel modo che il popolo trionfatore deir universo al 
civile In grazia de* suoi padri ha sostituito il misero Famme $u^ carità^ 
indottovi cred^io dal commercio continuo coi pellegrinanti, allo stesso 
modo noi Milanesi, col tramutare già tempo gli elmi e i tornei in cap* 
pucci e discipline, più d^ogni altra gente italiana datici esclpsivamente 
alle abitudini che ne derivano, più d^ógni altra colorammo il parlare 
colle voci e co^ modi che loro si riferiscono. À me vocabolarista era 
quindi impossibile il far buon ritratto del nostro dialetto senza regi- 
strare tali modi e tali voci; chi mi facesse colpa di quel ridicolo che 
talora ne sorge confesserebbe una di queste due necessità: doversi sop- 
primere o almeno diversamente intitolare i dizionarj se tacitori delle 
dizioni, o doversi cangiare abitudini a quel popolo infinite dizioni 
del quale fosse bello tacere. Però F esempio di altri vocabolarj venuti 
in luce anche ultimamente o per autorità o per opera de' più rispet- 
tabili custodi della disciplina ecclesiastica , e ammettitori di varie 
consimili dizioni che altri popoli italiani hanno comuni con noi (i/)* 
mi fa sperare che la necessità mia in questo proposito sarà compatita ; 



Diù^ Mòni di' 



(16) Vita, tom. II, pag. lar. 

(17) Veggansi le voci Basamadònn 9 Gavbt, Mnacarì^ Papa^ -^.^, .»^r., w-.- 
ròuna , Sànt , Crèsi ( cioè Crìst nelF Appendice ) , ecc. ecc. nel Vocabolario bolo- 
gnese del i855, e k voci Monicón ^ Cesa 9 Beèt, Beèla^ Canòniche Pepa (cioè 
" -), Méssa 9 Prèti Prelazzòli Mèrtir9 Còrgh9 Diàoh ecc. nel Vocabolario reg- 

ì del i833. 



Papa 
giano 



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XL 

come spero lo sarà altresì per le avvertenze che ho usato porre 
nelle locuzioni di questo genere, sempre se per ricondurre i lettori 
alla Venerazione dovuta ^Ue istituzioni divine , assai volte se per 
avvisarli deirii^nocenza degli scherzi che il popolo suol trarre dalle 
istituzioni umane qualunque le siano, o volte al bene generale della 
Società, o dirette air utile particolare di alcuna sua famiglia. 

Al pubblicare del primo Saggio di questo mio libro io pr^ai chi 
vi riconoscesse difetti e omissioni ad avvertirmene. Sole quattro per- 
sone con ispontanea cortesia risposero a quell^ invito: gli esimj G. Ghe- 
rardini e F. Bellotti facendomi copia di alcune postille delle quali 
fregiarono Tesemplare di quel Saggio da essi posseduto , Tegr. Rettor 
D. Giuseppe Villa e Fon. Ingegn.'' Gaetano Biffi comunicandomi alcune 
osservazioni sul medesimo. A questi io godo rendere qui testimonianza 
di gratitudine , come amo renderla all^ab. Romani di chiara memoria 
per quelle censure onde onorò quel mio Saggio nel rispetto delle sino- 
nimie (18); censure che misi a profitto se esatte come in Aggiustare, 
Attonito, ecc., o donai alla non piena cognizione del nostro dialetto e 
alla urbanità dell' esporle se inesatte come in Accecare, Augurare, ecc. 

Oggidì questo Vocabolario, a chi ben guardi ogni cosa, verrà di 
leggieri creduto ricco , qiial è realmente , in sei doppj più che il 
mio primo Saggio di esso , e ricco di voci e modi necessarj , non 
già di nozioni accessorie e superflue , agevole preda dei farraggi- 
natori di moda. Ad onta però di tale dovizia , ad onta che io abbia 
talvolta noncurato fin Tordinatezza per non lasciarmi fuggire dì vista 
le locuzioni , delle quali sono meno da sperare i pazienti indagatori 
che gli abili ordinatori successivi, pure io sono di là da certo che 
migliaja dì dizioni mancheranno tuttora in esso ; e ciò per quel 
curioso ma comunale fenomeno del trovarsi le voci meno pronte 
alla memoria allorché le vuol chiamare a rassegna, che non alla lin- 
gua allorché senza uno sforzo al mondo le sbalza di bocca tumul- 
tuarie a una col pensiero deiranimo. A rimediare in parte a questa 
mancanza verrò aggiiignendo ad ogni volume un* Appendice delle 
voci corsemi alla mente a stampa innoltrata ; e queste singole Ap- 
pendici dirò cosi interine rifonderò da ultimo in una sola Giunta 
stesa nel carattere medesimo del Vocabolario, in cui troveranno il loro 
luogo altresì quelle più locuzioni che vengono a me stesso in me- 
moria ogni dì (19), e quelle che altri cortesi fossero per ricordarmi 
al pubblicarsi dei volumi successivi. 



(18) Nel suo Dizionario de** Sinonimi. Milano, Silvestri, iSsS. 

(19) Anche a questi ultimi giorni, dopo stampata l'Appendice del presente 
primo volume, mi si sono afTacciatc alla memoria le seguenti voci che troveranno 



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XLI 



Ho esposto in quale modo io mi sia governato nel condarre questo 
lavoro ; mi si conceda ora che io chiuda il mio dire con parole che ri- 
sicheranno la taccia di prosontuose escusatrici della mia dapochezza, 
ma che troveranno fiicile perdono in chi abbia tócca pur solo d^un dito 
questa benedetta croce della Lessigrafia. Dizionario cosi perfetto da 
accontentar pienamente gli studiosi non ne sarà forse mai alcuno. 
Di ciò molte sono le ragioni; ne addurrò solo alcune delle principali. — 
Il Dizionario è opera d* intelletto, e d'intelletto tanto più matuio ed 
esperto quanto meglio composto. Maturità d'intelletto e forza di me- 
moria, intelletto addottrinato dall'esperienza e operosità, rade volte 
sogliono trovarsi congiunti in un solo individuo ; ed è perciò che fra 
mille dizionari dieci a mala pena sono degni veramente di lode , 
perchè in mille appena dieci lasciano conoscere che i loro autori 



laogo nell'Appendice finale insieme con Tane locuzioni italiane aggìugnìbili alle 
già registrate nel libro. Queste Appendici 9 che ho impresse in caratteri minuti 
a maggiore economia 9 compiuta' la stampa deir opera si faranno scomparire nel 
rilegarne i quatt;*o volumi, e .saranno lieve perdita di tre fogli tutl'^al più» 
compensata dal profitto che se ne potrà cavare pendente la stampa deli^ intiero 
Vocabolario. 



Acquétta. Pioggetia, Pioggerella, 

in Àlz ag. Jìialzo(*fior,). 

in Andà ag. Fa andà*sù a Tasta. Far 

andare in paradiso. Mandare a prezzi 

strauaganti(JPT, fior. IV, i , 6a). 
in Ann ag. Tutt i ann en passa vun. 

Ogni anno vuol dir i»io(Pros. fior. 

Ili, II, io5). 
Articol. Derrate. 
Artico!. In t^er&o(MagHab. In Pros: fior, 

IV, I, iia). Articol sonitt Tè el so. 

In verbo sonetti è il suo forte, 
in Articolètt. ag, j4rticolet(o {Gior. Agr. 

tose. XIII, 101). 



in Càn ag. ove dice Avegh nanca on can 
che r,è on can in d^on besogn. Non 
aver alcimo che faccia per 5é(Compar. 
Pelleg. I, i). 

Ganeltàda. Tocco di lapis. Tocco di 
matita, 

in Canocciàl ag. Pari on canoccial (pari, 
d^uomini) Parere un digiuno coman- 
dato ; ( pari, di cavalli ) Essere il ca- 
vai deW apocalisse, 

in Cantìnna ag. Pinol de cusinna e de- 
colt de cantinna. y. in Decòtt. 

in Caraterln ag. CaraUerino(Pr. fior. IV, 
I, 59). 



Beat diconsi dai pastori quelle bisciole ,in Carlo ag. Del terop de Carlo U. 



o tenie epatiche le qtiali dai nostri 
agnellai sono chiamate Lumaghitt. y. 

Bfgattéra. Bacaja{fi\otn. Georg. XVI, 
3i3). Donna che governa i bachi. 

Boccon d'obbiaditt. f^, in Obbiadin. 



Cose dal tempo antico quando si bal- 
lava coi guanti e col fazzoletÌo{lnir, 
Pel. II, 6). 
Castèll de ingurì. MidolloneiVros. fior. 
III, II, 49). 



in Cadenàzz ag, Dà-giò o Tirà-giò el in Cerca ag. Cerca o Fa cerca ona tosa . 



cadenazz. Dispestiare(lnir, Pel. V, i). 
Dà-sù tanto de cadenatz. Mettere tanto 
di chiavistello nella porta(Vros. fior. 
Ili, n, 35). 
in Camìsa ag. A costo de impegna la 
camìsa. Bisognasse impegnar la carni'' 
cia(MagIiab. in Pr. fior, IV, 1 , 99). 



Richiedere o Far richiedere in mo- 
glie una fanciulla. 

in Cervelléra ag. Pizzicagnolo {Bnom- 
mattei in Pr. fior. Ili, 11, 40* 

Chiffén. Chiffel(*fìot.). 

in Color verd botteglia ag. Color ver-' 
done botiiglia{Sù\j Omit. Il, 517). 



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xiai 
possedeesoro in buon dato tntte tre quelle doti il cai concono è in- 
dispensabile air uopo; come è perciò che parecchi non sanno ancora 
tòrsi giù di speranza d'un buon dizionario per opera d'un^ Accade- 
mia che vivida gli consacri e il senno dei molti onde ha tesoro 
sempre crescente d^età in età, e Toperosità dei molti che d^etk in età 
può obbligare ad arricchirci di quel senno. — Il Dizionario è dipintura 
del popolo che parla il linguaggio onde ei tratta; questo popolo muta 
faccia come la muta Fuomo nelle sue varie età, senza però mai perdere 
quelle maggiori lineature le quali in ogni £eise della vita distinguono 
non per tanto Tun uomo dair altro. Ora il Dizionario non può tutte 
ritrarre quelle fasi e quel mutar di facce, e perciò riesce oggi discreta, 
domani cattivo ritratto di quel popolo; o se pure si studia di ritrarle, 
ne fa quadro imperfetto, discolore, confuso. — Bastagio e non di- 
zionarista è da dirsi chi o registra le voci non definite, o le riporta 
definite così come le trova da altri, senza esaminare se bene o no. 
Il ben definire è scoglio a cui rompono, per fiacchezza di mente co- 
mune a tutti in certi soggetti, anche i più dotti scrittori; e a questo 
scoglio non è dizionarista che non rompa delle sei volte Funa per 
rimpossibilità di tutta adocchiare ad ogni nuovo istante' una nuova va- 
stissima piaggia onde riconoscere se quel luogo ond^ei parla al momento 
sia da lui dipinto per modo che non si possa mai confondere con ve- 
run altro dei mille che gli si possono in quella simigliare. — Il Di- 
zionario può fino a un dato limite presentar le dizioni nei diversi 
aspetti ne^ quali è &cile antivederle desiderate dai Rettori; ma non le 
può mai presentare in cosi tanti quanti ne occorrerebbero per anti- 
venire i troppo varj modi secondo i quali le varie menti umane pos- 
sono considerare e afferrare le idee e i loro rappresentativi* — Il Di- 
zionario è mero indicatore e spiegator delle voci per mezzo d** al- 
tre voci : ora buona parte degli oggetti che per quelle s* intendono 
rappresentare sono tali che non si possono cosi apertamente mettere 
in iscritto come si possono vedere colFocchio (20) , ed è perciò che 
oggidì si va ravvivando Fuso d^ajutare la Hngua tipica colla grafica, 
aggiugnendo i disegni alle voci rappresentative degli oggetti. Oltrac- 
ciò anche le voci astratte sono scange maravigliosamente secondo che 
elle vengono ajutate dal fiato che le spigne , dalla bocca che ve le 
dice ora spiattellate ora sbiadate ora morte, dalle Inraccia che o le 
vorrebbero addurre sino a voi o le vorrebbero a mezza via ratte- 
nere, dal viso che le accompagna, e fin dai capelli e dagli omeri 



(ao) Cosi diceva ben a ragione il Crescendi nella sua Agrìeohura (III, 18) 
parlando dei freni che trovava difficile di potere specificare per modo da non 



lasciare anibigiiilà alcuna nei lettori. 



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XLIII 

dhe lor fniino corteggio. Ora, tatta .questa codazzerìa, tmta questa 
musica del linguaggio uou è diziooarista che la possa trasfondere nel 
suo lavoro , che appena appena ai soourii sci'ittori è dato di gettarne 
alcun^ òbibra nelle opera loro» Le voci che con quella musica- e con 
quel ood^UszO riescono oggi afgèhtine, domani senza quelli tornano 
scure o appannate; e questa iridesceii2(a non si può dal dizionarista 
rifondere nelFò^^a {>ropria so vuole noti tradire il suo noilie e lasciare 
altun posto dgli altri libri nelle biblioteche. — I Diasionarj furono 
detti datmòù o utili al veto sapere secondo che se ne faccia uso 
esclusivo per acquistarlo o ausiliario per ricordarlo; ciò con tutta 
nagioae, perchè il dizionarista^ iiotomizzando ogni idea, ogni corpo, 
ogni arte, ogni toienza, è discomponendole in mille parti, e ana- 
lizzandole fin ne^ minimi loro elementi , disperge in mille sedi dts* 
parate quelle parti e quegli elementi. E cosi cóme ud trinciare non 
è cui non accada di cincischiare » cosi come Dell'analizzare e nel di- 
spergere sempre v^ha del perduto, così anche nel mandare in tante 
minime parti i complessi varj dello scibile umano non è dizionarista 
il quale possa operare a capello per modo da concedere altrui di ri- 
comporre que'^complessi con quelle parti senza alterazioni e mancanze. 
Che se impresa gravissima fu detto esser quella del descriver 
fondo air universo esaminandolo vie via tal quale ci si presenta , 
impresa oltre ogni forza d'uomo pare a me quella che osa il dizio- 
narista del descriverne ogni minimissima parte isolata, circoscriven- 
done tutti que' punti pe' quali si rattacca a quel complesso. — A tutto 
questo s'aggiunga per ultimo il dizionarista esser uomo; a qualunque 
uomo esser impossibile padroneggiare tutte le cognizioni umane in 
guisa da poterne informare altrui in brevissime parole con quella 
certezza che pochi riescono a darcene con moltissime per ciascheduna 
di esse cognizioni; nessuno essere tal signore della propria penna 
da potere in ogni momento sporre con essa in carta certe idee come 
la mente ce le pone chiarissime dinanzi; pochissimi uomini essere 
talmente padroni della loro memoria in ogni tempo , che al nominar 
oggi d'un vocabolo in una lingua si trovino pronto il corrispon- 
dente neir altra, come che trovato un mese dopo quel corrispon- 
dente s' abbiano immediate la ricordanza di quel primo ; pochi uo- 
mini trovarsi così imperturbati nell'intralcio delle cure sociali che 
possano con mano sempre eguale reggere le fila infinite di quel- 
r ordinamento che è principal fregio di questa specie di libri; po- 
chi avere tempo libero quanto basti per potere colla continuità del 
lavoro rendere la mente alacre afferratrice d'ogni utile idea e d'ogni 
felice espressione e vivida riccrdatrìce d' ogni sinonimia in ogni sede , 
come anche per poter ricorrere prontamente alle fonti opportune 



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XLIV 

intanto che sono ancora fresche le idee relative; poclii cosi padroni 
di mezzi quanti ne occorrerebbero al dizionarista, più che ad altri, 
a voler rendere non sall^altrui fede, ma sulla propria, sicura ragione 
del suo dire ; pochissimi finalmente quelli che, vantaggiati di tante 
prerogative, vogliano, come diceva il Salvini, di maestri di bottega 
£u:si fattori, e metter amore saldo in opera ingloriosa sempre^ e spesso 
tanto meno lucrativa quanto più sudata. Tra questi pochi io non veggo 
strada a noverarmi se pur non fosse per Y amore che io porto alle 
opere di questa specie ; e , ciò che è il più , immerso da venti 
anni nelle cure pratiche deir istruzione elementare (cure nelle quali 
ogni furto di tempo e diligenza è danno sociale ) , appena pochi 
di feriati mi è dato consagrar di proposito ad altro ; e questi di , 
ricorrenti a interstizj come e* sono, male si prestano a quella rego- 
larità di lavoro che in questo genere di scritture é condizion prima 
a volere che riescano ordinate, concatenate, d^un getto. Si donino 
adunque le mancanze, che pur molte saranno anche in questo Voca- 
bolario, come alla natura sua, così anche alla pertinacia colla quale 
io rho condotto a tollerabile forma benché sfavorito da più circo- 
stanze, e al qualche utile che saranno per ritrarne stiano contenti gli 
studiosi e i discreti miei compatriotti. 



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INDICE 



DEGLI AUTORI 

FNSQUENTEMBNTS GITATI PRR ABBREVIATURA IN QUESTO LIBRO. 



Jle, fr, Académie franc&ìse (Diction- 
naire de T). Paris, i8oa, chez Mou- 
tardier et Ledere. 

iidim^ SnU Satire del marchese Lodovico 
Adimari , patrizio fiorentino , ecc. 
Ainsterdam , 1764. 

jlib. boss, Alberti (di' VlUanova, abate 
Fr«m€esco).Grande Dizionario italiano- 
francese. Bassano, Remondini , rSii. 

Aib, ette. Alberti (di Villanova, abate 
FrancescoV Dizionario universale cri- 
tico eneiclepedico della lingua italia- 
Da. Lucca , presso Domenico Maré-^ 
scandoii 9 dal 1797 ^^ iSo5. 

j4ìg. Op. Algarotti (conte Francesco). Ope- 
re. Cremona, per Lorenzo Manin*, 1784* 

Aìleg, Rime e Prose di Alessandro Al- 

' legri, eoe. Amsterdamo, 1764. 'Cito 
la pagina. 

^nn. i>£cam. Annotationi et discorsi so- 
pra alcuni luoghi del Decameron, ecc. 
Fiorenza, Giunti, 1574. 

si4nt. Dix, Antonini (abote). Dizionario 
italiano e francese. Venezia, 174&. 

Aret, Cori, — Ipocr, — Maresc. — Fih-^ 
TaìanL — Bim. ( Aretino niesser fSe- 
tro). La Cortigiana — Il Filos<^o — 
• Lo Ipocrito -— Il Marescalco — •' La 
Taianta ( Per le prime tre cito Pediz. 
del Teatro italiano antico di Londra , 
Masi, '1 7^*9 per le altre T edizione 
milanese dei Glassici italiani) -« Rime. 

éiriiL Aridosio. Commedia del sig. Loren- 
zm» de^Medici. Firenze , Giunti , i6o5. 

Jrt. P&eL ^Jpar. — j4rt. ered. L'Arte 
poetica di Quinto Orazio Placco espo- 
sta in dialetto milanese- dal dottor 
Giovanni Raibertì. Milano, i856 — 
L'Avarizia Satira prima di <J. O. Fiac- 
co, ecc. dello stesso. Milano, 1837 — 
L'Arte d'ereditare, dcUo stesso. Mi- 
lano, 1839 (Poemetti ne' quali più 
che in ogni altro dei tempi odierni 
SODO da riconoscere le molte muta- 
zioni nate 'udi nostro dialetto nel corso 
di questi primi anni del secolo ig.*). • 

BtUdi Cóngr, Baldi Cammillo. Congressi 
civili. Firenze, Vangelisti, 1681. 

Bald, Lam, Francesco Bald ovini. Il La- 
mesto di Cecco da Vatiungo, colle 
note del Marrini. Firenze, 1817. 
Béilesir. Ger.^Gatt.'^mm. Balestrieri 
Domeaico. La Gerusalemme travestita 



in lingua milanese. Milano, per Gio. 
Battista Bianchi , 1773 — Lagrime in 
morte di un Gatto. Milano , pel Ma^ 
relli, 1741 "^ Rimm milanes in 4** 
Milano, pel Ghisolfi, 1744 ~" IMme 
toscane e milanesi , 6 voi. in 8.** Mi- 
lano, dal 1774 al 1779 — Rime mi- 
lanesi, in 8.* grande. Milano, 1795.' 

BaH, Mis. Cosimo Bartoli gentil" huomo 

' et accademico fiorentino 9 Del modo 

• di misurare , ecc. Venezia , per Fran- 
cesco FrancesoM, Sanese, i564* 

BelL Ar, -^ SUuL Pdm, Bellati (dircttor 
Francesco). El primm cani de TOr- 
land furios de 1 Ariost tradott in lon- 
guacc de bnseccon, ecc.Milan, 1775 — 
Studj per un Rimario milanese. MSS, 

Bern. Bim. Rime di M. Bornia. Usecht, 
al Beno, 1771 —Per le altre sue opere 
mi sono servito dell'edizione milanese 
de'Classicx ital., e dell'edizione vene- 
ziana 1 835 per alcune lettere famigliari. 

Bir. D, Per, — Men, Sen. — Men, Capus. 
Birago Girolamo ( sotto al nome jout* 
grammatico di Malarico Barigo). Don- 
na Porla» Milano, pel Nava, s^za 
data -^Meneghin a la Senaevra , mss. 

' -*« Meneghina ina capuscin , mss. . < 

Borgìu Am. far, — •* Don. cast — Bip, 
L'Amante furioso. Commedia di Rafael* 
lo Bòrghini (fìonSntino). Vinegia, Ses- 
sa, 1597 *" ^' Bornia costante. Iviy 
1689 «^ Il Riposo (Cito l'edizione 
milanete de' Classici italiani). 

Bori, impas» La Borlanda impasticciata 
(Crfedesidel c.PietroVerri).Milano,i 76 1 . 

Bos. Raccolta di Bosmad esistente nel- 
TAmbrosiana (Vedi la voce nel Voc). 

Brand. Bad^ Men. — Cang. Bad, w- Spass. 
^- Men. Gamb. — BaLtr. — Spos. Lag. 
— Men, Boltr. — Cam, Men, Brandaua 
o sia Raccolta di tutti gli opuscoli dati 
in luce in occasione della disputa in- 
sorta sui Dialoghi della lingua toscana 
pubblicati dal baiiiabita P. Branda, 
t di cui si può vedere la storia diffusa 
all'art. Branda della Biblioteca degli 
scrittori italiani del conte G. Maria 
MazzucchelU — La Badia di Meneghitt 
^^ El Cangeler de la Badia di Me- 
neghitt — Spassatemp del Tizziroeu 
• e del Mennapaes, ecc. (tutti del Ba- 
lestrieri ) — - Mencghin Gambus del 

/ 



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XLVI 

Poslaghetl a la Badìa — Baltramina 
(di CarrAudrea Oltolina) — Sposa 
Luganega , miee de Gambus a Bnltra- 
mina — Meneghin Boltriga, del Borgh 
di Goss, a la Badia — La Camaretta 
di Meneghitt (del Balestrieri). Tutti 
stampati in Milano nel 1760. 
Suonar. Oper, Buonarroti Michclagaolo. 
Rime e Prose. Milano , Silvestri 9 1821. 
Buoni Prov. Del Thesoro degli proverbj 
italiani di Tomaso Buoni cittadino 
lucchese. Venetia, Ciotti, 1606. 
Burch. Rim* Burchiello. Rime. Firenze, 
Giunti , i658 -^ Vedi anche sotto Don» 
Caland, La Calandria. Commedia di M. 
Bernardo Divizia da Bibbiena. Londra, 
iy88 ( La cito pei- atti e scene ). 
,Cant, Carn, Tutti i Trionfi, Carri, Ma- 
scherate o Cauti carnascialeschi andati 
' per Firenze del tempo del Mag. Loren- 
zo de^ Medici. Cosmopoli (Lucca)ji75o. 
Can j^poL — Cam. — JLetfi fam, — LetU 
tteg, — Stracc. -**- Am. post. Caro (com- 

- meuda,lor Ànnibal). Apologia degli Ac- 
cademici di Banchi di Roma contra 

- M. Lodovico Gastelvetro da Modena. 
Parma per Seth Viotto, i558 — Com- 

- mento ad* alcuni versi del Molla. Bai- 

. ciacco, 1787 — Lettere famigliari. 

Padova ^ Cornino i 1749 — Lettere 

- scritte a nome del Farnese , ivi , Co- 
. mino, 1765 ««^ tjrli Straccioni, coni- 
media. Firenze t Giunti. 

Cari. A'in, Carli P. F* La Svinatura. 

^rcn^e, 1816. 
Casi Cori, Castiglione e. Bald. Il Libro 

del Cortegiano. Padova, Cornino,. 1766. 
Caste Fiat.Di%. Castelli e Flath«. Nuovo 

Dizionario ital. e tedesco. Lipsia,. 1782. 
€at, Prai, Matem. Pieti^ Cataneo Senese. 

Le Pratiche delle. Due prime Matema- 
■ tiche, ecc. Venezia^ Griffip;, .1567. 
Cecche 3fasch. — «Som. — Prosf. Gecchi 

Gio. Maria. Le Màschere e il Samari- 
*■< tano Commedie. Firenze, Paglini, t8i8 
. ( l^er le altre sue cominedie cito Tediz. 

del Teatro comico fiorentino tttttico). 
Cecchi Peli, ^ Dianu^ Riv. — Soiam. — 

Mari^ Cecclii Gio. Maria. Lo Péllfe^ritte 

-*- Il Diamante — I Rivali — - 1 Scia- 
r. miti — il Mai-tdlo ( Pezzi di tali com- 
• mèdie inseriti nel libro intit. D&i Pro- 

i*erbj toscam. ^lìwao^ Silvestri, i838). 
Cerchi Ppop. Dicfatarazione de' Proverbj 

di Gio. Maria Cecdii inserita nel libro 

intitolato: Dei Proverhj toscani ^ecc, 

Milano, Silvestri, r838. 
€eìU f^U Vita di Benvenuto Cellini , ecc. 

Milano, Bettoni, 2821 -^ (DeirOre- 

iìceria cito T edizione milanese dei 

Classici italiani). 
Ces. Cr, Cesari Antonio. Vocabolario della 

Crucca ristampato in Vcroua uel i8u(^. 



Cfuùnb. Enc. Dizionario universale delle 
arti e scienze di Efraimo Chambers, 
traduzione dall'^inglese. Venezia, 1749- 

Cini Des. e Sp^ Desiderio e Speranza Fan- 
tastichi. Commedia tropologica di De- 
siderio Cini. Venezia» Decombi 1607. 
(Miniera di modi e voci pistojesi). 

Col, Op. mil. Collezione delle migliori 
opere scritte in dialetto milanese. (In 
questi dodici volumi , da me pubbli- 
cati nel 18 16 coi tipi del Pirotta in 
Milano , esistono poesie dell'* Albano , 
del Varese, del Lomazzo, del Larghi, 
deiroltolina, dell' imbonati, delfiul- 
tinoiu, del Sipomjtta, del Supensi, 
del Zanoja, del Zanella, del Geva, 
del Corio,de) Giulitii,.del Bossi, del 
Parini, e d"* altri, dalle quali pure. ho 
tratta qualche voce per questo Vocab.) 

Comp, Pellegr, — *- l^d, Comparini Lo- 
renzo (fiorentino), il Pellegrino e il La- 
dini Comedie. Veneiia, Giolito» i554- 

Cors* Torracch. Corsini Bartolomeo. Il 
Torracchione dcsolato,ecc. Leida» 1 79 r . 

Coss* Comp, Cossu -Angelo. Componimenti 

— Milano, Visaj, i838 (Cito la pa- 
gina delle commedie milanesi). 

Cr, Vocabolario della Crusca. Napoli, 
pel Porcelli, 1746» 

Gr*. anon* Vocabolario della Crusca ; 
esemplare <lelia terza edizione che io 
posseggo , in cui sono parecchie giùn- 
te e UQle marginali d un aoonimo il 
quale , per la iiatara medcoima di esse 
. note e per la maniera che- usa così nel 
definire le voci che trae esclusivamente 
da alcune opere del- Galileo^ del Segne- 
ri, del Magalotti» e -dell'^AUegri, come 
Hello spiegare occasionalmente alcuni 
vocaboli toscani. madcaiiti .wà Dizio- 
nario» ini pare linToscJltto e Aecade- 

. .mico-^sso purè «stato dof^utato a spo- 
gliar quelle opere per .arriccbiroc la 

'quarta impi*essione del Vo6dl»olario. 

OuUf.Qp* Crudeli (doitoit Toiiuttaso), Ri- 
me e prose. Parigi; Molini». i8o5. 

Dal. Left, -^Leti» Lepidezze di spiriti 
bizzarri, c'icuriosi avvenimenti de- 
scritti da CarloiRoberto-Dati (colle note 
del Moreni). Milano, Sdnto^o» 1839 

— Lettci?e. Firenze., Magheiri». i8u5. 
DavanL, Baffi, Davaozbti Bernardo. Del 

modo di piantar o cuatodire.iuna.tra- 

gofija eoe Firenze» Tofani» 17190^' 
Da*, Mere, Dati e Tasse diverse, di quello 
. si deverà pagare per le mercantie e 

robbe sottoposte «il pagamento del Da* 

tio della Mercantift deUa Ciuà di IMLila- 

-no, ecc. Milano» 1786. 
Dici, prov» Dicfionuatre proven^al. Mar- 

seille, 1785, cliez Jean Mossy* 
Diz, ari, Dizioua4^o d^artiglieria de^car» 

pitaui Carbone e Arno. Torino» i855. 



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Dit. hoU Dizionftrìo della lingua italiana. 
Bologna 1819^ fratelli Masi e C. 

Di%. nUL Dizionario militare italiano di 
G. Grassi. Torino, 3/ edizione « i833. 

Dn, nuis. Dizionario della Musica dd 
dottore Pietro Lichtentbal. Milano, per 
Antonio Fontana, 1836. 

Piz. nap. Vedi F^oc. ini. 

IHz. pamu Dizionario pai*niigiano-^italiano 
di Ilario Pescbien. 2.* edizione. Borgo 
san Donnipo pel Vecchi, i856*58. 

Diz, pap. Dizionario domestico pavese*- 
italiano. Pavia, Bizzoni, 1839. 

Diz, 5ac. Ma^ri Dom.** Notizia de Vocaboli 
ecclesiastici. Venezia, Baglioni , 175^. 

Diz* sor* Dizionario sardo -italiano del 
sac. Vincenzo Porru. Cagliari, stam- 
peria arcivescoTile , i853-*34* 

Diz, yen.. Dizionario del diiJetto Tene- 
ziano di Giuseppe Boerio. Venezia, 
per Andrea Santini, 1839. 

Don.Zttc,'-^ Conu Burcìu^^lAifr. — Marm, 
Doni (Antonfrancesco, fiorentino). La 
2^coa. Venezia, Farri, 1693 -^ Rime 
del Burchiello comentate dal Doni. 
Vinegia, Marcolini, i555 (libro che 
merita resurrezione) «--^ La Librarla. 
Vinegia, Giolito de* Ferrari, i557-** 
1 Marmi, Venezia, Bertoni, 1609 
(Nella Zucca^ a p. 110, il Doni si di^ 
chiara quasi- che libertino in fatto di 
lingua \ ma realmente egli non è tale 
che ben di rado, e non pare di ulo 
timo autorità nel rispetto di essa). 

Dtic. Gioss, ittff lai. Ducange, Glossa- 
ri um ad scriptores medias et infim» 
lalìnitatis. Venetiis, Goleti, 1756. 

EncycL Encyclopédie fran^aise. Livour- 
ne, 1773 (Ho fatto uso anche del- 
Fedizioni di Berna e di Losanna). 

JEncjrcL pop. Encyclopédie populaire ou 
I«s Sciences, les aiis et les métiers 
mis k la porlée de toitfes les classes. 
Paris, Andot éditeur. 

Fab, Far. Son, Fabio Varese. Sonetti MSS. 

Fac. Piotf, AH, SceUti di faoecie, motti, 
burle et buffonerie del Piovano' Ar- 
lotto et altri, ecc. Piacenza, Baz»- 
chi, 1594* 

Fag. Cam. — Aim. Faghioii (G. Batti- 
sta, fiorentino). Commedie. Venezia, 
pel Geremia, 1755 -— La Fagiuolaja 
o Rime facete. Amsterdam, 1759. 
Ferr. Orig. Od avi i Ferrarli Origines 

linguas italicsB. Patavii, 1776. 
Fi€icchi Lez, Dei Proverbj toscani. Le- 
gione di Luigi Fiacchi , ecc. Milano , 
Silvestri, i838. 
Fir. Trin. — Lue, Firenzuola — La Tri- 
nnzia— I Lucidi. Commedie. Firenze, 
Giunti i553. Per le altre opere di 
questo autore mi souo servilo del- 
Tediz. pis.ana di Capurro del 1816. 



XLVU 

Font, Bi%. econ* Fontana (P. Glicerio)* 
Dizionario universale economico-nuti- 
co. Milano, per T Agnelli, 1764* 

/brc. Lex» Porcellini* Lexicon totius la* 
tinitatis. Padova, i8a6 al i834* 

Frane. 'Voc. Franciosinit Vocabulai*io e* 
spannoMtaliano. Venezia,Barezzi, 164 5. 

Fren^ Espr^s* Frencia^ (prete Giuseppe). 
Espressioni naturali £ famigliari cor* 
redate da altre metaforiche o figurate. 
Torino, Reycends e Soffietti 9 1793. 

Ga^. Koc Vocabolario agronomico ital.* 
di G. B. Gagliardo. Napoli, Trani, 181 3. 

Gali, Pom. IL Pomona Italiana di Gior^ 
gio Gallesio. Pisa , Gapurro, i8t7*3o. 

Galiiz»' IsU boi. Istituzioni botaniche ai 
G. Gàllizioli. Firenze, Daddi, i8i3. 

Gar.BaL ^ T'oò.Garioni (P. F. Alessan* 
dro). La Batracomiomachia d^ Omero 
parafrasata in ottave • milanesi. Mila- 
no, pel Motta, 1793 -^ Il Tobia, 
parafrasi in S6s(a rima milanese. Mi- 
lano, Pirotta e Maspero, 1808. 

Gel. E^.-Spor. Gelli L*Errore.- La Spor- 
ta. Commedie. Firenze, Giunti, i(>03. 

Gh. Enc. — yòc. Gherardini (dottor Gior 
vanni). Enciclopedia domestica, «cc> 
traduzione dal francese. Milano, per 
P. E. Giusti, 1836 (Cito la voce) — 
Voci e Maniere di dire italiane ad- 

. ditate ai futuri vocabolaristi. Milano, 
per G. B. Bianchi, i838 (Cito la voce). 

Gigli Reg* — Don Pil. •— SorelL-^ F'oc. 
cater. Gigli Girolamo. Regole per la 
toscana favella. Roma, de Rossi, 1731 
— » Il Don Pilone « Commedia — La 
Sorellina di Don Pilone, Commedia 
•— Vocabolario cateriniano. 

Gion agr. Giornale agrario toscano. Fi- 
renze , Pezzati , 183 7-8-9*30- 1 -3-5 «» e 

Giorn. Georg. Continuazione degli atti 
deir I. e R. Accademia economico- 
acraria dei Georgofili di Firenze. Fir. 
Piatti, i8i8-9-33-35-37-38«sivi. Pez- 
zati, i83o- 1-3-3-4 «= ivi» tipog. Galile- 
iana, 1 855-36-37-38-39 (Di questi due 
giornali cito le sole scritture di To- 
scani, o le voci asseverate d^uso tosca- 
no dagli scrittori che non sono tali). 

GUU. Mem. Giidini (conte Giorgio)* 
Memorie spettanti alla storia , al go- 
verno ed alla descrizione della città 
e della campagna di Milano ne^ secoli 
bassi. Milano, pel Bianchi. 

Goz. Op. Opere del conte Gaspare Gozzi. 
Cito pagina e volume deir edizione 
veneziana 1813 del Molinari. 

Grisel. Diz. Grisellini Fr. Dizion. delle 
sarti e mestieri. Venezia, Fenzo, 1768. 

Gros. Fug, «— Piog' — Visc. — Bim. Grossi 
(avv. Tommaso). La Fuggitiva — La 
Pioggia d\>ro — Gio. Maria Visconti 
— Altre Rime milanesi o edite p uìsa. 



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XLVin 

Guadag. Poes, Kaccolta delle Poesie |^o- 

cose del dottor Antonio Guadagnoli 

d"* Arezzo. Italia, i855. 
Gnor. Idrop, La Idropica com. del.cav. 

Battista Guarini. Firenze, Giunti. 
Jntr. Giuochi -^ Pellegr, Bargagli Giro* 
. lamo sanese (sotto il nome accad. di 
. Materiale Intronato), Dialogo de'^giuo^ 

chi che nelle vegghie sanesi si usano. 

Venezia» i58i — La Pellegrina, Co- 
. niedia. Siena, Bonetti, iSSg. 
John, Die. Johnson. Dictionary of english 

languagc. London, iy55» 
laL En. Lalli Gio. Battista. .L'Eneide di 

Virgilio travestita. Venezia, Zatta, 1796. 

lane. Voc. crem. Saggio di Vocabolario. 

. cremonese, MSS. di Vincenzo Lancetti 

gentilmente donatomi dal eh. autore. 
LastOp.Covso d'agricoltura pratica, ecc. 

del Lastri. Firenze, pel Pagani, 1790. 
Lip. Malm. Lorenzo Lippi. Il Malmantile 

r acquistato. Milano, Classici ital. 1807. 
Lor. Afed, Poes.- Cam. Poesie del M. Lor ."^^ 
• dc'Medici. Bei*gamo, L&ncellotti, 1 765. 

•— Canzoni a ballo. Firenze, i568. 
Mag. Cons. Men. — Baron Birb. — Mane. 

— Fai. fiL — Cane. Men. — Rim. 

Maggi (Carlo Maria). 1 Consigli di Me- 

- negnino, il Baron di Birbanza,.il Man- 
cornale, il Falso Filosofo, il Concorso 
de' Meneghini, Rime. Milano, 1701. 

Magai. Oper. — Let dilet. — M^et. ateis. 

- Magalotti conte Lorenzo. Operette va- 
rie. Milano , Silvestri , 1826 — Lettere 
dilettevoli. Venezia, 1825 — Lettere 
famigliari, ecc. Milano, Silvestri, iSaS. 

Magr. Diz. sac, F. Diz. sac. 

Man, FegL Le Veglie piacevoli, ecc. di 
Dom. Maria Man ni. Venezia, Zatta, 1762. 

Mari, Leu. Il primo libro delle Lettere 
di Nicolò Macelli. Firenze, i546 -« 
(Questo scrittore non fu annoverato 
fra i testi di lingua dagli Accademici 
forse, più che per altro, per quanto 
disse a pag. 67, 72, 82, 83 e 90 di 
questo suo libro. Egli però fu tra i 
fondatori dell' Accademia fiorentina 
che l'ebbe a consolo più volte , ed usa 
lins^ua piana e di buon conio. Anche 
la lettera ch'egli scrisse al Firenzuola 
perseguitato , e che leggesi nell'opere 
di quest'ultimo a p. 273 e èeg. del tomo 
II, prova che egli era di merito gran- 
de, ma tale da non piacere ai più). 

Martìg, Mei. Martignoni. Nuovo Metodo 
per la lingua italiana. Milano, 1745 
(Quest'opera ignorò o mostrò d'igno- 
rare l'Alberti nel promettere la sua 
Tavola sistematica ^ e questa poco fe- 
licemente imitò il picciolo Dizionario 
sistematiee stamp. in Brescia nel 1810). 

Men. Orig. Menagio Egidio. Origini della 
lingua italiana. Ginevra, i685. 



MerL Coc. Poesie di Merlin Còcajo o 
Teofilo Folengo. Amsterdam, 1771. 

Midi, Petri Antonii Micheli Nova pianta- 

. rum.genera. Floreutia;, Paperini , 1 729. 

Min. Dizionario della lingua italiana. 
Padova, tipog. della Minerva, 1827-30. 

Mitterp. EL Mitterpacher. Elementi d'a- 
gricoltura. Milano, 1794* 

Monig, Giovannandrea Moniglia. Poesie 
drammatiche. Firenze,Vaneelisti, 1 698. 
Cito scene, atti e titolo dei di-ammi. 

Monos. Angeli Monesinii Floris italicie 
linguae libri novem. Venetiis, apud Jo. 
Guerilium, i6o4 (Cito la pagina. Il 
Monosini era toscano , e i dettati che 
egli registra leggonsi per la più parte 
nei comici fiorentini ancorché i aizio- 
narj italiani gli abbiano dimenticati). 

Moroz, Cos. coni. Morozzi Ferdinando. 
Delle case de' conladini. 

Mosc. Poesie mss. milanesi del ciurato 
Mosca esistenti nell'Ambrosiana. 

Nel. Com. Nelli (dot. Jacopo Angelo, sane- 
se). Commedie. Milano, AgnellL, 1762. 

Neri Art. Fetr. L'Arte Vetraria distinta 
in librì sette del E. P. Antonio Neri , 
Fiorentino, ecc. Venezia, Batti, i665. 

Nesi Diz. Nesi (ab. Lorenzo). Dizionario 
ortologico pratico della lingua italia- 
na* Pavia, Bizzoni, 1825. 

Nov. oM* fior. Novelle di alcuni autori 
fiorentini. Londra, Bancker, 1795. 

Nov. aut. san. Novelle di autori sanesi. 
Londra, Bancker, 1796-98. (Cito tomo 
e pae. — Ho però sceltQ da questi scrit- 
tori le sole voci di buon conio e man- 
canti affatto di corrispondenza nei 
dizionari, omettendo sempre i sane- 
sismi non necessarj, come saUUiera 
per saliera e simili, o i franzesismi in- 
sanesati come soglioso per sucido^ ecc., 
o le frasi di mal conio, come Guidar la 
torta e sim., o i dettati men che onesti). 
01. Uc. L'UcccUiera, ecc. di Pietro Oliua. 
Milano, tip. Motta di M. Carrara, 1 858. 
Onom. rom. Onomasticum romanum del 
Felici. Venezia, Baglioni, 1703. 

Ors. Mon. Storia delle monete della Re- 
pubblica Fiorentina data in luce da 
Ignazio Orsini Accademico Fiorentino, 
Apatista, ecc. Firenze, Vi viani, 1760. 

Pac. Vita e avventure di Marco Paci- 
ni, ecc. Milano, Stella, i83o-5i — Si 
cita per canti e sestine. 
Pac. Arit. — jDjV. Prop. Summa de Ari- 
thmetica Geometria Proportioni e Pro- 
portionalità , ecc. Venezia, i494 *^ 
Della divina proporzione. Venezia, 
per Paganino dei Paganini, 1609 (Che 
queste, opere siano di fra Luca Pa- 
ciolo dal Borgo San Sepolcro, o che 
da lui siano state involate al pittore 
Pietro della Francesca pure di quel 



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borgo^ e pubblieMe pev sue come dice 
il Vasari a pag. 56o e 365 delle sue 
Vite di pittori, e oome a pag. a5 della 
Div* Prop, pare cbe questo frate con* 
fessi egli stesso 9 poco monta al mio 
scopcK Esse in ogni modo sono di scrit- 
tore toscano, e ricche dì molte voci 
della sdensa mancanti nei dizionarj). 

Pan, PoeL — Fiag. Barb. 11 Poeta di 
Teatro, romanao poetico di Filippo 
Pananti da Mugello. Milano, Silvestri, 
1817 (Col primo numero indico il 
canto, col secondo la sestina) — «- Viag- 
gi in Barberia. Milano, Stella, 181 7- 

Pool, Op. Opere agrarie del sac. Ferdi- 
nando Paoletti.Firen£e,CamlM agi, 1789'. 

Passa», Spec, Pen, Lo Specchio di vera 
penitenza di fra Jacfopo Passavanti. 
Venezia, Bortoli, ^l^^• 

PaulL Sebastiano Pauli. Modi di dire 
toscani ricercati nella loro origine. 
Venezia, per Simone Occhi, 1640. 

Pecor, Il Pecorone di ser Gio. Fiorenti- 
no. Milano, Silvestri, 181 5 (Col primo 
num. indico il voi., col secondo la pag.)* 

Peiliz. Poes, Poesie in dialetto milanese 
di Carlalfonso Pellizzoni. Milano, i855. 

Perius. lìim. Rime milanesi del conte 
Frane. Pertusati. Milano, Pirotta, 1817. 

Poes. var* mil: Poesie varie milanesi , 
taccuini, commedie di anonimi, ecc. 

Poi» Ingan. — i>is. Adriano Politi Sanese. 
Gli Ingannati desrintronati (La cito per 
atti e scene;redizione che io posseggo 
è senza paginatura e manca del primo 
foglio- A; mi pare del 15S7, ^ eldina). 

Porta Bim, Carlo Porta. Rime milanesi. 
Cito r edizione mia del 1814 (tomo 
Xll della Collezione delle migliori 
opere scritte in dialetto milanese), 
quella di Vincenzo Ferrano , Milano , 
i8ai, quella delle Poesie inedite, Ita- 
lia^ 1826; e per ultimo le Poesie non 
mai pubblicate che ho io. 

Pr, fior. Prose fiorentine. Venezia , Re- 
mondini, 1 751-4 (cito parte, voi. e pag.) 

/y.iR^nc.XiV. Prezzi mercantili di Livorno. 

Ba*, Bai. * GosL La Balia - La Gostanza , 
Commedie di mcsser Girolamo Razzi. 
Firenze, Giunti, 1 564-5. 

Be Ann. — Ort, Re (cav. Filippo) An- 
nali dell^agricoltura del regno d^Ilalia. 
Milano, pel Silvestri — L^Ortolano 
dirozzato. Milano, pei Silvestri, i8rr. 

Bedi Op, Redi dottor Francesco. Opere. 
Napoli, Stasi, 1778. 

Bicfior, Ricettano fiorentino. 

Bom, Op, Romani (ab. Giovanni). Opere. 
Milano, Silvestri, i835-a7. 

Bone, Diz, Ronconi Ignazio (fiorentino). 
Diz.d''agricoltura.Vonez.,Sansoni,i 77 1 . 

Boux Dici, Dictionnaire comique, saty- 
rique, crìtique, burlesque, libre et 



XLIX 

proverbiai, eccr par PhiliBerl. Joseph 
Ler Ronx. Amsterdam, i^So. 

8acc* Bim, Saccenti (Gio. Santi, da Cer- 
reto). Rime piacevoli. Ro\' eredo, 1761. 

Sans, Pali. La Villa di Palladio Rutilio 
Tauro' Emiliano tradotta per Fraucescft 
Sansóvino (fiorentino). Venezia, t56o. 

iSar. Alò, Sartorelli. Degli. alberi indigeni 
ai boschi delPitalia superiore. Milano, 
Baret, i8i6. 

Savj Om. tose, Savj (dottor Gaetano). 
Ornitologia toscana. Pisa, 1837 al 1 83i% 

Seap. Op, Opera di M. Bartolomeo Scappi, 
cuoco secreto di Papa Pio Quinto. Ve- 
nezia, Vecchi, i6o5 (Dove sta Scap. 
Op, fig, intendasi esistere la voce- in 
calce alle figure annesse a quelPopera). 

Schres^, Lex, Schrevelii Lexicon grseco- 
latinum. Patavii, 1687. 

Som. Men, Sommaruga. Il Meneghino criti- 
co. Almanacco contin. dal 1 776 al 1789. 

Spad. Pros. P. Placido Spadafora. Pro- 
sodia italiana. Bologna, 1704. 

Stai. Statuta Mediolanensia , i552. 

Stai, Par. Statuti dei Paratici (cioè delle 
CBpitndiui delibarti) milanesi e&istenti 
nelrAmbrosiana. 

Sirat, Dizionario di marina dì S. Stra- 
tico. Milano, Stamp. Reale, i8i5-i6. 

Tac. Dav. Ann, — Star. — f^it Agr. ] — 
Caus. Perà, Eloq. — Post. Tacito vol- 
garizzato da Bernardo Davanzati , cioè 
Annali — Storie — Vita d'Agricola — 
Delle Cause della perduta eloquenza 
— Postille* Venezia, Storti, i658« 

Tan. Poes. Tanzi(Carr Antonio). Alcune 
poesie milanesi ecMilano, A gnelli, 1 766* 

Tar.Jir, TarilFa delle gabelle per Firenze. 
In Firenze, Cambiasi, 1781 V 

Targ. Ist. — Diz. Targioni Tozzetti (dot- 
tor Ottaviano). Istituzioni botaniche. 
Firenze, 1 8x5. — Dizionario botanico 
italiano. Firenze, 1809. 

Targ, yiag. Targioni Tozzetti (dotlox 
Giovanni). Relazione d** alcuni viaggi 
fatti in diverso parti della Toscana* 
Firenze, Stamp. Imperiale, 1751. 

Tass, Secch, Tassoni Alessandro. La Sec- 

. chia rapita. Modena, Soliani, 1744*' 

Tom, Sin, Nuovo Dizionario dei Sino- 
nimi della lingua italiana di N. Tonn 
maseo. J^'irenze, Pezzati, i83o. 

Trin, Ag, L^Agricoltore sperimentato di 
Cosimo Trinci pistojese. Venezia, 1785; 
(Non ne cito che le pagg. 1 a 365, 
stante che le altre sono evideiilemenlè 
d^ autori diveltai non. toscani). 

yan%. Dizionario della lingua italiana di 
Carlanl.^Vanzon. Livorno,! 8a6 al 1807. 

yar. Ere, — Suoc Varchi (mes. Benedet- 
to). L'^Ercolano, Dialogo. Padova, pel 
Cornino , 1744- — ^* Suocera. Firenze, 
Sermartelli, iS69-(Cito atti e scene). 



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ffar* nUL Ignazio Albani (o« secondo 
altri ^ Giuseppe Milani). Varon mfla- 
nes de la lengua de Miian e Prissian 
de Mìlan de la parnonzia milanesa. 
Milano 9 Como 16069 e Marelii i^So. 

Vas. Le Vite de^pìù eceellenti arcbìtetti^ 
pittori e scultori italiani, ecc. di Gior- 

. gio Vasari. Firenze, Giunti ,. i Sfio. 

Vesp» LetL Vita e Lettere di Amerigo 
Vespucci raccolte e illustrate dalPabate 

. Angelo Maina Bandini. Firenze, 174^* 

Fieri Trat Trattato di m. Francesco 
de"* Vieri cognominato il Verino Se- 
condo ciltadino fiorentino nel quale 
si contengono i tre primi libri delle 
metheorc ecc. Fiorenza, Marescotti, 
x58a (Libro di ottimo conio per chi 
ama scriver bene nelle scienze naturali). 

Voc, aret Vocabolario di alcune voci 
aretine fatto per ischerzo da Francesco 
Bedi Aretino. MSS. — (L^illustre Pro- 
fessore deirL R. Università di Pavia, 
D. Vittorio Aldini, di cui la Repubblica 
letteraria apprezza le erudite Lezioni 
d^archeologia e i dotti Compendj di 
diplomatica e numismatica stampati dal 
Fusi in Pavia nel [858, possiede, come 
molte monete e medaglie antiche le 

. quali ha esposte a utile pubblico nel 
gabinetto numismatico dell^Università 

- ticinese, cosi molti pregevoli mano- 
scritti greci, latini e d'^altri idiomi e 
italiani del buon sècolo. Fra questi 
ultimi, è anche il Vocabolario aretino 
del Redi del quale mi fece copia il dot- 
tissimo professore). Cito la voce. 

Vve, bere. Vocabolario bergamasco ita- 
liano latino di G. B. Anaelini. MSS, 

Foc, boi. Bum, Vocabolista bolognese di 

'Gio. Antonio Bumaldi (detto Ovidio 

Montalbani). Bologna, {>ei Monti, 1660. 

Foc, boL Ferr, Vocaoolario bolognese di 
* G. Ferrari.* Bologna, alla Volpe, i855. 

Fùó, bresc. Vocabolario bresciano e to- 
scano. Brescia, pel Pianta, i65f). 

Foe. bresc. Afe/cA. Vocabolario bresciano- 
italiano di Pietro Melchiorri. Brescia, 
Franzoni, 1817, e Appendice 1830. 

Fac. casL Vocabolario castigliano , ecc. 
Madrid, Hierro, 1726. 

Foc.ferr, Vocabolario ferrarese-italiano 
defr ab. Francesco Nannini. Ferrara, 
Rinaldi, i8o5, e Appendice 181 5. 

Foc, mani. Vocabolario mantovano di 
Franc.Chembini. Milano, Bianchi, 1 8^7 

Foc, march. Raccolta di voci romane e 
marchiane, ec. Osimo, Quercetti, 1 76S. 

Foc. nap. Vocabolario delle parole del 

. dialetto napoletano, ecc. Napoli , 1 789. 
Sta nei tomi 26 e 37 della Collezione 
di tutti i poemi in lingua napoletana. 



Foc^piac* .Vocabalapìo piacentino-italiano 
di Lorenzo Foresti. Piacenza, fratelli 
dei Majno i836, e Appendice i858« 

Foc. piem. Cap* Dictionnaire piémonlais 
fran^ais par le comte Capello de San- 
franco. Turìn, Bianco, 18x4. 

Foc. piem. Pi^. Vocabolario piemontese(di 

. Maurizio Pipino).Torino^t. Realcyi 783. 

Foc. piem, Pan. Vooab." piemontese del 
sac. Michele Ponza « Torino, i83o-^3. 

Foc, piem. Zaì. Dizionario piemontese 
italiano latino e francese del prete Ca* 
simiro Zalli. Carmagnola, Barbié, 1 83o. 

Foc. reg* Vocabolario reggiano-italiano. 
Reggio. Torreggiani e C. i833. . 

Foc. sic. Vocabolario siciliano dell'*ab. G. 
Pasqualino.Palermo,Stamp«Reale, 1 785* 

Foc. ven. pad. Vocabolario veneziano e 
padovano (dell^abate Gaspare Patriar- 
chi). Padova, Conzatti, 1796. 

Foc. ver. Embrioni di Vocabolari vero- 
nesi stamp. a Verona del i8f5 e i8ai* 

Foc, un. Vocabolario universale italiano 
compilato a cura della Società tipograf. 
Tramater e e, Napoli, 1839 "^ iS3g. 

Fol. Stag. Volonteri Carlo, i Stagion. 
Milano, Pirotta, 1813. 

Zan. Sch. com.'-^Gel. Cr. — Hag. van,"-* 
Cr. rute. — Bitr.figl. Saggio ai. scherzi 
comici del Zannoni; cioè Le Gelosie 

■ della Grazia -— La Ragazza vana e 
civetta — La Crezia rincivilita — Il 
Ritrovamento del figlio. Firenze, iSiS. 

Zanob. Nuovo Dizionario portatile della 
lingua italiana compendiato da Gio. 
Zanobetti. Livorno, 1837-37. 

— Per tutti i cosi detti testi di lingua 
non ispecificati per esteso qui sopra 
e citati nel mio lavoro, se ai luoghi 
delle citazioni non è indicata Tedizione^ 
si debbe intendere essersi fatto uso di 
quella milanese de^Classici italiani. 

^= Pei passi estratti dalle Commedie 
del Cecchi, del Lasca, deirAmbra» 
del Salviati, e dalla Tancia del Buonar- 
roti, cito per atti e scene il Teatro co- 
mico fiorentino pubblicato in Firenze 
nel 1750, senza nome di stampatore* 

s= Dove è detto Bime o Poema d'im au" 
tor pisano s^ intenda di quel poeta che 

Tenne lempre la destra in etercicio 
Solla TÌle ignoraaca e l'empio ▼saio. 
fiSK Dove è detto Poema d'un autor cor^ 
tonese intendasi di quello che cantò 

Gli uomini di mala iaclÌBaxione 
Con prcdtcbe ridoui al pentimento. 

:= Per le molte altre opere citate, 
qualora non sia specificata Tedizione, 
s intenderà o rorìginaJe o la più co- 
nosciuta comunemente. 



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TAVOLA 

DELLE ALTRE ABBREVIATURE. 



ab. o abus. o abiuiv. ahusivamente, 

ac. o accr. o accresc. accrescitivo. 

ad. addieUivo, 

ag. aggiunto o aggettivo, 

A. M. o Alt. Mil. Alto Milanese. 
ant. antico 9 anticamente, 

ass. o assol. assolutamente» 
av. avverbio, 
avvil. avvilitivo, 
barb. barbarico, 

B. M. o Bas.'Mil. i^oMO Miianese. 
hr. o brìanz. brianzuolo, 

cant. canto. 
eh. chiaro, 
coiD. comunemente. 
comic, comicamente, 
cout. o ronlad. contadinesco.:, 
dett. dettato. 
diin. diminutivo. 
dis. disusato, 
diz. o dizion. dizionario, 
esag. esageratamente, 
esci. esclam. esclamazione. 
•Lo fem. femminino, 
fam. Jamigliare o famigliamiente. 
Ing, figurato o figuratamente. 
fr. frase, 

frane, o Ìv. francese, 
freq. frequentativo. 
ger. gc/^^o. 
gr. greco. 

id. o idiot. idiotismo, 
ingl. inglese. 
it. o ital. italiano, 
L. /io/7i« linneanoi 
lat. latino, 

m. o masc. mascolino, 
man. maniera, 
tu. b. mo<;2o basso. 
niet. metaforicamente, 
mod. moilemo. 

or. o orig. originaria^ originariamente, 
p. e. o p. es. ;t?cr esempio, 
pcg. peggiorativo» 

pi. plurale. {mente, 

prov. proverbio , proverbiale 9 proverbiai-' 
p ro V enz . provenzale. 



rag. registrato. 

sost. sostantivo. 

sch. o scherz. scìierzevole, 

seg. seguente. 

sen. senso 9 sentimento, 

sig. o signif. significato, 

sìng. singolare, 

sp. o spag. spagnuolo, 

stan. stanza, 

superi, superlativo. 

T. Termine^ e cosi T. de'For., T. degli 

Stamp.y Termine de'Fomaji Termine 

degli Stampatori 9 ecc. 
ted. tedesco, 
V. f^cA'. 

V. ant. ('oce antica, 

V. a. del Var. mil. (^oce on/ica <2e/ f^a- 
ran milanese, 

V. b. f/oce bassa, 

V. br. o V. brianz. i^oce brianziu>la. 

V. cont. o V. contad. foce contadinesca. 

V. deirA. M. f/oce dell'Alto Milanese. 

V. dis. poce disusata, 

verb. verbo. 

vez. vezzeggiativo. 

V. g. o V. gr. voce greca. 

V. 1. o V. lat. ('oce latina. 

voc. o vocab. vocabolario. 

volg. volgare 9 volgarmente. 

volg. it. o ital. l'oce cb' luo comune in tutta 
Italia per quanto si rileva non dagli 
autori^ ma dagli avvisi^ daifoglietti, ecc, 

( *arct. ) foce ^//' tijo aretino. 

(*fior. ) i'oce dell* uso fiorentino. 

( ^liiccb. ) i^oce ^//' uso lucchese, 

( *pist. ) Voce rfe//' M50 pistojese, 

(*rom-) foce dell* uso romano, 

( *san. ) foce ^/r U50 sanese. 

( *tosc. ) foce dell'uso toscano in genere, 

? voce iltdfbia. 

.... non yii trofoto /a foce italiana. 

Le iniziali majuscole d'una voce ripetute 
dopo di essa e seguite dal punto indi" 
cano ripetizione della stessa voce. Così 
in Mandorla gaietta, M. premicc ^iie/- 
TM. ^Aa a /egge/v ripetendo Mandorla. 



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VOCABOLARIO 



MILANESE-ITALIANO. 



ABA 

A, Trìma lettera deir alfabeto. Noi la 
vogliamo sempre maschile : V Italiano 
pure dice per solito Un A gnuuie^ 
Gii A minuscoli; ma talvolta fa questa 
voce di genere femminile dicendo per 
es. La A è la prima fra le cinque 
vocali^ sottintendendovi lettera; e per 
questo appunto non usandola così che 
nel solo numero del meno. 

A per Eglino dicono i contadini : p. es. 
A mangen. Mangiano o Essi mangiano. 

À. Eh. Questo à o hA , pronunziato con 
certa forza e striguendosi nelle spalle, 
vale per atto di sprezzo o d^ impa- 
zienza, e corrisponde al fr. Tarare; 
con esso mostriamo beffarci di quello 
che altri dice, o non prestai'vi cre- 
denza. Vale ancora per iVb. f^. ÓiF. 

Aàn o Ahn. Ah, Interiezione usata da 
chi mostra rammemorarsi di qualche 
cosa. Aan si. Ah sL 

Aàn. Eh. Si usa. per interrogare. 

Abaa. Abate. Abbate. 

Manda a Tabaa Fossaa Di- 
ciamo scherz. per Buttare in un fosso 
cani, gatti, e simili bestie. 

Respond i fraa come ha intonaa 
Tabaa. y. Fràa. 

Abàa. Consolo. Capo e magistrato d^un^ar- 
te ( biuÙa ) — L^ abaa* di oreves. // 
consolo delV arte degli orefici — Dalla 
nota che leggesi alla stanca a6.' can- 
tare terzo del Malmantile pare che 
anche in Toscana si usasse Abate per 
capo o consolo di un* arte — Anche 
a^ bagni di Pisa i bagnajuoli creavano 
un capo e lo chiamavano ^6a/e(Editlo 
toscano 12 giugno iSgy). 



ABE 

Abaaghlcc. Chiericuzto. Chericuzxo. Nome 
denotante abbiezione nelle persone di 
questa classe. 1 Nap. direbbero uno 
Scolagarrafellc^ cioè, come noi di-» 
remmo, Scolaorzau. 

Abàceh. T. arit. Abbaco. 

Abachln. Libréttine. s. f. pi. Libretto che 
insegna i primordj deir àbbaco. 

Abadln. Abaiuzzo. Abatino. 

Abadón. Abatone. 

Abandón , ecc. V. Bandòn , Bandonà, ecc. 

Abàss. Abbasso — Notisi che noi pure in 
vece di Abàss diciamo Abasso ( in via 
di esclamazione imperiosa, e come se 
ci mettessimo sul grave col parlare 
grammaticalmente) , ma solo ne* teatri 
o alu*ettali luoghi quando vogliamo 
che si cali il sipario , o che altri si 
cavi il cappello o si segga per lasciarci 
libero il prospetto , o vero che si 
taccia chi sta altercando. 

Abastànza. Abbastanza. A bastanza. 

Abàtt. Abbattere. 

Abattimént. s. m. AbbaUimento. 

Abattùu. Abbattuto — > Sentiss abattuu. 
Sentirsi accasciato^ affranto ^ infiaó* 
chilo 9 aggravato delle membra. 

Abdica. Abdicare. Fare abdicazione o 
rinunzia abdicatila. 

Abecée. Abbiccì. L^alfabeto. 

Sa ve nanca Tabecée. Non sapere l'ab- 
biccì. Essere più grosso die l'acqua 
de' macclteroni. Essere ignorantissimo. 

Àbel. Abile. 

Abelll , ecc. F. BeUl , ecc. 

Àbet. ytfZrito— -Noi però usiamo la voce 
Abet solo in sig. di quella veste od 
assisa con cappuccio che s'^indossauò 



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ABO ( 

1 fratelli delle confraternite del San- 
tissimo o simili. In altro sig. diciamo 
restii. V. 

y^^s scritt lA r abet Essere 

ascritto a una confraternita. 

Abet de la Madonna, s. m. pi. Scapolare. 
Abitino di devozione. Si chian^mo cosi 
dite pezzetti di panno attaccati a due 
nastri da portar appesi al collo in 
onore della B. Vergine del Carmine. 
\ess scritt in di abet. Aver l'abitino 
di devozione. 

Abezedàri. Abbecedario. Abbiccì; e bass. 
Abbiabbè^ Libricciuolo col quale s" in- 
segna r alfabeto. 

Abezée. Abbiccì. L** alfabeto. 

Abièzz. Abete ^ e antic. Abezzo. Il Pinus 
abies dei bot. — f^. anefw Pèscia. 

Abigliì. Abbigliare. 

Abigliàa. Abbigliato. 

Abigliamént. Abbigliamento. 

Abilitàa. Abilità. Per es. El gVha di gran 
abilitàa. Egli ha di molte abilità, di 
molte doti. 

Abilitàa. Ardire. Ardimento. Temerità. 
Audacia. Per es. El gb'^ha avuu V abi- 
litàa de negàmcl. Osò negarmelo •— 
y. anche Belitàa. 

Abinàss. Adunarsi. Unirsi. Concertarsi. 
Accordarsi, 

Abiss. Abisso. Precipizio. 

Abitànt. Abitante. Abitatore — Abitatrice. 

Aboccà. K. Bocca. 

Aboccàa. Ad. di-Vm, V. 

Aboé idiotismo per Oboe. F. 

Abomina, ecc. V. Bominà, ecc. 

Abonà. Bonificare. Menar buono, far 
buono, cioè mettere in conto i danari 
pagati o il credito cbe si pretende. 

Abonàa. s. m. Appaltato{Zsin. Diz.). Chi 
gode dell'* ei^j^slio{abonament). 

Abonamént. Appalto. Convenzione di pa- 
gare in una sola volta o Pagamento 
cosi fatto d* una somma per godere a 
tempo fisso di cosa soggetta a paga- 
menti periodici — Abbonare e Abbo^ 
namento nei diz. valgono Approvare , 
aver per buono un conto, ecc. 

Abonàss. Appaltarsi. Parlandosi di teatri 
e simili vale Pagare una data som- 
ma una volta a fine di avervi ingres- 
so libero per tutto un corso di recite 
o per tutta una stagione teatrale. 

Aboudànza, ecc, V* Bondànza, ecc. 



2) ACE 

Abondanzids. K Bondanziós. 

Abonóra. Per tempo. La mattina a buona 
ora o di buon* ora. 

A tutt** abonora. K. Abonorissima. 

Abonorissima. Per tempissimo ( Boccac. 
Giorn. V, nov. 3." in principio, e^ Sac- 
chetti II, ii6). Ad assai buon'ora, 

Abonoròtta. F, Ora. 

Abordà, ecc. V. Borda, ecc. 

Aborri, ecc. V. Borri, ecc. 

Abòrt. Aborto. Sconciatura. 

Aborti. Abortire— 'Freggiare{*ù^OT.) si usa 
parlando delle bestie. 

Abòzz. r. Sbòzz. 

Abrèj. r. Ebrèj. 

Abresgé (in). Compendiosamente. Dal fr. 
En abregé. 

Abreviadùra. Abbreviatura -— Titolo. 

Absénzi. .... Liquore assenziato , cioè 
con infusovi V assenzio , ei'ba amaris- 
sima , che è l'Artemisia pontica Linn. 

Abùs. Abuso, e ant. Abusione o Misuso. Mal 
uso — On gran brutt abus. Abusacelo. 

Abusa. ) Abusare. Abusarsi , e antic. 

Abusàss. } anche Soprusare. 

Abusiv. Abusivo. 

Abusi V amen t. Abusivamente. 

Aca. Acca. Lettera deir alfabeto — No 
:varì on' aca. Non valer un' acca. V. 
Sgiaffa. 

Académia. V. Cadèmia. 

Acàr. y. Car. 

Acasgió. i^cagm(Targ. Ist. in Cassiivium 
pomiferum). Legno bianco deirana- 
cardio occidentale di cui si fanno 
mobiglie. Comunemente però chiama- 
no cosi anche il legno di maogani 
vecchio e perciò assai colorito, y. 
Mòghen — Altri confondono sotto que- 
sto nome qualche altro legno di color 
rosso cupo. 

Accenta, Access, Accòrd, Accusa, ecc. 
ecc. V. Acentk, Acèss, Acòrd, Acùsa, 
ecc. ecc. 

Acciùmm. V. Stranudà. 

Acént. Accento — Segnticcenlo, 

Acentà. Accentare (Gher. Sp,). Accentuare. 

Acèss Quella stradetta che dalla 

via comune mette alla casa, alFaja, 
al podere, ecc. In alcuni luoghi di 
Toscana si dice il Callare{Tom. Sin., 
p. qS) '~^ Per Acess intendiamo anche 
Strada privata, purché non sia co- 
mune a più di cinque compossessori. 



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ACQ (3) 

Acessià • . Poco bella voce dei 

nostri ingegneri e legali che vale 
Dare accesso. Mettere a un luogo, 

Aces5Ìsta Il minore degP impiegati 

civili subalterni con paga: forse cosi 
detto dal latino Accessori qui accedU. 
Iniziato agli uffizi!. 

Acessòri. jiaxssorio. 

Acetósa. T. degli Acquaced. Suzzàcchera^ 
e ant. Ossizàccìiera — V Acetosa dei 
diz. vale quell' erba che fra noi chia- 
masi Sànzera, y* 

Acettà. Accettare^ e redupl. Riaècettare, 

Acettànt. Accettante. AccettatorC'^Accei- 
tante d' una cambiale dicono i nego- 
zianti Colui che accetta la cambiale 
per pagarne il valore alla scadenza. 

Acettaziòn. Accettazione, 

Aciàcch. Acciacco, MaUania, Magagna, 
Pati di acciacch. Aver de^i acciac^ 
ehi, V, Malìnghcr. 

Aciacc6s. Malaticcio, V, Mallngher. 

Acid. Acido, 

Acidént. Accidente, 

Per acident. Per accidente, A un 
bel bisogno, A caso. Per avventura. 
Eventualmente, 

Acidént (on). Un demonio, On acident 
d^on omm. Un demonio d'uomo, 

Acidént. Colpo, Apoplessia — Paràlisi, 

Acident&a. Paralitico, Affetto da paralisi. 

Acidentàa. Apopleiico, Affetto da apo- 
plessia, 

Acidentalitàa. Eventualità, Caso, Acci- 
dentalità, 

Acidentalmént. Casualmente, Eventual- 
mente. 

Acidia. Accidia -— Omm pien d^acidia. 
Accidioso, 4ccidiato. 

Acòlet. T. eccl. Accòlito, 

Aconsc acónsc. v. a. Pian piano, 

Acòrd. Accordo e ant. Accordio, Con- 
venzione» accomodamento. ' 

Andà d^acord. Essere d'accordo. 
Star d'accordo. Andare d'accordo. 
Concordare — > Essere d'accordissimo 
dicesi in superi, nello stile famig. 

Andà d^acord in di prezi o in del 
prezì. Essere concordi nel prezzo. 

D'amor e acord. ly accordo. Di con- 
cordia, Concordevolmente, Ad un animo, 

Acqu. s. f. p) Malore nelle gambe 

cui vanno soggette le vacche » le tac- 
chine 9 ecc. I 



ACQ 
Acqua. Acqua ^ e con v. a. disus» Aigim, 

Acqua coreuta ( e fra i Brianz, co* 
riva). Acqua corrente. Acqua eli vena 
corrente. Acqua viva. 

Acqua de rapinna. Torrente, 

Acqua e praa, e el speziee Ve beli 
e faa. p", Speziée. 

Acqua grassa. Acqat^ crassa. 

Acqua in giazz. Diacciatina, Acqua 
gelata. 

Acqua lava Modo di dire 

che usiamo per iscusarci dell^ avere 
imbrattata alcuna cosa. 

Acqua moi*ta. Acqua morta. Stagno, 

Acqua morta, fig. Acqua cheta. Uomo 
cupo, o che, benché stia cheto e noi 
dimostri, intenda a far male. QuesCiU^ 
que chete rovinano i ponti (dice fig. il 
Fag. ne^Gen, cor, dai loro fig. III, 12). 

Acqua per i gonzi, fig. Orpello* 
Orpellamento, Orpellatura, Inorpellar 
mento, Inorpellatura, Invemicatura, 
Apparenza di bene, colore. 

Acqua pura. Acqua schietta^ cioò 
non acconcia. 

Acqua salada. Acqua salsa. 

Acqua spessa. Acqua torbida ofan* 
gasa. V acqua lacustre o fiumatica 
ch^è talvolta torbida per Tagitamento 
• che sommuove la terra del fondo. 

Acqua sporca. Sciacquatura, Brvda 
— In altro sig. F, a pag. 6. 

Acqua tevedinna. Acqua tiepidetta 
o tepidetta o tiepidetta anzi che no. 

Acqua torbera d^onfium.y^c^im alba, 

Acgua torbera no fa specc 

Proverbio il quale ci avvisa che dove 
è imperfezione non può essere buon 
modello, ed anche non essere schiet- 
tezza in chi ha cera, parole e maniere 
misteriose. 

A quell^ acqua che no me bagna no 
ghe badi. Tanice il male che non mi 
nuoce quante il ben cfts non mi giova. 
Di quel die non mi cale nsfn ne dico 
nò ben né male. Dicesi di cosa per 4 
noi indifferente. 

Andà contr^ acqua, f^ Andà. 

Andà in acqua, Digìdacciare, Dicesi 
di ghiaccio che si sciolga in acqua. 

Andà per acqua i ni voi. V, Ni voi. 

A sti or fqeura de Tacqua? F, Ora. 

Ave o Vess cont on pè a moeu) e 
ToUer in Tacqua. Esser tra V incudine 



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ACQ ( 

. e il martello. Pericolare per ogni verso. 

Be¥ doma acqua. Kt Bev. 

Gagg in acqua, f^. C^gg- 

Campee dì acqu. f^, Gampée. 

Cava r acqua. AUignere acqua. 

Chi è staa scottaa de T acqua col- 
da, se guarda de la Treggia. Chi è 
scottato una volta 9 l'altra vi soffia 
su. Chi dalla serpe è punto ha paura 
delle lucertole. Al tempo delle serpi 
le lucertole Jan paura, 

Corr r acqua in bocca. Femr faC' 
qua in su l'ugola. Venir V acqua o 
V acquolina in bocca. La gola gU fa 
come un saliscenào. La gola gli fa 
tappe tappe. Venir voglia. 

Dà l'acqua. Dare l'acqua(cos\ TAlb. 
bass. in Ondoyer). Battezzare un bam- 
bino fuor di chiesa, dargli l'acqua 
battesimale senza le solennità consue- 
te ; il che si fa » anche da persone non 
ecclesiastiche allorché il bambino lasci 
temere della vita, o da chi ne ha il 
diritto quando per altre cagioni se 
n'abbia a protrarre a lungo il bat- 
tesimo formale. 

Dà r acqua ai praa , a Tortala , ecc. 
Inacquare. Adacquare. Irrigare. Dare 
acqua ai prati ^ all' orto ^ ecc. 

El giugarav in T acqua. Giocherebbe 
sui pettini da lino. Egli ha V asso nel 
ventriglio. Dicesi di chi è appassio- 
natissimo pel giuoco. 

El sangu Tè minga acqua {die an- 
che dicesi El sangu el sporg). Il san- 
gue tira. Dicesi del risvegliarsi alcuna 
inclinazione da naturai simpatia, so- 
miglianza o congiunzione di sangue. 

Fa acqua in barca. Fare acqua. En- 
trar r acqua per una falla, cioè per 
qualche apertura , in barca. 

Fa on boeucc in T acqua. Fare un 
buco nelV acqua. Andare per acqua 
col vaglio 9 e bass. Fare una vescia. 
Riuscir male nel proprio disegno. 

Fa vede in che pò d'acqua s'è. f . Pè. 

Fa vegni V acqua ai dent. Fitr ve- 
nire l'acquolina in bocca. 

Gioengh d** acqua. F. Gioeùgh. 

L'acqua la fa marscl i fondament 
o L'acqua l'è bonna de lavass i pee. 
L'acqua rovina e rompe i ponti. L'ac- 
qua fa marcire i pali. Così dicono i be- 
vitori di via pretto, come per dannar 



4) ACQ 

l'uso di annacquare il vino, e oosl 
i beoni per ischemire gli asteraj. 

Lassa andà l'acqua dove la va o 
per el so canal o dove la voeur. Lor- 
sciar andare P acqua alla china o 
idi' ingiù. Lasciare che le cose cam- 
minino naturabnente senza pigliar- 
cene briga* 

Lassass vegnl l' acqua adoss. i?t- 
dursi alVolio santo. Lasciarsi sopraf- 
fare dalla piena. In proposito di ciò 
fu detto che È mal per chi Ita tempo 
e tempo aspetta , Che mentre piscia 
il can^ la lepre sbietta. 

Lavora sott' acqua. Lavorar sottac- 
qua o ili nascosto* Far fuoco nelV orcio. 
Adoperarsi in checchessia di nascosto. 

L'è volt i acqu. La marina è tur- 
bala o gonfiala. Dicesi fig. di chi sia 
in collera. 

L'oeuli el sta dessoravia de l'ac- 
qua. La verità sia sempre a galla. 

Mett acqua, fìg. Metter bene tra al- 
cuni. Rappacifìcare ; contrario di Giur 
gnere o Metter legno al fuoco. 

Mojà in l' acqua. Tuffare. V. Mojà. 

Noi ten pù né vin né acqua. La 
camicia non gli tocca il culo. Non 
tocca terra. Non può star ne* panni 9 e 
valgono. Egli è in estrema allegrezza. 

Omm che bev doma acqua. Bevi- 
lacqiut. Astemio. 

Omm che va sott'acqua. Palombaro* 

Perdes o Nega in d'on cugiaa d'ac- 
qua. Affogarsi in un bicchier d'acqua 
o ne* mocci o alla porticciuola. Rom- 
pere il collo in un fil di paglia. Aom- 
brare o Inciampare né' ragnateli. In- 
ciampar nelle cialde o ne* cialdoni. 
Morir di fame in Altopascio o in un 
forno di schiacciatine o in una naive 
di biscotto o in una madia o in un 
forno di schiacciate cotte. 

Pesta l'acqua in del mortee. Bat- 
tere o Pestare o Diguazzar V acqua nel 
mortajo. Fare cosa inutile. 

Pian barbee che T acqua la scotta. 
Pian, barbiere elèe il ranno è caldo 
o il ranno cuoce. 

Scappa come el diavol de l'acqua 
santa. Fuggire come il diaiwlo la croce, 

Scriv in l'acqua. Seminar nelTarena. 

Sincer come l' acqua del Lamber. 
K Làmber. 



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ACQ (5 

Sia dessorayia de T acqua. Gallega 
. giare* Stare a golia. 

Sta lontan come el dianien de Tac- 
qua santa. ^. sopra Scappa. 

Tira r acqua al so molin. F. Mdin. 

Trà foeura P acqua de la barca o 
di foas* AggoUare. 

Ti*as8 a r acqua* Scorrere la cavai'' 
lina. Darsi buon tempo. 

Yegni a T acqua ciara* Federe in 
quanC acqua si peschi» Cauar la volpe 
Juori della buca. 

Yenna d^acqua. Rampollo, Vena. 

Yess dò. gott d* acqua. V. Gótta. 
. Yorè riva a T acqua ciara. Voler 
vederne l'acqua chiara. 
Acqua. Pioggia. Acqua piovana o di 
. pioggia. Piovana ass. . 

Acqua de vilan che la passa el ga- 
bau. Acquerugiola. L'acqua assuppUf 
viddani dei Siciliani. 

Ciel ross, o vent o acqua. V. Giél. 

El sol sui oliv 9 V acqua sui ciapp. 
V. Oliva. 

Gioven come V acqua. F. Gióven. 

L^ acqua dopo san Baiioiomee Tè 
benna de lava i pee. V. Bartolomée. 

La prima acqua che ven V è quella 
che bagna. Ogni acqua (lo) immolla. Si 
dice di chi è in istato che ogni mi- 
nima cosa gli dia il tracollo. 

La prima acqua d^agost la porta 
via on sacch de pures e on sacch de 
moscb. V. Agdst. 

Quand el so el se volta indree, 
la roatlina P acqua ai pee. V. S6. 

Quand T acqua la fa sonaj, toma 
indree, mett giò i strivaj. f^ Sonàj. 

Stà-sù r acqua. V. Sxìt. 
Acqua. Acqua in sig. di Orina. 

Cava Tacqua. Cavar V orina. 

Dà Tacqua ai oliv o Trà via on poo 
d^ acqua. Far acqua. Orinare. 
Acqua. Acqua. Limpidezza neUe gioje ^- 
Sto diamant el gh^ha ona bell^acqua. 
Questo diamante ha una bell'acqua. 
Acqua. Acqua. Umore del corpo dell^a- 
nimale; sudore; sierosità; ecc. 

Andà in acqua •• Dicesi di 

• ima torta di latte che per aver dato 
un bollore si dissolve in acqua sie- 
rosa, e simili. Alziamo nei diz. An^ 
dare in broda; forse p«>trebbesi per 
analogia dire Andare in acqua. 



) ACQ 

Andà o Yess luti in d*on'*acqua. 7>w- 
sudare. Esser tutto molle di sudore» 
Stillarsi dal caldo. 

S*cioppà Tacqua Nelle incinte 

prossimissime al parto dicesi dello 
sgorgare Tacque delPamnio, che è 
una delle tuniche nelle cui acque 
nuota il feto. Sgorgar le acque dice 
Ruggieri nel Diz. di chirurgia. Il Yoc. 
di Bologna registra Y Acqua dell'ama 
nio e V Acido amnico. 

Vegnl foeura T acqua d^ona vessi- 
ghetta. Scoppiare una bollicina acqui»- 
juola. 

Yegni giò r acqua di ceucc. Uscir 
acqua dagli ocelli ^ cioò uscirne Tu* 
mor lagrimale. 

Yegni Tacque ai oeucc. Imbambolare. 

Acqua. Acqua in senso di acqua ai*tifi- 

ciata o liquore cavato da erbe» fiori, 

ecc. per infusione, distillazione, eoe* 

Acqua amara Così chiamasi 

ogni acqua in cui siano infuse una o 
più erbe amaricanti, che si dà a bere 
per rimedio. In Toscana usano Acqua 
di vette cosi detta anlonomasticamente, 
e vale Acqua di vettarelle^ cioè di 
ramuscoli d^ arancio. 

Acqua caffettada .... Acqua con 
infusione di caffè. 

Acqua con Tasée. Acqua acetata. 
Bevanda d^ acqua mista ad aceto. 

Acqua coni el mei. Idromèle. Acqua 
melata. 

Acqua d"* acetosa. F. Acetósa. 

Acqua d'agher de zeder. V. Àgher. 

Acqua de Cològn. Acqua di Colonia. 

Acque de fambròs. Acqua di lam» 
poni{GheT. Enc). 

Acqua de la barba. Ranno. Quel- 
T acqua calda con cui s^ insapona la 
barba per raderla. 

Acqua de la reginna.. Acqua deUa 
regina(Min., Yoc. un.). Spirito di vino 
stillato con ramerino e fior d"* arancio. 

Acqua de limon. Limonea. 

Acqua de malba. Acqua malvaia? 

Acqua de marenn AcqusT 

con conserva .di marasche. 

Acqua de milafloeur. Acqua di mil" 
lefioriiUaghì. Od.). 

Acqua de ròs. Acqua rosa o rosata. 

Acqua de sparti. V. Acquafòrta*. 

Acqua dolza. Acqua acconcia. 



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ACQ (6 

Acqpia d^orz. Orzata. Bevanda di 
orzo cotto. 

Acqua imperiai. Acqua imperiale 
(cosi TAlb. enc. in Acqua), Soluzio- 
ne di cremortartaro in acqua con 
sugo di limone e zucchero. 

Acqua matrical. Acqua di matricarìa 
(Rie. fior.). Acqua con infusione di 
matricale, cioè camamilla. 

Acqua panada. Acqua panata^ cioè 
acqua cotta con infusione di midolla 
di pane abbrostito. 

Acqua sporca (scb.) o dolza. Acqua 
acconcia. Acqua concia. 

Acqua tengiuda. Acqua avvinata 9 
ed anche Pisciando. Pisciatello, Vino 
molto adacquato e debole. 

, Acqua vulneraria. Acqua vulneraria 
(cosi PAlb. enc. in Acqua), 

Fa fa r acqua ai cocumer, ai zuc- 

chett , ecc Insalare le znc- 

chette, i cetriuoli e simili affettati e 
crudi, e lasciarli per alcun tempo in 
quiete finché abbiano deposto Tumore 
acqueo che avevano in sé. 

Yess battezzaa con T acqua di spi- 

naso o di bojocch o cont el zuccher. 

Esser di poco sale. Esser, battezzato in 

domenica 9 -cioè in tempo che non si 

vende sale 9 e dlcesi di uno sciocco. 

VcButt on^acqua ? F'uoi tu un'acqua ? 

( cioè un^ acqua acconcia ). 

Acqua! o Acqua de belegott! o Acqua 

pader I o Acqua pader 9 ch^ el con- 

vent el brusa! Catterà! Sp. d^escla- 

• mazione. f. Nèspola. 

Acqua-e4att lì Lait coupé dei Fr. 

Acquafèrta. Acquaforte. Acqua forte. Ac* 
qua da partire^ e chimic. Acido nitrico. 
Acquamorta. K. in Acqua. 
Acquaràsa. Olio essenziale o Essenza di 

trementina. 
Acquarella. T. dei Diseg. Acquerella. 
Acquerello — L^ acquerello molto an- 
nacquato, e perciò scolorato, dicesi 
Acquerelletto. 

Dagh d''acquarella. Scìdzzare o Toc- 
* cor d' acquerello. 
Acquarella. Acquerellare* 
Acquarellàa. Acquerellato. 
Acquarellìsta. ..... Nelle nostre scuole 

braidensi di belle arti chiamano ;cosi 
chi sta esclusivamente imparando a 
toccare d"" acquerello i disegni. 



) ACQ 

Acquaroeù. V> Acquiroeù. 

Acquaròzz. Pitùita? Flemma? Nome ge^ 
nerico degli umori quasi acquei che 
imbarazzano lo stomaco e le prime 
vie, i quali inducono in noi quel 
senso di tendenza al vomito che i 
medici chiamano f^omiturizione 9 e che 
rigettati si direbbero forse bene Gèt" 
tiio di flemma. Gli Acquàri onde parla 
il Nelli (III, 173) sono per avventura 
il nostro Acquaròzz. 

Acquasanta. Acqua santa* Acqua benc' 
deUa. 

Acquasanta che me bagna, 
Spiritusant che me compagna 9 
Brutta bestia va via de li, 
Spiritusant ven chi con mi. 
È una delle cantilene che altre volte 
le balie e le fantesche insegnavano 
dire ai ragazzi quando andavano a 
letto; oggidì in Milano queste nenie 
non usano quasi più; a Cremona però 
devono esser vive pei lagni che ne 
fa r Apporti. A ogni modo siffatte 
nenie non diisgiovavano forse tanto 
quanto crede queP dotto; e se dege- 
nerarono in idiotismi, è da avvertire 
che anche le canzoni migliori avran- 
no sempre ugual sorte in bocca del 
popolo nato fatto per voltar voci, 
canzoni, cantilene a modo suo. 
Aobb de benedi con T acquasanta. 

Cose di poco momento, che 

non rilevano più che tanto, da non 
ne far conto , da non se ne prendere 
briga, pensiero o accoramento. 

Acquasantln. Pila. Vaso di marmo , pie- 
tra o metallo, di più grandezze, che 
contiene T acqua santa nelle chiese. 

Acquasantln. Secchiolino. Piletta {*ùor.). 
Vasetto per T acqua benedetta che si 
mette da capo del letto nelle case. 

Acquàscia. Acquacela. 

Acquavitée. Acquavitajo» Voce non re* 
. gistrata dai diz., ma usata dall^Alga- 
rotti nei suoi Viaggi di Russia, ove 
dice : E quegli erano i bei tempi della 
Ptussia^ sostengono gli acquavitai di 
Danzica .... ... (voi. VI, pag. ioa). 

I Fr. hanno Brandvinier ^ e i Ted. 
Brandweinschenk. 

Acquéri. Acquazzone. 

Acquétta. Acquetta. Specie di veleno cosi 
detto dalla sua limpidezza* 



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ADE ( 

Acquinnft Voce che usiamo per 

Tezzo o per lezio coi bambini; per 
es. Bey on poo d** acquimia. Su via ; 
bevi questa po'* à* acquicella? 
Acquiroeù e Acquaroeù. Jcquajo, Scola- 
iojo. Condotto neUe case per cui si 
dà Tesilo alle sciacquature ed altre 
acque immonde che si gettano via, e 
si dice comunemente del luogo stesso 
OT^è la pUa che riceve T acqua cui 
si vuole dar esito pel condotto — VjIc- 
guajuolo o Acquaruolo dei diz. vale 
venditor d^acqua-— F. anche Lavandìn. 
Canna. Bottino. Pozzo nero, 
Acquiroeù. Ad, di Mèrla. F, 
Acqubt. Acquisto. Si usa nelle frasi Fa 
on acquisi e Rohba de bon acquisi e 
Bobba de mal acquisi. V. Ròbba. 
Acrimònia. Acrimonia* Qualità di ciò 

eh" è acre, acredine, mordacità. 
Acùnt. s. m. A buon conio. P.es. Damm on 
acunt. Dammi alcuna somma a buon 
conto. 
Acùsa. Accusa. 
Aciisà. 9^. Cusi. 
Adacquatòri. Adacquàbile. 
Adàmm. Adamo. 

Vess de la costa d*Àdamm 

Esser de* protetti, de'' favoriti ; in qual- 
che modo Essere il buono e il bello 
appresso J? alcuno. 
Ad&si. Adagio} e con voce ant. usata 
da Fra Guitton d^ Arezzo e Francesco 
da Barberino ne*Doc. d^ Amore^Adasio. 
Andà adasi. F. Andà. 
Adatta. Adattare. 
Adattàa. Adattato. 
Adattàss. Adattarsi. 

Adequàa. s. m. Valuta comune (cosi nelle 
Cettere di negozio d'^Annibal Caro). 
Aderenza. Attenenza. Attegnenza. Appar- 
tenenza. Relazione di amicizia o di pa- 
rentela. Ave di gran aderenz. Aver mol- 
te attenenze 9 cioè parentele, amici — 
V Aderenza dei diz. ha altri significati. 
Adèss. Adesso, 

Adess come adess. m* avv. Ora come 
ora. Per es. Pretendi minga de ma- 
ridalla con nagott; ma adess come 
adess posa minga di cessa ghe daroo. 
Non pretendo ( è Ciapo contadino che 
parla) di maritalla a ufo; ma ora 
com*ora non posso dire tanto né quan- 
to {¥»g. Un vero amore non cura in- 



7) ADR 

. ieresse atto I, se. 8 verso il fine). 
L^ è li adess. Lo stesso che V è aj- 
bella. r. Ajbèlla. 

Si adess 1 ironie* e come per negare 
con certa enfasi. Appunto! Per es* Si 
adess, la plebaja la ghe voour giust 
guarda lee a sti robb! Appunto 9 ti so 
dire che il popolo se ne cura di questo! 
Adio. Addio e A Dio, Modo di salutare. 
. Adio beli temp. K Temp. 

Dà on caro adio. Mettere in ab^ 
bandono. 
Adora. Adorare. 

Adora. Dorare, Indorare -^V Adorare dei 

diz. vale Venerare, quasi idolatrare. 

Adoràa. Dorato, Indorato — V Adoralo 

dei diz. vale^ Venerato , ecc. 
Adòss. Addosso, In sul dosso. 

Andà adoss a vun. Scendere sopra 
uno. Scagliarsi addosso a uno. Avvera 
tarsi sopra ad alcuno. 

Dà adoss a vun. Dare alle gambe 
d' alcuno. Perseguitarlo , attraversar^ 
gli i negozii, ed anche Lacerare la 
fama d^un assente. 

Dagh adoss a on lavora 

Lavorare con impegno; sbrigare un 
lavoro. 

Dà adoss a vun. Reprimere uno* 
Rintuzzarlo, tenerlo a freno. 

Fassela adoss. Cacarsi sotto* Scon- 
cacarsi; e bass. Empiersi i calzoni. 
Mangia adoss. F, Mangia. 
Mett adoss. Addossare, 
Mettes adoss. Addossarsi, Recarsi 
addosso. Incaricarsi di checchessia. 

Mettes adoss on vestii. Festire un 
abito. 

Mettes adoss tutt quel che se gua- 
dagna o tutti so danee . 

Spendere ogni cosa in abbigliamenti* 
Adotta. Adottare, 
Adotllv. Adottivo, 

Adovàa. v. de"* Paniera] brianz. Addo^ 
gaio. Allislato, Dicqsi de** lavori fatti 
a schegge ingraticolate* 
Adquid. F, Quid. 
Adrée (e Drée). Addietro, Dietro» 

Andà adiee colle frasi dipendenti • 
veggasi in Andà. 

Avegh adree ona roba. Avere seco 
checchessia — Te gheTet adree? L'hai 
teco? e cosi cogli altri pronomi. 
Griàgh adree« F. Cria. 



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ADU (8 

Chi adree. Qui presso* Quinci intorno. 

Dormigh adree. Dormire* Operare 
trascuratamente. Talora anche vale 
per Non curare. Per es. Mi bilj baj , e 
lu el ghe dorma adree. Io grido , ed 
egli non mi tibbada né punto né poco. 

Fass vardà adree. Dar da dire o 
da parlare di sé. Dar cite dire. Dar 
che dire alla brigata* Far dire di sé 
o d^/atii suoi. Far dire altrui o la 
gente. Farsi scorgere* 

Là adree. Colà presso. Là oltre. 

Lì adree. Ivi oltre. 

Li adree. Là. All' incirca. Circa. In 
quel tomo* Li adi*ee ai duu ann. Di 
due anni o in quel tomo* Lì adree 
a r aurora. Là ver l^ aurora. 

Mori adree. Fare il cascamorto. 
Spasimar per alcuno; bas. Esseme cotto. 

Ridegh adree. Non darsene pen- 
siero — Ridersi di alcuno. 

Stagh adree a vun. Sollecitare o 
Stimolare alcuno. Essere o Stare alle 
spalle d*uno. Serrare il panno o i panni 
addosso ad alcuno. Esser alle costole 
d^ alcuno. Assediare uno^ detto fig. 
vale Esser sempre attorno ad alcuno 
per conseguire che che sia , importu- 
nare — /.u^ingare. Allettare con false 
o finte o dolci parole per indurre a 
checchessia. 

Tcgnl adree a vun. TTener dietro 
ad uno 9 vale seguitarlo camminan- 
do — Codiare alcuno. Tener dietro ai 
passi d* alcuno^ vale Osservare i suoi 
andamenti — Tegnl adree ai nemìs. 
Ormare l'inimico, seguirne le tracce. 

Tra adree la robba. Gittar via. Dare 
o vendere le cose per manco ch^ elle 
non vagliono. 

Vegni minga adree. F". Vegni. 

yess adree a quai cossa. Lavorare. 
Andar facendo checcìiessia. Essere 
nell^ azione del fare o del lavorare. 
. Viv adree. K. Viv. 
Adrèss. Soprascritta. Indirizzo. Voce 
pretta francese denotante intitolazio- 
ne d^una lettera o simili. 
'Adriènn. Andrienne. 
Adrittùra. Addirittura. 
Adsedèss. Lo stesso die Dessadèss. f^. 
Adulatór. Adulatore, 
Adula torà. Adulatrice, 
Adulazidn. Adulazione* 



) AFA 

Advént. Avvento. 

Chi se sposa in advent finna a la 
mort s'^en sent. V. Mòrt. 
Afabètt. idiot. per Alfabèti. K. 
AfabU. Affabile. 
Afabilitàa. Affabilità* 
Aiace. Affatto. 

Afacc afaccisc. m. cont. dell'* A. ÌL 
Affatto affatto. 

Fa afacc. Far ilei resto. Vale ro- 
vinare affatto, consumar ogni cosa. 

Ye$8 foeura afacc. Lo stesso che Yess 
fceura de la grazia de Dio. K. Dio* 
Afaccisc. ^. in Afàcc. 
Afamàa. Affamato. 
Afare. Affare. Negozio. Faccenda. Bisogna* 

Afare de poch. Affare di poco conto^ 
di poco rilievo. 

Afare adattaa per mi» per lu. Terren 
da' miei 9 da' suoi Jerri.ùg.^ cioè tale 
da poterne uscire a onore. 

Afare balord o cattiv o infesciaa. 
Affaraccio. Affare o Negozio intrigato^ 
imbrogliato^ implicato ^ complicato. 

Ave di gran afari. Affogar nelle 
faccende. Aver più faccende che un 
mercato. Aver più che fare die a un 
pajo di nozze. Essere in faccende. 
Essere tenuto faccendoso* Essere affac 
cendatissimo* 

Fa ben i so afari. Accomodare o 
Acconciare il fomajo. Assettare o Ac- 
conciar le uova nel panieruzzo o par 
nieruzzolo o paneruzzo.ùg. Accomo- 
dare benissimo i fatti suoi. 

Fa di afari. Far faccende. Far delle 
faccende. Spacciare molta mercanzia ^ 
molta roba. 

L^ afare Té andaa maa in sul pi3^ 
beli. Appunto ci è caduta la gragnuola 
nel far della ricolta ùg. Il negozio 
si è guastato in sul buono della con- 
clusione. 

L** afare el va ben. Abbiamo o Te- 
niam buono in monometaf., cioè V af- 
fare è in buono stato. . 

L** afare Tè minga desperaa. // dia- 
vol non è brutto o nero com' è" si dipi- 
gne. Chi vede il diavol daddovero^ lo 
vede con men coma e manco nero. 

Ve afare fenii. È affar fatto* È 
posta ferma. È negozio concluso» JJ? 
pimix) accordato ,• e in sig. met. È af- 
fare fritto. Ella é spacciata. 



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AGH ( 

L^i r afare d'^ou^ora; On afarc de 
tre lir, ecc. Un coso d* un' ora. Un 
coso di tre lire o Qualche tre lire» • 
Vcgni ben on afare, f^, Vegnl. 

Afarètto. Affaruccio. Interessuccio. Fac- 
cenduola, AlFare poco importante. 

Afarùn. Grande affare, cioè d^ importan- 
za o di iucro — - Affaraccio è pegg. 

Afeda. Affé di Dio. Per verità, Affededieci. 

Afettàa. Affettato. 

Afin. Aveghen mai afìn o affin. f^ in Fin. 

Aiittànza. Affitto. Allogazione; e con- v. 
for. Locazione» Fra noi dicesi de^ soli 
poderi di campagna. 

Afdnd. Profondo. 

A forziòri. V. Forzièri. 

Àfrica. Africa. Affrica, 

Animai de TAfrica. (ig. Ànimalone. 
Aninudaccio. 

Africànna. Ad. d^ Uga. y. 

ASrónX. Affronto. Adontamento, oltraggio. 

Àgata. Agata. Pietra preziosa nota. 

Agént. Agente — Amministratore. 

Agenzia. Attoria — Amministrazione. 

AgevoIézz(Usà di). ^. Cortesia. 

Aggio. T. comm. e monet. Fiierescimenio 
( Orsini Mon. p. xtii) ^ con voce mo- 
derna Aggio; e corrottamente Agio. 
Ayegh aggio. Ricr€scere{Orsm\ ivi). 

Aggio(Dà). Dare agio. Dar campo. 

Aggiònt. Aggiunto. 

Aggiustadór. K Giustaddr. 

Aggresgià. y. a. Affrettare^ e ant. Avac-^ 
dare. 

Àgher. s. m. Agrifoglio. Alloro o Lauro 
spinoso. Pianta non rara nelle nostre 
colline che è Vllex aqiiifolium de* hot. 
In città la diciamo com. Làvor che 
spong ; ma gP impiallacciatori , i tor- 
niaj, ecc. la dicono Agher; i contadini 
la dicono Bruscón e Làvor salvadegh. 

Àgher. s. m. Lo stesso che Acqua d'^agher 
de zeder. f^. Àgher de zeder. 

Àgher. ad. Agro. 

Pù agher di limon. K. Limòn. 

Àgher. frettino. Aggiunto di metallo cru- 
do, che è di frattura granulare. 

Àgher bianch o de montagna. Acero 
fico o falso o bianco. Testucchio quer- 
cino, BelPalbero che è VAcer pseudo^ 
platanus de' hot. 

Àgher de zeder. Agro di cedro — Agro 
di limone acconcio e bollito con ztu:- 
chero , ecc. On àgher o vero On acqua 

yoi. I. 



9 ) AGO 

d^ agher de seder. Un* acqua cedrata 

. cU limone. 

In agher de zeder. ilg.f^. Zéder. 

Aghi.(i). s. m. pi Nóme che 

si dà a quella rotella d^ ottone iiX 
cui sono le varie puntine d^ oro cor- 
rispondenti ai.varj gradi di bontà che 
hanno ad ^ere le monete. Di questi 
aghi 9 detti toucheaux dai Francesi» 
si servono i saggiatori di zecca pe£ 
saggiare le monete. 

Agitàa. Agitato* 

Agitazión. Agitazione, 

Agn. V. ^nt. Anni. F. Ann. 

Agnàa. Agnato. 

Agnavùn. v. cont. br. Ognuno» 

Agnèll. Agnello. V. Bè. 

Ogni agncU gh* ha el so prajell. V. 

. in Cavagnoéù. 

Agnellin. V, Berìn. 

El signor el creja P agnellin cont 
el so pascolellin. F, in Cavagnceu. 

Aguésa.^g/i65e<Nome proprio — Il Lasca 

nella Gelosia scrive sempre Agnesa. 

A sanO Agnesa corr la luserta per 

la scesa Yale che^di gennajo 

incomincia talora a raddolcirsi la sta* 
gione. 

Agnus ó Agnùss o cont. Agnussin. Bre- 
ve. Brieve. Piccolo involto co^ entro 
reliquie od orazioni che portasi al 
collo per divozione. Francesi e Pro- 
venzali dicono Agnus in questo senso. 
Il Coltellini , traducendo il Dizionario 
dei culti religiosi dal francese, usò 
Agnusdeij voce che leggesi anche nel 
Naso di Guadagn. sest. 6 e in alcune 
Novelle di altri scrittori toscani. 

Agón. Agone. Pesce noto che è il Cypri- 
nus agone di Scopoli. Se non erro , è 
detto Stacchetta appena nato , Antesin 
novellino, Agon adulto. 

Cott come on agon. /^. Còtt. 
Fa la mort di agon. K Mòrt. 

Agonin. Agoncino. 

Àgòrd. Copioso. Buono. "^Grosso. Fantag- 
giato, Avv^m'taggiato. Esuberante. Ag- 
giunto dimostrante grande, oltre il 
mediocre , maggiore dell'* ordinario » 
superiore alla giusta misura. Per es.: 
Pes agord. Buon peso. Negozi agord. 
Negozione. Buon negozio — È da no- 
tarsi che i diz. hanno il sostantivo 
Ingordezza e P aggettivo Ingordo in 

2 



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AJ ( 

sìgokfidatp alquanto affina riferiti che 
siano a prezzi, pesi, misure e simili 
quando sono troppo rigorosi ed ecce- 

' dono il giusto e H convenevole. 

AgÓBt. Jgosto — f^ anche Faraydst. 
La prima acqua d^ agost la porta 
▼ia on sacoh de pores e on sacch de 

mosch E vale ^e la pioggia 

•agostina rinfresca in un subito Paria. 

AgOstànna. F» Ostànna. 

Agozzin.^gussi/io e ìòìoi.Ai^zsknOjtéaiZr 
Zino, Noi però conosciamo questi no- 
mi , più che nei sensi positivi di guar- 
daciurma o guardaschiavi » in quello 
traslato di chi abbia per costume il 
percuotere malamente chiunque gli é 
soggetto — Il Zan. Diz. registra queste 
voci per tJomo crudele , tiranno. 

Agra ( che anche dicesi Majèstra ) 

Il siero rappreso che avanza alla ri- 
• cotta, e che posto in una tinozza si 
lascia inacidire e si serba specialmente 
per fare i cosi detti mascherponi. 

AgràfF. Àfflbbiaglio. Fermaglio, Dal fr. 
Agraffe, 

Agramàn. Agrimani al pi. (Adimari Sat. li 

p. 579 e Tarifie fiorenline). Dicesi di 

una sp. di galloni traforati a merletto 

che usavano già le donne nelle loro 

. vesti e i ricclù in sulle tappezzerie. 

Agramàn. Cortesia, Piacere, Dal frane. 
Agrément, 

Agravàa. Aggra/ifoto, 

Agravàa de famiglia. Grave in fa- 
miglia, cioè che ha famiglia numerosa. 

Agràvi. Gabella, Aggravio, Gravamento, 
Imposta. Noi lo usiamo specialmente 
al pi. per Imposte; e di «qui il dett. 

\eM giò di agravi Essere 

sessagenario ( e perciò esente dal te- 
statico)^ ed anche Essere uomo or- 
mai inetto a^ lavori di mano , invali- 
do , impotente , da nulla* 

Agrós. Ad, di LatV ^. 

Ahja. y, Aja. 

Ahn. V, Aàn. 

Airdn. Airóne^ volg. tose. Sgarxa Giif- 

Jetto; e con voci forse meno da usarsi 

perché idiutiche o, equivoche Aghi- 

. réne e Ariane» Uccello che è VArdea 

. majorhia, 

Aj. jéglio, 

Coo. Capo » Fesa. Spiccino » Coa 
o Sgaùsc. Coda* 



IO ) AJD 

Coronna d^aj. Best4 d'aglio. 

Fa mangia aj. fig. Far mordere o 

• rodere il freno o le mani o i chiavi- 
stelli. Muovere a collera, ad ira. 

Mangia aj. fig. Rodere o Mordere il 
freno o le mani o i chiavistelli. Mugu- 
mare. Stiacciare come un picchio. Vale 
aver grand^ ira e non poterla sfogare. 
No se compra on coo d* a j con cent 
cuntee. l/n sacco di pensieri non paga 
mai un ^fuaUrin di debiti. Dicesi per 

. modo di consolazione a chi si affigge, 
a da chi non vuol prendersi fastidio 
dei debiti. 

On cozzin d^ aj. Un aglietti. L* aglio 
che incomincia appena ad essere ca* 
pitato e spicchiuio. 

Tutt i cosk vegnen a taj, finna i 
ong de perà T aj. ... Vale doversi te- 
ner conto d* ogni niioiraa cosa perchè 
Ogniprunfa siepe» Ogni acqua immolla» 
Vatt a fa impieni el cuu d'aj, fV 
in malora. Va al barone* 

Aj de luff. Cipollaccio. Cipolle Canine 
o di serpe o selvatiche{Miàìì. e Targ.). 
K« Ajoeù. 

Aj de Idff (alli*o). Latte di gallina. PìanU 
bulbosa, comune nei campi e negli 
oi'ti, che fa il fìorc candido interna- 
mente e verde al di fuori. È VOnU- 
thogalum umbellatum dei boi. 

Aj matt .... VMUwn angutosum dei bot. 

Aj scialò. V, Scialò. 

Aja. Ahi. Esclamazione di dolore — Noi 
pronunziamo questa voce Aja cernie 
se fosse scritta AhJa. 

Ajàfik). Agliata, Savore infuso vi dentro 
deir aglio in certa quantità. 

Ajàda. fig. Cipollata. Sciocca stravagan- 
za, r. anche Cialàda — Notisi che nei 
diz. Fare un^ agliata o una grande 
agliata valgono fare una cicalata o 
gridata lunga o nojosa. 

Ajbèlla. Voce usata nella fhise Ve aj- 
bella {ette anche diciamo V è 11 adess 
L''è li bella). Egli è buon tempo ^ 
cioè egli è un pezzo, è già corso 
molto tempo — Nel Juras in questo 
significalo dicono II y a belle hurette. 

Ajdùcca. .'Wcfca(Gher . Sp.). Propriamente 
nome di una popolazione ungherese 
(Heiduken)^ passato a denotare fra noi 
UQa specie di servitore con livrea 
simile a^vestire di quella gente. Nella 



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AJU ( 

corte arciducale mSanèse del Mcdo 
jcorso si videro alcuni soldati pro- 
cedenti dalle cosi dette città- degli 
Jiditchi in Ungheria {Heidukénstàdté); 
e da essi venne la moda e la voce 
fra noi. Oggidì è pressoché ignota. 
Nelle rime del Balestrieri è frequente; 
e mi si dice che a'^suoi giorni si usasse 
vestire a Pmdacea anche t fanciulli » 
come li vediamo talora per capriccio 
abbigliare anche oggidì all^usàei'a, 
alla polacca, ecc. 
AjoBÀ* jégiietto, L^ aglio noveHino, noè 

ancora capitato né spicchiuto. 
Ajoeù. Mascari. Cipolla di cane o di serpe^ 
CipoUaàcio, Cipolla salvatiea. Erba co- 
mune nei campi e detta HyacinUms 
eomosus o Mhucari comósam dai hot. 
Ajoeù. Pancaeciublo, Spadacdnòla, Già' 
dialo. Monaeucee, Erba a fiore rinsso- 
rosco, comune tra le biade. È il G^ 
dioius commmus dei hot. 
k]osà. Sp. d* ulivo, r. Oliva. 
Ajoù salvadegh. V. Aj de lóff. 
Ajdu. A^io serpentino o tamburino o ma^ 
Schio. Aglio non a spicchi e d^ un solo 
bulbo. VAllium victoriaHà dei hot. 
Ajràda. Ajata, Lo stesso che Eriàda. V. 
Ajròsa. Caròla? Trescone? MesseraHcaf 
Ballo tondo? $p. di ballo sollevato, oggi 
uscito d^uso in città. Non sarebbe im- 
pcMsibile che la nostra voce traesse 
origine dal tedesco l^ur-Rose^ giacche 
il ballo era ed è frequente tra i foresi. 
Ajutànt. AjatantB. 

Aìntant de cusinna .... Voce usata 

per mettere il ganon di cucina più su 

del fattorino e più giù del sottocuoco. 

Ajutànta.^yiilimto5S4i. v. scherK,(Fagiuoli, 

. // TradUor fedele I, 16). 

Ajùtt. Ajuto, Soccorso. 

Ajutt de costa. Ajuio di costa. Mn- 
calzo {¥^g. Biro. IT g5). Soccorso di 
danaro od altre straordinario che diasi 
ad alcuno. 
Ajùtt. Aptto* Serpltiale. Lavativo, 
Ajùtt! e Ajcrtt san Aocch! e Ajutt ajutt 
ch^el maa Tè brutt! Domine ajutami! 
Domane ajuiael! Specie di esclama- 
xione ohe mette chi è sorpreso da 
spavento o da peric<do. 
Ajùtt. badane che umole» Altra esclama- 
tone di eh. sig. 
^)«tt, • bta o BM Tvj •Yfìi ti gots.(Sal«RiiB.) 



II y ALA 

Ala. Ala ;e9Ìfi.AUó Ali; «nt. Ale i^^ 
die al sing. •«- Poètie. Vanni ^^ L'Ala 
si divide in Ala. Ala prop. detta «» Alet- 
ta. Aletta ts'Alerón o Zimidn o Scimic^iS^ 
o Scimostón. Sommolo '— I co|t{ fra 
noi dicono Ala; il volgo dice Ara e 
i Ar. 
Cascia i al. Metter V ale. . . > 
Gocd! et vist Tusell? questa Pè 
Tala.QA castra questa. To'* questo m^f: 
niehetto.'ìHodi villaili co,' quali si n9g% 
altrui checchessia. 
Fa ida. Far ala ^ larff> « spalliera 
Sbassa i al.fig. Abbassare il cimie^ 
ro o la cresta. Deporre T orgoglio 9 
la superbia. 

Sbatt i al. Dibatter le ali. 
Slarga ì 9\., Spandere o Stendere o 
Spiegar le ale; efig. Uscir di pupillo i 
fare a inodo suo» e anche iig. Jhar 
le eorna o. la eresia o i7 cimiero* 

Smoccia o Tajà i al. Tarpare le ali; 
e fig. Tarpare y cioè scemar potere 
ad alcuno. 
Ala. Ala{*ioae» e néìVAmore e Musica 
del Guadagnoli sestina 66); con vo- 
ce dottrincde Lobo. Parte del fegato e 
del polmone (co/We//a) nelle bestie. 
Per es. HOo faa coeus tutt dò i al di| 
sta coradella de porscell, e hoo las- 
sàa indrce i alettin. Ho cotte ambe 
l'ale di questo polmone di majaìs^ e 
ho lasciate le alétte — K Kòso — I 
Sicil. dicono Pinna di fegatu -^ In 
Toscana sono modi volgari Ci ho ri' 
messa urlala di fegato^ Mi fece spu*»^ 
tare un'ala di polmone per significare 
Ho oputa gran rabbia^ Mi fece sfiatasre. 
Ala. T. de* Sell. Coperta. Nome delle due 
falde della sella. 

Ala. T. d'*Agr Cosi chiamaci ognuno 

di que** piani dolcemente idblinati tei 
quali è diviso un prato marcito}0. 
D'ordinario hamU>.una largheiaa di 
dieci in dodici braccia milanesi. 

Monta i al Dare il pendio 

necessario ai piani rettangoli d'un 
pìtito marcitojo deui al gelando eoi 
badile la terra o0corr6nte dal puntò 
de'ibssatelU di acolo ver«o i fossarij 
maggiori del prato stesso* 

Ala. T. d'Agt. Nei nostri prati 

marcito] e nelle risajè è anche detto 
. cosi uno de' canaletti di scolo mia^ri. 



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ALB ( la 

Ala. fusiera. Quella che ti 'mette ai ber- 
retti ed agli exakos de* militari per 
guardia della yista. 

Ala. Tesa, Fento, Piega» Il giro ioferiore 

' del cappello. E Provenzali e Spagnuoli 

' dicono pure Ala in questo sìgn. 

Ala. T. de'Cioccol. y. Cassón. 

Ala. T. de^ Sart. Finta, Quella parte che 
forma il finimento delle tasche. 

Ala de mur. Cortina. Mia. Lato. 

Ala de scafila. Ala (così TAlb. enc. in 
Cresta). 

Alabarda. Alabarda. Labàrda. Arme nota. 
Pientà Palabarda. fig. Lo stesso che 

' Andà a tire la roeuda. K Aoeùda. 

A-la-bella-mej. Alla meglio, 

Alabris. Lo stesso che Labràs. F'. 

A-la-contra. y. Centra. 

Alamàr. K. Alemàr. 

ÈìàrU Pòce usata nelle seguenti maniere: 
Andà alari. Andare aWaria , a soq- 
quadro; e anche Andare a monte. 

Ave el eoo alari. Essere traviato o 
sviato. 

Manda o Tra alari. Mandare o Met- 
tere a soqquadro o alV aria. Dissesta- 
re — Scioperare — Mandare a monte. 
Vess alari come on muli. F". Muli. 

Alàrma. s. m. Allarma{VH^. I Genit. cor. 
dai loro Jigh II, io). 

Alarmàa. Allarmato. 

Alarmàss. Allarmarsi. Prendere sospetto 
o timore. Mettersi in apprensione; e 
ciò per novità impensata e da cui 
temiamo alcun male. 

Alarmlsta Colui che diffonde no- 
tizie» per lo più false, di perdite di 

• battaglie, fortezze e simili in odio del 
governo. 

Alàscia. Alacela, Aliaccia. Grandmala; e 
noi lo diciamo specialmente al iig. par- 
lando di ale assai grandi nelle cuffie. 

A-4a->via. F. Via. 

Albarèll. Alberello. Vasetto da unguenti , 
colori, ecc. 

Albarèll (gergo). Pillola di cucina. Uovo. 

Albaròtt. Lo stesso che Beolin. F. 

Albàs. Ad. di Qubdi-éll e Medòn. K 

Albera per Aria (albagia). F, 

Albera. Trèmula, Trèmolo. Alberella. 
Pioppo conosciutissimo che è il Po- 
pulus tremalaUn. — V Albera dei di», 
corrisponde al Populus aibahìn. , cioè 
alla Tavemella dell'Oltrepò pavese. 



) ALE 

Afi>óm. '^Canapiglia. Specie d^anatra che 
è VAnas streperà degli ornitologi. 

Albera. Lo stesso che Bianchéra (uga). F. 

Albioeù. F. Elbioeù. 

Albioeù. T. di Cart. DraganeUo. Cassetta 
che serve a mandar V acqua nella 
pila ( in del fòli ). 

Albioeiì. Truogo. Truogolo. Vaso che 
serve a tener il mangiare pei polli. 
Probabilmente dall'* Alveolus de' Lat. 
Nel contado toscano è ancora rimasta 
la voce Albio. 

Albioeù. Beccato jo. Vasetto nelle gabbie 
che serve a tener il cibo degli uccelli. 

Albiùnun. Alburno. F. Biùmm. 

Àlbor. Albero. F. Pianta e Èrbol. 

Àlbor. T. gen. di Mecc. Albero. F. Èlbor. 

Àlbor. T. de' Calzet. Albero(OrÈS\ Diz.). 
La verga mobile superiore deretana 
del telajo di ferro da far calze. 

Àlbor. T. de^ Tomiaj .... Quel pezzo 
che va da coscia a coscia del banco 
o tavolato d'un tornio a cui è attac* 
cata una ruota che dà il moto al tor- 
nio stesso. Non si confonda col Fuso 
che il Diz. d'art, chiama Arare. 

Àlbora. F. Arborèlla. 

Alboràa. Arborato, Coperto d' alberi , 
vestito d'alberi, che produce alberL 

Alborée. F. Arboree. 

Alborèlla. F. Arborèlla. 

Alborètt. T. de'Calzet Nome 

d'ognuna di quelle due verghe del 
telajo da far calze che, poste sulla 
sbarra dagli aghi , tengono in guida 
il telajo slesso nel suo montascendi. 

Al borio. F. Erborìn. 

Alborinna. F. Arborèlla. 

Alchèrmes. Alc/ièrmes. 

Alchimista. Alchimista, 

Fa el guadagn di alchimista. F, 
Guadàgn. 

Alcànder. Lo stesso che Leànder. F, 

Aleàtegh. Aleàtico. Liàtico. Vino e uva. 

Alefànt. Elefante. Quadrupede noto — Di 
questo scambio dell' e in a che fanno 
gì' idioti , come fra noi cosi anche in 
Toscana , veggasi la voce Alimento 
nell'Alb. enc. , il quale registra anche 
l'idiotismo toscano d'Aliifante. 

Alegàa. Documento. Caita che si allega 
e unisce in prova d' alcuna scrittura. 
Potrebbesi dire anche la Carta alle'- 
gala o inchiusa 9 o assol. V Alligata» 



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ALE (I 

Aiégher. Allegro. Gajo, 

Fa sia alegher eoa poccfa. V. PÀcch. 
Gh*è pocch de sta alegher. Non 
p* è sciali. Non v*è sfoggi. 

Omm alegher el ciel le jutta. y. Òmm. 

Alegher. Vivace. Vivo — '• Foeugh ale- 
gher. Fuoco vivo. Buon fuoco. 

Alegher. Avvinazzato. Cotticcio. Brillo. 
Alticcio. Alto. Alletto, Alto dal vino. 
Avvinato — Antonio Pucci in un suo 
sonetto usa in questo senso Chiaretto. 
Yess alegher o a mezz'maria. Esser 
alto dal vino 9 brillo^ cotticelo ^ ecc. 

Alégher(Andà giò o Andà là). Aliare 
gar la mano in checchessia , e spec. 
in ispese, mance, camangiari, ecc. 

Alegher. avv. Addio. V. Ciàvo. 

Alegramént. Allegramente. 

Andà là alegramént. Allargare la 
mano in checchessìa. V. Alegher. 

Alemànda. Allemanda e Alememnai^ùor^. 
Specie di danza, di aria allegrissima, 
detta Allemande anche dai Francesi. 

Alemàr ( e Alamàr ). Alamaro. Sp. di af- 

• fibhiaglio che ha figura di uliva bis- 
lunga , ha un riscontro o un^allaccia- 
tura , e fa ufficio di bottone. La voce 
è d** origine spagnuola. 

Alemàr(neMibrì). Bruco. V. Olivetta. 

Alemarln e al pi. Alemarltt. Dim. di 
Alemàr. V. 

Alerdn dicono alcuni con vocabolo fran- 
cese ( aileron ) il sommolo dell* ala , 
detto più ordinariamente Zimióu. V. 

Alèst. Lesto. Pronto, Che usa prontezza» 
nell'' operare. 

Alètt. ^/ette(Milizia I9 157). Quelle cor- 
tinette o pilastrate che formano quasi 
dire gli stipiti di un*^ arcata d** inter- 
colonnio. Il cosi detto Pedritt è com- 
posto di queste Alett e dello spazio 
occupato dalla colonna intermedia. 

Alètt. OrecchiuòU (cosi leggesi nel Barg. 
Giuoc. piac. a pag. i58.). Quelle liste 
che veggonsi in certe berrette per uso 
di ricoprirsi con esst gli orecchi. 

Alètt. Copertine. V. Contrai. 

Alètt. T. de' Fab. d'org Sp. d'alie 

che si appiccano ai due lati della cosi 
detta bocca delle canne maggiori chia- 
mate d*^ accordatura in un organo. 

Alètt Alcuni tagliapietre , mar- 

morini e simili danno questo nome 
a que* uiangoleiti che risultano nelle 



3) ALI 

basi delle colonne e negli abbachi 
dei capitelli da* vani che lasciano il 
toro e i fogliami sovra e sotto stanti 
ai medesimi. Forse cosi li dicono per- 
chè in alcune antiche colonne usava- 
no coprirli con fogliami ad alia che 
dal toro stesso riuscivano sur essi. 

Alètta; Aletta. Alletta. Dim. d'Ala. 

Alètta. Pinna. Alletta. Aletta. Pennuzza. 
^/«(Magalotti li. 3) — La prima voce è 
dottrinale; le altre dello stil comune - 
Complesso di reste ossee o cartilagi- 
nose, collegate da una membrana, 
che sono Porgano del moto nei pe- 
sci. Le pinne si distinguono in pettà" 
rali , ventrali , dorsali , anali , caudali , 
secondo che sono inserite nel petto, 
nel ventre , sul dorso , all' ano , nella 
coda. Dagl'ittiologi si chiamano an- 
che NatatojCf e in certi pesci, come 
nei pleuronetti. Barbette. 

Alètta(iicce//o). V. Alina. 

Alètta per Patelettinna. V. 

Alètta. Aletta? Ala piccina delle cuffie. 

Alètta. Aletta (Sayj Ornit.). Gruppo di 
penne impiantato sul pollice posto 
dietro P angolo dell' ala degli uccelli. 

Alettin. s. m. e Alettinna. s. f. Dim, di 
Aletta; picciola aletta. 

Alettin. Aletta? Lobetto. V. Ala(ioòo). 

Alév. Allievo. Alunno. 

Alév. Allievo? Dicesi di quel parto di 
vacca che non si manda novellino a 
macello , ma che si rileva per averne 
bestia latta. Dell' asinino fu detto so- 
stantivamente Allevando. 

Alév ( che i contadini dicono anche Lèv). 

. Pianta matricina. Pianta giovane più 
vegnente la quale nelle tagliate si 
lascia di riserva per allevarla e averne 
albero fatto. Noi comprendiamo sotto 
questo nome generico gli alberi da 
palina, i bronconi e i virgulti. V. 
Pianta. Mi sembra che in parte corri- 
sponda al cosi detto ^a/iWottde'Franc. 

Alevitt Foggia di vestito andato 

in disuso. Forse dal frane Allez^ite. 

Alfabètt. Alfabeto^ E anche quella te- 
letta su cui è a puntiscritto P alfabeto. 
Andà per alfabètt. Seguire V ordine 
alfabetico. 

Aliam via. V. Andà e Via. 

Allna ( die anche dicesi Alétta e che al- 
tri dicono Scimaroeù o Tricchtracch 



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ALO ( 

dai suo verso). Pigliamosche. Aliuzta? 
Uccello che è la Muscicapa rubecola 
degli omit. — Sotto lo stesso nome 
d'^Allna a Alétta ìnteBdiamo anche 
r Aliuzza maschio di color bianco , 
cioè la Muscicapa albicollis di Tem- 
minck ; e la Boccaìepre o Grisettina o 
Grisola^ cioè la Muscicapa grisolalÀn. 
ValbicolUs è comune in agosto e set- 
tembre nelle nostre pianure ; la gri- 
sola in estate e nel primo autunno, 
ma va a svernare altrove. Sono tutti 
uccelletti che si cacciano a civétta. 

Alizzàri. y, Robbia. 

Allamanée. ) v* a. Grido di allegrezza con 

Allaminée» > cui altre volte i ra gassi e 
la plebe salutavano le spose novale 
al loro uscire dalla chiesa , quasi vo- 
lendo dire air imeneo 9 air imeneo. Si 
vegga su questa voce il Giul.,part. II, 
p. i5. Dairant. Allaminee è prove- 
nuto il dettato Shragià allaminee, ov« 
vero Fa la minee. y, Minée — Oggidì 
anche nelle campagne dell^Alto Mil. 
alla voce Allamanée furono sostituite 
quelle di Benis Benls, cioè a dire Da- 
teci confetti. 

Allòn. Alle mani. Animo. Via, Su, Dal fr. 
Allons, Voce colla quale si sollecita 
altrui a camminare o a far checches- 
sia. Il Fag. (nel suo Marito alla meda 
I, 8) ha Alò per animo ^ via^ su; e 
Alò ha pure il CecchìineW Assiuolo 
IV, 3 e altrove). Egli è desso; alò^ 

* la senni pi accenna. 

Allóra. Allora, Da noi però è usato an- 
che in Big. di In tal caso. Quando 
ella fosse stata così , e simili. Per es. 
S^«l r avess savnu , allora el le fava 
minga. Quando egli t avesse saputo 
non avrebbe f alio ciò. 

Allume. T. de'^Tint. Alluminare. Dare 
r allume ai panni innanzi tingerli af- 
finchè ricevano il colore. Quest'iasione 

- dicesi Alluminatura, 

A\mAnkcch,Almanacco,TaecuinOiLunaHo. 

Almànca. Almeno, Almanco» 

Alògg. Alloggio -^Yess d^alogg in d'^on 
loengh. Alloggiare in alcun luogo *— 
Noi diciamo anche on Alògg, di Alògg 
per denotare uno o più militari allog- 
giati nelle case private. Per es. Gh*avii 
di alogg ? Avete militari in alloggio 1 

Aloggià. y. Loggia. 



14 ) ALT 

Chi tardi ariva el malann le alog-^ 
già. y, Malànn. 
Alón. r. Allón. 
Alp. Lo stesso che Alpée. V. 
Alpa idiot. per Arpa. y. 
Alpadór. Alpigiano? Cosi chiamansi i 
pastori soliti andare ai cosi detti alp, 
Alpée. Alpe, Montagna; ma fra noi de-, 
nota singolarmente quel punto di un 
alto monte su cui sorge un fabbricato 
o sia una cascilia dove si conducono 
neir estate i pastori colle loro roandre 
perchè godan dei pascoli ivi esistenti, 
e donde, dopo aver fabbricato burri» 
caci, ecc., scendono suU' avanzar del- 
l' autunno per tornarsi ^lla pianura. 
Alt. Alto, Elevato dal piano. All^ it. Alta 
corrìsponde sovente il milanese f^lt 
o Apòlt; ma pure anche il volgo usa 
Alt nei modi seguenti : 

Alt o Alt i bocch o Alto là. AUo fi» 
Fermo lì. Piano, Alto, 

Ave di alt e bass. V» Basa. 
Calsà alt. Imporla troppa alto. 
Fa alt e bass. Far alto e basso, Po* 
ter negoziare e conchiudere a suo 
senno ; e per lo più Fare man bassa. 
Operare a capriccio , dispoticamente 
— Fig. e scherz. El Hi alt e bass come 
el voeur lù. Camminando pare chf ei 
dica Qua è mio e (fiià vorreUcosì nel 
Malmantile). Ei cioncola. Dicesi di chi» 
zoppo , va per via arrancando o a 
quasi dire altalenando. 

Tratta d^^alt in bass. Malmenare. 
Bistrattare, Soperchiare. Aspreggiare. 
Stancheggiare, Straniare. Straneggiare m. 
Quello che Seneca (De Fita beata) 
disse Ex alto cum aUquo agere. 

Vardk d' alt in bass Mirare 

altrui con isprezzatura. 
Alt. Ad, di Carnevàa e Pàsqua. F.; e 
vale Che dura o ricorre pia innol- 
trato fra Y anno. Anche i Fr. dicono 
Haut in qnesto sign^ato. 
Alt. Ad, di Tila, Stòffa 4 Paun, ecc. r. 
Le persone educate dicono Alt\ i. volr- 
gari Avelt in questo significato. 
Altalènna. T. d*Ag. Ma*iacapallo, Legno 
bilicato sopra un altro che si abbassa 
ed alza per attigner acqua da^ pozzi. 
Alfapàga. T. mil. Caposoldo.- Capisoldo. 
Qnello che s^ aggiunge al soldato he- 
Demerito sopra la raa paga. 



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ALZ ( 

Alihr. Aliare; e poet. Ara. 

Vk come a roball in «a T aitar. F'. 
Roba. 

Qiiell ch^é 5^ se va a tceuU anch 
su r aitar. ...... Il suo va rido- 
mandato a chiunquo. 

Ohibò el par oa aitar. F. Pari. 

Aitarlo. Altarino. AltareUo. Tabernacolo. 

Tabemacoletto. Noi per lo più ixiten- 

diamo per Mtarin quegli altaretti che 

i fanciulli fanno in casa o per le vie. 

Squajà i allarttt. fig. Scoprire gli 

altari o un embrice. 

Ihéa. Altèa. Pianta che è V Hihiscus 

palustHs Lin. 
Altèa. Maharosa. Rosoni, Altèa, L'Alcea 

rosea Lin. 
Alter. Altro — Tra noi i volgari dicono 
Olter; le persone educate Alter. 

D** alter, m. avv. Altro, Nient d^ al- 
ter. Nuir altro. 
Alter e Altercbè. avv. Di certo. Di si- 
curo. Indubitatamente, Per es. a chi 
mi dice Glie vet? io rispondo Alter; 
e vale come a dire Ci vai tu? . . . 
Si 9 certamente. V. anche Naluralmént 
Alter che di o che fa o sim. . . • 
Ttttt" altro che. Per es. Alter che sta 
su l Tè borlaa giò come on asen. Non 
ne voler sapere ? tutf altro ! V incappò 
come un merlo. 

Senz'Valter, y. Senza* 
Alteràa. Alterato. 
Alteràss. Alterarsi. 
Alterazión. Alterazione. 
Altèrch. Altercazione. 
Alterchè. V. Àiter(avv.). 
Altéria. Artèria. 
Aitertànt. Altrettanto. 
Altézza. Altezza, 

Altézza. Telo{co\Ve stretta). Pezzo di tela 
o stoffa , in larghezza del suo essere 9 
e lunghezza arbitraria» che cucito con 
altri somiglianti compone lenzuola» 
vestiti, paramenti e simili. È quello 
che in Sicilia dicesi Farda. I Brianz. 
con voce pib italiana dicono Ona tila. 
Fa on vestii de quattr* altezz. F. 
Vestii. 
Alto. avv. Alto — Su via. Più com. Alto 
doncayfenimmela. Finiamola una volta. 

Altòn Sp. di stoffa. 

AIz. T. de^Calzol. «^/zo(Zanob. Diz.). 
Cuojo che mettesi sulla forma per lare 



i5) AMA 

la scarpa piji agiata. Corrìsponde al 
fr. Hausse ed al piem. Aussa. 
Alza. Alzare. 

Alza ben i pee. fig. F, Pè. 
Alza el eoo. F. Cóo. 
Alza i ootni. fìg. Alzare le coma. 
Alzare o Rizzare la cresta. Levare il 
capo o in capo. Venire in superbia. 
Alza su. Sollalzare. Sollevare» 
Alza. met. Aizzare* Istigare. 
Alza. met. Alzare il gombito* Caricare 
r orza al fiasco. Bere mollo. 

Alaàd. s. m. pi. T. de^ Sarti 

Quelle specie di biette di panno che 
si mettono nei calzoni fra le parti 
dette chiappe e la serra( /à/xetia ). 
Alzàda. Alzata. Alzamento. Alzatura. Ele- 
vazione. Elevamento. Innalzamento» ' 
Dà Talzada. met. Cavare un cai" 
cetto. Cercar di trarre di bocca un 
segreto » cercar di risapere checches- 
sia da alcuno. 

Dà r alzada a on uss. Mettere a leva 
un uscio. Dicesi del far uscire di gan- 
gheri le imposte di una porta. 
Alzàda. Pianta (così TAlb. enc. in Scalino). 
Negli sc9lmì{basej) è quella parte 
che ne forma P altezza o la fronte e 
che sta sotto alla pedata (pedaiuta). 
Alzàda de scala. F. Pedànna. 
Alzada d*iagego« lYovato. Invenzione^ 
Astuzia» 

Alzamàntes Congegno » che sta a 

destra della tastiera di un organo» 
il quale tirato a sé da chi z* accinge 
a sonarlo avvisa il tiramantici ch^egli 
abbia a dar dentro in essi e mandar 
r aria alle canne. I diz. hanno accol- 
to Tiramantici ; non potrebbe in essi 
tenergli compagnia Alzamantici? 
AUapé. Saliscendo. Nòttola. 

Cagnoeu. Monachetto «» Cambretta. 

Staffa >» Paletta o Manetta. Linguetta» 

Alzapè. ScaleUa? Specie di lacciuolo ad 

uso di prendere uccelli. 
Alzapè per Zappèll o TomèU. F. 
Alzètta. s. f. Sessitura. F» Sambrùcca. 

Alzón. T. dc^Calzet , Parte dei 

telajo da far calze » ed è quel ferro 
che sostiene di peso tutta la gfibbia» 
Ama. Amare. 

Chi ama Dio, ama i soeu $ant. Od 
ama me 9 ama il mio cane. Chi ama 
noi , ama le cose nostre» e ne ha cura* 



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ÀMB ( 

Chi sprezza ama. K. Sprezza, 
ikmalàa. Ammalalo, Malato, 

Andà glò amalaa. Cader ammalato. 

La s' è amalada. È sopra parto. Eu- 
femismo de" nostri contadini ai quali 
parrebbe immodestia il dire V è art- 
dada in leu a parturì, 

Quand stranuda Tamalàa cascell via 
de r ospedka .... Modo di dire che 
denota buon augurio nello stemutire. 

Ran ran, Tamalàa porta el san . . . 
Suol dirsi quando alcuno è obbligato 
,a soccorrere chi è meno malato di sé. 

Oh liin amalàa. Gli han fritto, 

« }A9k M ichÌTen al pu de Teas fis'ciaa , — i» In 
quanto al fast onor oh bin amalaa. (Art.poet.33). 

Trass amalaa . . . Fingersi malato. 

Amalastànt. A mala pena. Appena, 

Amar. Amaro, Amar come el tossegh. Pia 
amaro che non è il fiele, Amarissimo, 

Amareggia. Amareggiare, Attossicare, 

Amarétt Confetto rotondo e un 

pò" spugnoso, fatto di mandorle amare 
o di semi di pesca tritati , impastati 
con zucchero e chiara d''uovo e bi- 
scottati nel forno. Alle mandorle o ai 
semi già detti alcuni sostituiscono le 
avellane trite ^ e in allora questo con- 
fetto, non amarognolo ma dolce, è chia- 
mato Spumino dai Fiorentini e da altri. 

Amarètt. Amarógnolo, Amaruccio, Ama- 

Amarezza. Amarezza, (retto, 

Amàss. Ammasso, Ammassamento; e se- 
condo i casi Mucchio. Fascio, Fastel- 
lo. Affastellamento, 

Amatista. Amatista. Gioja nota. 

Amatór (cìie i cont, br, dicono Amatós). 

Dilettante, El Gecch T è amator de 

• caccia. // Cecco è appassionato per là 

caccia^ si diletta o è dilettante di caccia. 

Ambàa. Inclinato, Obbliguo, Bieco, Sgliem- 
bo. Pendente, Piegato, 

Ambi. T. di G. di Lotto. Ambo, 

Ambiètt. Dim, di Ambi. F, 

Ambizidn. Ambizione. 

Ambizionètta. Ambizioncella, 

Ambiziós. Ambizioso, 

Ambiziosètt. Ambiziosetto, 

Ambiziosón. Ambiziosaccio, 

Ambra. Ambra, 

Ambràa(I musegh de T). /^. Mìisegh. 

Ambroeùs. Ambrogio, Nome proprio. 
Bev in la tazza de san l^ Ambroeùs. 
fig. r. Tazza. 



16 ) AMI 

Omm do quij de sant*Ambr(eiis o de 
qui] del temp de sanCAmbrceus {che 
anche dicesi Bon Ambrosiàn o Ambro- 
sianón). Zazzerone, Uomo alla buona 
o casalingo. Uno del popol grasso e 
leale di santo Ambrosio disse M. Paolo 
Giovio in una sua lettera posta a 
pag. 48 della Raccolta delTAtanagi. 

Ambrosiàn. Ambrosiano, 

De bon Ambrosiàn. Ahòrosiana- 
mente disse M. Paolo Giovio in una 
sua lettera registrata a pag. 58 della 
Raccolta di lettere dell^Atanagi. { V, 
anclue Ambroeùs). Da buon pastricciano. 

Ambrosianón. F. Ambroeùs. 

Imed. Amido. 

Donetta de Tamed. K Donètta. 

Àmed. Salda. Acqua in cui sia stato dis- 
fatto amido, e serve a tener distesi o 
incartati i pannilini fini, le trine, ecc. 
Dà r amed. Insaldare, Saldare, Dar 
la salda, 

Àmeda. Zia. La voce Ameda^ prove- 
gnente dal lat. Amila 9 è ora quasi che 
morta in città : in campagna però, e 
spec. in Brianza, è tuttora viva; ivi 
dicono anche Amedìn^ e com. Medina — 
In Milano il ^olgo suol dire Me ameda 
e Me ameda la guercia per accennare 
o chiamare a sé copertamente alcuno. 
Nel caso di accennare un tale direb- 
besi ital. Quell'amico. V. Scirésa. 

Amedà. K. Inamedà. 

Amedin. F. Ameda. 

Amen. Amen. Noi usiamo questa voce 
in particolar senso remissivo; p. es. 
L^ hoo minga poduda spontà . . . amen.' 
Non la potei sincere o sgarare; par» 

Amera. F, Àmola. .(zienza! 

Amiànt. Amianto, 

Amicizia. F, Messlzia. 

Amigh per Amis è usato da noi soltanto 
per amor di ritmo nel seg, dettato : 

A r amigh pcregh el figh, al ne* 
mis peregh el persegh. V, Figh. 

Amis. Amico. 

Amis come can e gatt. F, Can. 

Amis de capell. Amico da sternuti. 

Talora anche Amico sospetto ^ incerio. 

Amis del Leila.' Amico da bonaccia^ 

cioè Amico di nessun conto ad una 

necessità; conoscente, non amico. 

A sto mond glie vceur di bon amis. 
Chi non ha amici non fa grtut fortuna. 



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AMO ( 

De amìs ghe n^ è pocch. Cfù vuole 
amici assai, ne provi pochi; e vale che 
alla prova pochi riescono veri amici. 

Fass amis de vun. Amicarsi uno. 
Guadagnar uno, 

I amis se conossen in d^on hesogn. 
Calamità scopre amistà, 

L^amis sciresa. y. Scirésa. 

L** è mej on amis che des parent, . . . 
Dett. che dimostra quanto reiezione 
prevalga al caso. 

Se vorii vess hozzaraa andce di 
amis a compra .... Dett. in cui la 
voce amis è presa nel senso generico » 
non nel genuino. 

Servi d** amis o Dà ona robba d' a- 
mis. Servire o Dar checchessia dtd- 
r amico, 

\gss amis de vun. Dirsi con uno, 
Amìsa. Jmica, 

Amiscioeù. Amo; e per idiotismo Lamo, 

Amisón. Amicone{* ^lor,). Amico intrinse^ 

co 9 intimo. Fratei giurato. Amicissimo, 

Amisònna. Amica grande ^ intima, ecc* 

Amist. T. de^ Pellico Pelliccia 

di colore traente a quello del noce, 
la quale si cava da quelP animaletto 
che i naturalisti hanno fatto ora to- 
po 9 ora ghiro 9 ora marmotta , e che 
oggidì , se altro non accade, s* è fermo 
a questa specie col nome di Marmotta 
cHcetus tolto ai Boemi , che lo dicono 
Sskrecek dal suo stridere, o ai St ras- 
borghesi che lo chiamano Crìcet; e 
il nostro popolo imitò la parte sua i 
maggiori con più innocenza voltando 
in Amist quelP Hamster che presso i 
Tedeschi è il nome comune di tale 
bestiuola. 
Amm .... Voce imitante Fazione di chi 
addenta o inghiotte checchessia, f^. 
anche Gnamm. 
Àmola e ant. Amerà. Ampolla, Dal lat. 

Hamula, 
Amoliént. Ammolliente, Emolliente, 
Amolin. Ampolle, Ampolline. Si pren- 
dono com. per que' due vasetti da ta- 
vola in cui tiensi Polio e Faceto da 
condire insalate e simijì , e che i Fr. 
distinguono in p'inaigrier ed ffuilier, 
y. anche Portamolìn. 
Amor. Amore, (Il nostro volgo lo vuol 
femmina dicendo L'Amor Ve orba o 
Ve cecca,') 

loL 1, 



17 ) AMO 

Amor da fradell» amor de oortell. 
V. Fradèll. 
Amor de gatt o de pajsan. V. Gatt. 
Andà in amor. Entrar in amore(Savj 
Omit. II, 200). Andar in amore o 
in caldo, lenire in caldo. Si dice delle 
bestie in generale. Parlandosi di pe« 
sci direbbesi Andare in fregola. Pall- 
iando di piante direbbesi Essere in 
succhio o in sugo. In modo esagera- 
tivo dicesi Aver uzzolo o lajbja. 

Ave amor. Tendere, Inclinare, In" 
chinare. Per es. El gh^ ha amor doma 
a andà soldaa. Inclina alle armi, il 
volgo usa questo modo anche par- 
lando di cose materiali: per es. Sta 
pianta Pha amor a vegni in fceura. 
Questo albero inclina a uscir di riga. 
Bocca che fa Y amor coni i orecc. 
y. Bocca. 

Canzònet o fét V amor ? . . . . Suole 
dirsi da noi a chi farnelichi operando 
o parlando , o a chi narri cose poco 
degne di fede, o a chi operi troppo 
a rilento. Nel primo dei casi suddetti 
potria tradursi per Clie armeggi tu? 
Che vai tu abbacando ? : nel secondo 
per Motteggi tu ? :• nel terzo Guartla di 
non ti scagliare o vero Clie musi tu ? 
De amor e acord. f, Acòrd. 
De bon amor. Di buon grado» Di 
buona voglia, 

El Dio d"* amor. K. Dio. 
Fa r amor. Far cdV amore, Amo^ 
reggiare,Far P amore o da innamorato. 
Fa Pamor a ona robba. Uccellare 
ad alcuna cosa, bramarla avidamente. 
Fa Pamor coni i oeuc e. Fare agli occhi. 
La Dea d^amor. f^. Dea. 
L^ amor el boffa in la lumm a la 
reson. Affezione acceca ragione* 

L'^amor el ven de Pamor. Amore 
chiama amore. Chi vuole servigi ne 
faccia, chi vuol cortesie sia cortese, 
chi larghezza sia liberale. Il Si vis 
amari ama di Seneca in atto. 

L^amor la fa fa del tutt. Amor non 
sente Jatica •— GC innamorati trovano 
cose dell* altro mondo(¥ag, L'Astuto 
balordo IH, i4). 

L'^amor, la famm e la toss hin 
tre coss che se fa cognoss. Amor né 
tosse non si può celare. Il fuoco , 
r amore e la tosse presto si conosce, 

3 



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AMP ( 

L^ amor la passa el guant. V amore 
passa il guanto, Fta veri amici le 
apparenze sono un di più. 

V amor T è cecca o orba. Affeùone 
acceca ragione. Amore è cieco, 

No gVè sabet senza sol» no gh'*è 
donna senza amor 9 no gh^ è praa 
senz^erba, e no gh^è camisa senza 

merda Dett. di eh. intelligenza 

che si sente anche in bocca dei Luc- 
chesi i quali v"* aggiungono altresì 
^on c'è monaca senza baffi ^ e nofi 
V* è gatto che non isgrajffi, 

O per amor o per forza t'ee de fall. 
4 questo fiacco bisogna bere » o affo^ 
gare. 

Oh per amor ! ed anche Oh per 
amor del ciel! Oh vaiti con Dio! 
. Esclamazione di maraviglia. 

Per amor. Per amore. Per rispetto, 
4 motivo,. A o Per cagione, A causa di, 
ed anche Ck}lpa i7, come Per amor 
del catìv temp. Colpa il mal tempo. 

Per amor di cinqu piagh. y. Piaga. 

Perd Tamor a ona robba. Caderci 
delV amore o di stima o di grazia cìiec- 
cJiessia, Venirci in dispregio chec- 
chessia, 

Personna senz^amor,Z)<Vamo/Yito«che 
non conosce amore né benivolenza. 

Quell che d^ amor no ven balla no 
se pò ben, P", Balla. 

Toeuss d^amor . . • • Sposarsi per 
innamoramento senza più. 

^tB9 o No yes^ corispost in amor. 
Essere o Non essere riamato. 
Amor, , . • , • Fra noi si aggiunge tal* 
volta al nome proprio di un tale a 
cui si volga il discorso, per denotare 
benevolenza , amicizia » famigliarilà 
che s'^abbia con esso , ma le più volte 
per ironia; cosi per es. si dirà: No 
el me Cecchin d' amor; SI el me Gio^ 
pann d*amor; e vale come a dire No 
mio bel Cecchino; SA mio caro Gio^ 
vanni; Si mio belP amico, 
Amoredéi. K. Gratis, 
Amorólt, Calenzuolo, Verdone, Verdello, 
Uccello noto, detto dottrin, doride; 
la Loxia olUorisLin, 
Amortizaziun. Ammortizzazione, 
Ampj. AJa, Noja, Fastidio, inquietudine 
provcguente da gravezza d^ aria , o 
da soverchio caldo che impedisce la 



18 ) ANC 

respirazione. Forse corrotto daUMtal. 
Vampa, 

Ampj de vòmit. Conato di vomito^ Sforzi 
inutili del romito (Pasta Voc. med.). 

Amplamént. Apertamente, Schiettamente, 
e per maggior enfasi A lettere di 
scatola, fuori •di metafora. Per es. 
Ghe Thoo ditt amplamént. GlieV ho 
detto apertissimtimente. VAmplamente 
dei diz. vale per largamente. 

An. V, Aàn. 

An sincope di Anca o Anch. V, 

Anàda, ecc, V. Annàda, ecc. 

Anàlisi. Analisi, Voce usata fra noi solo 
nei modi seguenti; 

Fa r analisi. T. delle scuole. Fare 
V analisi grammaticale. 

In ultima analisi. Da ultimo, AlP id* 
timo. All' idtimo degli ultimi. 

Analizza. Analizzare, 

Ananàss. Ananasso % Ananas, U frutto 
della Bromelia ananaslÀn, 

Anbén. V, Ancabén. 

Anc ( o Ancia ). T. mus. Linguella, Xi/i- 
guetta. Lingua, Quella cannuccia o 
sampognetta con cui si dà fiato ad 
alcuni strumenti musicali. I Fr. pure 
dicono Anche, 

Anca. Anche, Ancora, Ancorché, 

Ancabén (e Anbén). Ancorché, Sebbene, 
Quantunque, 

Ancamò. Ancora, V, Anmò. 

Ancasi o Anca si. Oltracciò, Inoltre. 
Per es, Luis Boss Fera bon pittor, 
bon scrittor, e bon poetta anca sì. 
Luigi Bossi era buon pittore, egregia 
scrittore, e oltracciò buon poeta, 

Anch. Anche, 

Anch quant. Ancorché, Sebbene, 

Anchèn. Tela anchina. 

Auchètta. Coscia (Sav] Ornit.). Parlando 
di polli e uccelli vale quella prima 
porzione delle loro estremità che s'ai^ 
ticola col tronco in alto, e colla tibia 
o gamba (garo/i) abbasso. On^anchet- 
ta d'^aneda. Una coscia di anatra ^^ 
VAnca dei diz., se non è male spie^ 
gata , non pare ben riferibile agli uc^ 
celli ; la Lacca e la Lacchetta si rife- 
riscono ai soli quadrupedi. On^an-* 
chelta de porscell. Una lacca di porco* 

Ancia, f^, Anc, 

Ancònna, Tabernacolo, Custodia di le^ 
gno, dentro a cui sia rinchiusa qualche 



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ÀND ( t9 

Mera imagine ; ed anche Nicchia da 
statue sacre « o Cappciletta aperta 
nelle vie pubbliche otre siano imagi* 
ni sacre. Forse dal proy. Àncono o 
dal Celtico Ancona per sinuosità. 
Ancònna ( v. del Varon mil* )» Ancona» 
Tavola o Tela su cui sia dipinta 
qualche imagine. 
Anconnètta dicesi da alcuni per Scap- 

paràtt. r. 
Àncora. Ancora, Le sue parti sono O'- 
cala o Ghirlanda 9 Fusto o Asta 9 Boz- 
a^. Occhio 9 Marre 9 Patte. 
Ancòva. Arcòa, F, Arcòva* 
And ... In campagna, e spec* in Brianza^ 
chiamano con tal voce ogni lista di 
vangata ) di zappata, di lavoro che 
due o più contadini facciano o ab- 
biano fatta da un capo all' altro d^ un 
campo ( e sogliono dire Jncceu emm 
faa on om^, duu and^ ecc. — VAndan- 
na de Jen {F.) è affine a questo And 
che altri pronunziano Ant^ e tutti al 
dim* AntèlL Cosi pronunziato avreb-» 
be qualche affinità col lat. Jntes, 

Pientà 11 Pand e el camp. K. in 
Fusèlla. 
Andà. sost. m. Andare* Andamento. An*- 
datura — Marcia — Passo* Il lat. In- 
cessiis, 

£i gh*ha on cattiv andà. Egli ha 
una cattiva andatura, 
Andà. Andare 9 e anche Ire» Gire. 

A longh andà. A lungo andare* 

Andà a barilotti Andare in tregenr 
da. r. Barilòtt. 

Andà a Biassonn. Bg* V* Biassònn. 

Andà a cà del diavol colzaa e vestii. 
Andare a sua posta a casa il diario 
in pianellini e in peduli a calze solate, 
V* TAlb. en. in Pianellina negli esempi. 

Andà a caga. Andare al cesso o a 
sella» Andare, 

Andà a corp. v. cont. e br. Andare 
al morto* Assistere ad un funerale. 

Andà a farsi minere o a fass benedL 
Andare alla banda o in rovina o alla 
malora o in perdizione* V* anche 
Bozzarà. 

Andà a fraa (e cosi Andà a pret, a 
monega» a soldaa^ ecc*)* Andar frate. 
Farsi frate , ecc. 

Andà a grattasoeuj. F* Grattasoeùj. 

Andà a onxa a onza* ^« Gaza* 



) AND 

Andà a poUee. AppoUajare. Appol" 
lajarsi, V andare che fanno i polli a 
dormire 9 e si dice anche traslativa- 
mente degli uomini •— In campagna 
dicono più volentieri Andà a masón* 

Andà a Roifka senza vede el papa. 
F Papa. 

Andà a scondes. Andare a riporsi» 
y* Scónd. 

Andà a slofTen. Andar a dormire; 
e sch« a pollajo 9 o a far conto col 
capezzale 9 o a trovar domani 9 o a 
cercar di domattina^ lì nostro Sloffen 
pare corrotto dallo Sehlafen de"* Ted. 

Andà a spass. Andare a passeggio « 
a sollazzo 9 a spasso 9 a diporto* Di* 
portarsi, 

Andà a strusón. V, Strusòn. 

Andà a tavola a son de Campanini 
Andare a tavola apparecchiata. Vale 
non aver briga di pensare al proprio 
nodrimento. 

Andà a toeù vun* Andare a levare 
uno 9 e talora Andare per alcuno* 

Andà a travers. V, Travèrs. 

Andà adasi Progredire 

lentamente il mosto nel riuscire vino« 
il latte nel diventare cacio , e simili* 

Andà ùdrée. Seguire, Seguitare^ An- 
dare dietro. Per es. Vègnem adrée« 
Sieguimi, Vieni meco. Vienuni dietro* 

Andà adrée. Imitare* Andar dietro* 
Seguire gli altrui modi.P.es. El va adrée 
a tutt i balòss. Imita ogni malvagio* 

Andà adrée. Andar dietro* Conti^ 
nuare*. Insistere* Per es. £1 va adree 
a rid. Continua a ridere* Va ridendo* 

Andà adrée. Corteggiare* Accompof 
gnare, Andà adrée ai mort. Accom-* 
pagnare alla fossa i morti* Andare 
al morto. 

Andà adrée a canta, a scriv, a legg* 
ecc. Andare cantando 9 scrivendo 9 leg- 
gendo 9 ecc. 

Andà adrée col pianorin« V* Pia* 
Dortn. 

Andà al cagaratt. V. Cagaràtt. 

Andà al de là. Trascendere* Ecce" 
dere. 

Andà al de sott. Andare a capo rotto 
o col capo rotto* Andar perdente. An- 
dare al di sotto o a di sotto* Ft Sdtt* 

Andà al nas. V* Nas* 

Andà a la vitta. F. Titta. 



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AND ( ao 

Andà a rìse. Arrischiare* Risicare. 
Correr rischio di .... 

Andà a toeù, K. in Toeù. 

Andà altbrna. Andare in volta, 

Andà attorna el eoo. Avere il gira- 
capo. * 

Andà attorna i oeucc o la vista. Ab- 
tagliare. 

Andà a tutt'*andà. Andare a spron 
battuti. 

Andà a tutt*andà. Bollire a ricorsojo. 

Andà a tuti'andà. Avvitarsi per le 
postela morire). 

Andà a tutt^ andà. Andare a ruotoli. 
Esser per le fratte- Avviarsi a rovina, 
a fallimento^ andare in perdizione. 

Andà eh** el diavol el le porla. An- 
dare a briglia sciolta ^ a dirotta^ a 
spron battuti. Andare via di vela. Il 
Sacchetti (If. 4) ha IP andò come se 
mille paja di diavoli V avessero portato. 

Andà consc o aconsc. Andar lento , 
a rilente ^ adagio. 
' Andà coni i pìtt a Paria. F". Pitt. 

Andà contr"^ acqua. Andare contr' ac- 
qua. Si usa al pos. e al fìg. cosi da 
noi come in ital. Nel senso positivo 
però talora può tradursi per Jiimon? 
tare iljiume^ il canale 9 ecc. 

Andà contra vun. T. leg. F. Contra. 

Andà de Dio. /^. Dio. 

Andà de gamba, f^. Gamba. 

Andà de gnugn. f''. Gnùgn. 

Andà de mezz. P^. Mèzz. 

Andà de picciura. Andare o Stare 
dipinto. Quella scarpa la ve va de 
picciura. Quella scarpa vi sta dipinti^ 
cioè vi calza acconciamente. 

Andà de so pè. Correre pe* suoi 
piedi. Correre — F', anche in Pè. 

Andà de là de tutf i montaen. F'. 
Montagna. 

Andà del corp. Fare i suoi agi. 
Andare del corpo. Cacare. Andare. 

Andà del maa o de maa. F, Màa. 

Andà dent. Entrare. Andar dentro, 
F. anche Dénter. 

Andà dessoravla. Riboccare, Tra- 
boccare. Fersarsi; comic. Ridere; latin. 
Esondare. 

Andà drizz. Andare a diritto ^ al di- 
ritto ^ a dirittura 9 a filato, 

Andà drizz o dritt in del scriv. 
Regger la linea. 



) AND 

Andà drizz in del tajà. Tarlare 
per filo o di filo 9 o filo filo. 

Andà foeura^ Andare di fuora o di 
fuori o fuori. Andare in campagna. 

Andàfoeura. T. di Giuoco. V, Foeòra. 

Andà fueura. Fersare — Andà fceura 
a pissaroeula o come ona fonianna. 
Fersare come un paniere. 

Andà foeura de cà. Andar fuora o 
fuori f cioè uscire di casa — fig. Uscir 
di tema o di pt*oposito. Perdere il filo 
del ragionamento , o non rispondere 
a proposito — In sign. corrispondeute 
a Andà fteura de la grazia di Dio. F. 
in Dio. 

Andà fceura de sit. Spostarsi. 

Andà foeura de la grazia di Dio. 
F. Dio. 

Andà fceura del birlo. Lo stesso che 
Andà fceura de la grazia di Dio. F. Dio. 

Andà foeura sossenn danee. Spendere 
assai, ATè andaa foeura on scud in 
liber. Ho speso uno scudo in libri, 

Andà foeura i acqu. Straripare. 

Andà foeura i dent. Cadere i denti, 

Andàgh lontan. Scostarsi » e fig. Er- 
rare, Non apporsi, 

Andàgh vesin. Accostarsi. Avvici- 
narsi ^ e pari, d^ indovinare checches- 
sia Quasi che apporsi. 

Andà giò. Scadere. Decadere. 

Andà giò. Smontare. Dicesi dei co- 
lori che perdono bellezza e vivacità 
— In generale poi Andà giò v.ale 
Perdersi, Struggersi, Consumarsi, e 
si traduce spesso colle particelle di- 
struttive dis ose coi verbi rispettivi. 
Per es. Gh'^è andaa giò el color. Si 
è scolorato , 51* è stinto — Gh"* è andaa 
giò r indoradura. Ila perduta la do- 
ratura ( il / est dédoré dei Frane.) — 
Ghe va giò el pel. Perde il pelo» Si 
dipela — Gh^ è andaa giò i cavij. Ha 
perduto i capelli — Te va giò i colzon. 
77 cascano le brache — Gh** è andaa 
giò la colcina. S" è scalcinato. Si è 
scrostato, 

Andà giò amalaa. Cader ammalato, 

Andà giò col so, fig. F, So. 

Andà giò de corda. F. Còrda. 

Andà giò de strada. Uscire di strada 
maestra 9 e talora Darla pei campi. 

Andà giò d^ ona strada. Andare per 
una tale strada. 



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AND (ai 

Alida giò de post. Uscir di cariar. 

Andà gid (del so). Tramontare, De- 
clinare. Andar sotto, Abbassare. Col-- 
carsi. Calare. 

Andà giò el balón. Sbonzolthe. 

Andà giò el cuii. Sfondarsi, V, Cùu. 

Andà giò la vos. Jffiocare, Affio- 
chire. Perder la voce per raucedine. 

Andà giò per i fopp de VairAm- 
brceusa. Lo stesso che Andà giò per 
la melga. F", Mélga. 

Andà giò per i scal. Scendere le scale, 

Andà in .... . Andare in ... . 
per Sciogliersi 9 Tramutarsi^ Conifera 
iirsi^ Finire in .... come nelle frasi 
Andà in scenderà, in acqua, ecc. 
Andà tutt in d'*on inguini, in d^on 
sudor, ecc. F, Scénderà^ Acqua, ecc. 

Andà in amor. y. Amor. 

Andà instm^Innoltrarsi. Andar oltre. 

Andà inanzl Precedere. Andare in- 
nanzi o avanti; e fig. Crescere in grado. 
Venire in grado. 

Andà inanz. Proseguire, 

Andà in bestia. Xo stesso che Andà 
foeura de la grazia di Dio. V. Dio. 

Andà in bissa. Andare a spinapesce, 

Andà in canònega. V, Canònega. 

Anda in crist. Lo stesso che Andà 
foeura della grazia dì Dio. F. Dio. 

Andà in di yott , in di noeuv , in 

di des ann, ecc Entrare 

negli otto , nove , dieci , ecc. anni , 
cioè incominciar per uno V ottavo , 
il nono , il decimo anno d^ età. Un 
poeta pisano disse 

« Entrata già nel nono meco eli* era ». 

Andà in d'*on sii dove pò andà 
nissun per nun. Andare dove né papa 
né imperadore può mandare ambascia-- 
dorè. Andare al cesso. 

Andà in duu. F. Duu. 

Andà in furia. F. Fùria. 

Andà in malora. Andare in malora. 
Bobinarsi, Consumare tutto il suo. 

Andà in nagott. F, Nagòtt. 

Andà in polver de boccaa. F. Boccàa. 

Andà in strusa. Andare a zonzo. 
Girandolare. V, Strusa. 

Andà in su Tassa. F. Assa. 

Andà indrée. Indietreggiare. Andare 
addietro o a retro. 

Andà indrée. fig. Decadere» Scapi'- 
tare in checchessia» Per es. V è andaa 



) AND 

indree come in di studi, l^on che pro- 
fittare^ ha perduto negli studi. 

Andà in giò. Andare in giù 9 alla 
china 9 alt ingiù. Le genti deirAlto 
Milanese dicono Anda in giò assol. per 
Andare a Milano , e cosi Andà in sa 
per ritoma]^e a^ loro . paesi. 

Andà insèmma. Andare insieme 9 di 
conserva, di compagnia, a compagnia 9 
a una, ad una, di brigata, 

Andà insemnta. Cagliarsi. Dicesi del 
latte, destinato a bevanda o a cibo 
non caseoso, allorché per troppo bol- 
lire o per altro motivo si viene rag- 
grumando. 

Andà insemma i onz, i paroU, i 
fìl Non reggere gli occhi a ri- 
conoscere distintamente ì segni delle 
once nelle stadere , le lettere nello 
stampato, i fili in una tela, e simili. 

Andà insemma la vista. Abbagliare. 
Avere V occhibagliolo. 

Andà là. Progredire 9 e alle volte 
Campacchiare. 

Andà là. Esser passabile o compor- 
tevole o mediocre o discreto, 

Andà là come on fass de squcll. 
F. Squèlla. 

Andà lirón liràn. Andare giò giò. 
Andar pian piano e a passo lento. 

Andà Ijk de per lù. Andare a sua 
posta, da sé, da per sé, cioè canuti- 
nare senz" ajuto d^ altri. F. anche Lù. 

Andann foeura cont on scud , con 
pocch ( e simili ). Non ispendere pia 
che uno scudo in checcliessia. Fenir a 
capo di checchessia con pochi quattrini» 

Andà marabbiand. F. Marabbiànd. 

Andà per aliam via. F. Via. 

Andà per consonzion. F. Conson- 
zión. 

Andà per cunt de vun. Andare a 
conto di chiccliessia. 

Andà per i- yott , noeuv , des ann , 
ecc.' Per es. El va per i vint ann de 
che gh"* è pù el Regno d'' Italia. Fa 
pe^ venti anni da che cessò il Regno 
d'Italia. Siamo nelV anno ventesimo da 
che cadde il Kegno d'Italia. 

Andà per la strada del carr. F, Carr. 

Andà per ona robba. fr. cont. An- 
dare per cliecchessia , cioè andare a 
pigliare checchessia. Per es. Andà 
per foDsg, Andà per pattusc» e simili. 



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AND (M 

Andare per funghi, per istrame, ecc., 
o ancbe Andare a cogliere fungiti, 
a raccogliere strame, ecc. 

Andà sora T esemplar con rincio- 
ster . . . « . Segnare colla penna tinta 
neir inchiostro le lettere abbozzate 
dal maestro colla matita; metodo ma- 
teriale riprovato dai buoni maestri di 
scrittura* 

Andà su. Montare* Salire, V, Su. 
Andà su. Bincarare* Ritoccare. 
Andà su. Venire in fore, in istato, 
Andà sii per i scal. Salire le scale, 
Andà su sossenn. Fare gran debito, 
Andà. su. T. di Giuoco, r. Su. 
Anda su. Andare in prigione. Andar 
511 ( Quest^ ultima frase leggesi nella 
Nov. 145.* di Franco Sacchetti). 
Audà su bella. Andare di rondone, 
Andà su i interess. Correre i frutti, 
il censo 9 gV interessi, 
Andà su per si\. f^« Su. 
Andà su tropp. Eccedere nelVoffe- 
rire aW asta, 
Andà su la predega^ la spiegazioti 

del vangeli, e simili Si dice 

del montare in pulpito il predicatore. 
Andà sul cinqu e desdott. ^.Desdòtt. 
Andà sul so drizz. f^ Drlzz. 
Andà tropp inanz. Andare o En- 
trar troppo innanzi. Eccedere, Uscir 
de^ termini. 

Andà tutta in cavrioeù. V, Cavriceù. 

Andà tutt in d^on sudor. V. Sudór. 

Andà via. Partirsi. Andare Qia, 

Andà via a la franzesa. V, Franzés. 

Andà via cont el eoo o col eoo. 

Vacillare, Farneticare , e ant. Fagel- 

lare. In senso più moderato Andare 

o Stare sopra fantasia. Essere sopra 

pensiero. Fugar colla mente; e nello 

stesso sign. ma comicamente Ai/ere gli 

occhi i^ nugoli. Porre una uigna. Per 

es. In del scriv me va via el eoo. 

Mentre scrivo mi si sparge la mente. 

Andà via impalaa o insteccaa. Cam-- 

minare impettito* 

Andà via.T. di Giuoco. F. Via. 
Andà y\di. Andarne. Andarsene. S^a- 
nire. Il cancellarsi delle macchie. Per 
es. Fa andà via i macc. Cavar le 
macchie. Sta maggia chi la va minga 
via se no se strascia la robba. Questa 
macchia non ne va se non col peuo* 



) AND 

Andagh del so (e così del me, del 
lo, ecc.). Andarne il suo, il mio, il tuof 
ecc.; cioè risicar Pavere o F onore. 

Andèmm inanz che vemmindomin. 
F» 0òmm. 

A tutt^andà. A tutto andare. Al più^ 
A fare orsai (Magai. Esp.). 

Come vaia? Come va la salute? Co- 
me state di salute? 

Con r andà del temp. Jn processo 
di tempo» Col tratto di tempo, 

Dervii foeura, lasséla andà. F. Darvi. 

Dove ghe n^è gh^en va. OU è in 
tenuta. Dio l'ajuta, 

E che la vaga l E facciam bella 
festa! Esclamazione colla quale si al* 
lude a chi profonde , e specialmente 
in conviti, feste, bagordi, ecc. — > 
C/li non è in forno è in sulla pala 
verrebbe in acconcio a chi volesse 
dire un E che la vaga a persona che 
fosse in sul rovinare e in sul fallire. 

£ va che te va. E vai e vai* . 

Fa andà. Cuocere, Cucinare. Per es. 
Fa onda a less. Lessare. Fa andà a 
rost. Arrostire. Cuocere arrosto. 

Fa andà. Fermare le carni, Bifare 
le carni. Per noi questo Fa andà 
dicesi delle carni da arrostire , che 
per quelle da lessare diciamo FagA 
tra on buj, F, Bùj. 

Fa andà on negozi. Accudire a un 
negozio. Amministrare un negozio. Far 
andare una bottega. 

Falla andà e Falla andà a la ricca. 
Tenere gran vita. Trattarsi alla gran- 
de; e in senso peggiore Sbraciare. 
Gradare a uscita. Scialacquare. 

Lassa andà. Lasciar andare. Tras^ 
andare. Trascurare. Negligere. Far le 
viste di non vedere. 

Lassa onda. Spetezzare. V. anche 
Lassa corr in Córr. 

Lassa andà on sgiaffon o simili. La- 
sciar andare Mm, ceffone, un colpo, ecc. 

Lassass andà e Lassass andà giò. 
TYasandarsi. Trascurarsi negfi abiti , 
nel vestire, 

Lassass andà del mangia. Perdere 
il cibo. Cibarsi poco. 

Ve andàa. È morto; per eufemismo 
Ne andò» S^ addormentò ; e comica»- 
dò a fare i fatti suoi. Andò di là o 
fra qu^piii o a babborivéggoUt 



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AND ( 

Mangia beY e caga , e las^a che la 
vaga. V» Lassa. 

No andà né inanz né indree. fig. 
V, Indrée. 

Svsk la a andagh adree a vun. Saper 
andare a verso ad alcuno. Il suo opposto 
dicesì Andare a contrappelo^ a ritroso. 
Se la Ta la ya, se no la va, pa- 
zienza. ^ ella coglie coglie 9 se no a 
patire 9 o vero se non coglie ^ non 
nC importa , me la rido — Il Sacchetti 
nella sua Novella 74.* verso il fine 
dice in questo significato. *< Il mondo 
è venuto a tanto, . . . c/ie molti dicono : 
Io non posso alttv cìie acquistare; se 
non se rf avvede io me la abbo , e se 
se n'avvede^ me la gabbo. 

Se la va a ciaccer» Tha reson lù. 
jt chiacchiere, egli è quel desso che ha 
ragione -— Se la va a pugn, el foo 
sta. J pugni egli la perde meco, 

Semper insci no T andare. Sempre 
non istà il mal dov'* ei si posa. 

Su qneir andà. A quella foggia. Di 
^eir andare. Su quella taglia. 

Va on poo a caga. Escimi d'attor^ 
no. f^anne via. Fattene, /V via , va\ 
gocciolone die sei. 

Va on poo via 9 e per lo più Oh 
va on poo via. Oh vacci scalzo! Oh 
non può essere! 

Andà {^che i cont dicono per lo più 
Andà in voeulta, e noi Andà attorna). 
Camminare. Andare in volta. Dicesi 
de^ bambini che cominciano a cam- 
mindcchiare. Per . es. Quell bagaj el 
coroenza a andà attorna. Quel bambino 
%ampetta o incomincia a camminare j 
a andare in volta, 

Andà. Convenire, Bisognare. Voler esse- 
re. Per es. Andarav che mi Tavess 
ditt. Se io V avessi detto ^ pur pure, 
L"" andarav faa. Vorrebbe esser fatto, 

Andà* Compensare» Andare {^occ. nella 
nov. della Belcolore ). Per es. Vaga 
Tun per r olter. L' uno compensi V al- 
tro. Stia f uno per l' altro. Vada V uno 
per l'altro. 

Andà. Vestire. La va in ton. Veste alla 
moda. 

Andà. Appartenere, Spettare, Esser di 
dovere. Per es. La ghe va propri. Gli 
spetta. Gli è dovuta. 

Andà. Volerci, 



2Ì ) AND 

ohe va tant? Ci vuol tanto? 

Andà. Costare, 

Cosse ghe va? Quanto costa? 

£1 par che gh' en vaga a lu 

Pare che abbia ragion da vendere. 

Andà. Correre, Dicesi , parlando di de- 
nari o monete, deir esser ricevute o 
spenderecce. El tal danee el va o noi 
va. La tal moneta corre o non corre. 

Andà. Andare per passare, succedere. 
Per es. La va insci. Va cosi, 

Andà on orolog, on molin , ecc. Andare, 

Andà on negozi. Andare. Dire. Per es. 
Sto negozi el va a cunt di creditor. 
Questa ragione dice nei creditori. I 
creditori fanno andare questa bottega, 

Andà 51 usa in moltissime altre frasi; 
^i ^^gg^ sotto ai sostantivi o ai verbi 
co'* quali è in quelle frasi accoppiato, 

Andàa. Andato. 

Andàa. met. Perduto. Eovinato. Andato. 

Andàda. Dirittura, 

Andadóra. Andito. Corridoja - Androne. 

Andadorètta. Anditino, 

Andadùra. Andatura, Il modo delFandare* 

Andamént. Andamento. Corso. 

Andànna. Pedata. 

Andànna per Andadùra. V. 

Andànna. raet. Andamenti, Andatura, 
Condotta» modo di procedere, azioni. 

Andànna (Fen in). V, Fen. Dal (T,Andain, 

Andànt. T. di Musica, sost. m. Andante. 

Andànt. ad. Andante, Facile, 

Andànt. ad. Mediocre, Mezzano, Per es. 
Pass andànt. Passo mediocre , cioè nò 
affrettato né tardo. Robba «ndanta. 
Roba grossolana. 

Andàssen. Andarsi. Partirsi, Andare via. 
Andarsene. Andar con Dio, Farsi con 
Dio ; e com. Pigliar V ambio. Ambulare, 

Andegh. Andito, 

Andeghée. Zazzerone, Il Guadag. Poes. 
II. 184 dice in questo sig. Medaglione, 
Chi va all^ antica — Fa Pandeghée. 
Anticheggiare, 

Andeghée per Éndes. V, 

Andeghéra. Anticaglia. 

Andeghètt. Anditino. 

Andèmm. Andiamo, Voce del verbo An- 
dare usata a mo* d^ interjezione per 
Su via. Alto, O via 9 ed anche come 
voce di rimprovero che impone o 
silenzio o moderazione. Andèmm e 
Andèmm nén. Finiamla. Sta forte — 



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ANE ( 

Se in luogo di Jndèmm dicesi e seri- 
vesi Jndémm, vale per Andatemi; 
p. es. Andémm foeura di pee. Toglie- 
' temici d* innanzi. Uscitemi d' attorno. 
Àndrèja. Andrea. Nome proprio. 

Andrejja slee su la preja. f, Prèja. 
A saut Andrej a monta el fr egg in 
carde] a. F'. Frègg. 
Andrié. Andriè. Andrienne. Veste don- 
nesca disusata da assai tempo* 
Aneda. Anitra, Anatra, 

Aneda faraóna. Anatra casarca? 

Aneda foppana. Anatra domestica. 

Cosi detta fra noi dallo starsi ne* cavi 

\fopp ) presso le case ov' è comune. 

Aneda salvadega. Germano reale. 

\IAnas boschas degli ornit. 

Aneda stelóna. Anatra allettajuola. 
Sotto questa specie corrono anche i 
var j Garganej « VArzadegh , il Moretta 
il Moretton^ il Cazzuron^ il Coross^ il 
Coli longh, il Lagan o Germanott, ecc. 
y. queste varie voci ai loro luoghi. 
À.neda. ger. NaneròUolo. V, Sciabalón. 
Anedàscia. Anitraccia, 
Anedin. Anatrella, Anitrino. Anitrella. 
AneàòiUAnatrotto, Anitroccolo. Anitraccio. 
Anedòtt. ger. NaneròUolo. V, Sciabalón. 
Anedòtt. scherz. Anèddoto* 
Aneli. Anello, 

Aneli a grana. Anello granellato ì 
Aneli a la russa. . . . Anello di moda 
recente che si diversifica dai comuni 
per la molta larghezza e convessità 
della lastrina circolare ond' è fatto. 
Aneli de spos. Anello matrimoniale 
* o sponsaiiùo. Fede 7 

Aneli faccettaa. Anello affaccettato. 
Dà Tanell. Dare Vanellò. Sposare. 

Giugà ai sett anej Fare a 

sfilare da sette anelli di ferro intrec- 
ciati fra loro una verghelta di ferro 
che è inviluppata nei medesimi. 
Aneli. Campanella. Cerchio a foggia 
d* anello che s* appicca all'uscio per 
picchiare. /^. .anc7te Battiroeù. 
Aneli. Campanella, Quel cerchietto di 
fil di ferro eh' è attaccato alle tende , 
portiere, ecc. per farle scorrere. 
Aneli avert o de fa passa. Campanella 

aperta{*iosc. 9 Diz, arlig.). 
Aneli. Cattivello, Gruccia, Quella specie 
d^anellone a cui è raccomandato il 
battaglio nella campana. 



H) ANE 

Aneli .... Quella parte d* un torchio 
di zecca la quale conforma il cordone 
(contomo) della moneta che si sta 
coniando. 

Anèlla. s. f. Sp. di dolce, per 

lo più con rosolio, che ha figura di 
campanella o sia di cerchiello bislungo. 

Anèlla. s. f. T. degl' Imbiancaton 

Cerchiatura di funicina rinforzata che 
serve a tenere annodato alla pertica 
il pennellone (/76nè// de bianch), 

Anelléra. T. d''Oref. Misura degli dnelU 
(*tosc.) Cerchiello d' argento , ottone 
o rame, al quale sono raccomandati 
parecchi cerchielletti mobili dello 
stesso metallo, di grandezze diverse 
numerate per gradazione, ed un pa- 
rallelepipedo chiamato Tessera indi- 
cante la scala delle varie estensioni 
di metallo necessarie per formare 
anelli corrispondenti in grandezza ai 
cerchielletti sopraccennati. Gli orefici 
se ne servono per prendere la mi- 
sura delle dita di chi commette loro 
alcun anello. 

Anellìn. Anelletto, Anellino, 

Anellin de tenda. Campanellina? 

Anellìtt. s. m. pi. Magliette, Quelle a 
cui si attacca la cigna di un fucile. 

Anellón. Campanella. Orecchino d^oro o 
anche d'argento, pendente nel grande. 
V Inauris latina. 

Aneli dn. Anellone di ferro , bronzo , ecc. 
Campanellone(TsiTg, Viag.). 

Anellón per Asón di campann. F, 

Anellonón Grandissimo orec- 
chino. F, Anellón. 

Anema o Anima. Anima, 

A Tanema. Fino all'anima. Grandis- 
simamente, estremamente. Vorè ben 
a Tanema. Foler bene Jino all'anima. 
Rincress a F anema. Dispiacere inftno 
al cuore. Dolersi Jino alV anima. 
Andà a P anima. Toccar il cuore. 
Anem de oarton o che no gh'han 
né legg né fed. Gente di scarnerà. 
Uomini presti a mal fare — In altro 
senso Anema de carton si dice a Pei>- 
sona crudele , dura , rozza , feroce. 
Anima di /eccio (*lucch.). Anima di 
sambuco (Patri, vi. io). 

Anem del purgatori. Anime purgan-' 
ti — Pari on' anema del purgatori .... 
Dicesi di una donna che per dolore , 



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ANE ( aS 

rabbia, disperazione sia' scapiglkta 
e sciamannata -^« Pareà i aaem del 
purgatori Gosrdiconsi le im- 
biancature a strati irregolari, mal- 
connessi, macchiosi; e cosi anche le 
dipintore cattive; e cosi le persone 
cui per timore o disperazione siatsi 
rizzati i capelli in capo. 

Aneraa d^òra.. Ben mìo* Cuor mio — 
Dicesi anche in senso di Persona di 
ottima natura. Perla. Coppa d* oro* 

Aneina negra o persa. K. Négher. 

Avegh de T anima. Jver peUo, 

Avegh sett anem e V animin. ^. 
Aaimin. 

Canta coni amma. Cantare con ani- 
fim(Diz. mas.) o con espressione. 

Dà Tanema a Dio. Render P anima $ 
cioè morire. 

Dà Fanema al dia voi. Dar V anima ni 
nimico o al diavolo^ cioè disperarsi. 

Dà Tanema e él corp per vmi. 
Dar la vita per alcuno. 

Dio ghe daga del ben a Tanema sqa. 
Dio gli faccia pace ali* animar ove egli 
è. Dicesi nominando qualche defimto. 

Duu corp e on^ anema sola. Essere 
due anime in un nocciolo- Esser, ani-' 
ma e corpo d'uno. .Si dice di due 
intrinseci amici. 

Mangìass Tanema. Arlrapinarsi. Siri" 
tolarsi. JlodersiM cuore. Scoppiar di 
rabbia. 

Uè pader bon'^aneina. Miio^ padre 
di buona memoria^ cioè . defunto. 

Mettegh de T anima. Operare con 
forza. 

No se sent on^ anema. V ò un ta- 
cere, un silenzio profondo. Non si 
sente un mUo — No è resta» in cà 
on^ anema. Nono rimasto in casa né 
cane nò gatto — No passa on** an^ma; 
Non pòssa anima viva , nessuno. 

Omm che gb** ha de Tanema. . Uomo 
che ha coraggio. 9 cuore in petfo^eicc. 

Pensa a Tanema. Acconciarsi- del-- 
t anima. Prepararsi alla mofc'te.. 

Senz^aneina. Inanimato. 

Sona cont anima. - Sonare con €mima 
(Diz. miis.) o con espressione. 

Sona senz^ anima. Sonar ciondolone. 

Torna T anema in coi*p. Tornar 
V Mùnta in corpo; e bass. Pisciare la 
paura. Ripigliare il coraggio smarrito. 

roi. I. 



) ANG 

Tra SU Tànema* Jtecete l' animm ù 
' il cuore. Avere vomito gagliardo. 

Ànema. Midóllo. Midolla^ 1\ cetitro del 
legno. 

Ànema Disco sottile di legno che 

si mette a galleggiare in quel secchio- 
ne pieno di latte che si carreggia. i4 
trasporta da luogo a luogo , a oggetto 
che il latte stesso diguazzi meno <^e 
sia possibile e non versi. J nostri lat- 
tiveodoll Io chiamano comunemente 
Assa; e ne hanno anche di. piccioli 
che mettono per ugual .fine ne*.ficcr 

. chiolini antro a* quali portano, il- latte 

. alle case, e a questi danna il. parti- 

colar nome di Tobbièil. Ver rispetto 

. allo scóÌM) va compagno; al Pajosà 
delle brente, y. 

Anemà de botton. Fondello. AtrìmA. 

Anen» de la cassetta de scoldass i pee. 
Padellina{così l'Alb. enc. in Cassetta). 

ÀSbettia di eann d^orghen. f^. Ammetta. 

Anema di ferr de soppressa. Anima.- 

Auemìn o Aneminna. Ammetta. AnìknuC" 
eia. V. Animìn. . , ^ ; 

Anesl Anice. Anicio. Anace. 

Anesltt. Anici in camicia. Anici imbui- 
tati. Gli anici coperti di. zucchera. o 
confetti -^ Pizzicata d* anici... :; 

Ancss e conéss. Annessi el co/inàssL . ^ 

Anfibi. Anfibio» \: \ i-\ 

Anfìtèjàter. Anfiteatro^ • «• . , 

Angalètt.' T. de'^Fàl^g^Bmi. Augnattup. 

. Ugnatura.. Awigìùàiura^' Intaccatura a 
ugnatura -^ Dicesi Augnare o JhA 
gliare a quartabuono il tagliare V e- 
stremità di .due .'pezzi di legnoma a 
piano' inclinato., ai schisa > in tndige^ 
per modo- ché^ còngiunii^ facciano 
un angolo' retto , una sq(iiadiraji LA 
nostra voce Angalètt Sembra 'coi*rottA 
dal francese Qnglet di pari significatA 
o dair italiano ^/igo/et<^,'OÌbrs1anchA 
• da Angol retto* .• 

Angaria. Angiterìà. . 

Angaria. Ang/ierìaré, Angariare. . ^' 

Angardn . •. • . .. Specie d^ ebano rosse, 
cupo, noto agPintarsiatorr. Credo phd 
sia detto Sandalo tosso - dai Toscani 
per confusione col vero sandalo rosai, 
(legno del Pterocarpus santaUntisJàhsji, 
che è. però, di un rosso meno!,onpqli 
Mi si assicura ohe a Marsiglia isià 
detto Noison. ■ ^ ..;•.,» 



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ANI ( 

anger* JHgeto, V, Àngiol. 
Angerln. AngioHno. An^oUtto.. 

Andà in angerin . . . Dicesi dell'* an- 
dare uomini e donne a processiokie 
cantando il Pàhge lingua e. precedendo 
il clera nella festa del CorpUSdomini. 
Angéròtt. BamòoccioUó, Bamboccio gros> 
Sotto e fresco. Il noslro dngeròtt si 
estende anche a denotare ógni bella 
creatura bofficiona j paffuta. 
AngerottèU* Bamòòcciolo* 
Augiona. Angina» 
Àngiol. . Angelo. 

■Andà d^ angioL Andar a * capello , 
' appuniinoj a pennello ^ a corda^^ a 
• draìkma^ cioè né più né meno. . 
Andà d^ angiol. Andar di rondóne. 
Andar bene, a seconda. 

Angiol sgraffignon. y. SgrafTìgnón. 
> Canta d** angiol , Balla d^ angiol » eoe. 
i^aniare come un angelo ^ ecc. 

Lavora d^ angiol. Lavorare con tutta 
squisitezza* 
- > >.«Paii d^angiol. V. Pan. 
Fissa d** angiol. K» Pissa. 
Pittura d* angiol. Dipingere col Jia» 
- \ lo "À-*^ L^ 'è' disegnaa d" angiol. È un di* 
' ' ^f*^ ^/litoi ccljiato. > • 

Vestii d^angiol. yèstito ad angelo ^Bì- 
cesi di fanciullo 'vestita a quella foggia 
che si sogliono dipingere gli angioli 
custodi; ciò che sì- fa in occasione di 
. processioni^ niortorj di fìmciullini, ecc* 
. -^ E iìg. in modo basso per Ciócch. y. 
Angiolin. Angioletto* Angolino, jéngeletto, 

• Angeluecio ; e parlandosi di donna 

• Angelettk* Angioletta, Angiolella. 
Aogìolin • • ,^Sf. di tura usata nelle risaje 

• e ne' p rati • marcito] .- F. sotto Incasler. 
Ailgiollfit. K Puvioultt (sàmare). 
Angioloeù. Lo ste^o che Angiolin. K. 
Angiòlòtt« Bamboccioito, F. AngeròlL 
Angonfa. Agonia. 

Sona r angon/a. Sonare u agonia. 

\ess in angonia. Agonizzare, Essere 
in agonia di morte, 
Angonì»'de la fera, y. Fera. . 
Angùria, f* Ingùria. 
Angusiiàss. Angustiarsi, 
}^nim. Animo, 
Àninur, J'^, Àncma*- 
Ànima! csdam. Capperi! Cospetto! 
Anima; Animare* inanimire*^ • 
Auimàa. Animato, 



26) ANN 

Animai. Animale — Bestia. 

' •< Animai de TAfrica. K. Àfrica. 
Animai del presèpi* K. Presèpi. 

Animai per Porscèll(/7t^ya/e). F. 

Animalàsc e Animalun. Aninudone. 

Animètia. Pala, Animella, Quadrello di 
biancheria finissima insaldata di che 
si copre il calice nel celebrar messa 
dall'offertorio alla comunione. 

Animètta. Lunetta, Il reggiostia di un 
ostensorio. 

Animètta. T. de* Fabbricat. di organi. 
Anima{D\z. mus.). Quel pezzuolo den- 
tellato inferiormente che nelP interno 
della canna d'un organo viene con- 
trapposto olla parte inferiore della 
bocca di essa e àk forma al suono. 

Auimln 6 Animlnna. Animètta. Animuccia, 
Avegh sett aniin e Tanimin ( che i 
contadini deltAlto Afil. dicono Avegh 
sclt vitt e poeù el vittin). Aver le sette 
curalelle (heggcsì neir Allegri a p. 106). 
Dicesi di chi non muore si facilmente, 
e le più volte si suol dire delle donne. 

Ànimo. Su via. y, Andèmm. 

Anìn anìn. Ani ani. Voce con cui si 
chiamano a sé le anitre. 

Anmi. Anch* io. Io pure. 

Anmò Ancamò. Ancora. Anche. Per 
es. Dammen anmò. Dammene ancora. 
Dammene delV altro <*- In senso di 
Tuttora. Tuttavia* Per es. Vanzi amnò 
on sold de ti. Fo tuttavia creditore ^un 
soldo da te. Per <m sold sont anmò 
quell o mi. Per un soldo son tuttora 
lo stesso ( e per questo modo di dire 
vedi la voce Quell ) — In senso di 
Pur pure. Via là. Passi e simili. Per 
es, Se Tavess ditt insci, vorev anmò 
scusali. «S!0 avesse detto a tpiesto mo^ 
doy vorrei pur pure scusarlo, 

Ann. Anno 9 e ant. Annéa. 

Ann de la discrezione K Discrezidn. 
Ave di ann calcaa. Lo stesso die 
Ave' i so aunitt. r. Annètt» 

Ave i ann de la bajla, e poeù i 
scalin del Domm. .... Si usa dire 
a coloro che vogliono farsi più gio^ 
Vani eh' e' non sono. 

Ave i ann de Noè. Aver pik anni di 
iVòè (Monos.). Esser assai vecchio. 

Ave minga di ann per nagott. Non 
esserci vissuto invano {Bocche. Giorn. 
6 proemio). Cosi siiol dire chi vuol 



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ANN ( 

persuaderò altrui intomo a checches- 
sia in forta della propria esperienza. 

Chi fa a so moeud scampa des ann 
de pi\. r. Moiùd. 

Dà el bon capp d^ann o el hon 
prencìpt d^ann. Dare il buon capo 
d* anno o il capo d* anno. 

El sarà la bontaa de quindes ann. 
K. Bontàa. 

Fann e no fann Pè on tant Pann. 

Cosi sogliono rispondere i 

poltroni a chi li rimproveri del loro 
poco lavorare. 

Giugà i ann. K Giugà. 

I ann van come van Le 

annate corron triste. 

In d'^on ann en pò insci nass di 
fonsg (c^ i coni> br. dicono In d^on 
ann se ne pò volta di fceaj )••... 
Bisogna dar tempo al tempo; tempo 
viene chi può- aspettarlo^ col tempo 
e colla paglia maturano le nespole. 
Tutte frasi aflini al nostro volgare, 
ma non a capello // tempo adduce 
noi^itd^ Il tempo dà luogo a mille 
muÈÉoioni come vale il nostro dettato. 

L'^ann che ven. Vanno futuro o 
venturo* Vanno che wene(Caro Let. 
neg. Il, i44). 

L^ann del duu, el meà del mai. 
Alle colende greche. A revedess Pann 
del duQ , el mes del mai. A rivederci 
alle colende greche. 

L^ann de quest ann NelPanno 

corrente, nell^anno in cai siamo. 

L*è anni annorum che no v'hoo 

▼ist o parlaa o simili. S&n anni Do- 

mini che non W ho parlato , i^isto , ecc. 

Ogni ann en passa vun* Ogni dk 

ne va un di. 

On ann con Polter. Un anno per 
f altro. Di rimbuono. 

. On ann T é longh e P è curt 

Modo di dire - col quale consoliamo 
noi medesimi od altrai , parlando di 
cosa che nlhìa. a durar P anno e che 
si reputi o sia dannosa. E di fatto la 
durata del tempo ci sembra maggiore 
o minore secondo il più o meno ac- 
corarsi che un faccia in tali cast. Il 
nostro volgare finisce quindi' nel con- 
cetto che il tempo Fugace ai lieti è 
per gli afflitti etemo. 
Porta ben i so ann. f^ Parta. 



27) • ANT 

Scampa i ann de Noè. K Noè» 
Anna. Anna. Nome proprio. 

La dotta de sant^Annaé . . . . • • 
. Cosi dicesi tra noi il piovere entro 
i nove di susseguenti a quello in cui 
si celebra la festa di sant^Annà. 
Peritt de san t** Anna, f^; Perin. 
Persegh de sanl'^Anna. K. Pèrsegh* 
Uga sani* Anna. K Uga. 
Annàda. Annata. On'aanada de solevo* lo 
stipendio d'un anno» V, Mezz^annada. 
Annavojànd {dèe anclìe dicesi Imiavo- 
jànd o Inagojànt o Inagojantemént ; 
poà morte in città , ma tuttora vive 
nel contado). Disavvedutamente. Invo^ 
lontanamente — Alla cieca* A tastone* 
Annèlt. Annuccio. 

El gh"* ha i so annitt ( che anche 
diciamo £l gh^ ha di ann calcaa). Sa 
qualche annuccio.. JS" non è come V 140- 
vo fresco né d* oggi né di jari* Si 
dice di chi é uomo d* età. . 
Anni annòrum. /^. Ann. 
Anniversàri, s. m. Anniversario. Annuale» 
Anodin. y. Lìquor. 

Ansa (Dà). Dar campo ed anche Dar ar^ 
dirct rigoglio 9 baldanta^ ovvero Dar 
appicco o occasione di far checchessia. 
Ansietàa. Bramosia» 
Ansiòs. Bramoso. Desideroso. . 
Ansiós. Trepidante. Ansio* 
Ant per And. f^. And e 4niclL 
Anta. Imposta. lotelajatura , per Va più 
di legname, che bilicata o inganghe- 
rata serve a chiudere usci o finestre. 
Anta scura. V. Scur. 
Ant i*eligaa .... Cosi chiàmansi 
certe imposte addoppiate. • 

Ant snódàa. ... I Yenez. le chia- 
mano Imposte a libro. 

Dà ai ant o Dà Panta. ùg. Tirar le 
calte. Morire, y. CagaràiU. 
kniJA.SporieUo. L^ imposta di un armadio. 
Ant di orghen. Sportelli. Portellié 
Ale. Alie. 
AnU(RivàaP), invecchiare 9 e prò- 
prLenienle 2'occare i quaranta anni» 

« la ttuta 

» A fa pari de Tett rWada a raaUi 
» La je porta ìnaei ben tute qnaranton , 
9 ehm no gfa'«n cas^» on niarcadctt Ae van. » 
( B4I. Son. ) 

Anfana. ) T. di Cac. Bagna.. Sorta di 
Antanèila.: i rete da uccellai'e» 



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ANT (28 

Anta veglila, jéntivigilia. 
Anteàtt. T. for. Atto anteriore o antece- 
dente. Scrivono taluni «Si unisca agli 
anteatti , e vale S unisca agli aiti an- 
' tecedenti^ ovvero al processo, 
Antecìpà o Antezipà. Anticipare, 
Antecipàa o Antezipàa. Anticipato, {ne. 
Antccipazìdn o Antezipazión. Anticipazio- 
Antecoeùr. Anticuore. In Brianza questa 
Voce di cesi per imprecazione: Oh Tan- 

• tecoenrl Oh diamine! Oh malanno! 
Antecrist per imprecazione detto a per-* 

' sona» Lo stesso die Criston. F, 
Antefìss . » • . Nome di quegli ornatini 
in sulla cornice dei cippi sepolcrali» 

• dei quali» ne corrono tre o più per 
ogni fronte di cippo — Il Forcellini 
in Antefixa \x chiama Capitegole — 

' Quando gli Antefiss sono due soli per 
ogni fronte diconsi dai nostri mar- 
''morini Grece. 

Antegràss. -K Grass. 

Antèll. Dim. di Ant cioè And. F. And. 

Anténna. Pennone* 

Anténna. T. de^Costr. Stile. Abetella. 

Abete rimondo e intero che serve 

alle fabbriche per formar ponti. F. 

Speron o Pé. Calcio b Smuss. SmuS' 

satura o Tagliatura. 

Antepònn. Anteporre. Preferire. 

Antesin, e per lo piig al pi, Antesìtt. 
Agoncini di Como. Il pesce detto Cf' 
primis lariensis o Cyprinus agone , no- 
vellino 9 che s^ imbandisce misaltato o 

. fresco. Forse cosi detto dal lido di 

Antisito sulla riviera di Lecco , se 

, però, come lascia dubbio ilCantù, il 

'lido non trasse il nome dal pesce. Il 

Porcàcchi nella sua Nobiltà di Como 

(p. i5y) li chiama Agoncelli. 

Anticàmera. Anticamera. Nome della pri- 
ma stanza negli appartamenti dei be- 
nestanti, o delle prime stanze in quelli 
de^ grandi e nelle corti , ove si sta ad 
aspettare ammissione o udienza, e ri- 

' cetto de' famigliari o dei cortigiani. 
Secondo TAlb. enc. potria dirsi con 
voce inesatta Antiporta e fors^anco Jii- 
cettOj del che vedi la parola Antibagno 
neirAlb. medesimo. 

Fa anticamera. Fare anticamera. 
(Zanob., Vanz., Voc. un.). Stare in an- 
ticamera aspettando d^ essere intro- 
dotto a udicnu^ e fig. Aspettare. 



) ANT 

Fa là anticamera Fare 

aspettare altrui nclP anticamera ^ e 
anche fìg. Far aspettare checchessia. 

Servitor d** anticamera 

Quel ser^'O che ha pai*ticolare in- 
cumbenza di badare ali* anticamera, 
annunziare le visite 9 ecc. 

Vessegh minga anticamera per vun. 
Non esser tenuto porta ad alcuno. 
Aver facoltà d^ entrare ancorché non 
annunziato. In questo sig. il Bracciol. 
( Sch. falsi Dei xv » 7 ) disse A te non 
si ntien portiera ^ e il.Guadagnoli (nel 
Naso» sest. i5) Fo per tutto ^ per me 
non. e' è portiera* 

Anticamerètta o Anticamarétta 

Anticamera poco spaziosa. Il Lasca usò 
Anticameretta , ma in sig. di Gabinetto. 

Anticipa, ecc. V, Antecipà, ecc. 

Antifona. Anùfona. 

Antifonari. Antifonario. 

Antigamént. Anticamente, 

Antjgh. Antico - Antiquato ^ kaùg^ come 
el caga a braso. PiU antico del brodetto. 

Antighitàa. Antichità. 

Antighitàa. Anticaglia. Nome generico 
di cose antiche. 

Antigòtt. Atlempatotto. Antico anù che no. 

Antimòni. Antimònio. 

Antln. s. m. e per lo più al pi. i Antio 

Telajo di legno sporlellato 

che si mette alle finestre onde chiu- 
derle con vetri, caria o tela per di- 
fendersi da} freddo o dal sole senza 
abbujare la stanza — Antin de cristall 
o de veder. Invetriata. Invetrata. Ke- 
trata. Vetriata — Antin de carta o 
de ti la o de stemegna. Impannata* 

Antinna. Spo/ielletio. Dim. di Anta. F. 

Antipàst. s. m. pi. Antipasti.. Le prime 
vivande che si mettono in tavola , le 
quali in Toscana diconsi Cominci dal 
.volgo, e dalle persone civili Principii^ 

Antipàtegh. Antipàtico. 

Antipatia. Antipatìa. 

Antipòrt Specie d"* imposta leg- 
giera che serye ad appartare V]in^ 
dair altra le stanze di una casa e a 
difenderle dal vento. Talora anche 
air uscio da scala 9 che pur suol avere 
imposta a bandelle e catenaccio, si 
antepone o si pospone un antipòrt 
con impostatura o tutta di tavole o 
dal mezzo a terra di tavole, e dal 



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ANZ ( 

mezzo air insù a vetriata. V Antiporta 
e specialmente quest* ultimo , é da 
dirsi Usciale o Paravento coi diz.; 
ma il Tom. ne^ Sin. p. 96 ne fa gran- 
de richiamo» e vuole che nd par- 
lare odierno dei Toscani non si co- 
noscano più que'norai in cosi fatto, 
significato. Quel passo de' Sin. però 
non è piano affatto; quindi i lettori 
se la intendano di prima mano con 
esso — V Antiporta dei diz. vale Ve- 
stibolo» atrio o stanza che s' inter- 
pone fra scala e scala -» V^ è chi mi 
assicura che i Fiorentini d^oggi di- 
cano la Porta così come i Francesi 
chiamano Portes^ertes quelli che noi 
chiamiamo Antiport de bajetta, 

Antiportln. Dim. di Antiport. y. 

Antiquàri. Antiquario. Colui che attende 
■alio studio delle cose antiche — Me-' 
dagiisia dicesi chi raccoglie e studia 
medaglie antiche. 

Antiquàri, fig. Zazzerone, K Andeghée. 

Anton. Acer, di Anta nel primo sig. V. 

Anton. Porte. /'ortoiii(Alb. eoe. in Soste- 
gno).QueHavolati d^un sostegno(co/tca) 
i quali chiusi imbrigliano le acque 
d'^un canale navigabile, e aperti danno 
loro il passo ; le cateratte dei sostegni. 

Antoni. Antonio* Nome proprio. 

A sant^ Antoni on^ora benna. V, Óra. 

D^on sant^Antoni fò on sant^Anto- 

nin. Far d' una lancia un zipolo o un 

punteruolo. Ridurre il molto al poco. 

Pocch dance pocch sant^ Antoni. F. 

Dance. 

Vess minga sant^Antoni 

Non poter lare cose al di là delle 
forze naturali dell* uomo. 

Antonio. Antonino. Nome proprio. 

D''on sant^ Antoni fa on sant^Anto- 
nin. F'. Antoni. 

Antresòl Quel mezzado o mez- 
zanino che è fra il pianterreno e il 
primo piano de' palazzi. Dal fr. En- 
itesoL y. Mezzanìn, 

Anualitàa. Tribuio Fitto annuale. Quo^ 
ta annua* Hendita o Peso annuo* Pen- 
sione annuaria, 

Anzànna» Alzaja. Fune che attaccata ai 
navicelli serve a condurli contr'^acqua 
•— Colui che a piedi o a cavallo tira 
la fune cosi detta viene altresì chia- 
mato Alzaja o Elciario o Bardotto. 



19) API 

AnzànniT. Ad. di Strati. F. 

Anziàn. Anziano — Per Lanziàn. F* 

Anzianttaa. Anzianità. 

Aóff. F. Off. 

Aoppà. T. de' Cacciai Fare il 

grido a-oiìp per chiamare a sé i com- 
pagni di caccia. Dicono anche Oppa. 

Apàlt. Appalto. 

Apaltà. Appaltare* 

Apaltàa. Appaltalo. 

Apaltadór. Appaltatore, Imprenditore. 

Aparàti. s. m, pi. F. Revestii. 

Apartamént, Apartamentiu- F* Parta- 
mént» ecc* 

Apèll. T. mil. ClUamata. Cerca — Nei diz. 
Appello è ter. del giuoco di pallamaglio. 
Fa r apell. Far la cìUama,ta dei sol- 
dati. Far la cerca. Chiamarli tutti ad 
uno ad uno , per riconoscere se ne 
manca alcuno. 

Vess present a TapeU. Trovarsi 
alle cerclie. 

Apertura. .fi>"i«tf ^- Apertura al bombo- 
rin. Ernia ombelUcale — Apertura in 
d*oil varch. Ernia inguinale* 

Apell. Appetire, Appétere. 

Apetltt. F. Petìlt. 

Guzzs^ Tapetitt. Accendere V appetito. 

L^apetitt Tè la salsa pu bonni^ 

che ghe sia. Appetito non vuol salsa. 

Àpi. Ad. di Pómm. F, 

Apiàn. Piano. F. Pian (avverbio). 

Chi va apian va san. Pian piano 
si va sano o ben ratio, A passo a passo 
si va a Roma* 

Àpis. Lapis. Matita, AmaÙta, Noi distin- 
guiamo i lapis anzi tutto in Apis e 
Pontinn (per queste ultime si veda la 
. voce). I primi poi si suddistinguono in 

Apis con legn Lapis 

fermi in cannucce quadrate o tonde , 
lisce o inverniciate, alcune delle quali 
tutte d' un pezzo , ed -altre dette 

Apis a coliss. . . ; . . che hanno il 
lapis in una lìsterella di sé» mobile, 
che 8^ allunga e accorcia a piacere ; 
e di questi ne sono 

Apis a coliss sempi con un 

lapis solo, ed 

Apis a coliss doppi. .... con due 
listerelle mobili , Tuna con lapis nero» 
r altra con lapis rosso. 

Apis senza legn Matita 

semplice qual yieae dalle cave dalla 



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APR ( 

fabbrica, di Tarj colori» come bianchi, 
neri , ecc., e specialmente 

Apis carbonein. Matita nera. Spe- 
cie di grafite ^ minerale. 

Àpìs- pìembin. Matita piombina^ 
di conipo$ÌEÌone. 

Apis ross. Sanguigna. Matita ros^ 
5a; minerale. 

Apis de legnamee. . . . Specie di 
matita con entro la piombaggine, e 
assai più grossa dei lapis comuni. 
Canna d^apis. Mtititatojo. Toccalapis. 

Aplicà. Aspirare , e col Fag. nell^i^monte 
esperim. III, i5 Applicare — Talora 
anche Esibire. Profferire» 

Aplic2iss. Applicarsi a checchessia. 

Aplicazìdn. AppUceuùone. Applicatezza. 

Apògg( Cadrega d'). Sedia a braeciuo^ 
li. V. Poltrònna. 

Apòline( Mangia in). Stare in Apolline 
o in Apollo. Mangiar lautamente e di 
buon gusto. 

Apónt. Appunto, Per t appunto. A ca- 
pello. Di certo. Come di pepe. Giusto. 
Oh apont! Sul proposito, A tal prò- 
posilo. Ora che mi risowiene. Oh non 
me ne ricordava. Per V appunto. 

Apontamént. Appuntamento. V. Randevó.' 

Apontamént. Assegnamento. Onorario, 
Paga, Salario. 

Após. Dietro, Dopo, Quasi dal Post 
de^ Latini. Per es. Apos a Tuss. Dietro 
Vuscio. Dopo l'uscio — Nella Valle di 
Rovagnate e in qualche altra parte 
della Brianza pronunciano Apopùs. 

Ve minga chi apos a Tuss. E* non 
è la via dell'orto, 

Apósit. Opportuno. Acconcio, 

Apositamént. Apposta, A posta. Apposta- 
tornente, V. Pòsta. 

Apòsta. V, Pòsta. 

Apòstol. Apostolo, Appostolo. 

Aprensión. Apprensione. Apprendimento. 
Quasi timore. Mett in aprensión. Dare 
apprensione. Mettere in apprensione. 
Mettes in aprensión. Stare in appren- 
sione. Apprendere. Sospettare. 

Aprètt. Cartone. Lustro che si dà ai 

cappelli , alle tele , ai pannilani, ecc. , 

cosi detto fra noi dal francese Apprct. 

Dà Taprett. Dare il cartone. Rin- 

cariare. 

Senza aprett. Sema cartona. Senza 
colla. Senza gomma. Gli ultimi due 



3o ) APR 

fi ufano pilli particolarmente pacan- 
do di cappelli e di tele. 

Aprettà, Rincartare. K. Aprett(Dà V). 

Aprii. Aprile. 

Aprii dolce dormir Dett. di 

chiaro sig. e d^ antica data. Di fatto 

. anche in un taccuino volante stampato 
in Milano per Panno i553 da magi'^ 
stro Vincenzio da Meda che stava per 
mezzo il campani! de san Setro (Sa- 
tiro ) leggesi sotto il mese del Tauro: 
it Io son aprile del dolce dormire 
M Fra fronde e fiori e belli vcdli 

aldire (cioè udire). i> 
Aprii gnanch on fil, Magg adag, 
Giugn poeu fa quel! che te vcea,Quando 
il giuggiolo si veste e tu ti spoglia ^ 
e quando è* si spoglia e tu. ti vesti -— 
Anche i Provenz. dicono En Abriceu 
ti delouges pas d'un ficea ^ che vale 
In aprile non ti spogliar d' un filo. 

Aprii n^ha trenta, e se piovess 
trentun, farav dagn a nissun. Aprile 
una cocciola per die. Aprii piovoso 9 
maggio ventoso , annoJruttoso(ilUmos^ 
Prov. denotante che d"* aprile P acqua 
è sempre giovevole alla campagna. 
Abriceu a trenta; quando ploeuria trenta 
et un, farie maul en degan dicono 
anche i Provenzali. 

Aproeàf o Aproeùv. y. conf. Appresso, 
Aproeuv a pocch. Pressa a poco* 
A un dipresso ( propemodo ) •— Notisi 
però che il nostro Aprreuv, comune 
anche ai contadini bresciani , berga- 
maschi , genovesi , cremonesi , ecc. , 
non ha mai il significato di Dietro 
(post) che parmi abbia nel verso gS.* 
del canto 12.* dell^ Inferno di Dante, 
il modo avverbiale A pruovo ( per ap^ 
presso , apud) che la Crusca di prima 
edizione registrò per rispetto al gran 
poeta. Quel verso potrebbe sì essere 
tradotto dai nostri contadini per Denn 
inm di vceust che podem nagh adree^ 
ma non Denn vun di vceust che padem 
nagh aproeuv 9 poiché noa a"* fianchi di 
Nesso ma dietro ini è cosa naturale 
che 8^ avessero ad avviare Virgilio e 
Dante se avevano a camminare per in 
sicura. Ora VA pruovo di Dante par- 
mi sì traduzione lombarda delP italia- 
no Appresso 9 ma nel solo significato 
traslato di Dietro^ Indi, Pai come «la 



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ARA ( 

nel provenzale ^^/o^ , non inanello 
del latino Prope da cui Teramente 
pare ereditato il nostro contadinesco 
Apneuv che in alcune parti, come 
nel Bitstese, è detto Da prceugo con 
anche maggiore aflkiità coll''^ pruO^o 
di Dante. 
AproTà. Approvare. 
Aqna, Aquarèlla* Aquist, ecc. y, Acipia, 

Acquarella, Acquìst, ecc. 
Àquila. Aquila. UcceUo noto. 

Castell, aquila e léon hin arma per 

ttttt i canton Deti. che sì usa 

per iadicare come siano comuni a 
moltissimi gli stemmi gentilizj nei 
quali entrano tali figure. 

Fasoeu de l'aquila. ^. FasoBÙ. 

L* é minga on^ aquila, met 

Cioè non ha grandissimo ingegno 9 è 
di mediocre ingegno. 

Sgari o Vosa come on* aquila. Gn- 
dare a testa. Anche i Francesi dicono 
Crier comme tm aigle* 
Aquilia.^J. di Nas. K 
Ara (e com. al pi. i Ar) per Ala. r. 
Ara per Aria. y. 

Ara. T. d" Agricoli* Arare, Lavorare il 
terreno coli' aratro «—L* arare prende 
Tar) nomi secondo i modi e i tempi 
in cui si fa, cioè a dire: L** arare per 
la prima yolta dieesi Fendere. Eompe- 
re. Dissodare, V «rare per la seconda 
volta J?àciioteiv(Lastri). L'arare per 
la terza volta Terxare. Bifendere. L'a- 
rare per la quarta volta Jnquartare. 
L'arare incrociando i solchi già fatti 
Intraversare. Il passar T aratro sulle 
coste o sui lati della porca dove fu 
la semente Tanno prima Costeggiare 
o Arare in eosta. U tornare ad arare 
Tarato Jtiarare. L'arare col coltro 
Coltrare. 
Area. AràUf^ 

Aràa. Aratro; idìot. e oont. Aratolo ; e ant. 
Arato. Strumento col quale si ara la 
terra. L'aratro nostrale è più com, 
ad un'orecchia sola, e dicesi da noi 
ScUòria. Vedi sotto questa voce i no- 
mi delle parti ond'ò composto. 
Ara belàra ...... Voci usate dai ra- 
gazzi in alcuni loro giuochi come 
segue: Per es. nel giuoco di capo a 
nascondere qualora siano in due soli 
recitano questa cantilena: 



3t ) ARA 

Ara belar» 

De tes e cornara 

De r or e del fin 

Del comarìn (o del coni Blarin) 

Strapazza hordocch, 

Dent e foeura trii pitòcch, 

Trii peasitt e ona mazzcsura; 

Quest'è dent, e queat'è foeura; 
e alternando un verso pcar ragazzo, 
additano, nel dire l'ultimo, quale dei 
due debha andare a nascondersi^ e 
quale ricercarne. Se sono in più di 
due sostituiscono all'Ara belara que- 
st' altra cantilena: 

Pan vun, pan duu, 

Pan trii, pan quatter» 

Pan cinqu, pan ses^ 

Pan seiX^ pan voU, 

Panigada e pancott. 
Mi si assicura che i ragazzi lucchesi 
. nella medesima circostanza dicano a 
questo modo: 

Pan ittio.% pan due^ 

Pan tre 9 pan quattro^ 

Pan cinque y pan sei 9 

Pan sette 9 pan otto^ 

Casca, in terra 9 e fa un botto 

Come un bel salsicciotto ; 

Cenci cenci rattoppati 

Comperati in stracceria f 

Comperati in pefleria^ 

Comperati in beccheria ^ 

Salta fuori o ladro o spia, 
. La nostra Ara belara de sese coma' 
ra (enimmatica per tutti noi, e forse 
anche pel nostro Porta che perciò 
^gi'cgiftinente la sostituì al dantesco 
Pape satan Pape satan aleppe ) trovò 
un illustratore nel eh. Defeodente Sac- 
chi il quale ne fece una briosa No* 
velia per un. almanacco del iSSa» <!> 
cui il sig, Gio. Ventura trasse sog<- 
getto d'un Dramma che intitolò Ara 
ecc. 9 o sia il Ravvedimento elei conte 
Tommaso Marino. Milano » presso Car* 
lo Vermiglio, i833. 

Arabolàn. v* br Sp. d' uccello ? 

Aragosta* Aliusta. Astaco. Locusta di mare. 
Quel gambero di mare grandissimo 
che è detto Cancer astaeus da' sist. 
Aràlda. Eìifa nalda o am^/a (Targ. Ist.). 
£rba detta Digitalis purpurea da' hot. 
Aràs. Colmo. Straboccauie. Anche gli 
Spag. dicono in questo wemo Arrasado 



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ARB ( 

•^^ Parlandosi di misure J raso ', cioè 
a misura rasa, spianata, pareggiata. 
Aras aras o Pien aras. Fimo. Pieno 
e pinzo , e col Fag. nel Conie di Bur 
cotondo III,i5 Pieno pinta* Arcipie- 
nissimo. 
Aratòri. Lavomtio. Lm^oratìvo. Lavora- 
to] o. Aggiùnto di • terreno , campo , 

■ podere che si usi lavorare coll''aralro. 
Arbarèlla. Alberello? Specie di vaso di 

vetro ritondo e di pia grandezze ad 
uso di tenerci dolci, fruita in con- 
serva e simili. 

Arbaroeùla. Cìriegiuolo, Ciregiuolo. La 
pianta cosi detta Prunus avium dai 
hot. di cui la specie diuraciua dicesi 
Ciliegia duracina o morajola. In qual- 
che parte dell'* Alto Mil. la dicono 
anche Galbìnna (nome che altri ser- 
vano pel frutto di essa), e la pon- 
gono tra i filari delle viti a sostegno. 

Arbaròtt. F. Beolin. 

Arbèj. Cosi dicono nell'Alto Milanese e 
sid Verbano i Piselli. K. Erbiòn. 

Arbicòcch. Albicocco, Albercocco, Armel- 
lino. Albero che produce le albicocche. 
£ il Prunus armeniacaLiaa. 

JLrhìcòcch. Albicocca.Bacocca.Albercocca. 
Moniaca, Armeniaca. Frutto dclP albi- 

Arbij. r. £rbi<iu« (cocco. 

Arbioeù. K. Albioeù. 

Arbión. T. Erbión — In sig. di Tàccola. F. 

Arbitràri. Di arbitrio. Di capriccio. 

Arbitràss. Agire ad arbitrio. Tòrsi licenza. 

Arbitri. Arbitrio, Capriccio. 
Pan d^ arbitri, r, Pan. 
Toeuss di arbitri. Operare a capric- 
cio , di sua volontà^ ad arbitrio, e 
8ch. di propria coriesia. 

Arboràri. K Erboràri. 

Arboree ( o Alborée ) Sp. di rete 

' che si adopera nella pesca di quel 
ciprino che chiamiamo Arborèllu. y. 

Arborei! a (r/te anche dicesi Alborèlla o 

' Alborinna o Àlbora). Pesce argentino. 
VAble o Abiette de' Francesi. Il Cy- 
prinus albor ddlo Scopoli. IVjscioliuo 
che, cotto, ha del P amarognolo. 

Arborinn per Erborimi, y, 

Àrbor imperiai ( Giugà a) Specie 

■ di giuoco, oggidi poco usato, che 
si fa colle carte da picchetto. I Fr. 
chiamano questo giuoco f Imperiale 9 

'e ne distinguono più specie , come 



3d ) ARC 

Imperiale tournée , Imperiale que V'On 
fait tomber, ecc. 

ArbosèU. v. cont. br. AlbereUo. Arbo- 
scello. Arbuccllo. Arbuscella. Arbusco. 
Arhùscula, Arbksculo — I conladini 
brianxuoli usano anche ArbosèU per 
Castagnuolo, y, Èlbor. 

Arbusèll. Albero della barca. È vose dei 
nostri laghi, e special, del lariense. 

Arca. Arca, . 

Pari Parca de Noè Si dice 

per ischerao di quella casa i cui pa-- 
droni amino vedersi intomo quantità 
d^ uccelli, cani, gatti, ecc. I Fr. di- 
cono Cest Vardie de Noè, il y a 0iUe 
sorte de béUs di quella casa dove al- 
loggino parecchi pigionali ; e anche 

. tra noi si sente usare da taluni in 
questo senso il dettato medesimo. 

\ess r arca di mincion. Essere l'or- 
cigranellone 9 Varcicotale, un ardgoc- 
ciolone. y. Badée. 

^ess on''arca do virtù, de sapien- 
za, ecc. Essere un'arca di sciensa 
(Fag. Last. hai. Ili, la ; Guad. nel 
Naso 9 sesl. 16). Essere sapientissimo 
o scientiatissimo. Essere grandissimo 
savio in molte scienze. Essere virtuo- 
sissimo. 

Arca. Arca sepolcrale, p. es. L^arca de 
san Peder marter in sani' Eustorg. 
l'arca di san Pietro martire nella 
chiesa di santo Eusiorgio. 

Arcàda. Arcale. Arco. V. Areh, 

Arcàda. Arcovàla. Serie di più archi. 

Arcadi. Chiasso. Homore, Si usa anche 
in senso di Spuèll, f% 

Arcàngiol. Arcangelo. 

Arcano, sost. m. Segreto. Arcano. 

Arcàri. Lo stesso che Arcadi, r. 

Arch. Arco. Arcale, ff. Arcàda — L' al- 
tezza mas:»ima di esso dicevi Higoglio 
o Sfogo '9 la curvità Sesto ^U curvità 
interna ne' ponti Imbotte. 

Arch inti-cgh. Arco di tutto se^to o 
intero o di fnezzo tondo o di punto 
fermo. Quello che ha per corda il 

• diametro del cerchio intiero ; arco di 
mezzo cerchio. 

Arch acùlt. Arco acuto. o composto 
o in quarto acuto. Quello risultante da 
dufe archi scemi che nel congiuugersi 
iatcrsccandosi fanno un arco nella 
sommità. 



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ARC ( 

Ardì zopp. Arco scemo. Quello che 

ha una corda minore cf^un diametro 

del cerchio; quello che è meno di 

mezzo cerchio. 

Arco a rvUura. Quello che 

si fa nello strombare un muro aper- 
tosi e che ìyì rimane nascosto. 
Arco affogato, 

Arch. Arco, Arco trionfale, L^Arch del 
Sempion. L'Arco del Sempione, 

Arch di zij. ^rco oArconcello delle ciglia. 

Archètt. Cassetta, Arcuccio. Quel sottalzo 
di vimini che si mette nella cuna ai 
bambini per difenderli. NeUe culle di 
ferro è detto più com. Boffètt o Bof- 
fettìn. V. 

Archètt Saéppolo. Arco da pallottole, 

Archètt. Arco, Archetto; e poet. Plettro, 
Bacchetta di legno sodo ma elastico 
da' cui due capi è teso un fascetto di 
circa cento crini di cavallo , col quale 
si suona la viola, il violino, il bas- 
setto ed altri strumenti da arco. 

Sedol. Setole » Becch. Nasello. » 
Impugnadura. Bietta, 

Archètt. T. d'^Agric. Mergo, Cosi chia- 
masi quel tralcio di vite che, a modo 
d'*arco, mezzo si lascia sotto, e mezzo 
sopra terra — Propaggine, 

Archètt. Archetto, Cosi chiamano gli arte- 
fici una spran ghetta di ferro o d' ac^ 
ciajo o d* osso di balena immanicata , 
alla cui estremità è fermata una corda 
di minugia con cui si fa girare la 
saetta del trapano. 

Archètt. Archetto, Vbxco del cosi detto 
Violino degli Scultori. F, Viorìn. 

Lama. Spranghetta~lame(£r,) » Ma- 
negh. Manico-'poignée(h.) *^ Vit. P'ite 
as Mascarìzz. Corda o Masphereccio, 

Archètt (« più, comunemente al pi. Ai"- 
chitt). ArcIietU), Bacchetta o Bastone 
piegato a modo d^arpo, nel quale da 
una parte si ferma una verga nella 
cui fessura si pone T esca per pigliar 
uccelli — È una specie d" archetto 
anche quel lacciuolo che più parti- 
colarmente chiamiamo Spiringón, V. 
Mett giù i architt. Tendere gli ar~ 
chetti agli uccellini, 
Archibusà. Archibugiare, Giustiziare ar- 

chibugiando. 
Archi lèti. Architetto. Architettore* 
Architettura. Architettura, 

' roi. I. 



33 ) ARE' 

Architràv. Architrave, 
Architravàda. Ad, di Cornìs. K. 
Architt. 5. m. pi. T. de* Carrozz. ^tfrc/u. 
Quei pezzi di legno che sono posti per 
la lunghezza del cielo delle carrozze. 
Archivi. Archivio, 

Mett in archivi. Archiviare, 
Archiviètt. Dim, ^TArchlvi. y. 
Archivista. Arcldvista. 
Arcidiàcon. Arcidiàasno. 
Arcidùcca. Arciduca, 
Arciduchéssa. Arciduchessa, 
Arciduchessinna La figlia delP ar- 
ciduca fin che è ragazza; e cosi 

Arciduchiu Il figlio dell'" aix.iduca. 

Arciprét. Arciprete. 
Arcivèscov. Arcivescovo, 
Arciyescovàa. Arcivescovado, 
Arcobalènno. Arcobaleno, Iride, Arco. 

Arco celeste, 

Àrcoi. s. m. pL Lo stesso che Fàlcor. K 

Arcón. T. de'Fornaj. Arca, Quella specie 

di gran madia in cui tiensi il pane 

cotto o la farina. F, Mamón. 

Arcò va. Arcòa, Alcòva. Alcòvo; e talora 

anche Camerella? 
Ardént. Ardente, Veemente, f^olento. Fie- 
ramente commosso. 
Ardént. Focoso, impetuoso. Ardente, Im- 
paziente dicesi del cavallo. 
Ardcntèll. Ardeniello, Arilentetto, 
Ardènza. Ardenza. Ardore, Veemenza. Fa 
mett in ardenza. Levar in ardenza, 
Mettes in ardenza. Levarsi in ardenza* 
Ardimént. Ardire. Ardimento, 

Trema d" ardimént. ^. Trema. 
Ardimcntós. Ardito. Audace- Temerario; 

e talora anche Ardimentoso, 
Ardión. Ardiglione. Quel fcrruzzo appun- 
tato che è nelle fibbie per serrarle. 
In ardion. In assetto. In arnese. In 
ordine. In appunto. A concio. In concio, 
Mettes in ardion. Mettersi in assetto^ 
in appunto <y in arnese^ in ordine, 
Aréd. yoce {affine di sig, all'aostana 
Curare , ed aìu:fie se vuoisi alia Keda 
ital.) la quale è usata fra noi soltanto 
nelle seguenti frasi : 

Ave o Fa pocch arcd. Rendere poco, 
* Ave o Fa arcd o sosscnn arcd. Ban" 
dere mollo. Tornare copioso , abbona 
dante. La me fa ared. Mi pixtjitta, 

A\ è manch ared. Render meno. Frut- 
tar meno. 

5 



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ARG ( 

Arèlla. Graticcio. Canniccio , Dicesi da 
alcuni fra noi alle tavole da bachi 
più com. chiamate Tavol per i cavalér, 

Arènna (e più, com. fra gV idioti la Ren- 
na). Aréna. Anfiteatro, Questa voce en- 
tra anche a comporre il nome d'Anna 
contrada della nostra città, cioè Via^ 
renna , così detta perchè antichissima- 
mcnte ivi era un* arena. 

Arént (e cont. Aproeùv). Rasente. Presso. 
Appresso. Da presso, yicino. Davicino; 
e con V. a. dis. A randa. A randa a 
randa. Pare sincopato da Aderente* 

Ajcs. V. cont. Larice. V. Làres. 

Arèst. Arresto. Presura. Cattura. 

AMStà. Arrestare. Staggire. Catturare* 

Arestàa. Arrestato. Staggito. Catturato, 

Arètigh. Idiotismo per Erètegh. P^. 

Aretràa. s. ni. pi. Arretrati. Frutti de- 
corsi e non pagati; i Reliqua latini. 

Aretràa (Vess in). . . . Avere ài molti 
conti, di molti lavori o di molte scrit- 
ture che aspettano spedizione ; averle, 
per così dire, buttate dietro le spalle. 

Argàn o Argànt. Lume argan{* fior.). Spe- 
cie di lume cosi detto , io credo , dal 
nome del suo inventore. 

Arganìn o Argantin. Dim, d'kvghxi. V, 

Àrgen. V, Àrgin. 

Argenìn Il ciglione delle porcile 

nelle risaje, e la ripa dò^fossatelli dei 
prati marci lo j. 

Argént. Argento. 

Argent brusàa. Calia. 
Argcnt matt. Argento falso* 
Argent negher. V. Négher. 
Argent plaché. V. Plaché. (do. 

Argent tilaa. Canutiglia. Argento rie- 

Argént. Moneta bianca. Dicesi della mo- 
neta d"* argento , a distinzione di quel- 
la di rame o d' oro. 

Argcntéri . Argento . Argenterìa . Gli argenti. 

Argentln. sost. m Specie d^ arenaria 

(molerà) di colore turchiniccio. Predo- 
mina in essa il calcano e n^ è base il 
quarzo ; scarse sono le parti micacee e 
sabbiose. È diversa dalfarenaria comu- 
ne (molerà o cornetión ross): serve co- 
me quella per modanature di fabbriche; 
ma in parte è anche lavorata in coti 
da affilare i ferri, le quali riescono di 
buona tempra e molto ricercate: se ne 
fanno pure canapè da giardino, cippi, 
capitelli, ecc. Molta se ne trova spe- 



34) ARI 

cialmente nelle cave di Vigano ove ^ 
detta anche Sass argentin e Cometton 
hianch — La Pietra serena dei Toscani 
è affine a questa nostra arenaria che 
è una vera Pietra cerulea plumbea o 
plumbaria — F. anche Molerà. 

Argentin. sost. m. T. de^ Corona]. Sal- 
taleone. Filo, Quello in cui ti* iniilano 
le avemmarie, i paternostri, ecc. di 
una corona. Alcuni fra noi lo chia- 
mano anche FU de Bologna. 

Argentin. ad. Argentino. ArzenOno — 
Vos argentinna. Son argentin. Foce 
argentina. Suono argentino — Color 
argentin. Colore argentino. 

Argentvlv. Argento vivo. Mercurio. 

Avegh r argentviv adoss. fìg. Aver 
V argento vivo addosso; e pari, di fan- 
ciulli anche Essere un nabisso , un 
frugolo , cioè non istare mai fermo. 
Il Morelli nel suo Gentiluomo istruito 
usò Essere mercuriale in questo sig. , 
e TAlb. enc. notò la frase; ma essa 
mi sembra poco felice. 

Àrghen. Argano. Ve ne sono d** orizzon- 
tali e di verticali ; quello della prima 
specie mi si assicura detto volg. iu 
Toscana, e spec. a Lucca, Omo morto. 
Voregh i argin per Ùl quajcossa. fig. 
dolerci gli argani a far checcltessia* 
(Fag. Mar. alla moda II, 1). Far cìieo 
chessia tirato coW argano o a forza 
d- argani. 

Arghenón Grand^ argano. 

Àrgin (idiotismo). Argano. F, Àrghen. 

Àrgin. T. de^ Pasta). Arganello. Cilindro 
col quale il pastajo , girandolo , strt- 
gne le paste nelle loro forme. 

Àrgin. Argine — Per Argenìn. F. 

Argina ..... Assettare le ripe de* fos- 
satelli d^ un prato marcitojo in modo 
che r acqua possa traboccar pari co- 
me velo a inacquare ogni parte dei 
prato stesso — - In gen. Arginare. 

Arginadùra. .... Livellazione dc^fos- 
satelli adacquatori de"* prati marcito] 
— In gen. Arginatura. 

Argomént. Argomento, 

Arguì. Arguire. Argomentare. Inferire. 

Ari. Aria. F. Ària. Questa voce così 

tronca è da noi compenetrata in una 

sola voce avverbiale , cioè in Alari. K". 

«— I Brianzuoli 1* usano nelle frasi 

Cceur contcnt e slrasc a Tari. /^.St rase. 



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ARI (35 

Perd r ari. Perdere l'oriztonie, P. es. 
El gatt V ha pcrs Y ari e el se ved pù. 
// gatto s'è sviato e non si rivede più. 

Vess giò d'ari. Aver perduto l'oriz- 
zonte. 
Aria, jiria. 

Aria colada. Jria colata. 

Aria d'^acqua. f^entipiovolo (se però 
è ben interpretato dai diz.). 

Aria de beli o de beli terap. Jria 
di bel tempo. 

Aria de brntt. jiria da mal tempo. 

Aria del paes. Aria nativa. 

Aria de fìlidura aria de sepoltura. 
Jria di finestra colpo di balestra. Cosi 
neirAlb. enc; ma con più rigore di 
corrispondenza Aria di fissura aria 
di sepoltura{*hxcch,)* Dett. di eh. sig. 

Aria dolza. Aere aprico, temperato. 

Aria fina. Aria sottile, elastica, pura. 

Aria grossa. Aria grossa. 

Aria remondinoa. Aria secca m che 
rinetta il corpo da^mali umori. 

Aria superba. Ariana. Aria sanissima. 

A mezz'aria. Pelle pelle, m. avv. 
Vale poco addentro e in superficie. 
Lasciam queste cose corporali che ba^ 
sta sol toccarle pelle pelle ^ I dizio- 
nar j registrano /< A mezz* aria , modo 
#/ avverbiale per esprimere il mezzo 
if della maggiore e minor altezza, 
n non troppo alto, né troppo basso. *t 

A mezz' aria. Brillo. Alto dal vino, 
Cotticcio. r. Alégher. 

Andà a ciappà on poo d''aria. An- 
dare a pigliar aria, 

Andà coi pitt a Pari o aPaina. Andare 
o Cascare o Cadere a gambe alzate o 
levate. Tornare, Mazzaculare. Tombo- 
lare. Capitombolare, Mazziculare. 

Andk coi pitt a Tari o a Paria, 
raet. Andar a patrasso o a babbo- 
riveggoli. Lo stesso die Andà al ca- 
garàtt. r, 

Andà in aria el balon. Andar per 
V aria il pallon volante. 

Avegh scraper el venter per aria. 
Essere incinta frequentemente. 

Besogna semper avegh la vos in 
aria. f\ Vós. 

Brusà per aria o Porta via per aria 
la robba. Jlaccorre per aria la roba 
(Fag. nelT Amante esper. Ili, 5). Anr 
dar via a ruba checchessia, , 



) ARI 

Gala i ari. Cariare, Aver paura del- 
l' avversario. 

Cassa d'aria. V, Cassa. 

Caste] in aria (Fa di). Favellare in 
aria. Fondarsi in aria. Far castelli 
in aria. 

Che aria tira? Dove il trovi? Si suol 
dire fig. per chiedere di qual umore 
sia una persona in quel dato punto 
di che si domanda. . 

Ciappà on poo d' aria. Pigliar aria 
od asolo. Asolare. 

Color d' ari. Color aerino o ajerìno. 

Dà aria a ona stanza. Dare un poco 
diaria ad una stanza. 

Fa aria. Far vento col ventaglio. 

Fa andà in aria el balon. Mandare 
in aria il pallon volante. 

Giugà a tra in aria. Giocar a santi e 
cappelletto, o a palle e santi, y. Crós. 

Indolziss Paria. Raddolcirsi Varia, 

Mett a Paria i pagn o Fa. ciappà aria 
ai pagn. Mettere in beli* aria i panni. 

Mett in d'on sit de no vede pù aria. 
Mandare alle bujose. V. in Presón. 

Mett per aria di rohb. Mettere in 
mezzo o Mettere in campo checchessia. 

Muda aria. Cambiar aria. Statare, 

No savejl nanch P aria. f^. Savè. 

Parla per aria. Aprir la bocca e 
soffiare, cioè parlare senza fonda- 
mento, il che anche direbbesi Tirare 
in arcata o Favellare in aria, 

Pientà li per aria. V, Pientà. 

Porla via per aria la robba. Rao-* 
corre per aria la roba. 

Robba che fa scuri Paria o che 
bissa P aria. Cosa che fina Varia, cioè 
pessima , obbrobriosissima. 

S'cioppettà Paria. Fare scoppio o 
sbracio o scialo o sfarzo o sfoggi, 

Slargass Paria. Incominciare a riscal- 
darsi Varia, Raddolcirsi V aria, Quand 
cominciare a slargass Paria. Per il 
tempo dolce. AlV entrata di primavera. 
Quel che i Lai. dicevano f^ere ineunte. 

Sta buttaa giò cont el venter per 
aria. Giacere colla pancia alV aria^ 

Tira aria cattiva Esser mal 

andare in alcun luogo; corrervisi pe- 
ricolo di male. Uq poetn pisano disse 

« Ah qui corpo di Bacco « catti'V* aria, 
>• Una foga mi sembra necessaria. i* e altrove 
<« Andiamo via cbf qiù non Ve l»upn*aria. n 



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ARI (36 

Tir& aria calda Dicesi del- 

r esser perìcolo di colpi d^ arme da 
fuoco in sJcim luogo. 

Tira nanca on freguj diaria o on bofT 
diaria. iVbn tirar aria. Non soffiar aria. 

Tra in aria el cuu. V. Cuu. 

Vede in aria. Federe in o per Varia. 
Veder vicino T effetto di checchessia. 

Vede Taria. feeder la luce. 

Vess in ari. Essere in Oampo^ o in 
mezio, 

A tntt i fiasch gh*é don Basili in ari, 
Kefugiam peccatorum di impresari. 

Vessegh di guai in aria.fìg. Esser 
turbato il cielo. Esser turbata o torbida 
o gonfiata la marina, 

Vessegh di novitàa per aria. fìg. Es- 
serci novità in corso, 

Vessegh in aria o per aria on ne- 
gozi o simili. Bollire in pentola un 
negozio o simili. Vale trattarsi un ne- 
gozio, esserne segreta negoziazione. 

Viv diaria o de pan e spua. Vivere 
di limatura. Stiracchiar le milze. 
Ària ! Sgombra! Esclamazione colla quale 
ordiniamo altrui che ci esca d^attorno. 
Ària. met. Albagia. Superbia. Bòria. Fa- 
sto. Spòcchia. Soffioneria. Altura. Fava. 
Fummo. Muffa. Vanagloria, Baccale- 
ria. Chiella, 

Ave de Paria. Stare in sul mille. 
Aver gran fava. Aver della chiella 9 
cioè aver albagia, boria, fasto. 

Bassa o Mett giò i ari. CJùnnr le corna, 

Dass de Vwi^. Imporla iropp* alto. 

Fa dà giò o Fa cala o Fa balcà i ari. 
Cavare il ruzzo del capo. Cavare il ruz- 
zo. Sbaldanzire. Far chinare le coma. 
Far abbassare il cimiero o la cresta. 
Vale fare star a segno e in cervello. 

Vess sui ari. Imbaldanzire. Imbaldi- 
re — Esser baldo in ruzzo. 
Ària. T. mus. Aria, 

Aria de bauli .... Aria prediletta 

• da un cantante eh' e^ vorrebbe intro- 

• dotta in ogni spartito ancorché im- 
pertinente ; r aria per cosi dire inter- 
calare di un cantante. Il Diz. di mu» 
sica la chiama Aria di baule — F'. 
anche Quaresimàl. 

Aria de bravura. Aria di bravura. 
Quella per la quale il cantante può 
dare saggio brillante della voce e del- 
Tarte che possiede. 



) ARI 

Aria de la pissa ..... Aria o in- 
differente o spiacevole, al cantarsi 
della quale molti fra gli spettatori sì 
riservano a uscir di teatro per fare 
acqua. Il Diz. mus. le chiama Arie 
del sorbetto o Arie delle seconde parti 
— Dicesi anche di quell^ aria , onde 
incomincia il secondo atto d''un me- 
lodramma, che è cantata da una se- 
conda parte intanto che gli uditori 
sono tuttora fuori del teatro per Ta- 
gio avutone neir intervallo fra atto 
ed alto, e forse fuori per loro biso- 
gni corporali. 

Aria obligad a. .^rta obbligata. Quella 
in cui il 'cantante è obbligato a se- 
guire il suono. 

Ariàa per Riàa. P^> 

Ariàn. Arriano. V, Bestemmà. 

Arianna dicono alcuni per Riànna. F', 

Ariàscia. Ariaccia. Aria cattiva, malsana, 
e secondo i casi Aria grossa^ crassa ^ 
umida, infetta, corrotta, ecc. 

Ariàscia. Aria eia mal tempo. 

Ariétta. Aura. Auretta. Zefiro. Favonio — 
Gh^ è sii on^ arietta fresca fresca. Brez- 
zeggia. 

Ariétta. T. mus. Arietta. Dim. d^Aria. 

Ariettinna. Zejiretto, 

Ariettinna. T. mus. Ariettina. 

Arìèzza. Lo stesso che Ària nel senso 
metaforico. V, 

u Merda ai vost ariezz, 
n Marcanaggia pajasc de forestée, 
'/ Fénela sta reginna di finezz » 
»» Andénn fceura di pee. >/ 

(Porta Rime.) 

Arión. T. mus. Arione. Aria accompagnata 
da piena orchestra e di grande effetto. 

Ariós.^rio50. Stanza ariosa. ^tonsa ariosa. 

Ariós. Fummoso, Vanaglorioso. Superbo. 
Borioso, Fastoso, 

Ariòs. y^no50 (Grazzini nella Gelosia). 
Scialoso. 

Aristocràtegh. Aristocràtico , 

jLrisiòie\.Aristòtile. Nome di filosofo notis. 
£1 dis Aristòtel: se te poeù ave 
del ben, tòttel. «Sciocco è chi non dà 
al pallon die baUa(V, il testo dei- 
TAlIegri in Pallone). Fortuna dà e 
toglie. Bisogna córre la rosa per tempo. 
E vale per modo consìgliativo a non 
si lasciar scappare di mano le occa- 
sioni di. buona sorte. 



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ARM ( 

Aritmétega. Jrimmética, Aritmètica, 
Arivà. y. Riva. 

Chi tard ariva el malann le alloga 
già. y, Malann. 
Arizzón. Fàccia} a. Certa iicconciatura 
de* capegli , cosi detta forse dal yolg. 
Uérisson dei Francesi. 
Aria o Ara. T. de*Manisc. Travaglio. 
Ordigno in cui mettonsi le bestie fa- 
stidiose e intrattabili per medicarle 
o ferrarle. 
Arlecchin e Arleccbin batòccio. Jrlec- 
. cfiino. Zanni. Trappolino. Me%%ettino, 
Truffaldino, ìiome d*una maschera no- 
tissima. 

Pari on arlecchin. Essere una figura 
da cembali. Essere ridicolo. 

Tappée a Tarlecchinna. K Tappée. 
Vestii d^ arlecchin. fig. • . . Abito 
ridicolo o per varietà eccessiva di co- 
lori o per troppi fronzoli o per es- 
sere disadatto o male indossato. 
Arlecchin. Mascherina. Arlecchino{*fior.). 
Giardino(*rom.). Spezie di sorbetto 
che trae il nome dalla varietà de^co- 
• lori che vi si veggono per essere com- 
posto di due o più gelati diversi. 
Arlecchinàda. Scalata. Lazzo. Gesto da 
arlecchino. (frivola. 

Arlecchinàda. Zannata. Cosa da zanni, 
Arlecchinàda Mascherata di ar- 
lecchini. 
Arlecchìnna. Jd. di Erba. y. 
Arila. Ubbìa. Opinione superstiziosa. Su- 
perstizione. Follìa. Forse da oriolo (v. 
or. lat. Hariolus) che vale Indovino ^ 
e ognuno sa come chi fa professione 
d"* indovino non può lasciare d^ esser 
spacciatore di follie e superstizioni. 
Ave doma di arlij. Essere ubbioso. 
Arma. Arme. Arma^ e al pi. Arme e Armi. 
A r arma a V arma. All' arme. Il 
grido che si fa per dare all^arme. 
Arma bianca. Arma bianca. 
Arma de foeugh. Arma da fuoco. 
Arma de taj. Arma da taglio e Ar- 
ma da punta* 

Bassa i arma. Porre già l* arme. 
Arrendersi. 

. Per onor di arma. Per onor di lettera. 
Per apparenza, per riguardi sociali. 

Piazza d^arma Noi diciamo 

. cosi al Campo da esercizj militari — 
Piazza d' arme nei diz. vale Castello. 



37 ) ARM 

Port d* arma ( el ) La polizca 

che dà licenza di portare le armi. 

Renonzià i arma a san Giorg. Rihun- 
ziar l'armi a Giove ( Lippi nel Malm. 
st. 54» cant. i). 
Arma. Stemma. Arma, 

Castell, aquila e leon Tè. arma per 
tutt^i canton. K Aquila. 

Fa arma visconta. Andare a spinar* 
pesce 9 a ondala croscio ^ barcolloni ^ 
barcolloni Barcollare. Tracollare. Ba- 
lenare. Ondeggiare. Traballare. Ten^ 
iennare — Gaspare Gozzi disse Cam- 
minare come si dipingono le saette. 
-— Lo stemma gentilizio dei nostri 
Visconti, cioè la biscia a zigzag col 
fanciullo ignudo, ha dato luogo al 
dettato milanese. 
Arma {che anclie dicesi Armella o Ar- 
metta e al piar, i Ai'mi o i Àrmei). 
Seme. Granitilo, NeirAlto Milanese, 
. e spec. in Brianza , si dicono Armi i 
semi teneri, delle cucurbitacee, i quali 
nel Basso Milanese diconsi Gandolliti 
(de zucca 9 de cocumer^ de melon^ 
d^ inguria ), a differenza degli ossi o 
nuclei delle frutta che. in tutto il 
Milanese, e quindi anche in Brianza, 
diconsi Gandóll. V. Qualcuno, per 
quanto ne fui assicurato, fa dislio- 
zione ix9iArmhll e Armètt, assegnando 
il primo nome ai semi di popone, 
cetriuolo, ecc., e riservando il se- 
condo ai semi di zucca esclusivamente. 
Arma. Armare. 

Arma bulia. y. Bàlia. 
Armass de santa pazienza. Armarsi 
di sofferenza o di pazienza. 
Armòa. Armato. 

Vess armaa come on can o come 
. on sbirr o come on lader o come on 
san Giorg. Esser armato di tutto puntOf 
e sch. Aver tutta Brescia addosso. 
Armàa. Ad. di Trav. y. 
Armàda. sost. f. Esèrcito. 
Armàda. Ad. ili Cadréga. y. 
Armàda (A man ). Armata mano. 
Armadùra. Ponte. Bertesca. Palco su cui 
stanno i muratori a murare e i pit- 
tori a dipingere. Se è volante, dicesi" 
Grillo — y. anclte Pónt. 
'Armadùra. Armatura. Armato. Fortezza 
d^ un lavoro ; sostegno di manufatlure. 
Mett r armadùra. Armare» 



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ARM ( 

Tttù TÌa Parmadura. Disarmare. 

Armadùra. Armatura. Armadura. Centi- 
natura. 

Armadùra. Cavallatura. V, Gavrìàda. 

Armadùra di ret. Armadura. 

Armafodriii, Ermafrodito. Maschi femmina 

Armandola. Màndorlo, Albero che pro- 
duce le mandorle j VAmjrgdalus com- 
munis dei hot. 

Armandola. Màndorla. Mandola. Frutto 
del mandorlo. Ne sono di dolci e di 
amare; e dì più specie, cioè Man- 
dorle di santa Caterina o della Cate- 
rina o della Catéra, M. gallette ^ M. 
grosse nostrali, M. maggiori di tutte ^ 
e Af. premici o stiacciamani. 

Armandol a la perlinna. Mandorle 
arrostite? Mandole confettate{*fìor.). 
Mandorle tostate (dice poco ital. TAlb. 
bass. in Praline). Mandorla fatta ab- 
brostire nello zucchero. 

Armandola armellinna o d'^armelin. 
Mandorla piccola amara. 

Armandolétta. Mandòla. Sp. di liuto con 
sedici minuge binate, più panciuto 
del mandolino, y. Armandol in. 

Armandolétta. T. de' Fast. Semolino. 
Semoletta. Ghianderino. Sorta di pasta 
ridotta in granellini piccolissimi , che 
cotta si mangia in minestra. 

Armandolétta bianca Il se- 
molino di pasta schietta. 

Armandolelta'gìalda ... Il semolino 
di pasta zafferanata o di pasta d** uova. 

Armandolétta (a). A màndorla. Dicesi di 
lavori, ricami, ecc. ammandorlati. 

Armandolin. Mandolino. Sp. di mandòla 
che tra noi ha sei corde e suonasi 
con pennuzza o taccone. 

Roeusa. Fiore. Rosa m Captast. Cor- 
diera. Ciglietto. Capotaste «» Tastadura. 
Tastiera t» Scagnell. Ponticello ^ Ca- 
dènn. Anima, 

Armarla. Armerìa. Arsenale, 

Armelin. Armellina , ed anche Armellino 
o Ermellino. Pelliccia preziosa che si 
trae dal quadrupede d'ugual nome, 
cioè dalla Mustela herminea hm. Col 
nome solo d"* Armelin i nostri pellic- 
ciaj intendono la pelliccia d'ermellino 
bianco, e con quello di Armelin chines 
la listata di nero detta di Boronskj. 

Armelin. y. Armandola. 

Armèll. V, Arma {seme , granello)* 



38 ) ARN 

Armèlt. y. Arma (seme). (tizio» 

Annètta. Armeita. Piccolo stemma genti- 

Armètta. Nome che alcuni danno a quella 
moneta francese che è detta più co- 
munemente Luis. y. 

Armi. y. Arma (seme). 

ArmivcRxi. ArmajiUflo. Fabbricatore o ven- 
ditore di armi. Oggi noi diciamo com. 
Armirceii ; in passato dice vasi ^rmor^e, 
e n^è fede il nome volgare odierno 
di quella contrada che pure è scritto 
degli Armorari , e nella quale erano ia 
antico gli armajuoli propriam. detti. 
Il Diz. d'artig. suddistingue T arma- 
iuolo in varie classi secondo le varie 
operazioni che per la fabbricazione 
o riparazione delle armi vengono af- 
fidate a particolari artefici nelle fab- 
briche d' armi grandiose. Ed oltre al 
Brunitore, al Gettatore, al Bassettatore^ 
al Trapanatore, al Tomiajo, artefici 
di notoria denominazione e incum- 
benza generica, annovera V Arrota- 
canne (cioè colui che sgrossa e as- 
sottiglia alla ruota le canne) , il J9ac- 
chetUere (che fa le bacchette), il Ba- 
jonettiere (che fa le bajonette), il Di- 
rizzatore (che dirizza le canne), il 
Fabbro degli acciarini, quello delle 
canne, quello dei fornimenti, V Incas- 
satore ( che fa le incassature per 
Tarmi da fuoco, e le monta in esse), 
il Limator degli acciarini, lo Spadajo^ 
e il yitatore (che fa le viti alle canne). 

Armistizi. Armistizio. 

Armònega. i^rm<7/iica(Diz. mus.). 

Armònega a màntes Strumen- 
tino da fiato, per lo più da fanciulli, 
fatto a forma di soffietto, che mosso 
come quello manda un suono pasto- 
rale alquanto melanconico. 

Armònega sempia • . . Strumentino 
da faifciuUi, diverso nella forma e 
simile nel suono al suddetto , il quale 
si suona a bocca come la ribeba (2011- 
forgna). 

Armonìa. Armonìa — Più comunemente 
noi usiamo Armonia per Concordia: 
per cs. Andà de bonna armonia. Es- 
sere a un animo. Essere concordi, 

Armorée. y. Armirceù^ 

Arnés. Arnese. 

Ave semper i sceu arnes a T orden. 
Aver sempre ago e filo. 



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ARS ( 

Àrnica. Àrnica. V Amica montanah, detta 
anche da alcuni Tabacch de montagna. 

Arpa. Jrpa, Arpe, e al pi. Arpi» Stru- 
mento musicale nolo di più specie, co- 
me Arpe scempia. A, doppia, A. d'Eolo, 
Arpanetta, Arpinella, Arpone, ecc. 
Cologna. C!o/o/ina»Bordion di pedal. 
Vergucce de* pedali ^= Corp. Corpo «> 
Tavola ai-monega. ^mme//a?isSordin- 
na. Sordina » Mésola. Arco ^ Biroeù. 
Piro/uraZappett o Zoccolitt. Semituoni 
» Captasi. Capotasti :=> Bottoni tt. Bot- 
toncini S8 Mecanismo e» Mastèll. 

Piede?(Cunfette fr.) « Pedàl o Pedalcr. 
Pedaliti l'è o Pescitt. Peducci? 

Arpegà. Erpicare, Spianare coll^erpice. 

Arpégg. Arpeggio, 

Arpeggia. Arpeggiare, 

Arpia, fig. y, Avarón. 

Arpin. f^. Ghitàra a arpin. 

Ars. f^oce usata nelle seg, frasi: 

Ars de la set. Assetato. Assetaiissi- 
mo, Assetito, Che paté T arsione o 
r asciugaggine della sete. 

Ave la bocca arsa. Aifer /' asciugag- 
gine in bocca. Aver la bocca asciutta 
come una pomice, 

Vsìrs el cria ad ree al brusaa. Lo 
sbandito corre dietro al condannato. 
La padella dice al pajuolo : Fatti in 
là, cJie tu mi tigni. Dicesi ad uno die 
riprenda altri d^ alcun vizio del quale 
sia macchiato egli stesso. 

Arscionàa. T. de^ Barca juoli verbanensi. 
Cerclij del copertina della barca (cosi 

■ TAlb. enc. e lo Slrat. in CoperUno ). 
y, anche Scérsc e Scerscèll. 

Arsenàl. Arsenale, 

Avegh adoss Tarsenal o Tarsenal 
de Venezia .... Avere un monte di 
roba indosso; e dicesi di vesti» ori 
e simili che abbia intomo una donna , 
le quali cose diano nel troppo. 

Arsènegh. Arsènico, 

Arsgiàn. Danaro, Corr. àikWArgeni dei 
Francesi. Diciamo pure corrottamente 
dal frane, Arsgian fa tu. // danaro 
è il nervo d*ogni facceìida, 

Arsón(con s dura). T. de^Cappel. Arco, 
Queir ordigno con cui si accordella 
o sia sfioccasi il pelo da far cappelli. 
Non simiglia male a un archetto da 
violino. La sua corda si dice Canterei- 
la. Dal IV. Ar^on , Ar^onner, Ar^onneur. 



39 ) ARZ 

Arsouà. T. de* CappelL Battere ùll^arco. 
Arsura. Arsura, Ardura, 
Ai-te(aa. Artefatto, 

Artesàn. Artiere, Artigiano, Artegiano, 
Artefice, No gh^ è che artesàn. Non s^è 
che gente artiera, Hin tutt tos£(hn a''ar- 
tesan. Sono tutte fanciulle artig^fute, 
Artètica. Ad, di Gdtta. K. . ^ 

Articiòcch. Carciofo, Cordòfono, bocciti 
edule del Canora scoljrmus Lin.^nche 
i Francesi dicono Articliaut, e {.Tede- 
schi Artischocke — La pianta del car- 
ciofo ricoricata dicesi Gobbo — L^Ai*io- 
sto, forse pel solo bisogno di rima 
sdrucciola , usò anche Carciòfola^ vo- 
ce comune nella Bassa Italia. 

Articiòcch de scinuna. Carciofo vet- 
taiuolo, Pedone(* rom,), 

Articiòcch liocdn. Carciofo mador- 
nale? £ il carciofo nostrale decuma- 
no, di foglie più consistenti, di calice 
più grosso e di picciuolo più edule. 

Articiòcch. ùg. Sabbione. V, Badée. 

Articiocchéra. Carciofaja, Carciofoleto. 
Luogo piantato di carciofi. 

Articiocchin. Carciofìno, Dim. di Carciofo* 

Articioccdn. Accresc, di Articiòcch. F. 

Artlcol. Articolo ,^ 

Artlcol Nelle gazzette e ne^ fogli 

letterari si chiama cosi ogni scrittura, 
breve o lunga che sia, la quale tratti 
di una sola materia. 

Ai*ticoI si usa anche ila noi in questi 
modi: Articol sonitt Tè el so'. Arti- 
col scriv stemm maa; Articol fianch 
stemm ben. In quanto a sonetti è nella 
sua beva ; Per rispetto allo scrivere ei 
vale poco i A fianchi sta bene, 

Ai*ticolètt Scritturetta breve di 

gazzetta o di foglio letterario. 

Articolón. . . . Lunga, e talvolta anche 
o pedantesca o magistrale scrittura 
di gazzetta o di foglio letterario. 

Artifiziàl. Ad, di Foeùgh. F. 

Artigliaria. Artiglierìa, 

Artbla. Artista, Chi esercita le arti del 
disegno. Cosi noi esclusivamente -, tal- 
volta lo estendiamo anche a"" coreo- 
grafi, maestri di musica e virtuosi. 

Artista per Artesàn. y. 

Arùsc. y. Rusc. 

Arvl. y, Dervi. 

Arzàdcgh. Arzàgola, Arzàvola, Anatra 
maì-zajiuila. Uccello di color bianco 



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ASA ( 

mischio cV è della famiglia di quelle 
anatre che noi chiamiamo Garganèj, 
ed è Vjénas crecca degli ornitologi. 

Àrzèlla.^icc Alone. Nella cupola interna 
di varie chiese le figure dei quattro 
e vang elisti sporgono spesso fuor di 
• qi^tro nicchioni {aneli). 

Araèlla. Guscio. Nicchio, Conca, Conchi- 
gḷ9 e dotlria. Falva. Quella cor tee- 
ci^calcarea in cui vivono e dimorano 
st^ualmeate que"* vermi che chiaman- 
8i Testacei appunto da questa loro 
specie di casa che i Latini dicevano 
Testa — Noi chiamiamo specialmente 
Arzella oguuno dei due gusci ne** quali 
si divide il nicchio dei testacei bivalvi; 
ma per estensione^ intendiamo sotto 
quel nome anche ogni altra specie di 
nicchio t e vedendo per es. sur un 
camminetto lepadi, telline, turbini, 
echini, murici ivi posti a galanteria 
diremmo Oh quanti bei arzell! Solo 
dei gusci delle chiocciole e delle ostri- 
che (unici testacei ben noti a noi come 
mangerecci) non diremmo Arzèll, ma 
Guss — I nostri fanciulli chiamano 
anche specialmente Arzella la Tellina 
cornea e il cosiddetto Nicchio dei pit- 
tori, ma non mai VArsella dei di£. 
ital. che è la Chama Ices^is d^Aldro- 
Tandi detta anche Jàttola, 

Arzèlla Pastiglia medicinale cosi 

detta dalla sua forma che si assomi- 
glia a quella d'^un nicchiolino. 

Arzellìnna. Nicchiolino, Dicesi di quelli 
che si legano in aneli a ; e fra noi an- 
che di certi dolci foggiati a nicchio. 

Ar zel lònua . Nìcchione. 

Arzìj. V. br. Mughe^no, Mi è sembrato 
il fiore del Lilium convallium de* hot. 

Arziprét. Arciprete, 

Fa r arziprét. fìg. Far lo gnorri, 
y, Indiàn. 

Arzirueu. T. de"" Forn. Ardenti, Pezzuoli 
di legno accesi alla bocca del forno 
per servir di lume all' interiore. Molti 
dicono anche Lusirceù — Il Facchiaro 
delle ferriere è in qualche modo un'idi- 
tra specie di Arzirceii, 

As.T.de'Ferr.^/ie/Zi.Quei ferri nei quali 
entra il bastone d'^un chiavistello. 

Asa. Cappio, Annodamento che tirato 
dalPun de'^capi si scioglie. 
Fa gropp e asa. f^, Grópp. 



40) ASC 

Asa. Bandella, Lastra di ferro, inchiodata 
o invitata nelle imposte degli usci e 
delle finestre, la quale fluisce in un 
anello che, impernato mobile sid gan- 
ghero, dà modo all^ uscio di sosten* 
tarsi e girare. 

As o Asett e rampin. fig. Lo stesso 
che Sciampa de gajnna. V, Sciàmpa. 
Mett as e rampin. fig. Menare il ùan 
per Vaja. Mettere in musica. Porre diffi- 
coltà o imped.imenti; mandare in lungo. 

Asa. Laccetto{*ùor.), Maglietta, Ganza 
C^lucch.). Quel nastro che mettesi «Ila 

. sinistra davanti del cappello a tre 
pizzi, entro cui si pone la coccarda. 

Asa per Anténna. K. in Veli. 

Asàa. Ad, di Grópp. r. 

Asca. Senza contatx Oltre, Giunta, 

Di più. Per es. El gh^ ha milla lir asca 
i provecc. Ha mille lire e i pros^ecci 
giunta. Senta dir d^ provecci lia mille 
lire. Ha mille lire e oltracciò o per 
di pia i provecci — Dal latino Ahs(fuc 
dice, non senza apparenza di ragio- 
ne, il Var, mil, 

Ascadìsc. Pigro, Poltrone, 

Ascàss. Aut/entiwarsi, Osarsi, Ardirsi. Ar- 
rischiarsi, y, Volzà. 

Ascendént. Voce usata nella frase 

Ave on gran ascendént sora vun. 
Aifer ascendente sopra uno 9 cioè po- 
tere molto sul di lui animo, domi- 
narne la volontà, avere superiorità 
sul di lui spirito. Comic. Avere dato 
la zampa della botta ad alcuno. 

Fa on gran ascendént. yenire in 
istato. Crescere di posto, di dignità. 

Ascendòuica. T. di St. Ascendònica, Ca- 
rattere da stampa che sta di mezzo 
fra il Testo e la Palestina. 1 Fr. lo 
chiamano Petit-Parangon. 

Ascètta. Matassina. 

Àscia. Matassa, Certa quantità di filo, 
seta, luua, e simili che si avvolge sul- 
Taspo o sul guindolo per dipanarli •— 
Accia, secondo i diziouarj , siguifica 
soltanto Termine collettivo dei filati 
o dentigli da filarsi, cioè lino, stO|>- 
pa, ecc., a quel modo che Civajc 
comprende fagiuoli, fave, ecc. — 
Il capo della matassa onde s* inco- 
mincia a dipanarla, e che le serve di 
legame, dicesi Dandolo, y, unclie in 
Strigòzz. 



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ASE ( 

Ascia ingurhÌ9id^met Matassa scùm-' 
pigiata o imbrogUaia. Maiassata, Fi- 
luppo, 

Caktagh Fascia. Binvergare la ma-- 
UusosTirovare l' inchiovatura o la stiva 
o iljilo. Trovar il bandolo della man 
iassa. Trovar la via» il modo, il verso 
in checchessia d* intrigato ^ trovar il 
fondamento di una cosa. 

Compi rascia, fig. Dar compimento 
A checchessia; ed anche Cc^ìmars il 
.sacco. 

Fa el bander in Pascià, fig. Con- 
chiudere 9 ed anche Kinvergar la ma- 
tassa. Ravviare il bandolo. 

Fà-sù in ascia. Ammatassare, Ridurre 
in matassa. 

In eoo de Pascià o In fin de Pascià. 
met. Jlla fin del faUo* Al levar delle 
iende. 

Ingarbiass Pascià. Arruffarsi la ma- 
Sasso. 

Vess in eoo de Pascià, met. Essere 
£dfar del gruppo. Esser alla, callaja^ 
al termine , alla fine di qualche cosa. 
Asciceiii. matassino. Matassetta. 
Asciorìn. Dim. di Ascìoeù. y. 

Ascoltànt Cosi chiamansi oggidì gli 

alunni giudiziari addetti ai tribunali 
di prima istanza e d** appello. 
Asée. Aceto ^ e antic. Finàgro. 

Asee de so pè. Aceto radicale. 

Asee di quatter lader. Aceto dei 
quattro ladri(OhsT. £nc«). Sp. dì aceto 
medicato. 

Asee rabbiaa. Aceto che arrabbia 9 
mordace 9 acre 9 piccante 9 possente» 

Asee romategh. Aceto medicaio — 
Aceto rosato{F9kg. Amor non opera a 
caso II 9 a4)- 

Amolin de Pasce. L' ampollina dal- 
l'aceto' Il Finaigrier de* Francesi. 

Ande in asee o Ciappà de Pasce o 
Deventà come Pasee. Acetire. Inace- 
tire, In/ar%are. Inagrare. 

Doli come Puga in Pasee. r.Uga. 

£ pceù dopo gh'han miss-sù la saa 9 
Vaste e Poli d\oliva, e la panzanega 
Pè bella e fenida. ^. Panzanega. 

Fa sta in P asee. F. Sta. 

La roader o mamma de Pasee. Im 
moélre dell'aceto, 

Mett giè in Pasee. Inacetare. Con- 
ciare, 

roL I. 



41 ) ASE 

Mett i penser sul bari de P asee. 
Attaccare i pensieri alla campanella 
dell'uscio. Non darsi pensiero, non 
curarsi di cosa al mondo. 

Mett sul bari de Pasee. fig. Ad- 
dormentare checchessia 9 cioè non ne 
parlare altro; e4 anche Far il piatito a 
checchessia. Dar una cosa per perduta. 

Negoziant d^asee. Acciaro ?(*iosc,) 
Chi traffica d'*aceto.ll Finaigrier dei Fr. 

Rend asee per vin. Rendere pan per 
focaccia. Ricambiare, 

Vassell che ha ciappaa Pasee. Botte 
acetato 9 che ha presq odore d'aceto. 
4sen. Asino. Somaro, Somiere. Ciuco. 
Bricco. Miccio. Giumento; e schcrz. 
Rusignuolo d'Arcadia 9 Ghinea di Ba- 
laam, V Eguus asinus Lm, — L^ asino 
salvatico dicesi Onagro — Àsino emis- 
sario dicesi Pasipo da razza — v4«- 
najo è il condotticre degli asini. 

A frega i asen se deveota muj. F. 
Muli. 

Anda a fass dà P asen. m. cont. F. 
sotto in Ligà Pasen. 

BancK de Pasen. F. BÌ4sim. 

CasciiHsù v un come on aseu. F,,in 
Cascia. 

Cerca Pasen e vessegh a cavali, fig. 
.... Cercare ciò che si ha in mano o 
addosso. Anche i Fr, dicono Clierclier 
son dne et y éire dessusi^oMx Dici.). 

Chi baratta el mornee baratta Pasen. 
F, Moroée. 

Cont i asen ghe voeur el baston. ^g, 
Asin duro , boston duro , cioè a spa- 
rare un ostinato ne vuol essere un 
altro ; ed anche V osino non va se non 
col hastone9 e dicesi di chi non si muo- 
ve a operare se non è spinto a forza. 

Dà dMntend che i asen volen. Dare 
ad intendere die gli asini volino o che 
il male sia sano , cioè far credere 
cose impossibili. 

Dà la spezia in bocca ai asen. fig. 
Confettar uno stronzolo. Gittar le mài- 
gherite o la treggeo ai porci. 

Fa come quell ch^é borlaa giò de 
Pasen, chM diseva eh"* el voreva 
desmontà. F. Desmontà. 

Fa Pasen. fig. Asineggiare9 e anc^a 
Poltroneggiare. 

Ghe n^è insci di asen che se so- 
meja. .... Si suol dire a chi per 

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ASE ( 

' ^miglianze di nomi o di figure si 

' ostina in equivoci di persone o cose. 

Equivale al £r. Jt jr a phtsieurs dnes 

à la /aire qui s'appellent Martin. 

Giugà a cascia T asen. F. Giugà ai 
bocc a fomera in Bòggia. 

Incoeù se scanna o se mazza l'asen.... 
Suol dirsi in ischèrzo per accennare 
che nel giorno in discorso ricorre 
la sagra parrocchiale, la festa patro- 
nale d^una parrocchia. 

In mancanza de cava] se fa trotta 
di asen. fig. A tempo di carestia pan 
feccioso, A tempo di guerra ogni caval- 
lo lui soldo, e vale che nella scarsità 
bisogna tórre quel che si può avere. 

L** è mej on asen viv che on dottor 
mort. .... Dettato di filosofia pol- 
tronesca al quale coiTisponde nel più 
dei casi il deli, frane. CKt/en en pie 
vàut mieux que lion mort. 

Lengua de asen: V; Léngua. 

Lìgà r asen In campagna , e 

spec. in Briania , chi tra vicini finisce 
prima un lavoro, va a ligà V asen a 
chi v^ è ancora dietro , e lo fa raunando 
un mucchio di stoppia o di grano o 
di legne, e mettendovi alcun bastone 
in mezzo, secondo che il lavoro arre- 
trato del vicino era di mietere, le- 
gnare ecc. ; e di chi ha da patire Io 
scherzo dicesi che se non affretta il 
lavoro M va a fass dà V asen, 

LIgà r asen dove voeur el padron. 
^g. Legar V asino dove vuole il padro^ 
ne» Accomodarsi senza più a quanto ci 
viene ordinato, obbedire ciecamen- 
te — Talvolta per beffa si dice Ligà 
el padron dove voeur V asen , il che 
disse anche il Lalli nelPEn. trav. 
« )l/fl poi per obbedir dicono ancora 
n "diesi leghi il padron dove vuol l'asino. 

No se pò pretend confett {o benis) 
d'^on asen che faga spos. Citi asino 
nasce , asino muore o è sempre asino. 
Come asino sape, così minuzza rape. 
La batté non può dare se non del 
vino ch'ella ha. Prov. di chiaro sig. 
Ogniaun cascia el so asen. fìg. . . . 
Ognuno dal canto suo procura di 
Vantaggiarsi. A un di presso il fr. 
Chflcun veut avoir son compite. 

Omm , asen e porch se pèsen dopo 
mort Prov. col quale i conta- 



41 ) ASE 

dini ripetono alla grossa la nota sen- 
tenza che fino alla morte non si può 
recare perfetto giudizio dell^uomo. 
Ongia d'*asen. V, Óngia. 
Quand el patron el vceur bev, zif- 
fola Tasen. fig. Dà bere al prete che il 
chierico ha sete. Dicesi quando alcuno 
chiede per altrui quello che e** vor- 
rebbe per sé. 

Quand ghe n'^è pù, creppa Pasca 
e quell che è su. fig. Chi ultimo arriva 
trova il diavol nel catino. Di rapa 
sangue non si può cavare. 

Sentenza d'^asen no va in ciel. Bar- 
glio di asino non arrivò mai in cielo. 
Te credet che gh** abbia V asen che 
caga zecchin? K Zecchin. 
Asen. fig. Asino» Somaro* Dicesi di per- 
sona ignorante, o zotica e scoi*tese. 
Asen de natura che no conoss la 
soa scrittura y. Scrittura. 

Asen drizz in pee o Asen grand e 
^ross. Pezzo d'asino, Jsinone. Asi- 
naccio. Buaccio, Castronaccio, Igno- 
rantaccio, e per iron. Pezzo d'uomo. 
Asen fotluu o porch o senza crean- 
za o calzaa e vestii. Asinaccio. Tale 
che pare nato nella Falterona, 

Car el me asen. ^ucca mia da sale. 
Zucca al vento* Dicesi a persona vana 
e senza abilità. 

Pezza d^asen. Pèzzo d'asino. Asi- 
naccio, Asinone. Tocco d' asinaccio. 

Te see on belPasen. Sei una zucca 
da sale, una zucca al vento, 
Asen. V. cont. ^5ino?(Zanob. Diz.). Palo 
lungo 4 metri circa, a un terzo del qua- 
le è conficcato un cayicchio(^c<ironf). 
Fatta una massa di paglia, il contadino 
ficca in essa questo palo, solleva in 
aria ogni cosa, e trasporta essa paglia 
verticalmente come sur un forcone, 
^PP'^Sg'B^^^^t^^ il peso alla spalla, che 
ivi è raltenulo dal cavicchio — Tal- 
volta il polo colla carica della paglia 
che attraversa è portato pei due capi 
da due conladini, ed anche a questa 
/oggia è àcXXO'Asen, 
Aserón. Aceto possente. 
Asétt. T. de*" Fabb. s. m. pi. PiegatellL 
Ferretti che abbracciano e tengono 
in guida la stanghetta della serratura 
per modo che possa scorrere libera- 
mente nel chiudere e neir aprire. 



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ASP ( 

Afètta. CappieUo. 

Asètta. Femminella^ Maglietta in cui 
entra il gangherello(/Yim;yinett) posto 
ai vestiti per affibbiarli. 

Asett e rampin. K. Asa e Sciapa. 

Aseyée. Fabbrìcaior d\ aceto — Vendiior 
ài aceto, I Francesi banno in una pa- 
rola sola f^inaigrier^ cioè il volgare 
toscano jécetaro. I Tedeschi Essig^ 
hauer - fabbricatore -< ed Essighandler 
— venditore d** acelo. 

Àsfor. y. Zafiranón. 

Àsiós e Asiòtt. V. coni. Agiato. V. Còmod. 

Asma. Asma» Asima. Ambàscia, 

Asmàtegb. Asmàtico, 

Asna. Asina. Mìccia. Somara, Ciuca, 

ÉLsnkàsk, Asinaggine. Azione asinesca. Trat- 
to asinesco» 

Asnàda .... Fascio di paglia o strame 
portato su quel palo che i contadini 
dell'Alto Milanese chiamano Asen.V. 

Asnarla. Asinerìa^ Asinità. 

Asnaroeù ( voce antica che leggesi nelle 
nostre Gride del 1660). Asinajo. 

Asnin. Asinelio. Asinetto. Asinino, Gu" 
chino. Somarello. Bricchetto. 

Ve ona trottala d''asnin. met. Trotto 
d' asino poco dura. 

Asnìn. ad. Asinino ^ e per iscb. Somarìno, 
Toss asninna. Tosse coccolina. Tosse 
cattallina{*ùor.). K Tóss. 

Asninna. Asinella. 

Aanón. pos. e fig. Asinóne. Minaccio. 
Asnon porch del Monferraa (^iùse 
per esagerazione il Porta ). Asino della 
Marca. Somaraccio, Asino colle costole 
a quattro larghezze disse il Fag. nel 
Sordo fatto sentir per forza II , 5. 

Asnonón. Acc. di Asndn. Me degli asini? 

Aaòa. Bandellaccia. V, Assi(bandella). 

Asdn. s. m« pi. T. di Stamp. Ganozze 
del timpano o del torchio {così TAlb. 
basa, in Couplets e Cfiamières). 

Asón. s. m. pi. Trecce. Manichi, Quelle 
parti delia campana che s^ incassano 
nel mozzo per tenerla sospesa. 

Aspa. Naspo. Aspo. Strumento notissi- 
mo per uso di annaspare, y» Bicòcca. 
Pè. Toppo «» Pientànn. RiUi »« Tra- 
vers. Verghe ^ Cornucc. Bracciuoli. 

Aspa de filanda. Tavella, 

A^àda .... Quantità di seta o simile 
posta sul naspo a dipanarct e composta 
di quattro matasse(a^) o quattro ma* 



43) ASS 

tassine(/!/sffù). Forse è da dirsi Aspaia 
o Scagno colFAlb. enc.,ma con qualche 
diversità nel numero delle matasse. 

Aspàrt. avv. Asparte* In disparte. Ap- 
portatamente, A parte. 

Asperges. Aspersorio, Spruzzetto. Stru« 
mento ad uso di sparger T acqua be- 
nedetta. Anche i Provenzali dicono 
in questo senso Asperges. Il volgo fio* 
renlino, e con esso il Fag. Rim. VI, 
789 dice Asperge. 

Aspèrt. Esperto. Sagace. Svegliato. 

Aspètt. Aspetto. 

A prim aspetl. Nel primo aspetto. 

Aspètt (Quart d^). T. mus. Pausa. Posa. 
Bespiro. Dicesi di quel segno musicale 
che fa arrestare il suono. Ve ne sono 
di più specie: consistono però sem- 
pre in una linea o in una linea ed 
un sette segnati variamente secondo 
le varie pause. 

Aspetta. Dim, d'As]^Si. V. 

Aspira. Aspirare. Agognare. Ambire. Ab^ 
hoccare. Per es. Ghe aspiri minga. 
db non ambisco * Non agogno a ciò* 

Aspirànt. Aspirante. 

Asquàs. Quasi. 

Ass. T. di Giuoc. Asso. 

I duu ass mennen a spass 

Dicesi nel giuoco di primiera per di- 
mostrare pericolosa la combinazione 
di due carte di quella specie. 

Sbrìs (o Sutt o Succ o Secch) co- 
me Pass de picch. Povero in canna» 
Tritone. Uomo sommamente povero. 

Ass(r) de ferr. Ascia. Accia, Azza. 

Assa. Asse e al pi. le Assi. Tavola — 
V. anche in Trav. 

Ass de mercanzia Diconsi 

quelle grosse dalla mezz* oncia fino 
ai tre quarti d^ oncia del braccio ^mt- 
lanesC) cioè da^aS a* 37 centimetri. 

Ass de mezza mercanzia . • . Quelle 
grosse meno di mezz^oncia e più d^ un 
quarto, cioè da^ i3 a* 34 centimetri. 
Ass de imballador. Scandorle{*swi.j 
Morozzi Delle case de^ contadini )• 
Quelle dal quarto d^ oncia addietro 9 
cioè grosse meno di la centimetri. 
Ass de solee. Panconcelli. Assi sot 
tili assai colle quali cuopronsi le 
impalcature. 

Ass de stagn. Assi di faggio sode 
o sane o intatte» 



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ASS ( 

Ass de sterla. jéssi di Jaggto o di 
castagno Jesse o screpolate o che danno 
indizio d'avere a riuscir tali /ha breve. 

A oda in su Tassa, fig. Morire* y. 
Cagaràlt e Colzètta. 

A assa brutta. Exabrupto, 

Casée de Tossa. V. Casée. 

Chi no rcsega no fa ass o Chi no 
resega no rosega. fig, Od non ^ arri- 
schia non acquista. 

Fa a assa brutta. Far sui due piedi. 

Pianta d'ass o bonna de fìi ass. 
Àlbero segaticelo, 

Vegnl a assa brutta, lenire a mezza 
lama. Pigliar di filo, Strignere fra 
V uscio e il muro, 

Yess a T assa. Essere al verde o alla 
macina o infondo. Essere ali* estremo 
o al fine di checchessia. 

Ytss in su T assa. fig. Esser sulla 
bara 9 cioè morto. 
Assa de coccer. Pedana, Quella parte 
della serpe di una carrozza su cui 
i cocchieri posano ì piedi. 
Assa de la carna. Tagliere, Legno piano 
su cui si taglia la carne. 

Assa de la còmoda Il sederino 

della sedia per uso d* andare del corpo. 
Assa del camer. ... Il sederino , o fisso 
o mobile, dei cessi. 

Assa (e com, i Ass) del ciccolatt 

Asse di legno , rigirata da im sottilis- 
simo orletto pure di legno alto dai 
tre ai quattro centimetri y sulla quale 
si mettono le pallottole di pasta da 
cioccolatte calda che» seguitandosi a 
dibatter T asse , si distendono in bo- 
gli. D' ordinario ognuna di queste 
assi è capace d^una quarantina di 
bogli che distesi si fanno scivolare 
su altre tavole a freddare operando 
sì che escano per quello dèi lati in 
cui T orletto è mobile. 

Assa de la colla Quella sidla 

quale i falegnami impastano con ac- 
qua e calce viva il cacio sciocco per 
farne mastice. 
Assa del lett .... Ognuna di quelle assi 
che costituiscono il fondo della lettiera. 
Assa del pan. Mse, Quella ove si mette 

il pane a lievitare. 
Assa de soppressa i vestii de donna .... 
Quella tavola che le stiratrici intro- 
mettono negli abiti da donna per 



44) ASS 

poterli comodamente stirare senza che 
a* increspino. 

Assa de stua, e com,al pL Ass de st«a. 

Quelle assi sulle quali i ciam- 

bellaj distendono i dolci. 

Assa del telar Il sedere su ciù 

si posa il tessitore quando sta lavo- 
rando al telajo. 

Assa di formaggi tt Quel taglie- 
rino su cui si posano i cascini (^uoc- 
ciroeu) entro a" quali sta il latte qua- 
gliato che ivi s^ insala per conformarsi 
in CAC\\xo\e{formaggitt)^ e ponsì inf 
clinato per dare modo al siero d^ uscir 
dai cascini e scolare. È affine al JSa- 
ladér. K. 

Vardà su Tassa di formaggitt. fig. 
y. Forma ggìn. 

Assa di pagn o de lava i pagn. Fassojo* 
Tavoletta de* panni da lavare. 

Assa di piatt. Stovigliaja{*ùor,), Quel- 
Tasse con varie incanalature sulla 
quale mettonsi le stoviglie o i piatti 
a colare e asciugarsi. Il Divjisoir dei 
Francesi e la Vascelléa de* Genovesi. 

Assa di Vègg del lalt. f^ Ànima. 

Assa per tajà foéura Quella 

specie di tagliere sul quale il calzo- 
lajo ritaglia le pelli onde fa i tomaj 
delle scarpe, ecc. 

Assàa {che anche dicesi la Sàa.) Sala. Asse, 
Quel legno eh* entra ne* mozzi delle 
ruote di carri, carrozze o sìhmIì, in- 
tomo alla estremità del quale esse 
girano. Nella Sala sì osservano , se- 
condo il Diz. art., il Corpo , i Denti ^ 
i Fusi , le Spallette. 

As3àda. Assito, Tavolato, Tramezzo d^assì 
commesse insieme, fatto in vece di 
parete o chiusura. 

Assafètida. Assa fetida, Assia fetida e 
idiot. Zaffétìca o Zalfética, Gomma che 
si trae dalla Ferula assa fcetidàLin, 

Assàgg(Pezzétt d*). T. Pezzétt. 

Assaggindór. T. di Zecca. Saggiatore, 
Quello tra i zecchiein che ha per uf- 
ficio di saggiare le monete e le paste 
d*oro o d* argento per riconoscerne 
la bontà. I diz. accennano che par- 
landosi di chi saggia le monete si usa 
meglio dire Saggiatore che non As^ 
saggiatore; e noi Milanesi, acquali non 
basta T animo di dire Assaggia 9 ma 
che siamo costretti dall*uso a dire 



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ASS ( 

Saggia 9 siamo poi astretti daIl*uso 
medesimo a dire Jssaggitidorj^iaìtjosio 
che Saggiadón 

Assali. K AssalUmént. 

Assalta. Assalire? Aggredire. Assaltare, 

Assaltàa. Assalito. 

Omm assaltaa V è mezz mori • • . . 
Oltre che al senso positivo questo det- 
tato si usa per indicare che Puomo 
colto alla sprovvista è posto agevol- 
mente in imbarazzo e superato. 

Assaltamént. Assalto, Assalimento, Assai- 
tomento. Aggressione? Assassinamento, 
Assassinio, Assassinaiura, Attentato 
di spogliare altrui alla strada* 

Assàiscìa. Assaecia, 

Assassln. Assassino '•^ Scherano, 

Assée. Assai, Molto. Dimolto, 

Assée. Ahbastawut. A bastanza. Assai, 
Ohe n^hoo assee. IT ho abbastanza. 
Ne ho assai. Dal frane. Assez. 

Daghen a vuu tant che sia assee. 
r. Tant. 

Asségn. Assegnamento. 

Assegnàa. Assignato{hìb.hM8,ìnAssignaÌ), 
Polizza di debito dello Stato pagabile 
con beni nazionali. 

Assénsia. f^, Sénsia. 

Assentii. Accertare, Dar per certo. Assi" 
curare. Spacciare, Asse^rare, 

Assentàa. Assesteremo , Assicurato^ ecc. 
Dà per assentàa. Dar per certo, 

Assentadamént. Accertatamente. Per cer» 
to. Sicuramente, Al sicuro. Di sicuro, 

Assessdr. Assessore, 

Assètt. s. f. pi Due corti regoletti 

di legno che posti fra dita e dita 
della destra e dibattuti Tun contro 
r altro per moto della destra stessa » 
mandano quasi quel suono che altri 
cavano dalle nacchere o castagnuole. 

Assetta. Assicina. Assicella, Asserella. 
Asserella. 

Assettin. s. m. e Assettinna. s. f. Asserello, 

Assettinoeù. s. m. . • . . Dim, di Assettln. V. 

Assldov. Assiduo. Diligente, 

Assist. Assistere, 

Aasistént. Assistente — Assistent de fi- 
landa, r. Filanda. 

Assisténta. s. f. Assistente, 

Assistenza. Assistenza, 

Assodàa. Assodato, 

Associàss. Associarsi, 

Associazióu. Associazione. 



45) AST 

Assòlt. Assolto, Assoluto. 

Assolutissimamént. .Risolutamente, Asso- 
luto. Assolutamente, 

Assoluzidn. Assoluzione, Proscioglimento 
da^ peccati. 

Assòlv. Assolvere,Proscioglier dai peccati- 

Assalì, Pancone, Fra noi VAssón è pro- 
priamente quella tavola che è grossa 
da un* oncia ai cinque quai-ti d^oocia* 
cioè dai 5o ai 6a millimetri* 

Assón Rotella di legno pesante « 

grande quanto una forma di cacio 
lodigiano, cioè larga circa settanta- 
cinque centimetri ed alta circa dieci» 
che si sovrappone alla forma stessa 
per gravarla quando è posta ad as- 
sodarsi sul cosi detto Spersór. Alcuni 
la chiamano Tondèll. V. 

Assónt. Assunto. Incarico. Jncumbenza, 

Assortidór de seda. Assortitore? Colui 
che separa le diverse specie di sete 
per fame gli assortimenti. I .diz. re- 
gistrano Assortitore per chi fa lo stesso 
ufficio in fatto di coralli. 

Assortii. Assortito. 

Assortii. Fornito. Provveduto, 

Assortimént. Assortimento. Fornimento, 

Assossénn. Assai. Molto. Dimolto i e sch. 
Dimoltone, V. anche Sossènn. 

Assuefia, ecc. V, Sueffa» ecc. 

Asta. Asta? I calligrafi intendono per 

. questa voce ogni linea del carattere 
o media o discendente o ascendente» 
la quale sia larga quanto il cosi detto 
pie di penna ^ i diz. intendono per 
aste solo quelle linee dei caratteri che 
escono per di sopra della riga. V, Pen^ 
dént — \esz ai ast . • . . Dicesi di 
chi incomincia appena a imparare a 
scrivere segnando le prime aste. 

Asta. Stilo. Fusto. Dicesi del fusto di 
bilancia» stadera o simili. 

Asta. Tacca, Per es. Ona bell^asU d'^omm 
o de donna. Una bella tacca d* uomo 
o di donna. Una bella, taglia di uo- 
mo. Un bel taglio d'uomo. 

Asta. Incanto, F. Trómba nel n.* sig. 

Asta. T. de^ Panier Ognuna di 

quelle gretoline che in linea diagonale 
o spirale si vanno incrociando fra i 
cosi détti cors e il cosi detto pientaa 
^ un paniere. Le aste determinano la 
quantità dei corsia perchè finita ogni 
asta ricomincia un nuovo corso. 



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ATT ( 

Asta per ist6n. y. 

Asta de fontanili. K. Fontanln. 

Asta del pendol. T. degli Orol. Verga 
del pendolo? 

Asia del tenip. T. d'Orol. Asta del tempo. 

Astegniss. Astenersi. 

Astegnùu. Astenuto. 

Asterìsch. Asterisco. 

Àsti. Astio. Ascino. Livore. Per ^s. Pien 
d'*astù Astioso. AsclUoso. Ave de Pasti 
con vun. Astiare. Adastiare alcuno. 

Astìnna .... Ognuno di que^ bracciuoli 
d'Anna cassa (i/ico^^a^ra) da occhiali 
che molleggiando assicurano gli oc- 
chiali stessi alle tempie di chi li porta. 

Astón(sul Verbano). Pennone della vela. 

Astón (che anclie dicesi Asta) 

Gelso di tre anni cresciuto a diametro 
di circa mezzo decimetro, quale si 
suol levare dai yivaj e trapiantare 
colà dove ha da vivere. 

Astoràa. y. a. Traviato. Sviato, 

» Al ghe la cUb tane larga, 

* Che el gioTen attoraa 

» Voreya andà solda*.» (Magg.Cons.Men.). 

Àstracàn. T. de' Peliic Pelle 

agnellina d'Astracan , detta anche dai 
Francesi Astracan. 

Àstracàn ondaa La pelle sud- 
detta nera. 

Àstracàn ordinari .... Pelle agnel- 
lina nera tinta Kalmutxky. 

Àstracàn rizi . • . • Pelle agnellina 
d'Ucrania nera riccia. 

Àstracàn zenerin .... Pelle a§nel- 
lina di Crimea bigia. 
Astrati. Astratto. 
Astrazión. Astrazion di mente. 

Pati r astrazion. Patir d* astrattag" 
gine o sbadataggine. 
Àstregh o Àstrich. V. Làstregh. 
Astùzia. Astuzia; il trovato di chi è 
astuto: in senso di Astutezza o sia 
facoltà di trovare astuzie non è in 
uso fra noi. 
Alem. Attimo. 

Su r àtem. Subitamente. In un àttimo, 
Atergà, Atént, Aténzion, Ativ« ecc. V. 

Atterga, Attént, ecc. 
Att. Atto. 

Ai att. Lectum. Agli ordini. Foinnola 
o soscrizione legale de' rescrìtti, che 
vale: Non se ne faccia altro. 
Att de fed. Atio di fede. 



46 ) ATT 

Boengna & on att de fed. K Ped. 

Fa i att a vun. Procedere giudicia^ 
riamente contro alcuno. 

Retegni come on att de fed .... 
Credere per certo, fermamente. Il 
croit tant ce qu* on lui dit comme un 
article de foi dicono i Francesi. 
Attaccatrice« Ad. ra. e f. Appiccaticcio, 
Contagioso, Attaccaticcio. Questo idio- 
tismo é comunissimo a' nostri giorni , 
e fu consacrato da un nostro egregio 
poeta in que' versi: 

« Cb*el tàn de Feppa • I«ic« e Doralk» 
» Che quett l' è propri on mal attaccatriee. • 

Moltissimi sogliono anche fra noi strop- 
piare stranamente certe voci, altre al- 
lungare, altre frangiare. Per es. fra 
mille dei nostri anche non affatto idioti 
i quali vogliano dirvi d^ aver sofferto 
voì^Encef allude o mtC Angina^ certo più 
di novecento vi dicono Gh'hoo opuu 
ona Ce/alitica a la testa ^ o oì^ Angina 
in gqla^ stroppiando e al tempo stesso 
favellando collo strascico benché per 
altro modo dal comune^ e forse la col- 
pa non è tutta loro, come n<m è sem- 
pre tutta di chi grecheggia a dirotta. 
Di strascicature siffatte molte altre ne 
abbiamo anche per cose notissime 9 
p. es. / làvor de la bocca ^ I ùj di 
«vifcc, e simili, che le più volte dir 
ciamo cosi e non semplicemente i /ò- 
vor^ i zi] come pur si dovrebbe, nom. 
usando noi queste voci in altrì sensi 
traslati come le adopera l'italiano. 

Attàcch. av. Accanto. AHato. Presso, f^lr 

cino. Accosto. {vicino, 

Attacch attacch. Allato allato. VicUt 

Sta attacchi ^g. Stare ai fianchi. 

Tener ricordata altrui alcuna cosa. 

Attàcch. 8. m. Amoretto. Amoruccio. 

Attempàa ederiv.V, Tempàa, ecc. 

Attént. Attento — Sta attent ( in m. im- 
per.). Bada, Slatti avvertente. 

Attenzión. 4ll^^one. . 

Attenzión. Finezza. Officio, Officiosità. 
Cortesia. Biguardo. Piacere — Anche 
i Frane, dicono Avoir des attentions 
pour quelqu*un , nello stesso senso in 
cui noi diremmo Usa di atUnùon a vun. 

Atterga Attergai'e una decisione 

ad un ricorso. 

Attergàa. s. m La decisione scriitn 

da tergo ad un ricorso. 



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AUT ( 

Auestà. Attestare* 

AtiesXzsL. s. m. AtiestazionCm 

Attlv. AttiiHJ. 

Attiva. Jttitare» Porre in atto. Mandare 

ad effetto. 
Attivitàa. Attività. Speditezza, Prontezza, 

Vivacità neir operare. 
Attivitàa. s. f. Debito aitivo. Credito, Inat- 
ti vitaa rè cent, e la passi vitaa hin 
roilla. Ha addito cento e debito mille, 
Attivitàa* T. degli uflizj. Azione, 

Mett in attivitàa. Mettere in azione^ 
in lavoro , in opera. Adoperare. Ta- 
lora è Mandare ad effetto. 

Vess fceura d^atlivitaa. Non essere 
più adoperato. 
Attor. Attore, 
Attórna. Attorno, Intorno, 

Andà attoma. K in Andà. 
Attorna attorna. Tutt all' in giro. 
Manda attoi*na. Mandare attorno f in 
giro^ or qua or là, 

Fass porta attorna. fig. K. Porta. 
Attrassàa. Arretrato, 
AttrÌK. Attrice, 

Àuge (Vess in). Essere in aiige(Fag. Conte 
di Bue. I, Q). Essere nelTauge suo 9 cioè 
al colmo della felicità, degli onori, «e. 
Àulicb. Aulico. 
Anna. Auna, 

Auròra. Aurora -— L"* aurora T indora. 
L" aurora ha l'oro in bocca. Dicesi 
per denotare il vantaggio che si ri- 
trae dall^ alzarsi per tempo dì letto. 
Aatàut. O bere o affogare, V, Fenèstra. 
Autàiit; o on ziiTol^ o ou flaut. lisciane 
ne una volta \ o Cesare 9 o Niccolò, 
Autoritàa. Autorità — Usato com. al pi. 

dicesi per Persone in carica. 
Antorizxa. Autorizzare, 
Autorizxàa. Autorizzato. 
Autorìzzazión. Autorizzaùoneijilb. hass. 

e Voc. un.). 
Antorón. Autorone ( Guadag. Poes. 1 9 6 ). 

Scrittore di gran vaglia. 
Autùn. Autunno. Temp d^ autun. Tempo 
autunnale, 

Autunin. T. teatr Cosi chiamasi 

da noi quella stagione teatrale che 
corre dal finir d"* ottobre al dicembre 
innoltrato. In riguardo a tempo que- 
. sto nostro Autunin corrisponde alla 
Fratma de"* pescatori chioggiotti e alla 
Fandma de"* contadini bellunesi che 



7 ) AVA 

vale Infra hjremem^ cioè all^aatuiliiio 
innoltrato, all^ entrar del novembre. 
Ava. r. Avi. 

Avàll.^i'iii/o. Sp. di malleveria cambiaria. 
AvàU. r, VaU. 
Avana. Tabacco d'Avana, 
Avanìa. Jvanìa, Angherìa* 
Avantàcc. T. di Stamp. Vantaggio. Quel- 
Passe che ha una piccola sponda da 
capo e dai due lati, sopra la quale 
il compositore assetta le linee dopo 
che le ha composte. L** assicella incana- 
lata nel vantaggio si chiama Balestra 
cosi in milanese come in toscano. 
Avantàcc(Vesseghen d**). Lo stesso che 

Vesseghen d'avanz. F, in Avànz. 
Avanti. Avanti. Innanzi. Jvante, Nanti, 
Noi però T usiamo in questi soli modi: 
Avanti! Efìtri, V Serein dei Tede- 
schi detto a persona che sentiamo 
bussarci air uscio , per accennarle far 
colta di entrare. 

Avanti! Trana; cioè sbrigati, cam- 
mina, va innanzi; il Perge dei Latini. 
Avànz. Avanzo, 

Avanz de Troja. Carogna fig. 
Fa r avanz de Carlin matt o di 
alchimista. K. Alchimista. 

I avanzi di Troja. sch. Rosumi. 
Rilievi. Gli avanzi della mensa. 

Vesseghen d^ avanz o d** avantàcc. 
Essercene d* avanzo o di vantaggia o 
da vantaggio, Esservene oltre il biso- 
gno o il dovere. 
Aykr, Atforo, K. ancJie Esds e Tegnón fig. 
Deventa avar. Gettarsi all' a^aro. 
Inavarire, 

Fa Tavar. Avarizzare, 
Puttost avar. Avaretio. 
Vess avar minga mal. Esser aparo 
la parte sua, 
Avaràsc. Avaraccio, Avarone, 
Avarizia. Avarizia, V, Tegnarìa. 

Creppa Tavaiùzia, e s^cioppa la lus- 
suria. E muoja P avarizia !{¥b^, Ingan. 
lod. III, i3). Talora voi lo dite a chi 
volendo mostrare di darvi molto , vi 
dà poco; e talora lo dice quel mede-, 
simo che dair avaro si trae improv- 
viso al liberale. 

Dass a T avarizia. Gettarsi all'avaro. 
Inavarire. 
Avarón. Avarone, V, Tegnón £g. 
Avaronón. Avaronaccio, 



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AVE ( 

Atc* A^. Avemmarìa* 

On pater e on ave segond el «o- 
let. Eccoci alla canzon delP uccellino. 
J^ non sa fate il latino che per gli 
attivi* Dicesi di chi non sa variare 
il suo parlare f di chi vi ripete sem- 
pre quel medesimo* 
Ave. Avere. 

Avegh del matt, del ciall^ ecc. Pi^ 
zicar di pazzo j di sciocco 9 ecc. Aver 
del moccicone {Taucìsl V, 5.)* 

Aveghela o Avella-sù con vun. Averla 
con uno. Avere il baco con uno. Aver 
tarlo con uno. Esser adirato, aver 
rabbia 9 aver ira eoa qualcuno* 

Avegh on poo del itìì.AverVariad^un 
tale. Arieggiare un tale, somigliargli. 

Avegh queìcòss. Possedere. Avere 
Jacoltà, rendite 9 patrimonio. Essere 
in tenuta; e parlandosi di beni stabili 
Aver al sole. 

Chi ghe n^ha ne god» e chi no 
ghe n^ha se gratta, f^. Gratta. 

Chi n^ha avuu n'^ha avuu. C/ti ha 
tenga, e chi n'è ilo peggio^ suo danno. 
Chi s* lia s* abbia, E vagliono la cosa 
é fatta; stia come ella si trova. I Nap. 
e i Sic. dicono in questo senso Ac- 
• fua passata non macina molino. 

Gh^ hoo d*^ ave del tal on scud. Eo 
ad avere dal tale uno scudo. Fo cre- 
ditore d'uno scudo dal tale, 

Qìieìì che no poss ave va che tei 
doni. Farsi onore del sol di luglio? 
Il Nondum matura est f. nolo acerbam 
sumere che diceva deU^ uva la Volpe 
della favola. 

Vorli avella o no ! Volete aver par- 
zienza? Che fretta avete? Piano clte 
' non si levi polvere t 
Ave. Avere in sig. di Sentire « provar 
dolore, pena , ecc. ; p. es. Cosse gh* et 
che te foe quij smorfi.' Ora die kaif 
che fai colai viso? 
Avegni ( Per V), Per P avvenire, 
Avéll. V. Navèll. 

Avemaria. Ave Maria, Avemmarìa. Prece. 

' In d'^on^avemaria. In men d* un* ave. 

Avemaria. Avemmarìa, Ognuna di quelle 

pallottoline da corona delle quali ne 

. corrono dieci fra pater e pater. 

Avemaria infìlzada. fìg. Ipocritino. 
Quietino. Mozzina — e anche Viso di 
stecco. Mummia, 



48 ) AVE 

Avcntór. V, Pòsta. 

Avèrt. Aperto, Schiuso, 

A braso avert. A braccia aperìa* 
A coeur avert. Con cuore aperio. 

Avèrt. Svegliato, Sagace — Planilo (La- 
sca nov. 3.'). Di fino intendimento. 

Avèrt. Aperto. Acceso. Per es. Partida 
averta. Partita aperta. Conto acceso* 

Avèrt. Allentato, Crepato, Ernioso, 

Avèrt. Scoperto. Sit avert. Luogo aperto, 

Avèrt. bocciato. Fior avert. fiore sboo- 

Avèrta. Ad. di Céra. V, (ciato. 

Avèrta. Ad, di Fórma (formaggia). F, 

Avèrta. 8. f. Aprimento. Per es. A Taverta 
de la bottia. All' aprirsi della bottega, 
ATaverta del àdiZuAlt aprir delle porte. 

Avèrta (A V ). m. avv. AlP aperto. 

AvertK Avvertire* Ammonire* 

Averti!. Avvertito, Ammonito, 

Àves. s. m Quel punto più o 

men braccia sotterra ove trovi acqua 
che rampolla dalla ghiaja. La mede- 
sima voce nel numero del più (/ àves) 
indica per estensione il letto o livello 
delle acque sotterranee della pianura 
milanese. 1 Brianzuoli chiamano Nàves 
tutte quelle scaturigini che dalla vetta 
o dal dorso dei colli scendono in val- 
le. Ora quel Nàves (probabilmente 
discendenza del greco poet. kcm scata^ 
rio^ Jluo) mi pare che ci avvisi YAves 
essere la vera Vena naturale delP ac- 
qua o Vena delP acqua nativa ^ comft 
la chiama il Capra nella sua Architet- 
tura famigliare nel lib. 11^ cap. iz. --* 
Acquitrino , Polla , Alveo furono usati 
da varj per Aves; e dì^ Alveo parve a 
taluni di riconoscer buona autorità nel 
Diz. econ. del Fontana e anche più in 
quel passo della Notte ove Parini disse 

« . . .-. . Al par di teechj 

» ehm •eeiuUao • ritoniino pUnfanti 

V Dal cupo alreo dell* on^a * i 

ma di quelle tre voci le prime due mi 
pajono infelici, e T ultima non cosi 
specifica da ben soccorrere in tutte le 
frasi che riporterò più sotto. Forse la 
voce Sorgiva (registrata dall'* Alb. enc. 
e dalla Min.) è la più corrispondente al 
nostro ^we5, benché in que^dizionarj 
esposta con una spiegazione alquanto 
diversa dal valore che la voce stessa 
importa nei testi ivi addotti. Ala se fran- 
camente direi Sorgiva VAves dei pozzi. 



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AVE ( 

non cosi liberamenta chiamerei Sor^ 
giue gli Ji^s in generale della nostra 
pianura milanese •^- Il cav. Bianetti 
nella sua Helatione sui pozzi artesiani 
parla ^ Acque di sorgente, di Scatur 
rigini e di Sirati acqui/èri^ tutti, e 
^ecialmente gli ultimi , similissimi al 
nostro Aves ^ ma non riporta alcuna 
voce popolare toscana che gH corri- 
sponda. Mi si assevera che in Toscana 
si dica volgarmente Arrivare ali* acqua 
quello che noi diciamo lìivà a Vaves, e 
me lo fa credere un passo del Machia- 
velli che ri|K)rlcrò più sotto in Trovò 
l'aves: ma ancorché alcuni incomincino 
ora a chiamare Prim, Segando Terz^ 
QuartAves i varj strati acquiferi che si 
ritrovano interposti a diverse distanze 
fra strati terrei, calcarei, argillosi, ecc. 
quantunque non siano rampollanti 
dalla ghia ja, pure la nozion comune, 
generale déìVAires compenetra in que- 
sta voce non l'acqua sola , mn l'acqua 
mista alla ghiaja o al sabbione; e 
perciò iVip^ a taves^ frase importante 
idea composta, non è tradotta a ca- 
pello con Arrivare all' acqua frase 
che importa idea semplice. Per idtimo 
è da avvei^tirc che siccome noi, tro- 
vato ì'Aves e prosciugatolo, ivi get- 
tiamo le fondamenta degli edifizj, 
cosi parrebbe che il Pancone toscano 
si polria da uno scrittore &r equi- 
valere in potenza relativa, ma non 
in natura, al nostro Aves; giacché in 
Toscana quando trovi quella terra 
gialliccia e saponacea che dicono Pan- 
cone , tu posi con sicurezza le fon- 
damenta d^un edificio; mentre in Mi- 
lano le posi hìVAves da prima ra- 
sciugato ; in Brianza quando giugni al 
Cepp^ cioè al sasso, al macigno; in 
Romagna quando giugni al fergine, 
cioè, cred' io^ alla terra non mai toc- 
ca — È un riscontro singolare quello 
dei mulini de\VA%fesa e deìVAvesella 
in Bologna , per amor dei quali forse 
il Fcrr. si calò a dire con poca for- 
tuna che la voce Aves proviene dal 
latino Abyssus, 

Alzass i aves Crescere, al- 
zarsi le acque sotterranee. 

i aves hin alt o hin bass ... 11 livello 
delPacque sotterranee è alto o é basso. 
/W. /. 



49) AVI 

I aves hin alt. metaf. Egli ha gran 
. ftwal Egli ha della chiella^ cioè alba- 
gia, orgoglio. 

Mgbuvc» i naves .... Il mandar 
acqua delle scatui*igini per innanzi 
esauste. 

Sbassass i aves Calare , sce- 
marsi, abbassarsi le acque soiterranee. 
Sugass i naves» . • « . Mancare af- 
fatto, seccarsi le scaturigini» 

Trova Taves. Trovctr t acqua? lì 
Machiavelli neir^rte della guerra (lì» 
bro VII , pag. 2^9) dice : *< Il rimedio 
(alle cave, cioè alle mine, facili a 
farsi dove le fortezze siano poste in 
luoghi rialti ) è edijicare in piano , e 
fare il fosso che cinge la tua città 
tanto profondo , che il nemico non 
possa cavare più basso di quello , che 
non trovi T acqua, la quale è sola- 
mente nimica di queste cave. » 
Avi e Ava. Ape, Pecchia; e coni, làp-- 
pia, VApis mellifica Lin. — In città 
parmi che si dica Avi così al sing. 
come al pi.; in campagna, e sp. nel- 
TAlto Mil., dicono Ava al sing. e Avi 
al pi. — Alcuni Lariensi dicono Avicc. 
Avi salvadegh (o Mattarun o Mat- 
téll e al pi. Mallèj). F«co. VApis focus 
degli entoro. Alcuni con voci ambigue 
diconlo Bordone o Falso boìdone. 
Avon. y. la voce. 
Bisoeu. F. la voce. 
Cauiola di avi. r. Càmola. 
Carsenza, K. la. voce. 
No è semper san ruga in di avi. 
Prov. pressoché equivalente all'altro 
No è ben resegà i corna ai bcsu. 
r. Boeu. 
Avicc per Bisoeu. y.; per Ava. r. Avi. 
Àvid. Avido. 
Aviditàa. Avidità. 

Avigg (o Avicc). r. Avi e Bisoeu. 
Avilìi. Avvilito. Sbigottito. Caduto o Peì^ 

dato d'animo. 
Avilimént. Avvilimento. Abbiettezza, Ab- 

biezione. 
Avilìss. Avvilirsi, Sbigottirsi. Perdersi 
d'animo. Cader d'animo; ed esa^. 
Allibire. Costernarsi. 
Avìs. Avviso. Ragguaglio. 

Sta su r avis, Stare sull'avviso o 
suil' intesa. Stare avvertito o avvisato. 
Avisadór. T. teatr. Avvisatore. 

7 



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AZI ( 

ATOcàtt. Avvocato. 

Avocatt di caus pera o del Iella. 
Dottor d^ miei stivtdi. Dottor da nulla. 
DottoreHaJ)ottorettoJ>otioruccio*SchiC' 
ehenUore, Stazzonalibri. Salamistro, 
Scioperalibraj» Frugascannelli» Presun" 
ùtaselh. Saputello, Saccentino^ Setolo. 
Impiastrascartabelli. Schiccheracarte. 
Letteratuzzo. Saccente. SaccenUnzo. Ser 
Appuntino, Sacciutello, 

Fa r avocatt. A\HH>care; e fig. lo 
stesso che Avocattà. K. 

Avocattà. Salamistrare. Fare il saccente o 
il ser saccente. Forse dair it. JiM>care. 

Avocattin. Dim. e uez. di AYOcàtt. /^. 

Avocattòn. Acer, semplice e pia spesso 
anche encomiastico di Avocatt. F". 

Avocalùra. AvuocazionCf e con v. a. AU' 
ifocherìa e AvsHfcarìa. V esercizio di 
patrocinare le cause altrui. 

Avoli. Aspòrto — y. ancìie (Eùria. 

Avòlt. Alto — y. ancìie Alt. 

Avón. Peccfùone, e con voce ambigua 
anche Fespone. V^pis violacea degli 
entomologi. 

Avóst. V. cont. per AgcSsl. f', 

Avril, V. cont, per Aprii. F. 

Avùu, Avuto. — f^, anche Biiiu. 

Chi n* ha avuu n' ha avuu. r» in Ave. 

Azacà. V. a. Attaccare. 

Azacà. Azzeccare. 

Azàrd, ecc. f'.Azzàrd, ecc. 

Azèrb. Acerbo — Aspro o Crudo dicesi 
del sapore delle frutta acerbe; Agro 
di quello delle non matunssime :, Afro 
dì quello delle aspre come le pere 
cotogne i Agresto o Foric di quello 
degli agrumi ; Brusco di quello non 
dispiacevole al gusto di certe frutte; 
Acido di quello delle frutte mezze; 
Acre di quello corrodente di esse frutte 
mezze ; Austero di quello delle frutte 
men dolci, 

Azèrb. Ad. di Vin. Immatmx). Quello 
che i Francesi dicono rert. 

Azerbin. Acerbetto. 

Azienda. Azienda. Zicnda. Negozio, 

Azión, Azione. Atto, 

Dà cuut di so azion . . • • • • Non 
rimanere con debili, non oltrepassare 
la propria fucollà nello spendere , 
0oddÌ8fare ai propr) impegni ; non ar- 
riechire ma non impoverire; starsi 
terra leira» ma onorato « senza debiti. 



5o) AZZ 

Aziòn. Tiro. Tratto. Trista o Mala aalo^ 
ne. Mal traiio. Per es. El m^ ha faa 
on aziòn, o pure El m^ha San, ona gran 
azion. Mi fece un Uroy un mal traiio. 
AziÓD. T. commerc. f^oce* Messa 9 e con 
vocab. moderno Azione, Quella somma 
che contribuisce ogni azionista per 
un^ impresa sociale — Dicesi Azión 
anche il bigUeito di eredito per tale 
somma. 
Azión (in) ...... Con questa voce 

gr idioti e 1 contadini denotano il 
soprapparto. Forse essi vogliono di- 
re in nassión 9 cioè in nascimento » 
come altri lo dicono della semente 
de* bachi da seta allorché si sta svi- 
luppando — La vacca Tè in azion. 
La vacca ò sopra parto. La vacca sta 
partorendo. 
Azionista. T. commerc. Azionista. Azio- 
nano. Associato. Chi ha voce in una 
impresa insieme con parecchi altri. 
Azùr. Azzurro — Parlandosi di quella 
vernice azzurra che si dà ai vasi di 
terra direbbesi Invetriatura o Inver- 
nicatura^ e Dà su Tazur Invetriare 
o Invetrare o Invemicare, 
Azzàa. 1 AcciaJQ. lì Diz. art. distingue 
Azzàl. S r acciajo in Acciajo naturale 
di fucina o di Germania ^ Acciajo di 
cementazione o Acciajo fuso^ e Acciajo 
di Damasco. 

Azzai de cassetta. Acciajo sodo? 
Quello di cui si fa uso per inacciajare 
il ferro. 

A zzai de marmo rin. Acciajo. .... 
Acciajo più sottile di quello detto de 
pania. 

Azzai de ponta. Acciajo in vergai 
( Tar. tose. ). Quello in bastoncini ot- 
tangolari onde si fanno scalpelli da 
tagliapietre, ecc. 

Azzai de seghezz. Acciajo piano? 

Àzial in borella. Acciajo sodo? Ac- 
ciajo in pezzi grossi quanto la coscia 
d^un uomo, di cui si fa uso pei cion« 
coni da distendino (i bocch di maj). 

Tffiù giò de r azzàa. Dato nelle vec- 
chie. La frase nostrale é brianzuola 
e vivace, paragonandosi chi dà. nelle 
vecchie a un coltello o simile che 
per lungo uso e arrotio abbia perdu* 
to la parte inacciajata della lama a 
siasi stremato al solo ferro. 



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AZZ ( 

A zzala, tnacciajare, Binacciajare. Dare 
al ferro la tempra deiracciajo per 
renderlo più forte 9 più tagliente , ecc. 
Aszaiàa. Inacciajato, Auche Acciaiato io 
questo sign. sì ode tuttodì in Toscana, 
quantunque i diz« noi registrino in 
certo moda che come termine medico 
corrispondente al dottrinale calibeato • 
Aezalln* Piastraé Lastra che pòi*ta il cane 
e lo scodellino a canto al focoìie della 
canna delle armi da fuoco, sul qunle 
scodellino si pone la polvere d^ine* 
scAtura — Il Gr. Diz. mil. e il Diz. 
art. TOgliono che VAzzalm. sì chiami 
Acciarino 9 e che Piastra sia voce im* 
propria. V Acciarino dei diz. poro 
vale quella foglia d' acciajo che stava 
sulla tavola della martellina degli ar- 
chfhugi antichi. .... 

Cartella. Cartella *» Bassinett e an-- 
che ambiguamente Fogon. Scodellino^ 
<^uart o Coverc. Fucile, 3fartellin4it^ 
Molla del quart; Molla della martel-' 
lina tat Can. Cane ^ Stanghetta, ^atto 
«-Molla de la stanghetta.' Afo//a ^//o 
scoilo t^ Passarin o Scrocchio. Grillet-^ 
to, SòitoscóttOBa GiGcugh o Nos. Nocete 
Braga o Staffa de la nos. Castello della 
noce » Vit. fltf ( f^eggansi CdriéUa , 
Fogón , Qnàrt , Càn , Stanghétta , Pa»* 
sarln , Tfós per le loro parti ). 

A zzai In a capsùU ...» Piastra iq 
cui il cane , latto per così dire a bpc- 
cinolo , porta in sé il polverino, e 
S(!occando lo mandai acceso nel baci^ 
netto , e dà fuoco al fucile. Gol Manual 
dell'Artificiere di Quaglia si avnehbe 
a dire Piastra a cappellozzo^ e secon- 
de altri Piastra a cane percolante. 

Azzalln bressan ..... Piastra in 
cui il moUone è collocato interna- 
mente, ed in cui il cane, quando è 
armato affatto o come diciamo noi 
a tutta monta, ha minore facilità di 
scattare inavvertìlo perchè rattemito 
in due tacche. 

Azzai in roman .... Piasti*a in cui 
vedesi il moUone al di fuori, ed in 
cui il cane è più geloso e scaltativo' 
allorcbè é al tutto punto.. 



5i ) AZZ 

Azzalin bressan. fìg* • • • Fra oiolti 
vale a un di presso come S'*ciopp fig« 

Azzalin. Acciajuolo. Focile» Battifuoco* 
Facile» Acciarino* Ordigno d^ accia jo 
con cui si batte la pietra focaja per 
trame faville di fuoco che accendane 
1^ esca. 

Batt. Tassai in. fig. Batter V acciarino 
. (* tose.). Amiffar le matasse. Andar 
di portante. Portare i polli. Pettinarsi 
aWinsà, Far^x t| lenone. , 

Batt r azzalin* Battere il fuoco* D^ 
cesi del percuotere la pietra foc^ja 
pel fuocQ, sebbene non si batta il 
fuoco pia la pietra; e cosi fra noi 
dicesi Batt tazzalin , quantunque non 
il focile, n»9lB pietra con esso si bstla* 

Azzalln. Acciarino» Acciajuolo* Acciaino» 
Cilindro di fc»*ro. con un po'* di capoc- 
chia di, cui servonsi i pizzicagnoli , i 

. beccai, i calzolaj, eoe. per ailHare i col- 
telli. 1 conciatori di pelle hanno essi pur 
re per qti^sto vsp il loro Azzalifi inglesi^ 

Azzalin. T. de"* j-'abbriferr. Piegatellq* Ac^ 
danno ^ Xorne generico di que' pezzi 
di (erro rìpifgato che, si Qonfif:ct\no 
nc^Uvori. per legatura, sostegno o 
guida. Così chiamansi Atzalitt que^ 
Mpicgatelli che mettonsi a sostegno o 
guida in vnrie. parti dei carri j Az^a^ 
litt quei due ferri ripiegati che yeg* 
gonsi ii^fissi nc)la cassa d^l tri^lojq 
( triapaja ) . per tenere in riga il (al- 
cione, ecc. Se rficciariao ha du^ rl^ 
volte dicesi con parlicolar.npn^e.^'^* 

Azzalin e com. ai pi. AzzaUtt , , ^ . . . 

, Spepie di perline. d"* acciajo, d** ottona 
.0 simili che .s' interseriscono nelle 
maglie dei. borsellini fatti ad ^gp per 
dar loro più vaghezza. 

Aszàrd. Mischio ..Misico* Zara; e con yo^ 
ce mod. Azzardo. ^ ^ 

Azzarda* Arrischiare. (^metUare; e con 
voce mod. >^z2«n/a/;e. , . .^ 

Azzardàss. Arrischiare. 

Azzardós. Zaroso. Pericolosp. 

Azzardós. Arrischiato; e in ^enso più 
esagerato Avventato. Inconsiderato. 
Precipitoso* 

Azzidént. F. Acidént. 



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B 



B. 



'abào. Bau bau. Verso che si fa al 
bombirli per intimorirli. 

Brutto babao. Figura da cimbali, 
Mascheron da fogna, Ceffautto. Cef- 
' fauììe. Bertuccione. Demonio, Fiso con- 
traffatto. Dal greco Bct^aiaf, dice il 
Varon de Miìan* 

Babào. Bazza. Sorte. Fortuna. 

Babbi. Muso; e con v. a. e deUa sola 

""poesia Labbia, 

Bell babbi, riso ghiotto. Bel svisino 

— Talora si usa iron. "pcv Figura da 

cimbali. Bertuccione. V, BabAo(Brutto). 

Ghe voeur olter babbi. Ci vuol altra 

barba che la tua(*tosc.). 

Babbi ant. nsavasi per Babbo come da 

knók al babbi. Andar a baòboriveg- 

gaìi. V. AndrV al cagaràtt in Cagaràlt. 

BfSbbi per Pàbbì( ro5/»o). T. Sciàtt. 

Babbi. Minchione. Bàbbione. P'. Badée. 

Babilònia, e. 1*. Babilonia. Confusione, 

' Tumidto; e parlandosi di cicaleccio 
confuso si direbbe Pavèra jo, tìtiuc- 

' chiurla fa. Mosca jo. PiSsi pissi, 

B^oìn. Babbuino. La Simia sphjmx Liu. 

Baboìn e Faccia o Fi gora- de biibo)n. 

" BcrtuVciojìc. r. Babào(BniMo). 

Babiias. Babbeo, Babhnnsso. F. Badfr. 

Baccalà. Baccalà. Baccalare. Pesce basto- 

\ ne. Il Gaàus morhuaLÌQ, 

Baccalà. MeHuzzo, Nasello, Baccalà più 

piccino detto Gadus merìucius da Lin. 

Sa ve de baccalà. Puzzar di baccalà. 

l^accàn. Baccano -^ Sé è' per alfegria 

' dìcesi ancbe Gazzarra o Gazzurr&. 
• Pft baccan o Fa del baccan. Lo 
stesso che Baccani. F 

^kccirnh,' Straccrtrteggiare'. Far baccano^ o 
baccanalia o baccancrìa, 

iSniccanéri'. Bdccahet^th: Baccano. 

Baccb. Bacco -^Pmì Baccb' a cavali del 
vassell. F, Vassèll. 

Baccbèlt. Marza. Shrcolo. 

Barrhetr. s. ih. sing. Fuscello. BamusceU 
lo. Frtisco. Frùscolo. 

Maa del baccbett. F, Mha. 

Baccbètt. Spoletto, 

Baccbett. s, m. pi. T. de' Panierai. Stec- 
che. Fincigli. Vimini rotondi, intieri 
o dimezzati, cbe servono per fare 
ceste , ceatont » ecc. Sono diversi dai 



Tapp o Férol o Ferolbtt, cioè dall* 
scbegge piatte cbe si traggono dalle 
mazze più grosse de** castagnuoli 9 del- 
le betule, degli ontani, ecc. 

Baccbett de la bicocca. Costole, Coste. 

Baccbètt del pian del torc. T. di Stamp» 
Lastrine del dado del pirrone (cosi 
TAlb. cnc. in Dado). 

Baccbètt del telar o de la ttU o di eoo. 
T. dei Tessit. Compasioj. Canne o 
regoli che s'interpongono fra ordito 
e trama per tenerli sollevati e dare 
il passo alla spuoLa. 

Baccbètt di lise {dette Anche da altri 
Basgeritt o LisciarcBÙ). T. dei Tessit» 
Licciaròli, Lungbi regoli di legno che 
reggono le licciate. 

Bacchétta. Bacdtetta. Ferga, SeurUcio. 
scudìscio. 

Comanda n bdccbetta.» F* Comanda. 

Fa pass2i per i baccbett. T. mil. Bac- 

tìtettare. Punire un soldato facendolo 

andare tra due file di commilitoni che 

lo battono colle bacchette* 

Passa per i bacchutt. T. mil. Essere 
bacchettato. Passare per le bacchette? 

Bacchétta. Grétola, Ognuno de' vimini 
d'una gobbia da. uócelli a d'una rocca. 

Bacchétta. Carnàio* Fetta. Quella verga, 
per lo pia di còrniòlo^ con cui i ma- 
terassa; battono la lana sul graticcio. 

Bacchétta. Carnato. Cosi dicesi quella 
Terga con cui si battono i panni. 

Bacchétta. T. di Fin. Simza? Staglia? 
Astft sottile e toi^da di ferrò che .us«no 
i gabellieri per misurare i liquidi, 
riconoscendo per essa l'altezza, la lun-' 
gbezza e la circonferenza dette botti. 

Bacchétta. Bacdietta. Verga tonda di 
accia jo, legno od osso di balena che 
serve a calcare la carica nelle canne 
delle armi da fuoco portatili, ed an- 
che a ripulire le canne stesse. Le sue 
parti (secondo il Gr. e il Diz. art.) 

• sono Capocchia o Battipalle ^ Collo 9 
Jsta^ e Punta 9 o terminata in Cai*a- 
stracci^ o vitma per innestarvi il ca- 
vastracci medesimo. 

Bacchétta. Bacchetta{Alh. enc. in arma- 
re). Nome di ciascuno di quc' rcgo- 
Ictti di ferro coi quali si sprangano 



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DAC ^ ( 

le iiiTetricito in ognuno dì que* luoghi 
- ove tono le lamÌBetté di piombo nelle 
quali furono' incassali i vetri. 

Bacchétta de vesch. Pamióne. Fergone. 
Verga inveschlata con cui! si pigliano 
gli uccelli* uccellando colla civettn. 

Bacchétta del moriaell. T.. di Stamp. 
Pernio del tòrchio (Chamb. Enc). Ver- 
ga di ferro che è T anima del. rullo 
de* torchi da stampa , detta dai Frane. 
Brache du rotdeau de la presse. 

Bacchétta del temp. T. degli Oriiìol. 
jista del tempo. Fusto con due palette 
e due punte , una delle quali entra in 
un foro fatto nella potenza, e T altra 
in quello del bracciuolo deirorologiot 

Bacchétta del va-e-ven di molin de 

seda Cilindretto che regge 

il moto del valico da seta. 

Bacchetti. Scurisciare. Scudisciare. Nei 
dìz* Bacchettare è soltanto term. milit. 

Bacchetta. T. di Fm. S^azare? 

Bacchettàda. Baccltettaia. 

Bacchettadùra. T. di Fin. StauUura. 

Bacchetlée. ^orc/iettoiie? (Minucci Nota 
al Malm. Il, i). Uomo armato di vtrga 
che si va aggirando pei contomi della 
chiesa neirora che vi s^insegna la 
dottrina cristiana» per impedire ai 
fanciulli od altri di fare chiasso, e per 
avviarli alla dottrina stessa^ talora, 
fra'* borghigiani e i contadini ha pure 
r incarico di fare da Svegliarino con 
chi dorme iu chiesa. F. Bacchetterà. 

Bacchettée. /tamarro. Secolare che fa da 
regolatore delle processioni. Il Bac- 
chittéri dei Siciliani. 

Bacchetterà Nelle chiese di 

campagna é detta cosii quella donna 

. che ha incarico di risvegliare le com- 
pagne qualora sonnecchino» o acquie- 
tar le ragazze se fanno chiasso toccan- 
dole più o men forte con imo scuriscio* 

Bacchettin. Fmscolino^ Fuscellino» Fit* 
seelhaza, Bruciàglia. 

Bacchettlnna. Bacchettina, Batcheltino. 
BacchetiuKa, Vergella. Ferghetta. 

Bacchettinna de vesch. Paniuzza. Par 
mazzola, 

BacdbetXón. Mazia. 

Boecfaettón del vesch. Fergello. Mazza 
intaccata nella quale si ficcano le pa* 
niuzze(i baccliattinn) per uccellare n 
civetta. 



53 ) BAD 

Bacchell4Sn per Beat. r. 
E^cch^U^Qua. Mazza, 
Bacchettònna per Beata, r. 
Bacco l)accon(Per bio). y. in Blo. 
Baciacela, r. Cóncaiacquajo). 
B^cià<^col .s.m .pi. Bozzacchioni. Bariglipìd 

cascanti. Si dice scherz. per Poppe 

di donna flosce, vizze, cascanti. 
BaciàecoL s. m. sing. Baggécu F. Badée. 
^aciaccolà. Tattamellare* A^. Bajafia, 
Ba^iòcca. Ganza. V. Morósa. . , , 
BacioGcà. Sciaguattare, 
Bacioccà. Tentennare. 
Baciòcch. Baaibòccko., , 

La mia cara baciùcch.. Cuor mio. 

Speranza mia, 
B/iciòcch e Bou baciòcch. Bonaccia, Buon 

pastricciano — Per Ciàll. F* 
Bacioccbin. Bamb.oci^tno. 
Baciocchia. Speranzina^ e col Machiavelli 

nella Mandragora V, 3 Naccherino. 

Dicesi per vezzo a un bamboccino. 
Baciocchin de fraa. Jristohchia. Jristo- 
. logia clemalite. Slralloggi volg. di Tar. 

Tozz. Sorta di pianta che è VAristo- 

lochia clematitesLin. 
Baciocchinna e Bacioccceù. Speranzina, 

Voci vezzeggiative. 
« BaJborin »p«ntiuui d'ora» 
9 Cmr amor, beli bacio^csù. « (ForU Kìom.) 

Bitcioccón. Bamboccione. ,, . 

Baciocoòtt. Biunbocciotto. Bamboccione. 

Bàeol o Bàcquel {che anclie a maggior 
y forza d' espressione diciamo Bacol de 
Saregn.) Baggiano. Baccellone, Baccel 
da vedoife. V. Badéc* 

Bàcol. Membro \ con voce dottr. Pene\ e 
con voce scherz. o. pedani. Mentala. 

Bacolaria. Baggi^tnata^ Scempiaggine. 

Bècquel. r. Bàcol. 

Bàcqueki. Baggéa, 

BaoùiBca. F, Vèggia. . ^ 

Bacùceh peY Mdtf. F. 

Bada, Socchiudere. BabbatUre. Parlandosi 
ài usci o finestre v^le semichiu4eme 
le imposte in modo che rimanga per 
tzse fdcun po'* d' apertura , sempre 
però, minore di mozzo il yaoo. I con- 
tadini dicono Fess in bad^^ o io bo' 

. dironda o in polliroeula parlandosi 
d'insci. Pare che questa voce venga 
<b Bada 9 Bwlare^ Badig/ip^ giftpchè il 
così rabbattere le imposte si, f» ^e più 

. volle dai foresi per U loro naturale 



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BAD ( 

curiosità di abbatLare $enz* essere ve- 
duti ad altniì. È singolare che i Pro- 
venzali dicendo Badier o Badiero in- 
tendono spalancato: cosi presso di lóro 
Pouerlo badiero vale Porta spalancata. 

Bàda(Vess in). Essere socchiuso, V, nn- 
che Busiroràla. 

Badàa. Socchiuso. V, anche Busiroeùla. 

BadalùccheBadafncchéri^AaEcriino.'O^ia^ 
so* Bordello, Ùargagliata, Pispillòria, 
liomore — Dai diz: Badalucco è re- 
gistrato soltanto nei significati di sca- 
ramuccia o divertimento. 

Badàn. Bambòcciolo, Bon badan.- Buonfi- 
gtiol accio. Bonaccio.Buon pastricciano. 

Badàn. Campanone. Battaglione? El ba- 
dàn de Monscia. J7 campanone della 
Cattedrale di Monza. 

Badée. Baggeo, Babbeo. Bahbione, Bab-* 
baldo. Bretto. Ignòcco. Babbaasso, Bab-* 
hacclo. Babbano. Babbaccione, Buac- 
cio. Baccellaccio, Baccellone, Baccel 
da %*edove, Bacchillone, Baccellone da 
sgranar con un'accetta, Bachiocco, Ba- 
ciocco. Badalone, Baggiano. Baggia-- 
naccio. Balògio, Balocco. Baloccone, 
Barbacheppo, Barbagianni, Barìààchio. 
Baséo, Fagiuolor, 'Navone. Pascibiéto- 
la, Pascigreppi, Pisellone, Pisellaccio, 
Semiestola o Ser Mestola, Cenato, Co^ 
gliluva o CogUluvio, F'antoceino. Nuo^ 
vo granchio. Nuopo pesce* Nuovo o 
dolce grappolo o grappola, Béscio: 
Fantoccio, Gocciolone. Bietolone, Gna- 
tone. Marmocchio. Ghiandone, Galeone, 
Moccicone, Moccolone, Lavaceci. Lasa- 
gnone. Ignatone. Leccapestelli, Pacchia-' 
no. Pappacchióne. Palamidone, Zugo, 
Nibbiaecio, Uccellaccio* Mazzamarro^ 
ne. Mangiamarroni. Merlotto. Mellone- 
Mestola, Tulipano, Arfasatto, Chiurlo* 
Ceppo, Ciocco, Decimo, Tempione. Uc^ 
celione. Uccello. Zoccolo, Zufolo, Cor-- 
bellone. Bomberò. Brachierajo, Pappar 
lardo, Pappalasagne» Scempione, Moc- 
cione. Pioppo, Tambellone. Pollebbro. 

' Bighellone, Scipito, Scimimito, 
Badée. s. m. pi. (gergo). Granelli. 

Sgonfia i badee o i menus.f^.Menùs. 
Badéssa {e più com, Madcr badessa). 
Jbbadessa. Badessa. 

Pari ona mader badessa. Star gonfia 
pari pari o Starsi badiale parlandosi 

. di donne; e scheri. Esser una. baso^a. 



54 ) • BIG 

Badia, dtte. Opera* Magìslr^o che già 

' tempo matribolava gli artisti e rende- 
va loro' ragione; ed anche il Luogo 
ove si adunava tale magistrato.' 

Passa badia* Matricolarsi^ cioè su- 
bire gli esami per ottenere il diritto 
di esercitare un' arte. Ella è mairi-* 
colata giofelliera, Benù Rime. 

Badial. Badiale. Stupendo. 

Vess badial. e loffi, r. Lòffi. 

Badila, to stèsso che Befra. /^. 
Balòss de hadila. f^, Bolòss. 

Badilòn. f^oee usata nella frase Godes- 
sela a badilon. Darsi tempone^ V. Fa 
goghètta in Goghètta. 

Badin Nel Basto Milanese d&ia- 

mano per tal nome que' contadini 
deirAlto Milanese che in alcune sta- 
gioni scendono ad ajutare nei lavori 
agrarj della pianura. 

Bndinà. Scherzare. Celiate. Motteggiare, 
Piacevoleggiare.Voce pretta hSadiner, 

« Ma rè ben eti*e1 1« todja, 
- m Come femm non , imorbMfld » 
» Kidand • bacUnaBd • '. • i* ( Brand. iSpat.) 

Badinna. Foce usata nelle frasi seg. 
Ave scuccaa badinna. È lo stesso 
che Ave sonaa el zucchell. P^. Zucchèll. 
Badinna e badò, berla e gragnolò. 
Cicc/ieri eiacclteri. Modi di dire che si 
usano per esprimere non essere con- 
chiusione in quello a che si riferiscono. 

Badinna. Piuma. FeUarella. Per es. On 
capell cont i badinn. Cappel donnesco 
colle vettarelle. 

Badiroeùla ( V4;8S in). Essere socchiuso* 
F. Bada e Busiroeùla. 

BafT. Foce usata nella frase No dì né 
biif né baff. Non far né motto né tetto, 
né uti né ititi. Vale star chet<v cheto. 

Baffi. Lo stesso che Barbls. F. — Cont i 
baffi, fig. Squisito. Esimio, Eccellente, 

Baffi, met. Barbassòro. Caporione. 

Baffiètt. Basettino, 

Baffidn. Acc, di Baffi. F. in Piaseròn. 

Bafficin. Basettone. Chi ha gran basette. 

Bagà. Sbevazzare. F. Sbagascià. 

Bagàgg. Bagàglio; e «al pi. Bagàgli. Ba* 
gàgUe. Bagàglia <— Il sno dimin. è 
Bagagliòle — Una brigata di bestie 
da soma cariche di bagaglte è detta 
Salmeria -— Que"* che portano o con- 
ducono le bagaglio militari scmo chia- 
mati Bagaglionif Sacfardi ^ Calappi, 



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B AG ( 55 

Fa b«f ace. Far f aggotto. Far 1$ balle. 
• Prepararsi a partire. Il Piier^ bag^ge 

de" Francesi. 
Bagaggèlia chiamano im varie parti: deU 

fMto Milanese la Rana arborea, r* 

Banoa de san Péder- ... 
Bagaggéri. Bagagliume. 
Bagàj. Fanciullo. Ragtuuo. Habàcchio. 

Marmòcchio i plebejam. Citio.^ Gitolo; 

e smiJ'antino. FtMieUo.Fante.Fancello. 
Bagàja. Fanciulla. Ragazza^ e pieb. Citta. 
. ditola — Bagaja nei dìi. vale Ossian 

conia sorta di frutice spinoso. 
Bagajàda. Bagaztata. Bambinaggine. Poe- 

rilità.Fanciullaggine. FanciuliezzaFan" 

duUcrìa. Fantocciaia. Fantilità. Fan- 

toccerìa. Fa di bagajad o Fa el bagaj. 

FanciuUeggiare. Bambineggiare. 
Baga)n o Bagahi- Fanciullino. BagoMeUo. 

Magazzino. Bagazzuccio. Jtagoizuolo. 

Babacchino. Babofichiuplo* CiUaieUo* 

Cittino. Fantolino. 
BagajnDa, Fanciullina* Bagaztina. 
Baga}OBÙ. Fanciullino. V. Bagajn. 
Bagajon* Bamboceione. Bambolone, Fan- 

toccione ? 
Bagajòtt* Bamòocciotto. 
Bagarin e Bagarinètt. Dim. di Bàgber. F» 
Bagascia, ^evatzare» V* Sbagascià. 
Bagassa» Bagascia. 
Bagassón. Bagascione, 
Bagatélla. Bagattella. Inezia. Clùàppola. 

dàffole. Chiappolerìa. Fraselieria, Cosa 

Irivola» di poco pregio ^^ BeecaUUa. 

Cosellina — Ciamméngola — Balocco. 
El sarà la bagatélla de vini ann 

che ghe lavori adree. K. in Bootàa* 
Sii ona bagatélla! Ehi la non è 

cosa da pigliare a gabbo, 
Bagatélla. T. di Stamp. Bottello, Lavoro 

minuto. I bottelli sono quei lavori di 

settimana che si fanno in gran nume- 

ro9 come avvisi* cedole* soaetlit ecc* 
Bagàtt. Ciabattino. Ciabattajo, 
Bagatt. T. di Giuoco di Tar. Papwto? 

Il primo de^ tarocchi. Alberto LoUio 

ne^suoi versi sul Tarocco lo chiama 

il BagatUlla. 

Scarta bagatt. fìg. P'otare il sacco. 

Dire tutto ciò che un sa d^ altri. 
Scarta bagatt. fig. Dar sulla voce. 

Darla a mosca cieca» Abbassar visiera 

(Machiav.Op.lX, i5G). Sciogliere Gion- 

dtmo(¥»g, hime Ili, i33). Dire il (alio 



) BAG 

suo con franchezza, ed anche Aam- 
pognare uno senz'' alcun riguardo, 

Sc^rtà bagatt. fig. Covar fuori il 
limbello. Sciorre i bracchi, ^iorre la 
bocca al sacco. Dare fuoco q,lla bom" 
barda. Cominciare a div male di alcuno. 
Squajà bagatt. fig. Scoprire gfi air 
tari. y. Altarin* 

Bàgher Specie di carrozzelta di 

cui F, in Léga — Il Bàgliero dei diz. 
é una specie di moneta, 

Baghètt o ;!dantcghétt Questa 

voce, che è il dim. delki voce ber- 
gamasca ^aga (otre» o(ra), é usata sul 
lago di Como per indicare quegli 
otricelli od otri di pelle di cane o 
di capretto tufìali che \ pescatori 
mettono ai capi di certe reti perchè 
servano a tenerle galleggianti. 

Bagiàn. Baggiano. Baggéo. V. Badce. 
Ou bon bagiàn. Semplicione. 

Bagianàda. Baggianata. Bessàggine. Bes- 
sezza. Scioccherìa, 

Bagianón. Ba^ianaccio. Babbacciane. 

Bagn. Bagno — Cosi chi va a bagnarsi » 
come chi serve coloro che si bagnano 
chiamasi indistintamente Bagnatore e 
Bagnajuolo ; e Bagnatrice la donna — 
Il bagnarsi e la stagione da ciò dicqnsi 
Bagnatura — La stanza che precede 
quella del bagno a uso delle persone 
di servizio dice&i Antibagno — Quella 
destinata a posarvi i panni de^ba- 
gnatori Spogliaiojo — Le cose perti- 
nenti a"* bagni diconsi balneaiie. 

Bagn a vapor. Bagno da sudare o 
vaporoso. Stufa. U Sudato riufn dei La- 
tini — Stufajòloy Stufarsi 9 Stufutura^ 
Stufa secca 9 Stufa umida sono voci 
inerenti a quesla specie di bagno* 

Fa on bagn de vin cold a ona 
man o simili. Fare un bagnuolo di 
vin caldo a una mano — Farsi un 
bagmwlo — Dare un bagnuolo. 
Pari in d'on bagn a vapor. ^. Vapor, 
Toeù on bagn p des bagn , ecc. Pre/t^ 
dere un bagno , dieci bagni. Pigliare 
una bagnatura 9 ecc. 

Bagn. T. de*Tint. Bagno, Liquore im- 
pregnato d^ allume, orina e sostanza 
colorante che é nella calda j a o nel 
vagello per ammollarvi i panni che 
si vogliono tingere. 

Baga cafnpusc. Jlfita di compero. 



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BAG ( 

Bagn frust. Bagno straccò o usato. 
Broda. ()^iié\ìo in cui 9 per avervi già 
tinto, reslan poche sostanze coloranti. 
Bagn guaa. Tinta di guado. 
Bagn Oriana. Tinta Oriana. 
Bagn pastella. Tinta scarlatta. 
Bagn roza. T^intA di rohbia. 
Bagn scceuden. Tinta di scotano. 
Bagn vascell. JHnta turchina. 
Dà r lillem bagn. Dare l* ultimo ba- 
gno. Dare V ultima mano. Vale colorire. 
Bagn. Bagnetto. Bagno, Tinozza , e in 
istile nobile Lai^àcro. Vasca di legno, 
di metallo ó di marmo nella quale 
* un si bagna , in cui si sta a prendere 
un bagno. La Baignoire àe* Fr. -— Ha 
gradi o seéUli per adagiarvisi. 
Bagna. Intinto. V. Moeùja. 
Bagna. Bagnare ; e con voce più inten- 
siva Imbaghare. 

Bagna dò, tre camis del sudor. 
' Sudare due, tre camice. 

Bagna el becch. f. Bècch. 
Bagna el nas. V. Nas. 
Bagna el l'ost. Pillottare. 

Bagna i pagn Aspergere, 

cospergere d** acqua le biancherie , 
spruzzare Tacqua sur esse per disporle 
alla stiratura. 

Ba^nà i tihn, i vassej, ec. V. Tndaqnà. 
Bagna la bocca. Bagnarsi la bocca, 
Bev on gott tant per bagna la bocca. 
Bere un sorso per bagnarsi la bocca. 
Bagna la bugada. Dimojare, 
Bagna la colcinna .Intridere la calcina. 
Bagna la penna. Intingere la penna. 
Bagna la suppa. Inzuppare, ammol- 
lare il pane col brodo. 
Bagnàa. Bagnato. 

Bagnàa come on poresin (o con fr. 
Ir. come on lavarin). f^, Poresin. 
B.ignàda. Bagnamento, 
Bagna di una. Lcggier bagnamento, 
Bagnat-ofeù. Bagna] uolo. F. in Bagn. 
Bagnàss. Bagnarsi. 
Bagn}(fa'. Intinto. V. Moeàja. 
Bagtimarì>i. Bagnomarìa. 

. Tira dent a bagnmaria. met 

Indurre altri a checchessia un po'* per 
volta e si destramente eh"* egli faccia 
il ioler tuo senza 'pur • avvedersene 
se non in sulla conclusione. In certi 
casi potrebbe tradursi per Carruco- 
lare uno; in altri per 7ntrre il Jìh 



56 ) BÀI 

della camicia a «no; • talora anche 

per Di cheto -^ I Brianz* {che dicono 

A bajmaria ) l' usano anche in senso 

' attivo Fa a bajmaria, cioè Far chec* 

- chessia destramente o lentamente. 

Bagnò ; . Quel manovale che 

attende esclusivamente alla cola (^ai 

bagnoeù) della calcina. 

Bagnoeù. T. de"* Mar. Cola, Quella spezie 

di bagno ove si Fa la calcina^ 

Bamadinna. Gmttkigia MS Canalin. Cf»- 

Bagnceù per Bagnd. F, {naletto, 

Bagnuscià Frequentativo di Bagna 

coniato snlla foggia di BasoUà ed altri 
simili. In qualche caso si potrebbe vol- 
tare nella frase Far lagume o gua%%o. 
Bàgol. Pecorina. Sterco pecorino. 
Bagola. Scacazzare, 

Bagola. Batterla borra. Bubbolare, Tremar 
dal freddo o dalla paura. F, Barbellà. 
Bàgola(Fà la ) V«r80 il Lodi- 
giano vale il granire del lino. 
Bagun.- Lo stesso che Sbagascióo. f^.-— 
Dal Bacchus de^ Latini dice, non senza 
appai^nza di ragione, il Far, mil, , 
Bagórdi ( T usiamo solo al pi.). Crapula, 

Bagordo - Fa bagordi. Bagordare, 
Bagòltera. Coceiuòla. Enfiatura cagionata 

da morsicatura di zanzare o simili. 
Bah. Pali! Interjezione di maraviglia 

mista d** ironia e dileggio. 
Bai. Badile — Il Badile (^i) è stretto e 
appuntato, ma con punta ottusa. La 
V?X;x{bajra) te larga ed ha il lato fo- 
dtente riquadrato. ^ 

BbIoss de bai. Palajuolo, Spalatore, 

Bai de praa Specie particolare 

di badile che ha la pala assai larga. 
Bai per celia dicesi dalla fo9*fna la Mitra. 
Bai. me ti Forca. Capestro, Morbetto, 
Baita, eco, F, Bajra, ecc. 
Bàit. F, Casànza. 
Bàtta. Carbonaja, F, Carbonéra. 
Bàita. Giaciglio. Giacitojo, Casella. Ca-' 
panpa da montanari , e spcciahnente 
da carbonari montanini. 
Bàita. Sin, di Carbonìn. F. 
Baila. Casotto? Specie di capanno che i 
cacciatori si fabbricano ne^ paduli e 
ne** laghi per istarvi nascosti ad aspet- 
tare i germani e simili uccelli acqua- 
tici. Il Savj (Ornit. Ili, ii5) descrive 
la nostra Baita sotto il nome di Cm- 
sotto, e più innanzi nello stesso luogo 



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BAJ ( 

accenna anche la Botte sfondata da 
capo che interrata nel padule cerve 
al medesimo scopo. 
Bàj. Dajo» Aggiunto di mantello di ca- 
vallo o mulo ; e 9 secondo che questo 
colore cannellino languido ha diffe- 
renze 9 dicesi Bajo chiaro 9 scuro 9 ca- 
stagno 9 focato 9 lavato 9 bruciato , do- 
rato 9 acceso 9 maltinto. 
Bije. Buria. Baja. 

DI de baja. Dir da beffe ( Varchi 
Ercol. I9 9). 

Fa de baja. Far da boria 9 da scher- 
zo. Celiare» 
Giugà de baja o a nient. F, Giugà^ 
Menna baj. Sclierzare* Divertire, Far 
per divertimento j per ispassatempo, 
Bajà. Abhajare, Latrare. (min. 

Baja sott a la cappa del camin. ^. Ca- 
Se no baja vun baja Tolter. . . . 
Si suol dire quando abbiamo facoltà 
di valerci di più partiti in alcuna cosa. 
Bajà. fig. Gridare. Sgridare. Schiamaz- 
zare. Brontolare. 
Bajàda. Gridata. Babbuffb. Canata. Bin- 
canata. Binceffb. V. Felìpp. 

Bajad de lira. Babbuffi dell' ottanta. 

Bajadinna Leggier rabbuffo. 

Baj affò. Anfanare. Anfaneggiare. Ciara^ 
mellare> Tatlamellare, Cicalare. Con- 
viene dire che Bajaffa e Bajaffón sia- 
no di vecchia data , giacché il Varchi 
riprova come poco belle le voci «S^a- 
jaffatore , Sbajaffare e Sbajaffoni 9 in 
senso di cicalatore 9 cicalare 9 cicaloni , 
che usavansi a que^tempÌ9 se non 
in Firenze 9 in Toscana o in Italia 
(ErcoL I9 146). 
Bajafiàda. Affollala. Orsata. 
Bajaffée. \ Ciaramella. Anfanatore. Chiac- 
Bajaffón. 1 chierone» 
Bajaffón (che anclie direbbesi Bajón). 

Gridatore. Schiamazzatore* 
Bajaflonna. Cltiacclneratrice, 
Bajètta. Bajetta. Sorta di pannina leg- 
giere con pelo accotonato. 
Bajettón. Bajettone, Specie di sottigliume 

di lana. 
Bàjla. Bàlia ; con voci di stile più sol- 
levato Nutrice. Lattatrice, Allevatrice ^ 
e con y. a. Baila — r Fra noi Bajla è 
nome reciproco: le contadine chia- 
mano così la madre del bambino che 
e$ze allattano» come questa chiama 

roi. I. 



57) BAJ 

Bajla quella donna che dà il latte al 
suo figliolino. 

Ave i ann de la bajla e poeù 1 sca- 
lin del Domm. r. Ann. 

Dà a bajla o Dà via a bajla o Mctt 
via a bajla. Dare a balia. Dare ad 
allattare i figliuoli ad altrui fuorché 
alla madre. 

Dà a bajla o Dà via a bapa o Mett 
via a bajla. met. Porre o Mettere o 
Tenere a piuolo. Teneì^ a loggia o 
a disagio. Vale far aspettare uno più 
del dovere. 

TcEii ona bajla. Prendere o Ton^ 
una bcUia. 

Yess via a bajla. Essere a balia, 
Bajlétta. Dim, e vezzeg.di Bàjla. T. 
Bajli. Nutrire. Allattare -^ e con voci auL 

Balire. Bolire. 
Bajlidùra* Baliàtico. Prezzo che si dà 

per allattare un bambino. 
Bajlòtt. Bàiio. Marito della balia. 

Bajlòtt Cosi chiamasi dal balio 

il padre di quel fanciullo che viene 
allattato dalla balia sua moglie. 
Bajlòtta. Baliona. Balìa fresca e grassa. 
Bajlottèll. Jl Allievo(yA^. For. Bag. 1 , 1 2 
Bajlottin > e Alb. Bass. in Nourrisson). 
Bajlòtt inna ^ Così chiamansi dal balio e 
dalla balia il fanciullo o la fanciulla 
dati loro a balia. Si potrebbero anche 
voltare 9 ma solo nello stile sostenuto, 
in Alunno 9 Alunna. 
Bajdn. K. Bajaffón. 

Bajonètt. T. dell'arti. Ganf^ieri. Due ferri 
infilati in un ago pure di ferro per 
potersi piegare. Corrispondono alle 
Fiches raràffontes deirEncicl. 
Bajonètta. Bajonetta. Arme le cui parti , 
secondo il Diz* artig.9 sono 

il Braccio fr. Branche coudée 



la Ghiera, e le Orccchielle Bosettes 
Bague < il Gambetto Arrétoir 

o Firole i la Vite / l'i- 



la Lama 
Lame 



il Dorso Dos 

i Filetti o le Coste Arétes 



la Punta 
gli Sgusci 

' il Cordoncino 
il Manico, j il Piuolo 
Domile j il Ponticello 
[ lo Spacco 



Poinie 
Gouttières 

Bourrelet 
Étoutenn 
Pontet 
Fenie. 
8 



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BAL ( 

Batt i bajouelt o Ave i bajonctt ai 
fianch. met. Essere scannato dalla 
Jame. V. Sére. 

Mett bajonetta in canna. Armare la 
bajonetta. 

Bajonettàda. Bajonettata(2sknQh,Dìz,), Col- 
po o ferita di bajonetta. 

Bajra o Baìra o Baj-ra. Pala, Pala bre- 
sciana. Pala di ferro, V. Bai. 

Bajràda. Palaia, Quanto cape sur una 
pala o sur un badile. 

Bajràda Colpo di badile. Per 

analogia s* avrebbe a poter dire Pa- 
lata^ ma nei diz. ital. non si trova. 

Bajrèssa Sp. di badile di pala 

larga assai e riquadrata. 

Baj rètta Specie di badile assai 

più picciolo della pala(òa/VYi) e del 
badile (6ai), del quale si servono i 
nostri ortolani pei loro lavori d^orto. 

Bajrón. Cucchiaja. Specie di pala dì 
ferro rìcurVa , con orlo a cassetta da 
tre lati» e inastata in un manico di 
legno un po^ elastico e lungo oltre 
sci metri » di cui si fa uso per cavare 
sabbia nelle cave nostrali di sabbio- 
ne, e ne^ fiumi 9 e ancbe per cavar 
fango, ecc. È detta Drague dai Fran- 
cesi e Jntenèla dai Vcneziaui. 

Bajrdn Cosi diccsi quel mano- 
vale cbe scava sabbia colla cuccbiaja 
(coni el bajrón). 

Baio. r. Balla. 

Balabiòtl(f /Inetto). K. Pizzoeii. 

B«i]abiòtt(ucce//o). f^. Loróccb. 

Bainbiòtt. Baccellone. Baggeo. K. Badée. 

Balabiòtt. Tritone. Biotto. Mescìdno. Pe- 
lapiedi. 

Balàn. F. Balin. 

Balàndra. Mancator di parola. Fedifra- 
go — Per Balandràn. f^, Badce. 

Vess oua balandra. Portarla fede in 
grembo. Esser facile a mancar di parola. 

Balandràn. Palandrano. Palandrana, Gab- 
bano, I Provenz. lo scrivono come noi. 

Baiaudràn. flg. Scioccone, V. Badée. 

Balandrànna. Sciocca, Scimunita, 

Balani, s. f. pi. ) Le bilance. 

Balànza. s. f. sing. S Bilancia ; poet. Lance, 
Parlando di bilance gelose, cioè esat- 
tissime, quello die in lingua semifran- 
cese noi diciamo Essere sensibile ec, il 
Magai. Leti, scicnt. Il, i57 dice Tirare 
a un quaraniottesimoip simile)^/ gni/ro. 



58 ) BAL 

Asta. Stilo. Fusto ^ Giudes o Poilez. 
Bilico, Bilancio, Ago, lÀngiia^ e dottri- 
nalmente Raggio pesatore •» Forcella 
del giudes. 7Vi//i/?aeBSquell o Squd- 
lolt. Coppe, Giuce»Segn. Tacche. 

Mett in balanza. Porre in bilancia. 
Bilanciare pos. e lig. 

Sta in balanza. Stare in bilancio; e 
fig. Stare sulla gruccia^ in ponte ^ fra 
le due acque 9 in forse ^ in pendente^ 
in tra due , tra ^l sì e il no ^ cioè col- 
Pan imo sospeso , irresoluto, perplesso. 

Tegni in balanza. Tenere in ponte 

in sulla corda o sulla gruccia , cioè 
colP animo sospeso. 

Balànza. Bilancia, Rete quadra da pesca 
^—Sferzina dicesi la corda che la regge. 

Balànza. T. de'^Carroz. Bilancia, Pezzo 
di legname fermato sopra il limone 
delle carrozze , sostenuto da due pun- 
toncini di ferro , a cui sono racco- 
mandati i bilancini ai quali si attac- 
cano le tirelle. 

Balanzin. Bilancino. BilanceUa. Bilancina. 

1 bilancini de"* saggiatori diconsi pro- 
priamente Saggio, Sagginolo 9 Saggia- 
tore, Bilancette da saggi ; quelli degli 
aggiustatori (quij che mett de pes i 
tondin) diconsi Bilancette da aggiu- 
statore e dai Fr. Ajustoirs; quelli co- 
muni cbe diciamo Balanzin de Por o 
Somèll, Bilancini e dai Fr. Trébiuihets. 

Balanzin erroneamente per Cassdn de 
cupo!, y, 

Balanzin Cosi chiamasi quel 

congegno di due cassoncini con entro 
rena, calce, pietre da murare, ecc., i 
quali per forza di funi si fanno salire e 
scendere alternativamente a mo"* delle 
secchie in quelle parli d^una fabbrica 
ove i muratori stanno lavorando. 

Balanzin. T. de'^Carr. Bilancino, Ognuna 
di quelle traverse tonde alle quali sono 
attaccate le tirelle delle carrozze. 

\ess vun a stanga e Poltr'^a balan- 
zin. Vig, Essere ambedue macchiati di 
una pece o d' una stessa pece. Cioè 
aver due persone i medesimi difetti. 

Balanzinée. Bilanciajo. Staderajo. 

Balanzón. Staderone. 

Balanzdn (Dottor), r. Dottor. 

Balaùster. Balaustro. Specie di colonnet- 
ta che unita a molte altre sur uno 
slesso . ordine j fornia il balaustrato. 



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BAL ( 

Balaòster. i. m. pi. (gergo). Masserizie. 

Romp i balauster. r, Rómp. 
Balaùstra. Balaustrato. Ordine, fila di 

balaustri. 
Balb. Barino. Pesce noto cbe è il Cy^ 
■ prinus barbio degf ittiologi. 
Balcà. Calmare. Desistere. Cessare. La 
nostra \occ Balcà pare che abbia qual- 
che fondamento nel greco apxxétùq 
(quietamente) ; anche i Siciliani usano 
in questo senso Àbbarcdri e i Sardi 
Abbacai. 

Balcà r acqua. Restar di piovere. 
Spiovere^ e talora anche Spruzzolare. 
Balcà Tari. Calmarsi il pento. 
Baldinna. Jd. di Terra. K. 
Baldòria. Baldòria, 
Balducchin. Baldacchino. 
Balduccbinètt .... Picciol baldacchino. 
Balduccbinón .... Gran baldacchino. 
Balduvinna. Coperchiella^ 
Balée {die anche dicesi Balista o Pan- 
zaneghée). Carota] o. Carotiere. Para- 
bolano. Sballone. Bubbolane. Favolajo. 
FaiH>loue. Cronicaccia. Scaricamiracoli. 
Panurgo. 
Balènna. Balena. Cetaceo noto — Il ma- 
schio fu detto Baleno; il parto gio- 
vane BtUenotto, 

Al de balènna. Barbe di balena 
(Alb. bass. in Fanon), Barbiglioni 
(Bluraenbacb versione Malacarne). 

Bacchett de balènna (per i ombreJl). 
Jsticciuole d'ossa di balena. 
Perr de balènna. F. Fèrr. 
Oss de balènna. Ossa di balena. 
Stecca de balènna (de petturinn). 
Stecca di ossa di balena per busti. 

Vess in cà balènna. Essere cotto, 
yiifer pigliato l'orso o la bertuccia. 
y* Ciòcca. Forse il nostro dettato ba 
ongine dair ital. Arcobaleno. 
Balera. Fem* di Balée. T. 
Baléstra. T. di Stamp. Balestra. V assi- 
cella incanalata nel vantaggio, y. in 
Avantàcc. 
Balestrerà. Feritoja. Archibugiera, 
Balestrerà. T. d'Archit. Balestriera? Sorta 

di finestruccia. 
Balétta. Girella. 
Balètta di cavij. Ceretta {*ùor. Zanob. 

Diz.). Cera da capegli. 
Balètta di scarp. Cerctta{*Jàor. Zauob. 
Diz.)* Cera da scarpe. 



59 ) BAL . 

Balln o Balin de s^ciopp e al pi. Balitt, 
Pallino 9 e al pi. Pallini, 

Balin (cAe anche dicesi Casin). T. di 
Giuoco di Bigi. Grillo. Lecco^ e in Fi- 
renze volg. Pallino. 

Baìtn (che anche dicesi Boggin). T. del 
Giuoco delle Pallot. Grillo. Lecco. 

Andà a balln Cercar d^ av- 
vicinarsi al grillo^ e figur. Perdersi. 
Andare in fumo. Andare smarrito. 

Ave balin in man. metaf. Avere 
la palla in mano. Essere in grado di 
far correre il giuoco colla sua mestola. 
Aver la mestola in mano. Avere in 
sua podestà checchessia. 

Ciappà o Tacca balin. fig. Mettere 
il becco o la lingua in molle. Attaccare 
' un mercato. Appiccar ragionamento. 
V. Tacca balla in Balla. 

Balln per Tonibon de galett. V. 

Balin. Balletia{^\ merci). Ne'dizionarj 
Ballino Vi è T invoglio. 

Balin. Canile. Cattivo letto. Fra noi è 
più propriamente quello de^ prigioni ; 
e benché il dizionario non accenni 
Canile in questo preciso senso 9 esso 
leggesi però nella Novella antica del 
Grasso legnajuolo : Il Grasso (pri- 
gione nelle Stinche ) cenò con loro 
(altri prigioni giunti nelle Stinche), 
e cenato eh* egli ebbono , imo di loro 
gli prestò ima prodicella di un suo 
canile, dicendo 9 ecc. — Potrebbe an- 
che dirsi Paglione 9 Saccone 9 LettuC" 
ciò 9 Trapunto a lenor delle grada- 
zioni del meglio o del peggio — - Il 
Saccenti usò Poltriccio in questi versi : 

« 11 camerier lo mena con creftnxa 

w So sopra catti palchi polTerosi 

w BoTtt gli mostra più d'nn baon poltriceto 

9 Che viva il ciel ti dormirebbe an miccio.» 

Balin balàn. Cicclieri ciacclteri. 

Balista, y. Balée. 

Ball. Ballo. Danza -— I balli sono o 
piani o sollevati. Fra i primi contansi 
il Minuetto 9 la ContraddanzUf ecc.; fra 
i secondi il Brando 9 la Gagliarda » la 
Corrente , il Trescone , ecc. — Aretine » 
Caròle 9 Messeraticif Iloegarze sono al- 
tre specie di balli — yedi anche Ale- 
mànda, Airòsa, Contradànza, Gigot- 
tasu, Valz, Coreuta, Minuè, Insala;- 
tinna, Cadcuna, Monfrìnqa, Forlàna, 
Gavòtt, la Russa — y, pure Pass. 



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«BAL (60 

Ball del basin o fratizes. V, Basìn. 

Ball de Tughetta. V. Ug^ètta. 

Dà el ball del pienton. fig. Dare 
acqua di piantaggine. Piantare uno, 
abbandonarlo. 

Fa el ball del retorna. F. Rctórna. 

Festa de ball. Ballo, Veglia. Fé- 
glione, Andà a la festa de ball. Andare 
al ballo. Andare al veglione. 

Meli in ball, fìg. Far entrare in 
ballo o in danza. Far entrare in un 
maneggio , in un' impresa. 

Paris e Vienna cbe yan A ball in- 
scmma. F". Paris. 

Picntà in ball. V. Pientà. 

Quand s'^è in ball besogna balla. 
Chi è in ballo ha da. ballare, Cbi si 
trova in alcun impegno debbe insi- 
stervi finché ne esca a onore. 
Ball. Ballo, Ballo figurato, Asione panto- 
mìmica con musica e danta. 

Ball buff. Ballo buffb(Dìz. raus.)- 

Ball de mezz caratter. Ballo di 
mezzo caraUef^{DìZ, mus.). 

Ball grand Gran ballo figura- 
to, cosi detto dati* essere diviso in più 
parti , e a distinzione dal Balletto. 

Ball seri. Ballo seno{Dìz. mus.). 
Ball. Ballo. Veglione, teglia. 

Ball masché. Ballo con maschere. 
Dal fr. Bai masqué. 
Ball. 8. m. pi. (gergo), tranelli, 

Andà fceura di ball. Uscir dattorno. 

Ave gnau eh per i ball. r. in Cojón. 

Scior di mee ball. Signor di maggio. 

Secca o Romp i ball. V, Komp. 
Balla. Palla, 

Chi no gh'è terra de fò ball. T. Tèrra. 
Balla. Palla da giocare. 

Balla de coeur. Pallalesina, 

Cìappà la balla al voi. fig. Intendere 
le cose per aria — ed anche Cogliere 
la palla al balzo. 

Dagh a la balla. Dare alla palla. 

Giugà la balla. Giocare o Fare 
alla palla. Specie di giuoco notissi- 
mo. P^ei diz. si hanno moltissime di- 
zioni ad «sso relative, come Andare 
alla palla 9 Battei la palla. Giocare 
dal mio e dal tuo. Mandare^ Palla e 
eaccia. Palla a corda o Pallaccorda, 
Pallajo, Palleggiare, Pallata, Pallare, 
Palleggio, Pallottola] o , Chi giuoca di 
pietU paga di borsa , Rimbeccare , 



) BAL 

Bimetter la palla ^ Rompere il tempo. 
Romper la palla. Trinciar la palla. 
Data o Rimando, Rovescione , Rimessa, 
ecc. di cui noi non abbiamo quasi no- 
tizia nel nostro dialetto. In opposito 
poi i dizionari non hanno voci cor- 
rispondenti alle nostre Campìs e Cam- 
panìn che vagliono quando rolla rac- 
chetta od altro si dà alla palla in modo 
che si sollevi sempre, diritta ad un^ al- 
tezza grandissima, e a piombo rica- 
da quindi al posto stesso donde fu 
mandata in alto. 

Vess de balla. Aver temperata la 
celerà con uno. Essersi indettali. Es- 
ser di ballata. Vale essere d** accordo. 
Il Fagiuoli nel suo Marito alla moda , 
att. Ili, se. 3 ha in questo senso: E 
costoro che son di balla. 

Balla de bàrber. Peretta, 

Balla de butér. Pane di butirro. 

Balla de canon, de pistolla, de s^ciopp. 
Palla , e Pallotta (col Cbro Lett. fam. 
III,aa8). Il Diz. d'art, chiama Pa//e 
i projetti sferici di ferro fu^o che si 
scagliano dalle artiglierie^ e Pallottole 
quelli di piombo co** quali si caricano 
le armi da fuoco portatili : distingue 
le prime in Palle da ^,da%,da 16, da 
34 9 fla 5a, ecc., cioè da libbre 4 ecc, 
e in Palle a due teste , Palle da fuoco. 
Palle /asciate, soffoganti ^ incatenate, 
inceìÈdiarie, luminose, messaggere, ra- 
mate, roventi, sciolte, vuote, e le se- 
conde in Pallottole daS,da ao , ecc., 
cioè tali cbe ne abbisognano otto, 
venti, ecc. per fare un chìlogramma. 
Fa doma ball de s^ciopp. fig. Far 
sole caccole. Essere stitico. 

No avegh pù né poi ver né ball. 
r, Pólver. 

Balla o Ròtol de cartapegor 

Buotolo di pergamene gregge. I Fran- 
cesi dicono Une botte de parchemin. 

Balla de ballottazion. Pallottola, Ballotta. 

Balla Nome d' ognuna di quelle 

mele che sono a ciascuno de*" due capi 
della stanga del torchio da coniare 
monete. 

Balla. Balla* Involto di merci — Ball de 
lana. Balle di lana. 11 canovaccio in 
cui per solito sono incolte si dice 
Ballino —< Bobba fada-sù in balla. Ro^ 
ba abballinala. 



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BAL ( 

Balla, .... Luogo dovo gì Tende il bur- 
ro ; il mercato de^ burraj — Àndà in 
Balla. • . • Andare al mercato del burro. 
Balla, fig. Lo stesso che Ciòcca. /^. 
Balla. T. d'^Or., Cavaoro, ec. . . . Quella pal- 
lottola d^oro o d'*argento ec. cbe si rrca- 
Ta dalle calìe o dagli ori di cornice ma- 
cinati e depurati per forza di mercurio. 

Fa la balla. . • • • Aver compiuta 
la macinazione delle calìe» ecc. e ve- 
nirne al ricavo. 
Balla. T. di Bigi. Palla. V. anche Biglia. 

Ciappà la balla. Cogliere. 

MeUes con la balla. AchiUarsi. Dar 
V achilto. 

Vess in balla Aver la pro-^ 

pria palla parallela con quella del- 
l' avversario. 

Vess in balla. Essere in palla (cosi 
per analogia col dett. iìg. cbe la Crusca 
registra senza parlare del positivo del 
giuoco della palla da cui debb' essere 
nato). Non fallir colpo , cogliere ad 
ogni colpo, essere in buona disposi- 
zione per giocare al bigliardo (cosi 
esclusivamente fra noi). 

Balla. T. de'^Ramieri Nome del 

complesso di quelle ciotole gregge di 
rame cbe vengono dal maglio accar- 
tocciate Tuna sull'altra a mo'di ci- 
polle, che poscia si svolgono per la- 
vorarne utensili di varie grandezze. 
Balla. T. delle Cave d'arenaria di Vigano. 

Arnione? Lo stesso che Bòggia. f^. 
Balla, fig. Panzana. Carota. Per esage- 
razione diconsi anche Ball romann, 
Ball de fìi buj» Ball de di sott a la 
cappa del camin. Frottole da dire a 
vegghia. Carote tanto /atte. 

Bassee el eoo , lassee passa sia bai- 
\^* Ammarina eh* io lego. Detto ironico 
per chi s'aflfolta a coniar qualche 
gran meraviglia con iperboli grandi. 

Cascia ball. Ftu* le paroline o le 
parolozze. Amoreggiare. 

Dà d'intend di ball o Petlà o Cascia 
hall. Piantare o Ficcare o Cacciare ca- 
rote , bone , panzane , baggiane. Ca- 
rotare, 'ballare. Imbubbolare. Dar 
paroline o pasto. Lanciare. 

Da la balla. So j are. Dar la soia. 

Di ball! Le zucclte marine! 

In lerap de guerra ball come terra. 
F. Tèrra. 



6t ) BAL 

Tacca hMsi, Attaccar V arpione, in- 
namorarsi. 

Tacca balla o Ciappà balin. Tenere 
il campanello (Cr. in Campanello § viii). 
Attaccar l' ampolleUa{*\osc.). Entrare 
in un ragionamento e non Io finir 
mai; ed anche Cavar fuori il lincilo. 
Appiccar ragionamento. Mettere i( bec- 
co o la lingua in molle. Dar fuoco alla 
bombarda. Bompere lo scilinguagnolo. 

Tacca ona balla. V. Tacca. 

Vend di ball. Ficcar carote. 

Balla I lavoratori del cacio 

lodigiano chiamano cosi quel po' di 
caglio appallottolato che tengono in 
serbo ( a quel modo che si fa del 
lievito pel pane) come norma della 
dose da impiegarsene ogni volta che 
ne fabbricano una forma, però coi 
dovuti riguardi di svario che la quau- 
tità e la condiziou del latte viene di 
volta in volta esigendo. 

Perd la balla in gergo Dicesi 

di quel burrajo(c<uee) che smarrisce 
il buon ordine del fare il cacio. 
Balla. Ballare. Danzate. Carolare — V. 
Pass — Cessar dal ballo fu detto dal 
Lippi per ischerzo Sballare. 

Balla beli Si dice per isr.herzo 

di una danzatrice che balli poco bene, 
ma sia applaudita per la sua avvenenza. 

Balla la veggia. f. Vèggia. 

Balla la vista. ^^^<ig/ùi/-e. Dicesi del 
non reggere la vista al vedere distinta- 
mente le cose in leggendo o far altro. 

Balla su la corda. Ballar sulla fune. 

Gbe pò balla dcnt i ratt. F. Kàtl. 

Quand che d^amor no ven balla 

no se pò ben Dicesi per 

denotare che nelle cose fatte disamo- 
ratamente lo stentalo dà in fuora; 
chi non fa una cosa di buona gana 
non può mai bastantemente velare il 
suo malumore ; le cose fatte contrav- 
voglia non hanno mai bella cera. 
Quello che Seneca (de Tranquil. VI 
in fine ) disse Male respondent coacta 
ingenia — Beluctante natura irritus 
labor est. 

Via la gatta balla i ratt. F. Ratt. 

Balla. Essere in campo ^ in mezzo, in 

ballo. Dicesi di persona , arnese, roba, 

argomento che sia sempre tirato a 

cosi dire per i piedi. Per es. Già chi 



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BAL ( 

balla r è lu. Eccolo in iscena. Egli è 
in ballo. Eh lo sapete pure! egli è 
quel die dà le mosse ai tremuoti. 

Balla. Bindolare . Tentennare. Ballare^ 

Scrollare. Dicesi di tavola, scranna, ec. 

che crolli , e di ogni cosa che non istia 

forte o non combaci dove dovrebbe. 

Balla dent in di scarp. Guazzare. 

Balla dent in d'on vestii. Disaccolare. 

Balla i dent. Crollare i denti. 

Balla. T. dei Giuoc. di calabrache, della 

balocca , di tresette scoperto ccc 

Dicesi del pericolare alcuna carta. 

Ballàbil. Ballabile. 

Ballabonténip. Perdigiorno. Perdigior- 
nata. Scioperato» Ozioso. Crocchione. 

Balla ràn. y. Orazión. 

Ballarin. Ballerino. Danzatore. Saltatore. 

Ballarìn. met. Girandolino. Fraschettuola. 

Ballarin de corda. Ballerino da corda. 
Funàmbolo. Jndatore sul canapo. Gio- 
colatore sul canapo. 

Baliarinètta. Dim. e vezz. di Ballarinna. F. 

Ballarinna. Ballatrice. Ballerina. Danza- 

Ballarinna per Bovarìnna. /^. {trice. 

Ballàscia. Carotaccia. Fasfolaccia, 

Ballascià. Arciballare. Ballare a stracca. 
Ballonzolare. Ballonzare. I boo trovaa 
che ballasciaven. Li trovai in ballerìa. 

Ballavo. V. brianz. Ballatoio. 

Balle! Zucche fritte! Esclamazione che 
dimostra non si dover prestare fede 
o aver riguardo a ciò che altri dica. 

Ballètt. Balletto. 

Ballètl. T. di Teat. Balletto (D'iz. hius.). 
Breve azione pantomimica con musica 
e danza di genere semplice , pastorale 
o comico. Tra noi è T ultimo degli 
spettacoli teatrali che si avvicendano 
in una medesima sera. 

Balletta. Palletta. Pallina. 

Balletta. . « . . Ciascuna di quelle pallot- 
toline numerate colle quali si giuoca 
al lottino, alla roUina, al biribisso, ecc. 
che i Francesi chiamano Olive. 

Ballettin. Ballettuccio, 

Ballettinna. Pallòttola. Pallottolina. 

Ballin, Ballon, ecc. V. Balln, Balón , ecc. 

BalI(£Ùra per Ballarinna. V. 

Baloàr. T. de'^Cappel. Passacordone. È 
corrotto àsWAvaloir dei Francesi. 

Baloàrd Specie di caffettiera* 

Balocca. A sei tocchi? Sorta di giuoco 
che si fa colle lainchiate o sia coi ta- 



62 ) BAL 

rocchi in due, in tre, in quattro ed 
anche in. sei. 

Balòcch. Balordo. Balocco. Sciocco, y. 
Badée. 

Balòcch .... Arenaria fragile che s' in- 
contra nei niassi di quella pietra che 
si traggono dalle cave di Vigano, e 
talora vi è commista colla così detta 
Marsciura. I pezzi da lavorarsi vo- 
gliono essere ripurgati da questi 5a- 
lòcch-^ e chi ordina allo scarpellino 
di ciò fare suole dirgli Taeà-^ quell 
balòcch; e vale Togli via, scarpella via 
quella magagna d^ arenaria da quel 
masso. 

Balòcch(a). A bizzeffe. A fusone. A ri- 
fuso. A cqfisso. A biscia, A micca. A 
bacchio. V» in Cavali. 

Ave robba a balòcch. V. Ròbba. 

Baloccón. Balordaccio. 

Baloeùs. v. cont. delPAlto Milanese, bùc- 
cio/e. Ballòtte y. Castègn a less. 

Balón. Pallone. Palla grande di cuojo 
di vario diametro, d'ordinario però 
non maggiore di 4^ centimetri, che 
gonfiata si manda in aria per giuoco. 
Giugà al balon. Fai"^ al pallone. 
Giocare colla palla suddetta — Quelli 
cui uffizio è di gonfiare questi pal- 
loni chiamansi Pedlaj. Lo strumento 
con cui si gonfia il pallone vien detto 
Gonfiatoio o Schizzatojo. Quella ma- 
nica di legno dentata, della quale 
s' arma il braccio per giocare, si chia- 
ma Bracciale — Battere il pallone 
dicesi del primo che gli dà — Caccia 
dicesi quel luogo dove finisce il pri- 
mo balzo del ballone •— /)ar di posta ^ 
vale dare al pallone prima eh" e^ toc- 
chi terra — Fallo dicesi il non cac- 
ciare oltre la linea mediana il pal- 
lone o il cacciarlo fuor delle linee 
laterali del giuoco, e simili — Ogni 
fallo è mezza caccia per V avversa- 
rio — Colui che manda il pallone a 
chi primo dee baHerlo dicesi Man- 
datore {Aìh. enc. in Pallotiolajo) — 
Chi segna le cacce è detto Segnato^ 
re — fWa è V invito «« Oltre queste 
voci, tutte registrate dai dizionarj , si 
trovano in alcuni trattatisti di questa 
giuoco le voci seguenti che non pajo- 
no affatto da disprezzare, cioè: Batti- 
tore xìic è quel primo che batte il pal- 



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BAL ( 63 

Ione mossogli contro dal Mandatore; 
Postiere che è quello clie dalPangolo 
parallelo al Battitore sta per dar di 
posta al pallone rimandato dalla squa- 
dra avversaria ; Metzo che è ciascuno 
di quo** giocatori che stanno verso 
la linea mediana del giuoco per ri- 
battere il pallone ; Un di sopra che 
è il battere il pallone oltre la linea 
terminale delle squadre ; Dama che 
è r ultima partita del giuoco. 

Baldn. T. di Zecch. Oref. ecc. Storta. 

Balón. Pallori volante; e con voce dot- 
trinale ^reòstato. 

Andà in aria el balon. Jndare per 
V aria il pallon ^volante. 

Manda in aria el balon. Mandare 
per V aria il pallon isolante, 

Vess andaa in del balon de Mon- 
cucch. fìg. F*. Moncùccb. 

Balón. Lanternone{*Ror, rom.). Pallon- 
cino di caria con entro candela o 
moccolo acceso di cui si fa uso nelle 
luminarie. Il Voc. bresc. ha esso pure 
Lanternone, In Firenze , nell^ ottavo 
giorno di settembre d'^ogni anno* la 
plebe usa vagare per città con questi 
lanternoni in cima alleaste, e li chia- 
ma Jìifigolàne» 

Balón. Àottura. Ernia. Jllentatura, Cre- 
patura. 

Andà giù el balon. Sbonzolare. 
Che te regna o Che te possa vegni 
ci balon. Clie li venga la rabbia o la 
contina. Che tristo o dolente ti faccia 
Iddio. 

El va eh' ci par ch'el gh* abbia el 
balon. BT pare una piedica^ cioè cam- 
mina largo come i crepati. 

Balonln. Palloncino da giocare. 

Balonin Dim. di Balón in senso 

di Lanternone. 

Balonista. Aeronàuta. Colui che regola 
Ufi accostato e va in aria nella navi- 
cella pendente dal medesimo. 

Balonista. sch. Allentato. Crepato. Ernioso, 

Balonista per Balée. V. 

Balórd. s. m. Balordo. Sbadato. V. Badée. 

Balórd. ad. Balordo, ^alordito. 
Fader sont balórd. f^. Fàder. 
Tra balórd. Fare o Dare per balordo. 

Balordi lina, gergo. Ora. 

Balórd ìsi a. Balordaggine — Di questa de- 
sinenza in isia, non molto tramutala, 



) BAL 

trovansi parecchi esempi fra i Pro- 
venzali, come Balourdiso, Nettisi^ Te- 
stardisi 9 ecc. che noi pure diciamo 
Balordisia, Nettisia^ Testardisia^ ecc. 
Anche presso i Francesi v'^hanno esem-; 
pj della stessa desinenza in ise, 

Balordón. Capogiro, Giracapo, Capogirlo, 
yertigine. Scotomta. Le prime due 
voci sono di tutti ; la terza del popo- 
lo ; la quarta dei più colti ; la quinta 
dottrinale, e importa vertigine tene- 
brosa. 

Balordón. Jdàtide. Vertìgine. Specie di 
malattia nelle pecore. 

Balordón. Pazzia stupida ? Specie di ma- 
lattia nel cavallo. 

Balordón. Spranghetta. V. Sfrisón. 

Balòrcs. Voce die si sente in quelle parti 
deWAlto Milanese che sono vicine al 
Bergamasco come rappresentativa di 
quell'insetto che gli entomologi chia- 
mano Melolontha vilis. Vedi Carùgola. 

Balòres. In gualche altra parte dell' A Ito 
Milanese chiamasi così lo Scarabeo 
stridulo dei naturalisti, Fedi Garzèlla 
e Vacchétta. 

Balòss. Barone. Furfante — Paltoniere. 

Balòss Così chiamansi per anto- 
nomasia nel Basso Milanese que' va- 
gabondi che si presentano sul far della 
notte alle cascine chiedendo alloggio 
e vitto, certi d*" ottenerlo pel timore 
che incutono facilmente a'cascinaj abi- 
tanti in luoghi pericolosi perchè isolati 

Balòss. s. m. pi. Ossa. Ossi, 

Balòss. T. di Cucina. F, Balossllt. 

Balosshda. Baronata, 

Balossadèlla. Tiro da bricconcello. 

BalossHJa. Canaglia. Ciurmaglia. Furfan- 
teria( vedi il primo testo addotto dai 
diz. in questa voce). 

Balòss de badila o de bajra o de bai. 
Spalatore. Palajiu)lo. Cosi chiamasi in 
generale chi fa lavoro colla pala(^it/ra); 
fra noi si dà tal nome anche più par- 
ticolarmente a chi lavora con essa 
pala intorno alle strade p nel cavare 
tosse da fondamenta. 

Balossètt. Furfantello — Baroncio* 

fialossètta. Furfantella. 

Bnlossitt. Ossetti. Ossicini. Osserelli. 

Balossltt. T. di Cucina. Costereccio? Vi- 
vanda composta di ossicini di porco, 
di vitello , ecc. Dicesi anche Balòss. 



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BAL ( 

Balossón. Furfantaccto* Far f anione. Bi- 
balilone. fìibaldaccio , e col volg. tose, 
d^ un poeta pisano Tocco di briccone» 

Balossònna. Furfantona ? 

Balólt. Ballone{*iosc, e Tom. Sin. 34)* 
Balla di lana, di cenci o altra mer- 
canzia abballata in un canovaccio o 
simile in forma quasi rotonda. Sta di 
mezzo fra la Balla e la Balletta, 

Balòtta. f^oce usata nelle /rasi 

Vece balotta. Secchio barbogio o ba- 

rullo o cucco, Frannònnolo, Barbògio. 

^Veggia balotta. Vecchia barbogia^ 

e Barbògia assol. (tito. 

Balotti. Ballottare, Mandare a** voti, a par- 

Balotta. fig. Pollare uno» Fare alla palla 
d'uno. Buttarlo qua e là a guisa di 
palla. Il Baloter o Turlupiner de* Fr. 

Balottàa. Ballottato, 

Vess balotàia. fig. Essere vagliato 
o pàllato, V* Balotta fig. 

Balottazión. j9a//ot/<f zioiie.tScni({/u'o. Squit- 
tinio fatto colle pallòttole colorate, 
o noverate o denominate. 

Balottéra. Bòssolo. Quello in cui si met- 
tono le pallottole da scrutinio. 

Balottéra. gerg. Scròto. 

Balottin. Aggiratore. Fantino. Farabutto. 
Sniffatore. Imbroglione. Gabbamondo. 
Barattiere. Baro. Traforello. Traffu- 
rello. Sottile ingannatore. Bindolo» 

Balottinàda. Bindolerìa. Abbindolatura. 
Abbindolamento, 

Balsamiii i^od anche Erba balsaminna). 
Erba di san Giovanni. Perforata, Pìlor- 
tro. Iperico. Ipéricon. Pianta arvcnse. 
*Bàlsem. Balsamo. Balsimo. 

Balsem de la Mecca. Balsamo della 
Mecca o vero o orientale o bianco. Opo- 
balsamo. 

Balsem del Copàj. Balsamo di Copahu. 

Deventà on balsem. Imbalsamire. 

I/kbalsimire. Noi lo diciamo parlando 

di vino che si lasci invecchiare molto. 

Baltràmm (e Baltramm de Gasgian). Zaz- 
zerone. Dìcesi di chi va vestito troppo 
all^ antica. 

Andà là de Baltramm. Andare al- 
V anticaccia ; e fig. Procedere scioc^ 
camente^ a casaccio. 

Ei gippon de Baltramm. r. Gippóu. 

Baltravèll. r. Bertavèll. 

Ballravrlléra Edifizio da pesca 

consistente iu un complesso di multi 



64) BAL 

arginetti di pietra, talvolta anche 
ordinati a varj piani , i quali si fer- 
mano attraverso all^ nlveo del fiume 
dove ne è maggiore la correntia per- 
chè v'incappino i pesci e vi riman- 
gano prigionieri. 

Baltrèsca. Bicocca. Altana. Loggia aperta 
sul tetto di una casa o sopra un edifizio. 

Baltrescà. Lo stesso che Sabettà. V. 

Baltreschin. Dim. di Baltrèsca. Forse non 
sarebbe mal detto Altanetta. 

Ave el so sul baltreschin. f^. So. 

Baltreschhi. T. di Stamp Asse 

confitta nelle due cosce del torchio da 
stampa, che mette in mezzo e tiene 
equilibrata la bussola, eh' è quel pezzo 
di legno riquadrato e incavato entro 
cui scorre il fusto della vite che batte 
sul dado del pirrone. Questa specie 
di palchetto (che al pari della bus- 
sola non 1^ più ammesso nei torchi 
di modera fabbricazione) viene detta 
TablettMaìVEnc. e Briicke dagli scrit- 
tori di'1|fbterie tipografiche tedeschi. 

Baltresc<^ e Baltrescònna Ampia 

altana. 

Baltrescdn. Ciancione. Cicalone. 

Baltrescònna. Cicalona. 

Bah ròcca. Zambracca. Baldracca. 
Marz fioeu d'ona ball rocca. F". Mari- 

Ball rocca. Lo stesso che Sabettà. V. 

Balt rocca. Fnr la baldracca o la baldacca. 
Meretricare. 

Baltroccaria. Lo stesso c/te" Sabettàja. V. 

Baluàrd. Baloardo. Bastione. 

Balugàn. Scioccone. V. Badéc. 
Ombria baluganna. Spettro. 

« Me comparÌTa on* ombria baluganna, 
» E qnesta in fin di fatt l'era mia mader. » 
(Bal.Gcr.). 

Balza. Pasto ja. Legaccio che ponsi a'piè 
delle bestie per impastojarle. 

Balza, gergo. Piazza. 

Balzamin {che anche dicesi Balzemtn o 
Barzemln ). Marzimino. Afarzemino. 
Marzomìno. Uva canajuola? Spezie 
di vitigno. 

Balzanètta. T. de'Snrt. Pedana. Rinforzo 
di panno più ordinario che mettesi 
intomo intomo da piedo alle sottane 
(vest) degli ecclesiastici 

Balzanètta . . . . Sp. di nastro di filo 
o filosello di cui si fa uso special- 
mente per forlezzare gli abiti. 



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BAN ( 

£cJzànna. Balutna, Rinforzo di tela o 
bindella che mettesi da pie delie sot- 
tane e simili. 

Balzemin. ^. Balzamin. 

Balzétla. Calzai Quel legaccio che met^ 

- tesi alle gambe de^ polli vaganti per 
riconoscerli, f^. anche Colzètta. 

Bambanà. Frottolare, Ficcar carote. 

Bambanadór. Lo stesso che Balée. /^. 

Bambànna. Carota. Farfallone, F, Balla. 

Bambanón. Carotiere, Carotajo, V, Balée. 

Bambin. Bambino, Bambolo. Fanciullino, 
Bombo, Bamboccio, Bambòccioìo, - 

Bambin del loff. Bambino da Ra- 
venna, Semplice di f^al di Strulla. Per- 
sona che ilo gè T innocente e il sem- 
plice ed è finto e furbo. 

Bombìnna. Bambina, 

Cavi] a la bambinna o a la Ninón 

Dicesi de^ capegli della nuca 

lasciati scorrere per le spalle secondo 
loro naturale crescenza, e di quelli 
della fronte ravviati e raccolti presso 
le oi^cchie. 

Petten a la bambinna. /^. Pètten. 

Vestii a la bambinna Sp. 

d** abito donnesco riquadrato ne^ petti. 

Bambò. Bambìt, Mambii(*so\g. tose, e 
Targ. Toz. in Bambusa arundinacea ). 
Canna che sì trae dalla Bambusa già 
detta o sia àiXVArundo hambos di altri 
hot. , della quale si fanno mazze da 

Bambòcc. Bamboccio, 

Bamboli V. v. cont. per Bomborìn. r, 

Bamborin ..... Verghetta di bambù 

che si tiene in mano per ispasso in 

vece di mazza o bastone. 
Ban. Mai, Mai più, 

« Tej mo: di chi U cognosser» h»n.w(TAn.Rini.). 

Banàstra Cosi chiamasi dai dro- 
ghieri quella particolare specie di ce- 
sta intessuta di grossi vimini , quadra- 
ta , e di varie grandezze , nella quale 
ci suol essere portato il zucchero di 
commercio. Dallo spagnuolo Bonasia. 
Banca. Panca, I non Toscani dicono 
com. Banca, 

Pann de quatta la banca. Pancàle, 
Sta li a scoldà i banch e nient ol-' 
ter. Starsene a culaUar le panche^ cioè 
ozioso, scioperato. Noi lo diciamo 
specialmente di chi va alle scuole e 
non ne trae profitto. 
Fot. /. 



65) BAN 

Banca. Banco, Desco, Botteghino posticcia 
in sui muricciuòli o per le vie -*- Mett 
giò bauca. Metter banco. Metter desco. 
Banca. Panca da chiesa. 

Schenàl. Spalliera » Parapett. Ap~ 
poggiatojo « BreiU. Inginocchiato jo^ 
Banca. Pancaccio, Panca alle botteghe 
doversi adunano gli uomini a cicalare. 
Banca. Banco, Fa di afari in banca. Ve^ 
ner banco. Fare it banchiero. La Banca 
de Francia. // Banco di Francia, 
Banca. T. di G. Banco, Tegnl banca. Te- 
nere il banco , cioè giocare contro tutti . 
Banca (de vit). F, Bancàa sig. 4.° 

Bancàa Quel pancone che si fa 

appoggiare da un capo alia barca e 
• dair altro alla sponda, e su cui vanno 
. 4:oloro -che sbarcano mercanzie od 
altro dai navigli in terra. È la Falan- 
ga del Siciliani — Quella coppia di 
travi sulle quali ip simile caso si vol- 
tolano botti, balle, ecc. è detta Scalo, 

Bancàa Travi di rovere che 

nelle cave di pietra si sottopongono 
ai massi per lavm^arli , smuoverli , 
aggirarli; e sono detti Bancaròj i tra- 
vicelli minori usati al medesimo fine. 
Bancàa. Trasto, Tavola nelle barche su 
cui sedono i remiganti a vogare. 

Bancàa o Bancàl Nelle viti a 

pergola è chiamata così ognuna delle 
traverse componenti la pergola. 
Bancàa o Banch o Bancàl. Ceppo, lì ta- 
volato del tornio detto dai Francesi 
Établi du tour avec ses Jumelles(cosc^), 
Bancàa o Bancàl. Cassapanca, 
Bancaràus ( Dà el ). Mettere a panca ; \ 
cioè dare un determinato numero di ^ 
mazzate a que^ soldati che si vogliono 
punire d^ alcun mancamento. La no- 
stra voce è una corruzione del tedesco 
93ant ^erQUé( fuori la panca) che è 
il detto con cui s^ intima tale castigo. 
Bancarèll. Dim, di Bancàa. F, 
Bancaròtta. Banco fallito. Fallimento* 
La nostra voce trae origine dal frane. 
Banqueroute , e f u usata nel Codice di 
commercio del cessato Regno d^ Italia. 
Fa bancarotta. Fare banco fallito. 
Vend a bancarotta. Abbacchiare. 
Fare un abbacclùo (Tom. Sin. p. 564), 
Banch. Banco. 

Caregà in banch. F. Caregà. 
Ferr de banch. /^. Fere, 

9 



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BAN ( 

Bapch de scoeula. Panca, 

Pian. Sediie :» Lettorin. Scrìttojo >=> 

Schcoal. Dossale^ (sim. 

Banch de Tasen o del bìasim. ^, Bià- 

Banch de la lode o de Tonor. f^. Lòde. 

Banch del torno. Ceppo. /^Baucàa sìg.5.* 

Banch di hecchee. Desco. Tavola su cui 
si taglia la carne nei macelli. 

Banch di copp Quella sp. di cft- 

yalletlo su cui si plasmano gli embrici. 

Banch di legnamee. Pancone. Quella 
panca grossa sulla quale i legnajuoli 
appoggiano i legnami per lavorarli. 
Le sue parti sono: Giopugh e CarrelL 

Banch di oreyes. Tauolello. Banchetto 
dove lavorano gli orefici. Ha Brasc, 

, Pondabrasct Stocchi Peli e CassetUra. 

Banch per i post, T. di Cart 

Quella tavola su cui si posano le 
poste air uscire dello strettojo. 

Banch! ••••,. In via esclamativa è 
avviso che si dà dai fattorini della bot- 
tega a chi tiene il banco di trovarsi 
al suo posto per riscuotere i danari 
dagli avventori. 

Banchér. BancìUere. BancJdero. Chi fa 
. commercio di tratte e rimesse di da- 
naro» ecc* 

Banchcr. Banchiere, Colui che tiene il 
banco* cioè che.giuoca contro tutti, 

Banchér • • • . • Ministro che tiene il 
banco nelle botteghe. 

Banchètt. Deschetto. Panchetio{ha il Brac- 
ciolini Sch. de' falsi Dei YUI, 55). 

Banohètt e al pi, Banchltt .... Antica- 
mente que*" botteghini ne' quali i mer- 
canti d'oro e gli orefici cambiavano le 
valute o negotiavano d'oro in pasta. 
Nelle gride milan. del secolo i5.** è vo- 
ce comune e denota un traffico vietato. 

Banchètt de perucchee. Telajo. V, Telar. 

Banchètt de sciavattin.^i^cAetto. Deschein 
. /o* Tavolino a cui lavorano i ciabattini. 

Banchetta* Panckeita» 

Banchetta. Muricciuolo, Murello. Sedile 
di pietra o di cotto affisso ai muri di- 
nanzi alle porte delle case. 

Banchetta. Manganella* Panca ne' cori di 
chiesa fissa al muro,che s'alza e abbassa. 

Banchetta. T. di Cari, per Scàgn. F. 

Banchetta. T. agr. .... Filarata o Corso 
dì pertiche poste orizzontalmente per 
raflcrmare tra loro le viti piantate a 
filari — Vii a banchetta. F> Vit. 



66 ) BAN 

Banchetta per Centra. F". 

Banchètt in. Panchettino. 

Bancliettiuna. Pancheitina, 

Banchetlìnna. Assetello de'.piccioni. 

Banchetlóu. T. archit. . • • • » Lastrone 
che ser^ e di soglia fra plinto e plinto 
negl' intercolunnj. 

Banchfallìi. Banco Jaliito(cos\ il Biscioni 
nelle Note alle Alme del Fag. VI , 5o). 
Giugà a bancbfallii. Fare a banco 
fallito. Istituito un capp. a vicenda il 
quale tiene il banco ^ egli mescola le 
carte » e ne fa tanti monti quanti sono 
ì giocatori ; questi pongono sopra qual 
monte piace loro quanta moneta vo- 
gliono (il che dicono caricarli) la- 
sciando uq monte scarico al capo ; ciò 
fatto, questi alza il suo monte, ne 
mostra la carta che toccava la tavola 
e la confronta colla consimile carta di 
tutti gli altri monti » e di quel monte 
che r ha minore o simile alla propria 
trae a se i danari , a quello che V ha 
superiore compensa la posta; e cosi 
continua finché non viene a perdere 
con tutti i giocatori, nel quale caso 
dichiara il Banco fallito. 

Banchin Quei banchi posticci 

di libri usati, de'quali se ne veggono 
parecchi in varie parti della città — 
In Toscana suol dirsi Comperai^ libn 
sui muricciuoli il comperarli su tali 
banchin , perchè d' ordinario i ven- 
ditori di libri usati li mettono in mo- 
stra sui* muretti che stamio innanzi 
alle porte delle case o alle logge , 
colà detti muricciuoli. 

Banchinàit. ) Colui che vende 

Banchince. ) libri usati sui muricciuoli o 
su'banchi posticci,detlo forse Bouquini- 
ste o Étaleur o Bouquinier da'Franccsi. 

Banchi una Quel travicello che 

s' inchioda orizzontalmente di abetella 
in abetclla(a/iteii/i) onde assodarle fra 
loro e dare sicurezza ai ponti delle 
fabbriche. Sotto esso travicello a mag- 
giore fermezza inchiodansi i beccatelli 
o asrialoni(g/i(/é/). 
Bancdn. Bancone* 

Bancón. ... I fornaciaj chiamano cosi 
quelle larghissime e grossissime assi 
sulle quali da terra salgono alla fornace 
per introdurvi i materiali da cuocere. 
3ono una specie di Bancaa, T. 



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BAN ( 

Careg^ a bancón. V, CaregSi. 
Banrdti de la scoeula. Desco* Tavola rielle 
chiese ove seggono i capi delle con- 
fraternite de^laudesì* « 
Bancorin ( che ancJte dicesi Ranèlla ). T. 

di Cart Nome proprio di 

ciascuno di que^ piiimacciuoli che reg- 
gono il pinitone( pòlez ) dello stile 
{de la staffetta) che fa muovere i 
mazzi nelle pile(fn di /oli). 
Banda. Banda» Suono* 

Banda militar. Banda militare. Com- 
pagnia di suonatori che suonando 
precede i reggimenti e ne fa parte. 
Yess in la banda., fìg. Essere al 
verde. Esser povero in canna* 
Banda. Ferro stagnato{TskT. fir.). p\ Tòlla. 
Banda. Fusciacca. Cintura per lo pii!i 
di seta che usano le donne per or- 
naménto, e i fanciulli che vcstonsi 
air usanza inglese* Prima del 1796 
era tra noi distintivo degli . scolari , 
e in ispecialità di quelli che frequen- 
tavano il Ginnasio Arcimholdi. 
Bànder. Bàndolo. Comàndolo* y. Àscia. 
Fa el bander in Pascià* y. Àscia. 
Bandéra. Bandiera. Insegna. Vessillo, 
Stendardo* Ha Mv\t{manchettes frane.) 
dette Nappe da un poeta pisano. 

Andassen cont i bander in del sacch. 
£g. Andarsene colle trombe nel sacco. 
Bandera strasciada onor del capi- 
tani. Bandiera vecchia Ja onore al 
capitano^ Così dice chi ha le robe o 
gli arnesi proprj assai logori, mutando 
in vanto la scusa. 11 Fag. nel Conte 
di Bucotondo, I9 '3, disse: Pm hi ban- 
diera è vecchia e stracciata 9 piit fa 
onore al capitano. 

Fa bandera. Far bandiera* Dicesi 
- del furare che fanno i sarti. Faire 
étendart dicono anéhe i Francesi. 

Quell che fa i hsLndér.Bandierajo* 
Maestro di far bandiere. 

Porta via la bandera. fig. Bipor^ 
tare o Guadagnare la palma. 

Volta bandera. fig. Follar bandiera* 
Cangiar mantello* Foltar casacca. 7?<- 
voltar frittata. Cangiare senlimento. 
"^vaàn. Bandito. Sbandito. Esiliato. Pro^ 
scritto — In sig. di Proclamato noi lo 
usiamo nel solo det. Fa cort bandida. 
Tener corte bandita o corredo bandito* 
Far di gran conviti 9 di gran fette* 



67) BAR 

Bandirceò Il pese* persico (Per^ 

ca JluviatilisLìn.) novellino, nato di 
fresco. Forse fu chiamalo cosi perchè 
altre volte n^ era bandita o sia proi-* 
bita la pesca. 

Bandìneùìa. Banderuola. Fentaruola»^o-' 
sta di metallo che si volta a tutti i 
venti e che è posta sulle cime de' cam- 
panili, delle torrette da cammino, ce* 

Baridiroeùla. Banderuola* Quella sp. di 
fiamma., fatta di carta e inastala a una 
cannuccia, che i fanciidli riportano 
dalle sagre, ecc. 

Bandiroeùla. fig. Banderuola da cam^ 
panile. Giràndola* Carrucola. Folan^ 
dotino. Farfalla. Cervel che vola o 
fatto a orinoli. Dicesi di persona to-^ 
lubiie, leggiera, incostante. 

Fa la bandi rceula. Volgersi ad ogni 
vento. Voltar casacca ad ogni vento • 
Essere nel numero delle Girouettes 
francesi tanto celebrate a^ nostri giorni. 

Bandista Ognuno di que"* sona- 
tori che compongono la banda. 

Bando. Benda? (veggansi gli cs. nei dix.)« 
Fascia che meltesi per lo più la notte 
in luogo del cuffiotto per tener asset* 
tati i capegli della fronte, detta ^òn- 
deau o Serre-téte dai Francesi. 

Bandoléra(a). Pendoloni, Pentoloni* Cionr 
doloni. 

Cont i brasc giò a bandolera. Colle 
braccia pendoloni ^ e met. Colle mani 
alla cintola. A man giunte^ cioè senza 
far nulla. 

Baudonò. Abbandonare. 

Bandonàa. Abbandonato. 

Bandòuna. Célia. Burla. Baja, 

Dà la bandonna. Dar dei monnini» 
Celiare. Far celia. Burlare» Sclterzare* 

Bandòrìa. Baldòria. 

Fa bander ia. Far baldoria* Vale 
stare allegramente, darsi bel tempo» 
consumare il suo in bagordi e allegnie. 

Banfa. Ansare. 

Banfada. Ansamente* 

Banfadìnna Lieve ansare. 

Bao1à(del frecc). V* Bagola. 

Bara .... Chiamasi cosi (forse dalla 
forma del suo letto lunga e stretta) 
Una specie di carrettone, sorretto da 
fortissime sale con ruote macchinose, 
e tirato da più cavalli accodati V un 
r altro 9 che ferve per trasportare 



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BAR ( 

quantità grandissima di mèrci. Le 

. bare maggiori carreggiano fin anco 
ottanta quintali. 

Bàra(Giugà a). Fare a tocca ferTo(*iosc, 
e nelle Rime d^un poeta pisano). Fare 
alta barriera? o al pome? Giuoco che 
si fa dai fanciulli sulle piazze o in 
altri luoghi ampj e spianati. Segnata 
lina linea in terra, e schieratisi da 
una parte e dair altra altrettanti gio- 
catori, si vanno ad assalire, e nel 

. battersi e divincolarsi, quello de* gio- 
catori che rimane prigioniero è per- 
dente. Anche i Francesi chiamano 
questo giuoco Barres, L^Alb. bass. lo 

< traduce Barriera, 

Bara*a«*lottón. T. de!" Calzet 

Congegno di due regge di ferro te- 
nute divise da due forcelle (ybr^cè/O 

• nel quale stanno le cosi' dette onde 
del telajo da far calze. 

Bara-a-platinn. T.de^ Calzet 

Lastrone che va da un capo alP altro 
della cosi detta gabbia del telajo da 
far calze ^ e sul quale posano i cosi 
detti stagn a platinn, 
Baracàn. Baracane. Specie di slofia fatta 
' di pelo di capra. 

Baracanàa Aggiunto di stoffa 

lavor<ita a uso del baracane. 

Baracca. Baracca. (carsi. 

Pientà \ baracch. Baraccare, Barac- 

Baracca de Romanin o Baracca di 

' magattej. Castello da burattini^ Quella 

macchina movibile in cui sta il bu- 

rattinajo a far ballare i burattini. 

Baracca de Romanitt. fig. Babilonia* 
Compagnia di gente sconcorde. 
Baracca Diciamo d^ogni roba 

• sconnessa, «compaginata, malassetta, 
che pende à rovina. Per es. Ona ba- 
racca d^ona cà* Una topinaja. Una 
casaccia. Ona baracca d^on orologg. 

• Vn orinolo sconcertata o scassinato. 
Baracca. Fedìfrago. V* Balàndra. 
Baracca. Randàgio. Fa la baracca. Lo 

stesso che Baracca* V. 
Baracca. Trabacca* Cosi chiamano il co- 

• perchio de^ barocci (po/a/zi(m). 

Baracca ( ed anclie Baràcch ) 11 

■ complesso di quelle assi che talvolta 

si fanno rigirare verticalmente ai lati 
e alle testate d^un carro per farne una 
specie di cassa carreggiabile. 



68) BAR 

Baracca. Andare a zonzo. Andar gironi; 
ed anche Gozzo\;lgliare. Darsi tempone* 
Far baccanella. 

Baraccàda. Stra\^izzo. Gozzoviglia» Gozio^ 

. viglio. Buontempo. Bagordo. 

Baràcch (de carr.). r. Baracca. 

Baracchée. Compagnone, Uomo di buon 
tempo — Il Baracchiere dei diz. vale 
quanto Vivandiere. 

Baracchètta. Baraccuzza. 

Baracchi n Picciola cazzeruola da 

zuppe, di fondo largo e bocca angusta, 

in cui gli osti sogliono allogare le po- 

• sate intanto che le vanno ripulendo. 

Baracchista Chi sta nelle ba- 
racche; e perciò il Porta chiamò ^Or- 
racchist i horattini. 

Baraccòn. Lo stesso che Baracchée. 1^. 

Baraccònna. Donna di buon tempo. 

Baradór. Barattiere, Truffatore, Giunta-' 
tore. Baio. Ingannatore. V. Balottìn. 

Baramàn. T. de^ Cèlzet. ...... Quella 

parte del telajo da far calze che s^ im- 
pugna dal lavorante per far avanzare 
e retrocedere la così detta gabbia e 
mandare innanzi il lavoro. £ la Barre- 
à-poignée dei Francesi. 

Baraónda. Impiccio. Impaccio. Intrigo, 
Viluppo; ed anche Follia. Capriccio. 
Frascherìa. Dallo spag. Baralumda. 

« E pceu parche porta sti baraond 
» A quell'ora d*attend 
» Ai negosj tremend de Volter mond. » 
(Maggi Fal..Til.). 

«e Che in (Jtiell cerrelt de tante baraond 
*»' Mai no gha poasa iatxà 
-w On nùnem penierùi .de fa||[ de cà. » 
(Id. Inter, i). 

Bararla. Baratterìa. Giunterìa, 
Baràtt. Baratto. Cambia. Scambio. Pen- 
muta, e in senso avvil. Bazzarro, 

Baratt e barattee se pò pù toma 
indree. V. ludrée. 
Baratta. Concambiare. Cambiare. Accamn 
biare. Permutare. Barattare. 

A baratta el mornee se baratta V a- 
sen. F". Mornée. 

•Andà a Monscia a fass baratta. F* 
Mónscia. 

Baratta ben. Barattar bene^ e prò- 
verb. Barattar galla a muschio. 

Baratta i fioeu in la cunna. F. Cùnna. 

Baratta i pastizz in tanta polt* K. 
Pòh. 



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BAR ( 

Baratta i ^aroW, Entrari in parole. 
Baratta i scud a tre lira V un. y. 
Lira. 

Baratta maa. Barattar male 9 e prò- 
Terb. Barattar muschio a galla, 

Vessegh. nanca on can de baratta 
ona parolla. Bfon esserci persona colla 
ifMiole dire verbo. 
Baratta, y* Cambia (danee). 
Barattamestée. Scopamestieri. 
Barattòzz. Bazzarro, Diccsì d^una per- 
muta imbrogliata , in cui alcuno deb- 
ba averne la peggio; si usa anche 
per esprimere in senso avvili tivo la 
frequenza de* baratti. 
Barava j. s. m. pi. Masserizzuole. Miscée, 
Bazzicature, Ciabaiterìe* Gosereile di 
poco pregio. 
Barava), s. m. pi. (gergo). Masserizie. 
Secca i barava j. Lo stesso che Romp 
la gloria o la scuffia o simili, V. Rómp» 
Bàrb per Bàlb. V. 

Barba. Barba — La barba rada molto si 
à\ce Barba spiovuta; la lunga e larga 
assai Barba a spàzzola; la lunga, 
folta e rabbuffala Barba d'Oloferne; 
la bipartita come piugesi ne"* profeti 
ForfeccMna ; T incolta , intrigata , su- 
dicia Barba piattolosa; la poca e corta 
Barbetta ; la poca e corta arricciata in 
sé stessa Baratta a cavolo; la barba 
di prima lanugine o poco forte Barba 
Jblle. Chi ha la barba di cesi Bar- 
ònto; chi non Tba per anco dicesi 
Imberbe; chi Tha rasa Sbturbato ; chi 
r ha piccina , rada 9 spelazzata Barbu" 
clno ; chi Tha fitta e forte Barbuto 
e Barbone. 1 superstiziosi dicono che 
Poca barba e men colore sotto il del 
non è il peggiore. A chi. va in là con 
gli anni si usa dire 

Jlle barbe che vengon fiorite 
Non più gonne ^ ma sugo di vite. 
Acqua de la barba. F. Acqua. 
Barba ben insavonada Tè mezza 
fada ••*.•. Barbe bien étuvée est 
é^^mi rosee dicono i Francesi — In 
senso figurato. V. Insavonà. 

Ciappà vun per la barba. Prendere 
per la ^ar&ii(Boccac. Nov-) 

Desia o Fa la barba. Radere la 
barba. Far la barba ^ e ass. Jladere. 
Falla in barba o Faghela sta in 
barba. Barbarla. Accoccarla ad uno. 



69 ) BAR 

Farla di quarta. Farla in barba o aUot 
barba ^ cioè in onta, o in iscberno o 
a mal grado d^ alcuno. 

Insavonà vun ben ben per fagb la 
barba. F. Insavonà. 

La gh^ ha tanto de barba. Sapevam-' 
celo , disson que* da Capraja. Tu non 
avrai le ctdze. £ notizia vecchia* 

No gVè barba d^omm che ghe le 
possa fa. Egli è putta. scodata» E* non 
. gli crocchia il /erro. V. Fiòla. 

Pezza de la barba. Bavaglino* 

Servi de barba vun. Badere il tale. 

Servi de barba e perucca. ùg. Lo 
stesso che Conscià per i fest. F'. Fèsta. 

Servi de barba e perucca. fig. Ser- 
vire di' coppa e di coltello , cioè pun- 
tualmente , a dovere in ogni cosa. 

Servitor de barba e petten .... 
Cameriere che abbia incumben^a di 
radere e pettinare il^ padrone. 

Sta in barba de gatt. F. Gàtt. 

Tegni el basci a la barba. F* BascL 

Toeù via la barba. Biidere» 

Vess in barba. Biboccare. Nel Basso 
Milanese vale Io stesso che Fess pien 
aràs parlandosi di vasi di liquidi. . 

Barba I Icgnajuoli dei colli 

briantini danno questo nome a quella 
smussatura, o augnatura che sia, la* 
quale fanno a mensole, travi o travi- 
celli da cavallature, ecc. 
Barba (voce del volgo e del contado)* 
Zio , e ant. anche Barba e Barbano» 

Eia robba del barba? CVi' è roòa di 
rubello? Si dice quando uno strapazza 
qualche cosa, e mandala a male — 
Bobba del barba diciamo anche ciò 
che a noi non costa nulla , e si spreca 
senza riguardo. 

Trova el barba. Lo stesso che Trova 
ci filtavol. F, Filtàvol. 
Barba, met. Oste. 

Barbablcch ( che in varie parli del MHa^ 
nese dicesi anche Erbabìcch e Basa- 
bicch ). Barba di prete. Barba di bec- 
co. Scornabecco. Sassèfrica. Tragopò- 
gono. Sorta d'^erba nòta , cioè il Dna- 
gopogon pratense dei botanicL 
Barbabòvis. scherz. Lo stesso che BovU 

in ambi i sig. F* 
Barbacàn. Barbacane. Sp. di eontram- 
mnro a scarpa che si fa negli ediiizj 
a sostegno della fabbrica* 



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BAR ( 70 

Barbacosàcch. Cappa di fratti Ad. di 
Colore che trac al castagnino scuro 9 
al lionato scuro, al tane. È voce pro- 
pria dei mercanti di stoffe. 

Barbagiàcom. ) Barbagianni, BarbalaC" 

Barbagiàn. ) chio. Bagnano, F. Badée. 

Barbagiòve Dal sommo Giove 

il nostro popolo ha tratto i dett. Se 
Barbagiòve no me jutta. Se Iddio non 
m*ajuta; No gh^è Barbagiòve che tegna. 
Da volere a no dell/ essere cosl'^ ecc. 

Barba j. Lo stesso che Busca]. /^. 

Barbajàda. T. degli A.cquac 

Sorta di bevanda ch^è un misto di 
fior di latte e cioccolata. In Toscana 
la chiamano Bavarese con nome equi- 
voco per noi. V» Bavarése. 

Barbaritàa. Barbàrie* Ferità» Crudeltà» 

Barbaròssa. Pettirosso • Uccello noto. F. 
anche Piccètt. 

Barbàscia. Barbaccia» Fra noi però la 
voce Barbàscia è usata le più volte 
in senso meno cattivo che non im- 
porti la Barbaccia dei diz. Le donne 
e i ragazzi , a' quali accada d'* essere 
accarezzati col viso da alcun barbuto, 
sogliono rimproverargli la barbascia 
ancorché sia ben regolata- e colta e 
odorata; e snella pugne, tanto più. 

Barbée. Barbiere ; e con voce pedant. e 
scherz. Barbitonsore — E perchè una 
volta i barbieri solevano esercitare le 
funzioni di cavar sangue, applicare 
coppette, clisteri, ecc., cosi Barbée 
ìntendesi anche talora per Flebòtomo. 
Bottega del barbée. Barbierìa. 
Pian barbée che T acqua la scotta. 
F, Acqua. 
Roba ci Icsign al barbée. F» Roba. 
Secrett che fa per el barbée. F» 
Secrètt. 

Bàrbel. Farfalla. 

Fa el barbel. Sfarfallare. 

Bàrbel. Punteruolo. Tonchio. {F. Alb. 
enc. in Intonchiare), Insetto noto che 
è il Curculio granariusLìn. 

Barbelà. Barberare. Dicesi del girlo (birlo) 
quando gira ineguale e va a salti e 
non unito. 

Barbèlla. Bargìglio. Bargiglione. Quella 
carne rossa che pende sotto il becco 
ai galli. 

Barbèlla di caver* Ttttola, F. Pen- 
dellin. 



) BAR 

Barbèlla. Facciuola. Dicesi di qué*due 
pezzetti di tela che pendono dal col- 
lare a cui sono attaccati. Quelli dei 
collari quadrilunghi direbbersi popo- 
larmente /a Braciuole. 

Barbcllà. Jbbrìvidare. Abbrezzare. Batter 
la borra o la diana o le gazzette. Bubbo- 
lare. Batter marina ; e ant. Dringolare, 

Barbellamén t .Brivido. Capriccio di freddo. 
Barbellamentdi oeucc OcclUòàgliolo. 

Barbellàtt. Bargigliuto. 

Barbellàtta. Matrona ^- Spertìssima. 

Barbellàtto. (ìg. Barbassoro. Baccalare , e 
schera. un Barba a spazzola — Vale 
anche per Spertissimo in checchessia. 

Bàrber. Bàrbero. Bàrbari. Cavallo che 
corre il palio. F. Córsa. 

Barbèra. Barbiera. 

Barberin alcuni chiamano la Sprèlla. F. 

Barbétt. Barboni. Sp. di malattia della 
bocca nel cavallo. {buzza. 

Barbétta, s. f. Barbaccia. Barbetta. Baf^ 

Barbétta, s. f. Radicchio bianco (così il 
Targ. Toz. nel Diz. hot.). Sp. d** insalata 
invernale che Tortolano ottiene dalle 
radiche della cicoria dalle quali ta- 
gliatone tutto il verde, legate in mezzo 
e sepolte neir arena in cantina, me* 
diante il tepido del sotterraneo sbuc^ 
ciano certe barbe bianco-giallicce e 
delicate , lunghe quasi un palmo. Fra 
noi chiamasi anche Biobiò dal grido 
con cui la vanno annunziando per la 
città i venditori -* I Fr. la diianumo 
Barbe de capucin. 

Barbétta, v. cont. Guaime. L^erba che 
rinasce dopo la prima segatura, cosi 
detta finché ella si conserva tenerina. 

Barbétta, s. m. fig. Cosacco. 

Barbétta, s. m. fig. Confortatore. Quell'^ec- 
clesiastico che suole accompagnare al 
patibolo i condannati alia morte e 
venirli confortando. Il Barhadhino 
dei Portoghesi -— Il Fagiuoli ( Rime 
IV, 33 1) usa Barbetta in significato 
di Cappuccino se pur non isbaglio ; e 
noi dicemmo Barbétta i Confortatori 
appunto perchè per solito i Cappuc- 
cini , allorché le loro corporazioni 
esistevano in Milano, erano trascelti 
per tale ufficio. 

Barbettìnna. Barbettino. Barbaccia. 

Barbin. sost. Con barbone o barbino. Il 
Canis aquaticui dei sist. 



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BAR 

Barbtnna. Cagna barbona{* lo$c,y 

Barbinèll. Barboncino{*losc.)» Picciolo 
caa barbone* 

Barbinón Can barbone de* più 

grossi e di pelo più folto. 

Barbirà ( v. a. usata dal Maggi). Sbarbare. 

Barbls. Baffio, Basetta. Mustacchio. For- 
liguerra nel Kicciardetto e Parini nel 
Discorso sulle Caricature (III, i3) usa- 
rono ancbe Barbigi. Un poeta pisano 
disse pure Io me la rido sotto i barbigi. 
Alza o Tirà~sù i barbis. fig. Alzare 
la cresta — Talora Allacciarsela vie 
su, AJ^bbiarsi o Allacciarsi alta la 

' giornea «cioè presumere più del do- 
vere — Talora Stare in sul tirato. Im- 
porla troppo alla » cioè chiedere trop- 
po alto prezzo della propria merce. 
Gh^ è de onciscià i barbis. Lo stesso 
cìie GK è de fa grass i verz, F, Vérz. 
Mett o Mostra i barbis (che anche 
dicesi Mostra el zufF). fìg. Mostrare il 
viso o I denS. Fare faccia o testa* 

Barbis. v. delFAlto Milanese. Fungo eon 
stagnuolo(\\ii^òìm). Io non Tho ve- 
duto; ma furomi assicurato per autun- 
nale, non frequente» frastagliato, di 
color soricigno, di gran peso, e vege- 
tante a preferenza presso i castagni. 

Barbis {cìie anche diciamo Còrni )• An- 
tenne degP insetti. (^erx. 
Barbis di gamber. Antenne de* gam- 

Bai'bìs de la scoa. Chioma, Quella parte 
di una granata colla quale immedia- 
tamente sì scopa j e più precisamente 
le vette della chioma* 

Barbis del forment, v. cont. Ariste o Heste 
del grano» V. Formént* 

Barbis di roeus(voce propria dei Fab- 
bricatori di fiori finti). Cirri delle rose. 

Barbisin. Basettino. 

Barbisin ...... Uomo che ha basettini. 

Barbisin (che anche dicesi Fonsg b^irbis o 
barbin). Riccione. È fungo mangereccio 
detto Bydnum erinaceus da BuUiart. 

Barbisón Balfione , gran baffio. 

Barbisón. Basettone. Uomo che porta 
basette graridi e folle. 

Barbisònoa. .... Donna che ha baffi; 
e fig. Matiyina e Donna spertissima. 

Barboeùra. Foce usata nella frase Andà 
in Barboeura »... Cinedo che valga 
quanto Andare in tregenda. V. Striòzz. 

Bai'bojù. Barbugliare^ 



(71) BAR . 

Barbón. Barbone. Barbuto* 

Barbottà. Borbottare. Bronfiare, Stronfia" 
re. Brontolare. Bufonchiare. Bofon- 
chiare. Fiottare, Bollire, 

Barbottà i busecch. Gorgogliare il 
corpo. Bruire. Cigolare. Borbottare» 
Sboglientare. Quel romoreggiare che 
fanno gP intestini per flatuosità o de- 
pravata triturazione de** cibi, il quale 
al sost. direbbesi Boibotùo. Gorgóglio. 
Bugghiamento, 

S'el barbottà, e ti lassa clipei bar- 
botta e mangia. Lascia brontolare e 
mangia, Boccoì\ rimproverato non af" 
fogo mai nessuno. 

Barbottàda. Borbottamento» Borbottìo. 
Brontolìo. 

Barbottà dinna. • . • Lieve borbottamento* 

Barbottafasceù. sost. sch. Brontolone. 

BarboUin(Ris in). F. Ris. 

Barboilón,Lamentone(* tose.) . Brontolone, 
Borbottone, Borbottatore, Querulo, Fiot- 
tone; e in sign. più rimesso Bof on- 
dano. Bufoncliino, Bufonchiello. 

Barbottònna* Borbottona; e in senso più 
rimesso Bufonchiella. 

Barbòzz. s. m. sing. Mento — I dizionarj 
hanno Barbotsa per quella parte della 
testa del cavallo dov'*é il barbazzale, 
e per quella parte della celata che 
para le gote e il mento. 

Fa duu barbozz. Avere la soggio- 
gaja o un po' di soggiogo» 

On pugn sott al barbozz. Somma- 
molo. Sergozzone, Sorgozzone. 

Tegoi el bascl .sott al barbozz. fig. 
Tener il bacile alla barba. 

Barbòzz. 8. m* pi. per Ganass del can 
de Tazzalin de s^ciopp. F, Ganàss. 

Barbozzàa o Barbozzàl. Barbazzale, Ca- 
tenella che va attaccata alPocchio dritto 
del morso della briglia , e si congiu- 
gne col rampino ch''è air occhio manco, 
dietro alla barbozza del cavallo. 

Barbozzin. Dim, di Barbòzz. F» 

Barca. Barca. 

Coverta* Copertino »■ Arscionaa o 
Scersc. Ccrchj »= Sterno. Fondo *=» 
Sgorbi* Coste. Costo/e » Guarnacc (e 
nei barcon Pala). Timone. Governale » 
Arbusell. Albero «a Trimion. Scalmiere 
ta Poppa. Poppa t" Poncia o Poncin. 
Prora. Prua» Becchetto ^Cassott o Cas- 
sett. Coperto.' BsMagncBuladdguaniacc 



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BAR ( 

Manovella ^Tendai o Veli, f^c/rt» Mu- 
Mon(nelle gondol.). Hostro? ^ Bmìcau. 
Trasto a Acquaroeti. 

Andà dent in barca. Montare in 
barca, 

Aveghen di barch o Vesseghen di 
harch. Averne a barella^ a bigonce ^ a 
josa^ a balle j a sacca, in chiocca, 
a isonne , a bizzeffe , a biscia » a fur 
sone , e ant. a cajisso, cioè in ab- 
bondanza , a profusione- 
Barca a vapor {che anclte dicesi ass. 
Vapor). Barca a vapore(;vo\g, ital.). 

Giugà a la barca. È lo stesso che 
Giugà al seti in barchett. K. Barcbètt. 

Jutlà la barca, fìg. Fare spalla. Far 
peduccio. Dare braccio. Jjutare. Sov^ 
venire. Talvolta vale Secondare. Piag- 
giare. Andare alla seconda o a* versi. 

La barca de Padova ...... Da 

quella barcata di enti d^ogni natura 
e qualità che Padova e Venezia si 
sogliono ogni di ricambiare colle cor- 
riere giornali è venuto T uso di as- 
somigliare ogni babilonia di genti e 
di cose che muovasi da luogo a luogo 
a quella barcata. S^ba a fare bacca- 
nella fuor di porta; nessuno ha da ri- 
manere a casa in città ; uomini , don- 
ne , vecchi 9 ragazzi 9 bambini coi loro 
balocchi, canini, ecc. «''avviano alla 
baccanella, vuoi brulicame pedestre 
o vuoi incarrozzati a viluppo; ecco 
la barca de Padova che la va. 

Pari ona barca. Essere tanto fatto. 
Parere una badìa. Dicesi di cosa che 
eccede la convenevole misura secon- 
do la propria condizione. La gh"* ha su 
on capell ch''el par ona barca. Ila un 
cappellone tanto Jatto{Cecchi Dote). 

Passa minga per la barca di mincion. 
Jfon si lasciar levare in barca, ecc. 

Passa per la barca di mincion. La- 
sciarsi levare in barca. Cavalcar la ca- 
pra. Lasciarsi ferrare comunque siasi 
o senza trar calci. Lasciarsi cacar sul 
naso o pisciare addosso o menar pel 
naso. Lasciarsi córre la berretta, 

Savè mena la barca, iig. Saper con- 
durre bene la sua barca. Saper bar^ 
cheggiare o destreggiare. Sapere ma-* 
neggiarsi con destrezza. 

Savènn di barch. Poter leggere in 
tatledra di c/tecc/iessia. Aver toccato 



72) BAR 

j7 fondo à uxC arie , ecc. Averne pe» 
scoto a fondo. Aver Inarco lungo^ 

Tegni drizza la barca. Mantenere 
la barca, Jìeggerla. Tenerla diritta, 

Tegni drizza la barca, fig. Mante- 
fiere o Tenere la barca diritta. Gover- 
nar bene, avere buona regola, buon 
governo nelle cose di famiglia , di ne- 
gozio, di Slato — Vale anche Vìvere 
assegnato, reggersi con economia. 

Vegni fanira de barca. Scendere 
della barca. 

Vess la barca di inincion. Essere 
P arcicotale. Esser u0mo da condursi 
a veder a pescare colla gatta. Esser 
corrivo o corribo, 

Yess minga la barca di mincion. 
JVò/t essere il Saracino di piazza? 
Non esser uomo da esser fatto fare. 

Barca »... Specie di carrozzone assai 
lungo, imitante nella forma della cassa 
{scòcca) un barcone, che tutto dipinto, 
inghirlandato, ecci serve per masche- 
rate in tempo di carnevale. 

Bar cada. Barcata. Navicellata, 

Barcàda . . . Tutte le maschere che stanno 
nella così detta barca da mascherate. 

Barceliònna. Pistoiese? Specie di coltello 
o baionetta che s'inasta sui fucili da 
cacciatore. 

Bàrch. Tetto ja. Sp. di stalla aperta sui 
monti ; in qualche modo il Clialet de- 
gli Svizzeri. 

Bàrch Tettoja aperta verso 

nord dove nelle nostre pianure stal- 
lano le bestie bovine nelf* estate e in 
parte delP autunno. 

Barcheggia e Barche g gialla. Barchegg̀ire, 
Destreggiare. Reggersi con desti*ezza 
in checchessia. 

Savella barcheggila {che anche dicesi 
Savè de barca menandi). Saper bar- 
cheggiare. Saper di barca menare, 

Barcbètt. BarcJietto, Barcftetla, Per le 
parti F. Barca. 

Andà al barchett. fìg. Lo stesso cfte 
Andà al cagaralt. F. Cagaràtt. 

Andà a Vigevcn in barchett. #^. 
Vigéven. 

Giugà al sett in barchett (che an- 
che dicesi Giugà a la barca ) 

Specie di giuoco , in parte simile a 
quello delFoca F., nel quale chi coi 
dadi fa il numero sette, vince la posta. 



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BAR ( 73 

Pari el Barchett de Boflfalora. Essere 

■ una basoffia ? Dicesi di una doDnacrijif 
mollo grassa 9 d^una fàntoccioaa badisH 

liarchèttò^ Sarohètta. (le. 

Faa a barchetla. EUìUwo. 
Giugà a la barchetta. E lo slesso die 
Giugà al sett in barchett. F, Barchètt. 

Barchetta . . . Sp.^d& carrozza, f^, in Lègn. 

Barchetl in . Barcf iettino, 

Barcbettinna. BarchetUna. 

Barcbettòn . • • • . Sp. di carrozza. *r, 
in Xègn. 

Barchirceà. Barcajuùio. Barcaroloi Na~ 
vicellajo — Colui che tira la barca 
coiralzaja dicesi Bardotto, . . 

L''è tra barchii'oeu e marinar, fi g. La 
è tra barcaiuolo e marinaro, tra corsa- 
le. e corsale^ tra 'l roUa e lo stractiato, 

Barcdn. Barcone, Questa voce accresci- 
tiva generica ha per noi im valore 
speciale, e denota quelle grandi bar- 
che senza co Verta che hanno pala 
invece di guarnacc, e che dui laghi 
vengono pei canali in città cariche di 
combustibili, materiali da fabbrica,ecc« 
Con voce ambigua questi Barcon sona 
anche detti Borea/ :o Brocce j sui laghi. 

Bardi. Bardamesàtare, . 

Bardàa. Bardamentato* 

Bardadùra. Bardamento. Bardatura. 

Bardàgna, ec.Lo^sso che Bardassa, ec, V, 

Bardandn. Farfaràccio, Farferkgine^Far^ 
ferùpo, e con nomi dotlrinalL/'etoA/e 
o Ihssiiaggine maggiore (Targ. Dtz. 
bot.). Sorta d'*erba arvense che è la 
Tussilago peiasites. de*^ botanici. 

Bardassa (die anche dicesi Bardàgna)» Ba- 
gaizaccio --< Nei die. Bardassa signi- 
fica ragazzo di mal aSiaru, e propria- 
.mente» il Bardache ae' Frandesi. 

Bardassa. Afan'Ko/o. Gognoiino. Forchetta, 
Talvolta si usa anche in senso vez- 
zeggiativo, come p. e.: Checar bar- 
dassa. Che caro bimbo. 

Bardassàda. Bagazzaia, Fanciullezza, 11 
Cecohi nè^ Dissimili usa Giovanezza 
quasi nello stesso senso , ove fa dire 
a Filippo #< E io' lasceresti per l* ai»- 
» venire far qualche giovanezza or 
» .che Petà gnene^ comporta, » 

Bardassarla e Bardassaria menudra. Ba- 
gazzaglia, Bagazzame, Fancitdlaja, 

Bardassón. jéccr, di Bardassa. F", 

Bardelecà. Lo stesso .che Dolturà. K. 
rol. I. 



) BAR 

Bardèlech. Ciarliero.. Pettegoh^i 

M E dhi ha mai diu cha tncc i nosUr dom» 

: n Sien Une bardalech e tace tapponn? » 

(Brtnd. Sp. Log.)* 

Bardòcch (Passa per). Frase usai0 dal 
Var. rail., alta quale forse corrispon- 
de il Passar per bardotto dei diz, itah 

Barée CondoUiere di quella 

specie di carrettone che ha il pai'ii- 
colar home di bara, V, 
Barèlla. Barella, Arkiese composto Al 
due stanghe (ormanti quattro manichi, 
e di tre o quattro staggi o traverse in- 
chiodatevi sopra formanti un piano,' 
sul quale pongonsi i materiali o le robe 
che si vogliono trasportare da luogo a 
luogo. Questo arnese, portato a braccia 
da due persone, è detto anche Scivéra 
nel nostro contado — Il portare con 
barella dicesi^are//a/v; una piccola ba- 
rella Barelle tta; una grande Bare t Ione. 

Barèsg StolTa di lana , o di lana e 

seta, od anche di cotone, poco dissi- 
mile dal cresponc. Nel Giorual com- 
merciale di Firenze è scritto Barrege 
per quanto assevera il eh. Peschi«ri 
nella sua Appendice al Voc. parm. 
Bare tta. Berretta, 

Bo retta a la spagnceula. Monderà, 
Baretta a guss d'^ceuv* Berretta ar^ 
rovesciata ? 
. . Baretta del pece o col peqc. Berrei-^ 
ta a lucignqletU. Quella berretta a piiX 
colori che suol essere delizia de^con-» 
tadini. {Irata? 

Baretta a la marinara. Berretta feU 
Baretta de indorador a foeugh. Buffa. 
Baretta de viagg. Pappafico, 
Giugà a foresetla baretta. È lo stes' 
so che Giugà a foresetta. K. Foresètta. 
Barèita. Digrumale, Favo 9 e eon voce 
dottrinale Biunine, I nostri becca) e 
il volgo chiamano Barèlla , dalla sua 
forma , questo primo stomaco degli 
animali ruminanti, che 'è quello il' 
quale dopo avere alquanto ritenuto il 
cibo leggermente masticato, lo rimanda, 
^lla bocca per essere rimasticato. 
Baretta. Dim, di BaiTSk{carrettone) V. 

Barettàda Quanto cape in una 

berretta^ una berretta di checchessia» 

Barettàda Colpo dato con una 

berretta. 
Barettàda. Sbetrettata, Il fai* di berrctU.: 

IO 



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BAR ( 

BarètU-e-^èappèU Chtanilamo 

cosi colui che sotto al cappello porta 
anche una berretta della quale lascia 
cadere il lucignolo e il sommolo per 
di sotto al cappello stesso. Il Figaro 
e il Ballafandango de** Viaggi del Ba- 
re tti sono un Barettu-e-cctppelL Fra 
noi questo nome ha valore assai pros- 
simo a quelli di Buio, Bravo , Faci'- 
noroso , perchè i nostri uomini siffatti 
usano portare la berretta e il cappello 
a tale modo. Talora si tradurrebbe 
per £iirtge//o(Gecchi Doie III, 5). 
Barettàscia. Berrettaccia, 
Barettlù. Berrettino. 

Barettia de pret. Berretta a spicchi 
o a croce. 

Fa on barettin. fìg Dare in 

testa ad alcuno con checchessia di 
soggetto a rompersi nelP attrito. P. es. 
Gh^hoo toh la ghitara e gVhoo faa 
on barettin. Presagli la chitarra, gliene 
diedi in testa. Nel Malm. XI , 38 leg- 
gesi in questo sig. Con mio sbaraglino 
far una casa in testa a un tale. 
Baret linee. Collettajo. Chi fabbrica o 
vende colletti da preti e simili. 

Barettinéra La moglie o la figlia 

del collettajo, o la bottcgaja che vende 
colletti, ecc. 
Baretlinua. Berrettina. Berrettaccia. 
Barettinna. Ad. di Canàja, Prèja, Zucca, f^, 
Barettinoeù. Berrettucciuòla. 
Barettón. Berrettone. 

Baretton de viagg. Pappafico* 
Barettonée. Berrettajo* 
Bargàt. f^. Càpia(ger/a), 
Burgniff. Nibbiaccio. Uomo accorto e ma- 
lizioso. 
Bargnlff. Demonio. V. Barlìcch. 

A ca de bargniS* o de barlicch. A 
casa maledetta o del diavolo. Jl mal 
mondo,. 

Brutto bargniff*. Brutto viso. Visacdo. 
Bargnìffa o Bagniffa. Intinto. V. Moeùja. 
Bargnilfìn. Visuccio contraffatto. 
Bargniifón. Ceffauito. Risacelo. In tutte 
queste voci Bargniff, ecc. sentonsi gli 
antichi vocaboli toseani Tfiffa, Niffo^ 
Niffolo, Nifo per grifo, muso, ecc. 
Bari. Barile, Ha doghe, fondi e eerchj, 
Mett i penser sul bari de Tasec. 
K Asée. 
Btficccchèlia. C&ntrovèrsia, 



74 ) BAR 

Baricocchèlla. Gherminella, Frode. ìngan- 

Barila, fig. Stizza, {no. 

Barilètt. Barlet£o? 

Barilètt. T. degli Strom. . ; . . . Quel 
pezzo della chiarina (c7tfrùie/<) che 
tiene dietro immediatamente al bec- 
cuccio e che serve a innalzare o ab- 
. bassare il tuono fondamentale dello 
strumento. E chiamato a questo modo 
per la sua figura .di barlettino , ed 
. è ti cosiddetto Corps da milieu supe* 
riore dei Francesi. Neppure nel Diz. 
di mus. è dato alcun nome speciale 
a questa parte della chiarina. 

Barilòtt. Barlòtto. 

Bai'ilòtt. Stregherìa. Luogo dove si dice 
per celia andare a convegno ie'streghe. 
Fa barilòtt o Andà in barilòtt. An- 
dare in tregenda o in stregliena. H 
Berni in un suo sonetto dice in que- 
sto senso Andare in istriazzo , frase 
non registrata dai diz. ital. 

Barioeù. f^. Barrioeò. 

Bariseli. Bargello» Il capo de^ birri. 

Barisellìn. Bargellino* Bargelluzao. 

Barlafùs {che anche dicevansi ant. Ber- 
naius). s. m. pi. Tresc/te. Ciarpe. Mas- 
serizzuola. Sferra. -Miseea. Ciscranna. 
Ciabatta. Arnesi, e per lo più vili e 
vecchi, stracci, baszecote. Una quan* 
tità di barlafùs si direbbe Ciarpame* 

Barlafùs. s. m. sing. Uomo a casaccio* 

Barlafùs. s. ra. pi. (gergo). Masserizie. 

Barlassinna. Nome di paese lontano da 
noi dodici miglia al nord, quasi a 
metà via fra Milano è Como. 

Corr la posta de Bai^lassinna. schene. 

Correre la posta degli asini , 

andare sulP asinèlio. Il dettato ha ori- 
gine dal ritrovarsi in sulla via di 

• Barlassina frequenti asinelH sui quali 
o per bizzarria o per istanchezza 
montauo i viandanti pagando qualche 
monet uccia a chi ve li tiene per fame 
quel pò* dt guadagno. 

Dottor de Barlassinna. thfttor dermici 
stivali* Scherso allusivo agH asinelli, 
tra' quali vogliasi annoverare alcun 
laureato. 

Barlèffi. f^iso. Mostaccio. Muso. 1 Tosca- 
ni dicono Sbarleffk , Sberleffo e Sbet^ 
leffe in senso di sfiregio sul viso» e 
di certo atto o gesto che ri fa per 
ischeroire altrui. 



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BAR ( 

tarììcth* Bemomo, Diavolo* FarfareUo^ 
li CaMì nel Re Teodoro disse 

u Qual Berlicche qual Asinodeo . 

9f Mi sa dir che dia voi è ». 

BaHlcch bai'Iòcch I diz. ital. hanno 

M Beriich berloch » voci di niun signi** 
iictito che svisano accoppiale col ver- 
bo fare, e valgono scambiar le carie. 
Presso noi però significano più comu- 
nemente Voci finle adalta(e per chia- 
mar i demonj, come in quel verso 

«.Pes{ cKe i ttrion coi so lArlicch barlocch. w 
(Bai. G«r.). 

Barlìffi e BruUo Barlìffi. Mascheron da 
Jbffia. Babbuino* V, in Babio* 

Barlòcrh. ^. Barlicch. 

Barloeùggia. K. Sbarlceùggia. 

Barloggià^ ecc. V. Sbarloggiè* e^* 

Barloggióa, ecc. V. SbarloggiòUf ecc. 

Barlùmm. V. Berlùmm. 

Barlàsch. Losco, Dal Greco Baexb< dice 
il Var, mil, assai infelicenrente. 

BarluséAt. Lttctnte. Splendente* Bispien- 
dente, DUuccianit, lucciante, Micante* 
JLampeffgianie. 

Barlusì. Luccicare» Lucere. Bilùcere. Splenn 
dere. Bisplendere, Lampare* Lampcf^ 
giare. 

Barnaba, y. cont. Barnaba* Nome pro- 
prio d^uomo. 

A S9M Barnaba oe^a.e mej in terra 
va. . . . E vale che a mezzo il giugno 
d^ordinario si mietono segale e migli. 

Bamàsc. K Beraàzs. i 

Bamasciida. y, Bernasùda. 

Barnes. CoUOk Brillo. f\ Ciócch. 

Baroccàda Nelle belle arti» e in 

quanto ha relazione con an% vale 
^gg^t^o che indica depravazione di 
gusto, bissarria eccessiva, fanusia sre- 
golata, invenzione tracotanle» scosta- 
mento da ogni. regola consentita dal 
buon gusto comune. 
Baròcchi ir«n^co (MilizO. Eccessivamente 
ridicolo, bixaàrro in grado superla- 
tivo dice lo stesso Milizia. 

Barocchismo Lo stato delle 

cose barocche )' il gusto barocco } la 
tendenza al barocco. 
Baroccòn. Di là da barocco* 
Barale. Barale. Foggia antica consistente 
in un"* avvocatura fatta insieme del- 
l' estremila delle calze e de* calzoni, 
sotto o sopra il ginocehiow Fora" an- 



75) BAR 

che sono da dirsi Gambidif a vero. col 
Varchi Cosciali soppannati. 
Omm di barde, fìg. Zazzerone* Vo» 
. mò .che va air antica* 

Secca i barolè. Lo stosso che Secca 
o Bomp i hall, y* Rómp. 
Baròmetro. Baròmetro. 

Bsromèltai Merciadro* Merciajuolo* 

Barón. Barone, 

Baronàda. Baronata. Bricconeria* 

Baronàja. Baronìa. Quantità di monelli, 
furfanti o' baroni. 

Barotiìn. Baronetto. Dim. di Barone, gra- 
do di nobiltà. 

Baroninna La moglie del baronetto. 

Baron^èU. Gognolino* Forchetta* 

Baronscellin. Dim. di BaronscélL /^.« 

Baròzza. Biroccio? Carro non tanto gran* 
de con due. ruote sole, tirato da 
buoi. La voce Banotza è comune a 
tutto l'Alto Mil., il Varesino» ecc» 
Le sue parti sono: 

Lece. Letio «=» Timon. Forca «• Piu- 
mascioeù. Tratferte ^ Scalin. Coffee, fii" 
doli m» Passoù. Sala mm Rcsud. Muoio* K^ 
Roftuda e» Corlètt. Curro* 

\J omm de la barozza. Bahocciajo?' 

Barozzàda Quanto cape in una 

cosi detta barozza. 

Batozzitta. Dim* di Baròzza. T* 

Barozzin. Biroccino? 

Barozzin. Barocciajo ? lì conduttore del«i 
la cosi detta barozza, 

Burozzlnna. Dim* di Baròzza. r* 

Barrioù. v. a. Berrettino* FoggoUa^ e 
con voce antica e disusata Barrinola'^ 
Le voci milanesi antiche s' avvicinanti 

• assai alle toscane antiche, come ve- 
diamo in questa voce baniau^ har- 
riuola, e in bajlì, balire; barba^ barba 
per zio; bega 9 bega per briga, im-» 
piccio ; boffeUon^ bulTettone per guann 
ciata ; fancitt , fancclli per fanciulli \ 
fofusgia , foggetta per cércine , ed 
altre lAoile* 

Bartabèll o BartavèH T. Bertavèll. 

Bartavèlla. Bertovello? Cestella? Aeticina 
di forma quadra « e auche più spesso 
triangolare, montata sur un telajo 
adattato che i Fr. chiamano J^^e, e 
di cui si fa graud^ uso fra noi par la 
caccia dai passeri. È portata • ma- 
neggiata da un solo cacciatore, intanto 
che altri spavfniano e fugano Terso 



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BAS ( 76 

' dì cfSfia rete gli uccelli àddormenteti 
nelle siepi, nelle macchie o in sugli 
alberi. 
. Bartegojà. y. a. Lo stésso che Tapella. F- 
fiartólla. Baggeo, V. Badée. 
Barlolamée. Bartolomeo,- Nome proprio 
d* uomo. 

Iiianz indree Bartolamee. . . . Modo 
di dire per denotare uno scioperarsi 
in continue andate e toi-nate inutili e 
' superflue^ ed anche il dire ora una 
cosa e poi ridirseiie ^ o il fare e dis- 
fare ; è quel che il Caro neir Apologia 
(p. 49) dice O venga là corriggiuola 
•ohe faremo un bel dentro e fuori — ! 
Vess semper inanz indree Bartolamee* 
Essere un continuo andirivieni* 
L'acqua dopo san Bartolamee Tè 

' bomna de lava i pee Dett. 

agrario di piana inleUigenza. • 
Barfolàscia. y. in Féver. 
Baruffa. Baruffa. Zuffa, 

Tacca baruffa. Far baruffa. Mettersi 
in un baruffo. Acciuffarsi, 
Baruffi. Abbaruffarsi, Accapigliarsi, Az- 
zuffarsi. Far baruffa, Accapellarsi; 
Barzegà {che anche dicesi Barrigà). Baz- 
- zicare. Capitare alle volte o anche 
sovente in alcun luogo. Per cs. El ne 
barzéga de spess per cà> Ci bazzica 
sovente per casa. 
Barzelèlla. Barzelletta, Motto. 

Di su di barzelètt. Motteggiare, 
Pien de barzelètt. Moiteggevole, Mot- 
ieggioso. Faceto. Scherzevole. Sollaz^ 
zevole. Tutto facezie, 
Barzelcltà. Barzellettare. Buffare, Mot- 
teggiare, Tratteggiare. Frottolare. Ber- 
golinare. Dire delle barzellette. 
Barzigà. Bazzicare- F", Barzegà. 
Bàsa(Dà la). F.. Bàssd(DH de). 
Basa per Bàsgia(manipofo). F. 
Basa. Baciare. ' 

Bnsk la nmn. f^. Man. 

Basa la stola, fig. Baciare il manipolo. 

Bàsemel. To* castrami questa. 

£1 dovarav basa la terra dove el 

' mett i pee Dicesi parlando 

di persona che abbia grandi obbli- 
gazioni con un'altra, ed equivale al 
frane. // devrait baiser totts- les pas 
' par oii il marcAe (Roux Dict.). 

Et mai vist? basa quist. F, Qulst. 
Podè basa el did. F, Did. 



) BAS 

Basa. T. dell' orti. Combweiare, ' Dicesi 
dell'esser ben * congiunii 'legno con 
legne, pietra con pietra, ecc. — Ga- 
spare Gozzi parlatido di usci scrisse 
Affrontarsi in questo senso. 
Basàa. Ad, di Pan. F, 
Basabiceli. Lo stesso che Barbabtcch. F, 
Basalìsch. ' Basilisco, BasiUschio, 
Basamàn. Baciamano» 
Basamùr* Santinfizza, F, Beat. 
Basàss e Basass-sù. Baciarsi, < 
Basàss. Fondarsi, Aver per base. Per es. 
Mi me basava su quella eh' el fuss lu. 
Io mi fondava in su questo eh* ei fos' 
se quel desso. Io a^eva per base ^ per 
fondamento che foss^egli per <ippwUo* 
Basci. Bacino, Bacile. 

Tegni et bascl a la barba. F, in Tegni. 

Basciamèll Sp. di salsa fatta 

con farina, uóTa, prezzemolo ecc^ 
Dal frane. Béchamel, 
Bascira. K Bazzìla. 

Basegà {ed anche Basegà in del maBegh)« 
■ Oscillare. Essere dubbioso. 

El baséga, ma el sta in pee. Quel 
che ciondola non Cade, 
Basèll* ùradino. Grado, Scalino, Scaglio^ 
ne. Dal greco Baci;, dice il P'ar, mil,; 
e forse meglio dal greco Bocryu (ascen* 
do) — Le sue parli sono: 

Pedanna o Pian. Pedata ^ Akada. 
Alzata, 

Andà in-sù on basell. fig 

Dare un passo innanzi; Essere pro- 
mosso d*un grado. 

Fa cuntà i basi] Chi muore 

in miseria suol esser dalle soffitte o 
da' piani più alti della casa , ore abi- 
tano siffatti poveri, recalo a terreno 
lUToIto in un lencuoloy onde poi es- 
sere collocato nel cataletto comune che 
ivi sta ad aspettarlo. Nello scender. le 
scale si suppone che i becchini con 
poco riguardo lascino che al cadavere 
pei^oli il capo ^ e che questo dia su 
varj gradini. Da quest'uso, che è vero 
in pieno ^ ma che giova credere falso 
nell'ultima suq parte, il nostro po- 
polo ha tratto ii dettato Gk han. faa 
cuntà i busi] quando vuol asserire 
d' alcuno che morì povero, e per lo 
più galantuomo. 

Fa el prim basell* met. Fare il primo 
^ passo* Rompere il guada o il gidaocio* 



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BAS ( 

FftHà- ei prrm basell (fig^ clU anbhe 
dicesi Falla el print hoWotk), Jkinmàle 
i primi passi* Vale sbagliare alla pri- 
ma» fìiUare il prìmo passo, e corrispon-' 
de al francese Avoir mal engrgné^ 
Sabbia de basell. K. Sàbbia. 

Baselllu. Scaglioncino, 

Basellln. T. de'Car. Predellino (cosi l'Alb 
enc. in Contrappredellimo^ in Paletta 
in Montare^ in Monkiiay ecc.). 

Basellin a duu o trii pass o passad 
o slafT. Predellino a due o tre montaie 
o baUenii o palette* 

Basellóo. Scaglione, 

Basén. Basino, Stoffa di filo di cotorie, 
talora mista ancbe con filo canapiiio, 
cbe ba qualche simiglianza col fru- 
stagno, ma n'è più fina e più forte 
di molto. I Fr. la chiamano Basiti e 
ancbe Bombasin* 

BÀsger. ^. Bàsgier. 

Bàftgia Rotellina di minute 

d^ agnello o simili preparate per in- 
saccarvi salsicce , salami , ecc. 

Bàsgia. Masao, Quel corone che si fa della 
canapa e del lino quìando si segano. 

Bàsgia. Manna ? Manipolo 7 Gargiuolo ? 
e netl' Urbinate iUaim^/Za. Il manipolo 
di lino già scotolalo e ammannito per 
la Tendila. Dò basg- de lin. Due man- 
nelle di lino » Verso il Pavese dicono 
Basale riferiscono la voce anche. alle 
cipolline, air insalata 9 ecc. 

Bàsgia mi si assicura dicasi in alcuni 
luùgld per hòsc (penzolo d* muw), V, 

Basgiàn. Baggitmo. /^. Badée. 

Basgiànna. Fat^a ttemina. Legume notìs- 
simo. Dal lai. Bajana. Gli Aretini chia- 
mano Bagiane le fave fresche sgusciate. 

Basgiànna Sp. di pelle di cui la 

gi*ande direbbest Baxuma^ la piccola 
Bassetta o Pelle, agnellina. 

BosgiaBoeùra. Fava minuta. La rieiajaba 

• minor dei botanid. 

Basgiaràda Propriamente colpo 

dato col .cosi detto Bàsgier, y.^e per 
estensione. Bastonata. \Legnata. 

Basgiaràda .... Quanta roba o acqua 
o altro liquore si porta iauna voltti 
nelle corbe o ìaei Aecchj appesi al cosi 
detto Bàsger. f^,' 

Basgifiradèlla. JDim, di Basgiaràda nel scr 
condo sig, specialmente* V* ^ 

Bàsgier per BastiÌB. V. 



77 ) BAS 

Bàsgier o Bàsgiar ò Bàzsol. £!ii/co(*liiec|i.). 
Sp. di bastone lungo poco più di! un 
metro e un quarto., più o meno arcuato 
. a piacere, il quale neUe due testate 
ha una tacca che serve a rattenere i 
secoli j o le corbe che vi sì appen- 
dono per portarli bilicati (e pieni 
d'adequa, d'^uva, di panni, eor.) in 
. sulle spalle T uno. per davanti e Taltro 
dietro al portatore. I Fr« lo chiamano 
Ptdanche^ i Piemontesi Subrì^ i Ve- 
neziiìni Bigòlo. L^Alb. bass. lo traduce 
'franga ^ e il Voc. pad. Jrconoello; 
ambidue poco felicemente, se non erro^ 
Dal Ba/ulum. dei Latini dice il yar, mil, 
Vtss giò de bàsgier. (ig. Abbio- 
sciare, V, in Còrda. 

Bàsgier. Baggiano, Baggeo, y, Badée. 

Basgifleù. Bacino, Bacinella, 

On basgicsu o On carr d^ obbliga-, 
zion. y. Càrr. 

Basgioeù. Stuolo» Drappello. Torma, Trup^ 
pa. Frotta, 

• La T« farà on basgiccu de rancitt » <Gar. Tob.). 

Basgiòtt. Bazzòtto. Sommoscio. Umidotto, 
Basilegh. Basìlico. Ozzimo, BassìUco, Er- 
ba nota cbe è Vùcyrnum basilicumìÀn* 
Basin. Bacio. Baciare ; e con voci anti- 
che o idiotiche Bagio « Faggino. 

A basin. T. di O Nel ^uoco 

delle bocce vale Accosto accosto ^ e 
dicesi di due o più pallottole che si 
Combacino affatto a&tto. 

Basin de Giuda .... Bacio o carezza 
■ che ti fa chi vuole tradirti. Anche 
i Francesi dicono V/i baiser de Judas. 
Basili, de mort Talora ci ac- 
cade di trovarci in alcuna parte del 
corpo una specie di succio che prima 
turchiniccio va poscia ingiallendo fino 
a che 8compai*e affatto, e ce lo tro- 
viamo senza saperne la causa o aver- 
vi data occasione. Questo ristagnuzzo 
' di sangue, che cagionato da una per- 
' cessa sentita diciamo BólU trovato cosi 
• per percosse inavvertite o per chec- 
chessia altro è quello che noi diciamo 
Basin de mortj per le solite ubbie 
delle visite de^ morti ai vivi che ne la- 
sciano loro memoria in siffatti lividi. 
Basin s'*ctasser o . de massera, Ba- 
.ciozw, . Bacio che fa ,scoppio. Bacio 
. aodo ed appiccante. . 

Ball del basin. Ballo della ptzmoUT 



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BAS ( 

Fa on bAsm a la Iranzefa. Baciare 
alla franciosa o alla francese^ cioè 
prendendo gentilmente colle dita ambe 
le gote di dlcuno e appiccandogli cosi 
tin pajo di baciozzi. I Francesi dico- 
no Baiser d la rincelle, È il solito 
complimento ohe molti vi fanno fare 
da' loro bambinelli con un monte di 
smancerie e di deliziari bamboccevoli 
per giunta. 

^ass on basin de fogn. Baciarsi 
alla sfuggita. 

Fa on basin su la bocca. Baciare 
in bocca. 

Mangia vun in di basitt. Jppiccare o 

■ Dare o Imprimere mille baci ; ed an- 
che nello stil famigliare Mangiar uno 
da'^baci col Zan. Ritr.fig, I, 3. 
Tira i basitt lootan cent mia. K Mia. 

Basin .... Dicesi di quell'ammacca- 
tura che resta in un. pane in quella 
parte che ne ha toccato un altro, o 
il forno. I Francesi hanno Baisure in 
questo senso. 

BasincBÙ. Baciuzxo, Baciucchio. 

Basinòn. Baciozu). Bacio che fu scoppio: 

Basinòtt. Bacioxzo. 

Bisla. Catino. Ciòtola. Vaso grande e 
spaso cosi di terra cotta come di le- 
gno. I contadini, brianzuoli però in- 
tendono, solo di terra cotta. 

Baalètta. Tafferia. Sorta di vaso di legno 
spaso e con orlo naturale 9 sul qufle 
si. mondano i legiuni, il riso 9 ecc. che 
.s' hanno a cuocere poi in zuppa, ecc. 

. Terso il Novaresi è detto Sta fonìa* 
. Salamm de . basicità. . . . . «Ogni 

• rifiuto di salame o di carne porcina 

. esposto in vendita nelle botteghe dei 

pizzicagnoli ammonticchiato olia rin- 

' fusa sopra una tafferia. I compratori 

- dicono anche assolutamente iSScià duu 
sold de basletta per richiedere tanto di 

- que"^ rifiuti quanti valgano due soldi. 
Basletta. Bazza. Mento allungato e un 

pò'' arricciato. La maschera del Panta- 
lon veneziano ha la bazza esagerata. 
Basletta. ger Tra noi chi la- 
vora e anche chi traffica di cacio 
- chiamano cosi la forma di* cacio lo- 
digiano spiattellata , cioè assai larga 
e poco alta , per allusione alla taffe- 
ria (che diciamo busleita) la quale è 
«osi faua. 



78 > BAS 

Basletlàda . • . • Quanto cape aur una 
basletta 9 cioè sujr una tafferia». . 

Bàslettin .... Ragazzo che ha la bazza. 

Baslettinna Piccola bazza. 

Baslettoeù ..... Piccola bazza. . 

Baslettoeùra ...... Piccola bazza. 

Baslettòn .... Uomo che ha gran bazza. 

Baslettònna . . . .Donna che ha gran bazza* 

Baslìn o Baslìna. v. coni* Vim. ^i Bàsla 
in sig. di Vaso spaso di terra cotta. 

Basloeù. CiotoUno. Ciotolina. Ciotoletta. 

Baslòtt. Conca. Catino. Vaso di legno o 
di terra cotta per servizio di cucina , 
ad uso di lavare le stoviglie, ecc. 
De* grossi salci si fanno assai catini. 
La nostra voce è corrotta dal f^as 
luteum de^ Latini, dice il Far, nUL 

Baslòtt. Ciòtola. Ciotola da danaro. Quel- 
la coppa di legno in cui i banchieri 
e i mercanti tengono i danari. 

Baslòtt e Baslottèll dicono i Brianzuoli 
alle castagne fallite che i nostri fanr 
ciulli di città chiamano Cazzùu. F» 

Baslottée. Voce delPAlto Milanese. Caii- 
nàjo. Fabbricatore di ciotole, conche» 

. catini, mestole, secohj, zangole, ecc. 
In città questi arnesi sono fatti e Yen-* 
dati dai cosi detti Fuserócch. V* 

Baslottèll. Catinetto. Dell'edere arboree 
grosse fannosi ottimi catinctti. 

Baslottèll. dotolino. Ciotolina. Cioùoletta. 
Ditti, di Ciotola ; coppettino o scodel- 
lino d^ UQ pezzo per diversi usi, si- 
mile a quello che i marina] chiame* 

. rebbero Gavetta. Ed anche Parte di 
alcun lavoro in forma di ciotola^ co-« 
sicché quel vano circolare che sporge 
fuori del parapetto del carr uccio da 
bambini (foma o sere del strencineu) 
che vien detto BasloUin.Q Baslottèll dei 
strenf irata i sarebbe da tradursi il Cio^ 
ialino ilei corruccio; e cosi pure quella 
' pissidetta che sta in. cima di quasi 
tutti i nostri arcolaj (da. noi chiamata 
Baslottèll de la bicocca). si potrebbe 
qon proprio nome chiamare dotolino 
o Ciotoletta dell'arcòlajo. 

Basorgnà. F. Basottà. . . . 

Basorgnón. Baciaiore* 

Basoità. Baciucchiare* Baciuceare. Dare 
piccoli e frequenti baciali fr^BaisoUer. 

Bàss "-^ No savenn uè in buss né in 
bass. F, Savè. 

Bàss. sost. m. T. muBic. Basse, 



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BAS ( 

Bm. 90st. m. Lo stesso che Bass*oi>a. f^» 

Doman de bau. Donuml a.ora batsà* 
Bàss. ad. Basso, 

Ave di élt e bass. flg» Essere '^«^ 
ìestrato dalla fortuna. ìuconirare casi 
diversi di forluna. Andar soggetto alle 
ingiurie e alle percosse delia /oriunai 

Coo bass. y. Cóo, 

De bass. Da ìmsso. A basso. 

Dormi a bass de coo. Tenere il capo 
su guemcial basso, - * 
' Fa alt e baM come se rorar. V^ Alt. 

Fa pari 'bass o Fa resta bass. fi g. 
Sgnaccare. AupiUre. A^iiire. ■ 

Gent bassa o Bassa geni. Bassa 
genie 9 Sente M bassa mano 9 di vile non 
zione, di basso affare', di basso stato, 
' Messa bassa. ^. Méssa. 

òr bass. Òro basso .0 di bassa lega. 

Paesi bassi, scherz, P^rii da ifàsso. 
Deretano. Premito; ed anche Angui- 
nàglia. In quest^ ultimo senso sono 
«ìRqì alle Basses maróhes dèi Francesi. 

Prezzi bass. Prezzo basso , poco^ Olle, 

Bestà bass. Jiiuscire' basso ^ e ùg. 
Restare scodato , -smaccato j. svergo* 
• gnato. Bimànere ai di sotto. 

Tegni bass vun. ^g: Tener imo eorto, 
eìneto , a segno , in soggezione. - Noti 
lasciare che uno stenda o allarg/ii 
Pale. Tener tarpate Pali ad alcuno. 

Tratti d^alt in bass. K Alt. 

Vardà d^ alt in bass. ^. Alt. e agg. 
Qtoello che i Fr. dicono Begarder par 
dessus Vépaule o de haut en bas. 

Vess bass de tacch. y. Tàcch. 

Yess bass de rista. ^. Vista. 

Vcss bass el vassell. Aver del basso. 
Essere al basso. Dicesi del vino o si- 
fnile qoando sta per finire nella botte. 

ye%3 yegnuu al bass. Avere consu- 
mata l* asta e il torchio. Essere ridotto 
al basso ; e parlandosi d^ un siffatto 
uomo si dice anche jLe acque son basse. 
Bàss. Ad. di Pànn, Tila, ecc. V. 
Bàas. Ad, di Cai*nevàa e di Pàsqua ^ e 
vale che durano o ricorrono poco 
innoltrati nelFanno. 
Bassa. Fondura. Bussata. Noi diciamo 
La Bassa assolutamente per tutta la 
parte piana dello Stato ; il Basso ìli- 
lanese^ il Pavese* il Lodigiano sono 
compresi sotto un tal nome. 

Vun de la bassa. Pianig^MW* 



79 ) BAS 

Bassa (Dà de). Scavalcare. Cavallare^ Dm- 
re il gambetto. Quasi simile all^ altro: 
.. Tra de scagn. y. in^ Scàgn. 

» Ap^U4« «e iutrodas ooa u»aiiKa, che v«i 

oim refonuA a dagli, d^ baisa. * (I>«1. Bijn.). 

Dagh de bassa a vun {cìie altri 

disse Dà la basa a vun). Porre a so* 

dere.uno. Levar uno di posto. 

Bassa. Bascià. 

Bassa, met »... Prepotente « 

adespoto 9 che esige obbedienza cieca t 
che. non vuol Mentire ragioni. 

Ba;toà. Abbassare^ Chinare» \ 

Bassa el eoa. Chinare , il, capOf . 
Bassa ci coo. .fig., ff. Quo, .. , , 

BaiSsàa. Participio, di Bassa, y. Ohe s*é 
bassaa.el cer.vell. j^ pjprdutojljume 
delV inUlletlo 

Bassaoàssa. Cassettino delle, letfcre basse. 
Quella, parte .della ..fiasca . da stampa 
che contiene le lettere minuscole. 

Bassàss. Scendere a .... Degnarsi di 

. ....... Per es.. £l.s'*é bassaa a an-> 

dagh. Si degnò andarvi, El cred de 

' basaafls, Q'ede avvilirsi. . 

Bassàss*-giò. Chinarsi. . 

Bassètt(Sto). frase cont. Ferso sera. Sul 
far della sera. Intorno a vespro. 

Bassétta. Passetta. 

Oiugà a la bassétta. Fare a chia- 
wuwe e alzare. Fare alla bassétta, V^ 
Faraón. 

L* è on giceugh de. bassétta.. fig» 
È- un fungo di rischio,, È cosa fortut 
ne v ole , pericolosa , rischiosa * d^ esito 
assai incerto. 

Bassignàna (Cà). y, in Cà. 

Bassinèlt. f. Fogón. 

Bassinètt. T. d'Arm. StodeUina, Parte 
della piastra o sia dell^ acciarino di 
un* arme da fìioco ove méttesi il pol- 
verino e che si copre colla martelhna. 
Dal fr. Bassinet, Il Oiz.artig. lo chias- 
ma anche Scudetto, e dice che è com- 
posto, di .Bacinetto (la .parte incavata 
ove si mette la poUert ), BraciiCtta^ 
. Brachetta con foro per la vite della 
martellina, e Spondella dette in fr. 
Fraisure, Qucue , Brid^ e Garde-feu, 

Bassi roeù 1 colligiani deU^Alto 

Milanese, e spieciabnente della Brianr 

sa, danuo questo nome a que^loro 

.compatrìoUi che in certe stagipni 

deli' anno abbuidonaAO il pfiese per 



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BAS ( 

' redarsì nella nostre pianura {a la 

Imasa) a buscar guadagno nei lavori 

agrarj acquali non bastano i pianigiani. 

Bass^òra. Bassa ora. Ora bassa. Dì basso. 

Voce contad. per denotare sul tardi, 

• suir imbrunire*' 

Bass^oràda. y. cont. Fèsperata. Tutta il 
dì basso ; tutta T ora bassa quant^'eila 
dura. 

BassriléV. Basso rilievo* • 

Bàst. Basto. Arnese che a guisa di sella 
s^ impone alle bestie da soma.' 

Fust o Scenten. Fusto «« Arch o Ar^ 
són ò Ui'cion o Assèlt. Arcioni ^ Peli 
o Quattadura. Cojame *» Guarnìiion. 
Guarnizioni ^ Copp. Arco? «a-Sedée: 
Sedere? *^ Ferradura. Ferri. 

Avegh pocca paja in bast. fìg. Es- 

• sere sburrato y cioè snervato, debole. 

Guggia de bast. f^. Gùggia. 
Lassass bndà el bast sott a la pan- 
seia.fì g. Cacarsi setto . Perdersi d'*animo . 
Mangiass la paja fceura del bast. 
Mangiarsi • V erba e la paglia sotto 
( Alb* enc. in Erba ). Consumare il 
patrimonio o il guadagnato senza più 
oltre industriarsi^ il die è sempre 
male per chi non e ricco molto o di 
quattrini o di apatia. 
Mett el bast. Imbastare. 
Porta el bast. iig. ^. in Bastinna. 
Toeù giò el bast. Sbastare. 

Bàst. met Livrea, divisa, assisa. 

Basta. Bastare. Essere assai. Essere a 
òastanza. Esser sufficiente. . 

Basta basta. Basta » ed anche Basta 

basta, 

Bastàrd. Bastardo. Spurio. Illegittimo — E 

met. Bastardo. Degènere. Tralignante» 

Bastàrd. Ad. di Remolàzz. P^. 

Bastar dàa. Bastardato. Tralignato. Imba-' 

stardito. Dischiattato. Imbastardito. 
Bastardàss. Tralignate^, DiscìUattare. Im- 
bastardire. Degenerare. 
Bastardèll. Ad. di Aemolàzz. F. 

Bastardèlla. T. de^Carr Sorta 

dì carrozza la quale , se non erro , è 
quella che i Fr. chiamano Dormeuse 
— Nei diz. Bastardella trovasi col 
solo sigu. seguente 
Bastardèlla. T. di Cucina. Bastarda, Ba- 
stardella. Vaso di rame stagnato chiuso 

• per cuocervi entro carne , per pur- 

• gare tuccherìyeccr 



80 ) BAS 

Bastardèlla. . . ..Spi d* asse di pioppo^ 

'BMiavdón..Biutardaceio. Pegg<' 4i Ba- 
stardo. 

Bastardón. ..... Ramo di vite che ha 

le gemme piatte. 

Bastardòtt. . . . Sp. di travicello, r. Tràv. 

Bafitée. Bastajo. Basiiere. Chi la i basti. 

Bastévol. V. delPAlto Milanese. Durevole. 
Bastevole. Bastabile. Dicesi di roba, 
specialmente mangiativa 9 che aia di 
durata e casereccia. 

BastL Bastare. Fare. < Serbarsi* Parlan- 

. dosi di carni» frutta o simili 9 vale 
Conservarsi, mantenersi, dorar lii^n- 
gamente. 

Basti. T. d^Agric. Far piede. Diecsi delle 

. piante quando ingrossano.. 

Bastìn dicono i cont. br. per Bastinna. I''. 
Ave di piagh soU al bastia. /^. Piaga. 

Bastinna. Bastina» Specie di baste leg- 
giere senza' arcioni, senza cojame, 
senza ferri. 

Porta la bastinna o el bast. fig. .... 

■ Portare il peso , il carico di checches- 
sia. Quasi il Porter Vendosse dei Fr. 

Bastinna. Bardella, Sp. di sella qi«asi 
spianata di cui usano i mulattiarit i 
' contadini , ecc. 

Bastinna. .... Così chiamasi in vane 
parti del Milanese quella specie di 
giaco da toixoktori e brentalùri di 
vino che le genti montaaiae e di 
Brianza chiamano Zacck. V* 

Bastidn. Bastione. Da noi però la voce 
Bastion indica ciò che toscanamente 
direbbesi Le mura. P. es. Ho faa el gir 
de tutt i bastion. ffo percorso tutte le 
mura.'l bastion de Milan e quij de 
Lucca se somèjen. Le mura di Lucca 
sono quasi simili a quelle di Milano 
«*— I nostri Bastion sì dividono in Ba* 
stiou. Cortina, e Valetta. Baloardo. 

Bastón. Bardellone. Basto grande. 

Bastòn. Bastone. Matta. 

Andà- cont el baston. Andare a 
maiAa, cioè appoggiato alla mazza. 

Bastón de cadrega. Cavigliuoli da 
seggiole{*iosc. Tom, Sin.). 

Bastón de cassia. Boccinolo di cassia» 
Bastón de ciccolatt. Bastoncello? 
Bastoncino? Pe%zuolo? Panetto? Botella? 
Bastón do coUanna. f^. Collànna. 
Bastón de pajee. K Pajée. 
Baston^de la «ros. Asta della croce. 



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BAS (8i 

Baston de la polenta chiamasi da 
varj contadini dell* Alto MiL quella che 
noi diciamo Canella V,^ con gttesta di- 
versità però che dove la Ganella è un 
vero cilindro liscio, il Baston è un vero 
randelletto ricurvo nella testata dijbn- 

BaAton del balducchin. Aste, {do, 

Baslon de V ombrella. Bastone (cosi 
TAlb. enc. in Ombrello). 

Baston de pastor. Vincastro, Pedo. 
Baston di pastore. 

Baston de zirott. Maddaleone? Moc- 
chio di cerotto?. 

Baston dì orbitt. Batocchio. Batac^ 
cìiio. Baston da ciechi. 

Baston di soldaa. Giannetta, 

Baston di tend .... Ai palchetti 
( ^enèff) de^ nostri padri , eh* erano 
pesanti e incomodi , si sono sostituiti 
certi bastoni a capo de* quali inastausi 
frecce o mele o altrettali ornamenti 
dorati , e in questi bastoni si ficcano 
quelle ballettine che fanno officio di 
rattenere i drappelloni che soprador- 
nano le cortine d*una finestra , ecc. 

Baston tutt a gropp. BastOFte nodo- 
so 9 noderoso, ronchioso, nocchieruto, 
e anche pannocchiuto. Màzzero. 

Cont i asen ghe voeur el baston. 
y. Àsen. (Lègn. 

Fa corr on legn per on baslon. /^. 

Insegna cont el baston. fig. Inse- 
gnare a rodere i ceci. Mostrare V er^ 
rore col castigo. 
Baston . T. di Giuoco. Bastoni, 

Fa corr el re de baston. fìg. Cascare 
a bastoni ( Fag. Cicisbeo sconsolato MI, 
8). Far passare sotto un ponte di legno 
(Fag. Un vero amore non cura interes- 
se ìli 9 5). Dar P asso di bastoni{FsiQ, 
Av, pun. Ili, i6). Sonare a catasta. 
Mandare a Legnaja. Far trionfare ba- 
stoni. Bastonare. 
Baston. T. de* Confett Can- 
nellini confetti a foggia di bastoncini 
con entro rosolio o rhum. 

Baston. T. de* Ciambell Sp. di 

panetto dolce fatto a bastoncello. 
Baston. T. de* Tom. Appoggiatojo? Le- 
gno lungo sul quale i toraiaj s* appog- 
giano nel tempo che torniscono. 
Baston. T. de*Falcg. Bastone. Sp. di 
pialla colla quale si fa il guscio. 

Mezz baston. F. Mézz^ 



) BAS 

Baston de la festa. Maestro di sala — 
Masc/tera del teatro(* fior.). Nelle ve- 
glie de* privati è regolatore dei balli 
quel primo 9 come n*è il secondo nei 
veglioni pubblici. Come poi 1* uomo 
allegro per eccellenza , 1* eccitatore 
ali* allegria siasi tramutato da noi in 
un Bastone è cosa singolare , ma non 
diflicile a intendersi. O egli fu detto 
così perchè mentre tulti sono in ballo» 
egli solo sta fermo come perno dei 
balli medesimi, o fu così chiamato per 
quella figura d* imperiosità che Pun 
uomo volle mostrare air altro nel ba- 
stone di qualsivoglia forma o figura. 

Bastona e Bastonà-sù. Bastonare, Àbba- 
stonare. Sonar colpi col bastone. 
La prima se perdònna , la segonda 

se bastònna Modo di dire 

col quale ci mostriamo scusatori di 
una prima colpa , e negatori di per- 
dono a una seconda. Allorché noi 
usiamo questo modo di dire a rim- 
provero di seconde nozze mal fortu- 
nate si potrebbe sostituirgli il dett. 
ital. Chi ha o toglie una moglie me- 
rita una corona di pazienza ^ chi due^ 
una di pazzìa, 

Baston àa. Bastonato. 

El par che m*abbìen bastonaa. Po/o 
bastonato. Sono abbaccìdato. Dicesi da 
chi si sente spossato o abbattuto dopo 
una febbre o alti*o male qualunque. 
Vess becch e bastonaa. Aver avtUa 
mazze eccetera (Pag. Av, pun. 111 , i5). 

Bastonàda. Bastonata, Bacchiata, Batac- 
chiata, Randellata, 

Dà via bastonad de orb o de lira. 
Dare mazzate o bastonate sudice, vec- 
chie, strane, di cieco, da ciechi, Tom-* 
barare. Zombare. Metculare, Dare co- 
me in terra. Spianar le costure. Sonare 
a martello. Sonar le campane a dop- 
pio. Percuotere a mal modo col ba- 
stone. K. anche Lira. 

Paga de bastonad. Dar bastoni in 
vece di danari. Saldarsi i conti dal 
solito maestro di casa, 

Yess duu orb che fa ai bastonad* 
y, Duu. 

Bastonadlnna. Bastonatina, Qualche poe- 
ta tose. mod. usa anche Bastonatella. 

Bastonàggia. Pastinaca, e con voce ant. 
Bàucia — Da alcuni usasi anche per 



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BAT ( 8a 

Carota. V. Gniff — Ed anch« per Pa- 
stinaca o Carota salvatica o Capobian-^ 
co 9 cioè pel Daucus carota sjrìs^strìs 
de* bot. che i contadini brianzuoli chia- 
mano Bonzon o Radisetta^ e di cui 
mangiano la radice cotta col burro 
o in insalata. 

Bastonàss. Bastonarsi» Fare alle bastonate. 

fiastonin. Bastoncino. Bastoncello. 

Bastonìn. T. de^Faleg. Bastoncino? Sp. 
di pialla. 

Bastonìn. Bastoncello? Specie di dolce. 

Bastonscèll. Bastoncello, Bastoncino» 

Bastonscellin Picciolo bastoncino. 

Bastròzz. Baratto. Barazzo. Permuta, 
cambio di cosa con cosa^ però sem- 
pre in senso avvilitivo. 

Bastrozzà. Barattare. Barazzare, 

Bostrozzó. Barattiere. Barattiero. 

Bastarlo e Basturlòtt. y. e. br. Scempione. 
y. Badéc. 

Batàcc , ecc. V. Battàgg , ecc. 

Batàr Sp. di carrozza che nel Voc. 

parm. è tradotta Carrozza bastarda? 

Batàrd. s. f. T. de' Callig Sp. di 

carattere cosi detto dal fr. Bdtarde. 
È qpuasl quei medesimo che noi chia- 
miamo Posato o Formato. 

Batarèll. Bandello, Bastoncino. Baston- 
cello. Da Bat e Batuo dice il yar. miL 

Batarìa, Batèlla, ecc. V. Battarla, Bat- 
tèlla, ecc. 

Batirdu. V. Batlirón. 

Batista. Batista. Nome proprio usato 
nelle frasi seguenti: 

Ave del Batista e talvolta anche Ave 

pussee del Giov.ann che del Batista 

. j4ver del baggeo. Esser dolce di sale. 

Ave la vista che fa batista. /^. Vista. 

Batizia. Agg. di Tìla usato anche a mo- 
do 'di sostantivo. Batista. Battista. 

Batizzàa, Battistato(* fior,). Agg. di Tela 
rklotta a foggia di tela batista. 

Batòsta k Carpiccio. E iìg. Rovescio* Si- 
nistro — La Batosta dei dÌ7. vale con- 
tésa di parole.' 

Batostèlia ^ . . . . Lcggier sinisU^o, lieve 

Butostinna S disgrazia, sciagurelta. 

BtttL Battere. Dare percosse» colpi, pic- 
chiate. 

A batt i paga compar la stria. V. Strìa. 
Andà a batt ci pess. y. Pèss. 
Ball a hi larga o Baitela a la larga. 
Tenere il largo» Farcii dalla lunga* 



) BAT 

Batt a la porta, flg. Essere la eanr» 
dela al verde. Trovarsi in checches- 
sia agli estremi. 

Batt a martell. T. d'^Argent. Battere 
a mazzetta. 

Batt a passdn .... Nelle risa j e si 
chiama cosi il trebbiare il riso attac- 
cando i cavalli che hanno a trebbiarlo 
ad un perno fitto nel centro deir aja 
sulla guale è disteso per mezzo di 
funi che si allungano e si scorciano 
a tenor del bisogno. 

Batt cassa .... Cosi dicono gli 
opera j quando ricorrono, prima del 
tempo in cui v* hanno diritto, al pro- 
prietario della bottega per avere una 
qualche anticipazione sulla loro paga; 
ciò che i Francesi dicono Demander 
sa banqite. 

Batt de lì. Battere in o tra cltecchessia. 
Esser vicinissimo, esservi differenza 
insensibile. La batt de li. Ella baite. 

Batt el gran su Pera. f. Èra. 

Batt el lin. Amagliare. Percuotere 
il lino col maglio prima di scotolarlo 
per diromperlo. 

Batt el nemjs. Batter V inimico. 

Batt el pajoeù. Battere il vigliuolo 
il pagliuolo — Il ribattere la paglia 
già battuta mentre che viene ripresa 
scompigli atamen te colla forca ilicesi 
Fare la òatterella{* fior.). V. Rebàtt. 

Batt el pois , el coeur , ecc. Battere 
il polso 9 il cuore ^ ecc. 

Batt el sass. F. Sàss. 

Batt ci so. Sferzare o Battere il 
sole in un luogo. 

Batt el tambor. Batter la cassa. 

Batt o Batt-faeui*a i pagn. F. Paga. 

Batt-foeura. Batterei per es. Batt- 
foeura el ferr, el ramm, ecc. Battere 
Martellare il ferro , il rame^ ecc. 
per ispianarli, assottigliarli, lavorarli. 

Batt i bottoa a la turca.K. Boltón. 

Batt i brocchett. y. Brocchètta. 

Batt i caslegooeur. F. Castegnoeùra. 

Batt . i man. Battere o Picchiar le 
mani. Applaudire. 

Batt i matarazz o la lana. Diveltare, 

Batt i or. Battere le ore. Scoccare 
le ore. Suonar le ore. 

Batt in di fianch. F, fiànch. 

Batt la catlolega. F. Cattòlega 
Bàltcghela. 



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BAT ( 

Bau la lunna. V. Lftnna. 
Batt la pattoja. V. Pattòja. 
Bait la retìrada. fig. V. Retìràda. 
Batt la strada. BaJtUre la strada o 
il cammino. Scorrerli. 
Batt raizalin. r, Azzalin. 
Batt sodo. r. Sòdo. 
Chi no po^batt el cavali hatt la 
sella, r. Cavali. 

La batt de li. Ella batte. V. dietro. 
Bàtt. Insistere. Seguita a h^iU Insistere. 
Durare. Persei^erare. Non si ristar di 
JarCj dire 9 ecc. Bitoccare alcuno. Ser- 
rare il basto addosso a uno. E batt 
che te batt. Tocca e ritocca. 

A forza de batt se otten. Lo irn^ 
j ronto vince V avaro. 
Bàtt . Battere (Fag., Gr. Diz. inil., Diz. ari.). 
Percuotere colle artiglierie le mura 
d i forti per mandarle in rovina, farvi 
e itro breccia, ecc. — Battere a dirit- 
ti ra^ a piombo 9 di riflesso^ di come-- 
tita^ di costiera , di ficco , di fronte , 
t? infilata 9 di rimbalzo ^ di sc/iiancìo ; 
n breccia 9 in croce ^ in rovina y ecc. 
tutte varie maniere di battere delle 
quali vengasi il Diz. art. 

Batt ef castell. Battere la fortezza. 
'ÀiU Abbattere. Fincere, Sconfiggere. Sit» 
perure. Si usa parlando di giuoco, 
di battaglia, di contesa, ecc. 
Bàtt. T. de'^Cappel. Accordellare. Cor- 
deUare. Battere all' arco o a corda. 
Battere e sfioccare il pelo da far cap- 
pelli, il che fassi coll^arco(ar5(^n). 

Bàlt. T. di Stamp Il tignere 

che fa uno dei due lavoranti al tor- 
chio le forme di stampa coi mazzi 
pregni d** inchiostro onde distribuirlo 
pari pari sulle lettere. Non sarebbe 
forse mal detlo Inchiostrare la forma, 
I Francesi hanno Touclier. In Toscana 
i più diceano pure Battere e Battitore, 
Oggidì quasi tutti usano in luogo dei 
mazzi i cilindri o rulli di melassa; 
e perciò alla voce Batt è quasi che 
sostituita quella di Boia. V. 
Bàtta, s. f. Coreggiato. y. Vérga. 
Batta. V. cont. br. Battere le biade. 

Battàda. v. e Colpo di coreggiato. 

Baltàgg. V. br. Mazza sorda. La spiga 

della tifa palustre. F. Gosée. 
Battàgg. Battaglio. Batocchio. Il suo bat- 
tente diccsi Pera o Materosza» 



83 ) BAT 

Battàgg. Batacchio? Bacchio? Grosso • 
corto bastone che mettesi al collo delle 
bestie bovine viziate perchè levan- 
dosi in ardenza sbatacchiate da quello 
s^acchetino. 
Baltàgg. met. Sabbione, F. Badée. - 
Battaggià. Scampanare, 
Battàja. Battaglia. Mischia — Anche noi 
diciamo Battaglia nella frase \esz el 
so cavali de battaglia. F. in Cavali. 
Fa battaja. Battagliare. Combattere* 
Far battaglia o mischia o battagliata. 
Battajòn. Battaglione. 

A battajòn. fig. Afusone. In chiocca. 
Si dice per denotare gran quantità 
parlandosi di esseri animati. 
Battarèll. Bandelle , F. Boridór(de rocol). 
Bai tarla. Batteria, Due o più pezzi d^ar- 
tiglieria riuniti sotto un comandante. 
Vi sono Batterie di cannoni ^ d'obiszi^ 
di morta j^ di bombe ^ di petrieri. Bat- 
terie a o in barba o barbetta , a con" 
nonierct a cavaliere ^ a ridosso ^ a scor» 
gliom^ Batterie d^ assedio ^ da breccia^ 
da campagna , di battaglia , di costa , 
d' infilata 9 di montagna ^ di piazza ^ di 
posizione 9 di rimbalzo ^ di briccola ^ e 
Batterie galleggianti , interrate , piane , 
volanti , ec» , di cui veggasi il Diz. artig. 

Muda battana, fig Cangiar 

modi o parole per ottenere quello che 
non ci ri usci colle parole o coi mezzi 
usati prima. Il fr. Clumger de batterie, 

Pettà lì tutta la battana, fig 

Schierare attrezzi o utensili, o Mettere 

in mostra quantità di robe, merci^ ecc. 

Battaria. Batteria. Il luogo in cui sono 

disposte le artiglierie in atto di battere» 

Battaria. T. de^Foch. Gazzarra. 

Battaria. T. degli Orolog. Sonerìa, 

Battaria de cusinna. Stoviglie. Stovigli. 

Attrezzi di cucina. Quei che i Latini 

dicevano Fasa coguinaria. Anche i Fr. 

dicono Batterie de cuisine. Stoviglie si 

possono dire anche i vasi non di terra. 

Bàttaro. . < . In Busto chiamano così quella 

tavola su cui sfioccano la bambagia. 

Bàtteghela (cìie anche dicesi Batt la catto- 

lega). Pregare d'amore. La nostra frase 

è tnviale; Titaliana sostenuta e nobile. 

Baitela. Essere su per gli usci a accattare^ 

(Fag. Gen. cor. I, la). F. anche in 

Cattòlega — Frecciare. Richiedere uno 

di danaro in prcsUto. 



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BAT (84 

Battèlla. Battello, Sul lago di Como è 
detta cosi una £p. di barca lunga, 
stretta e senza cerchj , della quale 
fanno uso soltanto per viaggi lesti e 
per le cosi dette regatte. 

Batlclmàtt. s. m. ... Formaggio vaccino 
pochissimo insalato, che trae il nome 
dairalpe di Betalmal nella Val Formaua 
in Isvizzera, dove si fabbrica. Ad imi- 
tazione di questo Battelmatt sono fatti 
anche i caci dolci della Valtellina. 

Batténda. v. cont. e spec. br. Battitura, 
L"* epoca, il tempo in cui si battono 
le biade — A la batténda. Sotto la 
vetta. Alla battitura. Per la battitura. 

Battént per Baltùda. K 

Batlént. F. Ónza d^ acqua. 

Bàtter. Foce usata nella frase In d^on 
batter d-oeucc. In un batter d* occhio. 
In un subito. In un attimo. In un 
bacchio baleno. In un succio. Detto 
fatto. A un punto preso. Mantenente, 

Bàttes. Battersi, Duellare. 

Battésem. Battesimo e poet. Battesmo, 
Fa on battésem. Dare il battesimo, 
'Ve vera come Ve vera che gh^hoo 
el battésem adoss. f^. Véra. 

Tegni a battésem. Tenere a battesi" 
mo. Levare dal sagro fonte, 

Bàttesscla. Battersela, Córsela, Irsene, 
Battere il taccone o la caicosa. Par- 
tirsi in fretta. 

Battezza. Battezzare — y, anche Acqua. 
Battezza el vin Vale inac- 
quarlo. 11 Pananti usò in questo si- 
gnificato fino battezzato 9 e un poeta 

' pisano disse degli osti che sono il 

' pino a battezzare usati. Anche Mon- 
taigne ne'^suoi Viaggi (tom. 1, p. 5a), 
usa Baptiser in questo senso. 

Battezza i campann Bene- 
dire le campane , cioè consagrarle al 
culto divino colle cerimonie e pre- 
- ghiere d^uso. 

Battezza per mincion. Canonizzare 
per scimunito. 

Battezza sott a condizion 

Battezzare esprimendo che si dà il 
battesimo a condizione che non sia 
già stato conferito. 

Battezza vun. scherz. Battezzare, Far ca- 
valiere bagnato, Bngnare alcuno, 'but- 
targli acqua addosso, e specialmente 
iu capo. 



) BAT 

Battezzàa. Battezzato* 

Bon battezzàa. Cristianone,Bonaccio. 
Cest un bon baptisé dicono i Fr. 

Vess battezzàa con T acqua di spi- 
nasc o di bojocch. V, Acqua. 

Battibùj. Tafferuglio, Tafferugia, Bolli- 
bolli, Baglio, 

Batlicópp. ger. Piccione, V. Puvión. 

Battiddr. T. di St Cosi dicesi, 

a distinzione di quello che tira la 
mazza , quelP altro lavorante al tor- 
chio, la cui incumbenza è d^ inchio- 
strare la forma, e che i Tedeschi 
chiamano Comut, Il Voc. ven., forse 
appoggiato ali^ uso fiorentino , lo dice 
Battitore. F, Bàli. 

Battidór. T. di Fin. Stradiere, Colui che 
ferma le robe per le quali dee pagarsi 
la gabella. 

Battidór de balón. Datore, Colui che 
manda il pallone agli avversar). 

Baltifoeùj Forse ani. i battista- 

gno in foglie, e per estens. Battiloro. 

Battilòr. Battiloro. 

Battimàn Plauso fatto battendo 

palma a palma. 

Battin. T. di Caccia. È lo stesso che 
Cascin. F. 

Baltirceù. Battitore, Campanella. Martello. 
Ferro, foggiato in diversi modi , che 
serve per bussare alla porta. 

Ogni porta gh^ha el so battiroeu. 
iig. Ogni casa ha cesso e fogna. Ognuno 
ha il suo impiccato all'uscio. Non è 
famiglia senza guaj o senza tristi. 

Battiroeu. T. di St. Battitoja. Alcuni lo 
dicono anche Sbattitoja, Legno qua- 
dro e spianalo con cuj si pareggia 
la forma prima di stampare. 

Dà-sù el battiroeu su ona forma. 
Pareggiare una forma colla battitoja, 

Battiroeu (o Balli roeùl). Magliuolo? Sp. di 
mazzuolo di legno col quale si dirom- 
pono il lino, la canapa e simili. È più 
piccolo del maglio (ile la mazza. V.), 

Battiroeu. T. dUgric Cosi chia- 
masi quel bastone che in cima ha un 
pezzo di tavola, e con cui si spiana 
la terra artatamente sovrapposta a 
qualche terreno. 

Battiroeu. .... Battitoja di legno colla 
quale i pizzicagnoli o lardajuoli che si 
dicano pestano le costole delle schiene 
{mezs^enn) di lai*do per ispianarle e 



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BAU ( 85 

renderle più appariscenti per spiando 
le sono schierate a mostra nelle loro 
botteghe. 

Battiroeù. Pestone. Così chiamasi quel ba- 
stone con C4ii si dibatte il latte nella 
zangolaC/yenag-gia) per fare il burro. 

Battirceù per Tirànt de resega. V. 

Battiroeù. iS!te/^(*tosc. Dix. artig.). Ruota 
dentata di legno commessa alleasse 
del burattello d'un frullone la quale 
nel farlo aggirare romoreggia. 

Battiroeùl. F* Battiroeù (mag/iuo/o). 

BattircBÙla, che anche dicesi Spiàttola. 
T. di Cuc. • . . Specie di paletta di 
lerro, massiccia e pesante ^ colla quale 
si spiana, assottiglia e infrollisce quella 
carne di cui si voglion fare polpette. 

Baltiroeùla. T. de^Tint Sp. di 

baltitoja di legno colla quale i tintori 
battono le robe tinte per lavarle o 
quelle da tignere per predisporlo alla 
tintura, facendone uscire la polvere 
e il sudiciume. 

Battirón(d'*acqua). Rovesda. jicguoMione. 
Pioggia grande. 

Battislòccb Nome di uno sciocco 

vissuto attempi andati che si trasporta 
a denotare un ignorante qualunque. 
Pascibietola. Babbeo, F, Badée. 

Batlistràa. Battistrada. 

Batto Sp. di mazieranga da orti. 

Batto .... In Busto è il nome che si 
dà all' accotonatore della bambagia. 
Ivi con egnal nome chiamano quello 
che noi diciamo Battìn o Cascìn. P', 

Batlòcc. Battaglio, Batocchio» 

Baltòja dicono alcuni per Vérga. F» 

Battùda. T. dell'arti. Battente. Quella par- 
ie deir imposta che batte nello stipite, 
come anche Quella parte dello stipite o 
della soglia che è battuta dalP imposta. 

Battùda. T. del G. della Palla. Mandata. 

Batlùda. Jd. di Strada. P^. 

Battudlnna. BatttdeUa. Dim. di Battuta. 

Battùu. Battuto. 

Battuu del so. Soleggiato, assolato. 
Assolinolo, 

Tegnl battuu. Insistere. Incalzare, 

Baulètt. Dim. di Baùli. F. — Talora vale 
per Stipetto o Cofanetto da gioje. 

Baulettui. Dim, di Baulètt. V. 

Baùli. Baiale. Forziere o cofano, spesso 
ferrato, che serve per trasportar le 
robe de^ viaggilitori stille carrozze. 



) BAV 

Manett Maniglie ^l*à»^T* Cantonate 
«e Betegn. Fermi. 

Andà in d^on bauli e toma in d^ona 
cassa o in d' ona valis, fig. V. Valìs* 

Baùli, gergo. Tafanario, V» Cùu. 

Bauscént* Scombavato, Imbai^ato. Bavoso. 

Baùsria. Bava. Noi però chiamiamo Biià» 
scia la sola bava umana la quale no« 
miniamo Bava unicamente allorché si 
riferisce a sintomo di stizza e di rab- 
bia ; quella delle bestie e ogni altra è 
detta anche da noi Bava come in ita* 
liano. Lo stesso s'intenda perle voci 
di respettiva derivazione. 

Bauscià. Imbavare. Scombavare. 

Bauscinna ( e cont Bausciòtt o Bavaroeula). 
Bavaglino. Bavàglio. V. Onestinna. 

Mett la bauscinna. Imbavagliare « 
Toeù-via la bauscinna. Sbattagliare. 

Bausción. Bavoso. 

Bausciònna. Bavosa. 

Bausciòlt dicono in varj luoghi del nostro 
contado per quello che in città si dice 
Bauscinna e Onestinna. F. 

Baùtta. Bautta, Sp. di roccetto di seta 
nera e con trine a uso di maschera. 

Bava. Bava, bavatura-' F. anche Baùscia. 
Bava de la seda. Bava o Sbavatura 
de' bozzoli ? 

Bava del fìl de la lana. BordigUone? 
Bava del lin. Bava del lino? 
Bava di gitt. Carico. Bocca. Boccor- 
glia. Sbavatura. 

Bava di metaj. Bava, Bavetta? 
Vegni la bava a la bocca. Fare la 
bava. Soffiare o Sbuffare come un toro. 
Fremere di cruccio, essere invelenito. 

Bàvara {che anche dicesi Bavarésa). Scudo 
di Germania. Specie di moneta nota; e 
in particolare dicesi di quegli scudi 
di convenzione che hanno improntato 
lo stemma del regno di Baviera. 

Bavarés. s. f. pi. T. de'Sar t. Mostreggiature. 

Bavarésa. T. d'Acquaced Sorta 

di bevanda eh' è fior di latte con giu- 
lebbe per lei più riscaldato. Anche i 
Francesi dicono Une bavaroise au lait^ 
e Grand d'Aussy {neW^L Histoire de la 
vie privée de Francois i.', tom. Ili, 
p. ii8) dice che fu cosi nominata 
perchè i Principi Reali di Baviera, 
trovatisi a Parigt ne' primi anni del 
secolo i8.% desiderarono una bevan- 
da cosi fatta. In Toscana chiamano 



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BAZ ( 86 

Bavarese quella che noi diciamo Bar- 

' hajàda, V* 

BaYarésa. V. Bàvara. 

Bavarin ..... Bavero picciolo. 

Bavarinètl Picciolissimo bavero. 

Bayaroeùla. Bavaglio. V, Bauscinna. 

Bavarón .... Gran bavero. 

Bavèlla. Bavella. Borra di seta, 

Bàver. Bàvero, Collare di mantello, abi- 
to, ecc. che scenda più o meno sul 
petto e sulle schiene: 

Bavds. Ad, di Lin, ec. . . Malfilato, peloso. 

Bavósa, gergo. Seta, 

Bazàr, s. m Voce orientale, si- 
gnificante mercato, fattasi volgare tra 
noi da che i nobili Luigi, Vitaliano, 
Pietro e Gio. Batt. Decristoforis con 
generoso ardimento e più che priva- 
ta splendidezza abbellirono Milano di 
quella vaghissima Galleria che porta 
il loro nome. È una nuova specie di 
Via coperta a vetrìate che diresti 
Merceria se non fosse la magnificenza 
d^ogni sua parte che ti fa scrupolo di 
così specificarla , e t^ obbliga senz^av- 
vedertene a dirla Galleria ^ nome che 
va assumendo anche tra^l volgo. 

Bazza. Bazza, Buona detta. Buona sorte. 
Avegh ona gran bazza. Avere tre 
pani per coppia. 

God la bazza. Godere buon tempo. 
Lavorare poco o nulla — Godere il 
papato. Stare in barba di micio o di 
gatta. Stare a o in panciolle o a piò 
pari. Star paffuto. Slare con tutti i 
suoi agi e ,in delizie. 

Gh^è minga sta bazza. Non v'è sfoggi, 

Bàzzega. Bàzzica, Giuoco notissimo. 

Comod. Matta t=. Gelee. Giulèt^Ge- 
leron. Giuleones= Tre coss. Cricca 9 e in 
volg. fior. Bazzicotto o Bazzicone = 
L'*aver in mano selle carie andanti 
dalPuno al sette è detto in volg. fior. 
Jver pantraccolone. 

Bazzega gelerada. Bazzica gigliata, 
(*fior.). Bazzica con giulè. 

Bàzzega! .... Interiezione colla quale 
ci rivolgiamo a chi d** improvviso esce 
fuora con qualche rutto, come per 
rimproverarlo copertamente della sua 
inciviltà. 

Bazzcghìn .... Dim, e sfezz.di Bàzzega. F. 

Bazzìla. Bacile, Guantiera. Bacino. 

Bazzilèlla. Bacinella? Dim. di Bacino. 



) BEA 

Bazzilin. Bacinella? Dim. di Bacino. 

Bazzilón. Tegglda. Arnese di rame di 
superficie convessa, sostenuto da piedi 
di ferro, sopra di cui, postovi sotto il 
fuoco, si distendono i collari e simili. 

Bazzòffi. Grasso bracato, Basoffione, 

Bazzòffia. Basoffia. Basina. Minestra gros- 
solana. 

Bàzzol in qualche parte del contado per 
Bàsgier. r. 

Andà giò di bazzol.Xo stesso die An- 
dà foeura de la grazia de Dio. f^. Dio. 

Bazzolón. Minesirajo? Cosichiamasi nel 
Basso Milanese quel contadino che 
prepara anche il mangiare pei com- 
pagni. In certo modo equivale' al 
Banciere de^ soldati. Forse dal latino 
Bajulo, perchè d^ ordinario egli stesso 
-porisiibajulat) il cibo ai compagni. 

Bazzòlt. Bazzotto, Fra duro e tenero, 
fra solido e liquido. 

Be. Bi. La seconda lettera deir alfabeto. 

Bè (che ancìie dicesi Bèbèe). AgneHo. 
Pècora^ e con v. a. Bèrbice. Noi dicia- 
mo Bè parlando deìVOvislAn.j e di- 
ciamo Agnell met., e quindi Mansueti 
come on agnell chi non ha fiele , chi 
è di natura dolcissima. 

Andà adree o Vegni adree come 
on bè. f^enir dietro come un cagno- 
/iiio( Tancia IV, i) o come un canino 
(Fag. Mar. alla moda II, a). Seguire 
altrui pianamente, non ricalcitrare. 

Fa on bè. met. Mettere a leggere. 
Mandar a/ zio (I Fior, chiamano sch. 
Zio Puffiziale del presto). Impegnare, 
mettere in pegno checchessia; quel 
che i Venez. direbbero Faron moscon. 

Bè bè. Jl bebù(iienz. Rime). Voce imi* 
tante il belato delle pecore. 

Beat. s. m. Bigotto. Baccftettone, Collotor- 
to. Santinjizza, Baciapile. Baciapolvere. 
Graffiasanti. Stropiccione, Picchiapetto* 
Torcicollo. Ipocrito, Coronciajo. Schio^ 
dacristi. Pinzochere. Beghino, Pappai 
lardo. Bizzoco. Gabbadeo, Gabbaddeo. 
Gabbasanti. Bighino. Bighiotto. I Tose, 
dicono anche volg. J)on Pilone e Don 
Pilogio. Il falso devoto che i Francesi 
pure dicono Beat. Il Fagiuoli(Rime 
IV, 55 1 ) usa anche Beato in pari sig. 

Beata, s. f. Bacchettona. Santessa. Spi- 
golistra. Bizzoco. Bizzocca. Beghina. 
Pinzochera. PizzoclUra, Bizzooherm, 



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BEO ( 87 

GraffUuanfL Bigotta, In questo senso 
i Francesi dicono une Beate ^ e gli 
Spagnuoli una Beata, 

Beata (ed anche Beatoizà e Beatoccà). 
Spatemostrare, Scoronciare, Grattare 
i piedi alle dipinture. Aver dato in 
bacchettone o in baccliettonaC tose). 

Beateli e Beatìn. Beghinello, Ipocritino, 

Beatinna. Beghinella, Jpocritina. 

Beato, ad. Beato, 

Beata la faccia, f^. Fàccia. 
Beato chi te ved. Tu sii il ben trovato'. 
Beato chi ghe n^ ha. Chi è in tenuta 
Dio P ajuta* 

Vitta beata. P^ta sbracata o conso- 
lata^ cioè senza brighe, senza pensieri. 
Beato porch. K. Pòrch. 

Beatòcca. Beghina, F, Beata. 

Beatoccà. Lo stesso che Beata. K 

Beatòcch. Beghino. V, Beat. 

Beatón. Pinzocherone, Stropicciane, 

Beatònna. Pinzocherona, Bacchettona, 

Beatoszà. Lo stesso che Beata, f, 

Bebèll. V. infantile. Ninnolo, f, Belée. 

Bécca. Bàtolo, Sp. di mantellino per lo 
più nero, e talora anche pagonazzo , 
foderalo di verde, che portano sulle 
spalle e sopra la cotta i piovani o 
curali. In Roma è detto Cornetto — 
La Becca dei diz. vale una cei*ta spe- 
cie di bandoliera. 

Becca. Beccare; e met. Ciuffare, Beccare, 

Becca, fig. Dar su di becco a checches' 
sia((lwo Apol. 174)9 cioè censurare. 

Beccàa. Sbezzicato, Beccato, 

Beccaa di varoeul. K Carpògn. 

Beccàda. Beccata, Imbeccata, Colpo di 
becco. 

Beccadinna. BeccaUna, Beccatella, 

Beccadòra. Beccatojo, 

Beccadùra. Beccala, . 

Beccafìgh. Beccafico, Uccello nòto che è 
la Motacdla ficedula degli ornit. — 
Noi però sotto questo nome confon- 
diamo uccelli che appartengono anche 
a tutt^ altre famiglie. 

Beccafighìn .... Tic^iol beccafico. 

Beccaria. Macello, Beccherìa» 
De beccaria. Macellesco, 
No vanza mai carna in beccaria. fig. 
F', Vania. 

Beccaria, fig. Beccherìa. Macello, Strage. 
¥l\ beccaria. iig. Far carne. Am- 
malare t far uccisione*. 



) .BEG 

Beccarla. Scannatojo, AmnuuMatojo, Qu^ 
luogo dove i becca] , i pizzicagnoli e 
simili ammazzano buoi, porci, ecc. 
Nel parlar comune noi chiamiamo 
Beccaria e la bottega ove si vende 
la carne macellata e la stanza ove si 
macella; ma i bottega) di siffatta specie 
fanno distinzione tra luogo e luogo, 
e chiamano Bottega la prima ^ e BeC" 
carìa la seconda. Alcuni becca] hanno 
la beccaria attigua alla bottega, altri 
no; e que^pizzicagnoli che non hanno 
beccaria sogliono fare pochi guadagni. 
A la beccaria ghe va pussee vede] 
che manz. Piii capretti ed agnelli vanno 
in beccaria che pecore e becchi (cosi 
il Buoni ne'^Prov. II, 29). E suole 
dirsi a consolazione di chi dubita del 
viver suo per essere attempalo , e a 
rabbia contro chi per essere giovine 
si peusa di non aver mai a morire. 
L'^Alb. enc. avvisa . come in Toscana 
usano dire che Né ito prima V agnel 
che la pecora quando il figlio muore 
prima de"* genitori. 
Beccariàscia. Macellacelo, 
Beccàsc. Beccuccio. Gran becco d^uccello. 
Beccàzza e Beccazzinna. f^, Galinàzza e 

Sgnèppa, ecc. 
Bècch. Becco, Il rostro degli uccelli. 
Fa el becch a Tocca, fig. Far il becco 
all'oca. Dar compimento a checchessia. 
Mojà o Bagna ei becch. fig. Immollare 
il becco. Tenere o Mettere o Porre il 
becco in molle, . Diconsi scherz. per 
Bere vino, specialmente alla taverna. 
Bécclì. mei. Becco, Bozzo • Quegli cui 
la moglie fa fallo. Un poeta pisano usa 
spessissime volle Pécoro in questo sig. 
Becch coment. Becco agevole ^ scià- 
vero 9 indiano 9 zucco, cornuto. Dicesi 
di ogni sciaurato il quale per danaro 
conceda che la moglie gli faccia fallo* 
Becch e baslonaa* T. Bastonàa. 
Bècch. iVÌMc//o(cosi TAlb. enc. in Arco), 
La punu dell^arco da sonare il vio- 
. lino. Il Diz. di mus. la dice Naso, 
Bècch de la molla del cadenazzoeu d^ona 

saradura. Becco, 
Bècch de sciguèlta. Becco di civetta. Lab- 
bro dicesi dai Legnaiuoli il canto dei 
tavolini smentato a becco di civetta j 
e cosi anche la Pialla colla quale» si 
leva il canto vivo medesimo. 



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BEL ( 

Secchée. Beccajo. Macellajo. Macellaro, 
Colui che macella gli animali bovini 
per 1150 di mangiare. 

Becchée. met. Beccajo • Vago di sangue, 
che fa macello d^ uomini. 

Beccherà. Beccaja, La moglie del beccafo. 

Beccherinna Giovine beccaja. 

Becchignoeù. Beccuccio ? 

Be echio. Beccuccio, Dìm. di Becco. 

Becchin. /beccuccio. Canaletto adunco on- 
d''esce Tacqua de^vasi da stillare o sim. 

Becchin. Becclùno. V. Sotterro. 

Becch-in--crós. Crociero. Crociere* Sorta 
d^uccello che corrisponde al Bec-croisé 
dei Fr., ed alla Loxia curvirostra Lia, 
É forse anche il Becco di forbice che 
FAlb. enc. in Becco ha notato con f^. Ri- 
gopsalia, voce che lasciò di registrare. 

Beccofotrist. Becco coli' effe. Gran nuH 
nello. Cavezza, Forca. 

Beccón. Beccone, Acc. di Becco in tutti i 

Bedòja. /^. Bidòja. (suoi sig. 

Bèggia. s. f. T. de^ Vetraj .... Sp. di 
coltello d^'osso col quale si pareggiano 
i piombi che incatenano i vetri delle 
vetriate. Farmi che sia il Lustroir dei 
Fr., e forse non sarebbe impropria- 
mente detto Liscino, 

Begbinaria. Baccìiettonerìa. Bacchettoni- 
smo. Santocchierìa, 

Beghinna. f^. Beata. 

Beh ! Poh ! Interiezione esprimente nau- 
sea , disgusto 9 disprezzo. 

Bej-dònn. Belle danne, Begliòmini bian" 
chi (Tsirg, Diz. hot.). Pianta e fiore 
noto che è la Impatiens balsamina 
flore albo de^ botanici. 

Bej-òmen. Begliòmini, Begli uom/m(Targ. 

• id.). Fiore del balsamine o sia della 
Impatiens balsamina de^bot. Ve ne sono 
di rossi, porporini, screziati, doppj, ec. 

Belatrar ij . Chiappolerìe, Balocchi, f^, Belée. 

Belée. Nìnnolo. Balocco. Ciancia. Don- 
dolo. Crepunde. Il Ialino bellaria^ da 
cui il Fer. vorrebbe derivato il belee 
milanese, signiGcava confetti, pasticci 
e simili o anche vini dolci. Il P^ar. 
mil. poi trae Belée da ^)]Xo;( astro), 
facendo diventar gli astri tanti belee !! 
Belce de stagn. Stagnini (così il 
Caro nelPApol. a pag. 5'i). 

Belegòtt (e cont. Bescoeùcc). Anseri, Feo- 
clUoni. Castagne bislessate col guscio 
e mezze secche. Il Fontana, allo parola 



88 ) BEL 

Vèechiom del suo Diz. ec. rust. , dice 
che sono chiamate Belegòtt perchè fra 
noi i venditori le gridano cosi, quasi 
volessero dire marroni begli e cotti. 
Acqua de belegòtt. K Acqua. 

Beleràtt Venditore di balocchi 

o ninnoli pei fanciulli. 
Beierin. dancetta, Gancerella, Cianca 

rulla. Gancolina. Bazzècola, 
Belerinèll. Ninnoletio. 
Beliètt. Biglietto. WigUeito, Letterino, 
Beliètt. Polizza, Cedola — Beliett de riffa. 
Beneficiata. Beliett d^ingress al teater. 
y. Bollettìn. 
Beliettin. Figliettino, 
Beliettin. Polizzino. Bollettino, 
Belln. V. a. Bambino, 
Belitàa (Gros. Visc). Abilità, 
Belitàa. Temerità, Ardire, Imprudenza, 
Per cs. L* ha avuu la belitaa de diin- 
mei in faccia. Fu temerario a segno 
di dirmelo sul viso, 
Belittràu o Belitlrón. Baggeo, Babbione, 
V, Badée. I Fr. hanno in questo senso 
Belitre. Dal lat. Balatrones dice il Far, 
Bèli. ad. Bello. Aggettivo che si usa anclte 
da noi a quel modo che il jFVigtifo/i(Rime 
IV^ ao6 e 20 j) dice usarsi in Toscana: 

m L* epiteto di Bello e spetto nnito 
» A aua cota non buona e di ri£uto> 

» E di taluno dir* io ho loatito, 

■t Poh! colai egli • pure il boi minchiono, 
« Il bello tciocco, il bello tcimonito. 

» Sicché quel Bello 

» ....al bene o al mal ch'ei reuga aggiunto, 
» O mette in ttima o mette iu deriiioue. • 

E perciò il Porta fece dire : 

9 Che beli cojon! tont minga on tcoldalett.» 

A la bella mej. Alla meglio. Meno ma- 
le che un possa; come meglio un possa. 

Andà-sù bella. Andar di rondone. 
La te va-sù bella eh^. La ti va di 
rondone eh? 

Andà via sul pù beli. Partirsi in 
sul far del nodo al filo ^ cioè nel me- 
glio della cosa« 

Avegh el so beli de ia. Aver che 
fare pia che a un pajo di nozze. Aver 
molto da fare. 

Balla beli. K Balla. 

Bej donn e Bej omen. K Bej-dònn 
e Bcj-òmen. 

Bell in fassoeura, bruti iu carni* 
soeura. */^. Fassceùra. 



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BEL ( 89 

Bella come el sol o come ona stella. 
Un occhio di sole. Una beltà. Una 
Venere* Una beltà che rapisce. 

Gala in sul pù beli. Cadere il pre- 
sente in suir uscio. Cader la grandine 
solfare la ricolta. Precipitare o sviare 
un affare appunto in sulla fine* 

Canta beli. F, Canta. 

Cbi bella vceur pari gran dolor 
boeugna soffri. V, Dolor. 

Cossa gh^ét de beli lì? di henis? 
Che hai tu costì? confetti? Gh''hoo di 
bej benis,o Si» di be) benis! hin sassitt. 
Oh io ho i confetti belli! sono pietmzze, 

Cossa gh'è de beli? Che e' è di 
nuovo? Che novità abbiamo? 

Cossa gh^è de beli) cbe vedi a 
corr tutta la gent? Che c'è di bello 9 
eh* io %^do tanto popolo ?(*iosc,), 

Descorr a eoo pù beli, f, Cóo. 

De venta beli. Abbellire, Jbbellare, 
Jìimbellire. Usati neutralmente. 

Dinn de bej. ironie. Dir di belle 
coje(Caro Apol. p. i54). 

Dove sii inyiaa de beli ? o Dove 
andee de beli ? Dove sete voi inviato ? 
(Lasca Sibilla III, 6). 

£1 beli di de Natal , e sintili, A Na- 
tale per appunto, Jn sul beli mezzdi. 
Di bel mezzo giorno, 

£1 beli tra..// bello. Il destro. Vale 
la congiuntura, T occasione. 

El se cred beli. È un bel cesto. Si 
dice per beffa a chi si reputa un Adone. 

Fa beli. Abbellare, Abbellire, Aab- 
bellire, Rimbellire, Imbellire, 

Fa bella lettera. K Lèttera. 

Fa beli lu a parla. Egli pub parlare 
a sicurtà perchè ec.(Cavalca Spec. Croc. 
1 5); e così Fa beli lu a di 9 a fa , ec. Egli 
può dire ^ fare , ec. a sicurtà perchè, . , 

Fa beli vede. Esser appariscente. 
Far bella mostra o bella vista. 

Fa de beli. r. piti sotto Tegni beli. 

Fa de beli a vuna. Vagheggiare, 
Amoreggiare. Corteggiare, 

Fa el beli. Fare il bello ^ il vezzoso , 
il galante. Vagheggiare, Brandirsi. 
Pavoneggiarsi. 

Fa la bella con tucc. Essere una ci- 
vetta j Un* accattamorija pila fieli* acqua. 

Falla bella. Farla di quarta. Per es. 
£I ghe Tha fada bella. Gliela fece di 
quarta^ cioè gli fece cosa da scottargli. 

Voi, I. 



) BEL 

Fann de bej o Fann vuna bella. 
Fame di quelle coli' ulivo. Fame di 
marchiane o solenni o sonore. 

Fass beli. Farsi onore, £l voeur fass 
beli de quell che no ghe partocca. Vuol 
farsi onore di cosa die non glipertiene, 

Fass bella. Azzimarsi, Rinfronzirsi. 
Allindirsi, Rassettarsi, Farsi bella. Zi- 
sciarsi. Strebbiarsi. 

I bej gii* han la dotta con lor. Chi 
è bella non è del tatto poverella{Fag. 
Av. pun, li, io). 

La sarav bella! Di certo! Ci s* in^ 
tende ! Ben s* intende ! Gli è dovere ! 
Non v'ha dubbio! Debb'essere così. 

V è bella del me Tógn quand eh' el 
se insogna. V, Insognàss. 

L'è beli e faa , L^è beli e ditt. Tienlo 
fatto. Sia per già detto. Detto fatto. 

V è el so beli .... Gli è quel che 
ci volea; questo per appunto ci volea. 

L''c li bella. Lo stesso die Ve aj- 
bella, r. Ajbèlla. 

L"* ha beli dill o fall o sim, , e el va a 
dill o a fall no. Avea pure il destro o 
campo o modo a dirlo , o farlo , ec, e 
noltlisse, ec. Potea pur farlo e noi fece. 

No è beli Fiorenza , ma è beli Pia- 
senza, fìg. Non è bel quel eh* è bello ^ 
ma quel che piace. 

Oh bella! O questa sì ch^è bella 
(Caro Apol. p. 2 1 7). Buon per mia fé. 

Oh che bella belgi ra! V. Bólgu*a. 

l^assà de beli. Lo stesso che Andauii 
foeura per la bella. V, Bèlla (5." sig.). 

Perchè te see beli, ffai tu l'osso nel 
bellico ? Ribobolo cbe si usa beffando 
altrui, nel ricusar di accordare una 
domanda , dando ad intendere a quel 
tale ch'*egli non merita la cosa chiesta. 

Perd el so beli. Sfiorire {neut,). 

Pienlà in sul pù beli. Partirsi in 
solfar del nodo al fio. 

Questa eh'' è bella! Curiosa davvero! 
Buon per mia fé ! V, sopra Oh bella. 

Se r è mai beli 1 V. in Se. 

Tegni beli {che anche dicesi Fa bel- 
lin heììin). Accarezzare, Confettare uno. 
Lisciare, Piaggiare, Andare alle belle 
o ai versi, Abbellare, Andar colle belle. 
Fare il bello bellino. Far billi billi. 
Compiacere uno per proprio interesse 
o per giovamento che se ne speri. 

Tira belL Rabbellire, 

12 



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BEL ( 

Tiragh beli. ÀpprossimarsL Andar 
presso — ' Quasi che apparsi — Aspirare, 
Vegnl via beli. Andar eolle belle, 
Vorcss fa beli. Voler Jarsi onore 
di checchessia. 
Bèli. s. m. per Bèllo. V. 
Bèlla, s. f. Ganza, Amante. Manza. Brac 

ciata(Lor, de Med.). 
Bella, s. f. Imposto. Compito, Quel do- 
vere che gli scolari portano al maestro 
scritto al pulito. 

Fa in bella . . . Scrivere al pulito. 
Bèlla. 5. f. /)flma?(*tosc.). Fa la bella. 
Far la dama? cioè a dire fare P ulti- 
ma partita in un giuoco. 

Andann foeura per la bella. Passar 

per bardotto. Passarsela liscia. Non 

patir danno, scapito o spesa. 

Mena per la beila* V. Mena. 

BellbèJl e A bellbèll. Bel bello. Pian piano. 

Beli-beli in; e iterativamente Bellbellin 

Bellbellìn. Pian pianino, 
Bcllèti. Belletto. 
Bellézza. Bellezza. Beltà. 

Bev i bellezz de vun. . . . Bere Pab- 

be vera liccio altrui « cioè quel cenleliino 

che altri lascia nei proprio bicchiero. 

Ona gran bellezza. Una beltà che 

rapisce 9 cìie^ innamora. Un occldo di 

sole. Una Venere, 

Bellézza. (Quantità, Injìnità, Anche i diz. 

registrano la frase Fare del ben bel' 

letta per fare assai. 

Bellezzìnna. . • . • Dim. di Bellezza in 

sig. di Beltà, di Donna bella, a cui i 

dizion» ttal. non hanno corrispondente. 

Bellìn. Belloccio. Fa bellin beÌJin. Fare 

il bello bellino(*io5c. i Fagiuoli nel 

TYaditor fedele 9 se. 5). F, in Bèli. 

« Quaiic ch« Te f«n tal volt bcliin beilin , 
w.Hin i pu traditor «ppos ai spali.» (Bai. Rim.). 

Bèllo. // G<kz5to(Cecchi Assiuolo IV, io). 
Ganzo» Amante, Drudo, Vagheggino. 

Beiloeii. Bellina, 

Bèllora. Dònnola, Mastella, Animaletto 
noto, chiamalo Beletie anche da^Fr. e 
pormi Bèllora dai Lucchesi. È la Mu" 
• stéla vulgaris Lin. . 

Beir umor. Bellumore. Beli* umore. Dicesi 
d' uomo o fantastico o che voglia far 

- r ardito e sopraffare, o ricalcitrare. 
Per es. Con mi gh^ è minga de fa el 
beir umor. Anderai un po' a rilente 
nel fare il bell'umore con me. 



90) BEN 

Beltràmm. V, Baltràmm. 

Bemòil. Bimmolle, Accidente musicale. 

Ben. s. m. Bene -Benone. Benaccione acc. 

In tuttcoss gh* è el so ben e el so 
maa. V, Màa. 

No savè che ben fk, Non sapere 
che si risolvere. Non sapere a quale 
partito appigliarsi. Stare infra due. 

Tutt coss a fin de ben. A fine di 

meglio ogni co5a(Cecchi Assiuolo V, 2). 

Ben. 8, m. Bene. Amato, Gar el me ben. 

Mio caro. Ben mio. Cuor mio. Amor mio. 

Ben» s. m. Bene. Amore, Affezione. 

Se voeurem pur anch ben nun. V. 
in Trova. 

Vorè ben a vun. Voler bene ad alcu" 
no — E iron. Volere altrui quel bene che 
vuole il cane alle cipolle. Essere amico 
ad alcuno come il cane del bastone. 

Vorè on ben a Tanema o on ben 
matt o on ben de no dì. Voler bene 
fino all'anima — Mi vuoi tu bene ? ... 
Cento sacca e tutte senza fondo{JP^g. 
Av, pun, I, 5). 
Ben. s. m. Devozione, Prece, Suffragio^ 
e in volgare toscano Bene. 
I Di del ben per i mort. Recitare il 

ben pei morti^ disse un poeta pisano. 

Fu del ben. Far del bene , cioè far 
devozione in chiesa (Fag. Cav.par. I, {). 

Fagh di del ben .... Far suflìra- 
gare alcun defunto. 

Fa el so ben. Far le sue devozioni. 

Lassa che ne disen del ben. Lasciar 

per l' anima {^ov, ant.). (ciò, 

Bén.s. m. Bene, Utile, Giovamento, Benefit' 

A fk ben a comun se fa ben a 
nissun. V, Comùn. 

A fa ben a vilan se troeuva cagaa 
in man. V, Vilàn. 

Besogna f^ del ben perchè Ve ben, 
minga per speccià ben. Bisogna fare 
i benefizj per farli , e non per cavarne 
frutto (Varchi traducendo il Non frur^ 
ctum beneficiorum sequi f sed ipsa di 
Seneca De benef, 1, i in fine). 

£1 dis Arislòtel : se te poBu ave del 
ben, tòlteL F, Arislòtel. 

Fa a fin de ben. Fare per bene. 
Fare con buon fine o a fine di meglio. 

Fa ben al stomegh, ai gbucc, e 
simili. Far buono allo stomaco^ agli 
occhia ecc. Essere benfacente, profit- 
tevole allo stomaco, agli occhi, ecc« 



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BEN ( 

Fa minga ben lor, e vorè minga 
lassa ia ben ai alter. Fare come il can 
deW ortolano che non mangia la lai" 
tuga e non la lascia mangiare altrui. 

La grassa Tha mai ben fin che la 
magra no la ven. y. Grassa. 

Lassa minga ave ben. Non lasciar 
ben avere» Crficciare, Nojare, Perse- 
guitare. Infastidire» 

Podè fa nient de ben Non 

poter fare cosa che vaglia. 

Vessegh minga de ia ben. Non es^ 
sere terreno da porci vigna — Non 
essere (ale da fame capitale. 
Ben. s. m* Roba, Quantità di averi. 

Avegh del ben di Dio. Avere macca , 
abbondanza f copia ^ magona. 
Ben. ayy. Bene. jÉppunto. Acconciamen- 
te. A maraviglia. 

A andà ben ben. A dir buono buono 
(Fag. Non bisog. in am. cor. I9 io). 

A fk nient se sta ben. La poca 
fatica è sana, 

Andà ben. Andare di rondone^ V, Dio. 

Ben ben. Bembè. Bene bene. 

Ben faa. Benfatto, r. Fàa. 

Ben on corno, f^* Còrno. 

Ch^cl staga ben finna a mezzdi, 
finna a sta sira. Frase cont. br. • . . 
A rivederci a mezzodì; A rivederci 
stanotte. È come dire Addio fino a 
mezzodì» cioè Dio vi salvi e faccia 
che io vi rivegga sano a mezzodì. 

Chi sta ben no se moeu va. F. Mceùves. 

Fa beli fass vorè ben con quell di 
olter. Della pelle altrui si fanno le 
corregge larghe. 

Qiiand o Quell che d^ amor no ven 
balla no se pò ben. y* Balla. 

Se vorìi insci ben con ben 9 se de 
no amen. Se vi piace così 9 così sia; 
in se no 9 non se ne faccia altro. 

Sta ben a la cera 9 o simili. Adat- 
tarsi. Tormw bene. 

Sia minga ben. Disdire» Sconvenirsi. 
Non istar bene. {buono. 

Vorcgh quel che sta ben. dolerci del 
Ben. Ebbene. E bè*. Per es. Ghc n'è 
cinquanta ? ben deghen cinquanta 
para. Sono in cinquanta? ebbene da- 
tene loro cinquanta paja. 
Benbén. Assai. Molto. 
Bène. Foce usata nella frase Bene qui- 
dem* y» Quidem. 



91 ) BEN 

Benedétt. s. m. Benedetto» Nome di pers. 

Seguita la regola de san Benedetta 
cont i colzon e la socca in su del 
lett . • . . Frase che sembra indicar 
rilassatezza eccessiva nei regolari , ma 
che in realtà s^usa per beffarsi coper* 
temente delle persone che affettano 
castità, o per negar fede a chi dice 
di volersi monacare o serbar celibe. 
Benedétt. ad. Benedetto. 

V è on benedétt omm . . • Modo di 
dire col quale indichiamo onestamente 
la ritrosia o la fantasticheria altrui. 
Bened}. Benedire. Benedicere — Crociare 
è benedir colla croce. Trinciar benedi- 
zioni è benedir largamente. Bibenedire 
o Soprabbenedire è tornar a benedire. 

Andà a fass benedi. fig. Andare alla 
banda o in rovina o in chiasso» 

Benedi cont el manegh del scovin 
o con la scova. K. Scovin e Scóva. 

Dann o Toeunn-sù de benedi on 
vescov. y. Vèscov. 

Fass benedi cont el manegh de la 
eros.- y. Crós. (buon'ora^ 

Manda a fass benedi. Mandare in 

Rohb de benedi con T acquasanta. 
y. Acquasanta ed anche Peccàa. 

Va, cVel Signor te benediga. . • 
itfodo d^ accomiatare altrui, usato le 
più volte allorché siamo in procinto 
di dare in impazienza. 

Vatt a fa benedi. E vaitene /à(*fior.. 
Carena Osserv. 27). 
Benedizión. Benedizione. 

A camp tcmpestaa no var benedi- 
zión. y. Camp. 

Dagh la benedizión o la soa santa 
benedizión o la benedizión papaia. 
Dare la benedica. Rinunziare affatto 
a checchessia , o dare checchessia per 
perduto; ed anche Lavarsi le mani 
di checchessia ; ed anche Far finito 
checchessia. Farla finita \ ed anche 
Dare una assolve assolvendo generala 
(Cecchi Servig. IV, 10). 
Benefizi. Benefizio. Beneficio. 
Benefizi. T. ecdes. Benefizio — Prebenda, 

Benefizi sempliz. metaf. 

Impiego di mero lucro e di nessun 
incomodo e occupazione pochissima 
o nessuna. La metafora è tolta da 
que" benefizi ecclesiastici che fisti- 
tutore non gravò d^ alcun obbligo. 



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BEO ( 

Benefìzìàda. s. f. ....... I cantanti 

ed altre genti di teatro chiamano cosi 
quella sera in cui tutto il danaro che 
si ritrac dai concorrenti allo spetta- 
colo rimane di loro assoluta proprietà. 

Benfàa. Benfatto. 

Beni. s. m. pi. Averi. Poderi, Tenute. 
Possessioni. 

Beniamin. Cucco. V. Caroeù. 

Benìs. Confetto, 

Benis de ^e^, Coriandro t= con dent 
ì anes o i anesitt. Anacino ^ con dent 
la cannella. Cannellino. 
Benis de spos. F". in Spós. 
Pretend i benis d'' on asen che faga 
spos. f^. Asen. 

Vestii de . benis 9 e così Sc&rp de 

. benis, Fazzolett de benis, ecc 

Così diconsi quegli abiti o quelle robe 

. che, data la fidanza delle nozze, s'' in- 
dossano dalla fidanzata ne^ di solenni 
antecedenti a quello delle nozze mede- 
sime, nel quale dappoi ne indossa altri 
che diconsi de spos, cioè abiti nuziali. 

Benis. Fiori (cosi il Melchiorri nel suo 
Diz. bresc. ital. in Colombine^ senza 

. però che ne citi la fonte). Quelle gra- 
nella del grano turco le quali messe 
nel fuoco scoppiano e mandano fuora 
per la crepatura la farina bianchiccia. 

Benisitt. Confettuzzi. Treggéa. 

Benìssem. Benissimo. 

On poo per la gesa e on poo per 
el santissem se tira là benissem. y. 
Gésa. 

Benìssem. Bene sta. Bene. Sihhene, Così 
sia. Ho inteso. Modo d** approvare il 
detto altrui. 

Bènna (c/ie ancfie dicono Brénna), y. 

cont La rastrelliera della 

greppia, ai cancelli della quale si rac- 
comanda il fieno, che le bestie ne van- 
no via via strappando per cibarsene. 

Bennitt. v. cont, per Kidoj. y. 

Benón. av. Benone. Arcibene, Benissimo. 

Bcnonón. Arcihenissimo. 

Benpientàa« y. Pientàa. 

Benservii. Benservito. Licenza che si dà 
altrui per iscrittura , con attestazione 
del buon servigio ricevuto. 

Bentivòglio ( La cà del). K. Cà. 

Benvorè. Foler bene. Amare. 

Béola o Biólla. Bètula. Betulla. Pianta 
noia di più specie. In generale però 



9a ) BER 

coi nomi semplici qui detti intendesi 
parlare della Betula albalAn. 

Béola. Selce di ^^o/n (paese posto sul 
Verbano). Pietra nota. 

Beolètta. Marmetta di selce di Béola. 

Beolin (che anche dicesi Beolòtt o Al- 
baròtt o Arbaròtt o Farinèll) .... 
Nomi che si danno neirAlto Milanese 
a varie specie di betulla^ come alla 
ovata 9 alla pelosa ^ alla nttna^ ecc. 

Beolltt. y. Fónsg. 

Beolòtt. Lo stesso che Beolin. y. 

Bèp bèp .... Voci imitanti il guaito 
de* cagnolini. 

Bequàder. Biquadro. Bisquadro. Acciden- 
te musicale notissimo. 

Bèra. v. cont. Pecora. Agnella. 

Berk (coli* e aperta come in Bè). v. cont. 
Belare. £1 bè el bèra. La pecora bela. 

Bergamasca (la). Est. Levante. Cosi chia- 
masi sul lago di Como e in Brianza 
il vento. di mattina, y. Vént. 

Bergamìn .... Nome di que'proprie- 
tarj di mandre numerose di vacche i 
quali, dalla provincia di Bergamo spe- 
cialmente, ed anche da altre parti 
submontane attigue al Milanese calano 
nel Basso Milanese, nel Pavese, nel 
Lodigiano a svernare le loro vacche 
coire rbe sempre vivide de"* prati mar- 
cito). 

Bergamin Quel famiglio che ac- 
cudisce alla mandra detta bergaminna. 

Bergamìnna. Mandra. Mandria. Gregge, 
Greggia. Armento. Mandra numerosa 
di vacche cosi in genere , come nello 
spec. sig. di Bergamin. y. 

Bergamòtt. Ad. di Per. y. 

Bergamòtt. Bergamotto. Sorta di lumia 
(lima) fra i varj limoni odorosissima. 

Bergellàna. y. Uga. 

Bèrgna. v. cont. deirAlto Milanese. iVòc- 
chio o Bernoccolo ne* castagni. 

Bèrgna. met. Capaccio. 

Bergnòtt. v. cont. dell* A. M. Cappellaccio. 

Bèrgom. Bergamo. Nome di città che vol- 
tiamo in Birgom in alcuno dei det. seg. 
Secondom Birgom. A putiti di luna, 
A volte di cervello. Secondo che ci 
va per la fantasia, secondo che ne 
tocca il capriccio. 

Vess de Bergom.fìg. Essere Barto- 
lomeo da Bergamo. (Còmm. 
Vun a Bcrgom e V olir'' a Conuu. y. 



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BER (93 

Berìcchhi. Monello. Ragazzo birbone, 
discolo. Bericchin de piazza, y. Rabòtt. 

Bericcbin ( per vezzo ). Furbettello* Mo~ 
nello. Molto monello, V. Scapùse metaf. 

Bericchinàda. Monelleria. Azione da mo- 
nello — > Talvolta anche è da noi usato 
in sig. di Mariolerìa. Giunterìa. Barat- 
terìa. Trufferìa. 

Bericcbinadèlla. Sboccatura, Giopinesza, 
Pazziuola gioi^anile. 

Bericchinàja. Ciurmaglia. Gentaglia. 

Bericchinna (solo per vezzo). Furbettella. 

Bericchindn. Birbone. Furfante. 

Berin (e cont. Bescin). Agnellino. Pecorino, 

Berinà Tagliare il fìeno e am- 
montarlo coUa falce fìenaja neiratto 

. medesimo del taglio facendone non 
già tante maragnuole, ma tutto un 

. mucchio di filo e a di lungo. £ v.occ 
solenne tra i nostri contadini piani- 
giani allorché hanno fretta di lavoro. 

Berinée. Jgnellajo(*ùor,). Venditor di 
carne d'' agnelli. 

Berinna. Pecorina. Jgnelletta. 

Beritt o Bezzitt chiamansi dtd fanciulli 
di qualche parie della Brianza gli 
amenti del nocciuolo , del noce » ecc. 

Berla. V. Càpia (ger/a). 

Bcrlénga. ) Berlinga. Moneta d'*argento. 

Berlinga. J d"* origine forestiera e pro- 
babilmente veneziana, introdottasi co- 
me tale nella nostra città verso i primi 
anni del secolo decimosesto, come si 
* può rilevare da una Grida milanese 
del i4 giugno i5o8, che la fa equi- 
valente a soldi nostrali d^ allora quat- 
tordici e mezzo. In seguito, coniata 
anche fra noi , passò a rappresentare 
la lira di venti soldi, e se ne vede 
menzione ne^ pubblici bandi fin verso 
la metà del secolo decimosettimo e 
non più. Ne erano di due specie: 
Funa collo stemma del ducato , Taltra 
coir effigie d'^un sant"* Ambrogio a ca- 

. Tallo. La Berlinga era propria anche 
delle zecche di Mantova e del Mon- 
ferrato; e di essa rimase un** ultima 
memoria sino alla metà del secolo 

. scorso presso i Bresciani nel loro Ber- 
lingòty moneta già reale e poscia di- 
venuta ideale e sinonima di lira. Una 

. grida milanese del i6oa la dice Bar- 
Unga. Forse tra la famiglia del Ber^ 
iingaccio e le Berlinghe è più affinità 



) BER 

che non fra essa e il Varie linguare 
muratoriano. 
Berlingàttcr. ) Farfallini. Dìnderìi. Dinr- 
Berlinghitt. S derlini. Cincigli. Frónzoli. 
Cianciafruscole. Ciamméngole. Brìcioli. 
Ornamenti vani e leggieri detti forse 
Berlingliitt perchè Trappole di berlin-' 
glie o di quattrini. Negli abiti delle 
donne i Beriinghitt sono que^ frastagli 
di ornati , quelle guernizioni frasta- 
gliate che i Fr. chiamano Prétint^lìes 
*- Tra noi il volgo se vede una donna 
tutta fronzoli e cirimonie suole appic- 
carle il titolo di Sura Cecca di Ber- 
linghiti, e aggiugnere anche 

L* sarà Cecca dt berlinghitt. 
La mattina la fa i i^attitt , 
La podi^maa la gb« dà de ietta , 
La reTerisfti sarà Cecca. 

Chi bramasse maggiori notizie di co- 
tali Cecche legga la Novella che ne 
ha scritto il eh. Defendente Sacchi 
nelle Appendici della Gazzetta di Mi- 
lano de'^gi orni 2 e 5 maggio 1 834* Nello 
Scherno degli i)ei( Vili , 56) leggasi Ber- 
linghino per chiaccherìo dopo men3a. 

Berlìnna. Berlina* 

Giugà a la berlinna. Fare alla berli" 
na{*ùor, lucch.). Specie di giuoco usa- 
tissimo farsi nelle veglie. Messo uno 
dei giocatori in un angolo della stanza 
designato per luogo di berlina, un 
. altro va a chiedere in segreto a cia- 
scuno de^compagni di giuoco per quale 
motivo credano essi che il tale sia alla 
berlina; indi, raccolto cVegli ha il 
sentire di tutti, va a dirlo ad alta voce 
al primo ch^ è in berlina , senza però 
nominare persona; quegli, uditi i mo- 
tivi addotti da'* compagni , ordina che 
si metta alla berlina in luogo suo 
quel tale che ha messo in mezzo il 
motivo che più gli scottò; il. racco- 
glitore, de^ pareri nomina allora colui 
che addusse il motivo in quistione, e 
questi è obbligato a sottentrare air al- 
tro nella berlina ; e cosi ricomincia 
il giuoco , il quale si continua a pia- 
cimento. 

Mett in berlinna vun. Mettere alla 
berlina; e lag. Battere la cassa ad^ 
dosso a uno^ cioè sparlarne. 

Berlinna .... Sp. di carrozza a quattro 
ruote che ha la cassa raccomandata 



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BER ( 

a due cignoni assai forti di cuojo e 
tesi per modo da levare ogni inco- 
modo di scosse a chi v^è dentro. Dal 
fr. Berline, 

Berlòcca(Batt la). . . . Batter la cassa per 
chiamare i soldati al rancio. 

Berlùmm. Barlume — - Avèghen on ber- 
ìumm, jfvemt una tintura, Àyere super- 
ficiale notizia o perizia di checchessia. 

Bemafùs. F^ Barlafùs. 
/ Bemàrda. Voce di gergo che vale Pfotte, 

Bemardón. Baggèo. V, Badée. 

Miser Bernardon Dicesi 

di chi sia pien di mali, d*un pove- 
raccio tutto magagne» d^una Bozza 
delV Apocalisse direbbe il volgo losc. 

Bernardon. Catorxo(Gagl. Voc. agr.). Mes- 
sa di vite più vigorosa la quale , ben 
cresciuta sul tronco deir anno prima , 
è allontanata dal filare e tesa da un 
gabbinolo air altro « o raccomandata 
pe* suoi varj rami a pali forti e rami- 
ficati a foggia d' alberi. Questa messa 
cosi disposta , se non riesce troppo 
aduggiata, frutta di molta uva. 

Bernàzz o Bamàsc. Paletta, Pala da fuoco. 
Ferro noto che s* adopera nel focolare. 
Dal lat. Pmnatium dice il f^ar, mil,; 
ma forse meglio dallo svizzero Ber- 
nase o Bemaase, 

Bernazzàda o Bamasci&da . • • • Quella 
quantità di checchessia che si prende 
in una volta colla paletta da fuoco. 

Bemazzln. Palettina* 

Bemazzìn de cnntéra.f^. in Cuntéra e Pala. 

Bemazzln per Spazzalimàja. F, 

Bemazzòn Gran pala di ferro , 

con risalti alti un quarto di metro da 
tre lati , di cui il fornaciajo si serve 
per estrarre le brage dalla bocca ddla 
fornace e buttarle a freddare nella 
sciuga (yb;i^a). 

Beròtt. jégnellotio, 

Beròtt. K Ghindànna ed Èlza. 

Berottèll. AgneìleUo. 

Bersà). Bersaglio. Berzaglio, Luogo dove 
ai va a colpire a segno colle armi 
da fuoco per esercitarsi al tiro. 

Bersò. Pèrgola. Pàrgolo. Pergolato. Dal 
fr, Berceau, Che Pergola si possa dire 
non che d^ ingraticolato di viti, d^ogni 
sorta di fiori o piante a quel modo 
foggiati , oltre air uso com. di questa 
parola tra i Fiorentini in tale senso , 



94) BER 

co ne convince V esempio portato daI-> 
TAlberti enc. alla voce Pergoletta. K. — 
L'^Inferr. App. descrive il bersò quando 
dice : ** Aveva oltr** a ciò in questo 
9f giardino per di molte parti viali 
9f diritti e belli coperti da graticolati 
9t volli a botte 9 sopra i quali caromi- 
w navano diverse piante di verzura 
w e di viti. M f^. Alb. enc- in Grati-' 
colato e Cupola — Il Soderini lascia 
credere che possa dirsi anche Bosta; 
e sì* nostri giorni pare che alcuni To- 
scani dicano volg. Cerchiata, che ce 
lo fanno presumere la eh. Milesi Mo- 
jon nel suo Vocabolarietto daJanciulH 
annesso all^ opera deir Edgeworth , e 
il Gagliardo nel Yocab. agronomico. 

Bersorin. Dim, di Bersò. K* 

Bèrta. Cecca. Taccola, Putta. Mulàcchia^ 
Gàzzera. Uccello noto che è il Corvus 
monedidalÀn. Dalla loquacità di questo 
uccello siam passati a dire Berta a un 
linguacciuto , e Berta la ciarla , ed 
anche la lingua stessa che dà in ciarle. 
Mctt la berta in Ben. ^g. Ammutolire, 
Fa mett la beita in sen. fig. OUo- 
der la bocca. Far tacere e convincere. 

Bèrta, yesciona» Svesciatrice, Vesciaja. 
Donna che ridice tutto quello che 
sente dire. Presso noi dicesi medesi- 
mamente Berta anche ad un uomo di 
tal carattere. In questo significato pare 
usata la voce Ghiandajone dal Buo- 
narroti nella Fiera (IV, 4 9 vers. a). 

Bèrta. Giarda. Natta. Beffa, Fa la berU. 
Fare la giarda o la beffa. 

Bèrta. Bertuccia. V, Scimbia. 

Bèrta, gerg. Tasca. Sacca, Saccoccia. 
Mett in berta. Intascare. 

Bèrta. Berta. Nome proprio. 

L^è minga pù el tcmp che Berta 
filava. Ffon è pili il tempo che Berta 
filava. Non è pia il tempo di Barto- 
lomeo da Bergamo, È finita la vignnola 
o la cuccagna. Altri tempi altre care. 
E vale che i tempi sono mutati. 

Berta. Sberlare. Svertare. Svesciare. Ridire 
quanto un sente dire. 

Berta gnln. Baccalà. Baccalare. Merluzzo, 
r. McHùzz. 

Bertavèll (o Baltravcll o Bartabèll Bar- 
tavèll). Bertovello. Cestella e correi. 
Bertahello, Sp. di rete armata su quat- 
tro cerchi di legno, fatta a imbuto e 



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BES ( 

col ritroso {la borsetta) per cui en- 
trato il pesce non può più uscirne. 
K anclie Baltravelléra e Bartavèlla. 
Bertegojà. Lo stesso che Bettegà. f^. 
Bcrtegóra. v. a. Limbello. Lingua* 

« Tace d«n su a U pesg^ •— n M«im«ii U 
bertegora a eoo pu beli.» (Uag. Fai. Fil.)* 

Bertinna. Jd, di Vacca. ^. 
Bert(eù(Consolà). Alzare iijianco. Man." 
giare. Pacchiare, 

m Despocu che tugg han eozuolaa bertoen 
» £ lenUa el sgroffblà.... » (Mag. Fai. FIL). 

Bértola. T. di Giuoc. Cartaccia. Nome 
di ciascuna di quelle carte che non 
fanno giuoco. NeUe carte da tressette 
p. es. le carte segnate coli'* otto , col 
nove 9 col dieci sono cartacce ipèrtol). 

Bertola. Baggéo. V, Badée. 

Berlón. Voce cite sul lago di Montorfano 
è sinonima di Pesspèrsegh. ^. 

Bertonà. Zucconare, lì Givi, lascia luogo 
a credere che questa voce provenga 
d^Breionare^ cioè dall'* uso introdot- 
tosi in Italia di radere la barba ad 
imitazione de^ Bretoni, di cui il papa 
Gregorio xi mandò in Italia un eser- 
cito. Forse, dice Tesimio Felice Bel- 
lotti in alcune sue postille al mio diz. 
gentilmente comunicatemi , Bertonà 
proviene dal Bertone ital. in senso di 
cavallo colle orecchie tagliate. 

Bertonàa. Zucconato. Tagliato. Bertone. 
Dicesi di chi ha tagliati sino al vivo 
tutti i capelli. 

Bertonadùra. Zucconatura. Zucconamene 
to. U zucconare. 

Besàsc. s. m. Cencio. Straccio. 

Besàsc. s. m. Dappoco 9 ed anche Cattivo. 

Besàsc. s. m. di gergo. Pene. Mentala. 

Besàsc. add. Logoro. Cencioso. 

Besascént. V. Sbesascént. 

Bcsascétt. V. Besascìn. 

Besàscia. Donnaccia. Donna di nessun 
conto, ed anche Donna di mal afiare. 

Besasciàda. Corbellerìa. Scempiala. 

Besasciaria. Chiappolerìa. 

Besascìn {che anche dicesi Besascétt e 
Besascioeù). s. m. Cencetto. Cencerello, 

Bcsascioeù. V. Besascìn. 

Besasción. Malbigatlo. Bindolo. Malvagio. 

Besasciònna. Donnaccia. Donna cattiva. 

Bcsbillì. Bisbiglio. Mormorio. 

Besbllli. Friigolo, Frugolino. Fanciullo 
che non istà inai l'ermo. 



95 ) BES 

Bescantà. Biscantare, BiscanUreUare. Con- 
tacchiare. 

Bescantàda(Dagh ona). Fare un biscanto 
o un biscanterello. Biscantare. 

Beschìzi. Capriccio. 

Beschiziàss. Pigliare o Montare o Saltare il 
grillo. Entrare in valigia. Inciprignire* 
Scorruhbiarsi. Imbuzzire. Intronfiare. 

Beschiziós. Piccoso. Schizzinoso. Scorrub^ 
bioso. Tenero, Permaloso. Fastidioso. 
Capriccioso. Facile a entrar in valigia. 

Bescin. y. cont. F* Berin. 

Bescoeùcc in alcune parti del contado 
per Belegòtt. F. 

Bescòtt. T. de** Cast. Quasi lo stesso cJte. 
Belegòtt. V.f con questa diversità die 
i Bescòtt non sono mai vizzi come 
talora diventano i Belegòtt. 

Bescòtt e Bescottin. T. de^Ciambell. Bi- 
scotti. Biscottini. Di questi dolci si 
hanno fra noi le specie seguenti: 

Bescòtt .... Sono quadrilunghi, 
larghi, alti, e di sola pasta con uova. 
Bescottin fin o d'amalàa o de No- 
vara. .... Sono sottili, bislunghi^ 
ovali, e di sola pasta con uova. 

Bescottin d^àncs Si fanno 

a pani così come il marzapane e la 
pastaspagna; e dai pani si ritagliano 
questi biscollini che rassomigliano 
tanti listelli quadri e non più grossi 
e larghi che un dito. Sono di pasta 
con uova ed ànaci. 

Bescòtt secch. Biscottin biscottato? 

Bescòtt (Pan). Pane biscotto. F. Pan. 

Bescòtta. Ad. di Carta. F* 

Bcscottà. Biscottare. 

Bescottàa. Biscottato. 

Bescottaria Nome collettivo del 

dolci appartenenti alla famiglia dei 
biscottini. 

Bescottin. Biscottino. V. Bescòtt. 

Bescottin de Carsenzàgh I 

ciottoli mal pari negli acciottolati sono 
cosi detti per ischerzo da chi li trova 
incomodi camminandovi sopra a pie^ 
o in carrozza. 

Dama del bescottin Tra le 

opere di pietà a cui si danno molte 
nobili patrizie della nostra città è 
quella di visitare gr infei*mi nòUo 
Spedai maggiore per esortarli alla 
tolleranza, confortarli, soccorrerli. E 
dair arrecare che fanno loro in tale 



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BES ( 

occasione alcun biscottino per ajutarli 
a passar la nausea de^ medicinali , il 
volgo venne a denominarle con sif- 
fatto appellativo. 

Mantegni a freguj de bescottìn. V. 
Frcgùja- 

Bescottìn con rosoli- T. de^Confett. . . . 
Sp.di biscottino regalato di rhum o sim. 

Bescottìn. met. . . . Per es. Rispett a lu, 
Ice ì''è on bescottin. A petto a lui essa 
è uno zucchero (Fag. Forz, Rag. I, 4") 
— El provare cbe poccb bescottin. 
Proserà qual suzuwcfiera! V. Nèspola. 

Bescottinarìa Nome collettivo 

sinonimo di Bescottarìa. K. 

Besèj. Frizzo — Pugniticcio, 

Cascia foeura el besej. Mostrare i 
denti. Farsi vivo, Risentirsi. 

On besej d'Iona donna , d'*on fioeu , 
d^on omm. Una donna stizzosa o ri- 
spondiera ; un fignoìo ( V. Pésta ) ; wi 
uomo stizzoso o rispondiero. 

Besèj. Cocciiiola. Enfiatura cagionata da 
puntura di zenzare o simili insetti. 

"Besey^nX. Frizzante. Mordicante. Pungente. 

Besejón. Acc, di Besèj. y, 

Besià. Pugnere. Appinzare. Moscbe, tafani 
e simili insetti besìen, cioè pungono 
col rostro o colla proboscide. 

Besià. Frizzare* Mordicare. Pugnere. Ef- 
fetto delle cose di sapor frizzante. Il 
vino generoso ti hesìa^ cioè frizza. 

Besìaa. Punto. 

Besì'adùra. Enfiatura. Cocciuola, 

Bes'ijént. K Besej ént. 

Besìnfl. Enfiato, Gonfio. Enfio, 

Bcsiòs. F. Besejénl. Carlo Porta disse 
anche (Eucc besios. F. (Eùcc. 

Besògn. Bisogno. F. Bisògn. 

Besognà. Bisognare. V, Bisogna. 

Besónc. Bisunto — One e besonc. Unto 
e bisunto. Bisuntissimo. 

Besenciarla. Untume. 

Besorà .... Cosi dicesi nelPÀlto Mi- 
lanese quello cbe noi in città diciamo 
Storà- El besòra. Olezza soavemente. 
Pare tratto dal latino ^15 olet. 

Bestèmnia. Bestemmia — Delle bestemmie 
è proverbio ch^elle fanno come le 
processioni^ die ritornano là dotule 
elle escono j cioè ridondano in danno 
dì chi le pronunzia. 

Bcsteromà. Bestemmiare ; con voce idiot. 
Biastemmare; e comic Dire o Cantarle 



96 ) BES 

ì* orazione della scinda o della ber- 
tuccia. Tirar già. Attaccarla a Dio o 
ai Santi. Attaccarla al del del forno. 
Bestemmà come on can o come on 
Ariàn. Bestemmiar da Turco disse un 
poeta pisano. 

Bestemmù. fig Chieder prezzo 

troppo alto della propria mercanzia» 
Bestemmàda. Bestemmiamento. 
Bestemmadór. Bestemmiatore , e al pegg. 

Bestemmiatoraccio. 
Bestemmadóra. Bestemmiatrice. 
Béstia. Bestia — / mee bcsti per antono- 
masia rappresentano i cavalli al coc- 
chiere, i buoi al barocdajo, le vacche 
al mandriano, i porci al porcajo, ecc. 
Andà in bestia. Entrare o Saltare 
o Andare in bestia , cioè in gran collera. 
Bestia d'^ongia spartida. Animale bi- 
sulco o fissipede o dal pie fesso. 
Bestia de latt. Lattonzo. Lattónzolo. 
Besti de nodrumm. F, Nodrùmm. 
Bestia de sòma. Bestia somaja. 
Bestia morta a so lece. Bestia mor- 
ticina , cioè morta di morte naturale. 
Conoss r umor de la bestia. F. Umor. 
Falla de bestia. Bestialeggiare. Far 
checchessia bestialmente. 

Giugà a Pomm e la donna e la 

bestia. F. in Òmm. 

Béstia o Bestia bolgironna o Gran bestia. 

Bestia. Bestiaccia. Bestia incantata* 

Detto per ingiuria alle persone. 

Bestiài. Bestiale. Ferino. Feroce — Be- 

stievole. 
Bestialitàa. Bestialità. Qualità di bestia. 
Bestialitàa. Sproposito da cavallo. 
Bestiàmm. Bestiame. Dividesi in grosso 
e minuto, cioè in buoi, vacche, ecc. 
e in capre, pecore, ecc. Il bestiame 
porcino dicesi contad. Bimé. 
Bestiàscia. Bestiaccia. 
Besticeù. Bestiuòlo. Bestiàio. 
Bestioeùra . Bestiuola.Besticciiu)laMestiòla. 
Bestiolìn. s. m. Bestiolino. 
Bestiollnna. Bestiolina. Bestioluccia. 
Bestión. Bestione. Bestiaccio, Animalacdo» 
Bestiònna. Bestiaccia ? 
Bestionón. s. m. Bestionaccio. 
Bestirà. Ritirare. Tira e bestira. F. in Tira. 
Best irà. Foce contadinesca corrispondente 
alla frase milanese Mena dcnt./^.Menà. 
Bestiràss. Protendersi. F. Dcslirà. 
Bcstùrlo. Lo stesso che Bastarlo. F. 



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BEV ( 97 

Bètta. Elisabella.- 

Capi Betta per Boeus. F". Boeùs. 

Bettéga. t* sost. a. Balbo, V, Bettegój. 

Betlegà. Balbettare. Scilinguare. Tarta- 
gliare. Trogliare. Balòezzare* Balbuz- 
zare. Balòuzzire. Balbutire, Balbutire. 
Barbugliare, Balbussare. Linguettare. 
Ciancicare. Cincischiare. Parlare in go- 
la. Dal greco Bijrro), dice il Far. mil, 

Bettegàda. Tartagliata. 

Bettegój. Balbettatore. Balbo. Balbettante. 
Tartaglione. Balbuziente* Borbigi. Bi- 

Beltegója. Balbettatrice. (sciala. 

Bettegojà. F. Bettegà. 

Bettegojàda. Tartagliata. 

Bettegón. Balbettatore. V. Bettegój. 

Bettegònna. BalbetXatrìce. 

Bettola (e anche Boeùcc). Béttola. Ta- 
verna. Ai des or besogna lassa la 
bettola. Alle dieci è forza stavemare. 

Bettola. Frequentar le taverne. Esser ta- 

Bettoladór. F^ Bettolinàtt. {s^ernajo. 

Bcitolìii. Béttola. Taifcrna. 

Bettolinàtt e Bettoladór. Bettolante. Bei-- 
toliere. 7*avemiere. Tavernajo* Che 
ama di frequentare le taverne. 

Bettolinèlt. Bettoletta. 

Beltóna. Lo stesso che Bcttòncga. F. 

Bcttònega. Betlònica. Brettònìca. Erba 
che è la Betonica officinalisìÀn. 

Vcss cognossuu come la bettonega. 
Esser pili conosciuto che la mala erba, 

B<jv. Severe. Bere — Il bere poco alla 
volta dlcesi Bere a scosse \ il bere 
pochin pochino alla volta Zinzinare , 
Zinzinnare 9 Centellare^ Sorsare^ Bere 
a sorsi 9 a zinzini, a centelli^ a cen- 
tellini; il bere a sorsi assaporando 
vivamente il vino è Farci lo scop- 
pietto con le labbia ; il bere a boc- 
cale alzato Bere a garganella o per 
convento o Abboccare la zinna del fia- 
sco; il he vere sino al fondo Sbevere; 
il tornar a bere Pùbere ^ Ricioncare ^ 
Bere col colpetiino; il bere olire il 
Lisogno Cioncare^ Trincare^ Tracan- 
nare ^ Bombettare, Bombare, Sbombct- 
iare; e comic. Far la zolfo per bim- 
ntolle o Armarsi ; il bere vino la mat- 
tina per tempo dicesi comicamente 
Incantar la nebbia. Ciò eh' è grade- 
vole a bere diccsi Bevareccio. Il bere 
in compagnia è Fu/^ una combibbia , 
o nobilmente un simposio, 
f\l. J. 



) BEV 

Andà a bey on gott insemma. An- 
dar a fore una combibbia. 

Bev a bocchéll. K Bocchèll. 

Bev adree. Bet^ sopra {fieòx Let- 
tere e Consulti passim). Per e8« Se 
toeu el purgant e se ghc bev adree i 
broeud. Si prende la purga e le si be- 
vono sopra I bix?di. È quello che i 
Latini dicevano Superbibei^, 

Bev a on lant al fiaa. Bere a tirate. 
Bere per convento? Nelle annate di 
vendemmia abbondante usava tra noi 
vendersi il vino (portato a spacciare in 
città imbarcato sulle acque de"* canali 
navigli) a un soldo o a un metio 
soldo la tirata. Chi così beveva solea 
bere a boccale alzato per ingollarne 
il più possibile senza ripigliare iiato. 
Questa usanza, morta fra noi dopo 
che r aumento della popolazione e 
del commercio ha fatto rincarare i 
vini» esisteva forse anche in Toscana 
allorché vi s** introdusse la frase del 
Bere per conveifio che io propendo a 
credere equivalente a Bere per prez- 
zo convenuto alla tirata^ e non male 
assorellata dai dizionarj colP espres- 
sione Bere a garganella^ cioè a boc- 
cale alzato o a tire-larigot come di- 
cono i Francesi ; perchè solo a questo 
modo si può avere sicurezza della 
esecuzione del convenuto; ciò che 
togliendo a questa espressione il mar- 
chio di furfantina appiccatole da quel- 
la grande fantasia del Monti la rido- 
nerebbe onesta alla lingua illustre 
della nazione come glicr aveva appro- 
vata quel grande intelletto del Redi ;-^ 
Uno scrittore pisano dipinge a mara- 
viglia questo bere a garganella* o 
senza rifiatare nelle ottave 36.* e 3 7.* 
del canto IV d^'un suo poema. 

Bev come on Turch. f'. Tùrch. 

Bev cont el palmo de la man. Beiv 
colle giumelle. 

Bev dent in d'^on biccer^ ecc. Be- 
re in un bicchiere 9 ecc. 

Bev doma acqua. iVo/i bere che acqua. 
Essere astemio 9 e comicamente col 
volg. tose. Bere a sciacquabudcllem 

Bev-giò. Tracannare. Imbottare. Ber 
grosso o a cannella o a chius* occhi. 

Bev i beliczz de vun. Bci^ lo abbe- 
vcraliccio altrui, y. Bellézza. 

i3 



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BEV ( 

Ber in bianch. Stare a beverone? 
n dare alle Tacche acqua tiepida 
con entro crusca o farina di segale 
o di 1 inseme, onde riaverle se mala- 
ticce, o farle più produttive dì latte 
se sane, è quello che dicesi Fai bev in 
bianch. lì che si usa anche coi cavalli , 
co* buoi, ecc. specialm. per rimedio. 

Bev in la tazza de sant^Ambroeus* 

Bev-sù. Sorbire. Per es. Bev-sù i 
CEuy. Bere uova. Sorbir le uova. 

Chi pù bev manch bev. Chi pia beve 
meno beve {così il Guadag. nelle sue 
Poesie II, 164). Poco vive chi molto 
sparecchia. Verità poco osservata la 
<{uale è passata in proverbio per esor- 
tare a temperanza in ogni materia. 

Dà de bev. Dare bere. Dar da bere. 
Dare a bere. 

Dà de bev ai besti. Abbeverare 
le bestie. 

Dà de bey ai fior, a Tinsalatta e 
simili scherz. Abbeverare? Annaffiare 
i fiori, Terbe da insalata, ecc. 

£l bevarav anca el Navigli- Farebbe 
a bere coi nugoli. 

£1 rha bevuda-sù. Uha gabellata^ 
cioè rha creduta. 

Fa a chi pù bev. Gareggiare a chi 
più imbotta o tracanna. 

Fa bev o Fa bev-sù quejcossa a vun. 
Dare bere o Dare a bere checchessia 
ad uno, cioè fargli credere ciò che 
non è, dargli ad intendere il falso. 

Fa bon bev. v. cont. Dar buon bere. 
Quello che noi in città diciamo Fa 
somejà bon el vin. f^. Somejà. 
' I pàver mennen a bev i occh. F^, 

• Òcca. 

La bevi minga su ve. Oh non la 
beo. Non ci sto. Non la calzo. Non 
la gabello. Non l* infiasco. Questo pie 

• non mi va da questa gamba. Cioè non 
credo ciò che tu vorresti darmi a 
credere. 

Lassass mena a bev. ùg. Lasciarsi 
infinocchiare. 

Mangia, bev e caga, e lassa che 
la vaga. F". Lassa. 

Mena a bev vun. ùg. Infinocchiare. 
Ingarabullare. 

W'occorr ziffolà s^el cavali noi voeur 
bev. F. Ziffolà. 



9p ) BEV 

Pù che bev e mangia no se pò fa. 
V* Mangia. 

ToBUJ per bev. Eccovi per beverag^ 
gio. Anche i Fr. dicono Pour boire^ 
Vin che se lassa bev. F. Vin. 
Vojà-giò de bev. Méscere. 
Bevascià. Sbevazzare, 
Bevasción. Beone. Trincone, 
Bévera. s. f. (v. brianz.)* Beveraiojo. Ab- 
beverato jo — In Brianza dicesi Bévera 
per eccellenza quel fi umicello formato 
dagli scoli dei monti di Nava che cor- 
re tortuosamente da est a ouest e si 
getta nel Lambro poco lungi da Bren- 
no. Da esso ha nome la Madonna d'Im- 
bévera (cioè Madonna in Severa), san- 
tuario di poca appariscenza, ma assai 
frequentato dai Brianzuoli nc^'giorni 
sagri a M. V. SS., e V8 di settembre 
anche da molte persone del bel monr 
do delle città di Milano, di Bergamo 
e di Como, le quali v^accorrono per 
quella specie di festa di cui il eh. 
Ges. Cantù ha diffusa la celebrità colla 
sua Madonna d'Imbevera. È da notarsi 
però che ne^coUi e ne^monli briantei 
dalla Bévera antonomastica già detta 
passarono a denominare Bévera e ^e- 
verètta varj altri rivi e torrenti pur- 
ché poveri d* acque, a tal che quel 
nome specifico è quasi passato fra 
quelle genti in generico. 
Beveràgg. Beveraggio. Mancia per bere. 
Beverètta. F, Bévera. 
Beverón. Beverone. Intriso d'^acqua e fari- 
na che si dà a''cavalH e a^buoi affaticati 
o malaticci. /^.Bev in bianch sotto Bév. 

Beverón Miscuglio di paglie di 

grano e di foglie di granoturco sec- 
che, trite e intrise in acqua calda e 
crusca, che serve di cibo invernale 
alle bestie bovine. Egual nome si dà 
alle stiacciate o panicce di sansa di 
lino o ravettone polverizzate, impa* 
state e servite alle bestie in pari 
modo. E nella prima e nella seconda 
specie di beverón s** introducono anche 
scorze di zucche, foglie di cavoli, 
d^ insalate, o altri rifiuti di verdure; 
e ambedue s"" intridono talora nella 
lavatura de"* piatti la quale come più 
è crassa cosi più peggiora la condi- 
zione saporosa del latte che dà po- 
che ore dopo quella vacca che se ne 



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BIA ( 

ciba -— La Pallata dei diz. non cor-> 
risponde pienamente a questo nostro 
Beveron; meglio si tradurrebbe, se 
non erro 9 colla voce Mescolo , che 
suppongo fiorentina e cbe è usata dal 
GallizioH(Istit. bot. IH, 267) in senso 
affine di molto; o forse ancora meglio 
si volterebbe in Pastone ^ voce ch^egli 
stesso usa in tale significato nel me- 
desimo luogo 2>oche righe più sotto. 

Beverón Vetrai e vasai danno 

questo nome a quelF antenitorio o 
sia a quell'^orciolino di vetro con bec- 
cuccio , del quale si fa uso per dare 
a bere a quegP infermi che non pos- 
sono bere da sé, e ciò per via di 
quel beccuccio che s** introduce loro 
nella bocca. Forse è da dirsi coi diz. 
Beccuccio 9 e forse ^ewuto ( ambedue 
in sig. di vasi ). 

Bevidór* Beone, Gran bevitore, 

Bevidóra. Beona. 

BevidortSn. Beonaccio, Trincone, Bevitor 
solenne. Pecchione. Trinca. Cioncatore, 
Trincatore. Cinciglione, 

Bevidorònna. Beona solenne. 

Beviroeù. Abbeveratojo. Beveratojo. Va- 
setto che si tiene pieno d** acqua agli 
uccellini nelle gabbie, e ai polli nei 
truogoli, afiinché vi si possano abbe- 
verare. 

Bevirolin . • . • • Picciolo beveratojo. 

Bévola dicono alcuni per Béola. F. 

Bevùda. Bevuta — Bevimento^ Bevizione, 

Bevitura^ Bìbita sono pur voci affini. 

Dagh o Fa onabevuda inipiccada./Vz- 

re Mina beveria o due tirate da Tedesco, 

Bevudìnna. Bevutina, 

Bèzza. V. coni, br. per Bèra. Pècora. 

Bèzza. s. f. V. cont Quella coda 

di capegli assai lunga e fasciata che 
nel secolo scorso era di gran moda 
tra* ragazzi di città e che oggidì è 
rimasta a quelli del contado i quali 
spesso chiamano anche Bevta la Biba. 
V. La voce probabilmente ei è ve- 
nata dal Piemonte ove chiamano Be» 
scia d'cavej una ciocca di capegli. 

Bezzin. v. cont, br. per Berìn. K 

Bezzìn.r v. cont. Trecciuola. Quella me- 
desima treccetta di capegli che altri 
dicono Bibìn. V, 

Bezzitt. V, Beritt. 

Bla. Lo stesso che Bio. f^. Dìmui» 



99 ) BIA 

BìàccB.Biacca. Dà-sù la hiticc^. Imbiaccare, 
Biada. K Biava. 

Biàdegh. Nipotino, Figlio del proprio 
figlio. Il Ferrari dice che la nostra 
voce possa provenire dal lat. feud. 
ex avo, aviaticus, abbiatico. 
Biadètt. Biadetto, Sp. di color azzurro. 
Bianca. T. di Stamp. Bianca. Cartabianca. 
Così chiamasi quella parte di un fo- 
glio da stampa che si tira per la 
prima , e in cui per ordinario stanno 
le pagine a.* e 3.% e chiamasi così 
perchè il foglio resta bianco nella 
parte posteriore finché non siasi stant- 
pata anche la volta — I Frane, dicono 
Seconde, Coté de deux et trois, Deux 
et trois. Prime, Papier blanc, e i Ted. 
Schondruck, 
Bianca de pes. voce di gergo. Nulla, 

Bianca (La sura). in gergo Neve. 

Bianca. ^1^. di Pàgina,Riga, Arma, Càrta.F'. 
Biancaria. Biancherìa, 

Biancaria de tavola. Bianclieria da 
tavola, 

Biancaria operada. Bianclieria tes- 
suta a opera, 

Biancaria solia. Biancheria liscia. 
Biancaria de Fiandra. Biancheria 
damascata, 

Biancaria che ha ciappaa el giald. 
Biancheria imporrata. 

Biancaria a uso de Fiandra. Bioit- 
cheria tovagliata. 

Donna che lavora in biancaria. F'. 
Lavora. 
Biànch. s- m. T. d'Oref., Arg., ecc. Bian- 
chimento, Composto d** acqua, taso e 
sale a uso di bianchire, f^. Sbianca. 

Biànch. s. m Quel vano che lasciasi 

in un rametto per incastrarvi una let- 
tera iniziale d"* opera o di capitolo 
d'^opera. U Passe-par-tout dei Francesi. 
Biànch de guss d^oeuv. Bianco di guscio. 
Biànch de Poeucc. jilbùggine, 
Biànch de Poeuv. Albume, 
Biànch de P ongia. Lunetia(neir aomo), 

Jìiello{neììe bestie). 
Biànch(de sbianca). Bianco. 

Penell de biànch. r. PenèU. 
Biànch di oss. Tenerume, 
Biànch. Bianco — Ciò che è molto bian- 
co dicesi in senso avvilitivo Biancoso, 
e in buon senso Mbo o Candido. Ciò 
che è poco bianco dicesi Bianchetto. 



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BIA (i 

' Bianchiccio, Biancuccio. Aìbiccio, Sol- 
tobianco . Albino, Albicante »Mbeggianie, 
Ciò che trae al bianco Biancastro o 
BiancoUno. Fare bianco dicesì Bian- 
care o Imbiancare. V uom troppo 
bianco dicesi un Biancone o Bianca- 
strone. Con voci poel. e ditir. chi ha 
braccia candide é detto persona Bian^ 
chebracda^ e Biancovestito chi in- 
dossa abiti bianchi. 

Bev in bianch. f^. Bév. 

Blanch come on liri o come el 
lacc o come la nev o come on giiis- 
sumin. Candido* Lattato. Bianco come 
un panno curato o come la neve o 
come il latte, 

Bianch de Iati. Bianco lattato, 

Bianch e ross come el lati e TÌn. 
Di latte e sangue, 

Coeus in bianch. Lessare ^ e parlan- 
dosi di pesci 9 Trotare, 

De pont in bianch. Per appunto. 
Nel punto in bianco. Ne più né meno, 
nel suo vero punto. 

Deventh bianch come onpann lavaa. 
y, in Pànn. 

Fa bianch. Bianchire, V, Sbianca. 

Lass^ in bianch. Lasciare in bianco^ 
cioè Lasciar lacune nelle scritture. 

Lassa in bianch. fig. Lasciar uno in 
difetto di checchessia. Per es. El m''ave- 
Ta promiss de damm quel liber, e pceù 
t el m^ha lassaa in bianch. Avea prò- 
messo di prestarmi quel libro 9 ma poi 
me ne lasciò in di/etto. 

Lassa in bianch Frase 

propria del foro criminale e di buon 
governo (/9o/i'2Ìa), e vale Dimettere 
alcun processato a processo aperto 
per mancanza di prove sufficienti ; o 
condannarlo a tempo indefinito in via 
di buon governo a precetto o deten- 
zione per mancanza di prove squisite. 

Lavorant in bianch. f^, Layor^nt. 

Mett del bianch in d'Iona pagina. 

* T. di Stamp Spazieggiare una 

pagina, allargarne le righe. 

Mett el negher sul bianch. fjg. y, 
Négher. 

Oeuv coti in bianch. F. (Eùv. 

Tira al bianch. Albeggiare, Bian- 
cheggiare, Tendere al bianco, 

Vorè provÀ ch^el negher el sia 
bianch. K. Négher. 



00) BIA 

Bianch. Ad, <f'Argént, Òr, e simili, T. 

di Zecca .e Orefic Vale già 

bianchito, ripulito dall" imbratto ddla 
fusione. 

Bianch. Ad, di Fior, Pan, Pés, ecc, V, 

Bianchéra(r2ef/a da altri Albera). Treb- 
biana. Sorta d''uva che forse è VaI- 
higlio deirAlberti. 

Bianch-e-róss. sost. m. Trombettiere, Ban^ 
ditore. La bandiera municipale mila- 
nese è di due colori , bianca e rossa ; 
le assise de"* banditori municipali imi- 
tano la bandiera, e di qui tal loro 
nome fra il nostro popolo. 

Bianchètt. Gesso da sarti, 

Bianchétta. Camiciuola, Farsettino di 
panno lino, bambagino o lano che si 
porta sotto gli altri abiti per difen- 
dersi dal freddo. Alcuni T usano dì 
pannolano rosso, e in allora lo chia- 
mano ìsiBossetta, Per gli uomini é giub- 
boncello; per le donne vesticciuola. 

Bianchettin. s. m. Dim, di Bianchétta* f^ 

Biancònna. Ad, d'VgtL, V, 

Bianciìmm. ger. Argento» 

Biancùsc. Biancore, Biancume, 

Biassà. Biasciare, L* iniziativa del ma- 
sticare, o il masticare stentato. 

Andà adree a biassà. Biascicare, An- 
dar biascicando, 

Biassà i paroll. Biasciare le parole^ 
cioè profferirle stentatamente. 

Biassà pater. Digrumare paternostri 
(cosi TAÌb. enc. in Coroncione), Spa-* 
temostrare, e per esiensione Biasciare 
avemmarie, 

Biassà la bria. f^, Bria. 
E biassà che te biassà. Biascia e 
biascia, E via va biascicando, 

Foresetta che biassà. Forbice cite 
trincia^ cioè che non taglia netto. 

Biassà. Boccheggiare, Mangiucchiare • 

Biassàa. Biasciato — tìg. Trinciato, 

Biassàda. Biaseiamento, 

Biassadinna .... Un po*di biaseiamento. 

Biassagazzètt. s. m Un che biascia 

gazzette, a quei modo che dicesi 
hi asciar musica , avemmarie , ecc. , 
cioè uno che legge e rilogge conti- 
nuamente i foglietti pubblici. 

Biassapatèr. s. m, Labbreggia paternostri 
( Ruspoli ). y. anclàe in Biassà. 

Biassarosàri. Coronciajo, La nostra è una 
bella voce coniata dal Porta nelle sue 



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BIB (I 

' Terzine in morte del consigiier di stato 
cavalier Stanislao Bovara, Chi biascia 
rosari, cbi recita del continuo corone. 

Biassònn. Nome proprio di paese che 
s'usa nella seguente /rase: Andà a 
Biassònn (che anche diciamo Fa dent 
la tomma, o Mangia sora) Appiccar 
alle mani. Far agresto. Jpprouecciarsi, 
Fare una vindemmia anticipata. Dicesì 
di quell^ avanzo illecito che fa taluno 
nel fare i fatti altrui 9 o quando man- 
dato a comprar roba, dice di avere 
speso più di quello che non ha realm.® 

Biava. Biada. Fena, Jvena, Cereale noto , 
cioè V Avena satit^aLin.^ il cui grano 
si dà a mangiare alle bestie da soma. 
Noi intendiamo per Biai^a la sola Vena 
o in erba o in grano 9 e non estendia- 
mo la voce, come i diz. ita]., a ogni 
specie di cereali — Il campo semi- 
nato a biada dicesi imbiadato. 

Biava seguenta .... Biada di bel- 
r aspetto. 

La menestra Tè la biava de Tomm 

Dettato che avvisa cibo 

utilissimo air uomo la zuppa: è un 
tacito confronto delFuomo colla bestia 
da soma; a questa fieno e biada, al- 
Tuomo pane e zuppa, che noi dicia- 
mo minestra ogni volta che non è 
pane in brodo, ma riso e legumi 
cotti nel brodo. 

Biava salvàdega. Palèo, Erba graminacea 
che Targ. Toz. chiama anche Fora- 
sacco peloso. £ il Bromus mollis de^bot. 

Biava salvàdega per Èrba guzza. y. 

Biavaroeù. Biadajuolo. 

Biba (o Bèzza). v. cout Queir in- 
trecciatura de^capegli deretani che 
si direbbe Coda se fosse fasciata con 
nastro, e che invece è legata nelle 
sole estremità con una semplice fu- 
nicella, e le più volte ha il corredo 
dei cosi detti bibitt. V. Bibln. 

Bibbi V. e Quell* acconciatura di 

capegli nelle ragazzine che si direbbe 
Biba se fosse più ricca di capegli; 
ed anche Ciascuna di quelle treccio- 
line che dal capo della treccinola o 
della treccia si bipartono e vengono 
alle tempie \ le quali diconsi Corniti 
se siano povere affatto di capegli. 

Bibita. Bevitnda, Ciò che si bee, e spe- 
cialmente parlandosi di bevande sa* 



CI ) BIG 

lutifere — La Bìbita dei diz. vale 
Bevuta, bevimento. 
Bibliotecàri. Bibliotecario — Gli Animali 
parlanti del Casti hanno resa comune 
questa voce, e nel nostro dialetto 
e ne%'olgari di quasi tutta Italia, nel 
significato metaforico di Topo» 
Bibliotècca. Bibliotèca. Libreria pubblica. 
Bice (che anche scriuesi Bigg). Ceppo. 
Pedale. Il tronco deiralbero dalla ra- 
dice alla forcatura , che i Brianz. di- 
cono Toeùr^ e i Vérbanensi Bòra. 
Biccér. Biccìdere^ e in gergo Bòssolo — 
Chi fa bicchieri dicesi Bicehierajo — 
I bicchieri di forma imitante altri 
arnesi sono detti Biccfiieri a foggia ; 
tali sonoi Molinelli 9 gli Spilli <f i Bor- 
bottoni ^ i Buffoncini^ i Zampilletti, ecc. 

Bocca. Bocca t=sCuu. Fondo 1^ Orio. 
labbrot:^Van8Ci9i.Mascelle(Bino Rime). 

Biccer a ctliz. Bicchiero ajerraj'uolo* 
Calice (V. Alb. enc. in Calice). 

Biccer col labro d^ or« Bicchiere 
messo a oro. 

Biccer cont el coUarin o senza el 
collarin. f^. Collarm. 

Biccer de caccia ...... Sp. di 

piccolissima navicella fatta di cuojo 
che i cacciatori si tengono in tasca 
ripiegata, e di cui si servono, aperta 
che r abbiano ,' per cavare da una 
fonte o da un rivolo V acqua da dis- 
setarsi. È la Tasse pliante de cuir dei 
Francesi , la Bolsa turca degli Spag. , 
e fors^ anche il Bicchier di cuojo del 
Bino(nclle Kimc del Berni II, 234)* 

Biccer de cristall molaa. Bicchiere 
martellato^ Bicchiere di cristallo ar- 
rotato. 

Biccer de tavola • • . • . Bicchiere 
di mezzana grandezza come usa alle 
mense ben costumate. 

Biccer de veder. Bicchiere di vetro. 
(Bino Rime). 

Biccer de vin forestee «... Bic- 
chier^ la metà grande che non siano 
gli usuali da tavola : tiene il mezzo 
fra questi e i bicchierini da rosolio. 

Biccer lavoraa. Bicchier lavorato 
(Bino Rime). Di siffatti bicchieri altri 
diconsi lavorati a costole^ altri a con- 
toni, altri a liste, altri a reti o reti" 
celle ^ altri a nodi, ed altri dipinti 9 
profilati, ecc. 



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BIG (i 

Biccer panaa. Bicchieri diacciati(ìAA' 
gal. Leti, scient. II, 171). Quelli che 
ad arte sono appannati e scai)ri quasi 
a similitudine di ghiaccio. 

Biccer pien a ras o senza coUarin. 
Bicchier pieno, 

Biccer soli Bicchiere non 

. lavorato. 

Cuu de biccer. fig. Pietra di detraila. 
Cosi dicesi per ischerzo una gemma di 
vetro, e in generale ogni gemma falsa. 
u S^avvide che colui che fece V anello 
9f guastò un candellieri, e che la prie^ 
9» ta era stata trovata nelle montagne 
v di Fetralla » dice il Firenzuola nella 
nov. 8.* Da un poeta pisano siffatte 
gemme sono dette Gemme o Diamanti, 
di Murano , per allusione alle fabbri- 
che di conterla che sono in quel paese. 
El biccer de la staffa. F. Staffa. 

Biccer. Bicchiero. Quanto liquore cape 
in un bicchiero. 

Biccerin. Bicchierino. Bicchieretto, Bic- 
chieruolo. Dim. di Bicchiere. Per les. 
Biccerin de rosoli. Bicchierino da roso- 
lio — Talvolta è semplicemente vez- 
zcg. Per es. Béven on biccerin. Bé^ 
vine un solo bicchiere. Bes^ine solo un 
bicchierino, 

Bìccerón, Bicchierone. Bellicone. Tonfano. 
Calicione alla tedesca. 

Bicceròtt. Bicchierotto. Acc. di Bicchiere. 

Bicciolàn. Bozzo lào. Bracciatello, Brac- 
ciatella. Ciambelletta. Sorta di pasta 

. dolce. In Vercelli si fanno de^ biscot- 
. tini i quali diconsi Biciolàn : forse la 
voce nostrale è venuta di là. 

Bicciolàn. Fuscràgnolo. Uom lungo e 
magro — In sig. di Badée. F". 

Bicciolàn. gergo Il dito indice 

della mano. 

Bicciolànna. Jd. ££'Ùga* F. 

Bicòcca. Arcolajo. Bìndolo. Guìndolo, 
Strumento noto — Su la bicocca se 
fa-giò el refi*; cout Paspa el se fa-sù. 
Coli* arcolajo si dipana ; col naspo 

, s* ammatassa. S* adopera V arcolajo per 
aggomitolare o incannare iljilo amr- 
matassato ; s* adopera il naspo per 
mettere il JUo in matasse — Ne** diz. 
bicòcca significa un forte, una terra, 
un luogo di poca importanza. 

Pè. Toppo. Base. «» Ferr. Fuso ■■ 
Bacchett. Costole a T^-avcrs. Crociere. 



02 ) BID 

Staggi R Biroeù. Naso b Baslottell. Cfo- 
toletta. Ciotolino. 

Bicocca de sarà-sù. Arcolajo che si 
ripiega. Quello che non ha crociere, 
ma sibbene sole costole congiunte 
fra loro per le estremità , le quali si 
allargano e si ripiegano a piacere. 

Mett r ascia su la bicocca. Agguin- 
dolare. Accomodare la matassa sul 
guindolo o sia sull" arcolajo. 

Streng e slarga i coss come se fa 
cont i bicocch. Come i mantici^ una 
volta sì e una volta no. Dicesi di chi 
è instabile e or vuole or disvuole, 
ora dice ora disdice una cosa. 

Bicocca. Barcollare. Scrollare. Tenten-^ 

• nare — Dal gr. M/xoxèo dice il Far, 
mil. del 1606; dal gr. B<xoxèo quello 
del lySo; in ambi i secoli però con 
induzione strana e con grecità tratta 
non so donde. 

Bicocca, ger. Arcolajarsi. Balenare, V. 
Fa arma visconta in Arma. 

Bicoccàda. i&aiico//amento. Dagh ona bi- 
coccada. Barcollare. Dagh bicQccad 
de lira. Andare barcollon barcollane, 

Bicocchin. Dim. di Bicòcca. F. 

Bicocchin(Fà). Girare in tondo{*ùor.\ 
Far bindolo(*ìucch.). Certo giuoco 
che si fa prendendosi in due per le 
mani e girando al tondo precipitosa- 
mente. Forse non sarebbe detto male 
anche Far mulinello o Arcolajarsi. 

Bicòrnia. Bicòmia. Specie d^ ancudine 
a due corna lunghe e non tanto gros- 
se, Tuno conico, F altro piramidale, 
di cui servonsi gli artefici per lavo- 
rar di tondo que^ metalli affocati che 
male potrebbero attondare sulle corna 
tozze delle ancudini ordinarie. Tal- 
volta la Bicomia è anche parte di 
queste ultime ancudini. 

Bidàn. Badile. Scarpello augnato o a 
scarpa. Alcuni dicono anche viziata- 
mente Pedano trattivi dal francese 
Bec d*dne che noi voltammo in Bi-- 
don. Scalpello parallelepipedo a due 
sbiechi di cui gli artefici fanno uso 
per avviare i cavi da calettatura, ecc. 
Ne ha di più specie e grossezze, come 
Bidan de trii o de quatter pont. 

Badile grosso 3 o 4 punti. 

Bidàn di bajonètt de uss. Badile 
da incassar ferri. 



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BIE (i 

Bidè .... Mobile di moderna inven- 
zione, che consiste in un lavamane 
a scafa, con entro una catinella pure 
scafoidea, retto da quattro peducci e 
coperchiato. Se ne servono spcc. le 
donne per la pulizia. Dal fr. Bidet, 

Bidèll. Bidello. 

Bidèlla Dopo T introduzione 

delle scuole- elementarì femminili è 
nata fra noi questa voce per deno- 
tare la 8ei*vigiale di quelle scuole. 

Bidòja. V. cont. e spec. brianz 

Specie di polenta molliccica fatta con 
farina di granoturco cotta nelP acqua , 
insalata, e regalata di fagiuoli, foglie 
di cavolo, e simili. Nella Vallassina Dì 
la bidoja vale dire il rosario, forse per^ 
che sogliono dirlo la sera intanto che 
aspettano si cuoca la vera bidoja» 

Bidòja (Fa). Far baldòria. 

Bidón Nome di que^vasi di 

latta bassotti, assai larghi, tondi, 
ellittici o poligonj, usati per conte- 
nere dai dodici ai venti boccali di vi- 
no, aceto, olio, ecc. per uso de''soldati. 
La voce francese, anzi parigina, d^ori- 
gine si va oggi giorno dimenticando. 

Biéda. Bieta. V. Krb. 

Biedràva. Barbabiètola. Pianta e radice 
nota, che è la Beta rubra vulgaris 
de^bot. Il Targ. Tozz. la dice anche 
Havastroni e Barba semplicemente. 
Noi la diciamo Biedràva forse dal fr. 
Betterave-^ i venditori la gridano anche 
al pi. Biedràj Biedrà cott. I contadini 
idioti deirAlto Milanese chiamano Ca- 
rotola la nostra Biedràva e Gniff la 
Caròtola^ forse perchè originariamente 
non conobbero che la bietola gialla. 
La specie ordinaria è la già delta: 
se ne conoscono però anche le seg. 
Biedràva bianca. Barbabietola mo- 
scodella o bincaa{T^vg, Toz. Ist.). La 
Beta pallide virens major àe\ Bauhiu. 
Biedràva bislonga. Barbe de'Cap^ 
piicci/u (Targ. Toz. Istit.). È la Beta 
rubra radice rapa! del Bauhin. 

Biedràva gialda. Biètola caròla. Biè- 
tola gialla (Targ. detto). È la Beta lu- 
tea major del Haxxhin e del Tournefort. 
Bièlla. Tegame. Vaso di terra piatto con 
orlo allo, per uso di cuocere vivande. 
Forse dal Biellese donde per avven- 
tura ci vennero la prima volta* 



o3 ) BIG 

Meli dcnt in la biella. Integamare. 

Bièlla dicesi anche di quella specie di 
terra di cui sono composti i vasi cosi 
detti bièll o biellìtt, ecc. 
u A part gh'^è ona panerà 
>/ Con sora ona pellrera 
yt Tutta de piati de biella.»/ (Bai. Rim»). 

Bièlla ( Franzés de ). V, Franzés. 

Biellàda. Tegamata. 

Biellàscia Tegame ampio ma 

brutto^ tegamaccio. 

Biellàtt Fabbricatore o vendi- 

tor di tegami. 

Biellin. Tegamino. 

Biellón e Biellònna Gran tegame. 

Biellòtt Tegame più fondo che 

spaso. 

Biffslècch (c/fe nelVkrX. Poet. è scritto 

Bistècch.) Filetto di manzo, 

tagliato in fettoline sottili , messo per 
qualche istante ad arrostire sulla gi*a- 
tella, che s"* imbandisce quasi verde- 
mezzo. Dair inglese Beefsteaks che 
suona BraciuoU di manzo. Al filetto 
alcuni sostituiscono fette di groppa di 
culaccio assottigliata a battitoja, che 
inoliate, insalate, impepate o altri- 
mente condite arrostiscono pure sulla 
gratella. 

Biga. Biga, La corsa di high. La corsa 
delle bighe. Col moderno Anfiteatro, 
sorto in questo secolo nella nostra 
città, il dialetto acquistò anche la 
voce Biga, 

Bigàtt. Lo stesso che Cavalér. ^1 

Bigattée Colui che accudisce 

di professione ai bachi da seta. Mol- 
tissimi Brianzuoli emigrano a ogni 
aprile e vanno per tutta Lombardia 
e anche altrove a fare il bigattée. 

Bigattéra .... Luogo disposto esclu- 
sivamente pel lavoro dei bachi da 
seta. Sono volgari nell^Alta Italia i 
nomi di Bigattiere e Bigattiera. 

Bigattéra Donna che accudisce 

di professione ai bachi da seta. 

Bigavò. Foce bergamasca usata in Brianr 
za per Cor {ceneracciolo). V. 

Bigg. V. Bice. 

Bighèzz. ....... Sp. di rete quasi 

simile affatto al Riazzoeù. V. 

Bigia capellée. V, Migia capellée. 

Bigia. Marinare, Inforcare. Fare forche. 
Bigia la messa, la scoeula. Marinare la 



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BIG ( 104 

messa 9 Inforcare la scuola. II Caro 
nelI'^ApoI. a pag. aao dice Fuggire la 
scuola. Il Guadag. (Rime I9 a4) ^^ 
Salar la lezione. 

Bigia in senso fig.^ cioè di sottrarsi a 
checchessia. Ver es. Te la bìget minga 

. vèl Tee de dimxnel. Non fuggi la 
scuola t;e'(Caro Apol. a pag. aao); 
me Vhai a dire. 

Bigiàda L^atto del fuggire 

scuola y messa, ecc. 

Bigiadinna ... 11 fuggire scuola, mes- 
sa, ecc. in senso remissivo, cscusatorio. 

Bigiadór. s. m. ^ Chi per abi- 

Bigiadóra. s. f* S- tudine fugge scuola , 
messa, ecc., od anche Chi ha per abile 
di promettersi e non mantenersi. 

Biglia o Bilia e al pL i Bili. Pa//a(^tosc.). 

, ^ig/m(col franzesLsmo de"* giocatori). 
Quelle palle d^ avorio colle quali si 
giuoca al bigliardo. 

Bigliàrd* Bigliardo. Quella gran tavola 
quadrilunga cinta di sponde, e tutta 
foderata di panno verde, sulla quale 
si giuoca colle palle d'^avorio scagliale 
a mazza Tuna contro l'altra. 
S^onà9L.Mattonell(ts=i^vis^.Biglia,Buca. 
Fa bigliard. Ambigliardare (cosi nel- 
TAlb. bass.). Dicesi allorché battuta 
colla nostra la palla dciravversario 
accada che ambe le palle corrano 
parallele a una meta. 

Giugà al bigliard (cAe da alcuni 
vien anche detto Giugà al Irucch). Gio- 
care al bigliardo o al trucco a tavola, I 
termini di questo giuoco sono nel no- 
stro dialetto i seguenti: Busa^ Bricolla^ 
Biglia j Stecca^ Strusa^ Curt^ Mesz, 
Longh^ Longhissem , Mettes^ MetUida , 
Imballa 9 Imballiidura^ Colla o Collega 
Melt^ Cascia^ Manda e f^ess a colla ^ 
Fa la biglia y Fa partidon^ Perdes, 
Andà-sà^ Perdita, Andà in busa. Salta- 
foeura. Scappa la stecca. Salta, yess 
in balla. Fa bigliard. Fila, Giugà sott 
gamba o sott man o manzin , Andà-- 
giò , Batt, Baitiida , Tocca , Fa balia , 
F'all, Colpfals, Andà^ott, Passa el 
mezz, Ciappà on quart de biglia o 
mezza biglia , Batt o Ciappà de fac-^ 
eia o in faccia , Batt o Ciappà de cuu , 
Giugà de cuu, Andà a rost, Zucc/ie- 
rin. Ternari, Repicch, lìcdoppi, Bi- 
gliardec , de** quali si leggono le spic- 



) BIG 

gazioni ne** luoghi rispettivi, il bi- 
gliardo si giuoca in varj modi, cioè : 

A casin. A pallino {* fior,). Questo 
giuoco si fa con tre palle , una delle 
quali assai più piccola delle altre ch*è 
il cosi detto ctisin o balin , e chi pri- 
mo fa sedici punti mediante certe de- 
terminate leggi, esce vincitore. I ter- 
mini di questo giuoco 5ono Fa casin 
e Fa casin de quatter. 

Ai òmen. Ai birilli {* fior.). Questo 
.giuoco è simile al precedente, colla 
sola circostanza di più che nel mezzo 
del bigliardo si mettono per ritto 
cinque cosettini di legno, d'avorio o 
simile ( detti birilli a Firenze e omen 
tra noi) i quali sono prezzati tanli 
punti , e chi più ne atterra colla palla 
dell'* avversario , talché primo giunga 
in complesso a far ventiquattro punti» 
che a tanti va il giuoco, quello rie- 
sce vincitore. Termini di questo giuo- 
co sono Fa i omen e Fàfilotl. 

A la carolinna. Alla carolina (*fior.). 
Questo giuoco si fa con cinque palle, 
due delle quali bianche, una rossa , 
una turchina o verde, ed una gialla, 
e tutte queste palle sono prezzate il 
valore di tanti punti , cosicché il giuo- 
co consiste nel inandarle con certe 
determinate leggi nelle buche del ^bi- 
gliardo , e chi primo tante ne manda 
quante arrivino ai quaranta punti , ai 
quali d^ordinario va la partita, quegli 
riesce vincitore — Jouer à la caroli-' 
ne dicono anche i Francesi. 

A la carambola. Alla carambola 
(*fior.). Questo giuoco si fa con tre 
palle, due delle quali bianche, ed 
una rossa , ed ha quasi le stesse leggi 
dell^ altro detto a pallino. Termini di 
questo giuoco sono Sta deni de la 
stacchetta, e Fa carambola o Caram" 
boia — Anche i Francesi dicono Jouer 
à la carambole. 

A la poi. Alla corda(*^OT.). Que- 
sto giuoco si fa da molti giocatori 
insieme, i quali tutti portano un nu- 
mero progressivo , e tirano la loro 
palla un dopo T altro, e continuano 
cosi fin tanto che avendo tutti per- 
duto i punti convenuti da prima, 
r ultimo rimane vincitore di tutta la 
posta. Si fa anche questo slesso giuoco 



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da pM insieme e con due Iole psifle — 
Termine dì qiteisto giuoco è J morì — 
Anche i Pramce»i dicono Joiter à la 
pouf e -^ Pà ona pd}. Far Und c&rèla 

* (*fìor.>, cioè' fare una partila al gi\ioco 

' così dettor detta coi*da. 

Bigliardce Colui che Sta il ilo- 
tare i punti ne' giuochi venadi dfì hi-' 

~ glìardò — Dai fr: BtUafder, 

Bigliardée ..... Chi tiene g^uoco^ di 
bigliardo. 

Bigna. ì^oée Usata ntHtt ftase "^esff'dié* 
cocch e de bigna. Essere un tefi&theeo^ 
un tàmburhtO', cioè dopr^ioy finto; 

Bignè. ....... Specie dì fHtt(rftà; d? 

pasta tenìefa, cotìdlfa cbd uòvo, sftfc- 

' chero e burr'o, e itttofto tigoiifiata. 
Dal fr. Beignet di pati sigiiiftc'ató: Tra 
Frittella e Bignè correr sp^ialmenle 
questa diversTti chiè dove la ptima 

' è cottVi neH**©!?©,- it^etottìdo' è cotto 
nello strutto o nel burro. 

Bignè de pòrnm; . . . Ee frittelle 
suddette regalale' coit qitalbhe' fetU 
di- meh. • ' 

' Bi^nè der ^òrtim de* terrai ... Le 
(Hrtefle sàddettìe neUe* quali la pasta 
è dì- patata' rffatiwWte. * 

Kgné de !*&;-. . tfe iritlJène snd- 
dette con'pasta' di riso. 

Bignoeùla /^irr* Brògnoeftla. V, ' " 

Bignògna: Bignònià catalpa ^'Bfgnòttin' 
d*Am'erica* Wante^ non infrequenti òg-* 
gidf nei nostri ■g^ai'dihi, e sono la ;0«- 
gntirtid dàtdìpa è k È, rudieans dèi hòX, 

Bignòn per Bugnón. K. 

Bigolìn', ch&'piU dark, decorre nomcnare' 

' in: pi. Bigòlìtl. DfkyolihiCiìoT.). Bachi 
(♦san.). M>^fetó(nvtcch.). (iiHndrnoli di 
bamba^a' av vol^* rfitl fil d? fèrro e fer- 
matavi con Blb <K còtbne aiVotoktòvi 
sopra, grossi Utl'm'et 2*6 dito mignolo, 
luirghi il dojfVpfio é'àiquaYito àflbs^ti, 
sai quali si tfiTVdlgono TcaipegH'per 
fofmarc' i ricci, t Tedeschi li chiama- 
no lfaart*óite{Cì\niàrì da capegli}', i 
Fi*. Bouhfts^t i Venez. Rolò, Ga«j)aro 
0OZÌIÌ nel sut> Capitdld in' lode; dd 
Tuppè li chiarttò tucignotetti , e diske 
dia veneziana Stoppinare quello* che 
JToi diciamo Fà-sù i Vlgótitt, 

B5goimt. Mèttictjmto. Mèrciadro. ' 

Bigòtt. Bighino, Bigotto, V. Bélft. 

Bigùttuii SpfgóitstriC. r. Bbàta. 
rvl. L 



06 > ÈlM 

BfgottìsnM. BàtohettàHéHà, B^tdàhekonì- 
smo. Santocchiétìa: ìì Cesarotti ilei 
Séggkr stilla' filosofia delle lingue usò 
àt^che* Bigottismo. 
Bigottón. Pinzòeckef'àìie. ' ' 

Bigottònna. Pinzoecherófia. 
Bij. Fhr. di' Bèli.- ifegft*. Btf.BéL ÉelU. 
Bila. Bile. 

Biló^ BUlcrio ^-^Mirosó. Stido^ù, 
Bilffiù. BHlo? Lo stèssd die Pòi*esìn. ^. — 
I diz. hanno Bièlt hiM Voce per c'Ma- 
ntare' i ptdciài, ecc. 
Biloeù biloeù. y. Bloeubìth^. ; 
Bimesti*àf Iti forza: di MSt ni, ..... . 

Negli ttlRxj- pubblica è qòieljr impie- 
gato che si ass^i^i'é lìd ajfito' per iin 
bJiriesl're, il quale*, éoì^tftitìando il bi- 
sogno , continua nel scfor incarico cbn 
a^ssegno e òbl^lfg: reciproca bimestre. 
Bina. V. a. pdr Sbignàf. y. Dal gr. BtvàQ 
dice il Far. mif: cóirord. stia grecità. 
Sina. Accoppiare. NI»* dìi. Binare è r?fe- 
rito solo alfe géifiellipare. ' 

Bina Ivi sedò'. Addoppiare. Acfcòpptafre 

' due fili di' seta , dipamanfdoli uniti slir 

un solo rocchetto, onde poterli jioi 

•'tórfccre. ' 

Binadóra. Addoppialo jó. Ifacc^rìna'' ]^r 

' addépptafe k séta. F. a/*^é 'Ci*6s.^ 
BinliSch. Bimtsco: itoitief proprio di un 
"villaggio iP qualej per eAsère "a'ihétà 
sttada fra Mìlatro e Patia, diede ll^- 
• go affi" frtst; fignratai » • " *^ 
' Vess a "Bhvìsch.Essett'a rhetto'di 
' iinà cosà. ÉsÉere a mencia strada & via, 
Bhldk. Benda. Fascia cTìie s' avvolge al 
capo, che copte" g!i 0CCM9 ó simili. 
Binda. Éend'a^ e fóet. Sacra: benda. Velo' 
di che* le monache si- Coprono il capo.' 
Binda. Benda.^ StViscia^ 
Binda. Fascia, Lenza. Fttsdia lina. Binda^ 

dì solàss. Fa^chtofa,' 
Blildér. Brandello. Brano. Stramhello. f ' 
Andà a'bind o a hìndt)iìó i\iit" a 
bind'. Èssere sbrèmdettato: StfambeHa- 
f^e. Sbrandellarsi. ' 

tìrtd^. fi^. Bìridotó. Baro, raggiratore. 
Bindèll. Na:stro. Bindélld.' Fettùccia. 

Bindeli appcnn^ nassuu; Stenìno.' 

Nastrino che è della massima streriezZa. 

Bindeli dìs- colon. . . . . Nastro di^ 

filo di cotone. . . * » 

Binde» de fil . . : . Nastro di Jìlti.' 
Bindeli de firiselL F. Frisa. 

14 



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BIN ( 

Bìndell d^ lana. Nastro di stame, 
(Buonarrotti Tancia IV^5). 
BindeU de rens . . • Jfastro dì reosa. 
Bindell d'Olanda ...... Nastro 

di filo d^ estrema finezza. 

Binde!! franzé. . . . Nastro frangiato. 

BindeU lustrinaa .••,.... NasUt>, 

imitante il lustrino. 
BiadeU operaa. Nastro.. a, opera^. 

Bindell rasaa o satin •• Jfa- 

stro imitante il raso. 

Bindell soli. Nastro puro .o piano 

o non a opera* , , 

Bindell stampaa • . . Nastro indiana^o. 

Bindell tafftà . • . « . Nastro imi- 

, tante la seta taffettà. 

Bindoli velaa. ... . • . Nastro imi- 

, l^nte il velo. 

Fa bindell ..... È quell' agit^irc 

, circolarmente alcun tizzoncello info- 

.cato, il quale, cosi tramenato jdà idea 

. di' un nastro fiammeggiante più o ipen 

largo secondo che è maggiore o mi- 

. npre la parte di esso tizzone infocata. 

in qualche modo c;sso è la Cidole,à&i 

,,^ri^Iaii^. Pare qì^p in Toscana non si 

usi frase corrispondente 9 alipjeno con 

...g^^njerabtà, per(chf^ U Bandini (nel suo. 

Pise. ec(i^n. sulV Mar. di Siena p* i4i 

../?di^. ^il, Ecpn. i^l.) descrive sì il Jiq-, 

, ;fì^f;o Fa bindell 9 ma non usa vocerò 

frns<s corrispondente, allorché dice 

ti Succede dell'" oro nel con^nercio, 

- ^'.come di una fiaccola in mano d^ un 

M^ianeiullp che pare che faccia un 

I 9f cerchio continuato di fuoco se yen- 

>> ga raggirata eoa velqcità. ff 
qindeliàzz. . .. . • Nastrp Jungq e largo.* 

Binde^lée^ Nastrajo, Fettacciajo. 
Bindelléra. AAStnz/a(*fior.). 
Qipdellin,, Nastrino. 

Bindcllin appcnna nassuu. Stertino, 
Bindelli^ « .. ... ., • ^p* di diorite o sin 

, d| marmo allistato .a più colpri che si 

_ trova in pm luoghi dei nostri monti , 

e spec. neir alveo del fiume Varrope 

in Valsassina nella provincia di Como.- 

Bindellinna. Ad^di £rha« f{' 

Bindin. Bendeliar B^ml^rclla, Fascetta. 

Fasciuoietta» . 
Jj^u4pjcr2^(a).^ hran4ellh.4 ^'''"w» P^' 

brencioioso, 
Bin4<>n^ Bimbrénciplo, BifomfeUo^ Br^fuio. 
Strambano, 



106 ) BIO 

Bìo« Foce usata per, onestà in luogo di 
Dio nelte esclamazioni Giura bì'o. Per 
^i'o. Corpo de b'io, e per maggior enfasi 
Corpp de b'io b'ión. K. in Dinna. 

Per bio bacco baccon. Per dio bac- 
ckissimo(*ioac. e .nelle- Rime di un 
pofta pisano). 

BfQbip. Xo stesso che Barbetta. F'* 

Biólca. Bifolca, BubuUa, Jfkgero* Bubìfl-' 
ctfta* Corba, Misura agraria. 

Biólch. Bifolco, r. Bólch! 

Bit^Ua. Betulla. Bòtula. Pianta nota, f^ 
Béol^. 

Bión (Corpo de bio). K in Dinna. 

Biónà, Biondo ; e poet. Flavo — Bion- 
dezza è la qualità di ciò ch^ è biondo^ 
Bionda è la lavanda coUg quale rim- 
biondansi i capegli. 

Biond scur. Biondo carico* 
Devqntà biond* Imbiondire^ 
, , fa, biond i cavij. Mimbiondirsi,i c^ 

" Trà al biond. Biondeggiare. 
De là de biond. Biondissimo. 
A r ultimo biondo o A quell biondo. 
. fé tutta parigina^^losc. e nelle Aime di 
ui^ poeta pisano). J tutta usamw (Fag. 
A si. bai, II , II). >jéll'uliipia moda o ^•' 
,\lflfiUi,ria. Di , tutto garbo o.bupn gftsto. 
Bionda (gergo), im^rfocolara. K. .Ciòcca. 
Biond in. Biondello.. Biondello. 
Biondinètt. Fez, di Bjiondìn» F. 
Biondón. Biondaccio, Accrescitivi di 
Biondo che hanno in se alcun che 
di spregiativo 9 j^ coxite a dire Biondo 
smaccato, 
Biòtt. ..... Ne^(;q^tQrai di Soma mi si 

diee cosi nomiuaVa una specie d*" al- 
locco dal verso biòt biòt ch^esso fa. 
^ìòiUNudo, Gnudo. Ignudo, Ne^diz. BioUo 
; vale povero. Dal gr. poet. B/oro$, si- 
gnificante vita , e quindi Biott chi ha 
soltanto la vita: cosi il Far. nùL 
Biott biottisc. y. BÌQllJSC« 
Biott come V è nassuu o come ona 
rana. Ignudo nolo. Nudo nodello. 
Biotl ma grass \Clie stracciato sia il 
Grass, biott. e\ ^mantello e grasso 
maldevolt. ) il piattello. 

Vestii de biott. .SsmigiiiM2o(Di«.Bol.). 
Mezzo nudo — Stracciato. Male in ar^ 
nese, Diccsi di persona che non abbia 
quasi vestito. 
Biottisc. Foce usata nella frase seg* 



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. BIR (1 

Bioti bi'ottìsc. Nudò Hudeììo, Ignudo 
nato, Jgnudissìmo, Del tutto ignudo. 
Il ted. Fingemacht 

Z vedi biott biottisc qaell car itar Dio {Cupido). 
' (Tanzi Rime). 

Biottón. Ignudo nato. Del tutto ignudo, 

Bioltón ..... Dicesi in gergo d^un 
Cappuccino. 

Bìra. Birra, Liquore che s' ottiene per 
fermentazione da^'cereali misti coi lup- 
poli. Cervogia è birra di vena , d' oi^ 
ZO9 o grano misto con appio, menta 
o altre erbe ; Melichino di mele ; Si-' 
dro di pere. 

Bira de marz. Birra marzolina, 

Bira doppia Quella che 

gr Inglesi chiamano Strong-Beer e i 
Fr. Bière forte o Doublé Bière, 

Bira piccola. Piccola birra{Gh, Enc). 
Quella che gringlesi chiamano Small 
Beer e i Francesi Petite-Bière, cioè in 
qualche modo V acquerello o la posca 
della birra. Il Boerio nel suo Diz. ven. 
la chiama Birrelia sènza però addurne 
autorità. 

Bira él Birra dolce. Birra 

con pochi luppoli. Dall' inglese Jle 
(che si pronuncia el) di pari signifi- 
cato. Questa specialmente direbbe 
Cervogia il Gh. nell'Enc. 

Bira Pòrter. Birra di Porter(Diz,Xec,), 

Biràga. Forse nome proprio di donna n- 
masto in grand* uso nel nostro dialetto 
come antonomastico di pazzia e di vo- 
lubilità nelle seguenti frasi o simili: 
Oh che matta biraga d^on omm! 
Oh ijfual pazzo a bandiera! 

Oh che matta biraga d'on tcmp ! Oh 
incostanza di tempo l 

Birarla ... : Il Luogo dove si fabbrica 
la birra, e là Bottega ove si vende. 

IB^ba. Birba, Birbone. Fantino, Barattiere, 

Batt la birba. Birbantare, Fiver di 

birba, Baronare, Birboneggiare. Pai- 

toneggiare. Andare alla busca o aU 

raccatto o all' accattolica. 

Birba si usa talora in senso' quasi vezzeg- 
giativo. Monello, y, Birbonsoèll vezz. 

fiirbàda. Birbonata, V, Birbaria. Nelle Bi- 
me d'^un poeta pisano leggesi Sirbàla. 

Birbantaria. Birbonata, 

Birbaria. Birbonerìa, Guidònerla. Fur^ 
fontana, Monellerìa, kzion da birbante. 

Birbìn. Birba* Biroccio, Soiia di caksso. 



07 ) BIR 

Birbinétt. Biroccino. 
Birbo, y. Birbón. 
Birbón. Birbone. Furfante, Briccone, Bar 

rone. Birbón solenne. Briccon solenne, 
Birbdn. Birbone, Furbo, 
Birbònna. Briccona. 
Birbonón. Fitrf untone, 
Birbonònna. Solenne briccona. 
Birbonscèll. Furfahtello, In senso tristo 
Birbonscellin. Furbettello, (e buono. 
Birbòtt. Birbone, 

Birée. Birrajo, Chi fabb; o vende birra. 
Biréra La moglie del birrajo, 

o la donna che ha fabbrica o vendi- 

torio di birra. 
Birgom. y, Bèrgom. 
Biribàra. Giuoco del biribara dove chi più, 

vede manco impara (Salviati Granchio 

V, 3), e met. yiluppo. Imbroglio. 
Biribira. Frasclietta, Chiappolino, Uomo 

di poca considerazione. 

« A clecciari dottor sti biribira. » (Mag.Maac.). 

Biribìss. Biribisso, Il tavoliere del giuo-* 
co di pari nome. 

Figura de biribiss. met. y. Figura. 

Giugà al biribiss. Fare ó Giocare 
al biribisso, Sp. di giuoco di sorte 
che si fa sopra un gran tavoliere qua- 
drato che ha negli angoli quattro ova- 
tini dipinti a grottesche e in giro 
trentadue caselle ognuna delle quali 
va distinta per numeri dair i al Sa. 
In un sacchetto posto in capò al ta- 
voliere stanno altrettante pallottoline 
con figure e numeri corrispondenti. 
Dopo che i giocatori hanno caricato 
d^una o più monete quelle caselle 
che loro aggrada, chi tiene il biri- 
bisso, o vogliam dire il banchiere, 
fa uscir del sacchetto tante pallotto- 
line quante sono le poste; per quelle 
che escono corrispondenti alle caselle 
caricate paga 02 volte la posta al 
giocatore; delle poste non benefiziate 
tira a sé il danaro. Lo stesso giuoco 
fassi anche per altri m9di , come per 
esempio con 70 caselle, sei delle 
quali a prò sicuro del banchiere, e 
70 pallottoline di sorte, pagate 64 
volte la benefiziata, o vero con ac- 
cordarsi al banchiere tre sole casella 
di prò sicuro, e pagar esso posta sem- 
plice ai vincenti ; e cosi secondo usi 
ed accordi — y. anche CavagnceAla. 



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BIB K I 

BìribìssHTit .... Gioca^Qr 4^ biriliisso. 
Neir Intermezzo Italiauo i^ititolato // 
PozjiQ 4i f«P^ Pattizio (che credo del 
]^Jaggi) l/sggiesi Birihissanle, 

« £1 nugonna, «1 $u lì Apra de lù, 
V Come oa biribissant ch'abbia perdua. » 
(M^g. Jpter. II, tiiS.) 

Biricchìn, epe. f^ periccbìn, ecc. 

pin'd^jì. ^qrffiUa^ Farfallino, Girando- 
lino^ y, Ciri)}ìra. 

Biridceùra. Fem. di Biridqe^t V* > 

?ìrlo« V. Bu-lp. 

^irlà. Botare — Trottolare — Girare, 
C^rla de birlà. T. Carta. 

Birlént. V, Imbirlént. 

Birlln(de strenciroeù). f^. Zirlìn, 

Sir]ÌQglnt( per Berlinghìtt. K 

Jpirlo i^che in alcune parti dell Alto MiL^ 
cpme a Merate^ dicesi Calimón). Palèo, 
Stornello, Fattore, Quel cosetto conico 
di legno che i fanciulli fanno aggirare 
percotendolo con una sferza. Secondo 
FAlb. bass. (in Toton e Pirpuette) 
avrebbe anche a dirsi Girello o Girlo 9 
la qi|ale ultima voce parmi aver sen- 
tilo anch'aio in Toscfina allorché vi 
fui giovinetto per pochi giorni . 

Andà fceura del birlo. Dar ne* lumi 
o nelle stoviglie. F. Dia. 

Andà giò del birlo. fig. Cascar di 
collo. Scadere di grazia, £l m** è andaa 
giò del birlo. Mi è uscito di grazia, 
(pramai V ho sul libro verde, 

Giugà al birjo o al birla. Fare o 
Giocare al paleo o aljattore o allo 
stornello; e secondo le varietà che 
si vedranno più sotto Fare alla trot- 
tola o al trottolane 9 ecc. 

B}rlo ( che in varie parti dell'Alto Mil. 
dicevi Tirapàga) Specie 

. di paleo poligpnio, fatto d'^osso o di 

' avorio» co" numeri sulle facce e con 

perno su cui gir9. È trastullo daderesco. 

pirlo. Trattola. Trottolane, Couo di le- 
gno con i^n ferruzzo in cima, e con 

. alcune strie nel corpo , che i fanciulli 
fa^inp girare per trastullo mediante 

, una cordicella avvoltagli intorno in- 
torno ia quelle stWe. 

j^rlo. 7["rptlolinfi(*losc.), Quel paleo che 
a ^Qsi dire s^ir^provyisa introducendo 

. uno sti^cco in un fondello 0. in un 
bottone , e facendolo rotare colle dita 
sur un pfano q^iali^ni^^ 



08) 



mìk 



)ìir}9 i^lìjnes Paleo ohe aggirato 

su d^ un tavoliere ove stanno per 
ritto varj birilli figurati, va a dar 
dentro in essi per farli cadere ; e se- 
condo usi. ed accordi fa vincere o 
pe^^dcfe i giocatori eh/; lo fan roteare. 

Birlo. Fusajuolo, Fusajolo. Rotella. Pic- 
col cono, e talora anche Cerchiello, 
di legno o di terra , che le filatrici o 
torcitrici mettono, a roo** di pendolo, 
in foiido al fuso perchè roti con moto 
facile,equabile,e scnz9 che il filo scatti. 

BÌTÒfic, Biròccio. Cesta? Specie di caiTozza 
a quattro ruote con carrino, sterzo e 
cassa a due soli luoghi, la quale vie- 
ne guidata da quello che vi siede den- 
tro. Era molto in uso anche prima 
dellQ Ster;^o nel secolo passato, e 
serviva tra noi per Le gite di cam- 
pagna specialmente ai colli di Brianza 
e del Varesino. Oggidì è quasi uscito 
d^ uso affatto e ha ceduto il posto alla 
Timonella che gli somiglia grande- 
mente — L^Alb. enc. fa sinonimi Birifa 
e Biroccio e li vuole scoperti. Io du- 
bito di qualche errore; forse la Birba 
deve corrispondere al nostro Rirbìn,y. 

Biroccin. Biroccìnq. picciolo biroj;cio. 

Biroeù. Bìschero. Legnetto che si ficca 
ne^ buchi del manico di un.Ieu|o, 
d^ una chitarra o d^ altro simile istru- 
mento, per amcjcarvi e strignere od 
all^nt^-e le corde a quello avvolte. 

Biroeu. met. LeccatagUere (Vs^g. 4st. bah 
II, i5), cioè Servitore, fapte. 

BiroBij[. T. dijirarti. àfastiitolo{*\o^,f Diz. 
artig.). Ca^nglia, Pernp, Pillalo. Piròlo? 
Pirone? Caviglietta di legno che serve 
per congegnare i V.arj pezzi di un 
lavoro. Corrisponde al fr. Chéville, 

BirtEÙ. T. de' Calz. . . ... Bulletta di 

legno che serve per congegnare la 
solellatura d'Anna scarpa. Il Voc. ven. 
non so con quale autorità dà per nome 
it. corrisponderete a questo Stecca, 

Biroeù vi coni, per Legnceù. f^. 

Birceù Og^vl^o di quei manÌ9> 

poluzzi in che si nianda un manipolo 
(basgia} di lino per cardarlo. Due 
di questi, cardati che siano e intrec- 
ciati, formano un lucignolo(eZ2a). 

gii^-aBÙ. 6. m« pi. Pironi. I piuolini di 
ferro sui quali sj avvolgono le co)*de 
9^'piamfoTti, npU'arpe, oqc. 



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£18 



< fopì) 



^ilS 



Birón {o Birón de Ci direnila) . » . . Specie t 
di birra assai possente. 

Biro ria. Bischerino,, Bischerello. BiscJìe- 
ruccio* Bischerellino» 

Birorin. Pemetto, Cavi^lUtla. 

Bis. Bìrcio. BoìusanU, 

(£ucc bis. Occhi apptufjidiii, I.^ia- 
laticci , le incinte di fresco ^ le pcos- i 
BìBm al palio hanno,/ asucc Uà» 

Yess bis. Avj^ gli o.cdU tra i pfili. 
Essere ancora traM sonno^ 

Bis. met. Incollerito, Tinto. 

Bisa Imbiancatura cbe i pittori 

teatrali danno alle t^le già dipiptf 
per sdipigaerle e 9erv irsene per ^)44?ve 
dipinture — Dà de bjsa. Imbiancare. 



dal peso toWe. deH'aMQiJlWfiRl^io^ ^,ci6 
\n. cpiupeuso 4ell* roccia cbj? rÌT^s'e 

,. .ogui fQnn\?^M;>,9>f|4e IpHa.yia n}<>nte- 
r.eUlje P iip.n , me^o 4i tanto. Quésto 
diiXalco è quelj^o c;he da tali negouanti 
chiamasi Biscav p BisecufCiz, . , 

^iscayèzz. f^. j^isr^y. 

.$j^QÌà< Arricciare. Jucre$pare* Inanellare, 
Dare il rfccio , far prendere il rìccio 
ai capegli col f«rrx> oal^o.. 

.Bis^oeù. Bifciutella, BicciuJinQ. 

Jtisciuia. V V > • pic£^ di persona che 
da natura abbia crespissimi i cape- 
rgli , un ricciutoae se mi à lecito dirla, 
une Téte moiUonnée direbbero i Fr, 

Bisciorìn. Bim. di Biscii»ù. F', 



Bìsàhò&a^^^uaziabuglio, ImpiMlro^ D^Ua | JBisciorjnètJU Him. di Bisciorni. «f* 



Bisa de* pittori teatrali dettfi pi^ pò- 
pra Tiene forse questa nostra Bisa- 
bpsap YPce che si estende a denotare 
come ogni lavoro d^ijppiaslratore ai|zi- 
chè di pittore, cosi anehe per esten- 
sione ogni cosa inanche vole, confusa, 
< in cui non siano ben congiunle e 
temperate unità e varietà, car,dini del 
bello in che^hessia. Quindi abbianio 
Ona bisabòsa d'^on quader. Un dipinto 
^graùato. Qna bi^^bosa d''on disegn. 
Un disegno scioccp. Oadi bisabòsa d'Iona 
scrìccittra. Uno scrittaccio. Una scrit- 
turaccia. Certi bi$abo# de romanz. Bo^ 
manzi stravaganti ed aUf^ moda che 
non se ne rinvien capo né coda* Ona 
bisabòsa d^on discoris. {7/?4 tiritera j 
tm* affollata, Ona bisabòsa d^n sonett. 
Un sonettuccio ^graziatello 9 e simili. 
Fors'^anche la Bissabova de^ Venezia- 
ni, ch'equivale a Turbine f Scipnata, 
Tifone f cioè confusion di venti, diede 
origine alia nostra Bisabòsa, 

Bisbètegh. Bisbetico, Umorista, Aroma- 
tico, Stravagante, Fantastico. Lunat ic o. 

Bisbeùtt. Bisbetico. 

Bisc. Ricciuto. Riccio. Crespo, 

Bisc. Lucignolato, 

Bisca. Rodersi, Marinare. Dispettare. Stiac- 
ciare come un picchio. Arrovellarsi» 
Rodere il freno. Aver grand^ ira e non 
la potere sfogare. 

Biscàv {che anche dicesi Biscavèxz). . . . 
Allorché il negoziante di cacio lodi- 
giano ne compera da chi lo fabbricò 
un intiero assortimento (o/ia sort. K) 
suole dibattere dodici lihbtv» grosse 



BÌ8(}pcca per $còc4ìSi(altale/m)p V. 

Jiscf?!. r.Martcìau 

Biscòtt. y. Còti. 

J^gì^^f Gfojello, Giojetia. Anello.» vezzp 

\ o -altro lavoro che serve 4i ornamento. 

,Le voci Bisgió^BisgiottarH^ Bisgiot- 

tiér sono tolte di pisso dal francese. 

Bisgió. mei. G{o/e//o(Buonar.7knciaIV9i). 
Ogni cosa che abbia in aè pulizia, a^ 
giustatezza, bellezza , garbo , galante»- 
ria; in quel medfisiaQO $ig,met.cbe ha 
la voce Bijou in francese. P«r es. Quelr 
la bottega Tè on bisgiò. £ una galante 
bottega, È una vaghezza di bottega. 
Nett come on bisgiò. Netto di specchio. 
V è disegnaa come on bisgió. È un 
disegno finito col fiato. V^ lavo^aa 

. come on bisgió. È lavorato con som- 
nm finitezza. El gh"* ha on bisgiò d^on 
gabinetti? El gh'^ha on gabineitin che 
Tè on bisgiò. Ha un gabinetto eli^ è 
una vaghezza o un giojello, I contrarj 
di questa voce. Bisgió sono Bisabòsa^ 
tHiscmdfic^ SciapaUi/uidfi^ ecc. r, 

Bisgió. iron* Maibigatto. Mal soggetto. 
Cbe beli bisgiò^ ir. Buona roba dav- 
^ro / — Bel cesto I — SI in verità che 
la gioja è paga(Lasca Strega II, 4 )• 

Bisgió. T. di St. Regoletto, N(>me di 
queMegni che si poUocanp nel telajo 
tra le faece di stampa e gli estremi 
di ^S90 per .tenerle separate,. ben as- 
settate e strette. Voce corrotta, per 
quanto pare 9 dal Biseau de* Francesi. 

Bisgiorèll (che anche r^'ccM* Bisgiottéll ). 
Giojellino? Dipesi di persola elegante, 
vaghetta s gal«yateie talvolta per ii'onìa 



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BIS (ti 

* ' 'dtel «Ilo ròVfescio. Per esfeihpio parlan- 
dosi d'alcun ragazzo già adulto che 
pretenda farsi portare in braccio di- 
remmo : Che caro bisgiotfcell de tdeù- 
sù in braso! Caro quel bambocciolo 
da portare a braccia! 
Bisgioitaria. Minuterìa, Minutaglia, Ore- 
rie se d'oro. Lavori gentili d'oreficeria. 
Il Cellini usò anche Bordellerìa. 
Bisgiottèll. f^' Bisgiorèll. 
Bisgioitiér. Giojelliere. Minutiere. Ore- 
fice che fa lavori gentili,* come sono 
anelli, orecchini e simili giojelH. 
Bislacca (A la). J casaccio. A vanvera, 
Jlla babbalà. Alla sfatata. Cioè ne- 
gligentemente.. 
Bislàcch. Tangòccio? Uomo alla carlona 
o a caso o a casaccio. I diz. regi- 
strano Bislacco solo in sig. di Bisbe- 
tico, fantastico, stravagante. 
Bislaccón. . , i , Uomo negligentissimo, 
che non bada a nulla , che opera di 
là da casaccio. I diz. registrano Bi- 
slaccone nel solo sig. d^ Uomo somma- 
mente fantastico. 
Bislóngh. Bislungo. Oblungo. 

Bislonghin Alquanto bislungo; 

che tende all'oblungo. 
Bismótt. Bismuto. 
Bisnòno. Bisnonno. Bisàvo. Bisàvolo. Prioa- 

vo. Il padre del nonno. 
Bisoeu. Sciame, Sciamo; con voce meno 
usata Esciame; e con voce latina 
appena concessa m poesia Esame, 
Quella moltitudine di api che abita- 
no o vivono insieme. In alcuni luoghi 
dell'Alto Milanese dicono On rose 
d^ avi *^ Il ridursi a sciame, il fare 
sciame dicesi Sciamare. 
Bisoeù. Amia, Alveare. Alveo, Alveario. 
Melario. Coviglio; con voci ant. Co- 
piglio e Compiglio; poet. Camerella; 
se fatta di tavole Cassa o Cassetta da 
pecchie ; se di vimini intrecciati Bugno 
o Bagnolo. Cassa in cui si fa in modo 
che le api fabbrichino il mele, la ce- 
ra , ecc. In alcuni nostri paesi è detta 
AVÌCC9 in altri tassèllo f^assèlla.^ 
Bisògn o Besògn. Bisogno. Uopo* Occor- 
renza. 

A on bisogn. A un bisogno, A un 
bel bisogno. 

Ave ci so bisogn. Avere l'occor- 
rente. A^ere la tornala di casa* - 



O ) . BIS 

Chi ha bisogn cerca o se sbassa 
slonga la man. Chi ha bisogno s* ar- 
renda. Abbassati è acconciati. 

Fa de bisogn. Occorrere, Necessitare, 

Fa minga bisogn. Non occorrere. 
Per es. Per insci fava mitiga bisogn 
eh' el parlass.' Fin qui non occorreva 
eh' e* parlasse, 

Guaja a ave de bisogn. Chi per 
man d* altri s* imbocca tardi si satolla, 

Yess in d' on gran bisogn. Essere 
in povertà , in necessità , tu urgenza , 
nelV indigenza, 
Bisògn e com, al pi, ì Bisògn. Gli agi del 
corpo. Fa i so bisogn. Fare gli uffici 
di sotto o I suoi agi o il mestier del 
corpo,lÌt\\o spiegar quest'ultima frase 
l'Alb. enc. usa Bisogno naturale^ ma 
noi registra poi ad alfabeto. 

Podè nanca fa el so bisogn del gfan 
lavora. Aver che fare fin sopra i ca- 
pelli. Non aver tempo di rifiatare. Es- 
sere occupatissimo nel lavoro. 
Bisogna. Bisognare. Abbisognare. Fare 
o Esser bisogno. Fare o Essere di 
bisogno o d' uopo. Venir bisogno. Da 
noi Bisogna si usa spesso in sensi 
diversi da quello che importa la sua 
nozione primitiva, alcuni de' quali 
si traducono anche in italiano per 
Bisognare 9 ed altri per diversa ma- 
niera come i seguenti: 

Bisogna eh' ci g'he voress ben. È da 
credere che tornasse, È da supporre 
o Conviene supporre o credere che gli 
volesse bene, È da dire che lo amasse» 
Bisogna minga fa insci. Non si dee 
fare a questo modo.' 

Bisogna ita savi. Devi star quieto. 
Hai a stare quieto. 

Bisogna vede. Va veduto, 
Bisognós. s. m. di' gergo. Pene, 
Bisón. Bigione. V. Pannòs. 

« Barba lc»ga, oà blson de loraYia, 
» Ma loU contra sgenée ben a la TÌa » 

(Mag. Cons. Men. ITI, 7.) 

Bisòrgna dicono nell'Alto Milanese per 
Pisòrgna. Sonnolenza. La voce è an- 
cora viva in città in quella specie 

* di' rammanzo che si grida dietro ai 
ciabattini, cioè 

Orgna , bisòrgna , 

Sieula de carton, tonerà de palpee^ 

Gran •ciaTittin p«r rob4 ■ dante. 



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BIS ( I 

BiMfuìnci (Andà in). Andare a onde* y, 

anche Andà in bissa soUo Bissa. 
Biss. Pidocchio* , 

Ad dà a biss. Impidocchiare. Jmpi^ 
docchire. 
Biss. Biscia, Serpe, 

Frecc come qq. biss. K. Frècc. 
SaDgua o Corpo d^on biss. Corpo 
del diavolo. Corpo di me. Corpo dfil 
mondo. 

Soltà-sù pesg cbe né on bis|. f^, 
Soltà e Bissa. 
Biss — Domenega in del Biss per Dome- 
nega in Albis disse il Maggi (^me 
Vi, lao), Jbrse per bistìccio col nome 
di gualcite taverna de' suoi tempi so- 
rella dell* odierna inUt. del Bissón. 

« S« la Fu<}ii4 ▼« pari on baMmor, 

» Sont on scroccK la I>oiii«ii«ga io del Bi$t, » 

Biss Interjezion« famigliare ai 

teatranti, colla quale domandano sia 
replicato dagli attori o dall^orchestra 
alcuna parte denudazione scenica, 
d^una sinfonia, ecc. £ il latino Bis^ 
usato come a sciamare Da capo! J)i 
nuovo! UrC altra volta! 
Eissa. Biscia* 

Andà in bissa o Andà luti in bissa. 
Andare a sciacquabarili. Cioncplare. 
Dieesi di quegli zoppi che vanno a 
gambe larghe, e pare che vogliano 
con un piede andare in un luogo, e 
GoU^ altro in un altro, e dicesi così 
perchè fanno lo stesso moto colla 
persotia che fa uno il quale sciacqui 
un barile. 

Andà in bissa. Andar a onde o a 
spinapesce o alla banda. Dicesi di chi 
per ubbriacbezza od altro nel cam- 
minare vada in qua e in là quasi 
serpeggiando. È simile all'altro Fa 
arma visconta. K. Ai'ma. 

Andà in bissa. Andar tortiglione. 
JVirftcc/uare. Andare serpeggiando con 
idee meno positive dei due registrati 
pia sopra. 

In bissa. A serpicella (V. Dannare 
nei diz.)^ e per estensione A zigzag. 
A spinapesce^ ed anche A onde. Il 
molo orizfzontale della biscia e la sua 
movenza verticale sono da noi ado- 
perali a rappresentare ogni anda- 
mento serpeggiante di qualsivoglia 
cosa» Perciò il ^ero suo corrispoo- 



II) BIS 

dente sembra A serpicella; .però an- 
che A zigzag può corrispondergli per 
. estensione , coinè per estensione di- 
ciamo noi pure Bissa raria che equi- . 
vale a Fender Paria comeja la saettfL^ 
^ Guizzare per V aria come saetta y ab- 
benchè tale guizzo sia le più volle 
a zigzag cioè per continua diagona- 
Utè, .e non per continua anfratUiosità 
cioè a serpicella. Quindi Scriv tutt 
in bissa. Scrivere tortuosamente. Ona 
pianlella tulfin bissa. Un tortiglione 
di pianticella. Po ver diavoli Tè luti' ona 
bissa. Poveraccio! è tutto torto. Stra- 
da tutta in bissa. Fia tortuosissima; 
e quindi anche gli altri modi regi-> 
strati qui sopra, nei quali il milanese 
voltasi neir italiano con parale di 
meno geometrica significanza. 

Mettes la bissa in sen. fig. Allevarsi 
la serpe in seno. Pagare il boja che 
ci frusti. 

Ogni bissa gh"* ha d so velen. fìg. 
Ifon è si picciol pelo che non abbia 
la sua ombra. , 

Quattrin de la bissa. K Quattrin. 

Revoltass come ona bissa. Indra-^ 
gare. Jndracare. Invelenirsi, Far fac- 
cia, rivoltarsi ad uno* 

Saltà-sù come ona bissa. Bispondere 
con viso indnigonito. Insorgere con 
parole inSolentissime ; rispondere al* 
trui arrogantissimamente. 

Sta voeuUa la bissa Tha morduu 
el ciarlatan. Z' uccellatore è rimasto 
preso alla ragna. L'ingannatore è 
rimasto a pie dell' ingannalo. A questa 
volta la civetta lui impaniato. Il pulcino, 
saltò in capo alla chioccia? La ber- 
tuccia ne porta l' acqua. QaesC ulti- 
mo dicesi allorché vediamo altri por^ 
tar via il guadagno ingiustamente 
fatto da alcuno. (bissa. 

Yess tiìtt^ona bissa, y. contro In 
Bissa met Donna indragonitaf inserì 

pentita 9 indiavolata. 
Bissa d'adequa. Biscia acquajóla. Vìpera 
acquajuola, e dottrin. Natrice. Sp. di 
serpe cbe è il Coluber natrixLìn. 
Bissa de fueugh. T. de^ Razzaj. Serpe. Sp. 
di razzo che va serpendo per T aria. 
Bissa ranéra dicono in alcune parti del" 
l'Alto Milanese 9 del Varesino^ ecc. la 
Bissa d^ acqua. K« 



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BIS ( ft 

Bb^a scUdèlléi'a. Testùggine. Tariaraga, 

' Tesiu^gin4g stàdàja; e tùn voci TCr- 

i^acol^ toscane Bòtta Scudafa o seu- 

dèHafa 6 scodéflaja. BÌ::zùC£t, Bhxthga, 

. Cutcìfiara. Cticciànt. La testug^ne eu- 

■ ' rupea o comutte o terreslre o d* acqua 

" dolce,' deiìai' Testttdff orhictdarrs o fci- 

' iatia dai Sfst. , la sola ch« si trovi 

' dtf noi, e che i" Veneziani dicono con 

pirtìcolar trome Gapandra, per dislhi- 

• ^erlada quella marittima ch'essi Hflfn- 

no e dicono come noi Tartaruga, F, 

Scampa o Viv dcdree dì biss scu- 

deller. Andar in là co gH anni. Vivere 

' vita lunghissima, invecchiar nìolto. 

Bissa. Attoscare, Avvelenare, Attossicare; 

mar sempre' per similitudine come nelle 

fra»i seguenli : 

Bissit coi oeuttc. Spirare torvità. Gttar^ 
dar torvo; cioè atterrire collt) sguardo. 
Robba che bissa T aria. f\ Àf ia ed 
anche In bissa sotto Bissa. 
Bissacàn. f^, Pissacàù. 
Bissàccà. Bisàóciit, Bisacea» Et bisacce. 
Quella de^ frati mendicanti si dite 
Sacca. ' 
Bissacchin'. Taschìiio. 
Bissarocàsa- per €oràzzola o Scercarla. F, 
Bissètta. Bisciolirta, fìim. di Bisciar. 
BisSètta. AngtiitfeUa, Ciecoiina, li Bisato 

dtei Veneziani. 
Bissètta. iig: Serpicella? Riga qualunque 
stampata, incisa, ricamala, disegnata, 
tratta di penna, ecc. fatta lonlglione. 
Btssìn. Dim, di Biss m sig* di Pidocchio. 
Bissocà (Cooy. Capo a cantoni, V* Cóo. 
Bissoeùr». Biscioìina. 
Bissón. Biscione. Gran Biscia. Fra noi 
indica anche per eccellenza lo stem- 
ma ducale de' Visconti. 
Biss6n. ..... Nóme di varie monefte 

antiche milanesi fatte battere le pri- 
me volle da Luchino e Giovanni Vi- 
sconti, e' poscia dai duchi susseguenti 
fin verso il secoh) r6;' Furono cosi* 
dette dallo stemma visconléo'che ave- 
vano nel rovescio, e in ispecialità 
' nelle gride monetarie st prendono 
per le lire d^ argento dì que** tempi. 
Bissón. Acer, di Biss in sig, di Pidocchio. 

Bissònna Barca lunga , stretta , 

buona corridoja e da regatta. Voce 
e barca veneziana che imparammo 
a conoscere nel 1802 per una corsa 



• fat^a Sili Naviglio della Cascina de'Po- 
mi da alcuni dilettanti veneziani. 

Bissóna Specie di bossolo in cui* 

è un hkbo a serpicelhi (tir bissa) nel 
quale • si getta una palla numerata 
nelle varie sue facce; palla che, ag« 
girandosi per le s^rre di qnel tubo, 
finisce a una finestrella che è da pie- 
de , ed ivi niostra in una delle sue 
facce il numero benefiziato. 

Giugàr a ìà bissètta. « . . Stare a ta- 
voliere e metter posta per ottenere al- 
~ cima benefiziata di quelle su descritte. 

Btoter. Bistro (volg. ifal. fra disegnatori 
e dipintori). Fuliggine stemperata e 
]|^reparata per colorire acquerellando. 
Bbl fr. Bistre. Fosse mai il Braniho 
delle Tdr. da2. tose, poco esattamente 
interpretato dall'* Alb. enc? 

Bistcràrla. Lo stesso che Storbalùnna. F. 

Biàmm {cfte anche c/ire^E Albiùmm). Al-' 
bumo. La partef più esteriore e meno 
colorata del legno degli alberi che 
trovasi immediatamente sotto la cor- 
teccia , e che in assi facilVneiite in- 
fracida e intarla. - 

Biùu e Bùu. V. cont. per Avnu. Atmto, 
L^ant'. ital. AbhiMo Abuto, È voce 
▼iva tra i contsr<)ini delPAltb Milanése, 
e specialmente della Brianza. Una 
volta era Viva anChip in città, come 
si raccoglie- dal Maggi che la mette 
spesso in bocca del- suo Afeneghinó \ 
p. cs.Al varàbiuu da fòr(Fal. fil. H, 5). 

Bivacca o Vess di bitb<*ch. T. nnl. Sere- 
nare. Alloggiare a ciei sereno. 

Bivàcch. . . Alloggiamento a ciel sereno. 

Bizzàrr. Fioralisa, lì fiore del Ciano mi- 
~ nore^ cine del Cjrtams segetìimìÀà.9 
pianta còmilmissiiha' fra"* 1 grano-. 

Bizzàrr. Scapigliate-. Scarmigliate, Fàr^ 
ciullacce. Scompigli, Sireghe(Turg. Ist). 
n fior, deiranigella', tigella' damascena 

Bizzàrr m. Bizzarretto, (de'bot. 

Blandi\ra. Piacevolezza. Evidentemente 
dalla Blanditia de* Lat. Anche i Sioil. 
hanno Blandura per Lenitas e simile. 

BlanmanSgé. Bianco >7tangmre. Farina e 
zucchero cotti nel latte. 

Blcù. Tizrchino. Azzurro. Color noto, 
Blbtì sièl. Celeste, Cilestro, Cilestrino, 

B!lcter(c*Ae anclie dicesi Blìtter). Fantino, 
Uomo raggiratore — - Talvolta anche 
semplicemente Banàerttola, Berg&lo 



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BO (I 

Fmscìè€Ua* Chiappolino, Uomo volu- 
bile» leggiero, ecc* — Parini nel Dì- 
scorso sulle cai*icature disse Bidurre 
Ogni cosa al hlictri per Biasdare ogni 
cosa in balocchi, in ciammengole* in 
pieciolesze — Forse la voce fu da noi 
tolta al.fr. Béliite o al lat. BliUus. 
Notisi però che Siciliani, Ferraresi, 
Piemontesi, ecc. dicono tutti Biltri o 
Blictar o Blitri per un nidla, un zero. 

Blitter. F. Blicter. 

Blocca, ^/occarc — Blocca vun. Cogliere^ 
Arrestare^ Fermare , Affrontare alcuno. 

Blòcch. Blocco, 

Bloeù bloeù. v. cont. br. BilU biUL Verso 
per chiamare i pulcini e le galline. 

Blónda. Biondina? Biondina? Specie di 
merletto di seta fatto a iowhóìo(borlon) 
che sì lava e si monta egualmente 
come i merletti ordinar] di refe. Ga- 
sparo Gozzi (Opere II, a) dice che 
a^suoi dì si nominava Merletto biondo, 

Bios o Biase, Lo stesso che Bluse. F. 

Blózzer .... Sp. dì moneta svizzera 
di cui ne vanno settanta per fiorino. 
Ha una croce da una parte, e dair al- 
tra lo stemma del zecchiere. Gli Sviz- 
xeri la dicono Bltdzger come Icggesi 
nel bellissimo Idiotikon di Francesco 
Giuseppe Stalder. 

Bluse {che anche dicesi Bios o Bluse). . . . 
Sp. di spolveiina o di camiciotto estivo 
che, proprio una volta dei soli carret-< 
tieri, passò nel i8a8 agli eleganti, 
agli uomini toti de capsula della città, 
e poi fu redato dai ragazzetti pei quali 
è assai comodo. È un vero camiciotto, 
ricinto a mezzo il corpo con una cin- 
tola « fatto di tele cotonine o line in- 
dianate o allistate o scaccheggiate a 
varj colori. I Francesi e i Piemontesi 
lo chiamano la Blouse; e questi ultimi 
ne ebbero forse il tipo dalla Blaude 
o Souquenille dei loro Brentatori, 

Bluse* V, Sblùscia. (cane. 

'Rò ho. .... Voci imitanti P abbajar del 

Bò. Bue, V, anche Boeù — * Per le parti 
del bue macellato Fedi in Mànz. 

Bò de mazza. Bue da macello , cioè 
nodrito espressamente per essere poi 
macellato, f^onc/ie Nodrùmm e Grassa. 
Bò d^ or. fig. Jsino cotonato o col 
pelo d'oro, Ricco scortese o ignorante; 
il l^cau €Cor dei Francesi -r« Vale an- 
yol, L 



i3) BOB 

che semplicemente Bieco sfondato. 
Traricco o sia il Croesus dei Latini. 

Bò varò. . . . Bue nosti'ale, indigeno. 

Caga pussee on bò che cent ron- 
den. f^, Rundena. 

L^ etaa del bò o del be-o-bo 

L^età sessagenaria. Freddura tratta 
dall^ ambiguità che di prima giunta 
può nascere in chi legga scritta la 
parola bo confondibile col numero 60. 

(Enee de bò. F'. (Eùcc 

Per compagnia vun Pha mangiaa 
on bò« Per un compagno s* impiccò un 
tratt uno {hììonur, Tancia IV, i). Modo 
col quale esortiamo altrui a compia- 
cenza sociale. Par compagnie on se 
Jait pendre dicono anche i FrancesL 

Se no Té on bò , el sarà ona vacca. 
F. Vacca, 

Speccia bò ch^erba cressa.^.Speccià. 

Vess come a strappagh on pel a on 
bò. Essere come cavar un pelo al bue. 
Essere spesa o danno di poco mo- 
mento a confronto dell* altrui potere. 
Bòa. s. m. . • . . . Il nome di questo 
serpe (^oa constrictorLin,) è passato 
fra noi a indicare quel ruotolo arte- 
fatto di pelliccia, lungo due o tre 
metri, di cui le donne si ricingono 
a più doppj il collo per difesa dal 
freddo o per galanteria. 
Bòa dicono alcuni nei monti di Nava 

per Scighéra , Nébbia, y, 
Boàa. Granchio di scorza tenera ^ cioè 
colto in tempo che sta mutando la sca- 
glia. Forse il Molleca del Bergantini. 
Boàa o Boèra o Boarón. Foci che s'ausano 
da* giocatori nella frase £l gh^ha boa- 
ra , ecc. Egli ita incinghiata la mula o 
ha pieno ilfuso, e vale ha gran giuoco. 
Boarèscia. Armento di buoi, 
Boarìnna, Boaròtta^ Boàscia, ecc, y, 
Bovarinna, Bovaròtta, Bovàscia, ecc. 
Boàtt, Boatta, Boattón, ecc, V, Bovàtt, 

Bovàtta, Bovattón, ecc, 
Bobàa e Bobarin. Bua, Nomi che nel par- 
lar bambinesco equivalgono a malore. 
Da BoXa? dice il Faron mil, ; ma forse, 
meglio che da BoXà (partus dolores)^ 
dal fr. e prov. Bobo di ugual sign. 
Bòbba. ^igu^a(*Voc. aret.). Zuppa, Mi- 
nestra, Anche i Romani dicono Bohba 
nel nostro sig. , e Napoletani e Are- 
tini in quello di Poltiglia medicinale* 

i5 



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BOC (1 

Bobó.fiom^o. Voci bambinesche perBere. 

Fa bobó. Bombare, Bere. 

Sciscia bobó. f^, in Sciscià. 
Bòcc. piar, di Bòggia. f^* 

Fortuana de bocc. K. Fortùnna, 

Giugà ai bocc. ^. in Bòggia. 
Bòco» 8. f. pi. . • « . Le capsule del lino 
sono dette cosi dai nostri contadini. 
Bócca, Bocca -* Chi muove e dimena 
la bocca dicesi Boccfteggiante ; chi ha 
bocca dicesi sch. Boccata ^ e pure sch. 
diconsi Bocclierescìie le cose pertinen* 
ti alla bocca, e Boccuto chi ha gran 
bocca — F» anche Làver, Ciél, ecc. 

Bocca a la bonna o Bonna bocca. 
Abboccato, Contento a ogni cibo. 

Bocca a squella o che fa zerimoni 
cont i oregg o granda come el forno 
del Prestin di Scansc. f^. Bocca sfo^ 
gonnda più sotto 9 e Boccàscia, 

Bocca d"* idferno. Lingua serpentina 
(Ambra Furto III, 4)* Oicesi a per- 
sona di lingua maledica 9 bestemmia* 
trice, satirica, oscena. 

Bocca d'oifell. Bocchino ila ciambeU 
/c(Fag. For. Rag. I, 9). Chi fa il di- 
licato quando poco prima era grosso. 

Bocca (luna Persona di pa- 
lato assai dilicato^la Petite boucfte o 
Yliomme qui se connait en bons mor^ 
ceaux de^ Francesi. 

Bocca fresca, .... Comunemente 
intendesi per dilicato nel mangiare , 
di palato fino \ altri lo dicono anche 
in sig. di Abboccato* Diiuvione* Man^ 
gione. Che piglia il pollo senza pestare. 

Bocca sfogonada. Bocca st^ivagnata. 
Bocca da forno. Bocca da mangiar 
Jichi piattolin I Fr, dicono Bouciie o 
Gueule fendue jusqites aux oreilles^ 

A bocca, A bocca. Per bocca; e 
con voce dottr. Oralmente, 

A cavali donaa no se ghe guarda 
in bocca. T. Cavali. 

A mezza bocca. Alla trista, Fredn 
datnente. Mollemente, Per es, Kl m^ha 
invidaa a zenna a mezza bocca. M'in- 
vitò a cena così alla trista, 

A mezza bocca, A mezza bocca. Co* 
pertamente. Senza lasciarsi ben inten- 
dere. Per es. Nega , negayen minga ; 
ma el diseyen a mezza bocca, Ifon 
ne^ai^ano per appunto; ma risponde-' 
i^ano freddamente % o vero lo diceano 



14) BOC 

a mezza bocca,. Besogna parla dar, 
minga insci a mezza bocca. Bisogna 
spiegarsi bene , non rispondere così a 
mezza bocca (Fag. Amor non opera a 
caso. III, II). 

Andà in bocca al lofi*, lig. Andare 
in bocca al lupo o ql diavolo. Andare 
in perdizione, in rovina, in mano 
di nemico o di cui mandi a male. 

Ave el venter o la panscia in boc- 
ca, y, Pànscia. 

Ayegh la bocca amara o cattiva. 
Avere amarezza di bocca. Sentirsi ama- 
rore di bocca per indigestione o ma- 
lore qualunque. 

Avegh la bocca piscininna e i pa- 
rolasc grand. A un di presso lo stesso 
che Vezz ladin de bocca, f^ Ladin. 

Avegh semper quella parolla in 
bocca, y. Paròila. 

Chi ha lengua in bocca va finna a 
Romma. y, Ròmma. 

Chi rha iu bocca Tha apposja la 
coppa, y, Có]ppa. 

Colla a bocca, y. Còlla. 

Con la bocca iu giò. Bocconi, * 

Cuntà i boccon in bocca, y, Boccòn. 

Dà la spezia in bocca ai asen. y* 
Asen. 

Dal farce no tocca, dal speziee no 
mett in bocca, y, Speziée. 

Dervi la bocca e lassa che parla la 
desgrazia. y, Desgràzia. 

Der\l nanch bocca, /Von aprir bocca. 
Non fatare. Non alUare. Non rifiniate. 
Non far verbo. Non dir fiato, 

El parla perchè el gh^ ha la bocca, 
Bocia in fallo. Apre la bocca e soffia. 
Parla al baccìdo^ a caso, a casao- 
do 9 a fata ^ a vanvera, a gangheri y 
alla burchia 9 alia carlona , naturai-^ 
mente. Dicesi di coloro che voglionsi 
intromettere in alcun ragionamento 
o negozio, senza saper né che si di^ 
cano né che si facciano, e in generale 
di chi favella inconsideratamente. 

Fa bocca de piang. Far greppo* 
Far la bocca brincia, y, Cazzàu. 

Fa bocca de rid o Fa bocchin,5i9ggAf- 
gnare. Sorridere, Far bocca da ridere^ 

Fa la bocca finna ai oregg. Far ^oo 
elie fino agli orecchi (Fag, Cav, parign 
Ili , 16), Mandarsi la bocca agli orec* 
€hi{*iosc, Rime d^ un poeu pisano). 



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BOC ( n5 

Spalancare tanto di bocca per ridersi 
d^ altrui, o per isparlarne con qual- 
che fondamento. 

FJi la bocca storta. Far bocca bieca. 
Fare scorci di bocca nel cantare -^ 
In olirò sig* V, sotto Storte la bocca. 

Fa tanto de bocca .... Mostrare 
contentezza del danno altrui o di 
notizie dannose per altrui. 

Fass de bella o de bonna bocca. 
Farsi onore del sol di luglio» Vantarsi 
di ciò che non accadde per volontà 
od opera nostra; vantarsi di chec** 
chessia ingiustamente» 

Giontagh de bocca. Metter di bocca» 
Dire in favellando più che non è. 

In bocca ciusa no gh*" entra mosch. 
fig. In bocca chiusa non entrò mai 
mosca. 0ù non chiede non ottiene. Altri 
non può essere inteso senza parlare* 

La bocca e el fogoraa ciappen qudl 
che ghe ven daa. f^, Fogoràa. 

Ladin de bocca. Di bocca larga* K 
Ladln. 

La n^ ha ditt-4Ù pur anch de quella 

bocca Ella ne disse pur 

tante; da quella bocca se ne senti- 
rono di marchiane. 

Lassa la bocca bonna. lasciare a 
bocca dolce pos. e fig. 

Lassala bocca cattiva. Lasciare ama" 
rezza di bocca» Positivamente dicesi 
di bevande o cibi che non diano buon 
bere o mangiare; e al figurato La^ 
sciare a bocca amara? cioè scontento, 
sconsolato. 

Lavass la bocca. Empiersi la bocca di 
checchessia» fantarsi di checchessia» 

m Ck*e1 •« Tcear htri la bocca 

m Aoch d« <{a«ll che no gho tocca. • 

(Bai Kim.). 

Mett a la bocca. Abboccare? 

Mett la bocca. Dar di becco o di 
bocca. Por bocca ad una cosa. Met- 
tersi a parlar di checchessia , parlar- 
ne, ragionarne. 

Mettes a la bocca on peston, on 
btccer, ecc. Abboccare un fiasco ^ un 
bicchiere >» ecc* 

Ffettass la bocca, met. Appiccare o 
Attaccar le i^oglie atV arpione o al 
chiodo» Sputar la voglia» 

No ave che dì Bocca cosse te vceu. 
Aver la pera mezza o Uè pani per 



) BOC 

coppia o uova e pippioni • latte di 
gallina» Avere quanto può chieder bocca» 

No dcrvi bocca. Non aprir bocca, 
V. dietro Dervi nanch bocca. 

Parla per bocca de vun. Dire chee* 
chessia per bocca d'uno, cioè per 
averla sentita da lui ; ed anche Par^ 
lare indettato; p* es. Se capiss ch^el 
parla per bocca de Peder. Nelle sue 
parole si conosce t indettatura di Pietro» 

Per bocca .... Pari* di medicinali 
vale che sono da usarsi internamente* 

Per ili bonna la bocca • • 

Dicesi dello sbocconcellare checches- 
sia, e specialmente cose dolcigne e 
saporose per ingannare la fame. Pour 
la bonne boucke dicono i Francesi» 

Pettà on oss in bocca, y» Òsa. 

Popò de mettegh el didin in bocca. 
o de dagh el tettiroeu in bocca» f^ 
Popò. 

Regordass minga del nas a la bocca 
...... Avere memoria labilissima » 

debilissima, infedele affatto; uscir 
tosto di mente ogni casa. ^» Gàtt. 

Resta a boroa succia, fig» Rimanere 
a denti secchi o asciutti» Non conse* 
guìre ciò che si desiderava» 

Roba la parolla foBura de bocca. 
Romper V uovo in bocca» Furare o 
Rubare le mosse. Sincere del tratto, 

Sbatt la bocca in del mangia. Masti* 
care strepitando (Cmvì Galateo ^ 19). 

Scappa de bocca. Uscir di bocca» 
Scappar detto inconsideratamente. 

Scur come in bocca al loff* y» LiSff. 

Se gh^è on bon boccon, el va in 
bocca al loff, o anche 1 bon boccon 
tocchen de spess ai pù poltron. Ai 
più tristi porci vanno le migliori pere. 
Ai porci C€tdono le migliori pere in 
bocca» Dicesi di lucri, avviamenti 9 
impieghi, premj che talora danno 
alle mani di chi li merita meno. 

Slarga la bocca, fig. Crociare» Sbra* 
dare a uscita. Largheggiare di parole. 
Empiersi la bocca di checchessia» Mil- 
lantare. 

Sta con la bocca averta. Stare a 
bocca aperta. 

Stoppa la bocca a vun. Dar sulla 
bocca. Far tacere uno , metter uno in 
sacco, dirgli cose che lo facciano 
zittire. 



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BOC (I 

Storta la bocca. Far la bócca mu- 
cida {fa^^. Gen, cor, I» la). 

Tajass el nas per impiastrass la 
bocca, y, Nàs. 

Tceù-foeura de bocca. Diboccare, 

Tceuss el pan foeura de bocca . . . 
Levarsi checchessia dello stretto ne- 
cessario per sovvenirne altrui. 

Vedegh minga del nas a la bocca. 
Non uedere la bufala o un biifalo nel- 
la neve* Essere di vista cortissima, 
aver mala vista; e fìg. Jvere gli occhi 
tra i peli. Avere pochissima perspi- 
cacia, non esser punto punto anti- 
veggente. 

Vess de bonna bocca. Pigliar il pollo 
senaa pestare. Avere aguzzato il mulino. 
Esser sano e mangiare con appetito. 

Vess la bocca de la veritaa. Essere 
la bocca della peri7à(Mach. Comeeiia III, 
4; e Op. IX, 39). Dicesi di chi è veritie- 
ro, ed anche per ischerzo o per ironia 
di chi non ne dice una di vere , o se 
dice cosa vera, la dice a contrattempo. 

Tesa largh de bocca e streng de 
man. Largheggiare di parole, il Chre- 
■ stologwn esse dei Latini. 

Vess on ratt in bocca al gatt. V. Ràtt. 
Bócca (per similitudine). Bocca; per es. 
Bocca del camin, del canon, del 
forno, del sacch, del sViupp, ecc. 
Bocca del cammino ^ del cannone , 
del /omo 9 del sacco ^ del fucile^ ecc. 

Alt i bocch. Fermo lì. V. in Alt. 
Bócca. Abboccatoio. Bocca. Nelle fornaci 
da mattoni, tegoli, ecc. è il nome 
di ciascuna di quelle volticelle per 
le quali il fornaciajo introduce il fuoco 
sotto la cotta. Le fornaci grandi ne 
hanno più d** una. I Francesi le chia- 
mano Gueules o Bouches. 

Bócca . Nelle forme di cacio 

lodigiano è chiamato cosi quel loro 
lato più convesso che é T ultimo a 
formarsi nella caldaja; lato che per 
tale convessità, posata che sia in piano 
la forma, riesce il superiore. 

Bócca. T. de'Fab. d'org Quel 

vano quadrilungo che v edesi di faccia 
tra la canna e il pied^ d^una cann» di 
organo; dal quale vano esce il suono. 
Bócca. T. idr. Bocca^Jmboccatura, Sbocco. 
Foce. 

Bocca modellada. r» Ónza d'^acqua. 



16) BOC 

Bócca de dama. Bocca di dama. Specie 
di dolce notissimo. 

Bócca de la pientanna del manegh d^aspa. 

Incavo che è in un dei ritti 

del naspo per riceverne il manubrìo. 

Bócca del stòmegh. Forcella. Arcale ^^ 
La Bocca dello stomaco registrata dai 
diz. è r orifizio dello stomaco pro- 
priamente detto. Noi in vece intendia- 
mo per bocca quella regione esteriore 
del petto che corrisponde alla carti- 
lagine ensiforme, cioè T arcale. 

Bócca de sora d^on fornell •....•• 
Quella dove posano i vasi entro i 
quali si cucina o riscalda checchessia. 

Bocca. Abboccare. 

Bocca tusscoss. Tirare a un ha. Es- 
sere avidissimo, tirare a ogni cosa, 
non ne lasciar scappare una. 

Boccàa. Boccale. Tra noi è misura dei 
liquidi, e vaso di vetro della capa- 
cità d* una novanzeesima parte della 
brenta 9 corrispondente in peso a once 
ventotto milanesi ed equivalente a otto 
coppi di soma decimale. È metà della 
pinta e dividesi in. due mezzi o quat- 
tro uùne — Il Boccale dei dizionarj 
è quello di terra colta che noi chia- 
miamo propriamente Boccarìnna. f^. 
Chi sa fa i boccaa je sa desia, fig. 
Chi fa il carro lo sa disfare. Chi sa 
dare sa torre. 

L^è on boccaa rott. fig. Lo stesso 
die L'è pn carr rott. r, Càrr. 
Mort on fraa,rott on boccaa. /^. Fràa. 
Toeù el vin a boccaa. Bere all'arpio- 
ne. Imbottare ali* arpione. Comperare 
il vino a minuto di giorno in giorno. 
Vess come el boccaa di poveótt. 
Essere come Vorciuolo dé*poveri^ cioè 
sporco e sboccato. 

Boccàa. Urinale. Orinale. 

Andà in polver de boccaa o Andà 
a fò teri*a de boccaa. Andare a bah- 
boriveggoli. F. Cagaràtt. 

Boccàa per Boccàrom. F'. 

Boccàda. Boccata. Quanto cape in una 
volta in bocca. 

Anda a ciappà ona boccada d'^aria. 
Andare a prendere un pò* d' asolo, 

BoccagnòcchXo stesso cAelniiragnòcch.f^. 
Faccia de boccagnocch. Viso di te- 
game(Buonarroti Tancia IV, i). Viso 
sfocacciato e senza punto d** anima. 



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BOC ( 1 

fioccala e Boccarà. doncMv» Trincare, 
Sbombettare» y. Sbagascià. Parola de- 
Bcrittiva cbe vale bere molti boccali. 

. I Francesi da Finte banno PinUr nel 
medesimo senso. 

Boccalàsc. Bpccalaccio (Fag. Ji^. pun. III» 

. . i5). Acer, e pegg. di Boccale. 

Boccalètt. BoccaUtto. Boccalino, Noi lo 
usiamo come vezseg. di Boccan, Per es. 
Andà a beven on boccalett. Andarne 
a bere un. mcMettino (Ambra Cofano- 
ria VI ^ io). Andare a bere alquanto. 

Boccàmm o Boccàa* T. de^Gitt. di caratt. 
Cada, Quella porzioncella di piombo 
fuso cbe ba empiuto V imbutino della 
foi*ma da gettar caratteri » e cbe dopo 
aperta la forma si spicca dalla let- 
tera alla quale è accodato. È il Jet 
dei Francesi. 

Boccarà. K Boccale. 

Boccarada Bevuta, bevimento, 

bevizione, trincamento, cioncata. 

Boccàrda. Ad. di Fónna (formaggia). i^. 

Boccarèssa Vaso di cui fanno 

uso le donne cbe soffrono inconti- 
nenza d'aerina. 

Boccarlnna. Boccalino* BoccaleUOn Piccolo 
boccale. 

Boccarlnna. Boccale. Vaso di texTa cotta 
veiniiciata, di majolica, e ancbe di 
slagno o simile, cbe tiensi nelle can- 
tine, ecc« per bere, assaggiare vini, ecc. 

Boccàscia. Gola in cui entrerebbe un pane 
di sedici rusuLoloni ( Fag. , /ng. lod. 
in, 4)' Boccaccia, Pegg. di Bocca; 
fra noi si usa specialmente in senso 
di Bocca ond' escono male parole. 

Bòccb de ledn. Bocche di leone? Notis- 
simo fiore dell^antii'rìno (Anthyrrinwn 
majus Lin.). 

Boccbé. Mazzo di fiori. Mazzetto. Mazzo- 
lino. Dal fr. Bouquet. Si trasporta qual- 
cbe volta ancbe a cose diverse. 

Bocchèll. Bocciuolo. 

Boccbéll. Turàcciolo^ e parlandosi di 
calamaj anche Pennajuolo. 

Bocchèll per Bocchétta. F. 

Boccbéll. Abboccatura (Magai., Diz. boi., 
Voc. un.). L'Iorio dei vasi da bere 
quando è labiato e perciò comodo a 
prendersi colle labbra per bere; il 
quale s'è adunco dicesi Becco o BeC' 
cuccio 9 e se piano affatto Bocca. 
Bocchèll de botteglia. Bocca. 



17 ) BOC 

Bev 1^ bocchèll. Bere a garganella 
o a cannella. Vale bere coU''otro al- 
iato, tracannare a canna aperta, e 
come si dice senza rifiatare, f^. Bév. 

Boccbéll. Palla. Bocchetta. Pioggia? La 
parte delF annaffiato jo tutta buche- 
rata ond^esce P acqua. 

Bocchèll. Luminello, lucciola ? Quel ca- 
nalino insaldato nel corpo della lucci^ 
na a mano (la lumm) verso il beccuc- 
cio, nel quale sta lo stoppino disteso, 
uscendone per da capo quella parte 
che accesa manda luce. 

Bocchellin. Bocciolino. 

Bocchétt per Bocche, f^. 

Bocchètt. V. ant. per Bocchétta o Bocca 
(sbocco 9 Jbce). Di questa voce antica 
abbiamo fede in quella casa che an- 
cbe oggidì nominiamo Monestee Boc^ 
cAett. Ancorché il Giulini (VII, i3i) 
parlando di quella casa, già monastero 
di Dateo , che poi si disse di Bocheto 
indi di Bocchetta 9 non abbia voluto 
esporre le sue congetture su tal nuovo 
nome di Bacchetto 9 pure la piscina 
che avea da fronte ne indica abba- 
stanza r origine e assicura il signifi- 
cato della voce. 

Bocchétta. T. di Pese. Bertovella. Spezie 
di rete. r. Bertavèll. 

Bocchetta I carbonai danno 

questo nome all'anima per cosi dire 
della carbonaia, cioè al congegno di 
quei tre pali che piantano in mezzo 
alle legne da carbonizzare onde vi 
formino un po^ di vano, entro al quale 
introducono il fuoco cbe ba ad info- 
care tutta la carbonaja. 

Bocchétta. Bocchino. Fascia di metallo 

cbe strigne F estremità delle canne 

nelle casse de** fucili , delle pistole, ecc. 

Mira. Mira «= Canalin. Imbuto della 

bacchetta. Sbacchettatura? 

Bocchétta. T. de* Fabr. d^ org 

Quella cassuccia innestata nel porta- 
vento d''un organo, per la quale il 
fiato passa alle canne. 

Bocchétta (che anche dicesi Bocchèll). 
C/iifi^tta ( secondo il Voc. piac. cbe 
però non adduce autorità). Pertugio 
che si fa ad ogni chiusa delle fosse dei 
prati marcito] o ne^ rialzi delle risaje 
a fine di porgere modo all'^acq^a di 
venirsi dilatando misuratamente. 



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BOC (I 

Bocchétta. T. dei Faleg Tas- 
sello che s^annesta presso al vano di 
una pialla ogni volta che non le si 
vuol rimettere T intiero suolo. 

Bocchétta. T. dei Fabbrofer 

Lastnna fermata nello stipite d'Anna 
porta o d^un armadio » e simile, o nella 
cornice de^cassettoni, nel cui pertu- 
gio entra il catenaccio della toppa 
per chiuderne il serrarne. 

Bocchétta ..... Ne* forni da pane é 
quella finestrucola con serrarne di ferro 
dalla quale il fomajo» senz^ aprire il 
chiusino, spia se il pane cuoce; nelle 
stufe é il chiusino. 

Bocchétta. Bocchetta, Bocchino, Scudetto. 
Piastrina, per lo p?& d" ottone ed an- 
che di bronzo od altro metallo, la 
quale si conficca a fortezza ed ornato 
sul foro delle serrature dei cassettoni, 
degli armadj, delle credenze, ecp. É 
traforata secondo la figura della canna 
e degr ingegni della chiave alla quale 
deve dare il passo. Delle Bocchette ne 
sono di più qualità , come Bocchette 
coniomite^ a mandorla , a mostacciuo^ 

10 9 a oliva 9 a rosa 9 traforate 9 ecc. 
Bocchettón. T. d^Archib. Bocchetta. Cer- 
chietto col quale talora si ricigne 
per ornamento la bocca di una canna 
d^arme da fuoco. 

Bocchìn. Bocchino, Boccuccia. 

Bocchìn de giulepp (per vezzi). Boc- 
ca di miele. Bocca d'oro, 

Bocchin de pippa. Bocchino da pipa 
(*fior., Guadagn. Poes. II,* 187). 

Bocchin de popola o de pigotta o de 
monega. fig. Bocca da sciorre aghetti. 

Bocchin d''ofrell. Bocciano da ciam- 
belle (Fag. Forz. della rag. I, 9). 

Fa bocchin de rid. Fare un riso- 
Uno o un ghignetto. Sorridere. 
Bocchin. T. di Struro. Bocchina. Bocchetta. 
Cannuccia di metallo che s^ applica 
in capo ai ritorti (irofence^ fr. ) dei 
comi, delle trombe, ecc. per intonarli. 

11 frane. Bocal — Dicesi anche della 
Bocchetta da chiarine , oboe , ecc» 

Bocchiroeùla Pustoletta che 

talvolta viene altrui sulla bocca, e 
precisamente negli angoli delle lab- 
bra, che i Provenzali volgarmente 
dicono Bouchero e i Tedeschi Mund- 
faule. In Toscana, panni aver sentito 



18) BOC 

dire Boccacci queste pustolette^ ma 
non mi sovvien bene se a Firenze, a 
Pisa , a Lucca o a Livorno, paesi ap- 
pena veduti di volo in mia gioventù. 

Boccoeù. Boccuccia. Bocchino* 

Bdccol. T. de''Fab. d^org Spe- 
cie di boccinolo da canne d" organi. 

Bócqola. Campanella. Sorta d^ ornamento 

che pongonsi nelle orecchie le donne. 

Boccola mezzanella. Campaneilotta» 

Bòccola. Ad, di Tenàja. y, 

Boccollnna. Campanellino, 

Boccolònna. Campanellona* 

Boccdn. Boccone, A boccon. J bocconi, 
Boccon che farà minga prò. Mal 
boccone è qtiel cìte affoga, 

Boccon de pitocch o de pò ver omm 
o de pret o de dama o prelibato. 
Boccon ghiotto f scelto ^ squisito. Buon 
boccone, yivanda regalata* Camangiare 
appetitoso. Boccone da non rifiutare, 
Ghiottomìa, Boccon da ghiotti {ìiac- 
chiav. Op. V, 341). 

Boccon in pee o a la forscétt. Desco 
molle. Un po' di desco moUe{¥tig. Gap, 

tut. Ili, II). 

Boccon per boccon. A boccone a 
boccone, A pezzo a pezzo. 

Chi gh*ba di fioeu, tutt i boccon 
hin minga soeu. V. Fioeù. 

Cuntà i boccon in bocca 

Cioè far fare vita stretta a uno. Per es. 
El me cunta i boccon in bocca. MS 
fa piatire il pane 9 ed anche Mi rim- 
provera i bocconi — On me compte les 
morceaux dicono i Francesi. 

Dà ona legnada e on bocoon de 
pan. fig. Dare il- pan colla balestra, 

El boccon de la vergogna 

Queir ultimo boccone «he resta sul 
piattello, e che certuni non vogliono 
mangiare per non essere tenuti lecconi 
e ingojatori d^ogni cosa. I Fr. lo dico- 
no Morceau honteux come noi ; i Ro- 
mani e i Marchigiani lo chiamano con 
maggior veritàl^occone della cerimonia. 

I bon boccon piasen a tucc. fig. 
Ogni luxel conosce il grano. Il buono 
é conosciuto da ognuno. 

I bon boccon tocchen de spess ai 
pù poltron. Ai porci cadono le minori 
pere in bocca. Ai più ttisti porci smnno 
le migliori pere. E vale che il premio 
talora tocca a chi manco merita. 



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BOC (I 

L^ è minga boccon per ti. fig. Non 
è boccone da te, 

Levaa a boccon. Tirato su a im- 
beccatene. Dicesi degli uccelli nidiaci 
che si crescono in casa , e fig. si usa 
parlando di Chiunque venga nodrito 
come suol dirsi con latte di gallina; e 
pi£i comunemente in cattivo sign. di 
Maia scheggia che ritragga da mal 
ceppo, di Figliuolo addottrinato al 
male da'" genitorì. 

Mangia in d^on boccon. Abbocco- 
nare. Far di checchessia un boccone. 

Tajà giò o Tra a boccon» Abbocco^ 
nare, Appezzave. 

Toeù el boccon fceura de bocca, fig. 
Torre il boccone fuor della bocca o 
già del piatto ^o giù della Jbrc/ietta — 
Aver la gambata o Essere gittato giù 
di sella vale essere abbandonato dalla 
propria dama per alcun altro. 

Tosscgà quell pocch boccon. Himi' 
proverare i bocconi? Nojare altrui 
neirora del mangiare. 

'Vania i boccon cattiv in ultem . . • 
Ridursi a mal partito » condursi a pa- 
timenti o a miseria nell'estremo della 
vita. Il Burchiello (Son. 238) disse: 

« Io taa ▼•cckieum proverai il Mccone 
» Con poca paglia, e quella fia beo trita i» 

Boccón. Brano, Brandello, Frusto. Pexr 
zuolo. 

Tra a pezz e boccon. Mandare in 
brani o in brandelli* Sbrandell4re. 

Boccón. T. di Spez., Med. Bocconcino. 
Bocconcello. Morsclletlo. Pillola, 

Boccón . Quelli che i Frane. 

dicono Goppes^ e sono paste avve- 
lenate per ammazzare i topi. 

Bocconà. Sbocconcellare, Rosecchiare, 
Denteccliiare, Denticchiare, Il Lippi 
accenna anche Strameggiare, . 

Boccone » Bocco'nàda Jig, per Mangia- 
ria, ecc. V. 

Bocconàda. Boccata, Morso, La prima 
voce significa propriamente quanto 
tieni alla volta in bocca ; la seconda 
tanto pane o simile quanto ne spicchi 
dalla massa co** denti in una sola volta, 

Bocconin. Bocconcino, Bocconcello, Mor- 
sello — Bocconitt diciamo anche i 
Buon bocconi 9 i Bocconi squisiti. 

Bocconin che mett petitt.fig. Buona 
roba. Bella roba. 



19 ) BOE 

Bocconinètt. Morselletto* BocconcMno? 

Bocconòtt Cosi cbiamansi fra 

' noi certe specie di tortelli (rai^Meu) 
che si mangiano fritti. 

Bodée. Bozzacchiuto, Buzzone; e pai^ 
landosi di donna Una buzzona. 

Bodésg La furia di grassa 

cucina, f^. anche Boésg. 

Bodesgià Afibltarsi per far 

grassa cucina» essere tutf in faccende 
per far di molte e piuttosto grosse 
che squisite vivande. 

Bodesgión . . . Chi 8'*affaccenda in cucina. 

Bodesgiònna .... Donna che s^afTolta 
a far di molta e molto grassa cucina. 

Bodin. f^oce frane, che si comincia ad 
usare da molti per Busecchin. F", 

Bodin. /'tf^/i2i/tgo(Algarotti Lettera all'ab. 
Gaspare Patriarchi), /'o Ji>to(Targ. Toz« 
Ist. in Dioscorea saliva » se pur non è 
errore di stampa). Budino{Pan. Viag. 
Il» 169). Vivanda composta di riso, 
mollica di pane » uva passa , zucchero 
e midolla di manzo» ed anche d^ altre 
maniere. DalPing. Pudding. 

Bodrié. Budriere. Bodriere. 

Bodrié Qualità di corame assai 

forte cosi detta dal farsene budrieri. 

Bo-e-foeùra. Eufemismo per Bolgirón. V. 

•t No ve tlongliee o becchi bo-e-foeora. • 
Boésg e Bodésg. Schiamazzo. Chiasso. 
Strepito, Tumulto. Da Bo)} dice il Far. 
Boésg e Bodésg. Guazzabuglio, 
Boésg, Bodésg e der. diconsi anche per 

PalFuto, Buzzone» ecc* 
Boétta. Cartoccio da tabacco. Specie di 
bossolo posticcio quadrato» fatto di 
una sottilissima foglia di piombo ri- 
coperta esternamente di carta, nel 
quale si vende il tabacco a libbra. 
Piomb de boetta, F. Piómb. 
Boètta . • . Ognuna di quelle due bus- 
solette del torchio da coniare monete 
che anche i Fr. chiamano Boites, Ser^ 
vono a tenere in sé i conj* L* infe- 
riore tiene per solito il conio dello 
stemma ; la superiore quello della 
figura. 
Boètta. T, de^Torn. F. Bùssola, 
BoetUziòn. T. delle Fab. di Tab. . . . 
Tutto il lavoro del mettere in car- 
tocci (tm^e//à) il tabacco. 
Boettìuna. Cartoccino da tabacco. 
Boettun. Cartoccionc da tabacco. 



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BOEU 



(lao) 



BOF 



B<KÙ. Btie. Bòve ; e antic. Bò e Bu. Ài pL 
Buoi — Il bue salvatico dicesi ^i^ 
sonte — F, ancìie Bò. 

Alto là con quij boeu magher. Zuc- 
che marine. Zucche marinate* Zucche 
fritte. Zucche. Modi bassi che s'usano 
dire quando non si mena btiono ad 
uno il suo discorso, o simili. 

Chi prega asen dementa boeu. V* in 
MùlL 

Mett el carr inanz ai bceu. fig. 
Mettere il carro innanzi a' buoi. 

No è ben resegà i coma ai boeu. 
Non convien destare o svegliare il con 
che dorme, Non com^iene stuzzicare il 
formica) o o il vespajo. Non ischerzar 
con torso se non vogli esser morso. 
£* non è bene stuzzicare i calabroni. 

Scappaa i boeu sarà la stalla, fig. .Ser- 
rar Installa perduti i buoi o quando 
son persi i buoi. Usare guardia e ri- 
medio dopo avuto il danno. 
Boeù. tìg. Bae(Fag. Ciapo tutore 1, ii. 
ti Fu il primo e T ultimo maestro » 
91 perché e' lo licenzionno per non 
" aggravare il Comune; sicchene in 
ff questo paese ora noi sarem buoi, 
V per rispiarmo »). Sciocco, ignorante* 

Avegh del boeu ch'^el consola. Esser 

un bue di panno. Aver del bue. Dar nel 

Boeùcc. Buco. {bue. 

Boeucc del copin. Collottola. 

Cadreghin de boeucc. K. Cadreghin. 

De sto boeucc V ee de passa 

Hai a passare per questa gretola ; a 
questo passo devi a forza ridarti; qui 
devi darmi nelle unghie; ed anche 
Tu r hai a cavalcare questa chinea 
(Salv. Spina II» 6)9 cioè devi farlo. 

D'on boeucc Ùl on soarpon o D^ona 
brossola fa on bugnon. ^. Bròssola. 

Fa boeucc. Fare colpo. Vale conse- 
guire quello che si desidera ; riuscire 
in checchessia. 

Fa boeucc e scarpon 

Mandare a male a dirotta; mandare a 
male gli affari ; non ne fare una bene. 

Formagg senza boeucc e vin che 
solta ai oeucc. f^. Formàgg. 

Lassagh el boeucc del gatt. fig. Xa- 
sciare una gretola. 

V è pussee grand V oeucc ch^ el 
boeucc . . . Dicesi degli avidi a** quali 
pare sempre d'*aver meno il bisogno. 



Jvoir plus grands jreux que grande 
pansé dicono i Francesi. 

Podè minga fa boeucc. Non potere 

farcolpo.ìion poter riuscir neirintento 

Trovagh el boeucc. fig. Trovare la 

gretola 9 la congiuntura^ il modOf il 

versò 9 la via. 

Varda che te foo sett boeucc in del 
eoo . . . Specie di minaccia scherzevole 
che si fa co^ bimbi, acquali non basta 
ancorala mente di capire che que^sette 
buchi se gli hanno già da natura. Ti 
manderò scalzo a letto dicono per 
quasi consimile minaccia in Toscana. 
Zilfol de sett boeucc. T.Zìfible Badée. 

Boeùcc. s. m. T. di Zecca .... Quel 
fondo in cui sta il torchio da coniare 
le monete, e nel quale sta seduto 
r operajo che sottopone al torchio i 
piastrini (to/M^in) da coniarsi. Da* Fran- 
cesi è detto la Fosse. 

Boeùcc. Taverna. Béttola. Cànova. 

Boeùcc gergo per Oncia. On tant al 
boeucc. Un tanto V oncia. 

^(EViden. Giuoco forse sim, al Tànghen.r*. 

« E Tui olter cmtcliee, sgiiaUer, tuffer 
*• Gioghee a U mora, al bcDodan, lanKiDeU. • 
BoBÙggia. Buca. (Braod. Meo. Gamb.) 

Boeùggia. T. de'Fab. Sòffice. Quel can- 
none o dado di ferro ti-aforato che si 
mette sotto -ad un pezzo di ferro in- 
focato che si vuol bucare. 
Boeùgna. Bisogna. È d* uopo. Occorre, 

Boeugna fall. Bisogna farlo. 
Boeùs. Jmbmgio. Nome proprio. 

Capi Betu per Boeus. Frantendere. 
Intendere a rovescio, l Lucchesi di- 
cono volgar. Prender Betta per Nena. 
Toifela Boeus (o 2^ffola Boeus che 
passa el dord come dicono i Br. ). Le 
zucche marine. Zucche fritte. 
Boeùsma. Bòzzima* 

Cava la bceusma. Sbozzimare. 
Boeusmaroeù. v. a. Daz. Mere. Pennella 

da imbozzimare? 
Bóff. Soffio. Soffiamento. Soffiare. L^ Al- 
berti enc. registra Buffo per soffio 
non continuato e fatto ad un tratto. 
In d' on boif. In un soffio. In un 
succio. In un attimo. 

Sto mond V è on boff. K. Mónd. 
Bóff. Piscialletto. Capo di frate. Coccola 
a pappo del Leontodon taraxacwn Lin. 
Bóff. Cuffiòtto. Sp.di cuffia oggidì disusata. 



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BOF ( I 

Bdir. T. del G. di Dama. Fatti! Vocaboli 
che si usano a mo' di esclamazione 
per intimare all"^ avversario la perdita 
di una pedina o dama. F, BoSk. . 

Boff quella pedinna! P^aiU quella 
peiiimi (Sacchetti Nov. ifiS). 

Bóir(Giugà al). Fare ài soffio (Lasca 
Strega 9 II 9 !)• Fare a soffino? 

Bofià. Soffiare. I Provenzali dicono Bu- 
Jar air azione di soffiar colla bocca. 
Notisi che Buffare ne" diz. dicesi sol- 
tanto del soffiare nel giuoco dei noc^ 
cioli,'del faore la spia e dello spetezzare. 
Bofla cont el mantes. Jtfanlacare, 
BofHi in la lumm. Spegnere la lucer" 
nUft met. Esalare il fiato» V, Cagaràtt. 
Bofia in su la fava. V* Fava. 
BofHi paroU in Toreggia. V* Orèggia. 
Bofià sui did. Far pepe o pizu), V. 
Pjgnoeù. 

BofiÌ^,via on stee de crusca. V* Stée. 
El pò bo£famm dedree. Rincarimi 
il fitto. Mi dia di naso in cupola o 
negli oreccìd o in tasca. Detti plebei 
usati per mostrare ad uno la poca 
stima che altri fa dell*^ autorità sua» 
della sua bravura, ecc. 
No hoSk. Non ziiUre. 

Bofià. Soffiare. Andar superbo^ tronfio ^ 
pettoruto^ colla testa alta o levata, 

Bofiii. Zufolare. Soffiare nella petriola. 
Far la zolfa per bimmolle. Voci di 
gergo denotanti il bere. 

Bofiii. Buffare. Soffiare, In gergo vale 
Far la spia. 

Bofia. Posare. Requiare. Rifiatare, Per es. 
Te me lasset nanch bofia. Non fni lasci 
pur rifiatare, Lassem almanca bofia. 
Lasciami posare é V è vora de bofia. 
E ormai tempo che ci posiamo alquanto. 

Bofià. Jlchimiare. Soffiare, 

Bofià. F. in Fórma ( formaggia ). 

Bofià. T. di Giuoco. 5'q^arc(*fior.). Di- 

• cesi nel giuoco di dama Soffiare una 
pedina 9 una dama^ quando si por< 
tano via per non avere T avversario 
mangiato con quelle le pedine o dame 
che per inavvertenza o appostatamene 
te erano soggette ad esser mangiate. 

Bofiàda. Soffio. Soffiamento. Soffiatura. 
Soffiare, 

Bofiadlnna. Un licifc soffio; e met. per 
Bevudìnna. F'. 

Bofiad<'>r. Soffiatore, e fìg. Alchimista^ 
Voi. L 



ai ) BOG 

Bofialòra. Nome di varj paesi del nasino 
contado , uno de* quali entra nel det- 
tato: Pari el barchett de Bofialòra. 
r. Barchett. 

Bofianèlla (che altri dicono Zuccona sai- 
vadega). Dente di leone* Erba che è il 

• Leontodon taraxacumLin. y. Zenzelión. 

^f&joX.Soffione. GonfianugoU, FSgouBóà. 

Bofiantón. Pallonaccio, F. Sgonfión. • • 

Bofiàtt. Soffietto. Arnese notissimo. Forse 
dal provenz. Bouffet — Quella passa 
specie di soffietto che usano in cam- 
pagna, cioè una canna smessa d** ar- 
chibugio , forata e bidentata da piede 
dicesi Soffione o Trombone a bocca; 
e Soffionetto se non tanto lunga. 

Ciapp. Anime. Palchi.^ Peli. Pelle 
M Lenguetta. Animella «» Canna. Coa- 
nella. Canna. 

. Fa la part del bofiett. fig. Aytzare. 
Rinfocolare. Intizzare, Metter male. 

Bofilètt. met. La bronzina. Le artiglierìe ì 
e fra noi in gen. le bocche da fuo«o. 

BofietU gergo. Cocchiume.Deretano- A^Gùu. 

Bofiett. T. de^Sart. QUatta. P«zzo trìau- 
golare ch^è nella parte più alta del 
didietro de^ calzoni. 

Bofi'ètt. Mantice. Soffietto. Coperta dere- 
tana de^ calessi che sbalza e abbassa 
a piacimento. 
Moli, lieve «» Crespin. Rosta. 

Bofiett. T. de' Parruc Fiocco 

da polvere fatto a soffietto, cioè il 
cosi detto Poudrier à souffiei dei Fr, 

Bofiett de cunna. f^, in Archètt. 

Bofietta. F. Mlcca. 

Bofiettée. Manticiaro. 

Bofiettin. Soffionetto, Manticetto, 

Bofiettln. T. de'^Fab. di carrozze. Sof- 
fietto? Sp. di secondo mantice che s^at- 
tacca al vero manilce (boffeit) delle 
carrozze per parar Tacqua e il sole. 

Bofiettln de cunna. F. in Archètt. 

Bofiettinna. F* Micca. 

Bofiettón. Manticione, 

Boffìettón. V. a. Buffettone, Guanciata. 

Bofiettònn(ganBSS). Gote da/aUore{GxiSL' 
dag. Poes* 1, a5). Gote tonde, rilevate. 

Boffiòtt. s. m. Bofficione? Chi ha le ma- 
scelle assai carnose e per cosi dire 
tronfie. Il Bacco o Malacticus dei La- 

' tini^ il Buffulutu o Muffulutu o Mar 
sciddniu dei Siciliani. 

Soggètta. Boccetta. Dim* di Boccia. ' 

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BOG (laa) 

BOggAltln. Dùn. di Boggètta. r, 

Boggettin d^acqu d^odor. BoUone. 
Vasetto dì cristallo da porvi essenze 
o liquori preziosi in picciola quantità. 

Boggettin. T. de^Confett Sp. di 

confetto foggiato a mo'^di bottone da 
liquori preziosi, regalato di rosolio. 

Bòggettdn. Bocciane, 

Bòggia (in genere). Palla, 

Bòggia. PaiUu Quella da pallamaglio. 

Bòggia. Palla. PalloUoloj, Boccia. 

Giugà ai bocc. Giocar alle pallottole 
(Vocab. bres. )• Giocar a bocce (Alb. 
enc.)* Giocare a palle secondo il Ba- 
rctti nella Lettera ventesimasesta del 
suo viaggio da Londra a Genova in 
fine* Specie di giuoco cbe si fa in due , 
in tre o in più persone con cinque 
o con sette pallottole o sia palle di 
legno, fra le quali una più piccola 
^detta tra noi Balin o Boggin^ e pro- 
babilmente lecco o Grillo in toscano) 
a cui chi più s^ avvicina colle pro- 
prie pallottole vince il giuoco, avuto 
riguardo a chi primo vinc^ V ultimo 
de^ punti convenuti. Quel giocatore 
che abbia due delle sue pallottole 
più vicine al grillo di quelle delPav- 
versario vince due punti, e tal com- 
binazione dicesi fra noi Falla de dò; 
mandandone una sola vicina al grillo, 
vince nn punto solo , e dice Falla 
de vimna. Termini milanesi di questo 
giuoco sono pure Brusàrvia la bog- 
gia^JBoggiàw Jndàrsjii Bon gioeugh^ 
De rigoron 9 e J basin, K Brusà , ecc, 
— Si giuoca in partita , ed anche 

A fornera (e da alcuni A cascia Tasen) 
Al paga Voste{*\\xcch.). Giuoco affine 
alla cosi detta Pél del bigliardo, che 
3i fa colle pallottole come, sopra, e 
in cui ognuno de^ giocatori, che pos-. 
sono essere in qualunque numero, ha 
una pallottola sola, e tira più vicino 
che può al grillo, chiamando dopo 
di sé il compagno, e T ultimo di essi 
gridando Fornera (e a Lucca P'enga 
l'oste)'^ e chi non dà questo avviso 
perde un tanto a seconda di quanto si 
é da prima convenuto fra i giocatori. 
Guzz come ona bòggia. Capo qi^a* 
dro. Tondo di pelo. Mestola. Oca. De-- 
4tro come una ca^sapanca. Il fr. Fin 
cornine une doglie de piombi un gros/in, \ 



BOG 

L^amor el fa de venta guzz anca i 
hoec. Amore assottiglia l'ingegno. Amor 
quand'entra in un cervello insegna semr 
pre qualcosa di bello(huoB, Tancia 1, 1 ). 
JLoeugh de giugà ai bocc. PaUotto^ 
/rt/o(*fior.). . 

Bòggia. T. geol. Arnione. 

Bòggia. Boccia, BotUgUa» 

Bòggia de butér. v. a. Daz. Mere 

Forse anticamente anche fra noi pia- 
nigiani il burro non s^appanava come 
oggidì, ma s'appallottolava come faono 
tuttavia i montanari co* loro burri ^ di 
qui r antica Bòggia in luogo del Pan 
odierno il quale però paga tuttora la 
tassa di procedenza alla Balla» 

Bòggia del fus. r. Bòtta. 

Bòggia de la colonna. Éntasi. f^enire. 

Boggià. T. di Giuoe. Tmcciare. TVuo- 
chiare. Truccare, 

BòggiÀ. met. Fare ad apporsi. 

Boggià giust. fig. Dar dentro in chec- 
chessia (Fag. Avaro punito I, 5). 

Boggià. met. Tentare, Dar un colpettino. 
Provarsi* A bon cunt boggià. // ten- 
iar non nuoce. 

Boggià , e per mag, enfasi Boggià a sta 
a segn. m. br. Bubbolare, Carotare. 
Bugiare, Dar bubbole o pastoccìUe o 
bozze. Cacciare o Ficcar carote, 

'Boggìvidsi.Pallottolata{Sp9dsi(oTaJ*rosod,)» 
Colpo di pallottola (foggia). 

Boggiadinna.Z)im.e vezteg.di Boggiàda.i^. 

Boggiadór. .••«.. Quel giocator di 
bocce che ha molta abilità nel trac- 
ciare le pallottole. 

Boggiàtter. Bucone. 

Boggln. Buchetto. Buchino, Bucolino, . 

Boggin (o Balin, e fra i contadini del-* 
l'Alto Milanese Bolin). T. di Giuoco. Lo 
stesso die Balin. K. Corrisponde preci- 
samente al twCochonnet, e sAVing.Jack. 
Tegnl el boggin o Ave in man bog- 
gin. Lo stesso cìie Ave balin. K^rBalin. 

Bogginètt e Bogginceù. Bucherello* 

Boggión. Bucone, 

Boggiònna. Bucacela, 

BoggUt. s. m. pi. Pozzette. Quei bachi 

. o avvallamenti che si fanno nelle gote 
nel ridere, detti Foss^ttes dai Fran- 
cesi e Bacìtengriibclien dai Tedeschi. 

BoggUt (s. m. pi,). V. cont* Galle o Galloz^ 
zole di quercia, 

Bògh. Bove, Buove» Qfppin 



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BOI ( ia3 ) 

Bòghcr. Barone. Briccone* Dal plebeo 

Tolgare franceie Bougre, 
Boglkerètt. Ragazzaccio, 
Bogherètta. Bagazzaccia* 

BdgoL gergo L^orhiolo. 

Bòja. Boja, Carnefice, Manigoldo, Giusti- 
ziere. Giustiziera, 

Boja malprategli. fig. Gosl 

diciamo per ischerzo un cliirurgo im- 
perito, un bariiìere cattivo raditcHre, 
e quahinque adopcratore di ferri da 
taglio il quale, non sapendo maneg^ 
giarli a dovere, intacchi la pelle. 

Fa el boja scuriee. Simile alB alito 
Fìà el cavali del GhineUa. y. Cavali. 
Gioja de fk brillanta per man del 
boja. ^. in Mèn. 

La miee del boja. Bojessa* 
Ve la miee del boja che lava i 
pago. fig. ....•• Si suol dire da 

noi quando piove mentre fa il sole. 

Manda al boja.fìg. Mandar al dianH>lo. 

-Paga el boja perché el ne frasta^ig. 

Pagare il boja che ci frusU, Pettinar 

tigna, Ugnere il cavicciule che ci ha a 

dinoccolare. Allevarsi la serpe in seno. 

Tocca de ft Timpiccaa, el boja e 

el garzon del bofa.fig. Aver a fare 

il podestà di Sinigaglia; cioè dover 

comandare e lare poi ogni cosa da sé. 

Ta al boja. f^a al boja, aUe forche^ 

al diavolo^ alìa^ malora^ al bordello, 

Bòja (al fem.)» Bojessa. 

Bòja (per ingiuria). Boja, Forca, 

BòJM. T. dei Taglialegne. ..... Quel 

jciocco o legno grosso che si posa 
traversoni per terra come una soglia, 
e sul quale si appoggia ognuno di 
que^ legni o tronconi che si vogliono 
tagliare o spaccare. 
Boia. Ahbajare, Latrare, 

Can che boja no mord. fig. y, Càn. 
Pass bojà adree di can. Essere ab~ 
hajato di^cani, 
Bojà. met. Ahbajare, Mormorare, 
Bojàcco. Poltiglia, Brodiglia, Melma,Mota, 
Bojàcca. Intinto, Intriso, V, Moeùja. . 
Bojàcca. T. de* Murat. Binxaffo. 11 (irìmo 
getto di mdta che si dà ai muri per ce- 
mentarne bene bene Tammattonatura. 

Bojàeca Quel miscuglio di calce e 

matton pesto inumiditi con cui i pa- 
vimentaj(^o/f/i) appiastrano i mattona- 
ti per ragguagliarAO le comniessi^re. 



BOL 

Bojaccàda. Intriso ? V, anche Boii&da. 

Bojacchée. Lo stesso che Bols. K 

Bojàda. Abbajo, Abbajamento. Latrato* 
Latramento, Abhajatura, 

Bojadinna. Leggiere abbajo, 

Bojcnt. r, Sbrojéut. 

Bojnént. y, Bnjméftl. 

Bojòcch {che anche dicesi dai contadini 
Bolgidn o Bolgiòtt). Bapa lunga del 
ìialtiòlo e di Targ. Toc. Specie di ri^« 
fusiforme che è la Bapa saliva oblon^ 
ga o feemina o il Bapum obhngius 
de^bot. Gr Inglesi la Iacono nmepg 
o Knolles, Da noi però assume il no- 
me di Bojòcch o Bolgiòtt soltanto al- 
lora che è stata cotta sianeiracquat 
sia sotto la cenere » sia n^ forno» 

YesB battezzaa con P acqua di bo- 
jòcch. y, in Acqua. 

Bojòcch. fig. Lo stesso che Borlòtt. y» 

Bois. Pasticciere, Fendarrosti, BaruUùm. 

Bojs. Ciabattino, Chi fa le cose male. 

Boisàda. Lo stesso che Sciavattinàda. K« 

Bòita. 11 ventre rigonfio deg^ 

uccelli nidiaci. 

Bòita. Seno? u Asca i coi da mett al 
M coli, gb^en voreva anch per la 
fp botta , , , , n (Bai. Him.) 

Bdlch. Bifolco, Boaro, Precisamente qnel 
contadino a cui è afidatii la cura dei 
buoi ne" poderi del Baaso Mil. Chi ha 
molte paja di buoi suol avere anche 
un primo boaro detto Capòolch^ un 
secondo detto Sùtteapp , ed anche un 
terso detto Begaecé^ ed un quarto 

detto Tutti gli altri boari poi 

corrono sotto il nome generico ókBcith, 

Bolcògna. Bubuka? Bifolca? 

Bolcognàda. Bubuìcata, Il complesso. di 
più bubalche(6oMgii). La nostra vece 
Bolcògna deriva da ^d/cA( bifolco). 

Boldinèlla. T. Bondinèlla. 

Bolétta,Bolettin,tfc. r.BolléHa,Bollettm,ec. 

Bolgégn. Io stesso che Bolgènna. F* 

Boi gònna» Morddajo, %>. d* ulivo. 

Bolgènna. Coreggiuolo, Altra sp.dNil0ro. 

Bolgètt. Strafatti. Mezzi, Dicesi di frutti 
quasi presso a infracidare per ecoes- 
siva maturità. 

Bolgétta. Palla di neve. Da Boli jactus 
dice il yar, mil, 

¥k ai bolgeU o Tira bolgett. Fare 
alta neve ■» Fà-sù bolgett. Appallotr 
tolar la neve. 



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BOL 

Bolgetta. Fare alla nes^e. 

Bolgettàda. Pallata di neve. Il Lasca nella 

• Nov. p.- 60 usa assolutamente Pallata. 
Bòlgia. Bolgia, Ferriera. Bisaccia di pel- 
le da tenervi chiodi, strumenti di 
ferro, ecc. 

Gh^ è da fa tant per la bolgia che 
per el magnan. V. Magnàn. 
Bòlgia. Borsa. 

Bòlgia. Fiore. Ornamento nella briglia. 
Bolgìn e Bolgión. y. Bolgiòtt fìg. 
Bolgión e Bolgiòtt per Bojòcch {rapa). V, 
Bolgiòtt. fìg. Grìizzolo. Danaro ammassa- 
^ to a poco a poco •<— Postema. Borsa o 

- grappo di danari che si tenga nascosto. 

Ave i bolgiòtt o i bolgión o i ro- 
gnon gross fig. f^. in Rognón. 

Fa bolgiòtt o bolgin o bolgión. Rag- 
granellare, Raggruzzolare. Accumular 
danaro. 
Bòlgir. Bordelktto. CoseUo. Cosellina. 

Oggetto piccino. 
Bólgir. Omiciàttolo, V. in Omètt. 

]Bòlgira Voce di significazione 

assai vaga , ma però tale da indicar 
• sempre magagna, difetto, vizio. Di- 
'. casi anche Bàlirega oBóltriga o Soz- 
zerà; e cosi pure è de** molti suoi deri- 
' Tati , dicendosi egualmente Boltrigado 

• e Bozzarado per Bolgirado , Boltrigà 
« e Bolgird^ eoe. per Bazzarà o Boz- 

sirà 9 ecc. ecc. Tutta questa famiglia 
però ci ha faccia scurrile e quasi che 

• iri*eligiosa profferita che sia colle due 
' zz^ e le persone ben costumate, alle 

• quali il dialetto fa pur forza di usar- 

• la , non dicono già Bozzarón , Boz- 
zarònna, ecc., ma più tosto Bolgirón^ 
Bolgirònna, eCc* — I Fiorentini dicono 
anch^essi volg. Buggera 9 Buggerare ^ 
Buggerone 9 e talvolta anche in gergo. 

Ave nanca per la bolgira. Ji'ere in 
. non cale o a non calere o in non 
còlere. Stimare U90 come il terzo pie- 
de,. Non curare alcuno, non ne iar 
. cónto, non averne tema. 

Avegh olter per la bolgira. Non 

- aver pelo che pensi a cliecchessia. Ave- 
re altra fantasia ^ cioè avere il capo 
a >cose di maggior importanza, avere 
tutt^ altro per il capo. 

La bolgira Esclamazione di 

negazione e disapprovazione ; per es. 
£1 dis che T ingrassa per Tana, . . , . 



(134) BOL 

r aria la bolgira ! Dice che ingrassa 

per cagion dell'aria ma l'aria 

di vero /(Gigli D. Pil. I, a.) — L^è 

sicur su la mia conscienza Eh 

conscienza la bolgira! È sicuro in 
coscienza. . . . Eh coscienza n^ in la 
( Fag. Avaro punito III , 9 e passim ) 
— Ch'ubai polizia? Polizia la bolgira, 
ghe voeur di soldi. Ha civiltà? Eh ci- 
viltà mi piacque: vogUon essere quat- 
tnni{Fag. Gen, corr. I, i). Io per me 
lo tenevo im fantoccio. • . . Un fan- 
toccio ? Mi piacque ! un fantoccio è 
chi gli cre<^(Salviati Granchio 1,3) — 
Comasch.? , . . Comasch la bolgira. Co- 
masco ? ... Comasco appunto , cioè non 
tale(Monig. Tac. ed Am. Ili, 11 e 21). 

Mezza bolgira. Sin, di Carognètta. f^ 
Bolgira. riluppo. Imbroglio. Guajo. 

Oh la bolgira! vero Oh che bella 
. bolgira! Ohcocoja! f^edi guajo! 

Ona quej bolgira gh^è sott. Gatta 
. ci cova. Qualche diavol c^è sotto , qui 
v^ è mistero o inganna ascoso, r. in 
Caulinna. 

Vuj on poo sta a vede dove la va 

a feni sta bolgira. Fa* vedere che via 

pigli quest'acqua (Machiav. Op* VII, 

371). Va' vedere a che debba riuscire 

. il giuoco , cioè come vada a terminare 

la faccenda deUa quale ai parla. 
Bolgira. Ciammengola, Bazzicatura, Cian- 
ciafrujscola. Bazzecola, Cosa da nuUa. 
Bolgira. Anfanta. Pappolata. Pastocchiata. 

Pippionata» 
Bolgira. Bubbola. Fola. Favola. Bozza. 
Corbelleria, Baja. Inezia, Frascheria. 

Alter che bolgir. Alùx} che giaggiole! 
cioè sono cose grandi. 

Avegh doma di bolgir per el eoo. 
Avere de'*farfallini o de' grilli o delle 
farfalle. Girandolare, 

Di o Cuntà-«ù di bolgir, Ditefanr 
faluche. Canzonare, 
Bolgira. Erroraccio. Marrone. Strafai- 
. clone, Scompiscione. Arrosto. Scerpel- 
lone. Svarione — Fescia. 

Ave ona bolgira grossa per el eoo* 
Avere un cocomero in corpo. 

Che bolgir te diset? Che pazzie 
parli tu?( Salviati Spina , .1} , a ). 

Di bolgir de cavali. Dire passerotti ^ 
farfalloni^ cipollate j cioè cose spro- 
positate* F. in CavàlL 



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BOL (I 

Fa bolgir sora bolgir. Imbottare 
sopra la ftccia. 

Fa ona bolgìra o di bolgir. Dare in 
Jnttura, in ciampanelle^ in ceci^ in 
cenci o in budella. Fare una corbel^ 
Uria , una castroneria , un passerotto 9 
un passo falso , una minchioneria — 
Hoo faa ona gran bolgira. Ho fatto un 
grande arrosto , una gran corbellerìa, 

V è minga poca bolgira. Non è una 
buccia o una fronda di porro. Non è 
una baia o una favola. 

Ve ona bolgira o ona bolgira grossa 
questa. È cosa malfatta questa. È uno 
strafalcione solenne , uno scerpellone , 
uno sproposito madornale ^ un grosso 
arrosto^ un errore da pigliar colle molli. 

Questa si cbe Tè ona bella bolgira! 
Questa eh* è una taccola o una tresca! 
Questa è di petza o col manico o 
coW ulivo o marchiana ! Buon per Dio ! 
Buon per mia fé'*: cioè questa è cosa 
strana 9 stravagante» curiosa. 
Bolgira. Bizza, Stizza, Bizzarria, Broncio, 
Collera. Fierezza, Voglia matta ^ ecc. 

Avegh la bolgira. Aver le lune a ro^ 
vescio, il cimurrOf il broncio 9 rabbia^ 
mattana, 

Cascià-TÌa la bolgira. Cacciar le 
passere. Passar mattana, 

Gont el yin s« cascia-via la bolgira. 
Fino spegne collera (Fag. Av, pun. II, 3). 

Fa vegni la bolgira. Mettere a leva 
alcuno. Far entrare in valigia, 

Vegnarav la bolgira a on sant. Sal- 
terebbe la bile a un iiuiniio(Fag. Avaro 
punito in versi III, io). 

Vegni la bolgira. Montar in sidla 
bica. Entrar in valigia in collera. 
Montare la bizzarria ad uno. Entrare 
in bizzarria, Fenire o Montare o Sai-, 
tare la stizza o la mosca o il mosche' 
rino o la muffa o la senapa o la mo» 
starda al naso. Pigliare il broncio. 
Bolgira. Giuntare, Frappare, Trappolare, 
Bolgira. .Danneggiare. Rovinare, 

Andà tuttcoss a ' fass bolgirh, An- 
dare ogni cosa a biosciOj alP ingiù ^ 
a catafascio 9 a brodetto 9 in rovina ^ 
in malora , per le fratte , a bue 9 al 
bordello f in conquasso. 

Bolgirass lu de per lu. Cercare di 
farsi male in p mova (ÌHuchiuv. Op. 
V, 184 e altrove). InJUzarsi da sé* 



25 ) BOL 

Dove set staa a fatt bolgira fin adess? 

Dove fosti sinora? Dove 

sei stato fitto sinora? 

Vatt a fa bolgira. Fatti con Dio! Si 
suol dire in via esclamativa allorcbè 
ci scappa di mano alcuna cosa che cor- 
re pericolo di rovinarsi nella cadtfta. 
Vatt a A bolgii^. Fa alle forche 9 
in malora 9 al diavolo j al boja, 
Bolgira. Fare, Mestare. Trescare, Tra-- 
mestare. Bovistare. Bovigliare, Per es. 
Cosse bolgiret ( o Cosse te bózzeret o 
bozzàret o bozziret). Cìie fai tu? Che 
mesti? Che armeggi? Che annaspi? 
Bolgiràa. Frodato. Bubbolato, Sbirbato, 
O bolgiron o bolgiràa. F, Bolgirón. 
Best& bolgiràa. Rimanerci, Rimaner 
preso 9 gabbato 9 ingannato , frodato. 

Se vorii yesz bolgiràa 9 andee di 

amis. . . . Con cui guadagnerò s^ io noi 

fo coli' amico? V inimico non mi verrebbe 

mai alla bottega dice il Burch. Són, 1 1 7. 

Bolgiràa. Rovinato, 

Resta tutt bolgiràa. Rimanere ferito^ 
rovinato 9 perduto della persona, ■ 

Sia bolgiràa l Gavòcciolo a , , , , ! 
Ti dia nel naso ! Esclamazione d^ im- 
pazienza, d'eira, di sdegno. 
Bolgiràda. Cica. Acca. Straccio, Nulla, 
No capi ona bolgirada. Non ne in-' 
tendere straccio o bocciata o bocdcata. 
No indaghen ona bolgirada. Non 
curarsene. Avere in non calere, 
Savenn ona bolgirada. Non ne s»- 
' per nulla o cica o stracciò. 

Stimali ona bolgirada. Stimare uno 

come il terzo piede o come una foglia 

di porro, 

Bolgirada (esdam.). Corbezzoli ! Cospetto! 

Bolgiradàzzo (o Bolgirooàzz). SealtritaC" 

■ ciò, Dirittaccio, Furbaccio, Furbo in 

cremisi. Bagnato e cimato, 

Bolgiràdo. Scaltrito,' Mascagno, Furbo, 

Bolgirattà. Mestare. Trescare, Tramestare. 

Bolgirètt. Cosetto, Bordelletto, Un ogget 

- to piccino. 

Bolgirètt. Omicciuolo, Piccinaco, piccina- 

colo, Piccin piccino; se giovine Serica 

ciolo^ se ragazzo Marmocchio, V, O- 

mètt, Omettìn, CbignoBÙ e simili, 

Bolgirètta. Piccinàccola, Piccinaca. FI 

Triiquattrìn. 
Bolgirón. sost. m. Scaltritaccio , e anche 
. Lamaccia, Lieta spesa. Cavezza. Fona. 



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BOL 



(ia6) 



BOL 



O bolgìron o bolgiraa. A questo mon- 
do bisogna acconciare l* animo ali* una 
delle due: a ingannare o a essere in- 
gannato {S^ÌYÌnti Granchio I, a). Det- 
tato d'' esperienza mondana , a smen- 
tire il quale appena riescono coloro 
che 8^ ingegnano di essere innocenli 
come colombe e prudenti come ser- 
penti ; al che non riuscendo 9 la scelta 
è decisa dai filosofi: Patiaris poUus 
ipse quam facias scelus. 
Bolgirón. agg^ Malaugurato* Disgraziato» 
Sciauraio. Cattivo. 

A la bolgironna. Malissimo, Malis^ 
simamente. Pessimamente, A ìnosào, 
AlV ingiit. Per le fratte. Per es. La va 
a la bolgironna. Fa malissimo. 

A la pù bolgironna. Al peggio dei 
peggi. V. A la cà di can in Càn. 

Canaja bolgironna. /Taitag/iaccia. Cor- 
naglia berrettina. 

Ve ona robba bolgironna. Gli è cosa 
malaugurata. 

Ve ona vitta bolgironna. È una vi- 
ta travagliata 9 dura ^ penosa^ stentata. 
Ona paura bolgironna. Una sgan^ 
gheratissima paura. Una h€Uiisoffiola 
delle beUe. 

Pucciana bolgironna! Poffarbaccot 
Razza bolgironna. Hazzaccia sgherra. 
Bolgironàzz. y, Bolgiradàzzo. 
Bolgironna. s. f. Mondana. Cantoniera. 
Bolgironna! ) Corbelli! Canchero t Cap- 
Bolgiróssa! ( pita! Capperi! Zoccoli! 
Finocchi! Poffare il mondo! Poffare 
bacco! Oh vatti con Dio! Esclamazione. 
Bòli. Bolo, Bolarmeno, Bolo armeno. Bo- 
larménico. Sinòpia, Senòpia» Bishrica. 
Dà de boli. Dar di. boloarmeno. Met* 
tere il bolo su quegli oggetti che si 
vogliono dorare o inargentare a bolo. 
Bolin. Bulino, 

Ave. la faccia lavovada a bolin. Avere 
il viso a saltero? o Jatto a grottesche 
- d'uova affrittellate A\er il visoa ricamo. 
Bolin dicono i contadini dell'Alto Mila- 
nese per Boggin o . halm(lecco), y, 
Bolin. « . . » Ferro col quale i calzolaj 
' abbelliscono i fori fatti dalle bullette 
. nelle scarpe, o simili. 
BolÌQ, Bolina per BoUin , Bolline, y. 
Bolina. Bulinare. Lavorar di bulino, 
Boll. Bemocchio. Bernòccolo^ Pesca. Cor-- 
. no. Cornetto. Forse dallo spag« Bollo. 



Bòli. Cozzo (secondo un poeta pisano). 
Cosso (secondo il Rosini e TAlb. eoe.). 
Fitta, r, GiboUadùra. 
Boll. Pane o Mattone e con v. a. Boglio 
(cosi TAlh. enc. in Cioccolata ed in 
Cioccolattiere). Quadruccio di ciocco- 
lata , che noi diciamo anche comune- 
mente Tavoletta^ del peso di tre once 
nostrali. Varj Toscani parlando fami^ 
glìarm. lo dicono Libretto o Librettino. 
B<Ù1. Bùttero, Il segno del va) nolo. 

Boll Una ciotola 9 un buon 

vaso, che è come una certa misura di 
punch 9 cosi detta dall^ inglese Bole, 
Bólla. Bolla. 
Bollàri. Bollano, 

BollÀ. Ammaccare. Forse dallo sp. Bollar. 
Bolla. Marchiare, Bollare. 

Bolla la robba. T. for. Mettere i 
suggelli. Sequestrare i mobili 1^ de- 
bitori bollando le casse , gli usci 9 ecc. 
Bolla vun. Marchiare. Bollare. Imr 
prontare 9 e scherz. Fiorire le spalle. 
Segnar le carni ai malfattori con mar^ 
. chio di feiTo infocato. 
BollÀa. Bollato. 

Bollaa di varoeul. Butterato. 
Bollétta. T. degli Uffizj. Pòlizza. Bulletta. 
Bollétta. Brachetta. Jbi'flg/ia(*lucch.). 
Frittella? Lembo di camicia ch^esce 
. fuori dalla brachetta de^calzoni. Quel- 
lo che da noi dlcesi El gl^ha la bolletta 
il Lucchese direbbe Ha il neccio al 
culo ; traendo il dettato figuratamente 
dal neccio ch^ é una focaccia di farina 
di castagne, come se alcuno sedutosi 
su alcuna di tali focacce fresche se la 
portasse attorno appiastrata al sedere. 
Mostra la bolletta 9 o vero Ave anmò 
Io bolletta brutta de merda. Non aver 
- ancora rasciutti gli occhi. V, Camisoeù. 
Bollétta. Arsura, Povertà; mancanza di 
' danari. Mi sont semper in bolletta 
perfetta. La mia è una continua arsura 
iioditora che ogni dì mi rasciuga e 
mi divora. Non ne ho uno. Friggo 
coW acqua {Gì^ìì Sor, III, 4)- 

La bolletU la guzza V ingegn. K. 
in Ingégn. 

Vess in bolletta o Corr ona gran 
bolletta. Abbruciare neutr. Esser ma- 
gro di danari (Machiav. Op. IX , SqS). 
Essere abbruciato. Essere arso. Essere 
un arso. Vale essere senza danari.» 



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BOL 



(la?) 



BOL 



■ ' $i potrebbe anche dire^ come leggeti 

nel Ricciardetto{XI, 4^) Stare a quatr 
trini siccome san Cristofano a calzo^ 
Ili, se non isconyenisse il tirare in 
tscena i santi per cosi fatto genere 
di comiche facezie* 

Bolletta. T. de* Cacdat. Sòerciare ? Lo 
sbagliare i colpi di schioppo. 

Bolletta. T. degli Uffizj Spiccar 

polizze» spiccar bollette. 

Bollettàri. Jd. di Llber che si usa an- 
che sostantivamente come neW italiano 

- volg. Btdlettario, Libro delle polizte 

• a madre e figlia. 

Bollettàri Nelle gride milanesi 

del secolo 17.* Bollettario è detto chi 
ha il diritto di spiccare bullette da- 
ziarie 9 ecc. Dopo che le gabelle ces- 
sarono d** essere appaltate dal pub- 
blico ai privati o convenute co*feu- 
datar) , ecc. 9 anche questa voce si 
spense in tale significazione* 

BoUettàmm. ) Gli stampatori 

BoUettarla. ) t:hiamano cosi i lavori 
di polizze o bullette. 

Bollettin. BidteUino. Polizzetta. Poliztino 

■ •— Le gesta militari del secolo hanno 
resa comune anche in Italia la voce 
BuUeUino nel significato di Novella^ 
Foglio t^ avviso f di relazione di tali 
gesta. 

Bollettin. Piastrello. Bullettino, Quel pez- 
zetto di pannolino o altro che intriso 
d^unguento si mette sopra le piaghe. 

Bollettinée {che nei nostri libretti teatrali 

legasi Bollcttinaro ) Quegli 

che dispensa i biglietti d* ingresso 
alla porta d^un teatro. 

BoUettón. . , , ^ . Accrescitivo di Bol- 
letta (polizza). Per singoiar contrad- 
dizione 9 nata da usanza primitiva al- 

• teratasi di poi 9 noi chiamiamo per ec- 
cellenza Bolletton di varoeul la Polizza 
che fa fede come un fanciullo abbia 
avuto r innesto del vajuolo 9 ancorché 
tale fede (che i Tedeschi dicono /m- 
pftmgsscftein) sia un polizzino de* pia 
piccini che corrano per gli ufiizj. 

Bollin Specie di tassa di cui 

trovasi memoria anche nelle gride 
milanesi del secolo 17.* Lo Scandiglio 
antico dei dizionarj ha molta affinità 

. col nostro Bollin , ma non è precisa* 
mente quel desso. 



Bellina Sottoporre al dazio 

cosi detto Bollin le vendite. 

Bollinàtt L* appaltatore della 

gabella cosi delta Bollin, V. 

Bologna. Bologna, 

Pd de Bologna. F, FìL 
Or de Bologna eh* el ven ross per 
la vergogna, f^. Òr. 

VeU de Bologna. F. VeU. 

Bologna e Bolognà-via. Bastonare, Baz- 
zarrare, /m^rog/iare( attivo), tt Ha 
fatto rappiastrare questi crepacciuoU 
perchè io so che cerca d'imbrogliarlo w 
(il podere), cioè di darlo via (Cecchi 
La Dote III, 3) — In qualche caso vale 
Ficcare^ Ficcare ad arte una cosa per 
un'altra, Bolognà-sù ona donna a vun 
per mice. Appiccare una donna ad 
uno per moglie, 

Bolognln. Ad. di Càn. V, 

Bólp. V. cont. dell'Alto MiL per ViSlp. K. 

Bolpàtt per Golpàtt. V, - 

Bdls o Bólz. Bolso. Che paté difficoltà 
di respiro 9 e dicesi più propriamente 
de* cavalli — Bulsino o Bolsaggine è 
il nome di questo male ^- Imbolsire 9 
e scherz. Andare a Bolsena^ vale Di- 
venir bolso. 

Bóls.fig. Tisicuccio, 2hssi&Ue con sospetto 
d* etisia, 

Bóltrega e Bòltriga per Bòlgira. F, 

Boltrigàdo, Boltrigón 9 ecc. F, Bolgiràdo» 
Bolgirón, eoe, 

Bdlz. Bolso, f^. Bóls> 

Bolzón. Staggio? Staggia, Nome di quei 
bastoni che nel paretajo servono a 
sostener le reti quando scoccano. 

Bolzón. Boncinello, Nasello, Parte nota 
di una toppa o serratura. Il Bolzone 
dei diz. vale per certa specie di frec- 
cia ed anche per uno stromento mi- 
litare antico da romper muraglie. 

£1 Icgnett de tcgnl fermo el bolzón. 
Fuscello del boncinello {Cea^x As- 
siuolo IV, a)k 

Fa ciocca el bolzón. Diguazzare il 

' boncinello{Cecchi Assiuolo IV 9 a). 
Fa fìi de bolzón a vun. Fr. fig. del- 
TAlto Mil. Cavare il granchio dalla 
buca colla man d'altri. Cercar d* arri- 
vare al suo intento coiraltrui pericolo. 

Bolzón. PiVi;ta(Last. Op. II 9 107). Nelle 
-viti a pergola è quel palo che corre 
per traverso a modo di ^ filare. 



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BOM (I 

Bóm! Scaglia!(Cecchi Assiuolo IV, 7). 
Esclamazione krisoria che sì getta in 
yÌ8o ai millantatori; e cosi pure 

Bóm.bóm bóm. Ukukuja ukukuja. 
(*fior. Pan. Poet. Il xxiv» 4^)* Suoni, 
non parole , che si mettono per bur- 

• larsi delle minàcce di un Rodomonte o 
di chi fa lo smargiasso in qualunque 
maniera. Nell^Alb. enc. trovasi regi- 
strato Bom come interiezione fami- 
gliare usata da chi approvi per beffe. 

Bdm Voce imitante lo scoppio di 

un* arma da fuoco o il suono che fa 
un grave cadendo nell^ acqua e simili. 

Bómba. F, Bómbola. 

Bómba, gergo Bottone. 

Bombanàdegh. Bulimacòln. Arresta bue. 
Resta bove. Intriga barba. Serpentina 
(Targ. Istit.). Bònaga. Bonagra^ e 
con voce dottr. Anònide. £ HOnonis o 

. Anonis arvensis o spinosa dei botanici. 

Bombarda . . • Scagliar bombe contro un 
forte o una terra. I diz. hanno Bom- 
bardare per atterrar coirantiche bom- 
barde ; e il Diz. art. non si attentò a 
registrar Bombardare nel nuovo senso 
che si può dir volgare in Italia. 

Bombardamént Il fatto dello 

• scagliare quantità di bombe contro 
un forte una terra. Bombardamento 
è volgare in Italia , ma sin qui non 
registrato dai dizionarj. 

Bombardce. Bombardiere. Bombardiera. 

Bombàs. Bambagia. Bambagio. È il co- 
fonie lavorato — Imbambagiato vale 
Pieno di bambagia. Imbambagellato 
vale Morbido come bambagia. Boston 

. delia bambagia dicesi quello cui quale 
gli accotonatori della bambagia la 
vengono sfioccando. 

Bombas filaa. Bambagia. Filato, 
Bombas in fiocch. Bambagia in falde. 
Dormì in del bombas. fig. Tenere il 
capo o Dormire fra due guanciali. 
Vale star sul sicuro , star bene. 

Vess in del bombas. fig. Stare imr 
bambagiato o soppannato di bambagia. 
Stare nelV oro o in sul grasso. Essere 
avvezzo o tenuto nella bambagia. Avere 
Ogni consolatone di corpo. Stare. in 
delizie e in morbidezze. 

Bombàs. di pobbi, ecc. Lanuggine. Pe- 
liwia. Pappi dei semi del pioppo e 
di simili piante. 



38 ) BOM 

BomÌKìsìnnsi. Bambagino. Tela bombala» 

Bombasinna. gergo La carne, 

e specialmente quella vaccina. 

Bombasinna. gergo. Chiaro. U vino. 

Bombasón. Pastricciano. Bonaccio. 

Bombe, s. m Carrozza eh* era 

di gran moda anni sono e che oggidì 
ha dato fra le vecchie. Ghiamavasi 
così dalla forma della cassa (scocca) 
eh* era molto arcuata e convessa in 
ogni sua parte. Dal fr. Bombe. 

Bombe, gergo. Tafanario. V. Cùu. 

Bombe. Ad. di Bottón, Strivàll , ecc. Con^ 
vesso ; e se convesso in testa Copoluto. 
Il Voc. parm. registra un infelice Bom- 
bato tolto non so donde. 

Bomberin. gergo. Caletto, 

Bómbola. Bomba. Gran palla cava di 
ferro fuso che si scaglia coi mortajo o 
col cannone da bomba. Ne sono di piìk 
specie, vale a dire (secondo il Diz. 
art.) Bombe cieche o da inganno ^ da 
breccia, incendiarie, f umifere , soffo^ 
canti, ecc. Hanno un bocchino che 
si tura colla spoletta. Lo strepitar 
della bomba dicesi Bombare. 

Bombolòtt. Tonfacchiotto ; e col volg. 

tose. Tombolotto. 
Bombolòtta. Tonfachiotta. Tombolotia. 

(*tosc.). 
Bombón. Dolce. Chicca. Confètto. Confet- 
tura. Probabilmente dal frane Bonbon. 
Insalatta de fraa, bombon de mo- 
negh fan semper dori el stomegh. ^. 
Stòmegh. 

I tropp bombon regncn i vermen 
o fan vegnl i vermen. f. Vèrmen. 
Se l'era on bombon (o on pomm). 

Pera milaa per un Dicesi a 

colui che ci fura le mosse in un di- 
scorso , a colui col quale e* incontria- 
mo a prendere o a dire al tempo 
medesimo la medesima cosa. Nous àw 
rions fait un pape dicono i Francesi. 
Bombón. ^g. Una vag/iezza. Un giojello. 
Missa come on bombon. TkUta attilla- 
ta. A.bbigliata vaghissimamente. 
Bombón. fig. Uno zuccfiero. Bispett a lù 
Ice Tè on bombon. Appresso a lui essa 
è uno zucchero, y. Bescottin fig. 
Bombonàtl. t^. coni. dell'Alto Milanese per 

Bombonée. I''. 
Bombonce. Conforlinajo. Bericuocolajo. 
Confettiere, Confetiatote, 



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DON ( ia9 ) 

Boik^onéra. . • . • Là m0|^io 4el coùfor- 
lina)o» o donna -ohe vende con&rtiai. 

BoinboDcra. Con/e^/iem.. Scatola pei[ lo 
più fatu a specchi o a crislalU, nella 
ffiialo si ripongono i con(«tti o i dólci. 
Dal lranc>tsc Boab^nAi^, 

Bombonin. ConfeUuuo. 

Bombonin. ineti Profùndttà. Zerjbino. Ai- 
tiliaiutao "T Parkndofi di domiA Ai- 
iillatit&ui. Tutta Undura* 

Mmliònnav Jd* di Carta. Vi 

Bomborìn. BeiUco. Umbilìco. UmòeUco, 
Hus del bomboi-ÌB. Oangame* 

Bomborìn. T. de' Macell Quella 

parte d^una bestia macellala che ne 
comprende e circonda il bellico* 

Bón. Buòno* Voce che, significando ogni 
specie di perfezions» si prende in ambi 
gF idiomi in molti sensi , coi^e a dire : 

Bón. Buono. Contrario di Malvagio. 
A sto mond paliss el bon per el 
cattiy. In questo monda patisce la 
pena il giusto pel peccatore (Cocchi 
Dote II, 5). Un /a male a ceiUo{Biirch. 
Son. 2oa). Anche i Francesi dicono 
Les bons pdtisseni pour les mautfois. 
V innocent pdlit soiweni pout le eoa- 
pable^ le bon pour le hmwpirj (Roux 
Dict.). Dettati che, oltre al senso loro 

' naturale, hanno altresì quello di mo- 
strare come si giudichi mde d^^kuni 
per essere già stati ingannati da altri. 
Bon come el pan o Bon come el 
bon pan. Migliore elèe il pane. Uno 
zucchero. 3"utto dolcetta, lìmo bontà. 
La stessa bontà. 

Bon fa bon. Con t eletto sana eletto 
(e ti pervertirai col perverso) Cr. in 
Pervertire i pari, di doftne è lo scrit- 
turale Buona moglie /a buon marito. 
De bon e bon. Di pace e ^aceordo 
(Cecchi Assiuolo V, 2). Di bel patto 
(Lasca Pintoc. Ili, 2). Di buon accordo. 
Amiclievolmente. A buono a buono. A 
buon concio. 

Passa per bdl e per bon. Essere te- 
nuto il buono e il bello (Btb. Col. V, 7). 
Essere reputato innocente in alcuna 
fdccend»; ottener fede d^integrìtà, di 
sapere, eec. senaa meritarla in fatto — 
In alcuni casi vale anche Uscirne a man 
salva^ cioè passarla impunemente. 
Pocrh de bon. F. Foceh-de-bón. 

Bón. Buono. Atto. Idoneo, Abile. Acconcio, 
. Fol. I. 



BON 

Bon de Ck come se sìai -Uomo da 
..bosco. e da riviera, litUa spesa. 

Bon de mei! a on paés àA\e passa 
liissun* F. in' Pass» - . i 

Bon de nàgòlta. Un buona a mdla. 
Un da nulla. CkiurUi.Uom'dUsuaciole. 
• Una sferra^ UM.donm. .Ua.doflpoco. 
Disuiilaecia. Paa ptmdnto^ lfo»,JHu>no 
da^ porsi la mano alla boced^. SonjUtó 
. ^ a cavare un griiio. da. un. iMs^.o^oa^vc- 
costers tre palhttQle {n. un...bftcinp* 
. JL'è el so bon. Bircie all' alito Ve 
cpidl che Dio fece, f^» iw Dio.*. 

L'àgiasl Kora'bmii». Ps/* appunto 
è tara. da db» Jn iberni ora 'per ap^ 
punta. . Lo seriUumle 'fldnr' bona , cioè 
adattala, opportuna^ 

No Tcss bon dr A ohsnr diede 
mangia e bev. Ufon- eesen^ da muna 
cosa pih uvanti'clte da sapa* mtangiare 
e bere. JSs^erouno ^parapane. 

Yess Jbcm- de^fall.* Ksse/t Uomo co- 
pace di farlo; e eòm. Esset ceca da 
'far ditello — y è hon de fé qaeti e 
olter. È cece da far questo e peggio 
•^ F, axeha Domàit. 

Yess bon de fa ruff. Esser venuto 
al mando sol per fax* letame. 
Bón. Ag, mere. Buona desia. Buon paga- 
tore. Ave o No afe per boa vun« Avere 
o Nem avere per buona detiUé Rep4|are 
o no alcnuo buon sodatore pagatore. 
Bón in frase per Setto. Fero. Sodo, Beale. 

Del bon. Di Iman senno. Di vero. 

Di de bon o Parla de bon o del 
bon. Favellare in sul saldo o di sodo 
Sul sodo. Dir sul sodo o di vero. 

Fa bon. Fare o Menar buono. Com- 
putare. Dar credito altrui di somme. 

Fa minga bon quell ch^ el dis vun. 
Non gabellare o Non passare a uno 
quello elisegli dice. 

GiugÀ o Pà de bon. F. in Giugà. 

Lavora de bon. Fare con alcuno a 
ferri puliti {Machiar. Op. Yl, 116). 
Feur di buono di bette in diritto. 

Bfettes dent del bon in d^ona robba. 
Mettersi in checchessia colParco del- 
tosso o delia schiena. Far daddovero 
o daddoverissimo o del vero senno^ o 
schers. del maledetto senno.. 

Sul pù bon. In sul bel del conchia- 
</ere(Ax*bra C^ 11,4)' iVe/ buono. In 
sul buono* 

>7 



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\ 



BON ( I 

> > « Sul pù bon rhA'faa fiasch. V, Fiàsch. 
Tegxii bon. Accordarsi con altri 

i^ checchessia»' Assentire. Approvare. 

Dar mano — Vorè minga legni Jjon. 
■ < JHscoM^nire, Quand V è staa progei- 

• taael Foro'Bonapart, gVè staa qui j 
che ha minga Voluu tegoi bcm, e el 
Foro Tè rtstaa in disegn. Del prò- 

' getto del Foro Bonaparte vi fu chi di- 

• seonvenme , e il. Foro si rimase disegno. 

Vess al bon. Essere ai punto. • 

• • ' Voregh del beli e . del bon^ Folerci 

del buòno » e com. Esserci da ugnere^ 
cioè Occorrere molta opera o spesa 
o fatica o tempo per fare checchessia. 
Bón. Buono.' Docile. Tnuupiillo. 

Sia bon I Sii buono o savio. Sta buono. 
Mni Buono» Grande* Molta. Avvantaggiato. 
Vantaggiato* Largo. 

A dighela in bon milanes. In buon 
linguaggio ella è coji (Magalotti Let. 
scienl, XIX, i, 337). A parlarvi in 
ia/ino(Monig. Ser^ nob, IH, 5). Foglio 
dire in buon linguaggio che ecG.(Mo- 
nig. la Ved. Ili» 10). 

A faghela a bon mercaa. A farla 

• a buon mercato. . 

Bon gicMigh. Vi Bongioeùgh. 
' Daghi bonn. Dar delle buone, . cioè 
(orti busse — Deghi bonn , tappcllé- 
ghi menuder. V. in Tappellà. 

La soa bonna ciav. È lo stesso cìte 
La soa brava ciay. V. in Brava 

Ve on^ora bonna. Ì; una buon'ora. 
E WS? ora e più. . . 

.Bón. Buono. Utile. Vantaggioso. 

Te gh^ee de bon chM te ved 
- minga. Capitale die non ti vede* Buon 
. per te ci te non ti vede. 
Jèòn. Buono. Piacevole, Giocondo. 

Con certa gent ghe voeiir i bonn. 
A dura incudine martello di piume. 
. Co* cervelli ostinati voglion essere le 
buone per isgai'arli. 

Cont i bonn se otten tutlcoss. Alle 
piacevoli parole non si può mancare. 
(Ambra Cofanaria IV, 5). // mele si 

• fa leccare perc/iè ò dolce, le mosc/ie 

si prendono ,col mele. Il cane y.al^ 
letta colle carente, 

Faghela bonna a vun. Menar bugno 
checchessia a utio< 

Faghen mai vunna bonna o vero No 
faghen vunna de bonn, l^on gliene 



3o) BON 

. dare rhai una di vinta» Non gUeme 
.. .ri^armiare una ma le det ta . Non gliene 
passare una. 

. Faghi bonn a vun. Andare ai versi 
.ad uno. Secondare. > Condiscendere. 

Faghi lutt bonn. Dargliele tutte 
vinte. 

. Tegni bon vun. Confettópe uno* 
Fargli cortesie» vezzi, carezzo per 
averlo benevolo. 

Tceù coi bonn* Andar colle buone. 
Far buon ihso. Far vezzi. 

Torna in bonna con vun. Ibmare 
in grazia ad alcuno. Ripigliare alcuno. 

\t^ in bonna con vun. Essere bene 
con uno. Essere d* accordo ^ in pgce. 

Ves» in bonna. Essere in bugnn,^ 
di buon animo ^ di buon untore^, in 
buona tempera^ e perciò disposto a 
compiacere. 
Bón. Buono. Prospero. Favorevole. 

£1 Signor ne le manda bonna. Dio 
ce la mandi buona (Cocchi Dote li» 5). 

No aveghen vunna de bona. Aver 
la .maledizione addosso. Andare tutto 
a rovescio, aver tutte le cose che 
vadano male. 
Bón. Buono. Gustoso. 

Bon bonent. V. Boaént. 

El bon no Tè faa per i povcr 
omen. L* orzo non è per gli asini. 

El fò-bon. V. Fa. 

Savè de bon che consola. Saper di 

mille odori. Oicesi di cose fragraniiss. 

Bón. Buono. Bonario» Semplice. Dolcione. 

Andee là che sii pur bon o che 
sii ben bon o che sii pur anch bon. 
•Siete pur dolce di sale. Siete pur buono 
(Fag, Cav, par. I, g). Siete dolce piti 
che lo zucchero{yiooìg. Ser. nob. Ili, 
5). Siete pure il dolce intingolo ( Mo- 
nig. la Ved' lU, a8). Vous étes bon 
de croire à fa dicono anche i Francesi. 

Bon cojon o Bon dò vceult. «Scioccone. 
Dolce di sale. Sdolcinato. V. Badée. 

Bon, va ben^ ma minga bon dò 
voeult. Questi tanto buoni son tenuti 
poi 5uocc/(i(Ambra Bernardi I, 3). 
"Bón. Buono. Semplice. Schietto. 

Ànàk a la bonna o a la bonna de 
Dio. Andare alla buona^ alla carlona^ 
fdla grossa^ {UT apostolica^ alla bo" 
lorda , ed anche alla naturale ( col 
Barigli ). Andare sprezzato. 



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BDN- ( i3 

Ùmm a U bòrnia» Gent a la hoiuMii 

^ tAMUo alla hu^uu Gente alla byetm^ 

>eioè schietta^ sema malizie» e anche 

• più /requeuteinènie senaa • eticbetie » 

-alia piana ^ «ce» 

Vestiss a la honnst^ JHdare spnez- 
-zàto ^- Il y^ètff sòdo, ma più su ohe. 
sprexxato^ dicesi Andare alla posHàfa* 
Bob. iromc. Bu^mk . 

Ave a che fk coi bon> N<fnavet a 
iMangiar i cavoli i^oiciechù 

Boa lavò, Buona'fpeUe(*ìo9c. e GttUd. 
. iUine J9 71 e passini). MÀeia spesa. 
V è gius! di boii« Afìpanio so dirti 
'di' egli è il buono. 

Taocass al hon* Appi^àrti al buono* 
Bòn in frase per Contento* Lieto, 

Fa legni debon^ForvcAe alcuno se ne 

iengas Operaia sì eke.aUH speri bene-di 

iJiecchessia^ o si rallegri di cosa in fieri* 

Tegniss de bo». Tenersene (Vsl^. 

Avaro punito H^ i3). 

Tegniss de bon» ^pare- Fondarsi. 

JUiener fatto. (solarsi. 

Tegniss de boti. Jbdlagrarsi. Con- 

Bón. s. m Ricevuta di viveri 

o robe somministraie* Voce fr« Bon^ 
usata speciafanente in affari militari. 
B<$n. T. del Giuoco di Pallaim^lio. ; . . . 
<^uel segno nell* anello da pallamaglio 
che fa buona la giocata. 

Mettes in bon. ^ * . . • . Metter la 
propria palla dal buon lato. 
BOB. av» Betona ve* ironìe (Fsig. Gì' Ing* 

lod^ I« II). Buon per Dio. 
Bonamént. Bonariamente. Con bonarietà* 
Alla buona i e anticamente BonaerC" 
<me/tie. Senza n»alizia« Nei diz. Bona- 
mente vale da senno. 
Bonariamént. Alla buona* V. Bonamént. 
Boniàsc Bonacùio. Buon pastricciano o 
pasticcione o pustacdo* Bonario^ e con 
voce di conio, fòrastiero e poco gar^ 
baia Dibonaire. 
Bonàzsa. Bonaccia. Ogni buona fortuna. 
Bonbon e deriv. V. Bombón e ^sriV. 
Boncristiàn. Ad^ di Pér« F* 
Bondànt. Abbondante. V. Bondanziòs. 
Bondàat. Vantaggiato^ Buono* Dò lira 

bondaBt* £kte^ libbre buone* 
Bondànsa. Abbondanza.^ Copia. 

Bondanza de mej. K. in Mèj. 
Boodànza. ironie. Lieta spesa. Lanmccia. 
Mala zej^fu. Mala giarda — Te set 



I.) BON 

' ona gran boodaiuà ve. «Sei" pure la- 
lieta spesai, n»è lyx àei.pur Iristo, 

BondanzióSk Abbondante... Abbondevole. 
Copioso. Abbondùso^ . . • >.. 

Bondiàna. • . • . • I.macellaj chiamalo 

- cosi quel budello delle beslie bovine 
che aliri dicono Mulatta ¥, : * ' 

Bondinjèlla. 1 Bandinella* I * panna jooli 

Bondìnnsk ( chiamano cosi la tela. che 
ÌQVOglie le peaze di panno. 1 Dati 
daz. mere, la dicono Boldinella^ e la 
nominaido come tela di Germania di 
due specie 9 greggia e bianca. 

Bondioeùra. s. f. * . . i Specie di salame 
noto, cb^ è detta Ossooolo a Venezia, 
ed è ibffse la Bónaoha àti Liiccheai. 

Bondón. Coechiume. Foro della botte per 
cui s^ imbotta. Dal francese Bondon a 
dal provenzale Boundoun di pari sig. 
Boffà via la scuma del bondon. «Sò^ 
fiare in bocca ad -una botte{DaT^ Coli.). 
Tegnì a .man de la spinna e lassà* 
.andà del bendoa. JLo stesso che Tegnl 
a man i guggiad e tr»-vJa i remissej. 
V* in Gttggiàda. 

Bondón. 7*afjpo(Paok Op. II, 10^. I,sSki 
che tura il cocchiume propriamente 
dette. 1 dizionari però cbiAmano £oc« 
chiame apcbe questi» toppo*. 

Bondón. Spifta Jecciaja» y^ Borión.. 

Bondon. Z^a* Turacciolo di quel foro 
dei tini donde si svina. 

Bendoaéra. T. de^Bo^t. Caccbinmato/o. 
Sgorbia colla quale si fa il cocdilume 
{bondon) alle botti. 

Bondiissurla o Boiidissuria* Buon di . a 
vossignoria. 

Bone. Lo stesso che Bonètt. f\ 

Bonéot. Foce briane. usata nella frase 
Boa bonent. Trabuono. Di là da buono. 

BonètU Berretto. La nostra è voce tolta 

di peso dal frane, ffoimef. Girolamo 

Ruscelli però nel suo Capii, sopra lo 

sberrettare ha; 44 Clte bisogna ogni po' 

far di bonetto, m 

BonètU T, di Cucina. -. ^ . * * Vaso di 
rame stagnato, imitante alla grossa 
un berretto» nel quale si fanno cuo- 

. cere i pasticci. Dal francese BonneL 

Bonètt. T. de'Confett Sp. di mar- 
zapane cosi detto dalla figura che 
assume perchè colto nel vaso cliia- 
malo Bonètt. V. 

Boueùr. y, Bonoeùi*. 



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BON ( 

Botigiaàgh Eseiamiidoiie u$ata in 

parecchi giuochi , e tempre io signifi- 
• oato di domandare lacolU di scostarsi 
in qualche parte dallo stretto rigore 
delle leggi proprie di ciascun d'^essi 
giuochi. Per es. nel giuoco delle pai- 
lottole(òocc> io dovrei trucciare colla 
mia pallottola quella delp avversario 
tenza soostaraii più che tanto dalla 
schiera de* giocatori : sclamo Bon 
géottgh^ e, consentito eh* e"" sia, io mi 
posso dilungare a piacere dalla schie» 
ra, e trucciare di dove meglio mi 
torna. Se giochiamo a capo a nascon* 
dere e sclamo Bon giteughj chiedo 
a* compagni del giuoco di non essere 
filtto prigioniero ancorché acchiappato. 

Bungùst» Buongusto, Buon gusto — Vess 
de hoDgust, Ave hongust. Essers di 
buon gusto 9 Avere buon gusto. Saper 
scegliere il bello e il buono; 

Sonln. Boninoi 

Bòiiis (Ave de). Lo stesso cfte Ave de la 
bella robetta. F. in Robètta. 

Bònìs (Mangia de). Nodrirsi lautamente. 
' Far buona cera, Sgumutre» 

Bonmereàa* Buon mercato. Buona der» 
rata^ Buon pre%zo — Vend o Dà a 
bonmereaa. Far buona derrata* Vare 
per non molto presso. 

El bontaercaa el strascla la borsa. 
K in Bórsa. " 

BÒnna (In), modo'avv. In buona. In buo^ 
na tempera ^^D* amore e d^ accordo. 
S*el catti in bonna 1* é fada. STio lo 
carpo in buòna è cosa yàffti(Cccchi 
Dote I9 a). 

Bònna che. modo avverb. Forfima. Buon 
per me. Buon per te, ecc. Bonna per mi 
che V è staa quieti. Fortuna o Buon per 

' me che e* si stette cheto. F. anche in Bón . 

Bonnamàn. Brincia. Paraguanto — - Ben' 
andata «— r Strenna. 

Bonnamesnra. Buona misura ( Moniglia 
Pod. di Cologn. Ili, 36). Buona der- 
rata? Arroto? Vantaggio? Giunta? So- 
prammercato? Quel dito di roba oltre 
all*^ ultimo braccio che i panna juoli so- 
gliono dare o finger di dare al compra- 
tore. Dicesf É^lsnt dai Francasi; dice- 
vasi Epimetron dai Latini e dai Greci. 

Bonnhnima. Buonanima {^ìnech,). Usasi 
parlando dei defunti. Me zio bonna- 
nima. Mìo zio buonanima. 



i3a ) BOIf 

Bonnascóa (Midiélangiol)» Il PiMor Gra- 
iMila(<*fior. e Pan^ PoéoL 1, aa e iq, II 
a5 e 47)- Pittor da chiocciole o da 
boccali o da sgabelli o da fantocci. 
Pittorello. Dipintorwuo. Fanlocciajo. 
Cattivo pittore. . 

Bonn-*fés(. Buone fèste -p* Dà i bonn^fest. 
• Augurar buone feste* 

Bonn-fèst. Strenna, Mancia. K DeTèsia. 

Bonceùr. Sorte. Ventura. Dal fr. Bonheur. 
A la boncBur. Via là. Passim. Alla 
buon^ ora. San Pier la benedica, 

A la bonoBur de Dio. Alla Carlotta. 
Alla sciamannata. AlP apostolica. Alla 
grossa. 

Bonomìa. Dabbenaggine. Bonarietà Bo- 
nurtikl.' Dal francese Bonìiommie. 

Bon-^mm o Gran bon-òmm. ironie. Bo- 
nario. Semplice. Dolcione. V. Badée. 

Bonorìv(cAe anche diciamo Temporìi). 
Buon lesmtore 9 cioè usalo a levarsi 
per tempo la mattina. Così spiega con 
ogni apparenza di ragione il Monti 
nella Proposta citando quel passo dei 
Bernardi delPAmbra ( atto I » se. i ) 
ove si legge 

«t . . . . iìki da gioTiMua fot. i^lbeito 
. . , » S4 «a Imo» kr^toM 1» 
I Frane, dicono Matineux -^ Fwe che 
il Tasso in que* versi della Gerusa- 
lemme (II ,• fi) 

« Ed-uora «h« lento « tuo diporto vada 
« Se fwte mattoriao a nona p»Pg9 » 

.abbia in 'qualche modo designato il 
nostro Bonori^ con quel Mattutino, 
Bon-pro-fazza. Buon prò. Buon prò vi 
faccia. Parola colla quale s* augura 
bene ad' altrui, specialmente allorché 
egli sta bevendo o mangiando. Il la- 
' tino Bene Ubi sit. 
Bonsciór. Monsignore. Il Balestrieri, a 
iudicare Monsignor della Casa, dis^c: 
<c ]l|a tassee qnell Boii«cior • 
» Che insegna la creama. » 

(Brand. Caag. Bad.) 

Bontàn. Bontà. 

Boutàa. Mescolanza. Minutine. Queir er- 
bacce odorifei^ di cui si fa insalata o 
che si mescolano neir insalata minuta. 

Bontàa usasi pure in questa frase: El 
sarà la bontaa de quindes agn o de 
vott mes, ecc. Sarà un bordello , o 
tm coso , o fin negozio , o la povertà tli 
quindici anni d'otto mesi 9 ece., e 



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BOP: 



Ci33J; 



BOR 



'^dìhe^i famigliarm^te quando» «n Tool 
iodìcape uno «pssid di tèmpo grande 
o in fatto o in relaxione alle circo- 
stanze nelle qmJi ai uja. Per esempio 
Sarà la po\mréà di ire o guaitro mesi 
ch'ei si tiene quel mio Ubro* 
BMitàa nelle Zecche per Tito!. K. . . 
Bonrvivàn. Buon vUfente{*ioBc,).Buon cont^ 
' pàgnone. Goditore* Compagnone. Buon 
' compa^^no* ' 

Bontavós. u. coni.- briamz. per Bondsc. 
/^. £' r antico italiano Bontadioso ri- 
masto, come altre voci anticke ita- 
liane, nelle nostre parti montanine, 
tootémp. Buontempo^ 

Àvegh el bontemp del merlo* Darsi 
tempone. Stare in harba di micio o di 
gatta* Far feria. Oziare, Starsi in pan-* 
€ÌoHe> Stare a grattarsi la pancia, 

El bontemp el le masza o el le 
cc^pa. Egli affoga nella bonaccia. 

Veae Tomm del bon temp. Essere 
buon compagnone o-goslente» Far tem' 
• pone. . Darsi tampone o - buon tempo» 
Sguazzare* Sliu^ in tUlegria o in giò^ 
ilio. Pigliare il mondo come, viene. 
Bontempàsc. Buontempone. 
Bontón. Buon /iiono^Gnad. Jttni. I, loi). 
€eM<r/ess«(Sacchetli Nói^, ^ii).Mo€Ui. 
Buon gusto -^ De hon toil. Calante. Di 
moda — Sciora de bon ton. Cortigiana. 
Bontonista. K Tonìsta. 

Bónsa « Specie di botte lunga, atta 

' a contenere e trasportare il vino sulle 

carra. Ve ne sono di rotonde o cilin- 

' driche e di ovali schiacciate. La più 

parte sono capaci di otto in- dieci 

brente di vino. I Piemontesi la chia- 

' mano Botala carèna 9 cioè botte da 

carreggiare. 
Bonzén. i^. Cftnt, dell' J, M. per Bronain 
' de stadera. F. 

Ogni slajera gVha el so boncen. 
F. in Stadera. 
Bonzètt. 8. m. e Bontètta. 8. f. ... La 
bonza piccina, la quale per lo piti suol 
essere capace di cinque brente ài vino. 
Pari on bonzett. Essere un tonfac 
chiotto o un iomboletto. Essere un bu-' 
tale direbbero gli Aretini. 
Bonzón^ Jccr. di Bontà» K. 
Bop bop. Bù bù. Bau Iran (Rime d'^un 
autore pisano). Voci imitanti il la- 
trare de^can giossL 



B6r« ^hh ^ e «o» *ger. Quaitrinii Denasù 
. Fi anche Bòro. 

Bór per Bori. F. 

Bór. Fòderi. Zàttere. 

Ber (é. m. pi.) nelle barche. F. in Travétt. 

Bòra. Pedate. Toppo. 

Bòra. Marame. SoegUticeio, La peg>^tor 
parte di checchessia. F. Taròcch. 

Bòra. Bovajo» Tramomtsmo. Ttwnoniana. 
Borea. ' - 

Bòra. o. conL deUTA. M. per Bòria.* t''. 

Bòra. Borra. Stoppa ò simde che si calca 
nelle bocche da fuòco per premero 
la carica. .... 

Boradór. Bòzzo. La prima forma non 
rìpolita né condotta a perfezióne J 

• r abbozzo d*una scrittura o simili— « 

' Gli stimatori di fondi chiamano Bo^ 
radar de campagna la bozza delle 
stime nella quale scrivono sui luoghi 
le loro note. 

Boradór. T. di St. Bózza. Prova. Foglio 
di prova. Quel primo foglio che si 
stampa per prova e che serve al 
correttore per le correzioni da farsi. 
Anche gli Spagnuoli dicono in Questo 
senso Borrador. 

Boràgen. F. Boràsgen. 

Boraglnna. T. de^Cac. Fiaschetta. Como 
da polvere — La Borracina dei diz. 
Vale Musco. 

Boràina. v. coni, per Boràsgen. F. 

Borea. Borràce, Nitro fossile usato dagli 
artefici per saldare e liquefare più 
ftcilmente i metalli. 

Boràsca. Burrasca. Procella. TUrbine. 

Boriisca. fig. i'cccAi«la(Monig. Sen nob. 
Ili, 5). Fortuna. Mala fortuna. Av^ 
versa fortuna. Infortunio. 'Calamità. 
Disgrazia. Procella. Grave malattia, ec* 
Passa ona borasca . . » « Superare 
alcun infortunio^ passare sfortuna; 
vincere una grave malattia, e simili. 

Boraschètta. Biurraschella(Ptozt fior.)i 

Boràsgen (o Boràgen o hotòìnu). Borràg- 
gine. Borrana. Borràce. La Borrago 

- officinaiisìÀn.^ erba che si adopera 
per abbellire le insalate e in segno 
di allegria^ 

Borasin. Borraciere. Scatoletta in cui gli 
artefici tengono il borràce polveriz- 
zato pronto per le saldature. 

BorcèU. 6if5cio(Targ. Vi»g. ipS). Bur- 
chiello? Burchio ì. Barcliétto. Barchetta. 



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BOB. ( 1 

BorcèlI; Vooe usata ambiguamente sui no*- 
stri laghi come sinonima di Bapoón. F, 

Borcèlla per Borcèll. y. 

Borcellètt. -% BatUlletto ? Bardìettina ? 

Borcellh). > BatchielleUo? Sottile navi* 

Borcelloep. 3 Cellino o barclietUno, 

Bòrd. Bordo. Frangia » lista « ricaipo a 
simile di che si fregiano od orlano 

. le vesti, ^U «trassi^ ecc. 

Borda, avvicinare» affrontare uno {km- 
bra.Co/ò/i. |I, 9) semplieem* Fermar 
uno per parlargli» Dal it^nc. Aborder^ 

Borda. Orlare. Gallonare. Trinare — Fi- 
lettare. Dal francese Border. 

Bordàa. Oriate. Gallonato, Trinato, 

Bqrdegè. Imbrattare. Lordare. Sucidare. 
Sporcare. Insozzare. Bruttare^ Sozzare. 
Macchiare. Insudiciare. Contaminare. 
Insucidare. Intridere. Imbrodolare. 
Inscizzire^ Lerciare. Imbruttare. Im-- 
paccJUucare. 

Bordegass i man per nagott. f^. Man. 
Vorè fòy die bordeggi. V* in Fa. 

l^ordcgàa. Bruttato, imbrattato. Sozzato, 

Bord^gascént, Lercio.. Sudicio. Sucido, 

, fi rutto. Sporco. Lordo . Sozzo. Bruttato. 

Bòrdegh voce ant, per Qordegascént. y. 

Bordeghisia. Sudiciume. Sozzura* Lor- 
dura. BruttuTft, Lordez^. , LojYUzia, 
^Sporcizia. Immondizia. Lordume. 

Bordeléri. Bordello. Chiasso. Fracasso. 
Fracassio. Frastornìo. Frastuono. Fra^ 
stuolo, BacàanàUa. Busso. Tramazzo, 
Trambusto.. Baccanerìa. 

Bordeléri. Fucinata, Barbaglio. NiUfOlo. 

Gran quantità di checchessia. Bordeléri 

. de geax..fln brulicame. Vn nuvolo o 

Una fucinata o Un. barbaglio di genti. 

. Bordeléri. de geniaja. Bordaglia. 

Bordèll. Bovina, 

Ande a hordell. Andare alla banda^ 
a Scio 9 per la mala via, in rovina — 
Talora anche «empliceineute Andare 
a mùnte. Sconcludersi. 

Tira a bordelK Condurre alla schiac 
• eia 9 nelle forbici, nella ragna, nella 
rete, ne* lacci, a rovina; In senso mo- 
derato Mettere in sul filo , sul curro , 
sulle carrucole , in ballo, 

Bordèll per Bordeléri(^EMn^'l^). y. 

Bordellamént. Lo stesso che Bordeléri* r. 

Bordeloeù. Bordelletto, Cosettino. 

« Ou cìiiccherin , ina propi od bordelisu , 
i> Dt svn a OH caiilUJA p«r b«vtf«eu« vBal* iUiu. 



34) BOR 

Bordesoà ..... Sp« di sloilà di Linft 
e seta. Dal [u Bord de eoie* 

Bordiglión. y, Bordión» 

Bordine Frangetta, Filetto. 

Bordinètt. Dim. di Bordìn. y, 

Bordinettin. Dim, di Bordinètt é y* 

Bordioeù {che anche dlcesi Botdón). da» 

ramella? Seianttnella?{ftLTet^, La. larva 

. rossa della Cetonia sOctica Lin^ che. è 

un bruco molto infesto . alla radice 

. dei cereali 9 e specialmente a quella: 
del granotoroo. I Modanesi lo chia- 
mano Cascamerlo e i Bearnesi Aire. 

Bordión {che altri dicono Bordiglión). 
FU di ferro grosso — Ne'^diùonarf 
Bordiglione significa sollslnto un certo 
difetto di filatura. 

Bordión di pedal d^on^arpa. yerguccie 
de'' pedali dell'arpa? Quelle vergbette 
di ferro che dai pedali d^un^arpa 
passano pel voto della colonna e met-* 
tono in moto il meccanismo armonico 
dello stnunento. 

Bordionìn Sottile fil di ferro* 

Bórdo* yoee usata nella frase 

Scior d'adito bordo. Signore di prima 
riga, del primo rango, d'alto paraggio, 

Bordòcch. Piàttola, e con voee dottrinale 

. Blatta. La Blatta orientalis Un, ìjar 

. setto che trae, al grillo domestico, di 

. corpo schiacciato, comunissimo nelle 

case vecchie, umide» sudicie. La notte 

esce a torme infinite; il di s^.appiatta^ 

Bordòcch. Baco9 e con nome dottrinale 

• Ninfa — Semininfa — Crisalide» Nome 

. proprio degr insetii nel secondo Btuio 

: di loro trasformiazione. P«r es. Tin- 

> setto c(>si detto Baco da -seta» prima 

è CavaUr (baco), poi Bordòcch (baco 

rinchiuso , bacaccio ? , crisalide), e da 

ultimo Parpaj, (farfalla del baco da 

seta) — Notbi pero che non cono- 

scen<|Dsi . bene da tutti la triforme 

naturalità degr insetti, spesso nella 

lipgu^ comune i pia confondono le 

id^e , chiamando bachi bruchi cosi 

. le larve come le ninfe, e appena in 

alcuni casi distinguendo con apppsito 

nome T insetto perfetto, come ne^pa- 

pilioni , negli scarabei, ecc. cjlte uxjmì" 

nsino faìf alle , calabroni, ecc. ì 

Bordòcch. .gergo ...... Prete. 

Bordòcch. Battuto, y, Scuriée -^ DeSeu- 
deute Sacchi nella sua J^ovella Ara 9 



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BOR (I 

helVAra ecc. dice che nel i555 il 
conte Tommaso Marino fu chiamato 
dai Milanesi Stmpazza-hordbcek^ cioè 
conculcatore della gente divota rap- 
presentata da questi battuti (bordòcck). 

Bordocchin. Bacheròzzolo, 

Bordocèón. Piatiolone, Acer, di Piattola 
(Biotta onentalisLìn.), 

Bordoeù. Baco, Befana, Biliorsa. Versiera. 
' Tregenda. TrentaveecìUa, Aversiera, 
Trentancanna* Fèrola, Orco. Breusse* 
t^apo mannaro. Ebreitsse, 

Fa bordoeu. Far baco o Far baco 
baco, È un certo scherzo che si fa coi 
' bambini coprendosi il vòlto e dicendo 
^ Baco baco o Bau bau^ e fra noi: Bor- 
deaux seUf e ciò perchè n^abbiano un 
. ' pò di pauriccia da burla. 

Bordoeù. Befana, Versiera. Orco. Donna 

assai brutta* 
<Bordón.*f^oce usata nella frase 

Tegni a bordon. Tener il sacco ^ o 
' mano 9 o di mano; e col volg. toscano, 
che leggesi anche in un poema d^ un 
autore pisano. Reggere il venti. 

Bordón per Bordiosù. V. 

^rdura. Bordo. Frangia, 

Borèja . . • . . Sp. di ballo a quattro. 

Borèja. Sciagura. Malanno , ed anche in 
generale Intrigo. Imbroglio. Viluppo. 
V. Bulgira e Boràsca. 

Boriila. RoUlla. Padella. Patella. L'osso 
tondo che eopre la giuntura del gi- 
nocchio — Dà la borella in di ge^ 
ncjQucc. Vm Genceùcc. 

Borèlla. T. di Giuoco Pallottola 

che si adopra al giuoco de^ rulli (cu' 
oss) per darvi dentro e farli cadere. 

Borèlla (Azzal in). V. Azzàl. 

Burgh. Borgo* Sobborgo. 

^rghés, I militari chiamano 

cosi chi non è militare come essi, e 
dicono Vestiss de'borghes il vestire 

. abiti non militari* 

Borghesàn.iffof^gùino.Abitator di borgo 

Borghètt. Borghetto. Picciol borgo. 

Borgógna o Borgognìn. V. in Ùga. 

Bori(Coos. Men. 46). Abbonire. 

Bori. T. di Gac. lavare. Scovare. Dar 
sotto. I Fran. quasi nello stesso senso 
hanno Bourrer. Negli uccellari {rocchi) 
sarebbe Scacciare. Il Savj (Omit. II, 
SjS) usa Frullare. 

Bòria. Bòria. Boriosità. Vanità. 



35 ) BOR 

Boriàn (Can). V. in Càn. 

Boricch. Bricco. Asino. Ciuco, Bózza. So^ 
maro. Il francese Borrii/ue. Avverte 
restmio Felice Belletti in alcune sue 
Postille al mio diz. gentilmente comu- 
nicatemi che anche g^i Spagnuoli di- 
cono Borricoj e che queste voci prob. 
provennero dall* infimo latino BuHr 
chus o dal Bou«/xo{ dell* infima grecità. 

Boricch. befano. Otre. Ventre. Ave pìen 
el boricch. Aver pieno lo Stefano. 

Borìda L^atto dello scovare, 

del dar sotto, dello scacciare, dei 
frullare. V. Bori. 

Can de borida. V» in Càn. 

Boridón. Ragia. Busbaccìierìa, Busberìa. 
Inganno che si cerca di fare altrui 
con bugiarde e finte invenzioni — * 

• Talora in senso più moderato Carota, 
Fola. Panzana. Bugia. Fandonia. 

Pientà on boridon. Busbaccare. Usar 
busbaccheria \ -e più - moderatamente 
Piantare una carota. Dar bagnane. 

Boridonìsta. Parabolano. Busbo. Busbac-' 
co. Busbaccone, BusbinO. 

Boridòr. T. di Caec. Ramata. Randello? 
Nome di que* bastoncelli corti die si 
usano negli uccellari (roccol ) lancian- 
doli verso gli uccelli di passo per 
farli dare nelle reti. 

Boriggioeù Così chiamasi dai 

contadini brianzuoli la siliqua del 
TRyitzone (brassica napus Liti,) j e in 
generale anche ogni altra siliqua glo- 
bosa come quella, ogni pericarpio 
cassulare globoso. 

Borln. Capézzolo, Zézzolo. Téttola. Capi- 
tello , e dottr. Papilla. Fuor del solito 
parmi che saviamente rifletta il Fer- 
rari derivando la nostra voce dal 
latino Uberinum. 

Vess senza borio. Avere il capez- 
zolo cieco 9 cioè occulto. 

Borinéri. v. dell^Alto Milanese. Turbine. 
Uragano. Bufèra. Procella, TYmpora- 
laccio. Lo Spadafora nella sua Pros. 
it. registra Sparino e Spannata in 
questo medesimo significato — La no- 
stra voce trae al siciliano, ed ha an- 
che molta affinità colla Buriana regi- 
strata dai diz. come vento assai prò- ' 
celloso. 

Boriòn. v. cont. brìanz. Spina Jecciaja, 
Tappo de* secchi da bucato. 



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BOR < I 

Bvrià. Rotolare, Buzuflarcr 

Appeuua. }M>irl«»*giò del lece* ^p^ 

pena cfiduto in Urrà, Appena «luto, 

a1 primo uscire del letto la mattina 

dopo aver dormito. Au saut du Ut 

. dicono anche i Francesi. 

Boria 9^àoM^ Midare 9 Venire o Dare 
addosso ad uno* Int^estire uno* 

Boria ai spali a vun o Boria adoss. 
CogUer^9 lUiggiifgnere9Sopntggiungere9 
Arrii^are uno inaspettato. 9 improvviso, 

Borlà-^eot o denter. Jncc^ppare* 

Borlà-dent a di, a A, ecc. Lasciarsi 
andare a dire ofare checchessia, Son 
borlaa-dent a. diU. Mi scappò detto, 

Borlà-fosura a dì, ecc* Scappar detto. 
Venir detto. Incappare a dire^ ecc. 

Borlà-giò. Cadere, Stramazxare, Ab^ 
biosciare ; e bas.,i)ar del culo in terra, 

Borlà-giò. Darsi vinto. Dar nel lac- 
cio. Par. d'^innamorati cader ad amare. 

Borlà-giò a tocch. Cascare a brani. 
Non se ne tener brano — Cascare al- 
- trai le vestimenta di dosso — Rovi- 
nare. Diroccare, 

Boiià-giò con la faccia inanz. Gv- 
der boccone o supino o rovescione o 
rovescioni o a rovescio» Dare del ceffo 
in terra, 

Borlà-giò cont el eoo in gìò o a 
eoo inant. Andar già capolevato o 
capovolto o capodisotio o capopiede 
a caporovescio. Tornare. Fare un tomo, 

Borlà-giò cont i gamb dedree (pari, 
di cavalli). Accosciarsi, 

Borlà-giò de cavali. Cadere da ca- 
trailo. Votare la sella, 

Borlà-giò in pee. V. in Pè. 

Boria- via ass, o Borlà-giò o Borlà- 
\ia del sogn* Cascar di sonno; e acherz. 
Legar Casino. Legar la giumenta , cioè 
addormentarsi, V, in Sògn. 

El gh* è borlaa-dent. È rimasto alla 
. stiaccia o al calappio nella trappola. 
Il topo è cascato ndV orcio, È stale 
giunto al boccone. 

Fa borlà-lbsura Tun. Fare uscire 
uno. Co/vare i calcetti a uno. Dare 
sotto ad uno per modo di cavargli 
di bocca ciò che se ne vuol sapere. 

Lassa boria in terra» V, in Tèrra. 

Son borlaa-giò de la paura. Mi è 
cascato il cuore o la. coratella dalla 
paura. 



36 ) BOR 

Vess pusstfa de boria che de corr* 
Essere un tomboletto, un tonfacchiotto. 
Dicesi anche nel significalo seguente: 

Boi4à. gerg. Cascar di fame o della fa- 
ma* Allampanate, Sentir suonare la 
limga. Avere la picchierella* 

Boriàa; partic* pass, di Boria* V* 

Borland, s. m. Pillorone{Twg. Viag, \% 
9^0). Gettolone, Grosso sasso bislun- 
go o ritondo di fiume» I minori sono 
detti Frómbole , PUlore o GhiajbttoU 
(Targ. f7ag. V,55i, 1, 507,119390 e pas.) 

Borlanda, frottola. Tanta/era, Ve un 

libro intitolato Borlanda impasticciata. 

Oh che borlanda impastizEadal Vedi 

viluppo! Ve' pasàceio ! Vedi matassa 

arruffala o scompigliata! 

Ve ona boiianda mai pù fenida. 
L'è una lunga mena j una tresca^ una 
trescata^ e secondo casi anche un 
tàccole; ed anche ìm* intemerata ^ ed 
anche un viluppo^ un intrigo. 

Boriandòu. T. di Fin. Stradiere. A distin- 
zsoae dei gabeUieri fisst(da3i«c) chia- 
maasL cosi que* gabeUieri ambulanti 
che si oppongono ai (rodi sedie strade 
pubbliche. Forse dal piem. BerfandoL 

BorlaziÒD. Sagratina, Picchierella, 

Borierà dicono in qualche parte del co»- 
tado per Penàggia. V. 

Berlin. Chccola. Bacca. Orbacca, Frutto 
defl^ alloro, del ginepro e simili. 

Borlìn. Pallino, 

Boriili. Curio, 

Borlìn. Tbmboletto -^ Tomboletta. 

Borlinètt. Dim, di Borlin. V. 

Borltroeù In alcune delle nostre 

cascine formali {casoni è un congegno 
per fare il burro. In due ritti, col- 
legati con una traversa da capo, viene 
inastato a due terzi di idtezza un cm^ 
ro in cut sono infìsse due aste delle 
quali una è mozza, e T altra va a 
metter capo in una zang<^a (penag^ 
già) che è interrata sotto al piantato. 
Due manubrj roaafati nelPasta mozza, 
che viene chiamata sajetta , servono 
a smuovere il curro, e con esso an^ 
che Tasta lunga la t[aaìe fa diguaa^- 
zare il fior di latte nella zangola fino 
a tanto cho sia divenuto burro. 

Borio (Tceù el). Lo stesso che Tostt-sù 
el duu de copp. V. in Dùu. 

Borloeù. Lo stesso che Triqnattrin. V* 



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BOR 



(137^) 



BOR 



Caeheréllts Pillola di gallina, 
-Cosi chiainasi in gergo Puoro sorbiìè. 

Borión (id genere). Cilindro -— Muoialo, 
Botolo -^ BMo. 

Yrn^sò, in d^on borlon. Baggnazo* 
lord. Bonnicehimni. 

Manegh a borlon. V. in Mànega. 

Borlón» T. d^Agrìc. i)ti//o. Pezzo di legno 
tondo, lungo due metri ciraa e della 
dimensione di sei decìmetri in giro^ 
e talvolta* dentato, che strascinato da 
cavalli o simili giova a spianare le 
solle d**un campo. Viene inastato in 
un telajo di legno clie gli serve di 
carro. Nelle pianare del Lodigiano 
"viene anche detto BigoL Corrisponde 
al BrisemoUe o Boidean dell* Enciclo* 
pedia e al CassemoUe deirAlb» bass. 

> Nel Voc. agr: ital. del sig. Gagliardi 
è detto Bttsao* 

Borlón. Bidlo. Dicesi anche uno stru- 
mento simile al su descritto con cui 
si rompono le capsule dei legumi per 
cavarne i semi. Quando è scanalato, 
chiamasi Tribolo a detta del signor 
Gagliardi nel suoVocab. agr. it. 

Borlón (A), modo aw. Botolone, Bumt 
zoloni. Botolando* 

Borlón Sp. di cercine fatto di 

cnojo imbottito, di cenci, o altro 
simile, in cui s^ intromette una delle 
gambe di quel cavallo che pecchi di 
tagliarsi ( d** iniajadura ). 

Borlón. Buraiiello, Nel frullone (buraUon) 
è un corpo pentagono rivestito d** un 
v^ per cui ai viene, cribrando la 
farina. 

List. Asie •■ Travers. Costole »■ Cros. 

• Baiate m Veli. Stamigna, 
Boiión Negli abiti donneschi 

è una specie di gonfìetto continuato 
che rigira da póede tutto T abito e lo 
ajuta a staccar meglio dal corpo. 

Borlóa. Tombolo, Ciucino da ricamare. 

Borlón Sp. di capezzale cilin- 

. drico da letto o da soft; se ne mette 
uno da capo e -uno da pie. 

Borlun Grosso cilindro di 

pietra fermato in una specie di telajo 
con manico, di coi si fa uso per ap- 
pianare i pavimenti marmati {a sta* 

• joBula) o a mosaico. 
Borlón. a. m. pi. .... . Specie di ci- . 

lindi^i binali, deatati e a rìscontro, i [ 
^oL I. 



quali servono per macinare le Ibglie 
. da. tabatchi. 
Borlonà. Rotolare, BuzMiare, 
Borlonà. T. d^Agric Lavorare 

i terreni col ruììo(borlon), 
Borlonàda. Un ruotalo* 
Borlonln. Glindrualo. Botoleiio, 
Borlorìn. Tomboletio, K. Trìquattrid» 
Borlòtt ( che anche diciamo Bojòccb )i 
Tònfacchioito. Persona piccola e grassa. 
Borlùsch. gergo* Lo Slradiere 

(borlandòit. K). 
Borni, Bornidór, ecc, K* Iraboral* Imh 

bomidór, ecc. 
Bornb. Cinigia, Cenere calda, ceaere 

che conserva il calore , o che ha del 

fuoco. Il Fontana nel suo Diz. econ. 

rust. fa derivare la nostra voce dal 

latino Pruniciiwi eh* egli asserisca di 

pari significato. 

Drovà la sciampa del gatt per tira 

foeura i castegn de la bòrnia, fig. Co- 

vare il granchio dalla buca colla man 

d* altri. Ottenere il proprio intento 

col pericolo altrui. 
Fa i omitt in la bomis. f^Ométt. 
Perdes per la bomis a in la poi- 

ver. F". Pòi ver. 

Pocca bornis no fa leva el buj. fig. 

Al primo colpo o per un colpo non 
• cade o non va in terra l'albero o la 

quercia. Chi vuol conseguire perseveri. 
Bòro ( o fior o Bòrr ). gergo ; 

Soldo. Noi gh* ha on boro. JYon ha un 

cfie dica <iic«(Fag. Cont di Bucot, 1,9). 
Boroeùl. v. cont. delTj, MiL per Maron 

a rost.- Bruciate. 
Borolàda. v. delPAlto Mll Quantità 

di bruciate arrostile in una voltav 
Borolètta. v. dell* Alto Milanese. Brucia* 

tella{*ìosc, e I\imo d'un poeta pisano). 
Boromée Dicesi d*ogni lanaggio 

ordinario , come quasi fatto di borra, 
fioromètta. Lo stesso che Baromèlla. f^ 
Boróo. T. de*Calzett Specie di 

cavicchio di ferro che io grossezza 

pareggia il vano delLi campanella 

deir<i/2on e delle pendute del telàjo 

da far calze. 
Bórr , Bórra , Borràs , Borrasin , Borro- 

métta, ecc. ecc. f. Bur, Bòra, Boràs, 

Borasin , Bbromètta , ecc. ecc. 
Bórs(Avè). Avere scovato o levalo la le- 

pre. y. Bori 

]8 



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BOR ( 

Bòna. Borsa. 

Andà a compra con dò bora. 

Dice9Ì di chi afierraa d^'aver» speso 
in alcun oggetto meno di quel che 
non abbia realmente. È frase fami- 
gliare specialmente fra le donne. 

Avegh la borsa de vun. Maneggiar 
hi borsa d*imo. Poter disporre de' da* 

• nari di un tale. 

Avegh la borsa fodrada de peli de 
diavol. K in Diàvol. 

Bonna borsa o Borsa grossa. Buona 
borsa. Borsa^ sorda. 

Chi fa o giuga de caprizzi paga 
de borsa. ^. in Caprìzzi. 

El bon mercaa el strascia la borsa 

• (che anche dicesi £l bon mercaa el 
manda Pomm a Tospedaa). Le buone 

• derrate vuotan la borsa ^ cioè il poco 
prezzo alletta a comperare , e fa sciu- 
pare i quattrini e impoyerire. 

Fa domi ona borsa. Far borsa{S9iC- 
' chetti NoT. g8). Raccogliere più sorti , 
più capitali, più danari in uno; far 
borsa comune. 

Falli con la borsa in del gceubb o 
in la s'*cenna. Fallir col sacco o col 
sacchetto^ iosc. e poema d'un aut. pis.). 
Giontagh de borsa ..... Rimet- 
terci di capitale, lasciarvi del pelo. 
Vegnl nagott o nient in borsa. F. 
. Nagòtt. 
Bórsa. Borsa, Cóglia ^ e dottr. Scròto. 

Bórsa. T. di Cac L'atto di 

. Scovare « di levar la lepre, di dar 
. sotlb al selvaggiurae. . 
Bórsa. T. mere. Borsa. Piazza. 
Bórsa. T.eccl. Borsa, La custodia del 

corporale. 
Bórsa dicono alcuni per Pizzoeù o Mal- 

hècch {inseUo). F. 
Bórsa. Paniaccio, Paniàccioh., La custo* 
dia delle panie(c2< bacclietton de vesch). 
Bórsa. Borsa, Specie di sacchetto di seta 
. nera a più fogge in cui sì raccoglieva 
già tempo la coda dalle persone civili. 
Bórsa. Sacca, Nelle reti da frasconaja, 
. da ragnaja e simili sono quelle parli 
nelle quali vanno a intricarsi gli uc- 
celli, stando in esse pendenti. 
Fa i hors. Far le sacche. 
Bórsa. Sacchetta. Taschetta. Saccuccio 
.raccomandato a una pertica per uso 
di raccogliere elemosine in .cbieM« 



i38 ) BOS 

Borsarb Nome collettivo di borse» 

Lavora de borsaria. Lavorar di borse, 

Borsèlla. T. de'Gioel. ed Oref. Pinzetta* 

Molletta. La nostra voce Borsetta ha 

molto della lat. Folsellm à\ pari sign. 

Borsétta. Borsetta. Borsello. Borsiglio^ 

Borsétta. T. de'Confett Confetto 

' imitante un borsiglio, e regalato le 

più volte di rosolio o di rhum« 
Borsétta. // ritroso. Nelle reti è quel 
raddoppiamento che hanno alla bocca 
ridotto a entratura strettissima 9 pel 
quale entrati gli uccelli , non trovano 
più la via di tornare addietro. 
BorsgioH. Cittadino. Borghese. L'opposto 
di Militare, in borsgioà. Alla bor^iese, 
Borsln. Borsellino, BorselUna, Borsetta. 
' Borsiglio, 

Borsin. Tascluno. Quello che sta ne' cal- 
zoni per allogarvi l'orinolo. 
Borsinée. Borsajo — *- La nostra contrada 
detta dei Borsinée trae il nome più che 
da'borsaj dalle borse che i prigionieri 
mandavano fuor delle inferriate delle 
cafrceri ivi anticamente esistenti per 
pregare di limosina i passeggieri. 
Borsiroeù. Borsajuoio. TagUaborse. La* 

dro di calca; e scherz. Tbccapolsi, 
Borsón. Borsotto?- Gran borsa, e fig. 
Borsa sorda, 11 fungo detto italiana- 
mente Borsone debbe aver tratto il 
nome da Borsone aceresc. di Borsa, 
1 diz. però non l'hanno registrato. 
Borsòtt. Zafferano falso o bastardo o 
sahaiico. Pianta perenne di prato, ohe 
é il Colchicum auttunnale dei botanici. 
Bósa. s. f. . . . . I caciaj chiamano oon 
questo vocabolo lodigtano e piacen- 
tino quelle bollicine che gorgogliano 
sul latte quando e' si sta riscaldando 
per diventare cacio e che viene agita- 
to fortemente , tanto maggiori quanto 
maggiore é il grado di ebullizione; 
bollicine dalle quali il caciaio trae 
regola nel suo operare alloixhé sta 
riducendo il latte a cacio lodigiano. 
Bòsa chiamano alcuni campagnuoU verso 

PiolUllo la BotUrànna. K. 
Bosàrd. Bugiardo. Mentitore. Menzognere. 
Menzognero. Mentoniere. Meàzoniero, 
Mendace, Mentiero. Menu>gnatore. 

Ai bosard se ghe cred minga nanca 
quand disen la veritaa. M menu>gHO^ 
ro non si crede quel eh' è vero» . 



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BOS ( 

Bosard comò ona stria o comè.on 
lader o simili. Bugiarda carne un gallo. 
K Bosarddn. MènSeur camme un ar- 
racheur de dents o camme tm épitre 
dédicaioire 9 *« camme un panégyrique 
o camme un épitaphe dioeno i Franeesi. 
Chi è boùrd è lader. K. Làder. 
L' è pUssee facil a catta on bosard 
che on zopp. f^. Zòpp. 

Tra bosard. Smentire. Dimeniire. 
Sbugiardare, Dare ima meniila, . 
Bos&rd. Add. di Per. K. 
Bosàrda. Bugiarda, Mentiirice* Menzo^ 

gnera. Mendace: . 
Bosardà. Bugiardarté - 
Bosardaria. Bugìa, f^. anche Bosln. . 
Bosardàsc. Bugiardaccia, 
Bosardèll. Bugiardeiio (Gi^ Sor. IV, 7). 
Bugiardina (^onig. Ser» nob, If 21). 
Bugiarduolo, Malsincera* 
Bosardèll. gergo. . ..• • L^orologio. Dal 
mio falsa oriimla Poco tempo h ch'io 
fui messa a pigolo dice il Machiavello 
nella sua Commedia in versi IV » 3). 
BcwardÓD. Bugiardacda. Bugiardane, Fa- 
9aione, Bugiardissimo* Più bugiarda 
che un gallo. Pi là da bugiardo. 
Basta i ea valer. Mandar alla frasca i ba- 
chi da seta. Iheparare loro la frasca. 
Boscaroeù. v. deU'A. M. Catastajo? Chi 
• prende in appalto U tagliate de** bo- 
schi 9 o Chi traffica delie legne che se 
ne traggono. 
Boscaroeù per B^schifoeù. ^. 
Bósch. Basca, y. Piànta e Gabbarla. 

Bosch de lad)9r. metaf. Bosco* Nido 
m di barattieri. Per es. Semm minga in 
d^on bosch de lader. Oh fossimo noi 
. al bosco ì (Solv. Spina Y.i)^^ Un nido 
- di ladri dicciHtsifra noi EX bosch de 
la Merlada. 
Bosch de tajà. Basco ceduo* 
Bosch pelaa. a l^iott. Basca diserto. 
Fa. i bosch. Tagliar^. Tagliare i 
baschi, . • (Legna. 

Feeura del bosch a fìi legna, r. 
Gronda de bosch. r. Grónda. 
Ong vun copt on poo de scionsgia 
de bosch. f^ Fa corr el re de baston 
in Bastón. 
Scarpa bosch. f^, in Scarpa. 
Ughetta de bosch. K Ughètta. 
Usell de bosch. Uccello bosc/terec- 
cio^ e fjg. Ladro. K in UséU. 



139 ) BOS 

Bdsdi. Boséo. Frasca. Cflpannucfc di 
ginestra , scopa od altro che si usa 
fare po'* bachi da seta. E diviso i|i 
CaselL CaseUini? » Scalon. Pdtti? 
• cs-Scés a Sce8Ìtt».«ft'epicin«(*tosc.).. 
Andà al bosch e .Apdà-via* Andare 
al bosco o allafiruca^ e anche ^ss, 
Andate. V avviarsi 4e^ bachi da seta 
a. fare il bossolo sulla fmsea; 

I cavaler lavoreà ben o taccben 
ben a bosch.' / bachji ragnano bene. 
I bachi ìianno raguato bene{*lo&c*)m 
Boachètt. Bosqhet/D. 
Boachettìn. Ba4chetìiua, 
■BolchU Tortite. Modi bassi e di giergo 

che valgono Cacare. 
Hoschipètta, Macchiarella. 
BQSchinna. Macchia. Macchiane, Frulla. 
Terreno boscato ad arboscelli , o bo- 
sco per fresco taglio macchioso. 

Salvadegh de boschinna. Selvaggia* 

me macchiajiiola. {chiarsi, 

Scondes in la boschinna. Inunao^ 

Boschirceìi e . Boscaroeù. Macchiajuolo* 

Agg. di Persona, Bestia o altro che 

frequenti le macchie (1 boscìUnn). 

Boscìn. F', Buscin. 

Bosción. Dirocciala. Zaffo, Turacelo. 
Dicesi esclusivamente di quello su- 
gherino. Dal fr. Bauchan. 
Boscionà. Zaffare. Turar con %affa{di 

sughero ). Dal fr. Bauchonner. 
Boscionin. Turaccioleito(di sughero}. 
Boscón. Frasconaia. Uccellare, Ristretto 
di piante selvatiche con certo ordine 
per uso di pigliare alla pania gli uc- 
celli, e in particolare i tordi. 
Bosée. V. a Cosa bella in appa- 
renza, ma di poco valore; e<^ anche 
Vestito che dà nell^ occhio per colori 
troppo taglienti. F. anclie Bosorgnà. 
Bosìa (che anche dicesi Bosardaria). Bun 
. f^. Menzogna. Mentimento'^ e con 
voce pedantesca Mendàcio. 

Catta in bosia. Sbugiardare, Con- 
vincere di bugia. 

Di bosii a la ricca. Dire o Còpipor- 
re bugìe in ciocca o scoccolate. 
Di di bosardapj. Mentire. Bugiare, 
, , ^ E daj con sti bosij. Le bu^ sona 
.lo scudo dei dappochi. 

Ghe se ved la bosia in faccia. La 
bugìa gli corre su pel naso. Gli si'^- 
legge la njte^zaga^ in sul viso. 



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BOS (i 

1 bosardarl^j oi botij gh'han curti 

pee. Bugìa zoppai La Imgìa ha corta 

ina. Le bugìe hanno le gambe corte. 

Su bosij SI montoD. Su Òtigìe colla 

pala {Fag. Am* non puoi ai^ar, li» 4)- 

Bosrìa* Sessitura. Basta* Ritreppio%Lo stesso 
che Sambrùéca. f^.-'-- 

Bosia. ^tigja. Arnese a n^o dì pìattellìno 
con bocciitolo per adattarvi una can- 
dela, che usano specialmente » prc- 

• lati nelle sagre fukzioni per veder 
• lume in leggendo. • 

Bosìa Ognuno di- qne^ |>unti 

bianchi i quali ei si veggono talora 

' in- suirunghie, e che i Latini dic^ 
vano Nubeculte. 

Bosiàscia. Bugìone, Accresci di Bugìa. 

Bòsiètta. Bugiuola. Bugiàcola{PAc. i). 

BosiU. ....... Mezzadro, contadino 

deirAlto Milanese. Noi diciamo anche 
Std Bosin per indicare In su quel di 

• ^Saronuo , di Varese , ecc. 

Bosln. Cosi chiamansi -fra noi quegli 
' uomini che vanno per la città can^ 
tando o recitando quelle composizioni 
che sono delle Bosinad, V, — Anche 
ai nostri poeti scrivendo in linguag- 
gio Ternacolo è piaciuto di assumere 
il titolo di Bosin. 

El le vedarav anca Bosin orb. F. Òrb. 
Bosinàda. .... Composiiione in versi 
vernacoli milanesi, la quale per lo 
più victte gridata e recitata per citt^ 
dai così detti Bosin. È grandissimo 
il numero di queste Bosinad; neil^ Am- 
brosiana n^esiste una decina di voJu- 
melti e più. La maggior parte sono 
scritte male ^ ma nonr pertanto s* han- 
no il pregio cosi di diffondere la 
buona morale tra^l popolo, come di 
far vìvo ritratto delle mutazioni che 
d^età in età va sopportando il dia- 
letto , e di conservare memoria delle 
costumanze e degli aneddoti del paese. 
Carlo Tana nelle sue Rime a jp. 86 
fa grande encomio di questa specie di 
componimenti, e ne cita come primi 
scrittori Bernardo Bainoldi, Girolamo 
Moderna, Scipione Delfìnoni, Pietrar- 
santa. Domenica Francolini, Paolo 
Majnati, Giuseppe Abbiati e Gaspare 
Fumagalli -lì nostro popolo ipetò suol 
chiamare Bosinad anrhe bghi altra 
scrittura in dialetto milanese e^àpe- 



40 ) BOT 

ciahnente ogni ..poesia vertiacda; ma 
dai bei versi del Balestrieri e del Tan- 
ei, dalle inimitabili' poesie del Maggi 
e del Porta 9 e da quelle bellissime .del 
Grossi e del Raiberti a questa specie 
di vere Bosinad eVi corre quella di- 
Tet*sità che ognun vede. 

Bos'i<>n. Bugiardone. Bugiardaccio^ li Bur^ 
gìone dei diz. vale gran bugia. 

Bosiènna. Bagiardaccia, Mentitrice. 

Bosiós. Bugiardo agg. 

Bosorgnà. Jcciahaitare -^ A"* ciabattini 
per ischernire le. loro fatture « assai 
volte appiastricciate con sémplice ap- 
parenza di bontà {basée\ noi. diciamo 
anche (in luogo iLelP esposto sotto 
Bisòrgna), Orgna hòsorgna, ecc. 

Boss. Foce che s'usa nella frase 

Andà o Manda a parla col ducea 
Boss. F. in Parlè« 

Botéga. F. Bottéga. 

Bòli. Colpo. 

Bòtt lì. E finisce /l ( MagaL tet. 6.* 
' sui bucch.). 

Bolt li. Jlto là. Fa bott 11. Far aito. 
In d'on boti. A un colpo — Il Re- 
sini ha In uH botto. 

L^è on bélt bott a vess» lo stesso 
die Fa beli ess. F. in Bèli. 

Sta a haix. Durare •Reggere,Besistere. 
Bastare. Per e^. Chi è che pò atà a 
bott con quell so fa? Chi pub dmttrla 
a quel suo fare? «- Sto cortell chi 
el sta minga a bott. Qnesfò colUllo 
Hon regge — Pò dass che sto puj el 
staga a bott; ma gh*hoo paura 4e no. 
Pub e^seHs chetfuesto pollo btuti} nm 
hàmmi cera di no. 

Tutt in d'on bott. Di botto. Di butto. 
IH un colpo. Aduniratio. Improi^visor 
mente. 

Bòtt. Folta. Fiata. 

Ogni tre bott i dò. Botto botto. Lolb. 
Ad ogni pie sospinto. Vale spessissimo. 

Bòtt. Istante. Momento. Tratto. 

Voo òn bòtt a cà. P'o un momento 
a casa.' Fo un tratto a castt. 

Bòlt. Straglio. Taccio. Fa on'bott. Fare 
un taccio, uno stranio eà anche un 
impiastro. Contrattare, vendere o com- 
perare in corpo, a un colpo,' senza 
ponderare partitnmente ilvalww dei 
Tarj oggetti Ibrmanti soggetto del con- 
tratto. 



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BOT ( I 

JBòU« Tòcco. Rintoccò. Certo snono delle 

• •c&mpftne — Sona a boU« Binioccare, 

Bòtt. Scocco. Il batter delle or» — Al 

bott di dò. Alio scocco delle due ore. 

Bòtt. Cbitimo. Lavoro dato o pigliato a 

fare non a giornate, ma a prezzo 

ferino, di modo cbe chi piglia il 

. lavoro, il pigH tutto sopra di sé, e 

chi lo dà sia tenuto a rispondergli 

del convenuto prezzo., terminato che 

sia il lavoro. 

Compra a bott. K. iit' Compra. 

Tceù a bott o Fa lavorÀ. a bott. 

Fare o Pigliare o. Dare in cottimo 

o in eomma. 

Bòtt. Coccio. Cbcciolo {Modi di dire io- 

seani Paoli *lucch.)« Nocciolo o noce 

' che si adopra da^fanciulli per tii*ar 

negli altri noccioli quando. giuocano. 

Bòtt. 8. f. -pi.. Busse. Percosse. Picchiate ^ 

e scherz. Nespole. Frutte di frate M- 

herigo. Nod. Pesche; e a! diroinut. 

( secondo il Tom. ne' Sin. ) Pacchine, 

Pacchettine, Picehiettini. PicchiettoUni. 

Cattà-sù di bott. Toccar delle busse, 

Dà-vìa di bott. Battere. Mandare i 

battuti inanù alla croce (Sai v. Gnu^ 

chio II, 4). r. Slroggià. 

I bott despiascn anca ai Can. // 
giocar di mani dispiace infino ai cani. 
I bott se sta minga li a cuntaj. / 
colpi non si danno a patti. 

L^ha tolt-sù pussee bott. che noi 
gh^ha cavi) in eoo. L'ha tocco pia 
• picchiaie che non ha peli addosso 
(cosi il Voc. in PiaUellata). 
llatarazz di bott. V. Bfatariizz. 
Soorli-^iò i bott* Scuoter le busse, 
y. U Scorll. . 
ToBÙ-sù di bott. Toccarne. 
Bòtto. Botia. 

Botta in terra. Gmbotto. Gmbòttoìo. 
Tonfo — Stroscio o Stosdo dicesi il 
colpo della caduta; Tonfare il romo- 
reggiane di essa. 

Ciappà vun a botta salda. Pigliar uno 
% di/ilo. Stringere fra t uscio e il muro. 
Dà la botta del segn. Addormentare. 
Assopire. 

Dà ona botta al sere e Poltra al 
. vassell. n Vassèll. 

De botta salda. Ùi brocco. Di colpo. 
Jmproi^isamente. Tutta un tratto. A 
gitto. 



41 ^ BOT 

In botta. Di botto. Di posta. Di 
presente. Issojffati&. 

Leva la botta. JRiparare il colpo. 
Resta in botta. Restar attonito. 
Sta a botta. Tener saldo o ^manù 
o il sacco. 
' Sta a botta de marielL Beggere o 

'. Stare o aimilira matiello. 

Sta sald a la botta. Tener soda al 

. macchione. 

Bòtta. Como. Beroo<teolo fittosi nel capo 
in cadendo. 

Bòtta. Danno. Scapito. Perdita. Toeù^sù 

. ooa botta. Toccare uno. scapito. Avere 

. una picchiata. Bestat di sotto in chec- 
chessia. 

Bòtta» Botta. Concettino. M€fUo. Arguiia^ 
Zaffata, Fiancata. Bottone. Cinghiatti. 
Piccino alla mano. Fardata. Aculeo. 
LtiPoinie de' Francesi* 

Botta e risposta. Botta risposta. Botta* 
Motto. MottuziO di rimando. Bimesse. 

Bòtta. Ticchio. Mania. Smania ^ p. es. El 
gh'^ba la botto de vorè savè tuttcoss. 
Egli ha il ticchio di essere onnìscio. 

Bòtto, r. Bottinna. 

Bòtta. Uzzo, il Ventre, .rentasi,.la gon- 
fiézza nel mezzo delle botti. La Bouge 
o lenire de^ Francesi. 
. Dà de la botta sossenix al vasscil. 
Dare uzzo, levare a uno. 

Vassctt con soisenat botta. BotU 
uzzata. 

Bòtta. V. cont. Uzzo. Bottaccio? Locatasi 
o il : ventre della conocchia,, cioè 
quella patte di essa . sulla quale si 
avvolge il lucignolo {telza) della ma- 
teria che si vuol filare. 

Bòtta, v. cont. Uzzo. Bottaccio? Il ventre 
del fuso, la parte di mezzo ov'csso 
riesce corpacciuto. 

Bòtta {traslato dalia BotU di cui sor 
pra): Tronfiezza. Albagìa.. 

Ciappà de la botta. Pigliar gambone^ 
ardire 9 baldanza ^ orgoglio. 

Bòtto (Forma de). K. Fórma averto. 

Botta e Bottàgh dcnt. Abbacchiare. Fare 
un aòbaccbia(*iosc.9 Tum. Sin. p. 56^). 
Stagliare, v. .cont. Fare uno staglio^ 
un taccio, P. es. Coss^emm de bottogh 
dent? In monte quanto s*Jia a speri" 
dere? Questa voce Botta viene da Bòtt 

' {coccio 9 cbcciolo). y. Noi diciamo in 
città Fa tm bòtt. 



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BOT ( I 

BotUgg)n. Trippa. Ventre. Proprìatnente 
quello delle bestie bovine che cuci- 
nato dicevi da lioì piiV comimemente 
Busecca. /^. — Per Potaggin. V. 

Bottài. ^ofto/e(*aret.). Sp. di botte lunga. 

Bottàn. Otro. Ventre. V. B<»ttà8c. 

Bottarànne. Girino^ Cazzuola. Animaletto 
tondicciocon codetta stiacciata , di 
color nerastro, che si vede natante 
nelle acque palustri, il- qaole non è 
altro che T embrione nato dalFuovo 
della rana, involto in una muoilag- 
gine malamente denominata da^farma- 
ceuti sperma di rane. In • alcuni paesi 
del contado é detto Bottrisa con nome 
equivoco; in altri Basa; in altri CSo- 
nkàzz o Cozzon; e nelPA. M. Mazzacò. 

Bottàrda.' Bottàrica. Bottarga ^ e mala- 
mente Bottarga o Buttagra, Uova di 
pesce salate e seccate al sole o al fumo. 

Bottàrda ..... .-Noi intendiamo per 

questo- nome anche gli uo vicini fre- 
schi che trovatisi in varj pesci,* e 
specialmente nelKaringa femmina, in- 
volti in una sottilissima pellicola che 
serve loro d^ovaja. 

Bottàsc. Stefano. Otro. Ventre , e sohera. 
Messer Gherardo /^eA<m/a ( Sacchetti 
Nov. 98). La pelle di questo ventre 
è detta- Gappa dai nostri macella]. 

Ave pien el bottasc o el bottan. 
Aver pieno io Stefano o ^otro. 

Bottàsc. Pancione. I nostri ragaui per 
deridere quel loro compagno che sin 
panciuto , gli sogliono dire : Peder , 
Gamba de veder ^ Gamba de strasc^ 
Peder bottasc^ . . 

Bottàsc. gergo. Fiasco. 

Bot lascerà. Uva mostaja. Vm in Ùga. 

Bottàscia. ^d. di tgA. V. 

Bottasción. Pancione. Buzzone, 

Bottaseiònna. Buzzona. 

Bottascìùu. Bottacciuolo. Panciuto. 

Bòtta-veggia. Soprapposta? Una delle 
mascalcie de^ cavalli. 

Bottéga. Bottega -r- Bottega a vento o 
posticcia dicesi quella che si fa di 

• giorno in giorno su pei canti delle 
vie o in sulle piaaze. 

Ave la bottega averta « Si 

dice in ischerzo di chi ha sbottonata 
la toppa de^ calzoni (£a patta). 

Bottéga de {col nome dell'artiere, in 
seguito). Bottega da o di* Per alcune 



41) BOT 

v^è nna vece sola,* come PelUeeeria^ 
Libreria^ Fomo^Caffè, Calzoleria, Dro- 
gheria, ecc. ', per altre no, come Bo^ 
tega da rigattiere, di pescivendolo, ecc. 
Bottega inviada. Bottega at^iata. 
Gioven de bottega; Ministro. Fat- 
tore. Fattorino. 

In bottega no ghe voenr scaldabanch. 
La bottega non vuole alloggio, cioè 
non vuole crocchionì, non TwAe gen- 
te che vi si fermi a ciarlare. 

Mett a bottega. Acconciare mto a 
• bottega. . • 

Mett bottega.* i^;>n> bottega. 
Patron de bottega. Padrom di bot- 
tega. Bottega/O. 

Sarà bottega. Lasciare la bottega 
o il negozio. Chiudere il negozio^ e 
fig. Farla finita. Non ne far altro. 
Sarà-sà la bottega. Chiudere la boi^ 

tega; e scherz Rabboito- 

nare la toppa (palla di colzon). 

Spazza ona bottega. Schiavare una 
bottega con grimaldeUi e con lime sorde. 
Bot legar. Bottega] o. 
Bottegàra. Bottegafa* 
Botteghin. Botteghetta. Botteghina. Bot- 
teghino. Bottcguccia. 

Fé on botteghin. fig. Far bottega o 
mercato sopra di una cosa. Traine 
. utilità propria contro il dovere. 
Bottèglia. iBoltig^'a. ito^ia. f^ Pestdn. 
Cuu. Fondo »> Painscia» Ventre « 
Coli. Collo f^ìioeche\Ì.Bùcciuolo. Bocca. 
Botteglia bianca. Bottiglia di vetro 
bianco. • 

. Botteglia schiscia Bottiglia 

. con ventre piriforme compresso. 

Botteglia sciatta. . . «Sp. di bottìglia 

tozza , a sia quadrata o sia cilindrica. 

Botteglia 5CVLra.Bottiglia di vetro nera. 

Destoppa o Desboscionà la botte- 

. glia. Sturare la bottiglia. 

Mett in botteglia. V. Imbotteglià. 
Trà-via el primm gott de la botte- 
glia. Sboccare la boUi^ia. 

Verd botteglia. V. Vcrd e Ctoldr. 
Botteglìaria. Cajfffh. 

Boltegliér. Diacciatine. Caffettiere. Jcqua- 
. . cedratajo — U Bottigliere dei diz. suo- 
na Soprastante ai vini della mensa. 
Bottegliéra. Caffettiera. Cosi credo che 
. si possa dire la moglie del calfettiere. 
V. in Ziiéra. 



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BOX ( 

Bottegllerìnna. Dim. e pcss. i2i.. Botte- 

. gliéra. f-. 

Boilegliètta. I „ 

« .. 11 i Boccetta. 

Botteglin. ì . . , 

Bottegiiònna. Bottiglione.? 

BoUegóo. Dottegone» fiotttga graade^ 
ampia. 

Bottegón. Magona. Bottega di gran tVaffieo. 

Batterà « Sp. di' rete da pescai* 

ghiozzi {bòiti e altri aimili pesciolini, 

. oIm ai manda in acqua «on sassi 6 
piombi. 

Botila. Bottega. V. anche Bottéga. 

BottiAtt. Botiegajo coi diz^ e forse meglio 
Botiegante col volg. tose. • e colle< Rime 
d'*un autore pìsaiMk 

Botticc per Bottàsc. f^. 

Bottiggétta. Bottaccino. Bariettino* 

Bottìggia. Borraccia. Fiaschetto da li- 
quori per viandanti. 

Bottìggia. Bottaccio. Barletta. Vaselletto 
pien di vino eh" è regal/a de^condut- 
tori del vino sves&o. . 

Bottìggia. Jlfosso della vite? Cosi chia- 
masi il pezzo più grosso e non a pani 
d^una TÌte da torcolare da "VinOf nd 
quale sono i fori per ricevere gli 
stanghetti che fanno leva alla forza 
premente. 

Tore de bottìggia. y. Tòro. 

Bottiggiosù. V* cont. br. Càpsula, Il guscio 
in cui stanno i ceci , ecc. 

Bottigidu. Pancione. Trippone. Butaone. 
Uomo di pancia grossa. 

Bottina. Saccheggiare. Far bottino, Alh- 
bottinare. 

Bottinna {che anche dicesi Bòtta). Ghiotto. 
Jozo, Pesciuolo di poca bontà detto 
Cottus gobio dagP ittiologi» 

Bottinna. Friiktra. Pesce minuto da frig- 
getesi. 

Bottinna. Jd. di Sàres. T. 

Boltón. Aittone. Ne sono di filo ^ di pel 
di capra ^ di crine ^ di sàia, di barellai 
d'oro^ d'argento , dorati , ecc. 

Foadin. Fondello. Anima «i Gam- 
betta, e in. alcune specie Asetta. Pic^ 
duolo» Gambo. 

Botton a balla Sp. di bot- 
tone eppilloltato. 

Botton a la mare (Voce ant. del 
Dat. fìaz. Mere). Forse Aleuiàr. K- 

Botton a la zemint(yoco a^t. del 
Dm. Daz. Herc). 



143) 



BOT 

Botton • a la lurea ( Toce . ant. del 
Dat. Daz. Mero.); 
Botton bombe. Bottone commesso o 

• eopohUo. 

Botton con stella. . -., . . k Bottone 

• stellato. 

. . . Botton coni el cavallìn. . • . Bottone 
cosi detto dalla figura in esso'impron-^ 

• tata^ e in su. questo. andare sono al- 
tre fogge moltissime di bottoni se- 
« eondo' figure* "impronte, ecc. , . come 
Bottoni a cece, a giuggiola^ a oiiua^ece. 
Botton de camisa. Bottóne da cathi" 
dttoia -— Nel contado verso U Pavese 
mi si assicura che questa medesima 
voce rappresenti (come certo rap^ 
presenta nel Bresciano), una specie di 
confetto di coriandolo; dubito non 

'• sia forse per analogia col turbine* dì 
egiial nome. 

Botton de recalch ( Voce del Dat« 
Daz. Mere.). Botton -d^ oricalco? 

Botton del Lapoff. « . . • . Quella 
maschera pulcinellesca la quale* chia- 
miamo con partioolar nome hapéff 
ha al suo giubberello bottoni grossi 
più che una noce, copoluti, flosci 9 
pcnduli. Il nostro Porta li cita lagnane 
dosi de*" panetti da un soldo cosi pic-t 

. cini ehe^ non agguagliano . in gros- 
sezza cotali bottoni 

« Grìbbi cribbi eb« {Ma |iìscìiua! 

I* tlin ptt grand i p«r<rfl «U ]« mitU» . 

» Hill pà grost i boUott cl«l Lapóffl 

(Briodes i8i5). 

Nella Tancia del Buonarroti {Jntcr- 
metto de* Segatori) trovasi Topposto: 

m LodAto il cielo ^ an giorno 

ir Noi far«m pome bulk grandi i pauì. » 

Botton faccettaa. Bottone affaccettatoi 

Botton fonduu. Coppella (Sacchetti 
Nov. i57.*). 

Batt i botton a la turca. Mostrare 
il 9Ìso o i denti. Tirar gUà la buffa. 

Faa a botton. Bottonaio. 

Falla el primm botton. lo stesso die 
FaUà el primm basali. F. in Basèll. 

Slongà i botton a la gippa. Far 
cotenna. Ingrassare. . i 

Smolla i holton fig Dovere sdi- 

lacciarsiper avere titoppo scorpaceiatOb 

Botton. T. de'^Fab. dWg. .... Spepie 

di tappo traforato al quale. è annessa 

. la gussctta che si sottopone alle emme 



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BOV ( 1 

' d^/organo fra esse e il somiere» per 
quelle canoe, cìoèi ohe debbono ser^ 
' Tire agli strumenti di linguella. 
Bottón Nelle molle da fuoco sodo 

- chiamate cosi quelle due specie di pal- 
lottole che per vaghezza di lavoro ne 
interrompono a mészò le> due gambe. 

Bottón de fior. Bottone,' Boccia» > 

Bottón de foRogh, BoUane di fuoco. SlTu- 

- mento chirurgico noto- 

Bottóu d^or. SpUìi d' oro o Margktn- 

< iine> Specie di ranuncolo che nasce 
lungo le fosse delle strade, e colti- 
vasi' anche ne^ giardini, detto dai bo- 
tanici Ratùmcìdus bulhosus. 

Bottón d^ or. • . ... . . Agg. di colore 

che sta fraU rancio e il giallo. 

Bottonà. Abbottonare. 

Bottonà. fig. Fare il collo • Tenere alti o 
sia cari i prezzi. 

Bottoiiàa. figi Jbbottonato{?Bn. Viag. I , 
64)- Cupo -—Di chi risponda si ma in 
guisa da non voler lasciar conoscere 
quale sia il suo vero sentimento si s«ol 
dire ch^ ei risponde cìùusamentè — • 
Anche i Fr. dicono Homme boutonné* 

Botlouadàra. Bottonatura. V, BòUoàiéra. 

Bottonàtt. Bottonaio. 

Bottonàtta. Botionaja. 

Bottonéra. Bottonatura. Abbottonatura. 
Affibbiatura. Affibbiatojo. 

Bottonin. Boitoncello. Bottoncino. 

Boitonìn. Bottone. Gli artéfici chiamano 
cosi quella parte de' loro lavori che 
abbia qualche affinità co' bottoni da 

~ affibbiare o per figura o per uso. 

Bottón inoeù. BottoncelHno. 

Bottorùu. Convesso. Copoluto. 
<Eucc bottorùu. K. in (Eùcc* 

Bollrlsa. Ghiozzo? Ghiotto} Quel pesce 
che è detto Qadus Iota dagl'ittiologi, 
Meunier dai Fr. , e Bottatrice da varj 

"naturalisti ital. e dallo Spadafora il 
quale ilella sua Prosodia k> registra 
pure coi nomi di Botrice e Bottattigia, 
soggiugnendo (e cosi dice anche l'Alb. 
enc.) che a Roma è detto Manone o 
Capogtosso e a Lucca Carcobiso, 

Bottrisa dicono alcuni con vocabolo opti" 
voco la Beltà rànna. f^. 

Botfùmm. T. de'Mur. Cocci. Bottami^ e 
con voce di stile sostenuto Biideri. 

Boiirlo (v. a. reg. dai f^aron nUl: e af- 
fatto fuori 4^ uso). Butirro. V* ì^yxit. 



44 ) BKA 

Bovarlnna (che anckt dicesi Boarinfia^ 
Fratinna e per confusione Bailariuna)» 
Cutréttola. Strisciàttola ^ e coU'Alb* 
enc. anche Boàrinà. Uccello notissimo 
che è la Motaùilla alba de^i ornitologi: 

Bovarìnna .{altra detta anche BaUarÀnQn)è 
Cutréttola. La Motacilla boarula degli 

. ornitologi. 

Bovar^tta. Catréttala palla. Uccello noto 
che é la MotaciUa Jlava-ÌÀn. 

Bovàscia. Bovina. Buina. Faccino. Meta.. 
Sterco di bue. 

Bo V ascii^n . Buaeeio. 

Bovàtt. Buaccio. Bufblàccio. Bufblone* 
Detto per improperio. a uoìbo. 

Bovàtta. Buessa. Detto per improperio 
a donna. 

Bovattèll. BovaiteUo(*yoc. areL), Buac 
dòlo. Dim. di Bue^ e dicesi propria- 
mente di fanciullo sciocco e d'inge- 
gno ottuso, che anche direbbesi Cor 
stroncello. 

Bovattón. Buaccio. AL pos. e al fig« 

Bovée. ì ^Qfi^iicre. Boaro. 

Boviroeu. i 

Bòt. v-a- Buacciòio. Fanciul di poco senno. 

Bòzz* Ad. di Giòd e StacchètU. Tom^. 
y. in Giòd. 

Bózza. Storta. Vaso che gli orefici ado- 
perano per purgare le calìe, sfumarle, 
amalgamarle* 

Bozza , ecc. per Sbozxà , ecc. r. 

Bozza. Tentare. Fare ad imporsi. JOaro 
un colpettino. Bozze diconsi i sotter- 
fugi, le scappatoie, il dire una cosa 
con idea che stia per un" altra: così il 
Moniglia nel Pazzo per forza 9 ili, ut 
fa dire ad Anselmo 



. SoA mattcwr nMi 



• Ai marcanti per vaim g«et«U e b«iu«. • 
che ha in sé qualche ideuccia più che 
non la voce bugk, carota, com' egli 
spiega. 

Bozzadlnna. Bózza. ColpetUno. 

Bozzadór. . « . . . Chi ha per abito di 
tentare, di fare ad apporsi(^sSà). 

Bozzarà, Sozzerà ederiv. y. Bolgirà, ecc. 

Bozzaréndena ! Cappital CancbUaì y. 
Boi gironsa. • 

Bràcch. Bracco. Can bracco -7- La lem* 
mina dicesi Bracca; T indagare che fa 
il bracco di cesi Braccare e Braccheg" 
giare e Braccheggio; molti bracchi 
insieme diconsi Braecherìa'y chi guida 



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BRA (I 

ì <can bracchi è detto Bracchiere o 
BracMero ^'^ BraccheUo e BraechtUa 
Bono diminutivi ^- I Bracchi «ono di 
più specie» cioè da forma ^ da /enA, 
da acqua^ da putUa^ da sangue^ da 
peima, da rifndiia^ ecc. 

Bradll* Bardiglio, Specie di nianno«- 

Briga. T. de^Lib* Braca. Striscia, di carta 
che si salda sopra un foglio straccia- 
to t cosi dicono i disionarj italiani; 

' ma fra noi piCi comunemente nome 
di quelle liste di carU che s* appa- 
stano su qne^ fogli isolati che non si 
potrebbero ridurre a quadernetti e 
cucire a correggiuoli senza tale ajuto. 

Braga Nome proprio di una 

' specie di telajo per- lo più quadrato 
che serve a tener ferma la pevera 

- o sia Uimbottatojo nel cocchi lune del- 
le botti affinchò si possa imbottare il 
vino senta pericolo di spanderne. È 
un vero Pofiapevera, I Mantovani lo 
chiamano ScanèU. 

Brèga. Staffa* Spranga, Ferro che sostie- 
ne o rinforsa o tiene collegato chec- 
chessia 9 ed è di forma le più volte 
quadra, ma talora anche curva. 

Braga. T. de^ Valig. e Carros. Braca, Jm^ 
braca. Parte del finimento de^ cavalli 
da tii*o che pende sotto la groppiera 
e investe le cosce. 

Braga. Geto, Goreggiuolo di cuojo onde 
si fa legame a pie degli uccelli allet- 
ta juoli 9 come della civetta, ecc. per 
attaccarvi poscia la lunga (/a corda). 

Braga. Scarpa da carrozze, 

Mett la braga Mettere alle 

carrozze la scarpa; VEnrayer àeì Fr. 

Braga. T. de^Vasaj. Cappellina, Vaso 
di terra cotta, foggiato a imbuto, 
che serve a raccorrc in un medesimo 
doccione gli scoli di più altri in esso 
influenti. 

Braga a gorabed. Cappellina ricurva, 

Bi^èga per Braghétta. V, 

Braga. Braclietta (Diz. art.). Quella parte 
dello scodellino dell'Ianni da fuoco 
che i Francesi chiamano Bride, 

Briif^ù, Caslello della noce, f^, anche Staffa. 

Braga per Tenaja a braga, f^, in Tenàja. 

Bragacùu. Budriere, Bodriere, 

Bragasción. Bracalone, Quegli a cui ca- 
scano le brache sino alle ginocchia. 

BrÀgh, s. f. pi. Brache^ e nello stil b«r- 
Vol, I. 



45 ) BRA 

nesco Brachesse e Brof^tesse, Calzontt 
e propriamente i corti e larghi. 

Ajica ai bravi ghe casca la braga* 
Cfd ne forra ne inc/Uoda, C/m fo foilr 
la. Egli erra anche il prete alt aliare. 
A tutti accade pure una volta di com- 
mettere errore. 

Lassa giù i bragb.^g.. Calar le hrtk' 
che* Darsi per vinto, cedere. 

Bràgh. s. f. pi. Grappe, Quelle armadure 
che tengono in guida la mozuiUira 
delle campane. 

Braghée. Brachiere. 

Braghée. met. Bracalone, Brachierajo* 
Bracone, Pentolone, Bacheca. Bacheco, 
Gran dappoco, 

Braghée. met. Faccenda* jéffare. Bega, Bri- 
ga Jmpiccio, Intrigo, Impaccio, Fastidio, 
Avegh milk braghée. Jver pia foie- 
cende die un mercato, 

Braghée dicono le donne volgari per 
Vkun(pezza), F, 

Braghée. Traversi delle abetelle. Quelle 
fortOEze con cui si concatenano e asso- 
dano le antenne de^ ponti da fabbriche. 

Bragheràda. Bracheria, Stiticheria , no- 
ja, seccatura. 

Bragherìsta.jProcA/ero/o.Chi fa brachieri. 

Bragheròu. Bracalone, V* Braghée met. 

Braghétta. Brachetta, 

Peccaa de braghetta. F. in Peccàa. 

Braghétta. T. de' Lib Una braca 

coru e stretta. F, in Braga. 

Braghétta. Calza, Panno che si lega alle 
gambe de^ polii per contrassegnarli 
o per impedir lora il volare. 

Braghétta. Geto, F, in Bréga. 

Bragia, f^ Sbragià. Dal greco fipaivxàia^ 
quasi dal gran gridare si diventi rau- 
chi, dice il Far, mil, 

Bragón. Braconi, Acc. di Brache. 

Bigama Malattia nella quale 

incorrono le vacche allorché hanno 
pasciuto trifoglione in erba maturo, 
e perciò d"* umori sommamente adden- 
sati. Ne é sintomo il vederle avida- 
mente appetire tutto ciò che in sé ha 
salsuggine o nitro. Ne é rimedio il 
pascerle cosi malate con foraggi secchi. 

Brama, v, cotit, br, per Greraà. F, 

Bramà-adree. voce cont. del Basso Mil. 
Gridare, Notisi che i Siciliani dicono 
Bramarti Abbramari , Brami e Bramita 
il mugghiare delle bestie bovine. 

»9 



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BRA 



(146) 



Bramerà ) Vóci del coaUdo, come 

Bramerón (i> ( nel YigentiDO, a Ope- 

. ra» ecc. . . . Quel gelicidio che vedesi 

sulle piante in tempo degli stridori 

invernali. I Brianzuoli lo dicono la 

Gkiba, 

Branca ed ancìie Staffa. T. de^ Parrac- 
•chierì, ...... Sp. di ferro di cui 

fanno uso per tener fermi i capegli da 
tessere allorché li stanno arricciando. 

Branca. Abbrancare, Brancare. Afferrare, 
agguantare. 

.Branca cont i sgriff. Ghermire. Ag' 
ghermire. Agghermigliare. Artigliare. 

. Adunghiare» 

Branca cont i zanch. Grancire. Un-- 
cicare» Aggraneire>. 

Branca per el coli. Aggavignare. 
Branca per el corp, per i brasc« ecc. 
Avvinghiare. Ayvinchiare. AsH^incere* 
Branca per i pagn. Aggrappare i 
panni d^uno. 

Branca (e Ranca). Dar di piglio a chec- 
chessia. P. es. L^ha brancaa el s^ciopp 
e el rha coppaa* Die di piglio al 
Jucile e lo uccise — L** ha brancaa el 
sciabol e el V ha ferii. Mise mano 
alla sciabola e lo ferì. 

Branca. iSuggeZ/are (Lasca Gelosia I, 5). 
Abinare (Vocsh, aret. ). Combaciare, 
addossarsi, investire appuntino. 

Brancaa. Brancato. Abbrancalo. Afferrato. 
Agguantato, Aggavignato. Avvinghiato. 
Avsfinchiato. Avvinto. Gltermito. Agglicr^ 
mito.Aggliermigliato. Artigliato. Adun- 
ghiato, Uncicato. Aggrancito. GrancUo, 
^ggf'^PP^^' Aggrampato, Jngriffato. 

Brancàda. Brancata. Manata; e con voce 
antica, forse non bene interpretata 
dai diz. e in ogni modo equivoca e 
come tale da schivarsi. Menata. 
A brancad. A brancate. A manate. 

Brancadèlla. ) „ 

Brancadìnna. 5 ^^^^^^^^ Manatina, 

Brancadón. Giumella, Giomella — Dà on 
brancadon de quejcoss. Dame una 
giumella. Ciò che i Latini dicevano 
Aliquid geminis manibus elare, cioè 
accozzate le mani e fatto dei due 
palmi ciotola piena di checchessia, 
farne copia altrui. 

Brancàl. T. de'Car. Poltroncina? Specie 
di calcsso da viaggio assai molleg- 
giante. 



BRA 



BrÙDch. f. m. ..... . Quella specie 

dMberetto di metallo con sonagliera 
che s^ impianta per ornamento nella 

• <;olIana delle bestie da soma. 

firancosin. Ranuncolo. Erba arvense che 
è il Banunculus repens de*boUnioi. 

Brandenèa o Braudinàa o Brandinàl. 
Alare, Capifuoco. Capitone. Arnese 
da cammino per lo più di ferro, e 
con ornamenti di ottone, bromo od 
altro metallo, ad uso di tener sospese 
le legne ed anche lo spiedo per Tar^ 
rosto. Fra noi gli alarì da camminelto 
sono più particolarmente detti Cun/it. 
Il nostro Brandinaa deriva forse dal 
provenz. Brandon che significa tizzone» 

Brandinalón. Alare assai grande 

con parecchi uncini atti a reggere più 
spiedi contemporaneamente. Il Contre- 
àtrier dei Francesi. 

Brandòria. Baldòria. 

Branzln. Nasello,. Pesce che è una spe- 
cie di labro detto Brancin anche dai 
Veneziani da^juali facilmente ci venne 
e il pesce e il nome. Alcuni chiamano 
Branzin anche il Lupo (la Perca pun-^ 
ctala degr ittiologi) , perchè talvolta 
ci. viene anch'* essa con siffatto nome 
da Venezia ; ed altri anche il Bagno , 
altro pesce di mare che è la Perca 
labrax degl* ittiologi. 

Branzìnètt. Dim. di Branzip. f^. 

Brasa. Bragia» 

Ross come ona brasa de foeugh. K. 
in Ross. 
Scotta come ona brasa. ...... 

Dicesi per lo più dell" ardenza della 
febbre. // brille comme du charbon 
dicono i Francesi. 

Tirass la brasa sui pee. Lo stesso 
che Dass la zappa sui pee. r. Zappa. 

Brasa (e Brasca). Abbraciare. Abragiare. 

Bràsc. Braccio f e al pi. Bracci ^ e più 
com. Braccia f nei due sig. di membro 
derivante dalla spalla dell^uomo, e 
di misura. In ogni altro sig. il pi, ò 
comunemente Bracci 9 come Bracci dei 
rotelloni; Bracci di mare 9 ecc. — - Fra 
noi le persone civili dicono più vo- 
lentieri Brazz in gran parte dei det« 
tati seguenti. 

Andà-giò i braso, fig. Cascare le 
braccia o il fiato o il cuore. Perdere 
il cuore. Cader d' animo. Cader di 



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BRA ( 147 ) 

euort; e schen. Catcar U budella in 
un catino. Disanimarsi. 

Antigh eomKe'ol caga a lirasc. f^» in 
Antigh. 

ATegh 1 brasc lotigh. fig. jÉtmT' le 
braccia lunghe. Avere autorità, pos- 
sanza grande. 

Brasc al coli e gamba in lett; • . • 
Dottalo che 01 avvisa come regimarci 
Belle malattie degli arti. > £e Hi est 
l'écharpe de la jambe dicono i FV. 

Caga a lurasc. r. Gagà. 

Giappà el brazz o d brasc. Bice- 
uere il braccio» 

€iappà in brasc Prendere nelle òìoc- 
eia. Recarsi in braccio, Micevete in 
braccia. 

Giappà sott brasc.P/viu2ere a braccio» 

Dà de brazz o Dà el brazz o el 
brasc. Dar di braccio. Dar braccia, 
V. in Brazzér* 

D^on did fa on brazz. fig.JFariPiciiA 
nuuca un eleJmUe. 

Guadagnass el pan cont i fò brasc* 
Fivere o Campare deÙe braccia» 

Ve el so brasc drizz. È il suo 
braccio destro, £ il sno primo ajutOt 
è quello di cui quel tale onde si parla 
si serve in ogni sua cosa. // est son 
bras droit dicono anche i Francesi. 

Bfett i braso in eros. Ftire delle 
braccia croce. 

Mori i brasc. Cader d'animo. Ca- 
der di cuore, V* pia sopra Andà-giò 
i brasc. 

Predica a brasc. Predicare a brac- 
cia. Fare una sciàbica^ cioè una pre- 
dica improvvisata, non ist udiate. Chi 
predica cosi impremeditato e detto 
Sciabicante, 

Prega a brasc avert. Pregare colle 
braccia in croce 9 e vale suppliche- 
volissimamente. Volendosi portare Ti- 
dca della supplicità al superlativo 
delP umiliazione potrebbesi dire col 
Machiav. (Ofi. Y» i36 e segg.). Sup- 
plicare con la coreggia al collo. 

Recita a brasc. Dire o Becitare a 
braccia* 

Sott brasc o Sott a brazz. A braccio. 

Strappa foeura di brasc. Strappar 
di braccio, 

Tegol in brasc. Tenere in braccio 
o in collo o stretto nelle braccia. 



B£A 
Tegni in hreMCé.BUevare al sagro 
fonte. Tenere a battesimo. 

Tirà<-giò i brasc o simili. Tirar già 
le broccia ( Monig» Ser. nob. Ili» 55). 
Dicesi deir effetto di cose òltremodo 
pesanti su chi le porta o solleva. " 
Tra i brasc al coli. J braccia aperte 
atFvinchiare il collo ad uno ( V. Alb. 
enc. in Jwinchiare), jibbandonarsC 
nelle hraccia dt uno f II donner t ac^ 
coiade . de^ Francesi. 

Trà-via brasc de per tutt. Armeg- 
giare* Dimenare mani e braccia a 
guba di burattino. 

Bràsc Giascuna delle quattro o 

cinque palette arrotondate nelle. quali 
finisce il desco di var| artefici^eapen 
cialmente quello degli orefici. Tra 
paletta e paletta è T insenatura aassK 
gnata a ognuno de^ quattro o cinque 
che lavorano al medesimo desdo... 

Bràsc per Stanga de frangia. F, Stanga. 

Bràsc. .... Indicator viale;. palo cop 
cartella in alto indicante ove condu- 
ca una strada. 

Bràsc* Braccittolo. Nome degli appog- 

• giatoj delle braccia. che hanno le.^^eh 

dio cosi dette a bracciuqU(/7a/tr0|R)- 

Brasca. Bragia spenta. Tra pqi però Bror 
sca si prende in aewH> .Uto anpbp 
per Bragia; e .pereiò Gar{o Ppria» .disse 
Oeucc de brasca Occhi di, bragin^k. In 
campagna 9 e spezialmente . nelP. AMp 
Milanese, Brasca è la Bragia acceia. 
Tirass la brasca sui pee. F. inpè. 

Brasca. Carbonigia. , . 

Brasca (da altri detto Sottkuu). .Peverae^ 
eia. Peperone. Sp^ di fungo che. ttrae 
al sapore del pepe, ed è VAgaricus 
conJtroversus di Persoon. Alcuni nostri 
contadini lo mangiano insieme coir^- 
garicus exsuccus di Otto che è quell^ 
che i Gardesani chiamano Brigold. 

Brasca. Ahbraciare. Abragiare. Ridurre 
in bragia^ infocar come bragia. 1 for- 
naciaj e i contadini brianzuoli dicono 
Brasca; chiunque altro Brasa, 

Brasca e Brasca-scià. T. de^Fornaciaj. . . . 

Rinetta re il piano della fornace dalle 

brago traendole e ammontandole per 

lato o verso la bocca col ferro da ciò. 

Ferr de brasca, y. in Fèrr. 

Brascàa o Braschée I fornaciaj di 

calce danno uu tal nome a quel loro 



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BRA (i 

ferro col quale ramnuissaiio le brage 
nella fornace. Corrisponde nell'ufiicio 
al Tirabmsca de^ fomaj » ma ne è al- 
quanto diverso per la forma. 

•lElrsiscià-sù. Abbracciare^ 

Brasoiàda. Abbracciamento, Abbracciata, 
V ilal. antico di pari senso Bracciata 

■ • <non sì userebbe piìi ai di nostri. 

Brasciàda. Bracciata. P. es. Una brac- 
ciata di legno» di fieno ^ ecc. 

Brasciàda. T. di Cart. Presa, Numero 
di tre o quattro copie (caM»<), cioè 

'• d^una quindicina di fogli di carta 
quand^è in lavoro. 

Brasciadbna (e contad, On brascioeù). 
Bracciateìla, 

-BrascÌB. Braccetto > Bracciolino. Cont i 

' sceu brascitt. Colle sue braccioline. 

Brascln. Monchino{*ì\.ìcch,), Uomo difet- 
' toso per avere uno dei bracci od 
ambedue più corti del dovere e quasi 
rattratti. 

Srascieeù* s. m. pi. T. de*Coslr. Puntoni. 
QneUe travi di un cavalletto (cat^rio- 
da) che dai lati vanno ad unirsi nel 
mezzo 9 formando angolo ottuso. 

Brascioeù. s. m. pi. T. de^ Faleg. . « . Qnef 

* ' due regoli che foi*mano il telajo della 

" sega, detti Travers dair Encyclopédie. 

'Bra^cioetk. v. cont. Bracciatella; per es. 
Qn brasciòea de legn. Una bracciatella 
di legne, 

BrascioeA. T. deirArti. Braeciuolo. Ogni 
regolo sporgente che nei lavori abbia 

- forma e uffizio di braccio. Brasciceà a 
mezza luna. . . . Bracciuolo ricurvo. 
Brascitsù snodaa...» Bracciuolo snodato. 

Brasción. Braecione^ 

Brasciorà. ... Il frequente portare in 
braccio bambini o fanciulli, il rimenar- 
seli e trasportarli qua e là sulle braccia. 

Brasciorin {che anche dicesi Robb de fa 
bianch.). Calderotto da bianchire. Ar- 
nese proprio degli orefici in cui ten- 
gono la materia che adoprano per 
bianchire. 

Brasciòtt. BracdoUo. Braccio carnoso, 
pienotto. 

Brasciottà-sù. Abbracciare, Far le ab^ 
bracciate. 

Brascón. V. Fèrr de brasca. 

Braserà. Braciere. 

Fa la braserà.... Allestire il braciere 
ponendovi carìionella e brage il bisogno 



BRA 

Btvderino. Picciolo bra- 



48) 

Braserètta. 

Braserln. f ciere. 

Braserón e Braserònna.... Gran braciere. 

Brasi. Polverino? V. in Cail>ón. Forse 
dal fr. FramL 

Quell del brasL » • • . Chi vende 
polverino. 

Brasi 1. Brasile, Nome, della pianta detta 
Nicotiana rustica dal Linneo 9 e del 
tabacco che se ne trae il quale anche 
. dicesi Monocos. 

Brasil. Brasil rosso, Femambucco, Fer^ 
£mo( Targ. Ist.). Legno noto agli eba- 
nisti che si trae dulia Ceesalpinia echi- 
nata Lin. — Brasil dicono i nostri per 
confusione, anche > il Brasiletto^ legno 
della Ceesalpinia bahamensis; e il f^er- 
Mino di Santa Marta, cioè il legno della 
Cesalpinia Sappan; e qualche altro. 

Brasoeàla. Braciuola,. V. Bruseeùla. 

Bravàda. Palaaaaiai^Xiowc.^ Poema d'^un 
poet. pis*). 

Bravamént. Bravamente, Con bravura* 

Bravo. Bravo, Faiente. 

•Anca ai bravi ghe casca la braga. 
F, in Braga. 

Bravo s' usa anche per enfasi come ag^ 
gettwo al modo seguente, simile a quel- 
lo con cui un poeta pisano disse Con 
una brava striscia di sugatto , 

£1 gh'*ba moka on bravo scud in 
di man. Gli mise nelle mani uno scudo 



L^era li pondaa col aò bravo ctiu 
a Tuss. Appuntellava T uscio 

- con tanto di sedere. 

Bravo. Specie d' esdamanone. Bravo. 
Oh bravo/ O garbato* O cosi sta 
bene — Dicesi anche per belTa* 

Bravura. Bravura, Bravurìa, 

Aria de bravura. F, in Ària. 

Bràzz. Braccio, F, Brèsc. 

Bràzz. Braccio, Misura lineare rispon- 
dente fra noi a 67 eentimetrì. La di- 
vidiamo in dodici once (ORs), ognuna 
delle quali in tre 'puìxi\{pont) di 
dodici atomi Puno. Più largamente 
dividesi anche in tre fers e in quattro 
giuiri, cioè tre terze o quattro qtuirte 
parti di braccio; mercanti e donne» 
che più comunemente usano tal di- 
visione, scendono anche alla mezza 
terza e alla metta giutrta, cioè al 
sesto e ali" ottavo di braccio. 



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BKA < 

Brasi de aaa. ««•••• Jl brMcio 
oonaiderato nella larghesata delU ta- 
Toie e traente seco quattro bi*aecia 
. di lungheata nelle jaedetime. Una 
tavola, larga un .braccio e lunga ;quat- 
tro , o due tavole che affilate raggua- 
glino un braccio di largheaxay e ambe 
sian lunghe quattro braccia» mi dai^ 
no un braccio da a$$e» 

Brasa de fabrtca» • • • Braccio lineare 
minore di un^ oncia o poco più o 
meno del nostrale secondo arbitrio 
di drappieri tsetajaoU 9 ecc. 

Brazs de fuga.o de terra* Braccio 
a (erra (Magalotti LeU. scien* 235). 
Braccio andante? Il miglio toaeano è 
tremila braccia a terra. 

Braza de pann* Braccia a panno? 
(Targ. Fiag. 1 , 7). Per noi è lo sUsso 
che Bràza longh. F. 

Brace de tila de pann o Brazz 

longh Braccio diviso in tredici 

once e mezzo t eoaìcchè vantaggia 
d** un* oncia e mezzo il braccio no- 
strale comune. Iifel contado è ancora 
usato da alcuni per misurare le tele. 

A brazz de pann. A braccia quadre. 
Vale moltissimo, largamente v ed an- 
che À braccia andanti ^ cioè senza 
considerar la larghezza del panno 
(Jhlonig. Toc* ed Am, !« 8 note). 

A dagh de la libertaa per on dida 

el se ne tesu on brazz Dicesi 

per denotare come taluno sia facile 
a prender per cosi dire V abbrivo su 
di noi e ad abusare d^ ogni menoma 
larghezza o indulgenza che gli si usi. 
Anche i Fr. dicono Sion lui en donne 
un doigté il en prend long comme le 
&raj(Rottx.Dict.). Si vous.lai donne% 
Min piedf il en prendra quatte. In senso 
affine il Machiavello (Op. VII» a35) 
disse Se Jarà pcreo di me dimostrar 
Mone di amore spianto è un nero df ur 
gna^ io ne farò un braccio. 

Andagh . dent in d*en 'vestii tante 
brezza de robba. ..... Occorrerci 

tante braccia di stoffa per una tal veste. 

Fa i robb on tanl al brazz. fig. Far 
checchessia a un tanto la canna. Ope- 
rare a casaccio» Far checchessia alla 
sfatata 9 alla baòbalà^ a vanvera. 

Fà-si\ a brazz de pann. Ingannare, 
Frappare^ Giuntare a partito* 



149) »BA 

logannaas a braza de pann» iViyriii- 
narsi a parlilo, 

I omen se mesuren minga, a brazz. 
// Jar de* caàfùUi non istà Hella grop- 
piénu Deir uomo non bisogna giudi-- 
care mai per le . apparenze esterne. 

. // ne fauipas mésurerles hommes d 
Vaune dicono i Francesi. 

Mesura i olter coikt el so brazz; Jig. 
Misurar gli altri colla sua. Cmì^ o 
col suo passetto. 

Stima i robb a on tant al brazz. 
Giudicare in orciila (Vettori nelU Ope- 
re, del Macchiavello VII* io5)f 

Brazzà^ù. Abbracciare^ . , 

Brazzadùra. .... Quantità delle braccia 
di roba occorrenti per checchessia. 

Brezzai.. Bracciale. Quello che s" adopera 
per giocare al pallone. 

Vegnl sul brazzal. fig. Ballar, la 
palla in mano, f^enire in. taglio (i 
tallio. Venir F occasione opportuna. 

Brazzalètt. Braccialetto. Armilla, Girello* 
Bracciuola. 

Brazzalètt. T. de*Pianel. Braccialetto. 
Drappo che riveste il bracciuolo di 
un faldistoro, d*una seggiola e simili. 

Brazzér. Braccie/v.. Quegli che dà brac- 

. ciò. altrui quando cammina» e si dice 
pia specialmente di chi dà di braccio 

. .alle signore. Mezzo secolo fa i grandi 

. usavano nodrire un famigliare da ciò. 

Brazcètt.£r(iix:e^. Diminutivo, di Braccia 
A brazzett. A braccio. Quello che 
i Francesi dicono Bras dessus bras 
dessous. 

Brazzett» Passetto. Sorta di braccio mo- 
to« ch^ è la metà deUa canna. 

Brazzett de saccoccia. Braccio ta- 
scabile? Braccio snodato? Listerella 

. i di legno tornito e a più ripiegature 
su cui è rappresentato il braccio o 
il metro colle sue divisioni. 

Brazzett. Gancio. Gancio da cammino. 
Bracciuolo di ferro ricurvo che s** in- 
gessa nei lati del cammino) per assi- 
curai*vi le molle, la pala da fuoco» ecc. 

Brazzett. Fiticcio. Certo Sostegno, quasi 
braccio» che fatto uscire da. corpo 
di muraglia o simile , serve per so- 
stener lumi, cortine» od altro. 

Brazzett. T. de'Cappel Stru- 
mentino d'*oÌtone» composto di due 
aste > una delle quali graduata. rientra 



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BRE (i 

• odi* «lira 9 aceoroiandoti e allungan- 
dosi a piacere. £ la misura della qua- 
le si serre il cappeliajo per rkono- 
scei«é che la testa d*ìin cappello oon- 
yenga in diametro con quella di chi 
ne deve far juso. 

Braccètt. Bmceiuolo. Nome» di ciascuno 
di que^ sostegni d^una sedia a brac- 
ciuoli, d^un Taldistoro ecc* doye chi 
vi siede posa le braccia. 

Bréccia. Macigno da- macine» Sasso for- 

• roato da infiniti sassolini unitisi in- 
sieme per forza di tempo e di com- 
binazioni atmosferiche e terrestri, con 
una materia dura quanto il sasso* la 
cui base per lo più è quarzo. Se ne 
fanno mole da macine. 

'ftrèccia. T. mil. Breccia, 

Fa breccia. £g. Fare breccia o col- 
po o impressione. Persuadere, 

Bregàda. Brigata, Quantità di gente, che 
dicesi Brigateìla se non molta e ami- 

• cale, e Brigaiacda se numerosa e mal- 
vagia. 

Bregàda (Nome franzese usato fra noi 
ne'primordj del secolo attuale e ca- 
duto in disuso col cadere della Re- 
pubblica italiana.). Beggimento, 
Mezza bregàda ....Mezzo reggimento. 

Bregàda. S(fuadriglia. St/uadra, 

Bregàda de giandar maria 

Squadriglia di quattro o più gendarmi. 

Bregadiér Quel caporale che comanda 

■ una squadra o brigata di gendarmi , 
il caposquadra- di gendarmeria. 

Bregaminna per Bergamlnna. ì^, 

Brègn (che anche dicesi Brènn). ... Doc- 
cione di legno aperto nella sua parte 
superiore per cui dalla benaccia(im- 
vascia) si fa colare immediatamente 
nel tino Tuva già pigiata in quella. 
Usando il hregn Tuva riceve doppia 
pigiatura: Tuna da chi ammosta nella 
bonaccia sovrapposta al' carro che 
arrecò Puva dalla vigna alla tinaja; 
Taltra. da' quel lavorante che stando 

• a mezzo il hregn per agevolare la 
colatura del mosto nel tino, ripigia 
anche in quel punto P uva che gli si 
viene affacciando. Forse non sarebbe 
mal tradotto Ct>/<i, toltane licenza dalla 
cosi delta che si usa per la calcina. 

Brèlla. Predella. Ingìnocchiatojo, 
Brellin. Predellino. 



5o ) BRE 

BrelUn. • • . • Cassoncino , poco dissimile 
da una picciolisàima biga , in cui le la- 
vanda] e s* accosciano ginocchioni per 
lavare i panni alla pietra. È allogato 
sul margine di quel fossato ove stanno 
lavando. 

Brellònna. PredeUone, 

Brema. Soppestare. Rompere in parti 
grossette, e non ridurre in polvere 
come nel pestare. Fra noi non si dice 
che parlando del riso, e vale dargli 
una prima brillatura per levarne la 
corteccia più grossa. 

Brènn per Rìdoj. y, 

Brènn per Brègn. K. 

Brénna e Brennlu dicono oleum per 
Bènna e Bennitr. V» 

Brènta. . . . Recipiente di legno , fatto a 
conoide rovescia , capace , pieno ohe 
sia, di oltre i5o boccali, di cui si ser- 
vono i vinaj per tramuUre il vino 
dalle bon%e o simili nelle botti, e per 
trasportarlo a misura convenuta da 
luogo a luogo— Porse la nostra voce 
proviene dal greco , o vero dal sar- 
do Èrend che suona ventre^ di fatto 
la brenta nella sua faccia è ventricosa 
— La Brenta misura si divide in 
tre staja {steé) ; ogni stajo in 
due mine {ndnn)\ ogni mina in 
due quarti (^fiorlee); ogni quarto in. 
quattro fiaschi <^»>a); ogoxjiasco in 
due boccali ^6oa;a«); ogni boccale iik 
due mezzine (mesa); ogni me%%ma in 
due fogl lette (so/r) ^ e ogni foglieUa 
pesa 7 once nostrali. Ogni brenta conta 
96 boccali e corrisp. a circa <8 deoalit. 
Con. Fondo ? » Sere. Cerchi? «» Stac- 
chett. AfisMTc ?tt»Palènn o Spafiènn o 
Manèec o Bm-èUl. Manichi? 

Chi tropp studia matt deventa, e chi 
no studia porta la brenta. F* in Màtt. 
El maa el ven a brent e el va via 
a quart. f^. in Màa. 

Fa brenta Compiere col 

liquido di cui sia discorso la intiera 
misura della brenta. 

Brenta. . . . Versare il vino nelle brente; 
svinare non ne^maMelli o in altri vasi, 
ma nelle brente— >i^«r Fa brenta. J^. 

Brenlàa. s, m Il numero delle 

brente. P. es. El brentaa di mee vms-' 
sij in la mia catoppia d^ Oliva Tè 
quaranta brent* Kella mìa catapecchia 



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BRE ( I 

d'Oiiva ho tante botti tfuoìUe rispon- 
dano a quaranta brente *— Sta tinna Tè 
del' brentaa de vini brent. In questo 

> . tino cape una ventina di brente. Questo 
tino dà oenU brente di vino* Suino 
venti brente di questo tino» 

Brentadór Chi fa professione :di 

trasportar vino o slmili nella breiita. f^, 

Brentèll. • •• . . Vaso simile affatto alla 
brenta, ma pia piccino di essa,, e 
capace soltanto di meuo il contenuto 
nella brenta medesima. 

Brentiona Brenta minore della 

milanese; è voce di relazione par- 
landosi 'di vini stranieri» 

Brentón Accresc. di Brenta^ a 

• cui però si attribuisce lo special va- 
lore di una misura di capacità ideale 
nel modo seguente. Nelle contratta- 
sioni dd vino svinato di fresco si 
suol accordare a chi lo compera o lo 
riceve effettivo in mezzadria la brenta 
crescente d^ un quarto ( quartee ) pel 
vino crovello, e di due per quello 
di stretta, eioè s"* accorda T aumento 
d"* un dodicesimo di brenta pel primo 
e di un sesto di brenta pel secondo. 

• Questa brenta cosi aumentata chiamasi 
il Brenton^ e s^accorda per quel calo 
di posatura e di travaso che rispet- 
tivamente succede nei vini dair im- 
bottatura in poi. In Brianza questo 
Brenton chiamasi anche Brenta mòtta 
o vestida^ e la sua opposta Brenta 
guzza o guzzada. V. in Guzzà. 

Andà giò col brenton. fig. Confessar 
senza corda — In altro sign. simile 
a Guarda minga de menuder. F. in 
Menùder. 

Brera. Brera, Nome di un reputatissimo 
ginnasio fra di noi che ha dato luogo 
al dettato 

Vess fornii Bren. J ver /ritto. Vtle 
aver finito, rovinato il negozio, /es- 
ser finita per uno. 

Brerìsta. ...... Alunno del Ginnasio 

di Brera. 

Brèssa. Brescia. Nome di città che si 
registra perchè dà luogo alla frase 
Fa come i lader de Bressa. F'. in 
Làder. 

Bressàn. Jd* di Azzalìn. F, 

Bressanèll. Jd. di Ciòd. T. 

Bressàna. Jd. li'Uga. r. 



5i ) BRE 

Bressanèlla. T. di Gac. Bmgnajaf Bos^te^ 
io? Specie d'uccellai-e diverso dal 
Boccol in questo che dove quello è 
circolare e con capanno alto, esso 
è quadrato ed ha capanno basso. 

Bretèlla^ e per lo pia al pL Bretèj. jSCroc^ 
ciiii(.^fior. , e Zan.. X>. rinc. 1, i). Ot- 
gne. JIraii^(*lucch). Cinghie o strisce 
di canapa^ .filo,, «uojo o. simili da 
tener su le brache. I Tedeschi le 
chiamano Hosenhebe e Hosentràger; 
i Francesi Brettines, 

Bretellée Chi . lavora o tra^ 

fica di straccali. 

Bretelléra . . . Donna che lavora straccali» 

Bréva In generale questo 

nome indica fra gli abitatori dell^Alto 
Milanese, e sui Laghi Maggiore, di 
Como, di Pusiano, d^ Annone, di Va- 
rese, ecc. ogni veoto grecale e sciroc- 
cale che spiri da Greco-levante a Mez- 
zodì o sia da £s&4iord-est a Sud. Per^ 
ciò Breva si tradurrà in genere Fento 
orientale 9. o JLevante^ e secondo inter- 
stizi di rosa Greeo^levante ; Levante; 
Scirocca4evante ; Scirocco o Sciìoceo ; 
Ostro^cilocco ; ed Ostro ; o vero coi| 
voci poetiche Cecia o Ellesponsio; 
Apeliota o Sussolano; F'ultumo o ifiti- 
ro; Jfotapeliota o Euroaustro§ Fenicio 
o Euronoto; e Noto o Austro; o vero 
con voci marinaresche moderna Est- 
nordrest; Est; Est-sud-est; Sud-est; 
Sud-sud-est: e Sud F. in Veni — Il 
P. Allegranza in una sua memoria sul 
Montivo^ inserita nel foglio n.** 34 della 
cosi detta Baccolta Milanese ^ dice che 
la Breva si chiama così corrottamente 
da ^nVio, paese onde spira alle col- 
line briantee. Altn potrebbe dire che 
proceda dal greco ^pet*, giacche le 
piogge son mandate da siffatto vento 
a^ paesi già detti \ tra^ quali prima di 
Brivio sta Imbressago che gli Orobj 
latinizzati nominarono forse così da 
Imbres agere ; altri che ha origine 
dal greco ^pe$o< ( infans ) , perchè è 
vento che spira in genere da levante 
donde quotidie oritur sol infans^ se 
pure i barcajuoli comaschi non op- 
ponessero che la loro Breua soffia .di 
regola verso mezzodì. 

Brevàgg. ,s. m. Levantiera. Levante che 
d^l'i a spirar forte assai. 



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BRI ( 1 

Bà'CVi^gérL s. m. unibile iepontiera. 
Levante che tragga air uragano. 

Brevètt» Brevetta* Rescritto col quale 

' FAutorità suprema dello Slato confe- 
risce i gradi e gP impieghi d^ufiiùale 
ai militari. Da noi s" estendeva anche 
a denotare la ProiKa scritta dell* ss- 
sersi matricolato^ 

Brevòtt. T. forense. * • ... Scrìtta alla 

bi^ve e senza troppe formule che si fa 

. stendere al notajo pei contratti di non 

grande importanza. Il francese Brepet, 

Brevetta. «•••... Nominar uflfiziale 
con brevetto; graziare di brevetto. 

Brevettala Agg. di militare che ha 

brevetto, che vien graziato di. brevetto» 

Breviàri. Breviario. Breviale, Libro in 
cui leggonsi le ore canoniche e tutto 
r uffizio divino. 

Studia el breviari, fig. « . . • • . 
Andare per le corte , per le brevi » 

- compendiare 9 trattar per compendio 
o compendiosamente o in via com- 
pendiosa o compendiaria. 

Covetta de breviarì. F. Coverta. 

Brìa. ^rìgiùi. Fra noi chi non è sellajo 
o cocchiere per Brìj intende comu- 
nemente le redini; chi è tale» tutta 
rinfrenatura» cioè testiera» morso e 

« redini » le cui parli principali sono 
denominate come segue: 

Mors. Morso, Freno *« Reseghetta. 
Seghetta » Aata del mora. Guardia e» 
Barbozzaa. Barbazzale «=> Zanforgn del 
barbozzaa* Foltoj ? Ess del barbozzaa. 
Esse » Canon del mors. Imboccatura, 
Cannone ■■ liusirceula. Museruola n«s 
Soratesta. Testiera* Sopraccapoȴron- 
taa. Frontale m Oggiaa a Occiaj. Pa- 
moccAi «R dmassin. Sguancia *« Porla- 
niorst Portamorso ■- Sottgola. Soggólo 
>B Stricch. Filetto » Capètl. Gappe »-> 
Passett. Passanti ^ Fibbi. Fibòie <« 
Roson o Rosett o Bolg. Fioroni o Bor- 
chie o Scudicciuoli «a Reden. Redini » 
Sguinzaa o Sguinzal o Guinzal. Guide 
o Linguette di riscontro delle redini 
•— Altre parti minorì o inerenti se- 
condo fogge diverse di finimenti 9 
come Testerà^ Forcella, Gordon^ ecc. 
. si vedranno nelle rispettive sedi al- 
fabetiche. 

Cava i brìj. Sbrigliare, Cavare o 
Levare la bri^ia. 



5a ) BRI 

Biassà la brìa. fig. Appiedar U VO" 
glie air arpione •— Rodere, il frena. 

Giugà a cavali e bria Specie 

di 'giuoco che si fa da'* ragazzi 9 uno 
dei quali si sottopone a far da cavai* 
lo, e Taltro imbrìgliatolo con qualche 
funicella lo va stimolando al corso. 
Mett la bria. Imbrigliare* Infrenare. 
Molla la bria. Mentore o Lasear 
la briglia. Rallentare il freno. 
Senza bria. Sbrigato, Sfrenato. 
Strappon de bria. origliata, ^rì- 
gliatura, SbarbaaMata. . 

Tira la brìa. Raccogliere il freno. 
Tragh la bria sol coli a von. Dare 
la briglia in sul collo. a uno (Mach. 
Op, VI, iia) — I Francesi dicono 
Donner la bride Idche o vero andie 
Mettre la bride sur le col à quelqwC un. 

Bria. Briglia, Ognuno di que' córeggiuoli 
che tengono in guida il trapano, e 
servono a farlo girare. 

Bria. ger. ••• Nastro del cencio (/muui). 

Bricch. Voce usata nella fraso No vo- 
renn brìcch. Non ne volere punto. 

Bricche Sp. di sciabola corta, 

. breve daga, daghetta. Dal fr. Briquet 
che probabilmente sarà stato preso a 
prestanza dal turchesco Sbriq. 

Brìccol o BrlequeL Bricche. Dirupi. Bal- 
zi, Trarupi — Andà su per i brìccol. 
arrampicarsi per dirupi, per balze «— 
Su per i brìccol. Per boschi e bricche 
e per balze e per macchie, 

Brìccol (Giugà ai) o Giugà a la brìccola. 
Fare a mattoncellof Questo giuoco sì 
fe piantando ritti in terra tre mattoni 
o sassi , al primo dei quali si dà il 
valore di quindici punti , al secondo 
quello di dieci, e al terzo quello di 
cinque, il giuoco va ai cento punti; 
e chi primo fra i giocatori atterra o 
tutti in una volta o tante volte alcu- 
no destre sassi che arrivi al numero 
de* cento punti, riesce vincitore, e 
tirato un sasso a quella distanza che 
può maggiore , fin là si fa portare a 
cavalluccio dal perdente. 

Briccolàda. . . Così è detto in alcuni editti 
milanesi del secolo scorso quel lavoro 
di pane che facevano i fornaj al sabato. 

Bricòlla. T. di G. di Big. Mattonella, 
Avè,Savè, Senti, ec. de bricolla. Ave^ 
re. Risapere , ec. di bolso o rimbalzo. 



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BRI (i 

De brtcoUair fig. Per lilomo (Malm. 
T) 4o)-I>i balzo o rimbalzo. Per fianco, 
cioè incidentemente 9 indirettAmente. 
Giugà de bricolla. Far mattonella. 
Dare di colpo obbliquo in Tece di 
diretto; e met. Jgir per fianco, 

Srkquel. Bricche. V, Briccol. 

Bridón. j9nV2(7/ie (Àlb. bass.)' Briglione? 
Sp. di filetto detto anche dai Fr. Bridon. 

Briètta. Bn'glielta. Dim. di Briglia. 

Briga. Briga. Noja. Molestia, Impaccio. 

Briga. Brigare. Fare broglio, Imòrigare? 

Brigàda , ecc, V. Bregàda , ecc. 

Brigànt. Brigante. Brigatore. Chi fa bro- 
glio. Intrigante. 

Brigànt. Sedizioso, Rivoltoso. Borghese in 
arme contro chi ha autorità nello 
stato; chi guerreggia senza avenie 
autoriszazione pubblica. 

Brìgantón. Acer, di Brigànt nel primo 
significato. V, 

Brighèlla. Brigltella, Maschera nota. Tal- 
Tolta, si dice per ischerzo a chi nel 
vestire o neir agire o nel parlare 
tenga del zanni o di quello che i 
Francesi dicono Fagotin. 

Brighellàda Azione che abbia del 

mascherato e dello sciocco a un tempo. 

Brighellìn Si dice per ischerzo 

a un fanciullino, come a dire Mar- 
mocchio 9 Rabacchiuolo » e simili. 

Brighellìn na.... Lo stesso detto a femmina. 

Brignòccol per Brugnòccola. K 

Bri), pi. di Bria. K. 

Brilànt. Brillante. 

BiPilantà. Brillantare. Sfaccettare, Affac- 

Brill. Brillo. (cettare. 

Brio. Brio. 

Brìo è usato anche nel modo aw. Per brio; 
ed ò simile ali* altro Per bio. Può fare 
il gran diavolo, f^, in Bìo e in Dinua. 

Brión. Briglione. Acer, di Briglia. 

Brión. T. de" Macell Taglio di 

manzo che fa parte dell^ altro cosi 
detto Canètta, V. 

Briòzz. Brigliozzo, Cavezzone, 

Brlsa. Brezza. Vento che anche gli Spa- 
gnuoli dicono Brisa e i Francesi Brise, 
Gh' è-sù onn brisa che la me taja 
la faccia o la me fa andà-via el eoo. 
È un' aria sì sottile che par che mi 
si f ernia la testa (Lascsi Gelosa IV, 11). 
Quest' aria mi fende la testa pel mez- 
zo (Gclli Errore I , ) — Oh che brisa ! 
rol, L 



53) BRO 

oh che siza ! ; e cogli Aretini Oì^ che 
bruzza! Oh guai bmzzarella! 

Brisa. T. de^MAceìL^Fizzic. Stomachino? 
Animella attaccata a quella parte delle 
bestie da macello che dicono Jlecc. 
Salaa come ona brisa. Amaro di sale, 

Brlsca Sp. di carrozza di cassa 

alquanto bislunga e con luoghi di pari 
larghezza in ambo i lati, r, in Lègn. 

Brischètt. . . . Voce lodigiana, se non erro, 
che Tale specie di Panetto biscottato. 

Brìscola Specie di giuoco so- 
lito farsi colle carte da tressette a 
due a due o a quattro a quattro. 
Data una carta scoperta in tavola, e 
dichiaratala briscola ^ briscole sì di- 
cono pure tutte le carte del suo seme. 
Su quel trionfo si posa il mazzo dopo 
averne stribuite tre carte a ciascun 
giocatore, e del mazzo ogni giocato- 
re si va pigliando di bazza in bazza 
una nuova carta in fin che si venga 
alla stessa briscola. Di poi noverati i 
punti di ciascuno si riconosce chi vin- 
ce. Briscola e Cdregh sono termini di 
questo giuoco detto anche in h.Brisque. 

Brisètta. Brezzolina, Bruzzarella. 

Brìsìn. aduno, Micolino, Pocolino. 

.Brisón dicono alctmi per Brùgh. K 

Brissà dicono alcuni cont, per Scarligà. F*. 

Brobró. Barattiere, Barattiere, Baratto. 
Baro. Scrocchiante. 

Brobroràda. Baratteria, Baratto, Scroc- 
chio, Guadagnerìa, Bararla, 

Bròcca. Mesciroba, Specie di boccale di 
terra o metallo col quale si mesce Inac- 
qua da lavarsi le mani — Brocca , e 
dottrin. Idria o Urna ^ è il Vaso me- 
desimo per uso più lato , come di be- 
re , ecc. — Ha piede , corpo , bocca e 
beccuccio — Il Targ. ne' Viaggi V , 5a 
ha anche il diminutivo Mescirobina, 

Bròcca. Secchio, Vaso in cui si raccoglie il 
latte nel mugnere , e di qui prob. Lacc 
in brocca il Latte caprino cpsi gridato 
da''capraj che lo vendono in città. 

Bròcca (che anclie dicesi Ciòd o Vid ^0 
è fatto a vite o a capocchietta vitata), 

T. de'Coltell Quel chiovo che 

tiene unite le due lame di una forbice. 

Bròcca. Bulletta, Cocomerino, Anche gli 
Spagn. dicono Bivca in questo senso. 

,. Brocch a stella Bullette 

Stellate da basti. 

20 



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BRO ( 

Biacca. i?<tma(*aret. Voc. aret.). Ramo- 
scello, Bamuscello- Ramicello, Rami-' 
cella. Rametto, Ramucello, Firgulto, 
Andà in brocca, y. Imbroccàss. 
Ahdà-sù per i brocch , frase fig, 
conU eguival, a- Andà in fumm. f^.Fùmm . 
Cavalier o Scior che ne sta cent 
8u ona brocca. Signor di maggio, 
Faaceù de brocca. K in Fasoeù. 
Useilà a la brocca, y, in Usellà. 
Usi] de brocca. K in Usèll. 
Bròcca, Ramàglia{*BreU Voc. aret.). L^ag* 
gregalo delle nuove messe delle piante. 
Compra o Vend a brocca secca. . . . 
Coniperai*e o vendere nel verno o al 
primo germinar de^ gelsi la foglia che 
hanno a mettere per T epoca della 
bacatura, pagandola un dato prezzo 
qualunque sia per esseme la riuscita ; 
e cosi del frutto d^ altre piante. 

Pela brocca. Fané la frasca o lafron-' 
^(Baldov. Lam* ottava 6.% vers. S."*). 
Bròcca (e più comunemente Bròssola). 
T. dei Ricam. Brbizola, Piccolo ar- 
nese di legno fatto a tornio che serve 
a tener Poro svoltato dai rocchetti. 
L'*Enc. lo chiama Brocfie, 
Broccàa. s. m. Ramaglia{*BTe\,), Nelle 

piante il complesso delle ramora. 
Broccàa. Broccato, Drappo broccatino. 
Stoffa di seta intessuta a oro«argenl09ec. 
Broccàa. ad. RamonUo, Ramoso, Che ha 
di molti rami(6ròccA). On scerr ben 
broccàa. Un cerro ramonUo — * Talora, 
e secondo piante, il nostro Broccàa 
vale anche fìamusculoso, 
Broccadèll. ^ Broccatello, Broccatino, Sp. 
Broccadin. ) di stoffa nota imitante il 
broccato, e usata fra noi per coperte, 
coitine dozzinali, ecc. 
Broccàj. T. deiPArti. Allargatojo. Broc- 
ca} o. Strumento con cui si segnano 
i buchi e s^ allargano, É usato spe- 
cialmente pel ferro. 
Brocca], s-.m. img. Ramo, (pame, 

Broccàj, s, m. pi. Sterpi, Sterpame. S(ir- 
Broccajosù. Ramoscello, Sorcoletto, V, 

anche Mèrza. 

Brocchètt (voce propria del Comasco e 

«di qualche paese delPAlto Mil.) . . , , 

Camangiare composto di ricotta (ma- 

scarpa) combinata col fior di latte. 

Brocchètla, Dìm.di Bròcca per Virgulto, T, 

Batt broccbetta o i brocchctt. Batter 



r54 ) BR(E 

borra o marina o diana. Batter la bor- 
ra o le gazzette. Tremare dal freddo. 
Brocchètta. Bullettina, Dim. di Bulletta 

in senso di Siacchetta, V. 
BrÒGCol.sost. m. Cavolo broccolo ^^ Broc- 
colo ne* dizionari vale tallo del cavo- 
lo, della rapa o simili; ma il Targ. 
Toz. nelle Ist. Ili , 34 ^ ^^^ ^^' ^'^ 
Broccoli assol. per Cavolo broccoluto, 
Broccol roman. Cavolo romano. 
Broccón. T.de*Calz. Bullettone, Chiodo 
grosso col capo quadro con cui si con- 
gegnan insieme i talloni delle scarpe* 
Broda ja. Broda, Peverada, 
Brodln. Brodetto f Brodino? 
Brodin pel Coli dei CuocfU. V. 
Brodinétt. Dim, di Brodin. V, 
Bròdo. Brodo, La voce Brodo si usa da 
noi soltanto nella frase figurala 

Brodo longo. Lungherie, Lttngagno» 
le, Lungliezze — Broda, V, in Broeùd. 
In ogni altra frase usiamo firoe&d. K. 

Brodón Brodo succulento , corto , 

grosso, savoroso — Brodone nei diz. 

vale solo una specie dì spallaccio , di 

fascia umerale onde s^adorna il sajo. 

Brodós. Brodoso, Abbondante di brodo. 

lyi-sÙL robba brodosa, fig, V, Hòbba. 

Broètt e Broettìn. V, Brovètt e Brovettin. 

Brosù. Fruttéto — Si estende anche da 

parecchi , benché impropriamente , a 

significare Brolo o fendere^ orto dove 

è verdura , come accenna PAlb. enc, 

nella voce Bròlo — Dal Lat. Brolum^ 

Broeùd. Brodo ; e scherz. Peveradd o 

Sugo della pentola — Brodo di cdp^ 

pone 9 di pesce ^ di vipera ^ ecc. 

Broeùd die sa de nagotta o ch^el 
par acqua o bon de lava i pee. Bro^ 
do sciocco o dissavoroso ; e scherz, 
Jcqua pazza, 

Broeùd de scisger, scherz. Acqua di 
baloge (Vocoh, aretino in Balocio che 
cita i seguenti versi del Bellincioni 

« Ma or eh' e* nunapan tornau frittelle 
» £ acqua di baloge )a ▼eraaceìa w ) 

Brodo di cece? (Alb, enc. in Brodo)* 
Cosi chiamiamo per ischerzo la cioc- 
colata, e specialmente quella cattiva 
o troppo dilavata. Dicesi anche del 
caffè nero cattivo e annacquatOf 

Broeùd in tavolettinn. Tavolette di 
brodo {Gii, Enc). Brodo assodalo si 
per arte da esser secco e friabile. 



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BR<B ( I 

Broeud longh. Brodo annaequaio o 
lungo; 6 ^* Lungherìa* JLungàgnola: 
per es. Hin broeud lough che no me 
pìasen on beli nagoUa. Gli è giulebbo 
lungo che mi sa mnaro (Ceccbi Js^ 
• Muoio II 9 €),.L' indugio piglia vizio, 

Broeud rìstrett. Brodo corto o grosso, 

BroBud ììrM^.^illato» Quel che si trae 
dal' consumato di cappone ed altri 
ingredienti posti a stillare insieme. 

Andà in brosud de scisger o Andà 
tutt in broeud d^ttrborinn , come disse 
il Maggi Cons. Men. i45. f^. in Scisger. 

Gai|nna yeggia fa bon broeud. fig. 
y, in Gaijnna. 

Lassa sta o Lassa coeus yun in del 
so broeud. iig. Non cavare altri della 
sua bewi. Lasciare che altri si euocia 
nel suo brodo. 

Nega in del broeud. K Nega. 

Portaa per el broeud. Ghiotto del 
brodo, yagq del brodo^ e per ischerno 
Brodajo, Brodajuolo, 

Pù spesa del broeud di gnocch. 
Grosso quanto Vacquu d^ maccheroni? 
Densissimo, cho tien della poltiglia. 

Tirè-sù el broeud, fìg. Succiare, At- 
trarre a sé il fiato allorché si soffre 
o dal freddo o da alcuna percossa. 

Vess in del so broeud. Essere nella 
sua beva. Essere a no%%e^ Ciò che i 
Francesi dicono Cest mon vrai Jait^ 
^est mon vnd baloi^ c^est. en quoi je 
iriomphe^ c^est monforU 

Vess minga come a bev-sà on broeud. 
fig. Ifon essere come a sorbire un uovo. 
Non essere cosa da farsi a casaccio, 
o cosi facilmente. 

Vorè sta in del so broeud. Cuocersi 
nel sua brodo. Fare come gli spinaci, 
Broeud. y. cont. F, in Sùppa. 
Broeud. T. de'^MaceU. . « , . Ne^ macelli 
questa yoce rappresenta o Gambe o 
Testa o Ossa delle bestie macellate. 
Ona lira de broeud Una lib- 
bra di ossami siffatti. 
Broeùda. Broda. Peverada, Pappolata. 

Andà-giò la broeuda. Sbrodolare. 

Andà in broeuda. Andare in broda, 
Spapolare, Spappolare, Disfarsi, non 
si tener ben insiaaie. 

Andà in broeuda. met. Andare in 
broda o MI broda di succiole o in 
succhio. Imbietolire, V, in Scisgen 



55 ) BRO 

Fraa broeuda. Tortone, Minestrajo» 
Broeuda. met. Sangue, 

Tra broeuda. Far sangue per le ito- 
rici. Bompersi il sangue del naso» 
Uscir il sangue dal naso. 
Broeuda. fig. Broda* Brodiglia. Fanghif^* 
Broeùden. Lo stesso che Perètt. V. 
Bròf. F. Bròv- 
Bròja. y. Inbròja. 
Brojént. F, in Brugnoeù. 
Bròjo (Fa). Brigare* Far broglio o brolo* 
Brogliare, 

« E imbrQJMMl el Utin cont el tOMsm ■ 

» £1 fa l»rojo, e *1 4efp«nfft 

» Sene* saiF«gk«n taot el lò orvicUa. « 

(Brand. Bad. Men.) 

Broncà. v. conU dell'Alto Mil. Gridare* 
Schiamazzare, Fare scliiamazzìo. 

Broncà. Abbrancare. F. Branca. 

Broncón. v. bsTÌanz. Gridatore. Schiamazn 
zatore. Schiamazzante. 

Brontola, Brontolamént, Brontolòn, eco» 
Lo stesso cite Barbottà, Barbottàda» 
Barbottón, ecc. F. 

Brónz. Bronzo. 

Ave on temperament de brons o 
de ferr. Essere un uomo di fnro, 
cioè di tempera robustissima. 
Memoria .de hronz. F. in Memòria. 

Veas on bronz • Dioesi di 

cosa qualunque assai forte. 

Brónz in qualche parte del contado per 
Caidàr. F. 

Brónz. Mortajo di bronzo* 
Man del bronz. F, Man. 

Bronza, s. f. Campanaccio, F* Gìòoea. 

Brónp. s. f. fig. Fiso da pallottola, Fac~ 
eia tosta. 

Bronza Dar colore di bronzo 

Dal fr. Bronzer. ^ 

Bronzàa Che ha colore di bronzo. 

fironzètt. F. Brottzin(ó<ifle). 

Bronzln. Morlajo, Vaso di. bronzo in 
cui si pestano le materie per far là 
salsa e ^1 savore. I dizionarj chiamano 
mortajo questo yaso, n ch^ei sia di 
bronzo, o ch^e^sia di marmo o simi- 
le ; noi airoppostò diamo - un nome 
particolare al mortajo a seconda della 
materia di cui è fatto, e lo chiamia- 
mo Mortee s** è di marmo , Bronzin 
s^è di bronzo, e Pirotta s'*é di légno. 

Bronzin. Bomano. Piombino, Sagomm, Il 
contrappeso della stadera. 



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BRO (i 

JBrontiii o Bitmzètt dicono fig. i contadi- 
ni brianz. a una Botte di doghe grosse 

■ e perciò saldissima, 

JBironzin. add. 7\}sto, Abbronzato, 

Faccia bronzinna. Faccia tosta. Viso 

. da pallottola. li dia. ha Faccia bronr 
Zina per faccia abbronzata, ulivastra. 

Bròsc. T. de'^Calzett Lungo 

pernio di ferro che entra perfori 
della bara-^-lotton e delle onde d''im 
telajo da far calze ^ il quale serve a 
facilitarne i moviinenli. 

Brosciùra. InJUzaturai^iior.y Zaoob. Diz.). 
Nome di quelle stampe di pochi fogli 
i qnali soglionsi cucire insieme con 
un solo punto, e che perciò molti 
dicono anche Puntata. 

•Vesti su Taria di brosciur frames , 
fu detto per Scrivere con disinvoltura, 

S Toj, •« pose, 8Ù v«rs 14 milaaec 

Vestìj su l'aria .di brosciur franse». (BaLBim.) 

Brosciùra (In). Alla rustica. Dicesi di li- 
bro legato senza raffilarlo nelle mar- 
gini. Dal francese Brochure, 

Bròssa. T. de'Cappell. Brusca? Spàszola. 

r Arnese col quale si ripulisce il pelo 

• ne*^ cappelli. È di più specie: le prin- 
cipali sono: 

Brossa dura. . . • . . Spazzola che 

r^> viene adoperata . da quel lavorante 

che dà forma al cappello (dal prò- 

" prieur) per avviarne il pelo uscito 

che sia della lisciva. È queUa che i 

Francesi dicono Brosse rude. 

Brossa molla Spazzola fatta. 

con setole di cignale che viene ado- 

• pcrata per dar lustrore al cappello. 
È la Brosse à lustrer dei • Francesi. 

firòssa v.'èontdeWAito Mil,perhròssoÌ9L,V. 
Brossajoeù e Brossajoeùla. Bollicina. Bol- 
. lioella. BdUcola. 

Tutt a brossajoeù. Bollicoso. 
firossajolln. Bolliciàttola. 
Bròssera 2 (che i cont. hr. dicono Cottola). 
«Bròssola S Bruzza. Bolla. Brozza^ e più 

spesso Brozze nel numero del più. 

Cosso. Piccolo enfia tello cagionato per 

lo più- da umori acri* 

Fa d''ona bresaola on bugnon. fig. 
- Far di una bolla acquajuola o di una 
'- bolla un canchero o un fistolo. Vale 

di un picciolo disordine farne uno 
'' grandissimo. 
Bròssola. T. de^Eicam. Bròzzola. F. Bròcca. , 



56 ) BRO 

Bròssora per Sbròsciora. F'. 

Bròv (o firòf o Bròvo) Questa 

voce sentesi ne* colli briantci; venisse 
mai con tutta la sua discendenza dal 
gr. jSpuov musco {teppa)? 

Robba de brov Merce di 

. bella apparenza ma di poca o catti- 
va sostanza; quasi a. dire merce che 

. liscia , che piaggia le gemi e le svan- 
• taggia come ogni altra piaggeria. 

Bròva Nei contorni di Varese 

equivale a ciò che in altre parti del 

. Milanese si chiama Tóvo^ Sovénda^ 

. Traccia^ /^ga. A^. quest'ultima voce. 

Brovà. Accarezzare. Piaggiare. Insapo^ 
nare. Muinare. Lisciare. Ligiare* 

Brovà. Giuntare, Frappare* F» im Bolgirà. 

Brovà. Pulire» 

Brovà. Inumidire, 

Brovà. T. de^ Vigna juoli. .••... Ri- 

' pulire la vite da ogni seccume. Come 
in primavera si ripulisce la vite dai 
germogli inutili col Mognà Bipulire o 
Ripigliata o Riprendere e Remognà 

. Bipulire per la seconda volta ^ cosi 
neir invernata si ripulisce(^ròva) dai 
tralctuzzi, surculi, viticci secchi che 
dannosamente la ingombrino — In 
qualche parte dell* Alto Milanese per 
Brovà intendono anche Potare. Cosi 
per es. a Montorfano hanno per det- 
tato che Chi gh* Ila la vigna sova in 
tra marz e aprii la brova^ cioè è in 
tempo a potarla in qua* due mesi. 

Brovà. Bi/ar le carni. Lo slesso che Fa 
tra on buj. F. in Bùj. 

Brovà la seda. .v. br. Sbroccare, F. in Cóo« 

Brovadur. Moiniere, 

Brovadór. Giuntatore» Frappatore, 

BroTadóra. T. de* Setajuoli. . . • Ordegno 
da sbroccare(2rr0i'à) la seta. 

Brovadùra. .... « La broda de* cavoli, 
1* acqua in cui bollirono i cavoli. 

Brovàzz. V. br. proveniente da Broeà 
(brolo).. Frutteti. 

Brovazzoeu. v. br; . • • . Picciol frutteto. 

Brovètt. Broletto, Cosi chiamasi il palazzo 
comunale della nostra città. Foi^e dai 
lat. Brolum^ perchè ivi fosse antica- 
mente un qualche frutteto o verziere. 
Anche oggidì si tiene mercato di ce- 
reali i castagne , ecc. nel maggiore 
dei cortili di questo antico palazzo 
del Carmagnola. 



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BRU (I 

BroYètt.inet. Subisso, Dihudo. Nuvolo, 
Mercato, Gran quontiti. V, Sfragéll. 

Brèvo e Robba de brovo. K in Bròv. 

Brùcc» Bricco, Ciuco, V, Àsen. 

Coo de brucc. fig. Capo d'assiuolo. 
Capo di bue. Capo di castrone. y,in Cóo. 

Brùcc. Cavallo, Jtonzìno. 

Brùcc. À Como è sinonimo di Quattràss. K 

Bniccèll o Borcèll , e al pi, Bniccèj . . . 
Nome che si dà sul lago di Lecco » e 
nelle vicinanze a quelle navi che noi 
in città chiamiamo Barcón. F', 

Brugaroeùla. Jd, d* Èrba. K. Sanguinèlla. 

Brùgh ( che in alcune parti del contado 
è detto anche Brisón). Scopa o Stipa 
in genere, e doltrin. Erica. Il nostro 
Brugh comune però è propriamente 
la Scopa meschina, Greccìùa. Crecclùa' 
Surcelli. Pianta che cresce nelle terre 
incolte e sterili, detta dai Fr. Bruyère 
e dai boi. secondo le varie sue specie 
Erica vìdgarisy E, purpurascens^ ecc. 
— S^adopera da alcuni in vece della 
frasca pei bachi da seta. 

Brughéra. Scopeto. Stipeto. Terra sterile 
ed incolta dove fann» le scope o le 
stipe (enrcAe diverse). Anche i Fr. la 
dicono Bntyère, Varj nostri scrittori 
di statistica ed economia usano la 

. voce Brughiera; ma a quanto parmi 
sensa necessità, giacche le due voci 
toscane su riferite corrispondono ap- 
pieno alla nostrale , se pur noti fosse 
che negli Stipeti del Lucchese e d** al- 
tri paesi di Toscana cresce la Stipa 

. alta , cioè T Erica arborea ,. la quale 
non fa, per quanto io sappia, nelle 
nostre ^nigAiere;. ma quella diversità 
negativa non esclude T eguaglianza 
positiva dell^ esìstere le scope o stipe 
in queste e in quelle — Gli scopeti 
in cui sono radissime le scope si 
possono anche dire Lande. 

Lassa andà a brughéra (on terren). 
Lasdeure a sodaglia* Trasandare. Lon 

• sciare insalvatichire. 

Pari o Vess ona brughéra. Essere una 
grilla ja. Diccsi di terreni trasandati. 
Te podet andà, o vero Va on poo 
su la brughéra de Gallaraa. Al diavol 
t'accomando? Esclamazione che usia- 
mo cogr indiscreti d'^ogni genere» 

Brùgna. Prugno. Susino, V albero che 
ùk le susine. U Prunus domestica Un. 



57 ) BRU 

Brùgna. Prugna,Susina. Frutto del «usino. 

Brugna andada in erhwn.BozzaDehio. 

Brugna azerba. Susina stro»xaioja, 

Brugna catalanua. Susina .simiana 
o semiana. Frutto del Prunus dome- 
stica maximianahìn, 

Brugna de la reginna o Brugna 
reginna. Susina Claudia. 

Brugna del pret. y, in Pr^ 

Brugna gialda. Susina giallina. 'fra 
noi è tondetta e non tanto grossa, e 
viene a maturanza sul finire del giugno. 

Brugna grassinna. • • . Sp.d'^anìosciaa. 

Brugna guggella. v. br. Susina diac^ 
dola o campana? Il frutto del Prur 
nus domestica clavm efigieìlich. 

Brugna massinna. Susina amoscina, 
o ass. Amoscina. Frutto del Prunus do^ 
mestica damascena 9 e fra noi per ec*- 
celle nza VAmoscina nera^ cioè il frutto 
à^Prunus domestica hungaricaUesfont, 
£ tonda, di buccia nera col fiore, e 
matura sul finire di giugno — Ve ne 
ha anche una varietà di buccia bianca. 
* Brugna mirabolanna. Susina ndra- 
bolana. 

Brugna pernigonna. Susina pemico^ 
no? Sp. di susina grossa, tonda, nera, 
che non vicn a maturità sulla pianta. 

Bragna reginna. y. più sopra, 
. Brugna salvadega. Susina saivatica. 
Specie di susina tonda, nera, che 
si raccoglie di settembre. 

Brugna sanclò. Susina della regina 

• Claudia detta la rotonda. Susina dbu- 

* dia grossa, rotonda, quasi simile alla 
meliaca , e di color roseo chiaro. . 

Brugna sangiovann. Susina sangio- 
vanni? Susina sampiera? È tonda, 
gialla , e matura in giugno. 

Brugna sciresa. Susifia ciliegia o 
ciriegia? Fra noi è tondetta e nera; 
matura in luglio. 

Brugna spinna. Susina agostina? 
Frutto del Prunus domestica augu- 
stana Cses. Tra noi è nera , piccioletta, 
e viene a maturità nell^agosto. 

Brugna verdazza. Susina verdacchia. 
Specie di siuina cosi detta dal suo 
• colore verdastro, cioè la Prunus do^ 
mestica viridacea Cms, 

Gervellaa de Monscia Sp. di 

susina giallognola, grossa, bislunga, 
. assai carnosa e di dolcissimo sapore — - 



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BRD ( I 

Oltre alle qui nominate i Toscani an- 
noverano molte altre specie di susine « 
«come Sasina albicocca, amorosa ^ ja- 
copa^ moscadaf mirabella 9 maglia- 
nese^ sanese^ ecc., le quali credo 
poco o nulla conosciute fra noi. 

Avegh ona brugna al cuu. fìg. Ave- 
re una pollezzola di dietro o al fo- 
rame^ Avere una cusoffiola. Avere un 
porro dietro via. Avere il fuoco al 
culo •— • In senso più rimesso direbbesi 
Avere un o Stare con un cocomero in 
corpo 9 cioè in dubbio*, in pensiero, ecc. 

Tacca ona brugna al cuu. fig. Fic- 
care un porro dietro via^ o al fora- 
me. Dare una cusoffiola. Ficcare una 
cusoffiola o una pollezzola di dietro, 
Arrecai*e alcun pregiudizio ; e tra noi 
anche Citare in giudizio al criminale. 
In senso meno esagerato Mettere o Cac- 
ciare un cocomero in corpo ad alcuno. 
Brùgua. Camposanto. Così chiamasi negli 
spedali quella sala in cui si depongono 
i morti per tenerveli sino al momento 
in cui vengono trasferiti al cimiterio , 
ed alla quale per lo più è annessa 
qualche stanza ove si fanno le sezio- 
ni anatomiche de^ cadaveri. A prima 
giunta la voce Camposanto contrap- 
posta alla nostra Brugna non parrà 
corrispondente per 1* equivoco che ne 
nasce con camposanto in senso di ci- 
mitero; ma io posso assicurare d''a- 
vere ocularmente osservato che quella 
stanza che nello Spedale di Santa Ila- 
ria Nuova di Firenze chiamasi Campo- 
santo f corrisponde precisamente per 
ogni rapporto alla nostra Brugna ; ed 
a corroborare questa mia assenùone 
concorrono i testi seguenti : 

« Polmoni affetu, e fegati sbaraglia 

m n naeeUaro. Andiamo in Camposanto, 

» E Todrem sa il ohirargo a lui si agguaglia. » 

( Sacc. Rim. ) 
« La sera del 16 aprile X773 nel Campo- 
9 santo di Santa Maria Nuora aprimmo il ca- 
1» daTere di una donna morta di male can- 
» ceroso nel petto. » 
* (Nannoni, trad. di Sharp nella nou alla p.ioi/ 

Andà a la brugna. Andare a Par 
irasso o al cassone. F". in Cagaràtt. 

Faccia de brugna. Fiso o Faccia 
da morto — Avegh ona faccia de bru- 
gna* Mostrar nel viso pallidezza di 
morte. Esser cadavcroso o cadaverico. 



VV9VO, Mi 

3la. > 
uera. j 



Bernòccolo. Bitòrzolo, 
Ronchio. 



58 ) BRU 

Spuzsè o Savè de brugna. Pwtzar 
di becchino (Gìgli Reg. byg). Avviarsi 

. per le poste, Essere via là via là, 

Brugnòcca 

Brugnòccola, 

Brugnòcquf 

Brugnoeù. Prùgnola, Frutto del prugnolo. 

Brugnoeà ( Spin ). Priignolo, Susinello, 
Pianta detta Prunus spinosa da Lin. 

Brugnoeù. Ad, di Pòmm. F, 

Giugà a fresch i pomm brugnoeù 
{che altri dicono Giugà a quest i pomm 
brojent). .... Specie di giuoco che 
per lo pili si fa come segue: varie 
fanciulle si uniscono e formano un 
cerchio; in mezzo a questo vanno 
due di tsse^ e facendo più salti, si 
mettono a canterellare una loro can- 
zoncina che per lo più suol essere 
Quest i pomm brojent, 
. Maridaremm la bella fia , 
Se ghe mett on did in bocca. 
Le fa mal i dent, 
Quest i pomm brojent. 
Finito il canto, tutto il cerchio si 
dà a correre; le due cantatrici pro« 
curano di prender posto fra quelle 
del cerchio; e quelle altre due fan- 
ciulle che in vece loro rimangono di 
fuori all^arrestarsi del cerchio stesso, 
vengono messe in mezzo, e ricomii^ 
ciano il giuoco. 

Brugnòn. Susina osinocela? Sp. di pru- 
gna rossa, grossa, bislunga, atta a 
seccarsi come la provenzale. 

Brugndn. Musomo. Crojo. F. Rustegón. 

Brugnón. ^iasiirro(*fior., Pan. Poet. xxxv, 
9, e Pac. V, 98). Nome di disprezzo 
che si dà agli osti, ai castagna) ed ai 
vinajoli tra noi quasi tutti forestieri. 
Nella Guida delPEducator» di maggio 
1857 (pag. 80 Letture) trovasi Bozzurro 
in questo significato e come voce di 
origine straniera. Ne^pochi di ch^io fui 
a Firenze mi pavve sempre udir Buz- 
zurro ; e la testimonianza del Pananti 
e del Resini m"* indurrebbero quasi a 
credere che il mio orecchio non sia 
andato errato (se non fosse che le 
stampe da me viste di que^ loro poe- 
mi furono eseguite fra noi ), e a cre- 
dere che la voce Buzzurro sia d'acri- 
gine toscana e derivata da Buzzo ^ co- 
me Peccione da Feccia^ ecc« 



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BRU (I 

Brugolósa.'Y. brìanz. Lingua di bue. Bop» 
rana sali^aUca» Erba di due sp. detta 
bot. Anckusa italica^ e A, officinalis. 

Brulé (o Via brulé). Ippocrasso? if etiare? 
Vino bollito con entro zucchero f can- 
nella e altre droghe. 

Brulla. Biodo. Giunco da stuo/e. La yoce 
è moderna fra noi, e ci venne dai Ve- 
neziani i quali chiamano BnUe o Bru" 
lini tutte quelle cannucce che i botanici 
distinguono per Stipa tenacissima 9 
.Arando arenaria, Scirpus palustris, ecc. 

Bruna. F* Bernài*da. 

Bi*ùna Sp. di cuojo di capra 

o di vitello lavorato in nero. Il Cuir 
frronx^ dei Francesi che usa per iscarpe. 

Brunèll. Brunellino, Sp. di stoffa a man- 
dorla , di cui si fanno panciotti , ecc. 
ed anche scarpini gentili per le donne. 

Brunéngh. add. Bruno, Buiccio. Cioè non 
illuminato da luce. Aria brunenga» 
Ora brune nga. Aere bruno o Aurafo* 
scUf Ora bruna o buiccia. 

Brùs. Bruciaticcio, Abbruciaiiccio, 

Savè de brus o Ciappà el brus. 
Sentir di bruciaticcio o di leppo, 

Brùs. met. Baco? Amoratzo. V, Bruseghln. 

Toeù-sù on brus per vun o per vunna. 

Cuocersi, Gocciolare, Girare, Ingattire, 

Intabaccarsi, Innamorarsi fieramente 

di alcuno, f^. anciie Còtt e Cottura. 

Brùs Nome di due malattie del 

riso in vegetazione procedenti da trop- 
pa grassezza del terreno , da scilocchi 
notturni, da mancanza di pioggia ai 
tempi opportuni, dagli alidori estivi. 

Brasa Ognuna di quelle com* 

messure o di quelle linee trasversali 
che segnansi a certe distanze nel Moni 
o in altri simili giuochi. 

Giugà a la brusa. Fare a verga{*ùor,) 
Giuoco che si fa gettando in aria delle 
monete, le quali cadendo sopra un 
mattonato, vince colui la cui moneta 
è più lontana dalle commessure dei 
mattoni, le quali chiamansi Brus; e 
il cadere della moneta su queste com- 
messure dicesi fra noi Andà in drusa, 
Bestà in brusa. ùg, Binumere sca- 
ciato o smaccato, 

\esa in brusa de fii, di, o simili. 
Esser in bilico o sul curro o a tocca 
e non tocca. Essere in sul crollo della 
bilancia^ ed anehe Indugiarsi o Hi- 



59 ) BRU 

darsi o Giungere alla sgocàio'laiura o 
alPolio santo. Essere sul tapolellù o 
sull'ultimo tegolo* 
Brusà. Bruciare, Abbruciare, 

Brusà come on fosugh. y, Fctògh» 
Brusà de la vergogna. f^« VergdgDa< 
Brusà del cald(per iperbole), jilh» 
bruciare dal caldo, 
Brusà el pajon. F, in Pajón. 
Brasa el stomegh. Avere incendilo* 
Brusa ginée o sginée o sgenée. f^* 
Sgenée (cioè gennajo), 
Brusà i oeucc. F. in (EùcCt 
Brusà r pignatL y, in Pignatta. 
Brusà ona cà, o sim. Metter fuoco 
a una casa. Incendiare una casa, 

Brusà via. Andar via a ruba. Dicesi 
di merce od altro che abbia grande 
spaccio. I Brianz. dicono Porta per 
ari o Brusà per ari. 

Brusà via la boggia Tracciare una 

pallottola con tanta maestria che spa- 
risca come un lampo dal posto dov^era. 
Bnisass i pagn. Infuocolare, 
Brusass i pel. AbbrusHarsi, Abbrur 
ciacchiarsi. 

Giacché la cà la brusa, scoldenw 
mes anca nun, F, in Cà. 

L^è on so che brasa. J^ un soie 
che abbronza o che arrostisce, 

Robba che brusa via. CàusHeo e 
ant. Arsivo, 
1irìisà,Alidire, Arrabbiare, Dìcen di bia- 
da, grano od erba che siano ancora 
sopra la terra e si secchino prima del 
tempo debito per nebbia o caldo. 
Brusà. Frizzare, Mordicare, Cuocere, Di- 
cesi del dolore che cagionano le materie 
coiTosive poste sugli scalfitti e simili, 
Brusà. Arder di brama. 

m, Bmfti anmi , per di el tnemr giiut , 
n De Tegm a U conclasion. » (Porta Kùne). 
Brusà {che anche dicesi Dori el venter). 
Cuocere, Scottare. Dispiacer molto, do- 
lere assai checchessia. Oh questa la 
me brusa. Oh éfuesta mi cuoce o mi 
scotta — Se la ve brasa, mettigh ona 
pezza. Chi l*ha per mal, si scinga. 
V, in Pèzza. F, anche in Brùsch. 
Brusàa. s. m. Inarsicciato, Innarsicciato* 

Segno d* arsione. 
Brusàa. T. d**Oref. s. m. Calìa, 
Brusàa. Bruciato, Abbruciato, e in istile 
sublatinò Inasto. Arso dal fuoco. 



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BRU 



( 1^0) 



BRU 



Ave i Uyor brasaa del frecc. Avere 
ie labbra abbrustolite. Avere i ràfani 
alle labbra. 

Bnisàa. Afato. Agg. di Frutto rovinato 

• dalie nebbie o dal soverchio caldo. 

Bnuàa. Arrabbialo, Agg. di Vivanda 

' colta in fretta e con troppo fuoco. 

Brusabócca. Erba pepe, Cuoeictdo (Targ. 
Ist.)oIl Pdxgomtm hydropiper de* bot. 

Brusacantón. fig. TagliacanionU Sgherro. 

' Bravo; e in gergo Bresciano. 

Brusacóa. T. de^ Manisc. Abbruciacoda, 
Bruciacoda (Diz. art.)* Ferro rovente 
che scappi] ca alla coda de^cavalli dopo 
che fu tagliata per istagnarne il san- 
gue. È il Brulequeue de^ Francesi. 

Brusàda (e secondo paesi anche Brusi- 
va o GhiEzoeù). V. cont. Stiacciata. 
Schiacciata, Pane soccenerìccio. Pane 
fatto di pasta di grano turco . abbru- 
stolala in pochi minuti e le più volte 
mal cotta. Nella pasta intridono spesso 
finocchio» cipolle, uva o simili. La 
Brusada di grano è detta con parti- 
colar nome Fugàscia o Fugascìnna in 
campagna, e in città Carsenza. 

Brusada con dent i iigh ( voce e 
usanza brianzuola). Pan ficato. 

BrusadélL \ v. cont. Stìacciatina. Quac- 

Brusadèlla.f cino. Soccenerìccio. Panelli- 

Brusadm. f. no sull'*andare della stiac- 

Brusaèll. ) ciala cotto sotto la cenere. 

Brusadìzz dicono verso il Lodigiano per 
Imbrascadùra. K 

Brusadònna. StiaccitOona {Tancia IV ^^> 

Brusadùra* Bruciatura, 

Brusajoeù per Brusadèlla. V, 

Brusalàsen. Stoppione. Astone. Scardicelo^ 
ne. Scardaccioni (TsLrg. Ist.).Sp.di car- 
do campio ch''è la Serratala arvensisL. 

Brusapajón. Gabbaloste (Lai. En. trav. 
IV). f^. Mangiacapàra. 

Brusapignàtt. Guatlero. Guatteraccio. 

Brusascés. y. in Parascioeùla. 

Brusattà. Abbrustiare, Abbronzare; e an- 
che StrinareCUìsc.9 e Tomas. Sin. p. 1 2) 
— Abbruscare è Tabbruciacchiare con 
fuoco di paglia i peli vani di un 
cappello. 

Brusattàa. Abbronzato. Strinato — Abbru- 
scato — Inarsicciato. Innarsicciato. 

Bruscà-sù. Rampognare, Trattar dura- 
mente o brusco. Anche i Francesi di- 
cono in queslo senso Brusquer. 



Brùsch. Brusco. 

Compagnia brusca, y. in Compagnia. 
I brusch. Le brusche. Le maniere 

. brusche; i castighi corporali. Se no 
var i bonn, drovaremm i bnisch. 
Se non otterrem colle buone , ricorre- 
remo alle brusche. 

Somejà brusch. Parere agro od ostico 
o crudo. La me someja brusca, la mi 
pare agra. Non la so tnandar giù. Mi 
è un agrume' Non la so inghiottire. 

Bruschètt per Fonsgìn (ma/e). K. 

Bruscitt. s. m. pi. . ... I Bustesi chiamano 
cosi un certo loro intingolo di carne 
vaccina minuzzata e condita con bu- 

. lirro, aglio, spezie, finocchio e vino. 

Bruscón Quegli agrori (per 

dirla con una voce che parmi aver 

. udita in Toscana) che* si sentono 
sullo stomaco per efifetto di troppo 
lenta e malagevole digestione. 

Biniscón. v. cont. br. Cardo asinino. 
Cardo latteo. Cardo macchiato{Jwrg, 
Diz. hot.)- Quella pianta che i hot. 
chiamano CardiuiS marianus maculatus. 

Bruscón. Agrifoglio. Alloro o Lauro spi- 
noso, y. in Àgher. 

Bruscón per Spongiaràtt. K. 

Brusécc {che altri dicono Manna). Afe/rane. 
Spruzzaglia o Pioggia adusta che cade 
talora nei tempi caldi e riesce un ve- 
leno pei prodotti della campagna nei 
quali induce là malattia detta Bug-- 
gine e latinamente Rubigine* 

Brusècc. Siccità. Seccore, Arsura. Alidore, 
Seccìiericcio. Mancanza di pioggia. 

Brusècc. V, e, br, pel nostro cittadinesco 
Brusor de stòmcgh. P'^, 

Bruseghìn. Cociore — Fòmite. Fomento — 
Passione. Amoretto. Amorazzo. Il hru- 
cior deW amore* Il ctdabron d* amore, 

Brùso. Foce usata nelle frasi seguenti : 

Hoo ciappaa on bruso. Nulla ebbi. 

Non ne cavai tuta vii glùarabaldana. 

Nanca on brnso (o Nanca on pelo). 

Né lisca né calìa. Nulla affatto. 

No daghen on bruso d'Iona cossa. 
Non ne dare un fndlo, un lupino y 
una stringa^ uno straccio^ un* acca. 

Noi darav via on bruso. E!" non 
darebbe del proferito. JST non darebbe 
fuoco al cencio o bere a secchia. 

Brusoeùla. Lo stesso che Cotelètta. y. 
Cortèll de brusoeùla. y. in Corlcll. 



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BRU (i 

Brusón Malattia del rìse a cui 

soggiace in tempo della spigatura. 
BiroH la chiama Buggine, È detta Ca- 
rolo nelle rìsaje ostiglieli e veronesi. 

Brusór. Bruciore, Cociore. Arsura , e cott 
voci antiche Arsione e Ardura, Dolo- 
re che è cagionato dalla scottatura. 

Brusór. Frizzo. Frizzore, Dolore in pelle 
che cagionano le materie corrosive. 

Brusór. Cocimento. Frizzamenio. Dolo- 

' retto cui dà origine il troppo grat- 
tarsi — Pizzicore n' è il grado mo- 
derato. 

Brusór de stomegh. Ineendiio. Acidume, 
I cont. br. dicono Brusòec, 

Brusór 4*orinna. Ardor d'orina. Frizzore, 

Bnisorént. Bruciante. Abbruciante* Caur 
sticOf e anticamente Arsi^fo. 

Brùsti. s. m. T. d^Oref. Setola. Spazio- 
lino di fili metallici che usano per 
ripulire i lavori d'oro, d'argento, ecc. 

Brùstia. Brusca. Bussola. Spazzola da 
cavalli che anche i Provenzali chia- 
mano Brusti, 

Brùstia di pagn. K. Scovètla. 

Brustià. Bussolare{GìOT. agr. Vili, i56). 
Ripulir colla brusca i cavalli. Anche i 
Prov. dicono in questo senso Brustiar. 

Brustià. T. d'Oref. Setolare. 

Brustiàda. Colpo o Bipassaia di brusca 
o bussola. 

Brusti&da. met Malanno^ cala- 
mita , sinistro qualunque a cui alcuno 
vada soggetto. V. Boràsca. 

Bnistiln» Spazzolino. 

Brustoli. Abbrustolire. Brustolare, Abbru- 
stolare. Abbrostire. V. Tosta, &*u- 
sattà, ecc. 

Briistolidtira. Abbrostitura, Incòtto. 

Brustolti. Brustolato. Abbrustolito. Ab- 
brustolato. Abbrostito. Arsicciato. Biar- 
so — e pari, di Terreno Confetto, 

Brùlt. Bnato. De/orme. Làido. Contr. di 
Bello — Divenir brutto dicesi Imbrut" 
Urei Bimbruttire ; lo stato d Bruttezza 
o Bntllura , e con voce . ant. Brutiore. 
Ave el cnu brutt. Hg. F. in Cùu. 
Bmtt come el diavol o come el 
peccaa mortai o Brutt de coeur o del 
ver coeur. Pili brutto che il peccato 
(Lasca Spirit. Ili, a). 
Bruft maa. r. in Màa. 
Brutta de per tutt. Bmltissima. Be- 
fana. fU'fanaccia, Brutta per sei befane, 
rol. */. 



6i ) BRU 

FaOa brutta. Farla brutta o sporcò» 
Fare altrui un'azion poco lodevole. 

L'è pceu minga sto hrutt« Non è il 
diavolo. È manco brutto che non isti" 
mova. 

Mettela brutta. Mettere nel pensar 

tojo alcuno. Cacciare un cocomero in 

corpo ad uno — Bidtirre a mal partito, 

Vedella bruita. Trovarsi a mal pwr^ 

tiio. Essere in cattivi termini. 

Vedessela brutta. Federe la mala 
parata. Prevedere d'aver a correrà 
alcun grave pericolo. 

Vegni ai brutt* Fenirt alla peggio 

o aUe peggiori del sacco ^ cioè al 

maggior s^no di discordia o rottura* 

Brùtt Brutto. Bruttato. Sucido* Sporco. 

Imbrattato. Insudiciato. Sozzo. Suzzato» 

I pagn bruti. F. in Pàgn. 

Sta tapezzaria l' è pur anch bella ; 

peccaa che la sia insci brutta. È pur 

bella^ è pur vistosa questa tappezzeria; 

peccato ck ella sia cotanto imbrattata. 

In una Novella il Sacchetti parla di 

lenzuola domandate bianche e date 

sucide che hanno aflmità col nostro 

ambiguo brutt per sucido. (che. 

Brutta (la) s. f. Minuta delle belle scolasti- 

Fà la brutta. Fare il disegno ^ la 

minuta 9 l'abbozzo. 

Fa el dover in brutta. Fare la mi- 
nuta , ^abbozzo del compito di scuola. 
V è anmò in brutta affacc. È appena 
abbozzaticcia. 
Bruttacòpia. Minuta. Bozza di scrttttùra 
da mettersi poi in pulito. 

Véss bruttacòpia de vun 

Scimmiare malamente alcuno. 
Bruttebón. F. Vèr. 
Brultin. Bruttuccio (ìiiOn. la Fed. I, 9). 

Bruttacchiòlo. Alquanto brutto. 
Bruttinèll. Bruttacdiiòlo anzi che no. 
Bruttlnna. BruttacMòla. 
Bruttmàa. f". in Màa. 
Bruttón. s. m. Bruttissimo uomo. 
Bruttón e Bruttònna {per improperio). 

Sozzacelo. Laidaccio^ e simili. 

Bruttònna. Bruttissima donna. Befanaccia. 

Bruttùra.^o stesso die Brutlmàa.f^.in Màa. 

Fa vegni la bruttura. Far svegliare 

i vermini{* io9e.). Incutere gravissima 

paura. Un poeta pisano disset 

« In ciuì dir sì torro le rimira , 
» Che «joati » tolte i ▼«rni »i •▼rgUaròw n 
31 



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BUD ( I 

Bruttura Malsania abituale a 

cui vanno talora soggetti i bambini » 

per la quale ingrossa loro il ventre , 

ingialliscono, e indozzano malamente, 

restando come inerti e mal atti a 

- muoversi e andare in volta. NelPAlto 

Mil. i contadini la dicono Poltrbgna , 

• e scioccamente la credono strega tura , 

mentre altro non è che effetto di latte 

malsano, o di troppi o cattivi cibi. 

Bruttura per Onòld(carbone dei grani), y. 

Brutìiss (A la) Specie di moda 

nella capellatura, e vale all'usanza 
di Bruto» Melch. Gioja nella Scienza 
del povero Diavolo^ p. io5, usò Alla 
' Brutus — Nel secolo scorso coda, 
. borsa, parrucca in tutta Europa 4 nel 
secolo attuale gli abitanti di quasi 
tutta TEuropa hanno confinati nella 
pettiniera tutti quegP impacci , e com- 
pariscono tosoni 9 o sia pettinati alla 
Brutus 9 ora zucconati e bertoni^ cioè 
. rasi al vivo , ora colla fantasia , coi 

ciuffi e coi cerfuglioni. 
Bùba. Bubbola. Uccello cappelluto, di 
color tanè, che è V Upupa epops Lin. 
Bucòlega. scherz. Buccòlica, Boceòlica, 

Il mangiare. 
Budèll. Budelle, Budella parlandosi di 
quelle delle bestie da macello, le 
quali budella si vendono fra noi a 
. misura di Spàzz V.*^ ì nomi che si 
danno loro sono: 

Budell drizz o dritt o SiJsizzon o 
(nelle vitelle) Budell gentil. Jl Retto ^ 
e con V. a. Logaóne 

Culatta 

Bondiana o Muletta. Il cieco 
Grespon. // colon 
Budell stort o tòrt 
Sottcrespon? comune 
Scorzon? dtufdeno 
Filze tta? digiuno 
Basgietla? ileo 
V, anche Buèll e Busécch. 

Budell de bè o Basgiett. Minugia, 
Minugio\ al pi. le Minuge, 

Budell del bomborin. y. Imbrazzàa. 
Budell gentil. Lampredotto. Così di" 
cesi r intestino retto delle vitelle , 
quando è ridotto vivanda. 

Ona motta de budej. Budellame, 

Budget (o Budsgé) Conto di 

rentiito e spesa presupposto. Voce 



mie- 
stini 
crassi. 



intesimi 
tenui. 



62) BUF 

venutaci d^ Inghilterra perla Francia, 
propria già della sola zienda deUo 
Stato, e passata poi nello stil famiglia- 
re e scherz. anche alla zienda privata. 
Buèll. Budello; e in istil nobile dot- 
trinale Intestino, Al plur. I buij. Le 
budelle. Le budella. Gl'intestini. Le 
intestina 9 e anticamente Le intestincm 
Dividonsi in crassi e tenui* Il retto , 
il cieco , il colon sono de^ primi ; il 
duodeno 9 il digiuno j V ìleo dei secon- 
di. Gli anatomici conoscono cosi gli 
intestini deiruomo; tra noi chi non 
è anatomico non conosce che il retto 
sotto il nome antonomastico di Buèll ; 
becca j, pizzicagnoli, ecc. li conoscono 
tutti, ma sotto altri nomi, dei quali 
vedi in Budèll e Busécca. 

Vess el scisger di soeu buej. Essere 
il cucco d'un tale^ e recipr. Aifcr tenero 
il budello per alcuno, r. in Garoeù. 
Buèll (per antonomasia). // retto. Intesti" 
no retto ; con voce scherzevole Budèl 
CM/are( Burch. Son. 228); e con voce 
antica Logaone. I contadini brianzuoli 
lo dicono la Busecca mastra, 

Andà giò el buell. Cascar le budella. 
Ave el buell invers. fìg. Aver la 
luna a rovescio. Aver le patumie, 

Indrizzass el buell e Indrittura de 
buell. y. Indrizzass e Indrittura. 

Vt&s scisger e buell. fig. Esser co^ 
me pane e cacio ^ come passeri e co- 
lombi 9 come carne ed unghia, 
Buellln. Budellino. Dicesi parlando di 
bestioltne piccine , come uccellini e 
simili. Quella tenui delle pecore , dei 
porci, ecc. diconsi Basgiett, 
BùfF. s, m. Buffo, Personaggio che nelle 
rappresentazioni sceniche fa il buffone. 
Nelle commedie chiamasi volg. Servo 
sciocco'^ nelle opere buffe Parte buffa^ 
Buffo , Primo Buffo ,. Secondo Buffo, 

Fa el buff. In generale 

dicesi di chi nel vestire , nel canmii- 
nare, nel gestire, nel favellare esce 
ad arte per qualche modo dal far 
comune , e riesce sguajato , disadatto , 
svenev olone — Talora anche a colui 
clie metta checchessia in canzona , e 
ciò artatamente per ischermirsi dal- 
Tagire o rispondere da senno, dicia- 
mo: Voi, fa minga ci buff nén! ferfi 
sotto Buil'óu. 



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BUG 



(i63) 



BUG 



Buffe. Buffetto ? Credenza ? Désco molle ? 
Tavola su cui sono imbandite le vi- 
vande da servirsi a mensa ; le più 
Tolte si dice dielle imbandigioni di 
vivande fredde usate nelle veglie 9 
ne^ balli, ecc. 

BufTdn. Motteggiatore» Burlone, Burliero. 
Beffatore- Corbellatore. Berteggiatore, 
Beffeggiatore ,* e in gen. anche Buffone, 
Fa el bufibn. Fare azioni buffone^ 
scke, ridicole. Far lo scurra. Jgir 
buffonescamente. Bttffbneggiare. 

Fa minga el buflon o el buff ve. Non 
mi fare il buffone t;e% Bada a 4piel 
che fai , Non la mettere in burla , Non 
pensare che questo sia uno scherzo vé^, 

Buffon. Sguajato, 

Buffon à. Buffoneggiare 9 e ant* Buffonare, 

Buffonàda. Buffonata — * Sguajataggine, 

Buffonarìa. Lo stesso che Buffonàda. F, 

Buffonescamént- Buffonescamente. 

Buffònna. Buffona -^ Sguajata. 

Buffonón. Burlonaccio, Pia buffbn d'una 
bertuccia, 

Buffonón. Sguajataccio, 

Buffonscèll. Buffoncello — Sguajatuecio. 

Bùfol. Bufalo, Bufolo, Il Bos bubalusL, 
che per noi Mil. è esotico ; ne cono- 
sciamo però le ossa lavorate in pet- 
tini — Bitfola, Bufolata, Bufolaccio^ 
Bufolone v. di regola. Il giovane è 
detto BufaloUo dal Last. Op. IV, t53. 

Bugà. V* brianz. ..... Il brontolare 

di que^ temporali che minacciano gra- 
gnuola ; il rugghiar dei tuoni , e pre- 
cisamente quel rugghiare che è rug- 
ghio continuo senza scoppio; quello 
che i Veneziani dicono Bazar ^ e i Si- 
ciliani Truniari cubòu cubbu, È non 
lo strangolarsi del tuono , come dice 
il Voc. sic, ma il cupo o sordo ro^ 
moreggiare del tuono de^ nostri poeti. 
Forse non si direbbe male Baturlare 
o Bubbolare ; la prima delle quali 
voci è aretina contadinesca , e la se- 
conda , sanese per avventura , leggesi 
neirAlb. enc, ma forse debb** essere 
letta per Bubbolare come sta nel Nelli 
III, t55 — La Gazzetta provinciale di 
Como n.* i4 del i858 vuole che questo 
Bugd provenga dair illirico buga(TO' 
more ) ; senza esser grecomano lo 
crederei più volentieri figlio del gre- 
co Biéi7^y(proccUa) Bvìiiu{buccina), 



Bugàdèl. Bucato, Venisse niai questa voce 
dal Bugd (romoreggiar bollendo) affme 
al detto dianzi? Le poco belle etimo- 
logie datene' dal Tassoni e dal Ferrari 
lasciano ancor luogo a siffatto .dubbio. 
Bagna la bugada Sbatt-foeura -i 
pagn. Sciacquata il bucato, Dimojat^ 
— - I contadini , che sogliono afere 
i panni assai sporchi, dopo la sciac- 
quatura usano far loro un po'* di prima 
lisciva che dicono Fagh-sk la mojótta, 
Destend. i pagn de la bugada. TVr- 
dere il bucato» Stendere un buCatO, 

Fa bugada. fig. Far bucato o il bu- 
caio. Bollire un bucato ; e fìg. Fare 
il bucato. Imbucatarsi. Spazzar V or- 
to , cioè ripulirsi , lavarsi , nettarsi. 

Fa la bugada al lin Ripur- 

gare il lino dalle fecce bollendolo 
colla cenerata. 

L''è fornida sta bugada. È fatto 
questo pateracchio! Sia ringraziato 
Iddio; questo affaraccio è finita,', 

Resentà i pagn (de la bugada). Bi^ 
sciacquar il bucalo, 

Robba de bugada. Boba. di bucato , 
non adoperata da che fu imbncatlita. 
Suga opa bugada. fig. Ripescar le 
secchie. V. anche Penitènza. 

y^^ mai capitaa la pesg bugada 

a vun Non avere mai avuto 

alle roani peggio affaraccio, 
Bugada. Pampanata, Quella che si .ffi 

alle botti per levar loro. ogni aito. 
Bugadin. Bucatino. 

Bugadln Picciula pampanata*: 

Bugadin (per antonomasia) La 

lavanda del cadavere che precede il 
suo allogamento nella cassa mortuaria. 
Bugadò o Bugavò o corrottamente Biga- 
vó dicono i contadini brianz. per. Cor 
{colato jo da biu:afo), F". Cor. 
Bàgn o Bugna. Bugne(Vsi$n Vit. Pit.). Boz- 
za. Bozze — Delle bugne ne sono, di 
più specie, cioè rozze o rustiche ^ a 
guancialetto 9 a punta di diamante 9 
-punzecchiate , incerte , piane , ecc. 
Bugnàa. Bugnato, Muro a bozze, 
3ugnón. Bubone. Bubbone, Ciccione, Fi' 
gnolo, Jscesso. Furùncolo, 

Fa d^ona b rossola o hrossera un 
bugnon. F. in Bròssola. 

Guari el bugnon a reson de malba 
o de bulter. F» in Màlba. 



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BUI ( I 

Tìrass al cuu on bugnon. fìg. Ta- 
rlarsi addosso le legne. Cercare il 
male come i medici. Vuj minga tiramm 
ni cuu on bugnon. Non Pi/ aspettar 
di dreto questa poUezzola, 
Bagnonscèll. F^ Carbonscell. 
Bui e Bàj* Bollire — Il roroor del bollire 
forte dice$i Croscio e Crosciare o Scro^ 
scio e 5St;rofciare — Quasi bollire dìcesi 
• Shogltentare — Il cominciar a bollire 
Grillare o Grillettare — 11 bollire leg- 
germ. Sobbollire - Lo scaturir bollente 
deir acque termali Bulicare. Brulicare, 

Bui a la desperada. Bollire a scro- 
scio o a ricorso jo, nel nuiggior sommo. 

Bui come ona calcherà, f^. Calcherà. 

Bui el sangu. Bollir U sangue, 

Cofisa vceutt sa ve ti cossa buj in la 
pignatta di olterT o vero Nissun sa 
polit cossa buj in la pignatta di olter. 
P^. in Pignatta. 

Falla buj come se yoBur* fig. Farla 
bollire e mal cuocere. 

Ja\) la terra buj. f^. in Làj. 

Ognidun sa cossa buj in de la soa 
pignatta, fig. Ognuno sa dove la scarpa 
io stringe. Ognuno sa i proprj affari. 

Savè cossa buj e Fa vede a tu ce 

cossa buj in la pignatta. F. Pignatta. 

3ul. Giravoltare, Impazzare. K in Bùi. 

Buii Bollire, Far la luna. Vale esser in gran 

collera. La ghe buj. ]ff fa la luna. 
Bui. Bollire, Dare un caldo o una boll- 
atura. Massellare. Arrorentare ferro 
o acciajo per annestarne due peeu. 
Bui. Bollire, Grillare, Dicesi del bollir 

del vino nel tino e nella botte. 
Buìi Bollire, Às^r gran caldo* 

Ve on cold che se buj. Fa gran 
caldo o caldana o calura. 
Bui. Scottare{*ùov0). Allorché tu hai in 
potere alcuna roba mangiativa* e in 
luogo di serbarla per cibartene si suo 
tempo, la vai leccando, abocconcel* 
landò , mangiucchiando , noi diciamo 
che quel camangiare el te buf^ « lo 
diciamo specialmente coi fanciulli par- 
lando di dolciumi -^ Quell bombon 
el te buj ; quella tavoletta de toron 
la te buj. Quf/ confetto^ quel man- 
dorlato ti scottano eh! «-- Talora lo 
diciamo anche d'altre cose, per es. 
Quij dance te bujen eh! In tasca i 
danari scottano(ùor,9 Saly^ad, 63). 



64) 



BUJ 



Bui Quando T erbe tagliale e sec- 
cate già al sereno trovansi poi am- 
mucchiate e compresse al coperto nei 
fienili, per quel po'* d'umidore che 
tutuvia rimase in esse si vengono a 
riscaldare e fermentano. Allorché le 
sono in tale stato i nostri contadini 
dicono d^el fen el buj. 

Bui. T. di Zecca I saggiatori 

dicono che el pezteU d^ assagg el buj 
allorché repentinamente si fa vedere 
nella coppella luccicante ,;5CÌntiUante ^ 
ciò che i Fr. dicono Faire Véclair. 

Bui. T. d'*Arg. , Oref. , ecc. Biancfdre. 

Butda. Bollitura* Bollimento. 

Buì'da. 52tt/h(Crusca mPampanata), Acqua 
bollente che meltesi nella botte per- 
ché rinvenga. 

Balda. T. dell'^Arti. Bollore. Dagh ona 
buì'da a on ferr per giontall. Dare un 
bollore a un ferro per saldarlo. 

Buidinna. Ballorino, 

Bùj. Bollore — Bulicame e Brulicìùo dì- 
cesi il ribollire deir acque termali — 
BoHichìo o Bollicamento è Pagi ilo 
d'un fluido a mo'di bollore* 

Anduss a fa tra on buj. Jndare a 
farsi friggere. Andare a bioscio, 
Buj d'acqua che nass. Bidicame, 
Falla coeus in d*on buj. Non la per- 
der per corta. Vale far presto , sol- 
lecitarsi, non mettere tempo in mezzo. 
Fa tra on buj. Far dare un bollo^ 
re. Bislessare, Incuocere, Fermare, Ri- 
fare, Si dice del dare una prima cot- 
tura alle carni, quando sono vicine 
a patire, perché si conservino. La 
frase milanese vale soltanto per le 
carni da lessare; per quelle da ar^ 
rostire dicesi Fa trasmùrù. V, 

In duu buj Té cotta, fig. In un 
bacchio baleno ella è fatta. 

Pocca borais no fa leva el buj. y, 
in Bornis. 

Tra el buj. Spiccare il bolloreC^ucc), 
Levar il bollore- Cominciar a bollire. 
Tra on buj. fig. Mancare il cervel di 
gatto. Dar ne" gerundj o nelle girelle* 
Uscir del seminato. Dare il cervello a 
rimpedulare. Dar la volta. Dar la volta 
al canto, Andare o Mandare il cer- 
vello a zonzo. Perder le staffe del 
cervello. Avere spigionato il pian dì 
sopra. Aver fatto il Ialino p€ g^ruudj. 



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BUL (i 

A^^er dato il cervello al cimatore. Im- 
pazzare. Avere il fodero in bucato» 
Insanire, Infollire. Girare, GirasHtUare, 
Tra on buj. Incerconire» Volgersi, 
Dìcesì del vino cke si guasta pel cal- 
do od altro. 

Bujént. Bollente. V, anche Sbrojénl. 

Bujméot T. d*Oref., Àrg. Bianclùmento. 
V. anche Sbianca* 

BujméDt(Oà el). T. di Zecca 

Mettere i piastrini (/oim2ir) nel catino 
ove è la mistura da bianchire e ferii 
in essa bollire per bianchirli. Donner 
le botdlUtoire de^ Francesi. 

Bùia, Bolètta, ecc. V. BùUs, Bullétta^ ecc. 

BuJàda. Squartata, Spaventaechio, Bratta- 
ta* Tagliata. Spauracchio — Soprat^ 
vento 9 Soperchieria e Superchieria sono 
bravale con o^raggio. 

Bulardée. > Baccano* Chiasso» V* Bor- 

Biilardérì. t deléri. 

Bularìa. Bnu^erìa, Smargiasseria, 

Sta su la bularia. Fare il Miangia, 
K. anche Bùio. 

Bulàzz. Bravaccio. Bravazzone(*io»c.9 e 
Rime d^un poeta pisano). 

Bùlbera {che altri dicono Burba o Bùr- 
bora o Bùlghera o Bùlbora). Bùrbera 9 
e corrottamente Bidghero, Strumento 
di legno cou manichi di ferro im- 
pomati in un cilindro posto orissoo- 
talmente* intorno a cui s'avvolge un 
canapo, per uso di tirar in alto pesi 
per le fabbriche, attigner acqua dai 
po»i, ecc. 

Bùlgber. p'accheita. Specie di cu<^ noto 
che il Voc. pad. tose, chiama Cuojo 
di Bulgheria, Il Bulghero dei diziona- 
ri vale Burbera f specie d"* argano. Una 
specie di vacchetta è detta MoHacco, 

Bùlghera. Bàrbera. Lo stesso che Bùl- 
bera. r. 

Bùàìn.chiella.^foccia. Superbia. Bravura. 
Arma bulia o Mena bulia. Menar 
romore. Fare il bravo ^ ed anche sem- 
plicemente Andar tronfio o superbo. 

Bulla. Pula. Loppa. Lolla. Guscio delle 
biade che rimane in terra nel bat- 
terle — Pula dicesi anche quel tri- 
tume che rimane in luogo dove sia 
stato ammontato del fieno — Nettar 
le biade dalla pula dicesi Spulare. 

Bulla neWAUo Milanese equivale a Tri- 
foglio, e speciahuenie a Trifoglio dal 



65) BUR 

fior rosso 9 che si distingue poi in 
due specie dette Bullétta e Btdlón. y. 

Bullétta Così chiamano nell'alito 

Milanese il Trifoglio vegeto di pianta 
esile e foglioiine assai picciolo che 
nel primo a mio produce di molto fieno. 

Bullòn Neiràltò Milanese è il Tri- 
foglio assai più rigoglioso della Bul- 
letta che vegeta in pien vigore nel 
secondo anno. 

Bullón. Loppa. Il guscio del riso. 

Bttliòr* Bollore. Scarmana. 

In del buUor de la gioventù. Jfel 
bollore della gioventit. 

Bùio. Bravo. BraPaccio. Bra»azMo». V. 
Spaccòn. 

Fa el buio. Fare il bajardino o il 
Jantino, o il bravo o t7 bravaccio o U 
bravamzo o il bravazzone o il Mangia 
o il Giorgio o il crudele o U viso 
dell'arme. Mangiarsi io lastre. Cagneg- 
giarla.. Bravare* Smargiassare. Squar- 
tare» Braveggiare. 
.Bùio. Bravo. Cagnotta. Lancia. Queir uo- 
mo che prezsolato serve di difesa al- 
trui. Parlando di buli a parole, di 
Tagliariùotte còme li chiamava il Tas- 
som(Seccfa. HI, 55) si dice Con da 
pagliajo abbaja e sta discosto. Alla 
macchia ognun si ficca. £i brava a 
credenza. È bravo come un lampo o 
come una cimice. Quando la palla bai-» 
za ognun sa darle. Fa Mie bravure 
cogli scoppietti delle fave fresche. Piar 
no che non si levi polvere. Can ringhio^ 
so e non forzoso guai alla sua pelle. 
Tegni el capell a la buia. ^. in 
Capèll. 

Bùra. Ad. di Tèrra. F. Terra magra in 
Tèrra. 

Buràtt. T. mor. Stamigna{Caro Àpol. 171)* 
IhinaKo. Sorta di di*appo rado e tras- 
parente — Oggidì specie di Saja — V è 
anche il Burattinocke equivale a Sajetia. 

Buràtt. Burattello. Quella parte del frul- 
lone, ricoperta di buratto. a sia di 
stamigna , iii cui si inette la farina da 
abburattarsi. 

Buràtt. Carpicelo. F. Burattón. 

Buratta. Abburattare» Burattare. Cernere 
la farina dalla crusca col frullone — 
Notisi che Abburattare^ è anche si- 
nonimo di Strapazzare , malmenare , 
quasi nello i^tesso senso del nostro 



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BUR ( I 

Buratià'-sà — Chi abburatta dicesi j4b- 
burattatore e col volg. fior. YAhbu- 
rattìna — La stanza doVe s^ abburatta 
dicesi Baratterìa, V. Scima ria. 

Baratta, fig. Bimugginare — Ferttilare* 

Burattàa. Abburattato — Ventilalo, 

Biirattà-sù. Abburattare{SaccheU Nov. 84)- 
Lo stesso che Stroggià. f^. 

Burattàda. pos. e fig. Abburattamento. 

Burattàda.fig. Scossa, Dimenamento. Agi- 
tamento. 

Burattinàda. Burattinata (*tosc. , e Rime 
d^un poeta pisano). 

Burattón. Buratto. Abburattato/o. Frul- 
lone. Macchina di legno notissima con 
cui si cerne la farina dalla crusca. 
Il suo verso è detto il Torototò del 
buratto. Consta di 

Burattón (propriamente detto). Cas- 
sone ta Buratt. Burattello «s Borlon. 

t» Battiroeù «« Canal. 

Canale {Ùiz. art.) e» Bocca. Canaletto 
(Àlh. enc.) ss Cassett. Cassetta, 

Pari un burattón. Essere una tabella. 
Aver più parole che un leggio. Dar 
parole a un leggìo. Si dice di chi 
non rifinisce mai di cicalare. 

Burattón. fig. Ris^elUno. 2Ufmbamento. 
Carpiccio. Rifrusto. Dirotta. 

Dà-via o Toeù-sù on burattón (o 
on buratt o ona sgionsgiuda o el foj 
de gatt). Dare o Toccare delle busse o 
boUe o percosse^ un ribellino, un zom- 
bamento « ecc. Zombare, Suonar le 
nacchere. Dar le frutta di ser Alberigo. 

Burattón. Albagio. Grosso pannolano. 

Burattón. Cassone (Diz, art.). Propria- 
mente quella parte del frullone che 
ha chiuso in .sé il burattello. 

Burattón dicono in varie parti della cam- 
pagna milanese per Bazzolón. F', 

Burattonée, Fabbricatore e venditdr di 
frulloni, 

Bùrber. Carpione {^escé). V. Carpen. 

Burba e Bùrbora per Bùlbera. V. 

Bure Sui laghi d"* Annone e 

d^ Isella chiaraansi cosi le barche da 
vivajo, quelle che i Latini chiamavano 
VivaruB naves^ e ì Veneziani dicono 
Buregotzi o Burcìti. La voce Bure sì 
legge anche nella Grida milanese 4 
febbrajo 1669 e nei Daz. Mere. 

Bure. Ad. di Per. K 

Buréngh. ger Il cacio. 



66) BUS 

Burétt {che altri dicono Gambiroeù). Bura, 
Bure. Prop. quella parte dell'* aratro 
che gli serve da timone. 
Burétta (Tèrra). F, Tèrra magra in Tèrra. 
Burinéri. f^. Borinéri. 
Burla. Burla, f^. Bàja, Kìd, ecc. 
Burla. Burlare, 

Soo ben . eh* el burla. Ella si fa 
giuoco di me. La vuol la baja. 

Se la va la va, se de no burlava. 
S^ e* coglie colga: s^ ^ non vorrai a 
dargnene {Cec<Aiì Servigiale I9 a), y* 
anche in Àndà. 
Burlétta. Burletta. Farsa 9 commedia tri- 
viale, r antica Favola aiellana. 

Andà a la burletta, fig. Andare a 
Patrasso. Morire. P^. in Cagaràtf. 

Fann ona burletta. Prendersi tro" 

stallo di checchessia^Far le risa grasse 

^alcuna cosa. Fame le maggiori risa 

del mondo. Mettere in canzona. 

Vess la burletta d^ona conversazion, 

■ e sim. Essere la favola 9 il zimbello 9 

il giuoco 9 il trastullo 9 /' uccello. 
Burlétta per Irlètta. f^. 
Burlettée. v. cont. br. Ciarlatano, 
Burò. Scrittojo. Dal fr. Bureau, Lassà-giò 

el burò. Chiudere lo scrittojo. 
Burò. Ujicio. Cancellerìa. Burò(*iosc. e 

Poema d^un autor pisano). 
Burocràtegh(neologismo francese). Segre^ 
tariescOé Cancelleresco. Aggettivo di 
stile 9 ecc. usato negli ufficif 
Burón. Foce cont. idiùt. per Durdn. F", 
Burorin. Dim. di Burò (jcnpania). F. 
Bìis. Bu£0. Foro. Pertugio ; con voci di 
dial. tose. Bugio -e Furo ; e con un 
lombardismo usato dal Berni Buso. 

Bus neghcr o Bus di erb. Forame, 
Bossolo delle spezie, V. Cùu. 

Cerca per tutt i bus. Cercare di 
checchessia col fuscellino, 

Dimm anca Bus negher. Dimmi la 
maggior villania che sai. 
Fa bus. hg. Fare colpo. 
Fa on bus in Tacqua. F. in Acqua. 
Fa vede per el bus de la gratti- 
roeiula. K in Grattiroeùla. 

Forma de bus. T. Fórma (formaggSa). 
Passa per el bus de la ciay o de 
la grattirceula. F. in Grattiroeùla. 
Refi i bus. T. de'^Fabb. Ribucare. 
Tceù o Medegà el bus del cuu per 
ona piaga. K in Pièga. 



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BUS ( 1 

Trova el bus de dove yen fceura el 
ratt. fig. llrovare V inchiovatura o il 
bandolo della matassa. Trovare donde 
procede la cosa. 

Vardà dent d*on bus o per el bus 
de la cìav. Guardare per un fesso o 
un periugetio, 

Vegni i ragner sul bus del cuu. 
y. in Ragnéra. . 

Vess tuU a bus. Esser bucheralo 9 

bucheraticeio 9 buc/tereliato 9 forand- 

noso 9 foraccfUato. 

Bus. Ripostiglio. Nascondiglio. Latibolo, 

Bus. Apertura, Opportunità, Occasione, 

No gb'^è on bus. Non u*è vacazione. 

Bus. T. pittor L^ultimo tocco 

degli scuri. 
Bus. Fogna, Coccio, V, Soradér. 
Bus de la bacchetta d^on s^ciopp. ^hiu> 

chettatura. 
Bus de la cìav (per antonomasia). // 

btu:o deiruscio. 
Bus de Tacquiroeù. // buco deWacquaJo. 
Bus del fìgh. Bellico, Quel buco onde 

lagrima il fico. 
Bàs del foghee. Buco del focolare. 
Bus del fornell. Braàajuola, 
Bus del gatt Gattajuola, K PoUirteùla. 
Bus del nas. Cauemette, Buchi, -— > Nei 

cavalli Froge, 
Bus de passa in di sees. Forco. Jtlito, 

Calla, Callaja. 
Bus di erb. Forame, Bòssolo delle spezie. 
Così chiamasi per ischerzo il sedere. 
Bus di frut. Bellico, Quel buco che ri- 
mane in quelle frutta là dove si spic- 
carono naturalmente dal picciuolo. 
Bus di pont de miu'ador. Covile, 
Bus di ratt (appon e simili. Cunìcoli. 
Bus di ustrument. F, Boeitsa. 
Bus. ad. Bucato. Forato. Bugio. Buso. 
Fóto. Facuo. Pertugiato. 

Andà bus o busa. Andar fallito o 
vóto. Fenir corto. Ber bianco. Tendere 
nello spianato. Riuscir bianìut '^^V è 
andada busa. Questa l^n^a non Uro 
sii nulla. La pania non tenne. 

Man bus, Oss bus, Pont, bus» ecc. 
• F, Man, Òs%9 Pónt, ecc. 

Pignatta busa o Zufcca busa o Coo 
bus. Zucca vota. Zucca da sale. Zucca 
al vento. Tèsta busa. Dicesi di per- 
sona vana e che non abbia in sé sa*^ 
pere, abilità o prudeuzat 



67 ) BUS 

Bàs. Arido, Vuoto. Senz'amnuu Dieesi 
de"* frutti con guscio inani» 
Nos busa. Noce vuota. 
Pianta busa. Pianta vota, F. Piénta^^ 
Bus. Ad. di /Gran o Foraiént. Intignato 

(Sacchetti). ■ 
Busa. Buca. F. Fòppa.' 
Basa de la colcinna. Caleinajo (Ciato 

Apol. p. aa5; vedi chi parla). 
Busa. Taverna. Béttola.. 
Busa. Buca. Ognuna, di quelle buche le 
quali veggonsi ai quattr"* angoli e a 
mexEO le due matlonelle più lunghe 
d'^un bigliardo — Fa busa. Far biglia. 
Cacciar la palla in una delle buche. 
Busca» Bruscolo, Brusco. Busco. Fuscello9 
e ant. Busca. 

Ave i busch in di oeucc. fig. Aver 
le traveggole o le travvegole. 

Dà a tutt i busch. Tirar ,r ajuolo. 
Tirare a un luì. Bere d* ogni acqua, 
Ffr^iò i busch. fig. //isii/io/«aiv.J'iii^ 
giare, Ligiare, F, in Savdn. 

Ogni busca pei* lu Tà on carr de 
fon. F, in Càrr. 

Poeca busca! Eltò una fava. CiU^ 
cheri. F. Mincióni! 

Savé fass i busch foeura di gbucc«! 
fig. F, in (Eùcc. 

Tegni a man i busch . e. tranvia i 
tràvoi. pr. br. F. in Guggiàda. 

Tra i busch in . di oaucc. figi Far 
venire le traveggole* 

Vess foeura di husch. fig. Aver Ut- 
sciato il pappo e il dindi o Essere 
uscito della bàUa{ìlLQùo&, 69). Essere 
ogpmai grandicello; più intensiva- 
mente Essere oggumU fra gli adulti ; 
e comicamente Aver saliato la grana- 
ta. Esser uscito di pupillo» 

Busca Il rimasuglio della spica 

dei riso che rimane dopo la ventilatura. 
Busca. Toccar delle busse,- Essere percosp- 
' so. Il Buscare dei diz. vale procacciar- 
si, ottener checchesaia con industria. 
Biiscà-sù quejcoss. . Buscare o Buscarsi 

checchessia, 

Buscàa. Buscate. Nome d'Anna terra del 

. nostro contado usato nella fVase fig* 

Andà a Buscaa. Toccarne. Toccar 

delle bitàse. Esser chioccaUh 

Buscàj (s. m. usato per. lo più al pi.). 

Bruciaglia ( Salvini nol£ alla Perf. 

. Poes.. del Murat. IH, 36 1 edix. mil» 



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BUS ( I 

Glas. tt. 1891). Trucio, Truciuolo. Brur 
dolo. Fuscello, Taccìda, 

Dà a tiitt . i busca). Tirare a un luì. 

"Baschèii. Bruschette. BuscltetU. Giuoco. 

Giugà ai buscheU. Giocare alle hrun 

sekette o alle bttschetU. Pigliar tanti 

fuscelli o fili di paglia non eguali > 

• quanti sono i concorrenti 9 e tenerli 
accomodati in modo che non si veda 
se non una delle due testate» dalla 
^nal part« ognuno cava fuori il suo, 
e vince chi toglie il. fuscello maggiore 
o minore 9 seooùdochè da prima si 
è stabilito. Il Forttguerra(RÌ€c. XOI, 

• 88) disse Fare a lunghe e corte paglie. 

Tirà-sù i buschete. ..... Trarre 

checchessia a sorte; quello che i Fr. 
dicono Tirer au court Jetu a à la 
courte palile. Vedi sopra Giugà. 

Buschètia. Bruscolino. Bruscoluizo. Bur- 
scolino. Fiisceilino. Fuscellazzo. 

Boscin e Boscìa. Giovenco, f^itello. Boc- 
cino^ e col fialdovini Buceììo. Torello. 
Vend o Compra la vacca col buscin. 
y. in Vacca. 

Bdscinàtt (cAe andìe dicesi Vedellàtt). 
Venditor di vitelli* 

Buscinna. Kiiellina. 

Busción. Turàcciolo di sughero. Dai Ir. 

Bòuchon. Saltà->via el buscion 

Bali&are il turacciolo da qua a là. 
Sauter le bouchon de^ Francesi. 

Buscionln. Turaccioletto di sugltero. 

Bosècea» TYippa^euiX. lenire. U ventre 
delle béstie grosse, come vitella, 
bue, ecc., che tratto da loro e ben 
purgato e condito osasi per vivanda. 
Busecca de coradella. PiccMante 
(*tosc.)— I dia. dicono che il Picchiante 
è manicaretto fatto di carne battuta ; 
ma io sono assicuralo da .varj Toscani 
che sotto questa voce essi intendono 
assetatamente il pasto, cioè il pul mo- 
ne delle bestie bovine minuzzalo e 

• ridotto a pietanza. 

Busecca riaza o franzesa o a la frao- 
zesa. Budella di vitello? 11 centopelle 
ridotto vivanda. 

Fa busecca, fig. Far macello. Far 
polpette e cervellata. Far carne. Fe- 
rire. Ammazzare. 
Busécca (scherz.). Musica^ e specialmente 
di chiesa. Il BuonaiToti nella Tancia 
scrisse io sig. affina al nostro Muséca. 



68 ) BUS 

Busécca , e com. al pi. f. i Busècch. Bu^ 
delti. Budella, r. anche Buèll e BudélL 

A.ndà-giò i busecch de la famni. 
Lo stesso^he Andà-giò i sere. K. Sére 

Andà i busecch la procession o in 
fonzion. Gorgogliare U corpo. 

Ave 1 busecch largh assee* Aver 
bulimo o appetito canino. 

Barbottà o Cria i busecch. Gorgo- 
gliare il corpo. . 

Busecca mastrayra' contadini hrianz. 
è lo stesso che El Buèll. Jl retto, f. 

Fa trà>sù anca i busecch. Far rece- 
re gli occhi o le budella o il cuore ; e 
pari, deir effetto di cose stomachevo- 
li Farebbe stomacare o recere i cani., 

Mettegh i busecch al coli a vun e 
fann ona colanna. . Cavar l'anima dai 
guscio. Ammazzare uno. 

Perd i busecch. Non se ne tener 
brano. Cascare a brani. 

Sentiss a rescià-sù o a streng-sù i 
busecch. Sentirsi agghiacciare il cuore. 

Se s'^accorg i busecch, pò ver ti. • . . 
Si dice per ischerzo a chi fa il la- 
montone per un qualdie taglietto da 
nulla o per alcun mule da biacca. I 
Francesi dicono Si tes boyaux sortent 
par /à, tu en iiMwrr(fs(Roux. Dict.)* 

Sgurà-giò i busecch. •% Far buona 

Slai^à i busecch. S cera. Fare 

Smorba i busecch. ) baonfianco. 
Cavar il corpo di grinze. Cavar di 
pan duro. Alzare U fianco, 

Sonador che fa. resela i busecch. 

Dicesi del pessimo sonatore 

che col conliuno stonare lacera gli 
orecchi di chi ha la sciagura di udirlo. 
Il Bacleur de boyaux de^ Francesi. 

Tira la caroccia coi busecch. Esser 
un gentiluomo riarso ( Dav. Tac. Ann. 
II, p. 65). JSssere tolto titoli disunti. 
Quello che SeneGa(Z)e beneficiis II, 27) 
disse aver paupertatem sub hanore 
nobititutàs laborantem. 
Busècch. s. m. sing. Busecclùo. Busecchia. 

Budellame. 

Busecchée. Trippa juolo. V. Busecchéra. 

Busecclìéra. Trippajuola. Ventrajuola. 

Venditrice di trippa. Presso noi questi 

ventri Tendonsi dai busecchée^ cioè 

dai Trippajaoli o yentrajuoli. 

Bttsecchln. Sanguinaccio. Vivanda fatta 

di sangue di porco, fior di latte. 



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BUS ( 

cipollina, hurro, strutto, cacio grat- 
tato e drogherìe imbudellate. Fra noi 
si vendono, allacciati e acciambellati, 
a lazz ; per solito ogni lasz è com- 
posto di due ciambelle ( ofucc ). 

Busecchin. SalUtmindosso. Voci scberz. 
denotanti un vestito misero e scarso. 

Buseccbinna. BudelUno, 

Busecchlnna (la) . . . Dicesi per vezzo del 
pasto ridotto vivanda, cioè a picchiante. 

Buseccón. lappone* 

Buseccón I provinciali nostri 

circonvicini regalano questo nome a 
noi Milanesi credendoci oltre il vero 
ghiottissimi della trippa ridotta a vi- 
vanda che ne sentono chiamare bu- 
sécca^ non mai in quel senso che 
danno gli Ai*etini al loro Busicone o 
Busiconaccio 9 vale a dire di Persona 
che pensa per se sola e vada il mon- 
do in carbonata (Voc. aret.). Anzi i 
Bergamaschi ci chiamano più comune- 
mente Ba^ià in quel senso remissivo 
che è sinonimo del nostro Bon Jm- 
hrosian ( uomo alla buona , casalingo), 
del quale non è chi non vorrebbe 
menar vanto. Questa specie di sopran- 
nomi , tratta dalle vivande che questa 
o quella gente predilige, è comune 
fra i popoli d^ Italia. Perciò sentiamo 
nominare Magniafoglie o Caca foglie o 
Magniamaccheroni i Napoletani ; Ca- 
c^foglie e Mangiafagiuoli i Fiorenti- 
ni e i Cremonesi; Mangiapattona o 
Mangiapolenta ì Lucchesi ; Mangiazuc- 
che i Ferraresi ; Mangiapane i Pratesi \ 
Panunti gli Abruzzesi; Bagnón i Par- 
migiani , Mangiaìasche ì Perugini j 
Cipolla] i Sanse veri nati e i Comaschi , 
e simili. Tali nomignoli anziché avan- 
zi d** odj municipali , sono piìi presto 
da considerarsi gare carnascialesche 
e scherzi innocenti ogni volta che 
escano di bocche o penne non mos- 
se da animo malvoglicnte. In ogni 
tempo, dicono i Deputati alla corre- 
zion del Boccaccio , furono certi detti, 
parole e pronunzie proprie de^ paesi 
delle quali si vanno poi fra loro mor- 
dendo per piacevolezza i vicini ; e cosi 
pure SI vuol dire di questi nomignoli 
da condonnrraisi ogni volta che per 
ragion deir opera mi e forza addurli, 
come se li sperarono condonati il 
^ol. I. 



169) BUS 

Galliani nel Voc. nap, e il Monosini 
per le ragioni da essi addotte, e 
specialmente dair ultimo a pag. 558. 

Bnsée. Tavemajo. Taverniere. Bettoliere. 
Colui che frequenta le taverne. 

Busegàtter. Bugigàttolo, Stanzibolo. 

BiisUles(Chl Tè el). Qui sta il busillis. Qui 
è dove giace Nocco , cioè la difficoltà. 

Busln. Bucliino, Bucolino, Dim. di Buco. 

BusiroBÙla. Bucheràltolo. Fessolino, 

Cont i oeuoc in busiroeula. A occhi 
socchiusi, y. anclie (Eàcc. 

Dervi in busiroeula. Tenere a fes- 
solino{*iosc» e Rime d^un poeta pi- 
sano) — Fra Bada o Tegnì in bada o 
badaa o in badiroeula e Tegnì in bu- 
siroeula corre lieve differenza. I primi 
significano chiudere, il secondo apri- 
re, però sempre in modo che vi 
rimanga un fessolino. Dicesi anche 
Lassa o Meli Vuss in pollirceula, 

Sarà-sù in busiroeula. Socchiudere, 
Babbattere. Tener socchiuso. 

Bnsiroeùla. Gatiajuola. Buco nelPimposta 
delPuscio da passarvi il gatto. 

Busiroeula. Graticcia» Quella dei confes- 
sionali o simili, y. Grattiroeùla. 

Busnàgh. 1 , 

Busnàsc. P'.a.A;iicr4J./>erpte«o.r.Cùu. 

Busnasciàda. v. a. Sculacciata, 

Busoeù per Bisoeù. y, 

Bùss. roce die s'usa nella frase 

Nò savenn ne in buss né in bass. 
Esser dotto in Boezio. Sapere o Aver 
imparato due h, y, Savé. 

Busserà. Bussola, Quella specie di pa- 
ravento che si fa davanti agli usci » e 
spec. alle porte delle chiese e altri 
edifizj pubblici, per riparar dal freddo. 

Busserà. Bossolotto, Vaso da raccorrà 
Pelemosine. 

Andà ai busser. Paracqua da occhi. 
Bianda ai busser. Condurre al la- 
strico. Ridurre in povertà. 

Busserà de la posìA. La Buca(hedi Lett,). 
Cassetta{Aìh. bass. in Botte). Specie di 
tambura pubblica sempre aperta alle 
lettere scevre da tassa d^ impostazione. 

Busserà de la saa. Scodella da sale? 
(Risoluto Son. fra le Op. del Burch. 
y e 8). Zucca dal sale. Cassetta del 
5a/e(*fior.). Saliera(k\h, bass. in Saliè^ 
re). Corrisponde al tedesco Salzchnehel 
e al francese Saloir o Saunière o Sa- 



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BUS ( I 

lihre. Pare che si possa dir anche 
Bossolo^ se vogliamo star alla defini- 
zione che ne dà TAlberli bass. in iS^ 
Uère. È quel va^o di legno che foglia- 
mo tenere sul cammino di cucina con 
entro il sale d'auso giornaliero. 

Busserà del fen QuellMncana- 

latura d^'asse che dal fienile risponde 
alla stalla o alla scuderia e per la 
quale si manda il fieno alle mangia toje. 
Gli Udinesi la dicono Trombe dal fen 
e i Reggiani Tromba d' la tezsa ( che 
il Voc. regg. volta poco felicemente 
in Abbattifieno dal fr. Abatfoin). In 
Toscana non usa comunemente » e do- 
ve esiste parmi sia detta Tromba, 

Busse rèe. Scaccino (*fior.). Mandatario 
(^rom.). Servo di chiesa» forse cosi 
detto fra noi dalla busserà cVè quel 
bossolotto eh' e** porta per ricercar la 
limosina, e Scaccino da' Fiorentini per 
lo scacciar eh' esso fa di chiesa i cani. 
Bedeau, e i Tedeschi Messnero Kir- 
chendiener — Quando lo Scaccino va 
È quello che i Francesi chiamano 
cercando l'elemosina dircbbesi Cer^ 
calore. V. in Cercòtt. 

Busserée. Ramarro, Quello fra gli scac- 
cini che fa il rcgolator di processioni. 

Busserèll. Bocciuolo» Cannello. 

luscd a busserell , Fà-sù a busse- 
rèll. y. in Insed, e in Fa. 

Busserìn. Bòssolo. Vasetto di latta o si- 
mile che s'iuta da'poveri» e speùa!- 
mente dai ciechi, per raccor l'elemo- 
sina che vien loro fatta alla giot*nata. 

Busserin. MbereUino(*^\OT)'i Bossoletlo? 
Si dice spec. di quel vasetto di legno 

. più piccolo della ^U55era in cui si tiene 
il sale più lino per uso della cucina. 

Busserìn. Boccinolo, Cannello. 

Insed a busserin. K in ìosed. 

Busserìn. . . . Arnesetto di bossolo o di 
cuojo, del quale usano le donne per 
estrarre i capezzoli allorché piatti di 
soverchio* lasciano per cosi dire cieca 
la poppa, e difficoltano l'allattamento. 
È fratello di quel che il Gior. agr. 
XI, i49 chiama Caffpelletto con ca- 
pezzolo itrtijiciale. Il Poppatojo dei 
diz. è a diverso uso. 

Busserìn Ciotolino o scodel- 

Ictta di latta o simile in cui è una 
sp ugnella inzuppala d'acqua, che le 



70 ) BUS 

donne si tengono a cintola quando 
stanno filando per immollarvi la punta 
delle dita. Questo scodellino viea 
detto volgarmente Mouiiloir da'Fr. 

Busserinna. Ad. cTÀnima. Propriamente 
Anima busserinna è da dirsi quel 
verguccio nudo di scorza eh' esce dei 
boccinolo procurato per innesti o zu- 
foli. £ perchè sia il cavargli la buc- 
cia intatta, sia l'adaltarae una parte 
ad anima di zufolo sono aflfdri scon- 
trosi che fanno talora dare in impa- 
zienza, COSI dal gridargli dietro il 
nome a mo'di corruccio siamo venuti» 
cred' io, a sclamare altrettanto contro 
chiunque non faccia o faccia male ciò 
che gli si è chiesto, ogni volta che 
per amore di persona o d'onestà non 
vogliamo dare in peggio parole. 

Busseròlt. T. de'Carr. Piatto. Cerchio 
piano,' infilato alla sala, che spiana il 
mozzo delle ruote e lo ripara. VEkirce 
dei Latini. Fermasi colla f^ite o Madre- 
vite o Dado o Galletto della sala che 
così credo dir si potrebbe, chiaman- 
dola anche i Francesi Écrou d'essieu» 

Bttsseròtt Arnesetto rotondo 

di legno che per lo più ha puntine o 
merletti da una parte y per uso di far 
lavoretti di maglia. L''Alb. bass. in 
Fuseau contrappone la voce italiana 
Traf asola; ma parmi con errore, che 
Traf asola intendesi, credo, soUauto 
per una specie di matassa di seta. 

Busseròlt. Bòssolo. Bossolotto. Acetàbolo. 

Busseròlt Ognuno di que' due 

come zoccoletti ne' quali sono inastati 
i due ritti del teiajo da tessere cape- 
gli per parrucche. 

Busseròlt o Bussolòtt. Palinone? Sp. di 
bossolo che si mette in cima al ver- 
f^tMo (baccJietton)^ ne' fori del quale 
s'infizzano i ^BmoniiffaCcìusU) e le "^v^ 
lÈÌuzzeQfacchettinn) da acchiappare gli 
uccelli a civetta. 

Busseròlt Sp. di congegno 

per cogliere le talpe. 

Busseròlt Specie di cartoccio 

coir orlo inveschiate, e inescato nel 
fondo , che s' usa infizzalo nelle nevi 
per far caccia di corvi. 

Busseròlt Assito che si fa 

dinanzi a quell'imposta d'una porta 
da strada che si voglia tenere il più 



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BUS ( 171 

del tempo chiusa. È una specie di 
risalto che finisce saperiormente a 
barbacane giiignendo solo a mezze 
le imposte. Serve a empiere il Tano 
della porto dal mezso in giù e pareg- 
giarlo agli stipiti 9 impedendo cosi che 
altri faccia di quel vano pisciatolo o 
cesso, e dando tuttavia campo d*a- 
prire la porta a un bisogno. 

Busseròtt. Bocciuoèo. Quel cannello che 
per la codetta sminasi a suirago(ra la 
spinna) dei candellieri da chiesa, e 
nel quale si pianta la candela. 

Busseròtt o Bussolòtt. Bussolotto, 

Giugà ai busseròtt Giocare di mano 
.0 di bussolotti o ili bagattelle. 

Giugador de busseròtt. BagatlelUete. 
Giocatore di bagattelle. Giocolare. 

Bùssola. BoccagUa, La parte più grossa 
delle coma toltane la punta. 

Bùssola. Bussola (delPago calamitato). 

Bùssola {o anche Tazza) ....'. Porta- 
punzoni da conio. È di bronzo e serve 
per incidere i conj. 

Bùssola per Busserà. V, 

Bùssola del center o Boètta. T. deTorn. 
Bussola? Dado da tornio? 

Bussolòtt. Boccinolo. 

Insed a bussolòtt. y. in ìnsed. 

Bussolòtt I manifattori di ta- 

• bacco danno questo nome al cartoccio 
allestito per ricevere il tabacco(òoe<la) 
finché esso è voto. 

Fà-sù i bussolòtt Accar- 
tocciare i piombi pel tabacco. 
Bussolòtt per Busseròtt 4;» tutti i suoi sig^f^, 
Bussorìn per Busserìn in tutti i suoi sig, V, 
Bùst. Busto» Nome proprio di paese. 
Vess de Bust. Esser tondo di pelo 
o grosso. f^Badée-^ I Crespi, i Bonsi~ 
gnori, t Bossi, gli Alberti danno però 
solenne mentita a questo dettato per 

• Busto, come altii Valenti la danno per 
molli al trt^ paesi soggetto di pari celie. 

Pari el Domiiié de Bust. r. Domine. 

Bùst. Busto. Imbusto^ e dottr. Torace. 

Fra noi Bust si conserva in questo 

sig. solo tra i pizzicagnoli che io sap^ 

• pia, dicendo essi Bust de porscell. 

• Imbusto di porco? 
Bùst. Busto — Bust cont i stecch. Busto 

sleccato {Fsg. Pod. spil. IH, 11). 

Bust-de-ferr. Corazta, ed anche 
chi lo porta Corazziere. Corazza. 



) BUT 

Bust«e-socca. Busto e gonnella(Par 
giupli Rime^ P. iy.% capii. 5t). Cor- 
risponde al Cass o Cassati dei Friu- 
lani e al Casso degli antichi Veneziani , 
di cui veggasi l'App. al Diz. ven. 

Bùst. s. m. pi. Busti? Quei ritratti di 
santi aureolati o mitrati sculti in me- 
tallo chemettonsi sugli altari inter- 
secati da^ candelabri o dai reliquiari* 

BÙ5ta. Busta. Guaina grande da posate 
o Custodia da libri. 

Bustìnna. Bustino, y, in Fassètta. 

Bùtl. Germoglio. Germe. Bampollo. Messa. 
Messiticcio, Gettata, 

Bùtt. v. cont. Motta. 

Rùtt. V. cont. Sciame. 

Bùtt. Occhio.^ Gemma. La prima messa 
deUe piante — Cacchio delle viti — • 
Mignolo deir olivo — 7\irione delle 
radicacee — • Bottone dei fiori. — Ai bo« 
lanici Svernato jo. 

Andà-via i butt. Ammutolire. Acce- 
care ( neutro ). 

Tirà-via i butt. Accecar le piante^ le 
PÌIÌ9 ec. Troncarne gli occhi, le messe. 

Bùtt(Oass de), y, in Dà. 

Butta. Buttare, In generale però noi in 
vece di Butta usiamo il verbo JYà 
colle varie preposizioni. K 

Butte Iceura Tacqua di barch. J^ 
goltare. 

Butt^-là. Mandare, Buttinlà ona pa- 

rolla. Slanciare una parola. 

Buttass-foeuraoTrass-foeura.^'.mTrà. 

Buttass-giò sul lett o sim. Coricarsi. 

Corcarsi. Colcarsi. Accorcarsi — Vatt 

a buttà-giò on poo. yatii corica -— 

Se semm bnttaa-giò su Terba. Ci 

gittammo stanclU sulVerba -~ El s^ è 

buttaa-*giò come on asen o oa porch. 

kVabòioSciò* S'appanciollò. Si ulrajb. 

fiuttella-sù, via. Ditelo mai pia 

(Fag. Av. pun. I, 5). 

Buttà-giò (pari, di grani). Allettare. 
Buttà-aù. Becere, y. Trà-sù. 

Butte. Accadere, Quel che butta butta. 
Succeda che vuole. Quel che vien viene. 

Butta* Mettere. Oémnogliare. y. Cascia. 

Butta, yerbo die fra i contadini dell'Alto 
Milanese tiene luogo per lo più del 
verbo Essere e di molle diciture che 
neW italiano e anche nel parlar nostro 
cittadinesco hanno tutt^alira vesie^ non 
ci essendo rimasto che il Butta invera 



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BUT ( I 

e IL Butta a bon cunt. Ne soggiugnerò 
qià alcune delle più usuali: 
Butta beli temp. Far bel tempo. 
Butta brutta. Esser bruita. 
Butta cold. Far caldo. 
Butta gìald, negher, ross. Esser 
giallognolo , nericcio , rossastro. 
Butta U sott. Parer lì sotto. 
Butta sempi, savorii, ecc. Biuscire 
sciocco o insipido^ saporito^ ecc. 
Butta straccb, ecc. Essere stanco^ ecc. 
El gbe butta quij d^Oliya. Vi capi'- 
tano^ W si trovano 9 ivi contengono 
gli uomini d'Olisca. 

Butta, y. cont. Sciamare. 

Buttàa e Buttaa-giò. r. in Butta. 

Buttàda. Gettata. Messa. Pollone. K Bùtt. 

Butlàda. Sfucinata. Infornata. Quantità, 
gran numero a un tratto. 

Buttàda , e per lo pia Bonna Buttàda. 
Buona detta ^ e vale Buon avviamen- 
to, buona occasione. 

Buttàda. Gittata. Gettata. Tiro. 

Buttàda. iig. Ondata. A buttad. J riprese. 
La va a buttad. f^a a sbalzi o balzi. 

Buttafoeùra. T. de^Gomm. Buttafuori. Man-- 
dafuora. Scenario, Il Mandafuora è 
alquanto dilTerente dallo Scenario, ma 
spesso si pigliano uno per T altro: 
propr. però il Mandafuora o Buttafuori 
è Colui che avverte gli attori di quan- 
do hanno ad uscire sul palco, e lo 
Scenario (che alcuni dicono Tabellin) 
è la Distribuzione delle scene appic- 
cata alle pareti per regola comune. 

Buttalà. Jbborracciatore. Jcciarpaiore, 
Ciarpiere. Uomo a casaccio 9 cioè in- 
consideratissimo; e forse fra noi ven- 
ne cosi detto dalla moneta parmigiana 
dello stesso nome stata sbandita più 
volte, e da ultimo verso il i65o. 

Fa i robb de buttalà. Far le cose 
alla babbalà^ a babbocdo^ alla sfa- 
tala ^ alla sciamannata. Ciarpare. 

Xess on buttalà. Essere un via là vie 
loro{ìAaLchìttv. Op. IX, 166). £sser . 
uomo a casaccio, negligentissimo. 

Buttandòss o BuiXmèòes. Saltamindosso? 
Spezie di veste. 

ButUvàn. CacciabotU. Ferro da fare gli 
sfondi dMntaglio. Dal £r. Boute^vant. 



71 ) BUV 

Buttér (o Butér). Butirro. Burro. 

Butter bus Butirro per 

difetto di latte o di lavorazione oc- 
chiuto e non bene appastato. 

Butter de cason Quello 

che si fa nelle cascine fotnnali, in 
gran quantità, assai grasso e di na- 
tura sua di color pagliato carico. 
Butter de montagna. . . . Quello die 

si fa dai montanari , ed anche quello 
che fa ogni contadino da sé in poca 
quantità, magro « bianchiccio, acquo- 
so, scoppiettante quando si frigge. 

Butter gittaa. Burro cotto{così nelle 
Tar. fior.). Quel butirro che fu sti*utto 
a solo fine di serbarlo per lungo 
tempo senza ch^e^ si guasti. 
Butter stantii. Burro vieto* 
Ave el cuu in del butter. fig. Nuotar 
nel lardo. Stare in sul grasso. 

Grass come on butter. Grasso bror- 
caio. Baggiunto. Arciraggiunto. 

Guari d bugnon a reson de malba 
o de butter. F. in Màlba. 

L^è on pan de butter. F. in Pan. 
Nodè in del butter. «S/one in panciolle. 
Sta fresch come el butter stantii. 
V. in Frèsch. 
Buttér dicesi anche d'altre cose ridotte 
a consistenza burrosa^ Butirro o Burro, 
come Buttér de cacao. F. Cacào e sim. 
Buttér. Ad. di Per. F. 
Butterée. Barra jo. Chi fa o vende burro. 
Butteréra. Burraja ? Moglie di burrajo, o 
Douoa che vende burro. F. in Ziléra. 
Btttterón. ..... Burro sostanzioso di 

molto i il Beurre gras de^ Francesi. 
Butterós. Burroso. Che ha del burro* 

Butterùsc Butirro vieto o cattivo. 

Butti. Foce usata nelle frasi 

Avegh o Sentiss i butti. Sentir suo^ 
nare la lunga. Aver fame. F. Fàmm. 
Scoeudes i butti. Torre una satolla. 
Cavare il corpo di grinze. Sfamarsi ^ 
e scherz. Stramarsi. 
Buttindòss. F. Buttandòss. 
Buttón. Urto. Urtone, Spinta. 
But;tonàda« Urtone. Spintone. 
Buttonàss. Far agli urloni. Darsi spintoni. 
Buvij. V. a. Tritoni. Bruchi. Uomini po- 
verissimi, abbietti, mal in arnese. 



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VJ. a. La kUera G. l^edi Ce. . , 
Cà. Qua. Abitacolo* Abitazione, Abituro* 
Jhitanta* Abiiagione ; in istil poet. Mofm 
gione^ e aiit Ca e Abitaggio -:— Dì luogo 
- pìen di case 9 àice$ì . ch^ è bene acca- 
saio; e ò\.i{m Accasare i poderi^ ecc- 

A cà. fig. A ^ttéga(MoDÌg. Pod* di 
Colog. m, io), e di 4|ui Tegni el eoo 
a cà. K pia innanù» 

A cà de Barlicch. A casa maledetta. 
A casa calda, A casa del diavolo* 

A cà de Dia. Nette France marem- 
me. In Orinci. In Chiarennam In CSbie- 
radadda. Vale in lontanissimi paesi. 

A cà mia. fig. A casa mia(co8Ì il Berni 
- BcU^OWondfo innamoraio XXVIII, 4), 
cioè Secondo me 9 A mio dire o vole- 
re -—* A cà mia s^usa inacL A casa 
. mia la è così. Nel mio sì^ la cosa sta 
così. La voglio cosi. Così voglio. Cosi 
debb'essere. f^oglio risolatamente così. 

A. la cà di can. y. in Cào, 

Andà a cà del diavol calzaa e ye- 
stii. K in Diàvol. 

Andà a atà de cà in d''on sit. Prenr 
der casa in alcun luogo* 

Andà a toeù saa, e poi*tà a cà peyer. 
f^. in Péver. 

Andà fceura de cà* Spartirsi 

dal ceppo della famiglia; chi s^è cosi 
spartito dicesi dai contadini toscani 
/^iwaci(o(Gior. Geor. XIII, 168). 

Andà fceura de cà. Uscire; e fig. 
Uscire di solco o del seminato. Andar 
fuori di strada. Darla pei chiassi. 
. Uscir di tema, d'argomento. 

Ave el pan in cà. fig Ayer 

checchessia sotto le mani ; talora s'usa 
in senso di Non è più beli* oMnar. che 
in vicinanza , o yero -Non è pia bello 
amar che la vicina perchè veder si 
. può sera e mattina{Ge]ìi Err. I , a). 

Ayegh la cà in eoo. Aver niente 
. che sia al sole. Non poter dire come 
, il nibbio mio mio. Non amter che perdere. 

Avegh minga la cà in eoo. Aver 
del SUO' al sole. Non esser un tritone. 

Avegh a noram toma a cà 

Aver ad essere restituito. Nel prestare 
altrui checchessia taluno dice: 7*e% ma 
varda che V ha a nomm Toma a cà; 



ed è come dire: Abbilo ^ ma sovvengati 
' di renderlo. Abbilo <9 ma eh* e* sia dei 
Tomabuom o d^Tomaquinci con un 
modo che io avventuro traendolo da 
cognomi toscani. 

Ave anmò de mett on pè foeura 
de cà. Non aver cavato pie di soglia. 

Ave on cuu grand come oua cà.f^.Cùu 

Cà che la gh'ha tutt i so cotnod. 
.. Casamento agiato. Casa agiata. 

Cà che la par ona catatomha. Una 
tomba d'uno stanzibol bujo. Casa buf 
ja^ oscura 9 tetra ^ da piattole. 

Cà che va in ruvrnna. Cosatone . Ca- 
solare. Casa cadevele , diroccata. 

Cà de campagna. Casa di villa ^ di 
campagna 9 campereccia. 

Cà de carton Casa pochós- 

' simo solida V casa con mura troppo 
sottili} casa che ha pia il modo da 
- parer fatta di carta che di pietra, come 
dice il Vas. yiL Pii. Proem. p. 43, seb- 
bene con qualche diversità di valore. 

Cà de corecion. Casa di correùone. 

. Prop. luogo dove si tengon chiusi a 

corretione i discoli; da noi però oggidì 

Casa di forza o ergàstolo o Ergàsùdo. 

Cà de lader. Casa da confinarvi as" 
sassini. Spelonca. Casaccio 9 quasi ri- 
cettacolo di malandrini, cioè pessima. 

Cà de matt. Una mano di pazzi. 

Cà de Pilatt. P". in PiJàtt. 

Cà de pison Casa da pigione 

per quel contadino che non avendo 
terre da coltivare con casamento as- 
' segnato per giunta di mezzadria , dee 
. ricorrere a una stanza ad affitto. 

Cà d' industria Casa ove 

dal pubblico si- somministra lavoro e 
sostentamento ai poveri. 

Cà di matt. f^. Senàvra. 
. Cà di pitt . Bossolo delle spezie. y. Cùu. 

Cà di pover mort. Casìpola. Casa 
ÒUfa^ tetra 9 disamena 9 malassetta. 

Cà di sett vent. Spazzavento. Casa 
mal fornita di coperto e impostami 
dove il vento può far di grandi prove. 

Cà casca, cens cessa, teren ten. Cìd 

ha casa e podere può tremar ma non 

. cadere (Monos. 53o«a Buoni Prov. II, 

169). A dimostrare la preminenza in 



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CA ( 174 

genere dei poderi, ed anche a signi- 
ficare esser bene limitarsi nella casa al 
bisogno e stendersi pei fondi fin dove 
si può aggiugnere colla propria vi- 
gilanza vale altresì un proverbio vol- 
gare toscano che dice Casa guanto 
capi, terreno guanto vedi, I Sanesi in- 
vece hanno un proverbio il quale dice 
che II censo ha il vantaggio che non 
vi piove sopra (Bandini Discorso ecc. 
sulla Maremma di Siena^ p. i55, ediz. 
mil* Econ. itaU); proverbio compro- 
vante r avvilimento agrario in cui 
era in andato quella provincia. 

Cà faa e fond desfaa. Casa /atta e 
terra sfatta (Las tri Prov. V, 269). Casa 
fatui, possession disfatta (Monos. 383). 
Dettato con cui si vuol denotare Tav- 
vertenza da aversi nel comperare beni 
stabili , poiché le case fatte si danno 
sempre per meno di quello che co-* 
starono in fabbricarle , e i poderi ro- 
vinati si hanno per poco e da chi 
b" intende d** agricoltura sono ben pre- 
sto fatti rifiorire e messi in grado di 
fruttare assai al loro compratore* 

CÀ fenida o pientada. . . . Casa ben 
fornita, che ha tutto il suo biflognevole. 

Cà fittada. Casa appigionata o alio^ 
gota a pigione o data ad ajffitto, 

Cà minga mala. Una buona casotta 
o casoccia, 

Cà senza so. Casa a bacìo, all'ug- 
gia, al rezzo» Casa ove non baile sole 
o che non vede sole* 

Cà soa « poeu pù. Casa mia, casa 
mia, per piccina che tu sia, tu sei 
sempre casa mia — ed estensivamente 
Scalda più il fumo della patria die il 
fuoco altrui — // pane altrui sa. di 
sale — e per affinità Tristo a guelV uc- 
cello che nasce in cattiva vaile* 

Cà vceuja o desafliltada. Casa spigio- 
nata, vuota, disabitata* 

Chi è mincion staga a cà soa. f^, 
in MÌBción. 

Chi è staa a cà del dia voi, sa cossa 
ghe fan. fig. Chi vien dalla fossa, sa 
che cosa è il morto. 

Chi no sa fa foeugh no sa fa cà. 
r, in Foeùgh. 

Chi sbianca la cà, le voeur £ittà.fig.CAi 
imbianca la casa la vuol appigionare. 
Chi si liscia e s^adorna vuol piacere. 



) CA 

Dà el foeugh a la cà. fìg. Sbraciare. 
Sbraciare a uscita. Scialacquare. 

Dà noeuva de cà. fig. Riscaldare gli 
orecchi a uno. Lo stesso clte Dà oa 
felipp. f^. in Pelipp. 

Dà-via on useU per tira a cà oa 
porscell. F, in Porscèll. 

Dinn ona cà. rotare il sacco. Scuo- 
tere i pellicini del saccq. Dire altrui 
tutto quel più che un sa. 

Donna de cà. Donna casalinga^ buona 
massaja, masseriziosa , risparmiante. 

Dò nos in d^on sacch e dò donn 
in d^ona cà fan on gran ciass. f^,in Nds. 

£1 ghe mettarav la cà in eoo. Gli 
darebbe il cuore. Dicesi per dinotare li- 
beralità sonuna d^uno verso alcun altro. 

Fa andà in cà on teren, ona vi- 
gna, ona possession. Fare a sua mano. 
Far lavorare a sua fiuuio(Last. Op. 
IT , 66). Metter le terre a mano o Col- 
tivare a mano (Gior. Georg. Xil , 187). 
Far coltivare i poderi a opere gior- 
naliere o annuali; non gli allogare a 
fitto o a mezzadrìa. 

Fa cà. jiprir casa, Reussi a fa cà 
lor de per lor. Ridiursi a stare da sé. 
Esser liberi di sé (Lasca Spir, IV, i). 

Fa el pan in cà.> fig. y, in Pan. 

Fa i face de «à. F', in Face. 

Fa sta li de cà. fig. Far stare al 
filato jo. Far filare. Tenere in cervello 
o in tuono. 

Fava mej con quii dance a andà a 
cà de Foifellee. F. in Offellée. 

Fitt de cà. Pigione, e met. F, in Pìtt. 

Giacche la cà la bi*tisa, scoldem- 
mes anca nun. Se Camaldoli va a sacco^ 
vo'* qualcosa anch^io{¥Bg, Ast. bal.ì, 2). 
S^ei. butta il suo, ne vo'^avere anch^io. 

In cà soa ognidun è padròn de 
fa quell che el voeur. In casa sua 
ognuno é padrone {ÌILomoB, a3o). 

La cà granda. gergo. . . L'ospedale 
. — Efl anche La casa dei eeppi{*^r, 
Salvad. p. 60). Le careeri. 

La cà la bnisa, demroegk el fosugh. 
fig. La rovina non vuol miserie. Siamo 
già carichi di debiti , non la 'guar- 
diamo a buttare sempre più» 

La va la va , la tira adree la cà. 
La si porta la casa appresso. Dicesi 
della lumaca perchè si porta seco U 
guscio in cui è chiusa. 



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CA ( 175 

La gaijnna che va per cà rimpiss 
el goss che nissun le sa. f^* in Gaijuna. 

V è la cà del Bentivoglio. . . È casa 
in cui tutti sguazzano, in cui il pa- 
drone fa continuo scialo, ove il inatto 
fa la festa e il savio la gode. 

L'^è la cà del Mancatutt o de la Mi- 
seria. • . È la casa del Bisogno , della 
Penuria, ove è difetto d^ogni cosa. 

L^é la cà del Signor. È la casa del- 

V abbondanza (Oìj^ì l\ag. 577). Ella è 

una dogana, È una casa come un mare, 

m L^ingann el va a cà de Tingannador. 

f^ in Ingànn. 

Manda a cà de Steven. Freddare, 
Uccidere, y. Fa frecc in Frècc. 

Mangiass anca i ciod de la cà. .Sbra- 
ciare a uscita. Dar fondo alle sostanze. 
Ridursi o Condursi in sul lastrico o sul 
maUonato, Consumare , scialacquare 
tutto il proprio avere. 

Mett el eoo a cà. Metter la testa 
a partito, Binsavire* 

Mettegh-9ù cà a vun. Allestir casa 
ad uno. 

Ne sa pussee on matt a cà soa che 
on savi a cà di olter. f^, in Màtt. 

No ave né cà né tee e. Non at^er 
casa né tetto (Aìh. enc. in Masseria). 
Non aver terra ferma. Non aver pia 
luogo né fuoco. Essere rovinato inte- 
ramente; non aver luogo ove poter 
dimorare; dover andar ramingo. 

Oh de la cà de lego. . . . Dicesi nel 
bussare a un uscio diacciato, a una 
porta donde non ci venga risposta. 

Omm de cà. Massajo% Uomo casalin-' 
gOf risparmiante ^ masseriiioso^ buon 
economo — Uom c/w baila alla casa, 

Ona cà che cria foeugh. Casaccia. 
Casalonaccio. Casa cadevole, 

Ona donna Té la ruvinna e la for- 
tunna d"* ona cà. La savia femmina 
rifa la casa 9 e la matta la disfà, 

Ona miseria d^ona cà o Oa tocchell 
de cà. Non so die poco di casuzaa. 

Patron de cà. Capo di casa — Pa'^ 
dron della casa. 

Pè de cà. F. in Pè. 

Pientà eà. Far casa, Jprir casa, 
^ Quand vu andavev a scoeula mi 
vegneva giamo a cà. F. in Scoeùla. 

Rose de cà. Ceppo di case, Aggrc* 
gato di molte cafle. 



) Cà 

Sant in gesa e dia voi incà. f^. Diàvol. 

Scova uoeuva scoa ben la cà. K,Scóva. 

Sta de cà in . • . Slare a casa in •., . 
Abitare. Sta de cà e de bottega in 
risless sit. Stare a casa, e bottega» 

. Sta de cà finna a cà del dia voi. 
Abitare in Clùarenna o in Orinci o in 
Chieratladda f in luogo lontanissimo. 

Sta de cà in di Tegnon. f^ Tegnón. 

Sta li de cà. fig. Slare contento al 
quia (Sacch. Nov. 161). Cagliare. 

Strappa cà. Disfare la casa* 

Tanl gh^ é de cà soa a cà mia , co- 
me de cà mia a cà soa. fig. Tanto è 
l'erta alla fn quanto la c/tina (Adimari 
Son. fra i burchiell. ajS). Alla f ne 
tanto è ila casa tua a casa mia quanto 
da . casa mia a casa tua. Dicesi per 
indicare volontà di stare sulla sua, 
di esigere che altri ci mostri osse- 
quenza calandosi primo a noi , o per 
mostrarsi (come dice il Varchi) da 
quanto gli avversar). 

Tegni lì de cà. met. Far cagliare. 
Tenere in cervello o in tuono. 

Tegni el eoo a cà. fig. ^i^ere il cer- 
vel seco. Star a canna badata. Porsi o 
Star a casa e bottega. Badare a negozio. 

Tegni i man a cà soa e la lengua 
dent di dent. y. in Léngua. 

Te see lontan de cà. fig. Pia su sta 
monna lima ; cioè T^ inganni , mal 
t^ apponi. F. anclte in Montón. 

Tira a cà. T. di Giuoco. Riscattarsi. 
Rifarsi. Rivincere il perduto» 

Tira nissun per cà. Non si mettere 
persona in casa. 

Tirass a cà. Ravvicinarsi 

a casa; ed anche Attenersi al colamr' 
bajo. Mettersi al sicuro ; o anche 
Tornare al pentolino. Tornare a casa 
a queste stiacciale ^ cioè Tornar a go- 
dere i comodi della propria casa. 

Toeù cà. Prender casa^ cioè pren- 
derla^a pigione per abitarvi. 

Toeù la cà a vun. Scasare uno. Ob- 
bligarlo a lasciar casa sua. 

Torna a cà. fig. Tornare a casa, 
(Firenz. nov. io."). Tornare all'ergo, 
l^ornare donde ci parOmmoi^onos.j'i). 
Ritornare a bomba , alC argomento , a 
proposito y in cldave^ alla callaja% 

Tra adree la cà e el tecc. Spendere 
il cuore e gli occhi in checchessifu 



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GA (i 

Trema la cà di pitt. Fare il cui 
lippe lappo. Avere una haiUsoffiola o 
una cusoffiola. Aver gran timore. 

Vaga la cà e el tece. Pigiiatevi il 

sacco eie cipolle{}ilonig^n»,nobJì^i), 

Vess a cà. fig. Essere a cavedio. Dì- 

' cesi di chi sia ai disopra e con van- 

' ^gg^o "^1° giuoco vale Essersi rifatto. 

Vess de cà o tutt de cà. Essere di 

' casa più- die la granata. 

• y^ss fodura de cà. Esser fuori; e fi^. 
Essere in due paesi. V uno dire una 
cosa, e Taltro rispondere a sproposito 
o non 9i^T^TB\^- Esser fuori di strada. 
Vess giò la cà e el tecc.fig. Essere 
alle peggiori del sacco. 

Vess in cà baieuna. K in Ciòcca. 
Vessegh la cà del diavol. Fare un 
parapiglia. Essere un trambusùo^ un 
rovistìo j un rovinìo, un bolli bolli. 

Vun de cà. Un eh* è di casa. Una 
bazzica. Un famigliare. 
Cà. La Casa{*{ose. e Mor. Case cont)» Tra 
i contadini delPAko Milanese e quelli 
di Toscana queste voci ^ignilicano la 
Cucina ; che le altre stanze le dicono 
Camere — Poderante , v^ ho assegnato 
' una cucina e due stanze ^ direbbe in 
Toscana il cittadino ; e il contadino 
risponderebbe Ritengo una casa e due 
camere — L^ è in cà là in la cà. È in 
cucina. È in casa, eccolo in cucina, 
Cà. Casa di negozio o di commercio — 
• Dervì cà. Aprire una ragione, 
Cà. Casa. Casato, lignaggio. Lignaggio. 
Schiatta. Famiglia. Stirpe — Cà in que- 
sto significato noi applichiamo yolen- 
' tieri con preposizione semplice ai soli 
casati illustri del paese, per es. Ve 
de Cà Busca o simili. In contado in 
veee estendesi con preposizione arti- 
- colata a ogni specie di casato, p* es. 
L* è de la cà del tal che voltano anche 
in V è vun di tal — Noi usiamo anche 
spessissimo Cà in alcuni modi nei 
' quali non fu mai ne é alcuna tristizia 
d"* allusioni , ma si bene una mèra 
specie di bisticcio suggeritoci dalla 
simiglianza di alcuni vocaboli cogno- 
minali con altri comuni; e sono : 

Cà Bassignanna(De).^g. da Bàss 

Bicesi per ischerzo di chi è pìccinaco. 

Cà Busca {fg. da Busca). Andà in 

cà Busca o a Buscaa. Jmlase a Bus- 



76 ) CAB 

seto{Cmi Des, e Sp. V, 9). Èsxr ehioe- 
' caio. Tbocame — Manda in cà Busca. 
Sonare a catasta. Chioccar uno. Mai^ 
dare a Busseto. 

Cà o Casa Gambaranna (y^. daGkny- 
ber). Bò%za. Brenna.* Cavallaccio. Bie- 
ciùghera. Fa corr cà Gambaranna. . • • 
Farsi scarrozzare in vetture venali 9 

• orarie, e tirate dal cavai deir Apocalisse 
Gà Legnanoa {fig. da Lcgn). Messer 

Batacchio (Sae. Noy. 86). Il bastone — 
Andà in cà Legnanna. Andare a Le- 

• gnaja. Esser bastonato — Manda in •à 
Legnanna. Dare il podere a Legnaja 
(Tancia HI, i). Mandare a Legnaja, 
Bastonare — De cà Legnanna . . . di- 
consi quegli utensili che alcuno ab- 
bia di legno mentre gli agiati sogliano 
averli di metallo. 

Cà Painna {fig. da Paja). • • . e di qui 

' Andà a dormi in cà Painna. Andare a 
dormire sulla paglia. V. tinche Painàrd. 
Cà Passi ranna. fig. Fattura del Passi-* 
gnano{VRg. Ast. bai. II, 8). 

Cà Tegna o Cà Tegnos, e quindi Ave 
a che fa a Cà Tegna o a Cà Tegnos 
o a Tegnon o Sta de cà in di Tegnon. 
Esser tignamica , ayaro. ^. Tegnon fig. 
Ona bonna cà. r*. in Casànna; e 
fra noi ancìte in genere Casa ricca. 

Vess de bonna cà o dWa cà bonna. 
Esser di legnaggio gentile. Esser di 
buon casato, bennato. 

Cà del maj. C^rtfen» (per anton.) Quella 
stanza in cui sono i magli o mazzi da 
pestare gli stracci per fame carta. • 

Cà di cord. T. de^Fab. d*amido .... 
Stanza con tavole a funicelle ove asciu- 
gar r amido fabbricato di recente. 

Cà di fòli. T. delle Cartiere. . . . Quella 
stanza ove sono le pile. 

Cu di tinn. . . • Stanza ove sono ì tini. 

Cabarè o Gabaré. yassojo. Guantiera. 
Nappo. Quella specie di baciletto su cui 
si posano le chicchere del caffè, della 
cioccolata od altro. Dal fr. Cabaret. 

Cabarè de tavoletta. Fasso] da toelette 
(*tosc. e poema d^un aut. pis.). . 

Cabareràda Pieno un vassojo. 

Cabarerin. Fassojno. Picciol nappo. 

Gabbi. Cappio. Gabbi cord o corent. 
Cappio corso jo o scorso jo. 

Gabbia. Accappiare. Fare il cappio. 

Cablòtt per Fonsg ferree. P''. in Fónsg. 



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CAC (i 

Òilyriolé <> Cabriolè. Cesia. Biroccio ? Sp. 
di calesse notissimo 9 ed è voce tratta 
di peso dal francese Cabriolet. 

Gabròssol (che altri dicono Cabròssen, 

* Cflvròssen, Cavròscen, Gambròssen, 
Crabòss e Gambròsten). ligustro. Idgur 
sdco, Luistico, Levistico. Buischio, Ru- 
visttco. JUdstico. Camhrossène. Il Li-^ 

' gustram vulgareL,^ comune nei còlli 
dell'^Alto Milanese. È quelParbusto cbe 
ì Latini dicevano Oleastellum, e cbe 
i Padovani dicono Conostrèila. 

Cs*cào. Cacao. Caccao, Caccaos, I nostri 
droghieri « cioccolattieri conoscono 
il Cacao Lisbona, il Cacao Caracca f 
il Cacao deli\faragnon9 il Cacao Faj ar- 
chili (cioè Guayaquil) e il Cacao di Isol, 
Batter de cacao. Burro o Butirro di 
caccaos. 

Cacào! Cacaloccìdò! CacasegoJ Cacasevo! 
Capperi! Corbezzoli! V. Càspita. 

Càcc. Ca^io. GagUo. Coàgulo. F. Càgg; 

Càcc. ?lur. di Caccia usato nella frase. 
Nota tucc i cacc. Baccorre i bioccoli. 
.Osservare fin le minime azioni di 
chicchessia. 

Cacca. Cacca. Merda. . . 

Faccia de cacca. F in Fàccia. 
Pien de cacca. Merdoso. Merdellone. 
Cacheròso? Che ha a schifo ogni cosa 
perchè sente troppa alto di sé. 

Cacchln I voci usate per veizi coi 

Cacchinna ) fanciuUini. Cacca. 

Càccia {che i coniad. dicono Càscia). 
Caccia. Per le varie specie di caccia, 
oltre alle notate qat sotto K. Aix:hètt, 
Bressanèlla, Làzz, Tés, Ròccol, ecc. 
Caccia a restell. Tela. Serraglio t Spe- 
cie di caccia che si fa attocniaadosi 
da molti cacciatori un bosco, e re- 
stringendo vievia il loro cerchio» onde 
obbligare il salvaggiume a dar nelle 
reti che sono tese in un dato luogo 
o a passar sotto il tiro de^cacciatori ; 
e questo è il Traquer de^ Francesi. 
y. anche la parola Cascin. 

Caccia ai fossitt. Caccia alVacqua o 
ali* abbeverato] o{%^y] Orn. tose. I» 91)» 
Specie di caceia che si fa appostando 
gli uccelli lungo i fossati. y 

Caccia con la paletta. Caccia a fru" 
gnuolo. La Pinsonnette dei Francesi. 
Caccia con la sciguetta. Caccia con 
la civetta» 

roi. /• 



77) CAC 

Caccia del speggett. Caccia con lo 
specchietto{SAV] Orn. tose. IT, 63). 

Caccia riservada. Bandita. Caccia 
bandita. Luogo ove è proibito il caccia- 
re; e fìg. Femmina tenuta alla bandita. 
Andà a caccia. Cacciare. Andare a 
caccia. Far caccia. 

Dà la caccia» Dare caccia o Dare la 
caccia. Metter in caccia. Far fuggire* 
Fa la caccia a quejcoss. Uccellar a 
una cosa. Andar a caccia di checchessia. 
Faa apposta per andagh dent a 
caccia. Copioso di caccia. Feramente 
disposto a cacciagione. 

Vess roatt per la. caccia. Prendere 
grandissimo diletto nelle cacce. 
Càccia. Caccia. Cacciagione. Presa. La 
preda fatta a caccia. 

Fa bonna caccia. Far buona presa. 
Càccia. Caccia^Dìz. mus.). Pezzo di mu- 
sica esprimente ciò che indica il nome. 
Càccia real(Giugà a la). . . . Imagina un 
lav-oliere a cassetta con cerchj rispon- 
denti per di sotto a caselline di testata 
noverale dall'ai al 5, e con un campa- 
nellino nel cerchio di mezzo. Chi vi 
giuoca scocca per un fuciletto di legno 
ad arco una pallottola, e vince punti se- 
> condo caseliina in cui quella si muore. 
Cacciadór. Cacciatore, Cacciante. 

Cacciador de. a^ciopp, de lazs, ecc. 
F. in S'^ciòpp, Lazz, ecc. 
Cacciaddr. Cacciatore. Soldato armalo 

^la leggiera, vélite. 
Cacciadór. Cacciatore{*iosc. e Guad. Poes. 
I, Il 4)- Sp. di servitore che indossa 
un abito verde a trine d'acro e molto 
sfarzoso , con piume nel cappello a 
tre punte, e con paloscio ad arma- 
collo. I Tedeschi lo chiamano Kam" 
merlakey , cioè Lacchè da camera. 
Cacciadóra. Cacciatrice^^ ìd^kn.Fenatrice. 
Cacciadóra (A la). Alla cacciatora. Alla 
foggia de** cacciatori. 

Mangia a la cacciadóra. Trovarsi 
o Stare a desco molle , cioè Fare un 
po^ di pasto alla sprovvista, alF in- 
fretta, sparecchiata mente. Faire un 
repas de chasseur diacono anche i Fr. 
Messa, a . la cacciadóra. F. in Messa. 
Cacciadorèll. F. in Parascioeùla. 
Cachèttich. Cacìiettico. Da noi però chi 
non è medico l'usa solo in sig. di Stitico, 
Cacapensieri^ Dubitoso^ Cancheroso. 

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CAD ( 178 ) 

Cadèver. Cadaitere, Cadavero> 
Cadavérich. Cadaveroso, Cadtwerico* 
Cadèmia. Accademia» 

Cademìa del liber deslìgaa. f^. Liber. 
Cademia de matl (o anche sempUc. 
ona Cadèmia). Una mano di pazzi, 
Cadcmìcamént. Jccademicamente. 
Cadémìch. Jccadémico. 
Cadenàa. T. de'^Str.... Che ha nella parte 
interna del coperchio la cosi detta ca- 
tena, f^. Cadènna. Mal cadenaa. . • . Che 
sta male a catena^mal fornito di catena. 

Cadenàl Quel legno o ferro i 

cui capi sono confitti nei due muri 
laterali d'*un cammino, ed al quale 
sono raccomandate le catene da fuoco. 
Tarj diz. vernacoli in Cadenil lo chia- 
mano col Diz. sist. deirArrivabene 
SeccostiiCf ed anche Catenaccio. 
Gadenàzz. Chiavistello» Chiavaccio» Cate^ 
naccio. Gli Aretini lo dicono Caiàrcio; 
i Sanesi Fischio o Pestio. 

Bolzon. Boncinello » BCaggetta. Na- 
sello » Manetta o Maneggia. Maniglia 
"" OggicBit. Anelli >» Cadenazz. Bastone. 
Cadenazz a bolzon. Catenaccio a ben'' 
cinello. y. in Maggètta. 
Cadenazz a carillon. V. in Carillon. 
Cadenazz a la genovesa. Paletto. (Ne 
sono di più specie 9 come Paletto con 
piastra « con campanella , con gamba , 
colla staffa e le punte ^ a traverso 9 con 
pallino f a molla f a pallino da aprirsi 
dentro e fuori ^ ecc.). (lètta. 

Cadenazz a la spagnoeura. V. Spagne- 
Cadenazz de maggètta. Catenaccio 
a nasello. K in Maggètta. 

Cadenazz sempi. Catenaccio alla 
piana , privo di nasello e boncinello. 
ìiiir'SXk el cadenazz o el ciod. Cac- 
ciare o Ficcare o Mettere il chiavistello 
(Mouig, Ser. nob. II 9 54). Inanellare 
il cìiiavaccio. Incatenacciare» Incida- 
vistellare. InclUavardare » Dall-giò. 
o Tirall-giò. Schiavacciare. 

Dà-sù tanto de cadenazz. Mettere un 
braccio di chiavistello. Iperbole gra- 
ziosa usata dal Magalotti (nella la.* 
. delle sue Lettere scientifiche p. a56)« 
Ficcar tanto di bietta ne//'itfcio(Razzi 
Balia 411 9 i). Chiuderò risolutamente. 
Ong i cadenazz. fig. Ugner le car* 
rucole. Far correre danari per otte- 
nere r intenta , ugaer la roano. 



CAD 

Cadenazz d*orghen. i Catènacciatura (eoài 
Cadenazzadùra. \ nel Diz. Zanob.). 
Il complesso di que^ ferretti disposti 
in linea diagonale e scalare i quali 
eorrispondono nella loro parte infe* 
riore ai tasti d^un organo 9 e nella su- 
periore alle animelle deL somiere (che 
il Diz. Zanob. chiama Soniere appunto 
in questa voce Catenacciatura ma forse 
erroneamente)9e che nelforgano fanno 
queir ufficio medesimo che le ealcole 
de^martelletti ne^gravicembali. 
Oadenazzceù. Paletto — Chiaivistellino (Y oc* 
ren.). Chiavistelletto (Viìz. art.). Dà-sù 
el cadenazzoeu. Inanellar il paletto. 
CadenazzGBÙ* Stanghetta. Cosi chiamasi 
un ferro lungo che è nella toppa delle 
serrature e serve per chiuderle. Ha 
Cova. Codetta? ^TsiC^Yì. Gambetto» 
te Cava . . . . M Mandada. Mandata» 
V» Spagnolòtta. 

Cadenazzón Gran catenaccio. 

Cadenèlla. Catenella» Cosi chiamasi quella 
catenuzza d^oro9 acciaio o simile a 
cui si attacca Toriuolo da tasca. 
Cadenèlla de Venezia {clic anche dicesi 
Manin). . . . Sp. di catenuzza d^oro a 
maglie finissime che si fabbrica in Ve- 
nezia9 della quale si fanno smanigli ec. 
Cadenin. Catenina. Catenella. Catenuzza. 
Diminutivo di Catena. 

Pont a cadenin. f^» in Pónt. 
Cadènna 9 e contad, Cajénna. Catena. 
Cadenna del cammin. Catena da 
fuoco. Quella che si tiene ne^ cam- 
mini per attaccarvi i pajuolÌ9 ecc. 

Cadenna de Torelogg. Catena{^\h» 
enc. in Gancio)» Quella specie di ca- 
tena che dalla piramide d'^un^ orino- 
lo si scarica sul tamburo e finita 
di scaricarsi lascia inerte T orinolo 
se non è rimontata. Dai due capi ha 
fissi in se i due ganci o gancetti da 
catena 9 detti specificamente Tuno 
Gancio da piramide ^ l'altro Gancio 
da tamburo — Per Cadenèlla. F. 

Mangia o Mastegà cadenn. Xo ^J50 
che Mangia aj. y» in Àj« 

Me ten nanca i cadenn. Tutte le 
pene 9 tutte le catene e tutte le sbarre 
del nwndo non mi terrebbono che io 
non faccia o simili(Lasca S6*ega II9 i)- 
Non è ritegno che vaglia a dislòrmi 
dal fare dire una tal cosa. 



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CAD <i 

Blelt a la caderniB» tncaUmure. MO^ 
fere o Porre in catena; e fig* MeUere 
alle strette o al segno o al quia. 

Vess ligaa come on can a la ca* 
denna. F". in Cào. 
Cadènna. Collana. Catena, Oaìu cadenna 

d^or. Una catena d'oro* 
Cadènna. T.di Fab. di mobOi.... Quel re- 
golo che divide cassetta da cassetta nei 
canterani, e che quando le cassette sono 
serrate forma faccia insieme con eaae, 
Cadènna. T. degli Strumenta]. Sbarra 
(Grìsel. DÌ2. e Diz. ven.). Caiena(Dìz* 
nus. in Istrumento). Negli strumenti 
da taslo è quel legnetto lungo» stret- 
to, ritondato che è incollato dietro il 
coperchio sotto il ponticello dalla ban- 
da delle corde ramate , a fine di reg- 
gere alla loro pressione. Dicesi anche 
di ognuno di que^regoletti di legno 
che si mettono per fortezza nel fondo 
d'una chitarra, d''un yiolino^ ecc. 
Cadenón e Gadenònna. Catenone, 
Cadént. Cadente» Ve on yecc cadent. 

È un vecchio cadente o decrepito. 
Cadènza. Cadenza (semplice 9 composta 9 

/»*«, sfuggita 9 ecc.). 
Cadètt» Cadetto (agg. e sust.). 
Cadhi. Catinella. Vaso più piccolo del 
cutmo{baslòtÌi ad uso per lo più di 
lavarsi le mani. 
Cadln. Acquajo. Lavamane. Lavamani. 
Luogo ove i religiosi vanno a lavarsi 
le mani. K anche Lavabo. 
Cadìn. T. de^Ghir. PeliH. Bacino, La parte 

più bassa della cavità deiraddome. 
Cadinèit. Catinelletta, Càtinellina. Cali- 

nellmia. Picciola catinella (cadili). 
Cadindn. CMim>n«(Barch. Son. 176, an- 
corché in bisticcio scherzevole). 
Cado. Dono, Regalo, Presente.Voce pretta 
franzese(C(u2eatt) che anni sono era in 
gran voga, e oggidì sehtesi più rado. 

Cadoeù. v. dell* Alto Milanese 

Vaso di terra cotta senza manico per 
uso di tenervi il fuoco; veggio sma- 
nicato(mAH senta manegh), 
Cadréga e Cardéga. Seggiola, Scranna, 
e con V. a. Sèggiolo, Sedia dozzinale 
impagliata o ingiuncata. Forse dal 
greco Kareàpa. o dal prov. Cadiero, 

Schenal. Appoggiato jo. Spalliera » 
Pientaa. Ritti «^ Cuu. Sedere » Baston. 
GsWg/iiia/inSb^reti. Regoktti, 



79 ) CAD 

Cadrega armada. I Sedia a trac 

Cadrega d'^appogg.i ciuoli — Stuhl 
mit Aermen dicono i Tedeschi, cioè col- 
le braccia sporgenti dalla spalliera. 

Cadrega de comoda o de camera, 

e anche Cadrega assol Prop* 

Seggiola con sedere ad armadio con- 
tenente il cantero; e per estensione 
Seggetta. Predella. V. Còmoda. 

Mett el cuu in cardega. fig. Movr 
tare in sedia, o in iscanno. Venire in 
auge, in istato, avvantaggiarsi; e ta- 
lora anche Allungare i denti. Stendere 
vie pia le braccia ^ vale a dire Cre- 
scere in forza, in autorità. 

Vess a la cadrega. Essere a sedere 
sulla predella. Essere alla seggetta, 

Vess in cardega. fig. Essere in auge* 
Cadréga. T. defilaceli. Culaccio. È lo 
stesso che Ciàv in genere, f^ 

Culatta. Mela di oilaccio »» Ciav. 
Groppa di culaccio? 
Cadreghèe e Cardeghée.5eggìo^/o(*fior J. 
Colui che fa le seggiole e che dai 
Tedeschi è deUo StulUJlechler ^ Seg- 
giajo^ se non erro, fu usato in questo 
senso dal Burchiello 

« lli«ff« clMft« tMiti Banol Sifgimjo. m 

Figura de cadreghèe. r. in Figura* 
Vos de cadreghèe. f^. in Vós. 

Cadreghèe. met. Zazzerone 9 ed anehe 
Pentolone. Braehierajo. 

Cadreghèe • • . • QuelP uomo che nelle 
chiese dispensa le seggiole per prezzo. 

Cadreghètta (o Cardeghètta). Seggiolino* 

Cadreghln e Cardeghhi. Seggioiina, 

Cadreghin de boeucc. Seggettina. 
Sorta di picciola sedia per uso d'^an- 
dar del corpo i bambini. 

Haestra de cadreghin de bceucc» 
...... Maestra di custodir bimbi. 

Metfc-giò cadreghin o Fa cadreghin. 
Dommeare? Dicesi di due o più per- 
sone le quali, incominciata fra loro 
conversazione, non la sanno più finire. 
È diverso dal nostro 7^Jeii<dojtiiiercaa.In 
questo è con%'ersar romoroso; in quello 
è conversar piano., civile ; ambo sono 
quasi simili nel rapporto della durata, 
ma dissimili in quello dell^intensità — 
Da noi dicesi anche parlando di chi 
mandato per alcuno o per qualche 
cosa non ritorna mai. Siamo ad aspet- 
tare il corbo. 



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CAF ( I 

Porla A Cfldreghin dicono i conta- 
dini dell'Alto Milanese pel nostro cit- 
tadinesco Porta a scagneliinà V. > 
C^dregÓD e Cardegón. Seggiolone. Se- 

</io/itf(*luccli.). 
Gadikh o Caduti. K. in Màa e Mài. 
Cadùu per Succedùu. p^, 
Gafè. Caffè. Droga nota che si trae dalla 
pianta detta Coffea arabicahin. Tutti 
conosciamo il Cafè Levani e i Cafè 
Martinica^ Moca ^ Avana ^ Demerari^ 
San Domingh , Giova e de Lissandria ; 
i nostri droghieri conoscono altresì 
il Caji del Rio ^ e i Cafè Giamaiea^ 
Sitrinam , Portoriech y Santiago , Brasi , 
Guadaluppa , Berbice , Borbon , /Ux- 
guajraf Sumatra e Rio Janeiro, 
€aie e ord. Cafè ner.Ga^è. Bevanda nota. 
Cafè e latt. Caffè mesciuto jcoI latte 
(Last. Op. IV, 59). 

Cafè a mitaa Caffè mesciuto 

con latte e fiore di latte. 

Cafè ciccolattaa. Un chiaroscuro 
(*lucch.). Caffè misto colla cioccolata. 
Cafe e panerà CafSe me- 
sciuto con fior di latte puro. 

Cafè-e-panera. , ^ , . , . Cosi chia- 
masi una specie di tabacco artefatto o , 

• sternutatorio composto d^ un terzo di 
caffè macinato impalpabile e di due 

' terzi di radice di ghiaggiuolo(/m^o- 

rentinaLin,) pure ridotta impalpabile. 

Dilettant de cafè. Caffeista. 

Fazzolitt del cafè. F. in Fazzolètt. 

Cafè. Caffè. Bottega dove si vende il 

caflfè in bevanda. 

Sta sul cafè , Veés semper su per 
i cafè. Frequentare i caffè* 
Caie perisch. Lo stesso che FeDpp hg. K 
Cafeàu's. .... Sp. di capanno o frascato 

• o casuccia elegante posta le più volte 
su poggetti o in mezzo a laghetti ar- 
tifiziali nei giardini, ove dopo il pranzo 
1 convitati si raccolgono a prendere 

• il caffè. È voce d'orig. ted. Caffke/taus 
(casa da caffè). 

Caferln. f^ez. ili Cafè bcv. usato voi bimbi, 
Caferb. s. m Picciol caffè; 

botteghino da caffè, un caffeuccio. 

Caferin. agg. v. cont Color caffè. 

Cafettàda. Ad. J'Àcqua. f^. 
Cafettarìa. Caffè* Bottega da caffè. 
Cafettée. Caffettiere. II padi*one di una 

bottega da caffè. 



80) CAG 

Cafettéra. Caffettiera. Vnso'ìii cui si fa 

bollire il caffè polverizzato. 
Cafettéra. Caffettiera. Dicesi anche quel- 
la specie di brocca d' argento , di 
porcellana , di majolica , ecc. nella 
quale si porta il caffè in tavola. 
Cafettéra è anche semplicemente Jìemm. 

di Cafettée. K 
Cafetterìn, Cafetterinna.JDùn. di Cafettéra 
Cafetterinna. f^etz, di Cafettéra (donna). 
Cafetterònna. Acer, di Cafettéra» y. 
Caffin. Lo stesso che Micchin. y. 
Cafiétro dicono per ischerzo i più 9 e 
scioccamente alcuni per Gaffe, credendo 
con gueW allungamento di tosciuùzzare* 
Gagà* Cacare ; con modi più civili JSVo- 
cuare. Andare del corpo. Ir di corpo. 
Andare di sotto. Fare i suoi agi. Sca- 
ricare il ifcntre; in gergo Tortiti. 

A Ùi ben a viiau se troeuva cagaa 
in man. y. in Vilàn. 
Antigh come el éagà a brasc. f^ Antlgh. 
Gagà a brasc. ...... Dicesi in 

■ ntodo basso del fare gli agi del corpo 
air aria aperta; quello che i Latini 
dicevano. Cassim cacare, lì Voc. pad. 
ven. del Patriarchi traduce il nostro 
modo con Cacare al muro o al fresco 
o contadinescamente. ire presso d*un 
palo; il Diz. venez. Cacare all'aria; 
ambr però senza citarne autorità. 

Gagà de menuder. Essere un caca^ 
stecchi. Fare a miccino. Tenere la 
borsa stretta. Andare a mano stretta. 
Andare stretto di mano. 
Gagà dur. Cacar sodo. 
Gagft-giò (per dispr.) Cacare. Sciori- 
nare. Cagà-giò sonitt. Sciorinar sonet- 
ti. Gagà-giò fioeù* Sciorinare o Cacar 
figliuoli — Gagà*giò scrittur. Aver la 
C€iCajuola nella penna. 

Gagà i busecch o V anima. Cacar le 
curatelle. Aver la cacajuola. 

Gagà in del seggion o in del ma* 
steli. Essere in luogo che il sole ti 
faccia lo scacchiere, fèdere il sole 
a scacchi. Essere prigione ; Titaliano 
. ha occhio alle ferriate della prigione) 
il nostrale al secchione o al mastello 
che i carcerati han per cesso. 
Gagà in lett. Cacarsi sotto. 
Caga-in-Polia. Pentolone. Braclde- 
rajo. La nostra è voce lasciataci pl*o- 
jl babilmenle dagli Spagnuoii fra i quali 



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CAO (i 

' CmgalaoUà era una itiaachera rìcBóola 
che seguiva le proceasioni danzando. 
Caga e piasà di besti. - Stallare. . 
Caga pusscB on bò ^e cent • r«n- 
dea. ^. in Hóndena. 

Cagass adosfl. Sconcacarsi. Cacarsi 
sotlo ; e fig. Pisciarsi sotto. Dare in 
cenci o in budelle o inciampanelU^ 
. cioè Non riuBcire nella impresa. 

Cagass adoss de la paura. Soacaz- 
uursi di paura. Cacarsi sotto. 

Chi ha mangiaa i candir caga i 
stoppin. ff, in Stoppln. 

Chi tìt sperand jnceur cagand. Chi 
i^ive a speranza muore cacando ( Lippi 
Halm. XII 9 5). Chi vive a speranza 
natore a stento* 

Dove te caghet te lasset el stronz. 
F'. in Strónt. 

£1 rha cagaa el diavol quand el 
gh^aveva i dolor de venter. y. Diàvol. 
Gh^ha cagaa-aù el moscon su quella 
cama. Quella carne è cacchionosa. 

Lassass caga adoss o sul muso. 
Lasciarsi schiacciare le noci in capo. 
Comportare ogni gran villania. 

Mangia, ber e caga» e lassa che 
la vaga. J^. in Lassa. 

Mangia de benedett e caga de ma- 
ladett. . . . Dettato che mostra come la 
grassa cucina sia mal sana; chi man-> 
già vivande molte e ghiotte dà male 
putentissime fecce. 

No mangia per no caga. y. Mangia. 

Te caghi adoss o sol muso varda. 

Tho in cupola» I^ho nel bossolo delle 

spezie. T'ho a carte quarantotto. 

Caga. Sifertare. y. Canta fig. 

Cagabicoér. scherz. Spihmgona, Donna 

lunga , fuseragnola. 
Cagàda. Cacata , e dottr. Rfocuazione. 
Egestione* Il cacare. (volta. 

Cagàda. Sterco, Meta, Il cacato in una 
Cagàda. fìg. Cacala, Impresa mal riuscita. 
Cagàda. fig. Cacherìa. Leuo, Leziosag- 
gine, Smorfia, affettazione — Caccabal- 
dola. Incaccabaldolatura-^Gmzianata, 
Pien de cagad. Cacheroso — Lezioso, 
Cagàda. Freddura, Gioggiata, 
Cagàda. Frullo, Miseria. Pidocchierìa. 
Inezia. Cagionuzza. Vari ona cagàda. 
Non valer due lupini, 
Cagadìnoa. Cacatina, Dim. di Cacata. 
Cagadòr. Cacaiojo, V. Càmer. 



8i ) GAG 

Cagàda. CWatton'o. Tafamano. 

Vess alt de cagador Dicesi 

delle persone di statura' alla; 

Cagadùbbi. CaeapensierL Uomo dubito^ 
so 9 stàtico » che in ogni cosa pone 
difficoltà, scettico esagerato* i^mmon- 
done se timidissimo, «e un Penedettio* 
Àbbenchè. il Cesan sarìaroente avrer- 
ta che i testi addotti dalla Crusca 
in Cacapensieri .indicano il rovescie 
della definizione , pure nell^ uso essa 
pare voce a doppio viso, Tun dei 
quali stia colla definizione, T altro 
coi testi, e TAlb. enc. riferenda la 
prima e omettendo afiatto questi ul- 
timi conferma la cosa. 

Caga^in-^roUa. Pentolone. P". in Caga. 

Cagaràtt. Cacaiojo ^^ Fogna. 

Andà al cagaràtt (cAe anche dicesi 
Tìrk el refi*. Tira Tanta» Tiià i oolzett 
e simili). Andare a ingrassare i peton- 
ciani o a patrasso o a bahboriveggoli 
o trai più o tra que'*. piii. Tirar le calze 
o i7 calzino o i panni oTajuoleo ta- 
juola o minze. Dar le harbe al sòie. 
Pigliar VaUappio. Tirare o' Trar alle 
anitre. Andar a rincalzare un cinUtéro, 
Far Vultimo passo. Fare una buca in 
terra. Andar a Buda o- a Volterra, Ser» 
rar le pugna. Scacohiare^ Far fagotto o 
gheppio. Andare a vedere ballar Torso. 
Andare di là o nel mondo di là, Cfùu-' 
dere o Serrar gli occhi* Far la calata 
verso Volterra, Dare il crollo o l' ulti- 
mo crollo. Andar a dar beccare ai polU 
al prete o del prete. Andare a fare i 
falli suoi. Cascar di pollajo. Tirare, 

• Battere la capata. Andare a far terra 
da cavolini {ìionos. ii). Andare a 
guardar l' oche al prete ( Mooos. 57). 
Andare al cassone. Uscir del secolo. 
Trapassare, Andare a pie di Dio. Anf 
darne al criaiore ( Day. Post. Tac* 
p. 639). Morire. 

Gagarellà (che anche dicesi Caghètta, 
Mòssa e simili). Cacafaòla. Cacaja. 
Cacaceiuola. Cacasangue, Soccorrenza: 

. Scorrenza. Andata, Andataccia. Diètro 
rea, Diarria. Flusso. Menagione. Mal 
di pondi. Andata o Smossa di corpo. 
Che te vegna la cagarella! Cacastec- 
chi ti venga. Ti venga il cacasangue. 
Fonsg che metlen la caghetta. Fun- 
ghi cacherelli. ' 



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GAG 

Spuuà amnò de cagardla a àt 
da. fig. Jifen il guscio in capo- Esse- 
re novizio, sòro, inesperto. 

Cagaròtt (Vess el)» v. cont. hr.jivertU 
mellone* Essere T ultimo» il più dap- 
poco in checchessia. La voce pare 
bergamasca 9 che da quelle genti è 
detto Cagarbt V ultimo nato , il eaca^ 
nidu de* Siciliani. 

Càgg o Gàcc. Caglio. Gof^io. Coàgulo — 
Presame, Presura si dice specialmente 
il caglio animale. 

Càgg in acqua I latti vendoli 

per fare le caduole che usano in città 
adoperano un caglio composto della 
parete interna del yentriglio dei polli 
o della vescica orinaria de* vitelli 
enfiate» seccate, tagliuzzate. e infuse 

. per otto o dieci di nel siero insalato. 

. Questa specie di caglio è quella che 
essi chiamano Cagg in acqua, 

Cagg in pan. Felcello{^fareU Voc. 

aret.). • • I manipolatori 

che (anno traffico di caglio tagliano 
iu pezzettini le membrane degli sto- 

. machi de* vitelli lattanti che hanno 

. fatto seccare, e le mescolano colla 
parte caseosa che s* è indurita in essi 

■ stomachi, con sale, polviglio di pe- 
pe, farina, cacio grattugiato di mala 

. aorte e già divenuto ammoniacale, e 
rammollita ogni cosa con aceto, ne 
fanno un impasto in cui talora me- 
schiano anche a frode un pò* di rena 
perché pesi e fruiti loro sempre mag- 
giormente alla vendita. Questo è il 
così detto Cagg in pan, 

£1 foeugh el mangia el cagg 

Dettato dei nostri caci a j col quale in- 
tendono ammonire del non troppo 
afibcare la calda ja al momento in cui 
ai va cagliando il latte destinato a 

. farsi cacio. 

Càgg. LampredoUo , che i macellai chia- 
mano MoUetta, Intestino delie vitelle 

. che si riduce a vivanda. 

Gaggia. n.f e Caggiàss. n. pas. Cagliare, 

' QuagUare* accagliare. Rappigliarsi, 
Coagularsi, Rapprendersi, Oompigliar- 

. si -^ Rassodarsi '^ SlrignersL L^ asso- 
darsi d*un liquido o naturalmente o 
per forza di caglio o. presame o di 
freddo, e dicesi in ispecialità del 
latte e del sangue — El lait foeiua dif el 



( i8a ) GAG 

aifli del pece, El sangu foeura di venn 

. a la longa el caggia. // latte manto 
che sia^ e il sangue uscito delle i^ene 
conviene che caglino, 

Caggià foeura. .... Cagliare por- 
zione di latte in alcun recipiente di- 
verso da quello in cui sta quaglian- 
dosi una massa di latte , e ciò per 
deficienza di spazio in quest* ultimo. 
Caggiàss el Iati in di tett ai donn. 
Quagliarsi il latte, È malattia che si 
chiama Cucita, 

Caggiàss el metall. T. dei Geltaf, 
Fare migliaccio, È il freddare e rap- 
pigliarsi del metallo già fuso. 

Caggiàa. Cagliato. Quagliato, Rappreso. 
Coagulato, Congelato '^Condensato — 
Rassodato — Assetato, 

Sangu caggiaa. Sangue aggrumato. 

Caggiàa. AmmucchiatOé Calcato, Pien cag- 
giaa. Pieno zeppo. Calcato, Per es. Ona 
robbioeula pienna caggiada de cagnoeu. 
Una caeiuola calcata di vermi, 

Caggiada. Quagliamento, Quagliaiura, 
(^fior.). RappigUamenio. Per es. Cont 
ona bonna caggiada el forraaggtn Té 
a cà. Buona quagliatnraf e la caciuo^ 
la è /aita, 

Veas in eaggiada. Essere in cera, V. 
Fa lacc in Làcc. 

Caggiada. LaXts quagliato{co9Ì il Magai. 
Let. scient. ottava, p. 106). Latte dei 
pentolini? Felciata? Fra i nostri con- 
tadini dell* Alto Mil. vale non già il 
latte quagliato ad arte, ma quello che 
si lascia tanto in riposo quanto basti 
perchè cagli da sé e sfiorato per aver- 
ne il burro lasci mero latte inacidito 
a pietanza per essi molto gradita. 6 
VOxygala dei Latini -^ In Brìanza 
danno talora lo stesso nome anche al 
Latte sfiorato, ancorché non na per 
ancora quagliato. 

Caggiada chiamasi anche il latte quor- 
gliato onde si fanno fjli ttracchini* 
Gig/Ka<a(Mattioli)? 

Caggiada Nel Basso Uilanese 

chiamasi cosi il latte si tosto che per 
effetto del caglio incomincia a qu»- 

.. gliarsi, cioè a perdere la sua natii* 

rale liquidità — La Caggiada dell* Alto 

Mil. in vece è. il latte quagliato da sé. 

Voltò la caggiada . . ... . Kiver- 

sarc e tramestare inolia cosi detta 



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GAG ( I 

pamiaroU la superficie di quel latte 
che per effetto del caglio ha iaco- 
minciato a rapprendersi. 

Caggiadùra. Qua^amenio» F» Gaggiàda.; 

Caggiadùra Il porre nel latte 

. il presame per quagliarlo. 

Caggiàss. Assetare* Rassefgeure, Ditesi del 
burro, del brodo gi^asso^ dd lego» ecc. 
allorché freddando si rappigliano e 
fanno grumo o lastra. 

Caggiòtt. Grtimo. Coàgulo di sangue o di 
latte quagliato. Il CmV/oCde^Francesi. 
Attdà in caggiòtt. AggrunuarsL Coa- 
gularsi in grumi. 

Caggiòtt per disprezzo dicono i conia" 
dini brianzuoli a persona che li noj^ 
che tenienni n^' operare ^ dui mostri 
dappocaggine « e similL 

Caggiottón. Acc. di Gaggiòtt nel senso 
disprezzativo suddetto* 

Càgher* Càccola. Cacatura, 

Gagher de bèe. Càccola. Cacherello* 
Cagher de mosch o de moscoa. 
Cacchioni. Cacature. 

Cagher de ratt» de legor« de co- 
nigli. Cacherello. 

CaghètU. Lo stesso che Gagarellà, f^ 

Gaghètta. s.m..Xo stesso che SpuzzèUa. 

. f^.ma.il più solente in significato di 
Farfamcddo, Foìfanicchiuzio o vero 
di Saccentino. SaccentuxAO. Presontuo* 
sello* Arrogantuccio*ArroganieUo,Iéer- 
dellone. Merdoso, Giovine che fa il 
filosofino, il letterulo» lo sputasenno, 
lo sputasentense. 

Gagià, Cagiòtt, ecc. V. Gaggia, Gag- 
giòtt, ecc. 

Cagna. Cbgna — Cagna calda. Cagna a 
cane o in caldo. 

Cagna. Cagna ^ e poet. Fera. iHcesi di 
Donna crudele, traditoraccia , ecc. 

Cagna. Trama. Fa la cagna. Far la trama. 
« Aasi •! gh*« vaa de qui) eh'hui faa U eagna.* 
( Bai. 6«n > 

Cagna, met. Carota. Fiaba. Fn^ola — 
Vend di cagn. Piantar carote. V. Bàlia. 

Càgba. T. de^Car. Cane? Quello stru- 
mento che serve per adattare i cer- 
chioni aUe ruote, cui TEnc. dà il 
nome di Diaòle o Bdton. 

Cagna. T.de^Bott. Cane. Strumento per 
imboccare i cerchj sulle botti. 

Cagna. T. de" Sell Strumento 

di legno che ha due guance col quale 



83 ) GAG 

il sellajo, ficcatolo per lo più in una 
panchetta,. stringe il cuojo che vuol 
cucire. È chiamato Pince dalP Enc e 

• Morsa dai Voc. ven., parm. ed altri; 

Cagna. T. dei Faleg Sp. di 

sergente(jliviiCM$) le cui parti sono i 
Cavalèlt.C^i«aZ/eaot»Sguansg. Giudi- 
ce ^Tirant. Tirante.. 

Gègna. Nasello. V. Tavèlla. 

Cagna. • . • In alcune parti del Mila- 
riieze^ come a Pioltello, mi si dice 
che chiamino cosi una particolare 
specie di rastrello a denti di ferro 
assai fitti, una linea de^quali sopDa, 
e Taltra sotto la costola. Di esso fan 
uso per rammassare i pagliooli del 
grano in sull^aja. 

Cagna (o Cagnoeù o Gagnón). Costola. 
Hi si assicura che i ^Lecoensi chiamino 
cosi quelle traverse che formano come 
il costato dello scafo deUe barche. In 
genere Cagna vale Costola ^ in ispecie 
Piana 9 cioè il fondo di tutta, la co- 
stola ^ ohe i ritti dai lati diconsi Can 
gnceu^ e Cagnon se con orecchio 
uscente dal bordo. 

Cagna. T. di Tint. Tordtojo. Ordigno 
col quale si spremono di su le cal- 
daje le robe tinte nelle medesime. 

Cagna. .... Il rastrellare eon quella 
specie particolare di rastrello che 
viene denominato Cagna, V, 

Cagnàda. Lo stesso che Cagnaì'ia. p^, 

Cagnàrd. Canile. Letto cattivo. ^» Bàlin. 

m Icucambi d« dao lece • ■ • 

m Che don eagiuinl oon KMt dona •! pnjatc.» 
. . (Bui. Bìm* )• 
Cagnarìa. Cidappola. Bagattella, Cortei-^ 

lena. Cosa da nulla — Cagiomaza, 
Cagnàzz. Cagnaccio, Canaccio, 
Cagnétta. Cagnina. Cagnuola. Cagnolino. 
Cagnetta calda. fig. Cagna a cane? 
. Si usa anche in qualche altro senso 

figurato. 
Cagnétta. T. de^Tessit. Cagna. Dente 
che impedisce al suicidio del telajo 
di smuoversi da sé. 
Cagnettéra. Canile. Il covile de' cani. 
Cagninnai Ad. ili Tóss. f^. 
CagnJlàa. Crudezza leonina. Crudeltà, 
Cagnceù. Cagnuoh» Cagnolino. 

No ave né fioeu né cagnaia F. PiceùJ 
Vess come san Rocch e el so ca- 
gnttu. Tr in Ròcch. 



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CAT 



(Ì84) 



GAL 



CagnoBÙ; Monachetto. Quel Cerro ia :€ui 

. euira' il ^éiìisceskàiì (alzapèy e Tacca- 

' valciaper serrar F uscio. 

Cagncdù. Costola^ f^. in Caglia (de l>arch). 

Cagnoeù. fig. CrudeioUo. 

Cagnceù 9 Cagmlìa. . ..Nelle Canre di Vi- 

-..^Aò sL chionauo con questo nome i 
fessf trasversali naturali tieirarenarìay 
purché siano nelTaltezta.del filare.' 

Cagnolht^ .>;:• . . ; in campagna sono 
. Ialini biv). o trìv) o quadrtvj di val- 
le o di bosco dove se. voi avvenlu- 

I rate un. passo, di. notte, vi danno 

* tra' piedi ceifli batufoletti, come chi 

< dicesse pennecchi di .stoppa» i quali 
! ora diventano piccini piccini ed ora 

si fanno grandi grandi e mandano 

. continui guaiti Canini (bèp bèp). Guardi 

. il cielo a toccatili ne avreste . graffia- 
ture e morsi in mal dato: i cagnolitt 

. vanno risplettati. Ecco utia delle tante 
frottole x^he hanno spaccio tuttavia 

- nel 1.858 in que^ luoghi dove i furbi 
vogliono frodare i semplici* 

Cagnón. Cagnaccio, 

Cagnón. Baco. F. anche in Gattiona. 
Andàin cagnon.. I^ocore. 
Bis in nagnon. . y. Ris. . . 

Cagnón {ed anche Camolón). . . . NelTAlto 

• Milanese si chiama cosi. più partico- 
larmente U larva di quello scarabeo 
rodi vite che nominiamo Carùgola, y, 

Cagùtfn {che anche dicesi Can e Cagnonà). 
. TTottchia. Gorgoglio. Gorgoglione. 

Cagnón Specie di malattia del 

gelso per la quale impiaga e rovina. 
Cagndn. Costola. F.in Càgna(de barcon). 
Cagnón. fig. Cmdeiaccio. 
Cagnònna.fig. Crudelaecia. 
Cagnorin. Cagnolino. 
Cagón. Merdellone. 
Cagén. Cacmnbnache. Cacacciano. f^gliac- 

< co. Pusillanime. Poltrone. Da poco. 
Pauroso. Anche gli Spagnuoli dicono 
Cagon in pari significato. 

Cagònna. Vigliacca. 

Cagonscèll. Dim. di Cagóìi che si usa ira 

per vezzo e ira per rabbia ,coi bimbi. 
Cajenàl, Cajenln » Cajènna , ecc. dicono i 

cont. dell' Mio Milanese per Cadenàl, 

Cadenin, Cadènna, ecc. 
Gaijn. Guajo^ Guaito. Gmgnplìo. 

Fa caijn caijn. Guaire. Il gagnolar 

del cane. Alle orecchie d^uu nostro 



: poeta questo Caijn dei cani d'ioga! 
parte del mondo suonò tùia aliai 
Caijn. Crudele. Cane. 
Caljn. Lo stesso che Rabbin» V. 

Faccia de Caijn. .y in Fàccia. 
Cajroei'i (che. neU* Mio Mil. dicono Cariosù). 
Tarma. Tarlo- Dal latino Ctiries. 
Ande a cajroen. Inturlara. Tarlare. 
Polver jdel caji-oeu. Tarlatura. Ttwlo. 
Cajroeù. Polvere del cacio (cosi il Bo- 
nomi tteiia'suM Memoria intonto ar 
' pellìcelli'ddla rogna nell€ opere del 
Rèdi). Tarlatura* del cacio, prodotta 
da quel bacherozzolo che. gli ento- 
mologi chiamano Acarus siro il quale 
si genera nella crosta del cacio e ro- 
. dondolo lo riduca in polvjere. Sudi- 
ciume , putresoenia , fermentazione 
danno origine a tale difetto. / 

Cajroeù. y. Formiga(Maa-de la). 
Cajrolàa. Tariaio. IrUarlato. 
Caifàss , sciocco scherzo per Caffè. 
Gài (che pronunciamo coma se fosse scritto 
Cèdi). Calo, Scemamente , diminuaione. 
. Fa el cai o Gala. ..... Dioonlo 

i fornaciaj quando veggono andarsi 
abbassando nella forUaoe la muML 
de^matei-ialtipostivi a cuocere; il che 
• é segno di cottura condotta a termine. 
CÀI. ^Calo4 Scarsiià.^ Mancanza di valsente 
o di peso, in una moneta paragonata- 
mente aUa bontà legale. Dai .Francesi 
. dicesi Echarseié. 

Caia. neut. Caltire^ Scemare. Màneare* 
Cala el pù. Mancar il veHfO prmr- 
c^a/e(Monos. 283) o.i/ meglio. 
Cala i ari. y, in À.ri. 
Cala in man. y. in Màn« 
Cala la terra sott ai pee. y. Tèrra. 
Cala on ett o pocch. Essere a tui 
capello o a un filo. Mancar poco* 

Lassass cala nagotti. Stare in sul 
grasso. Far buona pasciona. Tener 
buona iaifola. Non la guardare a spese 
per viver. bene e. agiatameate. 
Tornii a. cala. Pdcalai'e. 
CaU. neut. Minpiliare. Scendere. Scemare 
di presto , e anche assolutamente Sce- 
. mare e Calare. Per es. El vin el calla. 
vino scema o vero scema di prezzo. 
Ve insci calaa el forment. // grano 
ha scemato di molto. 
Cala. att. Tarare. Ridurre a meno o al 
giusto il prezzo che altri ci richiede 



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GAL (I 

• per alcuna cosa e che è o ci pare so- 
perchio. Per es. Gali pocch, trenta 
lira. Tara lire trenta. 

Cala pocch Iconicamente 

se un mi chiede sei soldi di chec- 
chessia e io dico Cali pocch f on sold, 
io coU* ambiguità di quel mio pocch 
lascio credere che diffalchi dal prezzo 
un soldo 9 mentre ne diffalco cinque 
ed offero uno. Ve im Poco meno 
neir opera del Monig. intit. la Vedova 
II , a I che letto in fonte riesce « se 
non erro, il Tero corrispondente del 
nostro Cali pocch» 

Cala (parlandosi di tele o di panni).i?ien<- 
trare. Per es. La tila in del sbianchila 
la calla; El pann a levagh el luster 
el calla. La tela rientra alla cura; Il 
panno rientra se lo delustri* 

Cala. K Fa ci cai in Gài. 

Cala (parlandosi di vento). Cessare. Cai-- 
marsi' Sedarsi, 

Cala (pari, del sole e della luna). Car- 
iare» r. in Calàda. In del cala de la 
lunna. 'A luna scema. 

Cala. Scadere* Essere scarsa. Non avere 
la moneta il suo giusto peso. 

Galàa. Calato. Scemato. Mancato. 

Calàa. s. m. pi Quelle rastre- 

mature di maglie che si fanno nelle 
calze per adattarle convenientemente 
alla forma delle gambe. È il contrario 
di Cressuu. In qualche libro ho letto 
i Cali in tale significato. 

Calabràgh. Calabracke{*iosc, e poet.pis.). 
Giugà a calabràgh. Giocare a cala- 
braclie. Specie di giuoco che si fa 
colle carte da tressetti in più perso- 
ne. Messe in tavola quattro carte del 
mazzo, e distribuite le restanti ai 
giocatori, ciascuno piglia dal tavoli* 
no quelle carte a cui ne ha di simili, 
come chi ha un sette piglia il sette 
se è in tavola, o un cinque e un 
due se vi siano, e in fin del giuoco 
si contano le carte che ciascuno ha 
in mano, e chi più n''ha, quello rie- 
sce vincitore. Questo giuoco è quello 
che i Francesi dicono volgarmente 
Jouer à cu-btis — Appartiene a questa 
specie di giuoco quell'altro che si fa 
colle cai*te da tarocchi , e che fra noi 
viene detto della Balocca-^ e vi ha 
afiìnità anche la Brìscola, f^. 

yoi. /.* 



85 ) CAL 

Calabresélla. Calabresella{k\b. enc. che 
la dà per voce quasi romanesca). Sp. 
di giuoco di tressetti che si fa in tre. 

Calàda .11 passo che si fa nella 

neve caduta di fresco. I Lucchesi , per 
quanto mi si assicura Ja dicono Spalata. 
Fa la calàda. Fare la spalata(*ìucdtì.). 
Spalare la neve per farsi la via — 
Far la pesta nella neve, cioè Galcai*la 
appena caduta passandovi primi, co- 
sicché assodata regga al passaggio 
d^altre persone. 

Fa la calàda. fig. Fare il passo. Aprir 
la pia. Far la strada. Stradare. Quello 
che i Fr. dicono Frayer le chemin. 

« • riia fam là la calàda 

» Sai bon sento*, ma tj Vee Toltaa strada. » 
(Bai. Figi, prod.) 

Calàda. Scalo. Via per giugnere al piano 
deir argine d"* un fiume — Calata. Il 
pendio per arrivar all'acqua. 

Calàda(del so). Il calar d^ raggi del sole. 

• Qaando vede il pastor ealare i raggi 
«i Dal gran pianeta » ( Petr.) 

Càlam. T.' de^ Droghieri. Erba cannella. 
Acoro pero. Càlamo aromatico o odo- 
rato. Pianta esotica, detta Acorus ca- 
lamus dai hot., che ha foglie e radice 
di sapore aromatico. 

Calamàndria. Durante^ Nome di una sp. di 

panno lano lustrato da una parte come 

il raso , detto Calmande anche dai Fr. 

Calamàndria a brocchètt. Durante 

broccato? Durante a fiorellini. 

Calamàndria fiorada. Durante do" 
mascato. Durante a fiorami. 

Calamàndria giardinada. Durante a 
opera? Durante screziato. 

Galambór. . . . Sp. d^enimma fatto con 
due o più vocaboli. Dal fr. Calembourg. 

Calamità. Calamitare. Stropicciare un 
ferro sulla calamita per magnetizzar- 
lo , o Far passare la calamita sur un 
corpo. Gli orefici per es. calamitano 
la mondiglia o spazzatura che si dica 
prima di darla ai mulini per estrarne 
Toro, e ciò a fine di ri net (a ri a dalle 
parti ferrigne onde per solito è piena. 

Calaraitàa. Calamitato. Pari, da Calami- 
tare. 

Calamuia. Calanuta , e dotlrin. Magnète 
— V'è anche la Calamita bianca(T'drQ. 
Viag. II, 569) che è una specie d^ar- 
gilla con vene marziali. 

H 



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GAL ( I 

Galamìtta. Bussola, Quella scatola che ha 
in sé Tago dedinatorio. Toeù-sù tavo- 

. letta 9 calamltta e ni veli. Prender seco 
tavola pretoriana 9 bussola. e livello. 

Calancà. Calanco. Calancàr, Calencàr, 
Sp. di tela stampata a fiorami e figure. 

Calandra. Allodola cappelluta, Cappel- 
laccia. Uccello noto che è V Alauda 
cristata degli ornit. Notisi che la Ca- 
landra dei dizionarj è un tutt"* altro 
uccello che la nostra Calandra 9 cioè 
a dire ch^ essa è quello che noi chia- 
miamo Be de loder o Loderon, 

Calànt. Scarsa. Addlettivo di moneta 
che non sia di giusto peso. 

Calàster. s. m. pi. Sedili, Que* cavalietti 
su cui posano le botti. Il Diz. Zan. 
registra anche le Calastre. 

Mett in calàster. T. de'Murat., Scar- 
pellini, ecc Mettere a gia- 
cere colonne o lastre di pietra o di 
marmo su due travicelli o su due 
fascetti di vimini o simili 9 equilibrati 
per modo che i pesi estremi che avan- 
zano per di qua- e per di là dai due 
travicelli corrispondano al medio 9 af- 
finchè il marmo o la pietra non sgab- 
biano a spezzare nel mezzo. 

Calàster. s. m. pi Ne' torcolari 

da vino sono que'^travicelU che s'usano 
per ajuto di pressione di mano in mano 
che le vinacce scemano di volume. 

Calastrla. v. cout. Carestia. K Carestìa. 

Calastritt Piccioli sedili da botti. 

Calca. Calca. Folla. Frotta. FroUo. Fu- 
ria, Popolo» Pressa. Turba, Torma. 

Calca. Calcare. Premere. Aggravare. 
Calca la penna, y. in Pènna. 
Calcaghela-sò. fig. Carotare. Pianr 
tare una carota. V. in Pettà. 

Calcàa. Calcato. Fitto. Bistretto — Oh 
r è calcaa , El gh' ha di ann calcaa. 
MT non è come V uovo fresco né d'oggi, 
né di jeri* E dicesi di persona in sul- 
Tetà. Il lat. Quem dereliquit juvenilitas 
-* Pari, di donne K. in Polanchètta. 

Calcàda. Calcatura. Calcamento. Premitura, 
Cai cada de penna. Acciaccatura. 

Calcadìana. Calcatella(C9xo Stracc. 9 IJI9 
i). Leggier calcatura. 

Calcàgn. Calcagno^ e al pi. 1 Calcagni o 
le Calcagnavate calcagne dbse Dante 
per la rima -<- La parte deretana del 
più cui e sQiitegao Tosso detto Tallone. 



86 ) . GAL 

Andà attorno cont i calcagn. An- 
dare in calcagnini? Camminare ap- 
poggiandosi tutto sulle calcagna 9 il 
che è diiH^o rimproverato spesso 
dalle madri ai fanciulli. 

Andà Pamor, ol mangià9 e sim. finna 
in fond dì calcagn, r. m-Fónd. 

Andà la voeuja in dt calcagn. Uscire 
U ruzzo o la coglia f^. in Voeùja. 

Settass sui calcagn. Accoccolarsi. 
Stare o Essere coccoloni o coccolone 
' o a sedere sulle calcagna. 

Tirà-sù el fiaa del fond di calcagn* 
K in Fiàa. 
Calcàgn. Calcagno. Qdcagnetto. Calca^ 
gnino. Quella parte di una scarpa che 
corrisponde al tallone del piede. Og- 
gidì questa parte è da noi detta più 
comunemente Talón così per le scarpe 
da uomo come per quelle da donna. 
Allorché erano di moda i calcagnini 
alti nelle scarpe da donna 9 la voce 
Calcagn era tra noi esclusiva per tali 
scarpe9 e chiamavamo Calcagniti anche 
i più gentili fra questi oggi delti Talon. 

Alt de calcagn Dicosi di 

scarpa con calcagno alto. 

Bass de calcagn Dicesi di 

scarpa con calcagno basso. 
Calcàgn. Calcagno{y* Alb. enc. in Calza). 
Dicesi nelle calze e ne' peduli quella 
parte che deve coprire il calcagno 
del piede — Mett i contraflfort ai cal- 
cagn. Fortezzare le calcagna. 
Calcagnati. . . . Lavorator di calcagnini , 
chi fa tacchi da scarpe 9 zoccoli , ecc. 

Calcagnin Calcagno di zoccolo^, 

Caloagaìn. Ad, di Nàs. f^. 

Calcatràppola Ignoro quale 

oggetto rappresenti da vero questo 
nome 9 se pare 9 atteso il latino Cen- 
tumcapita, non yogliam credere che 
abbia aifinità colla Calcatreppola o col 
Calcatreppolo dei dizionarj 9 abbenchè 
né funghi né eringii credo siansi mai 
veduti nel luogo ove pone la calcatrap* 
pela quel nostro volgare che dice: 
Sul campanin de sant'Eustorg 

Ghe sta ona calr4itrappola 

Con cent trii calcatrappolitt ; 

Calca pussee la calcatràppola 

Che tutt i cent trii calcatrappolitt* 
£ certo però che questo volgare s'usa 
specialmente co^faaciulU per iscioglier 



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GAL 



(187) 



GAL 



loro la lingua invitandoli come per 
giuoco a proferire sveitaraente questo 
dettato in cui le intrigate corobina- 
KÌoni sillabidie tra iti gli obbligano 
a scioglier bene la lingua per tutte 
e prestamente pronunziare le voci. 

Calcedònia. K. Calcidònia. . 

Calcherà» Calca* Pigio. Folla, Dal greco 
xa^Httipu dice il k^aron de Milan, 

Calcherà, v. delFA. M. Calcara. Fornace 
da calcina^ e dottr. Forno calcinaiorio. 
Nel Basso Milanese diciamo Fomas de 
colcinna. La voce latina Calcarla è 
quindi vegeta e viva, come altre voci 
latine moltissime, solo nei* nostri monti. 
Nelle vicinante di Pescate poco lungi 
da Lecco è un casolare intitolato 
Calcherìn^ cioè Fomacetta da calce. 

Calcberàtt {che altri dicono Calcinàtt o 
Coldnàtt) v. dell'A. M. . . . . Padrone, 
Conduttore o Lavoratore di calcara, 
Fomaciajo da calce. 

Calchìn per Scarcasciàtt. fT. 

Calcidònia. Calcedonio. Calcidonio. Cai" 
cedonia. Gemma e Pietra note. 

Calcidònia. T. delle Arti Specie 

di brunito)o che ha la capocchia di 
calcidònia — Quello de^cartaj è un^ 
asta cilindrica nella cui cima è ina* 
stata una calcidònia o una simil pietra 
augnata, colla quale bruniscono a 
freddo i loro lavori , le legature dei 
libri, ecc- 

Calciilaroeù. V. Calciniroeù. 

Calcinàtt per Calcberàtt. F. 

Calcinàzz. Calcinaccio. Rottame di calce 
secca già slata in opera nelle mura- 
glie , mista con frantumi di mattoni. 

Calcinasi. Tàrtaro. Calcinaccio. Chi si 
lascia fra* denti quel pattume o quella 
poltiglia che dicasi la quale vi ^ in- 
crosta dopo il mangiare,. va col tempo 
soggetto a questa sp. di calcinaccio. 

CalcinazK. Calcinaccio{X>vL. Zanob.)* Spe- 
cie di malattia negli uccelli che è 
una costipazione con rassodamento 
dello sterco. 

Calcinàzz(Maa del). CtUcinamento. lì di" 
ventar di gesso(*àov.). Malattia mor- 
tale dei bachi da seta, la quale si 
riconosce a certo mufibre bianchiccio 
che ne ricopre il corpo — Il dottore 
Agostino BasM di X<odi la chiama il 
Calcino, 



Calctnètt per Calcinàzz ( malattia degli 

uccelli e dei bachi da seta), f^ 
Calciniroeù {che altri dicono anche CaU 
cinaroeù, Varceùla o S'^cioppiroeiìla ). 
Sbulletiatura* Quel getto cJie fanno 
gr intonachi di calcina d'Anna porzion- 
cella di lor superficie per lo pia di 
figura tonda, simile al cappello o alla 
testa d''una bulletta o d'^un chiodo. 
Calcìnna {che il popolo dice più coma-' 
nemente Colcinna). Calcina. Calce* So« 
stanza minerale notissima, detta cosi 
anche allora quando mescolata, con 
acqua e rena si usa per murare. La 
calce mescolata con troppa rena dh- 
cesi Calcina magra; quella con man* 
co rena che occorra Calcina grassa; 
quella non ancora bagnata Calcina 
viva; bagnata che sia Calcina spenta; 
bianca e pastosa molto Cidce slattaia 
o Grassello; la più scelta e meglio 
spenta e lavorata Fior di calcina o 
Calcina colata (Ts^rg. Viag. IV, i5) 
che i Francesi dicono Lait de cfiaux. 

Calcinna forta o de Geradadda. 
Calcina /orto (Targ. Viag. I, 287 6 
passim). Boccia calcarea. 

Calcinna dolza. Calcina ifoZce(Targ.). 

Busa o Poppa de la calcinna. Cai" 
Cinajo. 

Fk la calcinna. Intridere la ealce, 

Sass de calcinna. f^. in Sàss. 

Smorza la calcinna. Spegnere la calce. 

Tocch de calcinna tropp cott. Pezù 
di calcina sferruzzati. Quelli che co- 
cendo eccessiv.* assumono color ferri- 
gno come i matton ferrigni(yàriceif.^.). 
Càlcol. Calcolo. 

Fa calcol sora ona cessa. Fare di-* 
segno o assegnamento sopra checches" 
sia. Pensar di valersene — Vale an- 
che Por mente. Fare attenzione a chec^ 
chessia. Badare. Aver occhio. 

Tegni a calcol Tener pre- 
sente Fesibizione altrui per valersene 
a un bisogno. La frase Tenere a cai' 
colo è spiegata dai diz. in altro sig. 
Càlcol. s. m.. Calcolo. Benella. 
Càlcol. s. f. pi. r. Càlcor. 
Calcola. Bagionare (Prat. della mercatura 
di F. Balducci Pegolotti nella Decima 
fiorentina, del Pagnini). Calcolare, Sott- 
sora el calcoli cent lira. Sotto sopra 
lo ragiono t> lo calcolo cento Uni, 



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GAL ( I 

CaloolAdór. Calcolatore, 
Calcón. Stoppaccio» Stoppàcciolo* Quella 
stoppa o carta o borra che si calca 
sulla carica posta ne'' fucili 9 nelle pi- 
stole, ecc. per tenervela ferma e in 
sesto. Ne"* cannoni, morta), ecc. si 
chiama Boccone; e i 'Bocconi si di- 
stinguono in Stoppacci^ Sfilane, e 
Bocconi di fieno, secondo che sono 
batufii di stoppa, di cordami rotti, o 
di Oeno. Il Diz. d^art. li dice anche 
Stoppagli, Sfilacce e Foraggi, senza 
però addurne autorità accettate. 

Calcón Tappo da mortaletti. 

Calcón. Ànunostatojo. V, Foladòr. 
Càlcor(o Càlcol). Càlcole, Regoli appic- 
cati con funicelle ai licci del pettine pel 
quale passa la tela, in sui quali il tes- 
sitore tiene i piedi, e ora abbassando 
Funo, ora alzando Taltro, apre e serra 
le fila della tela, e formane il panno. 
Càlcor. Calcole, Diconsi anche quelle 
del tclajo de^ calzetta] , dei tornio 
de^tornìaj, ecc« Le Pédales de^ Frane. 
Càlcora. T. de^TcssiU Calcola, V. Càlcor. 
Calcoritt. Calcolini, Regoletti mobili ri- 
spondenti alle calcole. f^. Càlcora* 
Càld (che il volgo e i contadini dicono 
pia volentieri Còld). s. m. Caldo* Cal- 
dezza, Caldura* Calore. 

Cala el cald. Allenare o Scemare o 
Scadere o Allentarsi il caldo. 

Cald e fredd. Alternativa di ealdo 
e freddo. - 

Fa on cald de no dì. Essere un caldo 
stemperato, grande, ardente. 

Lavora per ciappà cald. y. in Lavora. 
No là né cald né frecc. F» in Frècc* 
Càld. ag. Caldo. 

A sangu cald, e Vess cald de sangu. 
f^. in Sàngu. 

Cald cald. Caldo caldo (Fag, Sordo 

Jatto sentir per forza li, 8). In fragranti. 

Cald come on forno o come ona 

stua S^ applica a luogo assai 

caldo. Il y fait chaud comme dans 
un four dicono i Francesi. • 
Cald come on ratt. f^. in Ràtt. 
Tira aria calda. /^. in Ària. 
Tceussela calda. Pigliarsela {Gua- 
dag. Poes. I, 76). Riscaldarcisi. In- 
fervorarsi. Binfocolarvisi. 

Tceussela minga calda. Prendersela 
« sei qtuutrini il braecio{*xo9Q, e Rime 



88) GAL 

d'un aut« ^is.). Pigliarsela a un guai" 
trin la calata. Proceder lentamente 9 
freddamente, da pigro, tranquillarsela. 
Ca\àkaiì!Oi.Calda.Scarmàna*V. Scalmanòzz. 
Caldànna. Smalto (hBsU Op. Ili, 354). 
Battuto? Quel suolo di cemento che 
si stende sulP ultima impalcatura delle 
case per sempre piii assicurarle dai 
danni deli^ acqua che mai penetrasse 
pel tetto. E quello che i Latini dice^ 
vano Barbarica o Subtegulanea. 
Caldànna de forno. Smalto{G\or, Georg. 
XV, 377). Cemento onde si ricopre 
la volta de^ forni. 
Caldànna. . . . Alcuni fomaciaj chiamano 
così quella terra onde coperchiano la 
cotta in sulla fine ; altri fanno questo 
nome sinonimo di Piana deformis. V. 
Cai dar. s. m. Caldaja e ant. Caldajo» 
Noi per Caldàr intendiamo sempre' 
vaso da cucina di rame ; i. Toscani 
per Pentola intendono e questo nostro 
vaso e quel di terra che noi diciamo 
Pignatta, e Caldaja chiamano volen- 
tieri il grande caldajo di rame che 
noi diciamo Coldéra. 

Tene come on caldàr. Nero quanto 
. un corvo? 

Galdariglia. v. a. sp* Caldano. Caldanino. 
Caldarìn. Calderotto. Calderuola. Calda- 
Caldarinoeù. Calderottino* (juola, 

Caldaròn. .Caldajone. Calderone, 

Mett in del caldaròn o Melt tutt- 
coss in del caldaròn. Fare un cumbrti* 
gliiane{*&Tet. Vocab. aret.). Fare d'ogni 
erba fascio. Mettere tutto in uno. Fare 
strada d*ogni prato. Mescolare, con- 
fondere molte e diverse cose insieme. 
Caldaròn. met« Miscuglio. GuajuabugliOè 
Caldèra, ecc. V. Coldéra, ecc. 
Calderòn. V» Caldaròn. 
Caldin. s. m. Calduccio, Caldo moderato* 
Caldln. ag. Caldetto* Calduccio* 
Caldinélt. s. ra. Caldicciuolo. Calduccio* 
Caldón. Calduccio. Afaccia. Gran caldura^ 
Caldura. Cahlura. Gran caldo» Calore di 
stagione. San Lorenz la gran caldura 9 
san Vincent la gran freggiura , vunna 
e Toltra pocch la dura. F, Vincénz* 
Calénd. Calende. Colendi. Calén. Capo^ 
mese. Il primo giorno del mese. La 
voce Calend è affatto sconosciuta in 
città; ma in campagua^e specialmente 
nell^Alto Milanese , é tuttora vivissima. 



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GAL ( I 

Per cs* i cont. ivi dicono ▲ calend 
o caiien d^magg vegnaroo a troTay. 
f^errò a vedervi a calen di maggio 

. o il ctden di maggio o alle colendi o 
alle colende di maggio. Per calen di 
maggio sarò a vedervi* 

Calendàri. Calendario, Direttorio. Diario 
eccleaiastico. Fra noi più comune- 
mente 81 usa i» significato di Disuti- 
iaccio^ Cero, detto però sempre a pei^ 
sona grande, spilungona^ fuseragnola. 
Stà-li in pee érìzz come on calen- 
dari. Starsi impalato come un cero. 

El podeya pur tiramm fceura di 
oeucc quell calendari. E* poteva pur 
levarmi dinanzi quel cero. 

Calepin. Calepino, 

Caléss. Calesso. Voce poco usata e fra 
i soli vetturali o nella frase 

No vessegh calessi de ritorno(Porta 
Rime inedite). Non trovar cavalli di 
ritomo (Mouìg. Teseo I, 5). Non po- 
tersi retrocedere da alcun luogo. 

Caliber. T. de^Calzettaj Stru- 
mento che fra noi aggiugne a circa 
otto centimetri , e per mezzo del qua* 
le si viene in conoscenza del numero 
a cui appartiene qualunque telajo da 
far calze , cioè a dire di quale finez^^ 
za esso le lavori. 

Caliber' di tondin. T. di Zecca 

Quel modello che serve a riconoscere 
la giustezza del diametro dei piastrini 
(tondin) da coniarsi monete. 

Calice. V. ant. delPA. M. Casale. Casa^ 
lino. Casalone. Casalonaccio ( Targ. 
Viag. Ili, 29, VI, 29). Casetta rovi- 
nata e disabitata che sorga ne^boschi, 
o ne' prati, o ne^ vigneti montanini o 
colligiani a tenervi luogo di capanno 
per rifugio fnomentaneo ai contadini. 
Nelle nostre scritture Ialine de^ bassi 
tempi leggesi spesso la voce Caligium 
che rappresenta questo Calice fratello 
forse del Chalet delle Alpi , e affine 
al latino Parieiinm. 

Caliccò Specie di tela di cotone 

finissima vergata e colorata in più 
guise, che forse ci venne le prime volte 
di Calicut, detta anche dai Francesi 
Calicò. Il Gior. agr. IX, 5 scrìve Calicot. 

Calicùtt. Calicut, Nome di città asiatica 
usato fra noi per esagerazione nei 
dettati seguenti: 



89 ) GAL 

Andà o Manda in Calicùtt (che an- 
die diciiuno finna giò a cà de Dia o 
finn a a cà del dia voi ). andare o Man- 
ilare in finibus terre (Sacch. No v. 2 17) 
o in Orinci o in C/iieradadda o ih 
Chiarenna o nette France maremme^ 
cioè in luogo lontanissimo. 

Càlid. Calido. V. Calorént. 

Calimón o Calmón. Palèo. In alcune 
parti deirAlto Milanese, e special- 
mente a Merate, vale quello che noi 
in città diciamo Pirìo o l7»/*/o( palèo). 
y, -— La voce ha fisonomia greca, se 
pur non si vuol dire veneziana (ca/- 
mon per bastardone nesto). 

Calissoàr. T. d'Or. Allargato jo, Broccajo, 
Ve n' ha di grandi , mezzani e piccini. 

Calissón. Colascione. Specie di liuto a 
due sole corde e collo lungo , uscito 
d'uso fra noi, e solo rivivente in oc- 
casione di mascherate pulcinellesche. 

Calissón. 05^arcia senza polpe. F.CHÌossón, 

Càliz. Calice- 

Pè o Pe^estall. Pianta » Botton. • 
Nodo » Culett o Fceuja o Coppin. 
Coppettino ts» Coppa o Vas o Tazza. 
Masetto» Coppa, 

Cali. Calo. r. in Cài. 

Cali. Callo. Vegni su el cali. InealUre. 
Divenir calloso, 

Fagh dent el cali, ^g* Incallire.' 
Farci il callo. 

Calmée o Caimér o Calméri. Tariffa. 

Determinazion di prezzo o sim. f^.Mètta. 

Fà-sù tant calmen su ona robba. 

Ventilar eccessivamente 

checchessia o fame gran casi. 

Calmòn. F> Calimón. 

Calmùcch. Cnlmouck. Pelone. Panno lanò 
di pelo lungo ^ specie di carpita ma 
fine, e forse una sola cosa coiran-* 
tico Cammuccà. 

Calònegh* v. cont. br. Calònaco, Idio* 
tismo comune ai Veneziani, ai conta- 
dini di Toscana e a que^delPAlto Mi- 
lanese in luogo di Canonico i 

Calór. Riscaldamento. Sudàniìni. Pruzza. 
fiibollimento. VÉbullition de^Francesi. 
Chiamansi cosi in complesso quelle 
bollicine minute e rosse che vengono 
in pelle per troppo calore. F, anche 
Espulsi dn. 

Caler straporlaa. . . . Riscaldamento 
ribattuto dalla €ut« ad alcun viscere. 



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CAM il 

Cascia calor. Biscaldare. Essere ca^ 
loroso o calido. Indurre caldo. 

Parla con calor. Parlar con calore y 
con veemenza 9 con fervore* 

Calorose Gran ribollimento. 

Calorént. Riscaldante, Caloroso, 

Calorélt o Calorin. Caloruccio. 

Galòss. Calòcero, Nome proprio. 

Calossón e Galissón. Ossacela senza polpe. 
Si dice per* ischerno a persona so- 
verchiamente magra. 

Calòtta Nome proprio del 

celebre pittor delle Tentazioni di 
san t^ Anton io usato nella frase 

Figura del Calotta. Figura da cent'^ 
bali. Figuraccia, 

Calòtta Sp. di berrettino 

simile al cupolino de^ preti (teo/ogia) 
con questa diversità che dove quello 
ricopre la sola chierica , la calotta ri- 
copre tutta la zucca, ed è fatta a yol- 

. ta poco elevata dal centro — Dicesi 
anche di quel cupolino di carta su- 

. gante che mettesi sotto la parrucca. 

Calòtta. Calotta, Negli orologi da tasca 

. è quella specie di cappelletto che 
serve di custodia al movimento. 

Calottinna. Dim. diCz\òiitL(herrettìno), V, 

jCalùnia. Cahmma^ e ant. Calogna, 

Calunià. Calunniare , e ant. Calognare o 

. jiccalngnare. (tore, 

Caluniadór. Calunniatore , e ant. Calogna^ 

Calùsgen. v, coni, brianz. per Carisna. f. 

Calvàri. ... Si dice di persona smunta, 
malescia, disparuta, impolminata. 

Càlz. Calcio, Pie di lancia , fucile , ecc. 

Calza. V, Colza. 

Calza alt. Imporla troppa alto, 

Calzàa. Calzato, Vess on asen calzaa e 
vestii, f^, in Asen. 

Calzadór. T. de^Calz. Calzatoja, Anche 
gli Spagnuoli dicono Ctd^ador, 

Calzétta, Calzettàscia, eec, V, Colzèlta, ecc, 

Calzettée. Calzettajo, Cahajuolo, 

Calzettéra. Calzetiaja, 

Calzolàr. Calzolajo, 

Calzolarin. CalzolaJuccio{Zsin» Bag, vana 

. I, i). Càlzolaretto, 

Calzolarinna. Fem. di Calzolarin. K 

Calzolarón Calzolajo che fa di 

molto Ifivoro nelParte sua. 

Calzón, ecc. V, Colzón, ecc, 

Calzonìtt. Calzoncini (Fort. Rie. XXI , 9). 

Caiuaija Jd, di Por. /^ 



90 ) CAM 

Camaijn. Cammeo, Onice, Onichino. f(i^ 
chetio, Niccolino. 

Camamèlla. Camomilla. Camomilla. Erba 
nota che è la Matricaria camomiliaL, 

Gàmara . .- Nel contado e in 

Brianza ha il ^enso esclusivo di Ca- 
mera- da letto 9 Stanza da letto, 

Camaràda. s. m. Camerata, Compagno — 
Fra i contadini, e specialmente fra 
i Brianzuoli, el Camar^^da vale più 
particolarmente per Paraninfo, Amanti 
e fidanzati non usano que** conladini 
andar a visitare da soli Tamante o la 
fidanzata: essi debbono aver seco il 
paraninfo. 

Camaràda. s. f. Camerata di collegi e sim. 

Camaràscia. Cameraccia, 

Gamarér, ecc. f^. Camerér, ecc, 

Camarerln. Camerierino. 

Camarètta. Cameretta. Canterella, Came^ 
ruzza. Stanzetta. Stanzaccia, Stanzolino; 
e 8chei*z. Stansìbolo, 

Fa c»mweiì9i. Far crocclùo, Far sedar 
ta {e per lo più ristretta e segreta )« 
ed anche Tener consiglio o consulta. 

Camarètta. Fascina; e propriamente fa- 
scina composta di legue un po'* gres- 
sette e confortate da una stiappa. 

Camarin. Camerino, Stanzino — Secondo 
usi diversi hanno diversi nomi: cosi 

. il camerino dagli agiamenti è detto 
Camerino o Cameretta; quello da spo- 
gliar visi iSJ^iog/iato/o; quello da lavo- 
rarvi di penna Sùrittojo o Studio; 
quello presso le guardie da depositarvi 
gli arrestati Camerino ; quello da razza 
di colombi Jppajatojo ; quello da in- 
grassar uccelli Serbato jo; quello da 
serbar le frutte FruUajo; quello da 
seccarle Seccatojo; quello, da nave in 
genere per dormirvi 'gli uffizi ali Ca- 
panna; il consimile nelle navi d'Yalta 
bordo Rancio; il simile nelle galere 
a uso dell^aguzzino Escandola; ecc. 

Camarin del barchett. Copertino, 
Quella stanzuccia nelle barche cor- 
riere nella quale i viaggiatori sono al 
coperto dall^aria e dalle piogge. È una 
sp. di^^se delle gondole veneziane. 
Camarin d'^estaa chiamano alcuni 
quello che propriamente dicesi pia co^ 
munemente Gaserà del latt. y, 

Camarin d^inverna dicono alcuni quel- 
lo die più com* si nomina Casirceùla» K. 



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CAM (i 

Camarìn di ughett scherz. per Cor 
ìner (cesso), F, 
Camariuètt. Stanzinuccio» Sianzerella. 
Gamaróny Camaròuna e CamaròU. Ca-- 
merone. Stanzone. 

Andà o Mett ia camarott. Andare o 
Mandare in cameraceia. V> in Presón. 
Camàtta. T. di Fori. mil. Casamatta, 
Camàtta. Stamberga. Casalonaccio, Ca- 
saccia, Ediiicio o stanza ridotta in 
pessimo stato si che appena vi si 
possa abitare. 
Camàtta. Stanza dove & si può giocar di 
spadone. Stanza assai vasta, e spoglia 
d'^ogni masserizia. 

Càmber. s. f. pi Que* ferri 

che collegano le cosce(vergen) d'uno 

strettoio da olio o da vino col letto, 

(dormion). F. Cambra, Cambrétta, ecc. 

Càmbi. Cambio, Scambiamento, Scambio, 

Càmbi. T. mere. Cambio, 

Segonda de cambi, f^. in Segónd. 

Càmbi. T. de^Carroz. Passo? Facoltà di 

passaggio contemporaneo in una me- 

' desima' sezione di strada a due o più 

vetture moventi a mete inverse. Gh^é 

minga el cambi. E' non ii*è il passo 

per più veUure. 

Càmbi {die anche dicono com, Supplént)* 

Chi libera altrui dal servire 

soldato, militando in suo luogo. 

Càmbi Risoluzione effettiva 

d'Anna specie maggiore di moneta 
nelle sue specie minori. 
Cambia (preso assolutamente^ e così an- 
che Baratta). Omibiare {O^M Sporta 
11 , a). Risolvere , col danaro effettivo, 
in ispecie minori una specie maggiore 
di moneta. Per es. Gh^hoo cambiaa 
on scud in tanti soldon. Gli ho dati 
tanti, soldi per uno scudo, Gh' hoo 
minga de cambia. Non ho spiccioli per 
darvi resto. Noi non luiamo comun. 
Cambia per Cangiare , ma si Muda, y. 
Cambiai. Cambiale, Lettera di cambio. 
Tra ona cambiai. Trarre lettera di 
cambio (haS, Borgh. Am, far. 111, 3). 
Assegnare un pagamento a prò d^ al- 
cuno per mezzo di lettera di cambio 
scritta sur un nostro debitore. 

Cambialètta Lettera di cambio 

per poco valsente. 
Cambiamént. Cambiamento, Cambiajnent 
de scenna. f^, in Scènua. 



90 



CAM 



Cambista. ) Cambista dei diz. equi- 
vale al nostro Banchér. K 

Cambra. Camera, Ferramento di forma 
quadra o tonda , e talora inginocchia- 
to, che si mette ne^ lavori a saldei^ 
za , a ritegno 9 a guida di alcuna loro 
parte -, e secondo scopo dicesi Camera 
di ritegno , {li rispetto , di mira , ecc. 
Per es. Cambra de Tarbusell di barch. 
Camera, Scassa, 

Cambra i oeuv. f^, in (Eùv. 

Cambrajón. Cambraja^ e forse T antico 
Cambragio, -Tela nota. 

Cambrajón(Mag. Fai. JiL 1, 28) 

La cambra] a grossa. 

Cambrajée. f^enditor di cambraja. 

Cambrétta. Camerina{pìz, art.). Dim, di 
Cambra. V, 

Cambrétta. Staffa, Stanga, Spranghetta, 
FeiTO confìtto nelle. imposte dell'uscio 
per reggere il saliscendo(a/xa/7è). 

Cambrì. CambrULaanh, Lett. p' 16), Sp. d> 
tela di cotone rada come velo, e meno 

- fine e men fitta della garza , usata il 
più per fodera a^cappellini donneschi. 

Cambròn. Camerone{Diz. ai*t.). Acer, di 
Cambra, r, 

Cambròssen ) ^ , , , * 

Cambròsien I ^'"* Cabro5Sol. r. 

Caméll. Cammello. Le cose pertinenti a 
questo Camelus bactrianushin. diconsi 

• Cammelline, Noi spesso confondiamo il 
Dromedario sotto il nome di Cornell , 

Caméll o Caméllia. Camèlia (Targ. Toz. 
in Caméllia japonica). Pianta e fiore 
venuti così di moda fra noi oggidì 
che anche il volgo li conosce e ai suo 
solito li stroppia in Caméll, U Cossa 
(Com. p. aa) ha Caméllia. 

Camelòtt. Cammellotto (Gior, Geor. X» 
285). dambelloUo. Cambellotto, Cam- 
mellino. Tessuto di pel di capra d^An* 
gora notissimo. . 

Camelòtt moellaa. Brussellino? Ciam-' 
bellotto ondato? 

Camelòtt. Occhio di bue{TsLrg, Ist.). Leur 
cantemo. Erba di'* è una spezie di 
caraamilla detta dai Pavesi Margaritin 
bianch o Fior grand 9 e dai Lodigiani 
Margarita, 

Camelottìn. T. mere» Camojardo, Stof- 
fetta mista di pelo e seta» fatta a fog* 
già di ciambcilotlOf 



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CAM ( 1^2 ) 

Carneo. Cammeo. Pietra dura con figure 
iutaglìateTÌ sopra^ncastrata ìo.aneUi,ec. 
Càiner. ^gio. Cesso, Privato, Cacato jo, 
jigiamento. Luogo comune. Destro. La^ 
ferina. Comodità. Necessario. Came^ 
retta. Zambra. CuiaUaro. Culattario. 
Camerotto da destro. 

Canaa. Gola » Canon. Doccioni t= 
Scisterna. Bottino, Pozzo nero »> Tajee. 
. Cariello. Carello »» Inglesa...* » Assa.... 
Andà al camer. bendare a camera ^ 
a sella 9 a zambra ^ alla cameretta, 
Càmer. met. Cessarne. Parola di scherno* 
e denota qualità di cose o di persone 
di poco pregio, luride» brutte. 
Càmera. F'. Càmara. La voce Camera per 
Istanza s"* è fuggita di città lasciandoci 
solo memoria di sé nelle sue corti- 
giane la Cadrega de camera e la ye- 
. sta de camera, !/. Isolata sentesi nel 
sig. di Mercanzia » o sia come diciamo 
Camera di commercio. Porta in came- 
ra i cambiai. Protestare le cambiali. 
Cameràl. Camerale. 

Gamerér. Cameriere. Servitor di camera , 
ani. Cubiculario. Cubicolario ^^ Anche 
ì fattorini dell^'osterie sono delti Coi* 
merér. Gim^rien (Saccenti Rime). 
Cameréra per Donzèlla. P'. 
Camerista. Camerista, Cameriera di prin- 
cipessa. Se la Camerista è di schiatta 
gentile e giovine la diremmo />iimig<;/^. 
Camerlaccài. . . . Voce prestataci dai Ted. 
(Kammerlatfuai) * e vale Lacchè di ca- 
Càmes. Càmice. (mera. 

Camìn. Cammino, 

Fogoraa. Focolare ^ Preja o Pos- 
fcteugh. Frontone. Pietra da eammino^ 
Torrin. Fusto. Fumacchio. Fumajolo^ 
e modem. Thrretta ^ Cappa. Cappa. 
Capanna^Canntt, Gola. Tromba.Rocca. 
Negher come la cappa del camin. 
r. in Négher — Robb de di sott a 
la cappa del camin. f^. in Cappa. 

Vcas bon de bajà sott a la cappa 
del camin. fig. Essere bravo come un 
lampo. Pigliare' leoni in assenza e te- 
mere de* topi in presenza, f^. in Bùio. 
Camìn. Cammino. Il lavoro di quadro che 
risalta nella stanza a ornato del vero 
cammino, ed ha Spali. Stipiti ^Kn^X" 
trav. Piano o Architrave. 
r Mett in opera on camin. Murare un 
cammino. 



CAM 

Camina. Camminare. Noi T usiamo solo 
nel sig. di affrettare il passo; altra- 
mente diciamo sempre ^lufó— Camin- 
na donclì ! Studia il passo ! Esci di 
passo! Vai di buon passo! Ctunmina 
forte! e comic. Mettiti la via 4ra* piedi! 
Mena quelle seste l Spaccia il terreno t 

Caminà. T. de'Caciaj. • . • Allorché il latte 
si coagula prestamente i caciaj usano 
dire ch'^el lati el camminna^ cosi come 
dicono c/i'el va odasi nel caso contrario. 

Caminàda. Camminata. 

Caminadór. Camminatore. 

Caminéra. Camminetto. Spera da commi-' 
neÌlo{*CioT,). Specie di sopraornato dei 
camminelti da sala consistente in uno 
specchio contornato da aropj lavori 
di quadro di altezze diverse, ma di 
larghezza sempre pari a quella del 
cammino a cui si sovrappone. Il Voc. 
regg. dice che i Fior, chiamano Comi* 
mera Io specchio posto sul cammino. 

CamiuètU Camminetto, Piccini cammino» 

Camioettin. . • . Picciolissimo cammino. 

Caminón Gran cammino» 

Gamisa. Camicia, 

Pedagn. Falda. Lembo 'm Manegh. 
Maniche s» Tasselliti del pedagn. Quon 
dreletti da piede »■ Flessi tt del pedagn. 
Spari da piede » Fessa (se da uomo). 
Sparato da collo »» Scalf del coli (se 
da donna). Scollo *» Fessitt di manegh. 
Spari delle manic/ie » Tasselitt di ma- 
negh. Quatireletti degli spari delle nuir- 
nicAe » Listin. Polsini. Solini delle ma^ 
niclte a» Manezzin. Manie/tini ^ Coli. 
Solino da collo » Ghed. Glteroni'=^ Co- 
rin. Concino i^Portinna. Gala, Digiuna» 
Lattuga toSp&ììai o Spallin. Spalletta «» 
Tasse] o Chignceu di spallitt. Quadre^ 
letti delle spallette «« Tasse) de Ten- 
trada di manegh» QuadreletU, (Vedi 
Camicia nel Diz. encic. d'Alberti). 

Avegh i camis. fig. Avere o Toccare 
la gambata, f^, pili sotto Dà i camis. 
Avegh la camisa de torg. La cami- 
cia gli si, sarebbe torta. Dicesi di per- 
sona tutta in sudore. 

Avegh la camisa netta denanz e 
dedree. fig. Aver nette le mani. Avere 
la coscienza netta. 

Avegh nanca camisa adoss, o No 
ave camisa de quatlass el cuu. Non 
aver panni per indosso{}Ssiiios. i8). 



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Non an^r 
povero in 



CAM (I 

cencio da coprirsi. Esser 

canna. I Francési dicono 

PTavoir pas ime ehemise sur san dos. 

Av^h ona camisa adoss a Poltra 
al fo58. . . . 01 11*6 al senso positivo, 
che è quello di possedere due camicie 
sole, questo dettato ha il senso figura- 
to d'' indicar Bruco ^ Sbricia ^ BnéUo^ 
Tritone colui al quale viene applicato. 

Botton de camisa. F. in Bottdn. 

Cava anch la camisa a vun. ^g. 
Trarre H filo della camicia ad uno. 

Chi lavora gh*ha ona camisa, e ehi 
na lavora (p (k festa) gbe n^ha'dò. 
Chi fila ha una camicia ^ e chi non 
fila n^Jèa due. Se vieni primo al lor 
voro^ resti secondo al pagamenio. Se 
più mertif manca oftfeiii ( Mon-. Am. e 
Toc, li, 16). Chi lavora dà le spese a 
chi si sta. Il Fagiu<di(RimeIV,a86)disse: 

« CW quei .ob« cilce hm naui oumexa aok, 
» £ dae chi Vhfo bod pigliò Bcnni^iio. » 

Ciappà i camis. fig. . . . Essere il 
matrìmoniaja, aver la .senseria di none« 

Da i c»mls. fig. J}are la gambata, 
Licentiar l'amante. 

Donna che fa vamls. Camiciara (vo- 
ce romanesca registrata dalPAlb. enc.)- 

Fé come el dottor Isaoch ch^el stra- 
sciava i oamis per giusta i sacch. K. 
Isècoh* 

in manegtt de camisa. Jn eamieione? 
Trass in manega da oamisa. SpogUm^i 
in cornicione? Levarsi T abito e rima* 
nere in camicia e panciotto , o anche 
colla sola camicia fino alla cintura. 

Là camisa no la ghe tocca el cuu. fig« 
È pia lieto che /ungo (Sacchetti Nov. 
f !i5). La camicia non gli tocca il culo 
ti l'anche. Non cape in se stesso o nella 
pelle o nel cuojo, È a nozze. Non può 
stane ne' panni* Dicesi di chi dimostra 
soverchia contentexca di checchessia. 
' L'^è pù inao» la. camisa ch'el gip- 
pon." V* in Gippón. . ■ 

Levà-sù con la camisa inversa o 
Ave miss-sù la camisa inversa, fig. 
Jver- messo la rtlfi torta (Ambra Furto 
III , 5). Dioesi a ehi è di mal umore 
e brontolone più del solito. I Fr. 
dicono // s^est leve le cut devant^ 
le cui le premier {Koux Dict.). 

M6tt«#ù la camisa. Mettere o Indos-' 
sare la camicia. Incamiciarsi? 

roL J, 



93) 



CAM 



Mezza in camisa. Discinta. 
No gh^ è sabet senza sol , no gh' è 
donna senza amor, no gh'è praa 
senz^erba, e no gh'ò camisa senza 
merda, r. in Amor. 

Perd anch la camisa. fVtns a perder 
colle tasche rotte, Straperdere in giuoco 
Resta in camisa. Restame in camicia 
fig. (Sacch. Nov. ai6). Rimanere im 
giubbone {ììLaichìsLy. Op. r. 3o4). A*- 
maner brullo, povero in canna. 

S'^avess de giontagh anch la camisa, 
vuj fall. Vadane il mosto e V acque- 
rello^ il va'* fare. 

Scior mezza camisa. Messerino, Si- 
gnor di maggio. 

Toeù-foeura la camisa o Trass in cami- 
sa. fogliarsi in camicia. Scamiciarsi? 
Tra in camisa vun. fig. Ridurre ai 
lastrico* Fare che altri rimanga m 
giubbone o ne resti in camicia , rovi- 
nar uno , mandarlo mendico. Metlre 
quelqu^un d la ehemise dicono i Fr. 
Trass in camisa per vun. Sbracarsi. 
Spararsi per alcuno. Fare ogni possa 
in aervigio d'alcuno. 

Vess come cuu e camisa. V. in Cùu, 
Camisa. T. degli Uff. Sopraccarta? Co- 
perta. Sopraccoperta. Quel foglio di 
carta che sovrapponsi per> oustodisf 
ad atti d'^iiflicio, con brevissima in- 
dicazione esterna del loro contenuto. 
Gamisoeù , Camishi e Camishma. Cami- 
cetta, y. Camisoeùra. 

Avegh nanmò sutt el camisoeu ó 
Avegh anraò brutt de merda el ca- 
misoeu* fig; ^i-er appena levato la bocca 
daldaUe{Ruf. Borgh. Am, fur, I, 1); 
Non aver ancora rasciutti gli occhi. 
Avere il latte alla bocca o il guscio in 
capo. Vale esser ancor giovane , soro 4 
no^'izio, non aver giudizio pef-fetto. 
Camisoeùra. Camicetta. La Camiciuola dei 
diz. pare che valga solo per quegli 
oggetti che noi diciamo Gipponin o 
Bianchetto. V, 

Bell in fassoeura, brutt in cami^ 
soeura col suo rovescio Bi-utt in fas^ 

soeura, beli in catnisocura 

Dettati famigliari alle donne colle quali 
vogliono inferire che la esperienza ha 
provato loro riuscir bdlo da giovane 
chi era brutto da bimbo, e i bei bimbi 
tornare assai volte brutti giovani. 

25 



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CAM ( I 

Con la guggia e la pezzoeura se ten 

io pee la cainisoeura Non 

isparagnando fatica nel racconciare a 

. . Aempo le cose d^uso si fa buona figura 
senza bisogno di ricorrere botto botto 
a nuove compre » e a continui sborsi 

•. rovinosi per T economia famigliare. 

Camisorin; .... Piccìolissima camicetta. 

Camisòtt. Camioione? Il Camiciotto dei 
diz. pare cbe valga solo per gonnella 
o sottana. Noi usiamo Camisòtt spec. 

.< per. Camicia da scuderia collo sparalo 
da tergo ^ la sottana de"* becca] diciamo 
propriamente Guamascia, quella dei 
carrettieri Bluse 9 la gabbanella de"* mi- 
litari Sarò 9 quella degli archivisti in 
uffizio e de** preti viaggianti Spolve- 
rirma^ ecc. K. 

Cammàster. ^. Cappmàster. 

Gammìn , Cammina , ecc. F, Camin ^ Ca- 
minà 9 ecc. 

Càmola (in genere). Baco, Bruco, 

Frut con la camola. Frutto bacato 
o bruciolato o bacaticcio, ' 

Càmola. Jìgnuola, Tarma. Tarlo. Insetto 
che rovina i panni» i libri, ecc. È la 
Tinea sarcitella di Linneo. 
Andà a camol. Intignare^ 
Bus di camol. Tignuole. Intignature. 

Càmola. i9aco della farina. Baco di crusca. 
Insetto che sussiste nella farina am* 

. montata, ed è cibo graditissimo dei 
rusignuoli. È la larva del Tenebria 
molitor di Linneo. 

Càmola o Camolètta Insetto 

che perseguita le api, detto P/uUana 

: tinea cerellà dagli entomologi. 

Càmola. . . . Verso il Lodigiano. la iar* 

. va di queir insetto cui gli entomologi 

.. danno il nome di Falena dispari. 

Càmola. Baco del cacio. Zecca del cacio. 

. Insetto noto che è VAcarus syré degli 
entomologi. 

Camolàa. Bacato, Bacaticcio, Bruciolato, 
Dicesi delle frutte guaste dagP insetti 
in genere. 

Camolàa. Tarmato, Intignato, 

Camolètta dicono fuU'Alto Milanese la 
Càmola di avi. F, 

Camolón | ^ ^^^^ ^^^ Cagaòn(tflco). F. 

Camolott) 

Camosciàda. Jd, di Péli. F, 

Camózz. Ad, di Cavalér. F, 

Camozzlana. Ad, di Gaiétta. F, 



94 ) CAM 

Camp. Campo, Piaggia{GioT, Georg. Ili, 
agg). Fra noi in generale inlendesi 
per piano coltivato a grani e gelsi ma 
non avvitato , a differenza del Lceugh 
che ha anche viti. 

Camp de biava. Campo imbiadaio. 
Camp de fav* Favide. 11 Manni nelle 
VegL tosc.IV, a5 ha anche Baccellajo. 
Camp de pastora. Campo compascuo, 
. De camp. Compio — Camporeccio. 
• Campereccio, Campestre, Campestro, 
Piente H Pand e el camp, o Pientà-Il 
socch e sacch e fusella. F, in Fusèlla. 
Semm chi nun al camp di cinqu 
pertegli. Qui è dove giace Nocca, 
Camp (Dà). Dar campo ^ tempo, spazio. 
Camp. . . . Ognuno di que^ filari di canne 
che veggonsi di faccia negli organi 
divisi dai colonnini deirarmadìo. 
Camp. T. mil. Campo, Da noi si conobbe 
e usò questa voce dopo V Attendamento 
fatto in settembre i858 nelle vicinanze 
di Milano,. che nominammo Campo. 
Campa. Campare. Voce usata solo in 
Campa a Tussara. F, Ussèra. 
Campàssela. Godere* Darsi tempone 
o festa o buon tempo -^ F, in Passa. 
Gampàda. Campa, Ogni largura vistosa di 
superficie che s^abhracci neMavori di 
quadro, nelle pareli 9 nelle dipinture. 

Campàda Nelle strade si chiama 

cosi lo spazio comprèso fra pinolo e 
piuolo(fna paracarr e paraearr), 
Gampàda. Campata, Passlna{Di%. art.). 
Spazio compreso fra pila e pila nei 
.ponti. 

Gampàda Quella stanza sfondata 

. che. è serbatoio del sale presso le Ga- 
belle del pubblico. È detu cosi anche 
nelle altre province di Lombardia. 
Campagna. Campagna, Fra noi è voce 
genei*ica la quale comprende Camp, 
. Lceughf Figna^ Bonchj ecc. F, 

Quand i nivo^ van a la montagna, 
ciappa la zappa e va in campagna. 
F, in Nivol. 
Sorbett de campagna. F. Sorbètt. 
Usell de campagtta«fig^ . • . Como 
libero di sé. F* anche in UsèU, 
Campagna. Fitta. El gVha ona bella 
campagna, ffa una bella villa, 
[ Campagna. Filleggiatura. Fa bonna cam- 
pagna. Filleggiar bene, Andà in cam- 
pagna. Andare in villa. 



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CAJM (i 

Gampàgìia. T. d^Agrimens 

Quello spazio di tempo in ogni an- 
nata nel quale attendcsì ai lavori 
geodetici sul terreno. 

Campagna. T. mil. Campagna, AMempi 
andati valcra tutto il tempo di cia- 
scun anno in cui si solea guerreggiare^ 
e comprendeva Primavera, Estate ed 
Autunno, dicendosi particolaimente 
Far campagna d* inverno se mai ciò 
accadeva. A^ nostri di si estese a de- 
notare tutto il tempo d^una guerra. 
La prima guerra punica sarebbe stata 
pei militari odierni una campagna. 
* Andà in campagna. Uscire alia cam- 
pagna? Uscire alla guerra. 

Sta in campagna. Battere la cam- 
pagna? Militare. Guerreggiare, 

Campagna. Shirraglia. Birrerìa* Vale il 
corpo de^ birri, e tra noi singolar- 
mente si diceva di quelli contraddi- 
stinti col nome di campagnteu perchè 

' solevano uscir di città per arrestare 
i ladri infestatori del contado. 

Campagna. . . . Fra i vetturali orarj detti 

. Fiacristi vale Scarrozzata assai breve. 

Campagna! Lo stesso che Coi fioocb o 
A quell Dio. y, Fiòcch, Dio. 

Campagnàda. Scampagnata{*iosc. Rosini 
Signora di Monza). Breve gita a di- 
porto in campagna. 

Campagnètta. villino. Villetta. 

Campagnoeù. Sgherro, Birra, Zaffo. San 
tallite. V. più sopra in Campagna. Il 
Capo di questi Campagnceu era quello 
che il Caro(Let. fam. UI, a85) chia- 
mava Bargello di campagna. 

Campagnón. Compagnone (Targ. Viag. 
y, 121). Gran campagna. 

Campagnón. Capoprante? {Gior. agrar. 
tose.). Nel Basso Mil. è detto cosi quel 
campagnnolo che ha per unico officio 
il rivedere i lavori campestri, e invi- 
gilare perchè siano eseguiti a dovere. 

Campagnón e Campagnón d^on omm 
(modo brìanz. forse corr. dall' ital. 
Compagnone). Omaccione. 

Campana e Campana- giò. Sciunpanare. 

Campana, fig. Sonare il campanello un 
miglio lontano {Don, Zuc. ao3 retro). 
Sonare il corno. Sonare, ammorbare, 
Mlezzare. Scompuzzare. Puzzare, Putire 
fieramente. Essere carne stracca. 

Campana^. Campanajo, Campanaro, 



95) CAM 

Campanèlla. Campanella, Campanetta* 

Campanin. Campanile. Torre, Quella 
torre su cui stanno le campane -^ 
QuelParcuccio che s'innalza sul muro 
d'una chiesuola ed ove si bilicano una 
o due campanette al più , dicesi dagli 
Architetti Campanile a vela. 

Fa campanin {che altri del contado 
dicono andie Fa campanna). Far quer^ 
duolo o querciuola o quercia. Posato 
il capo in terra mandar le gambe al- 
l' aria dilatate , e fare a così dire al- 
bero del proprio corpo ; giochetto dei 
fanciulli che i Reggiani dicono Gambe. 
No gh' è magher campanin che no 

daga pan e vin Non è 

parrocchia , per meschina che sia , la 
quale non dia modo al paroco di viver 
bene; e anche in generale La condi- 

. zion del prete non lascia mai misero. 
Rar come i campanin in di sces. 
È come i campanili di contadoQionos. 
p. ^og). Dicesi di cosa non frequente, 
come sono i campanili in contado che 
ivi s'affacciano più radi rispetto al 
bosco che se ne vede nelle citta. 

Campanin. Campanello , e con voci ped. 
e scherz. Tintinnàbolo o TinUnnàbulo» 
Andà a tavola a son de campaniut 
fig. F. in Tàvola. 

Dovè manda a cerca cont el cam- 
panin. Volerci un edmanacco per trovai 
re uno (Mon. la Ved, I, 7). Volerci la 
carta da navigare. Dicesi per mostrar 
difficoltà di rinvenire chicchessia, aI-« 
ludendo alla costumanza ch'era tra noi 
di mandare a suon di campanello in 

. traccia dei fanciulli perduti col pub- 

. .blicarne ad alta voce gPindizj. 

Campanin. Giacinto. Jacinto, Granòret- 
lagna. Fiore notissimo. 

Campanin. Convolvolo arvense. Sorta di 
pianta e fiore che anche i Proven- 
zali chiamano Campanetti, ^.Velùgora. 

Campanin salvadegh o de praa. Giacinto 
stellare ceruleo. Scilla bifolia, 

Campanin per Campis. V, 

Andà-sù a campanin. Far colonnata 
(cosi nell'Alb. bass. in Pointe), L'in- 
nalzarsi verticalmente verso il cielo 
di volo o di getto. 

Campanin. v. di gergo mercant. • . . Allor- 
ché un mercante vi dice se intendete 
comperare le^ue tele, i suoi panni, ecc. 



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CAM ( I 

col campanili o senza , egli vi domanda 
se li volele col bollo delle pubbliche 
gabelle o no ; se vi parla di Campanin 
fiammant intende nominarvi quel bollo 
contraiOatto ; e se vi ricorda Campa" 
nin rimessa v* indica un bollo legale 
si ma stato tolto da altra merce e 
rappiccato a quella di cui fa parola. 

Campaninàda. ScampaneIlata{*&or^. So- 
nata di campanello. 

Campaninceù. Campamltnto. 

Campanitt (o Fèrr). T. de' Mugn. s. m. pi. 
Ferri. Que' ferri che sono posti nelle 
macine perchè quando non è più gra- 
no fra quelle risonando sur esse diano 
avviso al mugnajo di rifornirle di gra- 
no. Sono i Claquets o Cliifuets dei Fr. 

Campanitt. s. m. pi. Bucaneve (Targ. Ist.)* 
NeirAlto Milanese, e specialmente nella 
Brianza, chiamano Campanitt il fiore 
di questa pianta che è il Galantkus 
nivaUs di Lin. Po avvertire che ai 
caratteri botanici di questo fiore pen- 
duto si può aggiugnere questo idio- 
tico che nella punta esterna di ciascun 
petalo di esso si osserva una nuc- 
chiuKza verde. 

Campanitt. s. m. pi. Padiglione chinese 
(Diz. mus.). Specie di cappelluccio 
d* ottone con assai campanelli nella 
orlatura che » fatto roteare intorno 
all^asta che gli è centro e maniglia, 
o scosso a cadenza , serve ad accom- 
pagnare il suono d^ una banda. 

Campànna. Campana^ e con v. tmUGlogga, 

Ason. Trecce. Manichi a Battuda. 

Testa o Testata » Coronna. Bordo, 

Curva. Curvatura »» Fasce. 

Fascette. Cordoni, Camicette «■ . . . 

Cagnuolo »» Fungo ^ Batacc. 

Battaglio es Aneli de taccà-sù ci ba- 
tacc. Cattivello. Gruccia ovvero Collon 
rini con viti e madreviti « Pè. Soste- 
gni — F, Sciòcch, ecc. 

Besogna senti tutt dò i campann. fig* 
All'udir una campana e non udir l'al- 
tra non si può giudicare. Odi l'altra 
parte e credi poco, V. anclte Besogna 
minga loggia a la prima ostaria in 
Ostarla — Il Fagiuoli diede questo 
bel ricordo nelle sue Rime (I, 56o) 

« Chi ^iodica • obi regna abbia due orecebi, 
» E non un solo, e quello lungo e duro, 
p Non crtda a ninno f Mata por parecchi» » 



96 ) CAM 

ricordo consonante col dett. volg. 
Buon giudice spesso udienza^ raro 
credenza^MiOnos. pag. 584)* 

Dà la campànna a on sere. F. Sére. 

E daj con sta campànna. E dagli 
con questa canzone o con questa Javoiiz 
dell' uccellino 1 che viene a dire f^oi 
fate sempre un medesimo verso ^ voi 
dite sempre quel medesimo , io ne so^ 
no ristucco. 

Fabricator de campann. Campana jo 
. disse con voce ambigua il Ce! lini. 
Gettatore o Fonditore di campane. 

Fa campànna. Far querciuolo. V* in 
Campanin (primo sig.). 

Faa a campànna. Accampanato — 
Campaniforme — Campanulato. Colz a 
campànna. f^, in Còlz. Pantalon a cam- 
pànna. y, in Pantalon. 

Mangià*nò fin che no sonna i cam- 
pann. Fare il digiuno delle campane. 
(Fag. Bime I, 116). Starsi digiuno il 
sabato santo finché non si sente scam- 
panare il resurressi. 

Sona a campann doppj.fig. Sonare 
a catasta. Sonar le campirne a doppio. 
Percuotere uno con replicati colpi. 

Sona campànna e martell. F. in 
Martèll. 

Sonee 1 campann. Sonate un doppio. 
Bisogna far campanone o sonar le 
campane o fare, un segno nel muro. 
Quasi atto* d'ammirazione quando ta- 
' luno ha fatto una cosa che non si 
reputava mai dover fare. 

Tirà-giò a campann doppi, fig. Bat- 
ter la cassa addosso a uno. Tagliar^ 
gli le legne addosso. Dargli il cardo. 
Appiccargli sonagli. Sonargli dietro 
le tabelle o le predelle. Lavargli il 
capo coi ciottoli o coi ciotti. Bandirgli 
o Gridarffii contro la croce. Gradargli 
i calzari o gli usatii. Sparlarne assai. 

Tira in pee i campann. Sonare a 
distesa. Dar nelle campane traendo 
si vigorosamente le funi da far che 
mosse descrivano un semicerchio e 
il battaglio lavori a i*otta. 
Campànna (per antonomasia). . . . . • 
Quella che suona ogni di alle tre ore 
di notte il verno, alle due Testate, 
per intimare a* vinattieri , tavernie- 
ri , ecc. la chiusa delle loro botteghe» 
Se un dice JSla ^onoifa la campànna ? 



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CAM ( I 

e non più, noi intendiamo di questa, 
sorella in qualche modo della Cam- 
pana dell'armi dei diz., ma non essa 
per appunto. 

Campànna di vintidò. P^. in Vintidò. 

Campànna. Campana{da sdUare). Hsi Fon- 
do e Fornello. 

Campànna Rete che usa in 

quella specie d^uccellare che nominia- 
mo particolarmente Bressanella, V. 

Campànna. T. de' Pastaj.Gam/iana. Quella 
parte dell'argano, accampanata e di 
bronzo, nella quale si pone la pasta da 
lavorarne vermicelli, cannoncini, ecc. 

Campànna. Campana, Vaso di cristallo 
o simile, le più volte accampanato, 
che sovrapponsi agli orinoli a pen- 
dolo, ai vasi di fiori finti, ecc. per 
difenderli dall^aria e dalla polvere. 

Campànna Coperchio d^ alaba- 
stro o sim., accampanato, che si so- 

' vrappone alle lucerne perché il lume 
si spanda dolce ed equabile. 

Campanón. Campanone, 

Giugà a campanón o a scaregabarl. 
Fare a scaricabarili. V. Scaregabarl. 
\2 è sonaa el campanón. fig. Suona 
il corno, y. Campana fig. 

Campanón dicono alcuni parlandosi di 
musiche il Vocton maggiore. 

Camparla Ciò che pertiene 

al campajo. Spes de camparla. Spese 
campajuole? Spese di guanlia? 

Gampée. Campajo. Custode de^ frutti dei 
campi. Volgarmente in Toscana Io di- 
cono il Guardia , e se ne hanno esem- 
pi così frequenti nel Giornale agrario 
toscano da non lasciar dubbio alcuno 
su questa sgrammaticatura nel parlar 
comune, ancorché nel tom. I, p. 496 
sia detto anche la Guardia. 

Bon de fk el campee in d*on sit 
dove no passa nissun. F". in Passa. 

Ciamà pegn al campee. Lavarsi avanti 
per dimostrare die la ragione sia sua 
(Cini Des. e Sp. I, 7). Far le none. 
Cantar le none. Sonar le none. Vale 
prevenir la domanda che uno s^ im- 
magina avere a essergli fatta con pi- 
gliare scuse e anticipar la negativa. 
Fa el campee in d^ on sit. fig. J7e- 
stare a piuolo. Far mula di medico, 

Campee. . . . Nome che particol. neirAlto 
Mil. rappresenta subidea speciale. È 



97 ) CAM 

un famigliare agrario a cui si afiida- 

. no molte delle funzioni di fattore per 
minor prezzo e con minorì diritti. In- 
vigila sulle operazioni campestri, bada 
V conti giornali d^ opere e mezzadri, 
ha cura del palazzo e del giardino 
padronale come usa il fattore, ma 
non ha come esso cosi estèsa ammi- 
nistrazione , e lavora anche in cam- 
pagna, ciò che quello non suol fare. 
È un fattore economico, una specie 
di Casant agrario mantovano. 

Campee In ischerzo , e per gergo 

vale Strònzolo. 

Campee. Fondaccio di bottega, iiijiuto. Ro- 
ba che difficilmente si possa spacciare. 

Campee. Lucietta? Sp. di Cantharis, in- 
setto che va saltellaiido sulla super- 
ficie di certe acque, e che fa sua stanza 
tra le conferve e simili piante acqua- 
tiche. Alcuni lo chiamano. anche con 

• nome equivoco SaJtamartin. 

Campee di acqu. CatenUtajo. Clìiavicanie. 
Acquajuolo. Colui che ha in custodia 
le acque d* irrigazione e che le viene 
distribuendo alle risaje, ai prati, ecc. 
Vale anche Custode delle cateratte 
di un fosso naviglio. 

Campéll e Campétt. Gamp6tto(Last. Op. 
IV, 80 — Giom. Georg, e Agr. pass.). 
Campicello. Campitello. Campicciuolo, 
Camperello, 

Camperà La moglie del cosi 

detto Compie. V. 

Campión. Campione. Mostra, Saggio, Cam- 
pion de caratter. Mostra di caratteri, 

Campión Quella moneta o 

quel peso che serve agli aggiustatola 
di zecca per aggiustar le monete col^ 
peso. È quello che i Francesi chia- 
mano Binerai. 

Campión. Campione, Paladino, Eroe, Al 
femminile Campionessa, 

Campión. Sentinella, 

Campión (in senso dlspreg.). Rifiuto. 

Campis (che alcuni dicono ancìie Cam- 
panln). Cb/onmito.'(Alb. bass. in Pointe). 
Il getto di sotto in su a vertice della 
palla, y, Giugà a la balla in Bàlia. 

Fa campis o campanin. Far colon- 
nata? Scagliare una palla a vertice 
si che venga a ricadere nel punto 
medesimo donde fu scagliata. 

CampsànU Cimitero, dmilerio. F, Capsànt. 



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GAN ( 198 

Campàcc. ) Campeggio, Legno òeìVHa^ 
Campùsc. ) matoxjrlum campechianumL, 
GamiìfT. add. Mortificato, Abbacchiato , 
ed anche Scodato, Smaccato, 

Resta camuff. Bimanere mortificato 
— Himanere scaciaio smaccato, 
Camùir. sost. m. f^oce ora disusata ^tefu 
adoperala dal Balestrieri nelle locuzio- 
ni seg, affini id GamufTo ecc, d^ diz. 
Dà èl camuff. Dar l'esca, Adescare, 
Aescare, Allettare, 

« Prìiiui eoi WQ tratta, coi tò dMcors, 
wQoelU moxxinaa la gh'ha daa el camaff.»(Biin.) 

Dà el camuff. Camuffare? Ingan-- 
nare. Illudere, Condurre in inganno 
il cacciatore o il can da fermo. 

Se la legor corrend per dà el camuff. (Ger.) 

Giugà al camuff. Giuoco 

dì carte di cui oggidì si conosce poco 
più che il nome. 
Camusción. Cameraccia{Dstv, Post. Tac. 
p. 649)* Carbonaja, Segreta, Burella, 
Prigione appartata in cui non si con- 
cede a ninno di comunicare col reo. 
Cam usci dn. fig. Stamberga, Stambergaccia , 
Con. Cane •— Le cose de^'cani diconsi 
Canine, Cagnesche» Cagnazze — Chia- 
mare a sé i cani dicesi Allettarli — 
Pei gridari eh' e' fanno f^, in Vèrs. 

Can barbin. Can barbone. Can da 
acqua, lì Canis aquaticus dei natur. 

Can boi ogni n. Canino di Bologna 
(Magai. Let, scient. XI, pag. igS ^- 
Fag. Bime I, 3ao); e col volg. tose. 
Moffolino, Arlecchino, Mascherin da 
Bergamo. Il Moufflard de' Francesi. 

Can bracch. Cane da /7e/iiia(Savj 
Orait. Il, 357). Bracco. V, Bràcch. 

Can cors. Can corso(Fsf^, cit. dal- 
l' Alb. enc. in Cagnaccio), 

Can danes Sp. di can tigrato^ 

il Cani pintulinu dei Sardi. 

Can de borìda. Cane da leva. Bracco 
da leva. Il Canis excitans de'sistem. 

Can de caccia. Cane da caccia^ e 
per anton. Bracco, Can da seguito» 

Can de corsa? Can corridore, 

Can de guardia. Can guardiano, 

Can de loff o de pastor. Can ma- 
stino o di pastore. Il Canis pecuarius, 

Can de pajee. Can da paglia] o, Guar^ 
dapagliajo. Il Canis villaticus de'sist. 

Can de posta. Can da fermo ^ da 
, punta » da impuntare^ Bracco da/erma. 



) CAN 

Can de presa. Dogo, Alano. Molosso, 

Can de quaj. Cane o Bracco da leva 
o da quaglie. 

Can de red. Cane da seguito? 

Can de tòr. Mastino, Il Canis la* 
nienus de' sistematicL 

Can de tòr. fig. Crudelaccio ! Ani- 
mo canino! Fiera canina! 
Can de tòr l Al corpo e al sangue ! 
Corpo di me ! Esci, di braverìa. 

Can ingles. Can di pelo lungo. Quel- 
lo che i Piemontesi chiamano Can cror 
vin perchè ha pel lungo come capra. 

Can livree o de legor. feltro. Le- 
vriero, Can da giugnere. Il Canis le- 
porarius de' sistematici. 
. Can maltes. Can mignone. Cagnoletto 
maltese, lì Canis maliteus de'sistero. 

Can pomer. Cane lioncino. Il Canis 
lupiformis. de' sistematici. 

Can saus. Cane segugio. Il Ctuùs 
sagax o venaiicus de' sistematici. 

Can tanin. Bassotto, Cane inglese. 
Il Canis vertagus de' sistematici. 

Ai can che rogna se ghe va minga 
attoma. fig. Quando il pentoUn bolle 9 
non lo stuzzicare(yionos. 270). Alla 
pignatta che bolle le moselte non si 
approssimano. Non istuzzicare il ve- 
spajo. Non ischerzar colVorso se non 
vogli esser morso. 

Ai can marsc ghe va adree i mosch. 
y, in Mósca. 

A la cà di can. // pia il pili (Cec- 
chi Assiuolo). Alla piùfracida (Lasca 
Gelosia V^o), Al peggior parlilo (Sal- 
viati Spina HI, a). Del mal del moie 
(Buonar. Tane, IV, a). Almanco al- 
manco (idem). Po* poi (Fag. Amor non 
vuole avar. II, i ). Alla peggio d^ peggi. 
Al peggio d^ peggi. Alla piti trista. 
Per es. Se te la tujevet ti, a la cà di 
can l'avarev poduda vede quej voeulta. 
Se tu r avessi avuta tu a sposare 9 del 
mal del mal l'area vista talvolta, A 
la cà di can se vegnarà via quatter 
gnocch, soo dove metti. Due picchiate 
ho dove porle se verran pò* poi, 

A man a man come fa i can. To^qua 
e dà qua. Pesa e paga(Mono8. agS)» 
Si dice in maniera proverbiale quando 
si tratta con persone di poca fede. 

Amis come can e gatt* Amico come il 
can del bastone{JSIioa» p* 5). f^* iimaniL 



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CAN (199 

Andà adree come~on can harbin 
e come on bè. f^. in Bè. Suivre quel- 
qu^un camme un barbet dicono ì Fr. 

Andà decsai,Jndate le cose a bioscio^ 
dUa peggio •— Sentirsi malissimo. 

Andà-via come on can scottaa. /^.Gàtt. 

A sta coi can s** inipieniss de pures. 
f^, in Pùres. 

Avegh nanca on can che faga per 
lor. Non aver persona che sia per sé 
(Ambra Furto II , 5;. Non trovare né 
can né gatta che abbai per sé{F'n\ 
Lucidi IV, i). 

Ave ona famm de can. Aver una 
fame da lupo, feeder la fame in aria. 
Diciamo anche Ave ona set de can. 
Ave on frecc de can. Ave on cald de 
can, Avegh on maa de can e simili 
per Aver graa sete , Avere freddo , 
caldo, male grandissimo. F". le voci. 

Can che boja no mord. fig. Cane 
cite assai abbaja poco morde (Cocchi 
Dissimili II, i). Can che iUfbaja poco 
morde. Il can che abbaja poco avvien 
che morda. Can da pagliaro abbaja e 
sta discosto» Abbaja il cane più quanto 
piti teme. Il can die morder vuole rare 
volte abbaja o rigna. E valgono Chi 
minaccia vendetta caccia* Chi vuol far 
non dice. C/d far di fatti vuole suol 
far poclte /yo/v/e (Monos. ai 8) » Can 
che abbaja non prese mai caccia, CId 
troppo abbaja empie il corpo di vento. 

Can e borian .... Frase che s'usa 
per denotare gente ignota , estrana e 
• anche malvagia. Si direbbe, per es.^ 
La tal robba Tè. andada a feni in 
man de can e borian. La. tal cosa' andò 
in bocca a'Gai?i(Dav..Tac. St. I, 108). 
£ssa fu de^cani. Essa juà in. man 
dicani(PelTBT.). £ ciò per dire che 
una tal cosa cadde in poter di gente 
perversa, di genie straniera, scono- 
sciuta, di Barbari, di Vandali, di Goti. 
Non è da tacere come i9ur/ana sia fra 
i marinari il nome d^un vento assai 
procelloso; il che darebbe forse al- 
cuna spiegazione al nostro volgare. 
. jQan gross. fig. Pesci grossi. Persone 
grandi, ricche, potenti, famose. 

Can no mangia can, o vero Tra can 
e can se morden mai, o vero I can 
gross se morden minga tra de lor. Cane 
non mangia cane o II cane non manr 



) CAN 

^a mai carne di cane(*^ì08c, e poema 
d''un poeta pisano). Corvi con corvi 
non si cavan gli occhi. Lupo non man' 
già lupo. Il lupo mangia ogni carne e 
lecca la sua» Tra furbo e furbo non 
si camuffa* . 

Can no pò tratta che de can. La 
botte non può dare se non del vino 
che ella ha. Ciascuno fa azioni con- 
formi a sé stesso. 

Chi VGsur coppa el so can troeuya 
la scusa. Chi il suo can vuole ammaz" 
zare qualche scusa sa pigliare* 

Daj al can che Tè rabbiaa. A nave 
rotta ogni vento è contrario* 

Dent de can. K in Dént. 

Desgrazia del can fortunna del loff. 
.... Spesso quella cosa medesima ch'è 
danno per uno è profitto per altri; 
i volg. lat. Mors tua vita mea. Ortus 
unius alterius interitus. Bona nemini 
fiora est ut non alicui sit mala. Talora 
può tradursi Chi per sé raguna per 
altri sparpaglia {ÌA<m. 108); talora per 
Tutto 'il mal non vien per nuocere* 

Dottor di can. . * , * . Chi attende 
a curar cani e simili bestie famigliari; 
veterinario. 

Drizz come la gamba d^on can. f^* 
in Drlzz. 

El can forestee cascia el can de 
pajee. falene asin di monte ^ e caccia 
cavtU di corte» yien Vasin di montagna^ 
e caccia il ca^al di stallaQAon. 370). 
Prov. di frequente applicazione nelle 
citta grandi ove si suol prediligere 
tutta quello che non è indigeno. 

£l me can V ha ciappaa ona mosca. 
K. in Mósca. 

¥k face de can. Fare^ visi cagneschi* 
Far mal viso* Far viso di cane* 

Fa viti de can. Stentar come un cane* 
Far vita- dura, travagliosa 9 penosa. 
Mener une vie de chien dicono i Frane. 

Fa i robb de can. Acciabattare. Ar- 
rocclUare. Abborracciare* Fare cheC' 
chessia abborracciatamente* 

Fa ona fadiga de can. Durare una 
fatica da cani. Cacar le curatelle. 

Faccia de can o de can bolognia 
o de can barbin. Faccia di cane(*ùor. 
e Rime d' un poeta pisano). Vbaccio. 

I bott despiasen anca ai can. Il gio^ 
car di mani dispiace in/ino ai cani* 



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CAN (200 

]ni*abl>i39 come on con. Ineagnire. 
Bincagnarsi, Far viso di cane die 
ringhia. Arroi^ellare, Stizzirsi. 

Lassa sta i can che dorma, fig. Non 
bisogna desUure il can che dorme. Non 
istuzzicare il vespa] o o il formicajo, 

Layorà come oa can. Durare una 
fatica di cane. 

Lengiutde can (/ungo). ^. in Léngua. 

Lu de per lu o Mi de per mi, o 
simiii come on can. Solo solo. V. in Sòl. 

Mola i can. Sguinzagliare i cani» 
Lasciar i cani. Mola i can adree a 
vun. Accanare o Jccaneggiare uno. 

Né can né vilan no sarà uss. K. in tj$s, 

Mo ave on can che ne guarda. Non 

. aver un cane che abbaj a sé (Mon. la 

Ved, I9 1). Esser noncurato da luUi. 

No vessegh nanca on can. Non es- 
serci né cane né gatta. 

Pari et lece di can. Essere un co- 
nile, V, in Balin. 

Pissà de can novell. fig. Avere il 
guscio in capo o il latte alla bocca. 
Non aver ancora rasciutti gli occhi. 
Essere novizio, inesperto. Z^''. Camisoeù. 

Porta respett al can per el patron, 
fig. C/ti ama me ama il mio cane, 

Quand la legora Tè in pee» tucc i 
can ghe dan adree. f, in Légora« 

Quell che fa balla i can. Aggirator 
di cani, 

Buzà come cani. Balostarsi, 

Sangua de quell can! Al corpo e al 
sangue! Poffare il gran diavolo! 

Se no Tè lofT el sarà can, o Se no 

Pè merda el Pha cagada el c8n..iS6 

. non é lupo^é can frigio (Pan. Av. 19). 

f^ anche Lóff — > In altro signiRcato 

. Ella é tutta /ava. Ella non é merda^ 

ma il can la cacò(Moiios, Sao). Tanto 

. zuppa come pan molle(iyì), 

Sentiss de can. . • . Sentirsi malissimo. 

Senxa nanch di Ciavo can. Senza 
' dirci a Dio né a diavolo ( Boccac. 
Giorn. YIU, Nov. 3.*). InsaluUto. 

Tutt i can mennen la eoa, e tutt i 
matt o i mincion vceuren di la soa. 
Non si possono tenere le lingue che 
non ciarlino {Gì^ìi Don Pil. I, i). Chi 
, Ja la casa in piazza ^ o la fa alta o 
. la fa bassa, E non si lega bene la 
bocca se non t^ sacchi, Ogntmo dice 
la sua, £ vale che non si può sod- 



) CAN 

disfare a tutti, e perciò Conscìentiee 
satis fiat: nil in famam laboremus; 
sequatur vel nudai dum bene merearis 
(Seneca De Ira III, 4i). 

. Vess can e gott. fig. Essere o Stare 
amici come cani e gatti. Stare come 
capre e coltellacci. Essere continua- 
mente in contrasto. ' 

Vess fortunaa come i can in gesa. 
Essere qfforiunato come cane in chiesa» 
Esser ilei' cani. CAt gli dà^ chi gli dona 
. e chi gli avventa, 

Yess ligaa come on can a la cadenna. 
Non aver' tempo di rifiatare. Essere oc- 
cupatissimo , non aver minuto che sia 
suo. Étre comme un chien à l'attaché 
dicono i Fr. Essere come uno schiavo 
alla catena. Essere in gran soggezione. 
Yeàs on can de pajee. fig. Essere 
. cane che abbaja e poco morde, 

Voré driztà i gamb ai can. Voler 

fare andar addietro la piena del rio 

(Fa^. Zing.). Voler diìizzare il becco 

allo sparviere o le gambe accani. 

Torre a pettinar un riccio o a lisciar 

una spugna o a dar un pugno in cielo. 

Voler metter regola, sesto dove per 

natura delle cose jion si può. 

Càn (per ingtur.). Cane. Barbaro. Crudele, 

Con mi Tè on can. Meco é acanino. 

Fa. el can. Cagneggiare, Trattare 

cagnescamente. Essere acanino ^ cane^ 

canibale. Trattare crudelmente. 

Falla de ean. 7>attare cagnesca-- 
mente ^« Operare da tristo. 

V e on can de Dio. È un canacdo, 
Tas 11 can! Taci cane! 
Càn. Baco. Verme, V. anche in Gattinna. 

Andà a can. Bacare. 

Càn (o Cagndn). . . . Verme o Baco del 

cacto — Si sviluppa dalle uova della 

mosca detta Mosca atroglabra oculis 

ferrugineis femonun basi pallida Lia, 

Càn. Cane, Quella parte della piastra 

deir armi da fuoco portatili che tiene 

la pietra focaja. Le sue parti sono: 

Spinna. Cresta » Cuu. Odo >» Coeur. 

Cuore *=.,.. Dosso » Gola 

o Sottomascella » Burbozz de sott. Ma- 
scella inferiore = Barbuzz de sora o 
Ganassa. Mascella superiore tss Quader. 
Quadrantet=^Sponda, Spondella » Fond. 
Ventre «=* Vidon. Vite » Vid de la nos. 
Vite della noce. 



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CAN ( aoi 

Càn. T. de^Bott. CSaiti;. Strumento da 
imboccar i cerchi sulle botti. 

Càn.' T. de^Gavad. Cane, Tanaglia, 

Càn. T. d'Orolog. GrUleUo, Specie di 
leva da sonerìe. 

Càna pronunziamo noi per Canna. V, 

Canà (v. »•)• Ciance, Dal greco xcevci* o 
da xavvu dice il ^aron de Milan. 

Canèa (che anche dicono Canalìn). T. dei 

Fabbrìferraj Ordigno di ferro 

riquadrato 9 e con una codetta per 
la quale si ficca nel furo delF incu- 
dine 9 che ha in sé una scanalatura 
entro cui si va assottigliando la cosi 
detta tondinella di ferro. 

Canada, r. Cannàda. 

Canàj. T. d^Oref. Canali* Strumento» che 
alcuni dicono anche Cucchiaja^ ad uso 
di fondere oro, argento o altro metallo 
per gettarlo in verghe o in pretelle. 

Canàja. s. f. Canaglia, Canagliume, Gen- 
taglia, Bordaglia, Bruzzaglia, Canon 
gliaccia. Ribalderìa, Schiuma di rir 
baldi. Feccia di popolo. 

Canàja. s. f* Ribalda, Briccona, 

Canàja. s. ni. Canaglia. Furfante, Birbone, 
Barone, Briccone. Ribaldo, SceUeraio, 
Mariuolo, Indegno; e in sig. minore 
Ghiottone. Gaglioffo — Talvolta si usa 
anche in significato vezzeggiativo. Te 
see OD gran capaja ve'". Forcuzza for^ 
cusaaì Sei forche bene ve* ì (tino. 
Canàja bolgirossa. Canada berrete 

Canajàda. Ribalderìa. Bricconata. 

Canajaria. Ribalderìa. Schiuma di ribaldi. 

Canajàscia, ^ Sciaguratone. Fur/antaccio. 

Canajón. ) Ribaldone. 

Canal. Oimi/e; àoX\.DuUo, Feìcolo.Bteàto. 

Canài de fontanin. V.in Fontanm. 

Canal de la menestra. sch. Canal delle 

pappardelle. Il canal dei tozju(tosc. e 

Poem. d^autor pisano), il gorgozzule. 

Canài, iìg. Via, f^erso. Modo, Mezzo, 
Savè ona cossa de bon canal. Saper 
checchessia di buon luogo, {yatura. 
Trova el canal giust. Trovar Vinchio- 

Canài. Doccia, Doccione, Quel dei tetti. 

Canài. T. de^ Fab. d^ org. Portamento, 
Quel tubo che porta Taria nel somiere 
d^un organo 9 e da questo nelle canne. 
Dicesi anche Conduttor diaria. 

Canài Lamiera foggiata a gron- 

daja, del diametro di circa un deci- 
metro o due once del braccio milan. 
^ol, I, 



) • CAN 

Canài. Canna, Cannello. 

Canalèlt. T. d'Oref. per Canalin. ^. 

Canalìn. Canalino, Canaletto — Tròscia, 
Stròscia. V, Riànna. 

Ganalitt di laghitt o padù. Viag» 
gio//(^marem. Gior. agr. X 9 ^iS). 

Canalin. T. archit. Glifo, 

Canalìn. Canarino, Canàrio. Passere di 
Canària, Uccellino gentile di color 
giallo che canta dolcissimamente 9 cosi 
detto dairisole Canarie donde fu por- 
tato in Europa. È la Fringilla cana- 
riaL. Una varietà detta dal suo colo^ 
re Canalin verd o de montagna è il 
Canario spurio nato da passera ca- 
naria e cardellino o da passera ca- 
naria e calenzuolo. Ve n^é anche 
una specie mascherata la quale diccsi 
Mascherino, 

Canta come on canalin e Canta come 
on canalin de montagna. F'. in Canta. 

Canalìn. Beccuccio {de* vasi 9 utelli , ecc.); 

Canalin. T. de' Fab. lo stesso che Canàa. F', 
Tondinella tirada a canalin. F, in 
Tondinella. 

Canalìn Lamiera foggiata a 

grondaja, del diametro di circa mezzo 
decinietro o vero d^un^oncia del brac- 
cio milanese, o d'anche meno. 

Canalin od anche Canalètt. T. d'^Oref., 
Zecch. e sim. f^ei^iiccio?(Cellini Trat. 
Oreficeria p. i5). Forse YÉclioppe 
de^ Francesi. 

Canalin. Ad, di Carbòn. F'. 

Canalinna. Passera canaria{¥Bg, Rim. I, 
87). Passera ili Canaria, La femmina 
del canarino. 

Canalinna. Jd. di Èrba. F, 

Canalón Ogni lamiera foggiata 

a grondaja , che sia superiore in dia- 
metro al decimetro o sia alle once 
due del braccio milanese. 

Canalón {che altri dicono Canellón). I 
canali delle bocche da fornace entro 
cui ficcansi le legne per mandatale 
poi al centro. 

Canapè. Canapè, Canopo, Sp. di sedile 
quadrilungo mobile 9 capace di due o 
tre persone 9 con appoggiatojo e brac- 
ciuuli 9 e talora con cuscini mobili. Si 
distingue dal Divàn perchè ha sedile 
più alto 9 e struttura più svelta 9 e dal 
Sofà perchè non ha materassa né cu- 
scini da raddoppiarla a un bisogno. 

26 



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CAN 



( aoa ) 



CAN 



CaDAperin. Dim, di Canapè in genere ; e 
in ispecìe Quel picciolo sediletto non 

. già rotondo come i tamburetti, ma 
foggiato a canapè 9 su cui le signore 
posano i piedi allorché stanno sedute. 
L'era setlada sul canapè e la f^ìC aveva 
el gatt sul canaperin dessoravia di pet. 

Canaperon. • Gran canapè ^ e 

si suol dire specialmente a^ canapè 
antichi con sedere e appoggiato] di 
bulgfaero t con cascini mobili o fissi 
a piacere* 

Canarèlla . Nome specifico dei 

doccioni di legno che servono alle 
irrigazioni o alle macchine mosse 
dair acqua. 

Canarèlla. T* di Gart^ Trinoarello. Doc- 
cia o cassetta di legno che conduce 
r acqua in varie parti della cartiera. 

Canarceù. v* cont. deirAlto Milanese. 
Canaletto^ F, Canalìn. 

Canarùza. Gorgozzule, Strozza, Strozzale. 
Gorga. Gòrgia* Gargozza, Gargotta» 
GorgozzuòlOf e per ischerzo Condotto 
delle pappardelle o de* singìùozti e 
Cannellone, Gli Aretini Io dicono Ca* 
neggiola e Caneggela{*Voc. aret«). 

Avegh ci canaruzz fodraa de lòlla 
o de coramm. Essere una gola lastrì" 
cal<t(Doni Gom. Burch. p. 28)* Dicesi 
di chi inghiotte ogni cosa bollente 
senza mostrarsene offeso \ cui anche 
i Francesi chiamano Gosier pavé o 
Gueuìe /errée{ho\xx Dici.). In qualche 
caso si poti*ebbe usare la frase italia- 
na Mettersi già per la gola checchessia 
come se V andasse già per un pozzo 
(Sacchetti Nov, ia4)» abbenchè ella 
abbia più precisa affinità colla nostra- 
le Fess on ac^mircek* 

Canarùsz* T« de^MacelI. Cannellone? Il 
gorgozzide delle bestie che dall'^ani-* 
indiata della lingua va a finire nel 
polmone(6*onu2èl/a), Ne^ macelli suol 
esser dato agli avventori per rigaglia 
dei cani, de^ gatti, ecc. 

GanaruzE del coeur. • • • Quel tratto 
di canna che immette nel cuore» 

Canaruzz de la coradelia. Canna 
del polmone; e dottr. Asperariéria o 
Trachèa. 

Canàster, •,»,.» Specie dì tabacco 
da fumo assai grossolano e mordentet 
Farmi il francese Canasse. 



Canastrèj. F. Perèlt. 

Canattér. Canattiere, 

Canàvra Serrarne di ferro 

che mettesi al collo delle vacche per 
fermarle alle mangiatoje nelle stalle. 
È affine alla Gambisa nello scopo» 
ma è di materia e forma diversa* So 
non erro è il Frion dei Francesi. 

Canavùsc. Canapàio. V. Canevùsc. 

Cancanin ( che andte dicesi Canchenin). 
Gangherino(FaL^, Non bisogna ecc. IH, 
2). Arpioncino. Arpioncelloé 

Cancanón Gran ganghero. 

Cancarin. ) SconciaturinalAìleg, ia4)* 

Gancarinètt. ) Ferme. Tristanzuolo. 

Gànchen. Arpione. Ganghero. Càrdine* 
Le sue parti sono : 

Spinna. Ago o Perno » Gamba.Piafio. 
Ganchen a parpaj. Arpione con alia, 
Canchen a Tìzz.Arpion con cartoccio. 
Trà-giò de canchen. Disgangherare* 
Sgangherare^ e colla Min. Scardinare. 
Vess giò de canchen. Esser fuor 
d^ gangheri o sgangherato ; e fìg. Es- 
ser malatìccio o eagionevole. Stare tra 
il letto e il lettiuició. Crocchiare. 

CÀnchen. sch. met Sigaro o 

Pipa , specialmente se corte. 

Canchenin. Lo stesso che Cancanin. F. 

Cancrènna. Cancrena. Gangrena. 

Andà in cancrènna. Gangrentu^i, 

Candelidcst Stranissimo idio- 
tismo di alcuni contadini deirAlto 
Mil. per Cantaridess^ cioè Cantaridi* 

Candid. Candido. 

Candid. Ad. di Zùccher. F. 

Candida o Candita. Candire. 

Candidàa o Ganditàa. Candito* 

Gandidamént, Candidamele, Sdiiettor' 
mente. Con candore. Con sincerità. 

Gandila, Gandtlce, Gandilètta, ecc. Lo 
stesso che Candirà, Gandiréc, Candi* 
rètta, ecc. F. 

Gandila. Candela. Candelo (Boiitari Note 
ai Vasari). Dicesi quel trave lungo 
che si metta per ritto a puntello di 
solaj^ tetti, ecc. miaaccianti sfonda- 
mento o rovina. 

Gandila. Bracàuoio? (G9ig. Voc. agr.). 
Nome di que''rìgagnoii o canaletti ar^ 
tefatti che circondano e attraversano 
le praterìe artificiali per irrigarle. 

Gandila majestra. .... Nome de^ rì- 
gagnoli principali da cui derivanai le 



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CAN 



(203) 



CAN 



acque per adacquare. Di questi i yerti» 
cali diconsi Candii in pee; gli orizzon- 
tali Candii a tra^/ers. Se ne può vedere 
la figura nelle Opere del Trìnci II 9 970. 
Candileròn. Candelabro^ Doppiere ^ Fite, 

Candir o Candii, a. f. pi Verso 

il Lodigìano chiamano per questo no- 
me qne*due legni mobili posti Tuno 
da fronte « 1* altro da tergo del carro 
per sostenervi su il fieno senza ohe 
occorra sirìgnerlo colie funi. 
Candirà o Candlia. Candela. 

Candir a uso de Francia. • . . Can- 
dele fine imitanti quelle delle huon« 
fabbriche francesi. 

Candir de calzolar (che anche di'- 
consi Mezzrcandir e Ifoccolòtt). . . . 
Candelotti la metà o poco più lunghi 
delle candele comuni. 

Candir de forma Candele 

gettate in forme. 

Candirà de la Zerioenra. Candelora? 
Candela dipinta a var] colorì con suwi 
Timagine della Madonna che bene- 
detta si dispensa il di della Candellaja. 

Candii de lila. Candele di cera. 

Candir de stearìnna. Candele di 
stearina (neologismo Yolg. ital.). 

Candir de tavola Candelotti. 

Candir nostrann. Candele nostrali. 

Candir firust. Cere o Candele arsiccie, 

Banch di candil(in gesa). y. in Zèst. 

Chi ha mangiaa i candir caga i slop- 
pin, ù Dopo mangiaa i candir se caga 
i atoppin. CU ha mangiaUf le noci 
spazsU i guseUMoooB. a43). Tu rice- 
verai dattero per Jieo(Dmni. Inf. 35 ^- 
Monos. 4ia)* Tu cacherai le lische» 

Deslenguà come ona candirà, y» in 
Desienguè. 

Fa el cuu ai candir. dca$iare* Far 
tondo il culo delle candele col col* 
tello cosi detto da acculare. 

Falla vede in candirà. Furia vedere 
in candela* Fare che succeda alcuna 
cosa contro il desiderio altrui. 

Mort ona candirà se pizza ona tor^ 

eia. Ag La perdita di alcun 

bene spesso è rìparata da «tn ben 
maggiore. Dettato che in baeca di 
molti metzo è mtilanleria e mezzo 
ilUftskme eonsolaloria. In bocca d* un 
contadino cui si volesse far dire essere 
facile il trovar nuovo padrone si po- 



trebbe in questo caso porre il prò-* 
verbio tose. Con un par di polli si 
cotnpra un podere (Last* Prov. V^ a^i)* 
In fatto d"* amori si potrebbe talora 
dire II podestà nuovo caccia il veeddo» 

Né donna né tila a lumm de can* 
dila. Nò donna né tela a lame di condro* 

No foo né firì , e la candirà la brusa* 
r. in Firà. 

On terren de candir. ... Il disteso 
di quelle candele che altre volte rìa-* 
sciva il pizzicagnolo a fabbricare a 
mano in un di. Era prova di matrìcola* 

Polita la candirà a el candiree* e 
più ami. Porta el dar. y. in Ciàr. 

Spiana i omdir* Pianar le candele» 

Sii e Pà stii in candirà, r. in Tira. 

Tutt i sant voeuren la soa candila.fig. 

Ogni santo vuol la sua candela» Sensa 

premio non si direbbe un paternostro 

(Ambra Bem, HI, 4)« 

Candirà, v. br. Ghiaccinolo. F, Comàggìa. 

Candirà, fig. Moccio. V. Narlcsc. Ave ^ 

la candirà Moccicare* 

Candirée o Candilée. Candeiliere. 

Pè o Cuu. Baee. Pianta »=• Canna* Mìf 
so V Tollin. Piattello »> Fond o Busie- 
rott boccino/o »Ne'caBdelUeri grandi 
da chiese : Pè de leon Pè o Peseitt* 
Peducci •m Pedestall. Baee* Pianta «• 
Sorapé. . . . «» Vas. Faso «> Posila. • . • 
tB Fusalia. Fuso *» Canin. . . . ■« Padel- 
linna. Padella » Spìnna. Jgo» Punta »> 
ToUa. Piattello. 

Gandiree de la «ettiMMtna 8BaU*Seietla, 

Andà o Monta sul candirée. fig. Ke- 
nire in istato. Far sorte. I Francesi 
dicono Mettre quelqv^ un sur le ehan- 
dellier per innalzarlo a dignità. 

Chi ha danoe fii daaee* e ohi no 
ha danee pò £1 scnaà ol cuu per on 
candirée. La roba va alla no&a(Monos. 
p. SaS). Chi ha è.. Chi non ha nulla 
è nulla. Chi non ha non sa. Chi ba 
danari signom è eluamaio. Quei d^han 
duesii signor eoa chiamati. 

Porte el candireo ^ Servi per «an- 
diree. Sendre per eandelliene. Pia co* 
munenu dicesi Porla «1 ciar. F» in Ciàr. 

Sta li come on condirec. Star carne 
un cero o riito come un palo^ 

Vess «111 candirée* fig. JEraere sul 
candelliere. Essere in grado eminente 9 
iu fiiYore^ in auge» 



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CAN 



(204) 



CAN 



Gandirètt. Spàzzole. Cosi chiamansi i 

più sottili fra gli sparagi domestici. 
Candirètta. Candeletta, Candelina, Con- 

deluzza, 
Candirètta. Candela, Lista di panno lino 

incerata o diversamente impiastrata, 
. ridotta in cilindro solido, che s'^intro- 
. duce nel canale deiruretra, per aprire 

il passo alPorina. 
Candirètta* fig. , . Moccio. K. Narice. 
Candirètta. fig... Ghiacciuolo. (lazza. 
Candirìn. Candelina. Candeletta. Cande- 
Candirón. Fuseràgnolo, Fastellaccio. Uom 

lungo e magro* 
Candirò tt. Candelotto. 
Canditàa o Candidàa. Candito. 

Quell che vend robba canditada. 
' Candita jo{ZArìoh, Diz.). 
Cànef o Cànev. K Cànoy. 
Canèff. T. de^Cuochi. . . . Sp. di picciolis- 

sime polpettine fatte d^ingredienti di- 

versi e assai volte di polpicine di pesci. 
Canèll. Cannello. Ctuinoncino. Sijbncino, 
Canèll. T. de^Tessit Cannello. 
Canèll. T. de'^Fab. d'org. Sopraccanna? 
■ Boccinolo di riporto, o di piombo o 

- di latta, che ponsi alle canne delFor- 
gano per sostegno. 

Canèll de la gora. s. f. pi. Canne. 
Canèlla. Cannella. La cannella più oi^ 
. dinaria , V infima si dice fra noi Scar 
vezzónj e altrove Cannelloni, 

Canella de la reginna. Cannella re- 
gina. Cinnamòmo, Clnnamo'. Cènnamo. 
. Corteccia aromatica del Laurus cin^ 
namomum Lin. 

Canella in spolètt». K in Spolètt. 
Canella Cannellino. Can- 
nella del Coromandèl, Corteccia aro- 
• matica men dolce del ceonamo che 
8i trae dal Laurus cassia o daUa Cas- 
sia lignea de^ botanici. 

Canella Cannella garo^ 

Janata. Pepe garojanato cipressino» 
Color canella. K in Color. 
Canella. Hubtolo (Alb. enc. in Cioccolat- 
lìiere). Cilindro di granito, lungo cin- 

- que decimetri e del diametro d^otto 
centimetri, con eui si passa alla pie- 
tra il cioccolatte^ 

Canella. T. de^Fab. d^org. . . . Nome 
di quella specie di cdcola motrice 

'. de"* pedali che talora si sostituisce ai 
cosi detti cadentvn zwgU organi. . 



Canella. T. de^Pastaj ed Off. Matterello* 
Spianalo jo. Cilindro su cui s"* avvolge 
la pasta per ispianarla ed assottigliarla. 

Canella. Nasiera. Cilindretto di legno con 

. cui si leva dalle misure di capacità 
dei solidi il colmo che sopravanzi. 
Dà la canella. Badere, 
Mesura con la canella. Misura rasa. 

Canella. T. de'^Parrucch Nome 

di ciascuno di quei due cilindri verti- 
cali acquali i fabbricatori di parruc* 
che raccomandano i capelli che stanno 
intrecciando sul telajo. 

Canella. Matterelloi^fior.). Dicesi certo 
spianato jo con che si tramesta la pu- 
lenda(^ polenta). V. anche Bastón. 

Cantila. Badere. Levare il colmo alle 
misure colla rasiera. 

Canellàa. Ad. di Àmed. F, TÀppendice. 

Canellàa. CannÀllato, Misto a cannella. 

Cauellìn. Cannellino. 

Pont a canellin. F, in Pdnt. 

Canellin. T. di Confet .... Specie di . 
treggea fatta con cannella; confettuzzo 
cannellato. Il Cannelas de* Francesi. 

Canellinna. • . • Specie di droga volgar- 
mente detta in Italia Cannellinadi Goa. 

Caneltón. BLccione. Ciocca di capeglt ia 
genere. 

Canellòn. Cioccìtetta, Oemecclùo. Fiac^ 
cagate. Cerfuglio. Ciocca di capeglt 
separata dal resto della capelliera, e 
pendente dalle tempia. Al dire del Redi 
nel Voeab. aret. quelle grosse cioc- 
che di capegli che si lascian crescere 
dai due lati della capellatura molto 
più lunghe che non essa dicevansi 
già a Firenze il Biccio e ad Arezzo 
la Fantasia. Questa foggia, uscita d^uso 
già a^ tempi del Redi , è .rivissuta fra 
noi oggidì. 

Canellòn. F. Canaldn^ 

Canèster. .v. hr. Canestro. V, Cavagnoeù. 

Canestrellin (voce usata dal Maggi In- 
tcrm. II, 3o5). Panierùzzolo. 

Caneslrln. v. br. Canestrtno, 

Canèlt. s. m. Voce brìanz. Cannuccio. 
Cannellino — I canitt de la rocca. / 
cannucci della conocchia» Que* hoc- 
cioletti che si mettono nell* intemo 
del ventre della rocca per saldezza 
delle liste in -cui fu rifessa la canna 
di essa conocchia in quella parte do- 
ve fa uzza. 



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CAN 

Canètta o Cannétta. Cannuccia, Canna 
di padule. Cannuccia palustre. Spazzola 
di padule, VArundo pkragmites Lìmi. 
Plafon de canett. K in Plafón. 

Canètta (o Cannétta o Cannin). CannuC' 
eia. Canin de pippa, de portazigar» 
ere. Cannuccia da pipa^ ecc. 

Canètta. Bacchetto(ZaDoh^ Diz.). Bac- 
cheUa(*ìvLCch. fior.) Slecca(*9ÌiTÌ tose). 
Cannonetto{*rom.)* Quel legnetto che 
usano aver a fianco le donne per 
sostegno de^ ferri nel lavorio ddle 
calzette, chiamato Mazzarielh da'* Na- 
poletani 9 Canon da^ Veneziani , Cavidt 
o CanSt da^ Piemontesi, e Affiquet o 
Porte-aiguille da^ Francesi. Talora per 
difetto di meglio s^usa un boccinolo 
di canna che da un capo ha il nodo 
che il tura e dalPaltro no ed è aperto; 
questo direhhesi cogli Aret. Bùbbolo. 

Canètta. Cannello, Quel sifoncino, o 
diritto o ricuryo, che si sovrappone 

• alla canna da serviziale. 

Canètta. T. de^ Sfaceli Nome 

di ciascuna delle lacchette anteriori 
del bue , che ognuna delle posteriori 
dicesi Cossìn. K. 

Canètta Nella Cava d*are- 

naria di Vigano è cosi detta ogni 
sfenditura longitudinale che si fa per 
cavar del monte quella saldezza che 
vuoisi; sfenditura di cui si vede la 
fine in una seghettatura che rimane 
nel pezzo cavato. K. anche Tèsta. 

Canètta. Pennaiuolo. V. Pennirceù. 

Canètta. V. in Colzètta. 

Canètta d*apis. Matitatojo. Toccalapis. 

Canètta de butter de cacao. . . . Cannel- 
lina di burro di caccaos. 

Canètta de saldai. Cannello da saldare. 

Canètta de zila de Spagna. BaccheUina di 
ceralacea(CT. e Alb. enc, in Ceralacca). 

Canettà. Jrroecetiare{Zstnoh. Uiz.). Sti- 
rare le biancherie a piegoline minu- 

. tissime per mezzo di ordegni da ciò. 

Canettàa. Arroccettato? 

Canetté. Vergola?(*i^\sX.<f Cini Des. e Sp. 

Ili, 8). Sp. di tela di cotone o di 

' lino, e Sp. di stoffa di seta cosi dette 

percjiè tessute* a minutissime righette. 

Canettée o Canettéra o Cannée. Canneto. 

Canettée. Cannerone. Usignuolo di pa- 
dule. Codibugnolo di palude ? Uc- 
cello palustre cosi detto dal fare il 



(3o5) CAN 

nido ne^ canneti. Il Parus cuudaius 

. palusiris o P. polonicus o pendulinus? 
I nostri contadini, lamentatori non 
del tutto ingiusti delia propria con« 
dizione , sogliono dire che questo ucf- 
cello, con quel suo particolar modu- 
lare di voce che ha , va gridando Chi 
Ve che fa la robba? i pot^eriU: Chi 
Ve die god la robba? i ricch i Hack. 

Canettéra. Canneto^ 

Canettin. Cannuccina. 

Canettin. r. in Colzètta. 

Ganettón d^ apis Quel lapis 

grosso che usano i falegnami per se- 
gnare il lavoro sull* assi , ecc. 

Cànev (che altri dicono Cànov). Cànapa. 
La Cannabis sativaìAn.^ pianta di cui si 
trae filo simile al lino, ma di minor 
finezza, col quale si fanno corde, tele, 

. ecc. , detto anch'* esso Canapa o Gan 
napa soda. La canapa più fina dai 
mercanti è detta Garzuolo 9 e la più 
grossa Canapone, lì luogo in cui è 
seminata la canapa dicesi Canapaja,. 

. e colui che assetta la canapa, Cana^ 
pajo. l«a* semente è detta Canapuccio, 
La canapa si raccoglie a Sleja. Ma- 
nata «» Peja. Covone? 

Cànova. Cànova. Cantina. Bettola. 

Canevà e Canevàsc e Canevàzz. Canavac- 
cio. Canovaccio. Tersone. Tela gross. da 
far modelli, di puntiscritti, tappeti , ec. 
Canevà de seda. Canovaccio di seta. 
Stoffa di seta per uso di ricami , ecc. 

Canevarcejùla. Beccafico canapino? Uc-» 
cello ; la Motacilla hippolais di Lin. 

Canevàsc. Canovaccio, f^. in Canevà. 
I>e sira canevàsc per tira, F. in Tila. 

Cfmevàscia (;y0gg. «^''Càneva per Canti- 
na). Betiolaccia? ; ed anche Stanzac- 
cia. Cameraccia a terreno» 

Canevàzz. Canovaccio. V. in Canevà. 

Canevéra. Barba, e hot atticamente Badi- 
chetta o Radicala. Nome delle ultime 
barboline delle piante, dei vasi ca- 
pillari delle radici. É T estrema fra 
le tre parti in cui il botanico suole 
suddividere la radice delle piante. Il 
nome vernacolo è dipintivo^ come 
quello che suona Filamento di canapa. 
El moron Tha de senti i canever 
di radis. f^. in Morón. 

Canevètta. Voce oltrepad.' usata d.il Daz. 
Mere* . . . Nastro di canapa e filo lino. 



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CAN 

Canerètta; Cantimplòra. 

Canevin. Canapajo. Chi assetta la canapa. 

Canevdsa. Canapuccia, Canapuccio. Sane 
di canapa. La Chancins dei Francesi. 

Canevùsc o Ganavùsc- Canapido, Il gam- 
bo, lo stelo o sia il cannello della 
canapa dipelata o dirotta. 

Cànfora. Cànfora. 

Canforàa. Canforato. 

Cangelaria. Cancellerìa. Cancellarìa. 

Cangelér. Cancelliere. 

Cangeléra... La moglie del cancelliere. 

Cangelerón. « . Cancell. di grande statura. 

Cangiànt. Cangiante» Càngio. V^è un 
drappo che dal color cangiante si 
dice Scangè; cosi avvisa il Varchi. 

Canimél Certa pastiglia di varie 

forme, fatta di zucchero cotto, che 
volg. chiamasi anche Caramella.Ve'diz, 
Cannamele significa canna da zucchero. 
Canimel con gust La stessa pa- 
stiglia regalala con essenze odorifere. 

Canin per Canètta. r. 

Canin di candiree. f^. in Fusèlla. 

Canin. T. de^ Castag. Casùino(Aìh. enc. 
in Castagnajo). Quel coltellino con 
che si castrano le castagne per arro- 
stirle senza offesa di chi v*accudisce. 

Canin. add. Pagliato, In qualche parte di 
Toscana dicon anche Canarino. KCoìót» 

Canlppa. Nappa. Ifasorre, V, Nasón. 

Canizza. T. de^Cappell Quella 

tavola sulla quale si batte coli* arco 
il pelo da fare i cappelli. 

Cann. s. f. pi. J?accAeCte(AIb.enc.in51teccA«). 
Le cannucce in genere de' Tentagli. 

Cànn. s. f. pi. T. de^Tint QueUe 

canne di padule delle quali i tintori 
si servono per istendervi sopra a 
prosciugarsi o a ordinare le matasse 
di lana o di seta tinte o da tigi^ere. 

Cànn de vesch. Foderi da panioni{Aìb. 
enc. in Canna). Bucciuoli dì canne nei 
quali si custodiscono i panioni o ver- 
goni (baccf teli) e le paniuzzole (^iu>- 
cketUnn) quando le non sono infitte 
sul YCTgéi\o{bacchetton). 

Cànn stort o Sighignoeùl.s. f. pi. . . . Sifoni 
ricurvi o ripiegati dai capi per mezzo 
de^ quali si fanno passare i fluidi da 
un recipiente in un altro. Tali sono 
quelli dei fabbricatori d^aroido, ecc. 
Mett i cann stort a on seggion. . • • 
Munir di sifoni ricurvi un secchio. 



( 206 ) CAN 

Cànn. s. f. pi. Cannelli, Bocci uoli di canna 
sui quali si formano i gomitoletti di 
filo, diversi in grossezza dai canon f^. 
quasi come la rocchella dai rocchetti. 

Canna (in gen.). Canna, Tubo. Sifone. 

Canna. Canna. La canna comune o do- 
mestica, V Arando Donar ìAn,, che 
s'adopera a far conocchie, cannoni 9 
imperticate, ecc.-— Chiudere con can- 
ne dicesi Incannucciare j la chiusa sif- 
fatta JncannicciaJta o Canniccio^ x luoghi 
pieni di canne Canneti o Luoghi cannosi^ 
le tavole o i vasi di canne Cannaj. 

Gropp. Occhio di canna, Cannoc- 
chio. Nodo. Uovolo. Barhocchio «» 
Canon. Boccinolo. Bacciuolo. Interno- 
dio. Bùbbolo tM Peilesinna. Cartilagine? 
Canna busa. fig. Zucca vota* Cer- 

. vel voto. Vano più che una -canna» 
Canna d^India. Canna d'India. Il Ca- 
lamus sdpionum de^botanici che lavo- 
rato secondo il valore del suo aggiunto 
latino si dice Mazza, Canna. Giannetta, 
Mett-sù sui cann. Incannare, 
Tirà-giò di cann. Scannare. Levare 
d*in su le canne. 

Canna (Cassia in). Cassia nei bocciuoli 
(così PAlb. enc. in Boccinolo), 

Canna. Gola. Doccione, Cosi chiamasi il 
canal del cesso e dell^ acqua jo che 
finisce nel Bottino o Pozzo nero. 

Canna. Gola, Dicesi di quella del cam- 
mino e del pozzo. 

Canna. Cerbottana. Dicesi di quella da 
strologhi. 

Canna. 6am^a(Alb;bass.in TVgtf). La parte 
dello stivale che veste la gamba dal 
piede fino al ginocchio o li presso. 

Canna d^apis. Toccalapis. 

Canna de levativ. Canna da sennziale. 
Cannon da argomenti. Quello stru- 
mento con cui si danno i erìstet* 

Canna. Cuniiii •» Cannetta. Cannello 
M Vidon. Fondello m Gapellett. Coper- 
chio a M anegh. Bossolo » Stopporon. 
Stoppaccio. 

Canna del nas L^ ossatura del 

naso compreso il setto. 

Càona.Onino/iciiuy.CScifimt? La parte della 
penna che si tempera per iscrìvere. 

Canna. Ca/im». Tubo di piombo e stagno, o 
di solo stagno, latta o legno dond^aoe 
il suono deir organo. Dividonsi in 
Cana a anima. Canne d'anima» 



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CAN 



(ao7) 



CAN 



Cann a ancia o Instmment* Canne 
a lingua, 

Cann stopp. Canne cìduse. 
Le parti delle canne sono: Canna. 
Carpai Pè. Piede •« Bocca. Bocca •*• 
Scud.£aò6/v«* Anima o Animella. Ani- 
ma^BSòffegh. Cotnpressore{f>ìz. mas.). 
Ave di ficeù che vegnen via come 
i cairn de Torghen. F, in Òrghen. 

Canna. T. de^Fab. d'^org. Corpoifiìz^mu»,). 
È propriamente una delle due parti 
principali delle canne da organo 9 
cioè quella che è superiore alla bocca. 

Canna. Canna, Quel tubo d^ un^ arma da 
fuoco portatile in cui si ficca la ca* 
rica. Le sue parti sono: 

Bocca. Bocca w Culatta, Culatta .^ 
Fond. Ànima » Fogon. Focone •■ Vi- 
don. f^itone <-> Scud de culatta. Facce 
o Faccette della adatta » Tacch. Fer- 
mo da bajonetta •■ Voeuj. f^ano» 

Canna a torcion. Canna di tortif^ione 
(Gior. agr. IX, 5). Canna a tortiglione 
(Gris. — Dit. Arlig.). Canna a spire. 

Canoa rigada. Canna rigata* Canna 
scanalata. 

Canna del foeugh. Soffione. Trombone a 
bocca;ese piccino SOjffionetto,F,BoSèii, 

Canna canna (Fa). Lo stesso die Fa la 
forca. K in Fórca. 

Cannàda. Cannata, Colpo di canna. 

Caonée. Canneto. Luogo pieno di canne. 

Cannèll, ecc. y. Canéll, ecc. 

CannèCU , Cannin. F. Canélta. ( pio. 

Canociàl. Cannocchiale. Occhiale. Telescò- 
YeétT.LenU. Cristalli, retri «^Canna. 
Dsbo. Canna, Cannone. 

Canocialln. Occhialetto? Cannoccìùaletto? 

CÀnola. Doccia. Scarpello a doccia. Sgor- 
bia da òotùtj. Ferro 9 quasi aimile a 
un tasseti grande da caciaj 9 con cui 
il botujo fa nei tini e nelle botti 
que'^fori nei quali s'ha da intromet- 
tere le cannelle. È il Per^ dei Fr. 

Canon (in genere). Cannone, Tidfo. Sifone. 

Canon. Cialdone. Speaie di pasta con- 
fetta con zucchero o mele, condotta 
sottile come T ostie, ed attorta e ri- 
dotta a guisa di cartoccio. 

Canon. T. di St. Cannone, Cànone* lì mag- 
giore fra i nostri caratteri da stampa 
usato solo per messali, cartelli, eoe. 

CanOn. Stecche. Le due principali boc- 
chme (pann) d^ua irenUgiio. 



Canon. T. di Cart. Cannella. Picciolo ca- 
nale de^'condolti, di piombo o di terra. 

Canon. Cannone. Pesao^ e per estensione 
Petzo d'artiglieria. Bocca di fuoco. Noi 
Milanesi, che potemmo già gloriosa-^ 
ménte nominare con voci vernacole 
ogni minima parte della picca, della 
spada e di simili altre armadure, non 
possiamo oggidì parlar di cannoni 
che per le bocche d^ altri, e perciò 
non abbiamo nomi volgari vernacoli 
per denotare né le specie né le parti 
di questo padrone delle genti. Il Diz« 
d^art. però ci fa conoscere che i 
Cannoni , i quali anticamente dice- 
vansi secondo la loro forma e portata 
Sagri o Sagretti 9 Falconi o Falconetti $ 
Draghi o Draghetti o Draghignazzi f 
Serpenti 9 Smerigli 9 Colubrine 9 ecc. t 
oggidì si distinguono dal peso della 
palla ohe scagliano,. e -diconsi Cannoni 
da ^9 da %9 da 16, da ^^^ da 5a 
libbre di palla , e aggingneremo an- 
che da 60. Ci spiega distinguersi pu- 
re in Cannoni da muro 9 da campo 9 
da montagna9 ila baUeriu9 da bomba 9 
calibratoi 9 corrieri 9 doppj 9 incamera- 
ti 9 accampanati , petrieri , seguenti , ec. 
Ci avverte le loro patiti essere no- 
minate: ^nima o Canna 9 Bocca fBot* 
Urne 9 Codone , Collo del codone , Tu* 
lipan09 Collare o CoUo del tolgano 9 
Corpo 9 Culatta^ Cui di lampada 9 F&* 
cone. Grano del focone , Giojaf Ma-' 
niglie9 Orecchioni 9 rotaia 9 Zoccoli; 
e le modanature loro dirsi Astràgalo 9 
Fascia di mira , Listelli , Ovolo della 
bocca ^ Listello del codone 9 Plinio e 
BUiePO di culatta, e Sguscio o Gu^io 
o Cavetto dei plinto. 

Quand V è rabbiaa Tandarav contra 
a on canon, Quand" ^ s'indirà non ò 
cosa eh* ei non facesse; egli andrebbe 
incontro agli spiedì{Oe\ìi ^orfaiy,ult.). 

Canon « • . Nel Varesino danno 

questo nome alla trappola da talpe. 

Canon Nelle viole garofanate 

{gatòfol) è Ù Gambo 9 lo SUdo. 

Canon. Doccione. Sifone. Cannone. Con-* 
nellone; se di terra Cannella. 

Canon. Bocciuolo, Bucciuolo; e in istil 
dotu^nale Jntemòdio* Quella parte 
delle canne , de^ sagginali , ecc. che è 
tra r un ìtodo e TaUro. li bocciuolo 



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CAN 



(ao8) 



CAN 



col nodo da un lato e dall* altro no 
si dice Bùbbolo dagli Aretini. 

Canon. Cannone. Connetto? Bocciuol di 

• canna su cui s* incannano seta 9 lana , 
filo, ecc. nel dipanarli. 

Candn e Canonitt. Cannoncini. Specie di 
goernizioni tubulari delle cufiie e 
delle Testi. ^. anclie Borlón. 

Canon (die anche dicesi Fèrr de borlón) 

'. . Ferro tondo» fermo in 

un manico di legno, del quale si ser- 
vono le stiratrici per istirare le guar- 
nizioni dette cannoncini. 

Canon Involucro delle spighe 

del grano. Fh el canon. Spigare. 

Canon del mantes di fusinn. Bucolare, 

Canon di penn. Pennajuolo. 

Canoaà. Cannoneggiare. Scannonezzare. 

Canonà. fig^ Sbombardare, Spetezzare. 

Canonàda. Cannonata. 

Canonàda. iig Spetezzamento. 

Canonàda. iig. Sparata. V. Sparàda. 

Canònega. Canonichessa ; ma noi la usia- 
mo solo in sig. di Buona lametta , 
Forcuzza^ Canfezzuòla detto a donna. 

Canònega. Canonica^ e con v. cont. Calo- 
naca. Calonica. AhiÌAiion de'^canonici. 

Canònega (Andà in). Sfiorire. Sfiorare. 
Pari, di piante vale Perdere il. fiore. 

Cauonegàa. Canonicato. 

Canonegàa. met. . . . Impiego di poco o 
nessun lavoro, paga morta, sinecure. 

Canònegh. Canonico. 

Canonegh stobbirceù. ... ^ ... . 
Cosi chiamasi per ischerzo quel se- 
colare che canta insieme coi preti 
in coro. E siccome alcuni bottegai 
di città vanno talora alle sagre a fare 
per vino e pacchia questo cantare 
imitando i buoni contadini che hanno 
per abito di fare ciò gratuit.* ogni 
festa, cosi tali imitatori sono detti 
Stobbiraeù dai loro modelli Stoppiajtioli. 

Canònegh. i^g. Capestro. Forca. Cecino. 
Buona lametta. Cavezza, Uomo da bosco 
• e da riwera. Buona spesa* Secondo che 
si usa trae un po'* più , un po^ meno al 
tristo , al malizioso, ed anche sempli- 
cemente allo scaltrito, al mascagno. 

Canoneghìn. Capestruzzo. Capestrello. 
Forcuzza. Impiccatello. Tristerello. Im^ 
piccaiuzzo. Cavezzuòla. Tristuzzo. 

Canonegón. Impiccato. Gran forca. Gran 
mascagno. Tristaccio. È forche bene. 



Canonegònna. Tristaccia. ^.Canònegh fig. 

Canonér. Cannoniere. 

Canonin, e al pi. Canonitt. Dim. di 
Canon ( guemizione ). F. 

Canonzln. T. di Stamp. Cannoncino, Ca- 
rattere da stampa che è di mezzo fra 
il cannone e il parangone. 

Canòtt. Canòa? Battei tondo senza cerchj. 

Cànov. Foce contad, per Cànev , ed 
anclte assol. per Tila de cànev. F* 

Cauov matt (c/te «mche dicesi Ca- 
novèlt). Canapone? 

Canovètt per Cànov matt. F. in Cànov. 

Cansà. v. br. per Scansa. F. 

Canta. Cantare -^ Cantare legato o por- 
tato o ili portamento ** Cantar ili 
maniera '— Stracantare ^~ Cantar di 
gaia. 

A cantand Frase denotante 

buona e facile riuscita. La va a can- 
tand. La va di rondone, £l foo a can- 
tand. L* ho come bere un uovo. Non 
ha spina né osso. È un giuoco di po': 
che tavole, 

Andà unii o d^accord in del canta. 
Stare in tuono pos* e fig. 

Canta a la destesa. Cantare a ricisa 
(Rusticali f. i8). In alcuni casi Spip- 
polare; p. es. El cantava sestinn a La 
destesa. Spippolaci sestine. 

Canta a oreggia. Cantare a orec- 
chio o ad aria. 

Canta beli. • . • . • Dicesi di can* 
latrici che quantunque cantino poco 
bene pure siano applaudite per la 
loro avvenenza. Questo modo ha af- 
finità col Ballar saporito in cui il Da- 
vanzali voltò il Diserte saltare di Ta- 
cito nelle Cause della perd. eloq. p. 6 io. 
Canta come on canalin de monta- 
gna o come on canalin che mangia i 
giand. fig. Cantare come un rosignuolo 
d'Arcadia o come un canerin di mag- 
gio ? Cantare stridevolmente , sgrazia- 
tamente, come un ciuco. 

Canta come on grl o come on merlo 
o come on canalin o come ona se- 
renna. Cantare come una calandra. 
Spippolare — Cantare come una sirena 
o come un usignuolo. 

Canta de falsctt, de sopran, de 

contralt, ecc. Cantare in <fuilio o in 

voce falsa. Cantare in soprano 9 ecc. 

Canta giuée o sgenée. F. in Sgenée* 



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CAN ( 309 

Cantagliela giò a la destesa o giò 
ciara e netta, o anche semplic» Can- 
ta ghela. Cantare il fatto suo ad alcur 
no. Fare ad alcuno una cantata liscia ^ 
chiara^ senza ritornelli né passaggi. 
Dire altrui cftecchessia a buona cera. 
Dare le carte scoperte o alia scoperta. 
Dire ranimo proprio libenssimainente. 

Cantalla foeura di dent. f, in Dént. 

Canta messa bassa, f^, in Méssa. 

Canta miseria, fìg. K. in Miseria. 

Canta ona canzon de indormentà i 
fioeu. Cantilenare» Far la ninna nanna. 

Canta roman. fìg. Cantar da ciechi. 
Dicesi di iiiastroccola lunga lunga 
senza sugo o sapor alcuno. 

Canta semper sott vos. Canterellare, 
Canticchiare, Cantillare. Cantacchiare. 

Canta Tittorìa de Poricinella. V, in 
Vittòria. 

Carta canta e TÌlan dorma. V, in 
Vilàn e in C2irta. 

Chi viv spcrand mcenr cantand. 
F. in Mori. 

Fa canta in gallescfa. K Gallèsch. 

No cantassen pù né gali né gal* 
linna. K in Gali — No cantasseir. Non 
farsene menzione. Non esseme trattato. 
Non essere quisUone di checchessia, 

m Gemtakiniu Yè in man di Tureh, cel qtMtt 

» £1 8Ò impepa cke d« Ueulk no i*«n canta? » 

(BaLGer.). 

Se pò minga canta e porta la eros. 
Non si può cantare e portar la croce. 
Intanto che s'è al bosco è* non si può 
esser jii//'a/a( Fag. Zingano). Non si 
possono fare due mestieri a un tratto. 
y. anclte in Marta. 

Canta (parlandosi di grilli). Grillare, Stri-' 
dere. Far cri cri^ ed anche Cantare, 

Canta (parlandosi di rane). Gracidare. 

Canta (parlandosi di cicale). Stridere, 
ed anche Cantare» 

Canta (parlando d^uccelli). Cantare, V bt 
nitra sclUamazza , V aquila e il pavo- 
ne trombettano 9 l'assiuolo chiurla, la 
cicogna glotera, la civetta squittisce 
o coccoveggia^ il colombo geme o 
mormora o tuba » il corvo gracchia o 
ctvcida o croata e cinguetta, il cu- 
culo cuculia 9 il fringuello sfringuella , 
la gallina gracida , schiamazza , cìiioc" 
eia e croccia, il gallo 9 il dindio e 
r usignuolo cantano, la gazza cin- 
rol, I. ' 



) CAN 

guetta e squittisce, la ghiandaja pi^ 
gola, il gufo gufeggia, il nibbio, 
la pernice, la quaglia stridono, l'oca 
gracida e stride , il pappagallo squit- 
tisce e cinguetta , la passera pipila o 
pigola e in brigata fa pissi pissi 9 la 
rondine pispissa, lo sparviere chiop' 
eia, il tordo zirla o trutila, la tortora 
geme — Gli uccelli svernano in prima- 
vera, piano innamorati, garrono o gar^ 
riscono al vedere lo spaFviere, ecc. 

Canta, fìg. Cantare. Accusare il punto 
giusto. Accusare o Confessare la ronfa 
giusta. Dante disse anche in questo 
significato Abbajare. Manifestare ciò 
che si voleva o doveva tacere. 

Canta come on merlo. Sgocciolar 
bene bene il barleUo, Dire tutto quel 
che un sa d^una cosa. 

Fa canta vun. Ca\fare i calcetti a 
uno. Far uscire uno. Dare intomo alte 
buche a uno. Tirar le calze a uno. 
Scalzare uno. Cavar di bocca il se- 
greto a uno 9 cavargli di bocca artata- 
mente quello ch^ ei non vorrebbe o 
non dovrebbe dire. 

Canta. Crocchiare. Dicesi dei ferri dei 
cavalli quando sono smossi 9 e romo- 
reggiano cigolando. 

Canta. Sgretolare. Scrosciare, Dicesi di 
quel suono che fanno il pan crostoso 
e anche il fieno, la paglia ecc. secchi» 
il filo ben rasciutto, e simili. 

Canta sott ai dent. Scrosciare il pane* 

Fa canta i danee. Diguazzare i dar 

nari. Far chioccare i danari nel bor^ 

sellino. £ di chi non ha modo a farlo 

si dice £* non ce ne canta uno. 

Fa canta i did. V. in Dìd. 

Cantacucùu. y. cont. br. Gheriglio, V, 
Grioeù. 

Cantàda. s. f. Cantata, 

Cantàda. Ad. di Méssa. F, 

Cantadinna. ... Un breve canterellare. 

Cantadór. Cantatore, Cantajuolo. Cantar^ 
jolo. Canterino. Uccello che s* alleva 
per allettajuolo. K. anc/ie Cantarèli. 

(^antànt. s. m. Cantante. Cantatore, Can^ 
tore. Canterino. Quesl'' ultima voce é 
usata anche volentieri in sig. scherz. 
di chi canta volentieri e spesso. 

Cantànt. ad. Ditta cantant. Ragion can- 
tante. 

Caiitànta. Contatrice, Canlrice, Canterina. 

27 



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CAN 



(aio) 



CAN 



Cantare. Stipo? Cassettone. Mobile con- 
. aistente in due 9 tre 9 quattro cassette 
(cassetton) che si tirano fuori per 
diuanti dal guscio in cui sono inca- 
strale r una sovra T altra ad uso di 
riporvi biancherie 9 yestimenta e sim. 
che sì Yoglion tenere custoditi. L^'Alb. 
enc. registra anche Canterano ma co- 
me voce lombarda, f^, pure Cumò. 
Cantarànna. FogiiORe(Gior. Georg. XI V» 
j4S e altrove). Caterattone ? {Tsirg. 
Viag. II, i83). Cfiiàvica. Cloaca. Fó- 
gna, Sull^ orìgine della nostra voce si 
legga il Gìul. Mem. I V, 44^ e seg. — Fo- 
gnajuolo dicesi chi attende a spurgarla. 
Spuzzà come ona cantaranna. /*«x- 
Zitre come una carogna. Mleziare, Am- 
morbare. 

Spuzzà el fiaa come ona cantaranna. 
y. in Fiàa. 

Cantaranna per isch. e deris 

Cattiva cantatrice, quasi paragonane 
dola a una rana gracidante. 
CanAarèj. Le sinici (Salv. Buon. Fier. 477). 
iSòrogTtoni (Coltellino 4)« Grumi di san- 
gue assai duri vicini al polso che si 
usa schiacciare con freghe fortissime. 
Romp i cantare). Schiacciare le senici. 
Cantarèll. Fistierella? Allettajuolo da 
pernici i se é una starna dicesi Canr- 
ierella^ se un tordo 9 Schiamazzo. V. 
anche Cantadór. 
Cantarèlla {e per lo più Cantarèll. f.y. 
pi. che altri dicono Cantarìdèss). Can- 
taride. Insetto noto. 
Cantari, s. f. pi. Doppieri, Nome di am- 
bo quei candttllieri in sui quali si 
portano le candele accese intorno alla 
croce, quando è in atto di proces- 
sione o attuale o prossima. L'Alb. enc. 
dice che si chiamano anche Piti. Il 
Magri Diz. sac. e il Ducange Lex. inf. 
lat. li chiamano Cantliara dal greco 
Xotvdapo^, e dicono Canthara cerostrata 
questi doppieri se intarsiati. La nostra 
Toce Cantari si estende talora anche 
a denotare quella specie di lampadi 
inastate che anche il Magri Diz. sac. 
chiama Cantìiara^ le quali specialmen- 
te in campagna fanno Tufficio di dop- 
pieri mettendo in mezzo la croce 
quando è portata a processione. 
Cantaridcssa. v. br. Cantàride, V* Can- 
tarèlla. 



Cantarìnna.CanlerùiaXki/tto(nce.CtiiilFtce. 

Cantascià. Cantaztare. Cantar frequente- 
mente e male. 

Cantégora. Voce usata dal Porta Lam. 
March, p. III9 p. ìSg in sig. se non 
erro di Essere alle Inijose 9 cioè car- 
cerato, perchè in tale stato viensi 
agli esami ne^ quali 8* ha a cantare la 
ronfa giusta. 

Cànten. Càntero. Pitale. Vaso da seggette. 

Cantenln. Canteretto. Cantaretto. Cantar 
rello. Canterello. Picciol pitale. 

Cantilènna. Cantilena, Nènia. 

Cantìn. Canùno. Canto. La corda del 
violino e d"* altri stromenti che yiene 
ultima ed ha il suono più acuto. 

Tocca on cantin o ona corda! fig. 
Toccare un tasto. Ritoccare una cor- 
da» Rammemorare cosa che non sia 
per andare a genio di quel tale a cui 
si parla. 

Canlinàa. A volta? Aggiunto di stanze 
terrene, e dicesi di quelle che per 
avere sotto di sé volte o cantine 
riescano pregiate per asciuttezza. 

Gantinée. Cantiniere. Cantiniero. Canon 

vajo, Canovajo ; e con voci antiche 

Cella] o 9 Cellario\ Celliere 9 Cellerajo, 

Coeugh franzes e cantinee todesch. 

Si suol dire per denotar 

Teccellenza delle genti delle due na- 
zioni nella cucina Tuna, nel giudi- 
zio de* vini la seconda. 

Pader cantinee. CoiuM^ayo/^i^erarEO. 

Cantinèlla. T. di Teat Nome di 

ciascuna di quelle lunghe stanghe che 
hanno confìtti in sé varj lumini, e 
che s'appiccano alle scene laterali 
(quint) per illuminarle. 

Cantinéra Quella donna nelle 

famiglie che ha V incarico di spillare 
la botte per dare il vino in tavola. 
É voce scherz. più che positiva , è 
come dir la yinaja, abbenchè le in- 
cumbenze di Vinajo di loro natui'a 
non siano per le donne. 

Cantinin. Volticciuola ? Cantinetta. Pio- 
ciola cantina in genere ; ed anche la 
Yolticciuola dai vini squisiti, dalle 
bottiglie di serbo. 

Cantinna. P'òlta. Cantina. Quelle volte 
sotterranee sulle quali vengono «Isa- 
te le case, e che noi destiniamo a 
c«uiQve, legnaje» ecc. 



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CAN (3 

Gantinna de la legna. Legnaja, La 
volta dalle legn^ nelle caae private. 

Cantinna del vin. Cànoifa, La volta 
dal vino nelle case private. 

Cantinna de vin. Cànova» Lnogo 
dove si vende il vino a minuto. 

Andà la vos in cantinna. Jffloeare. 
AffiocMre> Arrocare* Perder quasi la 
voce per raucedine ; e talora semplic. 
Abbassare, dibassare il tuono, la voce ; 
parlar con voce sommessa e appena 
udita ; fare una vocina languida. 

A tegnl bon el vin gbe voeur can- 
tinna bonna. La buona cantina Ja ii 
buon vino {Vzol. Op. II, ii3-— Last. 
Prov. V, a63). 

Brevis Orazio penetrai in cantinna. 
]>icesi scherc. per racco- 
mandare brevità nei discorsi in ge- 
nere , e specialmente nelle domande , 
nelle supplicbe, nelle preghiere, nelle 
quali vuol ess^r fervore, non lunghe- 
ria. Anche i Francesi dicono Une 
courie prióre pénètre dans les cieux* 

Gh^è sott cantinna. Gatta ci cova, 
lYama & è sotto (Bib. Calandra Y, 3). 
Io dubito che non ci sia altro sotto 
(Machiav. Cliz. II, 3). ^ci cova sotto 
altro che /avole (ivi III, i). STrama 
& è(Amb. Furto V, i ; Bib. Caland. I, 
4 in fine). CTè sotto magagna{Fìrenz, 
II, 1^3). Ce sotto cacca(Monos. 3ia). 
Ce mistero sotto (Tbc, Dav. Ann. II, 
ai). Qui e'* è del bujo{PBn. Av*I, i5). 
Qualche imbroglio c'è jo<to(Fag. Aver 
cura di donne è pai. II, i). Ce sotto 
materia (Fag. Ast. bai. II , ult. e Nobil- 
tà ecc. Ili, 6). Ce soUo ragia (Sàlv. 
Spina II, 5). La cosa non è chiara. 

Omm de cantinna. yinajo{FBg. I 
gen. cor. dai loro fig. I, ii). Chi at- 
tendo a regolare i vini nella cànova. 

Cantinòn. ì fruitone? Gran cantina. 

Cantinonna. ) 

Gantlr. Tondone (GìoT, agr. tose. I, 573)* 
Nome di quel ramo d^albero che per 
la sua grossezza tiene il mezzo fra il 
palone e il travetto 9 ed è denominato 
cosi tanto rozzo air uscir della pianta 
quanto asciato per usarne nelle co- 
struzioni, y. in Tràv. 

Gantlr. Stile, Abetella* Legno lungo, ton- 
do , diritto per ponti da fabbriche, f^. 
Anténna. 



II) CAN 

Gantlr. Colonna? Nelle pergole dà viti 
è il nome decritti maggiori che le 
sostentano nelle testate; che i minori 
e di corpo diconsi Scarión* K 

Cantir. Nome speciale di quei 

travicelli che dal comignolo scendono 
fin sul tirante di un tetto e sui quali 
s'inchiodano le scandole (c^^ieg^^)* 
È il 0ievron de^ Francesi, il Canthe- 
rius de* Latini. 

Ciòd de cantir. K in Ciòd. 
Cantiràda. Lo stesso che Cantiréra. f^ 
Gantirèll. . . . Quel ramo d* albero che è 
grosso un pò* più del palone e un pò? 
meno del tondone(caiilir). f^, in Tràv. 
Cantiréra o Cantiràda. Abetaja? Bosco 
che é governato per modo da cavar- 
ne copia di tondoni (con/ir). f^, 
Contirètt. Dim. di Cantir. V. in Tràv. 
Cantirón. u^ccr. di Gantlr. f'. in Tràv.' 
Cantón. Cantone. Canto» Angolo» 

Cà de cànton. Finestra de cantone 

e simili Casa , Finestra e 

simili posta sul canto fra due vie^ 

Capell de trii canton. P'^ in Capèll. 

Dà on canton in pegn. Dan un canto 
in pagamento. Cioè non pagare , scan* 
tonare i creditori. 

Fa canton. Far caiitomite(MannIVeg« 
tose. Ili , 1 1 ^ Bandini Vita Ve^. XI ). 

Giugà ai quailer canton. Lo slesso 
die Giogà a foresetta. K. in Foresètttf. 

Lassa in del <ianton del ruff. Lasciai 
nel dimenticatojo, Negligeniare^ tras- 
curare cheocbeséia« 

Sta semper in canton del foeugh. 
Essere confihato al canto del fuoco 
(Gior. agr. X, 106). Starsi a far te- 
nere intorno a buone legne secche 
(Nicc. Mart. Let. 60). 

Stà-sù per i oaston a vend , canta e 
sim. Star su pi canti. Esser cantonière* 

Tirass in d*on canton. Jiineantuc^ 
darsi, 

Tutt a cantotl. Angoloso; e con 
voci ant. Canteruto e CàntuccUttùé 

Yess in del oanton di nceuv mes, 
r. in Més. 
Cantón. ^c^(*tosc. , Tom. Sin. p. io6)* 
L* angolo che fanno i panni ripiegati , 
r estremità acnt« delle vesti là dove 
il panno sia addoppiato , e dove soole 
accalcarsi la polvere e il rosome in- 
tcTM della it«fia. 



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CAN (2 

Cant^n. Cantone. Parte d^uno Stato. El 
Ganton Tesin. // Cantori Ticino nella 
Svizzera — Cantone nella breve am- 
ministrazione italiana de"* primordj del 
secolo fu detto T aggregato di varj 
comuni, e Cantonale ogni cosa che 
vi si riferiva. 

Cantóu. s. m. pi. Cocc?ie{*iosc.9 Tom. 

' Sin. pag. io6). I quattr^ angoli della 

. pezzuola , sia d^ un fazzoletto — 

Ciappà per i quatter canton on faz- 

zolett con dent de la robba. Accoccar 

' la pezzuola{*ì05C,), 

Cantón (e Cantonìn). Cantonata. Gli ar- 

. tigiani cbiamano per siffatti nomi 

• quelle lastnicce di metallo onde ar- 
mano gli angoli acuti degli sttpetti, 
degli scrigni , delle cassette e simili 
onde abbiano maggiore saldezza. 

Cantón. Ad. di Pòmm. K. 

Cantonàda. Cantonata, 

Xlantonàl. Stracantone. Cantoniera(ZBuoh, 
Biz.f fior.*). Specie d^ armadio trian- 
golare, talora d^ un pezzo , talora bi- 

. partito, che si alloga ne^ cantucci, 

' negli angoli delle stanze. È quello 
che i Siciliani chiamano Cantoni 9 i 
Francesi EncoighurCf e i Tedeschi 

. Eckkasten o Broffet-ComerkaÒlet -— 

. Poco felicemente è detto Stipetto dallo 

' Al gar. nel Ifeutonianismo dial. 1 .%p. 46. 

X^antonin. Cantuccio, Angoletto, 

Cantonìn per CwaXòn {saldezza angola- 
re). V. 

Cantonscèll. ) Cantucdo, Cahtoncello. 

Cantonscin. ) Cantoncino, 

Cantonscellhi. Cahiuccino. 

Cantoria. Cantorìa. 

Ves» giò de cantorìa, fig. Non aver 
voce in capitolo. Non aver credito, 
non essere stimato fra i colleghi ** 

. Talora eqmvale anche a Vess giò de 

• coi*da. .^. in Còrda. 

Canzón. Canzone^ e ant. Canzona e Con- 
V alena. Una raccolta di canzoni dicesi 
Canzoniere. 

Canzon del GippoQati o Gipponasc. 
y. Gipponàtt. 
.Canzón. Bastone. Eandeìlo. Bìlia 9 e per 
lo più al pi. Bilie. Nome di quei ran- 
delletti arcuati che attraveraano il 
verrìisvllo de^ carri e servono a farlo 
volgere per istringere le funi che 
tengono e legano i «arichi sulle caiTa. 



la) GAP 

Canzona. V. Mincionà. 

Canzona la fera, f^. in Fera. 
Canzònet o fet T amor ? F. in Amor. 
Canzonàscia. Canzonaccia. 
Canzonétta. Canzonetta. Canzoncina. Can" 

zoncino. Canzonina. Canzonaccia. 
Càos. Càos, e al pi. Caòssi. Scompigliw 

me. Confusionaccia. 
Capa. . . . Guida , duce, guid^atrice, prin- 
cipale, primaria, caporale. La capa 
de tutt i bolgironn disse il Porta per 
Arcirihalda {hxei. Talanta I , i5) , Ar- 
cibriccona. 
Capàlla o Capellìnna. Bica. Massa di 

covoni(ccetfi'). 
Capàra. Caparra. Arra — Caparramento. 
Arrota V atto del caparrare — S"* usa- 
no anche Arra e Caparra per Pegno , 
Sicurtà, Segnale in genere. 

Cattiva capara Mal segno, 

mal indizio , mal segnale. 
Càpari! Lo stesso c/ie Càspita, y. 
Caparón. Cappero grosso, y. Caper. 
Capascée in alcune parti del Basso MI, 

per Spazzacà , Sorée. y. 
Capàzz. Capace, 

Resta capazz. Frase cont. br. Bestar 
capace. Restar capacitato. Rimanere 
persuaso. 
Capbànda , Capbólch , Capcasón, ecc. V. 
Cappbànda, Cappbólch, Cappcasón,ec. 
Capciùra. V. Captùra. 
Capèll. Cappello j e con v. lat. Pileo. V. an- 
che Capellìnna, Clàcch, Schiscètta, ecc. 
Ala. Tesa. Fento. Piega. Falda « 
Capellett. Fondo. Testa « Cuu. Ctt- 
cazzalo vb Cordonin o Galon o Bindell 
o Bot*din. Ghiera (Fag. Pod. Spil. Ili, 
. Il) ss Foeudra. Fodera, 

C.npell a gabriolé. Foggia 

di cappello pesteUino, cioè con testa 
alta e per cosi dire strozzata a metà. 
Capell a pan de zuccher. . . . Cap- 
pello a testa conica, a cono tronco. 

Capell a stuin Cappello che 

ha la testa copoluta , convessa. 
Capell a la cererà. Moniiera. 
Capell cont el pel longh. Cappello 
orsone {flosci cosi ha il Voc. Sardo 
in Cappeddu pihirzu). Cappello peloso. 
Capell cont i piumm. Cappel piu- 
mato o con piuma, 

Capell d^ala granda. Cappello di 
gran tesa* 



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GAP (ai3 

Capell de castor 9 de felpa « de la- 
na , de mezz castor , de strazza , ecc. 
Capei di pelo di castoro 9 di felpa , 
di feltro , di pelo di lepre e castoro , 
cappello peloso di seta, 

Gapell de donna. Cappellino» L^era 
in capell. Era in cappellino* 

Capell de paja. Cappel di paglia o 
di treccia, A Firenze si distinguono 
(come leggesi passim nel Gior. agr.) in 
Cappelli del numero 4o di prima ^ 
di seconda 9 di terza sorte; 
Cappelli del numero 3o; 
Fioretti da m quattrini di hrac^ 
cioj cioè con testa del diametro di 
circa due decimetri; 

Fialette ila jg quattrini; 
Figliettine da 16 quattrini; 
Bagazzi da i4 quattrini. 
Capell de trii canton (che anche 
dicesi Capell montaa). Cappello appun- 
tato (^^ov.). Cappello col pippio (per 
quanto si può rilevare dal testo del 
Ricett. fior, addotto dal Diz. in Pippio), 
Cappello a tre pieghe{*iosc,). Cappello 
a tre punte 9 a tre acqueta tre venti f 
arricciato, 

^ Capell martin Cosi chia- 
mano in Brianza quella specie di 
cappel tondo con tesa assai larga e 
testa bassissima e copoluta che usano 
per lo più i colligiani di Montavec- 
chia. Perchè anche qui si verifichi la 
dottrina delPattiguità degli estremi è 
da notarsi che tali cappelli somiglia- 
no nella forma a quelli cardinaleschi 
e vescovili. 

Capell tond. Lo stesso che Capei- 
llnna. r. 
Amis de capell. J^. in Amis. 
Cava el capell. Far di cappello. 
Scappellarsi, Cavarsi il cappello, 

Cont el capell su ona oreggia o stori 
n la bulla. Col cappello alla scrocca 
(*tosc. e poem. aut. pis.). Col cappello 
alla sgherra{Goz, Op. X, 5o5), cioè 
a sghembo come usano alcuni per 
imitare i militari e i bravacci. 1 Sici- 
liani dicono Purtari hi cappeddu o la 
birritia a la chimera. Porta el capell 
atort d a la bulla, jtvef la berretta 
tofia(Pstn. Viag. I, 54)- 

El Signor el dà la tegna e ci capell 
de quattalla. f^. in Tègoa. 



) GAP 

Fa de capell. Cavarsi il cappello. 
Scappellarsi; e fig. Dar la mano o il 
passo. Cedere — Guatare e lasciar stare. 

Mett-sù o Mett in eoo el capell. 
Incappellare, Mettere il cappello, 

Robba de fagh de capell. Cosa da 
darle del messere. Vale cosa grande, 
e per ironia anche cosa dispregevole. 

Scatola del capell. Cappelliera, Por- 
tacappello. 

Senza capell in eoo. Scappellato. 

Taccà-sù el capell. r. in Tacca. 

Tegni el capell foeura di oeucc, o 
Podè andà cont el capell foeura di 
oeucc, o Porta el capell foeura di oeucc. 
Andare a faccia scoperta{Vag. Ast. bai. 
II , 8). Poter andare col viso scoperto. 
Tenere il capo alto e mostrare la 
faccia {Fsig. Pod. Spil. I* i). Andare 
a fronte scoperta 9 cioè senza temer 
di vergogna ; e a chi si consìgli ad 
agire cosi da poterlo fare di cesi Pi- 
scia chiaro e fatti beffe del medicò. 
Coscienza pura non teme. Avoir les 
mains nettes dicono i Francesi. Il 
Cecchi'nel Servigiale I, 6 ha il suo 
contrario dicendo di un cattivo 

• £ 80 che tu puoi ir coti la berretta 
» In stt gli occhi per tutto. » 
Tegni inciodaa in eoo d capell. 
Tenere in zucca* Detto scherz. per. 
denotare villania o innocente o vo- 
lenterosa usata con alcun superiore 
al quale non parliate a cappel basso 
prima ch^ei si degni con un Copra 
sparagnarvi un malanno. 

Tirà-sù on capell. Risaldare o //»- 
formare un cappello, 

Toeù-giò el capell. Scappellare. Ca- 
vare il cappello, 
Capell per antonomasia. Cappello. Di- 
gnità cardinalizia. « Ragionasi qual- 
» che cosa d^un cappello pel pro- 
si tonotario. >» (Mach. Op, Y 9 5oo). 

Tira o Fa T amor a on capell. 
scherz. Tendere a incappellarsi, 
Capell. Intestazione, Introduzione. Titolo. 
(voce comunis. nelle nostre stamperie). 
Capell. . . . Quella crosta che le vinacce 
fanno al mosto mandate che siano alla 
superficie per forza del suo bollire nel 
tino. Min. citando il Gagl. Vbc. agr. 
registra Cappello , voce da cui ebbero 
origine BincappeUar» y ecc. 



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GAP 



Alsà oFà-sù o Fa elcapell. Leva- 
re in capo. 

Sbassass el capell V abbas- 
sarsi cbe fa la crosta delle vinacce 
^nel tino vie via che va scemando di 
bollire il mosto al quale sovrasta. 

Capèll Cencio a più doppj cbe 

si pongono sotto al sedere gli stuc- 
catori di pavimenti e i lastrica] noli per 
istar meno scomodi al lavoro; cosi 
detto perchè cencio succedaneo a un 
cappel logoro soppannato di cui per 
solito si servono allo stesso fine, f^ 
anche Scagnèll e Piumascioeù. 

Capèll Quel lastrone di ferro 

che sta fra la cicogna da campane 
propriamente 4ctta e il suo contrap- 
peso ; per esso passano le staffe assi- 
curatrici del contrappcso e i tiranti 
fermatori della campana al ceppo* 

Capèll ed anche Capelètt. T. degli Ombr. 
Cappelletto. Cerchiello di tela incerata, 
ermisino o simile che si mette in cima 
agli spicchj da capo deir ombrello. 

Capèll. T. d'Agric. Gombina, Pelle che 
attacca la yeltSL {voltura) al manfanile 
{numegh) del coreggiato(('tfi^). 

Capèll. T. di St. Cappa. Cappello. La 
parte superiore del torchio da stam- 
pa e che gli fa come dire tetto* 

Capèll. met. Lo stesso che Ghigndn. /^. 
Ciappà capell. Pigliare il grillo. 
Montare in sulla bica. Imbronciare. 
Aversi a male d*una cosa. 

Capèll del pozz. K. in Pózz. 

Capèll de pret. T. de'Confett. Cappel- 
letioì {^iosc). Sp. di confetto così no- 
minato dalla sua figura d'^un nicchio. 

Capèlla. Cappello. Dicesi alla parte su- 
periore de^ funghi fatta quasi come 
un cappello. 

Capèlla. Cappelletto. Caperozzoh. Ca- 
pocchia^ Orpello. Capo di chiovo. 
Dicesi alla parte superiore di un 
chiodo o d^ nna bulletta fatta a foggia 
di cappello. È di più forme » cioè a 
Jungo , a /ungo schiacciato , a cieca o 
accecato , a faccette » a gruccia 9 spia- 
nato^ tondo 9 quadrato 9 ecc.( Diz. art.) 
Capèlla de cìod. fig. Cappel d'aguto 
(Dav, Tac. Post. p. 627). Ogni mone- 
taccia rovinata» cattiva» tosa. f^.Ciànfer. 

Capèlla. Fava. Ghianda. Glande. Fava" 
gello. Falla, Captrònoh* 



(214) 



GAP 



Capèlla. Sul Lago Maggiore verso Bris" 
sago e altri paesi vicini chiamano così 
quel Jungo die i boi, dicono Phallus 
impudicus, cioè il Lumacone ignudo. 

Capèlla. 8. m Le contadine chia- 
mano cosi i cappellini gentili delle 
signore , il cappello delle femine 9 per 
diversificarlo da quello da uomo o 
dai loro cappelli grossolani che chia- 
mano propriamente Capell, Forse il 
Cappel tondo, oggidì d'auso comune 
per tutti i maschi > era altrevolte 
riservato alle sole donne, e perciò 
ha ritenuto fra noi la faccia femmi- 
nile di Capellina , voce ringentilita da 
questa Capèlla delle nostre contadine. 

Capèlla. T. eccl. e music. Cappella. 
Ve mudaa el majester de capèlla, 
ma la musega V è semper quella . . . 
S^ applica ad ogni cosa che continui 
ad essere la medesima ancorché go- 
vernata da mani diverse ; e dicesi per 
lo più in segno di poca soddisfazione, 
in quel senso che ci trae talora di 
bocca un Peggio non è mai morto. 

Majester de capèlla. Maestro di cap- 
pella, 

Capellàda. Scappellata. Anche i Provenz. 
dicono Capelado come noi Milanesi 
in significato di saluto. 

Capellàda. Cappellata(* Aor.). Quanto può 
contenere un cappello. 

Ave guadagnaa di capellad d^or. 
Aver guadagnato un pozzo d'oro (Mo- 
nos. II). 

Misura i dance a capellad. Misurare 
i danari a jto/a(Monos. 106). Es- 
sere ricchissimo. 

Capellàda. . . . Colpo dato con cappello. I 
dizionarj non hanno voce corrbpon- 
dente, ma si potrebbe dir corretta- 
mente cappellata f imitando scaccata, 
tegamata 9 panata , e singolarmente 
piattellata che valgono colpo di scac- 
co, tegame, pane e piattello, tutte 
voci da essi registrate. Fa corr a ca- 
pellad. Fugare a colpi di appello. 

Capellàsc. Cappel cencioso. Cappellaccio^ 
e in qualche caso anche Cappelluccio. 

Capellée. Cappellajo. Chi fabbrica o chi 
vende cappeUi. Il cappeUii)o che fa 
cappelli ha fra noi varj nomi secon- 
do la diversità dei lavori ai quali 
accudisce t come Lavorant in bianche 



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GAP 



(ai5) 



GAP 



Proprknwj ecc.f e le donne Rasceura^ 
Pinsceura, Gaamisasura; nomi i quali 
veggansi nella respettiva sede alfa- 
betica. 

Le sa anca el Migia o Bigia capel- 
lee. r. Mlgia. 

Capellée . . • Nome che si applica per 
ischerzo ai Permalosi , stilicuzxi 9 sde- 
guosetti , schifi 9 teneri , facili ad aver 
per male ogni CQ^(a ciappà capell). 

Capelléra. Cappellaja, Moglie di cappel- 
lajo o venditrice o lavoratrice di 
cappelli. 

Capelléra de viagg. Tamburo. Specie 
dì valigia. 

Capellètl. T. de^Capp. Testa del cappello, 

Capellètt Voce usata dagli 

stampatori i quali chiamano 1 capei" 
leti r /, cioè la vocale i quando ha 
r accento circonflesso. 

Capellètt. Coperchio (Alh. enc. in Coper- 
chio). Quel pezzo di una canna da 
serv iziale che serve a turarne la boc- 
ca, e da cui esce il cannello. 

Capellètt. T. de' Cuoc. • . • Certa specie 
di tortelli. K. in Ravioeù. 

Capellètt. T. de' Fabbrifer. Coperchio. 
Cassetta. Quella piastra con suoi lati 
rilevati in cui sono compresi gP in- 
gegni di una toppa o serratura. 

Capellètt (Giugà a). Gioc€ure a santi e 
cappelletto. Messi i danari in un cap- 
pello e rivoltatolo coprirli e fare a 
indovinare s* e^ sian volti per palle o 
per santi ( eros o lettera ) ; o pure 
versatili sur un piano ricoprirli colla 
mano e fare ad apporsi come sopra. 

Capellètt. V. a. . . • Pare che fosse nome 
di quei conciatetti che si radunavano 
per lo più in Porta Vercellina. Nella 
grida 24 gennajo 1679 il governato- 
re conte di Melgar chiamava a sé i 
Capelletti entro un'ocra per iscaricare 
la neve dai tetti del suo palazzo. 

Capellètt. T. degli Orabrell. Cappelletto, 
y. in CapèU. 

Capellètt. s. m. pi. Cappelletti, Malore 
che viene nelle ginocchia ai cavalli. 

C9i^ììèiì9.CappeileUa.Cappellina9e dottr. 
Sacello — Talora Oratorio privato , 
Chiesina prtwita, 

Capellètia Custodia dì carta 

che si la ai santini simSi. È detta 
anche Portamajslàa. y. 



Capellui. Cappellino. Cappdlettù. Oap* 
pellttccio. 

Capellin a la Bolivàr, ece. *•• Fog<^ 
gè speciali di cappellini donneschi. 

Capellin de donna. Cappellino per 
antonomasia. 
Capellinètt. • • . Picciolo cappelluccio. 
Capellinna. .••••• Fra noi significa 
esclusivamente il cappello tondo colle 
tese a gronda non a pieghe , a diffe- 
renza di quello a tre venti più pro- 
priamente detto Capell. Nel secolo 
scorso appena scusava per viaggio o 
in campagna dalle persone civili ; 
oggidì è di tutte le condizioni. 
Capellinna. T. de^Sellaj. .... Quella 
parte del finimento che è composta 
di due cuscinetti i quali posano sallia 
vita del cavallo, un per parte. 
Capellinna (yìmgo). f^. in Fònsg e Tob- 
biètta. 

Capellinna Il tetto del p»- 

gliajo, del mucchio del fieno e sim. 
Capellinna. Bica. V. Capàlla. 
Capellinna dicono in alcune parti del 
contado e verso il Lodigiano quel 
mucchio di fieno che più. comunemente 
si dice Maragnoeù o Castellìnna. y. 
Capellitt. Cappelletti{*iose. Tomas. Sin. 
p. III). Paste che fanno i vermicellaj 
e confort ina j , cosi dette dalla forma 
che hanno- di cappel tondo o più 
comunemente di un nicchio o cappel 
da preti a tre punte. 
Capelldn. Cappellone. 
Capellón. f^. in Fónsg còcch. 
Caper. Càppero. Pianta detta Capparis 
spinosa dai botanici , di cui in città i 
più conoscono appena il bottone del 
fiore che si mangia concio in sale e 
aceto 9 e che pure si dice Càppero 9 
e per lo più al pi. Càpperi. 
Caper, fig. Zàcchera. Pillàccliera. CàC" ^ 
cola '^ Spillttccherare è levar tali cac- 
cole 9 cioè sterco o altre sporcizie at- 
taccate in sulla lana delle pecore 9 
delle capre e d^ altri dalle parti de- 
retane. K Càgher. 
Capeste r dicono nell'Alto Mil. e verso 

il Comasco per Tirapée. F. 
Capètt. tron. Capetìoi^ioBc. ^ Rime AuL 
pis.9 Gigli />. Pil, I9. 1). Mala lanuxza. 
ImpiccateUo. Cape^tretlo. Capestruzzo. 
Fortuita, Beila gioja. V. Cauòneghilg. 



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GAP ( ax 

Capètta. Cappino, Picclole cappa, che di- 
rehhesì Capperuccia se logora e mìsera. 
Capòtta. Mantellina? Ferra jolino^Hiow), 
Mantelletla di seta ripiegata per lo 
lungo dietro alPabito corto da prete. 
Mettes in capetta. f^estire abito corto. 
Capètta Specie di picciola sgor- 
bia da torniaj molto simile a quella 
che i Francesi chiamano Échoppe. 
Capètta. T. de^Sellaj. Ciappa, Addop- 
piatura fatta a cigne o simili parti 
di finimenti » valige , ecc. che "viene 
a formare come una campanella ( on 
aneli) per passarvi e stabilirvi utìst 
fibbia o simile. 
Capezzàl. v. dell^Alto Mil. Capezzale. 
Capi. Capire» Comprendere. Intendere; 
e in gergo Ammascare. 

Capi a la mej o per discrezion. 
Jntendézcchiare» Intendere per discre- 
zione ^ superficialmente. Raccapezzare. 

Capi al voi. Comprendere di volo , 
prontissimamente^ in un attimo, in 
un subito. Intendere per aria. Esser 
uomo penetrativo, d* ingegno pronto, 
acuto, sottile, d'intelletto penetrevole. 

Capì la scrittura o el caratter. Rac- 
capezzar lo scritto. 

Capi on.liber. Intendere un libro. 
Attignere l* intendimento d* un autore. 

Chi voeur capi capissa. A buon 
intenditor poche parole. A buon inten- 
ditore il parlar corto — Talora Chi 
si sente a scottar tiri a sé i piedi. 

£l le capiss ogni fcdel mincion. 
La vedrebbe un cieco o Cimabite che 
avea gli occhi di panno. Se n* avve- 
drebbe Nanni cieco o il mio bue. 

No capi né legg né fed. r. in Légg. 

Noi capiss on corno o ona sverza. 
Intende che è un recere( Ambra Cofan. 
IV, 8). Non annoda. Non ita com- 
prendimento o intendimento o compren* 
sione, e sch. Non lui comprendonio. 
Càpia. Gabbia. 

Bacchett. Gretole (se di ferro). Staggi 
(se di legno) » Us'cioeu. Usciolino »» 
Beviroeu. Abbeveratolo. Beveratojo &» 
Cassetta. Beccato jo^Lcgueii, Posato jo 
^ Assa. Assicella di suolo >» In Gabbia 
PAlb. enc. novera anche le cassette, 
gli stanzini o appajatoj , i saltato} e 
le cupolette o i vasi, come parti od 
ornali di alcune specie di gabbie. 



6) GAP 

Mett in capia. Ingabbiare ^ Tceù 
foeura de capia. Sgabbiare. 

Càpia. V. contad Nome che 

si dà a una particolare specie di gerla 
di fondo strettissimo e di bocca e ven- 
tre larghissimi. Differisce dalla gerla 
propriamente detta uelf essere lar* 
ghissima non solo di figura, ma an- 
che di rete , e serve perciò a porta- 
re gran fasci di quelle sole robe che 
si tengono insieme da sé, come paglie, 
fieni e simili , di gran volume e poco 
peso e di altissimo colmo. In alcune 
parti aifini al Comasco è detta Berla ^ 
e sul Lago di Como (a Menaggio)AargiU. 

Càpia de gaijnn. Corba da pollami? 

Càpia de puj. Gabbiata? Tanti polli 
quanti ne stanno in una gabbia. 

Càpia. fig. Gabbia. Domo Petri. Bujose. 
Prigione. F. Presón. 

Mett in capia. fig. Rinchiudere in 
gabbia. Mettere in Domo Petri. Carce- 
rare. Anche i Francesi dicono ilfeOre 
en cage ( Roux Dict )• 

Capiàtur. Ordine di cattura. Mandato 
d' arresto. 

Capiée. Gabbiajo. Facitor di gabbie. 

Capi òtta. Gabbiuòla.Gabbiòla. Gabbiuzza. 

Capiètla. Scolitojo. Relicino o vaso bu- 
cherato in cui si mette T insalata o 
altro per iscuoterli dall'acqua. 

Capii. Capito. Inteso* 

Capilèr. Capelvenere. Capilvenere , e ani. 
Capelvénero. Capello delle fontane o 
di fontana. Coriandro del pozzo. VA- 
diantlium capillus veneris dei botanici. 

Capilèr. T. degli Acquac. Acqua di ca- 
pelvènere. Dal Capillaire de^ Francesi* 
Conserva de capilèr. y. Consèrva. 

Capilvèner. Capelvènere. Noi se parliamo 
collo speziale chiediamo Capilvèner^ 
se col caffettiere Capilèr. V. 

Capin. T. de"* Pian. Cappuccio. Parte del 
piviale che a guisa di semicerchio 
sta pendente dietro alle spalle. 

Capin. Cappuccio. La capperuccia d''er- 
meli ino che fa parte della cappa dei 
prelati. 

Capin. T. degli Spazzacammini. Cappe- 
rone? Capperuccia, Capperuccio. Scap- 
peruccio. Sp. di cappuccio grossolano 
di cui gli spazzacammini sogliono far 
difesa al capo nel lavorare in su la 
gola del can^iuo. 



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GAP (2 

Capìttù. Gabbiuola, Gabbiòla. Qabòiuzza. 

Capioeù. Gabbia, Maseruola. /^. Mitsìroeù. 

Capioeù AIciiqì chiamano cosi 

quella specie di rocchetto meccanico 
che altri dicono Lantemin o Lanterna 
e i Fr. Lanterne. È una ruota cilin- 
drica Yuota , a più fusi o tondini ritti 
ed equidistanti fra loro ne^ quali in- 
granano i denti delle ruote dentate 
o a corona. Quando questa specie di 
rocchetto é schiacciata, spasa, e per 
così dire più orizzontale che verti- 
cale, è detta da parecchi Cariòta, 
Fra Capicfu e Rocchelt corre questa 
diversità che il primo è vacuo, e il 
secondo solido e coi denti, o colTalie 
che dicansi, ritti, sportati e innascenti 
dal proprio corpo. 

Capiòn. Gabbione, Gabbia grande. 

Capión. . . . Nome di quelle alte e gran- 
dissime ceste romboidali, conoidi o 
quadrate , fatte di ferule , vimini e 
salci, nelle quali gli ortolani carreg- 
giano le vcrzure dalla campagna alla 
città. Ne^diz. Capione è T. mar. o leg. 

Capiorin. Gabbiolina. Picciola gabbiola. 

Capiòtt. Gabbione, Tra Captón e Capiòtt 
è questa diversità che il primo è più 
bislungo ed alto che non il secondo. 

Capiòtt. Gabbia, Sp. di cesta a ritroso 
da pigliar pesci. 

Capita. Capitare, Arrivare, Giugnere, El 
pò sta pocclì a capita. Non può star 
che non giunga. 

Capita in bonn man. l", in Man. 

Capila. Succedere, Accadere •— Il Maggi 
scrisse Capìttn come altrove Merìtten , 
Mertttet^er Capita^ Mériten^Méritet; 
e quel