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Full text of "Vocabolario milanese-italiano coi segni per la pronuncia; preceduto da una breve grammatica del dialetto e seguito dal repertorio italiano-milanese .."

^1t. ^1/. 



FRANCESCO ANGIOLINI 



VOCABOLARIO MILANESE- ITALI ANO 



ASati&yf 



FRANCESCO ANGIOLINI 




VOCABOLARIO 

MILANESE-ITALIANO 

COI SEGNI PER LA PRONUNCIA 



PRECEDUTO DA UNA BREVE GRAMMATICA DEL DIALETTO 
E SEGUITO DAL REPERTORIO 

ITALIANO - MILANESE 



,f '^f'^'V. 



OPEEA PREMIATA FRA LE PRIME AL CONCORSO DEI VOCABOLARI DIALETTALI 

BANDITO DAL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE 

E PREMIATA ANCHE DAL MUNICIPIO DI MILANO 



* 503013 

1897 

DITTA G. B. PARATIA E COMP. 

(Figli di I. ViGLiABDi— Paravia) 
Tipografi - Librai - Editori 

TORINO - ROMA - MILANO - FIRENZE - NAPOLI. 



PeopbietX Lkttbrajua 



10O4Ì16 Milano Tipografia Capriolo e Massimino 



PAOLO BOSELLI 

Deputato al Paulamexto Nazionale 
IN ATTESTATO 

DI 



INALTERABILE RICONOSCENZA 



I 




PREFAZIONE 



(.'hi legge oramai una prefazione V Ognuno che abbia un dito di buon senso, 
poiché sa che la prefazione gli darà la chiave a intendere meglio il libro e gli aprirà 
la strada a un giudizio più sicuro, dicendogli le. intenzioni dell'autore. Io dunque 
la scrivo, perchè conto sulle persone di buon senso. 

Un Vocabolario Milanese-Italiano non era comparso più dal 1870, da quando 
lioè il professor Giuseppe Banfi aveva pubblicato la terza edizione del suo; il Mi- 
nistero della Pubblica Istruzione nel 1890 bandi un concorso di vocabolari dialettali, 
t>d io convinto della buona opera a cui dava impulso il Governo per l'unità delia 
lingua, e desideroso di occuparmi di qualche cosa che toccasse da vicino la mia di- 
b'ttissima Milano, m'accinsi a prender parto al concorso, anche incoraggiato dal- 
l'essere stata messa a mia disposizione la 3'*' ediz. del Vocabolario Mikmese-Ilaliono 
del compianto prof. Giuseppe Banfi, postillato con molte note dall'autore. La Commis- 
sione esaminatrice, non concesso il primo premio a nessuno, concesse il terzo al mio 
lavoro. Fatto persuaso da quel giudizio che ne valeva la pena, pensai tosto di riporre mano 
al lavoro stesso e pubblicarlo per le stampe intei-amente rifatto .secondo i consigli e 
le osservazioni della Commissione esaminatrice e secondo le nuove, copiosissime in- 
dagini. Cosicché ora presento ai miei concittadini un vocabolario del nostro dialetto, 
al quale per avventura potranno mancare qualche parola ancora, qualche maniera di 
«lire, ma ho fede che siano poche, e ho cortezza che non vi manca la diligente cura 
e il grande, paziente amore di una minuziosa ricerca, E poiché il mio libro in pa- 
recchie cose si scosta da quelli pubblicati prima, e in tempo lontano e in tempo pros- 
simo assai, giova che io dica delle peculiarità sue e della cagione di esse. 

Innanzi tutto io volli che il Vocabolari» Milanese-Italiano riguardasse il dialetto 
vivo e parlato a Milano ; non ho esteso quindi la ricerca fino ai confini tracciati dal 
"'lierubini al dialetto, ma la restrinsi, secondo il programma del Ministero, al dialetto 



PREFAZIONE 



intra mwos, e ho posto ogni cura per accertarmi che la parola fosse usata più o 
meno largamente, rifiutando quelle che appaiiengono alla lingua peculiare di qualehe^ 
famiglia, o appartengono al gergo, o sono nomi di oggetti singolarissimi di qualche 
arte poco o nulla noti alla generaliià dei parlanti il dialetto nostro. Per ciò, fra l'altro. 
vinsi la peritanza a non fare uno spoglio attento delle poesie del Porta immortale, 
perchè volli che il mio non fosse il Vocabolario del dialetto, dirò cosi, letterario, 
ma quello della parola che saltella vivace sulle labbra dei Milanesi d'oggi senza al- 
cuna affettazione d'arcaismo e con tutte qiielle variazioni che il tempo e le altre 
molteplici cause politiche ed economiche vi hanno recato. 

A questo materiale di parola viva parlata, doveva pui' corrispondere la parlata 
viva italiana. Se al primo intento potò provvedere lo studio del Cherubini e un po' 
anche quello del Banfi, sorretto dalla costante cui-a dello scegliere e del sopprimere, 
al secondo intento quello studio potè recar scarso aiuto, perchè la corrispondenza 
della lingua viva italiana in quei libri è assai difettosa. Invece mi giovarono i Vo- 
cabolari del Petrocchi, del Giorgini e Broglio, del Pomari, del Rigutini e Fanfani, i 
volumi sulle Delixie del parlar toscano del Giuliani, i Dialoghi del Franceschi. 
V In casa e fuori del Petrocchi, i \'ocabolari metodici del C'arena, del Fornari, del 
Frizzi, e mi giovò non poco il tempestar di domande quei Toscani nei quali mi ve- 
niva fatto d'abbattermi e che tutti mi fiu'on larghi di quel tesoro che ogmino d'essi 
ha in bocca, boNiito colle miti aui'e dei loro poggi e della loro gentile Firenze. 

Ma la parola italiana può per avventura avere i)ai'ecchi significati e non tutti 
corrispondenti alla parola milanese: ciò rese indispensabile l'accompagnare la corri- 
spondenza con una definizione, per quanto fu possibile chiara, che per una parte 
determinasse esattamente e limitasse i confini entro i quali la parola italiana coitì- 
sponde alla milanese, e per l'altra parte evitasse al consultatore non troppo dotto 
— e i vocabolari sono fatti specialmente per essi — la necessità di rifar la ricerca 
su un vocabolario italiano. Questo ho- fatto spesso anche per la fraseologia e i modi 
di dire, poiché di sovente accade di dover tradurre una frase in cui entri una data 
parola milanese con un'altra in cui entri tutt' altro vocabolo italiano da quello data 
come corrispondente generale: per es., ùml^ per là Hrtida del car = seguire la cor- 
rente, andar per la pesta, poiché colla parola carro i Toscani non direliliero il con- 
cetto espresso dal nostro dialetto. Oltre alle definizioni ho provveduto alla maggior 
possibile chiarezza con abbondanza di esempi, i quali ho cercato che per la maggior 
parte contengano un significato morale o istruttivo, perchè, come volli escluso ogni 
vocabolo osceno, cosi volli che la consultazione del vocabolario lasciasse, dove fosse 
appena possibile, il germe di qualche buon sentimento. Vedrà poi chi legga senza 
fiele nell'anima e senza occhiali affumicati, se io abbia raggiunto il fine propostomi. 



PREFAZIONE XL 



I 



Eaccolto così il materiale lessico e fraseologico ho voluto segnare con asterisco tutte 
quelle parole che entrarono nel dialetto nostro da un tempo non più antico di un 
trentennio, e che mantengono inalterata, o alterata ben poco, la forma originai'ia. Sarn; 
quindi facile notare il fatto che le mutate condizioni politiche, lo sviluppo econo- 
mico, vanno affratellando le varie regioni d'Italia, sovra le quali la lingua va dolce- 
monte, ma con rara costanza, passando la sua mano, quasi in una carezza materna 
che unisce nell'armonia della parola i sentimenti di tutti. Né ho trascurato di no- 
tare le derivazioni dal francese, dal latino, dal tedesco, dall'inglese, dallo spagnuolo.^ 
perchè apparisse quanto s'è infiltrato nel nostro parlare della parlata dei popoli stra- 
nieri per dominazione politica, o per rapporti commerciali o per riflesso storico-. 

()!• qui il lettore di buon senso, sul quale io conto nello scrivere la prefazione,, 
s'armi di pazienza ed ascolti le mie ragioni in difesa di quanto nel mio Vocabolario 
gli può parere sovvertitore della tradizione : voglio dire dei segni di pronuncia, della 
esclusione della z e delle doppie interne e di qualche altra sostitiizione di lettera. 

Innanzi tutto il programma del concorso governativo imi)oneva l'indicazione si- 
stematica della pronuncia e assennatamente. Come potrebbe un forestiere pronunciare 
convenientemente le parole di un dialetto che non conosce, senza la segnatura della 
pronuncia? Ma i consultatori del vocabolario dialettale sono i parlanti il dialetto ed 
essi lo parlano colla giusta pronuncia. Anzitutto è questa una affermazione che an- 
cora ha bisogno di essere dimostrata ; in secondo luogo il libro resta, il vocabolario- 
dialettale può essere oggetto di studi comparativi, e male risponderebbe al desiderio- 
degli studiosi se non dicesse loro come suona il vocabolo sulla nostra bocca. 

Di più la posa della voce è necessaria a conoscersi per non confondere fra loro- 
l>arole di diverso significato, come sever = bigonciolo e scTér = severo; vòìter = fuori 
e voltèr = capezziera ; htltela = accattare, frecciare e bàtèla = battella ; IHera = let- 
tera e letéra = lettiera. E d'altra parte come distinguere fra loro se non si segna il 
F suono aperto dell' e e dell' o le seguenti parole da nuli' altro distinte fra loro: bòtt = 
busse e bott = botte ; èò = suo e so = sole ; tòcch = pezzo e tocck =• tocco ; ^òs-^ = 
avvizzito e po^^ = pozzo ; sh-a = serra e séra = sera; mòli = molle e moli = mollica? 

Quanto alla z io ho voluto udire gran numero di persone, che non fossero nella 
pronuncia dialettale guastati dalla abitudine del parlare italiano e nella genuinità 
della loro parlata la z non l'ho udita mai : i ]tiù vecchi, quasi per celia, dicono 
àbezedàrì e basta. Proprio non v' è alcuno che dica carezza, pozz, pèzz, cànzóiiy 
colezión, zifol, zùpà, mentre tutti udiamo tuttodì càròsa, poss, pèss, cànsón^ 
colesìón, sifoi, stipa. È anzi in noi difetto che guasta la pronuncia della lingua 
italiana questa sostituzione della s alla z e mi pareva grave inesattezza mantenere 
una lettera, alla quale non corrisponde alcun suono nel dialetto parlato, per la sol* 



XII PREFAZIONE 



•oasiclerazione che quella lettera è nella parola della lingua generatrice. Mi parve 
anche opportuno sostituirla con un'altra, che trovasse il suono corrispondente, per 
uno scopo didattico : chi tra noi milanesi impaia l' italiano, ove trovi scritta la / e 
pronunci s, s'abitua a confondere i due segni alfabetici in un suono solo, così che 
poi più difficilmente riuscirà alla retta pronuncia della z nella pTirola italiana : lad- 
dove quando, nell'imiiarare la lingua, questo segno gli capiti sott" occhio ben distinto 
dal segno della parola corrispondente nel dialetto, più facilmente avvertirà la diffe- 
renza ed eviterà l'orrore di pronuncia. 

Un ragionamento del tutto analogo mi indusse ad escludere le doppie nell" in- 
terno della parola. Noi diciamo senza dubbio alcuno, marna, fiàma dona,, istèla, 
ièra, màtina, retòr, cavala, ròba, fàtorin, flàca, mica, fifa, là piipa, là tèpa, ecc., 
non mamma, fiamma, donna, stélla, sèrra, mattina, rettòr, cavalla, ròbba, fàttorìn, 
fiacca, mìcca, flffa, là pappa, là teppa, eco<»Queste doppie indicano quel suono duro, 
energico, caratteristico della lingu?i italiana che, quando dice vello, dice un suono ben 
diverso da t^elo, quando dice serra, non ammette confusione con sera. Il milanese 
invece non batte così fortemente la consonante nell' interno della parola e dice stèla 
■da stella come dice vela da vela, tutt'e due col suono della J semplice: così dice 
,<r;-« e èéra, colla sola distinzione dell'/' aperta e dell'e chiusa ; dice ddna, da donna, 
come dico padróna da padrona, bòna da buona. Perchè dunque le doppie se non 
si pronunciano assolutamente? Ne]ipure i vocabolari precedenti che ammettono le 
doppie, hanno una norma fìssa e una coerenza assoluta nella loro ortografia. Infatti 
se la doppia in milanese la scrivono, non i»erch("' corrisponda alla ))ronuncia, ma per 
una certa obbedienza all'ortografia della ])arola originaria italiana, perchè alloi'a scri- 
vono releitaa da velleità, e invece vitta da vita, scènna da scena, rHla da vela 
e poi scatola da sciatola.- Il Cherubini stesso, acuto filologo o osservatore diligente, 
avverte che noi pronunciamo S'orna per gòiniiia, e che anticamente si scriveva taera 
invece di tèrra; Francesco L'Ovidio, linguista coltissimo e acutissimo, parlando 
della lingua dei Promessi Sposi, dice che il Manzoni « lombardizza scrivendo sce- 
lerato invece di scellerato. » Dunque è nell'indole propria del dialetto il sostituire la 
semplice alle doppie interne, ed io ho fatto la sostituzione coli' animo tranquillo e 
sicuro di aver dato al nostro dialetto la sua più conveniente ortografia. 

Altrettanta sicurezza mi sorregge in due altre modificazioni alla ortografia del 
dialetto usata fin qui : la sostituzione del d finale al t in alcune parole, e la sosti- 
tuzione dell' u con pronuncia toscana all'o in molte altre. Le ragioni della sicurezza 
.son queste. Si trova scritto dit, invìi, vit, èàlut, refiìt, ecc. nelle quali, ' parole il t 
jiare debba stare egregiamente, perchè è il t delle (parole originarie italiane dito, 
vite, invito, saluto, rifiuto. ISÌon si pensa però che questo t originario italiano, 



PREFAZIONE XIII 



ereditato dai Toscani dal latino che essi più genuinamonte rispecchiano, non si 
trova in altre lingue neolatine ; poiché in francese il più dello volte si è perduto^ 
in spagnolo lia una forte tendenza ad affievolirsi in d : così nel dialetto nostro l'af- 
fievolimento è costante e lo avvertiamo in àida, didìn, didón, in ridìna, vidoo, in- 
vida, mliidà, refifdà. Se la pronuncia nelle parole che non fluiscono per vocale puà 
pa l'ore quella del t, gli è perchè la muta tenue e la media corrispondente, mal si 
avvertono diverso ove ad una vocale non si appoggino : d'onde l'equivoco, à togliere il 
quale è necessaria la sostituzione del d al t anche in fin di parola. Per prova squisita si 
confronti la pronuncia di portàrùd, con quella di refùd. Non è la stessa? Dunque- 
porche in questa parola s'avrà a mettere il t, mentre in quella, che trae origine dalla 
radicale di rudere, mettiamo il d V 

Mentre l'ortografia usata fin qui ha una tenerezza grande, un vero attaccamento- 
alla ortografia dell' italiano per la z, le doppie interne, e il t finale, cosicché le am- 
mette anche quando non rispondono alla ortoepia dialettale, da questa tenerezza si 
scosta riguardo all'u che s])esso sostituisce coll'o di suono chiuso. Perchè? Io non 
so vedere altra ragione che questa : 1' o di monte, ponte, fronte, fontana,, 
bollo, ecc., assume nelle corrispondenti milanesi mont, poni, front, fontana, boli 
un suono così chiuso che ben jìoco diversifica dal suono dell'u toscano ; perciò, quando 
lo parole dialettali derivanti da parole italiane coll'u non reclamano la pronuncia 
dell' ti francese e lombardo, l'u si scrive o : per la medesima pronuncia il medesimo 
segno. E sta bene. E meglio starebbe, se a rappresentare la i)ronuncia di questo n to- 
scano noi non avessimo aell'alfabeto nostro un segno più dell'o conveniente e più 
vicino all'originario. Ma dal momento ohe noi abbiamo l'u cui possiamo senza alcuu 
dubbio di equivoco attribuire la ])ronuncia originaria, diversa da quella trasformata 
dall' indole della parlata lombarda, e ciò scrivendo quello u e questo ii, non vedo 
proprio ragione alcuna a mutare il segno alfabetico della vocale, tanto più che il 
mantenerlo conserva la ingenuità della derivazione, e certamente non induce nel i)e- 
ricolo di violazione alcuna alla ortoepia dialettale. Il mantenimento dell' u colla pro- 
nuncia toscana, salvo pochissime eccezioni, è detei-minato da una regola costante : 
r u mantiene il suono dell' u toscano quando è seguito da n più una consonante, che 
per lo più è una gutturale. Da pungere, fungo, unghia, spugna, ungere, mun- 
gere, sugna, lungo, congiuiigere, dunque, giunco, pungolo, punto, unto, 
smunto, giunta, funzione si ha ■ìpung, funy, dngia, .^pdm/a, itnf/, ninng, s'dnsgia, 
Inngh, congiung^ dunca, giunch, pùngol, punt, uni e une, smimt, giùnta, funsi&n. 

Detto così delle intenzioni colle quali fu condotto il lavoro, e delle ragioni che 
mi hanno spinto ad adottare una ortografia un po' diversa dalla tradizionale non mi 
resta che mandar fra la gente questo mio libro coli' augurio che esso giovi ai miei 



XIV PREFAZIONE 



<;oncittad.ini e i miei coacittadiai giovino al libro : gli giovino coi consigli, coli' av- 
vertiine le pecche sostanziali, col compatirne gli errori tipografici, che non son troppi 
<' sono facilmente avvertibili. E in fine, non spinto dall'uso, ma da un vero bisogno 
dell'animo grato io ringrazio qui pubblicamente come meritano tutti coloro cho mi 
hanno aiutato a condurre in fine il lavoro, e sopratutti il carissimo amico e valen- 
tissimo filologo Policarpo Petrocchi ohe mi fu largo di consigli vantaggiosissimi, e 
col suo dolco pai'lare mi rese lieve, anzi gioconda la fatica; e dopo lui mia moglie, 
che mise tutto l'affetto nel correggere le bozze di stampa, nell' avvertirmi di omis- 
sioni, nel consigliarmi mutazioni utilissime. Ad essi e a tutti gli altri che ho sec- 
cato con domande innumerevoli sian qui rese grazie infinite e possano compiacersi 
nella fortuna del libro d'esserci entrati per qualche cosa. 

Milano, dicembre 1896. 

Prof. Francksco Axgiolixi. 



PICCOLA GRAMMATICA 



DEL 



DIALETTO MILANESE"' 



Para(ìkafo I. — Alfabeto e pronuncia. 

1. Le lettere dell'alfabeto nel dialetto milanese sono ventuna : a, b, e, d, e, 
r, ??, h, i, 1, m, 11, 0, I), <i, r, s, t, u, v, j. 

AvvKKTKXZA : Manca al dialetto, in confronto della lingua italiana dalla (|uale deriva, 
la lettera /, interamente sostituita dal suono della s. — La lettera li non ha un 
suono a sé, ma, come in italiano, serve come iniziale in alcune voci del verbo 
vègh = avere, e serve a determinare il suono gutturale del e e del g: seguiti da 
e e da i, o in fine di parola, mancando nell'alfabeto per questi suoni i segni 
conùspondenti. — L'j non servo che come segno grafico nelle finali di molti 
nomi e aggettivi, corrispondenti per lo pili alle finali italiane : alli, agli, ag'lìo, 
èlli, egli. 

2. Le lettere si dividono in vocali, che sono cinque : a, e, i, o, u, e in con- 
donanti, che sono sedici : b, e, d, f, g, li, 1, m, n, p, q, r, s, t, v, j. Le vo 

cali a, e, o, hanno suono aperto e suono chiuso, distinti dal segno ^ che denota la 
vocale apei-ta ; la vocale chiusa non ha seguo alcuno. — Ai suoni a, e, i, o, u 
va aggiunto il suono oeu che si pronuncia come l'eu francese, dal quale deriva. — 
L'u.ha pure due suoni: l' ii lombardo, pronunciato alla francese e 1' u pronunciato 
come r n toscano. — Es. tilcc, milr, crildèl ; pimi, ung, tàinbnr. 

H. Fra le consonanti il e e il g hanno suono palatino nei gruppi ce, ci, gè, gi; 
hanno suono gutturale nei gruppi ca, co, cu, ga, go, gu, che, chi, ghe, ghi, e 
nei gruppi eh, gli in fin di parola. 1/ h nei gruppi suddetti non entra che come 
segno ortografico. 

(1) E debito di lealtà avvertire che Lo corcato per quanto mi fu possibile di condurre questa gram- 
matichetta sul tipo della nuova, ottima grammatica della Lingtxa Italiana del prof. Ettore Piazza, del 
R. Istituto Tecnico di Savena, perchè mi parve chiarissima e di un valore didattico inestimabile. 



XVI t'IOCOLA GRAMMATICA 



4. La s h.i tre suodì (s, s, si: il suono duro (s) che corrisponde al suono della s 
italiana in cat^a, rosa, speciale, studio; il suono dolce (s), che corrisponde al snòno 
della s italiana in raso, viso, roso, visita; il suono, direi, strisciato (s) che tiene 
del suono della s dolce misto al leggero suono della z dolce italiana, come in san- 
§àra, seldnt. Quando 1' incontro della s col c o col g, non deve dare le unioni che 
ah in scempio, coscia, mescere, ecc., si scrive s'c, .«'^r, e la s mantiene il proprio 
suono sibilante, non fondendosi colla consonante che segue. Es. iié'cioeìì, é'eiòpp. s'giàff. 

5. Il grappo gru ha suono palatino, come in italiano : gnècch^ gnòceh, ingègn. 

6. Le consonanti non sono mai raddoppiate noli' interno della parola. Si raddop- 
piano le consonanti, tranne la r e il v, in fine di parola che termini per consonante 
ed abbia la posa della voce sull'ultima sillaba : gòsi', bàìòsi; perfì-it, iétitiitt, màlànn, 
portàruff, mlàmm, fàrèmm, pùràfrèdd, pàrèec, fràdèll, mòli, cavali. — Fanno ec- 
cezione : a) le parole terminanti in ii che devono avere suono nasale, alla maniera 
francese. Es, bmi, padrnn, tildn, hirbòn, àncàbén, qilèidQn, e le terze pers. plur. 
dei verbi nello quali la ii suona sen\pro collo strascico finale, quasi fosse accompa- 
gnata da una e muta, bj lo parole terminanti con una sillaba di suono lungo, le quali 
sono considerate come piane. (Vedi, n. 7 NB.). Es, nevod, proéd, amor, pcmér. 
animai, aitar, càrnerdl, rid, eiòd, pèfi. pàf^, e sim. Fa eccezione anche ^ol = solo ; 
mentre segue la regola eoli = solo. 

7. Una sillaba composta di più vocali ha .sempre una di queste che si pronuncia 
più forte delle altro; cosi una parola di più sillabe ha sempre una di qtieste che sj 
promanzia più forte delle altre. La vocale o la sillaba che in una parola si pronuncia 
più forte dicosi vocalk o sillaba tùnica, e la posa più forte della voce che si fa 
sulla sillaba tònica dicesi accexto tònico della parola. La sede di questo accento tò- 
nico e indicata dall'accento gràfico che per noi è '^. Anche il di<iletto milanese ha 
parole tronche: redè, mvè. Gesti, làsttgn, pàrptbj, fràdèj ; parole piane: marna, 
pedana, candéla, tìla, i<èra, poWnl ; e parole sdrucciole: perpètua, fìstola, vedova, 
codega, fólega. 

NB. — In milanese si possono considerar come piane, quantunque la sillaba tònica 
sia l'ultima, quelle la cui ultima sillaba è lunga o ha suono nasale. Odor, amor, 
amar, perdòn. màmdn, pàdrln, fiolìn, tmlorìl, fedél, ugual, ecc. — Siccome 
poi le doppie non possono staro in fin di parola se non quando 1" ultima sillaba 
è tònica, le parole colle doi)pio in fine non banno F accento gràfico ; il quale non 
si segna neanche sullo parole terminanti in aa, ee, ii, iiii, dove la vocale a. e. 
ì, a (' pronunciata come tònica e lunga o stemi)orata. 

Par.vukafo il — Articolo. 

1. Il dialetto milanese ha due specie di articoli : l'articolo detkbminativo o m 

TKHMINATO, l' ARTICOLO INDETEBMrNATIYO INDETERMINATO. 

I>o forme dell'articolo determinativo sono : 

I 1 ri/ = il, singolare 
aj per il maschile ì / = i, gli, plurale 

( 2 /■ = lo, > 
b) per il femminile là = la, » i = le, plurale 



DEL DIALETTO MILANESE XVII 



L'articolo el si adopera davanti a tutti i nomi che coiuiuciauo per consonante 
senza eccezioni ; l'articolo V davanti a tutti i nomi che cominciano per vocale. Es. 
el pàptl, el fradèll, el spèco, el sto, el stùdi, el giidnt, el faugh, l'ani mài, V ope- 
rttri, l'usèll, V imperiai, resàmm. L'articolo el preceduto da una parola terminante 
in vocale, perde il proprio e e si scrive ' l. Es. : guarda 7 fmugli = guarda il foco. 
L'articolo femminile singolare là, si usa davanti ai nomi che cominciano per conso- 
nante, .si apostrofa come in italiano davanti a vocale. Es. là dòiia, là corda, là téla, 
là persiiàsidn, l'anima, V edikààiòn. Vira, riterléia, l'iiscìda, V odiositaa. 

Quanto alla declinazione dell'articolo, abbiamo le preposizioni articolate in mi- 
lanese come in italiano, tranne i|uelle formate coli' in e col per, le quali per lo più 
rimangono staccate dall'articolo, quantunque per 1' in si trovi nel dialetto moderno 
anche la forma di preposizione articolata. 

La declinazione dell' articolo milanese co Uè corrispondenze italiane si può rac- 
cogliere nella seguente tabella : 

del, de la = del, dello, della 

di = dei, degli, delle 

ài, tla = al, allo, alla 

ài = ai, agli, alle 

dal, dàla = dal, dallo, dalla 

dai = dai, dagli, dalle 

MI, sUla = sul, sullo, sulla 

siii = sui, sugli, sullo 

in del, in déla = nel, nello, nella 
in di = nei, negli nelle 



col, collo, colla 



col, cola ( 
cont el, cont là l 
coi, o cont i = coi, cogli, colle 



per el, j^*' là = pel, pello, polla, e anche : per lo, per la 
per i = pei, pegli, pelle » per gli, per le 

Le forme dell'articolo indetebminativo sono : 

a) on = un, uno, per il maschile 
h) dna = una » il femminile 

La forma del femminile dna si apostrofa dinanzi a vocale. Es. o«' ereditaa, 
■hi' ililsvm, dn' Odièrna, ori' òpera. 

Oltre a queste due specie di articoli v'ò ancora, anche in milanese un così detto 
articolo PARTiTivo, il quale ha la medesima forma della preposizione articolatii «lei, 
nel singolare e «li nel plurale. Es. dàmm. del vin = dammi del vino ; hoo viM di 
timen à piàng = ho veduto degli uomini piangere. 



XVIII PIQOOLA GRA.MMATICA 



Paragrafo III. — Il nome sostantivo. 

1. Il milanese ha comune coli' italiano la suddivisione dei sostantivi in propkii 
e COMUNI, ili ASTRATTI, CONCRETI 6 COLLETTIVI; 6 ammette come in italiano due numeri : 
sixtìOLARE e PLURALE, duc generi : maschile e femiunile. 

2. Quanto al genere si può asserire che, salve pochissime eccezioni, mantengono 
il genere dei corrispondenti nomi in italiano, cosicché : a) i nomi terminanti in a sono 
per lo più femminili : casa = casa, bàia = palla, gésa = chiesa, spala = spalla, épàda 
= spada, pànscia = pancia, védova = vedova, tàola = tavola, tenda = tenda, ecc.; 
b) i nomi che terminano in a indicanti maschio sono maschili : el papa = il papa, 
el pianista = il pianista, el fàrmàeìéta = il farmacista, el pota ~ il despota, el nàta 
= il prepotente, ecc. ; è maschile anche el para = il paio ; e) i nomi che terminano 
in o sono maschili : el pòrco = il porco, el dSto = il detto, el torno = il tornio, el 
scopo = lo scopo, el sguardo = lo sguardo. Questi però sono pochissimi ; d) i nomi 
ohe terminano in oeu, corrispondendo per lo piii a nomi italiani in olo, sono quasi 
sempre maschili: fiond = figliuolo, fàsom = fagiolo, lotirmtl -ricevitore del lotto, 
spontiroeù = forabuohi ; e) i nomi che terminano in consonante sono parte maschili 
e paite femminili, e specialmente maschili quelli che hanno perduto nel dialetto l'ori- 
ginario o finale: còrp = corpo, lòit = lotto, foeiigh = fuoco, é&cher = zucchero, cà- 
pèll = cappello, càvèll = capello, ciod = chiodo, ecc. ; oppm'e quelli che derivano da 
nomi in e maschili in italiano: pàder = padre, càmltér = cavaliere, aliar = altare 
e sim. ; f) i nomi in ee sono maschili : el atee = lo staio, el prestinee = il fornaio, 
el stràseee = il cenoiaiolo, el vivec = il vivaio, el càmice = il baco da seta. Eccez., 
là mise = la moglie, per ragion di significato ; là minee = la baia ; g) i nomi in aa 
sono maschili se indicano cosa che in italiano è maschile, se no, sono femminili : 
el compaa = il compare, là comaa = la comare, el fèaa = il fiato, là citaa = la città, 
el mercaa = il mercato, là societaa = la società, el didaa = il ditale, là maistaa = 
r immagine, el bohaa = il male, là càritaa = la carità ; //) i nomi che terminano 
in i sono tutti maschili : el precipiéi = il precipizio, ci regolisi = la liquerizia, el 
benefìsi = il beneficio. Eccez., là crisi = la crisi; i) i nomi terminanti in vocale 
tònica sono maschili se la vocale è à, è, ò; el papà = il babbo, el càfè = il caffè, 
el cànape = il divano, el coco = l'uovo, el totò = il cane, el popò = il bambino; sono 
femminili se terminano in iì; là virtH = la virtù, là éervitu = la servitù. Eccez., f/ 
cafiì = il burgravio, tiirliirìi = baggeo, el depu = il dappiù, il prepotente. Gestì. 
- Gesù. 

3. Quanto al modo come diventano i)lurali i nomi secondo la loro terminazione 
al singolai'e si noti : a) che i nomi terminanti in a diventano plurali perdendo Fa 
della terminazione singolare, e molti raddoppiando la consonante che viene a tro- 
varsi in fine di parola : là ròsa plur. i ròs^ là candéla plur. * càndel, là séra plur. 
i éèr, là carta plur. i cdrt, là sàia plui'. i sai, là dona plur. i dònn, là fìània plur. 
i fuìmm, là sor è la plur. i sorèll, là bàia plur. * bàli, là sàbèta plur. i ?àbètf^ là 
■fròta plur. i fròtt. Eaddoppiano quasi sempre la consonante finale i nomi terminati 
in la e sempre quelli in ma, iia e ta. 



k 



DEL DIALETTO MILANESE XIX 



AvvEKTENZA : I 110 mi maschili in a non lo perdono al plurale; i nomi in ca e ga al 

plur. perdono l'a e aggiungono una k al e e al g; là critica, icritich; Vortìga, 

i ortìglì : là codega. i codegh ; i nomi che terminano in ia perdono tutto il 

, gi'uppo ia se l'i non è tònico, se lo ò aggiungono un j: là rongia, i rong : là 

^■L éègia, i èègg : là hosia, i bosij ; là spia, i spij. 

m 

^^B b) i pochi nomi che terminano in o, lo cambiano in i nel plur. el cèto, i ceti; 

W^md^to, i dèli; e) i nomi che terminano in oeu, o in ee o in aa, o in i o in vocale 
iònica, rimangono invariati nel plurale ; d) i nomi che tei'minano in consonante per 
lo più rimangono invariati nel jilurale, tranne i nomi che terminano in 1 special- 
niente doppia i quali mutano la 1 in i e il doppio 11 in j : ànimtl, animai; tribiinàl^ 
tribundi; còli, còj : bàli, bàj ; fràdèll, fràdèj ; milll, iniij. Però cavali fa al plur. 
eìivài. Inoltre alcuni nomi che terminano per tt, accanto alla forma invariata pos- 
sono avere una forma in ti : tUtt, plur. tiilt e futi; fà't, plur. fàtt e ftbtì. Il nome 
òmm al plur. fa òmen. 

4. I nomi mobili formano il femminile dal mascliile colle stesse regole e gli 
stessi suffissi dell'italiano. Aggiungasi che i nomi in ee fanno il femminile in èra: 
p)'estinee, prestincra ; làvàndee, làvàndèra; cervclee, r^rvelèra. 

Paragrafo IT. — L'aggettivo. ' 

1. L'aggettivo segue le stessi leggi del nome sostantivo per quanto riguarda la 
flessione per numeri. (Vedi Paragr. Ili, 3). 

2. Quanto al genere gli aggettivi formano il femminile nel modo seguente : a) gli 
aggettivi che terminano in consonante o in vocale i formano il femminile aggiun- 
gendo un a: bon, f. bòna; fòri, f. fdrta ; sd?t, f. étina; umidii f. umida; ùgreg, f. egregia: 
amar. f. àmtira; càtlv, f. càtìva; doU\ f. dólàa; màlìgn, f, maligna; rispetos, f. riépe- 
tósa; bisìnfi, f. bisinfèa; sgònfi., f. sgònfi,a, ecc. Se l'aggettivo termina per consonante 
doppia, nel femminile si scempia. (Vedi Paragr. I, 6). Se l'aggettivo termina in er, 
per lo più l'è si perde nel femminile: dgher, f.ttgra; sinister, t. simétra ; noster, 
f. nòstra; ptgher, f. pigra; néglier, negra; làder, ladra. Mantengono l'è pochissimi 
aggettivi; pòer, f. pòera; mlser, f. misera; tener, f. tènera; lìber, f. libera: b) gli 
aggettivi che terminano in ài, el, il, non mutano al femminile : on òmm, òna dona 
semìbil ; on taci, òna stànàa iigìiàl ; on giòin, òna giòina èentinientdl ; on doer, 
ona regola fàeil; on cortèll^ Òna pena inMtil ; on àmìs, Òna àniìsa fedel : on /iceu, 
òna iòsa gentil, li' aggettivo cèìier rimane anch'esso inalterato : on veHii, òna vèàta 
c^ner ; e) gli aggettivi in aa, nel femminile mutano la loro terminazione in ada : 
fortiinaa, f. fortiinàda : disgràsiaa, f . disgràsiàda : sdlaa, f. sàlàda : indmoraa, f . 
inàmoràda ; spefdsciaa, f. èpetàsci^da; incàntaa, f. incàìitàda, ecc. E gli aggettivi 
participii in fi, iiii mutano nel femminile la terminazione in ìda, fida: 'vestii, f. vc- 
stida ; capii, f . càpida : vegniiii, f. vegnUda ; legiiiti, f. legiÈda : d) gli aggettivi che 
terminano per vocale e non mutano al femminile : on, <-pós, òna spòsa felice ; on 
leòn, òna tigher feróce. 

3. L'aggettivo deve accordarsi nel numero e nel genere col nome al quale si 
riferisce. 



PICCOLA GRAMMATICA 



4. L'aggettivo in milanese è, come in italiano, di tre gradi: positivo, compara- 
tivo, suPKRLATivo. TI Comparativo può essere di tre specie : di eguaglianza, di su- 
PEuioBiTÀ, di ixFEEioBiTÀ : o) il Comparativo di e&uagliaxza si esprime per mezzo dei 
correlativi tànt - come = tanto - quanto : l'è tànt bèli cóme bón = è tanto bello 
«guanto buono ; oppure àltertànt - che: l'è alter tànt sciar che generòs = è altrettanto 
ricco quanto generoso ; b) i comparativi di superiorità e di inì-eriorità si esprimono 
con gli avverbi puéee = più, e mén = meno, solitamente anteposti, ma talora anche 
posposti all'aggettivo: piiàee grand, puéee ear ; mèfi dols, mèn /«^<en Dopo l'agget- 
tivo e dinanzi al secondo termino della comparazione, si usa il c/«e, se la compara- 
zione è tra due qualità, si usa il de e il che, se la comparazione ò tra due esseri o 
cose. Es. Ve on lìher piiéee elegànt che divertént = è un libro più elegante che di- 
vertente ; l'è dna cà pilèee bela che còmoda = è una cosa più bella che comoda ; 
el me ficeù Ve pmee grand del tò = mio figlio è più alto del tuo ; el giàrdin del §ìo 
Ve puéee fiorii del giàrdin del sindech = il giardino dello zio è più fiorito del giar- 
dino del sindaco ; nttn sèmnh mén fortiinaa de viàlter = noi siamo meno fortunati 
di voi; e) il grado superlativo ò di due specie : assoluto e relativo. Il superlativo 
assoluto si esprime o cogli avverbi mólto (preposto), come (posposto), oppure ag- 
giungendo al tema il suffisso -ìsim, corrispondente all' italiano -issimo : Ve mólto 
càr, Ve càr come, Ve càrtéim, oppure ripetendo l'aggettivo ; Ve óna cà grand» 
grànda, Ve Óna àtràda lunga lunga, Véra smart èmòrt. Il superlativo relativo si 
forma premettendo al comparativo di superiorità o di inferiorità 1' articolo detenni- 
nativo ; el piiéee négher = il più nero ; el piiéee amar = il più amaro ; el mén di- 
fìcil = il meno difficile : il nome sta quasi sempre fra l'articolo e l'aggettivo; Vtcqua 
piiéee fresca = l'acqua più fresca; d) anche in milanese sci aggettivi hanno accanto 
alle forme di comparazione regolari, una forma irregolare. Sono : bón = buono ; càttv 
= cattivo ; grand = gi-ande ; pieol = piccolo ; alt = alto ; bàss = basso. L'irregolarità 
consiste, come in italiano, nel formare questi due gradi da un tema diverso da quello 
del positivo. La comparazione di tali aggettivi è la seguente : 

positivo 

bón 

càtiv 

grand 

pieol 

alt 

bàéé 



irregolare 


comparativo 

regolare 


irregolare 


superlativo 

regolare 


miglior 


piisee 


bón 


dtim 


boniéim 


pesg 


» 


catìv 


pèéim 


eativisim 


magiór 


:> 


grand 


màsim 


grandtéim 


minor 


» 


pieol 


minim 


picoliéim 


èiiperiór 


» 


alt 


manca 


àltìsim 


inferìór 


» 


bàéé 


infim 


bàétsim 



Paragrafo V. 



Alterazione dei nomi. 



1. I nomi alterati sono di quattro specie : accrescitivi, diminutivi, vezzeckìiativi, 

PEGGIORATIVI. 

a) Si forma generalmente 1' accrescitivo dei nomi in milanese aggiungendo al 
tema il suffisso - on al femm. dua. Es. pàisàn-paisànón, òniìn-omóìi, càpèll-eàpelónj\ 
tttol-tàolón, easètt-càsetón, càmìn-eàminón, lètt-lètón. I nomi in oeu, aa, ee, deri-i 



DEL DIALETTO MILANESE 



XXI 



vaudo da temi originari nei quali entrava la 1 o la r (olo,-ario), aggiungono il suf- 
fisso colla consonante originaria del tema 1 o r. Es. fmu-fiolon^ fasmit-fasoldn, cà- 
rimaa-carimaròn, cerrelee-cerveleròn. Così i nomi in è, i quali derivano da un ori- 
ginario nome in ere. Es. piàse-piàsèron, da piacere. Càfè per analogia fa càfèron. 

Avvertenza : I sostantivi femminili assumendo questo suffisso possono farsi maschili - 
càsa-càsdna e eàson, dona-donòna e donnn, eàmpttna-càmpànòna e càmpànòn: 
siànsa-stanéona e §tànson, ecc. L'aggettivo vilàn fa l'accrescitivo vilànòn e vi, 
lànénn. 

Altro suffisso ^ accreseitico è -ott, f. Òta, bots-botsòtt, vilàn-vilanòtt., òmm- 
oniòtt, fimu-fiolòtt, gióin-gioinòtt, bràsc-bràsciott . 

b) Il nLAiixuTivo si forma coi suffissi -ètt,-èll,-iii,femm. éta,-èla,-ina. Es. li 
ber-librètt, poer-poerètt., stànéa-stamèta , giòin-gioinètt., ficea- fholètt, levaa-lcvadèlt . 
ètisòs-stisosell, serpent-èerpentèll, cdr-earèll., baston-baétonm, fàsmu-fàsorm , pàptl- 
pàpàrìn, 7iià»ia-mà7mna p màmtn., gàtt-gàtin. 

Avvertenza : Anche qui va notato che il diminutivo col suffisso in può valere spesso 
pei nomi femminili, i quali così diventano maschili: tosa-tosin., càsa-càsin, ddno- 
donln, bòea-bochìn, ieàrjm-seàrpìn, man-mànin, teétatèsthi. 

f) Il vEzzE&GiATivo SÌ foruia in generale coi suffissi -inj-oeuy-olin. Es. fràdèll- 
fràdèltn, càvàll-càvàlhi, rdn-càgnmu , car-earteil , bàciòech-bàcioceeil , can-càgnolìn, 
sci&ìnpa-sciàmpirolìn.i tànt-tantirolìn. 

d) ÌjO SPREGIATIVO ha i suffissi -sigc,-usc f. -àsciay-fiscia. Es. tàol-tàolàsc, 
òmm-Oìiiàsc , fioeif-floltisc , paròla -par olàseia , bèétia-bèstiàscia , àocàtt-àocàtùsc , 
pàisàn-pàisànÈsc, giornal-qiornàlÈsc. 

e) Qaalclie volta si aggiungono due o più suffissi uno dopo l'altro ad uno 
stesso tema. Es. càsa-casòtf,-eàsntell , eàsa-càsm,~càsinètt ^ cti§a-càsèta,-cà§ètma, 
pàisdn-paisànòU, -pàisànotèll. 



Paragrafo VI. — Il pronome. 

1. I pronomi si possono classificare in sei gruppi principali : Personali, Pos- 
sessivi, Dimostrativi, Relativi, Interrogativi, Indefiniti. 

2. Pronomi persoxalt. — Sono di prima persona: mi = io, nun = noi ; di se- 
conda persona : ti = tu, viàlter = voi ; di terxa, persona : Hi = egli, sè, tee = ella. 
lór = essi, eglino, esse, elleno. 

Prospetto di declinazione dei proìiomi lìsrsonali. 

Singolare. 

ti = tu j la, lee = egli, ella 

de ti = di te de Hi, lee = di lui, di lei 



Nom. mi = io 
Gen. de mi = di me 
Dat. à mi = a me 
Acc. mi = me 
Voc. fmanea) 



Abl. rZe, dà mi = da me . de, o dà ti = da te 



à ti = », te 

ti = te 

ò ^^ = tu, te 



a la, lee = a lui, a lei 

lu, lee = lui, lei 

lii, o lee = (manca) 

de lii, lee = da lui, da lei- 



XXII 



PICCOLA GRAMMATICA 



Noni, nuu = noi 

Gen. de nUn = di noi 

Dat. à nun = a noi 

Acc. ntin = noi 

Voc. (manca) 

Abl. de dà nùu = da noi. 



Plurale. 

viàltcr = voi 

de viàlter = di voi 

à viàlter = a voi 

vitilter = voi 

ò vitilter = voi 



tór = eglino, elleno 
de lòr = di loro 
à lor = a loro 
lor = loro 
ò lar = (manca) 



de dà fiàlter = da voi. de o dà lòr = da loi"0. 



Avvertenza 1* — L'accusativo è sempre accompagnato da un pronome aggiuntivo 
{me, te, le, re, i). 

Es.: el papà el me màtida mi = il babbo manda me. 
ini te vedi ti = io vedo te. 
là marna le seni Hi = la mamma sente lui. 
el màèster el me rimprovera nUn = il maestro rimprovera noi, 
el sto el ve ciània vitilter = lo zio chiama voi. 
i giùdes i càètighen lòr = i giudici castigano loro. 

I prou. ti, Hi, anche al nominai, sono accompagnati da te, el. Ks. /* te crédei ] 
= tu credi Hi el ved = egli vede. 

Avvertenza 2* — Nel dativo e accusativo invece delle forme soprascritte si possono 
avere le formo atone o ouclitioho del pronome aggiuntivo o le particelle prono- 
minali : me = mi, te = ti, el, là = lo, la (Rccns. ), ghe = gli, le (dativo). Es., el 
me diséva di briitt parali = mi diceva delle brutte parole ; me veètìsi àia svèlta 
= mi vesto presto ; te dàroo on bèli lìber = ti darò un bel libro ; te credeva 
piisee bòn = ti credeva migliore-, ghe pòrti el càfè = gli o le porto il caffè; el 
credeva on seiòr = lo credeva un ricco; là itimi perchè l'è òna brava' dona = 
la stimo perchè è una brava donna. <Josì colla particella pronominale se = si, 
esprimiamo l'accusativo e il dativo del pronome riflessivo « sé ^ che manca noi mi- 
lanese ; se prepàren di briitt di = si preparano dei brutti giorni ; ée guàrden 
in del spèco = si guardano nello specchio. Colla stessa particella pronominalo 
esprimiamo il < sì > reciproco : dòpo pòcch parali se sliin miss i tndn àdòss = dopo 
poche parole si sono messe le mani addosso ; ed anche il reciproco « ci > di prima 
persona; mi e ci me fioeù se voeurem on gran ben = io e mio figlio ci amiamo 
tanto. 

Avvertenza 3* — Il genitivo di tutte e tre le persone, quando indica possesso, viene 
sostituito generalmente dal pronome possessivo : me, tò, so, nòstcr, vòster, éò = 
mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, invece che de mi, de ti, de Hi, de nùn, de 
vitilter, de lòr. Spesso poi il dialetto usa insieme come a rinforzo le due forme 
e dice : me de mi, io de ti, so de Hi, so de lòr, e molto meno frequentemente 
ndéter de nun^ vdéter de viàlter. 

3. Pronomi possessivi. — Sono in numero di sei e ciascuno di essi indica : 

a) se il possessore è uno solo, o se sono piii (singolare e plurale) 

b) la persona (prima, seconda, terza) del possessore medesimo. 



Prospetto 



Singolare 



ine = 


mio, 


miei, 


mie 


nna = 


mia 


tò = 


tuo, 


tuoi. 


tuo 


tòa = 


tua 


so = 


suo. 


suoi. 


sue. 


S(ki = 


sua. 



DEL DIALETTO MILANKSK XXIII 



i nòster = nostro, nosti-i, nostre nostra = nostra 

Plurale } cfièter = vostro, vostri, vostre vòstra = vostra 

l èò = loro. eòa = loro. 

Il pronome possessivo in milanese, come in italiano, dove essere preceduto dal- 
l'articolo, il quale però manca solitamente quando il possessivo precede un nome di 
parentela al singolare non alterato e non accompagnato da aggettivi. Il dialetto però 
non è in .questo così rigoroso come l'italiano e può dire indifferentemente : mìa miee 
e là mìa niiee; me nevod e el me nev'ócl, ndéter f ràdali e el ndèter fràdèll. Il pro- 
nome possessivo rifiuta anche in milanese l'articolo quando è usato predicativamente 
ed indica puramente possesso: éto lìber chi l'è me = questo libro è mio; là colpa 
rè mìa = la colpa è mia; là cà l'è vdétra = la casa ò vostra. 

4. Proxomt dimostrativi. — Si usano come aggettivi e come sostantivi e sono : 
quèét, éto = questo, codesto; qilèll = quello; Iti = egli; stèss = stesso; téli = tale; 
inscifah = cosiffatto, i quali diventano femminili per lo più colle stesse regole del 
nome : quèéta, éta = qiiesta, codesta ; qiièla = quella ; lee = ella, essa ; ètèàa = stessa ; 
tal = tale ; mseifMa = cosiffatta. Al plurale fanno : quèàti, quièti, àti = questi, queste, 
quèj e qiiìj = quelli, quelle; l&r = essi, esse; Stèss = stessi, stesse; tdi = tali; in- 
scifaa = cosiffatti, cosiffatte. 

La forma sto, sta, sti si usa sempre quando è come aggettivo unita al nome : 
sto liber l'è bèli = questo libro è bello ; sfa scàia l'è lunga = questa scala è lunga ; 
Mi piàtt hin minga bèj = questi piatti non sono belli ; éti ros g'hcm on hon odor = 
queste rose hanno un bu.on odore ; sti voster pàròll i desmenteghi pii = codeste pa- 
role non lo dimentico più. 

La forma qiièst, quésta, qiièsti, qiiìsti si usa come predicato e come sostantivo ; 
là véra rcson l'è questa = la vera ragione è questa; el padròn bòn per ti l'è qiièst 
= il padrone buono per te è questo ; * tò càmts hin quièti = le tue camice son que- 
ste ; qiUsti hin i dànee che te pòàs dà = questi sono i danari che ti posso dare ; 
quèèta rè cà vita = questa è casa mia. 

Allo forme suddette si deve aggiungere eoètH = costui, che non si usa molto e 
sempre soltanto come sostantivo. 

Abbiamo anche in milanese alcuno enclitiche, che spesso tengono il luogo di al- 
cuni dei pronomi suddetti. Lo enclitiche el, là tengono luogo di quèll, qiieèt, quela, 
qiièsta ; l'enclitica /, tiene il luogo degli stessi pronomi al plurale; te g'hee sto t*à- 
rimaa ? - el irretivi pii = hai questo calamaio '? - non lo trovo più (questo) ; là ce- 
gnartl quèla maèstra che te me diti ier? - là mandar oo à ciàmà = verrà quella 
maestra della quale m'hai parlato ieri V - la manderò a chiamare (manderò a chiamar 
quella). L'enclitica ghe = ci, vi, tiene il luogo di à qiièèt, à qiièll, à Hi, à Ice, ecc., 
in qiièst, in qiièll, in Iti, in lee, ecc., à qiièla dona no ghe crèdi dna paròla = a 
quella donna non ci credo una parola ; el ghe pènéa sèmper à sòa viàder = ci pensa 
sempre a sua madre ; àia fàmilia el ghe pensa Hi = alla famiglia ci pensa lui ; in 
del lìber che te m'hee daa ghe trceiìvi nagòtt de bèli = nel libro che m'hai dato non 
vi trovo nulla di bello. 

ó. Pronomi relativi. Il pronome relativo ha due forme, el qudl, là quàl = il 
quale, la quale e che = che : quest'ultimo nei casi obliqui, dativo e ablativo, diventa 



XXIV 



PICCOLA GRAMMATICA 



cui : là ddna à c&i g'hoo daa là IHera Ve naneamò rivada = la donna a cui ho 
dato la lettera, non è ancora arrivata ; el di in cui finiroo sto làorà mrónt pii- 
rànea eontént = il giorno in cui finirò questo lavoro sarò pur contento. 

6) Pronomi interrogativi. I pronomi interrogativi sono: chi? = chi V ; che ròba'f 
che cosa ? ; cos'« ? = che ? ; che ? = che ? ; qìiàl ? = quale V ; quànt, o quanto ? = quanto? 
I primi tre sono sempre sostantivi, gli altri sono ora sostantivi, ora aggettivi, tranne 
che? ir quale é sempre aggettivo : che óra Ve? = che ora è V che vita te ftvet à Ge- 
fàlù ? = che vita facevi a Cefalù V Dei pronomi interrogativi i primi quattro sono inde- 
clinabili ; qitànt e qiiàì, possono usarsi al femminile e al plurale : quanta ròba te 
pòrtet? = quanta roba porti? qutinti fineU te g'hec? = quanti figli hai? qutii hin i 
tò Uber = quali sono i tuoi libri ? 

7. Pronomi indefiniti, I pronomi indefiniti sono: vun = uno; qiièidun = alcuno, 
qualcuno*, qiicighedun = qualcheduno; qiièicòéé = qualche cosa; cèrti = C6viì\ tilter 
= altro; Vtiltery on tllter, tal ttltcr = l'altro, un altro, tal altro; tànt = tanto; à/- 
tertànt = altrettanto ; pòcch = poco ; tròpp = troppo ; ògnidiln = ognuno, ciascuno : 
chi = chi ; chiunque = chiunque : chiseMa = chicchessia ; tiltt = tutto ; nimn = nes- 
suno, ninno, veruno ; niènt, nàgòtt = niente, nulla ; qualùnque = qualunque ; ógni 
= ogni. Fra questi tànt, pòcch, tròpp, tiitt, alter possono essere fatti femminili, tiiif, 
e tànt, possono anche essere fatti ])lurali ; tuli, tanti: gli altri sono invariabili. 



Paragrafo YII. 



I nainerali. 



1. I NUMERALI si possouo dividere in quattro gruppi : l'' cardinali che indicano 
la quantità numerica assoluta : 2** ordinali che indicano il numero d'ordine in una 
serie ; 3" distributivi, che indicano in che modo certi esseri o cose sieno distribuiti 
numericamente ; 4'' moltiplicanti che indicano quanto volte un essere o una cosa 
siano numericamente ripetuti. 

1. Numeri cardixali. 



1 


i-ùn, f. vùna 




e voeihia 


•> 


diiil, f. dò 


3 


triì f. tré 


4 


quàter 


5 


cìnqu 


6 


S'ès 


1 


sètt 


8 


vòlt 


9 


noeuv 


10 dés 


11 ■vi/.ndes 


12 dódes 


13 


trèdes 


14 


qua t òr de s 


15 


qiiìndes 



16 èedes 

17 dersètt 

18 desdòtt 

19 desnoeùv 

20 vint 

21 vintun 

22 vintidiin 

23 vinti tri i.eov. 

30 trénta 

31 trentun 

32 trentàduii 

40 quaranta 

41 quàràntun 

42 qtiàràntàdiiii 
50 cinquanta 
60 éesànta 



70 
80 
90 

100 
101 
102 
103 
200 
300 
400 
500 
600 
700 
800 
900 



no- 



éetdnta 
vottinta 
noànta e 

rànta 
cent 
centvùn 
cendiiii 
cent-trii, ecc 
diisént 
tresént 
quàtercènt 



seseént 
éètcént 
votcènt 
nceuvcènt 



1000 
1001 
1002 
1020 
1030 
2000 

3000 

4000 

10000 

100000 

200000 

lOOOOOO 



nula 

mileviln 

milediiii 

milemnt 

miletrénta 

domila e diìti- 
mila 

trhnila e tri- 
mila 

quàtcrmila 

desmlla 

centmUa 

diisentmlla 

on mìliòn 



DRL DIALETTO MILANESE 



XXV 



2. NUMKRI ORDLVALL 



11 

in 
v 

VI 
VII 

vili 

IX 
X 

XI 

XII 

XIII 

XIV 

XV 

XVI 

XVII 



pnmm 

èegònd 

fèrs- 

q II art 

quiìlt 

PcH 

s-ètiììi 

ottL'V 

nòno 

décim 

Undicésiìu 

dodieésini 

tredicésim 

qy,àtòrdicési)it 

qiiindicèsim 

s-edicésìm 

diciàsetèsim 



XVIII 

XIX 

XX 

XXI 

XXII 

XXX 

XL 

L 

LX 

LXX 



desdòtcsiia 

desnmtvèsitn 

vintésim 

vintunésiin 

vintiditèsiìn 

trentesim 

quàì'àntésiììi 

cinqiiÀntèsivi 

fieéàntesim 

èetàntésiin 



LXXX votàntésim 



XC 

C 

CI 

M 



noàntésim o ìiu- 
ràiitésim 
centesim 
centunesivi 
milésim 



CCCIOOO niilionésiiH 



NB. I uuineri oidiiiali suddetti dal 
decimo in poi si usano nel dialet- 
to, specialmente nel denominatore 
dello fi-azioni; ma più spesso si usa 
la circonlocuzione : quel di vù,n- 
des, di dodes, di vint, di trénta, 
di cent, di mila, ecc. Usano però 
molto le frasi : là centesima, là 
milésima vòlta. 

AvvERTKxzA. Tutti i numeri ordinali 
si fanno femminili aggiungendo al 
maschile un a, quando si riferi- 
scono a un nome femminile. 



3. Numerali distributivl 






Non si hanno nel dialetto che me- 
diante le locuzioni : à vOai à rùn, à diiil 
à diiii, à trii à trii, à quàter à qiiàter, 
à dés à dés, à vint à vint, à trénta à 
énta, à cent à cent. 
Per alcuni numeri usiamo anche modi 
ivorsi : a don^ènn, à centènn, à nii- 
liftra à ìniliòn, distributivi di 12, 100, 
1000, 1000000. 



4. Numerali moltiplicanti. 

Sono pochi : 

sèmplic = semplice 
dopi, dópia = duplice, doppio, doppia 
triplo = triplice, triplo 

quàdruplo = quadruplice, quadruplo 
quintuplo = quintuplice, quintuplo 
SH'tilplo = sestuplice, sestuplo 
déciljjlo = decuplo 

Diciamo però più volentieri : l'è dò vòlt 

tànt, l'è tre volt tànt, ecc. specialm. coi 

numeri dal quattro innanzi. 



Paràukafo Vili. — Il verbo. 

1. 1 verbi noi dialetto milanese si dividono, come i vei"bi italiani, in due grandi 
,ssi : transitivi e intransitivi; i verbi transitivi hanno due forme : la forma attiva 
a forma passiva. Oltre a queste due forme, abbiamo ancora la forma pronominale 

riflessiva., reciproca) e la forma impersonale. Il significato di tutte queste varie 
specie di verbi è in milanese perfettamente corrispondente alle formo italiane. 

2. Nel verbo milanese si hanno, come in italiano : 

a) DUE NUMERI : singolare e plurale ; 

b) tre persone : prima, seconda, terxa ; 
e) SETTE MODI : indicativo, condixionalc, imperativo, congiuntivo, infinito, 

«H*: participio, gerundio : 

^^K (/) SETTE TEMPI : presente, imperfelto, futuro, f tempi semplici), passato pros- 

^^B simo, trapassato prossimo, trapassato remoto, futuro 

^^K anteriore (tempi composti), 

1 tempi composti si coniugano mediante l'aiuto dei verbi ausiliari ; vcés = essere, 
ave - avere. 



XXVI 



PICCOLA GRAMMATICA 



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DEL DIALETTO ^r^.A^■ESE 



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"i n A i; 



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cS ;3 rt 



4 11 A 1? 



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4> •«^ -i. 



XXVIII 



PICCOLA GRAMMATICA 



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33 

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'■£ -S 



DEL DIALETTO MILANESE 



XXIX 



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-^ 


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^ 






'^ 



S '* 



•tv •-«:» 



-2 



XXX 



PKCOI.A ORAMMA l'K'A 



4. — Coniugazione dei verbi regolari. 

In milanese abbiamo quattro coniugazioni clie corrispondono allo quattro termi- 
nazioni dell" influito presente in italiano; anche in milanese è la terminazione del- 
l'infinito presente ciie le distingue. Lo quattro coniugazioni del verbo sono : 



1*^ Couiug. Infin. pres. iu a = are 

2^ è = èro 

n* conson. òro 

4.1 > > ì = irò 



lodA - 


= lodare 


ereA 


-■ creare 


vede 


= vedere 


mvè 


^ sapere 


hfj 


- leggero 


^■eriv 


- se li vere 


sentì = 


sentire 


oàpt 


= capire 



È evidente che le terminazioni tòniche della 1*. 2* e -^ couingazione contengono 1 
sincopata la finale ì^e doU'infinito italiano, che si appoggiava ad una vocale tònica', 
nella terza coniugazione, poiché la finale re si appoggiava ad una vocale àtona, si è 
perduta insieme con questa. 

Le quattro coniugazioni seguono i seguenti paradigmi : 



OONIUGAZKJNE i^RIMA. 



ATTI VO. 



M 01)0 I X I) I e A T I V o. 



Tempo presente. 



S ingioiare 



ppnM = i)en.sai"e 



Plurale 



mi pens-i = 10 penso 
H te pènA-et = tu pensi 
tu et ppììè-a = egli pensa 



nùn pènfi-em = noi pensiamo 
viàìter penA-ee = voi pensate 
lòr pèn^-en = essi jiensano. 



Tempo imperfetto. 



mi penè'-àva = pensavo 
ti te penà-dret = pensavi 
Ili el pen^-fira =^ pensava 



nUn pen^tlrem = pensavamo 
lutllter jìené-firet- pensavate 
lòr pen^'tiren - pensavano 



Tempo fìituro. 



mi pem-firoo = penserò 

ti te pem-àree -àrett = penserai 
la el penù-àrfl = penserà 



nu)i peii^-òrèniin = penseremo 
■viàìter pem-àrii ~ penserete 
lòr penè-àràn = penseranno 



lìiì hoo perno a -= ho 
ti t' liee = hai 

Ih l'ha = ha 



Prosato pro.'isimo. 

[ ~ V pensai 
I I a ^ pensasti 
f s, / pensò 



n&n èmm })eiis--fift=a:hhiamo I2 vpensammo 
vitilteràvii =avete | ì 5 | pensaste 

lòrhan =hanno (^ /pensarono 



DEL DIALETTO MILANESE XXXI 



Trapassato prossimo. 

mi àvéia pens-aa = io aveva i iìéii àvèvcvi pem-aa = avevamo t 

(ì fàrévet » = tu avevi \ peiisitto fiftltcràvécev > = avevate i pensato 

la l'ùccca ■■ = egli aveva ' ; (òr àrércn » = avevano f 

Trapassato reìnoto. 

mi hoo àviiii pens-aa = ebbi i 1 nunhéiiimaviiii pené-aa = ehhimoi 

ti t'hee -' = avesti . pensato 1 viàlter àcii » » = aveste jpeusato 

Tu l'Ila > » = ebbe ' ! lòr han » > = ebbero ' 



Futuro passato. 

lui àvarvu penè-aa = avrò i : u^nàvàrèmm pe>ii-aa = Rxiemo r 

il l'àvàree > = avrai \ pensato viàltcr àvàrii » = avrete < pensato 

tu l'àv^rà > = avrà ( lór àvàràìi » = avranno ' 

31 D O cu N <J I U N T l V . 

Tempo presente. 

che mi pensa = che io pensi I che ntln péiis-cni = che noi pensiamo 

» ti te pénè-et ^ » tu pensi i > vitLlter pens-èyov = * voi pensiate 

lu ci lìéni-a = » egli pensi | > lòr pèné-eii = > essi pensino 

Toupo imperfetto. 

' /" mi pen^-àiù - elio io pensassi 1 che nUu y^ow-flse;/* = che noi pensassimo 
ti te penè-Met = > tu pensassi [ » vitlUer pens-Mev = ^ voi pensaste 
Ih el pcni-àéé = * egli pensasse j ■» lòr . jiené-àien = > essi pensassero 

Passato prossimo. 

/"■ ///e d6m pens-aa = elio io abbia! ,' chenùn àbic ni pe/i-i-aa '^ che noi ab- ' 

\ -> ' liiamo l 

1 1 ^ 

fi tablet tu abbia / « :!. vitlltcr tifncc » = ■- voi ab- « 

\ § j biate \ § 

/«■ /'dim =. v egli abbia l | » /or Aè^tV;? > =, ;!> essi ab- 

f biano 

Trapassato pro.ssimo. 

mi àvèsà (tens-aa = che io avessi | die ntln àfHeni pem-aa = ohe noi 

avessimo 
Ut'àvèiet =. tu avessi l'i > vitlter mHev » = ohe voi 



a 



aveste 



lu l'àcèH- = .egli avesse/ ^ - /y/- àvèàcn » = che essi 

avessero 



XXXn PICCOLA (tRAMMATUA 



M (I DO CONDIZIONA L E . 

Tempo presente. 

mi pens-àrìa. o-àriss = poiisoroi nìln pcnà-àrìem, o-àriscm = penseiemmo 

il te penè-àriet o-àrièet « penseresti viàlter pené-àrìev o-àrléev = pensereste 

Iti pene-ària o-àriès = ponserebI)e lor pens-àrien o-àrìéeii = penserebbero 

Coìidixioìtale passato. 



mi avana pcnè-aa = avrei 

ti fàvàrtet * - avresti ^ [lonsato 

tu r maria = avrebbe 



nUn àvàrìem pens-aa = avremmo / o 
viàlter àvàrisev » = avreste ) g 
lor àvàrléen = avrebbero f E. 



Modo i .m i- e u a t i v o . 

=- .... pemcmm = pensiamo 

pém a = pensa jyemee = pensate 

ck'el péns-a = pensi che pénsen = pensino 

Modo infinito. 
Tempo presente. Tempo passato, 

pensa = pensare àvè pens-aa = aver pensato 

P A R T I e 1 I' I . 

Presente. Passato. 

pene -ani « pensante pené-aa = pensato 

Gerundio. 

Presente. '\ Passato. 

pens-tnd = pensando àvénd pens-aa = avendo pensato 

COMUGAZIOXE SECONDA. 
vede = vedere 
Modo indicativo. 
ìempo presente. 

mi véd-i = vedo ndn ved-em = vediamo 

ti te ved-et - vedi viàter ved-ii = vedete 

la et ved = vede lor véd-en = vedono 

Tempo imperfetto. 

mi ved-éva = vedeva I nUn ved-évem = vedevamo 

ti te ved-éi'et = vedevi vittlter ved-éoev = vedevate 

}ii el ved-éva = vedeva i lor ved-èven = vedevano 



DEL DIALETTO MILANESE 



XXXIII 



Temyo futuro. 



mi ved-àroo = vedrò 

/* teved-àreeo-àreit = vedrai 
lu el fed-àrà = vedrà 



n^n redàrèmm = vedremo 
màlter wd-àrii = vedrete 
lor ved-àrdn = vedranno 



I tempi composti si formano aggiungendo il participio' passato veduti = veduto 
i.lle rispettive voci del verbo ausiliario àvè = avere, come nel paradigna della prima 
coniugazione. 

Modo c o x a i u n t i v o. 
Tempo presente. 



che mi vèd-a = che io veda 
V ti te ved-et = > tu veda 
lu el véd-a = » egli veda 



che nÈn 'ved-em = che noi vediamo 
» viàlter vèd-egat: = » voi vediate 
> lòr vèd-en = > essi vedano 



che mi 'sed-eèé 
3 ti te ved-èset = 
» Hi el ved-ès^ = 



Tempo imperfetto 
= che io vedessi 



che nUn 'ved-èéem = che noi vedessimo 
» màlter ved- è Set- = » voi vedeste 
> lor ved-èéen = » essi vedessero 



tu vedessi 
egli vedesse 

I tempi composti si formano aggiungendo il participio passato vedicii = veduto 
alle rispettive voci del verbo ausiliario àrè = avere come nella prima coniugazione. 

Modo condizionale. 
Tempo presente. 

mi ma-àna o -àriss = vedrei | ntin ved-àrìem o -àrisem = vedremo 

\ti te ved-àriet o -àriset = vedresti mfllter ved-àriev o -àrièev = vedreste 

lu el ved-ària o -àrisft = vedrebbe 1 lòr ved-àHen o -àrtàen = vedrebbero 

II passato si forma col verbo ausiliario àvè e il pai*ticipie passato ■vediiil. 

M D I M P E R A T I V 0. 



ì>éd-a = vedi 

eh'el ved-a = veda 



Ted-èmm = vediamo 
ved-ii = vedete 

che féd-en = vedano 



Modo infinito. 



Presente, 
ved-è = vedere 



Presente, 
-ved-énf = vedente 



Passato, 
àr? veduti = aver veduto 



Participio. 



Passato. 
Ted-uil = veduto 



XXXIV 



1»IC00LA GRAMMA-rfCA 



Gr E R U N D I 0. 



Presente, 
ved-end = vedendo 



Passato, 
àvétul veduu = avendo veduto 



CONIUGAZIONE TERZA. 

r-red = credere 
Modo indicativo. 



Tempo presente. 



mi cred-i 
ti te eréd-et 
Hi et crèd 



credo 
credi 
crede 



«fi/i crèd-em = crediamo 
viàlter ered-ii = credete 
lór cred-en = credono 



Tempo imperfetto. 



mi cred-èva = credeva 
ti te cred-evet = credevi 
lii el cred-éva = credeva 



nun cred-érem = credevamo 
viMter cred-evev = credevate 
lòr cred-ècen = credevano 



E così di seguito sempre come la coniugazione seconda tranne nell'iniìnito pre- 
sente, e nell'imperativo seconda persona singolare, nelle quali due voci sì ha: 
cred = credere, cred = credi. 

CONIUGAZIONE QUARTA. 

dormì = dormire 

Modo indicativo. 

Te mp presente. 



mi dòrm-i = dormo 
ti te ddrm-et = dormi 
Hi el ddrm-a = dorme 



nUn dòrm-em 
vittlter dorm-ii 
lòr ddrm-en 



Tempo imperfetto. 



mi dorm-ìva = dormiva 
ti te dorm-ivet = dormivi 
Iti el dorm-ìva = dormiva 



nitn dorm-ivem 
mMter dorm-wev 
lòr dorm-ìven 



Tempo futuro. 



ijii dormir 00 = dormirò 

ti te dorm-iree o -irett »= dormirai 
lii el dorm-irà = dormirà 



nùn dorm-irèmm 
tntLlter dorni-irii 
lòr dorm-iràn 



dormiamo 

dormite 

dormono 



dormivamo 

dormivate 

dormivano 



dormiremo 

dormirete 

dormiranno 



DEL DIAI,ETTO MILANESE XXXV 

I tempi composti si formano colle rispettive voci del verbo ausiliario uve e coL 
participio passato dormii. 

II Congiuntivo e il Condizionale si formano come i tempi corrispondenti della 
seconda e terza coniugazione, colla differenza però che neìV Imperfetto Congiuntivo e 
nel Condizionale presente invece della desinenza -èie, -ària o -àrisé prende le de- 
sinenze -isé, -irìa -irièé : che mi dorm-iès, che lite dorm-U-et, ecc. ; mi dorm-irìa 
-iris-», ti te dorm-iriet o irU-et, ecc. ; nel Participio passato invece del suffisso- 
-iiii = -uto prende il suffisso -ii = -ito: dormii = dormito. 

3. — Osservazioni intorno alla coniugazione regolare attiva. 

OssKRVAZioNE I. — ■ La vocale caratteristica di coniugazione subisce qualche mo- 
dificazione. 

a) Nella prima l'a nelFIndicat. pres. rimane nella 'à'^ pcrs. sing. : nella l'*^ pers., 
si muta in i, nelle alti'e in e; nel Cong. pres. rimane nella 1^ o 3^ singol. nelle altre 
si muta pure in e. Nel resto della coniugazione rimane invariato. 

b) Nella seconda e nella terza coniugazione Te cade nella 3* sing. dell'Indie 
pres., si muta in i, nella 1» sing. e nella 2* plur., resta invariata nelle altre. Nel 
fut. Indie, e nel pres. Condiz. si muta in a ; così pure nel Cong. pres. 1* e 2* sing. 
e nell'Imperat. sing.; si muta in i nella 2*'' imper. plur. e in ti nel Participio pas-- 
sato. Nel resto della coniugazione rimane invariato. 

e) Nella quarta l'i si cambia in e nell'Indie, pres. 1» pers. sing. e 1=^. 2* 
plur., si cambia in a nella 3* singol. ; cosi pure si cambia in a nell'Imper. 2^, 3=* 
sing., in e nella l=s 3* plur. Nel resto della coniugazione rimane invariata. 

Osservazione II. — L'ausiliario ave quando è usato nei tempi composti perde 
la ,9' ohe ha quasi sempre davanti alle sue voci. Es. : hoo ditt, aveva crediiii, àvàroo 
/lensaa, avaria beviiii, mèèà podiiii, mentre le voci corrispondenti del verbo ave sono : 

1100, g' aveva, g'àvàroo., ecc. 
Osservazione III. — Manca al dialetto milanese il passato remoto, e ne fa le 
» il passato prossimo : hoo sàvilu = seppi e ho saputo, àvii màngiaa = mangiaste 
vete mangiato, ecc. 
Osservazione IV. — Una grandissima parte dei verbi di quarta coniugazione 
ma i temi del presente (Indicativo, Congiuntivo, Imperativo) con un ampliamento- 
s, che corrisponde all'italiano se. 

MODELLO DI QUARTA CONIUGAZIONE. 

coli' ampliamento s. 
capi = capire 

Modo indicativo. 



mt capi-s-i = capisco | nun capt-s-em = capiamo 

'^tì te càpì-è-et = capisci 1 vtàlter càp-ii = capite 

tò el càpi-sé = capisce | lor eàpi-s-en = capiscono 



XXXVI 



PICCOLA GRAMMATICA 



che mi càpt-s-a 
s ti te càpt-é-et 
> Ili el eàpì-é-a 



Modo congiuntivo. 



= che io capisca 
= » tu capisca 
» egli capisca 



che nun càpt-s-em = che noi capiamo 
» màlter càpi-é-ov = > voi capiate 
» lor càpì-P-en = > essi capiscano 



eaptsft 
eh' el càpi-i'-a 



Modo imperativo. 



capisci 
capisca 



eapimm . = capiamo 
capii = capite 
che capiseli = capiscano 



Rifiutano il rinforzo la 2* plur. dell'Indicativo, la 1* e la 2* plur. dell'Impera- 
tivo. Invece per estensione capita di udire qualche volta col rinforzo le voci del 
futuro Indicativo, e del Condizionale presente : 



Futuro. 



càpiéàroo 
te càpièàree 
ci càpisartl 



eaptsaremm 

capisàrii 

càpiMràti 



Condizionale 

càpiéàrisè 
càpisàrìéet 
càpisàriH- 



captsariitem 

càpiààrtsev 

eàpisàrtsen 



OssERVAZiONR Y. — Anche il dialetto milanese usa coi verbi intransitivi, nei 
tempi composti, l'ausiliario 'vèés- = essere, invece di àvè = avere. Es. : éont rivaa = 
sono arrivato, te ùee àndaa = sei andato, Ve mòrt = è morto, èèmm partii = siamo 
partiti, S'ii vegniiil = siete venuti, hin ereèiiii = sono cresciuti, ecc. 

OssERVAZioxE VI. — Alcuui verbi colla radicale in Oj troà, proti, mori, dori, 
vorè, ecc., nelle voci del presente in cui questo o è tonico, lo cambiano in oeu 
.teoeuvi, te trce/ìrèf. ci trceuva, trceuvem, troauven ; moeilri, te moeuret, el moeiìr. 
Tiioeùrem, moeUren ; me rinercsè che te doeura i d-ent = mi rincresce che ti dolgano 
i denti. 

4. Coniugazione passiva. — La coniugazione passiva si forma facendo seguire 
alle voci del verbo vè§P = essere, nel tempo che si vuol coniugare, il participio pas- 
sato del verbo transitivo. La 3"^ pars. sing. e la 3* plurale si possono esprimere anche 
per mezzo della particella pronominale se = si : là Poa vòs là .ve Sent de lontdn = 
la sua voce si ode (è udita) da lontano ; chHi ròbb no se véden che chi = certe cose 
non si vedono (sono vedute) che qui. / 

5. La coniugazione del verbo riflessivo si fa, premettendo alle voci del verlto 
zittivo le particelle pronominali: me, se, e^e, nel modo seguente : 



mi me vedi = io mi vedo 
ti te se vèdet = tu ti vedi 
Hi el ée véd = egli si vede 



nUn se védem = noi ci vediamo 
vitlter ve vedii = voi vi vedete 
lor se véden = essi si vedono 



Xeir INFINITO e nel gerundio la particella se si pospone: nell'infinito perde l'è; 



DEL DIALETTO MILANESE 



e si raddoppia nella 1*, 2*, 4» couiugazione : lodàsé, savèéP, mitrisi : nella 3* co- 
niugazione non si raddoppia, crédes, inécrives, rivdlyes, eee. Così nel gerundio perde 
semplicemente la e: lodàndes, vedèndes, credèndes, sentèndes. Nell'iMPERAaiyo le 
particelle pronominali si pospongono, perdendo la e, tranne che nella 3* pers. sing. 
e nella 3* plur. : tnceilvet, eh' el lìe mceuva, mochnes, movìves^ che se moeùven. 

6. Verbi irrk&olari. — Anche nel milanese vi sono molti verbi che, poco o 
molto, si scostano dal paradigma della propria coniugazione. Innanzi tutto i verbi; 
della quarta coniugazione che rinforzano colla s il presente, e corrispondono agli 
incoativi italiani col suffisso sco. Vi sono inoltre quelli che si scostano dal para- 
digma nel participio passato : 

Tabella dei verbi irregolari nel participio passato. 



1 àcondiscénd 


àcondiseès 


22 opònn 


0Jt)3S'< 


2 àcòrges 


àcdrt e àcorginii 


- 28 pari 


pare e paruil 


3 àgiùng 


àgiunt 


24 pèrd 


perà e perduu 


4 àmèit 


atrtèSè e àmettUii 


25 perSiiàd 


peréiiàs 


6 cceus 


còti 


26 preténd 


pretés e preteuduu 


6 eoticéd 


concèss e coneediiii 


27 promètt 


jjromèàs, promise e- 


7 conelud 


conclUs 




prometuii. 


8 eòr 


corà e eoriiii 


28 propònn 


propòét 


9 eorég 


corètt coregiiiii 


29 protèg 


protètt e protogiiiii 


lo deeul 


decìs 


30 ràcògl 


rcicdlt 


11 dewi 


àvèrt e dervii 


31 ridu 


ridott 


12 di 


ditt e dii 


32 rlsòlv 


risoli 


18 diètrUg 


diUrutt 


33 romp 


ròtt e rompiiii 


14 divìd 


divis 


34 éeompàrl 


scomptrs 


15 dori 


doriiii e dorii 


35 scopri 


scopèrt 


Iti esclud 


eselùs 


36 àeriv 


scritt 


17 frig 


fritt 


37 àenti 


sentUil e éentii 


18 ineìd 


ineìs 


38 spend 


épès e spendiiii 


19 iìidù 


indoit 


39 tceu 


toh 


20 invdid 


invàs 


40 vedS 


viét e *>(?(/«« 


21 mori 


mòrt 


41 t'oré 


vorsnii e voriiii 



Poi vi sono i verbi che si scostano dal paradigma nel presente. 

1) àudà Indie, sing. : voo, te vee, el va, plur. : vèmni, vii, vàii. Congiuntivo 
sing. : che mi vaga, che ti te vttghet, che lil el vtga, plur. : che nun eàghevi, che 
rlfllter vàghev, che lòr vàghen. Imperativo : m, eh'el vaga, che vàghen. 

2) dà Indicativo sing.: mi doo,tite dett, lil 'l dà, plur.: nun dèmm, viàlter 
dee, lòr dan. Congiuntivo: che mi daga, ehe ti te dàghet, che lil'l daga, plur.: che 
nUn dàghein, che viMter dàghev, che lòr dàghen. Imperativo: dà, cìic'l daga, che 
ilAghen. 

3) dì Indicativo: mi disi, ti te diset. Hi H dis, plur.: nun disem, viàlfer 



XXXVIH PICCOLA GRAMMATICA 



<lisii. lòr disen. Congiuntivo : ehe mi disa, che ti te diset, che Iti '/ dlsa, plur.: che 
uUn disem, che vìalter disègov, che lòr disen. Imperativo : che H disa, ehe disen. 

4) doè Indicativo : ini devi, ti te dévet, lii 'l dev, plur.: nùn dèvem, màlter 
dodi, lòr dècen. Congiuntivo : che mi deva., die ti te dévet, che lil 'l deva, plur.: 
che nUn dèvem, che lòr déven. 

5) fa Indicativo: mi foo, ti te fee, luH fa; plur.: ntìn femm, vitLlter fee, 
lòr fan. Congiuntivo: che mi fàga^ die ti te fàghet., che lii H fàga; plur.: che nun 
ftghem, che viàlter fàgkev, che lòr fàghen. Imperativo : fa, ehe 'Ifàga, che fàghen. 

ii) podè Indicativo : ini podi, e anche mi pòse, ti te podet, e anche ti te pò, 
Hi el pò. Irregolarità apparente perchè viene da pòd regolare. Manca l'Imperativo. 

7) sàvé Indicativo: mi eoo, ti te seti, lii el sa; plur.: ntin éèmm., lòr àan. Con- 
giuntivo : che mi sàpia, che ti te sàpiet, che lii 'l -sàpia; plur.: che nùn éàpìem, 
che viàlter èàpiev, ehe lòr ààpieti. 

8) sta Indicativo: mi ètoo, ti te étee, Iti 7 età; plur. : nùn stèmm, viàlter 
-étii, lòr stan. Congiuntivo: che mi àtàga, che ti te àtàghet, ehe Hi 7 ètàga ; plur.: 

che nun. stàghem, che viàlter étàghev, che lÒr Màghen. Imperativo: età, che ' l étàga , 
■ che stàglien. 

9) Yorè Indicativo : mi vtij accanto à mi vceiìri. Imperativo seconda persona 
sing.: voeur. 

10) Il verbo tceu dal tema toj si coniuga regolarmente: se non che muta l'o to- 
nico in oeu nel Pres. Indicativo, Congiuntivo, Imperativo e Infinito e perde l'j fiaale 
nell'infinito e nella 3* pers. Indicativo pres. del singolare e lo vocalizza in i nelle 
;altre voci, nelle quali pure qualche volta noa si sente. Es. toiéva, toiàroo, toièsé, 
ioiaria, ecc. 

Paragrafo. IX — Parti del discorso invariabili. 

Anche il dialetto milanese ha gli avvekbi, le preposizioni, le coNttiUNZioNi, le 
ixxEKiEzio.xi, che non sono variabili né per declinazione né per coniugazione ; ma in ciò 
il dialetto non è che lo specchio della lingua italiana. Ciascuna di tali parti del di- 
scorso ha le stesse divisioni, e le stesse funzioni ; anzi salve poche eccezioni e lievi 
mutamenti di desinenza, hanno le stesse terminazioni; per il che la grammatica del 
^dialetto a tale riguardo viene a confondersi colla grammatica della lingua. 



Tavola dichiarativa dei segni di pronuncia 



ai 

è > indicano l'a, e, o aperto tònico. 
ó ] 



ì indica 1' i tònico 

ù » Tu (colla pronuncia toscana) tònico 

fi =• rii lombardo tònico. 

à i 

è > indicano Fa, e, o chiuso tònico. 
ò ] 

à ] 

è > indicano 1' a, e, o aperto àtono 

ò ) 

y a ) 

e ) indicano l'a, e, o chiuso àtono. 
« J 

3* indica la s dolce di vaso, visita 

s > » dura di studio, speciale 

s :> ,', > strisciata. (Vedi Gramm. Far. 1, N. 4). 

s' e, s'g indicauo che la s non si fonde colla gutturale (V. Gramm. 
Par. 1, Nnni. 4). 



s, m. ' Prima lotterà dell' alfabeto e 
prima delle vocali. In mil. è maschile: 
pn a grand, piseinin, majiiécol, minU- 
éeol. Uno scherzo infantile dice; 60- 
chìn de fraa, è viòrt mi a, on a de Pa- 
via, è rnòrt Lu.sla; LiiUa de Mildn, è 
mòrt on càn... ecc. In ital. invece ò 
femm. In mil. non diventa mai ad, nep- 
pure quando procede una parola che co- 
minci per a. Paga à ehm ; spèti à àndà.,., 
e sim. 

1) Dall'essere Va la prima lettera del- 
l'alfab. si formò la locuz. figur.; dàlVa 
àia éHa = dall' a alla zeta, cioè dal prin- 
cipio alla fine, 

2) Forma anche in mil. le prepo§. ar- 
tic. ài (it. al, allo) ; tLla (it. alla) ; di (it. 
ai, agli, alle). 

3) Indica il luogo dove uno stia, 
vada, faccia una cosa qualunque; sont 
à Mildn = sono a Milano ; vdn ài cobi = 
vanno a dormire; cori à cà ^ coito a 
casa. 

4) Reggo i complem. di tempo; l'è 
rivaa ài qttàter = arrivò alle quattro ; 
el véli àia màtìna = viene alla mattina. 

5) Regge qualunque nome indicante 
un fatto a cui il fatto principale si rife- 
risce per ragion di tempo di luogo; 
Vhoo visi Ala fera = l'ho veduto alla fiera. 

1 



6) Correspettivo e opposto a de dà 
(come l'it. a è corr. e opp. a da) signi- 
fica distanza, intervallo, tutto ciò che 
si comprende fra due termini estremi, 
un punto qualunque intermedio ; el 
fa de Róma à Firénse = va da Roma 
a Firenze ; el dura dàla màtìna àia 
■slra = dura dalla mattina a sera, cioè 
brevissimo tempo. 

7) Preceduta e seguita da un sostant. 
che si ripete, indica situato di contro ; 
tnils à miis nas à nas = muso a muso ; 
faccia a faccia. Forma poi le locuz. elitt.; 
là finèstra à levdnt; el giàrdìn à tra- 
montana; là fàeidda dèla cà, l'è à po- 
nènt = la finestra a levante; il giardino 
a settentrione ; la facciata della casa è 
a ponente, cioè è volta a..., è espo- 
sta a... 

8) Si unisce a molti avv. e prop. di 
luogo di tempo ; vesìn ài fèugh = ac- 
canto al fuoco; dedree ài mwèll = dietro 
al muricciuolo. E a molti nomi che, pre- 
ceduti dalle pai-ticelle in, sul, e sini., 
fanno ufficio di prep. di luogo di tempo; 
in mèés' àia strada = in mezzo alla 
strada; bàtàll sul eoo à quèidun = get- 
tarlo sulla testa a qualcuno ; dendns à 
quUa bH'tia = davanti a quella bestia; 
Sòtt ài dòbi = sotto alle coltri. 



2 - 



aba 



9) Indica ciò che è l'oggetto e il ter- 
mine di qualunque azione ; voo à éèna, 
à spàss, à cticia = vado a cena, a spasso, 
a caccia ; pènéi ài àniìs • penso agli 
amici ; vòo àdree à l'onda = seguo l'o- 
pinione publica ; voo à dormi = vado a 
dorraii-e; utènti à cred - stento a credere; 
el riva à èàlvàmént = arriva a salvarsi. 

10) Colla stessa forza si usa dopo 
pai-tic. e agg. esprimenti azione e modi 
di azione, prima del nome o dell' inf. 
che significa il termine a cui si riferisce . 
l'azione o quel modo dell'azione; l'è 
si: èli à làorà = è svelto al lavoro ; dò- 
di ài parali déla intima » docile alle 
parole della mamma; fortunaa al gieugh 
= fortunato al giuoco. 

11) Traduce il ger. it. nelle frasi ; el 
hrUsa à locali = toccandolo brucia; ghe 
cittpi giist à bév = bevendo godo. 

12) Traduce il comp. indiretto che se- 
gue ì'ogg. dei V. trans ; ghe doo la mi- 
nestra ài fiolitt » dò la minestra ai 
bambini. 

13) Taciuto il verbo, si adopera a si- 
gnificare dedica ; àia regina di me pen- 
èér = alla regina dei miei pensieri. 

14) Prima del nome e dell' infinito 
vale : 

1) Che la cosa significata da quel 
nome e da queir infinito prova e dà 
ragione di crederne un'altra ; l'hoo co- 
noéÈU Ma vos » 1' ho conosciuto alla 
voce; à sentili domti Hi el g'hà resòn 
= a sentirlo lui solo, ha ragione. 

2) Che la còsa significata dal nome 
è dal verbo è cagione del fatto affermato 
nella prop.; i fung sèchen ài so = i fun- 
ghi seccano al sole. 

15) Davanti al femm. e al masch. 
sing. di alcuni agg. forma con essi dalle 
locuz. avverb.; Èia bòna = alla buona; 
fila Sordina = alla sordina ; àia francésa 
= alla francese ; andà via àia francésa 
= partire senza salutare nessuno. 

IG) Si unisce pure collo stesso effetto 
a qualche sost.; à, piesè « a piacere; à 
•penili = a pennello; « dispètt = a di- 
spetto ; sta in gésa à dispètt di sani - 
star per forza in un luogo dove chi c'è 
non lo vuole. 

17) Avverbiali e formate come le pre- 
cedenti sono un gran numero di locuz.; 
dà à nòli = dare a nolo ; compra à re- 
spir = comperare a credito; vend à creta, 
(M detàli, àl'ingròss - vendere a credito, 



al dettaglio, all' ingi'osso; stima à ceucc 
= stimare a occhio ; fila à man, à ma- 
china = filare a mano, a macchina ; éàldà 
à fetlgh = saldare a fuoco ; viv à pan e 
acqua = vivere a pane ed acqua; viv à 
pan e peéin = vivere strettamente ; gin- 
gà ài cari = giuocare alle carte ; fa à 
chi sta piisee sèri = fare a chi sta più 
serio. 

18) Significa anche la materia con cui 
è fatta la cosa, e il suo congegno, figura, 
disposizione ; quàder à oli = quadro ad 
olio; molin à veni = mulino a vento; 
orolòcc à àncora = orologio ad ancora; 
tàpee à scàcch, à fior, à righ, à fio- 
ràmm = tappeto a scacchi, a fiori, a 
righe, a rabeschi. Significa anche gli 
atteggiamenti della persona ; à eoo biòtt 
= a capo nudo ; à ceucc éàraa = a occhi 
chiusi ; à boca avèrta = a bocca aperta ; 
à gamb in ari = a gambe all'aria. 

19) Talvolta si premotte all' inf. pleo- 
nasticamente ; me soo à regola = mi so 
regolare ; me loca à pàregiàmm = mi 
tocca apparecchiarmi ; ed anche a prop.: 
bos incìda à sòr a là faciàda del Dònim 
= poesia in dialetto rustico' a proposito 
della facciata del Duomo. 

20) Qualchoduno dei precedenti modi, 
ripetuto due volte indica la ripetizione 
continuazione indefinita dell'atto nella 
stessa forma ; à pòcch à pòcch = a poco 
a poco ; à diiu à diiii « a due a due. 

21) Ha spesso l'ufficio della prep. per 
nelle prep. finali : el se vòlta à guarda 
= si volta por vedere ; hoo doviiil fer- 
màmm à riposa = ho dovuto formaimi 
per riposare. 

àj ah, interiez. = ah ! ; à! se minciòna 
minga = ah ! non si fa celia. Significa 
anche: che! pronunziato coli' e larga, 
modo famigliare di negare recisamente ; 
te see nialaa? — à! stoo benòn = sei 
ammalato? — che! sto benissimo. 

aau. 

1) Interior, esclamat. aah! di chi si 
ricorda o intende cosa che non aveva 
capita prima; aanf ade ss me regòrdi ! 
= aah ! adesso mi ricordo ! ; aan .' àdcss 
va ben.' = aah! orava bene! 

2) Esclam. di domanda, e vale : sono [' 
non sono un uomo io? Si poteva trovar 
di meglio? Vi sarebbe venuto in mente? 
(Manzoni). 

àbaa, s. m. = abate; titolare di un'abbazia 
superiore di un monastero. Genoralm. 



m 



aba 



sii 



si dice : pdcler àbaa = padre abate. Più 
comunente si dice dei chierici non sa- 
cerdoti nel nominarli ed è titolo che di 
ordinario si mette prima del cognome ; 
l'àbaa Foiaa = l'abate Fossati; vestisi' 
de àbaa = vestir l'abito, vestirsi prete. 

àbàdìn, s. m. = abatino; dimin. di abate. 

àbaa gbicc, àbaa d'on gbicc, m. s. = 
abatouzolo, abatiicciaccio, abatucolo : di- 
spregio di abate; in questo senso anche: 
scora ormì^ gliicc, cereghett, pisamo- 
chètt. 



àbnchìn, 



= abachino: dimin. di 



di abbaco. 

àbaco, s. m. = abbaco : il libretto dove si 
impara a faro i conti. 

abain,* s. m. = abbaino. Piccola costru- 
zione soprattetto con una finestra por 
dar luce a soffitte o stanze e anche por 
uscire sul tetto. Alle volte se no fanno 
de' tanto grandi che sono anche abitabili. 

àbàndòu,* s. m. = abbandono. Voce del 
dialetto che tende ad avvicinarsi alla 
lingua nazionale. Il dialetto vecchio, in 
qualche quartiere parlato ancora, dice : 
bandoli. Vedi. 

àbàiidoiià, r. att. = abbandonare. 

1) Non curare, non occuparsi più di 
cose, a cui sarebbe necessaria la nostra 
assistenza : àbàndonà là famìlia = ab- 
bandonare la famiglia. 

2) Lasciare anche per poco chi abbia 
bisogno di una assistenza continua ; /' è 
on nialaa che se pò minga àbàndonà 
on moment = è un ammalato che non 
si può abbandonare un istante. Vedi 
bàudoiià. 

àbàsg'iòr, s. m. = ventola, paralume; que- 
sto in Toscana meno comune. Dal fran- 
cese abat-jour : quell'arnese di latta o 
cartoncino o di carte colorate, fatto a 
cono tronco, che a qualclie distanza cir- 
' conda la fiamma della lucerna e ne para 

la luce orizzontalmente all' intorno. 
àbàsàmènt,* s. m. abbassamento. L'ab- 
bassare noi vari suoi significati. Più 
volg,, sbàsàmèiit. 
àbàsàs.s,* V. rifl. = abbassarsi, nel senso 
figurato di umiliar.-i : far cosa che ri- 
pugni al sentimento della propria di- 
j guità; pvtòst che làortl ci se àbftsa à 
L cerca là caritaa = piuttosto che lavorare 
f sì_ abbassa a chiedere l' elemosina. 
\ àbàsia, s. f. = badìa, abbazia, monastero 
di monaci: l'àbasìa de Ccràràll = l'ab- 
' bazia di Chiaravallc. 



àbàss, = sotto; l'è in là car dènsa àbàss = 
è neir armadio sotto, cioè nella' parte 
inferiore : là piànta àbàss l'è gròsa, in 
scìma l'è stìtìla = l'albero nella parte 
inferiore è gi'osso, nella superiore è sot- 
tile. 

1) Invece che àbàss dice anche il mil., 
àbàso per esprimere un sentimento av- 
verso a cose persone rivestite di pub- 
blica autorità ; àbàso el Ministèri = ab- 
basso il Ministero ; àbàso i tàss sii là 
mica = abbasso le imposto sul pane. 

2) àbàso è anche voce di intimazione 
quando si vuole che si cali il sipario 
nei teatri, o che altri segga o si levi il 
cappello, perchè non ci tolga il vedere. 
È modo imparato dai_ francesi. 

àbàtt, r. alt. abbattere; ma non nel senso 
di buttar giù, sibbene nel senso fig., detto 
di una malattia che abbatte l'energia fi- 
sica, e delle forti passioni che abbattono 
lo spirito; là fcver là me àbàtt = la febbre 
mi abbatte. 

àbàtiiii, part. jmss. di àbàtt = abbattuto: 
si dice di chi non solo abbia l'animo 
afflitto e depresso, ma lo dimostri anche 
coU'espressione del viso e degli occhi. 

abdica, v. att. = abdicare : rinunziare so- 

' lonnemente al potere supremo. 

abecee, s. m. = abbici: alfabeto; sàvè 
ndnca l abecee = non sapere l'abici; 
essere ignorantissimo ; là maèstra de 
V abecee = la maestra dell'asilo: che in- 
segna i primi elementi per la lettura. 

àbecedàrì, detto anche talvolta àbeze- 
dàri, s. m. = abbecedario: libretto dove è 
l'alfabeto e col quale si insegna a leggere. 

àbèli,* V. att. vedi imbèlì. 

àbèliiuèiit,* s. m. = abbellimento : ciò 
che si fa per render bella una cosa, bi 
usa per lo più al plur. 

1) Si dice specialm. di quanto si fa 
per render sano, commodo e piacevole 
il soggiorno di una città, e renderne 
l'aspetto elegante e magnilico. 

2) T, mus., ornamento della musica; 
grup])ctto, mordente, trillo e sim. 

àberàsiòn,* s. f. = aberrazione : lìersua- 
sione falsa, quasi sminuimento dell'in- 
telletto; scusa, t' hoo ofès in on moment 
de àberàiiòn = perdonami, t' ho offeso 
in un momento di aberrazione. 

àbet,s. m. vedi àbìt,* voce meno volgare. 

abiess, .s-. m. = abete: albero d'alto fustj 
usato in molti lavori, Più volg. si dico 
pèscia. Vedi. 



abi 



_ 4 - 



abo 



àbilj* a^g. - abile, idoneo, capace: che 

ha delle qualità volute dalla legge. 
àbilitaa, -s. f. = abilità. 

1) Capacità e perizia in un'arte; l'è 
Oli oréces de gran àbilitaa = è un ore- 
fice di molta capacità, molto esperto. 

2) Imprudenza, ardire ; el g'à àvilil 
V àbilitaa debàtt eòa mdder = ebbe l'ar- 
dire di percuotere sua madre. 

3) A chi si vanti di aver fatto cosa 
che sia molto facile si direbbe ; viij, che 
àbilitaa! = bella abilità. 

4) Ironie; el g'hà V àbilitaa de secai 
tiice = ha l'abilità di annoiar tutti. 

5) Locuz. avverb.; cont àbilitaa = con 
abilità, abilmente. 

àbiss,* s. in. = abisso : cavità smisurata, 

voragiiie senza fondo. 
àbit,* s. m. = vestito. 

1) Più volte vale abitino, quel segno 
di devozione verso la Vergine, formato 
di due pezzi di stoffa o panno coli' im- 
magine e il nome di lei attaccati a due 
nastri da poi-tare al collo sotto le vesti. 

2) T. dei med. Costituzione fisica; 
tibit àcrofolòs, sanguign, àpoplètich = 
abito scrofoloso, sanguigno, apopletico. 

abita) ». alt. = abitare. Vedi sta, 

àbitaa) part. pass, di abita = abitato; l'è 
on Hit àbitaa = è un luogo abitato. 

abitàbile agg. = abitabile : che si può abi- 
tare. 

àbitànt, s. in. = abitante ; Milàn el g'hà 
pùsée de 440,000 dbitdnt = Milano ha più 
di 440,000 ab. 

àbitàsiòn,* s. f. = abitazione. 

1) locai de àbitàsiòn = locali d'abi- 
tazione: contrario ai locali destinati per 
magazzini o botteghe. 

àbitiìà,* V. att. = abituare, avvezzare : far 
prendere delle abitudini ; bisogna abitua 
i fièli à ilbedl = bisogna abituare i ra- 
gazzi ad ubbodire. 

1) Assuefare : far che uno pigli un'a- 
bitudine, sicshè gli riesca facile, gradito, 
ecc., ciò che prima gli sarebbe stato mo- 
lesto e difficile. 

àbitttaa,* part. pass, di abitila^ avvezzo, 
avvezzato. 

1) mal àbitiiaa = mal'avvezzo. Si dice 
comunemente di ragazzo male avvez- 
zato. 

àbittìàssj* V. rifl. = abituarsi, avvezzarsi, 
assuefarsi: prendere una abitudine; àbi- 
tuàss ài frècc = abituarsi al freddo. 
X) àbitvàss mal = avvezzarsi niale: 



prendere delle abitudini e crearsi cosi 
dei bisogni che non si avrà poi sempre 
il modo di soddisfare. 
àbitfìdin,* s. f. = abitudine, assuefaziono.j 
disposizione acquistata per atti ripetuti ; 
g'ho minga l'àbit^din de fumtl. = noiij 
ho l'abitudine di fumare. 

1) L'atto e l'effetto dell'assuefarsi 
schiav diàbittìdin = abitudinario: chi va 
troppo dietro ed è troppo ligio alle abi- 
tudini prese. 

2) per àbitùdin = abitualmente: per' 
abitudine o assiiefazione. • 

ablativo àsoluto: l'è al ablativo àsòluto, 
è un modo di dire che significa : è al 
verde, non ha più un soldo. 

àbocaa e àbocàto, agg. = abbocato. Detto 
di vino. 

1) Che pende al dolce; contrario di 
brusco. 

2) Detto di chi beve il vino e che ha 
palato giusto per giudicarne. 

àbocàmént, s. m. = abboccamento : il ri- 
trovarsi por parlare o venire a spiega- 
zioni di due più persone. 

àboiià; V. att. = abbonare, nel signifi- 
cato di 

1) Prendere o pagare l'abbonamento 
per un altro ; hoo àbonaa el me fièli ài 
teàter = ho preso l'abbonamento per 
(ho abbonato) mio' figlio al teatro. 

2) Acconsentire che una somma, di 
cui uno si riconosce debitore, si defalchi 
nell'atto del pagamento da una maggior 
somma che gli sia dovuta. 

àbonaa^ s. vi. = abbonato: chi ha proso! 
l'abbonamento; àbonaa ài teàter, àia 
ferocia., ài giorndl, ài bàgn, e sira. = 
abbonato al teatro alle strade ferrate, al 
giornale, al bagno, e sim. 

1) Si dice per ischerzo di uno che va 
spessissimo in una casa, specialmente 
a pranzo, o in qualunque altro luogo. 

àbonàméut, s. m. = abbonamento. 

1) Contratto per cui chi paga una certa 
somma ha per un dato tempo libero ac- 
cesso in un luogo, ovvero diritto all'uso 
di una cosa o di un servizio determi- 
nato; àbonàment ài peruchee = aboaam. 
col parrucchiere ; àbonàmènt à l'Espo- 
sisiòn = abbonam. all' Esposizione. 

2) Associazione. Il contratto di chi si 
associa a un'opera. 

àbonàss, ». rifl. = abbonarsi : prender 
l'abbonamento. Di opere a stampa si 
dice meglio in it. assocjai'si. 



abo 



- 5 - 



ace 



ijàboiulànsa,* e deriv. Y. boudiins». 

sibonóra, meglio bonóra, am\ = j3cr tem- 
po, di biiou mattino. 

àborì, * V. att. = aborrirò : aver on-oro 
avversione per cose e persone; mi 
àbdri i ciàrlatdn = io aborro i ciarla- 
tani. Si dice iperbolicam. di qualunque 
forte ripugnanza ; àbòri el vin = aborro 
il vino: non mi piace affatto il vino. 

àbòrt, * s. m. aborto: parto immaturo e 
l'atto dell'abortire. 

1) Si dice di opera di mano e d' in- 
gegno riuscita imperfettaniento ; quèll, 
qudder ti l'è on àbdri = quel quadro ò 
un aborto. 

2) Si dice di persona mal conformata 
e quasi deformo. 

àbort V. att. = abortire: fare un aborto. 
àbòss vedi sbòss. I più colti pronunciano 

.àbdzz, sbòzz. 
àbresg'è, s. m. = compendio, ristretto ; 

in àbresg'è = compendiosamente, in 

compendio. Dal frane, abrégé. 
àbriitì,* ^'. att. = abbrutire: render l'uomo 

simile al bruto nello stato della mento 

«0 dell'animo o nell'atto esteriore; i visi 
àbrutìsen l'òmm = i vizi abbrutiscono 
l'uomo. 

àbriitimèut,* s. in. = abbrutimento: lo 
stato di una persona abbrutita. 

àbsens dotto anche àbsènsi^ s. m. = as- 
senzio. Arthemisia absintitim. Pianta 
medicinale amarissima. 

1) Anche il liquore con estratto di 
assenzio; l'àbsem V insitipidiss = l'as- 
senzio ronde stupidi. 

jàbfis ora anche abuso,* s. m. = abuso: 
eccesso nell' uso. Si dice di cose con- 
trario alle leggi, alle regole, alle con- 
suetudini ; in là mìa sedia gW è tròpp 
abiisi = nella mia scuola sono troppi 
abusi. 

jàbiisà, V. att. = abusare: eccedere nel- 
l'uso; te àbùset dcla mìa paéiènéa = 

! abusi della mia pazienza. 

àbilsìn, s. m. = spillo: forellino che si 
fa in qualsiasi luogo della botte, ma 

j specialmente nei fondi, per cavarne 
vino itt piccolissima quantità, por as- 

■^saggiarlo. 

S,ca = acca: nome dell'ottava lettera del- 
l'alfabeto. Si usa nelle locuzioni: elvar 
! on fica ; el ne §à on tlca, col significato 
di niente : vale niente ; non ne sa niente. 

àcìuìèmia, s. f. = accademia. 

1) Trattenimento poetico, musicalo o 



d'altro genere ; stasera gh'c àeàdèmia 
ài Conservatòri = questa sera c'è acca- 
demia al Conservatorio. 

2) Si dice anche di scuola pubblica 
dove si insegna un'arte; V àeàdèmia de 
Brera = l'accademia di belle arti nel 
palazzo di Brera ; l' àeàdèmia di fèlo- 
dràmàtich = l'accademia dei filodram- 
matici. 

àcàdéiuicb, agg. = accademico : detto di 
un discorso fatto per puro trattenimento 
non con un fine o proposito ; te l'Iioo 
ditt mi Ve véra; ma l'è staa on di- 
scórs acàdémich = è vero, te lo dissi 
io ; ma fu un discorso accademico. 

àcàmpà, V. att. = allegare ; àcamjìà di 
resòn = allegare ragioni. 

iicàmpàmént, s. m. = accampamento: 
luogo dove l'esercito ò accampato. 

àcàmpàss, v. rifl. = accamparsi e accam- 
pare : il fermarsi dell'esercito alla cam- 
pagna per pili meno tempo, sotto 
tendo, baracche o anche al sereno. 

àcàpàrà,* v. att. = accaparrare, capar- 
rare. Fissar la compra di qualche cosa, 
assicurarsi d' averla ad avere ; àeàpàrfl 
i post ài teàter = accaparrare i posti 
al teatro. Si dice più volgar. fisa. Vedi 

àcàsgrió, V. mògheii, s. m. = acaciù. 
Cass2*rm?n pò w^/el■MH^. Albero dpir Ame- 
rica, di fratti saporiti, il cui legno servo 
per mobili, 

àceleràndo* = accelerando. T. mus. Ese- 
guire un movimento più lesto. 

àcenaa, agg. = accennato, nel senso di 
segnato leggermente : è voce usata spc- 
cialm. dai pittori e dai disegnatori. 

àcéiit, s. m. = accento. 

1) Il segno che indica dove V acconto 
cade. 

2) T. mus. L'espressione che si dà 
alla frase musicale ; là canta cont on 
àcént dolcisim = canta con acconto dol- 
cissimo. 

àcentràmént,* s. m. = accentraijiento : il 
fatto dell'accentrare ; il far chp al cen- 
tro, alla capitale si portino tutte le am- 
ministrazioni più importanti o di là si 
diriga tutte quelle della nazione. 

àcentiià,*' v. att. = accentuare. Far spic- 
care, leggendo, lo parole di un discorso, 
per fermarvi su l'attenzione. 

àcer, s. m. = acero, acer plantanoides: 
albero da lavoro. 

àcertàj* v. att. = accertare: far certo uno 
di una cosa, o dar per certa una eosa 



ae« 



- G - 



aci 



a uuo, assicurando elio sta come si dice ; 

te àcerti vii die hin pròpri àndaa via = 

t' accolto che son proprio partiti. 
àcèrtàss, v. ri fi. = accertarsi, rendersi, 

certo di una cosa, assicurarsene ; Vui 

àcèrtàmm se el treno el va vìa àidès = 

voglio accertarmi se il trono parte alle 

dieci. 
acés 9 partic. = acceso , accerito : detto 

del viso, della carnagione molto colorita. 
1) Vale anche ad indicare la forza 

di un sentimento ; o Oesiì^ d'amor àcès 

= Gesù, acceso d'amore. 
àcéslt, s. f. = accessit. T. scoi. lat. Si 

dà l'accessit a quello che si avvicina 

di più al premiato. Va disusando la 

ctì^a e con lei la parola. 
àcèsSri . s. m. = accessorio : nel senso 

di qualità accessoria, parti, proporzioni 

accessorie. Vale spesso : cosa di poca 

importanza. 
àcèss, s. m. = accesso. 

1) T. nied. Il sopravvenire dei feno- 
meni che in alcune malattie si ripetono 
sotto la stossa forma, con intervalli 
uguali no ; on àcèss de tose = un 
accesso di tosse. 

2) Si unisce a strada \ strada d'à- 
eess = la strada per cui si accedo a 
un luogo. 

àcètà, verbo alt. = accettare : dichiai-are 
che si è disposti a ricevere cosa che 
ci sia offerta a fino di gratificarci ; à- 
cetà on regali, on invìi = accettare un 
regalo, un invito. 

1) Dichiarare che si è disposti ad 
assumere un ufficio o incarico che 
importi obblighi, avendo pure il diritto 
di ricusarlo ; àcetà on incdrich, on im- 
piègh, là cMedra e sini. = accettare un 
incarico, un impiego, la cattedra e simili. 

2) Riconoscere per buono , ammissi- 
bile, giusto ; àcettl dna propòsta, i con- 
disiòn., on consili = accettare una pro- 
posta, le condizioni, un consiglio. 

3) àcetà V ereditaa = accettare l'e- 
redità, assumere la qualità e con essa 
tutti gli obblighi di erede; àcetà l'ei-e- 
ditaa col beìieftsi de l'inventàri = ac- 
cettare l'eredità col benefizio di inven- 
tario, cioè sotto la condizione che gli 
aggravi non superino l'attivo. 

4) àcetà dna cambiai = accettare 
una cambiale, cioè mettere a piò di 
ossa la propria firma por assumere l'ob- 
bligo dol pagamento. 



5) àcetà el hòn chéur = accettare 
il buon cuore: si suol dire per iscu- 
sare la piccolezza dell'offerta. 

6) accogliere, gradire ; el preghi de 
àcetà sti polàster = la prego di accet 
tare, di gradire questi polli. 

àcètàbil.* agg. = accettabile, da accet 
tarsi, che si può accettai'e. 

àcètànt.* part. pres. = accettante : coluii 
che accetta una cambiale per pagarnei 
il valore alla scadenza. 

àcètàsiòn * f. = accettazione : l'atto col 
quale si accetta una cambiale, e la 
firma che si mette a pie della cambialo 
in segno d'averla accettata. 

acetato. = voce colla quale uno a cui 
vien fatta una proposta, una sfida, di- 
chiara energicamente di accettarla. In 
ital. : accetto, sia. 

acetosa, s. f. = acetosa : acqua con zuc- 
chero e aceto, o addolcita con sciroppo 
d'aceto. Dicono anche i Toscani : suz- 
zachera. 

àcetoséla, s. f. = acetosella. Oxalis 
acetosella, sorta di pianta. 

àciàcch, s. m. = acciacco, malattia. Vedi 
màlìngher. 

acid. = acido. 

1) a^g. Di sapore simile a quello del- 
l'aceto e di sostanze che hanno questo 
sapore, come le frutte aspre, acerbe. 

2) sost. Lo stesso che sapore acido ; 
sto vtn rhàciàpaa l'acid = questo vino 
ha preso l'acido. 

3) acid. t. chim. acid nitrich, pru~ 
* sich, càrbònich e sim. = acido nitrico, 

prussico, carbonico, e sim. In generale 
si chiamano / acid. = gli acidi. 
àcidént, s. m. = accidente, caso, avve- 
nimento non previsto. 

1) T. mus. Nome comune al diesis, 
doppio diesis, doppio bimoUe, bimolle, 
biquadro. 

2) colpo d'apoplessia; àcidént ful- 
mindnt = accidente di gocciola, a secco, 
cioè seguito da morte istantanea; moH 
d' àcidént = morir d'accidente. 

3) l'è on àcidént = è un accidente : 
si dice famigliarmento di persona è 
specialmente di donna brutta e cattiva 
e di ragazzo irrequieto, disobbediente-; 
on àcidént d'on óm?n = un accidem 
d'uomo dicesi di chi dimostri eccesi 
sforzo di azione. 

4) come on àcidént = come un aci 
dente : dichiara una particolare onorg 



aci 



- 7 - 



ACÒ 



doli' azione significata dal verbo ; quéll 
cavali el cor cóme on àcidènt « quel 

.' cavallo corre come un accidente. - 
5) per àcidènt = per accidente. Modo 
avverbiale che significa: fortuitamente, 
per caso. 

àcidentaa, pari. pass. « accidentato: 
uomo che, essendo stato colpito una 
volta d'apoplessia, ne è rimasto cagio- 
noso, impotente. 

àcidentàlitaa, * s. /". = accidentalità: 

■ caso -fortuito. 

àcidentàlment, * avv. = accidentalmen- 
te, per caso,' casualmente. 
ùcidénti * - accidenti, accipreti. Escla- 

• mazione di assentimento o di convin- 
zione. Modo plebeo in mil. come in it. 

àcidia, * = s. /". «= accidia: uno dei sette 
peccati mortali. Pigrizia, ' svogliatezza 
d'ogni opera buona. 

àcogliénsa, * s. f. ■ accoglienza : di- 

• mostraziono di sentimenti diversi che 

si fa a chi arriva. 
** »» 1) fa àcogliensa = fare accoglienza : 
significa senz' altro far buona acco- 
glienza. 

àcSlìt. T. eccl. »=■ accolito. Cherico che 
ha il quarto degli ordini minori. 

àcolt, * pari. pass. ■=" accolto: colui che 
riceve l'accoglienza; ben, mal àcòlt = 
accolto bene, male. 

àcoinodàmént, * s. ?w. = accomodamento: 
l'accordo fra due parti che siano state 

• in lite in questione, cedendo tutt'e 
due qualche cosa delle prime pretese. 

àcompàgnà; * più comiin. compagna = 
accompagnare: andare in compagnia; 
seguir da vicino cose o persone a di- 

- mostrazione di affetto, o per ' atto di 
cortesia, o per assistenza, o per guar- 
dia ; chi l'è che me accompagna à scola? 

■ i= chi mi accompagna a scuola? 

1) àcompàgnà col cheur = accompa- 
gnar col cuore. Si dice quando si fanno 

- ' voti, perchè chi parte per una impresa 

riesca. - 

2) che Dìo el te àcompàgnà ! •= Dio ti 
accompagni! Saluto ed augurio a chi parte. 

3) àcompàgnà l'usa = accompagnar 
ru.scio. Regolarne il mòto, perchè non 
batta troppo forte nel chiudersi < 

4) àcompàgnà el mòri = accompa- 
gnare il morto, cioè prender parte al- 
l' accompagnamento. - Vedi f iiiieràl. 

5) àcompàgnà i color, i staff, e sim. 
= accompagnare i colori, le stoffe e sim. 



Si dice quando, per l'uso che se no 
vuol faro, i colori, le stoffe, ecc., de- 
vono essere simili. 

(5) T. mus. Fare l'accompagnamento. 
Vedi àcompàgriiàinént. 

àcompàgnaa,* /)ari.^ass. = accompagnato. 

Ij Di sposi, amici, o persone che 

vivono insieme d'accordo per qualità o 

inclinazioni simili ; hin ben àeompà- 

gnaa = sono bene accompagnati. 

2) Di chi ha qualcuno in compagnia 
specialmente come guida o custode. 

àcoiupàg'iiàdòr) * s. m. = accompagna- 
tore : colui che accompagna, che fa 
accompagnamento al pianoforte o con 
altro strumento. 

«àcompàgiiàméut, * s. m. = accompa- 
monto. T. mus. Note d'armonia ese- 
guite da una o più voci, o strumenti, 
che devono seguire l'andamento e aiu- 
tar l'effetto di una parte principale ese- 
guita da altre voci o strumenti; o an- 
che dallo stesso strumento ; àcompà- 
gnàmént d' òrchèétra » accompagna- 
mento d'orchestra. 

àcompàgnàss * v. rifless. « accompa- 
gnarsi, mettersi insieme. Detto di uomini 
e donne ; el Signor ie fa e lor se 
àcom,pàgneti = Dio li fa, li crea ed essi 
si accompagnano; quasi a loro arbitrio 
e contro la volontà di Dio. 

1) Parsi da sé stessi l'accompagr.i • 
mento al pianoforte, o coUa chitarra o 
simile. 

àcondiscénd, v. att. « accondiscendere, 
aderire, acconsentire. Adattare la pro- 
pria volontà a quella d'altri che co ne 
richieda. 

àconit; s. m. = aconito, aconitum. Erba 
medicinale e velenosa. 

sicòrd, s. m. = accordo: unità di pareri, 
di voleri, di intenti , tra due o più 
persone sopra lo stesso oggetto e in 
vista di un fine determinato ; tra i 
giUdes gh'è on àedrd miràbil = tra i 
giudici vi è un accordo ammirabile. 

1) Buona intelligenza, buona armonia 
fra più persone che vivono insieme ; 
in fàmtlia gh'è on gran àcdrd = in 
famiglia c'è un grande accordo, una 
grande armonia. 

2) Nel senso di àcomodàméut = 
accomodamento. Yedi. 

3) T. mus. Unione di più suoni che. 
fanno insieme armonia ; bèi qiiij àedrd ! 
= belli quegli accordi! 



aco 



4) d'àcórd » d' accordo ; concorde- 
mente, di comune accordo, di comune 
consenso. È comune la frase : d'amor e 
d'àedrd nello stesso significato. 

5) vèss d'àedrd ; àììdà d'àedrd = es- 
sere, andar d'accordo. 

6) me tee d'àedrd = accordarsi. 

7) resta d'àedrd = rimanere, restare 
d'accordo. Indica il partito che era in- 
toso fra due o più persone, quando si 
sono separate. 

8) de bdn àedrd = di buon accordo. 
àcordà; * v. alt. = accordare. 

1) Concedere una grazia, un privile- 
gio, un favore. In tal caso però in mi- 
lanese è più usato dà, làsà. Vedi. 

2) Menar buona o accettare per buona 
una affermazione. Meglio àmètt. 

àcorgres, v. alt. •= accorgersi : venire in 
cognizione di una cosa per segni da 
cui si argomenti ; me àedrgi che te 
stUdiet nò = mi accorgo che non studi. 

1) E anche di una cosa che cada 
sotto i sensi, ma che non si fosse av- 
vertita prima o potesse non avvertirsi ; 
me soni acorgiùu che el vìn el calava 
in del vàéèll = mi sono accorto che il 
vino scemava nella botte. 

2) Di una cosa che si faccia con 
molta facilità e con qualche diletto si 
dice : là §e fa éénéa àcdrgeà » la si fa 
senza accorgersi. 

3) Parlando di persona che faccia 
cosa da cui le abbia a venir un danno 
che non prevede si dice : el ée àccor- 
giàrcl, el ée àccorgiàrà lu = se ne 
accorgerà ; se ne accorgerà lui ; te vele- 
rei minga tibedi? te se àcorgiàrett = 
non vuoi obbedire? te ne accorgerai: 
cioè vedrai che te ne verrà danno. Or- 
mai questo verbo ha quasi del tutto 
sostituito il vecchio nàcòrg'es. 

4) Avvedersi. El se àcdì-g ehi g'hà 
vcBÙja de disnà che pàsa el temp « se 
ne avvede chi ha voglia di desinai-o 
che il tempo passa. 

àcorgiiiii, àcdrt, part. pass, di àcór- 
ges = accorto. Volgai*mente si dice 
anco iuàcorgittii, inàcdrt. 

acqua, s. f. = acqua. Sostanza liquida la 
più comune di tutte , che ricopre la 
maggior parte della superficie terrestre. 
1) Avuto riguardo alla sua prove- 
nienza : ticqim piovana = acqua di piog- 
gia ; de mar, de poéé. de sorgént = di 
mare, di pozzo, di fonte ; dóléa = dolce. 



— 8 — acq 

cioè quella dei fiumi e laghi, delle 
fonti per contrapposto a quella del mare; 
marinar d^àequa ddléa = mai'inaio di 
acqua dolce, cioè da poco. 

2) Avuto riguardo alle sostanze a 
cui si trova associata: éalada = salata 
salsa: che contiene sale o natural- 
mente artificialmente ; minerai = mi- 
nerale ; che contiene sostanze minerali 
diverse dal sai maxino ; torbida = torba: 
che ha perduto la sua trasparenza per 
materie terrose che vi sieno disciolte; 
cidra = chiara , opposta a torbida ; 
pUra = pura o scussa : non mescolata 
nò con vino, ne con altro ; ddléa =• ce- 
drata : con sciroppo o sugo di cedro o 
d'altro fratto; de limdn = limonata: 
bevanda fatta con sugo di limone, 
zucchero e acqua. 

3) Avuto riguardo alla temperatura : 
frèéca = fresca, attinta di fresco o da 
un pozzo da una fonte ; pòéa " stan- 
tia, contrario di fresca ; fr^da o frigia 
= fredda, cioè non riscaldata ; frlda, 
geldda, giaéàda = diacciata, raffreddata 
artificialmente ma non passata allo stato 
di diaccio ; téveda = tepida ; mdrta »= 
scrudita, meno che tepida ; calda = cal- 
da, tenuta al fuoco ; biiiénta, bùìda = 
bollente, bollita, riscaldata fino al bol- 
lore; éeotaa de l'acqua calda ée g'hà 
paura anca déla frigia = il cane scot- 
tato dall'acqua calda, ha paura anche 
della fredda. Chi è capitato male una 
volta eccede la seconda in cautele. 

4) Avuto riguardo agli usi: pottLbil* 
bòna de bev = potabile ; legera, pesànta 
gràéa = leggiera, pesante, cioè più 
meno grave allo stomaco; édnta = 
santa, benedetta, battesimale; dà l'ac- 
qua = dai-e l'acqua: battezzare un bam- 
bino fuori di chiesa, dargli l'acqua bat- 
tesimale senza la solennità consueta, 
il che si fa anche da chi non è prete, 
se il bambino appena nato lascia temer 
della vita; acqua di piàtt = ranno. 

5) Ve (tcqua, el par ttequa = è acqua, 
pare acqua: si dice di cose insipide, 
come di vino leggiero, di brodo, di caffè 
molto lungo ; acqua épdrca - brodic- 
chio: si dice dell'intinto lungo, non 
saporito. 

6) cdme P acqua = come l' acqua :| 
puro, chiaro ; l'è inocènt come rtiequaì 
= è innocente come l'acqua. In senso] 
ironico si dice la frase aggiungendo : 



acq 



- 9 - 



aeq 



del Nàvili, del Làmber » del Naviglio, 
del Lambro, ad indicare acqua sporca 
e torba. 

7) l'è come bev on bieiér d'acqua = 
ò come bere un bicchier d'acqua. Si 
dice del fare una cosa con moltia faci- 
lità, e quasi senza pensarci. 

8) nega iti d'on bieiér, in d'on cu- 
gina d'acqua = affogai'e in un bicchier 

j^v d'acqua. Sgomentarsi, smarrirsi per la 
^K minima difficoltà. 
^H 9) mètt à pan e àqua = mettere a 
^B pane ed acqua. Castigare col non darò 
^» che pane ed acqua. 

lOj fa Acqua = fare acqua. Si dice 

delle barche, nello quali entra l'acqua 

per lo fessure. 

11) Acqua in baca = acqua in bocca. 
Consiglio e precetto di non parlare. 

12) vèés tiitt in d'on' acqua = andare 
in acqua. Sudar molto. 

13) fa on biis on bèucc in r acqua 
» fare un buco nell'acqua. Far cosa 
che non produca l'effetto cui si mirava. 

14) el sdngh Ve mhiga Acqua = il 
sangue non è acqua. Detto a proposito 
di qualunque fatto che abbia per mo- 
tivo l'affetto nascente da vincoli di 
sangue, o di qualunque altra cagione 
che inciti alla reazione. 

15) peètA V Acqua in del martee « 
pestar l'acqua nel mortaio. Buttar l'ac- 
qua nel muro. 

16) càvA l'Acqua = attingere acqua. 

17) legni pii né vin né Acqua = non 
toccai la camicia il sedere, non capire 

^^ in se dalla gioia. 
^K 18) vegni à V Acqua ciàra = sapere 
^F in quanta acqua si peschi, a che tèr- 
mini uno si trovi. 
àcqna = acqua. In senso di pioggia. 

ti) àcqiàta = acquerella, acquerugiola, 
acquetta, acquolina, cioè piòggia minuta. 
2) là prima Aequa d' agóst là rin- 
fresca el bòèeh = la prima acqua d'a- 
gosto rinfresca il bosco ; là prima Acqua 
d'agòét là pòrta vìa on ààcch de pUres 
e on sAcch de móèch = la prima acqua 
d'agosto si porta via un sacco di pulci 
e un sacco di mosche. Prov. che signi- 
ficano che, dopo la prima pioggia d'a- 
gosto, i calori della canicola non ritor- 
nano. 

3) ciàpA l'Acqua = essere colti dalla 
pioggia; éh-a à èpààé e l'hoo cidpAda 
tuta = ero a passeggio e l'ho presa tutta. 



4) eièl d'Acqua = cielo d'acqua. Si 
dice del cielo rannuvolato cosi da mi- 
nacciare la pioggia imminente. 

5) là vén gid, là vén à éécc, à slam, 
là vén che Dio le manda (anche senza 
la parola Acqua) = la vien giù ; viene 
a dirotto, a secchie, come Dio la manda. 
Si dice quando piove forte. Invece : 
/' Acqua là età sii = non piove per 
quanto minacci. 

6) Acqua de puisdn, de vilàn = acqua 
che gabba il villano. Si dico dell'acque- 
rugiola fine fine, che penetra i panni e 
gli inzuppa, senza che uno se ne ac- 
corga. 

7) l'Acqua de sant'Ana Ve méj délà 
mAna = l'acqua a sant'Anna è migliore 
della manna; perchè il piovere entro i 
nove dì susseguenti a quello in cui si 
celebra la festa di sant'Anna è molto 
proficuo all' agricoltura. È opposto al 
detto : l'Acqua dòpo san Bàrtolàmee l'è 
bòtta de làvàss i pee « 1' acqua dopo 
san Bartolomeo è buona per lavarsi i 
piedi, cioè è inutile alla campagna. 

8) quand el §o el ée vòlta indree Ala 
màtlna g'hèmm, l'Acqua ài pee = quando 
il sole si volta indietro, alla mattina 
abbiam l'acqua ai piedi; cioè quando il 
sole verso il tramonto di un dì minac- 
cioso rischiara l'orizzonte, alla mattina 
seguente pioverà. 

9) el So éùi olìv, l'Acqua s&i ciàpp « 
il sole sulle olive, l'acqua sulle ova; 
cioè, se fa bel tempo alla domenica delle 
Palme, piove alla domenica di Pasqua. 

acqua = acqua: per quantità, corso, rac- 
colta d'acqua ; Acqua mòrta, mArscia, 
sorgiva corénta = acqua morta, sta- 
gnante, sorgiva, corrente. 

1) còrp d'Acqua = corpo d'acqua. 

2) fèl d'Acqua = filo d'acqua, picco- 
lissima quantità di acqua corrente. 

3) gieugh d'Acqua = scherzi d'acqua; 
le diverse forme e direzioni che si fanno 
prendere agli zampilli, variando la di- 
sposizione e la direzione dei cannelli, 
specialmente a sorpresa e nei giardini. 

4) gétt d'Acqua = getto d'acqua ; vena 
che esce a forza da un orifizio con una 
certa pressione dal sotto in su. 

5) andà contr'Acqua = andar con- 
ti"' acqua; cioè in direzione opposta a 
quella della corrente. Figuratamente : 
contro l'opinione dei più. 

6) veàà in càtìve Aeque = essere, tro- 



acq 



- 10 - 



acq 



varsi ili cattivo acque : trovarsi in cat- 
tivo stato di interessi e in gouoro es- 
sere ridotto a cattivo pai-tito. 

7) l'acqua Ve bona per i rptice; l'acqua 
là fa màrsei i foìulamènt, e più vol- 
garmente, l'ftcqim l'è bona de làvàss i 
pee = r acqua ò buona per gli occhi ; 
r acqua fa marcire le fondamenta ; 
l'acqua è buona da lavarsi i piedi. Lo 
dicono i beoni a chi li consiglia di an- 
nacquare il vino. I Toscani dicono in- 
vece : l'acqua fa mai'cire i pali. 

8) làm àndà l'acqua dòc là veur = 
lasciare andar l'acqua alla china; la- 
sciar che una cosa vada come va, senza 
darsi pensiero, ne pretendere di rego- 
larla. 

9) no vede che del e ticqua = non 
vedersi che cielo ed acqua ; essere in 
alto mare. 

10) sott'acqua = sott'acqua. Di corpo 
immerso , ossia tutto ricoperto dal- 
l'acqua. 

■ 11) tirti l'acqua ài io molhi = tirar 
l'acqua al suo mulino. Modo prov. che 
vale : fare in modo che tutto torni a 
proprio vantaggio. 

12) tloqua morta = cheta; persona 
che ha cattive inclinazioni ed è capace 
di far del male, ma non lo dimostra. 
Fìdet nò; l'è on ticqua mdrta capace 
de ruinàtt = non fidarti ; è un' acqua 
cheta capace di rovinarti. 

13) dm-mì, giiigà in l'Acqua = dor- 
mire, giuocare 'nell'acqua. Si dice di 
chi dorme o giuoca sempre in qua- 
lunque luogo, senza riguardo né allo 
persone, né al tempo. 

14) vè§si con l'Acqua fila gola = avere 
l'acqua alla gola, tìi dice di chi é stretto 
da impegni ai quali non può soddisfare 
e ne ha un affanno' che quasi lo strozza. 

15) làorà sott'acqua = lavorare sot- 
t'acqua, di nascosto, specialmente a 
danno di qualcuno. 

16) l'oli el sta desoravia de l'acqua 
= l'olio sta a galla, cioè la verità si fa 
sempre conoscere. - 

17) vèss cóme el diàol e l'Acqua 
santa = essere come il demonio e l'acqua 
benedetta ; essere opposti di carattere 
così da non potersi in nessun modo 
accomodare. 

^ 18) iisèll d'acqua = uccello acquaiolo, 
acquatico, che vive vicino all'acqua e 
vi si tuffa; vapor d'Acqua = vaporo 



ac<j[uoo. Si dice cosi in mil. anche il 
piroscafo o battello a vapore. 
acqua, = acqua. In senso di sostanze li- 
quide diverse dall'acqua, di acque che 
si producono negli organi delle piante 
e degli animali, o che sono fabbricate 
por diversi usi. 

1) Acqua = orina ; tra vìa on poo 
d'Acqua = orinare. 

2) l'Acqua di vesìgh = l'umore delle 
bolle acquaiole. 

3) l'Acqua di ceuce = 1' umor lagri- 
male. 

4) levA l'Acqua = levar l'acqua; faro 
una operazione chinu'gica per togliere 
gli umori acquosi che ingorgano il pol- 
mone, rigonfiano l'addome negli idro- 
pici. 

5) àndà el cervèll in Acqua = andare 
il convello in acqua; imbecillire. 

6) Acquu d'odor = acque d'odore. 
Tutte le distillazioni odorifere come : 
Acqua de rósa, de mei, de Còldgn, de 
fèlsina, e sim. = acqua di rosa, di miele, 
di Colonia, di Felsina, e sim. 

7 ) Acquu = acque. Si dicono pure al- 
cuni medicamenti: Acqua purgativa, 
imperlAl, antistèrica, vegetominerdl = 
acqua purgativa, imperiale, antistèrica, 
vegetominerale. E le acque minerali : 
a. de Peto, de S. Bernardin = a. di 
Peio, di S. Bernardino, 

8) fàgli fa l'Acqua ài cocùmer, ài 
suchctt = far perder l'acqua ai cetrioli, 
alle zucchetto ; insalandoli dopo averli 
affettati. ■ 

acqua, = acqua. Trasparenza di cristalli 
diamanti ; che bèli diamdnt ! el g'hà 
on' Acqua bèlisima = che bel diamante ! 
ha una bellissima acqua. 

àcffuà(l<a, = acquata, acquazzone, pioggia 
piuttosto forte o breve. 

acqua de beleg-òtt, = caspita, corbez 
zole, bagatelle. Esclam. di meraviglia. 
Nello stesso senso si usa: 

acqua, pàder ed anche acqua pàder 
che '1 conyeeiit el brusa = acqua, pa- 
dre che il convento abbrucia. 

àcquàfórta, s. f. = acquaforte ; intàjA, 
cont l'Acqua /orto = intagliare, incidere 
all'acquaforte. 

àcquàràsa, s. f. = acquaragia; olio es- 
senziale e volatilo ; essenza di tremen- 
tina. 

àcquài'èlà, v. att. = acquarellare; dipin- 
gere all'acquerello. 



acq 



— 11 — 



acn 



I 



àcMiiiàrèlista, s-. in. = Cosi si chiama 
iiolle nostro scuole braideiisi chi sta 
esclusivamente impai-ando a toccar d'a- 
cquerello i disegni. 

iicqiiàrèll o àcquàréla, s. m., s. f. = 
acquerello. Genere di pittura fatta con 
colori stemperati coli' acqua, e il dipinto 
stesso così fatto. 

àcquàròss, s. m. = gli stomachini. Que- 
gli umori acquosi che imbarazzano lo 
stomaco e lo prime vie, e ci danno gli 
impoti del vomito. Forse dallo spa- 
gnuolo. 

acquasanta, s, f. = acqua battesimale; 
ròbb de henedl coni l'acquasanta = cose 
che se ne vanno con l'acqua santa; 
alle quali non conviene dar troppo peso, 
perchè non lo meritano. 

àcquàsàntin, s. ni. = 

1) Pila dell' acqua santa. Recipiente 
di pietra o di marmo dove è 1' acqua 
benedetta, e che si pone nella chiesa 
presso l'entrata. 

2) Piletta. La stessa cosa, ma più 
piccola e infìssa nel muro invece che 
sostenuta da colonetta o piede. 

3) 11 vasetto por l'acquasanta che si 
mette da capo del letto nelle case. 

4j Secchiolino nel qxxale si porta l'a- 
cqua benedetta coli' aspersorio. 

àcquàsciaj s. f. = acquaccia: pegg. di 
acqua. 

àcquàvìta, s. f. = acquavite: liquore che 
mediante la distillazione si leva dal 
vino e da altri liquori fermentati ; àc- 
quàrUa sgresgia = acquavite di vi- 
nacce. 

àcqiiàvitee, s. m. = acquavitaio : chi va 
iu giro a vendere acquavite od anche 
chi tien negozio di acquavite ed altri 
liquori. Al femm. àcquàvitéra = acqua- 
vi taia. 

àcquedótt, s. m. = acquedotto: opera 
murata per conduiTe un corpo d'acqua 
da un luogo a un altro. 

àcquelàtt, contrazioiie di ticqua e làtt = 
acqua e latte, beuta. 

àcquéri, s. m. = scossone, acquazzone, 
sfuriata di pioggia. 

acqueta, s. f. = acquetta : dim. di acqua, 
pioggerella, acquerugiola, acquolina. 

1) Anche nel senso di veleno; g'hdn 
daa r acqueta = gli hanno dato il ve- 
leno, l'acquetta di Perugia. 

iicquìst,* s. m. = acquisto. Piuttosto nel 
senso di roba acquistata; hoo faa on hòn 



àcquUl = ho fatto un buon acquisto; 
ho comperato bone. 

acquista, v. att. anche quistà, = avvan- 
taggiare , guadagnare ; à vèsà minga 
sincèr se acquista doma di diàpiàsè = 
non essendo sinceri non si guadagnano 
che dispiaceri. 

acquolina,* s. f. acquolina; fa vegni 
l'àquolìna in bòca = far venire l'acquo- 
lina in bocca. Vedendo o sentendo di- 
scorrere di cose buone, gustose. 

àcquós,* agg. = acquoso : che contiene 
parecchia acqua. Specialm. di frutta e 
di verdura. 

àcredìtà, v. att. = accreditare : portare 
a credito una partita in un conto cor- 
rente. È il contrario di àdèbità. 

àcreditàa,* /)aW. = accreditato. Dal verbo 
àcredità. 

1) Agg. Dicesi di persona o di cosa 
che ha acquistato credito; negasi, stùdi 
àereditaa = negozio, studio accreditato, 
V. creditaa. 

acrimonia, * s. f. = acrimonia. Qaalità 
dell'essere acre. 

1) Vàsrimdnia del éàngh = 1' acri- 
monia, gli umori acri del sangue. 

2) Fig. Pariti de viin eonf àcrimdnia 
= parlar di qualcuno con mordacità, 
con acredine. 

àcrostic,* s. m. = acrostico. Componi- 
mento di versi principianti con Ietterò 
che, lette di seguito, formano parole. 

àciint, s.m. = acconto. Somma che si dà 
perchè vada a diminuzione di un de- 
bito maggiore ; ricév in àciint = rice- 
vere in per acconto. 

àciiràa,* a^g. = accurato. 

1) Che fa con accuratezza ; rè on 
fieu mdlto àciiraa in del veétiéé = è un 
ragazzo molto accui-ato nel vestire. 

2) Che è fatto con accuratezza ; Ve on 
làoì-fi àciiraa '= è un lavoro accm-ato. 

àcusa,* V. att. = accusa. Atto dell'accu- 
sare e anche il fatto per cui si accusa; 
acUsa ridicola, éénsa fondamént = ac- 
cusa ridìcola, senza fondamento ; éo- 
stegni on'àcUsa = sosteaere un'accusa; 
provar che è vera. 

1) La parte rappresentata nel giu- 
dizio penale dal Pubblico Ministero in 
opposizione alla difesa. 

2) T. di giuoco, = accusata. La di- 
chiarazione la combinazione delle 
carte che uno ha che danno diritto a 
segnare certi punti. 



actt 



_ 12 — 



Ade 



àcttsà)* e anche ciisà; v. att. = accusare: 
Imputare ad altri un delitto, una colpa, 
mancamento, atto, qualità non lodevole; 
tnca minga ài firn de àeiisà eoa mà- 
der = non tocca mai al figlio accusare 
sua madre. 

1) àeiisà on dolor = accusare un do- 
lore, dire che si prova un dolore, 

2) àeiisti là ricevUda = dire in iscritto 
che si è ricevuto una lettera, del de- 
naro, qualunque altra cosa. 

3) T. di giuoco : dichiarare 1' accu- 
sata; àcùsi là ntLpola de piceli = ac- 
cuso verzicola a picche. 

àclisàa^ pari. pass, di àeiisà, = accusato. 
1) sost. Colui contro il quale nel 
giudizio penale è diretta l'accusa. 

àcflgàda,* e anche ciisàda, = accusata. 
Il fatto dell'accusare. V. àeiisà. 3. 

àeiigàss;* V. rifl. = accusarsi; el se àcùsa 
de per lii = si accusa da sé medesimo. 
1) aeusàéé feura. T. di giuoco: = di- 
chiarare di aver vinta la partita. Fig. 
Non intrigarsene, non aver paxie in 
checchessia, lavarsene le mani. 

àetttt,* agg. = acuto. 

1) òmm àciitt = uomo acuto, sottile, 
perspicace. 

2) tièta acuta = vista acuta, fine, 
squisita. 

3) vos àeùta = voce acuta, che pe- 
netra l'orecchio, 

4) féver àcUta => febbre acuta, perni- 
ciosa. 

àdàcquàtrìs, s. f. = adacquatrice : fossa 
irrigatoria, gora a uso di adacquare i 
prati. Tiene il luogo fra il capo prin- 
cipale e i minori gorelli o fossicini. 

àdài; s. ni. = dèntice (sparsus dentex). 
Pesce di mare con 8 lunghi denti. 

adamitiche* agg. = adamitico. Scherz.: 
a uso Adamo, o i tempi di Adamo; 
coétumm àdàmìtich = nudità. 

Adàmin, s. m. >= Adamo. 

1) pòmm de Adàmm = pomo d'-4- 
damo, nome volgare della tiroide. 

2) vèéé veétii de Adàmm = esser nudo. 

3) vèés de la cdàta de Adàmm = es- 
sere dei protetti, dei favoriti. 

àdàsi) = adagio. 

1} s. m. T. mus. Pezzo di musica di 
tempo lento e sostenuto e che suol pro- 
cedere la cabaletta. 

2) avv. = lentamente, con lentezza. 

3) Vale piano, sottovoce : pària, càuta 
odasi - parlare, cantare piano. 



4) àndà àddsi = andare adagio, pro- 
cedere con riguardo, non precipitare. 

5) fa àddsi = fare adagio, cioè con 
diligenza e attenzione. 

6) àddsi.' àddsi! = adagio! adagio! 
Detto con forza per rintuzzare la pro- 
sunzione e le minacce altiaii. 

7 àddsi, àddsi = adagio, adagio : così 
replicato ha forza di superlativo e qual- 
che volta include idea di insidia ; àddsi, 
àddsi el m'ha riiinaa = adagio, adagio, 
mi ha rovinato: significa anche bel bello, 
con precauzione^ a poco per volta. 

àdàsiu; avv. dim. e vexx. di àdàsi = ada- 
gino. Si usa spesso ripetuto invece di 
àddsi, àddsi. 

àdàtà, V. att. ~ adattare, appropriare, ap- 
plicare convenientemente : far che una 
cosa spesso destinata a un uso, possa 
convenientemente servire a un altro ; 
g'hoo àdàtaa i vestii del màgiòr ài puèee 
piscinm = ho adattato gli abiti del mag- 
giore al minore (dei figli). 

àdàtaa, agg. adattato, acconcio ! 

1) Che conviene, che fa al caso; 
quèll vestii li Ve mhiga àdàtaa à ti = 
quel vestito non è adattato a te. 

2) Che ha attitudine o disposizione a 
fare una cosa; te éèe mhiga àdàtaa per 
la écdla, per el tedter, e sim. » non 
sei adattato per la scuola, per il teatro 
e sim. 

àdàtàbil,* agg. = adattabile : che si può 
adattare. 

àdàtàss, V. rifl. = adattarsi. 

1) Piegar l'animo quasi con rassegna- 
zione, contentarsi del poco, di un ma- 
gro trattamento; el se àdàta à Vànda- 
mènt de cà mìa = si adatta all' anda- 
mento di casa mia. 

2) Acconciarsi, accomodarsi, aggiu- 
stare; là é'è àdàtàda el vestii d'iìtvérno 
per cà = s'è acconciata l'abito d'in- 
verno per casa. 

3) Accomodarsi con più utile che de- 
coro pròprio, specialmente quando uno - 
si adatta a veder cose di famiglia in- 
decorose, per lucro o per imbecillag- 
gine. 

àdèbità, V. att. = addebitare, notare uno 
come debitore di una data somma. Con- 
trario di àeredità. 

adempì, v. att. adempire, eseguire pie- 
namente un dovere, un incarico, una 
promessa. 

1) Vhà minga adempii ài éò doér = 



ade 



- 13 - 



ado 



non ha adempiuto al suo dovere. Si 
dice specialmente di chi non ha pagato 
il suo debito. 
àdempiniént,* s. m. = adempimento: l'a- 
dempire ; l' àdempimént del àò docr = 
l'adempimento del suo dovere, 
àdeqiiaa, aqq. = il prezzo adequato, il 
prezzo medio di una merce sui mercati. 
ùdèsS) avv. = adesso, ora; àdèès el vè- 
gnàrà, l'èra chi àdèss = ora verrà, era 
qui adesso. 

1) Raddoppiato ha più forza ; àdèò'.v, 
ùdèM = ora ora, adesso subito. 
ùdìo, = addio : detto di cose che non là- 
scian speranza ; el ni'à pientaa ehi e 
aito.' = mi ha lasciato qui e addio ! Si 
dice anche nel medesimo significato : 
àdìo pàtria, 
ùdisionàl,* agg. = addizionale. Che è ag- 
giunto. 

1) i àdiéionài. Sono tutte quelle opere 
che si fanno in più in una fabbrica e 
che non erano nel progetto. 
àdòbb, * V. alt. = addobbare: guarnire 

di drappi cose di lusso. 
àdolorà,* t. alt. addolorare : cagionar do- 
lore all'animo. 
àdoloràa, agg. = afflitto : che ha, sente, 
mostra afflizione ; Ve àdoloraa per là 
mòri dèla ìntima = è afflitto per la 
morto della mamma. 
àdoloràta^ s, f. = addolorata. La Madonna 
dei dolori. 
, Adòii,* s. m. = Adone; giovine bello, ga- 
IHL laute : per scherzo e per spregio ; l'è 
^^f peti minga on Adòn = non è poi uà 
Adone, non è una gran bellezza. 
adora) V. alt. = adorare. 
ita. 1) Prestai" culto ; se àd^'a on Dio soli = 
^K. si adora un Dio solo, 
^^ft 2) Amar grandemente, mi àdòrl là 
^|p. mia marna = io adoro la mia mamma, 
^^àdoràbil, * agg. = adoràbile. Iperbol. 
Degno di essere adorato ; V è dna do- 
uèta àdwàbil = è una donnina adorà- 
bile,^ 
àdoràsión,* s.f. = . adorazione. L'adorare; 
l'àdoraHòn del Santìsim = 1' adorazio- 
,,^—^ ne del SS. Sacramento, 
^^^v 1) vl'ii in àdoràHón = essere in 
^^B adorazione, in estasi, come aspettando, 
^^Bàdoràtór,* m. s. = adoratore : chi fa la 
I^V corte. 

àdosiòn, * s. f. = adozione : 1' atto e 
r effetto dell' adottare ; l'è me fèéu de 
àdoàion = è mio figlio di adozione. 



àdòsS) prep. = addosso. 

1) Sul dosso ; s' hin tiraa àdosà i 
mss = si son tirati addosso i sassi. 

2) Sulla persona; g'hoo minga àdoss 
de dànee = no a ho danari addosso. 

3) In sé; el g'hà àddsé Ulti i mdi Hi - 
ha in se tutti i malanni. 

4) mètes tiltt cdss àddss = metterseli 
tutti adesso. Spender tutti i danari nel 
vestiario. 

5) àvègh là màlediàion àddss = aver 
la maledizione addosso : non andarne 
una bene. 

6) àvègh àdòss = avere addosso. 
Detto di persona : averne il càrico ; 
g'hoo àdòss tUta là fàmìlia = ho ad- 
dosso tutta la famiglia ; oppiu-e aver 
contro ; ghi ha àdòéé tùli = li ha tutti 
addosso, contro. 

7) dàgh àdòM à v&n = dare ad- 
dosso a uno: dargli addosso, nemicarlo, 
rincorrerlo. 

8; àvègh àdòss là nòia , là làtia = 
aver addosso la noia, la liaccona: es- 
sere presi dalla noia, dalla fiaccona. 

9) vegni àdòss = venire addosso, 
capitare, sentire ; m'è vegniiu àdòss el 
frècc = m'è venuto il freddo addosso. 

10) salta àdòss = saltare addosso: 
di ragazzi che montino sulle ginocchia 
sulle spalle delle persone più grandi. 

11) salta àdòss = saltare addosso, 
assalire. 

12) fàssela àdòss = farsela addosso. 
Triv. ma necessario. Di chi fa i suoi 
bisogni nei panni per malattia o per 
poltroneria. — Si dice anche iperbol. 
di chi ha una gran paui-a. 

13) pisàss adòss del rid, o semplie ; 
pii-àss àdòéé = pisciarsi addosso dalle 
risa, ridere a più non posso. 

14) tajà i pàgn cidòss = tagliare i 
panni addosso, dir male di qualcuno 
malignamente. 

15) mètt àdòss i <Bicce «= mettere gli 
occhi addosso : fissar 1' attenzione su 
qualche cosa, o su qualcuno per qual- 
che scopo. 

16) tiràéé àdòés odiositaa, maledi- 
éiòn = tii-arsi addosso inimicizie, ma- 
ledizioni e sim : farsi nemici, farsi ma- 
ledire, e sim. 

17) àdòss, elittic. = addosso... aiz- 
zando, incitando ; àdòés, fieu! = addosso, 
figliuoli ! ; adoss. Fido = addosso, Fido. 

àdotà; att. = adottare. 



ado 



— 14 



afa 



1) Prendere per figliuolo. 

2) Ricever per buono ; hoo àdotaa el 
so métod e me soni troaa ben = ho 
addottato il suo metodo e mi ci son 
trovato bene. 

àdotaa, pari. ^^ass. = addottato ; che è 
adottato. 

àdotìv, agg. = addottivo ; che appartiene 
per adozione. 

àdovaa, agg. = addogato ; allistato ; di 
lavori dei panierai fatti a scheggio in- 
graticolate. 

àdree, avv. = addietro, dietro, appresso. 

1) Con sé; avègh àdree dna rdba = 
aver checchessia seco. 

2) àndà àdree à. . = continuare a.... ; 
cosi} te vet àdree à seeàmm? = a che 
continui ad annoiarmi? 

3) àndà àdree = accompagnare ; el 
me vègnuU àdree tuta strada = mi ac- 
compagnò per tutta la strada. 

4) àndà àdree eont là man, col eoo, 
eoi còì'p = dar 1' andata colla mano, 
col capo, colla persona. 

5) sta àdree = arrotarsi, darsi molta 
fatica, adoperare tutte le industrie ; bi- 
sogna che glie stàga ben àdree se vùj 
guadagna = bisogna che m'arroti bene, 

■ se voglio guadagnare. 

6) stàgh àdree = arrapinarsi , affati- 
carsi molto intorno a un lavoro che 
non riesca e si abbia gran fretta di fi- 
nirlo ; stàgh àdree à quèicòss = stare 
attorno a una cosa, attendervi con as- 
siduità , con diligenza ; stàgh àdree à 
vUn = stare addosso a uno , tenerlo 
d'occhio, insistere, perchè faccia una 
cosa; stàgh àdree à vtina = corteg- 
giarla, farle il cascamorto. 

7) di àdree là corona di ràtt = gri- 
dar la croce addosso a uno, dirne male 

■ per qualche azione; dìghela, parlagli 
àdree à mn = tirarla giù a uno : par- 
larne dietro le spalle. 

8) chi àdree = qui presso , intorno ; 
dòe Vèel papà? = l'era chi àdree doma 
Mèss = dove è il babbo ? = era qui 
appresso appena ora. 

: 9) fàss vàr dà àdree = dar da dire, 
far parlare di se. 

10) li àdree , avv. di luogo , e di 
tempo : in quel torno, giù di li, in quei 
dintorni, li presso. 

1\) de M àdree = presn'a poco. 

1 2) àdree , àdree = rasante ; àndà 
àdree, àdree = rasentare ; àndà àdree 



àdree ài mUr = vivere molto stenta- 
mente. 

13) Van àdree à dill: v. di, 14. 

àdrèss, s. m. = indirizzo, recapito, do- 
micilio. „ 

àdritura, avv. = addirittura, alla prima, l 
di prim' acchito ; te see àpèna rivaa e i 
te veut àdritUra àndà à spàsa = sei ap - 
pena arrivato e vuoi addirittura andare 
a passeggio ; el me ritràtt l'è reusii 
àdritùra polìd = la mia fotografia e 
riuscita bene alla prima. 

àdiilà, * V. att. = adulare : lodare troppo 
e senza verità, a scopo ignobile. 

àdiilasiòn, * s. f. = adulazione : 1' atto 
e il vizio dell'adulare : lode esagerata. 

àdiilàtór, * s. m. = adulatore : chi adula. 

àdulter, s. m. = adùltero: chi commette 
adulterio. 

adulteri, s. in. = adultèrio: violazione 
della fede coniugale. 

àduiiànsa, s. f. = adunanza. 

1) Eiunione di più persone per trat- 
tare di cose di utilità pubblica o privata. 

2) Le persone adunate; V (idiindnsa 
l'ha votaa per el si = V adunanza ha 
votato per il si. 

àdvént, s. m. = avvento: quella parte 
dell'anno ecclesiastico che incomincia 
l'ultima domenica di novembre o la 
prima di dicembre, e finisce la vigilia 
di Natale. 

aèreo, * agg. = aereo: senza fondamento ; 
sperdnsa aèrea = speranza aerea : che 
non ha fondamento. 

afa, * s. f. = afa: aria calda, soffocante, 
che opprime. 

àfàcc, = volgare e vecchio invece di àfàtt. 
Vedi. 

àfàbil, * agg. = affabile : che tratta con 
amorevolezza, special, gli inferiori. 

àfàbilitaa, * s. f. = affabilità : 1' essere 
affabile. 

àfàmaa, agg. = affamato: di chi ha gran 
fame. 

1) Iperb. spreg. = miseràbile ; Ve on 
àfàmàa = è un miserabile. 

àfàun, s. m. = affanno , gravità di re- 
spiro ; se el cor on cicìn ghe ven V à- 
fànn = se corre un pochino gli vien 
l'affanno. 

àfàràsc, s. m. = affaraccio. Pcggior. di 
àfàrì = V è on bruti àfàràsc - è un 
brutto affaraccio. 

àfàre, s. m. = affare, negozio. È più co- 
mune usato anche al sing. àfàri. Vedi. 



afa 



15 



afl 



àfàrètt, s. m. dim. di àfàri = affaretto ; 
l'è on àfàrètt minga mal = è un di- 
screto affaretto. . 

àfàri; s. m. = affare : cosa fatta o da 
fare, ma di una certa importanza , o 
rischio, pericolo. 

1) ironie. = rè on bèli àfdri = è un 
beir affare : di cosa che ci si presenta 
molto brutta e imbrogliata. 

2) àfàri de stdt = affai-e di Stato. 
Cosa del Governo specialmente in re- 
lazione coll'estero. Ma si dice scher. di 
una cosa piccola trattata con scandalo 
e con mistero. 

3) àfàri mtgher, losche tìsiche étràcch, 
bàlórd, locch, bon, catìv , e sini. = affare 
magro, sporco, sballato, stracco, bacche- 
rellato, buono, cattivo, e sim. 

4) quèW àfàri = quell'affare: di cosa 
che non si nomina. 

5) àfàri sèri = affare serio : cosa di 
gì ave importanza. 

6) àndà ben, àndd m-dl, crèss, fa i 
àfàri = andar bene, andar male , cre- 
scere, far gli affari: di cose di com- 
mercio. 

7) fa ben i so àfàri = far bene i suoi 
affari : arricchire. . > 

8) òna botèga che fa àfàri = una 
bottega che fa affari : che lavora e gua- 
dagna. 

9) vèss in di àfàri fina ài còli = 
essere negli affari fino alla gola : es- 
sere occu])atissimo in qualunque pro- 
fessione ; ritiràss di àfàri = ritirarsi 
dagli affari,: cessare il commercio, l'in- 
dustria a cui. si è applicati. 

10) òmm d' àfàri = uomo d'affari : uu 
uomo che solitamente è occupato , ha 
molte incombenze. . 

^^ 11) l'è àfàri fenii = è negozio aggiu- 

^HBtato: è affar finito. 

^^P 12) Nel senso di bordello; elg'hà tiraa 

^^mon éàss che l'era on àfàri de sta posta = 

^Kgli tirò un sasso che era un bordello 
di questa posta. 
i\f<àròn, s. m. accresc. di àfàri, = affa- 
rone: per lo più di cosa lucrosa; à 
còmpì'à quHa cà lì l'à faa on àfàròn = 

i^Ka comperar quella casa li ha fatto un 

I^H|affarone. 

^Màtt = affatto: interamente ; l'è bridt 
àfàtt = è interamente brutto. 

1) Rinforza la negativa ; V è vera 'r' 
nient' àfàtt = è vero? niont'aft'atto. 
aR'sióii, * s. f. = affeziono: sentimento di 



affetto e di benevolenza abituale , per 
consuetudine; l'àfèéidn di fiéti = l'af- 
fezione dei figli. 

1) pi-è.H d'àfèsidn => prezzo d' affe- 
zione: quello che si paga o che si. fa 
pagare oltre al valore per il desiderio 
di aver la cosa, o per il rincrescimento 
di perderla. 

àfèsionaa, * agg. - affezionato : che ha 
affezione. 

àfèsionàss, * v. rifl. = affezionarsi :. pren- 
dere affezione. Si dice degli uomini e 
delle bestie. 

àfetaa, agg. = affettato : pieno di affet- 
tazione ; l'è 071 àmni àfetaa = è un 
uomo affettato. 

1) Ammanierato. Si dice in arte di 
modo, stile che dà nel caricato e nel 
falso. 

àfetàsión, * s. f. = affettazione : cura 
smaniosa di far nostre alcune maniere 
che non sono della nostra natura y e 
inadeguate alle nostre forze , o senti- 
menti che non sono della nostra co- 
scienza ; l'è dna dona pièna de àfètà- 
siòn = è una donna piena di affetta- 
zione. 

àfètiiòSj agg. = affettuoso : che ha molto 
affetto e lo dimostra; l'è on fièu bón 
ma minga àfètuos = è un buon fi- 
gliuolo, ma non è affettuoso; l'è. òna 
jwesia àfètuosa = è una poesia affet- 
tuosa. 

àfiiiitaa, s. f = affinità , somiglianza ; 
el milànès el g'hà àfìnitaa con l'ità- 
lidìi pilsee de quél che se crèd = il mi- 
lanese ha affinità coli' italiano più di 
quanto si credo. 

àfìss,* s. m. = affissi (gli) : tutto quanto 
di legno, ferro o altro serve a chiudere 
usci, finestre e sim. di una casa. 

àfltà, * detto più comunem.: fltà, att. = 
affittare, appigionare: detto di case, 
quai-tieri, stanze, botteghe, magazzini 
che si cedono a una persona per uso 
pròprio. 

àiltàbil, * agg. » affittàbile : da potersi 
affittare. 

àfltàiisa, àfitt, affitto : appigionamento, 
cessione che si fa di un podere, selva, 
casa sim. a un altro che so ne serve 
pagando un tanto l'anno o per quel 
tempo che ci sta ; combina, scad, ri- 
novà, .comincia, fini l'àfitànm o l'àfitt 
. = combinare, scadere, rinnovare, comin- 
ciare, finire l'affitto. 



ali 



- 16 - 



agi 



àfitt) più comunem.t fltt, s. m. =» affitto. 

il prezzo combinato per Yafitànéa di 

cui sopra. 
alitarsi (D'),* » appigionasi : modo co- 
mune per dire che sono da affittare, da 

appigionare case, quartieri, poderi, e 

sim. 
àfltttàri,* s. m. » affittuario: chi prende 

in affitto. 
àflttéusa,* s. f. = affluenza: concorso di 

gente. 
àflflént,* s. m. " affluente : fiume che 

sbocca in un altro. 
àf ranca)* v. att. = affrancare, francare. 

Si dice delle lettere consegnate alla 

Posta per la trasmissione. 
àfrèsch,* s. m. = affresco: pittui'a sul 

muro. 
àfricàn. 1) agg. = africano dell'Affrica o 

che viene dall'Affrica. 

2) sost. = affrìcana: specie di pasta 

collo zabaione dentro e ricoperta di 

cioccolata. 
afta,* 8. f. = afta, granciaT. med.: ulce- 

retta bianca in bocca. In mil. si dice 

anche vesl^a. 
àfiimicà, V. alt. = affumicare. 

1) à filmica i giàmhòn = affumicare 
i prosciutti : tenerli al fumo, perchè 
prendano un certo sapore. 

2) àfumicà i ogiaa « affumicai'e le 
lenti degli occhiali, appannarle. 

àffìst,* s. ni. = affusto. T. artigl.: l'ar- 
matura carro che porta il cannone. 
àgata, s. f. = agata. 

1) Pietra silicea, diàfana di vari co- 
colori Q di qualche pregio. 

2) Agata: nome di donna, non però 
troppo usato, 

àgensia, s. f. = agenzia: impresa d'af- 
fari; àgemia teàtrtll » agenzia tea- 
ti-ale. 

1) Ufficio di chi si incarica di collo- 
care persone di servizio. 

àgèut, s. m. = agente: chi tratta gli af- 
fari di casa nello case ricche. 

1) àghit de ctiinbi = agente di cam- 
bio, agente d'affari : che tratta per pro- 
fessione gli affari di borsa a conto degli 
altiù. 

2) (igènt di tàéé = agente delle tasse: 
chi le riscuote a conto dello Stato. 

3) àgènt de pùblica sictirèsa = agente 
di polizia, della forza pubblica. 

4) àgént teàtràl - agente teatrale. 
Chi si fa intermediario fra impresàiio 



ed artisti per la conclusione delle scrit- 
ture di contratto reciproche, e tiene 
per ciò una agenzia teatrale. 

àgrètÌT, s. m. = aggettivo, T. gramm. : 
nome che determina 1' oggetto ; el sa 
minga concorda l'àgétiv col nòmm = 
non sa concordare 1' aggettvo col so- 
stantivo; non connette le proprie idee. 

agevola, V. alt. =• agevolare : far cortesia 
nei prezzi. 

àgeTolèsa, s. f. « agevolezza: il fai-e 
cortesia nei prezzi. 

àgrher, agg. = 

1) Agio, aspro ; del sapore del limone 
specialmente. 

2) Vetrino : di ferro crudo che facil- 
mente si rompa. 

3) pésa agra, = bilancia pigra. 

4j l'è on poo àgher - è un po' duro 
a spendere. 

5) l'è àgher = è brusco: si dice di 
chi è di mal umore. 

6) dgher = sciroppo di limone, 
àgi, V. att = agire. 

1) Il procedere; che mànera de àgi 
l'è quelita = che modo di agire è questo ? 

2) Operare: di medicinali e sim.; l'oli 
l'ha minga agii iròpp = l'olio non ha 
agito troppo. 

àgilitaa, s. f. » agilità. 

1) Destrezza, sveltezza nell'uso delle 
membra. 

2) T. mus. Più che passaggio ; el ie- 
nòr in di àgilitaa l'è braviiim = il te- 
nore è bravissimo nelle agilità. 

3) el g'hà dna àgilitaa straordinària 
= ha un'agilità straordinaria. 

àgio, s. m. = aggio : vantaggio che si 
dà si riceve per cambiamento di mo- 
nete dello stesso valor nominale, ma 
non commerciale. 

agita, V. att. = agitai-e, commuovere ; l'è 
òna notista che là m'ha àgitaa in ma- 
néra de minga créd = è una notizia che 
mi agitò in modo incredibile. 

àgitaa, part. pass, di agita = agitato ; 
l'è tròpp àgitaa = è troppo agitato. 

1) el mar l'è àgitaa = il mare ò 
mosso, è agitato. 

àgitasión, s. f. = agitazione : 1' essere 
agitato. 

àgitàss, V. rifl. = agitarsi, turbarsi, in- 
quietarsi ; el se agita per nàgòtt = si 
agita per nulla, di nulla. 

àgiflstàmeiit, s. m. = aggiustamento, ac- 
comodamento ; hin vegnilu à on àgili- 



i 



agn 

èlàment dòpo tanti ami - son venuti 

a un accomodamento dopo tanti anni. 

àgriièlìn^ s. m. dim. di àgnèll = agnellino. 

1) Di altre bestie; l'è on àgnèlin = 

è un agnellino, è buono, è quieto come 

un agnellino. 
àgnèll) s. m. = agnello : il piccolo della 

pecora. 
agonìa, s. f. = agonia : lotta fra la vita 

e la morte, ultimi momenti del malato. 

1) i tré or d'agonia = funzione cat- 
tolica per commemorai'e 1' agonia di 
Cristo. 

2) vèsi in agonia - essere agonizzante, 
agonizzai'e. 

àguiigdéi; s. m. = abitino. Agnus deo: 
involtino con entro reliquie ed orazioni 
che portasi al collo per divozione. 

àgòii) s. m. = agone. Cyprinus Larien- 
sis. Pesce. 

1) vèàs còtt come on àgòn = essere 
bacato ; essere fieramente innamorato. 

2) àgoii bàétdrd = agone bastardo. 
Quello che passa il peso di due once 
fraLariensi e di quattro fra i Verbanensi. 

àgòrd, agg. = grasso, sovrabbondante: 
di cosa che oltrepassa la sua determi- 
nata misura, o l'atteso guadagno. 

àgóst, s. m. = agosto: l'ottavo mese del- 
l'anno. 

1) là Màdona d'àgoàt » la Madonna 
d'agosto, l'Assunzione. 

2) là prima ticqua d'àgost là rin- 
frHca el bosch = v. acqua in senso di 
pioggia. 

3) pà^à àgóst = pagare agosto: pa- 
tir la febbre intermittente per la ma- 
laria che è d'agosto nelle risaie della 
bassa Lombardia. 

agosìn^ s. ni. = aguzzino : custode dei 
galeotti. 

1) Vile persecutore e tribolatore ; 
quèla dona l'è on véro àgostn per i 
so fièli = quella donna è un vero aguz- 
zino pei suoi figli. 

àgostiniàn, agg. = agostiniano : religioso 
dell'ordine di S. Agostino. 

àgra^ s. f. = caglio : il siero molto ina- 
cidito, una cui dose moderata i caciai 
pongono nella ricotta o mascherponi. 

àgradì, v. a«.= aggi-adire, gradire ; ac- 
cettare con piacere ciò che viene offerto ; 
•s'è el véiìr àgradt = se vxiolo aggra- 
dire: detto quando si offre a qualcuno 
qualclio cosa. 

àgràff, s. 711. = affibbiatura, fermaglio. 



17 — agr 



agràri,* a^g. = agrario: che appartiene 
all'agricoltura, che la riguarda. 

àgràvà, V. att. = aggravare : influire a 
carico di qualcuno ; là tóa lètera l' ha 
àgràvaa là tòa posisiòn = la tua let- 
tera ha aggravato la tua condizione. 

àgràvaa,* agg. = aggi-avato : di malato 
peggiorato. 

àgràvàméiit, * s. m. = aggravamento : 
l'aggravarsi, specialmente di malattia ; 
stdmàtina el dolor l'ha notda on àgrà- 
vamént sensibil = stamane il dottore 
notò un aggi-avamento di qualche ri- 
lievo. Si dice pili com. pegioràiuéiit. 

àgràvànt,* part. pres. di àgràvà = ag- 
gravante : che aggrava ; l'è dna circo- 
étdma àgràvànt = è una circostanza 
aggravante. Si usa anche sostantivato.; 
gh'éra peti V àgràvànt de vèss recidiv = 
c'era poi l'aggravante dell'esser reci- 
divo. 

àgràvàss,* v. rifl. = aggravarsi : di una 
malattia specialmente. Si dice più co- 
mun. pegiorà. 

àgràvi, s. m. = aggravio. 

1) Gravezza di imposte, tasso e sim. ; 
hin tròpp i àgrdvi perpodè tiràiindm- = 
son troppo gravi le imposte perchè si 
possa andare avanti. 

2) fa àgràci = fare aggravio, aggra- 
vare, incolpare ; g'han faa àgràvi anca de 
quèit - l'hanno aggravato anche di ciò. 

àgremàu, s. m. = cortesia, piacere: gen- 
tilezza che uno usa ad un altro per di- 
mostrazione di simpatia, deferenza o 
sim.; l'ha invidaa in campagna: l'è on 
bèll'àgremàn = lo ha invitato in villeg- 
giatura: è una bella cortesia. 

1) Ornamento fatto di passamano. 

àgrèsión,* s. f. = aggressione, 1' aggre- 
dire ; nò se parla che de l'àgrèèion de 
stanati = non si parla che dell'aggres- 
sione di questa notte. 

àgrèsOr,* s. m. = aggressore, chi aggre- 
disce. 

àgrìcoltór,* s. m. = agricoltore. T. no- 
bile di chi lavora la terra; l'è minga 
on pàisdn, l'è on àgricoltèr = non è 
un contadino, è un agricoltore. 

agricoltura, s. f. = agricoltura: l'arte di 
coltivar la ten-a e tutto ciò che a tale 
arto appartiene. 

1) Ministeri de agricoltura e comèrc 
= Ministero d'agricoltura e commercio. 

àgrimeiisor,* s. m. » agrimensore : chi 
esercita l'agi-iraensura. 



agr 



- 18 - 



al 



àgriiuensiira,* s. f. = agrimensura. L'arto 
di misurare e stimare le terre; l'è do- 
tar d'àgrimcnsilra - è dottoro in agri- 
mensura. 

àgrónom,* s. f. = agronomo: olii sa o 
professa agronomia. 

agronomia,* s. f. = agronomia: la scienza 
dell' agricoltura; te stndiet tinca ti agro- 
nomìa ì = studi anche tu agronomia ? 

ah ! inter. = ah I Esclamazione che varia 
significato secondo il tono della voce ; 
ah ! con d'on bàlòss = ah ! cane assas- 
sino ; ah ! finàlmént! = ah ! finalmente ; 
ah! cóme l'è bòn! = ah! come è buo- 
no! ecc. ecc. 

ài, artic. = agli, ai : articolo maschile del 
compimento indiretto plurale. 

ài, inter. » ahi ! ohi ! esclamazione di 
dolore. 

1) ài là mia gamba! » esclamazione 
che significa : può darsi, ma la vuole 
andar male. Si dice in questo senso an- 
che soltanto ài! ài! 

àiròii, s. m, = Airone. 

1) Sgarza (cenerina, Nonna, Berta 
grossa. Ardea maior. Uccello di ripa. 

2) Nonna col ciuffo, Pavoncella di 
padule. Ardea Nyctieorax. Uccello di 
ripa. Detto anche sgarsèta bianca, 
sgolgéta. 

àj, s. m. = aglio. Allium salivum. Pianta 
da orto, bulbosa, a spicchi ; on eoo d'àj, 
dna fesa, là rilsca de l'àj «= un capo, 
uno spicchio d'aglio, la buccia dell'a- 
glio ; àj cvcch = aglio vuoto, vano. 

1) fa mangia àj\ fig. = far mangiar 
l'aglio, far rodere di stizza e di dispetto ; 
el m'à faa maìigitl viin de quy'fij. . . ci 
ho rimesso un'ala di fegato, mi fece 
sputare un' ala di polmone ; vègh tii = 
essere roso dalla stizza, dal dispetto. 

2) dna corona d'àj = una filza o re- 
sta d'agli; una fune di resta d'aglio; 
fa sic i corami d'àj - mettere in resta 
l'aglio. 

3) quèll de l'tij = agliaio, colui che 
vende l'aglio. 

4) Pela l'ai = spogliar l'aglio. 

5) tutt coés ven à tàj; anca i ung de 
2)elà l'tij = tutto torna utile; anche le 
unghie per sfogliar l'aglio. Cioè di inu- 
tile non c'è nulla. 

àj de loff, s. m. >= aglio. 

1) CipoUaccio. Hyacintus comosiis. 
Pianta perenne. Anche àièu sàlvà- 
degli. 



2) Bella di undici ore. Latte di gallina. 

Ornithoghahnn umbellatum. Pianta a 

bulbi numerosi. 
àj màtt, s. m. = aglio matto. Allium 

angulosimi. Pianta.* ' ■ 
àj scialò, s. m. = Scalogno. Allium 

ascalonicum. Pianta. 
àja, inter. = ahi! Esclamazione di do- 

come ài! 
àjàda, s. f. = Agliata : sapore d' aglioL 

infuso in una vivanda. 

1) Aiata. Tanto di' grano e di biade 

in paglia quanto basta a empir l'aia 
àjbèla, avv. - molto tempo; l'è àjbèla 

che dura el cald = gli è bel tempo che 

dura il caldo. Si dice anche chitobéla. 
àjee, s. m. = agliaio: campagna piantata 

d'aglio. 
àjoéu, s. m. = aglietto : aglio fresco che 

non ha ancor fatto il capo e messo gli 

spicchi. 
àjoeula,* s. f. » aiuola. Spartizione dei 

giardini in campetti per fiori o altr 

piante. 
àjòn, s. m. = aglio maschio o tamburino: 

aglio non a spicchi ma d'un sol bulbo. 
àjiitànt, s. m. = aiutante. 

1) Chi aiuta uno in qualche ufficio. 

2) Gradi militari; àjùtànt de cdmp^ 
àji'àdnt màgiòr = aiutante di campo, 
aiutante maggiore. 

àjiitànta, s. f. = aiutantessa. Por celia. 

àjiitànt de ciisìna » bardotto di cu- 
cina. 

àjiitt,* s. m, = aiuto: opera che si pre 
sta a chi da se solo non potrebbe faro ; 
gh'hoo bisdgn d'on àjutt = ho bisogna 
d'un aiuto; cereft, dà àjiitt = cercare, 
dare aiuto ; vegnì, cor in àjiitt = ve 
nire, correre in aiuto ; vèss d' àjiitt - 
essere d'aiuto. * 

1) Di cosa : i liber hin V àjiitt di siii 
dent = i libri sono 1' aiuto degli stU' 
diesi. 

2) Persona che aiuta di continuo iq 
ufficio; g' hdn concèsé on àjiitt = gli 
hanno concesso un aiuto, uno che lo 
aiuti. 

3) àjiitt de edéta = aiuto di costa; ina- 
spettato ed efficace. Bilancino. Chi aiuta 
in un lavoro che altri non potrebbe da 
sé gli sarebbe troppo grave. 

4) àjiitt! = aiuto ! grido di chi chiède 
soccorso. ■■' 

ài, artic. al, allo. Artic. masch. del com- 
pim. indir, sing. 



ala 



10 - 



ali) 



ala, artic] femm. del compiili, indir. 

sirig. 
àia, s. f. = aia. Al pluv. fa al = parti 

del corpo degli uccelli e d'alcuni insetti, 

che servono a loro per volare ; càscia 

i ài = metter lo ali. 

1) tàjà i al = tagliare, tarpare le ali 
in modo clie non possano volare. Fig. 
Levar la forza, la possibilità di nuocere. 

2) fa rolti Hcnsdl = far volare sen- 
z'ali: 2)recipitare dall'alto. 

3) coi al = alato, che ha le ali. 

4) sbmà i al = abbassar le ali, met- 
ter giù l'orgoglio; lìmi giù i di = se- 
minare i frasconi. Do' polli che' stra- 
scinano l'ale per debolezza; e fig. an- 
che di persona stanca. 

5) slarga i al = spandere, allargare 
le ali. Fig. Uscir di pupillo; fare a 
modo suo. 

6) slarga i ài puiec del bisògn = al- 
largar le ali più del nido; far da più 
che uno non è; spender ,di pili di 

. quello ohe si può. 

7) al d'òna cà, d'on pàlàss = ali 
di un edificio, le due parti unito a cia- 
scun lato della fabbrica. 

8) àia : parte eminente di un organo 
del corpo animale, come del fegato, del 
polmone. 

9) Nome di ognuno di quei piani ret- 
tangoli, dolcemente inclinati nei quali 
("' diviso un prato marcito rio. 

10) dia = coperta. Nome delle due 
falde della sella. Meglio àléta. 

11) Quella parto del vestito che fa 
finimento allo tasche. 

12) ala = tesa : la falda del cappello 
che è unita intorno alla base della fa- 
scia e fa solecchio; dia dèla bàrèta = 
tettino. 

13) dia d'on poni = pignone delle 
pilo di un ponto. 

14) dia = ritto : nome di quei due 
pezzi di ferro posti in piedi nelle 
staffe da cavalcare. 

àia bòna: vedi bona N. 24. 

àia làrg-a loe. avvcrb. = alla larga : di- 
scosto ; età Ma larga « stare alla larga. 
Fig: non avvicinarsi; non avere fami- 
gliarità con persone. = esclani. eliti; 
(da larga! = alla larga! 

àlàbàster s. m. = alabastro: pietra si- 
mile al marmo, più trasparente e più 
tenera; vrss bidnch còme l'àlàbàsier = 
ossoro bianchissimo. 



àlàbàstree, s. m. = alabastraio : colui 
cho lavora l'alabastro e vende gli og- 
getti fatti d'alabastro; per lo più sta- 
tuette. 

àlàgrà, * V. alt. = allagare: formare un 
lago in un tratto di terreno o di paese ; 
han àlàgaa l'Arnia = hanno allagato 
l'Arena. 

àlàg-àmènt, * s. m. = allagamento : l'al- 
lagare. 

àlàrmà, * v. alt. = allarmare : mettere 
a un tratto in paura. 

àlàrmànt, * agg. = allarmante : cho al- 
larma ; è rivaa in Bórsa di notìii àlàr- 
mànt = arrivarono in Borsa notizie al- 
larmanti. 

àlàrme, * s. m. = allarme. Paura per 
qualche sciagura imminente ; l'èra on 
àlàrme fals = era un falso allarme. 

àlàtà, * V. ait. voce scelta per lata = 
nutrir col proprio latto il bambino 
finché non si spoppa ; hoo daa vìa de 
àlàttl el me bambln = ho dato ad alat- 
tare il mio bambino. 

àlàtàment, s. m. = allattamento : 1' al- 
lattare, si dice più coni. ; bàilidura. 

alba, ^ s. f. = alba. L'imbiancare il ciclo 
prima del giorno: brùzzico. 

1) A l'alba di voti, di nhiv^ di dès, ecc. 
por iron. = all'alba dei tafani : cioè 
ora tarda. 

albàg'ìa, * .<?. f. = albagia : aria di sod- 
disfazione e sussiego di chi faccia una 
stima esagerata di qualclie suo merito 
prerogativa ; tràtà cont'àlbàgia = trat- 
tar con albagia. 

àlbàròtt, s. f. = betula pelosa ; bctula 
pubescens = betula pigmea o nana = 
betula pendente. 

àlbègrìà, * V. att. = albeggiare. Spuntar 
l'alba. 

àlber, s. tu. = albero. 

1) Antenna della nave ; tllber Maè- 
ster = albero di maestra. 

2) àlber = albero : la verga mobile 
superiore del telaio di ferro da far calze. 

3) Albero del tamburo ; asticciuola 
cilindrica d'acciaio con più riprese o 
scalini, la quale attraversa il tamburo 
dell'orologio, noUa direzione dell'asse. 

4) d^lher = cilindro : quello che, mosso 
dall'acqua, fa andare le macine ideila 
carta e simili. 

albera s. f. = canapiglia. Cicalone ; Anas 

streperà. Uccello acquaiolo. 
albera /". alt. ^ alberare, rianturc albori. 



alb 



20 



ale 



àlberàdfìra, s. f. = alberatura : il com- 
plesso degli alberi di una nave. 

àlbergàddr, s. m. = albergatore : chi 
tiene albergo. 

àlbèrghètt, s. m. dim. e spreg. di al- 
bergo = alberguccio. 

albergo, s. m. = albergo: casa pubblica 
e piuttosto di lusso, dove si trova, pa- 
gando, alloggio e vitto : l'albèrgo Mi- 
làn. Cavour, Manin, e sim. = l'al- 
bergo Milano, Cavour, Manin, e sim. 

1) l' albèrgo dèla stèla: Scherz. = 
l'albergo della luna, o delle stelle. A 
ciel sereno. 

2) sta èli l'albèrgo = stare sull'al- 
bergo : vivere non in famiglia. 

y) legni albèrgo = tenere albergo. Fare 
r albergatore. 

4) te §ee minga a l'albèrgo = non 
sei all'albergo. Si dice a chi va e viene 
in casa con troppo poco riguardo a 
queUi della famiglia. 
albi, 5. m. = trogolo. 

1) Vaso ove si tiene il mangiar dei 
porci. Anche maruett. 

2) Abbeveratoio per le bestie di qua- 
lunque specie. 

àlbicocch, s. m. = albicocco : frutto 
dell'albicocco ; -piànta de àlbicocch = 
albicocco. Si dico meglio àrbicoccli. 

àlbioen, s. m. = beccatoio: cassetta nelle 
stie, ove ponesi il becchime ai polli. 

àlbiii, s. m. = albino : uomo che ha i 
capelli bianchi e la pelle e gli occhi 
rossi e di giorno ci vede poco. 

àlbis, domenica o domènega in dlbis 
= la domenica in Albis : l' ottava di 
Pasqua. 

àlbora, s. f. = alborella : pesce argentino. 
Cyprinus albor. Fritto ha dell'amaro- 
gnolo. Appena nato lo dicono : ogitt. 

àlboree s. m. = rete da alborelle a ma- 
glie strette. 

àlbum, s. m. = album : libro di ricordi 
di ritratti di persone care o illustri. 

albumina,* s. f. = albumina. T. chini. 
Materiale che forma ^ quasi per intero 
il bianco dell'evo. È nel siero del 
sangue e in altri umori. 

àlcàlìn, agg. = alcalino ; agg. di Alcali ; 
mdr àleàlin = sapore alcalino ; àc- 
quii àleàlin = acque alcaline. 

àlchermes, s. m. = alchcrraos : sorta di 
liquore dolco di color rosso rubino. 

alcol,'*' s. m. = alcool. T. chim. : spi- 
rito di vino, spirito ; l'è on vin che g'hà 



pòcch alcol = è un vino che ha poco 
alcool. 

àlcolisa,* V. alt. = alcoolizzare : trasfon- 
dere la qualità dell'alcool. 

àlcoòlich, agg. = alcoolico: che contiene 
alcool ; vin àlcoòlich = vino alcoolico. 

alcova,* s. f. = alcova : di camera di- 
visa in due per mezzo di un arco con 
tende la parte dove sta il letto. 

àleaa,* agg. = alleato : che ha fatto 
alleanza ; l'Italia l'è àledda dèla Oèr- 
mània = l'Italia è alleata della Ger- 
mania; l' esercii aleaa = l'esercito al- 
leato. 

.àleànsa,* s. f. = alleanza : lega, patto 
fra due Stati stabilito con trattati ; fa 
àlednsa\ romp, rinovà l' àleànsa 
fare alleanza ; rompere, rinnovare ral| 
leanza ; àleànsa ofensiva e difensiva 
alleanza offensiva e difensiva. 

àleàtich,* e più antic. àleàtegh = alea-* 
tico : nome d'una sorta d'uva di cui si 
fa vino squisito che porta lo stesso 
nome. 

àlee, inter. = alò : esclamazione di risen- 
timento e vale andiamo ; àlee, gioi- 
nòti, finimela = alò, giovinetti, finia- 
mola ! 

àlegaa, v. m. = allegato: documento 
che si unisce a comprovare una scrittiu'a. 

àlègher, agg. = allegro : che sente o 
dimostra allegrezza; àlégher còme on 
spos, cóme on pèss = allegro come uno 
sposo, moltissimo ; ftcia àlégra = viso 
allegi'O. 

1) gent àlégra et ciel l'ajiUa = gente 
allegra Dio l'aiuta. 

2) passato con allegi'ia. L'è staa on 
més àlégher l'Otóber = l'Ottobre è stato 
un mese allegro. 

3) feiZgh àlégher = fuoco allegi'o: vivo, 
bene acceso, che riscaldi bene. 

4) mùsica , casa àlégra = musica 
casa allegra, che rallegra. 

5) casa àlégra = casa allegra : p 
enfasi, dove ci si sta allegri, anchi 
per libertinaggio. 

6) color àlégher = colore allegro 
vivace. 

7) àlégher = allegro, allegruccio, al 
tetto, alticcio, brillo : che ha bevuta 
un pò più del solito, e il vino gli hi 
dato un pò alla testa. 

8) sta àlégher = stare allegii : senzi 
malinconie, fave il gaudente, il gau 
dontone. 



ale 



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ali 



9) gh'è pòcch de età àlègher = c'è 
poco da stare allogii: c'è poco gua- 
dagno. 

10) Ironie: esclam. di meraviglia e 
rammarico : /' ha perduil tré nòti ài 
gieugh. Alégher, fteu ! = ha perduto tre 
notti al gioco. Allegri, figlioli ! 

11) Htà sii àlcfjher = dimetti il pen- 
siero, sputane la voglia: si dice ad 
uno che vuole noi si faccia una cosa 
e noi non vogliamo. 

12) Brioso : che ha brio ; l'è un gio- 
, inòtt àlégher = è un giovinetto allegro : 

che diverte la brigata. 

! 13) àndà giò àlégher = allargare la 
mano, largheggiare. 

14) àvègh de sta àlégher = averne 
sciali sfoggi : esservi da scialarla. 

àlegràmént, avv. allegramente : con al- 
legria. 

1) màngit, viv, bev, àlegràmént = 
mangiare, vivere, bere, allegramente: 
senza pensieri. 

2) àndà giò àlegràmént = far qualche 
cosa a piene mani. 

3j iron. Briisà àlegràmént = bru- 
ciare allegramente : alla svelta e senza 

■ impedimenti. 

àlegrìa,* più com. legrìa s. f. = alle- 
grezza: sentimento manifesto dell'animo 
soddisfatto; là trdpa àlegrta là me fa 
pàÉra = la soverchia allegrezza mi fa 
paura. 

1) on' àlegrta de liis^ de color = 
un'allegrezza di luce, di colore. Detto 
di cosa che dia allegrezza. 

2) Allegria: contentezza piuttosto 
chiassosa e di piii persone. L'è finìda 
l'àlegrìa del càrnoaa = è finita l'alle- 
gria del carnevale; emm de fa dna 
bela àlegrta? = facciamo una bella 
allegria ? 

3) viv in pàs e in àlegrta = vivere 
in pace e in allegria : contenti e allegri. 

àlegriéta,* o legriéta, s. f. dimin. di 
àlegrìa, = festicciola. Si dice spe- 
cialmente di quegli spassi che si fan 
tra amici o in famiglia, in pòchi, e 
senza molta spesa. 
àlelùja, = alleluia. T. eccles. Lode a Dio. 
1) Esclamaz. per dire: allora nenia 
j finisce mai ! 
1 àlemàr, s. m. = alamari. 

1) Allacciatura fatta con aghetti, o 
passamani, e oli vette. 
. 2) Bruco: l' attacagnolo dei segnali 



che si pongono nei messali, breviari e 
sini. Anche sègii, seguàcol. 
àleta, s. f. = paletta. 

1) uno dei denti piani o alette infisse 
a squadra nella lunghezza della bilancia 
dell' orinolo. 

2) Aletta: piccola ala, aletta dei pesci, 
anche uno dei tagli del bue. 

3) Aliuzza maschio di color bianco; 
Muscicapa albicollis. Ucc. silv. = àlèta 
del eòli négher = balia nera : Muscicapa 
luctuosa. = àlèta bianca e negra = boc- 
calepre, grisettina, grisola. Muscicapa 
grisola. 

4) Copertina: una di quelle parti di 
cuoio che in alcune selle ricoprono le 
coperte. Anche diconsi àlétt, gli orec- 
chioli, cioè quelle liste che hanno certi 
berretti per uso di coprir le orecchie. 

5) lalètt = gli orecchioni: quei due pezzi 
di metallo che sporgono dal cannone 
e lo sostengono nella cassa. 

silètóu, s. m. = parafango. Vedi para- 
fa iig:a. 

àlevà^* V. att. voce scelta per leva, = 
allevare. Vedi leva. 

àlevàméiit, s. m. = allevamento, alle- 
vatura, l'allevare. 

àlfàbétich, of/g. = alfabetico. Secondo 
le lettore dcil' alfabeto. 

àlfàbétt, s. m. = alfabeto : le lettere che 
servono per la scrittura di una lingua ; 
el sa nànca l'dlfàòett = non sa neanche 
l'alfabeto, cioè non sa nulla. 

alflér, s. ni. = alfiere : uno dei pezzi do- 
gli scacchi. 

àlgrèbra, * s. f. = algebra. T. mat. Scienza 
che insegna a calcolare le quantità 
d'ogni sorta con segni universali. 

àlibi, s. m. = Alibi. T. leg. ; pro^ l'a- 
libi = provar l'alibi. L'assenza dal luogo 
del delitto nell'ora in cui fu commesso. 

àlienàsiòn, * s. f. = alienazione men- 
tale : la pazzia ; el é'è màsaa in d'on 
moment de àlienàsiòn = si uccise in 
un momento di alienazione mentale. 

àliév, * s. m. = alunno : chi è da uno 
ammaestrato od allevato : scolaro ; /' è 
on bi'ào cerUsich : l'è àlièo del Bottini = 
è un bravo chinirgo : è allievo di Bot- 
tini. 

àliinént, * s. ni. alimento : quanto servo 
al nutrimento. 

alimentar, agg. = alimentare : alimen- 
tario : che serve all' alimento ; so- 
stàns alimentar = sostanze alimentar . 



ali 



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alp 



aliava, * /•. (di. = alliucarc : faro elio più 
uomini coso siano mossi su uua stessa 
linea ; i han àlincaa ben i piànt sii qucll 
viàl = li hanno bone allineati gli al- 
beri su quel viale. 

àlineàss, * v. rifl. = allinearsi: mettersi 
con altri su una stessa linea. 

àlniàuch, àlmén, = almeno , almanco. 

1) Il meno che possa essere; glie vo- 
ràrà àlmcn tri; mila lira = ci vorranno 
almeno tre mila lire. 

2) Per desiderio del mono peggio; 
àlmèn ghe filés càpitaa on fastidi minga 
insci gròèé = almeno gli fosse toccato 
un fastidio men grave. 

3) Insomma e non altro ; Hi Vb poeer^ 
ma àlmén el se fa onòr = egli ò po- 
verO; ma almeno si fa onore. 

àliuànàcà, * v. alt. = abbacai-e : fanta- 
sticare senza costrutto. 

àliuànàcch, s. ni. = almanacco : libro che 
indica i giorni, i mesi e altre cose re- 
lative alla classe di persone cui è de- 
stinato. 

aloe, s. m. = aloe ; aloe perfoliata = 
pianta medicinale delle gigliacee, od an- 
che il sugo della pianta. 

àlogg, * s. m. = alloggio : luogo dove 
si stia por un tempo piii o meno lungo, 
per amicizia o a pago ; el portinàr el 
g'hà l'àlògg gratis = il portiere ha 1' al- 
loggio gratis. 

1) dà vlio e àlògg = dar tavola e 
quartiere: alloggio e vitto. 

àlogrià, V. alt. = alloggiare. 

1) Dare alloggio in casa nostra per 
più meno tempo a pago o no. 

2) intrans.; stare in casa d'altri per 
un dato tempo, a pago o ^gratis ; dóe te 
àldget? - À V albèrgo de V AgnHl = dove 
alloggi '? - All'albergo dell'Agnello. 

3 ) àlógià à V albèrgo dèla Ulna o 
de la stèla = alloggiare all'albei'go della 
Luna.. Schorz. cielo . scoperto. Si dice 
anche : dormi fila serena. 

4) ehi tardi àr7oa male àlògia = pro- 
verbio ital. che il mij. ha fatto inte- 
ramente suo nell'identico significato: 
chi arriva tardi s'accontenti di quel che 
gli tocca. 

àlóii, inter. = alò. osclam. che ha lo 
stesso significato di alee ! Dal francese 
Alons. 

iìlontànà,* v. att. = alienare, inimicare: 
disaffezionare persone fi-a loro ; Ve on 
fàtt che ha àlontànaa me pàder dal 



me- lilo = è un avvenimento che alienò 
mio padre da mio zio. 
àlòra, ave. = allora. 

1) In quel tempo ; àlòra se podena. 
àdèss nò = allora si poteva, oi'a no. 

2) Raccontando, per il passato e per 
il futuro, anche il presento ; alòra mi 
glie disi se el veur regni in del me 
studi = allora io gli dico so vuol ve- 
nire nel mio stadio. 

3 Por questa ragione e per conse- 
guenza di questo; se te mei dlset ti, 
àlòra parli pil = se me lo dici tu, al- 
lora non fiato più. 

4) Elitt. àlòra ! = L'ha ditt el dotar che 
ci vègnarà domdn. - Alòra .' = il dottoi'e 
ha detto che verrà domani. - Allora ! 
(allora ò inutile che venga). 

5) àlòra si che.... = allora sì che.... 
Allora fu o sarà che....; àlòra si che 
me inrablsi debòn = allora si che mi 
arrabbio davvero. 

6) de àlòra = d'allora , di quel tempo ; 
ài discòrs de àlòra pensèmegh j}ù = ai 
discorsi d'allora non pensiamoci più. 

7) D'allora. In quel momento o poco 
prima ; l'èra vegniiii àlòra = era ve- 
nuto d'allora. 

8) de chi e alòra .= di qui allora. Da 
oggi a quel tempo. Si sincopa anche in 
de chi e lòra ; de chi elòra ghe pensa 
rèmm = di qui allora ci penseremo 

9) adèss per àlòra = ora por allora 
0]"a per quando sarà il caso ; re àvisi 
àdèss per àlòra; a S. Michee bisogna 
paga = v' avverto ora per allora ; a 
S. Michele bisogna pagare. , 

àlòro, * lo stesso che làoi', s. m. = al- 
loro. Si usa quando se ne fanno corone 
di onore ; ona corona d' àlòro = una 
corona d'alloro. 

ili]), s. m. = alpe. 

1) Montagna altissima. 
2j Nome di quei pianori rivestiti d 
folte erbe sostanziose e fragranti , pò 
cui uomini di alpe conducono d'ostat< 
le mandre al pascolo e donde , scen, 
dono in autunno. 

3) Stalla con cascina sui monti a ri 
coverò di pastori e di armenti. 

àlpà, àlpeg-ià, v. att. = alpeggiare. Te 

nere sugli alpi le mandre. 

1) fig. Starsene scioperatamente. 
àlpadòr, s. m. = alpigiano , mandriano: 

])ersona a cui sono affidate le mandre 

e i pascoli alpini. 



aljj 



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alt 



àlpèe, s. m. = uomo d'alpe: alpigiano. 
alpesèll e àlpètt, s. m. dim. di àlp, = 

alpicello. Piccolo pascolo montano. 
àlpin, * agg. = alpino. 

1) Che è delle Alpi ; fior àlpin = fiore 
alpino.- 

2) i àlpitt = gli alpini : quei soldati 
del nostro esercito che sono addetti 
specialmente alla difesa delle Alpi. 

alpinismo, * s. m. = alpinismo : il di- 
letto, lo studio, la passione di salire le 
alte montagne. 

alpinista, s. m. = alpinista: chi per di- 
letto, per passione, per studio va sulle 
Alpi, visita le piìi alte montagne. 

àls, s. m. = alzo. 

1) Cuoio che mettesi nella forma per 
gonfiare più o meno il tomaio al collo 
del piede della scarpa. 

2) Zeppa. Pezzo di legno o d'altro 
che si pone sotto l'armadio, cassettone 
e sim. per alzarli e tenerli ritti. 

àlsà, V. att. = alzare, accrescere l'altezza 
di una cosa, la sua dimensione dal 
basso all'alto ; àlèt on mUr, dna cà = 
alzare un mui'o, una casa. 

1) àlsà el gòmbet = alzare il gomito: 
Eccedere nel bere 

2) àU(L la vos = alzar la voce. Par- 
lai- più forte per essere meglio intesi, 
riscaldandosi nel disputare. 

3) àlM i prHi = alzare i prezzi : 
crescerli. 

4) alsà sic = solleva,re, sorreggere ; 
àlm sii, per piàsè^ el eoèrc del taolin = 
sorreggi , por favore , il coperchio del 
tavolo da lavoro. 

àlsàda, s. f.= alzata. 

1) L'altezza della scala e dello ^sca- 
lino. 

2) Bietta. Quel pezzo di panno che 
si cuce noi calzoni fra i diotri e la serra. 

3) àUfida d'ingègn = alzata d' inge- 
gno: mozzo ingegnoso, trovato lì perii 
per uscire da un impiccio o per qua- 
lunque altro fine che non apparisca. 

4) dà fàlstlda à on u§s, à on'dnta = 
mettere o.dare leva a un uscio, aun'im- 
posta^ sollevarli colla leva. 

• .^}dà V-.àlètlda = cavar i calcetti : 
■ tirar.. su, le calze a uno. Figurat,:' levare 
ad arte di bocca ciò che uno non Ter- 
rebbe dire. 

6) Alzata. Fruttiera, piatto con piede 

da porro in tavola con frutta o dolci. 

àlsàmàntcs, s. m. - alzamantici : con- 



gegno, a destra. della tastiera di un or- 
gano, col quale l'organista avvisa il ti- 
ramantici che dia fiato alle canne. 

àlsàpe, àlsàpee, s. m. = saliscendi : lama 
mobile di ferro o bietta di legno che 
serra usci o finestre o altro. Quello delle 
finestre chiamasi anche spàg-nóléta. 

àlsèta, s. f. = sessitura, basta : ripiega- 
tui'a orizzontale della sottana , o dei 
grembiuli o d'altro, che vi si cuce per 
accorciarli od allungarli all' uopo. Si 
dice anche sàmbruca. 

alt, agg. = alto, eminente, elevato. 

1) Che ha un'altezza di... dna cà ttUa 
vini meter = una casa alta venti metri ; 
d^lt dna spana = alto una spanna : alto 
come un soldo di cacio , di caviale. 
Detto della statura di una persona. 

2) Alto, senza determinare contrario 
di basso. 

Q)ù.cqua Mia = acqua fonda. 

4) stane tilt •= stanze' alte , sfogate ; 
che hanno il soffitto molto elevato dal 
pavimento. 

5) ècàrp tilt = scarpe accollate : che 
coprono il collo del piede. 

6) Di paese. La parte più elevata; 
l'tilta Briànsa = l'alta Brianza ; Ber- 
gom tblta = Bergamo alta. 

7) tllto mar = alto mare: molto lon- 
tano dalla spiaggia. 

8) Di panni, di-appi> tessuti , indica 
la larghezza del telo ; on pànn "alt on 
meter = un panno alto un metro. 

..9) à vos tllta = a voce alta, a alta 
voce : forte ; contrario di piano, sotto- 
voce. 

10) càrnoaa o càrnevàl alt = car- 
novale alto, cioè lungo, che inoltra nel- 
l'anno : contrario di càrnoaa bàss =• 
carnevale basso, breve. 

11) ntìmer alt = numero alto: di nu- 
meri estratti a sorte, uno dei maggiori 
tra gli imborsati. 

12) àndd à tèsta tllta = andare a fronte, 
a te^5ta alta : col coraggio che viene da 
una coscienza sicura. 

1 ;■{) tilt e bàss = alti e bassi : alter- 
nati va di miglioramenti e di peggiora- 
menti negli ammalati. 

14) in alt = alto ; dndà in alt = an- 
dare alto: innalzarsi. Locux. avverb. 
alt, sost. = alto: fermata, il fermarsi. 
Detto propriamente di soldati in marcia. 

1) alt! a modo di interiezione = alto 
là : voce militare con cui si comanda 



alt 



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alt 



ai soldati di fermarsi. Per estensione 
si dice alt ogni volta clie si vuole che 
uno cessi di fare ciò che sta facendo. 

altaléna, s. f. = altalena: tavola sospesa 
sulla quale due siedono ai duo capi 
alzandosi e abbassandosi a vicenda. 

àltàuèll, s. m. = rete da beccacce : ha 
maglie larghe. 

aitar, s. m. altare : tavola nelle chiese 
cristiane sulla quale i sacerdoti dicono 
la messa o fanno le altre funzioni sacre. 

1) aitar màgio)' = altare maggiore : 
quello collocato generalmente in cima 
alla navata principale. 

2) àndà a l'àlthr = andare all'altare. 
Si dico di sposi. 

3) mett sii l'àltàr = mettere sull'al- 
tare sugli altari : lodare in modo su- 
perlativo una persona o un'opera d'in- 
gegno. 

àliàrìn, s. m. dim. di àltàr = altarino: 
piccolo altare. 

1) fa r àliàrìn = far gli altarini. Si 
dice dei bambini che imitano le fun- 
zioni in Chiesa. 

2) squajà deSquàtà i àltàritt = 
scoprire gli altarini, gli altari; scoprire 
un embrice: scoprire i fini segreti , le 
azioni che altri sperava di tener ce- 
late. 

altèa e un po' più volgarm. àltSJa, s. f. = 
altea: pianta medicinale; althea offici- 
nalis; pàstili^ siròpp d'altèa = pastic- 
che, siroppo d'altea. 

alter, agg. = altro: correlativo a viin = 
uno ; viin el rà, l'alter el vèn = uno 
va, l'altro viene ; i alter = gli altri, 
tutti gli altri. Qualche volta il correla- 
tivo si tralascia come sottinteso ; dànim 
011 tilter bicièr de vin =■ dammi un 
altro bicchier di vino. 

1) Nel distinguere e nel contrapporre ; 
ona man lava l'altra = una mano lava 
l'altra. 

2) di cosa nuova che succede o s'ag- 
giunge ; on altra fcyrtUna = una nuova 
fortuna. 

3) l'alter di = l'altro giorno, uno dei 
precedenti e non lontano, ma indeter- 
minato. 

4) st'àltr'ànn = quest'altr'anno. L'anno 
venturo ; on' alter di, on'àltra vòlta = 
un altro giorno , un'altra volta. Si in- 
tonde di tempo futuro, ma indeterminato. 

5) dna vòlta ò l'altra = prima o poi. 
In tempo non lungo e non determinato. 



6) no àvègh alter che... = non aver 
altro che.... Aver quella cosa sola. 

7) Diverso ; l'è mi'àltra ròba = ò 
un'altra cosa. 

8) Maggiore e migliore ; /' è tòrnan 
indree on àltr'òmm = ritornò un al- 
tr'uomo. 

9) Identità. Somiglianza ; Mildn l'è 
on alter Paris = Milano è un'altra Pa- 
rigi. 

10) l'alter mond = l'altro mondo: il 
mondo di là ; àndd à l'alter mond = 
andare all'altro mondo: morire. 

11) Nel notare una cosa, accennando 
ad altre che si tralasciano ; tra i alter 
ròbb l'è anca ghenbb = tra lo altre cose 
è anche gobbo, 

alter, s. m. = altro, altra cosa ; nd disi 
alter = non dico altro. 

1) quéi coéé d'alter = qual cos'altro: 
qualche cosa di più. 

2) Cosa diversa ; g'hdo alter per el 
eoo = ho altro per il capo. 

3) tUtt' alter = tutt' altro : all'opposto, 
qualunque altra cosa. 

4) quèét e alter = questo e altro : più 
e peggio. 

5) no gh' è alter = non c'è altro: 
non c'è altra via, altro scampo, altro 
mezzo. 

6) alter che = altro che, altro : non 
solo quel che si concede o si domanda, 
ma assai più. 

7) alter che = altro che , fuorché ; 
no fan alter che parla mài del prdéim - 
non fanno altro che parlar male del 
prossimo. 

8) no ocòr alter e n'ocòr alter = non 
occorre altro : sta bene, siamo intesi. 

9) se non alter = se non altro : a 
peggio andai-e, per lo meno. 

10) ghe veUr alter = ci vuol altro : 
di mezzi che sono insufficienti. 

11) fio vHj sàvèghen d'alter = non 
ve' saperne altro. Di cosa : smetterne 
affatto il pensiero ; di persona : non 
volerci più trattare, ne averci che fare. 

12) ée no te g'het alter = se non hai 
altri moccoli : se non hai altri moccoli 
puoi andare a letto al buio : se non 
hai altri mezzi, e altra abilità non ar- 
riverai mai ad ottenere quanto desideri. 

alter, s. m. = altro: altra porsona ; tra 
viin e l'alter soo no quaa scemi = fra 
l'uno e l'altro non so quale scegliere. 
1) pari on alter = parere un altro. 



alt 



- 25 - 



ama 



2) i alter = gli altri : tutte le altre 
persone. 

3) ghe n'è minga on alter = non c'è 
altri. Di persone in cui è riposta tutta 
la nostra fiducia. 

4) niéùn d'alter = non altri che; el 
po' vèéè niéàn d'alter che Hi = non può 
essere altri che lui. 

5) di alter = altrui, di altvi : che ap- 
partiene ad altri ; quèll di alter - l'al- 
tnii. 

6) V allei' dì = l'altr'ieri : alcuni giorni 
indietro. 

aiterà) * v. alt. = alterare : mutare la 
natura, la qualità, l'aspetto di una cosa 
affino di indurre altri in orrore ; allerti 
là vòs = alterare la voce, por farci cre- 
dere un altro ; paì-t. pass, àlteraa = 
alterato. 

àlteràss, v. rifl. = alterarsi : andare in 
collera ; part. pass, àlteraa = alterato: 
chi ò in collera e lo dimostra agli atti 
esteriori. 

altèrna, v. att. = alternare, avvicendare: 
fare duo cose una dopo l'altra più volto 
e sempre nello stesso ordine , special- 
mente delle culture. 

àltertànt, o àltretànt,* agg. correi. = al- 
trettanto: in quantità o misura uguale 
a quantità o misura indicata prima. 

1) In forza d'avv. Ne più ne meno, 
del pari; on pàder el fàrta àltertdnt = 
un padre farebbe altrettanto. 

2) Ricambiando un augm-io che altri 
ci faccia ; bon àpetitt ! - Alteì'tànt = buon 
apoti to ! - Altrettanto. 

àltèsa, s. f. = altezza. Quella fra le di- 
mensioni di un corpo che si misura dal 
vertice alla base ; l'àltèàa d'on miir = 

I l'altezza di un muro. 
1) Altezza . Larghezza di panno , 
drappo, e sim. 
2) Telo. Pezzo di tela o altro che cu- 
cito con altri compone vestito, lenzuolo, 
e sim. 
3) Alzata. La proiezione verticale di 
un solido. 
àltipiàn, * s. m. = altipiano. T. geogr. 
Tratto di paese piano, molto elevato sul 
livello del mare. 
àltìsìiu,*i'fl^(7.'= altissimo. Superi, di alto. 

1) l'Alttéim = l'altissimo, Dio. 
àltrér (1') avv. = ieri 1' altro : il giorno 

avanti ieri. 
àltretànt. Vedi altertant. 
altura,* s. f. = altura : luogo alto, collina. 



àliicinàsión, * s. f. == allucinazione : ef- 
fetto stato dell' essere allucinati , per 
cui una persona non vede più retta- 
mente. 

àliimfni, * s. f. = alluminio: metallo 
bianco, malleabile, leggiero. Somiglia 
all'argento. 

aliislón, * s. m. = allusione: l'alludere, 
la cosa che allude ; in del diécòrs d'iér 
aera i àliisión éren fina tròpp eidr = 
nel discorso di ieri sera le allusioni 
erano anche troppo evidenti. 

àlveàr, s. m. = alveare, arnia : specie di 
cassetta dove stanno le api a fare il 
miele. 

àmà, V. att. = amare , avere , portare 
amore : di persone si dice più comu- 
nemente = vorè ben. 

àmàbll, agg. = amabile. 

1) Di persona che col suo modo sap- 
pia cattivarsi l'animo altrui. 

2) Di vino, d'altra bevanda spiri- 
tosa che pende al dolce. 

àmàbilitaa, * s. f. = amabilità : nome 
astratto di àmàbil. 

àmdàor, s. m. = amatore: chi si diletta 
particolarmente di un'arte, se ne in- 
tende, compera, fa collezione, ecc. ; 
amadòr de antichitda = amatore di an- 
ticaglie. 

àmàèstrà, v. att. = ammaestrare : detto 
di animali : addestrarli a certi esercizii 
non conformi ai loro abiti naturali 
per servizio di spettacolo e spasso. 

1) Addomesticare, render domestico. 
Si dice di bestie selvatiche. 

àmàlaa, paì-t. pass, di àmalàss = am- 
malato, malato ; àndà giti àmàlaa = ca- 
scare malato. 

1) traés àmàlaa = fingersi malato. 

2) vèéé àmàlaa = essere ammalato. 
àinàlàss, v. rifl. « ammalare, amma- 

lai'si . 

1) Si dice specialmente delle donne 
gestanti, quando giunge il momento io 
cui partoriscono. 

àmàlgràmà, * v. att. = amalgamare. Fare 
l'amalgama. 

1) Fig. Di due più persone cho 
vadano perfettamente d'accordo. 

amante, * agg. = amante : che ha incli- 
nazione, affetto per una cosa ; Ve tròpp 
amante del gièugh = è troppo amante 
del giuoco. 

amar, sost. = amaro : sapore di alcune 
sostanze ; l'amar di gàndoll de ])?r.iirh 



ama 



— 26 — 



amb 



l'c V7iiìf/a dlsgilitòs = l'amaro dei noc- 
cioli delle pesche noa è disgustoso. 

àmàr^ agg. = amaro : di sapore o di so- 
stanze che hanno questo sapore. . 

1) boea amara = bocca amara : quel 
senso di amaro che rimane in bocca 
per cattiva digestione, o per cosa che 
abbia cagionato dispetto o rammarico. 

àmàrànt, sost. = amaranto. 

1) Colore del fior d' amaranto : rosso 
cupo. 

2) Amarantoidi, Perpetuini: pianta 
annua. 

3) Zolfino, Semprevivo. Pianta pe- 
renne dei cui fiori^ gialli si fanno ghir- 
lande mortuarie. È V Immortelle jtune 
dei Francesi. 

àmaregrià; v. att. = amareggiare; rendere 
amaro, cagionare amarezza. L'usa solo 
nel signif. figur. 

àinàrcgiàss, v. rifl. = amareggiarsi : piìi 
che affliggersi. 

amàrèsa; s. f. = amarezza: astratto di 
amaro ; V àmàrèsa de V àloè V è tremènda 
= l'amarezza dell'aloe ò tremenda. 

àiuàrètt, s. m, = amaretto, amarìno : sorta 
di paste dolci . con mandorle amare ; 
*■ àmàrètt de Sàrònn = gli amaretti di 
Saronno. Specie di amaretti assai in 
grido tra noi. 

àinàriii, sost. = amarino ; el glia on à- 
marìn simpàtich = ha un amariao pia- 
cevole. 

àmàsone^ * s. f. - ammazzone : donna 
d'aspetto e modi virili. 

Ij Donna che va a cavallo col ve- 
stito d'amazzone. 

àmàtista; * s. f. = amatista : sorta di 
pietra preziosa, ormai però non tenuta 
più; in troppo conto. 

amba; v. att. = socchiudere, rabbattere, 
accostare : parlando speciabncnte di fi- 
nestra. 

àmbaa, agg. = inclinato, obliquo. 

1) Di imposto, specialmente di, fi- 
nestre. Socchiuso, accostato. 

àmbàsciàda, s. f. = ambasciata : F ufficio 
d' ambasciatore; 1' ambasciatore colle 
persone che gli sono addotte ; il palazzo 
^ e la cancelleria dell'ambasciata. 

àmbàsciàddr, "" s. m. = ambasciatore. 

1) Persona che' porta e fa l'amba- 
ciata; àmbàsQÌàddr no porta pena = 

•ambasciatore non porta pena. 

2) Agente diplomatico. 
àmbàsciàtrìcp, * s. f. = ambasciatrice: 



la moglie dell' ambasciatore. Più voi 
garm. àmbàsciàtris. 

àmbi; V- att. = ambire: desiderare cosa 
che risvegli la nostra ambizione. In 
mil. si usa più spesso in senso nega- 
tivo ; àmblii nò de deventà càvàliér = 
non ambisco di diventar cavaliere. 

àmbiéut, * s. m. = ambiente : il luogo e 
il complesso delle cose in mezzo alle 
quali viviamo. 

àmbisión, * s. f. = ambizione: senti- 
mento per cui uno è mosso a deside- 
rare tutto ciò che distingue l'uomo e 
lo m«tte al disopra degli altri. 

1) Desiderio che abbia per movente 
questo sentimento. 

2) lu ispecie di donne e bambini si 
dice : g'hCin àmhisiòn quando mettono 
troppa cura nel vestirsi. 

ìimbisioiièta, s. f. dim. di àmbisidn = 
ambizioncella, ambizioncina. 

àmbisiòs, * agg. sost. = ambizioso : che 
ha ambizione e opera secondo questo 
sentimento. 

àmbisiosàsc, * agg. pegg. di àmbisiòs 
= ambiziosaccio. 

àmbisiosin, * agg, dim. di ambiziosetto 
ambiziosino. 

ambo, s. m. = ambo : nel giuoco del 
lotto, due numeri di cui si gioca che 
si troveranno fra i cinque estratti. 

ambra, * s. f. = ambra : sostanza resi- 
nosa, giallastra, che si lavora. 

1) et jìdr cimbra = pare ambra. Si 
dice dell'olio e del vino bianco che 
abbia limpidezza trasparente. 

Ambroèus, s, m. = Ambrogio : nome 
proprio di persona. 

1) bev in là tàsa de SanV Ambroèus 
= bere di grosso : bersi con facilità 

, tutto che ci vien detto. 

2) òmm de qilij de sant' Ambroèus 
= uomo del popolo di Sant'Ambrogio; 
di antica lealtà. 

àmbrosiàii , agg. = ambrosiano ; rito 
àmbrosidii = rito ambrosiano : chiesa 
milanese. 

1) sost., Ve on bòn àmbrosidn = ò 
un buon ambrosiano. Si dice di citta- 
dino milfinese di costumi semplici, di 
carattere buono e gioviale. 

àmbrótola, s. f. = bacherozzolo : baco 
di terra che serve a inescar L'anvo.-';, 

àmbiilànsa, s. f. = ambulanza :, qqu^i. 
plesso di cose e persone che seguono 
gli eserciti por la cura dei feriti. 



ainb 



- 27 - 



ami 



1) Jjuogo dove pai'CL'clii medici si 
raduaaiio per lucdioaro, gi-atuitaincntc 
no, gli ammalati di malattie spe- 
ciali. 
suubulànt = ambulaute. 

1) agg., eaddvcr àmbìllùnt = cada- 
vere ambulante: persona rifinita, spa- 
ruta. 

2) bibliotèca ambiUànt = biblioteca 
ambulante: uomo dottissimo. 

àmedjpiù comunem. àmìd* = amido: so- 
stanza che si ricava dal grano e altri 
farinacei e serve specialmente per dar 
la salda alla biancheria. 

1) dà ramici = dar l'amido, inami- 
dare, insaldare : tuffare la biancheria 
in acqua, dove sia sciolto dell'amido, 
prima di stirare. 

2) càmisa coni l'àmid = camicia 
coir amido, insaldata. 

{ìmen ! inter. = ammen, amen . Voce 
ebraica che vale: cosi sia. Dinota ap- 
provazione e soddisfazione ; spesso an- 
che rassegnazione. 
America, s. f. = America : una delle parti 
del mondo. 

1) l'ha troaa l'America = ha tro- 
vato l'America: di chi ha saputo tro- 
vare il modo di far fortuna e lauti 
guadagui. 
simètt, * V. att. = ammettere : dar licenza 
di entrare in uu luogo, o di presen- 
tarsi a qualcuno di riguardo ; amètt in 
Icusa = ammettere in casa. 
1) Eicovore a parto di una compa- 
gnia società chi ne faccia richiesta e 
generalmente con voto dei soci. 
2) Dichiarare abile, idoneo, capace. 
B) Menar buono, acconsentire, appro- 
vare, permettere. -,.,**. fi 
àmiàut, s. m. = amianto ; soistanza mi- 
nerale che si può filare o Tarnó carta, 
e tessuti incombustibili. ,. ,. 
simicisia, * s. f. = amicizia : bepcyolcn- 
za scambievole tra persone cho'si co- 
noscono da qualche tempo e che si 
trattano come uguali. 

1) àvègh Olia ìunicìsia = avere un'a- 
micizia. Con persona di sesso diverso 
si intende di relazione illecita. 

2) per àmieìsia = por amicizia. Per 
rendere un servizio e non per fine di 
guadagno. 

3) in àniictsia' = in amicizia: colla 
liljertà confidenza clie si usa fra amici. 

4) ptiti ciliari àmieìsia lunga = amici 



cari, ma patti chiari e la borsa del 
pai'i. 

àmicisim, * agg. superi, di àmis = ami- 
cissimo. Si dice più coni, àmsisim. 

àmiclièvol, agg. Nella locuzione avver- 
biale ala àmiclièvol = all'amichevole: 
di buon accordo e senza guastar l'a- 
micizia. 

àmiuistrà, * v. att. = amministrare : 
attendere con facoltà e norme determi- 
nato ad affari di cui nel complemento 
si indica la natura e l'oggetto; à mi- 
nistra ben , mài = amministrar bene, 
male. 

simiiiistràdór, * s. m. = amministratore: 
chi amministra. 

juninistràsiòii, * s. f. = amministrazione. 

1) L'atto continuo dell'amministrare. 

2) L'autorità che amministra, o la 
persona investita dell'amministrazione, 
il luogo dove sono gli uffici d'ammi- 
nistrazione. 

àministràtìv, * agg. = amministrativo: 
che appartiene all'amministrazioue. 

àmirà) * ». att. = ammirare : avere, pro- 
vare, sentire ammirazione. 

àmirabil, * agg. = ammirabile : degno 
di ammirazione. 

àmiràli, * s. m. = ammiraglio : grado 
nella marina militare. 

àmiràsion, * s, f. = ammirazione : sen- 
timento che si prova nel sentire p nel 
vedere cose di straordinaria eccellenza. 
1) vèss l'àmiràsion de tiice = essere 
l'ammirazione di tutti: di persona o 
cosa che. dest^ grande ammirazione. 

àmis, s. m. =. .antico : persona legata da 
amicizia. ij 

1) fa l'àmis = far l'amico : far di- 
mostrazione d'^Uiicizia non sincera. 

2) fàss Oli àmls = farsi un amico : 
amicarsi q^ualcuno, acquistar l'ainicizia 
di uno col rendergli qualche servigio. 

B) pòrci on àmis = perdere un amico: 
perdere l'amicizia di qualcuno. 

4) àmlì de fèeil = amico d'infanzia: 
che si conosce fino dall'infanzia. 
.^, ó) ,àmis de cà = ainico di casa : che 
■ va e viene a tutte le ore ed è sempre 
ricevuto senza cerimonie.. 

6) àmì^-,del LHa = amico da bonac- 
cia: sulla cui amicizia poco si può con- 
tare. 

7) àmis de eàpèll = amico da star- 
nuti : dal quale non puoi aspettarti al- 
tro che un « Salute » quando starnuti. 



ami 



28 - 



ami 



8) àmie e àmisa = amico e amica : 
coli articolo determinativo, parlando di 
persone di sesso diverso, si usa invece 
di amante. 

9) vèéé àmìs = essere amico : detto 
di cose: averle care; éont pòceh àmìs 
del cor = son poco amico del correre, 
mi piace poco correre. 

10) l'àmìs, l'àmià seiresa = l'amico 
Cerosa : di persona che non si nomina, 
quando altri intenda di clii vogliamo 
parlare. 

11) de àmìs = da amico : da persona 
e come persona che ci vuol bene. 

12) àmìs che se desgflsta per nàgdta 
= amico di vetro. 

àmiscioéu, s. m. = amo. Piccolo stru- 
mento d'acciaio da pigliar pesci, unci- 
nato, con punta a guisa di àncora. 

àmisìbil) * agg. = ammissibile : da do- 
versi potersi ammettere. 

àmisidii) *«./'.= ammissione, l'ammet- 
tere; fa i esàmm d'àmiéiòn = fare gli 
esami d'ammissione. 

àmisón, s. m. accresc. di àmia = ami- 
cone. Famigl. grande amico. 

àmitt, s. w. = amitto e ammitto : pan- 
nolino che il prete, quando dice messa, 
si mette al collo prima della pianeta. 

àmm, s. m. = amo : lo stesso che àmi- 
scioéU; ma può essere più grande e a 
due tre uncini. 

amnistia, s. f. = amnistia: atto sovrano 
con cui si abolisce il processo penale. 

àmoliént, s. m. = ammolliente, emol- 
liente: medicamento atto ad ammollire 
a raddolcire il male. 

àmolin, s. m. = ampolla, orciolo : una 
delle due boccette, una per l'olio l'altra 
per l'aceto, che si tengono nell'oliera 
o ampolliera. 

1) *■ àmoliit =■ ampolliera, oliera e 
anche ampolle. 

àmòniaca, s. f. = ammoniaca, t. chim. 
Alcali di un odore fortissimo. 

amor, s. m. = amore : sentimento che si 
prova per tutto ciò che uno apprende 
l)er buono, e piglia qualità diùla cosa 
che ne è l'oggetto. 

1) amor di Dìo = amore verso Dio. 

2) Verso persone : sentimento che ci 
porta a volere il loro bene o ricercarne 
la compagnia ; àm,òr del prdéim = amor 
del prossimo. 

3) amor propi = amor proprio : de- 
siderio dell'altrui approvazione. 



4) A'"erso cose. Desiderio di posse- 
derne, di goderne, 

5) Tra persone di sosso diverso. 
Sentimento che partecipa dell'affetto e 
dell'istinto ; amor plàtónich = amor 
platonico. Quello in cui rimane solo 
l'affetto e piglia quasi forma di culto. 
Per estens. si dice anche degli animali : 
vdn in amor = entrano in amore. Al 
tempo dei loro accoppiamenti. 

6) Amoreggiamento, pratica amorosa ; 
l'è el primm^ et segond àvidr = è il 
primo, il secondo, amore ; se s'hin faa 
l'àmdr trii ami prima de sposàss = a- 
moreggiarono tre anni prima di spo- 
sarsi. 

7) La persona o la cosa che è l'og- 
getto dell'amore; quèll fiéu l'è el me 
àmdr = quel figliolo è il mio amoro. 
Di cosa eccellente per grazia e fini- 
tezza di lavoro ; l'è on amor = è un 
amore. 

8) coni amor = con amore. Avver- 
bial. : accuratamemte. Colla diligenza 
che viene dall'affetto alla cosa che 
uno fa. 

9) per amor = per amore, per ca- 
gione ; d'eétaa dònni nò per amor del 
càld = d'estate non dormo per amore 
del caldo. 

— per amor = spontaneamente, senza 
esservi costretti, onde il motto : per 
amor per fórsa = per amore o per forza. 

— -per amor di Dio = per grazia, 
per carità. 

10) vegli amor = aver amore ; aver 
cara una cosa, farla volentieri. 

11) vèss tiitt amor = esser tutto amore. 
Voler bene e dimosti'arlo. 

12) fa l'amor = fai"e all'amore: aver 
pratica amorosa, amoreggiare. E si dice 
anche dell'onesto praticarsi che fanno 
i fidanzati. 

IB) fàgh l'àmdr à queicòèé = faro 
all'amore con una cosa : desiderarla 
vivamente. 

11) ciàpà amor = prendere amoro 
a una cosa, affezionarcisi. 

15) perjHt amor = perfetto amore. 
Specie di rosolio. 

16) l'amor e là to§§ ée pdden minga 
seond = l'amore e la tosse non si può 
celare. 

17) che amor! Ironie, si dice di chi 
ci secca: di cose a cui ci applichiamo 
e non riescano alla prima. 



amo 



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anc 



àmoredèi, nella frase gratis e amore- 

dèi = gratuitamente. 

àmorin, s. m. = amorino : figura di 
bambino che rappresenta l'amore. 

1) Di fanciullo gentile; l'è on àmo- 
rìn = è un amorino. 

àmoróS; * agg. = amoroso : che esprime 
e contiene amore ; parali, IHer^ ogiàd 
àmoros = parole, lettere, occhiate amo- 
rose. Proprio di chi fa all'amore. 

1) Che ha buon cuore, che vuol 
molto bene e lo dimostra a fatti o a 
parole. 

2) Amoroso. Primo attore giovane 
nelle compagnie drammatiche. 

àmoròtt, s. m. = calenzuolo, verdone. 
Loxia Chloris. Uccello silvano. 

àmortisà; v. att. = ammortizzare : estin- 
guere un debito restituendo il capitale 
in piccole rate, che per lo più si pa- 
gano insieme coi frutti. 

àmpi, s. f. = afa. Fig. noia. Vive an- 
cora, ma poco usato. 

àmpi de vomit, = arco, arcata di sto- 
maco : atto sforzo di vomitare ; avtgh 
i àmpi de vdmit = far arco di stomaco. 

àmplàmént, avv. = apertamente, schiet- 
tamente : a parole di scatola ; te l'hoo 
ditt àmplàmént che el vii) rnhiga pel- 
ea = te l'ho detto apertamente che non 
lo voglio in casa. 



àmpolòs, * agg. 



« ampolloso, gonfio. 
stil àmpolòs = stile 



Solo nel figur. 

ampolloso, 
àmpràda, s. f. = pavimento di tavole, 

tavolato, assito. 
àmptttasiòii; * s. f. = amputazione : ope- 
razione dell'amputare. 
àuàda, s. f. = annata : il corso di un 

anno. 
1) Di stagioni, raccolta, avvenimenti 

di un anno ; l'è stàda on'àndda grama 

= fu un'annata cattiva. 
ànàgràma, * s. m. = anagi'amma, alli- 

terazione. 

1) Incontri di suoni e di sillabe affini. 

2) Combinazione di sillabo che danno 
un senso differente da quello che ap- 
pare. Meglio g-ioéugli de pàròll. 

àiiàlis*, s. f. = analisi. Divisione di un 
tutto nello sue parti, a fine di studiare 
separatamente ognuna di questo parti. 
1) T. chim. Divisione di un corpo 
noi suoi elementi ; l'ànàlis del vin, del 
làtt. sim. = l'analisi del vino, del 
latte, e sim. 



ànàlisà, * v. att. = analizzare, fare l'a- 
nalisi. 

ànàlitich, * agg. = analitico : che pro- 
cede per via d'analisi; l'è on romàne 
tròpp ànalìtich = è un romanzo troppo 
analitico. 

ànàlog'Ii, agg. = analogo, che ha analo- 
gia; che manéra de rispoìid! — l'è 
anàloga ài tò pària = che modo di 
rispondere ! — è analogo al tuo par- 
lare. 

analogia, s. f. = analogia : somiglianza 
tra cose sotto altri aspetti diversi. 

ànanas, s. m. = ananasso ; aromalia 
ananas : pianta che fa un fratto squisito. 

anarchia, * s. f. = anarchia: stato di 
un popolo senza governo. 

1) Per estenst. l'anarchìa in fami- 
Ha = l'anarchia in famiglia. 

anàrchici!, * agg. = anarchico. 

1) Che conduce all'anarchia. 

2) Che professa dottrine anarchiche. 
anatomia, s. f. = anatomia : descrizione 

scienza che descrive la struttura in- 
terna dei corpi viventi. 

1) fa V anatomia = anatomizzare : 
mettere allo scoperto le parti più mi- 
nute e riposte di un corpo. 

2) Autossia. La sezione del cadavere 
per esaminare le alterazioni prodotto 
dalla malattia, o scoprire le causo della 
morto. 

anca, s. f. = anca : la parte del corpo 
umano, che risponde all'articolazione 
superiore della coscia collo ossa del 
bacino. 

1) on'ànca de polàster, de càpon, de 
polìn = un anca di pollo, di cappone, 
di tacchino : tutta la parto carnosa da 
quell'articolazione in giù. 

anca, ànch, eong. = anche, anco, ancora: 
particella che si mette affermando d'una 
cosa d'una persona, ciò che si è af- 
fermato potrebbe affermarsi di altre ; 
ghe s'era anca mi = c'ero anch'io. 

1) Oltre a ciò : bisogna di anca = 
bisogna anche dire. 

2) Nel dare una seconda risposta 
affermativa : pòdi vegni mi ? - si - e la- 
sia ? - anca = posso venir io ? - sì - e la 
zia? - anche. 

3) Al principio dì una frase che 
suoni rimprovero : tinca ti ! te podèoet 
tàsè ! = anche tu ! potevi tacere. 

4) Talvolta esprime meraviglia : anca 
la à Mildn? ■ anche lei a Milano? 



aua 



30 - 



aud 



5) Nel significato di invece : la corda 
là par fòria, ma là podarìa anca 
ròmpes = la corda pare forte, ma po- 
trebbe anche rompersi. 

àncàbèn e ànca'chè, cong. = ancorché, 
tuttoché, sebbene, tuttoché, quantunque. 

àucàmò àiiiuó; avv. di tempo. = an- 
cora. 

1) Dinota continuazione, di tempo 
presente: pioéuv àncàmo = piove an- 
cora. Di tempo passato : icr à sfora 
pioveva àncàmo = ieri a quest'ora pio- 
veva ancora. Di tempo futuro : chi éà 
se domàn piovarà àncàmo? = chi sa 
se domani pioverà ancora? 

2) Dinota ripetizione ; ghe soni staa 
dò vòlt, ghe toimàroo àncàmo = ci sono 
stato duo volte, ci tornerò ancora; pì- 
chen (incarnò = picchiano daccapo. 

3) minga nàncàmo = ancora no, non 
ancora. 

4) Dell'altro. Di cosa che s'aggiunge: 
glióo mandaa àncàmo de qiiéll vin = 
gli ho mandato dell'altro di quel vino. 

5) Anche, nel significato di altro, 
dell'altro; de pan e de vin ghe n'è àn- 
càmo = del pane e del vino co n'é 
anche. 

alleasi, cong. = oltracciò, inoltre; Ve 
vegnilii dò vòlt ancàsi = venne inolti'e 
due volte. 

àiichèii; s. m. anchina : tessuto di color 
giallastro che ci veniva dalle Indie e 
che ha tolto il nome da Nankin, città 
della China. 

àiichéta, s. f. dim. di anca. Si usa spe- 
cialmente parlando di volatili. 

1 ) Lacchetta. Coscia o anca dei qua- 
di-upedi. 

2) tirtl i ànchètt = tirare il calzino, 
dare i tratti. Modo volg. a significar 
morire. 

ància, s. f. = ancia ; imboccatui-a di al- 
cuni strumenti musicali, come il cla- 
rino, l'oboe, ecc. 

ànconéta, s. f. = scarabattolo : specie di 
stipo dove a guardia di cristalli si con- 
servano vasi, ninnoli, e altre cose gentili. 
Si dice anche scàpàràtt. L'una e l'altra 
voce, indicanti oggetto non popolare, 
vanno disusando. 

àncora, s. f. = àncora : arnese di ferro 
che, calato nel mare mediante una go- 
mena, e aggrappandosi al fondo, serve 
a tener forme lo navi. 
1) àncora' de sàlvem = àncora di sal- 



vezza : quella che si tiene in serbo per 
qualche straordinario bisogno. Fig. di 
persona o di cosa a cui si ricorra in 
qualche estremo pericolo. 

2) orològg à àncora = orologio ad àn- 
cora. 

àncora, r. att. = ancorare : fermar la 
nave gettando l'ancora. 

àncoràss, v. rifl. = ancorarsi : della navo 
che è fermata gettando l' àncora, del 
capitano che la ferma e di quelli che 
vi si trovano. 

àlida, V. att. = andare : muoversi verso 
un luogo, da un luogo : essere in mo- 
vimento. Anche in mil. sono irregol. 
tutte le voci del singol. e lo sono tutte 
quelle del plur. nel pres. dell'indie, e 
del cong. 

1) Di persone e di coso. Ha tutti gli 
usi, i modi di dire, i proverbi del cor- 
rispondendo ital.: andare è comò questo 
è seguito da prepos. {à, coni, in^ per). 
È seguito da un aggett. in forma d'av- 
verbio: àndà gheubb = andar gobbo; 
àìidà dritt = andar diritto. È seguito 
da un avverbio: àndil àddsi, fòrt = an- 
dare adagio, forte; àndà avanti, indree 
= andare avanti, indietro. E seguito da 
modi avverbiali composti: amici ài pass ^ 
à dilii, à da il, à tàstòn, à temp = an- 
dare al passo, a due a duo, a tastoni, 
a tempo... 

2) Camminare ; àndà pei' i quàràn- 
t'ànn = camminare per i quarant'anni. 
esser vicino ai quarant'anni ; àndà ài 
sicÈr = camminare sul sicuro. Far qual- 
cosa colla siciu'ezza di non sbagliare, 

. di non pregiudicarsi. Di animali : el 
cavali el va ài pass, ài tròtt, ài gà- 
lòpp = il cavallo cammina di passo, di \ 
trotto, di galoppo; * tisen rdn àddsi = 
i somari camminano adagio. - Di ope- 
razioni : àfdri che vàn minga ben = af- ^ 
fari che camminano adagio, che pro- 
grediscono poco. Il procedere regolare 
no di operazioni: là ròba là va de so 
pè = la cosa cammina pe' suoi piedi. 
E anche di ragionamento, discorso : l'è 
on period che va nò = è un periodo che 
non cammina. 

3) Confarsi, garbare ; convenirsi di 
cosa a un' altra o di cosa a persona; 
quél vin chi el me va nò = questo vino 
non mi si confà. Non mi garba. 

4) fa àndà = agitare. Muovere in qua 
e in là tornando sempre il moto .sopra 



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aud 



sé stesso; fa àndà i fàsolètt, el càpèll, 
ci bàèlòn... = agitare i fazzoletti, il cap- 
pello, il bastone... 

5 ) tòòVl àndti = fare un abbuono, un 
defalco da un conto. Si dice anche fa 
on sciint. 

6) clòe ghe riè, ghen va = il diavolo 
caca sempre sul monte groàso ; le for- 
tune vanno a chi ne ha meno bisogno. 

7) àndtl in cà Busca = buscarle, 
prenderle; prender botte. 

8) àndh de soràvm = dar fuori, tra- 
boccare. L'uscir dal recipiente di un 
liquido che bolle troppo e non è ben 
custodito. 

9) àndt dènter = addentrarsi, en- 
trare. Anche, andare in prigione. 

10) e rà che te va = e vai e vai. 
Usato specialmente da chi racconta fiabe 
ili bambini. 

11) fàla àttdà = scialarla; tener gran 
vita, trattarsi alla grande. 

12) tòò'a àndà = trascurare ; anche 
spetezzare. 

13) dervii feùra e lèsela àiidà = am- 
manna ch'io legno; suona ch'io ballo. 
A coloro che lanciano, raccontando, bu- 
gie e falsità manifeste, per mostrar di 
non le passar loro. 

14) Cuocere: el stìlaa el va che Ve 
on piàsè = lo stufato cuoco a meravi- 
glia; fa andà = cuocere; trans, friggere, 
cucinare. 

15) Di camini. Ardere ; come el rà 
ben el càmin in sàia = come arde bene 
il camino in sala. 

16) Vestire ; àndà in tòn = vestire 
Bon lusso, e alla moda. 

17) àndtl gid ; del sole =• tramontare. 
Anche calare, per altri astri. 

18) àtidà gid = cascare; va gid i dent, 
i càvèj = cascano i denti i capelli (per 
malattia o vecchiezza). 

19) àndà gid de gròsé = caricare; el 
clièugh el va gid de gross còla sdì e col 
pèver = il cuoco carica a sale e pepe. 

20) àndà in misèria = cadere in mi- 
scria. 

21) àndà in niént = dileguarsi : di 
cosa che si risolve, o pare risolversi in 
nulla. 

22) àndà intorno : al gioco della ber- 
lina = raccattare i bioccoli : andare in 
giro a raccogliere i motti che ogni giuo- 
catore manda a dire a chi è in berlina. 

23) àndà sii = ascendere, salire. Nel 



proprio e nel fìgur. Parlandosi di nu- 
meri, ammontare; i spes hin àndaa sii 
ài mila lir = le spese ascesero a mille 
lire. 

24) àndà vìa = assentarsi ; andà vìa 
(le Mildn, de l'ofisi = assentarsi da Mi- 
lano, dall'uffizio. 

25) àndàgh = dovercisi ; hin dànee 
che ghe va = sou danari che gli vanno; 
che gli si devono. 

26) rà on poo via! = o vacci!, va 
al diavolo ! 

27) a tiìtt'àndà = andare a spron bat- 
tuto, a briglia sciolta, a dirotta, via di 
vela, a rotoli. Anche: a tutto spiano, 
in abbondanza e senza interruzione. 

28) àndà = andarsene; morire. 

29) àndà : si dice dei bambini che 
incominciano a muovere i primi passi 
da se senza interamente sorreggersi. 

30) àndà àdree = circondare uno; 
stargli intorno per rabbonirlo se di cat- 
tivo umore, o per ottenerne qualche 
favore. = Accompagnare al cimitero ; ghe 
soni àndaa àdree ài tò pòer papà = 
ho accompagnato al cimitero il tuo po- 
vero babbo. 

àudàdòra, s, f. = andito, corridoio : quel 

localo lungo e stretto di un app'arta- 

mento che separa le camere vicine e 

unisco le lontane. 
àudàdura, s. f. = andatura, camminatura, 

il modo di camminare. 
àndàiuèut,* s. m. = andamento: il modo 

di procedere delle cose. 
andana, s. f. = lo stesso che àndàdfira. 

Si usa anche nel figur. per : tener di 

vita, malvezzo. 

1) Andane: spazio non molto largo 

tra due filari di alberi, di panche, di 

fieno in campagna o altro. 
àndànt, agg. = andante. 

1) laorà àmldnt = lavoro andante : 
fatto senza una particolare diligenza. 

2) roba ànddnt = roba andante : della 
qualità più comunemente usata, non 
tanto fine. 

3) T. mus. Un pezzo di musica da 
eseguirsi in tempo abbastanza largo. 

àndeg'hee, s. m. medaglione. Uomo che 
veste e pensa alla grossa e all' anti- 
caccia; di costumi antichi. 

1) "Ciondolone. Chi non cava mai lo 
mani di nulla. 

àndèmni ! esclam. = andiamo ! su via ! 
finiamola. 



and 



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aue 



<àiidit, s. m. = andito, transito, passag- 
gio: piccolo corridoio che lascia libere 
lo stanze di un quartiere. 

Àudréia, s. m. = Andrea. Nome proprio 
di persona. Per antonomasia : servi- 
tore. Specialmente quando si parla del 
servitore e non si ha ; spàseti ti i tò 
pàgn; gh'è minga l'Andrej a! = i tuoi 
abiti spazzolali tu ; non ci abbiamo il 
servitore ! 

àneda, s. f. = ànatra : accollo acquatico; 
tineda d' India = fischione turco col 
ciuffo, germano turco, caporosso mag- 
giore; anas rufèna; tineda faraona = 
anatra faraona; anas numidica; àneda 
fòpàna = anatra domestica. Detta da 
noi così dallo starsi nei cavi (fòpp) 
presso le case ; tineda éàlvàdegha = 
germano reale, collo verde (il maschio), 
anatra salvatica (la femmina); anas bo- 
seas; tineda stèldna = anitra alletta- 
trice, che col canto o coli' arte alletta 
l'anatra a calar nelle reti. 

1) là par on' àneda = pare un' ana- 
tra : specialmente di donna un po' scian- 
cata che camminando si dimena. 

àuedìn, s. m. dim. di àneda = anatrino: 
il pulcino dell'anatra. 

1) fa l'ànedìn = far l'anatrino : nuo- 
tare de' piedi agitando le mani giunte 
dietro la schiena. 

ànedòtt, s. = m. auatrotto : anatra giovane. 

anelerà, s. f. = misura degli anelli : cer- 
chietto metallico nel quale sono infilati 
vari anelli di vario dimensioni marcate 
per prender la misura delle dita, 

ànèlìn, s. m. dim. di ànèll = anellino, 
campanelli na, maglietta. 

1) anelili de reff = cappio : nome di 
quei nastrini a treccinoli che sono so- 
stituiti alle campanellino (anèlitt) nelle 
tende che si appiccano ad altrettanti 
arpioncini (canchenitt) conficcati in fila 
nel palchetto (geuèfa). 

ànèlitt, s. m. plur. di ànèlin = cam- 
panelle. 

1) Anellini, per lo più d'oro, che le 
donne e qualche volta anche gli uo- 
mini, portano agli orecchi. Il volgo 
crede siano un rimedio al mal d'occhi. 

2) Gli anellini che si infilzano nei 
ferri del letto, dello finestre e sim. ai 
quali è attaccato il cortinaggio o la tenda 
per farli scorrere. 

3) Una sorta di pasta da minestra, 
cosìdetta dalla forma ad anellini. 



ànèll, s. in. = anello : oggetto di forma 
simile a quella che prende un corpo 
flessibile col piegarne e unirne insieme 
i due capi ; i ànèi d'òna càdSna = gli 
anelli di una catena. 

1) Cerchietto per lo più d'oro che si 
porta in dito per ornamento ; l'aneli de 
èpos = l'anello nuziale. Anche véra. 

2) ànèll de l'orologg = maglia del 
gambo dell' orologio : specie di campa- 
nella ovale maniglia imperniata o al- 
tramente girevole dentro la testa in- 
grossata del gambo. Nella maglia passa 
il nastro, o cordoncino, o catenella con 
cui si tiene appeso l'orologio. 

3) ànH = campanelle ; quei cerchietti 
di fil di ferro attaccati alle portiere, 
alle tende e sim. che si infilano in un 
ferro per farli scorrere ; ànèll àvèrt o de 
jà pàsà = campanella aperta o da aprire. 

4) ànèll de tàcà éii el bàtàcc dèla 
campana = ànsola. 

ànèlòn, s. m. aecr. di aneli = anellone. 
Anello grosso e largo di diametro. 

1) * anèloni = i cignoni, bandelloni. 
Lunghi ferri ai quali sono raccomandati 
i cignoni davanti a quelli di dietro 
della carrozza; anèlòni ti reteniida o col 
pontèll de lètt incasàa = bandelloni 
fatti a sgorbio. 

ànema, volgarm. per ànima. Va disu- 
sando e limitandosi al linguaggio più 
sciatto. Vedi ànima. 

ànes, s. m, = anacio, anice, anicio (pam- 
pinella anisum). Piante erbacea di sa- 
pore aromatico; tiequa d'tLnes = acqua 
anaciata. 

1) tiìies étèlaa •= anice stellato {illi- 
cium anisatum). 

ànèss e conèss, = annessi e connessi: 
tutto ciò che è annesso a una cosa. 

ànètt, s. m. dim. di ànn, = annetto ; on 
ànètt anmò e peti hoo finii el licèo = 
ancora un annetto e poi ho finito il 
liceo; gli studi liceali. 

àuesitt, s. m. plur. = anaci in camicia; 
cioè confettati , rivestiti di zucchero ; 
on pìsigh d'anesitt = una pizzicata d'a- 
naci in camicia. 

ànesìn, s. m. = anisette. Liquore con 
gusto d'anice che pende al dolce. 

ànesòn, s. m. = anesone. Anch'esso il- 
quore con gusto d'anice, ma più forte 
dell'ànesìn. 

aneurisma, s. m. = aneurisma. Dilata- 
zione morbosa delle arterie. 



aiigr 



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ani 



àiigàlètt, s. m. = ugnatura : taglio fatto 
obliqitamentc, ad ugna. 

àiig'ària, s. /. = angheria : sopruso e 
anche fatto di chi esige con rigore e 
durezza eccessiva ciò che pur gli è 
dovuto. 

àiig'àròii; f>. m. = sandalo rosso. Plero- 
carpus santaliniis : specie d'ebano rosso 
adoperato dagli intarsiatori. 

àngèlich, * agg. = angelico, d'angelo, 
proprio dogli angoli ; ìndole dona ras 
àn(/élica = indole, donna, voce angelica. 

àugreliis (P), = angelus domini : l'ora- 
zione in onore della Vergine, che i 
cattolici dicono a mezzogiorno e la sera. 
1) Anche l'ora nella quale si suol 
dir l'orazione. 

àiig'ìiia, s. f. = angina, t. di med. : ma- 
lattia della gola. 

àiig-ioi ciistód, = angiolini, angioli cu- 
stodi. Schorz. e furbesco : gii agenti 
di polizia. 

1) i Ancfioi sono quelli venerati a 
Milano nella chiesa di Santa Maria 
Segreta e che si espongono quando si 
vuole implorare la cessazione della 
troppo continuata pioggia, o siccità. E 
si fa ancora ! ! 

àiig'iol, s. 111. = angelo, angiolo : puro 
spirito dotato di facoltà superiori a 
quello doli' uomo, che l'arte rappresenta 
sotto forma di giovani alati. 

1) l'Angiol ciisidd = l'angiolo custode: 
che veglia su ciascun uomo. Anche di 
persona che ci abbia guidati, assistiti, 
protetti in ogni occorrenza ; i dngioi 
ciiitM = gli angolini o angiolini. Por 
scher. : dei carabinieri, e dei birri. 

2) àngiol de bontaa. de hèUm ; cceilr 
d'ùiigiol = angelo di bontà, di bellezza, 
cuor d'angolo; còme on dngioi = come 
un angelo ; rès'j' on dngioi = essere un 
angelo: modi usati a significare bel- 
lezza, bontà, perfezione. 

3) dngioi eoi cornitt = angelo colle 
corna : il Demonio. 

4) d'dngiol. modo avvcrb. = angeli- 
camente, in modo angelico ; là canta 
d'dngiol = canta angelicamente. 

àiig-ioliii, s. ìli. dim. e vessegg. di àu- 
g-iol. 

Il angioliuo: detto specialmente di 
un bambino morto ; el Signor el n'ha 
faa on àngiolìn = Dio ne ha fatto un 
angioliuo. 

2) Caterattina: si fa sui fossatelli 



delle risaie o dei prati marcitoi per 
adacquarli lentissimamente. 11 nostro 
nome viene dall'avere la porta che si 
alza e si abbassa duo grosse prese o 
maniglie da impugnarsi ai lati a guisa 
delle ali di un angioliuo. 

àugiolitt, s rn. plur. = le samare, le 
scrotule : cioè i semi dell'olmo. 

àng'iolótt, s. m. = angiolino; te èée on 
gran bèll'àngiolòtt = sei pure il beli' an- 
gioliuo : si dice specialmente di bam- 
bini paffuti. 

àug'ol, * s. m. = angolo: figura geome- 
trica formata da due linee che si 
incontrano, e lo spazio compreso fra 
queste linee. 

1) fa dngol = faro angolo : di casa 
che lia due lati adiacenti sopra duo 
strade. Più comunem. : fa càntùit. 

àugrolàr, agg. = angolare ; lirèja àngoldr 
= pietra angolare : la prima pietra, 
quella su cui posa tutto l'edifizio. 

àiig'dsia, s. f. = brama ardontissima. Poco 
usato. Vedi ànsia. 

àuiui) * s. ni. = animo : stato e atto 
dell'anima in quanto sente e vuole: 
tlnim tràìiquill, àgitaa = animo tran- 
quillo, agitato ; lèg in l'ànim = leggere 
nell'animo. 

1) mètt l'ànim in jms = metter l'a- 
nimo in paco: non pensar più a cose 
spiacevoli, ma senza rimedio. 

2) rég l'ttnim ; vègh àniin = reggere 
l'animo; me rég minga l'ànim, gli' koo 
nilnga àiiim de mett in colèg el fieu = 
Non mi regge l'animo di mettere il 
figliuolo in collegio. 

3) pèrdes d'ànim = perdersi d'animo 
ànima, s. f. = anima: principio del pen- 
siero, del sentimento e della volontà, 
considerato come una sostanza che, 
unita al corpo, costituisce l'uomo e 
mantiene la vita. 

1) Come sostanza separata dal corpo : 
i àniin del Fìirgàtori = le anime del 
Purgatorio ; me pdder, bon ànima = mio 
padre, buon anima ; ànima pèrm, dà- 
nàda = anima persa, dannata; pensa 
à l'anima = pensare alle cose dell'a- 
nima ; riceverò i sacramenti chi si pre- 
pari alla' morte. 

2) In senso di persone : Mildn el g'Iià 
piisee de quatercèiit mila ànim = Mi- 
lano ha più di quattrocentomila anime ; 
no gli era ànima = non c'era nessuno. 

3) vègli ànima = avere anima: sentir 



ani 



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auu 



vivamente ed esprimere con forza quello 
che uno sente; el g'ha on' t^nima in 
del pària che el dà vita à tiitt quel che el 
dis = ha un'anima tale nel suo discor- 
ici-e, che dìi vita a tutto quello che 
dico. 

4) Modi famigl. e scherz. : ànima 
hiiserìna, sàehèta = anima buscherona ; 
tlnima longa = anima lunga : di per- 
sona lunga secca ; rdmp l'anima = 
rompere l'anima: dar noia; vèss diiii 
còrp e on ttnima sóla = esser due corpi 
e \in anima sola : esser due in una 
carne, due anime in un nocciolo. An- 
dar molto d'accordo per profondo e 
vivo sentimento di amicizia. Vègli on'à- 
nima e on ànimìn : si dice anche volgar- 
mente di chi stenta a morire, quasi 
avesse più che l'anima ; di chi si fa 
gran male, male mortale senza morirne. 

5) Si usa poi in tutti gli altri signi- 
ficati, nei quali usa anima la lingua 
parlata ital. in rapporto alle arti e ai 
mestieri. 

6) lég in Vànima = legger nell'anima. 
ànima, * v. alt. = animare : dar viva- 
cità, espressione. 

1) ànima el comèrcio = animare il 
commercio : dargli o fargli prendere 
incremento. 

àuimàss, * V. rifl. = animarsi : di per- 
sone e di cose ; el se tlnima in del di- 
scòr = si anima nel discorrere; l'è on 
ceucc che in del parla el se tinima = 
è un occhio che si anima nel discorso. 

ànimaa, agg. = animato: che ha anima, 
vivacità, espressione ; el cors l' èra 
molto ànimaa = il corso era molto 
animato : per frequenza di gente, di 
carrozze e molto brio. 

àuiiiiàl, s. VI. = animale : essere vivente 
dotato di sensi. Assol. bestia. 

1) Per ischerzo : d'uomo ignorante e 
incivile. 

2) Fra le bestie, specialmente il 
porco; carne, cotelètt d' animai = carne, 
costolette di porco, di siiino. 

ànimèta s. f, = animetta, palla: quel 
pozzo quadro di tela insaldato con cui 
alla Messa, dall'offertorio alla comu- 
nione, coprono i preti il calice. 

1) Lunetta: parte dell'ostensorio, in 
cui si addatta l'Ostia consacrata. 

2) Animeta dèla eomunión = Comu- 
nichino : pannolino o palla che si tiene 
sotto il mento di chi si comunica. 



àiiisètt s. in . = anisetta : rosolio con 
sapoi'e d'anici. Dal francese Anisette. 

àuitt; s. m. plii/r. = annetti, aunucci ; 
fam. el gh'hà i so ànitt = ha i suoi 
annetti. Non è piii d'oggi né di ieri. 
Di chi non sia più giovine. 

ànivèrsàri, s. m. = anniversario: an- 
nua ricorrenza del giorno in cui suc- 
cesse un avvenimento. 

amili, = anch'io, io pure; vègnàrissàn- 
mì, se me fasèss minga vidi la gamba 
= verrei anch'io so non mi dolesse la 
gamba. 

aumo, cong. - ancora, dell'altro. V. au- 
càmò. 

ànn, s. VI. = anno : tempo che la terra 
impiega a compiere il suo giro intorno 
al sole e propriam. l'anno civile di 365 
giorni. 

1) Lo spazio di 12 mesi, contato da 
un giorno qualunque di un anno allo 
stesso giorno dell'anno successivo. 

2) ànn bisestil = anno bisestile : quello 
di 366 giorni. 

3) ànn seolttstich = anno scolastico : 
il tempo che passa dall'aprirsi al chiu- 
dersi delle tornate o dei corsi annui 
nelle scuole. 

4) l'ànn pàsaa = l'anno caduto, de- 
corso, l'altr'anno. Uguanno. 

5) l'ànn che vén = l'anno entrante, 
quest'altr'anno, l'anno che viene, che 
verrà, l'anno prossimo. 

6) ànn àbondànt = anno abbondante, 
fertile. 

7) trèdes vies de l'ànn = ti'edici mesi 
dell'anno: sempre; l'èmàtt trèdes mcs 
de l'ànn = è pazzo tredici niesi del- 
l'anno: per dir più che sempre, 

8) l'è minga l'ànn ! = none l'anno! 
Detto per celia. Sottintendi : in cui suc- 
cedano certe cose; disèven che 'l fiiss 
mòì-t, via l'è minga l'ànn = dicevano 
che fosse morto, ma non è l'anno. 

9) Si sottintende quando si determina; 
el qiiàràntòtt, el cinquanta ncemi = il 
quarantotto, il cinquantun ove. 

10) d'ànn in ànn = d'anno in anno: 
di cosa che si ripete e continua per 
una serie d'anni. 

11) eent'ann, mila ànn = cent'anni, 
mille anni : molto tempo, ma indeter- 
minato, un gran pezzo. 

12) i piiéee bèi ànn dèla rita = i più 
begli anni della vita : la parte migliore 
della vita. 



anii 



— 35 



aut 



13) àv^gh i ànn de Noè, o de Mà- 
tùéalcm = avere gli anni di Noè o di 
Matusalem : avere molti anni. 

14) compì i ànn = finire gli anni : 
compire una data età. 

15) àndtL in di cìnqu^ in di sès ànn 
= entrar nei cinque, nei sei anni : co- 
minciare il quinto, il sesto anno di vita, 

16) àndà per i vòlt, neeiiiK dès ànn 
= andar gli otto, nove, dieci anni... : 
esser gli otto, nove, dieci anni dacché... 

17) tiràii indree i ànn = levarsi gli 
anni : dire di aver meno anni di quello 
che uno ha. 

— vègli i ànn dèla baila e pceu i 
ècàlìn del Dòmm = avere i suoi anni 
e coda, o della culla : dicesi a chi vuol 
farsi giovine più che non è. 

18) port^ ben i ànn = portar bene 
gli anni. Di persona attempata : non 
mostrare l'età che ha. 

19) tati i ànn ne pMa min = ogni 
anno ne passa uno : il tempo passa e 
si invecchia. 

20) fa el primm d'ànn = fare il capo 
d'anno: passare il primo dì dell'anno 
in un luogo. 

21) coi ànn = cogli anni ; col tempo, 
a poco per volta. 

22) pari cent'ànn, mila ànn = parer 
cento, mille anni : di vivissimo desi- 
derio che una cosa accada presto. 

23) ave pàma i sèttànn = essere an- 
dato fuori di dentini ; aver cominciato 
l'età del giudizio, essere fuor di pupillo. 

24) à vègli minga di ànn per nàgòtt 
= non aver dormito gli anni : essere 
stato prima vino che aceto. Non aver 
l)assato gli anni senza aver guadagnato 
di esperienza. 

25) l'ànn del diiil el mcs del mài 
= il primo anno che non è nebbia ; il 
giorno di S. Bellino: per dir giammai. 

26) giiigd i ànn = far di nulla: gio- 
care senza mettere alcuna posta. 

27) rè fini ànorum = son anni Do- 
mini che... : è gran tempo o sono anni 
infiniti, e quasi quanti sono corsi dalla 
nascita di nostro Signore, che...; l'è 
ttni anorum che te vedeva no = son 
anni Domini che non ti xedQva; àgiitgti = 
a giocare. 

28) «v'.s'.s' indm coi ànn = essere in 
là cogli anni : avere un'età un po' 
matura. Qualche volta anche : esser 
vecchio. 



ànn, s. m. = annata. 

1) Fmtti, salari, tasse da scadere o 
scadute in un anno ; l'ha pàgaa on 
ànn de interèsé = ha pagato un'annata 
di frutti ; l'ha perdilU dUit ànn de sti- 
pèndi = ha perduto due anni di sti- 
pendio. 

2) Annualità: la somma che devo 
pagai'si ogni anno per interessi, am- 
mortamenti, rendite vitalizie, ecc. 

ànòn, s. ni. accr. di ànn = annatona, 
fior d'annata, anno iibertoso. 

ànòdin , agg. = anodino : dei rimedi 
che calmano e fanno cessare il dolore ; 
liquor ànodin = liquore anodino. 

ànolin, s. m. = raviggiuolo : specie di 
agnelotto con ripieno di bun-o, formag- 
gio granone e droghe. Il nome speciale 
disusa e resta ravioetì. Vedi. 

ànonini, agg. = anonimo : senza nomo 
d'autore. 

1) lètera anonima = lettera anonima: 
senza il nome di chi la scrive. 

ansa, s. f. = ansa, appicco, pretesto ; dà 
ama = offrire il pretesto. 

ànsàna, s. /. = alzaia : fune di che si 
servono i bardotti a tirare le barche 
per le acque. 

1) iirdda ànéàna = strada dell'alzaia : 
quella per cui i bardotti, a piedi o a 
cavallo conducono le barche colla fune. 

ànsi, cong. = anzi. 

1) Invece, all'opposto: te ànòi se 
canti? = Ansi te mefet piasè. - ti an- 
noio, secante? - Anzi, mi fai piacere. 

2) Rinforza l'affermazione : hoo faa 
ben"? - ànsi; benisim. -ho fatto bene? 
Anzi, benissimo. 

3) Altrettanto, o Si figuri, quando è 
in risposta al Grazie ; gràsie. - ànsi = 
grazie. - Si figuri. 

ànsia, * s. f. = ansia : agitazione del- 
l'animo cagionata da desiderio vivo e 
impaziente di una cosa e dell'incertezza 
di poterla ottenere. Si dice ancora ar- 
caicamente ang'dsia*. 

ansiàn, agg. = anziano : che fu prima 
nominato a un ufficio e l'esercita da 
più tempo ; l'àsèiior, el p-ofèsór àn- 
sian = l'assessore, il professore anziano. 
2) S. m. Maestro di funerali, ufficiale 
sanitario : si dico anche lansiàn. 

ansiànitaa, * s. f, = anzianità, astratto 
di anziano. 

Anta, s. f. = banda: nei battenti d'usci 
sportelli composti di più pQzzi da 



ant 



— 36 - 



aut 



ripiegarsi gli uni sugli altri, ognuno 
di questi pezzi ; ms à dò, à tré ant = 
uscio a due. a tre bando. 

1) Battente. Vedi aiitipórt. 

2) anta scura = scuro : quelle im- 
poste di leguo che stanno alle finestre 
prima dei cristalli, a riparar la luco. 

3) anta fodrdda = imposta addop- 
piata. 

4) anta fodràda de fèr = anta rive- 
stita di ferro. 

5) anta mtelàrdda o fodrinàda = 
intelaiata. 

6) (ìntoj intràvermda o tròvermda = 
con traverse orizzontali. 

7) ùnta ràsdda = a muro. 

8) anta relnjàda = a duo bande. 

9) anta requàdrdda = con traverse 
orizzontali e vellicali. 

10) ùnta snodàda = a libro, a librìc- 
cino, a bande ripiegate. 

11) anta spì-àngdda = sprangata. 

12) dà l'anta. Fig. = tirar le calze ; 
morire. 

13) Come desinenza delle parole qua- 
ranta, cinquanta, ecc., ha prodotto 
i modi di dire : vci-s à l'anta, rè pu- 
ma l'anta = essere all'anta, aver pas- 
sato l'anta, avere, aver passati i qua- 
ranta. Anche: are sàraa là prima, là 
.secónda, là tèrsa anta = essere giunto 
ali' anta, al secondo anta, al terzo 
anta, ecc. Aver toccato i quaranta, i 
cinquanta, i sessant'anni. 

antàua, àntàiièla; s. f. = ragna: rete 
colla quale si prendono lo beccacele, 
e sim. 

autecedèut, * s. m. = antecedente : la 
cosa seguita o fatta o giudicata in 
quanto possa servir di norma per Fuv- 
venire; el m'ha minga voràii perdona 
per ito stàbili on antecedènt = non mi 
ha voluto perdonare per non stabilire 
un antecedente. 

aiitecrist, s. m. = aiiticristo: demonio. 
1) l'ha faa l'ànteerlH, l'è on ànte- 
erist = ha fatto il diavolo, è un demo- 
nio di cattiveria, o di vivacità o di 
irrequietezza. 

antegrià, r. att. = fare la castagnatura. 
Raccattare, ravviare le castagno nei ca- 
stagneti. 

antéiia, .f. f. = stile. 

1) Lungo fusto d'albero diritto e ri- 
mondo por lo più di abete, perciò detto 
Abctolla, il quale serve alle fabbriche 



per costruire ponti. Si dice anche 
pài. 

2) Antenna : legno rotondo, poi" lo 
più di abete, che sostiene le vele dello 
barche. 

antepàrt, s. f. = ciò che dalla derrata 
si leva pel padi-one prima di farne la 
divisione fra lui e il mezzaiuolo. Or- 
mai usa poco. 

aiitepònii, * r, att. = anteporre : aver 
cosa persona in maggior pregio di 
altre. 

antesiu, s. m. = autesito, antisito. Cy- 
prinus lariensis : piccolo agone che si 
pesca specialmente presso il lido di 
Malgrate. 

antìcàiuént, * am. = anticamente : nel 
tempo antico. Più com. àntig'àméiit. 

anticàmera, s. f. = anticamera : la pri- 
ma stanza di un appartamento ; quella 
in cui stanno i servitori, uscieri, ecc., 
e dove aspettano le persone prima di 
essere introdotte. 

1) fa àtitìcàmera = fare anticamera : 
aspettare per essere ricevuto. 

2) vèsegh minga anticàmera = non 
ci essere anticamera: non esserci l'a- 
bitudine di far aspettare prima di rice- 
vere i visitatori, ed finche il sottrarsi 
all'aspettare per confidenza che si abbia 
con chi riceve, o per qualsivoglia altra 
ragione di superiorità, di interesse, e 
simili. 

anticipa, * r. att. = anticipare : faro 
una cosa prima del tempo consueto o 
stabilito. 

1) anticipa on pàgàmènt = antici 
pare un pagamento : pagare una som 
ma prima della scadenza. 

2) Venir prima del tempo solito o 
stabilito. Detto di persone, delle sta- 
gioni d'altre cose : incceù el dotar 
l'ha ànticipaa = oggi il dottore ha an- 
tipato; ò venuto prima dell'ora solita; 
l'è ima primavèra anticipùda = è uuf» 
primavera anticipata : si dice quando 
negli iiltimi giorni di febbraio o noi 
primi di marzo il tepore primaverile si 
fa sentire. 

ànticipaa, * ìmrt. pass, di anticipa = 
anticipato ; paga el stipèndi ànticipaa 
= pagare il salario anticipato. 

anticip.ìsión, * s. f. = anticipazione : 
parte di una somma che si paghi o 
riscuota i)rima del tempo in cui è do- 
vuto r intoro. 



aiit 



— 'ói — 



ami 



aiitidiliiviàii, agg. = autidiluviario : che 
fu, che ora inima del diluvio. 

1) Per isch. : di usanze, opinioni, 
metodi, smessi da molto tempo ed an- 
che di persona che li segua. 
antìfona, * s. f. = antifona : propria- 
mente Versetto che si dice prima del 
salmo e del (juale si prende l'intona- 
zione quando il salmo si canta. 

1) Fig. : breve discorso o motto che 
faccia presentire qualcosa di poco gra- 
dito ; ghe semm à l'antifona = ci siamo 
all'antifona. 

2) npètt ìà stèsa àntìfoim = l'ipetere 
la stessa antifona : tornare a dire la 
stessa cosa. 

antìg*]!, agg. = antico, antiquato : che è 
stato molto tempo addietro o esiste da 
givan tempo. 

1) stòria antìga = storia antica : di 
fatti antichi. 

2) à l'ani'iga = all'antica. Modo avv. 
di cosa : alla maniera degli antichi ; di 
persona , che ha modi , costumi sem- 
plici. 

3) antìgh còme caga à bràsc = me- 
glio e più decente ; antìgh còme Noè : 
antico come il brodetto , come Noe ; 
antichissimo. 

antighitaa, s. f. = antichità : cose an- 
tiche, come monumenti, statuo, iscri- 
zioni, medaglie e sim. 

antigròtt, agg. accresc. di antìgh : at- 
tempatotto , vecchiotto. Di cosa o di 
pers. 

antimeridiana, * agg. = antimeridiana: 
di ora che è avanti al mezzogiorno. 

antimoni , * s. ni. = antimonio : me- 
tallo usato segnatamente nella medicina. 

antìmòniàl, * agg. = antimoniale : di 
antimonio ; rimèdi, inguént àntimoniàl: 
medicamento, unguento antimoniale. 

antin, s. m. = sportellino. 

1) àntìn de veder o cn'stàll = vetriata. 

2) niètt sii , tira giò i àntìn = in- 
gangherare, sgangherare gli sportellini. 

antina, s. f. = dim. di anta. In più ha 

gli stessi significati del masch. antin. 
antipapa, * s. m. = antipapa : papa eletto 

in opposizione al papa legittimo. 
antipàst, s. ni. = antipasto : ciò che a 

desinare si porta prima della minestra. 
antipatìa, s. f. = antipatia: avversione, 

ripugnanza per qualche persona o cosa. 
antipàticli, agg. = antipatico : che desta 

antipatia. 



antipòrt, s. m. = battente : la parte 
dell' imposta di un uscio o di una fi- 
nestra che combacia collo stipite, colla 
soglia e coir altra parte dell' imposta 
quando si chiude. 

1) antipòrt de baièta = uscio volante : 
chiuso con baietta o carta ; antipòrt 
de ràder = uscio a vetri. 

2) antiporta : pagina che si vuol an- 
teporre al frontispizio dei libri con un 
brevissimo cenno del frontispizio stosso; 
dicesi anche frontespìsi niòrt. 

antipòrtìn-ón, s. m. dim. e accresc. di 
antipòrt = bussoletta, usciono. 

antiquàri, s. m. = antiquario : chi si 
intende di oggetti antichi, ne fa incetta 
commercio. 

1) fig. per àudegliee : uomo che pensa 
e veste alla grossa e all' anticaccia. 

antisèticli,* agg. = antisettico : di so- 
stanze che impediscono o ritardano la 
putrefazione. 

antivig'ìlia,* s. f. = antivigilia : il giorno 
che precede la vigilia. 

antocà, s. m. = parasole, ombrello : dal 
francese en tous cas, in tutti i casi, in 
tutti i bisogni : specie di ombrello che 
sotto alla seta e alla tela ha una fodera 
e serve così a riparare dall'acqua comò 
dal sole; è meno grande di un ombrello 
paracqua e più di un ombrellino pa- 
rasole. 

antologia, * s. f. = antologia : raccolta 
di prose o poesie scelte. 

antón, s. m. accr. di anta = portone : 
grande porta o imposta. 

1) Tavolato delle conche d'un canaio 
che, chiuso , ne imbriglia le acque e, 
aperto, sfogano. 

antóna, s. f. = lo stesso che àntdn. 

Antoni * e Antonia, * s. m. e f. = An- 
tonio e Antonia, si dice anche mono 
nobilmente Tògn, Togna. 

antracite, * s. f. = antracite : specie di 
combustibile minerale. 

antredoeil, s. m. = tessitura, falsatura : 
striscia di trina o sim. tra pezzo e pezzo 
d'una stessa roba, nei vestiti da donna, 
bambini, ecc. Dal frane. Entro deux. 

antresól, s. m. = mezzanino : dal fran- 
cese entresol. 

ànilàlmént, * avv. =' annualmente : ogni 
anno, d'anno in anno. 

àniiàri, * s. m. = annuario : libro che si 
pubblica ogni anno e contiene fatti .ac- 
caduti in quell'anno ; oppure osserva- 



aiin 



- 38 — 



ai)a 



zioui , calcoli e notizie relative a iiu 
dato ordine di cose e di persone. 

àuùlàj * V. alt. = annullare, render nullo : 
levare ogni forza ed effetto ad atti pub- 
blici e privati ; l'ha faa aniilà el decréti 
de tràHòeh = fece annullare il decreto 
di trasferi Diento. 

àiiulàmèiit, * s. m. = annullamento : 
l'atto che annulla. 

àuiilàr, * agg. = anulare : il quarto dito 
della mano in cai si suol portare l'anello. 

Ànuncìàda, * (!') = l'Annunciata : la Ma- 
donna che riceve dall'angelo l'annunzio 
della incarnazione del Verbo , e 1' im- 
magine di lei ; la chiesa ad essa inti- 
tolata ; la festa dell' annunziazione. In 
quest'ultimo significato il mil. italianizza 
ancor più e dice spesso l'Aiiuiiciàta. 

1) Nome di una via di Milano ; el 
sta in l'Anunciàda = abita in via del- 
l'Annunciata. 

2) Nome di donna. Il mil. però dice 
più volentieri Nunsiàda , o il dim. 
Nunsiadìu. 

àiiuiiciàsidn, * s. f. = annunciazione : 
l'annunzio dell'angelo a Maria. 

jiuvelòpìii, s. m. dim. di ànvelòpp = 
bustina. 

jìiivelòpp, s. 111. = busta : foglio tagliato 
piegato a misura, in cui si ripone la 
lettera e sopra cui si scrive l'indirizzo; 
dal francese enveloppe. 

àocàtà, V. att. = fare il saccente : far lo 
sputasentenze e il ficcanaso. 

ùocàtèll, s. m. = avvocatuccio : dim. nel 
senso di avvocato di poco e nessun 
conto. 

àocàtin, * s. ìli. = avvocatine : dim. di 
avvocato, considerata l'età , la statura, 
la complessione, ecc., non il sapere e 
l'ingegno. 

àocàtdii; s. m. accr. di àocàtt = avvo- 
catone : avvocato di grido. 

àocàtt, s. ìli. = avvocato : chi fa pro- 
fessione di dar pareri su questioni di 
diritto , assiste le parti e difende le 
cause davanti ai tribunali, e anche chi 
sia abilitato a questa professione, ben- 
ché non r eserciti ; stildià de àocàtt = 
studiar per avvocato. 

1) àocàtt di ctLiis pèì's = avvocato 
delle cause perse : buono a nulla, e di 
chi pigli a sostenere le tesi più sti'a- 
vaganti. 

2) àocàtt rampili = avvocato azzecca- 
garbugli. 



3) àocàtt de grónda = dicesi di quei 
contadini del basso milanese che so 
gliene sputai- sentenze appoggiati ai 
muri delle case, quindi sotto i grondai : 
direbbesi : spuntasentenze. 

4) mètès in man di àocàtt = met 
tersi nelle mani degli avvocati : delle 
parti che , non avendo potuto accomo- 
darsi ricorrono ai tribunali , o trattanti 
per mezzo dei loro avvocati. 

^ 5) parla come on àocàtt ; sàvèiw 
pìisee d' on àocàtt = parlare come un 
avvocato ; saperne più di un avvocato. 
Si dice per ischerzo di donne, ragazzi 
e di qualunque persona che, non aveudi 
istrazione, disputa, ragiona , sentenziii 
sopra ogni cosa , mostrando però fran- 
chezza e un certo ingegno naturale. 

6) giiigà à V àocàtt = fare aU' avvo- 
cato : specie di giuoco che appartiene 
al genere di quello degli spropositi. 

àocàtfìsc, s. m. = avvocatuccio : vilif 
di avvocato, contrario di avvocatone. 

àdltra, o àólter, nella frase vègnì àoltra 
àólter = saltar fuori , comparire ; là 
se ■ved mai a vègnì àólter = non si 
vede mai a comparire ; étèmm à vede, 
cosa vén àólter = stiamo a vedere che 
mai salta fuori. 

àostàn, agg. = agostino : nato d' agosto. 
1) Èga aostana = uva agostina : che 
matura nell'agosto. 

àpàràti, s. m. pi. = il diacono e il sud- 
diacono assistenti il celebrante nella 
Messa in terzo, in canto. 

àpàlt; * s. m. = appalto , accollo : con- 
ti"atto con cui si piglia a riscuotere un 
dazio per una somma determinata da 
pagarsi allo Stato ; o a eseguire un'opera 
pubblica per una somma determinata 
che lo stato devo pagare, o un'opera 
privata che deve compiersi per una de- 
terminata somma a tutto rischio di chi 
assume l'appalto. 

àpàltà,'*' V. alt. = appaltare: dare in appalto. 

àpàltàdói'j * s. ìli. = appaltatore , accol- 
latario : che prende , che ha preso un 
appalto, chi prende in accollo lavori 
pubblici ; àpàltàdór de étrdd feràd = 
accollatario di ferrovie. 

àpàrècc, * s. m. = apparato. 

1) Tutto ciò che serve a addobbare 
un luogo, si riunisce e si mette in 
mostra per accrescere una impressione 
che si vuol fare. 

2) Apparecchio : congegno , macchi- 



npa 

netta da far lavori, esperienze di fìsica, 
operazioni chirurgiche, e sim. 

{ipàrèiisa, * s. f. = apparenza : quel che 
apparisce, contrapposto a quello che ò ; 
mìlvà i ùpàrèns = salvare le apparenze : 
di ciò che si faccia pubblicamente per 
non dare a conoscere cose che giovi 
tener celate. 

àpàrènt, * agg. = apparente : che pare, 
ma non è o c'è dubbio che sia. 

àpàrentemènt, * avv. = apparentemente : 
a giudicare dall'apparenza. 

àpàrision, * s, f. = apparizione, l'appa- 
rire : si dico solo di coso soprannatu- 
rali e fantastiche. 

àpàrfàmèiit, s. f. = appartamento, quar- 
tiere : quel dato numero di stanze in 
una casa dove possa abitare una fami- 
glia un po' agiata. 

1) Numero qualunque di stanze oc- 
cupate da una persona della famiglia, 
dove si riceve. 

jipàrtàmentìii, s. m. dim. di àpàrtà- 
luèut, = quartierino : parte di una casa. 

ùpàrtegnt, v. att. = appartenere : essere 
una cosa proprietà legittima di qualcuno. 

àpàsionaa^ agg. = appassionato : chi ha 
passione per una cosa, cioè un'inclina- 
zione forte od irresistibile. 

àpèlàss, * i\ rifl. = appellarsi : ricorrere 
a un tribunale superiore, perchè sia ri- 
veduta cassata una sentenza. 

j\pèll, s. m. appello. 

1) L'appellarsi a un tribunale supe- 
riore ; là cort d'àpèll = la corte d'a- 
pello. 

2) Il tribunale che giudica in seconda 
istanza; hoo vengiilil là càusa in àpèll = 
lia vinto la lite in appello. 

3) La chiama : 1' appello degli sco- 
lari che fa il maestro. 

àpèiia, ape. = appena; poco, quasi punto ; 

el m'ha àpèna tocaa = mi ha appena 

toccato. 

1) Avv. di tempo. Por significare 

azione allora compiuta ; l'è àpèna rivaa = 

è appena arrivato. 
sipeudìce, * s. f. = appendice. 

1) Si dice per lo più di scrittura ag- 
giunta ad un'opera principale in cui si 
prendono a trattare o a svolgere alcuni 
punti toccati più leggermente nell'opera 
stessa. 

2) Scritto di vario argomento, che nei 
giornali politici suole occupare la parto 
inferiore di una o più pagine. 



89- 



apl 



àpeudicìsta, s. ni. = appendicista : colui 
che scrive le appendici nei giornali po- 
litici. 

Àpenìii, s. m. = Appennino : catena di 
montagne che parte per il lungo l'Italia. 

apertura, s. f. = apertura. 

1) l' apertura del Pàrlàment , dèla 
sedia, de l'iinivèrsitaa = l'apei-tura del 
Parlamento, della scuola, dell'università; 
el diéeors d' apertura = il discorso di 
apertura. 

2) Ogni interruzione nei muri di iiii;i 
casa comò finestre , porte , armadi a 
muro e sim. ; in là mìa stànsa gii è 
cìnqu àperiùr = nella mia camera ci 
sono cinque aperture. 

3) Allentatura: malattia dell'intestino 
caduto ; el g'hà on' apertura = è allen- 
tato. 

àpetitt, * s. in. = appetito : voglia di 
mangiare ; bau àpetltt! = buon appetito ! 
Augurio a chi sta mangiando o è por 
mangiare ; Hmicà l'àpetltt = stuzzicar 
l'appetito. Più volgarmente di cesi anche 
petìtt; altre frasi : gasa l'àpetitt = aguz- 
zar l'appetito ; per làfàbì-icade l'àpetitt » 
per il pane da mangiare. 

àpiàii, avv. = piano. 

1) Adagio, lentamente ; chi m àpian 
rà san e va lontdn = chi va piano, va 
lontano. 

2) Con precauzione e con pazienza ; 
el tò doer fall àpidn ée te vcBut fall 
j}olid = il tuo compito fallo adagio, se 
lo vuoi far bene. 

3) A voce bassa ; parla àpiàn che 
là màma là dorma = parla piano che 
mamma dorme. 

àpiànà, * V. alt. = appianare : detto di 
difficoltà, differenze, vertenze, toglierle 
di mezzo, accomodarle. 

àpis, s. m. = lapis, matita ; àpis carbin- 
sìn = matita nera : minoralo ; fipis 
piombln = matita piombino : composi- 
zione ; àjiis ross, blceii = matita rossa, 
turchina ; àpià de lègn = cilindretto di 
lapis ; ^pis à colise = lapis ad anello 
corsoio ; apis de legnàmee = matita da 
legnaiuolo ; canèta d'àpiè = matitatoio, 
toccalapis ; tempera l'apio = appuntare 
la matita. 

àplàiidì, V. alt. = applaudire : dar segno 
d' approvazione con più che altro col 
batter le mani. 

àplàttso, * s. m. >= applauso: l'atto del- 
l'applaudire. 



npl 



— 40 



apii 



àplicasioii; s. f. = applicazione : assi- 
duità al lavoio, allo studio. 

àpògrg', s. m. = appoggio : cosa o persona 
a cui uno si appoggia. 

1) Anche nel senso dì sostegno, aiuto 
che qualcuno dà perchè altri riesca in 
un intento. 

2) Appoggiatoio : quel bracciuolo lun- 
ghetto che rigira nell'interno delle car- 
rozze ad uso di posarvi disteso l'avam- 
braccio. 

àpogià, * V. alt. = appoggiare : sostenere, 
aiutare una persona perchè riesca in 
un intento. 

1) àpogitl Òna jn'opdsta = appoggiare 
una proposta : aderirvi, perchè sia messa 
in discussione. 

Apòll, s. m. =« Apollo: divinità mitologica. 

àpòlogli,* s. m. = apologo: componimento 
di invenzione, consistente in un breve 
racconto, da cui si vuol ricavare un 
precetto morale, o una regola di condotta. 

àpoplesìa,* s. f. = apoplessia. T. med.: 
congestione o versamento di sangue al 
capo. 

àpO|>lètìcli,* ayg. = apoplettico e apo- 
pletico; colp àpoplètich = colpo apople- 
tico, d'apoplessia; accidente. 

àpds, prep. = dietro, di dietro ; là s-coa 
là sta àpos à l'ì'isé = la granata sta 
dietro l'uscio. 

àpòsitàtnèiit, * aw. appositamente, ap- 
posta. È forma piiì nobile di 

àpdsta, = apposta, appositamente, a bello 
studio. Anche: espressamente. 

àpóstol,* s. m. = apostolo. 

1) Ognuno dei dodici scelti da Gesù 
Cristo a predicar 1' Evangelio, e a go- 
vernare la Chiesa, 

2) Si dice per antonomasia di chiunque 
procuri proseliti. 

àpostòlich, * agg. = apostolico : che è 
proprio degli Apostoli. 

àpdstrof, * s. ni. = apostrofo : segno or- 
tografico. 

apostrofa,* v. att. aposti'ofare ; mettere 
r apostrofo. 

.àprendista, * s. m. = apprendista : chi 
è ammesso in un pubblico ufficio per 
esercitarsi e far pratica aspettando che 
vachi un posto con paga. Anche si dice 
in it. : volontario, aspirante. 

àprensidii, * s. f. = apprensione; MHefi 
in àpremion = apprensionirsi ; mettersi 
in apprensione, in pensiero di qualche 
male che possa succedere. 



àpreiisìv, agg. = apprensivo : di chi di 
ogni minima cosa teme e si affligge. 

àprèsàméiit, * s. m. = apprezzamento : 
stima e giudizio intorno a fatti, che ha 
qualche cosa di personale o di opinativo. 

àl>rèss, prep. = accanto, presso e di fianco 
a qualche cosa. 

1) Presso, vicino ; el dotar el -sia chi 
àprbss = il medico sta, abita qui ac- 
canto. 

2) tira àprèsii = avvicinarsi : di cose 
tra le quali ci sia poca differenza. 

3) ci glie tira, el glie va àpi-èss = Ci 
si avvicina: di chi tirando a indovinare 
sbagli di poco. 

àprètt, s. m. = cartone: lustro che si d^i 
ai panni; dà l' àprètt = rincartare. 

àprètà, 'i\ att. = rincartare : dare il car- 
tone ai panni, ai cappelli. Yale come 
dà l'àpri'tt. 

àprètàdòr, s. m. = colui che incarta i 
panni. 

aprii, s. m. = aprile: il quarto mese 
dell' anno. 

1) aprii n'ha trenta, piorès,^ treni'iin 
fa mal à nis-iin = acqua d'aprile, ogni 
gocciola vai mille lire ; prov. cioè : la 
pioggia d'aprile fa bene alla campagna. 
Nello stesso senso si usa. 

2) àpì'il luti i di on bàrtl = d'aprile 
piova pui'e ogni giorno in abbondanza. 

3) àpi-il lumca on fil = d'aprile non 
si smetta nulla del vestimento inver- 
nale. 

àprofità, * V. att. = approfittare, giovarsi: 
ricavare tutto il vantaggio che si può 
da cosa che si abbia sotto la mano. 

àprofltàss,* V. rifles. approfittarsi ; Vita 
minga mciiii àprofitàsen del tèmi) = 
non seppe approfittarsi del tempo. 

àprosiinàtiv, * agg. = approssimativo : 
che s'accosta al vero quanto è possi- 
bile.^ 

àprovà,* v. att. = approvare, riconoscere 
per buono ciò che sia detto o fatto da 
altri. 

1) Segnatam. di proposte che altri 
faccia. 

àprovàslón, * s. f. = approvazione : il] 
giudizio col quale si approva. 

àpuntàmènt, * e. m. = appuntamento 
vicendevole promossa o accordo di tro-j 
varsi insieme in un detcrminato luogo 
in ora prefissa. 

àpunt, s. m. = appunto: ciò che si notai 
sulla cai-ta per aiuto della memoria ;| 



flqu 



41 — 



ave 



l'è et lìhcr di àpùnl de stòria = è il 
libro degli appunti di storia. 

àquàràiic'io, * s. f. = aranciata: bevanda 
fatta con acqua, sugo o sciroi)po d'a- 
rancio e zucclioro. 

àf|ilila,* s. /". = aquila: uccello di rapina. 

1) l'Aquila = l'albergo dell'Aquila. 

2) re.s'.s* minga on'àqìdla = Non es- 
sere un'aquila: non avere un ingegno 
pronto, né perspicace. 

àquiliii, agf/. = aquilino : di naso il cui 
profilo è simile a quello di un becco 
d'aquila. 

1) Aqiiilin = Aquilino : Nomo proprio 
di persona m<aschile. 

Ara, s. f. = travaglio : ordigno composto 
di ti'avi, nel quale i maniscalchi met- 
tono le bestie fastidiose e intrattabili 
per ferrarle o medicarle. 

1) giufià à l'ara bH'àra = ò un giuoco 
che fanno i bambini dicendo ara, bH'àra 
discesa corndra, de l'or del fin del coni 
Mar in, >i trapana bordòech di trii pitòcch 
d'òna màsceilra quèst l'è dènter e qiièM 
l'è fanìra. 

Lo fanno quando fra molti se no debba 
scegliere uno a cui spetti un determi- 
nato ufficio - per lo più il meno gradito 
- in uno de' giuochi infantili. 

ara, V. att. = araro-: rompere e rivoltare 
la terra col l'aratro. 

1) arti dì-iis' = arar diritto : operare 
rottamente, segnatamente per timore di 
castighi. 

àraa, s. m. = aratro: strumento agrario 
per rom])ere e rivoltare la terra. 

1 ) qtd'll clic fa i àraa = aratolaio : chi 
fa gli aratri. 

U'àb, s. m. = arabo: la lingua araba. 

1) Vò minga tiràb = non è arabo. 
"Modo fam. Di cosa che tutti possono 

f capire. 

2) Agg. d'Arabia; cavali, numer àràb 
cavallo, numero arabo. 

Pàbésch,* s. m. = arabesco , rabesco : 
fregio di pittura, intaglio, ricamo e sim. 
formato di fogliami, fiori, animali fan- 
tastici e anche linee tirate a capriccio. 
Di ricamo così fatto si dico in mil. a 
ràindsg. Dal frane, ramage. 

àrabo,* s. in. = algebra : di cosa diffìcile, 
astrusa; l'è minga àràbo^ per mi l'è 
tlràbo = non è àlgebra, per me è àl- 
gebra. 

àràlda, s. f. = orba nalda o analda; di- 
gitalis purpurea: pianta perenne. 



àràs, agg. = raso; pién aras = pieno raso ; 
che jìroprio non ci sta altro. 

aratóri, agg. = arativo: dicesi di ter- 
reno che si può arare o che è arato. 

àrbàroefila, s. f. = ciliegio a pigna o a 
grappoli; prunus cerasus avium. 

1) Anche ciliegia: frutto dell'albero 
suddetto. 

2) Ccrasuolo, e cerasuola : frutto e 
alboi'o; prunus cerasus sileestris. An- 
che g-albiu, g-andioeiì. 

àrbicóca, s. f. = albicocco : frutto del- 
l'albicocco. 

1) piànta de àrbicòcch = albicocco. 

àrbièll, s. m. = truogolctto dei porci : 
dove si dà loro il cibo. 

siràg'ósta, s. f. = aligusta : sorta di gam- 
bero di mare grandissimo. 

àrbijàda,-' s. f. = pisellada: gran quan- 
tità, grande incetta di piselli. 

arbitràri, agg. = arbitrario ; di atto arbi- 
trario, atto di una pubblica autorità 
non conforme alle leggi. 

1) Anche di privati. Senza fonda- 
mento; opinion arbitrària, giiidis'i, cà- 
.High arbitràri = opinione arbitraria, giu- 
dizio, castigo arbitrario : che non ha 
fondamento. 

àrbor imperiai, gidyà à V tlrbòr im- 
periai = giocare o faro all' imperiale : 
specie di giuoco che si fa colle carte 
di picchetto. 

àrboraa, agg. = alberato: campo con pian- 
tagione d'alberi, pomifero. 

àrea, s. f. = arca ; /' àrea de Noè = 
l'arca di Noè; l'è diventàda l'arca de 
Noè = è diventata l'arca di Noè : di 
casa stanza dove siano raccolti ani- 
mali di molte specie. 

1) arca de scienm = arca di scienza, 
un uomo dottissimo. 

àreàda, s. f. = arcata. 

1) Dogli edilìzi a più archi, ciascuno 
di questi archi. 

2) Colpo d'arco nel suonare il vio- 
lino altri istrumenti. 

àreàug'iol,* s. m. = arcangiolo: per i cat- 
tolici. Grado nella gerarchia degli spi- 
riti superiore a quello degli angioli. 

àreààa, s. f. = chiurlo grosso, ciurlotto, 
beccaccia marina, numenius arquata : 
uccello di ripa. Anche griignetòn, se- 
gura. 

arch, s. m. = arco : lavoro per lo più 
di pietre o insvttoni disposto in modo 
da formare un arco volto all' ingiù, che 



are 



42 — 



ard 



]josa sopra duo stiinti, coloane o pila- 
stri, sostiene il maro superiore. 

1) àrdi intrèyli o à tuta 'mùnta = 
arco a tutto sesto. 

2) àrch ùciltt o à tèrs agiiii = arco 
a terzo acuto. 

8) àrch sfiancaci = arco dittico. 

4) àrch éòpp o a pònt tròaa = arco 
zoppo, scemo, o schiacciato. 

5) àrch à quàrt, à sèst àciitt = arco 
a quarto, a sosto acuto. 

6) àrch riàlsaa = arco rialzato. 
àrdi (i), = gli archi: nomo di quegli ar- 

concelli di legno che formano l' ossa- 
tura dei mantici da calesse. 

ardi del bàst dèla sèla, = arcione : 
quella parte del fusto della sella e de' 
basti che si inalza in forma d'arco da- 
vanti di dietro al cavalcatore, ond'è 
lina detta anteriore l'altra posteriore. 
Anche: arsoli, arción, asètl, càvàlètt. 

àrdi di sìj = arco delle ciglia: quell'ar- 
chetto di pelo che è sopra l'occhio. 

ardieòlog-h, * s. m. = archeologo : che 
professa l'archeologia, 

àrdieolog'ìa,* s. f. = archeologia: scienza 
delle antichità nei loro rispetti colla 
storia e coli' arte. 

àrdieolog'idi,* agg, = archeologico : che 
appartiene all' archeologia. 

àrdiètàda, s. f. = archettata, arcata, 
colpo d'archetto o arco nel suonare il 
violino, la viola, o il violoncello, 
e sim. 

àrdiètt, s. m. = archetto. Dira, d'arco. 

1) Ordigno per acchiappare gli uccelli. 

2) Nome dato a diversi arnesi simili 
nella forma a un arco di violino, che 
i fabbri adoperano por intaccare le 
chiavi, i lavoratori di mosaico per se- 
gare le pietre dure e sim. 

3) Arco del violino, violoncello, ecc., 
arnese formato coi crini di cavallo, che 
servo por sonare il violino o altri sti'u- 
menti a corda. 

4) Arcuccio : stecche piegate a arco 
che si mette sulla culla o nel letto ai 
bambini poi- tener sollevato lo coperte 
il pannolino con cui si copre il viso 
del bambino per ripararlo dalle mosche 
e dalla luce. 

6) Archetto : arnese di legno ripie- 
gato, le cui estremità sono legate a un 
filo, col quale i bambini lanciano sas- 
solini piccole frecce di carta o di 
legno. 



àrdiiuà, v. att. = affannarsi, affaticarsi, 
lavorare coli' arco della schiena. Anche 
nanchina. 

àrchitètònidi, * agg. = architettonico : 
che appartiene all'architettura. 

àrdiitètt,* s. m. = architetto : chi eser- 
cita r anchitettura. 

àrchitètura, * s. f. = architettura: l'ai'to 
che ha per oggetto il disegno e la co- 
struzione d'opere murate, come case, 
ponti, acquedotti, fortezze e sim. 

1) Il disegno stesso di una fabbrica. \ 

àrdiitràv, s. m. = architrave : pezzo per ■ 
lo più di pietrame che posa sopra duo 
stipiti, pilastri o colonne e sostiene il 
muro superiore. 

archìvi,* s. m. = archivio : luogo dove 
si conservano gli atti e le scritturo 
pubbliche. 

arci, = arci: particella che, affissa a un 
nomo, vale primato ; àrciprU, àrcivè- 
éeov, àreidiàcon = arciprete, arcivescovo, 
arcidiacono. 

1) Dà alle voci il valore di superla- 
tivo e si unisco agli aggettivi, ai so- 
stantivi, agli avverbi; àrcisciòr, àrci- 
bon, àrcibén = arciricco, ai'cibuono, ar- 
ci bone. 

àrcisbrofòn, s. m. = millantatore : chi 

. dice di fare o di avere molto piìi di 
qiianto ha o fa. 

àrcivéscov, s. vi. = arcivescovo : vescovo 
di una chiesa metropolitana. 

1) nànca ée vegntss V àrcivMcov = 
per nessun conto, malgrado l'interces- 
sione di chicchessia. 

àrcìvèscovaa, s. m. = arcivescovado : 
palazzo di residenza dell' arcivescovo. 

arcobaleno, s. m. = arcobaleno, irido : 
meteora in forma d'arco clie presenta 
tutti i colori del prisma, e apparisce 
quando piove, dalla parte opposta al sole. 

àrcoi, s. m. pi. = le mostiice; catenella 
funicella per tener fermi i buoi al 
giogo. 

àrcdn, s. m. = madia del pane o della 
farina presso i fornai. 

àrciìaa,* agg. = arcuato: piegato ad arco. 

àrdènsa, {metes in) = mettersi, levarsi 
in ardenza : accalorarsi, specialm. per 
collera. 

àrdeiit, pari. = ardente, jyart. pres. -di 
ardere; cànùn, foeiigh, fornds àrdént 
camino, fuoco, fornace ardente. 

1) Fig. : del cuore, del sentimento 
dell'uomo; el g' ha on cceiir ardènte 



ard 



— 43 — 



arg" 



lia im cuore ardente; l'c on ùiudr àr- 
dèìit = è un amore ardente. 

àrdi, V. att. = ardire: avere ardire o l' ai- 
dire ; ardirla minga dìghel, se sàvèss 
nò che IH l'è tanto bon = non ardirei 
dirglielo, so non sapessi che ella è tanto 
buono. Anche volsà. 

ardii, agg. = ardito. 

1) Che ha o mostra ardire. 

2) Audace. Fig. : imprésa àrdìda = 
impresa audace. 

sirdión, s. m. = ardiglione : specie di 
cannoncino nelle fibbie con due o tre 
rebbii o punte, che si piantano nei ri- 
scontri nei bucolini di che che sia. 

1) mètt in àrdion = mettere in as- 
setto, in ordine. Figur. 

àrea e ària, s. f. = area : terreno limi- 
tato sopra cui sono fabbriche, o da fab- 
bricarvi sopra, e in genere : estensione 
superficiale di cui si indichi la misura 
la figura; l'area d'on tridngol , d'un 
giàrdln, d'òna piàm = l'arca di un 
triangolo, di un giardino, di una piazza. 

àrèd (fa), = rendere, far comparita; dar 
molto frutto che si veda. Anche redà. 

àrèla, s. f. = tavola su cui si stendono 
i bachi da seta por allevarli. 

aréna, s. f. = anfiteatro, arena: fabbrica 
per lo più fatta nell'intorno a gradinata 
con in mozzo un area (arena) che in 
antico serviva e serve tuttora ad uso di 
spettacoli e giuochi pubblici. 

1) l'Arèna : è un anfiteatro di Milano 
fabbricato al principio del secolo pre 
sento. Uno dei migliori nostri momi- 
menti. Vi si danno pubblici spettacoli. 
Le sue carceri sono fatte cogli avanzi 
del castello di Trezzo sull'Adda. Il pul- 
vinare ha un insigne portico ad otto 
colonne corinzie di granito rosso pulito, 
delle quali quattro furono tolte al mo- 
nastero di S. Agostino. Il recinto è fatto 
coUc pietre del demolito nostro castello, 
come delle bugne dei suoi torrioni si 
fecero i portici ad esso laterali. Un ri- 
gagnolo tra il podio e l'arena dà acquo 
per allagare tutto il piano, sia per ro- 
gate, sia per sdrucciolare sul diaccio. 
Cape trentamila spettatori. È lavoro del 
Canonica. 

arena, v. att. = languire : del commercio 
allorché cessa di essere vivo come per 
r innanzi. 

àrenaniènt, s. m. = ristagno : del com- 
mercio. 



àrèndes,* e. rifl. = arrendersi : cessare 
dalle difese, darsi per vinto. 

1) In una disputa: confessarsi vinto 
dalle ragioni dell'avversario. 

àrènt, prep. = presso, appresso, rasente, 
accanto, accosto. 

1) àndà àrcnt ài miir = rasentare il 
mui'o. Fig. : vivere appena agiatamente 
con molti -sforzi. 

2) /«, mètes àrénf. Fig. = ragunare, 
raccattare, raccogliere , raggruzzolare, 
far gl'uzzolo : per lo più del far quat- 
trini. 

3) tira àrént oii ilss = accostare un 
uscio. 

4) età àrént àrént = staro accosto ac- 
costo, vicinissimo : attenersi alle falde 
di qualcuno. 

àreostàtich, s. in. = areostatico : pallone 
volante. 

àres, ora più comunem. làres, s. m. = 
larice ; pinus larix o larix vulgaris : 
albero da legname. 

àrèst, s. VI. = arresto : l'atto dell'arro- 
stare che fa la forza pubblica; rèés in 
àrèst = essere in arresto : di chi ò in 
potere della forza pubblica. 

1) i àrèst = gli arresti : specie di 
punizione militare inflitta agli ufficiali 
quando si obbligano a staro ritirati in 
casa, in quartiere. 

àrèstà, * V. att. = arrestare : prender 
qualcuno e condurlo dalla pubblica au- 
torità. 

àretraa, agg. = arretrato : di chi sia die- 
tro di qualche operazione e in ispecio 
di pagamenti. 

1) Di debito non pagato alla scadenza. 

2) vèss in àretraa = non essere in 
corrente coi pagamenti : essere in mora, 
essere in arretrato di... 

3) * àretraa = gli arretrati : le sommo 
non pagate in tempo debito. 

àrgàg'n, s. m. = i strumenti , ordigni, 

ferri del mestiere. Disusa. 
àrgàu, e ora avvicinandosi all'originario 

frances'e argand, àrg'ànd, s. m. = tubo 

per lucerna a petrolio. 
àrgeu, più comunemente e mono voi. 

àrgin, s. m. = argine. Fig. : riparo, 

impedimento. 

1) Rialzo di terra che serve a con- 
tenere le acque nello risaie. 

2) La riva dei fossatelli dei prati a 
marcita. 

àrgenin, s. m. dim. di àrgen = argi- 



iirg 



— 44 — 



ari 



nello : ciascuno eli quei piccoli argini 
traversi, praticati nella risaia onde ven- 
gono a formarsi lo aiuole , e serve di 
viottolino poi passaggio dei risaiuoli. 
sirg'ènt, si m, = argento : metallo bianco, 
lucido. 

1) àrghit màtt = argento volato. 

2) fègh ùdòis l' àrgènt viti = avere 
l'argento vivo addosso: si dice special- 
mente di bambini. Vedi diàol. 

3) cdvej d'argènt = capelli d'argento : 
i capelli bianchi. 

àrgreiitee, s. vi. = argentiere : chi fa o 
vende gli oggetti d'argento. 

àr^eiitéri, s. m. = argenteria : gli og- 
getti d'ai'gento che servono specialmente 
alla mensa. 

àirgrentin, s. m. = saltaleone : filo ela- 
stico d'ottone in cui si infilano le ave- 
mario, i paternostri, i gloria d'una co- 
rona. Si usa anche per le corde di 
mandolino, chitarra, ecc. 

àrgrheii, più comunem. àr^in, s. m. ar- 
gano. 

1) vor^gh i tir gin a,... volerci gli 
argani a.... ; ghe vceur i ergili ù fall 
mcfiw = ci vuole gli argani por smuo- 
verlo : di persona molto ostinata e 
molto pigra. 

2) andèmm ! gite venir i tirgìn ? = 
animo ! che ci vuole gli argani ? - Ecci- 
tamento a fare una cosa. 

àrgin, s. m. argine. 

1) Vedi àrg:en. 

2) Argano. Vedi àrgheii. 

3) Strettoio : cilindi-o col quale il 
pastaio stringe lo paste nelle loro stampo. 

argina, r. atf. = arginare , ciglionare : 

mettere un argine. 
àrgìiiàdura, s. f. = ai-giuatura : l'opera 

fatta per arginare, i ciglioni. 
éàrgoniént, * s. vi. = argomento. 

1) Tutto ciò che si dice per provare 
la verità di ciò che si afferma. 

2) La cosa di cui si parla o si scrive ; 
tornèvivi à V àrgoviént = torniamo a 
bomba, all'argomento; a ciòjdi cui si 
parlava o scriveva. 

àirgiiì, * v. att. = arguire : indursi a cre- 
dere un fatto per la notizia che si 
abbia di un altro : argìilsì dai tò pa- 
rali che te g'hee pòca fidUcia = argui- 
sco dallo tue parole che hai poca fi- 
ducia. 

ari, -s. f. più. = arie. Si trova in parec- 
chie frasi. 



1) phrd i (tri = sviarsi : perdere l'o- 
rizzonte 

2) rèy.y gio d' ari = essere sviato : 
aver perduto l'orizzonte. Si dice anche 
più comunem. rèss già de trèhisónda. 

3) àlsà i ari = alzare, rizzare il capo, 
prendere, ardire, anche alzar la cresta. 
Imbaldanzire, prender baldanza, farsi 
ardito. Anche m'.y éiii ari. 

4) mcft giù i ari = abassare le ali : 
metter giù la superbia. 

ari (i), s. VI. più. = I pendoni : drap- 
pelloni pendenti per intervallo dalla 
soffitta del palco, e rappresentanti nu- 
volaglia, cielo e simili, nei teatri. 

ària, .<?. /. = aria. 

1) Fluido che abbraccia tutto il globo 
terracqueo, necessario alla vita dello 
piante e degli animali ; tiriu colàda = 
aria colata: di luoghi rinserrati, come 
cortili angusti e viuzze strette. Si usa 
ìq tutti i significati e modi di dire 
còme l'usa l'ital. 

2) (irta del pàès = aria nativa. 

3) ària libera = aria aperta : della 
campagna. 

4) tlria malsana = ai'ia viziata. 

5) ària remondìna = aria secca. 

6) aria siipèrba = aria sanissima. 

7) slàrgàss l'aria, = raddolcirsi 
l'aria. 

8) tira nànca on frèguj, on boff^ on 
griss d'aria = non tirare una bava, un 
filo d'aria. 

9) rèss in vièéé à dò ari = essere 
fra due riscontri d'aria. 

10) aria dela basa = vento meri- 
dionale, austro; che viene dalla gi'ando 
pianura a mezzodì ; aria dela beì-gà- 
viàsca = vento orientalo , di levante ; 
che vien dalla parto di Bergamo ; ària 
de Tesìn = libeccio, garbino , africo ; 
che spira dalla parte del Ticino. 

11) Atmosfera : quello strato d' adii, 
d'altri corpi aereiformi che avvolge 
la terra. 

12) briisà per ària o porta via là 
ròba = andar via a i-uba. 

13) fa àndà in ària on àfàri = man- 
dare in aria un affare, scompigliarlo ; 
far che non avvenga più. 

14) vièti in d'on .§it de nò rèdè jyil 
ària = mettere allo scuro : in gattabuia, 
in prigione. 

15) pària per ària = parlare in aria : 
senza fondamento. 



ari 



45 — 



ari 



16) tra per ària = buttare all'aria: 
scompigliai'e , mettere in disordine ; 
tra in ària = lusingare : di fanciulla 
a cui si prometta di sposarla. 

17) pientà lì i ròbbper ària = lasciar 
le cose per aria , a mozzo : non con- 
chiuderle. 

18) reétà à mèi'clria = rimanere in 
tronco : in abbandono. 

19) romp l'aria coni el freiigh = sbi- 
lanciar r aria col fuoco : di quando 
l'aria, essendo uno stagno fermo, col 
fuoco la si mette in movimento. 

20) s'ciopìfà l'aria = fare scoppio : 
pigliar meraviglia, fare pompa o com- 
parsa. 

21) tira dna brUt'ària, tira ària 
calda = v'è aria calda, v'è pericolo. 
Anche tira ària eatìva. 

22) tegnì in ària = tener in collo, 
• sospeso : trattenere dal corso suo chec- 
chessia. 

23) tede pU ària = morir nelle bu- 
iose : in prigione. 

24) rèief/h ària pài-ànta = osservi 
riscontro d'aria. 

25") fa ciàpà ària = asolare : dello 
polli , panni che si mettono all' aria a 
sciorinare. 
ària, s. /". = aria. 

1) Lo spazio in che si muove (qua- 
lunque pezzo d'oriuolo o altro. 

2) Il vano che è fi-a le due lame 
delle forbici e simili. 

3) Il vano lasciato fra due cose. 
\ria, s. f. = aria. T. music. : pezzo can- 

ito da un solo. ■ 

1) ària de bauli = aria di baule : 
L'ia prediletta da un cantante, che la 

rorrebbe introdotta . in ogni spartito, 
icorchè inopportuna. 

2) ària de bravura = aria di bravura : 
'quella per la quale il cantante può dar 

saggio brillanto della voce e dell' arte 
che possiede. 

3) ària descompàfjna = aria dissi- 
milo : che non somiglia. 

4) ària de la pi sa = aria dei sorbetti : 
che nell'opera in musica è posta noi 
punto mono importante , ed allora gli 
ascoltatori che vogliono prendere il 
sorbetto lo pigliano, e a Milano al can- 
tarsi di quella si osco di teatro per 
spandere acqua, fa là jìlsa. 

5) ària oblifjàda = aria obbligata : 
quella in cui il cantante ò obbligato a 



seguire il suono. Molte delle frasi sud- 
dette disusano per il novo indirizzo 
dell'opera in musica che esigila le arie, 
come le cabalette e forma un tutto 
complesso e unico nel quale mal si 
distingue il punto meno importante in 
confronto agli altri. 

ària ! esclam. = aria ! sgombra ! via di 
qua ! : per mandar via qualcuno o di 
torno a sé, o da un luogo. 

àrìaii, agg. ariano. 

1) Nel proprio , seguace della teoria 
di Ario. 

2) Si usa più comunem. nel fig. nel 
senso di triviale, grossolano, ma di una 
trivialità e rozzezza non scompagnata 
da cattiveria ; el bcstèma cóme oii 
àriàn = bestemmia come un carrettiere. 

ariana, s. f. = rigo dell'acqua, stroscia, 
troscia : la riga che fa l'acqua correndo 
in terra o su checchessia. Si dice anche 
riàna. 

1) i àriann = gore : Striscio di su- 
diciume sul collo sulla faccia di chi 
si è mal lavato. 

àriàscia, s. f. peggior. di ària = ariaccia : 
nel significato di aria pesante, cattiva, 
aria di mal tempo. 

àriéta, s. f. dim. di ària = arietta. 

1) Venticello leggero e soave. 

2) T. mus. canzoncina o strofa messa 
in musica : si dice della musica e dello 
parole. 

àriètìiia, s. f. dim. vex'Kegg. di àriéta, 

di ària = ariettina. 
àrimética, s. f. = aritmetica : 1' arto di 

far le operazioni sui numeri. 
àriÒH, agg. arioso : di abitazione o di 

luogo, che ha molt' aria e molta luce. 
àristocrasia,* s. f. = aristocrazia. 

1) Tutte le famiglie nobili di un paese. 

2) Di chi non tratta con inferiori o 
sta con loro molto sostenuto : l'è ànti- 
pàtich per là eòa àristocrasia = è an- 
tipatico per la sua aristocrazia, per la 
sua albagia. 

àristocràticli, agg. = aristocratico. 

1) goèrno àristocràticli = governo 
aristocratico : dove la nobiltà governa 
gode altri privilegi. 

2) òmm àristocràticli = uomo aristo-, 
cratico : favorevole a quelle istituzione 
a quella forma di governo dove la 
nobiltà jtrcvale. 

;->) mànèr , àbHùdin àriétocràtich = 
maniero, usi aristocratici : propri dei 



ari 



46 



ann 



nobili e in genere molto signorili e non 
senza qualche albagia. 
àrlèclùn, s. m. = aiieccliino. 

1) Maschera del teatro italiano, colla 
maschera al viso e il vestito a scacchi 
di più colori ; servo pauroso e sciocco 
che talora dice facezie per sciocchezza 
senza avvedersene. Anche àrlèchìn 
bàtocio. 

1) de àrlèchìn = arlecchinesco, da 
arlecchino. 

2) fa V àrlèchìn = fare lo sciocco 
chiacchierone : il buffone, ed anche es- 
sere incoerente, specialmente nelle opi- 
nioni politiche. 

3) fa el fceiigh d' àrlèchìn = fare il 
fuoco d' arlecchino : allestire il fuoco 
allogando le legno grosse per disotto 
alle minuto , e rendendo cosi difficilis- 
simo , per non dire impossibile 1' ac- 
cenderlo. Fig. : far come Schizzone che 
prima fi Diva e poi abbozzava, cioè fare 
le cose a rovescio. 

4) Arlecchino : gelato o sorbetto di 
più di un colore e sapore. Più comu- 
nemente giardinièra. 

5) pari un àrlèchìn = parere un ar- 
lecchino : di chi senza buon gusto è 
vestito a molti colori e chiassosi. 

àrlèchìna (èrba) = pappagallo, meravi- 
glie , meraviglie di Spagna ; amaran- 
thus tricolor = erba annu.a che serve 
per ornamento di giardini e di sale. 

àrlècliiuàda, s. f. = arlecchinata. 

1) Maniera o atto di Arlecchino. 

2) Mascherata di arlecchini. 
àrlìa, s. f. = ubbia : opinione o pensiero 

superstizioso o malauguroso ; àv^gh 
doma di àrlìj = essere ubbioso. 

1) vègh àdòss , tra àdòsè l'àrlìa = 
avere , buttare addosso il malefizio, la 
iettatura. 
arma, s. f. = arme : ogni stnimento per 
lo più di ferro e' d' acciaio , fatto per 
ferire e ammazzare uomini o animali 
selvatici. E per estensione tutto ciò che 
possa servire a quell'uso. 

1) arma de feugh = arma da fuoco : 
tutte lo armi esplodenti. 

2) tirma bianca = arma bianca : tutto 
lo armi da taglio. 

3) tirma de pùnta = arme da punta : 
che feriscono per essere accuminato. 

4 ) prefientà l' firma = presentare le 
armi : dare l'onore delle armi. 

5) pittia d'armi = piazza d' armo : 



area destinata per gli eserciti mili- 
tari. 

6) pòrt d'ttrmi = porto d' armo : fa- 
coltà di portare armi. 

7) à l'tlrmi! = all'arme! 

arma, s. f. = arma : stemma, insegna di 
una città o di una famiglia. 

1) fa l'àrnta risconta = camminare 
come l'arme dei Visconti. Questa frase 
origina dall'essere lo stemma dei nostri 
Visconti una biscia a zigzag in campo 
d'argento con fanciullo nascente dalie 
suo fauci. Gli è dunque come dire 
camminare a zigzag , il che è proprio 
degli ubbriachi. 

arma, v. att. = armare : dar 1' arme e an- 
che strumenti che possano farne lo 
veci. 

1) D'opere fatte per dare fortezza e 
servire di sostegno ad altre ; àrmtl ci 
tccc = armare il tetto. 

2) Centinare : far le centine , porre 
l'armatura alle volte. Anche gcenteuà. 

iirmaa, agg. = armato : provveduto di 

armi. 
àrmàda, s. f. = armata, esercito : le 

forze militari di un paese e una parte 

ragguardevole di queste forze. 
àrmador, * s, ni. = armatore : chi arma 

noleggia navi mercantili e anche da 

corsa. 
àrmàdura, s. f. = armatura : tutto ciò 

che sei-ve a armare \ àrmàdilra de fèr = 

armatura di fen'O. 

1) Tutto ciò che gli antichi soldati 
portavano indosso per difesa della per- 
sona ; àrmadura lustra = armatura lu- 
cida, brillante. 

2) Capriata, cavalletto : congegnatura 
di tre travi e altri legni ordinati in 
triangolo verticale: è parte principalis- 
sima della travatura, ed è posta a in- 
tervalli nella lunghezza del tetto. 

3) àrmadura di red = armatura delle 
reti : il cingerle di una fune chiamata 
zalinga ad ogni tre pollici con un ri- 
torto, por ralforzarla. 

4) àrmadura di tint = armatura : 
quei legnami che lateralmente alle due 
estremità sono sovrapposte all'ossatura. 

armandola, * s. f. = mandorlo ; amyg- 
dalns comunis = albero. Mandorla, j 
mandola, amandola : il frutto del man 
dorlo. 

1) armandola Ma perlina = mandola ; 
confettata o perlina. 



47 



arp 



2) armandola àrmèlina = mandor- 
li ii a amara. 

3) àrmtlndola dura = mandorla dui-a : 
di guscio liscio, durissimo punteggiato 
di foroUini. 

anuàiidolaa, s. m. = mandorlato , tor- 

, rono : i)asta dolce composta per la 
maggior parte di mandorle , ridotta a 
sodissima consistenza. Anche ai*maii« 
dolàto. 

ànuàndoléta, s. f. = semini : pasta da 
minestra come piccoli semi. 

1) Fiore, mandorla : fregio laterale 
delle calze, a guisa di ricamo , stretto 
é lungo, e piglia dalla punta superiore 
del quadorlctto ; {chignmù) e arriva a 
mezza gamba. 

àrmàndolèta, s. f. = mandòla : specie 
di piccolo liuto che si suona come questo 
strumento , ma accordato differente- 
mente : ha otto gruppi di minugie e 
si distingue dal mandolino pel manico 
più corto e per la mole maggiore. 

àrmàiKloliii, s. m., = mandolino : sti-u- 
mento più piccolo del liuto, ma della 
stessa foggia. 

àrmèlìn, più comun. èrmelhi, s. m. = 
armellina : pelle dell' armellino ; àr- 
mèlìii chinès = armellino cinese, listato 
di nero. 

armerìa,* e più volgami, àrmària, s. f. = 
armeria : luogo dove sono raccolte molte 
armi. Museo d'armi. 

àrmirosù, s. m. = armaiuolo : chi falj- 
brica e vende armi , le rassetta e le 
ripulisce. 

àrinistìsi * e più volgami, annestisi e 
iiièstìsì, s. m. = armistizio : sospen- 
"-■ione delle ostilità per un tempo de- 
iminato e per vicendevole accordo; 
- accordo stesso. 

làniioàr, s. m. = armadio colla bambola, 
cioè collo specchio : -si tiene per lo più 
nelle camere da letto, e talvolta lo 
specchio manca e al suo posto si mette 
un drappo verde. 

armonìa, *»./".= armonia : accordo di 
suoni, unione di più suoni che fanno 
insieme una grata impressióne. 

1) Suono piacevole all'orecchio. 

2) Accordo di voleri, sentimenti, opi- 
nioni ; vie in bona armonìa = vivere 
in buona ai'monia. 

irmònlch, * afifj. = armonico : che ha 
armonia ; casa ùrn}òmca = tavola ar- 
miiiiira : tavola armonica : tavola sot- 



tile di abete che nel pianoforte e alti'i 
strumenti a corda si mette per renderli 
più sonori. 

àrmonios, agg. = armonioso : di suono 
di cosa che rende un suono piace- 
vole ; là vos de Garibaldi V èra tant 
armoniosa = la voce di Garibaldi era 
molto armoniosa. 

Armorèe (i) s. m. pi. = gli Armorari : 
nome storico di una nostra via di Mi- 
lano, che ricorda le nostre armi della 
Lupa. Erano esse cercate da tutta Europa 
e fino dai Saraceni. Due soli armaiuoli 
nostri in pochi giorni fornirono tanto 
da armare 4000 cavalieri e il doppio 
di fanti ; e Milano esibì a Filippo Maria 
di mantenere stabilmente 10000 cava- 
lieri ed altrettanti pedoni se le fossero 
lasciate le gabelle e i tributi di essa 
città, libero al Visconti di valersi a 
talento di quelle delle altro città. È de- 
siderabile sia mantenuto col nome della 
via il ricordo di tanta floridezza. 

àrnes, s. vi. = arnese : utensile di casa 
ed anche ferro del mestiere. 

] ) (Yrègh i sa àrnès in orden = aver 
ago e dio in pronto : essere in pronto. 

2) àrnès de galèra = arnese da ga- 
lere : uomo di pessima vita. 

3) l'è on eèrto àrnès che me fidi 
pòcch = è tal soggetto, che poco me ne 
fido. 

àrnica, s. f. = arnica ; arnica montana = 
pianta medicinale : atta a scemare l'in- 
fiammazione nelle contusioni ; tintura 
d'arnica = tintura d'arnica. 

àrog'ànsa,* s. f. = an-oganza : astratto di 
arrogante. 

àrog'ànt, * agg. = arrogante : di persona 
a cui manchi la modestia e il rispetto 
dovuto nel trattare specialmente coi su- 
periori, pigli animo a offendere e so- 
verchiare altri dal sentirsi più forte. 

àrolà, * «'. att. = arrolare : ricevere in- 
gaggi, ascrivere ai ruoli della milizia. 

àrolaniènt, s. m. = arruolamento : l'ope- 
razione dell' arrolare. 

aròma,* s. f. = aroma : profumo proprio 
specialmente delle vivande e delle be- 
vande e di ciò che ad essi appartiene. 

àromàticli," agg. = aromatico: fatto con 
infusione d'aromi, odoroso. 

arpa, s. f. = arpa: stmmento musicalo 
a corde di figura triangolare che si suona 
pizzicandolo. 

àrpég',* s. m. = arpeggio: il suono con 



arp 



48 — 



art 



cui si fanno sentire tutti i toni d'ac- 
cordo, l'uno dopo l'altro. 

arpìa, s. f. = arpia : persona e spocialm. 
donna secca, brutta, anche cattiva. 

arpista, s, m. e. /". = arpista: suonatore 
suonati'ice d'arpa. 

Ars, agg. = asciutto, arso. 

1) tire de là ièt = assetato. 

2) vrgh là baca àrsa = aver la bocca 
arsa, asciutta, secca. 

àrscionaa, s. ni = cerchi del coperchio 
della barca. 

àrsela, s. f. = nicchio : involucro pie- 
troso dei molluschi. 

1) Nicchia, dei pittori. 

2) Fig. : mignatta. Di chi è secca- 
tore importuno. 

àrseuàl, s. m. = arsenale : Il complesso 
dogli opifici, locali, bacini occoiTonti 
per la costruzione e 1' armatura delle 
navi da guerra. E anche fabbrica o de- 
posito d'armi ed altri oggetti necessari 
all' armamento dell' esercito. 

1) Edifizio nelle fattorie e nelle grandi 
aziende rurali per custodirvi i legnami. 

3) rògh àchm l'àrsetiàl de Venezia = 
avere indosso l'arsenale di Venezia: di 
donna che abbia indosso troppo d'oro, 
di gioielli, di vesti e sim. 

arsènici!, s. vi. = arsenico: metallo co- 
nosciuto specialmente come veleno. 

1) Nome generico di tutto ciò che è 
velenoso, ed anche di ciò che è cattivo 
a mangiare. E per estensione anche di 
persona mordace, cattiva, maldicente. 

àrsg'iiin, s. m. = scherz. argento: i da- 
nari, i cumquibus. Dal frane, argent. 

àrsoli, = arco: asta curvata d'abete con 
una canterella per la quale si batte, os- 
sia si scuote il pelo da far cappelli, per 
isfioocarlo quand' è rappallottolato, o 
per rimescolarlo quand' è di qualità di- 
verse che si vogliono riunire. 

1) Anche per àrch del ixY'ìt^ dèla 
■sHa = arcione, arco del basto, o della 
sella. 

àrsouà, -v. ott. = battere il pelo coli' arco. 

arsura, s. f, = arsione : sensazione come 
d'asciutto che si prova alla gola per 
febbre o per effetto di esercizi violenti, 
caldo, polvere e sim. 

àrsiroeù, s. m. = razzo. 

1) Fuoco d'artificio che va molto in 
alto e poi scoppia con o senza disper- 
sione di stelle colorate. 

2) Ardente : randellino fatto seccare, 



che, acceso nello sfogatoio a lato del 
forno, dà lume a infornare o altro. 

àrtefaa, agg. = artefatto : fatto con arto, 
non naturale. 

1) Anche di chi non è spontaneo noi 
suoi movimenti per posa e per sover- 
chia affettazione. 

artèria, s. f. = arteria : nome generico 
dei vasi o canali per cui il sangue 
spinto dal core si distribuisce a tutto 
le membra ; mngii di àrièri = sangue 
arterioso. 

àrtesàii, s. m = artigiano, artefice, artiere; 
chi esercita un'arte meccanica. 

àrtesiàii, a^/f/. = proprio della parola poss^ 
posi àrtesidn = pozzo artesiano : che si 
fa forando il suolo mediante una specie 
di trivella. 

àrtibàuch o àrcliibàucli, s. vi. = cas-i 
sapanca: cassa con coperchio e una spal- 
liera di legno, o anche senza, che sei^q 
ad uso di panca. 

àrticiocàsc, s. m. pcgg. di àrticiòccli, 
= carciofaccio. 

àrticiòccli, s. m. = carciofo ; cgnara 
scolyiniis, pianta erbacea che dà un 
frutto molto usato nella cucina, e il 
fmtto della pianta stessa. Dal frane: 
artichaut ; àrticiòccli de sci ma = car- 
ciofo vettaiuolo ; àrticiòcch fiorón = car- 
ciofo primo madornale ; àrticiòcch 
sèma s'pongignòn = carciofo mazzafer- 
rata ; ciiii de àrticiòcch = girello del 
carciofo; quèll di àrticiòcch = carciofaio; 
camp., campagna de àrticiòcch = car- 
ciofaia, carciofeto. 

1) Nome di un panetto che nella 
forma trae del carciofo. 

àrticiocliéra, «. f. = carciofaia, carcio^ 
feto: luogo piantato di carciofi. j 

àrticiochìii, s.m. = dim. vezxegg. di àr-* 
ticiòccli, = caroiofetto, carciofino. 

àrticiocòii, s. m. = accresc. di arti-* 
ciòccli, = carciofone. 

àrticol, s. m. = articolo : una dello partì 
del discorso. 

1) Ognuna delle parti in cui si di- 
vide una legge, trattato, convenzione] 
conto e sim. 

2) Scrittura pubblicata o da pubbli- 
carsi in un giornale. 

3) Ognuno dei diversi oggetti che 
sono si mettono in commercio; l'è on 
àrtlcol che dà pòcch giiàdàgu = è un 
articolo sul quale si guadagna poco. 

4) càscia l'àrtìcol = forzare la ven- 



art 



49 ■- 



a sa 



dita di una mercanzia, vantandone i 
pregi. 

àrticolasiòii,* s. f. = articolazione: giun- 
tiu-a ossia punto dove si uniscono due 
ossi in modo da potersi piegare l'uno 
sull'altro per eseguire i movimenti della 
persona. 

1) La facoltà, l'atto e il modo di ar- 
ticolare; l'ha perdiiu l'àrticolasion del 

'" gencPAice = ha perduto l'articolazione del 
ginocchio: non lo può più articolare. 

articolista, s. m. = articolista : scrittore 
di articoli per giornale. 

àrtiflciàl, * a(/g. = artificiale : contrario 
di naturale. Di opere dell'arte che imi- 
tano quelle della natura e possono 
farne in tutto o almeno in parte le veci; 
fior àrtifieidi = fiori artificiali. 

1) Diverso da ciò che la natiu-a im- 
piega a produrre il medesimo effetto ; 
àlàtàmént àrtifieidi = allattamento ar- 
tificiale. 

2j foeugh àrtifieidi = foco artificiale 
lavorato. Diverse preparazioni di pol- 
vere pirica che bruciano scoppiettando. 
Si usa meglio al plui-. foeiigh artificitii. 

àrtifisi, s. m. = artificio ; foeugh d'arti- 
fisi = fuochi d'artificio, artificiali o la- 
vorati. Vedi sopra. 

àrtiglièr, s. m„ = artigliere : soldato di 
artiglieria. 

àrtijflierìa, s. f. = artiglieria : nome ge- 
nerico di tutte le armi esplodenti, 
escluse lo portatili. 

1) Nome del corpo d'esercito che usa 
come arma il cannone. 

2) Scherz. si dico dello bottiglie di- 
sposto con ordine in cantina. 

artista, s. ni. e. f. = artista : chi esercita 
un'arte, o ha il genio per poterla eser- 
citare, comprendere, apprezzare. Si in- 
tende dello arti belle. 

àrtisticàméiit, am\ = artisticamente ; con 
arte, con buon gusto. 

artistici!, agg. = artistico: che ha l'im- 
pronta deli' arto e si rivela come pro- 
duzione del gonio di un artista. 

àrtriticli, agg. = artritico : articolare ; 
dolor àrtrìtich = dolori artritici. 

àrtritida, s. f. = artritide: malattia delle 
articolazioni. Si dice anche artrite.* 

àrvéda, s. f. = spinaia, spineto, prunaia, 
pruneto. 

àsa, s. f. = cappio : nodo che presenta 
come due maglie e duo capi e si scio- 
glie tirando uno di questi capi. 



1) fa l'àsa = accappiare; fermare per 
mezzo di cappio. 

2) fa gropp e fisa Fig. = far la cam- 
pana tutta d'un pezzo, fare lo scoppio 

e il baleno a u.n tratto; finire una fac- 
cenda senza intermissione. 
àsa, s. f. = anello. 

1) Ogni lami netta di ferro entro cui 
scorre il bastone del chiavistello. 

2) Bandella : lama di ferro inchiodata 
orizzontalmente nell'imposta a riscontro 
dell'arpione, perchè nel suo occhio si 
infili e giri 1' ago dell' arpione. Vedi 
og-ioeù. 

3) Prosa: qualunque risalto nel cen- 
tro del coperchio o nelle pareti laterali 
di un vaso o in checchessia d'altro per 
poterlo prendere. 

àsa, s. f. = antenna : legno rotondo, per 
lo più di abete, che sostiene le vele 
delle barche. Anche àntèna , asta , 
àstòii. 

àsa, s. f. = asse, tavola : pezzo di legno 
segato per il lungo, più lungo che largo, 
e più largo che alto ; àés de mercànsìa 
= assi, tavole da mercanzia grosse dai 
25 ai 37 centim. ; àis de mesa tuer- 
càmia = assi di mezza mercanzia, 
grosse dai 13 ai 24 centimetri. 

1) Àò*-y de imbàladòr, o refud = scàn- 
dorlc, assicelle da imballatore. 

2) «,y.y de solee = panconcelli : assi 
sottili assai collo quali copronsi le im- 
palcature. 

3) ^m: quella su cui in casa sten- 
desi il cadavere che deve poi ossero tra- 
sportato alla chiesa o al cimitero; àndà 
in sii l'Ma = batter capata, morire ; 
vèss in sii l'àsa = essere sulla bara, 
morto; ■vèss à l'àsa = essere al verde, 
al fino di checchessia. 

4) àsa de còcer = pedana : qiiel pezzo 
di legno su cui si posano i piedi del 
cocchiere ed è sostenuta dai braccetti. 

5) àsa dèla càrna = tagliere : pezzo 
d'asse grossa, spianata e liscia su cui 
si tagliano carne, erbe ed altro. 

(5) àsa dèla còmoda, del còmod = 
asse del comodino, del comodo. Anche 
àsa del càmer, del ceés = predella. 
Asse che copre il marmo di alcuno 
latrino per sedervi. 

7) àsa, del cicolàtt = asse della cioc- 
colata : asso di legno con sottilissimo 
ovlotto, sulla quale si dibatto e lavora 
la pasta di cioccolata calda. 



asa 



sc- 



asa 



8) ù,m dèla còla = assa del mastice 
di cacio: quella sulla quale i legnaiuoli 
impastano eoa acqua e calce viva il 
cacio sciocco per farne mastice. 

9) tlàa del lèti = asserella, una dello 
assi del letto sulle quali posa il sac- 
cone. 

10) Ma del lìdn = asso del pane : 
quella suUa quale, distesavi per lo i)iù 
una tela, si mettono il pane o i dolci a 
lievitare. 

11) Ma de supreèù, = asse, tavola da 
stirarvi. 

12) Ma del telar = panchetta: quella 
sulla quale il tessitore sta seduto o ap- 
poggiato. 

13) Ma di formàgitt = asse delle ea- 
ciole : specie di taglierino su cui si po- 
sano i cascini, entro i quali è il latte 
quagliato che ivi si insala, perchè si 
formi in caciuole, e ponsi inclinato, 
perchè il siero esca dai cascini e scoli; 
f/uàrdà éu l'Ma di formàgitt = guardar 
losco. 

14) Ma di pàgn o de làvtl i pàgn = 
lavatoio: asse inclinata, talora trasver- 
salmente scanalata, sulla quale si la- 
vano i panni. 

15) Ma di piàtt = rastrelliera : stru- 
mento di legno a regoli dove si tengono 
le stoviglie in cucina a sgrondare. 

16) Ma de tàj'ù. foeiìra = assa da ta- 
gliarci: i calzolai, i sarti o altri vi ta- 
gliano su pelli, vestiti o altro per ado- 
perarli. 

17) Ma di silpp = asse delle zuppe: 
la portano al collo con uno spago i fat- 
torini per porvi su le zuppe da far co- 
lazione i giovani di bottega. 

18) àss' de fond = piante : nome delle 
assi che formano il complesso del fondo 
delle carrozze. 

19) Ma déla capta = fondo da scor- 
rere; quella che nelle gabbie si mette 
e si leva colla sabbia che si rimuta 
quando è sudicia. 

20) Ma déla stadera = tavolone. 

21) mèt i às§ = Imbossolare: met- 
tere lo assiciuole ai palchi. 

àsa bruta, avv. = in un tratto, senza pen- 
sare ad altro. Dal lai; ex abrnpto ; fa 
Ma bvÈta = far sui due piedi : non por 
tempo in mezzo ; regm à Ma bruta = 
trovarsi stretto fra duo assi : fra due 
pericoli. Disusa. 

àsaa, s. m. - acciaio. T. àsàl. 



àsàda, s. f. = assito : piano formato di 
pili assi tavole unite insieme come 
pareti o pavimenti o chiuse, che si met- 
tono attorno alle fabbriche in costru- 
zione ai ponti dove i pittori lavorano. 

jisàfétida, s. f = assafetida; ferula o.s- 
safoptida: pianta medicinale: gomma 
resinosa che si trae da una ])ianta della 
famiglia delle ombrellifere, la quale na- 
sce spontaneamente nella Persia. 

àsà^iàdór, s. f. = saggiatore: ciii as-, 
saggia l'oro e l'argento per conoscerne] 
il titolo. j 

àsàl, s. m. = acciaio : ferro al quale me- 
diante un processo speciale, si son fatto 
acquistare nuove ])roprietà e in ispccio 
una maggior durezza. 

1) vèb's tòlt giò de l'màl = aver fatto 
un gran calo, aver dato nelle vecchie, 
essere un acciaio logorato. Fig. di per- 
sona oramai incapace a governare da 
sé, di cosa messa fuor d'uso. 

àsàlà, «'. att. = acciaiare, inacciaiare : 
convertire il ferro in acciaio. 

àsàlìn, s. m. = acciarino : piccolo stru- 
mento d'acciaio col quale si batte la 
pietra focaia per accender l'esca. Stru- 
mento che disusa. 

1) Ingegno che, adattato alla cassa 
dei fucili dello pistole, e fatto scat- 
tare mediante una molla, serve a dar 
fuoco alla carica. 

2) Acciainolo : cilindro di feri'o con 
un po' di capocchia, di cui si valgono 
alcuni artieri per affilare i loro ferri, 
affinchè intacchino bone. Lo usano spe- 
cialmente i pellai che lo chiamano àià- 
lìn ingléè. 

àsàlitt, s. m. pi. = acciaini, pippoli, per 
line: piccoli pallini d'acciaio forato pò: 
passarvi dentro il filo. Se ne servono 
le donne per guarnire ricami, ecc. 

1) Aceti ni : piccoli lavori di vetro 
che nella forma e nel colore imitano 1^ 
granata orientale di color chiaro. 

àsàlt,* s. m. = assalto : atto dell'assai 
tare. 

1) ciàptt min d'àmlt = dar l'assalta 
a uno, prendere uno d'assalto : chie^ 
dergli qualche cosa, proporgli un par 
tito, pretendendo che si risolva e ri 
sponda nell'atto. 

àsàltà, r. off. = affrontare. 

1) Di ladri: fermare uno a mano ar-:i 
mata per oflenderlo. 

2) Aggrodii-o : assalire qualcuno pe 



J 



a sa 



51 — 



ase 



fargli qualcTie brutto scherzo. E un po' 
più che il precedente affrontare. 

3) Assalire, aggredire: investire a viva 
l'orza, anche senza scopo di rubare, né 
di fare alcun male. 

àsàltàmèiit, s, m. = aggressione: l'atto 
dell' affrontare, dell' aggredire. 

àsàmm, s. m. assame : quantità di assi 
liunite, di tavole. 

ùsàrd, s. m. = azzardo: rischio a cui uno 
si espone con operazioni, l'esito dello 
quali dipende in tutto dal caso ; o lo 
operazioni stesse e il caso da cui l'e- 
sito loro dipende : più che rìs'c = ri- 
schio, perchè nel rischio possono la 
previdenza e l'abilità aver qualche pai-tc, 
nell'azzardo no. 

1) gioeugh d'àsàrd = giuochi d' az- 
zardo di ventura : quelli dove non è 
posta fissa, ma si motte via, via a pia- 
cere. 

àsàrdà, v. alt. = arrischiare, osare: affi- 
dare all'azzardo 1' esito d'una nostra 
azione. 

àsàrdàss, v. rifl. = arrischiarsi : meglio 
che azzardarsi. 

à^àrdòs, agg. = rischioso ; pericoloso, che 
non bada ne ai rischi, ne ai pericoli : 
avventato, inconsiderato. 

àsàsìii, s. m. = assassino : che ha com- 
messo sta commettendo un assassinio; 
àmstn de Hnìda = assassino di strada: 
chi sta alla strada per assaltare i vian- 
danti. 

àsca, prep. = oltre, di più : ed anche 
senza, dal lat. absque. 

àscàdisc, agg. = pigro, poltrone: che 
lavora malvolentieri. 

àscendènt, s. m. = ascendente : autorità 
che uno abbia sull'animo altrui ; potere 
di volgere a modo nostro l'altrui vo- 
lontà. 

Ascensìóii,* .s f. = l'Ascensione : la sa- 
lita di Gesù Cristo al Cielo e il giorno 
in cui cado la festa. Vedi Asèii.sà. 

àscèss,* s. m. = ascesso: raccolta di mar- 
cia che si forma in qualunque parte del 
coi'[io. 

asceta, s f. dim. di àscia, = matassina, 
niatassetta. 

ascia, s. f. = matassa. 

1) TI filo avvolto in molti giri sul- 
l'arcolaio e levatone, .nttorcigliandosi il 
cerchio cosi formato sopra so stesso. 

2) Accia: filato di lino, di canapo, 
di stoppa. Ma non si dice in ital. che 



quando è greggio e ridotto in ma- 
tassa. 

3) troàgh V àscia, càtttghen l'ascia 
= trovare il bandolo ; trovar modo di 
vincere le difficoltà. 

4) compì l'ascia = colmare il sacco : 
fare in checchessia tutto il possibile 
con ogni soprabbondanza. 

6) el gropp de l'ctscia = il ruffello o 
il fustigno della matassa. 

6) in fm in eoo de l'ascia = alla 
fin dei conti, del fatto : al tirar delle 
tende. 

7) tira i else = andare a far terra da 
cavolini : morire. 

àsedaa o àsetaa, = acetoso: che sa d'a- 
ceto. 

asèdi,* s. m. = assedio: l'assediare; itat 
d'àèedi = stato d'assedio: governo mi- 
litare por cui rimangono sospese cei-to 
libertà e il governo ha poteri più grandi. 

àsce, s. m. = aceto : liquido fermentato 
che serve a uso di condimento; tiequa 
e àsce = acqua acetata; àsee di ^qittlter 
làder - aceto dei quattro ladri. E me- 
dicinale. 

1) mètt in Vàsee peverón, eorniit, 
cocùmer e sim. = acconciar peperoni, 
fagiolini, cetrioli e simili. 

2) àsee de so pc = aceto di puro vino. 

3) l'è grà.iios còme l'àsee Ironie. = è 
gentile come l'aceto ; cioè è aspro, m- 
vido, sgarbato. 

4) fa sta in l'àsee, Tig. = mettere 
uno averlo in un calcetto ; fai-celo 
stare, abbatterlo, confonderlo, atterrirlo. 

4) l' ingiiìla de l'àsee = anguilletta 
dell'aceto; ribì'io aceti. 

6) là marna de l'àsee = la madi'o del- 
l'aceto: fondiglielo dell'aceto che serve 
a mantenerlo e rinforzarlo. 

7) mètt sili bàri de l'àsee Fig. = faro 
il pianto di..., levarne il pensiero, re- 
puiar perduto : anche addormentare 
checchessia, non no parlar altro. 

8) àndà s/il bàri de l'àsee = andare 
in fumo, a vuoto in nulla ; svanire. 

9) mètt i pensèr siil bàri de l'àsee 
= attaccare i pensieri alla campanella 
dell'uscio: appiccare, attaccar le voglie 
all'ardione, por giù la voglia ed il de- 
siderio di checchessia. 

10) vàsèll che ìià ciàpaa de l'àsee => 
botte acetata. 

11) rend àsee per vln = render pan 
per focaccia. 



ase 



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ase 



12) viojà i pèss in l'àsee = far le 
pozzette : inzupparle in aceto per ap- 
plicarle al capo se duole, o a qua- 
lunque parte del corpo contusa. 

18) cleventà àsce = inacetire di vino : 
inforzare a guisa di aceto. 
àsee, am\ = assai , abbastanza, a suffi- 
cienza. 

1) reghen àh'ee = averne assai d'una 
cosa : esserne stanco, sazio, ristucco. 
Anche: appena bastare. 

2) fa mee = fare assai ; quanto e più 
di quanto si potesse ragionevolmente 
sperare o pretendere. 

3) vess àiee = bastare ; l'i, àsee Iti per 
fa ància inàns el negasi = basta lui a 
mandare innanzi il negozio. 

4) Tanto che basti, abbastanza ; el 
sarti mai èevér àsee = Non sarà mai 
severo abbastanza; tanto che basti. 

5) Dinn tant che sìa àsee. (V. Di 13). 
àsègrii, s. m. = assegnamento. Ogni ren- 
dita assicurata, qualunque ne sia la na- 
tura e l'origine. 

àsègiià, * V. alt. = aggiudicare: asse- 
gnare a uno con sentenza di tribunale 
una proprietà. 

sisembléa, s. f. = assemblea : corpo com- 
posto di molte persone chiamate a de- 
liberare insieme sopra oggetti determi- 
nati, con poteri speciali. 

àseii, s. m. = asino : animale da lavoro 
simile al cavallo e meno pregiato. 
Scherz. e spreg. : Miccio. 

1) Fig. : uomo ignorante, senza edu- 
cazione ; Ve on àsen = è un asino ; 
^sen càlsaa e vestii = asino calzato e 
vestito ; tòcch d'on tisen = pezzo d'a- 
sino : lo stesso che asino, ma con più forza. 

2) ligtt l'tlsen dóe vmur el pàdrón = 
legar l'asino dove vuole il padrone : 
essere obbligati a fare ; faro senza 
esaminare se sia giusto o no quel che 
ci vien comandato. — Baciar basso. 
Fani. : sottostare ai voleri o anche ai 
capricci di chi sia più forte di noi, di cui 
ci sia necessaria la protezione, l'aiuto. 

3) cercti l'àsen e vcss « cavali = 
cercar l'asino ed esservi sopra: cercar 
cosa che uno abbia vicino e non se ne 
avveda. 

4) l'è m-^j on tlsen viv che on IHe- 
ràto mòri = è meglio un asino vivo 
che un dottore morto. Prov. : ragiono 
di non studijir troppo. 

5) l'è dà la biada tli àsen = l'orzo 



non è fatto per gli asini : di chi non 
cura le cose bolle e le buone, perchè 
gliene manca il senso ed il gusto. 

6) lava là tèsta à l'àsen = lisciar la 
coda al diavolo: gettar via la fatica. 

7) làoì-à come on àsen = lavorar 
quanto un asino : lavorar molto, durar 
molta fatica. 

8) tùti i àsen hin bon = tutti, anche 
i più scempi, lo sanno fare : di cosa 
facilissima a farei e che altri voglia 
far credere di qualche difficoltà. 

9) glie n'è tanti de àsen che ò'e so- 
mèja = son molti gli asini che si asso- 
migliano : di chi nega che una cosa_ 
sia quella asserita, appoggiandosi aliai 
possibilità che altre cose le siano si- 
mili. 

10) fa l'àsen = fare il cascamorto,, 
il lecchino, o il lecco : amoreggiai*» 
scioccamente, ma con modi svenevoli 
e senza sugo. Anche semplicemente: 
amoreggiare. 

11) à.sen sàlvddegh = asino selvatico, 
onagro. 

- 12) àsen grand e grò-ss e scopàsUii 
= asino gi-ande, grosso e tondo : di per- 
sona grassa, ma ignorante. 

Asèiisa (l'I, = l'Ascensione : La salita di 
Gesù Cristo al cielo e il giorno in cui 
cade la festa. 

1) .se pireu'V el dì de V Asènìa per 
quaranta di no sèmm sènsa = se piovo 
il giorno dell'Ascensione, piove per 
altri quaranta giorni. 

àseiita, V. att. = acceiiare; dà per àsen- 
taa = dare per certo. 

sisentàss, v. rifl. = assentarsi : farsi as- 
sente, andar lontano. 

àserb, agg. = acerbo, imniatiu'O : non ma- 
turo. Pròprio delle frutto : pòmm àsèrb, 
brugna àsèrba = mela, prugna acerba.: 
1) Fig. : di ogni cosa che non sia] 
arrivata a termino, a perfezionamento;. 
l'è on fìreil on poo àsèrb per là .s'òa' 
clàM = è un ragazzo un po' acerbo per 
la sua classe; vln àsèrb = vino imma-' 
turo. j 

àsei'òu, s. ìu. = acetone : aceto potente,! 
di ottima qualità. \ 

àsèsòr, * s. m. = assessore : consigliere 
assessore, membro della Giunta muni- 
cipale. 

àséta, s. f. dim. di àsa = cappicttino. 
1) àsèta e ràmpin = ganglierello o 
ganghero : la gangherella è una ma- 



age 



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asm 



gì ietta di filo metallico nella quale en- 
tra un piccolo uncino dolio stosso filo, 
il ganghero, e servo con esso a riunire 
lo due parti dell'abito a cui sono attac- 
cati in corrispondenza l'uno dell'altro. 
So l'àséta è fatta di filo di cotono, di 
seta refe, si dice maglietta. Si dice anche 
gangherini la sola àsèta gangherella. 

2) laià coi àsctt e rànipìn = aggan- 
gherare ingangherare. 

3) Piegateìlo : ogni pezzetto di ferro 
piegato e che conficcasi nei lavori per 
legatura, o sostegno, o guida. 

àséta, s. f. dim. di àsa = asserella, as- 
sicella, assicina. 

àsètin s. m. àsètiua, s. f. = asserenino, 
asserollina. 

àsètinoeu, s. m. = asserellinuccio. 

àsètt, s. f. pi. = le nacchere : due assi- 
celle levigate, delle quali l'una messa 
. fra l'indice e il medio, l'altra fra que- 
sto e l'anulai'e, si suonano scotondo la 
mano. 

1) Tavolette: quello fra cui gli scola- 
retti stringono i libri da poiiare a scuola. 

àsevée, s. m. = acetaro, acetaio : fabbri- 
catore e venditore d'aceto. Disusa. 

ìisfàlt, * s. m. = asfalto: sostanza mi- 
nerale molto fusibile che ora serve a 
far pavimenti. 

sisfìsìa, * s. /". = asfissia: cessazione tem- 
poranea del senso e d'ogni moto vitale, 
l)rodotto specialmente da soffocazione. 

àsflsiaa, * of/r/. = asfissiato, asfìttico : 
colto da asfissia. 

àsflsiàss, * z\ rifì. = morire volontaria- 
mente por asfissia, accendendo un bra- 
ciere di carbone in un ambiente chiuso. 

àsicurà, * v. att. = asserire, assicurare. 

1) Affermare con sicurezza, con as- 
severanza ; te micùrì che 'l sài'èva 
ilo = ti assicuro che non lo sapeva. 

2) Assicurare : dai'e una cosa per 
corta; m àsicuri che 'l temp ci càm- 
bi àrà = v'assicuro che il tempo muterà. 

3) Mettere al sicui'o, fuor di pericolo ; 
(fhoo àsicilraa on tòech de pan àia 
Vìi a fanùlia = ho assicurato il pane 
alla mia famiglia. 

4) T. comm. : àsicurà óna casa, on 
fóndo, 011 màgàsìn = assicurare una 
casa, un fondo, un magazzino : obbli- 
garsi a risarcire i danni e le avarie a 
cui può andar soggetta, in corrispettivo 
di un i)remio che si i)aga dal proprie- 
tario. Si dice cosi della parto che paga 



il premio, come di (fucila che lo ri- 
ceve. 

5) àèiciirà ])àcch, leter, dànee = as- 
sicurare plichi, lettore, somme : spedirle 
con certe formalità postali che rendono 
più corto il recapito. 
àsìcuràsiòii, s.f. = assicuj-azìone : l'assi- 
curare l'essere assiciu-ato. 

1) Contratto per cui si assicura uno 
stalùle, un capitale, e sini. V. àsi- 
ciirà 4). 

àsiciiràss, * 'V. rifl. = assicurarsi. 

1 ) Acquistare la certezza di una cosa ; 
soni vcgnilii per àsiciiràmm se l'è ri- 
■vaa = sono venuto per assicurarmi so 
è arrivato. 

2) Fare una assicui-azione. 

asilo, * s. m. = asilo, l'asilo : gli asili 
infantili. 

àsiiiària, * s. f. = asinaggine : ignoranza 
grande, mancanza di educazione e audio 
fatto che la dimostra; Ve on òmm ce- 
lebre per là sòa àsinàrta = ò un uomo 
celebre per la sua asinaggine. Anclio 
asinerìa. 

àsiòn, * s. f. = azione. 

1) L'agire ; dna bona àsión = una 
buona azione. 

2) Ognuna delle parti uguali in cui 
ò diviso il capitale di una società, o 
il titolo che rappresenta ognuna di que- 
ste parti. 

3) el m'ha faa on'àsiòn = ha com- 
messo contro di me un'azione cattiva. 

àsiouista, * s. m. = azionista : posses- 
sore di una o più azioni di qualche società. 

àsisi, s. f. Nella frase cort d'àsìsi = 
corte d'assise, lo assiso: tribunale cho 
giudica coir intervento dei giurati. Vol- 
garm e per scherzo : là cort di scìsg'er. 

àsìst, * V. alt. = assistere : star vicino 
ad uno per aiutarlo in qualche sua ope- 
razione bisogno, specialmente in caso 
di malattia. 

àsistènsa, * s. f. = assistenza : special- 
mente nel significato di aiuto ; l'è on 
màlaa che el g'hà bisògn d'óna gran 
àsistènsa = è un ammalato che ha bi- 
sogno di grandissima assistenza. 

àsistènt, * s. in. = assistente : di alcuni 
servigi e uffici speciali. 

asma, * s. f. = asma : malattia del petto 
che cagiona difficoltà di respiro. 

1) fa vègni l'asma = far venir l'a- 
sma, l'affanno : di ciò cho cagiona mo- 
lestia, noia, oppressione. 



asn 



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asp 



2) Ansima: difficoltà accidentale e 
passeggiera di respiro. 

sismoeuj, s. m. = liscivio : acqua cene- 
rata bollita che si versa di nuovo bol- 
lente sui panni dopo la seconda lisciva 
por avere il bucato. 

àsiia, s. f. = asina : la femmina dell'asino. 

àsnàda, s. f. = asinità : ciucata, asinata, 
ciucheria. 

1) Discorso aziono che mostra 
ignoranza o mancanza di educazione ; 
cara ti, fa pii de àsndd = caro mio, 
non far più asinate. 

2) Buscherata, sproposito, sciocchezza 
noi fa che dì dì àsndd = non fa che 
dir buscherate. 

3) Asinata : fascio di paglia o strame 
portato sull'asino. 

à^«Iun, s. m. dim. di àseu = ciuco. 

1) Fig. si dice specialmente ai ra- 
gazzi e ai giovanetti, riprendendoli di 
orrore. 

2) Ciuchetto. Usasi solo al proprio 
per indicare un asino piccino e anche 
leggiadro. 

3) Asnln càfja sechin = Banca de' 
monchi. Di chi è sempre pronto a spendere. 

àsuìna, s. f. dim. di àsna = asinella, asinina. 
1) Agg. Toss asnìna = Tosse canina. 
Specie di tosse convulsa e forte, che 
è come abbaiare. 

àsnìiiàda, s. f. = asinata: gita fatta per 
diporto a cavallo agli asini da una bri- 
gatella di villeggianti o sim. 

nsuiiiela) s. f. = micciarella, asinella. 

àsiióii, s. ni. peyg. di àsen = asinone, 
asinaccio. Fig. di uomo ignorantissimo. 

àsiioiia, .s. f. accresc. di àsna = asinone. 

àsiionòii, s. ni. = asino colle costole a 
quattro lunghezze. 

àsiioiiscèll, s. m = asinuolo : detto per 
vezzegg. ai bambini che si vogliono ri- 
prendere di qualche sbadataggine. 

àsociàsiòn, * s. f. = associazione. 

1) L'atto dell'associarsi. 

2) La totalità delle persone associate. 
nsociàss, * v. ri fi. = associarsi, abbo- 
narsi : prendere l'abbonamento di opero 
a stampa. 

àsoliìtàment, * aw. = assolutamonto : in 
modo assoluto. 

à.-ioluto, * agg. = assoluto : contrario di 
relativo. 

àsolìisiòn, * s. f. = assoluzione : la sen- 
tenza dichiai'azione colla quale si assolvo. 

sisòlv, r. att, = assolvere. 



1) Nel giudizio ponalo : rimandar li- 
boro e seuza pena il reo, di cui non 
fu provata la colpa. 

2) L'atto col quale il prete dichiara 
rimossi i peccati e l'autorità ecclesia- 
stica scioglie dalle censure. Il partic. 
pass, del verbo è àsólt = assolto. 

àsòn, s. ni. = bandollone. 

1) grossa bandella. V. àsa. 

2) Grappe, pezzi di bronzo por tener 
nelle guido il carro nelle macchine da 
stampatore. Disusa. 

3) Treccia, Manico, finimento della 
campana, foggiato in due o tre occhi o 
ciambelle, che si incassano nel mezzo 
per tenerla sospesa. 

àsoli, s. ni. = pancone, tavolone, pressa • 
da cacio : rotella di legno posante per 
gravare la forma di formaggio onde si : 
assodi. Anche toudèll. 

1) Assona, assono. Peggior. accresc. 
di àsa. 

àsopi, V. att. = assopire, addormentare : 
segnatamente di sonno non naturale 
prodotto da malattia, sfinimento, o dal- 
l'uso di certo sostanze. 

àsopìi, agg. = assopito: di chi si è ad- 
dormentato. 

ààopìss, V. rifl. = assopirsi, addormen- 
tarsi : prendere il sonno segnatani. non 
naturale. 

.àsopimént, s. ni = assopimento: l'as- 
sopirsi e lo stato di chi ò assopito. 

àsorbì, * V. att. = assorbire : attrarre 
noi pori un liquido fluido. 

1) Togliere ; on làorà. che me à^òrb 
tìitt el temp = un lavoro che mi toglie 
tutto il tempo. 

àsorbimént, s. ni. = assorbimento : l'as- 
sorbire. 

à.sortidór de seda, = assortitore della seta. 

àsortii, agg. = assortito : fornito di tutti 
gli articoli del genere di cui si com- ; 
mercia. 

1) fruta àiortlda, éàlàmm abortii, 
làmi, cotòn abortii e sim. = frutta, 
salame, lane, cotoni di varie qualità. 

àsortiméut, * s. m. = assortimento : 
quantità di coso dello stesso genere, ma 
d'ogni forma, grandezza, colore, ecc., 
porche ce no sia per ogni gusto e bisogno. 

aspa, s. f. = annaspo, aspo : arnese por 
annaspare ; à4pa à man = aspo ma-, 
nosco manevole ; aspa à ròceàda 
aspo girevole ; àipa de fila = anas] 
del filatoio. 



agp 



- 55 - 



asi 



1) àb'pa de filanda - guindolo : spe- 
cie di arcolaio orizzontalo. Aspo che si 
adopera nella trattura por avvolgervi 
il filo che si trae dai bozzoli. 

2) fiA^joa del silee = aspo : grosso e 
corto cilindro siil quale il candelaio 
annaspa lo stoppino che esce dalla fi- 
liera. 

àspàrt, avv. = in disparte, a parte, ap- 
partatamente ; hoo miss àspdrt i pómni 
per el disncL = ho messo da parte i 
pomi per il pranzo. 

1) Eccezion fatta di...; tispart quij 
di'la tèa cà, ìiin purànca Dilati tutti % 
vesìn dèla porta = eccezion fatta dei tuoi 
di casa, son pur villani i nostri casi- 
gliani. 

àspéiva, s. f. = aspiera, fattorina, vol- 
tatrice, giratora, menanna : ragazza che 
mette in giro l'aspo su cui si innaspa 
la seta nel trarla. 

àspér8"es, s. m. = aspcfges : voce latina 

• usata per aspersorio : arredo sacro con 
cui il prete dà l'acqua benedetta. 

1) che H Signor te benedUa cont 
l'aspèrges dèla ptsa = detto volgare per 
chi seccca importuno e si vuol man- 
dar via. 

àspéta, s. f. dim. di aspa = annaspino, 
aspino : piccolo annaspo. 

àspètàtìva, * s. f. = aspettativa. 

1) L'aspettare ; per l'Olèlo de Verdi 
^gMÌi'éra dna gran àspètàtìva = per l'O- 
^H|pllo di Verdi c'era grande aspettativa. 
^" 2) Stato di un pubblico impiegato 
dispensato pei- qualche tempo dall'uf- 
ficio per esservi poi richiamato. 

àspètt) * s. m. = aspetto. 

1) Viso, figura : anche apparenza di 
una persona ; el g'meva Vàspètt d'on 
e.ervelee = all'apparenza pareva un sa- 
lumiere. 

2) L'attendere; sala d'àspètt = sala 
d' aspetto. 

3) ùspctt, qiUlrt d'àspètt. T. mus. = 
aspetto, pausa : quei segni musicali che 
fanno arrestare il suono per una o più 
battute, per mezza battuta o per una 
scmiminima. Il sogno che fa sospen- 
dere il suono por una croma dicesi 
rpspìr. 

aspira, v. att. = aspirare : desiderare vi- 
vamente una cosa e adoperarsi per con- 
seguirla. 

ìisqufis, e meno volgami. : squàs = qirasi. 
Vedi il più moderno <[iiàsi. 



àss, s. m. = asso : fra le carte da giuoco 
quella che porta un sol punto. 

1) vèss à l'ùss = fig. essere all'ul- 
timo quattrino. 

2) mdgher come l'àss de picch = al- 
lampanato, secco allampanato; magris- 
simo. 

3) sUce siiti shris o sècch a biòtt 
còme l'ass de picch = sbricio come l'asso 
di picche: coi panni strappati. 

4) I bambini : si chiamano così i due 
assi al giuoco della tavola reale in- 
voce di Ambassi. 

asta, s. f. = asta. 

1) * Mt dèla mceùja = gambo delle 
molle. 

2) Mta del fontànin = asta del fon- 
tanile : la parte del fontanile che riceve 
lo scolo di quella parte dove si raduna 
r.acqua. 

3) asta del pèndei = verga del pen- 
dolo : che in basso è aggravato dalla lente. 

4) tsta del temp = lancetta del tempo: 
quella che negli orologi si sposta da 
destra a sinistra o viceversa per rego- 
lare il moto troppo lento o troppo 
accelerato della molla. 

3) Mta del bilancèr => asta della bi- 
lancia : verghetta d' acciaio nel mecca- 
nismo dell'orologio. 

asta, s. f. = asta, incanto, asta pubblica : 
vendita per mezzo di pubblico incanto. 
' 1) digh à l'asta = dirci, diro all'asta. 

asta, s. f. = asta : linea retta. 

1) i tisi = lo aste, i fuscellini : quelle 
linee oblique e parallele, le une accanto 
alle altro, che sono il primo esercizio 
di chi impara a scrivere ; fa i ttst = 
asteggiare : faro aste per esercitare la 
mano imparando a scrivere ; t'èss ai 
fist = essere all'asteggio, ai fuscellini. 

2) l'è dna bèi' asta = ò una bell'asta. 
IT uomo di donna: di bella presenza, 
ritto sulla persona, d'alta statura. 

3) Mazza : bacchetta di legno più 
grossa la quale in alcuni panieri dà for- 
tezza a tutto l'intrecciamento. Si usa 
al plurale. 

4) Antenna : legno rotondo, por lo 
più di abete, che sostiene le vele dello 
barche. 

5) flsta del mòre = guardia : quella 
parte del morso che non va in bocca 
al cavallo. 

astanterìa, s. f. » residenza: stanza 
degli astanti. 



ast 



— 56 



ate 



àstég', = s. m. = asteggio: l'asteggiare. 

àstègfuìss, v. rifl. = astenersi : non far 
ciò che, volendo, s'avrebbe il diritto o 
il modo di fare. 

1) Si dice dell'esercizio di diritti po- 
litici e della paiiecipazione a pubblici 
affari. 

àsti, * s. m. = astio : dispetto e ira contro 
persone per il dispiacere che si provi 
di qualche lor bene. 

àstìna, s. f. = astina. 

1) Piccola asta. 

2) Tempiale : ciascun' asta laterale 
degli occhiali. 

àstineusa, * s. f. = astinenza: astratto 
di astinente. Detto del mangiare e d'al- 
tri piaceri del senso. 

àstórg, s. in. = gallo o fagiano alpestre 
minore, stoico, piccolo tetraone, fagiano 
di monte, gallo di monte o montano 
•minore. Tetrao tctrix: uccello razzola- 
tore. Chiamasi anche gatna de viontà- 
(jna, soldi, étolch, storg. 

àstracàn, s. m. = pelle di astrakan, di 
agnello di astrakan, àstracàn ondaa = 
astrakan nera ; àstracàn ordinari = 
astrakan ordinaria ; àstracàn rise = a- 
strakan nera riccia d'Ucrania; àstracàn 
sènèrìn = astrakan bigia di Crimea. 

àstriiig'ént, * s. m. = astringente; che 
agisce sui tessuti organici eccitando le 
fibre a contrarsi e a stringersi insieme ; 
el Union Ve on àstringent = il limone 
è \\n astringente. 

àstrónom, * s. ni. astronomo : che sa o 
professa l'astronomia; el nòster Schia- 
paréli l'è vun di primm àstrónom del 
mond = il nostro Schiaparelli è uno 
dei più valenti astronomi del mondo. 

astronomìa, * s. f. = astronomia : la 
scienza del cielo e dei corpi celesti. 

àstrus, agg. = astruso : di ciò che è su- 
periore alla comune intelligenza, a cui 
non s'arriva senza un grande sforzo 
della mente ; per qtièidÈn el stìl del 
CardUci l'è on poo astrile = per ta- 
luno lo stile del Carducci è un po' 
astraso. 

àsiiefaa, agg. = abituato : che ha preso 
l'abitudine. Più volgami, siièfaa. 

àsuefass, v. rifl. = assuefarsi, abituarsi: 
prendere l'abitudine ad una cosa. Più 
volg. siièfàss. Vedi per i derivati. 

1) àsiièfàsà à on sàór = far la bocca 
a un sapore. 

àsunics, r. rifl. = accollarsi : prendere 



sopra di se, a proprio carico ; àèumeà 
dna .spésa = accollarsi una spesa. 
Àsiìnta (1'), = l'Assunta. 

1) La Madonna assunta in cielo. 

2) La festa dell'Assunzione e il giorno 
in cui si celebra. 

àsur, agg. = azzurro : aggiunto di colore 
più pieno del celeste, più chiaro del 
turchino. Colore simile a quello del ciol 
sereno. 

1) Il colore azzurro ; dagli l'àsur à 
l'àmid = dar l'azzurro all'amido. 

2) Sost. Turchinetto : materia di co- 
lor turchino, che, mischiata coli' amido, 
è usata dalle stiratore affinchè le bian- 
cherie piglino una leggerissima tinta 
azzurra. 

àsurd, * s. m. = assurdo : che involge 
conti'addizioue ; la cui falsità è evi- 
de ate ; l'è àsùrd prete /ul che el fdga 
càld in del mes de diccmhsr = è as- 
surdo pretendere che sia caldo nel mese 
di dicembre. 

àtàcaa, * agg. = attaccato, aderente. Si 
dico più spesso tàcaa. 

àtàcaa e àtàccli, p'e^j. = vicino, presso; 
dóe el sta de cà el dolor ? El sta àtàcch 
tila gèsa del Càrmin = dove abita il 
dottore ? Abita vicino alla chiesa del 
Carmine. 

àtàss, s. ni. = Cannello : piccolissima ca- 
vigliuola , per assicurai'e il giro dei 
rocchetti nel filatoio. 

àtem, s. m. = attimo. Disusa sempre 
più. Vedi àtìni. 

àtendìbil, agg. = valido ; hin minga re- 
son àtendìbil = non le sono ragioni 
valide. 

àtensiòn, s. f. = attenzione. 

1) Stato della mente che ha rivolta 
e fermata l'attività sua sopra un og- 
getto determinato, 

2) Coi-tesia, garbatezza ; el m'ha ilsaa 
mila àtensiòn = mi fece mille attenzioni. 

àtént, agg. = attento : che presta atten- 
zione. 

1) Chi fa il proprio 'dovere con pre- 
mui'a, con zelo, con diligenza; l'è on 
càmerér àtént = è un cameriere attento, 
premuroso. 

2) sta àtént = badare, stai'e attenti, 
fare attenzione, por mente. 

3) sta àtént = invigilare, custodire; 
sia àtént fila cà = badare alla casa; 
sta àtént, che no se smòrsa ci fmogh 
= vigila, perchè non si spenga il foco 



ate 



— 57 — 



aug 



àteo, * agg. = ateo: che uoga l'esistenza 

di Dio. 
àtèrg'à *, V. alt. = attergare : scrivere a 

tergo a un ricorso la decisione o altro. 
; àtèrgaa, * s. m. = decisione, rescritto : 

ciò che si scrive a tergo a un ricorso. 
àtésa,* s. f. = attesa, aspettazione ; in 

àtesa di .vò dnlhi, d'una risposta = in 

attesa dei suoi ordini di una risposta. 
àtestaa, s. vi. = attestato; scritto cho 

si rilascia per attestare un fatto a ri- 

i-liiesta di chi v'abbia interesse per uso 

privato pubblico. 
iifilaa, * agg. = aderente; veétii ùtilaa 

vestito aderente. 
àtiiii, * s. m. = baleno; fa queicòss in 

d'on titilli. = far qualche cosa in uu 

baleno, in un istante. Anche attimo, 

istante. 
àtitudiu, * s f. = attitudine : il possesso 

delle qualità richiesto per una data 

operazione, esercizio, ecc. Di scienze e 

di arti meglio : disposizione. 
àiì\,*agg. = attivo: che ha molta attività. 

1) vèrb àflv = verbo attivo. 

2) l'àtlv d'un bilunc = Fattivo di un 
bilancio: l'entrata. Di un patrimonio, 
i beni e i crediti. Contrario di pàsìv 
= passivo. 

3) vita àtìva = vita attiva : che tiene 
il corpo in continuo esercizio ; fa min 
àtìva «= far vita attiva: contrario di 
vita sedentaria. 

àtivà, V. att. = attuare : mettere in at- 
tività, in atto. 

àtìvitaa, s. f. = attività : stato di cosa 
che agisce, fa l'operazione cui è de- 
stinata. 

1) azione intensa e continua ; l'àti- 
ritaa de quHl'òmm Ve straordinària 
l'attività di quell'uomo è straordinaria. 

2) Di pubblici impiegati, il contrai-io 
di disponiloilità. 

3) Partite di cui si compone l'attivo. 

4) mètt in àtivitaa = mettere in a- 
zione, in opera : adoperare, mettere ad 
effetto. 

5) vèès fteiìra de àtivitaa = ossero 
fuori d'uso : non essere più adoperato. 

.atlante, * s. m. = atlante : serie di carte 
geografiche riunite in un volume. 

àto, s. m. = Atto. Vedi àtt. 

àtòr, s. m. = attore : clii fa professione 
di recitare sui teatro. 

àtòrna, prej). = attorno, in giro, in volta., 
all'indirò. 



1) andà àtorna - andare attorno : 
qua e là, in varii luoghi. 

2) /r'f.y.y porta àtÒrnaYig. = farsi fare 
i gazzettini : far parlare di se , farsi 
censurare. 

àtomo, prep. lo stesso che àtòrna. Vedi 
sopra. 

atra, nella frase dà atra, = dar retta : 
ascoltare. Il nostro modo è forse con- 
trazione di dà àècòlt on tràtt. 

àtràtìvsi, * s. f. = allettativa : forza d'al- 
lettare ; i vàcdns g'Iian tanti àtràtìr = 
le vacanze hanno molte allettative, 
l'oco popolare. 

àtrèss, s. in. = attrezzo. Usato comun. 
nel plurale : tutti gii oggetti occorrenti 
per allestire una nave, o per 1' uso di 
una fabbrica o d'una bottega. 

àtrèsìsta, s. tn. = attrezzarlo. 

àtribiiì, V. att. = attribuire : affermare 
che u.na cosa sia la cagione di un'altra; 
el me mal de gola l'atribìilsi ài eald 
de l'altra sera = il mio mal di gola 
l'attribuisco al caldo dell'altra sera. 

àtrìce, * s. f. = attrice. Femm. di attore : 
che fa professione di recitare sul teatro. 

àtiiàlìtaa, * s. f. = attualità , astr. di 
attuale. E anche le cose del giorno : 
quelle di cui tutti parlano. 

àtt, s. m. = atto : azione per cui si ma- 
nifesta una qualità o disposizione del- 
l'animo; àtt de supèrbia, de coràgg e 
siili. = atto di superbia, di coraggio e 
sim. Quindi àtt de fed , de sperànsa., 
de contrisión = atto di fede , di spe- 
ranza , di contrizione : nel senso cri- 
stiano, le formolo o le preghiere in cui 
sono espressi quei sentimenti. 

1) fa àtt de prescnsa = fare atto di 
presenza. 

2) w.s'« rato = sull'atto, nell'atto, subito. 

3) * àtt = gli atti : lo scritturo che 
si prosentano dai litiganti in Tribunale, 
e anche tutta la raccolta dei documenti 
relativi a una causa. Il procosso. 

4) fa i àtt = fare gli atti : citare, 
chiamare in giudizio. 

5) àtt d'àcùsa = atto d'accusa : atto 
con cui il Pubblico-Ministero apre il 
giudizio penale. 

6) Le parti in cui si divide un'azione 
drammatica, o melodrammatica , o co- 
reografica. 

àiig-iirà, * «'. att. = augurare : faro auguri. 
àiig'iiràss, * v. ri fi. - augurarsi : augu- 
rare a so. 



anni 



— 58 — 



ara 



àii8"uri, * s, m. = augurio. 

1) Tutto ciò da cui inendiamo argo- 
mento a temerò o sperare, anche senza 
una ragione sufficiente ; l'è l' iisèll del 
càtìv àiifjùri = è r uccello del malau- 
gurio : di chi vuole annunziar disgrazio 
par che le porti. 

2) L' atto di esprimere ad altri il 
desiderio e la speranza che abbiamo di 
qualunque suo bene ; ghe foo mila 
àuguri ^^er el so ononiMtich = le fò 
mille augui'i per l'onomastico. 

àiinièiit, * s. m. = aumento , accresci- 
mento di popolazione , di stipendio, di 
pigione, ecc. 
àiimeutà; * v. alt. e intrans. = accre- 
scere e accrescersi ; el padrón el g'hà 
aiimentaa el de fa = il padrone gli 
accrebbe il lavoro , il da fare ; là saa 
coni Vumid là àiiménta de pés = il sale 
coll'uniido accresco di peso. Si usa 
però più comunemente crèss. 
siiiréòla, * s. f. = aureola : cerchietto o 
corona di raggi che si vede nelle pit- 
ture attorno alla testa dei santi. 
àiiròra, * s. f. = aurora : 1' alba , ma 
quando il sole sta per affacciarsi al- 
l'orizzonte e il cielo comincia a colorirsi. 
1) aurora boreàl = aurora boreale : 
meteora in forma di nubi o vapori lu- 
minosi, che splende nel cielo, di notte, 
con colori più o meno vivi, ed è fre- 
quente noi climi settentrionali. 
àiit, àiit, = aut , aut : bere o affogare. 
Modo latino : o sì o no ; o una cosa o 
un'altra, o in un modo o nell'altro: 
di olii ò sforzato dalla necessità a faro 
una cosa spiacevole, perche il non farla 
gli sarebbe di danno maggiore. 

1) aiit, aut on sìfol ò on flàilt = o 
Cesare, o Xicolò , o Cesare o niente : 
suol dirsi di chi intende di conseguire 
gran cose o di perdere il tutto. 
aiit òr, * s. m. = autore : quello cho ha 
fatto la cosa di cui si parla , ma solo 
])arlando di cose importanti e degne di 
lodo di biasimo. 

1) Si dice specialmente dello opere 
d'arte e d'ingegno; V àiltòr d' dna co- 
mi-dia, d'on liber, don quàder e sim. = 
l'autore di una commedia, di un libro, 
di un quadro e sim. ; quàder d'autor = 
quadro d'autore : dipinto da valente o 
celebrato pittore. 
àiitorisa, * r. att. = autoi-izzare : detto di per- 
sone : dare licenza, facoltà di fare una cosa. 



àiitorisàsidn, * s. f. = autorizzazione : 
l'atto e il fatto dell'autorizzare. 

àìitoritaa, s. f. = autorità : diritto sopra 
altro persone che ci è conferito in vista 
di qualche pubblico fine e utilità ; on 
abuso de àìitoritaa = un abuso di au- 
torità ; l' àìitoritaa di minìiter = l'au- 
torità dei ministri. 

1) Di persona il cui giudizio sia te- 
nuto in gran conto ; Sdito in fàtt de 
musica l'è on'àiitoritaa = Boito quanto 
a musica è una autorità. 

2) i àìitoritaa = lo autorità : gli uf- 
ficiali pubblici investite del potere di 
tutelare la roba e la sicurezza altrui. 

àiitun, s. m. = autunno : una delle quattro 
stagioni dell'anno, che comincia verso 
la metà di settembre. 

àutiiiiiu, s. m. dim. di àiitun = autun- 
nino : fra noi quella stagione teatrale cho 
corre dal 1 al 21 dicembro inclusivi. 



avans, s. m. 



avanzo. 



1} Quel cho avanza ; àvàns de Troia = 
rilievi di Troia. 

2) Quel che uno avanza ; fa di àvtLns 
= avanzare : far risparmi , mettere da 
parte. 

8) T. matom. Il resid\io della sottra- 
zione e della divisione. 
àvàiisàméiit, * s. m. = avanzamento : 
passaggio a un grado superiore noi 
pubblici impieghi. Si dice anche pro- 
luosiòn, = promozione. 
iivàntàcc, s. m. = vantaggio. 

1) Quel ohe si ha di più dogli altri, 
sopra più. 

2) Assicella rettangola, che serve al 
compositore di caratteri per trasportare 
le righe sul compositoio. 

avanti ! esclam. = avanti ! Si risponde 
a chi picchia sull'uscio socchiuso, come 
dire passate : 

avanti de.... = prima di.... : prima che... 

avanti, at-v. = avanti ; rèse aranti = es- 
sere innanzi ; di luogo , sulla strada ; 
di merito nello studio, nelle classifica- 
zioni e sim. 

àvàr, * s. m. = avaro : chi è preso dal- 
l'avarizia. 

1) arar come oti pioiuce = largo 
come una pina verde. 

àvàràsc, * s. in. = peggior di àvàr = 
avaraccio. 

àvàrìsia, s. f. = avarizia: la passiono 
del risparmio quando passa i confini 
di una previdenza legittima, e vinco 



ara 



- 59 



are 



ogni altro scntiuicnto. È uno dei sette 
peccati capitali. 

1) crèpa l'àvàrisìa = muoia l'avari- 
zia : lo dico scherzosamouto chi si ri- 
solve a faro ima spesa por lo più noa 
grande. 

àvàrón, * s. m. accresc. di àvàr = ava- 
rone : contiene un po' l'intenzione di- 
spregiativa. 

àvàrusc, * s. m. dini. di àvàr = ava- 
ruccio. 

ave, àvég'li, v. att. = avere, possederò : 
regge qualunque complemento che si- 
ghitìchi uno stato, condiziono, modalità, 
facoltà del soggetto. Vedi vèg"Ii, cho é 
la forma usata più comunemente. 

àvediiii, af/(/. = avveduto , accorto : che 
ha sagacia, avvedutezza. 

àvég"!!, v. att. = contenere ; gh'è di piani 
che f/'han dna fòrsa rnedieinàl e aro- 
màtica = alcune piante contengono una 
virtù medicinale e aromatica. 

àvegni ([>er 1') = per l'avvenire : d'ora 
in poi. 

àrclènà * ». att. = avvelenare : far mo- 
rire di veleno. Voce eletta per velenà. 

.Vvemàrìa, s. f, = Avemmaria o Ave 
Maria : preghiera alla Madonna detta 
anche Salutazione Angelica. 

1) L'ora della mattina e della sera 
in cui suona la campana che invita i 
fedeli a quella preghiera. 

2) àiwìnàrìj = avQmsivÌQ : le pallottoline 
più piccolo della corona del Rosario. 

3) àvemàrìa infilidda Fig. = Avo- 
maria infilzata : quietino , monachino, 
ipocritino; anche viso di stecco. 

àveniinènt, * s. m. = avvenimento : cosa 
che avvenga, ma per lo più di qualche 
importanza ; fatto degno di essere ri- 
cordato. 

1) Si dice ironicamente, a cui altri 
creda di voler dar qualche peso ; in- 
ì^'òma., ineceù lido minga màngiaa à 
colc.s'idn — l'è un àvenimènt = insomma, 
oggi non ho mangiato a colazione — 
caspiterina ! cho avvenimento ! 

àvoiurc (!')* s. in. l'avvenire: contrario 
di : il presente ; ciò che ha a venire, il 
futuro. 

àvoiif ìsi, * s. m. = avventizio : cho vien 
di fuori, non appartiene al luogo, vi si 
trova, vi si aggiungo per caso : detto 
specialmoQte da chi tion bottega per 
indicare quelli cho non sono gli av- 
ventori. 



àveutòr, s. ni. = avventore : che al)i- 
tualmente si provvede in una bottega 
del genere cho vi si smercia ; on bon 
dventòr = un buon avventore : che com- 
pra molto ed e puntuale nel pagare. Si 
dice anche : bottegaio. 

àvèrUì, * s. m. = avverbio. T. di gramm. 
Una delle parti del discorso. 

avere, * s. in. = avere: nel libro dei 
mercanti corrispettivo al dare. La parte 
dove sono notate tutte le partite di 
credito. 

àversàrì, * s. ni. = avversario : in una 
disputa, in una lite, e anche nel giuoco. 
Ognuna doUe paili rispetto all'altra. 

àvèrsiòii, s. f. = avversione : disposi- 
ziono dell'animo verso cose o persone 
per cui ci sentiamo come spinti a fug- 
girle. Opposto di inclinazione, voglia o 
più forte che antipatia ; mi g'hoo 
pròpi àvvèrsiòn per i bosìj = io ho 
davvero avversione per le bugie. 

àvért, agg. = aperto: contrario di sàraa 
= chiuso. Detto di porte, finestre, case, 
appartamenti, stanze, cassette, bauli, 
ecc. Ed anche quando i battenti acco- 
stino, ma non sia girata la chiave. 

1) tirla avèrta = aria aperta : luoghi 
non cinti da muri, né ingombri di case, 
8) lètera avèrta, pàcch àvèrt = lettera, 
pacco aperto : non sigillati. 

3) ferkla, piaga avèrta = ferita, piaga 
aperta : non cicatrizzata. 

4) cilnt àvèrt = conto aperto : conto 
al quale via, via si aggiungono nuovo 
partite. 

5) vestii àvèrt = vestito aperto : di- 
viso sul petto fino alla cintura, e an- 
che fino ai piedi, senza bottoni, no 
fibbie. 

6) tegnl àvèrt botéga = tenere apoi"ta 
bottega : tirare innanzi un traffico. 

7) tegnì àvert, véss, -ita àvèrt = te- 
nere aperto., ossero, stare aperto : di 
botteghe, gallerie, uffìzi pubblici e sim. 
parlandosi dei giorni e delle oro in cui 
vi è ammesso il pubblico. 

8) tegni i (bucc àvèrt = tener gli 
occhi aperti : star bene attenti per non 
ossero ingannati. 

9) fin che se g'hà i cBuee àvèrt = 
fin che si hanno gli occhi aperti : fin 
che si vive. 

10) à bràsc àvèrt = a braccia aperto. 
Modo avv. : con desiderio e affetto o 
quindi con lieta accoglienza. 



ave 



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ari 



avèrta (al'), = all'aperta : a cielo se- 
reno, all'albergo della Stella; dm-mi 
à l'avèrta = dormire a ciel sereno ; vian- 
già à l'avèrta = mangiare all'aperta. 

àverténsa, * s. f. = avvertenza : l'atto 
dell'avvertire, nel senso di badare, fare 
attenzione ; àvvgli l'ùvertènm = .avere 
l'avvertooza, cioè l'attenzione. 

1) Avvertire nel senso di attenderò 
specialmente a una parto dell'opera- 
zione a cui si attribuisce una particolare 
importanza. 

avèrti, 'i\ att. = fare accorto, avvertire 
imo, fargli conoscere una cosa ; te àver- 
tiroo quand l'è vòra de disnà = Ti aver- 
tirò quando sarà l'ora di pranzo. 

1) fa àvèrtn è uguale ad avèrti e 
vale anche: dire a qualcuno che venga, 
per mezzo di altri ; fàyh àvèrtii à l'in- 
vernisceu che el vègna per quij fatll- 
rètt = manda a dire al verniciatore che 
venga per quelle piccole operazion- 
celle. 

àvèrtura, s. /. = apertura. 

1) Vano per cui si può passare, o 
può passare una cosa qualunque, aria, 
luce, ecc^; l'è ona étdnsa coni tròpp 
avertur =E una camera'con troppe aper- 
ture. 

2) aprimento, l'aprire ; l'àvèrtura de 
r Espsiosion = l'apertura dell'Esposi- 
zione: in questo senso dicesi anche aper- 
tura. Vedi. 

3) Allentatura, ernia, malattia del- 
l'intestino caduto. Vedi apertura. 

àves, s. m. = sorgiva, acqua di vena : 
scorrimento d'acqua tra la ghiaia clic, 
incontrasi nel terreno naturale della 
Lombardia. 

1) àlsàss i tiveè = gonfiarsi lo sorgive. 

2) mceiives i tlves = ripigliare la sor- 
giva. 

3) quand s'è à l'àves se mètt gio i 
fondàmént = trovato il sodo si fonda. 

4) rìvtl ài' àves = essere alla sorgiva. 

5) sbàsàss, suga, silgàss i àves = ri- 
tirarsi, prosciugare, seccarsi le sorgive. 

6) troà l'àves = trovar l'acqua. 

7) vèss alt i àves Fig. = esser ma- 
rina gonfiata o turbata, o tempo nero : 
essere corrucciato o pieno di mal ta- 
lento. 

avi, ava, s. f. = pecchia, ape : apis mel- 
lifica. 

1) quèll di avi = apiaio. 
àviàmeiit, * s. m. = avviamento: di 



traffici e specialmente di botteghe. Il 
fatto dell'avviarli, di essere avviati, e 
il modo con cui sono avviati ;^ qiuhul 
se cómpra dna botèga bisogna paga 
l'àviùmènt = quando si compra una bot- 
tega bisogna pagare l'avviamento. 

àvili, * V. att. = avvilire : trattare una 
persona in modo da mostrargli che non 
ne facciamo nessuna stima ; el me Irata 
in dna mùnèra che me aviliss come = 
Mi tratta in un modo che mi arvilisce 
assai. 

àvilii, * agg. = accasciato : colui che si 
è perso d'animo, con più l'idea che tale 
stato dell'animo duri e diventi abi- 
tuale. 

1) vèss, resta àvilii = rimanere av- 
vilito : si dice tanto di chi senta il do- 
lore della poca stima che altri faccia di 
lui, quanto di chi perde animo. 

àviliméiit, s. m. = accasciamento, l'ac- 
casciarsi, avvilimento : stato di chi si 
trova avvilito o si avvilisce. 

àviliss, V. rifl. = avvilirsi, accasciarsi : 
mancare alla propria dignità. Anche: 
perdersi d'animo. 

àvis, s. m. = annuncio. 

1) àvls per là vitalità d'òna cà = 
annuncio per la vendita di una casa. 

2) Avviso: l'atto dell'avvisare; la 
notizia che si dà e anche lo scritto o 
])arolo con cui lo si dà. Uàvìs si può 
dare anche con un cenno o movimento 
della persona. 

3) Affisso. Avviso. Foglio stampato 
scritto da mettersi allo cantonate ; 
han mise fanira i àvìs de l'afta = 
hanno messo gli affissi dell'asta. 

5) niètt fceiira i àvls = mettere ai 
quattro venti. Dire a tutti quel che si 
fa, si dice, o si pensa. 

6) tàcà fcBwra on àvis = affiggere un 
avviso. 

àvisà, * V. att. = annunziare. 

1) Dare notizia, avviso di cosa suc- 
cessa da succedere. 

2) Avvertire : dare avviso. Include 
qualche volta l'idea di con.siglio, mi- 
naccia, rimprovero. 

3) Ammonire : dar precotti, regole 
di condotta e specialmente riprendere , 
con qualche autorità chi se ne scosti. 

àvisaa, partic. pass, di àvisà = avvisato, : 
avvertito, ammonito. 

1) fa àvisaa vun = faro accorto, 
avvei'tiro qualcuno. 



avi 



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bac 



àvisàdòr, * s. m. = avvisatore : l'inser- 
viente del teatro che porta le lettere, 
lo ambasciate, eco, 

àvison, s. m. aceresc. di àvis = car- 
tellono, avvisono: affisso di grandi di- 
mensioni; Han miss fociha on avi- 
són grand cóme on lensoeù = Hanno 
affisso un avisono grande coinè un 
lenzuolo. 

àvòlt, avv. = alto, in alto: voce del- 
l'uso vecchio sostituita ormai quasi da- 
pcrtutto dal più moderno alt. 



àvòn, 5. m. = pecchione. Apis violacea. 

avòri, * s. m. = avorio : il dente degli 
efe fanti quando è messo in pezzi i^er 
essere lavorato. Ner d'avòri = carbone 
d'avorio polverizzato che si adopera 
dai pittori come colore, e dai pulitori, 
orefici e sim. per levigare. Si dice an- 
che, ma raramente, àvoli. 

àvuii partìc. = avuto p. p. di avere. 

1) Chi n'ha àvilii n'ha ùvilii = Chi 
ha avuto ha avuto ; non se ne parli più. 



1). = La seconda lettera dell'alfabeto. Si 
pronuncia Be. Entra nella parola àbecee 
= abbici. Alfabeto. 
I bà = guardia: la parte inferiore dell'asta 
I del morso ; quella parte del morso che 
non va in bocca al cavallo. 
l)!il)ào, s. m. = babàu : mostro immagi- 
nario che si nomina per far star boni 
i bambini, e farli ubbidire col far loro 
paura. 

1) bruto bàhào = ceffo assaettato; 

faccia bruttissima. 

bàbi, s. m. = muso, barba ; ghe voeur 

alter hàhi = E' ci vuole altra barba, 

tu non sei da tanto ; mena el hàbi = 

Bienar di mascelle, mangiare. 
1) Babbo, àndà ài bàbi = andare a 
abbo riveggoli ; andare a rivedere il 
abbo, morire. Si dice anche àndà ài 
uàbil 
bàbil, s. m. = cimitero ; àndà al bàbil 

= andare a Domenedio; morire. 
babilonia, s. f. = biibilonia : riunione di 
persone o luogo dove sia gran confu- 
sione disordino. 
I>abuin, s. m. = bal)l)uino. Simia sphynx. 
D'uomo contraffatto di viso o di chi 
ha difetto di mente. 
babiiàs, s. vi. = babuasso, buacciolo : 

Di persona di grosso intendere. 
bacala, s. m. = baccalà : sorta di pesce 
cbc a noi viene salato ; mHt el bacala 
à nmuj = mettere il bacala in molle, 
a rinvenire. 



bacali, s. m. = baccano. 

1) Chiasso che fanno molte persone 
insieme riunite, segnatamente parlando 
tutti in una volta e a voce riunita. Si 
dice anche: buscherio, chiasso. 

bàcàiià, V. att. = far baccano, fare il chiasso. 

bàcànéri, s. m. = l)accanerio, baccano; 
rombazzo sguaiato, bailamme, frastuono 
rumore di voci alte e confuse. Dicesi 
anche: badanai, badananai. 

bàcc, s. m. = penzolo : alcuni grappoli 
d'uva scelta uniti insieme, che per 
solito si appendono per conservarli 
qualche tempo. Si fanno per lo più 
durante la vendemmia. 

bàchèta, s. f. = bacchetta : mazza sottile 
separata dall'albero, per lo più secca o 
rimonda. 

1) Giannetta o mazza in generale 
da passeggio. 

2) bàchèta del filsill = bacchetta del 
fucile : mazza diritta, sottile e lunga 
quanto la canna che serve per caricare. 

3) comanda à bàchèta = comandare 
a ))acchetta: pretendere di essere ub- 
bidito e servito puntualmente e nell'atto. 

4) là bàchèta màgica = la J)acchet- 
tina magica : quella che serviva nelle 
operazioni di magia, ed è ancora usata 
dai prestigiatori. 

5) bàchèta de fèr = bacchetta di ferro : 
come quella, per esempio, ripiegata in 
gancio ai due capi, per apprendervi le 
tende o altro. 



bac 



62 



bac 



6) bàchèta di veder = bacchotta dei 
vetri : ogni regolo orizzontale nello 
sportello tra il regolo da capo e quello 
da piede per tenervi i vetri incastrati. 

7) bàchèta dì fiminMèr = fuso : ferro 
lungo e sottile di cui si servono le 
guardie di finanza per forare sacchi, 
panieri e simili, nel tentai'e se vi sia 
nulla di soggetto a gabella. 

8) i bàchètt dèla ctipia = le gretole. 

9) i bàchètt dèla bicòca = le costole. 

10) bàchèta de màtàràice = scamato, 
camato. 

11) bàchèta de bàtt i pàgn = scamato. 

12) bàchèta de.vèsch = panione, ver- 
gono. 

13) bàchètt del telar = compostoi. 

14) bàchètt del pian del tòrc = la- 
strine del dado del torchio. 

15) bàchètt del vci-e-ven di molìn 
de seda = barbini : ferretti ripiegati in 
gancio meglio, piantati negli andiri- 
vieni, e pei quali passa la seta che va 
ad inasparsi sulle rocchelle. 

16) bàchèta di màceldr = bacchetta : 
è di ferro lunga e i macellai la ficcano 
e rifìccano tra pelle e carne da mezzo 
ventre alla gola delle bestie macellate, 
per fare posto all'aria con cui si gon- 
fiano per di poi tamburarle. 

17) bàchètt del pàràfàngh = traverse 
del parafango. 

18) * bàchètt de Vómbi-éla = le stec- 
che dell' ombrello : bacchetto por lo più 
di balena, le quali dal nodo dell'asta 
si diramano divergenti, e sopra di esse 
è distesa la spoglia. 

bàchetà, v. att. = scudisciare : e in ge- 
nerale faro quelle azioni al compimento 
delle quali occorre, come sti'umento, la 
bacchetta. 

bàchètàda, .<?. f. = bacchettata : colpo di 
bacchetta. 

bàchètee, s. m. = bacchettone. 

1) Chi, armato di bacchetta, avviava 
alla dottrina cristi.ana quei che indugia- 
vano in piazza, in contado desta chi 
dorme in chiesa, toccandolo legger- 
mente. 

2) Eamarro : chi ha cura che lo pro- 
cessioni vadano con ordine, I toscani 
lo chiamano cosi, perchè ò vestito di 
verde. 

bìicbetfn, .<?. m. dim. di biicbèlt ^ 

baccliettiuo. 
bàebòtìna, .<?. f. din/, di bsicbèta = bac- 



chettina, giannettina : piccola mazza da 
passeggio. 

bàchètitt de briisà = bruciaglia: roba 
minuta da bruciare. 

bàchètÒM, s. m. = bacchettone : che e 
sempre per le chiese o sfugge i passa- 
tempi anche onesti, vedendo iii tutto 
occasiono di peccato o materia di scan- 
dalo. Al fomm. bàchètòna. 
bacchetto, 
che bàchèta, ma un 



piccolo ramoscello di 



bàchètt, s. m. = 

1) Lo stesso 
po' piìi grosso. 

2) Fuscello : 
fascina secca. 

3) Spoletto : filo di ferro in cui è 
infilzato il cannello nella spola. Anche 
spolètt. 

4) Mazza : il ramicello domestico che 
si taglia da un albero per innestarlo 
nel selvatico. 

5) Vimine: la vermena del vinco, 
specie di salice di cui si fanno panieri 
simili. 

6) bàchètt de mena là, polt = mesta- 
toio, mestolino. 

1) el maa del bàchètt = Morìa: ma- 
lattia del gelso quando è pianta adulta. 
Si chiama anche maa del ràmètt., del 
falchètt. 

8) bàchètt = battitore, battiborra : ar- 
nese fatto di più funicelle annodate da 
ambo i capi in altrettanti fori di duo 
regoli, il quale serve per batter la borra. 

9) bàchètt de candii = forme da can- 
dele. 

10) bàchètt del contràbofdt = con- 
trafortini. 

bàciàcoi, s. m . plur = ciondoli : gli 
orecchini o gli ornamenti degli orinoli, 
so grandi assai e goffi. 

bàciàcoi, s. in. = liischeraccio, bische- 
rello : uomo tra il grullo e il giucco. 

2) i bàciàcoi = i bozzacchioni. Per 
simil. Le poppe vizzo dello donne. 

bàciàsa e bàcìàcia, s. f. = grassume. 

1) Quei resti di grasso che si rac- 
cattano dalle casseruole , dei iiiatti , 
prima di rigovernarli, e di ohe si fa il 
sapone. 

2) Conca : largo vaso di legno a doghe 
tutto d'un pezzo, a uso di versarvi 
il ranno per l'igoveniare le stoviglie. 

bàcfcìa, s. m. = baciocco, rapa: di uo- 
mo sempliciotto, sciocco. 

bàcii, * s. m. = bacilo : catinella grande, 
per lo più d'argento clic si dava alle 



bac 



- 63 - 



bag 



mani per lavarselo prima o dopo il 
l)ranzo. Si usa anche nelle funzioni di 
(•liiesa. 

bàciòca, s. f. = dama, gea: ragazza a- 
nioroggiata e , almeno in apparenza, 
con fino non reo. 

bàciocà, t\ att. = sciacquattaro : di reci- 
pienti clic contengono liquidi. 
.bàcìocch, s. m. = hambolino, bimbo. 

1) che bèli bàciòcch = che I>el bam- 
boli no. 

2) Damo, geo, amorino. 

3) ctira ci me bàciòcch ! = ciocie, 
ciocia, ciocino, ciocina mia: parole d'a- 
more. 

bàciòcch bàciòcliin de fraa = stral- 
loggi, stalloggi. Aristolochì'a clematitis. 
Pianta perenne. 

bàcol e più spocialm. bàcol (le serégru 
= liroccolo, bacìocco : di uomo stupido. 

bàcucch, fc'ìi- bàcuca agg. di rè^j^ia 
vègrìa = vecchio decrepito Vi si ag- 
giungo in certo qual modo l'idea spre- 
giativa del vecchio inetto e non vene- 
rando. 

bada (vèss in), = essere accostati: di 
finestre, di usci socchiusi. 

bada, * V. att. = badare, far caso. 

1) bàdàgh à qucicòié = badare a una 
cosa; farne caso, riguardarla come im- 
portante ; hin ròbb che bisogna, minga 
bàdàgh = son cose che non bisogna ba- 
darci. 

2) Accostare lo imposte. Lo stesso 
che mi'tt in bada. 

bàdàlucch e bàdàlìichéri, s. m. = ba- 
danai, badananai, liadanio : grida con- 
fuse di molto persone. 

1) roba à bàdcducch = roba a carra, 
a ])arelle, a iosa. 

bàdee, s. m. = babbeo, baggeo, papero : 
di persona da nulla, ed anche sempli- 
cemente di persona inesperta e semplice. 

bàdèróii, .s. m. aecr. di bàdee = ciocco, 
scempione, tronco : di persona balorda 
stupida, dappoco. 

bàdèsa, * = badessa. 

1) Superiora di un convento di mo- 
nache. 

2) Arnese di ferro con manico di 
legno. 

badi, s. m. = l)adile : pala di ferro con 
manico di legno. Si dico anche bài. 

badila, s. f. = pala di ferro : specie di 
liadile largo e che ha il lato che scava 
riquadiato. Si dico audio bàira. 



bàdilàda, * s. f. = palata. 

1) Tanta roba quanta cape sul ba- 
dilo, e sulla pala di ferro. 

2) Colpo dato colla pala di ferro o 
col I)adile. 

bàdilàut, s. m. = badilante : giornaliero 
che lavora adoperando il badile. 

bàdilòu (g-òdescla à), = darsi luion 
tempo, coccolarsi. 

1) t(cu éu i ròbb à bàdilòn = fare a 
casaccio. 

badili, s. m. = operante alla Ijassa dol 
milanese. ]1 contadijio che in alcuno 
stagioni dell'anno scende dall' alto mi- 
lanese ad aiutarci nei lavori agrari 
della pianura. 

badimi, s. f. pliir. = penne : quelle di 
struzzo bianche o nere o d'altro na- 
turalo colore, e talora anche tinte dal- 
l'arte, parlando d'a1)bigliamento don- 
nesco. 

bàdiroeiìla (mètt in), = socchiudere, 
accostare lisci o finestre. Lo stesso che 
alliba e itiètt in bada e bada. 

bàff (no dì né biflf uè), = non far né 
motto ne tetto. Non rifiatare, non zit- 
tirò, star cheto ; anche di chi fa una 
cosa all'improvviso, senza che nulla ci 
possa rendere accorti che la stia per 
fare. 

bàfi, s. m. piar. = baffi ; tirit Hi i bàfì = 
fìg. imporla alta, alzar la cresta. Si 
dice più comunom. bàrbìs. 

bàg-àg'g", s. m. = bagaglio. Vedi bàgàli * 
voce moderna più comunemente usata. 
bàg'àggr vivo ancora nella frase tocio 
sii firma e hàgàgg = far su tutta la roba: 
partire senza dimenticar nulla di quanto 
ci è necessario o ci preme. 

bàgàgell, .5. m. = botto, boddacchino, 
rana bombina : rettile anfil)io. 

bàg'àgèri, .9. m. = bagagliume : ingombro 
di bagagli. 

bàgràj, bàgàia, .s. m. f, = fanciullo, fan- 
'ciuUa; ragazzo, ragazza. 

1) flit-entà bàgàj = infanciuUire. 

2) on fàehinòtt d'ou bàgàj = un ra- 
gazzone. 

3) on fàehinòtt d'óna bàgàia = una 
masti ona, una mastiotta. 

4) Si dico anche per vezzo affettuoso 
di chi non sia più fanciullo; l'è on 
Imn bàgàj = è un buon diavolo, è un 
buon giovanotto. 

5) de bàgftj = baml)inesco; el g'hà 
fròpp el fa de bàgàj = ha il fare troppo 



T)agr 



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bag 



bambinesco ; de bàgàj = vuol anello diro : 
da fanciullo, dalla prima età. 

bàg'àiàda, s. f. = bambinata, fanciullag- 
gine, ragazzata : azione, discorso da 
bambini. Se è fatto da persone grandi : 
l)amboeciata. 

1) fa di bagàiàd = bamboleggiare, far 
cose da bambini. Anche fare alle mam- 
mucce. 

bàg'àiii, s. m. dim. di bàgàj = bambi- 
nello. Vezzegg. di bambino. 

bàgàiòtt; s. in. = bamberottolo, flgliuo- 
lone : bambino non tanto piccolo. 

bàgràli; * s. m. = bagaglio : tutti gli ef- 
fetti che viaggiando uno porta con sé. 
1) ci cdr di bàgàli = bagagliaio : nei 
treni sullo vie ferrate il carro che porta 
i bagagli. 

bagàscia, v. att. = sbevazzare, sbevac- 
chiare: l)ere vino per crapula e senza 
misura. 

bàgàsciàda, s. f. = sbovazzamento, cra- 
pula : eccesso nel mangiare e nel bere. 

bàgàsciòu, s. m. = beone, sbevazzatore, 
crapulone. 

bàgàtèla, s. f. = bagattella, chiappoleria, 
cosa di ninno o poco conto. 

1) bottello: ogni breve lavoro di 
composizione tipografica che non formi 
pagina intera e perciò sia da ossero 
impresso con un solo botto. 

bàgàtt, s. m. = cia1)a. 

1) Per celia il ciabattino. 

2) Bagatto : il primo di tarocchi. 

3) scàrtii bàgàtt = fare uno sprolo- 
quio : sfogarsi parlando a lungo. Anche 
dar sulla voce, darla a mosca cieca, 
dire in viso il fatto suo. Ed anche : vuo- 
tare il sacco. 

bàger (giilgà ài), = fare ai fuscellini. 
Vedi lègiiètt (giiigS ài) che è la 
stessa cosa. 

Bàgg, s. m. = Baggio : paesello vicino a 
a Milano. Entrò a formare l'invettiva 
«'« à Bàgg = affogati : detto a chi ci 
molesta colle sue colpevoli miserie e 
colle sue disperazioni ridicole. 

bàgher, s. m. = baghero: specie di ca- 
lessetto. La voce è una corruzione del 
tedesco Wager, E' voce che disusa, 
porche tali calessetti non s'usano più. 

bàgiàii, s. m. = baggiano: uomo sciocco 
e da nulla. 

bàgiòtt, agg. = bazzotto : uomo di poco 
sicura moralità. Poco usato. 

bàgli, .f. m. = l)agno. 



1) Tinozza o vasca che si riempio 
d'acqua, perchè uno vi si possa im- 
mergere per pulizia o per salute. 

2) Lo stare per qualche tempo im- 
merso neir acqua por pulizia o per 
salute. 

3) Fa on hàgn à vapor = Faro un 
bagno a vapore. Fig. Fare una gran 
sudata. 

4) Al plur. n luogo devo si va a 
faro i bagni ; i bàgn de SaUonmgiùr, 
de Stabi = i bagni di Salsomaggiore, di 
Stabio. Bagnatura. Corso di bagni che 
si fa in una stagione. 

5) Lo stabilimento dove si fanno i 
bagni; l'è ài bcign nceuv; l'albèrgo ve- 
sìn ài bàgn vece = è ai bagni nuovi ; 
l'albergo vicino ai bagni vecchi. 

6) La tinozza coli' acqua ; prepara, 
scalda el bàgn = preparare, scaldare il 
bagno. 

7) fornèll del bàgn = fornello da ti- 
nozza: tubo della tinozza. 

8) bàg)i à on dit e sim. = bagnettino. 

9) Bagnolo: il liquore con cui si ba- 
gna la parto lesa. 

10 tosu i bàgn = fare i bagni, la ba- 
gnatura. 

11) à bàgìimàrìa; fa eceiis o scalda 
à bàgnmàrìa = cuocere o scaldare a 
bagnomaria: mettendo il vaso dov'è la 
roba da cuocere o da scaldare dentro 
un altro vaso pieno d' acqua, che si 
motte al fuoco. 

12) stabilimhit de bàgn = stabili- 
mento balneario. 

bàgli, s. m. = bagno, tinta; bàgn de càm- 
imse = tinta, di campeggio. 

1) bàgn friist = bagno stracco. 

2) bàgn gucia = bagno di guado. 

3) bàgn ròsi = bagno di robbia. 

4) bàgn scceiiden = bagno di scotano. 

5) dà VÈltim, ultem bàgn = dar 
l'ultimo bagno, l'ultima mano: colorire. 

bagna, s. f. = intinto, intingolo: la salsa 
dello pietanze; càtà sii là bagna col 
j)dn = strofinare il pane nell'intinto. 

bàguà, «'. att. = l)agnare. 

1) L'aderire dell'acqua alla superficie 
di un corpo; F acqua, là pioeùva là ba- 
gna = l'acqua, la pioggia bagna. 

2) Immergere noli' acqua, o versar 
l'acqiia sopi'a un corpo in modo che 
essa lo bagni; bàgn^à ci mcrliiss , bagna 
i man, bàgnh ci tàol = liagnare il mer- 
luzzo, lo mani, il tavolo. 



bagr 



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bai 



3) Anaffiare, Inaffiare. Bagnar leg- 
germente qualche cosa spargendovi so- 
pra acqua.. Bàgnti i fior, i pàgn = 
anaffiare i fiori, i pannolini. 

bàguànt,"^ s. m. = bagnante. Più comun. 
al plur. ; i bagndnt = i bagnanti : le 
persone che nella stagione oijportuna si 
trovano riunito in un luogo di bagni. 

bàgnàroeù, s. m. = bagnaiuolo : chi serve 
coloro che si bagnano. Voce vecchia. 
Ora più comunem. bàguìn. 

bàgnéta, s. f. = dim. di bàg'iia. 

Bl) Usato come vezzeggiativo di in- 
tinto, intingolo. 
2) giiigà à bàgnéta = fare a ripiglino, 
fare ai cinque sassi : giuoco dei ragazzi 
che j-ipigliano sul dorso della mano i 
nocciuoli, i sassolini, o le monete che 
si sono lanciate in aria. Anche giiigti 
à pedina o ài eiàpei. 
bàguìfa, s. f. = intinto, intingolo. Lo 
stesso che bagna, e un po' più volgare. 
bàguin, s. m. = bagnaiuolo: l'uomo che 
presta sei'vizio in uno stabilimento di 
bagni. Al femm. bàgniiia. 
bàgnmària, s. m. = bagnomaria : vaso 
ripieno di acqua continuamente bollente 
per farvi cuocere carni o altro dentro 
alti'o vaso immerso in quell'acqua. 

1) tira dent vùn à bàgnmàrìa = Fig. 
pigliar uno in mezzo, ingannarlo de- 
sti'amente. 

2) fa à bàgnmàrm = Fig. far desti'a- 
mente qualche cosa. 

bagnò, s. m. = calcinaio : chi spegne e 
prepara la calcina ai muratori. 

bàgu(BÙ,.9. m. = cola: grosso telaio quadran- 
golare l)islungo, di legno, a rete di fil di 
ferro, un po' concavo per colare la calce. 

bàgniiscèri, = fradiciume: l'esser molto 
bagnato in terra per acqua versata o 
piovuta. 

bàgniiscià, v. att. = bagnucchiai-e : spar- 
gere molta acqua in terra non per de- 
liberato proposito scopo, per ma incu- 
ria e disattenzione. 

bagola, s. f. = pecorino. 

1) Storco di pecora. 

2) Pillacola: cacherelli delle capre e 

Ideile pecore che restano loro attaccati 
al pelo delle natiche. 
3) Fandonia, fiaba, baia ; el g'' ha 
doma di btigol = non ha che chiac- 
chiere, non conta che fandonie. 

4) jfà là bagola = faie il gl'anello, 
la granigione: il granire del lino. 



bagola, V. att. scacazzare. Delle pecore, 
capre, dei montoni, ecc. 

1) Battere la borra: ti'emar dal freddo. 
Poco usato. 

2) Sballare, sfrottolare, raccontare 
fandonie, ed anche chiacchierare. Spe- 
cialmente di cose di poco momento. 

bàgolàda, s. f. = sballata, sbaUatiu-a: ed 
anche chiacchierata ; inchml èmni propi 
fao dna bela bàgoldda = oggi abbiamo 
proprio fatto una bella chiacchierata. 

bàgolòn, s. m. = sballone. 

1) Che le dice gi-osse, sbardellate. 

2) Gridatore: chi schiamazzando grida 
per le vie a vendere frottole di giornali 
simili. 

3) Abbondone : chi fa la frangia a 
tutto, sia per fine indiretto sia pur- per 
prarito di esagerare. 

4) bàgolòn del luster = ciarlatano: 
chi sta su pei canti o per le piazze a 
spacciar frottole, unguenti e sim. 

— Ciarliere, ciarlone : venditore di 
ciarle : uomo che vive dello spacciar 
ciarle e fandonie. 
bagordi, s. m. = pi. crapula, orgia : ec- 
cesso nel bere, nel mangiare e in gener. 
nei piaceri del senso. 

bì|óìoS:::/:i='^«««-^^= '-^^^'^^'^ 

della pelle prodotta da zanzare e da 
altri insetti e che dà bruciore. 
bài, s. m. = badile. Vedi badi. 

1) bàt de foeugh = Pala di ferro : 
quella che usano i fornaciai per raccorrò 
la bragia nella fornace. 

2) bài de praa = badile da prato: ha 
la pala assai lai'ga. 

bài, s. m. = baio : di colore simile a quello 
della castagna. Si dice anche del ca- 
vallo del mulo che hanno il mantello 
di questo colore. 

bàia, nelle frasi : fa, giUgtt, canta, ecc. 
de bàia, o minga de bàia = fare giuo- 
care, cantare, ecc., per scherzo, o non 
per scherzo. 

bàia, v. att. = abbaiare. 

1) Il mandar fuori la voce che fa il 
cane, 

2) Parlare alzando molto la voce e 
dicendo cose senza sugo per lo più con 
intenzione di censui'a o di minaccia; 
nò rè bòn che de bàia = non sa che 
abbaiare. 

bàiàda, s. f. = abbaiatui-a. 
1) Il latrare del cane. 



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bai 



2) Canizza: l'abbaiai-e prolungato di 
lino più cani insieme. 

3) Nel senso fig. Vedi sopra bàia n. 1. 
bàiàfà, r. att. = ansanare : affoltar pa- 
role senza venire a Tina conclusione. 

bàìàfee e bàiàfòn, = appaitene chias- 
sone, urlone : chi nel parlare alza molto 
la voce. Anche: millantatore. Special- 
mente di chi millanta atti di violenza, 
non mai commessa, e che è incapace 
di commettere. 

bài età, s. f. = baietta : sorta di panno 
leggiero con pelo accotonato. 

bàiètóu, s. 7)1. = baiettone: specie di sot- 
tigliume di lana. 

baila, s. f. = balia, nutrice : donna che 
per mercede allatta il figliuolo di un'al- 
tra ; dà, màncltt à btlila = dare, mandare 
a balia; Urti à cà de baila = levare, 
riprendere da balia. 

1) baila suda = balia ohe non ha, o 
non ha più latte. Ed anche bambinaia, 
se cura bambini piccoli e ancora lat- 
tanti appena divezzati. 

2) pari dna baila = parere una balia: 
di donna che abbia gran petto. 

3) tegm à baila queicòss = tenere a 
Italia una cosa: tenerla presso di sé lun- 
gamente. 

4) de dòpo che Vhoo daa à baila el 
redi àdèss = da poi che F ho dato a 
Italia lo rivedo ora. Fam. : di persona 
che si vede la prima volta. 

5) e quij dèla baila = e quelli della 
balia, della culla. Sottinteso anni; di 
chi si fa più giovine di quel che è ; 
Quanti ann el g'hà? = El dis vintisètt. = 
È quij dela baila = Quanti anni ha ? = 
Dice ventisette, = E quei della culla. Cioè 
non può averne cosi pochi e qualcuno 
lo nasconde. 

baili, «'. att. = allattare: tanto della ma- 
. dre che allatta il suo bambino, quanto 

della balia che allatta il bambino altmi. 

1) to?u sii de bàjli = prendere a balia. 

bàilidùra, s. f. = baliatico : l'aUattatiu-a 

fatta dalla balia e il salario che riceve 

la lialia. 
ballota, s. f. = baliona. Acer, di balia. 
bàilotèll, s. m. = allievo: il bambino al- 
lattato dalla balia. 
bàilòtt, s. m. = balio : il marito della 

balia. Ed anche, per la balia e il balio, 

il padre dell'allievo. 
bàiocch, s. m. = baiocco: antica moneta 

di rame dello Stato Pontificio. 



bàiòn, s. m. Lo stesso che bàiàfòn. = 

appaitene, chiassone, uiione : chi nel 
parlai'e alza molto la voce. 
bàionéta, s. f. = baionetta: arme bianca 
da punta che si ferma in cima alla 
canna del fucile. 

1) baionèta in càfia = baionetta in 
canna, inastata: quando è armata,. 

— mètt bàionéta in càna = iaastai'e 
la baionetta. 

2) vègh i bàionètt ài fianch, o vègli 
éòtt i bàionètt = Fig. aver la picchia- 
reUa, avere una fame che assaetta, aver 
la baionetta. 

3) Arpione : arnese di feiTO rotondo 
e piegato a gomito che si infissa nel 
muro neir imposta : è munito di un 
ago sul quale entra l'anello delle ban- 
delle su cui girano le porte o le finestre. 

bàionètàda, s. f. = baionettata : colpo, 
ferita di baionetta. 

bàionètt, s. f. pi. = gangheri : due pez- 
zetti di ferro od altro metallo ciascuno 
piegato in mezzo a guisa di un anello, 
che inanellati insieme, sentono per con- 
giungere i coperchi delle casse e degli 
armadi e simili arnesi che sopra essi 
si volgono. 

bàira, s. f. Pala di ferro: specie di ba- 
dile largo che ha il lato che scava ri- 
quadrato. Vedi badila. 

bàiràda, s. f. = palata: tanta roba quanta 
cape sul badile, sulla pala di ferro. 

1) Colpo dato colla pala di ferro o 
col badile. Y. bàdilàda. 

bàirèsa, s. f. = palona, specie di badile, 
larga assai e riquadrata. 

bàiréta, s. f. dim. di bàira, = paletta: 
specie di piccolo badile che usano 1 
nostri ortolani. 

bàìron, s. m. = cucchiaio. 

1) Cucchiaio grande che serve a vari 
usi e specialra. a vuotare letti di fiumi. 

2) Renaiuolo : chi scava colla cuc- 
chiaia sabbia, fango, ghiaia e sim. 

bàita, s. f. baita. 

1) Capanna da montanari e special- 
mente da carbonai montanini. 

2) Casotto : specie di capanno fab- 
bricato con un muro a secco nei pa- 
duli e nei laghi d' onde il cacciatore 
può vedere e tirai'e senz'essere visto. 

3) Giaciglio : quel letticciuolo in cui 
dormono i famigli nelle stalle dello no- 
stre mandrie, 

bàla^ s. f. = palla, globo, sfera: di qua- 



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luaque corpo che abbia la forma sfe- 
rica; fa sii in d' òna bàia = appallottare. 

1) ciàpà là bàia ài vói = Fig. coglier 
la palla al volo; intender le cose per aria. 

2) giugà àia bàia = fare o giuocare 
alla palla. 

— dà de bota àia bàia = dar di colta 
alla palla o rimettere o dare la palla 
di posta : batterla prima che balzi in 
terra. Fig.: intendere a mezz'aria, da 
pochi indizi o parole. 

— fàla lunga ò curia là bàia = man- 
dar la palla lungo o corto ; mandarla 
troppo lontana o troppo vicina. 

— cor sòtt àia bàia = andare alla 
palla. 

— dàgh àia bàia = dare alla palla 
o battere la palla. 

— làsà niinga el temp de dà àia bàia 
= rompere il tempo. 

— fàlà là bàia = far fallo o fallire 
la palla. 

— impedì de fa el giceuglt dela bàia 
= rompere la palla. 

— mètt sU là bàia = mandare la 
palla. 

— giiigà àia bàia in sbic,H- = trin- 
ciare la palla. 

— dà coni là man rovèrki àia bàia 
= fare un rovescione o rovescio o man- 
rovescio. 

— rimètt là bàia = rimetter la palla, 
ripercuoterla o di posta o di balzo, 
quando l'avA'^ersario le ha dato. 

— brdo giiigàdòr de bàia = pallerino. 

3) Là Bàia. = Edilizio composto di 
alcuni pilastri sostenenti un largo tettac- 
elo soverchiato da una palla. Sotto que- 
sto portico tenevasi tre volte per setti- 
mana il mercato del cacio, dei poUi, del 
burro, dell' olio ed erano occupati in esso 
molti facchini d'etti oggi pure facchini 
della bàia. Ora il mercato ne è a Piazza 
Vetra e la via dov'era, chiamata S. Am- 
brogio alla Palla, dal 1859 è detta via 
S. Maurilio e il nome di via Palla ri- 
mase a una breve via tra via Torino e 
Piazza di S. Alessandro. 

4) Balla: Tanta merco quanta no sta 
in una balla, e la merce stessa stretta 
e legata con funi, punti di cucito, ecc. 

5) Palla: pezzo di piallacela alquanto 
rotondato collo mani, che corrisponde 
alla grandezza del vaso che il vasellaio 
vuol fare. Essa vien posta sul tagliere 
dolla ruota annesso al banco. 



6) La parte più dui-a che gli scal- 
pellini trovano in alcune pietre come 
il nocchio nei fusti degli alberi. 

7) Cannonata, bomba, boccia: di cosa 
non vera che si vorrebbe dare ad in- 
tendere, e di cose che vanno al di là 
del credibile e si raccontano appunto 
per destare la meraviglia ; questa chi 
V è Òna bàia che te cuntet sii = codesta 
che racconti è una boccia; Ve on òmm 
che el cunta sii di gran bàli = è un 
uomo che spara di gran cannonate. 

8) càscia bàli = far chiacchiere ; Ciintà 
sii di bàli = imbubbolavo. Dire altrui 
bubbole, menzogne. 

9) dà là bàia = solare, dar la soia, 
dare la canzonella. 

10) ciàjià là bàia = prendere, pigliar 
la balla; ubbriacarsi. 

11) Stoppaccio, stoppacciuolo, battuf- 
folo di stoffa che mettono i fanciulli nei 
loro schizzetti fatti per lo più. di sambuco. 

12) I lavoratori del cacio granone 
chiamano bàia quel po' di caglio ap- 
pallottolato che serve nella fabbrica- 
zione del cacio stesso come di modello 
per la dose. 

13) pèrd là bàia = Fig.: dicesi di 
quel caciaio che smarrisce il buon or- 
dine del fare il cacio. 

bàia, ». att. = ballare: far passi e movi- 
menti regolati seguendo i tempi e le 
cadenze dei suoni ; bàia come on ora 
= ballar come un orso; goffamente, senza 
garbo nò grazia. 

1) ma la gàia bàia i ràtt = quando 
la gatta non è in paese i topi ballano. 
Modo prov. : quando il superiore non 
c'è gli inferiori si danno buon tempo 
e fanno baldoria. Si direbbe di figlioli, 
servitori, impiegati e sim. 

2) bàia bèli = dicesi per celia di una 
danzatrice che balli poco, ma sia ap- 
plaudita per la sua avvenenza. 

3) Anche per moto sussultorio di cose; 
bàia là stànsa = balla la stanza. 

4) Trans, bàia là pòlca, el vdlser = 
ballare la polca, il valzer e sim. 

5) bàia sàltaa = ballottare; bàia el 
vàlser sàltaa = ballettare il valzer. 

6) Essere in ballo, in campo, in 
mezzo : di persona, arnese, roba, ai'- 
gomento che sia sempre usato, o tirato 
in canipo ; Ve sémper quèll 'vestii che 
bàia = è sempre quell'abito che si usa, 
che si va a tirar fuori. 



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7) Piegare, volgersi ; vuj 'vèdé cóme 
là b&la = voglio vedere come si volga 
come pieghi. 

8) Battere. Parlando d' oscillare di 
prezzi -, là bàia li siii tre, tre e cìnqu 
centésiìii = la batte fra le tre lire e le 
tre lire, e cinque centesimi. 

bàlàbil, s, m. = ballabile : la pai-te di 
un ballo teatrale che si eseguisce dan- 
zando. 

1) La musica o il canto che si adatti 
alla danza. 

bàlàbiòtt, s. 7)1. = allocco. 

1) Gufo : uccello nottui-no ; strix 
aluco. 

2) Bmco della vite ; curculio baechus. 
3j Fig. Fischione; chi fischia; ha 

gran miseria : di persona senza danaro 
e guitta. 

bàlàboutémp, s. m. = bontempone : che 
si dà bon tempo, ama l'ozio e li spassi. 

bàlàda, * s. f. = ballata. Nel senso di 
ballare ; fa dna bela bàlàda = fare una 
bella ballata : ballar con piacere e molto. 

bàia de canon, de revòlver, de pi- 
stola, de s'ciòpp = palla da cannone, 
da revolver, da pistola, da schioppo o 
fucile. 

1) fa doma bàli de seiòpp = Fig. 
far sole caccole : essere stitico. 

bàia de plónib, = pallottola : palla di 
piombo del fucile, di qualunque forma. 

bàia de ramni, = nome del complesso 
di quelle ciotole gregge di rame che 
vengono dal maglio accartocciate l'una 
su l'alti-a a mo' di cipolle, che poscia 
si svolgono per lavorarne gli utensili 
di varie grandezze e forme. 

bàlàdìua, * s. f. dim. di bàlàda = bai- 
latina, dim. e vessegg. di ballata : nel 
significato di ballare una sol volta. 

bàlàndra, s. m. = voltafaccia : mancator 
di parola. 

bàlàndra, v. att. = girellare, girandolare. 

1) Andai'e girando qua e là per ozio, 
per passatempo e a piccole distanze ; 
el bàlàndra dà òtia botéga à V altra = 
girella da una bottega all'altra. 

2) Bighellonare: Girandolare, andare 
in giro svogliatamente, femiandosi e os- 
servando ogni cosa, ma senza scopo e 
senza interesse. 

3) Gingillarsi ; Perdere il tempo senza 
far nulla. £d anche : star per casa die- 
tro a minime occupazioni. 

bàlàndràn, s. m. = palandi-ano, palan- 



di-ana, palandi-a, gabbano : veste lunga 
e larga. 

1) Fig. baggeo, papero : di persona 
da nulla od anche semplicemente di 
persona inesperta e semplice. 

bàlànsa, s. f = bilancia. 

J ) Le bilance : stromiento da pesai'e 
consistente in un' asticina orizzontale 
oscillante, con due bracci uguali e due 
jjiatti alle due estremità. 

2) sta in bàldnsa = stare in bilancia ; 
quando i due pesi essendo uguali la 
bilancia non trabocca da nessuna parte. 

3) pesa còla bàlànsa o col bàlànsìn 
de l'or = pesare colle bilance dell'oro: 
star troppo attaccato al peso in cosa 
che non lo merita. Fig. ponderai'e le 
cose con troj^pa sottigliezza. 

4) Pezzo di legname fermato sul ti- 
mone delle carrozze, a cui sono racco- 
mandati i bilancini. 

6) Rete quadrata da pescare, la cui 
corda che la regge chiamano spèr- 
sìna. 

bàlànsié, s. m. = bilancia : quella parte 
nel meccanismo dell' orologio che in- 
terrompe é modera il movimento della 
serpentina. Anche bilàncièr. 

bàlànsìn, s. m = bilancino. 

1) Dim. di bilancia : bilancetta ; el 
bàlànsìn de V òr = bilancia dell' orafo 
e dell'oro : i«ccola bilancia con cui si 
pesano minuterie d' oro e d' argento, 
gemme, perle e sim. e anche monete 
d'oro. Anche somèla. 

2) Traversa di legno all'estremità del 
timone e delle stanghe di un veicolo 
per attaccai^vi un cavallo di rinforzo ; 
ed anche ognuna di quelle traverse per 
lo i)iù tonde alle quali sono attaccate 
le tirelle delle carrozze. 

3) vèss min à stanga e r alter à bà- 
lànsìn = esser macchiati d'una stessa 
pece : avere i medesimi difetti o colpe. 

bàlànsiua, s. f. dim. di bàlànsa = bi- 
lancetta, bilancina. 

bàlànsluee, s. m. = staderaio : chi fa 
e vende le bilance. 

bàlàrìn, s. m, = ballerino. 

1) Chi. fa del ballo una professione. 

2) Chi balla bene ; me fràdèll Ve 
on famoso bàlàrm = mio fratello è un 
famoso ballerino. 

3) bàlàrìn de còrda = ballerino da 
corda, funambulo : chi fa forze e giochi 
d'equilibrio stando in piedi e cammi- 



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nando sopra una fune tesa orizzontal- 
ineuto. 

4) Fig. fraschettina, leggorino. 

bàlàrìiia, s. f. = ballevinà. 

baiasela, e', att, = ballonzare, ballonzo- 
lai'e, ballonchiaro. 

1) Ballare sfrenatamente e sgarbata- 
mente. 

balaustra, s. f. = balaustrata : fila di 
colonnette o j^ioli, per lo più affusati e 
torniti, che regge un davanzale. Se ne 
vedono alle terrazze e davanti agli al- 
tari. 

1) frega bàlàuster = baciaj^ile, bac- 
chettone : che è sempre per le chiese, 
e fugge i passatempi anche onesti, ve- 
dendo in tutto occasione di peccato e 
materia di scandalo. 

bàlàrd, s. m. = cavalcavia fatto a bal- 
latoio. Disusa. 

bàlb, s. m. = barbio ; cyprinus barbio = 
pesce d'acqua dolce. Anche vàiròn. 

bàlcà, V. att. = scemare, diminuire : ri- 
mettere della forza di un malanno, della 
pioggia, del freddo, e sim. 

bàldànsa, * s. /". = baldanza : contegno o 
maniere di chi si mostri molto sicm'O 
di sé, nulla curante degli altri consi- 
gli e giudizi. 

baldoria, * s. f. = baldoria : divertimenti, 
feste, allegria. 

bàldiicliiii, s. m. = baldacchino : larga 
tenda sorretta da quattro e piii aste, 
sotto la quale nelle processioni va il 
prete col Santissimo e le reliquie dei 
santi. 

1) bàlduehin del lèti = baldacchino, 
padiglione, sopracielo del letto : il cielo 
dei letti a cui si attacca il parato. 

2) Baldacchino : il disopra della re- 
sidenza, dove sugli altari si espone il 
Sacramento. Anche il disopra dei troni. 

balena, * s. f. = balena : il piii grande 
dei cetacei. 

1) òss de baléna = stecche di balena : 
fatte cogli ossi di questo animale per 
amiare fascette, ombrelle e sim. 

2) i al de balena = le barbe di balena. 
baléna (vèss In cà) = balenare. Fig. 

quell' ondeggiare che fa chi non si può 
sostenere in piedi, por ebbrezza massi- 
mamente. 

bàlerìn, * s. m. = ballerino. V. bàlàrin. 

baléstra, s. f. = balestra : l'assicina in- 
canalata nel vantaggio del compositore 
di caratteri. 



balestrerà, s, f. = balestriera : apertura 
alta e stretta nei muri, per trarre ar- 
chibugiate, applicabile anche a can- 
noni, balestre, e sim. Disusa. 

bàléta, s. f. = pallina. 

1) Piccola palla : dim. di bàia. 

2) Girella. Piccola rota, per lo più 
di legno o di ferro e specialmente : 
quella che gira intorno ad un asse ed 
ha una gola scavata nella circonferenza 
per ricevere la fune. 

3) Dado : cubetto di ferro che ha in 
se un foro a madrevite, il quale, invi- 
tato su chiavarde, spine, aguti a spira 
e sim. serve a fermarli. 

4) Pallino : spinetta con un ca2)oroz- 
zolo sagomato d'osso o di metallo che 
si usa a mo' di bottone nelle carrozze 
e sim. per maniglia. 

5) bàlèta de s'ciopiroeul = bolla del 
vaiolo selvatico. 

6) bàlèta di cà'vèj = ceretta o cera 
da capelli : mistura di varie maniere 
con che si ammorbidiscono i capelli. 
Anche cosmètieh. 

7) bàlèta di scdrp = ceretta o cera 
da scai'pe o stivali : mistura nera colla 
quale si lustrano i calzari di pelle. 
Meglio lùster. 

bàlètt, * s. m. = dim. di bàli = balletto : 

piccolo ballo. 

1) Salti piccoli e ripetuti, ma senza 

cangiar di posto. 
bàlìn, s. m. = pallino. 

1) La palla bianca minore delle palle 
con che si fa al biliardo che dicesi an- 
che eàsìn ; mett el bàlin = acchitare 
il pallino. 

2) Boccino, grillo, lecco, pallino : 
la minor palla del giuoco alle bocce o 
alle palle. Anche bògin. 

3) àndà à bàlìn = Fig. andar in fumo : 
svanire ; la nòstra pàsegiàda V è àn- 
dàda à bàlìn = la nostra gita andò in 
fumo. 

4) ave bàlìn in man = Fig. aver la 
palla in mano : avere in suo potere 
checchessia. 

5) ciàpà o tocà bàlin = Fig. attac- 
care un mercato, mmoreggiar cicalando. 

6) Mira : segno sul fucile o altro che 
si fissa per colpir giusto. Meglio niirin. 

7) bàlin de s'ciopp = pallini da fucile, 
bàlin, s. m. = saccone : letto dei pri- 
gionieri. 

1) Canile : cattivo letto. 



bai 



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bai 



balista, s. m. = boccione : chi spaccia 
molte bocce, nel senso di cose non vere, 
ohe si vogliono dare ad intendere. 

bàli) s. m. = ballo : 1' arte di ballare ; 
stia de bàli = sala di ballo : dove si 
insegna a ballare e dove si balla. 

1) L'azione, l'esercizio del ballare. 

2) Il ballare, quante volte si ricomin- 
cia dopo il riposo ; el primni bàli ; 
l'ultim bàli = il primo ballo, 1' ultimo 
ballo. 

3) bàli fèsta de bàli = ballo o fe- 
sta di ballo, da ballo : riunione di 
persone, per lo piìi con invito e in case 
particolari, dove si balla. Talvolta an- 
che a pago e in luoghi jmbblici. 

4) Spettacolo e azione teatrale in cui 
si alternano il ballo e la mimica. 

5) còrp de hall = corpo di ballo : 
tutti i ballerini addetti a un teatro. 

6) per similitudine : impegno, im- 
■ picelo, compromissione in cui uno si 

trovi e da cui non si possa uscire 
senza darsi molti pensieri e brighe, nelle 
locuzioni ; vèss in ball = essere in ballo; 
quànd s'è in bàli bisogna bàia = quando 
uno è nel ballo, bisogna ballare. 

7) bàli màsehé = ballo mascherato, 
in maschera. 

8) bàli de san Vìt = ballo di San 
Vito : malattia cronica che cagiona tre- 
mito e scosse irregolari nella persona. 

9) Bocce : nel giuoco delle noci i ra- 
gazzi chiamano ; el bàli = il hocco : 
la noce o il nocciolo con cui tirano 
alle cappe. 

bàli romànii, questa locuzione originò 
nelle scuole classiche, nelle quali si 
imparavano tutti quei miracoli di va- 
lore, di lealtà, di slealtà, ecc., che si 
leggono nella Storia Romana redatta 
senza acume di critica. Gli è come dir: 
frottole. Anche semplic. bàli. 

bàloàr, s. m. = passa-oordone : utensile 
dei cappellai. 

bàloca (giiìg'à ala), = fare alla balocca : 
si fa coi tarocchi in due, in tre, in 
qùatti'o ed anche in sei ; somiglia al 
gioco di calabrache coUe carte da tre- 
sette. 

bàloeùs, s. f. pi. = ballotte : castagne 
lessate coUa buccia. Anche belegòtt, 
càstégn à lèss. 

bàldn, s. m. = pallone. 

1) Grossa palla colla quale si giucca 
facendola rimbalzare con forti colpi del 



braccio ; giiigà ài hàlòn = fare al pal- 
lone ; dàgh ài bàlòn = buttare il pal- 
lone dare al pallone, ecc. V. la fra- 
seologia del giuoco alla parola bàia. 

2) Storta : vaso per lo più di veti'O 
fatto a foggia di bottiglia ricurvata in 
sé per la lunghezza del collo, del quale 
si servono gli orefici e gli oriuolai per 
riflettere con maggior intensità la luce 
deUe fiamme accese per illuminare. 

3) Pallone volante : areostato. 

4) àndà in del bàlòn = I>atter la 
capata : di negoziante, fallire. 

5) vègli el eoo gròss covie on bàlòn = 
aver la testa grossa come un cestone. 

6) Lampioncino : pallone di caiia 
con onti"0 candela o moccolo acceso, di 
cui si fa uso nelle luminarie. 

7) * bàlòn = le bolle di sapone : 
quelle che fanno i ragazzi colla sapo- 
nata, soffiandovi dentro con un can- 
nello. V. gèmm. 

8) Crinolina : sottana da donna con 
pili cerchi che andavano allargando 
verso la base. Anche coregh. 

9) Ballone : quello di fil di feiTO^o 
di bambagia che bruciasi in chiesa in 
certe solennità. 

bàlonatt, s. m. = pallonaio : chi fa e 
vende palloni specialmente da giuocare. 

bàlonin, s. m. dim. di bàlòn = pal- 
loncino : si usa specialmente a indicare 
i lampioncini che servono, bianchi o 
colorati, alle luminarie in occasione di 
feste. 

bàlonìsta, s. m. = aereonauta : chi si 
innalza con palloni nell'aria. 

bàlonitt. Y. bàlòn 7). 

bàlòrd, * agg. = balordo, di cose e d'af- 
fari : poco buono, tristo. 

bàlordìsia, s. f. = balordaggine : astr. 
di balordo. 

bàlordón, s. m. = capogiro, vertigine, 
gira capo. 

1) Offuscamento di cervello che ne 
dà a stimare che ogni cosa giri. 

2) Spranghetta : dolore alla testa ca- 
gionato dal troppo ber vino o liquori; 
vègh el bàlordón = essere spranghettato. 

bàlosàda, s. f. = birbanteria, bricconata : 

azione da birbante. 
bàlosàdèla, s. f. dim. di bàlosàda = 

bricconateUa : tiro da ladroncello, da 

birichino. 
bàlosàdìua, s. f. = V. bàlosàdèla. 
bàlosàja, s. f. = canaglia ; à tostila coni 



bai 



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barn 



là bàlosaja l'è on càtìv fa = con la 
canaglia è un cattivo pigliarsi. 
bàlosètt, s. m. dim. di bàlòss. 

1) Birbantello. 

2) Mariolo; di ragazzo, affine a bi- 
richino. 

bàlosittj s, m. plur. = famigl. : ossicini, 

osserelli, ossetti : vivanda d' ossiccini 

di porco, di vitello, ecc. 
bàlosòii; s. m. accr. di bàlòss = tocco 

di briccone, briconaccio. 
bàlòss, s. m. = briccone : tristo, birbante, 

rompicollo, furfante. 

1 ) bàlòss faci, e finii = birbante nato 

e sputato, finito. 

2) vègh del bàlòss = puzzar del bir- 
bone. 

3) fàcia de bàlòss = ceffo di tristo. 

4) Anche in buon senso di chi si 
cattivi la benevolenza, la stima, come 
se si fosse proposto appunto di far quel- 
r effetto e ci sia riuscito ; quèll bàlòss 
Vhà faa on gran bèli discórs = quel 
briccone ha fatto un gran bel discorso. 

5) E tra persone molto famigliari per 
celia e a modo di rimprovero anche 
benevolo ; ah! bàlòss! te me l'he fàda = 
ah ! birbante ! tu me l'hai fatta. 

bàldta, agg. = barbogio agg. dispr. di 
vecchio ; véce bàlòta = vecchio barbo- 
gio : scemo e poco meno che rimbambito. 

bàlotà; V. att. = abballottare : mandar a 
partita, a voti. 

bàlotàgrg:; s. m. = ballottaggio : è nelle 
elezioni il secondo scrutinio, nel quale 
il voto deve esser dato a uno dei due 
candidati che raccolsero maggior nu- 
mero di voti nel primo. 

bàlotèra, s. f. = bossolo. 

1) Vasetto da raccogliere i voti. 

2) Pallottoliera : specie di tanaglia 
le cui bocche sono due mezze sfere 
cave nelle quali si gettano le due palle 
da fucile e sim. 

bàlotìii, s. m. = brindolo : chi con rag- 
giri tende a ingannare, a frodare altrai. 
1) Cascamorto : di vecchio galante. 

bàlsa^ s. f. = pastoia: fune che mettesi 
a pie delle bestie da cavalcare, perchè 
apprendano 1' ambio, e non possano 
camminare a loro talento. 

balsamina (erba) = erba S. Giovanni, 
cacciadiavoli , perforata ; hypericum 
perforatum = erba aromatica. 

balsamina Tiig'a) = marzomina, marze- 
mino : specie d' uva nera, di buccia 



grossa, col grappolo spargolo ; dà vino 
generoso e assai colorito. 

bàlsàn^ agg. = balzano : stravagante, 
bizzarro: di cervello, d'ingegno. 

bàlsàna, s. f. = balza : striscia di tela 
con cui le donno sogliono foderai-e il 
dappiede dei loro abiti In ital. anche 
pedana. 

bàlsànéta, s. f. = nastro di filo : si usa 
principalmente per rinforzo agli abiti. 

bàlsem, s. m. = balsamo : è nome di 
alcune preparazioni adoperate nella me- 
dicina, segnatamente per uso esterno. 

1) Ve on bàlsem = è un balsamo : 
si dice per esaltare la virtù di un ri- 
medio. 

2) Fig. di cosa che conforta nel do- 
lore, nelle afflizioni. 

3) Il milanese lo dice anche per esal- 
tare il sapore gradevole di ciò che si 
mangia o si beve ; sto vìn V è propi 
on bcilsem = questo vino è davvero 
squisito. 

bàlséta, s. f. = calza : strisciolino di 
panno di un determinato colore che si 
cuce attorno a una delle gambe dei 
polli vaganti, per distinguerli da altri 
impedir loro di volare. 

bàltrésca, s. f. = loggia apei-ta sul tetto : 
i lucchesi la chiamano altana. 

bàltroca, s. f. = ciana, cimbraccola : 
donna sciatta, volgare, male educata, 
anche se di civile condizione. 

bàltrocàda, s. f. = cianata : atto e par- 
lare da ciana. 

bàltrocària, s. f. = cianume : moltitudine 
e ridosso di ciane e di beceri ; tÈta là 
bàltrocària del versee : tutto il cianume 
del verziere. 

bàmba, s. m. = bomberò. 

1) Uomo goffo e buono a nulla : che 
per ogni piccola cosa si trova impic- 
ciato. 

2) Baggeo, babbeo : uomo senza cer- 
vello, che crede a tutto quello che si 
dice; Ve on btimba, glian ditt che ri- 
cava el Scià de Pèrsia coni cent elefdnt 
e Ili Vhà eredilii = è un babbeo, gli 
han detto che arrivava lo Scià di Persia 
con cento elefanti, e lui l'ha creduta. 

bàmbàna, meglio usato al plur. bàm- 
bànn, s. f. = cantafavola : storiella, 
racconto di cose non vere, incredibili, 
il più delle volte dette per dilettare chi 
ascolta ; cont quij so bàmbànn el tén 
in pee là convèrsàsion = con quelle 



barn 



72 



bau 



sue cantafavole tiene a bada la con- 
versazione. 

bàmbànàda, s. f. = cosa da boniberi, 
))uona per chi è baggeo e si contenta 
di tutto, 

bàuibàra (g'ìiig'à à) = giocare a barn- 
bara : giuoco di carte simile alla pri- 
miera. 

bàmbiU) * s. m. = bambino, bimbo : 
l'uomo nella prima età e prima che 
diventi un ragazzo. Al femm, bam- 
bina. 

1) vèss on bàmbìn = essere un bam- 
bino : di persona adulta incapace di 
regolarsi da sé per troppa semplicità o 
pochezza d'animo. 

2) Di persona adulta, anche per vezzo 
e scherzosamente ; te me imprèstet des 
frdnch ? — Nò, baiiibin = mi presti 
dieci franchi? — No. bimbo. 

3) Gesù bàmbìn, e anche assoluta- 
mente bàinbin = Gesù bambino : l'im- 
magine di Gesù bambino ed anche per 
Gesù bambino che scenda a Natale a 
recar doni ai fanciulli. 

bàmbinàda, * s. f. = bambinata, bam- 
bocciata: azione da bambini fatta da 
persone grandi ed anche cosa adatta 

• per bam1)ini non per adulti. 

bàiubiuóu, * s. m. = bambinone. Accre- 
scitivo di bambino: un bambino ben 
sviluppato, grosso e grasso. 

bàiubìnòtt, s. m. = bamberottolo: bam- 
bino non tanto piccolo. 

bàmbòcc, s. m. = bamboccio : fam. bam- 
bino grasso e fresco. 

1) Di adulto : che ha gusti, fa cose 
da bambino. 

bàiiibòrìn, s. m. = bellico: la piccola 
cicatrice che rimane nel basso ventre 
dopo reciso il cordone che unisce il 
feto alla madre. 

1) trema el bàmhorin = tremar Aderga 
a verga, tremare come una canna. Per 
grande paura che si abbia. 

bambù, s. m. = bambù ; Bambusa armi- 
dinaeea: pianta delle Indie. 

1) Anche le mazze che se ne fanno; 
el papà el m'ha regàlaa on màgnifich 
bambù = il babbo mi ha regalato un 
magnifico bambù. 

bànàstra raram. bànàsta^ s. f. = cane- 
strone : serve al commercio all'ingrosso, 
specialmente dei coloniali e delle frutte. 

banca» s. f. = banca: arnese movibile 
di legno, sul quale possono sedere più 



persone. Vi sono per lo più nei luoghi 
pubblici come Teatri, Chiese, Scuole, 
e sim. 

1) banca à schenàl = banca a spal- 
liera: quella che da uno dei lati più 
lunghi ha una spalliera o appoggia- 
toio. 

2) banca imbotida = panca imbottita : 
quella il cui piano è imbottito, cioè 
riempito di capecchio o di crino, e non 
suole avere spalliera. 

3) pànn de qicàtà là banca = pancale: 
se ne copre per ornamento una panca 
a spalliera. 

banca, s. f. = bottega a vento : specie di 
bottega posticcia, ai)prestata di giorno 
all'aria libera, per lo più contro un 
muro e anche no. Se no vedono alle 
fiere. 

banca, s. f. = banca: istituto che fa ope- 
razioni di credito, come anticipazioni 
di valori, sconto di cambiali e sim. 

bàncàscìa, s. f. = bancaccia. Peggior. di 
banca. 

bàncaa, s. m. = palancola. Pancone per 
passare un fìumicello, una gora, sul 
quale si passa per isbarcare e sim, 

1) Anche quelle travi di rovere che 
nelle cave di pietra si sottopongono ai 
massi per lavorarli, smuoverli, ag- 
girarli. 

2) bàncaa di grànee = pancone dei 
granai: grossa e lunga assona avente 
a volte inchiodati dei traversini, sui 
quali, posti a mo' di scalini, salgono i 
facchini o altri jiev versare sul muc- 
chio il grano o altro. 

bàncaa, o bàncàl del tórno = banco: 
grossa e soda tavola quadrilunga sulla 
quale sono fermate le parti del tornio. 

bàncàda, s. f. = pancata: tutta quella 
quantità di persone che seggono in- 
sieme su di una panca. 

bàncàl, s. m. = cassapanca: cassa da 
servire anche a uso di panca, general- 
mente di stile antico. 

bàncàràus, s. m. = bastonatiu-a : brutta 
parola rimasta dalla tirannica domina- 
zione austriaca, che condannava uomini 
e donne ad essere vergate sul deretano 
nudo, stesi sopra una panca. 

1) dà el baneardus = mettere a panca. 

bàucàrdta, s. f. = bancarotta : il falli- 
mento di una Banca ed anche di uno 
Stato. 

1) vend à bàneàrota = abbacchiare, 



bau 



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ban 



bacchettare : vendere a vii prezzo per 
bisogno di denaro. 
bàuch, s. m. = banco: mobile grande 
di legno cho ha un piano dove si scrive, 
con sotto dalle parti cassetto o spor- 
telli da riporvi carte e talvolta anche 
uno scaffale al disopra del piano. 

1) La tavola o desco dietro cui sta 
nelle botteghe il giovine e su cui fa 
tutte le operazioni occorrenti alla ven- 
dita e alla consegna della merce. 

2) La tavola sulla quale i sarti e i 
calzolai tagliano il panno, il cuoio, ecc., 
e serve por altri lavori che si fanno 
in piedi. E quella più bassa e più 
stretta sulla quale i falegnami formano 
il pezzo e lo lavorano. 

8) Panca a stalli con davanti un ap- 
poggio per scrivere. Più comun. al plu- 
rale i bànch de scola = i banchi di 
scuola. 

4) Il banco dell'orefice, detto dai 
toscani Tavolello e per comuuissima 
storpiatura Tavorello. E' il banco sul 

■ quale l'orefice e l'argentiere eseguiscono 
i loro minuti lavori, o li rifluiscono 
colla lima, col cesello, ecc. Suole es- 
sere dal lato dove sta seduto l' ai-te lìce, 
semicircolarmente incavato. 

5) bànch di post = banco del cartaio: 
forte tavolone posto in piano sul suolo, 

• e serve di base a tutta la soppressa. 
Sul banco vien collocata la ponitora. 

6) bànch de pelàtee = banco del sel- 
laio : salda ed ampia tavola su cui si 

■ distendono e si tagliano le pelli e i 
cuoi per lavorarli; distend i péli siil 
òàneh = abbancare le pelli. 

7) bànch di copi) = banco del forna- 
ciaio : quella tavola bislunga, sulla 
quale il fornaciaio riduce colla forma la 
mota in materiali. 

8) bànch = banco, significa per esten- 
sione in alcuni giuochi d'azzardo, la 
parte che tiene il giuoco, contro la 
quale tutti scommettono; e anche la 
sua messa, la somma della quale ri- 
sponda. 

9) sta ài bànch = stare al banco, o 
alla cassa: si dice di chi sta a rice- 
vere in un negozio i pagamenti della 
merce acquistata. 

I)ànchér, s. m. = banchiere. 

1) Chi fa pubblicamente e per pro- 
prio conto certe operazioni di cambio e 
di credito. 



2) Nei giuochi chi tiene il banco e 
fa contro tutti. 

3) Giovine di banco : quello che sta 
al banco nelle botteghe e nei fon- 
dachi. 

bànchéta, s. f. = panchetta, dimin. di 
panca ; i bànehètt del Oiardìn Pùblieh 
= le panchette dei Giardini pubblici. 

1) Asse sulla quale il tessitore che 
lavora sta appoggiato più cho seduto, 
per avere intera la libertà e la forza 
delle gambe nel menar coi piedi le 
calcolo. 

2) bànchéta de cor = manganella : 
qualunque di quelle panche affìsse al 
muro nei cori doi religiosi e nelle com- 
pagnie, le quali mastiellate s'alzano e 
s'abbassano. 

bàiichètìna, s. w. = panchettina, asse- 
relle : tavola, pertica o altro fermato 
di fuori al muro della colombaia. 

bànehètt, s. m. = bischetto o deschetto. 

1) Picciol banco o tavolino da la- 
voro del calzolaio e del ciabattino. 

2) bànehètt de perilchee = telaio, te- 
laino, assicella con duo mazze o co- 
lonnette verticali presso ciascuna delle 
due estremità, che serve al parruc- 
chiere per lavorare in capelli. 

3) bànehètt. * assol. = banchetto, de- 
sinare cena serviti con lautezza oltre 
l'usato e specialmente quando il desi- 
nare è fatto per festeggiamento pub- 
blico. Poco usato. 

bànchìu, s. m. = bottega a vento : 
specie di bottega posticcia, apprestata 
di giorno all'aria libera, dove si ven- 
dono giocattoli, minuterie e per lo più 
libri usati; el me Virgili V hoo tòlt éu 
on bànchtn = il mio Virgilio l'ho com- 
perato ad una bottega a vento: dicesi 
anche in italiano muricciuolo, perchè 
spesso sui imiricciuoli si espone alla 
vendita la merce di tal maniera. 

bàuchinatt, s. vi. = muricciolaio, li- 
braino ; colui che vende a una bottega 
a vento o al muricciuolo. 

bànchìnn; s. f. plur. = traverse, grosse 
piane, posta ciascuna orizzontalmente 
dall' un dei capi nei buchi del muro, 
dall'altro capo appoggiata a un ascia- 
Ione confitto con chiodi nello stile per 
reggere le assi cho formano il tavolato 
del ponte. 

bàncon, s. in. = pancone : nome di quelle 
assi sulle quali salgono alla fornace i 



bau 



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ban 



fornaciai per introdurvi 1 materiali da 
cuocere. 
banda, * s. f. = banda. 

1) gente armata che scorrazza il paese 
commettendo fui'ti, omicidi o altre vio- 
lenze. 

2) Banda musicale, corpo di suona- 
tori di istrumenti a fiato, a differenza 
dell'orchestra, dove prevalgono gli istra- 
menti a corda. 

3) Figur. povei'tà, miseria; à guàr- 
dàgìi ài pàgn el par in là banda = 
al vestito mostra d'aver molta fiaccona, 
d'essere in miseria. 

4) ■vèss in là banda = esser bue : di 
chi non sa nulla di nulla, o non sa 
per tardità d'ingegno profittare delle 
cognizioni acquistate. Meglio e più co- 
munemente : vèss in là. gipa. 

bànder, s. m. = bandolo : capo della 
matassa onde si incomincia a dipanarla. 
E' voce ormai pochissimo usata e so- 
stituita dalla parola eoo. 

bàndéra, s. f. = bandiera: pezzo rettan- 
golare di drappo con uno dei lati sul- 
l'asse di un'asta e gli altri liberi, che 
serve da insegna e porta i colori, e 
per lo più anche lo stemma proprio 
deUo Stato , città , corporazione alla 
quale appartiene. 

1) Serve per distintivo della nazio- 
nalità delle navi. 

2) Specialmente l'insegna militare: 
pèrd, difènd, salva là bàndera = perdere, 
difendere, salvare la bandiera ; fa onór 
Ma bàndera = fare onore alla bandiera. 
Di soldati valorosi : bàndera, stràsciàda 
onor de capitftm = bandiera rotta, o 
vecchia fa onore al capitano. 

3) volta bàndera = voltare, mutar 
bandiera, casacca ; mutar partito, ma 
sempre per fini poco onorevoli. 

4) fa bàndera = prendere nel bari- 
lozzo : perchè quando il tiratore manda 
la palla del fucile al punto nero del 
bersaglio, o per scatto di una molla o 
per mano d'uomo si innalza una ban- 
diera rossa per lo più ; ài segónd eolp 
hoo faa bàndera = al secondo tiro l'ho 
preso nel barilozzo. 

5), Ventarola di foglio: quella che 
tra noi i bambini e i buontemponi ri- 
portano dalla sagra di S. Cristoforo, e 
da altre, e si vendono anche nei ri- 
trovi pubblici dei ragazzi come i giar- 
dini, piazza Castello, ecc. 



6) Bandierina : quella a color rosso, 
verde, che la guardia lungo le strade 
ferrate mostra come segno di strada li- 
bera, di rallentamento o di fei-mata. 

7) Bomba : gioco de' ragazzi che cor- 
rono da un punto all' altro, facendo a 
chiapparsi, e non possono essere presi, 
quando toccano uno di questi punti, 
ohe pui-e si chiamano bàndera = bomba. 

8) quel che fa i bàndér = bandieraio. 

9) mètt foeura i bandèr = Imbandie- 
rare; ornai-e di bandiere. 

banderài, s. m. = alfiere. T. niil. porta 
bandiera. 

banderina, s. f. = pennoncello, bande- 
ruolina : quel po' di drappo attaccato 
alle lance militari. 

bandì, * V. att. = bandire, allontanare, 
esiliare. Fig. bandì el luso = bandire 
il lusso ; bandì i coìnplimènt = ban- 
dire i complimenti. 

bàndìna, s. f. = bandinella : quella tela 
con cui i pannaiuoli involgono le pezze 
di panno, 

bàndiroetì, s. m. = pesciolino persico ; 
perca fluviatilis = cosi chiamato forse 
perchè altre volte ne era bandita, ossia 
proibita la pesca. 

bàndiroeùla, s. f. = banderuola : pez- 
zetto di tela fei-mato per un lato solo 
a un'asticina verticale e cogli altri tre 
liberi. Se ne fanno di lamiera, che vol- 
tandosi al soffiar del vento servono a 
indicarne la direzione, e si chiamano : 
ventarole. 

1) Fig. di persona che muta facil- 
mente opinione o partito secondo che 
meglio gli torna, e vale: Camaleonte. 

bandista, s. m. = bandista. 

1) Chi fa parte di una banda musicale. 

2) Per celia e raram. dicesi di chi 
è male in arnese, poverissimo. 

bando, s. m. = beiTetta da notte : quella 
fatta a maglia per coprirsi il capo 
stando in letto. Pai francese bendeaUi 

bàndolera (à) = pendoloni, penzoloni, 
ciondoloni. Modo avverb. : di cosa che 
ciondola ; cont i bràsc già à, bàndoléra = 
colle braccia pendoloni. 

1) vestii à bandolèra = Fig. vestito 
che brendola. 

bàndon, s. m. = abbandono : atto del- 
l'abbandonare e stato dell' essere ab- 
bandonato e dell' abbandonarsi in tutti 
i suoi significati. 

bàndonà, v. att. = abbandonare : la- 



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bau 



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bar 



sciare per lungo tempo, o per sempre 
e con animo deliberato. 

1) Non curare, non occuparsi più di 
cose di persone a cui sarebbe neces- 
saria la nosti'a assistenza ; se IH el me 
bàndona. mi soni perdiiii = se lei m'ab- 
bandona, io sono perduto. 

2) Lasciare, anche per poco, chi ab- 
bia bisogno di un'assistenza continua ; 
i fèoeu bisógna bàndonài nànca on 
miniltt = i bambini bisogna non ab- 
bandonarli, neppure un minuto. 

bàndonàss, v. rifl. = abbandonarsi, ri- 
mettersi, affidarsi intieramente a qual- 
cuno ; bàndònet piir à mi, e te se 
troàree eontént = abbandonati pure a 
me e ti troverai contento . 

bànfà; V. att. = ansare, respirare con 
difficoltà. Dallo spagauolo : banfanear. 
Anche trafelare, specialmente dei cani. 

bàufàda, s. f. = ansamento : 1' effetto e 
l'atto dell'ansare ; ehe bànfdda à vegnì 
sii fin chi ! = che ansamento a salir 
fin quassù. 

bara, s. f. = carro a bara, carrettone : 
carro di letto lungo e stretto con grandi 
e forti ruote pel carreggio di pesanti 
carichi. Le strade ferrate, i tramways, 
e i piroscafi li fanno uscir d'uso. 

1) cavali de bara = cavallotto : ca- 
vallo forte, non di lusso, atto a tirare 
il foi-te peso del caii-ettone. Fig. si dice 
di donna alta, robusta, grossa e piut- 
tosto grossolana di modi ; noi lo di- 
ciamo anche di uomo che lavora molto 
e guadagna per la famiglia, poco va- 
lutando l'opera propria. 

bara (griiigà à), = fare alle barriere, ed 
anche per analogia : giocare a bomba ; 
è gioco fanciullesco ; quando giocano 
in cinque, il gioco si chiama di quà- 
ter càntòn. 

bara, v. att. 

1) Lo dicono i fanciulli quando nel 
giocare a bomba, o alle barriere, rie- 
scono a toccare uno di loro nella fu- 
ria del coiTcre e rincorrere ; t'hoo bàraa = 
qui ti piglio e qui ti lascio ; quèll che 
bara = il chiappatore ; quèll bàraa = 
il chiappato. 

2) Barare : i-ubare al gioco, mutando 
le carte. 

bàràba, s. m. = monello, birichino : 
ragazzone che per la città si butta al 
birbone. 

bàràbìu, s. m. = birichino, trafurellino, 



ciaccherino : di fanciulli che sono troppo 
spesso per le strade, e son troppo in- 
solenti ed arditi. Monelli. 

bàràbìua, s. f. = mbacuori. 

1) yi dico anche di bambina troppo 
vivace ed ardita. 

bàràbismo, s. m. = L'essere monello, 
birichino, insolente. 

bàràbitt, s. m. plur. = discoli, traviati : 
chiamiamo così i fanciulli che, per in- 
correggibilità sono da sei a tredici anni 
ammessi noU' istituto Marchiondi. 

bàràbòtt, s. m. = trafurello, ciacchero : 
persona specialmente giovane, di cat- 
tiva qualità. Monellaccio. 

bàràca, * «. f. = baracca : costruzione 
posticcia per lo più di legname o di 
tela da potervi star sotto o metterci 
roba, ovvero a uso di bottega, osteria. 

1) Fig. manda inàns là bàrcLca = 
reggere, mandare avanti la baracca : 
si dice del tirare avanti la famiglia, 
ma per l'appunto e a forza d'industria, 

2) jiità tà bàràea = aiutare la barca : 
aiutare uno in un negozio laborioso, 
segnatamente in quello del campar la- 
famiglia. 

3) Canchero : arnese o stmmento 
qualsiasi sconquassato e che non faccia, 
al bisogno ; quèst chi V è minga on 
tàol ; rè dna bài-àca = questo non è 
un tavolo ; è un canchero. 

4) Crapula, gozzoviglia, triocco ; r è 
semper in bàràca coi àmie = è sem- 
pre a crapula cogli amici. 

5) bàràca di màgàtèi = castello dei 
bui-attini : specie di torriceUa in cui 
sta l'uomo che fa agire i burattini, da- 
vanti a un' apertui-a fatta a guisa di 
scena ; è un divertimento che ha di- 
susato dal 1848 in qua. Da poco tor- 
nato in uso con forme migliori nelle 
rappresentazioni del Gioppino. 

bàràca, v. att. = bisbocciare, gavazzare, 
gozzovigliare, vivere in mezzo a diver- 
timenti chiassosi. 

bàràcàn, * s. m. = baracane. 

1) Specie di stoffa fatta di peli di 
capra. 

2) Pesce che trovasi nell'Adda, pressa 
Trozze. 

bàràchee, s. m. = compagnone, godi- 
mondo, bisboccione : chi volentieri e 
di frequente gavazza o bisboccia. 

bàràchin, s. m. = astuccio, forzieriuo 
da posate : specie di cassetta a scom- 



bal- 



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l)artimenti o nicchiette da riporvi le 
posate di metallo fine, le quali poi vi 
si chiudono a chiave. 

bàràcóii, s. m. = baraccone. Acer, di 
baracca : si dice specialmente di quelle 
costi'uzioni precarie che in tempo di 
fiera si erigono per darvi spettacoli di 
qualunque genere. 

I)àràdu(la, * s. f. = baraonda : 1' andare 
e venire confuso di molte persone in 
un luogo; e anche affari che si fanno 
insieme da molti, o 1' un dopo 1' alti'o, 
ma senza nessun ordine o regola. 

barata) * v. att. = barattare, fare a ba- 
ratto : dare una cosa per averne un'altra. 

1) Prendere la cosa di un altro cre- 
dendo di prendere la propria. 

2) barata i dànee = canibiare il da- 
naro : vendere la merce al prezzo di 
costo, senza guadagno. 

bàràtàiiiestee, s. m. = scopamestieri : 
quegli che comincia e cambia in poco 
tempo varie arti o mestieri, non pia- 
cendogli i primi ; come ! el fa pii el 
Icgnàmee ? oh ! l'è on bàràtàmestee = 
come ! non fa più il falegname? oh ! è 
uno scopamestieri. Si dice anche càtìva 
làràndèra. 

bàratt, * s. m. = baratto, permuta : il ba- 
rattare nel significato generale del verbo. 

bàràvàj, * s. m. = masserizziuola, baz- 
zecola, briccica, ciarpa, carabattola : 
coserella di poco pregio. Anche imba- 

= razzo: di banchi, casse, scatole di car- 
tone e simili, arnesi logori e smessi 
che siano sui solai. 

barba, s. /". = barba : i peli che rivestono 
il mento e le gote dell' uomo ; barba 
grisa = barba brizzolata : che comincia 
a imbiancare ; barba lunga = barba 
lunga : che scende sul petto, o non è 
stata fatta da più giorni ; barba remMa = 
barba posticcia ; barba stràbufàda = 
barba ari-uffata. 

1) mètt barba = metter barba: detto 
■dell'uomo, nell'età in cui la barba co- 
mincia ad apparire. 

2) rdr de barba = minuto di barba. 

3) fa la barba, desfà là barba = far 
la barba, raderla, tagliarla col rasoio ; 
fà§s là barba = farsi la barba, farsela 
•da sé. 

4) tàjàss là barba = tagliarsi, le- 
varsi la barba : farsela, dopo averla 
lasciata crescere e portata per qualche 
tempo. 



5) càrèsà^s là barba = accarezzarsi, 
lisciarsi la barba : passarci sopra la 
mano per tenerla ravviata. 

6) càvèsà on fregùj là barba = dare 
un poco di riunita alla barba. 

7) pesa dèla barba = barbino : pezzo 
di tela per nettare i rasoi nel farsi la 
barba. 

8) là g'hà là barba = ha la barba : 
di cosa che si sa da un pezzo, detto a 
chi la dia per nuova. 

9) fàghela in barba à -vun = accoc- 
carla ad uno : fargli una beffa un po' 
amara ; sepratutto far qualche cosa 
malgrado altri. 

10) no gli' è barba d' òmm che ghe 
le poda fa = non gli crocchia il ferro : 
è così avveduto e guardingo che nes- 
suno può ingannarlo, ed è così forte 
che nessuno gli può far soprusi. 

barba, s. m. = zio, barba. E' poco usato, 
e nella frase l'è fòrsi roba del barba? = 
che ! è roba di rubello ? Si snol dire 
quando altri malmena la nosti-a roba. 

bàrbàbìccli, s. ni. = barba di becco. Tra- 
gopogon pratensis = pianta bienne. An- 
che bàsàbìccli, èrbàbìcch. 

1) grullo : chi ha poco sale in zucca ; 
deventà on bàrbàbicch = ringrullire. 

bàrbàcàn, s. m. = barbacane : pezzo di 
muro a scarpa a pie' di un mui'O ver- 
ticale, per sostegno e rinforzo. 

barba déla méleg'a = barba o capelliera 
della saggina. 

bàrbàgiàn, s. ni. = mestolo : di persona 
da nulla; cos'el cred? Che siem tanti 
bàrbàgidn ? = che crede lei ? Che si 
sia mestoli ? 

bàrbàj, s. ni. plur. = stipa, pniname, 
scopa, secca, canapuli: frasche o altro 
di secco facile ad accendersi e servono 
ad avviare il foco nei camini. 

bàrbàja, s. f. = rete da pescare il barbio. 

bàrbàjàda, s. f. = bianca e anche bar- 
bagliata: Sorta di bevuta che è un misto 
di fior di latte e cioccolata. 

bàrbàpedàna, s. m. = cantastorie : can- 
tore ambulante di canzoncine e storielle 
che va questuando per i caffé, a' capi 
delle strade, ecc. 

bàrbara, agg. = bàrbara: nella locuzione 
rè bàrbara = é barbara: detto di cosa 
che ci sa male di dover soppoiiare. Più 
comune l'è dura = la é dura. 

bàrbàrìtaa, s. f. = barbarie, crudeltà: 
atto crudele. 



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bàrbàrosSj s. m. = pettirosso, Sylvia 
rubecola, uccello silvano. Anche pèti- 
ross, ^òsross. 

barbàscia, s. f. = barbaccia: peggior di 
barba. Si dice anche della barba non 
rasa di ohi ha per abitudine di raderla. 

bàrbee, s. m. = barbiere: chi per me- 
stiere fa la barba e taglia i capelli. Lo 
stesso che periichee = parracchiere. 
Ma il parrucchiere fa anche le parruc- 
che ed altri lavori in cappelli. 

1) là botèga del bàrbee = barbieria. 

bàrbèl, s. m. = farfalla. 

1) Vocabolo ormai quasi interamente 
disusato e alquanto vivo ancora nella 
frase fa el bàrbel = sfarfallare: dei boz- 
zoli che metton fuori la farfalla. 

2) Punteruolo, pinzacchio; cureulius 
granarius: insetto che divora tutta la 
parte farinosa del grano. 

bàrbèla, s. f. = facciola. Meglio usato al 
plur. : due striscio di tela inamidata 
che scendono sul petto dal collo e fanno 
parte dell' abito che i magistrati, gli 
avvocati, ecc. , vestono nel pubblico 
esercizio delle loro funzioni. Anche: 
bàiiscina. 

bàrbèlà,«7. att. = rabbrividire, rimbrìvidire. 

1) Tremar dal freddo; vuij che sisola 
inchcBu! se bàrbèla = che sizzettina 
oggi ! Si rabbrividisce. 

2) Volteggiare : degli uccelli quando 
sono per cader nelle reti. 

bàrbèlàmént, s. m. = brivido, brividio; 
el bàrbèlàménl déla fèver = il brivido 
della febbre: il fatto e l'effetto del rab- 
brividire. 

làrbèlàto, s. m. = baccalare ; che la sa 
lunga, che passa per la maggior parte 
in qualche arte o scienza; barbassoro, 
chi è reputato generalmente e mostra 
col suo contegno di riputarsi uno dei 
principali in una scienza o in una com- 
pagnia di persone. Anche : sopracciò, 
parruccone; hin i bàrbèlàti dèla citaa 
= sono i barbassori della città. Si usa 
per lo piiì in senso ironico. 

bàrbèlàtt, s. m. = bargigliuto, che ha 
bargigli; che bàrbèlàtt d'on polìn = che 
tacchino bargigliuto. 

bàrbèll, s. m. = bargiglio : L'appendice 
carnosa sotto il becco dei galli, dei tac- 
chini, ecc. 

bàrbèll, s. f. plur. = branchie, gargie : 
organo proprio dei pesci per cui aspi- 
rano l'acqua e la rigettano. 



bàrber, s. m. = barbero : nome di ca- 
valli destinati alla corsa del pallio in 
occasione di pubbliche feste e spettacoli. 
Rimase proprio di alcune corse che si 
fanno di carnevale a Eoma. 

bàrbèta, s. f. = barbetta: dim. di barba^ 

1) La barba corta. 

2) Barba: i peli più lunghi che hanno 
sotto il mento le capre ed altri animali. 

3) Guaime : l'erba che rinasce dopo 
la prima segatura. 

4) Radicchio bianco, radicchi no : Il 
comune radicchio sotterrato nella rena 
in cantine. 

bàrbèta, v. att. = il torcere la bocca dei 
cavalli per far traboccare 1' imbocca- 
tui'a. 

bàrbìu, s. m. = barbone: varietà di cane 
col pelo lungo e ricciuto per lo più 
bianco. Femm. barbina. 

1) Anche come aggettivo: can bàrbin 
= cane barbone. 

bàrbis, s. m. = baffo. Più comunem. al 
plur. i bàrbis, i peli che rivestono il 
labbro superiore dell'uomo, quando co- 
minciano a vedersi. 

1) vegnt sic, spunta i bàrbis = met- 
tere i baffi, 

2) lècàss i bàrbis = leccarsi i baffi,^ 
le dita; mostrarsi molto soddisfatti di 
cosa che si sia ottenuta e specialm. di 
cibi molto ghiotti. 

3) rid sòtt ài bàrbis = ridere sotto i 
baffi: di chi per convenienza trattiene 
le risa. E anche compiacersi di cosa 
che altri stia facendo e che deva gio- 
vare a noi nuocere a chi la fa, e 
questi non se ne avveda. 

4) Fregaccio fatto sul viso coli' in- 
chiostro, cai'bone o sim. 

5) Baffi, basette: segno che rimano 
intorno al labbro superiore, special- 
mente dei bimbi, per aver bevuto vino> 
caffè, preso qualunque cibo che la- 
sci traccia, come lattemiele, crema, in- 
tingolo, ecc. 

6) bàrbis dicono anche i peli che 
sporgono sugli altri dal la1)bro supe- 
riore d'alcuni animali. E anche delle 
donne. 

7) Le corna, le antenne: quei due o 
più fili cavi, mobili, articolati clie gli 
insetti ed i crostacei portano sulla te- 
sta a lato della bocca. 

8) mostrti i bàrbis = Fig. mostrare- 
i denti, far testa. 



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9) Urti sii i bàrbts = Fig. alzar la 
cresta, insuperbire. 

10) T. botan. : fungo castagnuolo. 
bàrbìsa, s. f. = baffona. Fam. e dispreg. 

donna clie ha i baffi. 

bàrbisàsc, s. vi. = baffaccio. Peggior. 
di ])affo; basettaccia peggior. di ba- 
setta. 

bàrbìs déla scóa o del scoìn, = chioma 
delia scopa o della granata; bàrbìs del 
formènt = reste: quei sottilissimi fili, 
simili alla setola appiccati alla prima 
spoglia del granello, e son proprie del 
grano e di alcune biade. 

bàrbts di ròs, o rceus = parte estre- 
ma dei bracci del calice che in alcune 
specie di rose sporge dalla corolla. 

bàrbts di gàròfol = pistilli, stami del 
garofano. 

bàrbìsìu, s. 7n. = baffettino, baffetto, 
baffino. 

1) Dim. vezzegg. di baffo. 

2) Di persona che ha piccoli baffi; 
incho&il ài eàfè vi" ha servii el bàrbisìn 
= oggi al caffè m'ha servito il baffino. 

J)àrbisón, s. m. = baffone. 

1) Accresc. di baffo. 

2) Detto di persona che ha gran baffi; 
Vitòrio Emànuèll V èra on bàrbison 
bèli = Vittorio Emanuele era un bel 
baffone. 

bàrbisótt, s. m. = baffone: negli stessi 

significati di bàrbison. 
t)àrbóu, s. m. = barbone. 

1) Accrescitivo di barba : barba lunga 
folta. 

2) Si dice scherzosam. e famigliarm. 
di chi porta la barba molto lunga; che 
bèli bàrbòn ! el par on fraa càpUeìn = 
che bel barbone! sembra un frate ca- 
puccino. 

bàrbotà; v. alt. = borbottare. 

1) Parlare da sé a sfogo di stizza o 
di malcontento, in modo che altri senta, 
ma non intenda, quel che si dice. 

2) Dicesi anche del suono che fa l'a- 
ria passando per gli intestini, cosicché 
si sente nel ventre come un borbotta- 
mento; è notissimo lo scherzo infantile: 
predicando ètàmàtina hòo mangiato 
dna gàlìna, mim cruda e mesa cola, 
ehe in del vènter là bàrbòta, là bàrbota 
à tiitt àtidà, e ci me t'énter el voeur 
s'ciopà. 

3) Gorgogliare. 11 rumoreggiare del- 
l'acqua bollente. 



bàrbotàda, s. f. = borbottamento: l'atto 
del borbottare compiuto. 

barbotàmént, s. m. = boibottamento, 
borbottio : l'atto del borbottare in sé, 
e mentre sta compiendosi; è però gran- 
demente promiscuo l'uso dei due vo- 
caboli. 

bàrbotàfàsoeù, s. m. = brontolone, bor- 
bottone : dalla somiglianza del suono 
della voce di chi continuamente bor- 
botta, col l'umore dei fagiuoli che in 
pentola bollono. 

bàrbotòn, s. m. = borbottone : chi o che 
ha il vizio di borbottare. Femm. bàr- 
botona. 

bàrbosaa; o bàrbosài, s. m. = barbaz- 
zale: catenella che si mette dietro la 
barbozza del cavallo e si ferma per i 
capi ai due lati del morso. 

barbósa, s. m. = mento : parte estrema 
del volto umano sotto la bocca. 

1) vègh diiii barbóse = aver la pap- 
pagorgia, cioè quel quasi secondo mento 
che per grassezza si vede sotto la ma- 
scella inferiore ad alcune persone. 

2) trema el bàrbòss = si dice di 
quando una persona sta per piangere 
e non vorrebbe e le trema convulsa- 
mente il mento. Specialmente dei bam- 
bini che fanno greppo. 

barca, * s. f. barca : galleggiante di ta- 
vole piegate e connesse insieme, da 
servire al tragitto dei fiumi e andando 
a diporto per il mare, per fiumi, laghi, 
canali e anche per trasportar roba. 

1) scorsa de bàrch = regata: la gara 
che fanno le barche a vela o a remi 
per arrivar prime a un determinato 
punto , percorrendo una detenninata 
strada. Poco usato. 

2) Irà fmùra Vàcqua dèla barca = 
aggottare: rigettar fuori l'acqua entrata 
nella barca con ai'uesi a mano. 

3) giilgà tLla barca = fare alla barca. 
Specie di gioco che si fa coi dadi, molto 
simile al gioco dell'oca. 

4) sàlàmm in barca : si dice vol- 
garmente di chi è molto baggeo, ci- 
trullo, semplice e sim. 

5) se ghe va in barca = ci si va in 
barca: di luoghi umidi, pantanosi. 

bàrcàda, s. f. = barcata : di cose e di per- 
sone, quante ne può portare una barca. 
1) Anche la gita che si fa in barca; 
hoo projji faa dna bela bàrcàda = ho 
proprio fatto una bella gita in barca. 



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bàrcàmènà, * v. att. = barcamenare: de- 
streggiarsi per riuscire in un intento, 
sapendo tacere e cedere a tempo per 
non suscitare intoppi, contraddizioni ec. 

bàrcàsciii, s. f. = barcaccia; peggior. di 
barca. 

bàrcli; s. ìli. = capannone : specie di 
stalla nelle nostre pianure o sui monti 
per le bestie bovine nell' estate e in 
pai'to dell'inverno. Anche àlp. 

bàrchèta, s. /". = barchetta, dimin. di barca. 

1) Piccola barca per uso specialmente 
di andare a diporto. 

2) bàrchèta de bev = bicchiere di 
cuoio. 

bàrcliètìna, s. f. = barchettina, dim. di 

barchetta. 
bàrcliètòii, s. m. = carrozzone a barca. 
bàrchètt, s. ni. = barchetto, dimin. di 

barca: piccola barca a uso di trasporto. 

1) A Milano indica la barca che fa 
il trasporto di cose e di persone sui 
canali del Naviglio; àndà ài bar chéti = 
si dico di chi cammina coiTondo quasi 
coUa paura di non arrivare in tempo 
alla partenza del barchetto. 

2) gti<(/à al sètt in bàrchètt = fare 
alla barca. V. barca. 

bàrchircetì, s. w. = barcaiolo: quello che 
conduco la bai"ca essendone esso il pro- 
prietario: se conduce una barchetta si 
dice barchettaiolo. 

bàrcolà; * v. att. = barcollare e bascul- 
lai'e: di chi si trova in pericolo di per- 
dere xm posto, scadere da una condi- 
zione in cui gli giovi di mantenersi. 

bàrcóii; s. iti. = barcone. 

1) Accrescitivo di barca. 

2) Carro mascherato nei corsi di cai- 
nevalo. 

3) Navicello : barca più grande del- 
l'usato per il trasporto dello merci sui 
fiumi e sui canali. 

barda, * v. att. = bardare : mettere i fini- 
menti ai cavalli : si dice solo dei ca- 
valli da sella e di finimenti ricchi. 

bàrdàdura, s. f. = bardatura: i finimenti 
per bardare il cavallo. 

bàrdàsa, s. m. = bardassa, monello. 

1) Eagazzo impertinente e senza giu- 
dizio talvolta scostumato; bisógna pro- 
pi vèsà OH gran bàrdàéa per fa di bi- 
richinàd compàgn = bisogna essere 
davvero un bardassa per far birichi- 
nate come questa. 

2) Rabacchiotto, ragazzo, fanciuUetto. 



bàrdàsàda, s. f. = bambinata, ragazzata: 
azione, discorso da ragazzo. 

bàrdàserìa menudra, = ragazzaglia, ra- 
gazzame. 

bàrdàsòu, s. m. = bardassono, ragaz- 
zone. Accres. di bardassa. 

bàrdèua, s. f. = farfara : tusillago far- 
fara; erba medicinale. 

bàree, s. m. = carrettoniere : che guida 
il carrettone o carro a bara: detto an- 
che bàrisòii. 

bàrèla,* s. f. = barella: piano d'assi su 
due stanghe, che si porta a bracci da 
due uomini e serve a trasportare sassi, 
rena, o sim. 

1) Arnese consimile per portare a 
processione le sacre immagini. 

2) Una specie dì lettuccio per por- 
tare i malati allo spedale : se questo 
lettuccio è coperto come da un padi- 
glione dicesi portantina. 

3) porta à bàrèla = portare a ba- 
rella: prendere uno per le braccia e per 
le gambe e così portarlo da luogo a luogo. 

bàrèlàda, * s. f. = barellata: quantità di 
roba cho si può portare in una barella. 

bàrèsg", s. m. = specie dì stoffa dì lana 
tessuta molto leggermente e che serve 
per vestiti da donna. Dal frane, barègres. 

bàreta, s. f. berretto. 

1) Copertura del capo da uomo, fatta 
per lo più di panno e con una tesa 
sopra la fronte, 

2) Papalina : specie di berretto da 
uomo che bene si adatta a tutto il capo 
scendo, alcun poco a coprire gli 
orecchi. 

3) Caschetto: specie di berretta con 
visiera e soggolo. 

4) Rumine, favo : il primo stomaco 
degli animali ruminanti, il quale dopo 
avere alquanto ritenuto il cibo legger- 
mente masticato, lo rimanda alla bocca 
per essere rimasticato : i macellai lo 
chiamano bàrèta, dalla sua forma, e i 
toscani favo, perchè la 'sua rete o pelle 
intera è divisa in cellette come i favi 
del miele. 

5) Anche ciò che serve a difendere 
l'innesto dell'azione del sole dei venti 
e delle pioggio. 

bàretàda, s. f = berrettata, 

1) Colpo dato col berretto. 

2) Quanta roba cape in un berretto. 
bàrètàscia, s. f. = berrettaccìa: peggior. 

di berretta. 



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bàretee, s. in. = berrettaio : chi fa e 

vende berretti. 
bàrètiu, s. m. = berrettino: dimin. di 

berretto. 

1) bar etili de prét = berretta: quella 
che portano i preti in chiesa: berretta 
a spicchi. 

2) bàrèiìn de nòti = berretto da notte: 
quello fatto a maglia per coprirsi il 
capo stando a letto. 

bàrètiua, s. f. = berrettina: dim. di ber- 
retta. 
. bàrètón, s. m. = berrettone : accr. di 
berretto. 

barètt, s. m. = beiTetto. Lo stesso che 
bàréta. 

bàrgnìit', s. m. = furbo assaettato. An- 
che il diavolo, e in qualunque modo 
uno spirito. È noto lo scherzo indovi- 
nello sòtt al poni de cipp e ciàpp ghe 
sta sòtt bàrgnifff bàrgnàff, coni là vésta 
vcrdesina, gran dotdr chi le induhia: 
è la rana. 

bàrgnìfòn, s. m. = dirittone: di persona 
molto furba. 

bàri, s. m. = vaso di legno a doghe, 
leggermente ovale e schiacciato: se serve 
per trasportar liquidi si dice in ital, 
j barile; se per tenervi salumi e muni- 
zioni da guerra, bariglione ; on bàri 
d'oli = un barile d'olio; on bàri de tón 
de inciod, de rengh, e sim. = un ba- 
riglione di tonno, di acciughe, d'arin- 
ghe e sim. 

1) Quantità di liquido contenuta in 
un barile ; han stràvàcaa on bàri de 
mn = hanno rovesciato un barile di 
vino, 

bàricà,* v. att. = barricare, abbarrare, 
sbarrare : chiudere una strada, un' uscita 
con barricate, 

bàricàda,* s. f. = barricata : riparo di 
legnami o d'altro per chiudere il passo 
a soldatesche o sim. in città sollevata; 
in del quàràntòtt à Milàn i strdd eren 
piènn de bàricdd = nel quarantotto a 
Milano le vie erano piene di barricate. 
1) fa i bàricdd = fare le barricate : 
far una rivoluzione di popolo contro 
qualche tiranno. Il medico-poeta Eai- 
berti in occasione delle nostre gloriose 
cinque giornate, scrisse che la baiTÌ- 
cata è èl moniimént déla libèrtaa = Il 
monumento della libertà. 

bàrièra, * s. f. = barriera : chiusa di 
sbarre, per lo più in luogo grande. 



1) Fig.: ciò che impedisce il ravvi- 
cinamento da persona a persona, 

2) el sdlt déla bàriera = il salto della 
baiTiera: salto di siepi, steccato e sim. 
che si fa a cavallo. 

bàriglié, s. m. = Tamburo : una delle 
parti dell'orologio nella quale è rin- 
chiusa la moUa. 

bàrilee, s. m. = quello che fabbrica e 
vende i barili. 

bàrilètt, s. VI. = bariletto: dim. di ba- 
rile. Anche barilozzo. 

1) Bariletta , barletta : piccolissimo 
barile di legno senza doghe che portasi 
in viaggio per provvisione del bere. 

bàrilòtt, s. m. = barilotto, barilozzo: 
accresc, di barile. 

1) fa bàrilòtt = stregare, far strego- 
nerie. 

2) àndà à bàrilòtt = andare a rotoli, 
a catafascio. 

bàrisòn, s. m. = caiTcttoniere: chi guida 
il carrettone, o carro a bara: detto an- 
che bàree. 

bàrìtoii,* s. m. = baritono : il cantante 
che ha voce intermedia fra il tenore e 
il basso. 

bàriàfus, s. m. acciabattone. 

1) Di uomo e di ragazzo acciabat- 
tatore: che fa le cose in fretta e senza 
diligenza, quindi disordinatamente e 
confusamente. 

2) Ninnolo, bagatella, cianciafruscola: 
cosa da poco; hòo compraa àia fera 
sti quàter barlàftìs = ho comperato alla 
fiera queste poche bagatelle. 

3) Masserizzuole, bazzecole, carabat- 
tole: coserelle di poco pregio e piutto- 
sto imbarazzi. Vedi bàràvài. 

bàrlànda, s. f. = navone selvatico; bti- 
nias eì-tccago; rapa lunga e sottile : di- 
cesi anche lànder, landra, làiidrèta, 
ràviscìoeu. 

bàrlicch, s. m. = berlicche, diavolo. Si 
dice specialmente ai bambini vivaci e 
irrequieti. 

bàrlòca, s. f. = sveglia. Presso i caciai 
è il nome di quel seguale che danna 
la notte martellando le mastella per 
chiamare i famigli a portar loro il latte. 
àrlochìna, s. f. = ciondolina: fanciulla 
che non sa curarsi la persona e ab- 

'' bi gli arsi. 

bàrlocòna, s. f. = ciondolona : accresc. 



di ciondolina. 
bàrliìmui, s 



m. = barlume : luce debo- 



bar 



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bas 



lissima che non lascia distinguer bene 
gli oggetti. 

1) Fig. vègh on bàrlilmm de quèicòss 
= avere un barlume di una cosa: averne 
appena un'idèa. Anche on bàrlùmm de 
S'perànsa = un barlume di speranza. 

bàrliisènt, s. m. = rilucente. Si dico 
più comunemente sberliisènt. 

bàrliisì, V. att. = rilucere. Si dico piii 
comunemente sberliisi. 

bàrnàsS; che si dice anche piìi volgar- 
mente bernàss, s. m. = paletta : pic- 
cola pala di ferro che si adopera nel 
focolare per trasmutare cenere, brace, ec. 

bàrocàda, s. f. = lavoro barocco, azione 
barocca. 

bàròcch, * agg. = barocco. In arte e 
specialm. in architettura ; manéra bà- 
rdca, étil baraceli = maniera barocpa, 
stile barocco : la maniera che prevalse 
nel seicento. 

1) L'opera d'arte di quello stile; fà- 
eiàda bàrdea = facciata barocca. 

2) Ha anche spesso significato spre- 
giativo; vestii, tìber bàròech = vestiti, 
libri barocchi: stracci e di poco valore. 

baròmetro,* s. m. = barometro: stro- 
mento che serve a determinare la pres- 
sione dell'atmosfera e le sue variazioni. 

bàròn,* s. m. = barone: titolo di nobiltà. 

1) Chi fa azioni poco delicate. 

2) bàròn fotiiii = barone cornuto, 
baron con l'effe: lo stesso che birbante. 

bàronàda, s. f. = baronata: azione bia- 
simevole, meno che bricconata. 

bàronèsa,* s. f. = baronessa: la moglie 
del barone: titolo di nobiltà. 

bàronscèll, s. m. = baroncello; dim. di 
baròn. Nel sign. 1. 

bàronsìn, s. m. = baroncino : il figlio 
del barone; titolo di nobiltà. 

bàrosa, s. f. = barroccio : veicolo a due 
ruote da attaccarsi a un cavallo per 
trasportar roba. Non troppo comune. 

1) volta là bavosa coi stangh in sii 
= acculare il barroccio. 

bàrosàda, * s. f. = barrocciata: il carico 
d'un barroccio. Poco comune. 

bàrosìn, s. in. = barroccino. 

1) Dim. di barroccio. Poco comune. 

2) BaiTocciaio : chi fa il mestiere di 
trasportare roba col barroccio: chi guida 
il baiToccio. Poco comune. 

bàrseléta, s. f. = bai-zelletta: detto spi- 
ritoso, motto faceto 
bàrtàbèll e bàrtàvèll, s. m. = bertuello: 



sorta di rote da pescare che ha più ri- 
trosi. 

bàrtàvèla, = gi-andissima rete formata 
come un bertuello, in grand' uso per la 
caccia dei passeri che si fa a notte. 

bàrtoli, s. m. = bergamasco: è uno stor- 
piamento di Bai-tolomeo patrono dei 
bergamaschi. Non comune. 

bàrufa, * s. f. = baruffa, l'abbaruffarsi: 
• il pigliarsi a parole e il venire allo 

'«^'rfiani, specialmente per cagione improv- 
visa e leggiera: è breve zuffa e finisce 
senz'altro danno ohe i panni e la per- 
sona scomposti e tutt' al più qualche 
sgraffiatura. 

bàrufàmént, s. m, = abbaruffio, l'abba- 
ruffarsi prolungato e di più i)ersone. 

bàrufàss, v. ri fi. = abbaruffarsi, abbattur 
folarsi: venire alle mani ed anche tal- 
volta avvoltolarsi per terra. Vedi ba- 
rufa. 

basa,* s. f. = bazza, occasione per com- 
perare a buon prezzo. 

1) b^sa à chi idea = bazza a chi 
tocca. Modo proverbiale: è fortuna per 
chi ottiene ciò che desidera. 

basa, V. att. = baciare: accostare la bocca 
stringendo le labbra e poi allentarle 
scostandole: è atto che si fa a dimo- 
strazione di affetto o di rivereaza. 

1) vess minga dègn de basa là tèra 
dòe viln el mètt i pee = non esser de- 
gno di baciare la terra che uno cal- 
pesta, dove uno mette i piedi. Nel par- 
lare di persona che un altro censuri 
essendole molto inferiore e avendogli 
obblighi particolari di gratitudine. 

Basa (là),^= la Bassa: nome con cui com- 
prendiamo il basso Milanese, il Pavese, 
il Lodigiano; viin déla Basa = un pia- 
nigiano. 

basa, V. att. = abbassare, chinare: assai 
poco comune. Vedi sbàsà. 

bàsàmàn, s. m. = baciamano: il baciare 
la mano di chi vogliamo salutare con 
atto di molto rispetto. È atto che va di- 
susando quasi del tutto e con lui la 
parola. 

bàsàmènt, s. m. = basamento: parte del 
piedistallo della colonna che posa im- 
mediatamente sul piano dell' edifizio. 

1) Specie di zoccolo, un " poco spor- 
gente su cui si innalza l'edificio. 

bàsàpìl, s. m. = baciapile, baciapolvere, 
bacchettone: che è sempre per le chiese. 

basar, s m. = bazar : luogo aperto al 



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82 — 



bas 



])ubblico, dove vi sono diverse botteglie 
anche solo diverse scansie per diversi 
generi di mercerie. 
bàsàss, V. rifl. = fondarsi, far fonda- 
mento. 

1) mi me basi àiU tò diseoré di ièr 
= io mi fondo sul tuo discorso di ieri. 

2) Baciarsi: reciproco di baciai'e. 
bàsàss, V. rifl. = abbassarsi, scendere 

a..., degnarsi di..., avvilirsi a... Vedi 
àbàsàss. 

1) bàsàss già = chinarsi piegarsi. V. 
sbàsàss. 

banchina; s. f. = giubba a pìccole falde: 
fra gli arredi da donna. 

bàsciill, e anche bàsàcùla, s. f. = sta- 
dera a bilico: dal ft-ancese bascule. 

bàsèliu, s. m. = scalinetto, gradinetto: 
dim. di scalino, gradino. 

1) Predellino delle carrozze. 

2) bàsèlìn à diiù ò irti pass, o pà- 
sdd, staff = predellini a due o tre 
montate, o battenti, o palette. 

bàsèll, s. m. = scalino, gradino : cia- 
scuno di quei piccoli piani sui quali 
si pongono alternatamente i piedi nel 
salire e nello scendere la scala. L'ital. 
distingue e chiama scalini quelli delle 
scale, gradini quelli delle gradinate. 

1) Grado : uno dei piani disposti a 
diverse altezze sopra l'altare, sui quali 
posano i candellieri ; on bèli aitar de 
7nàrmo à quàter bàsèi = un bell'altare 
di marmo a quattro gradi. 

2) bàséi d'óna éctLla à man = piuoli : 
scalini fatti di bastoni o anche di re- 
goli incastrati in due aste di legno o 
stanghe parallele dette staggi. 

3) fa el primm bàsèll = Fig. fare il 
primo passo. 

4) fàlà, sbaglia el primm bàsèll = 
Fig. dar male i primi passi ; errare fin 
dal principio. 

6) i primm bàsèi = l'invito: i pochi 

scalini a poca distanza dalla scala e 

accennano alla medesima. 
babèli) s. m. = basino : specie di tela 

cotone. 
bàsèsa, s. f. = bassezza : astratto di bàss 

= basso. 

1) Atto, azione propria d'animo basso. 

2) Abbiettezza: disposizione dell'a- 
nima a cose abbiette. 

3) eont baéèéa = abbiettamente : in 
modo abbietto. 

bàsgeritt, s. m. plur. = calcolini: pic- 



cole calcole: regoletti appesi ai licci del 
pettine che, mossi col piede, alzandosi 
e abbassandosi altei'nativamente aprono 
e chiudono i fili dell'ordito tra i quali 
deve passare il ripieno. 
bàsgria, s. f. 

1) Eotellina di minuge d' agnello o 
simile, preparate per insaccarvi salsic- 
cie, salami, ecc. 

2) Mannella, manata, mannello, pu- 
gnello, fascetto : quel covone che si 
fe della canapa e del lino quando si 
segano o che già è scotolato e amma- 
nito per la vendita. 

8) Penzolo: più grappoli d' uva ser- 
bevole legati insieme e appesi al palco. 
bàsgriàna^ s. f. •= fava: specie di legume 
che nasce nel baccello; faba vulgaris. 
Enti'a nello scherzo infantile : trMa. 
trota, seimbioeu, che domdn fàrèmm 
fàsoeu, dòpòdiman fàrèmm, bcisgiànn 
per fa età àlégher i bèj tosanti: si dice 
facendo saltellare i bimbi sulle ginoc- 
chia. 

1) Baccello: il frutto della fava col 
suo guscio che è erboso, grasso, più 
facile a putrefarsi che a disseccarsi. La 
fava fresca sgranata dicesi anche in 
ital. : bagiana. 

2) Fa gid i bàsgiànn ■= sgusciare, 
sgranare i bacelli. 

3) èrba bàsgiàna = fava grassa, erba 
di S. Giovanni. 

bàs^iànoeùra, s. f. = fava piccola o 

minuta. 
bàsgier, s. m. = bilancia: mazza un po' 

arcuata, con tacca in ciascuna testata 

a cui appender secchi, corbe e sim. da 

ti'asportarsi a spalla. 
bàsgrieràda, s. f. = colpo dato col bà- 

sgier. Non comune. 
bàsgrìòtt, agg. •= bazzotto : uomo di poco 

sicui-a moralità. Poco usato. 
bàsigra, s. f. = bazzica : sorta di gioco 

di carte. 
bàsigà; V. alt. = bazzicare. 

1) Di luogo, andarvi abitualmente ; 
l'è vUn che bàslga el càfe dì colònn = 
è uno che va abitualmente al caffè delle 
colonne. 

2) Di persona, praticarla molto, ma 
per lo più in mal senso ; el bàsiga 
cèrta geni che me piàs prdpi nò = baz- 
zica cei"ta gente che proprio non mi 
piace. 

bàsignàna, = nella locuz. fam. ; wéé de 



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83 — 



bas 



cà bàéignàna^ o bàsignàni = essei* 
basso di statui-a. 

basila, s. f. = bacile, vasoio : special- 
mente quello che alla entrata di teatri 
o di chiese raccoglie le offerte di da- 
naro. 

bàsìlegh, e più comiin. basiliche s. ni. = 
basilico ; ocymuni basilicum = pianta 
odorosa che si coltiva negli orti per 
dar sapore alle pietanze e odore all'in- 
salata. 

bàsilìn, s. m. = padellina della candela, 
del candelliere : piattellino di lamiera 
di cristallo per parare la cera che 
cola quando arde. 

bàsilìsch, s. m. basilisco. Fani, di per- 
sona rabbiosa ; ceuce de bàsiliéch = 
occhi di basilisco. 

bàsin, s. m. = bacino, bacio : l'atto del 
baciare, 

1) fa on bàsìn; di basiti = fare un 
bacio ; dei baci : baciare una o piii volte. 

2) manda., tra on bàstn = mandare 
un bacio : baciarsi la punta delle dita 
riunite Insieme, e poi voltarle e far 
l'atto come di scagliar qualche cosa 
aprendo la mano. 

3) mangiti de basiti = mangiare, di- 
vorare coi baci : dare molti baci e con 
vivissimo affetto. 

4) bàsìn ttla fràncésa = bacio alla 
francese : è il baciare una gota e poi 
l'altra prendendole prima fra le dita e 
tenendolo leggermente sollevate. Si fa 
per scherzo coi bambini. 

5) el bàstn Ma relìquia = il bacio 
delle reliquie : pratica di devozione. 

6) bàsìn s'eiàser = baciozzo. 

7) fàcia de basiti = viso dolce : ru- 
bacuori. 

8) à bàsìn = accosto accosto : si 
dice specialmente delle palle da biliardo 
che si toccano o toccano la mattonella. 

9) Bacio, abboccatura : quel segno 
che resta in un pane in quella parte 
in cui ha toccato un altro o il forno. 

10) bàsìn de mori = succio : quel 
piccolo ristagno di sangue che, non 
sappiam come, talora ci troviamo nella 
pelle. 

bàsin, agg. = bassino, dim. di basso : 
un po' basso, piuttosto basso. 

bàsiroeù; s. m. = operante alla bassa del 
milanese. 

bàsla, s. f. = ciotolone : vaso grande e 
spaso, di terra cotta o di legno. 



bàslèta, s. f. = tafferia, vassoia. 

1) Piatto di legno largo e piano, a 
sponde pochissimo rilevate : serve a 
infarinarvi pesce o altro, e anche per 
grattarvi cacio, pane e sim., e anche 
a pulire il riso. 

2) Bazza. Fam. il mento quando 
sporge in avanti più del giusto e del 
solito. 

3) Barbozza : il punto dove il labbro 
inferiore del cavallo s'attacca alla ma- 
scella inferiore. 

4) bàsUta = presso i salumieri è 
ogni rifiuto o avanzo di salame o carne 
porcina esposta in vendita, ammontic- 
chiato alla rifusa sur una tafferia ; dò 
pàlàneh, ire pàldnch d^. bàsleta. La 
cresciuta dignità personale allontana 
anche la povera gente da questo rac- 
cattare i rifiuti e quindi disusano al- 
quanto la cosa e la parola. 

5) La forma di cacio lodigiano spia- 
tellata, cioè assai larga e poco alta, 
per allusione alla tafferia, la quale è 
così fatta. 

bàslétàda, s. /. = tafferiata, vassoiata : 
quanta roba cape in una tafferia o vas- 
soia. 

bàslètìna, s. f. = bazzina, dim. di bazza. 
V. bàsleta, 2). 

bàslètòn, s. m. = bazzone : uomo che ha 
la bazza. Di essi dice il toscano : S'è 
alzato presto : tutte le bazze son sue. 

bàslètóna, s. f. = bazzona. 

1) Acer, di bazza, bazza grande. 

2) Donna che ha la bazza. 
bàsloeu, s. m. = ciotolina. 

1) Dim. di ciotola. 

2) Anche il calice della ghianda. 
bàsldfla, s. f. = bazzoffia : di minestra 

altra bigutta che sia molta e non 

troppo saporita. 
basloflòn = pappone. Vedi basolon-1). 
bàslotee, s. m. = catinaio : chi va in 

giro a vendere i catini ed altri vasi di 

terra cotta. 
bàslotèll, s. m. = catinotto. Dim. di 

catino : catino né piccolo, né grande. 
bàslòtt, s. m. catino. 

1) Vaso di terracotta largo aUa bocca 
e stretto in fondo a uso di rigovernar 
le stoviglie : ce n'è anche di legno e 
di rame. 

2) bàslòti di dànee = ciotola : va- 
setto di legno per tenerci danari e il 
polverino ; el bàslòti de l'àrgént e quèll 



bas 



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bas 



del ràmm = la ciotola dell' argento e 
quella del rame. 

3) dà^h dna scopala ài bàslòtt = fare 
uno scorporo alla ciotola : levarne molto 
danaro. 

4) vèss in duii à on bàslòtt = esser 
due cani a un osso. 

bàsolón, s. m. = minestraio : il conta- 
dino che dispensa la minestra ai com- 
pagni di lavoro. 

bàs' óra, = bass'ora: l'ora clie il sole 
comincia ad abbassare : il dopo mez- 
zodì. 

1) Pappone : chi mangia smoderata- 
mente e d'ogni cosa. 

bàsotà, 1). att. = baciucchiare : frequen- 
tativo di baciare : dà l' idea d'affetto e 
d'animo fiacco, molle, svenevole. 

bàsotàss, V. recipr. baciucchiarsi. 

bàsrilèv * s. m, = bassorilievo : lavoro 
di scultura in cui le figure si vedono 
solo in parte staccate dal fondo, 

bàss, agg. femm. basa = basso : che s'alza 
poco da terra, da un piano, da un li- 
vello, da una base; che è in situazione 
inferiore rispetto a un altro oggetto. 
Il contrario di alto ; stàns bàss = stanze 
basse : non sfogate. 

1) Basso, per chino, volto all'ingiù ; 
oeucc bàss = occhi bassi ; eoo bàss = 
capo basso. 

2) Quanto alla larghezza ; bindèll 
bàss = nastro basso. 

3) Quanto alla qualità ; or bàss = 
oro basso : non del fino. 

4) Quanto al tempo ; càrneml bàss = 
carnevale basso. 

5) Quanto al calore ; temperàdura 
basa = temperatura bassa. 

6) vos basa = voce bassa i che si 
sente solamente da chi è vicino ; op- 
pui'e contrario di acuta. 

7) mesa btisa = messa bassa o piana : 
il contrario di cantata. 

8) Nelle compre o vendite ; prèsi 
bàss = prezzi bassi : quando la roba 
non è cara; fa on' òfèrta tròppbàsa = 
fare un' offerta troppo bassa : troppo 
al disotto di quel che merita l'oggetto 
in vendita. 

9) basa gent = gente bassa : di umile 
condizione. 

10) fa man basa = fare man bassa : 
portar via o rovinare tutto ciò che si 
trova in un luogo. 

11) sta bàss = tenersi basso : nello 



stimare, nell' offrire, nel chiedere : sti- 
mare, offrire, chiedere meno del giu- 
sto. 

12) Abbietto : degno del massimo di- 
sprezzo ; V è on òmm de sentiment 
tròpp bàss = è un uomo di sentimenti 
troppo abbietti. 

bàss, s. m. = basso, luogo, parte bassa ; 
de bàss, in bàss = da basso, in basso» 
1) Cantante che ha la voce più pro- 
fonda nella scala musicale. 

bàst, s. m. = basto : specie di sella che 
si mette addosso ai giumenti per ca- 
valcarli per adattai-vi il carico. 

1) porta el bàst = portare il basto, 
fig. di chi in una famiglia o in una 
società deve sopportare tutte le fatiche 
più gravi, ed anche di chi lavora per 
tirare innanzi la famiglia. 

2) végh poca paia in bàst = essere 
debole, fiacco : avere assai poca salute. 
Si estende anche alle facoltà intellet- 
tuali e vale essere di poca mente, ed 
alle qualità morali, essere di poco ca- 
rattere, essere leggiero. 

3) mangia là pàja foeùra del bàst = 
mangiarsi l'erba e la paglia sotto: con- 
sumare l'avere senza più industriarsi. 

4) mètt o tceu giò el bàst = mettere, 
togliere il basto. 

5) giiigà ài bàst = fare al basto : si 
fa colle carte. 

6) tra per tiri, o in tiri el bàst = 
rompere la cavezza : togliersi alla sog- 
gezione e podestà dei superiori, 

basta, * V. att. = abbastare, bastare : es- 
sere abbastanza ; mila franeh à l'ànn 
me bàsten per viv = mille franchi al- 
l'anno mi bastano per vivere. 

1) basta, bastarla = basta, baste- 
rebbe : impersonale coli' infinito dopo 
col che; vale: a condizione di...; bMta, 
fa come te voeut ti se va shnper d'à- 
cord = si sta sempre d' accordo, basta 
fare come vuoi tu ; bastarla che te 
vorèset per riiisigh = basterebbe che tu 
volessi per riuscirvi. 

2) Di pers. el basta Iti sol à manda 
inane el negasi = basta lui solo a man- 
dare avanti il negozio. 

3) Btista = basta ; non ci vuol di più : 
non occorre altro ; l'hoo ditt mi, btista = 
r ho detto io, basta ; se sii contenta 
btista = se siete coutenti, basta ; btista 
di = basta dire : dicendo cosa che par 
sufficiente a provare ciò che si afferma ; 



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btista dì elle V ha bàtiiil sòci màcler = 
basta dire che ha battuto sua madi'e. 

4) basta - basta : per intimare ad 
altri che smetta e che d'una cosa non 
ne vogliamo più. Con più forza ; basta 
insct = basta cosi. 

5) basta = si dice a noi stessi mu- 
tando istantaneamente pensiero, o cor- 
reggendosi ; mi me par eie nò ; basta ! 
njed ti quèll che te par m,èj de fa = a 
me non pare ; basta ! vedi tu quel che 
ti par meglio di fai"e. 



bàstàrd, * 



bastardo : di figliuolo il- 



legittimo, adulterino, nato da adulterio. 
;_. Ha senso dispregiativo. 
E 1) Agg. di animale : nato per incro- 
:■ ciamento di razze, ma che ritrae più 

di nna razza. 
bastarda; v. att. = Imbastardire. Fal- 
sare. 
bàstàrdèla, s. f. = bastardella. 

1) Vaso di rame stagnato o di ter- 
racotta per cuocervi carni, e sim. 

2) Baracchina : specie di bastardella, 
ma con due maniglie laterali ferme. 

3) Paiuola : ha due maniglie ferme, 
con cavo, senza spigolo, per poter ben 
rimestare colla mestola, o la spatola la 
roba sul fuoco, come per chiarire lo 
zucchero, fare il mosto cotto, gli sciroppi, 
o altra cosa simile. 

4) Specie di carrozza a quattro posti 
con carro a coda, ora poco comune. 

5) Travetta di misura varia. 
bàstàrdòn, s. m,. = bastardone, suc- 

cione, succhione, poppaione : ramo di 
vite che ha gli occhi piccoli e appia- 
nati. Anche; ramo ingordo. 

bastee^, s. m. = bastaio : fabbricante o 
venditore di basti. 

bàstèvol, agg. =. bastevole, bastante, che 
basta. 

bastiménti * s. m,. = bastimento : nome 
generico delle navi grosse, specialmente 
da carico. 

1) Quanta mercanzia entra noi ba- 
stimento ; è rivaa quàter bàstimmt de 
gran - sono arrivati quattro bastimenti 
di grano. 

bàstina, s. f. = bastina : specie di giubba 
di grossa tela imbottita cui a difesa 
delle spalle usano i contadini quando 
portano pesi. 

bàstiòn, s. m. = bastione : opera di for- 
tificazione di muramento o di terra. A 
Milano i bastioni girano intorno a quasi 



tutta la città e servono ormai come 
luogo di passeggio ; fa el gir di bàstion 
= girare intorno a Milano sui bastioni 
che la circondano. 
bàstòn, s. m. = bastone : pezzo di legno 
lungo, arrotondato e pulito, che si può 
comodamente maneggiare e serve per 
appoggiarvisi camminando, o di stru- 
mento di offesa e difesa. 

1) tirdi de bàston = tirar di bastone : 
specie di scherma fatta col bastone. 

2) vòrègh el bàston = volerci il ba- 
stone. Enfat. Quando la dolcezza non 
basta a tenere uno al dovere ed è ne- 
cessario il rigore. 

3) bàston (le scoìn = bastone della 
granata: il legno che si infila nella 
granata di saggine o di scopa per ado- 
perarla più facilmente. 

" 4) bàston = bastoni : uno dei quattro 
semi delle carte da minchiate o tarocchi. 

5) fa cor el rè de bàston = fig. dar 
l'asso di bastoni: bastonare, 

6) paga coni el rè de bàéton = dar 
bastoni : invece di danari, pagar di 
minacce e di busse. 

7) bàston = bastone : panino da in- 
zuppare, per lo più dolce, ma spesso 
anche salato, di pan comune. 

8) Asta : bastone lungo e diritto che 
serve per lo più ad uso di manico ; 
el bàston di tènd. = l'asta delle tende. 

9) bàston de l'ombrèla = asta, canna : 
è quella mazza di legno o anche di 
metallo che regge tutte lo parti del- 
l'ombrello. 

10) bàston déla Stadera = braccio, 
asta della stadera, anche stilo : quel 
lungo braccio quadrangolare della sta- 
dera sur uno spigolo del quale sono se- 
gnate le tacche. 

11) Mazza : il bastone o bastoncello 
che si porta fuori a spasso. 

12) Sponderola a bastone : specie di 
pialla il cui ferro, ha il taglio convesso. 
Serve per fare gli sgusci alle cornici. 

13) mètt el bàéton in di roeud = 
mettere un bastone fra le rote : frap- 
porre inciampi. 

14) bàston de pàstór = vincastro; 
bàston de l'orhètt = batocchio ; bàston 
del vèàcov = rocco o pastorale; bàétdn 
de pelegrtn = bordone; bàston de pre- 
vdst = ferula. Specie di pastorale con pomo 
d'argento. E' solo del rito ambrosiano. 

bastona; v. att. = percuotere col bastone. 



bas 



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bat 



bàstonàda, s. f. = bastonata, mazzata, 
colpo : percossa data col bastone, colla 
mazza, 

bastonili; s, m. = bastoncino, dim. di 
bastone. 

1) Piccolo pane bislungo e di pasta 
fine, da inzuppare nel caffè. 

bastoniti; s. m. plur. = ballatoi : i ba- 
stoncini messi nelle gabbie a traverso 
perchè gli uccelli vi si posino. 

bàstonscèll; s. m. = bastoncello, dim. 
vexzegg. di bastone ; me regordi qumid 
vegnéva ci nono eoi so bastonscèlt = mi 
ricordo quando veniva il nonno col 
suo bastoncello. 

bàstrosà, v. ali. = far barattina. Anche 
far baratteria. 

bàstroson, s. m. = barattiere, treccone : 
chi nel comperare o vendere si ingegna 
di mettere in mezzo la gente. 

bàstròss, s. m. = barattina, baratto, ma 
di cose di poco valore e i baratti che 
fanno tra loro i ragazzi. 

1) Compra e vendita fatta con in- 
ganno. 

bàta; s. m. = coreggiate: arnese per 
battere il grano e le biade composto 
di due lunghi bastoni congiunti me- 
diante una striscia di cuoio, per cui 
l'estremità dell'uno si articola su quella 
dell'altro ; el vitinegh déla bàia = il 
manfanile del coreggiate : il bastone che 
si tiene in mano battendo ; scòsura, 
màrèla , tàrèll, giàcol màshcor = la 
vetta, l'alti'O bastone col quale si bat- 
tono le biade ; trèposta, cavali, càpèll o 
càvàlètt = la gambina, la striscia di 
cuoio che li riunisce. 

bàtà; V. att. = battere col coreggiato. 

bàtàcc, s. m. = Vedi bàtàgg. 

bàtàda, s. f. = colpo di coreggiato. 

bàtàgg, s. m. = battaglio. Pezzo di ferro 
sospeso neir interno deUa campana, 
che la fa suonare quando è mossa. 

1) Martello, picchiotto: si dice a 
quell'arnese appeso alla porta di casa, 
che serve a picchiare per farsela aprire. 

2) Eandello : grosso e corto bastone 
che mettesi al coUo delle bestie bovine 
viziate, perchè, levandosi in ardenza, 
sbatacchiate da quello si acchetino. 

3) Mazza sorda : la spiga della stian- 
cia. 

bàtàgià, V. att. = scampanare : suonar 

le campane a distesa e lungo tempo. 

bàtàlìa, * s. f. Anche bàtàja, s. f. = 



battaglia: scontro di due eserciti o di 
due armate. 

1) Contrasto vivo fra due partiti in 
una adunanza di molte persone, per 
vincere, o mandare a monte una pro- 

• pos^a ; ièr in Consìli gh'è staa bàtàlia 
= ieri in Consiglio ci fu battaglia. 

2) In pittura : un quadro che rap- 
presenta una battaglia. 

3) cavali de bàtàlia = cavallo di bat- 
taglia. Fig. d'opera o lavoro in cm 
uno abbia fatto o faccia maggior prova 
della sua abilità. 

bàtàlión, s. m. Anche bàtàjón, s. m. =■ 
battaglione. T. mil. corpo di fanteria 
composto di più compagnie. 

bàtàjà; V. att. = battagliare. Fig. per 
contrastare vivamente di due partiti a 
di dne persone. 

bàtara^ s. f. = banco della bambagia : su 
di esso shoccasi la bambagia. 

bàtàrèll; s. m. = battente. Arnese di 
metallo in forma di martello o di 
campanella che è alla porta delle 
case per picchiare. Vedi bàtàgg. 2). 
1) Rameta : specie di mestola di vi- 
mini con cui far la scacciata degli uc- 
celli nelle ragnaie. Anche boridòr de 
ròcol. 

bàtària, s. f. = batteria : un numero deter- 
minato di cannoni con tutti gli attrezzi. 

1) baiarla de cìisìna = batteria da 
cucina : tutti gli attrezzi occorrenti per 
una cucina. 

2) bàtària de V òròlògg = batteria o 
soneria degli orioli : il meccanismo per 
batter l'ore. 

3) dna bàtària de ficm, de àrgomént, 
ecc. = fig. una batteria di ragazzi, di 
argomenti, ecc. : gran numero di ra- 
gazzi, d'argomenti, ecc. 

4) Uomo troppo buono, un po' cre- 
denzone e tale che si lasci far celie 
senza offendersene ; el general l'èra on 
bon baiarla = il generale era un buon 
giovialione, un po' sempliciotto. 

bàtela, v. att. = accattare. Chiedere l'ele- 
mosina. 

1) Frecciare : chiedere alti'ui danaro, 
in prestito, o col pretesto di vendere 
oggetti di poco nessun conto, di 
sottoscrizioni, ecc. 

bàtéla, s. f. = battella : una specie di 
barca lunga, sti'etta e senza cerchi che 
usano per viaggi lesti e le regate sul 
Lario. 



bat 



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bat 



bàtèll, s. m. = battello : piccola nave 
per vai-i usi. 

1) bàtèll à vapor = piroscafo, battello 
a vapore. 

bàtèlmàtt, s. m. = cacio di Batalmat : 
è vaccino pochissimo salato. Detto così 
dall'alpe di tal nome nella Val For- 
mazza in Isvizzera, donde ci viene. 

bàténda, s. f. =■ battitura : il tempo in 
cui si battono le biade. 

bàtént, s. m. = battente. 

1) Quello che suona le ore negli 
orixioli, 

2) Corpo d'acqua che gravita sulla 
bocca d'uscita, secondo il modulo ma- 
gistrale milanese. 

3) * bàtènt = le bacchette del tam- 
buro: i due piccoli rulli affusati coi 
quali si suona il tamburo. 

bàterìa, * s. f. = del dialetto più. scelto. 

Lo stesso che bàtàrìa. 
bàterèll, s. m. = mestola : il legno con 

che le lavandaie battono i panni. 
bàtes, V. reeipr. = battersi. 

1) Affrontarsi, reciprocamente di eser- 
citi; i Fràneés e i Todèseh se s'hin 
bàtiiii à Magenta = i Francesi e i Te- 
deschi si affrontarono a Magenta. An- 
che: combattere. 

2) Assol. Far duello, duellare, bat- 
tersi in duello. 

bàtesà; * v. att. = battezzare: ammini- 
sti'are il battesimo. 

1) bàtesà i eàmpàìin » battezzar le 
campane : del rito con cui il sacerdote 
le benedice e dà loro un nome. 

2) Mettere acqua nel vino o nel latte 
^•per frode ; i brugndni bàtèsen quasi 
' tiiee el vtn - i tavernai battezzano 

quasi tutti il vino. 

3) Bagnare qualcuno, il più delle 
volte inconsciamente, con acqua che si 
lascia cadere dall'alto. 

4) bàtesà vun per on màtt, per on 
àsen, ecc. = battezzare uno per matto, 
per asino, ecc. : chiamarlo matto, asino. 
Dargli il nome di... qualificarlo per... 

bàtesela, v. att. = battersela, andar via, 
segnatamente per iscansare una com- 
promissione, senza prender il com- 
miato. 

bàtèsim, * s. m. = battesimo : il primo 
dei sacramenti della Chiesa; tegni à 
bàtèsim = tenere a battesimo. 

1) nòmm de bàtéshn = nome di bat- 
tesimo : il nome individuale contrap- 



posto al casato, al soprannome o ad al- 
tro nome che alcuni prendono e col 
quale sono più conosciuti. 

2) fed de bàtesiìn = fede di battesi- 
mo, battesimale o di nascita : docu- 
mento che attesta l'età, i genitori, la 
condizione. 

3) vègli el bàtésim = avere il batte- 
simo : si dice anche per traslato di 
chi si afferma ed è dal pubblico rico- 
nosciuto e dichiarato artista , orato- 
re, ecc. 

bàtìcoeùr, s. m. - batticore : battito del 

core prodotto da paura o da altra forte 

commozione. 
bàtidór, s, m. = frecciatore, freccione : 

chi leva di sotto danari a qualcuno 

con inganni. 

1) Chiedono: chi ha l'abitudine di 
chiedere e di far l'impronto ; colui che 
va per le case a sollecitare l' elemo- 
sina col pretesto di sottoscrizioni, di 
compere d'oggetti, ecc. 

2) battitore : lavorante che coi mazzi 
spalma d'inchiostro le forme da stam- 
parsi. 

3) Chi batte nel gioco del pallone o 
della palla. 

bàtilòr, s. m. = battiloro : chi fa il me- 
stiere di ridurre l'oro e l'argento in 
foglie per filarlo o per indorare o inar- 
gentare. 

bàtiuiàn, s. m. => battimano: applauso 
fatto col batter le mani. 

bàtiu, s. m. = paratore, battine, ribatti- 
tore : chi nei boschi para sotto il colpo 
del fucile , battendo , frugando la 
preda. 

bàtiroeu, s. m. = martello, picchiotto. 

1) Quell'arnese, per lo più di ferro, 
pendente dalla porta, a uso di pic- 
chiare per farsela aprire. 

2) Mazzuola: legno con che si di- 
vetta il lino, la canapa, ecc. 

3) Mazzaranga, pestone, pillone : ba- 
stone avente in cima un pezzo di ta- 
vola per ispianare la teiTa; bàtt col 
bàtiroeu l'era = mazzarangare, pesto- 
nare l'aia. 

4) Maglio : battitoia di legno con che 
i salumai pestano le costole delle schie- 
ne di lardo di maiale. 

5) Manico della zangola: mazza o 
bastone con cui si dibatte il latte nella 
zangola per fare il burro. 

6) Sbattitoia: pezzo di legno piano 



bat 



bat 



che si fa scorrere successivamente sulle 
varie parti della pagiua, picchiandovi 
sopra leggermente col mazzuolo, onde 
pareggiarne le lettere cioè abbassare 
quello che si trovassero alzate. 

7) Matterello : legno con cui si pic- 
chia la carne per disnervarla, si che 
cotta divenga frolla. Se è di ferro si dice 
batirceùla. Vedi. 

8) Legno da un lato della macina 
por avvisare quando non è più grano 
nella tramoggia. I toscani usano pa- 
lettine d'acciaio e le chiamano ferri. 

9) Stella : specie di ruota a denti 
infìssa nell'asta del tombolo nel frul- 
lone. 

10) Nottola: nel telaio della sega a 
maQO, è quella stecchetta di legno che, 
assicurata nel mezzo della fune, va a 
battere sullo staggio. Serve a torcere 
la fune perchè la lama stia ben distesa. 

bàtiroeùla, s. f. = mazzuola di ferro. 

1) Specie di paletta con che si pic- 
chia la carne, onde cotta non resti ti- 
gliosa. 

2) Maglio : legno col quale i tintori 
battono varie robe. 

bàtirón d'acqua = Scossone d'acqua. 

bàtìsa, agg. = batista: aggiunto di tela 
finissima ; on fàsolètt de bàtìsa =• un 
fazzoletto di tela batista. 

bàtisaa, agg. = batistato : di tela ridotta 
a foggia di tela batista. 

bàtistér, * s. m. = battistero : l'edificio 
annesso a una cattedrale, o la cappella 
d'una chiesa dove è il fonte battesi- 
male, e il fonte battesimale stesso. 

bàtistràda, s. m. = battistrada: servi- 
tore che a cavallo precede la cai-rozza 
di qualche personaggio. 

1) Scherz. Chiunque precede altri, 
ne annunzia l'arrivo, o gli serve di 
giiida. 

bàtò, s. m. = mazzeranga, pillone : stro- 
mento di legno per assodare e appia- 
nare il terreno e il selciato. 

bàtòcc, s. m. = battaglio, battocchio : 
poco comune. Vedi bcàtàgg-. 

batosta, s. f. = batosta, bussata; grave 
danno sofferto negli interessi e nella 
salute. 

1) testi su dna batosta = avere una 
bella scossa : averne una bussata. 

bàtt; V. att. = battere: dar colpi per lo 
inù ripetuti colla mano o con arnesi 
in vista di un effetto determinato. 



1) bàtt quèidiin = battere una per- 
sona : per castigo. 

2) bàtt et formént^ el formenton = 
battere il grano, il gran turco : levarli 
dal guscio col coreggiato. Anche asso- 
lutane : * pàisàn conimeien à bàtt ^ 
i contadini cominciano a battere. 

3) bàtt i fàgn = battere i panni : 
l'operazione che si fa colla bacchetta 
per levarci la polvere. 

4) bàtt i màtàràés = battere le ma- 
terassa, ribattere : per renderlo soffici. 

5) bàtt là carne = battere la carne : 
batterla con un matterello per dirom- 
perla quando è dura e tigliosa. 

6) bàtt el fèr, l'àrgént, l'or = battere 
il ferro, l'argento, l'oro. : nel lavorarlo 
per fargli prendere una certa forma e 
acquistare certe qualità. Fig. : bàtt el 
fèr intani che l'è cdld = battere il 
ferro quando è caldo : valersi della 
opportunità che nasce da sentimenti e 
disposizioni che possono cambiare. 

7) bàtt i man = battere le mani : 
per applaudire e in segno di allegrezza. 

8) in d'on bàter d'cBUCc = in un 
batter d'occhio. Modo avverbiale: pre- 
stissimamente. 

9) bàtt el témp = battere il tempo. 
T. music. : segnare , battendo colla 
mano o altro la misura del tempo. 

10) sàvè nò in doe bàtt el eoo = 
non saper dove battere il capo : essere 
incerto a chi si abbia a ricorrere, in 
qual luogo andare, per aver ciò che ci 
abbisogna o si desidera. 

li) DeUe pulsazioni ordinarie del 
cuore e del polso; el cceiir., el pois el 
bàtt = il cuore, il polso batte. 

12) Del sole e della luna : in là 
mìa stànsa ghe bàtt el so = nella mia 
stanza ci batte il sole. 

13) Fermarsi molto sopra un argo- 
mento, sopra un punto ; l'è lì che bi- 
sogna bàtt " è li che bisogna battere. 

14) là bàtt de II àdree = batte lì, 
batte giù di lì: ci corre poco, c'è poca 
differenza. 

15) là me bàtt = ho una fame as- 
saettata. 

16) bàtt dna strada = battere una 
strada : passarvi spesso. 

17) bàtt = bussare; guarda un poo 
chi l'è che ha batHù là porta = guarda 
un po' chi ha bussato alla porta. 

18) Dar busse : l'è on òmm che el 



bat 



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bea 



bàtt là miee e i ficzu = è un uomo 
che batte moglie e figliuoli. 

19) Il picchiare che fa il legatore 
ciascuna mano di fogli sulla pietra col 
martello, per appianarli, distenderli e 
così render più compatto il volume. 

20) à bàtt i pàgn compdr là strìa 
= Persona rammentata, l'è per via 
o l'è per casa. Si dice quando sop- 
praggiunge persona di cui si ragionava. 

21) segond còme là bàtt = secondo 
come gli gira, secondo l'estro, il modo 
di pensare in quel determinato mo- 
mento. 

22) Vincere; a irisètt ie bàtt tUti = 
a tresette li vince tutti. 

bàtfida; s. f. = battuta: il battere. 
lì II batter del polso. 

2) T. music. Misura di tempo che 
il maestro o direttore segna battendo : 
bàtuda de àspètt = battuta d'aspetto : 
quella in cui tace uno strumento o 
una voce. 

3) Il capoverso nel dialogo, quando 
ciascuno degli interlocutori deve dir 
la sua parte : el g' ha dna part de pdcch 
bàtùd = ha una parte di poche battute. 

4) battente, battitoio : quella parte 
degli stipiti, dell'architrave e anche 
della soglia, se è intavolata, la quale 
è battuta dall'imposta quando si chiude. 
E ciascuna delle corrispondenti parti 
dell'imposta d'uscio o finestra. 

5) Mandata : nel giuoco della palla 
del pallone. 

bàtiiii, agg. = battuto : di metallo lavo- 
rato a martello, per distinguerlo da 
quello fuso. 

1) strada bàtuda = strada battuta : 
dove passa continuamente gente. 

2) à spròn bàtiiii = a spron battuto : 
modo avverbiale : senza indugiare, con 
molta frotta. 

bàtilàtt e bàiilee, s. m. = valigiaio : 

l'artiere che fa valigie, bauli. 
bàiilètt, s. m. = bauletto, baulino. Dim. 

di baule. 
bàìill, s. m. - baale: specie di cassa 

con coperchio convesso, per trasportar 

roba viaggiando. 

1) ànddj in d'òna casa, torna in 
d'on bàiill » viaggiare come i bauli: 
senza osservare, né imparar nulla. 

2) fa sii el bàiill, vtètt in del bàiill 
- imbaulare: chiudere in baule oggetti 
da trasportarsi. 



bàiiscèiit, agg. = bavoso : che ha la 
bocca e il mento insudiciati di bava. 

bàuscia, s. f. = saliva : umore acquoso 
che continuamente si spreme dalle 
glandolo della bocca, e che aiuta la 
dige.stione. 

1) Bava: quando esce dalla bocca 
in gran quantità. 

2) pèrd bauscia = essere pieni d'or- 
goglio, di contentezza. 

bàiiscià; V. att. = lordare di saliva, di 
bava; scombavare. 

bàiiscina, s. f. = bavaglio : piccola sal- 
vietta che si lega con due nastri al 
collo dei bambini. Anche: bavaglino. Se 
messo a ragazzi, non a bambini, dicesi 
tovagliolino. 

1) Facciola. V. bàrbèla. 

bàiiscinéta, s. f. = bavagliolino, dim. di 
bavaglio. 

bàiisciòn, s. m. bavoso; te set on bàii- 
seión = sei un bavoso. 

bava, s. f. bava: saliva che esce in grande 
abbondanza dalla bocca degli animali 
e anche degli uomini. 

1) 'vègh là belva tlla boca = far la 
bava : di chi è fortemente irritato e 
comprime l'ira con grande sforzo. 

2j fa là bava = sbavare, mandare 
molta bava. 

bàvàlì,* 5. m. = bavaglio : fazzoletto o 
cencio qualunque messo alla bocca di 
qualcuno per impedire che parli o che 
gridi. 

bàvàrés, s. f. plur. = mostreggiature, 
mostre: le rivolte di stoffa sui petti o 
su altre parti del vestito e che sogliono 
essere di colore diverso. Oggi è più. co- 
mune mòster. 

bàvàrésa, s. f. bavarese. Ai caffè di Mi- 
lano si chiama cosi una tazza di latte 
puro caldo. 

bàver, s. m. = bavero: la parte del ve- 
stito che sta ripiegata o ritta intorno 
al collo. 

1) tira sii el bàver = rialzare il ba- 
vero : per riparare il collo dall'aria 
troppo fredda e frizzante. 

beàss, V. rifl. = bearsi, compiacersi molto: 
provare una viva soddisfazione. 

beat, s. m. = beato. 

1) Beatone: chi ostenta pietà o fa 
consistere la religione nelle sole prati- 
che esterne. 

2) Chi, dopo morto, è dalla Chiesa ri- 
conosciuto degno di culto. 



beàtitudin,* s. f. = beatitudine : stato, 

condizione di chi è beato. 
beato, s. m. = beato. 

1) Pienamente soddisfatto e assorto 
nel godimento sicm'o e continuo di un 
bene, oltre il quale il desiderio non 
possa andare. 

2) E iperbolic. : di chiunque prova 
una soddisfazione molto viva. 

3) beato lu! beata lee! = beato lui! 
beata lei ! Esclam. di persona che ab- 
bia ottenuto quello che desiderava. 

4) beato chi le véd = chi vede lei, 
vede maggio. Si dice a persona che da 
gran tempo non si vede e si rivede con 
piacere. 

beatoli, s. TYi. = beatone, santone, pin- 
zochere. 

Beàtris, s. f. = Beatrice. Nome proprio 
di donila, abbastanza comune. 

beàtt, = come beat. Vedi. 

bebèll, s. m. = gingillo, ninnolo, ba- 
locco: trastullo di bambini. 

bècà, V. att. = beccare. 

i) Mordere o pungere col becco. 

2) Fig. e fam.: prendere o ottenere 
con accorgimento ; el post l'è riesii à 
bècàll lu = il posto è riuscito a bec- 
cai-selo lui. 

3) el me bèea nò = non mi ci becca: 
esprime proposito di non voler più tor- 
nare in un luogo o presso una persona. 
Anche e meglio el me eiàpa pie. 

bècàda, s. f. beccata: colpo dato dall'uc- 
cello col becco. 

bècàdìna, s. f. beccatina: dim. di bec- 
cata. 

bècàfìg'h, s. m. beccafico: uccelletto: sil- 
ma hortensis. 

bècàformfgh, s. m. = girasole, coUotorto, 
torcicollo, vorticella, capotorto. Uccel- 
letto; yunx torquilla. 

bècànvoschin, s. m. = beccamoschino, 
tinti ; Sylvia eisticola ; uccello sil- 
vano. 

bècàràgn, s. m. piccolo muraiuolo, uc- 
cello silvano; picus rnurarius. Anche 
rampeghìn de mur. 

bècàrìa, s. f. = beccheria: bottega dove 
si vende la carne macellata, per lo più 
di bovini. Si dice anche e meglio inà- 
cèlària. 

1) de càrna in becarta ne resta nò 
= tutto le fanciulle o presto o tardi fi- 
niscono per maritarsi. 

becàscìòcch, s. m. = picchio verde o 



— 90 — beg 

gallinaccio ; pietts viridis ; uccello sil- 
vano. Anche picòss gàiuee. 

bècàsa, s. f. = beccaccia: specie di uc- 
cello di passo col becco lungo. 

bècch, s. m. = becco : la pai-te cornea 
con cui finisce il becco dei volatili. 

1) èeo fato il béco à l'oca e là barba j 
ài podestà = ecco fatto il becco all'oca. 
Modo famigliare per dire che una cosa 
è condotta a termine con soddisfazione 
propria. 

2) bècch, bècch de gàss = becco, becco 
di gas: l'estremità dei tubi del gas. 

3) Becco: Il marito di donna infedele. 

4) mètt el bècch in qitèicòss = met- 
tere il becco in qualche cosa: parlarne 
senza averne il diritto. 

becliee, s. m. = beccaio, macellaro. 

1) Colui che vende carne macellata, 
per lo più di bovini. Meglio màcelàr. 

2) Norcino, cernsicastro, maniscalco: 
di chirurgo mal pratico. 

bechètt, s. m. becchetto, beccuccio: dim. 

di becco nei primi due significati. 
bechìn, s. in. = beccamorti , becchino: 

1) L'uomo addetto ai campi santi per 
sotterrare i morti. 

2) Necroforo: l'uomo che mette nella 
cassa i morti dopo averli lavati e ve- 
stiti. 

bèchincros, s. m. = crociere, becco in 
croce; loxia cicrvirostra; uccello silvano. 
Anche bècstòrt. 

bediiìnu, s. f. = beduina: mantello da 
signora. L'oggetto è quasi del tutto di- 
susato e non gli soprav\'ive che il no- 
me, esso pui-e languidamente. 

bèè, s. m. = pecora, agnello. 

1) vègh indòss on poò de bea = avere 
un pò dell'osso, del poltrone. 

2) Gobbo, pegno ; fa on bèè = met- 
tere, tenere in gobbo; impegnare al 
monte di Pietà. 

3) La voce della pecora; fa bèè - 
belare: della voce che metton fuori le 
pecore e le capre. 

be^ia, s. f. = stecca: specie di coltello 
d'osso col quale si pareggiano i piombi 
filati che uniscono i vetri delle ve- 
tri ate. 

begnìg-n,* agg. = benigno. 

1) Di clima: mite, che giova alla 
salute. 

2) Di malattia, che non presenta pe- 
ricoli; on tifo begnìgn = un tifo benigno. 

3) Di stagione: mite, favorevole alla 



lUa J 

J 



beh 



— 91 



bel 



campagna; on inverno begntgn = un in- 
verno benigno, non rigido, 

beh ! = bea : voce fanciullesca che vale 
roba sudicia , cattiva ; in generale 
sudiciume: Spesso si amplifica bèhl 
caca ! 

bèidonn, s. m. pi. = belladonne; atropa 
bèlladona; pianta medicinale. Si usa 
meglio al. singolare bèlàddna; estràti 
de bèlàdòna = estratto di belladonna. 

beintés, avv. = beninteso. V. beniutés. 

bèìòmen, s. m. pi. = begliuomini; sorta 
di fiore; impatiens balsamina. 

béla^ agg. = bella. Femmin. di bello. 

1) mètt in bela = copiare a bono, 
mettere al pulito. 

2) là bela = la bella, dama, ganza, 
amorosa ; la donna colla quale si ha 
relazione disonesta. 

3) là bela = la bella: l'ultima par- 
tita d'un gioco, e specialm. V ultima 
partita dispari che decide chi vince. 

3) àndànn fceùra per là bela = pas- 
sarsela liscia, uscirne pel rotto della 
cuffia. 

4) là va sii bela = va a vele gonfie: 
quando vanno bene gli affari , e si 
guadagna di molto, o in qualunque al- 
tra maniera si ha vantaggi. 

bèlàddna, s. f. = belladonna. Vedi so- 
pra bèidduu. 
beleCj s. m. = balocco, giocattolo. 

1) Oggetto e arnese qualunque per 
rioi-vire di ti'astullo ai bambini, come 
bambole, tamburini, ecc. ; à Nàtàl el 
Bàmbìn el porta i belee per i fiolitt = 

I Natale Gesii Bambino porta i baloc- 
hì ai piccini. Anche gingillo, quando 
ì coserella data in mano ai bambini 
er trastullo non rappresenta la figura 
i un oggetto determinato, come a dire 
pezzetti di stoffe, o di fogli di vario 
colore, di nastri o altro siinile. 

2) Gioiello^ ninnolo. Di coserelle va- 
ghe e leggiadre; el tàol in sàia Vèpien 
de belee. = il tavolo in salotto è pieno 
di ninnoli. Per estensione anche di cose 
grandi, pui-chè leggiadre ; l'ha fàa sii 
óna casa che l'è on belee = ha fabbri- 
cato una casa che è una vaghezza, un 
ninnolo. 

8) belee de toeu sii cont là monùia 
= un certo fior di virtù segnato ed ab- 
boccato. Di pers. cattiva. 
belegòtt, s. /. pi. = ballotte, succiole: 
castagne colla scorza cotte nell' acqua. 



1) acqua de belegòtt = capperi, per 
diana! Esclam. di maraviglia. 

beleràtt, s. m. = baloccaio: chi fa e vende 
balocchi. 

1) fàeia de beleràtt = facciaccia ,• 
brutta faccia: dalla quale traspare un 
animo basso e cattivo. 

belerin, s. m. = dim. di belee, = ba- 
locchino, ninnolino, gioiellino. 

bèlésa, s. f. = bellezza. Astr. di bello. 

1) Di donna molto bella; l'è vuna di 
bèlèss de Mildn = è una delle bellezze 
di Milano. 

— ciào , bèlèsa = addio , bellezza : 
modo di saluto famigliare e scherzoso. 

2) bèlèsa fata = bellezza scipita; bè- 
lèsa che dis nàgòtt = bellezza che non 
dice nulla: di persona che ha belle 
fattezze, ma senza espressione di sen- 
timento. 

3) Plur. di persona; là mètt in m^o- 
ètra i so bèlèss = fa vedere le sue bel- 
lezze. 

4) Belluria; bellezza più apparente 
che vera: comune per ornamento; quèll 
cds lì el ghe va miss per bèlèsa = quel 
vaso ci va messo per belluria. 

5) Plur. bèlèss (lingua scelta) = bel- 
lezze: le parti di un'opera d'arte che 
destano più ammirazione ; i bèlèss de 
V Aida = le bellezze dell'Aida. 

6) Abbondanza di cose buone e utili; 
che bèlèsa de figh che gh'è st'ànn = che 
bellezza di fichi c'è quest'anno; vèn éiò 
i fior che l'è dna bèlèsa = vengon su 
i fiori che è una bellezza. 

7) oh! bèlèsa = espressione di gioia 
e di gradimento. 

8) là bèlèsa de l'àsen = la bellezza 
che viene sempre dall' essere giovani 
d'anni. 

9) Amenità : di luogo bene esposto, 
di dove si gode una bella vista : con- 
trario di orridezza. 

bèlèsìna, * s. f. = bellezzina : di fan- 
ciulla bella ; de tosa l'era là bèlèsina 
de eà = da fanciulla era la bellezzina 
di casa. 

bèlètt, * s. m. = belletto : composto di 
sostanze coloranti con cui alcune donne 
e gli attori si dipingono il viso. 

bèlìètt, s. m. = biglietto : forma vecchia 
e volgare sostituita ormai quasi del 
tutto dalla più moderna biliètt.* 

bèlìn, a^g. = bellino, vexxegg. di bello: 
di persone o cose che non si possono 



bel 



— 92 — 



bel 



dire assolutamente belle ; el eomponi- 
m,ént r è bèlln, ma el podària vèsé 
mèj = il componimeuto è bellino, ma 
potrebbe esser migliore. 

belitaa, s. f. = abilità : rimane ormai 
nel dialetto più popolanesco e volgare : 
fu sostituito da abilitaa.* Vedi. 

bèli; 5. m. = bello : il modo, 1' essere 
delle cose in quanto son belle e hanno 
virtù d'operare sul sentimento. 

1) La parte di un tutto che spicca 
di più ; el bèli d'ona citaa, d'on liber... = 
il bello d'una città, d'un libro. 

2) sul piisee bèli, in del picsee bèli = 
sul più bello : nel meglio dell' azione. 

3) el bèli l'è che... = il bello è che... : 
la cosa più notevole, più strana, più 
curiosa è che... 

4) vegni el bèli = venire il bello : 
ciò che farà più meraviglia ; àdèss ven 
el bèli = ora ne viene il bello : dice 
chi vuol richiamare l'attenzione di chi 
l'ascolta su ciò che deve dire. 

5) còsa se fa de beli ? = che si fa di 
bello? famigl. domandando ad uno 
in che si occupa ; còsa el me cùnta de 
bèli ? = che dice di bello ? Interroga- 
zione famigliare a chi venga a trovarci. 

6) l'è el so bèli = è la sua qualità 
migliore e propria : detto di cose. 

bèli, femm. bela, agg. = bello : tutto 
ciò che, appreso dall'intelletto, fa un'im- 
pressione gradita sul sentimento. Al 
plur. bei, = begli, belli, belle. 

1) Di ciò che piace, diletta, si am- 
mira nell'uomo, nelle cose, nelle opere 
d'arte. 

2) Di qualità e cose moralmente lo- 
devoli ; rè dna bela eàritaa - è una 
bella carità. 

3) E anche soltanto di cose vantag- 
giose ; bèli matrimòni = bel matri- 
monio. 

4) Ha forza di accrescitivo e vaLe 
come grande, molto, abbondante, in 
sommo grado ; on bèli numer = un bel 
numero ; on bèli tester _= un bel teatro : 
quando c'è gran concorso; dna bela 
fàmtlia = una bella famiglia : nume- 
rosa ed anche di bell'aspetto ; dna bela 
etaa = una bella età : si dice di chi è 
molto vecchio. 

6) bèli in fàéa, bruti in pìtLsa = 
bello in fascia, brutto in piazza : prov. 
spesso chi è bello da piccino, sarà 
bratto da grande. 



6) bell'infèrno = bell'inverno: asciutto 
e non rigido. 

7) bèli mar, bèli Idgh = bel mare, 
bel lago : tranquillo. 

8) che bèli mond = che. bel mondo. 
Ironie, quando non siamo contenti degli 
uomini e delle cose ; el mond l' è bèli 
perchè l'è vàri = il mondo è bello per- 
chè è vario. 

9) bèi parèli = belle parole, cortesi, 
garbate : volendo dire che alle parole 
non corrispondono le intenzioni o i 
fatti ; el g'hà di bèi par òli e niènt 
d'alter = ha delle belle parole e nul- 
r altro. 

10) bela risposta = bella risposta : 
appropriata, spiritosa. 

11) bèli temp » bel tempo : quando 
non piove. 

12) bèli eolp = bel colpo : che dà 
nel segno. Fig. di chi sia riuscito in 
un intento di qualche importanza con 
un tratto di accortezza o d' ardire ; el 
s'è faa làèà des m,Ua frdnch. L'è étaa 
on bèli eolp =^s'è fatto lasciare dieci 
mila franchi. E stato un bel colpo. 

13) che bela roba ! = bella cosa I 
espressione di vivo desiderio e anche 
se la cosa è avvenuta secondo il de- 
siderio ; che bela ròba se domdn pio- 
t'èss = bella cosa se domani piovesse ; 
che bela roba ! pioe,uv = bella cosa ! 
piove. 

14) bèli pan =• bel pane : bianchis- 
simo e ben cotto. 

15) bèli sàngh = bel sangue : bella 
razza. 

16) Preceduto dall' agg. gran ha forza 
di superlativo ed esprime ammirazione ; 
l'è on gran beli lìber = è un gran bel 
libro. Seguito dallo stesso agg. grand, 
vale molto ; Ve dna stdnsa bèta grànda = 
è una camera bella grande. 

17) bèli e bòn = ironie, per enfasi : 
beli' e buono ; l'è dna secàdUra bèta e 
bdna = è una seccatura bella e buona 
Anche si può dir : serio, serio e scrivo, 
scrivo. 

18) bèli ncBuv = bel novo : di cosa 
non mai usata. 

19) Ironie, avii faa òna bela ròba = 
avete fatto una bella cosa ; bèli tàlént =» 
bel talento : a chi crede di dire e fai'e 
belle cose, e dice e fa delle sciocchezze ; 
fa on bèli guàdàgn = fare un bel gua- 
dagno : per dir scarso, cattivo. Anche 



nche ■ 



bel 



93 - 



ben 



nello stesso significato ; fa on bèli nòli ; 
l'hoo fMa bUa = 1' ho fatta bella : di 
cosa che ci dispiace di aver fatto e che 
può portare cattive conseguenze; là 
sàriss bela = la sarebbe bella : di cosa 
che non vorremmo che accadesse ; questa 
Ve bela ! = oh questa ò bella ! escla- 
mazione quando ci succede o si sente 
qualche novità che abbia dello strano, 
altri affacci qualche pretensione che 
non vogliamo ammettere in nessun 
modo. 

20) fagliela bela à quèidun = farla 
bella a qualcuno : di chi fa un'azione, 
un mal garbo, una celia che non s'a- 
spettava. 

21) bèli ccBur ! = bel cuore ! si dice 
a chi espone pensieri e sentimenti di 
poca carità. 

22) fànn., clinn^ sentimi, vedènn de 
bèi = farne, dirne, sentirne, vederne 
delle belle : cose sti-aordinarie. 

23) Seguito dalla congiunzione e e 
da un participio passato indica azione 
interamente compiuta ; l'è bèli e còtt, 
àndaa^ prepàraa^ ecc. = è bello e cotto, 
andato, preparato, ecc. 

24) Innanzi a un infinito significa la 
bontà e la utilità della cosa -^ V è on 
bèli spend, compra, insegna,, ecc. = è 
un bello spendere, comprare, insegnare, 
ecc. E ironico ; gh'hoo àmlil on bèli 
cianiti^ è mai vegnUu nisUn = ebbi un 
bel chiamare, nessuno venne mai. 

25) Per mostrare 1' efficacia e 1' op- 
portunità di un castigo ; che bèi scii- 
fiòtt ! = che bei scapelotti ! 

26) on bèli sì, on bèli nò = afferma- 
zione negazione assoluta, senza re- 
ticenze. 

27) on bèli dì = un bel giorno : si 
dice raccontando cosa che ha dell' in- 
solito e dell' innaspettato. 

28) de bèli noeuv = di bel nuovo : di 
nuovo. 

29) fàss bèli = farsi bello, imbellirsi; 
el temp el se fa bèli = il tempo si fa 
bello ; fàss bèli = farsi bello ; scherz. ve- 
stirsi con eleganza ; fa deventà beli = 
imbellire, far diventar bello. 

30) fàss bèli coni pòcch = fai"si onore 
col sol di luglio. 

31) bèli = bello, ameno : che ha ame- 
nità ; l'è on gran bèli alt = è un gi'an 
bel soggiorno. 

32) bèli' Umor = petulante, arrogante. 



33) bèli' omètt = sennino, assenna- 
tine : per vezzo a fanciulletto assennato. 

bèlora, s. f. = donnola : animaletto qua- 
drupede, poco più grande del topo : 
mustela vulgaris. 

belva,* s. f. = belva, bestia feroce. 

1) Fig. di uomo di istinti feroci e 
specialmente nell'atto dell' ira. 

bèlvedé,* s. m. = belvedere : luogo di 
campagna elevato da cui si godo una 
bella visuale. Anche belvedére.* 

1) Terrazza sopra il tetto di una 
casa, una piccola torre o terrazza in 
un giardino. 

bemòll, s. m. = bimolle : segno musi- 
cale in forma di un piccolo b che scema 
di un mezzo tono la nota a cui è af- 
fisso. Il doppio bimoUo la scema di 
un tono. 

ben,* s. ni. = bene : quello che da tutti 
si desidera in quanto è conveniente 
alla natura umana ; el ben l' è semper 
ben = il bene è sempre bene ; dà on 
maa nàss de spèss on ben = da un 
male nasce spesso un bene. 

1) Delle persone ; te set el me ben = 
sei il mio bene ; el me ben ! = ben 
mio ! espressioni di tenerezza. 

2) In quanto il bene è anche utilità ; 
Hoo nò che ben ghe fàga V ostinàss 
insci = non so qual bene gli venga da 
questa sua ostinazione. 

3) riiisi ben = riuscire a bene : a 
buon fine. 

4) à fin de ben = a fin di bene : 
con buone intenzioni. 

5) cred, pensa ben de fa o de di, 
de àndti o de sta, e sim. = credere, 
pensar bene di fare o di dire, di an- 
dare di staile, e sim. : aver la per- 
suasione che sia cosa utile fare, dire, 
andare, stare, ecc. 

6) vèss ben = esser bene : essere 
utile e conveniente. 

7) ben = bene : 1 suffragi che la 
chiesa fa per le anime dei defunti ; 
ànd^ in gèsa à fa on poo de ben = 
andare in chiesa a fare un po' di bene. 

8) ogni ben di Dio = ogni ben di Dio: 
tutto ciò che è necessario e soprabonda 
al vivere. 

9) chi fa ben troeùva ben = chi fa 
bene ha bene. Proverbio. 

10) dì ben de viin = dir bene d' uno : 
lodarlo. 

11) fa del ben = far del bene : fare 



ben 



— 94 



ben 



opere buone ; fa del hén à quéidùn = 
far del bene a qualcuno : aiutarlo con 
l'opera, col consiglio; giovargli. 

12) penati ben = pensare a bene : 
supporre buoni i portamenti e rette le 
intenzioni di un altro. 

13) p'omètt ben = dar buone spe- 
ranze : prometter bene. 

14) sperÈ ben = sperar bene : spe- 
rare che le cose anderanno bene. 

15) vede ben = veder bene, in bene : 
fissero inclinato a veder delle cose il 
lato buono. 

16) rorè ben = benvolere, amare : 
portare affetto ; fàés vorè ben = farsi 
voler bene, benevolere : procacciarsi 
l'affetto delle persone, affezionarsi a 
qualcuno ; ciàptL à t)oi-S hén = pren- 
dere, pigliare a ben volere : mettere 
affetto ; vorèés ben = amarsi : reciproco. 

17) fa ben = far bene, ben fare : 
operare rettamente. 

ben, * avv. = bene : di cosa fatta come 
si deve, secondo le regole, in modo 
soddisfacente, e d'azione compita che 
ha prodotto tutto il suo effetto ; làorà 
ben = lavorar bene ; on reso che tàia 
ben = iln rasoio che taglia bene. Iron. ; 
el fhà éervii propi ben = ti ha ser- 
vito veramente bene. 

1) ne ben, né maa = ne bene, ne 
male : mediocremente. 

2) Per molto ; /' è ben lontdn = è 
ben lontano ; ben ben = ben bene : lo 
stesso ma con più forza ; hoo màngìaa 
e bevuii ben ben = ho mangiato e be- 
vuto ben bene. 

3) Quasi per rinforzare l'afférmazione 
-dicendo cosa che voglia specialmente 
notarsi, perchè importante o diffìcile 
Si esser fatta o a esser creduta ; bisogna 
hén che te vàghet = bisogna bene che tu 
vada. 

4) Elitt. ée te còmoda ben, éedetid 
i'è istèéé = se ti piace, bene, se no fa 
lo stesso. 

5) ben, s'ciào ! = bene, via ! modo 
di concessione ; te voeut minga stiidià 
incoeu"? ben s^ciào, te studiarét donidn = 
non vuoi studiare oggi ? bene, via ! 
fitudierai domani. 

6) ben = or bene : ripigliando un di- 
scorso interrotto, o rispondendo alle 
ragioni altrui, o conchiudendo. 

7) àndà ben = andar bene : tenere 
la strada che conduce direttamente al 



luogo per cui siamo incamminati ; voo 
ben de chi per àndà à MÓnéa? = vado 
bene per di qui, per andare a Monza? 

8) compra, vend ben = comprare, 
vender bene : a buone condizioni, ed 
anche validamente, con effetto legale. 

9) ered ben = ci'eder bene : aver ra- 
gione di credere. E intrans. : creder 
che sia cosa utile, buona ; crédi ben 
de visàtt = credo bene di avvertirti. 

10) ben daa = ben dato : parlandosi di 
busse, castighi, dati a chi se li meritava. 

11) voréva ben di mi = volevo ben 
dire io : modo famigliare, quando si 
vede si sente cosa che succede come 
noi avevamo pensato. 

12) fa ben = far bene : aver ragione 
di fare quel che si fa ; te fee ben à 
dàgh minga atra = fai bene a non 
dargli retta. 

13) Di persona o bottega da cui si 
compra a prezzi discreti ; in quèll ne- 
gasi gK'è de fa ben = in quel negozio 
c'è da farci bene. 

14) mangia ben, bev hén = mangiar 
bene, bever bene : di cibi e vino buono. 

16) pariti ben = parlar bene : dir 
cose giuste e convenienti. 

16) pasàsela ben = passarsela bene : 
vivere con qualche agiatezza. 

17) càvtiéela ben = passarsela bene : 
uscire senza danno da una compro- 
missione. 

18) diportasi ben = portarsi bene : 
tener buona condotta. 

19) seri'V ben = scriver bene : con 
buoni caratteri e anche con buono stile. 

20) sentiés ben = sentirsi bene : non 
avere incomodi di salute. 

20) età ben = star bene : essere in 
buona salute ; età ben ; ch'el àtàga ben = 
sta bene, stia bene : modo usato nel 
congedarsi da una persona. 

— Viver con quiete e "senza disturbi, 
comodamente e con agio ; soni prdpi 
àtaa ben in quèla cà = son proprio 
stato bene in quella casa. 

— Di persona, in modo da far fi- 
gura cogli abiti ; cdme là sta bhi corti 
el vestii rosé =■ come sta bene coli' abito 
rosso. 

— éta ben cont quèidUn = star bene 
con qualcuno : viverci in buona ar- 
monia. 

22) m ben = sta bene : modo dì ap- 
provare e di acconsentire. 



ben 



95 



ben 



23) là glie sta ben = gli sta bene, 
bea gli sta : quando uno soffre giusta- 
mente le conseguenze dei propri errori. 

24) àndà ben = tornar bene : d' un 
vestito che è fatto con precisione e. si 
adatta bene alla persona. E anche 
quando il conto è fatto esattamente. 

25) tràià ben = trattar bene: usar 
buone maniere con persone ; dar da 
mangiare in modo che uno resti sod- 
disfatto ; ed anche agire onestamente 
specialmente in quanto riguarda la 
morale. 

26) troàéé ben = trovarsi bene in un 
luogo, starci con soddisfazione. 

27) vedègh ben = vederci bene : aver 
la vista buona. 

28) vegm ben = venir bene : di un 
lavoro che riesce secondo il desiderio, 

29) vegni sii ben = venir su bene: 
di pianta che cresce rigogliosa; e di 
un ragazzo che profitta dell'insegna- 
mento e dà buone speranze. 

30) vestì ben = vestir bene : di chi 
è solito vestire con eleganza. 

31) ben, ben = bembè, ben bè : avv. 
che si usa a modo di esclamazione e 
approvando, o ironicamente con senso 
di impazienza ; ben ben, ghe pensàroo 
mi = bembè, ci penserò io. 

82) Ebbene : che indica risoluzione, 
concessione. 
bèna, s. f. = rastrelliera : specie di scala 
a mano, rovesciata che fa parte della 
greppia. 

1) vèghen , mangitLnn dna btna = 
averne, mangiarne in grande quantità, 
a bizeffe. 
bène, * inter. = bene. 

1) Modo d'acconsentire e d'appro- 
vare ; hòo pensaa de eomprti là eà in 
sili còrs - Bene! = ho pensato di com- 
prare la casa sul corso. - Bene ! 

2) Esclamazione di contentezza: in- 
CKU riva el sto - Oh! bene! = oggi 
ai-riva lo zio. - Oh ! bene ! 

benedètìn, s. m. = benedettino : reli- 
gioso della regola di S. Benedetto. 

benedètt, * e talvolta anche benedeto * 
femm. benedèta, * agg. = benedetto. 

1) Dìo benedétta Madrina benedèta = 
Dio benedetto. Vergine benedetta. 

2) benedeto Dio ; Signor benedètt = 
benedetto Dio; benedetto il Signore: 
esclamazioni che accennano più o meno 
impazienza. 



3) In significato di lode e di rico- 
noscenza ; benedèta quela man = be- 
benedetta quella mano. 

4) Qualche volta per temperare il 
biasimo e il rimprovero : benedètt fèceu ! 
el voeUr mài dà àtì'à = benedetto fi- 
gliuolo.! non vuol mai dar retta. 

5) Per antifrasi : di cosa spiacevole, 
molesta e che fa scappar la pazienza : 
l'è on benedètt làorà che fenisè mài = 
è un benedetto lavoro che non finisce 
mai. 

benedi, v. att. = benedire : pregare , 
augurare ogni bene di Dio su persona 
cosa. 

1) Detto del sacerdote in alcuni riti 
della Chiesa : el prèt el benedìsé i eà 
= il prete benedice le case. 

2) Dei genitori : prima de àndà via 
el papà el m'ha benedii = prima di 
partire il babbo mi ha benedetto. 

3) Eammentare qualcuno con senti- 
mento di riconoscenza, d'affetto : bene- 
dir oo sémper qtièll gàlàntòmm che m^hd 
éàlvaa = benedirò sempre quel galan- 
tuomo che mi ha salvato. 

4) E di cose che destano care me- 
morie : benedì V ora e' l moment = be- 
nedire l'ora e il momento. 

5) àndà à fase benedì = andare a 
farsi benedire. Anti frasi fam. per an- 
dare a male, rompersi, guastarsi. 

6) manda vun à fàss benedì = man- 
dar uno a farsi benedire : dirgli che 
non vogliamo più. aver che fare con 
lui ; mandarlo via. 

7) dinn àsce de benedì on viscov = 
dirne quante ne può benedire un ve- 
scovo. In gran quantità. 

8) benedì cont là seda. Vedi scda« 
benedii, part. = benedetto. Part. pass. 

di benedire ; ticqua benedìda, céra be' 
nedìda, pan benedii = acqua benedetta, 
cera benedetta, pane benedetto : a cui 
il prete ha dato la benedizione. 
benedision, * s. f. = benedizione: atto 
del benedire e le parole che si profe- 
riscono benedicendo. 

1) L'ultima parte di una funzione 
religiosa in cui si dà la benedizione 
col Sacramento, e anche tutte le preci 
che la precedono. 

2) Tutto ciò che si riconosce bene- 
fico e di molta utilità : quela medesi' 
na l'è étàda là mìa benediàion = quel 
medicamento è stata la mia benedizione. 



ben 



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ben 



benefàtór, * s. m. = benefattore : chi e 
che fa benefizi agli altri. 

1) benefàtór chiamano i poveri, chi 
è solito far loro l'elemosina. 

benefica, * v. att. = beneficare, far del 
bene. 

beneflcénsa, * s. f. = beneficenza: l'atto 
e gli effetti del beneficare ; à Mildn 
gh'è dna, quàntUaa de Istituti de bene 
ficéìisa = a Milano c'è una quantità 
di Istituti di beneficenza. 

benèflch, * agg. = benefico : di pei"sona 
cho benefica. 

beueflciàda, * s. f. = beneficiata : rap- 
presentazione teatrale a beneficio d'uno 
degli attori, o per qualche opera di 
carità. 

benefìsi, * s. m. = beneficio, benifizio : 
l'atto benefico e il vantaggio che altri 
ne risente; el m'ha faci di gran be- 
nefìsi = mi ha fatto grandi benefici. 

1) Cosa di cui uno gode come un 
di più, senza opera propria o spesa 
corrispondente ; el benefìsi déla éàlùt, 
de l'tLria e sim. = il beneficio della sa- 
lute, dell'aria e sim. 

2) benefìsi d'inventàri = beneficio di 
legge d'inventario. T. leg. : facoltà 
concessa dalla legge all'erede di non 
pagare i debiti che eccedano il valsente 
dell'eredità, 

3) benefìsi = beneficio ecclesiastico. 
T. di chiesa. Fondo o rendita di cui è 
investito un prete, coli' obbligo di dir 
messa e di adempiere ad altri uffici 
del suo ministero. 

4) benefìsi de còrp = beneficio di 
corpo : Le funzioni naturali e sponta- 
nee del basso ventre. 

5) Di cosa che compensa di malanni, 
che aiuta a star meglio : el g'hà 
àviiil el benefìsi de gdd on poo de pàs 
in di flltiìn ànn = ebbe il beneficio di 
godere un po' di pace negli ultimi 
anni. 

benemérit, * agg. = benemerito : che ha 
fatto cose degne di riconoscenza, di 
lode di ricompensa. 

benemerénsa,* s. f. = benemerenza. Atto 
per cui l'uomo si rende benemerito. 

beneplàcìt, * s. m. = beneplacito : con- 
senso e approvazione piena ed intiera. 

benéser, * s. m. benessere, agiatezza: 
specialmente parlando di un intero paese 
di intere classi di persone. 
1) Stato piacevole del sentimento 



corporeo : proà on moment de ben^éer 
= provare un momento di benessere. 

benestànt, * s. ni. = benestante : chi 
possiede e chi ha da vivere in un certo 
grado di agiatezza. Meno che scior = 
signore, ricco. 

benfaa, * agg. = benfatto : di persona 
che ha fattezze regolari. Di cosa : fatta 
regolai-mente. 

bendala, = bengala ; foeugk de bengtbla = 
fuoco di bengala : specie di fuoco ar- 
tificiale, variamente colorato che s'ac- 
cende in segno d'allegi'ezza in occa- 
sione di feste pubbliche. 

benìàmìn, s. m. = beniamino, cucco : 
il figliuolo prediletto. 

beuin, avv. = benino. Aw. dim. di bene; 
età benìn = star benino. Di malati 
quando cominciano a guarire. 

benisitt d'ànes, = anici in camicia : ri- 
vestiti di zucchero. 

1) benisitt = confettucci, dimin. di 
confetto. 

benis, s. m. = confetto : dolci di zuc- 
chero cotto con dentro mandorle, pi- 
stacchi, coriandoli, ecc. 

1) dei vìa i benìs = dare i confetti : 
di chi è sposo. 

— maftgiàrèmm i benìs = mange- 
remo i confetti. 

2) benìs biis = confetti vani : quelli 
che ci son dati dopo consumate le 
nozze da chi si rimariti. 

3) benìs de gèsé = coriandoli : le 
pallottole di gesso somiglianti a corian- 
doli che si gettano nei corsi del car- 
nevale. 

benintés, avv. = beninteso : si intende 

bene, si sottintende. 
benlevàto, * = ben alzato : modo fam. 

d'augurio a chi s'alza dal letto la 

mattina. 
benóne, * avv. = benone. Avv. accresc. 

di bene. Qualche volta per celia ironi- 

cam. : edme te stee ? = Oeuh ! Benone ! = 

come stai? = Oh! Benone! 
benportant, * agg. = benportante : che \ 

è sano ed ha l'aspetto florido. 
benservii, s. m. = benservito: attestato] 

in iscritto, che il padrone rilascia ali 

servitore licenziato. 
bensìna, * s. f. = benzina, benzolina : 

sostanza liquida per levare le macchie. 
benveduii, agg. = benveduto. Di persona: 

veduto di buon occhio, stimato. Di] 

cosa: che ha l'approvazione altrui. 



ben 



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ber 



benvist, agg. = benveduto, benvisto. 

bèola, s. f. = pieti'a di Bovola : specie 
di gneis che traesi a Bevola e in di- 
versi altri luoghi di Valdossola: otti- 
ma per pavimenti, terrazze, scale, e 
sim., saldissima anche assottigliata di 
assai. 

bequàder, * s. m. = biquadro : segno 
musicalo che toglie il diesis ed il be- 
molle. 

béra, s. f. = pecora : animale domestico 
da cui si tosa la lana. E' il femminile 
di bèè. 

bercia, v. att. = piagnucolare, lamen- 
tarsi. 

berciòii e bercìòtt, s. m. = piagnone: 
chi con facilità si lamenta del proprio 
stato. 

beretìn = berretto. Quello da prete. 

bèrgàmiu, s. m. = bergamino, pastore : 
chi specialmente dagli alpi bergamaschi 
e di- Valsassina cala per lo piìi tra noi 
a svernare. 

bèrgàmiua, .?. f. = bergamina, armento: 
mandra di bovini e specialmente di 
mucche. 

bèrgamòtt, s. m. = bergamotta: sorta 
d'agrume dalla cui scorza si ostrae 
un'essenza odorosa. 

bergnócola, s. f. = bernoccola: piccola 
protuberanza, fortemente convessa, più 
specialmente nella testa, per naturalo 
conformazione o per effetto d'una per- 
cossa 

berichin, s. m. = monello, birichino : 
di ragazzi ; furbo o anche impertinente, 
maleducato, anche biricbìn. * 

1) Chi non mantiene le promesse. 

2) Per celia: ah! bericliìn! te vo- 
rèvet fàmela ! = ah ! birichino ! me la 
volevi fare ! 

bèrichiuàda, s. f. = birichinata, bindo- 
lata : azione da birichino e da bin- 
dolo. 

bèrìn, s. m. = agnellino, pecorino, ab- 
bacchio. 

beriiià, v. att. = rammentare il fieno 
colla falce frullana nell'atto del taglio, 
facendone non già tante poste , ma 
tutto un mucchio di file e a dilungo. 

bèrliccli, s. in. = borliccho. Lo stesso 
che bàrlìcch. 

berlina, s. f. = berlina : palco su cui si 
esponevano pubblicamente i malfattori. 
Castigo abolito tra noi dal 1848. 
1) vciìi in bèrlìn<i = essere in ber- 



lina, esposto alle beffe, alle derisioni 
del pubblico. 

2) Gioco di conversazione nel quale 
uno sta seduto nel mezzo e se indo- 
vina chi sia l'autore d'uno dei motti, 
che gli altri gli mandano a dire, qiiesli 
deve pigliare il suo posto. 

bèrlinghitt, s. m. p/. = fronzoli : d'o- 
gni ornamento superfluo. Detto per lo 
più delle donne. Vedi birling'hitt. 

1) mètes in dòse di bèrlinghitt = 
mettersi in ghingheri, fam. vestirsi con 
ricercatezza per dare nell'occhio. 

bèrlusch (guarda in) = guardar losco, 
guardar di traverso : dicesi di chi ha 
lo strabismo. 

bernàsàda, s. f. = palettata: lo stesso 
che bcàrnàsàda, più scelto. 

bernàsòn, s. m. = palettone : gi'an pala 
di ferro di cui il fornaciaio si serve per 
estrarre le brago dalla bocca della for- 
nace e buttarlo a freddare. Lo stesso 
che bàrnàsóu più scelto. 

bèrnàss, s. m. = paletta. Vedi bàruàss. 

bernòcol, s m. = bernoccolo; végh el 
bernocol de... = averli bernoccolo di... 
avere un'inclinazione natui'ale a una 
cosa. 

beròtt, s. m. = pennecchio di lana car- 
data. 

bersàli, s. m. = bersaglio : segno o punto 
che si prende di mira jìer esercitarsi 
al tiro. 

1) Edilizio pubblico fatto apposta per 
l'esercizio al bersaglio. 

2) mss el bersàli de tilce = fig. es- 
sere il bersaglio di tutti : di persona, 
l'oggetto di tutte le beffe e di tutti gli 
scherzi che. da altri si fanno. 

bersàliér, 5. m. = bersagliere : soldato 
di fanteria. Formavano tra noi un corpo 
speciale destinato a combattere in or- 
dine sciolto. Il popolo corrompe in bre- 
sàliér. 

1) coi' come on bersàliér = coiTero 
molto e senza affaticarsi troppo. 

bersò, s. m. = cupola, cupoletta, padi- 
glioncino, bersò : volta di legname o 
di ferro ingraticolato, che si alza nei 
giardini e si copre di verzura. Dal 
frane, berceau. 

bèrta, s. f. = cornacchia, mulacchia, 
taccola. Gorvus menedula. Uccello sil- 
vano. 

2) Modestina: striscia di pannolino 
lunga un palmo o poco più, con qual- 



ber 



98 



bes 



che guamizioue, cui poiiano le donne 
soi)ra il seno, massime a vestito di 
molto scollato e aperto sul davanti. 

3) mètt là bèrta in één = tacersi 
mogio, mogio : di chi è costretto dal 
comando altrui o dalle altrui buone 
ragioni a tacere e a finire specialmente 
di contraddire. 

bèrtàvèll, s. m. = bertuello : sorta di 
rete da pescare che ha piii ritrosi. 
Vedi bàrtàvèll. 

bértela, s. f. = cartaccia : una di quelle 
carte nei mazzi di cai'te da gioco che 
servono al tresette e che hanno se- 
gnati i punti 8, 9, 10 e che per lo più 
non servono al gioco. 

bèrtonà, v. alt. = zucconare : tagliare 
corti i capelli. 

1) rapare, radere; tosar bene fino 
alla pelle il capo. 

bèrtonscèll, s. m. = pesce persico. Perca 
fluviatilis. 

besàsc, s. m. = cencio : cosa mencia, o 

. sbiadita o guitta. 

1) Di pers. : buono a nulla, guasta- 
mestiere. 

besàsciàda, s. f. = stivaleria, cenciata : 
cosa goffamente dotta, o fatta, o pen- 
sata. 

bìsbilèrì, besbilì, s. m. = bisbiglio: 
quella specie di suono che si manda 
fuori nel bisbigliare. Più scelto bìsbili * 

1) fa besbtli = bisbigliare. 

2) on beébili de gent = una folla di 
gente. 

becchisi, s. in. = ticchio, capriccio, ghi- 
ribizzo : pensiero fantastico e capric- 
cioso e voglia che insorge improvvisa 
senza una ragione sufficente. 

beschisiàss, «'. rif. = pigliar il gi-illo, 
corrucciarsi, inciprignire, indispettirsi. 

beschisiòs, agg. = ghiribizzoso, scon- 
, troso, permaloso. 

bescotàrìa, s. f. = biscotteria : assorti- 
mento di paste dolci, come biscottini, 
biscotti, ecc. Più scolto biscòterìa. * 

bèscotin, s. m. = biscottino: pasta molto 
leggera e sottile con ova e zucchero, 
cotta a modo di biscotto, da inzuppare 
nella cioccolata, nel vino, e sim. Più 
scelto biscotìn. 

1) dama del beseotin = dama del 
biscottino ; di signora affigliata a so- 
cietà religiose e di una devozione molto 
esteriore ed appariscente. 

bescòtt, s. m. = biscotto : lo stesso che 



bèscotin nel senso di pasta dolce ; 
bescòtt d'àneà = biscotti all'anice; be- 
scòtt de Noàra = biscotti, o biscottini 
di Novara. Più scelto bìscòtt. * 

1) Biscotto : di pane cotto due volte 
di cui si fa provvisione per navigare. 

2) bescòtt meglio biécoti = casta- 
gne cotte nel forno. 

beséij s. f. = ago, pinza : quella piccola 
spina che hanno nella coda le vespe, 
le api, e sim. colla quale appinzano. 

1) Fig. Frizzio, bruciore: il frizzare 
prolungato, cioè la sensazione che si 
prova in una parte del corpo, segna- 
mente piagata , fregandola con salo, 
aceto, e sim. 

2) Ve on bèséi: si dice di peperoni 
e simili agrumi molto forti, che pizzi- 
cano in bocca e affocano il palato. 

3) càscia freiìra el besèi = fare il 
viso dell' armi, ringhiare, mosti-are i 
denti : mostrare ad uno che non ab- 
biamo paui'a di lui. 

4) ■vèsé on besèi = essere stizzoso ed 
anche essere una lingua di serpe, ma- 
ledica. 

5) Cocciuola: piccolissima enfiagione 
cagionata per lo più da morsicature di 
vespe, api, ragni, zanzare e sim, 

bèsì, s. m. pi. = bezzi, danari in ge- 
nerale; vègli di beai = aver dei da- 
nari. 

besìà, V. att. = appinzare, pinzare, pun- 
gere : degli insetti che hanno pungi- 
glione come vespe, api, pulci, cala- 
broni. 

1) Pizzicare, far venir pizzicore : di 
commestibili che siano pizzicanti; i pe- 
veròn besìen = i peperoni pizzicano. 

besìàda e besiadura, s. f. = appinza- 
tura: l'atto e l'effetto dell'appinzare. 

besiént, agg. = appinzante, pizzicante: 
che ha la qualità del pizziccare. 

besinfl, agg. = gonfio, enfiato: del corpo 
ingrossato per concorso di umori. An- 
che bisinfl. 

besiòs, agg. = sarcastico, pungente : di 
chi paiiando urta, offende chi ascolta. 
1) Bieco, torvo: di chi ha l'occhio 
torvo, bieco. 

bèstèmà, v. att. = bestemmiare, proferir 
bestemmie. 

1) fàmni minga bestèmti = non mi 
far bestemmiare : modo di mostrare la 
stizza che altri ci fa. 

2) cìi'el bèstèma nò = si dice al ven_ 



bes 



— 99 — 



bev 



ditore dal compratore perchè non chieda 
della merco un prezzo esorbitante. 

bestèma e bestémia,* s. f. = bestemmia: 
parola discorso ingiurioso alla divinità. 
1) Trasl., grosso sproposito in scienze, 
lettore e sim. 

béstia, * s. f. = bestia, bruto: nome ge- 
nerico degli animali, escluso l'uomo. 

1) *■ bèsti assol. = le bestie : i bovi 
e altre bestie vaccino ; voo à dàgh de 
màngit ài bèsti = vado a dar da man- 
giare alle bestie ; là bestia assol. = la 
bestia: il cavallo, 1' asino, il mulo di 
vetturini, barocciai, ecc. 

2) de bestia^ cóme dna bestia, come 
i bèsti = da bestia, come una bestia, 
come le bestie ; cioè molto; el ladra come 
dna bestia = lavora come una bestia, 
lavora assai e con molta fatica. 

3) Strada de bestia = strada da be- 
stie: cattivissima. 

4) Fig., uomo ignorante e anche di 
persona intrattabile; l'è dna bestia = è 
una bestia; bruta bestia = brutta be- 
stia ; detto per ingiuria a chi ci ha fatto 
o detto cosa spiacente. 

5) àndà, rèsa in bestia = Imbestialire ; 
andare, entrare, montare, essere in be- 
stia ; adirarsi assai ; andare, essere in 

. gran collera. 

6) conoss l'Umor déla béstia = co- 
. noscero l'umore della bestia. Fani., co- 
noscere r indole di qualcuno in modo 
da potersi regolare. 

7) bestia in cantina! = bestia in can- 
tina, bestia berrettina. Dicesi per i scher- 
zo a modo di imprecazione. 

8) Specie di gioco che si fa colle 
carte, e per fortuna poco comune, per- 
chè d'azzardo. 

bestiài, * agg. = bestiale. 

1) Da bestia, proprio delle bestie. 

2) Brutale: di bruto, da bruto; istint 
beàtiàl, pasión bestiài = istinto, pas- 
sione brutale : non corretta, non gui- 
data dalla ragione; òmm bestiai = uomo 
brutale : che si lascia dominare dalla 
passione, incapace di qualunque sen- 
timento gentile o benevolo per stupi- 
dità e rozzezza d'animo e che si lascia 
trasportare facilmente dall'ira. 

bestiàlitaa,* s. f. = bestialità. Astr. di 
bestiale per discorso, azione da igno- 
raote, o senza riflessione. 

bestiàlméut,* aw = bestialmente, da 
bestie, in modo bestiale. 



bestiàmni, * s. m. = bestiame: quantità 
di bestie domestiche; più. comunemente, 
quelle che appartengono all'agricoltura 
e alla pastorizia. 

bestiàscia,* s. f. = bestiaccia;^ pegg. di 
bestia. Qualche volta bestiàsa. 

besticsù e bèstioetìla, s. f. = bestiola ; 
dimin. di bestia. 

bèstiolìua, s. /'. = bestiola; dim. di be- 
stia. Si dice con aria di rimprovero a 
chi abbia detto o fatto qualche cosa con 
poca riflessione. 

bestiòii, s. ni. = bestione. Acer, di bé- 
stia, specialm. nel significato 4. 

besùiic, agg. = bisunto, molto unto: spe- 
cialmente di cose sudicie in modo da 
parere unte ; mas mine e besùnc = es- 
sere unto e bisunto. Ora si dice per 
lo più bisùnc. 

betegà, v. att. = balbettare: parlare ar- 
ticolando i suoni a stento e imperfet- 
tamente per imperfezione degli, organi 
vocali, anche per grave alterazione 
dell'animo, come ira, vergogna e sim. 
Anche: scilinguare e barbugliare. 

2) betegà nò = parlar chiaro, senza 
ritegno, dire le proprie ragioni e le pro- 
prie opinioni, senza timore e senza 
troppe circonlocuzioni. 

3) el betegà = la balbuzie o il difetto 
del balbettare. 

betegàda, s. f. = balbettamento: il bal- 
bettare ; vUij! t'hee sentii che betegtida 
el glia daa ? = che ! hai udito che bal- 
bettamento ha fatto ? 

beteg-ói, s. m. = balbo, bisciolo: chi bal- 
betta per difetto fisico. V. tartàia. 

bétola, s. f. = béttola, bottega dove la 
gente va a bere o anche a mangiare per 
bere : è luogo frequentato per lo più 
dal popolaccio. 

bètolìn, s. m. = bettoluccia; dimin. di 
bettola. 

bètolinàtt, s. m. = bettoliere. 

1 Chi tiene bettola; più com., oste. 
2) Bettolante : chi frequenta lo bet- 
tole e vi si ferma a lungo. 

betonerà, s. f. = bettonica: erba perenne 
e medicinale; betòniea offèeinalis. 

1) vèss conosiiii còme là betonega = 
esser più conosciuto della bettonica: co- 
nosciutissimo; anche: essere conosciuto 
come la malerba. 

bèv, V. att. = bere, bevere, inghiottirò 
acqua, vino o altro, specialmente per 
levarsi la sete. Di bevande non fjttte 



'>^ 



bev 



— 100 — 



bia 



per levar la sete come caffè, tè, ecc., 
si dice: tteu = prendere, non bev = 
bere. Fa bév i beati = far bere le be- 
stie, condurle, menarle a bere. 

1) bév = bere, si dice quando nel ba- 
gnarsi entra l'acqua in bocca, percbè 
non si sa nuotare o si nuota male. 

2) bev assol. = bere, ber vino; bév à 
là sàlÈt = bere aUa salute di qualcuno, 
far brindisi. 

B) bév de digiùn = bere a sciaqua- 
budella, ber vino a digiuno. 

4) bév §il el mangiti = bere su o so- 
pra un cibo; bé-vegh ben = beverci bene: 
dopo aver mangiato di una cosa con 
piacere o no. 

5) bév sii tiiscòss = beverseli tutti ; 
fam. spendere tutto in crapule, gozzo- 
viglie. 

6) l'è come bév on blciér d'àcqiia = 
gli par d'andare a bere; di chi si mette 
a far cosa che gli paia facile e di nes- 
suna fatica. 

7) bév on oeiìv = bere un ovo; come 
bév on ocùv = come bere un ovo, di 
cosa facilissima. 

8) dà de bév, fa bév = dare a bere, 
far bere una cosa: darla a credere con 
inganno. 

9) bévela, béveéela = beversela, cre- 
dere una cosa con troppa facilità e sem- 
plicità. 

10) porta de bév = portare il bere; 
fam. quando si comanda di portare il 
vino da bere. 

11) bév sii = morirci su. Di quando 
si guarda qualcuno con espressione di 
tenerezza molto languida. 

12) el de bév = beveraggio: la man- 
cia che si dà ai vetturini, ai facchini 
ad altri, per servizi materiali. 

13) bév niinga mal = trincare, bere 
con avidità e in gran quantità. 

14) bév fina à l'ultem o à Vultim = 
sgocciolare, succhiare l'ultime goccio. 

15) bév à cieitt = centellare, centel- 
linare, bere a centellini: bere tanta 
quantità di vino o d' altro liquore, 
quanta se ne può prendere in un pic- 
colo sorso. 

16) bév gid = tracannare, bere ab- 
bondantemente .e presto. 

17) bév coi man = bere facendo delle 
mani giumella. 

18) bév à canèll = bere a cannello 
o a garganelle. 



19) bée on ceilv = bere un ovo : suc- 
chiarlo crudo dal guscio. 

20) bév i belèss = bere da un bic- 
chiere dove abbia già altri bevuto. 

21) voi(L gid de bév = mescere, ver- 
sare nel bicchiere per bere. 

22) bév sii coi oréce = bere colle 
orecchie: ascoltare attentissimamente. 

23) bév = assorbire: di corpi porosi, 
come la terra, la carta, il legno e sim. 
l'è on miir che bév tròpp là tìnta = è 
un muro che assorbe troppo il coloro. 

bevàscià, v. att. = sbevacchiare, sbevaz- 
zare: bere molto e spesso e senza bi- 
sogno. 

bevàscìòii, s. m. = sbevazzatore: colui 
che sbevazza. 

bèyer d'acqua, = goccia d' acqua ; dà 
nànca on béver d'acqua = non dare una 
goccia d'acqua: di chi è avaro e a cui 
non casca nulla a sollievo del pros- 
simo. Disusa. 

beveràcc, * s. m. = beveraggio. Special- 
mente l'acqua che si dà a bere alle 
bestie. 

beTerón, s. m. = beverone : acqua in 
cui è sciolta fai'ina o crusca e che si 
dà ai cavalli o ai bovi per rinfrescarli 
per ingrassarli. Vi si metton da noi 
anche foglie di grano turco o di ca- 
voli. Anche bév in biànch. 

1) Acqua e neve; vèn gi6 on beve- 
ron = Fig. piove e nevica insieme. 

2) Vaso col becco; vaso di vetro o 
d'altro con beccuccio ad uso di dar da 
bere ai malati. 

bevibil, * agg. = bevibile , che si può 
bere: Detto del vino o d'altro che, seb- 
bene con qualche mancamento, non è 
affatto sgradevole. 

bevidòr, s. m. bevitore: chi beve molto. 

bevircetì, s. m. bevirolo, beriolo, beve- 
rino, beverello : vasetto per lo più di 
vetro, che si tiene nelle gabbie, degli; 
uccelli per l'acqua. 

1) Abbeveratoio, beveratoio: vasettol 
oblungo in cui bevono i polli nelle stie. : 

beyùda, s. f. = bevuta: l'atto del bere. 
1) Rimprovero, ramanzina ; vilij! te 
ciàpaa sii là bevÉda? = ti sei preso la 
tua ramanzina? 

biàca, s. f. = biacca: carbonato di piombo' 
di zinco. 

1) Belletto; ddna che se dà là biàca 
= donna che si dà la biacca, il bel- 
letto. 



bia 



- 101 - 



bia 



2) dà sii là bidca = imbiancare: co- 
prire di biacca. 
biada,* s. f. = l)iada, avena; avena sa- 
Uva; specie di cereale, la vena che si 
dà per cibo alle bestie cavalline. 

1) dà là biada = abbiadare, avvez- 
zare alia biada. 

2) bitida éàlvàdega o mata = fora- 
sacco ; bromis viollis : sorta d'avena 
che nasce tra le biade. 

3) ci merita dna brasciàda de biada. 
Si dice di chi commette qualche scioc- 
chezza e gli si vuol dar del ciuco con 
una perifrasi. Anche: de fèii. 

biàdàroeù, s, m. = biadaiolo: chi vende 
la biada. 

biàdeg'h, s. m. biàdegra, s. f. = nipote, 
nipotino, nipotina : il figliolo o la fi- 
gliola, del figlio della figlia: meglio 
ora iievòd e nerùda. 

bianca (là sura), = per antonomasia: la 
neve. 

biàncària, s. f. = biancheria: ogni sorta 
di panni di tela bianca per uso dome- 
stico. per vestirsi , come lenzuola, 
tovaglie, asciugamani, camicie, calze, ec. 
biàneàrìa de tàola, de ciisina, de lèti 

: = biancheria da tavola, da cucina, da 
letto; nètt de biàneàrìa = che gli si fa 
lavare e stirare la biancheria da dosso. 
Più scelto biancherìa. * 

1) biàneàrìa de biigàda = bianche- 
ria imbiancata o di bucato: quella che 
non fu peranco adoperata dopo che fa 
messa in bucato. 

— biàneàrìa inilmidìda = bianche- 

• ria umidetta, umidiccia, umidina : che 
è meno che umida, e la cui umidità 
appena si riconosce al tatto; quella 
che conviene all' operazione dello sti- 
rarla. 

— biàneàrìa sopresàda, inafnedàda 
biancheria stirata, cioè spianata col 
ferro da stirare ; insaldata, cioè quella 
cui prima di stirarla fu data la salda, 

- ossia acqua nella quale sia stato stem- 
perato amido, o gomma. 

— biàneàrìa éporca = biancheria su- 
dicia, sporca : quella che per essere stata 

• sufficientemente o anche molto adope- 
: rata, è da porsi in bucato, per rido- 
narle la nettezza. 

2) cilsìinbiàncàrìa= cucir di bianco. 

3) biàneàrìa ehe ha ciàpaa el giàld = 
biancheria imporrata, imporrita. 

bi&nch, * s. w. = bianco: il colore pro- 



prio della neve, del giglio, del latte e 
simili. 

1) mett el négher sili biànch = met- 
tere il nero sul bianco: scrivere. 

2) dà d'inténd biànch per négher = 
dare ad intendere il bianco per il nero: 
una cosa por un'altra. 

2)làsà in biànch = lasciare in bianco, 
senza scrivere. 

A) el biàneh de l'ceucc = il bianco 
dell'occhio: la cornea opaca dell'occhio 
dove sta la pupilla. 

5) La materia di color bianco colla 
- quale, disciolta, si imbiancano le mura; 

flàgh dna man de biànch àia stànàa = 
= dare una mano di bianco alle pareti 
della camera. 

6) còti in biànch = cotto in bianco: 
specialmente di pesci e di poUi. 

biànch, agg. = bianco, di color bianco; 
m,iir, vestii, marmo biànch, = muro, 
vestito, marmo bianco. 

1) biànch e rosé = bianco e rosso: 
di persona, viso che mostra buona e 
florida salute. 

2) barba, eàvei biànch, = barba, ca- 
pelli bianchi: di colore che prendono 
la barba e i capelli segnatamente per 
vecchiezza. 

— biàneh = canuto: di chi ha i ca- 
pelli bianchi; à qtiàrànf ànn l'è già tiitt 
biànch = a quarant'anni è già tutto ca- 
nuto : si dice soltanto dei capelli, non dei 

baffi e della barba pei quali si dice: bianco. 

3) dà carta bianca à viin = dar carta 
bianca a uno : dare piena facoltà di 
fare e regolarsi come crede meglio. 

4) Si dice di molte cose, benché non 
sieno Azeramente bianche, per distin- 
guerle da altre di colore diverso ; Uga 
bianca, vin biànc, pan biànch, sàléa 
bianca = uva bianca, vino bianco, pane 
bianco, salsa bianca. 

— frititra bianca = frittura bianca, 
fritto di cervella, filetto, granelli e sim. 

5) ràr còme dna mosca bianca = 
raro come le mosche bianche. Iperbol.: 
difficile impossibile a trovarsi. 

6) Candido: bianco e senza macchia; 
ròs biànch e rosé = rose candide e ver- 
miglie ; veli biànch = velo candido ; 
biàneh còme el Uri = candido come il 
giglio, candidissimo. 

7) biànch come on pànn làvaa =• 
bianco come la carta, bianchissimo : 
si dice del colore del viso per effetto 



bia 



— 102 — 



bic 



di malattia, paura o altra grave coili- 
mozione dell'animo, 

8) chi le vceùr bianca, chi le vceilr 
negra - chi la vuole allesso e chi ar- 
rosto : chi in un modo o chi in un altro. 

biancheria, * s. f. = biancheria : ha 
ormai quasi del tutto sostituito il più 
volgare e più vecchio biàucària. Vedi. 

biànchésa, * s. f. = bianchezza, candi- 
dezza, candore ; là biànchèsa délapèll, 
di man = la bianchezza della pelle, 
delle mani ; là biànchèsa de l'àvdri, 
dela net! = la candidezza dell' avorio, 
della neve. 

biàuchéta, s. /". = camioiuola : specie 
di giacchetta di flanella o di maglia, 
che si porta per ripararsi dal freddo, 
per lo più sulla pelle al di sotto della 
camicia, 

bianchétti s. m. = pietra di micio. 

1) Pietra da sarti : colla quale i 
sarti segnano la stoffa. 

2) Melata : malattia che attacca al- 
cune piante. 

Biàs, s. m. = Biagio : nome proprio di 
persona, 

1) mètt via el 2^ànàtòn per san 
BitLs = mettere da parte il panettone 
per san Biagio : è uso a Milano ser- 
bare un pezzo del panettone che si 
mangia a Natale, per il 3 febbraio, 
giorno di san Biagio, il quale credono 
protegga contro i mali di gola. 

biàsà, V. alt. = biasciare, biascicare e 
nel linguaggio comune, sbiasciare e 
sbiascicare : ravvolgere in bocca, mo- 
vendo la mascella come nel masticai'e, 
segnatamente detto di chi non ha denti 
di cose molli. Anche così chiamasi 
il masticare lentamente e male di chi 
mangia con nausea. 

biàsaa, s. m. = biascicotto, biasciotto. 

1) Pezzetto di pane, o di carta, o 
d'altro biasciato e sputato. 

2) agg. pari. pass, di biàsà; l'è pan 
biàsaa di vegiòni = è pane biasciato 
dai vecchi : si dice di roba molle che 
abbia lontana apparenza di cibo bia- 
sciato. 

biàsapàter, s. m. e /". = biascia pater- 
nostri, bacchettone, biasciarosari, pin- 
zochere. 

biasima, * v. alt. = biasimare : mostrare 
e disapprovare i difetti di alcuno, 

biava, s. f. - biada : voce popolanesca 
per biada. 



bibì, s. m. = bua : voce usata parlando 
coi bambini. Vedi bobaa. 

Bìbia,* s. f. = Bibbia : il libro che con- 
tiene il Testamento vecchio e nuovo. 

bibin, s. m. = fiorrancino : uccelletto 
cosi chiamato da un ciuffettino giallo 
che ha sul capo ; regulus ignieapillus. 

bibiotéca, * s. f. = biblioteca : luogo 
dove si conserva e si custodisce una 
quantità di libri raccolti por fine di 
studio ; bibiotéca de Brera, bibiotéca 
ambrosiana, de l'Istitiltt Tècniche, del 
circol, ecc. = biblioteca di Brera, bi- 
blioteca ambrosiana, dell'Istituto Tec- 
nico, del circolo, ecc. 

1) vèsè dna bibiotéca àmbiildnt = 
essere una biblioteca ambulante : di 
persona che ha molta e svariata eru- 
dizione. 

bibiotecàri, * s. m. = bibliotecario : chi 
soprintende a una biblioteca. 

bibìoteclièta, *«./■.= bibliotechetta, 
dimin. vezzegg. di biblioteca, 

bibita, * s. f. = bevanda : ciò che è fatto 
per esser bevuto, 

1) Bibita, bevanda : più specialmente 
d'acque acconce o medicinali, 

bibliografia, * ò\ f. = bibliografia : 
l'arte o la scienza del bibliogi'afo. 

bibliogràflch,* agg. = bibliografico : da 
bibliografia ; el bolèti/i biblingràfich = 
il bollettino bibliografico. 

bicér, s. m. = bicchiere : piccolo vaso, 
per lo più di vetro o di cristallo, per 
bere ; el foìid del bicér = il fondo del 
bicchiere in cui rimane il centellino ; 
bicér molaa = bicchiere arrotato ; bicér 
de cticia o de viàgg = bicchiere di 
cuoio ; hicér a cMis = bicchiere a ca- 
lice, calice ; bicér soli = bicchiere liscio ; 
bicér làoraa = bicchiere martellato. 

1) Quantità di liquido contenuto in 
un bicchiere ; bév on bicér de vtn = 
bere un bicchier di vino. Anche asso- 
lutamente ; pagànn, béven on hicér = 
pagarne, berne un bicchiere : sottin 
tende « di vino, » 

2) eilu de bicér = cui di bicchiere : 
per celia : diamante falso, 

3) scarpa larga e bicér pièn e età- 
pala còme là vén = pigliare il mondo ^ 
come viene : ammonisce gli uomini aj 

. non si dar uè briga, né dolore di ciòl 
che avviene nel mondo, il quale òf 
sempre stato e sempre sarà una vi- 
cenda di bene e di male, nella quale. 



I 



bic 



- 103 - 



bie 



spesso i buoni sono calcati e i pravi 
sollevati, e il giusto e l'onesto è franteso. 
4) Volgarmente è abbreviato in bicc 
nella olissi del significato. 1. andèmni 
à beven on bicc = andiamo a berne 
un bicchiere. 

biceràda, s. f. = bicchierata : il trovarsi 
fra amici a bere del vino per festeg- 
giamento. 

1) Un modo di giocare al biliardo, 
secondo il quale ciascuno gioca per 
conto proprio e i punti che perde rie- 
scono a vantaggio di tutti gli altii : 
man mano che ciascuno arriva al nu- 
mero di punti fissati esce dal gioco e 
l'ultimo paga per tutti. 

bicerìii, * s. m. = bicchierino, bicchie- 
retto, dim. di bicchiere : segnatamente 
di quelli che servono per vini da bot- 
tiglia per liquori. 

biceròn, * s. m. = bicchierone, acor. di 
bicchiere : segnatamente di bicchiere 
riempito molto. In questo senso anche 
bìceròtt. 

bìcicléta = bicicletta. Noto mezzo di 
trasporto. 

bìciolàn, s. m. = bacchinone : uomo 
grande e grosso, ma disadatto, melenso 
e buono a nulla. 

1) Specie di ciambella di pasta di 
varie maniere con zucchero, uova e 
altro". 

2) el biciolàn = il dito medio : perchè 
più lungo degli altri e adatto a minor 
numero di usi. 

bicÒCR) s. f. = arcolaio, guindolo, bin- 
dolo : arnese di canne o stecche che 
sostiene la matassa e gira quando si 
dipana. 

1) viètt sÈla bieòca = agguindolare : 
mettere la matassa annaspata sul guin- 
dolo per dipanarla. . 

2) Arcolaio pieghevole o da serrare 
è il nome della bieòca che si può al- 
largare restringere secondo la gran- 
dezza della matassa, e anche serrarsi 
affatto, per comodo di ri porla. 

bicocà, V. att. = ciondolare, balenare, 
barcollare : star male in gambe, andare 
a onde, ondeggiare, traballare, barellai-e. 
1) Dormicchiare : di chi s' addor- 
menta, meglio pisola, su una sedia 
e casca ora da una parte, ora dall'altra 
e si riscuote ad ogni cascata e tosto 
ricomincia. 

bicocàda, s. f. = barcollamento : astr. 



di barcollare ; el ghe dà bicocàd de 
lira = va barcollon barcolloni; barcol- 
lando piglia tutta la strada. 

bìcochìn (fa el) = fare la rota : gioco 
di fanciulli. 

bicornia, s. f. = bicornia : incudine di 
piano stretto, di corna lunghissime e 
per lo più con codolo che si pianta in 
un cilindi-o di legno di piccol diameti'o. 

bidàn^ s. m. = pedano : sorta di scar- 
pello avente sulla grossezza la rolla, il 
quale serve a intagliare stretti e pro- 
fondi canali. 

1) Tagliolo : stretto scarpello a taglio 
obliquo, che serve a dividere in due 
un pezzo sul tornio, senza molta per- 
dita di materia. 

2) biddn di baionètt de ilss = pe- 
dano da incassar ferri. 

bidànin, s. m. = becchetto : quel ferro 
dei tornitori che verso la parte tagliente 
è ripiegato a squadra. 

bidè, s. m. = bidè ; catinella o di maio- 
lica di metallo di forma oblunga e 
ristretta nel centro che si pone sopra 
l'armatura o carcassa, e sopra si sta 
seduti come a cavallo per lavarsi da 
basso. 

1) Anche quel recipiente, per lo più 
di latta, nel quale si versa dalla cati- 
nella r acqua sporca , per riporvene 
della pulita. 

bidèll) * s. m. = bidello : nome che si 
dà ai custodi di università, accademie, 
licei, scuole, ecc. 

biéda, s. f. = bietola ; beta mUgaris = 
soi-ta d'erbaggio che, tenero ancora, si 
mette con burro sai vescicanti come 
cataplasma. 

bìedràva, s. f. = barbabietola : pianta 
erbacea che fa un bulbo buono a man- 
giare e da cui si cava lo zucchero ; 
beta rubra vulgaris. A Firenze la chia- 
mano: raparossa. 

1) bìedràva bianca = barbabietola 
bianco-rossa o moscatella ; beta pallida 
vivens niaior. 

2) biedràva bislunga = barbe dei 
cappuccini ; beta rubra radice rapae. 

3) biedràva giàlda = bietola carota 
gialla ; beta lutea maior. 

biéla, s. f. = tegame : vaso a fondo piano 
a sponda tal volta diritta, tal' altra obli- 
qua, con una sola presa, ovvero con 
due : è per lo più di terra cotta. 
1) mètt in là bièla = integamare. 



ble 



104 



big 



bielàda, s. f. = tegamata : quantità di 
roba contenuta nel tegame, segnata- 
niente di quantità grande. 

bìelee, s. vi. = tegamaio : chi fa e vende 
tegami. 

bielìii, s. m. = tegamino, dim. di te- 
game : questo per lo più ha un ma- 
nico della stessa terra cotta. 

bieuàl, * agg. = biennale : che ricorre 
ogni due anni ; àia iinwersitaa gh' è 
tanti core ch'Imi bienài = all' univer- 
sità parecchi corsi sono biennali : che 
dui-ano due anni. 

bìfa, s. f. = biffa : bastone e pertica con 
un segnale in cima che si ficca in terra 
per le operazioni di agrimensui'a, li- 
vellazioni e sim. Si usa per lo più al 
plurale e si può dire anche palina o 
palimi. 

biif He bàflf, = nella frase dì uè biff 
uè bàlf, = dire ne ai ne bai : dir nulla. 

bifòlcli, * s. m. = bifolco : il contadino 
che ha in custodia il bestiame e che 
ara. Si dice anche con sprezzo come 
indulto a chi ha modi rozzi e screan- 
zati. 

biftècch, s. m. = dall'inglese beaf-teak= 
bistecca : fetta di carne di bove o di 
vitello tagliata sulla costola, che si 
cuoce in gratella, e si mangia mezzo 
cotta. 

biga, s. /. = biga : cocchio degli antichi 
a due cavalli. Disusata la cosa nella 
vita comune, il vocabolo non è rimasto 
che per significare 1' oggetto usato nei 
giochi dell'Arena ; là corèa di high = 
la corsa delle bighe. 

bigamia, * s. f. = bigamia : lo stato di 
chi ha due mogli a un tempo. 

bigàtee, s. m. = bacaio : uomo che al- 
leva i bachi da seta. 

bigàtèra, * s. f. = bigattiera : luogo o 
edifizio per uso di allevare i bachi da 
seta, detti in più luoghi : bigatti. 

bigàtt, s. m. = baco da seta, filugello, 
bigatto : quel bruco che, appena schiuso 
dall'uovo, si nutre della foglia del gelso 
e dal cui bozzolo si trae la seta. Anche 
càvàlee. 

1) fa el bigàtt = allungare il collo : 
quando si desidera qualche cosa e si 
allunga il collo in direzione di ciò che 
si desidera, per mostrare il desiderio. 

2) onapàrtìda de bigàtt = una messa 
una covata di bachi. 

3) bigàtt fior mi = bachi avanzaticci. 



4) bigàtt moscàrdin = bacili che 
hanno il calcino : ingessiti. 

5) bigàtt reseìòn = bachi infatiti : 
che non vanno alla frasca e restano 
senza fare il bozzolo. 

6) sciimà i bigàtt = scegliere i bachi. 

7) bigàtt lusiroeù = chiarelli o chia- 
retti : quelli che diventano trasparenti, 
e non mangiano, restando torpidi ed 
infingardi. 

Bìgia, s. f. = Gigia vexx,egg. di Luigia. 
Dà il sottodim. Bigìn = Gigina. 

bigia, V. att. = bruciare, salare, mari- 

• nare ; bigia scolai bigia là leéidn = 

bruciare, salare, marinare la scuola, o 

la lezione : lo dicono gli scolari quando 

per quel giorno non ci vanno. 

bigiàda e meglio bigiàdìiia, s. f. = 
bruciata, marinata. Astr. di bruciare, 
marinare ; dagh dna bigiàda, dna bi- 
giàdma = bruciare, salare, marinare la 
scuola ; che bela bigiàda = che l)eUa 
marinata di scuola ! 

bigiàdór, s. m. = chi manca per abitu- 
dine alla scuola, o copia il compito da 
altri da un libro stampato. 

bigìn, s. m. = traduzione. 

1) Chiamiamo così nelle scuole quel 
libro, stampato o no, dal quale si pos- 
sono copiare i doveri, e per lo più la 
traduzione dal latino o dal greco in 
volgai-e. 

2) E' anche dim. vezz. di basìu : 
fàmm on bigìn = fammi un bacino : si 
dice ai bambini. 

bigiogìn, s. m. modo famigliare = bircio: 
di vista molto corta. 

bigliètàri, s. m. = buUettinaio, bigliet- 
tinaio. 

1) Quello che alla porta del teatro o 
alla stazione, vende i biglietti. 

2) Bigliettinaio : chi riceve i biglietti 
d'entrata al teatro o altro spettacolo. 
In questo senso si dice anche portér. 

bigliètiii, s. m. = bigliettino, dim. di 
biglietto. Specialmente di quelli che 
si scrivono con espressioni d'affetto. 

bìgliètt, s. m. = biglietto, viglietto : 
breve lettera a persona non lontana. 

1) bìgliètt de vìsita = biglietto di 
visita : cartolina dove è scritto o stam- 
pato il nome di una persona e che si 
lascia si manda dalla persona stessa 
per segno di cortesia, d'augimo e sim. 
Anche: cai-ta da visita ocai-ta, senz'altro. 

2) bigliètt assol. = biglietto, polizza 



hig — 105 — 

stampata, per lo più di cartono, che 
servo por entrare ai teatri e a feste 
pubbliche e private , o da diritto al 
viaggio in ferrovia, in tramvai, sui 
piroscafi e sini. Se non è a pagamento 
si dice : bigliètt d'inmd = biglietto di 
invito. 

8) Carta moneta o foglio di Banca : 
on bigliètt de cinqu frdnch = un bi- 
glietto, un foglio di cinque lire. Anche 
assol. per danaro : g'hoo di hon bigliètt 
= ho del buon danaro. 

bìglia (vèss de còccli e de) = essere un 
uomo finto, doppio, che fa l'amico ad 
ambedue le parti contrarie: drittone, 
capace di tutto. 

bignè, s. m. = Specie di frittella ripiena 
di crema, o panna montata, o ricotta 
sim. Dal frane, beignètt. 

bigndnia, s. f. = bignonia, di foglie cuo- 
riformi, catalpa. Bignonia catalpa; 
Bignonia radicans. Albero ed alberetto, 
ornamento dei giardini. 

bìgolitt, s. m. pi. = diavoletti o diavo- 
lini: i rotoliui di bambagia nera con 
un fil di ferro dentro, che servono per 
arricciarsi i capelli ; e le ciocchette di 
cappelli che le donne avvoltolano in 
cartuccie per mantenere la piega dei 
ricci. 

bigolòtt, s. m. = merciaiuolo ambulante : 
chi va intorno a vendere tutte le cose 
minute che occorrono ai sarti o alle 
donne per cucire, come aghi, refe, co- 
tone, bottoni, ecc. 

bigotìsmo, s. VI. = bigotteria, bacchet- 
toneria: l'essere sempre per le chiese 
e il fuggire i passatempi anche onesti, 
vedendo in tutto occasione di peccato 
e materia di scandalo; religiosità esa- 
gerata e spesso falsa. 

bigòtt, agg. = bigotto, bacchettone, pin- 
zochere, religioso esagerato e spesso 
falso. 
1) diventa bigòtt = imbacchettonire. 

bila, bile, * s. f. = bile : umore che 
si separa dal fegato. 

1) collera, stizza : ci^èpà déla bila = 
crepar dalla bile. 

bilànc, * s. m. = bilancio: prospetto 
delle entrate e spese dello Stato o di 
qualunque amministrazione publica o 
privata ; bilànc preventiv , silpletòri, 
consuntìv = bilancio preventivo, sup- 
pletorio, consuntivo. 

bilanciar, s. ni. = bilancia. 



bil 



1) Parte dell'orologio che serve a 
moderare il movimento della serpen- 
tina. 

2) Bilanciere : chi è incaricato di 
preparare le ragioni per far presto il 
bilancio. 

bilia, * bàia, s. f. = palla da biliardo; 
ciàpà là bilia = cogliere la palla ; m^- 
tes eont là bilia = acchitarsi ; vèàs in 
bilia = essere in palla : avere la pro- 
pria palla parallela a quella dell'av- 
versario. 

1) bilia fregia o férma = palla fer- 
ma: tale ò dichiarata da chi n'ha in- 
teresse quella palla che, dopo la corsa 
del colpo ricevuto, si sofferma quasi ra- 
sente la bilia buca; la dichiarazione 
priva di valore il successivo suo cadere 
in buca, se anche avviene. 

2) ciàpà on quart de bìlia, ciàpà 
mesa bilia, fa bilia rèsta = pigliar la 
palla di quarto, a resta, di arresta. 

3) fa là bilia., fa cor tiitt e dò i bili 
= sbiliardare: batter falsamente due 
palle accosto, la propria a quella del 
compagno. 

4) ciàpti fina là bilia = faro stec- 
cacela : non cogliere in pieno colla 
palla, 

5) tàià là bìlia = fare steccaccia : pi- 
gliar la palla obliquamente, farla gi- 
rare in modo che descriva una linea 
curva e batta la palla dell'avversario 
malgrado i birilli che la coprono. 

6) striisà là bilia, ciàpti là bilia de 
sbièss = frisare la palla, coglierla ap- 
pena di scancio e mandarla per obliquo. 

biliàrd, s. m. = biliardo: gioco che si 
fa con palle d'avorio mandate mediante 
una stecca; e la tavola o banco di le- 
gno, con sponde o mattonelle e per lo 
più coperto di panno verde, su cui si 
fa questo gioco. 

1) i épond del blliard = le matto- 
nelle del biliardo. 

biliàrdee, s. m. - biscazziere, pallaio : 
quello che nei biliardi pubblici segna 
i punti ai giocatori, dà loro le palle, 
allestisce il biliardo, risolve i dubbi e 
compone le contese di quelli che gio- 
cano. 

1) Anche il fabbricatore di biliardi, 
e quello che li vende o che tiene il 
gioco. 

biìfiòs, * agg. = bilioso, atrabiliare, stiz- 
zoso, collerico : che soffre d'atrabile, 



bil 



- 106 



bio 



che monta in collera facilmente. Il 
popolino dice ancora bilòs. 

bild, s. m. = biacco. Goluber mito : spe- 
cie di serpe non velenoso. 

bìl<BÙ; s. m. = pulcino : il nato della 
chioccia. 

biinéster, * s. m. = bimesti'e: spazio 
di tempo di due mesi; * clàsificasiòn 
del bimèster = le classificazioni del 
bimestre. 

biinèstràl, * agg. = bimestrale: che 
cade, che si fa, che ricoiTe ogni duo 
mesi ; « clàsificàsidn bimèstrdi = le 
classificazioni bimestrali : quelle che si 
danno agli alunni dal maesti'o ogni 
duo mesi. 

bìn, s. m. = bacino : bacio da bimbo. 
Toce infantile. Vedi bigìn. 

bina; V. att. = accoppiare, addoppiare, 
mettere a doppio: detto specialmente 
di fili, drappo, o sim, perchè regga 
meglio. 

bìnàddr, s. w. = addoppiatore : chi ad- 
doppia la lana sul filatoio. 

binàdòra, s. f. = addoppiatoio : arnese 
che serve por addoppiare i fili della 
seta. 

binàdùra, s. f. = addoi)piatura : raddop- 
piamento della seta. 

binàri, * s. m. = binario : le due guide 
rotaie su cui corrono i treni della 
strada ferrata e i carrozzoni dei tram- 
vai. 

1) Carreggiata: la distanza tra l' una 
e l'altra guida, la quale distanza suol 
essere di un metro e mezzo, pari alla 
larghezza dei carri tra ruota e ruota. 

binda, s. f. = benda : fascia o fazzoletto 
ripiegato a guisa di fascia con cui si 
coprono gli occhi per impedir di vedere. 

1) Fig. : vègh là binda ài oeùcc = 
aver la benda agli occhi : aver la mente 
offuscata dalla jiassione in genere, an- 
che essere innamorato in modo da non 
conoscere i difetti della persona amata. 

2) Bendina : striscia di drappo che 
copre un occhio malato. 

3) Fascia : striscia di pannolino lunga 
e stretta per avvolgere e stringere, se- 
gnatamente una parte del corpo ; * biml 
per i sàlàss, per i ferid = le fasce per 
i salassi, por le ferite. 

bindèlin, s. m. = bindellino ; specie di 
diorite, ossia di marmo allistato a piii 
colori che si trova in più luoghi dei 
nostri monti, e specialmente nell'alveo 



del fiume VaiTone in Valsassina nella 
provincia di Como. 

1) Nastrino: dimin. di biudèll. 

bindèlìna, s. f. = Specie d'erba che so- 
miglia a un nastro. 

bindèll, s. m. = nastro : striscia tessuta 
di lunghezza indefinita e di larghezza 
che può variare da pochi millemetri a 
pochi centimetri ; bindoli ItLrgh^ strécc, 
de eotòn, de lana, de seda, de velli, 
d'argent, d'or = nastro largo, stretto, 
di cotone, di lana, di seta, di velluto, 
d'argento, d'oro; fàbrica de bindH = 
fabbrica di nastri ; el bùidèll del sofitt, 
del miir = contorno, a nastro : nelle 
riquadrature di stanze; bindoli àpèna 
nààiiù = nasti'o strettissimo. 

bindèll, (fa), = far girandola : agitare a 
tondo un tizzoncello infuocato rapida- 
mente così che dia l'immagine di un 
nasti'O fiammeggiante. 

bindìn, s m. e bindina, s. f. ■= ben- 
dina, fascetta. Dim. di benda, di fascia. 

bindolerà (à), = a brani, a strappi, a 
brandelli, a brendoli. 

binòtt, s. m. = corbellone : nome di 
quelle grosse, alte corbe di vinchi e di 
stecche a uso di trasportare i bozzoli. 

binócol, s. m. = binoculo : canocchia- 
letto a doppia canna, che s'adopera 
specialmente al teatro. 

biòbió, s. m. = radicchio bianco ; radic- 
chino : il comune radicchio sotterrato 
nella rena in cantine e così privato 
della luce, e reso meno amaro, ma in- 
sipido. 

biografìa, * s. f. = biografia: narra- 
zione della vita di una o più persone, 
e si intende ordinariamente di persone 
illustri e care ; gh^ è sili giornàl là 
biografìa de Oàribdldi = c'è sul gior- 
nale la biografia di Garibaldi. E' però ' 
ancora più comune il vocabolo vita in 
questo identico significato. 

biogràflcli, * agg. = biografico, di bio- 
grafia ; hin pòcch notisi biogràfieh che ' 
hoo podàù troà sul pitòr Cremona = 
sono poche notizie biografiche che ho 
potuto trovare sul pittore Cremona. 

biond, * = s. m. = biondo: il color 
biondo. E la persona bionda ; fhà éer- 
vii el biond? = t'ha servito il biondo? 

1) deventti biond = imbiondire. 

2) irà ài biond = biondeggiare. 
4) Agg. biondo : di colore fra quello 



bio 



- 107 - 



bir 



dell'oro e il castagno chiaro: special- 
mente dei capelli e della barba. 

biònda, s. f. = cotta, balla, ubbriacatura; 
tmjf che biònda qiiela cl'ier èira = 
ohe ! che cotta quella di ieri sera, 

biondésa, s. f. = biondezza. Astr. di 
biondo ; hoo mài visi oìia biondésa de 
càvèi compagna = non ho mai visto 
una simile biondezza di capelli. 

biondìii, * s. m. = biondino, dira, di 
biondo. 

1) Sostantivo : di giovane coi capelli 
biondi e figura gentile. 

2) Al femm. biondina = biondina, 
si usa in senso ironico, apostrofando, 
anche a chi non è biondo ; ciào, viiìj 
biondina = addio, biondina. 

bioiidòii, s. m. = biondone : persona che 
ha i capelli biondi chiari ed è un po' 
volgare. Si usa special, il femminile 
bìondona e qualche volta alla maniera 
ital. si usa pel femm. l'accrosc. masch. 
Là bela biondòn = La bella biondona. 

bìòtt, agg. = nudo, spogliato, ignudo. 

1) Di persona: svestito: che non ha 
indosso neppur la camicia. 

2) brullo: di campagaa, paeso. Privo 
affatto di vegetazione. 

3) biòtìsc = nudo, nudo; nudo, nu- 
dello. 

4) Fig. trito, ignudo bruco : di per- 
sona malvestita che abbia appena da 
coprirsi. 

5) biòtt come on vèrmen = nudo af- 
fatto: si adopera anche ad indicare 
che uno è affatto senza danari. 

6) biòtt còme Dìo l'ha cread = nudo 
come Dio 1' ha fatto, 

7) Di cose e specialmente di pareti : 
nudo, spoglio d'ornamenti. 

8) el biòtt s. m. = nudità, igniudità. 
bira, s. f. = birra : bevanda fei'mentata 

che si fa con orzo e luppoli ; bira de 
mare = birra marzolina. 

1) qnèll déla bira = il birraio : quello 
che nei teatri fra un atto e 1' altro 
vende la birra. 

biràrià, s. f. = birreria : luogo dove si 
fa e si vende la birra e si va a beveria. 
Oggi va usandosi sempre più bìreria.* 

birba, s. f. = birba : persona e special- 
mente ragazzo maleducato, impertinente, 
senza voglia di lavorare. Si dice in 
tono di rimprovero coli' aggiunta del- 
l'aggettivo fràncésa ; m là che te èet 



dna birba fràncésa = va là che sei un 
fior di birba, 

1) bàtt là birba = andare in birba : 
vivere limosinando e oziando. 

birbàut, * 5, m. = birbante, che fa azioni 
disoneste : non mai per celia. 

birbària, s. f. = birbata, birbanteria^ 
monelleria : azione da birbante, da 
monello. 

birbòn, * s. m. = birbaccione, birboiie, 
briccone. Acer, di birba : uomo astuto 
e cattivo e chi fa cosa che mostri un 
certo grado di furberia e anche malizia 
non però affatto disonesta, sebbene ci 
rocJii qualche dispiacere e pregiudizio. 
Anche : furfante. 

1) In forza d'aggettivo ; frègg birbòn^ 
fàmm, set birbòna = freddo birbone, 
fame, sete birbona. 

birboiiàda, = s. f. = birboneria, birbo- 
nata : azione indegna, 

bit'boi»ì$cèll, s, m. = birboncello, fur- 
fantello : in senso tristo e vezzeggiativo. 

biree, s. m. = birraio : chi fa e vende 
la birra. 

biribàra, el gioeùgh del biribàra dóe 
coni piisee se ved mèn s' impara = il 
giuoco del biribàra dove chi più vede 
meno impara : dicesi presso di noi di 
cosa imbrogliata e oscura. 

biribiss, s. ni. = biribissi : tavoletta con 
36 figure che hanno il numero corri- 
spondente in 36 pallottole chiuse in 
una borsa; servo di gioco, uno tiene il 
banco e gli altri scommettono : vince 
quella figura che porta il numero estratta 
da chi tiene il gioco, 

V[ Anche ragazzo iiTequieto e chias- 
soso. 

biribisànt, s. m. = biribissaio : chi gioca- 
e chi tiene il gioco al biribissi. 

birichìn, * s. m. = monello, birichino: 
di ragazzo furbo e anche impertinente, 
maleducato. 

1) Chi non mantiene lo promesse. 

2) Per celia ; ah ! biricliìn ! te va- 
ret fdmela ! = ah ! birichino ! me la 
volevi fare ! Vedi berichin. 

birichiuàda, s. f. = birichinata, bin- 
dolata : azione da birichino e da bin- 
dolo. 

birliu, s. ni. = trottolino : fondello che 
si fa rotar colle dita, prendendolo per 
lo stecco che vi si introduco in un fo- 
roUino. 

1) birlin de ètrenciroeù = parte del 



bir 



- 108 



bis 



carniccio o arnese noi quale si collo- 
cano i bambini perchè imparino a cam- 
minare. 

birling'liitt; s. m. pi, = fronzoli, nastri, 
fiocchi e in generale gli ornamenti su- 
perflui ; petenàsé sénéa tanti birlin- 
ghitt in eoo = pettinarsi senza tanti 
fronzoli in testa. Vedi berling'hitt. 

bìrlo, s. m. = trottola : strumento di 
legno di figura simile al cono, talvolta 
con un ferraccio piramidale in cima, 
col quale istrumento i fanciulli giuo- 
oano, facendolo girare con una cordi- 
cella avvoltagli intorno e lo manten- 
gono girante con leggeri colpi di frusta. 

1) Dicesi bìrlo anche il paleo, quan- 
tunque un po' diverso dalla trottola. 

2) àndà gio del Urlo = cascar di 
collo, uscire o cadere di grazia : quando 

• HI perde l'opinione o l'affetto di uno. 
B) Fusaiolo, rotella, verticello : pic- 

- col disco di legno o d'altro, bucato nel 
mezzo, cui le filatrici o le torcitrici 
mettono sulla cocca del fuso, perchè 
ruoti più unitamente e non iscatti. 

birlà, V. att. = girare, trottolare, rotare ; 
fa birlà = far girare : fare alla palla 
di uno. 

bìrocìii, s. m. = barroccino; veicolo leg- 
gero a due ruote, da attaccarsi a un 
cavallo, per trasportar roba o persone. 

biroeù, s. m. = bischero ; legnetto con- 
gegnato nel manico del mandolino o 
d'altro simile istrumento, per attaccarvi 
le corde e tenderle e allentarle, giran- 
dolo per l'uno o per l'altro verso. 

1) Mastiolo, mastio : caviglietta di 
legno che serve per congegnare insieme 
i pezzi di un lavoro. 

2) tirÈgh éii on biroeù = aumentare 
d'un poco il prezzo di una merce. 

3) Servitore, stalliere di case padro- 
nali ; te pàret on biroeù, = sembri un 
servitore. 

birceùl, s. f. più. = bruciato : castagne 
piccole cotte arrosto. 

birolàtt, s. m. = caldarrostaio, brucia- 
taio : chi fa e vende le bruciate. 

biròn, s. m. = birrone : sorta di birra 
più forte dell' ordinaria ; el biron de 
Ciavèna = il birrone di Chiavenna. 

biSj agg. = bircio : di vista corta. 

1) rèse bis = aver gli occhi tra i 
peli : essere ancora fra il sonno. 

bis, partic. = Bis : due volte e si usa in 



più voci composte ; bislùngh, biècòtt, 
bimòno = Bislungo, biscotto, bisnonno. 
1) Acclamazione degli spettatori nei 
teatri per chiedere la replica di una 
pai'te dello spettacolo. 
bìsa, s. f. = biscia, serpe : nome comune 
degli ofidì, eccettuati i serpenti e lo 
vipere. 

1) àndti in blsa = balenare, andare 
a zig, zag. 

2) mètes là ìnsa in één = fig. alle- 
varsi la serpe in seno ; beneficare un 
ingrato che renda male per bene. 

3) là bìsa l'ha moirlUii elciarlàtàn = 
la biscia ha morso il ciarlatano : il 
furbo e tristo è stato vinto da un più 
furbo e più tristo. 

4) faa à blsa = asserpolato : piegato 
a guisa di serpe. 

5) l'è dna bì.§a = è un serpente : si 
dice di persona arrabbiata e insolente 
che offenda con acuti motti. 

6) bisa d'acqua = vipera acquaiola; 
coluber natrix. Anche bìsa rànèra. 

7) bìsa de foeùgh = serpe : sorta di 
saltarello che si spicca come ondeg- 
giando da' fuochi artifiziati. 

8) bìsa scudèléra = testuggine, botta 
scudellaia ; testudo orbicolaris o Iuta- 
ria = tartaruga : rettilo anfibio, lento, 
involto in una. cassa ossea. 

bìsa, V. att. = inabissire. 

1) bisà viin eoi oeucc = fig. inabis- 
sare uno collo sguardo e quasi cac- 
ciarlo in fondo, sfolgorarlo, sperpe- 
i*arlo ; ròbb ehe bìsa l'aria = cose che 
finano 1' aria : per esagerazione quasi 
voglia dirsi che finiscono l'aria, o che 
superano la quantità dell' aria. Poco 
usato. 

2) Balenare, andare a biscia : a modo 
di serpe. 

3) Eipetere : nel linguaggio da teatro, 
ripetere un pezzo di musica, un gioco, 
un effetto a richiesta del pubblico. 

bìsa, s. f. = sbroscia : tinta che i pit- 
tori teatrali danno alle tele già dipinte 
per sdipingerle e servirsene per nuove 
dipinture. 

bisàbosa, s. f. = arruffio, caos : detto 
di molte cose arruffate disordinate ed 
anche di luogo dove sia il disordine ; 
eàsa, botega, bibiotéea che l'è dna bi- 
sàbosa = casa, bottega, biblioteca che 
è un caos : dove c'è di gran roba, ma 



bis 



109 



bis 



in disordine ; dna bisàbòsa cV òna pi- 
tilra = una pittura confusa, uno sgorbio. 
1) l'è dna bisàbdsa = è come il pesce 
pastinaca : di cosa o composizione sen- 
z'ordine, ne garbo e che non ha nò 
principio né iìne. 

bisàcii, s. f. = bisaccia : grossa borsa di 
pelle di panno canapino che si porta 
a armacollo o si attacca all' arcione della 
soUa per portarvi roba da mangiare o 
altro che possa venire a bisogno nel 
cammino. ^ 

bisàr, agg. = bizzarro : che ha qualche 
cosa d'originale e di curioso e piace- 
vole che ferma l'attenzione. 

bisbétegrli, agg. = bisbetico : di pers. 
che è facile a alterarsi, non si con- 
tenta di nulla, trova in tutto a ridire. 
Ora anche bisbètich.* 

1) wnor bisbetegh = umor nero. 

bisc, agg. = riccio, arricciolato, fatto a 
ricciolo : si dice solamente dei capelli 
e può essere usato spesso anche so- 
stantivato. 

bisca, V. att. = rodersi, assaettarsi, ar- 
rabbiarsi. 

biscia; V. att. = arricciare, anùcciolare : 
piegare in forma di riccio, detto di ca- 
pelli, della barba, dei baffi. 

biscioetì, s. m. = ricciutello, ricciutino-: 
che ha i capelli ricciuti. 

bìsciòu, s. m. = ricciottone. 

biscroma, * s. f. = biscroma, T. mus. 
nota che vale la metà della semi- 
croma : si scrive con tre tagli, e ce 
n'entra otto in un quarto di battuta. 

biséff, (à) = modo avv. = a bizeffe : in 
grande abbondanza ; danee à bisèff = 
danari a bizeffe. 

bisesti!, a^g. = bisestile, bisesto, che 
bisesta : detto dell'anno e del mese di 
febbraio quando hanno un giorno di piìi. 

bisétn, s. f. = bisciolina : dim. di biscia, 
1) Cecolina, cria ; murcena coeeca = 
l'anguillina che ci viene in barili, ri- 
piegata a serpicella, infilzata su uno 
stecco e marinata. 

bisgriò, s. f. = gioiello, bigiù : dal frane. 
bijou = fig. di qualche cosa di bello ; 
el tò disègn l'è on véro bisgiò = il tuo 
disegno ò un vero gioiello ; pare finito 
col fiato. 

bisiufi, agg. = gonfio, enfiato. Vedi be- 
sìnfl. 

bislàcàda, s. f. = bislaccheria : astratto 
di bislacco. 



bislàccli, * agg. = bislacco : si dice di 
ciò che non abbia nulla ne di inge- 
gnoso, nò di gradevole ; vestii, òniniy 
cervèll, giiét bislàcch = vestito, uomo,, 
cervello, gusto bislacco. 

1) Si dice di tutto ciò che è fatto a 
casaccio. 

2) Carciofo : dispreg. di persona: dap- 
poco, buono a nulla. 

bislfingh, agg. = bislungo : piii lungo 
che largo. 

bislung^òu, s. in. = ciondolone : di per- 
sona alta e magra. 

bisnòuo, s. m. = bisavo, bisavolo, bi- 
snonno : padre del nonno o della nonna. 
Al femm. bisnòua. 

bisoetì, s. m. = sciame, moltitudine di api 
che vivono insieme. Anche ròse d'tivi. 

1) Alveare, bugno, cassetta da pec- 
chie, arnia. 

2) el sii di bisoeil = arniaio. 
bisògii, * s. m. = bisogno : stato di chi 

manca di cosa che gli sia necessaria. 

1) Segnat. dei mezzi di sussistenza ; 
vèss in bisògn = essere in bisogno ; 
geni che g'hà bisògn = gente che ha 
bisogno. 

2) desiderio che non lascia posare 
finche non sia soddisfatto ; el g'hà 
bisògn de àfeèiòn = lia bisogno di af- 
fetto. 

3) bisògn de, del... bisogno di, del... 
indicando la persona o la cosa a cui 
un'altra sia necessaria ; l bisògn dèla 
fàmìlia = i bisogni della famiglia, o 
ciò che lo sia necessario ; bisògn de 
mangia, de bèv, de dormì., de riposa = 
bisogno di mangiare, di bere, di dor- 
mire, di riposare. 

4) vègli bisògn d'òna ròba = aver 
bisogno di una cosa, esserci quella cosa 
necessaria, abbisognare. 

5) g'havii bisògn nàgòtt ? avete bi- 
sogno di nulla : modo di profferirsi. 

6) Anche di animali e di cose ; la 
ter a la g'hà bisògn d' 'acqua = la terra 
ha bisogno d'acqua. 

7) gKè de bisògn = c'è di bisogno: 
detto delle cose di cui s'abbia bisogno. 

8) Di cosa non conveniente, non ra- 
gionevole ; che bisògn gh' èra de àndà 
à strombètà tiltt còss'ì = che bisogno 
c'era d'andare a spifferare ogni cosa? 

9) fa bisògn à quèidun = far biso- 
gno, far di bisogno a qualcuno ; averne 
esso bisogno. 



blo 



110 



bis 



10) Col « che » ; fa minga bisogn 
che vegnen de bàss, vègid de sora mi = 
uon fa bisogno che scendano le scale, 
>salgo io. 

11) fa el so biéògn = faro i suoi bi- 
sogni ; scaricare il ventre. 

12) à Oli bisogn = a un bisogno, se 
bisognerà, all'occorrenza; al bisogn = 
bisognando, al bisogno. 

13) per bisogn = per bisogno : per 
cagion di bisogno. 

14) vèghen asee per el so bisogn = 
Avere il bisognevole. 

bisogna,* v. alt. = bisognare, abbiso- 
. gnare : di ciò che è necessario, inevi- 
tabile, conveniente. 

1) Coir infinito ; per vtv bisógna 
mangia = per vivere ■ bisogna man- 
giare ; bisógna propi = bisogna di ne- 
cessità, assolutamente. 

2) Col « che » se te vccut mangia, 
bisogna che te laoret = se vuoi man- 

. giare bisogna che tu lavori. 

3) Intransit. retto dal nome o dal- 
l' infinito, prende i complementi ; me, 
te, ne, ghe = mi, ti, ci, gli ; me bi- 
sognarla on sàceh de forment = mi 
bisognerebbe un sacco di frumento. 

4) Neil' infin. composto ; è bisognaa 
òàsà el eoo = è bisognato abbassare 
il capo. 

5) bisogna ben = bisogna bene, bi- 
sogna pure : intensivamente ; bisogna 
ben che el me paga = bisogna bene mi 
paghi. 

6) Modo enfatico per attirar 1' atten- 
zione ; bisogna vede che bèi scdrp = 
bisogna vedere che belle scarpo. 

7) Assolut. ; se bisogna^ soni chi = 
se bisogna, eccomi pronto. 

bisòn, s. m. = biscione : accrescit. di 
biscia. 

1) Lo stemma ducale dei nostri Vi- 
sconti ; l'albèrgo del bisòn = l'albergo 
del biscione : uno degli alberghi di 
Milano che ha per insegna la biscia 
dei Visconti. 

bìsórbola, Vedi g-iàsoeù. 

biss, s. m. = serpente: assai-meno usato 
di bìsa ; mtiéa quèll biss = uccidi quel 
serpente. 

1) Pidocchio ; àìtdà tiitt à biss = 
impidocchire, empirsi di pidocchi. 

2) vèss ptén de biss = esser pieno di 
fastidio. 



3) frègg de bisé = fi'eddo strinato : 
freddo intensissimo. 

bister, s. m. = fuligine : colore bruno 
di cui si servono i pittori disegnando 
e non è alti'O che fuligine preparata. 
Dal frane, bistre. 

bìstiirì,* it. w. = bisturi; piccolo coltello 
da chirui-ghi. 

bìsùuc e bisnnt, * agg. = bisunto, molto 
unto : specialmente di cose sudicie in 
modo da parere unte, si usa quasi sem- 
pre unito a une, uni ; V è une e bi- 
sùnc, uni e visiint = è bisunto. 

bitumili,* s. m. = bitume : materia un- 
tuosa, infiammabile, di colore fra il 
giallo e il nero, e talvolta nerissimo. 

biùmiii, s. m. = alburno : cerchio no- 
vello, biancastro che ogni anno si ag- 
giunge al corpo legnoso di un albero. 

bivàcà, * V. att. bivaccare, stare a bi- 
vacco. 

bivàcch, s. m. = bivacco: dei soldati che 
si riposano al campo. Dal francese 
bivac. 

bivoltìn, s. m. = specie di baco da seta. 

blàndura, s. f. piacevolezza, dolcezza 
nel tratto. 

blànmànsgiè, s. m. = biancomangiare : 
gelatina fatta bianca con lattata di man- 
dorle dolci e zucchero. Dal francese 
blane manger. 

blìcter, s. m. = burattino : uomo che 
muta facilmente e presto casacca. 

1) Anche birbone, poco di buono. Dal 
frane, bélitre. 

blocà, V. att. = bloccare : operazione di 
guerra: occupare tutte le vie che met- 

., tono ad un luogo forte, per impedire 
che v'entrino soccorsi, vettovaglie, ecc. 

1) Per estensione anche: assediare. 
D'ogni cosa che ci impedisce dì uscire 
dal luogo dove siamo; là név là m'ha 
bloeaa in cà = la neve mi ha bloccato, 
assediato in casa. 

2) Acchiappare, arrestare, fermare, 
affrontare uno; el m'ha propi bloeaa, 
intani che crede oi de podè svignamela 
= mi ha proprio acchiappato, mentre 
credeva di poter sgattaiolare. 

blòcch, s. m. = blocco. 

1) Term. militare: il bloccare. 

2) Baragozzo; fa on blòcch = far tutto 
un baragozzo, far tutto un affare ; come 
chi compera molte cose in una volta, 
per un prezzo complessivo. Anche : com- 
perare vendere in blocco. 



blo 



111 - 



boc 



3) Blocco: grosso pezzo di pietra o 
di marmo staccato dalla cava. 

bloeu, s. m. = blu, indeclinabile: colore 
che si avvicina al turchino; hloeti eidì\ 
bl<ru scur = blu chiaro, blu scuro. An- 
che turchino. 

blónda, «./".= trina: specie di merletto 
di seta fatta sul tombolo coi piom- 
bini. 

blùsg', s. f. = blusa, camiciotto: abito ta- 
gliato a guisa di camicia che i vettu- 
rini gli operai e simili indossano quando 
sono ai lavori del loro mestiere. 

1) Blusa : anche la veste simile a 
quella dei lavoratori, ma invece por- 
tata dai bambini a scuola, in casa ed 
anche a passeggio. 

bò, s. m. = bue, bove, ruminante: ani- 
malo domestico castrato, utile all'agri- 
coltore e la cui carne è buon alimento: 
oggi è quasi solo in uso boetì. 

bSa, s. m. = boa : lungo rotolo di pel- 
liccia che le donne portano d'inverno 
attorno al collo. 

boaa, s. m. = granchio di scorza tenera: 
cioè cotto in tempo che sta mutando 
la scaglia. 

boàresia) s. f. = armento di buoi, man- 
dria: poco usato. 

boàscia, s. /'. = meta : degli escrementi 
delle bestie bovine. 

boàscióii; s. m. = buaccio : di uomo 
grasso, grosso e di modi triviali. 

boàtèll; s. m. = giovenco. 

1) Di fanciullo sciocco: buacci olo. An- 
che di giovinetto grosso e robusto. 

bobaa, s. m. = bua: voce usata parlando 
con bambini per malattia, dolore fi- 
sico; j)'J'^'>' hàmbìn ! el g'hà bobaa ! = 
povero bambino ! ha la bua. 

bobb bobb, inter. = bu, bu : voci imi- 
tanto l'abbaiar del cane. 

bobés^, s. m. = padellina della candela, 

. del candelliero: piattellino di lamiera o 
di cristallo per parare la cera che cola 
quando arde. Dal francese bobeche. 

bobò, s. m. = bombo: voce imitativa dei 
bambini che domandan da bere e quindi 
ciò che si dà loro da bere. 

1) fa bobo = bere, prendere il bombo: 
dei bambini. 

boca, s. /. = bocca : la parte del corpo 
per cui si introducono gli alimenti. 

1) Dell'uomo; bela boea, baca targa, 
étrHa, granila, piscimna = bella bocca, 
bocca larga, stretta, grande, piccola; 



boca fina ài orècc = bocca che arriva 
fino agli orecchi. 

— bóca che par un forno = bocca 
che pare un forno, larghissima ; dervt 
sarà là boca = aprire, chiudere la bocca; 
tceu dna medesina per boca. = pren- 
dere una medicina per bocca; legni in 
boca dna pastìlia = tenere in bocca una 
pasticca, per succhiarla. 

2) boca amara = bocca amara : quel 
senso di amaro che rimane in bocca 
per cattiva digestione, o per cosa che 
abbia cagionato dispetto, o rammarico; 
boca éUcia = bocca asciutta, nelle lo- 
cuzioni; resta à boca suda = rimanere 
a bocca asciutta, a denti asciutti: per- 
dere, non ottenere cosa molto deside- 
rata, e di cui uno si teneva sicuro. 

3) boca avèrta = bocc' aperta, a bocca 
aperta, colla bocca aperta. E figur. sta 
li, resici à boca averta = restare a bocca 
aperta per meraviglia. 

4) boca càtiva = bocca cattiva : per 
indigestione o per aver aver mangiato 
qualcosa di sapore non grato : opposto 
a boca bona = bocca buona; stàmàtina 
g'hoo là boca càtiva = stamane ho la 
bocca cattiva. Vedi n. 2 boca amaro. 

5) boca delicàda, fina = bocca scelta: 
chi non mangia che cibi delicati ed è 
di difficile contentatura: opposto è bona 
boca = chi in fatto di cibi e di bevande 
è di facile accontentatura. 

6) boca storta = bocca torta; dopo el 
colp gh'è restaa là boca stòrta = da che 
ebbe l' accidente gli rimase la bocca 
torta. 

7) boca déla veritaa = bocca della 
verità: di chi dice o fa professione di 
dire il vero. 

8) boca d'ora = bocca santa: chi dico 
a proposito cose vere e dà buoni con- 
sigli. 

9) boca d'infèrno = bocca d'inferno: 
di chi è solito sparlare, bestemmiare o 
anche lacerare la fama altrai. 

10) boca, pària = bocca mia, che 
vuo' tu? Si dice di chi si leva tutte 
le voglie. 

11) àndà in boca ài loff = andare in 
bocca al lupo; in poter del nemico. 

12) dèrvì boca = aprir bocca; parlare ; 
l'è staa là tuta èira sénsa ndnca dèrvt 
boca = rimase là tutta la sera, senza 
nemmeno aprir bocca. 

— boca dèrvet = apriti, bocca ; apre 



hoc 



112 — 



boc 



bocca e lascia andare. Di chi parla 
senza riflessione e dice cose anche non 
buone e indecenti. Anche : apre la bocca 
e gli dà fiato. 

13) ave in baca = aver sempre in 
bocca persona o cosa, parlarne spes- 
sissimo e troppo ; el g'hà sèmper in 
bóca là miee = ha sempre in bocca la 
moglie. 

— vèsé sii là boca de tilcc = andare, 
correre sulla- bocca di tutti. Di cosa 
saputa da tutti. 

14) robàss el pan de boca = cavarsi, 
levarsi il pane di bocca: di molti che 
tirano allo stesso guadagno. 

15) t(ei2sé de boca = levaci dalla 
bocca: di risparmio fatto nel mangiare; 
me se l'on tòlt de boca per dàtel = me 
lo son levato dalla bocca per dai-telo. 

16) stopà là boca = chiudere, turare 
la bocca a uno; farlo tacere con ra- 
gioni, promesse, regali, o anche mi- 
nacce. 

17) impieni là boea = empire, em- 
pirsi la bocca: di chi mangiando fa i 
bocconi troppo grossi. Figur. pàròll che 
impienisen là boca = parole che em- 
piono la bocca: che si profferiscono con 
molta enfasi e paiono voler dire gran 
cose e si pronunciano con grande sod- 
disfazione di vanità. 

18) vegni fcetìra dèla baca = escire 
di bocca; di cosa detta, ma senza in- 
tenzione e che sarebbe meglio, o si vor- 
rebbe non aver detto; dtila eòa boca è 
mài vegniiii foeilra ona bosia = dalla 
sua bocca non è mai uscita una bugia. 
E con più forza scàpA ddla bóca, o de 
bóca = scappar di bocca. 

19) mètt là bóca = por bocca (?) detto 
di quando si desidera molto un cibo o 
una bevanda promessa e che non venga 
poi data ; me rincrèss che ghe sìa minga 
i per, gh' aveva miss là bóca = ducimi 
che non ci siano le pere, vi aveva po- 
sto già la bocca. 

20) fa là bóca fina ai orècc = fare 
la bocca fino agli orecchi, metter la 
bocca agli orecchi; dar segno di com- 
piacenza che altri sia canzonato, o in 
qualunque modo faccia trista figura. 

21) mètt in bóca = mettere in bocca, 
suggerire; mètt in bóca i parali à vun 
metter delle parole in bocca a uno ; 
riferirle come so fossero state dette da 
quello. 



22) dà el didin in bóca = mettergli 
un ditino in bocca : si dice ironica- 
mente di chi voglia fare il semplice, 
Tinnocentino e non gli si creda. 

23) mètt là man Ma bóca = mettersi 
la mano alla bocca ; cioè davanti alla 
bocca, quando si tosse o si sbadiglia. 

24) netàss la bóca = pulirsi, nettarsi 
la bocca: dopo aver mangiato e bevuto; 
el pò netàss là bóca = si può nettare 
la bocca. Si dice di chi non possa ot- 
tenere ciò che molto desiderava. 

25) sta minga ben in bóca = aon 
istar bene in bocca d'uno un discorso. 

26) regordàss nò dal nas fila boca 
= non ricordarsi dalla bocca al naso, 
non aver punta memoria; vedègh minga 
dal nàs tila bóca = essere di vista cor- 
tissima. Figur. avere pochissima, per- 
spicacia. 

27) el pària perchè el g' ha là baca 
= ei parla perchè ha la bocca : di chi 
parla senza riflettere, senza sapere quel 
che si dice. Anche : apre la bocca e gli 
dà fiato. 

28) porta in bóca = portai'e in bocca: 
detto dei cani. 

29) fàss bòna là bóca, giiistààs là 
bóca = rifarsi la bocca : mangiare o 
bere cosa che levi il cattivo sapore di 
altra mangiata o bevuta innanzi. 

80) bóca, tàsf = bocca, taci ! è modo 
milanese per coi uno dice imperativa- 
mente a sé stesso di non parlare, per- 
chè non è conveniente e perchè le usci- 
rebbero grosse di troppo. 

31) Prov. e modi proverbiali: à ca- 
vali donaa no se ghe guarda in bóca 
= a cavallo donato non si guarda in 
bocca: quando ci vien dato qualcosa 
in dono non bisogna guardarla tanto 
per la sottile; ehi ha lèngua in bóca 
va fina a Róma = chi ha lingua in 
bocca va fino a Roma; cioè doman- 
dando, si va in qualunque luogo; scorta 
non manca a peregrin che ha lingua; 
à tira i cavéi déla cópa fan dèrvi là 
bóca = la nuca è delicata e a tirarne 
i capelli si sente gran dolore e si grida; 
dal feree no tóca, dal speéiee no mètt 
in bóca = dal fabbro non toccare, dal 
farmacista non mettere alla bocca ; la 
bóca e el fogoraa cittpen quel che ghe k 
vèn daa = il corpo piglia quel che tu i 
gli dai; dà là spè.§ta in bóca ài ttsen 
= gettar margherite ai porci. 



boc 



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boc 



82) à mésa bòca = a mezza bocca : 
dire le cose a mezza bocca per poca 
schiettezza; invida à mesa bòca = in- 
vitare a mezza bocca ; per complimento, 
senza spontaneità, quasi desiderando un 
rifiuto. Anche : a bocca piccina. 

33) cola bòca, dì còla bQca. Elit.: 
sottintende « non col cuore »: di pa- 
role aiTettuose, ma non sincere. 

34) àvègh el venter in bòca = avere 
il ventre gonfio e portato molto alto. 

35) fàès bèli de bòca o fàés de bela 
bòca = farsi onore del sol di luglio: 
vantarsi di ciò che non accade per vo- 
lontà per opera nostra. 

36) sbàtt là bòca = mangiare schioc- 
cando la bocca; fa cioctl là bòca = far 
le spracche: dello scoppiare della bocca 
dopo una bevuta. 

37) sdir còme in bòca ài lòff = oscu- 
rissimo. 

38^ lt.rgh de bòca e sirène de man 
= largo a promettere corto a mantenere: 
nello stesso senso slarga là bòca. 

39) alt i bocch = alto ! fermi là. 

40) vèss t,U de cièl de bòca = essere 
un mangione: mangiar molto e d'ogni 
sorta di cibo. 

41) scàrs de bòca = di mala bocca: 
per ' celia sempre dell' uomo, non mai 
per celia delle bestie quando mangian 
poco e di mala voglia por qualche ma- 
gagna interna. 

42) pelti là bòca = portar via la gola: 
di verdure acconce nell'aceto, o di roba 
troppo calda che scotta; sii peveròn pè- 
len là bòca = questi peperoni portano 
via la gola. 

43) vègh là bòca fodràda de tota = 
avere la gola lastricata: di chi mangia 
senza fastidio cose forti o bollenti. . 

44) guàrdàgh in bòca à vun = con- 
tare i bocconi a uno ; stare ossei-vando 
uno nel tempo che mangia. 

45) bòca, per persona, segnatamente 
persone che s' abbiano da mantenere; 
l'è òna bòna bòca = è persona che 
mangia molto, che costa a mantenerla. 

buca, s. f. = bocca : 1' apertura per la 
(^ualo si motte o si leva la roba da un 
recipiente; bòca del forno, del fiààch, 
di'la botilia, del canon, del fiisill, ecc. 
= bocca del forno, del fiasco, della bot- 
tiglia, del cannone, del fucile, ecc. 
. 1) bòca del stomegh = bocca dello 
stomaco: la pai-te supcriore ; vègh pès 



tila bòca del stòmech = avere un peso 
alla bocca dello stomaco. Sensazione 
molesta per cattiva digestione o altro. 

2) bòca mòrta = bocca morta: quella 
parte della bocca della fornace fino alla 
quale giunge il suo mui'o. 

3) bòca = bocca: neUe forme di ca- 
cio lodigiano è quel loro lato più con- 
vesso che è l'ultimo a formarsi nella 
caldaia. 

4) Quel vano quadrilungo nelle canne 
d'organo dal quale esce il suono. 

5) Di cosa rotta; strivài che dèn-en 
cèrti bocch = stivali che aprono certe 
bocche: stivali rotti. 

bocà; V. att. = abboccare : prendere in 
bocca coUa bocca; i pese hin diventaa 
filrb, bòchen pu = i pesci si son fatti 
astuti, non abboccano pili. 

1) Si dice anche di chi crede subito 
ciò che gli si dice per celia e della ce- 
lia non s'accorge. 

2) Accettare senza indugio un par- 
tito che paia buono. 

bocaa e anche bocàl, * s.m. = boccale : 
vaso di terra cotta e anche di vetro 
che già sei-viva come misui-a di vino 
e altri liquidi. 

1) botèlia d'on bocaa = bottiglia che 
cape un boccale. 

2) taeil el vhi à bocaa, ora à liier = 
imbottare o bevere all'arpione: di chi 
compera il vino al minuto di giorno, 
in giorno. 

3) Vaso da notte, pitale ; per simi- 
litudine. 

4) véss in pòlver de bocaa = esser 
diventato terra cavolina. Esser morto 
da un pezzo. 

bocàda, * s. f. = boccata: tanta materia 
quanta si può in una volta tenere in 
bocca. Si dice per esprimere piccola 
quantità; dàmm òna bocàda de càfè = 
dammi una boccata di caffè; ciàp^ òna 
bocàda d'aria = prendere una boccata 
d'aria. 

1) màndtl foeura el fiimm à bocàd 
= emettere il fumo a boccate ; aprendo 
largamente la bocca cosicché il fumo 
raccoltovi fumando ne esca ad un tratto 
e insieme. 

bocadedàma, = bocca di dama: pasta de- 
licatissima composta di fior di farina, 
di zucchero, mandorle, uova, ecc. 

bocàdùra, s. f. tralciaia : più tralci da 
frutto intrecciati. 



boc 



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boc 



bocàgnòccli, s. m. bocca da gnocchi: di 
chi ha sempre la bocca aperta cosi che 
pare vi aspetti un gnocco. Dicesì an- 
che di stupido ed ebete. 

bocàlà; V. att = cioncare, trincare; l'ha 
bocàlaa per tUta sètimtitia = cioncò 
tutta la settimana. 

bocàmni, s. m. = beccarne: pezzo collo- 
cato quasi nel mezzo della parte supe- 
riore della cartella della forma per la 
fusione dei caratteri da stampa. 

bocàràda de vìn = tirata di vino. 

bocàrèsa, s. f. = storta da donna : vaso 
di vetro con collo brevissimo e ovale 
che serve d'orinale a certe donne ma- 
late. 

bocàscia, s. f. = boccaccia : peggiorativo 
di bocca. 

1) Boccone : accrescitivo di bocca. 

2) l'è dna bocàscia = è una boccac- 
cia : che fa discorsi sconvenienti, lu- 
brici, 

bocch de leòn, = bocca di leone. Lino 
dei muri. Antirrhinum maius. 

boclié, s. m. = mazzo di fiori : spesso 
di fiori ben disposti e con eleganza. Dal 
frane, bouquet. 

bochèll, s. in. = bocchino : l'imbocca- 
tui'a di alcuni strumenti di ottone, co- 
me la tromba e sim. 

1) Boccinolo : la parte del candel- 
liere ove entra la candela e per esten- 
sione la parte d'ogni oggetto dove en- 
tri infilato un manico, come nel badile 
nella za^jpa, ecc. 

2) Mela, cipolla: specie di palla 
stiacciata e foracchiata dell'annaffiatoio, 
che spande minutamente l'acqua. 

3) Luminello : cortissimo cannello 
metallico, per lo più di latta, amovi- 
bile, tondo stiacciato in cui è infilato 
il lucignolo del lume a mano. 

bochèta, s. f. = bocchina: nome di tre 
pali piantati verticalmente nel centro 
della piazza della carbonaia, collegati 
con ritortolo, contro i quali son collo- 
cate le legno da carbonizzare ; il tutto 
ricoperto dalla pelliccia. 

1) Fascetta : lamina ripiegata in sé 
stessa la quale serve a tenere ben ferma 
la canna nelle casse dei fucili, dello 
pistole, ecc. 

2) Boccaiuola: piccola apertura che 
si fa negli arginelli da prati marcitoi 
e delle risaie affinchè l'acqua vada di- 
latandosi gi-adatamente. 



3) Buca : lai'ga incavatura che atti'a- 
versa il ceppo d'una pialla, termina 
nella feritoia, nella quale, mediante la 
bietta è fermo il ferro. 

4) Lastrina nella quale entra la stan- 
ghetta deUa toppa per chiudere. 

5) Sfogatoio, bocchetta ; nei forni la 
finestrella con seiTame di ferro, dalla 
quale il fornaio, senza aprire il chiu- 
sino, spia se il pane cuoce. 

6) Finestrella : nei fornelli è la bocca 
dell'apertura sul davanti, alla quale si 
agita fortemente una ventola per rav-J 
vi vare il fuoco. * 

3) Scudetto, borchia : si mette all'im- "" 
boccatui-a della toppa per agevolare 
l'inti'oduzione della chiave e anche per 
ornamento. 
bochin, s. m. = bocchino, dim. di bocca ; 
bochìn rotond = bocca a orciolo, a buco 
di gallina ; tonda e stretta : boehin de 
sùcher = bocca scelta ; bochìn de popola 
= bocchino da sciorre aghetti. 

1) CanneUetto di varia forma per 
fumare il sigaro ; bochìn d'Umbra, de 
seùma = bocchino d'ambra, di schiuma. 
Anche cànin. 

2) L'imboccatura di alcuni sti"umenti 
di ottone, come la tromba, il bombar- 
dino e sim. 

3) Bocchetta: l'imboccatura di al- 
cuni istrumenti a flato, come il clarino, 
dove entra la linguetta. 

bochina, s. f. = bocchina, dim. vezzegg. 

di bocca. 
bochìroefila, s. f. = bolla, pustoletta che 

viene agli angoli delle labbra, per lo 

più ai bambini. Credesi che sia male 

attaccaticcio e che piglisi bevendo nel 

recipiente in cui bevve chi ne patisce. 
bòcola, s. f. buccola: ornamento che le 

donne -portano agli orecchi. 

1) Al plur. : i bòcol = gli orecchini, 

i pendenti. Anche i pendéiit. 
bocolèta, s. f. = buccoletta, dim. di 

buccola. 
bocòn, s, ni. = boccone ; tanta quantità 

di cibo solido, quanta si mette in bocca 

in una volta. 

1) bacon amar = bocconi amari : di- 
spiaceri, dolori, umiliazioni. 

2) 071 bocon = quel boccone : il pa-^ 
sto consueto e si intende frugale ; mttìigt 
on bocótì e pKÙ vègni = maiigio que| 
boccone e poi vengo. 

3) guàdàgtiàss on bacon de pan 



boc 



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boe 



guadagnarsi uà boccon di pane : tanto 
da vivere. 

4) vègh el bocòn in góla = avere il 
boccone alla gola: aver appena finito 
di mangiare. 

5) toeusé el bocón de bóca = levarsi, 
cavarsi il boccone dalla bocca : cavarsi 
o levarsi il pane di bocca. 

6) le mangiarla in d'oii hocon = lo 
mangerebbe in un boccone : di chi grida 
e minaccia. 

7) mangia nò on hocòn in pds = 
non mangiare un boccone in pace : 
essere sempre disturbati quando si 
mangia. 

8) tira m vHn à bocon = tirar su 
uno a bricciolo di pane, a minuzzoli: 

• allevarlo con molta diligenza e pazienza 
per affezionarlo. 

9) el bocon déla vergógna = il boccon- 
cino delia creanza, del complimento : 
il piccolo avanzo d'una vivanda che 
nessuno dei commensali vuol prendere 
o per non mostrarsi ghiotto, o per la- 
sciarlo ad altri. 

10) on bocon de ciirdt = un boccon 
da preti : cibo squisito. 

bocóii) s. m. = pezzo ; on bocòn de bin- 
doli = un pezzo di nastro. 

1) Brandello, strappo ; l'è on bocòn 
del me vestii de i^pòs = è un brandello 
del mio abito da nozze. 

2) àndà à tòcch e bocòn = essere 
a brandelli, andare a brani. 

boconà; V. att. = sbocconcellare : man- 
giar qualche bocconcello leggermente, 
togliendolo anche a pizzichi colle dita. 

bocouìU) s. m. = bocconcino, dim. di 
boccone. 

1) bòn boconitt = bocconcini buoni, 
bocconcini ghiotti, delicati, squisiti. 

2) Tra.sl. di donna piacente : on bèli 
bocontn = un buon bocconcino. 

3) on boeonìn de stòfa, de pànn, de 
bindèll = un bocconcino di drappo, di 
panno di nastro : piccolo ritaglio. 

4) el boeonìn déla vergógna. Vedi 
bocon, 0). 

5) à boconitt = a bocconcini : a pez- 
zetti minuti. 

bodésg', s. m. = inti-uglio : insudioia- 
mento, specialmente in cucina. 

1) Sudiciume : quel sudiciume di fra- 
dicio mozzo rasciutto e d'untuosità che 
si forma o per terra, o nelle case, su 
per le scale, sugli acquai, nelle stanze. 



2) Ciaccino, ciaccione : ohi s'affac- 
cenda, ma con più premura che frutto. 

3) Chiasso, schiamazzo. 
bodèsgià; V. att. = intrugliare : fare in- 
trighi. 

1) Imbrodolarsi: guazzare in qual- 
cosa di sudicio. 

2) Acciaccinare : darsi una gran fretta, 
ma senza prò. 

bodèsgiàmént, s. m. = acciaccinio : modo 
affannoso di chi si acciaccina. 

bodèsgriòn, s. m. = acciaccinato, che 
acciacina. 

bodìn, * s. m. = bodino: piatto dolce, 
cotto in forma, fatto con diversi intrisi, 
e per lo più di eemolino o di patate. 

bodriee, s. m. = budriere : cintura dalla 
quale pende la spada al fianco. 

1) Si dice volgarmente per deretano. 

boèta, s. f. = stagnata: bussolotto di 
tabacco involto nello stagno. 

1) Nome di ognuna di quelle diie 
bussolette del torchio da coniare mo- 
nete, che servono a tenere in se i conii. 

b(BÙ, s. m. = bove, bue : animale do- 
mestico ; 6o5, segnatamente il maschio 
di quella specie quand'è castrato e do- 
mato. 

1) oeucc de bceu = occhi di bove: 
grossi e sporgenti. 

2) mètt el càr dendns di boeu = 
mettere il carro innanzi ai buoi : far 
prima quello che andrebbe fatto dopo. 

3) scàpaa i hoeH sàren là sitila = 
serran la stalla quando son scappati i. 
buoi: riparano quando il male è già 
fatto. 

4) Bue, fig. ignorante, minchioiie ; 
te set òn gran boeil ! = tu sei il gran 
bue ! 

5) boeu d'or = bue d'oro: d'uomo 
ricco ignorante. 

boeucc, s. m. = buco : apertura che passa 
da parte a i)ai'te, o penetra piuttosto 
addentro ; on vestii pién de boeucc = 
un abito pieno di buchi. 

1) Buca : apertura praticata nel muro, 
che può essere cieca o passare da parte 
a parte. 

2y boeucc del ctLmer = la buca del 
luogo comodo. 

3) èl boeucc dèi siigeridor = la buca 
del suggeritore : nella ribalta del pal- 
coscenico. 

4) stopà i boeucc = turare deUe bu- 
che : pagare i debiti. 



boe 



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bof 



5) stòpa bceuee = comodino; di pers. 
che aiuta in una tresca, che è adope- 
rata in qualche affare con modo in- 
discreto e umiliante, per coprire chi 
lo fa. Anche chi semplicemente tien 
luogo di un altro per comodo altrui. 

6) btxuec di calsètt = buco deUe 
calze : piccola apertui-a nella calza pro- 
dotta da rottura di una o poche maglie. 

7) el boeiiec del làvàndin = il buco 
della pila : un foro fatto in essa, pel 
quale la rigovernatui'a passa neUo smal- 
titoio. 

8) boeucc del vàroeul = buttero: il 
segno che lasciano sul viso le bolle del 
vainolo. 

9) boeucG = bugigattolo : stanza pic- 
cola; ghe dìsen stane, ma hin boeucc 
= le chiaman camere, ma son bugigat- 
toli. 

10) fa boeucc = bucare ; fa boeucc in 
d'on ofisi = bucare in un ufficio, per 
averci un impiego superando molte dif- 
ficoltà. 

11) boeucc = nome di parecchie oste- 
rie e bettole, o taverne. 

boeucc in barba = buchino: quel pic- 
colo buco che a volte si vede nel mento 
ad alcune donne e ai bambini. I fio- 
rentini dicono anche la bellex^xa della 
Nencia. 

boeiìgia, s. f. = soffice: ferro quadro 
traforato, che dai magnani o fabbri si 
pone sotto ad un ferro infocato che si 
vuol bucare. 

boeusmaj s. f. = bozzima: mescolanza 
di crusca, unto e acqua adoperata dalle 
tessitore per rammorvidir la tela. 

1) cava o leva là boeusma = sbozzi- 
mare, cavar la bozzima. 

2) dà là bceusma = bozzimare, im- 
bozzimare. 

bófa (là), s. f. = il polmone degli ani- 
mali macellati : così è chiamata dai 
nostri macellai, perchè vi soffiano {bo- 
fen) dentro, affinchè faccia bella mostra 
di sé. Anche coradéla. 

bofa, v. att. = soffiare : spingere il fiato 
fuori stringendo o aguzzando le labbra ; 
bofà àula minestra = soffiare suUa mi- 
nestra. 

1) Spingere il vento in uno stru- 
. mento ; i sonàdor han éeguitaa à bofti 
tuta ètra = i suonatóri hanno conti- 
nuato a soffiare tutta la sera: si in- 
tende nei loro strumenti. 



2) Soffiare per alterigia, per super- 
bia ; el g'hà minga reson de bofà come 
el bófa = non ha ragione di soffiare 
come soffia. 

3) Del vento ; bof ava on veni mà- 
làdètt = soffiava un vento maledetto. 

4) Di porta per cui entri il vento; 
Ve on iiss che bof a de tUtt i pdrt = 

è un uscio per cui entra da ogni parte | 
il vento. I 

5) Soffiare. Assol. e attiv. : Spinger 
l'aria sul fuoco col manticetto. 

6) Bofonchiare : esprimere con suoni 
tronchi, sommessi e quasi inarticolati, 
disapprovazione o scontento. 

7) Buffare, soffiare : al gioco della 
dama, portar via all'avversario un pezzo 
col quale esso avrebbe dovuto man- 
giare e non l'ha fatto. 

8) Posare, requiare, rifiatare; adèss 
bofl on moment e pce-u torni à mètem 
àdree = ora rifiato un momento e poi 
ricomincio il lavoro. 

9) Sputar la voglia, passarsi di una 
cosa, dimettere il pensiero di una cosa 
per impossibilità di ottenerla ; el po' 
ben bofà = può ben aspettare un pezzo ; 
per sta vòlta bòfa = per questa volta 
fa senza. 

bofàda, s. f. = soffiata, il soffiare; fa 
piàsè, dàgh dna bofàda sili cidr = 
fammi il piacere, dà una soffiata sul 
lume: per spegnerlo. 

1) Buffo : colpo di vento impetuoso 
e improvviso. Anche: folata di vento. 

bofànt, s. m. = pallone, pallone di vento: 
di chi molto di sé presume. 

1) Rimpettito, d'uomo altero. 

2) fa el bofdnt = fare il grossone, 
il grave: voce e frasi che ogni di più 
disusano. 

bofètt, s. m. = soffietto, manticetto : il 
mantice adoperato nei camini domestici. 

1) bus del bofètt = spiraglio. 

2j Di carrozza : soffietto, il mantice: 
coperta di dietro che s'alza o si ab- 
bassa. 

3) Spiffero : foiie soffio di vento che 
passi da porta o finesti-a non ben chiusa; 
g'hoo àviiil tutta séra dedree on bofètt 
che m'ha faa vegnì el stòrtàcòll = ebbi 
per tutta la sera uno spiffero dietro, 
che m'ha dato il torcicollo. 

4) Piumino : nappa di piuma di ci 
gno, anche di seta a mo' d'incipriare. 

5) Culatta: stoffa a triangolo cucita 



bof 



- 117 - 



boi 



nella parte più alta dei didietri dei cal- 
zoni. 

bofètìn, s. in. = manticetto, soffiettino : 
specie di secondo soffietto che s'attacca 
al vero soffietto delle carrozze per pa- 
rar l'acqua e il sole. 

boff, s. m. = soffio : il soffiare e l'aria 
emessa soffiando ; on boff de veni = 
un soffio di vento. 

1) m d'on bòff = in un soffio, in 
un attimo. 

2) Alito, soffio leggiero : gh'è minga 
on boff" d'aria = non c'è un soffio 
d' aria ; se seni ntLnea on boff' = non si 
sente un alito, non c'è il minimo r amore. 

3) Pisciacane, imbrentine : specie di 
pianta che cresce nei fossi, vicino alle 
sorgenti. 

4) giilgcL ài boff = giocare al soffino : 
gioco di ragazzi che soffiano su una 
moneta che tengono in mano, la fanno 
andare in terra e vince chi la trova 
rivoltata da quella parte che ha detto 
prima. 

boflòtt, s. m. = stronfione, gonfione : 
di chi ha le gote piene. 

boga, s. f. = boga : grossa fascia di ferro 
che accerchia la stanga del maglio. 

bogéta, s. f. = boccetta, dim. di boccia : 
vasetto di vetro dove si tiene un li- 
quido, specialmente un medicinale. 

1) Boccina, pallottolina : una piccola 
palla. 

bogetìn, s. m. = boccetta, boccettino, 
bottoncino, bottone, boccettino : serve 
specialmente a contenere essenze odo- 
rose. 

bogetina, s. f. = boccettina, dim. vezzeg. 
di boccetta. 

bdgia, s. f. = globo : gran palla vuota 
di cristallo smerigliato, la quale si mette 
sur un lume, perchè mandi all'intorno 
una luce che non offenda la vista. An- 
che : glòbo. 

1) Boccia. Specialm. al plur. bògg e 
boee. Le palle di legno da giuocare per 
terra; fa bdgia resta = pigUare una boc- 
cia a resto o di arresto. 

2) el sii de giiìgà ài bògg = pal- 
lottolaio. 

3) strusa là bdgia = frisare la palla, 
fare un friso. 

bogià, V. att. = dar dentro, prendere in 
pieno colla propria una delle palle già 
giuocate, per spingerla vicino al pal- 
lino, allontanamela. 



1) bogià giiist = Fig. indovinarla. 

2) Tentare, dare un colpettino, pro- 
varsi. 

3) Bocciare , schiacciare, rimandare 
agli esami. 

bogiaddr, s. m. = colui che sa j)ren- 
dere in pieno una palla, o che spesso 
coglie nel segno. 

bogiauén, s. m. = piemontese: questa 
voce viene, dall' avere i piemontesi 
spesso in bocca, massime i militari, 
per finale di certi discorsi e s'bogia 
nèn (e non muoviamoci), frase tolta 
da un loro proverbio. 

bogìii, s. m. = buchino, bucolino : dim. 
di boeùcc. 

1) Pozzetta, scodellino: nome di quelle 
due fossette che nel rider dolcemente 
vengono ad alcuni nelle gote, special- 
mente ai bambini. 

bogitt, (i) = galle, gallozzole di querele. 

bogher, s. m. = cialtrone, ignorante e 
presuntuoso. 

1) msé dènt come on bògher = es- 
sere, asino assai. 

bdia, s. m. = carnefice, boia: il pubblico 
esecutore della pena di morte e d'al- 
tre pene corporali infamanti. 

1) fàcia de bòia = faccia di boia, 
uomo d'aspetto truce. 

2) fa el bòia e V impieaa = far da 
Marta e da Maddalena; far di tutto e 
tutte le parti in casa, a un ufficio, ecc. 

3) Volg. si dice te éet on bòia, l'è 
on boia di chi fa cose difficili e non 
si pensava potessero compiersi. 

4) bòia nidlp'àtegh = maniscalco, 
tristo medico. 

5) Toppo : quel ciocco sul quale si 
appuntano i legni col pennato o col 
roncolo o coli' ascia, secondo la gros- 
sezza che si vogliono tagliare o spac- 
care. 

boia, V. att. = abbaiare, latrare. Vedi 
bàia. 

boiàca, s. f. = bioscia; minestra piut- 
tosto brodosa, ma di poca sostanza. 

boiàda, s. f. cagnaia ; disputa, sgridata 
fatta alzando la voce in modo sconve- 
niente e incivile; quànd l'àviiU ben fi- 
nii là sòa boiàda g'hoo fa capi là 
reson = quand'ebbe finito la cagnaia, 
gli feci intendere la ragione. 

1) Di musica e in generale di spet- 
tacolo teatrale, o cattivo, o male ese-- 
guito. 



boi 



— 118 — 



boi 



2) Abbaio, latrato dei cani. 
■boiòcch, s. m. = rapa lunga, rapignone 
rajione, navone; rapum oblongius. 

1) Fig. cosone: d'uomo stupido o mal 
fatto. 

2) èpirit de boiòcch = spirito di rapa : 
di chi vuol fare lo spiritoso e non sa 
essere cho scipito. 

boìs, s. m. = vendarrosti , rosticciere, 
trattoria: chi vende a poco prezzo roba 
cotta. 

1) Anche la bottega dove si compera 
e si mangia a poco prezzo tale roba. 

2) Abboraccione, disutile: chi fa male 
per troppa fretta, 

3) Sbrodolone: chi mangiando o be- 
vendo s'insudicia. 

boisàda, s. f. = Abboracciamento : l'ab- 

boracciare. 

1) E la cosa abboracciata. 
boisent, s. 7)1. = sporco, sudicio: di chi 

mangiando o bevendo s'insudicia. 
boia; V. att. = bollare: apporre il bollo. 

1) Del segno che lascia dove batte 
un corpo scagliato; òna sastida là g' ha 
holaa el càpèll = una sassata gli bollò 
il cappello. Anche in questo senso : 
ammaccare. 

2) bolet! = crepa! Si dice volgar- 
mente a uno cui si voglia augurare 
male, perchè ci secca o non ci accon- 
tenta. 

3) Bocciare ; disapprovare, rimandare 
all' esame. 

bolaa^ agg. = bollato; foeùibolaa, carta 
bolàda = foglio bollato, carta bollata: 
munita del bollo dello Stato. 

1) Rimandato all'esame; l'è bolaa in 
làthi = è rimandato in latino. 

boléta^ s. f. = bulletta, polizza: ricevuta 
che si stacca per lo più da un libro a 
matrice. Si dice per lo più dei reca- 
piti doganali e di quelli delle strade 
ferrate per le merci in corso di spe- 
dizione. 

1) vèss in boUta = essere in bulletta, 
non aver quattrini, esser povero in 
canna, esser sbiiscio, in stanga, in 
stuoia. 

2) là bolèta là gHéa el tàlént = il 
bisogno aguzza l'ingegno: il bisognino 
fa trottar la vecchia. 

3) Codina : quel lembo di camicia 
che ai bambini esce talora per lo spa- 
rato del di dietro dei calzoncini ; mo- 
stra là bolèta = non avere ancora ra- 



sciutto il latte sulle labbra, avere ap- 
pena levata la bocca dal latte, aver 
ancora il guscio in capo: esser tuttora 
giovanissimo e non aver pratica dì 
checchessia. 

bolèta, «'. att. = sbagliare i colpi a cac- 
cia, fallire il colpo. Di lepri: Seminar 
piombo senza vedere un pelo. Quasi 
lasciar la bolèta agli uccelli e alle le- 
pri di andarsene a libero volo. 

bolètàri, s. m. = buUettario, libro a ma- 
trice: quello da cui si staccano le bul- 
lette. 

bolètìn, s. m. = buUettino : annunzio 
dato al pubblico di mano, in mano 
sull'andamento di un fatto in corso, o 
una data specie o serie di fatti; el bo- 
lètìn déla guèra = il bullettino della 
guerra; bolètin meteorologteh = bullet- 
tino meteorologico. 

1) La parte dei giornali e delle ri- 
viste che contiene notizie sommarie di 
scienze, lettere, arti, commercio, ecc.; 
bolètin comèreidl, bibliogràfich = bul- 
lettino commerciale, bibliografico. 

2) Piastrello : pozzetto di panno o 
cuoio sopra il quale si distende l'im- 
piastro per metterlo suUe parti ma- 
late. 

bolgèna, s. f. = ulivo infrantoio: specie 
di ulivo che fa i frutti più grossi de- 
gli altri, onde molta morchia. 

1) Ulivo correggiole, o pendaiolo, o 
pendaglielo: specie d'ulivo cosi chia- 
mato dalle vermene pendenti in forma 
quasi di piccole corregge. 

bolgrètt, agg. = mezzi, strafatti: di fnitti 
quasi presso a infracidare per eccessiva 
maturità. 

1) fa bolgètt = immezzire. 

2) Sost., pallottole di neve; fa ài 
bolgètt = fare alle palle di neve ; fa 
cor à bolgètt = rincorrere a pallottole 
di neve; fa sii bolgètt = appallottolare 
la neve. 

bolgia, s. f. = spoiia: tasca o bissacela 
di pelle, simile, nella quale si ten- 
gono chiodi, strumenti di ferro, ecc. 

1) Borchie, scudicciolo : quell'orna- 
mento al fine della guardia nel morso, 
parte della briglia, nella quale si met- 
tono i voltoi. 

bolgiòtt, s. m. = borsone: danaro ragra- 
nellato a poco a poco. 

1) fa sii el bolgiòtt = far borsone, 
accumular moneta. 



boi 



119 - 



boi 



2) vègh el bolgiòtt = aver grosso ro- 
gnone ; aver danaro in serbo. 

bdlg'ir, s. m, = cosetto : di oggetto pic- 
cino. 

1) Cosuccio, minuzzolino: di persona 
piccola. 

bòlgira, s. f. = una di quelle voci che 
esprimono un complesso di idee varie, 
e or ne abbracciano alcune altre, onde 
una definizione generale e costante è 
impossibile darla. 

1) oh ! che bòlgira ! = oh. ! che im- 
broglio. 

2) hin hòlgir quièti chi = queste le 
son bazzecole. 

3) Ve minga pòca bòlgira = è di- 
grazia assaettata : non è un mal da poco. 

4) gh'è vègnuil là bòlgira de... = gli 
venne il tìcchio, il capriccio, il tenten- 
nino di... 

5) di sii di bòlgir = dire delle cor- 
bellerie, degli erroracci. 

6) fa dna bòlgira = commettere uno 
sproposito. 

7) fa monta là bòlgira = far mon- 
tare in bizza, in ira. 

8) cascia via là bòlgira = cacciar la 
mattana, la malinconia. 

9) vèghen nàneaper là bòlgira = aver 
uno in quel servizio , infischiarsene 
d'uno. 

10) vègh tiitt'àlter per là bòlgira - 
aver tutt' altra fantasia o il capo a tut- 
t' altro. 

11) àvèghen pién là bòlgira = averne 
piene le tasche; esserne stufo, ristucco. 

bollirà, V. alt. = incalappiare, giuntare, 
ingannare: anche rovinare, perdere. 

1) àndà tiitt'd fase bolgirtb = andar 
tutto a rotoli. 

bolg'iràda! = corbezzoli! esclamaz. 

bolg'iràdo, s. m. = furbo assaettato, bol- 
lato: uomo accortissimo. 

1) Furbacchione: in senso però non 
cattivo. 

bolg'iratà, v. ait. = mestare, trescare, 
tramestare: frequentat. di bollirà. 

bolgriròn, agg. = buscherone : per indi- 
care quantità , grandezza , intensità, 
straordinaria ; fa on frègg bolgiròn = 
fa un freddo buscherone. 

bòli, s. m. = bolo: sorta di terra tegnente 
usata dai doratori e argentieri. 

bolin. s. m. = bulino. 

1) Specie di scalpelletto d'acciaio, 
usato dagli incisori. 



2) Stella : ferro còl quale i calzolai ab- 
belliscono i fori fatti dalle bullette nello 
scarpe e simili. 

3) Francobollo: quadrettino di carta- 
valore, con davanti un' impronta e il 
costo, che s'attacca alla roba da spe- 
dirsi colla posta per francarla. 

4) bolin de ricevùda = marca da bollo ; 
specie di francobollo per rice^^^te e si- 
mili. 

boli, s. m. = bollo, sigillo colla cui im- 
pronta si contrassegnano cose, o carte 
e scritture, e l'impronta stessa. 

1) Marchio: quel contrassegno fatto 
sulle lettere dagli ufficiali postali per 
cui passano. 

2) Pesca, sigillo: quei bernoccoli o 
enfiati, talora rossi talora lividi, che 
sono effetto di percossa in qualche parto 
della faccia: se nella parte alta del 
capo, si dice: corno. Si dice anche spesso 
morèll. 

bolog'iià, V. att. = imbrogliare, ammol- 
lare: disfarsi di checchessia, e special, 
dare con inganno roba guasta o trista 
per buona. 

1) bològnà via i tosànn = smaniare 
le ragazze; maritarle. 

2) Appioppare : specialmente di pa- 
role; ghe l'ha minga mandaa à di, 
ghe l'ha bologntLda = non gliel'ha fatto 
dire, gliel'ha appioppiata. 

bols, * agg. = bolso: affetto da bolsag- 
gine: specialmente di cavalli. 

1) E d'uomo non sano, non atto alla 
fatica e che facilmente tossisca ; l'è 
bols, l'è mese bols = è bolso, è mezzo 
bolso. 

2) dementa bols = Imbolsire. Divenir 
bolso. Di cavalli, buoi, ecc. 

bolsón, s. m. = staggio: bastone che nel 
paretaio regge la rete. 

1) Boncinello: ferro bucato in punta 
messo nel manico dei chiavistelli o al- 
trove, per ricevere la stanghetta della 
toppa. 

2) fa fa el boléòn à viin = cavar la 
castagna coli' altmi zampa, cavar il 
granchio dalla buca colla man d'altri; 
far cosa con proprio utile e rischio 
altrui. 

3) Pertica : quei pali che nelle viti a 
pergola corrono per ti-averso a modo 
di filare, detti, secondo la grossezza: 
perticoni, pertichette. 

4) Voltolo : La parte inferiore del 



boni 



- 120 - 



boii 



freno, dove sono le campanelle per le 

redini. 
boni! interiezione, ch.e vale: che bombe! 

Si dice per burlai'si delle minacce d'un 

rodomonte o delle spacconate di un 

millantatore. 
bómba,* s. f. = bomba : paUa vuota di 

ferro fuso, clie si riempie di polvere e 

che, scagliata col mortaio, scoppia a 

una certa distanza. 

1) vèss à proeilva de bomba = essere a 
prova di bomba, fatto a prova di bomba: 
di ogni costruzione capace di resistere 
anche alle bombe. 

2) Di uomo: Fig. vèss à prceiìva de 
bomba = che resiste agli strapazzi, ai 
dolori, e che è fidato, sicuro. 

boiiibàra (fa là), = far la tombolata, 
tombolare, tomare : cadere o andare a 
capo all' ingiù colle gambe all'aria. 

1) Anche delle bestie quando si get- 
tano in terra colle gambe all'aria in 
segno d'allegrezza: si dice meglio fa là 
tòma. 

bombarda, * ». att. = bombardare colle 
artiglieiie città, fortezze, mure. 

boinbàrdàuiéut, s. m. = bombardamento: 
l'operazione del bombardare. 

bombàrdìn, s. m. bombardino: dim. di 
bombardone. 

bombàrdou, s. m. = bombardone: grande 
i strumento musicale d'ottone. 

bombàs, s. w. bambagia, cotone. 

1) inètt el bombtis in di orègg = 
mettersi il cotone nelle orecchie: tu- 
rarle per non sentire qualche cosa che 
ci annoia e infastidisce. 

2) tegtit in del bombtis = tenere nella 
bambagia, nel cotone: tener persona o 
cosa col massimo riguardo. 

3) bombtis di pobi = pappo : quella 
lanugine che si vede nella parte su- 
periore del seme di alcune piante, come 
nel pioppo, le quali diconsi pappose. 

bombàsìna, s. f. = bambagia: filato di 
cotone grosso, floscio e appena torto. 

bombàsòii, s. m. = bonaccio, dolcione: 
di persona di costumi semplici, credulo 
troppo e assai compiacente. V. bonàsc. 

bombe (à), = convesso: rilevato esterna- 
mente in arco. 

bombolòtt, s. m. = tombolotto: grasso e 
tondo a foggia di tombolo, 

bombòn, s. m. dolce, chicca, confortino: 
denominazione generale di varie cose 
mangerecce che si sogliono dare ai bam- 



bini specialmente, cui piacciono mol- 
tissimo. 

1) bombon col rosòli = pasticca a li- 
quore, a rosolio. 

2) Fig. vaghezza, gioiello; misa come 
on bombon = ravviata che pare un 
gioiello. 

3) Zucchero ; rispètt à he IH l'è on _ 
bombon = appresso a lei, lui è uno 1 
zucchero. 1 

bomboiiàtt, s. m. e bombonee, s. m. = 
bozzolaro: venditore di paste dolci. 

bombonéra, s. f. confettiera: scatola da 
riporvi confetti e dolci. 

bomborìn, s. m. bellico, ombelico. 

1) Quella parte di una bestia ma- 
cellata che ne comprende e circonda il 
bellico. V. bàmborìn. 

bon, agg. = bone: di tutto ciò che ri- 
sponde al concetto che l'uomo si forma 
del bene morale. 

1) Di qualità, inclinazioni, abiti, mo- 
vimenti dell'animo ; bon càràter, bon 
cceér = buon carattere, buon cuore, 
bòna ìndol = buona indole. 

2) Bon. di persona: vale, più che al- 
tro, indulgente, facile a compatire, a 
perdonare; tre vòlt bon = tre volte buono ; 
indica l'eccesso di una tal qualità. 

— bòna gént = buona gente: onesta 
con semplicità e con modestia. 

— hòn fioeu, bon diàol = buon fi- 
gliuolo , buon diavolo : natm-almente 
bone, senza studio di parerlo : sottin- 
tende spesso che la persona di cui si 
parla non è per altri rispetti un gran 
ohe. 

3) Di bambini : vale docili , obbe- 
dienti e segnatamente dello star cheti, 
non infastidire. 

4) Bon: chi o che ha i requisiti per 
cui è atto all'ufficio che fa, all'uso a 
cui serve ; bon pàder, bon màt% bon 
màèster = buon padre, buon marito, 
buon maestro; delle facoltà della mente; 
bòna memoria = buona memoria; vègh 
mèta bòtta = aver buona vista, vedei'ci 
bene. 

— Di cose materiali, strumenti, uten- 
sili; ttria, ^cqua bòna = aria, acqua 
bona; boti lètt = buon letto; bon flàut 
= buon flauto. 

— Di cose non materiali e opero 
dell'uomo ; bòna lèg = buona legge ; 
bòna idea = buona idea; bon penèèr => 
buon pensiero. 



1 



1)011 



- 121 - 



bon 



I 



Di lavori e opere d'arte; bSna mu~ 
sica = buona musica : guardando piìi 
ai pregi intrinseci che all' impressione 
ohe fanno sul sentimento. 

5) Tutto ciò che torni utile, vantag- 
gioso, gradito ; bòn àfàri^ bon impiégh, 
bòn odor, e sim. = buon affare, buon 
impiego, buon odore e sim. ; bon mercaa 
= bon mercato, bon prezzo : prezzo 
basso. 

6) Tutto ciò che riesce, o promette 
riuscire, o dà indizio che altro deva 
riuscire a seconda del desiderio ; bon 
àègn, boti augUri, bòna fortuna = bon 
segno, bon augurio, bona fortuna. 

7) D'animali, vale mansueti. 

8) Cogli astratti di quantità vale 
grande, molto ; óna bòna dòse, dna 
bòna metaa = una bona dose, una bona 
metà. 

9) Nel gioco si dice di partite o 
punti che si contano ; là bàsica l'è 
mhiga bòna = la bazzica non è bona. 

10) Di cose e di persone, vale atte 
a un uso, a un ufficio che si indica 
mediante la proposizione de ; l'è bon de 
fa, de di, de scrìv, de lég = è buono 
a fare, a dire, a scrivere, a leggere ; 
bon de mangia = bone da mangiare. 

11) mesa bòna = messa buona : co- 
minciata, ma che pur basta per soddi- 
sfare al precetto, assistendovi. 

12) dànee bòn = moneta buona, che 
ha corso legale. 

13) 7nàr bòn = mare bone, tranquillo. 

14) numer bon = numeri boni : di 
numeri da estrarsi, quando si spera di 
vincere. 

15) òpera bòna = opera buona : atto 
di carità. 

16) bò^na stàgiòn = stagione buona : 
la primavera. 

17) temp bòn = tempo bono, sereno : 
un po' meno che bello. 

18) bòn oeucc, vede de bòn ceuee => 
veder di bon occhio : con benevolenza. 

19) bòrni parèli = bone parole : che 
danno a sperar bene, ma per lo più 
senza effetto, di raccomandazioni, uf- 
fici fatti in favore di alcuno. 

20) bon pes, bona misura = boa peso, 
bona misura: ciò che si dà oltre il 
peso la misui-a dovuta. 

21) bon stòmegh = bon stomaco, che 
digerisce ogni cosa : anche di chi iu- 
ghiotte amari bocconi, e s' addatta a 



cattive figTU'e diciamo Martin bòn stò- 
megh. 

22) dna bòna volta = una buona 
volta : di cosa che succeda o si faccia 
dopo avere anche troppo indugiato. 

23) In molte espressioni d' augurio ; 
bon àpetitt, bon viàgg, bon Nàtdl = 
bon appetito, bon viaggio, bon ceppo ; 
bòna nòti = bona notte ; nella fine di 
un racconto, dopo aver detto come la 
cosa fini ; se s'hin sposaa e bòna nòtt = 
si sono sposati e bona notte : il mila- 
nese aggiunge spesso : * sonàdòr. 

24) tUa bòna = alla buona, alla do- 
mestica, senza ricercatezze, senza ce- 
rimonie, all' apostolica ; persóna tila 
bòna = persona di facile abbordo, colla 
quale si può parlare e trattare senza 
troppe cerimonie, accessibile. 

25) vèss in bòna = essere in pace, 
d'accordo. 

26) coi bòrni = colle bone : senza 
voler costringere, cercando di persua- 
dere, di indurre con ragioni, preghie- 
re, ecc. 

27) ah ! bòn ! = bono ! esclamaz. as- 
saggiando, sentendo ricordar roba da 
mangiare o da bere. 

quèàta l'è bòna ! = questa F è buona ! 
esclam. sentendo un motto inaspettato, 
pungente, o che abbia dell'arguto. 

che Dio ine le manda bòna = Dio 
ce la mandi bona, esclam. di chi pre- 
vede dei grossi guai. 

28) mena bòna = accettare, ammetter 
per bona una scusa, una giustificazione, 
e sim, 

29) bòna lana = bona lana, fam. e 
ironie, persona piuttosto trista. 

30) fa de bon, dì de bòn = fare, dir 
per davvero. V. sost. 4. 

31) Capace : di chi faccia cosa che 
esca dall'ordinario, per le qualità che 
richiede e anche solo per la sua stra- 
nezza ; l'è bòn de sta trii mes sema 
àndà fcBura de casa = è capace di star 
tre mesi senza uscire di casa. 

32) Di cose, nel senso di bone a 
un uso ; sto fil chi l' è minga bon 
per quèll che hoo de fa mi = questo 
filo non è capace per quel che ho da ' 
far io. 

Di cose e di pers. anche atto, che 
ha attitudine, disposizione : abile, con- 
veniente, adattato. 

Quindi ; minga bòn = inabile, inca- 



bon 



— 122 — 



bon 



pace : non abile, disadatto ad esercitare 
un arte, un ufficio. 

33) Abile, capace, da tanto ; te set 
minga bon de véng ài éeàceh = non 
sei abile a vincere al gioco degli scaccili. 

34) Accennando a risoluzione cbe uno 
non ha ancora preso, ma può essere 
che la prenda ; se el me seca, soni 
bon de Imàgh là fàcia = se mi secca 
son buono di dargli le mani sul muso. 

bòli, s. m. = bone : ciò che è bone ; 
dòpo el eàtìv vén el bon = dopo il cat- 
tivo viene il bono ; àdèss vén el bon = 
ora ne viene il bono : la parte più im- 
portante, più curiosa di un racconto, 
discorso, ecc. 

1) i bon = i buoni : di pers. si in- 
tende di bontà morale ; V è on {dna) 
pòech de bon = è un (una) poco di 
bono : d'uomo e donna che fanno parlar 
male di se. Paga el bon per el gràmm. 
Vedi gramm. 

2) vègh de bon = aver di bono : no- 
tando una qualità bona in persona che 
ne abbia pur di mediocri o cattive ; 
Sto tenip chi el g'hà de bon che el tén 
lontàn i sànsàr = questo tempo ha di 
buono che tien lontane le zanzare ; 
vèsègh del bon = esserci del bono in 
una cosa : qualche parte buona, qual- 
che beUa qualità. 

3) vòrègh del bèli e del bon = vo- 
lerci del bono e del bello : esserci 
molte difficoltà. 

4) de bon = a bono : avv. aggiunge 
vigore ed effetto alla azione significata 
dal verbo ; làorà, stiidià de bon = la- 
vorare, studiare a bono ; pioeiw de bon = 
vien giù a bono ; àndà in còlerà de 
bon = andare in collera a bono. 

— Anche : di bono ; dì de bon, fa de 
bon = dire, fare di bono ; senza scherzo, 
sul serio, di proposito. 

5) in del bon = nel bono, sul bono : 
nel punto migliore ; in del bon del 
sògn = nel bono del sonno. 

6) Bono, obbligazione che si rilascia 
in vece di danaro per lo più da pub- 
bliche amministrazioni. 

— Anche l'obbligazione che si rila- 
scia fra negozianti per acquisti di mer- 
canzie, da saldarsi alla liquidazione dei 
conti. 

7) Anche la polizza che si rilascia 
in occasione di distribuzione di pane, 
altri commestibili ; han daa via tre- 



mila bon de pan = han distribuito tre- 
mila boni di pane : in questo senso 
anche, scontrili. 

bònàmàn, s. f. = bonamano : ciò che si 
dà al vetturino o ad altri che ci presti 
servizio, al di là del prezzo stabilito. 
Diciamo anche mància; in ital. anche: 
benandata. 

bònàiuént, avv. = bonariamente : senza 
malizia e con intenzione di benevo- 
lenza. 

bonàsc, s. m. = bonaccio : ohe ha bon 
core, bono per natui-ale impulso, più 
che per animo deliberato e senza stu- 
dio di parerlo, bon figliolo, bon diavolo. 

bondàioeùla, * s. f. = bondiola. Vedi 
bondioeùra. 

bondànt, agg = abbondante. 

1) In molta quantità : gh' è vegniiii 
sàngh bondànt = gli venne sangue ab- 
bondante. 

2) Oltre misura ; mtL'nca tre mìa ' 
bondànt = mancano tre miglia abbon- 
danti. 

3) Più che sufficiente ; l' ha faa on ^ 
disnà bondànt = fece un pranzo ab- ; 
bendante : in quest'ultimo caso si dice 
anche bondànsìós. 

boudànsa, s. f. = abbondanza. 

1) vèss in bondànsa, vèèegh bon- 
dànsa = abbondare. 

2) Fig. e ironie, gioia, bella gioia, 
dieta spesa, cattivo soggetto ; ciào, 
bondànsa = addio, gioia ! - quèll che bon- 
dànsa = quello che delizia ! 

bondioeùra, ed ora anche bondàioeùla,* 
s. f. = bondiola : specie di salame ad 
uso di Parma. 

bondon, s. m. = cocchiume : foro in una 
delle doghe di sopra e nella parte più 
rigonfia della botte, pel quale si versa 
il vino altro. 

1) tegnì à man dèla spina e làèà 
àndà del bondon = fig. guardarla nel 
lucignolo e non nell'olio : aver cui-a 
delle cose minute e non badare alle 
grandi. 

2) stopà el bondon = cocchiumai'e la 
botte. 

3) Zaffo, tappo : pezzo di legno, ta- 
gliato nel senso delle fibre legnose, 
leggermente conico, col quale, a colpi 
di mazzuolo di legno, tui-asi il eoe 
chiimie della botte, se è tondo. 

4) mètt su el bondon = tappare, zaf- 
fare. 



if- M 

I 



bon 



— 123 — 



bor 



bondouà, v. att. = zaffare, tappare, met- 
tere lo zaffo, il tappo siil cocchiume. 

bondonèra, s. f. = cocchiumatorio : spe- 
cie di scarpello fatto a doccia per in- 
tagliare il cocchiume alle botti. 

boiient ; bón bòiiènt, agg, = buonis- 
simo : proprio bone. 

bonèttj s. m. = Forma. 

1) Vaso cupo di rame stagnato, ta- 
lora liscio, più frequentemente incavato 
a spicchi, a spire, o in altro modo, per 
dare la comspondente figura a budini, 
pasticci, gelatine e sim. Si dice anche ; 
budiniera. 

2) Bonetto : berretto di panno alla 
civile. 

bongé, s. m. = buzzonaccio : di pers. di 
gran pancia. 

1 ) Stronfione ; di un grassone. Que- 
sta voce rammenta le disgrazie di Gio- 
vanin Bongè, cantate dal Porta. 
bongioetìg'h, esci. = a bon gioco : Voce 
coUa quale si dichiara riaperto un gioco 
interrotto, o si chiede licenza di gio- 
care allontanandosi da qualcuna delle 
regole del gioco. 
bouiflcà, V. att. = abbonare : acconsen- 
tire che una somma di cui uno si 
riconosce debitore, si defalchi, nell' atto 
del pagamento da una maggior somma 
che gli sia dovuta. 
bòuu, nella frase avverbiale eòi bònn = 
per benino, colle buone maniere ; V è 
on fiosil che m ciapaa coi bònn, se nò 
el se trita = è un ragazzo, che vù pi- 
gliato per benino, se no s'irrita. 
|>nn, s. f. = aia, governante. Dal frane. 
ionne. 
^' 1) Bambinaia : la donna di servizio 
che bada ai bambini ; bònn (T anfàn, 
dal frane, bonn d'enfants. 
bonceur, s. m. = sorte, ventura ; dal 
frane, bonheur ; g'hoo àvilii el bonoeiir 
de àndà nò à soldaa = ho avuta la ven- 
tura di non andar soldato. 

1) ^la bonoRur = alla buonora, via 
là, passi. 

2) ù,la bonceur de Dio = aUa carlona, 
alla grossa, aH a sciammanata. Dal frane. 
a la bonhenr de Dieu. 

bonomìa, s. f. = dabenaggine, bonarietà : 
ingenuità estrema, semplicità d'animo. 

bòli òinm, s. m. = bonomo : uomo di 
bona fede e di bon naturale. 

1) Facile a credere e a lasciarsi in- 
gannare per dabenaggine. 



bonóra, avv. = bon' ora : la mattina o la 
sera presto, per tempo. 

1) levci sii bonòra = alzarsi di buona 
levata; a bruzzico. 

2) àndd in lèti bonòra = veder notte 
avanti sera : andare a letto a bon' ora, 

bonorìv, agg. = buon levatore, matti- 
niero : di chi si alza dal letto la mat- 
tina per tempissimo. Anche temporii, 

bontaa, s. f. = bontà : astratto di bono, 

1) Di bontà morale : bontaa d'^nim, 
de ìndol.1 de coeur = bontà d' animo, 
di indole, di cuore. 

2) Qualità di persona benevola, in- 
dulgente, mite ; g'hoo fldùeia in là 
sda bontaa = confido nella sua bontà. 

3) tuta eòa bontaa = tutta sua bontà ; 
parlando di favori ricevuti, offerte, 
lodi, ecc. 

4) Di animali ; là bontaa de sto cdn 
l'è straordinària = la bontà di questo 
cane è straordinaria. 

5) Delle cose ; là bontaa del clima., 
de Vària, de l'àequa, del viti, ecc. = 
la bontà del clima, dell'aria, dell' acqua^ 
del vino, ecc. 

6) che bontaa ! = che bontà : di sa- 
pore gradevole. 

bónsa, s. f. = 1) Botte di vino, lunga, 
atta a contenore dai sessanta ai set- 
tanta ettolitri di vino e trasportarla 
sui carri : ve ne sono di rotonde o 
cilindriche e di ovali schiacciate. 

2) Botte d'acqua : quella specie di 
botte che è trasportata su un carro, 
piena d' acqua ; serve ad annaffiare le 
vie. 

3) Botte di pozzonero, a vari sistemi. 
bonseta, s. f. = tomboletto : fig. scherz, 

di fanciullo tondo e gi-assoccio. 
bontempòn, s. m. = bontempone : che 

si dà bon tempo, ama l'pzio e gli spassi. 
bontòu , s. m. = la moda , il buon 
' gusto, l'etichetta. Dal frane, bonton. 
bopp bopp, = bu bu, bau bau : voci 

imitanti il latrar dei cani gi'ossi. 
bonvivàii, s. m, = gaudente, pacifico ; 

che di poco o nulla si dà pensiero. 
bor e bòro, s. m. = soldo ; g'hoo nànca 

on bor = non ho un soldo, sono senza 

quattrini, povero in canna. 
bòra, s. f. = pedale : il fusto degli al- 
beri da terra all' inforcatui'a. 

1) Toppo : pezzo di pedale grossa 

tagliato e pezzo di legno qualunque 

grosso e informe. 



bor 



— 124 



bor 



2) Marame : la peggior parte di chec- 
chessia. 

boràdór, s. m. = stampone, bozza o 
prova di stampa : quei primi fogli che 
si tirano per prova e che servono al 
correttore per le correzioni da farsi. 
Ora si dice meglio proeùra de stampa. 

boràgreii, s. m. = bon-ana, borraggine ; 
borago offlcinalis = erbe le cui foglie 
si mangiano in minestra e i cui fiori 
adornavano le mense : è a foglie a 
lancia, larghe, ispide e a fiori celesti. 

borag^in, * s. f. = borraccia : una specie 
di grossa fiasca o borletta di legno che 
portano in viaggio i soldati, e talvolta 
anche i cacciatori e quelli che fanno 
escursioni sui monti, o in campagna. 

boràs, s. m. = borace : sale usato spe- 
cialmente come fondente. 

boràsca, * s. f. = burrasca : lo stato del 
mare quando è sconvolto da venti im- 
petuosi. 

1) Fig. el mar V è in boràsca = il 
mare è in burrasca : vedendo persona 
molto alterata e che stia per dare in 
iscandescenze. 

2) Di grave pericolo o danno nella 
salute negli interessi, quando sia pas- 
sato si sia riparato ; poer òmm ! 
V ha 2^àsaa dita bela boràsca = po- 
ver' uomo ! ha passato una bella bur- 
rasca. 

3) mar in bòràéca = mare alto, tur- 
bato, burrascoso. 

boràschéta, s. f. = burraschetta, bui-ra- 
sohina. Dim. di burrasca. 

boràsìn, s. m. = boraciere : vasellino di 
latta con becco a cocche, affinchè grat- 
tando coir ugna e brandendolo a scosse, 
versi il borace che contiene adagino e 
poco. 

bòrd, s. m. = balza. 

1) Striscia zona a vari disegni e 
colori all' estremità di sottane, scialli, 
tappeti e sim. soprammessa o tessuta 
insieme col fondo. 

2) Fregio che i riquadratorì di stanze 
sogliono fare al disopra dello zoc- 
colo. 

borda, s. f. = nebbia, nebbione : massa 
di vapori condensati vicino a terra, spe- 
cialmente nei luoghi umidi. 

borda, v. att. = abbordare, avvicinare, 
affrontare uno : farsi innanzi a uno con 
risolutezza per trattare con lui di qual- 
che affare. 



1) Frangiare, listare: mettere la 
balza. 
bordegà, v. att. = Insudiciare, imbrat- 
tare, impacciuccare, impacchiuccare : 
macchiare con qualche materia spe- 
cialmente liquida. 

1) vorè fa, dì, bordegà = fig. mi- 
nacciar di fare, dire, e il più delle 
volte non farne niente. 

bordegàscià, v. att. = Insudiciare, suc- 
cidare, sciammanare, sciattare : frequen- 
tativo di bordegà. 

bordèléri, s. m. = chiasso : rumore di 
persona fatto ruzzando, divertendosi. 
Anche: patassio. 

Ij Brusìo : gran quantità di cose : 
l'ha compraa on bordèléri de liber = 
ha comperato un brusio di libri. 

— E di persone; ala fera gh'èraon 
bordèléri de gént = alla fiera c'era un 
brusìo di gente. 

2) bordèléri de poèta = fungaia di 
poeti. 

bordèlàmènt, s. m. = chiassata: un 
chiasso sgarbato. 

bordèll, s. m. = bordello: gran rumore 
fatto da molte pei-sone unite. Anche 
tumulto, anche nel senso di brusìo. 

V) in mése à sti bordH = in questi 
bollori. 

2) àndà à bordèll = andare a monte, 
andare in rovina. 

bordión, s. m. = filo di ferro grosso. 
1) bordión de rànim = filo di rame, 

bordionin, s. m. = sottil filo di ferro. 

bórdo, * s. m. = bordo : il bastimento ; 
bisogna vèéè à bdrdo ài quàttr'or = 
bisogna essere a bordo alle ore quat- 
tro ; andà à bórdo = andare a bordo, 
salire sul bastimento. 

bórdo (sciòr d'alto), = signore di prima 
riga, di primo ordine, di grado alto. 

bordòcch, s. m. = piattola. Blatta orien- 
taÀis : insetto nero che vive nei luoghi 
umidi e esce la notte. Lo si dice vol- 



garm. scaraiaggio, 

1) Bacoccio, vermocchio : il baco 
da seta morto nel bozzolo. 

bordoeù sètt (fa) = far bausette, far 
bau bau, far baco, o baco baco : scher- 
zare coi bambini coprendosi e scopren- 
dosi il viso. 

bordon (tegnì à), = tenere il sacco, 
tener mano. 

1) chi tén à bordon = manuten- 
golo. 



bor 



125 — 



bor 



bordura, s. f. = balza. Lo stesso che 
bòrd. 

boreàl, * agg. = boreale : di borea, set- 
tentrionale; Aurora boredl = aui'ora 
boreale. 

borèla, s. f. = rotella, rotula: osso che 
serve all'articolazione del ginocchio. 
1) Pallottola : la palla di legno colla 

■ quale si dà nei birilli o rulli per fai'li 
cascare, giocando. 

borg-h,**. m. = borgo, sobborgo. Affine 
a borgata : segnatamente il caseggiato 
fuori della cinta, lungo le strade che 
mettono alla città; borgh di Ortoldn, 
horgh de S. Ootdrd = borgo degli Or- 
tolani, borgo di S. Gottardo. 

1) Anche villaggio che ha certe dì- 
pendenze da città vicine ed è sufficien- 
temente vasto. 

borghès, * s. m. = borghese: che non 
è né militare, né ecclesiastico. 

1) Pigliasi anche in senso relativo 
per cittadino, per uomo di condizione 
tra il nobile e il plebeo, 

bori;hesia, * s. f. = borghesia: il ceto 
medio : la cittadinanza contrapposta a 
aristocrazia e a operai. 

borgrhètt, s. m. = borghetto: dira, di 
borgo. 

borì, V. att. = scovare, levare la preda, 
darle sotto : dicesi del segugio quando, 
sentita al fiuto la selvaggina, schiattisce 
e già la leva dal covo. 

1) Scacciare, far frullare, far pren- 
dere il volo : far la scacciata nelle ra- 
gnaie colla ramata. 

bòria, * 5. /". = boria; tiene dell'albagia 
e dell'alterigia: in Milano ha anche il 
significato di ambizione ; el g'hà là 
bòria de fàés créd on sciòr = ha l'am- 
bizione di farsi credere ricco. 

borìcch, s. m. = ciuco : di chi non stu- 
dia, non sa ; ignorante ostinato. 

1) Buzzo : lo stomaco, il ventre ; im- 
pieni el borìcch = riempire la pancia, 
il buzzo. 

borìda, s. f. = lo scovare il levar la 
preda, il darle sotto. 

1) Lo scacciare, il far frullare i vo- 
latili. 

boridòr de rocol, = ramata: specie di 
mestola fatta da vimini con cui far la 
scacciata degli uccelli nelle ragnaie. 

borin, s. m. = capezzolo : bottone car- 
noso della poppa. 

1) fèò's' sénàa el barin, o àvègh el 



barin scanduil = avere il capozzola 
cieco. 

borinéri, s. m. = turbine, uragano, bu- 
fera, procella, temporalaccio. 

boriòn, s. m. = boccinolo : pezzo di canna 
che si pianta nel foro del mastello o 
pel quale esce il ranno del bucato. 

boriós, agg. = borioso : che ha boria. 

boria, V. att. = cascare, cadere ; boria in 
tèra, in d'an fòss, in del jjoss, in del 
fèUmm = cadere, cascare in terra, in 
un fosso, nel pozzo, nel fiunie ; gli' è 
barlaa an capp sul cao = gli cadde 
una tegola sul capo. 

1) boriti àdòss = cascare addosso, 
ripiegarsi, aggravarsi sopra una per- 
sona ; tiret in là, te me bòrlet àdòss 
= tirati in là, mi caschi addosso. 

2) boria de là fàmm = cascar dalla 
fame ; aver fame in modo da non po- 
ter quasi reggersi in piedi ; assaettar 
dalla fame. 

3) Capitare : parlando di persone ; 
barlù, in di man = capitare alle o nelle 
mani. Incontrar male, cadere in cattive 
mani. 

4) boritigli dénter = cascarci : detto di. 
chi per poca avvedutezza dà in qual- 
che insidia che gli sia tesa. 

5) boria gio còme i mosch = cascare^ 
come le pere cotte. Fig. in gran nu- 
mero e con molta facilità. Si dice dello 
morìe in tempo di contagio. 

6) boria giò d'in alt = cascar dal- 
l'alto ; bariti giò de cavali, de càròsa, 
del lètt = cascare da cavallo, da car- 
rozza, dal letto. 

7) boriti già mal = cascar male : in 
modo da farsi molto male. 

8) boria gio in pee = cascar bene, 
ritto. Fig. di chi, avendo pur fatto 
qualche grossa perdita, rimano tuttavia 
in buone condizioni. 

9) boria giò còme on stràsc = ca- 
scar come un cencio ; privo aiì'atto di 
forze. 1 

10) boriti giò à tòcch = cascare a 
pezzi, di cosa vecchia, logora e in cat- 
tivo stato. 

nJ.!) borlt giò i bràsc = cascare le 
braccia: perdersi d'animo, scoraggirsi. 

12) borlàss giò el mand, no el se 
mcEtlv = cascasse il [ mondo non si 
scrolla: d'uomo ostinato o imperturba- 
bile. 

13) bòria giò el^ mand = casca -i 



bor 



126 



bor 



mondo : parlando di cose da poco alle 
quali si dà troppa importanza; elg'hà 
paura de tUtt eòss; par ééìnper che 
bòria gid et mond = teme di tutto ; par 
sempre che caschi il mondo. 

14) Cadere: d'un corpo abbandonato 
a sé stesso, che si muove dall'alto al 
basso , per effetto del proprio peso ; 
boria gid de là fìnèétra = cadere dalla 
finestra. 

15) E di un corpo che per mancanza 
■di equilibrio va in terra : l'ha topicaa 
in d'on sàèè e l'è borlaa gid = inciampò 
in un sasso e cadde. 

16) boria là = lo stesso che boria 
gid = cascare. 

17) boria dent à dì, à fa, ecc. = 
lasciarsi andare a dire, a fare, ecc., 
trascorrere a... 

18) boria fceilra à dì = incappare a 
dire, lasciarsi scappar di bocca. 

19) boria vìa = staccarsi ; m'é bor- 
laa via on botòn = mi si staccò un 
bottone. 

20) Eotolare, ruzzolare ; l'è piisee de 
boria che de fa cor = è più. da rotolare 
che da far correre : di chi è grassotto 
e piccolo. 

borlàcàtt, s. m. = dicesi massime dei 
giovani di mercante, i quali sono poco 
pagati, al punto quasi di non aver da 
mangiare. Si esteso a tutti coloro che 
stentano a sbarcare il lunario. 

borlanda, s. f. = broda, e specialmente 
quella che deriva dalla fabbricazione 
degli spiriti, e che si dà con biade a 
mangiare a bestie bovine. 

borlàndàtt, s. m. = lo stesso che bor- 
làcàtt. 

boriandoti, s. m. = stradiere: si dice 
per sprezzo delle guardie doganali che 
si oppongono ai contrabbandi sulle 
strade pubbliche. Gabellino, gabeUotto. 

borlàsión, s.f. = fame assaettata, gran 
fame, che quasi ci fa cascare in terra. 

borlin, s. m. = pallino, coccola, bacca. 
1) Figuratamente si dice di persona 
e in ispecie di bambini, che siano vez- 
zosi e grassotti : bottone di rosa. 

borliroeu, s. m. = Zangola a curro, 
meccanismo speciale, usato nelle nostre 
burraie per fare il burro. 

borloeù, s. m. = lo stesso che borlin 
nel senso figurato. 

borlói, s. m. = cacherella o pillola di 
gallina: uovo. Voce di gergo. 



borlòn, s. m. = cilindro, rotolo, rullo; 
fa sii in d'on borlòn = rotolare. 

1) fase sii in d'on borlòn = raggo- 
mitolarsi, rannicchiarsi. 

2) Rullo : cilindro speciale da far 
scorrere orizzontalmente o per appia- 
nare per trasportare. 

3) Cerchietto imbottito che si mette 
sulle seggette, o che si applica alle- 
gambe delle bestie da soma : Ciambella. 

4) CameUone : specie di gonfietto che 
fa parte degli abiti femminili. 

5) Tombolo : cuscino cilindrico usato 
dalle donne per fare pizzi ed altri la- 
vori. Anche boi'lón de ricàmm. 

6) RuUo: cilindro usato dai litografi 
per distribuire la tinta. 

borlonà, v. alt. = i-uUare, cilindrare : 

far scorrere una cosa sui nilli, far 

passare al cilindro. 

1) Rotolare, ruzzolare. Quasi fre- 
quentativo di boria, 
borlòtt, s. m. = Tarcagnotto, tappo di 

botte. Di persona piccola e grossa e 

specialm. di ragazzi. 

1) Nome di \\m\ specie di fagioli 

grossi e rotondi. 
borni, deriv. V. imbornidór, ecc. 
bornidór, s. m. = brunitoio: arnese che, 

serve per brunire. 
bornis, s. f. = cinigia : cenere calda coui 

qualche favilla ancora di foco. 
boromee, s. m. lanaggio: quantità di 

lane diverse. 
borométa, s. ni. = merciadro, merciaiola 

ambulante. 

1) fa el boro?nita = voltar casacca ; 

essere un leggerone, senza carattere. 
borsa, s. f. = borsa: sacchetto di pelle 

di seta a maglia, dove si tiene il 

danaro che si porta indosso. 

1) règh là bórsa pièna = aver la 
borsa piena, aver molti danari. 

2) impiemss là borsa = empirsi la^ 
borsa: guadagnar molto. 

3) mètt man tLla bòrea = metter 
mano alla borsa : di chi si risolve 
spendere o a pagare. 

5) pàgtt de bòrea = pagare di borsa, 
colla sua borsa : pagare del proprio ; 
giuntàgh de bórsa = lasciarvi del pelo, 
rimetterci. 

5) tócS rtln in là bòria = toccare 
uno nella borsa : pretendere , volere 
che ci dia, che metta fuori danaro. 
. 6) ò là borsa ò là vita ! = la vita o 



4 



bor 



127 



bos 



la borsa : intimazione clie gli assassini 
fanno ai viandanti. 

7) là Borm = la Borsa : luogo pu- 
blico dove si fanno affari in danaro, 
valori publici, ecc. 

8) Sacchetto attaccato in cima a un 
bastone per accattare in chiesa quando 
c'è molta gente. 

9) Borsa : quel quadrato a forma 
di cartella dove si ripone il corporale. 

10) Sacchetto nel quale si imborsano 
numeri, nomi, polizze da estrarsi a 
sorte. Mètt in là borsa = Imborsaro. Spe- 
cialmente mettere nella borsa dello squit- 
tinio le polizze da estrarsi a sorte. 

11) La borsa, lo scroto. 

12) Scarsella: borsa di cuoio por 
portarvi danari. 

13) Sacca : sorta di sacco largo e 
córto per riporci roba; borsa de viàgg 
= sacca da viaggio. 

borsàspìa, * s. f. = borsaccia. Dispreg. 
di borsa. 

borsèla, s. f. = pinzetta, molletta : stni- 
mento adoperato dagli orefici e dagli 
argentieri per prendere cose che non 
potrebbero colle dita. 

borsèta, s. f. = borsa : sacchetta di cuoio 
velluto altro che le donne e special- 
mente le signore portano infilata al 
braccio e vi tengono la pezzola e altri 
piccoli oggetti. 

1) i borsètt ài ceuce = le borse agli 
occhi : gonfiezza alle occhiaie, spesso 
di color paonazzo. 

2) Bolgetta, dim. di bolgia : borsa di 
pelle con serratura da portarvi lettere. 

borsètìna, * s. f. = borsettina. Sottodi- 
min. di borsa, 

borsg'ioà, s. m. = cittadino, borghese ; 
dal frane. Bourgeois. 

1) in borsgiotL = alla borghese. 

borsìii, s. m. = borsellino, dim. di borsa, 
segnatam. di quella dei denari. 

1) Borsiglio : spese assegnate a spese 
minute e proprie della persona ; * da- 
nce che ci spend, ie spénd del so bor- 
stn = i danari che spende, li spende 
del suo borsiglio. 

Borsìnee, s. m. = i Borsinari : nome 
storico d'una via della Milano vecchia, 
ora distrutta. Trasse il nome delle borse 
che i prigionieri ivi carcerati, manda- 
vano fuori dalle inferriate, pendenti da 
una pertica, per chiedere la limosina 
ai passanti. 



borsiroetì, s. m. = borsaiolo: ladro che 
con destrezza ci niba la borsa e altri 
oggetti che abbiamo addosso, special- 
monte nella calca. 

1) Per ischerzo : chi gioca alla borsa. 

borsòn, s. m. = borsone, accresc. di 
borsa. 

1) Di pers. buona borsa, quattrinaio: 
chi ha molti danari. 

borsòtt, s. m. = zafferano falso o ba- 
stardo selvatico. Golchicum autum- 
nale. Pianta perenne a fiori scempi, 
di bel colore roseo porporino, che na- 
sce spontaneo nei prati freddi ed umidi 
in settembre e ottobre. 

bortolì, s. m. = bergamasco: è uno 
storpiamento di Bortolomeo, patrono 
dei bergamaschi. Non comune. 

bosa, s. f. = bolla : i caciai chiamano 
cosi quelle bollicine che si formano 
sul latte che si sta scaldando per di- 
venir cacio e che viene agitato forte- 
mente. Il caciaio ne trae regola alla 
sua operazione. 

bosà; V. att. = contrastare, cozzare, con 
uno ; cavillare, sofisticare. 

bdsa, s. f. = bozza, plur. boss = bozze 
di stampa: i fogli stampati a mano e 
senza impaginare, sui quali si fanno 
le correzioni. Anche: prceùv de stampa 
= prove di stampe. 

bosàrà ^ v. att. = rovinare , danneg- 
giare : specie con inganni e frode. 

bosàràda, s. f. = frodo, inganno, giun- 
teria. 

bosàron, agg. = buscherone. V. boi- 
girón. 

bosera, s. f. = lo stesso che bolgrira in 
tutti i suoi significati. 

bosàrd, * s. m. = bugiardo : chi dice 
bugie ; chi è bosàrd è làder = chi è 
bugiardo è ladro. 

1) dà del bosàrd à vÈn = dar del 
bugiardo, a uno, dirgli che dice bugia. 

2) tra bosàrd vùn = far l)ugiardo 
uno: di avvenimenti conti'ari alle pre- 
dizioni. Anche smentire; el g'hà àviitl 
el coràgg de tràmm bosàrd = ha avuto 
l'ardire di smentirmi. 

3) dimm bosàrd = tienmi bugiardo : 
nelle frasi condizionali è modo di ac- 
certare che la cosa sarà come altri dice. 
Per esempio : dimm bosàrd se quèst'ànn 
voo nò à Nàpoli = se non vado que- 
st'anno a Napoli tienmi bugiardo. 

bosàrdària, * s. f. = bugiarderia: lo 



bos 



— 128 — 



bos 



stesso e peggio che bugia. E anclie il 
vizio di dir bugie. 

bosàrdàsc, s. m. = bugiardaccio, pegg. 
di bugiardo. 

bosàrdèll, s. m. = bugiardello : dim. di 
bugiardo. 

boscà, V. att. = avviare, mandare al 
bosco, alla frasca : infrascare i bachi, 
anche imbosca. 

boscàsc, s. m. = boscaccio, pegg. di 
bosco. 

boscàia, s. f. = boscaglia : grande esten- 
sione di terreno boschivo. 

bosch, s. m. = bosco : luogo piantato di 
querce, lecci, corri e simili albeii sel- 
vaggi. 

1) tàjti, el hosch = tagliare, steiTare 
il bosco : tagliarlo con una certa regola 
ogni tanto tempo. 

2) l'è mèi vèsà ilsèll de bosch, che 
iishll de gàbia = è meglio essere uccel 
di bosco, che uccel di gabbia : meglio 
libero e con guadagno incerto, che 
schiavo e ben pasciuto. 

3) Bosco, frasca : i fasci di stipo o 
sim. dove i bachi da seta fanno il 
bozzolo. 

4) savènn on bosch, vàri on bosch = 
saperne niente, valer niente. 

5) bosch dolSf fòri = bosco di piante 
dolci, forti. 

6) fa i bosch = tagliare i boschi. 

7) là sciónsgia de bosch; scherz. 
una serqua di busse ; ttng coni on poo 
de seiònsgia de bosch = fìg. dar l'asso 
di bastoni. 

8) el bosch déla merlMa = covo di 
ladri. 

boschètt, s. m, = boschetto : dim. di 
bosco. 

1) Per antonomasia si chiama * bo- 
schètt = una parte della città e special- 
mente la parte che sta fra la via Se- 
nato e i bastioni di P. Venezia. 

boschi, V. att. = andar di corpo all'aperto 
in campagna. 

boschida, s. f. = 1' atto e il prodotto 
dell'andar di corpo all' aperto in cam- 
pagna. 

boschiua, s. f. = boschina, macchia, bo- 
scaglia. 

1) scòndes in d'ona boschina = im- 
macchiarsi. 

2) vegni fceùra d' dna boschina = 
smacchiarsi. 

boschiroeù, s. m. = boscaiolo : chi ha 



in custodia i boschi, li taglia e go- 
verna. 

1) Taglialegna : colui che con ac- 
cetta taglia alberi e ne fa legna. 

2) Chi frequenta i boschi : chi prende 
in appalto le tagliate dei boschi e chi 
traffica deUe legna che se ne traggono. 

boscón, s. m. = frasconaia : luogo con 
albori tagliati a un pari per tenderci 
agli uccelli. 

bosia, s. f. = bugia : cosa non vera detta 
col fine di scolparsi o d' ingannare ; 
*■ bosìj g'hdn i gàmò ciirt = le bugie 
hanno le gambe corte. Prov.': si sco- 
prono ; te se ved là bosìa à pàsà in 
di oeucc = la bugia ti si vede correre 
per il naso. Detto scherz. ai bambini. 

1) dì i bosij = dir le bugie, aver 
l'abitudine di dirle. 

2) di là bosia = dire il prezzo della 
merce che si vende. Scherz. 

bosia, s. f. = bugia : specie di lume a 
mano, o anco fatto a guisa di piattel- 
lino con manico e un bocciolo nel 
mezzo per adattarvi la candela. 

bosièta, s. f. = bugietta: dim. di bugia. 

bosin, s. m. = bosino : cosi chiamano il 
contadino dell'alto milanese. 

1) sul Bosìn = sul Bosino, cioè iu 
su quel di Saronno, di Varese, ecc. 

2) Chiamavansi Bosini quelli che an- 
davano per la città, cantando o reci- 
tando composizioni dette bosiuàd. An- 
che ai nostri poeti in vernacolo piacque 
chiamarsi col nome bosiu. Siccome poi 
spesso i bosini erano ciechi mendi- 
canti, così per dir cosa visibilissima, 
invalse a Milano il detto ; le vedària, 
oppure le sa tinca bosin òrb. 

bosinàda, s. f. = bosinata, strambotto: 
composizione in versi vernacoli mila- 
nesi, la quale per lo più veniva gri- 
data recitata per città dai cosi detti 
bosini. 

1) Ogni altra scrittura in dialetto mi- 
lanese e specialmente ogni poesia ver- 
nacola : ora sono ritornate in voga, 
dopo il concorso alla canzone lombarda. 

bosión, s. m. = bugione: d'uomo molt» 
bugiardone. 

bosètt, s. m. = bozzetto : disegno o mo- 
dello non rifinito d' un' opera d' arte 
che deve essere eseguita più in grande. 

bòsor, s. m. = bossolo ; buxus semper- 
virens = pianta sempre verde che serve 
a far siepe agli orti e ai giardini e 



À 



bat 



— 129 



bat 



dal cui legno si fanno lavori di tornio. 

Anche spìn biàiich. 
boss de stampa = bozze di stampa, 

stampini, stamponi. V. bósa. 
})dta, s. f. botta : il battere che fa una 

persona nel cadere in terra o investire 

contro un ostacolo. 

1) Colpo dato a una persona, por lo 
più colle mani o col bastone. 

2) Colpo : esplosione, d'arme da fuoco 
e qualunque altro che gli somigli ; 
crèpa^ s' dopa e fa òna bela bota = 
crepa, schiatta e fa lo scoppio : sfogo 
d'ira contro qualcuno che ci abbia troppo 
seccato, o fatto male, o contro qualche 
cosa che assolutamente non ci riesca. 

3) bota e risposta = botta e risposta; 
di risposta pronta e calzante. 

4) ciapà run de bota salda = pigliar 
uno di punta, di filo : stringerlo fra 
r uscio e il muro, sorprendevo senza 
dargli tempo di replicare. 

b) de bòia salda = di colpo, di sbalzo, 
di schianto, subito, all' improvviso. 

6) sta à bota = tener formo, far da 
compare, prendere parte a una cosa, 
toner bordone. 

7) Corno : bernoccolo fattosi cadendo 
per qualunque altro colpo. 

botai, s. m. = bottale : specie di botte 
lunga. 

botànica, * s. f. = botanica : la scienza 
delle piante. 

bòtàràna, s. f. = girino, cazzuola : ani- 
maletto nero, tutto pancia e coda. Non 
ò altro che l'embrione nato dall' uovo 
della rana, involto in una mucillaggine. 

botàrda, s. f. = bottarga : sorta di ca- 
viale fatto di uova di nuiggine, salate 
compresse fra due tavole, e seccate al sole. 



botàsc, s. 



= pancia, il ventre, il 



buzzo, il ventre gonfio. 

1) Gli intestini di un animale, spe- 
cialmente morto ; tirtlgh fcaùra el bo- 
tàsc àia legar = levare le interiora alla 
lepre. 

2) el sur Pédcr, gamba de veder, 
gamba de stràsc, Pèder botàsc = ben- 
do, bilencio, colle scarpe di cencio, 
cogli occhi di lana, gli puzza la sot- 
tana. -Modo popol. di sprezzo. 

botàscèll, s. m. = pancetta, trippetta. 

botàscioeù, s. m. = catino : nelle trombe 
prementi. 

botég'a, * s. f. = bottega : stanza a ter- 
reno che dà sulla strada, e aperta al 



pubblico, per esercitarvi un mestiere, 
tenervi una vendita. 

1) mètt sii botèga = aprire, metter 
su, rizzar bottega ; sarà sii botéga = 
serrare, smettere, chiuder bottega; 
àndà, sta, vèsé à botèga = andare, 
stare, essere a bottega, 

2) vègh botéqa = aver bottega, 

3) manda vtìn à botéga = mettere 
uno a bottega : metterlo a un mestiere, 
per garzone in qualche bottega. 

4) sta ben in botéga = star bone a 
bottega : di chi tratta bene gli avven- 
tori e se li sa conservare. 

5) Per estensione e scherz. : il luogo 
dove uno attende alle sue occupazioni 
ordinarie, come lo studio per un av- 
vocato, la scuola per un professore, 
ecc. ; àndèmm à botéga = andiamo a 
bottega, cioè all'ufficio, allo studio, a 
scuola, ecc. 

6) in botéga se fa nò- càdreghin = 
la bottega non vuole alloggio. 

7) pàdròn de botéga = maestro di 
bottega ; gàrsòn de botèga = fattorino. 

8) desgiistà i àventòr de botéga = 
sviare la colombaia. 

9) Per celia : dicesi lo sparato da- 
vanti, nei calzoni ; ètra sii là botèga = 
allacciati i calzoni. 

botegràr, * s. m. = bottegaio : il pizzica- 
gnolo che vendo, non solo carni e pesce 
salato, ma anche cacio, civaie, biuTO, 
paste, pane, olio e "spesso anche vino. 
1) In Milano, per estensione chiun- 
que tenga aperta bottega. 

boteg-àra, s. f. = bottegaia : femm. fa- 
mil. di bottegaio. 

botegràrìii, * s. m. = bottegaino, vezzeg. 
di bottegaio. 

1) Anche chi ha una bottega da poco, 
con poca roba e pochi avventori. 

botegràrusc, s. m. = bottegaiuccio : dim. 
spreg. di bottegaio, 

botegàscia, s. f. = bottegaccia : pegg. 
di bottega. 

boteghèta, s. f. = botteghetta, dim. 
vezz. di bottega ; Vhà dèrmi òna bela 
boteghèta = ha aperto una bella bot- 
teghetta. 

botegrhiii, s. 7)1. = botteghino, dim. di 
bottega. 

1) Più specialmente luogo dove si 
ricevono le giocate del lotto ; boteghln 
del lòti = botteghino, banco di lotto. 

2) Luogo dove si traffica illecita- 



bot 



130 — 



bot 



mente ; l'è on boteghtn per fa dànee = 
è un botteghino per far quattrini. 

3) fa boteghin = fig. far bottega o 
mercato sopra una cosa : trarne utilità 
propria contro il dovere. 
botèglìa e anche botélìa, s. f. = bot- 
tiglia (l'odierno dialetto va sempre più 
generalizzando la sostituzione di botì- 
glia*) : vaso di vetro scuro, per lo piii 
a uso di tenervi vini scelti e liquori ; 
vin de botèglia = vino di, da bottiglia, 
scelto, di lusso. Opposto a vin de pàét = 
vino da pasteggiare. 

1) Il vino stesso ; bèv dna botèglia = 
bere una bottiglia. 

2) color botèglia = color bottiglia : 
verde cupo. 

3) Boccia : vaso di vetro dove si 
tiene il vino e l'acqua per la tavola. 
Non è propriamente la bottiglia, per- 
chè pili coi"pulenta e di vetro bianco. 

4) botèglia de Leida = boccia di 
Leida, T. di fisica : una boccia dove si 
accumula Telettricità. 

5) botèglia stréncia de còli = botti- 
glia a collo strozzatoio. 

6) àndà gid el cuii à dna botèglia = 
sfondarsi. 

7) avègh gid di bònn botèli = avere 
in cantina una buona bottigliera. 

8) càvàgn o cavagna di botèli = 
portabottiglie. 

9) niìisà per el primm dna botèglia = 
bere una sboccatura di bottiglia. 

10) quUl che guarda àdree ài bo- 
tèli = bottigliere. 

11) bochèll de là botèglia = cercine 
della bottiglia. 

12) jìdrta botèli = cantinetta : vaso 
nel quale si pongono bocce di vino per 
rinfrescarlo. 

botègliàrìa , botèg-lierìa , botìglie- 
rìa, * s. f. = bottiglieria : bottega dove 
si va a bere il vino da bottiglia o i li- 
quori. 

botègliee, s. m, = chi tiene bottiglieria, 
chi vende bottiglie. 

botègliéta, s. f. = bottiglietta, dim. di 
bottiglia. 

botègrlión, s. m. = boccione, accr. di 
boccia : vaso di forma simile a quella 
della bottiglia, ma molto più. grande, 
per tenervi aceto, liquori e sim. e che 
non s'adopera per la tavola. Al femm. 
botègliona. 

botegrón, s. m. = bottegone, accr. di 



bottega : nome segnatamente di grandi 
botteghe da caffè o da liquoil. 

botegona, s. f. = bottegona, accr. di 
bottega. 

boteguscia, * s. f. = botteguccia, dim. 
e dispr. di bottega : piccola e di me- 
schina apparenza, ed anche mal for- 
nita ; l'è dna botegùscia de nagòtt = 
è una botteguccia da niente. 

boterà, s. f. = rete da ghiozzi : man- 
dasi in acqua con sassi e piombi. An- 
che nètàfònd. 

botesèla, s. f. = botticella, dim. di botto. 

botigia, s. f. = borraccia: sp. di fiasca 
di legtto di pelle, o di latta, schiac- 
ciata in forma da portare in viaggio 
vino acqua. 

1) botìgia de Vàsèe = botticino del- 
l'aceto. Il vocabolo va sempre piii di- 
susando. 

botìglia * e botìlia, = bottiglia. Vedi 
botèglia. 

botinà, V. att. = saccheggiare : far bot- 
tino, mettere a bottino. 

1) Rintoccare : suonare a rintocchi, 
a tocchi separati. 

botina, s. f. = ghiozzo ; eottus gobio = 
pesciolino d'acqua dolce. 

1) Fritto, frittura, pesce minuto, fritto 
da friggersi. Anche pèscària. 

bòtola, s. f. bòtola, bodola : apertura nel 
pavimento, con sportello, per scendere 
in cantina, o in altro luogo basso e 
oscuro. 

boton, s. tn. bottone : pezzetto per lo 
più circolare di metallo o d' altra ma- 
teria, che fissato da una parte dell'abito, 
ed entrando in una piccola apei'tura 
praticata nell'altra, serve a tenere lo 
due parti riunite. 

1) botdn del Làpoff = bottone grosso, 
quanto quelli del giuppenceUo del Là- 
poff, cha è una maschera molto simile 
al Pulcinella. 

2) botdn gemè) = bottoni gemelli : 
due che ne formano come uno solo, 
fermati a ciascuna estremità di un 
gambo comune e destinati ad affibbiare 
due opposti ucchielli. 

3) botdn che tàja ci fìl = bottone 
che trincia il filo. 

4) bàtt o mètt i botdn à là turca = 
tirar giù buffa : por da banda i rispetti 
umani. 

5) fàlà el primm boton = fig. dai' 
male i primi passi. 



bot 



131 



bof 



6) slarga i hotòn à là glpa = far 
buona coteuna : ingrassare. 

7) smolà i hotòn = sbottonarsi. 

8) Foiro chirurgico con in cima una 
pallina che si arroventa, per bruciare 
qualche parto del corpo ferita o am- 
malata, e anche la bruciatura fatta a 
quel modo, e il segno che lascia ; botòn 
de fcpugh = bottoni di foco. 

9) Boccio, boccia : fiore non ancora 
sbocciato. Anche : bottone. 

botonà^ v. att. = abbottonare : congiun- 
gere con bottoni le parti del vestito. 

1) Colpire col bottone del fioretto. T. 
di scherma. 

botonaa, agg. = abbottonato. Part. pass, 
di botonà. 

1) Figur. persona cupa, chiusa, ri- 
servata, che non lascia trapelare facil- 
mente le sue idee. 

botonàss, v. rifl. = abbottonarsi : abbot- 
tonare i vestiti che abbiamo addosso. 

botonàtt, .5. m. = bottonaio, bottoniere: 
chi fa e vende bottoni. 

botoneC) s. m. = lo stesso che boto- 
nàtt. 

botonèra, s. f. = bottoniera : fila di 
bottoni attaccata al petto di un abito, 
e la parte del petto a cui sono attaccati. 

1) Abbottonatura : bottoni e occhielli 
di un abito e la parte dell' abito dove 
sono gli occhielli e i bottoni. 

2) Sost. femm. di botonee. 
botoniii; s. m. => bottoncino, dim. di 

bottone. 

1) botontn de càmisa = bottoncino 
da camicia : piccolo bottone d'oro, d'avo- 
rio, d'altro da levare e mettere per 
chiudere il petto delle camicie. 

2) botontn de rdsa = bottoncino di 
rosa : la rosa non ancora sbocciata, il 
boccino. 

3) Capezzolo : bottone carnoso della 
poppa. Anche borìn e càpésol. 

botoriiii, agg. = convesso : rilevato ester- 
namente in arco. 

botrfsa, s. f. = bottatrice ; gadus Iota = 
pesco del lago di Como, in qualche 
parte somigliante al rospo, e di non 

: troppo buon sapore. 

/bòtt, 8. m. = botto, masch. di botta, 
per botta, colpo ; tiitt in don bòtt = 
tutti in botto : nel medesimo tempo, 
in una volta ; in d'on bòtt = di botto, 
subito, suir atto : di primo acchito ; 
UUt à OH bòtt = di punto in bianco : 



a un tratto, all' improvviso, inaspet- 
tatamente. 

1) bòtt lì = festa : annunciando che 
è fluito, non si dà piii altro ; minestra, 
Oli tòccli de mane, dilil pèrsieh e bòtt 
li ^ minestra, un pezzo di manzo, due 
pesche e festa. 

bòtt, s. in. = staglio, stralcio; fa on bòtt 
= stralciare: contrattare, vendere o com- 
perare in blocco, a un colpo, senza 
ponderare partitamente il valore dei 
vari oggetti formanti gli articoli del 
contratto. 

1) Cottimo; dà o tceii à bòtt = dare 
prendere a cottimo. 

bòtt, s. m. = tocco : la prima ora dopo 
• il mezzogiorno e dopo la mezzanotte : 
non si dice quasi piii. 

bòtt, s. m. = coccio, cocciuolo, hocco: 
noce più. grossa por tirare alle altre 
quando si fa alle noci. 

bòtt, s. f. pi. di bota, = busse, colpi 
dati a una persona, più che altro colle 
mani, per castigo o per ira, con piii 
rumore che danno. 

1) Percosse, colpi, botte che possono 
anche essere gravi, e arrecar molto 
danno. 

2) eatà su di bòtt = aver delle pic- 
chiate, esser picchiato. 

3) vèss el màtàràés di bòtt = essere 
il bersaglio delle busse. 

bott, *«./". = botte : vaso di legno in 
cui si conserva il vino nelle cantine. 

1) pari dna bott = parere una botte: 
di persona che ha gran pancia. Anche 
essere un tonfo, una tonfa. 

2) bott inìnsa o sòma = botte ma- 
nomessa: quella che è messa a mano, 
cioè da cui si è cominciato a tran'O 
vino. 

3) rasa là bott = abboccare la botte ; 
riempierla nuovamente di vino sino al 
cocchiume per compensare quello che 
si è succiato il legno stesso della botte, 
che perciò è fatta scema. . 

bòtumin, s. m. = cocci, rottami, ruderi : 
quantità di rimasugli e pezzuoli di cose 
rotte. 

1) Luoghi umidi cho vengono into- 
nacati con mattoni frantumati e intrisi 
nel mastice o bitume. 

bovàrìna, s. f. = cutrettola: piccolo uc- 
celletto. 

bovàrota, s. f. = batticoda, cutrettola 
gialla: altro piccolo uccelletto, 



bov 



— 132 — 



bra 



bovina, agg. = bovina: di bestia; béstia 
bovina = bestia bovina: meglio boìna. 

bràcch) s. m. = bracco: cane da caccia 
bono a scovare e inseguir l'animale. 

bràciàlètt*, s. m. = braccialetto, mani- 
glia : ornamento prezioso fatto a cer- 
chietto, che le donne portano ai polsi. 

bràdìli, * s. m. = bradiglio : varietà di 
marmo. 

bràg:a, s. f. = braca, braghetta, brachetta: 
lista di carta che si appasta su quei 
fogli isolati che non si potrebbero ri- 
durre a quadernetti e cucire a' correg- 
giuoli senza tale aiuto ; talora non è 
appastata e fa parte dello stesso fo- 
glietto. 

1) Imbraca: finimento che riveste le 
cosce dei cavalli da tiro. 

2) Specie di telaio che si pone sotto 
alla pévera quando si imbotta il vino. 
Non usasi in Toscana. 

3) Legame di cuoio ai pie degli uc- 
celli allettaiuoli per attaccarvi la lunga. 

4) Staffa, ferro curvo quadrato per 
collegare o sostenere qualche cosa. 

5) Cappellina: vaso di terra cotta a 
imbuto che serve a raccogliere in un 
medesimo doccione gli scoli di più al- 
tri in esso influenti. 

6) Scarpa da carrozze. 

7) Il colletto della corolla del fiore. 
bràgàsciòn, s. m. = bracalone: di colui 

al quale cascan le brache fino alle gi- 
nocchia. 

bràg'h, * s. f. pi. = brache: fam. e scherz. 
calzoni. 

1) càia i bì-tigh = cascar le brache, 
perdersi d'animo. 

bràgrhee, s. m. brachiere: fasciatura da 
portarsi al basso ventre per contenere 
gli intestini e impedire che formino 
ernia. 

1) Ascialone: traverso della abetella. 

2) Usato nello stesso significato di 
àiideghee. Vedi. 

bràgheràda, s. f. = scempiaggine, spro- 
posito: di cosa fatta senza prudenza e 
senza riflessione. 

bràgherìsta, s. m. = brachieraio: quello 
che usa il brachiere e quello che lo 
fabbrica e vende. 

brama, s. f. = malattia delle vacche 
quando han mangiato trifoglione in 
erba maturo. 

bramerà, bràmerón, s. vi, = gomme: 
quel gelicidio che vedesi sulle piante 



in tempo dei maggiori freddi inver- 
nali. 

bràmina, s. f. = nuvolaglia, grigiastra^ 
foriera di temporale. 

1) Acqueruggiola autunnale. 

branca, s. f. = brancata, manata. 

branca, v. att. = abbrancare, acciuffare, 
agguantare lesto e forte. Fig.: de tiicc = 
rubare; l'ha bràneaa piisee usurpare, 
ha abbrancato più di tutti; brànctt cont 
i sgriff = ghermire, aggranoire, agga- 
V ignare. 

bràncàda, * s. /". = brancata, manata : 
quanto di una cosa si può prendere 
con una mano, quanto ne sta in una 
mano. Vedi Branca. 

branca], s. m. = brancale : calesse da ■ 
viaggio con cassa retta da due lunghi 
cignoni assai molleggianti, assai lunga; 
massiccia, con mantice di legno aliai 
grossa, senza sportelli, né fiancate an- ' 
teriori, a due posti, con grembiale sta-- 
bile di legno e col carro a due ruote e^ 
due stanghe. Ormai usa poco. 

bràncàss, v.rifl. = abbrancarsi, aggaan-j 
tarsi, attaccarsi con forza per non es-" 
sere smosso; se s'hin bràneaa ài ramni 
per no boria gio = s' abbrancarono ai 
rami per non cadere; vorèven menali 
vìa, ma la el s'è bràneaa à l'Use e 
han minga podiiii = lo volevano con- 
dur via, ma egli si agguantò all'uscio 
e non poterono. 

brànch, s. m. = sonagliera: l'asta di me- 
tallo, piantata nella collana delle be- 
stie da soma, con appiccati per il lungo 
dei bubboli. 

bràncosin, s. m. = Stroscione, "ranun- 
culus repens ; pianta che dicesi anche 
pè de nibi. 

branda, * s. f. = branda: forte pezzo di 
tela fra due regoli o correnti di legno 
di ferro, coi piedi incrociati al di sotto a 
uso letto: si dice anche lèti à là ca- 
eiàdòra e in italiano , lettiera pieghe- 
vole, iccasse, a libro. 

1) Acquavite : liquore che mediante 
la distillazione si leva dal vino e da 
altri liquori fermentati. 

bràndinaa, s. m. pi. = alari, arnesi di 
ferro o di pietra ai duo lati del foco- 
lare per tener sospese le legno. 

bràndinèll, s. m. = bravazzone, bra-! 
vaccio, prepontello. 

1) Sgargiante: che fa l'elegante nel] 
vestirsi, speoialm. per affettazione. 



bra 



133 — 



fera 



braudòU) s. m, = Candelabro di ferro. 

Si dispongono intorno ai feretri o al 

catafalco. 
brànsìn, s. m. = nasello: labi'us macu- 

latus; pesce di mare. 
bràO; agg. = abile, che in una data cosa 

non facile sa il fatto suo ; l'è on brào 

màèster = è un maestro abile. 

1) Bravo, molto abile, capace: nella 
sua arte, nella sua professione. 

2) Di cose : non fa che dare una 
certa enfasi alla proposizione; l'ha be- 
■piiii et èò brào vln = ha bevuto il suo 
bravo vino ; l'ha desbiiscionaa là sòa 
rbtlva botèglia = ha stappato la sua 
brava bottiglia. 

3) brào Òmm, brava ddna , brava 
persona = brav'uomo, brava donna, 
brava persona : bona, assennata. Ab- 
braccia le qualità dell' anima e della 
mente. 

4) Per coraggioso; tùli hin bravi à 
parali = tutti son bravi a parole. 

6) Por significare la gran difficoltà 
di una cosa ; Ve brào chi te càpiss = 
chi ti capisce è bravo. 

6) bràof = bravo! voce d'applauso; 
di brào = dir bravo : approvare, ap- 
plaudire. 

7) ma brào ! iron. = ma bravo ! in 
senso di rimprovero. 

8) ch'el sia brào = facciamo benino: 
dice un compratore al venditore, per- 
chè si tenga basso nei prezzi e sia piii 
arrendevole. 

9) fa et brào = fare il gradasso, il 
Eodomonte. 

bràsa^ s. f. = bragia, brace: fuoco senza 
fiamma che resta delle legno abbru- 
ciate. 

2) Carbone di legna minute ardente 
negli scaldini, veggii, ecc. 

3; boria dàla pàdèla in di bràs = 
cascar dalla padella nella brace. Pigur. 
evitare un male, andando incontro a 
un male peggiore. 

4) rese rosé cóme dna brasa = es- 
sere rosso come il foco. 

brasa, v. alt. = braciare, abbragiare, di- 
ventar brace. 

bràsc, s. m. = braccio: quella parte del 
corpo dell'uomo che va dalla spalla 
alla mano. 

1) biltà i bràsc ài còli = gettare lo 
braccia al collo. 

2) vègh, legni, porta on bràsc ài còli 



= avere, tenere, portare un braccio al 
collo; cioè l'avambraccio piegato sul 
petto e infilato in un fazzoletto che si 
annoda dietro il collo. 

— bràsc ài còli e gamba in lèti = 
braccio al collo e gambe in letto. Per 
guarirle: prov. 

3) boria giò i bràsc = cascar le 
braccia, perdersi d'animo, scoraggirsi. 

4) dà el bràsc = dar braccio, dare il 
braccio, dar di braccio, prendere, me- 
nare a braccetto: offrire il braccio per 
accompagnare. 

5) Per sostegno, appoggio, aiuto; vèss 
el bràsc dritt de quèidén = essere il 
braccio destro o diritto di qualcuno. 

6) Per lavoratori; manca i bràsc = 
mancano le braccia, cioè i lavoratori. 

7) à bràsc àvèrt = a braccia aperte, 
stese, spalancate: colle braccia aperte ecc. 
in atto di desiderio. 

8) in bràsc = in braccio, sul brac- 
cio; ciàpà, porta in bràsc, = prendere, 
portare in braccio, in collo: di persone 
e specialm. bambini: sorreggendoli col 
braccio ripiegato al di sotto del petto. 

9) sòtt bì'àsc e èòta bràsc = sotto 
braccio, sotto l'ascella, tra il pesce del 
braccio e la vita ; ciàpà àòit bràsc = 
pigliare a braccetto. 

10) guadagnasi el pan coni i so bràsc 
= campare delle sue braccia. 

11) tra bràsc depertiltt = scalma- 
narsi, armeggiare, darsi attorno: e nel 
camminare vagliar tutta la persona. 

12) fàla à bràsc = andar di corpo 
senza sedersi, ma solamente chinati 
sulle gambe piegate: è volgare. 

13) soni in di tò bràsc = sono nelle 
tue braccia : le mie sorti, il mio essere 
dipende da voi ; a chi ha intera la 
nostra fiducia. 

14) à bràsc = a braccia, m. avv.: 
sulle braccia, colle braccia ; porta sii 
tttta là rdba à bràsc = portar tutta la 
roba a braccia. 

brasca, s. f. = brace. Vedi brasa. In- 
dica anche il carbone spento di legne 
minute. 

1) quéll déla brasca = bracino: quel 
che fa e raccoglie la brace. 

2) Peverone; agaricus controversus; 
sp. di fungo che trae al sapore del 
pepe, d'onde il nome: il mil. lo dice 
brasca dal sapore bruciante che pel» 
la bocca. 



bra 



- 134 - 



bra 



bràscià sii, v, att. = abbracciare, circon- 
dare colle braccia: s'abbraccia a dimo- 
strazione d'affetto, e s' abbracciano le 
persone e le cose. 

bi'àscìàda, s. f. = bracciata: tanta roba 
quanta si può stringere e portar in ima 
volta colle braccia ; ona bi-àsciàda de 
fhi, de ftiia, de legna = una bracciata 
di fieno, di paglia, di legna. 

1) el merita Óna bràsciàda (olissi 
de fén) dicesi di chi ha commesso qual- 
che azione da citrullo, àsnàda, quasi 
a volergli dar dell'asino. V. biada, 3. 

bràscìii, s. m. = braccìno; dim. vezzeg. 
di braccio. 

1) Moncherino : chi non ha piiì un 
braccio. 

bràscloeù, s. m. e anche bràsc, = vi- 
ticcio, sostegno a mo' di braccio ri- 
piegato per regger candele o altri lumi. 
Ora anche quelli a cui si applica il 
becco a gas. 

1) bracciolo, appoggiatoio; i bràscioeù 
déla poltrona = i bracciuoli della seg- 
giola: i due piccoli bracci ai due lati 
della spalliera su cui riposa l'avam- 
braccio di chi è seduto. 

2) Puntoni, arcali: le due travi che 
formano i lati del cavalletto del tetto. 

3) Manichette : nome dei due regoli 
che formano il telaio della sega. 

4) Bracciatella: piccola bracciata di 
legaa e sim. 

5) in d'on bràsciceu = all'imbracciata, 
recandosi sulle braccia. 

bràscion, s. m, = bracciale ; quelli che 
sostengono le candele in chiesa. 

bràsciorà, v. att. = portare in collo: 
tenere spesso il bambino come seduto 
sul braccio. 

bràsciorin, s. m. = bacinella, caldaiuola: 
vaso dove gli orefici tengono la gruma 
di botte por imbianchire l'argento. 

bràsciotà, V. att. = abbracciucchiare, 
affoltare abbracci. Frequentativo di brà- 
scià sii. 

braserà, s. f. = braciere, caldano: spe- 
cie di bacino in cui si mette la brace 
e vi possono stare intorno più persone 
a scaldarsi; ce n'è anche di pietra; * 
bràsèr di sàgristìj = i caldani delle 
sacristie: suole anche porsi in una forte 
incassatura di legno, da tenersi in bot- 
tega. 

1) càvèsà là braserà = rassettare il 
braciere, accomodarlo si che duri molto. 



2) àlàrgà foeùra eh foeugh déla bra- 
serà = sbraciare il caldano ; onde me- 
glio s'accenda e mandi 'più calore. 

3) cieiàron de braserà = chiacchie- 
rone perpetuo. 

bràsii, s. m. = polverino, brasca: la pol- 
vere di carbone più o meno grossa che 
alle fucine dei fabbri contorna e forma 
il fondo del luogo ove brucia il car- 
bone acceso dal soffio del mantice. 

Bràsìl, * s. m. = Brasile: nomo di un 
paese dell'America meridionale. 

1) Tabacco di foglia tonda, erba an- 
nua, fusto quasi cilindrico, foglie vi- 
scose. 

2) Il tabacco che si ha dall'erba detta 
bràsìl. 

bràss, s. m. = braccio ; al plur. anche 
brasa = braccia: misui-a lineare; bràss 
quàdraa = braccio quadrato, quadrato 
che ha un braccio di lato. 

] ) misiirà i ^Iter sili so bràéé = mi- 
sm-are gli altri colla sua canna, col suo 
passetto: attribuire agli altri le proprie 
qualità. 

2) bràss de tìla., de lìànn o lòngh = 
braccio da mercante. 

3) à bràss de pàmi = a braccia qua- 
dre ; largamente, senza risparmio. 

4) fa i ròbb à on tànt ài bràss = far 
le coso a casaccio, a fànfera, senza at- 
tenzione. 

5) Sta talvolta per bràsc, nelle lo- 
cuz. 4 e 9. 

bràsàdiira, s. f. = bracciatura : misura; 
di una lunghezza o di un'area espressa 
in braccia, e per estens. anche in me-^ 
tri; là bràsàdiira d'on vestii = la quan- 
tità di stoffa necessaria a fare un ve- 
stito. 

brasai, s. vi. bracciale, arnese di legno 
per lo più dentato che si infila nel 
braccio per dare al pallone. 

1) vegni sul brasai = Fig. balzar la 
palla in mano: di quando giunge l'op- 
portunità per r appunto di fare una 
cosa. 

bràsàlètt, s. m. = braccialetto, mani- 
glia: cerchietto d'oro talora ingioiellato 
con cui le signore cingonsi per orna- 
mento i polsi e le braccia. Vedi bra- 
cialett. 

1) Drappo che riveste il bracciuolo 
di una seggiola, di un faldistoro e a 
mile. 

bràsér, s. m. = bracciere : quegli chi 






bra 



135 



bre 



camminando, dà il braccio ad altri e 
specialmente allo signore: disusa la co- 
stumanza del bracciere e disusa anche 
la parola. 
bràsètt, s. m. = passetto: specie di brac- 
cio che è la metà della canna. 

1) Metro: da quando la legge impose 
il sistema metrico, molti chiamano brà- 
sètt, anche il metro. 

2) bràsètt de sàcoeia = passetto, brac- 
cio, metro da tasca: listerella di legno 
a più ripiegature su cui è rappresen- 
tato il braccio o il metro colle sue di- 
visioni. 

3) Posa mollo : bracciuolo di ferro 
ricurvo, ingessato nei lati del cami- 
netto per riporvi le mollo, la paletta e 
simili. 

4) Nome di quei ferri, uno per parte 
dello finestre, su cui si rialzano le 
tende. 

5) Braccetto: strumento di ottone 
composto di due aste, una delle quali 
graduata rientra nell'altra, accorcian- 
dosi e allungandosi al bisogno. Di que- 
sta misura servesi il cappellaio per 
riconoscere che la testa di un cappello 
convenga in diametro con quella di 
chi ne deve far uso. 

6) a bràsett = a braccetto : condotto 
a braccio. 

bràtéij s. ni. pi. = stracche, cigno, ber- 
telle : quelle due strisce di pelle o di 
elastico, altro che si incrociano sulle 
spalle e che servono a tener su V cal- 
zoni. Al sing. bràtèll. 

bràvàda, s. f. = bravata, bravazzata : il 
bravare, l'atto di chi presume o si vanta 
di voler fare cosa che sia maggiore 
delle sue forze, o che si fa per osten- 
tazione, e spesso anche per minaccia. 

bràvìn, s. m. = capacino, dim. vezzegg. 
di brtio = capace : detto specialmente 
di giovane. 

bravura, s. f. = bravura. Astr. di bravo ; 
glie vceùr dna bela bràvtlra = ci vuole 
una bella bravura. 

brécia, s. f. = broccia : apertura fatta 
con le artiglierie nelle mura di città, 
castello, e sim. o terrapieni per dar 
l'assalto. 

1) Macigno da macine. 

brèga, s. f. = briga. 

1) Rissa : contesa con ingiurie. 

2) Noia, fastidio : cosa che ci obbliga 
ad avere distui-bi ed affanni. 



bregàda, s. f. = brigata. Voce ormai 
non più in uso e sostituita dapertutto 
da brigàda * Vedi. 

bregìiniìna, s. f. = bergamina, armento, 
mandra di bovini e specialmente di 
miiccho. Anche: berg'amìna, 

1) bregàmina de pilj = gran branco 
di polli. 

brègrn, s. m. = quel canale di legno, 
aperto superiormente per cui dalla bi- 
goncia, si fa colare immediatamente 
nel tino l'uva. 

bréla, s. f. = cassetta : arnese a uso di 
inginocchiarsi o d'appoggiare i piedi 
quando si sta seduti. 

brèlin, s. m. = cassetta : cassa di legno 
a tre sponde, consimile a quella dello 
spazzature, ma più grande, nella quale, 
con enti'O un po' di paglia, si inginoc- 
chia la lavandaia per non bagnarsi lo 
gambe ' e la gonnella, quando non lava 
al lavatoio, ma alla sponda di fiume, 
di torrente, di gora, di rigagnolo, di 
gozzo, e simili. 

brelòcch, s. m. = piccchiapetto : orna- 
mento che, appeso alla catena, ricade 
sul petto e noQ è nò croce, ne orinolo, 
ma, per esempio, un gioiello, un ri- 
tratto, una medaglietta, un cuore, ecc. 
Dal francese Breloque. 

bremà, v. att. = brillare, scozzare: dare 
al riso una prima brillatura per levarne 
la prima veste. Anche e meglio pila. 

brènta, s. f. = brenta, bigoncia: vaso 
alto di legno, a doghe, d'uso nella 
vendemmia e nei negozi di vino per 
trasportarlo. In Toscana è però scono- 
sciuta come recipiente da trasportar 
vino. 

brenta, v. att. = versare nella brenta. 

brentaa, s. m. = il numero delle brente 
trasportate nella o dalla cantina. 

brentàdòr, s. m. = il facchino che porta 
la brenta. 

brentina, s. f. = brentina : vaso fatto 
come la brenta e della capacità di 
mezzo ettolitro. 

brentòn, s. m. = Pegg. di brenta. Usa 
nella frase : àndà gid col brentòn = 
far le cose senza riguardo, senza mi- 
sura. 

bresànèla, bresàna, s. f. = bressanella: 
specie di frasconaia. Luogo per pigliare 
uccelli. 

brèva, s. f. = breva, levante; vento che 
apporta nuvole e pioggia, talora serenità. 



bre 



— 136 



bri 



1) Vento periodico che domina sui 
laghi di Como, Veibano e Ceresio : 
suol spirare da libeccio verso mezzodì. 

brevàgr?, s. m. = ventaggine, brevaggio. 
Peggior. di breva. Vento fortissimo di 
levante e piovoso. 

brevètà, v. att. = accordare il brevetto, 
nominare con brevetto ; l'è on sistema 
brèvètaa = è un sistema cui fu dato il 
brevetto. 

brévett, s. m. = brevetto : attestato che 
si rilascia dall'Autorità pubblica all'au- 
tore di una invenzione. 

1) Neil' esercito il rescritto o decreto 
con CU.Ì uno ha gi-ado di ufficiale. 

2) Scritto alla breve e senza troppe 
formolo che si fa stendere al notaio 
per i contratti di non grande impor- 
tanza. 

breviàri, s. m. = breviario : libro che 
contiene l'ufficio e le ore canoniche 
che i preti e i beneficiati sogliono re- 
citare ogni giorno. 

1) studiti el breviàri = fig. tagliar 
corto. Andar per le corte, per le brevi. 

brìa, s. f. = briglia : la parte del fini- 
mento che si mette alla testa del ca- 
vallo: comprende il morso e le guide. 

1) * brìj = le briglie, le redini, le 
guide. 

2) mola, tira i hrìj = allentare, ti- 
rar le briglie, o la briglia. 

3) làsà là hrìa sili còli = lasciai' 
che uno vada dove vuole senza guida 
senza freno. Lasciar la briglia sul 
collo. 

4) sensa brm = sbrigliato. 

5) stràpòn de brìa = tirata di bri- 
glia. 

6) giiigà à cavali e brta = fare a 
cavalli : specie di giuoco che si fa da 
due ragazzi, uno dei quali si sottopone 
a far da cavallo e l'altro, imbrigliatolo 
con una funicella o sim. lo va stimo- 
lando al corso. 

bricch, s. m. pi. = roccie, monti, balze ; 
àndà sii per i briceh = andar sui monti, 
specialmente a diporto. 

brìcol, s. m. pi. = bricche. Lo stesso che 
briceh. 

brieòla, s. f. = mattoncello ; giiigà àia 
briedla = fare a mattoncello : si fa con 
tre mattoni piantati in terra, a cui si 
tira per abbatterli, e ciascuno ha di- 
verso valore di punti. 

1) vèss à briedla = essere a matto- 



nella: essere colla' palla vicinissimo 
alla sponda del bigliardo. 

2) giiigà de briedla = giocar di rim- 
balzo. 

3) Collo : carico di mercanzia av- 
volto e legato, che portano i contrab- 
bandieri. 

brieolìsta, s. m. = chi è bravo a far 
mattonella, a giocare di rimbalzo. 

bricóii, * s. m,. = briccone, birbante. 
1) deventà o diventa on bricòn = im- 
bricconire. 

briconàda, ^ s. f. = bricconata, aziono 
da briccone, bricconeria ; l'è stàda dna 
vera briconàda = è stata una vera 
bricconeria. 

briee, s. m. = brigliaio : che fa o vende 
briglie. 

briga, f. s. = briga. V. brèg-a. 

brig'à, * V. att. = brigare : affaticarsi più 
che altro segretamente, e usando mezzi 
poco onorevoli, per riuscire ad un fine. 

brig'àda * s. f. = brigata : compagnia di 
persone riunite a scopo di divertimento; 
sérem dna bela brigàda de màtdni = 
eravamo una bella brigata di capisca- 
richi. 

1) T. mil. corpo d'esercito composto 
ora di due reggimenti e delle altre 
armi in proporzione. 

brigàdèr e anche brig-adièr, * s. m. = 
brigadiere, t. mil. il comandante di 
una brigata e il sotto-ufficiale nell'arme 
dei carabinieri e delle guardie di fi- 
nanza. 

brigànt, * s. m. = brigante : chi fa 
professione o atti di brigantaggio. 

brigràntiii, * s. m. = brigantino : piccolo 
bastimento a vela con un solo ponte e 
a tre alberi. 

brigrhéla, * s. m. = brighella : maschera 
del teatro italiano. Personaggio che fa 
le parti da ridere e parla in dialetto 
bresciano. 

1) Per ischerzo di chi, per far lo 
spirito, dà nel buffone. 

2) Si dice per vezzo ai bambini che 
per le prime volte vestono i calzon- 
cini e l'abito maschile. 

brigrUèlìii, s. m. = bimbo, mimmo: pei 
vezzo a un bambino vispo e carino. 

brilà, * V. att. = brillare : di luce viva 

concentrata in un punto e che stacchi 

sopra un fondo scuro o poco illuminato. 

1) Del tremolare della luce ; * étèll 

brìlen = brillano le stelle. 



J 



bri 



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bro 



2) Trans, bril^ el vis = brilaro il 
riso : levarlo dal guscio. 

brilàut, * s. m. = brillante : diamante 
lavorato, tagliato a faccette. 

1) Nelle compagnie comiche l'attore 
che fa le parti allegre, spiritose. 

brilàutà, v. att. = brillantare : di dolci 
specialm. Smaltarli al di fuori con zuc- 
chero chiarito. 

brill, s. m. = brillo: diamante falso. 
1) Agg. Altetto : che ha bevuto un 
un po' troppo, senza però essere ub- 
briaco. 

brina * s. f. = brina : rugiada congelata 
Non è disusato ancora del tutto priua. 

brina, * v. att. = brinare, cascar la brina; 
se stànòtt brina, ciào frutcì = se sta- 
notte brina, addio frutta. 

1) brinti si dice fìgur. di persona a 
cui cominciano a incanutire la barba 
i capelli. 

brìndes e ora quasi sempre brìndisi * 
s. m. = brindisi : il bere che si fa alla 
salute di qualcuno ; fa on brìndisi = 
fare un brindisi, brindare. 

brìo, * s. 7n. = brio : vivacità grande, 
che viene da buon umore e si dimostra 
nell'espressione del viso, nei moti della 
persona o nel parlare ; l' è on òmm pién 
de brìo = è un uomo pieno di brio. 

briga, s. f. = brezza: venticello freddo. 

1) Siza: veuto freddissimo che tii-a 
da tramontana. 

2) Stomachino, animella attaccata 
alla rete delle bestie bovine. Indi il 
motto : 

3) sàlaa come dna brìsa = salato as- 
sai, amaro di sale. 

4) giugà à brìsa, fa brìsa = giuoco 
che si fa così : un ragazzo ha in mano 
un oggetto e un altro, colto il destro, 
con un leggero e improvviso buffetto 
colpo glielo fa cadere di mano, e so 
può, lo raccoglie e tiene per se. 

brìsca, s. f. = bagattelle : specie di car- 
rozza di cassa alquanto bislunga, e con 
luoghi di pari lai'ghezza in ambi i lati. 
1) brìsca à bàrehèta = bagattelle a 
barchetta: carrozza quasi simile all' an- 
tecedente. 

brìscola, s. f. = briscola: gioco di carte 
che si fa in due, o in quattro. 

1) Il seme che in tal gioco trionfa 
e ogni carta di quel seme. 

2) briscola eoi sègn o parlàda = 
briscola chiacchierina. 



briscoleta, s. f. = briscoluccia, dimin. 
vilif. di briscola. 

briscolìn, s. m. = briscolino, dim. di 
briscola : si dice di preferenza dello 
carte di briscola ; assai poco della par- 
tita di giuoco. 

briscolòn, s. m. = briscolone ; giilgà à 
brìècolòìi = fare o giuocare a brisco- 
lone : è giuoco simile alla briscola, 
tranne che si tengono in mano cinque 
calie e non ponesi la briscola in ta- 
vola. 

brisètìna, s. f. = sizzolina : aria fina o 
fredda. Dim. di brìsa. 

brisin e anche bris, s. m. = cichino, 
micolino, pocolino ; glie n'è pil nànca 
on brisin, on bris = non ce n'è più 
neanche una bricciola. 

brìvid, * s. m. = brivido : senso di 
freddo con tremito di tutta la persona, 
che prende più che altro all'entrar della 
febbre, o per effetto di paura, racca- 
priccio e sim. 

1) vegni i brivid = rabbrividire. 

brò-brò, s. m. = abbracciatutto: chi si 
ingerisce in tutte le faccende, che non 
rifiuta nessun incarico. Specialmente 
in senso poco buono. Anche : scroccone. 
Dice il mil. anche regiradór. 

brobroràda, s. f. = azione dello scroc- 
care, dell'abbracciar tutto. 

1) Mozzorecchi ; ignorante e disonesto 
cui'iale. 

2) Usura nel dare o torre robe per 
grande e non adeguato prezzo con isca- 
pito notevole di chi le riceve dallo 
scroccone, o di chi a costui le cede. 

3) baratteria, azione da barattiere. 
bròca, s. f. = brocca: vaso di rame o 

di terraglia ordinaria, per attingervi 
l'acqua da bere o da lavarsi. Secondo 
la forma chiamasi anche : mesciaqua. 

1) Pernio: ferrino rotondo intorno a 
cui si volgono le lamino delle forbici. 

2) Cocomeri ao: specie di bulletta con 
capocchia d'ottone. 

3) Brocco: sterpo grosso. 

4) Brozzola : arnesetto di legno per 
tenero l'oro svoltato dai rocchetti. 

5) Rama: piccolo ramo. 

0) àndti éHi bròcch = andare in fumo. 

7) compra o vènd à broea seca = com- 
perare vendere a rischio e pericolo ; 
comperare o vendere la foglia dei gelsi 
quando appena le piante germinano, 



bro 



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bro 



obbligandosi a pagare un dato prezzo, 
qualunque sia il raccolto. 

8) là hròca = il soprasuolo, il sopra- 
terra, il complesso degli alberi e degli 
arbusti che si trovano sulla superfìcie 
di una data presa di terreno, di un 
podere, di un campo e sim. 
brocaa, s. m. = ramaglia: nelle piante 
il complesso delle rame. 

1) Broccato : tessuto di seta grave, 
lavorato a brocchi o ricci. 

2) brocaa d'or = tessuto d'oro e di 
argento. 

bi'ocàdèll, s. in. = broccatello, brocca- 
tino: specie di stoffa imitante il broc- 
cato. 

brocài, s. m. = sterpo: rimessiticcio sten- 
tato che sorge da coppaia d'albero secco 
e vecchio, o dal tronco d'albero già ta- 
gliato; sterpacchio ne è il peggiorativo. 
1) Allargatoio: strumento con cui si 
allargano o mettono in tondo, o ripu- 
liscono i fori fatti in un pezzo di me- 
tallo col trapano o altrimenti, special- 
mente in lavori di ferro. 

bi'ocàifleù, s. m. = sterpicino. 

brocàmm, s. m. = bullettame, complesso 
di molte bullette. Anche stàchètàmm. 
1) Sterpame: complesso di sterpi. 

bròcch, s. m. = brocco, sprone, pollone, 
rampollo che si mette dalle radici d'al- 
bero tagliato. 

1) fuscello pungente, stecco, spino : 
se ne vedono sul pedale e sui rami di 
certe piante. 

2) Brenna: cavallo secco, incarogaito 
che non si regge più. 

brochéta, s. f. = brocchetta: dimin. di 
brocca. 

1) BuUettina : piccola bulletta colla 
capocchia d'ottone. 

2) Eamicino: piccola rama. 
brocliètt, 8.171.= barbina : mazzettino 

bislungo di . fiorellini artefatti che le 
donne ponevansi sotto la tesa del cap- 
pello da una parte del volto : ora la 
cosa non s' usa più così, ma il nome è 
rimasto. 

1) Brocchetto : camangiare composto 
di ricotta, combinata col fior di latte. 

2) bàtt brache tt o brochéta = battere, 
le gazzette ; tremar dal freddo. 

bròcol, s. m. = cavolo fiore o cavolo 
broccolo; brassica cauliflora ; sorta di 
cavolo che fa il fiore in forma di grossa 
j)alla gialliccia. 



brocon, s. m. = bullettone: chiodo grosso 
col capo quadro con cui si congegnano 
insieme i tacchi delle scarpe : poco u- 
sato. Meglio, ciodòn. 

brochén, s. m. pi. = tronchetti : specie 
di stivaletti cogli elastici alla canna. 
Usatissimo. 

brodàia, s. f. = bioscia, broscia: mine- 
stra piuttosto brodosa, ma di poca so- 
stanza, ed anche brodo lungo, insipido. 
brodin, s. m. broduccio , dimin. di 
brodo. 

brodón, s. m. = brodo succolento, sapo- 
rito. 

brodòs, agg. = brodoso, con molto brodo: 
detto specialm. di minestra. 

broeùd, s. m. = brodo : la parte della 
carne che si scioglie nell'acqua, in cui 
è fatta bollire; e l'acqua in cui la carne 
ha bollito; broRild de vitèll, de càpòn = 
brodo di vitello, di cappone. 

1) brcetld lóngh = brodo lungo, fatto 
con molta acqua e poca carne ; broeud 
ristrètt = brodo ristietto. L'opposto. 

2) brcetld faa = brodo fatto, quello 
che ha bollito colla carne sufficiente- 
mente per essere bevuto, o altiùmento 
adoperato, benché il lesso non sia per 
anco cotto. 

3) broeud sgràsaa = brodo digrassato: 
quello cui è stato tolto il grasso, gal- 
leggiante in figura d'occhi o scandelle, 
se caldo, ovvero rappreso e rassodato 
in falda uniforme, se il brodo fu la- 
sciato freddare. 

4) smagrì el brcBild = digrassare il 
brodo, levarne il grasso. 

5) brceild comiimé = brodo consu- 
mato, ristretto per consumè ; brodo di 
carnaggio eccessivamente cotto, e quasi 
consumatovi dentro e perciò molto so- 
stanzioso. 

6) brceicd che sa de nàgota = brodo 
sciocco, con poco sapore. 

7) fond del broeud = bolliticcio del 
brodo. 

8) Ossi da far brodo; compra on chilo 
de brceild = comperare un chilogranmo , 
d'ossi da far brodo. 

9) broeild de càétègn = broda di fa- 
gioli: scherz. di caffè lungo e scipito. 

10) àìidà in brceild de scìsger = an- 
dare in broda di succiole, fam.: prò 
vare una viva soddisfazione spesso per 
motivi futili, come lodi, carezze inte- 
ressate e simili. 



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11) tira sii el broìitd = succiare ; at- 
ti'arre a se il fiato per freddo o per- 
cossa, 

12) vìv in del so brmìcl = far razza 
da se, non ci metter né sai ne olio, 
bollire o cuocere nel suo brodo ; non 
impicciarsi con altri. 

13) vèss in del so brcBild = esser nella 
sua beva: essere in un luogo a trattare 
negozi che vadano a genio. 

14) làsti ■vun in del so brceùd = la- 
sciar bollire, cuocere uno nel suo brodo ; 
lasciarlo fare a modo suo, non occu- 
parsene: per lo più di persone colle 
quali sia meglio non aver nulla da 
spartire. 

15) Prov. gaina vègia fa bon broeild 
= gallina vecchia fa buon brodo. 

broeùda, s. f. = broda : ò appellazione 
quasi scherzosa e avvilitiva di brodo, 
per dire che esso è cattivo, o in troppa 
quantità o inopportuno. 

1) Broscia, fam. minestra . molto li- 
quida e scipita. 

2) Fig. dicesi di uno scritto diffuso 
e scipito: brodo lungo. 

3) In gergo, il sangue che cola dal 
naso; el g'hà daa on piign che g'kà 
faa vegni già là brmuda = gli diede 
un pugno che gli fece far sangue dal 
naso; tra brceuda = far sangue per le 
narici. 

4) altari, gio là broeuda = sbrodolare. 

5) àndà in broeuda = andare in broda, 
spappolare, non tenersi bene insieme, 
disfarsi: dicesi di cosa morbida che, 
toccata, si disfà fra le dita. Anche: an- 
dare in brodo di succiole. Vedi broeùd 
n. 10. 

G) Broda, brodiglia, l'acqua lorda e 
melmosa delle strade quando è piovuto 
molto. In questo senso, ormai poco 
usato. 

broiàss, s. m. = scartafaccio, straccia- 
fogli : quaderno o più. fogli riuniti in 
quantità per appunti e noi negozi per 
le prime note. 

broncà, v. att. = abbrancare, acciuffare, 
agguantare lesto e forte. Vedi bràttea. 

bronchi, * s. m. pi. = bronchi: i due ca- 
nali per cui l'aria entra dalla trachea 
nei polmoni. 

brottchiàl, * agg. = bronchiale: dei bron- 
chi; màlàtta bronehiàl = malattia bron- 
chiale. 

bronchite,* s. f. corrotto dal volgo in 



broncliìtide, o bronchitica = bron- 
chite, infiammazione dei bronchi. 
bróns, s. m. = bronzo : lega di rame e 
stagno zinco; stàtoa de brons = sta- 
tua di bronzo. 

1) Fig., stomeghj polmon de brons 
= stomaco, petto di bronzo ; fortissimo- 

2) Agg. bronzino: di colore simile a, 
quello del bronzo; color brons = colore 
bronzino. 

bronsà, v. att. = abbronzare, ridurre a 
colore di bronzo; gèéé bronsaa = gesso- 
abbronzato. 

brònsa, s. f. = faccia tosta; di persona, 
sfacciata, impassibile. 

brousàdùra, s. f. = abbronzatura: l'ef- 
fetto dell'abbronzare. 

bronsin, s. m. = mortaio: vaso di pietra,, 
di bronzo, di ferro e sim. in cui col 
pestello si tritano e riducono in pol- 
vere varie sostanze. 

1) Romano, piombino: quel contrap- 
peso pensile scorrevole nel braccio dellar 
stadera. 

2) Botte di doghe grosse e percià 
saldissima. 

bronsìroeù, bronsìsta, * s. m. = bron- 
zista: chi lavora in bronzo e altri me- 
talli, segnatamente piccoli oggetti che 
si mettono nelle stanze per ornamento. 

brontola, * v. att. = brontolare, parlare 
da se, sottovoce, a riprese, con qual- 
che risentimento ; noi fa che brontola 
non fa che brontolare. 

1) Fam. il rumoreggiare lungo e lon- 
tano del tuono. 

2) Del rumore che fa l'aria rinchiusa 
negli intestini. 

brontolàmént, * s. m. = brontolamento. 

il brontolare. 
brontolòn, * s. m. = brontolone: che ha 

il vizio di brontolare. 
brosa, s. f. = spazzola: arnese con che 

si ripulisce il pelo nei cappelli. 

1) brdsa dura = spazzola dura ; quella 
adoperata dal lavorante che dà la forma 
al cappello per avviarne il pelo, uscita 
che sia dal bagao bollente. 

2) brosamòla = spazzola molle: quella- 
fatta con setole di cignale che viene 
adoperata per dar lustrerò al cappello. 

bròsc, s. f. = spillone, spillo artistico; 
dal francese broche. 

brosciur, = libro cucito: Term. dei leg. 
di libri ; quello i cui fogli sono sem- 
plicem. cuciti ed ha per coperta non 



bro 



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cartone, ma solo un foglio di carta con 

stampato o no il titolo e i fregi. Dal 

francese brochure. 
brosioeu, s. m. = bitorzoletto, dimin. di 

bitorzolo. Anche brosàioetì, ma ormai 

poco usato. 
bròsol, s. in. = bitorzolo, bernocolotto 

di forma molto irregolare sulla pelle. 

1) jyièn de bròsol = bolloso. 

2) tiltt à brdéol = bernocoluto, bi- 
torzoluto. 

brostoli, V. att. = arrostire, abbrustolire. 
Vedi brustoli. 

1) Del pane e delle castagne. 

2) Iperb. della pelle: el so el brosto- 
lìss là peli = il sole arrostisce la pelle. 

bro va, v. att. = accarezzare, piaggiare, 
far moine: disusa. 

1) Pulire, mondai-e, sbreccare, tor 
via ogni seccume dalle viti. 

2) Innumidire : specialmente la seta 
col vapore. 

3) Kifare le carni. 

brovàdura, s. f, = sbroccatura, brusca- 
tura ; il seccume levato alle pianto. 

1) Cassa da inumidirvi la seta col 
vapore. 

Brovètt e Broètt, s. m. = Broletto: chia- 
mavasi cosi il palazzo comunale. Ora 
il nome rimase al palazzo e alla via 
dove risiedeva il municipio non ostante 
questo abbia mutato sede. 

brìicc, s. m. = asino, ciuco, ronzino. 

brug^h, s, VI. = scopa, erica; erica vul- 
garis; cresce negli scopicci. 

briigrliéra, s. f. = brughiera, scopeto, 
soopiecio, grillaia : teiTono argilloso, 
siliceo e ferruginoso ove fa la scopa. 

1) làsà àndà à brughéra = lasciar 
«he un terreno diventi sodaglia, sco- 
peto. 

2) scarpai dna brigherà = dissodare 
uno scopicelo. 

3) pari vèss dna brughéra = es- 
sere una grillaia, ài terreni trasandati. 

brugiia, s. f. = prugno, susino; prunus 
domestica; specie di frittata. 

1) Prugna, susina: frutto dell'albero. 
Ovale e per lo più turchiniccio, pao- 
nazzo, violetto, rossiccio, velato da una 
polvere glauca che chiamasi fiore. 

2) àndà i brilgn in èrbión = imboz- 
zacchire, intristire. 

3) bràgna regina o déla regina = 
prugna Claudia. 



4) brugna manna = prugna amo- 
scina nera. 

5) brUgna sàncld = prugaa Claudia 
tonda. 

6) brùgna sàngioànn., scànàrda, sei- 
résa, spina, ferdàsa = amosciua, su- 
sina sangiovanni, spaccatoia, ciliegia, 
agostina, verdacchia. 

7) àvègh dna brugna ài ciiii = avere 
un porro dieti'o via; avere gran pregiu- 
dizio; anche: avere un cocomero in corpo; 
essere in dubbio, in pensiero. 

8) brugna = stanza mortuaria: stanza 
in ogni ospedale in cui sezionano i ca- 
daveri, e se occorre ve li depongono 
prima di seppellirli. 

9) fàcia de brUgna = viso da morìa. 
briignòcola, s. f. = corno, pesca, sigillo: 

quei bernoccoli o enfiati, talora rossi, 
talora lividi, che sono effetto di per- 
cossa in qualche parte della faccia. 

briignoeù, s. m. ,= pruno salvatico; pru- 
nus spinosa; arbusto che cresce spon- 
taneo nelle nostre siepi. Il frutto di- 
cesi brugruoeùla. 

brugnòn, s. m. = musone: di pers., che 
fa il muso grosso e serio. 

1) Tavernaio, vinaio ; chi tiene ta- 
verna. 

briigolòsa, s. f. = lingua di bue, bor- 

rana salvatica ; atichusa offècinalis ; 

erba quasi per tutta Italia nei luoghi 

incolti. S'usa in medicina. 
brulé, agg. = dal frane, brulé -- bruciato, 

serve come aggettivo di eàfè e vin. 
lì càfè briilé = sciroppo di caifè. 

2) vin briilé = vin caldo e acconcio 
con droghe e zucchero. 

brumista, s. m. = fiaccheraio, padrone o 
conduttore di carrozzelle. 

briimiu, e anche bruii, s. m. = cittadina, 
carrozza pubblica, carrozzella : per lo 
più coperta ; dall' inglese brougham. 
Quei veicoli che per commodo pubblico, 
accorrono alla stazione delle strade fer- 
rate qua e là nelle piazze. 

1) briimm de retnis o de rinièsa = 
carrozzella di rimessa; la medesima 
carrozza, ma non sta sulle piazze o 
sulle vie, bensì nelle rimesse : è più 
elegante e vi si paga di più. 

bruna, s. f. = specie di cuoio di capra, 
di vitello lavorato in nero. 

brtinèll, s. m. = brunelliuo : specie di 
stoffa a mandorla: se ne fanno per lo 
più scarpe da donna. 



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bru 



brfis, s. m. = brucio: nome di due ma- 
lattie del riso in vegetazione procedenti 
da troppa grassezza del terreno, da 
scirocchi notturni, da mancanza di piog- 
gia ai tempi opportuni, dagli alidori 
estivi. 

1) odor (le brus = puzzo di bruciato; 
éàvè de brUs = sentire d'arsiccio o di 
abbruciaticcio, pigliar lo strinato. 

2) tceii sii òìi brits = avere il baco, 
il bruoio di... aver passione por. 

brus.a. 

1) giiigà Ma brùsa = fare a verga : 
si gettano in aria delle monete e vince 
colui del quale la moneta è più lontana 
dalle commessure dei mattoni. 

2) vciis in brUsa de... = essere a un 
pelo, a .un dito, essere in pericolo di... 

3) pientà in brusa = lasciar in per- 
dita: di gioco. 

4) rèsta in byùsa = fig. rimanere col 
danno e colle beffe. 

briisà, V. att. = bruciare, abbraciare, ar- 
dere, attaccare il fuoco: consumare, di- 
struggere per mezzo del foco; briis^ el 
Sucher, l'iticém, là carta e sim. = bru- 
ciare lo zucchero, l'incenso la carta. 

1) Applicare il ferro rovente sopra 
qualche parte offesa: operazione chirur- 
gica che si fa anche con caustici; m'ha 
mordila on eàn e ni'hdn briisaa = mi 
morse un cane e mi braci areno. 

2) Anche colla pietra infernale, ni- 
trato d'argento; * por, i pitgh ée brùsen 
coni là pietra infernàl = i poni, le pia- 
ghe si bruciano colla pietra infernale. 

3) L'azione di alcune sostanze sopra 
altre; là tinta l'ha briisaa el pànn = la 
tinta ha bruciato il panno. 

4) Arrivare troppo nel cuocere ; el 
ròst l'è briisaa = l'arrosto è bruciato; 
làéà briisà el pan = far bruciare il pane. 

5) brilstl òli, céra, càrbon, Ugna, e 
sim. = bruciare olio, cera, carbone, le- 
gna e sim.: servirsi di queste materie 
per illuminare e scaldare. 

6) legna, òli, éptrit de briisà legna, 
olio, spirito da ardere. 

7) briisà el pàión = bruciar pagliaccio 
a uno; mancare a un ritrovo, non an- 
dare in un luogo dove s'era promesso; 
far billera: mancare a una promessa. 

8) Intransitivo : dotto della cosa a 
cui si è attaccato il foco, che ha preso 
foco; là legna là brUsa polìd = la legna 
brucia bene. 



9) briisà de là set = allampare, bru- 
ciar di sete : avere una gran sete. 

10) Frizzare, bruciare : d' una parto 
del corpo dove si provi una sensazione- 
simile a quella prodotta da una bru- 
ciatura ; me brusa là góla, el àtòmegh, 
e sim. = mi brucia, frizza la gola, lo 
stomaco e sim. 

11) briisà de là umilia = struggersi 
della voglia : aver gran volontà di fare 
una cosa. 

12) bì-iisà vìa = andar via, spacciare 
a ruba : di mercanzia di grande spaccio. 

13) Alidire, arrabbiare : di frutta 
staccate dall'albero, e di grano, biada 
erba, che per mancanza di umore 
divengono rasciutte e gi-inze. 

14) là me brUsa = mi cuoce, mi an- 
noia : di cosa che arrechi gran fastidio, 
specialmente ferendo l'amor proprio e 
l'orgoglio. 

15) briisàss = ri fi. bruciarsi ; el s'è 
briisaa i pàgn, i bàrbìs, i cavèj = s'è 
bruciato gli abiti, i baffi, i capelli. 

16) Prov. là cà là bi-usa, dèmègh el 
foRugh, scàldèmes anca nùn = quando 
l'albero è in terra tutti corrono a farci 
legna. Vedi légror. 

briisaa, s. m. = inarsicciato : margine o 
segno d'abbruciamento o d'arsione. 

1) Calia : piccolissimo parti d' oro o 
d'argento che si staccano nel lavorarlo. 

briisàbóca, s. f. = erba pepe ; polygonuni 
hydropiper = erba annua. 

briisacàntòn, s. m. = bravaccio, gra- 
dasso, spaccamontagne : che miaaccia, 
ma non fa male. 

briisàcòa, s. m. = abbruciacoda, bru- 
ciacoda : ferro rovente che s' applica 
alla coda dei cavalli, dopo che fu ta- 
gliata, per istagnarne il sangue. 

brìisàda, s. f. = stiacciata : pasta lievita 
cotta in forma di torta noli' olio o nel 
buiTO, spesso con dentro uva, finocchio, 
fichi e sim. 

briisàdèll, s. f. pi. = bruciato, brucia- 
tene : castagne cotte arrosto. 

briisàdura, s. f. = bruciatura : 1' aziono 
del bruciare per guarire d'un male. 

briisàlàseu, s. m. = stoppione ; serrattda 
arvensis = erba pei'enne. 

briisàpàión, s. m. = gabbaloste : di chi 
ci inganna e burla, chi manca a un 
ritrovo fissato. 

briisàpignàtt, s. f. e m. = fregona : chi 
fa le infime faccende della cucina. 



bru 



142 — 



bru 



1) dicesi per spregio ai cuochi di 
poca abilità : Cuoco de miei stivali. 

briisàroeùla, s. f. = padella da bruciate ; 
padella di ferro col fondo tutto forac- 
chiato a uso di arrostire le castagne; è vo- 
cabolo pochissimo usato nella città, poco 
nei sobborghi, se non da' caldarostai. 

briisàscés, s. m. = bruciasiepi, caccia- 
toruzzo : di cacciatore malpratico. 

brasata, v. att. = abbruciacchiare, bru- 
ciacchiare , abbrustolire : bruciar leg- 
germente, superficialmente qua e là ; 
« polàster e i ilsej pelaci se briisàten 
prima de fai cceùs = i polli e gli uc- 
celli, quando sono pelati, si abbruciac- 
chiano prima di cuocerli. Anche : ab- 
brustiare. 

1) Segnatam. di vivande nel cuo- 
cerle, abbronzare, abbrustolare, è leg- 
germente avvampai'e : quel primo ab- 
bruciare che fa il foco nella superficie 
^d estremità delle cose ; briisàtà i 
sciàmp de polàster per podè pelai = ab- 
bronzare le gambe e i piedi del pol- 
lame morto per poterli pelare ; cioè to- 
glier loro quella nivida pelle che li ri- 
veste. 

brusca sii, ■v. att. = rampognare, ripren- 
dere, far rampogne, rimproveri. 

briisch, agg. = agro, di sapore acerbo ; 
el limòn Ve brilseh = Il limone è agro. 
Dols e kriiseh = Agro e dolce. Dolce e 
forte. Detto di pietanze. 

1) dna stràpàstLda in dol§ ebriisch = 
una ramanzina coi fiocchi, molto amara, 

2) Del vino, brusco, acerbetto, agro. 

3) Aspro : il sapore delle frutto acerbe. 

4) céra br&sca = cera brusca : che 
mostra disapprovazione e risentimento. 

5) coi briisch = colle brusche : con 
modi e parole brusche, cioè senza ri- 
guardi, ne cerimonie. 

briiscliìn, agg. = aspretto, asprino. Vozz. 
di briisch = aspro, solo nel senso pro- 
prio : anche bruschetto. 

1) Sost. agrettino ; el g'hà on brii- 
schìn che me dispids nò : ha un agret- 
tino che non mi dispiace. 

,briiscòn (i), s. m. pi. = i fortori : sen- 
sazione d'acido molesto allo stomaco. 

1) mètt i briiscdn sUl étomegh = far 
venire i fortori. 

2) Cardosanta Maria ; carduus Ma- 
rianus. 

I^riiseghìn, s. m. = cociore, fomento, 
amoretto : il brucior dell'amore. 



bruso (nànca ou) = neanche un picciolo, 
un bricciolo : neanche nn quattrino ; 
hoò ciàpaa nànca on brùso = non ne 
cavai nulla. 

briisón, s. ni. = brusone, carolo : Ma- 
lattia del riso. 

briisór, s. m. = bruciore : sensazione 
molesta, simile a quella di una brucia- 
tura; el briisòr de gola = il bruciore 
alla gola. 

1) Bruciaculo : bruciore che viene al 
sedere, cavalcando troppo a pelo. 

2) briisór de stòmegh = bruciore di 
stomaco : ribollimento dello stomaco 
cagionato da indigestione. 

brusorent, agg. = bruciante : specialm. 
di senapismi e vescicanti. 

brustia, s. f. = brusca, bussola : spaz- 
zola per ravversare il pelo ai cavalli, 
dopo averli strigliati. 

1) Setola : spazzola forte di cui si 
servono specialmente le lavandaie. 

2) brÈstia di pàgn = spazzola : ma- 
nella di saggina o d' altro simile con 
che si ripuliscono dalla polvere i panni. 

briistià, V. att. = bussolare : ripulire 

colla bussola i cavalli, 
briistiàda, s. f. = colpo o ripassata di 

brusca o di setola. 

1) Fig. batosta, malanno, calamità, 

sinistro qualunque a cui alcuno vada 

soggetto. 
briistiàtt, s. m. = bruscaio : che fa o 

vende brusche. ' 

brustoli, V. att. = abbrustolire: tener 

qualche cosa da mangiare sul foco in 

modo che, senza abbruciare, prenda 

quel colore necessario a farla buona. 

Vedi brostolì. 

1) brustoli el pan = arrostire il pane. 

2) Dell'arrosto vale troppo arrostito ; 
rè brustola sto vitèll = è troppo ar- 
rostito, è brustolito questo vitello. 

brustolìda, s. f. = abbrustolita : un po' 

d' abbrustolimento. 
brustolidùra, s. f. = abbrustolimento : 

l'abbrustolire. 
bruta, s. f. = minuta, bozza o scrittura 

di primo getto, che talora si emenda 

per metterla poi in pulito. 

1) fa el doér in bruta = minutare j 

il compito : faiio in minuta. 
briitàcòpia, s. f. = minuta, bozza : lo 

stesso che bruta. 

1) vèsà là briitàcdpia de vUn = Qsser 



brn 



143 



bud 



la scimmia di alcuno : si dice di chi 

contraffa i modi altrui. 
brutàsc, * agg. = bruttaccio : agg. pegg. 

di brutto ; te set on gran briltàsc = sei 

un vero bruttaccio : anche per vezzo 

in celia. 
briitésa, * s. f. = bruttezza. Astr. di 

brutto. 
brìitin, agg. = bruttino, dira, di brutto. 

Serve come eufemismo. 
briitòn, agg. e sost. = bruttone, accresc. 

di brutto, in senso di celia ; m ma, 

briiton = va via, bruttone. 

1) E' anche accresc. femm. ; là bUa 

briiton = la bella bruttona. 
briitonóii, s. m. = bruttaccione, accr. 

doppio di brutto e intensivo di briiton. 
briitòtt, s. m. = bruttacchiolo, dim. 

fam. di brutto, detto di persona. 
briitt, * agg. = brutto, contrario di bello : 

di persona ; òmm briitt = uomo brutto ; 

l'è minga Òna bruta dona = non è 

una brutta donna ; briitt còme el pecaa = 

brutto come il peccato. 

1) briitt ! bruta bastia ! bruta schn- 
bia ! brutto ! brutta bestia ! brutta 
scimmia ; briitt ròbb ! bruta ghigna = 
brutto coso ! brutto muso ! per dispre- 
gio ; el didol Ve minga briitt come el 
fan = il diavolo non è brutto quanto 
si dipinge. Prov. spesso le cose fini- 
scono meglio di quello che si credeva ; 
briitt color = brutto colore : detto an- 
che del colore del viso che accenna 
malattia o grave turbamento. 

2) Del tempo, della stagione : briitt 
inverno = brutto inverno ; bruta gior- 
nMa = brutta giornata. 

3) Di cose e animali ; briitt cdn, 
briitt cavali., e sim. = brutto cane, 
brutto cavallo e sim. ; briitt pàes, 
bì'tì.ta cà = brutto paese, brutta casa. 

4) Di lavori e d'opere d'arte. 

5) Di cose difficili ; l'è on briitt ca- 
mini cont sto tempàsc = è un brutto 
camminare a questo tempaccio. 

6) Di fatto aziono biasimevole e 
anche solo spiacevole ; briitt visi, briitt 
iiòmm = brutto vizio, brutto nome ; el 
fa briitt senti ona sdora pària mal 
dèla gént = fa brutto sentire una si- 
gnora dir male delle persone. E con 
antifrasi ; briitt schèrs, briitt coinpli- 
tnént = brutto scherzo, brutto complÌT 
mento : di male che altri faccia inna- 
spettatamente ; l'è pròpi staa on briitt 



complimént = fu davvero un brutto 
complimento. 

7) briitt maa = brutto male, mal- 
caduco, benedetto : l'epilessia, le con- 
vulsioni epilettiche. 

8) coi briitt = collo brutte, con cat- 
tive maniere : contrario di coi bòrni = 
colle buone. 

9j vèdèla bruta = veder le cose nel- 
l'avvenire minacciose e spiacenti. 

10) vedèfin de briitt = vederne delle 
brutte : di cose spiacenti. 

11) briitt, sost. masch. l' è on briitt 
simpàtich = è un brutto piacente. 

12) Di cosa ; quèst l'è el briitt, àdèss 
vén el briitt = questo è il brutto, ora 
viene il brutto. 

13) dementa briitt = imbruttire ; v}§s 
briitt de coeur = esser' brutto davvero. 

14) mètela brÈta = mettere in pen- 
siero ; viij ! ghe l'ha misa brÈta = ohe ! 
r ha ben messo in pensiero ; briitt in 
fàsa bèli in pìàsa o vicev. = brutto in 
fasce bello in piazza e vicev. Vedi fàsa. 
N. 3. 

15) Anche nel senso di sporco, su- 
dicio ; l' è briitt de vin = è sporco di 
vino. 

briitiìra, s. f. = benedetto : leggera con- 
vulsione dei bambini lattanti. 

1) fa vegnt là briitiira = far sve- 
gliare i vermi : mettere grandissima 
paura. 

buba, s. f. = bubbola, upopa ; galletto di 
marzo, o di maggio, o marziale ; upopa 
epops = uccello silvano. 

bubòu, * s. m. = bubbone : tumore in- 
fiammatorio e d' indole piuttosto ma- 
ligna. 

biicòlegra e biicòlìca, * s. f. = la buco- 
lica : il mangiare ; noi pensa che à là 
bucòlica = non pensa che alla buco- 
lica : di chi non si prende pensiero che 
di mangiare. 

biidèll, s. m. = budella, budello : quelle 
delle bestie da macello, le quali bu- 
della tra noi si vendono a misura me- 
trica. ^ 

1) Busecchia : il budello in cui si 
insacca la carne di maiale salata. 

2) biidèll de bèè = minugie. 

3) cava i biidéj = ammazzare : levar 
le budella. 

biidgètt, s. m. = bilancio : le entrate e 
le uscite specialm. di uno stato. Deriva 
dall'inglese budget. 



bue 



- 144 



bai 



biièll, s. m. = budello, intestino : canale 
degli alimenti digeriti che va dallo 
stomaco all'ano. 

1) vègli el biièll invèrs = essere di 
cattivo umore e mostrarlo : aver le lune. 

2) vèss sctsger e biièll = essere pane 
e cacio : essere come passeri e co- 
lombi, esser tutti amici e d'accordo. 

bufai, * s. m. = lo stesso che bufol = 
bufalo : specie di bove, mezzo selva- 
tico, di pelo nero. 

biiff, agg.; femm. bufa, = buffo : che fa 
ridere. 

1) Detto di opera in musica, con- 
trapposto di seria. 

2) Detto di persona, o cosa singolare 
curiosa ; ma te set che V è bUfa ? = 
ma sai che la è buffa ? 

3) Sost. el biiff = il buffo : il can- 
tante che nelle opere buffe fa la parie 
pili comica. 

biifé, s. m. = credenza, riposto : tavola 
e stanza dove stanno apparecchiati i 
vini, i liquori, le frutta da porsi in 
tavola e quelli che servono al tratta- 
mento in una festa. Dal francese buffet. 

biifòu, s. m. = buffone : chi con una 
cert'aria di gravità e d'importanza dice 
fa cose inconcludenti, vane. 

1) Chi fa dice cose non seine, ap- 
l>osta per far ridere, parlando anche 
di cose serie. 

2) sònt minga el tò bit fon = non 
sono il tuo trastullo. 

biifonà, V. att. = buffoneggiare : fai'e il 
buffone e dir buffonerie. 

biifonàda, s. f. = buffonata : azione o 
parole da buffoni. 

biìfonèll, s. m. = buffoncello : dim. di 
buffone. 

biifonòii, s. m. = buffonaccio : doppio 
accres. di biiff. 

bufol, s. m. = buffalo ; hos bitbalus = 
animale nero, simile al bove, mezzo 
selvatico. 

biigrà, V. att. = bubbolare, baturiare : il 
rumoi'eggiare dei tuoni. 

biigàda * s. f, = bucato : 1' operazione 

del lavare la biancheria col ranno ; fa 

là biigàda, dà in biigàda = imbuca- 

tare, fare il bucato, dare in bucato, 

mettere i pannilini in bucato. 

1) pànn, lensceu, càmìsa de biigàda 
e sim. = panno, lenzuolo, camicia di 
bucato : pulitissimi ; odor de biigàda = 
odore di bucato : quell'odore che manda 



la biancheria quando è stata in bucato 
e non ancora usata. 

2) là biigàda = il bucato : la totalità 
dei i^anni che si danno e si mettono in 
bucato. 

3) bagna la biigàda = mettere in 
molle, ammollare i panni : porli e te- 
nerli per più ore nell' acqua pura per 
rammollirne il sucidume. 

4) desténd i pàgn de la biigàda = 
tendere il bucato. 

5) mètt in del sègiòn i pàgn déla 
biigàda = allogare, pareggiare i panni 
nel mastello o tinello. 

6) Pampaaata : specie di suffumigio 
che si fa con pampini bollenti o altro 
alle botti che san di muffa, per toglier 
loro il cattivo odore. 

8) Per estens. di cosa di grave mo- 
mento che diede molto da fare ; nm 
vilij, che biigàda = ma che affare serio, 
che tramestio, ecc. 

biigràdina, s. f. = bucatino : dim. di bu- 
cato, comunem. bucato di pochi panni 
e dei capi più piccoli, fatto in casa. 
Anche bucatuccio, vilif. di bucato. Di- 
cesi in mil. anche biìgàdin. 

biigiàs, s. m. = bugiaza : rete a due 
ali, che si usa con gran frutto quando, 
è .torba l'acqua. Poco usato. 

biigrii (a), = bugnato : parete o facciata 
di muro a bozza. 

btigna, s. f. = bugna, bozza : quelle 
pietre le quali con minore o maggiore 
aggetto e con ben distinti conventi, ri- 
vestono alcune parti esteriori di edilìzi, 
specialm. di stile rustico. 

biigrnòu, s. m. = bubbone, gavocciolo, 
fìgnolo : tumore per lo più maligno. 

biigrionscèll, = bubboncino, gavoccio- 
lino, dim. di biigrnóii. 

biiì e bijj, V. att. = bollire : di liquidi 
quando la loro superfìcie si solleva qua 
e là, formando bolle ; btòj V acqua, el 
broeùd, el làtt e sim. = bolle l'acqua, 
il brodo, il latte e sim. 

1) E di tutto ciò che è in un li- 
quido contiene un liquido quando 
bolle ; bùj là carne, bùj el càldàr = 
bolle la carne, la pentola ; biij fòrty\ 
odasi = bollire forte, adagio. 

2)Iperbol.: di caldo eccessivo; in ktà\ 
stanca se bùj = in questa stanza si bolle. 
3) Fig. bui el éàngh = bollire ilj 
sangue : essere di temperamento vivace. 
Di spii'iti ardenti ; ghe buj quèicòéé iì 



bui 



- 145 - 



bur 



del eoo = qualcosa gli bolle per la 
testa : di chi agita per la mente qual- 
che di seguo, per lo più in mal senso. 

4) Di chi è fortemente sdegnato, si 
contiene a fatica e borbotta ; el buj = 
bolle. 

5) fa buj = bollire, trans. ; fa b&J 
là carne = bollire la carne. 

6) Anche lo spontaneo agitarsi di un 
liquido in fermentazione, nella quale 
le bolle non sono di vapore, ma di 
fluido aeriforme, permanente, cioè di 
gasse; buj el vin nceitv in di tinn = 
bolle il mosto nei tini. 

7) Di cosa che risica voler seguire 
di certo ; là buj^ ma sosènn = la bolle 
forte : di un affare che si sta segreta- 
mente trattando e operando. 

8) lil el buj = egli ha dato volta, 
ha perduto il cervello : non ragiona 
più ragiona da esaltato. 

9) bùj àdàsì = sobbollire. 

10) bHj à là disperMa = sbollire a 
a scorsoio, a sodo. 

11) là me buj = la mi ribolle: sto 
per perdere la pazienza. 

12) làsela bàj = non curartene. 
btiida^ s. f. = bollitura, bollizione, bol- 
' limonio: l'atto del bollire. 

1) Pampanata, stufa: specie di suf- 
fumigio che si fa con roba bollente 
alle botti che san di muffa per libe- 
rarlo dal cattivo odore. 

biiidura, s. f. = bollitui'a : il bollire per 
un dato tempo. 

biiiènt, agg. = bollente : che è riscal- 
dato fino al bollore. 

1) Di pietanza o altro che scotti ; 
broeild, càfè biliént = brodo, caffè bollente. 

buj, s. m. = bollore, ebollizione : quel 
gorgoglio che fa l'acqua o un altro li- 
quido quando bolle. 

1) fa tra on buj = fermare : dare 
alle carni una prima cottura, affinchè 
meglio si conservino. 

2) leva el buj = levare, alzare, stac- 
care il bollore : cominciare a bollire. 

B) bilj = bolli, bolli : il rumoreggiare 
della folla, quando il popolo fa una 
dimostrazione contraria a qualcuno o 
magari comincia una rivoluzione. 
biiiméut, s. rn. = bianchimento : il mo- 
scuglio della grumata. 

1) L'atto e l'effetto dell'imbianchire 
i metalli. 
buia, s. f. = pula : la buccia del grano. 



la veste, il guscio delle biade che resta 
in terra dopo averle battute. Anche : 
lolla, loppa. 

1) Fiorume : il fiore o tritume che 
lascia il fieno dove è ammucchiato. 

2) Trifoglio : genere di piante legu- 
minose con stelo a foglie di tre fo- 
glioline. 

biilàda, s. f.'= bravata , bravacciata, 
bravazzata, sbravazzata , gradassata : 
l'atto di chi presume e si vanta di vo- 
ler fare cosa che sia maggiore delle 
sue forze, o cosa che si fa per mera 
ostentazione di ardire. 

biilàrdee e biilàrdéri, s. vi. = lo stesso 
che bordeléri. Vedi. 

biilàso, s. m. = bravazzone, bravone, 
smargiassone : chi fa il coraggioso a 
parole. 

bulbera, bulbòra, s. f. = burbera : ci- 
lindro orizzontale di legno con dei ma- 
nichi di ferro in giro o con un manu- 
brio per tirar su pesi, acqua da pozzi, 
sim. 

bulg'her, s. m. = bulgaro : sorta di cuoio 
rosso cupo, odoroso. 

1) fregagli el bùlgher à t-ùn = bat- 
terlo, picchiarlo. 

biilìn, s. ni. = farinaccia : quella ciTisca 
che si ottiene nel bianchire il riso e 
e che è il prodotto della sua seconda . 
vesta membrana. 

bulìn, s. m. = bulino. V. bolin. 

buio, s. m. = bravaccio, gradasso : chi 
protende di soverchiare e provoca e 
minaccia questo e quello, più che altro 
a ostentazione di autorità e di forza. 

1) fa el buio = far del gagliardo, 
bravare. 

2) vèsé on bùio = essere bravo, va- 
lente. 

bùràtà, V. alt. = burattare, abburattare : 
separare col buratto la farina dalla 
crusca. Anche : stacciare. 

1) baca màsna e cuti el bilrMa = 
detto tutto milanese che significa : si 
può mangiar d'ogni cibo che tanto e 
tanto la scoria, il non buono esce per 
gli escrementi come la crusca della fa- 
rina per il buratto. 

2) buratti min = bui'attare uno : farlo 
girare qua e là con spintoni. 

bilràtàda, s. f. = abbui-attata : l'atto del- 
l' abburattare. 

1) bùràtttda = scrollata : il far gi- 
rare uno qua e là con spintoni. 



bur 



- 146 - 



bus 



bìiràtàdùra, s. f. = abburattatura : l'o- 
perazione dell' abbui"attare, la crusca 
che se ne cava, e quel clie si dà in 
compenso per l'abburattare. 

bliràtìn, s. f. = burattino: ognuno dei 
fantocci di legno che tirato coi fili fa 
la sua parte sul teatro delle marionette. 
Meglio màgràtèll. 

1) Persona che non mantien la pa- 
rola. 

2) fa sdisti vùn per el so bilratìn = 
fare alla palla d'altrui, sbertarlo, pren- 
derne gioco. 

3) fa dna figura de buràttn = fare 
una bnitta figura, una figura barbina. 

biiràtinàda, s. f. = burattinata: azione 
da burattino, 

1) Rappresentazione drammatica mal 
composta. 

biiratO) s, m. = cruschino, frullonaio : 
il garzone dei fornai che abbiu-atta. 

biiràtón, s. m. = frullone, buratto. Ac- 
crescitivo di bìiràtt. 

1) Albagie: grosso pannolano che 
suole essere bianco e conserva il nome 
anche negli altri colori. 

2) Cassone : la parte del frullone che 
ha chiuso in se il buratello e che è 
diviso da tavole in piedi in tre o quat- 
tro parti per ricevervi le varie finezze 
di farina che dalla stamigna cala giù. 

biiràtt) s. m. = buratto : 1' arnese che 
serve per abburattare. 

burba, s. f. = burbera. V. bulbera. 

burber, * agg. = bui-bero : che è soste- 
nuto, serio nelle maniere, nel conte- 
gno, momentaneamente o solitamente, 
senza che abbia a esser per questo 
cattivo. 

biìrètt, s. m. = bure: l'estremità della 
stanga dell'aratro che s'attacca all'a- 
nello del giogo. 

burla, s. f. = burla, scherzo : atto o 
parola giocosa per ridere, per burlare, 
per beffa, per leggerezza. 

biirléta, s. f. = burletta, dim. di burla : 
cosa detta o fatta o che paia detta o 
fatta apposta per far ridere. 

1) fànn onabiirléta = mettere in can- 
zone, beffai'sene. 

2) mèé là burlata de... = essere il ba- 
locco, lo zimbello di... 

bfiro, s. m. = stipo : specie d'armadio 
piccolo d'ebano, mogano o altro legno 
e con molti sportellini e cassettine a 



uso di riporvi scritture o altro di pre- 
zioso. 

1) Scrittoio : il banco dove stanno 
i pubblici impiegati. 

2) Gabinetto dove stanno i registri 
d' una azienda. Deriva dal francese 
Bureau. 

bìirócràtegli e btìrocràtich * agg. =^ 
cancelleresco, di cancelleria ; étil bit-' 
roeràtieh = stile cancelleresco: inele- 
gante e prolisso, 

bììrocrasìa, * s. f. = burocrazia: l'in- 
fluenza delle formalità d'amministra-ì 
zione eccessiva e pedante. Pigliasi in' 
senso non buono. 

bfìs, s. m. = buco : apertura che passa da 
parte a parte e penetra piuttosto ad- 
dentro. Vedi bceùcc. 

1) biis déla eiàv = buco deUa chiave: 
l'apertura per cui si inti'oduce la chiave 
nella toppa. 

2) * bus di orice = i buchi agli orec- 
chi : quelli in cui si introduce il gambo 
degli orecchini. 

3) Buco, bugigattolo: stanza piccola 
oscura ; l'ha mèi che bus ? = ha visto 
che buchi? 

4) el bus del làvàndìn = buco della 
pila : è un foro fatto in essa pel qualeJ 
la rigovernatura passa nello smaltitoio.] 

5) Piccola apertura neUa calza pro-^ 
dotta da rottura di una o poche maglie. 

6) Cocchiume : la buca per dove si ' 
mette il vino nelle botti. 

7) Buca ; el bus del càmer = la buca 
del luogo comodo. 

8) el bds del siigerìddr = la buca del 
suggeritore : nella ribalta del palcosce- 
nico. 

9) étopti ì bds = turare delle buche. 
Fig. anche pagare i debiti. 

10) cerctl per tùti i bUs = cercare, 
frugare da per tutto : cercar col fuscello. 

11) mss tiitt à b^s = essere buche- 
rato, foracchiato. 

12) btls del nàs di cavai = froge : 
estremità carnose delle narici equine. 

13) Agg. bucato, forato. 

14) vègh i man bus = aver le mani 
bucate. Fig. non aver regola nello 
spendere. 

IB) àndà bUs, o btisa = o fa on bus 
in l'acqua = andar fallito, a vuoto, r> 
fare un buco nell'acqua: di quando 
una cosa cade senza effetto e non 
riesce. 



bus 



- 147 - 



bus 



16) fa bus = far breccia : cominciare 
a entrare in una azienda. 

17) ciàpà el bds del ctiu per dna 
pitga = pigliar lucciole per lanterne ; 
pigliare un granciporro. Sbagliare, spe- 
cialm. nel giudicare. 

btisa, s. f. = buca : depressione naturale 
del terreno poco estesa, ma scoscesa e 
piuttosto profonda. E anche scavo della 
stessa qualità fatto nel teixeno. 

1) busa di lUer = buca delle lettere; 
mètt in busa = imbucare : mettere nella 
buca. 

2) bilia : buca del bigliardo ; fa busa 
= far bilia, o buca. 

biisàròtt, s. m. = noce malescia : noce 
della peggio qualità perchè la noqe non 
si stacca dal guscio che a pezzetti. 
Anche nós strencéra. 

busca, s. f. = bruscolo : si dice di qua- 
lunque corpicciolo che venga a jìcsarsi 
nell'occhio. 

1) vègh tra i busch in di oeuce = 
avere o far venire le traveggole, far 
travedere. 

2) vèsé foeUra di buéch = essere uscito 
dalla balia o di pupillo, aver lasciato 
il pappo il dindi, essere ormai gran- 
dicello. 

8) Pula : il rimasuglio della spica 
del riso che rimane dopo la vagliatura. 

bflscà) V. att. = buscare per guadagnare, 
segnatam. di guadagni procacciati con 
industria e accortezza ; oh ! i so cinqu 
frdnch Al di si e busca = oh ! le sue 
cinque lire al giorno se le busca. 

1) Di busse; vaa che ti bUschet = 
guarda che le buschi ! 

Busca = Busca : nobile casato milanese. 
Per gioco di parole ne venne il detto 
àndà in eà Busca = buscarne, ricevere 
delle busse. Parimenti si fece per 

Biiscaa, s. m. = Buscate : borgo a 21 mi- 
glia N. 0. da Milano che ha dato ori- 
gine alla frase, fig. àndt à Bilscaa = 
toccarne, toccar delle busse. 

biiscàj, s. m. pi. = brucioli, tacchie, 
piallatui-e: sottili strisce raccartocciate 
che il legnaiuolo cava da qualsivoglia 
legno colla pialla. 

1) biiécàj, fceuj, fàsintn = piallature 
foglie secche : fascinetta, roba secca da 
accendere più facilmente e più presto 
le legne. Accendigli olo. 

biiscàss, V. rifl. = beccarsi : di malattie 



acquistarle : el s'è biiseaa on rèuma = 
si è beccato un reuma. 

biischéta, s. f. = giugtt., tirt éii à bii- 
sehèta = fare alle bruschetto : sorta di 
gioco dei ragazzi. Stringer nel pugno 
due più fuscelli più lunghi e più 
corti, mostrarne la tostata e farli ti- 
rare. 

biischÌB, s. m. = bi-uscolo : lo stesso che 
busca. Vedi. 

bttscià, V. att. = brillare: dei vini spu- 
manti. Il pullulare e rompersi tumul- 
tuoso che fanno le bollicine alla su- 
perfìcie del liquido, quando si mesce. 

bliscin, s. m. = vitello, boccino: il nato 
della vacca appena nato. 
1) bilscìn négher = mucco. 

biiscidn, s. m. = tappo, zaffo: l'oggetto 
che serve a chiudere per lo più la 
bocca di qualche vaso. Per lo più è di 
sughero. Dal francese bouchon. 

1) Turacciolo: quanto serve a tap- 
par vasi specialmente di bocca stretta. 

biiseca, s. f. = budello. Al plur. biisècch 
= budella : gli intestini e specialmente 
gli intestini delle bestie. 

1) cà'và i biisècch = levar le budella, 
ammazzare. 

2) vegnì i biisècch in boca = venir le 
budella in bocca : sentirsi lo stomaco 
sconvolto. 

3) pèrd i biisècch = seminar le bu- 
della : detto volgarmente di cosa im- 
bottita, quando da qualche strappo vien 
fuori il ripieno. 

4) àndà gid i biisècch = cascar lo 
stomaco. 

5) àndà gid i biisècch de là fàmm 
àvigh i biisècch làrgh àsce = veder 
la fame in aria, avere una fame assaet- 
tata. 

6) àndà i biisècch in funéion^ o bar- 
bata trià i biisècch = gorgogliare le 
budella, il corpo: del rumore dell'aria 
chiusa negli intestini. 

7) fa tra àii anca i bUsèeeh = far 
venir male allo stomaco, far sollevare 
lo stomaco: di persona o discorso che 
uggisca irriti. 

8) éentièé à riscià sii i biisècch = 
sentirsi ad agghiacciare il core. 

9) fa risela sii i biisècch = far venire 
il mal di pancia : di chi suona male, 
incomincia a imparare a suonare istru- 
menti musicali e specialmente il vio- 
lino il clarinetto. 



bus 



10) tira là càrdàa coi biiseech = esser 
nobile riarso , essere al verde , non 
averne. 

11) Ti-ippa : lo stomaco dei- vitelli 
ben purgato e cucinato. 

12) biisèea rìsa = budella di vitello : 
il centopelle ridotto a vivanda. 

biisèchee, s. m. = trippaio : chi purga e 
vende la trippa, cbe a Milano è vivanda 
ghiotta e comune. 

busèchìn, s. m. = meglio usato al plur. 
biisèchitt, = sanguinaccio, biroldo, ro- 
ventino : budello ripieno di sangue e 
varii altri ingi-edienti. 

1) vèss on Misèclitn = parere un bu- 
dello : di vestito. 

2) vegnì foeura i biisèekitt = sbuzzare 
perdere le budella : detto volgarm. di 
cosa imbottita , quando da qualche 
sti-appo vien fuori il ripieno. 

biisècón, s. m. = milanese: ne gettano 
questa parola probabilmente dal gusto 
che abbiamo alla trippa e in generale 
al mangiar grasso. Ma forse perchè in 
Milano abbonda ogni ben di Dio. Ora 
non è più voce di scherno e il mila- 
nese chiama sé stesso così piacevol- 
mente. 

bùsera, s. f. = bussola: costrazione di 
legname fatta dalla parte interna at- 
torno alle porte delle chiese o a quelle 
d'ingresso negli appartamenti. 

1) Cassetta : piccolo arnese di legno 
di ferro di forma quadrata che serve 
per mettere l'elemosina. 

2) Tramoggia : apertura superiore del 
macinino da caffè dove questo si pone 
tostato per macinarlo. 

3) busera déla saa = alberello, bos- 
solo, bossolotto del sale. 

4) b'usera del fén = abbattifieno. 
bttseree, s. m. = scaccino : quelloche spazza 
• le chiese, le apre, le serra, tiene in 

ordine le panche, le sedie e sim. 
biiserìn, s. m. = bossolo: vaso tondo 
per lo più di metallo, di che si ser- 
vono gli accattoni. 

1) Scodellino: ciotolino di latta o 
d'altro in cui era una spugnetta inzup- 
pata d'acqua, ove la donna immollava 
la punta delle dita quando filava. In 
città va disusando la cosa e la parola. 

2) Bossoletto : arnesetto di bossolo o 
di cuoio che serve per estrarre il ca- 
pezzolo cieco. 

3) Bollo : stampo in cui è intagliato 



_ 148 — bus 

un particolar segno che il burraio im- 
pronta sui pani di burro che egli fab- 
brica. E il segno improntato. 

buserìna (ànima) = caspita! capperi! 
esclam, di meraviglia. 

bìiseròtt, s. m. = bossolo : quel bocciuolo 
di cuoio in cui inasta la croce chi la 
porta. Ora vi si inastano anche le 
bandiere che fregiano le Associazioni 
molteplici in ogni città italiana. 

1) Dado: piastra di ferro che si in- 
vita nel verme dell' assile sporgente 
della ruota. 

2) Bossolo : arnese in cui si fermano 
le paniuzze nella caccia a civetta. 

3) Schiaccia, stiaccia : specie di trap- 
pola da prendere le talpe. 

4) Botola : specie di bussola di legno 
di pietra che si appone esternamente 

■ alle finestre di monasteri, di prigioni 
e sim. 

5) Assito che si fa innanzi ad una 
porta rustica tenuta il più del tempo 
chiusa. 

6) Bocciuolo: nei candellieri grossi 
da chiesa, quello in cui si inasta la 
candel'a. Vedi biisolòtt. 

bttsìlìs (chi l'è el) = qui sta il busillis : 
qui sta il difficile ; hoc opus, hic labor. 
Il biisilis è stretto parente di dona 
bisddia, la quale non capiva che cosa 
volessero dire nel Pater noster quelle 
parole da nobis ìiodie e perciò fu essa 
chiamata dona bisodia. Un chiericuccio 
aveva a tradurre in italiano un breve 
vano'elo che incominciava in diebus illis. 
Conlinciò a spiegare in die, dicendo 
nel giorno : ma quel bus illis, di che 
egli faceva una sola parola, non seppe 
intendere mai. Da ciò il motto. Almeno 
cosi si narra. 

biisìn, s. m. = buchino, buchettino, i)u- 
cherellino, bucolino : dim. di buco. 

1) Il punto delle gote o del mento 
che si infossa leggermente nel ridere. 

btisirceùla, s. f. = bucherattolo, fessolino. 

1) làsà in busiroeula = tenere a fes- 
solino, a spicchio. 

2) sarà in busiroeula = socchiudere. 

3) Gattaiola : buco da basso dell' im- 
posta d' alcuni usci onde il gatto vi 
passi liberamente per andare a caccia 
di topi. 

bfisola, s. f. = bussola : scatoletta con 
un quadrante e un ago calamitato che 



bus 



- 149 - 



but 



bi 

I 



m 



serve a indicare la direzione, special- 
mente nei viaggi di mare. 

1) pèrd là huèola = perder la bus- 
sola, la tramontana : non saper più 
quel che uno si dica o si faccia. 

2) là bUsola déla saa = il bossolotto 
del sale : vaso di legno dove si tiene 
il salo in cucina. Vedi busera. 

3) Boccaglia : la parte piiì grossa 
delle corna, toltane la punta. 

4) Porta-punzoni : arnese di bronzo 
per incidere i conii. 

5) Bussola : poi-ta interna a guisa di 
pronao nelle chiese. 

6) Anche cassetta dei danari. 
biisolòtt, s. m. = bussolotto, bossolo ; 

giceUgh di biisolòtt = gioco dei busso- 
lotti ; fa el giceugh di biisolòtt = fare 
il gioco di bussolotti ; ingannare col far 
vedere una cosa per un'altra. 

1) Stagnata, stagnuola •. il cartoccio 
preparato ad essere nelle fabbriche 
riempiuto di tabacco ; fa éii i biiàolòtt = 
accartocciare le stagnate. 

2) Bossolo : vasetto di latta o sim. 
usato dai ciechi per raccogliere le li- 
mosino. Lo stesso che buseròtt. 

3) Specie di bocciolo pei candelabri 
da chiesa. 

Biist, s. m. = Busto Arsizio : città nel 
circondario di Gallarate in prov. di 
Milano. Non si sa come siano stati 
proverbiati così che siasi foggiata la 
frase ; dndà à tceu, yhe voeur quij de 
Biist = andare a prendere, occorrono 
quei di Busto, per significare che una 
stanza avrebbe bisogno di essere più 
larga che non sia. 

biist,* s. m. = busto, fascetta : aa-nese che 
le donne portano fatto di tela, con 
stecche di balena o d' acciaio e allac- 
ciano con un aghetto, 

2) Busto : lavoro di scultura, la te- 
sta con una porzione del tronco ; el 
biièt de Oàribàldi = il busto di Gari- 
baldi. 

busta, s. f. = busta : quella dove i chi- 
rurghi tengono riposti i loro arnesi ed 
ordigni. 

1) Custodia : quella cassetta dove si 
custodiscono reliquie, gioielli, e sim. 
Anche stiicc. 

stìna, s. f = bustino : dim. di busto 
nel senso di fascetta. 

biita, V. att. = buttare, gettare : lasciar 
andare un oggetto dopo avergli impresso 



una forza, per cui vada a colpire o a 
cadere in un dato punto, o in una data 
direzione, e si intende senza aggiustare 
il colpo, con poco garbo e riguardo ; 
butti gid de là finèstra quei còse = 
buttare dalla finestra un oggetto ; biltd, 
in di oeucc = buttare negli occhi. 

1) Per estens. di cose da cui ne ven- 
gon fuori altre ; là fontana là bitta 
pòech = la fontana butta poca acqua. 

2) biit^ vìa = buttar via. 

3) biittl in tiri = butta]'o all' aria. 
Vedi tra. 

4) Degli alberi lo stesso che met- 
tere, gettare, germogliare : quando sul 
principio della primavera spuntano ì 
primi germi delle foglie e dei fiori. 

biitàda, s. f. = buttata, gettata, messa : 
vetta giovane, prima che s'abbia avuto 
il freddo : là prima, là èegdnda bii- 
tàda = la prima, la seconda buttata, 
gettata. 

1) là va à bUtàd = secondo le but- 
tate : una la capita buona e l'altra no. 

2) bdna bUtàda = buona detta, buona 
" occasione. 

biitàfoeiìra, s. m. = buttafuori : quello 
che nelle compagnie comiche avverte 
gli attori, quando debbono entrare in 
iscena o reca qualche avviso al pub- 
blico dal palcoscenico. 

biitàlà, s. m. = uomo a casaccio : chi 
dice e agisce da spensierato. 

1) fa i ròbb de bùtàlà = fare a ca- 
saccio. 

biitàss, V. rifl. = buttarsi : lasciarsi cader 
dall'alto in basso ; el se biitària in del 
foeugh = si butterebbe nel fuoco : di 
chi è disposto a fare qualunque sacri- 
ficio per servire o far piacere ad altri. 

1) biitàss gid = buttarsi giù, sdraiarsi, 
mettersi a giacere. 

2) biitàss per tèra = buttarsi per le 
terre, sdraiarsi per terra facendo de' 
voltoloni. 

3) biitàsà gid indree = rechinarsi. 

4) biitàss i bràsc ài còli = gettarsi 
le braccia al collo ; recipr. 

biitàyàn, s. m. = cacciabotte : ferro con 
cui si fanno gli sfondi d' intaglio nelle 
botti e sim. Anche fèr stòrt. 

biltèr, s. m. = burro, butirro : la parte 
più grassa del latte, separata dal siero 
e condensata ; on pan de biitér = un 
pane di burro ; pan de biitér = pane 



but 



160 - 



ca 



fatto col burro ; pan e biitér = pane 
imburrato, burrato. 

1) l' è on biitér = è un burro : di 
roba da mangiare molto delicata, che 
quasi si disfa in bocca. E anche di per- 
sona giovine e di carnagione fresca e 
grassotta. 

2) biitér gitaa = burro fuso, cotto. 

3) fa éii i pan de biitér = appanet- 
tare, riduiTe il burro in panetti quando 
è finito di lavorai'e. 

4) Bui-è : aggiunto di una varietà di 
pera. 

biiteree, s. m. = burraio : chi fa e vende 

burro. Ora meglio làtee. 
bUteròs, agg. = butirroso, burroso : che 

ha alcune qualità del burro, specialm. 

la mollezza e la morbidezza. 
biitij V. att. = sciamare : far sciame novo. 



bfltón, s. m. = urto, spinta, spintone : 

lo spingere e l'effetto dello spingere. 
biitonà) V. att. = dar spintoni : urtare. 

dare mii. 
biitonàda, s. f. = m-tone, spintone : lo 

stesso che bìitón. 

1) Anche il seguirsi di molti urtoni 

e spintoni in una folla. 
biitt, s. m. = buttata, germoglio : la 

prima messa delle piante. 

1) Germe : la parte interiore del fiore 
che contiene in se l'embrione del frutto. 

2) àndà vìa i biitt = ammutolire, 
accecare : delle piante. 

3) biitt di vid = cacchio. 

4) biitt di olìv = mignola. 

5) Gretto d'api : quella parte di una 
famiglia di api che si separa dallo 
sciame per formare una nuova colonia. 



O 



e, = la terza lettera dell'alfabeto: si pro- 
nuncia Ce. Entra nella parola àbecee 
= abbici, alfabeto, 

cà, s. f. = casa: costruzione coperta e per 
lo più murata a più ordini o piani, di- 
viso ciascuno in vari scompartimenti a 
uso di abitazione, edilìzio fabbricato a 
posta perchè la gente vi possa stare o 
rimanere, riparata e sicura , così di 
giorno come di notte. 

1) cà mìa, noétraj voétra, eoa, cà 
del, de, di, ecc. = casa mia, nostra, vo- 
stra, sua, casa del, di, ecc. Si intende 
talvolta per la proprietà e talvolta non 
indica che il fatto dell' abitazione; mi 
no stoo ben che in cà mìa = io non 
sto bene che in casa mia, 

2) mett sii cà, fa cà = metter su 
casa, far casa, accasarsi, avere o te- 
nere una casa provveduta, a proprie 
spese, di quanto è necessario per abi- 
tarvi. Il contrario dello stare siii stane 
mobiliaa = a dozzina, o sii l'albergo = 
= alla locanda, ecc. 

3) cà, senz'altro, si intende la casa 
dove sta la persona di cui si parla; 



àndti à cà, àndà fcmra de cà, età sém- 
per in cà = andar a casa, uscir di casa, 
star sempre in casa. 

4) vègh nò ne cà ne tècc = non aver 
casa, ne tetto: non aver mezzi di sus- 
sistenza, e anche non aver dimora sta- 
bile in nessun luogo. 

5) póera cà sema tècc = povero scer- 
vellato: si dice, commiserando, di chi 
dimostra di aver poco o nessun senno. 

6) fa cà cont viin, fa òna cà sola 
= far casa con uno, far tutt'una casa: 
avere o tener casa in comune fra più 
persone. 

7) tira in cà = ritirare in casa; spe- 
cialm. di congiunti, prenderli con se, 
e può includere 1' idea del fargli le 
spese. 

8) sta de cà, e assolutam. età = star 
dì casa, stare, abitare; étoo de cà, stoo 
in pìtièa de S. Sepolcher = sto dì casa, 
sto in piazza di S. Sepolcro: sta in cà 
de vùn = stare in casa d'uno: stare 
nella sua casa come ospite, precettore, 
servitore o altro ; sta in cà RighUi, 
Tavèrna, o qualunque altro casato = 



ca 



- 151 



ca 



stare nella casa o nelle case Eighetti. 
Taverna, ecc.: starci a pigione. 

9) vèsè, àndà feetlra de eà = essere 
andar fuori di casa, non esser più in 
famiglia. Figur. essere, andar fuori di 
casa, di chi ha preso un abbaglio par- 
tendo da quel falso supposto : sragio- 
nare. E anche di suonatori che stonano, 
che vanno fuori di tempo e sim. 

10) vègh el eoo à cà = avere il cer- 
vello a casa, aver molto giudizio, molta 
accortezza. 

11) tegrii i man à eà = tener le inani 
a casa; tenerle a sé. 

12) à eà mìa = a casa mia; come 
io la intendo, e secondo il comun modo 
di intenderla. 

13) vèàà de cà = esser di casa : di 
chi è ricevuto, trattato come fosse della 
famiglia. Om,m,, dona de cà = uomo, 
donna di casa, casalingo: che sta molto 
in casa e vi attende. 

14) eà, si usa a significare le per- 
sone e le cose di casa; seriv à eà = 
scrivere a casa, alla famiglia; i spés de 
cà = le spese di casa ; fa àndà là cà 
guidar la casa. 

16) eà del ditiol = casa del diavolo, 
l'inferno. Vèss de, sta à cà del diàol = 
essere di, stare a casa del diavolo ; es- 
sere di paese lontano, abitare in luogo 
fuori di mano. 

16) là eà di Dio = si dice di luogo 
dove sia abbondanza d'ogni cosa. 

17) eà gronda = si dice dell'ospe- 
dale Maggiore. 

18) vdr pilsee on màtt à cà eòa che 
on éàvi à eà di alter = ne sa più un 
pazzo in casa sua, che un savio in 
casa d'altri. 

19) in tùti icàgh'è el bòn e elgràmm, 
= ogni casa vede il sole : ogni condi- 
zione ha i suoi beni e compensi. 

20) pè de eà = casamento: casa piut- 
tosto grande, divisa in più quartieri e 
abitata da più famiglie. Anche il modo 
con cui si guida la casa; mètes sii on 
pè de cà tròpp in grand = guidare la 
casa con troppo lusso. 

21) vègh là eà in eoo = non aver 
nulla al sole; e anche: non aver sta- 
bile dimora, far vita randagia. 

22) eà de màtt = una mano di pazzi. 

23) eà sòa e pceu pii = casa mia, 
casa mia - per piccina che tu sia, - tu 
mi sembri una badia, oppure : tu sei 



sempre casa mia: bella cosa abitare in 
casa propria : non si sta mai così bene 
come in famiglia. 

24) fa sta li de cà = far stare, te- 
nere in tuono, vincolare colla propria 
autorità le voglie altnii. 

25) là va, là va, là tira àdree là cà 
= e va, e va la porta la casa appresso: 
della chiocciola. 

26) dna m,iseria d'ona eà = casucoia, 
casucciaccia. Spregiat. 

27) ròse de cà = ceppo di case, grup- 
di case. 

28) dna eà de roba = un monte, un 
nugolo di roba. 

ii9) sàvè nttnea dóe el età de cà = non 
saper dove sta di casa, esserne al tutto 
ignorante; el sa nànca dóe sta de eà 
là creànsa = non sa nemmeno dove 
stia di casa la creanza, è uno screan- 
zato. 

80) tmu sii là eà in sptila = scasare, 
sloggiare, cambiar di casa. 

31) tira à cà = riprendere, ripigliare, 
rifarsi d'una perdita nel commercio o 
al gioco. 

32) tceù eà, = affittare una casa, 
prenderla a pigione. 

33) trema là eà di pitt = far le co- 
sce lappo, lappe ; avere gran paura. 

84) vèss à eà = Fig. essere a cavallo, 
in porto: non aver ormai più nulla a 
temere. 

35) s'è setaa giò el Signor in eà = 
il Signore ha visitato la casa ; si suol 
dirlo di chi è colpito da più disgrazie 
successive a brevi intervalli. 

36) Spesso si aggiunge al nome eà 
un nome foggiato a guisa di casato, 
che abbia analogia con qualche fatto^ 
qualità per indicare quel fatto o quello 
qualità; vèss de eà stortigntina = es- 
sere un nanerottolo; vèss de cà baài- 
gntina = essere piccolo di statura; vèss 
de cà tègna = essere un avaraccio; 
dormì in cà pàina = dormir sulla pa- 
glia, ecc. 

37 ) ctL Lìta = per antonomasia, casa 
guidata con lusso ed abbondanza quasi 
prodiga. Dal fatto che il duca Litta a 
Milano spendeva assai. 

38) vèsegh « sii torna à cà » = aver no- 
me: torna. Special, di libri che si pre- 
stano, quando si raccomanda di resti- 
tuirli. 



cab 



— 152 



cac 



39) vèss Oli flit de cà = essere una 
spesa continua. 

40) 'vèss scìor de cà eoa = esser ricco di 
casa sua : non aver bisogno d'altri aiuti. 
■ 41) chi è minciòn sta à cà eoa = 
chi è minchione suo danno. 

42) chi no sa fa foeugh no sa fa cà 
= chi vuol vedere una donna da poco 
la metta ad accendere il foco. 

43) là cà déla pigola = la casa della 
bambola, o di Petuzzo : di casina pic- 
cina, piccina. 

càbàléta,* s. f. cabaletta: l' ultima parte 
di un'aria e in genere di un pezzo mu- 
sicale, che suole avere un movimento 
pili rapido. 

cabarè, s. m. = vassoio, specie di piatto 
su cui si portano le tazze per il caffè, 
bicchieri e simili. Dal francese cabaret. 

càbi, s. m. = cappio. Vedi àsa. 

cabina, * s. f. = cabina : camerino a 
bordo dei bastimenti. 

cabriolè, s. ni. = cabriolè: specie di ca- 
lesse a due i"uote. Dal frane, cabriolet. 

càbrosèll, s. m. = ligustro : roveto folto 
assai, comune nelle macchie. 

caca, * s. f. = cacca : gli escrementi u- 
mani. Voce usata per lo più dai bam- 
bini, parlando con loro. 

1) Bea, voce fanciullesca, che vale 
roba sudicia, cattiva in genere, sudi- 
ciume; tdchela nò, l'è caca = non la 
toccare, l'è bea. 

cacào, * s. ni. = caccao e caccaos : il 
frutto dell'arboscello americano di cui 
si fa la cioccolata. *". 

1) Capoè, pasta di caccao con cui si 
fa la cioccolata senz'altro ingrediente. 

càchétich, s. ni. = cacadubbi: persona 
sempre incerta nelle risoluzioni. 

1) Pedanto : chi sta attaccato con 
gretta e fastidiosa minuzia alle regole. 

cacìa, s. f. = caccia: 1' ammazzare o il 
pigliare animali che vivono in libertà 
e non hanno padrone, alfine di gua- 
dagno di esercizio, o di spasso; àndti 
à càcia = andare a caccia, cacciare; 
cdn de càcia = cane da caccia. 

1) Gli animali ammazzati o presi ; 
èmm faa dna bona càcia = abbiamo 
fatto una buona caccia. In questo senso 
in italiano anche : cacciagione. 

2) dà là càcia = dar la caccia , far 
la caccia, correr dietro, inseguire ; el 
ghe dà là càcia à V ereditaa = là la 
caccia all'eredità. Anche uccellare; dà 



là càcia à r&n = far la caccia a qual- 
cuno ; cercare, aspettar l'occasione per 
agguantare qualcuno. 

3) cada à restèll = tela, cacciarella: 
si fa stringendo il branco degli uccelli 
con la catena di barche, se in acqua, 
con schiamazzi, se per terra, in un 
punto solo e uccidendoli a colpi di 
fucile. 

4) càcia ài f ositi = caccia all'acqua, 
all'abbeveratoio : in essa rimangono 
gli uccelli accalappiati dalla rete, o 
invischiati ai paniuzzi tesi su stagni, 
fossi, ruscelli asciutti, ecc., ove essi 
gettansi per trovar acqua. 

5) càcia coni là pàlèta = caccia col 
frugnolo: fatta con una lanterna a ri- 
verbero usata nella caccia notturna de- 
gli uccelli; àndà a càcia coni là pàlèta 
= frugnolare. 

6) eàeia coni là sciguèta = caccia 
alla civetta: specie di caccia con pa- 
nioni paniuzze, la civetta ammae- 
strata e una gruccia dov'essa monta e 
scende e richiama gli uccelli. 

7) càcia del spegètt = caccia dello ì 
specchietto: è per prendere specialmente 1 
le allodole. Si usa uno specchietto che 
abbaglia gli uccelli e li fa radunare a 
stormi in qualche punto ove il caccia- J 
tore li vuol prendere. \ 

8) càcia risewàda = caccia bandita, 
riservata. 

9) càcia redi = gioco che si fa con 
una specie di tavoliere a cassetta con 
cerchi rispondenti per disotto a casel- 
line di testata noverate dall'I al 5 e 
con un campanellino nel cerchio di 
mezzo. Il giuocatore scocca una pal- 
lottola e vince punti secondo la casel- 
lina in cui cade. 

càciàdor,* s. ni. = cacciatore: chi va a 
caccia. 

1) Vònini rè càciàdor = 1' uomo è 
cacciatore. Si dice, come a scusa, di 
chi corre dietro alle donne. 

2) Cacciatore: soldato vestito, armato 
e disciplinato per le fazioni della mi- 
lizia leggera. 

càciàddra, * s. f. = cacciatora: giacchetta 
con una gran tasca dietro a due uscite 
da riporvi la selvaggina e altre sul 
petto. 

1) ala càciàddra = alla cacciatora. 
Modo avverbiale. 

càdàrer, * s. ?w. = cadavere : il corpo 



cad 



— 153 



cad 



dell'uomo dopo la morte; el par on cà- 
dàver = pare un cadavere ambulante; 
di persona sparuta. 

càdàvérich, * agg. = cadaverico, che ha 
del cadavere. 

«à-del-iiiàj, = cartiera: la stanza ove sono 
i magli da pestar gli stracci : ormai è 
voce caduta quasi del tutto in disuso. 

«àdéua, * s. f. = catena: serie pivi o meno 
lunga di anelli di metallo passati l'uno 
dentro l'altro, per servire di legame. 

1) vègh là càdèna ài còli = aver la 
catena al collo. Fig. essere sotto stret- 
tissima dipendenza. 

2j mangia o fa mangiti càdènn = ro- 
dere, far rodere la catena, l'aglio : 
di chi si arrabbia inutilmente, specie 
per liberarsi da una condizione gravosa 
insopportabile. 

3) càdhia de l'orelògg = catena da 
oriolo, e assolut. càdèna = catena, quel 
legame di metallo anche sottilissimo, a 
cui si raccomanda l' oriolo da tasca ; 
impegna^ vend là càdèna = impegnare, 
vendere la catena. 

4) cadènti de Viiss = catena dell'u- 
scio: corta catena di ferro o d'acciaio, 
a piccoli anelli o a maglie, che si fa 
passare dall'uno all'altro battente, per- 
chè resti l'uscio socchiuso, nell' aprirlo, 
in modo che non possa entrare in casa 
la persona che picchia. 

5) càdèna del càmìn = catena del 
camino o del paiolo e assol. càdèna = 
catena; la piccola catena di ferro di po- 
chi anelli che, raccomandata a un grosso 
arijione o a una spranga, si tiene sotto 

cappa del camino per attaccarvi il 
jaiolo, la caldaia, o il calderotto. 

fa la càdèna = far la catena: si 

lice quando per un incendio le persone 

|lanno una lunga fila, e passano l'una 

ili' altra i bigoncioli dell'acqua per ispe- 

jnere. 

1\ Qualunque impedimento posto at- 
xaverso vie, fiumi, porti di mare e si- 
mili, fatto di catene propriamente o 
di travi, o di sbarre o di altro a fine 
por lo più di chiudere il posto. 
càdenàl, s. m. = spranga ; legno o ferro 
che attiaversa in alto la gola del ca- 
mino della cucina, per agganciarvi la 
catena da fuoco. 
càdenàsoeù, s. m. = stanghetta: ferretto 
della toppa che volto colla chiave serra 
ed apre. 



1) Chiavistellino: dim. di càdenàss. 
càdenàss, s. m. = catenaccio : chiavi- 
stello : ferro lungo e tondo, che scor- 
rendo negli anelli fissati alle due bande 
di un uscio, serve a tenerle unite e 
chiuse. 

1) dà sii el càdenàss = incatenac- 
ciare, mettere il catenaccio. Anche dà 
sii tànt de càdenàss = metter tanto dì 
catenaccio : accennando a un chiavi- 
stello lungo e grosso. 

2) dà gid el càdenàss = tirare il 
chiavistello. 

3) ofig i càdenàss = fig. unger le 
mani, le carrucole, la ruota : corrom- 
pere con danari. 

6) l'è on càdenàsé = è un canchero : 
di orologio di fucile arrugginito e 
guasto. 
càdenèla, * s. f. = catenella, dim. di 
catena : di catena da oriolo. 

1) à càdenèla = di ricami, passa- 
mano, altro, fatti sulle vesti a foggia 
di catena. 

2) càdenèla de Venèsia = catenina 
di Venezia : è lunga, a maglie picco- 
lissime, che fascia con più giri il collo. 

cà-di-fòU = marcitoie : luogo dove si 
tengono i cenci a macerare per farne 
carta. 

cà-di-lègrii = magazzino di legnami d'o- 
pera. 

càdènsa, * s. f. = cadenza : T. mus. la 
finale di un pezzo di musica. 

càdètt, * s. m. = cadetto : si chiamavano 
così i giovani che sì istruivano nelle 
scuole militari, per passare ufficiali. È 
ancora nell'uso. 

càdin, s. m. = catinella : vaso di terra 
cotta di rame per lavarsi il viso e 
le mani. 

càdd; s. m. = dono, donativo, regalo : 
la cosa dì cui viene ceduta la proprietà 
senza obbligo, ne corrispettivo. Dal 
francese cadeau. 

càdrègra, s. f = seggiola : sedia usuale. 
Ora si dice meglio scàgn. 

i) fond déla càdrèga = Impagliatino. 
Piano impagliato delle seggiole. 

cadregàtt, s. m. = impagliatore. Chi im- 
paglia seggiole. 

càdregliee, s. m. = seggiolaio: che fa 
e vende seggiole o sedie. 

1) Sediario : colui che nelle chiese 
dà le seggiole a prezzo. 

càdreghin, s. m. = seggiolina, dim. di 



cad 



— 154 — 



cag 



seggiola : la piccola sedia su cui si 
mettono i bambini. 

1) eàdregkin de boeuce = predellina, 
seggettina: piccola e bassa seggiola a 
braccioli, con foro iti mezzo, a uso di 
tenervi seduti un pezzo i barobini, 
perchè facciano poi i loro bisogni in 
sottoposto vaso. 

2) fa càdreghìn = indugiarsi, fer- 
marsi in luogo a chiacchiere ; ehi l' è 
minga el sìt de fa càdreghìn = la bot- 
tega non vuole alloggio. 

càdregdn, s. m. = seggiolina, predellino : 
seggiolina sufficientemente alta per 
porvi i bambini a sedere alla mensa di 
famiglia e debbe avere i bracciuoli. 

càdregròtt, s. m. = seggiolone : accr. di 
seggiola a braccioli. 

càfé, s. m. = caffè : pianta aromatica 
delle Eubiàcee e i semi della pianta 
stessa. 

1) La bevanda che se ne fa ; eàfè 
etLrieh = caffè grave ; t(£u el eàfè = 
prendere il caffè, una tazza di caffè. 

2) La bottega, ove si vende caffè, 
cioccolata, sorbetti e sim. ; àndt al eàfè 
= andare al caffè. 

3) Ramanzina, sgridata; acerba ri- 
prensione ; el pàdròn el m' ha daa on 
eàfè sema é&eher = il padrone mi diede 
una ramanzina acerba. 

4) toeu el eàfè = prendere il caffè. 

5) eàfè vàriaa = caffè avariato : che 
ha preso il mare ; di quando è stato 
bagnato dall'acqua del mare e il sa- 
pore se ne altera. 

6) eàfè e làtt = beuta, caffè e latte. 

7) eàfè briilé = caffè con zucchero 
abbrustolito. 

8) eàfè che ha daa gid = caffè posato : 
che si è lasciato tranquillo dopo il 
bollore, perchè la polvere depositi sul 
fondo del bricco. 

9) Colore caffé; l'è on vestii eàfè = 
è un vestito di color caffè. 

10) eàmerér de eafè = tavoleggiante, 
garzone di caffè che serve ai tavolini. 

11) eàfè seiàntdnt = caffè cantante : 
dove si fa musica vocale. Dal frane. 
caffè chantant. 

càfèàus, * = caffeaus. Da eaffè e il ted. 
haus casa. Edificio a tempietto nei 
giardini dove si beve il caffé. 

càfèràtt, s. m. = caffeista : ghiotto e 
intendente di caffè. 

càfèrìn, s. in. = caffeine, dim. vezzegg. 



di caffè. Per bibita ; on càfèrìn coni 
òna gota de riimm el juta là digeétion 
= un caffeine collo schizzo del mm 
aiuta la digestione. 

1) Per bottega : caffè piccolo, ma 
pulito, in ordine, ben tenuto. 

càférusc, s. m. = caffeuccio. Pegg. di 
caffè. Per bottega : caffè piccolo, me- 
schino. 

càfetee, s. m. = caffettiere : chi tiene 
bottega di caffè. 

càf etèra, s. f. = caffettiera : la moglie 
del caffettiere, o donna che tiene bot- 
tega di caffè. 

1) Bricco: vaso di metallo o di ter- 
raglia per fare il caffè, o scaldare il 
latte l'acqua; e quello in cui si met- 
tono il caffè e il latte per mescerli poi 
nelle tazze. 

2) Caffettiera : vaso dove si fa scal- 
dare e si sei- ve il caffè. 

caffi, s. m. = bui-gravio : in una società, 
corporazione, assemblea. Quelli che vi 
godono di maggiore autorità. Nel mi- 
lanese càfQ, non è però del tutto lon- 
tana ogni idea di prepotenza. 

càgrà, V. att. = cacare : andar di corpo, 
fai"e i suoi bisogni. E' voce pleblea. 

1) eàgù, de menùder = fare a mic- 
cino, andare stretto di mani, essere un 
cacastecchi. Di chi dà, ma molto par- 
camente. 

2) caga dur = cacar sodo. 

'ò) eàgà gid = cacare, sciolinare, 
produrre in abbondanza; càgtL gid liber 
aver la cacaiola nei libri. 

4) eàgà in del segión = modo vol- 
garissimo : essere in gattabuia, vedere 
il sole a scacchi. Essere in prigione 
dove i carcerati avevano per cesso il 
secchione o mastello. 

5) càgàéé àdòsé = sconciarsi, cacarsi 
sotto. 

6) eàgàsè àdòsé per là pàUra = sca- 
cazzare di paura. 

7) làsàss caga àdòsé = lasciarsi cam- 
minar sui piedi ; lasciarsi sopraffare o 
fare onta. 

8) fa caga min = Fig. tirar su le 
calze, tirar le calze a uno. Ca- 
vargli di bocca con arte un segreto. Me- 
glio e piii decente fa canta. 

càg'àbicér, s. m. = spilungona : donna 
lunga, lunga. Voce triviale, che per 
fortuna non si ode ormai quasi più 
neppur sulla bocca del volgo. 



cag 



— 155 — 



cag 



càgàda, * s. f. = cacata, evacuazione di 
ventre. 

1) pién de càgàd = cach.eroso, sve- 
nevole, sofistico. V. pleb. 

càgàdór, s. m. = cesso: luogo dove si 
fanno i bisogni. 

1) Anche per culo ; vèsà tLlt de càgà- 
ddr = essere alto di statm-a, per lun- 
ghezza di gambe. 

càgàdùbi, s. m. = cacadubbi : chi non 
sa pigliare nessuna risoluzione, affac- 
cia dubbi sopra ogni cosa. 

•- . 1) Anche casista : di chi in ogni 
cosa anche chiara, per troppa sotti- 
gliezza, mette innanzi dubbi e diffi- 
coltà. 

càgàréla, s. f. = cacaiola, flusso di 
ventre, diarrea. 

Càgàsèchìn, s. m. = vecchino, cacazec- 
chino : balocco di legno in figura di 
vecchio rappresentato in atto ridicolo 
di andar di corpo emettendo zecchini 
invece di escrementi. 

1) àsnìn eàgàsechìn = diciamo di 
chi volentieri metta mano alla borsa e 
ci regala. 

càgg, s. m. = caglio : sostanza organica 
che si adopera nella fabbricazione del 
cacio, per fare accagliare il latte. 

càgher, s. m. = cacatura. 

1) Gli escrementi di alcuni piccoli 
insetti che rimangono attaccati alla 
roba; el spèce l'è pién de eàgher de 

. moseh = lo specchio è pieno di caca- 
ture di mosche. 

2) Cacherello : gli escrementi dei 
bachi da seta, dei topi, delle pecore, 

■■■1 delle capre e sim. 

càghèta, s. f. = cacaiola, cacarella: diar- 
rea, scioglimento di corpo. V. pleb. 

1) Svenevole, pretenzioso : di chi 
non è mai contento di nulla e nulla 
trova mai abbastanza delicato per lui. 

càgiaa; agg. = cacioso ; lati càgiaa = latte 
cacioso : in cui si vedono qua e là 
piccoli stracci di cacio rappreso. 

Càgià e càgiàss, v. att. ; v. rif. = acca- 
gliare accagliarsi : si dice del latte e 
anche del sangue. Prendere una certa 
consistenza. 

càgiàda, s. /". = quagliatura giuncata, 
latte accagliato rappreso : che mangiasi 
lasciatolo prima accagliar da se e sfio- 
ratolo per farne burro e che si usa per 
far stracchini. 



1) Dei grani maturati che sono in 
cera dicesi ; vèss in càgiàda. 

càgiòsS) s. m. = cotenna : quella parte 
che galleggia sul siero del sangue ca- 
vato dalle vene e raffreddato, quando 
si è tratto dai malati di infiammazione. 
1) Grumo. Un po' di sangue o latte 
rappreso. 

cagna, s. f. = cagna : la femmina del 
cane. 

1) Volg. per donna di cattivo core, 
rabbiosa, dispettosa. 

2) Cane. Strum. per addattare i cer- 
chioni alle ruote e per imboccare i 
cerchi sulle botti. 

3) Morsa a coscia. Strum. di legno a 
due cosce con che il sellaio stringe il 
cuoio da cucire. 

4) Monachetto: ferro dove entra il 
saliscendi per serrar l'uscio. 

5) Torcitoio: quell'ordigno con che 
si spremono di su le caldaie le robe 
tinte in esse. 

cagna, v. att. = mordere : agguantare coi 

denti per offendere. 
càgnàda, s. f. = morsicatura: l'effetto 

del mordere. 
càgnàsc, s. m. = cagnaccio, canaccio. 

Pegg. dispr. di cane: cane cattivo, che 

morde. 
càgnèta, s. f. = canina, dim. di cagna. 

Anche : cagnolino, cuccia. 

1) Cagna : dente che impedisce al 
subbiello del telaio da tessitore di 
smuoversi da sé. 

2) Fermo : ferro nelle carrozze per 
fermare la volticella. 

càgnètéra, s. f. = canile : letto dei cani. 
1) Canetteria : luogo della casa dove 
si tengono i cani. 

càgnìu, agg. = canino. Agg. di cane, da 
cane ; tose eàgnina = tosse canina : 
specie di tosse convulsa che viene 
specialmente ai bambini ; dént càgnln 
= denti canini : i due denti di sopra 
e i due di sotto, un po' più lunghi e 
appuntati, che sono fra gli incisivi e 
i molari. 

càgnoeù, s. m = cagnoletto, cagnolino 
canino. Dim. di cane. 

1) Anche di persona ; el ghe m àdree 
còme on càgnoeu = gli va dieti"0 come 
un cagnolino. 

càgnolìn, * = cagnolino, dim. di cane e 
vezzegg. 

càgnon, s. m. = canone, grosso cane. 



cag- — 156 — 

1) Baco, cacchione : la larva che rode 
internamente le frutte ; àndà a càgnon 
là fruta = bacarsi la frutta. 

2) Cancro: malattia delle radici del 
gelso che le uccide tosto. 

3) ris in cagndn = riso condito, al 
burro. 

càgròii, s. m. = cacone : che va spesso 
di corpo. 

1) Uomo pauroso^ che se la fa ad- 
dosso dalla paura. È più che Sperico- 
lone. Voce pleb. 

Oàin, s. m. = Caino : nome proprio. 
1) Càìn = Caini : di fratelli che si 
inimicano. 

càjìn, s. m. = guaito : il grido di dolore 
del cane ; fa càjin, càjin = guaire, 
gridare aita, aita. 

càiroeù, s. m. = tarlo : verme che rodo 
il legno. 

1) póher de càirceù = tarlatura : la 
polvere del tarlo. 

càirolaa, agg. = tarlato : roso dal tarlo. 

càia, V. att. = scemare, calare, in senso 
intrans. 

1) Ridursi a meno, diminuii-e ; càia 
là fòrsa = scema la forza. 

2) Rimetter di forza, di intensità, e 
sim. ; càia là féver = scema la febbre ; 
on òmvt el càia = un uomo cala, nel 
dimagrare ; è càlaa el frècc = il freddo 
è calato : diventò meno intenso. 

3) Detto di giornate vale diminuire 
la loro durata ; dapo san Luis i di 
càlen = dopo S. Luigi le giornate scemano. 

4) Calare : diminuire di volume, di 
peso, di prezzo ; el pan el càia mai = 
il pane non cala mai : non diminuisce 
mai il prezzo del pane ; là candéla 
ptsa là càia = la candela accesa cala ; 
el vin el càia in del vàsèll = il vino 
cala nella botte ; là luna là càia = la 
luna cala : quando è sullo scemare. 

5) càia la voce nel canto : quando 
non arriva al tono giusto ; el tenor el 
càia = quel tenore cala. 

6) Mancare, intrans, di persona, di 
luogo, di cosa che non hanno quello di 
cui avrebbero bisogno e a cui non 
manca che quello ; gh« càia el fin = 
gli manca il vino, il resto c'è. 

7) te càia el so qudnd el gh'è minga = 
ti manca il sole quando non c'è : hai 
tutto quello che è possibile avere. 

8) el g^hà paura che glie càia la 
ter a sola ài pee = ha paura che gli 



cai 



manchi il terreno sotto i piedi. Iperh 
di chi esagera i suoi bisogni e cred( 
di non aver modo di provvedervi : sp© 
cialm. degli avari e degli avidi. 

9) ghe càia desnoeùv e mèss à fi 
vini sòld = gli manca ventuna lira j 
far tre scadi : di chi vorrebbe far spese 
ma non ha danari. 

10) Di ciò che è insufficiente al bi| 
sogno ; càia el flaa = mancare il fiato ' 
provare difficoltà di respiro. 

11) càia niént = non manca nulla ^ 
c'è tutto quello che occorre ; glie eàlt 
niént = non gli manca nulla. Di per 
sona famiglia : ha tutto quello ch( 
è necessario per viver bene ; el se làsi 
càia nàgòtt = non si fa mancar nulli 
di nulla : di chi si provvede deli' oc 
corrente per istar bene, senza badare 
a spese. 

12) Col minga negativo. Avere 
sufficienza ; glie càia minga el talent 
non gli manca 1' ingegno. 

13) càia pòcch = mancar poco, d 
leggiere differenze; l'è minga on chilo 
ma glie càia pòcch = non è un chila 
gramma, ma ci manca poco. 

14) è càlaa pòeeh, calava pòcch 
è mancato poco : ci mancò poco, essei 
quasi sul punto. Lo stesso che andai 
giù di li. 

15) calava anca questa = ci man- 
cava anche questa : mancava anche 
questa per compire il mazzo. Di cos« 
che scomoda o fa dispiacere. 

16) catària anca quèla ! nò càlàrct\ 
alter .' = ci mancherebbe questa ! ' noi 
ci mancherebbe altro ! quando si temi 
qualche cosa spiacevole che sarebb 
un piovere sul bagnato. Si dice anche 
càlàrisé anca quéla poca, coli' identica 
significato. 

17) Rinvilire ; è càlaa el pan = 
abbassato, rinvilito il prezzo del pane 
Anche càia de presi. 

IS) Scemare ; d'estua ?)ie càia e 
làorà = d'estate mi scemano le fatiche 
il lavoro. 

19) càia = accavallare; saltar qualch< 
maglia nel far le calze, a bella posta 
per poterne restringere la gamba. 
càlaa, s. m. plur. = stretti : contrario di 
crèsiiii = cresciuti; e si fanno dimi- 
nuendo il numero delle maglie in quei 
giri della calza deve essa ha da entrai 
più stretta. 



cai 



157 - 



cai 



eàlàbràgh (gittgà à) = giocare, fare a 
calabrache : gioco di carte da tresette 
che si fa in più persone, generalmente 
in due o in quattro. 

càlàda, s /■. = spalata, rotta: il passo 
che si fa nella neve caduta di fresco. 

1) Scalo : via per giungere al piano 
dell'argine di un fiume. 

2) Calata : il pendìo per arrivare al- 
l'acqua. 

3) eàlMa del éo = il calar del sole, 
il tramonto. 

càlàmiiia, s. f. = giallamina, calamina : 
- sostanza minerale composta di ossido 

di zinco, silice ed acqua. 
calamita, s. f. ^ calamita : minerale che 
ha la proprietà di attrarre il ferro : o 
altro a cui questa proprietà sia stata 
comunicata artificialmente. 

1} Attrattiva, richiamo. E ogni cosa 

che ne tira a se un' altra ; l'è òna dona 

che g' ha la calamita in di ceuce = è 

. una donna che ha la calamita negli 

occhi. 
calamità; v. att. = calamitare : comuni- 
care le proprietà della calamita ; fèr 
eàlàmitaa = ferro calamitato. 
càlàncàjS. w. = canchero, imbrogliacasa, 
vecchio mobile, grande, passato di moda, 
che non serve piìi e ingombra inutil- 
mente. 
1) Anche di persona che vesta fuori 
. di moda e non abbia vezzi di sorta : 

medaglione. Vedi àndeghee. 
calandra, s. f. = lodola cappelluta, cap- 
. pellaccia, gracchiellaccia ; alauda cri- 
stata = uccello silvano. 
càlàster, s. m. pi. = sedili : quel doppio 
sostegQO sul quale son coricate le botti 
nelle cantine, per lo più sono due travi 
orizzontali parallele. Talora son fatti di 
mattoni e chiainansi sedili murati. 
calca, s. f. = calca : di molta gente riu- 
nita in un luogo che lo riempie tutto 
cosicché appena uno vi si possa muovere. 
calca, «'. att. = calcare : premero forte- 
mente colla mano o altrimenti una 
cosa perchè entri ia un'altra ; càlcti el 
bmcidn sii là botèglia = calcare il tu- 
racciolo sulla bottiglia. 

1) Premere, far premiti : sforzarsi 
per l'evacuazione. 
càlcaa, agg. = calcato : di persona troppo 

piccola per i suoi anni di età. 
càlcàgn, s. m. = calcagno : la parte po- 



steriore del piede, dove il piede si at- 
tacca alla gamba. 

1) àndti atonia eont i calcàgn = 
camminare in calcagnini. 

2) setàss sui càlcàgn = accoccolarsi : 
star coccoloni. 

3) el càlcàgn dèla càlééta = il cal- 
cagno della calza : parte della calza che 
copre il calcagno. 

càlcàtràpola, = parola senza un vero e 
proprio significato, usata nel detto po- 
polare : sul càmpànin de sànt Eustorg, 
gh'è dna càlcàtràpola ^ coni trèsènt se- 
sàntàtrii càlcàtràpolitt ; mr pUsee la 
càlcàtràpola., che i trèsé ntsesàntrii càl- 
càtràpolitt. Oppure nell'altro : siil domm 
gh'è dna càlcàtràpola, cont trentàtrii 
càlcàtràpolitt; se càleàss la càlcàtrà- 
pola, càlcàrien tiltt i tresentsesàntrii 
càlcàtràpolitt. Si crede che il gioco 
di parole sia inventato, perchè le ma- 
dri insegnandolo ai loro figli, li avvez- 
zino a snodare bene lo scilinguagnolo ; 
altri pensa che voglia anche significare 
quel che altrimenti diciamo : cioè che 
un padre mantiene cento figli e cento- 
figli non arrivano a mantenere un padre. 

càlcéster, s. m. = terreno duro, com- 
patto, biancastro, sterile. 

1) Calcestruzzo: calcina mescolata con 
ghiaie minute. Anche càlcestriiss.* 

calcherà, s. f. = pressa: macchina usata 
per comprimere, tenere e sim. Disu- 
sato. 

calchili, s. ni. = calchino: ferro appun- 
tato con che si calcano i disegni, e spe- 
cialmente lo carte geografiche. 

càlciddnia, s. f. = calcedonia : pietra 
preziosa. 

1) Brunitoio di calcedonia: strumento 
con capocchia di calcedonia ad uso di 
brunire. 

calcina, s. f. = calcina, "calce: particolar 
terra che si cava dalla pietra calcarea, 
separatone per coltura in fornace l'a- 
cido carbonico e 1' acqua di cristalliz- 
zazione 

1) Calce mescolata con acqua e rena 
a uso di cemento. 

2) caldina nànmò hàgnàda, vìva = 
calce viva, non spenta coli' acqua. 

càlcinàroeù, càlciniroeù, s. m. = sbul- 
lettatura: il gotto che fanno gli into- 
nachi di porzioncella della loro super- 
ficie per lo più di figura circolare. An- 
che: boUiciattola. 



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1) tra fcmra i càleinirom = sbullet- 
tare : di intonachi che sfogano bolli- 
ciattole. 

2) Calcinello: nome di certe pietruzze 
che sono nella calcina, o nei mattoni, 
nella creta, le quali, macerandosi poi, 
fanno crepar la calcina ed il muro e 
gonfiare e sbullettare i mattoni. 

càlcinàss,* s. m. calcinaccio : pezzo di 
calcina vecchia che si stacca dal muro 
per rovina od altro. 

17) mtil del càlcinàss = male del 
calcinaccio : malattia degli uccelli ca- 
gionata da sterco risecchito che ottura 
l'ano. 

2) Tartaro : quella specie di crosta 
che si forma sui denti, se da un pezzo 
non puliti. 

3) Calcino: malattia dei bachi da seta. 

4) vègh el mal del càlcinàès = avere 
il mal della pietra. Detto per ischerzo 
di chi va matto per fabbricare. 

càlcìnee) s. m. = calcinaio : chi vende 
la calce, 

calcol,* s. m. = calcolo: operazione per 
cui, essendo note certe quantità, se ne 
scoprono altre, conoscendo solo il rap- 
porto che queste hanno colle prime; fa 
on càlcol = fare un calcolo. 

1) La scienza che insegna i metodi 
da seguirsi nel fare i calcoli ; cUlcol 
sublinim, integrai, diferensidl = cal- 
colo sublime, integrale, differenziale. 

2) Concrezione di sostanze inorga- 
niche che si forma talvolta nel fegato, 
nei reni o nella vescica. 

càlcol, s. f. pi. = calcolo: quei regoletti 
del telaio che, attaccati ai licci del pet- 
tine e mossi coi piedi alternativamente 
aprono e seirano i fili dell'ordito per 
cui deve passare il ripieno. 

calcola,* V. att. = calcolare: determinare 
una quantità per mezzo di calcoli ; càl- 
colà dna dislànsa, i dànn d'oìi incendi 
= calcolare una distanza, i danni d'un 
incendio. 

1) Aver presente tutti i dati e le 
circostanze che possono influire sopra 
una deliberazione, un giudizio; Ve on 
òmm che ctLlcola tiitt = è un uomo che 
calcola tutto ; calcola i difècoltaa, i 
ris'e d'ona imprésa = calcolare le dif- 
ficoltà, i rischi di un'impresa. 

càlcolàbil, * agg. = calcolabile : da po- 
tersi doversi calcolare. 

càlcolàdor,* s. m. = calcolatore : chi 



nelle sue passioni non si lascia gui- 
dare dal sentimento, né dalle passioni. 
Al femm. càlcolàdòra = calcolatrice. 
càldj * s. m. = caldo : grado di calore 
piuttosto alto ; el càld del fomell, de 
Iti stUa, del càmìn, e sim. = il caldo 
del fornello, della stufa, del camino, ecc. 

1) Assolut. Si intende il calore del- 
l'atmosfera dipendentemente dal clima, 
dalla stagione, dall'ora del giorno; 
incoeu fa càld = oggi è, fa caldo; 
rUga là màdùra col càld = l'uva ma- 
tura col caldo. 

2) el càld e el frègg ie mangia 
minga el loff = ne caldo ne gelo non 
rimane mai in cielo : o prima, o poi 
il caldo e il freddo si fanno sentire. 

3) càld. Pure assolut. = caldo : la 
sensazione prodotta in noi dal calore ; 
vègh càld = aver caldo. 

4) vèss, età ài càld = essere, stare 
al caldo : in luogo caldo ; chi ée po' 
pU del càld = ci si abbuia, ci si rin- 
serra. 

5) vèss càld = essere in caldo: degli 
animali: in amore. Di persona : essersi 
appassionati ad un'impresa. 

càld, * agg. = caldo : che ha una tem- 
peratura relativamente calda ; pàes càld 
àcqiia calda, mun càld = paese caldo, 
acqua calda, mani calde. Fig. tèsta 
calda = testa calda. Segnatam. di chi 
professa opinioni politiche molto avan- 
zate. 

1) piàtt càld = piatto caldo : cosa 
cotta per il pasto in cui si deve man- 
giare. 

2) Di cose cotte e levate allora dal 
fuoco. 

3) color càld, tìnta calda = color 
caldo, tinta calda : in arte si dice d'ogni 
colore, quando l'oggetto è fortemente 
illuminato. 

4) bàtt el fer intànta che Ve càld =. 
battere il ferro quando è caldo : valersi 
dell' opportunità che nasce da senti- 
menti disposizioni che possono cam- 
biare. 

5) fa né frègg ne càld = non esserci , 
una cosa ne calda, ne fredda : non im- ' 
portarcene nulla, esserci indifferente. 

6) ciàpàéela calda = pigliarla calda, ■ 
di cosa che uno si metta a far con 
calore. 

7) legni edld = tener caldo : di cosa 



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che consei-va il calore naturale del 
corpo, che copre bene. 

8) à bota calda = a sangue caldo. 

caldamente * a^vv. = caldamente, con 
calore; ràeomàndtL càldàment = rac- 
comandar caldamente. 

1) càldàment = caldamente. Si ri- 
sponde d' estate a chi ci chiede come 
stiamo, quando siamo oppressi dal caldo. 

caldana^ s. f. = smalto, battuto : suol 
dirsi di cemento che si stende sui palchi 
delle soffitta, oppure con cui ricopresi 
la volta dei forni. 

1) Tepidario : quel cavo d'acqua la- 
sciata stagnare, perchè perda la rigi- 
dezza e si renda più atta a fertilizzare 
i campi. 

càldàr, s. m. = calderotto : sorta di 
piccola caldaia con coperchio. 

1) Caldaiata. caldaia ; di roba : quanto 
n'entra in una caldaia ; l'ha faa cmus 
on càldar de càstègn = ha cotto una 
caldaiata di ballotte. Anche : 

càldàràda, s. f. = caldaiata ; dna càl- 
dàrada de pòmm de tèra = una cal- 
daiata di patate. 

càldàrin, s. m. = calderottino. Dim. di 
calderotto. 

càldàrina, s. f. = calderottina, lattiera: 
vaso di metallo con coperchio nel quale 
si pone il latte per portarlo in casa 
ai consumatori. 

càldàron, s. m. = caldaione, caldaiona. 
Acer, di caldaia ; mètt tiitt eòéé in d'òn 
eàldàron = metter tutto a catafascio, 
senza distinzione e riguardo, 

càldàròtt, s. m. = calderotto : vaso di 
rame con coperchio, fatto come una 
caldaia, ma più piccolo. 

caldèra, s. f. = caldaia; vaso di rame 
più grande del paiolo, che s'appende 
al disopra del focolare per far bucati, 
scaldare, cuocere, ecc. 

1) Vaso simile e anche più grande, 
murato al disopra di un fornello, nel 
quale si accende il fuoco. Se ne vede 
nelle birrerie, tintorie, saline, e sim. 

2) Nelle macchine a vapore i tubi 
in cui si riscalda l'acqua e si forma il 
vapore. 

càldìn, * s. m. ed agg. = caldino, dim. 

di caldo; in età ètdnéa gh'è on bèli 

càldìn = in questa camera c'è un bel 

caldino. 
càldisim, * agg. = caldissimo. Superi. 

di caldo. 



càldisimàiuént, * am. = caldissima- 
mente. Superi, di caldamente. 

càlddn, s. m. = caldaccio. Pegg. di caldo. 

caldura, * s. f. = caldui-a, calore estivo. 
Nel prov. §an Vincéns {22 genn.) déla 
gran fr edura, éàn Loréns (10 ag.) déla 
grati caldura = Sant'Antonio (17 genn.) 
della gran freddura, San Lorenzo della 
gran caldura. 

càldusc, s. m. = calduccio, dim. spreg. 
di caldo. 

calendàri, * s. m. = calendario : libretto 
tabella in cui sono indicati per or- 
dine, tutti i giorni dell'anno, le feste, 
le fasi della luna, il levare e il tra- 
montar del sole, occ. * 

1) calendari scolàétich = calendario 
scolastico. Dove sono indicati i giorni 
di scuola e quelli di vacanza. 

2) sta li in pee drìsà come on ca- 
lendàri = starsi impalato come un cero. 

càlénde, * s. f. pi. = calende: il primo 
giorno del mese ; à le càlénde = alle 
calende: per le lunghe, a tempo inde- 
finito. 

càles e càlis, * s. m. = calice : coppa 
per lo più d'argento, con sotto un piede, 
che il sacerdote adopera per dir la 
messa. 

1) Bicchiere fatto a calice, sorretto 
da un piede ; dàmm on ottles de barolo 
= dammi un bicchiere di barolo. 

càlèss e càlésc, s. m. = calesse, calesse: 
vettura a un cavallo solo con mantice. 
1) Fiacherre, fiacre: vettura pub- 
blica scoperta a mantice. 

càlesìn, s. m. = calicetto, dim. di calice. 

càlesìn, s. m. = calessino, dim. di ca- 
lesse : calesse a due posti. 

càlìber e càlibro, * s. m. = calibro: 
volume piuttosto grande ; on sàéé de 
éto càlibro = un sasso di questo calibro. 

1) Calibratoio. Strum. di metallo per 
conoscere di quale finezza un telaio 
lavori le calze. 

2) Piastretta d'ottone sulla quale è 
segnata la grandezza delle ruote degli 
orinoli. 

caligo, s. m. = ghiado : eccessivo freddo, 
freddo repente ; che caligo ! = che stri- 
no ! che strizzone ! 

càlìgràfia, * s. f. = calligrafia : l'arte di 
scrivere formando bene i caratteri. 

càligràflch, * agg. = calligrafico. Agg. 
da calligrafia. 



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càlìgràfo,* s. m = calligrafo : chi eser- 
cita insegna calligrafia. 

calili, s. m. = callettino. Diminut. di 
callo ; gh' 00 on càlìn à on didìn del 
pò = ho un callettino al dito mignolo 
del piede. 

càlis, s. m. = calice. Vaso sacro per la 
Messa. 

1) Qualunque bicchiere che ne abbia 
la forma ; l'è on vin de hev à càlis = 
è un vino da bersi a calici. Vedi: càles. 

càlìsoàr, s. ni. = stampo : quello degli 
oriolai. Dal frane: Equarissoir. 

càlisòu, s. m. = colascione : strumento 
musicale in forma di liuto che pizzicasi 
colle dita o con un pezzettino di legno. 
1) pari on eàliàon = essere allam- 
panato, magrissimo: di persona maci- 
lente e sofferente. 

càlìsta, * s. m. = callista : chi fa il me- 
stiere di cavare calli, e altre escre- 
scenze ai piedi. 

cali, * s. m. = callo : punto della pelle 
indurito è divenuto insensibile, segna- 
, tamente per contatto o fregamento pro- 
lungato con corpi duri, special, al pal- 
mo della mano, e alla pianta dei piedi. 
cali e cài = callo e calli, assol. e col- 
r articolo determinato. Si intende di 
quelli che vengono ai diti del piede, 
per lo pili al disopra delle articolazioni. 

1) Fig. fa el cali = fare il callo a 
una cosa, assuefarcisi. Solo di cose 
spiacenti. 

2) Calo : diminuzione di volume, di 
peso e la quantità di cui è scemato il 
peso, il volume. 

calma, * s. f. = calma : stato di riposo, 
di quiete, che succede a un'agitazione 
piuttosto violenta. Si dice del mare, 
del vento, di malati, dello stato del- 
l'anima. 

calma, * V. alt. = calmare : mettere in 
calmo, acchetare, acquietare. 

càlmàut, * s. m, = calmante : medica- 
mento che si amministra per diminuire 
l'agitazione del malato, e sedare con- 
vulsioni, dolori spasmodici, e sim. 

càlmàss, V. rifl. = calmarsi : mettersi in 
calma ; càlmet ! calme/) ! che el ée cài- 
ma ! = calmati ! calmatevi ! si calmi ! 
si dice a chi sta in collera o agitato 
da altra passione. 

càlmèri, s.m. = tariffa: nota dei prezzi 
determinati dai mercanti o dalla legge 
e il prezzo stesso fissato. 



in qualche pai-te 
prodotta da qual- 

calorifero: appa- 



càlmo, * agg. = calmo: che è in calma, 
tranquillo. 

càlmucch, * s. m. = calmucco : specie di 
pannolano che somiglia al pelone. 

càlomelàu, * s. m. = calomelano e cal- 
melanos: protocioruro di mercui'io. So- 
stanza medicinale. 

càlór, * s. m. = calore : corpo imponde- 
rabile, causa della sensazione che si 
prova stando al sole, al foco e sim. 

1) Lo stato attività di un corpo in 
quanto produce la sensazione stessa; 
el càlor del sol = il calore del sole. 

2) el gh'à i calori ! = ha i calori co- 
stui : di chi mosti-a di aver caldo 
quando tutti gli altri hanno freddo. 

3) Bollicciattole, o macchie rossiccie 
che vengono alla pelle; el g'hà fmura 
tanto càlòr = ha molto calore. 

, 4) Incalorimento ; leggiera infiamma- 
zione initazione 
interna del corpo, 
sivoglia cagione. 

càlorifer, * s. m. 
rocchio per riscaldare stanze facendovi 
passare delle correnti d'aria calda. 

càlorin, s. m. = oalorino. Dim. quasi 
vezzegg. di calore ; l'è on càlorin che 
va ben, come = è un calorino che va 
assai bene. 

càlorós, * agg. = caloroso: uomo calo- 
roso, di temperamento sanguigno. 

càldta, * s. f. = callotta : il fondo di quella 
specie di scatola, per lo più d'oro e 
d'argento, in cui sta chiuso il movi- 
mento degli orioli da tasca. 

1) Berrettino da prete della stessa 
forma, che si applica alla parte po- 
steriore del capo. 

calotìn, s. m. = zucchetto, beretto da 
preti. 

càlsà, * V. alt. = calzare: detto delle 
scarpe, e dei guanti, e sim. Ed è met- 
terli con qualche sforzo in modo che 
entri ao bene e non facciano grinze. 

1) Intr. Scarpa, guani che càlsa ben 
= scarpa, guanto che calza bone ; che 
torna, che non fa grinze. 

2) àsen calma e vestii = asino cal- 
zato e vestito. Di persona: screanzato, 
igQorante. 

càlsàdura, * s. f. = calzatura : quel che 
servo a calzare il piede. 

càlséta, s. f. = calza : lavoro di filo, per 
lo più fatto a maglia, da portarsi sulla 
pelle, che veste il piede e la gamba 



cai 



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Cam 



fino al ginocchio ; fa càUèta = fare la 
calza. 

1) à pè eàlsèta = in calzo, avver- 
bialmente : colle sole calze, senza 
scajfpo. 

2) tira i càlèètt = tirar l'aiolo ; modo 
volgare per dir morire. 

3) fa àndà gio i càlsètt = far ca- 
scare il pan di mano, fam. di persona 
molto noiosa : far venire l'accidia. 

4) sènsa càlsètt = scalzato, scalzo, 
sgambucciato. 

5) eoscénsa fàda à càlsèta = coscien- 
za camoscina, o come il sacco del mu- 
gnaio; coscienza elastica. 

càlsètàscìa, s. f. = calzacela. Peggior. di 
calza. 

càlsètee, s. m. = calzettaio : chi fa le 
calze e le raccomoda. 

càlsolàr, * s. VI. = calzolaio : chi fa 
scarpe, stivali e sim. calzatui-e. Il volgo 
dico anche e asolar. 

càlsolàra, s. f. = calzolaia: la moglie 
del calzolaio o anche la donna che sta 
abitualmente nella bottega di un cal- 
zolaio. 

càlsolària, * s. f. = calzoleria : la bot- 
tega dove si fanno e si vendono scarpe 
e altre calzature. 

càlsolàrìn, s. ni. = calzolaino: dimin. e 
vozz. di calzolaio. 

càlsolàrusc, s, m. = calzolaiucoio : di- 
spreg. di calzolaio. 

càlsòn, s. m. = calzone e calzoni: parte 
del vestiario da uomo che va dalla cin- 
tola ai piedi, formando una specie di 
forca, in cui si infilan le gambe; càl- 
sòn eilì-t = calzoni corti: che arrivano 
al ginocchio dove per lo piii si affib- 
biano si legano; eàUòn lungh = cal- 
zoni lunghi, che airivano fino al piede. 

1) coni giù i càlsòn = a bracaloni, 
bracalone. 

2) fàla in di eàlson = cacarsi o pi- 
sciarsi sotto. Fig., mancar d'animo. 

3) làsà giù i eàlson = calar le bra- 
che. Fig., aver paura. 

4) qnànd tirtLven sii i càléon coni là 
riisèla = quando tiravano su i calzoni 
colle carrucole. 

5) dona che glia sii i eàlson = donna 
che porta i calzoni, che guida, comanda 
in casa a bacchetta, fa la parte che 
spetterebbe al marito : donna che fa 
l'omo addosso al marito ; vègli éii i 
càléòn = incalzonarsi. 

11 



càlsonàsc; s. m. pi. = calzonacci : peg- 
gior. di calzoni. 

càlsonltt, s. m. pi. = calzoncini ; dim. 
e vezz. di calzoni: calzoni da bambino; 
mètegh i càlsonitt à on hàgtii = met- 
tere per la prima volta i calzoncini a 
un bambino. 

càlunia, * s. f. = calunnia: falsa accusa 
che si spaccia e si sostiene conoscen- 
done la falsità. 

càliinià^ * v, att. = calunniare: spacciare 
e sostenere una falsa accusa conoscen- 
done la falsità. 

Calvàri, s. m. = Calvario : il poggio dove 
Cristo fu crocifisso. 

1) mostra el calvàri = mostrare la 
testa calva. 

càiiiàméla, s. f. = camomilla: pianta me- 
dicinale; matriearia camomilla^ acqua 
de eàmàmUa = acqua di camomilla. 

camàràda, s. f. = camerata. Vedi ca- 
iiieràda. 

càmàrìn, s. m. = camerino. Vedi cà- 
luerìn. 

carnata, s. f. = casamatta: luogo chiuso 
all'intorno e coperto al di sopra a botta. 

càmbi, * s. m. = cambio: le operazioni 
di commercio che si fanno sulla mo- 
neta; el càmbi de l'or e de l'àrgènt = 
il cambio dell'oro e dell'argento. 

1) fa là segònda de càmbi = far la 
seconda di cambio: incorrere nello stesso 
errore la seconda volta. 

2) D'altro che del danaro, lo stesso 
che baratto. 

3) Avverbialm., in càmbi = in cam- 
bio, invece. 

4) Cambio: parlando di servizio mi- 
litare, quegli che si sostituisce in luogo 
di un altro. 

6) Baratto: il barattare nel signifi- 
cato generale del verbo ; st' orologg glie 
riioo àvilii in càmbi d'on arièti = que- 
st'orologio l'ho avuto in cambio di un 
anello; fa on càmbi = faro un baratto. 
cambia^ * v. att. = barattare : dare una 
cosa per averne un' altra ; ét'orològg 
el va minga ben; vui vede se meH 
càmbien = quest'orologio non va bene; 
voglio vedere se me lo barattano. 

1) cambia i dànee = barattare le mo- 
nete: dare una moneta o carta mone- 
tata per averne l'equivalente in pezzi 
più piccoli. Anche cambiare, dare mo- 
nete, ricevendone altre dello stesso va- 
lore di specie diversa ; cambia on bi- 



Cam 



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caitt 



gliètt de cent lìr = cambiare un foglio 
da cento lire. 

2) Sostituire maliziosamente una cosa 
a un'altra; l'oréves el m'ha cambiaci i 
brilànt = l'orefice mi ha barattato i 
))rillauti. 

3) cambiti pàròll = barattare una 
parola con qualcuno; parlarci per ozio 
e per passatempo. 

4) cambia mestee = barattar mestiere: 
lasciare quello che si ha per mettersi 
a un altro. 

5) cambia i càrt in man = barattar 
le carte in mano. Fig., disdire con ma- 
lizia quel che s'era affermato o pro- 
messo. 

6) Cambiare. Intrans.: passare danno 
stato a un altro, non aver più le stesse 
qualità, non esser piìi quello di prima; 
el moìid el cambia = il mondo cambia; 
è càmbiaa el màèster de càpéla, ma 
là musica l'è sémper qtiila = è cam- 
biato il maestro di cappella, ma la mu- 
sica è sempre quella: di inconvenienti 
abusi che durano in una azienda, 
sebbene sia cambiata la persona oho la 
dirige; cambia cà, stdnsa étùdi e sim. 

■ = cambiar di casa, di camera, di studio 

■ e simili. 

7) Cambiare. Tians., dare, prendere, 
mettere in luogo di una cosa o persona, 
cosa persona diversa, ma dello stesso 
genere; cambia i lensoeiX = cambiar le 
lenzuola ; càmòià el sèrmtór = cam- 
biare il servitore; cambia i càrt in mun 
à vun = cambiar le carte in mano a 
uno, fargli dire quello che non ha detto, 
e dare alle sue parole e anche alle 
proprie, un senso diverso da quello in 
cui furono dette. 

8) Più spesso senza articolo; cambiti 
vita = cambiar vita, segnatamente per 
emendarsi. 

9) cambia discòré = girare il discorso, 
farlo cadere sopra un altro argomento. 

10) che se pò m,inga cambia = im- 
mutabile, che non può mutarsi. 

cambiai; * s. f. = cambiale, lettera o 
cedola di cambio; scotità, gira, firma 
Olia cambiai = scontare, girare, firmare 
una cambiale. 

1) acetti dna cambiai. Vedi àcetà. 4). 

càmbiàléta, * s. f. = cambialetta, cam- 
bialiua, cambialuccia; dim. di cambiale: 
cambiale per una piccola somma. 

càmbiàmént, s. m. = cambiamento, mu- 



tamento: l'atto e l'effetto del cambiare; 
càmbiàmént de goèrno, de stàgión, de 
témp = cambiamento di governo, di 
stagione, di tempo. 

1) fa on càmbiàmént = fare un cam- 
biamento, cambiare. E di chi abbia 
cambiato d'aspetto per malattie, dispia- 
ceri e sim.; che càmbiàmént Vhà faa 
quèll pòer òmm! = che cambiamento 
ha fatto quel pover'uomo. 

2) Baratto: di qualunque mutazione, 
sostituzione, volontaria o no, in cosa 
che ci riguardi, nella quale abbiamo 
interesse; 'vèss, fa on bón, on càtìv 
càmbiàmént = essere, fare un buon, 
un cattivo baratto. 

càmbìàss,* «>. rifl. = cambiarsi ; el temp 
el vosilr cambiasi = il tempo vuol cam- 
biarsi. 

1) càmbiàéé: assolut. = cambiarsi di 
panni, ed anche cambiar vita; se quèll 
giòin el se cambia '.nò, Ve on àfàri 
ééri = se quel giovine non si cambia 
è un affar serio. Vale: trasformarsi, 
mutare forma, indole, carattere. 

càmbìàvàlùt, s. m. = cambia monete, 
cambista : chi esercita 1' industria del 
cambiar monete. 

càmbrètt, s. m. = uncino: nome di que- 
gli istrumenti adunchi che posano su- 
gli staggi dei filatoi a reggere il filo 
torno. Dal verbo frane, cambrer. 

cambrì, cambrì celi, s. m. = cambrì: 
tela di cotone bianco o in colori: è tela 
rada come velo, venutaci le prime volte 
da Cambridge. 

camelia,* s. f. = camelia, pianta da giar- 
dino che produce un fiore dello stesso 
nome. 

càmèll, * s. m. = camello : animale da 
lavoro, originario dell'Asia e dell'Africa 
con una specie di gobba sul dorso; ca- 
mehts dromedaritts. 

càmèlòtt, s. m. = camellotto, cambellotto, 
ciambellotto, 

1) Tessuto di pel di capra d'Angola. 
Anticamente era fatta di pelo di ca- 
mello, donde trasse il nome. 

2) Occhio di bove: grande mai'ghe- 
rita. Erba perenne dei pi-ati. 

càméo,* s. m. = cammeo : figura inta- 
gliata a bassorilievo in una pietra pre- 
ziosa ; e anche la stessa pietra inta- 
gliata. 

càmer, «. m. = camerino, cesso, latrina, 
ritirata: il luogo comodo. 



cani 



163 — 



Cam 



1) stràsc. del càmer = cencio del 
luogo. 

2) tegnt vun per l'àéa del cerner = 
tener uno come il cencio del luogo. 
Sijrezzarlo afTatto, 

3) là caria del càmer = doccione. V. 
calia, 7. 

4) l'tiàa del etitner = predella. Vedi 
àsa. 

càmera, s. f. = camera. In senso di stanza 
per dormire, nella frase: vHta de cà- 
mera = vesto da camera: quoUa che si 
mette uscendo dal letto prima di ve- 
stirsi. 

1) Nome che si dà ad alcuni collegi o 
coi'pi deliberanti ; càmera de comèreio 
= camera di commercio; càmera di de- 
piitaa = camera dei deputati. In questo 
senso anche assolutamente : camera. 

2) càmera scura = camera oscura o 
nera; stanza per fare esperienze suUa 
luce. Ed anche camera ottica. T. di fì- 
sica, nome dato ad alcuni apparecchi 
che servono a rilevare disegni o pro- 
durre effetti ottici e illusioni diverse. 

3) iti càmera càritàtis = a quatt' oc- 
chi: iu confidenza. 

cànieràda, * s. f. = camerata : ognuna 
delle piccolo compagnie in cui sono di- 
visi gli alunni di un convitto. 

1) La stanza o corsia dove dorme 
una camerata. 

càmerèr,* s. m. cameriere, servitore ad- 
detto particolarmente alla camera e alla 
persona del padrone. 

1) Negli alberghi e nelle trattorie: 
quello che serve a tavola, fa le ca- 
mere, ecc. 

2) Tavoleggiante: garzone di caffè che 
servo ai tavolini. 

càmerèra e càmerìéraj * s. f. = came- 
riera: doana che presta i servizi oc- 
correnti intorno alla persona di una si- 
gnora, segnatamente nel vestirsi, pet- 
tinarsi e sim. 

càmerìn, s. m. = camerino: piccola stanza 
nei teatri, dietro il palcoscenico, dove 
comici e cantanti vanno a vestirsi, o a 
riposarsi quando non sono in scena. 

1) Anche lo stanzino che in qualche 
teatro sta dietro il palco nelle logge e 
servo di ripostiglio o di sfogo. 

2) La stanza nei collegi dove si rin- 
chiudono per punizione i convittori che 
.si vogliono segregare dagli altri. In que- 



sto senso dicesi anche cèlla = cella, 
specie nei convitti militari. 

càmes, s. m. = camice: veste lunga di 
pannolino bianco, che gli ecclesiastici 
portano sotto il paramento, quando ce- 
lebrano le sacre funzioni ; eàmes còl 
volani de pisé = camice colla balza di 
trine. 

càiuiu, s. m. = cammino: piano di terra 
di mattoni, più o meno alto da terra 
in cui sono per lo più i fornelli e si 
accende il foco nella cucina. 

1) là capa del càmìn = la cappa del 
cammino. Specie di padiglione ad di- 
sopra del cammino, che raccoglie il fumo 
e l'accompagna sino alla gola, e qual- 
che volta la gola stessa. 

2) Vàsa del càmin = la pedana, una 
asse, e per lo più una lamina di me- 
tallo, collocata in piano avanti la so- 
glia del cammino, a preservazione del 
pavimento di legno o del tappeto della 
stanza, sul quale gli scoppi potrebbero 
essere lanciati. 

3) càmin... la rocca del cammino, 
la toiTicella sul tetto con ferritoie, da 
cui esce il fumo. 

4) là eàna del càmin = la gola del 
cammino, tromba o cunicolo praticato 
nel muro, per cui sale il fumo. 

càminà*, v. alt. = camminare: detto del- 
l'uomo e degli animali. Andare colle 
sue gambe; * bàmbitt comìncen à cà- 
minà à on ànn = i bambini comin- 
ciano a cammiuare a un anno. 

1) Nel senso di correre, affrettare il 
passo; càmìna, dónca! = corri, dunque! 

càminàda,* s. f. = camminata: il cam- 
minare a piedi piuttosto a lungo e an- 
dando in fretta. 

càminàdiiia,* s. f, = oamminatina, dim. 
di camminata; Qna càminàdìna à l'a- 
ria apèrta là fa ben ài polmon = una 
camminatina all' aria aperta giova ai 
polmoni. 

càminàdór,* s. m. = camminatore : ca- 
pace di camminare lesto e a lungo. 

càminéra, s. f. = camminiera: specchio 
con cornice, per lo più intagliata e do- 
rata, che suole collocarsi sul piano del 
camminetto. 

càminétt, s. m. = camminetto : Mensa 
piano di marmo che aggetta dal mui'o 
della stanza su due piccole colonne o 
pilastri, tra cui si accende il foco per 
riscaldarsi. 



Cam 



164 — 



eam 



càmìsa^ * s. f. = camicia : paiié del ve- 
stiario da nomo e da donna che vesto 
il torso e le braccia e si porta gene- 
ralmente sulla pelle ; mèit, tra foeura, 
cambia là càmìsa = mettersi, levai'si, 
mutarsi la camicia. 

1) chi làora g' ha dna càmtsa, chi 
ladra nò ghe n'ha dò = chi fila ha una 
camicia e chi non fila duo ; o anche : 
il diavolo caca sempre sul monte rosso. 
Prov. chi meno lavora più ha ; le for- 
tune vanno a chi ne ha meno bisogno. 

2) ì)èss c&ii e càimsa = esser culo e 
camicia. Volg. di persone che stanno 
sempre insieme e sono in tutto d' ac- 

■ cordo. In ita], piìi civilmente : essere 
pane e cacio. 

3) vègh là càmìsa spòrca = aver la 
camicia sudicia ; sentirsi in colpa. 

4) el darla via là càmìsa = darebbe 
via la camicia : di persona generosa, 
caritatevole. 

5) Ì7i càmìsa = in camicia : colla 
camicia sola ; in mànega de càmìsa = 
in maniche di camicia : come si rimane 
levandosi la giubba o il soprabito. Si 
direbJie « scamiciato -> di chi non avesse 
che i calzoni e la camicia. 

6) tràss in càmìsa = spogliarsi in 
camicia : levarsi di dosso tutti i panni 
fuorché la camicia. 

7) càmìsa de farsa = camicia di forza: 
Specie di cappa che si mette ai pazzi 
furiosi per tenerli fermi. 

8) impegna là càmìsa = impegnar 
la camicia. Fig. impegnar tutto quanto 
si ha, spinti da necessità molto im- 
pellenti. 

9) àvegh n^nca là càmìsa = non 
aver panni addosso : essere poverissimi. 

10) vègh dna càmìsa àdòss e V ultra 
ài fòss = aver due sole camicie ; non 
aver uno che dica due ; essere senza 
roba, senza quattrini. 

11) cava tinca là càmìsa à vÈn = 
fig. trarre il filo della camicia a uno : 
farsi dare tutto quello che ha. 

12) càmìsa de tòrc = camicia ba- 
gnata per il sudore. 

13) irà in càmìsa vun = fig, lasciar 
sul lasti'ioo uno, senza casa ne cam- 
pamento. 

14) ceìlv in càmìsa = ova affogate : 
cotte senza guscio nell' acqua bollente. 

15) càmìsa = cuffia : nome di una 
porzione delle membrane del feto che 



esso spinge talvolta innanzi a se, 6 che 
rimane applicata sopra la sua testa, 
quando noi nascere si presenta la prima. 
Alcuni credono ciò indizio di buon au- 
gui'io, onde nàss coni là- càmìsa = 
nascer vestito, aver la Pasqua in do- 
menica; aver piena fortuna. 

16) Coperta di foglio bianco dentro 
al quale si mettono diverse carte con- 
cernenti gli affari. 

càmisàscia, s. f. = camisacci a, pe^r^. di 
camicia. 

càinisàtt càmìsep, s. m. = camiciaio : 
chi fa rivende camicie. 

càmisèta, * s. f. = camicetta : specie di 
giubbetto bianco o in colori che portano 
le donne sopra il vestito. 

càmis(eU; s. m. = carnicina, dim. di ca- 
micia : detto della camicia dei bambini. 
Enti-a in una canzoncina infantile : do- 
mali rè fèsta, tuli i dònn càmbien la 
vesta, e mi che soni on pòer floeilf 

. càmbi nànea el camisceit, che lette- 
ralmente si ti'aduoe : domani è festa, 
tutte le donne mutano la vesta, ed io 
che sono un povero bambino, non muto 
neanche la carnicina. 

1) vègh ànmo briitt de caca el cà- 
misoRÙ = fig. avere ancora il latte sullo 
labbra; essere tuttora giovanissimo e 
non aver pratica di nulla. 

càmisòna^ s. f. = camiciona, accresc. di 
camicia, specialm. se lunga. 

càmisorin, s. m. = camicina, sottodim. 
di camisoeu = uannicello di lino con 
cui si copre il busto dei teneri bambini 
e allacciasi di dietro. 

càiiiisòtt, s. m. = camiciotto : quel che 
su altre vesti menta portano gli stallieri 
nell'atto di governare i cavalli. 

càmola, s. f = bruco, tignuola, tarma ; ' 
tinca = nome generico di vari insetti 
che rodono le pelli, i irnnni, i grani, i 
libri. 

1) Baco della crusca ; tenebria mo- 
litor = larva che vive neUa farina e 
mangiasi da alcuni uccelli. 

càmolaa, agg. = intignato : di un vestito 
che in uno o più luoghi sia roso dalle 
tignuole. 

càmolàss, v. rifl. Secondo il bruco che 
. rode si hanno vari verbi a tradmTo il 
verbo milanese. Intonchiare : dei le- 
gumi rosi dal tonchio ; bacare : di ciò 
che è roso dal baco ; intarlai'e ; di ciò 



à 



cani 



165 - 



cain 



elio è roso dal tarlo ; intigaaro : di ciò 
che è roso dalle tigauole. 

càmolòn e càmólòtt, s. m. = dormi- 
glione : larva d' insetto che, rodendo, 
fa de' gran buchi nell' interno dei peri 
e dei meli giovani. 

càmora, * s. f. = camon-a : società for- 
mata in segi-eto, per accapai-rare ogni 
specie di favori e di lucri, a vantaggio 
delle persone che ne fan parte. 

càmòrista, * s. m. = camorrista : chi 
appartiene a una camon-a o esercita la 
camorra. 

càmoss, s. m. = camoscio : specie di 
capra selvatica ; antilope rupicapra. 

camp, s. m. = campo : pezzo di terra 
lavorativa, limitato da fosso o arginetti 
e con alberi, per lo più lungo i cigli. 

1) de camp = di campo, campestre, 
campereccio. 

2) vèss ài camp di ctnqu pèrtigh = 
detto che equivale a : qui giace nocco, 
qui sta il punto : è sempre la stessa 
difficoltà che ritorna. 

3) Spazio, tempo, opportunità che 
uno abbia di fare una cosa o soggetto 
di cui possa occuparsi ; g' hoo mitiga 
àviiii camp de esamina tutt i càrt = 
non ebbi campo di esaminare tutte le 
carte. 

4) camp de bàtàglia = campo di 
battaglia : il luogo o terreno su cui si 
è combattuto. E. fìgur. luogo dove tutto 
sia stato lasciato sottosopra, in disor- 
dino, e quello dove si fanno iD bat- 
taglie. 

càmpàda^ * s. f. = campo, fondo : quello 
spazio che circoscrive tutte lo estre- 
mità di un soggetto dipinto. 

1) Campata : lo spazio compreso per 
esempio tra finestra e finestra, tra un 
palchetto e l'altro, ecc. 

2) Passina. Intercolonnio : lo spazio 
compreso fra pila e pila nei ponti, fra 
colonna e colonna nei portici. 

campagna, * s. f. = campagna : luogo, 
paese aperto più. o meno coltivato con 
abitazioni sparse. Contrapposto a città ; 
^'iv in campagna =■ vivere in campa- 
gna ; vestii de càmptbgna = vestito di 
campagna : da portarei quando si è in 
campagna. 

1) forno de campagna = forno di 
campagna : arnese portabile di ferro o 
di ramo, da accendervi il foco per co- 



cervi pasticcerie e crostare alcuno pie- 
tanze. 

2) Campagna: il complesso, la serio 
delle operazioni militari eseguite in un 
luogo in un tempo determinato ; l'ha 
faa la campagna del 66 = ha fatto la 
campagna del 1866. 

3) de campagna = campestre. Vedi 
de camp. 

4) Campo : terreno coltivato ; l' è 
foRura per i càmpàgn = è fuori pei 
campi. 

6) l'è dna campagna = si dice fig. 
di una stanza molto ampia senza or- 
uamenti e senza eleganza. 
càmpàgnoeù, f. càmpàgnceùla, s. m. = 
campagnuolo, di campagna. 

1) à là càmpàgnmùla = alla cam- 
pagnuola. Modo avverb. 

2) càmpàgnoeUla = minuta di cam- 
pagna : la bozza del rilevato in cam- 
pagna presso gli ingegneri. 

càmpàgnòn, s. m. = capoperante : che 
sorveglia i lavori campestri. 

campài; * agg. campale ,• giornàda cam- 
pai = giornata campale : occupata tutta 
quasi in un dato lavoro. 

cànipàmént, s. m. = pascolo per le api. 

campana, * s. /". = campana : getto di 
bronzo irì forma di un gran vaso ar- 
rovesciato che, oscillando, suona e seiTe 
a dare avvisi e segnali, specialmente 
per cose di chiesa. 

1) sona campana e tnàrtèll = sonare 
la campana a martello, sonare a foco: 
a rintocchi come fosse percossa da un 
martello. 

2) sont de fèsta, de mòrt = sonare 
a festa o a gloria, a morto. 

3) Intrans. detto delle campane e 
anche delle sacre funzioni; comeédnen 
sti càmpànn ! = come suonano queste 
campane ; sona là Mésa = suona la 
Messa. 

4) bisógna sentì tiitt e dò i càm- 
pànn = bisogna sentire tutt' e due le 
campane : per giudicar bene bisogna 
sentire le due parti. 

5; faa à càmptLna = fatto a cam- 
pana : si dice dei vestiti da donna e 
dei calzoni da uomo, che scendono giù 
allargando a guisa di campana. 

6) campana dèla machina pneuma- 
tica = campana della macchina pneu- 
matica : tubo di cristallo in cui si fa 
il vuoto. 



Cam 



- 166 



cani 



7) Coperchio di vetro che somiglia 
a una campana, per coprire oggetti de- 
licati come fiori fatti a mano, orioli da 
tavolino e sim. 

8) e dtij coni sta càmptina = e pic- 
chia ! e zomba ! eccoci al quaresimale : 
di chi batte sempi'e sullo stesso argo- 
mento. 

9) fa sona là campana = correre ri- 
schio di morire. 

10) ligà i càmpànn = legare le cam- 
pane : il non sonarle nella settimana 
santa ; desliyti i càmpànn = sciogliere 
le campane : il ricominciare a sonarle 
il sabato santo. 

11) sona à càmpànn dopi = fig. so- 
nare a campane doppie, scampanare. 

12) l'è ròba de fa sona i càmpànn = 
è cosa che fa molta meraviglia, perchè 
inaspettata : sempre di cose buone. 

13) tira giò a càmpànn dopi = so- 
nar dietro a uno le tabelle : sparlarne, 
ed anche : abbracciare, lavorare a ca- 
saccio. 

14) tira in pce i càmpànn = sonare 
a distesa. 

15) Padiglione, campana : nei clari- 
netti il pezzo ultimo, da piede. 

16) Coperchio di vetro smerigliato 
per lo più, d'alabastro che si sovrap- 
pone alle lucerne onde il lume si spanda 
dolce ed uguale. 

17) giiigà à campana e màrtèll = 
giocare a campana e martello. Gioco 
che si fa con otto dadi e cinque carte 
figurate e prende nome da ciò che su 
una faccia di due dadi sono figurati 
una campana e un martello, figure ri- 
petute su tre delle carte. Si dice an- 
che giilgà à cavàlin, perchè su una 
delle carte è figurato un cavallo, per 
lo più bianco. 

campana, v. att. = infracidire : degli ali- 
menti che cominciano a decomporsi 
perchè da parecchio tempo tolti alla 
terra, se vegetali, o morti se animali. 
1) el campana = crocchia: si dice di 
persona, che stia assai poco bene in 
salute. 

càmpànàscia, s. f. = campanaccia : pegg. 
di campana. 

càmpànàtt, s. m. = campanaio : quello 
che ha le chiavi del campanile e suona 
le campane. 

1) Anche colui che getta e fonde le 
campane. 



càmpànéia, * s. f. = campanello : dim. 
di campana. 

càmpànèlin, s. m. = campanelletto : dim. 
di càmpànìn = campanello. 

càmpànéll, s. m. = campanaccio, cam- 
pano : grosso campanello di ferro che 
si mette al collo del capro e dell' altra 
bestia che sia come la guida del gregge 
dell' ai-mento. 

1) Eotella : tonda che serve a tenere 
accosto il filo dei rocchetti ai quali è 
sovrapposto sui fusi de' filatoi. 

càmpànìn, s. m. = campanello : arnese 
simile alla campana, più piccola della 
campanella, per lo più affisso al mm'o, 
che si sona tirando una funicella e 
sei-ve per dar segnali nell'interno della 
casa. Lo stesso arnese con manico da 
sonarsi a mano. 

1) tlndà à tàola à sòn de càmpà- 
nìn = andare a tavola a suon di cam- 
panello : di chi vive d'entrate o ha chi 
gli faccia le spese. 

2 ) manda à cerca cont el càmpànìn = 
volerci un almanacco per trovar uno; 
essere difficile trovarlo : il dettato viene 
dall' uso che era a Milano di mandare 
a suon di campanelle in traccia dei 
fanciulli smaiTiti, col pubblicarne ad 
alta voce i connotati. 

3; Bubbolo : sferetta d'ottone, vuota, 
con una piccola apertura, e dentro una 
pallottolina di ferro, che agitandola, 
suona come un campanello. Se ne mette 
alla bubboliera dei cavalli, ed anche 
al collare dei cani. Vedi ciochin. 

4) Campanile : edifizio accanto alla 
chiesa e più alto, per le campane. 

5) lùngh còme on càmpànìn = lungo 
come un campanile : di pers. e di cosa 
molto alta e per lo più sottile. ^ 

6) ràr cóme i càmpànìn in di sces = • 
rarissimo, che non si trova quasi mai: 
appunto perchè tra le siepi non avvien 
mai di trovar campanili. 

7) Campanula : pianta che fa molti 
e bei fiori simili a un piccolo campa- 
nello, e il fiore stesso fatto a campa- 
nella. 

8) Giacinto ; hyacintus orientalis = 
pianta da fiori delle gigliacee. 

9) càmpànìn sàlvàdegh = giacinto ^ 
stella ceruleo, Scilla a due foglie ; 1 
Scilla hifolia : bellissima pianta a fiori " 
di un bel turchino, piccoli, a grappoli. 

10) Violaciocca : specie di violo che 



cani 



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fa le viole a ciocche. Cheiranto. E il 

fiore di quella pianta. 

11) campanili de la góla = ugola, 

appendice carnosa del palato : anche 

velupendolo. 
càmpàuina, * s. f. = campanina : dira. 

di campana. 
càmpàninàda, s. f. = scampanellata : 

ixua forte e lunga sonata di campanello. 
càmpànitt, s. m. pi. = ferri : quei ferri 

nelle macine, sulle quali, sonando, danno 

indizio al mugnaio che non e' è più 

grano da macinare nella tramoggia. 

1) Bucaneve ; galanthus nivalis = 
pianta à fiore pendulo simile al giglio. 

2) Padiglione o cappello chinese : 
strumento d'ottone a più campanelluzzi 
e bubboli, che girato rapidamente e 
scosso, serve ad accompagnare il suono 
di una banda o d' un' orchestra. Ora 
non s'usa più, o quasi. 

3) càmpànitt in di orice = zufola- 
mento negli orecchi : il ronzio -degli 
orecchi. 

càiupànòn, s. m. = campanone, accresc. 
di campana ; el càmpiàndii = il cam- 
panone : la campana principale. 

1) giiigà à càmpànòn = fare a sca- 
ricabai-ili : si fa in due col porsi schiena 
contro schiena, ed intrecciato le brac- 
cia, alzai'si scambievolmente da terra. 
jj gioco da fanciulli. 

campasela, v. rifl. = camparsela, goder- 
sela : darsi buon tempo. 

càiupeé, s. m, = campaio : guardia dei 
campi. 

1) Soprintendento : villico a cui si 
affidano molte delle funzioni del fattore. 

2) Fondo di bottega, fondigliolo : di 
cose. E di persona figui'at. donna esile, 
magra e di nessuna avvenenza. 

3) Lucietta ; cantharis acquatica = 
insetto che va saltellando sulla super- 
ficie di certe acque e sta fra le piante 
acquatiche. 

4) càmpee di ticqu = aquaiolo : cam- 
pare d'acqua. Caterattaio: chi ha F in- 
cai'ico di alzare o di abbassare una o 
più cateratte. 

càinpég, * s. m. = campeggio : albero 
americano col quale si fanno lavori di 
intarsio e se ne ricava una tinta pre- 
giata per il nero e per il violetto ; 
haematoxiluìn campaechianum. 

càiupegià, * V. att. = campeggiare : far 



spicco, detto specialmente dei colori e 
delle figure di un quadro, di un disegno. 

càinpión, s. m. = campione di zucchero, 
di caffè e sim. Di liquidi in italiano 
sempre : saggio ; on càmpiòn de mn = 
un saggio di vino. 

càmpìs, s. m. = colonnata : il getto o il 
volo verticalmente verso il cielo : àndà 
sii à eàmpìs = far colonnata : innal- 
zarsi a vertice verso il cielo di volo o 
di getto. 

1) fa eàmpìs = far colonnata : far 
cadere a colombella; scagliar la palla, 
il volante, o altro si che venga a ri- 
cadere nel punto medesimo donde fu 
scagliata. Anche di cosa che cada a 
colombella. 

càmpuce, càmpisc = campeggio. Vedi 
càmpèg'. 

càinuft', agg. = abacohiato : mortificato, 
mogio, mogio. 

1) fàcia càmufa = viso avvilito.. 

2) rèsta càììiiiff = rimaner male, 
smaccato . 

càmusciòiij s. m. = cameraccia : segreta, 
prigione. 

1) vèss in eàmilseiòn = essere in 
domo petii : essere in prigione. 

càn, s. m. = cane : animale domestico, 
quasi compagno e amico dell' uomo ; 
cdn bàrbin = barbone ; edn boldòcch = 
cane molosso, buldocche: dall' inglese 
bull = toro e dog = cane ; cdn bolo- 
gnìn = moffolino, arlecchino, cane do- 
ghino ; cdn bràcch = bracco. V. bràccli , 
càa cors, dànes, de borìda, de ctlcia, 
de guàrdia, de pàstòr, de pàjee, de 
prèsa, de quàj, inglés, livree^ pine, 
pomèr, sailss = cane corso, danese, da 
leva, da caccia, di guardia, da peco- 
raio, da pagliaio, da presa, da quaglie, 
inglese, veltro o levriere, pincio, po- 
merano o volpino, segugio ; cdn de 
trìfol, de volp = cane da cerca, per la 
caccia della volpe ; cdn de pòsta o de 
red de férma = cane da giungere o 
da fermo o da impuntare ; cdn tànìn = 
cane bassotto. 

1) cdn gròss = cane grosso. Fig. di 
persona potente. 

2) rasa de cdn, fimiii d'oncdn e de 
cani = razza di cane, figlio di un óàne 
e di cani. Dotto a persona per villania. 

3) Persona d'indole dm-a, o che du- 
ramente eserciti la sua autorità; Vèon 
edn, l'è on cdn de Dìo = ò un cane. E 



can 



- 168 - 



can 



famigliarmente di cosa eccessiva nel 
genere suo : fa on frèec de can = fa un 
freddo da cane. 

4) Cattivo cantante: el tenor l'è on 
can = il tenore è un cane. 

B) boti de can = botte da cani : forti, 
senza saper dove vanno; sproposit de 
can = spropositi da cane : grossi mas- 
sicci ; fàdigh de can = fatiche da cani, 
gravissime ; làorà come on can = lavo- 
rar come un cane: di lavoro faticoso, 
eccessivo; mta de can = vita da cani, 
faticosa, stentata, tribolata. 

6) àndt, à can = andare ai cani, an- 
dare a male, guastarsi. 

7) 'vègh àdòss i can = avere i cani 
in corpo : dolori di corpo acutissimi. 

8) vèss ligaa còme ttn can = essere 
alla catena come un cane : non avere 
un momento di libertà. 

9) vèss, rèsta, làsà sol come on can 
= essere, rimanere, lasciar solo come 
un cane : non fa che dare una certa 
enfasi all'espressione. 

10) vèsègh ndnca on can = non ci es- 
.sere un cane : nessuno ; vègli nànca 
on can •= non avere un cane. 

11) scorlìj come i ctLn = scuoterle 
come i cani : di chi non cura ne rim- 
proveri, né castighi, e non se la piglia 
di nulla. 

12) VÌI}, morì come on can = vivere, 
morire come un cane : malamente ; 
tratti, cascia via come on can = trat- 
tare, scacciare come un cane : senza 
riguardi, ne rispetto. 

13) drisà i gàìnb ti can = addiriz- 
zare le gambe ai cani : di impresa a 
cui uno si mettte con buone intenzioni, 
ma che noji può riuscire. 

14) làsà'xstà i can che dorma = chi 
tocca il can che giace, ha qualcosa 
che non gli piace: non bisogna stuz- 
zicare chi non ci dà noia, e chi lo fa, 
se ne ha danno, gli sta a dovere. 

15) vèss fortunaa còme i can in 
gésa = essere fortunato come i cani in 
chiesa: sfortunatissimo. 

16) vèès can e gàtt^ come can e gàtt 
= essere come cani e gatti: non star 
^'accordo. 

17) 2)èss can = pesce cane : pesce 
di mare voracissimo. 

18) can che bàia noi mord = can 
che abbaia non morde ; anche : acqua 
che corre non porta veleno. • 



19) à là cà di can = alle brutto 
alle brutte. Modo avverb. Nel peggior 
caso ; à la cà di can g'hoo sémper me 
pàder = alle bmtte, alle brutte mi re- 
sta sempre mio • padi'e : pare questa 
frase originata dalle crudeltà di Ber- 
nabò Visconti che nutriva degli alani 
nel suo palazzo a S. Giovanni in Conca, 
perchè sbranassero quelli che egli vo- 
leva punire. 

20) àndà de can = andare alla peg- 
gio le cose, e anche sentirsi malissimo. 

21) in man à can e boriàn = in 
bocca a, o in man di cani. 

22) fàcia de càn, o de càn bologmn 
= faccia di cane : viso rincagnato. 

23) inràbiss come on càn = inca- 
gnire. arrabbiarsi fortemente. 

24) là sàrìa de can = la sai-ebbo 
agra. 

25) sensa nànca dì : ciào can = 
senza dirci : a Dio né al diavolo. Vedi 
crepa. 

26) tegnt éàld el cdfi per là eoa = 
Fig. : tenere il lupo per gli orecchi ; 
avere alle mani una mala gatta a pe- 
lare, aver nelle mani impresa scabrosa. 

27) el par staa sola al cUii d'on 
càn = par cavato di bocca al cane : di 
panni incincignati, malconci. 

28) càn del fiisìl = cane del fucile : 
pazzo nocellate che, scattando, batte 
sol luminello dove è il fulminante. 

29) càn = baco : il verme che si for- 
ma nelle frutta ; àndà à càn = bacare : 
detto delle frutta, carni e sim. in cui 
si formino bachi. 

30) cacchioni : le uova che le mo- 
sche depositano nella carne o nel paese 
e che diventano piccoli bacolini. 

3 1 ) i bacolini stessi ; gh' è àndaa sii 
el moscòn e Ve àndaa tiitt à càn el 
ròsi = gli si posò sopra il moscone e 
e l'arrosto si empì di bacolini. 
càna, * s, f. = canna: pianta sottile e 
flessibile, che alligna specialmente lungo 
i fiumi, con lunghe foglie che partono 
direttamente dal fusto. Arundo donax. 

1) Il fusto della pianta stessa secco 
e rimondo, che serve a far canicciata, 
armare vigne, stendere biancheria e 
simile. 

2) càna de sùcher = canna da zuc- 
chero : varietà di canna da cui si ri- 
cava lo zucchero. Se ne fanno anche 
mazze. 



1G9 



3) càna d'India = canna d'India, 
giunco indiano. I fusti del bambù di 
cui si fanno mazze di lusso; e anche 
la mazza. 

4) càna = canna : quella dei pesca- 
tori, alla quale si attacca la lenza e 
l'amo. 

5) Per tubi di qualunque grandezza 
e materia ; * cànn de Vòrghen = le 
canne dell'organo ; làeàna del s'eiòpp 
= la canna dello schioppo ; là càna de 
làvàtiv = la canna da lavativo. 

6) Cannone ; là ctlna del làvàndìn = 
il cannono dell'acquaio: il condotto 
per cui va via l'acqua : là càna déla 
tromba = il cannono della tromba: 
quello per cui sale l'acqua. 

7) càna del càmer = doccione : cia- 
scuno di quei tubi di terra cotta, ta- 
lora anche di pietra, che imboccano gli 
uni negli altri e formano condotto per 
le immondezze. 

8) càna del càmhi = la gola del 
cammino: quella per cui il fumo sale 
fino al tetto e di là si spande per l'aria. 
V. camin. 

9) Sifone, tromba da vino, tromba 
da barile: cosi chiamano indifferente- 
mente un tubo di latta o di gomma 
col quale si travasa il vino. 

10) Canna : misura di lunghezza. 

11) càna de vèsch = fodero da pa- 
nione : boccinolo di canna nel quale si 
custodiscono i panioni e le paniuzze 
quando sono infitte sul vergelle. 

12) càna del ètrivàll = gambale, 
tromba. 

13) bèv à càna = bere al fiasco, alla 
boccia, bere a garganella: quando ci 
si versa il licore in bocca tenendo la 
bottiglia alta, senza ripigliar fiato, ver- 
sando il liquido in gola, a stroscia. 

cànaa e oggi meglio càuàl, * = canale : 
corpo d'acqua che scorre per un lungo 
tratto incassato fra duo argini o ripe ; 
e il tratto di terreno in cui scorre colle 
relative opere d'arte; l'acqua del cànaa 
= r acqua del canaio ; ci cànaa del mo- 
lln = il canale del mulino. 

1) Doccia : cannone di terra cotta o 
altro por raccogliere acqua di scolo. 

2) Doccia : canale per lo più di latta, 
tinto ad olio che si pone lungo l'e- 
stremo della gl'onda per ricevere l'ac- 
qua piovana che vien dal tetto. 

3) Grondaia: pezzo di tubo di latta 



che, saldato nel corpo della doccia, no 
riceve l'acqua. Anche : cannoncino. 

4) Portavento : canale che porta il 
vento nel somiere d'un organo. 

callàia, s. f. = canaglia: gente capace 
di qualunque ribalderia. 

1) Si usa anche in senso non triste; 
te set dna grati canata = sei pure un 
briccone : a chi sa far cose che da lui 
non si aspettavano. 

càuàiàda, s. f. = canagliata, ribalderia : 
azione da canaglia. 

cànaìòii; s. m. = canaglione. Acer, di 
canaglia. 

canal * s. m. = canale. Vedi per i si- 
gnificati cànaa di cui canal è la for- 
ma più eletta e avvicinantesi alla lin- 
gua. Si usa ora molto, e sempre nelle 
frasi : canal Cavour, Vilorési, de Sùes 
e sim. = canale Cavour, Villoresi, di 
Suez, ecc. 

1) Canale : paralellepipedo di ferro 
sulla cai faccia superiore è scavato ap- 
punto un canale, in cui, come in una 
forma si versa l'oro o l'argento da con- 
vertirsi in verga. 

cànàla, s. f. = canala (la) : grosso abete 
altro risegato per il lungo e inca- 
vato, il quale si applica ad un fosso 
per far passar l'acqua da un campo ad 
un altro. 

1) Canala : acquedotto minore che 
riceve le acque da un cavo o condotto 
principale o le trasporta altrove pas- 
sando sopra altri cavi e sopra luoghi 
bassi e avallati. 

cànàlètt, * s. m. = canaletto, canalino, 
dim. di canale. 

1) Conduttore: quel canaletto di le- 
gno che ricorre intorno al biliardo per 
tenervi le palle e le stecche. 

cànàlìn, * s. m. = canalino, dim. di ca- 
nale. 

1) Glifo, canaletto. T. architettonico. 
Oguno dei due canaletti che corrono 
fra tre bastoni dall'alto in basso nel 
triglifo nell'ordine dorico. 

2) Beccuccio : quello dei vasi e sim. 

3) Canarino. Fringilla canaria: uc- 
cellino originario delle isole Canarie di 
color giallo, che canta bene. Vedi cà- 
nerìn più comune. 

canapé; * s. m. = canapè: mobile con 
spalliera e braccioli, per lo più imbot- 
tito dove possono sedere più persone 
insieme. 



can 



170 — 



can 



cànàpèrin, s. vi. = canaperino, dimin. 
vezzegg. di canapè. 

1) Predellino: quel piccolo arnese 
imbottito su cui le signore posano i 
piedi. Più com. ggàbèlìu. 

cànàréla, s. f. = canale diversivo : ca- 
nale irrigatorio: gora, condotto, fosso. 
Quel canale che riceve l'acqua dalla 
presa e la poi-ta sulle ten-e da irrigai-e. 

1) Condotto : ogauna di quelle grandi 
doccio di legno per le macchine mosse 
dall'acqua. 

2) Trincarello : specie di telaiotto su 
cui è tesa una tela di fil d'ottone co- 
perta anche di un pannolino, per la 
quale passa colata e chiara l'acqua 
che continuamente entra nella pila a 
cenci, mentre l'acqua sucida esce libe- 
ramente dall'altra paii:e deUa pila me- 
desima. 

cànàriiss, s. m. = gorgozzule : il can- 
none della gola. 

1) vègh et cànàrilsà fodraa de tdla 
= aver la gola lastricata : che non sente 
l'impressione della roba che scotta o 
pizzica. 

cànàstréi; s. m. pi. = bagolo: bacche 
nericcie, dolci, con nocciolo duro. Frutto 
del pero cei-vino. 

cànàvósa^ s. m. = canapa: il seme della 
canapa. Si dà a mangiare agli uccelli. 

Cànàvra, s. f. = collare : quello che si 
mette al collo delle vacche per tenerle 
ferme alla mangiatoia nelle stalle. 

Càncànin, s. m. = gangherino, arpion- 
cello, dim. di cànchen = ganghero, 
arpione. 

1) Pipino, dimin. di pipa: special- 
mente quando al boccinolo della pipa 
è attaccata una canna assai corta. 

càncèlà} * «'. att. = cancellare. Di scritti 
levar via parole già scritte, in modo 
che non resti nessuna traccia sulla 
lavagna, sul foglio, ecc., anche di nu- 
meri, fìgiu'e, disegni. Anche tirare uno 
più freghi attraverso aUo scritto, in 
modo che non si possa leggere, o per 
indicare che non si debba leggere. 

1) càncèlà vùn da dna lista = can- 
cellare uno da una lista : si intende il 
suo nome. 

càncelàdura, * s. f. = cancellatura: la 
parte cancellata di uno scritto, e l'o- 
perazione del cancellare ; doér pién de 
càncelàdur = compito pieno di cancel- 
lature. 



càncelér, * s. m. = cancelliere : uffizialo 
per lo più incaricato di stendere e con- 
servare gli atti di un tribunale ed an- 
che di altri corpi o collegi. 

càncelerìa, * s. f. = cancelleria : il luogo 
di residenza, l'ufficio del cancelliere. 
1) ogètt de eàneelerìa = l' occorrente 
per scrivere: penne, carta, matite, in- 
chiostro, ecc. 

cànchen, s. m. = arpione : ogauno dei 
ferri affini allo stipite sui qu.ali posa 
e gira il battente degli usci e dello 
finestre, e anche : cardine, il pernio che 
appoggia in terra e su cui gira il bat- 
tente degli usci ; questo si dice anche: 
ganghero. 

1) vèss giò de cànchen = essere 
fuori dei gangheri. 

2) Arpione: ferro uncinato all'insù 
per attaccarci roba. 

càucheuin, s. m. = arpioncino. Vedi 
càncànin. 

cancrena, * s. f. = cancrena. Assoluta 
modificazione di una parte del corpo 
animale. 

1) àndà in cancrena = cancrenarsi. 

càncrenós, agg. = canceroso. T. med. da 
cancro. 

cancro, * s. m. = cancro. T. med. : specie 
di tumore che forma un'ulcera della 
peggior qualità. 

candéla, * s. f. = candela. Yoce del dia- 
letto scelto. Vedi càndila. 

candelabro, s. in. = candelabro: cande- 
liere da chiesa, grande, a più braccia, 
« anche più piccolo e di lusso per casa. 

candì e càndida, v. att. = candire: detto , 
dello zucchero. Trattarlo in modo che 
formi cristalli grossi e trasparenti. 

1) Di frutta, scorze e sim. Conciarle 
facendole bollire più volte e lascian- 
dole a lungo in fusione nello zucchero ; 
cà?idì per, pèrsigh, ànanas e sim. = 
candire pere, pesche, ananassi e sim. 

candid, «(/^r. = candito: detto dello zuc- 
chero ridotto in cristalli grossi e tra- 
sparenti. 

càndidaa, * s. m. = candidato. 

1) Chi si offra o sia proposto per un 
ufficio pubblico, e segnatamente per 
quello di deputato. 

2) Chi si presenti a un esame o 
concorso per qualunque grado o ufficio 
accademico. 

candidatura, * s. f. = Caudidatui-a : il 



171 



poi-tarsi l'esser proposto come can- 
didato in occasione di elezioni politiche. 
càndila, «. f. = candela: pezzo cilindrico 
di cera o alti"a materia grassa con 
nn' anima di bambagia, per cui si ac- 
cende e serve a far lume. 

1) el po' pisà dna càndila ài so sànt 
= può accendere una candela al suo 
santo: modo proverbiale. Di cM ha 
scampato un grave pericolo. 

2) l'è dna càndila = è una candela : 
di persona molto dimagrata, segnata- 
mente per forte passione. 

3) sta in càndila = star rigorosa- 
mente al dovere : filar dritto. 

4) là càndila de là Sèrioeula = la 
candelara : quella benedetta che si dà 
la festa della Purificazione il 2 febbraio. 

5) càndila romàna = candela romana: 
specie di fochi artificiali. 

6) Moccolo : moccio che cola dal 
naso ; àvègh giò là càndila = mocci- 
care : del naso che sta per perdere 
mocicchi moccoli. 

7) càndila = trave : quel lungo trave 
che si mette per ritto a puntello dei 
solai, di tetti, ecc , che minacciano 
affondare. 

8) Bracciuolo: canaletto che irriga 
le praterie. 

càndìlee, s. m. = candelliere : piede di 
metallo o legno lavorato, su cui si 
mette la candela o il cero, perchè stia 
retto. 

1) el bUs del càndìlee = bocciuolo 
del candelliere: la parte dove si in- 
figge la candela. 

2) vèss in sul càndìlee = essere sul 
candelliere : essere molto in vista, ed 
anche essere nelle buone grazie di al- 
cuno. 

càndilerìn, s. m. = candellierino, dim. 
e vezzegg. di candelliere. 

càndilèta, s. m. = candeletta, dim. di 
candela. 

1) càndilètt = spargini, sottilissimi 
asparagi. Anche spàrg-ìtt. 

càndìliii^ s. m. = candeline, dimin. di 
candela. Meno di candelina. Si usa 
specialmente a indicare quella sottilis- 
sima candela usata ancora nelle chiese 
ad accendere i ceri più alti. 

càndilìna, s. f. = candelina, dim. di can- 
dela. 

càndilona, s. f. = candelona, accr. di 
candela. 



càndilòtt, s. m. = candelotto : candela 
più corta e più grossa delle ordinarie 
da chiesa. 

1) Candelotto da carrozza : quel che 
penosi nei fanali delle carrozze quanda 
non vi si arde olio. 

2) Bioccolo, colatm-a : le lagrime che 
fa la candela struggendosi, le quali si 
condensano e restano attaccate alla 
candela stessa. 

càiief, cànev, cànor, s. m. = canapa '. 
pianta che dà un filo per fai* tele or- 
dinarie e cordami. 

1) Il seme della pianta; ed anche la^ 
tela fatta di canapa. 

cànèi, s. m. pi. = * cànèi dèla góla =» 
La canna della gola : la trachea. 

cànéla, s. f. = cannella : pianta delle 
Indie orientali. Laurus cinnamomunij 
la cui seconda scorza, seccata, è l'a- 
roma che pur si dice cànela.. 

1) color cànela = color cannella: ap- 
pellativo di colore, rossiccio. 

2) Matterello, spianatoio : bastone a- 
cilindro per ispianare la pasta. Anche : 
rasiera ; bastone per levare il colmo 
alle misure dei grani. 

3) Matterello : quel randelletto che 
serve a mestare la polenta. Per lo più 
si dice cànela déla polenta. 

cànela, v. alt. = rasare : di misui-e di 
grani e sim. ridurle pari alla bocca. Il 
mil. usa il suo verbo perchè adopera 
per rasare un piccolo legno cilindrico 
che somiglia assai a una cànela. 

cànèllj s. ni. = cannello. Di varie cose 
che hanno forma di bocciuolo, di canna^ 
anche diversa. 

1) Quel pezzuole di vera canna che^ 
tagliata tra l'un nodo e l'altro serve a 
diversi usi nei lavori di drappi e panni. 

2) bev à cànèll = bere a garganella. 
V. càna 13. 

3) Boccioio : il cannelletto da cui 
spilla l'acqua delle fontane. 

cànelòn, s. m. = anella: capelli ricciuti 
raccolti in forma di anello. 

cànerìn, s. m. = canarino: uccello ori- 
ginario delle isole Canarie, di color 
giallo, che canta bene. 

1) Di cantante che gorgheggia molto 
bene; là Màlibràn là pareva on eànerin 
= la Malibran pareva un canarino. 

cànéta. s. f. = cannella; dim. di canna. 
Piccolo tubo per conduiTe l'acqua o al- 
tro liquido. 



cali 



- 172 - 



cali 



1) Cannello: tubetto di vetro, latta o 
alti'o aperto dalle due parti. 

2) Cannello della penna, astiociola. 
L'asticella in cima alla quale s' adat- 
tano le penne d'acciaio. 

3) Per simil, ; òna càrièla de cerà- 
làca = un cannello di ceralacca. 

4) Bacchetta ; cannellino per lo più 
•di legno, che le donne nel far la calza 
si fermano al fianco e v'assicui'ano uno 
■dei ferri. 

5) Eovescino, costurino : è una ma- 
glia rovescia, la quale nella parte po- 
steriore della calza abbraccia due giri. 

6) Cannello da saldare: è un tubo di 
metallo, fìniente in becco sottile, ri- 
<3ui-vo, la base di questo ingrossata in 
palla. Col cannello in bocca si soffia 
sulla base della fiamma e questa, ripie- 
gata orizzontalmente, vibra più vivace 
il suo dardo, sui pezzi da saldarsi. 

7) Mestolo: nel bove quel prolunga- 
mento dell'osso della gamba dalla jtiiie 
del ventre. 

8) Canna di padule o a spazzole ; 
arunclo phragmitcs: se ne fanno stuoiati; 
éofdt de cànèta = soffitto a stuoia. 

cànètà; v. att. = pieghettare : stirar la 
biancheria a pieghette minutissime o 
a minutissimi cannoncini. 

cànètàdòra, s. f. = pieghettatrice : donna 
che pieghetta. 

càneté, s. m. = vergola : sorta di seta, 
addoppiata e torta. 

1) Cordellone : stoffa di lana o di 
seta a corde rilevate. 

cànetee, s. m, = fiaschettone; paruspeti- 
dulinus; iiccello silvano. 

càneva fèmina, s. f. = canapa femina: 
il fiore della canapa più alta, col solo 
fiore senza seme. 

1) càneva màfeia = canapa maschia: 
il seme, cioè quello che rimane basso, 
di seme balordo e si chiama: il piglio. 

cànevàsS; s. vi. = canavaccio, canovac- 
cio : sorta di tela rada detta d' alona 
sulla quale le donne ricamano. 

cànevàroeùla, s. f. = beccafico canapino, 
cannevarola , canaparola ; montacilla 
hippolais: uccello silvano olivastro. Si 
dico anche tttiiiòtt. 

càneree, s. m. = canapaia: terreno se- 
minato a canapa. 

cànevètta, s. f. = cantimplora: vaso di 
stagno da tenere in diaccio vino, acqua, 
e simili. 



1) CannoUo di latta cho verso l'e- 

' stremità inferiore ha un ingrossamento 

in cui si raccoglie 1' acqua fresca da 

mettere nel bicchiere di vino o d'altro. 

Ora non s'usa più. 

càiieTÌfl, s. m. = canapaio, canapino. Chi 
per mestiere pettina la canapa e il lino. 

cànevòsa, s. f. = canapa: il seme della 
canapa. Si dà da mangiare agli uccelli 
e specialmente ai canarini. Vedi cànà- 
TÒsa. 

1) àrè màngiaa là cànevòsa = an- 
dare in amore, essere in caldo: aver 
voglia di ruzzar con donne. 

cànevusc, s. m. = canapule : fusto le- 
gaoso della canapa spogliata del suo 
tiglio. 

cànfìii, s. m. = canfino: specie di olio 
da ardere. Ora poco usato. 

cànfora,* s. f. = canfora: specie di gomma 
adoperata anche in medicina come an- 
tisettico. 

càuforaa, v. att. = canforato : di cosa 
contenente canfora o in cui è stata in- 
fusa della canfora; éjìirit cànforaa = 
spirito canforato. 

cangiante * agg. = cangiante; color càìi- 
giànt = color cangiante, che cangia. 
Quello che, secondo il punto e la parte 
da cui si guarda, apparisce diverso. Si 
dice solamente di stoffe ' che abbiano 
tal colore. 

canicola,* s. f. = canicola; sèmm in la 
canicola = siamo nella canicola; che 
canìcola' = che canicola! Quando il 
sole è nella canicola, per dire che fa 
gran caldo. È del dialetto scelto, ma 
usata. 

càniinèl, s. m. = caramella: pasticca di 
zucchero candito. 

cànin, s. m. = cannello, cannella: il tubo 
della pipa, pel quale il fumo passa dal 
caminetto al bocchino. 

1) Cannelletto di varia forma per fu- 
mare il sigaro. Anche bochìn. 

2) Agg. di colore: paglierino, colore 
di paglia. 

3) Agg. di dente; dènt càntn = denti 
canini: i due denti più appuntati fra 
gli incisivi e i molari. 

4) Castrino, coltellino de' bruciatai 
leggermente falcato per castrare i mar- 
roni, per intaccarli cioè affinchè non 
scoppino cocendo. 

cànipa, s. f. = nappa, nasone: naso grosso 
lungo. 



3 



- 173 - 



can 



càuociài, s. VI. = canocchiale: stnimento 
composto di uno o più tabi scorrevoli 
l'uno dentro l'altro, e armati di lenti 
per guardare oggetti lontani. 

1) t'irà de canoe idi = guardare col 
canocchiale, specialmente persone. 

2) Binoccolo: canocchialetto a doppia 
canna che si usa specialmente in teatro. 

3) 11 canocchiale dogli astronomi, 
detto anche telescopio. 

càuocialàsC; s, m. = canocchialaccio : 
pegg. di canocchiale. 

cànof, s. m. = canapa: pianta che som- 
ministi'a \\n filo di cui si fanno funi e 
tele ordinarie; cannabis saliva. 

càuola, s. f. = doccia, scarpello a doc- 
cia, sgorbia: ferro col quale il bottaio 
fa nei tini e nelle botti quei fori nei 
quali si dev'e intromettere la cannella. 

càuóu, s. VI. = cannone. 

1) Doccione di terra o tubo di la- 
miera , latta e sim. ; el canon (téla 
stua = il cannone della stufa : il tubo 
per cui esce il fumo; el canon del tèce 
= il cannone del tetto. Il tubo che serve 
a raccogliere e incanalare 1' acqua di 
pioggia. 

2) Arme da foco di gran calibro; ca- 
non rigaa, de campagna, Kriipp = 
cannone rigato, da campagna, Elrupp. 

— el canon = il cannone. Usato 
spesso al singolare come nome di ge- 
nere; se sentiva el canon = si udiva il 
cannone. Per celia di chi è molto sordo: 
ghe vcBÙr el canon = ci vuole il can- 
none. 

8) Per metafora molto ardita, si dice 
l'è on canon di un cantante o di una 
cantante che abbiano molta voce e la 
omettano forte e piena. 

4) Parlando d'abiti, guarnizione, gale, 
fila di pieghe rotondeggianti ; mànich 
à canon = maniche a cannoni. 

5) Cialdone: sottilissima faldella di 
pasta, cotta come le ostie in forme ap- 
propriate e rattorte a guisa di barca, o 
di cartoccio. I cialdoni soglion man- 
giarsi anche da noi colla panna mon- 
tata = làtimel. 

6) fa el canon = spingare del grano. 
t. — fa canon = accartocciarsi. Delle 
I foglie del grano tiu-co quando per ali- 
dore appassendo si ravvolgono a modo 
di cannone. 

7) canon déla frusta = cannoncino. 



Il grosso bocciuolo dove il cocchiere 
impianta la frusta. 

cànouà; V. att. = cannoneggiare, sparare, 
tirar cannonate. 

1) Per iperbol., spetezzare, tirar peti. 
Volgare. 

cànoiiàda, s. f. = cannonata : colpo di 
cannone. 

cànonàiuéiit, s. ni. = cannoneggiamento. 
Il cannoneggiare. 

càudneg'a, s. f. = canonica: l'abitazione 
del parroco, per lo più accanto alla 
chiesa. Va disusando e fiorisce in sua- 
vece càuònìca. * 

1) àndà in cànònega = sfiorire: delle 
piante che perdono il fiore. 

cànoiieg'aa e cànónicaa, * s. m. = ca- 
nonicato : uffizio da canonico e anche 
il benefizio. 

1) D'un impiego qualunque ben pa- 
gato e dove ci sia poco o nulla da fare. 

càudnegli e cànóuicli, s. m. = cano- 
nico. 

1) Agg. Che viene dai cànoni, è con- 
forme ai cànoni; diritt cànonegh = di- 
ritto canonico: le leggi della Chiosa e 
la scienza del diritto ecclesiastico. 

2) Sost. Ognuno dei preti compo- 
nenti il capitolo di una chiesa. 

cànonér e cànouièr, * s. vi. = canno- 
niere ; soldato addetto al servizio del 
cannone, artigliere. 

canònica, * cànoni caa, * càuonicli, * 
Vedi cànònega, ecc. 

cànonin, s. vi[ = stiaccina. schiacciola: 
arnese delle stiratore per piegar le gale 
degli abiti a cannoncini, e delle petti- 
natore per faro i riccioli. 

cànonisà,* v. att. = canonizzare : ascri- 
vere al numero dei santi, decretare che 
un santo sia messo nel cànone. 

cànonitt, s. vi, pi. = cannoncini : spe- 
ciale pieghettatura della biancheria ina- 
midata; càmtsa à cànonitt = camicia 
a cannoncini. 

cànonsin, s. m. = cannoncino, dim. di 
cannone. 

cànòtt, s. m. = cannotto : piccola barca 
indiana sulla cui forma sono fatti certi 
piccoli battelli dei nostri laghi. 

cànsòn, s. f. = canzone: breve compo- 
nimento da cantarsi, di soggetto popo- 
lare e profano. 

\) dà per dna cànson de càrnevaa 
= dare per un tozzo di pane, a pochis- 



can 



174 - 



can 



Simo prezzo; mrt dna cànsòn de càr- 
tievaa = valere un'acca. 

2) Sost. m.: randello, bastone, billia. 
Ijastone arcuato che attraversa il veni- 
cello dei carri e serve a farlo girare 
per stringer le funi che tengono e le- 
gano il carico sul carro. 

«ìlnsonà, v. att. = canzonare ; eoo ben 
che el me cànsòna! = so ben che mi 
canzona! ma lei mi canzona! esclam. 
di sorpresa e di meraviglia; se cànsdna 
tntnga = non si canzona, non si fa per 
chiasso, si fa di bone. 

«ànsonàscia, s. f. = canzonacela ; pegg. 
di canzone. 

cànsonéta, s. f. = canzoncina ; dim. di 
canzone. 

Ckniy s. m. = canto: ognuna delle parti 
in cui si divide un componimento poe- 
tico; el primm, cànt de V Iliade, déla 
Geriisalème Liberata = il primo canto 
dell'Iliade, della Gerusalemme Liberata. 

canta; s. m. = cauto: il cantare; ài primm 
canta del gali = al primo canto del 
gallo; on gàlètt de primm, canta = un 
galletto di primo canto. 

canta, V. att. = cantare: regolare l'emis- 
sione della voce in modo che la suc- 
cessione dei suoni costituisca un mo- 
tivo musicale; càntti à prima vièta = 
cantare all'improvviso, leggendo la parte 
senza averla studiata prima ; canta de 
tenòr, de bàés e sim. = cantare di te- 
nore, di basso, e sim. In chiave di te- 
nore, di basso. 
— canta = cantare, fare il cantante. 

1) fa canta = far cantare, far dire a 
uno quello che non vorrebbe. 

2) D'attori, oratori, o anche di chi 
parli declamando con affettazione. 

3) D'animali: el gali el canta = il 
gaUo canta; i icsèlitt càtiten = gli uc- 
celletti cantano. In generale indica tutte 
lo particolari emissioni di suono, che 
per ciascun uccello ha un peculiare 
verbo : squittire, gracidare, anatrare, 
gioterare, tubare e sim. 

4) là prima gàlina che canta Ve 
qnèla che ha faa V oeùv = la gallina che 
canta è quella che ha fatto i'ovo ; chi 
è il primo a parlare di certi fatti, o ne 
parla troppo, fa nascere il sospetto che 
ne sia stato l'autore lui. 

5) cànttl transit. càntt la Mésa, óna 
romànsa, on dtiètt = cantare la -Messa 
una romanza, un duetto. 



6) canta là nina, nana = cantar la 
nanna, o la ninna nanna al bambino: 
detto delle madri o delle balie quando 
cantano per addoi'mentare i loro bam- 
bini. 

7) canta vitoria = cantar vittoria: 
giudicarsi, proclamarsi vincitore, su- 
periore. 

. 8) Cantare; dire chiaro e netto; ghi 
e canta gio dar = gliele canta. 

9) carta canta = cai-ta canta e vil- 
lan domie. I patti han da essere scritti 
per potercisi fidare con sicurezza. 

càntàbil, agg. = cantabile : che si può 
cantare. 

1) Sost., on càntàbìl = un cantabile: 
pezzo di musica di canto largo, espres- 
sivo. 

càntàda, s. f. = cantata: il cantare ima 
volta più meno a lungo; han faa dna 
bela càntàda = hanno fatto una bella 
cantata. 

càntàdòr, s. ni. = cantaiuolo: di uccello 
che si alleva per allettaiuolo. 

càntànt, s. in. = cantante : chi esercita 
l'arte del canto musicale. 

càntàrà) s. m. = Cantarano: mobile con- 
sistente in due, tre o quattro cassette 
che. si tirano fuori per dinanzi, aduso 
di nporvi biancheria, indumenti, e sim. 

càntàràna, s. f. = voce storica milanese. 
Chiamavasi cosi parte del Nirone. Di 
poi si chiamarono così tutte le cloache 
e anche alcune aperture che di tratto 
in tratto per la città si incontravano, 
fatte anch'esse a fine di introdurre in 
queste chiaviche le acque piovane. Ora 
queste cantarane sono tutte scomparse. 
Ne derivò il dettato ancor vegeto e ro- 
busto ; spiisà come dna càntàràna = 
putire Come una fogna. 

1) Anche: canterina; per celia e in 
parte per vezzo, di chi ama cantare, 
per lo più senz'arte, e come la natura 
e l'affetto dell'animo detta. 

càntàrèlà,* v. att. = cantarellare, can- 
tare a voce bassa, tra sé, interrotta- 
mente. 

càntàrèll, s. m. = pernice, fìstierella, 
allettaiuola da pernici: quaglia canta- 
rella, se è una quaglia; schiamazzo, se 
un tordo. 

1) Cantaride; cantharis vescicatoria; 
canterella Insetto che serve a far la 
pasta dei vescicanti. 

càntari, s. m. pi. = ceroferaiù, cande- 



175 — 



labri, doppieri: quei duo candellieri, i 
quali, accesevi le candele, si portano da 
una parte o dall'altra della croce nelle 
processioni. 

càntàrìna, s. f. = canterina: per can- 
tante; è scherz. e dispreg. 

càutàsciàj V. att. = cantazzare, cantac- 
chiare: cantar sempre e senza grazia, 

càuter,* s. m. = cantero : vaso di terra 
cotta, per lo più tondo e alla bocca più. 
largo da tenere alla seggetta o nel co- 
modino. 

cantilèna,* s. f. = cantilena: ripetizione 
lenta e monotona di un tema musicale, 
molto semplice. 

1) Modulazione della voce con al- 
lungamento di suoni, cadenze o riprese 
proprie di chi parla, o dell'idioma che 
parla. 

càntìu, s. m. = cantino : la corda più 
sottile del violino e altri istrumenti 
della stessa specie. 

1) tocà el càntin giiièt = trovare il 
lato debole del carattere di una persona 
per indurla a fare ciò che vogliamo. 

cantina, s. f. = cantina; stanza nei fondi 
delle case dove si tiene il vino. 

1) vègli ona bòna cantina = avere 
una buona cantina; che abbia le qua- 
lità necessarie per l'uso a cui serve. E 
anche solo ben provvista, ben fornita 
di vini. 

2) Di stanza o casa buia si dice Ve 
ona cantina = è una cantina. 

3) vègh là vos in cantina = avere la 
voce in cantina : avere abbassamento 
di voce per malattia di gola. 

4) Bottiglieria : stanza dove si cu- 
stodiscono i vini in bottiglia ; el g^ ha 
ona cantina ben fornida = ha una bot- 
tiglieria ben fornita. 

5) òmm de cantina = vinaio, canti- 
niere : che ha la cui-a della cantina. 
Vedi càntinee, 2). 

6) gli' è sòtt cantina = gatta ci cova, 
trama c'è sotto : io dubito che non ci 
sia altro sotto. Quando vediamo del 
mistero e supponiamo intenzioni na- 
scoste. 

càntinaa, agg. = a volta : di locale che 
sotto abbia un soffitto a volta. 

càntinàscia, s. f. = cantinaccia : pegg. 
di cantina. 

càntinee, s. m. = cantiniere : quello che 
tiene i vini e li custodisce neMe case 
dei gran signori e nelle corti. 



1) Anche l'uomo che nei negozi di 
vino è specialmente addetto alla can- 
tina. 

càntìnéia, * s. f. = cantinetta, dim, e 
anco vozzegg. di cantina. 

càntinin, s. m. = cantinina, dim. di 
cantina. 

càntindn, s. m. = cantinone, accr. di 
cantina. 

canto, * s. m. = canto : il cantare ; el 
canto itàliàn = il canto italiano. 

càntir, s. m. = corrente, e se un po' 
grosso, piana : nome d'ogni legno ri- 
quadrato a foggia di travicello che si 
inchioda in buon numero sui pontoni 
tra cavalletto e cavalletto, parallela- 
mente al comignolo del tetto. 

càntòn, s. m. = canto : 1' angolo che 
fanno insieme due muri e in genere 
due faccio di un corpo solido. 

1) La parte della stanza che resta in 
uno degli angoli ; in del càntòn del 
foeUgh =■ nel canto del foco, del ca- 
mino : ia questo senso anche : angolo ; 
càntòn déla cà , déla stànsa , del 
tàolin = angolo della casa, della stanza, 
del tavolino. 

2) Capo di strada ; l'era fermaa èUl 
càntòn di Piàtt = era fermo sul canto 
di via Piatti. 

3) fa càntòn = far cantonata, fare 
angolo : di casa che ha due lati adia- 
centi sopra due strade. Anche : far can- 
tonata. 

4) chi voltaa el càntòn = qui svolto. 

5) de per tùli i càntòn = per tutti 
i canti : per tutto. 

6) vèss làsaa, vèss miss in d' on 
cantóri = essere lasciato, esser messo 
in un canto: detto di persona che si 
trascui'i, deUa quale non si faccia più 
il conto che merita : anche in un can- 
tuccio. 

7) Cantonata : l'angolo estorno delle 
fabbriche che dà sulla strada, dove si 
svolta. 

8) Cantone : lo stesso che canto. 

9) Biscanto : canto o cantonata che 
fa come due piegatui-e. E anche luogo 
appartato in genere ; là sta sémper in 
d' on càntòn = sta sempre in un bi- 
scanto, in un cantuccio. 

10) el càntòn del formàgg = il cacio 
nel calcagno : pezzo di corteccia a squa- 
dra con poca midolla. 



can 



- 176 - 



cap 



11) Cocca, canto : la punta o canto 
d'una pezza, d' un fazzoletto, o sim. 

12) Cantòn = Cantoni : i vari stati 
che compongono la Confederazione sviz- 
zera. 

13) cantonata = nome di quelle la- 
strine metalliche ondo armano gli an- 
goli acuti degli stipetti, degli scrigni, e 
sim. 

14) Rinterzo : il rinterzare al bi- 
liardo, dar due volte nelle maltoneUe 
e fare il gioco. 

15) giiigà ài quMer càntón = gioco 
che consiste nel girar che fa uno in- 
torno agli altri che lo circondano, per 
prendere uno dei loro posti e lasciare 
in mezzo quello il di cui posto egli ha 
preso. Vedi bara (^iiig'à à). 

càntonàda, s. f. = cantonata : 1' angolo 
esteriore di un edifizio qualunque spe- 
cialmente nelle città. 

càutonàl, s. m. = cantoniera : mobile 
da tenersi nel canto di una stanza con 
sportelli davanti, oppure aperto e con 
vali palchetti a gradinata, su cui si 
posano piccoli oggetti. 

càntonàlin, s. m. = cantonierina, dim. 
di càntonàl = cantoniera. 

càntoniu, s. m. = cantuocino, dira, di 
cantuccio. 

càntonscèll, s. m. = lo stesso che càu- 
toniii. 

càntonér e càntoniér, * s. m. = canto- 
niere, guai'dia : chi sta a guardia di 
un tratto di strada maestra o ferrata e 
ne ha la cura. 

càiitor, * s. m. = cantore, cantante : che 
canta in chiesa o nel coro o sulla can- 
toria. 

càutorìa, * s. f. = cantoria : palco o 
ringhiera nelle chiese ove, è l'organo e 
dove stanno i cantanti e i sonatori ; 
l'orghenista V è àndaa sii àdèss in can- 
toria = l'oi'gauista è andato ora in 
cantoria Anche in sii^ Vòrghen. 

cànììtilia, s. f. = canutiglia : nastrini in 
cui sono intessati dei sottilissimi fili 
metallici, o anche composti dei fili me- 
"desimi, a, uso delle modiste e ricama- 
trici. 

càolàtt, s. m. = crema : vivanda fatta 
di panna mista con tuorli d' uovo an- 
che con ciaccolata o caffè, zucchero e 
aromi, il tutto rimestato per farlo in- 
corporare e rappigliare al foco. 

càorìn, s. m. = cavoiuino : nome di una 



speciale qualità di panetti di lusso a 
spicchi. 

1) Una volta si chiamavano così i 
biglietti da L. 2 sui quali era 1' effige 
di Cavour. 
capa * s. f. = cappa : una specie di cassa 
di lamiera, fatta come una mezza tra- 
moggia rovesciata, cioè pivi ampia in 
basso che in alto per la quale salgono 
le esalazioni di gas carbonico che si 
sviluppano dal carbone che bi-ucia nei 
fornelli sottoposti. 

1) là capa (lei càmtn = la cappa, la 
gola del camino : più specialm. la parte 
inferiore della gola che si allarga in 
fuori. Vedi camin, 1). 

2) là etipa del nas = la cappa : per 
celia volg. il naso. 

3) là capa di pret = cappa, ferra- 
juolo : specie di mantello da portarsi 
sopra gli abiti. Quando è più leggera 
di seta : ferraiolino. 

capace, * agg. = capace : segnatam. per 
cattive azioni : Ve on òmn capace, de 
tutt = è un uomo capace di tutto ; 
l'ha promiss de vegnì, ma l' è capace 
de vegnì nò = Ha promesso di venire, 
ma è capace di non venire. 

càpàcìsìm,* agg. = capacissimo, agg. 
superi, di capace : anche in mal senso; 
l'è càpàcìsìm de giiirà el fàls = è ca- 
pacissimo di giurare il falso. 

capacità, * V. att. = capacitare; rendere 
capace, cioè persuaso ; hin tUtt resdn- 
che me càptlcita nò = son tutte ra- 
gioni che non mi capacitano. 

càpàcitaa, * s. f. = capacità, astr. di ca- 
pace ; l'è on òmm de gran càpdcitaa = 
è persona di molta capacità. 

càpàmàgna, *«./". = cappamagna : cappa 
solenne di cardinali, canonici, cava- 
lieri, ecc. 

1) Piviale di forma antica, di varie 
stoffe. 

càpàua, * s. f. = capanna : costruzione 
di paglia, frasche, o sim. sostenuta da 
una armatura di legno, da riporre at- 
trezzi prodotti campestri e che, al- 
l'occorrenza può servir di ricovero. 

1) Di stanza o casa povera, ignuda, 
priva di qualunque arnamento, 

2) là càpàna = assolut. è la ca- 
panna da mettere nel presepio. 

capare, * s. f. caparra : ciò che si dà 
dopo concluso un contratto e si perdo 



cap 



- 177 



cap 



da chi si ritira prima che il contratto 
stesso sia eseguito. 

càpàsa, s. f. = capazza, pegg. di cappa. 

càpcàcia^ s. m. = capocaccia : chi so- 
printende alla caccia. 

càpcàsdii, s. m. = capocascinaio. 

càpcdiuicli, s. m. = capocomico : capo 
di una compagnia comica. 

càpéla, *«./'. = cappella : piccola chiesa 
ove si dice soltanto la Messa, o si fa 
qualche festa fra 1' anno ; * càpèll de 
là Màdòna del moni = le cappello della 
Madonna del monte. 

1) càpèll = cappelle : piccoli edifìci 
appoggiati al corpo principale di una 
chiesa, con uno o più altari, a cui si 
accedo dalle navate laterali o dal coro. 

2) temp à càpèla = tempo a cappella : 
quello che si batte in due colpi, uno 
in terra e uno aria. 

3) màèster de càpèla = maestro di 
cappella : quello che dirige l'esecuzione 
della musica in chiesa. Prov. è càm- 
biaa el màèster de càpèla, ma là mù- 
sica l'è éémper quèla = è cambiato il 
maestro di cappella, ma la musica è 
sempre quella : di inconvenienti o abusi 
che dui'ano in una azienda, sebbene sia 
cambiata la persona che la dirige. 

4) Cappella : il capo dei chiodi spe- 
cialmente se pili grande dell'ordinario. 

5) là càpèla déla mica = la parto 
superiore, bassa e rotonda, cotta molto 
quasi senza mollica che è in certo 
formo di pane che si conoscono sol- 
tanto a Milano. 

6) càpèla de fung = cappella, cap- 
pello dei funghi. 

càpelàda, * s. f. = cappellata : colpo dato 
col cappello. 

1) Tanta quantità di roba quanta 
n'entra in un cappello. 

2) Avv. à càpeldd = a cappellate, a 
dovizia, a gran dovizia, in gi-an quan- 
tità. Vedi 4). 

B) càpelàda = brutta figura ; el Sa 
■liàgòtt e quànd el pària no el fa che 
di càpeldd = non sa nulla e quando 
parla non fa che brutte figure. Anche: 
fare un arrosto, dire una pàpera. 

4) guadagna, tra via à càpeldd = 
guadagnare, buttar via a staia. 
càpelàn, * s. ?«. = cappellano. 

1 ) Il titolare di una cappellania. 

2) Prete che dice la Messa o presta 
il suo ministero a certe classi di per- 
ii 



sene determinate ; càpeldn d'armàda = 
cappellano d'esercito, cappellano mili- 
tare ; càpelàn di preson = cappellano 
delle carceri. 

càpelàsc, s. m. = cappellaccio, pegg. di 
cappello. 

càpelàss, V. rifl. = fare il cappello ; sta 
tina là s'è càpelàda prèsi = questo tino 
ha fatto il cappello presto : si dico dei 
tini in cui si vede presto la massa dei 
raspi che galleggia sul mosto, o dei tini 
dove fermenta la birra, quando vi si 
vede alla superfice la massa densa, che 
si chiama appunto cappello. 

càpelee, s. m. = cappellaio : chi fabbrica 
e vende cappelli. 

1) Cappellano, scontroso : chi è facile 
a pigliare cappello, a montar sulle bi- 
che, prendere il fungo, i cocci , imper- 
malirsi. 

càpeléra, s. f. = cappellaia : la moglie 
del cappellaio. 

1) Cappelliera : la custodia di car- 
tone di cuoio dove si ripone il cap- 
pello. 

2) Cappellinaio: arnese con diversi 
pioli ganci per attaccarci i cappelli 
abiti. 

càpeléta^ s. f. = cappelletta, cappellina, 
. dim, di cappella : piccolo oratorio o an- 
che tabernacolo coperto, in cui sia di- 
pinta una sacra immagine. 
càpelètt,* s. m. = cappelletto: cerchietto 
di tela incerata o di stoffa che si metto 
in cima all'ombrello dove si riuniscon 
le stecche. 

1) Gioco dei ragazzi che mettono dei 
quattrini in un cappello e dopo averlo 
rovesciato e detto eros o lètera = armo 
santi, croce o lettera, testa o lettera, 
i quatti'ini toccano a quello che indo- 
vina. 

2) Specie di ghiera di stagno, la quale 
infilata nel cannello, va a invitarsi alla 
cima della canna del clistere per te- 
nerlo più saldo. 

3) Cassetta: la piastra coi suoi lati 
rilevanti in cui sono compx'osi gli in- 
gegni di una serratui'a. 

4) Tumore rotondo di varia grossezza 
che viene alla punta del garretto nei 
cavalli. 

5) Nicchio: sorta di salame in forma 
di cappello da prete. 

6) Cupola: Il coperchio dei lampioni 
da caiTozza. 



cap — 178 — 

càpelin, * s. m. = cappellino, dim. e 
vezzegg. di cappello, Segnatam.: cap- 
pello da ragazzi o da donne. 

1) Specie di fungo ; agaricus vagi- 
natus di Buillard. 

càpelìua, s. f. = cappello tondo, basso 
con tese diritte e per lo più di paglia. 
Si porta d'estate. 

capelista, s. m. = cappellano, scontroso 
(V. capelee, 1). Che s' offende per 
un nonnulla e fuor di luogo. 

càpèll, * s. in. = cappello : oggetto di 
vestiario con cui uno si copre il capo 
uscendo di casa; l'ala del càpèll = la 
tesa del cappello; el fond del càpèll = 
il tamburo del cappello; càpèll gibolaa 
= cappello sbertucciato ; càpèll à trii 
càntòn = cappello a tre punte, a tre 
canti, a tre spicchi, a tre venti, a nic- 
chio assol. nicchio, cioè colla tesa ri- 
piegata da tre parti e fermata per tre 
punti al cocuzzolo come nel cappello 
da prete. Anche : cappello arricciato. 

1) levù, el càpèll = levarsi il cappello, 
scoprirsi il capo, segnatamente in atto 
di saluto; fàgh de càpèll = fai- di cap- 
pello, dice maggior ossequio. Anche 
far di berretta; fàgh de càpèll à nisttn 
= non far di cappello, di berretta a nes- 
suno : non volersi rinchinare per sen- 
timento della propria dignità. E figu- 
ratamente: riconoscere, confessare l'al- 
trui superiorità; Ve on màèster che bi- 
sogna levàgh el càpèll = è un maestro 
a cui bisogna levarsi il cappello. 

2) ciàptL càiìèll = incappellarsi pi- 
gliar cappello, lo stesso che pigliare i 
cocci ; aversi per male, pigliare il fungo 
impermalirsi. 

3) tàcù, sii el càpèll = attaccare il 
, cappello. Si dice di un uomo che sposi 

una donna ricca e si accasi nella casa 
di lei facendosi mantenere. 

4) porta el càpèll éU on cbiicc = por- 
■ tare il cappello per parte, suUe venti- 
tré, sulle ventiquattro, alla squarciona; 
cioè un po' da un lato e talora alla 
sgherra. 

5) càpèll de cardinal = cappello car- 
dinalizio, da cardinale. Cappello rosso; 
càpèll de prèt = lucerna, nicchio, triade. 

6) porta ci càpèll fmilra di mucc = 
portare il capo alto; non aver di che 
arrossire. 

7) sénsa càpèll = in capelli, a capo 
scoperto, senza nulla in testa; 



cap 

8) càpèll à là poff a càpèll mòli = 
cappello a cencio, quello che si piega 
come ci pare e piace, come un cencio. 

9) càpèll de paia = cappello di trec- 
cia, se delle signore, di paglia, se dei 
contadini, di carrettieri e sim. 

10) tira sii on càpèll = rinsaldare, 
informare un cappello. 

11) tegni in eoo el càpèll = tenere 
il cappello in zucca. Per villania invo- 
lontaria no. 

12) càpèll invernisaa = cappello di 
pelle di cuoio. 

13) càpèll = cappello: dicono i gior- 
nalisti di una breve avvertenza che si 
premette a un articolo nel pubblicarlo. 

14) Le nuvole che si addensano sulla 
cima dei monti; el San Gidrg el g'hà 
el càpèll = il San Giorgio ha il cap- 
pello. 

15) La massa dei raspi che galleggia 
sul mosto. 

16) Cappello: lamiera che sta fra il 
mozzo della campana e . il suo contrap- 
peso. 

17) càpèll del pose = tettuccio del 
pozzo. 

18) La parte superiore del torchio da 
stampa che gli fa da cappello. 

19) càpèll de pàiee = cappa del pa- 
gliaio. 

20) càpèll déla fornds = volta della 
fornace. 

21) càpèll de miir de cinta = cresta 
di muro di ricinto. 

càpelòn, s. m. = cappellone. 

1) Accresc. di cappello: cappello con 
tesa molto larga. 

2) Volgare nome dei vigili urbani, 
chiamati però con maggior rispetto sor- 
vègliàiit. 

3) Pure volgar., nome dato ai ma- 
riti che si accontentano delle infedeltà 
della moglie. 

caper; s. m. = cappero. 

1; Frutto che dà una pianta che viene 
sui muri vecchi e che si mette sotto 
l'aceto e si mangia per condimento. Si 
usa per lo più al plurale. 

2) Caccola: sudiciume che le persone 
male educate si levano col dito dai bu- 
chi del naso. Anche in questo siguill- 
cato si usa più spesso al plur. 
caper càpìisciii; s. ni. pi. = bottoni del 
- nasturzio indiano: appassiti nell'ombra 



cap 



accoaciati nell'aceto si usano in in- 
salata in salse. 

càpèsol, * s, m. = capezzolo : bottone 
carnoso, nel mezzo della mammella, 
da viù esce il latte. 

càpèster, s. m. = capestro: fune per le- 
gare lo bestie grosse (bovi, vacche) per 
la tosta. 

1) Pedale. Terni, calz. : striscia di 
pelle per tener ferma la scarpa sul gi- 
nocchio. Ora dicono più spesso tiràpé. 

càpètìn, s. m. = capettaccio, dim. peg- 
giorativo di capo nel senso di cervello, 
mente e diverse facoltà dell' anima e 
della mente. 

1) Di naturalo capriccioso e ostinato. 

càpètt, * s. m. = capetto, dim. di capo: 
capino. 

càpfàbrica, * s. m. capofabbrica: quello 
che in una manifattura assiste e soprin- 
tende ai lavori. 

càpf ila,* s. m. = capofila: il primo della 
lila. 

capi, s. ni. = cappio: nodo scorsoio, nodo 
con una maglia sola e un solo capo 
fatto in modo che, tirando il capo, la 
maglia scorra e si stringa. Vedi àsa. 

capì,* v. alt. = capire. 

1) Sentire materialmente quello che 
altri dice; se capiva nàgòtt de quèll che 
el diséva, perchè l'èra lontàn = non si 
capiva nulla di quello che diceva, per- 
chè era lontano. 

2) Intendere: formarsi un concetto 
chiaro, adeguato di una cosa ; là mà- 
temàtica là capisi pòcch = la matema- 
tica la capisco poco. 

3) capi dna persona = capire una 
persona ; intendere più che essa non 
dice, il fino per cui fa o dice una cosa; 
cara el me fècRU, mi te capisi pii = caro 
il mio figliuolo, io non ti capisco più. 

4) le v(£Ùr minga capì oppure el vc^ùr 
minga capila = non la vuol capire: di 
chi non fa nessun conto di ciò che gli 
si dice, anche assai chiaramente. 

B) capisci? = capite? càpiéé? = ca- 
pisce ? È quasi intercalare, per formare, 
quando si parla, l' attenzione di chi 
ascolta. 

(ì) el càpisé ? el càpiss lii ? = capi- 
sce V capisce lei? Può significare mi- 
naccia, rimprovero. 

7) hoo capii = ho capito : noli' atto 
di pigliare una risoluzione; hoo capii; 



— 179 — cap 

chi insci vèmm intés pii = ho capito; 
qui non ci intendiamo più. 

8) capi al voi = capire di volo, per 
aria: cioè molto facilmente. 

9) le càpiss ógni fedél mincidn = 
la vedrebbe un cieco: chiunque la po- 
trebbe capire, intendere. 

10) capì = abbracciare, comprendere; 
ròbb che là meni là pò minga capì = 
cose che la mente non può abbracciare. 

càpia, s. f. = gabbia : arnese di varie 
specie, e per lo più in forma di cas- 
setta scatola o stanzetta di vimini, o 
di fil di ferro a sbarre, regoli o rego- 
letti di legno per tenerci dentro uccelli 
altri animali vivi. Anche gràbia.* 

1) Per simil.: prigione; l'han tornaa 
à mètt in càpia = l'hanno rimesso in 
gabbia. 

2) toeii foeùra de càpia = sgabbiare, 
levar dalla gabbia. 

càpiee, s. m. = gabbiaio: chi fa e vende 
le gabbie. 

càplèta, s. f. = gabbiola, gabbiolina, 
gabbiuzza, dim. di gabbia. 

1) Scotitoio: arnese da mettervi den- 
tro l'insalata sciaquata e grondante, per 
farne scolar l'acqua scuotendo. 

càpilèr, s. m. = sciroppo: zucchero sci- 
roppato, anche con aggiunta di capel- 
venere. 

1) càpilèr corett = la stessa bevanda 
con un po' di caffè. A Firenze la chia- 
mano : citronata. 

càpilvéner, s. m. = capelvenere: pianta 
crittogama della famiglia delle felci; ca- 
pillus veneris. 

càpinfermee, s. m, = il capo degli in- 
fermieri : quello che in una sala d'o- 
spedale ha qualche autorità sugli altri 
infermieri. 

càpin, s. m. = cappuccio: quella parte del 
piviale che, a guisa di' semicerchio, sta 
pendente dietro le spalle. È speciale 
ornamento dell' Ammitto e non usa che 
nel rito ambrosiano. 

1) Arpioncino : lungo bastone che in 
cima finisce in una specie di arpione, 
col quale si tirano in giù i rami degli 
alberi per poterne cogliere i frutti. 

càpioeù, s. m,. = stanzino, appaiatolo: 
gabbiolo in una gabbia ove riduconsi 
le singole coppie d' uccelli postevi in 
razza. Anche nid. 

1) Rocchetto: ruota cilindrica, vuota, 
a più fusi tondini ritti ed equidi- 



cap — 180 — 

stanti, nei quali ingranano i denti delle 

ruote dentate o a corona. 

2) Gratella del fornello: quella su cui 

si mette il carbone perchè arda. 
càpiòtt) s. m. = gabbione : accresc. di 

gabbia. 

1) Gabbia: specie di cesta a ritroso 

da pigliar pesci. 
capita,* V. att. = capitare: far capo a un 

luogo, arrivarci, ma segaatam., per caso 

e per poco tempo; se el capita ehi, che 

el ghe (lisa che el spèci = se capita qui, 

gli dica che l'aspetto. 

1) Di avventure ; là m'è càpitàda 
bela = la mi è capitata bella. 

2) Col de e l' infinito in significato 
di accadere, succedere; se te capita de 
àlida à Roma, sàpiemel di = se ti ca- 
pita d'andare a Roma, sappiamelo dire. 

3) capita ben o mài = capitar bene 
o male, andare a finir bene o male. 

4) capita denans = capitare innanzi 
dinnanzi: venire alla presenza; el ni'è 
càpitàa denans tiitt'à oìt tràtt = mi è 
capitato innanzi a un tratto, di sor- 
presa. 

5) Accadere, avvenir per caso ; Mn 
ròbb che capita tutt i di = son cose che 
accadono tutto giorno; hin ròbb che ca- 
pita ài VÌI) = son cose che accadono. 
Si dice a chi ci racconta qualche scia- 
gui'a che suole accadere. 

6) Battere: presentarsi; se me capita 
l'ocàsiòn = so mi batte l'occasione; ca- 
pita sòtt'oeUcc = batter sott' occhio. 

7) Cadere: di festa o altro che ricorra 
in tempi determinati; el Nàtàl ét'ànn 
Ve càpitaa in mereoldi = quest'anno il 
Natale è caduto in mercoledì. 

capital,* s. m. = capitale : somma di 
danaro che produce interesse , ceduta 
ad altri, verso il pagamento di questo 
interesse o impiegata in un'operazione 
industriale, di commercio, ecc. 

i) fa capital d'ona persóna = far ca- 
pitale d'una persona, farci sopra asse- 
gnamento. 

2) on capital, on bon capital = un 
capitale, un buon capitale : uomo d'u- 
more allegro, molto avveduto e che so- 
pratutto ama divertirsi a spese degli 
albi; quèll^ vilìj, che bon capital! = 
= quello ! che buon capitale ! 

3) Aggett. citaa capital, e assol. là 
capital - città capitale, la capitale: la 



prmae 
dim. 



cap 



città dove risiede il sovrano e le 
autorità dello Stato. 

càpitàlètt, * s. m. = capitaletto, 
di capitale. 

capitali sa,"* v. att. = capitalizzare : far 
risparmi, mettere insieme danari. 

1) Qualche volta, e nel dialetto molto 
scelto, anche determinare il capitalo 
corrispondente a una data rendita, per 
dare il capitale invece, della rendita. 

capitalista,* s, m. = capitalista: chi ha 
molti capitali, che fornisco il capitale. 

càpitàlusc,* s. m. = capitaluccio, dim. 
dispreg. di capitale. 

capitaneria, * s. f. = capitaneria: il ter- 
ritorio litoraneo soggetto alla giurisdi- 
zione d'una autorità marittima e il luogo 
dove risiede questa autorità. 

capitani,* s. m. = capitano: capo d'una 
compagnia di soldati. 

1) capitani de mar = capitano di 
mare. Nella marina mercantile chi con- 
duce ed esercita una nave essendo mu- 
nito della necessaria patente. 

capiteli,* s. m. = capitello. Terni, ar- 
chit.: la parte superiore della colonna, 
ossia il pezzo lavorato su cui riposa 
l'architrave o il piede dell'arco. 

1) Il coreggiuolo che sta cucito sullo 
teste dei libri. 

càpitól,* s. m. = capitolo. 

1) Ognuna delle parti in cui si di- 
vide uno scritto. 

2) Corpo collegio dei preti addetti 
a una chiesa; el càpttol del Dòmm = il 
capitolo del Duomo. E il luogo dove si 
adunano. 

3) vègh vègh minga ms in càpttol 
= avere o non avere voce in capitolo: 
avere o no autorità, diritto di esprimere 
la sua opinione sopra una risoluzione 
da prendersi in comune da più. 

capitola,* V. att. = capitolare : rendersi 
a patti. Detto d'eserciti o piazze. 

càpitolaa, * s. m. = capitolato : scritto 
che contiene una serie di patti, o con- 
dizioni proposte ; hoo visi el càpitolaa 
d'àpàlt = ho veduto il capitolato d'ap- 
palto. 

càpitolàsiòn, * s. f. = capitolazione : i 
patti della resa e l'atto o scritto che li 
contiene. 

càpitolìn, * s. m. = capitolino, capito- 
letto: dim. di capitolo. 

càpitómbol, * s. m. = capitombolo : il 



I 



cap 



- 181 - 



cap 



cadere o buttarsi, segaatam. di persone 
col capo all'ingiù. 

càplista,* s. m. = capolista, capo di li- 
sta: quello il di cui nome è scritto primo 
in una lista. 

càploeùgli, s. m. = capoluogo : città o 
terra dove risiede l' autorità primaria 
di un distretto. 

càpmàster,* s. m. = capomastro : capo 
dei maestri muratori. 

càpiièglier, s. m. = capinero : uccellino 
di becco gentile ; ìnotacilla atricapilla. 
1) càpìiégher de brilghéra = occhi- 
cotto, caijiuera nera ; motacilla mela- 
nocephala. Uccello silvano. 

càpòii, * s. m. = cappone : galletto ca- 
strato. 

1) vegìli là péli de càpón = venir la 
polle di cappone, far la pelle di cap- 
pone, venire i bordoni, accapponarsi la 
pelle, sentirsi venir la pelle di gallina. 
L'arruvidirsi della pelle quando si ve- 
dono si sentono cose che facciano 
orrore e spavento. 

2) Si dice càpon di chiunque, avendo 
a star soggetto ad altri, dimostra molta 
intenzione di ribellarsi alla soggezione. 

càpouà, V. alt. = capponare, accapponare ; 
castrare i galletti. 

1) Fig., gabbare ; no te me càpònet 
d^ alter = non mi gabbi altro. 

càpouàsC; s. in. = capponaccio; peggior. 
di cappono. 

càponegriii, s. m. = capinerìno: il pul- 
cino del capinero. 

càponèra, s. f. = capponaia: stia e stan- 
zino dove si tengono i capponi e in ge- 
nerale i polli, quando non sono nel 
polee = pollaio, o liberi. 

1) Cancellata: quella di legno entro 
la quale aspettano di essere chiamati 
all'ufficio quelli che impegnano o di 
simpegnano al Monte di Pietà. 

2) Carbonaia, fam. per cai-cere ; l'kàn 
mlàé in càponèra = l'han messo in car- 
bonaia. 

3) giilgà àia eàponéra = fare alla stia: 
specie di gioco fanciullesco che si fa 
con sassolini. 

càpouìu, s. m. = capponcino, cappon- 
cello; dim. di cappone, cappone piccolo. 

càponscèll,* s. m. = capponcello: dim. 
di cappone: cappone giovane. 

càporàl,* s. m. = caporale. 

1) Il grado più basso nella milizia 
sopra quello di soldato semplice. 



2) Si dice anche di chi ha modi pe- 
tulanti, burbanzosi e prepotentemente 
risoluti. 

3) càporàl de ciisina = lava piatti, 
lava scodelle, bardotto di cucina, cova 
cenere. 

càporàlàsc; s. m. = caporalaccio, pegg. 

dispr. di caporale. 
càporàliii, s. in. = caporalino, dim. di 

caporale. 
càporalfìsc, s. in. = caporaluccio, dim. 

disprog. di caporale. 
càporiòii; * s. m. = caporione : capo, 

ma ha sempre senso o di biasimo o di 

celia. 
càpòit, * s. in. = cappotto : larga cappa 

da uomo con maniche, per lo più di 

panno grossolano ; per ripararsi dal 

freddo. 

1) Al gioco capoti si dice quando 

uno dei giocatori fa tutte le date. 
càpotìna, * s. f. = cappottina : foggia 

di piccolo cappello da donna che posa 

tutto sulla testa, con pochissima tesa 

nulla. 
càpp) s. in. = capo. Uguale a eoo. 

1) càpp de tàola = capo di tavola : 
il posto d'onore. 

2) càpp d' ànn = capo d' anno : il 
primo giorno dell'anno. 

3) de càpp = da capo : di cosa che 
ricomincia, ritorna come al principio ; 
à càjip = a capo, da capo : tornare scri- 
vendo al principio del verso ; de càpp 
à pè = da. capo a piedi : in tutta la 
persona. 

4) càpp = ogni cosa che fa numero 
con altre dello stesso genere ; on bèli 
càpp de vestidiri = un bel capo di ve- 
stiario ; pàgci el làvàndee à càpp = pa- 
gare il bugandaio capo per capo. 

5) Quello che è il primo tra più ; 
el càpp d'ofìsi = il capo d' ufficio ; el 
càpp di brigànt, di làder = il capo dei 
briganti, dei ladri ; càpp de cà = capo 
di casa ; t>éss à càpp d'on negasi, d'on 
màgàsin = ossero a capo di un negozio, 
di un magazzino ; general in càpp = 
generale in capo. 

6) dà el bòn càpp = dare il buon 
anno: l'augurio che si fa il primo giorno 
dell'anno. 

7) Ognuna delle parti in cui si di- 
vide uno scritto ; on càpp de Cesare =• 
un capo di Cosare. 



cap 



càpp bànda^ s, m. = capo-banda : diret- 
tore d' una banda musicale. 

càpp d'opera, s. m. = capo d'opera: opera 
d'arte noi suo genere perfetta. 

càpp fàbrica. Vedi càpfàbrica. 

càpp fila. Vedi càpfìla. 

càpp inferinee. Vedi càpiiifermee. 

càpp lista. Vedi càplìsta. 

càpp loBùgh. Vedi caploeù^h. 

càpp màster. Vedi càpinàstér. 

càpp post,* s. m. = capoposto : tra i mi- 
litari quel caporale o sergente che è 
preposto al comando di un luogo dove 
sta una guardia di pochi uomini. 

càpp sclioeùla. Vedi càpsclioeùla. 

càpp seslón. Vedi càpsesiòn. 

càpp sòld. Vedi càpsdld. 

càpp squadra. Vedi càpsquàdra. 

càpp stànsa. Vedi càpstànsa. 

càpp stàsiòn. Vedi càpstàsion. 

càpp tàst. Vedi càptàst. 

càprìsi, s. m. = capriccio, ticchio : voglia 
che viene all'improvviso e per lo pili 
dura poco. Anche voglia ostinata, ma 
non ragionevole ; vegm el càprìsi = 
venir la bizza, il ticchio. 

1) Inclinazione amorosa, di senti- 
mento anche vivo, ma non profondo, 
ne durevole. Opposto di pàsiòn = pas- 
sione. 

2) Capriccio : segnatamente dei ra- 
gazzi quando non vogliono obbedire, 
resistono e piangono ; fa i càprìsi = 
fare i capricci, le bizze. 

3) Lavoro artistico o parte di lavoro 
che ha del singolare e del novo, ma 
non senza garbo. 

4:) facm de càprìsi = visino capric- 
cioso : che senza esser bello, ha qual- 
cosa che ferma e che piace. 

càprisiàsc, s. ni. = capricciaccio, pegg. 
di capriccio. 

càprisiètt, s. in. = capriccetto, dim. di 

. capriccio. 

càprisiòs, * agg. = capriccioso: che ha 
capricci, fa capricci. 

1) Di cose, fatte a capriccio ; veUii 
càprisiòs = vestito capriccioso. 

2) Bizzoso, stizzoso : che ha stizza 
e la mostra negli atti. 

càprisiosàsc, agg. = capriziosaccio, pegg. 
di capriccioso. 

capi isiosìn, agg. = capricciosi no, dim. 
di capriccioso. In significato che tende 
al peggiorativo : Ve piitòst càprisiosìn 



182 - cap 

el popd = è capricciosino anziché no il 
bimbo. 

càpsànt, s. m. = camposanto, cimitero : 
luogo cinto di muro dove si seppelli- 
scono i morti. Anche fopón, cimitèri.* 
1) A Milano, ima piazza dietro il 
Duomo, che ha tal nome perchè anti- 
camente vi si seppellivano i morti. 

càpschoeùla, s. w. = caposcuola: il mi- 
gliore degli scolari, cui il maestro pre- 
pone agli altri in segno d'onore. 

càpsesiòn, * s. m. = caposezione : quel- 
l'ufficiale che presiede una sezione di 
un Ministero o di qualunque altra am- 
ministrazione grandiosa, e tratta gli 
affari che ad essa spettano. 

càpsold * s. m. = caposoldo. 

1) Ciò che si aggiunge al soldo dello 
truppe in campagna. Più comun.: so- 
prassoldo. 

2) Ciò che si paga come multa per 
non aver pagato l'imposta al tempo 
stabilito dalla legge. 

càpsquàdra * s. m. = caposquadra. 

1) Quello che in una compagnia di 
lavoranti conduce gli altri e tratta per 
loro. 

2) Colui che è capo di una squadra 
di scolari, di ginnasti, e sim. e li guida. 

càpstànsa* s. m. = capostanza : nei pub- 
blici uffizi l'impiegato pili anziano tra 
quelli che sono insieme in una stanza 
al quale dai superiori è assegnata 
una celia supremazia e vigilanza sugli 
altri. 

càpstàsion, * s. ni. = capostazione : co- 
lai cho sta a capo di una stazione di 
ferrovia, e ne sorveglia l'amministra- 
zione e l'andamento dei treni. 

càpsull, s. ni. = cappellotto, fulminante : 
bocciolino contenente una mateiia ful- 
minante che s'adatta al luminello, per i. 
dar fuoco allo schioppo. Anche càpsìila. 

càptàst * s. m. = capotaste : pezzetto di 
ebano o d'avorio con piccole tacche 
che negli istrumenti di manico serve 
a tenere sollevate e tese le corde. 

càpiicc * Forma che ha quasi ormai so- 
stituito la vecchia parola càpOsc = cap- 
puccio, buffa. 

1) Specie di borsa per lo più cucita 
allo scollo della cappa, che cade sulle 
spalle e che, alzata, serve a coprire il 
capo. 

2) Specie di cuffia della stessa forma, 
che si mettono le donne la sera, quando 



cap 

escono di casa por andare al teatro o 
in conversazione. 
càpiicin, * s. m. = cappuccino : frate del- 
l'ordine di S. Francesco e della regola 
più strotta. 

1) fraa càpiicin = cappuccino. Figu- 
rina, per lo più di cartone, con un 
cappuccio che s'alza e s'abbassa, per 
effetto dell'umidità contenuta nell'at- 
mosfera, e che serve così di barometro. 

2) Cappuccino : caffè nero can poche 
gocce di latte o panna cho gli danno 
il colore della tonaca dei cappuccini e 
e da ciò prende il nome. 

càpiicìua, s. f. = ponticello, sottoscatto; 
t. mil. il ponticello del facile, uno de- 
gli ordigni per cui scatta il cane quando 
si preme il grilletto. 

1) Abbaino, soflìtto : forse perchè la 
finestra degli abbaini sporge dal tetto 
della casa come un cappuccio. 

cài', * agg. = caro: di persona o cosa a 
cui portiamo grande affezione o abbiamo 
in gran pregio. 

1) vègk cdr = aver cara una persona 
una cosa ; g'hoo piisee cdr el me 
ficeu che ititi i dànee del viond = ho 
più caro mio figlio che tutte le ric- 
chezze del mondo. 

2) cara ti, cara tee, cara viàlter e 
sim. = caro te, cara lei, cari voi, e 
sim. Dicendo cosa che su.oni censura 
rimprovero, come per addolcirne l'ef- 
fetto. 

3) càr. Di persona o cosa cho per 
le sue qualità sia, o meriti di ossero 
amata o ricercata da tutti; Ve on cdr 
fice.li = è un caro figliuolo, è un caro 
ragazzo. 

4) Parlando del prezzo delle cose. 
Che vale o si stima un prezzo alto: 
st'ànn i fitt hin cdr = quest'anno le 
pigioni sono care ; cdr come el fceuqh = 
caro assaettato. Vedi foeugh 16). 

5) Del danaro e sim. : * màrengh 
hin cdr = i marenghi sono cari : quando 
l'aggio è alto. 

6j costà, paga cdr = costare, pagar 
cara una cosa. Si dice anche di chi, 
per soddisfare una voglia, per lo più 
capricciosa, incontra gravi dispiaceri o 
danni ; fàla paga cara = farla pagar 
caro : vendicarsi di un offesa che altri 
ci abbia fatto e della quale ancora non 
abbia dato soddisfazione. 

7j cdr e gràéia = dicatti : nella lo- 



183 — cap 

c\izione famigliare « aver dicatti » po- 
tersi ritenere fortunati, non potere spe- 
rare né pretendere di più. 
cài", s. m. = carro : veicolo consistente 
in un piano di legno su due rote con 
sponde dalle parti, dette anche sbdr = 
bande, e davanti xma grossa stanga o 
timone, a cui si attaccano i buoi. 

1) Carro, carrata : tanta roba quanta 
ne può portare un carro; on càr de 
fèn, de paia, de quàdrèi e sim. = un 
carro di fieno, di paglia, di mattoni, 
sim. 

2) Fig. : on cdr de ben = un carro 
di bene : una gran quantità. 

3) ciàpà là légora col cdr = pigliar 
la lepre col carro : procedere con pa- 
zienza per arrivare più sicuramente ad 
un fine. 

4) 7nètt el cdr dendné di bopil = met- 
tere il carro innanzi ai buoi : far prima 
quello che andrebbe fatto dopo. 

5) càr ròtt = camorro : persona de- 
bole, cagionosa; ora el g'hà là tose, 
Óra el doldr de eoo : l'è propri on cdr 
ròtt = ora ha la tosse, ora il dolor di 
capo: è proprio un camorro. 

6) Qualunque veicolo a due o a quat- 
tro rote, tirato anche da cavalli, che 
serve al trasporto di grossi carichi. 

7) àndà per là strada del cdr = se- 
guir la corrente, andare colla corrente, 
per la pesta. 

8) tira là el cdr = aiutare la barca, 
fare andar la baracca. 

9) el cdr di bàgàlì = bagagliaio : carro 
dei treno che porta i bagagli dei viag- 
giatori. 

10) mètt in cdr = frase dei carroz- 
zieri, vale: metter le ruote alla car- 
rozza. 

11) tira el cdr = vivacchiare, sbar- 
care il lunario. 

12) La parte inferiore della vettura 
a quattro rote su cui posa la cassa. 

13) Il piano mobile del torchio che 
dà l'inchiostro a' caratteri e su cui si 
stendono i fogli. 

cara, s. f. = carezzina ; jà la cara, = fa 
una carezzina. Si dice ai bambini: fa 
cara cara = fare pa, pa. Si dice dei 
bambini. 

càraa, s. m. pi. = carati : altrettante ven- 
tiquattresimo parti, in cui si intende 
divisa l'oncia pesando l'oro, quando si 



car 



184 



car 



vuole indicare quante parti contenga 
di metallo puro e quante di lega. 

1) Peso di quattro grani con c\ii i 
gioiellieri pesano le perle, i diamanti e 
lo pietre preziose. 

carabina, * s. f. = carabina: arme da 
foco un po' più coi*ta dell' archibuso, 
ma di maggior portata. Arma non più 
usata oggi : tenuta dai bersaglieri fino 
al 1870. 

càràbiuàda, s. f. = carabinata, colpo di 
carabina. 

càràbìnér, e càràbinièr, * s. m. = ca- 
rabiniere : appartenente al corpo mili- 
tare scelto addetto specialmente alla 
persona del re e al servizio di polizia. 

CàrSco (no vàri on) = non valere un 
ecce col buco, un fico ; valer niente. 

càràcolà, v. att. = caracollare: andare 
un poco attraverso, a piccoli salti e 
cambiando più volte di mano. Detto 
del cavallo e del cavaliere. 

càràcòU, s. ni. = caracollo : giro in tondo 
che si fa fare al cavallo. 

càràdà, s. m. = caràdà: specie di tabacco 
ormai quasi disusato. 

càràdura, s. m. = carato : la parte del 
capitale di una società che corrisponde 
alla messa di un socio, essendo questo 
capitale diviso in un determinato nu- 
mero di quote uguali. Più comunemente 
ùsion = azione. 

1) Viaggio che si fa con una car- 
retta di roba. 

càr de préi o de tràv, s. m. = carru- 
cola : specie di carretta bassissima, pe- 
sante, a un' asse e duo ruote. 

càràdór, s. m. = carradore: chi guida 
il carro. 

1) Carraio : l'artefice che fa i carri, 
barrocci e sim. 

càràfa, * s. f. = caraffa, ciotola : vaso 
di vetro corpacciuto e col collo allun- 
gato. 

càràfà; V. att. = sbevazzare; el càràfa 
tUtt el dì = sbevazza tutto il giorno. 

càràgrnà; v. att. = belare, piangolare, pia- 
gnucolare , sbietolare : piangere per 
cosa da poco e anche piangere a di- 
rotto di gusto. 

càràgnàda, s. f. = belio, piagnisteo : il 
belare, il piangere prolungato. 

càràgnént, agg. = piagnucoloso e pian- 
goloso : pieno di pianto. 

eàràgnon, s. m. = boccalone, piagnone: 
di ragazzo che di nulla nulla piange. 



caràmbola * s. f. = carambolo: gioco 
che si fa al biliardo, tirando in modo 
che la propria palla tocchi successiva- 
mente due delle palle che sono sul 
bigliardo. Anche carolina^ quando si 
fa con cinque palle di vari colori. 

càrànièla, * s. f. = caramella: pastiglie 
di zucchero cotto. 

1) Occhialino, lente : quella di cui si 
arma un occhio solo e si tiene al collo 
con un cordoncino, 

càràmèlà, v. att. = candire: far passare 
frutta cotte o crude attraverso allo 
zucchero cotto, cosicché raffreddando 
rimanga come una crosta quasi vitrea 
di zucchero candito. 

càràmelàda, s. f. = acqua sciroppata: 
bevanda fatta mettendo a bollire del- 
l'acqua in un recipiente dove sia stato 
ridotto dello zucchero allo stato di ca- 
ramella. 

carampana, s. f. = vecchia grima, sca- 
gnarda. 

càràscia (oh), eselam. = oh bene, bene ! 
Indica piena soddisfazione, contentezza. 

càràter, * s. m. = carattere. 

1) Le lettere di piombo coi loro so- 
gni ortografici, di cui si servono i tipo- 
grafi per istampare. 

2) Indole, naturale; accennando allo 
abituali disposizioni dell'animo; al sen- 
timento e alla passione che ci prodo- 
mina. Assol. òmm de càràter = iiomo 
di carattere : fermo, costante nel ssuo 
proposito. 

3) ■vèàs in càràter = essere in ca- 
rattere : si dice di chi agisce in cor- 
rispondenza alla propria condizione e 
alle teorie esposte da lui. 

4) Scrittura: la mano di scritto di : 
una persona e anche la forma speciale 
di una scrittura ; càràter inglès = scrit- 
tura inglese ; càràter gòtich = scrittura 
gotica. Anche : carattere. 

càràteràsc, s. m. = caratteraccio, pegg. 
di carattere nel senso morale. 

càràterin, * s. m. = caratterino, dim. 
di carattere nei suoi diversi sigaificati. ! 

1) Nel senso morale si usa ironica- 
mente; oh! el g'hà on bèli càràterin = 
oh ! ha un bel caratterino ! Per dir che 
è brutto. 

càràterisà, * v. att. = caratterizzare: di 
ciò che contrassegna una cosa, la di- 
stingue dalle altre, ne forma il -carat- 
tere proprio. Voce nuova. 



car 



185 



càràterìsta * s. vi. = caratterista : attore 
ohe nelle commedie rappresenta lo parti 
l)iacevoli e facete, specialmente di vec- 
chio. 

càràteristìch, * agg. = caratteristico : di 
qualità seguo a cui si riconosce nn 
oggetto, che gli è proprio, per cui si 
distingue da altri, 

càràvee, ■■?. m. = macereto, sasseto : am- 
masso di macerie, muro diroccato. 

càrbòn, * s. m. = carbone : legao sotto- 
posto a una lenta combustione, nella 
quale prende il color nero e perde gran 
parte del suo peso. 

1) iièghcr còme el càrbòn = nero co- 
me il carbone : nerissimo. 

2) càrbòn doli = carbone dolce : fatto 
di legna molle, come l'abete, il salice, 
l'ontano e sim. ; càrbòn fòri = carbone 
forte : di leccio, quercia, corro e sim. 

3) odor de càrbòn = puzzo di carbone. 

4) càrbòn fosti = cai'bone fossile : 
carbone minerale. 

5) càrbòn càétan = saldatoio (se di 
carbone) : arnese per saldare, usato da- 
gli orefici. 

càrbouaa, * s. m. = carbonato: nome 
generico doi sali formati dall'acido carb. 



càrbonee, s. m. 



carbonaio : chi fa e 



porta intorno il carbone da vendere. 

1) Bracino : rivenditore di brace, 
carbone e anche di fascine. Anche scio- 
stree ; negher còmé'on càrbonee = nero 
come un bracino: sudicio. 

càrbouéra, s. f. = carbonaia, femm. di 
carbonaio : anche la moglie del carbo- 
naio. Anche il luogo dove i carbonari 
fanno il carbone. 

carbóni, * s. m. = carbonio, t. di chi- 
mica : corpo semplice che entra in 
grandi proporzioni nella composizione 
delle piante. 

càrbduich, agg. = carbonico : aggiunto 
di acido, ossido, ecc., che hanno a ra- 
dicale il carbonio. 

carbonili, s. m. = carboncino, carbon- 
cello, dim. di carbone. 

1) Fossa della carbonaia, nella quale 
si fa il carbone. 

càrbonina, s. f. = carbonella, brace : 
carbone di legna minute. 

1) quèll déla càrbonina = braciaiuole. 

càrbottisà, * v. alt. = carbonizzare : ri- 
durre allo stato di carbone. 

càrbonisàss, r. rifl. = incarbonirsi. Di- 
ventar carbone. 



càrbonscèll, s. m. = carbonchiello : pu- 
stola di natura maligna. 

càrbonsin * s. m. = carboncino, dim. 
di carbone : specie di matita nerissima 
che serve ai disegnatori. 

càrcàss, s. m. = carcassa : le ossa che 
formano la cavità del petto, segnata- 
mente negli animali. Più specialm. : 
il petto del pollo dopo averne levata 
la parte carnosa. Anche : catriosso. 

career, s. in. = carceri: nell'Anfiteatro 
dell'Arena la parte che corrisponde alle 
carceri degli anfiteatri antichi. 

càrcerèr, s. m. = carceriere : custode 
della carcere, della prigione. 

càrcéribus (in) = modo lepido e fam, 
per dire : in gabbia, in carcere, in pri- 
gione. 

carda, v. alt. = cardare : detto di panni 
e della lana. L'operazione che si fa ai 
panni e alla lana per mezzo del cardo. 

càrdàdòr, * s. m. = cardatore : che fa 
il mestiere di cardare i panni e la lana. 

càrdég'a, e deriv. Vedi càdrèg'a e deriv, 
= sedia. 

cardènia, * s. f. = cardenia, gardenia. 
Arbusto e fiore da giardino, pregiatis- 
simo. 

càrdénsa, s. f. = armadio : mobile di 
legno con due imposte dove si ripon- 
gono le stoviglie di cucina, e la roba 
che si deve recare in tavola. 

1) Credenza: nelle case signorili, la 
stanza annessa alla cucina dove si ten- 
gono si ammaniscono lo provviste 
per uso della tavola e della cucina. 

2) Credenza : quella che si appa- 
recchia al lato dell'altare nelle solenni 
celebrazioni degli uffici divini coi va- 
sellami e paramenti vari che vi occor- 
rono. 

3) Credenza: armadio su cui s'ap- 
parecchia a lato dei battisteri il vasel- 
lame necessario e d'ornamento pei bat- 
tesimi ; càrdénsa intréga : tale armadio 
ricchissimamente addobbato ; mesa car- 
denia : lo stesso armadio meno ricco 
di vasellami d'ornamento. 

4) Fig. e fam. Il seno della nutrice 
rispetto all'allievo. 

cardensér, s. ni. = credenziere : uomo 
che ha in custodia la credenza. 

càrdin, * s. m. = cardine, arpione : 
ognuno dei ferri affissi allo stipite, sili 
quali gira il battente degli usci e delle 
finestre. E' più comune càncheu. 



car 



— 186 — 



car 



cìirdiiiàl, * s. m. = cardinale : il primo 
grado nella gerarchia cattolica dopo il 
papa. 

1) Uccello così chiamato dal color 
rosso delle suo penne. 

càrdìnàlètt, s. m. = farfalla dell'ontano; 
stenocorus alni : insetto dannoso agli 
ontani. 

càrdinàlìn ce ce, s. m. = sizerino ; 
fringilla linaria = uccello silvano. 

càrdinàlìsi, * agg. = cardinalizio, agg. 
di cardinale. 

càrdinàlìtt, s. m. pi. = fiori di cardi- 
nale ; lobelià cardkialis. 

1) Fior di primavera, pratolina ; pri- 
miilaverìs : nome di quei fiorellini 
bianchi ondo sono smaltati i prati. 

càrdòn, s. m. = cardo, cardone : specie 
di carciofi che non portano frutti; fa 
lunghe coste, le quali servono come 
verdura cotte nell'acqua e condite. Si 
riseppellisce nel terreno porche diventi 
tenera. 

1) el sit doe n১ i càrdon = cardeto. 

2) el germo&ui di càrdon = carduccio. 

3) on' infilerà de càrdon = una fila 
di fucili inastati. Lo disse con bella 
immagine il Porta. 

càréj s. m. = sprone della camicia : 
pezzo che va da una spalla all' altra 
per darle il garbo. Dal francese carré. 

càrècc, s. m. = giuncaia, giuncheto : luogo 
seminato a piante di giunchi. 

càrega, s. f. = carica. 

1) La quantità di polvere e di piombo 
che si mette nelle armi da fuoco per 
ogni colpo. 

2) Terni, di tattica mil. : movimento, 
manovra della cavalleria che va in 
massa e al galoppo a investire di fronte 
una linea nemica. 

3) Incarica. Tanto peso quanto se ne 
può portare in una volta. 

càregà, v. att. = caricare : mettere addosso 
a persone o animali, o sopra veicoli 
tanta roba quanta ne possono, portare. 

1) càrcgtl vun de comision = cari- 
car uno di commissioni, dargliene molte. 

2) càragti de regài, de complimént = 
caricar di regali, di complimenti : farne 
molti. 

3) cài-egà on nùmer ài lòti = cari- 
care un numero al lotto : metterci molto. 

5) Dello armi da fuoco : mettervi den- 
tro la carica ; càrègtiel s'ciòpp, ipistòll 
= caricare lo schioppo, le pistole. 



6) càregàss = caricarsi : verbo riti. ; 
eàregàss de legna vèr da = caricarsi di 
legna verde : pigliarsi brighe inutili, 
affaticarsi con poco effetto ; càregàss 
el ' sto megli = caricarsi lo stomaco : 
mangiare o bere troppo. 

7) Aggravare, caricare di troppo ; 
stàstànsa Ve tròpp càregàda de mòbil = 
questa stanza è troppo aggi^avata di 
mobili ; càregà el pdpol de tàss = ag- 
gravare il popolo di tasse. 

8) Coprir con troppi panni ; * fìaeu 
vàn quàtaa, ma minga càregaa = i 
bambini vanno coi^erti bene, ma non 
aggravati. 

9) càregà dendns = accollare : cari- 
care un barroccio, od altro legno a due 
ruote più sulla pai*te davanti si che il 
peso si aggravi sul collo o sul dorso 
della bestia che lo tira. 

10) càregà là fornds = caricare la 
fornace: assestarvi i materiali che si 
vogliono cuocere. 

càregh, s. m. = nel gioco di briscola gli 
assi e i tre che valgono undici e dieci 
punti rispettivamente. 

1) Agg. carico: sincope del partic. pass. 
di càregà ; vèsé càregh de fioeu = esser 
carico di figli ; color càfè càregh = color 
caffè carico, forte. 

càrègria e càregiàda, s. f. = carreggiata : 
i segni solchi che lasciano sopra una 
strada molto battuta le ruote delle 
vetture. 

1) vèés, àndà foetlra de càrégia, a 
de càregiàda = essere, andar fuori di 
carreggiata : uscir dalla via del dovere, 
della ragione e anche, parlando, dal 
soggetto del discorso. Anche: andar fuori 
del seminato. 

2) La larghezza d' una vettura tra 
ruota e ruota. 

càrèllj s. m. = carretto. 

1) Barroccino da spingere a mano, 
ma piiì piccolo della carretta. 

2) La punta dell'osso sacro. 

3) càrèll de cava seda = cavigliatoio. 

4) Carretta : congegno mobile nel 
telaio da tessere, al quale sono racco- 
mandati i licci. 

càrénsg', s. f. pi. = spade : liste di ferro 
scanalato su cui scorre il carro del 
torchio da stampa. 

càrèsa, * s. f. = carezza. 

1) L'atto del carezzare. 

2) E per antifrasi, di strapazzi, sgarbi 



d 



car 



187 



car 



e botte ; èco i càrèss che ghe foca à 
quèla pòera dona, sgàrberij e bòtt = 
sgarbi e botte, ecco le carezze che toc- 
cano a quella povera donna. 

3) càrèm = carezza : prezzo elevato 
delle derrate. 
càresà, v. att. = carezzare : toccare, scor- 
rere leggermente colla mano sul viso 
altra parte della persona a dimostra- 
zione di affetto, far carezze. 

1) càrestl coni là seda = accarezzare 
col manico della granata ; càresà i 
spali = accarezzare le spallo : valgono 
in modo scherzoso, dar delle busse. 

2) càresà, càresàss là barba = li- 
sciarsi colla mano la barba. 

caresìna, s. f. = carezzina, dim. di ca- 
rezza. 

carestia, * s. f. = carestia : la condizione 
di un paese che manca specialm. di 
granaglie; ed anche mancanza di qua- 
lunque altra cosa ; gh'è carestìa de 
(Uinee = mancano i danari. 

càrèta, s. f. = carriola, carrettino da 
spingersi a braccia con duo stanghe o 
una rota sola davanti : s' adopera per 
trasporti di terra o simili. 

1) càrèta del molèta = castello a car- 
riola, barroccino degli arruotini. 

càrètàda, s. f. = carrettata : tanta roba 
quanta n'enti-a in una carretta. 

càretee, s. tn. = carrettiere, carrettaio : 
il conduttore della carretta. 

càretéla, * s. f. = carrettella : specie di 
carretto a quattro rote e due stanghe 
assai bislungo, con isponde a cancello 
e due luoghi: si usa ai mercati. 

1) Barroccio : veicolo a due ruoto da 
attaccarsi a un cavallo per trasportar 
roba. 

2) Carrettella: legno o vettura piii 
piccola e pili leggera della carrozza per 
trasportare persone. 

càretìn, s. w.. = caraccio, dim. di caro : 
piuttosto caro che no, spec. di prezzo. 
1) Carrettino, dim. di carro. 

càretò, s. m. = carrettaio, carrettonaio : 
chi nelle carrette conduco calcinacci, 
rena, e sim. 

càretòii, s. m. = carrettone : carretta più 
solida delle ordinarie, con cui si tra- 
sportano le materie più pesanti e più 
gi'ossolane. 

1) càreton di mòrt = quello in cui 
vengono trasportati al cimitero i morti 



all'ospedale, quando si fa loro il tra- 
sporto gratuito. 

càrètt, s. m, = carretto : veicolo a duo 
rote e a un cavallo solo, con spondo 
che formano una specie di cassa, a uso 
di trasportar roba. 

1) Carette, caraccio, agg. dim. di 
caro : solo parlando di prezzo. 

càrga, càrgà, e sim. Vedi càrega, cà- 
regà, e sim. 

caria, * v. att. = cariare : dotto dello 
ossa, andare a male per carie. 

cariàda, s. f. = doccia da mulino, go- 
rello : il fossato che. dalla gora riceve 
l'acqua per movere il mulino. 

càriàggr, * s. VI. = carriaggio : gran car- 
rettone, per lo più a quattro rote, ca- 
rico di bagaglio e di salmerie, conie 
quelli che seguono l'esercito in movi- 
mento. 

1) ona trincera de càriàgg = un car- 
rino. 

cariagina, s. f. = carrettone : specie di 
carro lungo con sponde a rastrelliera, 

càrica, * s. f. = carica. 

1) Ufficio pubblico, ma solo degli 
alti gradi. 

2) La quantità di polvere che si 
mette noUe armi da fuoco per ogni colpo. 
Vedi càrega. 

3). Terni, di tattica milit. movimento, 
manovre di cavalleria che va in massa 
e al galoppo a investire di fronte una 
linea nemica. Vedi càrega. 

4) Fig. torna tila càrica = tornare 
alla carica; mettere in campo nuove 
obbiezioni contro una decisione già 
presa, e anche fare nuove domande, 
nuove insistenze, dopo una ripulsa. 
càrica,* v. att. = caricare. Vedi càrega» 
càricàtiira, * s. f. = caricatura : affet- 
tazione e tutto ciò che sa d' affetta- 
zione nel parlai'e, nei modi, nel sen- 
timento. 

1) Specie di riti'atto nel quale si 
cerca di conservare la somiglianza esa- 
gerando i difetti. 
càrich, * s. m. = carico : la quantità di 
roba che si mette addosso a uomini e 
animali o sopra navi e veicoli. Vedi 
càregh. Vèsà, vègh à càrich = essere, 
avere a carico. 

1) Per cosa di cui uno deve rispon- 
dere ; Ve à me càWcA = è a mio carico, 

2) Biasimo o colpa nella frase ; fami 
on càrich = farne carico. 



car 



— 188 — 



càriéra, * s. f. = carriera : il passo più 
veloce del cavallo ; el email l'è àndaa 
de gran càriéra = il cavallo andò di 
gran carriera. 

1) à càriéra = di carriera : fig. di 
persona, vale in gran fretta. 

2) Nel significato di professione, stato 
elle uno abbraccia ; là càriéra de pro- 
fesòr = la carriera di professore. Ass. ; 
fa càriéra = far carriera : avanzar 
molto, arrivare ai primi gradi. 

càriliòn, s. ni. = organetto : vero sa- 
liscendi a cui si dà moto per una ro- 
tella centrale che fa smuovere in senso 
inverso le due lamine del paletto ; 
anche càdenàss o càdenàsoeù à cà- 
rilión. Dal frane, carillon. 

càrimàa, s. in. = calamaio : vasetto dove 
si tiene 1' inchiostro per intingere la 
penna nello scrivere. 

1) càrimaa sénsa el étopìn = cala- 
maio a guazzo. 

2) vègli ì càrimaa = avere i calamai 
agli occhi : le occhiaie livide, aver le 
borse. 

3) Calamaio : nel torchio di stampa 
la tavoletta che distribuisce l'inchiostro 
ai rulli. 

càrimàràda, s. f. = colpo di calamaio; 

anche quanto cape in un calamaio. 
càrimàrèra, s. f. = calamaio a scrivania; 

con tutto l'occorrente per scrivere. 
càriinàrìn, s. m. = calamaietto, cala- 

maino, dim. di calamaio. 
carili) agg. = carino, dim. vezz. di caro. 

1) Anche di donna adulta ; l'è carina 
qiiHa sdora = è cai'a quella signora. 

2) Di cose e piccoli animali ; carina 
quela càròsa - carina quella carrozza. 

càrioeù, s. m. = trebbia. 

1) Carro da trebbiare il grano, in- 
vece di batterlo col coreggiato. 

2) Carie, tarlo, tignuola. Vedi càirceù. 
càrìòs, càrìolaa, agg. = carioso, tar- 
lato, tignolato. 

càrìsua, s. f. = fuliggine : quella materia 
nera, polverosa, o anche soda, che il 
fumo lascia su per la gola del cam- 
mino e della quale sono internamente 
incrostate le pai-eti del medesimo. 

Càrìsìni, agg. = carissimo, agg. sup. di 
caro. 

Ctàrìtaa, s. f. = carità. 

1) Virtuosa disposizione dell' animo 
che ci porta ad amar tutti gli uomini 
e a far loro del bene ; càritaa cri= 



ètitlna = carità cristiana ; òmni sénsa 
càritaa = uomo senza carità. 

2) Soccorso che si presti in qualun- 
que estremo bisogno, senza esserci spe- 
cialmente obbligati e senza nessun fine 
di utile proprio, 

3) càritaa pelósa = carità pelosa : 
quando nasconde un fine interessato e 
anche colpevole. 

4) fa là càritaa = fare la carità, 
usare la compiacenza, e iron. ; fàmni 
là càritaa de sta quièti = fammi la 
carità di star tranquillo. 

5) Elemosina : quel che si da per 
carità ; cercti là càritaa = cercar la 
limosina : limosinare. 

6) càritaa florida = carità fiorita; 
carità fatta bene, a proposito e con 
buon effetto. 

caritàtérol, agg. = elemosiniere : anche, 
che fa volentieri la carità ai poveri. 

càrleCj s. m. = cataletto, bara : lettuccio 
che serve a portare i morti a spalla 
dalla casa alla sepoltura. Voce che di- 
susa ed è sostituita dall'altra càtelètt.* 
1) fa dna mòri o diiii còrp in d'on 
càrice = pigliar due colombi a una fava: 
fare un viaggio e due servizi. 

Carlo, {el siir) = la gi'azia di quel santo, 
i quattrini : è piuttosto del gergo che 
del dialetto. 

carlòii, s. m. = grano turco. Vedi for- 
mentòn. 

carlona (ala) = alla carlona. 

1) fàa già Ma càrlfìna = abboz- 
zato ; nùn pàisàn sènim fàa già Ma 
carlona = noi contadini siamo abboz- 
zati là, e addio. 

carmàtt, s. m. = carro matto, carrolena: 
specie di carretta ferrata da traspor- 
tai'e gravissimi pesi. 

1) L'orsa maggiore o carro di Boote. 
Costellazione. 

Cannili, s. m. = Carmine ; la Màdòna 
del Càrmin = la Madonna del Cannine. 

càrinin, s. m. = carminio : colore rosso 
finissimo, che si cava dalla cocciniglia 
e serve per miniare. 

càrna^ s. f. = carne : le parti molli di 
cui è composto il corpo dell' uomo e 
degli animali. 

1) vèss in ctlrtìa = essere in carne : 
non magro, ma neanche troppo grasso. 

2) color càrna = carnicino, rosso 
sbiadito ; simile a quello della carne. 

3) vèsé de càrna = esser di carne : 



car 



189 — 



soggetto ai bisogni, alle passioni co- 
muni a tutti gli uomini. 

4) errila = la carne degli animali 
morti che serve di nutrimento. 

5) mangia minga càrna = non man- 
giar carne : mangiar di magro. 

6) càrnei fa ctLrna = carne fa carne : 
la carne è un buon nutrimento. 

7) cArna, sàlàda = carne salata : 
carne, per lo più di maialo acconciata 
con salo, per serbarla ; si dice paga 
càrnei sdlàdci = pagar carissimo. 

8) mètt tròpa chrna ài foeùgh = metter 
troppa carne al foco : pigliare a far 
troppe cose a un tratto. 

9) l'è minga càrna per i tò eleni = 
non è carne per i tuoi denti : di chi 
desidera quello che non può ottenere. 

10) troà carila per i so elèni = trovar 
carne per i suoi denti: chi ti sappia 
resistere ; avversario competente. 

11) càrna mastra = carne mastra, 
di bue di manzo ; càrna soriana = carne 
di vacca, 

12) càrna frusta = vivanda rifatta, 
piatto rifatto : roba goduta dal giorno 
prima. 

13) fàgli dà on buj àia càrna = fer- 
mare la carne. 

14) tra càrna e peli = in pelle, pelle 
pelle : subito sotto la pelle. 

15) là giùnta dèla càrna = taran- 
telle, brincello, giunta : quella parto 
d'osso, pezzo di carne di qualità in- 
feriore che il macellaio dà proporzio- 
natamente al peso per giunta. 

16) càrna de coli = canaglia, uomo 
poi-^^erso. 

17) l'àsa eléla càrna = tagliere. Vedi 
àsa B). 

18) càrna che eia ài dent = carne 
verdemezza : tra cotta e cruda. 

19) càrna magra = carne magra : 
quella macellata senza grassume. 

20) carila slègneda = carne tigliosa : 
non frolla, filamentosa. 

càruàg'iòii, * s. f. = carnagione : la 
pelle, segnatamente del viso, parlando 
più che altro del colorito. 

càriiàscia, s. f. = carnaccia, pegg. di 
carne. 

carne, *«./■. = carne : vece più scolta 
che usa molto ora invece di cài'n<a. 

càivuè, s. m. = carniera, cacciatora : an- 
che càriiiè. 

1) Giacchetta di velluto o di fru- 



stagno con tasche dentro e fuori e una 

più larga dietro per la cacciagione. 
2) Borsa per mettere la selvaggina 

cacciata. 
càriièla e càriiéta, s. f. = cicciola ; 

sp. di fungo. 
càrnevaa, s. m. = carnevale. Vedi càr- 

noaa. 
càrnevàl * = carnevale. Vedi càriioaar 
càrnìna e càriiìséla, s. f. = cicciola, 

sp. di fungo. Vedi càrnéla, 
càriioàa, s. m. = carnevale, carnovale : 

tempo consacrato ai pubblici spassi e 

in cui son permesse le maschere ; dal 

giorno dopo Natale al primo giorno di 

quaresima. 

1) fa el eàrnoaa = fare il carnevale : 
passare il tempo del carnevale. 

2) à eàrnoaa = a carnevale : al ve- 
nire del carnevale. 

3) ^j^>-, o in eàrnoaa = per, o di 
carnevale. 

4) Tempo di allegria, di divertimenti, 
di spassi, per mi l'è sèmper eàrnoaa 
= per me è sempre carnevale. 

5) vègh tanti eàrnoaa sui spali = 
aver di molti carnevali addosso : di 
molti anni. 

6) eia per onei cànsón eie eàrnoaa^ 
Vedi cànsòu 1). 

càrnoalìn, s. m. = carnevaletto, dimin. 
di carnevale; sfami gh'è staa on càr- 
noàlin quièti, quièti = quest'anno ci fu 
un carnevaletto assai tranq\iillo. 

càrnoàlòn, s. m. = carnevalone : il pe- 
riodo dei quattro primi giorni quaresi- 
mali, che per la città di Milano sono 
ancora di carnevale. 

càrnos, agg. = carnoso: da carne. 

carniiss, s. m. = carniccio: il di dentro- 
delia pelle degli animali. 

càròbi, s. m. = carruba: frutto del car- 
rubio, albero selvatico. 

1) Carrobio: largo che è a Milg,no in 
fondo a via Torino e da cui diramano' 
il corso di P. Ticinese, la via Cesare 
Correnti, la via Torchio e altre. 

càròcia, s. f. = carrozza : non s' usa 
quasi più se non per affettazione di tri- 
vialità nel parlare. Dura però nella frase:: 
ciàpà on viorìn per dna càròcia = ve- 
der lucciole per lanterne; dove vai? le 
son cipoUe. 

càvocìà, V. att. = crocchiare, esser ca- 
morro: malandato in salute. 



car 



190 



car 



«àrociàda, s. f. = carrozzata: tanta gente 
quanta ne può entrare in una carrozza. 

«àrociòii) s. m. = cocchione, carrozzone; 
accresc. di carrozza. 

1) el càròción di pèeaa = si chia- 
-mava per celia quel carrozzone in cui 
fino a poco tempo fa l'impresario man- 
dava a prendere a casa gli artisti del 
teatro e specialmente le ballerine. 

«àroeù; s. m. = beniamino, cucco, "cuc- 
chino: il prediletto ^vèss.el car ceti de la 
marna = essere il cucco della mamma. 

càrògriia,* s. f. = carogna: corpo d'asino, 
specialm. piagato e purulento. 

1) Di pers. ha senso fortemente di- 
spregiativo e vale o dappoco o che non 
ha voglia di lavorare, o che ha brutti 
modi, cattivo core o che ha commesso 
azioni turpi. 

«àrog'iièta, s. f. carogaina: dim. di ca- 
rogna: detto segnatamente di ragazzi 
tristi e anche dei superbiucci, che hanno 
modi altezzosi. 

càrognìii, s. m carognina. Lo stesso che 
càro^néta. 

Carolina, s. f. = Carolina: nome di 
donna. Femm. di Carlo. 1) Nome d'una 
maniera di gioco al biliardo. 

càrósa,* s. f. = carrozza: veicolo a quattro 
ruote da attaccarsi a due o più ca- 
valli, con quatti'O posti nell'interno e 
uno sul davanti per il cocchiere. 

1) caròàè = carrozze: anche i veicoli 
delle vie fen-ate per il trasporto delle 
persone. 

2) càrosa de ìnòrt = carrozza da 
morto, carro funebre: quella su cui si 
trasportano i morti al cimitero. 

3) mètt eàròsa = metter su carrozza, 
tenere carrozza propria. 

4) tir^ là eàròsa eòi biisèeck = esser 
nobile riarso, essere al verde, non averne, 
stentare la vita. 

càrosàbil, * agg. = calessabile, rotabile, 
carrozzabile, carreggiabile : di strada 
dove si può andare colla carrozza, e 
per dove possono passare le vettui'o e 
i carri. 

càrosàda,* s. f. = carrozzata: tante per- 
sone quante entrano in una carrozza. 
1) Calessata: quante persone entrano 
in un calesse. 

càrosee, s. m. = cocchiere : colui che 
guida i cavalli dal cassetto della carr- 
rozza. Talvolta si dice in celia: carroz- 



càrosèta,* s. f. = caiTozzetta, carrozzina; 

dim. di carrozza. 
carosòn, s. in. = caiTozzone. Vedi ca- 

rociòn. 
càrdtola, s. f. = carota: pianta da orto; 

daucus carota. 

1) ciintA sii càròtol = impanzanare, 
piantare, ficcai'C, vender carote, dare 
ad intendere cose non vere: spacciai- 
fandonie. 

2) càrdtola = fandonia, bugia, vana 
chiacchiera. 

càròtolìn^ s. m. = formetta : specie di 
piccolo bossolo circolare, poco diverso 
da un quartuccio, che s'usa per fare i 
mascarponi. 

càroTàiia,* s. f. = carovana: grossa com- 
pagnia che viaggia. 

1) fa là carovana = far carovana: 
fare il noviziato. 

carézza, * s. f. = carrozza. V. carósa. Il 
mil. che parla con qualche affettazione 
di maggiore eleganza introduco adirit- 
tura la parola italiana nel dialetto. 

càrpànèll, s. m. = carpinella; carpìnus 
orientalis: albero simile al Carpine. An- 
che càrpàuesa, nisciolìii. 

càrpeii, s. m, = carpine ; carpìnus be- 
tiilus: albero d'alto fusto. 

1) bosch de càrpen = carpineta: luogo 
piantato di carpini. 

2) eàrpen = carpio: pesce del lago di 
Garda. Cyprinus. 

càrpeiiàda, s. m. = siepe o viale di carpini. 

càrpià, V. att. = velarsi : il primissimo 
grado del quagliare o rappigliare dei 
liquidi. 

i) vèsé càrpiaa = essere infreddato. 

càrpiàdura, s. f. = velo : il superficiale 
agghiacciamento dell'acqua e degli altri 
liquidi. 

carpili, * s. m. = carpine. V. càrpeu. 

carpiona, v. att. = accarpionare e me- 
glio carpionare. T. cucin., cucinar del 
pesco come si cucina il carpione. 

càrpionàda (toeu sii óna), = pigliare un 
brezzolone, un'infreddatura. 

càrpòg'n, s. m. = frinzello, pottiuiccio, 
ricucitura o rammendo mal fatto. 

1) Le cicatrici delle ferite, delle bollo 
delle piaghe. 

2) Agg., stopposo, passo : di ramo- 
laccio, rapa e sim. che sia internamente 
asciutto, cavernoso e insipido. 

3) Butterato, butteroso: tutto a frin-? 
zelli. 



car 



- 191 



car 



càrpog'iià, V. alt. = riafrinzellare, far 

frinzelli nel rammendare. 
càrsèiisa, s. f. = schiacciata. 

1) Focaccia, torta : specie di dolce 
fatto in casa o dal pasticciere; càréènsa 
de pasta fròla = torta di pasta frolla. 

2) Caciola, raviggiuolo: piccola forma 
schiacciata di cacio fresco e piuttosto 
tenero. 

3) Le cellette di cera dove le api de- 
pongono il miele. 

càrsensiii; s. m. = stiacciatina, focaccina. 
1) fa in d'on carsemln = scofacciare, 
schiacciare come focaccia. 

càrt, s. f. i)ì. = carte, le carte da gioco; 
mèscià, mcsedà i càrt = scozzar lo carte 
mescolarle per poi farle alzare. 

1) Il complesso delle lettere, delle 
minute, ecc., che costituiscono l'incar- 
tamento proprio di un avvocato, inge- 
gQore, uomo d' affari e simili. (Vedi 
carta, 3). 

carta,* s. f. = carta: pasta di conci ma- 
cerati, e altre materie, anche vegeta- 
bili, distesa in larghi e sottilissimi 
strati, a uso di scrivere, stampare, in- 
voltare, ecc. 

1) carta bolàda = carta bollata : col 
bollo dello Stato. Il milan. dice anche 
carta de boli, ma in ital. carta da 
bollo è errato; carta velina = carta ve- 
lina: sottilissima e trasparente; ctLrta 
sÈga = carta suga o sugante , carta 
straccia. 

2) carta brùsàda = falena, folena e 
volgami, fulena. Gli avanzi della carta 
bruciata. 

3) carta o càrt = carta o carte : di 
fogli corcernenti affari che formino og- 
getto di esame, di trattative; * càrt hin 
in man de l'àocàtt = le carte sono nelle 
mani dell'avvocato. Ovvero contenente 
un atto da cui nascono diritti o obbli= 
gazioni; et m'ha faa dna carta che gà- 
ràntiss el me capital = mi ha fatto una 
cai-ta che garantisce il mio capitale. 

4) Carta, biglietto di banca; pàgt in 
carta = pagare in carta, invece che in 
oro. 

5) ctLrta geogràfica e assol. ctirta = 
carta geografica e assol. carta. Disegno 
che rappresenta in piano la superfìcie 
della terra o di qualche sua parte. 

6) carta, e càrt = carta e carte. Le 
carte da gioco; scarta, mescdà i càrt = 
moscolare, scozzare le caiie. Dividero 



il mazzo in due parti e riunirle per co- 
sta, premendo in modo, che quelle di 
sopra entrino tra quelle di sotto. 

7) sphig dna carta = succhiellare una 
carta; scoprirla a pochino per volta, fa- 
cendola sgusciare tra le dita di sotto a 
un'altra, 

8) cambia i càrt in man = barattare, 
scambiare le carte in mano : dare alle 
parole nostre o d'altri un senso diverso 
da quello in cui furono dette o intese. 

9) càrt in tàola = carte in tavola: 
discorsi, patti chiari. 

10) de carta - di carta, cartaceo. 

11) mangia à là carta = mangiare 
a vivanda per vivanda. Mangiare alla 
locanda o al caffè, scegliendo le vivande 
da una lista cho dice quali vivande si 
possano mangiare in quel giorno. 

12) dà carta bianca = dare carta 
bianca, cioè ogni facoltà di fare ad ar- 
bitrio. 

13) mètt in carta = scrivere: espri- 
mei'e il proprio pensiero scriv^endo. 

14) giiigà dna carta = giocare una 
carta, arrischiare, tentare un colpo, af- 
fidandosi al caso. 

càrtàbiànca, s. f. = carta bianca; bianca: 
quella parte di un foglio di stampa che 
si tira per la prima e chiamasi cosi, 
perchè il foglio resta bianco nella parte 
posteriore, tinche non siasi stampato 
anco la volta. 

càrtàbón, s. m. = quartabuono: squadra 
che serve per lavorare di quadro. 

1) càrtàbón à àngàlètt = quartabuono 
ad angolo retto. 

2) càrtàbón à eoa de rondena = quar- 
tabuono a coda di rondine. 

carta de giigìtt (òna), = una carta di 
spilli: un foglio ripiegato più volto su 
di sé in cui si vendono infissi paral- 
lelamente più filari di spilli in numero 
variamente determinato. 

càrtàpègora, s. f. = cartapecora: pelle 
concia per lo più di pecora, a uso di 
scrivervi, di rilegar libri o alti-o. 

1) Pellicina, membrana sottilissima 
e pur forte, che forma i fogli di una 
specie di libro quadrato, non cucito, 
fra i quali il battiloro batto la lamina 
d'oro per riduiia in sottilissima foglia. 

càrtàpìsta, s. f. = cartapesta : la pasta 
di cui si fa la carta gettata nelle formo 
G rassodata. 



— 192 — 



1) Trasl., òmm de càrtàpìsta = uomo 
di cartapesta; fiacco, di carattere debole. 

càrtàscia, s. f. = cartaccia, accr. pegg , 
di carta. 

càrtàtiìcia, s. f. = cartuccia: una carica 
da fucile involta in un bocciolo di carta; 
ora è involta in un tubo di cartone. 

càrtàvòlta, s. f. = contropagina, carta- 
volta: la faccia da tergo di un foglio 
di stampa. 

càrtee, s. m. = cartaio. 

1) Chi fabbrica carta da scrivere. 

2) Cartolaio: venditore di carta, car- 
toni, libri in bianco, inchiostro, penne, 
lapis, ecc. 

3) botéga de càrtee = cartoleria. 

4) Pennello: usasi per impastare cartoni 
e somiglia al pennello degli imbianchini. 

càrtég,* s. m. = carteggio: il carteggiare, 

corrispondenza di lettere. 
càrtegià, * v. att. = carteggiare : tenere 

carteggio. 
càrtéla,* s. f. = cartella. 

1) Al gioco della tombola la tavo- 
letta di cartone che contiene una delle 
combinazioni per 15 dei 90 numeri della 
borsa. Anche d'altre lotterie; i cartoli 
dèla loterla de Vihia = le cartelle 
della lotteria di Vienna. 

2) Titolo certificato di credito verso 
lo Stato, comuni e sim. 

3j Due grossi cartoni coperti di fo- 
glio fiorito di pelle o di tela e uniti 
insieme in forma di libro per riporvi 
dentro scritture, stampe, disegni e sim. 

4) Il foglio scritto che si manda dai 
giornalisti in tipografia, perchè si stampi. 

5) La lamina di ferro in cui posano 
i pezzi dell'acciarino delle armi da fuoco 
portatili. 

6) Quella lastra di ferro sopra cui 
sono incastrati gli altri pezzi di una 
serratura. 

7) Quella specie di borsa di pelle o 
di tela cerata nella quale i piccoli sco- 
lari ripongono i libri, le asticciole e 
sposso anche la colazione. 

8) Cartagloria: ognuna di quelle ta- 
volette poste sugli altari e contenenti 
il Vangelo di S. Giovanni, il Gloria e 
il Lavabo. Anche tàoléta. 

cài'tèlàium, s. m. = cartilagine: tessuto 
bianco simile all'osso, ma più molle e 
flessibile. 

1) Panno, pannume, pellicina: mem- 
brana sottile e robusta, della quale è 



ricoperta immediatamente la parte in- 
terna del guscio dell'uovo alla quale 
aderisce, 

2) Tenerume : cartilagini e ossa te- 
nere. 
càrtelìii, s. m. = cartellino, dimin. di 
cartello. 

1) Bottello; cartellino che si mette 
sui libri, sulle bottiglie, sui barattoli 
per indicare il titolo del libro, la qua- 
lità della roba contenuta nel vaso. 

càrtèll,* s. m. = cartello : foglio pei- lo 
pili stampato a gran caratteri e di gran 
formato che s'affigge per annunziare 
spettacoli, feste e sim. 

V) de càrtèll = di cartello, di baldac- 
chino; eccellente, di molto grido, di 
gran credito; pitór, dolor, éàrta, càn- 
ttmt de càrtèll = pittore, medico, sarta, 
cantante di cartello, di baldacchino. 

2) Appigionasi: polizza o cartello sul 
quale è scritta questa voce e che s'at- 
tacca alla facciata delle case da ajipi- 
gionarsi; mètt foeiira ci càrlèll = affig- 
gere l'appigionasi : quando si annuncia 
un appartamento che si vuole affittare. 

càrtelón,* s. m. = cartellone : accresc. 
di cartello. 

1) Quello della tombola dove sono 
seguati tutti i novanta numeri o serve 
per riscontro delle palline sortite. 

carte ra, s. f. = cartaia. 

1) Cartolala : la moglie del cartaio, 
del cartolaio, ed anche la donna che 
esercita quel mestiere. 

2) Cartiera: fabbrica di carta. 
càrtilàgin,* s. f. = cartilagine : tessuto 

bianco simile all'osso, ma più molle e 

flessibile. 
càrtilàg'ìiiòs,* agg. = cartilaginoso: che 

ha qualità o aspetto di cartilagine. 
cartina, s. f. = 

1) Cartina, dim. di carta, carta di-| 
piccolo sosto. 

2) Attillato. Di persona che porta 
abiti attillati. 

cartoleria,* s. f. = cartoleria : bottega 
di cartolaio. 

cartolina, s. f. = cartolina postale : la 
cartelletta su una faccia della quale si 
scrive l'indirizzo, sull'altra tutto quello 
che si vuol far sapere a quello a cui 
si manda. 

càrtòn,* = cartone: pasta da carta spia- 
nata in fogli più grossi e più consi- 
stenti. 




car 



193 — 



cas 



1) càrtòn de iomènsa = cartone di 
seme bachi; colla semente dei bachi da 
seta. 

2) Scatola di cartone, cartone : lo 
scatolone che le sarte, lo crestaie si 
fanno portar dalle fattorino con dentro 
gli abiti, i cappelli per le clienti. Ora 
è più comune scàtolóii. 

càrtonèut, agg. = incai-tato: della bian- 
cheria inamidata troppo che assume 
una consistenza eccessiva e par di car- 
tone. 

càrtouìu, s. m. = cartoncino : cartone 
leggero e più sottile dell'ordinario. 

càrtousìu, s. ni. = cartoncino : piccolo 
rettangolo di cartoncino su cui si scrive 
quando non si vuol mandai'O una let- 
tera e bastano poche righe a dir quel 
che si vuole. 

càrug-a, càrugola, s. f. = eruca; melo- 
lontha vitis. Specie di insetto lungo e 
grosso come un dito, dannosissimo alle 
uve. 

càrùgol, s. m. = tamburo per trebbiare. 
Specie di rullo scanalato con un ma- 
nico a stella dall' un dei capi, del quale 
si servono in luogo del coreggiate per 
batter i grani. 

càruspi, s. m. = torso, torsolo: la paiio 
centrale delle pere, mele e sim. levata 
la polpa. 

1) Fig., scricciolo: di persona pic- 
cola meschina. 

càs,* s. m. = caso: specie di potere oc- 
culto che si riguarda come la causa di 
ciò che succede e non è l'effetto del 
volere umano; l'è étaa on ctls = è stato 
un caso; l'è on cds se le indiiìna = è 
un caso se c'indovina; per càs = per 
caso, a caso. 

1) Ogni cosa che succeda ; on beli 
eus = un bel caso; on cds straordinàri 
= un caso straordinario. Avverbialm. 
accennando a cosa che possa succedere; 
in càs de màlàtla = in caso di ma- 
lattia. Anche per el càs = per il caso; 
■per el càs d' on bisdgn = per ilcaso di 
un bisogno ; in tttti i càs = in ogni 
caso, in tutti i casi, in qualunque modo 
la cosa stia, qualunque cosa succeda; 
rfiso mài., ài ctls = caso mai, al caso; 
ve per càs = se per caso: modi avverb. 
qualora, so mai, se il caso si desse. 

2) Ad indicare lo stato, la condizione 
lo circostanze particolari, in cui una 
persona si trova; in del -voéter cUs àvà- 

13 



ria faa isièss tinca mi = nel vostro 
caso avrei fatto lo stesso anch'io. 

3) Fatto di un genere determinato 
che ha i caratteri propri e a cui si de- 
vono applicare le regole stabilite per 
tutto il genere; ctis de colèra, de và- 
ro&ul, de tifo = caso di colera, di vainolo, 
di tifo; ctLs de cosciènsa = caso di co- 
scienza. 

4) l'è el càs, l'è minga el càs = è 
il caso, non è il caso. Nelle circostanze 
di cui si parla è o non è opportuno. 

5) no vèsegh ctls = non esserci caso. 
Xon esserci modo, verso, possibilità 
che una cosa succeda. 

6) fa ctls = far caso, far meraviglia, 
dar da pensare. 

7) fàgh ctls = far caso di una cosa, 
dargli importanza. 

8) mètt el ctls = mettere, porre caso 
il caso, suppoiTC che...: d'onde lo 
scherzevole modo puta metèmm on càs 
nello stesso significato. 

9) vès8 ài càs in càs = essere in 
grado, poter fare, avere tutto ciò che 
occorre per fare. 

10 no ghe n^ìià né in ne nos^ né in 
diiil càs = è un pezzo di carne cogli 
occhi, è un via là via loro; di uno sci- 
munito. Il dettato nostro trae dalle voci 
latine dell'orazione domenicale et tenos 
inducas. A chi ne regala quel dettato 
si suol spesso rispondere : boria gid, 
rompet el tids = casca e rompiti il naso. 
casa,* s. f. = casa. Vedi cà. 

1) Si usa specialmente per indicare 
tutto un parentado e abbraccia anche 
gli ascendenti fino allo stipite comune ; 
casa rf' Ailstria, casa Savoia = casa 
d'Austria, casa Savoia ; el nòmm, el 
decQr dèla casa = il nome, il decoro 
della casa. 

2) casa de comèrcio = casa di com- 
mercio. 

3) el par sèmper die ghe boria là casa 
in eoo = par sempre che gli caschi la 
casa addosso : sta sempi'e in paui'a per 
ogni disastro. 

4) vegni per casa = venir per casa. 
ò) rèse de casa = esser di casa : 

avere molta dimestichezza e famiglia- 
rità in casa. 
casa,* s. f. = cassa : recipiente per lo 
più di legno segato e a facce piane 
commesse a amgolo retto e là superiore 



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da alzarsi e abbassarsi; serve a tenerci 
e a trasportar roba, specialm. fragile. 

1) casa de ìiiòrt e assol. ctLsa = cassa 
da morto e assol. cassa : quella dove 
si chiude 11 morto. 

2) Ogni arnese simile che contenga 
un altro ; ona ctbéa de vìn = una cassa 
di vino. 

3) là cMa del cembol = la cassa del 
pianoforte : la tavola armonica, il corpo 
sonoro di quell' i strumento. 

4) là ctLsa de Voroldgg = la cassa 
dell'oriolo : il guscio che tiene il mec 
canismo. 

5) Mobile con cassette e ripostigli 
per danaro, valori : e per estens. la 
stanza d' un amministrazione dove si 
fanno i pagamenti. 

6) tiber de cMa = libro di cassa : il 
libro dei pagamenti e delle riscossioni. 

7) àndà in d' dna ctbéa e tornti in 
d'on bàiill = andar vitello e tornar bue : 
viaggiare senza imparar nulla da quanto 
si vede. 

8) ct^sa del pàétiss = crostata : quella 
fatta di pasta che racchiude il riso, la 
frutta, ecc., dei pasticci. 

9) fond de casa = fondo di bottega. 

10) bau cttsa = chiedere danaro. 
càsàbànch, s. m. = cassapanca : cassa 

da servire anche a uso di panca, ge- 
neralm. di stile antico. 

càsàca,* s. f. = casacca : specie d'abito. 
1) volta càstLca = fig. voltar casacca : 
mutar partito, specialmente per apo- 
stasia. 

càsàchìu,* s. m. = casacchino, dim. di 
casacca : specie di giubbetto di panno, 
si usa specialmente pei bambini e per 
le donne. 

càsàlingh, agg. = casalingo : che sta vo- 
lentieri in casa e si occupa deUa casa; 
anche che è adatto alla casa o é fatto 
in casa. 

càsàna, e. f. = casata : per famiglia no- 
bile, tutte le famiglie del medesimo 
parentado. 

càsàsS; V. rifl. = accasarsi, metter su 
casa: specialm. quando si prende moglie. 

càscàda^ s. f. = cascata : di una caduta 
d'acqua in un fiume e anche dei tor- 

• renti di montagna che precipitano a 
picco. 

càscàinpètt, s. m. = picchiapetto : pen- 
zolo d'oro d'argento, ed ogni orna- 
. mento che, appeso alla catenella, ricade 



sul petto, piu'chè non sia né croce, né 
oriuolo. Vedi brelòcch. 

càscàmm, s. m. pi. = cascami, rigaglie : 
nome collettivo della sinigheUa, dei 
bozzolacci, che non sono vera seta. 

1) I ritagli e gli avanzi di checches- 
sia, come del falegname, del calzolaio 
e sim. che ormai non servano quasi piìi. 

cascamòrti * s. m, = cascamorto : nella 
locuz. ; fa el càscànidrt = fare il ca- 
scamorto : stare d' intorno ad una donna, 
guardandola con un'espressione di te- 
nerezza languida e affettata. 

càsciàj v. alt. = cacciare. 

1) Mandar via, far uscir da un luogo 
minacciando e anche usando la forza ; 
l' hoo càscicM foRura de cà = l' ho cac- 
ciato fuori di casa. 

2) Scacciare : càscia vìa i bruti 
pensér = scacciare i brutti pensieri. 

3) Metter dentro, far entrare per 
forza ; * han càsciaa in preson = li 
hanno cacciati in prigione : ovvero con 
poco garbo, con poca convenienza ; el 
càscia i mtin de per tìltt = caccia le 
mani da per tutto. 

4) Balestrare : fig. mandare uno che 
non se 1' aspetti e con suo disagio a 
stare in un paese diverso e lontano ; 
m'han càsciaa in Sicilia = m' han 
balestrato in Sicilia. 

5) càsciti già = ingollare, trangu- 
giare. 

6) càscia §ii = rampognare, rim- 
brottare, sgridare. 

7) càsciti fceura = piolare : di grani, 
semi, ecc. ; cominciare a germogliare. 

8) Incalzare : fare urgenza. 

9) Estendere : delle radici delle piante 
quando si sviluppano e crescono rigo- 
gliose. 

10) Rendere : di fuoco ardente ; là 
càèèta là càscia tròpp = la cassettina 
rende troppo. 

11) Spicciare : di botti, e sim. che 
gittano forte. 

càsciàbàll, s. m. = ciancione, chiac- 
chierone; anche sballone : chi le sballa 
grosse. 

càsciàciòd, s. m. = cacciatoia : ferro 
per cacciar bene addentro i chiodi ed 
anche per cacciarli fuori. 

càsciàcuni, s. ?ìi. = cacciatoia : termine 
di tipografia, ferro a conio che serve 
per sti'ingere od allentar le forme. 

càscìàda, s. f. = gettata, germoglia- 



cas 



— 195 — 



mento : delle piante, delle radici che 
si sviluppano e crescono con rigoglio. 



càscìàuàS) s. ni. = ficcanaso, entrante : 

chi si impiccia e indiscretamente nelle 

faccende degli altri. 
càsciàss, V. rifl. = ficcarsi ; càsciàss 

on dìt in d'ori ceucc = ficcarsi un dito 

in un occhio. 

1) Cacciarsi, càsciàss in del eoo = 
cacciarsi, ficcarsi in capo o in testa : 
imprimersi beno e anche ostinarsi a 
credere o a volere. 

2) Entrare, facendo qualche sforzo, 
e dove non si dovrebbe, e anche tanto 
da non esser visto ; el s'è càsciaa in 
là fòla = si cacciò nella foUa : di per- 
sona cosa che non si trova ; dòe te 
se ctLscet tiitt el di che te ée véd mài ? = 
dove ti ficchi tutto il giorno che non 
ti si vede mai? 

3) sàvi nò dòe càsciàés = non sapere 
dove ficcarsi : di persona che fa di tutto 
per non esser veduta. 

4) càsciàsé in d'on àfàri = cacciarsi 
in un affare: entrarvi per forza o con 
poca previdenza. 

5) càsciàés de per tiitt = ficcarsi per 
tutto : di chi, senza esser cercato, si 
introduce nelle case, compagnie e sim. 
con fine di interesse. 

6) Accorarsi, crucciarsi, appassio- 
nai'si, accasciarsi : sentir vivo dolore, 
quasi ascoltarlo troppo, abbandonarcisi. 

7) el primm che è' è càsciaa V è 
mòrt = il primo che si accorò è morto : 
per diro che è meglio non accorarsi 
delle cose di questo mondo. 

8) te se càsct ? = modo volgare per 
dire: non intrigartene, non occupartene ; 

j.ciò non ti spetta. 

9) mi me ctisci ! chi casca, casca ! 
in segno di indifferenza, talvolta affet- 
tata, per le disgrazie degli altri. 

10) casciàsen minga = imbubbolarsi ; 
non curarsi ; non cui'arsi di cosa o per- 
sona, tenerla per nulla. 

càscìàTit, s. m. = cacciavite : piccolo 

istrumento di ferro da stringere le viti 

e allentarle. 
1) Si chiama volgarmente càsciàvìt 

anche il cappello del prete. 
.càscìn, s. m. = bracchiere : chi guida i 

bracchi ad appostar la selvaggina. 
càscmìr, s. m. = cascimirra, casimirra : 

sorta di stoffa per panni, da Cascemir 

nome di un regno asiatico. 



càscnè, s. m. = golettone : lo stesso che 
sciarpa, ma più fine ed elegante. Dal 
frane, cache nez. 

càsee, s. m. = caciaio : chi fa il cacio. 
1) Caciaiolo : chi lo rivende. 

càsegriaa, s. m. = casamento : casa piut- 
tosto grande con parecchi quartieri. 

càséla, * s. f. = casella : ogauno degli 
spazi compresi tra piii linee verticali 
tagliate da altre orizzontali, nei libri 
dei conti. 

1) Anche gli scompartimenti di una 
cassetta o altro mobile per tenervi og- 
getti che non devono mescolarsi. 

2) Manellino : ogni fascette della fra- 
sca dei bachi da seta. 

3) Il covone di lino, prima che sia 
raccolto. 

4) Colletta : ogni buco nei favi degli 
alveari. 

5) vègh càsula = essere appaltato alla 
posta delle lettere. 

6) fa càsèla = far Casina : de' bam- 
bini che siedono contornati di sedie 
cosi da parer loro d'essere più sicuri e 
quieti. 

càselàut, s. m. = guardia : V uomo che 
ha in custodia un tratto di strada fer- 
rata. Vedi càntouér. 

càsèll) s. m. = bottino. 

1) Steccato del fornello dove allogasi 
la caldaia per fare il cacio lodigiano. 

2) Casotto : quello che serve di ri- 
covero e talvolta anche di casa alle 
guardie delle sti'ade ferrate. 

càsér, s. m. = cassiere : chi tiene la 
cassa dei danari. Il femm. càséra. 

càséra, s. /".= caciaia, formaggeria: luogo 
dove si ripone il cacio per venderlo. 

1) Cascinaia: la moglie del cascinaio. 

2) Caciaia: la donna pratica del far 
cacio. 

casèrma, * s. f. = caserma : fabbricato 
per alloggiarvi soldati e qualunque edi- 
fizio che serva anche temporaneamente 
a quell'uso. 

càsermér, s. m. = custode di caserma. 

càsèta, * s. f. = casetta, dim. e vezz. 
di casa. 

càsèta, * s. f. = cassetta, dim. di cassa. 

1) Specie di scatola dove si mette 
per qualche fenditura qualcosa per le- 
varlo a comodo ; là càéèta di lèter = 
la cassetta delle lettere. 

2) Arnese da tenerci il foco con co- 
perchio e ribalta bucherellato e rico- 



cas 



- 196 - 



cas 



perto a volte con una rete d' ottone ; 
le donne 1' adoprano per scaldarsi i 
piedi. Anche: cassettina. 

3) càsètt de fior = cassette da fiori: 
dove si tengono invece dei vasi. Si 
dice anche de' piedi grossi e gi'ossola- 
mente calzati, quasi somigliassero a cas- 
sette da fiori. In tale significato anche 
càsètt de pàmporsìn. Chi ha tali piedi 
dicesi : ben piantato. 

4) càsèta di lègn = camminiera : cas- 
setta con ribalta per tenervi i pezzi da 
ardere al caminetto. 

5) Botteghino : armadietto de' pic- 
coli merciaioli ambulanti che essi por- 
tano appeso dieti'O le spalle. 

6) Quel tanto che uno ha da spen- 
dere indipendentemente dall'andamento 
generale degli affari di famiglia, sociali 
e sim ; spend de là eoa càèeta = spen- 
dere della propria cassetta particolare. 

càsetèra, s. f. = scannello : specie di 

stipo armadio da riporvi scritture o 

altro. 
càsetìiia, * s. f. = cassettina : sottodim. 

di cassetta. 
càseton, s. m. = cassetta : recipiente che 

consiste in un piano con quattro sponde 

che si incastra in un mobile e si tira 

per levare o metter robe. 
càsètt, * s. m. = casette, dim. e vezz. 

di caso. 

1) càsètt mir^bil = diciamo di chi 

per qualche verso è ridicolo. 
càsètt, * s. m. = cantera, cassetta ; i 

càsètt del ciimo = le cantere del canterale. 

1) Tiretto, cassetto, cassetta piccola. 

2) Cassetta : quella parte della car- 
rozza dove siede il cocchiere. 

càsìii, * s. m. = casino: casa di cam- 
pagna piuttosto elegante. 

1) Luogo dove si riuniscono persone 
civili con stanze di lettura, conversa- 
zione, gioco e altri divertimenti; càstn 
di ndbil, di negositlnt = casino dei no- 
bili, dei negozianti. 

2) Una combinazione del gioco del 
biliardo, per cui una paUa o tutte e 
due toccano il pallino. 

Casina, s. f. = cascina: prato con stalle 
e un fabbricato annesso dove si fa il 
formaggio e il buiTO. 

1) Casale : mucchio di piccole case 
in campagna. 

2) Capanna, pagliaio : specie di tet- 
toia, le più volte sopra la stalla. 



3) Iperb. biccicucca : casa piccola e 
di meschina apparenza. 

càsìnàtt, s. m. = cascinaio : abitatore di 
cascina. 

càsinèll, s. m. = cascinello : nei ca- 
panni camperecci di legno e paglia 
chiamasi così tutta quella soffitta che 
li tramezza per dare posto al fieno. 

casinòtt, s. m. = capanotto, pegg. di 
cascina. 

càsiroenla, s. f. = cazzai'ola e casserola : 
arnese da cucina per cocerci gli umidi. 

càsoeùla, s. f. = cazzola, mestola. 

1) Arnese con cui il muratore prende 
la calcina e la sbatte sul muro dove 
ha da attaccare. 

2) Vivanda fatta mescolando più 
cose, e specialm. carni di porco con 
verdure di varie specie. Non usa in 
Toscana. 

càsòn, * s. ni. = casone, acci', di casa : 
casa molto grande, ma non bella. 

1) Burraia : stanza nella quale si fa 
il cacio e il burro. 

càsòn, * s. m. = cassone : accresc. di 
cassa. 

1) Frullone : quello in cui sta il bu- 
ratello. 

càsotà sii, V. att. = cazzottare : dar caz- 
zotti . 

càsotèll, s. m. = capannuccia, dim. di 
capanna. 

1) càsotèll di p&i = casotto dei polli. 

càsòtt, * s. m. = casotto : torricella di 
legno murata, aperta davanti, da 
starci un uomo in piedi. 

1) Capanno : quello dove sogliono i 
contadini stare a guardia del fieno, e 
anche piccolo riparo di frasche o di 
paglia nelle tese dove si nasconde l'uc- 
cellatore. 

càsòtt, s. m. = cazzotto, scapelotto: colpo 
dato altrui col pugno chiuso e sotto- 
mano, anche a mano apei-ta. 

caspi, s. m. = stretta, stretto : quanto 
vino il torchio spreme in una volta. 

càspita, esci. = cappita, cappiterina, cap- 
piteretta : esclamazione di meraviglia. 
Dicesi anche, ma piìi efficacemente 
ciòsca. 

càstàn, s. m. = castagno : albero da 
frutto : castanea vesca. 

1) Il legno del castagno. 

2) color cààttin o càstdn = color ca- 
stagno castagno : simile a quello della 
barba e degli occhi dell'uomo; càstdn = 



cas 



- 197 - 



cat 



agg. si dice di chi ha i capelli color 
castagno. 

3) càètàn d' India = castagno d'India, 
ippocastano ; aescidus hippocastanum. 

càstànìl, s. m. = castagneto : luogo sel- 
vato a castagni. 

càstègrna, s. f. = castagna : il frutto del 
castagno ; eàstègn pèét = castagne sec- 
che, marron secchi, })iii com. anche 
vecchierelle : fatte prima seccare nel 
seccatoio e poi sbucciate e mondate 
della pelliccia o sansa. 

1) farina de eàstègn = farina di ca- 
stagne, e più com. farina dolce, farina 
neccia. 

2) càètègna à lèse = ballotta : casta- 
gna lessata colla buccia. 

3) ona fila de eàstègn = una resta 
di castagne. 

4) eàstègn crodiroeul = castagne ca- 
scaticce : quelle che cascano da se dal- 
l'albero. 

5) eààtègn che s'cidpa in l' àeqim = 
castagne colatie. 

6) càstègna éetembrìna = castagna 
primaticcia. 

càstegruàtt, s. m. = castagnaio : che vende 
le castagne. 

càstegriioeùla, s. f. = castagnola : pallot- 
tola di carta legata a più doppi con 
spago e piena di polvere pirica. 

1) Peretta, pallottole a spunzoni che, 
poste sulle groppe ai cavalli, li stimo- 
lano al corso. 

2) Castagnetta, nacchera : ognuna 
delle due assicelle interposte fra le dita 
e fatte sonare dai ragazzi come un 
tambui-o. 

3) ^ eàstegno?ul, pi. = le manette : 
strumento con cui gli agenti di polizia 
stringono le mani della persona arre- 
stata. E però più usato i mànétt. 

càstèi, s. m. pi. = cappe, capanelle : 
mucchietti formati ciascuno di quattro 
noccioli, noci, castagne o sim., nei quali 
si tira giocando a noccioline o a nocino. 

càstelètt, * s. m. castelletto, dim. di ca- 
stello. 

1 ) càstelètt de disi = telaio : ordigno 
dei legatori di libri per unire i fogli 
da rilegare. 

2) Cappa. Vedi càstèi. Se il muc- 
chio è di due noci: galletto. 

Càstèll, * *'. m. = castello : vasto edifìzio 
a uso abitazione con avanzi di antiche 
fortificazioni, torri, mura, ecc. 



1) fa i càstèj in ària = fare ca- 
stelli in aria. 

2) irà in eàstèll = mettere in ca- 
stello : mangiare. 

3) el eàstèll de V ingùria = la parte 
centrale del cocomero levata con un 
tubo cosi che se ne leva un cilindro. 
Non tagliano così il cocomero in To- 
scana. I Veneziani dicono : cuore. 

càstigàmàtt, * s. m. = castigamatti, 
conciateste, castigapazzi. 

càstóu, * s. m. = castone : parte del- 
l'anello nella quale è legata la pietra. 

castra, v. alt. = castrare : levare all'ani- 
male parte degli organi della genera- 
zione, per cui è incapace a riprodurre 
la specie. Dell'uomo : evirare. 

càstraa, s. m. = castrato, castrone morto : 
agnello castrato, macellato per servir 
da vivanda. 

càsfipola, * s. f. = casipola, casupola : 
casetta misera. 

càsìiràda, s. f. = mestolata : quanta roba 
entra in un mestolo. 

càsiiréra, s, f. = mestola : arnese con 
cui si schiuma la ricotta bollente e la 
si leva dal siero. 

càsiiroii; s. m. = mestolone, palettone, 
anatra selvatica, fistione ; anas cly- 
pcata = uccello acquatico. Anche cà= 
siiròtt. 

càsiiii, s. m. = mestolo, romaiolo : cuc- 
chiaio grande di legno. 

1) àvè màngiaa el giildìsi coni el 
càsiiit = avere il cervello sopra la ber- 
retta, nelle calcagna, o nelle gomita : 
aver poco senno. 

2) fa el càsilii = far greppo : dei 
bambini quando vogliono cominciare a 
piangere. 

3) à s'cèpa càSilil = a rotta di collo, 
modo avverb. 

4) Guscioni : le castagne vuote e 
concave che si trovan talvolta nel riccio. 

càtà) V. att. = acchiappare : cogliere uno 
all' improvviso, dove si crede più si- 
curo. Anche: cogliere, staccar dall'albero. 

càia (vàtel à) = indovinala grillo : in- 
dovinala se puoi. 

càtàbréga, s. f = bolli, bolli, parapi- 
glia : confusione di gente, chiassosa. 

càtàdòr, s. m. = coglitore : chi coglie o 
raccoglie frutti. 

càtàfàlch, * s. m. = catafalco : ediflzio 
di legname contornato di ceri pei fu- 
nerali. ; 



cat 



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cay 



1) Per celia cerimonie, complimenti. 

càtàf ìgh, s. m. = brocca : lunga canna 
fessa da coglier fichi. 

1) Arnese per raccoglier la cera che 
sgocciola dalle candele e dai ceri in 
chiesa. 

càtàlogh,^* s. m. = catalogo : registro 

in cui con un determinato ordine son 

descritti i nomi di più cose congeneri. 

1) mètt à càttlogh = catalogare : 

iscrivere cose congeneri nel catalogo. 

càtànàj; s. m. = canchero : di arnese o 
strumento qualsiasi sconquassato e che 
non faccia al bisogno. 

càtàràta, «./". = cateratta : cecità di- 
pendente da un umore che vela il cri- 
stallino dell'occhio. 

Càtàroeù; s. m. = corbellino : panierino 
di vimini a bocca dentata fermato in 
cima d'una sottile asta, serve a cogliere 
frutta e specialm. quelle in vetta e che 
non si possono abbacchiare. Qualche 
volta si fa anche di latta. 

càtàster, s. m. = catasto : libro in cui 
sono descritti i fondi stabili del paese, 
colle necessarie indicazioni. 

càtàstrin, s. m. = catastino : 1' estratto 
del catasto riguardante ogni singolo 
fondo. 

càtà su (dà via dì) = andare per darne 
e toccarne : far come i pifferi di mon- 
tagna. 

càtedra, * s. f. = cattedra : il luogo dove 
sta il professore a far lezione. 

1) mètes in ctttedra = impancarsi a 
professore. 

càterineta, s. f. = vaccuccia : magra 
vacca da macello. 

càterinètt, s. m. = pappi : lanugine del 
seme di alcune piante, la quale al mì- 
nimo soffio svolazza. 

càterinin di costàioeur = la secca, la 
morte secca, la morte. Volgare. 

càtiv, * agg. = cattivo : che non ha buone 
qualità: detto di pers. d'animali e di 
cose. E il contrario di bòn. 

1) D'animali vale sempre con visi 
bratti che non ci si può fidare. 

2) Di strada : che ci si passa male. 

3) Di libri, leggi e sim. vale mal- 
fatti, pericolosi. 

4) càtiv sègn = cattivo segno : che 
non da buon indizio. 

5) vègh càtiv éttngu coni min = aver 
cattivo sangue contro uno : averci av- 
versione. 



6) càtiv umor = cattivo umore : es- 
sere inquieto, nervoso. 

7) cdtìv temp = cattivo tempo : pio- 
voso in qualunque altro modo di- 
sturbato da intemperie. 

8) càtiv moment = G&ttìvo momento, 
non opportuno. 

9) mar càtiv = mare cattivo : in 
burrasca. 

lOj oeitce de càtiv = occhio bieco. 
11) fa deventà càtiv = incattivire : 
far divenir cattivo ; provocare ad ira. 

càtivéria, * s. f. = cattiveria : azione da 
cattivo, da birba. 

1) La qualità e natura di cattivo : 
anche cattivezza. 

càtòj, s. m. = gattabuia, catorbia : la 
prigione. 

càtdlega, (bàtt là) = andare all' accat- 
tolica, andare accattando. 

càtòlich, agg. = cattolico: della religione 
cristiana romana. 

1) Sost. , chi professa la religione cat- 
tolica. 

càtràmm, * s. m. = catrame : specie di 
resina che si cava dagli abeti e dai pini. 
1) Quell'avanzo nero nella distilla- 
zione del carbon fossile per l'illumi- 
nazione. 

càtt ! esci. = caspiteretta ! caspiterina ! 

càiisa^ * s. f. = cagione, causa, ciò che 
produce un effetto ; quél fiostù l'è staa 
là colisa dela riiìna de so pàder = quel 
figliuolo è stata la cagione della rovina 
di suo padre. 

1) in càiisa de... a cagione di... ac- 
cennando quello che è stato la cagione 
del male. 

2) per càiisa tóa, mia, nòstra, ecc. 
= per cagion tua, mia, nostra, ecc. 

3) àocàtt di càiis pèrs = avvocato di- 
fensore delle cause cattive. 

càiità; V. att. = far cauzione, cantare, as- 
sicurar di non iscapitare. 

1) càiltàsà = rifarsi, riscattarsi, pre- 
venire ogni danno proprio con cauzione. 

càv, s. m. = conca, fossetta: quella con- 
cavità che ha il cavai vecchio sopra le 
sopraciglia. 

1) Cavo: cavità naturale o artefatta. 

2) Posso, gora: canale per cui si cava 
l'acqua dai fiumi o si riceve di dove 
che sia per far andar molini o altre 
macchine. 

càra^ * s. f. = cava, miniera : luogo da 
cui si cavano i minerali e i metalli. 



cav 



-199 - 



CET 



1) Fiosso: la maggior incavatura dal 
lato interno del piede. 
cava,* V. alt. = cavare, prender fuori mi- 
nerali metalli da una cava. 

1) Levai'e, toglier fuori qualche cosa. 
Si dice dei denti , dei guanti, delle 
scarpe. 

2) càvtL el càpèll = levarsi il cappello. 

3) Attingere; dell'acqua : prenderne 
via la quantità occorrente agli usi do- 
mestici, da pozzi e cisterne, dalla fonte, 
dal fiume-, cava l'acqua àia tromòn = 
tirarla su, (non attingerla). 

4) Di vino, cavarlo dalla botte, dal 
tino. 

càTàbiisción, s. m. = cavatui-accioli, ca- 
vatappi, cavastopacciolo : ordigno con 
cui si sturano le bottiglie, 

càràda, * s. f. = carata: la dote di clii 
sa da un istrumento cavar tutto e bene 
il suono. 

1) Scappatoia: sotterfugio o scusa per 
trarsi fuori da qualche impiccio. 

càTàdént, s. m. = cavadenti, dentista in 
senso un po' spregiativo. 

càvàdin, s. m. = cavaino: specie di ta- 
naglia con cui si tengono saldi i ferri 
noi fabbricarli. 

càyàdina, s. f. = scappatella, scappatoia, 
scappavia; di discorso specialmente. 

càvàdór, * s. m. = cavatore : colui che 
cava la seta. 

càvàdóra, * s. f. = palancola: tavola sulla 
quale sta il renaiuolo a cavar la sabbia 
e la ghiaia. 

1) Ferro da cavar le forme dalle 
scarpe. 

càyàgn, s. ni. = paniere, canestro, cesto: 
arnese per lo più di vimini, con ma- 
nico da tenervi e portar entro robe. 

cavagna, s. f. = canestra, canestro: re- 
cipiente di vimini o strisce di legno 
intessute, più largo che fondo, con due 
staffe dalle parti che servono da ma- 
nichi. 

1) in versee chi vdsa pilsee là cava- 
gna l'è sóa = fra gli ineducati la ra- 
gione è di chi grida di più. 

càvàgnàda, s. f. = canestrata: quanto ne 
può entrare in un canestro o in una 
canestra. 

càvàgnàtt, e càvàguee, s. m. = panie- 
raio, canestraio: chi fa e vende cane- 
sti'i, canestre, ecc. 

càvàgnèta, s. m. = canestruccio, dim. 
di canestro. 



càyàgnin, s. m. = canestrino, dim. di 

canesti"0. 
càvàgnoeù, s. m. = panierino, canestrino, 

dim. di canestro, di paniere. 

1) ógni fèoeu el nasi coni el càvà- 

gnoeu = ogni figlio, nascendo provvede 

all'abbondanza. 
càvàgnoeùla, (giiigà ala) = fare a ca- 

vagnola: specie di biribisso. Gioco che 

si fa con pallini, numeri e figure. 
càvàgnorìn, s. m. = canestrettino, pa- 

nieruzzolo. Sotto dim. di càvtLgn. 
càvàgiiòtt, s. m. = canestrone. Accresc. 

di càvtLgn. 
cavala, s. f. = cavalla: la femmina del 

cavallo. 
càvàlànt, s. m. = cavallaro, barocciaio, 

corriere. Chi conduce carretti e cavalli. 
càvàleeji s. m. = baco da seta. Vedi bi- 

gàtt. 
càvàlètt, s. m. = cavalletto, capretto, 

trespoli: serve a molti mestieii: al bot- 
taio, ai negozianti di vino, fornaciai, 

venditori di legna, ecc. 

1) Nei carrettini specie di bilico a V, 
per reggere in bìlico il carro senza ca- 
valli. 

2) Cavalletto o leggio da pittori, quello 
sul quale i pittori posano le loro tele 
per dipingervi. 

3) Panca: arnese su cui si lavorano 
i pettini. 

4) Ciascuno dei sostegni di ferro su 
cui posano le assi del letto , sulle quali 
si pone il pagliericcio. 

5) Fattorino: ferro dentato che regge 
la punta dello spiedo. 

càvàléta,* s. f. = cavalletto, torto, in- 
ganno, sopruso, ingiustizia. 

àcvàlètòn, s. m. = pietica : ordigno di 
che si servono i venditori di legna per 
segare pedali, toppi, ecc. 

càvàliér,* s. m. = cavaliere: chi è insi- 
gnito d'una croce di cavaliere. 

1) càvàliér sèrv'ént = bracciere : chi 
accompagna una signora, dandole il 
braccio per occasione, o meglio abi- 
tualmente. 

2) càvàliér del dént = cavaliere del 
dente: per celia chi fa lo scroccone, chi 
uccella a cena o a desinare. 

3) càvàliér d' indÈMria = cavaliere 
d' industria ; truffatore, baro. 

càTàlin^ s. m. = cavallino, dim. di ca- 
vallo e vezzegg. cavallo piccolo e gra- 
zioso. 



car 



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cav 



1) gitigà à càràlin = lo stesso che 
giocare a campana e maii;ello. Vedi càiu* 
pana. 17). 

2) giiigà à pimpììi, càvàlìn = fare a 
pimpino cavallino, a mona luna. Indo- 
vinare in qual mano è nascosto un og- 
getto dicendo: pimpin càvàlìn, sòta ài 
pee del tàolln, pan pòss, pan frèsch, 
induina che l'è quèét. Oppure pimpin 
càvàlìn, acqua calda, tLcqua fregia Un 
ti quèst, dàmm à mi quèét. Oppure 
pimpin càvàlìn coni tré etera de mo- 
lìn, 2}dn*cdld, pidn frèsch, tén ti quèst, 
dàmm à mi quèst. Oppure pimpin cà- 
vàlìn, va à tceiì l'acqua ài fontànìn, 
va à tocil l'acqua a là fontana, jnm- 
pìn Mariana. I Toscani dicono: pero, 
pero, dimmi il vero, non mi dire una 
bugia, bada ben che questo sia. 

càràlina, s. f. = cavallina, dim. femm. 

di cavallo. 

1) giiigtl à là càràlìna = fare a porta 

ragazzo. 
càràll; * s. m. = cavallo; equus caballus; 

quadrupede domestico che serve a molti 

usi dell'uomo. 

1) cavali che tra = cavallo che cal- 
citra; che filàa el cim = che fa il salto 
del montone. 

2) cavali che g'hà là pitLga del spe- 
rmi = cavallo travagliato dalla spronala. 

3) cavali che va bhi de contràpttss 
= cavallo ambiante. 

4) cavali ombriòs = cavallo che ha 
ombra. 

5) cavali de pàisàn = cavallo da cam- 
pagna. 

6) àndtL à cavali = cavalcare, mon- 
tare a cavallo. 

I) el cavali el fa de màtt= il cavallo 
imbizzarisco. 

8) vèss nò ti cavali del Ohinéla = 
non essere l'asino marrone ; quel che 
fatica maggiormente nel tirare il carro. 

9) vegnì giò de cavali = scavalcaro, 
scendere da cavallo. 

10) stti à cavali = stare accavalcioni, 
accavalciare : sedere inforcando colle 
gambe la cosa sulla quale si siede. 

II) vèss à cavali fig. = essere a ca- 
vallo, a posto: esser giunto al proprio 
intento, averne il vantaggio. 

12) à cavali donaa no se ghe guarda 
in hòca (Vedi bóca, 31). 

13) spHa cacali che l'èrba là erèsa 
= aspetta, cavallo, che l'erba cresca: 



quando ci prometto n vantaggi che ver- 
ranno assai tardi. 

14) cavali di càlsòn = scoscio, fondo, 
incavatura tra le gambe dei calzoni. 

15) cavali de scòca = cavallo a don- 
dolo: quello di legno su cui montano 
i ragazzi e vi fanno come un' altalena. 

16) Pezzo grosso nel gioco degli 
scacchi. 

17) cavali déla nòs = anima: lami- 
netta legnosa e pieghevole che sta fra 
gli spicchi del gheriglio. 

càTàlòn, s. m. = cavallotto, accresc. di 
cavallo. 

1) fa el càvàlòn = giocai'e al cavallo: 
dei bambini che si fanno trottar sulle 
ginocchia. 

càràmàcc, s. m. = smacchiatore: chi to- 
glie le macchie agli abiti e alle stoffe. 

cavasela, v. neutro = battersela, coglier- 
sela, pigliar le gambe, sgabellarsela. 

1) Uscirne, eludere, evitare scaltra- 
mente un obbligo. 

càvàstàchètt, s. m. = cavabullette: strum. 
riflesso in ima parte ad uso di levar 
bullette. 

càvàstòpa, s. m. = cavastoppa : arnese 
di ferro col quale si estrae la stoppa 
dalla cannella di una botte. 

càvàstràsc, s. m. = cavastracci: piccolo 
arnese di ferro acconcio ad aggrappare 
lo stopacciolo e levarlo fuori della canna 
senza sparare il fucile. Coi fucili di 
nuovo modello disusa. 

càTàstrivàì, s. m. = cava-stivali: arnese 
per aiutarci a levare le scarpe. 

càvàsttddr, s. m. = stregghia: arnese di 
ferro dentato con cui si fregano e ri- 
puliscono i cavalli. 

càredàgua, s. f. = capitagna: testata di 
un campo che si ara per traverso. 

càvédeii, e càresàl, s. m. = cavedino, 
cavedano, cavezzino; cyprinus capito; 
pesce d'acqua dolce. 

càvelàss, v. rifl. = incrinare : delle sto- 
viglie che fanno screpolature sottilis- 
sime. 

càTèll; s. ni. = capello. Plur. càvèi = ca- 
pelli: i peli che rivestono la parte po- 
steriore e superiore del capo. 

1) fin come on càvèll = fine come un 
capello, finissimo. 

2) drisàss in pee i càvèi = arriciarsi, 
rizzarsi i capelli. Per orrore, racca- 
priccio, spavento. 

3) Per gran numero, quantità; el g'hà 



car 



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cav 



ptiéee dèbit che càvH = ha più debiti 
che capelli. 

4) tegnì vùn per i eàvH = avere, 
metter le mani nei capelli a uno. 

5) mUes i man in di càvH = met- 
tersi le mani nei capelli. 

6) ciàpàès per i càvH = accapigliarsi, 
azzuffarsi, darsele, ma con più ramore 
che altro: frase solita quando si com- 
bina un acquisto; se eiàpàrèmm minga 
per i càvèi = al momento di definir l'af- 
fare non litigheremo. 

7) Anche tiràss per i eàvH = tirarsi 
per i capelli. Trattare, dibattere le con- 
dizioni d'un contratto sforzandosi ognu- 
na delle parti di ottenere patti più van- 
taggiosi. 

8) tocti ntinca on càvèll à vùn = non 
torcere un capello a uno, non fargli il 
più piccolo dispiacere, la più piccola 
offesa. 

9) vèghen fm desoràvìa di càvèi = 
averne fin sopra i capelli. Di pers. e 
di cose, esserne sazio, stufo. 

10) per i cinqu càvèi o per i cìnqn 
= all'altra! mancò poco, è mancato poco; 
rèse per ì clnqit càvèi = staro, essere 
a un dito, a un pelo, a un capello. 

11) i càvèi = la capigliatura; eoo de 
càvèi = capigliatura folta, abbondante. 

12) fàss tàià i càvèi = farsi i ca- 
pelli. 

13) càvèi rirniés = capelli posticci, 
finti. 

14) on filsoeil de càvèi = una cioc- 
chetta di capelli. 

càvèss, s. m. = scampolo : un pezzo di 
tela di stoffa non molto lungo. 
1) Agg., ravviato, ordinato. 

càvèsà V. att. = ravviare, ordinare, ras- 
settare. 

càvèsa, s. f. = cavezza: parte della briglia. 
1) tegnì àia càvèsa = tenere a ca- 
vezza: tenere in soggezione con rigore. 

càvèsàda, s. f. = ravviamento, rassetta- 
mento: il ravviare, il rassettare. 

càyèsoeù, .s. m. = scampolo: l'ultimo pezzo 
che resta di una pezza già tutta ven- 
duta. 

cariai,* s. m. = caviale : sorta di vivanda 
fatta con ova di pesci di mare. 

càrice, s. m. = cavicchio, cavigliuolo, 
beccatello: ognuno dei pinoli dei capel- 
linai e dogli attaccapanni. 

1) càvicc ingèsaa in del mùr = zin- 



gonceUo, beccatello; cavicchio piantato 
nel mui'o. 

2) vègli el càwtcc fig. = essere for- 
tunato, aver molta fortuna. 

3) Spillo: pernietto di legno con cui 
si tura il forellino che si fa in qual- 
siasi luogo della botte o del tino, per 
assaggiarne il contenuto. 

càvigree, s. m. = cavigliatoio: quella trave 
a più cavigli, a cui i macellai i salsic- 
ciai, e sim. appiccano i pezzi delle carni 
macellate. 

càvìgia, s. f. = caviglia : la parte sotto 
il malleolo o la noce del piede. 

càrig'iaa, agg. = affortunato: che ha molta 
fortuna. 

càvigioefila, s. f. = mastiolo tondo: nome 
di quelle vitine colle quali si usa fer- 
mare i cerchioni sui quarti delle rote 
da carrozze ed anche assodar altre 
parti. 

càrigrióu, s. m. = cavicchiotto: accr, di 
cavicchio. 

1) Nato vestito, un fortunato, assor- 
tito. 

càvigioràtt, s. m. = colui che fabbrica 
i mastioli (càvigiosùl). 

Càrii del formentón, = barba, capelliera 
del grano turco, quella nappa o ciuffo 
di fili rossicci, capellifonni che escono 
dalle glume della pannocchia e pen- 
dono dalla cima di questa. 

càrióii, s. m. = zazzerone, capelluto : 
detto di chi ha abbondante la chioma. 

càrolflor, s. m. = cavolfiore : hressica 
caidiflora. Specie di legume. 

càroriii, s. m. = Vedi càoriu. 

càvra, s. f. = capra: animale domestico 
che dà un buon latte : è la femmina 
del capro o becco. Per enfasi ; sii de 
càver = luoghi da capre, selvaggi, sco- 
scesi, alpestri. 

1) sàhà là ctxra e i vere = salvar 
la capra e i cavoli. 

2) Corrente di legno su quattro gambe 
che formano come due V arrovesciati. 
Serve a molti usi nelle arti e mestieri. 

3) de càvra = caprino, di capra; làtt 
de càvra = latte caprino. 

càvree, s. m. = capraio: pastore di capre. 

càrréta, s. f. = capretta, dim. e vezz. 
di capra. 

1) Maniglia, manico di sega grande. 

càyrétt, s. m. = capretto, dim. di capro: 
Il parto della capra non ancora spop- 
pato. 



cav 



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cer 



1) Agnello ; quello che usano man- 
giare i cattolici per Pasqua. 

càTriàda, «./".= cavalletto: congegno di 
tre travi, e altri legni, ordinati in trian- 
golo verticale ; è parte principalissima 
della travatura ed è posto a intervalli 
nella lunghezza del tetto. 

càTrioeù, s. m. = capriolo: animale sel- 
vatico del genere dei cervi, 

lì rèss àlégher come on càvri(BÙ = 
essere molto allegro e vispo. Segnat. 
dei ragazzi. 

2) Viticcio: il liccio che è sulla cima 
e lungo il tralcio delle viti, che s'at- 
torciglia attorno ai sostegni. 

càvriceùla, s. f. = vitalba; clematis vi- 
talba; erba perenne. 

càvrón, s. m. = capro, becco, il maschio 
della capra. 

cèj = étti in éiil per ce = stai'e sull'eti- 
chetta, sulla punta di forchetta. 

cece, s. m. = sizerino; frin%,illa linaria. 
V. càrdinàlìn cècé. 

cèd, V. att. = cedere. 

1) Darsi per vinto. 

2) Rinunziare volontariamente a fai' 
uso della nostra forza e del nostro po- 
tere. 

3) Confessarsi da meno. 

4) Di malattie; là féver là voeùr min- 
ga céd = la febbre non vuol cedere. 

5) Di cosa che non resiste all'urto, 
al peso. 

6y Rilasciare senza interesse. 

cédola, s. f. = cedola : breve obbliga- 
zione verso un altro, dichiarazione, or- 
dine commissione. 

cèdov, agg. = ceduo: di bosco, macchia, 
selva, pianta ohe si taglia periodica- 
mente. 

cedraa, s. m,. = cedi-o candito: specie di 
limone cotto allo sciroppo di zucchero. 

celebra,* v. att. = celebrare: della Messa, 
dirla. 

1) Di feste pubbliche e private e del 
matrimonio. 

celebritaa,* s. f. = celebrità ; vèss dna 
celebritaa = essere un uomo celebre. 

celést,* agg. = celeste, azzuiTO : di co- 
lore, simile a quello del ciel sereno. 

céinbol, s. m. = cembalo, pianoforte : 
istrumento a percussione che si suona 
con una tastiera. 

ceinbolin, s. m. = armonica: strumento 
musicale con una specie di tastiera for- 
mata per lo più di lastre di vetro, sulle 



quali si batte con una bacchettina fles- 
sibile che ha in cima una pallina di 
sughero. 

cemént, s. m. = cemento: specie di calce 
che all'acqua indurisce. 

cementa, v. att. = cementare ; unire col- 
legare col cemento. 

ceinpee, s. m. = Vedi centpee. 

céns, s. m. = censo, censimento ; stati- 
stica della popolazione. 

censi, V. att. = censire : fare il censi- 
mento. 

cent, agg. num. = cento: num. cardin. 
dieci diecine. 

1) Per dir molto; te l'ìioo dìtt cent 
vòlt = te l'ho detto cento volte. 

centenee, s. m. = centinaio. Anche cen- 
téna, s. f. numero di cento. 

centfoetìj, s. m,. = millefoglie, millefo- 
glio; achillea millefolium ; pianta pe- 
renne. 

centimbòca, s. m. plur. = avannotti, 
unguanotti: nome collettivo d'ogni sorta 
di pesci appena nati. 

1) Pesce minutissimo che sembra di 
latte. Anche giànchétt. 

centpee, s. m. = centogambe, millepiedi: 
insetto terrestre che ha molte gambe. 

centràlìsà, * v. att. = accentrai-e; far 
centro, ridurre al centro. 

cèntro,* s. m. = centro: punto nel mezzo 
del circolo equidistante da tutti i punti 
della circonferenza. 

1) La parte più centrale, più interna 
di un luogo, di un paese e di una città ; 
il punto dove si trattano più gli affari. 

ce-ò-co, s. VI. = codone, minchione, rapa: 
Uomo da poco e cervello grosso. 

céra, s. f. = cera: la materia che serve 
alle api per fare i favi. 

1) Le candele sim. fatte di cera. 

2) Pece, stucco : mistura sulla quale 
si applicano i pezzi da cesellarsi dall'ar- 
gentiere dall' orefice e simili. 

3) Il viso nell'espressione nel colore. 

4) vègh brUta céra e anche vèsé gid 
de céra = aver colorettucciaccio, aver 
mala cera. 

5) là céra l'è bdna = la sopracaiia 
è buona. 

6) Di buona accoglienza ; fa céra = 
far bon viso ; accogliere persone con se- 
gni di gradimento. 

7) on piàtt de bdna céra = un piatto 
di buon cuore. 

CeràTàll, s. m. = Chiai'avalle : nome prò- 



cer 



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cer 



prio di un paesello vicino a Milano 
celebre per una bella Certosa. 
cérca, s. f. = cerca, accatto : il chie- 
dere l'elemosina; fraa dèla cérca = 
frate accattone, cercante. 

1) cérca! imper. verb. = busca ! Di- 
cesi al cane da caccia. 

2) Cerca, chiassaiuola : canale fatto 
traverso ai campi per raccorrò e ca- 
varne r acqua piovana. 

cerca, v. alt. = cercare, chiedere. 

1) Adoprarsi, metter cura per trovar 
persone o cose che ci premono. Tanto 
vedendoci quanto tastando. 

2) Nel significato di chiedere si ag- 
giunge volentieri sii; cerca sii = ac- 
cattare, chiedere l'elemosina. Anche al 
sost. el cerca su = l'accattonaggio. 

3) cérca e che te cérca = frusta e 
rifrasta: dì chi cerca molto. 

cercària, s. f. = salamandra terrestre ; 
Incerta salamandra: rettile di color 
nero chiazzato in giallo, il cui apparire 
è tenuto presagio di pioggia. 

cercotà, v. att. = accattare, andare al- 
l'accatto: frequentat. di cerca. 

cercòtt, s. m. = cercante, cercatore : che 
cerca con insistenza e per abitudine. 
1) fraa cer coti = frate accattone, cer- 
cante. 

cèrcj^a, ceregàda, = s. f. = cherica, 
chierica: la parte del capo che i chie- 
rici tengono rasa. 

ceregàìa, s. f. = chiericheria : per cel. 
il complesso dei chierici ; molti chie- 
rici insieme. 

cèregh, cereg^hètt, ceregòtt, s. m. = 
cherico, cherichetto, chericotto; aba- 
tonzolo, abatuccio, abatucolo. Dispr. di 
abate. 

ceregliin, = fa i oeuv in cereghìn = af- 
frittellare le ova, friggerle ; mm in 
eereghin = ova al burro, al tegame. 

cerìn, s. m. = cerozza, cera allegra, 
gioviale. Anche bella, bona cera : dim. 
di cera. 

1) Cerino, candelina: anche fiammi- 
fero, purché sia dei moderni fatti di 
cera. 

cerniéra, .5. f. = cerniera, mastietto ; 
mastiettatara sottile di borse, tavolini 
e sim.^ e serve per chiuderli ed aprirli. 

ceroferàri, s. m. = vite : grosso cande- 
labro, per lo pivi a spira, portato da 
chierici in alcune cerimonie. 



cerógin (càndél de), = candele steari- 
che: depurate dal grasso. 

ceròs, agg. = piacevole, ilare, gioviale : 
che fa bona cera, bona accoglienza. 

ceròta, s. f. = cerona : sembianza gio- 
viale, aperta e indizio di buona salute. 

ceròtt, s. m. = cerotto: composto far- 
maceutico in cui entra per base la 
cera. 

cerùsegh, s. m. = chii-ui-go, chi professa 
la chirurgia. Ora meglio ceriìsigh * ; 
el piisee brtio ceriìsigh d'Italia, l'è el 
Botìni = il più valente chirurgo d'I- 
talia è il Bottini. 

1) dotór vece e cer&segh gioin = 
dottor vecchio e chirargo giovine : per- 
chè operi meglio. 

ceriisìa, s. /". = chirurgia : parte della 
medecina piii specialmente delle lesioni 
esterne e operazioni colla mano. 

cerusìsca, s. f. = spianuccio : quadi-ato 
da spianar la terra dopo la costeggia- 
tara. 

cèrt, * agg. = certo, indubitato. 

1) vèss cèrt = accertarsi. 

2) cèrt avv. = certo, certamente. 
Anche certàmént. 

certiflcaa, s. m. = certificato, foglio, 
fede, attestazione in iscritto. 

cèrto, s. m. = certo : per alcuna per- 
sona cosa indeterminata; el g'hà daa 
cèrti pòlver che g'han faa ben come = 
gli diede certe polveri che gli han fatto 
benissimo. 

Certosa, s. f. = Certosa: monastero di 
Certosini e specialmente quelli di Pavia 
e di Chiaravalle. 

céry, s. m. = cervo : ruminante bosche- 
reccio, con corna ramose, agilissimo al 
corso. 

1) corno de cèrv = polvere di corno 
di cervo : si usa a ripulire oggetti di 
metallo bianco. 

ervèla, s. f. = cervello : qucsllo d egli 
animali macellati per farne frittura o 
alti'o. 

cervelaa, s. m. = cervellate. 

1) Cervellata : grassa di porco e di 
manzo imbudellata con spezie, sale e 
cacio, che serve di condimento. 

2) Specie di susine giallognole, o- 
blunghe, dolcissime. 

cervelàrìa meglio cervelerìa, s. f. = 

pizzicheria, bottega da salumiere. 
cerrelee, s. m. = pizzicagnolo, salu- 



cer 



— 204 



che 



miere : chi vende salami, salumi e ge- 
neri affini. 

cervelètt , * s. m. = cervelletto : la 
parte posteriore del cervello dove co- 
mincia il midollo spinale. 

cervelìn, s. m. = cervellino, testolina 
amena : di poco senno, leggero 

cervèllj s. m. = cervello : il viscere rac- 
chiuso nel cranio degli animali. 

1) Tègh fòcch cervèll = aver poca 
testa. Anche: vègh el cervéll d' on iisèll 
= aver stoppa nel cervello. 

2) porta foeura de eervèll = cavare, 
levar di cervello : intronare la testa. 

3) tortiiràès el cervell = stillarsi, 
lambiccarsi il cervello. 

4) sbàsMé el eervèll = uscir di cer- 
vello, dar di volta, impazzire. 

cerveldtich, * agg. = fantastico, capric- 
cioso , cervellotico : di cosa di piu-a 
fantasia che senza ragione e senza ve- 
rità uno si cava dalla testa. 

cerTelòtìcamént, * avr. = cen-ellotica- 
mente, all' impazzata, a capriccio, di 
fantasia ; in modo cervellotico. 

cesa; ^^ att. = cessare, smettere ; le fé- 
rer là cH-a nò = la febbre non cessa ; 
M eesaa de piopuv = ha smesso di 
piovere. 

ceselà, * ■». att. = cesellare : lavorar 
di cesello. 

ceselàdor, * s. m. = lavorator di ce- 
sello. 

cesèll, * s. m. = cesello : sorta di scal- 
pelletto di legno o d'acciaio, senza 
taglio per rilevare disegni, figure su 
piastre di metallo. 

cèss, * s. m. = cesso : luogo dove si 
fanno i bisogni. 

1) àsa del eèsè = predella. Vedi àsa. 

cèst sèst, .". m. = paniere. Vedi ca- 
vagli. 

cèsta sèsta, «. f. = cesta, arnese di 
forma di gran paniere, con sponde alte, 
fatto con stecche per poitarci dentro 
roba. 

cestii!, s. m. = panierino, cestino : cesta 
pili piccola dell'ordinario che serve a 
molteplici usi. 

1) cestìn de làorà = panierino trafo- 
rato. 

cèto, * s. m. = ceto : un determinato 
ordine di persone ; Hi no el Ha che 
coni qilìj del so ceto = egli non sta 
se non quelli del proprio ceto. 

che, i)ron. rei. = che : il quale, la quale, 



i quali, ecc. Come soggetto e come 
oggetto. 

1) Dei quali, delle quali ; tré cà che 
vuna l'è de ctnquii pian = tre case 
che una (delle quali una) è di cinque 
piani. 

2) Al quale, alla quale, ' ecc. ; éont 
mi che te dévet dinim el tò pensér = 
sono io a cui devi dire il tuo pensiero.^ 
Sta meglio però : l'è à mi che te de 
vet dimm el tò pensér = è a me che 
devi dire il tuo pensiero. 

3) Nel quale, col quale, ecc. ; l'è el 
vestee che gh'è dénter i prepunt 
l'armadio nel quale sono le trapunte, 
E' più usato però: doe gh'è dénter 
l'è el paireeu che foo casus (meglit 
doe foo coeus) là polenta = è il calde< 
rotto dove fò cocere la polenta. 

4) Quale; soo nò che pensér te sU 
vegniiii = non so che (quale) pensiero 
ti sia venuto ; te ée regdrdet che su 
Ve stàda à regalati Vorològg? = ti ri 
cordi che (quale) zia ti regalò l'oro 
logio ? 

5) Quanto, quanto grande ; te see né 
che ben l'è el me ? = non sai che bea 
(quanto gran bene) sia il mio? eh 
gioia là éàriés se pàsàsé ì esàmm ! ■■ 
che gioia sarebbe se superassi gli esami 

6) Iron. : che talènti che àbilitaaf ' 
che talento ! che abilità ! 

7) on celio non eoo che = un certi 
non so che : di cose vaghe, indetermi 
nate, che non si spiegano. 

8) che mi sàpia = che io mi sappia 
Per quanto possa sapere io. E anchi 
interrogat. : che ti te sàpiet ? = che tti 
sappia '? che Iti o che lee là sàpia ? a 
che lei sappia? 

9) on bèli che, on gran che = uu 
gran che: di cose di qualche impor- 
tanza. 

10) gh'è pòcch de che = c'è poco di 
che: c'è poca roba, pochi danari, poco 
merito, e sim. 

che, cong. = che ; me dìsen che tò pà 
der el riva domdn = mi dicono che tuo 
padre arriva domani ; me congratuli 
che te éìet guarii = mi congratulo che 
tu sia guarito. 2 

1) Correlat. con alter; no g'hdn tlltrm 
vcBuia che de giiigà = non hanno altra 
volontà che di giocare ; no gh'è tiltrm 
strada che quésta = non c'è altra strada"^ 
che questa. 



che 



205 



chi 



2) tùti i vòlt ehe.., = ogni volta che. 

3) Correlat. con tant; tant mi che ti 
= tanto io che tu. 

4) Cogli avverbi di tempo : inane 
j che, dòpo che = innanzi che, dopo che. 

5) de chi à che... = di qui a che... 
de chi à che te podet pcirlti franeés, 
n'à de pasti di àetiniànn = di qui a 
che tu possa parlar francese ne hanno 
a passare delle settimane. 

6) Quando : séra àpèna rivaa che 
l'è vegniiil dénter Mi = era appena arri- 
vato quando egli entrò. 

7) Davanti a una propos. imperativa: 
ch'el tàsa = taccia; ch'el vaga vìa = 
vada via. 

8) Col comparat. : gh'è piisee dotòr 
ehe àmàlaa = ci son piii medici che 
ammalati . 

9) dà che e de che = da che e dacché. 
Dal tempo che : 'ià che te see chi no 
te faa ttlter che pària = da che sei 
qui non hai fatto altro che parlare. 

10) Piuttostochè : l'è nièj àndà via 
•bonara che pèrd là corsa = è meglio 

pai'tir per tempo che perder la corsa. 

11) ma che! = ma che, che : nega 
zione assoluta e disapprovazione. 

eheciiiy s. m. = scacciata : cartapecora 
in cui si mette l'oro per batterlo 

che te (e) = ch'i ti ; bàia e che te bàia = 
balla ch'i ti ballo. 

chepì = s. m. = kepi, casco: cappello 
militare. 

chi, pron. pers. tn. e f. = chi : la persona 
le persone che ; ehi insci vwùr nient 
ghe dceùr = chi è causa del suo mal 
pianga se stesso; chi va e chi vén = 
chi va e chi viene. 

1) interrog. : chi Ve? = chi è? 

2) Col. mai. Chi mài l'avaria pemaa 
= chi l'avrebbe mai pensato. 

3) ehi sa? = chi sa? non volendo o 
non sapendo rispondere. 

4) chi le dls? = chi me lo dice? 
Espressione di dubbio e di incredulità. 

5) chi se sia = chi si sia : chiunque 
siasi. 

6) Uno, altri : chi le voeur bianca, 
chi le voeilr negra = chi la sente in 
un modo e chi in un altro. 

7) Chiunque : chi va in teàter biso- 
gna che paga el biliètt = chi va in 
teatro deve pagare il biglietto. 

chi, nw. = qui : in questo luogo, paese, 
stanza, società. 



1) Il luogo e la cosa di cui si parla. 

2) Anche di luogo vicino come fosse 
quello dove siamo; l'acqua l'è chi à 
diiù pass = l'acqua è qui a due passi. 

3) Eincalzando : questa chi = questa 
qui ; sii man chi = queste mani qui. 

4) Da questo luogo, ecc. ; de chi è 
àndaa fallirà ntsiln = di qui non è 
uscito nessuno. 

5) de chi à domenica^ de chi à do- 
màn, e sim. = di qui a domenica, di 
qui a domani, e sim. 

6) de chi fin chi = per filo e per 
segno. 

7) tira in chi = accostare. 
chichera, s, f. = tazza, chicchera ; cioto- 

letta per prendervi più specialmente 
caffè cioccolata. 

1) àndà in chichera^ mètes in chi- 
chera = andare o essere in ghingheri ; 
vestire attillato e con ricercata eleganza. 

chicheròn e chicheròtt, s. m. = tazza, 
ohiccherona: chicchera grande quasi 
come una ciotola. 

chichiug'er, s. m. = alchechengi. Phy- 
salis alkekengi. Frutto ai-abo, acidulo. 

chifel*, s. m. = chifel, chifello : panel- 
lino a forma di luna crescente. Si in- 
cominciò a fare i chifel in Vienna 
mentre era assediata dai Turchi nel 
1683 e si diede loro la forma della 
mezzaluna, perchè è la insegna dei 
Tui-chi. 

chigiiiBÙ, s. m. = quaderletto. 

1) Specie di gheroncino tra le due 
staffe a ciascun Iato della calza ed è 
lavorato tutto d'un pezzo con essa. 

2) Si chiamano così anche i due 
pezzi quadi-ati nella camicia, cuciti sotto 
ciascuna ascella. 

3) Zeppa, conio : strumento di me- 
tallo legno, a punta piatta e acuta ; 
serve per spaccare ceppi o pietre. 

4) Bietta: pezzo di legno, o d'altra 
materia, a cono per rincalzare. Ed an- 
che specie di cuneo usato nello spac- 
car le legne colla scui-e, introducendolo 
nella spaccatura, 

5) Taglio : pezzo di cacio o di qual- 
siasi roba, di figura piramidale, cioè di 
cuneo bietta. 

chilo, s. m. = chilo. 

1) Voce che si premette ad alcune 
voci di misura. Assol. significa chilo- 
gi'amma. 



chi 



— 206 — 



2) Quanto degli alimenti viene as- 
sorbito nel sangue. 

3) fa el chilo = fare il chilo : ripo- 
sare dopo mangiato. 

ehimm, s. m. = cornino : sorta d'erba 

aromatica. 
china, s. f. = china : corteccia di pianta 

medicinale. 
chincàliér, * s. m, = chincagliere, 

venditore di chincaglie. 
chincàlierìa, * s. f. = chincaglieria : 

bottega di chincaglie, ed anche il com- 

^J!as80 di mtìilba chincaglie, 
chinin, * s. w. = chinino : sostanza 

biancastra, alcalina, febbrifuga. 
chisesìa, pron. = chi che sia : chiunque, 
chìsoeùi, s. m. pi. = stiacciate. Vedi 

brusàda. 
chi vìt (sta in sftl), = stare all' erta. 
eia, esci. = qua ; citi là man = qua la 

mano. 
ciàcer, s. f. pi. = quistioni, ciance, chiac- 
chiere. 

1) fa dna pàrtìda de (M^er dòpo 
disnaa = tavoleggiai'e. 

2) Frottole, ammenicoli, argomenti 
più apparenti che veri, giro di parole; 
ghe voeùr minga di cihcer = le parole 
non si infilano. 

3) confónd à eiàcer = appaltare colle 
parole ; fa sii à citicer = imbecherare : 
aggirare uno con chiacchiere. 

4) Battibecco : diverbio prolungato 
con più botte e risposte, ma senza con- 
clusione. 

5) Brigidini : specie di nastiini di 
pasta dolce cotti nell' olio o neUo stratte 
bollente. 

6) gid vin e éii eiàcer = vino dentro 
e senno fuora. 

ciàcera, s. f. = parlantina : loquacità 
smoderata. 

1) Voce sparsa, ma falsa. 

ciàcheta ! esci. = ciacche : voce imita- 
tiva : dal suono che si fa schiacciando 
battendo qualche cosa di molle. 

ciàff (àndà dent à ciff e) = sfangare : 
andar nel fango. 

1 ) Far pesciolini : di chi sguazza nel- 
l'acqua. 

ciàlàda, s. f = gingillo : cosa di poco 
momento e di poco valore. 

1) Grulleria : atto o detto da grullo. 

2) Bubbola, bagatella, biccicucca, baz- 
zecola : cosa da poco, da nulla, un mi- 
nimo che. Anche ciàlàrii, al plur. 



ciàll, s. m. = grullo : fam. di chi per 
difetto di mente fa giudizii poco avve- 
duti e cose che tornino a suo pregiudizio. 

1) fa minga el eiàll = non celiare, 
fa sul serio. 

2) che eiàll che soni staa = che stor- 
dito, che distratto son stato. 

ciàmà; V. att. = chiamare : dare una 
voce o far segno a qualcuno;, peixjhè 
venga da noi. 

1) Svegliare ; ddman eitlm.em, ài éètt = 
dosoMà svegliami alle sette. 

2) Invitare a una visita : specialm. 
quando si chiama il medico. 

3) Nominando una persona che si 
cerca o che passa. 

4) D'animali ; ciamH el etn, el gàtt 
e sim. = chiamare il cane, il gatto e 
sim. 

5) Dare un nome o soprannome. 

6) Anche parlando di vocaboli da 
applicarsi alle cose. 

ciàmàd, s. f. pi. - chiamate : di quando 
il pubblico plaudente vuole l'autore di 
un' opera teatrale sul palco scenico per 
acclamarlo. 

1) Richiami : quei segni coi quali nei 
libri si richiama altro segno uguale in 
altra parte. 

2) Campanelle : gli anelli che servono 
a voltare le redini nei morsi. 

ciàuiàss, V. rifl. = chiamarsi, aver nome : 
anche addomandarsi. 

1) quèét el se dama scriv = questo 
si chiama scrivere : modo enfatico di 
esprimere approvazione. 

cìànciàfrfiscol, s. f. pi. = frullo : cose 
da poco. 

ciànfer, s. m. = voce denotante imper- 
fezione nell'oggetto a cui si applica. 

1) Straccio : di oggetto di nessun 
valore. 

2) Canchero : ai-nese o istrumento 
qualsiasi sconquassato e che più non 
serva. 

ciào, = addio : saluto affettuoso e di con- 
fidenza di persone che si lasciano o si 
incontrano senza fermarsi. 

1) A chi non crediamo, o ci secca, 
trova scuse che non gli meniamo 
buone diciamo ; citLò ■viiij = addio, sai ! 

2) citio, dìghel ! = addio, bambino : 
ironie, mostrando che uno non si fida, 
non crede, o non vuol dare quello che 
gli si chiede. 

3) fa cito ciào = far baciamano, 



eia 



— 207 — 



eia 



far servo : salutare da lontano, spec. 
dei bambini. 
cìàpA) s. f. = natica : le partì carnose del 
deretano. 

1) Palco : nome delle due assicelle 
che formano colla pelle una specie di 
cassetta al mantice e al soffietto. 

2) Coccio, greppo ; piatto, tegame o 
alti'o vaso di terra, ferro, sdruscito o 
in parte rotto, che pur si faccia servire 

■ a riporvi roba. 

3) btbteé ì ciàpp = battersi 1' anca, 
dolersi. 

4) Cucchiaia : arnese di ferro fatto a 
T e piantato su uno zoccolo di legno 
per pieghettare la biancheria. 

5) Nome di una specie di trippa. 

6) ctàpa, ciàpa = piglialo, piglialo : 
inseguendo un ladro per arrestarlo, 
perchè gli altri aiutino. Anche : sega, 
sega ; facendo dispetto : di bambini. 

7) eiàpp = ova sode. 

8) citLpa! = tò, tieni! tuo danno. 
ciàpà, V. att. = prendere o pigliare, af- 
ferrare; stringere colle mani o con al- 
tro un oggetto per impadronirsene, per 
darlo altrui, per mutarlo di posto. 

1) Abbrancare, dar di piglio, affer- 
rare ; l'ha eiàpaa on éàés e ghe l' ha 
tiraa = prese un sasso e glielo sca- 
raventò. 

2) Arrestare, fermare, agguantare ; 
ciaptL i làder = an-estare i ladri. 

3) Togliere, sorprendere uno sul fatto 
in un luogo. 

4) Di ciò che si vuole usare, di che 
ci si vuol servire a qualche fine, per 
fare qualche altra cosa ; per frig el 
pèés se citLpa Vóli = per friggere il 
pesce si prende (non «.piglia») l'olio. 

5) ciàpti min in eà = prendere uno 
in casa : averlo, farselo ospite per del 
tempo . 

6) Scegliere, eleggere ; di diiii eoo 
nò qual eiàpti = fra i due non so chi 
prendere. 

7) Di animali cacciando e pescando ; 
eiàpti là légor = prendere la lepre. 

8) eiàptij e ciàptl §ii = prenderle ; 
di botte. 

9) Prendere in questo o quel signi- 
ficato una parola, intenderla ; i pàròll 
bisógna eiàptij éul éens giiist = le pa- 
role bisogna prenderle nel senso giusto. 

10) cìàptL viln in partila =» prendere, 
pigliai-e uno in parola : ritenere come 



formale una promessa che scappi detta 
anche con poca ponderazione. 

11) eiàpti coi bònn, coi càtìv = pren- 
dere colle buone, colle cattive : trattar 
bene, male. 

12) ciàptisela = prendersela : aver- 
sela « male. 

13) ciàjfàsela calda = pigliarsela di 
petto, pigliarsela calda : di faccenda, 
mettercisi di lena. 

14) Di malattie, essere attaccato ; à 
Bdma l' ha dàpaa i fever = a Eoma 
prese le febbri. 

15) eiàpti foetcgh = prendere, pigliar 
foco ; accendersi, levar fiamma. 

16) Dei prezzo, dell' interesse che 
uno esige ; el eitlpa qutiter franch per 
lesìon = prende quattro lire per lezione. 

17) Di costumi, vizi, virtù : contrarre ; 
ciàph el visi, VàbitUdin = prendere il 
vizio, l'abitudine. 

18) eiàpti l'tLcqua, là nev = prender 
l'acqua, la neve. 

19) eiàpti temp = prender, e pigliar 
tempo. 

20) eiàpti ària = prendere aria. 

21) eiàpti r Use = prender 1' uscio, 
uscire, andarsene. 

22) eiàpti min per on tilter = pren- 
dere uno per un altro : riferito alla 
vista, scambiarlo. 

23) eiàpà on làortL = prendere un 
lavoro : toglierlo a fare. 

24) eiàpti à peseidd, à s'giàff = pren- 
dere a calci, a schiaffi : tirar pedate o 
schiaffi a uno. 

25) per ehi el me eitlpa ? = per chi 
m' ha preso ? Mi giudica male. 

2^)"ciàpàsé là libertaa, là confìdénéa 
= prendersi la libertà, la confidenza. 

27) eiàpti in Mi, eiàpti à vorè ben = 
prendere in odio, prendere ad amare : 
odiare, cominciare ad amare. 

28) eiàpti de mira = prender di mira, 
mirare : affissar l'occhio. 

29) te me citipet pu = non mi ci pigli 
più : non mi inganni più, non mi ci 
fai rimanere. 

30) Agguantare, cogliere : l'ha eiàpaa 
in d'on oeucc e ghe fhà traa foeura = 
l'agguantò in un occhio e glielo levò. 

81) eiàpti l'ocàsion = afferrar F oc- 
casione : non lasciai'sela sfuggire, 

32) eitlptla gittata = incartare ; co- 
gliere, indovinare, azzeccare. 

33) Modi figur. ; eiàpti min per el 



eia 



208 — 



eia 



còli = prendere o pigliar uno pijr la 
gola : costringerlo a decidersi lì per li ; 
ciàpà bo'na o càtìva piega = prendere 
pigliar bona o cattiva piega : indi- 
rizzarsi a bene o a male ; ciàpà dna 
strtLcla = pigliare una via : sceglierla, 
percorrerla. 

34) Di passioni, assalire : ghe ciàpa 
de spese là malinconia = lo assale 
spesso la malinconia. Anche di pioggia, 
burrasca e sim. ; à metaa stràcia m'ha 
ciàpaa el temporàl = a mezza strada 
m'assali il temporale. 

35) Accileccare, fìg. lusingare con 
delle promesse vane ; el m'ha ditt tanti 
ròbb, ma me sont minga làsaa ciàpà = 
mi disse tante cose, ma non mi sono 
lasciato prendere. 

36) Arrivare, trans. ; ciàpà viin = 
arrivare uno : arrivare dove si trovi 
una persona pai"tita prima di noi. 

37) Arrivare, uguagliare nel merito ; 
l'è tant brào che nisÈn le ciàpa = è 
tanto valente che nessuno l'arriva. 

38) ciàpen on alter = me non mi ci 
pigli. 

39) Estendersi ; là mìa cà là ciàpa 
da dna contrada à l'altra = la mia casa 
piglia, si estende da una via all'altra. 

40) ciapà dent. Vedi comprèiid. 
ciàpa-cìàpa, s. m. = ruffa raffa ; g'hin 

sàltaa àdòss ài càrètt e l' è étaa on 
gran ciàpa ciàpa = si gettarono ad- 
dosso al carretto e fecei'o a ruffa raffa. 

eìàpaa, agg. = strozzato : di vestito che 
stringa : anche acchiappato, di persona 
malandata e malconcia. 

1) vèss ciàpaa = essere stretto da 
qualche cosa che incalza e specialm. 
dal lavoro. 

ciàpàcàii; s. m. = acchiappacani : impie- 
gato municipale incaricato di acchiap- 
pare i cani vaganti senza museruola. 

ciàpa ch'el gh'è ! = buco tò ! Quando 
alcuno vorrebbe persuaderci o indurci 
a cosa che non ci piace o che ci sa- 
rebbe di danno o di vergogna, per si- 
gnificare che non la vogliamo fare e 
che abbiamo conosciuto la sua arte. 

ciàpàda; s. f. = guadagno, presa, preda, 
retata, pescata, cacciagione, uccella- 
gione. 

cìàpàmòscli, s. m. = chiappamosche : 
arnese per acchiappare le mosche. 

1) Pianta di fiori ; apocynum andro- 
squifolium. 



cìàpàss (giiigà: à) = fare a chi prima si 

chiappa. 
ciàpèll, s. m. = bietta : pezzetto di legno 
spianato, per calzar mobili. 

1) giiigà ài ciàpéj = fare a ripiglino 
a sbrescia : specie di gioco. 
ciàpìn, s m. = berlicche : il demonio. 

1) Frugnolo, demonietto : specialm. 
di bambino che non sa stai' fermo. 

2) ciàpìn de l'mùv = culetto, cula- 
cino dell'uovo. 

ciàpón, s. m. = formella : tumore nei 
piedi dei cavalli. 

ciàpòtàj V. att. = bamboleggiare : di pers. 
adulta che fa vezzi come bambino. 

1) Sciacquare, sciaguattare : lo sguaz- 
zare nell'acqua che fanno i bambini. 

ciàpotiii, .5. m. = mimmo, bambolo ; 
che bèli ciàpotìn ! = che bel bambolo ! 

ciàpotòn, s. m. = sciaguattone : di bam- 
bino che per gioco sciaguatta nell'acqua. 

ciapotòna, s. f. = bambinona : di donna 
che vuol far la bambina, 

ciapòtt, s. m. = bazzecola : coserella di 
poco pregio. 

1) Anche nel senso di ciàpotìn. Vedi. 

ciàr. s. m. = lume : quanto serve a il- 
luminare. 

1) à sii ciàr de luna = a (|uesti 
lumi di luna : iron. a questi tempi tri- 
sti, non belli. 

2) fa ciàr = far lume : di chi ac- 
compagna altri al buio perchè ci veda 
gli tiene il lume perchè eseguisca 
qualcosa. Anche : illuminare. 

3) porta ci ciàr = tenere il lume : 
fare il mezzano d'amori. 

4) vedègh minga ciàr = vederci buio; 
. in quèll'àfàri li ghe vedi minga ciàr = 

in quell'affare ci vedo buio. 

r>) Albore : quel colore che accenna 
all'alba ; el ciàr di ètèll = l'albore delle 
steUe. 

6) 'Vestii de ciàr = vestito di chiaro. 

7) ciàr d'opitf = il bianco dell'uovo : 
l'albume, la chiara. 

8) cidr de luna = lume di luna. 

9) ciàr fàls = contralume. 

10) àvègh de fàss cidr = aver di che 
provvedere a sé con qualche agiatezza. 

ciàr, agg. = chiaro : di colore ; verd, 
bloeu, ròsa ciàr = verde, turchino, rosa 
chiaro. 

1) Di liquidi contrario di tòrbid = 
torbo ; acqua, vin, càfè ciàr = acqua, 
vino, caffè chiaro. 



209 



eie 



2) incdster cidr = inchiostro chiaro : 
che lascia poca impronta. 

3) cidr come el so = chiaro come il 
sole : evidentissimo. 

4) càligràfìa ciàra = carattere, scrit- 
tura chiara. 

5) cantala ciàra = cantarla a chiare 
note. 

6) l'è ciàra = è chiara, è lampante. 

7) cidr e nètt = chiaro e tondo : senza 
reticenze e misteri, 

8) vegnì ài cidr = venire in chiaro d' una 
cosa : venire a saper con precisione. 

9) In senso avv. ; pària cidr = parlar 
chiaro, senza reticenze : dir le cose 
come sono. 

10) là tanta cidr a = la grappa, l'ac- 
(juavite : è però voce più del gergo che 
del dialetto. 

ciàrela, s. f. = sputacchio, sornacchio ; 
ormai usa assai poco. Vedi làciàdìu. 

ciàresciìr, s. m. = chiaroscuro : rilievo 
in pittura fatto con diverse gradazioni 
del medesimo colore, 

1) Nube, malumore ; dissidio in fa- 
miglia fra amici, 

ciàrètt, agg. = chiai-etto : spec, di vino ; 
l'è on vm ciàrètt = è un vino chiaretto, 

ciàrì, V. att. = bombare : bere un po' 
eccessivamente. 

ciàrida, s. f. = trincata : bevuta un po' 
abbondante. 

ciarlatali, s. m. = ciarlatano, cerretano ; 
chi suUe piazze vantandosi medico e 
cui-atore d'ogni male, magnifica i suoi 
prodotti e dice di strappar denti senza 
il minimo dolore, 

1) Ohi a suon di chiacchiere e di 
prosopopea cerca di passare per un 
gran che, e gabbare il mondo, 

ciàrlàtànàda, s. f. = ciarlatanata : atto 
discorso da ciarlatano. 

ciaròr, s. m. = chiarore: l'effetto di una 
gran luce. 

ciàsmo, s. m. = bagliore : di luce chiara, 
bianca, che offende la vista, 

ciàss, s. m. = chiasso : rumore festoso. 

eiàv, s. f. = chiave : strumento di me- 
tallo che, messo nella toppa e girato 
serve per aprire e chiudere. 

1) Di molti strumenti : quanto serve 
ad aprire, caricare, ecc. ; ci^v de l'oro- 
lògg = chiave dell'oriolo : piastrettina 
metallica di varie fogge e variamente 
ornata, che serve a caricar 1' orologio. 

H 



2) Chiave, cane : il ferro con cui si 
cavano i denti. 

3) Catena : quella spranga di ferro 
che si mette fra due niuiù opposti per 
collegarli. Anche il pezzo di metallo 
fermato nelle pietre di un muro per 
collegarle e le pietre stesse che si in- 
castrano in modo da formar legame o 
morsa. 

4) T. mus. : segno che denota il grado 
di elevazione della scala musicale. 

ciàvà e ciàvà sii, v. att. = chiavare, chiu- 
dere serrare a chiave. 

eia véla, s. f. = arpese : pezzo di ferro 
che tiene unite pietre con pietre, 

ciàvèll, s. m. = chiavetta : mastiuzzo 
di ferro del torchio da stampa, 

1) Caviglia : piccola bietta di ferro 
per tener ferme le chiavarde. 

ciàvéta, s. f. = chiavetta : dim. di chiave, 

1) Pirone : nelle arpe e sim. nome 
di quei ferruzzi intorno ai quali si av- 
volgono le corde. 

2) vin déla ciacèta = vino di quel 
bone. 

cibiribi (g'iiig'à à) = far bazza a chi 
tocca fare a chi primo la piglia è 
sua, fare a chicchirillò o chicchiriò : 
invitare i ragaazzi a prendere a gara un 
oggetto tenuto fra le dita in alto. 

ciec, s. m. = un pocolino, un cichino, 
un micino, un micolino, un tantino, 
un pochino : piccola quantità di una cosa. 

cica, -v. att. = ciccare : masticare tabacco. 
Anche: rodersi, specialm. per invidia. 

cica, s. f. = cicca : tabacco da masticare 
e anche il biasciotto di tabacco masti- 
cato. 

1) Pallottolina colla quale i fanciulli 
giocano alle buchette : giughi à cica. 
Vedi fopèi. 

cioè, s. m. = codilungo : paglianculo, 
cincia codona, codilugnolo, lancia bue. 
Parus caudatus. Ucc. silvano. 

cicero, s. m. = cicero : carattere di 
stampa. 

ciceròn, * s. m. = servo di piazza, ci- 
cerone : chi accompagna i forestieri per 
la città, spiegando loro tutto quanto è 
notevole nella città stéssa. 

eiehètt, s. m. = bicchierino : un bicchie- 
rino di acquavite, mistrà e altro licore. 

cìci, s. m. = ciccia, carne : cosi i ra- 
gazzi e gli adulti parlando ai ragazzi, 

cicia, s. f. = carne ; vègli tanta cicia 



eie 



- 210 - 



indòèé = aver molta carne indosso, 
esser grasso. Anche : ciccia. 

cieìà; V. att. = trincare : bere vino piut- 
tosto abbondantemente. Ora più. usato 
seiscià. 

ciciàda, s. f. = trincata, bevuta ; el vìn 
l'era bón e el g'hà daa dna cieitbda 
coi fiòcch = il vino era bouo, e fece 
una trincata coi fiocchi. Anche : sei- 
seìàda. 

cìciànespolj s. f. = succianespole : per- 
sona balorda, scimunita e sim. 

eieiàrà; t\ att. = chiacchierare, cianciare, 
ciaccolare, cicalare, ciambolare, ciai'a- 
mellare; parlar molto senza conclusione, 
di cose frivole. Anche: dir male, mor- 
morare. 

1) Sost. masch. chiacchierio ; rumore 
di chiacchiere prolungato e confuso. 

ciciàràda, s. f. = chiacchierata. 

1) Il chiacchierare prolungato sopra 
uno più argomenti. 

2) Per dispr. di un discorso lungo 
e noioso, improvvisato o stampato. 

cìciàràmént, s. in. = chiacchierio, chiac- 
chiericcio : il chiacchierare di più per- 
sone. 

eicìàréta; s. vn. = chiacchierino, cicalino ; 
che chiacchiera molto : di ragazzi e di 
uomini pettegoli. 

1) Sciolo, saputello : specialm. de' 
bambini cioè vogliono dir la loro in 
ogni cosa e trinciano sentenze. 

eieiàron, s. m. = abbondone, cicalone, 
gracchione. 

1) Ciaramella : che ricopre di parole, 
che sa far tutto, a sentir lui, e conosce 
tutto. 

2) Ammenicolone : chi va avanti a 
forza di ammenicoli e chi è bravo a 
trovarne. Anche chi va perdendo il 
tempo in cose da nulla. 

3) Chiassone : di ragazzo che non sa 
mai star zitto. 

4) Ciaccione : chi Ciaccia di molto ; 
vuol cioè discorrere, entrare e senten- 
ziare, darsi da fare in tutto quanto non 
sa, ne gli s'appartiene. 

5) ciciàroii de braserà = ciambolone : 
chi ciambola molto. 

eieimin, s. m. = tantinino, bricciolino, 
zinzinino : di quantità più che minima. 

eicìn e eicinin, s. m. = grano : una mi- 
nima quantità, un pochino. Anche : 
briciolo. 

ciciO; s. m. - uccellino, piccino : voce 



infantile e vezzeggiativa per chiamare 
gli uccelli; te védet che bèli cìeio? = 
vedi che bell'uccellino? 
cìeion, s. m. = cucco. V. earcefi. 
cieìorà, v. att. = fare pissi, pissi : bisbi- 
gliare in due o più persone. 

1) Pigolare, cinguettare : il mandar 
fuori che fanno alcuni uccelli la loro 
voce. 
cìeioritt, s. m. pi. = bucinio, bisbiglio, 

pissipissi : discorsi segi-eti. 
ciciorlànda, s. f. giilgà à là cicior- 
lànda = giocare alla cicirlanda : specie 
di gioco di società. 
cicisbeo, * s. ni. = cicisbeo: corteggia- 
tore vano di donne e anche l'amante 
di donna. 
cicolàtt e ciocolàtt, * s. m. = ciocco- 
lata : pasta composta di cacao, zuc- 
chero e anche altri aromi. 

1) Anche la bevanda fatta con tale 
pasta. 
cieolàtee, s. m. = cioccolatiere : chi fa 
e vende la cioccolata. Da noi anche 
chi la beve volentieri e spesso. 

1) Giucco: ti*a lo sciocco e lo stor- 
dito ; fa dna figura de cieolàtee = fare 
una trista figm-a. 
eieolàtéra, * s. m. = cioccolatiera : ven- 
ditrice di cioccolata. 

1) Vaso in cui si boUe in acqua la 
cioccolata per fame bevanda. 
cicolàtìii, * s. m. = cioccolatino ; chicca, 
pastiglia di cioccolata. 

1) Panellino da bachi: coserellina 
mangereccia e medicata che si dà ai 
bambini per guarirli dai bachi. 
ciél, * s. m. = cielo : la parte dello 
spazio che vediamo sopra di noi. 

1) sta nò né in ciél, né in tèra = 
non stare né in cielo, né in teiTa : es- 
sere una cosa incredibile, strana, as- 
surda. 

2) tocà el ciél cont on dit = toccare 
il cielo con un dito: chi arriva a ot- 
tenere quanto non sperava. 

3) vegnt giò del ciél = cascar dal 
cielo. 

4) on ftthnin à ciél éerén = un ful- 
mine a ciel sereno : di cosa inaspettata, 
imprevedibile. 

5) ànd^ in ciél = andare in cielo. 
Morire: specialm. dei bambini. 

6) che el ciél te benedisa f = il cielo 3 
ti benedica ! 



cif 



— 211 — 



7) porta ài sUe cieli = portare ai 
sette cieli: farne grande elogi. 

8) ciél rosa ò tiequa ò boff = cielo 
rosso piove o soffio. 

9) eiél faa à pàncòtt se no piceuv 
ineceu piopuv sianoti = cielo a peco- 
relle acqua a catinelle. 

10) cri^ vendita in del = gridar 
vendetta al cospetto di Dio. 

11) per amor del cieli = per amor 
del cielo! Esclam. di maraviglia. 

12) seniénsa d'tisen no va in del = 
raglio d'asino non sale al cielo. 

13) el ciél déla sttinsa = il cielo 
della stanza : il soffitto ; el ciél déla 
càròsa = il cielo della carrozza: il 
cortinaggio. 

14) el ciél déla bòca = il palato. 
cif de bava, s. m. = i monelli cliia- 

mano cosi il fazzoletto da naso di seta. 
cif lis (fa), = far cecca : del fucile quando 

non piglia. 
1) Per estens. : quando al bigliardo 

non si colpisce colla stecca la palla. 
cifòn, s. m. = orinaliera, tavolino da 

notte. 
cilàpà, V. att. = gingillare, gingillarsi : 

fare il gingillone, perdere il tempo in 

bazzecole. 
cilàpp, s. m. = bietolone, baccMllone : 

persona piuttosto grande, ma di poco 

animo e di poco senno, e che di nulla 

si intenerisce. 
cilinder, s. m = tuba, cappello a staio : 

è così chiamato per vezzo un cappello 

da uomo a cupola e incollato, per la 

sua forma cilindrica. Anche : cilindro. 

1) Laminatoio. Raram. usato. Sti'u- 
mento per ridurre i metalli in lamine. 

2) Subbio : legno tondo del telaio 
per tenderci i fUi o anche la tela. 

cilindra, v. att. = cilindi-are: fai- pas- 
sare al cilindro. 

1) Far passare un cilindro di me- 
tallo sopra la stoffa o la carta, perchè 
prenda il lucido. 

cilìndrìcli, agg. = cilindi-ico : ohe ha for- 
ma del cilindi-o. 

ciiubàlis (àndà in) = andare in cim- 
berli, in cotta, in bernesche : ubbria- 
carsi. 

cimbàrda, s. f. = grata sospesa sotto i 
carrettoni {bar) dove donne il carret- 
tiere. In Toscana non usa. 

cimént, s. w.. = cimento, rischio, peri- 
colo. 



1) tirti à cimént = provocai'e, 

cimenta, v. att. = cimentare: mettere 
uno al punto di compromettersi seria- 
mente. 

1) cimentàsé, rifl. = mettersi al ci- 
mento, al rischio. 

cinàfòse, esci. = dicatti : forma elittica 
per « aver dicatti » ; dover essere sod- 
disfatti di ciò che ci tocca per non po- 
ter pretendere o sperar di meglio. E 
forma sincopata per : così ce ne fosse. 

cinchetinfrìn, s. f. = un cosino : di 
donna magra, esile, piccola ; non senza 
qualche pò di ridicolo. 

cinci e sqiiìnci, = mètes in etnei e 
sqtitnci = mettersi in ghingheri, fam. 
vestirsi con ricercatezza per dare nel- 
l'occhio. 

cinciàpéta, s. f. = ciammengola : di don- 
na pettegola e ambiziosetta. 

cincinàss, v. rifl. = cincinnarsi, ricin- 
cinnarsi ; acconciarsi, specialm. il capo 
con molta arte e ricercatezza. 

cinismo, * s. m. = cinismo, indifferenza 
e anche sfrontatezza. 

cinqn, s. m. = cinque : il quinto dei 
numeri cai"dinali. 

1) fa là règola del cìnqu = far leva 
ejus, poiTe cinque e levar sei ; cioè ru- 
bare. 

2) me basta i me cìnqu sdld = mi 
basta il core, l'animo: ho il coraggio. 

3) grand come on cìnqu quatrìn de 
foi-mtj = alto come un soldo di cacio. 

4) marcia, sili dnqu e desdòtt = scia- 
larla, metter lusso. 

5) Per altre locuzioni vedi càvèi 10), 
garófol, camp. 2). 

cinquanta, s. m. = cinquanta : il cin- 
quantesimo dei numeri cardinali. 

cinquanta, v. att. = baloccare, quistio- 
nare, chiacchierare. 

cinquéna, s. f. = specie di forcone con 
cinque rel)bi piatti e spuntati che molti 
usano per ammostatoio. 

cinquina, * s. f. = cinquina : cinque nu- 
meri giocati al lotto. 

1) Di cinque numeri della stessa fila 
vinti a tombola. È più usato quintina. 

cinta, V. att. = cintare : fare una cinta 
di muro, cingere di muro. 

cìnto, s. f. = brachiere : sostegno di 
cuoio per reggere gli intestini abbas- 
sati nell'ernia. Cinto erniario. 

cìnta, s. f. = cinta : cerchia di muro. 



CIO 



— 212 — 



CIO 



1) Cinghia : striscia larga di cuoio 
per legare. 

ciòca, s. f. = cotta, balla, ubbriacatura, 
lina sbornia ; l'ubbriacai'si. 

\) cidca = acciocca : detto di viola. 

2) dà via per òna cidca = abbac- 
chiare : fare un abbacchio, dare per un 
tozzo di paae. 

cìocàtee, s. m. = beone: che ha l'abi- 
tudine di bere molto. Meno però che 
imbriàgon = ubbriacone. 

ciocàj V. avv. = chioccare, croccare : quel 
suono che rendono le cose fesse quando 
son percosse 

1) Gridare, strepitale dolendosi di 
qualche cosa, specialmente di torti ri- 
cevuti. 

2) Guizzare; l'agitarsi e il rumoreg- 
giare del vino in una bottiglia sboc- 
cata. 

ciòcch; s. m. = briaco, ubbriaco: alte- 
rato dal vino. 

1) ciòcch come dna pUa, carne on 
bée = briaco fradicio, briaco fino al- 
l'ultimo grado. 

2) vèsé ciòcch del sògn = essere ab- 
barbagliato, cascar dal sonno. 

cidcchj s. m. = chioccolo : fischio di 
latta con cui imitasi il chioccolare del 
merlo. 

1) Baccano, ù-acasso : mètt gid on 
ciòcch de no di = fare un baccano grande, 
da non si poter dire. 

ciochee, s. m. = beone. V. ciocàtee. 

Giocherà, s. f. = bubboliera, sonagliera: 
la parte della briglia che rimane sotto 
la gola del cavallo, a cui sono attac- 
cati i bubboli. 

ciochéta, s. f. = campamiccia, dim. di 
campana. 

1) Sbornietta : piccola e leggera 
sbornia. 

ciochìn, s. m. = bubbolo : sferetta d'ot- 
tone, vuota, con una piccola apertui-a, 
e dentro una pallotolina di ferro, che, 
agitandola, suona come un campanello. 
Se ne mette alla bubboliera dei cavalli 
e anche al collare dei cani. Anche 
campanili, souàj. 

1) i ciochitt = sonagliera, sonaglieli. 

ciocón de grràpa = trincone ; chi sbe- 
vazza liquori. 

ciod, * s. m. = chiodo : pezzo di ferro 
più meno grosso e lungo, appuntato 
da una parte e con capocchia dall'al- 
tra, e seiTe per conficcare. 






1) pianta el ciòd in d'on stt = pian- 
tare il bordone in un luogo ; fermarsi, 
stare in casa d'altri per un certo tempo 
e con poca discretezza. 

2) ciod romàn = bullettone; bulletta 
con una larga capocchia d'ottone, che 
si mette per ornamento alle imbotti- 
ture dei mobili. 

3) ròbb de ciod = cose da cani; dì 
ròbb de ciòd = dir cose da cani : dire 
ad uno le maggiori ingiurie o dirne il 
peggior male possibile. 

4) digerì i ciod = aver lo stomaco 
d'acciaio ; forte a digerire qualunque 
cibo. 

5) pientà e pica i ciòd in del mUr = 
ficcare i chiodi nel muro. 

6) ì^éss sècch còme on ciòd = secci 
come un chiodo, uno stoccafisso, m* 
grissimo. 

7) màngiàss foeura tinca i ciòd deh 
cà = mangiarsi fino all'ultimo scudo. 

8) deventà on ciòd = improsciuttire; 
divenir secco, secco; di pers. che di- 
venta sempre piii magra. 

S) dàgh sii el ciòd à l'Use = mette: 
la spranga all'uscio. 

ciodària, s. f. = chiodame, chioderia: 
assortimento di chiodi d'ogni qualità, 

cìodéra, s. f. = chiodaia, chiovaia : stru- 
mento per far la capocchia ai chiodi, 

ciodiroetì, s. tn. = chiodaiuolo : chi fa i ' 
chiodi. 

cioff, = Voce imitativa per indicare il^ 
tonfo di un corpo nell'acqua. 1 

cióla, = Voce triviale che si dice per 
sprezzo a chi è baggeo, citrullo, bie- 
tolone. 

cioll, = s. m. = coso perso: d'uomo 
che non sa far nuUa. 

cidma, s. f. = chioma, criniera : il crine 
del cavallo. 

cióudol, s. m. = ciondolo. 

1) Ornamento alla catena dell'orolo- 
gio. . 

2) La croce di cavaliere : in senso 
alquanto spregiativo. 

ciònonostàut, cong. = nondimeno, tut- 
tavia. 

ciorlina, s. f. = sciacquatui-a, risciaqua- 
tura: vino scipito o molto annacquato, i 

cidsca, esci. = capperi ! esclam. di me- 
raviglia, 

cipèll, s. m. = scassa: pezzo di legno 
che mettesi a pie dell'albero della barca. 

cipà, V. alt. = sbizzarrire, scapriccire, 



cip 



213 — 



cìt 



sgalettare : far mostra di vivezza e 
di brio. 

1) Eisaltare, brillare: specialmente 
per abiti vistosi. 

2) Pigolare degli uccelli e dei p\il- 
cini. 

cipeli mèrli, e cipilimérlì, = canta 
merlo ! Si dice, facendo ala della mano 
al naso, quando si vuol negai-e riso- 
lutamente, ma in modo non burbero, 
ne rigido, qualche cosa. 

cìpp cìpp, = il verso degli uccoUini. 
1) Fissi pissi : il pigolar delle pas- 
sere unite insieme. 

ciprèss, s. m. = cipresso. Cupressus 
semper vircns: albero sempre verde. 

circa, avv. = circa; el g'hà circa tren- 
fann = ha tre nt' anni circa. 

circo, * s. m. = circo : teatro per spet- 
coli e questi!. 

circol, * s. m. = circolo : cerchio : figura 
geometrica. 

1) Quantità di persone riunite a con- 
versazione. 

2) Società di persone che, mediante 
una tassa, sono ammesse in un dato 
locale, a godere di quanto si è pattuito : 
lezioni, divertimenti, letture e sim. ; 
el circol filològich = il circolo filo- 
logico ; tùti i sér doo ài circol = ogni 
sera vado al circolo. 

circolar, = circolare. 

1) Agg. Che ha la forma di circolo. 

2) Sost. Lettera circolare : lettera che 
da un ministro o capo ufficio è man- 
data nello stesso tenore ai suoi dipen- 
denti per spiegazioni o avvertimenti. 
Anche un privato o una società manda 
circolari ai parenti, agli amici, ai co- 
noscenti, ai soci. 

circolàgiòn, s. f. = circolazione, il cir- 
colare: del sangue, dell'aria, degli u- 
mori, della gente nelle vie, ecc. 

circonda, * v. alt. = circondare : essere, 
stare, mettersi attorno a... 

1) Abbracciare : circondare riferito a 
spazio; el mar el circonda là tèra = 
il mare abbraccia la terra. 

2) Attorniare, accerchiare : detto di 
persone, stare attorno per ottener qual- 
cosa, traiTe in inganno e sim. ; l'han 
circAmdaa in manéra che l'ha minga 
podiiii di de nò = l'attorniarono in 
modo che non potè dire di no. 

3) Accerchiare : si dice di molte per- 
sone cose disposte intomo a xina 



persona o cosa in modo dì chiuderla 
come in un cerchio. 
circondàri, * s. m. = circondario : esten- 
sione di paese che forma una divisione 
amministrativa. 

circonferénsa, * s. f. = circonferenza: 
linea che termina il circolo. 

circonflèss, * agg. = circonflesso : d'una 
qualità speciale d'accento. 

circonvàlàsiòn, * s. f. = circonvalla- 
zione ; strtbda de circonvàlàsiòn = strada 
di circonvallazione: quella che appena 
fuori poi-ta, gira intorno alla città. 

circostanza, * s. f. = circostanza : qua- 
lità che accompagna, muta e modifica 
la natura di un fatto, d'un' azione. 

1) Condizioni particolari d'una per- 
sona, e specialmente finanziarie ; i me 
circostàns me permèten minga de fall = 
le mie circostanze non mi permettono 
di farlo. 

circostànsiaa, agg. = circostanziato: di 
rapporto, racconto, e sim. esposto mi- 
nutamente, con tutte le circostanze. 

circiiì, V. alt. = circonvenire: stare at- 
torno a uno con tante arti da ottenere 
l'intento. 

circumcìrca, mod. avv. = a un dipresso, 
presso a poco. 

cìrìbibì, s. m. = bui-attino.Vedicibiribi. 

ciribicòcola^ s. f. = coccola Scherz. la 
testa; ms gira là ciribicdcola = mi 
gira la coccola. Specialm. quando scappa 
la pazienza o vien la stizza. 

ciribira, s. m. = burattino. Vedi blìcter. 

ciribiràda, s. f. = burattinata: azione 
da ciribira. 

cispa, * s. f. = caca, cispa. Specialm. 
l'umore pituitoso degli occhi. 

cisquitt, s. m. = civettino : di chi della 
galanteria non ha che l'inezia e il ri- 
dicolo. 

1) Accattamori, bucacori, cascamorto: 
di chi pone l'assedio alle finestre, arde 
le persiane col fiato. 

cisterna, s. f. = pozzo nero, cloaca, 
fogna, chiavica : dove scolano dalle la- 
trine le feci immessevi. Anche : bottino, 
il cesso. 

1) Cisterna: serbatoio d'acqua pio- 
vana costruito dove c'è difetto d'acqua 
di polla. 

cita, V. alt. = citare : chiamare ufficial- 
mente in tribunale un testimonio, un 
debitore. 
1) Allegare le parole scritte e dette 



cit 



- 214 



eia 



da altri a suffragare la nostra asser- 
zione. 

cìtaa, s. f. = città: l'insieme di molte 
case e palazzi, con strade, con piazze, 
giardini, eco. 

citàdèla, s. f.= cittadina, dim. di città; 
piccola e graziosa città. 

1) Cittadella : la strada che a Milano 
corre dal ponte di Porta Ticinese alla 
Porta omonima, perchè sin verso il 
1400 era fortificata come una cittadella. 

citadin^ * s. m. = cittadino : abitante 
della città. 

1) Agg. Cittadinesco : appartenente 
alla città. 

citàdìna, s. f. = carrozza pubblica, car- 
rozzella. Vedi briimin. 

citàdinànsa, * s. f. = cittadinanza: l'in- 
sieme dei cittadini di una città. 

1) Condizione legale di chi ha i di- 
ritti e i doveri di cittadino ; ài Bonàsi 
g'han daa là eitadinàma de Milàn = 
a Sonasi han dato la cittadinanza mi- 
lanese. 

cito ! = zitti ! sta ! buoi ! voce indecli- 
nata che significa: non parlate, non 
lo dite a nessuno. 

1) etto nèn ! = zitto e buoi. Vale : 
bisogna acquetarsi, non fiatare. 

cilicio, s. m. = ciuco: di scioccone, di 
citrullo, di semplicione. 

ciiiuim, ciiimm, = zunnene : voce del- 
l'uso adoperata a imitare il suono della 
banda. 

cìiiniór, s. m. = cimurro, cimurlo : in- 
fermità del cavallo e d'altri animali. 
ciìirinàia, s. f. = ciurmaglia, accozzaglia 

di gente da poco e rozza: 
ciuS) agg. = chiuso: da chiudere. 
eifisa, s. f. = cateratta: chiusura movi- 
bile incastrata nei lati di un canale, 
per trattenere o mandar via le acque, 
per impedire inondazioni. 
ciiison, = s. m. = chiusino : lastra di 
ferro o pietra che chiude la bocca del 
forno. 
civìl, * agg. = civile: quanto riguarda 
i cittadini ; tribimàl eivìl = tribunale 
civile. 

1) D'abito, colore, cosa delicata, con- 
veniente, ma senza sfarzo ; cflsa cimi 
= casa civile ; eondisión cimi = condi- 
zione civile. 

2) vestì in eivìl = vestire da bor- 
ghese. Contrapp. a militare. 

3) matrimòni eivìl = matrimonio 



civile: quello che si fa al Municipio, 
all'ufficio dello Stato civile. Contrap- 
posto a religioso. 

4) fiineràl eivìl = trasporto civile : 
quello che si fa d'un cadavere civil- 
mente, senza l'intervento dei sacerdoti. 

5) là pdrt cìvìl = la parte civile. 
T. leg. : chi comparisce in giudizio con- 
tro un accusato in causa criminale per 
sostenere diritti offesi e ottenere risar- 
cimento di danni. 

6) vègh el eoràgg cimi = avere il 
coraggio civile. Ironicam. 

7) stat eivìl = il registrare le nascite 
le morti e i matiimoni in un Comune 
e l'ufficio dove si registi-ano. 

civilisà, * V. att. = civilizzare e più co- 
munem. : incivilire, render civile. 

civilmént, avv. = civilmente : da civile, 
in via civile. 

1) sta civilmént = contenersi civil- 
mente: con modi, costumanze civili. 

cìviltaa, s. f. = civiltà : stato, condizione 
di popolo civile. 

1) Anche : gentilezza, buona creanza. 

clàcch, s. m. pi. = calosce: controscarpe 
che si mettono per riparare le scarpe I 
dall'acqua e dal fango. Dal francese, | 
claques. 

clàriiiètt, * s. m. = clarinetto : stru- 
mento musicale di legno, a fiato. 

clàsich; * agg. = classico: d'autori e 
libri che servono di modello agli stu- 
diosi. 

1) questa l'è clttsica = questa è clas- 
sica ! Anche : è barbina ! 

clàsiflcà, * V. att. = classificare: collo- 
care, ordinare per classe. 

clàsiiicàsiòn, s. f. = classificazione : l'o- 
perazione del classificare. 

1) Punto di merito dato all'alunno. 

class, s. f. = classe : divisione fatta tra 
cose della stessa specie, 

1) Le divisioni delle scuole, secondo 
il grado d'insegnamento; e gli scolari 
di una classe; e l'aula dove si trova 
la classe. 

2) T. mil. : i soldati della leva dello 
stesso anno. 

3) Distinzioni nelle ferrovie, basti- 
menti, ecc. 

clàusola, * s. f. = clausola: inciso, pro- 
posizione che modifica il valore delle 
cose detto o scritte anteoedentementei 

claiisura, s. f. = clausura : il vivere ri- 



eia 



- 216 - 



cob 



tirati ìq un convento senza potere 
uscirne. 

clavicola, * s. f. = clavicola: osso che 
serve di puntello alla spalla. 

clemèusa, *«./". = clemenza : virtù che 
move ad alleggerire le pene ; el ie ra- 
eomtLncla tila elemensa del tribilndl = 
si raccomanda alla clemenza del tri- 
bunale. 

clericàl, * agg. = clericale: di partito 
cho osteggia col pretesto della religione 
l'unità d'Italia e la libertà civile. 

clèro, * s. m. = clero : il complesso dei 
sacerdoti ; el noster clero l'è minga 
tròpp intransigént = il nostro clero 
non è troppo intransigente. 

cliént, * s. m. = cliente : chi abitual- 
mente si serve di un determinato pro- 
fessionista, fa le compere in un de- 
terminato negozio. 

clientela, * s. f. = clientela: il com- 
plesso dei clienti. 

clima, s. m. = clima: condizione dell'a- 
ria respirabile di un dato paese. 

1) àbituàss ài elima = acclimatarsi, 
assuefarsi al clima di un paese. 

climatèrici!, * agg. = climaterico: del 
tempo in cui uno è inquieto e nervoso ; 
incoeii l'è dna giornMa climaterica = 
oggi è una giornata climaterica. 

climàtici!, * agg. = climatico ; là eitra 
climàtica = la cui'a climatica : quella 
in cui ciò che agisce è il clima. 

clinica, * s. f. = clinica : luogo negli 
ospedali destinato a servire all'inse- 
gnamento del modo di curare gli am- 
malati ; à Pà/via là clinica del Botini 
l'è là piisee bòna = a Pavia la clinica 
di Bottini è la migliore. 

clistèr, * s. m. = clistere : medicamento 
liquido che si dà per la parte dereta- 
na; dà on cliéter d'dli, d'dcqua de 
vis, e sim. = dare un clistere d'olio, 
d'acqua di riso e sim. 

cloro, * s. m. = cloro : sostanza chimica 
di odore acuto, disinfettante. 

cloroformi, * s. m. = cloroformio: so- 
stanza anestetica che si adopera per 
fare operazioni chirui-giche molto do- 
lorose. 

cloroformisà, * v. att. = cloroformiz- 
zare, eterizzare : assopire col cloro- 
formio. 

clttbb, s. m. = club, circolo: ridotto di 
persone associate a un dato fine. Dal- 
l'inglese Club. 



eòa, s. f. = coda : il prolungamento ver- 
tebrale dei quadrupedi ; il prolunga- 
mento del corpo dei rettili e dei pesci ; 
l'appendice di penne sporgenti dal co- 
dione degli uccelli. 

1) Fig. : chi è di idee retrive, non 
liberale. 

2) Lo strascico per ornamento. 

3) La striscia luminosa che accom- 
pagna le comete. 

4) là eoa d'on éonètt = la coda del 
sonetto : i versi che si aggiungono ai 
quattordici del sonetto. 

5) gttàrdà cont là eoa de l'oeuce = 
guardare colla coda dell' occhio : alla 
sfuggita. 

6) mHes là eoa in di gàmb = met- 
tersi la coda fra le gambe : andare via 
umiliato e confuso. 

7) à eòa de róndin = a coda di ron- 
dine : modo avv. 

8) eémbol à eoa = pianoforte a coda : 
orizzontale, terminato a modo di coda. 

9) mena là eoa = scodinzolare : del 
cane. 

10) sehisciàgh là eoa à vUn = toc- 
car il pelo e il naso a qualcuno. 

11) dà el didin èUa Ma eoa. Vedi 
didin 2). 

12) el diàol el ghe mètt là eoa = 
Vedi diàl, 12). 

13) eoa de ràtt = coda di topo. 

— cedola ; phleum nodosum. Specie 
di fiore. 

— Lima di straforo. Lima cilindrica 
appuntata che serve ad allargare fori 
rotondi. 

eoa, V. att. = covai-e : degli animali che 
stanno sulle ova finche sian nati i pul- 
cini. 

1) Di chi sta sempre d'intorno al foco. 

2) eoa el maa = covare il male : di 
malattie che vengano adagio, adagio, 
senza che l' uomo se ne accorga ; et 
coma el tifo = covava il tifo. 

coàda, s. f. = covata : il covare galline, 
piccioni, uccelli ; e gli uccelli, pulcini 
in cova. 

coàfur, s. f. = pettinatura, acconoiatui-a 
del capo Voce francese da Goiffure. 

coàss, s. f. pi. = trecce: specialm. quelle 
che le contadine arrotolano sulla nuca. 

cobi, s. m. = letto; àndà al cdbi = an- 
dare a letto, a dormire. 

còbia, s. f. = pariglia, di cavalli accop- 
piati. 



cob 



— 216 — 



cod 



1) che bela còbia = che beli' ambo! 
Modo scherzevole vedendo insieme per- 
sone di cattiva riputazione. 
cobià, r. att. = accoppiare, addoppfare, 
raccorrò insieme sui- uno stesso gomi- 
tolo i fili di due più matasse o fusi, 
rocchetti. 

1) Unire insieme due cose o due 
persone. 

2) Di cavalli, apparigliare. 

3) In senso reciproco; kin eobian ben 
= si sono ben accoppiati. Anche nel 
senso iron. di cóbia, 1). 

4) cobià; significa anche dormire, da 
còbi. 

coca, v. att. = ammammolarsi : addor- 
mentarsi seduti, cascando la testa sul 
petto. 

1) Accoccarla, appiopparla, suonarla : 
corbellare •, te me là cdehet nò = non 

, me l'accocchi, non mi ci pigli. 

coca, s. f. = coca : specie di pianta 
pei'uviana colle foglie della quale si fa 
decotto ed elisir, 

cocàrda,"*" s. f. = coccarda; nappa a di- 
versi colori secondo le nazioni o il si- 
gnificato che le si dà. La italiana è 
tricolore. 

còcc, agg. = 

1) Mezzo, troppo matui'O, vicino al- 
l' infracidire per troppa mollezza : di 
mele, meloni, cocomeri e sim. 

2) Contento, allegro, soddisfatto. 
còcer, s. m, = cocchiere : chi guida il 

cavallo i cavalli della carrozza. 

cocéta, s. f. = lettiera, intelaiatui'a di 
bel legname, o anche di ferro gentil- 
mente lavorato, entro la quale si po- 
sano su assicelle i sacconi o gli elastici. 

còcch, s. m. = crioco. 

1) Il nucleo del cocco dell' India ; 
cocos iiucifera, il quale è adoperato in 
lavori di tornio. 

2) Galla di levante, frutto del coc- 
colo menisperno, meiiispernum eoc- 
culus. 

3) eiàpà el còcch = addormentai'si. 

4) i còcch = rigonfi : piccoli cilindii 
di crine o altro che solevano le donne 
mettere tra i capelli delle tempia per 
tenerli gonfi e sporgenti. 

5) càrbòìi còcch = caibone coke : il 
residuo della distillazione del carbon 
fossile per la preparazione del gas il- 
luminante. Dell' ing. coak, coke. 



6) fung còcch = uovolo, fungo bo- 
leto. 

cochéta, s. f. = cocchetta: bozzolo di baco 
da seta che, scosso, dà suono come 
avesse in sé qualche osserello. 

còcia, = cuccia : covile del cane. Vedi 
cucia. 

cociàss, V. rifl,. = cucciare. V. cuciàss. 

coco, s. m. = cucco, cuculo comune o 
rugginoso o francescano; citculus cano- 
riis. Uccello silvano. 

1) rèss' on coco = esser cuculo: di 
uomo da poco. 

2) givgà ài caco = fare al cucù, fare 
a stoppa: specie di gioco che si fa coUe 
carte del tresette. Giocai'e a lumaggrè. 

3) coeo: quando vogliamo negar for- 
temente. V. cipelimérli. 

coco, s. m. = cucco, cocco: voce infan- 
tile per uovo. 

cocòcìa, s. f. = ceppicene, coccuzza, coc- 
cio: il capo. Voce di celia. 

cocorà, V. att. = vezzeggiare, carezzai-e. 
Specialm. i bimbi che si prendono sulle 
ginocchia e si carezzano, si baciano e 
simile. 

cocoràda, s. f. = partita al cucù. 

cocorita, s. f. = cocorita: specie di pic- 
colo pappagallo. 

cocumer, s. m. = cetriolo; pianta del ge- 
nere zucca. 
1) Citrullo: d'uomo dappoco. 

cociimeràda, s. f. = citrullaggine. Vedi 
grambaràda, àsnàda. 

cod, s. f. = cote, pietra a olio, pietra per 
affilare i foni da taglio. 

1) Fj-assinella: sorta di pieti'a per li- 
sciar metalli. 

coda, v. att. = affilare: dare il filo a stru- 
menti da taglio già aiTotati. 

codàda, s. f. = affilata, l'affilare ; g'hòo 
daa dna. bòna codàda ài temperm = ho 
dato una buona affilata al temperino. 

codàdura, s. f. = affilatura, l'atto del- 
l'affilare ; hoo pà^aa on franch là co- 
dàdura di reso = ho pagato una lira 
per l'affilatiu-a dei rasoi. 

codee, s. m. = bossolo della pieti-a; quello 
in cui ripongono i contadini la cote. 

1) Corno dell' acqua. Lo portano a 
cintola i falciatori per tagliare la pietra 
quando vogliono affilare la falce frul- 
lana. 

cddegra, s. f. = cotenna del lardo: la cute 
del maiale dalla quale il lardo è lico- 
perto. 



cod 



— 217 



1) Pelliccia: l'intreccio d'erbe minute 
e fìtte e di barboline che veste un campo, 
un prato. 

2) Sciàvero: una delle quattro parti 
di cerchio che si ha dell' albero in ri- 
quadrarlo coli' accetta, o colla sega. 

codegrà, V. att. = far faro cotenna o col- 
lottola: ingrassare le bestie pascendole 
di buona erba. 

1) Piotare; coprir di zolle d'erba un 
prato. 

codegliéta, s. f. = Palanca: palo diviso 
per il lungo che serve a far palancati. 

1) Piallaccio: sottilissime assicelle di 
cui copronsi i legni più vili. 

2) Correntino: ognuno di quei rego- 
letti riquadrati che ricorrono spessi e 
paralleli nel verso del pendio del tetto. 

3) Broncone : regolo con cui sosten- 
gonsi le viti nel mezzo dei campi. 

codegliìn, s. m. = cotichino : specie di 
salame cotto. Anche codeg'òtt. 

cddes, s. m. = codice: raccolta di leggi. 

codeséla, s. f. = inguinaia : parte del 
corpo umano. 

1) Gavocciolo: tumore all'inguine, 

codògii, agg. = cotogno; pòmm coddgn 
(frutto) = mela cotogna ; (albero) melo 
cotogno. 

codog'nàda, s. f. = cotognate : pasta di 
pomi cotogni o zucchero. 

coérc, s. m. = coperchio: ciò che copre 
un vaso ; el diadi el fa i pìgnatt e 
minga el coèrc = il diavolo insegna a 
far lo pentole, ma non i coperchi. (V. 
diàol, 7). 

1) T. d'archib., fucile, martellino. 

2) Antenitorio : cappelletto dei vasi 
da stillare. 

coèrcèll, 3. m. = pergamena : cono di 
cartoncino con che si copre il pen- 
necchio. 

coerénsa,* s. f. = coerenza: il non dis- 
dirsi, ne contraddirsi in nessun modo, 
specialmente nelle opinioni politiche e 
religiose. 

coerent,* agg. = coerente : chi ha coe- 
renza. 

coérta, s. f. = coperta : ampio pezzo di 
stoffa di varie maniere che si sovrap- 
pone alle lenzuola e le ricopre larga- 
mente. 

1) fa sòtt là coèrta = rincalzare la 
copei-ta. 

2) irà indree i coèrt = scompannarsi: 



scomporre i panni del letto e restare 

scoperto. 
coèrtiroeu, s. //*. = mantelline e coltiù- 

cella. Dim. di mantello e di coltro. 
coèrtón, s. m. = copertone : grande e 

grossa coperta, per riparo dal sole, 

dalla pioggia e sim. 

1) Copertoio: specie di rete. 
coéta, s. f. = codetta: segnetto conven- 
zionale sotto alcune lettere dell'alfabeto 

in lingua non nostra. 

1) Striscia: pelle su cui si affilano o 

asciugano i rasoi. 
coetàni,* agg. = coetaneo : della stessa 

età. 
coeùdeii, s. m. = ciottolo. Assai poco 

usata. 
coeugli, s. ìli. = cuoco: chi fa da cucina 

per mercede nelle famiglie signorili o 

locande, alberghi e sim. 
coeùr, s. m. = core, cuore: viscere, organo 

centrale della circolazione del sangue. 

1) Come organo del sentimento. 

2) àndtt ài cceur = andare, arrivare 
all'anima; di cosa che ci tocchi nel più 
vivo del cuore. 

3) Come espressione di affetto; te see 
el me cceur = sei il core mio. 

4) me s'cidpa el cmur = mi si spezza 
il core: di dolore straziante. 

5) vègh à eoeur, sta à cceur = aver 
a core, stare a core una cosa ; curai-- 
sene, occuparsene molto. 

6) rid de coeur = ridere di core, di 
tutto gusto. 

7) óua spina ài coeùr = una spina 
al cuore, una gran doglia, dispiacere 
vivo. 

8) slàrgtLss el coeur = allargai'si il 
core, a una buona notizia, buon esito. 

9) mètt el coeur in pds = mettere 
il core l'animo in pace; rassegnarsi. 

30) pariti ài coeur = parlare al core, 
movere il sentimento. 

11) streng el coeùr = stringere il 
cuore di grave dolore. 

12) vègh el coeur in man = avere il 
core in mano, sulle labbra : essere 
molto sinceri, essere di cuore aperto. 

13) mèteé dna man sul cceur = met- 
tersi una mano, lo mani al core, sul 
core : domandare alla propria coscienza 
seriamente. 

14) che Dio ghe tòca el cceur = che 
Dio gli tocchi il core ! Parlando di un 
perverso. 



eoe 



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col 



15) Modo avv. de eoeur = di cuore. 

16) Centi'o, mezzo ; in del eoeur de 
l'Africa = nel cuore dell'Africa. 

17) Caori, seme delle carte da gioco : 
si dice anche copp. 

18) àndà giò el eoeur = ustolare : 
morire o struggersi di voglia di.... 

19) toRil el cmur = importunare, in- 
fastidire. 

coeùs, r. att. = cuocere e còcere : di cose 
da mangiare, ridurle meglio mangiabili 
col foco. 

1) Di forte dispiacere o rincresci- 
mento. 

2) Iperb. se cceùs = si cuoce : dov'è 
un gran caldo, 

3) D'altra roba, tenerla al foco o nel 
foco per conferirle qualche qualità ; più 
soda, più gentile, ecc. 

4) fa coPMs in priéa = arrabbiare; 
cocere in fretta. 

5) coeuses = rodersi : consumarsi dalla 
rabbia e sim. 

6) coeus = divorare , di passioni ; 
quést l'è qiièll che me eoeiìs = questo 
è quel che mi divora. 

còfen, s. m. = corbello : cesto di forma 
elittica con coperchio a cerniera. 
1) Cassa cofano da morto. 

cogitór, s. m. = coadiutore: uno dei gradi 
della gerarchia ecclesiastica. Anche cii- 
g-itòr. 

cognisión,* s. f = cognizione, idea, no- 
tizia, nozione. Anche : conoscenza; soni 
■vegniiii à cogniàiòn d'on bruti fàtt = 
ebbi notizia di, son venuto a conoscere 
un brutto fatto. 

cògnit, agg = espeiio, pratico, cono- 
scente: che ha cognizioni intorno a una 
cosa. 

cognòiiim, * s. DI. = cognome, casato : 
nome di famiglia. 

cdgoma, s. f = bricco : vaso di metallo 
per fare il caffè, o scaldare il latte o 
l'acqua e sim. Dim. cogomìn, cogo- 
méta. 

coin, s. f. = codino, piccola coda, spe- 
cialm, quella che tenevano dietro la 
parracca nel secolo passato. 

1) Codino: chi si mosti'a avverso alle 
idee di progresso. 

coinóii, s. m. = gran coda: di pers. ohe 
si mostri molto avversa alle idee di 
progresso. 

coionà; V. att. = canzonai'e. Vedi min- 
cionà. 



cola, s. f. = colla: materia attaccaticcia. 

1) cdla de legnàmee = mastice, re- 
sina del lentischio. 

2) Mattonella del bigliardo; vèéé à còla 
= attaccare : quando una palla è rasente 
prossima alla mattonella ; sont à odia 
= sono attaccato. 

cóla, art. = colla: prepos. articolata femm. 
per con la. 

colà, V. att. = filtrare, colare, far passare 
liquidi allo staccio o al filtro. 

colàboràdór,* s. m. = collaboratore; chi 
lavora insieme ad altri. Specialmente 
di chi scrive nei giornali. 

colàbroeùd, s. m. = colabrodo, passa 
brodo: vaso di latta o di rame a fondo 
bucherato per uso di filtrar brodi, su- 
ghi, e sim. 

colàna,* s. f. = collana: guarnizione del 
collo, composta d'oro e di gioie ovvero 
di più file di gemme. 

colàrìu, s. m. = collare, collarino. 

1) Da prete : collarina e goletta. 

2) tra vìa el eolàrin = gabbarle o la- 
sciare San Pietro. 

3) Colletto: cinghia che cinge il collo 
dei cani. 

colàròn, s. m. = bacchettone: che è sem- 
pre per le chiese e fugge i passatempi 
anche onesti. 

colàiid,* s. m. = collaudo: l'approvazione 
dell'ingegnere all' accollatario di un la- 
voro, perchè ne possa esigere il prezzo 
e perchè del lavoro si possa servirsene. 

colàiidà, * V. att. = collaudare : fare il 
collaudo. V. colàiid. 

colégr, s. m. = collegio: casa dove, sotto 
una direzione convivono più giovani a 
scopo educativo. 

1) Circoscrizione territoriale chiamata 
a eleggere il tal numero di deputati al 
Parlamento. 

còlégra, * s. m. = coUega, compagno in 
un ufficio, grado, professione liberale. 

colegiàl, s. m. = collegiale, convittore 
di un collegio. Anche colegriànt. 

1) Di giovane che non conosce il 
mondo, inesperto, imbarazzato nelle sue 
azioni. 

colera,* s. f. = collera: movimento im- 
provviso dell'animo per cui una per- 
sona si inquieta e scende anche a mal- 
trattamenti e vituperi verso altri. 

colèra, s. m. = colem: morbo epidemico. 

colesión, s. f. = colazióne. 

1) Piccolo pasto della mattina. 



col 



219 - 



col 



I 



2) Collezione : adunamento di cose 
d'arte, libri, eco. In questo senso più 
spesso ràcòlta. 

colèta, s. f. = colletta : raccolta di da- 
naro fra più persone a scopo di bene- 
ficenza. 

coletàri, s. m. = libro d'orazioni per im- 
partire la benedizione. 

colètt, s. in. = solino goletto : il coUo 
della camicia attaccato, o staccato. 

1) Colletto : quello del cane. Come 
colàrìn. 

colica,* s. /". = colica : dolori di ventre 
violenti. 

colìu, s. m. = colino : arnese traforato 
per passarvi il brodo. 

colina, s. f. = collina : colle piuttosto 
esteso e elevato. Dim. colinèta. 

coliri, * s. ni. = collirio ; medicamento 
liquido per gli occhi. 

coliss, (à) = a scanalatura, a incastro: 
dal frane, a coulisse. 

còli, * s. m. = collo : quella parte del 
corpo che unisce il capo alle spalle. 

1) còli del pè = nodeUa, collo del 
piede, la parte superiore e più rilevata 
ilei piede ; còli déla man = nodello. 

2) Di veste ; el cóli déla càmisa = 
il coUo della camicia. Della giubba: col- 
laretto. 

3) eòli stòrt = collo torto, bacchet- 
tone. 

4) butti i bràsG ài eòli = abbracciare 
buttar le braccia al collo. 

5) làsà i brìj siil còli = lasciare la 
briglia sul collo : dar tutta la licenza 
di fare a chi è sotto tutela. 

6) àndti à ròta de eòli = andare, 
cori'ere a rotta di collo ; precipitosa- 
mente e con pericolo, all' impazzata, 
a fiaccacoUo, a scavezzacollo : oppure, 
d'affari che vanno male, alla busche- 
rona. 

7) dàptt per el eòli = pigliare e pren- 
dere per il collo : far pagare a uno 
troppo cara una cosa, fargli l'usuraio. 
Vedi, ;iàpà, 33). 

8) tirti el còli = tirare il collo ; dei 
polli, ammazzarli. 

9) làsàss mètt i pè éiil eòli = lasciarsi 
ferrare, lasciarsi mettere i piedi sul collo. 

10) eòli = collo: la parte più stretta 
del fiasco o altro vaso simile. 

11) se erèsen inai V òss del còli: 
dicono quando rincariscono le cose di 



prima necessità. E riferisce all' essere 
appesi, nel qual atto il collo si allunga. 

12) tra càpp e còli = all'improvviso; 
quando uno meno se l'aspetti, e di cosa 
sgradevole. 

13) Collo: grosso involto di mercan- 
zia, arnese, o mobile da spedirsi. 

còli lòugrh, s. m. = codone, german ma- 
rino: anas acuta. Uccello acquatico. 

còli ròss, s. m. = moriglione, bosco; 
anas ferina. Uccello acquatico. 

cólma, colinègna, s. f. = comignolo : 
quello spigolo o linea nella più alta 
parte del tetto dove si uniscono due 
opposti pendenti. 

1) colma = vetta: lacinia di un monte. 

2) ràtt de colmègna. (V. ràtt 1). 
colocà e colog'à, * v. att. = collocare, 

mettere a posto. 

1) Maritare, accasare. 

colòmb,* = colombo, piccione : genere 
d'uccelli di molte specie. Anche : pu- 
viòn. 

colombài*,* s. m. = colombario: sepolcro 
con caselle o nicchie nei sotterranei del 
nostro cimitero. 

colombèra, s. f. = colombaia : stanza 
dove si tengono i colombi a nidificare. 

colombina, s. f. = colomba: pasta dolce 
foggiata a mo' d' uccello, per lo più con 
un ove nel mezzo semplice o adorno, 
e che si usa mangiare nello feste di 
Pasqua. 

2) Verdone: fungo innocuo; agaricus 
vireseens. 

colòna, * s. f. = colonna: grosso solido 
cilindrico destinato a reggere edifìci. 

1) Quella che in luogo pubblico serve 
di monumento. 

2) Una certa quantità di soldati. 

3) Uno degli scompartimenti dall'alto 
al basso delle pagine di un libro. 

4) gamb che pàren colònn = gambe 
che paiono colonne: gambe grosse. 

colonèll, s. m. = colonnello: titolo di co- 
lui che comanda un reggimento. 

1) tenént colonèll = tenente colon- 
nello: grado subito sotto a quello di 
colonnello. 

colouèta, s. f. = colonnetta : dimin. di 
colonna, specialm. per quelle basse che 
fiancheggiano le vie come paracam. 

1) Colonnino, balaustro : quelle pic- 
cole colonne tornite, lavorate che for= 
mano una balaustrata, la ringhiera di 
un ballatoio. 



col 



— 220 



COlll 



colònia,* s. f. = colonia: i sudditi di uno 
Stato che vivono in un alti'o; là colò- 
nia italiana de Paris = la colonia ita- 
liana di Parigi. 

coloniàl,* agg. = coloniale; polìtica co- 
loniàl = politica coloniale. 

1) *■ coloniài = i coloniali: quelli che 
vengon dalle colonie, zucchero, caifè e 
simili. 

colonisà,* r. att. = colonizzare: popolare 
con colonie ; el govèrno italian el uoe/ur 
colonisti V Africa = il governo italiano 
vuole colonizzare l'Africa. 

color,* s. m. = colore: impressione che 
la luce riflessa della supei-fice dei corpi 
fa sull'organo della vista. 

1) bèli color = bon colore ; del viso, 
che è segno di salute. 

2) àndà gìò el color = non reggere 
il colore. 

3) fànn de tùli i color = farne d'o- 
gni sorta, fare d'ogni erba fascio, farne 
di tutti i colori. 

4) smart el color = morire il coloro. 

5) vestii de color = vestito di colore: 
contrapp. a bianco o nero. 

coloràsc,* s. m. = coloraccio: pcggior. 
di colore. 

colorì,* V. att. = colorire; dare il colore. 

colorusc,* s. m. = coloruccio, spregiai, 
di colore. Specialmente del volto d'una 
persona. 

colosàl, * agg. = colossale, simile a co- 
losso : enorme , grosso straordinaria- 
mente. 

colòss,* s. m. = colosso: di tutto ciò che 
ha proporzioni grandissime, e special- 
mente di statue e di persone di enorme 
statura. 

colp,* s. m. = colpo: l'atto e l'effetto di 
chi colpisce. 

1) Botta: per danno grave nella sa- 
lute e negli interessi. 

2) ài prtmm cdlp = di primo assalto, 
alla prima. 

3) mi cdlp = immediatamente, sul 
tiro. 

cólpa,* s. f. = colpa; azione che viola la 
legge e merita castigo, rimprovero. 

2) Cagione principale di un fatto, che 
ha conseguenze spiacevoli; là colpa l'è 
minga mìa = la colpa non è mia. 

3) tra àdòss ài tilter là colpa = but- 
tar la colpa, la broda addosso agli altri. 

4) el cdlp de grtL^ia = il colpo di 
grazia, spicciativo. 



colpètt,* s. m. = colpetto: diminut. di 

colpo. 

1) Buon affale, buon negozio. 
colpe voi, * agg. = colpevole : che è in 

colpa, ma piuttosto grave; l'hàn cotv- 

dcmaa ma l'èra minga colpèvol = l'han 

condannato, ma non era colpevole. 
colpì,* V. att. = colpire: arrivare con uno 

più colpi. 

1) Far molta impressione; pei- Dio! 

l'è on quMer che m'ha colpii = per Dio! 

è un quadro che m'ha colpito. 
coltiv, s. m. = coltura: ten-eno messo a 

coltivazione. 
coltiva,* ■^?. att. = coltivare : di terreno, 

lavorarlo perchè produca. 

1) coltiva là ment, l'ingègn = colti- 
vare la mente, l'ingegno: studiare. 

2) coltiva on' amicUia = coltivare 
un'amicizia: mantenersela con cura as- 
sidua. 

3) coltiva dna 'persóna = coltivare 
una persona : rendersela benevola con 
molte cure. 

coltivàbil,* agg. = coltivabile: che può, 
e che merita d'essere coltivato. Per lo 
più però solo di terreni e di piante. 
coltivàsiòn,* s. f. = coltivazione: il col- 
tivare, di terreni, di piante. 
coltfìra, * s. f. = coltura. Fig., quella 
della mente, dell' intelletto, dottrina, 
sapienza. 

1) l'è on òmm d'ona gran coltUra = 
è un uomo di una gi-ande coltura. 
comaa, s. f. = mammana, levatrice: co- 
lei che per mestiere assiste le parto- 
rienti. Usa meglio oggi levatrice.* 

1) Entra in una canzonetta ; dòe te 
set staa? - à cà déla comaa - cose là 
t'ha daa - pan e formagìn - e de bév? 
- piàa d'àsnìn; grin, grin, grin, grin. 
coiuàiid,* s. m. = comando: la cosa co- 
mandata. 

1) L'ufficio di un comandante mili- 
tare della città. 
comanda,* v. att. = comandare: commet- 
tere espressamente che si faccia una 
cosa. , 

1) còs'el comanda? = che mi comanda? 
Cortesemente venendo a una chiamata 
di campanello o altro. 

2) Dar commissione che altri si rechi 
ci pi'ocuri ciò di cui abbisogniamo. 

3) Capitanare; di truppe, esserne il ' 
capo, guidarle. 



com 



- 221 



coiuàudàméut)* s. m. = comandamento: 
quelli, del decalogo, della legge mosaica, 

comàndàut,* s. m. = comandante : che 
ha un comando militare. 

combacia,* v. att. = combaciare, incas- 
sare : l'unirsi di due corpi senza che 
apparisca nessuno spazio intermedio; ci 
coèrc el combtlcia nò coni là casa = il 
coperchio non combacia colla cassa. 

1) Abboccare: dicesi di due vasi le 
cui bocche coml)aciano. 

combàll, s. VI. = barcone, battello, bur- 
chiello. 

combatèiit,* s. ut. = combattente: colui 
che combatte. 

combàtimèut, * ò". m. = combattimento, 
battaglia : il oom])attere di soldati in 
campo aperto. 

combàtt, r. att. = combattere, pugnare, 
far battaglia, battersi. 

combina, v. att. = combinare : metter 
d'accordo. 

combinàsión, s. f. = combinazione : caso 
fortuito. 

1) Il combinare, il combinarsi. 

combricola, * s. /'. = combriccola : riu- 
nione di pers. specialm. equivoche a 
scopo non ))uouo. 

combttstìbil, * agg. = combustibile : di 
materia atta a bruciare, solitamente a 
servizio di macchine. 

come, avv. = come, siccome. 

1) Molto, di molto, assai : si mette 
dopo la parola a cui si riferisce. 

2) rè bela come = m'aiuti a dir bella. 

3) Interr. come ? è sincope di Gome 
rèe serve specialm. ad indicar mera 
viglia. 

còme, * ave. = come : unisce due ter- 
mini di paragone e di somiglianza ; 
cor cóme ci veni = correre come il 
vento. 

1) Nel modo che ; ini foo còme me 
par e pids = io faccio come mi pare ; 
.'ieàrpa larga e biciér pién e ciàpàla 
còme là vèn = far buon viso a cattiva 
fortuna. 

2), Quanto ; te set còme sont bòn mi = 
sai quanto sono buono io. 

3) Innanzi al verbo comprare, signi- 
fica in milanese, anche a qual prezzo ; 
r tóme Vliee eompraa ? = a, qual prezzo hai 
r comperato ? 

* 4) còme l'è? com'' è ? = Gom' è ? come 
va che ? per qual ragione ? ; còme l' è 
che te set nò in campagna ? = come 



va che non sei in campagna ? Vedi 
come, 3). 

5) In qual modo ; còme là m ? = 
come va la salute ? 

6) còme se = nel modo che, quasi 
che ; còme se mi fiiss minga bòn = 
quasi che io non fossi capace. 

7) cóme Dìo voeur = come Dio vuole. 
S) Correi, di tanto; tant chi còme là = 

tanto qui, come là. 

9) Dopo l'avv., sègoìid = secondo ; 
segòncl còme te là ciàpet = secondo co- 
me la pigli. 

10) cóme là vèn, là lén = come vien 
viene: alla peggio, là e addio. 

11) picEÙv còme Dìo le màndr. = 
piove come Dio la manda : a ciel rotto. 

12) còme l'è, còme no l'è = come è, 
come non è : in un momento. 

13) còme l'è vera = come è vero : 
modo di affermazione ; còme l' è véra 
Dìo = come è vero Dio. 

comcdia, * s. f. = commedia : componi- 
mento drammatico, comunemente in più 
atti e di fine non lugubre. 

1) fa dà pàrt in comèdia = fare più 
paiii in commedia : di chi dimostra più 
e diverse opinioni in una volta. 

2) che comédia, ! = che commedia ! 
di cose e miserie umane che paiono 
comiche. 

comediànt, * comediàtt, s. m. = com- 
mediante : chi pei' professione recita 
commedie o altri drammi, e chi recita 
la commedia, fìnge. 

comediogràfó, * s. m. = commediografo, 
drammaturgo : scrittore di commedie o 
di drammi. 

comemoràsiòn,* 5. f. = commemorazione : 
il ricordare con lode qualche persona 
morta ; là comemoràsiòn de Oaribàldi = 
la commemorazione di Garibaldi. 

comencià, v. att. = cominciare : fare i 
primi atti di un' operazione. Ora più 
comunem. comincia.* 

comencìn, s. m. = avviatura : il prin- 
cipio della ealza, della soletta o di al- 
tro lavoro a maglia. 

1) Giri rovesci : certo numero di giri 
a maglia nel lembo superiore della calze 
fatti in modo che esso non si arrovesci. 

comendàtor, * s. m. = commendatore : 
grado e titolo degli ordini cavallereschi. 

comeutà, v. att. = commentare, illustrare, 
annotare : mettere in chiaro il testo di 
un autore con note e sim. 



coni 



222 - 



com 



comentadór, * s. m. = commentatore, 

annotatore : che fa annotazioni. 
coinèrc e anche comèrcio, * s. m. = 

commercio : lo scambio di merci con 
merci o di merci con denaro. 

1) citaa de comereio = città di com- 
mercio : dove la popolazione s' occupa 
molto di affari commerciali. 

2) vèss sili comèrc = essere al com- 
mercio : esser dato ai traffici, agli af- 
fari . 

comèrcià; * v. att. = commerciare : eser- 
citare il commercio o un commercio, 

comèrciàbil, * agg. = commerciabile : 
che si può commerciare. 

comèrciàl, * agg. = commerciale : che 
spetta al commercio. 

comèrciànt, * s. m. = commerciante : 
chi esercita per professione il commer- 
cio e tiene negozio. 

comèss, s. ni. = commesso : impiegato 
subalterno in un ufficio pubblico o pri- 
vato. 

cometa, s. f. = cometa = noto corpo ce- 
leste che sta fra il pianeta e le nebu- 
lose. Più comunem. stéla comèta ; 
entra nella canzone : là stéla comèta 
là riva ài dés or, oh che bèi fior! dh 
che bel fior ! 

1) Acquilone, cervo volante : balocco 
da bambini. 

comètt, «7. att. = commettere : dare un' or- 
dinazione . 

1) Fare : in cattivo significato. 

cdmicli, * agg. = comico : ridicolo, faceto, 
buffo. 
1) Sost. attore di teatro. 

comifò e comilfò, avv. = ammodo, con 
garbo, per bene, Dal frane, cornine il 
faut. Vedi doè, còme se dev. 

comincia, * v. att. = cominciare, im- 
prendere : mettersi ad una impresa, in- 
cominciar a fare ; ghe voeur on §òld à 
cominciti e dilil à finì = un quattrino 
a cominciare e due a smettere. 

1) Aprire : nel senso di dar principio 
a un' operazione ; cominciti el procèss, 
r inchièsta = aprire il processo, F in- 
chiesta. 

2) Letterar. esordire : incominciare 
una narrazione, un discorso. 

comisàri, * s. m. = commissario : pers. 
a cui è affidato temporaneamente qual- 
che uffizio pubblico, e anche titolo di 
pubblici impiegati ; eomistLri de poliéìa, 



de guèra = commissario di polizia, di 
guerra. 

cornisi,* s. m. = comizio : adunanza del 
popolo per trattare d'affari pubblici e 
per lo più protestare contro soprusi. 

comisiòn, * s. f. = commissione : il com- 
mettere la cosa commessa. 
1) dà là comisiòn = allogare. 

comisionàri, * s. m, = commissionario : 
chi compera o vende per conto di case 
di commercio. 

comitaa e comitato, * s. m. = comitato : 
piccola compagnia di persone per rag- 
giungere un fine di interesse pubblico. 

comitiva, * s. f. = comitiva : compagnia 
di più peisone ; quànd sèmm àndaa 
tila Màdòna del Mont éérem ona bela 
cofnitìva = quando aadanimo alla Ma- 
donna del Monte eravamo una bella 
comitiva, 

comod, s. m. = agio. 

1) Usato meglio al plui-ale : le co- 
modità e anche i diletti della vita. 

2) Modo avverb, ; coni comod = a 
tutto suo agio : comodamente. 

3) Matta : carta da giuoco la quale 
si fa contar quanto uno vuole. 

4) Luogo comodo : il cesso. 
cdmod, agg. = agevole : che si fa con 

agio, con facilità. 

1) agiato : che vive agiatamente. 
còmoda, s. f. = seggetta, predella, sella : 
specie di sedia a bracciuoli per uso di 
andar di corpo. 

1) vàs déla cdmoda = càntero, 
comoda, ». att. = accomodare : met- 
tere in ordine cose, come mobili, libri 
fogli, che si ti'ovano fuori di posto. 

1) Accomodare le sue cose, i suoi 
affari, i suoi interessi ; comodti i oeuf 
in del càvàgnoeiì = accomodar le ova 
nel paniere e accomodarsi le ova nel 
panierino ; accomodar bene i fatti suoi. 

2) comoda vun = accomodare uno, 
procurargli ciò che desidera e special- 
mente dargli trovargli alloggio. 

3) Di una cosa si dice che là cò- 
moda là comoda nò = ci accomoda 
non ci accomoda, se ci piace, ci con- 
viene, si accorda o no coi nosti-i gusti, 
coi nostri fini particolari. Anche : mi 
torna o no. 

4) che el se còmoda, còmodet = si 
accomodi, accomodati : si dice invitando 
a sedere chi venga a farci visita e gè- 



eom 



- 223 



com 



neralmente invitando uno a fare il pia- 
cer suo. 

5) Condire : specialm. di paste, riso, 
verdure che si condiscono con burro ; 
i màcàròn, i bròcol coviodaa = i mac- 
cheroni, i broccoli conditi. 

comodàméut, * a'vv. = comodamente : 
con comodità. 

1) Agiatamente : con agiatezza, viv 
comodàmènt = vivere agiatamente; sta 
eomodàment in d'on stt = stare agiata- 
mente in un luogo. Per sufficiente spazio. 

comodili, s. m. = accomoda, santagio : 
l'accomoda, e scherz. Ser accomoda : di 
uno che sia sempre lì pronto a fare 
tra i più tutte le parti che a nessun 
alti'i piace di fare. 

comodìtaa, * = «./■. = comodità: l'es- 
sere comodo e anche 1' opportunità, 
l'occasione favorevole. 

comceÙT, V. att. - commovere : muovere 
gli affetti altiTii specialmente in senso 
melanconico ; l'è òna niÈsica che co- 
mrpuv = è una musica che commuove. 
Al rifloss. comceùres. 

1) Impietosire : muovere a compas- 
sione. 

cdmor, agg. = colmo : pieno, pieno cu- 
polo. Specialmente delle misure di ca- 
pacità; l'è, on lìter eonior de rìs = è 
un litro' di riso colmo, pieno cupole. 

comosidii, * s. f. = commozione : il com- 
moversi. 

1) L'essere agitato da sentimenti di 
pietà. 

comòss, * agg. = commosso : chi sta 
provando una commozione ; éont co- 
mòsè per ititi i tò gentilèss = son com- 
mosso da tutte le tue cortesie. 

compaa, s. m. = padrino, patrino, com- 
pare : chi tiene un bambino a battesi- 
mo e risponde per lui, chi assiste per 
lui nella cresima. Ora usa meglio pa- 
drìii. * 

1) Compare: chi tien mano a un 
altro in qualche azione disonesta ; coni- 
paa bosàrd = compare della bugia : chi 
aiuta a tener nascosta una bugia. 

compàgrin, * s. f. = compagine : con- 
giunzione intima delle parti di un corpo. 
Fig. : là comjMgìn del'esèreit, déla fa- 
mìglia = la compagine dell' esercito, 
della famiglia. 

coinpàgn, s. m. = compagno : chi ac- 
compagna, fa compagnia. 

1) comptign = compagni : si dicono 



le persone della medesima età che uno 
suol praticare specialm. per divertirsi. 
Nel gioco, quelli che cercano insieme 
di vincere la partita contro altri. 

2) Condiscepolo : che va alla mede- 
sima scuola. 

3) Camerata : compagno più. che altro 
d'armi e di collegio. 

4) Aggett. Compagno, uguale ; el me 
lìber l'è comp^gn del tò = il mio libro 
è uguale al tuo. 

5) comptign = socio : quello che un 
commerciante o industriale si associa 
nella propria azienda. 

compagna, v. att. = appaiare; el Signor 
i e fa e poRU ie compagna = Cristo fa 
le persone e poi le appaia. Vedi àcom- 
pàguà. 

compàgnaa, agg. = appaiato ; ben o mal 
compàgnaa = bene o male appaiato : 
si dice di persone o cose che per qua- 
lità, fisiche morali, l'una sta bene 
coir altra. 

comi)àgnìa, * s. f. = compagnia, bri- 
gata: più persone riunite insieme per 
conversare, divertirsi o altro fine co- 
mune. 

1) Grande associazone di commer- 
cianti, speculatori. 

2) Associazione di attori. 

3) Un dato numero di soldati sotto 
il comando di un capitano. 

companàtich, * s. m. = companatico: 
tutto ciò che si mangia col pane. Se è 
carne, si dice anche e più frequentem. 
pitànsa. 

comparì, v. att. = apparire : il primo 
mostrarsi di una cosa o di una persona, 
Anche : comparire. 

1) Di cosa soprannaturale e fanta- 
stica che ci sembri di vedere : è eom- 
pttrs on tingici = apparve un angelo. 

2) Affacciarsi : farsi vedere dove tutti 
vanno o sarebbe obbligo andare. Anche : 
mostrarsi. 

comparsa, * s. f. = comparsa : il com- 
parire, mostrarsi. 

1) Citazione a comparire in giudizio. 
T. di Tribunale. 

2) i compare = le comparse : sulla 
spena, pèrsone che non parlano. 

compàrtìmènt , * s. m. = comparti- 
mento : divisione regolare specialmente 
di scaffali, negozi, e carrozzoni della 
ferrovia. Anche scompàrtimént. 

compàsaa, * agg. = compassato : preciso. 



coni 



— 224 — 



com 



Anche : meticoloso ; di chi non fa alcun 
movimento che non sia compostissimo 
e misurato. 

compàsiòii, * s. f. = compassione : sen- 
timento di pietà del male altrui ; te 
ghet propi minga de compàsion = sei 
proprio senza compassione. 

compàsioiià) * v. att. = compassionare : 
fare atti o dir parole di compassione 
per alcuno ; i fkeu màlaa bisogna 
minga compasìontii tròpp = non biso- 
gna compassionarli troppo i bambini 
ammalati. 

compàsionèvol, * agg. = compassione- 
vole : che move a compassione ; V è 
rivaa dal camp in d'on stàt compà- 
sionèvol = arrivò dal campo in uno 
stato compassionevole. 

compàss, * s. m. = compasso, seste : stru- 
mento adoperato nel disegno geome- 
trico a far circoli, e prendere misure 
lineari. 

compatì, * V. att. = compatire : usare 
indulgenza nel giudicare dei portameati 
altrui. 

1) In senso dispreg. Parlando di er- 
rori nei quali si cade per effetto di 
poco giudizio, mancanza di educazione 
altro diffetto. 

2) fààs compatì = farsi compatire : 
operare con poco giudizio in modo da 
destare l'altrui compatimento. 

compatibile * agg. = compatibile, con- 
ciliabile : che può stare insieme con 
altra cosa ; l'è on impiégh minga com- 
patibil còla tòa dignitaa = è un im- 
piego non compatibile colla tua dignità. 
1) Degno di compatimento; on fionù 
l'è compàtibil, ma on òmm nò = un 
fanciullo è compatibile, un uomo no: 
di cei-te azioni non convenienti. 

compàtimèut; * s. m. = compatimento, 
indulgenza. 

compatriota, * s. m. = compatriota e 
compatriotto : chi è della medesima pa- 
tria. 

compàtt * agg. = compatto : di cose le 
cui parti sieno molto unite e ristrette ; 
el biitér Ve riesii bèli compàtt = il 
burro è riuscito ben compatto. 

compendi, * compendio: sunto di un'o- 
pera. 

compéns, * s. m. = benemerito, ricom- 
pensa, compenso : risarcimento di un 
danno e mercede per uq benefìzio. 
1) Fara, e iron. : ?co el compém de 



ttinti premur, de tanti benefisi = ecco 
il benemerito di tante cure, di tanti 
benefìzi. 

compensa, * v. att. = compensare : dar 
r equivalente di quanto hanno dato, 
perso per noi; el me compensa con 
tànt'àmòr di éàcrifisi che foo per lu 
= mi compensa con molto amore dei 
sacrifìci che fò per lui. 

compera, * s. f. = compera: il compe- 
rare; te faa dna bona compera? = 
hai fatto una buona compera? 

comperà, * v. att. = Vedi compra. 

competénsa, * s. f. = competenza: di- 
ritto e capacità di giudicare. 

1) i competéns = le competenze : 
quanto si compete a uno. 

competènt, * agg. = competente : che 
ha diritto e capacità di giudicare. 

compesà, v. alt. = fare , mangiare a 
miccino : mangiare poco per volta. 

compètt, V. att. = competere, stare a 
competenza, gareggiare. 

1) Questionare, disputare, contendere. 

2) Appartenere, spettare ; ghe com- 
pètt on stipendi màgiòr = gli spetta 
un maggiore stipendio. 

compì, V. att. = compire e compiere, « 
finire: conduiTe a tenni ne. 1 

compiàcènsa, * s. f. = compiacenza: ' 
condiscendenza aUe brame altrui : cor- 
tesia, gentilezza. 

1) Diletto che si prova per le pro- 
prie azioni e cose ; el guardava so fkeiì 
coni òna compiàcènsa de no di = guar- 
dava suo figlio con una compiacenza 
indicibile. 

compi àcént, * agg. = compiacente : cor- 
tese, condiscendente. 

compiàngr, * v. att. = compiangere : 
esprimere il dispiacere che si prova 
pel male altrui. 

1) Il mil. l'usa anche nel senso di 
compatì. Vedi. 

compii, agg. = compiuto, finito: di cosa 
cui non manchi nulla. 

1) Cortese, educato con finezza di 
cortesia; l'è on sciòr mólto compii = 
è iin signore compitissimo, molto cor- 
tese. 

compiàses e compiàséss, v. rifl. = 
bearsi. Vedi beàss. 

complèta, * s. f. = compieta : ultima 
delle ore canoniche negli uffici dei 
preti cristiani. 

compimèut, * s. m. = compimento : il 



com 



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com 



compirò uu lavoro, un'opera ; quell'or- 
naa chi /'è hèll, ina el g'ìià bisogn on 
Gompimént = questo ornato è bello ma 
ha bisogno di un compimento. 

cóiupit, * s. m. = compito: assegno di 
lavoro che il maestro dà agli scolari. 

compita, * V. att. = compitare: leggere 
spiccando le lettere delle parole. 

compitésa, * s. f. = compitezza, corte- 
sia, civilt<à ; l'è on gioin d'ona compi- 
tHa mòdèll = è un giovane di una 
compitezza modello. 

compleàmiiS) s. m. = anniversario, com- 
pleanno : il giorno in cui uno compi- 
sce gli anni. 

compleménti * s. m. = complemento, 
uflcidl de complement = ufficiale di 
complemento. 

complèsiòn, * s. f. = complessione : na- 
turale disposizione del corpo ; vesà de 
complèsiòn deliettda = essere di com- 
plessione delicata. 

complèSs, * s. m. = complesso : il tutto 
composto di più parti. 

1) in eomplèss = complessivamente, 
in modo complessivo. 

2) Agg. Membruto, grasso ; l'è on 
omòn eoìiiplèàs = è un omone com- 
plesso. 

complètt, * a^g. = completo : di cosa a 
cui nulla manca : che ha tutto il n\\- 
mero richiesto. 

1) òìi complètt = abito completo : 
calzoni , sottovesto , giacchetta della 
medesima stoffa. 

complica * V. att. = complicare : intrigare 
imbrogliare la cosa. 

complicàsióu, * s. f. = complicazione, 
difficoltà, imbroglio. 

complimèut, * «. m. = complimento : 
atto, parola, segno, discorso che si fa 
in segno di civiltà, di ossequio. 

1 ) fa minga complimènt, sema com- 
pli»ient = non far complimenti, senza 
complimenti : di chi è sbrigativo, an- 
che sfacciato, fa da padrone. 

2) Cerimonie : dimostrazione di ri- 
veienza che usano in società, con re 
lativi costumi ; sta nò adi coDiplimènt = 
non star sulle cerimonie : non preten- 
derle, non farne caso. 

3) Anche: lode, elogio : (/Ae /bo ime 
complimènt per el so llber = Le fo le 
mie lodi per il suo libro. 

complimeiitòs, * agg. = complimentoso : 
che suol fare molti complimenti. 

15 



compiota, V. att. = congiurare: trattare 
segretamente e in ispecie di affari po- 
litici. 

1) Anche por accordarsi nell'esecu- 
zione di un reato. 

complòtt, s. m. = combrioola, congiura : 
trattato e pratiche segrete di' negozio 
da conchiudere. 

componimént, * s. m. = componimento : 
ogni sorta di poesia o prosa d'inven- 
zione, 

compònu, r. att. = comporre, tessere, 
distendere. 

1) Accozzare i caratteri corrispon- 
denti al inanoscrilto da stamparsi. 

2) Inventare qualche cosa di propria 
testa, ossia scrivere in prosa, poesia o 
musica. 

composision, * s. /'. = composizione: 
mescolanza di cose e il risultato di 
essa ; l'è minga bróns, Ve ona com- 
posisimi = non è bronzo ; è una com- 
posizione. 

1) Invenzione pittorica, o poetica, o 
musicale ; màèster de eomposión = 
maestro di composizione (solamente mu- 
sicale). 

compositór, * s. m. = compositore : chi 
compone. 

1) compositòr de musica = composi- 
tore di musica : il maestro che la com- 
pone. 

2) In tipografia chi unisce i carat- 
teri. 

3) Compositoio : arnese di ferro usato 
dal compositore. 

compost, * agg. = composto. 

1) Formato di più parti o elementi, 

2) Di costumi, atti e sim.: grave, 
modesto, decoroso. 

3) Di chioma, vesti, e sim. : accon- 
ciato, ordinato. 

comporterà, s. f. = compostiera, guaz- 
ziera, ciotola da guazzi. Specie di cio- 
tola coperchiata, per lo più di metallo, 
nella quale si servono in tavola i guazzi 
conserve. 

compréud, * 'V. att. = comprendere : con- 
tenere in se; el eomùn de Milàn el 
coìnprèml Unca Lorètt = il comune di 
Milano comprende anche Loreto, Più 
volgami, ciàpà dent. 

comprés, * agg. = compreso : da com- 
prendere; in del fitt gh'è comprés 
r acqua potàbil = nell'affitto è com- 
presa l'acqua potabile. 



com 



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con 



1) Implicito: che non è espresso, 
ma si comprende necessariamente. 

comprimàri, * s. m. = comprimario: 
di cantante che non è secondo e non 
è primo. 

comprimm ^ * v. att. = comprimere : 
stringere con forza ; là scarpa là me 
coniprim et cali = la scarpa mi com- 
prime il callo. Più volgarm. scliiH ;ià. 

compromètt, * v. att. = compromettere: 
mettere a rischio; viij minga compro- 
mètt là mia posiéion = non voglio 
compromettere la mia condizione. 

compunsiòn, * s. f. = compunzione: 
l'esser compunto ; in gésa bùdgna stàgh 
cont comp-unsion = in chiesa si deve 
stare con compunzione. 

compùnt, * agg. = compunto. Di pers. 
Addolorato nel pentimento, e con rac- 
coglimento devoto. 

compù = quanto più, tanto più. 

comiin, * s. in. = comune, municipio: 
gli abitanti stessi, i contribuenti, il 
paese. 

1) Agg. comune : che appartiene 
ugualmente o relativamente a più o a 
tutti. 

2) àené comun = senso comune : fa- 
coltà di giudicare sanamente, comune a 
tutti. 

comìinàl, agg. = comunale : che appar- 
tiene al Comune, che dipende dal Co- 
mune, che non è proprietà privata. 

comiinicà, * v. att. = comunicare. 

1) Avere un' escita, adito comune. 

2) T. cattol. amministrare l'eucare- 
stia: comilnicàss = comunicarsi, pren- 
dere la comunione. 

comiinicàtìya, * s. f. = comunicativa: 
facilità di comunicare i propri senti- 
menti colla parola. 

comiiuicàsidn, * s. f. = comunicazione : 
il comunicare e anche l'adito per cui 
si comunica. 

comiiniou, * s, f. = comunione: l'avere 
in comune, a comime. 

1) Il Sacramento dell'Eucarestia e 
l'atto di ricevere queste» Sacramento. 

2) La parte della Messa, quando il 
sacerdote è all'Eucai'estia. 

comiinitaa, s. f. = comunità: il corpo 
dei cittadini. 

1) ghe le ctlnta ài pdpol e àia co- 
m,unttaa = lo racconta al popolo e alla 
comunità. Per dire : a tutti quanti. 

con e davanti a vocale cont = con. Pre- 



posiz. semplice che si unisce anche 
coir articolo. Regge vari complementi 
indiretti di relazione, di congiunzione, 
di compagnia. 

1) Di collegamento, unione, mesco- 
lanza. 

2) Di proprietà, connessione. 

3) Parlando di cose che si portano, 
d'usanze, di modo. 

4) Posposto a insèma = insieme. 

5) Indicando lo stato, la condizione 
l'atteggiamento, la causa, il modo, le 
condizioni, il mezzo, lo strumento o 
mezzo materiale. 

6) con tiitt = con tutto : nonostante, 
malgrado. 

conca, s. f. = conca, sostegno, chiusa: 
il congegno attraverso un canale per 
tenere in collo l'acqua fin dove occorre, 
onde passarla agevolmente. Anche : ca- 
teratta. 

1) Luogo basso tra i monti ; l'è on 
paèé, gid in d'òna conca = è un paese 
affondato in una conca. 

2) fa cotica = far conca ; piegarsi a 
guisa di conca. 

3 ) conca di ptàtt = conca : largo vaso 
di legno a uso di versarvi il ranno per 
rigovernarvi le stoviglie. 

coucéd, v. att. = accondiscendere, con- 
cedere, condiscendere, cedere ; confor- 
marsi per grazia al volere altrui. 
1) Menar bono, di ragioni addotte. 

concentra, * v. att. = concentrare : fare 
che varie forze o attività si dirigano 
ad un sol punto. j 

1) Radunare in una sola persona, o j 
in un solo ufficio la somma dell'au- | 
torità. 

concentràmént, * s. m. = concentra- 
mento: il concentrare; el concentrà- 
mént esàgeraa di potéri l'è là riitna 
del Stdt = V esagerato concentramento 
dei poteri è la rovina dello Stato. 

concèntricli, * agg. = concentrico : di 
più circoli che hanno lo stesso centro. 

concepì, * v. att. = concepire: afferrare 
colla mente, comprendere ; pòés minga 
concepì come on bon italiàn el pdda 
vèss clericdl = non posso concepire 
come un buon italiano possa essere 
clericale. 

concerìa, *«./".= conceria: luogo dove 
si conciano le pelli ; el pàdròn l'è gid 
in conceria = il padrone è abbasso in 
conceria. 



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con 



concert, * s. m. = concerto : esecuzione 
di musica, fatta da più cantanti o so- 
natori. 

1) Pozzo di musica eseguito da una 
voce da uno strumento con accom- 
pagnamento d'orchestra o d'organo o 
di piano o di banda. 

concerta, * v. att. = concertare, affia- 
tare, accordare a forza di prove dili- 
genti due più cantanti o sonatori ; 
conerttt on'dpera = affiatare i cantanti 
che eseguiscono un'opera. 

1) Si dice anche di attori non can- 
tanti. 

concertàdòr, * s. m. = concertatore : 
maestro che attende alla concertazione. 

concertista, * s. m. e f.= concertista : 
chi suona o canta di concerto. 

concèsiòn, * s. f. = concessione : l'atto 
del concedere e in signif. generale con- 
discendenza. 

concesionàrì, * s. m. = concessionario : 
quegli a cui è fatta la concessione di 
un diritto. 

concètt, * s. m. = concettto : quel che 
la mente ha concepito, il risultato del- 
l'operazione dell'intelligenza. 

1) L'idea, il pensiero: el coneett del 
quàder Ve bòn = il concetto, l'idea del 
quadro è buona. 

2) Il disegno di un'opera d'arte. 

3) Opinione, stima di una persona. 
conchee, s. m. = caterattaio : custode 

dei sostegni dei canali navigabili. 
conchìlia, * s. f. = conchiglia: nicchia 

marina. 
conchin, s. m = concola : piccola conca 

che si pone sotto lo zipolo della botte, 

perchè nello spillare non gocci vino in 

terra. 
concltìd, V. att. = concludere. 

1) D'affari, venirne a capo. 

2) Di discorso, venirne a termine 
con qualche scopo o ragione che torni. 

conclìisidn, * s. f.= conclusione ; 1' atto 

e l'effetto del concludere. 

1) in conelilsiòn = in conclusione, 

in sostanza, dunque, alla fine. 
concór, * V. att. = concorrere. 

1) Di persone che si fanno avanti 
con titoli altro, per aver un'impiego, 
un premio, un posto onorifico. 

2) Di più cause che tendono a un me- 
desimo effetto ; tìitt concorèva à fàmm 
aperti = tutto concorreva a farmi spe- 
rare. 



concordato, * s. m. = concordato : ac- 
cordo a cui vengono i creditori con un 
debitore o fallito. 

concordia, * s. f. = concordia : buona 
armonia; quànd ée commcia à diseor 
de polìtica là concordia Ve àndtLda = 
quando si comincia a discorrere dì 
politica è beU'e andata la concordia. 

concorènsa, * s. f. = concorrenza: il 
concorrere di più persone a un guada- 
gno a un vantaggio. 

1) fa concorènsa = far concorrenza: 
di chi mette la medesima industria, 
apre la bottega o negozio o istituto 
del medesimo genere per attirare a se 
gli avventori, i guadagni d'altri. 

concorént, = concorrente : chi concorre 
per ottenere ufficio, premio, onori, ecc. 

concerà, * s. m. = concorso : il con- 
correre. 

1) Di gente a un luogo. 

2) Di persone che concorrono a un 
esame aspirando a un impiego, a un 
grado, premio e sim. 

concreta, * v. att. = concretare : nel senso 
di concludere. Vedi conclQd. 

concrètt, * agg. = concreto : che ha per 

' termine un oggetto reale, preciso.! 

1) vegnt ài concrètt = venire al caso 
pratico. 

condàna, * s. f. = condanna: il con- 
dannare, la sentenza che condanna e 
la pena data. ■ " 

condàna, * v. att. = condannare : sen- 
tenziar colpevole, infliggere a uno una 
condanna, una pena. 

1) Disapprovare, dichiarar falso, cat- 
tivo. Di dottrine, di opinioni, costumi. 

2) Costringere ; là botéga là me con- 
dàna à vègh mài on dì in libertaa = 
la bottega mi condanna a non aver mai 
un giorno libero. 

condànaa, agg. = condannato: chi ha 
avuto una condanna e chi è in carcere 
a scontarla. 

l) Chi è costi-etto a far qualche cosa ; 
sont condànaa à làortL tuta là vita = 
son condannato a lavorare per tutta la 
vita. 

condànàbil, * agg. = condannabile: che 
merita di essere condannato. 

condemànch, condemén, = a meno ; 
podè minga fànn condemén = non po- 
ter farne a meno. 

condensa, * v. att. = condensare : ren- 
der denso. 



con 



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cou 



condenèaa, * agg. = condensato: denso, 
reso meno liquido; Uitt^ brceild con- 
densaa - latte, brodo condensato. 

condì, * V. att. = condire: dare il con- 
dimento, rendere piii gradevoli le vi- 
vande. 

condii, * agg. = condito. Part. pass, di 
condì. 

1) Sost. condimento: tutto ciò che 
vale a migliorare il sapore delle vi- 
vande. 

condìmént, * s. m. = condimento: il 
condire e quanto serve a condire. 

condisiÓD, * s. f. = condizione : lo stato 
fisico morale di una persona. 

1) Lo stato di una cosa: on l/ìber in 
catìva eondiéiòn = un libro in cattiva 
condizione ; rotto, scucito. 

2) I patti particolarità dirette a 
stabilire una cosa; hoo minga podiiii 
àcetà i àò condision = non ho potuto 
accettare le sue condizioni. 

3) Circostanza dalla quale ammet- 
tiamo che dipenda l'esecuzione di una 
cosa. 

4) Lutto, bruno, gramaglia ; pm-tà 
là eondiéiòn = vestire a lutto, a bmno. 

condoliànsa, * s. f. = condoglianza. Spec. 

al pluj'. : il condolei-si con alhù del 

suo dolore. 
condona, * v. att. = condonare : di debiti, 

non farli pagare. 
condòta, * s. f. = condotta. 

1) Modo di vivere in rapporto agli 
altri, specialmente riguardo ai costumi. 

2) Modo di condurre un lavoro let- 
terario d'arte. 

3) Ufficio medico retribuito dal Mu- 
nicipio per la cura gratuita dei poveri. 

condott, * 6\ m. = condotto : canale o 
tubo per conduiTe acqua o altri liqiiidi. 

condiitfleùr, s. m. = conduttore : dal 
frane, conducteur. 

1) L' impiegato che attende all' en- 
trata della gente, riscote e regola le 
fermate e le partenze degli omnibus, 
dei tramvai, delle diligenze. 

2) Delle strade ferrate : quell' impie- 
gato che accompagna un treno e ne 
regola l'andamento. 

conèss, *•. m. = connesso : nella frase, 
anèss e conèss. Vedi àuèàs. 

confà, t\ att. = confarsi, acconfarsi, af- 
farsi : convenirsi di cosa a persona. 
Anche in milanese usasi nella terza 
persona ; i tò mànèr me se confami 



minga = i tuoi modi non mi si affanno : 
meglio però è diro : me vdn minga. 
Vedi àndà, 3). 

coufàbiilà, * 'e. att. = confabulare : chiac- 
chierare a lungo con qualcuno su qual- 
che argomento di poca importanza. 

confederàsiòn, * s. f. = confederazione : 
unione di popoli o di Stati, con vin- 
coli più sti-etti che l'alleanza e la lega. 

confederàss, * v. rifl. = confederarsi : 
unirsi in confederazione ; i Stài déla 
Germania se s'hin confederaci = gli 
Stati della Germania si sono confederati. 

conferénsa, * s.f. ^ conferenza : lezione 
libera e staccata sopra qualche argo- 
mento. 

conferensièr, * s. m. = conferenziere : 
chi fa una conferenza. 

conferi, v. att. = confarsi, affarsi. Vedi 
confà. 

conférma, * s. /". = conferma : l'atto del 
confermare ; gh'è vegniiii là conférma 
del so ineàrich = gìj è venuta la con- 
ferma, del suo incarico. 

conferma, * e. att. = confermare : man- 
tenere nella posizione in cui uno era. 
1) Affermare, attestare ; /' ha con- 
fermaa anca et pàptt = 1' ha attestato 
anche il babbo. 

co n fesa, * v. att. = confessai-e: manife- 
stare volontariamente o no una colpa, un 
sentimento, un'azione, senza riguardi. 

1) Dichiai-are ; mi el confèsi, ma et 
me pids prdpi nò = lo confesso, ma 
proprio non mi piace. 

2) confesàss = confessarsi, rifi. dire 
al prete le proprie mancanze ; eonfesà = 
ascoltare i peccati da chi si confessa. 

3) km àdree à confesàsé = si con- 
fessano : scherz. ; di due persone che 
parlano adagio insieme da un pezzo. 

coufesiòn, '* s. f. = confessione : atto 
del confessare e anche Sacramento della 
confessione ; l' ha fàa dna confesiòn 
complèta = fece una confessione com- 
pleta. 

confesionàrl, * s. m. = confessionario : 
specie di casotto od inginocchiatoio 
nelle chiese cattoliche, dove il sacer- 
dote confessa. 

confesór, * ò\ m. = confessore : il prete 
il frate che confessa. 

confèss, Ò-. m. = confessione, ricevuta, 
quitanza : dichiarazione di a\"er rice- 
vuto quanto ci si doveva. 



con 



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con 



confetura, * s. /! = confettura : assoiii- 

mento di confetti, 
conficià; T. att = conciare : dar la concia 

alla pelle. Anche : scamosciare. 
conflciàrìa, s. f. = concia : luogo dove 

si conciano le pelli. 
conflciò, s. m. = conciatore, scamoscia- 

tore : colui che concia le pelli. 
confida, * «>. att. = confidare : consegnar 

con fiducia. 

1) Dire, dare in tutta segretezza. 

2) Aver piena fiducia : in questo 
senso è meglio usato fldàss. 

confldént, * s. m. = confidente : persona 
di cui ci fidiamo, o ci facciamo dare 
aiuto, lo mettiamo a parte di pratiche. 

confldènèa, * s. f. = confidenza : il con- 
fidare. 

1) Familiarità, intrinsechezza. 

2) Familiarità nel conversare : li- 
bertà di linguaggio fra persone. 

3) ciàpti confidénéa = prender con- 
fidenza : ti'attare persone da piix di noi 
con troppa familiarità. 

4) Il confidare con una certa segrO'- 
tezza. 

5) Familiarità che nasce dalla stima. 

6) à dà on dìt de confidénéa, ne 
ciàpa on br^sa = a dare il dito, pren- 
dono il dito e la mano. 

confldensiàl, * agg. = confidenziale, ami- 
chevole, famigliare; el g'hà dna mà- 
néra tròpp confèdenéidl = ha un modo 
troppo confidenziale. 

confin, * s. m. = confine : linea che cir- 
coscrive il territorio di nazione, pro- 
vincia, comune, ecc. 

1) Confine : relegazione per castigo 
in un luogo determinato. 

confina, * v. att. = confinare : essere a 
confine, essere a contatto, vicino. 

1) Crogiolare, gi'ogiolare, rosolare : 
dare per mezzo del foco lento alle vi- 
vande il colore rossiccio, e far che 
siano bene peneti-ate dal condimento. 

confiteor, * s. m. = confiteor : orazione 
che si recita prima della confessione ; 
el pò recito, el confiteor = può ben diro 
mia colpa : di pentimento. 

confdnd, ■v. att. = confondere : mettere 
insieme senz'ordine e senza criterio, 
prendere una cosa per un'altra. 

1) Dar noia, infruscare, far perdere 
il filo delle idee. 

2) Abbuiare : far che una bricconata 



un affare poco pulito non si venga 
a conoscere dalla gente. 

3) Di gentilezze e cortesie altrui che 
non ci paia di meritare ; ma In el me 
confónd = ma lei mi confonde. 

4) confóndes = infrascarsi : perdere 
il filo delle idee. 

conforma ! * = conforme ! Secondo il modo, 
il tempo, le circostanze. 

confòrt, * s. m. = conforto : quanto può 
servire a diminuire il dispiacere che 
non ha rimedio. 

conforta, * i\ att. = confoiiare : dar con- 
forto. 

confortàbìl, "^ agg. = confortevole : atto 
a dar confoiio, a contentare tutti i de- 
sideri di comodità personale. Dal frane. 
confortarle. 

confràtèll,* s. m. = confratello: fra- 
tello della stessa confraternita. 

confratèrnita, * s. f. = confraternita : 
associazione religiosa a scopo religioso. 

confrònt, * s. m. = confronto, agguaglio : 
somiglianza da poter fare confronto ; 
fra el me liber e el tò gìi'è minga con- 
front - non c'è agguaglio, fra il mio 
libro e il tuo. 

1) vegnì ài confrònt = venire a con- 
fronto : pili specialm. è nei precessi 
quel mettere a confronto i testimoni di 
accusa cogli imputati, perchè dichiarino 
di conoscerli, per sentir le deposizioni, 
ecc. 

confronta, * v. att. = confrontare, ag- 
guagliare, mettere a confronto. 

confus, * agg. = confuso, agg. e pp. di 
confondere. 

1) in confù,s = in confuso, confusa- 
mente. 

confiisàniént, * apv. = confusamente : 
in modo confuso ; el m' ha cuntaa sii 
là ròba confiisàniént = mi ha raccon- 
tato la cosa in modo confuso. 

confiisiòn, * s. f. = confusione. 

1) Disordine delle cose per non es- 
sere a loro luogo. 

2) Turbamento dell'animo, vergogna 
e scorno. 

confitta, * T. att. = confutare : ribattere 
le asserzioni degli avversari ; el s'è 
miàs à confiittt tiitt el me diseòrs = s'è 
messo a confutare tutto il mio discorso. 

confiisionàri, s. m. = arruffone : chi 
arruffa le cose dove mette le mani. 

congréd, * ed anche congree, s. m. = 



con 



230 — 



con 



congedo : licenza di partire per sempre 
temporaneamente, domandata o data. 
congeda, v. att. = congedare : dar con- 
gedo, licenziai'e ; eungedtL Óna class = 
congedare una classe : di militari' che 
han finito la ferma. 
congrégn * s. m. = congegno : strumento 

fatto con ingegni, complicazioni. 
congestìòn, * s. f. = congestione : accu- 
mulazione soverchia di liquidi in una 
parte del corpo. 
congiùng, * V. att. = congiungere : at- 
taccare insieme cosa a cosa ; là galena 
noe,uva là congiung là piftèa del Dòmni 
cóla piàèa déla Scttla = la galleria 
nuova congiunge piazza del Duomo con 
piazza della Scala. 
congiunsìòn, * s. f. = congiunzione : 
l'atto del congiungere, unione. 

1) In gramm. : una delle parti del 
discorso indeclinabili. 
congiuntir, * s. m. = congiuntivo : uno 

dei modi della coniugaz. del verbo. 
congiura, * s. f. = congiura : patto giu- 
rato insieme e in segreto fra vari in- 
tesi a rovesciare un governo o sim. 
congiura, * v. att. = congiurare, far con- 
giura : far complotto segreto per nuo- 
cere ad alcuno. 
congràtìilàsidn, * s.f. = congi-atulazione : 

il congratularsi. 
congràtiilàss, r. rifl. - congratularsi : 
mostrare a qualcuno il nostro piacere 
a voce o inscritto per un suo bene 
consegaito o cosa buona. 
congregàsiòn, s. /. = congregazione ; 
là congregàsiòn de càritaa = la con-' 
gregazione di carità. 
congrèss, * s. m. = congi-esso : radu- 
nanza di persone convenute da varie 
parti per trattare sopra questioni let- 
terarie scientifiche. 
conili, s. m. = coniglio : animale dome- 
stico del genere lepre ; lepus cunieulus. 
1) Fig. di persona paurosa, vile, so- 
verchiamente timida. 
couiiigà, * V. att. = coniugai'e : recitare 
ordinatamente un verbo secondo i tempi 
e le persone. 
conìugàsiòn, * s. f. = coniugazione ; ri- 
duzione ordinata dei tempi e delle per- 
sone dei verbi ; l' è on vèrb de tèrsa 
coniugàsiòn = è un verbo di terza co- 
niugazione. 
conoscenza, * s. f. = conoscenza : il co- 
noscere. 



1) fa conoscènsa = imparare a co- 
noscere. 
conoss, V. att. = conoscere : farsi l'idea 
completa di un soggetto, averne pra- 
tica, esperienza. 

1) conosel minga = non conoscerlo, 
di pers. o di cosa : non averla mai vista. 

2) Di persone : averle anche sola- 
mente viste e saputo chi erano. 

conosìiti, agg. = conosciuto, part. pass, 
di conoscere ; l'è on negasi conosuu = 
è un negozio conosciuto. 

1) minga conosuu = ignoto, igno- 
rato : non conosciuto. 

conotaa, s. m. pi. = connotati, linee : 
segni riconoscitivi della persona, che si 
scrivono sui passaporti e sim. 

conquàlmént, cong. = qualmente che. 

conquìbiis, s. tu. = conquibus (^conqui- 
busse a Firenze per il solito sdegno a 
finire le parole per consonante). Si 
usa comunemente per quattrini, ma in 
ischerzo. Dal latino. 

conquista, v. att. = conquistare : ren- 
dersi padrone, specialmente colle armi, 
di qualche cosa. 

conquista, * s. f. = conquista : il con- 
quistare e la cosa conquistata. 

1) fa conqièta = si dice di chi riesce 
a farsi un'amante. 

consacra, * v. att. = consacrai-e : desti- 
nare cose persone con rito religioso 
al culto divino o investirle solenne- 
mente di alcune autorità. 

consàpevol, * agg. = consapevole : che 
sa di cosa non a tutti nota. 

conscénsa e meglio coscénsa o co- 
seiènsa, s. f. = coscienza : la consa- 
pevolezza di noi medesimi, e delle 
nostre azioni. 

1) Dell'animo che, conoscendo il bene 
e il male, ne è giudice costante. 

2) libertaa de cmiscénsa = libertà di 
coscienza : facoltà di credere come uno 
vuole in cose di religione. 

3) in conscénsa = in coscienza : af- 
fermando la cosa. 

conscia, s. f. = concio, concime : letame 
per l'ingrasso delle terre. 

1) Condimento, intingolo. Vedi bagna. 

2) Concia : medicamento di vini o 
di fratti con ingredienti spiritosi. 

conscià, ». att. = accomodare. 

1) Nel senso ironico, far piii o meno 
danno ; quèll pòer òmm l'hdn consciaa 



con 



- 231 - 



con 



per i fest = quel pover' omo 1' hanno 
accomodato per il dì delle feste. 

2) Aggiustare in qualche modo, alla 
bell'e meglio. 

consciàcoo, s. m. = parrucchiere. Vedi 
periìchee. 

1) Conciateste : fig. di chi crede po- 
ter mettere altrai il cervello a partito. 

cottsciàlàTésg-, s. m. = acconcialaveggi : 
acconciascodelle, ])icchiapadelle, batti- 
rame, conciabrocche. 

consciàòss, s. m. = acconciatore di ossa : 
chi, senza essere chirurgo, s'arroga di 
aggiustar rotture di gambe o braccia. 

consciàtecc, s. m. = conciatetti : chi 
raccomoda i tetti delle case. 

consègTia, * s. f. = consegna : il conse- 
gnare e la cosa consegnata. 

1) T. mil. l'ordine che vien dato alla 
sentinella. 

2) Punizione leggera che si infligge 
a un soldato. 

consegna, * v. att. = consegnare : dare 
persona o cosa a uno perchè la tenga 
come sua o la restituisca a suo tempo. 

1) Di persona : affidarla a un' auto- 
rità. 

2) conàegnà là trUpa = consegnare 
la truppa : tenerla nei quartieri per un 
bisogno. 

couseguènsa, * s. f. = conseguenza : 
l'effetto di qualunque causa. 

consèns, * s. m. = assenso : approva- 
zione di ciò cha altri fa, o si propone 
di fare, sopratutto se necessaria per la 
regolarità ed efficacia dell'atto. 

1) àndtl à toeu sii el eonéénà = far 
fare le pubblicazioni di matrimonio al 
Municipio. 

2) dà el eonàéns = acconsentire : dare 
prestare il proprio consenso. 

consèrva, * s. f. = conserva : sugo di al- 
cuni fratti, condensato, che si conserva. 
1) tegnì in eonéèrva = serbare : te- 
nere qualche cosa per il momento op- 
portuno. 
consèrrà, * v. att. = conservare : tenere 
una cosa in modo che si mantenga bene. 
1) Come augurio ; che el se consèrva = 
si conservi : si tenga in buona salute. 



conservasion, 



f. 



conservazione : 



il conservare e l'effetto del conservare ; 

■vèés in hòn stdt de consèrvàsiòn = 

essere in buono stato di conservazione. 

conservatòri, * s. m. = conservatorio : 



grande istituto dove si allevano i gio- 
vani alla musica. 
consèrvàtòr, * s. m. = conservatore. 

1) T. polii chi non ama le innova- 
zioni. 

2) consèrvàtòr di ipotéch = conser 
vatore delle ipoteche. 

considera, * v. att. = considerare : ri- 
flettere attentamente sopra una cosa. 

consideràsiòn,* s. f. = considerazione: 
stima in cui uno è tenuto ; l' è minga 
tegnilii in gran consideràsiòn = non è 
tenuto in grande considerazione. 

1) Stimare : avere in pregio. 

2) Contemplare : di legge. 
consili, * s. m. = consiglio, ammoni- 
mento ; avvertimento dato ad una per- 
sona amichevolmente sul come dovrebbe 
regolai'si. 

1) Persone raccolte a consigliare in 
faccende pubbliche e private ; el con- 
sili comundl = il consiglio comunale. 

Consilia, * v. att. = consigliare : dare 
consigli ; ti còsa te me consìliet de fa? => 
tu che mi consigli di fare ? 

consìliér, * s. m. = consigliere : T. d'uf- 
ficiali e funzionari pubblici , o di una 
società. 

consìmil, * agg. = consimile : alquanto 
simile; èto aneli' chi l'è on consiniil 
de quèll che f hoo daa mi = questo 
anello è consimile a quello che t' ho 
dato io. 

consist, V. att. = consistere : essere nella 
sua composizione, natura. 

1) Importare ; el consist nàgòta = 
non importa nulla. 

consistènsa, * s. f. = consistenza : lo 
stato di ciò che è consistente ; là ptsta 
là g'hà nò àsce consistènsa = la pasta 
non ha sufficiente consistenza. 

consistént, * agg. = consistente : che ha 
forza, che resiste. 

cdnsol, s. m. = console : la parola ormai 
non esiste che nella frase ; le sa el 
cònàol e el comun => è il segreto delle 
sette comuni : è noto lippis et tonso- 
ribus ; e ad indicare la carica diplo- 
matica di rappresentante di una na- 
zione all'estero, per gli affari privati. 

consolaa, s. m. = consolato : ufficio del 
console di una nazione presso un'altra. 
1) Buzzo, ventre ; tegnt i man éiil 
consolaa = grattarsi la pancia : star 
colle mani alla cintola, starsi a coc- 
colo, consumare il tempo senza far nuUa. 



cou 



- 232 - 



con 



consola, * r. att. = consolare : cercare 
con parole o con atti di alleggerire in 
altri un dolore morale o cagionargli al- 
legrezza f^ontentandolo in un vivo de- 
siderio. 



coiisolàsidn. 



s. f. = consolazione 



quanto consola, mitiga il dolore o dà 
allegrezza. 

1) èàltt déla eansolàsidn = saltar 
dalla consolazione. 

consolator, * agg. = consolatore : nelle 
frasi ; l'è el me, el tò ttngiol consolator 
r siili. = è il mio, il tuo angelo con- 
solatore e sim. 

consolida, r. att. = consolidare : render 
sicuro, stabile ; viij consolida là mìa 
posisión = voglio consolidare la mia 
'condizione. 

consolina, s. f. = acqua acconcia, acqua 
dolce : specialmente quella acconcia con 
sugo di liquirizia. 

1) Si dice anche del vino lungo e 
insipido. 

consoli, s. /'. = consolle : mobile di lusso 
alto come un cassettone, con un piano 
di marmo, una cassetta sola e quattro 
gambe, ma a volte ha due gambe sole 
a S. Dal francese Consolle. 

consonànt, * s. f, = consonante : lettera 
dell'alfabeto non vocale. 

consdi'si, * s. m. = consorzio : di alcune 
associazioni per fini determinati. 

consta,* V. att. = constare: esser noto; 
ine consta minga quèll che te Tue dìset = 
quel che mi dici non mi consta. 

consiilént, * agg. = consulente: che as- 
siste nel consiglio o che è chiamato a 
consulto. Specialm. di medici e di av- 
vocati. 

consult, * s. m. = consulto : consulta- 
zione di più medi i al letto di un malato. 

consulta, * v. att. = consultare : doman- 
dare consiglio istruzione ; consulta 
l'àocàtt = consultare l'avvocato. 

constìltìv, * agg. = consultivo : che da 
consiglio ; el voto consUltìv = il voto 
consultivo. 

consiimà, * v. att. = consumare, finire, 
distruggere a poco, a poco. 

1) Sciupare: conciare, adoprar male. 

2) Ustolare: stai-e chiedendo amoro- 
samente con atti cose lo più materiali. 

consumàdór, * s. m. = consumatore. 
1) Chi consuma ; l'è on gran con- 
sumàdór de àeàrp = è un gran consu- 
matore di scarpe. 



cousiiniàsión, * s. f. = consumazione : 
ciò che si prende al caffè; i eonéilma- 
§i6n se pàghen des centèsini de pii = 
le consumazioni si pagano dieci cen- 
tesimi in più. 

consilnsidn, * s. f. = consunzione; l'ef- 
fetto del consumarsi: della vita per ma- 
lore lento. 

cousuntìv,* s. m. = bilancio, rendiconto 
di quanto si consuma, si spende an- 
nualmente dal Comune, dallo Stato o 
da una azienda privata. 

consume, s. m. = consumè, brodo con- 
sumato, consumato, brodo ristretto. 

consìimin, s. m. = consumo : il consu- 
mare. 
1) Struscio, logoramento: il logorare. 

cont,* s. m. = conte. Term. stor.. signore 
di contea. 

1) Preposiz. cou, (Vedi con, 1 ); cont 
tiitt so còmod = a tutto suo comodo; 
cònt sto cald = a questi caldi. 

contàbìl,* s. m. = ragioniere, contabile : 
chi ha abilità e ufficio di fare e rivedere 
conti, tenere amministrazione e simili. 

contàbilitaa,* s. f. = contabilità, meglio 
l'agioneria: l'arte o l'ufficio del ragio- 
niere. 

contàdiu,* s. m. = contadino: chi lavora 
la terra specialmente a padi'one. E più 
comun. i)àisàn. 

contagiò»,* agg. = contagioso: che s'at- 
tacca: di malattia. 

contamina,'' v. att. = contaminare, mac- 
chiare, disonorare. 

contanti,* s. m. pi. = contanti: moneta 
corrente o effettiva: danaro. 

1) paga à contanti. = pagare a pronto 
cassa, a contanti, subito. 

contàtt,* s. m. = contatto: il toccarsi in 
qualche punto. 

1) à contàtt de l'aria el se guasta = 
a contatto dell'aria si sciupa. 

contégn,* s. m. = contegno ; el tèn on 
Gontègn de giòin minga edilcaa = tiene 
un contegno non da giovane educato. 
Poco usato. 

contegniss, «'. rifì. = contenersi, ritenere, 
reprimere la collera. 

1) Governarsi, dirigersi, regolarsi. 

contemporànì,* agg. = contemporaneo : 
che chi vive nel medesimo tempo. 

contempla,* «■■ att. = contemplare: guar- 
dare a lungo con grande ammirazione 
e riflessione. 



con — 23c5 

coutemplàsión,'^ s. f. = contemplazione: 
Fatto del contemplare. 

coutént, * ofjg. = contento : che è sod- 
disfatto. 

1) mas eontént = goder l'animo, pro- 
vare soddisfazione, aver caro; ed anche 
aver dicatti,, dover esser contenti di 
ciò che ci tocca per non poter sperare 
pretendere di meglio. Ed ancora: per- 
mettere; l'è eontént che sórta ? = per- 
metto che. esca?; el j>ò vèss eontént de 
are sàlvaa là vita = ha dicatti d'aver 
salva la vita. 

2) eontént còme on tré lira = con- 
tento come una Pasqua. Si dice anche 
eontént come on papa, come on rè. 

contenta; * v. att. = accontentare, con- 
tentare, render contento. QoW'in; eon- 
tént em àlmén in sta rdba ehi = almeno 
in questo contentami. 

1) Accomodare : parlandosi di pers. 
che pretenda aver qualche diritto e po- 
ti-ebhe darci molestia ; acchetarla col 
darlo qualche soddisfazione; contenta i 
creditòr = accomodare i creditori. 

2) ehi èi contènta gode: prov. toscano 
entrato tal quale nell'uso del dialetto 
milanese. 

3) contentasi = contentai-si: limitarsi 
nei desideri, essere soddisfatto di quanto 
si ebbe o accadde ; el se contènta de 
pòceh = si contenta di poco. 

|couteiitésa,* s. f. = contentezza: soddi- 
sfazione dell'animo al vedere o udire 
cosa grata; per mi Ve étàda dna gran 
eontentésa el pàsà i esàmm = per me 
fu una grande contentezza l'aver supe- 
rati gli esami. 

Jontentìu,* 6\ m. = vantaggino, conten- 
tino: quanto si dà per giunta. 

jouteutòn,* agg. = contentone, accresc. 
di contento; te set eontént del regali? 
- contentòn = sei contento del regalo? 
contentone. 

Joutèsa,* s. f. = contessa; femminile di 
conto. 

sontesìna,* s. f. = contessina, dim. vez- 
zeggi di contessa: la figlia di un conte. 

jontestà,* t\ att. = contestare : contra- 
stare, opporsi giudicialmente . 

JOntèstàsìòn,* s. f. = contestazione: pro- 
testa contro qualcuno o qualche cosa; là 
toa propósta l'è pàsàda sénsa contesta- 
timi = la tua proposta è passata senza 
contestazione. Poco usato. 



con 



contìn,'^ s. m. = contino, dim. di conte: 
il figlio del conte. 

continénsa, s. f. = umerale : velo da 
spallo ricamato che serve al sacerdote 
quando dà la benedizione e porta il ca- 
lice nella messa. 

continènt,* s. m. = continente : ampio 
tratto di terraferma , contrapposto a 
isola. 

Continental, * oAfg. = continentale : del 
continente, di terra ferma. 

1) s. ni. Chi abita nel continente: op- 
posto di isolano. 

2) A Milano, nome di un albergo ; 
disnti ài Continental = pranzare all' Al- 
bergo Continentale. 

continoY, agg. = continuo : che continua. 
]) l'è on continov = di continuo. Modo 
avverb. 

continuàsión, * s. f. = continuazione : 
atto ed effetto del continuare. 

contoeur, s. m. = contatore: ordigno che 
registra i giri che fa un'asse. 

1) Più specialm., misuratore del gas: 
strumento con cui il valore del gas è 
misurato di mano in mano che passa 
dai tubi esterni agli interni delle case 
e delle botteghe. Dal frane, compteur. 

contorna, * «'. att. = contornare, circon- 
dare, stare attorno a uno. 

1) Di vivande, piatti. In senso tran- 
sitivo. 

contorno,* s. m. = contorno : la linea 
estrema della figura. 

1) i contorni = ì dintorni, le circo- 
stanze. 

2) T. di zecca; cordono : il giro di 
una moneta ricinta come da un cor- 
done. 

còntra, prep. = contro ; denota opposi- 
zione. 

1) àìidà Ma còntra = andare incontro. 

2) per còntra = dirimpetto. 
contràbànd,* s. m. = contrabbando: in- 
troduzione di merci in uno Stato o in 
una cinta daziaria a dispetto della legge. 

contràbàndér,* s. m. = contrabandiero : 
chi fa contrabandi. Anche sfrosàdór. 

contràbàss,* s. m. = contrabasso: gi'osso 
strumento a corde per fare il basso nella 
musica; è più popolare viorón. 

contràbàsta, s. f. = term. dei sellai, ar- 
cione anteriore. 

contràbofétt, .<?. m. = term. dei carrozz. 
contrammantice. 

contràcàmbi, * s. m. = contracambio: 



con 



234 — 



con 



cosa di ugual pregio data in compenso 
dellii ricevuta e anche azione. 

contràcàittbià)* v. alt. = contracarabiare, 
dare una cosa, o fare un'azione in cam- 
bio di un'altra ricevuta; el contràctlmbia 
propi nò i me éàerifisi = proprio non 
contracambia i miei sacrifici. 

contràcàna, s. m. = term. dei magn., 
guida. 

contràcc, s. m. = ingegno, riscontro; 
specialmente queUo della serratura. 

contràcòlp, * s. m. = contraccolpo : il 
colpo che ci rende un oggetto che per- 
cuoti aino. 

contrada, * s. f. = contrada, via ; una 
sti'ada. 

1 ) àndà in là contrada di màtàràsee 
= andarsi a consigliar col piumaccio : 
andare a dormire. 

contràdì,* v. att. = contradire: ribattere, 
dire in altro modo una cosa che uno 
asserisce. 

1) Eifl. eontràdìéé = contradirsi: dire 
una cosa senza accorgersene, contraria 
a un'altra asserita prima. 

contràdìsión,* s. f. = contradizione : il 
con tradire altrui o il contradirsi. 

1) vèsé el spirit de contràdision = es- 
sere per eccellenza e per smania con- 
traditore. 

contràdòta, s. f. = conti-addote, soprad- 
dote : quel che lo sposo assegna alla 
sposa in aumento di dote. 

contràént,* s. m. = conti-aente : chi fa 
un contratto, una convenzione. 

contràfaa, agg. = contraffatto, falsificato. 
1) ciàv contràfaa = contracchiavi : 
chiavi false. 

contràfàsiòn, * s. f.= contraffazione : 
imitazione fatta a scopo d'inganno. 

coutràgéni,* s. m. = contragenio. Nella 
frase à contràgèni = a o di contragenio; 
malvolentieri, con antipatia. 

contràfórt, s. m. = 

1) Fodera, soppanno, pannolino, pan- 
nolano, stoffa di seta o altro che si 
cuce contro il rovescio deUe vesti, delle 
scarpo, ecc. per fortezza o per orna- 
mento. Anche : controfodra. 

2) C'ontrafforte, opera di muramento: 
sorta di sprone o barbacane in sostegno 
d'una fabbrica o di qualche sua parte. 

contràlt,* s. m. = conti-alto: la più grave 
delle voci bianche e chi canta le parti 
proprie di quella voce. 

contràltàr, s. m. = contraltare, caval- 



letta, contromina: cosa fatta per oppo- 
sizione e sopruso. 

1) /a on contràltàr = fare un con- 
traltare: attraversare a uno una impresa 
qualunque dandosi alla medesima im- 
presa. 

contràlùs, av^v. = a contralume, e con- 
trolume: che non riceve il lume, la luce 
la riceve male ; quéll quàder chi l'è 
contràlùs = questo quadro è controlume 
a contralume. 

contràmòla,* s. f. = contromolla: feiTo 
nelle serrature che tien fenna l'azione 
della molla. 

1) Nelle carrozze la molla che regge 
il cignone di riserbo. 

contràmostàcc, s. m. = controserratura: 
lastrina di ferro incassata nelle imposte 
per ricevere la stanghetta delle serra- 
ture. 

contràmur, s. m. = mui'o di rinforzo. 
Vedi contràfórt. 

contràntipdrt, s. m. = contrauscio: quel- 
l'usciale che si mette d' inverno agli 
usci delle stanze a maggior difesa del 
vento. 

contràpàgiua, s. f. = contropagina : la 
pagina verso. 

contràpàss, s. m. = ambio, travago : 
passo del cavallo, quando cammina por- 
tando avanti alternativamente le due 
gambe di destra e le due di sinistra. 

contràpàta, s. m. = term. dei sarti, pi- 
stagnino : quelle strisce della stessa 
stoffa cucite a ciascun lembo laterale 
della toppa dei pantaloni e a quella dei 
taschini del panciotto. 

contràpél,* s. m. = contrappelo: il l'ader 
della barba una seconda volta contro 
al verso del pelo della prima volta. 

contràpés, * s. m. = conti-appeso : peso 
messo per bilanciarne un altro. 

1) Cilindi'i di piombo legati a cate- 
nelle, che regolano il movimento di 
orioli a torre, e simili. 

contràpònn,* v. att. = contraporre, porre 
all'incontro, opporre ; ài me reson te 
contràponet cèrti àrgonient che me loca 
tàsè = alle ragioni mie contrapponi tali 
argomenti che mi tocca tacere. 

contràpóst,* s. m. = contraposto : cosa 
che si conti'appone. 

contràpunsòn, s. m. = term. degli incis. 
di caratt-, contrappunzone. 

oontràpunsonà, v. att. = contrappunzo- 
nare : conficcare il contrappunzone nel 



[ 



con 



235 



con 



pezzuole d' acciaio, che deve risultar 
punzone di carattere da stampa. 

contràpflnt,* s. m. = contrapunto: arte 
di comporre in musica secondo regole 
certe; eonoss ben el contràpunt = co- 
noscere bene il conti-apunto. 

contràrij agg. = contrario: di cose, op- 
posto. 

1) Avverso, non incline, non favo- 
revole : di persona rispetto a cosa o 
persona. 

2) à riticontrtlri = al contraria. 
contrària,* p. att. = contrariare, attra- 
versare i disegni altrui, opporvisi ; l'è 
on tormént ! Hi el me contraria in tìitt 
còss = è una pena ! egli mi conti-aria 
in tutto. 

contràrietaa, * s. f. = contrarietà, av- 
versione e avversità. 

contràsègn,* s. m. = contrassegno, nota, 
sognale: segno messo per distinguere 
una cosa da un'altra. 

contràsiòn,' s. f. = contrazione : ritira- 
mento dei nervi e raggrinzamento della 
faccia; el g'hà de qilìj contràsiòn nervos 
che el fa paura = ha certe contrazioni 
nervose che spaventa. 

contràst,* s. m. = contrasto : il contra- 
stare. 

contrasta, * v. att. = contrastare, op- 
l)orsi, far che una persona non riesca 
nel suo intento. 

1) Anche : negare, impugnare. 

contràtà,* v. att. = contrattare; di cosa, 
l'agiouarne, discuterla per comprarla o 
venderla. 

contràtèmp,* s. m. = contrattempo: cosa 
inaspettata che non ci fa piacere. 

1) Terni, mus., lo stesso che tempo 
sincopato, sincope. 

contràtt,* s. m. = contratto: accordo ri- 
conosciuto dalla legge e che produce 
effetti giuridici, e il documento di tale 
accordo. 

1) Anche il semplice scambio in pri- 
vato di patti e condizioni. 

2) streng on contràtt = concludere o 
stabilire un contratto. 

contràvéder, s. m. = contrimpannata ; 
le imposte vetrate messe fuori della fi- 
nestra a riparar meglio il freddo d'in- 
verno. 

contràvelén,* s. m. = contravveleno: ri- 
medio per distruggere 1' effetto di un 
veleno. 

contràvension,* s. f. = contravvenzione: 



il contravvenire, specialm. a regola- 
menti. 

contràvoeùia, s. f. = contravoglia, con- 
trovolontà, mal volentieri. 

contribuì,* v. att. = contribuire, entrare 
a far parte di un affare e aiutare a 
mandarlo bene. 

1) Di ciò che concorre con altre cir- 
costanze a produrre un effetto. 

contribiisiòn,* s. f. = contribuzione: quel 
che ciascuno paga o fa per concorrere 
in qualche impresa. 

1) m'hdn miéè à contribusiòn tinca 
mi = ni' hanno fatto contribuire an- 
che a me. 

contrisiòn,* s. f, = contrizione; l'àtt de 
contrisiòn = l'atto di contrizione, di 
pentimento: meglio att de pentimènt. 

controlà,* v. att. = riscontrare, verificare, 
sorvegliare: accertare il vero, l'auten- 
ticità di una cosa. 

controlàrìa e controlerìa, s. f. = ri- 
scontro: il riscontrare, il verificare. 

contròll, s. m. = riscontro, verifica: l'ac- 
certamento del vero specialm, nei conti. 

controlceur, s. m. = riscontratore, veri- 
ficatore. Dal frane, controleur. 



controproeùva. 



/■• = 



fatta con modo 



controprova : 
diverso della 



prova 
prima. 

contròrdin,* s. f. = contrordine, rivoca- 
zione di un ordine; gh'è rivaa on con- 
tr&rdin e l'ha dovilii torntl indree = 
gli arrivò un contrordine e dovette ri- 
tornare. 

controscèna,* s. f. = controscena: scena 
muta, in cui si risponde coi gesti a ciò 
che altri dice, significando i sentimenti 
che destano le sue parole. Termine di 
teati'o. 

controséns,* s. m. = controsenso: senso 
contrario al buon senso e ciò che si 
dice contrario al buon senso; scusa, ma 
quèll che te dìset l'è on controséns - 
scusa, ma ciò che dici è un contro- 
senso. 

contiitt che, aw. = contuttoché, quan- 
tunque, sebbene ; con tiitt ehe el èia 
rivaa à mèsànòtt l'è staa sii à cieiàrtl 
on bèi pèss = con tutto che sia ani- 
vato a mezzanotte rimase alzato a chiac- 
chierare per parecchio tempo. 

contiisiòn, * s. f. = contusione : lesione 
esterna, ma senza rottura della pelle, 
causata da un grosso colpo. 



con 



236 



eoo 



couràlescénàa, * s. /'. = convalescenza: 
Fossore convalescente. 

convàlescént, * s. m. = convalescente: 
guarito di una malattia, ma non ancora 
rimesso bene. 

convàlida,* ». (M. = convalidare, render 
valido: di elezioni politiche. 

coiivegruì, V. att. = convenire ; toi'nare 
utile, essere necessario. 

conTeguiiii, p. p. = convenuto: da con- 
venire nel senso di mettersi d'accordo 
sopra qualche interesse. 

conveiiiénsa,* s. f. = convenienza: l'es- 
sere conveniente. 

1) Modo di trattare fra persone edu- 
cate. 

coiiTeniént, * agg. = conveniente : che 
ò conveniente, è utile, è accettabile, 
che si può accettare con vantaggio. 

convensióii, * s. f. = convenzione : atto 
per il quale si forma un accordo per lo 
più riguardante commerci, vicinanza di 
case e sim. Anche fra privati. 

coiivensiouàl, * agg. = convenzionale : 
che sa di convenzione; parola., mànéra, 
MI, compliment convensionàl = parola, 
modo, stile, complimento convenzionale; 
non spontaneo. 

convènt,* s. m. = convento: luogo dove 
religiosi religiose fanno vita comune 
ed anche le persone riunite nel con- 
vento. 

conversàsión, * s. f. = conversazione ; 
riunione di persone raccolte a conver- 
sare, per ricrearsi. 

coiiversión,* s.f. = conversione: il con- 
vertirsi in senso morale e specialm. re- 
ligioso. 

1) Terni, milit., del rivolgersi dei 
soldati da una parte, per comando. 

conrerti,* r. att. = convertire, far pas- 
sare da una religione a un'altra, dal 
male al bene. 

1) Far passare una cosa da uno stato 
all'altro : in questo senso è più usato 
cambia. 

convertii, * agg. = convertito : chi ab- 
bracciò la religione che egli crede la 
miglior© ed anche ohi tornò al core, 
sulla buona via dei retti costumi. 

convìnc, * v. att. = convincere : dimo- 
strare a uno la verità in modo che non 
abbia nulla da opporre. 

conTincént,* agg. = convincente: che ha 
forza di convincere, a cui nulla si possa 
opporre. 



convinsiòn,* s. f. = convinzione : l' es 
sere convinto. 

convitór,* .f. m. = convittore: alunno in 
un convitto. V. colèg'. 

convìv,* «7. att. = convivere: far vita co- 
mune nella stessa casa. 

convoca,* v. att. = convocare: invitare 
a parlamento, a riunirsi tutti quelli che 
fanno parte di un corpo legislativo, 
amminish-ativo, accademico, e sira. 

1) Chiamare gli interessati, i credi- 
tori e sim. 

convocàsión, * s. f. = convocazione, il 
convocare; àsemblea de prima convo- 
càsiòn = assemblea di prima convoca- 
zione: che è stata convocata una prima 
volta; là convoecision di ereditor = la 
convocazione dei creditori. 

convój e convoli,* s. m. = convoglio: lo 
persone, navi, milizie, vagoni che viag- 
giano insieme. 

conviìls,* s. m. = convulso: leggero tre- 
mito, stato di inquietudine prodotto da 
forte assalto nei"voso. 

couviilsiòn,* s. f. = convulsione; scossa, 
forte agitazione per eccitamento nervoso. 

eoo, s. m. = capo, testa: specialmente la 
parte coperta dai capelli. 

1) vègh el mal de eoo., el dolor de 
eoo = avere il male, il dolor di capo ; 
me doeur, me pìea, me se voeùr s'eepti 
el eoo = mi dolo, mi martella, mi si 
spezza il capo. 

2) eoo pesdnt = capo peso ; eègh el 
eoo pesdnt = sentirsi accapacciato: sen- 
tir peso al capo o per sonno, o per 
troppo lavoro, o per rumore. 

3) girù, el eoo = girare il capo ; gì- 
ramènt de eoo = capogiro. 

4) piirisnà in eoo = avere il pizzi- 
core in capo. 

5) porta sili eoo = portare in capo. 

6) basa el eoo = abbassare, chinai'e, 
piegare il capo; cedere, rassegnarsi. 

7) mètt gid el eoo = metter giù il 
capo, occuparsi seriamente di qualche 
cosa, 

8) àndà ài eoo = andare al capo : 
detto di vino o d'altro liquore che turbi 
la mente. 

9) bàtt el eoo = battere il capo : fìg. 
rivolgersi a persona per qualche occor- 
renza, nella frase eoo minga doe bàtt 
el eoo = non so dove battere il capo. 

10) bàtt el eoo in di miir = battere 



eoo 



- 237 - 



cop 



'•apo nel muro; euf. darsi alla dispe- 
ra/Jone. 

11) dà, pica sili eoo = dare sul capo; 
darò colpi sul capo. 

12) gràtàss in eoo = grattarsi il capo; 
fig., parlando di cosa che dispiaccia e 
non ci si veda rimedio. 

13) màtigià là minestra in eoo à 
vtin = mangiar la pappa o la pasta in 
capo a uno, esser più alto di statura; 
salta in eoo fig. = mangiar la torta in 
capo a uno : sopraffarlo, soverchio-Io. 

14) vèsegli né eoo ne pee = non es- 
serci nò capo, nò coda. 

15) eoo per cervello, mente e diverse 
facoltà doli' animo e della mente. Per 
colia : gnegnero ; eoo de pòcch = capo 
scarico, sventato, vuoto: di chi ha poco 
giudizio, poca riflessione. 

16) vègh el eoo in quèieòss = avei;e 
il capo a una cosa. 

17) vègh alter per el eoo = aver al- 
tro per il capo: avere altri pensieri, e 
più importanti. 

18) mètes, eàseiàss in del eoo qiièi- 
còss = mettersi in capo una cosa; im- 
puntarsi in una risoluzione, incaparsi. 

19) vègh in eoo = avere in capo: es- 
sere persuaso di una cosa senza poterne 
dir la ragione; g'hoo in eoo che doindn 
pifeCwa = ho in capo che domani piova. 

20) vègh el eoo a cà = avore il capo 
con sé; aver giudizio e anche stare at- 
tento, badare a quello che si fa, tenere, 
avere il capo o il cervello a bottega. 
(Vedi cà, 10). 

21) tira,, tmu f(BÙra del eoo = levar 
di, del, dal capo, o dalla testa una cosa 
a uno; fare in modo che ne smetta il 
pensiero. 

22) entra in eoo = entrar nel capo 
una cosa, capirla, intenderla : capaci- 
tarsene, però non senza difficoltà. 

23) mètt in del eoo à vun quèieòss 
= metter in o per il capo a uno qual- 
che cosa ; fargliene nascere, venire il 
pensiero. 

24) pèrd, rùinpes el eoo = perdere 
rompersi il capo: di lunga applicazione 
che lasci la mente stanca, confusa. An- 
che: nieravigliarsi di cose strane e in- 
comprensibili. 

25) vègh el eoo gròss cóme on bàlon 
" fare il capo come un cestone. Si dice 
dell'effetto i)rodotto da un fo]-te rumore. 

26) sàvè nò doe se g'àbia el eoo = 



non sapore dove uno si abbia il capo: 
non sapere quel che uno si faccia per 
leggerezza o grave turbamento dell'a- 
nimo. 

27) salta in eoo queicòss = venire, 
frullare, saltare in capo una cosa; ve- 
nirne a un tratto il pensiero, la voglia, 
segnatam. pensiero bizzarro, voglia ca- 
pricciosa. 

28) làvàda de eoo = lavata di capo: 
forte sgridata. 

29) mgh là eà in eoo = V. cà, 21). 

30) càscia dènt el eoo in d'on sìt = 
dare una capata in un luogo. 

31) àvègh el eoo à fa conscià = aver 
dato il cervello a rimpedulare. 

32) vègh el eoo à l'ari = ossero tra- 
viato, correre la cavallina, aver rotta 
la scopa. 

Sd) vègh el eoo in del sàcek = vivere, 
andare, agire col capo nel sacco : di 
chi fa le cose spensieratamente e senza 
riflessione. 

34) mètt el eoo à partii = mettere il 
capo a partito. 

35) à eoo biòtt = a capo nudo, sco- 
perto, in capelli ; à eoo basi- = a capo 
basso: di portamento umile. 

36) eoo = capo, di cose inanimate ; 
per cima, estremità, principio, fine. 

87) eoo d'àj = capo d'aglio: il bulbo. 

38j eoo de vit = capo della vite : i 
tralci le buttate dell'anno che si la- 
sciano nella potatura. 

39) on Mignon el cèn à eoo = un fi- 
gnolo fa capo, viene a capo, viene a 
termine; suppura. 

40) dà on eoo à l'alter = da un capo 
all'altro, da una estremità all'altra. 

41) in eoo del mond = in, a capo al 
mondo: in luogo lontanissimo. 

42) i diiil eoo d'ona corda, d'on fll, 
d'on lègn, o sim. = i due capi d' una 
corda, d'un filo, d'un legno, e sim.: le 
due estremità opposte. 

43) fìl à dna, à trii eoo = filo a due, 
a tre capi : composto di due o tre fili 
torti insieme. 

44) Bandolo, il capo della matassa. 
eoo d'or, s. m. = piviere dorato: specie 

di uccello; charadrius fluvialis. 

1) Pompiere; guardia del foco: dal- 
l'avere tra noi l'elmo di ottono, 
eoo rósa, s. m. = oaporosso, capirosso: 
uccelletto così chiamato dal colore del 
capo. 



cop 



- 238 - 



cor 



còpa, s. f. = coppa : la parte di dietro 
del capo; à Urti i cavéj de la eopa fan 
dervi là bòea = tirando i capelli della 
nuca, si apre la bocca: perchè si grida. 
1) La parte superiore del collo del 
bue. 

copà) V. att. = accoppare: percuotere uno, 
specialmente sul capo, in modo da am- 
mazzarlo lasciarlo malconcio. 

coperàtìva,* = cooperativa : nome ormai 
diventato comune di società costituite 
a scopo di cooperazione. 

copàì, s. m. = coppaibe : specie di me- 
dicamento. 

copàl, * agg. = coppale: specie di ragia 
per vernice; vernìs copàl = vernice cop- 
pale. 

copé, s. m. = cuppè. Terni, di carrozz., 
luogo più nobile degli altri nelle dili- 
genze e dove si sta a miglior agio. Dal 
francese Coupé. 

copèla, s. f. = coppella: soi-ta di coppa 
per saggiare i metalli. 

1) faa à eopUa = fatto per bene. 

2) sta à eopUa = reggere al paragone: 
stare al pari. 

3) copila de fin = affinatolo. Term. 
di zecca. 

copèta, s. f. = coppetta, ventosa: vasetto 
di vetro per tirare il sangue alla pelle. 
1) mètt i eopètt = ventosare : attac- 
care le ventose. 

còpia^ * s. f. = copia : scritto che è ri- 
cavato e ne riporta fedelmente un altro. 

1) Opera che ne ripete con più o 
meno precisione un'altra. 

2) Di stampe, incisioni, ecc. Quanto 
ripete il medesimo lavoro. 

3) Quella di scritti pubblicati in gior- 
nali periodici che si fa tirare in un 
fascicolo separato. 

4) Esemplare. Di libri e stampe. 
copia) V. att. = copiare, trar copia. 

1) Fig., prender da altri quasi alla 
lettera. 

2) Imitare a puntino. 
copiàdura,* s. f. = copiatura: il copiare, 

il trascrivere. 

còpialèter, * s. m. = copialettere: regi- 
stro sul quale si tira copia delle lettere 
che si spediscono, specialmente in com- 
mercio. 

copili; s. m. = collo, collottola : la parte 
posteriore del collo. 

copista, * s. m. = copista: chi copia 



per professione scritture, codici, mu- 
sica, ecc. 

copistaria, s. f. = copisteria : ufficio 
dove si copia, dove stanno i copisti. 

copoàr, s. m. = registro. T, dei gittat. 
di caratteri. Dal frane. Coupoir. 

copón, s. rri. = stacco, tagliando, cedola: 
polizzina aggiunta alle cartelle del de- 
bito pubblico colla quale si possono ri- 
scuotere gli interessi. Dal frane. Coupon. 
1) Scapelotto, manrovescio. 

copp) s. m. = tegolo, tegole: lavoro 
curvo di teiTa cotta, arcato per il lungo 
a modo di doccia, che si usa per co- 
prire il tetto. 

1) copp romàn = tegolo piatto, em- 
brice. 

2) dànaa come, on copp = arrabbiato, 
arrovellato. 

3) inténdesen come on spesiee à fa 
i copp = addestrarvisi come il cane 
all'uva: non saperne niente. 

4) starna sdta ài copp e anche : 
pì'imm pian èòta ài copp = soffitta 

5) toeu sii el diiii de copp = voltare, 
mostrare il calcagno, fuggire, spulezzare 

6) Coppa, coppe : uno dei quattro 
semi delle minchiate o carte da taroc- 
chi. Per estens. anche delle carte da 
tresette le quali, se di quel seme, si 
dicono coeùr = cuori. 

còpràpiàtt, s. m. = copripiatti : arnese 
di rete metallica a cupola per coprire 
i piatti. 

copri, V. att. = coprire; coprì i 
coprire le spese, riaverle. 

1) coprì de diamant e sim. = copri] 
di diamanti e sim. 

2) Del maschio negli accoppiamenti 
copribQst, * s. m. = copribusto, cor 

petto : quello che le donne mettono so 
pra il busto con o senza maniche 
c6r e coro, * s. m, = coro, abside : parti 
della chiesa, più spesso dietro 1' alta 
maggiore, dove si recitano o si cantani 
gli uffizi divini. 

1) bànch del cdr = manganelle, stalli 
spartimento per ciascun posto di per 
sona nel coro e panca relativa. 

2) T. dei lavand. ceneraccio : il pann 
sovrapposto agli altri nella conca 

cor, V. att. = correre : andare veloce 
mente; el cavali el cor = il cavali 
corre. 

1) Accorrere: andar frettolosament 

- con molta premura a un luogo pe 



cor 



— 239 — 



cor 



godere di uno spettacolo, prender parte 
a un'impresa e sìm. ; eòren tiice à vede 
l'ilmninasiòn = accorrono tutti a ve- 
dere l'illuminazione. 

2) cor inane e indree = correre 
avanti e indietro, scorrere ; el coreva 
inani' indree in giàrdtn = scorreva il 
giardino. 

3) làstL cor = lasciar correre : non 
impedire una cosa che pui' non è re- 
golare perchè non è opportuno, o non 
alette conto o per debolezza di carat- 
tere. — Anche volgarmente : spetezzare, 
far peti. 

j 4) cor còme òn dea = andai" di corpo 
molto di frequente, aver la sciolta. 

córa còra, = curra, curra curra, curre 
curre, billi billi, bilie bilie. Voci colle 

. quali si chiama al pasto una gallina o 

, più galline. 

coràdèla, coràda, = polmone, corata, 
coratella : quello degli animali che si 
macellano per mangiare come di bovi, 
porci e sim. 

1) fritùra de coràdèla = fritto di 
pasto di polmone. 

coràgrg', * s. ni. - coraggio, ardire: qua- 
lità e disposizione dell' animo per cui 
r uomo non cura il pericolo. E forza 

- d' animo dimostrata nel sopportare il 
dolore, e le avversità. 

1) coragg ! = coraggio ! per esorta- 
zione ed eccitamento : fa coràgg = ina- 
nimire, dar animo, incorare. 

2) Ii'on. : beli eoràgg! = bel coraggio! 
8) Per sfacciataggine , impudenza ; 

gWà voriiii del eoràgg à nega = ci 
volle del coraggio a negare. 

4) vègh el coràgg = ardire, osare. 
coràj, s. m. pi. = bargiglio : l'appendice 

carnosa sotto il becco dei tacchini. 
Così chiamata in mil. perchè a piccole 
pallottoline rosse. 

1) rid che ptLsa minga i cortLj = 
riso che resta in gola, che non passa 
dal gozzo in giù. 

coràl, s. m. = t. eccl. : corale, cantorino. 

coràlàsc, s. m. = coralessa: corallo di 
cattiva qualità. 

corali, s. m. = corallo: prodotto pie- 
troso e calcareo, per lo più rosso che 
che si estrae dal fondo del mare e 
serve a ornamenti di gioielliere. 

coràmàn, s. m. = maniglie, bracciolo : 
quella foderatura di legno alle ringhiere 

» da porvir la mano. 



coràinéla, s. f. = striscia: pelle sulla 
quale si strisciano i rasoi per affilarli, 
asciugarli. 

coràiuiu, s. m. = cuoio, coiame : la pelle 
degli animali grossi conciata per uso 
di solature e altri usi. 

1) vègh el coràmm sii là ftieia = 
avere la faccia di bronzo : di chi non 
sento l'umiliazione di nessun rimpro- 
vero, e si adatta a qualunque partito, 
senza alcuna dignità. 

coràsa, * s. f. = corazza: armatura del 
busto, di coio d'acciaio, di rame, 

coràsà, * V. att. = corazzai-e : armar di 
corazza una nave. 

coràsàda,* s. f. = corazzata : nave da 
guerra alla quale sia stata fatta una 
corazzatura di acciaio. 

coràslèr, * s. m. = corazziere : i soldati 
a cavallo che formano la guardia reale. 

coràvó, s. m. = T. di cartiere : colatoio, 
colino, telaietto fatto a rete. 

corbolion, s. m. = brodo ristretto : par- 
landosi specialmente del pesce lessato. 
Dal francese : Court-bouillon. 

corda, s. f. = corda, fune, anche canapo: 
grossa fune di canapa. 

1) àndtL éii per sctLla e gid per cor- 
da = fare un ballo in campo azzuro : 
essere impiccato. 

2) bàlerìn de edrda = funambolo. 

3) Canapo : grossa fune dì canapa. 

4) vèsé gid de edrda = essere baz- 
zotto, coccio : di persona che non si sente 
bene, ma non si può dir malata. 

corda, v. att. = accordare : fare accordo, 
noleggiare. Eifl.. cordàss. Si d