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PALAEONTOGRAPHIA ITALICA 



MEMORIE DI PALEONTOLOGIA 



PUBBLICATE PER CURA 



DEL 



PROF. MARIO CANAVARI 



Museo Geologico della E. Univebsità di Pisa 



Volume L — 1893, 



0- 

PISA 

TIPOaEAFIA T. NISTEI e C. 
1896 



Ai 



-^iPR 171891 






AVVERTENZA 



Il desiderio di riunire in una speciale pubblicazione gli studi paleontologici italiani allo scopo 
di renderne piti facile la diffusione e la ricerca, fece sorgere l'idea di questo periodico. L'accoglienza 
lieta che essa ebbe tra noi e all'estero, fin dcd suo primo annuncio, diede vita al volume che oggi 
vede la luce. Vollero poi con me sopportarne le spese di stampa i miei diletti scolari A. Fucini, 
B. Greco e P. E. Vinassa de Begny. Alcuni dei migliori e dei più attivi cultori della 
Paleontologia in Italia, corrispondendo alle mie domande, inviarono le importanti memorie che 
sono inserite nel presente volume. 

Ai valenti collaboratori, ai generosi sottoscrittori, nelle cui mani è oggi affidato l'avvenire della 
nuova pubblicazione, e ai ricordati scolari, affettuosi ringraziamenti. 

MARIO CANAVARI. 



INDICE DEL VOLUME I. 



Pakona C. F. . . . . 

tommasi a 

Neviani a 

FoRNASim e 

SlMONELLI V 

Bassani Fé 

VlNASSA DE ReGNY P. E, 



— Nuove osservazioni sopra la fauna e l'età degli strati con Posidonomya alpina 

nei Sette Comuni (Tav. I, II [I, II]) pag. 1 

— La Fauna del Trias inferiore nel versante meridionale delle Alpi (Tav. 'Ili, IV 

li, IIj) » 43 

— Brioxoi fossili della Farnesina e Monte Mario piresso Roma (Tav. V, VI [I, II]) » 77 

— Foraminiferi della marna del Vaticano illnstrati da 0. G. Costa (Tav. VII [I]) » 141 

— Gli antozoi pliocenici del Ponticello di Savena presso Bologna [con tre figure 
intercalate nel testo] (Tav. Vili [I]) ■ » 149 

— La ittiofauna della Dolomia 2}'>'incipale di Giffoni (prov, di Salerno) 
(Tav.''lX-XV [I-VII]) » 169 

— • Synopsis dei molluschi terziari delle Alpi venete. Parte prima : Sirati con Velates 
Schmied eliana. — I. Monte Postale. — IL S. Giovanni Ilarione (Tav. XVI- 

'xvnr [i-ni]) » 211 



NUOVE OSSERVAZIONI SOPRA LA FAUNA E L'ETÀ DEGLI STRATI 

CON POSIDONOMYA ALPINA NEI SETTE COMUNI 



Con due tavole (tav. I, II [tav. I, II]). 



In un mio recente lavoro^ io esposi l'idea, che l'età degli strati con Pos. aljyina delle Alpi Venete si 
dovesse ritenere calloviana e quindi più recente di quanto si giudicava dapprima. La fiducia di poter con- 
fortare con altri dati paleontologici il nuovo riferimento cronologico mi spinse a riprendere lo studio della 
fauna degli strati stessi, approfittando, oltreché della collezione' appartenente al Museo di Torino, di quelle 
dei Musei di Padova, Pavia e Pisa, avute in cortese comunicazione dai professori Omboni, Taeamelli e Cana- 
VAEi, ai quali ripeto qui i miei ringraziamenti. E ringraziamenti non meno sentiti io rivolgo ai signori dott. Roth- 
PLETz (Monaco-Baviera), dott. Choffat (Lisbona) e ing. De Geossouvke (Bourges [Cher]) cui devo notizie e pareri, 
che mi furono preziosi nello studio e determinazione dei fossili. 

Dopo la pubblicazione di una mia nota^ sopra i fossili di questi strati, la fauna fu nuovamente studiata 
dal marchese A. De Gregorio ' con ricchissimo materiale. La monografia di questo autore è accompagnata 
da uno schizzo stratigrafico del sig. E. De Nicolis, nel quak si accenna allo sviluppo, ai caratteri litologici 
ed alla giacitura degli strati con Pos. alpina, nelle Prealpi venete occidentali, dal Lago di Garda alla valle 
del Brenta. 

Nella monografia stessa la fauna di Ghelpa (Canove, Camporovere) conta 203 fra specie e mutazioni così 
ripartite: 1 nuova specie di Oxyrhina; 1 nuova di Disaster; 27 fra specie e mutazioni di ammoniti, tutte 
nuove tranne lo Sphaeroceras Brongniarti; 9 specie di gasteropodi delle quali non nuovo il solo Trochus ve- 
nustus Par.;. 23 fra specie e mutazioni di pelecipodi, coli' unica specie nota Pos. ornati (Pos. alpina) con 15 
mutazioni; 132 fra specie e mutazioni nel genere Terehratula e, fra tante, 5 sole non nuove (T. curviconcha 



^ C. F. Paeona. La fauna fossile (calloviana) di Acque Fredde sulla sponda veronese del Lago di Garda. Mem. Aoo.d. Lincei. 
Ser. 4a, voi. Vn. Roma, 1894. 

^ C. F. Parona. I fossili degli strati a Pos. alpina di Camporovere nei Sette Comuni. Atti della Soc. di Se. nat., voi. XX HI. 
Milano, 1880. 

3 A. De Gregorio. Monographie des fossiles de Guelpa du Sous-Horizon Ghelpin De Greg. Annales de Géol. et de Paléont., 
I e Livr. Palermo, 1886. 

Palaentographia italica, voi. I. 1 



2 e. F. PAEONA [2] 

Opp., T. Beggiatoi Tak., T. Beneckei Pah., T. Fylgia, Opp. e T. Gerda Opp. ?) ; 9 Bliynchonellae, tutte specie 
nuove; 1 Pentacrimis pure nuovo. 

Nel presente studio io mi attenni ad un naetodo diverso da quello seguito dal marchese De Geegoeio, 
specialmente per ciò che riguarda l'interpretazione delle specie nei Brachiopodi; ciò che resulterà più avanti 
nei cenni descrittivi, che darò per le singole specie. Considerando ora la questione in tesi generale, dirò che 
ammetto l'opportunità di distinguere con nome particolare le mutazioni o varietà, che le specie possono pre- 
sentare contemporaneamente in località lontane, in dipendenza di condizioni diverse di ambiente e le muta- 
zioni, varietà, o medie, forme, che le specie, per derivazione evolutiva, possono presentare in una serie succes- 
siva di strati, o, in altri termini, ritengo utile di distinguere e denominare le variazioni, che una specie può 
subire nello spazio e nel tempo. Non credo invece nè'necessario, né utile nello studio della fauna di un de- 
terminato giacimento, di assegnare un nome particolare, e tanto meno attribuire valore di specie, alle varia- 
zioni individuali, confondendo quasi il -concetto di specie con quello di individuo, quando queste variazioni, 
anziché essere definite da caratteri spiccati, dipendono da particolarità di importanza secondaria e riesce im- 
possibile il poterle considerare come unità, come forme distinte, perchè collegate da passaggi graduati. E 
l'inconveniente di distinguei-e con nomi tutte le più semplici variazioni, tutti i passaggi di forma si manifesta 
evidente allorché il metodo è applicato allo studio delle specie, quasi sempre variabilissime, dei Brachiopodi 
ed in particolar modo quando occorrono specie ricche di individui; allora ne consegue la necessità di un 
gran numero di nomi, che costituiscono un ingombro, invece d' essere utile mezzo di studio. E necessario, 
non lo disconosco, lo studio della variabilità della specie ed è opportuno il determinarne il grado ed il modo, 
per l'importanza del fatto in se e per l'efficace sussidio, ch'esso può prestare nelle indagini filogenetiche: per 
certi casi trovo anche utile segnalare l'importanza della varietà con una denominazione od un segno parti- 
colare a seguito del nome specifico. Ma tutto ciò deve far parte della descrizione della specie, dev' esserne, 
per così dire il complemento. 

Anche per questa considerazione credo opportuno di non abbandonare la consuetudine, della grande mag- 
gioranza dei paleontologi, di descrivere con sufficienza di particolari le singole specie e segnatamente quelle 
che si ritengono nuove. 

Così, per ciò che riguarda la denominazione delle forme, crederei di danno piuttosto che di vantaggio 
l'abbandonare la consuetudine per seguire l'esempio del marchese De Gregorio, il quale, in questa come in 
altre sue monografie, distinse molte delle sue specie e mutazioni con attributi, che non hanno alcun significato. 

Una delle caratteristiche più spiccate della fauna di cui ci occupiamo è la meschinità di sviluppo dei 
fossili, generale per tutte le forme. Il ripetersi di cpesto fatto nella formazione degli strati con Pos. nìp'ma, 
dovunque si manifesta fossilifei-a, dal Benaco al Brenta, già per se stesso esclude, che si possa pensare ad un 
accantonamento di forme giovanili; ciò che del resto non sarebbe ammissibile, trattandosi di un insieme di 
organismi spettanti a diverse classi. In tanta copia di esemplari noi troviamo, cora' é naturale, nei brachio- 
podi come nelle ammoniti, che formano il contingente maggiore della fauna, degli individui in stato giovanile. 
Ma essi si riconoscono per l'imperfetto sviluppo, per la mancanza dei caratteri proprii all'età adulta, pre- 
sentando nella loro estrema piccolezza una taglia proporzionale a quella degli individui a completo sviluppo 
e pur sempre pigmei, cui sono collegati dagli stadi di graduale passaggio. 

La prova più evidente, che i fossili in discorso non sono piccoli, perchè immaturi, ma bensì per sten- 
tato accrescimento, l'abbiamo in parecchie specie di ammoniti delle quali si conservano esemplari provvisti 
di peristoma definitivo, che attesta avere essi compiuto il loro ciclo di sviluppo. Come i peristonii ben con- 



[3] e. r. PABONA 3 

servati dei piccolissimi gasteropodi di Acque fredde, non permettono che c^uesti si possano considerare come 
giri iniziali di forme incomplete, così i peristomi che troviamo nelle ammoniti, sempre piccole, spesso pic- 
colissime, dei Sette Comuni, escludono, che si possano interpretare le ammoniti stesse come residui di esem- 
plari più grandi, dei quali siano andate distrutte le parti più esterne per difetto di fossilizzazione. D'altronde 
questa spiegazione sarebbe contraddetta dalla circostanza, che questi fossili sono agglomerati a formare una 
vera lumachella, nella eguale mancano assolutamente le traccie di esemplari a grandi dimensioni. 

La statura pigmea non è poi esclusiva delle specie di questa fauna degli strati con Pos. alpina. Fra 
i vari esempi, cui si potrebbe accennare, ricorderò soltanto la fauna calloviana di Montreuil-Bellay, nel nord- 
est di Francia, che ha tanta affinità di facies colla nostra. Se può riuscire facile la citazione di altri giaci- 
menti fossiliferi, coevi o di età diversa^ che si presentano in analoghe condizioni per riguardo alle meschi- 
nità di sviluppo delle forme, non riesce altrettanto facile l'indagine per scoprire la causa o le cause del fatto 
stesso, che si presenta abbastanza complesso. Infatti esso non fu localizzato, ma, come già avvertimmo, si 
manifesta sopra un' area assai ampia, sulla quale venne ostacolato lo sviluppo degli animali per loro natura 
legati al fondo del mare, come i brachiopodi, i gasteropodi ed i laraellibranchi, e degli animali dalla libera 
esistenza pelagica, quali si ritengono dai più le ammoniti. 

La piccolezza dei fossili, compresi nell' oolite calcare del Lias inferiore di Cesi nell' Umbria e che spesso 
costituiscono come il nucleo centrale delle grosse ooliti, ho creduto di poterla attribuire "• all'eccesso di 
salinità dell' acqua e forse al fenomeno stesso incrostante. Ma nel caso nostro manca alla roccia ogni traccia 
di struttura oolitica e lo scarso calcare, che cementa la congerie dei fossili nani è finamente saccaroide. 
D'altra parte la circostanza della ricchezza dei petrefatti ed il numero particolarmente stragrande degli esem- 
plari di talune specie, male si concilierebbe colia supposizione di condizioni difficili di vita. 

Secondo il prof. Tabamelli ^ la fauna triasica di S. Cassiano, che sotto un certo aspetto presenta delle 
analogie con questa degli strati con Pos. alpina, piuttosto che una fauna locale è probabile che sia un esem- 
pio di determinata fisionomia di animalizzazione, la quale corrisponda ad un dato periodo ed alla speciale 
condizione di essere cresciuta in un non ampio canale fra isole coralline. Forse, segueudo questo ordine di 
idee, se le future dettagliate ricerche geologiche sopra questa parte della regione alpina ci procureranno 
nuovi dati sulle sue condizioni geografiche e sul clima durante il giura medio e superiore, si potrà trovare 
la via per la soluzione di questa questione. .Ma per ora sfugge alla mia disamina l'attendibile spiegazione 
dello stentato sviluppo delle forme vissute contemporaneamente alla sedimentazione del cosidetto calcare con 
Pos. alpina. 

Il calcare degli stìxiti con Pos. alpina è di colore bianco-cereo con macchie rossiccie più o meno intense ed 
estese. Di rado è compatto, pr-evalendo, come già si disse, la struttura semicristallina: per questa struttura 
e per la abbondanza di fossili si rompe con poca fatica e con una certa facilità se ne estraggouo i fossili. 
A costituire la lumachella, che così può ben chiamarsi la roccia stessa, concorrono, oltre i fossili che for- 
mano oggetto di questo studio, anche dei corallari, che non si avvertono nella roccia inalterata, mentre si 
rendono evidenti quando la roccia venga calcinata. Nessun tentativo per ottenerne saggi determinabili riuscì 
allo scopo. L'esame microscopico di lastrine sottili della roccia, che ingloba i fossili, non svelò la presenza 



* C. P. Paeona. Contributo allo studio della fauna liasica dell'Appennino Centrale. Mem. Aco. d. Liucei, p. 83. Eoma, 1883. 
2 T. Taramelli. Geologia delle Provincie venete. Mem. Acc. d. Lincei, pag. 97. Roma, 1882. 



e. F. PARONA 



w 



di microrganismi, quali foraminifere e radiolarie, ma numerosi anft-atti iniziali di mollusclii e specialmente 
di ammoniti, rilegati da calcare spatico. 

Le località da cui provengono i materiali delle collezioni avute in esame sono: dintorni di Canove al 
Ponte del Ghelpa, Camporovere, e Monti Longara e Meleta sopra Gallio in territorio di Asiago. 

1 fossili per gran parte mi furono comunicati già estratti dalla roccia, molti altri invece li estrassi io 
stesso da pezzi di roccia. Ciò mi permise di constatare che i fossili non sono separati, quelli di una classe 
da quelli delle altre, né localizzati a formare colonie e neppure separati in strati diversi, ma realmente sono 
frammischiati: così che si trovano costantemente le ammoniti associate ai brachiopodi. Questa osservazione 
merita d'essere accennata, perchè, come vedremo, a costituire questa fauna concorrono delle forme di signi- 
ficato cronologico abbastanza diverso, di guisa che è importante il constatare la sicura associazione delle forme 
stesse nello stesso strato. 

Ciò premesso, passo all'esame della fauna in base ai risultati delle mie determinazioni, cominciando dai 
cefalopodi, la cui serie, sebbene consti per la massima parte di foi-me nuove od esclusive agli strati con Pos. 
alpina, contiene elementi assai importanti per la determinazione cronologica degli strati stessi. Eccone l'elenco: 



Atractites (?) intermedium Mgh. sp. 
Phylloeeras viator d'Okb. sp. 

» s'uhobtnsum Kud. sp. 

» Kunti Neum. 

» mediterraìieum Neum. 

» ovale PoMP. (?). 

» slaniisum De Gkeg. 

» subpartitum Par. 

» suhiortisuleatum Pomp. (?) 

Lytoceras Adeloides Kiro. sp. 

» Nicolisi Pah. 

» pluriannulatum n. f. 

» meletense n. f. 
Ha/rpoceras (?) minutimi n. f. 
Hecticoceras (?) pingue Par. 
Lunuloceras cavovincola De Greg. sp. 
» Stevensoni De Gkeg. sp. 

Oppelia vieetina Par. 
» snhtili.costata n. f. 
» propefusca De Geeg. 
Oecotraustes minor n. f. 



Cadomoceras nepos n. f. 
Sphaeroceras jnlula n. f. 

» aiùriium n. f. 

» (?) disputabile n. f. 

Stephanoceras gibbwn n. f. 

» rotula n. f. 

» venetum n. f. 

Reineckeia Greppini Opp. sp. 

» Sansonii n. f. 

Parkinsonia Bonarellii n. f. 
Cosmoceras Pollux Eein. sp. 
» Uhligi Par. et Bon. 

» n. f. 

Morphoceras dimorpìioide n. f. 
Perisphinctes conclusus n. f. 

» subtìlis Neum. 

» iorquis n. f. 

Peltoceras Ghauvinimiimi d'Orb. 
Orioceras amiulatu^ Desh. sp. 



sp. 



Sono comunissimi gli esemjilari del Phyll. subobtusum, e degli Sphaeroceras pillila e Sph. auritum e più 
o meno frequenti quelli delle altre specie: poche sono quelle rappresentate da un solo o da pochi esemplari 
Considerando le specie già note, che non siano esclusive e neppure conosciute come presenti in diversi piani 
(forme indift'erenti ) e trascurando quelle di non sicura determinazione, trovo accanto al Phyll. suhobtusum, 
comune negli strati di Klaus, il Pltyll. Kunti, il Ph. viator, il Li/toc. adeloides, la lieineckeia Greppini, il 
Cosmoceras Pollux, Cosm. Vìdiiji, Perisph. suhtilis, Peltoceras Chauvinianum,\(ì quali sono specie decisamente cnl- 



[5] ' e. F. PAEONA 5" 

loviane e che in parte accennano a nuovi rapporti di fauna tra l'Europa centrale ed il bacino mediterraneo 
od almeno colla regione alpina meridionale. Mancano invece le forme di ammoniti caratteristiche del Bato- 
niano. Né meno interessante è la presenza dei rappresentanti dei generi Hecticoceras, Lunuloceras, Oecotrau- 
stes, Belneckeia e Cosmoceras, che appunto nel Calloviano presentarono il loro massimo sviluppo. D'altra parte 
bisogna riconoscere, che mancano taluni generi caratteristici dello stesso piano, quali Macrocephalites, Propkmu- 
lites, Keplerites ecc., mentre invece sonvi foi-me dei generi Harpoceras e Parkinsonia, che accennerebbero piut- 
tosto a piani piìi antichi. 

A questo proposito è opportuno ricordare, che Jììssen *, nello studio di una serie di ammoniti degli strati 
di Klaus, riscontrò l'associazione di rappresentanti della zona ad Oppelia fusca con specie del Bajociano su- 
periore e del Calloviano inferiore. L'autore stesso, dopo di avere accennato alle opinioni dello Zittel e di 
NEtniAYE relativamente alla possibile intima relazione di fauna tra la zona a Par:hinsonia Parhinsoni del Ba- 
toniano e gli strati a MacrocepJi. macrocepìialus, si accosta alla idea, secondo la quale negli strati di Klaus 
sarebbero rappresentate diverse zone, quelle a P. Parkinsonia, ad Opp. fusca, a Macr. macrocephaliis, con pre- 
valenza di elementi della seconda di esse. 

Anche FiNKELSTEiN e Bose ^, che studiarono i fossili degli strati con Pos. Alpina di Monte Agaro presso 
Castel Tesino, sono riusciti ad analogo risultato di riconoscere, cioè, l' associazione di ammonidee appartenenti 
a zone dal Bajociano al Calloviano. 

Sorprende- questa associazione di specie di zone diverse: nel valutare però l' importanza di questo fatto 
bisogna tener calcolo delle varie tendenze, che possono aver guidato i diversi autori nella interpretazione delle 
specie; poiché l'ammettere sia la persistenza di una specie in diverse zone successive, come la precomparsa 
di altra può talora dipendere dall'attribuire al concetto di specie un valore molto comprensivo, esteso. E pur 
troppo a questo riguardo i paleontologi sono ben lontani dal mettersi d'accordo. 

Per la determinazione cronologica degli strati con Pos. alpiìia hanno un valore insignificante tanto i ga- 
steropodi quanto i pelecipodi qui elencati. 

LiUorina Simccìiesi De Geeg. Cucullaea (?) cfr. clathrata Legeb. 

Capulus Seguenxae De Gteeo. Modiola gibbosa Sow. 

Trochus (EutrocJms) venusius Pah. Posidonomya aljnna Geas 

» rasgus De Gbeg. Pecten Newnayri De Geeo. 

» (Zizipìdnus) Halesus hxuB. {noTxvi^O'R'B.). » supradubius 'Q'e Gseg. 

Turbo (?) nautilinus De Geeg. » n. f. 

Eììiarginula Briignoni De Geeg. ' » (Clilamys [?]) Paronae Db Gkeg, 

Scurria belemnitopsis De Geeg. sp. Limea (?) lata n. f. 

Isocardia n. f. Lima cfr. cardiiformis So"W. 
Unicardium n; f. » cfr. complanata Laube 

Opis sp. ind. Placiinopsis perplexus De Geeg. 

Sono specie particolari al giacimento, salvo qualcuna di dubbia determinazione: tutte di difficile studio, 
perchè in generale sono male conservati gli esemplari. Merita di essere notato il fatto, che il rapporto fra 



' E. JtìssEN. Beitrage ztir Kenntniss der KlausschicJiten in den Nordalpen. Jahrb. d. k. k. geol. Keichs., 40 Bd., pag. 385, 386. 
Wien, 1890. 

2 E. BosB u. H. FiNKELSTEiN. Die mittéljm-assischen Brachiopodenschichten bei Castel Tesino in dstìichen Siidtirol. Zeitschr. 
d. Deutsch. geol. Gesellscli., Jahrg., 1892, pag. 273 e 280. 



e. F. PAEONA 



[6] 



questa fauna dei Sette Comuni e quella di Acque Fredde, reso manifesto dalla comunanza di varie specie di 
ammoniti, non viene riconfermato dall'esame di questi altri molluschi, fra i quali troviamo soltanto la Posid. 
alpina comune alle due faune. Paò darsi che questo fatto dipenda da differenze nella batimetria originaria 
dei due depositi. E nota la abbondanza straordinaria della Pos. alpina; per tutte le altre specie invece gli 
esemplari sono rari: fanno eccezione la Modiola gibbosa e VEutrocìms venustus. 
Passiamo infine a considerare i bi-achiopodi, dei quali pure presento l'elenco. 



Terebraiula {Pygopè) bipartita n. f. 
» Gerda Opp. (?). 

» subgufa De G-reg. 

» praevenusta De Gbeg. 

Waldheimia Beneckei Par. 
» Nallii Pae. 

» Bbhniì BosE 

» cuìiiopsis De GrEEG. sp. 

» coììcava n. f. 

Rhynclioìiella latifroìis n. f. 

» coarctata var. miscella Opp. 

» defluxa Opp. var. dilatata. 

» cfr. orihoptyca Opp. 

» adunca Opp. 



Rhynchonella brentoniaea Opp. 

» subechinata Opp. 

» Zisa Opp. 

» crista n. f. 

» hemicostata n. f. 

» calva n. f. 

» microcepìiala n. f. 

» sacìmroìdea De G-eeg. 

» eanovetisis De G-reg. 

» Atta e var. polymorplia Opp. 

» ghelpensis, De Geeg. 

» colbosa De Greg. 
Rhynchonellina (?) Beggiatoi Tae. sp. 



Anche per i brachiopodi abbiamo un gran numero di forme nuove particolari al giacimento. Nella rivi- 
sta dell'elenco colpisce innanzi tutto l'abbondanza delle Rhyìichonellae e specialmente di quelle del gruppo 
delle laeves. 

La Pygope bipartita, la Waldheimia Beneckei^ la Wald. Bolinii, la Bhynclwnella latifrons, la Eh. microce- 
phala, la Eh. brentoniaea sono rappresentate da numerosissimi esemplari; tutte le altre sono più o meno 
povere di individui. Sopra 27 specie, 18 risultano finora esclusive alla nostra fauna e 9 sono comuni colla 
fauna a brachiopodi degli strati di Klaus '. Al confronto colle faune di questi strati rilevasi nella nostra 
l'assenza della Pygope curviconcJia Opp., Terebratula Gefion Opp., Rhynchonella Etalloni Opp., Rh. micula Opp., 
Eh. Berchta Opp., delle quali l' ultima è da ritenersi fra le specie più importanti degli strati di Klaus, anche 
perchè caratterizza altri giacimenti con Pós. alpina extralpini, come quelli di Sicilia, secondo quanto risulta dai 
ben noti lavori del Sequenza e del Di Stefano. 

Per qualche forma il riferimento a specie di Klaus non è accertato e pressoché tutte le altre offrono 
differenze più o meno sentite in confronto coi tipi illustrati da Oppel. Degno di nota è pure il fatto, che 
nessun rapporto esiste coi brachiopodi degli strati a Lioceras opalinum e Ludwigia Miirchisonae delle Alpi 
venete, che in gran numero si conoscono per i lavori di Canavari e dello scrivente, di Vacek, Finkelstein, 
BosE e BoTTO-MiccA, ciò che si può dire anche per i molluschi. D'altra 2>arte però devo osservare, che nes- 
sun rappresentante della fauna a brachiopodi degli strati callovìani del calcare bianco di Vils in Tirolo ^ tro- 
vasi nei nostri strati con Pos. alpina. Per riguardo ai brachiopodi adunque nessun altro raffronto utile può farsi 
se non colla fauna degli strati di Klaus. 



' OppkI/. Veber àas York, von jurass. Poddonomyen-Gcst. in den Alpen. Zoitsch. d. Doutsoli. geol. QosoUsch., Jahrg. 18G3. 
* Oppel. Ueber die iveisscìi iind rothen Katkc von Vils in Tyrol. Wilrt. natur. .Jiibr. .Iiilirg. XVII, 1860, 



[7] e. F. PAHONA 7 

Se ora esaminiamo la fauna degli strati con Pos. alpitia dei Sette Comuni nel suo insieme, siamo costretti 
a riconoscere, che nello stato attuale delle cognizioni, non escluse quelle relative ai rapporti di giacitura degli 
strati stessi, non si può decidere in modo indiscutibile, definitivo la questione della su età, se sia cioè ba- 
toniana anziché calloviana. Tuttavia si può osservare che, se si deve attribuire, per la determinazione crono- 
logica, maggior valore alle ammoniti, che non ai brachiopodi, devesi ammettere, che nelle ammoniti dell'elenco 
suesposto, sia nei generi che nelle specie, prevale l'impronta calloviana. Il fatto delle numerose specie di 
brachiopodi comuni cogli strati di Klaus è certamente significante, ma d' altronde già vedemmo che, pur 
prevalendo gli elementi hatoniani, non mancano in questi strati i fossili calloviani. 

Il sincronismo della fauna di Acque Fredde con quella degli strati con Pos. alpina dei Sette Comuni è 
sicuro e lo dimostra la presenza delle stesse specie di ammoniti. Ciò posto, se, alle considerazioni suaccennate 
a riguardo della piti probabili età calloviana della faun^ qui studiata, aggiungiamo quelle altre considera- 
zioni colle quali nel mio lavoro sulla fauna di Acque Fredde mi parve di poter sostenere il riferimento della 
fauna stessa al Calloviano come il più attendibile, mi trovo in possesso di una serie di argomenti abbastanza 
convincenti a conferma della opinione, che gli strati con Pos. alunna delle Alpi venete rappresentino il Callo- 
viano piuttosto che il Batoniano. In ogni modo, indipendentemente dalla questione dell' età, lo studio di questa 
fauna, alla cui cognizione io porto un nuovo contributo, parmi riesca utile e che incoraggi a nuove ricerche 
con promessa di altri risultati interessanti per la geologia veneta in particolare e per le questioni relative 
alla corologia ed alla evoluzione delle forme, specialmente delle ammonidee, al passaggio tra il Giura medio 
ed il superiore. 



Cephalopoda 

Gen. Atractites Gueitbel. 

Atractites (?) intermedium Mgh. (in gch.) — Tav. I [Tav. I], flg. 1, 2. 

Altre porzioni di fragmocono e concamerazioni isolate ben conservate si aggiunsero a quelle piccolissime 
già da me ascritte al genere BeJemnites (Nota cit., 1880 pag. 13): con tutta probabilità appartengono ad una 
sola specie. Il margine anteriore delle singole loggie descrive un cerchio quasi perfetto, la loro altezza mi risulta 
costante rispetto al diametro e misurano poco più di un terzo della maggiore larghezza. L'impressione del 
sifone sul modello interno delle loggie è assai profonda; a guisa di tubo, di sezione ellittica col diametro 
maggiore nel senso del raggio delle loggie, ne percorre tutto il fianco, rimanendo aperto per breve tratto 
nella parte anteriore con incisione allungata subrettangolare e sboccando al margine della faccia convessa 
con apertura del pari ellittica. Qualche modello presenta sul fianco una o due strie prossime e parallele al 
margine anteriore del modello sottostante. I due campioni meno incompleti, di forma conica regolare, con- 
stano l'uno di sei e l'altro di quattro concamerazioni; quest'ultima conserva porzione del guscio, che è as- 
solutamente liscio. Il modello più grande di loggia ha il diametro di 15 mm. 

In confronto àeW Atractites (?) Beneckei Mgh., recentemente illustrato dal dott. Fucini i, la forma ora 



'■ A. Fucini. Nuovi fossili della oolite inferiore del Capo S. Vigilio sul Lago di Garda. Bull. d. Soc. Malacol. Ital., voi. 
XVm, pag. 136, tav. IV, flg. 9. Pisa, 1894. 



8 e. F. PAHONA [8] 

descritta, per il grado di decrescimento delle loggie, accenna ad un cono più breve, presenta circolare an- 
ziché ellittica la sezione trasversa e più profonda la impressione del sifone. Il dott. Fucini rimase dubbioso 
circa la determinazione generica delle specie del Meneghini, non escludendo cb' essa possa appartenere ad una 
vera e propria Belemnites: io lo seguirò nel prudente riserbo, perchè, per riguardo ai caratteri generici, la 
forma da me descritta non è meglio conosciuta, non diversamente di quanto si potrebbe dire a riguardo del- 
l' Atractites NicoUsi ^ del Titonico veronese da me descritto anni addietro. 

Aveva già distinto con nome nuovo questa forma, quando mi giunse la collezione del Museo di Pisa, 
nella eguale essa è rappresentata da porzioni di piccoli fragmoconi distinti colla denominazione di Aulacoce- 
ras iìitermeditim, già da molti anni proposta dal professore Meneghini. 

Località: — Camporovere, Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Gen. Fhylloceras Suess. 
Phylloceras viator d' Oeb. sp. 

1842. Ammonites viator d'Obbigiìt. Paleont. franp. Cé^ihalop. jurass., pag. 471, pi. 172, fìg. 1, 2. 

Questa specie è rappresentata da esemplari adulti abbastanza grandi, ma sempre più piccoli di quello 
figurato dall' autore. Per quanta cura abbia usato non sono riuscito però ad esti-arre dalle roccie neppure un 
esemplare completo. Al confronto colla descrizione e colle figure di d'Orbignì', gli esemplari in studio hanno 
i giri alquanto più depressi; nel resto la somiglianza è perfetta. I giri interni sono completamente lisci e 
soltanto col diametro di circa 20 mm. presentano ottusissime pieghe, le c[uali a poco, a poco si ingrossano, 
fino ad assumere la robustezza ed insieme l' andamento corrispondente a quanto si osserva sulle figure 
citate. 

d'Oebignt dice, che in Francia (Basses Alpes) questa specie è propria del Calloviano e che fu trovato 
anche in Crimea (viaggio di Hommaiee de Hell). E citata con dubbio da Choefat per il Calloviano dell' Al- 
garve occidentale ^. Neumaye ^ espresse delle riserve sopra questa specie ; ma il nuovo rinvenimento con- 
ferma che essa è ben distinta. Fu presa anche in considerazione da Vacek * a proposito del Phyll. garda- 
num Vac, per i rapporti di affinità di questa sua forma con altre congeneri (Ph. seroplicatum Hauer, Ph. sub- 
obtusnm KuD. sp., Ph. viator d'Ore, sp., Ph. Benechei Zitt., Ph. Bouyamim d'Ore, sp. -''). Rothpletz infine 
la cita per il Dogger superiore insieme a molti brachiopodi del calcare bianco di Vils " ed Ammoniti del 
Calloviano. 

Località: Monte Meleta, Monte Longal'a. 



* N1COLI8 e Pabona. — Note atraiigr. e pakontoloij. sul Giura super, della Prov. di Veroìin. Bull. d. Soo. Geol. Ital., IV, 
■pag. 62, tav. IV, fig. 3. Roma, 1885. 

* Choffat. P. Recherches sur les terr. second. au sud du Sado. Cornili, d. Traball. Geolog., pag. 250, 1887. 

^ Nedmayr. Jurastudkn: Die Phill. d. Dogger u. Malm. Jabrb. d. geol. Eeichs., Bd. 21, pag. 346, (Phyll. viator d'Orb. '?;, 1871. 

* M. Vacbk. Uh. d. fauna d. Oolite von Cap S. Vigilio. .-Vbb. d. k. k. geol. Reichs., Wien, Bd. XII, pag. 70, 1886. 

^ A proposito della citazione fatta da Neumayr per ciuesta specie e ripetuta da Vacek, faccio osservare, che alla pi. 39 
ai N. 4, 5 dell'opera di d'Orbiony {Céph. crétac.) è figurato l'Anitn. infundibulum d'Orb. del Noocomiano, che cfl'ettivamente 
appartiene allo atesso gruppo dell' ^mw. viator. L'Anim. Rouynnus è figurato invece ai N. 3-5 della pi. 110: questa potrebbe 
essere considerata come forma giovanile liscia dell' /Imw. infundibnluvi: noto però cbe, ad amniotterc questo legamo, si oppone 
il fatto della sezione aseaì diversa dei giri. 

' RoTiiPi.KTz A. Geolog.- lìalaeontol. Motioy. d. Vilser Alpeii. l'alaeontogr., Bd. XXXIII, pag. 30, 1886. 



[9] e. F. PAEONA .9 

Phylloceras subobtusum Ktid. sp. 
1894. Phylloceras subobtusu/m Kiro.-sp. — C. F. Pabona. Meni, cit., pag. 11 {cmn syn.). 

Numerosissimi sono gli esemplari di questa specie negli strati a Pos. alpina; piuttosto rari sono però 
gli esemplari adulti, provvisti della caratteristica ornamentazione, che, come è noto, compare solo in quelli 
elle hanno un diametro superiore ai 15 o 20 mni. 

A questa stessa specie ascrivo anche gli esemplari, che nel mio primo lavoro (nota cit., 1880, pag. 15) 
riferii al Ph. Kudernatschi v. Hader sp., indotto in errore, perchè allora ebbi in esame soltanto dei piccoli 
modelli lisci. 

Forse, come il Ph. posalpinuni De Gtreg. rappresenta la forma giovanile del 'Ph. suhohtusum, il frammento 
di ammonidea denominato dal De Gregorio Oppelia fractina rappresenta la forma adulta della stessa specie 
(De Gregorio, Monogr. citata, 1886, pag. 13, pi. I, fig. 26). 

Località: Camporovere, Ponte sul Ghelpa, Monte Meleta, Monte Longara. 

Phylloceras Kunti Nbtoi. 

1871. Ph. Kunti Neumate. Jurastudien. Die Phylloceraten ecc., pag. 312 (Taf. XII, flg. 6), Taf. XIII, fig. 1. 

1872. Ph. Kunti Feum. Gemmbllaeo. Sopra i Cefalopodi della %ona con Stephan. macrocephalum della Bocca 

cM parrà ^;?-esso Galatafimi, prov. di Trapani. Atti E. Acc. Gioenia, ser. 3., t. YII, pag. 8, tav. Il, 
fig. 3, 4. 

Un esemplare completo (diam. 18 mm.) e due frammenti così ben caratterizzati dalla forma dei fianchi 
e dalla ornamentazione da lasciare sicuri della esattezza della determinazione. 
Località: Monte Meleta, Monte Longara. 

Phylloceras mediterraneum Neum. 

1894. Ph. mediterraneum Netjm. — C. P. Paeona. Mem. cit., pag. 12 (cuni syn.). 

Questa specie è rappresentata da pochi e piccoli esemplari assai bene caratterizzati. 
Località: Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa, 

Phylloceras ovale Pomp. (?). 

1893. Ph. ovale J. F. Pompeckj. Beitr. zu eiìier Rev. der Amm. des Schivai. Itera, pag. 48, Taf. I, fig. 4, 5. 

Pochi esemplari, che nell' andamento dei solchi, forma ed ampiezza dell' ombelico corrispondono al Ph. 
ovale Pomp. del Calloviano superiore: sono grandi la metà circa dell' esemplare figurato dall'autore e presentano 
i fianchi alquanto meno convessi. Quest'ultimo carattere mi consiglia a lasciare incerto il riferimento. 

Località: Monte Meleta. 

Phylloceras slamisum De Gheg. 

1894. Ph. slamisum De Geeg. — C. P. Paeona. Mem. cit., pag. 13, tav. I, flg. 3, 6. 

Pochi esemplari. 
Località: Monte Longara. 

Palaentographia italica, voi. I. 2 



10 e. F. PAEONA [10] 



Phylloceras subpartitum Pab. 

1880. Ph. subpartitum C. F. Paeona. Not. cit., pag. 16, tav. V, flg. 4. — 1894 lei., Mem. cit., pag. 12, tav. I, 
fìg. 2. 

Da un frammento mi risulta, die questa specie raggiunge dimensioni maggiori di quelle riscontrate fi- 
nora; essa sembra corrispondere ad un esemplare del diametro di circa 25 mm. Un altro esemplare poi, che 
presenta il guscio eccezionalmente ben conservato, dimostra, contrariamente a quanto osservai finora, che il 
guscio stesso non è completamente liscio nei giri più esterni, sui quali invece si notano delle linee di accre- 
scimento distinte, per quanto fine. 

Località: Camporovere, Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Phylloceras subtortisulcatum Pomp. (?) 

1893. Ph. suhtortisulcatwn J. F. Pompeckj. Op. cit., pag. 62, Taf. I, fig. 9 {cum syn.). 

Parecchi esemplari incompletamente sviluppati, coi solchi non manifesti, o appena impressi, sicché non 
credo di poter dare per sicura la determinazionp, che ritengo però assai probabile, in vista della forma ap- 
piattita dei fianchi e della larghezza dal lato esterno dei giri, nonché dei caratteri dell'ombelico ampio ed 
a margine angoloso. Anche il Ph. subtortisulcatum é specie del Calloviano superiore. 

Località: Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. • 

Gen. Lytoceras Suess. 

Lytoceras Adeloides Kud. sp. 

1872. Lì/f. Adeloides Kud. sp. (x. G. Gtemmellaho. Sojira i Cefaloiì. della zona con Steph. macrocephalum ecc. 
p. 15, tav. V, fìg. 4, 5. 

1894. Lyt. Adeloides Kttd. sp. Paeona. Mem. cit., pag. 15 (cum syn.). 

Oltre a piccoli esemplari identici a quelli trovati ad Acque Fredde, riscontrai diversi frammenti di esem- 
plari abbastanza grandi, sui quali si osserva distinta la caratteristica ornamentazione, sicché rimane escluso 
ogni dubbio sulla pi*esenza di questa specie negli strati con Pos. alpina. 

Località: Monte Moleta. 

Lytoceras Nicolisi Pah. 

1894. Li/t. Nicolisi C. F. Parona. Mem. cit., pag. 16, tav. I, fig. 10-13 (non 14). 

Numerosi esemplari ben caratterizzati, cfee corrispondono perfuttamente alla forma di Acque Fredde. I 
giri più interni del L. Nicolisi sembrano corrispondere al Lyt. Guiscardli De Gregorio (Monogr. cit., 1886, 
pag. 12, pi. I, fig. 14 e 21); ma la descrizione incompleta e le figure poco ben riuscite del Ijijt. Giiiscardii, 
mentre sono insufficienti per riconoscervi una nuova specie, non mi jiermettono di risolvere il dubbio circa 
l'identità sua col Lijt. Nlfolisi. 

Località: Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 



[11] e. F. PAF.ONA 11 

Lytoceras pluriannulatum n. f. 

• 1894. Lyt. NicoKsi, var. pluriannulatum C. F. Paeona. Mem. cit. pag. 16^ tav. I, fig. 14. 

Fra i numerosi litoceratidi avuti in esame, ho trovato parecchi esemplari, che ripetono i caratteri di or- 
namentazione per i quali l' unico esemplare proveniente da Acque Fredde fu da me tenuto distinto dal Lyt. 
Nicolisi come varietà. Ora i nuovi individui mi permettono di separare definitivamente le due forme, in quanto 
che, oltre alla caratteristica ornamentazione, il Lyt. pluriannulatum presenta anche minore lo spessore dei giri, 
così da ricordare per questo riguardo il Lyt. trìpartitum Rasp. dell' Oxfordiano ^. A complemento della de- 
scrizione già data aggiungerò, che gli anelli mancano completamente o quasi sui giri interni e di rado si os- 
servano in esemplari, che non superino il diametro di mm. 15. 

Località: Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Lytoceras meletense n. f. — Tav. I [Tav. I], flg. 3. 

Conchiglia ad accrescimento assai rapido ; i giri si sovrappongono ricoprendosi per un terzo circa del 
loro spessore, sono assai convessi sui fianchi e sul lato esterno, presentano una sezione suhciroolare ed il 
loro spessore supera l'altezza; il contorno ombelicale è arrotondato; l'ombelico stretto e profondo. Il guscio 
è liscio e lievemente ondulato per qualche linea di accrescimento più pronunciata. Il più conservato fra i 
maggiori esemplari misura: diametro 24 mm., altezza dell'ultimo giro mm. 10, suo spessore mm. 12, larghezza 
dell'ombelico mm. 55. Con questo diametro la camera di dimora occupa la metà dell'ultimo giro. Le traccia 
della linea lobale sono incerte nei dettagli, ma complessivamente sufficienti per comprovare, che questa forma 
appartiene al genere Lytoceras. 

Lo spessore dei giri, la rapidità di sviluppo, per cui questo Lytoceras si scambierebbe nella forma con 
un Phylloceras, lo distinguono dai congeneri coevi e per tali caratteri si avvicina al Lyt. ampliim Off. ^ della 
zona ad H. Murchisonae. Se ne distingue tuttavia per la minor larghezza dei giri, per la minor convessità 
del lato esterno, nonché per le dimensioni diversissime. 

Località: Monte Meleta. 

Gen. Harpoceras Vaagen. 

Harpoceras minutum Par. — Tav. I [Tav. I], flg. 4. 

1880. Harp. minutum C. F. Parona. Nota cit., pag. 14, tav. V, flg. 3. 

Ristudiando c^uesta specie ho potuto convincermi, che le coste falciformi e proverse di rado oltrepassano 
colla loro estremità attenuata la linea mediana del fianco dei giri, dove in generale esse si riuniscono a coppie: 
la metà interna del fianco rimane quindi liscia. Per qualche carattere ornamentale questa specie sembrerebbe 
un Hecticoceras; tuttavia non la riferisco a questo genere, stante la mancanza di nodi e l'appiattamento e lo 
spessore del lato esterno carenato ed anche perchè rimane sconosciuta la linea lobale. Il carattere appunto 
del lato esterno largo ed appiattito, che fa un angolo ben spiccato coi fianchi, la distingue facilmente dal 
Lunuloceras Stevensoni De Geeg. sp. 



*■ d'Orbignt. Céph. jiirass., pag. 496, pi. 197. 

« Oppel. Pai Mitth., pag. 145, tab. 45, fig. 1, 1862. 



12 e. F. PARONA [12] 

BosE e FiNKELSTEiN ^ trovaroiio negli strati con Pos. alpina di Castel Tesino una forma, che differisce per 
le maggiori dimensioni dalla nostra e che distinsero come Karp. cfr. minutum Pae. 
Località: Camporovere. 

Gen. Hecticoceras Bon. 
Hecticoceras (?) pingue Pae. — Tav. I [Tav. I], fig. 5. 

1880. Harp. pingue C. F. Paegna. Nota cit., pag. 13, tav. V, fig. 2. 

L' esame di buon numero di esemplari, fra i quali parecchi di dimensioni relativamente grandi, mi per- 
mette di aggiungere nuovi dati alla diagnosi di questa specie. I giri iniziali sono lisci e solo quando la con- 
chiglia raggiunge il diametro di 5 mni. comincia a presentare traccia della carena e delle coste. Queste si 
fanno gradatamente piìi evidenti, a forma di grossi archi retroversi sulla parte più esterna dei fianchi, pas- 
santi sul lato esterno, dove raggiungono la loro maggior grossezza e dove anche la carena va ingrossando, 
nel tempo stesso che si fanno piìi spiccati i solchi, che la separano dalle estremità delle coste. Più tardi il 
lato esterno, dapprima convesso, si appiattisce alquanto e le coste diventano ancora più robuste e si spingono 
più addentro sul fianco: qualcuna si riunisce alla attigua verso il mezzo del fianco stesso, altre si ripiegano 
bruscamente ad angolo in questo punto e dirigendosi all' indietro ed assottigliandosi raggiungono il margine 
ombelicale. Taluni esemplari si distinguono perchè hanno il lato esterno più appiattito e più largo e le coste 
singolarmente grosse. Il più grande esemplare presenta 18 mm. di diametro; sonvi però anche dei frammenti 
appartenenti ad individui di diam. maggiore. Presento un nuovo disegno di questa specie, perchè le figure da 
me eseguite nel 1880 furono inesattamente riprodotte dal litografo. Non avendo potuto scoprire la linea lobale, 
il riferimento generico rimane dubbio. 

Questa forma appartiene al gruppo degli Harp. ignobile (Sow.) Waagen e Harp. crassifalcatum Waagen " 
del Calloviano e dello Harp. retrocostatus De Geoss. ' degli strati superiori del Batoniano. E particolarmente 
aSìne a quest' ultima specie, pur difi"erendone per la minor ampiezza dell' ombelico, e per l'ornamentazione più 
grossolana. De Geossouvee per lo H. retrocostatus, come già aveva fatto io per lo H. pingue, accennò ad ana- 
logie coU'^ww. cycloìdes d'Oeb., arpoceratide per il quale Buckmann (1888) stabilì il nuovo genere Pecllo- 
morphus, che ha rappresentanti nel Toarciano e nell'Oolite inferiore. Ora se lo H. pingue appartiene realmente, 
come mi sembra, al gruppo àelVAmni. ignobile Sow. e se, per la determinazione generica di questo gruppo, 
ci atteniamo alla linea lobale data dal Waagen per l'ammonite stesso, dobbiamo riferirlo piuttosto alla fami- 
glia OppeVuìae. D'altra parte la mancanza di nodosità alle coste mi lascia dubbioso anche in riguardo alla 
sua spettanza al genere Hecticoceras. 

Le forme che il De Guegoeio distingue come specie coi nomi Hurp. ramiatnm (Monogr. cit., 1886, pag. 17 
pi. I, fig. 17), Amm. zellus (ibid., fig. 18) e Harjj. caniporocerense (ibid., fig. 20) appartengono alla specie sud- 
descritta. 

Località: Camporovere, Monte Meleta. Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 



' B38E u. FiNKELSTEiN. Die Mitteìjurass. Brach.- Schic/if. Od Castel Tesino in Oestlichen Swltyrol, pag. 282, 1892. 

« Waaobn. Cephnhpod. of Kutch, pi. XII, fig. 1 o 2, 6 o 7, 1875. 

3 Dr GttOHHOuvnR. X.Y. aw l'élac/e Jiathnnicn. Boll. d. 1. Soc. géol. do Franco, X\7, pi. Ili, fig. 8, 9, 1888. 



[13] e. r. PARONA 13 

Hecticoreras (Lunuloceras) canovincola De Gtkeg. sp. — Tav. I [Tav. I], fig. 6. 

1886. Harpoceras canovincola (e mut. plwicosta) De Gtbegoeio. Monogr. cit., pag. 12, pi. I, 15 e 16. 

Gli esemplari di questa specie si distinguono dalla forma giovanile della Ojyp. pì'opefusca De Geeg. perchè 
sono più convessi e perchè in essi la comparsa delle coste è piti precoce. Gli esemplari in esame differiscono 
alquanto dalle figure di De Gregorio, perchè le loro coste, come avviene in generale nelle specie congeneri, 
non si estendono fino al margine ombelicale e sono più spiccatamente retroverse ed assai meno accentuate 
nella prima metà dell'ultimo giro. Anche la sezione dei giri è alquanto diversa. Credo quindi opportuno di 
dare nuove figure per questa specie, come si presenta negli esemplari da me studiati. 

Località: Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Hecticoceras (Lunuloceras) Stevensoni De Geeg. sp. — Tav. I [Tav. I], fig. 7. 
1886. Ammonites Stevensoni De Gbegobio. Monogr. cit., pag. 13, pi. I, flg. 23. 

Dagli esemplari in esame mi risulterebbe, cbe in questa specie l' ombelico è più stretto di quanto si os- 
serva nella figura di Db Gregorio e che il margine ombelicale è segnato da un angolo assai ottuso: anche in 
questa specie i giri iniziali sono lisci. Solo per la minor ampiezza dell'ombelico e per il contorno suo ad 
angolo ottuso si differenzia questa forma àalVAmm. hecticus lunula Quenst. ^ 

Località: Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Gen. Oppelia Wagen. 

Oppelia vicetìna Pah. — Tav. I [Tav. I], fig. 10. 

1880. Haploceras vicetinum Paeona. Nota cit., pag. 19, tav. V, flg. 7. 

Anche per questa specie l' esame di nuovi esemplari mi permette di conoscerne meno imperfettara ente i 
caratteri e di rettificare il riferimento generico. Per la forma della conchiglia e del suo peristoma si avvicina 
d' assai alla Opp. nimhata Opp., ma ne differisce per la maggior ampiezza dell' ombelico e per la ornamenta- 
zione simile a quella della Opp. fatar Opp. sp. e dell' Op^'- Gessnerì Opp. sp., tutte specie meno 'antiche. 

Località: Camporovere, Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Oppelia subtilicostata n. f. — Tav. I [Tav. I], fig. 11. 

Conchiglia discoidale, assai compressa: i giri nello svolgersi della spira si ricoprono per due terzi della 
loro altezza, sicché l'ombelico rimane abbastanza ampio: il rapporto fra lo spessore e l'altezza varia grada- 
tamente dai giri interni verso gli esterni, nel senso che questi diventano più sottili, più appiattiti e più alti 
e conseguentemente si riduce alofuanto anche l' ampiezza dell'ombelico. Il lato esterno è assai convesso e si 
eleva a formare una cresta acuta, non una vera carena ben individualizzata. I giri interni sono lisci fino al 
diametro di 100 mm., poi acquistano delle costicine limitate alla zona marginale esterna, falciformi, nume- 



' QtJENSTEDT. Die Amm. Schwab. .Tura (Br. Jura^, Taf. 82, fig. 49, 1886-87. 



14 e. F. PAROSTA [14] 

rose, assai proverse e clie si perdono sul lato esterno. Nella restante parte dei fianchi, si osservano delle in- 
crespature flessuose, clie sembrano risaltare dalla riunione in fasci delle costicine marginali e che, dopo es- 
sersi geniculate all' avanti, sfumano prima di raggiungere il margine ombellicale subangolato. 

L'esemplare più completo e più grande è ben conservato fino al diametro di 20 mm.: con tale dimen- 
sione misura 9 mm. nell' altezza del giro esterno, 5 mm. nello spessore dello stesso e 4, 5 mm. nell'ampiezza 
dell'ombelico. Il giro esterno continua mutilato fino a raggiungere il diametro di mm. 28. Si tratta dunque 
di un esemplare ben sviluppato. 

Questa forma evidentemente appartiene al gruppo delV Oj'jiella substriata Sow. sp. ma la maggior ampiezza 
dell'ombelico la distingue in generale dalle varie specie, che costituiscono il gruppo stesso ^ ed in partico- 
lare dal tipo della O^^p. subcóstaria Opp. sp. ^ della zona a Macroceph. niacrocephalmn, che per le dimensioni 
e per l' ornamentazione, più che ogni altra le è affine, sebbene abbia le coste assai più grosse. Tanto meno 
poi essa si avvicina alla figura che Waagen^ dà della forma giovanile e della forma adulta di questa stessa 
specie. Si distingue poi, specialmente per la forma del lato esterno, anche dalle Opp. (jracililohata Vac. e Opp. 
subplicateUa Vac. * 

Località: Monte Longara, Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Oppelia propefusca De Greg. — Tav. I [Tav. I], fig. 8, 9. 

18SG. Oppelia? p'opefusca Pe Gbegoeio. Monogr. cit., pag. !3, pi. I, fìg. 25. 

Conservando questa specie, devo far notare che la figura datane dal marchese De Gregorio, confrontata 
coi numerosi esemplari da me veduti, appare poco esatta, perchè, oltre alla mancanza della carena, presenta 
le coste troppo numerose e troppo proverse. Il riferimento al genere Oppelia è confermato anche dai carat- 
teri della linea lobale, della quale mi fu possibile rilevare parzialmente il primo ed il secondo lobo laterale 
(fig. 8). In questa specie i giri sono alti, i fianchi appiattiti, il lato esterno arrotondato e con alta carena: 
i giri più interni sono completamente lisci; la carena compare al diametro di 5 mm., mentre i fianchi si con- 
servano lisci, segnati soltanto da solchi poco pronunciati flessuosi, spesso mancanti, che si dipartono dal mar- 
gine aiTotondato dell'ombelico stretto e profondo. Col diametro di circa 12 mm. appaiono delle costole ar- 
cuate, concave all'avanti, grosse al margine esterno, presso la carena, e che si assottigliano sui fianchi fino 
a scomparire verso il loro mezzo; soltanto sull'ultima parte della camera di dimora oltrepassano questo li- 
mite, piegandosi a ginocchio, in corrispondenza di un tenuissimo solco mediano, limitato alla stessa camera 
di dimora, la quale, nell'esemplare disegnato, che non è dei più grandi, occupa oltre un terzo dell'ultimo 
giro. La descritta ornamentazione spetta al modello interno, mentre il guscio, di cui rarissimi esemplari con- 
servano qualche lembo, appare liscio anche nella forma adulta o lievemente ondulato, in corrispondenza delle 
coste del sottostante modello. 

Specialmente la forma del lato esterno e la più robusta ornamentazione distinguono questa specie dalla 
Ojip. f lisca QoENST. del Batoniano: per questi stessi caratteri e per il margine ombelicale arrotondato diffeiùsce 



' W. Waaobn Die Formenreihe des Amm. subradiatus Sow. Geogn. Palaeont. Beitr. v. Beuecke, II. Bd., pag. 179, 1869. 

» Oi'i-EL. Palatontol. Millh., pag. 149, tab. 48, fig. 2, 1862. 

3 Waaoen. Op. cit., tab. 1'.), fig. 2 e 4. 

* Vacek. Ool. V. S. Vigilio, Taf. X, fig. l., 'J'iif. XI, fig. l-X 



[15] e. r. PARÓNA 15 

dalla 0]pp. subcostaria Opp., del Calloviano. Per la grossezza e disposizione delle coste ed anche per la fonna 
della concliiglia si avvicina molto allo Hecticoceras (Lunuloceras) nodosidcatum Lahxfs. "^ sp. 
Località: Monte Lougara, Monte Meleta. 

Gen. Oecotraustes Waag. 
Oecotraustes minor n. f. — T. I [Tav. I], fìg. 12. 

Conchiglia subdiscoidale; nell'avvolgimento della spira i giri si ricoprono di oltre la metà fino ad un 
terzo dell'ultimo giro, il quale poi si sviluppa diminuendo d'altezza, così che, cessando la spira di svolgersi 
regolarmente, il margine ombelicale ed il margine esterno dei giri si fanno alquanto gibbosi. L' ombelico è 
abbastanza ampio e profondo, il suo margine è arrotondato : i fianchi dei giri sono di poco convessi e si 
incurvano a formare il lato esterno largo e convesso fino in vicinanza del peristoma, dove si appiattisce. Non 
si conosce lo stato di superficie dei giri interni; sulla prima metà dell'ultimo giro, a poca distanza dal mar- 
gine ombelicale, nascono delle coste semplici, che con andamento falciforme ed ingrossando passano sul lato 
esterno sul quale si incurvano all'avanti; sulla seconda metà le coste sono limitate alla parte esterna dei 
fianchi ed al lato esterno. Il peristoma è guasto. Dei due esemplari il maggiore misura: diametro mm. 16, 
altezza dell' ultimo giro mm. 6, 5, sua larghezza mm. 5, ampiezza dell' ombelico mm. 5. Nessuna traccia di 
linea lobale. 

La diversa ornamentazione ed anche la diversa forma del lato esterno distinguono questa specie dal- 
l' Oecotraustes serrìgenis Waagen del Batoniano superiore. 

Località: Monte Meleta. 

Gen. Cadomoceras Mu^f. Ch. ^ 
Cadomoceras nepos n. f. -^ Tav. I [Tav. I], fìg. 13. 

Conchiglia discoidale: i giri si ricoprono quasi completamente nella parte interna della spira, la quale, 
ad un terzo circa del suo ultimo giro, interrompe il suo regolare andamento, cresce eccentricamente e forma 
una gibbosità. La sezione dei giri è ellittica, traune in vicinanza del peristoma, dove il lato esterno è ap- 
piattito per un breve tratto, in corrispondenza del quale la zona esterna dei fianchi è ornata da pieghe ar- 
cuate, concave all'avanti, che girano sul lato esterno, dove si incurvano in senso opposto: nel resto la con- 
chiglia è completamente liscia. L'ombelico astretto, a margine angoloso nella seconda metà dell'ultimo giro, 
arrotondato più internamente. Il peristoma a ciascun lato è formato di una linguetta, che poi si allarga in 
una orecchietta di forma bilobata, per quanto si può arguire dallo stato di conservazione; in alto si protende 
poco all'avanti con una breve lamina più stretta del dorso e tronca. 

Di questa specie posseggo tre esemplari più o meno completi e due incompleti. L'esemplare figurato ha 



*■ Lahusen. Fauna jurass. riesansch., pag. 75, tab. XI, fìg. 17, 18 (Harpoceras), 1883. 

^ Munibr-Chalmas. Sur la possibilité d'admettre un dimorphisme sexuel chez les Ammonitides. Bull d. 1 Soo. géol. de Prauce. 
Sfi sèi'., T. 20, C. E., pag. CLXXI, 1892. Per quanto mi consta, finora non fu data la diagnosi di questo n. g., siceliè, èssendo sco- 
nosciuta la linea lobale degli esemplari della forma da me descritta, non posso pronunciarmi sui caratteri differenziali suoi in con- 
fronto del gen. Oecotraustes. 



16 e. F. PAHONA [16] 

il diametro di 20 mm., lo spessore dell'ultimo giro di mm. 6, l'altezza dello stesso di mm. 8 e rombelico, 
dove cessa la regolarità di svolgimento spirale, è ampio mm. 3. 

Questa forma è strettamente affine aWAnim. cadonensis Defe. ^ del Bajociano ; ne differisce tuttavia perchè 
la sua ornanientazione è limitata all'ultiraa porzione del giro esterno, die si inserisce sulla spira in modo più 
distintamente obliquo. A riguardo della scultura la differenza è ancora più spiccata in confronto colla figura 
della stessa specie data da Beenabd ^, mentre la somiglianza è maggiore per il peristoma, clie nella figura 
di questo autore La forma assai diversa da quella del peristoma figurato da d'Orbignt. Bernard ascrive VAmm. 
cadonensis al genere Haploceras. 

Località: Monte Meleta. 

Gen. Sphaeroceras Bayle. 
Sphaeroceras pilula n. f. — Tav. I [Tav. I], fìg. 14, 15. 

Concliiglia globosa, a spira assai involuta, a giri assai più larghi che alti, con ombelico strettissimo, 
coartato. L'ornamentazione è fine assai e data da costicine numerosissime, filiformi, molto proverse, semplici, 
che a poca distanza dall' arrotondato contorno ombelicale si sdoppiano o, raramente, si suddividono in tre co- 
sticine ancora più fine, le quali arcuandosi all' avanti, decorrono sul lato esterno ampio ed assai convesso. In 
corrispondenza della camera di abitazione il giro si impiccolisce, senza che la spira diventi distintamente gib- 
bosa. La forma del peristoma rimane sconosciuta. I giri interni fino al diametro di circa 6 mm. sono affatto 
lisci. Linea lobale raramente manifesta e con traccie incertissime. 

Fra i numerosissimi esemplari, quello più grande misura: diametro mm. 19, altezza della porzione impic- 
ciolita dell'ultimo giro mm. 9, sua larghezza mm. 13. 

Questa forma differisce dallo Spli. Brongniarti Sow. sp. ^ dell' Oolite inferiore, perchè è assai più rigon- 
fio, quasi sferico. Non può essere riunito allo Sph. Davauxi A. De Gkoss.* perchè è meno prominente nel 
contorno ombelicale; d'altra parte è in questa stessa regione bastantemente arrotondato e convesso per re- 
stare ben distinto dallo Sph. Bombur Opp. ^. sp. La specie cui più si avvicina è lo Sph. glohidifonne Gemm. ^, 
pur differendone, oltreché per la grandezza di gran lunga minore, per avere il lato esterno più convesso. 

Lo calila: Cam poro vere. Ponte del Ghelpa, Monte Meleta, Monte Lougara. 

Sphaeroceras auritum n. f. — Tav. I [Tav. I], fìg. 16. 

Conchiglia subglobosa, un poco appiattita sui fianchi, a spira involuta, a giri più larghi che alti, con 
ombelico stretto e coartato. I giri sono ornati nella regione ombelicale da numerose coste semplici, arcuate, 
proverse, che, sdoppiandosi e conservandosi robuste, descrivono archi provei'si sull'arrotondato lato esterno. 



' d'Orbignt. Pai. fr., Céph. jwass., pag. 388, pi. 129, fig. 4-6, 1842. 

2 F. Bebnaed. ÉHéments de Paleontologie, pag. 629, fig. 339 A. B., Paris, 1895. 

^ d'Orryony. Céph. jwr., pi. 140, fig. 3, 8 (non Amm. Gervilli). 

* A. Dfi Gbossouvrb. Callovien de l'ovest de la France. Bull. d. 1. Soc. géol. do France, 3.0 sér., t. XIX, pag. 261, pi. IX, 
fig. 6, 1891. 

s Oppei.. Palaeontól. Mittheil, tab. 48, fig. 3, 1862-65. 

" GEMsiErxABO. Sopra i Cefalopodi della zona con Steph. macrocephalum della Rocca chi parrà presso Calatqfimi, pag. 6, tav. 
UI, fig. .5, 1872. 



[17] e. F. PAEONA 17 

I giri interni col diametro di 3 mm. già presentano l'ornamentazione descritta. L'ultimo giro si impicciolisce 
dove forma la camera d'abitazione e termina con un peristoma sviluppatissimo, formato da un' orecchietta bi- 
lobata per ciascun lato e, superiormente, da un cercine inciso nel mezzo, cui fa seguito una piega paralle- 
lamente disposta, cbe nella parte mediana si ingrossa a tubercolo, e poi una lamina sinuosa al margine, che 
^i restringe all'avanti in punta arrotondata. Nessuna traccia di linea lobale. 

Il piti grande esemplare completo ha il diametro di mm. 1 2, l'altezza dell'ultimo giro alla base del pe- 
ristoma di mm. 7, la sua larghezza di mm. 8. 

Questa forma, comune quanto Io SijJi. pilula, se ne distingue facilmente per la diversa forma e per l'orna- 
mentazione più robusta anche nei giri interni. E assai affine allo «S^j/l Brongniarti Sow. sp. citato in confronto 
della forma precedente, ma credo opportuno di non riferirlo a questa specie, piii antica, specialmente per la 
conformazione diversa del peristoma. 

Località: Camporovere, Ponte del Ghelpa, Monte Meleta, Monte Longara. 

Sphaeroceras (?) disputabile n. f. — Tav. I [Tav. I], fìg. 17. 

Conchiglia piccolissima, globosa, coi giri più larghi che alti, con ombelico relativamente ampio e pro- 
fondo; nella prima metà dell'ultimo giro è ornata da costelline appena visibili, che atti-aversano regolarmente 
e senza interrompersi il lato esterno; a metà del giro stesso si nota una strozzatura, la quale ani lato esterno 
si incurva all' indietro ; nella restante parte esso devia dal regolare andamento della spira e cangia d'orna- 
mentazione: le costicine passando sul lato esterno si suddividono e con andamento retroverso si piegano ad' 
angolo, aperto all'avanti, in corrispondenza della linea mediana, percorsa da un profondo e largo solco, che 
si arresta al peristoma. Il peristoma è preceduto da una ampia e profonda strozzatura proversa ed è formata 
da un largo labbro laminare, espanso all'avanti e sui fianchi. 

Il diametro è di mm. 5,. 5, l'altezza dell'ultimo giro è di mm. 2,5, la larghezza sua di mm. 3,5. 

Mi mancano dati sufficienti per poter asserire, che questa forma singolare appartenga Con certezza al 
genere Sphaeroceras. Per il tipo di ornamentazione della seconda metà dell'ultimo giro e per la deviazione, 
con tendenza alla genicolatura, che questa stessa parte presenta sullo sviluppo- regolare della spira la si di- 
rebbe una forma di passaggio al genere Oecoptychius. 

Località: Monte Meleta. 

Gen. Stephanoceras Waagen (emend. Zitt.). 

Stephanoceras gibbum n. f. — Tav. I [Tav. 1], iìg. 19. 

Questa forma è strettamente affine allo Stephanoceras Braickenridgi Sow. ^ dell' Oolite inferiore. Ne 
differisce, oltreché per le dimensioni assai piìi piccole, per la maggior grossezza dei nodi, per aver il lato 
esterno assai più compresso , caratteri questi per cui si avvicina agli Steph. coronattim Bruo. ^ e Steph. 
Renardi Nik. ^, e poi perchè la porzione terminale dell' ultimo giro si impicciolisce, diminuendo di spessore 



' SowEBBY. Min. Conch., t. Il, pag. 187, tab. 184. — d'Okbigny. Céjph. jurass., pag. 400, pi. 135, flg. 2-3, 1842. 
2 d'Oebigny. Ibid., pag. 465, pi. 168 (non 169). 

^ Neumatr. Ornafenthone v. TschulJcovo. Geogn.-pal. Beiti'. Beneok., tab. XXV, fig. 3, 1876. — Nikitin. Jura v. Elatma, 
pag 38, tab. 4, fig. 24, 1885. 

Palaentographia italica, voi. I. 3 



18 e. F. PARONA [18] 

e di altezza, di guisa che la spira in questa parte si deforma, diventando gibbosa: di più le orecchiette, che 
lateralmente costituiscono il peristoma, sono assai più divaricate. Nessuno dei numerosi esemplari raggiunge 
il diametro di 10 mm. : i primi giri interni, mentre portano più o meno sviluppati i nodi, mancano di costicine. 
Il marchese De Geegokio distingue fra gli ammoniti del calcare con Pos. alpina un " Groupe de VAmm. 
corotiatus Defe. , e stabilisce le specie A. aìfinus, hetinus, gamwinus, deliinus (e var. shìmis) , eimUmis, ze- 
tinus ed etinus (Monogr. cit., 1886, pag. 12, pi. I, fig. 6-12). Dalle diagnosi insufficienti e dalle figure poco 
felici non si possono rilevare i caratteri specifici difi^erenziali, né sulle figure' stesse è segnata la corona di 
tubercoli. Probabilmente qualcuna di queste forme (fig. 5, fig. 9) spetta al genere Beineckeia. 
Località: Monte Longaia, Monte Meleta, Ponte del .Ghelpa. 

Stephanoceras rotula n. f. — Tar. I [Tav. I], flg. 18. 

Conchiglia appiattita sui fianchi e sul lato esterno, a lento sviluppo, con giri più larghi che alti, che 
nel!' avvolgersi della spira si toccano appena, così da restarne coperto soltanto il lato esterno; ombelico lar- 
ghissimo lievemente depresso nel mezzo. I fianchi dei giri inclinano verso l'ombelico e sono ornati da coste 
diritte, robuste, arrotondate, proverse, in numero di 18 a 20, che mettono capo al limite col lato esterno, 
formandovi un noduletto, alquanto adunco verso l' indietro. Da ciascun noduletto si staccano due coste mi- 
nori, che arcuandosi fortemente all' avanti attraversano il lato esterno e vanno a riunirsi al noduletto cor- 
rispondente ed opposto. Ogni giro porta inoltre tre strozzature. L'esemplare completo più grande misura: 
diametro 15 mm., altezza dell'ultimo giro 3,5 mm., sua larghezza 6 mm., ampiezza dell'ombelico 7 mm. — 
Qualche frammento ae^cenna ad esemplari di maggiore grandezza. 

Questa forma ha stretta parentela collo Stepli. Bìagdeni d'Oeb. * (non Sow.) dell'Oolite inferiore: ne 
differisce, oltreché per le dimensioni di gran lunga minori, per il più lento sviluppo della spira e per il mag- 
gior numero delle coste. Per la diversa sezione dei giri, maggior larghezza dei fianchi ed ornamentazione più 
fitta si distingue anche àBlVAmm. eurijodos Quenstedt ^. 

Località: Monte Meleta. 

Stephanoceras venetum n. f. — Tav. I [Tav. I] , fig. 21. 

Questa forma, mentre nel modo di sviluppo della spira e nella sezione dei giri si uniforma alla Beineckeia 
Sun.'ionii, che descriverò più avanti, ne differisce in modo evidente per la ornamentazione. I giri presentano 
delle coste semplici, diritte, arrotondate e numerose (oltre 30 sull'ultimo giro), radialmente disposte, che si 
staccano dalla sutura ombelicale e si arrestano prima di toccare la metà altezza del giro, formando un tu- 
bercoletto arrotondato. Nei giri interni la serie dei tubercoli rimane alquanto discosta dalla sutura ombeli- 
cale: da ciascun tubercolo si dipartono tre, raramente due, costicine, le quali decorrono regolarmente attra- 
verso il lato esterno: soltanto sull'ultimo giro sono assottigliate in corrispondenza di un largo solco, che 
segna la linea mediana del lato stesso. Ogni giro interno presenta quattro strozzature poco pronunciate. L'ul- 
tima linea lobale, di cui ho potuto disegnare il lo))o sifonale ed il primo lobo laterale, trovasi a metà del 
giro esterno. Questo giro, nella porzione corrispondente alla camera d'abitazione, si restringe alquanto, perde 



* D'OnBioNY. Céph. jurass., pi 132, 1842. 

" QuB.ssTKDT. Die Amtn. <1. Schdih. Jnrn (B. ,T. 3,), tiil). 74, fig. 4-9, 1886-87. 



[19J e. P. PARONA . 19 

il solco sul lato esterno, alle fine costicine sostituisce poche coste grossolane, lincile si allai'ga di nuovo ra- 
pidamente a formare il peristoma definitivo, clie nell'esemplare in esame è solo in piccola parte conservato. 
Diametro 29 mm., altezza massima dell'ultimo giro mm. 8, larghezza massima 14 mm., ampiezza dell'om- 
belico 12 mm. 

Per la sezione dei giri ed anche per l'ornamentazione a fitte costicine questa forma appartiene al ge- 
nere Stephanoceras, mentre per la presenza del solco mediano sul lato esterno e per la costituzione della linea 
lobale si avvicinerebbe piuttosto al genere Beineckeia: pei- tali caratteri comuni la si direbbe una forma di 
passaggio fra i due generi. Talune delle forme raggruppate da Quenstedt ' nel gruppo Amm. Parkinsonl 
anceps somigliano assai nella scultura allo Stephanoceras venetwn, difl'erendone del tutto nella sezione dei 
giri. Per la sezione dei giri, più che per l'ornamentazione, meglio si avvicina a qualche forma del gruppo 
Amm. anceps extinctus ^. 

E evidente la sua somiglianza collo Stephaiwceras rectelohatum Hauee ^ degli strati di Klaus e che Bose 
e FiNKEL&TEiN citauo per gli strati con Pos. alpina del M. Agaro presso Castel Tesino'*. Le difFerenze sono 
tuttavia numerose e tali da impedire' un ravvicinamento delle due forme: accennerò solo a quelle relative ai 
caratteri del peristoma, all'andamento delle coste specialmente fra la sutura ombelicale e la serie dei nodi, 
alla linea lobale. Probabilineute allo StepJi. venetmn appartiene l' esemplare mal conservato di Camporovere ^, 
già con dubbio da me riferito alla specie di Hatier. 

Località: Ponte del Ghelpa. 

Gen. Reineckeia Bayle. 

Reineckeia Greppini Opp. sp. 

1870. Perisph. oxyptyehus Neiiìiate. Ueh. ein. nette od. wenig. lek. Geplial. d. Macroceph.-Sch., Jahrb. d. k. k. 

geol. Eeichs., Taf. Vni, fig. 2. 
1881. Bein. Greppini Opp. sp. SiEiiorAira G., Ziir Kennt. der Jura-und Kreideform. von Caracoles (Bolivia). 

K. Jahrb. f. M. G. u. P., I. Beil.-Bd., pag. 288. 
1881. Rein. Greppini Opp. sp. Uhiio. Ueb. d. Fautm d. roth. Kellow., pag. 392, Taf. VII, flg. 6 (cimi syn.). 

Parecchi esemplari incompleti, dei quali il piìi grande avrà avuto il diametro di circa 30 mm. Esso ri- 
produce abbastanza fedelmente i caratteri d'ornamentazione delle figure di Nedmate: per gli altri esemplari 
assai più piccoli si ha un buon riscontro nelle figure di Uhlig. 

Reineckeia Sansonii n. f. — Tav. I [Tav. I], fig. 20. 

Conchiglia a. giri bassi ed assai larghi, poco ricoprentisi nello svolgersi della spira di sviluppo assai 
lento: ombelico ampio e profondo: l'ornamentazione è data nella parte interna dei fianchi da grosse coste, 
in numero di 27 circa per ciascun giro, lamellari sul giro esterno, ottuse sugli interni, proverse, rettilinee 



* Quenstedt. Die Amm. Schicab. Jnra (Braune Jura, Ornatenthon), tab. 87, fig. il, 12, 13, 1886-87. 
« Quenstedt. Op. eit., tab. 74 (B. J. s.), fig. 32, 34. • 
■ ' V.Hauer Palaontologisclie Notizen. Sitzungsb. d. k. Akad. d. Wiss., 24 Bd. , pag. 156, Taf. I, fig. 5, Taf. II, fig, 10. 
"Wien, 1857. 

■* BbsE u. FiNKELSTEiN. D. mìtteljur. Bradi.- Sdì. bei Castel Tesino, pag. 283. 
5 C. F. Paeona. Nota cit., pag. 21, 1880. 



20 e. r. PAHONA [20] 

leggermente arcuate, che in corrispondenza della sutura ombelicale si arrestano formando un tubercolo ap- 
puntito, dal quale si dipartono due o tre coste più piccole, che attraversano il lato esterno, intaccate solo, 
senza essere completamente interrotte, da un solco che corre lungo la linea mediana del lato stesso. I giri 
presentano due strozzature assai impresse, delimitate da due coste, le quali, dopo avere formato il tubercolo, 
continuano, senza suddividei'si, sul lato esterno. Nessuna traccia di linea lobale. L' esemplare piti grande, in- 
completo, raggiunge il diametro di circa 30 mm. Un altro di media grandezza e ben conservato misura: dia- 
metro 27 mm., altezza dell'ultimo giro 5 mm.^ larghezza dello stesso giro alla base dei tubercoli 8 mm., am- 
piezza dell'ombelico 7,5 mm. 

Questa forma è affine alla Beineckeia Lifolensis Stein. ^, della quale specie vidi gli esemplari tipici, gen- 
tilmente inviati in esame dal sig. prof. Benecke, Direttore del Museo di Strasburgo. Ne differisce essenzial- 
mente per la diversa posizione della serie dei nodi, che nella specie di Steinmann, come ben si vede nei giri 
interni, sta intermedia fra le suture ombelicali, o linee di ricoprimento dei giri. Per questo riguardo si av- 
vicina di più alla Beineckeia (non B. ancejJS Rein.) figurata da d'Orbignt yCéph. jiirass.) ai n.' 1 e 2 della 
pi. 166, la quale, appunto per l'accennato carattere non credo che si possa riunire alla B. Lifolensis Stein. 
Talune forme ascritte da Quenstedt ^ al gruppo àeiVAmm. Parkinsoni coronatus sono somigliantissime alla 
nostra. 

Località: Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. ■ • 

Gen. Parkìnsonia Bayle. 
Parkinsonia Bonarellii n. f. — Tav. I [Tav. I], %. 22. 

Conchiglia a lento sviluppo, a giri con sezione subquadrata, appiattiti sui fianchi e sul lato esterno, con 
ombelico ampio: poco profondo a margine arrotondato. I giri sono ornati da 38 a 40 coste, grosse, ottuse, 
prover.'te, semplici sui fianchi e che si mantengono tali, oppure si biforcano, passando sul lato esterno, dove 
si protendono e formano un angolo ben distinto lungo la linea mediana, segnata da un lieve solco. L'ultimo 
giro termina con un peristoma costituito da un cercine, su ciascun lato del quale si inserisce una grande 
orecchietta assai allungata, a forma di cucchiaio, alquanto inclinata dall'alto al basso. 

Sono quattro esemplari di dimensioni poco diverse; quello provvisto di peristoma misura: diametro mm. 10, 
altezza e larghezza dell' ull imo giro mm. 2,5, larghezza dell'ombelico 5 mm. 

Non conosco nessuna specie colla quale possa essere utilmente confrontata quesla piccola ed elegante 
Parkinsonia, della quale è particolarmente caratteristico il rilevante spessore di giri. 

Località: Monte Meleta. 

Gen. Cosili oceras Waagen. 
Cosmoceras PoUux Rein. sp. — Tav. II |Tav. Il], fig. 1. 

1883. Cosm. Pollnx Rein. sp. Laiutsen. Die Famia der Jurasn. Bild. dcs Itja.mnarhen Ootivernements. Mém. 
d. Com. géol. d. 1. Russie. Voi. I, N. I., pag-. Ul, tab. Vili, iig. 5-9 {cum st,n.). 

Diversi frammenti di esemplari abbastanza grandi ed un piccolo esemplare ben conservato (diam. 12,5 mm.), 



' Steinmann. Zur Kenntnim ihr Jurn-nnd-Kreidvformafion von Camcolea (Bolivia). N. .Tiihrb. f. ir. G. \i. P., I Beil.-Bd , 
pag:. 287, 1881. 

' Qlknhtkdt. Die Amni. Svhmih. Jw-ti (lìniiiner Jiim =), 'J'uf. 71, piig. 18-21, 188G-87. 



[21] e. F. PARONA 21 

che presenta intatte pareccliie lunghe spine: si avvicina molto alla fig. 5 di Lahosen, differendone solo per- 
chè le coste sui fianchi sono meno grosse. Lo spessore minore dei giri ed il diverso modo di inserzione delle 
spine lo tengono distinto dalla forma assai affine Cosm. subpreziosum Uhliq della zona ad Opp. semiformis Opp. ^ 
Località: Monte Longara, Monte Meleta. 

Cosmoceras Uhligi Pab. et Bok. ^. 

1871. Cosmoceras sp. aff. calloviensis d'Obb. (juvenis?). Nexjmaye. Die Ceplialopodenf. v. Balin bei Krakau. 
Abh. d. k. t. geol. Eeichs., Wien, Taf. IX, fig. 9. 

Piccolo esemplare incompleto. 
Località. Monte Meleta. 

Cosmoceras n. f. — Tav. II [Tav. II], fig. -2. 

Esemplare di circa 20 mm. di diametro, incompleto, dei cui giri interni ho potuto scoprire solo una 
piccola parte. Differisce dal Cosmoc. Julii d' Oeb. sp. ^ soltanto perchè sopra ciascun fianco presenta due serie 
di nodi invece di tre e per avere le coste più proverse. È anche strettamente affine allo Amm. dnhhis Quenst. *, 
che, a differenza, presenta affatto liscia la zona interposta alle due serie di nodi del lato esterno. 

Località. Ponte del Ghelpa. 

Gen. Morphoceras Douvillé. 
Morphoceras dimorphoide n. f. — Tav. II [Tav. II], fig. 8. 

Conchiglia involuta, rigonfia nella regione ombelicale, a giri poco ricoprentisi, a sezione più larga che 
alta, semilunare, coli' ombelico ampio. I giri interni sono lisci , l'ultimo presenta sette strozzature proverse, 
anteriormente accompagnate da un cingolo, che pure attraversa il lato esterno; negli intervalli irregolari fra 
le strozzature, i fianchi dei giri sono ornati da pieghe larghe, ottuse, che si scindono al passaggio sul lato 
esterno in 2 o 3 pieghe minori, che tosto scompaiono senza arrivare alla linea mediana del lato stesso, se- 
gnata da un lieve solco. Alla fine dell'ultimo giro si nota una piccola porzione di una orecchietta laterale 
del peristoma. Nessuna traccia di linea lobale. Diametro mm. 8,5, altezza dell'ultimo giro mm. 2,5, sua lar- 
ghezza mm. 3,5, ampiezza dell'ombelico mm. 3. 

Questo esemplare, che rinvenni fra i fossili del Monte Meleta, eccezionalmente presenta un colore ver- 
dastro, ciò che potrebbe avvalorare il sospetto ch'esso provenga da qualche strato diverso. E strettissima 
la sua affinità q,6\\! Amm. dimotphus d'Oeb. ° dell'Oolite inferiore, da Dotjvillé ^ ascritto al genere Morpho- 



*■ UatiiG. Beitrdge znr Kenntniss der Juraformation in den Karpatischen Klip2ìen. Jahrb. d. k. k. • geol. Eeichs., Bd. 28. 
pag. 657, Taf. XXVII, flg. 8, Wien, 1878. 

^ C. P. Paeona et G. Bonaeelli. Sur la fanne du Callovien inférieur (Chanasien) de Savoie (in corso di stampa). Acad. 
de Savoie. 

^ d'.Oebigny. Pai. frane-, Céph. jurass , pag. 420, pi. 145, fig. 6-7, 1842. 

* QuESSTEDT. Die Amm. Schw. Jura (B. J. e), Taf. 71, flg. 30-31, 1886-87. 

5 d' Orbignt. Céph. jur., pag. 410. pi. 141, fig. 1-4, 7, 8 (non 5 e 6). 

^ Douvillé H. Note sur l'Aram, pseudo-ancepg et sur la forme de son ouverture. Bull. d. 1. Soc. géoI. de France, 3.» sér 
t. Vili, pag. 242, 1880. 



22 ' e. F. PARONA [22] 

• ceras: tuttavia come caratteri differenziali, oltre la grande diversità di statura, posso notare il maggior spes- 
sore dei giri, il maggior numero delle strozzature ed il loro andamento diretto, il numero minore delle coste 
ed il lato esterno quasi completamente liscio e con solco mediano ^. 
Località: Monte Meleta. 

(d I erisphinctes Waagen. 

Perisphinctes conclusus n. f. — Tav. II [Tav. II], fìg. 4. 

Conchiglia piccola, di grande spessore, a giri abbracciantisi quasi completamente, assai più larghi che 
alti, col lato esterno larghissimo e poco convesso, coi fianchi subcarenati: ombelico imbutiforme. Ogni giro 
presenta quattro strozzature molto impresse e proverse e delle coste larghe e basse del pari proverse, sem- 
plici dalla sutura ombelicale al punto più elevato dei fianchi, dove talora si ingrossano alquanto a formare 
un ottuso tubercolo, per- poi scindersi in due o di rado tre ottusissime coste, che attraversano, arcuate all'avanti 
e senza interrompersi, il lato esterno. Nessuna traccia di linea lobale. Dimensione del più grande fra i tre 
esemplari: diametro mm. 12,5, altezza dell'ultimo giro mm. 4, larghezza sua mm. 6, ampiezza dell'ombe- 
lico mm. 5. 

Questo esemplare presenta l'impronta assai guasta del peristoma, immediatamente susseguente all'ultima 
strozzatura e formata a quanto pare da una linguetta molto lunga, stretta alla base, allargantesi all'avanti 
e diretta dal basso all' alto. 

E questa una specie distintissima, che, per quanto mi consta, non trova riscontro ne affinità con specie 
note del Calloviano o di piaini più o meno antichi. A proposito del riferimento generico assegnatole, osservo 
che essa nella forma e nella ornamentazione ha caratteri comuni coi generi Perisjìhmdes e Beineckeia ; la 
mancanza di indizii della linea lobale non mi permette di escludere il dubbio, ch'essa possa appartenere al 
secondo anziché al primo dei generi citati. 

Località: Ponte del Ghelpa. 

Perisphinctes subtilis Neum. — Tay. II [Tav. II], fig. 3. 

1871. Perisph. subtilis Netteath. Die C62ì}ialoj}oclenf. der Oolite v. Balin bei Krakau. Abli. d. k. k. geoL 
Reichs. "Wien, png. 37, Taf. XIV, fig. 3. ' 

Conchiglia con giri numerosi, a sezione subciixolare, che nell' avvolgersi della spira si coprono limita- 
tamente al lato esterno, con ombelico profondo, ampio ed a contorno rotondeggiante. L'ornamentazione è 
data da costole numei'ose (36 circa), ottuse, semplici, diritte, fortemente proverse, che in corrispondenza della 
linea di ricoprimento dei giri si sdoppiano in due coste minori, che descrivendo un arco all'avanti, attra- 
versano senza interruzione il lato esterno. Sopra ciascun giro interno sonvi due strozzature. Nessuna traccia 
di linea lobale. Gli esemplari sono abbastanza numerosi: il migliore misura: diametro mm.-19, altezza del- 
l'ultimo giro mm. 6, sua larghezza mm. 7, ampiezza dell'ombelico mai. 8. 

Salvo le dimensioni più piccole, la somiglianza col l'er. subtilis è strettissima: l'unica differenza con- 
siste nello spessore dei giri che è alquanto maggiore negli esemplari da me esaminati. Dalla sinonimia data 



' Al genere MorphoceriiH ni dovrà iirobabilincnto asciivcro anche ([uella, fra lo. formo da Qitbnstedt distinto conio AmiìioiUtea 
convolutuH inlerruptHH, rapprcscntatii nch'Allas zìi dcn Vcpludopodcn ('riibingcn, i81'.)) alla lab. 13, fig. 4. 



[23] e. F. PARONA -23 

da Nedtiate escludo V AmmotiUes stdciferiis Opp., che per l' ornamentazione e sezione dei giri differisce note- 
volmente dal Fer. subtilis, specie che Neumaye ascrive alla zona del Cosmoceras ornatum. 
Località: Monte Longara, Monte Meleta. 

Perisphinctes torquis n. f. — Tav. II [Tav. II], fìg. 7. 

Conchiglia a lento sviluppo, con giri numerosi, a sezione larga quanto alta, subcompressi ai fianchi ed 
al lato esterno, che nello svolgersi della spira si toccano appena per il lato esterno, con ombelico pochis- 
simo profondo, assai ampio, a margine rotondeggiante. Dalla sutura ombelicale partono numerose coste (38 a 
40 sull'ultimo giro) robuste, arrotondate, proverse, che in corrispondenza della linea di ricoprimento dei giri 
si sdoppiano o, piti- raramente, si suddividono in tre coste di poco più sottili, che sul lato esterno descri- 
vono- un arco conv esso all'avanti^ attenuandosi per buon tratto nel mezzo, per cui lungo la linea mediana del 
lato stesso corre come un lievissimo solco. Sopra ciascun giro si notano da 4 a 5 strozzature. Nessuna traccia 
di linea lobale. 

L'esemplare più conservato presenta le seguenti dimensioni: diametro mm. 22, larghezza ed altezza del- 
l'ultimo giro mm. 7, ampiezza dell'ombelico mm. 11. Da qualche fra-mmento si può arguire, che questa forma 
raggiungeva grandezza alquanto maggiore. ■ 

Essa è più rara del Per. subtilis Neum., dal quale differisce in modo evidente per il più lento sviluppo, 
sicché, collo stesso diametro, 1' ombelico suo riesce più ampio ed i giri più piccoli, per il solco sul lato esterno 
e per il maggior numero delle strozzature. Non conosco specie coeva o di età poco diversa, che possa es- 
sere utilmente confrontata colla suddescritta. 

Località: Monte Meleta, Monte Longara. 

Perisphinctes perspicuus n. f. — Tav. II [Tav. II], fig. 5, 6. . 

Conchiglia con giri numerosi ed abbracciantisi cpasi per la metà nello svolgersi della spira, larghi quanto 
alti, appiattiti sui iianchi, convessi sul lato esterno, con profondo ombelico di mediocre grandezza e delimi- 
tato da margine angoloso. Dalla sutura ombelicale partono numerose coste, diritte, arrotondate, assai pro- 
verse, che poco prima o poco dopo la linea di ricoprimento dei giri si dividono generalmente in due, di rado 
in tre costicine, che decoriono sul lato esterno, arcuandosi fortemente all'avanti ed attenuandosi lungo la li- 
nea mediana^ percorsa da un solco appena accennato. Per ogni giro si notano cincj[ue tenuissime strozzature. 
Nessuna traccia della linea lobale. Un frammento dell'ultimo giro, di un esemplare di media grandezza, pre- 
senta il peri storna incompleto, formato da porzioni di larghe orecchiette, incurvate verso il basso. 

Questa forma doveva raggiungere dimensioni eccezionali per le specie della fauna in istudio: un fram- 
mento accenna ad un esemplare del diametro approssimativo di 50 mm. Gli esemplari sono piuttosto rari: 
quello meno incompleto misura: diametro mm. 30, altezza e larghezza dell'ultimo giro' mm. 9, larghezza 
dell'ombelico mm. 13. 

Il Per. suhaurigerus Teiss.^ del Calloviano ed il Perisph. Andium Steinm.^ dell' Oxfordiano sono affini a 



*■ Teisseyre L. Ein Beitr. z. Kenntniss der Cephalopodenfamia der Ornatenthone im Gouvernement Rjasan (Bussland). 
Sitz. Akad., Wien, 88 Bd., Taf. V, fig. 39, 1884. 
2 Stbinmann. Op. cit., Taf. IX, fig. 3, lt-81. 



24 e. F. PARONA [24] 

t 

questa forma, ma ne differiscono per diversi caratteri ed in particolare per la sezione dei giri più stretta: 
per la sezione stessa si avvicina di piti al Per. scopinensis-mosquentis Teiss. ^ mentre se ne distingue per la 
diversa ornamentazione. Infine è grande la sua somiglianza, anzi direi che essa è identica al Fer. sp. n. ind. 
del Calloviano di Rudniki figurato da v. Siemibadzki ^. 
Località: Monte Meleta. 

Gen. Peltoceras Waagen. 

Peltoceras Chauvimanum d'Okb. sp. — Tav. II [Tav. II], fìg. 9. 

1842. Amm. Chauvinianus n'ORBiGifT. Paléont. franp. Céplialop. jurass., pag. 460, pi. 165 (non A. Pottingeri 

So^w. in d'Oeb., ibid., pag. 618). 
1894. Peltoe. cfr. Poitìngeri Sow. sp. Pakoita. Mem. cit. pag. 17. 

Un buon numero di frammenti e qualche piccolo esemplare mi permettono di dare per sicura la presenza 
negli strati a Posici, alpina, di questa specie, già da me citata con dubbio fra i fossili di Acque Fredde. I 
frammenti piìi grossi accennano ad un esemplare col diametro approssimativo di 25 mm. Ho osservato che 
in questa specie i giri interni hanno le coste del lato esterno piìi distintamente proverse di quanto avvenga 
sull'ultimo giro. 

L'identificazione fatta da d'Oebigny del suo Amm. Chauvinianus colV Aiìim. Pottingeri Sovr., non è am- 
missibile, in quanto che la specie di Sovteeby, come risulta dallo studio fattone da Waagen^ e Futterer*, 
appartiene al genere Perispìiinctes. 

Località: Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Gen. Crioceras Leveillé. 

Crioceras annulatus Desh. sp. 

1842. Ancyloceras annulatus Desh. sp. d'Oebigny. Céph. jurass., 576, pi. 225, fig. 1-7. 

1894. Orioc. annulatus Desh. sp. C. F. Paeona. Fauna di Aeque Fredde, pag. 18. {cum sgìi.). 

Pochi frammenti, che per le dimensioni e per l'ornamentazione corrispondono perfettamente alla porzione 
curva della conchiglia ; sul lato esterno osservasi l'ampio solco liscio e l'estremità tubercoliforme delle coste, 
le quali, leggermente arcuate, si stendono sui fianchi, arrestandosi prima di raggiungere il lato interno che 
è liscio. 

Località: Ponte del Ghelpa^ 



' Teissbybe. Op. cit , Taf. VII, fig. 45, 1884. 

' J. V. SiEMiiiAuzKT. Neuc Bettriige zur Kenntniss iler Ammonitenfaima der pohiischen EiscnooUthe. Zeitschr. d. Deutsoh. 
geol Gesellech, (XLVI), Taf. XL, fig. 3, 1894. 

'■' Waaobn. Jurass. Fawui of Kussch, pag. 183, 1873. 

•• FuTTERER K. Beitr. z. Kennt. d. Jura in Ost-Africa. Zeitschr. d Doiitsch. gcol. GcscUs., XLVI Bd., pag., 189-1. 

'•" Ho dovuto lasciare indetcrminati parecchi modelli interni di ammoniti perchè insufficientemente conBcrvati o perchè cor- 
riepondcnti a giri interni e non riconoscibili con sicurezza nemineno genericamente. È quindi probabile che ulteriori ricerche negli 
Btrati a l'os. alpina facciano conoscere altre specie di ammonideo e spettanti in particolar modo ai generi Phylloccras, Sphacro^ 
etra», Perisphinctes. 



[25] e. F. PAROITA 25 

Gastropoda. 
Gen. Lìttorìna Fér. 
Littorina Spucchesi De Geeg. 
1886. Liti. Spucchesi De Gteegoeio. Monogr. cit., i^ag. 14, pi. I, flg. 31. 

Un unico esemplare, monco della parte boccale. 
Località: Ponte del Ghelpa. 

Gen. Capulus Montf. 
Capulus Seguenzae De Gkeg. — Tav. Il [Tav. IIJ, fig. 10. 
1886. Gap. Segtienzae De Gbegorio. MonogT. cit., pag. 15, pi. I, flg. 38. 

L'unico esemplare abbastanza ben conservato, tranne cbe sul lato sinistro, mi porge l'opportunità di fare 
le seguenti osservazioni. L'ornamentazione è data da pieghe concentriche filiformi, ben rilevate; la conchiglia 
è più larga di quanto risulti dalle figure di De Gbegoeio ed inoltre l'apice è ripiegato, come avviene appunto 
nelle forme del genere Capulus, in senso contrario a quello che risulta dalle figure stesse. Probabilmente 
il litografo disegnò queste figure al rovescio. 

Località: Ponte del Ghelpa. 

Gen. Trochus (Rond) e Linn. 

Trochus (Eutrochus) venustus Pae. — lav. II [Tav. Il], flg. 11. 

1880. Tr. venustus C. P. Paeona. Nota cit., pag. 25, tav. 5, fig. 13. 

1886. Solariellopsis venustus Pae. De G-eegoeio. Monogr. cit., pag. 14, pi. I, flg. 34. 

Sono abbastanza frequenti gli esemplari di questa specie, che raggiunge dimensioni assai maggiori, oltre 
il doppio, di quelle delle figure già date da me e dal De Geegoeio. Anche nei grandi esemplari la scultura 
si conserva finissima. 

Località: Camperò vere, Ponte del Ghelpa, Monte Meleta, Monte Longara. 

Trochus rasgus De Geeg. 

1886. Tr. rasgus De G-eegoeio. Monogr. cit., pag. 14, pi. I, flg. 32. 

TJn solo esemplare assai mal conservato. 
Località: Monte Longara. 

Trochus (Ziziphinus) Halesus Latibe (non d' Oeb.). 

1866. Tr. {Zixiph.) Halesus Lattee. Die Gastrop. d. braunen Jura von Balin. Denk. d. t. k. Akad., Wien, 
Bd. XXVni, pag. 12, Taf. H, flg. 10 (non d'Oeb.). 

La forma figurata da Laube è notevolmente diversa dal Trochus Halesus d'Oeb. e dal Tr. Helius d'Oeb., 
ch'egli riunisce sotto il primo nome in un'unica specie, e la diversità risulta al confronto colle figure date 

Palaentographia italica, voi. I. 4, 



26 e. F. PARONA [26] 

da d'Oebignt: ^ e da Hébeet e Deslongchamps 2. Due piccoli esemplari incompleti, ch'io ho in esame, mentre 
differiscono dalle succitate specie, confrontano perfettamente colle forme di Balin per tutti i caratteri visibili. 
Località: Monte Melata. 

Gen. Turbo Lin. 
Turbo (?) nautilinus De Greg. 
1886. Tiirho (?) nautilinus De Gbegoeio. Monogr. cit., pag. 14, pi. I, fìg. 33. 

Due esemplari, i quali, come l'individuo figurato dall'autore, presentano guasto il peristoma. 
Località: Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Gen. Emarginula Lam. 

Emarginula Brugnoni De Gteeg. 

1886. Emarg. Brugnoni De Gbegoeio. Monogr. cit., pag. 15, pi. I, fig. 37. 

Pochi esemplari mal conservati. 

Località: Monte Longara, Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Gen. Scurria Geat. 

Scurria belemnitopsis De Gkeg. sp. 
1886. Patella belemnit02)sis De Gregorio. Monogr. cit., pag. 15, pi. I, fig. 89. 

Parecchi esemplari. 

Località: Monte Longara, Monte Meleta, Ponte del Ghelpa ^ 

Pelecypoda 

Gen. Isocardia Lam. 

Isocardia n. f. - Tav. II [Tav. II], fig. 12. 

Un'unica valva sinistra rigonfia, piìi alta che larga, liscia, arrotondata anteriormente, piti ottusa poste- 
riormente, col margine palleale troncato: apice posteriore, grosso, adunco, ripiegato all' indietro. Altezza 
mm. 15, larghezza mm. 19. 

Località: Monte Meleta. 



« d'Obbiony. Pai. fraiv;., Oastér. jur., pag. 291, 292, pi. 318, fig. 1-4, fig. 5-8, 1850. 

* Hìbert et Deslonochamps. Foss. d. Montreml-Bellni/. Bull. Soc. Liun. d. Norinandie, pag. 65, 66, pi. II, fig. 4, pi. IX, 
fig. 6, 1860. 

» Riscontrai altri gasteropodi, diversi dai sopracitati, che non posso descrivere, né figurare, perchè tutti troppo incompleti. 
Parecchi escmplnri di un piccolo Ataphrus i^i), un Trorhts {Zhìphinns) affine al Tr. Pictti Htìn. et Desl. {Foss. d. Montreuil- 
Bellay, pi. IX, flg. 7, 8, 1800), due altri Trochus (Ziziphinns l'uno, Carhiidm{'f) l'altro), una Patella (?), due franunenti di On- 
kospira (?), forse spettanti alla 0. Zitteli Uhlio (Kellow., pag. 396, Taf. VIII, fig. 6, 1881), una Eulima (?), una Neritopsis (?), 
una C'hrmvifiia (?). 



[27] e. F. PARONA • 27 

Gen. Unicardium d'Obb. 
Unicardium n. f. — Tav. II [Tav. II], flg. 13. 

Due valve isolate, destra e sinistra, più alte che larghe, rigonfie, piìi la destra che la sinistra, arroton- 
date anteriormente, col margine palleale semicircolare, espanse, subtroncate posteriormente: margine cardi- 
nale esteso; apice antemediano, robusto ed alto, colla estremità incurvata sul margine cardinale. La valva 
destra, meglio conservata, misura: altezza mm. 8, larghezza mm. 9. Il guscio è ornato da pieghe di accre- 
scimento filiformi, visibili con la lente; talune pili grosse suddividono in zone la superficie delle valve. 

Con dimensioni assai più piccole, questa forma somiglia all' Unicardium gibhosum More, et Lyo. della 
grande Oolite ^. 

Località: Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Gen. Opis Desh. 

Opis sp. ind. 

Una piccolissima valva destra (?) incompleta; per la forma e per l'ornamentazione somiglia assai alla 
Opis Luciensis d' Okb. del Batoniano. 

Località: Monte Meleta - . 

Gen. Cucnllaea Lam. 

OucuUaea (?) cfr. clathrata Leczb. 
1886. Cucullaea (?) clathrata Leckb. Laube. Bivalven v. Balin, pag. 34, Taf. Il, fìg. 11. 

' L'unico esemplare di valva destra (altezza mm. 10,5, larghezza mm. 13), imperfettamente conservato nel 
contorno e nel guscio, è molto affine alla specie citata: è assai più piccolo delle valve figurate da Laube 
e da Ltcett e ne differisce, perchè presenta l'apice più alto e grosso, quasi nulla la carena, che dall'apice 
stesso decorre sul lato posteriore e più an-otondato il margine palleale. 
Località: Ponte del Ghelpa. 

Gen. Modiola Lam. 
Modiola gibbosa Sow. 

1821. Mod. gioiosa Sq-nveebx. Min. Condì., Voi. IH, pag. 19, tab. CCXI, flg. 2. 

1852. Mytiliis gibbosus Sovv. Chapuis et Dewalqtje. Foss. d. terr. second. dio Luxenibourg, pag. 189, pi. 25, fìg. 7. 

1863. Modiola gibbosa Sow. sp. Lycett. Stqjpl. Monogr. of the Moli, etc, (Palaeont. Soc), pag. 43, tab. 33, 

fig. 11. 
1866. Modiola gibbosa Sow. Laube. Bivalven v. Balin, pag. 29, Taf. Il, fig. 4. 

Riferisco a questa specie del Calloviano parecchie valve, tutte più piccole degli esemplari figurati dai 
diversi autori citati. Siccome le figure date dagli autori stessi differiscono notevolmente l' una dall' altra, faccio 



1 MoKRis a. Ltcett. Monogr. of the Bivalves f. the Qreat Oolite (Palaeontgr. Soc), pag. 132, tal). XTV, fig. 11, 1853. 



28 e. F. PAROLA [28] 

osservare, che le nostre valve per la loro forma stanno intermedie fra le figure di Soweeby e quelle di Ltcett. 
Talune sono molto più grandi della valva figurata e distinta dal De Gregoeio col nome di M. prota (Mo- 
nogr. cit., pag. 16, pi. II, fig. 13, 14, 1886) e tutte ne differiscono nella forma. 
Località: Monte Longara, Monte Meleta. 

Gen. Fosidonomya Bbonn. 
Posìdonomya alpina Gbas. 
1894. P. alpina Geas. C. F. Paeona. Fauna di Acque Fredde, pag. 32 {cum syn.). 

Il marchese De Gregoeio (Monogr. cit., pag. 3, 16, pi. II, fig. 15-32, 1886), preferisce la denominazione 
P. ornati e distingue per questa specie 13 mutazioni. Le valve sono sempre isolate e sono assai rari gli 
esemplari intatti, specialmente lungo il mai-gine cardinale: non sono finora riuscito a riconoscerne i carat- 
teri interni. 

Località: Comunissima in tutte le località ricordate. 

Gen. Pecten Klein. 

Pecten Neumayri De Geeg. 

1886. P. Neumayri De Gteegoeio. Monogr. cit., pag. 15, pi. II, fig. 5, 6. 

Cinque valve grandi il doppio e più di quelle figurate dall'autore. 
Località: Monte Longara. 

Pecten supradubius De Greg. 
1886. P. supì-aduhius De Gregorio. MonogT. cit., pag. 16, pi. II, fig. 7, 8. 

Tre valve. 

Località: Monte Longara. 

Pecten n. f. — Tav. II [Tav. II], fig. 14. 

Frammento di valva (sinistrar') appiattito, che presenta ben conservate le orecchiette, ampie e quasi 
eguali, collegate da un margine cardinale esteso e rettilineo e la superficie ornata nella metà anteriore da 
poche coste larghe, depresse e solcate longitudinalmente fino a qualche distanza dall'apice, e nella metà po- 
steriore da coste numerose, sottili ed acute. Per la eccezionalità della ornamentazione, mi par che questo 
frammento meriti d'essere descritto e figurato. 

Località: Monte Meleta. 

Pecten (Chlamys?) Paronae De Gueg. 

1880. Pecten sp. C. F. Parona. Nota cit., pag. 24, tav. V, fig. 12. 
188G. P. Paronae De Greooiiio. Monogi'. cit., pag. 15, p]. II, fig. 4. 

Quattro valve di questa piccola specie. 

Località: Monte Moleta, Monto Longara, Camporovere, Ponte del Ghelpa. 



[29] e. F. PARONA 2S 

Gen. Li me a Bbonk. 
Limea (?) lata n. f. — Tav. II [Tav. H], fig. 15. 

Concliiglia più lairga che alta, a contorno subrotondo, a valve convesse^ oblique, ornate da 12 a 13 coste 
robuste, acute, diritte e da traccie di altre costicine sui lati; margine cardinale esteso, rettilineo, apice pic- 
colo, antemediano. Due valve isolate, una di destra, l'altra di sinistra, di eguali dimensioni. Altezza mm. 8, 

lai'ghezza mm. 8,5. 

Località: Monte Meleta. 

Gen. Lima Bbu». 

Lima cfi-. cardiiformis Sow. sp. 

1818. Plagìostoma cardiiformis Scwerbx. Min. Gotieh., II, pag. 26, tab. CXIII. 

1853. Lima cardiiformis Sow. Mobeis a. Ltcett. Monogr. Moli. f. t. Great Oolite, II, Bivalves (Palaeont. Soc), 
pag. 27, tab. HI, fig. 2. 

La piccolezza delle poche valve non mi permette di dare per sicura la determinazione. Quella meglio 
conservata misura: lunghezza mm. 7, larghezza mm. 6,5. Le distinguono dalla Limea duplicata Goldp., ctìi 
corrisponderebbero per la piccolezza, la maggior lunghezza del margine cardinale ed il maggior numero di 
coste. 

Località: Monte Meleta, Ponte del Grhelpa. 

Lima cfr. complanata Laube. 

1867. Lima complanafa Latjbe. Bivalven v. Balin, pag. 24, Taf. I, fig. 11. 

Un'unica valva destra: per il motivo già espresso a proposito della forma precedente, non posso accer- 
tare la determinazione. 

Località: Ponte del Ghelpa. 

Gen. Flacuuopsis Mobbis et Lxcett. 

Placunopsis perplexus De Geeg. 
1886. PI. perplexus De G-kegoeio. pag. 15, pi. Il, fig. 1. 

Qualche valva, in confronto della figura citata, risulta più appiattita, coUe pieghe di accrescimento più 
fine: altre hanno le pieghe stesse molto sviluppate, sicché la loro superficie resta suddivisa in aone ondulate. 
L'ornamentazione elegantissima, visibile distintamente colla lente, è data da costelline filiformi flessuose. In 
generale queste valve hanno il margine cardinale rettilineo e più lungo di quanto risulta dalla figura di De 
Gbegoeio. Questa specie differisce dalla PI. ohlonga Laube ^, del Giura di Balin, per il suo contorno subor- 
bicolare. 

Località: Monte Meleta, Monte Longara. 



i Latjbe. Biv. v. Balin. Denk. Akad., 27 Bd., pag. 16, Taf. I, fig. 8. Wien, 1867. 



30 e. F. PARONA [30] 

Brachiopoda 

Gen. Terebratula (Llhwyd) Klein. 

Terebratula (Pygope) bipartita n. f. — Tav. II [Tav. IIJ, fig. 16, 17, 18. 

ISSO. T. curviconcha Opp. (vai-.) Paeona. Nota cit., pag. 26, tav. V. fig. 16. 

1S83. T. curviconcha Opp., Paeona. Contributo allo studio della fauna liasica dell' Appenn. Centrale. Mera. d. 

Acc. d. Lincei, voi. XV, pag. 98, 1888. 
1886. T, meriga, T. cwviconcha, var. simpata, T. suhsimpata. T. besma, (?) T. smiccia, (?) T. carpa, (?) T. ko- 

paJca. De Gregoeio. Monogr. cit., pag. 22-25, pi. IV, fìg. 23-30. 

Nel 1880 già notai i caratteri per i quali questa forma si distingue dalla T. curviconcha Opp. e più 
tardi feci rimarcare l'importanza del solco, che essa presenta sull'apice della valva perforata; ma allora avendo 
in esame pochi esemplari e non disponendo di materiali di confronto mi astenni dal distinguerla con nome 
specifico particolare. Questa distinzione opportunamente fu fatta dal sig. De Gregorio, il quale però meno 
opportunamente, secondo il mio modo di vedere, volle scindere in parecchie specie questa forma, variabile 
per quanto riguarda il rapporto fra la lunghezza e la larghezza, ma costante nei caratteri più importanti 
dell'apice della valva perforata. Non potendo adottare tutti i nomi specifici dati dal marchese De Gtkegoeio, 
né avendo motivo per preferire l'uno piuttosto che l'altro dei nomi stessi, propongo una nuova denomina- 
zione specifica. 

Questa è una specie caratteristica e comune negli strati con Pos. alpina. 

Località: Camporovere, Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa 

Terebratula Gerda Opp. (?) 
1863. T. Gerda Oppel. Mem. cit., pag. 204, Taf. V, fìg. 1. 

Nessuno dei pochi esemplari da me esaminati è sufficientemente conservato per permettermi di dare per 
sicura la determinazione: infatti l'apice manca od è guasto ed il contorno è meno pentagonale. 
Località: Camporovere, Monte Meleta. 

Terebratula subgufa De (jkeg. 
1886. T. subgufa De Gregorio. Monogr. cit., pag. 17, pi. II, fìg. 34. 

E questa una specie ben caratterizzata, sopratutto dall'apice alto, robusto ed alquanto incurvato della 
valva perforata, per cui ricorda la Ter. Kotzoana Sciiaur. del Lias. Gli esemplari in esame sono più incur- 
vati alla fronte e più piccoli di quello figurato dall'autore: qualcuno ha l'apice abbastanza ben conservato, 
salvo per il forame, che è indistinto in tutti. 

Località: Monte Meleta. 

Terebratula praevenusta De Greg. 
1886. T. praevenusta De Gbeoorio. Monogi-. cit., pag. 17, pi. II, fìg. 33. 

La forma già da me distinta come l^er. cfr. Fijhjia Ovv. (Nota cit., pag. 26, tav. V, fig. 14, 1880) cor- 
risponde alla citata specie, la (juiile è caratterizzata dalla conformazione dell'apice delle valva perforata, che 



[31] e. F. PAROIfA 31 

è basso, incurvato e prominente sulla valva brachiale; in qualche esemplare la fronte è meno arcuata di 
quanto si osserva nelle figure di De Geegohio. 
Località: Camporovere. 

Gen. Waldhelmia (Kixg.) David. 

Waldheimia Beneckei Pah. — Tav. II Tav. II, fig. 19, 20. 

1880. W. Beneckei C. F. Paeona. N"ot. cit., pag. 31, tav. V, fig. 24. 

1886. G-roupe de la T. (W) Beneckei Pae. (T. mxà. h'ica, T. abrupta, T. àbruturgida, T. mut. miopina, T. 
elga, T. felina) De G-begobig. Monogr. citata, pag. 18, pi. 2, fig. 46, 47; pi. 3, fig. 1-5. 

I numerosissimi esemplari esaminati corrispondono perfettamente alla, diagnosi da me data per questa 
specie: solo aggiungerò che in qualche individuo la valva brachiale si presenta lievemente sinuosa verso la 
fronte. 

Località: Camporovere, Ponte sul Ghelpa, Monte Meleta, Monte Longara. 

Waldheimia Nallii Pah. 
1880. W. Nallii C. F. Pabona. Nota cit., pag. 30, tav. V, fig. 23. 

Negli esemplari di questa specie il deltidio appare indistinto, di più sono tutti assai piccoli, non supe- 
rando in larghezza, che in questa forma è misura massima, 10 mm.; ciò potrebbe lasciar sospettare che essi, 
anziché rappresentanti di una vera specie, non siano che individui giovani. D'altra parte devesi osservare che 
gli esemplari sono abbastanza numerosi (io ne esaminai oltre 80), che i caratteri di forma si mantengono 
in essi costanti e che il fatto della piccolezza è comune, in varia misura, per tutte le specie della fauna che 
stiamo studiando. Ammesso come buona specie la W. Nallii, sarebbero, a mio avviso, da considerare come 
sue semplici mutazioni le: Terebratula mut. trìcavendina, T. levantina, T. br illetta, T. pigmeconcha, T. zin- 
ghilla, T. calandra, T. zelina, T. scita, distinte come specie dal marchese De Gregorio ^. Esse sono rappre- 
sentate anche nella serie dei miei esemplari e collegate fra loro da forme di graduato passaggio. 

Località: Camporovere, Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Waldheimia Bohmi Pose (in sch.) — Tav. II [Tav. H], fig. 21, 22, 23. 

Conchiglia generalmente più lunga che larga, talora larga c^uanto lunga, a contorno subpentagonale. 
Valva perforata assai convessa, percorsa nei due terzi anteriori da due pieghe, per lo più appena spiccate, 
che comprendono un seno larghissimo, assai poco profondo: apice mediocremente alto e robusto, subcarenato 
ai lati, forame rotondo e piccolo, deltidio largo, indistinto nelle sue parti . Valva brachiale meno rigonfia, 
appiattita ai lati, rilevata nel mezzo in un lobo appiattito, che si stende fin quasi all'apice; setto mediano 
evidente in molti esemplari. La linea commessurale è diritta sui fianchi, si piega bruscamente verso la valva 
perforata alle estremità della fronte, lungo la quale corre quasi rettilinea. Guscio con numerose e spiccate 
zone di accrescimento; punteggiatura estremamente fine e costelline filiformi, radiali. Riguardo alle dimensioni. 



* De Geegoeio. Monogr. cit., pag. i9, pi. 3, fig. 10-17, 



32 e. F. PAEONA [32] 

mentre si mantiene proporzionalmente costante lo spessore, variano le misure della lunghezza e larghezza, 
come risulta dalle seguenti cifre desunte da due esemplari del tipo dominante: lunghezza mm. 16, 5 — 15, 5, 
larghezza mm. 15, 5 — 13, 5, spessore mm. 9 — 9. Meno comune è la forma allargata, collegata al tipo da forme 
di passaggio; la massima larghezza si riscontra in un individuo, che misura: lunghezza mm. 16, larghezza 
mm. 17, spessore mm. 9. 

Varia anche lo sviluppo del lobo, sia nel grado di prominenza sui fianchi, sia nel grado di espansione 
sulla linea della fronte. Osservo inoltre che il lobo stesso nella forma giovanile è ben poco distinto e questo 
fatto mi lascia sospettare che i piccoli ebsmplari, ai quali il De Geegorio (Monogr. cit., 1886) dà i nomi di 
P. vrilla (pag. 17, pi. 3, fig. 18) e T. tolla (pag. 21, pi. 4, fig. 8) non siano altro che individui giovani della 
forma descritta, cui, mi sembra, possono anche essere riferite le: T. praetolla (pag. 21, pi. 4, fig. 7), T. aga- 
pea (pag. 17, pi. 2, fig. 38), T. strimita (ibid., fig. 3), T. crastana (ibid., fig. 40), T. schilizka (ibid., fig. 37) 
T. pariuncMs (ibid., fig. 36). 

Agli esemplari del Museo di Pisa, che mi furono comunicati, il dott. Bose aveva già apposto il nome 
di Ter. Bóhnd Bose, che ora io sono ben lieto di rendere pubblico, sostituendo però la determinazione ge- 
nerica di Waldìieimia, in vista del setto mediano, spesso evidente all'esterno, e dell'apice subcarenato. 

Località: Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Waldheimia (Zeilleria) cuniopsis De Geeg. sp. 
1886. Terebì-atula cuniopsis, T. securiopsis De Geegorio. Monogr. cit., pag. 18, pi. Il, fig. 42-44. 

Sono queste due forme appartenenti, secondo me ad una sola e ben distinta specie. Ne ebbi in esame 
un esemplare colla valva brachiale alquanto sinuata alla fronte, un altro, che corrisponde alla fig. 44, ed 
altri due di forma intermedia fra le fig. 42 e 43. Uno presenta l'apice abbastanza ben conservato, che si 
presenta subcarenato ai lati, più prominente sulla valva brachiale di quanto risulta dalla figura di De Gee- 
gorio e che termina con un piccolo forame rotondo ed un deltidio stretto e concavo. Sulla valva brachiale 
si osserva un breve setto mediano. 

Soltanto per l'accennata prominenza dell'apice e per il maggiore spessore della regione frontale la W. 
cuniopsis De Greg. si distingue dalla Wald. oreadis Vacek ^ e la somiglianza è tale, che riesce dubbia l'op- 
portunità di tenerle distiate: ad ogni modo però la denominazione specifica del De Gregorio (gennaio 1886) 
ha la precedenza su quella del Vacek (luglio 1886). 

Località: Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Waldheimia (Aulacothyris) concava n. f. — Tav. II [Tav. Il], iìg. 24. 

Conchiglia più larga che lunga, nucleata. Valva perforata depressa ai fianchi, convessa nel mezzo e colla 
metà anteriore a forma di lobo assai elevato: apice largo, basso, acutamente carenato ai lati, forame piccolo, 
deltidio largo, indistinto nelle sue parti. Valva brachiale appiattita ai fianchi, alquanto rigonfia nella regione 
apiciale, depressa a seno ampio e profondo nella parte mediana anteriore. In rapporto alla forma delle valve 
la commessura loro, che è a margine tagliente, descrive sui lati un angolo arrotondato, prominente verso 
la valva brachiale e sulla fronte un' ampia, regolare curva, concava verso la valva stessa. Setto mediano 



« Vacbk. Oulithe v. S. Vigilio, pag. 115, Taf. XX, fig. 5, 1886. 



[33] e. F. PA-^ONA ' 33 

evidente; punteggiatm-a del guscio indistinta; sulla superficie si notano incerte traccie di costelline filiformi, 
radianti. Dimensioni di uno dei piìi grandi esemplari: lunghezza mm. 11,5, larghezza mm. 13, spessore 
mm. 6, 5. 

Nella forma giovanile la larghezza è sensibilmente maggiore, il lobo più depresso ed il seno piti largo 
e meno profondo. Come tale deve considerarsi il piccolo esemplare già da me erroneamente attribuito alla 
T. pteroconcha Gemm. (Nota cit. pag. 28. tav. V, fig. 17, 1880). La T. hengilla De Geegoeio (Monogr. cit., 
pag. 21, pi. 3, fig. 41, 1886) e la T. davella De Geeg. (ibid., pag. 23, pi. 4, fig. 31) somigliano assai a 
questa forma giovanile. Così la T. taddafita De Geeg. (ibid. pag. 23, pi. 4, fig. 32) somiglia alla forma adulta, 
ma né dalla figura, né dalla descrizione risulta ch'essa presenti i caratteri importanti delle carene laterali 
all'apice e del setto mediano, di più in essa il seno è meno profondo. 

Questa forma nei caratteri della valva brachiale è strettamente affine alla W. (?) tesinensls Bose ^ ; se 
ne distingue tuttavia facilmente per la conformazione affatto diversa della valva perforata. 

Località: Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Gen. Rhynchonellina Gekm. 

Rhynchonellina (?) Beggiatoi Tae. sp. 

1880. Terebratula Beggiatoi Tak. Paeona. Nota cit., pag. 26, tav. V, fig. 15. 

1886. Groupe de la T. Beggiatoi Tae. (T. piritm, Beggiatoi^ capitella, firbesa, favorita, gàbeta, gamisa, fio- 
rima, subflorima, pìropeflorima) De Geegoeio. Monogr. cit., pag. 20, pi. 3, flg. 29-35. 

Questo brachiopodo, ancora imperfettamente conosciuto, è caratterizzato dalla forma subpentagonale del 
suo contorno e dell'appiattimento della valva brachiale; caratteri costanti negli esemplari abbastanza nume- 
rosi. Rimane dubbio il riferimento generico, perché non risulta controllato dall'esame dei caratteri interni, da 
chiara struttura del guscio e da perfetta conservazione dell'apice. 

Gli esemplari della collezione di Pisa mi furono comunicati già distinti colla denominazione generica 
" EhytichonelUna „ la quale ritengo anch' io più probabile, che non il riferimento al genere Terebratula. La 
SìiynchonelUna (?) Beggiatoi può essere ascritta al gruppo della Bìi. (?) lens Pak. e Eh. (?) Arturii Botto- 

MlCCA^. 

Località: Camporovere, Monte Meleta, Ponte dei Ghelpa. 

Gen. Rliyuch.onella Fisch. v. Waldh. 
Rhynchonella latifrons n. f. — Tav. n [Tav. H], fig. 25, 26. 

Conchiglia di poco più larga che lunga, a contorno subpentagonale, col margine anteriore assai largo 
e troncato. Valva perforata depressa ai lati, rilevata nella parte mediana a lobo, che apparisce a qualche 
distanza dall'apice e che è larga e formata da due pieghe delimitanti un ampio, non molto profondo solco; 
apice alto, ricurvo, carenato ai lati; deltidio e forame indistinti. Valva brachiale assai convessa nella metà 



' E. Bose u. H. Finxelstein. Die mittdjuras. Brachiop. - Schich. bei Castel Tesino im ostlichen SudtiroL, pag. 285, Taf. 
XVni, fig. 5, 1892. 

^ E. BOsB. Monogr. des Genus Rhynchonelliiia Gemm., Palaeont., XLIJBd., Taf. VII, 1894. 

Palaentographia italica, voi. I. 5 



34 e. F. PARONA [34] 

posteriore e sui fianclii, depressa nella anteriore in seno larghissimo, poco profondo ed appiattito, cosicché 
in generale il margine frontale è rettilineo: solo in qualche raro caso il seno è lievemente rialzato nel mezzo, 
in opposizione al solco della valva perforata. Guscio a struttura fibrosa con rare costelline, filiformi, radianti, 
visibili specialmente ai lati del seno. Dimensioni di un grande esemplare: lunghezza mm. 9, larghezza mm. 10, 
spessore mm. 6. Il rapporto fra i varii diametri nei numerosi esemplari si conserva costante: per eccezione 
qualche esemplare è piiì allungato e più spesso degli altri. La linea di commessura descrive sui fianchi una 
curva convessa verso la valva brachiale, si ripiega bruscamente sui lati della fronte verso la perforata e nel 
mezzo corre rettilinea o leggermente concava verso la stessa valva perforata. 

Il marchese De Gkegokio illustrò una serie di brachiopodi (Monogr. cit., 1886, pag. 24, pi. 5, fig. 8-18, 
T. campina, misa, turba, gloha, mira, muta, gaza, ffbilla, lepa, balfa, mitula) che, a quanto mi sembra appar- ' 
tengono ad una sola specie e precisamente a quella ora descritta. Osservo però che mentre nei miei esem- 
plari predomina la forma a seno appiattito, in quelli figurati dal De Gregorio predomina invece quella in cui 
il seno è alquanto convesso nel suo mezzo. 

Località: Monte Longara, Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Rh3nichonella coarctata (var. miscella) Opp. 

1863. Rh. coarctata (var. miscella) Oppel. Mem. citata, pag. 209, Taf. VI, fìg. 5. 
1880. Rh. coarctata (var. miscella) Off. Pakona. Nota cit., pag. 32, tav. V, fig. 25. 

Quattro esemplari e diversi frammenti. Essi hanno il lobo ancora più pronunciato di quello della figura 
di Oppel. Il frammento di un grande esemplare presenta traccie di varie pieghe sull'apice della valva bra- 
chiale. 

Località: Camporovere, Monte Meleta, Monte Longara. 

Rhjmchonella defluxa Opp. (vai-, dilatata). 
1863. Rh. defluxa Oppel. Mem. cit., pag. 212, Taf. YII, fig. 2,4. 

Un esemplare completo ed un frammento riferibili alla fig. 4 e un frammento che corrisponde alla fig. 2. 
Mentre restano invariati i caratteri dell'apice e della ornamentazione, differenziano, per avere più troncata la 
fronte e per essere più larghi che lunghi, dai tipi figurati da Oppel, che sono invece più lunghi che larghi, 
o tanto lunghi quanto larghi. Infatti l'esemplare intiero misura: larghezza mm. 16, lunghezza mm. 11, spes- 
sore mm. 8. 

Località: Monte Meleta e Monte Longara. 

Rhynchonella cfr. orthoptycha Opp. 
1863. Rh. orthoptycha Oppel. Mem. cit., pag. 213, Taf. VII, fig. G. 

Un unico esemplare, che nella forma del contorno e per i caratteri dell'apice ben corrisponde alla citata 
figura, differendone però perchè sono più numerose (quattro) le sue coste mediane. Differisce poi spiccata- 
mente per la sua maggior larghezza dalle fig. 5 e 7 delio stesso autore. 

Località: Monte Longara. 



[35] e. F. PARONA 35 

Rhynchonella adunca Opp. 

1863. Rh. admica Oppel. Meni, cit., pag. 215, Taf. VII, fìg. 11. 

L'unico esemplare appartiene alla collezione pisana: è un po' guasto alla regione frontale, quasi grande 
come quello figurato dall'autore citato e, in rapporto alla larghezza, alquanto meno spesso. 
Località: Ponte del Ghelpa. 

Rhynchonella brentoniaca Opp. — Tav. n [Tav. H], fig. 27, 28. 

1863. Rh. hrentoniaca Oppel. Mem. cit., pag. 215, Taf. VII, fig. i2, 13, 14. 
1880. Rh. bi-entoniaca Opp. Pahona. Nota cit., pag. 32. 

Gli esemplari di questa specie sono comunissimi. E assai variabile per ciò clie riguarda il rapporto fra 
le misure della lunghezza, larghezza e spessore, per cui al tipo più frequente allargato e di mediocre spes- 
sore si accompagnano delle forme strette ed allungate, ed altre depresse o di eccezionale spessore. Le pieghe 
frontali mancano nella forma giovanile, che, nelle serie di esemplari da me studiati, si collega alla forma 
adulta con graduati passaggi. 

I brachiopodi riferiti al genere Terebratula dal dott. De Gbegoeio e denominati T. nepina (Monogr. cit., 
pag. 20, pi 3, fig. 39), T. rudopta (ibid., pag. 21, pi. 4, fig. 11, 12), T. inninsula (ibid., pag. 21, pi. 4, fig. 3) 
per la loro forma e per la striatura radiale, sembrerebbero, a giudicare dalle figure, spettanti alla Rh. subechi- 
nata Opp., oppure individui giovani della Rh. hrentoniaca; specie queste, che non sono citate nell' opera dello 
stesso autore. 

Località: Camporovere, Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Rhynchonella subechinata Opp. 

1863. Rh. subechinaia Oppel. Mem. cit., pag. 211, Taf. VI, fig. 8-10. 
1880. Rh. subechinata Opp. Parosa. Nota cit., pag. 33. 

Quando il guscio non è ben conservato è difficile distinguere gli esemplari delle Eh. subechinata da 
quelli giovani, ancora sprovvisti delle pieghe frontali, delle Rh. brentoniaca Opp. Ne consegue che pochissimi 
sono gli esemplari, che posso con sicurezza ascrivere a questa specie. La forma prevalente è quella rappre- 
sentata da Oppel colla fig. 10: un esemplare del Museo di Pisa ne è piii grande e proporzionalmente più 
largo. 

Località: Camporovere, Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Rhynchonella Zisa Opp. 

1863. Rh. Zisa Oppel. Mem. cit., pag. 210, Taf. VI, fìg. 6,7. 

Due soli esemplari della collezione pisana, incompleti: l'uno, sebbene più piccolo, trova un buon riscon- 
tro nella fig. 7 precitata; l'altra si avvicina piuttosto alla fig. 6, pur essendone più piccolo. 
Località: Ponte del Ghelpa. 



36 e. r. PAEONA [36] 

Rhynchonella crista n. f. — Tav. H [Tav. H], flg. 29. 

Conchiglia più larga che lunga, discoidale. Valva perforata alquanto gibbosa, col margine anteriore on- 
dulato per effetto di cinque solchi, largo e profondo il mediano, c[uasi indistinti i due laterali più esterni: 
apice alto, diritto, carenato ai lati ; deltidio alto e forame piccolo, ovale. Valva brachiale convessa ai fianchi, 
con lieve depressione nella parte mediana posteriore ed all' avanti con seno ampio, nel cui mezzo si eleva 
una breve ed ottusa piega; la porzione anteriore dei fianchi è leggermente sinuosa in rapporto coi solchi 
della valva opposta. Commessura diritta per breve tratto sui fianchi ed ondulata nel resto. Guscio fibroso. 
Larghezza mm. 10, lunghezza mm. 8, 5, spessore mm. 4. 

Ha qualche somiglianza colla Eh. adunca Opp. degli strati di Klaus, ma ne differisce specialmente per 
la disposizione inversa delle pieghe frontali. 

Località: Monte Meleta. 

Rhynchonella hemicostata n. f. — Tav. II [Tav. Il', fig. 30. 

Conchiglia di poco più larga che lunga, più raramente lunga quanto larga, subglobosa. Valva perforata 
uniformemente convessa nella regione apiciale; nella parte anteriore e mediana rilevata a lobo, formato da 
due coste, che nascono dalla parte centrale; depressa 'ai fianchi, ciascuno dei quali provvisto di uno o due 
pieghe appiattite, limitate alla, porzione marginale ed in qualche esemplare pressoché indistinte; apice stretto, 
alquanto prominente sulla valva brachiale, appuntito, deltidio alto e stretto. Valva brachiale uniformemente 
poco convessa nella parte posteriore, colla parte mediana anteriore depressa a seno, occupato da una grossa 
costa ; fianchi prominenti, convessi, con un solco breve, contrapposto alle pieghe dell'altra valva, talora quasi 
nullo: la linea commessurale sui fianchi si protende verso la valva brachiale e sulla fronte descrive un W 
aperto verso la' valva stessa. Guscio distintamente fibroso, con qualche minutissima costellina filiforme, ra- 
diante dall'apice, sulla superficie ben conservata. Dimensioni di uno dei più grandi esemplari: lunghezza mm. 12, 
larghezza mm. 13, spessore mm. 9. Un esemplare si distingue per il suo poco spessore (lungh. mm. 10, largh. 
mm. 11,5, spess. mm. 5,5). 

Questa forma, che ricorda tanto da vicino la Rh. retroplicata Zitt. del Lias medio, è affine alla Bh. 
Kaminsìcii Uhl. ^, ma ne differisce perchè le sue coste, più robuste, nascono a maggior distanza dall' apice 
e poi perchè i suoi fianchi portano pieghe. 

La somiglianza è strettissima colla forma più semplice, ad una sola costa nel seno, della Bh. retrosi- 
nuata Vacek; però nessuno degli esemplari da me esaminati si avvicina alle altre due forme disegnate da 
questo autore. 

Anche la Bh. sacharo'idea De Geeg. ^ le somiglia, pur mantenendosi distinta perchè non presenta trac- 
eie di pieghe sui fianchi, per l'apice della valva perforata assai più robusto e perchè la sua maggior lar- 
ghezza corrisjionde al margine frontale. Il modello interno di questa specie somiglia in modo singolare alla 
T. anìcifrons Ben.; ciò che mi indusse in errore, quando nel 1880 (Nota cit., pag. 29, tav. V, fig. 20) riferii alla 
citata specie di Benecke i pochi esemplari di cui disponevo e che erano tutti appunto nello stato di modelli interni. 

Località: Camporovere, Monte Longara, Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 



' L'iiLUi. Kdlow-Knlk. ecc., pag. 418, Taf. IX, %. 13, 15, 18, 1881. 
* De GnEflOBio. Meni, cit , pag. 25, pi. 5, fig. 35, 1880. 



[37] e. F. PAEONA 37 

Rhynchonella calva n. f. — Tav. II [Tav. II], fig. 31. 

Conchiglia lunga quanto larga, globosa, liscia. Valva perforata uniformemente convessa nella metà po- 
steriore e si eleva nella parte mediana della metà anteriore a formare un distinto lobo; apice stretto, abba- 
stanza alto, acuminato, deltidio indistinto. La valva brachiale è convessa sui fianchi e presenta nella parte 
mediana un seno profondo, che si inizia all'apice. La commessura rettilinea sui fianchi, descrive sulla fronte 
un'ampia curva, concava verso la valva brachiale. Struttura fibrosa evidente. Lunghezza e larghezza mni. 11, 
spessore mm. 8. 

Questa forma è assai distinta e somiglierebbe strettamente alla Bh. pisoldes Zitt. del Lias medio ed alla 
Rh. micula Opp. degli strati di Klaus, se non fosse sprovvista delle brevi pieghe che le citate specie portano 
sulla porzione marginale delle valve. 

Località: Monte Meleta. 

Rhynchonella microcephala n. f. — Tav. II [Tav. II], fig. 32. 

Conchiglia più lunga che larga, ristretta a punta posteriormente, subtruncata aiiteriormente: valva per- 
forata rigonfia, con lobo mediano foi-mato da due robuste pieghe, che delimitano un solco profondo, il quale 
si inizia a maggiore o minore prossimità dall'apice; apice piccolissimo, appuntito, subcarenato ai lati. Valva 
brachiale convessa e di frequente gibbosa nella metà posteriore,, appiattita nella anteriore,- sulla cui parte 
mediana si *eleva un breve lobo, piti o meno prominente, opposto al solco della valva perforata. La linea di 
commessura è genicolata sui fianchi verso la valva brachiale e si piega bruscamente verso la valva opposta 
alla estremità della fronte, lungo la quale disegna un largo W aperto verso la valva brachiale. Il guscio, 
anche osservato al microscopio, appare fibroso. Uno dei più grandi esemplari misura: lunghezza mm. 11, 
larghezza mm. 10, spessore mm. 7. 

E più comune della Eh. latifrons ; le somiglia, ma se ne distingue facilmente perchè più allungata e 
specialmente per la singolare piccolezza e conformazione diversa dell'apice. 

Nel 1880 (Nota cit., pag. 28, tav. 5, fig. 18, 19) riferii pochi e piccoli esemplari di Camporovere aUa 
T. hivallata E. Desl., ma in seguito lo studio di un gran numero di esemplari mi convinse del mio errore. 
Anche il dott. Rothpletz rai scrive, che da lungo tempo riconobbe la spettanza, degli esemplari del Museo 
di Monaco, provenienti da Camporovere, ad una specie nuova caratterizzata dalla piccolezza estrema dell'apice. 

I signori BosE e Choffat che ebbero in esame degli esemplari di questa forma la giudicarono appar- 
tenente al genere Bhynclwnella. 

Fu dal marchese De Geeggeio riferito al genere Terebratula e suddivisa in parecchie specie, T. amilda, 
fita, spica, spica var. spìcopsis, persa, Damoni, gisella, raza, tesa (Monogr. cit., pag. 24, 25, pi. 5, fig. 
20-28, 1886). 

Località: Camporovere, Monte Meleta, Monte Longara, Ponte del Ghelpa. 

Rh3mchonella sacharoìdea De Gteeg. 

1886. Rh. saehardidea De Gregorio. Monogr. cit., pag. 25, pi. V, fig. 85. 

Specie assai variabile: la forma giovanile si distingue per lo spessore minore e per la maggiore ottusità 
delle coste. Un esemplare adulto, più grande della figura citata, si presenta più arrotondato negli angoli for- 



38 e. F. PAEOKA [38] 

mati dalla fronte coi fianchi. Inoltre in tutti gli esemplari l'apice della valva perforata è alquanto più pro- 
minente e meno ottuso. 

Questa specie ha stretta affinità colla Eh. Wolfi Neum. del Giura superiore ^. 

Località: Ponte del Ghelpa. 

Rhjmchonella canovensis De Gbeg. 
1886. Bh. canoveìisis De Geegoeio. Mem. cit., pag. 25, pi. 5, fig. 33. 

Parecchi esemplari completi e diversi frammenti sono riferibili a questa specie. In confronto colle figure 
citate, l'apice della valva perforata è più adunco (carattere che, fra gli altri, separa la Rh. canovensis dalla 
Bit. Halli De Greg.) e negli esemplari in esame lascia vedere il deltidio assai alto e stretto ed il forame pic- 
colissimo. Due esemplari, per il numero maggiore delle pieghe e perchè presentano meno profondo il seno 
della valva perforata^ costituiscono un passaggio graduato tra questa specie e la Eh. alleizagra De Gres. (pag. 25, 
pi. 5, fig. 30). 

Località: Monte Longara, Monte Meleta, Ponte del Ghelpa. 

Rhynchonella Atla (et var, pol3niiorpha) Opp. 
1863. Rh. Atla et var. polynioìjiha Oppel. Mem. cit., pag. 208, Taf. VI, fig. 1 e 2, fig. 3. 

Nella collezione pisana dei fossili del Ponte del Ghelpa si osservano 16 esemplari, comunicati in esame 
al dott. BosE e da lui riferiti a questa specie ed 1 esemplare ascritto alla var. ]_Mlymorpha. Fra i fossili del 
Monte Meleta da me esaminati uno solo corrisponde a questa specie. Ma da questa stessa località e dal Monte 
Longara provengono altri esemplari (15) appartenenti alla forma distinta dal marchese De Geegokio (Monogr. 
cit., pag. 25^ pi. 5, fig. 31, 1886) come Eh. Halli De Geeg. Ora avendo io comunicato uno di questi esemplari 
al dott. Rothpletz sotto il nome di Eli. Halli, egli mi rispose, che invece apparteneva senza il minimo dub- 
bio alla Eh. Atla var. polymorpha Opp., ciò risultando dal confronto coi tipi di Oppel stesso. 

Per verità a questa conclusione non si arriverebbe se si limitasse il confronto alle sole figure di Oppel, 
e però credo opportuno accompagnare le figure di De Gregorio coi seguenti cenni descrittivi. 

In questi esemplari le due pieghe mediane della valva brachiale e l'unica pure mediana della perforata 
non sono limitate alla regione apiciale e frontale, ma decorrono per tutta la superficie; di più ai lati degli 
apici sonvi altre due o tre pieghe, che scompaiono a maggiore o minore distanza dal margine delle valve o 
che lo raggiungono. In qualche esemplare le coste laterali si uniscono a coppie dopo un certo percorso. Un 
esemplare distinguesi fra tutti, perchè presenta tre coste sul lobo della valva brachiale e due nel seno della 
valva perforata, regolarmente sviluppate. Il forame ed il deltidio, che non sono indicati nella figura del 
De Ghegoeio, risultano il primo piccolo assai ed il secondo alto e stretto. 

Località: Ponte del Ghelpa, Monte Meleta, Monte Longara. 

Rhynchonella ghelpensis De Greg. 
1886. Rh. gfielpensis De Gregorio. Mem. cit., pag. 2C, pi. .'i, fig. 37. 
L'unico esemplare, che ho potuto procurarmi di questa specie differisce alquanto dalla figura citata, percliè 



« M. Nbumayr. Jurastudien. .Iiilirb. d. k. k. geol. Reichs., 20 Bd., pag. 554, Taf. XXIII, fig. 4, 1870. 



[.39] 



e. F. PAKONA 



39 



presenta ancora più larga la fronte. Le due valve sono lievemente depresse nel mezzo: per tale carattere, 
come per la larghezza del margine frontale, differisce, come mi fece rimarcare il sig. Rothpletz, dalle Kh. 
trigona Quenst., Bli. trigonella Rote., Rh. voultensis Opp. costituenti la Trigona^Sippe (G-ruppe der Costateti), 
cui appartiene anche le Eh. Nicdisi Par. del titonico inferiore veronese, la quale somiglia in modo spicca- 
tissimo alla Rh. ghelpensis De Geeg. 

Il De Gregorio figura accanto a questa specie un' altra rinconella, che denomina Rh. Peticlerci (fig. 36), 
cui corrisponde abbastanza bene un mio esemplare, che differisce dalla Rh. ghelpensis unicamente perchè manca 
del caratteristico spessore alla regione frontale. Sospetto che si tratti della forma giovanile della stessa Rh. 
ghelpensis. 

Località: Monte Meleta. 

Rhynchonella colbosa De Gkeg. 

1886. Rh. colbosa De Gtuegorio. Monogr. cit., pag. 26, pi. V, fig. 32. 

Questa specie è assai variabile nello spessore: ne viene che il lobo ed il seno sono più o meno pronun- 
ciati e talora insignificanti. Così taluni esemplari sono assai larghi, altri invece più lunghi che larghi. E par- 
ticolarmente caratterizzata dall'apice della valva perforata assai alto e diritto: è irregolare la sua ornamen- 
tazione a coste più o meno numerose e grosse, sempre angolose, che frequentemente si biforcano dalla metà 
del loro decorso in avanti. 

Per tali caratteri questa RhynchoneUa ha stretta parentela colla Rh. mutans Roth. del Dogger inferiore ^. 

Località: Ponte del Ghelpa. 



INDICE DEI NOMI DELLE SPECIE 



Amwi 


<,onites alfìnus De Gbeg. 


pag 


. 18 


[18] 


» 


miceps extinctus Qtjeh'st 


. » 


19 


[19] 


s 


hetiniis De Geeg. . . 


» 


18 


[18] 


» 


Blagdeni d'Okb. 


» 


18 


[18] 


» 


Braikenridgi Sow. . . 


» 


17 


[17] 


» 


cadomensis Defb. . 


» 


16 


[16] 


» 


Chauviniamis d'Orb. . 


» 


24 


[24] 


» 


coronatus Beiig. . .• 


» 


17 


[17] 


:» 


cycldides d'Oeb. 


> 


12 


[12] 


» 


convolutus inteìTuptiis 










Qtjenst 


» 


22 


[22] 


» 


deltinus (etvar. sbinus) 










De Geeg 


» 


18 


[18] 


■» 


dimoiphus d' Deb. . 


» 


21 


[21] 



Ammonites dubitts Quenst. . pag. 21 [21] 



epsilinus De Geeg. 
etinus De Geeg. 
euryodos Q-oenst. . . 
gatiimimis De Geeg. . 
Gervili d'Ore. . . . 
hecficus lunula Qtjenst. 
Parkitisoni anceps 

Qtjenst 

■ Parkinsonì coronatus 

Qtjenst 

Pottingeri Sow. . . 
Stevensoni De Geeg. . 
sulciferus Opp. . 



» 18 [18] 

» 18 [18] 

» 18 [18] 

» 18 [18] 

» 16 [16] 

» 13 [18] 

» 19 [19] 

» 20 [20] 

» 24 [24] 

» 13 [13] 

» 23 [23] 



2 A. Rothpletz. Monogr. d. VUser Alpen, pag. 140, Taf. IX, 1886. 



40 



e. F. PARONA 



[40] 



Anvmonitas viator d'Obb. 

» xelhts De Gkeg. 

» zetifms De Greg. . 
Atractites (?) Beneclcei Mgh. 

» (?) intermedium Mgh. 

» Nicoli-si Par. . . 
Cadwnoceras nepos Pais. . 
Capuhis Seguenxae De Geeg 
Cosmoceras JulU d' Oeb. sp. 

» Pollux BjEts. sp. . 

» siihjrretiosnìn Uhl. 

» Uhligi Par. e^ Bon. 
Oì-ioeeras annulatus Defe. sp 
CktcuUaea (?) cfr. clatJirata 
Leckb. . ... . 

Emarginula Brugtwni De 

Geeg 

Harpoceras caìnporoverense De 
Geeg 

» canovincola De Geeg. 

» crassìfalcatum "Waag. 

» ignobile Sow. sp. . . 

» (?) minutimi Par. 

» ìwdosulcatum Lahusen 

» jnngne Par 

» ramiatum De Geeg. . 

» rectecostatus De Geoss. 
Eaploceras vimtinum Par. . 
Hecticoceras (?) pingioe Pae. 

Jsoeardia n. f. 

Lima cfr. complanata Laube 

> cfr. cardiiformis Sow. 
Li/mea duplicata Golbf. . . 

» lata (?) Par. . , . 
Ldttorina Spiurkc-si De Greg. 
Lyfoeeras Adeloides Ktjd. sp. 

» amplimi Opp. sp. . 

» Guisrardii De Gufo. . 

» nicletense Par. . . . 

> Ni/'olisi Par. . . . 
» pluriannulatmn Pak. . 
1 tripa/rlitum Rasp. . . 

Limuloceras Stevensoni De 
Creo, sp 

> cmtovincola De Gn. sp. 
Modiola gifjhosa Sow. . 

> ;/rc/to Db, G reo. . . 



pag 


. 8 [8] 


» 


12 [12] 


» 


18 [18] 


» 


7 [7] 


» 


4,7 [4,7] 


» 


8 [8] 


» 


4,15 [4,15] 


» 


5, 25 [5, 25] 


» 


21 [21] 


» 


4,20 [4,20] 


T> 


21 [21] 


» 


4,21 [4,21] 


» 


4,24 [4,24] 


» 


5,27 [5,27] 


» 


5,26 [5,26] 


» 


12 [12] 


» 


13 [13] 


» 


12 [12] 


» 


12 [12] 


» 


4,11 [4,11] 


» 


15, [15] 


» 


12 [12] 


» 


12 [12] 


» 


12 [12] 


» 


13 [13] 


» 


4,12 [4,12] 


» 


5,26 [5,26] . 


» 


5,29 [5,29] 


» 


5,29 [5,29] 


» 


29 [29] 


» 


5,29 [5,29] 


» 


5, 25 [5, 25] 


» 


4,10 [4,10] 


» 


11 111] 


» 


10 [IO] 


t 


4,11 [4,11] 


» 


4,10 14,10] 


» 


4,11 [4,11] 


» 


Il III] 


> 


4,11,13 [4,11,13] 


•» 


4,13 [4,I3| 



» .'5,6,27 |5,0,27] 
» 28 [28] 



Mmphoceras dvmoìphoide Par. pag. 

Oecotraustes minor Pae. . . » 
» serrigerus Waag. . . » 

Onlcospira Zitteli Uhx. . . » 

Opis Lucietisis d'Oeb. . . » 
» sp. ind » 

Oppelia fiatar Opp. sp. . . » 
» fraetina De Greg. . . » 
» fusca QuENST. s]}. . . » 
» Gesneri Opp. sp. . . » 
» gracililobata Vac. . . » 
» nimbata Opp. sp. . , » 
» jnvpefusca De Geeg. . » 
» subcostaria Opp. sp. . » 
» subplicatella Vac. . . » 
» substriata Sow. sp. . » 
» subtilicostata Pae. . . » 
i' vicetina Pae. ...» 

Parkinsonia Bonarellii Pae. » 

Patella belemnitopsis De Geeg, » 

Pecten n. f. » 

» Ncumayri De Geeg. . » 
» (Chlamys [.S"]) Paronae 

De Greg » 

» supradnbius De Greg. » 

Peltoceras Cìumvinianum 

d'Ore, sp » 

Perisphinctes Andium Steinm. » 
» conclusus Par. ...» 
» perspicuus Par. . . » 
» scopinensis -mosquetisis 

Teiss » 

» subaurigcrus Teiss. . » 
» subtilis Neuji. ...» 
» to7-quis Par. ...» 

Phylloceras KudernatscM 

Hauer sp 

» Kunti Neum. ...» 
» mediterranewti Neum. » 
» ovale Pojip. (?) ...» 
» posalpinìmi De Geeg. » 
» subpartitum Par. . . » 
» sKÌioblxxivm IVTID. sp. . » 
» slamisum De Greg. . » 
» subtortisulcatìMn 

POMP. (?) » 

» viator d'Orb. sp. . . » 



4,21 


[4,21] 


4,15 


[4,15] 


15 


[15] 


26 


[26] 


27 


[27] 


5,27 


[5,27] 


13 


[13] 


9 [9] 


14 


[14] 


13 


[13] 


14 


[14] 


13 


[13] 


4,13 


[4,13] 


4,15 


[4,15] 


14 


[14] 


14 


[14] 


4,13 


[4,13] 


4,13 


[4,13] 


4,20 


[4,20] 


26 


[26] 


5,28 


[5,28] 


5,28 


[5,28] 


5,28 


[5,28] 


5,28 


[5,28] 


4,24 


[4,24] 


23 


[23] 


4,22 


[4,22] 


4,23 


[4,23] 


23 


[23] 


23 


[23] 


4,22 


,23 [4,22,23] 


4,23 


[4,23] 


» 9 


[9] 


4,9 


[4,9| 


4,9 


1^,91 


4,9 


[4,9] 


9 [9] 


4,10 


[4,10] 


4,9 


14,9] 


4,9 


14,9] 


4,10 


[4,10] 


4,8 


L4,8] 



[41] 



e. F. PARONA 



41 



Placunopsis oblmiga Laube 

» ^lerplexus De Gkeg. 
Posidonomja alpina Geas 
Reineckeia Greppini Opp. sp 
Rsineclceia Lifolensis Stéioti 

» Sansonii Pae. . 
Rhynehonella adunca Opp. 

» alleizagra De Gbeg. 

» Atla (et var. polynior 
pila) Opp. . . . 

» Berckia Opp. 

» ìn'dntoniaca Opp. 

» calva Pae. . 

» cwnovensis De Gtbeg. 

» coarctata (var. niiscella) 
Opp 

» colhosa De Greg. . 

» crista Par. . 

» defluxa (var. dilatata) 
Opp 

» Etelloni Opp. 

» glielpensia De Greg. 

» Halli De Greg. 

» Jiemicostata Par. . 

» Kaniinskii Uhl. 

» latifrons Par. . 

» mutans Roth. . . 

» microcepihala Par. . 

» inicula Opp. 

» Nicolisi Par. . . 

» c/r. orthoptyca Opp. 

» Peticlerci De Greg. 

» retrosimtata Vac. . 

» sacìiaroidea De Greg 

» subachiìiata Opp. . 

» trigona Qtjenst. 

» trigonella Roth. 

» voultensis Opp. . 

» TFo^/ì Neijji. . . 

» s;(5a Opp. 
RhgticJionellina (?) Beggiatoi 

Tar. s;; 

Scurria helemnitopsìs De Greg 

sp 

Solariellopsis venustusV xu. sp 
Sphaeroceras auritum Par. 

» Bomhur Opp. sjj. . 



pag. 29 L29J 

» 5, 29 [5, 29] 

» 5, 6, 28 [5, 6, 28] 

» 4,19 [4,19] 

» 20 [20] 

» 4, 18 [4, 18] 

» 6,35,36 [6,85,36] 

» 38 [38] 

» 6, 38 [6, 38] 

» 6 [6] 

» 6,35 [6,35] 

» 6, 37 [6, 37] 

» 6,38 [6,38] 

» 0,34 [6,34] 

» 6, 39 [6, 39] 

» 6.36 [6,36] 

» 6,34 [6,34] 

» 6 [6] 

» 6,39 [6,39] 

» 38 [38] 

» 6, 36 [6, 86] 

» 36 [36] 

» 6, 33, 37 [6, 33, 37] 

» 39 [39] 

» 6,37 [0,37] 

» 37 [37] 

» 39 [39] 

» 6, 34 [6, 34] 

> 39 [39] 

» 36 [36] 

» 6,36,38 [6,36,38] 

» 6,35 [6,35] 

» 39 [39] 

» 39 [39] 

» 39 [39] 

» 38 [38] 

» 6,35 [6,35] 

» [6] 

» 5,26 [5,26] 

» 26 [26] 

» 4,16 [4,16] 

» 16 [16] 



Sphaeroceras Brongniarti Sow 
sp. ...... 

» Davauxi De Gross. 

» (?) disputàbile Par. 

■ » globuliforme Gemm. 

» pilula Par. . . . 
Stephanoceras gibbuni Par. 

» rectelobatum Hauer sp 

» Benardi ISTik". . . 

» rotula Par. . 

» venetum Par. . 
Terehratula abrupta De Greg, 

» abruturgida De Greg. 

» agapea De Greg. 

» amilda De Greg. . 

» balfa De Greg. 

» Beggiatoi Par. . . 

» bengilla De Gkeg. 

» besnia De Greg. 

» (Pygope) bipartita Par 

» bivallata E. Desl. . 

» (inut.) brica De Greg, 

» brilletta De Greg. . 

» calandra De Greg. 

» campina De Greg. 

» capiitella De Greg. 

» carpa De Greg. 

i clarella De Greg. . 

» crastana De Greg. 

» euniopsis De Greg. 

» C'Urviconcha Opp. . 

» Damoni De Greg. 

» elga De Greg. . . 

» favorita De Greg. 

» felina De Greg. 

» flrbesa De Greg. . 

» fita De Greg. . . 

» fl.orima De Greg. . 

» Fylgia Opp. , 

» gabeta De Greg. 

» gamisa De Greg. . 

» gaxa De Geeg. 

» Gefion Opp. . 

» Garda Opp. (?). 

» gisella De Greg. 

» globa De Greg. 

» kùpaka De Greg. . 



pag. 1,16,17 [1,19,17] 

» 16 [16] 

» 4,17 [4,17] 

» 16 [16] 

» 4, 16 [4, 16] 

» 4,17 [4,17] 

» 19 [19] 

» 17 [17] 

» 4, 18 [4, 18] 

» 4,18 [4,18] 

> 3! [31] 

» 31 [31] 

» 32 [32] 

» 37 [37] 

» 84 [34] 

» 2, 33 [2, 33] 

» 33 [33] 

» 30 [80] 

» 6, 30 [6, 30] 

» 37 [37] 

» 31 [31] 

» 31 [31] 

» 31 [31] 

» 34 [34] 

» 33 [88] 

» 30 [30] 

» 33 [38] 

» 82 [32] 

» 32 [32] 

,-> 6,30 [6,30] 

» 37 [87] 

» 3L [31] 

» 33 [38] 

» 31 [31] 

» 33 [33] 

» 37 [37 1 

» 38 [83] 

» 2, 30 [2, 30] 

» 33 [33] 

» 33 [33] 

* 34 [34] 

» 6 [6] 

» 2,6,30 [2,6,30] 

» 37 [37] 

» 34 [34] 

» 30 [30] 



Palaentograpliia italica, vcl. I. 



42 



e. F. PARONA 



[42J 



Terebì 



•atulairminsìila De Greg 
leiM De Geeg. . . 
levantina De Geeg. 
meriga De Gkeg. . 
( mut. ) miopina De 

Greg 

misa De Geeg. 
mitula De Geeg. . 
muta De Geeg. . . 
ìiepina De Geeg. . 
nura De Geeg. 
pariuncMs De Geeg. 
persa De Geeg. 
pigmeconcha De Geeg 
pirina De Geeg. 
pi-aetolla De Geeg. 
praevenusta De Geeg. 
jyropefloì-ima De Greg 
jìteroconcha Gemji. 
?•«;« De Geeg. . 
rndopta De Greg. 
sZ»j7te De Greg. 
semro])sìs De Greg. 
schilixka De Greg. 
setto De Greg. . . 
simpata De Geeg. . 
siniccia De Greg. . 
.9pjca (e< »ar. spieopsis) 
De Greg. 
strimita De Greg. . 



pag 


^35 


[35] 


» 


34 


[34] 


» 


31 


[31] 


* 


30 


[30] 


» 


31 


[31] 


» 


34 


[34] 


» 


34 


[34] 


» 


34 


[34] 


» 


3.5 


[35] 


» 


34 


[34] 


» 


32 


[32] 


» 


37 


[37] 


» 


31 


[31] 


» 


33 


[38] 


» 


32 


[32] 


» 


6,30 [6,30] 


» 


33 


[33] 


» 


33 


[33] 


» 


37 


[37] 


» 


35 


[35] 


» 


34 


[34] 


» 


32 


[32] 


» 


32 


[32] 


» 


31 


[31] 


» 


30 


[30] 


» 


30 


[30] 


» 


37 


[37] 


» 


32 


[32] 



Terebratula subflorima De Gr 

» siibgufa De Geeg. . 

» sulcifrons Ben. 

» taddarita De Geeg. 

» tesa De Geeg. . . 

» tolta De Greg. . 

» (mut.) tricavendina De 
Geeg 

» turha De Greg. 

» m-illa De Geeg. 

» xelina De Geeg. . 

» xinghilla De Geeg. 
Trochus [ZixipiMnus) Halesus 
Latjb. (non d' Ore.) 

» Helius d'Ore. . 

» Pietti Héb. et Desl, 

» rasgus De Geeg. . 

» ( Eutrochus ) venustus 

Par 

Turbo {?) nautilinus De Geeg 

Unicardium gibbosum More 

et Ltc 

» n. f. 

Waldheimia Beneckci Par. 

» Boehmi Bose 

» concava Par. 

» cunio2)sis De Geeg. sp 

» Nallii Par. . . . 

» oreadis Vacek . . 

» (?) tesinensis Bose. 



pag. 33 [33] 

» 6,30 [6,30] 

» 36 [36] 

» 33 [33] 

* 37 [37] 
» 32 [32] 

» 31 [31] 

» 34 [34] 

» 32 [32] 

» 31 [31] 

» 31 [31] 

* 5,25 [5,25] 
» 25 [25] 

» 26 [26] 

» 5, 25 [5, 25] 

» 1,5,6,25 [1,5,6,25] 

» 5, 26 [5, 26] 

» 27 [27] 

» 5,27 [5,27] 

» 2,6,31 [2,6,31] 

» 6,31 [6,31] 

» 6,32 [6,32] 

» 6, 32 [6, 32] 

» 6,31 [6,31] 

» 32 [32] 

» 33 [33] 



Dott. A. TOMMASI 



LA FAUNA DEL TEIAS INFERIORE 

NEL VERSANTE MERIDIONALE DELLE ALPI 



Con due tavole (tav. Ili, IV [tav. I, II]). 



Tra le faune triasiclie alpine, che in questi ultimi lustri attirarono l'attenzione e le cure dei paleontologi, 
quella della quale sto per trattare fu senza dubbio la meno fortunata, poiché d'essa nessuno ancora aveva 
tentato uno studio d'insieme dopo che da quasi mezzo secolo ne erano stati trovati nel versante alpino me- 
ridionale i primi rappresentanti. Fu appunto nel 1846 che il compianto prof. G. Meneghini nel suo " Rap- 
porto scientifico sul combustibile fossile di Eciveo in Gamia ^ „ fé' cenno di alcuni fossili compresi nel grès scre- 
ziato, che dichiarò triasici, determinò, ma non ebbe a pubblicare. Cinque anni più tardi I'Hauee^ descriveva 
e figurava i fossili raccolti nell'Alpi venete dal sig. von Fuchs: tra questi vanno ricordate circa dieci specie 
caratteristiche del Trias Inferiore. Dopo I'Hauer nessuno più s'occupò di tali petrefatti fino al 1868, nel qual 
anno il Benecke ^ nel suo interessante lavoro su alcuni giacivienti del Musclielkalk delle Alpi ebbe ad aggiun- 
gere alle specie già illustrate dall' Hauer alcune altre nuove. Dal 1868 nuova tregua fino alla pubblicazione 
dell'opera del Lepsius* sulla parte Sud-occidentale del Tirolo, avvenuta un decennio più tardi, nella quale 
si aggiungono ancora altre forme a quelle rese note dall' Hauee e dal Benecke. Nel 1882° nella mia memoria 
sul Trias Inferiore delle Alpi descrissi e figui'ai anch'io alcuni fossili di tal piano del Veneto e della Lom- 
bardia, e nel 1885^ pubblicai le Gervillie raccolte dal prof. Meneghini a Raveo. Al Mojsisovics finalmente 
andiamo debitori della più perfetta conoscenza dei cefalopodi del Trias inferiore, illustrati nella magistrale 
di lui opera sui cefalopodi della provincia triasica mediterranea '. 

Nel frattempo le non interrotte escursioni dei geologi nostrali arricchivano i varii musei, massime del- 



' G. Meneghini. Rapporto scientifico sul combustibile fossile di Raveo in Gamia. Padova, tipogr. Liviana, 1846. 

^ P. R. V. Hauer. Ueber die von Herrn Bergrath von Fuchs in den Venetianer Alpen gesammelten Fossilien. Denksohr . 
d. k. k. Akad. d. Wissensch. in Wien, 1851. 

' E. W. Benecke. Ueber einige Muschelkalk-Ablagerungen der Alpen. Geolog. palaeontolog. Beitrage. Miinolien, 1868. 

■* Dott. R. Lepsius. Dos westUche Sud-Tirol geologisch dargestelU. Berlin, 1878. 

5 A. ToMMASi. Il Trias Inferiore delle nostre Alpi coi suoi giacimenti metalliferi. Il Pizzo dei 3 Signori. Milano, P. Val- 
lardi, 1882. 

* Id. Id. Note paleontologiche. Boll, della Soc". Geolog. Italiana, Voi. IV, 1885. 

' E. Mojsisovics von Mojswak. Die Cephalopoden der mediterranen Triasprovinz. Wien, 1882. 



44 DOTT. A. TOMMASI [2] 

r alta Italia, anche di nuovo materiale paleontologico tanto che mi venne il desiderio di giovarmene per una 
revisione della fauna del Trias inferiore delle nostre Alpi. Per gentile condiscendenza dei rispettivi Direttori 
ho potuto aver in esame quanto di tal fauna trovavasi nelle collezioni del Museo Geologico dell'Università 
di Pavia, del R. Ufficio Geologico di Roma, del R. Istituto Tecnico di Udine, del Museo Civico di Rovereto 
ed i pochi fossili del piano in parola posseduti dai Musei delle Università di Padova, Torino e Pisa. Un co- 
pioso ed interessante materiale credo esista nel Museo dell'Ateneo di Brescia; ma ad onta della buona volontà 
con cui lo metterebbero a disposizione degli studiosi il benemerito prof. Ragazzoni e l'egregio prof. Cacciamali, 
non sarà possibile trarne buon partito fino a che non ne vengano ultimate l'esposizione e la disposizione 
nei locali di quell'Istituto. Debbo quindi i miei più vivi ringraziamenti oltre che a questi due egregi colleghi, 
al chiarissimo sig. prof, Torquato Takamelli, al cav. ing. Pietro Zezi, al prof. A. Tellini del R. Istituto Tec- 
nico di Udine, al prof. De Cobelli, Direttore del Bluseo Civico di Rovereto, ed ai professori Omboni, Parona 
e Canavari, che col mateiiale prestatomi mi diedero modo di condurre a termine questo studio. 

Ed ora una parola sul termine da me scelto di Trias hìferiore. 

Volendo indicare il più brevemente che potessi, ma nello stesso tempo con una espressione che fosse 
accettata dai più, quella serie di strati che racchiude la fauna da me studiata, ho banditi i nomi di signifi- 
cato più meno locale, quali Servino e Saìes — Strati di Seiss e di Campii — Schisti di Werfen — Both, ecc. : 
per adottare il termine di Ti-ias Inferiore, che, noto a tutti, per tutti designa a prima vista quell'insieme di 
strati, che sta alla base della serie triasica. Ben inteso che con ciò non miro a rimettere in vigore la vecchia 
divisione del Trias alpino in tre membri, contro la quale mi sono già pronunciato nella mia memoria sul . 
Trias Inferiore innanzi citata. 

Col termine adottato voglio indicare quella serie di strati arenacei ed argillo-calcareo-schistosi, che sot- 
tostanno ovunque ai calcari del Muschelkalk ad Encrinus UUiformis e riposano, nel Veneto, sul calcare a 
Bellerojjlton o, come nella Carnia e nel Bellunese, sulle dolomie cariate e sulle marne gessifere, che secondo 
il sig. prof. Taramelli ne sono i rappresentanti. Nella Lombardia invece, per la mancanza dell' orizzonte del 
calcare a Bellerophon, la formazione in parola non ha un limite inferiore sicuro ed a tal riguardo rimando 
il lettore alla citata mia memoria sul Trias Inferiore. E un fatto però che in questa regione i fossili man- 
cano in quel complesso di arenarie quarzose assai sovente alternanti con conglomerati, le quali, inferiori alla 
massa delle arenarie schistose, dei calcari marnosi e degli schisti argillosi ed adagiate o sul micaschisto, o 
sul porfido, sulle arenarie del Rothliegende, da alcuni autori sono mantenute nel Trias e da altri assegnate 
al Permiano. 

Il Trias inferiore si presenta colla sua membratura più semplice nella Carnia e nel Bellunese, dove cousta 
à' arenarie variegate, per lo più rosse, alla base; di calcari marnosi, di schisti aryilloso-micacei e di marne 
nella parte superiore. È più complesso nella Val Trompia, dove suU' arenaria variegata seguono dei calcari 
/as<(7/br?HÌ. giallastri, micacei, quindi, a livelli anche ripetuti, wrC oolite ferrnginosa a gastropodi, alternante coi 
calcari lastriformi e con argilloschisti, poi dei calcari marnosi a strati sottili prevalentemente rossi, nella cui 
{•arte più alta si stende un banco di calcare colitico, duro, grigio-chiaro nell'interno, zeppo di Gervillie e 
di Myophorie, chiamato appunto per ciò dal Lepsius banco a Myophoria. È bene però aggiungere che l'oolite 
a gastropodi ed il banco a Myophoria non sono esclusivi alla Val Trompia; poiché l'una, trovata per la prima 
volta al Monte Zaccon in Val Sugana, fu poi rintracciata nel Trentino in Val Trudena, alla Mendola nelle 
Giudicarle, nelle Alpi dell' Ampezzano e nei pressi di Primiero, in Carnia dal prof. Taramelli nei dintorni di 
Pesariis, ed in Lombardia, oltre che nella Val Trompia, in Val di Scalve e presso Esino dui Lepsius: ed il 
banco a Myophoria fu trovato da questo medesimo autore, oltre che al passo della Maniva sul Dosso Alto 



[3] DOTT. A. TomiAsi 45 

ed alla Costa fredda presso Ivino in Val Trompia, anche al limite tra le Giudicane e la Val del Caffaro, in 
alto sul Monte Madrene, presso la Cima Bruffione, alla Malga Bruffione e sull'erta china che scende dalla 
Malga grisa. Io poi ricevetti l'anno scorso dal sig. Cozzaglio due grossi pezzi dello stesso calcare fossilifero 
provenienti da Esine in Val Camonica. Qua e là nel Veneto in questo complesso di strati si intercalano a 
varii livelli anche delle lenti di gesso, che in Lombardia quando compaiono s'incuneano sempre nella parte 
più alta della serie. 

Ad occidente della Val Trompia fino al Verbano il Trias inferiore è litologicamente piìi uniforme, es- 
sendo costituito da conglomerati ed arenarie rosse quarzose, prevalenti alla base e da schisti rossi, verdognoli 
o giallastri, che pigliano il sopravvento nella parte superiore della formazione. Né in Val Brembana né in 
Valsassina io scorsi mai né l' oolite a Gastropodi né il banco a Myophoria e nemmeno ne vidi fatta men- 
zione nelle Note Illustrative della Carta Geologica della Provincia di Bergamo pubblicate nel 1881 dall'egregio 
prof. Vaeisco, né nella " Spiegazione della Carta Geologica della Lombardia „, che il chiarissimo prof. Taea- 
MELU diede alle stampe nel 1890. 

Tale è la struttura del Trias inferiore nel versante meridionale delle Alpi. Vediamo ora quali esseri la- 
sciarono le loro spoglie nei depositi, onde risulta quella formazione. 



Molluscoidi 

Brachìopodi 

Gen. Lìngula Brug. 

Lingula tenuissima Beonk. — Tav. Ili [Tav. I], fig-. 1. 

1834. Lingula calcaria Zenkek? N. Jalarb. f. Miner., pag. 394, tav. V, F. C. — Ibid. 1835, pag. 332. 

1856. L. tenuissima Beonm". Lethaea geognostica, III, 51, tav. XIII, fig. 6 6. 

1864. — — Bronn in r. Alberti. Ueberbl. ueber die Trias, pag. 160, tav. VI, fig. 3. 

1878. — — Lepsius e. Das loestl. Siid-Tirol, pag. 65 e 113. 

1882. — — ToMJiASi A. Il Trias inf. delle nostre Alpi. Il Pizzo dei 3 Signori — Dott. F. Vallaedi, 

Milano, pag. 58, tav. I, fig. 1. 
1885. — — QuENSiEDT. Handb. d. Peirefctk. (Tubinga 1855), pag. 750, tav. 58, fig. 21. 

1890. — — BiTTNER. Braeh. d. Alp. Trias. Abh. d. k. k. geol. Eeichsanst., XIV Bd., pag. 35, tav. 

XXXIX, fig. 30. 
1893. — — Skuphos Th. Ueber die Entw. io. Verbreit. der Parinachsch., pag. 173, tav. V, fig. 13-14. 

Jaln-b. d. k. k. geol. Eeiclisanst., 43 Bd., I. H. 

Valve a contorno ovale, piatte, equilaterali, arrotondate al margine frontale, piuttosto acute all'anteriore. 
L'apice è acuto. La superficie è ornata, dall'apice in givi, da fini strie concentriche. Sulla parte, nella quale 
manca il guscio, si osservano anche alcune strie radiali. 

Dimensioni dell'esemplare figurato: lunghezza mm. 10,5, larghezza mm. 4, 5. 

Di questa specie raccolsi quattro esemplari piti o meno completi nello schisto argilloso-micaceo verde 



46 DOTT. A. TOMMASI [4] 

del Rio delle Streghe presso Ovaro nella Val del Degano in Carnia. Il Lepsius la cita nel Muschelkalk su- 
periore del Dosso Alto in Val Trompia e delle Giudicarle. 

Il NoETLiNG (Zeitschr. d. d. geol. Gesellsch. Bd. XXXII pag. 343, 1880) annovera questa specie tra quelle 
del Roth dell'alta e bassa Slesia e di Rudersdorf, e del Muschelkalk- della Slesia Superiore. 

Molluschi 

Lame ili branchi 

Gen. Hiunites Defr. 
Hinnites spondyloides v. Scelte, sp. — Tav. Ili [Tav. I]. fìg. 2. 

1822. Ostrea spondyloides v. Schloth. Nachtr. x. Petrefctk., pag. Ili, tav. 36, fig. 16. 

1834-40. — — GoLDFUss. Petref. Germ. II, pag. 3, tav. LXXII, fìg. 5. 

1856. — — GiEBEL. Muschelk. v. Lieskau, pag. 10. 

1862. — — Scelte, v. Seebace. Weimariscìie, Trias, pag. 20. 

1864. — — Alberti. Trias, pag. 63. 

1865. — — EcK. Bwntersandstein und Muschellca,lk in Oberschtesien, pag. 51 e 96. 
1881-85. Hinnites comptus {0. spoiulyloides Scelote.) v. Zittel. Handb. d. Palaeont., pag. 28. 

Conchiglia a contorno variabile, poco più lunga che alta, tondeggiante od ovale obliqua, poco rigonfia. 
Il margine cardinale è rettilineo. L'orecchietta anteriore è piti grande, quasi rettangola e ben distinta dal 
dorso, che si eleva sopra di essa quasi a gradino. Verso l'orecchietta posteriore, più piccola, la valva scende 
con dolce pendio. L'umbone, molto rigonfio, raggiunge appena la linea cardinale. 

La valva sinisti-a, più inarcata dell' altra, è adorna di costelle irregolari, alcune irradianti direttamente 
dall' umbone, altre, più corte ed intercalate, originantisi al di sotto della regione apiciale. Spesso le costelle 
si biforcano così che al margine ventrale se ne conta circa venti. Esse sono ben pronunciate, tondeggianti 
ed incrociate dalle lamelle d'accrescimento. Tale ornamentazione corrisponde bene a quella delineata dal Gol- 
DFUss nella fig. 5 della tavola LXXII. 

Dimensioni: altezza mm. 10, larghezza mm. 11. 

Di (juesta specie potei avere due valve racchiuse entrambe nella arenaria rossa, micacea, schistosa. L'una 
proviene dal Rio Randice nei pressi di Piano d'Arta in Val del Biit, l'altra dal Monte Losa tra Mione e 
Sauris in Carnia. 

Convengo coli' esimio prof. Zittel che la forma di cui trattasi debba riferirsi al gen. Hinnites, dacché la 
regione cardinale ha l'abito di tal genere e non àeW Ostren ; ma non credo di poterla identificare coli' H, 
coinjditx, da cui troppo difierisce sotto il riguardo dell" ornanienta7,i(Mie esterna. 

Collezione del Museo Universitario e dell'Istituto Tecnico d'Udine. 

Hinnites comptus Ooldf. - Tav. UT (Tav. I|, lig. 3. 

1822. Ostraciles spondijloides Schloth. Nachtr. %, Petrefaclk. II, pag. Ili, tav. XXXVI, fig. 1. 
1832. Hinnites Schlotìveimi Merian sp. (leoijn. Uebersicht des Schivar zwaldes, pag. 198. 



[5J DOTI. A. TOMMASI 47 

1834-40. Ostrea compia e s])cmdylus eonvptus Gtoldfuss. Fetref. Gemi., pag. 4. tav. LXXII, fìg. 6 e pag. 93, 

tav. CV, fig. 1. 
1856. Hinnites eonvptus GiebeIì. Muschelk. v. Lieskmi, pag. 25, tav. VI, fig. 4a-6. 
1859. Spondylus (Hinnites) comttts Schatjeoth. Kritiscìi. Verxeichn. Sitzungsb. d. k. k. Akad. d. "Wissensch. 

XXXIV Bd., pag. 307. 
1862. — — — GiEB. voN Seebach. Weini. Trias, pag. 31. 

1864. — Schlotheimi. Meriajs' sp. Alberti, Tì-ias, pag. 77. 

1865. — eonvptus Goldf. Eck. Trias in Oberschlesien, pag. 52 e 97. 

1868. — — GrOLDE. Benecke. Musclielkalkalk Ablagerungen der Alpen, pag. 42, tav. HI, fìg. 9a-c. 

1880. — ■ — Goldf. sp. ISToetling. Trias in Niederschlesien. Zeitschr. d. d. geol. Gesellsch. Bd. 

XXXII, 2 Hft. 1880, pag. 322. 

1881. — — • Goldf. Zittel. Haìidb. d. Paleont. II Bd, pag. 28. 

1885. — — GiEB. A. ToMMASi. Note paleontologiche. Boll, della Soc. Geol. Ital. Voi. IV , pag. 17, 

tav. Xn, fìg. 20. 

Conchiglia inequivalve, molto rigonfia, a contorno irregolarmente tondeggiante. Il margine cardinale è 
rettilineo inspessito sotto l'apice, il quale sporge un po' al di sopra di esso a mo' di capezzolo. Dall'apice 
irradiano verso i margini alcune coste squamose, che talora si biforcano: tra di esse e ad esse parallele scor- 
rono delle strie sottili assai ravvicinate. Le coste formano presso il margine ventrale degli aculei incavati a 
doccia. Da una parte e dall' altra dell' apice la superficie della valva si abbassa formando due espansioni ir- 
regolari in forma di ali o di orecchiette. 

Di questa specie potei esaminare parecchi esemplari discretamente conservati. Uno, incompleto, già fi- 
gurato nelle citate mie Note ixileontologiche e racchiuso nell'arenaria rossa quarzosa proveniva da incerta 
località del Bresciano ; un altro, ancor esso nell' arenaria rossa, mancante delle orecchiette, da Schilpario in 
Val di Scalve; parecchi, su un pezzo di calcare grigio, dalla Gira Alta presso Croce Domini in Val del Caf- 
faro; una forma, riferita con dubbio all'i/, comtus, la osservai nel calcare oolitico del banco a Myophoria 
del Dosso Alto in Val Trompia. Del Trentino ebbi due esemplari molto erosi raccolti sopra la Malga alla 
Val Sorda in un calcare grigio-ceruleo. Dal Veneto ebbi per cortesia del sig. prof. Omboni una valva di questa 
specie racchiusa nell' arenaria rossa micacea e proveniente dal Cadorino tra Lozzo e tre Ponti. 

Gli esemplari lombardi corrispondono bene alla fig. 6 tav. LXXII di Goldfuss : i due della Val Sorda 
meglio rassomigliano alla figura della stessa specie, che ne ha dato Gibbel. 

Il maggior esemplare era alto mm. 41 e largo mm. 31. 

Collezione del Museo Geologico Universitario di Pavia, del Museo Geologico di Pisa e di Padova e del 
R. Ufficio Geologico. 

Gen. Pecten Klein. 
Pecten discites v. Schloth. 
1894. P. discites v. Schlth. A. Tommasi. La Faima del calcare conchigliare di Lombardia, pag. 88. 

Ebbi in esame alcuni esemplari di questa specie, non perfettamente conservati ed aderenti ad una roccia 
rossastra, qua e là a struttura oolitica, raccolta ad Angolo in Val di Scalve. 

Il Lepsius afferma d'avei-lo trovato in numerosi e grandi esemplari nel banco a Myophoria sul passo 
della Maniva ed a Costa fredda sopra Colilo in Val Trompia. 



48 DOTT. A. TOIDIASI [6] 

Pecten (Chlamys?) Tellinii u. sp. — Tav. IH [Tav. I], fìg. ia-b. 

Coucliiglia moderatamente rigonfia, più alta che larga, inequilaterale, a margine cardinale rettilineo. L'um- 
bone è acuto ma non sporge oltre il cardine sebbene sia molto prominente. Delle oreccbiette l'una è grande, 
triangolare, a margine libero tondeggiante; l'altra è più piccola, più lunga, ma forse più stretta. 

Il guscio è ornato da 10 a 12 coste principali arrotondate, radianti dall' umbone ai margini. Gli inter- 
valli che le separano sono diseguali per modo che talora due o tre sono più ravvicinate costituendo quasi 
dei fasci. Tra due coste principali se ne inserisce talvolta una secondaria spostata dal mezzo dello spazio in- 
tercostale e che non riesce a raggiungere 1' apice. Delle linee trasversali sottili ma ben spiccate così negli 
spazii intercostali come sulle coste s'incrociano con queste, dando luogo ad un elegante reticolato. Le linee 
trasversali sono assai più ravvicinate nel terzo inferiore presso il margine ventrale (come nel Pecten reticu- 
latus ScHLTH.) che non sul resto della valva. Anche le orecchiette sono ornate da linee d'accrescimento ri- 
curve. 

Non potei rilevare nessun carattere interno. 

Non sarei lontano dal ritenere che anche la forma descritta dal Benecke come Avicula iìiaeqiiicostata n. sp. 
proveniente dal Monte Zaccon in Valsugana sia da considerare quale un esemplare incompleto ed un po' eroso 
di questa stessa specie (vedi Benecke, Op. cit. pag. 21-22, tav. I, fig. 5a-b6). 

Dimensioni: altezza mm. 22, larghezza mm. 18. 

E questa una specie che ha molta diffusione, poiché la rinvenni in Carnia (2 esemplari incompleti) nella 
Val del Chiarsò tra Piedim e Cedarcis associata alla Naticella costata nel calcare marnoso grigio-micaceo; 
altri due esemplari pure associati colla N. costata e colla Mtjoph. orhicularis entro al calcare marnoso li ebbi 
dalla Malga sopi-a la Valsorda nei dintorni di Predazzo. Dalla Costa fredda sopra Iviuo in Val Trompia, dal 
Monte Pezzeda e dalla valletta d'Angolo sul Bresciano mi provennero tre altri esemplari. 

Collezione del Museo Geologico Universitario, del R. Ufficio Geologico e dell'Istituto Tecnico di Udine. 

Pecten sp. — Tav. Ili [Tav. I], fìg. 5. 

Ad un pezzo d' arenaria rossa proveniente dalla Costa fredda in Val Trompia aderiva una valva destra di 
Pecten attaccata per la superficie esterna. 

È una valva quasi equilaterale, ovoidale, più alta che lunga, a linea cardinale diritta, con due orecchiette 
ineguali, l'anteriore lunga quasi il doppio della posteriore e con una profonda insenatura per l'uscita del 
bisso. La forma ovale e l'ineguaglianza delle orecchiette la differenziano dal P. discites, con cui a prima vista 
si sarebbe tentati di identificarla. 



Gen. Avicula Ki 



lEIN. 



Avicula (?) venetiana IIau. — Tav. III |Tav. ij, fig. 6. 

1851. Avicula venetiana Hauer. Uch. die von II. Bergraiìi von Fucus in dcn Vcnet. Alpen gesammeltcn Fossi- 

lien. Denkschr. d. k. k. Akad. d. Wissensch. in Wien. II Bd., jiag. 110, tav. XVIII,fig. 1-3. 
1851. Pcc.ten Fucìm IIau. Op. cit., pag. 112, tav. XVIII, flg. Sn-b. 

1868. Avicula venetiana IIau. Be.n'kcke. Qeogn. palaeoni. Jìcilriige. IT I?cl., liiv. I, fìg. 10. 
1878. — — Lepsius. Das weslì. Siid-Tirol., pag. .351. 



[7] DOTI. A. TOMlfASI • 49 

1882. Avieula venetìana Toiqlìsi. B Trias Inferiore, pag. 58, tav. 1, fig. 2. 

1894. Pecten (Avieula) vetmtianus Hau. E. Bose. Zur Glied. der. Trias ini Berchiesgadener Lande. N. Jahrb. 

fiir Mineralog. etc. Bd. I, 1895, Berlin. 

1895. Avicuta venetimia W. Salomon. Die Marmolata, pag. 79, tav. IV, fig. 40. 

Sulla grande variabilità nella forma generale di questa specie causata da stiramento nel senso della stra- 
tificazione degli schisti micacei, nei quali trovasi di solito inclusa, richiamò già l'attenzione il suo primo de- 
scrittore, il cav. F. voN Hauer, che nella fig. I, tav. XVIII della sua memoria intese ricostituire approssima- 
tivamente la forma originaria non ancora deformata. 

Anche i parecchi esemplari camici che io ebbi in esame mi presentarono la stessa notevole variabilità 
nel rapporto tra la larghezza e l'altezza delle valve, conservando però una mirabile costanza nei caratteri 
dell'ornamentazione del guscio. I pochi esemplari lombardi, che potei esaminare, sono invece assai meno de- 
formati. 

La conchiglia è abbastanza inequilaterale, ora quasi egualmente larga che alta, ora il doppio larga che 
alta, ora un terzo più larga che alta ed ora infine precisamente coli' altezza doppia della larghezza. La valva 
sinistra è più incurvata della destra. L'umbone è prominente, ma nei miei esemplari non si ripiega sul mar- 
gine cardinale. Le due orecchiette di poco differiscono tra di loro e negli esemplari camici sono, per così 
dire, più da Pecten ^ che da Avieula : l' anteriore è un po' più grande della posteriore e leggermente inar- 
cata con convessità esterna. La superficie è tutta coperta da strie l'adiali sottili, granulose, crescenti in nu- 
mero dall' umbone ai margini; di esse alcune sono principali, altre secondarie e tra due principali se ne in- 
seriscono sulla stessa valva una o due, di rado tre o quattro di secondarie. La granulosità delle coste come 
le sottili linee concentriche, onde il guscio va adorno, dipendono dal sovrapporsi ad embrice delle successive 
tenui lamelle d'accrescimento. 

Dimensioni: Tra le forme più alte che larghe la maggiore presenta mm. 34 in altezza e mm. 16 in 
larghezza: tra quelle più larghe che alte la maggiore, con una larghezza di mm. 34 circa, misura un'altezza 
di mm. 22. 

Località: In Carnia uel torrente Orteglazzo presso Paularo d'Incarojo; al Monte Cucco sopra Arta; 
nel torrente Randice presso Piano d'Arta; al Monte Losa da Mione a Sauris; alla casera Nauroni a Nord 
di Forni di Sotto ; a Morgenleid presso Sauris di sopra in Val di San Canziano ; nel Rio delle Streghe presso 
Ovaro nel canal del Degan o. Nel Veneto è citata dall' Hauek a Voltago presso Agordo ed a S. Tommaso a 
Nord di Agordo nel Bellunese; dal Lepsius al Monte Zaccon in Valsugana ed a Recoaro: trovasi ancora nel 
Cadorino tra Lozzo e Tre Ponti. Nel Trentino io stesso l' ho raccolta sotto Moena tra Campitello e Predazzo 
ed il Benecke la ricorda dalla Meudola presso Caldera (Kaltern) a S. 0. di Bolzano. Il Lepsius la cita da altre 
locahtà della Mendola, da San Michele e dalla vai dì Trudena (Trudenthal), da Castello presso Condino. In 
Lombardia fu trovata a Collio in Val Trompia, a Valdaro (cava Stella) presso Bovegno, al passo di Croce 
Domini in Val del Caffaro. Nelle Alpi settentrionali fu raccolta in quel di Berchtesgaden dal Rothpletz e 
constatata dal Bose. Ne esaminai più di 20 esemplari. 

Collezioni del Museo Universitario, del Museo dell'Istituto Tecnico di Udine e del R. Ufficio Geologico. 



* Nel dubbio circa il riferimento generico di questa specie fui confermato dalla citata noterella del B<3se, che l'assegna ad- 
dirittura al genere Pecten. Così pure credo che si debba identificare con questa specie il P. Fuchsi di Hauer. 

Falaentographia italica, toI. I. 7 



50 DOTI. A. TOMMASI [8] 

Avicula Clarai Emm. sp. — Tav. in [Tav. I], fìg. 1 a-e. 

1S44. Avicula Clarae EmiERicH. Leonhards Jalirbiicli, pag. 793. 

1851. Posidonomya j . Haitee. Venetianer J./pe?j^pag. 119, tav. XX, fìg. 1-2, 5?, 6. 

I (ZllTltfZ 

1859. — (Monotis) Clarae Emm. Schaueoth. Kritisch. Verxeichn . , pag. 313, tav. II, fìg. lla-c. 

1874. Monotis Clarae Mojsisovics. f/éi. die triad. iielecipoden-Gattungen DaoneUa Mnd Halobia. Abliaiidl.d. k. k. 

geol. Reichsanst., VII Bd.^ 2 Heft., pag. 5. 
1878. Avicula Clarae Emm. sp. Lepsius. Das westl. Sild-Tirol, pag. 348, tav. I, fìg. la-o. 
1882. Moìiotis Clarae Emm. Tommasi. Il Trias Inferiore etc, pag. GÌ, tav. I, fìg. 1 a-h-e. 
1895. Pseiidomonotis Clarai Emm. sp. W. Salojion. Geolog. und palaeont. Studien iieber die Marmolata. Pa- 

laeontograpMea, XLII Bd., pag. 80, tav. JT, fìg. 41. 

La conchiglia, quando non sia deformata da compressione o da stiramento, ha un contorno quasi circolare 
ed è poco inequivalve ed alquanto spessa. Il margine cardinale è lungo e diritto: gli umboni son posti molto 
all' innanzi. Le orecchiette sono assai ineguali; generalmente si conserva la posteriore e manca l'anteriore. 
Questa è piccola, stretta, triangolare non separata dal resto del guscio da nessuna incisione o taglio per l'uscita 
del bisso, come ho potuto constatare in quattro esemplari, due di valva destra e due di sinistra, da me rac- 
colti tra Tesero e Panchià presso Predazzo, che conservano completa la regione cardinale. Mancando un'aper- 
tura per l'uscita del bisso, probabilmente avrà servito a quello scopo una piega a doccia, di cui si vede trac- 
cia sull'orecchietta d'uno degli esemplari completi da me raccolti. L'orecchietta posteriore è molto lunga, 
toccando in lunghezza quasi la metà della larghezza della valva. Nella valva sinistra essa è a superficie con- 
cava all' esterno e non nettamente separata dal dorso: nella destra offre invece all' esterno una sentita con- 
vessità ed è ben distinta dal dorso mercè un solco largo ma poco profondo. 

Forti pieghe concenti'iche, talora sdoppiantisi sul dorso, e spesso deboli linee d' accrescimento ornano la 
superficie di quello e delle orecchiette, sulle quali si fanno però sottili, quasi filiformi. Dall' umbone al mar- 
gine decorrono delle costicine radiali, fitte, più o meno pronunciate e flessuose, piii spiccate nella regione 
mediana ed evanescenti verso i margini anteriore e posteriore. Talora son continue e sulle pieghe e nei loro 
intervalli, tal' altra, e ciò più di frequente negli esemplari molto erosi, non appaiono che negli intervalli. Le 
coste radiali non si sdoppiano mai. 

Nel margine posteriore di ambedue le valve si nota una leggera insenatura in corrispondenza della linea 
che separa l'orecchietta posteriore dal resto della valva. 

N.° 50 esemplari di varia provenienza. 

Le differenze tra le due valve sono molto minori di quelle rilevate dal Lepsius nei suoi esemplari. Pos- 
seggo più valve destre e sinistre della stessa provenienza tra Tesero e Panchià e delle stesse dimensioni. 
Ambedue raggiungono il massimo rigonfiamento nella regione dell'apice, ma la valva sinistra è di poco più 
rigonfia della destra. Nella sinistra 1' umbone è più prominente e sporge un po' oltre la linea cardinale, sulla 
quale si ripiega; nella destra è piuttosto appiattito e per poco non tocca il cardine. 

Località: In Carnia: nel canale del Chiarsò tra Salino e Dierico al ponte del Foos in un calcare 
grigio-scuro; — nel Veneto a S. Caterina presso Auronzo nel Cadore in un calcare grigio, marnoso; alla Mora 
di Forno di Canale in Val del Biois nell'Agordino entro ad un calcare grigio-scuro; ad Ovest di Baise; nella 
Val del Centa ed in Val Sella in Valsugana in un calcare giallastro, granuloso; a Casarotti di Staro presso 
liecoaro e nel Tretto presso Schio; — nel Trentino io la trovai in gran copia tra Panchià e Tesero ed il Lepsius 



[9] DOTI. A. TOMJIASI. 51 

la cita alle pendici del Mendola; nella valle di Hollen presso Tiamiu; da Tiefenthal e Weissbacli presso Eppan 
alto; da Rio Prisian presso Tisens; dalla Pufler-Schlucht presso Groden e dalla Val di Trodena presso il 
Cislon; sul Nonsberg presso Castelfondo e nella Val di Eunio presso Lanza; nelle Giudicarle a Castello sopra 
Condino ed in Val di Daone ; — in Lombardia è da lui citata nei pressi di CoUio in Val Trompia. Lo stesso 
autore menziona questa specie come trovata anche al neuen Welt non lungi da Vienna. 

Collezione del Museo Geologico Universitario, del Museo dell'Istituto Tecnico di Udine e di Pavia, del 
Museo dell'Università di Padova e del Museo Civico di Rovereto. 

Avicula Taramellii n. sp -- Tav. Ili [Tav. I], flg. 8. 
1882. Avicula Taramellii Tom. Il Trias Inferiore eie, pag. 59, tav. I, flg. 3 (non 3ò.). 

Conchiglia inequilaterale, discretamente rigonfia. Il margine cardinale è rettilineo ed obliquo rispetto al- 
l' asse verticale della valva. L' umbone è assai rigonfio, molto prominente e sporgente oltre il margine car- 
dinale, sul quale s' incurva. Le due orecchiette sono ineguali e liscie : l' anteriore, piii piccola, è convessa 
all' esterno e separata dal dorso per mezzo d' un solco abbastanza profondo ; la posteriore, lunga il doppio 
dell'altra è quasi pianeggiante e distinta dal resto della valva mercè un solco meno pronunciato. Sull'orec- 
chietta anteriore la regione apiciale si rizza verticalmente a foggia di gradino, mentre scende meno erta verso 
l' orecchietta posteriore. 

Il margine anteriore, il ventrale ed il posteriore si sfumano l'un nell'altro, limitando un contorno ovoidale. 
I margini anteriore e posteriore al limite delle orecchiette col dorso formano un angolo rientrante ottuso. 

La superficie del guscio è ornata da coste radiali a coroncina, grossolane, molto distanti tra loro, in 
numero di 20-22. Nella regione anteriore, almeno, tra due principali se ne insinua una secondaria. 

L' esemplare figurato, che fu raccolto dal sig. prof. T. Taeamelli a N. E. del Monte di San Floriano nel 
canale del But (Gamia) in un calcare micaceo, grigio-scuro, misura mm. 45 in lunghezza e mm. 33 in al- 
tezza. E associato nello stesso pezzo colla Naticella costata. 

Collezione del R. Istituto Tecnico di Udine. 

Avicula Zeuschneri "Wissm. 

1851. Avicula Zeuschneri "Wissii. Hatjer. Venetianer Alpen, pag. 117, tav. XX, fig. 3-4. 
1859. — — ScHATiROTH. Kritisches Verzeiehniss, pag. 318, tav. II, fig. 12. 

Questa specie, trovata per la prima volta nella Valle d'Ampezzo e negli strati di Seiss e descritta dal 
WissMAN, venne poi riscontrata dall' Hauee nell'arenaria rossa alternante col calcare a Posidotìomìja a Cen- 
cenighe, e piti tardi fu rinvenuta anche dallo Schadeoth negli strati ad Avicula (Posidonomya) Clarai di alcune 
valli dei dintorni di Recoaro. 

Ed io riferisco, non senza dubbio, a questa specie un esemplare assai eroso, che raccolsi nei calcari mar- 
nosi di Tesero-Panchià insieme a molte Av. Clarai. 

Collezione del Museo Universitario. 

Avicula sp. nov. — Tav. Ili [Tav. I], flg. 9. 

Conchiglia ovoidale, bislunga, molto rigonfia, col margine cardinale rettilineo. Delle due orecchiette l'an- 
teriore è lunga, stretta, triangolare ed acuta; la posteriore, separata dal dorso mercè una sentita depressione, 



52 DOTI. A. TOMMASI [10] 

è più larga e pure triangolare. Al punto nel quale il margine antero-inferiore dell' oreccluetta anteriore si 
unisce al margine anteriore della valva esiste una rientranza molto sentita; mentre al punto analogo tra 
r orecchietta ed il margine posteriore si rimai-ca una semplice insenatura ottusa. Sulla superficie della valva 
si notano alcune pieghe grossolane concentriche: manca ogni indizio di ornamentazione radiale. I caratteri 
interni mi sono sconosciuti. 

Dimensioni: lunghezza' del margine cardinale mm. 33, altezza della valva mm. 42, larghezza mm. 27. 

Raccolsi alcuni esemplari, ma uno solo era discretamente conservato. La roccia includente è l'arenaria 
rossa, micacea schistosa. 

Località: Rio delle Streghe presso Ovaro in Carnia. 

Collezione del Museo Universitario. 

Avicula angulosa Leps. 

1878. Avicula angulosa Lepsuts. Das westl. Sùd-Tirol, pag. 351, tav. I, flg. 2a-b. , 

Di questa bella specie non ebbi la fortuna di trovar alcun esemplare nel copioso materiale, che mi passò 
per le mani. Il Lepsius ne trovò solo due valve destre l'una nel banco a Myopìwria presso Collio in Val 
Trompia e l' altra sul versante orientale del Monte Madrene alla Malga Bruffione in Val del Caffaro. 

Il BiTTNEB ritiene affine a questa specie quella da lui trovata nel distretto di Admond al N. 0. di Eisenerz 
e da lui riferita al gen. Pseudomonotis (A. Bittneb. Nette Petrefactenfunde im Werfener-Schiefer der Nord- 
ostalpen. Verhandl. d. k. k. geol. Reichsaust. Sitzung von 30 novemb. 1886). 

Gen. Posidonomya Beonn. 

Posidonomya Haueri n. sp. — Tav. IH [Tav. I], fìg. lOa-b. 

1851. Posidonomya aurita Hatier. Venetianer Alpen, pag. 120, tav. XX, fìg. 7 e 9. 

1859. Posidonomya (Monotis) Clarae Emm. var. ovata. Kriiisch. Verzeickn., pag. 316-317, tav. II, fìg. 11. 

1895. Pseudomonotis ovata Schattr. sp. W. Salomon. Op. cit., pag. 80, tav. IV, flg. 42-43. 

Conchiglia ovale-bislunga, discretamente rigonfia. Il margine cardinale è diritto e sovr'esso sporge l'am- 
bone abl)astanza prominente ed un po' adunco. Sulla superficie le successive lamelle d' accrescimento sovrap- 
ponentisi ad embrice formano delle rughe concentriclie equidistanti, piìi o meno fitte ed irregolari. In nes- 
sun esemplare potei scorgere le brevi crespe radiali presso il margine, che sono menzionate dall' Hauer. 

In una lastra di calcare marnoso grigio-cinereo proveniente da Campitello e della superficie di circa 20 
e. q. si osservano parecchie decine di valve isolate di questa specie di tutte le dimensioni. Alcune sono più alte 
che larghe e corrispondono alla fig. 7, tav. XX dell' Haueh: altre sono più larghe che alte e corrispondono, 
toltene le pieghe radiali marginali, alla fig. 9, tav. XX dello stesso autore. 

A torto il Lepsius vorrebbe identificare questa specie, che è indubbiamente una Posidoìwmya, coW Avi- 
cula durai, sulla cui determinazione generica non c'è luogo ad alcun dubbio (vedi Lepsius. Das Westl. Sild 
Tirot, pag. 348, synon. ). 

Località: Sopra la Chiesa di Campitello in Val di Fassa; tra Tesero e Panchià in Val di Fiemme; 
nei dintorni di Agordo; nel Rio Rutandi a Sud Ovest di Paularo d' Incarojo in un calcare compatto a frat- 



[Il] DOTI. A. TOMMASI 53 

tura scheggiosa; a Sauris in uno schisto argilloso cloritico; negli schisti cloritico-micacei di Collie e Costa 
fredda in Val Trompia e nel calcare scheggioso di Ortasolo in Val di Scalve. 

Collezione del Museo Universitario; del R. Istituto Tecnico di Udine e del R. Ufficio Geologico. 

Gen. Monotis Bronk. 

Monotis conf. Alberti Goldi'. 

1882. Pecten disdtes Schloth. var. Tommasi. Il Trias Inferim-e etc. pag. 60, tav. I, fìg. 5. 
1894. Monotis Alberti Goldf. Tommasi. La Fauna del Musehelkalk di Lombardia, pag. 94. 

Accosto alla specie su notata un modello interno, molto rigonfio, a cardine rettilineo, con orecchiette 
pressoché eguali e colla superficie percorsa dà costicine sottilissime irradianti dall'ambone al margine. E com- 
preso in un' arenaria schistosa micacea rosso-vinata proveniente dalla valle Valdar presso CoUio. 

Collezione del Museo Universitario. 

Lo ScHATJEOTH cita questa specie, associata colla Avicuìa Clarai, nei pressi di Recoaro entro a strati cal- 
carei gialli. (ScHAUKOTH. Krìtìsch. Verzeichn., pag. 309-310). 

Gen. Gervillia Defb. 

Gervillia mytiloides v. Schloth. — Tav. Ili [Tav. I], fig. lla-6. 

1820. Solenites mytiloides v. Schlth. Petrefactk., pag. 181. 

1844. Avicula Alhertii Mììnst. in Goldf. Petref. Germ. pag. 127, tav. CXVI, fìg. 9. 

1849. Pterinea poliodonta v. Steomb. Zeitschr. d. d. geol. G-esellsch. 1849, I, pag. 185. 

1851. Gervillia Alberti Ceedkee. Gervillien der Trias- Formation in TliUringen, pag. 654, tav. VI, fìg. 7. 

1855. Germlleia Alberti Mùnsi. Schatjeoth. Recoaro, pag. 509. tav. Il, fìg. 1. 

1856. Gervillia modiolaeformis Gieb. Lieskau, pag. 31, tav. IV, fìg. 11. 
1862. Gervillia rtiytiloides Schloth. v. Seebach. Weimar. Trias, pag. 46 (549). 

1864. — — Alberti. Trias, pag. 85. 

1865. — — EcE. Oberschlesien, pag. 56, 99. 

1876. — — Bekecke. Geogn. palaemit. Beitràge, pag. 34, tav. II, fìg. 10, 11. 

1878. — — Lepsitjs. Dos Westl. Sùd.-Tirol, pag. 43, 352. 

1880. — — NoETLiisrG. Niederschlesien, pag. 325. 

1882. — poliodonta Steomb. Tommasi. Il Trias Inferiore, pag. 59, tav. I, fig. 4. 

Conchiglia inequilaterale, triangolare-allungata, a guscio sottile percorso da alcune linee d'accrescimento 
concentriche. L'apice è quasi terminale, poco elevato, non sporgente. L'ala anteriore è piccola ed acuta, la 
posteriore è più grande e piatta. Sotto l'apice lo spessore della conchiglia è maggiore ed a quest' inspessi- 
mento corrisponde sul nucleo una leggera depressione triangolare, che in certo qual modo lo bipartisce. Il 
margine cardinale è rettilineo, il posteriore leggermente sinuato: il margine ventrale, debolmente convesso, si 
sfuma a grado a grado nell'anteriore. L'angolo formato dall'asse longitudinale col margine cardinale è di 
circa 20." 

Dei caratteri interni non potei scorgere, e sul nucleo, che un rilievo orbicolare corrispondente alla im- 



54 DOTI. A. TOMMASI [12] 

pressione muscolare posteriore e parallelamente al margine cardinale sull'ala posteriore una listerella, die 
corrisponde alla fossetta separante nella valva due denti listiformi posteriori. 

Di questa specie ebbi in esame parecchi esemplari: quello col guscio mi presentò le seguenti dimen- 
sioni : 

Lunghezza mm. 27, altezza massima mm. 11. 

Località: Rio Orteglazzo presso Paularo; Rio delle Streghe e Raveo in Val del Degano in Carnia 
(nell'arenaria); nel banco a Myophoria di CoUio, al Ponte del Cavallaro presso Bovegno in Val Trompia ed 
alla Forca di Schilpario in Val di Scalve. 

Gervillia costata Quenst.? — Tav. Ili [Tav. I], flg. 12. 

1822. Mytulites costatus v. Scelte. Naclitr. %ur Petrefktk., pag. 113, tav. XXXVII, fìg. 2. 

1884. Avicula Bronnii Ale. Goldfuss. Petref. Ocrm. II, pag. 129, CXVII, fìg. 3a-c. 
1851. Avicula costata Bron. Lethaea 3-111-64, tav. II. fìg. 8. 

» Gervillia costata Ceedneb. Gervillien der Trias-Formation, pag. 647, tav. VI, fìg. 8. 
1856. — — GiEBEL. Lieskau, pag. 82, tav. IV, fìg. 5. 

1862. — — QuENST. V. Seebace Weim. Trias, pag. 87. 

1864. — — Scelte. Alberti. Trias, pag. 87. 

"1865. — — Scelte. Eck. Oberschlesien, pag. 89. 

1880. — — QuENST. ISToETLiNG. Niedcischlesien, pag. 315. 

Conchiglia inequivalve, inequilaterale, pressoché romboidale, a dorso regolarmente rigonfio, poco distorto, 
elevato sul piano delle orecchiette. La valva sinistra è pili rigonfia della destra. L'apice è anteriore, poco 
sporgente sul margine cardinale rettilineo. L'orecchietta anteriore è piccola, acuta, arrotondata ; la posteriore 
è più ampia e più o meno sinuata al margine. La superficie delle valve è adorna di lamelle concentriche e 
di linee d'accrescimento più pronunciate sulla valva sinistra e più o meno tra di loro discoste. 

Lunghezza mm. 24, altezza mm. 10, lunghezza del margine cardinale mm. 20. 

Località: Rio delle Streghe presso Ovaro nell'arenaria rossa micacea. Gli esemplari da me riferiti a 
questa specie sono tre valve sinistre, di cui due intiere, l'altra incompleta presso il mai-gine ventrale. Cor- 
rispondono per l'ornamentazione alla citata fig. 3' le due intiere ed alla figura 3' quella incompleta. Dalla 
specie però descritta e figurata dal Goldfuss e dal Ceedner quella del Rio delle Streghe diS^erirebbe per la 
forma più acuta, stando in essa l' altezza alla lunghezza come 1 a 2 anziché come circa 2 a 3. D'altra parte 
però quasi lo stesso rapporto di 1 a 2 per l' altezza e la lunghezza é assegnato dal v. Seebach alla stessa 
specie da lui descritta. Né deve essere trascurato il fatto di una evidente compressione subita dagli esemplari 
camici nel senso precisamente dell'altezza. 

Il Lepsius ne cita un esemplare trovato vicino ad una Avicula Clarai alla Mendola nella Tiefenthal. 

Collezione del Museo Universitario. 

Gervillia gibba Tom. — Tav. UT [Tnv. I], fig. 13. 

1885. Qervillia gibba Tommasi. Nota Paleontologiche, pag. l.O, tav. IT, fìg. 17. 

Valva destra: allungata, molto obliqua, nmUo rigonfia. L'uniboiie assai largo, depresso e subterminale 
non isporge oltre il margine cardinale. 11 rigonfiamento interessa quasi tutta la valva: l'ala posteriore, di 



[13] , DOTI. A. TOMMASI 55 

mediocre grandezza, discretamente pianeggiante, è sepai'ata mercè una brusca depressione dalla parte rigon- 
fiata, che scende con dolce pendio verso il lato ventrale, mentre forma gradino verso la depressione suddetta. 
La linea, lungo la quale si verifica il massimo rigonfiamento, va dall' umbone all'angolo postero-inferiore 
attondato, è un po' ricurva ed a circa ^/s della sua lunghezza si piega ad angolo, producendo una gibbosità, 
Il margine posteriore è un po' sinuato: la valva presenta qualche grossolana piega d'accrescimento. 

Località: Raveo nella Val del Degano; Esine in Val Camonica nel banco a Myophoria. 

Num. 4 esemplari. 

Collezione del Museo Universitario di Pavia e della R. Università di Pisa. 

Gerviilia Meneghinii n. sp. — Tav. Ili [Tav. I], fìg. 14 «-6. 
1885. Gerviilia sp. Tomi. Note Paleontologiche, pag. 16, tav. Ili, fìg. 19. , 

Contorno triangolare-ovale, linea cardinale diritta, breve, talché di poco supera la metà della lunghezza 
della conchiglia; l' umbone è largo, ottuso, parecchio prominente e sporgente oltre la linea cardinale. 

Delle ali la posteriore è piuttosto breve e stretta e separata dalla regione dorsale mercè una forte de- 
pressione ed una insenatura, che parte di sotto all' umbone e si dirige verso la metà del margine posteriore. 
Questo è spiccatamente sinuato, mentre il margine ventrale è leggermente convesso. L' orecchietta anteriore 
è brevissima ed appena distinta dall' urnbone. 

La valva è molto rigonfia. La linea di maggiore rigonfiamento corrisponde alla massima lunghezza della 
valva e corre dal vertice all'angolo postero-inferiore tondeggiante. L'area compresa tra il margine ventrale 
e la linea di massima convessità presenta nella sua parte anteriore una incavatura larga e poco profonda. 

La superficie è ornata da grosse pieghe d'accrescimento concentriche ed assottigliantisi sull'ala po- 
steriore. 

Località: Raveo in Val del Degano; Rio Randice presso Piano d'Arta in Gamia. La roccia includente 
è l'arenaria rossa. 

Questa forma era già stata riconosciuta come una nuova specie e provvisoriamente denominata G. pla- 
ticephala, ma non pubblicata, dal compianto prof. Gr. Meneghini, alla cui memoria la dedico. 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia e di Pisa. 

Gerviilia incurvata Leps. 
1878. G. incurvata Lepsius. Das wesfliche SUd-Tirol, pag. 353, tav. I, fìg. Ba-b. 

Il Lepsius con questo nome distingue una nuova specie di Gerviilia da lui trovata nel banco a Myophoria 
del Weissbach. Tra il materiale che io ebbi in esame potrei, a solo titolo di confronto, riferire ad essa alcuni 
frammenti ed una piccola valva sinistra molto erosa nella regione apiciale, che trassi dalla stessa roccia di 
Esine in Val Camonica. 

L'altra specie dallo stesso autore descritta come nuova e denominata Gerviilia exporrecta (Op. cit., pag. 
352, tav. I, fig.6 a-c), parmi che possa venir identificata colla G. mytiloides Schlth. 

Gen. Mytilus (Lin."» Beto. 

Mytilus eduliformis v. Schloth.? — Tav. III [Tav. I], flg. 15. 

1822. Mytilus eduliformis v. Schlth. Na^htr. z. Petref., pag. 299, tav. 37, flg. 4. 
» — incertus v. Schlth. Ibid., pag. 295, tav. 37, flg. 3. 



56 DOTT. A. TOMMASI [14] 

1830-33 Mytilxis vetustus Ziethen. Versiein. Wuriemb., tav. 59, fìg. 2. 

1833. — arenarius Zenkeb. Beitr. %. Naturg. d. JJrwelt, pag. 57, tav. 6, fìg. 13. 

1834-40 — veimtus Goldf. Petref. Oerm. U, pag. 169, tav. CXXVIII, fìg. 7. 

1851. — inflexus F. Eosier. Palaeontogr. 1.°, pag. 312, tav. 36, fìg. 12-13. 

1855. — edulifoì-mis Schloth. Schatiroth. Recoaro, pag. 514, tav. II, fìg. 5. 

1856. — — GiEBEL. Lieskau, pag. 37, tav. IV, fìg. 2a-b. 
1862. — — V. ScHLTH. Seebach. Weini. Trias, pag. 48. 

1864. — — V. Scelte. Alberti. Trias, pag. 95. 

1865. — vetustus Goldf. Eck. Oberschlesien, pag. 56. 

1868. Myalina vetusta Goldf. sp. Benecke. Muschelk. Ablag., pag. 22, tav. I, fìg. 17. 

1878. — — Goldf. Lepsids. Das westl. Sud-Tirol, pag. 43, 111. 

1882. Mytilus eduliformis Tommasi. Il Trias Infer., pag. 63, tav. I, fìg. 8. 

1880. — vetustus Goldf. Noetling. Niederschlesien, pag. 325. 

Conchiglia piuttosto alta, non molto rigonfia, ad apice acuto. Il margine posteriore è semiovale, l'ante- 
riore è più o meno rientrante presso 1' apice. La linea di maggior rigonfiamento è più ravvicinata al terzo 
anteriore della larghezza della valva, epperò la superficie di questa scende dolcemente verso il margine po- 
steriore e con un pendio più brusco verso l'anteriore. Numerose pieghe d'accrescimento, ma poco rilevate, 
decorrono sulla supei'ficie della valva, obliterandosi verso il margine anteriore. 

Altezza mm. 27, larghezza mm. 15,5. 

Ho descritta e figurata questa specie, che riferii con dubbio al M. eduliformis degli autori, perchè non 
corrisponde esattamente ne alle figure del Giebel e del Goldfuss, né agli esemplari tedeschi di confronto, che 
potei esaminare nella collezione paleontologica della R. Università. Colla stessa riserva debbo riferirvi due 
esemplari molto erosi di Val Mora presso Pisogne sul lago d'Iseo ed uno raccolto tra Panchià e Tesero. Il 
Lepsius cita questa specie tra i fossili del Roth di Val Trompia e del Trentino meridionale-occidentale: lo 
ScHAUROTH la ricorda negli strati ad Av. Clarae di Val Serragere e del Tretto; il Benecke la menziona nel 
Muschelkalk' di Monte Zaccon in Valsugana. 

L'esemplare figurato fu raccolto dal sig. prof. Taramelli ad Ovest di Pesariis nel Canal di S. Canziano 
in Carnia. 

Collezione del Museo Universitario e del R. Istituto Tecnico di Udine. 

Mytilus anonymus n. sp. — Tav. Ili [Tav I], fig. 16. 

Di questa piccola conchiglia non potei esaminare che il modello interno della valva sinistra. Si presenta 
abbastanza rigonfio, coli' apice p»co sporgente e poco acuto, il margine posteiioro regolarmente attendato 
l'anteriore appena appena sinuato oltre la metà della sua lunghezza verso l'apice. Da questo al punto, nel 
quale il margine posteriore si continua col ventrale, decorre una carena ottusa: la linea di massimo rigon- 
fiamento partendo dall'apice divide longitudinalmente la valva quasi in due metà, accostandosi di mano in 
mano di più al margine anteriore. La superficie è allatto liscia. 

Dimensioni: Lunghezza nini. K), larghezza massima mm. 5, spessore mm. 3. 

Questa forma corrisponde esattamente per le dimensioni a quella figurata dall' Hauer (Op. cit., pag. 112, 
tav. XVIII, fig. \Oa-l)). Ne differisce per la minore acutezza dell'apice. 

Località: Sopra Pancliiii alle falde del Monte Cornon in Val di Fieninie. 



[15] BOIT. A. TOimASI 57 

Gen. Modìola Lam. 

Modiola triquetra von Seeb. var. angusticaudata milii. — Tav. Ili [Tav. I], fìg. 17. 

1862. Modiola triquetra v. Seebach. Weim. Trias, pag. 51, tav. I, fig. 6a-b. 
1864. — — Alberti. Trias, pag. 97. 

1868. - — Beìstecke. Muschelk. Ahlag. pag. 35, tav. Il, fig. 12-13. 

1880. — — NoETLiNG. Niederschlesien, pag. 315. 

Questa specie venne così diagnosticata dal suo autore: " Triangolare-arrotondata, il doppio lunga clie 
larga: rapporto del margine anteriore cogli altri due come 8, 5, 5. Margine cardinale diritto, o quasi, fino a 
metà della lunghezza, dove, descrivendo un angolo tondeggiante, si rivolge verso il margine posteriore pure 
rettilineo : regione ventrale diritta o solo un po' concava. Apice approssimato all' angolo anteriore : manca 
un'area anteriore ben distinta; leggermente inarcata all' indietro, scendente un po' più erta verso l' innanzi, 
superficie posteriore larga. 

Lunghezza secondo la diagonale mm. 16, altezza mm. 8 ,. 

L'autore soggiunge che questa specie si distingue dalla Mod. hirundiniformis Schaub. per la sua forma 
più compressa, pel margine cardinale più breve e per una curvatura meno cilindrica. 

La forma, che io ho riferita a questa specie, non corrisponde esattamente né alla M. triquetra Seeb., né 
alla M. hirundiniformis Schaur. Ha però maggiore affinità colla prima, rispetto alla quale presenta qualche 
differenza e nelle dimensioni, perchè è quasi tre volte più lunga che larga, e nel margine posteriore, che é 
un po' concavo, e nella regione opposta all'apiciale, che é assai ristretta. 

Non azzardandomi a creare una specie nuova su un solo esemplare non perfettamente conservato, credo 
però di potei-la distinguere dalla specie tipica di Seebach come una varietà, cui dal carattere più spiccato im- 
pongo il nome di Mod. triquetra var. angusticaudata. 

Dimensioni: Lunghezza mm. 23, lai-ghezza mm. 8,5. 

Località: Rio Randice presso Piano d'Ai-ta nel Canale del But in Carnia 

Collezione del R. Istituto Tecnico di Udine. 

Un'altra forma, che io non osservai tra il materiale da me esaminato, è quella che il Benecke ^ rinvenne 
negli strati del Trias Inferiore nel versante orientale della Mendola e che riferì alla Myoconcha T/uelaui 
Steojib. ed é forse la stessa specie, che il Lepsius ^ trovò negli strati superiori del Roth sotto il banco a 
Myophoria in Val Trompia presso Collio e riferì alla Mijoc. gastrockaena Duskee. 

Gen. Leda Scaum. 

Leda elliptica Goldf. — Tav. Ili [Tav. I], fìg. 18. 

1894. Leda elliptica Goldf. Tommasi. La Fauiui del Mìischelkalk di Lombardia, pag. 107, tav. Il, fìg. 8. 

Valva sinistra, piano-convessa, ovato cuneiforme, arrotondata all'indietro, dov'è anche un po' compressa. 
L'apice giace molto all' innanzi e la linea cardinale è assai ottusangola. La superficie della valva è quasi 
liscia, solo ornata da pieghe d'accrescimento appena sensibili. 



* Benecke. Muselielk. Ahlag. II, pag. 10. 
2 Lepsius. Dos westl. Sicd-Tirol, pag. 43. 
Palaentographia italica, vcl. I. 



58 DOTI. A. T0M5IASI [16] 

Dimensioni: Lunghezza mm. 13,5, altezza mm. 8,5. 

Un solo esemplare dal banco a Myoplioria di Esine in Val Camonica. 

Collezione del Museo Geologico dell' Università di Pavia. 

Gen. Myophoria Bronn. 

Myophoria costata Zenk. sp. 

1833. Donax costata Ze'skbb.. Beitr. zur Naturg. d. Urwelt, tar. VI, fìg. A. 

1862. Myophoria fallax v. Seebach. Weim. Trias, pag. 60, tav. I, fìg. 10 a-h. 
1869. — costata Zenk. Eichter. Myoph. d. Thiiring. Wellenk., pag. 446. 

1878. — — Zenk. Lepsitts. Das westl. Sùd-Tirol, pag. 354, I, fìg. 9a-6. 

Di questa specie ebbi in esame due esemplari: l'uno del Monte Cavallaro di Collio e l'altro del Rio 
delle Streghe. Il primo lungo mm. 13 ed alto mm. 9, con 11 coste di cui sette principali irradianti dal- 
l' apice al margine e quattro secondarie, che s'intercalano tra le principali partendo dal margine e dirigen- 
dosi, senza raggiungerlo, all'apice, corrisponde abbastanza alla fig. 9, tav. I, di Lepsius. La roccia includente 
è un calcare ferruginoso. 

L'esemplare del Rio delle Streghe presenta un contorno ovulare moderatamente rigonfio, coli' apice si- 
tuato molto all'innanzi ed il margine cardinale piegato ad angolo ottuso molto prossimo al retto. La super- 
ficie è percorsa da sette coste ben marcate irradianti dall'ambone al margine: l'intervallo che separa la prima 
dalla seconda è molto maggiore di quello, che intercede tra le altre. La lunghezza è di mm. 7, l'altezza 
di mm. 5. 

Pel suo abito complessivo quest'esemplare somiglia molto alla Myoph. costata Zenk. se ne allontana pel 
numero delle coste, che nella specie su notata oscilla tra 10 e 15. Considerato però che per le piccole di- 
mensioni che presenta (circa la metà della grandezza di quelli studiati da Richtee e da LEPsms) il nostro 
esemplare può venir riguardato come una forma giovanile, anche alla differenza nel numero delle coste non 
è da dar troppo peso. 

Località: Oltre che nelle due località citate questa specie, caratteristica del Roth tedesco, venne rin- 
venuta nella Val Trudena presso Egna (Neumarclit) nel Trentino e sopra e sotto Nona in Val di Scalve da 
GiiMBEL e nella Val Trompia in numerosi esemplari da Lepsius. Ne ebbi qualche esemplai-e nello schisto rosso 
micaceo presso il cimitero di Pisogne in Val Camonica, e nel Museo dell'Ateneo di Brescia ne vidi due valve 
in un pezzo d'arenaria grigia, micacea proveniente o da Ivino in Val Trompia o più probabilmente dal 
passo di Croce-Domini in Val del Caffaro. Fuori delle Alpi è ricordata da Lepsius pel Roth di Turingla e 
della Slesia superiore e dal Mojsisovics per Woròsbereny nella Selva Bakonia. Il Gììmbel ' la cita perfino da 
Dankhar nell'Himalaya. 

(/'oliezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia. 

Myophoria ovata Goldf. — Tav. Ili [Tav. I|, fig. 19. 

1834-40. Lyrodon ovatiim Goldf. Fetrcf. Oerm, II, pag. 199, tav. 135, fìg. 11. 
1851-56. Myophoria ovaia Biìonn. Lethata geogn. 3 Ausg. Ili, pag. 72, tav. XIII, fig. 10. 



' GUmbei,. Grundziige der Geologie, pag. 661. Casse!, 1886. 



[17] DOTI. A. TOMMASr 59 

1856. Neoschizodus ovatus Gtieb. Lieskait-, pag. 42, tav. lY, fig. 6. 

1862. Myophoria ovata Seebach. Weùn. Trias, pag. 69. 

1864. — — GoLDF. V. Alberti. Trias, pag. 118. 

1869. — — G-OLDF. EiCETEK. Myopliorien des thiiringisolien Wellenkalks, pag. 454, tav. VII, fìg. 15- 

16-17, Voi. 21 dello Zeitsclirift d. d. geol. GeseUsch. 
1878. — — Brown. Lepsius. Dos westliche Sud- Tirol, pag. 355, tav. I, fìg. 7 a-b. 

Concliiglia a contorno rombo-ovoidale, molto rigonfia, equivalve, protratta nella sua parte posteriore. 
L'umbone è antimediano, piccolo, diretto all' innanzi, abbastanza adunco ma non sporgente oltre il margine 
cardinale. Il margine anteriore è pressoché semicircolare, il ventrale non molto convesso: l'angolo postero- 
inferiore ottuso-ari'otondato. La regione anteriore della valva scende con una dolce convessità verso il margine 
corrispondente, mentre il dorso è posteriormente separato dall'area anale mercè una carena molto ottusa, che 
va dall'apice all'angolo postero-inferiore. In alcuni esemplari l'area compresa tra la carena ed il margine 
posteriore è dimezzata da un leggero solco. Il guscio è discretamente grosso, liscio e solo ornato da tre o 
quattro linee di accrescimento sottili, che talora diventano vere pieghette. 

In una valva destra riuscii a mettere a nudo gran parte della cerniera, in cui potei osservare i due denti, 
l'anteriore ingrossato a mazza all'avanti, il posteriore sottile e più lungo e leggermente concavo all'infuori. 

La maggior parte degli esemplari ha dimensioni mediocri (lunghezza mm. 15, altezza mm. 11). E la specie 
piii abbondante nel banco a Myophoria. 

Località: Tra Ivino e Collio in Val Trompia, ad Angolo in Val di Scalve. Io la raccolsi sopra Pau- 
chià alle falde del Monte Cornon in Val di Fiemme e tra Panchià e Tesero, ove era associata colVAv. Clarai. 
LEPsros la ricorda anche dalla Mendola e dalle Giudicane, Schaukoth dal Roth di Recoaro e Loeetz da Sexten. 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia. 

Myoplioria elongata Gieb. sp. — Tav. Ili [Tav. I], fig. 20. 

1856. Neoschizodus elongatus Giebel. Lieskau^ pag. 42, tav. V, fig. 3. 

1862. Myophoria e'ongata Gieb. Seebach. Weim. Trias, pag. 68, tav. I, fìg. 13. 

1879. — — Wissii. Lepsius. Dos westliche Siid- Tirai, pag. 355, tav. I, fig 8a-c. 

L' unico esemplari^, che io ho creduto di dover riferire a questa specie, meglio che alle descrizioni e 
figure datene dal v. Seebach e da Lepsius corrisponde a quelle di Giebel. È di forma triangolare-bislunga, 
molto protratto ali" indietro, poco rigonfio, sgraziatamente guasto presso il margine anteriore. Ha l'umbone 
piccolo e poco adunco, il margine ventrale pochissimo convesso, il posteriore quasi rettilineo. Una carena 
molto ottusa decorre dall'apice all'angolo postero-inferiore arrotondato e separa dal dorso un'area anale scen- 
dente con pendio abbastanza erto verso il margine posteriore. Sovr' essa non mi fu dato scorgere il solco 
marcato, che Giebel ricorda. Invece avanti alla carena esiste nel mio esemplare una leggera depressione molto 
larga presso il margine ventrale e che va poi restringendosi fino a scomparire in vicinanza dell'apice. Anch^ 
nella figura 3 6 del Giebel si vede chiaramente questa depressione. 

Dimensioni: Lunghezza mm. 18?, Altezza mm. 13. 

Località: Nel banco a Myophoria di Esine in Val Camonica. Lepsius la cita anche del Monte Ma- 
drene, dai pressi di Collio in Val Trompia e dalla Mendola. 

Collezione del Museo Geologico Universitario. 



.60 DOTI. A. TOMMASI [18] 

Myophoria Isevigata v. Alb. 

1834-40. Lyrodon lofoigatum Goldf. Petref. Oerm., pag. 197, tav. 135, fig. 12. 
1856. Neoschixodus Icevigatus Giebel. Lieskau, pag. 40, tav. Ili, fig. 1, 9, 10. 

1864. Myophoria Icevigata v. Albeeti. Trias, pag. 116. 

1865. — — EcK. Ohersclilesien, pag. 56. 

1869. — — Alb. R. Richtek. Myophorien ci. thiirmg. Wellenk., pag. 451. 

1878. — — Lepsitjs. Das westliche SM-Tirol ecc., pag. 356. 

Conchiglia equivalve, triangolare, molto rigonfia, tanto alta quanto è larga. L' angolo, in cui si piega 
il mai-gine cardinale, è minore del retto. Il margine anteriore è quasi semicircolare e passa insensibilmente 
nel margine ventrale, che è debolmente convesso. L'angolo posteriore è poco saliente. Una carena molto mar- 
cata ma tondeggiante separa il dorso delle valve dall'area cardinale, che con quello foi-ma un angolo quasi 
retto. Lo spazio compi-eso tra la carena ed il margine posteriore è dimezzato da un solco leggiero. L'um- 
bone è molto adunco. La superficie del guscio negli eseiuplari ben conservati è ornata da tenui linee d'ac- 
crescimento, che mancano sugli esemplari un po' logori. Non potei osservare nessun carattere interno. 

Dimensioni: Lunghezza mm. 7, altezza mm. 7,5. 

Località: Ad Esine in Val Camonica e presso Collio in Val Trompia, nel banco a Myophoria, sopra 
Ivino nel calcare giallo colla dolomia cariata, a Raveo nel Canal del Degano in Carnia (nell'arenaria rossa). 

Collezione del Museo Geologico Universitario di Pavia. 
, V » , di Pisa. 

Gen. Anoplophora Sandb. 

Anoplophora elongata Gieb. sp. — Tav. Ili [Tav. I], fìg. 21. 

1822. Myacites elongatus v. Schloth. Naehtr. %. Petref., Il, pag. 109, tav. XXXIII, fig. 3. 

1834-40. — — GoLDF. Petref. Germ., tav. CLHI, fig. 12. 

1851-56. — — Bronn. Lethcea geognostica, III, pag. 74, tav. XI, fig. 13. 

1856. — — Giebel. Lieskau, pag. 52, tav. Ili, fig. Sa-h. 

1882. Pleuromya Alberti Agass. Tojuiasi. // Trias Inferiore, pag. 65, tav. I, fig. 12. 

Conchiglia trasversalmente allungata, piuttosto rigonfia, ad umbone antemediano, largo ed ottuso. Il 
margine anteriore è subtroncato, il posteriore obliquo ma tondeggiante: l'inferiore con una insenatura larga 
ma appena marcata nella sua parte mediana. Dal suo dorso quasi pianeggiante la valva scende con lento 
pendio verso il margine posteriore. La superficie è ornata da pieghe d'accrescimento grossolane ed irregolari. 

Dimensioni: Altezza mm. 26, lunghezza mm. 44,5. 

Località: Un solo esemplare, proveniente dal Monte Cucco, nel torrente Randice presso Piano d'Arta 
in Carnia. 

Collezione del R. Istituto Tecnico d'Udine. 

Sebbene 1' Alberti {Trias, piig. 136) identificlii questa specie colla Anopl. mnsculoides Sciilth. conside- 
randola come una forma allungata nel senso trasversale, tuttavia è così spiccata la differenza che passa tra 
la Anopl. mnsculoides del Muschelkalk lombardo ' e questa dell' arenaria rossa del Trias inferiore, che non 
esito a tenerla distinta come specie diversa. Essa corrisponde, meglio che ad ogni altra, alla fig. 8/) della 
Tav. III di Giebel. 



• A. ToHMASi. La Fauna del Muschelkalk di Lombardia, pag. 11.^, tav. II, fig. 5. 



[19] DOTI. A. T0MMA3I 61 

Anoplophora cfr. Miinsteri "Wissm. sp. 

1894. Anoplophora Miinsteri "Wissm. sp. Tommasi. La Fauna del Muschelkalk di Lombardia, pag. 114, tav. 
II, fig. 2. 

Ho avvicinato a questa specie, sebbene non ancora trovata nell'eguale orizzonte di altre località, un 
nucleo di valva destra, che rassomiglia perfettamente agli esemplari che ne posseggo di Monte Colmo in 
Val Sabbia. 

E alto mm. 12 e lungo mm. 26. Aderisce alla superficie interna di una valva di Posid. Haiieri, inclusa 
in uno schisto calcareo-argilloso-cloritico di Sauris in Carnia. 

Collezione del R. Istituto Tecnico di Udine. 

Anoplophora Stellai n. sp. — Tav. IH [Tav. I], fig. 22. 

Conchiglia a contorno ovale, trasversalmente allungata, parecchio rigonfia. Il margine cardinale è diritto, 
il ventrale arcuato, l'anteriore tondpggiante, sub troncato il posteriore. L'umbone è abbastanza prominente e 
posto nel terzo anteriore. La regione di massimo i-igonfiamento è piìi ravvicinata alla linea cardinale, e men- 
tre degrada lentamente verso il margine anteriore ed il ventrale, scende abbastanza erta verso il cardine, da 
cui è separata mercè una leggera depi*essione, che dall'apice si continua fin poco sotto all'angolo postero- 
superiore, che è ottuso. 

Il guscio è piuttosto sottile e molto eroso. Sui lembi che ne rimangono non si osserva alcuna orna- 
mentazione. 

Dimensioni: mm. 31, Altezza mm. 14. 

Località: Raveo nel canal del Degano in Carnia nell'arenaria rossa insieme con una Naticella co- 
stata ed un'impronta di Aviciila venetiana Hatj. 

Anche questa specie fu raccolta dal compianto prof. Meneghini. 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pisa. 

Fsammoconcha Servini n. sp. —Tav. IV [Tav. Il], fig. la-c. 

Conchiglia a contorno ovale, assai allungato, poco rigonfia e poco inequilaterale, ad umbone mediano 
submediano, appena sporgente oltre la linea cardinale, che forma un angolo molto ottuso. Il margine ven- 
trale è leggermente curvilineo e si continua coi margini posteriore ed anteriore che sono attendati in vario 
grado, questo più di quello. 

Dall'umbone, negli esemplari fig. 16, e scende verso il punto d'unione del margine ventrale coll'anteriore 
ed il posteriore una carena ottusissima, più sentita sulla parte posteriore che sul!' anteriore della valva. La 
regione anale è un po' compressa. 

La superficie della valva mostra qua e là qualche grossolana piega d'accrescimento. 

Esemplari numero 8. 

Località: Rio Randice presso Piano d'Arta ed a N. E. del Monte San Floriano in Valle del But, — 
ad Ovest di Pesariis nel Canal di S. Canziano — nel Rio Orteglazzo presso Paularo d'Incarojo, — nel Rio 
delle Streghe presso Ovaro: tutte località carniche. 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia e del R. Istituto Tecnico d'Udine. 



62 • DOTI. A. TOMMASI [20] 

Le forme che ho raccolte in questa specie essendo nuove, almeno per quanto ho potuto accertarmene, 
e non presentando visibili i caratteri del cardine, restano ancora indeterminate rispetto al genere, cui appar- 
tengono. E però innegabile che per la loro forma generale fan pensare ad alcuni generi, anche di famiglie 
differenti, come ai generi Tellina, Quenstedtia, Gari, Sanguinolaria, Anat'ma. NelF impossibilità di rilevare 
i caratteri della cerniera, pur ritenendo necessario scegliere per queste forme una denominazione generica e 
non volendo in alcun modo compromettere la quistione con un riferimento cervellotico, ho scelto il nome di 
PsamtììoconcJia, che rimarrà provvisorio finché ad altri più fortunati o più abili di me verrà fatto di stabi- 
lire in base ai caratteri del cardine il genere, a cui fuori d'ogni dubbiezza dovranno venire ascritte. 

Gen. Pleuromya Ag. 

Pleuromya Fassaensis Wissm. sp. — Tav. IV [Tav. Il], fìg. 2 a-f, 3 a, b. 

1841. Myacites fassaensis AVissm. in Mùnstee. Beitr. %. Petref., IV, pag. 9, tav. XVI, fig. 2a-c. 
1851. — — WissM. Hatosb. Yenet. Alpen, pag. Ili, tav. XVIII, fìg. ia-b, ba-c. 

1864. Ano]]lop]iora fassaensis Wissii. v. Alberti. Trias, pag. 137, tav. Ili, fìg. 8. 
1882. Pleuromya fassaeìisis "Wissm. Tosimasi. Il Trias Inferiore, pag. 03, tav. I, fìg. 9 a-b. 
1894. Myacites fassaensis Wissm. E. Bose. Nota citata. 

E noto che questa conchiglia non si è presentata fino ad ora che allo stato di modello interno. Il suo 
contorno è generalmente ovale bislungo e su di esso sporge alquanto il robusto unibone, che ne giace quasi 
nel mezzo. Il margine posteriore è alquanto depresso non beante. Dall' umbone all'angolo postero-inferiore 
nella maggior parte degli individui esaminati scorre un solco distinto ma poco profondo. Rughe d' accresci- 
mento uniformi adornano la superficie. Il cardine è sconosciuto. 

Il contorno di questa forma è però molto variabile, offrendosi ora piuttosto rotondeggiante (fig. 2«), 
ora più allungato (fig. 2b-(:), ora appiattito, ora compresso nella regione dell'apice (fig. 2d) ed ora così sti- 
rato nel senso dell'altezza da rassomigliare a quello di un Capuliis (fig. 3a-&). Per ciò se ne potrebbero anche 
creare parecchie varietà. 

ScHABKOTH ritenne, ed anch'io nel mio scritto del 1882 ammisi, che questa specie e la Pleuromya {Tel- 
lina) Canalensis di Catullo si debbano ritenere come modificazioni di una forma fondamentale, la Pleuromya 
(Myacites) imequivalvis Zieth. sp.; ma ora lo pongo molto in dubbio, anzi per conto mio lo nego. 

Gli esemplari da me riprodotti nelle fig. 2a-f provenivano da Primierio nel Trentino ed erano tutti com- 
presi nello stesso blocco di calcare cloritico, grigio, molto micaceo, della grossezza di poco meno d'un pugno; 
gli altri figurati nelle fig. 2>u-h furono da me raccolti al Ponte del Foos sotto Dierico nel Canale del Chit.rsò 
in Ciirnia. 

Oltre che di queste località ne esaminai esemplari del Rio delle Streghe nel Canal del Degano; di Val 
di Fiemnie tra Tesero e Panchià; del bacino di Pani, tutti compresi nel calcare grigio, cloritico-micaceo; 
della Gira Alta e di C'ollio in Val Trompia; di Monte Ortasolo, della Nona e di Fondi di Schilpario in Val 
di Scalve, compresi o nel calcare cloritico o nell'arenaria rossa. 

L'Hauer ricorda questa specie da Cencenighe, Campitello, dall'Alpe di Seiss, da S. Cipriano, Voltago, 
Speau e Leopoldstcinersee. L'Emil Bììse la menziona nei Werfener Schiefer del territorio di Benhtesgaden. 

Il GfiMHEi, {(Jnimlzilye der Geologie, pag. G61) cita questa specie dall'Odenwald, da Spessart e dall'Ili malaya 
presso Dankhar. 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia e di l'Isa; del R. Ufficio Geologico e del Museo 
Civico di Itovereto. 



[21] DOTI. A. TOlQIiSI 63 

Pleuromya cfr. Alberti Voltz sp. — Tav. IV [Tav. II], fig. 4. 
1834-40. Myacites Alberti Voltz. Goldf. Petref. Gemi., pag. 261, tav. CLIV, fig. 3. 
1887. Myacites Alberti Voltz. Oi'ès bigarré. Mém. de la Soc. d'Hist. natur. de Strasbourg, II. 
1840. Phuromya Alberti Agass. Etnei, eritiq. sur les Mollusques fossihs, pag. 233. 
1850. Lyonsia Alberti d'Orb. Prodrame, pag. 173. 
1864. Panojjcea Alberti Voltz. sp. Alberti. Trias, pag. 149, tav. V, fig. I. 

Di questa forma non potei avere in esame che il solo nucleo incompleto presso il margine anteriore, 
a contorno ovale, poco rigonfio, un po' compresso vicino al cardine e senza alcuna traccia di impressioni 
muscolari né di apparato cardinale. L'umbone è sub-mediano e largo, il margine ventrale regolarmente cur- 
vilineo, il posteriore un po' obliquo, sicché il nucleo si mostra da questa parte sub-troncato. Dall' umbone 
al punto, ove il margine posteriore si continua col ventrale, scende, come nella citata figura di Goldpuss, una 
carena ottusissima, appena distinguibile: l'area compresa tra questa carena ed il margine cardinale mostra, 
più presso al cardine che alla carena, un leggerissimo solco longitudinale. 

La supei-ficie del nucleo è percorsa da alcune rughe concentriche più spiccate nella parte posteriore che 
nell'anteriore. La roccia includente è l'arenai-ia grigio-verde, quarzosa, micacea. 

Località: Ponte del Cavallaro presso Bovegno in Val Trompia. 

Collezione del K. UiScio Geologico. 

Pleuromya (Tellina) Canalensis Catul. — Tav. IV [Tav. Il], fig. ba-e. 

1846. Tellina canaletisis Cattillo. 3Iem. geogn. pateoz. sulle Alpi Venete, pag. .56, tav. IV, fig. 4. 

1855. Tapes subundata Schatjeoth. Geogn. Verkaltn. d. Gegeml von Recoaro, pag. 516, tav. Il, fig. 7. 

1859. Tellina {Myacites) canalensis Cat. in Schauroth. Kriti-sch. Ver%eicJiu., pag. 327, tav. II, fig. 17. 

1864. Aìioplophora fassaensis Wissm. var. Anopl. {Tellina) canaleìisis Cat. in Alberti. Trias, pag. 138, 

1868. Tellhia canalensis Cat. BENEcriE. Geogn. palemit. Beitr., Voi. II, pag. 27. 

1878. Pleuromya fassaensis Lepsits. Das westl. Siìd.-Tirol, pag. 40, 45, 49, 111, 217, 277. 

1882. Pleuromya {Tellina) canalensis Cat. Tomìiasi. // Trias Inferiore, pag. 64, tav. I, fig. 106. 

Valve a contorno dittico, circa due volte più lunghe che alte, abbastanza rigonfie, pressoché liscie. Gli 
apici sono antemediani, molto ricurvi. La regione anteriore è stretta ma a mai-gine tondeggiante, la posteriore 
è più larga ed ha rettilinea la parte di margine cardinale, che giace dietro l'umbone, mentre il margine po- 
steriore é obliquo: tra questo ed il margine cardinale è compreso un angolo ottuso. Il margine ventrale è 
moderatamente incurvato ed offre un'insenatura manifesta nel tratto opposto all'umbone. Da questo al mar- 
gine ventrale negli esemplari meglio conservati è visibile una leggera depressione. Dall'apice all'angolo po- 
stero inferiore decorre una carena attondata ed ottusa meglio distinta in prossimità dell'apice. La superficie 
è marcata da qualche grossolana piega d'accrescimento. Lungo il cardine non mi fu dato di scorgere traccia 
alcuna di denti. 

Dei parecchi esemplari da me esaminati i meglio conservati corrispondono alla,figui-a 17, tav. II dello 
Schatjeoth {Krifisch. VerzeicJm.) le altre relativamente più allungate ed aguzze meglio somigliano alla fig. 106 
che ne diedi nel citato mio lavoro, ed a C[uelle che ora presento. 

Località: Rio delle Streghe presso Ovaro nel calcare cloritico-micaceo; — Ponte di Rivalpo nell'In- 
carojo (Carnia) ; —Ponte del Ghirlo presso Canale nell'Agordino ; — Tra Tesero e Panchià e presso Moena 
in Val di Flemme. 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia. 



64 DOTI. A. TOMMASI [22] 

Gasteropodi 

6en. Pleurotomaria Defe. 

Pleurotomaria triadica Ben. sp. 

1868. PI. triadica Benecke. Geogn. _^wteowif. Beitr., voi., Il, pag. 19, tav. 1, fig. 16 «^ 6. 
1878. — — Ben. Lepsius. Das westl. Siid-Tirol, pag. 41, 45, 111. 

Conchiglia molto piccola, composta da cinque giri, che degradano l'uno verso l'altro un po' a guisa di 
gradini e mostrano a metà circa della loro altezza uno spigolo ottuso. Nessuno degli esemplari mi presentò 
traccie di ornamentazione. 

L'esemplare di Monte Zaccon figurato dal Benecke presenta una larghezza di mm. 5; quelli da me os- 
servati nella oolite a Gastropodi sopra i Molini presso Borgo in Val Sugana sono più piccoli anche della metà. 

Il Lepsitjs cita questa specie anclie da Primiero e dai pressi di Eppan alto nel Trentino. 

Collezione del Museo Geologico Universitario e del Museo Civico di Rovereto. 

Pleurotomaria extracta Beeg. sp. 

1860. Natica extracta Bergee H. A. C. Die Verstein. des Schaumlcalk. ani Thilringer Walde. N. Jahrb. f. Mi- 

ner., pag-. 205, tav. II, fig. 17, 1860. 
1866. Pleurotomaria extracta Berg. sp. Alberti. Trias, pag. 166, tav. VI, flg. 6. 

1868. — — Berg. sp. Benecke. Geogn. palccont. Beitr. ^ voi. Il, pag. 20, tav. I, fìg. lOa-6. 

1878. — — Bebg. Lepsius. Das westliehe Siid-Tirol, pag. 40, 45, 111. 

Di questa specie, che Benecke trovò nell'oolite a Gastropodi del Monte Zaccon presso Borgo in Valsu- 
gana e Lepsius nella stessa roccia della Pufler-Schlucht, della Mendola e del Gantkogl sopra Eppan alto io 
non ebbi tra mano nessun esemplare ben conservato, per cui debbo limitarmi a rimandare il lettore alle de- 
scrizioni ed alle figure, che ne diedero gli autori citati. 

Forse potrebbero riferirlesi alcuni nuclei schiacciati e deformati, che raccolsi sopra Panchià alle falde del 
Monte Cornon aderenti ad una lastra di calcare grigio micaceo. 

Pleurotomaria euomphala Ben. 
1868. PI. euomphala Benecke. Geogn. palccont. Beitr., voi. II, pag. 20, tav. 1, fig. la-c. 

E questa un'altra specie creata dal Benecke su esemplari della citata oolite a Gastropodi di Monte Zaccon 
e che io non potei avere in esame. 

Pleurotomaria (Cryptsenia) Sansonii n. sp. -■ Tav. IV [Tav. IIJ, fig. Ga,b. 

Di questa bella forma non ho potuto trovare che un solo modello interno un po' deformato. Esso è 
molto basso, misurando mm. 10,5 d'altezza e mm. 13,5 di diametro alla base. 

L'ultimo giro è provvisto di due distinte carene: l'inferiore è attondata e liscia, la superiore acuta ed 
ornata da piccoli nodi diretti dall' avanti all'indietro ed assai ravvicinati tra di loro. Lo spazio racchiuso tra 



[23] DOTI. A. TOJIMASI 65 

le due carene è alquanto concavo. La superficie dell'ultimo giro compresa tra la carena superiore e la sutura 
è debolmente convessa e forma gradino col resto dell'anfratto. Anche il penultimo giro è conformato a gra- 
dino: il secondo ed il primo sono tondeggianti. 

La bocca doveva essere molto probabilmente elissoidale. L' ombelico è piuttosto ristretto. 

Località: Sopra Pancliià alle falde del Monte Cornon in Val di Fiemme entro al calcare grigio marnoso. 

Dedico questa specie alla memoria del prof. Francesco Sansoni da poco rapito alla scienza ed agli amici. 

Gen. Turbo Lin. 

Turbo rectecostatus Hatj. — Tav. IV [Tav. II], flg. 7a,b. 

1851. Turbo rectecostatus Haueb Venet. Alpen., pag. 117, tav. XX, fig. 10. 

1878. — — Hatj. Lepsius. Dos westl. Sud-Tirol, pag. 42, 44, 4G, 49, 78 ecc. 

1882. — — . Hatj. Toumasi. // Trias Inferiore, pag. 66, tav. I, flg. 13. 

Conchiglia a spira non molto alta, a giri in forma di gradini. Ogni giro è diviso in due parti da uno 
spigolo ben marcato: la parte superiore è piana e sale a scarpa discretamente inclinata verso la sutura del- 
l'anfratto che precede: la parte inferiore scende dallo spigolo quasi a perpendicolo sul giro sottostante. Nel- 
l'ultimo giro sotto il primo spigolo ne esiste un secondo più marcato e tondeggiante; da questo la valva si 
piega verso l'apertura della bocca. La superficie è ornata da coste diritte e verticali, che incontrando gli 
spigoli vi formano dei piccoli nodi. 

Nei parecchi esemplari esaminati, che del resto erano allo stato di nuclei, non trovai traccia di ombelico. 

Località: Rio Orteglazzo presso Paularo (2 esempi.); — a N. 0. di S. Floriano nel canale del But 
(1 esempi.) — da Stern presso tì. Cassiano (4 esempi.); — dalla Gira alta in Val Trompia (1 esempi.); — 
dai pressi di Schilpario in Val di Scalve in un calcare marnoso grigiastro (10 esempi.'); — ti-a Cimego e 
Condino sopra la Cà del Diavolo (2 esempi.). 

L'Hauer ricorda questa specie dal calcare a Posidonomya dell' Agordino e da Tastetz presso Jireka in 
Carniola: il Benecke (Op. cit.) dal versante orientale della Mendola: il Lepsids dal passo della Maniva e da 
Costa Fredda in Val Trompia, da Monte Madrene, Cima Bruffione, Malga Briiffione nelle Giudicane. 

Il BiTTNER (memoria citata) ricorda anche questa specie tra quelle trovate nel distretto di Admond a 
N. 0. di Eisenerz nelle Alpi Nord-Orientali. 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia; dell'Ufficio Geologico di Roma, dell'Istituto 
Tecnico di Udine, del Museo Civico di Rovereto e dell'Ateneo di Brescia. 

Gen. Turritella Lam. 
Turritella costifera Schaur. 

1868. Turritella cfr. costifera Schatjb. Benecke. Qeogn. 2Ml(ieont. Beitr., pag. 20, tav. I, fig. 15. a-&. 
1878. Turritella costifera Schaue. Lepsius. Bas westl. Sùd-Tirol, pag. 41, 111. 

Benecke nel citato suo lavoro confronta con questa specie di Schauroth (vedi, Kritisches Verzeichniss, 
pag. 346, tav. Ili, fig. 16) un solo esemplare dell'oolite a Gastropodi di Monte Zaccon. Il Lepsius la cita, senza 
alcuna riserva, dalla Mendola, da Pufler Schlucht, da Primiero e dalla Val Sugana. Io non ebbi a riscon- 
trarla nel materiale da me studiato. 

Palaentographia italica, voi. I. 9 



66 DOTT. A. T0M1IA.SI [24] 

Gen. Natie ella Mnst. 

Naticella costata Mììnst. — Tav. IV [Tav. Il], fìg. 8», 6. 

1851. Naticella costata Mììnst. Hatiek. Venet. Alpen, pag. 116, tav. XX, fìg. 12-15. 
1878. — — Lepsitjs. Das westl. Siid-Tirol, pag. 353, tav. I, fig. 11. a-b. 

1882. - - — TomtAsi. Il Trias Infer., pag. 67, tav. I, fìg. 16 a-h. 

Conchiglia a spira bassa di quattro giri. Il canale non è circolare ma presenta due spigoli ottusi. A par- 
tire dalla sutura la superficie dei giri si dirige verso l'esterno dapprima piana e diritta e su essa piglian 
posto le coste, indi forma uno spigolo arrotondato sul quale le coste raggiungono la massima robustezza. 
Dopo essersi leggermente incurvato, il guscio dà luogo nella parte inferiore ad un secondo spigolo ottuso, dal 
quale le coste vanno rapidamente diminuendo in robustezza fino all' ombellico. Xe coste talora si dicotomizzano. 

L' orlo boccale s' inspessisce un poco sul lato interno ed una grossa callosità si stende dalla bocca sulla 
columella, coprendo affatto l'ombelico. 11 numero delle coste sull'ultimo giro sale almeno a 24. Le dimen- 
sioni di questa specie variano entro limiti larghissimi a seconda dell'età. Degli esemplari da me esaminati il 
piti grande è largo mm. 23 ed alto mm. 16. 

Località: In Carnia: Rio Orteglazzo presso Paularo nel Canal del Chiarsò entro all'arenaria rossa, e 
tra Piedini e Cedarcis nella stessa valle nel calcare marnoso micaceo; nel torrente Randice presso Piano d'Arta 
e ad Imponzo nella valle del But in un calcare grigio; a N; 0. del Monte S. Floriano; nel Rio delle Streghe 
presso Ovaro ed al Monte Losa da Mione a Sauris nell'arenaria rossa; nel canal di S. Canziano al Pozzal 
di Pesariis ed a Pesariis nell'arenaria rossa e nello schisto marnoso. Nel Veneto: nell'Agordino in Val di 
Canale. Nel Ti-entino : sopra la malga alla Val Sorda ed ai Monzoni nel calcare marnoso grigio-verdastro, alla 
Meudola, nella Val di Rumo, nelle Giudicane. Nella region badiotica a Stern presso S. Cassiano. In Lombardia: 
a Bagolino in Val Sabbia; Alla Gira Alta al passo di Croce Domini ed al Monte Rondanino in Val del Caf- 
faro; al Dosso alto in Val Trompia; verso Grignaghe sul lago d'Iseo in Val Camonica; in Val di Scalve 
presso i Fondi di Schilpario, all'Alpe Arena, in vai Paludina, tra i Fondi ed il Giovetto, sul versante ovest 
di Monte Coel sopra il Giovetto, a Vilminore. Gììmbel la raccolse sotto Nona presso la via pel ponte di Gleno. 
Il SuESS nel suo " Antlitz der Erde „ ricorda questa specie come trovata allo stato d'impronta entro un masso 
non in posto sotto alla maggior cascata presso Pracul in Val di Daone : la roccia è un calcare selcioso grigio 
verdognolo. 

Collezione del Museo Geologico dell' Univei'sità di Pavia, del R. Ufficio Geologico in Roma, del R. Isti- 
tuto Tecnico di Udine, del Museo Civico di Rovereto. 

Anche questa specie è citata dal Bittner tra i fossili dei Werfener Schiefer delle Alpi Nord-orientali del 
distretto di Admond a N. 0. di Eisenerz, e da E. Bose è ricordata nei Werfener-Schiefer di Berchtesgaden. 

Gen. Natica Lam. 

Natica semicostata Licf's. — Tav. IV [Tav. II], fig. 0. 
1878. Natica s&micosfata Lepsics. Das westl. Siid-Tirol, pag. 354, tav. I, fìg. òa-h. 

Il Lepsius osserva, ed a ragione, che questa spècie sta di mezzo per la sua forma tra la Naticella co- 
stata e la Natica Gaillardoti. Essa è provvista di coste numerose e sottili, che vanno alquanto ingrossandosi 



[25] DÒTI. A. TOMMASI _ 67 

verso la sutura tra il primo ed il secondo anfratto: tra le coste scorrono delle linee d'accrescimento sottili. 
La conchiglia conta quattro giri bassi. Il Lepsius ha notato nel suo esemplare una callosità, che, partendo 
dalla bocca e gettandosi sulla columella, copre V ombelico. Questo carattere non è visibile nel mio esemplare 
mal conservato nella regione boccale. 

Questa specie differisce dalla Naticella costata per le coste meno fitte e più tenui e per la spira più alta : 
si differenzia dalla Natica Gaillardoti, oltreché per le dimensioni in generale maggiori, per essere questa specie 
perfettamente liscia o guernita di costicine interrotte sulla linea di curvatura dell' ultimo giro. 

Località: Sopra Panchià alle falde del Monte Cornon in Val di Flemme ed a Stern presso S. Cassiano 
entro al calcare grigio micaceo. 

Il Lepsius cita questa specie dal banco a Myophoria al Monte Madrene e piesso Colilo in Val Trompia. 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia e del Museo Civico di Rovereto. 

Natica Gaillardoti Lefr. — Tav. IV [Tav. II], flg. 10 a, 6. 

1882. Natica Aloysii Tommasi. E Trias Infer., pag. 67, tav. I, fig. 15 a-h. 

1894. — Gaillardoti Lefr. Tommasi. La Fatma del Muschelkalk lombardo, pag. 121. 

Riunisco alla i\''. Gaillardoti Lefe. la forma della quale nel 1882 aveva fatto una specie nuova, poiché il 
confronto di questa colla Nat. Gaillardoti del Muschelkalk mi ha convinto che tra le due non esiste essenziale 
differenza. Le costicine, che cominciano dalla sutura e si interrompono sulla linea di curvatura dell' ultimo 
giro per riprendere meno marcate in prossimità del labbro interno e trasformarsi poi nella metà anteriore 
dell'anfratto in semplici lioee d'accrescimento, furono osservate anche dallo Schaueoth (vedi Geognost. Ver- 
altn., pag. 518) in esemplari di N. Gaillardoti (turhilina Scelte.) del Muschelkalk .di Val Serragere nel Re- 
coarese ed in quello di Coburgo. Cade così uno dei caratteri distintivi della mia Natica Aloysii; né maggior 
valore ha l' altro della presenza d' un ombelico aperto, perchè in un esemplare meno eroso e meno decorti- 
cato esso si presenta quasi completamente chiuso. 

Di questa specie esaminai 4 piccoli esemplari dell' oolite a Gastropodi di Costafredda-Ivino e due del 
banco a Myophoria sopra Ivino in Val Trompia. 

Anche il Lepsius ricorda d'aver trovato questa specie nel banco a Myophoria in varie località della Val 
Trompia, della Val del Caffaro e delle Giudicane (vedi Lepsius, op. cit.. pag. 43-44). Il Benecke ne fa men- 
zione nel Trias Inferiore della Mendola. 

Dimensioni: L'esemplare maggiore misura mm. 11,5 in lunghezza e quasi altrettanto in altezza. 

Collezione del Museo Geologico dell' Università di Pavia. 

Natica (Macrocheilus) gregaria v. Scelte, sp. — Tav. IV [Tav. II], fig. Ila, 5. 

1882. Natica gregaria Scelte. Tommasi. Il Trias Infer., pag. 66, tav. I, flg. lia-b. 

1885. — — M. Blakckewhorh. 'Die Trias am Nordrande der Eifel in Abhandl. zur geol. Spezialkarte 

von Preussen etc. Bd., VI, 2'= Heft, pag. 107. 
1894. — — ToMsiASi. La Fauna del Muschelkalk di Lombardia, pag. 123, tav. II, flg. 9. 

Di questa specie ebbi in esame un nucleo raccolto nell'arenaria rossa del rio delle Streghe presso Ovaro 
in Gamia, due nuclei estratti dal calcare grigio micaceo di Tesero-Panchià in Val di Flemme e due esem- 
plari completi di Val Trompia sopra Ivino cavati da una dolomia cariata giallastra. Questi sono molto piccoli: 



68 DOTT. A. TOJIMASI [26] 

il maggiore, che conta quattro giri, ha le dimensioni di quello riprodotto nella più volte citata opera di Be- 
NECKE a tav. I, fig. 96 e solo ne differisce per la spira, che cresce meno rapidamente. Il nucleo del Rio delle 
Streghe ha dimensioni mediocri, presentando un' altezza di mm. 10 ed una larghezza, nell' ultimo giro, di mra. 9. 

Collezione del Museo Geologico dell' Università di Pavia e del R. Istituto Tecnico di Udine. 

Lepsius menziona questa specie nell'oolite a Gastropodi del Gantkogl ad Ovest di Bolzano; Benecke nella 
stessa roccia del Monte Zaccon in Val Sugana. 

Gen. Turboililla Risso. 

Turbonilla gracilior v. Scuauh. — Tav. IV [Tav. II], fig. 12. 

1836. Bulimus sp. Zenker. Taschenb. v. Jena, pag. 228, 

1851. Turbonilla parvula Dunk. Palaeontogr., pag. 305, tav. XXXV, fig. 23-24. 

1855-59. — gracilior Schatjroth. Sitzungs. d. "Wieii. Akad., XVII Bd., pag. 520, tav. Il, fig. 11 e XXXIV 

Bd., pag. 339, tav. Ili, fig. 6. 
1856. — — GiEBEL. Muschelk. voti Lieskau pag. 61, tav. V, flg. XIV.- 

1864. — — V. Alberti. Trias, pag. 173, tav. VII, fig. 2. 

1868. Holopella gracilior Schaue. sp. Benecke. Geogn. palaeont. Beitr., voi. II, pag. 19, tav. I, flg. 3 «-6., 7. 
1878. Chetnnifzia gracilior Schaur. Lepsius. Das westl. Sild-Tirol, pag. 40, 41, 44, 48, 111, 206. 
1885. Turbonilla gracilior M. Blanckeituolìw. Op. cit. pag. 110. 

Conchiglia molto slanciata con otto o più giri lentamente crescenti, tondeggianti, lisci e separati da suture 
marcate. L'angolo spirale è poco costante ma di regola di 15.° La bocca è circolare od anche ellittica. 

Di questa specie ebbi in esame esemplari completi dell' oolite a Gastropodi di Sopra i Molini presso Borgo 
in Val Sugaua. Essi corrispondono esattamente alla descrizione ed alla citata figura 3 a-h del Benecke sia per 
la forma che per le dimensioni. 

Un esemplare incompleto, che con m. 0,0 1 di altezza presentava appena 5 giri, lo trassi da una dolomia 
giallastra cariata di sopra Ivino in Val Trompia. 

Benecke cita questa specie dal Trias inferiore della Mendola e del Monte Zaccon e Lepsius da parecchie 
località del Trentino e di Val Trompia nell'oolite a Gastropodi. 

Cef alopodì 

Gen. Orthoceras Beeyn. 
Orthoceras sp. — Tav. IV [Tav. Il], fig. 13. 

Quantunque in così cattivo stato di conservazione da essere appena genericamente determinabile cito e 
figuro uno dei pochi frammenti di Orthoceras, che si trovano in questo terreno, fidente che in seguito venga 
fatto ad alt)-i di trovarne campioni più completi. 

Nell'esemplare figurato sono visibili i modelli interni di due loggie e la traccia del sifone, che è cen- 
trale. La larghezza delle logge è di mm. 23, l'altezza di mm. 13. Questa specie però doveva raggiungere 
dimensioni molto maggiori, poiché in un pezzo di schisto calcareo-marnoso, grigio, micaceo raccolto sopra 
Tramin presso Egna è visibile la sezione d'una loggia d'un Orthoceras simile, in cui il diametro massimo 
misura mm. .50 ed il minore mm. 45 essendo un po' ellittica. 



L 

27] DOTI. A. TOMMASI 69 

Località: Alle falde di Monte Cornon sopra Pancliià in Val di Fiamme nel calcare marnoso grigio 
ceruleo; sopra Tramin presso Egna; da Pozza in Val di Fiemrae in uno schisto rosso marnoso. 
Collezione del Museo Geologico deirUnÌTersità di Pavia e del Museo Civico di Rovereto. 



^o^ 



Gen. Dinarites Mojs. 

Dinarites liccanus Hatiee sp. — Tav. rv [Tav. II], flg. 14. 

1865. Ceratites liccanus F, v. Hauer. Cephalop. d. unt. Trias der Alpen. Sitz-Ber. d. k. k. Akad. d. Wiss. zu 

Wien, voi. 52, pag. 616, tav. Ili, fìg. 1-3. 
1882. Diìiarites liccanus Mojsisovics. Cepìialop. d. ìnedit. Trias-Provinx, pag. 10, tav. IV, fìg. 1. 

Conchiglia a contorno sensibilmente poligonale, a giri involuti più che per la metà. I giri sono stretti 
ed hanno i fianchi pianeggianti e la parte dorsale piana e stretta. Questa è separata dai fianchi, coi quali 
forma un angolo retto, mercè un margine arrotondato. L'ornamentazione consiste in grossi nodi ombelicaK 
robusti che verso i fianchi s'allungano e si trasformano in pieghe, le quali, obliterandosi nella regione me- 
diana dei lati, tornano ad ingrossarsi ed a formar del nodi, dapprima ottusi poi acuti e bislunghi, sul mar- 
gine esterno. Sull'ultimo giro il numero dei nodi ombelicali, che è di 12, pareggia quello dei nodi margi- 
,jia"li. Questi non sono perpendicolari alla superficie del giro, ma corrono obliquamente alla sua periferia, dando 
così alla conchiglia la forma poligonale ricordata. 

Sulla camera d' abitazione d' uno dei due esemplari esaminati si nota un' indistinta ruga longitudinale e 
delle deboli pieghe insensibilmente fnlciformi decovrenti dal margine esterno all'ombelicale. 

Questi sono i caratteri, che potei riscontrare sui due individui' da me studiati, che son ridotti allo stato 
di nucleo parecchio eroso. Credo che essi bastino per giustificare il riferimento di questa forma alla specie 
descritta e figurata dal Mojsisovics. Nessun sussidio potei avere dall'esame della linea suturale, di cui non 
mi si ofiPersero che traccie incomplete. Vi si può tuttavia intravedere la forma del lobo esterno molto simile 
a quella riprodotta nella fig. 1 h tav. IV del Mojsisovics. Anche le dimensioni non si scostano molto da quelle 
dateci dall'autore. 

Località: Sopra Panchià in Val di Fiemme in un calcare grigio debolmente micaceo. 

Il Mojsisovics la cita anche da una roccia simile di Weissbachgraben presso Eppan alto alle falde orien- 
tali della Mendola, ed inoltre da Vrello presso Zrmagna nei già confini militari ed a Grones nella Val del- 
l' Abadia (Abteythal). 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia. 



-'a' 



Gen. Tirolites Mojs. 

Tirolites Cassianus Quenst. sp. — Tav. IV [Tav. II], fig. 15 a-e. 

1845. Ceratites cassianus Q-deststedt. Neues Jahrb. Leootiaed und BEOisrif, pag. 681. 
1849. — — QiiENSTBDT. Cephalo2Mden, pag. 2.31, tav. 18, fig. 11. 

1851. Ammonites {Ceratites) cassianus v. Hatiek. Venet. AljJen, tav. XIX, flg. 5. 

1865. Ceratites cassianus HAXJER'(partim). Cephalop. d. unt. Trias der Alpen. Sitz.-Ber. d. k. k. Akad. d. Wiss. 
in Wien, voi. 52, pag. 606. 



70 DOTI. A. TOJDIASI [28] 

1878. Ceratites cassianus. Lepsius. Dos westl. Sùd-Tirol, pag. 40, 4-2, 45, 49, 111, etc. 

1882. Tirolites cassianMS Mojs. Bie Cephalop. d. medit. Trias Provinz, pag. 70, tav. Il, fìg. 4-8 e tav. LXXXI, fig. 3. 

Gli esemplari, che ho riferito a questa specie erano pressoché ridotti al semplice nucleo. In essi i giri 
interni non sono visibili, ma è discretamente conservato l'ultimo giro colla camera d'abitazione. Su questa 
in uno degli esemplari, raccolto in Gamia, si scorgono traccie di coste abbastanza numerose e diritte, mg, 
nessun indizio di nodi. 

Lobi: Esiste un lobo esterno corto e bifido: la sella esterna cade quasi intieramente sulla parte laterale 
del giro: il lobo laterale ne occupa perciò quasi la linea mediana; la sella laterale è larga e pressoché eguale 
in altezza all'esterna e, volgendo verso la sutura, forma un piccolo lobo ausiliare. 

La linea suturale corrisponde a quella riprodotta dall' Hauer nella fig. 5 e, tav. XIX della citata sua memoria. 

Località: Rio Orteglazzo presso Paularo e Rio Randice presso Piano d'Arta in Carnia, ambedue nel- 
l'arenaria rossa; sopra Panchià alle falde del Monte Cornon nel calcare grigio. Il Mojsisovics cita questa 
specie anche da Campii, da Cencenighe e da Agordo pure in calcari grigi e nell'arenaria calcare gialla a grana 
fina; Lepsius la ricorda dal Weissbach presso Eppan alto in Val d'Adige e da altre località del Trentino; 
GiÌMBEL dalla Val Trudena presso Egna. 

Tirolites spinosus Mojs. — Tav. IV [Tav. Il], flg. 16. 

1865. Ceratites cassianus ¥. v. Hauer. Cephalop. d. uni. Trias der Alpen, pag. 606, tav. Il, flg. 1-2. 

1882. Tirolites spinosus Mojsis. Die Cephalop. d. medit. Tiias-Provinz, pag. 70, tav. I, fìg. 10 e tav. Il, fig. 1-3. 

Conchiglia a giri assai evoluti, provvisti di coste robuste, che dal margine ombelicale decorrono in linea 
retta al margine esterno, dove terminano in grossi nodi. La parte esterna é larga, debolmente rigonfia. La 
maggiore ampiezza del giro si misura tra i due margini della parte esterna. Il margine ombelicale non é 
nettamente delimitato. Negli esemplari meglio conservati l' aperto e largo ombelico lascia vedere i nodi mar- 
ginali, che si incastrano nei giri successivi. 

Non tutte le coste son provviste di nodi: tra due principali, che ne vanno fornite, se ne possono inserire 
una due secondarie deboli e senza nodi. 

Lobi : Neil' esemplare da me esaminato non potei osservare il lobo esterno. La sella esterna cade intie- 
ramente sulla parete esterna; il lobo laterale è quindi affatto marginale e coincide coi nodi marginali. La 
sua base é tondeggiante e coli' età cresce gradualmente in larghezza. La sella laterale é larga e piìi alta della 
sella esterna e grado a grado cala verso la sutura. 

L'esemplare figurato proviene da Grones, in Val dell' Abadia (Abteythal) nel Tirolo, ed è di calcare 
grigio, micaceo. Il Mojsisovics cita questa specie, oltre che dalla stessa località, anche da Cencenighe nel 
bellunese entro all'arenaria chiara a grana fine; da San Giovanni presso Araba nel Trentino nel calcare grigio 
chiaro; da Crvani potok presso Glavaticevo sulla Narenta (Erzegovina) e dalla Hornungthal presso Buchberg 
nella bassa Austria. 

Tirolites Darwini Mojs. 

1882. Tirolites Darwini E. Mojsisovics. Die Cephalop. d. medit. Trias-Provinx, pag. 73, tav. II, tìg. 13 e 
tav. Ili, fig. I. 

Di questa specie io non ebbi la lortuiia d'osservare alcun eseuìplare nel copioso materiale, che mi passò 
per le mani. Forse potrebbe esserle riferito un frammento posseduto dal R. Istituto Tecnico di Udine e rac- 
colto a sud di Salino nel canal del Chiarsò 



[29J DOTT. A. TOMMASI _ 71 

Il Mojsisovics ne cita due esemplari entrambi allo stato di modello interno, l' uno da Grones in Val del- 
l'Abadia nell'arenaria calcare chiara a grana fine, l'altro da Cencenighe. 

Tirolites Smiriagini (Atjebbach) Mojs. 

1882. Tirolites Smiriagini E. Mojsisovics. Op. cit., pag. 73, tav. LXXXI, fìg. 1 e 2. 

Anche per questa specie, da me non esaminata, debbo riferirmi alla diagnosi ed alla descrizione del Moj- 
sisovics, che ne ricorda due esemplari, l'uno di S. Giovanni di Livinallungo (Buchenstein), l'altro di Cence- 
nighe. 

Gen. Meekoceras Mojs. 

Meekoceras caprilense Mojs. 

1882. M. caprilense Mojsisoyics. Cephalop. der medii. Trias-Provinx, pag. 214, tav. XXIX, flg. 4-5. 

Conchiglia appiattita, disciforme, ad ombelico stretto. La parte dorsale è stretta, debolmente incavata, 
troncata ad angolo pressoché retto verso i fianchi, che sono lisci, e dai quali è separata mercè due acute ca- 
rene marginali. 

Lobi. Un lobo esterno breve; due lobi laterali profondi con alcuni deboli denti sul fondo. Il lobo au- 
siliare sembra essere sprovvisto di dentellature e raggiunge il margine ombelicale. Le selle sono a margine 
integro. 

Di questa specie potei esaminare quattro esemplari incompleti allo stato di nucleo. Due, di proprietà del 
R. Ufficio Geologico, provenivano dai Fondi di Schilpario e sono gli stessi, che figurò il Mojsisovics; gli altri 
due di proprietà del Museo erano pure della Val di Scalve ma raccolti in Val Paludina negli schisti grigi. 

Il Mojsisovics cita questa specie anche dalla strada della Mendola presso Caldera in Val dell' Adige e 
dagli schisti arenacei rossi sulla strada da Caprile ad Alleghe in Val del Cordevole. 

Collezione del Museo Geologico dell'Università di Pavia e del R. Ufficio Geologico. 



Caratteri organici della Fauna del Trias Inferiore alpino e suoi rapporti 
con quella del Muschelkalk alpino ed estralpino 



Dalla enumerazione e dalla descrizione delle specie fatte precedere non sarà inutile il tentar di riuscire 
a qualche risultato più sintetico, che ponga in rilievo i tratti più salienti della fauna studiata ed i rapporti, 
che la legano con altre faune o contemporanee o ad essa per età vicine. 

Anzitutto a nessuno sfuggirà il fatto che il Trias inferiore delle alpi meridionaU è molto meno povero 
di fossili di quanto fino ad ora lo si era creduto. La sua fauna conta cinquantatre specie distribuite su ven- 



72 



DOTI. A. TOIIMASI 



[30] 



ticinque generi. Dei varii tipi animali vi sono rappresentati soltanto quelli dei Molluschi e dei Mottuscoidi, 
talché quella del Trias inferiore dell'alpi nostre ben a ragione può dirsi una fauna di molluschi. Di questo 
tipo figurano le classi: a) dei laméllibranchi con quattordici generi e trentaquattro specie; h) dei gasteropodi 
con sei generi ed undici specie; e) dei cefalopodi con quattro generi e sette specie; la classe dei pteropodi 
non ha rappresentante alcuno. Dei Molluscoidi non appare che la classe dei hrachiopodi col solo genere Lingula 
e coir unica specie L. tenuissima. Tra i molluschi i generi che contano maggior numero di specie sono Avicula 
e Gervillia ed in seconda linea MgopJioria, Pleurotomaria e TiroUfes. 

Delle cinquantatre specie enumerate dodici furono da me aggiunte come nuove, compresevi quelle che 
pubblicai in qualche mio lavoro precedente. Esse sono: 



. Pecten Tellinii 

» sp. n. 
Avicula Taramellii 

» sp. 

Posidonomya Haueri 
Gervillia gibha 

Hanno la maggior diffusione le seguenti. 

Avicula darai 

i> venetiana 
Pecten Tellinii 
Gervillia mytiloides 
Myophoria ovata 



Gemllia Meìieghinii 
Mytilus anonymus 
Anoplophora Stellai 
Psatnmoconcha Servini 
Pleurotomaria Sansonii 
Ortìwceras sp. 



Pleuromya fassaensis 
Turbo rectecostatus 
Naticella costata 
Natica gregaria 
Tirolites cassianus. 



Né è scarso il numero delle specie fino ad ora limitate alla formazione del Trias inferiore, superando la 
metà di tutta la fauna. Sono le seguenti : 



Pecten Tellinii n. sp. 
Avicula venetiana Hatj. 

» C tarai Emm. 

» Taraniellii Tojiji. 

» angulosa Leps. 

» sp. n. 

Posidonomya Haueri sp. n. 
Gervillia gibha Tomm. 

» JUenegliinii sjj. n. 

» incurvata Leps. 

Mytilus anonymus sp. n. 
Myojjhoria costala Zenk. 
Anoplophora Stellai sp. n. 
Psammoconcha Servini s]i. n. 
Pleuromya cfr. Alberti Voltz. 



PI. (Tellina) canalensis Cat. 
Pleurotomaria triadica Be:;t. 

» euompluila Ben. 

» Sansonii sp. n. 

Turbo rectecostatus Hau. 
Turritella costifera Schaur. 
Naticella costata Mììnst. 
Natica semicostata Leps. 
Orthoceras sp. 

Diìiarites liccanus (Ha.u.) Mojs. 
Tirolites cassianus (Hau.) Mojs. 

» sjnnosus Mojs. 

» Darwini Mojs. 

» Smiriagini (ArEun.) Mojs. 
Meelcorcras caprilense Mojs. 



Quanto ad aflinitìi con altre fauno la nostra ne presenta e colla coiitcmporanoa estralpina e con quella 
del Muschelkalk alpino e d'oltr'AIpe. Col Trias inferiore estralpino (di Slesia, Turingia, Alsazia, Vosgietc.)- 
comprendente il Buntsandstein ed il Roth, ha in comune: 



[31] DOTI. A. TOMMASI 73 

Lingula tenuissima Myophoria costata 
Hinnites compiits » ovata 

» spoìidijloides » laevigata 

Pecten discites » elongata 

Monotis Alberti Plewmnya fassaensis 
Bervillia mytiloides » cfr. Alberti 

» costata Pleurotomaria exiracia 

Myocóncha Thielaui Naiicella costata 

Mytilus eduliformis Natica Gaillardoti 
Modiola triquetra » gregaria 

Le specie che compaiono e nel nostro Trias inferiore e nel Muschelkalk alpino lombardo-veneto sono: 

Lingula tenuissima Leda ellijjtica 

Hinnites convptus Myophoria laevigata 

Pecten discites Anoplophm'a cfr. Miinsteri 

Motwtis Alberti Natica Gaillardoti 
Oervillia mytiloides » gregai-ia 

Mytilus edulifannis TurboniUa gracilior. 
Modiola triquetra 

Che se compariamo la fauna del Trias inferiore alpino con quella del Muschelkalk estralpino, troviamo 
essere comuni alle due faune oltre alle specie appena annoverate anche V Hinnites spondyloides, la Gervillia co- 
stata, la Myocóncha Thielaui, la Myopjhoria ovata, la Myoph. elongata, V Anoplophora elongata, la Pleuromya 
fassaensis, PI. Alberti e la Pleurotomaria extracta, cioè ventidue specie. 

Per conseguenza la fauna del Trias inferiore dell'alpi meridionali ha una stretta affinità con quella del 
Muschelkalk alpino ed estralpino, come fu affermato poco innanzi; ma se ne distingue anche per caratteri- 
stiche peculiari. Anzitutto possiede specie sue proprie che, come s'è visto, superano per numero la metà del 
numero costituente la totalità della fauna. In secondo luogo è ad osservarsi che mentre solo sette specie di 
cefalopodi hanno lasciato le loro spoglie nei sedimenti del Trias inferiore nostro, da quelli del Muschelkalk 
lombardo vennero a giorno le reliquie di trentuna, nessuna dalle roccie del Muschelkalk recoarese, e sono 
specie aifatto diverse le poche del Muschelkalk tedesco. S'aggiunga in terzo luogo che mentre sul fondo dei 
mari del Muschelkalk intrecciarono i loro steli poco meno che dieci specie di crinoidi e trascinarono gli ispidi 
gusci tre specie di Cidaris, nei depositi del Trias inferiore delle alpi meridionali nemmeno un articolo di cri- 
noide od un radiolo di Cidaris resta ad attestare che in quell'epoca presso le spiaggie d'allora siano vissuti 
degli Echinodermi. E, per ultimo, mentre nei calcari del Muschelkalk la classe dei brachiopodi è rappresen- 
tata da oltre una decina di specie, negli schisti argillosi del Trias inferiore una sola specie, la Lingula te- 
nuissima, ha lasciato l'esile sua conchiglia: né di ciò dobbiamo stupirci se anche i brachiopodi triasici, come 
gli attuali, ai fondi argillosi, quali erano in prevalenza quelli già abitati dalla fauna ia discorso, preferivano 
i fondi costituiti da fango calcare. 

E, riassumendo, concluderemo che la fauna del Trias inferiore delle Alpi meridionali è una fauna di mol- 
luschi, che ha una rimarchevole affinità con quella del Muschelkalk, dalla quale però si distingue e per non 
poche specie sue proprie e per il minore sviluppo dei cefalopodi e per l'assenza degli echinodermi e per la 
mancanza quasi completa anche dei brachiopodi. 

A far meglio risaltare la composizione della nostra fauna ed i suoi rapporti con altre faune varrà la 
seguente tabella comparativa, che deve essere però considerata più come un tentativo che come cosa definitiva. 

Falaentographia italica, voi. I. 10 



74 



DOTT. A. TOMMASI 



[32] 



TRIAS INFERIORE 
NELLE ALPI MERIDIONALI 



TRIAS INFERIORE ESTRALPINO 



Buntsandstein 



Riith 



MUSCHELKALK 



alpino 



estralpino 



i 


Lingula tenuissima Schloth. . . 




Slesia, Zweibrucken, Tu- 


Dosso alto. Giudicarle 


Germania, Slesia 


2 
3 


Hmnites spondyloides Schloth. 

id. COmptìtS GrOLDP 


Alsazia, Lorena, 

Vosgi. 
Alsazia, Lorena, 

Vosgi. 


ringia. 


Eecoaro, S. Salvatore 


id. id. 
id. id. 


4 
5 


Fecten discites v. Schloth. . . . 
id. Tellina n. sp. 


Zweibrucken .... 


Recoaro, Lombardia . 


Germania, Slesia, Al- 
sazia, Lorena, Vosgi 


6 


id. sp. 










7 


Avicula (?) venetiana Hau. 










8 


id. darai Emme. 










9 


id. Taramellii Tomm. 










10 


id. n. sp. 










11 


id. angxdosa. Leps. 










12 


id. Zciischneri AVissm. 










13 


Posidonomya Haueri n. sp. 










14 


Monotis cfr. Alberti Beon. . . . 




Slesia, Zweibriicken . . 


Recoaro, Lombardia . 


Germania, Slesia 


15 
16 


Gervillia mytiloides Schloth. . . 
? id. costata Quenst 


Alsazia, Lorena, 

Vosgi. 
Alsazia, Lorena. 


+ ?* 
Odenwald, Weimar, Slesia 


Recoaro 


id. id. 
id, id. 


17 


id. gihha Tomm. 










18 


id. Meneghina n. sp. 










19 


id. incurvata Leps. 










20 


? Mytihis eduliformis Schloth". 




Turingia (?).... 


Recoaro 


Germania 


21 


id. anonymua n. sp. 










22 
23 


Modinìa friqìictra var. angusticau- 

data Tomm. 
Myoconcha Thielaui Steomb. . . 




Zweibriicken, AVeiinar, 

Slesia 
Odenwald 


Recoaro 


Germania, Slesia 
Villingen, Zimmern. 


24 


Leda elliptica Goldp 






Lombardia .... 


Germania, Slesia 


25 


Myophoria costata Zbnk 


Germania . . . 


Spessart, Turingia, Slesia 






28 


id. ovata Ooi.ijp 


id. ... 


+ ? 




id. id. 


27 


id. elongata Gieb. . . . 




Germania 




Slesia 


28 


id. keviyata v. Alu. . . . 


Alsazia, Lorena, 
Vosgi. 


+ '< 


Recoaro 


Germania, Slesia 



• L'oRÌHtenza, noi R6th estralpino, di questo »pocio sognato con croeotta o punto intonogativo ò asserita da W. OiiMnEL (vedi Gnindzilge 
der Geologie, 1886, pag. 600), il quale però non no cita il luogo di rinvenimento. 



[33] 



DOTI. A. TOMMASI 



75 





TRIAS INFERIORE 


TRIAS INFERIORE ESTRALPINO 


MUSCHELKALK 


NELLE ALPI MERIDIONALI 


Buntsandstein 


Riith 


alpino 


estralpino 


29 


Anoplophora élongata Gieb. . . . 








Germania 


30 


id. cfr. Munsteri Wissm. 






Lombardia .... 


Germania, Slesia 


31 


AnoplopJwra Stellai n. sp. 










32 


Psammoconcha Servini n. sp. 










33 
34 


Pleuromya fassaensis Wissm. sp. . 
id. cfr. Alberti Voltz . . 


Alsazia, Lorena, 

Vosgi. 
Alsazia. . . . 


Odenwald, Spessart. . 




Germania 
id. 


35 


id. canalensis Cat. 










36 


Pleurotomaria triadica Ben. 










37 


id. extructa Beeg. sp. . 




+ ? 




Germania, Slesia 


38 


id. emmphala Ben. 


. 








39 


id. Sansonii n. sp. 










40 


Turbo rectecostatus Hau. 










41 


Ttirritella costi/era Schaue. 










42 


Naticella costata Mììnst. 




+ ? 






43 


Natica semicostata Leps. 










44 


id. Gaillardoti Lefe 


Alsazia, Lorena, 

Vosgi. 
Alsazia, Lorena, 

Vosgi, Gerrn. 


Zweibrlicken, Hardt, Slesia 


Eeooaro, Lombardia . 


Germania, Slesia 


45 
46 


id. gregaria v. Schloth. . . . 
Turbonilla gracilior Schatjr. . . 


Weimar 


Eecoaro, Lombardia . 
Eecoaro 


id. id. 
Germania 


47 


Ortlioceras sp. 










48 


Dinarites liccanics (Hau.) Mojs. 










49 


Tirolites cassianus (Quenst.) Mojs. 










50 


id. spinosus Mojs. 










51 


id. Darwinii Mojs. 










52 


id. Smiriagini (Auerb.) Mojs. 










53 


Meekoceras caprilense Mojs. 











N B. — Per la compilazione di questa tabella mi servii dell' « Ueberblick ueber die Trias» del v. Alberti; della memoria dell'EcK 
« Ueber die Eormationen des Buntsand. und Muschelk. in OberscMesien »; dell'altra di Seebaoh « Die Conchylien-Fauna der Wei- 
marischen Trias » e del « Grundzilg der Geologie — 1886 » di W. Gììmbel. 



76 



DOTI. A. TOMMASI 



[34] 



INDICE ALFABETICO DELLE SPECIE DESCRITTE 



1. Avieula angulosa Leps. . 

2. » Clarai Eìeu. sp. 

3. » Taramellii n. sp. 

4. » (?) venetiana Hau. . 

5. » Zeu-schneri Wissm. . 

6. » sp. n 

7. Anoplojìhora elougata Gieb. sp 

8. » cfi'. Milmteri Wissm. sp. 

9. » Stellai n. sp. . . 

10. Dinarites liccanus Hauee sp 

11. Gervillia costata Qtjenst. ? 

12. » gibha Tomi. . . . 

13. » incurvata Leps. . . 

14. » Menegliinii n. sp. 

15. » mytiloides y. Schloth. 

16. Hinnites comjottts Goldf. 

17. » spoìulijloidss T. Schloth 

18. Leda elliptica Goldf. . . 

19. L/ingula tenuissima Broiot 

20. Meekoceras cajpì-ilense Mojs 

21. Modiola triquetra v. Seeb. var 

caudata Tojui. 

22. Monotis cfr. Alberti Gtoldf. 
*23. Mgocouclia Thielaui Stromb 

24. Myoplwì-ia costata Zexic. . 

25. » elongata Gieb. sp. . 

26. » laevigata v. Ai,n. 

27. » ovata Goldf. . . . 



sp 



igusti- 



pag. 



52 [10] 


28. 


50 [8] 


29 


51 [9] 


30. 


48 [6] 


31. 


51 [9] 




51 [9] 


32 


CO 118J 


33. 


GÌ [19] 


34. 


GÌ [19] 


35. 


C9 [27] 


3C 


54 [12| 


37. 


54 [12] 


38. 


55 [13] 


39. 


55 [1.3] 


40. 


53 [llj 


41. 


4G [4] 


42. 


46 [4] 


43. 


57 [151 


44. 


45 [3] 


45. 


71 [29] 


46. 




47. 


57 [15] 


48. 


53 [11] 


49. 


73 [31] 


50. 


58 [16] 


51. 


59 [17] 


52. 


GO [18] 


.53. 


58 [IG] 





Mytilus anonijmus n. sp. 

» eduliforniis v. Schloth. ? 
Natica Gaillardoti Lefr. 

» (Macroclieilus) gregaria v 

sp 

» semicostata Leps. 
Natieella costata Mììnst. 
Orthoceras sp. 
Pecten diseites v. Schloth 

» (Chlamys?) TelUnii n. sp. 

» sp 

Pleuromya cfr. Alberti Voltz sp. 

» (Tellina) canalensis Cat. 

» fassaensis Wissm. sp. . 
Pleurotomaria extracta Berg. sp. 

» euomphala Ben. 

» (Cryptaeuia) Sansmiii n. sp. 

» triadica Ben. sp. ... 
Posidonomya Ilaueri n. sp. . . 
Psammoconcha Servini n. sp. 
Tirolites cassiaìms Quenst. sp. 

» Darwinii Mojs 

» Smiriagini (Aueeb.) Mojs. 

» spiinosus Mojs 

Turbo rectecostatus Hauer 
Turbonilla gracilior v. Scilatjr. 
Tnrritella costi/era v. ScHArR. 



Schloth 



pag-. 



5G 


[14] 


55 


[13] 


67 


[25] 


67 


[25 1 


66 


[24] 


66 


[24] 


68 


[26] 


47 


[5] 


48 


[C] 


48 


m 


63 


[21] 


63 


[21] 


62 


[20] 


64 


|22| 


64 


[22] 


64 


[22] 


64 


[22] 


52 


[10] 


61 


[19] 


69 


[271 


70 


[28] 


71 


[29] 


70 


[28] 


65 


[23] 


68 


1261 


G5 


[23] 



• Questa specie è semplicomentc ricordata nel testo, senza ossero soparatamonte descritta. 



ANTONIO 3SrEVIA.NI 



BRIOZOI FOSSILI DELLA FARNESINA E MONTE MARIO 

PRESSO ROMA 



Con due tavole (tav. V, VI [I, II | ). 



I Briozoi clie formano argomento di studio per questa meriioria, provengono tutti dai classici giacimenti 
della Farnesina e Monte Mario, comprese le pendici rivolte verso Valle dell'Inferno^ S. Onofrio, sino al fosso 
di Acquatraversa. 

II materiale abbondante avuto a disposizione, mi ha permesso di determinare ben 110 specie e varietà, 
riconoscendo così nelle citate località, straordinariamente ricche per fossili di altre classi, uno dei giacimenti 
terziari italiani piiì cospicui in fatto di Briozoi. 

Gli esemplari studiati appartengono in piccola parte alla mia collezione, altri sono della collezione Rigaggi 
posseduta dal Museo geologico della R. Università, moltissimi mi furono favoriti dal prof. Romolo Meli, dal- 
l' ing. Enrico Cleexgi, dal cav. Attilio Zdccari, e dal sig. Angelo Martinetti; ebbi pure alcuni esemplari dal 
prof. Giuseppe Tucgimei e da altri ; a tutti questi signori, ed in special modo al prof. Poetis che mi permise lo 
studio della collezione Rigaggi e pose a mia disposizione anche la sua ricca biblioteca, esprimo pubblicamente 
i miei più vivi ringraziamenti. 

Mi è grato aggiungere che dietro mia preghiera, ho potuto accrescere la collezione dell'Università delle 
specie mancanti, favoritemi dai signori Meli, Clerici e Zuccaei, oltre quelle date da me stesso, cosicché la 
serie dei Briozoi posseduta ora dal Giibiuetto di Geologia corrisponde esattamente al mio lavoro. 



I Briozoi di Monte Mario e della Farnesina, avevano prima d'ora offerto occasione di studio al Conti, 
al Reynevald, al Mantovani, al Manzoni, ed a pochi altri, ma sempre incidentalmente, come si rileva dalla se- 
guente bibliografia, che spero completa. 

1854. De Rathevald, V. Hkcke et Pojsrzi. Catalogue des fossiles du Monte Mario (jrrès Rome). Versailles. 

Palaentographia italica, toI. I. 11 



78 



A. NEVIANI 



[2.1 



Nel catalogo, che segue una breve descrizione delle colline di Monte Mario, fra 272 fossili diversi, si 
trovano indicati i seguenti Briozoi. 

N. 258. Vaginopora fragiUs Defh Michl. pi. 4C, fig. 22 

» 259. Membranipora reiieulum Blain. ... » » 15, » 5 

» 260. Hornera striata Edav » » 76, » 7 

» 261. Cellepora pumicosa Lk » » 14, » 12 

» 262. » supergiana Mioh » » 15, » 2 

» 263. Adeons lamellosa Mioh » » 78, » 5 

» 264. Escliara Sedgicickii Edw » » 78, » 6 

» 265. Lunulites sp. nov. (CC) » » 

» 266. Discopiorella intermedia Micht. ... » » 15, » 7 

» 267. Retefora echinulata Blain » » 14, » 11 

» 268. Idmonea coronopus? (DDj » » 

A pag. 20 (CC) viene descritta una nuova specie che ho trovato in collezione (Coli. Rigacci, Università) 
come Lunulites Marii Rayn. E questa la Cwpularia .Reussiana del Manzoni 

La Idmonea (DD) vi è descritta come /(/. af finis, affine cioè alle Id. coronopus del Bacino di Parigi. 
Manca in collezione, e dalla descrizione non è possibile dire a eguale specie si debba riferire, forse è una Tubu- 
lipora. 

Per le altre specie, ecco i riferimenti da me proposti; 

Vaginopora fragilis Dkfh. = Melicerita fistulosa Lin. e Johnsoni Bk. 

Membranipora reiieulum Blainv. = Membranipora reticulum Lin. 

Hornera striata Edw. = Hornera frondiculata Lmk. 

Cellepora pìtmicosa Lk. = Umbonula? pumicosa Ltn. ed altre specie. 

» superfjiatta Mioh. = Scliixoporella Romana Nev. 

Adeone lamellosa Mich. = Hippoporina foliacea El. et Sol. od anche Sohizoporella sanguinea Nohm. 

Eschara Sedgwickii Edw. = Schizoporella unicornis John. 

Discoporella intermedia Micht. = Gupularia umbellata Defh. 

Retepora echinulata Blainv. = Retepora cellulosa Lin. 

1864. Conti Angelo. Il Monte Mario ed i suoi fossili siibapennini. Róma. 
Nell'elenco dei fossili a pag. 36, si legge: 

Mollusca Bryozoa Ehkhn. 



Trocopora? 
Lunulites? 

Discopoì-ella intermedia Mtch. 
» romhoidea Conti 

Vineularia fragilis Dkfh, 
Esrliara tìedgwicìcii Enw. 
Hornera striata Enw. 
Cellepora pumicosa Lin. 
» supergiana 'Micir. 



Adeone lamellosa Micn. 

Membranipora reticulum Blain. 

Terebripora ? 

Retepora echinulata Blain. 

Uiretepora ? subapennina Conti 

Kntalophoi-a ccllaroidcs Lmk. 

Crisisi)ia ? 

lilmonca affinis Rayn. 

Tubulipwa ? 



[3J A. NEVIANI 79 

Zonopora? Ceriopora? 

Myriopora? Poly trema? 

MmiticuUpora ? Bryoxoa ? ? ? 
Fasciculipora? 

Questo elenco varia di poco da quello precedentemente riportato del Ratnevald. Confrontando gli esem- 
plari coi cartellini della collezione Rigaggi, posso — per le specie non indicate nel catalogo precedente — sta- 
bilire queste determinazioni : 

Trocopoì-a? = Ciqndaria Reussiana Mnz. 

Discojjorella romboidea Conti = » canariensis Bx. 

Vincularia fragUis = Melicerita fistulosa Lin. e M. Johnsoni Bk. 

Eschara Sedgwiekii = Schix,oporella imicornis John, e Micropwella poly stornella Rss. 

Biretepora subapemiina Conti = Mkroporella ciliata Lin. 

Entalophora cellaroides = Entalophora prohoscidea Edw. 

Ch'isisina? = Tubulipora typica Mnz. e T. major John. 

Myriopora ? == Microporella piolystomella Rss. 

Monticulipora ? = Osthimosia coronopus S. W. 

FascicidÌ2)ora? = Tubulipora flabellaris Fabk. 

Tubulijìora? = Entalophora elavata Bs. 

Poly trema? = Osthimosia coronopus S. W. 

Ceriopora? (è un foraminifero). 

Rimane impossibile fare un qualsiasi riferimento per: 

Terebiipora ? Zonopm-a ? 

Nella descrizione delle specie posta piìi innanzi, citerò per ciascuna quale sia la relativa determinazione 
rinvenuta nella collezione Rigaggi, che come si sa fu fatta dal Conti. 

« 

1869. Manzoni Angelo. Brioxoi Pliocenici Italiani. Vienna. 
Sono citati di Monte Mario : 

Gupularia canarietisis Bk. = Discoporella rhomboidea Conti. 
» Reussiana Mnz. 

1870. Manzoni Angelo. Briozoi fossili Italiani. Quarta Contribuzione. Vienna. 
Di Monte Mario ricorda solo: 

Salioornaria farciminoides John. 

1878. "Waters Aethtje "William. Bryozoa from the Pliocene of Bruccoli (Sicily). Mancliester. 
Fra le varie specie di Bruccoli, cita di Monte Mario, la 

Cupularia Reussiana Mnz. 

1882. Z-occAEi Attilio. Collezione Rigaggi. Catalogo dei fossili dei dintorni di Roma. Roma. 
I fossili di questa collezione sono catalogati per terreni con questo ordine: 



80 A. NEVIANI [4] 

1.° Fossili delle Marne inferiori del Monte Vaticano. Attribuite al Miocene superiore — Piano Torto- 
niano Matee. 

2.° Fossili del Monte Mario e suoi dintorni. Attribuiti al Pliocene superiore. 
Nessun Briozoo è citato nel primo piano ; nel secondo sono indicati solamente alcuni generi col seguente 
ordine : 

1. Cellepora 5. Bidiastopora 9. Hornera 

2. Eschara 6. Idmonea 10. LicJienopora 

3. Retepora 7. Entalophora 11. Myriozowm 

4. Diseopwella 8. Vincularia 12. eie. etc. 

1884. Maktotant: Paolo. Descrizione geologica della Campagna Romaìia. Torino, ed. 2.^ 
Vengono riferiti al Pliocene inferiore i fossili della Farnesina, fra essi sonvi : 

N. 202. Cellepora pmnicosa b'Oeb. N. 206. Eschara Sedgwickii Edat. 

» 203. » supergiana d'Oeb. ' » 207. Lunulites romboidalis Mììnst. 

» 204. Escharina gracilis d'Oeb. » 208. Ciipularia Cnvieri d'Oeb. 

» 205. Hornera striata Edw. » 209. Retepora echimilata Blaiit. 

Vedi in proposito le osservazioni già fatte ai cataloghi del Ratnevald e Conti, aggiungerò solo il con- 
fronto colle mie determinazioni per le specie non indicate piti sopra: 

Escharina gracilis = Micropora impressa Moll. 

Lunulites romboidalis = Citpularia canariensis Busk. 
Oupularia Cuvieri = » umbellata Defk. 

1888. Cleeici Ejteico. Sulla Corbicula fìuminalis dei dintorni di Roma ecc. Eoma. 

Dal giacimento di Acquati-aversa provengono molti fossili, e fra essi sei specie di Briozoi e cioè: 

Briozoi chilostomati 

Salicoì'naria farciminoides John. = Vincularia fragilis Conti. 

Membranipora calpeìisis Bk. 

» ti (ber culata Bosc. (Flustra). 

Cellepoì'a piumicosa Lin. 

Cujndaria canariensis Bk. = Di,seoporella rliomboidca Conti. 

» Reussiaìia Mnz. = ? C. Oweni Geay {Lunulites). 

II signor Clerici mi ha favorito in comunicazione le sue ricche collezioni di Briozoi, e fra gli esemplari ne 
ho rinvenuto alcuni di Acquatraversa. Lo studio di essi fa così modificare l'elenco: 

Membranipora irregularis n' Oeb. 

» reticulum Ijin. 

Ongchocclla vibraculifera Nev. n. sp. = Membmnipora tuherculata Bosc. (Clekici). 
Melicerita fistulosa Lin. = Salicornaria farciminoides John. 



[5J 



A. NEVIAlfl 



81 



Melicerita Johnsoni Busk 
Cupularia canariensis Bk. 
» Reussiana Mnz, 

Osthimosia coronopus S. W. 



Salicornaria farciminoides John. (Clerici). 



= Cellepora pumicosa Lin. (Clerici). 



Riassumendo le citate specie, eliminando quelle che assolutamente non è possibile riferire a forme ora 
note, e vagliando quant' altro vi è di incerto nelle predette determinazioni, si ha che complessivamente le 
specie conosciute dell'importante giacimento romano, erano solamente una ventina; io ne porto il numero a 
110;- delle quali 20 ritengo nuove per la scienza; e fra esse una vien riferita ad un genere nuovo, che ho 
fatto recentemente conoscere agli studiosi con pubblicazione speciale. 

Ecco il quadro generale delle specie col confronto di alcuni fra i giacimenti più conosciuti. 









15^ O JS 


si] 

Plioe 


Il jne»! 


ene 


Viventi 




i 


Miocene 




•ene 


Postplioc 


— — 


--— 






o 

UJ 


ad 

«3 
C_3 


C/3 


C_3 


1 


co 


co 

C_3 


c=> 


cq 

Cd 


OC 


c« 
eia 






Cheilostomata 




























Gen. Aetea Lmx. 


























1 


anguiìia Lin. {Sertiilaria) ...... 


— 





— 


+ 


— 








— 


+ 


— 


+ 


+ 


2 


truncata Landsb. (Anguinaria) Tav. V [I], fig. i . 
Gen. Scrupocellaria V. Ben. 


" 




— 


— 


— 













+ 


+ 


3 


scruposa Lm. {Sertidaria) 

Gen. Vibraculina Nev. 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


? 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


4 


Conti Nev. Tav. V [I], fig. 2, 3, 4 

Gen. Membranìpora Blainv. 


— 





— 


— 


— 


— 


— 




— 


— 







5 


retkulmn Lin. {MiUepora) 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


6 


Cmnillae Nev. n. sp^ Tav. V [I], fig. 5 . . . . 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


7 


catenularia Jam. {Tubipora) 


— 


— 


— . 


+ 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


8 


irregularis d'Orb 


— 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


9 


lineata Lm. (Fhtstra) 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


10 


goleata Bk. . . 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


11 


minax Bk. ......... 

Gen. Onychocella Jul. 






^ 


^ 










" 


" 


+ 


+ 


12 


aìigitlosa Ess. (Celleyora) Tav. V [I], fig. 7 . 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


13 


vibraculifera Nev. n. sp. Tav V [I], fig. 6 . 

Gen. Micropora Gray 
sottogen. Gargantua Jul. (g.) 


























14 


hippocrepis Goldf. {Cellepora) Tav. V [I], fig. 8 . 
sottogen. Calpensia Jul. (g.) 


— 


1 


+ 


+ 




+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


" 


15 


impressa Moll (Eschara) 


— 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


- 16 


» var. farnesinae Nev. n. v. Tav. V.[I], fig. 9 . 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 



82 



A. NETXANI 



[6] 







r!*0(sslll rsL&X 


Viventi 






C 
09 
O 

3 


IVIiocene 


Pliocene 


Postpliocene 


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C-9 


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C_3 


co 

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C-3 


1 


e_3 


■■= 


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sottogen. Manzonella Jul. (g.) 


























17 


exilis Mnz. {Membranipora) Tav. V [1], fig. 10, 11 
Qen. Me li cerila M. Edw. 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


- 




— 


— 


18 


fistvlosa LiN. (Eschara) Tav. V [1], fig. 12 . 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


19 


miitinensis Nam. (Salkornaria) Tav. V [I], fig. 13, 14 . 


_ 


. — 





— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 





. 


20 


Johnsoni Bk. (iVe^Zw) Tav. V [I], fig. 15-17 . 
Gen. Cupuiaria Lmx. 


— 





- 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


21 


cdnwì'iensis Bk. ........ 




+ 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 








22 


umbellata Defr. (Limulites) 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


23 


Beussiana Mnz 

Gen. lUembraniporella Smitt 


— 


+ 








— 








~ 


■ — 


+ 


+ 


+ 


24 


nitida John. (Lepralia) Tav. V [I], fig. 18, 19 . 
Gen. C r i b r i 1 i n a Geay. 


— 





~ 


■ 


— 


+ 











— 


+ 


+ 


25 


radiata Moll {Eschara) Tav. V [1], fig. 20, 21 . 
sottogen. Figularia Jul. (g.) 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


■ 


+ 


+ 


+ 


+ 


26 


figìdaris John. {Lepralia) Tav. V [I], fig. 22 . 
Gen. Cliorizopora Hks. 


. — 


+ 


+ 


+ 


+ 


-f- 










+ 


+ 


+ 


27 


Brongniartii Aud. (Flustra) 

Gen. Microporella Hks. 
sottogen. Fenestrulina Jul. (g.) 




+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 




+ 


+ 


28 


Maliisii Aud. (Cellepora) 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


29 


cUiata LiN. ^Cellepora) Tav. V [I], fig. 24, 25 . 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+■ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


30 


» var. castrocarensìs Nev. n. v. Tav. V [I], fig. 26. 
sottogen. Diporula Hks. (g.) 


— 


" 


' 


+ 


" 


" 






" 








31 


verrucosa Pbach (Eschara) 

sottogen. Hecl<elia Nev. n. s. g. 


— 




" 


+ 


+ 


+ 




+ 




+ 


+ 


+ 


32 


violacea John. {Lepralia) Tav. V [I], fig. 27-29 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


33 


iuhulifera Nev. n. sp. 'i'av. V [I], fig. 30 . 

sottogen. Reussina Nev n s. g. 


— 


~ 




" 


" 


" 


" 


" 


' 








34 


polystomella Ess. (Eschara) ' 

sottogen. Calloporina Nr.v. n. s. g. 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


' 


• 






+ 


+ 




35 


decorata Rss. (Cellepora) Tav. V [I], fig. 23 . 
Gen. HIppoporIna Nev. n. g. 





+ 


+ 


+ 


+ 


+ 












+ 


36 


foliacea Ell. et Sol. (Milkpora) 


— 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


37 


» var. bidentata M. Enw. (sp.) .... 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


38 


PaJUasiana Moll (Eschara) 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


39 


adpressa Bk 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 



[7J 



A. HE VI ANI 



83 







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rimossili r:«.^i 


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Viventi 






1 

Sì 

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Miocene 


Pliocene 


Postplioc 


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co 
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Ilo 




L.-1 




C/3 


1 


C_3 


ac= 


5 




GcQ. Myriozoum Don. 


























40 


truncatum Fall. ........ 

Gen. Schìzoporella Hks. 




Hr 


+ 


+ 


+ 


+ 




" 


+ 


' 


+ 


+ 


41 


Clerici Nev. n. sp. Tav. VI [II], fig. 1 . 


— 


— 


— 


— 





— 


— 


— 


— 





— 


— . 


42 


pulclira Nev. n. sp. Tav. V [I], flg. 36, 37 








— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


43 


linearis Hass. (Lepralla) Tav V [I], fig. 35 








+ 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


44 


biaperta Mich. {Eschara .... 






— 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


+ 


+ 


45 


Cavolìni Nev. d. sp. Tav. VI [II], flg 2 . 






— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


46 


romana Nev. n. sp. Tav. V [I], fig. 31-34. 






— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


47 


Meli Nev. n sp Tav. VI [II], fig. 3 






— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


- 


— 


— 


— 


48 


sulcata Nev. n sp. Tav. VI [II], fig. 4, 5 






— 


— 


— 


- 


— 


— 


— 




— 


— 


— 


— 


49 


Rigacci Nev. n. sp. Tav. VI [II], fig 7 . 






— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— ■ 


— 


— 


— 


— 


50 


viilgaris Moll (Eschara) Tav. VI [II], fig. 13 






— 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


51 


Dutertrei Aud. (Flustra) Tav. VI [II], fig. 6 






— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


-f- 


52 


globidifera Nev. d. sp. Tav. V [I], fig. 38. 






— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


53 


wiicornis John. (Lepralia) Tav. VI [IIJ, flg. 5 


i-U 




+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


54 


» var. ansata Gray (sp.) 






— 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


55 


sanguinea Noem. {Hemeschara) 






— 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


56 


profunda Nev. n. sp. Tav. VI [II], flg. 12 






— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


57 


aiiriculata Hass. (Lepralia) 






— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 




Gen. Teuchopora Nev. n. g. 


























58 


castrocarensis Mnz. (Alecfo) Tav. VI [II], fig. 14 . 
Gen. Osthimosia Jul. 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


59 


coronopus S. Wood (Cellepora) 

Gen. Smittia Hks. 


— 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


60 


Landsborovii John. (Lepralia) Tav. VI [II], flg. 16 


+ 


— 


— 


— 





— 


— 


+ 


... 





+ 


+ 


61 


cheilostoma Mnz. (Lepralia) Tav. VI [II], fig. 29, 30 . 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


62 


reticnlata Mac Gil. (Lepralia) 


— 


— 


— 


+ 





— 


- 


— 


— 





— 


— 


63 


» var. systoìostoma Mnz (sp.) Tav. VI [II], fig. 22-27 
sottogen. Marsillea Nev. d. s. g. 


— 


+ 




+ 




+ 


" 




+ 


" 


" 





64 


cervicornis Pal. (Millepora) 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


65 


concinna Bk. (Lepralia) Tav. VI [II], fig. 20, 21 . 
sottogen. Waiersipora Nev. n. s. g. 


" 


" 




(Australia) 








+ 


+ 


66 


cuculiata Bk. (Lepralia) Tav. VI [II], fig. 15 
sottogen. Phylactella Hks. (g.) 


— 


+ 


— 


+ 





— 


— 


— 


+ 





+ 


+ 


67 


labrosa Bk. (Lepralia) Tav. VI [II], flg. 31 . . . 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


■ + 


68 


Portisi Nev. n. sp Tav. VI [II], fig 18 . 






— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 



84 



A. ITOTIAUI 



[8] 







n^ o ® s 1 1 1 


XX ^ 1 




Viventi 




cu 

i 


{Miocene 




Pliocene 




Posipliocene 


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C_3 


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i 

€=> 

C_3 


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co 

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c=> 




■■1 


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5 




sottogen. Mucronella Hks. (g.) 


























69 


coccinea Abild. (Cellepora) Tav. VI [II], fig. 28 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


70 


variolosa John. (Lepralia) Tav. VI [II], fig. 17 
sottogen. Reussia Nev. n. s. g. 


" 


+ 


+ 




" 


+ 


+ 


" 


~ 


" 


+ 


+ 


71 


regularis Kss. (Escliara) Tav. VI [II], fig. 19. 


— 


— 


+ 


„_ 


— 


— 


— 


1 


— 


— 


— 


72 


Zuccarì Nev. n. sp. Tav. VI [II], fig. 32. . . . 
sottogen. Palmicellaria Ald. (g.) 








— _ 












' 


" 


" 


73 


Sltenei Sol. {Millepora) 

Cren. Umbonula? Hks. 


■ — 


— 


— 





— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


74 


ramulosa Lm. (Cellepora) Tav. VI [II], fig. 33 


— 


— 




+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


75 


fumicosa Lin. (Cellepora) 

Gen. Tubucellaria d'Orb. 


" 


~ 


+ 


" 


+ 


+ 


? 


" 




+ 


+ 


+ 


76 


Farnesinae Nev. n. sp. Tav. VI [II], fig. 34 . . . 


— 


_ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


77 


» var. cribrosa Nev. n. var 

Gen. Po ri n a d'Ore. 


— 


— 


— 


— 


— 


• — ■ 


— 







— 






78 


borealis Bk. (Oncliopora) 

Gen. Retepora Imp. 


— 


— 


— 


• — 


+ 


— 


— 


+ 


— 




+ 


+ 


79 


cellulosa Lin. (Millepora) 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


80 


Beaniana King 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


+ 


81 


simplex Bk . . . . 

Cyclostomata 
Gen C risia Lmx. 












+ 


+ 












82 


denticulata Lk (Celiarla) Tav. VI [II], fig 35 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


83 


elongata M. Edw. Tav. VI [II], fig. 36 . 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


84 


» var. angustata Wat. Tav. VI [II], fig. 37 . 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


85 


fislulosa Hel. Tav. VI [II], fig. 38 

Gen. Anguisia Jul. 




~ 


" 


" 




+ 




+ 


+ 


" 


+ 




86 


Jullieni Nev. n. sp. Tav. VI [II], fig. 39, 40 . 
Gen. H or nera Lmx. 


— 


— 


— 


— 


— 





— 





— 


— 








87 


frondiculata Lmk. (Retepora) 

Gen. Idmonea Lux 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


88 


atlantica Ford. 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


8g 


aerpens Lin. (Tubipora) 


— 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


90 


vibicata Mnz 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


? 


01 


concava Ras. 


+ 


? 


— 


— 


— 


-1- 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


92 


criJitala GioM 


— 


— 


— 


(Pianosa) 


— 


— 


— 


— 


— 


93 


irregularis Miiii. (Tubulipora) 


— 


— 


— 


- 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 



[9] 



A. NE VI ANI 



85 







o 

.2 


I^ O Si ® 1 X i 


arx e 


1 


ene 


Viventi 




Miocene 


Pliocene 


Postplioc 


1 


■ 




C-3 


=3 

CO 


i 

C_3 


S 


.S2 

C_3 


C/3 


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•■= 






Gen. Tubulipora Lk. 


























sottogen. Filisparsa d'Orb. (g.) 


























94 


tj/pica Mnz. (Filisparsa) 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


95 


seriatopora Rss. (Filisparsa) 

sottogen. Stomatopora Be. (g.) 




" 


+ 




" 


" 


" 


_ 


— 




" 




96 


major John. (Alecfo) . 


+ 


— 


— 


— 


+ 


+ 


— 




— 


+ 


+ 


+ 


97 


dilatans John. (Aledo) 

sottogen. Tubipora Lm. (g.) 




' 


" 




^ 


+ 


+ 




" 




+ 


+ 


98 


fimbria Lk. ......... 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


+ 


99 


flàbellaris Fabr 

sottogen. Pavotubigera d'Orb. (g.) 


~ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 




+ 


+ 


+ 


+ 


100 


dimidiata Kss. (Befrancia) 

sottogen. Diastopora Lux. (g.) 








+ 










— 




— 





— 





101 


simplex Bk. (Diastopora) 

Gen. Entalophora Lmx. 


" 


' 


" 




" 


+ 


" 




+ 




? 


+ 


102 


regularis Mac Gil 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


,+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


103 


proboscidea M. Edw. (Pustulopora) 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


104 


clavata Bk. (Pustulopora) 

Gen. Lichenopora Defe. 


" 




' 




" 


+ 


+ 




" 


+ 


+ 


+ 


105 


hispida Plem. (Discopora) 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


106 


mediterranea Blaint. ....... 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


107 


radiata Ano. (Melobesia) 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


108 


prolifera Kss. [Befrancia) . . . 
Gen. Frondipora Imp. 


' 


" 


+ 




" 


~ 


^ 




^ 








109 


MarsUii Michx. 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


HO 


verrucosa Lmx. (Krusensterna) . . . . 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 



Palaentogi-aphia italica, voi. I. 



12 



86 A. NEVIA.NI [lOj 

Per la compilazione del quadro sopraripoi-tato, mi sono servito, per i Briozoi fossili, dei seguenti lavori: 
Eocene Alta Italia: 

Reuss a. e. Die foss. Aiith. und Bri/oz. d. Schicht. von Crosara. 1868. 
GoTTAEDi G. B. Brioz. foss. di Montecchio Maggiore. 1885. 
WiTEES A. W. North-Itaì. Bry. - Chilost. 1891. 
N. 1. B. — Cydost. 1892. 

Miocene Calabria: 

Sequenza G. Form. terz. Reggio. 1879. 

Miocene Austria-Ungheria: 

Reuss A. E. Die foss. Bryoz. d. Oester.-JJng. Miocàns, 1. Abili. 1874. 
Manzoni A. I Brioz. foss. del Mioc. dAusi.-Ungh., 2. p. 1877. 
e. s. 3. p. 1877. 

Pliocene di Castrocaro: 

Manzoni A. 1 Brioz. d. plioc. ant. di Castrocaro. 1875. 

Neviani a. Seconda contr. alla conosc. d. Brioz. foss. ital. 1893. 

Pliocene di Modena e Piacenza: 

Namias I. Contr. ai Brioz. -plioc. d. prov. di Modena e Piacenza. 1891. 

Pliocene di Calabria:. 

Sequenza G. Form. terz. Reggio. 1879. 

Pliocene inglese: 

BusK G. A Monogr. of the foss. Polyz. of the Crag. 1859. 

Postpliocene Livorno: 

Neviani A. Contr. alla conosc. dei Br. fos. Ital. 1891. 

■Postpliocene di Calabria: 

Sequenza G. Form. terz. Reggio. 1879. 

Postpliocene di Rodi: 

Manzoni A. Bryoz. du Plioc. sup. de l'Ile de Rhodes. 1871. 
Pergens Ed. Plioc. Bryoz. von Rhodos. 1887. 

Dai possibili confronti fatti con le specie viventi o no nel Mediterraneo, con quelle fossili dei vari giaci- 
menti, si giunge alla seguente statistica: 

Generi noti N. 27 

» rinvenuti per la prima volta allo stato fossile » 1 

» nuovi » 3 

Sottogeneri noti (o generi cui assegno il valore di sottogeìieri) . . » 14 

» nuovi » 6 

Specie note » 86 

» nuove » 17 



[Il] A. NEVIANI 87 

Varietà note (o specie considerate come varietà) N. 4 

» nixove » 3 

Specie, varietà, viventi nel Mediterraneo » 71 

» » in altri maii » 71 

Specie, varietà, viventi nel solo Mediterraneo » 6 

» conosciute solo aUo stato fossile » 13 

» rinvenute per la prima volta allo stato fossile » 2 

» a comune coli' Eocene dell' Alta Italia » 9 

» » col Miocene di Calabria » 38 

» » » di Austria ed Unglieria . ...» 34 

» » col Pliocene (antico) di Castrocaro » 41 

» » » dell'Emilia » 39 

> » » di Calabria » 57 

» » ■» (Crag) d'Ingliilterra » 33 

» » col Postpliocene di Livorno » 24 

» » » di Calabria » 50 

» » » di Eodi » 43 

Fino ad ora i geologi non si sono trovati troppo di accordo nel riferire ad una determinata epoca il gia- 
cimento della Farnesina e di Monte Mario, per quanto di tali formazioni si conoscano moltissinù fossili di 
vari tipi. La maggior parte riferiscono le sabbie argillose grigie e le sabbie gialle al Pliocene superiore, 
pochi le fanno piiì antiche, altri le ritengono del Postpliocene infei-iore. L'indole di questo mio lavoro non mi 
permette di entrare in proposito in minute disquisizioni, tralascio quindi di citare le memorie del Ponzi, del 
Capellini, del Meli, del Portis, del Tuccimei ecc., riferendomi solo a quella che piìi concorda, per la serie stra- 
tigrafica, colle mie vedute. 

La successione degli strati è certamente la seguente, come trovo pure nella memoria dell' ing. Cleeici 
" La formazione salmastra nei dintorni di Roma ,. 

1. Argille turchine a Pteropodi ( Marne vaticane ) del Pliocene inferiore. 

2. Argilla glauconifera con Dioplodon Farnesinae Gap. Lente di non grande estensione visibile in una 
cava a Nord di Villa Madama. Per me questa argilla si deve sincronizzare colle sovrastanti 

3. Sabbie argillose grigie, ricche di fossili, della Farnesina e Monte Mario, che giungono sino alla Valle 
dell'Inferno. 

4. Sabbie gialle e. s. più estese delle precedenti; da ritenersi però, nel loro complesso, sincrone colle sabbie 
grigie, e costituenti il così detto strato classico contenente la fauna fossile di Monte Mario. 

L' argilla glauconifera, e le sabbie grigie e gialle giacciono leggermente discordanti sulle argille a Pte- 
ropodi. 

5. Sabbie ghiaiose gialle di Acquatraversa ; questa formazione dovuta ad un deposito di spiaggia, presso 
lo sbocco di qualche corso d'acqua, la ritengo contemporanea alla sedimentazione delle precedenti sabbie. 

6. Sabbie gialle loovere di fossili; si osservano specialmente presso S. Onofrio. Contengono Ostrea, Pectun- 
culus e lastre di arenaria. 

7. Ghiaie gialle a piccoli elementi; si estendono fino al Vaticano ed al Gianicolo. Vi si rinvennero scarsi 
avanzi di Elephas meridionalis e di Hippopotamus major. 

8. Argille grigie salmastre qua e là intercalate colle precedenti; contengono Tapes caudata, Pecten sul- 
catus, Cardium edule var., Cerithium vulgatum, ecc. 



88 A. NETIANI [12] 

9. Argille sabbiose giallastre intercalate a' sabbie quarzose giallognole, alla Farnesina e sulle argille sal- 
inastre alla Rimasela; contengono foglie di Posidonia Caldini, Quercus, Ulmus, Po-pidiis ec. 

10. Sabbie quarzose unite alle precedenti. 

11. Tufi terrosi con pomici biancastre e tufi granulari. 

I Briozoi da me studiati provengono dalle formazioni segnate coi num. 2 a 5, che ritengo sincrone fra 
loro; queste, già l'ho avvertito, sono leggermente discordanti colle argille a Pteropodi del Vaticano; ma al- 
trettanto non può dirsi delle formazioni superiori (num. 6 e seg.), quindi non riesce tanto facile precisare 
dove termini il Pliocene e dove cominci il Postpliocene. 

II pi'of. De Stefani ^, riferisce tutti questi strati al Postpliocene; a questa conclusione io partecipo inte- 
ramente, a ciò indotto dall'esame dei Briozoi che copiosi vissero in questi luoghi. 

Tolte dall'elenco le 20 specie nuove eie varietà; rimangono 90 specie delle quali solamente 13 non si 
conoscono viventi; e notisi che delle viventi ben 71 si trovano nel Mediterraneo; talché questa fauna della 
Farnesina e di Monte Mario si può veramente dire che è essenzialmente Mediterranea. 

Nella nota preliminare che pubblicai (Roma, aprile 1895) poco tempo fa, scrivevo: Sono convinto che 
detti depositi, sieno piìi recenti del vero Astiano, forse Siciliano, e se ad alcuno non piace la caratteristica 
di Postpliocene antico, potrà sostituire a suo agio : Pliocene recentissimo. Egualmente nella Nota sul nuovo 
genere Vibracidina (Bologna, marzo 1895) affermavo pure che la deposizione doveva essere avvenuta dopo 
l'Astiano, ed in tempo forse corrispondente al Siciliano di Dodeelein. 

Ho pocanzi invocato l'autorità del De Stefani; non sarà male che rammenti come anche il Seguenza ed 
il Manzoni, i quali oltre essere insigni paleontologi, furon valentissimi stratigrafi, ritennero le formazioni di 
Monte Mario superiori all' Astiano, e per non abbondare in prolisse citazioni, riporterò solo poche righe tolte 
dalla memoria del Sequenza: Studi stratigrafici sulla formazione pliocenica dell' Italia meridionale. (Boll. Coni, 
geol. it. 1874, pag. 148): " Ma questa fauna differisce anco enormemente da quella del Plioceno marino del- 
* l'Astigiano e dei terreni coetanei a cui si è voluta sincronizzare. Nei fossili di Monte Mario, infatti il nu- 
" mero delle specie estinte è minore, e manca inoltre a quella fauna una grande serie di Murici, di Cancel- 
" larie, di Coni, di vei-e e grandi Pleurotome, di Terebre ecc. che caratterizzano a meraviglia il Plioceno an- 
" tico d'Italia „. Come si vede, stabilito che questi depositi sono sopra-astiani, la questione si riduce a porre 
il Siciliano nel Pliocene o nel Postpliocene. 

Tanto le sabbie gialle, quanto le sottostanti sabbie argillose grigie, le quali ultime hanno pochissima 
estensione, si sono depositate in un piccolo golfo tranquillo e poco profondo; ciò viene provato ad evidenza 
sia dalle specie costiere di Briozoi, sia dal trovarsi per la massima parte incrostanti ciottoli e numerose con- 
chiglie di Gasteropodi e Pelecipodi, alle volte in numerosi strati sovrapposti. 

Quanto al giacimento di Acquatraversa non ho alcun dato per ritenerlo superiore a quello della Farne- 
sina; tutti i Briozoi, compresa la nuova specie: Onycìiocella vibracidifera, sono a comune nei due depositi. 

Ritengo opportuno riportare un breve elenco di forme, colle rispettive indicazioni, delle loro stazioni 
batometriche, rilevate da alcuni dei numerosi lavori citati nella Appendice bibliografica, non escluso la splen- 
dida opera del Walther {Ein. in die Geol. als histor. Wissenschaft.). 



* Db Stefani. Le» terrains tertiairos supérieura du bassia do la Mùditernmée. 



[13] 



NEVIANI 



89 



Scrupocellaria scruposa Lin. . 
Membranipora reticulum Lin. 
» catenularia Jam 

» iiTegularis n' Obb 

» lineata Liisr. . 

» galeata Bk. . 

» minax Bk. 

Onychocella angulosa Ess. 
Micropora impressa Moll 
Melioerita fistulosa Liw. . 
Cupularia canariensis Bk. . 
» umbellata Defb. . 

Membraniporella nitida John. 
Gribrilina radiata Moll . 
» figularis John. 

Chorixopora Brongniartii Kmd. 
Mioropwella Malusii Aud. 
» ciliata LiN". . 

» violacea Johh". . 

Diporula verrucosa Peach 
Hvppoporina foliacea El. et Sol 
» Pallasiana Moll 

» adpressa Bk. 

Myrioxoum iruncatum Pallas 
Sehixoporella linearis Hass. . 
» biaperta Mighl. 

» vulgaris Moll 

» Dutertrei A.tjd. 

» unicornis Johh. 

» sanguinea Nokm. 

» auriculata Hass. 



m. 1 — 145 Osthimosia corotwpus S. W. . . . m. 36 

» 10 — 110 Smittia Landsborovii John » 55 — 330 

» 1 — 550 » cheilostoma Mnz » 110 

» 65 — 110 » reticulata M. G-il » 35 — 550 

» 5 — 100 » cervicornis Pall » 35 — 240 

» 50 » concinna Bk » 85 — 310 

» 75 —310 » labrosa Bk » 70 

» 1 — 75 » coccinea Abili) » 18 — 100 

» 35 - 100 » Skenei Sol » 70 — 255 

» 5 — • 200 Umbonula (?) ramulosa Lin. . . . » 15 — 310 

» 15 — 150 » pumicosa Liisr » 10 — 95 

» 12 — 55 Farina borealis Bk . » 55 — 8475 

» 12 — 20 Betepora cellulosa Lrcf » 85 — 550 

» 100 — 825 » beaniana King » 35 — 550 

» 85 — 188 Crisia denticulata Lms » 13 — 180 

» 10 — 365 » elongata M. Edw » 65 — 100 

» 18—275 » fistulosa '3:et. » 10 — 810 

» 1 — 660 Hornera frondiculata Lmk » 35 — 220 

» 35 — ■ 110 Idmonea atlantica Eoeb » 18 — 550 

» 75 » serpens Lin » 1 — 180 

» 85 — 100 » concava Ess. ....... 70 

» 10 — 100 » irregularis Mngh » 85 70 

» 55 — 180 Tubulipm-a major John » 45 -310 

» 35 — 180 » dilatans John » 35 — 255 

» 10 — 550 » flabellaris Fabb. . . ' . . » 18 ^ 35 

» 10 — 247 » simplex Bk » 4 — 110 

» 55 Entalopihora probosoidea M. Edw. . . » 35 — 275 

» 75 — 810 » clavata Bk » 1 — 130 

» 35 — 810 Lichenopora hispida Plem » 1 — 310 

» 110 » radiata Ano » 35 — 100 

» 6 — 185 



Da questo quadro si rileva che delle 61 specie mentovate più che due terzi, e cioè 46, hanno il loro li- 
mite di vita superiore a 50 metri ; e solamente 13 vanno dai 51 ai 100 metri. Due specie poi troviamo indi- 
cate alla profondità di 110 m., ma notisi che per queste io non ho potuto trovare che un unico dato. Quindi 
possiamo concludere che il deposito della Farnesina e Monte Mario varia appunto dalla formazione di spiaggia, 
fino a quella di un centinaio od al massimo di centocinquanta metri, e difatti conviene anche notare che le 
Cupularie, così abbondanti in queste roccie, raggiungono appunto i 150 m. di profondità.Tj'esame dei molluschi 
echinodermi ed altri organismi che numerosi vi si rinvengono fossili, mi sembra concordi coi risultati da me 
ottenuti collo studio sui Briozoi. 

Ho già detto che pubblicai recentemente una Nota preliminare alla presente Memoria (vedi App. biblio- 
grafica); in questo frattempo ho portato al manoscritto alcune modificazioni, ma non sono di tale importanza, 
che ne debba fare qui parola; chi avrà vaghezza di fare un confronto, vedrà a prima vista quali sono le va- 
riazioni introdotte. 



90 A. KEVIANI [14j 

Bryozoa gymnolaemata Allman. 
Sottordine Cheìlostomata Busk. 

La classificazione del Briozoi, lascia anche oggidì molto a desiderare; troppo frequentemente vediamo un 
genere od una specie, sbalzata or qua or là nella serie. Resiste ancora la distinzione del Busk dei Gymno- 
laemata in Cheìlostomata, Cydostomata e Ctenostomata per quanto alcuni abbiano cominciato ad intaccarla ' ; 
ma non abbiamo, si può dire, neppur una famiglia alla quale sieno stati assegnati confini naturali. Si sarebbe 
creduto che la distinzione dei Cheilostomati in articolati, e non articolati, dovesse essere incrollabile, ed ecco 
che si scuoprono specie dello stesso genere con carattere delle due divisioni. Smitt prima, Hincks poi rifor- 
mano completamente la classificazione dei Briozoi, e cercano caratteri dipendenti dalla struttura zoeciale, spe- 
cialmente dalla forma dell' orificio, ed ecco Jullien che con numerose memorie viene a sconvolgere tutto l' edi- 
ficio, e propone nuove famiglie, nuovi gruppi del tutto diversi da quelli conosciuti! Nella esposizione delle 
specie da me studiate, quale classificazione dovevo io seguire? Non ho esitato, ho preso per guida il magi- 
strale lavoro dell' Hincks " A History of the Brltish marine Polijzoa „ e solo qua e là ho fatte quelle varia- 
zioni che ho credute nel caso. 

Distinguerò tutti i Cheilostomati in un piccolo numero di gruppi, o famiglie; ai generi estendo il piti che 
mi sia possibile il valore, e tutt'al piti li divido in sezioni di ordine inferiore o sottogeneri. 

Per la determinazione delle specie ho procurato riferirmi più alle viventi che alle fossili, consultando le 
migliori opere a ciò pubblicate; ho evitato il più che mi è stato possibile la fabbricazione di nuove specie, e 
mi si perdon-erà se sono salito al numero di 20, e vi ho aggiunto persino tre generi. 

I disegni, eseguiti tutti alla camera lucida con un ingrandimento di circa 40 diametri, vennero poi ridotti 
colla fotografia a circa 28 diametri, e su queste furono fatte le tavole. Sono per la maggior parte figure 
schematizzate, ma ho procurato di eseguirle in modo che rendano bene i caratteri necessari per riconoscere 
con facilità le specie relative. 

Mi corre qui l' obbligo di porgere un sincero ringraziamento al carissimo amico dott. Gioacchino De Angelis, 
che tanto cortesemente, con molta pazienza ed amore di scienziato e di artista, validamente contribuì alla 
buona riuscita delle due tavole. 

L'ordinamento dato ai Cheilostomati, è il seguente: 



' Recentemente Walpord (Bryoz. Middle Lias, e Infer. Gol. Bryoz.) ha rinvenuto forme ohe uni nei generi Pergensia 
e Cisternifera, con caratteri intermedi fra i Cheilostomati ed i Ciolostomati ; anche il Watbrs ed altri rinvennero parimente delle 
specie con caratteri collettivi dei due sottordini. 



[15]. 



A. NE VI ANI 



91 



FAMIGLIE 
Aeteideae . . 



SEZIONI 



Cellularideae 



Articulatae . 
Inarticulatae 



GENERI 

A e t e a Lmx. 

Scrupooellaria V. Ben. 
Vibraculina Nbv. 

/ M e ni b r a n i p r a Blain. 
Oniohocella Jul. 



SOTTOGENERI 



Membraniporideae ( Micropora Gkay . 



Cribrllinideae 



Lepralideae 



Porinldeae 
Reteporideae 



Melicerita M. Edw. 
Cupularia Lmx. 

f Membraniporella Smit. 
I Crib rilina Gkay. . . . 

Cliorizopora Hks. 
Microporella Hks. . . 



Hippoporina Net. n. g. 
Myriozoum Don. 
Schizoporella Hks. 
Teuchopora Nev. n. g. 
Osthimosia Jul. 



Smit ti a Hks. 



Umbonula? Hks. 

L Tubucellaria d'Oeb. 
( P orina d'Orb. 

Retepora Imp 



Gargantua Jul. (g.) 
Calpensia Jul. (g.) 
Manzonélla Jul. (g.) 



/ CrìhrìUna s. s. 

( Figularia Jul. (g.) 



Fenestndina Jul. (g.) 
Di'ponda Hks. (g.) 
Hecìiélia Nev. n. s. g. 
Reussina Nev. n. s. g. 
Calloporina Nev. n. s. g. 



Marsillea Nev. n. s. g. 
Watersipora Nev. n. s- g. 
Phyladella Hks. (g.) 
Mucronella Hks. (g.) 
Reussia Nev. n. s. g. 
\ Paìmicelìaria Ald. (g.) 



92 A- HEVIANI [16] 

Gen. Aetea Lamodeoux 1812. 

1. Aetea anguina Lotné (Sertularia) 1758. 

BiTSK. Brit. Mar. Cai., pag. 31, tav. XV, flg. 1. 

Manzoni. Castrocaro, pag. 6, tav. VI, fìg. 70. 

Anguinaria spatulata Joknston. Brit. Zooph. 2" ed., pag. 290, tav. L, fìg. 7, 8. 

Alcune colonie corrispondenti a quelle di Castrocaro. 

Dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, nei mari 
Indiani ed Inglesi. 

2. Aetea truncata Landsboeough (Anguinaria) 1852. — Tav. V [Tav. I], fìg. 1. 

HiNCKS. Brìi. Mar. Poi., pag. 8, tav. I, fìg. 8-12, tav. II, fìg. 3. 

Pochi zoeci, alle volte piritizzati, sparsi sulla superficie interna delle valve di alcuni Pedunculus. Lo stato 
di conservazione, non sempre buono, fa dubitare, che alcuni di questi zoeci si possano attribuire al genere 
Hippothoa. 

Dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 

Non credo die questa specie sia mai stata trovata fossile. Vivente nel Mediterraneo, a Madera. Nei mari 
Inglesi e Norvegesi. 

Gen. Scrupocellaria Van Benbden 1844. 

3. Scrupocellaria scruposa Linné (Sertularia) 1758. 

Btjsk. Brit. Mar. Cai., pag. 25, tav. XXII, fìg. 3, 4. 
SiHTT. Hafs-Bryoz. fetthrop., pag. 23, tav. V, fìg. 1. 
HtJTCKS. Brit. Mar. Poi., pag. 45, tav. VII, fìg. 8, 10. 
BusK. Ch-ag Poi., pag. 19, tav. I, fìg. 6. 

Pochi frustoli od intemodi, tanto dalle sabbie gialle, quanto dalle grigie della Farnesina. 
Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, nell'Atlantico e Pacifico. 

Gen. Vibraculina Neviani 1895. 
1895. Neviani. Nuovo genere e nuove specie di briozoi fossili, pag. 1 (estr.) Bologna. 

Ho fatto conoscere questo nuovo genere in apposita pubblicazione, che sopra ho citato; da essa prendo 
testualmente la diagnosi: 

Zoeci tabulari o subtubulari con apertura circolare o subelittica circondata da un peiistoma calloso molto 
grosso; nel margine inferiore sporge un umbone che termina in una apertura circolare per il passaggio di 
un vibracolo; lateralmente possono esservi altri vibracoli. 

I zoeci sono disposti in due file (zoario biseriale) alterne, ed hanno le aperture rivolte da una sola parte; 
processi laterali di varia lunghezza irregolarmente disposti, uniscono di tratto in tratto i piccoli rami in modo 
da dare al zoario una apparenza reticolata. 



[17J • A. NEVIANI 93 

Questo nuovo genere, per i caretteri zoeciali, appartiene alla famiglia delle Cellularldeae, nel senso in- 
teso da BusK ed Hincks; per quanto questi autori vi comprendano soltanto dei generi con zoario articolato; 
ma la scoperta di specie articolate o no dello stesso genere ha tolto ogni importanza al portamento del zoario ; 
si può tutt' al più farne una sezione delle Celi. Itiarticu^atae. 

Dì questo genere conosco due specie V. Conti Nbv. e V. Seguenziana Nev. ambedue postplioceniche, la 
prima della Farnesina, la seconda di Calabria; per quest'ultima vedi il mio citato lavoro. 

4. Vibraculina Conti Neviani 1895. — Tav. V [Tav. I], flg. 2, 3, 4. 

1895. Neviani. Nuovo genere e nuove specie di hrioxoi fossili, pag. 2 (estr.), flg. A, A', A". Bologna. 

Zoeci tabulari, ristretti in basso, alquanto allargati in alto, diritti o ricurvi in fuori; apertura circolare 
rivolta in avanti con peristoma rilevato, calloso, munito di un umbone sottoboccale, un poco ricurvo in alto 
questo alla estremità presenta una apertura circolare per il passaggio di un vibracolo. Ogni zoecio presenta 
lateralmente una apertura vibracolare, circondata da una cicatrice circolare, con superficie irregolarmente 
imbutiforme. I zoeci adulti hanno la frontale bucherellata. Ogni due o tre zoeci un processo trasverso riunisce 
i rami biseriali, formando un zoario reticolato. 

Per alcuni riguardi ricorda la Memhranipora monocera Mrs. del Cretaceo dell'Isola di Riigen (pag. 57, 
tav. V, fig. 14). 

I processi laterali ricordano quelli che si osservano in Bugula reticulata Bk. {Challenger, pag. 40, tav. Vili, 
fig. 3). 

Le medie dimensioni dei zoeci sono : 

Lunghezza dei zoeci mm. 0,80 L^^nghezza degli umboni sottoboccali . mm. 0,38 

Larghezza » ....■..» 0,36 Larghezza dei portavibracoli laterali . » 0,34 

Diametro trasverso degli orifìzi. . . » 0,17 

Non comune nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. 

Ho trascritto quanto in proposito al mio nuovo genere e nuova specie avevo stampato nella citata pub- 
blicazione. Mi corre ora l'obbligo di riferire che il chiarissimo signor A. W. Watees, distinto specialista in- 
glese, che mi onora della sua pregiata amicizia, non appena ricevè l'estratto della mia nota si affrettò a 
scrivermi per avvertirmi, che egli pure aveva trovato la specie da me riferita a V. Conti, vivente nel golfo 
di Napoli, e che riconosciutala per specie nuova l' aveva chiamata Palmicellaria paralellata, e la descrizione 
relativa era sotto stampa per una memoria da inserirsi nel Journ. of the Linnean Soe. zool. Voi. XXV, ed 
aggiungeva che nell'esemplare vivente aveva potuto osservare alcuni importanti caratteri, che nei miei 
esemplari fossili o non esistevano, o mi erano sfuggiti; come pure che aveva sospettato si trattasse di un 
genere nuovo. Richiesi al sig. Watees la descrizione di questa specie interessante; descrizione che mi venne 
sollecitamente comunicata, e che per la relativa importanza trascrivo interamente': 

" Palmicellaria parallelata sp. n. Journ. of. the Lin. Soc. zool. Voi. XXV, pag. 266, PI. VI, fìg. 11, 12, 13, 19. 

•■ Zoario su di un sol piano, reticolato, con ramificazioni cilindriche a doppia serie, paralelle le une alle 
altre e congiunte a intervalli piti o meno regolari da semplici trabecole che si dipartono dall'estremità di- 
stale del zoecio. Zoeci cilindrici distinti; superficie liscia, trasparente, vitrea; estremità distale poco spor- 
gente; apertura opercolare orbicolare; opercolo sottile membranoso; non vi è poro labiale né spaccatura; 

Palaentographia italica, voi. I. 13 



94 A. NEVIAifI [1.8] 

immediatamente sotto all'apertura vi è mi rostro lungo quasi quanto un zoecio, con un avicolario presso 
alla base e diretto in fuori, mandibola semicircolare. Ovicello globoso, prominente, alquanto allungato e 
schiacciato anteriormente finamente incavato con una perforazione nel mezzo di ogni incavo. La parete 
dorsale è simile a quella anteriore, sottile, trasparente, liscia, e lascia vedere nettamente le pareti zoe- 
ciali. I zoeci sono situati in modo alternato; e sulla faccia dorsale, all'estremità distale c'è un disco rotondo 
sporgente con apertura avicolare nel mezzo. Di fianco ai rami là dove si uniscono i zoeci distali e prossimali 
vi è una superficie circolare, colle pareti in pendenza verso il punto di congiunzione dei due zoeci. Cia- 
scuno dei zoeci porta una lastra a rosetta; è da questa superficie che si staccano le trabecole, per cui pos- 
siamo dire che in ogni zoecio vi sia la preparazione ad una trabecola, benché questa sia realmente svilup- 
pata soltanto ogni due o tre zoeci. La parete esterna laterale del zoecio ha una fila di piccoli pori „. 

La descrizione del signor Watbes è così precisa che permette ogni confronto, ancorché sia privo degli 
esemplari viventi. 

Anzitutto é evidente che si tratta della medesima specie; forse si potrà distinguerla come vai'ietà; se pm-e 
ulteriori osservazioni non diranno che gli esemplari viventi del Waters sono giovani, e i miei fossili sono 
adulti. Infatti nella sopra riportata descrizione è ripetuto che i zoeci sono sottili trasparenti e lisci, invece i 
miei sono a parete grossa, opaca e verrucosa. 

Negli esemplari viventi l'umbone sottoboccale é integro, nei miei ti-ovo sempre un foro circolare termi- 
nale ; è bensì vero che posseggo pochi frammenti con un numero limitato di zoeci, ma mi sembra un po' strano 
che questa apertura debba provenire da rottura ripetuta sui singoli zoeci. Ho poi esaminato attentamente 
tutti i zoeci ed in alcuno sono riescito a trovare l' avicolare umbonale. Al contrario, messo sull'avviso, ho 
potuto notare, per quanto con difficoltà, l'avicolario della superficie dorsale, che però é afi:bndato nella parete, 
come vedesi nella fig. 4, Tav. V [Tav. 1] e non portato su di un dischetto come negli esemplari viventi. La 
presenza poi di questi avicolari parmi sufficiente ad escludere il riferimento al genere Palmicellaria fatto dal 
Waters. 

Queste le differenze fra i pochi frammenti da me trovati alla Farnesina, e gli esemplari del Golfo di 
Napoli studiati dal signor Waters; e si può concludere: 1.° che trattasi veramente di un genere nuovo, per 
quanto il nome di VibracuUna, non corrisponda agli organi che realmente esistono nel Briozoario; 2.° che 
trattasi di una specie nuova, che per precedenza deve conservare il nome di T'. Conti Nev. ; 3.° che gli esem- 
plari viventi sono o giovani o di una varietà di poco differente, dagli esemplari fossili della Fai'nesina. 

Gen. Membranlpora Blainville (emend.) 1834. 

Questo genere, come moltissimi altri, fra i Briozoi, ha subito dalla sua fondazione ad oggi una quantità 
grandissima di mutamenti, talché sarebbe piti conveniente non adottarlo ulteriormente, sostituendo per le specie 
che ancora vi si comprendono, nuovi nomi; tanto più che anche queste specie hanno caratteri zoeciali tanto 
differenti che meriterebbero essere aggregate ad un numero non indifferente di nuovi generi. 

Le sette specie rinvenute fossili alla Farnesina ed a Monte Mario si possono raggruppare nel seguente 
modo: 

«. senza avicolari p. Con nvicolari 

1. Membranipoia reHcidum TvIN. sp. 5. Membranipora lineata Lik. sp. 

2. » Camillae Nj:v. n. sp. 0. » gnlcata Busi:. 

3. » catenularia Jam. sp. 7. » miìmx Bush. 
i. » vrregularis n'Oiin. 



[19J A. NEVIANl 95 

5. Membranipora reticulum Iìiuké (Millepora) 1768. 

Biflustra Savartii Manzoni. Castroearo, pag. 38, tav. II, fìg. 17, 17a. 
Per la sinonimia vedi Nevlapti. Livorno, pag. 18. 

Specie comunissima, sotto forme di Flustra, Biflustra ecc. Sul polimorfismo di questa specie altre volte 
mi sono intrattenuto, e gli specialisti sanno quali difficoltà si incontrano in proposito. Pergens recentemente 
{Bry. Sen. de l'Arche de Léves ecc.) osserva giustamente che per quanto questa specie sia polimorfa, pur tuttavia, 
è facile includere in questa denominazione più specie, giacché, fra quelle attuali ve ne sono molte che non si 
giungono a distinguere se esse hanno perduto i loro denticoli. In una memoria precedente {Bryoz. d. Senon. 
de Sainte- Paterne eco) manifesta l'idea che forse si potrà giungere a poter distinguere le specie collo studio 
dei modelli interni e dei pori di comunicazione. Jellt nel Syn. Catcd. tiene distinta la M. reticulum dalla 
M. Savartii. 

Nella collezione Rigaggi alcuni esemplari erano indicati come Adeone lameUosa Mighl.; ed altri come 
Betepora sp. 

Frequentissima nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina, Monte Mario^ e Valle dell'Inferno. 

Fossile dal Cretaceo. Vivente nel Mediterraneo, nei Mari Inglesi, in quelli della Florida, di S. Lorenzo ecc. 

6. Membranipora Camillae Neviani n. sp. — Tav. V [Tav. I], fìg. 5. 
Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 67 (3 estr.). 

Questa nuova specie ha le maggiori affinità colla M. reticulum L. E caratteristico il solco profondo ed 
arcuato posto sul margine superiore di ogni zoecio; ignoro il significato morfologico e fisiologico di questo 
carattere, a meno che non si tratti dell' ooecio. Apertura opesiale sub-ovale, di solito alquanto allargata dalla 
parte superiore ; il cordoncino marginale è distintissimo per ogni zoecio, e non si fonde mai con quello degli 
individui vicini. 

Media dimensione di cinque zoeci: 
Larghezza mm. 0,32 Lunghezza mm. 0,48. 

Un piccolo esemplare nelle sabbie gialle superiori, in via della Camillucia (da cui il nome specifico) sopra 
Monte Mario. 

7. Membranipora catenularia Jameson (Tubipora) 1839. 

HiNOKS. Brit. Mar. Poi., pag. 134, tav. XYII, fìg. 1, la, 2. 

Hippothoa catenularia Johnston. Brìi, xooph., 2.^ ed., pag. 291, tav. L, flg. 9, 10. 

— — Btjsk. Brit. Mar. Cat., 1.» part., pag. 29, tav. XVIII, flg. 1, 2. 

— — Manzoiti. Br. plioc. it., 4.^ contr., pag. 6, tav. I, flg. 4. 

Una sola colonia molto estesa, e perfettamente concordante con i caratteri della specie tipica. Incrostante 
la superficie interna di una valva di Pectimculus. 
Dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 
Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo e comunissima nell'Atlantico e Pacifico. 



96 A. NETIANI [20] 

8. Membranipora irregularis d'Okbigny 1839. 

Manzoni. Gastrocaro, pag. 10, tav. I, fig. 5. 

Smitt. Fior. Bry., par. 2.=", pag. 8, tav. II, fig. 63. 

Numerose colonie incrostanti Pectunculus, Ostrea, Mitrex etc. Specie molto polimorfa; un minuzioso esame 
con molto materiale di confronto, vivente e fossile, di varie località permetterebbe forse la distinzione in varie 
specie. 

Dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 

Fossile dal Miocene. Vivente nell'Atlantico. Caeus non cita questa specie fra quelle del Mediterraaeo ; 
può dai-si che per il suo polimorfismo, come sopra ho accennato, venga confusa con M. apertUf M. lineata 
od altre. 

9. Membranipora lineata Linné (Flustra) 1768. 

Manzoni. Br. fos. li., 4.» contr.^ pag. 10, tav. II, fig. 13 (non tav. Ili, fig. 14). 
HiNCKS. Brìi. Mar. Poi., pag. 143, tav. XIX, fig. 3-6. 
BrsK. Brit. Mar. Cai., pag. 58, tav. LXI, fig. 1. 
Sjutt. Fior. Brijox., par. 2.% pag. 7, Tav. II, fig. 62. 

Rarissime colonie incrostanti la superficie interna di qualche valva di Pectunculus dalle sabbie argillose 
grigie della Farnesina. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, nell'Atlantico settentrionale, nella Nuova Zelanda. 

10. Membranipora galeata Busk 1852. 

BusK. Brit. Mar. Cai., parte II, pag. 62, tav. LXV, fig. 5. 

JiTLLiEN. Capo Horn, pag. 75, tav. V, fig. 6-8. 

Flustrellaria dentata d'Orbigny. Pai. franp. Ter. Crei., pag. 525, tav. DCCXXV, fig. 17-21. 

Memhì-anipora dentata Watees. Gambier, pag. 263, tav. VIU, fig. 14. 

— anulus Manzoni. Casirocaro, pag. 12, tav. I, fig. 9. 

— — Manzoni. Br. pi. it., 4.^ contr., pag. 7, tav. I, fig. 6. 

— — Waters. Tert. Br. New. Zeal., pag. 47, tav. VI, fig. 2, 5, 9. 

Nei miei lavori precedenti sui Briozoi, ho conservato la denominazione data a questa specie dal Manzoni, 
segnando però fra i sinonimi la M. galeata Bk.; ora mi decido per il nome del Busk, perchè negli esemplari 
avuti sott' occhio vi ho risconti'ati tutti i caratteri delle specie dei mari inglesi. 

Comunissima nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina e di Valle dell' Inferno. Si raccoglie in frammenti 
laminari liberi ed incrostante Ostrea, Pecten, ed anche altri Briozoi. 

Fossile dal Cretaceo {Flustrellaria dentata d'Oub., P. F. T. C, 525). Vivente nell'Atlantico settentrionale 
e meridionale, alle isole Kerguelen. È probabile che venga trovata vivente nel Mediterraneo. 

11. Membranipora minax Busic 18G8. 

IIiNCKS. Brit. Mar. Poi., pag. 109, tav. XXII, fig. 2a,h,c. 

M. Flcmiufjii BcsK. Brit. Mar. Cat., pag. 58, tav. LXI, fig. 2. 

Un solo esemplare, con portamento escaroidc, dalle sabbie gialle della Farnesina. 



[21J A. IfEVIiNI 97 

Credo sia questa la prima volta che la M. minax è indicata come fossile. Vivente nel Mediterraneo e 
nell'Atlantico boreale. Il mio esemplare, alquanto logoro, mostra alcune affinità anche colla M. rhyncota Bk. 
del Crag. Io però amo meglio riferirlo alla specie vivente M. minax Bk. perchè credo che uno attento studio 
dimostrerà che queste due specie si debbono ritenere come sinonimi. La M. rhyncota si conosce fossile a Bruc- 
coli in Sicilia (Watérs), ad Aldinga in Australia (Wat.) e nel Crag d'Inghilterra (Buse). 

Gen. Onychocella Jhllien 1881. 

Separato dal genere Memhraniioora, viene ben delimitato dalla forma speciale degli avicolari che dal Jullien 
furono detti Onicocellari ; negli esemplari fossili di questi non si rinvengono che le celle, essendo essi chi- 
tinosi; nei viventi si osserva la mandibola fissata all'involucro membranoso senza sbarra attraverso l'apertura 
avicolare calcarea; sonvi inoltre ai lati della base della mandibola delle appendici libere parimente chitinose. 
Watebs (North-ltal. Bri/., pag. 8) fa notare che vi sono caratteri di avvicinamento col genere Celiarla {Meli- 
cerita) giacché nella 0. angrdosa vi sono delle trabecole che circondano l'opercolo, come costantemente si 
osserva in Celiarla, ed in Selenaria maculata. Cosicché, mentre da una parte da Membranipora (senso stretto) 
si passa a Micropora, da un' altra, dallo stesso genere si passa a Melicerita e Selenaria. 

12. Onychocella angulosa Eeuss (Cellepora) 1847. — Tav. V [Tav. I], flg. 7. 

Per la numerosa sinonimia vedi: "Watees. North-Italian Bryoxoa, pag. 9. 

Comunissima come incrostazione, specialmente sulla Vola Jacohea, nelle sabbie gialle e grigie della Farne- 
sina e Valle dell'Inferno. 

Fossile dal Cretaceo; comune nei vari depositi italiani. Vivente nel Mediterraneo, nell'Atlantico. 

13. Onychocella vibraculifera Neviani n. sp. — Tav. V [Tav. I], flg. 6. 

Neviani. Nota preliminare qcc.^ pag. 67 (3 estr.). 

Ha tutto il portamento della 0. angulosa; l'apertura é costantemente trifoliata; nella massima parte degli 
angoli formati dall'avvicinamento di tre zoeci, evvi un rilievo con apparenza di tubercolo, aperto verso la 
parte prossimale del zoecio, rilievo al quale credo non errare assegnando la funzione di porta vibracolo. Comuni 
gli Onicocellari. 

L' ing. Cleeici, cita queste specie come Membranipora tuherculata nel suo lavoro sulla Corhicula fliimi- 
nalis dei dintorni di Roma (Boll. soc. geol. It., voi. VII, pag. 105). 

Rarissima. Una colonia su Pecliinculus dalle sabbie ghiaiose di Acquatraversa (Coli. Clerici) ed un 
altra da me rinvenuta nelle sabbie gialle della Farnesina. 

Gen. Micropora Gkay 1848. 

Il genere Micropora come viene inteso anche da Hincks {Brit. Mar. Poi., pag. 173) ed altri, é così in- 
dividuato : 

Zoeci con margini sollevati e sporgenti; frontale incavata, interamente calcarea; orificio semicircolare o 
suborbicolare, rinchiuso entro un orlo calcareo. Zoario incrostante. 



98 A. HEVIAMI [22] 

J. JuLLiEN pone questo genere nei Cheilostomata diplodermata opesìulata, e lo smembra in diversi generi. 
Le forme da me ora rinvenute fossili si riferiscono a tre generi, ai quali assegno il valore di sottogeneri, 
coi seguenti caratteri: 

Gargantua. L' opesia, anteriormente persistente, porta posteriormente due piccole fenditure arrotondate 
per il passaggio dei tendini delle fibre muscolari parietali. 

Calpensia. Criptocisti interamente sviluppata, con due opesie secondarie ben spiccate ; ed opercolo semi- 
lunare. 

Mamonella. Opesiula ben formata, alle volte multipla, ed opesia terminale in forma d' orificio. 

Sottogeti. Gargantua Jullien (gen.) 1888. 

14. Micropora hippocrepis G-oldfuss (Cellepora) 1884. — Tav. V [Tav. IJ, fig. 8. 

Cellepora (Discopora) hippocrepis. Hagenow. Bry. Maastrich. Kreid., pag. 91, tav. XI, fig. 17. 
Membranipora bidetis. Buse. Crag Poi., pag. 34, tav. II, fig. 4. 

— Rosselli. Mai^zoni. Brioz. plioc. ital., 4.'' contr., pag. 333, tav. Ili, fig. 15, 

Una colonia con pochi zoeci ben determinabili, incrostante la superficie esterna di una valva di Pectun- 
culus; dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 
Fossile dal Cretaceo. Vivente nel Mediterraneo. 

Sottogen. Calpensia Jullien (gen.) 1888. 
15. Micropora impressa Moll (Eschara) 1803. 

Membi-anipora calpensis Manzoni. Sup. fau. Medit., pag. 3, tav. I, fig. 2, 3. 

— — Manzoni. Gastrocaro, pag. 13, tav. I, fig. 10. 

— — BusK. Brit. Mar. Gai., pag. 60, tav. CIV, fig. 5-6. 

— andegavensis Buse. Grog' Poi., pag. 35, tav. II, fig. 5. 

— gracilis Reuss. Br. Mioe. Austr.-Ungh., pag. 184, tav. X, fig. 5, 6, 7. 

Comunissima, in masse celleporoidi, in rami cilindrici o compressi, bilaminari, incrostante conchiglie ed 
altri fossili, sia nelle sabbie gialle, che nelle sabbie argillose grigie della Farnesina, Valle dell'Inferno ecc. 
Le masse celleporoidi alle volte sono costituite da un numero grandissimo di strati, tanto da divenire grosse 
come un pugno. 

Fossile dall'Eocene superiore. Vivente nel Mediterraneo, nei mari d'Inghilterra e della Norvegia. 

IG. Micropora impressa Moll var. Farnesinae Neviani n. var. - Tav. V [Tav. IJ, fig. 9. 
Neviani. Nota preliminare ecc., pag. G7 (3 estr.). 

In generale non ho tenuto conto delle numerose varietà presentatemi dalla il/, impressa; sia per qual- 
che dettaglio nella scultura zoeciale, sia per il portamento zoariale: credo però opportuno distinguere questa, 
cui do il nome di Farnesinae, per alcuni caratteri delle due categorie. 

I zoeci sono disposti in un solo strato, a forma di tubo cavo, riproducendo così l'aspetto di molte Viti- 



[23] A. liTEVIAOT 99 

culariae e delle vecchie Hemescharae. I cordoncini che separano le frontali dei zoeci, sono piuttosto grossi e 
rotondeggianti; il margine inferiore dell'orificio è concavo in alto; la frontale è piana. 
Dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 

Sottog. Manzonella Jullien (gen.) 1888. 

17. Micropora exilis Manzoni ( Membranipora ) 18C5. — Tav. V [Tav. I], fig. 10, 11. 

Membranipora exilis Manzoni. Bry. foss. ital. 2.» contr., pag. 512, tav. I, fig. 1. 
— regiùlaris Namias. Br. pi. Mod. Piac, pag. 19, tav. 5V, fig. 3. 

Che la specie della Farnesina sia identica a quella del Pliocene di Castell'Arquato, non ho alcun dubbio, 
avendo veduto l'esemplare conservato nel museo di geologia della R. Università di Modena, ove fui con ogni 
gentilezza ricevuto dal prof. Pantanelli, e dal dott. Namias. Nel disegno dato dal Namias, tolto da una foto- 
grafia, si vedono dei zoeci che sono trasformati in grandi avicolari, con opesia a forma lanceolata romboidale, 
ma di essi non se ne fa parola nella descrizione; come pure il Manzoni tralascia di questo interessante carat- 
tere; nelle colonie da me rinvenute alla Farnesina ho trovato spesso questi avicolari di sostituzione (vicari). 

Abbastanza comune nelle sabbie argillose griurie della Farnesina, aderente ai Pectuncoli. Fossile dal 
Pliocene antico. 

Gen. Melicerita H. Milne-Edwabds 1836. 

Seguo in tutto l'avviso di Jullien {Capo Horn, pag. 67), sostituendo il genere di Milne Edwards più de- 
terminato a quelli di Salicornaria, Cellaria, Vincularia, Glauconome ecc. molto indeterminati. 

Alcuni opporranno che Melicerita di M. Edw. comprendeva specie incrostanti, mentre di Salicornaria Cuviee 
era caratteristica la forma articolata. Ma il portamento del zoario non è carattere sufficiente a determinare 
un genere od una famiglia, lo stesso Busk {Challetiger^ pag. 83 e seg.), ha dovuto modificare la frase dia- 
gnostica per includervi la Salicornaria magnifica che non è articolata. 

Lo studio delle Meliceritae non è tanto facile, dovendo ricorrere più alla forma degli avicolari, che a 
quella dei zoeci; avicolari che sovente possono mancare. 

Nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina, sono frequentissime; prima venivano tutte comprese colla 
denominazione di Salicornaria farciminoides Johnston, o di Vincularia fragilis Conti. Io vi ho riscontrato tre 
specie : M. fistulosa, Mutinensis e Johnsoni. 

Riguardo al riferimento tassinomico pongo le Meliceritae, dopo le Microporae, perchè la struttura dei 
zoeci, più a quest'ultimi che ad altri Briozoari si rassomiglia; risultando cioè tanto nell'uno quanto nell'altro 
genere di un cordoncino che circonda un' area, più o meno ricoperta di una lamina calcarea, (criptocisti). 

18. Melicerita iìstulosa Linné (Eschara) 1758. — Tav. V [Tav. I], fig. 12. 

Cellaria fistulosa Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 106, tav. XIII, fig. 1-4. 

— — Watebs. Bry. S. W. Victoria, pag. 319, tav. XIV, fig. 1, 2, 10, 11. 

Salicornaria farciminoides Clerici. Corbicula flmninalis, pag. 114. 
Vincularia fragilis Conti. Monte Mario, pag. 36. 

Tutti gli esemplari di Melicerita esistenti nelle collezioni che ho studiate, sono indicati col nome di 



100 A. NEVIAUI [24] 

fistulosa L.; ma al conti-ario vi appartengono in scarso numero, mentre il numero maggiore deve ascriversi 
alla Johnsoni. Nella M. fistulosa gli avicolari stanno all'apice dei zoeci, sono di forma quadrangolare, con 
mandibola rotondeggiante e rivolta all' insù ; mentre nella Johnsoni, gli avicolari sono assai più grandi, ed oc- 
cupano esattamente il posto di un zoecio. 

Il numero maggiore proviene dalle sabbie gialle di Valle dell'Inferno, Farnesina ed Acquatraversa; altri 
internodi dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 

Fossile dall'Eocene. Vivente nel Mediterraneo, e diffusa per gli altri Oceani. 

19. Melicerita mutinensis Namias (Salicornaria) 1891. — Tav. V [Tav. IJ, fig. 13, 14. 

Salicornaria mutinensis Najuias. Br. j^lioe. Mod. Piac, pag. IG, tav. XV, fig, 2. 

Due soli esemplari corrispondenti perfettamente colla specie del modenese; anche di questa determina- 
zione non ho dubbio avendo esaminati gli originali del dott. Namias. In uno dei miei esemplari però ho notato 
una varietà, che da prima mi aveva fatto pensare ad una nuova specie, dipendente dal fatto che gli avi- 
colari non rimangono contenuti entro il perimetro esagonale del zoecio sottostante, ma si spingono fra due 
zoeci superiori prendendo la forma ogivale. Questa variazione mi sembra che indichi un grado di passaggio 
fra la M. fistulosa e la M. mutinensis, giacché se la mandibola dell' avicolario da acuta che è, si fa allargata 
si ha appunto la caratteristica struttura della prima specie. 

Dalle sabbie gialle della Farnesina. 

Fossile nel Pliocene di Modena. 

20. Melicerita Johnsoni Buse (Nellia) 1866. — Tav. V [Tav. IJ, fig. 15-17. 

Celiarla Johnsoni Hincks. Brit. Mar. Poi., pag, 112, tav. XIII, fig. 9-12. 
Salicornaria cuspidata Manzoni. Br. fos. it., 4." contr., pag. 327, tav. I, fig. 3. 

Molto numerosi sono gli internodi di questa specie che fu quasi sempre confusa colla C. fistulosa; si 
riconosce tuttavia per la forma dell' avicolario che occupa esattamente il posto di un zoecio (vicario), con 
grande apertura a margine superiore circolare. Anche i zoeci si distinguono bene per il contorno ellittico o 
subellittico, mentre nella C. fistulosa, il contorno si mantiene più o meno esagonale. 

La S. cuspidata del Manzoni (fossile nelle sabbie gialle delle colline di Fisa), si deve ritenere sinonimo 
della C. Johnsoni; il Manzoni nella citata figura disegna un grande avicolario, ma si mostra incerto di dare 
tale interpretazione. 

Comunissima nelle sabbie gialle, e grigie di Acquatraversa, Valle dell'Inferno, Farnesina ecc. 

Fossile dal Pliocene. Non so se altri prima di me abbiano indicata come fossile questa specie. Vivente 
nel Mediterraneo e nell'Atlantico. 

Gen. Ciipularia Lamoukoux 1821. 

Anche questo genere lo pongo dopo le Memhraniporae, colle Microporae e' Meliceritae, per le identiche 
ragioni esposte per il genere Melicerita. Fino ad ora dalla massima parte degli autori le Cupularie erano 



[25] A. HUVIAKI 101 

poste in una famiglia distinta Belenariadae; pochi zoologi, e fra essi lo Smitt, uno fra i piti Talenti conosci- 
tori di questi organismi, posero alcune specie fra le Memhraniporae come ad es. la M. (Cìipularia) canariensis 
(Smitt, Fior. Br., pag. 10). Le tre specie rinvenute fossili presso Roma, erano note come Escharitae orbicu- 
lares anche a Soldani Ambeogio nel 1780 (vedi Neviani, Briozoi fossili illustrati da Soldani Ambrogio ecc., pag. 3 
[estr.] Roma 1895). 

21. Oupularìa canariensis Busk 1858. 

Cupuìarìa canariensis Busk. Crag Poi., pag. 87, tav. XIII, fìg. 2. 

— — Manzoni. Brioz. Plioc. Ital. 1.* contr., pag. 10, tav. II, fìg. 17. 

— — Manzoni. Briox. Mioo. Austr.- Uìigh., 2." parte, pag. 24, tav. XVII, fìg. 56. 

— — "Waters. Challenger Suppl. to Busk, pag. 36, tav. Ili, flg. 2. 
Memhranipora canariensis Smitt. Fior. Bryoxoa, pag. 10, tav. II, fig. 69-71. 
Cupularia monotrema Busk. Challenger, pag. 207, tav. XIV, fig. 5. 

— guineensis Busk. Brit. Mar. Cat., parte 2.", pag. 98, tav. CXIV, flg. 1-5. 

— stellata Busk. Brit. Mar. Cat., pag. 99, tav. CXVIII, fig. 1-4. 

Specie comunis&ima nelle sabbie grigie e gialle di tutta la regione di Monte Mario ; colonie di ogni di- 
mensione, il più spesso rotte in causa della loro delicatezza; ho veduto delle colonie di quasi due centim. di 
diametro. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo (C. stellata Bk., secondo Watees.); nell'Atlantico setten- 
trionale. 

22. Cupularia umbellata Defrance (Lunulites) 1815. 

Cupularia umbellata Smitt. Fior. Bryox., pag. 14, tav. Ili, fig. 75-80. 

— — Manzoni. Castrocaro, pag. 39, tav. V, fig. 67. 

— — Manzoni. Briox. plioc. ital., 1.» contr., pag. 26, tav. Il, fig. 16. 

— denticulata Busk. 0)-ag Poi., pag. 85, tav. XIII, fìg. 1 e 3. 

— Owenii Busk. Brit. Mar. Cat., pag. 99, tav. CXV, fìg. 1-5. 

— Lowei Busk. Brit. Mar. Cai., pag. 99, tav. CXVI, fìg. 1-6. 

— intermedia Manzoni. Briox. plioc. ital., 2.* contr., pag. 10, tav. II, fìg. 13, 14. 

— — Manzoni Castrocaro, pag. 39, tav. V, flg. 67. 

Lunulites intermedia Michelotti. Precis. fau. mioc. ital., pag. 53, 54, tav. II, flg. 13, 16. 

Sono stato lungo tempo incerto se dovevo o no accettare l'opinione del prof. Pantanelli, sulla distin- 
zione della C. umbellata dalla C. intermedia (Pantanelli, Soc. Toscana Se. Nat. 19 gennaio 1890). L'esame 
dei numerosissimi esemplari avuti a disposizione mi convinsero che non è possibile tenere separate le due 
forme. E bensì vero che alcuni esemplari presentano fra loro notevoli differenze, ma fra le variazioni estreme 
se ne notano tante di passaggio che mi sembra più conveniente raccoglierle tutte nell'ambito di variazione della 
medesima specie, altrimenti saremo costretti a fare un numero molto grande di specie, sottospecie, varietà, 
sottovarietà, e mutazioni, corrispondente quasi ad ogni colonia che si prende in esame; esagerando così il 
sistema di determinazione. Aggiungerò inoltre, che secondo il prof. Pantanelli la C. intermedia sarebbe pro- 
pria dei mari profondi, e delle formazioni littorali la C. umbellata; ora alla Farnesina, che indubbiamente è 
un deposito di poca profondità, è frequentissima la forma C. intermedia e non l'altra. 

Falaentographìa italica, voi. I. 1^ 



102 A. JTEVIAOT [26] 

Ricordo che la C. umbellata, venne per la prima volta descritta e figurata dal bolognese Ferdinando Bassi 
nel 1757 e determinata per Madrepora orbicularis asteriformis eleganter cancellata (F. Bassi. De quibusdam 
exiguìs madreporis agri boìwnlensis ; Neviani. Di alcuni Briozoi plioc. del Bio Landa ecc.). 

Nelle collezioni del Rigacci e del Conti ho trovato questa specie indicata non solo come Discoporella in- 
termedia, ma anche come D. romboidea sp. n. Il Conti {Monte Mario ed i suoi fossili, pag. 37 e 53) cita e 
descrive questa pretesa nuova forma. In un cartellino, che credo scritto dal Raynevald trovo: Bryozoaires = 

Cellulinés = empatés = libres = Poeellidae. Discoporella Monte Mario. Diffère de l'umbellata des faltms, 

parcéq, ses cellides ne sont pas rayonnées à V intérieur. d'Oeb., 473, pi. '7 17, 1. Si tratta evidentemente di una 
delle tante varietà sopra accennate. 

Fossile dal Faluniano. Vivente nell'Atlantico. 

23. Cupularia reussiana Manzoni 1869. 

Manzoni. Br. plioc. ital., l.a contr., pag, 27, tav. II, %. 19 (non 18, 18'). 

Comunissima questa specie fondata dal Manzoni sopra esemplari di Monte Mario, Castell'Arquato, Or- 
ciano e Rodi. Nella collezione Rigacci ne ho rinvenuti quattro tubetti; i biglietti portavano le seguenti in- 
dicazioni: 

1." tubetto : Lunulites sp. mio. cat. di Eatnevald, p. 70. 

2." » Lunulites sp. nuo. C. C. Eayn. 

3." » Lunulites. La dichotomazione è diversa dagli altri di Monte Mario; si dovrà forse vedere se sieno 

di diverse specie? 
4." » Lunulites Marii Rayn. (a tergo) Confrontarlo col Cupulites intermedia Munsi. 

Nel Cat. d. foss. d. Monte Mario di De Raynevald, V. Hecke et Ponzi (185), a pag. 14 num. 265 è citata: 
Lunulites sp. n. (C. C); a pag. 20 vi è la descrizione, senza alcuna denominazione specifica, e senza figura: 
quindi il nome di C. Marii in schedis non ha alcun valore. 

La C. reussiana di Monte Mario è citata da Waters {Bry. Plioc. Bruccoli, pag. 16, 17) e da Clerici 
(Sulla Corbic. flumincdis ecc., pag. 114). 

Fossile dal Pliocene. Vivente sulle Coste d'Algeria, nella Florida {Cupidarla, Discoflustrella doma). 

Gen. Membranlporella Smitt 1873. 

24. Membraniporella nitida Jounston (Lepralia) 1847. — Tav. V [Tav. I], fig. 18, 19. 

Lepralia nitida Johnston. Brit. Zooph., 2.° ed., pag. 319, tav. LV, fig. 11. 

— — BusK. Brit. Mar. Cai., pag. 7G, tav. LXXVI, fig. 1. 
Memhi-aniporella nitida Wateus. Tert. N. Zelanda, pag. 52, tav. VII, fig. 18. 

— — HiNCKs. Brit. Mar. Poi., pag. 200, tav. XXVII, fig. 1-8. 

Lepralia exi/mia Sequenza. Form. terx. Peggio, png. 203, tav. XIV, fig. 23. 

Piuttosto ra)-a; ne ho trovate tre colonie aderenti a Pcctunculus, Panopaea, e Xenophora ; tutte dalle 
sabbie argillose grigie delia Farnesina. Interessante la varietà della quale do una figura (19) per l'apertura 
subtriangolare, e per il numero scarso delle coste. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, nell'Atlantico, nella Nuova Zelanda. 



[27] A. NEVIAOT 103 

Gen. Cribrilina Gray 1848. 

25. Cribrilina radiata Moll (Eschara) 1803. — Tav. V [Tav. I], flg. 20, 21. 

Eschara radiata Moll. Die Seerinde, pag. 70, tav. IV, fig. 17, A. B. C, D. E. 
Lep-alia radiata Watebs. Napoli, pag. 35. 

Oribriliim radiata HnrcKS. Brit. Mar. Poi., pag. 185, tav. XXY, flg. 1-9. 
Lepralia innominata Busk. Brit. Mar. Cat., pag. 79, tay. LXXXVI, fig. 2-3. 

— — Manzoni. Sup. Brioz. Medit., pag. 4, tav. I, flg. 5. 

— — MIanzoni. Castrocaro, pag. 17, tay. VII^ flg. 85. 

— annulata Manzoni. Sup. Brioz. Medit., pag. 4, tav. I, flg. 4. 

— scripta Manzoni. Br. plioc. ital., 8.' contr., pag. 4, tav. I, flg. 1. 

— — Manzoni. Sup. Brioz. Medit., pag. 5, tav. I, fig. 6. 

— — Eeuss. Brioz. foss. inioc. Austr. - Ungh., pag. 25, tav. I, flg. 7, tav. VI, flg. 1. 

— calomorpha Keuss. Septarienthon, pag. 62, tav. XI, flg. 10. 

— raricosta Eeuss. Br. Austr. -Ungh., pag. 26, tav. I, flg. 8. 

— Manzoni. Castrocaro, pag. 28, tav. VI, fig. 76. . 

— cribrilina Manzoni. Castrocaro, pag. 27, tav. III, flg. 40. 

— mitrata Seguenza. Form. ter». Reggio, pag. 203, tav. XV, flg. 8. 

— elegantissima Seguenza. L. c, pag. 83, tav. Vili, fig. 11. 
Cellepora megacepkala Reuss. Wieii tert. Beck., pag. 83, tav. X, fig. 5. 

Non comune nelle sabbie gialle ed argillose grigie della Farnesina; presenta poche varietà, fra esse la 
C. raricosta è la meglio distinta, relativamente comune è pure la varietà a piccolissimi zoeci che ho rappre- 
sentata nella fig. 21; incrosta Cellepore, Pectuncoli ecc. 

Fossile dal Cretaceo. Vivente nel Mediterraneo, nell'Atlantico e Pacifico settentrionale. 



Sottogen. Pigularia Jullien (gen.) ìi 

26. Cribrilina figularis Johnston (Lepralia) 1847. — Tav. V [Tav. IJ, flg. 22. 

Lejaralia figularis Johnston. Brit. zooph., 2." ed., pag. 314, tav. LVI, fig. 2. 
Lepralia Haueri Manzoni. Castrocaro, pag. 30, tav. V, fig. 55. 
Cribrilina figularis Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 196, tav. XXVI, fig. 5-7. 
— philomela Busk. Challoiger, pag. 132, tav. XVII, fig. 6. 

Frequente specialmente nelle sabbie gialle, a Villa Madama e Farnesina; incrosta Vola Jacobaea, Pec- 
tunculus eoe. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, e nell'Atlantico. 

Gen. Chorizopora Hincks 1880. 

27. Chorizopora Brongniartii Audouin (Flustra) 1826. 

Lepralia Brongniartii Waters. Napoli, pag. 35, tav. IX, flg. 7. 

— — Manzoni. Castrocaro, pag. 20, tav. Il, fig. 27, tav. IV, flg. 54. 

Ghorizopora Brongniartii Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 224, tav. XXXII, fig. 1-4. 
Lepralia capitata Eeuss. Brio», mioc. Austr. -Ungh., pag. 21, tav. IV, fig. 7. 



104 A. NEVIANI [28] 

Questa specie così caratteristica per le sue variazioni, comune in moltissimi mari, e fossile in molti gia- 
cimenti, sembra molto rara alla Farnesina ; ne ho trovato una sola colonia aderente alla superficie interna di 
un Pectuncuhis, delle sabbie argillose grigie. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico ecc. 

Gen. Microp creila Hincks 1877. 

Il genere Microporélla, come fu stabilito da Hincks, comprende forme molto diverse, che dovrebbero es- 
sere distinte in generi diversi. Jcllien, nel suo ottimo lavoro sui Briozoi del Capo Horn, mette in evidenza 
questo difetto di classificazione, e prende come tipo di vari generi le seguenti specie: 

Cellepora {Lepralia) Malusii AunomN 
Lepralia violacea Johkston 
Adeona appendiciilata Busk 
Inversiula nutrix Jttllien 

propone il nome di Fenestrulina per le specie del primo tipo, ed Inversiula per quelle del quarto tipo. 
Ma non è parimente possibile comprendere nei suddetti quattro tipi tutte le specie che si possono ascrivere 
al genere Mkroporella, e per non citarne altre, ricorderò solo le specie che ho rinvenute fossili alla Farne- 
sina e Monte Mario. 

1. M. Malusii Aito. 4. M. tuhulosa Nev. 

2. » ciliata Lin. 5. » poly stornella Rss. 

3. » violacea John. 6. » decwata Ess. 

di queste le prime due appartengono al primo tipo, e le due seguenti al secondo tipo del Jullien, ma le due 
ultime se ne allontanano, siamo quindi in presenza di sei tipi differenti, per i quali provvisoriamente asse- 
gno i seguenti nomi ai quali do il valore di sottogeneri : 

Fenestrulina Malusii Atro. — F. ciliata Lin. 

Heckelia violacea John. — H. tuhulosa Nev. 

Adeonina appendiculata Bk. 

Inversiula nutrix Jull. — /. inversa Wat. 

Beussina polystomella Rss. 

Calloporina decorata Rss. 

Unisco poi al medesimo genere, sempre con valore di sottogenere, anche Diporula verrucosa Peach che 
faccio seguire a Fenestrulina. 

Sottogen. Fenestrulina Jullien (gen.) 1888. 

28. Microporella Malusii Atoottin (Cellepora) 1826. 

Lepralia Malusii Bdsk. Brit. Mar. Cai., pag. 8.3, tav. CHI, fig. 1-5. 

— — BnsK. Crag Poi., pag. 53, tav. VITI, fig. 3. 

— — MiNZONi. Sup. fau. Medit., pag. 5 , tav. II, fig. 2. 



[29] A. NEVIANI 105 

Lepralia Jlalusii Manzoot:. Gastroearo, pag. 26, tav. IV, fig. 45. 

— coronata Segttenza. Fot. Terz. Reg., pag. 295, 370, tav. XVII, fig. 6. 
FenestruUna Malusii Jullien. Capo Horn., pag. 38, tav. XV, fig. 1-3. 

Microporella — Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 211, tav. XXVIII, fig. 9, 10, tav. XXIX, fig. 12. 

Rara nelle sabbie argillose grigie della Farnesina, incrostante i Pectunculus. 
Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, Mar Rosso^ Atlantico, ed Australia. 

29. Microporella ciliata Linné (Cellepora) 1759. — Tav. V [Tav. I], fìg. 24, 25. 

Lepralia ciliata Manzoni. Br. pi. it. 3.* contr., pag. 939, tav. III, fig. 14, 

— utì-iculus Manzoni. Br. pi. it. 1.^ contr., pag. 28, tav. II, fig. 12. 

— calahra Sequenza. For. terx,. Reg., pag. 201, 328, 369, tav. XV, fig. 6, Qa. 
PorelHna ciliata Smiit. FIoì\ Brioz., pag. 26, tav. VI, fìg. 126-129. 

Lepralia glabra Reuss. Brioz. Austr.-Ungh., pag. 17", tav. IV, fig. 3. 

— pleuropora Retjss. L. c, pag. 153, tav. IV, fig. 12. 
FenestruUna Hyadesi Jullien. Ca]} Horn, pag. 44, tav. IV, fig. 7. 

Specie comunissima nella sabbie gialle e nelle sabbie argillose grigie, a Monte Mario, Villa Madama e 
Farnesina; incrosta ogni sorta di conchiglie, Celleporae ecc. Nella iìg. 25 ho disegnato un zoecio di una 
varietà molto grande. 

In un tubetto della collezione Rigacci ho trovato nel biglietto la seguente annotazione: "^ Biretepora suh- 
apennina Conti sp. nuova? , Nella citata memoria del Conti è ricordata questa nuova specie a pag. 37 ed 
è descritta a pag. 53; ma la descrizione non corrisponde afiatto all'esemplare; probabilmente è avvenuto uno 
scambio di cartellini; la forma descritta dal Conti, sembra invece un' Idmonea. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo, ed in quasi tutti gli Oceani. 

. 30. Microporella ciliata L. var. castrocarensis Nev. n. var. Tav. V [Tav. I], fig. 26. 

Lepi-alia ciliata Manzoni. Gastroearo, pag. 24, tav. IH, fìg. 34. 

— — var. castrocarensis Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 68 (estr. 4). 

(Quando studiai i Briozoi di Castrocaro (Neviani. 2' contr., pag. 119), accennai che la specie di Gastroearo 
si allontanava dalla forma tipica vivente, e conveniva distinguerla come varietà; fra molti esemplari studiati, 
della Farnesina, ne ho trovati alcu)u corrispondenti perfettamente a quelli di Casirocaro; assegno a questi 
il nome di var. castrocarensis. Notisi come sovente gli avicolari abbiano la mandibola rotondeggiante, sarebbe 
quindi una forma che fa passaggio alla Lepralia Morrisiana Bk. {Crag Poi., pag. 43, tav. VII, fig. 8) e che 
io considero per una varietà distinta. 

Fossile dal Pliocene. 

Sottogen. Diporula Hincks (gen.) 1879. 

31, Microporella verrucosa Peach (Eschara) 1870-78. 

Eschara verrucosa Peach, Jour. B. Ist. Cornwall. Ili, pag. 116, (1868-70), figurata nel volume IV a pag. 88 
(1871.73). 



106 A. NEVIAOT [30] 

Escìmra lunaris "Waters. Bruccoli, pag. 11, tav. XXI, fig. 9. 

— colunmaris Manzoni. Castrocaro, pag. 36, tav. V, flg. 65. 

— — Namas. Br. Plioc. Mod. Piao., pag. 31, tav. XV, -fig. 4-7. 

Nel mio lavoro sui Briozoi di Livorno (pag. 121 [25]) ho ricordato la grande affinità della E. cólum- 
naris Mnz. colla Diporida verrucosa Peach ; lo studio che ho potuto fare successivamente su numerosi esem- 
plari viventi e fossili di varie località mi decide a riunire le due specie. 

Comunissima nelle sabbie gialle e grigie di Valle dell'Inferno e Farnesina. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo e nei mari d'Inghilterra. 

Soltogen. Heckelia Neviani 1895. 

32. Microporella violacea Johnston (Lepralia) 1849. — Tav. V [Tav. I], fig. 27-29. 

Lepralia violacea Manzoni. Castrocaro, pag. 23, tav. lY, fig. 43, 43a. 

— radiata-foveolata Segtjenza. For. Terx. Reg., pag. 129, tav. XII, fig. 20. 

Nel Cat. Synonymic Mar. Bryoz. della signora Jellt, questa specie è indicata come M. Hechéli Rss. rife- 
rendosi alla forma descritta dal Redss in Die fos. Poi. Wiener Tertidrb., pag. 85, tav. X, fig. 10, nel 1847. 
La priorità difatti spetterebbe al nome reussiano, mentre quello di Johnston fu dato nel 1849; ma conviene 
notare che il nome di CeUepora Heckeli, venne abbandonato dallo stessa Reuss, che accettò quello di Johnston 
{Die foss. Bry. Oester.-Ungar. Mioc. 1874, pag. 23 (163), tav. 6, fig. 7); e la vecchia denominazione si trova 
solo in d'Orwgnt {Reptoporellina Heckeli. Pai. frang.; ter. Crei., pag. 477). 

Comunissima nelle sabbie gialle ed argillose grigie di Valle dell' Inferno e della Farnesina, incrosta ogni 
sorta di conchiglie; noto che più frequente trovasi sulla superficie esterna dei Pectimctilus. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo, nei mari Inglesi, a Tortugas, Adelaide ecc. 

33. Microporella tubulifera Neviani n. sp. — Tav. V [Tav. I], fig. 30. 
Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 67 (estr. 3). 

Specie affine alla precedente. Zoeci esagonali separati da un distinto cordoncino pianeggiante; orificio tra- 
sversalmente ellittico, frontale ricca di origelli specialmente lungo il margine; fenestrula rotonda sul fondo 
di un incavo conico poco profondo; fra l'orificio e la fenestrula sporge un tubicino vibracolare quasi cori- 
cato sulla frontale e rivolto obliquamente in basso. Zoario incrostante. 

Dimensione media di alcuni zoeci: 

Lunghezza dei zoeci min. 0,63 Larghezza degU orifici .... mm. 0,10 

Larghezza dei zoeci » 0,33 

Dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 

Sottogen. Reussina Neviani 1895. 
34. Microporella polystomella Reuss (Eschara) 1847. 

Eseìuira polystomella Recss. Tert. Wien., pag. 70, tav. Vili, fig. 27, 28. 

— lichenoides Manzoni. Castrocaro, pag. 37, tav. V, fig. 64. 



[31] A. HEYIANI 107 

Esehara polystomella Manzoni. Brioz. niioc. d'Austr. - Ungh., pag. 15, tav. Vili, fìg. 26. 

— Pallasii Heller. Brio%. Adriat., pag. 115, tav. Ili, flg. 1, 2. 

Specie ben distinta, comunissima in rami appiattiti, di varia età. Dalle sabbie gialle e grigie di Valle 
dell'Inferno e Farnesina. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo. 

Sotlogen. Calloporìua Neviani 1895. 

35. Microporella decorata Eeuss (Cellepora) 1847. — Tav. V [Tav. I], fig. 23. 

Cellepora decorata Eetjss. Foss. Wien. terz., pag. 89, tav. X, fig. 25. 
Lepralia Sturi Ebuss. Br. Mioc. Austr.-UngJi., pag. 22, tav. V, fig. 11. 

— decorata Nevtaot. Formazioni terz. ralle Mesima, pag. 13, (estr.). 

— formosa Seguenza. For. terz. Beggio, pag. 82, 199, tav. VIII, fig. 12, tav. XIV, fig. 22. 
Microporella decoì-ata "Watees. Bairnsdale, pag. 508, tav. XXII, fig. 1. 

Rara; due sole colonie dalle sabbie argillose grigie della Farnesina; incrostanti frammenti di Pecten. 
Fossile dal Miocene. Vivente a Madeira. 

Gen. Hippoporina Neviani n. g. 

Lepralia (part.) auct. Hincks. Brit. Mar. Poi. pag. 297. 

HiNCKS, ed altri, adottano ancora il genere Lepralia di Johnston che è stato talmente modificato dal 1847 
ad oggi, che non è più possibile riconoscerlo; alcuni autori hanno sostituito al genere Lepralia, il nome 
Esehara, aumentando, — secondo me — la confusione. Io propongo, per sciogliere ogni questione, il nome 
di Hippoporina per i Briozoi che hanno i seguenti caratteri : 

Zoeci ovali o subesagonali, con orifizio piti o meno foggiato a ferro di cavallo; inarcato superiormente, 
lateralmente contratto, con margine inferiore intero e per lo più lievemente curvato all' infuori. 

36. Hippoporina foliacea Ellis et Solandeb (Millepora) 1786. 

Esehara foliacea Buse. Brit. mar. Cai., pag. 89, tav. CVI, fig. 4-7. 

— — Manzoni. Br. plioc. It., 4.=' contr., pag. 18, tav. IV, fig. 24. 

— — Manzom. Castrocaro, pag. 36, tav. V, fig. 66. 

— — "Watebs. Naiìoli, pag. 43 e 124, tav. XI, fig. 4, 5, tav. XV, fig. 8. 
Lepralia — Watees. Gambier, pag. 269, tav. VII, fig. 3. 

— — Hincks. Brit. mar. Poi., pag. 300, tav. XLVII, fìg. 1-4. 

Comune nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. Nella Collezione Rigacci alcuni esemplari erano clas- 
sificati come Retepora echinulata Blainv., ed altri come Betepora pustulata var. Defeance. 

Il portamento è come al solito foliaceo, loboso; un interessante esemplare mi ha mostrato la varietà 



108 A. liTETIAUI [32J 

adnata, incrostante cioè una valva di Pectunculus. Il Watees {Napoli, 1. e.) già fa cenno di questo habitus, 
ed aggiunge anche di aver raccolto esemplari allo stadio di Hemeschara (1. e, pag. 43). 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, nei mari Inglesi, al Capo di Buona Speranza, nell'Oceano 
Indiano ecc. 

37. Hipporina foliacea Ell. et Sol. var. bidentata Milne-Edwabds sp. 1836. 

Eschara hidentata Ed-wahds. Sur les Escìiares, pag. 88, tav. UT, flg. 2, 2 a. 
Comune colla specie. 

38. Hippoporina Pallasiana Moll (Eschara) 1803. 

Eschara Pallasiana Moll. Die Seerinde, pag. 64, tav. Ili, fìg. 13. 

Lepralia - Hikces. Br. Mar. Poi., pag. 297, tav. XXIV, fig. 4, tav. XXXHI, fìg. 1-3. 

— — Smitt. Krit. Scand. Hafs-Bryox., pag. 19, tav. XXVI, fig. 93. 

Rara nelle sabbie argillose grigie della Farnesina; incrosta Fissurella e Pectunculus. 
Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico settentrionale. 

39. Hippoporina adpressa Busk (Lepralia) 1852. 

Lepralia adpressa Busk. Br. Mar. Gal., parte II, pag. 82, tav. CII, fìg. 3, 4. 

— — HiNCKS. Brit. mar. Poi, pag. 307, tav. XXXIII, fìg. 5-7. 

— lata Manzoni. Br. Plioc. ital., !.'■ contr., pag. 20, tav. I, fìg. 6. 

— — Waters. Napoli, pag. 42, tav. XV, fìg. 12, 13. 

— cupulata Manzoni. Br. Plioc. ital., 3." contr., pag. 13, tav. IV, fìg. 21. 

— — Waters. Bruecoli, pag. 9, tav. XXI, fìg. 6. 

— Kirchenpaueri Manzoni. Sup. Br. Medit., pag. 8, tav. Ili, fìg. 3. 

— — Heller. Adriaiic, pag. 105, tav. II, fìg. 11. 

Non molto frequente nelle sabbie argillose grigie della Farnesina. Incrosta quasi sempre delle piccole 
Nassae, l'ho rinvenuta pure sopra Natica e Turritclla. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico. 

Gen. Myriozoum Donati 1750. 

Donati Vitaliano. Della storia Naturale marina dell'Adriatico, pag. LV, tav. VII, fìg. A-H. (Venezia 1750). 

40. Myriozoum truncatum Pallas 1766. 

Madrepora corallum fìstulosum Bataura (Bonanni). ifer. nat. Ilist., pag. 172, tav. XLVI, fìg. VI. 
Millepora punclala PiiiLipri. Tert. nord. Deutsch., pag. 67, tav. I, fig. 23. 
Myrioxoum punctaium Recss. Fau. deutsch. Oherolig., pag. 50, tav. IX, fig. 2. 
— truncatum Manzoni. Castrocaro, pag. 4, tav. I, fig. 3abcd. 



[33] A. NEYIAOT 109 

Myriozoum irimcatum Neviani. Dal Tacina al Neto, pag. 27. (estr.). 

— — Peegens. Brij. d. Tasmajdan, pag. 10, con lunga sinonimia. 

— punctatuni NEViAisri. Le colline di Santa Maria (Catanzaro), pag. 14 (estr.). 

Comune nelle sabbie gialle e grigie al Pigneto nella Valle dell' Inferno, a Villa Madama, ed alla Far- 
nesina. Porta alle volte incrostazioni di altri Briozoi. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico settentrionale. 

Gen. Schizoporella Hincks 1880. 

Le numerose specie di questo genere si possono distinguere in vari gruppi tenendo conto della assenza 
presenza degli avicolari o dei vibracoH; della forma della mandibola degli avicolarl che può essere acuta 
o rotondeggiante (avicolario spatolato), della loro posizione ecc. Occupandomi ora delle sole specie che im- 
prendo a descrivere distinguo cinque gruppi e cioè : 

A. Zoeci privi di avicolari e vibi-acoli 

1. Sehixoporella Clerici Neviani n. sp. 2. Scìiixoporella pulchra Neviani n. sp. 

B. Zoeci con vibraceli sottoboccali o laterali, alle volte i vibracoli sono solo presenti nelle foi-me adulte 

3. Soliizoporella linearis Hassall. 5. Scìiizoporella Cavolini Neviani n. sp. 

4. » biaperta Michelist. 6. » romana jSTeyiani n. sp. 

C. Zoeci con vibracoli a mandibola acuta, quasi sempre laterali 

7. Schixoporella Meli Neviani n. sp. 11. Schixopm-ella Dutertrei Atjdotjin. 

8. » sulcata Neviani n. sp. 12. » globulifera Neviani n, sp. 

9. » Rigacci Neviani n. sp. 13. •>> miicwnis JonNSTON. 
10. » vulgaris Moll. 14. » sanguinea Nobman. 

D. Zoeci con avicolari mediani a mandibola breve ai-rotondata 

15. Sehizoporella profunda Neviani n. sp. 

E. Zoeci con avicolari mediani lunghi spatolati 

16. Schixoporella auriculata Hassall. 

41. Schizoporella Clerici Netiaot n. sp. — Tav. VI [Tav. Il], fig. 1. 

Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 68 (estr. 4). 

Zoeci piccoli subesagonali a contorno curvilineo; frontale perfettamente liscia, senza avicolari: orifizio 
subcircolare con incisura inferiore a lati paralleli. 
Ovicelli globosi piccoli. 

Dimensioni medie di otto zoeci 

Lunghezza dei zoeci mm. 0,40 Diametro trasverso degli orifici . mm. 0,08 

Larghezza » » 0,30 » » degli oviceUi, » 0,17 

Palaentographia italica, voi. I. 15 



110 A. NETiAin [34] 

Una sola colonia dalle sabbie gialle di Valle dell' Inferno. Incrosta la superficie interna della valva di 
una Curdita. Molti zoeci hanno la frontale e gli ovicelli guasti. 

42. Schizoporella pulchra Neviajs-i n. sp. — Tav. V [Tav. I], flg. 36, 37. 

Neviant. Nota preliìninare ecc., pag. 68 (estr. 4). 

Bellissima specie, rappresentata da varie colonie incrostanti alcune bivalvi — Pedunculus in prevalenza — 
delle sabbie argillose grigie della Farnesina. 

I zoeci disposti in quinconce hanno 1' apei'tura tipica del genere; l'insenatura del labbro inferiore è sub- 
triangolare. Il peristoma alquanto elevato sottile nella parte superiore si fa più grosso nella parte inferiore, 
includendo la descritta insenatura. Nel margine superiore notansi le inserzioni delle spine orali, delle quali 
alle volte una sola è evidente, altre volte se ne scorgono tre. La frontale è minutamente granellosa, e pre- 
senta degli incavi irregolarmente disposti, di vario diametro, a contorno grossolanamente poligonale; nel 
fondo di questi incavi delle aperture subtrigone rivolte verso il centro sono riunite in vario numero, aven- 
done osservate alcune con due ed altre con sei, essendo però più frequenti quelli con quattro o cinque fen- 
diture. L' ovicello, globoso, è parimente perforato ; nella parte rivolta verso l'apertura zoeciale pi-esenta una 
insenatura semiaulare. Non ho trovato traccia di avicolari o di vibracolari. 

Questa Schizoporella, si allontana molto da quelle note del Mediterraneo, solamente coi giovani zoeci della 
S. serratimarr/o Hincks, vivente nell'Adriatico, avrebbe qualche affinità per la forma dell'apertura e del pe- 
ristoma; non saprei a quale altra specie vivente o fossile poterla avvicinare. 

I zoeci variabili al solito di forma, hanno contorno più o meno esagonale, con lati rettilinei o curvi; 
grandezza media di mm. 0,56 X 0,45; gli ovicelli hanno un diametro medio di mm. 0,38, e le aperture zoeciali 
misurano alla base la larghezza di circa mm. 0,1. 

43. Schizoporella linearis Hassall (Lepralia) 1842. — Tav. V [Tav. I], flg. 85. 

Lepralia linearis Hassall. A. M. N. H. VII, pag. 368, tav. IX, fig. 8. 

— — JoHNSTON. Brit. xooph., ed. 2^, pag. 808, tav. LIV, fig. 11. 

— — BusK. Brit. Mar. Cai., pag. 71, tav. LXXXIX, flg. 1-8. 

— — Manzojti. Brioz. plioc. ital., 3." contr., pag. 5, tav. I, fig. 4. 

— — Manzoot. Castrocaro, pag. 30, tav. Ili, fig. 87. 
Schixoporella linearis Hinchs. Brit. Mar. Poi., pag. 247, tav. XXXVIII, fig. 5-10. 
Lepralia tenella Heuss. Br. 3Iìoc. Austr.-Uiiij.^ pag. 23, tav. VI, fig. 3, 4. 

Poche colonie dalle sabbie gialle e grigie della Valle dell'Inferno e della Farnesina; incrostante una valva 
di Corhi.i, frammenti di Venus, Pectimculus ed altri molluschi. Presenta sempre la varietà con un vibi-acolo 
posto sotto l'apertura zoeciale un poco di lato a sinistra od a destra, come osservasi nella figura da me di- 
segnata. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico settentrionale. 

44. Schizoporella biaperta Micheltn (Eschara) 1842. 

Hippotìioa biaperta Smitt. Fior. Bri/., 2." parte, pag. 40, Tav. Vili, fig. 173-176. 
— divergens forni, laxa Smitt. L. c., pag. 47, tav. TX, fig. 177. 



[35] A. NEYIAOT 111 

Lepralia Maperta Busk. Crag Poi., pag. 47, tav. VII, fig. 5. 

— — Manzoni. Castrocaro, pag. 21, tav. Il, fig. 28. 

Schixoporella biaperta Hincks. Brit. Mai-. Poi., pag. 255, tav. XL, fig. 7-9. 

Rarissima nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. Una bella colonia incrosta un ramo di Sch. Ro- 
mana Net. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico settentrionale, Florida, Pacifico boreale e sulla 
costa dei Somali (Museo zoologico R. Univ. Roma. Nev.). 

45. Schizoporella Oavolini Neviani n. sp. — Tav. VI [Tav. IIJ, fig. 2. 
Neviani. Nota pì-elimiìiare ecc., pag. 68 (estr. 4). 

Specie polimorfa per il diverso portamento del peristoma. Nei zoeci giovani l'orificio superiormente se- 
micircolare, è rettilineo di sotto con incisura; il peristoma di poco elevato presenta tre spine orali. Negli 
adulti il peristoma si eleva, determina un orificio secondario subcircolare, e nella parte inferiore presenta di 
solito un dente conico mediano e due sporgenze tubiformi perforate in cima; tubi ai quali assegno l'ufBcio 
di porta vibraceli. La frontale è finamente granellosa e presenta costantemente degli origelli marginali. 

Le colonie sono sempre incrostanti, specialmente i Pectunculus; hanno poca estensione, e per lo più di 
forma circolare. Per quanto abbia ricercato non ho potuto vedere l'ancestrula per determinarne la forma. 

Tutti gli esemplari provengono dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 

Medie dimensioni di alcuni zoeci: 

Lunghezza dei zoeci mm. 0, 57 Larghezza dell' orificio primario . . mm. 0, 10 

Larghezza — » 0, 36 Lunghezza dei tubi porta vibracoli . » 0, 09 

46. Schizoporella romana Neviani n. sp. — Tav. V [Tav. I], fig. 81-34. 
Keviani. Nota preliminare ecc., pag. 68 (estr. 4). 

Questa specie è abbondantissima specialmente nelle sabbie gialle di Valle dell' Inferno e Farnesina, tro- 
vasi pure nelle sabbie argillose grigie di quest'ultima località. Nelle collezioni l'ho trovata indicata coi pivi 
diversi nomi riferiti però sempre al genere Ceìlepora {pumicosa, palmata, supergiana) per il portamento del 
zoario. I caratteri che contraddistinguono questa forma sono: 

Zoeci più o meno globulosi od urceolati, quasi sempre adnati; orificio primario con seno semplice o triplo; 
il peristoma dà luogo ad un orificio secondario subcircolare, a margine calloso sporgente inferiormente in 
un umbone diritto o ricurvo lateralmente con un' apertura vibracolare. Frontale intera nel mezzo, con una 
serie di origelli marginali. 

Medie dimensioni di otto zoeci : 

Lunghezza dei zoeci mm. 0, 70 Larghezza dei zoeci mm. 0, 40 

Diametro degli orifici .... » 0, 15 
Negli esemplari da me studiati, l'accrescimento dei zoari si fa per sovrapposizione di strati, determi- 
nando masse stratificate celleporoidi variamente foggiate; molti esemplari contengono Cryptangia parassita M. E. 
Fece cenno di questa mia specie il dott. De Angelis nel suo lavoro I Corallarì fossili dei terreni ter- 
ziari del Gabinetto di Storia Naturale R. Istituto Tecnico di Udine (Rivista Ital. di Se. Natur., pag. 10, estr,, 
Siena 1895). 



112 A. NEVIAOT [36] 

Per alcuni caratteri questa forma andrebbe ascritta al genere Ostliìmosia Jull. ma non lio creduto di 
fare tale riferimento avuto riguardo all' assenza, almeno negli esemplari studiati, di avicolari di sostituzione 
sparsi fra i zoeci, che è uno dei caratteri stabiliti dal Jullien al suo genere. 

47. Schizoporella Meli Neviani n. sp. — Tav. VI [Tav. IIJ, fìg. 3. 
Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 69 (estr. 5). 

Zoeci romboidali, o sub-esagonali con margine superiore curvilineo. Orificio quasi circolare con seno non 
molto esteso. Peristoma a cordoncino poco elevato. Lateralmente sulla frontale un grande avicolario con man- 
dibola acuta sporgente sul vicino zoecio; base e forame avicolariale rotonda; frontale granellosa. Negli in- 
dividui giovani si nota la presenza di origelli marginali. Ovicello globuloso, piccolo, poco sporgente. 

Dimensioni medie di alcuni zoeci: 

Lunghezza dei zoeci mni. 0,48 Lunghezza degli avicolari mm. 0,40 

Larghezza dei zoeci » 0, 22 Diametro degli ovicelli . .... » 0, 21 

Diametro degli orifìci .... » 0, 11 

Una sola colonia incrostante una i'iJssMre^Za proveniente dalle sabbie gialle della Valle dell'Inferno. 

48. Schizoporella sulcata Neviani n. sp. — Tav. VI [Tav. II], flg. 4, 5. 
Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 69 (estr. 5). 

Zoeci subromboidali o subesagonali a contorno poco regolare. Bocca rotondeggiante superiormente, in- 
sinuata di sotto; la frontale solcata irregolarmente in modo da limitare delle aree poligonali con margini 
ondulati, per lo piìi attraversate da un poro centrale; un avicolario laterale presso la parte inferiore del- 
l'apertura zoeciale diretto in fuori con mandibola acuta in alto. I zoeci posti sul margine del zoario lami- 
nare sono provvisti di avicolari molto piìi grandi con apertura rivolta in fuori, e mandibola acuta in alto; 
questo maggior sviluppo dipende dalla libertà di accrescimento dovuto alla loro posizione. 

Frequente nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina, ed in quelle ghiaiose di Acquatraversa. 

Dimensioni medie di alcuni zoeci: 

Lunghezza dei zoeci mm. 0, 52 Lunghezza dei piccoli avicolari . . . mm. 0, 16 

Larghezza dei zoeci » 0, 35 Lunghezza dei grandi avicolari ... » 0, 63 

Larghezza delle aperture zoeciali. » 0, 08 

49. Schizoporella Rigacci Neviani n. sp. — Tav. VI [Tav. II], fig. 7. 
Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 69 (estr. 5). 

Zoeci esagonali a lati curvilinei ; orificio superiormente semicircolare, inferiormente rettilineo, incisura 
breve rettangolare. Fi-ontale con radi origelli irregolarmente sparsi; uno o due avicolari con mandibola acuta 
rivolta in alto. Ovicelli piccoli, globosi. In alcuni zoeci il margine superiore si presenta crenulato in modo 
da dare un' apparenza di cresta. 
Medie dimensioni di sei zoeci : 

Lungliozza dei zoeci ..... mm. 0, 54 Ijunghezza dogli avicolari mm. 0, 15 

Lai-ghozza dei zoeci » 0, 41 • Diametro dogli ovicelli » 0, 20 

Diametro dogli orifici .... » 0, 13 

Rarissima nelle sabbie argillose grigie della Farnesina, (dalla collezione Rigacci). 



[37] A. HEVIAKI 113 

50. Schizoporella vulgaris Moll (Eschara) 1803. — Tav. VI fTav. II], fig. 13. 

Esohara vulgaris Moll. Die Seerinde, pag. 61, tav. Ili, fig. 10. 
Lepralia — "Waiees. Bruccoli, pag. 5, tav. XXI, flg. 22, 

— — ■ Waters. Napoli, pag. 31, tav. X, fig. 1-2. 

— oiophora Reuss. Br. Mioc. d'Attstr., pag. 1C4, tav. Vili, fig. 5. 

— intermedia Betjss. 1. e, pag. 20, tav. Vili, fig. 11. 

— tumida Manzoni. Castrocaro, pag. 25, tav. Ili, fig. 33. 

Schizoporella vulgaris Hinoks. Brit. Mar. Poi., pag. 244, tav. XV, fig. 5, 6, tav. XXXVII, fig. 7. 

Non molto comiuie nelle sabbie argillose grigie della Farnesina; aderente specialmente alle valve di 
Peduncidus. Un esemplare giovane (v. fig. 13) presenta lungo la linea mediana della frontale una porzione 
sottilissima e translucìda; questa si deve ritenere come non completamente calcificata, e ci dimostra ad evi- 
denza il modo di accrescimento della frontale dai mai-gini verso il centro. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico. 

51. Schizoporella Dutertrei Audoton (Flustra) 1826. — Tav. VI [Tav. Il], fig. 6. 

Lepralia Woodiana Busk. Grog Poi., pag. 42, tav. VII, fig. 1 e 3. 

— attrita Eetjss. Sejitarienihon, pag. 62, tav. VII, fig. 13. 

— otophora Manzoni. Castrocaro, pag. 23, tav. Ili, fig. 30, 30 a. 

— brachicephala Seguenza. For. terz. Peggio, pag. 82 e 129. 
Mastigophora Dutertrei. Hincks. Bìit. Mar. Poi., pag. 279, tav. XXXVII, fig. 1, 2. 

Riporto, per la prima volta, la Flustra Dutertrei Aud. al genere ScMzoporelìa per là forma dell'aper- 
tura zoeciale; abbandono il genere Mastigophora stabilito dall' Hincks ed accettato dal Watees {Bry. Aldinga, 
pag. 301) perchè in questa specie non è costante la presenza dei vibracoli ai lati dell'apertura zoeciale. Neglj 
esemplari delle sabbie argillose grigie della Farnesina i vibracoli sono sostituiti da avicolari; questa varia- 
zione sembra sia sfuggita all' Hincks, giacché esso pure cita come sinonimo la Lepralia Woodiana del Crag 
ove si hanno avicolari e non vibracoli. 

Fossile dall'Oligocene. Vivente nel Mediterraneo, Mar Rosso, Madeira e Mari Inglesi. 

52. Schizoporella globulifera Neviani n. sp. — Tav. V [Tav. I], flg. 38. 
Nevlìni. Nota preliminare ecc., pag. 70 (estr. 6). 

Non ho trovato fra le numerose Schizoporellae viventi e fossili, alcuna da riferire alla specie da me rin- 
venuta con certa frequenza nelle sabbie della Farnesina, aderente per lo piti a valve di Peduncuhis. Le mag- 
giori afiìnità si hanno colla Schiz. magnifica BJKs. dell' Adriatico, colla Hippothoa divergens Smitt dei mari 
della Florida, ed in parte anche colla comunissima Schiz. unicornis John. 

I zoeci della Schiz. globidifera sono a contorno irregolarmente esagonale a lati curvilinei; la frontale non 
molto rigonfia nel mezzo, è rugulosa e finamente punteggiata, l'apertura zoeciale superiormente semicircolai-e 
presenta al disotto un margine alle volte lievemente inclinato, e si protende in una incisura per lo piiì trian- 
golare; un leggero bordo pianeggiante la circonda. Ai lati uno o due avicolari — alle volte mancanti del 
tutto — sono portati da una base globulosa abbastanza rilevata; la mandibola con punta acuta rivolta in 



114 A. NETIAIfl ■ [38] 

alto converge quasi sempre verso il mezzo del zoecio. L'ovicello ha forma di un globetto molto rilevato, 
subellittico; appoggia sulla frontale del zoecio superiore senza interessarla menomamente, il che fa sì che 
molto frequentemente essi mancano. 

Dimensioni medie osservate in otto zoeci: 

Lunghezza dei zoeci mm. 0, 59 Lunghezza degli avicolari .... mm. 0, 13 

Larghezza dei zoeci ■» 0, 45 • Diametro trasverso degli ovicelli . » 0, 25 

Larghezza dell'apertura zoeciale . » 0, 08 

53. Schizoporella unicomis Johnston (Lepralia) 1847. — Tav. VI [Tav. II], %. 8-11. 

Lejwalia unicm-nis Johnston. Brit. Zoofili., ed. 2*, pag. 320, tav. LVII, fLg. 1. 

— — Btjsk. Crag Poi., pag. 45, tav. V, fìg. 4. 

— tetragona Makzoni. Br. Plioc. Ital., 3.* contr., pag. 8, tav. II, fìg. 10. 

— — Reuss. Br. mioc. Ausir.-Ungh., pag. 159, tav. VII, fìg. 1-3. 

— ansata Manzoni. Castrocaro, pag. 19, tav. II, fig. 24. 

— radiato-porosa Seguenza. For. Ter». Reggio, pag. 129, tav. XII, fìg. 19. 
Eschara quadrilatera Sequenza. L. c, pag. 207, tav. XV, fig. 15. 
Sohixoporella unicomis Hincks. Brit. Mar. Poi., j)ag. 238, tav. XXXV, fìg. 1-5. 

Specie comunissima nelle sabbie gialle di Valle dell'Inferno e specialmente nelle sabbie argillose grigie 
della Farnesina. Inci'osta ogni sorta di molluschi, briozOai-i eretti; e spesso trovasi in forma celleporoide. 
Alcuni esemplari della collezione Rigaggi erano classificati per Eschara Sedgwichii Edw. La fig. 8 rappre- 
senta quattro zoeci di una forma più affine alla tipica, e presi da una colonia incrostante; le fig. 9 e 10 sono 
di zoeci appartenenti ad una colonia celleporoide, notisi qui la deformazione dei zoeci medesimi che si com- 
primono l'un l'altro; finalmente nella fig. 11 ho rappresentato alcuni zoeci a forma tetragona di una colo- 
nia incrostante. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo ed in tutto rAtlantico. 

54. Schizoporella unicomis John. sp. var. ansata Gray (sp.) 1848. 

Esehanna ansata Ghay. Cat. Brit. Anini. Brit. Mus., voi. I, pag. 124. 
Lepralia — Busk. Crag Poi., pag. 45, tav. VII, fig. 2. 

— — JoHNSTON. Brit. Zooph., ed. 2^, pag. 307, tav. LIV, fìg. 12. 

— — Manzoni. Br. plioc. ital., 3." Coutr., pag. 9, tav. II, fig. 11, 12, tav. Ili, fìg. 13. 

— — Manzoni. Stipi. Br. Medit., pag. 9, tav. Ili, fìg. 5. 

— spinifera Manzoni. Br. plioc. ital., 1.' Contr., pag. 23, tav. II, fìg. 11. 

Mollia vulgaris forma ansata Smitt. Krit. Skand. Hafs. Bryox., pag. 15, tav. XXV, fìg. 79-82. 

Questa varietà, ritenuta da molti autori come specie distinta, è molto comune insieme colla specie tipica. 

55. Schizoporella sanguinea Norman (Hemeschara) 1860. 

Escìiarella sanguinea Smitt. Fior. Bryox., pag. 54, tav. VIII, fig. 164, 165. 
Lepralia pertu.sa Busk. Brit. Ma/r. Cat., pag. 80, tav. LXXVIII, fig. 2. 

— — Manzoni. Sup. Br. Medit., pag. 79, tav. II, fìg. 5, 6. 



[39] A. NETIAlrt 115 

Lepralia pertusa Manzoni. Castrocaro, pag. 32, tav. IV, fig. 48. 

Schixoporella sanguinea Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 252, tav. XXSIX, fig. 6, 7. 

Comunissima nelle sabbie gialle del Pigneto in Valle dell'Inferno, a Villa Madama, e nelle sabbie gialle 
e grigie della Farnesina. Si presenta sempre in lamine bizoeciali; frequentemeiite sono incrostate da altri 
briozoari. 

Nella collezione Rigacci alcuni esemplari erano determinati per Adeone lamellosa Mics. ed altri per 
Eschara porosa Edw. 

Fossile dal Miocene ( Peegens. Br. mioc. JRtis. Mei:, pag. 5 ) . Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico 
settentrionale. 

56. Schizoporella profunda Neviani n. sp. - Tav. VI [Tav. II], fig. 12. 
Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 70 (estr. 6). 

Zoeci sub-ovoidali con margine sinuoso irregolare; l'apertura è situata nel fondo di una cavità, che pre- 
senta un margine (orificio secondario) irregolare a denti rotondeggianti. La frontale è qua e là provvista di 
origelli marginali. Può esservi un piccolo avicolario ventrale subellittico, obliquamente disposto. Gli oeci glo- 
bosi piccoli sono quasi sempre presenti. 

Media lunghezza dei zoeci . . . mm. 0, 48 Larghezza delle aperture zoeciali . mm. 0, 09 

Media larghezza dei zoeci ... » 0, 33 Diametro degli oeci ....... » 0, 20 

Questa specie ha le massime affinità colla Celìepora digitata Waters (Napoli, pag. 198, tav. XIV, fig. 13). 
Nelle collezioni del Museo geologico di Modena, ho veduto due esemplari che il dott. Namias ha . determinato 
per C. avicularis Hks. {Contr. Br. Mod. Piac, pag. 36), che mi sembra si debbano riferire alla mia specie; 
se non che negli esemplari che io possiedo gli avicolari sono molto piìi rari. Il prof. Meli ne possiede uno» 
già appartenente alla collezione Conti, determinato come Eschara porosa Edw. 

Dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 

57. Schizoporella auriculata Hassall (Lepralia) 1842. 

Lepralia auriculata Manzoni. Sup. Br. Meclit., pag. 6, tav. II, fig. 3. 

— ochracea Hincks. Dev. and. Coì-nw., pag. 206, tav. XII, fig. 3. 
Schixoporella auriculata Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 260, tav. XXIX, fig. 3-9. 

— — Hincks. Poi. Adriat., pag. 270, Tav. X, fig. 8. 

Escharella auriculata Smitt. Krit. Skand. Hafs-Bryox,., pag. 12, tav. XXIV, fig. 58, 59. 

Non molto comune, per lo più ha portamento celleporoide, costituita cioè di vari strati sovrapposti che 
originano masse globose, attraversate spesso da Crijptangia parasita E. H. - Vedi a questo proposito quanto 
ha scritto il dott. G. De Angelis (i zoantari fossili dei dintorni di Roma. Boll. Soc. Geol. Ital., voi. XIL 
pag. 12). 

Nella collezione Rigaggi gli esemplari di questa specie erano confusi con altre Cellepore. 

Dalle sabbie gialle della Farnesina. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, e nell'Atlantico settentrionale. 



IIG A. NE-VTAOT [40] 

Gen. Teuchopora Neviani n. g. 
Netiani. Nota preliminare ecc., pag. G6 (estr. 2). 

Il conte Manzoni descrisse nel suo magistrale lavoro sui Briozoi del Pliocene antico di Castrocaro una 
Alecto castrocarensis Mnz. , ed una Alecto parassita Heller e quest'ultima specie determinò pure, nel mede- 
simo lavoro, come Aetea sica Codch. Nella i-evisione che io feci di quella memoria accettai, per la seconda specie 
il genere Aetea, riferendola però alla A. recta Hincks., confermando così che il Briozoo in discorso era da 
ritenersi per un Cheilostomato, e non per un Ciclostoraato. Contemporaneamente feci osservare che Alecto 
castrocarensis era parimente un Cheilostomato, e dubitativamente lo riferii al medesimo genere Aetea, ed 
in proposito scrissi: Inoltre l'apertura, circondata da una forte callosità, presenta nei zoeci meglio conser- 
vati una piccola incisura nella parte inferiore, come notasi nelle Schizoporellae ed in molte Celìeporae; tale 
carattere, ed anche il portamento dei zoeci che si allontana da quello delle comuni Aeteae, giustificherebbe 
la formazione di un nuovo genere, ma di ciò mi occuperò in altro lavoro che spero pubblicare fra qualche 
tempo. 

Ecco giunto il momento opportuno. Fra i fossili favoritimi dal cav. Zuccari, ho trovato un frammento 
di Pecten incrostato da alcune colonie stupendamente conservate della A. castrocarensis. Vi ho rinvenuti tutti 
i dati pili caratteristici, quindi non ho alcun dubbio sulla identificazione. Per le ragioni suesposte, dovevo 
togliere la specie dal genere Aetea, ma non conoscendo alcun genere al quale poterlo riferire mi decido a 
crearne uno nuovo, che chiamo Teuchopora ( da z&yioz = vaso) ; di esso genere la caratteristica è la seguente: 

" Zoeci a forma di vasetti, orceólati, rigonfi in basso, con collo non molto lungo, incrostanti, disposti 
verticalmente sulla superficie d' attacco, o più o meno adagiati di fianco. Ancestrula piccola^ subcilindrica. 
Zoario incrostante, dicotomo, con zoeci in una, due o più serie alterne „. 

Sono molto in dubbio circa al riferimento di questo genere ad una delle famiglie conosciute, ed anche 
per questo riguardo sarei tentato di fondare una nuova famiglia, che potrei chiamare delle Teuchoporinae, 
ma per la presenza, per quanto non costante, di un seno nel!' apertura zoeciale pongo provvisoriamente il 
mio nuovo genere in seguito alle Schizoporéllae. 

58. Teuchopora castrocarensis Manzoni (Alecto) 1875. — Tav. VI [Tav. IIJ, fig. 14. 
Manzoni. Castrocaro, pag. 40, tav. VI, fig. 71, 71. 

Alcune colonie incrostanti una valva di Pecten, dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 
Fossile dal Pliocene antico. 

Gen. Osthimosia Jullien 1888. 

J. Jullien ha fondato questo genere per includervi parte delle specie che gli autori ascrivano all'antico 
genere Cellepora di Fabeicius, che, come ho avuto occasione di dire altrove, oggi non ha più ragione di esi- 
stere. I caratteri assegnati dal chiaro zoologo francese a questo genere sono i seguenti: 

Zoeci con orificio a labbro posteriore leggermente concavo, che porta nel suo mezzo un taglio più largo 
in alto che in basso, prendendo grossolanamente la forma di un V, e che si prolunga in fuori in una sorta 
di manicotto che porta degli avicolari, o l'ovicello nei zoeci fertili. Gli origelli sono marginali negli indi- 



[41] A. insYiAm 117 

vidui coricati e dispersi fra quelli clie si raddrizzano in mezzo alle colonie. Sonvi pure frequentemente degli 
avicolari dispersi sopra i zoeci o fra essi. Mancano le spine orali. 

Osthimosia è posto da Jullien nella famiglia delle Osthimosidae fra gli Aneucleithria Tremagastra. 

59. Osthimosia coronopus S. Wood (Cellepora) 1850. 

Cellepora coronopus Buse. Crag Poi., pag. 57, tav. IX, fig. 1-3. 

— — Manzoni. Briox,. plioc. ital., 4.* Contr., pag. 13, tav. Ili, fig. 18, 19. 

— tubigera Bttsk. Crag Poi., pag. 60, tav. IX, fig. 8 e 10. 

— — Wateks. Bruccoli, pag. 11, tav. XXI, fig. 20, 21. 

— — Manzoni. Briox,. plioc. ital., 2." Contr., pag. 14, tav. IV, fig. 25. 

— — - Neviani. Le Colline di Santa Maria (Catanzaro), pag. 14 (estr.). 

Specie straordinariamente frequente nelle sabbie gialle e nelle sabbie argillose grigie di Monte Mario, 
Valle dell'Inferno, Farnesina ed Acquatraversa; vi si rinviene in esemplari giovani di piccole dimensioni, ed 
adulti molto grandi, globosi sempre; e soventi contengono la Cryptangia parassita E. H. 

Nella collezione Rigacci bo trovato esemplari con vari cartelli portanti diverse determinazioni, e cioè: 
Poli/trema? Risso; Millepora ^= Jjjs^eo ; Moìiticulipora? d'Orb.; Cellepora pumlcosa Lk. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, e nell'Atlantico settentrionale. 

Gen. Smittia Hincks 1879. 

Questo genere dell' Hjncks non è troppo ben definito, e sia nei lavori dello stesso zoologo, sia in quelli 
di altri valenti, si trovano sotto il nome clie ricorda uno dei più illustri studiosi dei Briozoari, comprese 
specie molto differenti. Così ad esempio il Watees pone nelle Smittiae la maggior parte delle Mucronellae 
e delle Phylactellae. Io propongo, per non ingenerare troppa confusione, di mantenere il nome di Smittia già 
adottato da molti, e dividere le specie in vari gruppi ai quali si può dare il valore di sottogenere, nel se- 
guente modo: 

A. Smittia (senso stretto). Orificio primario suborbicolare, margine inferiore dentato, peristoma poco spor- 
gente con senza avicolai-io; il dente caratteristico si osserva per lo più in fondo ad una insenatura del peristoma. 

1. Smittia Landshorovii Johnston. 3. Smittia reticulata Mac Gtillitray. 

2. — cheilostoma Manzoni. 4. — reticulata var. systolostoma MIanzoni. 

B. Marsillea (Neviani). Margine inferiore dell'orificio primario sinuato con avicolario; peristoma calloso. 
5. Smittia cervicornis Pallas. 6. Smittia concinna BrsK. 

C. Watersipora (Neviani). Margine inferiore dell'orificio primario con ampio seno senza avicolario; peri- 
stoma nuUo poco sporgente. 

7. Smittia cuculiata BirsK. 

D. Phylactella (Hincks). Orificio primario senza avicolario; il peristoma laminaceo molto sporgente rac- 
chiude l'orifìcio anteriormente e lateralmente. 

8. Smittia Portisi Neviani n. sp. 9. Smittia idbrosa Buse. 

E. Mucronella (Hincks). Orificio primario senza aviculario; il peristoma prende forma di un processo mu- 
cronato sul labbro inferiore, esso pure senza avicolario. 

10. Smittia coccinea Abildgaard. 11. Smittia variolosa Johnsion, 

Palaentographi ìatalica, voi. I. _ . 16 



118 A. IfEYIAOT [42] 

F. ReilSSÌa (Neviani) come in Mueronella, ma il processo mucronato, che è poco sporgente porta all'apice 
un avicolario. 

12. Smittia re^ularis Reuss (dubbia). 1.3. Smittia Zuccari Neviani n. sp. 

G. Palmicellaria (Alder) come in Fmissìci, ma l'avicolario è portato dalla superficie interna del mucrone 
molto sporgente. 

14. Smittia Skend Solandek. 

Sottogen. Smittia (senso stretto) Hincks 1879 (gen.). 
GO. Smittia Landsborovii Johnston (Lepralia) 1847. — Tav. VI [Tav. IIJ, flg. IG. 

Lepralia Landshorovii Jounston. Brit. Zoopk., 2." ed., pag. 310, tav. LIV, fig, 9. 

— — BusK. Brit. Mar. Cai., pag. 66, t^.v. GII, fìg. 1. 

Smittia — Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 341, tav. XLVIII, fig. 6-9, tav. XXXVI, fig. 1, 2. 

— — Neviam. Livorno, pag. 80, tav. IV, fìg. 6. 

Escharella — Smitt. Krit. Skand. Hafs-Bryoz., pag. 60, tav. XXIV, fig. 63. 

Rarissima. Una colonia aderente ad una valva di Pectìmculus, dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 
Fossile nelle argille postplioceniclie di Livorno. Vivente nel Mediterraneo, e diffusa nell'oceano Atlan- 
tico, Indiano, coste dell'Australia ecc. 

61. Smittia cheilostoma Manzoni (Lepralia) 1869. — Tav. VI [Tav. II], fig. 29, 30. 

Lepralia cheilostoma BIanzoni. Brioz. Plioc. Ital., 3.'' Contr., pag. 942, tav. IV, fìg. 22. 

— ligulata Manzoni. Brioz. Plioc. Itat., 4.'^ Contr., pag. 334, tav. Ili, fig. 17. 

— — Manzo!^i. Si(,p. Brioz. Mediter., pag. 9, tav. Ili, fìg. 4. 
Smittia cheilostoma Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 349, tav. XLII, fìg. 7, 8. 

Questa specie non rara alla Farnesina, sia nelle sabbie gialle, sia in quelle argillose grigie, sembra sia 
parimente rara in altre formazioni geologiche e nei mari odierni; difatti come fossile viene citata solo dal IVIan- 
zoNi a Castali' Arquato e Calabria, e dal Sequenza pure in varie località calabresi; Pergens la cita a Rodi 
(Rhocìos, pag. 30); vivente poi è ricordata per il IMediterraneo dallo stesso IManzoni, e per i mari Inglesi 
dall' HiN'CKS. 

Alla Farnesina si mostra alquanto polimorfa; oltre alla forma subesagonale, con l'orificio allungato, prov- 
visto inferiormente del dente caratteristico; si osservano dei zooci con un peristoma elevato a forma di col- 
laretto, che anteriormente determina un sottile mucrone impervio (fig. 30); nei zoeci fertili, l'ovicello è schiac- 
ciato, circondato da un grosso cordone, che delimita un'area depressa subquadrangolare a lati ricurvi (fig. 29); 
il cordone non presenta come negli esemplari di Castell' Arquato, e in quelli Inglesi delle granulazioni, es- 
sendo completamente liscio e pianeggiante. 

62. Smittia reticulata Mac Gillviìav (Lepralia) 1842. 

Lepralia reticulata Mac GILL^^ìAv. A. M. N. H., IX, 467. 

— — JoHNSTON. Brit. Zooph., od. 2.", pag. 317, tav. TjV, fig. 10. 

— — Manzoni. Castrocaro, pag. 31, tav. III, fig. 36. 



[43] 



A. NEVIAJSn 



119 



Lepralia reticulaia Buse. Bi-it. Mar. Cai., pag. 66, tav. XC, fig. 1, tav. XCIII, flg. 1, 2, tav. GII, fig-. 1. 
Smitiia — HiNCKS. Brit. Mar. Poi., pag. 346, tav. XLVIII, fig. 1-5. 

Escharella Legentilii Smitt. Krit. Skand. Hafs-Brtjoz., pag. 10, tav. XXIV, fig. 50-52. 

Specie abbastanza comune nelle sabbie gialle di Valle cleirinferno e Villa Madama, ed in quelle gialle 
e grigie della Farnesina: l'ho rinvenuta incrostante un briozoo celleporoide che non ho potuto determinare 
come pure valve di Chama, Pectunculus ecc. 

Nella mia revisione dei Briozoi di Castrocaro studiati dal Manzoni (S'^ contr. pag. 19, estr. ) ho detto 
che dalla specie tipica si passa alla var. si/stolostoina, che il Manzoni considerò come specie distinta. I nu- 
merosi esemplari avuti fra mano mi confermano in questa opinione. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, nei mari Inglesi, alle isole Falkland, N. Zelanda ecc. 

68. Smittia reticulata Mac Gill. var. systolostoma Manzoni (sp.) 1875. — Tav. VI [Tav. Il], fig. 22-27. 

Lepralia systolostoma Manzoni. Castrocaro, pag. 32, tav. IV, fig. 49, 49 a. 

Gellepora — Manzoni. L. c, pag. 34, tav. V, fig. 58. 

CMeporarìa — Neviani. Ter%. da Stalletti al fiume Stilaro, pag. 22 (estr.), 

Smitiia reticulata var. systolostoma Neviani. La Collezione d. Brioz. di Castrocaro ecc., pag. 19 (estr.). 

Presento alcune figure di zoeci (fig. 22-26), che mostrano ad evidenza come si passi dalla forma tipica 
alla varietà. Aggiungerò che spesso nella stessa colonia sonvi zoeci delie varie forme, e solo raramente ho 
trovato colonie con zoeci della sola varietà. Anche alla Farnesina, nelle sabbie grigie specialmente, riscon- 
trasi tanto la forma incrostante lepralioide, quanto la celleporoide. 

In un esemplare della collezione Rigacci ho osservato un grosso avicolario sporadico, spatolato, del quale 
presento il disegno (fig. 27), la forma speciale di questo organismo mi sembra escludere si tratti di una ancestrula. 

Questa varietà non è stata trovata vivente. Fossile dal Pliocene. 

Sottogen. Marsillea Neviani 1895. 
64. Smittia cervicornis Pallas (Millepora) 1766. 

Eschara cervicornis M. Edwards. Sur les Eschares, pag. 15, tav. I, fig. 1. 

— — BusK. Brit. Mar. Cat., pag. 92, tav. CIX, fig. 7, tav. CXIX, fig. 1. 

— undulata Eeuss. Crosaì-a, pag. 19, tav. XXXII, fig. 6. 

— — Manzoni. Brioz. mioc. Austr.-Ungh., pag. 18, tav. VII, flg. 24. 

Comunissima in frustoli compressi di varia lunghezza nelle sabbie gialle di Valle dell'Inferno ed in quelle 
gialle e grigie della Farnesina. 

Fossile dal Miocene inferiore. Vivente nel Mediterraneo, Mar Rosso, Atlantico settentrionale e boreale. 

65. Smittia concinna Busk (Lepralia) 1852. — Tav. VI [Tav. II], fig. 20, 21. 

1852. Lepralia concinna Bijsk. Brit. Mar. Cat., parte 2=^, pag. 67, tav. XCIX, fig. 1-6. 
1857. — — Aldeb. Northumb. and Durliam, pag. 49. 

1861. — — HiNCKS. S. Devon and Cornwall, pag. 201. 

1861. — aperta Boeck. Christiania, pag. 50. 



120 A. KEVIANI [44] 

1867. Lepralia concinna Heller. Bry. Adr., pag. 103. 

1868. — — Btjsk. Zoophyt. Vili, pag. 284. 

1868. — bella Nokìiast. Brit. Assoc. Beports, pag. 306. 

1880. Barella concinna HiifCKS. Brit. Mar. Boi., pag. 823, tav. XLVI, fig. 1-13. 

1881. — — • Hencks. Bass' s Straits., pag. 16. 

1881. — — EiDLET. An. Mag. Nat. Hist., pag. 450. 

1882. — — Watebs. Gambier, pag. 271. 

1884. — — HiNCKS. Boi. Queen Charl. Isl., pag. 24. 

1886. — — Lorenz. Jan Mayen, pag. 7. 

1887. — — "Waters. Tert. Bry. New Zeal., pag. 63. 
1887. — — Mac Gilltbat. Cat. Boi. Viet., pag. 26. 

Ho riportato di questa bella specie tutta la bibliografia a me nota. Se le mie cognizioni in proposito 
sono esatte, dal soprascritto elenco si rileva che la Lepralia concinna è nota fossile solamente per opera 
del Watees nei terreni mio-pliocenici della Nuova Zelanda, ed in quelli postpliocenici di Mount Gambier nel- 
l'Australia meridionale. 

Dal genere Lepralia fu dall' Hincks trasportata al genere Porella, ove rimase fino ad ora; io la porto 
al genere Smittia, sezione Mnrsilìea, per i caratteri già esposti parlando del genere. 

Nelle sabbie argillose gi"igie della Farnesina l'ho rinvenuta piuttosto frequentemente su frammenti di 
Panopea, Pectunculus, su Briozoi foliacei ecc. 

Sottogen. Watersipora Nevuni 1895. 

66. Smittia cuculiata Busk (Lepralia) 1852. — Tav. VI [Tav. n], fig. 15. 

1852. Lepralia cuculiata BrsK. Brìi. Mar. Cat., 2.* parte, pag. 81, tav. XCVI, fìg. 4, 5. 

1867. — — Heller. Adriat., pag. 112. 

1875. — — Maj^zoni. Castrocaro, pag. 31, tav. IV, fig. 47. 

1879. — — "Waters. Napoli, pag. 40, tav. X, fig. 4. 

1879. — — Segtjenza. Form. Ter». Beg., pag. 83, 329, 370. 

1884. Microporella Watersi De Stefaxi. Jejo Moni, e Capo Vat., pag. 219. 

1893. Smittia cuculiata Neviani. Secorula Contr. Br. fos. Ital., pag. 125. 

De Stefani nell'opera citata scrive " Microporella {Lepralia auct.) Watersi sp. n. ^^ Lepralia cuculiata 
" (non BusK?) Manzoni Brioz. di Castrocaro, p. 31, tav. IV, fig. 47. La mia forma non è identica a quella 
" pliocenica di Castrocaro figurata dal Manzoni, ma, vista pure la sua costanza, a me sembra diversa dalla 

* vera L. cuculiata Busk vivente per la forma rigonfia delle cellule che sono anche sempre alquanto isolate 
" superiormente ciò che solo talvolta accade nella L. cuculiata, e per la forma perfettamente rotonda del- 

• r apertura , . 

Sequenza fa le seguenti osservazioni circa la medesima specie: 

(V. 1. e.) a pag. 83, Fossili Elveziani " N. 154 — L. cuculiata Busk. Somiglia molto alla forma 
" rappresentata dui Manzoni tra i fossili di Castrcjcaro; 

a pag. 329, Fossili Siciliani, " N. 363 — L. cuculiata Busk. Questa specie ricorda presso a poco 
" la forma vivente illustrata da Wateiis; 

a pag. 370, Fossili Saariaiii, " N. 523 — L. cuculiata Busk. Le poche colonie raccolte ricordano 



[45] A. miviAira ■ 121 

' la forma vivente illustrata dal Watees, e parrai si allontanino perciò dalla forma pliocenica che vi rife- 
' risce il Manzoni „. 

Ho riportato quanto fu scritto circa questa specie dal De Stefani e dal Seguenza, perchè da quelle os- 
servazioni apparirebbe che la forma pliocenica di Castrocaro, e quelle mio-plioceniche di Calabria fossero di- 
verse dalle altre più recenti della stessa Calabria, e queste ultime si accordassero di più colle forme viventi; e 
per ciò si potrebbe realmente credere si trattasse di due specie diverse, e fosse così giustificata la nuova specie 
L. Watersi creata dal De Stefani. Ma ciò non è, ed in vero alla Farnesina, terreno recentissimo quanto il 
Siciliano il Saariano di Calabria, si trovano forme identiche a ciucile del Pliocene antico e dell'Elveziano; 
nella medesima località si trovano pure colonie con zoeci simili alle forme viventi, e fra queste sonvi pure 
zoeci di un altro tipo, che hanno cioè un umbone conico sottoboccale spesso impervio; cosicché non di due 
specie, ma di una sola con diverse variazioni dobbiamo tener conto. 

Miss Jellt nel suo Syn. cai., pag. 125, pone ancora questa specie fra le Lepraliae, ma dato il signifi- 
cato ristretto ora attribuito a questo genere, che ho esposto più addietro (v. gen. Hippoporina), non è più 
possibile farlo; rimane quindi a vedere a quale genere si possa ascrivere. Fui su ciò molto tempo dubbioso, 
e nella mia revisione dei Briozoi di Castrocaro, mi decisi per il genere Sinittia, considerando specialmente 
l'ampio seno (v. Watees) che si riscontra nella forma vivente, e nelle fossili recenti; seno che non raggiunge 
mai tale ampiezza nelle Schizoporelle; e tenuto parimente conto dell' umbone sottoboccale che ho osservato. 
Certamente non è una Sniittia tipica, e perciò l'ho posta in una sezione a parte, che ho denominata Watersipora. 

Fossile dall' Elvezi ano. Vivente nel Mediterraneo e nei mari Inglesi. 

Sottogen. Phylactella Hincks (gen.) 1880. 

67. Smittia labrosa Btjsk (Lepralia) 1852. — Tav. VI [Tav. II], fig. 31. 

Lepralia labrosa Btjsk. Brii. Mar. Cat., parte II, pag. 82, tav. SCII, fìg. 1-3. 
Alysidoia — Busk. Crag Poh, pag. 26, tav. XXII, fìg. 7. 
Phylactella — Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 357, tav. XLIII, fig. 1,2. 

Una sola colonia con individui molto ben conservati, ed incrostanti una valva di Pectunculus, delle sab- 
bie argillose grigie della Farnesina. 

Questa specie conosciuta fossile solo nel Crag inglese (Busk), non si è trovata vivente nel Mediterraneo, 
è comune specialmente nei mari inglesi. 

La colonia da me studiata presenta i zoeci avvicinati a quinconce, e non in linee uniseriali come quelle 
del Crag; per i dettagli trovo le maggiori affinità colle figure e descrizione date dal Busk nel Brit. Mar. Cat. 

68. Smittia Portisi Neviaki n. sp. — Tav. YI [Tav. II], fìg. 18. 
Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 70 (estr. 6). 

Graziosa specie della sezione Phylactella. Zoeci piccoli subrotondi a contorno curvilineo; orificio primario 
circolare con peristoma molto elevato che lo circonda inferiormente e lateralmente, posteriormente aperto e 
proteso in forma di alette; frontale lievemente rugosa. Avicolari presenti solo fra i zoeci adulti che spesso 
si deformano in modo da non poter più riconoscere la specie. Ovicelli globosi sovente contorti, per mostruosità 
possono raddoppiarsi. Zoario incrostante. 



122 A. NETIANI [46] 

Dalle sabbie grigie della Farnesina. Incrosta Ditrupa, Ostrea. 
Dimensioni medie di alcuni zoeci : 

Lunghezza dei zoeci mm. 0, 43 Diametro degli orifici mm. 0, 08 

Larghezza dei zoeci » 0, 32 Diametro degli ovicelli » 0, 16 

Sottogen. Mucronella Hincks (gen.) 1880. 

69. Smittia coccinea AbildctAabd (Cellepora) 1806. — Tav. VI [Tav. II], fig. 28. 

Cellepora 'coccinea Abild. Zool. Danica, pag. 30, tav. CXLVI, fig. 1, 2. 
Lepralia — Mauzoot. Castrocaro, pag. 16, tav. Il, fig. 19. 

— — Eeuss. Bryox. inioc. Austr.-Ungli., pag. 155 (15), tav. VI, fig. 11. 

— pieropora Maiczoni. Bryox. plioc. Hai., 3.=^ Conti-., pag. 4, Tav. I, fig. 3. 

— — Eeuss. Ch-osara, pag. 257 (45), tav. XXX, fìg. 4. 

— peregrina IIauzont. ibid., pag. 16, tav. I, fìg. 5. 

— Balia JoHJsrsTOS". Brìi, zooph., ed. 2", pag. 321, tav. LVI, fig. 5. 
Discopoì-a appema Smitt. Krit. Skand. Bafs-Bryoz., pag. 27, tav. XXVII, fìg. 177. 
Mucronella coccinea Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 371, tav. XXXIV, fìg. 1-6. 
Smittia — Wateks. North. Ital. Br., pag. 21, tav. Ili, fig. 8. 

Bellissima specie, molto comune nelle sabbie gialle di Valle dell'Inferno e Monte Mario; nelle sabbie 
gialle e grigie della Farnesina. Incrosta Pectuncidiis, Punopea, Vola, Cellepora ecc. 

Fossile dal Miocene inferiore. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico settentrionale e boreale, N. Zembla. 

70. Smittia variolosa Johnston (Lepralia) 1838. — Tav. VI [Tav. Il], fìg. 17. 

Lepralia variolosa Busk. Cì-ag Poi., pag. 48, tav. IV, fìg. 4 e 8, tav. Vili, fìg. 8. 

— — JoHNSTOJf. Brit. zooph., 2.'^ ed., pag. 317, tav. LV, fìg. 9. 

— — BusK. Brit. Mar. Cat., pag. 75, tav. LXXIV, fìg. 3-5, tav. LXXV, fig. 1-3. 
Cellepora serrulata'&^TSs%. Wien. ieri., pag. 85, tav. X, fìg. 12. 

Lepì-alia tenera Reuss. Brioz. Mioc. Austr.-TJngh., pag. 27, tav. II, fìg. 4. 
Mucroìiella variolosa Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 366, tav. LI, fìg. 3-7. 

Abbastanza comune nelle sabbie gialle di Valle dell'Inferno, ed in quelle argillose grigie della Farnesina; 
incrosta altri Briozoari come Smittia cervicornis, MicroporeUa polijstomella, così pure conchiglie varie; trovas 
anche con portamento celleporoide. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico e Pacifico. 

Sottogen. Reussia Neviani 1895. 
71. Smittia regularis Eeuss (Eschara) 1865. — Tav. VI [Tav. II], fig. 19. 

Escìiara regularis Eeuss. Septarienthones, pag. 69, tav. VI, fìg. 13. 

— Helleri Manzoni. Brioz. foss. ital., 4." Oontr., pag. 340, tav. IV, fìg. 23. 

— regularis Manzoni. Austr.-Ungh., 2.' part., pag. 61, tav. VI, fig. 23. 

Piccola colonia escariforme con zoeci molto ben conservati, dalle sabbie argillose grigie della Farnesina^ 



[47] A. KETIANI 123 

Riferisco con qualche dubbio questo esemplare alla specie del Reuss, e che forse meriterebbe di essere 
considerato come nuova forma; certo corrisponde in parte alle figure date dal Manzoni per il Miocene d'Austria 
ed Ungheria, specialmente con quelle delle lettere «, b. Nella tavola ho rappresentato alcuni zoeci che hanno 
un piccolo avicolario portato su di un dente entro il peristoma. 

Questa è una delle poche specie che non conosco come vivente. Fossile nel Miocene di Torino e d'Au- 
stria-Ungheria. 

72. Smittia Zuccari Neviani n. sp. — Tav. VI [Tav. II], fig. 32. 
Neviani. Nota preliminare ecc., pag. 70 (estr. 6). 

Zoeci esagonali a contorno superiormente curvilineo. Orificio primario allungato; il peristoma nella parte 
inferiore sporge a formare un breve mucrone fornito all'apice di una piccola apertura vibracolare od avico- 
lariale. Frontale rugosa con origelli marginali. Non ho trovato traccia di ovicelli. 
Dimensioni medie di pochi zoeci : 

Lunghezza dei zoeci mm. 0, 50 Larghezza degU orifici mm. 0, 11 

Larghezza dei zoeci » 0, 29 

Una colonia incrostante un frammento di Nassa, dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. 
Questa specie ha molte affinità colla Lepralia Grotriani Stol. dell'Oligocene di Latdorf; ne difi'erenzia 
specialmente per il peristoma che in quest' ultima specie è assai più sporgente. 

Sottogen. Palmicellaria Alder (gen.) 1864. 
73. Smittia Skenei Solakdee (Millepora) 178G. 

Celhpora Skeìiei Buse. Bì'it. Mar. Cai., 2.^ part., pag. 88, tav. CXXII, fig. 1-6. 

— — JoHNSTON. . jBnY. Zooph., 2.^ ed., pag. 297, tav. LII, fig. 6-8. 

Lepì-alia hicornis Buse. Crag Poi., pag. 47, tav. Vili, fig. 6-7. 
Palmicellaria Skenei Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 379, tav. LII, fig. 1-4. 

— "Watees. Bairnsdale, pag. 511, tav. XXII, fìg. 9. 
Porella Skenei Hiucks. An. Mag. Nat. Hist., ser. 6, voi. I, pag. 221 (fide Jelly, Cat. Syn., pag. 208). 

Ho detto innanzi per quali cai-atteri raggruppo la specie del Solanoee, alle Smittiae, accettando solo il 
nome di Palmicellaria per la sezione, o sottogenere. 

Non rara nelle sabbie gialle di Valle dell'Inferno e nelle sabbie argillose grigie della Farnesina. Incrosta 
Miirex, Cardila, Pectimculus, in forma di piccole colonie circolari. 

Fossile nel Crag d'Inghilterra e nel Pliocene d'Australia. Vivente nel Mediterraneo, nell'Atlantico set- 
tentrionale e boreale. Forse è questa stessa specie la Cel. hicornis vivente nel Mar Rosso (Namias, Br. Mar. 
Rosso, pag. 96).. 

Gen. Umbonula Hincks 1880. 

Questo genere dell' Hincks, ha le massime affinità col genere Smittia, e con molta probabilità la U. Ver- 
rucosa Esp. che è la sola specie ora inclusa in questo genere verrà assegnata alle Smittiae. Io vi riporterò 
dubitativamente due specie tolte dalle antiche Celleporae per le quali forse converrebbe creare un nuovo genere. 



124 A. NETIAOT [48] 

74. Umbonula? ramulosa Lejsé (Oellepora) 1766-68. — Tav. VI [Tav. H], fìg. 33. 

Cellepora ramulosa Manzoni. Brìox. plioc. ital., 4.'' Contr., pag. 334, tav. V, fìg. 29, tav. VI, fìg. 30. 

— — Neviani. Livorno, pag. 33, tav. IV, fìg. 9-12. 

— — HiNCKS. Brit. Mar. Poi., pag. 401, tav. LII, fìg. 7-9. 
. — — BusK. Bi-it. Mar. Cai., pag. 87, tav. CIX, fìg. 1-3. 

— — BusK. Crag Poi., pag. 58, tav. IX, fìg. 2. 

— — Manzoni. Castrocaro, pag. 35, tav. V, fìg. 62. 

Ho detto più volte clie il genere Cellepora non può piti oltre essere accettato nella nomenclatura dei Briozoi, 
quindi occorre cercare se specie già note ed a questo genere riferite si possano riportare ad altri generi ben 
determinati, allargando se occorre il valore diagnostico, o creare nuovi generi. 

Per la C. ramulosa parmi conveniente riferirla al genere Umbonula; certo è che questa specie si presenta 
troppo frequentemente conforme che si allontanano da quella tipica delle Unibonulae (v. Hincks, Brit. Mar. 
Poi., pag. 316), ma alle volte il carattere dell' umbone sottoboccale che sostiene un avicolario, si presenta 
così distinto che mi sembra giustificato il ravvicinamento fatto. Si veggono, fra le altre, le figure date dallo 
Smitt {Krit. fori. SkamL, 1868, tav. XXVIII, pag. 201, 202, 204, e 207) e dal Manzoni (4' contr. Br. plioc. 
it, tav. V, fig. 29, 29'). 

Abbastanza comune nelle sabbie gialle di Valle dell'Inferno, ed in quelle gialle ed argillose grigie della 
Farnesina. Alcuni esemplari contengono Cryptangia parassita H. A. 

Nella collezione Ricacci erano indicate come Celleporìna e Celleporaria concentrica Michl. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico. 

75. Umbonula? pumicosa Linné (Cellepora) 1766-68. 

Cellepora pimiìcosa Busk. Bì-it. Mar. Cai., 2." part., pag. 86, tav. CX, fìg. 4-6. 

— ■ — JoHNSTON. Brit. Zooph., 2.» ed., pag. 295, tav. LII, fìg. 1-3. 

— — Hincks. Brìi. Mar. Poi., pag. 398, tav. LIV, fìg. 1-3. 

— ceraioniorpha Eeuss. Wien tert., pag. 80, tav. IX, fìg. 25 a-f. 

Lepralia — Eeuss. Bry. mioc. Ausir.-Ungh., pag. 175, tav. Ili, fìg. 6-8. 

Per le ragioni esposte nello studio della precedente specie riporto la C. pumicosa al genere Umbonula; 
anche qui l'orificio suborbicolare ha un umbone ventrale ed alle volte laterale, con un avicolario sulla su- 
perficie interna od all'apice. 

Piuttosto rara nelle sabbie gialle ed argillose grigie della Farnesina. Nelle vecchie collezioni il nome di 
C. pumicosa era attribuita a molte altre forme celleporoidi, come ho avuto occasione di dire precedentemente. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico settentrionale, boreale, Pacifico ecc. 

Gen. Tubucellaria d'Okuigny 1851. 

Foche sono le specie note di questo genere e cioè 

1766. T. (Cellularia) oj/uutioides I'allas 1851. T. clavata d' Orbigny 

1816. T. (Cellaria) himuta Lamouhoux 1884. T. coeca Busk, 

1851. T. fiisiformis d'Oubigny 

a queste aggiungo la seguente nuova specie: 



[49] A. NETIAOT 125 



76. Tubucellaria Farnesinae Neviani n. sp. - Tav. VI [Tav. II], flg. 34. 
Neviaot. Nota preliminare ecc., pag. 71 (estr. 7). 

Zoeci lageniformi allungati, con grosso tubo rivolto all'infuori, spesso con andamento leggermente curvo, 
qualche volta con un angolo discretamente sentito. Frontale levigata. Manca il poro centrale. Nella parte 
rigonfia sonvi larghi e radi origelli marginali. 

Lunghezza media dei zoeci. . . mm. 0,8 Diametro medio dell'orifìcio . . . mm. 0,12 

Zoario eretto cilindroide costituito da quattro serie di zoeci, disposti alquanto irregolarmente l'uno 
suir altro. 

Questa specie si distingue nettamente da quelle finora conosciute, per la mancanza di un poro mediano, 
come trovasi nella T. opuntioldes Pal. e nella T. hirsiita Lmx.; il tubo è liscio e non costulato per il lungo 
come nella T. opuntloides, nella T. fiisifortnis d'Oeb. e nella T. clavata d'Oeb. Buse {Challenger Polyzoa, pag. 
99) dà provvisoriamente il nome di T. coeca ad una specie rappresentata da due soli esemplari della colle- 
zione dello Challenger, per la quale indica i seguenti caratteri: superficie semplice sparsa di pori, assenza 
del poro mediano; ma non dà alcuna figura; sembra tuttavia che la mia specie sia più affine a quest'ultima 
del BnsK, che alle precedenti. Per quanto l'esame minuto da me fatto sugli esemplari escluda il riferimento 
ad altro genere o specie, non taccio di aver notato molte rassomiglianze con la Pahnicellaria inermis J. 
JuLLiEN (v. Travailleur, pag. 21, tav. XVI, fig. 48). 

77. Tubucellaria Farnesinae Neviani var. cribrosa n. var. 

Il portamento del zoario è identico a quello della specie, parimente i zoeci conservano la stessa forma; 
solamente la frontale è bucherellata. 

Un solo esemplare rinvenuto dal cav. Zuccaei nelle sabbie argillose grigie della Farnesina. 



Gen. P orina d'Oebignt. 
Per alcune osservazioni critiche di questo genere, vedi: Hincks. Brit. Mar. Poi., 1880, pag. 227. 

78. Porina borealis Busk (Onchopora) 1860. 

Farina borealis Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 229, tav. XXXI, fig. 4-6. 

— — Neviani. Livorno, pag. 24, tav. IV, flg. 4, 5. 

— — Neviam. Rio Lafida, pag. 10 e 12. 

Onchopora borealis Btjsk. Zooj^h., pag. 213, tav. XXVIII, flg. 6, 7. 

Anarthropora — Smitt. Krit Skatid. Hafs-Bryox., pag. 8 e 67, tav. XXIV, flg. 25-29. 
Tessaradoma — Smitt. Fior. Bryo%., pag. 32, tav. VI, flg. 143-145. 
— — BusK. Challenger, pag. 174, tav. XXIV, fig. 8. 

Un solo frammento adulto dalle sabbie gialle della Valle dell'Inferno. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo ed Atlantico. 

Palaentographia italica, toI. I. 17 



126 A. KEYIAin [50] 

Gen. Retepora Imperato 1599. 

Anche questo genere dovrà col tempo seguire la sorte di molti altri. Il portamento reticolato del Brio- 
zoario non è carattere sufficiente per una determinazione generica; già molti zoologi hanno cominciato a 
smembrare le specie in diversi generi, ma per ora non sono ancora stati osservati caratteri sufficienti per 
comprendervi tutte le specie note (sono circa sessanta quelle viventi), perciò mi sembra prudente conservare 
per il momento il genere d' Imperato. 

79. Retepora cellulosa Likué (Millepora) 1758. 

Eetepora cellulosa Btjsk. Crag Poi., pag. 74, tav. -KII, fig. 1. 

— — BusK. Brit. Mar. Cat., pag. 93, tav. CXXI, fig. 3-8, tav. CXXIII, fìg. 6. 

— — Neviani. Livorno, pag. 32, tav. IV, fig. 8. 

Comune nelle sabbie gialle di Valle dell' Inferno, Monte Mario e Farnesina, e nelle sabbie argillose 
grigie di quest' ultima località. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico settentrionale e boreale. 

80. Retepora Beaniana King 1846. 

Eetepora Beaniana Buse. Crag Poi., pag. 75, tav. XII, fìg. 2, 5, 6, 7. 

— Btjsk. Brit. Mar. Cat., pag. 94, tav. CXXIII, fig. 1-5. 

— — HiNCKS. Bì'it. Mar. Poi., pag. 891, tav. LUI, fìg. 1-5. 

Seguendo l'esempio dell' Hincks, nel mio lavoro sui Briozoi di Livorno (pag. 32. estr.) riunii la B. Bea- 
niana con la R. cellulosa. Gli esemplari ora avuti in esame, mi persuadono a distinguere le due specie se" 
condo i caratteri esposti dal Busk nel celebre lavoro sui Briozoi del Crag. Osservo tuttavia che, sia nelle 
suddette due specie quanto in altre come nella R. Couchii, R. foraminosa, R. Wallichiana ed anche nella B 
simplex i caratteri alle volte si confondono con tanta facilità, che non permettono una nitida distinzione fra 
l'una e l'altra delle specie accennate, e che molti dei più esperti zoologi di questo ramo, abbiano preso una 
specie per l'altra, basta dare un'occhiata a quell'aureo libro che è il Synonimic Catalogne ecc. di Miss Jellt. 

Nelle sabbie gialle ed argillose grigie della Farnesina è abbastanza comune. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico settentrionale e boreale. 

81. Retepora simplex Busk 1859. 

Retepora simplex Busk. Crag Poi., pag. 76, tav. XII, fìg. 3. 

— — Segtjenza. Form. Terz. Reggio, pag. 208 (dubbia). 

Per quanto io sappia la specie del Busk, è stata citata solo dal Sequenza fossile in Calabria {For, Terz^ 
Reg., pag. 208); ecco la diagnosi data dal Busk: 

" Fenestris ovalibus angustibus acutis; cellulia alte immersis, subovalibus; subinde poro unico centrali 
" ornatis; ostio orbiculari infra sinuato, supra spinis dual)us niarginalibus munito; superficie ramorum dor- 
" sali glabra vibicata , . 

Vi riferisco alcuni frammenti delle sabbie gialle di Valle dell'Inferno e della Farnesina. 



[51] A. NETIAOT 127 

Notasi elle la B. simplex del Crag, non è la 11. simplex dello stesso autore illustrata nel grande lavoro 
della spedizione dello Challenger, a pag. 118. 

Sottord. C.ycI«§i«BMaSffl Busk. 

Come ho fatto per i Cheilostoniati, auche per questo secondo sott' ordine, distinguerò le specie che im- 
prendo ad enumerare, in poche sezioni o famiglie ; tanto più che le specie dei Ciclostomati ci presentano 
caratteri ancor meno costanti del precedente sottordine. Così pure per i generi, ho creduto non tener conto 
di tanti che si basano solo su pochi carattei'i molto variabili, che troppo di sovente occorre il dubbio non 
solo se un tale esemplare si debba riferire ad uno o ad altro di due generi fra loro vicini, ma ben anco a 
generi lontani nella serie. Pergens in un recentissimo lavoro {Note s. V identif. d. espèces d. l. Brioz.) cita un 
curioso esempio di polimorfismo. Degli esemplari di Stomatopora reptanti si erigono e divengono Entàlopliora 
coi zoeci che circondano il fusticino; in alcuni casi dei rami di Entàlopliora hanno i zoeci solo da una parte 
come in Filisparsa. In tale dubbiezza mi sono specialmente inspirato all'opera dello Smitt sui Briozoi della 
Scandinavia, ove ho trovato in proposito idee che piti si confanno con le mie. Certamente il sig. Peegens Ed. 
(Rev. Bri/, du Crét. fifj. par d'Oebignt 1889-90) ha fatto colle sue esatte osservazioni molto progredire la 
sistematica di questa sezione di Briozoari, ma alcune distinzioni mi sembrano ancora premature. 

Ecco, dunque l'ordinamento che, senza pretesa alcuna di innovatore, propongo : 

1.* Crisìideae — Crisia, Anguisia. 

Zoari liberi o rampanti;, articolati o no, con zoeci tubulari in una o due file su di un piano, sempre distinti. 
2.° Tubuliporideae — Homera, Idmonea, Tuhulipora. 

Zoario incrostante od eretto, con zoeci tubulari più o meno distinti all'estremità, portati sempre da una 
sola parte del zoario. 
3.* Entalophorideae — Entàlopliora. 

Zoario eretto, con zoeci tubulari distinti all'estremità, portati da ogni parte del zoario. 
4.* Lichenoporideae — Lickeìurpm-a. 

Zoario espanso discoide, semplice o multiplo, incrostante o sostenuto da un peduncolo. Zoeci del tutto 
immersi. 
5.* Cerioporideae — Frondipora. 

Zoario ramificato o reticolato; zoeci immersi. 

1. Crisia (part.) Lauottroiix. 

Zoeci in una o due serie alterne ; zoario articolato. 

2. Anguisia Jullien. 

Zoeci tubulosi curvi uniseriati o biseriati alterni; i zoeci nascono da una gemma posta nella parte con- 
vessa; zoario non articolato. 

3. Hornera Lamotjbodx. 

Zoeci tubulosi in serie longitudinaU, si aprono da una sola parte del zoario, senza sporgere dalla super- 
fìcie. Zoario eretto ramoso o reticolato. La superficie anteriore spesso attraversata da creste ondulate o 
congiungentesi per anastomosi. Superfìcie dorsale con orifici secondari. 

4. Idmonea Lamoueoux. 



128 A. NETIAOT [52] 

Zoeci tabulari disposti sulla faccia anteriore del zoario, allineati in serie parallele, trasversali ed oblique 
ai lati di una linea mediana. Zoario eretto ramoso, alle volte adnato, con rami per lo più triangolari; 
la superficie posteriore può essere fornita di orifici secondari. 

5. Tubulipora Lamaek. 

Zoeci tubulosi, alle volte rigonfi, più o meno distinti, disposti su di una sola parte del zoario; questo è 
eretto ramificato, o adnato; la superficie libera è priva di orifici secondari. 

6. Entalophora Lamoueoux. 

Zoeci tubulosi distinti, disposti irregolarmente attorno ad un zoario ramificato. 

7. Licbenopora Defbance. 

Zoeci tubulosi immersi in un cenecio comune, alle volte un. poco sporgenti. Zoario discoide, semplice o 
miiltiplo, pedimcolato o adnato; suUa faccia superiore i zoeci sono disposti su linee radiali; orifìci se- 
condari negli spazi intermedi. 

8. Frondipora Imperato. 

Zoeci immersi alveoliformi, aperti all'estremo, o su di una faccia del zoario ramoso anastomizzato o 
semplice '. 

Gen. Crisi a Lamoueodx 1816. 

Di questo genere ho trovato solamente specie con zoario biseriato. Stante l' articolazione del zoario si 
rinvengono gli internodi separati. 

Le tre specie studiate si possono distinguere in due sezioni, così: 

A. Zoeci immorsi per tutto il percorso 

1. Crisia denti-culata Lajiahck. 2. Crisia elongaia M. Edwabds. 

B. Zoeci liberi all' estremità 
3. Crisia fistulosa Heller. 

82. Crisia denticulata Lamark (Cellaria) 1816. — Tav. VI [Tav. H], fig. 35. 

Crisia denticulata Hincks. Brìi. Mar. Poi., pag. 422, tav. LVI, fig. 7-9. 

— ~ M. Edwahds. Sur les Crisies, pag. 9, tav. VII, fig. 1. 

— — JonNSTON. Brit. Zooph., pag. 284, tav. L, fig. 5, 6. 

— — Btjsk. Brit. Mar. Cai., parte 3^, pag. 4, tav. II, fig. 3, 4, tav. Ili, fig. 1-6, tav. IV, fig. 1-4. 

— — BusK. Challenger, 2." parte, pag. 4, tav. Il, fig. 3. 

Comune nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. Rarissimi gli ovicelli. 

Nella collezione Rioacoi sono indicati come CV. serrata d' Okb. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo e diffusa in altri mari anche boreali. 

83. Crisia elongata Milne Edwards 1838. — Tav. VI [Tav. IIJ, fig. 36. 
Crisia elongata M. Edwarm. Sur les Crisici, /c.s Tlornère.f, ]iag. 11, tav. VII, fig. 2. 



' Nella nota preliminare più volte citata, considerai coma Briozoo, la Veriopora glohulus Reuss; un po' tardi veramente 
vengo u Bupcrc che questa forma fu lino ilul 1881, riconosciuta dal Buauy per un foraminiforo, ed ascritto al genere Oypsina 
di Cabter (Report Chnllaiger) 



[53] A. HETIAlfl . 129 

Crisia elongata Btjsk. Brit. Maì\ Cai., 3.^ parte, pag. 5, tav. IV, fìg. 5, 6. 
— — BusK. Challenger, 2.» parte, pag, 5, tav. I, fìg. 3. 

Comune nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. Rarissimi gli ovicelli. 

Determinata per Cr. Haueri Rss. nella collezione RiaAcci. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico e Pacifico. 

84. Crisia elongata M. Edwahds var. angustata Watees 1879. — Tav. VI [Tav. Il], fìg. 37. 

"Watees. Brioz. of the Bay of Naples, pag. 269, tav. XXIII, fìg. 4. 

Comune insieme colla specie; alcune volte i zoeci verso l'estremità si fanno liberi. 
Fossile? Se Cr. elongata var. angustata è sinonimo di Cr. Edwardsii Rss., sarebbe fossile dall'Eocene. 
Vivente nel Mediterraneo. 

85. Crisia fistulosa Heller 1867. - Tav. VI [Tav. II], fìg. 38. 

Heller. Die Bryox. des Adriat. Meeres, pag. 118, tav. Ili, fìg. 5. 
Crisia Haueri Eeuss. Wien ieri., pag. 54, tav. VII, fig. 22-24. 

Non comune nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. Gli interuodi sono frequentemente provvisti 
di ooeci. 

Fossile dall'Eocene. Vivente nel Mediterraneo. 

Gen. Anguisìa Jullien 1882. 

JiTLLiEN. Bryoxoaires; espèces draguées dans l'Océan Atlantique en 1881. BuU. d. 1. Soc. Zool. de Franco, t. Vili, 
1882, pag. 1 (estr.). 

* Zoarium fixé, non articulé; zooecies tubuleuses, ponctuées, tantòt monosériées, tantòt bisériées et alternes; 
" le bourgeonnement zooecial se faisant sur la portion la plus convexe des zooecies, par une sorte d' empàte- 
' ment qui embrasse tcute la région dorsale de cette convexité; ovicelle vésiculeux, ouvert en avant par un 
" orifice saillant, place aux points de bifurcation du zoarium ,. 

Questa è la descrizione data dal Jullien al genere che ci interessa; di tale genere a tutt' oggi era noto 
una sola specie {A. verrucosa) del Jullien medesimo, rinvenuta nell'Oceano Atlantico al Nord della Spagna 
e nel Mediterraneo; ne aggiungo ora una seconda, della quale dirò più sotto. Ho creduto dover riferire il 
mio esemplare a tal genere perchè i singoli zoeci irregolarmente tubulosi presentano la gemmazione nel modo 
indicato dal Jullien, per quanto il zoario sia aduato. 

86. Anguisia JuUieni Neviani n. sp. — Tav. VI [II], fig. 39, 40. 
Nevlanl. Nota p-elimmare ecc., pag. 71 (estr. 7). 

Aderente ad un ramo di Smittia cervicornis ho rinvenuto una colonia, composta di pochi zoeci tubulosi, 
che — come ho detto precedentemente — credo dover ascrivere al genere Anguisia Jullien; i tubuli sono 



130 A. NEViAin ~ [54] 

piuttosto iiTegolari e serpeggianti, si addossano l'uno all'altro, ed i più recenti sono più grandi dei primi lor- 
mati. La bocca suborbicolare è, in causa della delicatezza del Briozoario, quasi sempre mal conservata. La 
superficie finamente punteggiata ha tutto l'aspetto simile a quello delle Crislae. Il zoario è dicotomo. Non 
credo si possa dire che questa specie rappresenti una forma giovane della A. verrucosa Jull. percbè le ver- 
ruche di quest'ultima specie sono sempre attraversate da un canaletto, che non esiste nelle verrucosità pro- 
dotte per calcificazione nelle forme adulte. 

Dedico questa specie al noto zoologo prof. J. Jdllien che fondò il genere Anguisia. 

Dalle sabbie argillose grigie della Farnesina. Rarissima. 

Gen. Hornera Lamouroux 1821. 

87. Hornera frondiculata Lamahk (Retepora) 1816. 

Hornera frondiculata Busk. Brit. Mar. Poi., parte III, pag. 17, tav. XX, fìg. 1, 2, 3, 6. 
» » Manzoni. Ah.- Ungli., pag. 8, tav. VI, fig. 22. 

Comunissima nelle sabbie gialle e grigie della Valle dell' Liferno, Villa Madama e Faniesina. 

Nella collezione Rigacci era indicata come H. Striata Edw. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico settentrionale e boreale. 

Gen. Idmouea Lamouroux 1821. 

E questo uno dei generi più difficili a studiarsi. Ho avuto occasione di esaminare degli esemplai-i vi- 
venti, ed ho veduto quanto possa il zoario variare nelle sue parti; sono quindi persuaso che una quantità di 
pretese specie dovranno esser tolte dalla nomenclatura dei Briozoi. Delle località romane, ho studiato mol- 
tissimi esemplari, e sono andato assai guardingo nella separazione, propenso più a riunire che a dividere ; ho 
in ultimo determinato sei specie, a seconda del seguente quadretto: 

Ì( zoeci 1-5 Id. atlantica Forb. 

( » 5-8 Id. serpens Lm. 

con vibici Id. vibicata Mnz. 

zoeci < J ...... 

l zoeci distinti Id. concava Ess. 

tup. post, concava . . . \ 

( » riuniti in creste salienti .... Id. cristata Gigli 

intercalati fra le serie trasverse Id. irreguìaria Mnqh. 

88. Idmonea atlantica Fobbes 1849. 

Idmonea atlantica Manzoni. Br. Austr.-Ungh., pag. 5, tav. II, fìg. 6. 

- — JouNSTON. Brit, Zooph., 2.» ed., pag. 278, Tav. XLVIII, fig. 3. 

- — Smitt. Krit. fóri., parte II, pag. 438, tav. Ili, fig. G, 7, tav. IV, fig. 4-13. 

- — HiNCKS. Brit. Mar. Poi., pag. 451, tav. LXV, fìg. 1-4. 

Non frequente nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. 



[55] A. JSfEYIAUI 131 

Fossile dal Miocene inferiore. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico, Oceano Australe ecc. 

89. Idmonea serpens Linné (Tubipora) 1758. 

Idmonea serpeìis Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 453, tar. LX^ fig. 2, tav. LXI, flg. 2, 3. 

— — Manzoni. Br. pi. it., 4.'^ cent., pag. 27, tav. VI, fig. 32. 

— — MAJsrzoNi. Castrocaro, pag. 42, tav. VI, fig, 78. 

Tuhulipora serpens Btjsk. Brit. Mar. Cai., parte 3.*, pag. 25, tav. XXII, fig. 1, 2, 3. 
Idmonea transversa M. Edw. Meni. Tubulip., pag. 12, tav. IX, fig. 3. 

Comune nelle sabbie gialle di Valle dell' Inferno e Farnesina ; raramente si presenta adnata, più sovente 
eretta. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico settentrionale e boreale. 

90. Idmonea vibicata Manzoni 1877. 

Manzoni. Br. Ausr.-Ungh., pag. 6, tav. I, flg. 5, tav. II, fig. 7, tav. V, fig. 10. 

Manzoni. Rhodes, pag. G8, tav. II, fig. 10. 

Neviani. Livorno, pag. 137 (41). 

Tervia solida Jullien. Travailleur, pag. 5, tav. XVII, fig. 72, 73. 

Circa questa specie non ho da modificare quanto scrissi nel mio lavoro sui Briozoi di Livorno (pag. 41 
estr. ). 

Non comune nelle sabbia di Valle dell'Inferno, ed in quelle gialle e grigie della Farnesina. 
Fossile dal Miocene. Vivente nell'Atlantico? 

91. Idmonea concava Eeuss 1868. 

Eeuss. Crosara, pag. 282 (70), tav. XXXV, fig. 3-4. 
Neviani. Terx. da Stalletti al fiume Stilaro, pag. 12 (estr.). 
Waters. Napoli, pag. 271. 

Rarissima nelle sabbie della Farnesina. 

Fossile dall'Oligocene. Vivente nel Mediterraneo (Napoli, Wat.). 

92. Idmonea cristata Gigli 1889. 

Gigli. Br. Neog. Pianosa, pag. 7, tav. XIV, fig. 3. 

Una sola colonia dalle sabbie gialle della Farnesina. 

Non so che questa specie sia stata citata da altri dopo il lavoro del dott. Gigli. 

93. Idmonea irregularis Meneghini (Tubulipora) 1844. 

Tuhulipora irregularis Meneghini. Poi. Tubulip., pag. 12. 

Idmonea irregularis Busk. Brit. Mar. Cai., 3* p. pag. 13, tav. XII, flg. 1-3. 

Tervia Folini Jullien. Travailleur, pag. 5, tav. XIII, flg. 8, 9. 



132 



A. HETIAMI 



[50] 



Non comune nelle sabbie della Farnesina. 

Questa specie si può considerare di passaggio fra i generi Idmonea e Tubulipora, specialmente a quelle 

forme attril)uite dagli autori a Filisparsa (ved. Jelly. Sin. Cat. pag. 96). 
Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo. 



Gen. Tubulipora Lamaeck 1816. 

Solamente chi lia dovuto studiare parecchie forme di questi Briozoari può rendersi conto della confu- 
sione che esiste nella loro classificazione, ed in special modo nei generi; io, prendendo ad esame solo gli 
esemplari trovati fossili presso Roma, ho creduto dover riunire in un unico genere forme che trovo dagli 
autori distinte fra Filisparsa, Stomatopora, Prohoscina, Alecto, Criserpia, Diastopora ed altri. Di tali nomi ne 
conserverò alcuni col valore di sottogeneri, assegnando a ciascuno i caratteri, come vengono esposti nel se- 
guente specchietto: 



GENERE 



zoario eretto Filisparsa 



dicotomo Stomatopora 



SOTTOGENERE SPECIE 

zoario robusto; zoeoi in 4-5 serie, typica Mnz. 



zoario gracile ; zoeci in 2-3 serie, seriatopora Rss. 



rami poco o nulla dilatati . . . major John. 
rami molto dilatati dilatans John. 



Tubulipora 



zoario adnato ( \ semplice. Tubipora 

flabelliforme 



zoeci sparsi ... fimbria Lk. 

zoeci in serie radiali .... flabellaris Fabr. 
composto Pavotuhigera dimidiata Rss. 



orbicolare Diastopora, 



simplex Bk. 



Sottogen, Filisparsa d'Oebigny 1852. 

94. Tubulipora typica Manzoni (Filisparsa) 1877. 

Filisparsa typica Manzoni. Br. Austr.-Ungh., 3.» p., pag. 10, tav. Vili, flg. 30. 

Alcuni frammenti dalle sabbie gialle di Valle dell'Inferno e Farnesina. Nella collezione Rigacci erano 

indicati come: Crisisina d'Oeb. 

Fossile dal Miocene. 

95. Tubulipora seriatopora Rss. (Filisparsa) 1877. 

Filisparsa seriatopora Reuss in Manzoni. Br. Austr.-Ungh., 3." p., pag. 9, tav. Vili, fig. 29. 

Que.sta specie non è da confondersi colla Tubulipora seriatopora di Sequenza (Form. Terz. Reg., pag. 211, 
tav. XV, fig. 23) che è una Idmonea. 



[57] A. NEYIAUI 133 

Pochissimi frammenti dalle sabbie gialle di Valle dell'Inferno. Fossile dal Miocene. 

Sottogen. Stomatopora Beonn (gen.) 1825. 

96. Tubulipora major Johnston (Alecto) 1847. 

Stomatopora major Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 427, tav. LVIII e LXI, flg. 1. 

Commie; aderente a conchiglie varie, briozoari foliacei ecc. Dalle sabbie gialle di Valle dell'Inferno e 
Farnesina. 

Fossile dall'Eocene. Vivente nel Mediterraneo, nell'Atlantico settentrionale e boreale. 

97. Tubulipora dilatans Johnstoit (Alecto) 1847. 

Stoìnatopora dilatans Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 429, tav. LVII, fig. 8. 

Non sempre è facile distinguere questa dalla precedente specie; fra le due fórme tipiche vi sono innu- 
merevoli gradi di passaggio, e credo non sarà grande errore se alle volte qualche esemplare verrà indicato 
con uno piuttostochè con altro nome. 

Rara nelle sabbie gialle della Farnesina. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, nell'Atlantico settentrionale e boreale. 

Sottogen. Tubipora Linné 1758. 
98. Tubulipora fimbria Lamahck 1816. 

Tubulipora flahellai-is Busk. Brit. Mar. Cat., p. Ili, pag. 25, tav. XXIV e XXV. 
» fimhia Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 448, tav. LX, fig. 3. 

Frequentemente gli autori hanno confuso questa colla seguente specie; non dubito nella identificazione 
da me fatta dei miei esemplari delle sabbie grigie della Farnesina colla specie di Lamaeck. 
I principali caratteri distintivi fra le due specie sono: 
T. flabellaris Fabr. Zoeci disposti in serie raggiate, suberetti. 
T. fimbria Lk. Z. sparsi, o senati al margine; estremità non eretta. 
La T. fimbria è vivente nel Mediterraneo, Atlantico settentrionale. Fossile dal Pliocene. 

99. Tubulipora flabellaris Fabeicius (Tubipora) 1780. 

Tubulipora phalangea Btjsk. Brit. Mar. Cat., 3.* p., pag. 25, tav. XXIU. 
— flabellaris Manzoni. Castrocaro, pag. 43, tav. VI, flg. 73. 

Comune nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. Aderente a conchiglie diverse, alle volte staccata. 

Nella collezione Rigaggi due esemplari portano la scritta: FascicuUpora ? sp. nuova. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico. 

Palaentographia italica, voi. I. 18 



134 A. HETiAin [58] 

Sottogen. Pavotubigera d'Oreignt 1852. 

100. Tubulipora dimidiata Eeuss (Defrancia) 1847, 

Pavotuhigera flabellata d'Obbisny. Pai. Fr. Crei., pag. 767, tav. DCCLII, fìg. 6, 7. 

Tuhulipm-a dimidiata Manzoni. Bì-. Austr.-Ungh., 3.* p., pag. 19, tav. XVII, fig. 67, tav. XVIII, fìg-. 72. 

Pavotuhigera dimidiata "VVatehs. Bry. Cycl. fr. Australia, pag. 691, tav. XXXI^ fig. 25. 

Un solo esemplare appartenente alla sezione delle Tuh. composte del Manzoni (v. 1. e.) dalle sabbie ar- 
gillose grigie della Farnesina. 
Fossile dal Miocene. 

Sottogen. Dlastopora Lamouroux 1821. 

101. Tubulipora simplex Busk (Diastopora) 1859. 

Diastopm-a simplex Busk. Brit. Mar. Cat., 3.^ p., pag. 28, tav. XXIX, %. 3-4. 

Una bellissima colonia dalle sabbie grigie della Farnesina. 

Miss Jellt nel Cat. Synonim. pag. 82 seguendo l'opinione del Waters {Br. of Naples, pag, 273) associa 
la B. simplex Bk. alla D. flabelhnn Rss. Già il Segoenza {For. Terz. Reg., pag. 213) fece notare la differenza 
fra queste due forme, ed io seguendo tale autorevole opinione le tengo distinte; il carattere principale di diffe- 
renza sarebbe questo: nella D. simplex il punto d' origine della colonia e presso a poco centrale, e la colonia 
si accresce in forma perfettamente discoide; al contrario la seconda specie ha il punto d'origine eccentrico, 
e la colonia si mantiene flabellata, avvicinandosi così di più al tipo delle due forme precedentemente descritte. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo?, Atlantico. 

Gen. Entalophora Lamouroux 1821. 

Abbandono completamente i generi Probosclna e Pustulopora, riunendo in un solo genere {Entalophora) 
tutte le forme a Briozoario eretto, ramoso, a sezione subcircolare, con zoeci tubulari attorno al zoario. Busk 
{Chall. poìyzoa, p. 2°, pag. 18) adotta il genere Pustulopora di Blaintille, ma questo fu fondato nel 1834 (Bl. 
Man. d'Actin., pag. 418); mentre il Lamouroux aveva stabilito il gen. Entalophora nel 1821 (Lmx. Exp. méth. 
d. gen. de Polyp.). 

102. Entalophora regularis Mac Gillveay 1882. 

Pustulopora subverticillata Busk. Crag Poi., pag. 108, tav. XVIII, fig. 1. 

Riferisco a questa specie pochi frammenti, che si mostrano assai più grandi delle due seguenti; in essi 
i zoeci sono pochissimo sporgenti, ed abbastanza regolarmente disposti. Sabbie grigie della Farnesina. 
Fossile dal Pliocene. Vivente: Easb Moncoeur Island., Bass Strait, Port Philip Heads. 

103. Entalophora proboscìdea Milnr Edwarps (Pustulopora) 1838. 

Per la vasta sinonimia vedi Jeli,y Sin. Catal. pag. 89 {Ent. r(iripora); od anche il mio lavoro sui Briozoi 
di Livorno, p.ag. 45. Osservazioni utili a conoscersi si leggono pure nel lavoro La faune des Bryoz. Garum. 
de Faxe di Peroens et Meunier, a pag. 203 (21 estr.). 



[59J A. JSTEVIANI 135 

Specie comunissima nelle sabbie gialle di Valle dell' Inferno, M. Mario, Farnesina ecc., e nelle sabbie grigie 
di quest' ultima località. Nelle collezioni Rigacci e Conti eranvi esemplari distinti come Mtt. anomala M. Edw. 
e Ent. cellaroides Lmx. 

Fossile dal Giurassico. Vivente nel Mediterraneo, atlantico. Oc. Indiano. 

104. Entalophora clavata Busk (Pustulopora) 1859. 

Entalophora clavata Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 456, tav. LXV, fìg. 5-8. 

Comune nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. 

J. V. Carus {Prod. fan. Medlt., pag. 44) non cita questa specie fra le forme viventi nel Mediterraneo, 
ma vi pone Ent. clavaeformis {Pustulopora) Bk. specie cbe parimente è tenuta distinta nel Cat. Syn. della 
Jellt, pag. 88. Io credo che le due specie si debbano riunire. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico ecc. 

Gen. Iiichenopora Defeance 1823. 

105. Lichenopora hispida FLEinifG (Discopora) 1828. 

Heteroporella radiata? Manzoni. Castrocaro, pag. 46, tav. VI, fìg. 75. 

Discoporella echinulata Manzoni. Br. Austr.-Utigh., 3.* p., pag. 15, tav. XIV, fìg. 56. 

Varie colonie libere o incrostanti specialmente dei Pectuncuhts ; dalle sabbie gialle e grigie della Far- 
nesina. 

Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlantico e Pacifico. 

106. Lichenopora mediterranea Blainville 1834. 

Discoporella mediterranea Buse. Bi-it. Mar. Cat., p. 3.^, pag. 33, tav. XXXIV, fìg. 4. 

Non rara nelle sabbie gialle e grigie della Farnesina. 
Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo. 

107. Lichenopora radiata Aotouin (Melobesia) 1826. 

Lichenopora radiata Hincks. Brit. Mar. Poi., pag. 476, tav. XLVIII, fìg. 9, 10. 

Rara nelle sabbie argillose grigie della Farnesina. 
Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo, Atlanti (!0. 

108. Lichenopora prolifera Eeuss (Defrancia) 1847. 

Defrancia prolifera Mauzoni. Br. Austr.-Ungh., pag. 17, tav. XV, fìg. 58. 

Rara nelle sabbie grigie della Farnesina. 

Fossile dal Miocene. Non è nota allo stato vivente, a meno che non sia confusa con altra specie. 



136 A. NUTIANI [60] 

Gen. Frondipora Imperato 1599. 
Vedi: Dell' Historia naturale, pag. 216, e flg. 2.^ (Frondipora Eschara marina) a pag. 722 *. 

109. Frondipora Marsilii Michelin (1842). 

Frondipoì'a Marsilii Pesgens. Bri/, v. Rhodos, pag. 11, tav. I, flg. 3, 4. 

Specie comuuissima, spesso si presenta in eleganti colonie flabelliformi. Nella Valle dell'Inferno ed alla 
Farnesina, tanto nelle sabbie gialle che nelle grigie. 

Fossile dal Miocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico. 

110. Frondipora verrucosa Lamouboux (Krusenstema) 1821. 

Frondipora reticulata Buse. Brit. Mar. Caf., 3=' p., pag. 38, tav. XXI, flg. 1-4. 

Alcuni frammenti reticolati, tipica; dalle sabbie gialle della Farnesina. 
Fossile dal Pliocene. Vivente nel Mediterraneo e nell'Atlantico settentrionale. 



' Così è descritta dall'lMPEBATO questo Briozoario, creduto un vegetale: la Frondipora di condizion vicina alla detta 

Retepora, con le forme dei /rondi simili ad assenzo, et herbe nello istesso modo intagliate, con eminenze nella parte esteriore si- 
mili a costole, e nervi dei fogli: ove li stremi dei fogli intagliati si giungono in modo, che fanno anco alquanto apparenza di rete. 



[61] A. NETIAOT 137 



APPENDICE BIBLIOGEAFICA 



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» — Mémoire sur les Crisies, les Hornères, et plusieurs autres Polypes vivans ou fossiles dont 

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Neviani a. — Contribuzioni alla geologia del Catanzarese. I. Le formazioni terziarie nella Valle del Mesima, 
1887. 
» — Ibid. II. Dal Tacina al Neto, 1887. 



' Il conte Angelo Manzoni cessò di vivere quasi iinprovvisamoate il 14 luglio u. s. iu S. Zaccaria presso Lugo in Ro- 
magnii. Distinto geologo e paleontologo, fu il primo che in Italia si occupò dello studio dei Briozoi con metodi rigorosamente 
scientifici e con molto profitto. Pubblicò pure pregiate memorie su Echinodermi o Spongiari fossili, ed altre di Geologia pura, 
tutte improntate a grande originalità di vedute, e ricercate dagli studiosi. Da circa dodici anni non pubblicò alcuna memoria, ma 
non triiliiBciò di seguire i progressi Hcicntifici della Geologia e Paleontologia, da lui predilette fra le vario branche delle Scienze 
Naturali. (\ota aggiunta in Bologna nell'agosto 1895). 



[63J A. IfETIAM 139 

Neviajst: a. — Ibid. III. Il terziario nel versante Jonico da Stalletti al flume Stilare, 1889. 
» — Ibid. IV. Le colline di Santa Maria, 1889, 

» — Contribuzione alla conoscenza dei Briozoi fossili italiani. Briozoi postpliocenici del sottosuolo di 

Livorno, 1891. 
» — Seconda contribuzione ecc. La collezione dei Briozoi pliocenici di Castrocaro illustrata dal dot- 

tor Angelo Manzoni, 1893. 
» — Terza contribuzione ecc. Di alcuni Briozoi pliocenici del Eio Landa illustrati da Ferdinando 

Bassi nel 1757, 1893. 
» — Briozoi fossili illustrati da Soldani Ambrogio nel 1780, 1895. 

» — Nuovo genere e nuove specie di Briozoi fossili, 1865. 

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e. FORIsTA-SINI 



FORAMINIFERI DELLA MARNA DEL VATICANO 



ILLTJSTEATI 



da O. G. COSTA 



La memoria di 0. Gr. Costa, che ha dato argomento a questo mio lavoro, è quella conosciuta col titolo 
" Foraminiferi fossili della marna blu del Vaticano „ pubblicata nel 1857 \ nella quale l'autore descrisse e 
figurò un certo numero di forme da esso ricavate da un saggio di marna a pteropodi proveniente dalla detta 
località. Alcune di tali forme, quantunque incompletamente illustrate, furono dipoi prese in considerazione dai 
rizopodisti, e con sicurezza e giusto criterio riferite a specie già note. Di altre invece, peggio rappresentate, 
non mi sarebbe stato possibile comprendere il vero significato, se anche questa volta ^, non avessi avuta la 
fortuna, mercè la cortesia del prof. Peancesco Bassani, di potere esaminare gli originali studiati da Costa ed 
esistenti nel museo geologico dell'università di Napoli. Tutti gli esemplari figurati dall'autore, tranne due 
(fig. 3a e 12) che probabilmente erano frammenti insignificanti, esistono tuttora in collezione; e tutte le specie 
descritte, tranne due {V OrbuUna hirta e la Nodosaria gramen: fig. 3 a), sono deipari rappresentate dai rela- 
tivi esemplari. In questo lavoro di revisione seguo esattamente l' ordine medesimo tenuto da Costa nella sua 
memoria; aggiungo soltanto una specie, la Nodosaria monile, della quale egli dà la figura (fig. 3) e omette 
la descrizione; riproduco infine tutti gli esemplari da esso illustrati, fatta eccezione di tre (fig, 6, 7 e 14), sia 
perchè sono mal conservati (fig. 6 e 7), sia perchè anche un buon disegno non aggiungerebbe molto a quello 
dato dall'autore (fig. 14). 

Orbulina universa d'Ohb. 
1857. Costa. L. c., pag. 116. 

Esistono in collezione due tubetti, ciascuno dei quali racchiude alcuni esemplari di 0. universa. Nulla 
osservo che giustifichi la distinzione delle due varietà a e b, indicate ma non descritte dall'autore. Trovo 
bensì che i detti esemplari, di varia dimensione, spettano al tipo perforato, che è perfettamente riprodotto 
da Beadt nella figura 8 della tavola LXXXI ^, 



i Mem. Acc. Se. Napoli, voi. II (1855), pag. 113-126, tav. I. 

' FoENAsiNi. Foraminiferi delle marne messinesi (Collezione Costa). Mem. Acc. So. Bologna, serie 5^, voi. IV, pag. 201-233 
tav. I-m; voi. V, pag. 3-18, tav. IV, V (1894-95). 

^ Beadt. Report on the Foraminifera dredged by H. M. S. Challenger (1884). 

Palaentographia italica, voi. I. 19 



142 e. FOENASINI [2] 

Orbulina hirta Costa. 

1857. Costa. L. c, pag. 116. 

E insufficientemente descritta, non figurata, e non esiste in collezione. 

Nodosaria tetragona Costa. — Tav. VII [Tav. IJ, fìg. 6. 

1857. Costa. L. c, pag. 116, tav. I, fìg. la,c. 

Giustamente Silvestri ha identificata questa specie costiana, nonché la Dentalina carinata Neug. ^, colla 
sua Nodosaria gemina^. Esiste in collezione l' esemplare figurato da Costa (v. la qui unita fig. 6), entro uno 
dei due tubetti che racchiudono i frammenti della N. tetragona. Questa denominazione specifica fu applicata 
dall'autore alla nodosarina in discorso perchè egli credette di osservare che i segmenti fossero " quadrango- 
lari , in sezione, ciò che non è, come si rileva anche dalle figure di Silvestri. La figura e di Costa è ine- 
satta. Ho osservata la sezione trasversa dell' esemplare illustrato, quale essa si presenta all' estremità inter- 
rotta, e ho trovato che appare come la indico nella fig. 6rt, cioè un poco ellittica e con sei coste ben distinte 
in mezzo alla sostanza perforata del guscio. Nella maggior parte dei casi, quanto piìi ci si allontana dal 
segmento iniziale, tanto più la sezione trasversa diviene ellittica, sino ad eguagliare quella di una lente bi- 
convessa; e allora le due coste che corrispondono all'asse maggiore dell'ellissi acquistano tale sviluppo da 
costituire una vera lamina carenale. Teeeigi, che per il primo ha riconosciuta la priorità della denominazione 
specifica di Neugeboeen ^, non ha osato di togliere questa specie alle Nodosariae (le quali non sono mai com- 
presse); ma Scheodt, che l'ha illustrata sotto altro nome specifico*, l'ha riferita alle Lingulinae. Per parte 
mia, tenuto calcolo anche delle osservazioni di Sequenza che l'ha trovata strettamente connessa colle Fron- 
dicuìariae ^, ho preferito recentemente di riportarla a quest' ultimo genere ^. In realtà questa forma offre uno 
splendido esempio di passaggio dalle Nodosariae alle Frondicnlariae, e ad essa, piìi che ad ogni altra, sarebbe 
da applicarsi il termine generico Nodosarina Paekee e Jones. 

Nodosaria monile Costa. — Tav. VII [Tav. I], fig. 5. 

1857. Costa. L. c., tav. I, fig. 3. 

Nessun dubbio che l'esemplare esistente in collezione colla scritta suindicata sia quello stesso che fu 
figurato dall'autore, benché questi non citi la specie nel testo, né spieghi altrimenti la figura. E la Nodo- 
saria xdeura (Costa) delle marne messinesi '', forma piuttosto rara, ornata di cinque grossi cordoni longitu- 
dinali, più visibili in corrispondenza delle suture, dilatati sulla parte mediana di ciascun segmento, in modo 



* Neuoeboeen. Sfichostegier von Oher-Lapiigy. Denkschr. Ak. Wiss. Wien, voi. XII (1856), pag. 91, tav. IV, fig. 17. 
^ SiLVESTEi. Nodosarie italiane. Atti Acc. Gioenia, serie 3», voi. VII (1872), pag. 67, tav. VII, fig. 160-172. 
^ TanEifii. Depositi lac. e mar. presso la Via Appia antica. Mera. Com. Gcol. Ita]., voi. IV (1891), pag. 86, tav. Il, fig. 23. 
■• ScHBODT. Pliocàn-Fauna Sud-Spaniens. Zeitschr. d. doutsch. geol. Ges., 1890, pag. 410, tav. XXII, fig. 1. 
'■> Sequenza. Formazioni terziarie di Reggio. Mein. Acc. Lincei, serie 3», voi. VI, pag. 219 (1880). 
« FoENASiNi. L. e, pag. 215 e 216, tav. II, fig. 11-13. 

' Costa. Foraminiferi di Messina. Mera. Acc. Se. Napoli, voi. II, 1855 (1857), pag. 143, tav. I, fig. 20. — Foenasini, 1. e, 
pag. 210, tav. I, fig. 21 o 22. 



[3J e. roENAsnn 143 

che la sezione trasversa di questo appare pentagonale (v. le qui unite fig. 5 e 5 a). Non credo separabile da 
essa la Nod. cruciformis Terkigi, quantunque questa sia provvista di soli quattro cordoni'. 

Nodosaria gramen Costa. 

1857. Costa. L. c, pag. .117, tav. 1, fig. 3a. 

Nella tavola di Costa non è indicata alcuna figura 3 a/ vi sono però due figure 3, la seconda delle quali 
è senza dubbio quella che l' autore ha voluto citare. Esiste in collezione un tubetto colla scritta N. gramen, 
ma il contenuto manca. Del resto, la figura sopra citata non rappresenta una Nodosaria, e, con ogni proba- 
bilità, neanche un foraminifero. 

Dentalina adunca Costa. — Tav. VII [Tav. I], fig. 4. 
1857. Costa. L. c, pag. 117, tav. I, fig. 1'. 

L'unico esemplare della collezione è quello figurato dall'autore (v. la qui unita fig. 4). Disgraziatamente 
mi si è spezzato rimettendolo nel tubetto dopo averlo disegnato. Seguenza cita la D. adunca fossile nel neo- 
cene di Calabria, e la dice molto affine alla D. acuticauda Reuss^. Per parte mia, non vedo altro in essa 
che la porzione iniziale di una forma appartenente al gruppo della Nodosaria fardmen (Sold.). A proposito 
della quale specie debbo osservare che i vari autori, pur riconoscendo le necessità di riferire a un tipo unico 
la massima parte delle nodosarie curve a segmenti numerosi e lisci, non si trovarono poi d'accordo nella sud- 
divisione di quel gruppo in varietà, sottovarietà, o modificazioni che dir si vogliano. E per citare qualche 
esempio ricorderò: che nel 1866 Jones, Pakker e Beady proposero il nome di Dentalina communis d'Okb. (quella 
fondata nel 1826 su figura di Soldani, non l'altra della creta bianca, istituita nel 1840), comprendendo anche 
le forme a segmenti obliqui e a segmenti cilindrici ^; che lo stesso Beady nel 1884 preferì di tenere distinte 
le forme a setti obliqui col nome di Nodosaria (D.) communis d'Oeb. (1840, non 1826), riservando quello di 
N. fardmen (Sold.) per le forme a segmenti più o meno rigonfi e a setti normali all' asse *; che Van den 
Beobck nel 1876 adottò i nomi di Dent. communis d'Okb. (1826) per le forme corrispondenti alla tipica Nod. 
fardmen (Sold.), di Dent. communis var. annulata Redss per le forme a segmenti cilindrici, e di D. communis 
var. obliquila d'Ore, (non Linné) per -quelle a segmenti obliqui^; che Goés infine, nel 1894, riguardò come ter- 
mine generale Nod. communis d'Oeb. (1840, non 1826) e vi comprese, subordinatamente distinte: la N far- 
dmen (Sold.), la N. bouena (d'Oeb.) sottile, a segmenti ovali e allungati, la N. pauperata (d'Oeb.) a segmenti 
cilindrici, ecc. ^. Ora, questa diversità di vedute ha la sua spiegazione nel fatto, che qualunque distinzione netta 
è assolutamente impossibile, essendo troppo frequente il caso di osservare in uno stesso esemplare il carattere 
della obliquità, della cilindricità o del rigonfiamento dei segmenti. A togliere l'equivoco delle due N. com- 
munis d'Oeb., trovo preferibile come termine comprensivo quello di Soldani, già confermato da Beady. 



* Teeeigi. L. c, pag. 86, tav. U, fig. 22. 

* Seguenza. L. c, pag. 220. 

? Jones, Parker and Bradt. Foraminifera of the Crag., pag. 57. 

* Bradt. L. c, pag. 498. 

5 Van den Beoeck. Formninifères de la Barbade. Ann. Soc. belge Mior., voi. Il (1876), pag. 91-95, tav. II, fig. 2, 5 e 7. 

* GoÈs. Synopsis of the Arctic and Scandinavian Foraminifera. Svenska Vet. Ak. Eandl., voi. XXV, n. 9, pag. 67. 



144 e. FOBNASIHI [4] 

Dejitalina nepos Costa. — Tav. VII [Tav. I], fìg. 3. 

1857. Costa. L. c, pag. 117, tar. I, fig. 2'. 

Aache di questa esiste in collezione un solo esemplare, quello illustrato dall'autore (v. la qui unita 
fig. 3). La D. ìiepos è citata da Sequenza come fossile nel Neocene di Calabria, e confrontata colla D. elegans 
d'Obb. ^. Richiamo a questo punto le considerazioni fatte a proposito della D. adunca, e riferisco ancte la 
D. nepos al gruppo Nodosaria farcimen (Sold.). 

Marginulina inaequalis Costa. — Tav. VII [Tav. I], fìg. 9. 

1857. Costa. L. c, pag. 118, tav. I, fig. 2 a. 

Quantunque nella tavola di Costa non sia indicata alcuna figura 2a^ non può rimanere dubbio alcuno 
che la figura 2 sia quella che Fautore ha voluto citare. Essa rappresenta infatti l'unico esemplare di M. inae- 
qualis esistente in collezione (v. le qui unite fig. 9 e 9 a). Si tratta evidentemente di una Cristellaria e pre- 
cisamente di quella stessa che ho illustrata nel 1894 col nome di Cr. inversa (Costa) ^. De Amicis osserva^ 
che la denominazione specifica inversa fu applicata già nel 1851 da Neugeboken ad una Marginulina che sa- 
rebbe identica tanto alla Crisi, tennis (Born. ), quanto alla Cr. inversa (Costa) Foenasini. Benché \& Marg. 
inversa Necg. non sia portata da Beadt tra i sinonimi della Cr. tennis^, sono tuttavia disposto ad ammet- 
tere che le due forme siano inseparabili ; ma dove non posso convenire con De Amicis è nel riconoscere l' iden- 
tità della Cr. inversa (Costa) Foen. colla Cr. tennis e colla Marg. ensis Reuss. L'esame delle figure qui unite 
credo sia sufficiente a convincere ditale diversità. D'altra parte, se la Marg. ensis, la M. inversa Neug. e la 
Cr. tennis sono identiche fra loro, è evidente che la priorità di nomenclatura spetta a Reuss, che istituì la 
M. ensis nel 1845 ^. Ora, siccome questa identità è appunto riconosciuta da De Amicis, ne consegue che M. 
inversa Neug. scompare, e questo termine specifico può essere liberamente conservato per altra specie. La 
Cr. inversa (Costa) si presenta talvolta con tracce di coste nella parte iniziale, come ho potuto osservare tanto 
in un esemplare di Messina, quanto in quello delle marne vaticane. Quando le coste percorrono i due lati 
per intero, si ha la Cr. Capellinii Forn. ^. 

Marginulina triangularis d'Oeb. — Tav. VII [Tav. I], fìg. 7. 

1857. Costa. L. c, pag. 119, tav. I, fig. 9. 

L' unico esemplare della collezione porta la scritta Cristellaria trianguìaris, il che potrebbe dimostrare 
che all'autore non era sfuggito il vero carattere generico dell'esemplare medesimo. Come si rileva dalle qui 
unite fig. Tela, non si tratta già della specie orbignyana del bacino di Vienna, ma piuttosto di una forma 
assai prossima alla comune Crist. crepidula (F. e M.). 



' SEG0ENZA. L. e, pag. 220. 

2 Foenasini. L. c, pag. 218, tav. II, fig. 29-33. 

' Db Amicis. Foraminiferi di Bonforndìo. Naturalista Siciliano, 1895, pag. 38. 

< Beadt. L. c, pag. 535, tav. LXVI, fig. 21-23. 

^ Kedss. Versteinerungen der bijhmischen Krcidcformation, parto 1", pag. 29, tav. XII, fig. 13; tav. XIU, fig. 26 o 27. 

* Foenasini. Foraminiferi della collezione Soldani (1894), pa^. 16. 



[5] e. roEiTASiin 145 

Rimulina bicaudata Costa. 

1857. Costa. L. c, pag. 119, tav. I, fig. lla,b,c. 

Il tubetto che porta questa indicazione contiene un frammentino calcareo insignificante, che risponde alla 
figura, ma che non è certo una Bimulina né altro foraminifero. 

Cristellaria Volpicellii Costa. — Tav. Vn [Tav. I], fig. 10. 

1857. Costa. L. c, pag. 120, tav. I, fig. la,h. 

L'unico esemplare della collezione (v. la qui unita fig. 10), benché provvisto di carena posteriore più 
acuta di quella che si osserva per lo piti nella comune Crist. italica (Defr.), non mi pare tuttavia separabile 
da quest'ultima. Bradt ha creduto conveniente di fare della Cr. Volpicellii una varietà breve della Cr. italica, 
col margine dorsale carenato e con setti grossi e trasparenti ^. È indubitato che la forma illustrata da Bkadt 
come var. Volpicellii è meno prossima al tipo defranciano che non l' esemplare della collezione Costa. 

Cristellaria contracta Costa. — Tav. VII [Tav. I], fig. 11. 

1857. Costa. L. c, pag. 121, tav. I, fig. ba,b. 

Un solo esemplare, quello figurato dall'autore. Come si rileva dalle qui unite fig. 11 e Ila, é una forma 
assai prossima alla Cr. italica (Defe.), dalla quale non oso di separarla. Ne differisce per la notevole con- 
vessità del penultimo segmento. 

Cristellaria obesa Costa. 

1857. Costa. L. c, pag. 121, tav. I, fig. 7. 

Un esemplare di Pulvinulina auricula (F. e M.) in pèssimo stato di conservazione. 

Cristellaria pulchella Costa. — Tav. VII [Tav. I], fig. 8. 

1857. Costa. L. c, pag. 121, tav. I, fig. 8. 

Nella revisione dei foraminiferi di Messina ^ giudicai conveniente di conservare il termine pulchella, ap- 
plicato da Costa ad alcuni esemplari della collezione, per distinguere una varietà della Crisi, elongata (Montf. ) 
in cui i numerosi segmenti sono maggiormente, ravvolti a spira. E ricordai che la Cr. pulchella era già stata 
illustrata dall'autore nella memoria sul Vaticano, perché mi parve cosa certa che la citata fig. 8 di Costa 
rappresentasse la forma di Messina. L'esame dell'unico esemplare del Vaticano, che è quello stesso che fu 
riprodotto dall' autore, persuade invece facilmente che ciò non è (v. la qui unita fig. 8 e 8 a), e che la spira 
iniziale assai ravvolta e caratteristica, indicata nella figura di Costa, è fantastica. Del resto, nulla osta a che 
si possa conservare il nome di Cr. pulchella per la forma di Messina; ma quella del Vaticano va riferita alla 
Cr. elongata (Montf.). 



' Beady. L. c, pag. 545, tav. LXVII, fig. 9. 

2 FoRNASiNi. L. p. e, pag. 220, tav. UE, fig. 15-17. 



146 e. FOKNASINI [6J 

Robulina vaticana Costa. — Tav. VII [Tav. I] fig. 13; 

Costa. L. c, pag. 122, tav. I, fìg. n,a,b. 

Questa pretesa specie costiana fu già da me identificata sino dal 1883 ^ alla Cristéllaria costata (P. e M.), 
poiché la figura sopra citata non poteva lasciare in dubbio. Bisogna però convenire che essa figura non rap- 
presenta troppo fedelmente l'unico esemplare della collezione (v. la qui unita fig. 13), il quale, piuttosto che 
tipica Cr. costata, va riguardato come forma intermedia tra essa e la Cr. echinata (d'Okb.). 

Robulina austriaca b' Obb. — Tav. VII [Tav. I]. fìg. 12. 

1857. Costa. L. c, pag. 122, tav. I, fìg. lQa,h,c. 

Un esemplare, quello figurato dall' autore. Ha superficie lucidissima, e segmenti mal distinti per l'abbon- 
dante sostanza trasparente dei setti e del disco centrale. Non possiede alcuna traccia di lamina carenale, e 
lo riferisco quindi alla Cristéllaria rotulata (Lam.), di cui è sinonimo del resto R. austriaca d'Obb. (v. le qui 
unite fig. 12 e 12«). 

Siphonìna fimbriata Heuss. 

1857. Costa. L. c, pag. 122. 

Parecchi esemplari ben determinati. La priorità di nomenclatura però spetta a Czjzek che illustrò per 
primo la specie {Rotalina reiiciilata). A Reuss seguirono: lo stesso Costa {Slplionina futeolana), Paekee e Jones 
(Planorbulina reticulata), Teeeigi {Siph. fimbriata) e Beadt {Truncatulina reticulata) ^. Tutti questi autori, tranne 
Pakkee e Jones, figurarono la specie. 

Nonionina helicina Costa. — Tav. VII [Tav. I], fig. 15. 

1857. Costa. L. c, pag. 123, tav. I, fig. 18, a,h,c. 

Questa specie fu figurata dall'autore, ma non descritta, anche nella ' Paleontologia del regno di Napoli ^ 
(tav. XIV, fig. 13), e là egli fece anzi seguire alla parola Noniotiina un punto inteiTogativo. Basta osservare 
le figure di Costa per convincersi che non si tratta di una Nonionina, ma bensì di una Anomalina. In col- 
lezione esistono due tubetti, ciascuno dei quali contiene un esemplare: ne riproduco uno, il meglio conservato, 
colle qui unite fig. 15, 15a e 15?^. ÌJ Anomalina helicina (Costa) ricorda l'yl. ammonoides (Reuss) Beady ^; ma 
qualunque siano i rapporti tra le due forme, mi rimane sempre il dubbio se quella vivente, che Beady ha 
illustrata con quel nome, sia veramente identica all' ammonoides cretacea di Reuss, quale almeno questo autore 
la descrisse e figurò nel 1850*. 



* FoBNASiNi. Nota preliminare sui foraminiferi ckl Ponticello. Boll. Soc. Gool. Ital., voi. II, pag. 189. 

2 Brady. L. c, pag. 669, tav. XCVI, fig. 5-8. 

3 Buady. L. c, pag. 072, tav. XCIV, fig. 2 o 3. 

' Reuss. Foraminiferen von Lembcrg. llaidiagcr's natutw. Abbandl., voi. IV, pag. 30, tav. IV, fig. 2. 



£7] e. FOENASnn 147 

Rotalina meridionalis Costa. — Tav. VII [Tav. I], flg. 14. 

1857. Costa. L. c, pag. 124, tav. I, flg. 13, a,b,o. 

Quattro esemplari di una Truncatitlina, che riferisco alla Dtitemplei (d'Oeb. ). Quantunque nella forma 
vaticana non siano discernibili che le suture degli ultimi segmenti (v. la qui unita flg. 14, 14 a e 14 è), pare 
tuttavia che il numero di questi sia maggiore di quelli della forma di Vienna ^. Ma lo stesso Hantken non 
ha esitato a designare col nome orbignyano esemplari con segmenti non meno numerosi ^. La Tr. Dutemplei 
è vicinissima, come osserva d'Okbigny, alla Tr. orbicularis [d'Okb. ^, non Rotalia orhicularis (d'Orb.) Beadt]. 

Guttulina romana Costa. 

1857. Costa. L. c, pag. 125, tav. I, fig. 6, a,h. 

L' unico esemplare della collezione è mal conservato, e quindi non lo riproduco. Del resto, anche dalla 
figura di Costa è facile il rilevare che si tratta, non già di una Polymorphina, ma bensì di una Bulimina, e 
con ogni probabilità della B. pyruìa d'Obb. 

Textularia sagittula Costa. — Tav. VII [Tav. I], fig. 1. 

1857. Costa. L. c, pag. 125, tav. I, fig. 16. 

Esemplare unico, quello figurato dall'autore. E realmente una Textilaria, arenacea, con segmenti poco 
distinti, compressa, con carena acuta e contorno irregolaj-e (v. le qui unite fig. 1 e 1 a). Differisce dalla tipica 
T. sagittula Depe. per la forma lo sviluppo laterale e l' obliquità dei segmenti *, e trovo che ha maggiore 
affinità colle forme del Ponticello che illustrai nel 1888 ^ confrontandole colla T. pedinata Reuss, e con altre. 
Nella T. pedinata il margine è decisamente dentato, poiché ogni segmento si protende a punta verso l'esterno 
e all' ingiù, ciò che non si osserva negli esemplari del Ponticello, né in quello del Vaticano. Ritengo piuttosto 
che questo si debba riportare alla T. deperdita d'Oeb., la quale, contrariamente all'opinione di Beadt ^, vorrei 
tenere distinta dalla comune T. sagittula Defe. del Neocene italiano. Conviene notare che lo stesso Retjss 
riconosce che esemplari da lui osservati di T. pedinata, affatto privi di punte, sono vicinissimi alla T. deperdita 
e forse identici ad essa ^. 

Textularia corrugata Costa. — Tav. VII [Tav. I], fig. 2. 

1857. Costa. L. c, pag. 125, tav. I, fig. 15. 

In collezione esiste un tubetto colla scritta erronea T. contrada; esso però contiene un esemplare che è 
quello stesso che fu figurato dall'autore (v. le qui unite fig. 2 e 2 a). T. corrugata Costa fu già portata da 



' d'Okbigny. Foraminifères de Vienne, pag. 157, tav. Vili, fig. 19-21. 

2 Hantken. Foraminiferen der ClavuKna Szabói Schichten, tav. VIII, fig 5. 

2 d'Oebiont. Modèles, n. 13. 

* Deprancb. Bict. des. Se. Nat. — Atlas, Conoh., tav. XIII, fig. 5. 

5 FoENASiNi. Tavola paleo-protìstografica. Boll. d. Soc. Geol. Ital., voi. VII, pag. 46, tav. III, fig. 2-4. 

^ Bbady. L. e, pag. 361. 

' Eeuss. Foraminiferen des deufschen Septarienthones. Denkschr. Ak. Wiss. Wien, voi. XXV, pag. 42. 



148 e. FOBNASINI [8J 

Beadt' come sinonimo di Bigenerina pentiatula (Batsch), e su questa identità non può sorgere alcun dubbio. 
Quella cbe secondo me non è ancora bene accertata è la determinazione generica. Nelle Bigenerinde la parte 
uniseriale è preceduta da una parte biseriale, e puramente biseriale; ora, nella specie di Batsch, come già 
dimostrò Schlumbeegee ^, è tutt' altro che raro il caso di osservare i segmenti iniziali ravvolti a planospira, 
come nelle Spiropledae, nelle quali pure, sebbene raramente, alla parte biseriale può seguire una parte uni- 
seriale '. Del resto, a questa stessa specie e alla vicinissima capreolus furono già applicati i termini gene- 
rici di VulvuUna da d'Oebignt, di Scldzopliora da Reuss, Schlumbeegee, Hantken ecc., di Grammostomum da 
Paeker e Jones, e di Venilina da Gììmbel. 

Spiroloculina celata Cosia. 

1857. Costa. L. c, pag. 126, tav. I, fìg. 14. 

Un solo esemplare, racchiuso in un tubetto colla scritta Trìloculina obvelata. Questa specie di miliolide 
arenaceo, istituita da Costa appunto in questa memoria, riferita da Seguenza e da Schwagek alle Quinquelo- 
culinae e poscia da Beadt alle Planispirinae *, fu per ultimo da Schltjjìibeegee, che ne studiò minutamente la 
struttura intima, ascritta al s>io nuovo genere SigmoUina ^. 



Riassumendo, i foraminiferi della marna del Vaticano illustrati da 0. G. Costa sono rappresentati- dalle 
specie seguenti: le MUiolinae dalla SigmoUina celata (Costa); le Textilarinae dalla Textilaria deperdita d'Oeb. 
e dalla Bigenerina pennatida (Batsch); le Bidimininae dalla BuUmina pyrula d'Oeb.; le Nodosarinae dalla 
Nodosaria farcimen (Sold.), dalla N. pleura (Costa) e dalla Frondicularia carinata (Neug.); le Cristellarinae 
dalla Cristellaria crepidula (P. e M.), dalla Cr. elongata (Monte.), Cr. inversa (Costa), Cr. italica (Defe.), Cr. 
rotulata (Lam.) e dalla Cr. costata (F. e M.); le Eotalinae dalla Truncatulina Dutemplei (d'Oeb.), Tr. reticu- 
lata (Czjz.), Anomalina helicina (Costa) e dalla Pulvinulina auricida (F. e M.); e le Globigerininae per ultimo 
dall' Orhulina universa d'Oeb. Sono dunque diciotto specie in tutto, di cui un terzo appartiene al genere Gri- 
stellaria. Tranne 1' 0. universa, la Tr. reticulata, la Tr. Dutemplei e la Fr. carinata, tutte le altre specie sono 
rappresentate in collezione da un solo esemplare, o da due esemplari al massimo. 

Se non si avesse già conoscenza degli altri fossili della marna vaticana ^, ben poco si potrebbe dedurre 
dall'esame del materiale illustrato in questa memoria, relativamente all'età e all'importanza batimetrica del 
sedimento. Conviene però osservare che il complesso di quella fauna microscopica e la presenza in essa di 
certe forme che anche nei mari attuali prediligono acque profonde, non si oppongono affatto all'ammettere 
che a notevole profondità si sia appunto costituito il sedimento in discorso; mentre d'altra pai'te, quanto al- 
l'età, non è da escludersi il carattere messiniano. 



' Bbady. L. c, pag. 373. 

* ScHLUsiBEBGEB. Foraminifcres du r/olfe de Oascogne. Feuille dos Jeunes Natur., anno XIII (1883), pag. 108, fig, A. 
' Brady. L. c, pag. 375. 

* Bbady. L. c, pag. 197, tav. Vili, fig. 1-4. 

'' SciibuiLBEBOER. Notc sur le genre l'ianifijnrina. Bull. Soc;. Zool. Fr., voi. XII (1887), pag. Ili, tav. VII, fig. 12-14. 

" Ponzi. I fossili del Monte Vaticano. Meni. Acc. Lincei, serie 2", voi. IH (1876). 



Eott. V. SIMONELLI 



GLI ANTOZOI PLIOCENICI 

DEL PONTICELLO DI SAVENA PRESSO BOLOGNA 



Nei pressi del TÌllaggio di San Ruffillo, a non ^ìù di quattro chilometri da Bologna, il torrente Savena 
incide per breve tratto strati di marne argillose glauconifere, compresi tra i gessi del Miocene superiore e le 
molasse così dette astiane. Quelle marne argillose, di solito riferite al Piacenziano, costituiscono un giaci- 
mento fossilifero se non fra i più ricchi, almeno fra i meglio studiati del Pliocene d'Italia. Della natura 
litologica e delle condizioni loro stratigrafiche scrisse, or son quasi diciotto anni, il prof. Capellini * ; dei 
talamofori, che vi si raccolgono in copia stragrande, s' è occupato a più riprese il dott. Cablo Foenasini ^ ; 
mentre i brachiopodi e i molluschi, fra i quali spesseggiano forme sconosciute o rarissime altrove, hanno 
avuto per illustratore il dott. Lodovico Foeesti ^. Con tutto ciò siamo ben lungi dal poter dire completa la 
conoscenza degli avanzi organici di quell'interessantissimo lembo; restando ancora da studiarsi tutta la ricca 
sua flora diatomacea, e gli antozoi, gli echinodermi, i briozoi, gli ostracodi, che pur vi sono non scarsa- 
mente rappresentati. 

Per quel che riguarda gli antozoi mi accinsi all'opera io stesso, profittando non solo dei materiali rac- 
colti e donati dal dott. Fornasini, che si conservano nell'Istituto geologico e paleontologico dell'Università 
di Bologna; ma di quelli altresì che un appassionato collettore dei fossili di San EuffiUo, il dott. Giovanni 
Bekti, è riuscito a mettere insieme in quasi venti anni di assidue e diligentissime ricerche. Tutto compreso» 
ho avuto da esaminare una settantina di esemplari, che rappresentavano i dieci generi e le ventitre fra specie 
e varietà qui sotto notate; una serie numerosa abbastanza, avuto riguardo all'area limitatissima dell' affiora- 
mento fossilifero. 



' Sulle marne glauconifere dei dintorni di Bologna. Boll. d. r. Com. geol. d'It., pag. 398, 1877. 

^ Nota prelimiìiare sui foraminiferi ddla marna pliocenica del Ponticello di Savena nel Bolognese. Boll. Soc. Geol. It., voi. 
II, 1883. — Textularina ed altri foram. foss. nella marna mioc. di San EuffiUo presso Bologna. Ibid., voi. IV, 1895. — Di al- 
cune Biloculine foss. negli strati a Pecten Hystrix del Bolognese. Ibid., voi. V, 1886. — Intorno ai caratteri esterni delle Textu- 
larie. Ibid., voi. VI, 1887. — Indice delle Texttdarie italiane. Ibid., voi. VI, 1887. — Sulle « Textidarie abbreviate ». Ibid., voi. 
VI, 1887. — Tavola paleo-protistografica. Ibid., voi. VII, 1888. — Minute forme di rizopodi reticolari nella marna plioc. del Pon- 
ticello di Savena presso Bologna. Bologna 1889. — Di alcune forme plioc. della Frondicidaria complanata. Meta. Aco. So. Boi., 
ser. V, t. I, 1891. — Foraminiferi plioc. del Ponticello di Savena. Bologna, 1891. — Di alcune forme plioc. della Nodosaria obli- 
qua. Mem. Ace. Se. Boi., ser. V, t. II, 1892. — Eeophax papillosa Neug. sp. Bologna, 1894. — Lagena felsinea n. sp. Bologna^ 
1894. — Lagena elongata Ehb. sp. ?. Bologna, 1895. — Lagena clavata d' Oeb., var. exilis. Bologna, 1895. 

5 Di una nuova Pholadomya pliocenica. Boll. Soc. Malacologioa Ital., voi. XVI, pag. 80-82. — Sepia Bertii Foresti. Boll. 
Soc. Geol. It., voi. IS, fase. I, 1890. — Enumerazione dei brachiopodi e dei molluschi pliocenici dei dintorni di Bologna. Boll. 
Soc. Malac. It., voi. XVin, pag. 55-72 e pag. 185-240, 1895. 

Palaentographia italica, voi. I. 20 



150 



DOTT. T. SIMOISTELLI 



[2J 



1. Isis i^eloritana Seg. 



3. Flabellum Bertii Sui. 

4. » vaticani Ponzi. 

5. » extensuni Mjch. 

6. » intermedium M. Edw. et H. 

7. » royssianum M. Edw. et H. 

8. » cfr. Woodi M. Bdw. et H. 

9. -6 Foì-nasinii Sbi. 

10. Trochocyatìms affinis Heuss. 

11. Stephanoeyathus elegans Seg. 

21. Steplianophyllia imperialis Mich. 

22. Balanophyllia irregularis Seg. 



Old. -A-lcyonaria. 

2. Jsis melitensis Gdf. 

Old. Zoantliaria. 



Aporosa 




12. 


StepJianocyaihus elegans var. subspinosus Seg. 


13. 


» , » var. Imnisiìlmericus Sdì, 


14. 


Caryophyllia communis Seg. sp. 


15. 


» ingens Sm. 


16. 


» polynioìpha Seg. sp. 


17. 


» felsinea Sai. 


18. 


Ceratoirochus iypus Seg. sp. 


19. 


» multiserialis Micht. sp. 


20. 


Amphihelia reftexa Micht. sp. ? 


Perforata 




23. 


Dendrophyllia sp. iiid. 



DESCRIZIONE DELLE SPECIE 

1. Isis peloritana Seg. 

1868. Isis peloritana Segiienza. Disqitisixioni paleontol. intorno ai Corallarii fossili delle roccie terziarie del 
distretto di Messina. Mem. della E. Acc. delle Se. di Torino, Ser. II, t. XXI. Disp. 1^, pag. 16, 
tav. I, fig. 2, 2 a, 2 e. 

È rappresentata unicamente da una radice, simile in tutto a quella descritta e figurata dal Sequenza. 
Un asse centrale subcilindrico, breve e tozzo, reca ad un' estremità la faccetta articolare con l'orlo rilevato 
e la regione mediana rialzata a cono, ed all'estremità opposta origina un fascio di grosse e lunghe appen- 
dici, più meno compresse, irregolarmente ramose e contorte. La superficie è ornata di pi-ofonde strie ver- 
micolate. Tutta insieme questa radice doveva misurare circa 5 centimetri di lunghezza; il diametro dell'asse 
è di 6 mm., quello dei singoli rami varia dai 2 ai 9 mm. 

Collezione Berti. 

h^ Isis lìeloritanu è stata raccolta dal Sequenza nelle marne giallastre del Messinese; il De Akgeus ^ la 
cita anche nel Tortoniano di S. Agata e nelle sabbie plioceniche di Salice (Messina). 

2. Isis melitensis Goldf. 
1826. Isis melitensis Goldfuss. Petrefacta Qermaniae, t. I, pag. 20, tav. VII, fig. 17, 

Articoli estremamente gracili, non eccedenti mm. 0,5 in diametro per 10 mm. di lunghezza, pochissimo 



* / coraìlarì dei terreni terziarì dell'Italia settentrionale. (Mem. della R. Acc. dei Lincei, Ser. 5.*, CI. di Se. fis., mat. e 
nat., Voi. I) pag. 12, Roma, 1894. 



[3] DOTI. V. SIMONELLI 151 

dilatati alle estremità, coperti di strie oblique ben pronunziate. In uno solo è conservata una faccetta arti- 
colare, che ha formu di cono tronco, ed è ornata da pochi solchi concentrici. 

Collezione Beeti. 

U Isis melitensis è specie molto diffusa nel miocene medio delle regioni circum-mediterranee. Nel Pliocene 
la cita il Sequenza ^, che la rinvenne nell' Astiano di Reggio (Calabria). 

3. Flabellum Bertii n. sp. — Tav. Vili [Tav. I], fig. 1, 2. 

L'esemplare conservatissimo che abbiamo sott'occhio misura in altezza mm. 41, per mm. 74 di maggior 
diametro. Immediatamente al disopra del breve ed acuto mucrone pedicellare il polipaio è conico e leggeris- 
simamente compresso. Si accentua la compressione nelle parti successive, raggiungendosi, verso la metà del- 
l'altezza, il rapporto di 27 : 40 fra i due diametri trasversi, e si esagera in vicinanza del margine superiore, 
dove le facce presentano una larga e profonda concavità mediana. I fianchi del polipaio, ondulati irregolar- 
mente nel profilo, fanno tra loro un angolo di 105° all' incirca. La superficie esterna è sparsa di minute gra- 
nulazioni tondeggianti, distribuite senz'ordine, più sviluppate verso il margine superiore; essa inoltre è for- 
nita di 24 coste pressoché uguali fra loro, che in forma di lamine sottili, ondulate nel margine quasi ta- 
gliente, corrono flessuose per tutta l'altezza del polipaio, acquistando il massimo rilievo nella metà superiore, 
e proiettandosi come lacinie oltre il margine calicinale. Fra queste coste principali altre se ne interpongono 
assai meno sporgenti, quasi sempre in numero di tre, qualche volta in numero di cinque per ogni spazio 
interposto fra le maggiori. Il calice allungatissimo presenta nel contorno due larghe insenature, corrispondenti 
alle concavità mediane delle facce di compressione, e due grossi lobi, irregolari, angolosi, alle estremità la- 
terali. I due assi del calice misurano rispettivamente 19 e 74 mm., e giacciono, press' a poco, in un medesimo 
piano orizzontale. I setti formano sei cicli ^, l'ultimo dei quali rudimentale. Nei primi tre cicli son quasi 
uguali fra loro, smarginanti, piuttosto robusti, e stretti o larghi, diritti od arcuati, secondo che esige la curva 
del calice. In alto le loro facce portano granulazioni minute, tondeggianti, in basso papille coniche. Sono 
smarginanti anche i setti dei cicli successivi, e quelli del 5° più che quelli del 4°; ma lo spessore e la lar- 
ghezza scemano regolarmente. E notevole la profondità della fossetta, pari a metà circa dell' altezza totale 
del polipaio. La columella è costituita da numerose trabecole, di forma irregolare, bene sviluppate. 

Questa magnifica forma presenta innegabili somiglianze col Flab. alabastnim Mos., raccolto nei dragaggi 
del " Challenger „ presso le Azzorre, alla profondità di 1000 fathoms. La si può tuttavia distinguere con 
facilità pel margine superiore, che è quasi punto arcuato, mentre nella specie vivente descrive un terzo di 
cerchio : per lo sviluppo uniforme dei setti spettanti ai primi tre cicli e delle coste corrispondenti; e pel fatto 
che i setti stessi si uniscono alle coste con una curva regolare, invece di originare, come nel Flah. alabastnim, 
processi acuminati. Si potrebbe anche tener conto della estrema sottigliezza e fragilità del polipaio descritto 
dal MosELET, quando vediamo invece notevolmente solido il nostro. 

Due specie afiini al Flab. alabastnim sono state descritte successivamente dal Pouetalès e dal Veeeill : 



' Le formazioni terziarie nella provincia di Reggio, pag. 299, Roma 1879. 

* Avverto, una volta per sempre, ohe la notazione adottata è quella antica di Mtt.ne Edwaeds ed Haime. Ciò in seguito 

ai risultati delle recenti ricerche del Laoaze Duthiees sullo sviluppo del polipaio nel Flabéllwn antophyllum {Arch. de Zoól. 
exp. et gén., 3.^ Sér., T. II, pag. 445, Paris, 1894). 



152 DOTI. Y. SIMOKELLI [4] 

il Fuib. Moseìeyi Poukt. \ dragato nel Mar de' Caribe! a profondità vai-iabili dai 118 ai 476 fathoras ed il 
Flab. Goodei Veee. ^, trovato presso Terranuova e in altri punti dell'Atlantico, a profondità non minori di 
180 fathoms. Il primo si distingue subito dal nostro per la fortissima curva del polipaio e per il contorno 
del crilice, che è quasi circolare ancbe negli individui adulti; il- secondo per la convessità del margine su- 
periore, anche più pronunziata che nel Flah. ulabastrum, e per l'estensione assai minore della coste. 

Come specie molto vicina al Flab. alabastnim viene spesso citato il Flab. laciniatum Phil. sp., ed anzi 
il Lkdsteoh giunse a considerare il primo di questi nomi come sinonimo del secondo ^. Da ciò la necessità 
di' ricercare se e quali rapporti la forma descritta dal Philippi abbia anche con la nostra. Disgraziatamente 
è assai poco ciò che si rileva dalla sibillina descrizione e dalle pessime figure del Philippi *, né valgono di 
I3ÌÌ1 le figure ed i cenni brevissimi dati dal Segue;>3A ^ sopra frammenti del Flah. laciniatum raccolti a Ro- 
metta e nei dintorni di Messina. Ad ogni modo queste figure sembrano corrispondere sufiicientemente a quelle 
date dal Duncan * per i giovani esemplari di Flah. laciniatum, trovati nell'Atlantico settentrionale; i quali 
diversificano dal nostro fossile per le dimensioni molto minori, pel contorno subcircolare del calice, per la 
forte convessità del margine superiore, per la forma tutta diversa delle coste. Avendo trovata in un recente 
lavoro del dott. De ANOELis^la citazione di un Flab. laciniatum del Pliocene di Torsero, raccolto e determi- 
nato dal MicHELOTTi, chiesi ed ottenni dal cortese collega l'esemplare in comunicazione: e dovetti riconoscei-e 
che non aveva rapporto alcuno con la mia specie, come del resto mi parve si discostasse notevolmente anche 
dal Flah. laciniatum figurato da Dukcan. Si trattava, è vero, di una forma a margine superiore laciniato é 
con le coste cristiformi vermicolate: ma il contorno del calice era regolarmente ellittico, i fianchi del poli- 
paio angolosi, le coste primarie senza proporzione piìi sviluppate di tutte le altre. 

Collezione Beeti. 

4. Flabellum vaticani Ponzi. — Tav. Vin [Tav. IJ, fig. 3-5. 

1876. Flabellum vaticani Ponzi. I foss. del M. Vaticano. Atti della E. Acc. dei Lincei, Ser. 2.*, T. Ili, 

pag. 28, tav. Ili, fig 16 a-h. 
1891. Flabellum ausonium (Canavaei in sch. Mus. Pis.) Sutonelli. Fauna del cosi detto Schlier nel Bolognese 

e nell'Anconitano. Meni, della Soc. Tose, di Se. Nat., pag. 32. 

1893. FlahelhiAn vaticani De Angelis. Zoantari foss. dei dinf. di Berna. Bull. Soc. Geol. ital.. Voi. XII, 

pag. 10 e 27. 

1894. Flabellum vaticani De Angelis. Cor. dei terr. terz. dell'It. seti., pag. 104. 

Dopo le osservazioni pubblicate dal De Angelis nella sua nota su gli " Zoantari fossili dei dintorni di 
Rama , , sembra accertata la identità specifica del pliocenico J^lab. vaticani Ponzi e del Flab. ausonium Canav., 
e quest'ultima denominazione, che io avevo usata descrivendo esemplari del Miocene medio bolognese ed an- 



* Reports on the 'Resulta of Dredgìng, under the supervisioìi of Al. Aqassiz, in the Caribbean Sea, 1878-79, hy the N. S. 
Coast Survey Steam « Blake », VI. Pourtalìs. Rcport on the Corais and Anthipatharia, pag. 105, pi. II, figs. 13 and 14. Cam- 
bridge, 1880. 

" Vebrill a. e. Rcport on the Anthozoa drcdycd hy the « Blake » in 1877-79 and by the N. L. Fish Comniission Steamer 
« Fish Hawk » in 1880-82, p. 04, pi. V, figs. 3, 4. Cainhridgc, 1883. 

* Vontributioìw to the Actinology of the Atlantic Ocean. Kongl. Svcnska Vetenskaps-Akad. Handlingcr, Bd. 14; 2, p. 12, 1876. 

* Neues Jahrh. f. Min. etc, t. IX, pag. 605, tav. II, fig. B, 2, 1841. 
» Disquisiz., disp. 2» p. 91, t. 10, fig. 7, 7a, 1804. 

» Madrep. of the deep Sea, pag. 322, pi. XXXIX, tìgs. 14-18, 1873. 
■» Cor. dei terr. terz., pag. 102, 1894. 



[5] DOTI. Y. SmONELLI 153 

conitano passa in sinonimia. È opportuno ricordare, per mia giustificazione, come lo stesso De Angelis ri- 
conosca tutt' altro che perfette la descrizione e le figure del Ponzi e dica anzi quest'ultime ' così lungi dal 
vero, da trarre in inganno chi consulta il lavoro „ . 

Nella collezione del dott. Berti il Flab. vaticani è rappresentato da un esemplare piuttosto giovane 
(fig. 3 e 4), ma in condizioni molto favorevoli allo studio, perchè quasi integro e completamente isolato dalla 
roccia. Esso misura 53 mm. in altezza, 57 mm. in lunghezza e 30 mm. in larghezza. Ha, nell'insieme, forma 
cuneata e le sue facce di compressione fanno tra loro un angolo di 40° all' incirca; gli estremi corrispon- 
denti al grande asse del calice e la punta del peduncolo si trovano in un medesimo piano orizzontale, ed il 
margine del calice descrive un arco regolarissimo, di circa 270°. Le due facce son tra loro molto diverse; 
l'una è pianeggiante, l'altra profondamente concava, per via del margine che si rovescia in fuori. Inoltre la 
faccia concava è di un quarto meno alta rispetto alla piana, risultandone tanta obliquità nell'apertura, da 
aversi, fra il piano di questa e l'asse verticale del polipaio, un angolo di 45°-50°. La superficie esterna, 
oltre a profondi solchi concentrici corrispondenti ad arresti di sviluppo, ed alle solite pieghettine d'accresci- 
mento ondulate a festoni e parallele al margine superiore, mostra nella faccia piana ventitré coste raggianti 
grosse e nodose, e talora anche fornite di vere spine volte all'in su. Anche le coste laterali, corrispondenti 
all'acuto spigolo formato dalle facce di compressione, sono armate di qualche grossa prominenza conica e acuta. 
Al contrario nella faccia minore concava manca ogni vestigio di coste. Il calice allungatissimo ed angoloso 
ai due estremi, offre sei cicli completi di tenui e fragilissimi setti, quasi papiracei. Quelli dei primi quattro 
cicli, corrispondenti alle coste nodose della superficie esterna, son press' a poco uguali fra loro in spessore 
ed estensione; piti stretti e più sottili son quelli del 5° ciclo e piti ancora quelli del 6°, che sporgono ap- 
pena dall'interna superficie della parete. 

Altri particolari si possono rilevare dall'esame di un individuo piti adulto, ma meno completo (fig. 5), 
che fa parte della collezione del Museo di Bologna. In quest' esemplare, che ricorda quelli del Miocene medio 
di Pergola, da me descritti e figurati in un'altra occasione, il margine del calice descrive una curva uguale 
a circa ^/e di circonferenza. La concavità della faccia minore è assai più profonda, tendendo i margini late- 
rali ad accostarsi l'un verso l'altro; e nel calice, che ha circa 60 mm. di lunghezza per 35 di larghezza, le 
estremità corrispondenti all'asse maggiore son molto più ottuse e quasi rotondate. I setti, che raggiungono 
qui discreto spessore, formano, come nell'esemplare precedente, sei cicli completi. Quelli dei primi quattro 
cicli son di larghezza molto ineguale secondo che spettano alla metà corrispondente alla faccia concava od 
alla opposta; il loro margine libero, arcuato regolarmente nella parte superiore, scende poi verticale sino al 
fondo del calice e ingrossa di mano in mano, presentando verso la fossetta una piccola superficie pianeg- 
giante; le loro facce laterali son coperte di minuti granuli allineati, e qualche volta anche fusi insieme, in 
serie quasi parallele al margine libero. Lo spazio lasciato libero dai setti nella linea mediana del calice ha 
una larghezza minima di circa 1,5 mm. 

Sembra che questa specie non sia molto rara nelle marne del Ponticello, ma gli esemplari son quasi 
sempre malconci o tanto fragili che bisogna rinunziare ad estrarli. Raggiunge qualche volta dimensioni gran- 
demente superiori a quelle degli individui descritti, e il dott. Foenasini ne ha visto esemplari che misuravano 
oltre 15 centimetri di larghezza. 

5. Flabellum extensum Mich. — Tav. vni [Tav. I], fig. 6. 

1841. Flabellum extensum Michelin. Icon. Zoopk., pag. 46 pi. 9, fig. 14. 

1848. — distincium Milite Edwaeds et Haime. Monogr. des Turbinolides. Ann. des Sciences nat., 3." 
Ser., t. IX, pag. 262. 



154 DOTI. V. SIMONELLI [6] 

1873. Flabellum extemum Duitcan. Madrep. of the Forcupine. Transactions of tlie Zoological Society, Tol. 
Vin, pag. 322, pi. XXXIX, fìg. 1-18. 

Nella collezione del dott. Beeti questa specie è rappresentata da un magnifico esemplare, che ha circa 
44 mm. di altezza per 61 mm. di maggior diametro. 11 polipaio è cuneiforme, molto compresso, ed ha gli 
spigoli laterali divergenti fra loro di 115°, mentre le facce sono inclinate l'una rispetto all'altra di appena 40°. 
Il margine superiore è curvato in arco regolarissimo, di 150° all'incirca, e le estremità del grande asse del 
calice si trovano situate verso la metà inferiore del polipaio. Le facce di compressione, lievemente concave 
in mezzo, presentano pieghe, funicoli e linee trasversali d'accrescimento, ineguali per la distanza o per lo 
sviluppo, ma iiniformi nella curvatura, che è parallela a quella del margine superiore. Sopra ciascuna faccia 
corrono inoltre, irraggiando dal peduncolo, undici coste rotondate e poco sporgenti, talune delle quali, so- 
" prattutto verso la base, si sollevano un po' più delle altre e tendono per brevissimi tratti a divenire ango- 
lose e quasi cristiformi. Coste anche più depresse corrono negli spazi compresi fra le undici principali; e 
quelle come queste son bipartite da un solco relativamente largo e profondo, che corrisponde nell'interno 
ad un setto. Verso il margine superiore tutte le coste scemano di rilievo. Gli spigoli laterali portano solo 
nella metà inferiore creste irregolari e poco prominenti. Il calice è in forma di ellisse molto allungata, stando 
gli assi nel rapporto di 100:200; le estremità sue corrispondenti all'asse maggiore sono arrotondate, e la 
fossetta si approfonda per poco meno di un 'terzo dell'altezza totale del polipaio. Si noverano sei cicli di 
setti non smarginanti, piuttosto sottili, diritti, guarniti nelle facce di minute granulazioni disposte, al solito, 
secondo linee curve quasi parallele al margine libero. I setti dei primi tre cicli son pressoché uguali fra loro 
e fortemente inspessiti nel margine interno. Quelli del quarto ciclo pareggiano in estensione ai precedenti; 
ma son più sottili e non offrono ingrossamento sensibile verso la loro terminazione. Nei cicli successivi i setti 
si fanno sempre più tenui e meno estesi, e nell' ultimo, che è incompleto, sporgono pochissimo dalla parete. 

Un altro esemplare molto più giovane, che pure fa parte della collezione del dott. Berti, misura in 
altezza mm. 20 per 22 mm. di maggior diametro trasverso. Il margine superiore è qui molto meno convesso, 
il calice è addirittura angoloso nelle estremità corrispondenti all'asse maggiore, e le coste laterali stanno 
fra loro press' a poco ad angolo retto. 

Dopo che il DuNCAN ' ha messo in evidenza la grande variabilità che offre attualmente il Flab. distindum 
Edw. et H. quanto a scultura, sviluppo di creste laterali e di coste, grandezza di peduncolo e misura d'an- 
goli laterali, parmi non si possa mantenere la distinzione fra questa specie ed il Flab. extensum Mich. Stando 
alle diagnosi date dal Milne Edwaeds e dall' Haime il principal carattere del Flab. distinctmn starebbe appunto 
nell'angolo fatto dalle coste laterali, di poco superiore ai 90°, mentre nel Flab. extensum le coste medesime 
s'approssimano alla direzione orizzontale. Ora, guardando gli esemplari viventi di Flab. distmctum figurati dal 
DuNCAN, si trova che in alcuni quelle coste sono orizzontali addirittura e in altri sono più o meno ascendenti, 
fino a divergere talvolta di 80" appena. Quanto al grado di compressione del calice si sa quanto varia in 
molte altre specie di FlaheUmii per dargli troppo valore; come pure, per ciò che riguarda la forma assunta 
dal calice stesso nelle estremità corrispondenti al suo asse maggiore, si vede, anche dall'ispezione di un solo 
individuo, che cambia con l'età; prima è angolosa, poi di mano in mano più arrotondata. Tutto questo è 
in appoggio della fusione, già proposta dal Duncan, delle due specie. Soltanto, circa al nome da conservare, 
parmi che non debita avere la preferenza quello di FI. dldiìirltim Edw. et H. , ma sibbene quello di FI. 
exlensmn adoperato sette anni prima dal Miciielin. 



Madrep. of the Porcupine, pag. 322. 



[7] DOTI. V. SIMÓNELLI . 155 

Intorno all' habitat attuale di questa specie ricorderò che essa è comune ai mari del Giappone, al Mar 
Rosso ed alle coste atlantiche della penisola iberica. Presso queste ultime, durante la seconda spedizione del 
" PoEcupiNE , , fu dragata a profondità variabili dai 304 ai 994 fathoms. Allo stato fossile venne raccolta 
in giacimenti miocenici e pliocenici di parecchie regioni; tali l'Elveziano e il Tortoniano della Italia setten- 
trionale e le marne plioceniche della Sicilia, dove Michelotti, Segtjenza, Namias, De Angelis ecc. la segnalano 
col nome di FI. extensum. Si possono aggiungere i depositi, miocenici o pliocenici che siano, di Villeneuve- 
les-Avignon in Francia e quelli di Anversa, dove, col nome stesso, è indicata dal Milne Edwaeds e dal- 
l' Haute. Come FI: distindum è citata dal Duncan nel Miocene di Tejares presso Malaga i, dal De Angeus 
nel Piacenziano dell' Ampurdàn in Catalogna ^, dal Martin nel Neogene di Giava' ^, e ancora dal Dukcan nel 
Miocene di Cape Otway, nell'Australia meridionale *. 

6. Flabellum intermedium Edw. et H. 

1848. Flabellum intermedium Mh.ke Edwaeds et Haute. Monogr. des Twbinolides, pag. 262. 
1895. — — De Ajstgelis. Ani. fós. de Oatal., pag. 20, Lam. A, fìg. 18. 

A questa specie ho riferito due belli esemplari del Museo di Bologna, raccolti dal Foenasini. Essi son 
cuneiformi, triangolari, con le facce inclinate l'una rispetto all'altra di 40°-45°, e le coste laterali divergenti 
di 80°-90. Il margine superiore è curvato ad arco, con la saetta equivalente a circa 1/3 dell'altezza totale 
del polipaio. Oltre alle coste laterali, cristiformi nella metà inferiore, notansi, sopra ciascuna faccia di com- 
pressione, undici coste alternanti di rilievo. Le pia sviluppate, corrispondenti ai setti dei primi due cicli, di- 
vengono anch'esse subcristiformi nella parte piìi bassa del polipaio. Il calice regolarmente ellittico, con gli 
assi nel rapporto approssimativo di 100:200, è arrotondato alle estremità che corrispondono all'asse mag- 
giore. I setti dei primi tre cicli, press' a poco uguali fra loro, ingrossano bruscamente nella parte inferiore 
del margine interno, dove, visti in sezione trasversale, hanno la forma di T, con la testa rivolta verso la fos- 
setta. Il sesto ciclo è rudimentale. 

Dimensioni: 

Altezza mm. 37 Maggior diametro del calice .... mm. 41 

La presenza di creste, benché poco sviluppate, sulle coste primarie e secondarie de' nostri esemplari, 
parrebbe non consentisse il i-iferimento loro a questa specie, dove, secondo i suoi fondatori si dovrebbe avere 
la ' muraille à peu près lisse sur les deux faces * „ . Ma non credo che questa espressione debba esser presa 
troppo alla lettera, specialmente se, come nel caso nostro, si ha corrispondenza completa di tutti gli altri 
caratteri; e in questo mi trovo d'accordo col De Angelis, che nella sua recente pubblicazione sugli Antozoi di 
Catalogna riferisce al Flab. intermedium esemplari dalle coste principali distintamente spinose subcristiformi. 

Il Flab. intermedium è citato dal Segtjenza nel Langhiano e nel Tortoniano della Calabria; da Milnb 
Edwards ed Haime, da Sacco ecc. nel Tortoniano e nell'Elveziano del Piemonte; da Namias nel Pliocene di 
Castell'Arquato ; da De Angelis nel Pliocene della Catalogna. 



' Op. cit., loc. cit. 

^ Descripc. de los Antozoos fós. plioe. de Cataliina, pag. 21. Barcellona, 1895. 

3 Die Tertiarschichten auf Java, pag. 134, 1880. 

* On the fossil Corals of the Australian Tertiary Deposits. Quart. Journ., voi. XXXVI, pag. 299. London, 1870. 

* Sist. nat. des Cor., pag. 80. 



156 DOTI. T. SmONELU [8] 

7. Flabellum royssianum Edw. et H. — Tav. Vili [Tav. I], fìg. 7. 
1868. Flabellum royssianum Milne Ed-waeds et Haiìie. Monogr. des Turbinolides, pag. 268, pi. VIII, fig. 1 '. 

Pur deplorando di non aver modo di paragonare con esem})lari tipici il polipaio clie riferisco a questa 
specie, tengo la sua determinazione come sicura, perchè basata sulla perfetta corrispondenza con la diagnosi 
e la figura della " Monographie des Turbinolides „. Solo è da notare che l'individuo di Val di Savena di- 
verge da quelli illustrati da Milne Edwaeds ed Haime pel rapporto fra gli assi del calice, (16 ; 26) e per la 
minore acutezza degli angoli corrispondenti alle estremità dell'asse maggiore. 

I primi esemplari descritti dal Flah. royssiamim sembra venissero dal Miocene di Dax. Lo si trova poi 
citato nel Miocene dell' Austria-Ungheria (Leithakalk, Oberer Tegel, Badner Tegel) dal Reuss, nel Tortoniano 
di Calabria dal Seguenza. L'ho raccolto io stesso nel Tortoniano del Monte della Verna e nel Pliocene della 
Val d'Orcia. 

Collezione Foenasini. 

8. Flabellum cfr. Woodi Edw. et H. 

1850. Flabellum Woodii Milne Edwaes et Haime. Monogr. des Turbinolides, pag. 297, 1848. — British fossil 
Corals, pag. 6, Tab. I, figs. 2, 2 a, 2b. 

Uno tra i fiabellidi peggio conservati della Collezione Foenasini si accosta notevolmente al FI. Wood 
del " Coralline Crag „ di Iken, per l'aspetto della superficie, per l'assoluta mancanza di creste laterali, per 
la forma del calice e dei setti; mentre per l'acutezza dell'angolo laterale e pel grado di compressione si av- 
vicinerebbe piuttosto ad una forma del Pliocene di Sicilia, che il Seguenza ^ ha riferito al Flah. siciUense 
Edw. et H. Però credo opportuno notare che quest'ultima corrisponde incompletamente alla diagnosi data 
da Mn-NE Edwaeds ed Haijie per il Flah. siciUense, non pi-esentando, almeno per ciò che risulta dalla figura, 
traccia veruna di creste laterali. L'esemplare nostro misura ram. 24 d'altezza per 22 mm., circa, di maggior 
diametro trasverso; gli assi del calice stanno tra loro come 100 : 200, l'angolo laterale supera di poco i 45°, 
e la fossetta è profonda 10 mm. 



9. Flabellum Fornasinii nov. sp. — Tav. Vili [Tav. I), flg. 8. 

Grande flabello conico-compre-iso, con l'asse verticale pari a ^/lo del maggior diametro trasverso, coi 
lati divergenti di circa 65°. Il polipaio esordisce con un breve e robusto peduncolo conico, al di sopra del 
quale si allarga bruscamente, ofl'rendo nei lati e sopra una delle facce di compressione poche irregolari pro- 
tuberanze, spine grossolane, dirette orizzontalmente o tendenti a volgersi in basso. Una delle strozzature 
che si trovano presso il verticillo di protuberanze basali, corrisponde senza dubbio al piano secondo il quale 
il polipaio avrebbe dovuto troncarsi per divenir libero. Le facce di compressione son, come i fianchi, irre- 



' P'cccllenti figure di questa specie trovansi in Rross: Fo88. Kor. d. ust.-ung. Mioc, Taf. 4, fig. 9-12, Taf. 5, fig. 1-2. 
" iJisquiaiz., Disp. n<', pag. 88, tav. X, fig. V, 1804. 



[9] DOTI. T. SIMOMELLI 157 

golarmente ondulate; la superficie, anclie nei punti dove è ben conservata; mostra soltanto pieghe e linee 
trasversali d'accrescimento e costicine piane, strette, fittissime, tutte eguali fra loro. Il calice ellittico, con gli 
assi della rispettiva lunghezza di 35 e 65 mm., ha le estremità corrispondenti all'asse maggiore rotondate 
e poste (a giudicar dalla curva delle linee d'accrescimento) verso il quinto superiore del polipaio. L' interno 
del calice, che non ho potuto liberare dall'argilla che lo riempie, lascia vedere pochissimo dei setti, circa i 
quali posso dir solo che son tenui, diritti, forniti di granulazioni bene sviluppate, e pressoché uguali fra 
loro nei primi tre cicli. Il numero complessivo dei cicli è sicuramente di sei. 
Dimensioni : 

Altezza (approssimativa) del polipaio . . mm. 56 Asse maggiore del calice mm. 63 

Tutte le specie di Flahelllna truncata descritte da Milne Edwaeds ed Haime secondo questi autori s' in- 
contrerebbero solo nell'attualità. Ma il Duncan * ha descritto come spettante a questo gruppo un Flahellum 
Vicioriae dei terreni neogenici di Muddy Creek nell'Australia meridionale, e fra i corallari fossili degli strati 
di Murray ha riconosciuto il Flab. candeanum Edw. et H. ora vivente nei mari della China. Il Sequenza ^ 
ha trovato nell' Astiano di Reggio in Calabria una forma identica o molto vicina al Flàb. complessum (Lam.) 
dell'Oceano Indiano. Inoltre, secondo Sempee ^, il Flah. acutum posto da Milne Edwaeds ed Haime nella se- 
zione dei Fkibella pedicellata, dovrebbe passar fra i truncata, perchè sopra i tubercoli cristiformi della base 
mostra un solco trasversale indicante il piano di distacco della parte superiore. Nessuna di queste specie ha 
rapporto con la nostra, che nemmeno sappiamo ravvicinar positivamente ad alcuno dei flabelli troncati dei 
mari attuali. 

Collezione Beeti. 

10. Trochocyathus afEnis Eeuss. 

1871. Troohoayathus affinis Reuss. Die foss. Kor. d. ost.-ung. Mioc, S. 214, Taf. II, fìg. 12, 13; Taf. Ili, fig. 1. 
1876. — arenulatus Ponzi. / foss. del M. Vaticano, pag. 28, tav. ITI, fìg. 14a-&. 

Polipaio in forma di cono brevissimo e leggermente compresso, curvato inferiormente nella direzione 
dell'asse trasversale minore, retto da un breve peduncolo, che nella base troncata reca le tracce della pri- 
mitiva affissione. Superficie coperta di granulazioni tondeggianti, più fitte e rilevate nel quarto superiore. 
Dodici coste principali, distinte fin presso alla base, e in vicinanza del margine calicinale sporgenti, ango- 
lose, cristiformi. In ogni intervallo fra le coste maggiori contausi tre coste meno prominenti e più roton- 
date, ma distinte anch'esse fino a breve distanza dal peduncolo e pronunziatissime nel terzo superiore. Calice 
ellittico, con gli assi nel rapporto medio di 11 : 14. Quattro cicli completi di setti smarginanti, diritti, sot- 
tili, guarniti lateralmente di papille coniche. I setti corrispondenti ai primi due cicli son pressoché uguali 
fra loro; più gracili, meno estesi e meno sporgenti oltre il margine calinale quelli del 3°, e meno sviluppati 
ancora quelli del 4° ciclo. Pali dinnanzi ai setti dei primi tre cicli, lamelliformi, larghi, forniti di papille 
spiniformi più sviluppate che non sian quelle dei setti: i pali terziari convergenti verso i secondari, e talora 



'■ Australian Corals., pag. 299 e seg. 1870. 

^ Le formaz. terz. nella prov. di Reggio, pag. 302, 1879. 

^ Ueber Generationsweschsel bei Steinkorallen. (Zeitschr. f. wiss. Zoologie, XXII. Bd., 2 Heft) pag. 18, 1872. 

Palaentographia italica, voi. I. 21 



158 BOTT. T. SmONELIil [10] 

saldati parzialmente cou essi mercè le papille laterali. Columella formata da 8-10 processi nastriformi, irre- 
golarmente contorti, saldati in parte fra loro, e disposti in gruppo allungato nella direzione dell'asse mag- 
giore del calice. 

Altezza . . 6-12 mm. Diametro massimo . . 9-14 mm. Diam. minore . . 8-13 mm. 

Ho riunito al Tr. affinis Rss., il Tr. aremdatus Ponzi { = Tr. mitratus Goldf. sp. secondo De Ange- 
Lis ^) dopo avere ottenuto in comutiicazione, dal Museo geologico della Università di Roma, alcuni esemplari 
raccolti nelle marne plioceniche del Monte Vaticano. E indiscutibile l'affinità di queste forme col Tr. mi- 
tratus Goldf., ma i caratteri differenziali indicati dal Reuss ^ permetteranno sempre di tenerle distinte. Il 
Tr. mitratus tipico, quello figurato nelle tavole dei ' Petrefada Germaniae ^„ è molto piti allungato e com- 
presso, ha le coste assai meno ineguali fra loro, i setti meno smarginanti, e i pali forniti di granulazioni 
molto più deboli. 

Fra i giacimenti del Tr. affinis (oltre alle marne del Monte Vaticano) posso indicare soltanto quelli 
miocenici di Lapugy, Baden, Jaromeric, Chrudichrorn citati dal Reuss. 

Collez. Berti e Fornasini. 

11. Stephanocyathus elegans Seg. 

1864. Stephanocyathus elegans Seguexza. Disquisiz., disp. 2^, pag. 62, tav. VII, flg. 1. 

1880. — — PoTjRTALÈs. Rep. on the Cor. and Antipatharia. Bull, of tlie Mus. of Comp. 

Zool. Harvard College, voi. VI, n.» 4, pag. 103. 

Malgrado la contraria opinione del Duncan {Bevision, pag. 22) mi parve ottimo avviso quello del Pour- 
TALÈs di conservare distinto dai Trochocijathiis il genere Stephanocyathus del Sequenza; che se la forma sub- 
emisferica discoide del polipaio si può ritrovar tale e quale in parecchie specie di veri trocociati, la lo- 
batura dei pali costituisce pur sempre un buon distintivo pel genere seguenziano. 

L'esemplare che io riferisco alla forma tipica dello St. elegans misura mm. 41 di diametro e mm. 13 
di altezza. Ha la base piana, leggermente rialzata nel centro, dove sporge un pedicello rudimentale con ci- 
catrice d'affissione. I fianchi del polipaio scendono per un certo tratto quasi verticalmente verso la base e 
poi si piegano per far col piano della base stessa un angolo di circa 50°. Le coste indicherebbero cinque 
cicli completi e i rudimenti di un sesto ciclo, rappresentato in un solo sistema. Nella base son distinte solo 
le coste primarie, secondarie e terziarie; ma sui fianchi prendono tutte uno sviluppo considerevole, le pri- 
marie e le secondarie rimanendo però sempre più rilevate dell'altre. Verso il margine del calice le coste si 
fanno angolose, coperte di granulazioni ed ottusamente denticolate. L'interno del calice è completamente ma- 
scherato dall' argilla. 

Questa specie fu prima indicata dal Sequenza nelle marne giallastre di Scoppo, Graviteli!, Trapani, Ro- 
metta, S. Filippo in Sicilia, e più tardi nell'Astiano della provincia di Reggio *. Il Pourtalès l'ha ritrovata 
vivente presso Barbados, a profondità variabili dai 209 ai 288 fathoms. 

Collezione Berti. 



' Zoantari fossili dei dintorni di Roma, pag. 7, 1893. 

« Foss. Kor. des osC-ung. Mioc, S. 214, 1871. 

8 Tab. XV, fig. 5. 

* Formaz. terz. nella prov. di Reggio (Calabria), p. 301. Roma, 1879. 



[11] 



DOTT. T. SniOUELLI 



159 



12. Stephanocyathus elegans Seg. var. subspinosa Seg. (Op. cit., 1. e). 

L' esemplare che riferisco alla varietà subspinosa ha forma di scodelletta alta circa 18 mm. e larga poco 
meno di 70 mm.; è quindi molto pili grande e proporzionatamente assai più depresso che non sia quello 
descritto dal Segtjenza. L'angolo fatto dalla porzione laterale della muraglia col piano della base è di 35° 




Fio. 1. 



all' incirca; la base è larghissima, debolmente convessa, fornita di una lieve infossatura mediana che ricinge 
il brevissimo pedicello rudimentale. Dall'area circunipedicellare irraggiano le dodici coste primarie e secon- 
darie, pressoché uguali nella sporgenza, gradatamente crescenti man mano si accostano al margine del ca- 
lice, acute, seghettate, coi denticoli volti all'in su. Con assai minore rilievo corrono negli spazi interposti 
le coste terziarie e quaternarie, acute anch'esse e denticolate nel tratto corrispondente ai lati della muraglia, 
mentre nella regione basilare appariscono come funicoli sottili e discontinui. Le coste quinarie son poco meno 
sviluppate delle precedenti nel terzo superiore del polipaio, ma nel resto della superficie son discernibili a mala 
pena. Yerso il margine del calice tutte le coste son ricoperte da fitta e minuta granulazione. Contansi cinque 




Fio. 2. 

cicli completi di setti smarginanti, regolarmente ingrossati verso l' esterno, diritti, debolmente granulosi nelle 
facce laterali. I setti primari e secondari s' equivalgono per 1' altezza, per lo spessore, per la estensione, e 
si proiettano per circa 6 mm. oltre il margine del ealice; quelli dei cicli successivi decrescono gradatamente 
in sviluppo. I setti del 5.° ciclo raggiungono una lunghezza press' a poco eguale a metà del raggio calici- 
naie. Davanti ai setti dei primi quattro cicli, ed in continuazione diretta di essi, trovansi pali lamelliformi 
grossi ed estesi. I pali primari hanno un grosso lobo triangolare alla estremità che guarda la columella ed 
un lobo più esterno assai meno sviluppato, divisi fra loro da un largo seno semicircolare; i secondari hanno 
un lobo interno minore, in forma di grossa ed elevata papilla conica, ed un lobo esterno più grande, lami- 
nare. In ogni sistema i pah quaternari s'inflettono verso il terziario fino a saldarsi con esso, e i due fasci 
così originati s'incurvano alla lor volta verso il palo secondario, col quale si uniscono. Soltanto i pali pri- 
mari rimangono indipendenti per tutta la loro estensione. La columella è fatta di 16 grosse papille coniche, 
irregolarmente distribuite. 
Collezione Beeti. 



160 DOTI. A. SIMOITELLI [12] 

13. Stephanocyathus elegans var. hemìsphaericus nob. — Tav. Vin [Tav. I], fig. 9. 

Si distingue a colpo d'occliio dalle forme precedenti perchè foggiato a callotta regolarissima, senza 
traccia di pedicello, e perchè ha le coste più larghe, più ravvicinate, ed assai meno acute, anzi, addirittura 
tondeggianti per la maggior parte del loro decorso. Le coste primarie e secondarie sono molto meno forte- 
mente denticolate di quelle della var. suhspinosus. È sviluppatissima la granulazione della superficie anche 
nelle parti più vicine all'area polare. Il numero, la disposizione e la forma dei setti corrispondono a quanto 
si osservò nella varietà testé ricordata. 

Dimensioni : 

Diametro mm. 34 Altezza (compresa la porzione smarginante dei setti) mm. 18 

Collezione Bekti. 

14. Caryophyllia communis Seg. sp. — Tav. Vili [Tav. IJ, fig. 10. 
1863. Ceratoeyathus communis Seguenza. Disquisix., Disp. I*, pag. 48, tav. V, fig. 7. 

Riunendo alle CaryophyUia M. Edw. et H. le specie che il Seguenza raggruppava nel suo genera Cerato- 
eyathus, seguo l'opinione autorevolissima del Moselet, del Duncan, del Pouetalès. A detta del Sequenza me- 
desimo l'unico carattere differenziale tra i due generi sarebbe questo: che nei Ceratoeyathus il polipaio è 
* libero nell' età adulta, mostrando una piccola cicatrice alla estremità del peduncolo ' , mentre nelle Ca- 
ryophyllia ' aderisce sempre, per mezzo di una base più o meno larga ^ „. Ma questa distinzione è pura- 
mente artificiale, potendosi in una medesima specie di Caryophyllia trovare individui affissi mercè una larga 
base incrostante, e individui a sottil peduncolo che prima o poi divengono liberi. Interessantissima, a questo 
riguardo, la serie delle forme assunte dalla Car. clavus Scacchi, quale ci vien presentata dal Duncan ^. 

Il Pouetalès * non si limita all'abolizione del genere Ceratoeyathus; ma sembra anche disposto a con- 
centrare in una le numerose specie descritte dal Sequenza, perchè legate da graduali passaggi. Ad una estre- 
mità della serie, egli dice, stanno forme con setti e coste press' a poco eguali, come C. eommunis; all'altra 
estremità forme con setti e coste irregolarmente sviluppati, come C. zanelaeus. Evidentemente il Pouetalès 
dimentica che certe specie seguenziane, il C. polymorphus p. es., non si possono in alcun modo ridurrre in 
questa serie, sia per Y habitus loro peculiare, sia per la costituzione dell'apparato settale. A parte questo, 
non si può negare che il Sequenza abbia proceduto con eccessiva rigidità nell'ordinamento dei suoi Cerato- 
eyathus, attribuendo in alcuni casi importanza di caratteri specifici a modificazioni che potevano tutt' al più 
distinguere delle varietà. Ma credo che soltanto una coscenziosa revisione del materiale siciliano permette- 
rebbe di stabilire quali fra le specie del Sequenza debbano essere conservate e quali debbano passare in si- 
nonimia. 

Intanto, per la forma che ho sott' occhio, mi limiterò a dire che corrisponde a quella indicata dal Poue- 
talès ^ col nome di ' Caryopìtylliu communis Mos. var. eostata = Ceratoeyathus zanclaens Seq. , e descritta 
dal Moseley ^ come * Carioph. eommunis Mos. = Ceratoe. eommunis Seg. , . Trattasi di un polipaio couico- 



' Disquisiz., Disp. I.», pag. 35. 

» Op. cit., pag. 20. 

' Descripf. of the Mnrhrp. drcilg. np duriiif) the E:rp. nf the Porcupine., pag. 311 e segti. 

■• Rep. on the Corah and Anlipatharia, 1880, pag. 100. 

^ Op. cit., loc. cit. 

* Rep. on Corah proc. during the Voyage of Challenger, p. 135, pi. I, figs. 4, 4a, 5n, 1881. 



[13] DOTI. T. SniONELLI l&l 

compresso, gradatamente assottigliato verso la base e curvo in un piano che si accosta sensibilmente a quello 
dell'asse minore del calice. La superficie, tutta cospersa di granuli minutissimi, offre quindici coste princi- 
pali angolose, distinte a partir dal peduncolo, ma soprattutto ben rilevate nel quarto superiore. Negli spazi 
interposti fra le ceste principali corre una costa mediana meno sporgente e meno angolosa, fiancheggiata 
qualche volta da due costicine laterali anche più depresse è discontinue. Il calice ha nel contorno forma di 
ellisse poco allungata, stando i due assi nel rapporto di 100:115; la profondità della fossetta equivale a 
circa 1/4 dell'altezza totale del polipaio. I setti son tutti smarginanti, piuttosto sottili, forniti lateralmente 
di granulazioni allineate in serie parallele, discoste fra loro. Quindici setti, corrispondenti alle coste princi- 
pali esterne, sono più elevati, più estesi ed anche un po' più grossi degli altri; le quindici camere da essi 
limitate vengono alla lor volta suddivise ciascuna da tre setti, uno mediano più grande e due laterali mi- 
nori. Davanti ad ognuno dei quindici setti mediani trovasi un palo laminare lievemente ondulato, assai largo, 
un po' più grosso del setto cui si congiunge, rotondato nel margine superiore, e nelle facce laterali munito 
di grosse papille coniche. La columella è fatta di cinque lamine contorte, saldate assieme in un gruppo 
allungato. 

Dimensioni : 

Altezza del polipaio mm. 22 Diametro maggiore del calice . . . mm. 23 

Diametro minore del calice ... » 20 

Vivente, la C. communis è stata raccolta durante la spedizione del Challenger presso la Nuova Scozia, 
le Azzorre, Bermuda, Nuova York e Capo di Buona Speranza, a profondità oscillanti dai 150 ai 1250 fathoms. 

1 dragaggi del " Blake , nel Mar de' Caribei la riportarono da fondi di 127 a 892 fathoms. Nel Mediter- 
raneo non so che sia stata mai rinvenuta. 

Gli esemplari fossili descritti dal Seguenza vengono dal Pliocene di Rometta, Rocca, Zifronte, Trapani, 
Gravitoni, Scoppo ecc., in Sicilia. Successivamente lo stesso autore indicò la C. communis nell'Astiano di Reggio 
in Calabria ^. Col nome di C. zandaea (Seg.) questa specie medesima è dubitativamente indicata dal De An- 
GELis nell'Elveziano di Serravalle-Scrivia. Io l'ho trovata non rara nel Langhiano del Bolognese. 

CoUez. Berti e Fornasini. 

15. Oaryophyllia ingens n. sp. - Tav. YIII [Tav. I], fig. 11, 12. 

Gigantesco e solido polipaio conico-compresso, debolmente curvo nel piano che corrisponde all'asse mi- 
nore del calice, strozzato a più riprese trasversalmente, per effetto di ripetuti arresti di sviluppo. Superficie 
rivestita di un sottile intonaco lucente, cosperso di granulazioni di papille minutissime, distribuite sen- 
z'ordine. Coste principali in numero di 23, quasi uguali fra loro, sporgenti nella metà superiore in forma 
di lamine sottili, flessuose nel decorso, ondulate nel profilo, e nella metà inferiore tondeggianti e molto 
meno rilevate. Intervalli fra le coste principali occupati pel solito da tre coste minori, quasi piane verso la 
base, cristiformi verso il margine superiore. Calice ovale, con gli assi della rispettiva lunghezza di 61 e 45 
mm., spartito in ventitre camere principali da altrettanti grossissimi setti, lo spessore dei quali raggiunge i 

2 mm. ; ogni camera contiene un setto mediano, poco meno robusto dei precedenti, fronteggiato da un grosso 
palo laminare, e due setti laterali molto meno sviluppati in larghezza e spessore. Fa eccezione una sola ca- 
mera, che contiene un unico setto. Le facce laterali dei setti portano granulazioni ben rilevate, distribuite 
prevalentemente secondo curve parallele al margine libero. Talune di queste granulazioni, fatte ipertrofiche 



' Formax. terz. di Reggio, pag. 300, 1879. 



162 DOTT. V. SmONELLI [14] 

e confluenti, originano trabecole od istmi (siuapticule rudimentali), che congiungono per estensione variabile 
i setti maggiori l'uno con l'altro o con i pali contigui. La columella è fatta di una lunga lamina alquanto 
flessuosa, diretta secondo l'asse maggiore del calice, fornita lateralmente di papille coniclie e di rilievi lami- 
nari contorti, e parzialmente saldata con qualcuno dei pali. 
Dimensioni : 

Altezza i . mm. 82 Diametro maggiore mm. 61 

Diametro minore » 45 Profondità della fossetta » 24 

Questa colossale Caryopliyllia ha non pochi rapporti con la C. ponderosa Seg. sp. {Ceratocyathus), per 
la forma generale, il modo di curvatura, la disposizione dei setti e della columella. Ma, senza escludere che 
possa trattarsi di un caso teratologico di gigantismo, alla identificazione sua con tale specie parmi si op- 
pongano non tanto la molto diversa grandezza del polipaio ed il diverso sviluppo dei setti e dei pali, quanto 
la forma delle coste; appartenendo la C. ponderosa, secondo il Segtjenza, al gruppo delle striatae, a coste quasi 
piane, mentre la nostra evidentemente appartiene al gruppo delle armigerae. È vero bensì che nelle diagnosi 
e nelle figure delle * Disquisizioni , le coste primarie e secondarie della C. ponderosa risultano sporgenti, 
angolose, subcristiformi, almeno in vicinanza del margine calicinale; non giungono però ad esser lamellari 
come nella C. ingens, ed inoltre le coste terziarie per la forma e per la sporgenza poco o punto si differen- 
ziano da quelle di ordine piìi elevato. 

Collezione Foenasini. 

16. Caryophyllia polymorpha Seg. sp. — Tav, Vili [Tav. I], fìg. 13, 14. 
1863. Ceratocyathus ]}olymorplius Segtjenza. Disquisix., disp. 1.°, pag. 53, tav. VI, fìg. 2, 2a-2d. 

Polipaio conico, molto allungato, poco o niente compresso, curvato a cornucopia. Coste poco appariscenti 
ma pur distinte fin dalla base, press'a poco uguali fra loro anche se d'ordine diverso, quasi piane nel lato cor- 
rispondente alla piccola curva del polipaio ed alquanto angolose nell'opposto, separate da strettissimi solchi 
e coperti da minute granulazioni. Calice subcircolare od esagono. Setti lievemente smarginanti, in sei sistemi 
e tre cicli; discretamente robusti e larghi i primari, più stretti e più sottili i secondari, pochissimo svilup- 
pati i terziari. Il margine interno dei setti è quasi verticale, e più o meno fortemente vermicolato; le loro 
facce son munite di grosse papille coniche spiniformi. Pali situati dinnanzi ai setti del secondo ciclo, in forma 
di larghe lamine ondulate e coperte di papille spinescenti. ColumeUa fatta di un solo processo laminare ir- 
regolarmente contorto. 

Dimensioni : 

I II III I li III 

Altezza mm. 8 10 10 Diametro del calice . . . mm. 4 4 5 

La Car. polymorpha, che il Sequenza rinvenne la prima volta nelle marne di Rometta e poi nell' Astiano 
di Reggio ' è, se non identica, strettamente affine alla C. emaciata Reuss ^ delle marne di Grinzing, ed ha 
per discendenti, poco o punto modificati, due forme attuali: la Car. cornuformis Pourt., trovata nel Golfo 
del Messico alla profondità di 237-450 fathoms ", e la Car. Pourtalesi Dunc. *, dragatda al " Poi'cupine , a 
292 fathoms, fra la costa atlantica della penisola iberica e le Azzorre. 

Collezioni Berti e Foenasini. 



' Form. ierz. di Reggio, p. 300. 

* Keuss. Die foBs. Kor. d. bst.-ung. Mioc, pag. 211, tav. XXI, fìg. 1, 1871. 

* PouRTALfes. Deep Sea Corale, pag. 9, pi. I, fig. 14, 15, 1871. 

* DcNCAN. Madreporaria dredged up during the Exp. of « Porcupine », pag. 317, pi. XLII, flg. 3-10, 187i. 



[15] DOTT. Y. SmONELLI 163 

17. Caryophyllia felsinea n. sp. — Tar. vni [Tav. I], fig. 15, 16. 

Polipaio ciatiforme a larga base incrostante, piiì o meno compresso ed arcuato. Superficie esterna per- 
corsa da 48 coste press'a poco uguali fra loro, quasi piane, divise da solchi strettissimi, distinti fin dalla 
base, coperte di granuli tondeggianti bene sviluppati. Solo in vicinanza del margine calicinale si differenziano 
le dodici coste primarie e secondarie, acquistando maggior rilievo delle altre, e più dell' altre sporgendo come 
processi dentiformi della muraglia. Calice talora circolare, talora ovale col rapporto di 6 : 7 fra gli assi. 
Sei sistemi uguali e quattro cicli completi di setti notevolmente robusti, un po' flessuosi, forniti lateralmente 
di sporgenze laminari in forma di scodelline. Setti dei primi due cicli perfettamente uguali tra loro, setti 




Fig. 3. 

terziari e quaternari progressivamente più corti e più tenui. Pali sviluppatissimi, situati davanti ai setti del 
3.° ciclo e larghi come questi ma notevolmente più grossi, per via delle espansioni laminari foggiate a 
truogolo che li guarniscono lateralmente. Fossetta poco profonda. Processi columellari nastriformi contorti, 
confluenti in un gruppo cicoriaceo a contorno ovoidale. Dimensioni dell' esemplare meglio conservato (Colle- 
zione Berti): altezza mm. 12, diametro maggiore mm. 8,5, diametro minore mm. 8, profondità della fos- 
setta mm. 2. 

Questa specie ha innegabili rapporti con alcune forme del gruppo della Car. arcuata Edw. et H.^ e se- 
gnatamente con la Car. crispata Rss. del Miocene di Porzteich in Moravia. La si può ad ogni modo di- 
stinguere con facilità da quest'ultima per la forma della columella e per gli ornamenti peculiarissimi dei 
setti e dei pali. 

CoUez. Ebeti e Foenasini. 

18. Oeratotrochus typus Seg. sp. — Tav. Vni [Tav. IJ, fìg. 17, 18. 

1864. Conofrochus typus Seguenza. Disquisix., disp. 2*, p. 83, tav. X, fig. 1, la-I e. 
1872. — — Eeuss. Foss. Kor. d. ost.-ung. Mioc, p. 226, tav. lU, fìg. 10-12. 

1880. Oeratotrochus typus Potiktaiès. Report on the Cor. and Anthipat. Bull, of the Mus. of Compar. Zool. 
Harvard CoU., v. VI, n.° 4, p. 105. 

Gli esemplari della collezione Beeti non differiscono sensibilmente da quelli tipici di Sicilia, coi quali 
ho potuto metterli in confronto diretto: solo hanno l'epitecio meno sviluppato e le coste abbastanza di- 
stinte in gran parte della superficie. I quattro cicli di setti son per lo più completi in due soli sistemi, 
avendosi negli altri la disposizione 1, 3, 2, 4, 3, 4, 1. Nell'unico esemplare che abbia il calice completa- 
mente sgombro d'argilla si vede che il numero delle papille columellari è molto ristretto, come nella va- 



164 DOTI. T. smONELLI [16] 

lieta hisjoida {Ceratotrochus hispidus Pouet. ^) ora vivente nel golfo del Messico. Le dimensioni degli esem- 
plari meglio conservati son le seguenti: 

I II HI I II III 

Altezza mm. 6, 5 8 10 Diametro del calice . . . mm. 6 4 7 

Il Ceratoti-, typus si ritrova, come abbiamo accennato, vivente nel golfo del Messico. Si trova fossile 
in Italia tanto nel Pliocene (Piemonte, Calabria, Sicilia) come nel Miocene (Tortoniano di Calabria e del 
Piemonte, Elveziano del Piemonte). Il Reuss l'indica nel Miocene di Porzteicb (Badener Tegel) e Duncan * 
in quello della valle del Gellibrand (Australia). 

19. Ceratotrochus multiserialis Michti. sp. 

1838. Turhinolia multiserialis Migheloiti. Sjìec. Zool. dil., pag. 70, tav. II, fig. 7. 

1848. Ceratotrochus multiserialis Milne Edwabds et Haime. Moiwgr. des Turhinolides, pag. 250, pi. YU, flg. 3. 

Nella collezione del dott. Foenasini questa specie è rappresentata solo da un frammento di giovane 
esemplare, alto appena 7 mm., con la base tronca e leggermente dilatata. Nella ornamentazione esteriore 
esso corrisponde perfettamente alla descrizione ed alle ottime figure date dal Reuss * per gli esemplari mio- 
cenici di Baden. Le coste alternano di rilievo; quelle cbe corrispondono ai setti dei primi due cicli sono fra 
tutte le piCi sporgenti, e recano tubercoli spiniformi in numero di cinque o sei per ciascuna; le terziarie 
banno due o tre soli tubercoli molto più depressi e le quaternarie sono affatto inermi. I setti formano quattro 
cicU, l'ultimo dei quali è incompleto. Ogni sistema è diviso, mediante un setto secondario, in due parti ine- 
guali; la più grande contiene un setto del terzo ciclo e due del quarto, mentre nella più piccola sta sola- 
mente un setto terziario. — Ebbi più tardi dal dott. Berti un altro esemplare completo, che misura mm. 6 
in altezza e mm. 6,6 in diametro. In questo, a differenza degli individui tipici, anche le coste degli ultimi cicli 
si presentano ornate di tubercoli relativamente assai grossi, cbe tendono qualche volta a divenire spiniformi. 

Il Ceratotrochus multiserialis non è, ch'io sappia, conosciuto vivente, e neppure trovo che fino ad oggi 
sia stato indicato in terreni pliocenici. Fu raccolto nel Langhiauo dell'Italia meridionale (Sequenza * ) nel- 
l'Elveziano e nel Tortoniano del Piemonte (Michelotti ^, Sismonda *, Sacco ', De Angelis ^ ecc.). Il Reuss ^ lo 
cita di Forchtenau {Oberer Tegel), di Baden, MòUersdorf, Niederleis, Porzteich e Rohrbach {Badener Tegel). 

CoUez. Berti e Foenasini. 

20. Amphihelia reflexa Michti. sp.? 

Nella collezione del Museo di Bologna portavano il nome di Diplohelia reflexa Michti. alcuni frammenti 
assai mal conservati di una oculinide, che nell'aspetto generale realmente s'accordano con la figura data per 

' Eeports on the Results of Dredging in the Gulf of Mexico, by the U. S. Coast Surveg St. « Blake ». Corals and Cri- 
noids, by L. F. de Pourtalès, pag. 202, tav. I, fig. 19-30. Cambridge, 1818. 
" Atistralian Corals. Quart. Journ., Voi. XXVI, pag. 298, 1870. 
' Foss. Kor. d. iist.-ung. Mioc, p. 223, tav. IV, fig. 5. 

* Form. terz. nella prov. di Re//gio, p. 62. 
5 Foss. mioc., p. 29, 1847. 

° Matériaux pour servir à la pai. du terr. tert. du Piémont, pag. 90, 1871. 
' Catalogo pai. del bac. terz. del Pieni., pag. 321. 
8 Cor. dei terr. terz. dell' It. sett, pag. 86, 1893. 

* Foss. Kor. d. ost.-ung. Mioc, pag. 223, 1872. 



[17] DOTI. Y. SIMOirELLI 165 

quella specie dal Michelotti. Inscrivo però dubitativamente questa determinazione, non avendo potuto esami- 
nare l'interno dei calici, che son sempre riempiti da pirite. 
Collez. Bekti e Fornasini. 

21. Stephanophyllia imperialis Mich. . 

1841. Stephatwphyllia imperialis Michelin. Iconogr, Zoopli,., p. 21, tav. Vili, fìg. 1. 

1871. — agaricioides Risso in Sisiionda. Matériaux pour servir à la Paléont. du terr. ieri, du 

Piémont., p. 11."=; pag. 38. 

1872. — imperialis Reuss. Foss. Kor. d. óst.-ung. Mioc, pag. 254, tav. XIV, fig. 1-5. 

Il meglio conservato fra i pochi esemplari che rappresentano questa specie misura 21 mm. in diametro 
e 10 mm. in altezza. La base, anziché ' plana, subexcavata „ come la descrisse il Michelin, è sensibilmente 
convessa nell'area centrale e pianeggiante verso la periferia. Le costicine raggianti son distintamente ango- 
lose e fanno capo ad un gruppo di pochi tubercoletti, situati nel centro del disco basale. Le trabecole tra- 
sversali delle serie esterne non offrono i processi spinosi che il Redss ha indicati come caratteristici di questa 
specie, ma ciò dipende verosimilmente dall'età non molto avanzata dell'esemplare. Il numero delle costicine 
raggianti (96) indica con sicurezza cinque cicli completi di setti. L'opposta faccia dei polipaio è quasi to- 
talmente mascherata dell'argilla. 

La Stepli. imperialis è specie assai diffusa nel nostro Pliocene (calcari pliocenici di Lardaria in Sicilia 
[Segdenza], Castellarquato [Namias], Astiano e Piacenziano del Piemonte [Sacco] ecc.). E anche citata nel Tor- 
toniano di Reggio (Sequenza), nell' Elveziano del Piemonte (Sacco). Il Reuss l'indica a Lapugy {Oberer Te- 
gel) ed a Baden, Voslau, Ruditz {Badner Tegel). 

22. Balanophyllia irregularis Seg. 
186à. Balanophyllia irregularis Seguenza. Disquisix., disp. 2^, pag. 118, tav. XIV, fìg. 1, la. 

E rappresentata da un solo esemplare, non troppo ben conservato, aderente ad una valva di Ostrea 
cochlear. Il polipaio è strozzato al disopra della larga base incrostante, e poi continua conico, molto allun- 
gato, compresso, irregolarmente contorto. Misura 33 mm. d'altezza e mm. 14 di maggior diametro. L'epi- 
tecio è pochissimo sviluppato. Le coste sono distinte su tutta la superficie del polipaio, molto depresse, ro- 
tondate, granulose; quelle primarie e secondarie sporgono appena un po' piti delle altre, ma solo per brevis- 
simi tratti. Il calice è ellittico, con il rapporto di 100 : 127 fra gli assi. Malgrado la cattiva conservazione 
dell'esemplare può riconoscersi nei setti l'ordinamento indicato per questa specie dal Seguenza e dal Reuss: 
cioè cinque cicli, l'ultimo dei quali incompleto; setti primari e secondari liberi d'aderenze fino alla colu- 
mella; setti del quarto ciclo curvati verso i terziari e saldati con essi a metà circa della lunghezza di questi 
ultimi. Columella spugnosa, sviluppatissima. 

In Italia la Bai. irregularis è stata raccolta così nell' Elveziano e nel Tortoniano come nel Piacenziano. 
Fuori d' Italia la citano il Reuss nel Miocene di Moravia e il De-Angelis nel Pliocene di Papiol in Catalogna *. 

Collezione Berti. 



' Descripdon de los Antozoos fósiles pliocénieos de Cataluììa, pag. 10, Barcelona, 1895. 

Palaentographia italica, voi. 1. . 22 



166 DOTI. V. SIMOIfELLI [18] 

23. Dendrophyllia sp. ind. 

Nelle collezioni che ho sott' occhio trovansi pochi frammenti di gl'ossi rami di una Dendrophyllia, pur 
troppo sprovvisti di calici e luolto corrosi nella superficie. In queste condizioni non è consentito neppure il 
tentativo di una determinazione specifica. 



Con clusioni 

Il carattere prevalente della piccola seiie di antozoi che abbiamo passato in rivista è quello di fauna 
vissuta in una zona molto profonda del mare basso (i^/acAsee del Walther). Ricercando Y habitat delle poche 
specie che si ritrovano anche nei mari attuali, troviamo infatti queste cifre: 

Flabellum exiensum . . . m.' 556 — 1834 Stejjhanocyaihus elegans. . . m.' 882 — 526 

Caryoiihyllia communis . . » 232 — 2285 Ceratotrochus typus .... » 457 — 731 

Se in via sussidiaria si volesse anche tener conto della distribuzione batimetrica delle forme attuali più 
vicine ad alcune fra quelle da noi studiate, vedremmo come i flabellidi spettanti al gruppo del nostro Flab. 
Berta abitino in profondità non inferiori ai 215 metri e che per il Flab. alabastrum posson giungere fino 
ai 1828; che i Trochocyathus si spingono fino ai 1671 m.; che le cariofillie più affini alla C. polymorpha, 
come la C. cormiformis e la C. Pourtalesi, trovansi fra i 433 e gli 822 metri; che le Amphiheliae sono state 
dragate dal " Porcupine „ dal " Corwin „ e dal " Bibb „ a non meno di 234 e sino a 1920 m., e le Ste- 
2)hanophylliae del " Challenger „ a 235. Quanto alle Balanophylliae ed alle Dendrophylliae, benché vivano 
anche in acque pochissimo profonde, possono spingersi sino a 548 m. le prime, e a 1371 le seconde. 

Io credo dunque di non esagerare ammettendo, per la zona abitata dai nostri antozoi, una profondità 
vicina, e forse piuttosto superiore che inferiore ai 500 metri. In appoggio di questa supposizione stanno molti 
altri fatti paleontologici; la concomitanza, per esempio, di non poche specie di molluschi che persistono nei 
mari odierni a profondità anche maggiori, come la Verticordia aadecosfata Phil. (914 m.), il Pecten vitreiis Ch. 
(255-1280 m.) ed alcuni Amussium che saranno tra breve fatti conoscere dal dott. Foeesti. La stessa natura del 
sedimento sembra condurre alla medesima conclusione. Vi abbonda, come dicemmo, la glauconite, principalmente 
addensata in un' amigdala grandiosa, dove quasi metà del peso della roccia è costituita da esso minerale; e i 
granuli glauconitici si sono evidentemente formati in situ, perchè si presentano per lo più come modelli in- 
terni di foraminiferi. Ora, se si bada a quel che succede nell'attualità, la glauconite di recente costituzione 
non si trova mai nelle zone littorali e sublittorali. Per lo più s'incontra al limite inferiore dell'azione on- 
dosa, dai 360 ai 550 m., e di là può scendere fino ai 3600 m. ^. La frequenza di resti vegetali d'origine 
terrestre (filliti, tronchi fluitati ecc.) non pi-ova nulla contro il nostro asserto; basta ricordare il caso del " Blake „ 
che a molti chilometri dalle coste riportava in gran copia, da profondità di quasi 2000 metri, avanzi di 
bambij, di canne da zucchero ecc. ^. Difficile a conciliare con l'ipotesi di una profondità come quella da noi 
accennata resta un fatto solo osservato dal Fornasini ®; l'abbondar che fanno, tra i foraminiferi, quelli della 
famiglia dei miliolidi, abitatori per solito, di acque molto basse. E anche vero però che i miliolidi sembrano 



* Walther. Lithngenesis dar Geganwart, pag. 883, .Tona, 1894. 

* AoASSiz. Thrce cruises of the Blakc, I, pag. 291. 

' Di alcune forma pUoceniche della Frondicularia complanata. Meni. Aco. So. Boi., Sor. V, T. I, 1891. 



"[19] DOTI. T. SmONELLI 167 

adattarsi a condizioni batimetriche molto svariate, se, per citar qualcuna delle Specie presenti in Yal di Sa- 
vena, Bilociiìina ringens può arrivare a 1234, SpirolociiUna plamdata a 3657, S. limhata a 914 metri, e via 
dicendo; ed il rigoglioso loro sviluppo nel nostro giacimento potrebbe esser dovuto, non alla piccola pro- 
fondità, ma piuttosto alla composizione chimica delle acque, o all'abbondanza del materiale nutritizio, od a 
qualche altra analoga circostanza. 

E notevole la mancanza di rapporti tra la faunula ad antozoi del Ponticello e quella che abita attual- 
mente il Mediterraneo ^. Non saprei citare neppure una specie che sia comune ad entrambe, a meno che la 
nostra Dendrophyìlia sp. ind. non corrisponda, com' è possibile, alla D. cornigera Blainv. Anche è da notare 
l'assenza nel Mediterraneo d'intieri generi abbondantemente rappresentati nel giacimento bolognese, quali 
Trochocyafus, Stephanocgatus, Ceratotroclius, Stephanophyìlia, e l'immiserimento di certi altri, p. es. del g. Fla- 
iéllutn, che per la varietà delle forme specifiche e per il numero degli individui dà, si può dire, l'intonazione 
alla nostra faunula, mentre nel Mediterraneo attuale è rappresentato da una specie sola {FI. antophyllum 
M. Edw. et H.). 

Invece, per quanto mi è dato rilevare dagli scarsi materiali bibliografici di cui posso disporre ^, ritroviamo 
nell'Atlantico boreale una fauna che ha non poche somiglianze con quella da noi presa in esame. Quivi per- 
sistono ancora immutati Fìahellum extensum, Stephrmocyathus elegans typ. et var. suhspmosics, Canjopìiyìlia 
communis, Ceratotroclius typns, insieme con forme molto af&ni ai nostri Flah. Bertìi e Caryophyìlia poli- 
niorpha. Quivi tutti i generi da noi riscontrati hanno rappresentanti, meno uno solo, Stephanophyllia, che, 
per quanto è a mia cognizione, non è stato trovato vivente altro che alle Filippine e presso l'isola Ki. 

Fatta astrazione dalle poche forme che abbiamo dovuto descrivere come nuove, quasi tutti gli antozoi 
del Ponticello si ritrovano in altri giacimenti pliocenici d'Italia. Deve soltanto eccettuarsi il Ceratotrochus 
midtiserialis, che non è mai stato rinvenuto fuori del Miocene. Il contingente massimo di specie a comune 
è dato, com' è naturale, dai depositi che batimetricamente s'accostano di più a quello da noi esaminato. Così, 
per esempio, in Calabria, quelle che il Sequenza chiamava " marne bianche di mare profondo dell'Astiano ^ „ 
contengono, come le marne glauconifere del Ponticello, Isis peloritana, 1. melitensis, Flahéllum extensum, 
Stephanocyathcs elegans typ. et var. subspinosus, CaryopliylUa communis, C. pólymorpha, Ceratotroclius typus, 
Amphihelia reflexa, Balanopliijllia irregidaris; ed esattamente le stesse specie ritrovansi in Sicilia, in quelle 
marne giallastre del Messinese, un tempo riferite dal Sequenza * al Miocene superiore,- mentre ora le vediamo 
messe nel Pliocene inferiore *. Delle marne vaticane con pteropodi, verticordie, Solenomya Doderleini ecc., 
conosconsi per ora tre specie di corallarì soltanto; ma questi tre sono appunto il Flaheìlum vaticani, assai 
frecpente, il Trochocyatlius affinis {= T. aremdatus Ponzi) ed uno Stephanocyathus ( Trocliocyatlius umhrella 
Ponzi) che il De Angelis ^ trova somigliantissimo alla var. suispinosns dello Steph. elegans Seg. Taccio dei 
rapporti con faune d'altri depositi pliocenici, scarseggiando troppo le notizie relativo alla classe di cui ci 
stiamo occupando. 

Anche son intime le analogie tra la fauna ad antozoi del Ponticello e quella che popolò, nelle regioni 
circum-mediterranee, il mare basso del Miocene medio. — Nella magistrale sua descrizione geologica della 



* Per la conoscenza di quest'ultima mi son servito del Prodromus Faunae mediterraneae di I. V. Cakus, Stuttgart, J885. 
^ Deploro, fra l'altro, di non aver potuto consultare il recente lavoro di Alcock sui polipai dei mari dell'India. 

5 Le formaz. terz. di Reggio, pag. 237. 

* Dei terreni terziari del distretto dì Messina ecc. Messina, 1862. 
^ Baldacoi. Descriz. geól. dell' Is. di Sicilia, p. HO, Roma, 1886. 
^ Gli Zoantari fossili dei dintorni di Homa, pag. 9, Koma, 1893. 



168 DOTI. V. SmONELLI [20] 

provincia di Bologna il Manzoni ^ metteva in evidenza l'interesse del lembo fossilifero scoperto dal Forna- 
siNi nella Valle del Savena, per l'associazione di forme riputate caratteristiche dello " ScMier „ con altre 
decisamente plioceniche. Questo fatto, che si ripete del resto anche nelle marne del Monte Vaticano, si può 
verificare studiando gli antozoi, come si è verificato studiando i molluschi. Un primo sguardo al materiale 
che nelle escursioni di questi ultimi mesi io stesso ho raccolto nelle marne langhiane con Balantium, Sole- 
nomya Doderleini, Aturia Aturi ecc. di Jano, di San Leo, della Chiusa di Casalecchio e della Valle del 
Bolsenda, mi consente d'indicare le specie seguenti: 

Isis meliiensis Gdf. 

Flahellum vaticani Ponzi. — Comunissimo ovunque. 
— intermedium M. Edw. et H. 

— sp. ind. aff. laciniatum. 
Trochocyathus mitratus Gdf. 

— sp. ind. 

TV. Mantelli M. Edw. et H. — I miei esemplari corrispondono perfettamente alla figura data dal IIantell 
{On the Geology of New Zealand, Quart. Journ., t. VI, pag. 331, tav. XXVIII, fìg. 18, 1856) per una 
Turbinolia delle argille pleistoceniche di Onekakara, che fu poi inscritta dubitativamente fra i Trochocya- 
thus, col nome di T. Mantelli, da Milne Edwabds ed Hadee {Hist. nat. dea Cor., t. Il, pag. 47). Ricordano 
il Tr. armatus Michti. sp., ma ne differiscono per la forma regolarmente emisferica, pei setti principali 
molto più smarginanti e pel numero e lo sviluppo delle spine, che sono sei invece di cinque, ed ugua- 
gliano quasi, in lunghezza, il diametro del calice. 

Stephanocyathus sp. — Molto probabilmente una forma giovanile dello St. elegans Seg. 

Deliocyaihus italious Mich. sp. 

Caryophyllia communis Seg. 

Caryophyllia inulticostata Seg. 

— (Acanthocyathus) vindohonensis Rss. sp. 
Anvphihelia reflexa Michti. 

Piìi di metà di queste specie passano, come s' è visto, negli strati del Ponticello. Passa, fra l'altre, una 
delle più caratteristiche, il Flahellum vaticani. E, ciò che più importa, V habitus complessivo della fauna è 
identico nei due giacimenti. Aggiungasi, prima di lasciare il Bolognese, ciré tra i fossili degli sti-ati ad An- 
cillaria del Monte delle Formiche, riguardati dal Manzoni come tortoniani, il Fuchs riconosceva altre due 
specie che si ritrovano nel Pliocene della valle del Savena: il Flahellum royssianum ed il Ceratotrochus 
multiserialis ^. 

Ma più evidente ancora diviene la relazione della fauna miocenica con quella studiata da noi, se cumu- 
liamo, pel confronto, i dati che- ci offrono Michelotti, Sismonda, Sacco, De Anqelis, Namias per l' Italia set- 
tentrionale, Sequenza per la Calabria e la Sicilia, Rehss per l' Austria-Ungheria ecc. Senza stare a ripetei'e 
quanto ho detto volta per volta nel descriver le singole forme, mi basterà dire che ad un livello un po' più 
un po' meno elevato, in un luogo o nelF altro, tutte le nostre specie si veggono rappresentate nel Miocene 
medio della regione circum-mediterranea, meno, s'intende, quelle poche che mi parvero nuove, e fatta ecce- 
zione anche dal Flab. Woodl, che ignoro se sia stato raccolto in terreni più antichi del Pliocene. 

Bologna, Istituto geologico e paleontologico dell'Università, 25 luglio 1895. 



* La Otologia della provincia di Bologna. Annuario della Soc. dei Nat. di Modena. Anno XIV, Disp. 1." o 2.», pag 24, 1880. 

* Manzoni. Il Turtonìano e i suoi fossili nella provincia di Bologna. Boll. d. Cora. gool. d'It., 1880, n." 11-12. 



FRANCESCO BA.SS-A.NI 



LA ITTIOFAUNA DELLA DOLOMIA PRINCIPALE DI GIPPONI 

(PROVINCIA DI SALERNO) 



Con sette tavole (Tav. IX-XV [I-VIIJ). 



GifFoni Vallepiana ^ è situata a N. E. di Salerno, da cui dista circa venti chilometri. Il gruppo montuoso 
clie la cinge a tramontana, compreso tra il fiume Sabato, che solca i Piani di Scrino, e il Riosecco (o Ri- 
sicca), Ila per centro il monte Pettine, dalla vetta crestiforme (950™ sul mare), ed è circoscritto dalla Punta 
di Pizzaùtolo (1153'°)^, dalle valli di Mandridauro e del Cerasuolo, da Colle ^ Pagano, dal Lieggio^, dalie- 
valli di Agnone e dello Stellante, dalle Serre Mezzanella e Puntone; dal villaggio di Curti e dai monti 
Licinici. 

Questo gruppo è essenzialmente costituito da strati, spesso mal distinti, di calcare dolomitico, cristallino, 
grigio-scuro, intercalati da schisti argillosi e calcarei^ bituminiferi, neri, tra i quali afiiorano qua e là sottili 
straterelli di lignite. Il calcare dolomitico presenta delle piccole e frequenti cavernosità, che contengono mi- 
nuti cristalli di dolomite. In alcuni punti, come nella valle dello Stellante, si osservano i caratteristici mucchi 
conici di dolomia bianca farinosa, a cui i nativi del paese danno il nome di arene bianche. 

Esso ha richiamato da lungo tempo l'attenzione degl'industriali per la pi-esenza del combustibile. Le 
prime notizie rimontano al 1797, quando Andrea Savaeesi, incaricato dal Governo del tempo, si recò al monte 
Pettine, con Giuseppe Melograni ed altri colleghi, allo scopo di esaminare la giacitura del minerale. Dei ri- 
sultati di questa ispezione, peraltro, non si possiede alcun documento ^. 

Nel 1802 vi tornò il Melogeani ' per rettificare alcuni suoi pensamenti sul carbon fossile di quelle mon- 
tagne ,; ma poco ne scrisse, pur rilevando con concisa chiarezza la esistenza " di sottili filetti di carbone 



' Giffoni Valle e Piana o Giffoni Valle e Piano. Si vuole eh' essa, con la vicina Giffoni Sei Casali, sia proprio nel sito del- 
l'antica Picenza, distrutta dai Eomani. (Vedi N. Pabisio, in Boll. Soc. alp. merid., annoili, pag. 217. Napoli 1895). 
^ Pizzo alto acuto. 
3 Colla. 

* Detto anche Eeggio o Neggio. 
^ Necrologia di Andrea Bavaresi, in Atti r. Istituto incoragg. alle scienze nat. di Napoli, tomo II, 1818, pag. 346. 

Palaentographia italica, voi. 1. 23 



170 fR. BASSAIfl [2] 

per lo più piceo, qualche volta lamelloso, che si ravvisano, come inzeppati, tra l'uno e l'altro strato di pie- 
tracalce fetida, hanno la più gran potenza di appena due palmi uei luoghi più fertili, si cacciano poco entro 
le profondità, non accompagnano i banchi sassosi in tutta l'estensione e spesso si perdono affatto al di là di 
pochi pollici di lontananza „ ^. 

Alcuni anni dopo — a quanto sembra, nel 1815 — certo De Gtiovanni (o De Joanni), per incarico del 
Governo, scavò nel monte Pettine due cuniculi, il maggiore dei quali raggiunse la profondità di quasi sedici 
metri; ma le ricerche del combustibile riuscirono vane; e il lavoro- fu abbandonato. 

Più tardi Matteo Tondi pubblicò una relazione su quattro saggi del Pettine, trasmessi dal Governo per 
esame all'Accademia delle scienze di Napoli, concludendo, presso a poco, ch'essi non offrivano alcun van- 
taggio industriale^. Giova notare peraltro che quei quattro campioni non rappresentavano la vera lignite di 
Giffoni, ma erano frammenti di schisto bituminoso, più o meno alterato. 

Dopo il rapporto di Tondi e fìrobabilmente a causa di esso^ passarono trent' anni senza che il Governo 
facesse ripigliare le indagini. Fu soltanto nel 1854 che si eseguì l'analisi del combustibile in discorso nel 
r. Arsenale di Napoli, la quale, insuf&ciente per definirne il valore, ma praticata forse su di un saggio scelto 
accortamente e di eccezionale purezza, diede risultati discreti ^. 

In base ai quali, il Governo, interessato anche dall'Accademia delle scienze di Napoli, dispose nel 1858 
che si facessero nuove ricerche sul posto, affidandone V incarico a Oronzio Gabriele Costa, il quale avea già 
visitato l'anno avanti quella regione, facendovi interessanti studii paleontologici. Costa adempì al mandato 
col massimo zelo, rivolgendo specialmente le sue cure al carbone che affiora nella valle del Cerasuolo, dove 
fece eseguire un taglio verticale profondo otto metri. I lavori durarono diciotto mes', ma ebbero esito nega- 
tivo e fui'ono abbandonati. Costa espose al Governo napoletano in varii rapporti successivi gli studi relativi 
alla parte industriale, e diede alle stampe le osservazioni geologiche e paleontologiche*. 

Dopo quell'epoca ogni scavo, da parte del Governo cessò: ne fu tentato qualche altro da privati, ma 
senza importanza e senza successo. 

"Un'altra analisi del carbone di Giffoni venne fatta nel 1879 dal prof. Ricciardi^; ma anch'essa, secondo 
Di Matteo, non offre tutti i dati necessarii per determinare esattamente il valore del combustibile. 

L'ultima fu pubblicata nel 1892, con il corredo di notizie topografiche, dall' ing. V. Di Matteo, che ana- 
lizzò separatamente la lignite e lo schisto, su esemplari raccolti da lui stesso e " presi in modo da ottenere 
una rappresentazione abbastanza esatta della composizione media del combustibile ,. Questo affiora nel vex- 



' G. Melograni. Rapporto di un viaggio minerologico, fatto in Basilicata, ìns&ciio nel bwo Mamiaìc geologico, Napoli 1810, 
l.ag. 311-312. 

2 Matteo Tondi. Relazione sul carhon fossile di Gif uni, in Atti Acc. se. Napoli, sez. Società reale Borbonica, voi. II, 
parte I, 1825. Il volume degli Atti accademici uscì nel 182.5, ma la relazione, che non porta data, comparve probabilmente al- 
cuni anni priina. Vedi anche Scipion Breislak. Traiti sur la strncture exlcricnrc du globe, toni. HI, pag. 47. Milano 1822. — 
M. Tondi. Elementi di Oreognosia, pag. 294-295. Napoli 1824. 

' Vittorio Di Matteo. Nota siti giacimenti di combustibili fossili dell' Italia meridion'de, in Atti r. Istituto incor. Napoli, 
ser. 4^ voi. V, 1892, n. 9, pag. 19-20. 

* 0. G. Costa. Note geologiche e paleontologiche sui monti Picentini nel Principato citeriore, presentato ncU'ad. 4 febbraio 
Ì8G4. Con 6 tavole (Atti Istituto incoragg. Napoli, ser. 2', tom. I, pagine 97-112 e 206-254. Napoli 18C4). Questa Memoria è di- 
visa in cinque capitoli: I Valle del Cerasuolo. II Valle di Mandridauro. Ili Valle della Stellante. IV Giffoni Valle-Piana e (iift'oni 
Sei-Casali. V Fossili proprii allo località già descritte (pesci e molluschi). 

* L. RicciAnDi. Hopra una lignite ed akuni scisti bituminiferi di Oi/Ì'oni Valle e Piana, in Gazz. chini, it, voi. XII, 1882, 
pag. 51. 



[3] FR. BASSANI ;.171 

sante Sud del monte Pettine e nelle valli del Cerasuolo, di Mandridauro e di Agnone: nelle due prime lo- 
calità è di color nero, con debole splendore grasso e frattura scagliosa; nelle altre due è pur nero, ma ap- 
pannato, con tessitura sfogliosa, sonoro, e dev' essere meglio definito come uno scliisto bituminoso. Il carbone 
del Pettine e dèi Cerasuolo fornisce dell'arso (61, 16 °/o) ed ba un potere calorifico di 6710' (metodo Thompson). 
Ma la sua qualità lo relega, secondo Di Matteo, nella classe dei carboni scadenti. D'altra parte, è in stra- 
terelli molto sottili, distribuiti senz'ordine e cbiusi in rocce piuttosto dure. Né, per varie cause, è probabile 
che a maggiore profondità esistano strati piìv potenti. In ogni modo, anche nella migliore ipotesi, tutta la 
località si troverebbe sempre in difficili circostanze economiche. Infatti, il gruppo del Pettine dista circa tre 
chilometri dal villaggio di Curti, che a sua volta è lontano quindici chilometri dalla stazione ferroviaria di 
Pontecagnano sulla linea Napoli-Eboli ; né dal Pettine a Curti vi é alcuna viabilità. Quanto al versante ISTord, 
il Pettine dista in linea orizzontale piti di dodici chilometri dalla stazione di Serino sulla linea Napoli-Avel- 
lino. Tutte queste ragioni — conchiude l'ing. Di Matteo — "fanno deporre ogni speranza anche per un la-- 
voro di ricerca, che difficilmente avrebbe criteri o dati di fatto per potersi intraprendere,^. 

Se gli scavi successivamente eseguiti ebbero esito negativo per la parte industriale, furono importanti 
sotto il punto di vista scientifico, perché misero in luce molti pesci, fossilizzati negli schisti. I primi vennero 
scoperti verso il 1815 dal cavatore Filippo Basso, che ne portò a re Ferdinando I, dal quale fu generosa-- 
mente compensato ed eccitato a proseguire le ricerche. Altri se ne raccolsero in seguito e furono distribuiti 



* V. Di Matteo. Loc. cit., pag. 17-22. Ecco, trascritta letteralmente, l'analisi del carbone di Giffoni, fatta da questo autore- 
Non riporto quella dello scliisto. 

Colore nero, splendore grasso, frattura scagliosa. 



ita a 150 = 


= 1,429 

Umidità a 100° . . 
Materie volatili . . 
Carbonio tisso. . . 
Ceneri 


Durezza = 2, 5 
. . 1,68 
. . 37,16 
. . 33,68 

. . 27,48 








Solfo totale. . . . 


. . 5,012 . . 


. combustibile . . . 
incombustibile . . 


. 2,812 
. .2, 200 



Arso per "/q 61, 16. 

L'arso è spugnoso, molto rigonfiato, leggerissimo ed ha un volume doppio di quello del combustibile ohe lo fornisce. 

Le ceneri hanno un colore giallo brunastro. 

Il potere calorifico è di 6710 (metodo Thompson). 

L' analisi delle ceneri ha dato : 

Si 0^ 16, 50 

Fé» 03 2, 40 

A12 03 31,15 

Mn — 

Ca 16,79 

Mg 2,36 

S03 . , 19, 49 

P2 0^ 11,44 



172 FÉ. BASSAin [4] 

a Napoli e altrove ; ma non se n' ebbe chiara notizia prima del rapporto, già citato, di Tondi ^, né vennero 
mai studiati fino al 1843, quando Philip de Malpas Gkey Egekton pubblicò un cenno sommario di tre esem- 
plari provenienti dal Pettine ^. 

Nel 1848 0. G. Costa presentò all'Accademia delle scienze di Napoli la descrizione di alcuni altri, e da 
quell'epoca fino al 1866^ questo attivissimo naturalista, giovandosi del materiale avuto in comunicazione e 
sopratutto di quello raccolto da lui stesso nelle sue lunghe e ripetute ricerche sul posto, continuò ad illu- 



' Ne fa cenno anche Breislak (Loc. cit, tom. II, 1822, pag. 246). 

^ P. G. Egerton. 071 some neto ganoid fishes, in Proceedings of the geological Society, voi. IV, 1843, pag. 183 [ Seniio- 
notus Fentlandi, Sem. pustulifer, Sem. minutns]. Egerton citò questi tre pesci con l' indicazione parzialmente inesatta : « Lìas, 
Giffoni presso Castellammare», che diede luogo ad un errore topografico e geologico, ripetuto da parecchi autori (L. Agassiz. 
Poiss. foss., voi. II, parte I, pag. 305, e Tableau gén. des poiss. foss. ecc , 1844, pag. XXXEX. — ■ ¥. J. Pictet. Tratte de pah, 
voi. II, pag. 164, II ediz., 1854. — .1. Stkììwek. Foss. FiscJie rins d. Kewpersandst. v. Cobuì-g, 1864, pag. 20), i ijuali riportarono 
le tre specie suddette- come provenienti da Castellammare, il cui giacimento, dianzi ritenuto giurassico e fin dal '45 riferito al 
cretaceo inferiore (Atti della settima adunanza degli scienziati italiani tenuta in Napoli nel 1845, pag. 1166. Napoli 1846), si trova 
nella provincia di Napoli, a trenta chilometri da questa città, lungo la strada carrozzabile" fra Castellammare e Vioo-Equense, 
nel punto detto Capo d'Orlando. 

3 Le opere di Costa che contengono, fra altro, descrizioni di pesci degli schisti bituminosi di Giffoni sono le seguenti : 

Paleontologia del regno di Napoli. Parte I, presentata il 24 settembre 1848. Con 15 tavole (Atti dell'Accademia Pontaniana, 
voi. V, pag. 233 a 433. Napoli 1853). 

Paleontologia del regno di Napoli. Parte II, pres. il 25 agosto 1850. Con 28 tavole (Ibid., voi. VII, parte I, pag. 1-378. 
Napoli 1856). 

Paleontologia del regno di Napoli. Parte III, pres. il 28 agosto 1853. Con 16 tavole (Ibid., voi. Vili, pag. 1-198. Napoli 1864). 

Ittiologia fossile italiana, in 4", di pag. 67, con 5 tavole. Napoli 1853-60. (Questa monografia fu pubblicata a dispense: 
l'ultima dev'essere comparsa dopo il '60). 

Stndii sopra i terreni ad ittioliti del regno di Napoli, diretti a stabilire l'età geologica dei medesimi — Parte I. Scltisti 
bitumini/eri di Giffoni. Memoria pres. il 4 dio. 1858. Con 7 tavole. (Appendice al voi. XII degli Atti dell'Accademia delle scienze 
di Napoli, pag. 1-44. Napoli 1862). 

Sopra uu frammento ittiolitico di genere sconosciuto, pres. il 16 marzo 1861. Con una tav. (Rend. Acc. so. Napoli, serie 3-^, 
anno I, pag. 53-59. Napoli 1861 ). 

Note geologiche e paleontologiche sui Monti Picentini nel Principato citeriore, pres. il 4 febbraio 1864. Con 6 tavole. Loc. 
cit. (V. pag 170 [21 ). 

Illustrazione di dxie ittioliti del gen. Lepidotus recentemente ottenuti dagli schisti bituminosi del Pettine presso Giffoni, 
seguita da talune critiche osservazioni su questo genere. Mem. pres. r8 die. 1866. Con 2 tavole (Atti Acc. se. fis. e mat. Napoli, 
voi. III, 1866-68, nura. 12). 

Oltre a queste opere principali. Costa parlò incidentalmente del giacimento di Giffoni e dei suoi pesci anche nei seguenti 
lavori : 

Mitthcilung an prof Bronn, in Neues Jahrbuch fiir Min. ecc., 1851, pag. 183. 

Cenni intorno alle scoperte fatte nel regno relative alla paleont. durante gli anni 1857 e 1858 (Rend. Acc. Pont Anno VI, 
pag. 233. Napoli 1858). 

Cenni intorno alla geol. e paleont. del Principato citeriore f Atti del Congr. se. prov. tenuto in Salerno ecc., pag. 79-80, in 
Ann. Acc. aspir. natur , serio III, voi. IV. Napoli 1864). 

Iconografia analitica delle rocce di sedimento primitivo degli Appennini napolitani ("Atti Ist. incor. Napoli, ser. 2«, tom. I, 
1864, pag. 25). 

Stndii sopra i terr. ad ittioliti delle prov. mer. d' Italia. Parte III. (.^.tti Aon. se. fis. e mat. Napoli, voi. Ili, 1866-68, n. 1). 

Studii sopra i terr. ad itt. delle prov. napolitane. Parte IV (Ibid., n. 18). 



[5] FÉ. BASSAM 173 

strare l'ittiofauna di GijEfoni i, descrivendo anche un verme (Hirudella ìat'icauda Costa), proveniente dagli 
schisti bituminosi ^, e alcuni avanzi, mal conservati, di molluschi e di piante, rinvenuti in parte nei detti 
schisti e in parte nel calcare dolomitico ^. 



' I pesci di Giffoni illustrati da Costa nelle opere testé citate furono riferiti da lui alle seguenti specie: 

Accipenser? sp. . Notagogiis incertiis n. sp. 

Giffomis deperditus n. gen. et sp. Omahpleuriis speciosus n. gen. et sp. 

Lepidotus acutirostris n. sp. Palaeonisciis? sp. 

» gigas Agassiz Semionotiis carinnlatus n. sp. 

» notopterus id. „ curtulus n. sp. 

» obesus n. sp. TJrocomus picenus n. gen. et sp. 

Oltre a questi fossili, Costa nominò ancora: 

Coccolepis? sp. (Cenni int. geol. Principato cit., in Loo. cit., pag. 80). 
Notagogus Pentlandi Ag. (Ibid., pag. 80; e Stridii ecc., Parte I, in Loo. cit., p. 17 e 33). 
Lepidotus minor Ag. (PaL regno Napoli, in Atti Acc. Pont., voi. VII, part. I, pag. 87). 
» oblongiis Ag. (Ibid., pag. 87; e Itt. foss. it., pag. 6). 

Ma il Coccolepis? non comparisce in alcuna opera di Costa; né io ho rinvenuto nella collezione alcun pesce che porti scritto 
questo nome su l'etichetta o che possa essere riferito al gen. Coccolepis: forse, è un Pholidophorus. Per ciò ohe riguarda le al. 
tre specie, si tratta evidentemente di errori tipografici o di sviste. Infatti, quanto alla prima di esse, che fu istituita da Agas- 
siz su pesci di Castellammare (Poiss. foss., voi. Il, parte I, pag. 294, tav. 49, fig. 2), gli esemplari descritti e figurati da Costa 
sono da lui indicati come provenienti da Castellammare o da Pietraroia (Atti Acc. Pont , voi. V, pag 312, tav. V, fig. 2, e tav. 
VII, fig. 5; voi. VIII, pag. 72, tav. XII, fig. 5 e 6 e pag. 91-94); e quanto a Lep. minor e Lep. ohlongus [Costa, non Agassiz], 
il naturalista napoletano, in tutte le altre opere, li dice di Pietraroia (Neues Jaìirb., 1851, pag. 183. — Atti Acc. Pont., voi. V, 
pag. 305, tav. VII, fig. 7; voi. VII, part. I, pag. 11, tav. IV, fig. 1 e 2. — Atti Acc. se. Jis. e mat. Napoli, voi. II, num. 7, pag 11). 
Dirò finalmente che tra i fossili della collezione paleontologica di Giffoni, conservata in questo gabinetto geologico, ho tro- 
vato due esemplari inediti, uno dei quali porta scritto a mano sull'etichetta: « Notagogus carinnlatus Costa », e l'altro: « Le- 
pidotus macroptertts Costa ». Probabilmente sono nomi che questo naturalista ha dati in via provvisoria a quei fossili e che 
poi non mantenne. Il Not. carinnlatus (parte anteriore del corpo) é probabilmente un Colobodus latus; V altro (denti) appartiene 
pure al gen. Colobodus. 

2 Costa illustrò questa specie in Pai. regno Napoli, parte II (Atti Acc. Pont., voi. VII, part. I, 1856, pag. 354, tav. XXVIII, 
fig. 13); poi la citò di nuovo, sempre come proveniente da Giffoni, in Sfndii ecc., parte I, pag. 33 e in Cenni ecc. (Atti Congr. 
ecc., pag. 80). Io non sono riuscito a trovare l'originale nelle collezioni di questo gabinetto geologico. Un giudizio sicuro sulla 
natura di tale avanzo sarebbe imprudente, col solo esame della figura. Io penso però ch'esso è troppo ben conservato per potersi 
ritenere un anellide, ed ho la convinzione che si tratta invece di un resto vegetale, per es., di una fogliolina, parzialmente ri- 
piegata, di Pterophylhim (Cfr. Costa, Studii ecc., p. I, tav. I B, fig. If). — K. v. Zittel (Traité de pai., trad. fr., voi. I, pag. 
568) e R. HoERKBS (Manuel de pai., trad. fr., pag. 147) la citano erroneamente nel calcare cretaceo di Pietraroia (provincia di 
Benevento) . , 

' Fra i resti vegetali degli schisti io ho riconosciuto, nel '92, tre cicadaoee affiaissime a PteropTiyllum crassinerve Goepp. 
(Costa, Studii, p. I, pag. 33 e 42, tav. IB, fig. ib, d,e,f,x [«Lapide con impronte di fronde»]), Pteropliyllum Zinkenianum 
Gebmar (Costa, Ibid., fig. ia,c [«Lapide con impronte di fronde»]) e Podozamites distans Peesl. sp. (Costa, Ibid., pag. 34 e 
42, tav. I B, fig 2 [« Fronda crassa-Algacea »]). Gli altri resti di piante raccolti negli schisti bituminosi (Costa, Note geol. e pai., 
in Loc. cit., pag. 246, tav. IV, fig. 3 [Iridites prisca Costa], e pag. 247, tav. IV, fig. 8 [« Pucoide »] ) non hanno alcun valore 
paleontologico: Iridites prisca appartiene probabilmente al gen. Pteropliyllum; il secondo avanzo è indeterminabile. — Sono pure 
senza importanza i frammenti vegetali rinvenuti al Cerasuolo, negli strati alternanti con gli schisti bituminosi (Costa, Ibid., 
fig. 1 [nel testo, per errore, fig. 5]: « Lapide con frammenti di vegetali »), che spettano forse, al pari di altri resti conservati in 
questo gabinetto geologico e non citati da Costa, al gen. Pterophylhim; e quelli negli stessi Studii, alla tav. IV, fig. 4 [Tetra- 
carpon Costa n. gen.], fig. 5 [«Frammento di fronda di faggio?»] e fig. 6 [«Frammento di fronda di felce»], che furono tro- 
vati erratici « nel torrente che scende dalla così detta Stellante, a pie' del Pettine », racchiusi in un pezzo di « calcarea dolo- 
mitica, non molto dura e bianca^ ». Fra i molluschi, tutti riferiti da Costa a specie nuove, il dott. Di-Stefano, a cui comunicai 



'174 TR. BASSAiri [Q] 

Se non che, tutte queste ricerclie paleontologiche, quasi sempre prive di serii studii comparativi, non 
permisero mai di. stabilire con sicurezza l'età del giacimeuto ittiolitifero di Griffoni. Nel 1809, prima che vi 
si scoprissero avanzi organici, MELOtìRANr ^ considerò il carbone di Giffoni " il più vecchio fra tutte le specie 
di carbon fossile , , collocandolo, cioè, al di sotto del terreno carbonifero. Eoeeton ^, nel 1843, confrontando 
i tre esemplari studiati da lui con quelli congeneri di Seefeld, di Lyme-Regis, ecc., descritti da Agassiz, ne 
riconobbe la stretta affinità e riferì conseguentemente il deposito in discorso alla formazione liasica. Due 
anni dopo, Leopoldo Pilla, a cui la pubblicazione di Egerton era nota, espresse la medesima idea con queste 
parole : " . . . . GÌ' ittioliti intanto di Giffuui sono diversi da quelli di Castellammare onde si può cre- 
dere che il deposito di Giffuni appartenga al lias e quello di Castellammare all' oolite : ciò che è confer- 
mato da altre particolari osservazioni da me fatte in detti luoghi , ^. Ma questa opinione, basata 

in verità su dati molto scarsi e dubbiosi, esposta incidentalmente da Egeeton in una brevissima nota d'ittio- 
logia fossile e ripetuta vagamente da Pilla, rimase allo stato iniziale, e le idee emesse posteriormente sul- 
l'età del giacimento di Giffoni, accompagnate da considerazioni puramente teoretiche, non suffragate da alcun 
serio raffronto e deviate spesso da paralleli fallaci, si mantennero sempre nel campo delle ipotesi *. E a poco 
a poco il supposto riferimento di quegli strati al Lias cadde nell' oblio, e i monti di Giffoni vennero coin- 
volti, in generale ^, nella gran massa di dolomie e calcari dolomitici dell'Appennino meridionale, ascritti 
fino a questi ultimi anni al Cretaceo. 

Le mie ricerche sui pesci fossili di Giffoni hanno fornito risultati molto soddisfacenti per la determina- 
zione cronologica di quel giacimento. L'interessante ittiofauna, tutta composta di Teleostomi, è costituita di 
undici specie, distribuite in otto generi ed in cinque famiglie, come risulta dal seguente elenco sistematico: 



alcuni degli esemplari conservati in questo gabinetto geologico, determinò Mytikis cfr. Milnsteri Klipstein (il solo trovato negli 
schisti), Ostrea aif. Montis Caprilis id., Gonodus aff. Mellingi Haubr sp., Pecten afF. siibalternans d'Orbigny, Canlita cfr. crenata 
GoLDFuss, ed io vi ravvisai Gervilleia exilis Stopp. sp., eomunissima, e Megalodus. [Neomegalodiis] cfr. triqueter Wulpen sp. (Per 
tutti questi avanzi di piante e di molluschi, vedi Fr. Bassani, in Atti Soc. it. so. [detta dei XL], serie 3», tomo IX, 1892, 
n. 3, pag. 19-21, 25 e 26). 

' G. Melograni. Manuale geologico, pag. 201 e 312. 

^ P. G. Egebton. Loc. cit. 

3 L. Pilla. Saggio comparativo dei terreni che compongono il suolo d'Italia, pag. 69, in Ann. d. Univ. tose, toni. I, parte 2*. 
Pisa 1845. —^ Vedi pure L. Pilla, Trattato di geologia, parte II, 1847-51, pag. 414-415. — Anche A. Scacchi, nel '51, nominò per 
incidenza il deposito di Giffoni, esprimendo il « sospetto che dovesse riportarsi al gruppo giurassico » (L. Palmieri e A. Scac- 
chi, Della regioìie vulcanica del monte Vulture e del tremuoto ivi avvenuto nel dì 14 agosto 1851, pag. 21, in Atti Acc. se. Na- 
poli, 1852). 

■* 0. G. Costa. Cenni intorno alle scoperte ecc., in Rend. Acc. Pont., 1858, pag 233-234; Studii ecc , part. I, 18C2, pag. 
40; Note geol. e pai. ecc., in Atti Ist. ine, 1864. — A dir vero. Costa, in Itt. foss. it, 1860, pag. 65, nota 1, disse: «Tra la 
formazione scistosa di Periodo e quella del Pettine in Giffoni si trova tale una concordanza, che io non esito punto a conside- 
rarle come coeve ed aventi la stessa origine ». Ma poco dopo (Studii ecc., parte IV, in Atti Acc. se. Napoli, 1866-68, num. 18> 
pag. 2), ripetendo l'idea sulla corrispondenza fra Periodo e Giffoni, tacque affatto riguardo all'età, aeccnnaudo soltanto al modo 
di formazione ed alla natura di quegli schisti bituminosi. Né in realtà egli poteva esprimere un giudizio sulla cronologia di quel 
giacimento, i cui pesci erano stati da lui paragonati con altri delle più diverse formazioni geologiche, dal Devoniano all'Oligocene. 

^ G. Jervis (I tesori sotterranei dell'Italia, parte II, 1874, pag. 612), citando il bitume di Giffoni, lo disse del periodo 
giurassico. — G. A De Amicis nell' 89 {Altri calcari ad Ellipsactiniac nella jn-ov. di Salerno, in Proc. vcrb. Soc. tose, se nat., 
1880, pag. 238-239) citò al M. Pettine, sopra gli schisti calcarci bituminosi ad ittioliti, calcari a Ellipsactinie, coronati da tìil- 
cari a rudistc. — V. Di Matteo, nel '92 [Loc. cit., pag. 22), considerando che «lo marne bituminose, i calcari fetidi del muro 
e le impronte di pesci sono caratteristiche del sistema giarese ad ittioliti », riferi il gruppo del Pettine a questo sistema, senza 
escludere la possibilità che « i calcari del tetto siouo cretacei » . 



[7] 



FÉ. BASSASI 



175 



1. Undina irìcena Costa sp. 



2. BelcmorhyncJms sp. 



3. Colobodus ornatiis Agassiz sp. 



5. Dapedms Cosfae Bassani 



6'. McgnatJius- brashiìepis B'&sa&m' 



7. Pliolidoiìhorus cepkalus Ener 

8; Pholidophorus latiusculus Asasbiz 

10. Peltopleìoiis - InimiUs Eker' 

11. Thoracopterics (?) sp. 



Subcl. Teleostomi 

Grd. Crossoptery gii 

Suborcl. Aetinistia 

Fam. Coelacanthidae 

Gen. Undina Mììnstee 

Ord. Actinopterygii 

Subord. Chondrostei 

Eam . Belonorhynch idae 

Gen. Beìonùrìiynclms Bkonn 

Subord. Protospondyli 

Fam. Semionotidae 

Gen. Colobodus Agassiz 

4. Colobodus latus Agassiz. sp. 

Gen. Dapedius de la Beghe 

Fam. Eiignathidae 
Gen. Eugnathus Agassiz 

Subord. Isospondyli 
Fam. Pholidophorìdae 

Gen. PJwUdo2}ììori(S Agassiz 

9. Pliolidophorus pusilliis Asàssiz, 

Gen. Peltopleuriis Knek 
Gen. Thoracòpterus Beonn 



Questa ittiofauna, per quanto ristretta, rivela immediatamente la sua età. Infatti,, essa permette efficaci 
confronti con quelle triasiche della Nuova Galles del Sud (Havsrkesbury) ^, di varie località della Germania ^, 



' A. Smith Woodward, in Meni. geol. Survey of New Sout Wales — Paleontology, n. 4, 1890. 

' G. G. , GiEBEi,, Jn Neues Jahrbuoli, 1848.,- Hi v. Mbteb, in PalaeontograpMca, voli,, 1851. — Ghoe, in Zejtschrift flìr 
die gesammt. Naturwiss., 1857. — E. E. Sokjhd, in Verhandl. Caro! deutsch. Ak. d. Naturfbrsch., 1862. — G. ,v. Alberti. Ueber- 
blich ilber d. Trias, 1864. — T.C. AVinkler, in Arcliivea du Musée Teyler, 1880. — W. DAME8,,in EalaeoBtolog. Abhandi., voi. 
rV, 1888. — G. Compter-Apolda, in Zeitschr. fiir Naturiviss., voi. 64, 1891. 



176 



FR. BASSAKI 



[8] 



della Cariuzia (Raibl) ^, del Tirolo (Seefeld) ^ e della Lombardia (Lumezzane ^, Besano *, Perledo ^) e cor- 
risponde esattamente a quelle di Seefeld e di Lmuezzane, che appartengono senza dubbio alla Dolomia prin- 
cipale. Io ho avuto l'opportunità di studiare la prima nei musei geologici di Vienna e la seconda nella col- 
lezione DE ZiGNO, ora passata, per la munificenza del prof. Giovanni Omboni, al gabinetto geologico dell'Uni- 
versità di Padova. Le tre piccole ittiofaune sono identiche: certi esemplari si scambierebbero inavvertitamente. 
Eccone i rapporti, espressi graficamente: 



Giffoni 

(con II specie) 



Seefeld 

(con 10 specie) 



Lumezzane 

(con 6 specie) 



Utidina picetm Costa sp. 

Belonorhynchus sp 

Colobodus oì'naius Agassiz sp. . . 
Colobodus latus Agassiz sp. . . 
Dapedius Costae Bassaio: . . . 
Eugìmthus hraekilepis BASSAia. . 
Pholidophorm cephalus Ejner . . 
Plwlidojjlioi-us laiiusculus Agassiz 
Pliolidophorus pusillus Agassiz. 
Pellopleurus humilis E[nek . 
Thoracopterus (?) sp 



Belonorh. sp. 

+ 

+ 
Dapedius Bouei Ag. 
Eugn. insignis Ejsteb 

+ 

+ 

+ 

+ 



+ 

+ 



+ 
+ 
+ 



La scoperta di queste intime relazioni fra l'ittiofauna di Giffoni e quelle di Seefeld e di Lumezzane ha 
portato un gran frutto alla geologia dell'Appennino meridionale. Infatti, dopo che il prof. Canavaei, nel 1880, 
indicando la Pleurotomaria solitaria Ben. sp. tra i fossili raccolti dal prof. Lovisato ®, ebbe segnalato l'esi- 
stenza del Trias superiore nella Calabria citeriore, intorno al quale scrisse poscia l'ing. Cortese ', nulla più 
si seppe sulla presenza di questo piano nel mezzogiorno della nostra penisola, per modo che nella Carta geo- 
logica d'Italia a 1 : 1,000,000, pubblicata nel 1889 per cura dell'Ufficio geologico, quasi tutti i gruppi mon- 
tuosi compresi fra il golfo di Policastro e quello di Gaeta sono ascritti al Cretaceo. A questo punto si trovavano 
le nostre conoscenze sul mesozoico inferiore dell'Italia meridionale, quando, nell'ottobre del 1891, io comunicai 
alla Società geologica italiana la spettanza del giacimento di Giffoni al Trias superiore ^, e anche quando. 



1 II. G. Beonn, in Ncues Jahrbuch, 1858. — R. Knbr, in Sitesb. math.-nat. CI. Wien. Ak. d Wiss , voi. LUI [1866], LV 
[1807] e LVI [1867]. 

2 L. AoAssiz. Poiss. foss., voi. Il, part I. — R. Kner, in Loc. cit., voi. LIV [1866], LVI [1867]. 
^ A. DE ZiONO, in Meni. CI. se. fìs. Acc. Lincei, ser 4.", toin. VII, 1891. 

^ C. Bellotxi, in A. Stoppani. Studi geol e lìol. sulla Lombardia, 1857. — Fr. Bassani, in Atti Soc. it. ec. nat., voi. 
XXXIX, 1886. 

'■> C. Bellotti, in Loc. cit. — W. Deeckb, in Palacontogr., voi. XXXV, 1889. 

" M. Canavari. Sidla presenza del Trias nell'.-lppennino centrale, in Atti Acc. Lincei, Transunti, sor. Ili, voi. IV, 1880, 
pag. 37. — D. Lovisato. Cenni critici stdln lìreistoria calabrese, in Meni. CI. se. iìs. Acc. Lincei, ser. Ili, voi. IX, 1881, pag. 404. 

■' E. Cortese. Ricogniz. geol. da Buffaloria a Potenza, in Boll. Coni, geol., anno 1885, paj;^. ?05. 

' Fé. Bassani, in Boll. Soc. geologica ital., voi. X, 1891, pag. 1005. 



[9] FÉ. BASSAM 177 

nell'agosto dell' anno seguente, pubblicai in succinto la revisione dei pesci di quella località, studiati da Co- 
sta, rilevandone l'identità con quelli delle predette ittiofaune tirolese e lombarda ^. 

Stabilita così con sicurezza l'esistenza di un preciso livello paleontologico in quella potente pila di do- 
lomie e di calcari, si estese iii seguito con grande rapidità la conoscenza del Trias superiore nell'Italia me- 
ridionale, per opera principalmente di Di-Stefano ^ " ^, di De Lorenzo s « i o^ ^q[ solerti rilevatori dell' Ufficio 
geologico Baldacci *, Cortese ^, Viola * " ^, e Cassetti ', di Bittner ^, di v. Wohrmann ^, e di chi scrive '■", i 
quali tutti con un'alacre successione di lavori ne hanno fatto conoscere l'estensione, la costituzione litologica, 
le relazioni stratigrafiche, la fiora e la fauna. 

Da tali ricerche risulta che il Trias superiore dell' Italia meridionale è rappresentato da una serie di 
rocce, potente circa 1500 metri, la quale, benché verticalmente un poco vai-iata, si estende orizzontalmente 
con molta uniformità di caratteri dalla Calabria citeriore fino al golfo di Gaeta. Questa serie, nella sua grande 
massa, è costituita da dolomie bianchissime o pur nere e bituminose, ricche di avanzi di Gervilleia exilis 
Stopp. sp., Pleurotomaria solitaria Ben. sp., ecc., e corrispondenti quindi alla Hauptdolomit alpina, che pas- 
sano lateralmente e superiormente a calcari con megalodonti (Dachsteinkalk) ^^: subordinatamente, si aggiun- 
gono calcari dolomitici e cristallini, calcari neri con Pleurotomaria solitaria Ben. sp. ^^, calcari con neritine 
e spirigerine i^, concrezioni nodulari a foglie concentriche di silice e intercalazioni di schisti marnosi, argil- 
losi e silicei e, nel m. Pettine, di schisti argillosi e calcarei bituminiferi, contenenti la ittiofauna studiata da me. 

Tutte queste rocce, che appartengono senza dubbio al Trias superiore, si appoggiano nella Calabria 
citeriore sui grezzoni, gli schisti violacei e gli schisti lucenti verdastri e grigi del Trias medio ^*, e nella 



^ Fr. Bassani. Sid fossili e sull'età degli schisti bituminosi di M. Pettine presso Griffoni Vnllepiana in prov. di Salerno 
(Dolomia principale) , in Meni. Soo. ital. delle scienze [detta dei XL], ser. 3*, tom. IX, num. 3, Napoli 1892. 

* G. Di-Stefano. Sulla esteiisione del Trias siip. nella prov. di Salerno, in Boll. Soo. geol. it.. voi. XI, 1893, pag. 229. — 
Lo scisto marnoso con « Myophoria vestita» della Punta delle Pietre nere in prov. di Foggia, in Boll. r. Comitato geolog., 
anno 1895, n. 1. 

3 G. De Lobenzo. Osservazioni geologiche nei dintorni di Lagonegro, in Kend. Acc. Lincei, 1892, pag. 316 — Sul Trias 
dei dintorni di Lagonegro, in Atti Acc. se. fis. e mat. Napoli, ser. 2^, voi. V, 1892, n. 8. — Sulla geologia dei dintorni di La- 
gonegro, in Band. Acc. Lincei, 1894, pp. 135, 309 e 351. — Le montagne mesozoiche di Lagonegro, in Atti Acc. se. fis. e mat., 
Napoli, ser. 2», voi. VI, 1894, n. 15. — Osservazioni geologiche nelV Appennino della Basilicata meridionale, in Ibid., voi. VII, 
1895, n. 8. 

* L. Baldacci e C. Viola. Sulla estensione del Trias in Basilicata e sidla tettonica generale dell'Appennino meridionale^ 
in Boll. Com geol., anno 1894, n. 4. 

^ E. Cortese. Descrizione geologica della CaZa6?-ia, in Memorie descrittive della Carta geol. d'Italia, voi. IX, 1895. 

^ C. Viola e G. Di-Stefano. La Punta delle Pietre nere presso il Lago di Lesina in prov. di Foggia, in Boll. Com. geol., 
anno 1893, n. 2. — C. Viola. Le rocce eruttive della Punta delle Pietre nere, in Ibid., anno 1894, n. 4. 

'' M. Cassetti. Osservazioni geol. sul monte Massico presso Sessa Auruìica, in Ibid., n. 2. — Relazione sui lavori geologici 
eseguiti nella valle del Volturno nell'anno 1893, in Ibid., n. 3. 

* A. Bittner. Brachiopoden aus der Trias von Lagonegro, in Jahrbuch Wien. geol. Keicbsanstalt, voi. XLIV, 1894, pag. 583. 

* S. V. WoHKMANN. Die Raibler Schichten nebst kritischen Zusammenstellung ihrer Fauna, in Ibid., voi. XLIII, 1894. 

'" Fr. Bassani. Fossili nella dolomia triasica dei dint. di Mercato S. Severino, prov. di Salerno, in Atti Acc. se. fis. e mat. 
Napoli, serie 2^, voi. V, 1892, n. 9. — Fr. Bassani e G. De Lorenzo. Per la geul. della penis. di Sorrento, in Rend. Acc. Lin- 
cei, 1893, pag. 202. 

'^ E. Cortese. Descriz. geol. della Calabria, in Loc. cit., pag. 96. 

'■^ E. Cortese. Ibid., pag. 95. 

'^ L. Baldacci e C. Viola. SulV estens. del Trias ecc., pag. 9. 

" E. Cortese. Descriz. geol. d. Calabria, pag. 90 e seguenti. 

Falaentographia italica, voi. I. 24 



178 



FR. BASSANI 



[10] 



Basilicata sui calcari e gli schisti silicei del Musclielkalk superiore (gruppo ladinico di Bittneb)*; nelle Pro- 
vincie di Salerno (meno la parte S. E.), di Avellino e di Caserta esse costituiscono il terreno visibile fon- 
damentale. In tutta l'Italia meridionale, quando il Trias superiore non è coperto per trasgressione dal Cretaceo 
dall'Eocene, è immediatamente sormontato da terreni che spettano con certezza o con probabilità al Lias 
inferiore: un Retico in senso stretto, corrispondente al livello di Kossen, non è stato finora trovato ^. 

Riassumendo, nello stato attuale delle nostre conoscenze, la costituzione del Trias superiore nell'Italia 
meridionale può essere brevemente indicata così^: 





Provincie di Salerno, 
Avellino e Caserta 


Basilicata 


Calabria citeriore 


Lias 
inferiore 


Calcari grigi con turricolate? 


Calcari grigi e neri con la fauna 
di Taormina 


Calcari bianchi cristallini. 


Trias 
superiore 


Dolomie e calcari dolomitici e 
orisi allini, con intercalazioni di 
schisti marnosi, argillosi e si- 
licei e concrezioni nodulari sili- 
cee. A Giffoni, nella parte infe- 
riore, intercalazioni di schisti 
argil Io-calcarei bituminosi it- 
tiolitiferi. 


Dolomie bianchissime e friabili, 
intercalate da dolomie nere bi- 
tuminose e da schisti marnosi. 
Calcari a neritine e spirigerine 
di Tramutola ■•. Dolomie bian- 
che di Lagonegro con fossili 
prevalentemente raibliani. 


Schisti lionati della parte pii'i 
alta, a cui sottostanno calcari 
a grossi megalodonti, dolomie 
bianche e nere friabili, calcari 
neri e dolomie grigie alternan- 
tisi e contenenti fossili della 
Dolomia principale e del cal- 
care del Dachstein. 


Trias medio 


Schisti e calcari di Padula. 


Calcari a noduli di selce, calcari 
dolomitici e schisti silicei. 


Schisti lucenti, violacei o verda- 
stri, e grezzoni. 



* Q. Db Loeenzo. Opere citate. 

' G. De Lorenzo. Le montagne mesozoiche di Lagonegro. pag. 79-80. — Osservazioni geol. nelP Appennino della Basilicata 
meridionale, pag. 11. 

' Prima di chiudere questi brevi cenni sul Trias superiore dell'Italia meridionale, giova notare che von Wohkmann ( Die 
Baibler Schichten ecc., pag. 151) e De Lorenzo {Osserv. geol. ecc., pag. 10) hanno supposto che alla base di esso possa essere 
dolomiticamente sviluppato il piano di Eaibl, e che Di-Stefano, nel suo importante lavoro sulla fauna della Punta delle Pietre 
nere {Lo scisto marnoso ecc , pag. 11 e seg.) ha fatto osservare che, nello stato attuale delle nostre ricerche, non si può parlare 
di un orizzonte raibliano bene individuato nell'Italia meridionale. 

* L. Baldacci e C. Viola. SulV estens. del Trias ecc., pag 9. 



[11] FR. BASSANI 179 

DESCRIZIONE DELLE SPECIE ' 

Fam. Coelacauthidae ^. 

Notocorda persistente. Apparato branchiostegale consistente in un opercolo e in una grande placca giu- 
gulare per ogni lato. Pinne pari lobate. D.ue pinne dorsali, ciascuna delle quali è sorretta, al pari dell'anale, 
da una placca ossea. Dorsale posteriore ed anale con un breve asse cartilagineo fornito di squame, donde 
partono i raggi. Godale principale grande, simmetrica. Corda dorsale che si estende fin' oltre l'estremità libera 
dei raggi codali, portando generalmente una piccola pinna codale supplementare. Squame cicloidi, piii o meno- 
coperte di smalto non continuo, con ornamentazione varia. Vescica natatoria a pareti ossificate. 

Gen. Un din a Munster, 1834. 
Q. V. MùNSTER, in Leonhard 's u. Bronn Neues Jahrbuch fiir Miner. ecc., 1834, pag. 539. 

Pesci a corpo fusiforme, lunghi da 20 a 70 centimetri. Denti mancanti al margine delle mascelle; in- 
teriormente, pochi denti cavi, conici. Pinna codale supplementare prominente. Raggi di tutte le pinne estesi 
e robusti, espansi o no, brevemente articolati nella porzione distale. Denticelli o tubeixoli (?) lievemente ap- 
puntati ai raggi della prima dorsale e della codale. Superficie esterna delle ossa fornita di tubercoli o di pic- 
coli aculei. Parte libera delle squame coperta da corte e sottili costicine, disposte su molte serie, cilindriche 
e talvolta finite in punta. 

A questo genere A. Smith Woodwakd associa giustamente il gen. Holopliagus Egbeton ^ (H. gulo id., del 
Lias di Lyme Regis ''■). 

1 suoi rappresentanti furono riscontrati finora nel Titoniano della Baviera, nel Lias inferiore inglese e 
nel Trias superiore di Giffoni. 

Undina picena Costa sp. 
Tav. XI [in], fig. 1; Tav. XV [VU], fìg. 56-63. 

1862'. Urocomus picenus ^. p. 0. G. Costa. Studii eco, parte I, in App. Atti Ago. se. Napoli, voi. XII, pag. 

' Desidero esprimere anche pubblicamente i sentimenti della mia riconoscenza al eh. collega sig. Arthur SmTH Woodwakd 
del British Museum di Londra, al quale sono ricorso più volte durante lo studio di questa ittiofauna e che mi ha sempre aiutato 
coi suoi sapienti consigli, fornendomi inoltre ittteressanti informazioni sugli esemplari di Giffoni e di Seefeld conservati nel Mu- 
seo di Londra. — Ringrazio pure l'egregio artista napoletano sig. Teofilo Soarpati, il quale pose ogni cura per la buona riuscita 
delle tavole in fototipia che accompagnano la presente Memoria, vincendo gli ostacoli incontrati nella riproduzione fotografica 
diretta dei fossili, resa molto diffìcile dal color nero della roccia e dalla lucentezza delle squame. Io prego il lettore di osservare 
le figure con la lente, che gli permetterà di rilevare quasi sempre i più minuti particolari. 

* T. H. HirxLEY. lUustrations of thestructure of the Crossopterygian Ganoids, in Mem. geol. Survey, dee. XII, 1866. — 
0. M. Reis. Die Coelacanthinen mit besonderer Berucksichtigung der im weissen Jura Bayerns voì-kommenden Oattungen, in 
Palaeontographica, voi. XXXV, 1888. — K. A. v. Zittel. Handb. Palaeontol., voi. IH, 1887, pag. 173. — A. Smith Woodward. 
Catalogne of the foss. Fishes in the British Museum, parte II, 1891, pag. 394. 

' P. G. Egerton. Figures and descr. british org. remains, dee. X, pag. 19, Mem. geol. Surv. 1861. 

* T. H. Huxley. Ibid., dee. XII, 1866, pag. 26, tav. VI, e dee. XIII, 1872, n. 10, tav. X. — A. S. Woodward. Loc. cit, 
pag. 411-412, fig. 53 (intere). 

5 Nella sinonimia proposta nel 1892 (Fossili di m. Pettine) ho messo la data della presentazione dei lavori di 0. G. Costa; 
qui, invece, ho creduto più opportuno di indicare l'anno nel quale comparvero i volumi delle Accademie scientifiche in cui detti 
lavori sono inseriti. 



180 FÉ. BASSAIfl [12] 

28-32, tav. VI, flg. 1 (la grande) e fig. 5 e C (non fìg. la A; ne i^ag. 32-33, tav. V, fìg. 2 e 2a 
[nel testo, per errore, tav. VII, fìg. 2 e 3] ) '. 
1892. Codacanthus picenus Fé. Bassaot. Fossili di monte Pettine^ in Mem. Soc. it. se, ser. 3.°, toni. IX, n. 3, 
pag. 9 e 22. 

Questo interessante fossile, quasi completo, manca soltanto dell'estremità anteriore della testa e della 
porzione terminale della coda. Disgraziatamente, le sue varie parti non sono tutte conservate così, da per- 
mettere sempre una minuta ed esatta descrizione, resa talvolta anche più difficile dalle scabrosità, dalle ine- 
guaglianze e dal colore quasi nero della roccia. 

L'esemplare, elevato, fusiforme e alquanto allungato, misura trentatre centimetri in lunghezza e un poco 
più di dieci nella maggiore altezza, presa a livello delle pinne ventrali. Il tronco, a profili leggermente ar- 
cuati, si abbassa alquanto posteriormente, dove è alto soltanto settanta millimetri. 

Le ossa del capo sono in cattivo stato di conservazione, spesso screpolate e mal definibili: di esse ri- 
mangono la porzione occipito-parietale, le ossa guanciali, avanzi del postorbitale, una piccola parte dei fron- 
tali e tracce degli archi branchiali. Tutte sono finamente granulate; in alcuni punti si vedono percorse da 
lievissime strioline. Presso l' estremità angolosa della pietra si osserva anche l'.arco posteriore dell' orbita. 
L'opercolo (preopercolo, in Costa) si presenta ampio e robusto, superiormente e posteriormente arcuato, al- 
quanto obliquo sul davanti e terminato ad angolo acuto inferiormente. La sua superficie è ornata di minuti 
e fitti tubercoletti lucenti, piuttosto depressi, meno copiosi presso la periferia. Verso la parte supero-poste- 
riore dell' opercolo essi si fanno un po' più lunghi, quasi cilindrici, e nel tratto inferiore diventano anche più 
lievi e più allungati, in modo da parere altrettante rugosità, alternate con delle strie. 

Nello spazio occupato dalla notocorda dorsale non apparisce alcun vestigio di elementi ossificati. Gli 
archi neurali e le relative spine (ossificati solo superficialmente, come gli archi emali) sono lunghi e sot- 
tili: anteriormente brevi, si allungano mano a mano verso la parte posteriore del tronco, dove raggiungono 
il maggiore sviluppo, per raccorciarsi nuovamente in seguito. Ne conto oltre sessanta. Le due metà di ogni 
arco sono nettamente distinte: la posteriore si mostra molto più sviluppata dell'altra. Gli archi emali non 
sono visibili nella regione addominale; essi compariscono soltanto a livello delle ventrali: i primi brevi, poi 
successivamente più lunghi, così come i corrispondenti archi neurali ; poi, di nuovo, si fanno più corti. Ne 
numero circa trenta. 

La clavicola è lunga, robusta e lievemente arcuata. Il sopraclavicolare, al pari dell' infraclavicolare, 
non è ben definito. Delle pinne pettorali, la destra è discretamente conservata: essa mostra circa quindici 
raggi, che nel tratto posteriore sono nascosti dalle placche delle ventrali. I maggiori di essi, cioè i mediani, 
dovevano raggiungere una notevole lunghezza, perchè tre raggi della pettorale sinistra, dei qu.ili si vede l'o- 
rigine e, nella i-egione addominale, anche la fine, hanno un'estensione di circa sessanta millimetri, corrispon- 
dente alla distanza fra la clavicola e l'orbita. 

Le due ossa che sorreggono le ventrali sono lunghe, un po' espanse alla base e più ristrette all'estre- 
mità libera (Tav. XV [VII], fig. 56). Le pinne ventrali mostrano non meno di dodici raggi, i maggiori dei 
quali, mediani, raggiungono la lunghezza di nove centimetri, che uguaglia quasi la distanza fra il principio 
delle ventrali e la clavicola. 



* Come ho detto nel '92, le figuro dei pesRÌ fossili di Oiffoni pubblicato nello opero di Costa, benché fatto da un esporto 
disegnatore, lasciano, in generalo, molto a desiderare per l'esattezza. É per questa ragiono che si è creduto necessario di ripe- 
tere lo principali e di ricorrere alla fotografia. 



[13] FÉ. BASSANI 181 

La prima dorsale, molto sviluppata, è collocata subito dietro la testa. Sostenuta da una larga e robusta 
lamina (Tav. XV [VII], fig. 57), risulta costituita di otto o nove raggi; di questi i meglio conservati sono 
lunghi oltre dodici centimetri. Uno dei raggi più esi.erni mostra, con l'aiuto della lente, alcuni minuti den- 
ticelli, con la punta rivolta all' indietro, visibili soltanto nel tratto articolato (Tav. XV [VII], fig. 58); lo 
stesso raggio e i primi fra i susseguenti presentano, nella parte che precede immediatamente le articolazioni, 
alcuni tubercoli, nettamente distinti e contigui fra loro (circa dodici per ognuno dei detti raggi), che occupano 
un'estensione complessiva di un centimetro e mezzo. Essi sono bassi, a base ellittica, lievemente convessi, 
un po' acuminati nel centro, ma senza spina (Tav. XV [VII], fig. 59). 

La seconda dorsale, che Costa interpretò come pinne pettoi-ali di un altro individuo e che non fece ri- 
produrre nella figura (Loc. cit., pag. 32) ^, è spostata e rivolta in su. Conta cii-ca dodici (?) raggi: i primi e 
gli ultimi sono i più brevi. Essa doveva avere dimensioni molto più modeste della prima dorsale, perchè i 
suoi raggi maggiori non sembrano superare la lunghezza di cinque centimetri. La placca a forchetta, pur 
essa alquanto spostata dalla sua posizione naturale, ha le branche sottili, che si restringono verso i capi 
liberi (Tav. XV [VII], fig. 60). 

Anche le braccia della forchetta dell' anale, più gracile della precedente, finiscono quasi in punta (Tav. XV 
[VII], fig. 61). I raggi di questa pinna, i cui caratteri corrispondono a quelli della seconda dorsale, non sono 
interi, in causa della rottura della roccia. Il tratto conservato dei raggi maggiori ha la lunghezza di cinque 
centimetri e mezzo. 

La pinna cedale principale, posteriormente incompleta, consta di numerosi raggi (circa 16-18 sopra e 
sotto), dei quali gli esterni sono i più brevi. Taluno di questi ultimi lascia scorgere a mala pena qualche 
minuto denticello. Essi si appoggiano, come al solito, ad una serie di lunghi e sottili ossicini, opposti alle 
estremità distali delle spine neurali ed emali. Disgraziatamente la codale complementare non è mantenuta 
nell'esemplare: verosimilmente, peraltro, essa doveva esistere, perchè la notocorda dorsale si protrae fra i 
raggi della codale principale. 

I raggi di tutte le pinne, pari ed impari, non sono espansi e si mostrano inarticolati nel tratto prossi- 
male e articolati in quello distale, con gli articoli molto vicini fra loro. Si può calcolare che la porzione non 
articolata è poco più del terzo di tutto il raggio. 

La vescica natatoria ha lasciato, come sempre, tracce di sé, quantunque i suoi limiti e la sua forma non 
sieno ben definiti. Sembra che avesse dimensioni notevoli. Qua e là si veggono i foglietti squamosi, dei quali, 
con r aiuto della lente, si giunge a scorgere in qualche punto l' interna struttura (Tav. XV [VII], fig. 62). 

Le squame, abbastanza consistenti, ricoprono tutto il tronco e sono sparse anche sulle pinne. Esse sono 
embricate: la loro parte libera è adorna di molte brevissime costicine cilindriche, talvolta finite in punta, 
smaltate, disposte su più serie; il resto è percorso da linee sottili, leggermente ondulate, concentriche (Tav. XV 
[VII], fig. 63). 

Nel 1892 questo esemplare fu da me riferito al genere Coelacanthus, perchè non avevo notato la pre- 
senza dei minuti denticelli e dei tubercoli alla prima dorsale e alla codale. Ora, in base al quadro sinottico 
di A. Smith Woodwaed {Catalogue ecc., parte II, pag. 398-399) ed ai caratteri offerti da questo autore e da 
altri per i varii generi di questa famiglia, esso dev' essere ascritto al gen. Undina, cbl quale offre i maggiori 



*■ Qui egli paria anche della « impronta della colonna vertebrale di un terzo individuo, molto bene espressa, la quale inter- 
seca il lembo ventrale »; ma nulla esiste di ciò. 



182 FK. BASSAOT • [14] 

rapporti, quantunque abbia i raggi delle pinne molto lunghi e non espansi, somigliando per questo riguardo 
ai Coelacantlms, e presenti tubercoli alla prima dorsale. Colpisce anche l' ampiezza dell' opercolo, che richiama 
i gen. Macropoma, Lihys e Coccodernia, dai quali peraltro si distingue per altri caratteri, 

A questo fossile, inscritto da 0. G. Costa nella famiglia Holoptychiidae (s. l.), egli riferì erroneamente il 
frammento di pinna impari riprodotto alla tav. VI, fig. 1 a A dei suoi Studii, che appartiene invece al gen. 
Colohohus (v. pag. 192 [24] del presente lavoro), e le pinne pari rappresentate alla tav. V, fig. 2 degli stessi 
Studii, che, probabilmente, sono invece di Thoracopterus (v. pag. 208[40j). 

Uudina (?) sp. ind. 
Tav. IX [I], fig. 1. 

L'esemplare riprodotto alla Tav. IX [I], fig. 1 mostra ventisette lunghissimi raggi, nessuno dei quali è 
intero, perchè la pietra è rotta tanto davanti che di dietro. Alcuni di essi, meglio conservati, giungono fino 
all' orlo posteriore della roccia, misurando la lunghezza di circa diciassette centimetri. Essi sono stretti, sottili, 
piuttosto depressi, scanalati longitudinalmente e mantengono sempre la medesima larghezza. Nel tratto an- 
teriore sono inarticolati; nel resto sono articolati, con gli articoli nettamente distinti, brevi (3mm.) ed eguali 
fra loro. Nella parte prossimale dei raggi superiori più esterni sembra di scorgere, con l'aiuto della lente, la 
cicatrice di qualche minuto tubercoletto. Tutti questi raggi possono distinguersi in due gruppi : uno superior'e, 
costituito di sedici, ed uno inferiore (probabilmente incompleto), di dodici. Tra questi due gruppi resta uno 
spazio libero, nel quale si osserva l' impronta di parecchie squame, la cui ornamentazione corrisponde a quella 
delle squame dell' TJndina picena, dianzi descritta. 

Il frammento va senza dubbio riferito alla fam. Coelacanthidae ed è una parte della pinna codale prin- 
cipale. Lo spazio fra i raggi dei due gruppi è quello già occupato dalla notocorda dorsale, che, verosimil- 
mente, doveva spingersi fin' oltre l'estremità libera dei raggi codali. Quanto alla determinazione generica, 
essa è naturalmente impossibile. L' avanzo, per la notevole lunghezza e per la forma dei raggi, ha più l'aspetto 
di Coelacantlms che di TJndina; ma, essendosi trovato associato all' TJndina picena, appartiene probabilmente 
a quest'ultimo genere, e, forse, rappresenta la medesima specie. Fra le altre cose, non si può escludere il 
dubbio che sia un frammento della controparte dell'esemplare alla Tav. XI [III] fig. 1, corrispondente a una 
porzione non conservata in quest'ultimo. 

Fatti. Belouorhyuchidae ^ 

Corpo svelto e allungatissirao. Muso protratto in un lungo becco, acuminato. Denti grandi, conici, spa- 
ziati, intercalati da molti altri, minuti. Non raggi branchiosteghi. Pinne dorsale ed anale remote. Fulcri mi- 
nuti (?) 0, più probabilmente, mancanti. Notocorda persistente, con la base degli ai-chi espansa. Tronco privo 
di squame continue, ma fornito di pareccliie serie longitudinali di scudi. 



' A. Smith Woodwajid. Note on the early mesozoic yanoid Belonorhi/nchus ecc., in Annals and Magaz. of Nat. Hist. 
May 1888, pag. 356. 



[15] FK. BASSANI 183 



Gen. Belonorhynclius Beonn, 1858. 

H. G. Beonn. Beitrage zur triasischen Fauna u. Flm-a der bituminosen Sckiefer von Raibl (Leonhaed's u. Bnoinf 
Neues Jalu-buch, Jahrg. 1858, pag. 7) ^. 

Mascelle presso a poco egualmente lunghe, fornite di alcuni robusti denti, conici, alternati con molti 
altri, simili ai precedenti, ma piti piccoli. Ossa della testa percorse da granulazioni o da strie. Tronco con 
quattro serie longitudinali di scudi dermici: una dorsale, una ventrale ed una per ogni fianco, contenente la 
linea laterale. Pelle sparsa di granuli fitti, minuti, leggermente conici, ottusi. Pinne pari piccole. Pinne dor- 
sale ed anale remote, opposte e uniformi. Pinna codale simmetrica. 

Il gen. Belonorhynclius, fondato nel 1858 da Bbonn su esemplari provenienti dal Keuper di Raibl, era 
stato riconosciuto l' anno avanti negli scbisti bituminosi triasici di Besano in Lombardia dal dott. Ceistoforo 
Bellotti, che lo aveva distinto col nome di Iclithyorhynclms (7. Ctirionii Bell., n. gen. et sp.). Poco dopo, 
peraltro, visti i pesci di Raibl illustrati da Bronn col nome di Belonorkynchus striolatus, egli riconosceva 
l'identità tra i frammenti lombardi e quest'ultimo genere (Bellotti, Ms., 1859)^. Al quale vanno pure rife- 
riti, in base alle osservazioni di A. S. Woodwaed, di Deeckb e di Zittel, gli avanzi del Lias del Dorsetshire 
originariamente descritti o citati coi nomi di Belonostomus acntus Agassiz, B. Anningiae id., e B. tenellus 
id. ^, l'altro degli schisti neri di Seefeld, ascritto da principio alla classe dei rettili e chiamato Teleosaurus 
tenuistriaius n. sp. da Enee*, e, probabilmente, a mio credere, anche quelli di Sauricliihys tenuìrostris M&s- 
STER, scoperti nel Muschelkalk superiore di Bayreuth e di Jena ^. 

Quanto alla posizione zoologica del genere Belonorhynclius, essa può dirsi ancora dubbiosa. Come è 
noto, Beonn lo ravvicinò al ganoide Belonostomus e al teleosteo Belone, e Knee ne sostenne gli stretti rap- 
porti col gen. Fistularia. Bellotti, nel 1857, basandosi su la presenza di scudi e su la mancanza di vere 



' Vedi anche : C. Bellotti. Descrizione di alcune nuove specie di pesci foss. di Perledo ecc., in A. Stoppani, Studi geol. e 
pai. sulla Lombardia, 1857, pag. 436 [IchthyorhyncJnts']. — E. Knee. Die Fische der bitum. ScJiiefer v. Raibl, in Sitzsb. math.- 
nat. CL Wien. Ak. Wiss., voi. LUE, part. I, 1866, pag. 189. — A. Smith Woodwaed. Note on the Belonorhi/nchus ecc., in 
Ice. cit., pag. 354. — W. Deecke. Ueber Fische aus versch. Borizonten der Trias, in Palaeontographica, voi. XXXV, 1889, pag. 127. 

2 Desidero ripetere qi'esto fatto, al quale ho già accennato nel 1886 (Atti Soc. it. se. nat., voi. XXIX, pag. 33) e nel '92 
(Mem. Soc. it, se, detta dei XL, toni. IX, ser. 3% n. 3, pag. 6), per rilevare ancora una volta che il Bellotti stesso, assai prima 
degli altri, aveva associato il suo Ichthyorhynchus a Belonorhi/nchus. Infatti, fu solo nel '66 che Knee rilevò le analogie fra 
questi due generi (Sitzsb. math -nat. CI. Wien. Ah. Wiss , voi. LUI, part. I, pag. 195); nell' 86 che io, pubblicando l'opinione di 
Bellotti, la confermai e l'avvalorai di nuovi fatti (Loc. cit, pag. 19, 20 e 52), e nell' 89 che il prof Deeckb espresse il mede- 
simo parere ( Palaeontogr., voi. XXXV, pag. 130). — Quanto alla priorità nella nomenclatura del genere in discorso, essa spetta 
(come Deecke ha già fatto notare e come, del resto, è stato ammesso fin dal '59 da Bellotti) al nome proposto da Beonn, 
perchè, sebbene la pubblicazione di quest'ultimo naturalista sia comparsa un anno dopo, essa contiene la figura del fossile e una 
diagnosi completa, che i frammenti di Besano non avevano permesso di dare. 

3 L. Agassiz. Poiss. foss., voi. II, part. Il, pag. 142, tav. 47 a, fig. 3 e 4, e pag. 143. — A. S. Woodwaed. Note on the 
Belonorhynchus, in loc. cit. — W. Deeckb, in Palaeontogr., voi. XXXV, 1889, pag. 130, 131. — A. S. Woodwaed and CD. 
Sheeboen. a catalogne of brìtish foss. vertebrata, 1890, pag. 16. 

■* E. Knek. Nachtrag zur foss. Fauna der Asphaltsch. v. Seefeld, in Sitzsb raath.-nat. CI. Wien. Ak. Wiss., voi. LVI, part. I, 
1867, pag. 905, tav. III. — K. A. v. Zittel. Loc cit, pag. 259. 

5 G. V. MiiNSTEE. Beitr. z. Petrefaki., I, 1839, pag. 116-118, tav. XTV, fig. 3. — H. v. Meyee. Palaeontographica, voi. I, 
1851, pag. 201, tav. XXXI, fig. 29-32. 



184 FB- BASSANI [16] 

squame, lo collocò fra gli Hoplopleuridae ^. Undici anni dopo, Lììtken espresse la medesima idea, che fu ac- 
cettata da V. ZiTTEL e da Deecke ^. Assai più giustamente, A.Smith Woodwaed ^ ritiene che, per i caratteri 
del cranio, per la disposizione delle pinne e per la natura dell' asse vertebrale, il genere in discorso presenti 
analogie molto maggiori con Belonostomus e debba quindi essere inscritto in una famiglia affine agli Aspi- 
dorhì/ìichidae, ch'egli chiama Belonorìiynchidae. Io sono perfettamente dell'opinione di A. S. Woodwaed ed 
escludo in via assoluta che il gen. Bélmiorìiynclius possa appartenere agli Hoplopleuridae^. 

Il genere Belonorhynchus fu riscontrato finora nei terreni triasici [Jena (?), Bayreuth (?), Hawkesbury, 
Raibl, Seefeld, Besano, Perledo] e liasici [Whitby e Lyme-Regis]. 

Belonorhynchus sp. 

Tav. X [IIJ; Tav. XV [VII], fìg. 48 e 49. 

185C. Palaeoniscus 0. G. Costa (non Blaintille). Pai. regno NcqMli, part. II, in Atti Acc. Pont., voi. II, 

part. I, pag. 36 e 358, tav. IV, fìg. 5. 
1862. Palaeoniscus 0. Gr. Costa (non Blainville). Studii ecc., parte I, in App. Atti Aoc. se. Napoli, voi. XII, 

pag. 33 [cit.]. 
1862. Aeipenser? 0. G. Costa (non LmN.). lUd., pag. 44, tav. VII, fìg. 6^65. 
1862. Giffonus deperditus 0. G. Costa. Ibid., pag. 26, tav. VI, fìg. 2 [a pag. 43, per errore, fìg. 3]. 
1892. Belonorhynchus sp. Fb. Bassahi. Fossili di m. Pettine, in Mem. Soc. it. se, ser. 3^, tom. IX, n. 3, 

pag. 5-7 e 22. 

Il genere Belonorhynchus è rappresentato negli schisti di GiiJoni da tre frammenti: 
Fig. 1. [^Acipenser? , in Costa] — Di questo esemplare sono conservate le due placche: l'una (la figurata) 
mostra la pinna dorsale e una parte degl' interneurali e degl'interemali; l'altra (fig. 6 J^ di Costa) lascia scorgere 
anche il principio di alcuni raggi anali e avanzi confusi di archi emali e di scudi dej-mali. La pinna del dorso 
è quasi intera: manca soltanto un piccolo tratto superiormente. E composta di cinquantasei raggi, gli an- 
teriori dei quali, un po' arcuati verso l' indietro, vanno aumentando successivamente di lunghezza fin verso 
la metà della pinna; in seguito descrescono mano a mano rapidamente, facendosi anche piìi sottili e bifor- 
candosi presso l'esti-emità libera. Essi sono contigui, larghi, quasi piatti e traversati da articolazioni molto nette, 
che, nella porzione anteriore della pinna, sono almeno in numero di sette per ogni raggio e distanno circa 



1 C. Bellotti. Loc. cit., pag. 437. — Verso il 1860 0. G. Costa diede la figura di un frammento ieW Ichthi/orhynchus 
Curionii, inscrivendolo fra i Cephalaspidae [« Coocostei »] (Ittiologia foss. itaUana, pag 02-63, tav. V, fig. 2). 

^ C F. LiiTKiiN. Professor Kner's Classification of the Ganoids, in Geolog. Magazine, 1866, pag.432, nota i. — Zittel. 
Loc. cit., pag. 258. — Deecke. Loc. cit, pag. 132. — Tutti tre questi autori, associandosi all'ultima opinione di Pictet (Pictet 
et HuMBEttT. Nouv. redi, sur Ics poiss. foss. du ni. Lihan, 1866), collocano indubbiainonto la fam. Hoplopleuridae fra i Teleostei. 
Io, come ho già detto altra volta (Descriz. dei pesci foss. di Lisina ecc., in Doukschr. math.-nat. CI. Wien. Ak. Wiss., voi XLV, 
1882), ritengo cL'essa debba essere considerata come un anello di congiunzione fra i ganoidi ed i teleostei. 

' A. S. Woodwaed. Note on the Belonorhynchus, ecc., Loc. cit., pag. 356. — Io. Professor Dr. v. Zittel on Pa- 
lichthyology, pag. 11-12, in Geolog. Magaz., dee. Ili, voi. VI, 1889. — Id. The foas. Fishes of the Hawkcshury Scries at Qosford, 
pag. 22 e seguenti, in Mem. gcol. Surv. of New Sout Wales — Palacoutology, n. 4, 1890. 

■* Anche Zittki,, in GrundziJye der Palacontologie, 1895, pag. .570, si associa al parere di Woodwakd o colloca il genero 
Belonorhynchus nella sottoclasse dei Ganoidei, ord. Chondroatei, fam. Belonorhynchidae. 



[17] FÉ. BASSANI 185 

mezzo centimetro l'una dall'altra. Non rilevo assolutamente alcuna traccia di fulcri. Gl'interneurali, al pari 
degl'Inter emali, sono lunghi, robusti, assai meno numerosi dei raggi corrispondenti, talvolta un po' tortuosi 
e alquanto schiacciati. Gli ■ archi emaU si mostrano espansi alla base *. Degli scudi è impossibile riconoscere 
la forma. 

Fig. 2. [(xiffonus deperditus Costa]. — Il frammento, che a Costa parve spettante alla fam. Muraenidae e 
strettamente affine aW' Anguilla multiradiata Agassiz dell' oligocene di Aix, rappresenta la parte estrema del 
tronco ed una porzione della pinna cedale. Questa risulta di circa quaranta raggi per ciascun lobo, che rac- 
chiudono l'ultimo tratto della notocorda: essi sono costituiti come quelli della dorsale dianzi descritta, cioè 
larghi, piatti, fìtti e articolati. Il resto del pèzzo è coperto da scudi dermici, grandi, più lunghi che alti, ter- 
minati posteriormente in punta, percorsi, a quanto sembra, da una carena longitudinale mediana e forniti su- 
perficialmente di piccoli tubercoli. Ma, essendo tutti screpolati, non è possibile indicarne con esattezza la forma, 
quantunque un'infiltrazione di calcite li abbia resi biancastri e, conseguentemente, meglio visibili. 

Fig. 3 ^. {Palaeoniscus, in Costa]. — Questo avanzo, che è il migliore fra tutti, conserva un tratto del tronco, 
lungo tredici centimetri, con gli archi neurali ed emali, una porzione delle pinne dorsale ed anale (inter- 
pretate da Costa come i lobi della coda ') e tre serie di scudi dormali. Di questi, i maggiori, che, se non 
sono fuori di posto, dovrebbero costituire la serie laterale, occupano lo spazio della notocorda. Essi sono 
più lunghi che alti e si mostrano sparsi di minuti tubercoletti. La loro forma (Tav. XV [VII], fig. 48) mi 
lascia qualche dubbio; tuttavia mi sembra che anteriormente presentino un angolo molto rientmnte e che 
al di dietro si prolunghino in un angolo altrettanto sporgente, per modo che i lati dell'angolo anteriore sono 
presso a poco paralleli a quelli del posteriore. I mai-gini laterali, che congiungono le estremità libere dei 
quattro lati predetti camminano quasi orizzontali. Una carena longitudinale mediana percorre la superficie di 
questi scudi, partendo dal vertice dell'angolo posteriore e giungendo a quello dell'anteriore. Ogni scudo ricopre 
con la sua estremità posteriore il tratto anteriore dello scudo successivo*. Un'altra serie che, se non m'inganno, 
è la ventrale, è formata di scudetti mal conservati, molto piiì piccoli, presso a poco tanto alti che lunghi e 
forniti di una leggera carena longitudinale (Tav. XV [VII], fig. 49). Una terza — che dovrebbe essere la 
serie dorsale, spostata — si vede, un po' piegata ad arco, sopra le spine neurali : i suoi scudetti corrispondono 
a quelli ventrali. 

Gli archi neurali sono dilatati e robusti, e le spine neurali, vicinissime fra loro ed espanse alla base, si 
restringono mano a mano fino all'estremità libera, che è quasi appuntata. Gli archi e le spine emali corri- 
spondono presso a poco a quelli neurali; solo si mostrano un po' più arcuati verso l'indietro. Tanto gli uni 
che gli altri sembrano in qualche punto schiacciati o longitudinalmente striati ; ma ciò è soltanto apparente 
e dipende, come ha osservato A. S. Woodwaed per i Bdonorliynclius di Hawkesbury, dalla incompleta e su- 
perficiale ossificazione di questi organi e dai conseguenti fenomeni di fossilizzazione. 

Le pinne dorsale ed anale non sono ben conservate: la prima è ridotta a pochi raggi, frantumati; l'altra 
ne mostra trentacinque, spostati e contorti, che ripetono, del resto, i caratteri esposti per la dorsale del fos- 
sile alla fig. 1. Nessun indizio di fulcri. 



1 Nella figura di Costa guelle che sembrano vertebre sono appunto le espansioni basali, esageratamente e inesattamente ri- 
prodotte, degli archi emali. 

' Collocata, per errore, a rovescio. 

3 La figura data da Costa è incompleta e inesatta, ma non è rovesciata, come ho detto erroneamente a pag. 7 della mia 
memoria sui fossili di monte Pettine. 

* Alcuni esemplari del Trias superiore di Besano presentano nella regione cedale scudi molto simili a questi. 

Palaentographia italica, voi. 1. ^ 25 



186 FB. BASSANI [18] 

Tanto questo esemplare come quello alla fig. 1 presentano in molti punti tracce dell'integumento, sparso 
di granuli minuti, leggermente conici, ottusi, lucenti. 

Naturalmente, i tre fossili descritti non permettono, per il loro stato frammentario, un efficace confronto 
con le altre specie note, né una determinazione specifica. Solo posso dire che tutti e tre appartengono con 
la massima probabilità alla medesima specie, la quale doveva raggiungere l'altezza approssimativa di sei cen- 
timetri, e che per la forma degli scudi sembrano differire da tutti i Bélonorhynchus descritti fiin qui. Si av- 
vicinano, più che agli alti-i, agli esemplari del Trias superiore di Besano che ho inscritti col nome di Bel. 
cfr. macrocephalus Deecke ^. Non è difficile che corrispondano al Belonorhijnchufi dell'ittiofauna di Seefeld (Te- 
leosaurus tenuistriatus Kner), la quale ha legami così numerosi con quella di GifFoni. Disgraziatamente, l'a- 
vanzo tirolese conserva solo la testa, che manca nei nostri frammenti, i quali, se rappresentassero una specie 
nuova, dovrebbero essere inscritti col nome di Beìonorhynclms deperditus Costa sp. 

Fam. Semionotidae. 

Corpo fusiforme od ovale, più o meno elevato. Vertebre allo stato di anelli. Denti stiliformi o trituranti. 
Pinna dorsale con una estensione non maggiore della metà della lunghezza del tronco. Codale emieterocerca. 
Fulcri grandi. Squame ganoidi. 

Gen. Colobodus Agassiz, 1844. 

L. Agassiz. Reoherches su?- les j^oissoìis fossiles, voi. Il, part. II, 1844, pag. 237*. 

Pesci, in generale, di grande statura. Corpo altamente fusiforme, con aspetto di Lepidotus. Denti clavi- 
formi; gl'interni a superficie triturante fornita di un bottoncino centrale più o meno depresso e quasi (?) 
sempre percorsa da strie raggiate. Ossa della testa tubercolate o rugose. Orbita con circumorbitali e postor- 
bitali. Sei o sette raggi branchiosteghi. Pinne pari mediocri. Pinna dorsale sviluppatissima, inserita alla metà 
del corpo ed estesa fin presso al pedicello codale. Pinna anale piccola, remota, opposta agli ultimi raggi della 
dorsale. Codale incavata. Fulcri a tutte le pinne. Squame romboidali o rombiche, con ornamentazione varia. 
Squame scudiformi, salienti, lungo la linea del dorso. 

Questo genere venne fondato da Agassiz su placche dentarie isolate del Muschelkalk di Lunéville, di 
cui non diede la figura e che ascrisse alla fam. Pycnodontidae. Più tardi furono riscontrati in molta copia 
denti e squame spettanti al medesimo genere nel Trias dei dintorni di Metz, della Turingia, della Slesia, del 
Wiirttenberg, della Baviera, del Tirolo, della Lombardia, ecc. Molte fra queste squame vennero riferite al gen. 



' Fb. Bassaki. Fossili di Besann, pag. 19. Voraincntc, in questo lavoro io li ho inscritti col nomo di Bel. cfr. robustus Bel- 
LOTTi Ms. Ma (come ho già detto in Fossili di m. Pettine, pag. 6, nota 6) Bel. rohustus Bell. [Ms], al pari di Ichth. Ctirionii id., 
è sinonimo di Bel. maerocephahis Deecke, rinvenuto negli schisti di Periodo. 

' Vedi anche: W. Damrs. Die Oanoiden des dentschen Muschelkalks, pag. 23, in Palaeontologischc Abhandlungon von Da- 
MES u. Kaysee, voi. IV, part. II, Berlin 1888. — G. Compteb-Apolda. Fin Bcitrag znr Palaeontologie des oberen Muschelkalks, 
in Zeitschrift fllr Naturwisscnschaftcn, voi. 04, pag. 49. Halle 1891. 



[19] FÉ. BASSANI 187 

Gyrolepis; i denti si distribuirono iu varii generi : Colobodiis ^, Asterodon '^, Nephrotiis [ant. Omphalodus] ^, 
Pycnodus^, Cenchrodus^, Gyrodus^, Tholodus^, Splioerodus^, Thelodus^, Lepidotus'', Tetragonolepis^, ecc. — 
GiEBEL intravvide alcune fusioni; Dames, nel suo bellissimo lavoro dianzi citato, stabilì una larga sinonimia. 
Alla quale devono essere aggiunte, fra altre, anche le specie originariamente descritte da Agassiz coi nomi 
di Lepidotus ornatus ^ e di Semionotus lafus '■'', rinvenute a Seefeld, a Lumezzane e a Giffoni (v. pagine se- 
guenti), i cui denti e le cui squame ventrali e dorsali somigliano, in generale, moltissimo agli avanzi cor- 
rispondenti che si trovano sparsi nei depositi del Trias e che si riferiscono per solito a Colobodus (non Gy- 
rolepis). Nel mio citato lavoro sui fossili del monte Pettine io, accettando l'opinione del signor A. Smith 
WooDWAED, alla cui speciale competenza ero ricorso, le riferii, con dubbio, al gen. Colobodus (pag. 13 e 24); 
ora peraltro, il mio dubbio è scomparso, in base ad ulteriori osservazioni, avvalorate anche da un periodo 
di Costa, che mi era dianzi sfuggito. Questo autore, infatti^'-, parlando dell'esemplare riprodotto in Atti Acc. 
Pont., voi. VIU, pag. 78 e 194, tav. XI, fig. 1 (non voi. VII, part. I, pag. 9, tav. I, fig. 5, com'egli cita per 
errore ^^), dice: "Siccome il capo, distaccato dal corpo, andò disfatto, così ne profittai sottoponendolo quasi 
ad anatomica dissezione. Con ciò potei rilevare che de' denti che armano le mascelle gli anteriori sono emi- 
sferici (altrove li chiama ' a corona emisferica e radice cilindracea „ [^Itt. foss. it., pag. 7]), ed i posteriori 
sono mammellari, avendo cioè nel mezzo dell'emisfero un rilievo a guisa di capezzolo „. 

Colobodus ornatus Agassiz sp. 
Tav. XII [IVJ, fig. 8, 9; Tav. SIU [VJ, fig. 1 {Y^ del vero); Tav. XIV [VI]; Tav. XV [VII], fig. 4-30. 
1844. Lepidotus ornatus L. Agassiz. Reeh. s. les poiss. foss., voi. II, parte I, pag. 249, tav. 32. 



' C. G. GiBBEL, in Neues Jahrbuch fiir Min., 1848. — P. Gervais. Zool. et pai. fr., 1859. — Er. Bassani. Foss. di Besano in 
Lombardia, in Atti Soc. it. se. nat., 1886. — W. Dames. Loc. cit., 1888. — G. Compter-Apolda. Log. cit., 1891. 

^ G. v. Mììnster. Beitr. z. PetrefaMerìk., IV, 1841. Intorno alla priorità fra i nomi Colobodus e Asterodon, vi sarebbe da 
discutere. È vero che le Recherches sur ks poiisons fossiles portano la data del 1833-43 [44], ma la pag. 237 voi. II, part. Il 
della grande monografia di Agassiz è comparsa nel 18H (W.'S.'Bb,on:s. Dates of piMication of Redi, sur les poiss. foss. 
[estr. da Woodward and Shbrborn's Catal. ofBritish foss. Vertebrata, 1890]). La priorità spetterebbe dunque al nome Asterodon, 
stabilito nel '41 da Mììnstee sopra un frammento di mascella fornito di denti, di cui egli diede la descrizione e la figura. Se non 
che, il fatto che il nome Colobodus è stato generalmente adottato dagli autori ed altre considerazioni esposte da Dames (Loc. 
cit, pag. 23-24) possono forse farlo preferire al nome Asterodon, il quale, in ogni modo, per ragioni di etimologia, dovrebbe es- 
sere emendato in Asterodus. 

' H. V. Meter, in Neues Jahrbuch, 1847 e 1850; e Palaeontogr., voi. I, 1851. 

^ H V. Meter, in Palaeontogr., 1851. 

^ Chop, in Zeitschrift fiir die gesammt. Naturiuiss., 1857. 

* E. Schmid, in Verhandl. Carol. deiitsch. Ak. d Naturforsch., 1862. 
'' G. V. Alberti. Ueberblich ùber d. Trias, 1864. 

* T. C. WiNKLBR, in Archives du Musée Teyler, 1880. 

' L. Agassiz. Poiss. foss., voi. II, part. I, 1844, pag. 249, tav. 32. 

i" L. Agassiz. I6ii., pag. 227, tav. 27. — Eiferito più tardi daPRAAS (Ueber Semionotus, in Wiirtt. Jahresh., voi XVII, 
1861) e da altri al gen. Lepidotus. 

** 0. G. Costa. Note geol. e pai. ecc., in Atti Ist. ine. Napoli, ser. II, tom. I, 1864, pag. 229. 

** Il fossile descritto in Note geol. e pai. (Loc. cit.) non è quello alla tav. I, fig. 5 della Pai. regno Napoli, part. Il, in 
Atti Acc. Pont, voi. VII, part. I, pag. 9, il quale risponde a PhoUdophorus latiusculus Agassiz, ma è invece l'altro in Atti 
Acc. Pont, voi. Vin, pag. 78 e 194, tav. XI, fig. 1 {^Itt. foss. it, pag. 25, tav. III [nella tavola, per errore, tav. IV], fig. 1) 
che rappresenta Colobodus latus. 



188 FÉ. BASSAin [20J 

(?) 1844. Lepidotus sj^eciosus G. t. MìInster, in. L. Agassiz. Ibid., pag. 266, tav. Sia, fìg. 5-7. 

1853. Lepidotus aculirostris p. p. 0. Gr. Costa. Pai. regno Nap., part. I, in Atti Acc. Pont., voi. V, pag. 301, 

tav. Vili, fig. lAK 
1853. Lepidotus gigas 0. Gr. Costa [non Agassiz]. Ibid., pag. 808, tav. Vili, fig. 3. 
(?) 1857. Lepidotus spinifer C. Bellotti. Pesci foss. di Perledo, in A. Stoppaci. St. geol. e pai. sulla Lombar- 
dia, pag. 421. 
1860. Lepidotus gigas 0. G. Costa [non Agassiz]. Ittiol. foss. Hai., pag. 6 [cit.]. 
1862. Lepidotus aoutirostris p. p. 0. Gr. Costa. Studii ecc., part. I, in App. Atti Acc. se. Napoli, voi. XII, 

pag. 17 e 44, tav. VII, fig. 8 '. 
1862. Lepidotus sp. 0. G. Costa. Ibid., pag. 20 e 42, tav. II [post. Lep. obesus, Illustr. di due ittiol. ecc., in 

Atti Acc. se. NapoH, voi. DI, n. 12, 1868, pag. 1 e 2]. 
1862. Semionotus curtulus p. p. 0. G. Costa. Ibid., pag. 20 e 24-25, tav. IV. 
1862. Semionotus sp. 0. G. Costa. Ihid., pag. 20 e 43, tav. HI [post. Lep. obesus, Illustr. di due ittiol. ecc., 

in Atti Acc. se. Napoli, voi. Ili, n. 12, 1868, pag. 1 e 2]. 
1862. Urocomus picenus p. p. 0. G. Costa. Ibid., pag. 27 e 43, tav. VI, fìg. 1 a A [a pag. 48, per errore, 

fig. 1 e 2]. 
1866. Lepidotus ornatus R. Knek. Fische v. Seefeld, in Sitzsb. matli.-nat. CI. "Wien. Ak. Wiss., voi. LIV, 

part. I, pag. 313, tav. IL 
1868. LejMotus obesus 0. G. Costa. Illustr. di due ittioliti ecc., in Atti Acc. se. fis. e mat. Napoli, voi. III, 

n. 12, pag. 4. tav. I e II. 
— . [J/s.] Lepidotus viacrojHerus 0. G. Costa (v. Fé. Bassaiq. Foss. di m. Pettine, pag. 5). 
(?) 1889. Semionotus spinifer W. Deecke. Fische aus versch. Horiz. d. Trias, in Palaeontogr., voi. XXXV, 

pag. 136 \Lepjidotus? spinifer Bexlotti]. 

1891. Lepidotus Triumplinoruni A. de Zig^^o. Pesci foss. di Lumexxarie, pag. 6, tav. I, in Mem. CI. se. fis. 

Acc. Lincei, ser. 4^, tom. VII. 

1892. Lepidotus [Colob.?\ ornatus Fr. Bassant. Fossili di m. Pettine, in Mem. Soc. it. se, ser. 8", tom. IX, 

n. 3, pag. 10, 12, 13, 16-19 e 24. 

Di questa bellissima specie si conservano nel Museo geologico dell'Università di Napoli i seguenti avanzi, 
tutti appartenenti a grandi individui: 

a) Esemplare intero, con le pinne mal conservate, riprodotto alla Tav. XIII [V], fig. 1 (Costa. Studii, tav. IV). 

b) Parte anteriore del corpo, che conserva la testa e un tratto del tronco fino al quindicesimo raggio della 

pinna dorsale (fig. in Costa, Atti Acc. se. Napoli, voi. Ili, 1868, tav. I). 
e) Parte posteriore del corpo, che mostra porzione del tronco e dell'anale e le pinne dorsale e cedale (fig. 
in Costa, Ibid., tav. II). 

d) Parte posteriore del corpo, con le pinne dorsale e codale quasi complete, riprodotta alla Tav. XIV [VI] 

(Costa. Studii, tav. III). 

e) Tratto posteriore del corpo [parte e controparte], con la pinna dorsale intera (fig. in Costa. Studii, tav. II). 



' In Atti Acc. Pont., voi. V, pag. 426, nella spiegazione della tav. Vili, fig. 6, è dotto: " Porzione di squamo del Lq). acu- 
tiroatris. Ma la fig. 6 della tav. Vili non esiste. — Lepidotus acntirostris fu citato per errore da Pictet come proveniente da 
Pictraroia {Traile de patfont., II ediz., voi. II, pag. 03). Egli trasse la notizia da un eloneo di specie pubblicato da Costa a 
pag. 183 del Neuea Jahrbuch, i851. In qucU' cionco poialtro la provenienza del Lep. acutirosiris è indicata giuHtamento [Giffoni]. 



[21] TE. BASSANI 189 

f) Testa e breve tratto anteriore del tronco, parzialmente riprod. in Tav. XV [VII], fig. 25-30 (fig. in Costa, 

Atti Acc. Pmit, voi. V, tav. Vili, fig. 1^). 

g) Testa e pinne pettorali [parte e controparte] (fig. in Costa. Sfudii^ tav. VII, fig. 3). 
h) Pedicello codale e pinna omonima (fig. in Costa. Studi i, tav. III, fig. 1"). 

i) Frammento di pinna dorsale, riprodotto alla tav. XII [IV], fig. 8 (Costa. Studii, tav. VI, fig. 1 a A). 
l) Numerosi frammenti di squame e di pinne. 

I maggiori esemplari di questa specie, molto grande, doveano superare la lunghezza di mezzo metro. 
Quello riprodotto alla tav. XIII [V], fig. 1 (^/i del vero), al quale manca soltanto una piccola parte della 
prima codale, è lungo quarantadue centimetri. Il corpo è fusiforme, col profilo superiore sensibilmente ar- 
cuato. Il tronco, molto elevato anteriormente, raggiunge l'altezza di sedici centimetri a livello dell'inserzione 
della pinna dorsale; poi si abbassa rapidamente, misurandone al pedicello codale solamente sei. Anche la 
linea del ventre è alquanto ricurva. 

La testa, compresa quattro volte e mezza nella lunghezza complessiva, non è ben conservata. La linea 
del fronte è fortemente arcuata'; il muso è ottuso. Lo squarcio della bocca è relativamente piccolo: vi si 
scorgono numerosi denti cilindi-ici con la superficie libera emisferica, più o meno convessa, un po' acuminata 
nel mezzo, talvolta alquanto depressa o parzialmente schiacciata. Alla base il loro diametro è un po' più 
corto che non nella parte superiore, così che somigliano a piccole clave (Tav. XV [VII], fig. 4-6). Essi pre- 
sentano presso la sommità un solco circolare, che divide la porzione cilindrica dalla emisferica, ed alcuni fra 
i più interni mostrano nel centro di quest'ultima un minuto bottoncino (Tav. XV [VII], fig. 6 e 7). In nessuno 
riesco a scorgere strie. Spesso sembrano semplicememente emisferici (Tav. XV [VII], fig. 7), perchè il tratto 
cilindrico e il solco circolare sono piantati nella roccia e nascosti da questa. Ma quando sono isolati, oifrono 
sempre la forma suindicata, come ho potuto osservare anche negli esemplari alle lettere h, f, g. 

La mandibola del frammento f (Tav. XV [VII], fig. 29), robusta e di forma triangolare, conserva un- 
dici denti, vicini fra loro, i quali occupano l'estensione di quattordici millimetri. Le altre ossa della testa, 
pure robuste, sono ornate di granuli, i quali peraltro si presentano sparsi irregolarmente, radi e bassi e po- 
trebbero meglio paragonarsi a pustole. I frontali sono molto estesi; i parietali piccoli. L'orbita, pressoché 
circolare, è attorniata da circumorbitali, stretti e allungati, e da alcuni postorbitali, più grandi (Tav. XV [VII], 
fig. 30). Negli esemplari alle figure h e f (Tav. XV [VII], fig. 28) l' apparato opercolare, discretamente con- 
servato, occupa uno spazio notevole: l'opercolo, molto sviluppato, si spinge sensibilmente in su, è più alto 
che lungo ed ha margini superiore e posteriore arcuati; il preopercolo è ristretto e semilunare; il suboper- 
colo e r interopercolo, posteriormente arrotondati, sono piuttosto piccoli. Vi ha sei raggi branchiosteghi, ab- 
bastanza lunghi. 

La cintura scapolate è robusta: la clavicola, discretamente conservata nel fossile alla lettera f (Tav. XV 
[VII], fig. 28), sporge per buon tratto dietro le placche opercolari ed è fortemente arcuata e sparsa di pochi 
granuli. Le pinne pettorali, che non si veggono nell'individuo alla Tav. XIII [V], fig. 1, ma che sono par- 
zialmente mantenute in altri {b e g), si mostrano provvedute di fulcri e costituite da diciannove o venti grossi 
raggi, articolati e arcuati, i quali si dividono due volte nella seconda metà del loro corso, misurando la lun- 
ghezza di almeno sei centimetri, corrispondente alla distanza fra l'estremità anteriore del muso e il preo- 



* Il profilo della testa disegnato nella Tav. IV degli Studii di Costa non è esatto. 



190 FR. BASSANI [22] 

percolo. Nessun esemplare ha conservato interamente le pinne ventrali, che dovevano essere piccole, delicate 
e inserite alla metà del corpo. 

La pinna dorsale, ampia e maestosa, comincia alla metà del corpo ed ha dimensioni molto notevoli. Nel 
pesce alla Tav. XIV [VI] essa occupa un'estensione di undici centimetri, eguale all'altezza dei suoi raggi 
maggiori e arriva quasi al pedicello della coda. Porta sul davanti molti fulcri robusti e contigui, più grossi e 
più lunghi nel tratto inferiore, e conta almeno ventidue raggi, alquanto spaziati, articolati quasi fin dalla base, 
profondamente divisi e un po' fluttuanti nella porzione distale. I raggi anteriori, assai sviluppati, hanno una 
lunghezza corrispondente all' altezza del tronco presa a livello del decimo raggio dorsale ; i susseguenti si 
abbreviano lentamente ; gli ultimi sono lunghi presso a poco quanto è alto il pedicello della coda. Ogni raggio 
si biforca a poca distanza dalla base, e i due rami che ne risultano si dividono poco dopo un'altra volta: 
l'anteriore in due; il posteriore, generalmente, in tre, per modo che l'estremità dei raggi mostra per solito 
cinque ramificazioni principali (Tav. XII [IV], fig. 8). Gli articoli, nettamente distinti e tutti uniformi, sono 
assai corti (2 mm.). 

La pinna anale, remota, principia a livello degli ultimi raggi della dorsale ed è molto più piccola di 
questa. È preceduta da fulcri meno robusti di quelli dorsali e si compone di almeno quattordici (?) raggi, alquanto 
spaziati, brevemente articolati e più volte divisi, l'ultimo dei quali è inserito a due centimetri dall'origine 
del lobo inferiore della codale. Occupa un'estensione poco minore dell'altezza del pedicello della coda. Non 
posso indicarne la lunghezza, perchè in nessun esemplai'e i suoi raggi sono conservati fino all' estremità libera. 

La pinna codale è molto sviluppata, espansa e alquanto incavata (Tav. XIV [VI]). La sua massima lun- 
ghezza eguaglia l'estensione della dorsale. I fulcri sono numerosi, lunghi, forti e vicini fra loro. I raggi, 
robusti, sono dieci nel lobo superiore e nove nell'inferiore; questi ultimi si presentano più lunghi di quelli 
che compongono il lobo superiore, occupato in parte dalle squame, che vi si insinuano su quattro serie. Tutti 
i raggi sono distintamente articolati, e gli articoli, cortissimi, hanno la superficie un po' convessa e coperta 
di smalto, il quale spesse volte non è conservato ai quattro angoli, onde offre la forma di una piccola fava 
(Tav. XII [IV], fig. 9). Tolto il raggio esterno dei due lobi, tutti gli altri sono profondamente forcuti. Ognuno 
di essi si divide quasi fin dalla base in due rami, i quali poco dopo si biforcano; i due nuovi bracci si scin- 
dono nuovamente, e le due suddivisioni si ramificano ancora una volta, per modo che l'estremità libera di 
ogni raggio è relativamente molto espansa ed ha un'altezza circa quattro volte maggiore di quella occupata 
dal raggio alla sua origine. 

Le squame sono robuste e coperte di smalto. Dalla cintura scapolare alla base della coda ne enumero qua- 
rantadue file; nella serie verticale che comincia a livello del principio della pinna dorsale, conto, fra la linea 
del dorso e quella del ventre, circa ventotto squame. Le squame sui fianchi che stanno subito dietro la testa 
sono sensibilmente più alte che lunghe (Tav. XV [VII], fig. 27); le serie susseguenti sono pure costituite da 
squame romboidali, le quali peraltro si avvicinano sempre più alla forma rombica, che presentano definiti- 
vamente alla quindicesima fila. La maggior parte delle squame sui fianchi hanno i margini superiore e in- 
feriore rettilinei; ma; quelle che occupano il tratto antero-inferiore del tronco li presentano, in generale, 
ricurvi, com'è indicato alla Tav. XV [VII], fig. 8. Sul pedicello codale hanno una forma romboidale, di- 
ventando più lunghe che alte; e quelle che precedono immediatamente i raggi cedali sono strette e fllunga- 
tiasime, con una punta notevolmente sviluppata rivolta verso l' indietro (Tav. XV [VII], fig. 22). Le squame 
lungo la linea del dorso, prima della pinna dorsale, sono scudiformi, allungate, a superficie un po' convessa, 
con una punta diretta all' insù e più o meno prominenti secondo gli esemplari (Tav. XV [VII], fig. 25 e 26). Esse 
8Ì continuano anche al di là della pinna dorsale, per dar luogo poi ai fulcri del lobo superiore della coda. 



[23] ¥E. BASSAin 191 

Le squame ventrali, più lunghe che alte, sono molto più basse di quelle sui fianchi ed hanno gli angoli, 
sopratutto l'infero-posteriore, arrotondati: l'angolo infero-anteriore è coperto dal margine posteriore della 
squama precedente. Quanto alla ornamentazione, essa è molto caratteristica. In generale, le squame sui fianchi 
nella metà anteriore del corpo hanno sulla superficie dei piccoli granuli irregolari. Nelle prime file, vicinis- 
sime alla cintura scapolare, questi granuli, che non sono mai abbondanti, sono un po' più numerosi : qualche 
squama ne mostra tredici o quattordici; nelle file successive essi diventano assai più radi: talvolta cinque, 
talvolta quattro o tre, spesso due per ogni squama o uno solo, al centro o presso i margini. Le squame 
veramente liscie sono pochissime; se anche prive di granuli, hanno delle lievissime rugosità, che si osservano 
con l'aiuto della lente. Nella metà posteriore del corpo le squame con qualche granulo alla superficie sono 
ancora più rare, e presso il pedicello codale si possono dire perfettamente liscie. Le squame vicine alla linea 
del dorso e alla linea del ventre sono fornite di granuli molto abbondanti; nelle prime (Tav. XV [VII], fig. 21) 
questi sono abbastanza regolari; in quelle ventrali, invece (Tav. XV [VII], fig. 9-11), essi offrono varie gran- 
dezze, sono circolari od ellittici e spesso si allungano in rughe rilevate e lucenti, irregolarmente disposte, più 
o meno tortuose e non di rado forcute. Il margine posteriore delle squame che stanno sui fianchi e presso 
il dorso, fra la cintura scapolare e la seconda metà della pinna dorsale è distintamente dentellato. Nelle file 
anteriori (Tav. XV [VII], fig. 12) le dentellature si spingono quasi fino alla metà della superficie delle squame 
e sono numerose (da otto a dieci; raramente undici o dodici); nelle file successive si fanno, in generale, 
mano a mano meno numerose e meno profonde (Tav. XV [VII], fig. 13). Talvolta è dentellato, quantunque 
irregolarmente e meno fittamente, anche il margine inferiore (Tav. XV [VII], fig. 14). In molte fra le squame 
delle prime file longitudinali sotto la linea del dorso, specialmente in quelle sottoposte alla pinna dorsale, le 
dentellature, in numero di cinque o sei, si mostrano sviluppate molto irregolarmente, sporgendo notevol- 
mente e mostrandosi talora acuminate, come vere spine (Tav. XV [VII], fig.l7). Alcune, simili a queste, esi- 
stono pure lungo la linea inferiore del corpo^ subito al di là delle pinne ventrali (Tav. XV [VII], fig. 18-20). 
Nella parte posteriore del tronco — tolta qualche squama dell'ultima fila, presso i raggi codali, che ha il 
margine posteriore diviso in due (Tav. XV [VII], fig. 23 e 24) — le squame dentellate sono estremamente rare: 
qua e là se ne osserva taluna che presenta qualche minuto denticello (Tav. XV [VII], fig. 15 e 16), ma il mag- 
gior numero di esse ha il margine posteriore frastagliato quasi insensibilmente o intero. 

Gli esemplari di Giffoni corrispondono a quelli di Seefeld, descritti da Agassiz e da Knee col nome di 
Lepidotus ornatus, e il loro confronto con gli avanzi di Colohodus illustrati da Dames dimostra che appar- 
tengono indubbiamente a quest'ultimo genere. Un esatto ed efficace paragone fra i nostri individui e quelli 
del Muschelkalk tedesco non si può fare; ma, a quanto sembra, essi ne differiscono, sia per i caratteri delle 
squame, sia per quelli dei denti. Infatti, in base alle importanti ricerche di Dames, nei Colohodus maximus 
Qtjenstedt, gogoUnensis Kunisch, varius Giebel e chorzowensis v. Metes le squame sono traversate dai solchi 
pressoché interamente; solo nel Col. frequens Dames esse sono meno profondamente dentate, avvicinandosi a 
quelle del Col. ornatus. iVEa il Col. frequens, al pari del maximus, del varius e àoiV Hogardi Agassiz, pre- 
senta i denti con la superficie percorsa da strie molto evidenti, che, se non m'inganno, mancano soltanto nel 
chorzowensis. Ora, io non posso ammettere che i denti di Colohodus di Giffoni e di Seefeld, i quali, in ge- 
nerale, sono ben conservati e lucenti, abbiano subito un'usura tale da consumare interamente le strie: vuol 
dire dunque ch'essi ne erano sforniti. 

A Colohodus ornatus, originariamente riscontrato negli schisti neri di Seefeld e riferito da Agassiz e da 
Kneb al gen. Lepidotus, vanno associati i fossili di Giffoni illustrati da Costa e insaritti da me nella prece- 
dente sinonimia. Lo stesso Costa avea rilevata la stretta affinità tra questa specie e i restì riprodotti in Atti 



192 FK. BASSANI [24] 

Acc. Pont., voi. V, tav. Vili, fig. 1^ e fig. 3, nel quale ultimo l'acutezza del muso è solo apparente, di- 
pendendo dalla imperfezione del profilo frontale e dall'incompleto isolamento della mandibola, coperta in parte 
dalla roccia. 

L'avanzo riferito dal naturalista napoletano al suo JJrocotnus picenus è un frammento di pinna dorsale 
della specie in discorso (Tav. XII [IVJ, fig. 8). 

Alla quale spetta anche con la massima probabilità Lepidottis speciosus Mììnstee di Seefeld, in cui la 
costituzione imbutiforme dei raggi cedali è solo apparente o, per lo meno, non ha alcun valore specifico. 

È pur facilissimo che le appartenga Lepldotus? spinifer Bellotti, proveniente dagli schisti marno-car- 
boniosi di Grumello-alto in Val Brembana, che Deecke riportò al gen. Semionotus. 

Quanto a Lepidotus Triumplinorum Zigno di Lumezzane, esso è certamente sinonimo di Colobodus ornatus. 
Nel '92 ve l'ascrissi con qualche incertezza; ma, dopo l'esame minuto che ne ho fatto il mese scorso al 
Museo geologico dell' Università di Napoli, dov' è conservato, ogni dubbio è tolto. Questo bellissimo pesce ha 
le ossa della testa alquanto scomposte e protratte in avanti per effetto della fossilizzazione, onde sembra 
più slanciato degli esemplari di Seefeld e di Giffoni, ma corrisponde assolutamente a loro per tutti i carattei'i. 

■♦ Colobodus latus Agassiz sp. 

Tav. Xn [IV], fig. 5, 5 a, 6 e 7 ; Tav. XIH [V], fig. 2-4 e fig. 5 (?); Tav. XV [VII], fig. 31-43, e flg. 44-47 (?). 

1883. Dapedius altivelis L. Agassiz. Poiss. foss., voi. II, part. I, pag. 8. 
1848. Semioìwtus lakis L. Agassiz. Ibid., voi. II. parte I, pag. 227, tav. 27. 
1848. Lepidotus parvulus Gr. v. Mììnstee, in L. Agassiz, Ibid., pag. 267, tav. 34», fig. 8 e 9. 
1843. Semionotus Pentlaììdi P. G. Egeetow. On some new gan. fishes, in Proc. geol. Soc, voi. IV, pag. 183. 
(?) 1843. Semionotus pustulifer P. G. Egeeton. Ibid. 

1853. Semionotus curtulus p.p. 0. G. Costa. Ibid., pag. 294, tav. VII, fig. 6; tav. Vili, flg. 2. 

1853. Lepidotus notopterus 0. G. Costa (non Agassiz). Pai. regno Napoli, parte I, in Atti Acc. Pont., voi. V, 

pag. 303, tav. Vili, fig. IB [rovesciata]; pag. 426, tav. VIH, fig. 4. 
1860. Lepidotus tiotopterus 0. G. Costa (non Agassiz). Ittiol. foss. it., pag. 6 [citj. 
; 1860. Lepidotus aouiirostris p. p. 0. G. Costa. Ibid., pag. 7, tav. II, fig. 1 '. 

1860. Semionotus curtulus p. p. 0. G. Costa. Ibid., pag. 25, tav. 'IH [per errore, tav. IV], fig. l. 

1862. Semionotus curtulus p. p. 0. G. Costa. Studii ecc., part. I, in App. Atti Acc. se. Napoli, voi. XII, 

pag. 20, tav. V, fig. 1. 
1864. Semionotus curtulus p. p. 0. G. Costa. Pai. regno Napoli, in Atti Acc. Pont., voi. Vili, tav. XI, fig. 1. 
1864. Semioìiotus curtulus p. p. 0. G. Costa. Note geol. e 2}al- ecc., in Atti Ist. ine. Napoli, ser. 2", tom. I, 

pag. 229'. 
1864. Lepidotus acutirostris p. p. 0. G. Costa. Pai. regno Napoli, pai-t. HI, in Atti Acc. Pont., voi. Vili, 

pag. 76; pag. 193, tav. IX, fig. 1'. 
— . [!/■«.] Notagogus carinulatus 0. G. Costa {Pìwlidoplwrus?, in Fr. Bassaot. Foss. di m. Pettine, 1892, 

pag. 5). 



' Vedi nota a pag. I«g[i0]. 
2 Vedi nota 12. pag. 187 [19]. 



[25j TE. BASSAin 193 

1866. Semionotus latus E. Kneb. Foss. Fische v. Seefeld, in Sitzsb. inat]i.-iiat. CI. "Wien. Ak. Wiss., voi. LIY, 
part. I, pag. 319, tav. Ili, flg. 5 e tav. IV. 

1891. Lepidotus Eagaxzonii A. de Zigno. Pesci foss. Lumezzane, pag. 8, tav. II, flg. 1 e 2, in Mem. CI. se. 

fis. Acc. Lincei, ser. A^, tom. VII. 

1892. Lepidotus [Colob.?] latus Pb. Bassani. Foss. di m. Pettine, in Mem. Soc. it. se, ser. 3*, tom. IX, n. 3, 

pag. 12-14, 18, 19 e 24. 

Anche questa specie è rappresentata da avanzi numerosi, che si conservano nel gabinetto geologico del- 
l'Università di Napoli: 

a) Grande esemplare quasi intero, riprodotto alla Tav. XII [IVJ, fig. 5 (Costa. Studii, tav. V, fig. 1). 

h) Grande esemplare, con la pinna dorsale nascosta dalla roccia e privo della pai-te superiore della testa delle 

pinne ventrali e di un tratto del lobo inferiore della cedale. 
e) Esemplai-e di mediocre grandezza, a cui mancano le pinne pari, la dorsale e un piccolo tratto del dorso, 

fra la testa e quest'ultima pinna (Costa, Atti Acc. Pont.., voi. Vili, tav. IX^ fig. 1; Itt. foss. it. tav. II 

fig. 1). 

d) Parte del tronco di un grande esemplare, con le pettorali, tracce delle ventrali, porzione della dorsale, 

l'anale e la codale (Costa, Atti Ist. ine, 1862, tav. Ili, fig. 1). 

e) Tratto posteriore [parte e controparte] del tronco di un grande esemplare, che è privo di quasi tutta la 

coda e conserva una porzione della dorsale (Costa, Atti Acc. Font., voi. V, tav. Vili, fig. IB, rovesciata 
per errore). 

f) Parte posteriore della testa e parte anteriore del tronco di un grande esemplare. 

g) Parte posteriore del tronco di un grande esemplare, con porzione della pinna codale. 
h) Tratto posteriore del tronco con porzione della pinna codale [parte e controparte]. 

i) Piccolo esemplare, a cui manca la parte anteriore della testa, riprodotto alla Tav. XIII [V], fig. 2 (Costa, 

Atti Acc. Pont., voi. Vili, tav. XI, fig. 1; Itt. foss. it, tav. Ili, fig. 1). 
l) Piccolo esemplare [parte e controparte], privo della testa e della coda, riprod. alla Tav. XIII [V], fig. 3 

(Costa, Atti Acc. Pont., voi. V, tav. Vili, fig. 2). 
m) Piccolo esemplare [parte e controparte], privo dell'estremità anteriore del muso, del pedicello codale e 

della coda. 
n) Piccolo esemplare, quasi completo, riprodotto alla Tav. XIII [V], fig. 4 (Costa, Atti Acc. Pont., voi. V, tav^ 

VII, fig. 6). " ' 

o) (?) Esemplare piccolissimo, privo del tratto posteriore del corpo, riprodotto alla Tav. XIII [V], fig. 5. 
p) Molti altri frammenti (denti, squame, porzioni di pinne). 

Questa specie aveva dimensioni un po' minori della precedente. Fra gli esemplari di Giffoni, uno solo 
doveva misurare la lunghezza di circa quaranta centimetri; gli altri non sorpassano i trentacinque (Tav. XII 
[IV], fig. 5), e parecchi sono anche più piccoli, non raggiungendo i quindici (Tav. XIII [V], fig. 2 e 3). Nel- 
l'aspetto generale, altamente fusiforme, somiglia molto a Col. ornafus, per la qual cosa mi limiterò ad una 
descrizione alquanto succinta, riferendomi spesso a quella data per quest' ultima specie. Il corpo è molto' ele- 
vato: la sua massima altezza, presa un po' prima della pinna dorsale, è quasi la metà della lunghezza, esclusa 
la coda. L'altezza del pedicello codale, molto ridotta, è poco piìi del quarto della lunghezza del tronco. 
Palaentographia italica, voi. I. 26 



194 FR. BASSANI [26] 

La testa sta esattamente tre volte nella lunghezza del pesce, non compresa la pinna cedale. La linea 
del fronte scende molto arcuata ^ ; il muso è ottuso. L' apertura della bocca è piccola ; l' osso dentario trian- 
golare ; il premascellare breve; il mascellare allungato ed espanso nella parte inferiore. I denti (Tav. XII [IV], 
fig. ba, 6 e 7) corrispondono perfettamente a quelli della specie precedentemente descritta: sono in forma 
di pinolo di clava, con la superficie libera più o meno convessa, un po' acuminata nel centro, talora uni- 
formemente o irregolarmente depressa, e divisa dal sottostante tratto cilindrico per mezzo di un solco circo- 
lare. Anche nei denti di questa specie non riesco a scorgere alcun vestigio di strie, quantunque essi sieno 
spesso ben conservati. Le ossa della vòlta craniana sono sviluppate, robuste e coperte da tubercoli, abbastanza 
numerosi, piuttosto depressi e lucenti. L'orbita è circolare, con circumorbitali stretti e allungati e con post- 
orbitali piti grandi. Anche queste ossa, al pari di quelle dell'apparato opercolare, che ripetono la forma e 
le proporzioni indicate per il Col. ornatus, sono fornite di granuli, che peraltro sono più scarsi e più piccoli. 
Gli esemplari alla Tav. XIII \y\, fig. 2 e 3 conservano i raggi branchiosteghi, che sono in numero di sei o 
sette, relativamente grossi e lunghi; e quest'ultimo mostra nettamente il preopercolo, che è stretto, sottile 
e lievemente arcuato. 

Della cintura scapolare si vede bene la clavicola, che è, come nella specie precedente, forte, arcata e 
rilevata lungo la linea longitudinale mediana. Nel pesce alla Tav. XII [IV], fig. 5 le pinne pettorali sono mal 
conservate, ma quello alla Tav. XIII [V], fig. 2 le presenta distintamente. Esse contano diciannove raggi, i 
maggiori dei quali hanno una lunghezza corrispondente al quarto della lunghezza del tronco: l'anteriore, 
provveduto di fulcri, è semplice e più corto del susseguente; gli altri sono brevemente articolati, notevol- 
mente arcuati, con la convessità rivolta verso l' avanti, e due volte divisi nella seconda metà del loro corso. 

Anche negli esemplari di questa specie le pinne ventrali sono sempre malissimo conservate. Dovevano 
risultare di pochi raggi, brevi e delicati, inseriti a piccola distanza dall'anale ed opposti al principio della 
dorsale. 

La pinna dorsale, provveduta di fulcri, comincia alla metà del corpo, occupa un'estensione notevole, 
giungendo quasi al pedicello codale, e conta almeno ventidue raggi, lunghi, spaziati, articolati e due volte 
divisi, i quali ripetono i caratteri riscontrati nei raggi dorsali del Col. ornatus. 

L' anale, remota^ è preceduta da fulci-i lunghi e sottili, principia a livello del quindicesimo raggio della 
dorsale e si compone di otto o nove (?) raggi, piuttosto brevi. Essi sono costituiti come quelli della pinna 
precedente: gli anteriori hanno una lunghezza coi'rispondente all'altezza del pedicello codale; gli altri vanno 
mano a mano accorciandosi. 

Anche la pinna codale, espansa e un po' incavata, somiglia moltissimo nelle sue particolarità a quella 
del Col. orìuitus. Mostra ventitre raggi (tredici nel lobo superiore e dieci nell'inferiore), profondamente e ripe- 
tutamente divisi e articolati fin dalla base, con gli articoli dei raggi laterali un po' più piccoli a paragone 
di quelli dei raggi mediani. Essa ha una lunghezza che uguaglia l' altezza del tronco, misurata a livello del- 
l' inserzione della pinna anale, ed è fornita di lunghi fulcri, piuttosto sottili. Buon tratto del lobo superiore 
è occupato dalle squame, le quali vi s'insinuano dapprima su quattro serie, che poi si riducono a due per 
l'arresto delle serie esterna ed interna, e finalmente ad una per l'arresto della serie superiore. 

Le squame, robuste e lucenti, sono disposte in serie oblique dall' avanti all' indietro. Dalla cintura sca- 
polare alla coda ne conto trentasei file ; dal dorso al ventre, in corrispondenza del primo raggio della pinna 
dorsale, ve n'ha ventotto o ventinove. Esse presentano, ingenerale, la forma di parallelogrammo: quelle sui 



' n profilo della testa disegnato nella Tav. V, fig. 1 degli Stìidii di Costa non è esatto. 



[27] FR. BASSANI 195 

fianchi, nelle file anteriori, sono più alte che lunghe (Tav. XV [VII], fig. 31); le successive si abbassano 
mano a mano fino a che assumono la forma rombica (Tav. XV [VII], fig. 32), per diventare più lunghe che 
alte sul pedicello codale; quelle a cui si appoggiano i raggi codali e quelle che s'insinuano nel lobo supe- 
rioi-e della codale sono molto strette e allungate, presso a poco così come nel Col. ornatila (Tav. XV [VII], 
fig. 36). Le squame più vicine al ventre sono molto più basse di quelle sui fianchi ed hanno per solito gli 
angoli arrotondati (Tav. XV [VII], fig. 33). Anche in questa specie, come nella precedente, le squame dei 
fianchi che occupano la parte antero-inferiore del tronco ofi'rono i margini superiore e inferiore ricurvi (Tav. XV 
[VII], fig. 34). Le squame sulla linea del dorso sono scudiformi (Tav. XV [VII], fig. 37 e 38), ma non così ap- 
puntate come nel Col. ornatus: quelle nella Tav. V, fig. 1 degli Studii di Costa sono disegnate inesattamente*. 
Tutte hanno il margine posteriore intero, distinguendosi per tal modo nettamente da quelle del Col. ornatus. 
Le squame della parte anteriore del tronco mostrano la superficie leggermente granulata o rugosa (Tav XV 
[VII], fig. 35). Le granulazioni e le rugosità sono più accentuate nelle squame presso le linee del dorso e 
del ventre ed in quelle dei fianchi subito dietro la testa; nelle file successive esse diventano molto più rade e 
più lievi; nelle ultime -spariscono spesso del tutto, per modo che le squame possono dirsi liscie, quantunque 
qua e là se ne scorga ancora qualche indizio. E da notare che i granuli e le rughe delle squame ventrali 
(Tav. XV [VII], fig. 33) non raggiungono mai lo sviluppo offerto dalle squame corrispondenti del Col. ornatus. 

Fra gli esemplari di Giffoni, il tipo di questa specie è il pesce riprodotto alla Tav. XII [JV^, fig. 5, che, 
al pari di alcuni altri della stessa località (b, ci, e, f, g, h), concorda con quelli di Seefeld, illustrati da Agassiz 
e da Knee col nome di Semionotus latiis ed ascritti più tardi da Fraas e da altri al gen. Lepidotus. Ma alla 
medesima specie devono essere riferiti anche gli esemplari alla Tav. XIII [V], fig. 2 e 3, i quali, quantunque 
per certi riguardi richiamino il gen. Semionotus e sieno molto più piccoli dei precedenti, si associano a questi 
ultimi sotto ogni punto di vista. E vero che la mancanza della parte anteriore della testa impedisce di i-ile- 
varne i caratteri della dentatura; ma giova rammentare che la testa dell'esemplare alla fig. 2, la quale è 
andata rotta durante l' estrazione del fossile, fu minutamente esaminata da Costa, che riscontrò nelle mascelle 
* i denti anteriori emisferici , (altrove: " a corona emisferica e a radice cilindracea , \^Itt. foss. it., pag. 7]) 
" ed i posteriori mammellari, avendo cioè nel mezzo dell' emisfero un rilievo a guisa di capezzolo , ^. Non vi è 
dunque alcun dubbio sul riferimento generico di questo individuo, che è certamente un Colohodus, a cui, per 
conseguenza, appartiene anche l'altro alla fig. 3, il quale concorda in tutto col precedente. (Vedi anche 
Tav. XV [VII], fig. 36-38). 

Né credo d'ingannarmi rapportando alla medesima specie anche il pesce alla Tav. XIII [V], fig. 4. Quan- 
tunque sia molto piccolo, superando di poco la lunghezza di otto centimetri, tuttavia le corrisponde per la 
forma e le proporzioni del corpo (vedi Costa, in Atti Acc. Poni., voi. V, tav. VII, fig. 6), per i caratteri delle 
squame e delle pinne, fornite di fulcri, per la dentatura ecc. Alla lente si veggono dei minuti tubercoli e delle 
rughe leggerissime sulle ossa della testa, e piccoli denti claviformi alle mascelle (Tav. XV [VII], fig. 39 e 40). 
Le pinne pettorali, mediocremente sviluppate, mostrano buon numero di raggi ; le ventrali mancano. La dor- 
sale, inserita alla metà del corpo, offre le tracce di ventidue raggi, spaziati, che non si rilevano distintamente 



' Ogni squama della linea dorsale nel fossile alla Tav. V, fig. 1 degli Studii (che, come ho detto, è quello riprodotto alla 
Tav. Xn [IV] fig 5 del presente lavoro) è conservata soltanto nella metà superiore; della metà inferiore resta l'impronta. Il di- 
segnatore ha copiato la metà superiore e non l'altra, facendo assamere per tal modo a ciascuna squama la forma di un grosso 
aculeo, che realmente non ha. 

* Atti Ist. ine. Napoli, ser. 2^, tom. I, 1864, pag. 229. Vedi la nota 12 a pag. 187[i9] del presente lavoro. 



196 FK. BASSANI [28] 

nella figura, ma che si veggono bene nel fossile con l'aiuto della lente. L'anale, remota, conserva sei o sette 
raggi. La porzione posteriore del lobo superiore della codale (occupato in parte dalle squame) non è mante- 
nuto, perchè la roccia è rotta ; nell' inferiore si contano dieci o undici raggi, articolati come nei grandi indi- 
vidui di Col. latìis. Le squame sono rombiche, a margini interi, piti alte che lunghe sui fianchi nelle file ante- 
riori (Tav. XV [VII], fig. 41), e piii lunghe che alte presso il ventre e nel tratto posteriore del corpo (Tav. XV 
[VII], fig. 42). Le squame scudiformi della linea del dorso (Tav. XV [VII), fig. 43) corrispondono esattamente 
a quelle del fossile alla fig. 2. 

Riferisco per ultimo alla stessa specie, benché con dubbio, il pesciolino alla Tav. XIII [V], fig. 5, che 
Costa aveva etichettato: " Notagogus carinidatus ,, e che io, nei miei Fossili di m. Pettine, ho riferito al 
gen. Pììolidophorus. Gli manca il pedicello della coda e la pinna codale. La testa, più lunga che alta, è tri- 
angolare, con la linea frontale molto obbliqua. I denti non sono ben distinti: sembra però ch'essi sieno ci- 
lindrici, con la superficie libera leggermente convessa. L'orbita, molto grande, è traversata dal presfenoide e 
cinta da piccoli sottorbitali. Le altre ossa della testa, mal conservate, sono fornite di lievissimi tubercoletti 
e di rugosità visibili con l'aiuto della lente. Si osservano alcuni branchiosteghi, corti e grossi. La clavicola 
è allungata; delle pinne pettorali rimangono pallidissime tracce. La dorsale, non intera, è inserita a una di- 
stanza dal margine posteriore della testa presso a poco corrispondente all' altezza del tronco, misurata sul 
dinanzi. Essa occupa l'estensione di un centimetro ed è costituita di circa diciassette raggi, delicati e divisi, 
la cui estremità libera manca per la rottura della roccia. A livello degli ultimi raggi, di questa pinna se ne 
osservano alcuni (quattro o cinque) dell'anale, spezzati. Le squame sono rombiche (Tav. XV [VII], fig. 44): 
sui fianchi si mostrano piìi alte che lunghe ; lungo la linea del dorso sono scudiformi (Tav. XV [VII], fig. 46 
e 47), perfettamente corrispondenti a quelle del Colob. latus alla Tav. XIII [V], fig. 2; dietro la testa e lungo 
il tratto anteriore della linea ventrale si veggono percorse da rugosità. La loro faccia interna è munita di una 
carena longitudinale mediana (Tav. XV [VII], fig. 45), la quale si nota anche in esemplari piii grandi di Col. 
latus. Quantunque questo pesciolino sia anche piti piccolo del precedente, pure mi sembra che rappresenti la 
medesima specie, a cui somiglia assai: mi tengono in dubbio soltanto i caratteri della dentatura, non bene 
distinti. 

A Colohodtis latus vanno senza dubbio associati i varii esemplari di Gifi'oni riferiti da Costa ai gen. Le- 
pidotus e Semionotus e compresi nella precedente sinonimia, non escluso Lep. acutirostris in Atti Acc. Pont., 
voi. VIII, tav. IX, fig. 1, nel quale la diversa proporzione fra l'altezza e la lunghezza del corpo è solo ap- 
parente, dipendendo dalla mancanza della porzione antero-superioi'e del tronco. 

Gli corrisponde pure con certezza Le/J. Bagazzonii Zigno di Lumezzane, di cui ho studiato attentamente 
l'originale, che è, insieme con gli altri pesci di questa località lombarda, nel museo geologico dell' Univer- 
.sità di Padova. 

Per ultimo, devono essergli ascritti Semionotus Pentlandi Eoerton e, molto probabilmente, Sem. pustulifer 
id., di Giffoni, come mi ha gentilmente informato per lettera il collega signor A. Smith Woodwaed, il quale li 
ha esaminati al British Museum di Londra, dove si conservano. 

Gen. Dapedius de la Beghe, 1822. 
H. T. DE LA Beche. Transact. geol. Society, ser. 2°, voi. I, 1822, pag. 45 [Dapedium].*- 



* Vedi anche : L. Aoassiz. Poiss. foss., voi. II, parto I, 1833, pag. 7 [Dapedius]. — L. Agassiz. Ibid., 1835, pag. 181 [Tetragono- 
lepis]. — P. M. G. EoEBTON, in Quarterly Journal geol. Society, voi. X, 1854, pag. 367 [^Aecmodus\. — P. M. G. Eobrton, in Mcmoirs 



[29] FK. BAssAin 197 

Corpo ovale, elevato. Squame in forma di paralellogrammo, molto piìi alte che lunghe sui fianchi. Ossa 
della testa e spesso anche parte delle squame coperte da granulazioni. Orbita con circumorbitali e sottor- 
bitali. Squarcio della bocca piccolo. Mascelle fornite di denti stiliformi, che verso l'interno diventano piccoli, 
quasi a spazzola. Pinne pari piccole. Pinna dorsale notevolmente estesa, principiante presso a poco alla metà 
del tronco. Anale abbastanza sviluppata, opposta alla parte posteriore della dorsale. Godale poco incavata. 

. In base alle osservazioni di Quenstedt (1858), Wagnee (1860), Egeeton (1878), Teaquair (1879) e di 
altri naturalisti, a questo genere vanno associati i gen. Tetragonolepis (Agassiz, non Bronn) e Aecmodus. 

Comparso nel Trias superiore *, è ampiamente rappresentato nei depositi liasici. 

Dapedius Costae Bassaki 
Tav. Xn [IVJ, fìg. 1-3; Tav. XV [VII], %. 55. 

1861. Fam. Coccostei? 0. G. Costa. SojJra un framm. iUiolit. di gen. sconosciuto, in Bend. Aec. so. Napoli, 

ser. 3^, voi. I, pag. 53, tav. I. 

1862. Omalopleurus speciosus 0. G. Costa. Ittiol. foss. Hai., pag. 59, tav. V, fig. 1 [nel testo, per errore, fìg. 2]. 
1892. Dapedius Costai Fk. Bassani. Foss. di m. Pettine, in Mem. Soc. it. se, ser. 3=", tom. IX, n. 3, pag. 8 

e 23. 

Questa specie è rappresentata dal frammento riprodotto alla fig. 1, sul quale si vede l'impronta di buona 
parte della testa e del tratto anteriore dei tronco. Altri due frammenti sono la parziale contrimpronta del 
precedente. Li ho fatti figurare tutti tre, perchè si completano a vicenda e perchè i due ultimi offrono di- 
stintamente le particolarità della ornamentazione e conservano inoltre qualche parte non mantenuta nel primo. 

L'esemplare alla fig. 1 (che è quello illustrato da Costa) mostra porzione dell'orbita, i circumorbitali 
posteriori, i sottorbitali, l'opercolo, il subopercolo, l' interopercolo, alcuni branchiosteghi, l'iugale, l'articolare, 
una piccolissima parte del dentario e del mascellare, il sopraclavicolare, il postemporale, il sopratemporale 
posteriore, il tratto scoperto della clavicola ^, vari raggi delle pinne pettorali, il principio delle ventrali e se- 
dici serie verticali di squame (le ultime cinque di queste solo parzialmente). 

Gli altri due frammenti (fig. 2 e 3), uniti insieme, rappresentano la contrimpronta dell'esemplare alla 
fig. 1, meno un tratto triangolare compreso fra la metà superiore dell'opercolo, il margine posteriore dei sot- 
torbitali e la quarta serie di squame: in essi mancano dunque la parte inferiore dell'opercolo, il subopercoloj 
quasi tutto l'interopercolo, l'iugale, i branchiosteghi e la porzione ventrale delle prime tre serie di squame. 
In compenso, il pezzo alla fig. 3 mostra una parte di alcune altre serie di squame, al di là della quattoi'dicesima. 

L' orbita, pressoché circolare, ha il diametro di tredici millimetri. Dietro ad essa si contano sei circum- 



of the geol. Survey of India — Palaeontologia Indica, ser. 4*, voi. I, part. 2*, 1878, pag. 8 {papediusl. — E. H. Teaqtjaie. On the 
strticture and affìnities oftìie Platysomidae, in Trans, roy. Soc. Edinb., voi. XXIX, 1879, pag. 343. — K. A. v. Zittel. Handb. d. Pai., 
voi. Ili, 1887, pag. 205. — Montagu. Bkownb. Eevision of a genus of foss. fìshes Dapedius, in Trans, of the Leicester lit. and 
pliilos. Soc, October 1890, pag. 196. — A. S. Woodwaed. On the cranial osteology of the mesozoic ganoid fish. Lepido tiis and 
Dapedius, in Proeeed. of the zoolog. Society of London, June 1893, pag 563-565. 

* Anche gli avanzi del Trias di Besano che nel mio lavoro sui fossili di questo giacimento (Op. cit., pag. 25) ho riferiti al 
gen. Tetragonolepis vanno invece riportati al gen. Dapedius. 

2 Cfr. per queste ossa la figura data da Teaquaib (Loc. cit, tav. VI, fig. 13), riportata in Zittel (Loc. cit), in Montago 
Beowne, un po' modificata (Loc. cit.) e parzialmente in A. Smith Woodwaed (Fisches of the Bawkesbury Series at Gosford, tav. VH, 
figura 8). 



198 FB. BASSAHI [30j 

orbitali di varia forma: il superiore è stretto e allungato, quasi romboidale; i tre susseguenti sono irre- 
golarmente pentagonali; il quinto e il sesto, più piccoli dei precedenti, a trapezio. I sottorbitali conservati 
sono sei: cinque interi, ed uno, l'inferiore, rotto. I due superiori sono i più grandi e quadrilateri; il terzo 
ed il quarto trapezoidali, col diametro maggiore nel senso della lunghezza del pesce ; il quinto è quasi trian- 
golare, con gli angoli arrotondati (Tav. XV [VII], fig. 55). 

L'opercolo (pezzo superiore del preopercolo, in Costa), che misura l'altezza di tre centimetri e la lun- 
ghezza di diciassette millimetri, è superiormente arrotondato presso a poco come un dito di guanto; il suo 
margine posteriore è leggermente convesso, l' anteriore è parallelo al posteriore e l' inferiore è rettilineo. Del 
subopercolo (pezzo medio del preopei'colo, in Costa) e dell'interopercolo (pezzo inferiore del preopercolo, in 
Costa) non posso indicare la forma e i limiti, perchè i branchiosteghi (dei quali sono conservati cinque, lunghi 
e robusti) si sono fossilizzati rivolti all' insù e ricoprono in gran parte queste due ossa. Il preopercolo è inte- 
ramente nascosto dai postorbitali. Le altre ossa della testa non permettono una descrizione precisa. 

Il sopraclavicolare è allungato, un po' arcuato e ristretto superiormente. Della clavicola (opercolo, in 
Costa), la parte inferiore, sensibilmente arcuata, sporge dietro l'apparato opercolare. Accanto alla clavicola 
si osservano le vestigia di dieci raggi della pinna pettorale (non figurati, né citati da Costa). Essi, ricoperti 
in parte dalle squame della contrimpronta, misurano la lunghezza di tre centimetri, corrispondente all' altezza 
dell'opercolo, procedono un po' flessuosi e sono alquanto appiattiti, brevemente articolati e divisi. 

Nella parte postero-inferiore del frammento più grande si scorge il principio delle ventrali, rappresen- 
tate da quattro o cinque monconi di raggi, pure articolati (interpretati da Costa come raggi delle pinne pet- 
torali). La loro inserzione dista otto serie di squame da quella delle pettorali. 

Le serie di squame, più o meno conservate, sono in numero di ventidue. Queste serie camminano dal- 
l'alto in basso quasi diritte ; solo nella parte superiore del tronco presentano una leggera convessità rivolta 
verso r avanti e seguita da una concavità, altrettanto leggei'a. Ogni serie misura la lunghezza di circa quattro 
millimetri, e quelle meglio conservate hanno l'altezza di dieci centimetri e mezzo. Le squame sui fianchi, 
tutte uniformi, sono molto più alte che lunghe (mm. 9 X mm. 4), hanno il margine superiore un po' con- 
vesso verso l'insù e presentano sulla faccia interna una carena mediana, che si prolunga al margine super 
riore in una spina presso a poco triangolare, con gli orli leggermente arcuati, la quale va ad incastrarsi in 
una fossa articolare corrispondente della squama vicina. (Cfr. L. Agassiz, Poiss. foss., voi. II, tav. 25 b, fig. 7 ; 
e MoNTAon Beowne, Bevision of Dapedius, in Loc. cit., tav. I, fig. 5). Naturalmente, le carene di tutte le squame 
delle singole serie formano nel loro complesso altrettante linee rilevate, che vanno dal profilo dorsale a quello 
ventrale: queste linee vennero interpretate da Costa come coste. 

Tutte le ossa della testa e tutte le squame, eccettuate soltanto quelle presso la linea del ventre, sono 
coperte da una fitta e minuta granulazione. 1 granuli sono piccoli, quasi contigui, in gran parte circolari, 
alcuni ellittici, in generale depressi, disposti abbastanza regolarmente, e lucenti quando la loro superficie è ben con- 
servata. Sopra le ossa della testa si mostrano un po' più grandi che non sulle squame, ma la differenza è 
appena sensibile. 

Costa riferì questo esemplare alla famiglia Cephalaspidae (" Coccostei „) e ne fece il tipo di un genere 
nuovo. Evidentemente, è un Dapedius: lo stesso naturalista napoletano ne rilevò i rapporti con Dapedius 
Leuchi Ao Ass. s][>. l'Tetra(/oiìolej)is Leaclii Ad.]'. Quanto alla specie, benché si tratti di un frammento e, per 
conseguenza, non si possa fare un confronto perfetto con i Dapedius descritti finora, credo tuttavia ch'esso 



* 0. G. Costa. Sopra un frammento ecc., in Loc. cit., pag. 57. 



[31J TE. BASSANI 199 

offra caratteri sufficienti per essere ritenuto diverso da tutti. Infatti, la particolarità della granulazione che 
copre uniformemente e indistintamente tutte le squame è molto importante. Non è dunque imprudente rife- 
rirlo ad una nuova specie, la quale, per le leggi della nomenclatura, dovrebbe chiamarsi D. speciostis Costa sp., 
se già non esistesse un D. speciosus Agass. sp. [^Tetrag. speciosus Agass.] i. Inscrivo quindi il fossile di Griffoni 
col nome di Daped'ms Cosiae. 

Fam. Eugfnathidae. 

Corpo allungato o fusiforme. Vertebre quasi sempre allo stato di anelli incompleti. Denti marginali grandi 
e conici ; denti intemi per lo più minuti. Pinna dorsale corta. Fulcri grandi. Squame romboidali, coperte di 
smalto. 

Gen. Eugnathus Agassiz, 1843. 

L. Agassiz. Rech. sur. les paiss. foss., voi. II, parte II, 1843, pag. 97. 

Corpo piti meno allungato. Squarcio della bocca ampio. Mascelle fornite di grossi denti conici e di altri 
più piccoli e terminati in punta. Pinne robuste, con raggi numerosi, divisi. Pinna dorsale opposta alle ven- 
trali tra queste e l'anale. Anale più piccola della dorsale, con fulcri robusti. Codale forcuta, con raggi fit- 
tamente articolati e fulcri assai sviluppati. Squame romboidali, più lunghe che alte. Squame della regione 
ventrale bassissime, la cui lunghezza supera talvolta il quadruplo dell'altezza. Squame della parte anteriore 
del tronco, in generale, col margine posteriore finamente solcato. Vertebre incompletamente ossificate. 

Questo genere, al quale vengono associati i gen. Heterolepidotus Egeeton p. p. 2, Lissolepis Davis ^ e, pro- 
babilmente, Conodus Agassis *, sorse nel Trias, raggiunse un notevole sviluppo nel Lias e si spense nel Ti- 
toniano. 

Eugnathus brachilepis Bassaot. 
Tav. 12 [I], fig. 2 ; Tav. XV [VII], fìg. 50-54. 

18C0. Semìonotus carinulatus 0. G. Costa. Ittiol. foss. ital., pag. 49, tav. V, fig. 4 [nel testo, per errore, fig. 1 ^]. 
1892. Eugtmthus cfr. serraHcs et insignis Fk. Bassaot. Fossili di ìli. Pettine, in Mem. Soc. it. se, ser. 3", 
voi IX, n. 3, pag. 10, 11 e 24. 

Questo bellissimo fossile, al quale manca soltanto l'estremità anteriore della testa, raggiunge la lunghezza 
complessiva di quattordici centimetri e sei millimetri. Il corpo è piuttosto slanciato : la sua maggiore altezza, 
misurata un po' prima dell' inserzione della pinna dorsale (mm. 35), è compresa quattro volte nella lunghezza 
totale. Al pedicello codale l'altezza del tronco (mm. 18) corrisponde alla metà di quella anteriore. Il profilo 
superiore dell'esemplare scende arcuato verso l' avanti. 



* È vero che Dapedius speciosiis Agass. sp. somiglia molto a D. punctatits Agass., ma la fusione fra queste due specie è 
dubbiosa (A. S. Woodwakd and C. D. Sherboen. A catal. of. Br. foss. Vertebrata, 1890, pag. 59). 

2 Philip de Malpas Grbt Egeeton. Figures and descript, british organic remains, dee. XIII (Mem. geol. Surv., 1872), n. 2. 

3 J. W. Davis, in Ann. Mag. Nat. Hist. [5], voi. XHI, 1884, pag. 448. 

* L. Agassiz. Poiss. foss., voi. II, part II, 1843, pag. 105. 

^ Questa figura è affatto insufSciente, perchè inesatta in ogni particolarità. 



200 FB. BASSANI ' [32] 

La testa, come lio detto, non è intera, ed anche le ossa conservate sono screpolate e non permettono 
di rilevarne agevolmente i caratteri. Del muso rimane soltanto il tratto posteriore della mandibola, che si 
presenta robusta e di forma triangolare. L'orbita è circolare e collocata in alto; dietro ad essa si veggono 
due (?) postorbitali, piccoli ed allungati, e, sotto a questi, un terzo, incompleto, molto più grande e irregolar- 
mente triangolare. L'opercolo è ampio, misurando la lunghezza di oltre un centimetro, ed ha il margine poste- 
riore arrotondato. La superficie esterna di tutte le ossa è ornata di minuti tubercoli, che qualche volta, fondendosi 
insieme, determinano delle lievissime rugosità. 

Della cintura scapolare non è possibile indicare le particolarità. La sopraclavicola e la clavicola sono 
sottili e allungate. Le pinne pettorali si mostrano sviluppate ; i raggi, che hanno una lunghezza eguale all'al- 
tezza del pedicello codale e sono profondamente divisi, non sono quattordici, come dice Costa, ma otto o nove, 
né giungono, come asserisce questo autore, fin presso l'origine delle ventrali, da cui la loro estremità libera 
dista un centimetro e mezzo. 

Le ventrali, inserite a una distanza dall'origine delle pettorali che corrisponde all'altezza massima del 
tronco, presentano cinque o sei raggi, forcuti e lunghi tredici millimetri. 

La pinna dorsale nasce appena dietro le ventrali; la sua estensione complessiva è uguale all'altezza del 
pedicello della coda. È costituita da tredici raggi, relativamente larghi, piuttosto appiattiti, alquanto spaziati 
e due volte divisi. L' estremità superiore dei raggi anteriori è coperta dalla roccia, che lascia liberi soltanto 
gli ultimi cinque; di questi, che vanno lentamente accorciandosi, il pi'imo è lungo un centimetro e mezzo. 

La pinna anale, inserita a livello dell'ultimo raggio dorsale, è breve e ristretta e conserva pochi raggi 
(5 6), i quali sono spaziati e, eccettuato il primo, profondamente forcuti due volte. 

La pinna codale, espansa e incavata, conta nove raggi per ogni lobo, che, al pari di quelli delle pinne 
precedenti, sono due volte divisi. I raggi mediani, molto più brevi dei laterali, eguagliano in lunghezza l'ottavo 
raggio della pinna dorsale (mni. 15). Il lobo superiore è parzialmente occupato dalle squame. Queste vi s'insi- 
nuano prima in quattro file trasversali, che subito dopo, per l' arresto della serie superiore, si riducono a tre ; 
indi a due, per l'arresto della serie inferiore, e finalmente ad una. Alla squama terminale, molto ristretta e 
allungata, di quest' ultima serie corrisponde il primo raggio del lobo codale ; all' ultima squama della terza serie, 
che ha la forma di losanga, con la diagonale longitudinale molto più lunga di quella trasversale, corrisponde 
il raggio successivo, e all'ultima della serie inferiore, il terzo. Gli altri raggi corrispondono rispettivamente 
alla seconda, alla terza, alla quarta, alla quinta, alla settima e alla decima squama della detta serie inferiore. Non 
posso dire se l'altro lobo della pinna codale sia eguale in lunghezza al superiore, perchè esso non è completa- 
mente libero dalla roccia. In entrambi i lobi i fulcri sono molto sviluppati e terminano in punta; nel lobo su- 
periore essi, in numero di venti, principiano a livello della squama che occupa il settimo posto (a cominciare 
dall' indietro) lungo la linea del dorso, e continuano fino all'estremità libera del raggio principale, facendosi 
sempre più sottili e più brevi; nel lobo inferiore essi sono forse un po' meno numerosi, ma ripetono le di- 
mensioni dei precedenti. 

Tolte le pinne pettorali, nelle quali non riesco a rilevare fulcri, tutte le altre ne sono fornite. Molto 
piccoli alla dorsale, si mostrano ben distinti alle ventrali e sono robusti all' anale ed alla codale. I raggi di 
tutte le pinne sono divisi e articolati ; nella codale gli articoli si presentano brevi, pressoché tanto alti che 
lunghi e un po' rilevati. 

Il tronco è coperto di squame robuste, lucenti, in forma di paralellogrammo e disposte in serie oblique 
dall' avanti all' indietro. Dalla cintura scapolare alla parte centrale della coda ve n'ha trentotto. In una delle 
ficrie che vanno dalla pinna dorsale alle ventrali conto ventinove squame; in una di quello che vanno dal- 



133] . FÉ. BASSAIfl 201 

r orlo superiore all' inferiore del pedicello codale, ne novero diciotto. Guardate con la lente, tutte — special- 
mente quelle della parte anteriore del corpo e più ancora quelle vicine all'arco scapolare e lungo la linea 
del dorso, dinanzi alla pinna dorsale — mostrano sulla superficie esterna delle piccole asperità e delle leg- 
gerissime e brevi rughe ondulate. Le squame delle prime sette serie hanno l' orlo posteriore finamente den- 
tellato e la metà posteriore della superficie percorsa da otto o nove sottili solchi trasversali, corrispondenti 
alle dentellature del margine (Tav. XV [VII], fig. 50). È da notare peraltro che tanto le dentellature quanto 
i solchi si veggono distintamente sulla faccia interna delle sciuame, mentre non appariscono sull' esterna 
(Tav. XV [VII], fig. 51), benché qua e là, anche nella parte posteriore del corpo, taluna di esse presenti esterna- 
mente qualche denticello. Le squame sui fianchi delle tre o quattro serie ' anteriori sono più alte che lunghe; 
nelle quattro serie successive hanno l'altezza eguale alla lunghezza (Tav. XV [VII], fig. 52); poi diventano 
più lunghe che alte (Tav. XV [VII], fig. 53). Lungo la linea del dorso v' è una fila di squame alquanto pro- 
minenti e quasi scudiformi, le quali continuano, in numero di sei o sette, anche dopo la pinna del dorso, per 
poi dar luogo ai fulcri della codale. Le squame che s' insinuano entro il lobo superiore di questa pinna, nel 
modo che ho indicato dianzi, sono a losanga, molto allungata. Lungo tutta la linea inferiore del corpo ed 
anche lungo quella supei'iore, in corrispondenza del tratto occupato dalla pinna dorsale, esse sono più basse 
che non sul resto del tronco, misurando una lunghezza doppia dell'altezza. Le squame delle cinque o sei serie 
orizzontali più vicine alla linea del ventre, fra l'inserzione delle pinne pettorali e quella delle ventrali, sono 
estremamente basse, quasi lineari (Tav. XV [VII], fig. 54): la loro lunghezza è circa sei volte l'altezza. 

Questa specie offre affinità con Eiignathus serratus Bellotti sp. \_ = Lepidofus serratus Bell.; Heterolepi- 
dotus serratus Deecke sp. ' ; non E. serratus Davis sp. = Lissolepis serratus Davis ^] del Trias di Perledo in 
Lombardia. Se ne distingue peraltro per le proporzioni relative del corpo, per la forma delle squame presso 
l' apparato opercolare e per il rapporto fra l' altezza e la lunghezza delle squame ventrali. Presenta pure ana- 
logie con Eugnatlms insignis Kner di Seefeld, il quale, benché più grande, gli si associa per molti carat- 
teri. Tuttavia ne differisce per le particolarità delle pinne ventrali e per il numero dei raggi della codale, 
che nell' esemplare tirolese è sensibilmente maggiore. D' altra parte, il fossile di Seefeld non ha conservato 
le squame (le quali dovevano essere molto delicate) e non permette un confronto perfetto. Credo quindi op- 
portuno di riferire il pesce di Giffoni ad una nuova specie. Questa, per le leggi della nomenclatura, dovrebbe 
conservare il nome carinulatiis, stabilito da Costa; ma, siccome esso è basato sopra un carattere erroneo, 
mi sembra necessario di sostituirlo con un altro. Infatti Costa dice: " Sopra due serie della linea me- 
diana addominale le dette squame prendono la forma c^uasi di ventaglio, avendo nella superficie quattro grosse 
pieghe carene, le quali si biforcano nell'estremità posteriore, fig. IC, [leggi fig. ^C]. Ora, le così dette 
carene di Costa non sono che le linee di separazione fra una squama e la successiva: linee che nella im- 
pronta lasciata dalla superficie interna delle squame appariscono, naturalmente, rilevate. Per conseguenza, pro- 
pongo di designare questo interessante esemplare col nome di Eugnatlms hrachilepis, il quale, fino ad un certo 
punto, esprime la straordinaria bassezza delle squame che occupano la linea del ventre fra l'inserzione delle 
pettorali e quella delle ventrali. 



* C. Bellotti. Pesci foss. di Perledo, in A. Stoppasi. Siudì geol. e pai. sulla Lombardia, 1857, pag. 419. — W. Deecke. 
Foss. Fische aus verseli. Hori^:. der Trias, in Palaeontograpliica, voi. XXXV, 1889, pag. 116, tav. VI, fig. 2. 

2 J. W. Davis, in Ann. Mag. Nat. Hist. [5], voi. XIII, 1884, pag 449, tav. XVI. — A. S. Woodward and C. D. Sherboen. 
Cat. of Brìt. foss. Vert, 1890, pag. 79. 

Palaentograpliia italica, yoI. I. 27 



202 FÉ. BtSSANI [34] 

Fam. Pholidophoridae. 

Corpo allungato o fusiforme. Margine della mascella formato dal mascellare e dal premascellare. Denti 
conici, generalmente lisci. Corpi vertebrali allo stato di anelli. Fulcri minuti. Squame romboid;i]i, ganoidi. 

Gen. Pholidophorus Agassiz, 1832. 

L. Agassiz. Untersuchungen ueber die foss. Fische der Lias-Fm-mation, in Jahrbuch fiir Miner. ecc., 1832, 
pag. 145. — L. Agassiz. Recìi. sur les poiss. foss., toI. II, parte I, 1843, pag. 271. 

Corpo fusiforme, generalmente allungato. Denti minuti. Pinna dorsale mediocre, inserita sopra le ventrali 
fra queste e l'anale, rarissimamente opposta in parte a quest' ultima i. Pettorali, ventrali ed anale piccole. 
Codale incavata. Squame piìi alte che lunghe sui fianchi. Non squame dorsali impari spinose in serie con- 
tinua, ma spesso una, due o tre grandi piastre dinanzi alle pinne mediane. 

Questo genere è rappresentato a Giffoni da un discreto numero d'individui, tutti piccoli e, in generale, 
mal conservati, che possono distribuirsi in tre specie. Anche l' esemplare che è nel British Museum di Londra 
e del quale Egeeton diede nel '43 una succinta diagnosi, inscrivendolo col nome di Semionotus mhmtus', 
dev'essere riferito al genere in discorso, come mi ha gentilmente scritto il signor A. Smith Woodward: esso è 
peraltro così malconcio da non permettere una determinazione specifica. 

Pholidophorus cephalus Kneb 

Tav. XI [IlIJ, fig. 2. 

1864. Notagogus incertus 0. G. Costa. Note g eoi. e pai. ecc., in Atti Ist. ino. Napoli, ser. 2", tom. I, pag. 230, 

tav. IH, fig. 2. 
1804. Semionotus curtulus? 0. G. Costa. Ihid., pag. 251 [alla spieg. della tav. III, fig. 2]. 
1866. PholidopJioriis cephalus E. Kkee. Fische vmi Seefeld, in Sitzsb. math.-nat. CI. Wien. Ak.Wiss., voi. LIV, 

pag. 325, tav. V [nel testo, per errore, tav. IVJ, fig. 2. 
1889. Pholidophorus cephalus W. Deecke. Fische aus versch. Horix. d. Trias, in Palaeontogr., voi. XXXV, 

part. I, pag. 135, tav. VII, fig. 4. 
1892. Pholidophorus cephalus Fr. Bassaot. Foss. di m. Pettine, in Mem. Soc. it. se, ser. 3", tom. IX, n. 3, 

pag. 8 e 23. 

Questa specie, riscontrata da Kner negli schisti di Seefeld e da Deecke in quelli di Lumezzane, è rap- 
presentata a Gifi"oni da lin unico esemplare, che può dirsi abbastanza conservato, quantunque abbia le ossa 
della testa in cattivo stato e manchi delle pinne pari, dell'anale e di quasi tutta la dorsale. 

Il pesciolino, fusiforme, ha la testa pressoché triangolare, con la linea frontale che scende obliqua e 
forma un angolo molto aperto con quella del dorso, quasi diritta. Il profilo inferiore del tronco, sensibilmente 
convesso, apparisce anche più arcuato di quello che non sia in realtà per la imperfezione della parte infero- 



' W. Davis, in Geol. Magaz., 1887, pag. 338, tav. X, fig. 1 {Ph. brevis). — A. S. Woodwabd. Fishes of the Hawkesbiiry 
Series at Gosford, pag. 4.% tav. VI, fig. 6-10 (Hi. gregarius). 

' P. M. G. EoERTON. On some ìiew gniioid fishes, in Proceedings of tho geol. Soc, voi. IV, 1843, pag. 183. 



135] FB. BASSAOT 203 

posteriore della testa. II pedicello della coda, relativamente basso (mm. 8), corrisponde all'ottavo della lun- 
ghezza totale. La maggiore altezza del corpo che mism'a diciotto millimetri, è compresa tre volte e mezza 
nella complessiva lunghezza ed è uguale alia lunghezza della testa. 

Di questa è visibile soltanto la parte anteriore, cioè il mandibolare, il mascellare, il premascellare, il 
nasale e porzione del frontale; le altre ossa, che mostrano qua e là delle lievissime rugosità e dei minuti 
tubercoli, sono quasi interamente mancanti. Il mandibolare, molto robusto nel tratto posteriore, è allungato 
e irregolarmente triangolare: su esso e sui mascellari non riesco a scorgere alcuna traccia di denti. 

A trentadue millimetri dall' estremità anteriore del muso, cioè precisamente alla metà del corpo, si scor- 
gono tre quatti-o raggi della pinna dorsale, assai delicati. L'anale non è conservata: i resti interpretati 
da Costa come avanzi di raggi di questa pinna sono porzioni di squame, spostate. La codale, non completa, 
è forcuta e mostra esternamente cinque o sei brevi raggi, semplici, per ogni lobo, che vanno mano a mano 
allungandosi. Ad essi ne seguono altri dieci o undici, articolati e divisi, i maggiori dei quali misurano una 
lunghezza corrispondente all' altezza del pedicello della coda. 

Le squame, quadrilatere, delle quali conto trentasei file dalla cintura scapolare al centro della base della 
coda, sono tanto lunghe che alte ; solo quelle vicine al margine ventrale del tronco sono più lunghe che alte. 
Esse presentano, in generale, la superficie liscia ; però, vicino alla cintura scapolare e presso la base della 
coda, si mostrano molto leggermente rugose. Alcune, a quanto sembra, hanno il margine posteriore dentel- 
lato. Davanti al lobo inferiore della pinna codale sta una squama pii:i grande delle altre, allungata e termi- 
nata in punta. 

Pholidophorus latiusculus Agassiz 
Tav. XI [III], fig. 3-6; Tav. XV [YH], fìg. 1. 

1832. Pholidophorus laiiusculus L. Agassiz, in Leonh. u. Bronn Jahrh., pag. 145 [non fig., né descr.]. 
1843. Pholidophorus latiusculus p. ^. L. Agassiz. Rcch. s. les pois, foss., voi. II, parte I, pag. 287 [id.]. 
1843. Pholidophorus fusiformis L. Agassiz. Ibid., voi. II, parte I, pag. 288. 

1862. Semionoius curiulus p. p. 0. G. Costa. Studiì ecc., part. I, in App. Atti Acc. se. Napoli, voi. XII, 
pag. 44 [alla spiegaz. deUa tav. VII, fìg. 1]. 

1866. Pìwlidopliorus latiusculus E. Kìo:e. Fische v. Seefeld, in Sitzsb. math.-nat. CI. Wien. Ak. Wiss., voi. LIV, 

part. I, pag. 828, tav. UE,- fìg. 2 e 3. 

1867. Pìwlidophoì'us latiusculus R. Enee. Nachtrag %. Fauna v. Seefeld, in Sitzsb. mat.-nat. CI. Wien. Ak. 

"Wiss., voi. LVI, part. I, pag. 803, nota 1, tav. II, fìg. 1. 

1891. Pholidophorus Taramellii A. de Zigno. Pesci foss. di Lwmezxane, pag. 9, tav. II, fìg. 7 e 8, in Mem. 

CI. se. fìs. Acc. Lincei, ser. 4"^, tom. VII. 
(?) 1891. Pholidophorus Deeckei A. de Zig:xo. Ibid., fìg. 5 e 6. 

1892. Pholidophoo-us latiusculus Fb. Bassaui. Foss. di m. Pettine, in Mem. Soc. it. se.^ ser. 3'*, tom. IX, n. 3, 

pag. 12 .e 23. 

Questa specie è rappresentata negli schisti di Giffoni da parecchi individui, nessuno dei quali raggiunge 
peraltro le dimensioni di quelli di Seefeld. I più grandi hanno la lunghezza di cinque centimetri o, tutt'al 
più, di cinque e mezzo; i minori non arrivano a tre. 

Fra questi ultimi sta il piccolo esemplare alla fig. 6. 

La lunghezza della testa è compresa circa quattro volte in quella totale, che misura ventisette millimetri;" 



204 FÉ. BAssAin: [36] 

e la sua altezza (mm. 6), che è minore di quella del tronco (mm. 7), vi è contenuta quattro volte e mezza. 
Il muso è ottuso; l'orbita ampia e cinta da sottorbitali, e la mandibola allungata. 

Restano le impronte di nove raggi dorsali, assai delicati ( nella figura ne appariscono, per errore, sola- 
mente cinque), l'anteriora dei quali è inserito alla metà del corpo, e di quattro della pinna anale, collocata 
a una distanza dall'origine della codale corrispondente alla lunghezza della testa. La pinna codale è forcuta. 
Le pinne pari mancano. 

Le squame sono romboidali, lisce e a margini interi : quelle sui fianchi sono più alte che lunghe, mentre 
quelle presso l'orlo ventrale si mostrano più lunghe che alte. 

In un altro esemplare, grande come il precedente, conto dodici raggi alla pinna del dorso. 

GÌ' individui alle fig. 3, 4 e 5 sono maggiori dei due su descritti, ma offrono le stesse proporzioni fra 
l'altezza e la lunghezza del corpo, le quali corrispondono, insieme con gli altri caratteri, a quelle degli esem- 
plari illustrati da Kner, quantunque a primo aspetto sembrino più slanciati, perchè i profili del dorso e del 
ventre non sono conservati integralmente. In tutti la regione ventrale è, relativamente, un po' rigonfia. 

Le squame (Tav. XV [VII], fig. 1) sono liscie, a margini interi e più lunghe che alte presso gli orli supe- 
riore e inferiore del corpo: dalla cintura scapolai'e alla parte centrale della base della coda ne conto da 36 a 38 file. 

Neil' esemplare alla fig. 5 la pinna codale, provveduta di piccoli fulcri, mostra per ogni lobo tredici 
raggi principali, distintamente articolati, con gli articoli allungati. Delle altre pinne rimangono deboli tracce, 
che non permettono di indicarne i caratteri. 

Questa specie fu istituita nel 1832 da Agassiz su avanzi di Seefeld; più tardi, nel '43, venne citata 
dallo stesso autore anche a Lyme-Regis. Se non che, gli esemplari provenienti da quest'ultima località, che 
si conservano nel British Museum di Londra, dove furono recentemente studiati dal sig. A. Smith Woodward 
(che, in seguito a mia domanda, me l'ha gentilmente scritto), differiscono dai Phol. lat'msculus di Seefeld e 
devono essere invece considerati come individui giovani di Phól. Bechei Agassiz. 

La specie in discorso (vedi figure date da Costa), per la forma, le dimensioni e le proporzioni del corpo 
e per i caratteri della testa e delle pinne, ha, mi sembra, rapporti molto sensibili con Phol. nitidus Egerton 
[= Pìiol. mottiana W. J. Harhison] del Retico inglese ^ dal quale forse la distinguono le particolarità delle 
squame della linea laterale e del pedicello codale. 

Ad essa, oltre i piccoli esemplari di Semionotus curtulus figurati da Costa, dev' essere pure associato 
Phol. Taramellu, della Hauptdolomit di Lumezzane, di cui ho recentemente esaminato l'originale, che si con- 
serva nel museo geologico dell' Università di Padova, e che non ha le squame a margini dentellati, come ap- 
parisce erroneamente dalla fig. 8 tav. II del citato lavoro di Zigno, ma a margini interi, come, del resto, 
l'autore stesso dice a pag. 10. 

Le appartiene anche, quasi sicuramente, Phol. Deeckei, che ho pure studiato a Padova, nel quale la forma 
delle squame è romboidale (Zigno, Loc. cit., pag. 9) e non quale risulta dalla fig. 6 della tavola suddetta. 

Alla stessa specie, per ultimo, dev'essere riferito, in base alle ricerche di A. Smith Woodward, che me 
ne lia cortesemente informato per lettera, Phol. fusiformis Agassiz, citato erroneamente da questo autore come 
proveniente da Castellammare. L'esemplare, che si conserva nel British Museum di Londra, fu preso in esame 
dal signor Woodward, che dai caratteri della roccia lo riconobbe di Giffoni e corrispondente a Phol. lutiusculus. 



* P. M. Gbey EoEiiTON, in Ann. May. Nat. Hist. [2|, voi. XIII, 1854, pag. 435. — Id. Figurcs a. descr. illustr. of br. org. 
rem., dee. VITI (Mcm. geol. Surv., 1855), n. 7, tav, VII, fig. 6-8. — A. S. Woodward, in Trans. Leicester liter. and phil. Soc., 
n. B., pari. XI, 1889, pag. 23, con fig. noi testo. 



137] FR. BASSANI 205 

Quanto alla priorità nella nomenclatura di questa specie, siccome il primo che ne diede la figura è stato 
Costa, potrebbe sembrare cb'essa spettasse a lui e che, per conseguenza, la specie in discorso dovesse chia- 
marsi Phol. ciirtidus Costa sp. Ma giova notare che nemmeno Costa diede mai la descrizione del fossile ^, 
il quale fu accuratamente illustrato nel '66 da Kner sotto il nome di Hiol. latiusculus Agassiz. D'altra parte, 
il nome di Semionotiis curtulus venne impiegato da Costa per indicare varie specie appartenenti ai generi 
PhoUdopJiortis, Peltopleuriis e Colohodus. La priorità spetta quindi al nome proposto da Agassiz. 

Pholidophorus pusillus Agassiz 
Tav. XI [IH], fig. 7 ; Tav. XV [VH], fìg. 2 e 3. 

1832. Pholidophorus pusillus h. Agassjz. Untersuch. iib. foss. Fische der Lias-Form., in Leonk. u. Bronn 

Jahrbuch fiir Min. ecc., pag. 145 [solo il nome]. 
1843. Pholidophorus pusillus L. Agassiz. Eech. s. les poiss. foss., voi. Il, parte I, pag. 287. 
1862. Piccoli di Sem. curtulus p. p. 0. Gr. Costa. Studii ecc., part. I, in App. Atti Acc, so. Napoli, voi. XII, 

pag. 44 [alla spieg. della tav. VII, fig. 1]. 
1866. Pholidophorus pusilhis K. 'Ejses..' Foss . Fische v. Seefeld, in Sitzsb. math.-nat. CI. Wien. Ak. Wiss., 

voi. LIV, parte I, pag. 330, tav. VI, flg. 2. 
1889. PholidopJiorus piusillus W. Deecke. Fische mis versch. Horiz. d. Trias, in Palaeontogr. , voi. XXXV, pag. 136. 

1891. Pholidojjhorus Kneri A. de Zigko. Pesci foss. di Lumezzane, pag. 9, tav. II, fig. 3 e 4, in Mem. CI. 

se. fisic. Acc. Lincei, ser. 4», voi. VII. 

1892. Pholidophorus pusillus Fé. Bassani. Foss. di m. Pettine, in Mem. Soc. it. se, ser. 3°, tom. IX, n. 3, 

pag. 12 e 22. 

Riferisco a questa specie un unico esemplare, riprodotto alla fig. 7, che non è ben conservato e che offre 
i maggiori rapporti con la fig. 2 a, tav. VI del lavoro citato di Enee. Esso si mostra più slanciato dei pre- 
cedenti, per modo che l'altezza del corpo è compresa circa cinque volte e mezza nella lunghezza totale. 

La testa, più lunga che alta, non presenta particolarità degne di nota. Le mascelle sono fornite di denti 
minuti. L'orbita è alquanto ellittica e, relativamente alle altre specie, piccola. 

Le pinne pettorali, delle quali rimangono deboli tracce, sono formate da alcuni raggi sottili, ma abba- 
stanza lunghi. Le ventrali non sono conservate. (La linea nera che si vede nella figura, verso la metà del 
profilo inferiore del tronco, dipende da una scalfitura della roccia). 

La pinna dorsale comincia alla metà del corpo ed è costituita da dodici o tredici raggi, brevi, delicati 
e divisi, che occupano una estensione corrispondente alla lunghezza di. otto squame del tratto sottoposto alla 
pinna stessa. 

Con l'aiuto della lente si scorgono sette od otto raggi dell'anale, il primo dei quali è inserito a livello 
del terzo posteriore della dorsale. 

La codale, un po' incavata, mostra circa dieci raggi principali per ogni lobo. 

I fulcri di tutte le pinne sono piccolissimi. 

Nella regione anteriore del tronco le squame sono mal conservate e un po' scomposte, così cheripro- 



* Nelle opere di Costa da me citate nella sinonimia di questa specie essa è soltanto nominata, con un semplice accenno 
alle figure; quanto al Sem. curtulus in Note geol. e pai. (Atti Ist. incor., ser. 2*, tom. I, 1864, pag. 229), veggasl la nota 12 a 
pag. 187 [19] del presente lavoro. 



206 FK. BAssAin [38] 

ducono l'aspetto di quelle omologhe negli esemplari di Enee (Tav. XV [VII], fig. 2). Sotto la pinna dorsale 
si mostrano romboidali, offrendo nella superficie interna una carena longitudinale mediana. Come al solito, 
quelle sui fianchi sono piìi alte che lunghe (TaY. XV [VII], fig. 3), e quelle presso i margini ventrale e 
dorsale sono piii lunghe che alte. Sul pedicello codale si presentano più piccole e in forma di losanga. Tutte 
sono liscie e con gli orli interi. Dalla cintura scapolare all'origine della coda ne conto circa quaranta file. 
Tra la pinna dorsale e l'anale ve ne ha dodici. 

A questa specie dev'essere riferito l'esemplare di Lumezzane che de Zigno chiamò Phol. Kneri e che io 
ho recentemente studiato nel museo geologico dell' Università di Padova. Le squame di questo fossile (Zigno. 
Loc. cit, fig. 4) hanno il margine posteriore apparentemente arrotondato, così come si vede nei pesciolini di 
Seefeld e di Giffoni, ma in realtà esse sono romboidali. La loro superficie è liscia e l'orlo posteriore intero, 
come nel Pholidophorus pusillus (L. Agassiz. Poiss. foss., loc. cit., pag. 287: " Les écailles ont le bord po- 
stérieur lisse „). 

Gen. Peltopleurus Khee, 1866. 

R. Zkeb. Die Fische der bituminòsen Schiefer von Raihl in Kdrnthen, in Sitzsb. d. math.-nat. CI. d. Wien. 
Akad. d. Wissenscli., voi. LUI, part. I, 1866, pag. 180. 

Corpo fusiforme, basso ed allungato. Muso ottuso. Denti minuti. Pinne pari debolmente sviluppate. Dor- 
sale breve, collocata alla metà del corpo, fra le ventrali e l'anale. Codale forcuta, esternamente omocerca. 
Squame dei fianchi molto alte, in una (o tre?) seiie. Squame dorsali e ventrali, quando esistono, rombiche e 
quasi equilatere. Squame dorsali impari spinose mancanti. 

Questo genere è rappresentato da due specie, riscontrate negli schisti bituminosi triasici di Raibl (P. 
splendens Enee) e in quelli di Seefeld e di Giffoui (P. liumilis id.). Una terza, del Eeuper di Hawkesbury, gli fu ri- 
ferita con incertezza da A. Smith Woodwaed {Pélt. [?] duhius WooDVf.) ^ Il dubbio del naturalista inglese è giu- 
stificato, perchè gli esemplari studiati da lui, oltre qualche altro carattere differenziale accessorio, hanno le 
squame dei fianchi disposte su tre serie orizzontali, in luogo di una, avvicinandosi per tal modo ai Pholido- 
2)horus. Sotto questo punto di vista è interessante notare che i caratteri delle squame negli individui riferiti 
al gen. Peltopleurus presentano variazioni sensibili. Nel Pelt. splendens si vede una serie di squame sui fianchi, 
due lungo il margine dorsale e parecchie, a quanto sembra, in quello ventrale; nel Pelt. liumilis di Seefeld 
si osserva una fila di squame sui fianchi, due file di squame dorsali e, secondo Enee, parecchie venti-ali, che 
sono in numero di cinque presso la coda; in qualche Pelt. liumilis di Giffoni si nota una fila di squame sui 
fianchi, una lungo l'orlo dorsale ed una (o due?) lungo il ventrale; in alcuni altri, pur di Giffoni, che sono 
i più piccoli fra tutti gli esemplari riferiti al genere in discorso, si scorge soltanto una fila di squame sui 
fiani;hi, che vanno dall'orlo dorsale a quello ventrale; e nei Pelt. [?] diihias di Hawkesbury, che sono i più 
alti di tutti i Peltopleurus noti, si vedono tre serie di squame sui fianchi, due o tre sopra e sotto e jiarecchie 
sul pedicello della coda. Ora, forse, non sarebbe strano pensare col Costa * che tutte queste variazioni, le quali 
sembrano in rapporto con la statura degl'individui, non dipendessero dallo stato più o meno perfetto di con- 
servazione dei fossili da reali differenze specifiche o generiche, ma fossero altrettante successive modifica- 



* A. S. Woodwaed. Foss. Fische of the Hawlceshury Seriea at Qosford, in Loc. cit., pag. 47, tav. VI, fig. 4 o 5, 

* 0. G. Costa. Palcont. regno Napoli, part. I, in Atti Acc. Pont., voi V, 185;j, pag. 298-209. — 0. G. Co.sta. Ibiil., part. II, ia 
Atti Acc. Pont., voi. VII, part. I, 1850, pag. 9-10. Egli, peraltro, considerava questi pesciolini come piccoli dol gen. Scmioiiotua. 



[39] FB. BAssAin 207 

ziotii, altrettanti passaggi graduali nella formazione dell'integumento squamoso dei pesci in questione, e che, 
per conseguenza, i Peltopleuriis rappresentassero i primi stadii dello sviluppo dei Pholidophorus. 

Peltopleurus humilis Kner 
Tav. Xn [IV], flg. 10 e lOa. 

1853. Semionotus curtulus p. p. 0. G. Costa. Pai. regno Napoli, part. I, in Atti Acc. Pont., voi. V, 1853, 

pag. 298 e 299, tav. VI, fig. 4 e 5. 
1862. Piccoli di Sem. curtulus p. p. 0. Gr. Costa. Studii ecc. part. I, in App. Atti Acc. se. Napoli, voi. XII, 

pag. 44 (alla spieg. della tav. VII, fig. 1) [cit.]. 
1867. Peltopleurus humilis E. Kheh. Nachtr. %. foss. Fauna v. Seefeld, in Sitzsb. math.-nat. CI. d. "Wien. 

Ak. d. Wiss., voi. LVI, part. I, pag. 904, tav. I, fig. 2. 
1892. Peltopleurus humilis Fé. Bassani. Fossili d. monte Pettine, in Mem. Soc. it. se, ser. 3*, tom. IX, 

n. 3, pag. 11 e 23. 

Nessuno degli esemplari di Giffoni, che sono in numero di sei, conserva intero il pedicello della coda, e 
tutti sono privi delle pinne ventrali, della dorsale e della cedale. Non posso quindi indicare i caratteri di 
queste pinne, ne la disposizione e la forma delle squame nell'ultimo tratto del tronco i. Sono tutti assai de- 
licati e piccolissimi, misurando presso a poco quindici millimetri in lunghezza e appena quattro in altezza. 
Calcolando dunque anche la parte mancante, essi hanno dimensioni sensibilmente minori del P. humilis di 
Seefeld, che è lungo trentacinque millimetri e alto sette. 

La testa, ottusa, ha una lunghezza presso a poco corrispondente a quella di quattordici squame. La linea 
del fronte si mostra arcuata ; la mascella inferiore, sottile e allungata, scende obbliqua. Non riesco a rilevare 
tracce di denti. L'orbita è relativamente grande, circondata da ossicini postorbitali. In uno degli esemplari, 
subito dietro l'apparato opercolare, si scorgono le pinne pettorali, costituite da alcuni brevi raggi, assai deboli; 
e, a dodici millimetri dall'estremità anteriore del muso, altri cinque o sei, corti e sottilissimi, che rappresen- 
tano l'anale. Tutti gli altri non conservano le pinne. 

Le squame, in quattro esemplari (come in quello alla fig. 10, ingrandito alla fig. 10 a), appariscono dis- 
poste in una sola serie: esse sono corte (circa 1 mm.), molto alte, e vanno dall'orlo dorsale a quello ven- 
trale, senza che si riesca a rilevare alcuna traccia di altre file di squame; negli altri due si scorge, oltre 
la fila sui fianchi, una serie di piccole squame presso il margine dorsale e una o due presso quello del ventre. 
Nell'esemplare figurato la parte conservata del tronco ha ventotto squame. 

Gen. Thoracopterus Bbonn, 1858. 

H. G. Bross. Beitrage zur triasisohen Fauna und Flora der bituminosen Schiefer von Eaihl, in Neues Jahrb., 
1858, pag. 21. 

Corpo corto, fusiforme. Testa breve, anteriormente arrotondata. Denti minuti, appuntati. Pinne pettorali 
estremamente grandi, a raggi piìi volte divisi. Ventrali un po' meno sviluppate. Dorsale ed anale piccole, 
opposte fra loro. Codale notevolmente incavata. Squame romboidali, molto più alte che lunghe sui fianchi e 
presso la linea inferiore del corpo ; più piccole e rombiche nel tratto posteriore del tronco. 



' Veramente, un esemplare, lungo venti millimetri, conserva la pinna codale, che appare forcuta. A quanto sembra, anche sul 
pedicello codale di questo individuo le squame sono disposte in una sola serie; ma l' impressione è debolissima, ed io posso ingannarmi. 



208 TK. BASSANI [40J 

Come ho detto nel 1880 ^, di questo genere, fondato su esemplari del Keuper di Raibl, è sinonimo il 
gen. Pterygopterus Enee, stabilito sopra un unico pesce, proveniente dalla stessa località ^. 

Thoracopterus (?) sp. 
Tav. XII [IVJ, fig. 4; Tav. 5V [VII], fig. 64. 

1862. Urocomus picenus p. p. 0. G. Costa. Siudii ecc., part. I, in App. Atti Acc. se. Napoli, voi. XII, 
pag. 32-33, tav. V, fig. 2 e 2a (nel testo, per errore, tav. VII, fig. 2 e 3). 

1892. Pterygopterus? sp. Fé. Bassani. Foss. di m. Pettine, in Mem. Soc. it. se, ser. 3", tom. IX, n. 8, 
pag. 10 e 23. 

Il frammento riprodotto alla fig. 4 della Tav. XII [IV] mostra due pinne pari, una cedale incompleta, 
alcuni raggi scomposti e poche ossa spostate, indeterminabili. Tutti questi avanzi appartengono con la massima 
probabilità ad uno stesso individuo. 

Delle pinne pari, la sinistra, meno imperfetta, è costituita da dodici o tredici raggi. L'esterno, che ha la 
lunghezza di 25 mm., corrispondente a poco piii del terzo dei susseguenti, è semplice; gli otto che vengono 
dopo, la cui estremità libera non è conservata per la rottura della pietra, sono robusti, un po' rugosi alla 
superficie, lunghissimi (mm.67), profondamente forcuti, più volte divisi (vedi fig. 2 a in Costa) e, tranne, forse, 
la parte più vicina alla base, distintamente articolati ; gli ultimi tre o quattro, pure articolati e divisi, sono i più 
delicati e i più brevi. Al principio della pinna si osserva un frammento di squama postclavicolare, sulla quale, 
con l'aiuto della lente, si riesce a scorgere alcuni minuti tubercoli e delle lievissime strioline. 

La pinna codale, che si vede nella parte inferiore dell'esemplare, ha uno dei lobi ben conservato, il 
quale mostra esternamente cinque o sei raggi brevi e semplici, che si allungano mano a mano. Ne seguono 
undici dodici, divisi e articolati, con gli articoli lunghi circa due millimetri; i maggiori di essi misurano 
quattro centimetri. Fra i due lobi si rileva lo spazio occupato dalla notocorda. 

Nella parte centrale del pezzo, sopra la pinna codale, sta una placchetta (Tav. XV [VII], fig. 64), che, 
verosimilmente, è il subopercolo. Essa ha il margine posteriore arrotondato ed è percorsa da parecchie linee 
concentriche, paralelle al detto margine: così come si vede, per esempio, in Sitzsber., voi. LUI, tav. Ili, fig. 1 
(Tliorac. Niederris'i) . 

Le pinne pari dianzi descritte, che Costa illustrò inesattamente e che furono da lui ritenute come le ven- 
trali di uu individuo del suo Urocomus ijicenus (Undina picena), possono, invece, dirsi identiche alle pettorali 
dei pesci di Raibl, pubblicati da Beonn e da Enee coi nomi di Thoracopterus Niederristl ' e di Pterygopterus 
apus *. Tuttavia, per la scarsità di tali avanzi e per il loro stato frammentario, non è prudente esprimere un 
giudizio sicuro. 

Museo geologico dell' Univ. di Napoli, settembre 1895. 



* Fr. Bassani. Appunti su alcuni pesci foss. d'Austria e di Wiirttcmbcrg, pag. 22, in Atti Soc. vcn.-trcnt. se. nat., anno 1880. 

* R. Kner. Nachtray zu dcn foss. Fischen von Raibl, in Sitzsb. iiiath -nat. GÌ. AVien. Ak Wisa., voi. LV, parto I, 1867, pag. 718. 
Io ho esaminato nei Musei di Vienna i rappresentanti dei gen. Thoracopterus e Pterygopterus e mi sono convinto che lo loro dif- 
ferenze sono soltanto' apparenti, dipendendo dallo stato di conservazione degli esemplari. 

' H. G. BnoNN. Loc. cit., pag. 18 , tav. III. — R. Kneu. Foss. Fische v. Raibl, in Sitzsb. iiiath.-uat. CI Wien. Ak. Wiss., voi. LUI, 
parte 1, 18C0, pag. 170, tav. III. 

^R Knkb. Nachtray zu d. foss. Fisch. v. Ttaibl, in Loc. cit, pag. 718, con tav. — Cfr. anuhe Dolichopterus volitam, in 
tì. Comptke-Apolua. Ein Bcitray zur l'aXaeont. des ober. Muschclkalks, iu Zcitschrift fiir Nat. wissenseh., voi 64, Hallo 1891, pag. 41, 
tav. I-Il, fig 2 a, b, e. 



INDICE ALFABETICO DELLE SPECIE 

( I sinonimi sono in corsivo ) 



Aùipenser? (Costa, non Linn.) sp pag 173, 184 [5, 16] 

Belonoi-hynclius sp » 176, 184 [8, 16] 

Coccolepis? (Costa, non Ag.) sp » 173 [5] 

Coccostei [Fani.] (Costa, non Ag.) .... » 197 [29] 

C'oeZaca«i/jMs(BASs., non AG.)^JcewMs Costa sp. » 180 |12| 

Colobodus latus Ag. sp » 176, 187, 192 [8, 19, 24| 

Colobodus ornatus Ag. sp » 176, 187 [8, 19] 

Dapedius altivelis Ag » 192 [24] 

Dapedius Costae Bass » 176, 197 [8, 29] 

Dapedius Costai Bass » 197 [29] 

Eugnath.ns brachilepis Bass » 176, 199 [8, 31 1 

Eugnafhiis cfr. serratus Bell, et ìnsignis Kner » 199 [31] 

Oiffonus deperditus Costa » 173, 184, 185 [5, 16, 17] 

Lepidoius acuiirosiris Costa » 173, 188, 192, 196 [5, 20, 24, 28 1 

Lepidotus gigas (Costa, non Ag.) . . . . » 173, 188 [5, 20] 

Lepidotus latus Ag. sp 187 [19] 

Lepidotus maeropterus Costa [Ms.] .... » 173, 188 [5, 20] 

Lepidotus niinoì- (Costa, non Ag.) .... » 173 [5] 

Lepidotus notopterus (Costa, non Ag.). . . » 173,192 [5,24] 

Lepidotus obesus Costa » 173, 188 [5, 20j 

Lepidoius ohlongus (Costa, non Ag.) ... » 173 [5] 

Lepidotus omatus Ag » 187, 188 [19, 20] 

Lepidotus parvulus Mùnst. » 192 [24] 

Lepidotus Ragaxzonii Zigno » 193, 196 [25, 28[ 

(ì) Lepidotus speciosus MtosT » 188,192 [20,24] 

(•?) Lepidotus? spini fer Beli. » 188,192 [20,24] 

Lepidotus Triumpliiiormn Zigno » 188, 192 [20, 24] 

Lepidotus sp » 188 [20] 

Lepidotus [Colobodus?} latus Ag. sp. . . . » 193 [25] 

Lepidotus [Colobodus?] ornatus Ag. sp. . . » 188 [20] 

Noiagogus carinulatus Costa [Ms.] .... » 173, 192, 196 [5, 24, 28] 



210 FK. BASSAOT |42J 



Notagogus imertus Costa pag 173, 202 [5, 34] 

Notagogiis Pentlandi (Costa, non Ag.) ... t> 173 [5] 

Omalopleiirus speciosus Costa » 173, 197 [5, 29] 

Palaeoniscus? (Costa, non Blaiuv.) sp. . . » 173, 184, 185 [5, 16, 17] 

Peltopleiirus liumilis Kner » 176, 207 [8, 39] 

Pholidopliorus cephalus Kker » 176, 202 |8, 34] 

(?) Pholidophorits Deeckei ZiGyo » 203,204 [85,36] 

PhoUdoj)hwus fusiformis Ag » 203, 204 [35, 36] 

Pholidophorus Kmri Zigno » 205, 206 [37, 3SJ 

Pholidophorus latiusoulus Ag » 176, 187, 203 [8, 19, 35] 

Pholidopliorus pusillus Ag » 176, 205 [8, 37] 

Pholidophorus TarameUii Zigno » 203, 204 [35, 36] 

Pholidophorus? (Bass., non Ag.) sp. ... » 192,196 [24,28] 

Pterijgopterus? sp » 208 [40] 

Semionotus carinulatus Costa » 173, 199 [5, 31] 

Semionotus curtulus Costa » 173, 188, 192, 202, 203, 205, 207 [5, 20, 24, 34, 35, 37. 39] 

Semionotus laius Ag » 192, 193 [24, 25] 

Semioiwtus minutus Egert » 172 [4] 

Semionotus Pentlandi Egert » 172, 192, 196 [4, 24, 28] 

Semionotus pxostulifer Egert » 172, 192, 196 [4, 24, 28] 

(ì) Semionotus spinifer BeiAu. sp » 188,192 [20,24] 

Semionotus (Costa, non Ag.) sp » 188 [20| 

Thoracopterus? sp » 176, 208 [8, 40] 

Undina picena Costa sp » 176, 179 [8, 11] 

Undina? sp » 182 [14] 

Urocomus picenus CostA » 173,179,188,192,208 |5, 11, 20, 24, 40] 



P.E. "VINAJSSA. DE REG-NY 



SYNOPSIS DEI MOLLUSCHI TERZIARI 



DELLE 



ALPI VENETE 



PARTE PRIMA 

STRATI CON VELATES SCHMIEDELIAN A 
(Tav. XVI-XVIII [Tav! I-III]) 



Lo scopo della presente modesta pubblicazione è quello di riunire, per facilità di ricerca, le numerose specie 
la cui descrizione è sparsa nelle molte pubblicazioni fatte sino ad ora sulle Alpi venete. È perciò che ho sempli- 
cemente citato le specie già ben conosciute e descritte, limitandomi solo a discutere succintamente qualche forma 
controversa o poco nota. La fortunata condizione in cui mi trovavo, di avere cioè a mia disposizione la bellissima 
collezione del Museo di Pisa, raccolta dal venerato prof. Meneghini, mi ha posto pure in grado di riconoscere nu- 
merose nuove forme, nella cui descrizione ho cercato di porre la massima cura. Non è quindi la mia una mono- 
grafia estesa e completa della importantissima fauna terziaria delle Alpi venete, opera certo di troppo superiore 
alle mie forze, ma un semplice catalogo, il quale possa permettere di dare uno sguardo sicuro sul complesso della 
fauna malacologica delle varie località. 



I. Monte Postale. 

La bellissima e caratteristica fauna del Monte Postale ha avuto numerosi e valenti illustratori, tra cui 
principali Mayee-Etmae e Bayan. Il primo figurò le nuove specie pochi mesi prima del Batan, ma questi a sua 
volta aveva molto esattamente descritto le nuove forme prima del Mater, end' è che oggi si adoprano i nomi 
del Bayan a preferenza di quelli del Mayee ; a questo sistema si tenne De Gbegorio, ed io pure ho creduto 
dovermi attenere. Le forme descritte e citate da Bayan, Mayee, Hébeet, Rauff, ecc. non erano però troppo nu- 
merose, e solo col lavoro teste uscito di De Geegoeio la ricca fauna di questa località ebbe una quasi com- 
pleta illustrazione, tale da dare anche un giusto criterio per giudicare l'età di questi strati. Su questa età 
molto è stato discusso, però l' opinione prevalente si è, che essi siano da avvicinarsi alla formazione di San 
Giovanni Ilarione e di Ronca. Il prof. Mayee-Eymae non crede Parisiani questi strati ma piuttosto appar- 
tenenti al suo Londiniano inferiore. Considerazioni che già accennai in parte in una mia precedente nota ^, 
e che spero in breve poter far pubbliche in un mio prossimo lavoro, mi hanno indotto a credere che la fauna 
del Monte Postale sia appena inferiore a quella di San Giovanni Ilarione. Il complesso della fauna che pre- 
sento nel prospetto seguente mi conforta pure in una tale opinione. 



' Vedi: Atti Soc. Tose, di Se. Nat. Proeessi verbali, Adunanza 7 maggio 1893. 
Palaeontographia italica, voi. I. 28 



212 



P. E. VmASSA DE EEGNT 



[2] 



NOME DELLA SPECIE 


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Altre località 


Teredo subparisiensis De Greg 
Arca Oppenheimi n. f. 
Cardiicm postalense n. f. 
Cardimn cfr. disceptum Lmk. 
Cardimn sp. ind. 
Hemicardium n. f. ind. 
Corbis lamellosa Lmk. 
Corbis major Bay. 
Lucina gigantea Dsh. 

„ „ var. subtruncatul 
Lucina Escheri May. Eym . 
Lucina supragigantea De Gres. 
Lucina subalpina May. Eym. 
Venus sp. ind. . 
Tellina Bayaniana n. f. 
Lima sp. ind. 

Trochus mitratus var. Rafaeli 
Trochus Zignoi Bay. 
Trochus abavus May. Eym . 
Turbo antebicarinatus De Geeg 
Pliasianella ( ? ) postalensis De ( 
Nerita crassa Bell. . 
Velates Schmiedeliana Chemn. s] 
Natica cepacea Lmk. 
Ampullina postalensis noni, mut 
Ampullina hybrida Lmk. sp. 
Ampidlina cochlearis v. Hantk. 
Ampullina circumfossa Raupp sj 
Hipponyx cornucopiae Lmk. sp. 
Hipponyx colum Bay. 
Solarium biatriatum D.sii. 
Mcsalia cisalpina May. Eym. 
Cerithium lameUosum Beuo. 
Cerithium gomphoceras Bay. 
Cerithium palaeochroma Bay. 
Cerithium vicetinum Bay. . 
Cerithium obesum Dsii. 
Cerithium Palladioi May. Eym. 


a De Geeg. 

May. Eym. 

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Sabbie medie. 

Veronese, Ariège, ecc. 
Sabbie medie, India. 

Ariège, India, ecc. 
Veronese, India, ecc. 

Veronese, ecc. 
Monte Pulii. 

Ariège. 

Monte Pulii, Veronese. 



[3] 



P. E. TDrASSA DE EEGNT 



213 



NOMF, DELLA SPECIE 


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C/3 

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Altre località 


Cerithium CJiaperi Bay. 
Cerithium antecurrens May 
Cerithium striatum Brug. 
Cerithium familiare May. E 
Cerithium sp. ind. 
Strombus pulcinella Bay. 
Bimella fissurella Lmk. sp. 
Bostellaria postalensis Bay 
Bostellaria mutabilis May. 
Bostellaria TaUavignesi Ma 
TerebeUum sopitum Sol. sj 
Gisortia Santkeni Héb. ei 
Cypraea Lioyi Bay. . 
Cypraea elegans Defe. 
Cypraea interposita Dsn. 
Cypraea Proserpìnae Bay. 
Triton carens May. Eym. 
Sistrum Crassei May. Eym. 
TurbineUa Leymeriei May. 
Fusus quinqueeostatus Db C 
JVsMS c/r. distinctissimus I 
Mitra crehricosta Lmk. 
Voluta mitrata Dsh. . 
OHtia postalis De Greg. 
CowMS bimarginatus May. E 
CoMMS cfr. deperditus Brug 
J.cfaeore subinflatus d' Ore. 
Fortisia HUarionis Bay. 


Eym. 

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Eym. 
Y. Eym. 

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sp. . 
Eym. 

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Jay. . 

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Veronese. 

Veronese. 

Veronese, Armenia, ecc. 
Monte PulU. 
Monte Pulii. 
Veronese, Armenia. 

Veronese. 
Veronese. 



Son queste come si vede 66 forme di cui 4 sono ind. e 3 dubbie; ne restano quindi 59 ben determi- 
nate: di queste ne abbiamo 33 caratteristiche di questi strati, 23 comuni con S. Giovanni e Ronca, di cui 
solo 2 con qualche dubbio; e le 3 rimanenti che non si sono ritrovate, almeno per ora, nel Veneto sono 
caratteristiche, nel Bacino di Parigi, del calcare grossolano. Date queste cifre credo quindi di non essere 
troppo lontano dal vero considerando come Parisiani gli strati del Monte Postale. 

Probabilmente il Monte Postale formava un'insenatura del mare eocenico, in seguito forse anche da esso se- 
parata e che si avviava a divenir terra emersa; tutto l'aspetto della fauna di mare poco profondo, l'abbon- 
danza di forme nuove, poco decisamente marine, stanno a provare questa opinione, avvalorata poi dalle suc- 
cessive formazioni salmastre e terrestri. 



214 P. E. VINASSA DE REGNT [4] 

ELENCO DELLE SPECIE 

Teredo subparisiensis De Greg. 

1894. Teredo subjjarisiensis De Gregorio. Monograph. des foss. éocen. de Moni Postale, pag. 33, tav. VI, 
fìg. 187-188. 

Cito questa specie solo vedendola descritta e figurata nel lavoro del De Gregorio; non saprei però pro- 
nunziarmi sul valore di essa. Certo si è che la somiglianza colla T. Tournali Leym. già accennata dall'autore 
è assai evidente. 

Arca Oppenheimi n. f. — Tav. XYI [Tav. IJ, fìg. 3. 

A. testa minori solidula, elongata, valde inaequilaterali; costis radianiibus tennis sulcis fere capillaribus separaiis, 
costas concentrieas latiores decussantihus; umbonibns brevibus laevìgatìs; depressione posteriori latiusoula, obliqua, 
vittis crebris, patentihus, nodulosis exarata. 

Quantunque incompleta questa conchiglia rarissima mi è sembrata interessante a descriversi. Essa è 
di forma assai allungata, quasi a spatola; ha la superficie adorna di coste concentriche equidistanti, uguali 
pianeggianti, separate da solchi lineari; esse sono tagliate da numerose costoline sottili, quasi capillari; gli 
umboni brevi, levigati, e il cui apice tocca il cardine, sono appena sporgenti; la depressione presso agli um- 
boni è adorna di coste raggianti molto spiccate, separate da solchi profondi, e di cui quelle piìi prossime al 
cardine sono minutamente tubercolate. L'area è molto stretta. 

Questa forma non ha rispondenti nel bacino di Parigi, avendo solo qualche lontana analogia per la 
forma colla A. spathulata Dsh. {Bassin^ pag. 895, tav. 70, fig. 13-15); nemmeno ho riscontrato somiglianze 
colle altre specie del Vicentino. 

Cardium postalense n. f. — Tav. XVI [Tav. I], fìg. 2. 
?1894. Cardita mitis De Greg. (non Lmk.) De Gregorio. Monte Postale, pag. 38, Tav. VII, fig. 219. 

C. testa crassa, minima, obliqua, convexiuscula, inaequilaterali; costulis 25-27 paieniibus rotundatis, aequidisiantibus, 
sulcis profundis costulas aequaniibus separaiis ornata; umbonibns convexis, recurvis; cardine bidentaio; margine 
cardinali obsolete crenulato. 

Questa piccola specie sembra assai rara al Monte Postale. Ne ho una sola valva che mediante un paziente 
lavoro sono riuscito a isolare completamente. La conchiglia è assai spessa, molto piccola, assai convessa, 
inequilaterale, obliqua, a contorno ovale allungato. La superficie è tutta quanta adorna di grosse coste ar- 
rotondate, che in numero da 25 a 27 si seguono a distanze uguali, separate da solchi assai profondi,, quasi 
uguali alle coste. Gli umboni sono grossi, distinti e assai ricurvi ; l'apice è lievemente ottuso. Il cardine è 
quello caratteristico del genere, e consta di due piccoli denti assai ben visibili; lungo tutto il margine car- 
dinale quasi diritto si ha una serie di crenulature assai rade, quasi a forma di tubercoli. 

Per le sue dimensioni non saprei assolutamente a quale specie poter . avvicinare questo Cardium, che 
non è possibile distinguere con vera sicurezza senza osservarne il cardine, e la rada crenulatura del margine 
cardinale. 

Probabilmente il mio esemplare è lo stesso di quello determinato come C. mitis dal De Gkegokio, dacché 
la forma mi sembra rassomigliarsi un poco: forse la determinazione di quell'esemplare, e il suo lùferimento 



[5] P. E. VINASSA DE BEGHT 215 

ad una specie così poco distinta (yedi Cossmann. Catalogne, II, pag. 86) non è da accettarsi senza tutte le 
debite cautele. 

Cardium cfr. disceptum Lmk. 

Non avendo materiale per discutere la domanda fatta da Cossmann {Catalogne, I, pag. 173) se il G. di- 
sceptum Lmk. sia sinonimo del C. ohliquum Lmk., cosa del resto che mi sembra molto probabile, accennerò 
soltanto clie il nostro esemplare, purtroppo incompleto, risponde assai bene alla figura data dal Deshatbs 
(Bassin, pag. 654, tav. LVI, fig. 15-17); si distingue solo per la sua dimensione un po' maggiore. 

Non è forse fuor di luogo il credere che l' esemplare determinato da De Geegoeio (Moìite Postale, pag. 
38, tav. VI, fig. 199-200) come C. gratum Defe., sia la stessa cosa dell'esemplare piti sopra descritto; benché 
sia difficile dare un giudizio sicuro sopra figure non troppo ben riuscite. 

Cardium sp. ind. 

I Cardium non sono rari al Monte Postale; ma pur troppo tutti i nostri esemplari sono talmente mal 
conservati da non permetterci una determinazione sicura. Raggiungono in generale dimensioni assai notevoli. 

Hemicardìum n. f. ind. 

E un modello di una forma assai grande la quale non somiglia ad alcuna delle specie da me cono- 
sciute. L'esemplare però è talmente incompleto da non permettermi di fondarvi una nuova specie. Ha un 
umbone unciforme assai sviluppato, dal quale partono, almeno sulla metà anteriore, delle rade costole molto 
rilevate. 

Oorbis lamellosa Lmk. 

1824. Gorbis lamellosa Lmk. Deshayes. Environs, p. 88, tav. 14, fig. 1-3 {cum syn.). 
1887. — — (Lmk.) CossMAinsr. Catalogue, II, p. 15 {eum syn.). 

Gli esemplari nostri sono più piccoli di quelli del bacino di Parigi, ai quali del resto rispondono perfetta- 
mente. La specie è assai comune al Monte Postale, ed è singolare quindi che De GREaoEio non l'abbia 
trovata (Op. cit., pag. 84); forse ciò potrebbe derivare dall'aver egli determinato questa specie come C. Mara- 
schini Bay., la quale, almeno per quanto io mi sappia, è limitata a Castelgomberto : la figura di De Gregorio 
però (tav. VI, fig. 101) non mi pare che rappresenti veramente la specie di Batan. 

Corbis major Bay. 
1894. Corbis major Bay. De Gregorio. Monte Postale, pag. 33, tav. VI, fig. 189, 190 {cum syn.). 

Nella nostra collezione non esistono esemplari di questa specie, e nemmeno ne conosco delle altre col- 
lezioni da me vedute; ma la sua esistenza qui non è da mettersi in dubbio dacché la figura dataci dal De 
Gregorio rappresenta un magnifico esemplare perfettamente rispondente a questa specie. 

Oppenheim {Monte Pulii, Zeitsch. Deut. Geol. Gesell., pag. 39, 1894) dice che almeno altre due forme di Corbis 



216 P. E. rUfASSA DE BEGNY [6] 

si trovano al Monte Postale: se ciò è vero esse debbono essere certo molto rare, non conoscendone io nessun 
esemplare, e neppure vedendole figurate dal De Geegoeio. 

Lucina gigantea Dsh. 

1887. Lucina gigantea Dsh. Cossmann. Catalogne, II, pag. 26 {cum syn.). 

Lucina gigantea Dsh. var. subtnincatula De Geeg. 
1894. Lumia gigantea Dsh. var. subtruncatula De Gregorio. 3Ionte Postale, pag. 36, tav. VII, fìg. 210, 211. 

La varietà era stata da me sul principio considerata quale specie nuova, ulteriori studi e nuovo mate- 
riale mi convincono essere giusta l'idea espressa dal De Geegokio. 

La varietà per la sua forma potrebbe avvicinarsi alla L. depressa Dsh. da cui si distingue a prima 
vista per la striatura. Dalla L. planulata Dsh. si distingue per gli umboni meno sporgenti. 

Lucina Escheri May. Eym. 

1870. Lucina Escheri Mater-Eymar. Jour. de Conch., voi. XVIII, pag, 323, tav. XII, fig. 6 (cimi syn.). 
1894. — gigantea De Greg. (non Dsh.) p. p. De Gregorio. Monte Postale, pag'. 35, tav. VII, flg. 209-216. 

La specie proposta da Matee e da lui benissimo figurata e descritta è secondo me nettamente distinta 
da quella del bacino di Parigi, a cui De Geegoeio vuole sia riferita. 

Lucina supragigantea De Greg. 
1894. Lucina supragigantea De Gregorio. Monte Postale, pag. 36, tav. Vili, flg. 221, 222. 

Riferisco alcuni frammenti a questa specie, del cui valore non posso parlare dato il cattivo stato di 
conservazione dei nostri esemplari. 

Lucina subalpina May. Eym. 

1888. Lucina subalpina Mayeh. Douxe esp. nouv. du Londinien de M. Postale, pag. 197, tav. V, flg. 1. 

Ne conosco due soli esemplari del nostro Museo interamente rispondenti alla specie. De Geegoeio che 
non ha avuto occasione di esaminare, come vedremo anche in seguito, il lavoro di Matee sopra citato, non 
parla di questa specie; cita però un numero molto grande di Lucina la cui determinazione, a giudicarne dalle 
'figure, mi sembra poco sicura. 

Venus sp. ind. 

Non azzardo a darne una determinazione esatta, dacché V esemplare nostro consente appena con qualche 
sicurezza la determinazione generica; a mio parere però non è da riferirsi alla V. turgidula Dsh., come d'al- 
tronde non credo sia da riferire a questa specie l'esemplare figurato dal De Greqoeio (pag. 37, tav. VI, fig. 
204), sotto questo nome. 

Tellina Bayaniana n. f. — Tav. XIV [Tav. I], fig. 1. 
T. lexta maiori ovato-circulari, convexiu^cula, aequilaterali, antice rotundata, convexa; postioe dep-essiuscula; 



[7] P. E. TDfASSA DE KEGNT 217 

striis radianiibus nullis; cosiìs concentricis m'ebi-is, linearibus, parvm, prominentibus, sulco triplo largiwe interjeotis; 
wniboniìms parum proniinulis obiusis; margine cardinali anteriori aoutiusculo, posteriori triangulari acuto. 

Questa bella specie è una conchiglia assai grande e spessa, quasi equilaterale, a contorno ovale allun- 
gato, anteriormente rotondata, assai convessa specialmente presso agli umboni, posteriormente un poco de- 
pressa. Mancano assolutamente le ornamentazioni radiali, invece si hanno numerose coste concentriche finis- 
sime, quasi lineari, separate da un solco poco profondo largo 2 o 3 volte le coste, piti largo però alla 
periferia, che non presso agli umboni. Questi sono poco prominenti, ottusi, piccoli. La parte posteriore della 
conchiglia ha una grossa costa molto ottusa, seguita da un solco profondo, al quale segue un'altra piccola 
costa più acuta, e quindi un solco piti piccolo del primo, il quale è a sua volta limitato dal margine car- 
dinale acuto, carenato, triangolare; le coste hanno su questo un andamento particolare; si incurvano sulla 
prima costa ottusa, poi salgono in linea retta e con angolo molto acuto verso gli umboni nel solco seguente 
e si inclinano ancora più verso l'alto nell'ultimo solco. Per questo carattere dell'ornamentazione posteriore 
questa forma si avvicina alla T. acìdangida Dsh. {Bassin, I, pag. 332, tav. 25, fig. 18), se ne distingue però 
subito per la fomia e le dimensioni. Per la forma si avvicina un poco più alla piccola T. erycinella Dsh. 
{Bassin, I, pag. 325, tav. 25, fig, 9-11), ma questa è sempre molto più arrotondata. 

Lima sp. ind. 

Il nostro esemplare manca pur troppo delle orecchiette; esso corrisponde assai per forma e dimensioni, 
alla figura 217 della tav. VII, del De Geegoeio, la quale però rappresenta un ingrandiménto, al dire del- 
l'Autore, di 8 diametri: rispetto poi all'esemplare figurato dal De Gregorio ho molto dubbio che esso non 
possa riferirsi alla L. iMcata Lmk. la quale mi sembra avere una forma assai diversa. 

Trochus mitratus Desh. var. Rafaèli May. Evm. sp. 
1894. Trochus Saemanni Bay. var. Bafaeli May. Era. De Gteegoeio. Monte Postale, pag. 23, tav. IV, fig. 112- 
115 {cum syn.). 

Non conosco esemplari di questa forma al Monte Postale; giudicando però dalle figure pare giusta la 
riunione proposta dal De Gregorio, tanto più che al Monte Postale, a San Giovanni Ilarione, a Ciupio, a Ronca 
ecc. si trovano forme quasi identiche e che fanno passaggio l' una all'altra. Ora poi siccome mi sembra che 
il T. Saemanni Bay., se non identico, debba tutt'al più considerarsi come una varietà del T. mitratus Dsh., 
così ho creduto bene riferire questa varietà piuttosto alla specie tipica parigina, che non alla forma di Ronca. 

Trochus Zìgnoi Bay. 
1894. Trochus Zignoi Bay. De Geegoeio. Monte Postale, pag. 22, tav. IV, fig. 105-111 {cum syn.). 

Una delle specie le più comuni al Monte Postale. 

Trochus abavus May. Eym. 
1894. Trochus abavus May. Era. De Geegoeio. 3Ionte Postale, pag. 22, tav. IV, fig. 103, 104 ripr. (cum syn). 

La specie sembra molto rara. A giudicare dalla descrizione e dalla figura invece che ai Zizyphinus essa 
va forse riferita ai Calliostoma. 



218 !"• E. YINASSA DE EEGNY [8] 

Turbo antebicarinatus De Geeg. 
1894. Turho antebicarinatus De G-eegoeio. Monte Postale, pag. 23, tav. IV, fìg. 119-123. 

Phasianella (?) postalensis De Greg. 

1894. Phasianella postalensis De Gkegokio. Monte Postale^ pag. 26, tav. IV, flg. 133-134. 

Di questa e della specie precedente non ho mai veduto esemplari. 

Nerita crassa Bell. 

1852. Nerita crassa Bell ardi. Comté de Nice, pag. 8, tav. XTT, flg. 9. 

1894. — circumvallata Bay. De Gregorio. Monte Postale, pag. 30, tav. VI, fìg. 172-180 (cmn syn.). 

Come Batan stesso supponeva la identità della sua specie con quella di Bellardi mi sembra una cosa 
sicura. I nostri esemplari numerosissimi e molto belli fanno riconoscere assai bene la somiglianza che que- 
sta specie ha colla N. angystoma Dsh.; somiglianza molto giustamente intuita dal Bellabdi, quantunque questi 
non vedesse la bocca della forma da lui descritta. 

Questa bellissima specie segue costantemente nel Veneto e anche in altre località, come p. es. nel bacino 
di Vienna, la V. Schmiedeliana cosicché può essere considerata come un fossile-tipo di quesi.i strati. 

Velates Schmiedeliana CiiEim. sp. 

1823. Nerita cotioidea Liek. Brongniart. Vicentin, pag. 60, tav. TI, flg. 22. 

1824. Neritina conoidea Lmk. Deshates. Environs, pag. 149, tav. 18 {cum syn.). 
1888. Velates Schmiedeliana (Chemn.) Cossmanh. Catalogne, III, pag. 88 {cum syn.). 

1894. — — Ghemn. De Gregorio. Monte Postale, pag. 31, tav. VI, fìg. 181. 

La specie molto rara qui, mantiene ^quasi sempre dimensioni assai limitate. 

Natica cepacea Lmk. 

1894. Natica caepacealaiK. De Gregorio. Monte Postale, pag. 29, tav. VI, flg. 163-171 [cum syn.). 
1894. — cepacea Lmk. Oppenheim. Monte Pulii, pag. 360 {cmn syn.). 

I nostri esemplari bellissimi e numerosissimi confrontati con esemplari tipici del bacino di Parigi si di- 
stinguono da questi per avere la spira assai più depressa, e il callo enormemente sviluppato, molto rigonfio 
e ben distinto dalla spira; si avvicinavano quindi per tali caratteri agli esemplari di Ronca. 

Date queste differenze dalla specie tipica potrebbe quindi accettarsi la varietà proposta da De Gregorio 
(Op. cit., pag. 30, tav, VI, fig. 166-171). 

Ampullina postalensis nom. inut. — Tav. XVI [Tav. I], fig. 7. 

1888. Natica liouauHì May. (non d'Arou.) Mayer-Eymar Douxe csp. noiii\, pag. 199, tav. V, flg. 5. 
?1894. -- propehoìiensis De Gkeoorio. Monte Postale, pag, 27, tav. V, fìg. 149-150. 

Purtroppo ho a mia disposizione un solo e non bello esemplare, che io dapprima riferii con dubbio alla 
A. perusta Buonon. Anche oggi, dopo confronti e studi accurati, ho forti dubbi sul valore della specie del Mayer, 



[9J P. E. VIHASSA DE KEGNiT 219 

dacché la rassomiglianza cha ha il nostro esemplare cogli individui di Ronca è grandissima; soltanto le di- 
mensioni del nostro sono assai più piccole. Forse sarò in grado di studiare meglio la questione nel prossimo lavoro 
sulla fauna di Ronca. Rispetto poi alla forma proposta dal De Geegoeio si tratta probabilmente della stessa 
specie di Matee, ma non saprei giudicare con sicurezza né dalle figure, uè dalla descrizione, e molto meno 
dalle osservazioni sulle analogie. Si noti nuovamente che De Geegoeio non conosce il lavoro di Matee. 

Il nome di Natica Rouaulti essendo stato dato dal d'A.rchiac a una specie dell'India {Numm. de l'Inde, 
pag. 285, tav. 25, fig. 22-23), è necessario dare un nuovo nome alla specie del Monte Postale. 

AmpuUina hybrida Lmk. sp. 

1888. Ampullina hybrida Lmk. Cossmaiw. Catalogne, III, pag. 175 {cum syn.). 

1894. Natica hyhrida Lmk. De Gbegohio. Monte Postale, pag. 26, tav. V, fig. 139-142 {cum syn.). 

Fra i nostri esemplari alcuni sono a dirittura giganteschi, uno solo però è assolutamente completo; esso 
si distingue dagli altri per la spira più allungata ed acuta, é alto 4 cm. ed ha 3 cm. di diametro . Il più 
grande, di cui si conservano due soli anfratti, misura circa 12 cm. di altezza per 8 di diametro. Rispetto a 
questa specie interessano le osservazioni fatte da De Geeoorio nel suo lavoro più volte citato a pag. 26 ecc. 

Ampullina cochlearis v. Hanik. 
1894. Natica cochlearis v. Haute. Oppeitoeim. Monte Pulii, pag. 366, tav. 29, fig. 1-2 [cum syn.). 

Ampullina circumfossa Ratjpf sp. 

1867. Ampullaria Stygis MEmEGHim in sch. 

1894. Phasianella circumfossa Ratiff. De Gbegoeio. Monte Postale, pag. 25, tav. V, fig. 143-146 (cuni syn.). 

1894. — Syrtica De Gregorio (non May.) Monte Postale, pag. 25, tav. V, fig. 185-138. 

Secondo Mayee questa forma sarebbe assai comune al Monte Postale; io però purtroppo non ne conosco che 
due soli esemplari. Per questa ragione non saprei con sicurezza affermare che la nuova forma proposta dal 
Meneghini, e che si trova a Ronca, sia identica a questa. Certo la somiglianza, anche nella figura, è molto 
grande. Probabilmente rientra in questa forma la Phasianella sj). ind. descritta da Bellaedi (Comté de Nice, 
pag. 214, tav. XII, fig. 14-15). 

Il nome di A. hahyloiiica May. deve cedere il posto a quello di A. circumfossa, proposto sino dal 1884 
da Raupp, benché sotto altro nome generico. 

Hipponyx cornucopiae Lmk. sp. 

1802. Patella cornucopiae Lamaek. Ann. du Museum, Tom. I, pag. 311 e Tom. VI, tav. 43, fig. 4. 

1888. Hipponyx cornucopiae (Lmk.) Cossmamst. Catalogne, III, pag. 195 {cwn syn.). 

1894. — — — De Gregorio. Monte Postale, pag. 10, tav. I, fig. 4-13 {cum syn.). 

E una delle specie più comuni al Monte Postale, ove si riscontra in numerosi esemplari, di cui spe- 
cialmente belli quelli aderenti ai Ceriihium. 

Palaeontographia italica, toI. I. 29 



220 P- E. VINASSA DE BBGHT [10] 

Hipponyx colum Bay. 

1870. Hipponyx colum Batan. Moli, tert., I, pag. 63, tav. II, fìg. 8. 

1894. — cormicopiae Lmk. miit. colum Bay. De Gkegoeio. Monte Postale, pag. 11, tav. I, flg. 12-13. 

La specie è assai rara, essa però mi sembra ben distinta dalla forma parigina, .e non crederei quindi cbe 
si dovesse accettare l'idea proposta dal De Gkegorio. 

Solarium bistriatum Dsh. 

1833. Solarium, iistriatum Deshates. Environs, pag. 215, tav. 25, flg. 19-20. 
1888. — — Dsh. Cossiiann. Catalojue, III, pag. 245 {cum syn.). 

L'esemplare molto ben conservato si trova nel Museo di Firenze. 

Mesalia cisalpina JIay. Eym. 

1888. Turritella cisalpina IIatde. Douxe ésp. nouv., pag. 198, tav. V, fìg. 2. 

Non ho mai riscontrato al Monte Postale esemplari di questa specie. Non posso però fare a meno di 
notare la somiglianza che si osserva tra la figura di Mayee, e i giovani esemplari della M. disputata n. f. 
di S. Giovanni Ilarione (vedi più avanti pag. 45, tav. XVII [II], fig. 22-23). Se l'esemplare figurato da Mayer 
fosse esso pure appartenente ad un giovane individuo crederei molto probabile quanto ho detto sopra. 

Delle altre Turritella citate da De Geegoeio {T. sulcifera Dsh. e T. granulosa Dsh.) non ho mai veduto 
nessuno esemplare. 

Cerithium lamellosum BnvG. 

1889. Cerithium, lamellosum Bktjg. Cossslann. Catalogne, IV, pag. 19 (cum syn.). 

1894. — — De Geegoeio. Monte Postale, pag. 15, tav. 2, fig. 40-41 (cum syn.). 

1894. — — Oppenheim. Monte Pulii, pag. 399 (cimi syn.). 

Cito questa specie sulla fede di De Geegoeio, le cui due figure rappresentano certo questa forma. 

Cerithium gomphoceras Bay. 
1894. Cerithium gomplwceras Bay. De Gregorio. Monte Postale, pag. 19, tav. Ili, fig. 77-87 (cum syn.). 

Cerithium palaeochroma Bay. 
1894. Cerithium palaeochroma Bay. De Gregorio. Monte Postale, pag. 19, tav. IV, fig. 88-93 (cum syn.). 
Queste due ultime specie sono tra le più belle e le più comuni al Monte Postale. 

Cerithium vicetinum Bay. — Tav. XVI [Tav. Il, fig. 5, 6. 

1894. Cerithium. vicetinum Bay. De Gregorio. Monte Postale, pag. 17, tav. 2, fig. 53-63 (cum syn.). 
1894. Cerithium gigwnteum De Greg, (non Lmk.) De Gregorio. Monte Postale, pag. 18, tav. 2, fig. 64-65. 

E una forma varial)ili.ssima a seconda dell' età, e che può facilmente indurre in errore, quando niiinchi 
un buon materiale di confronto. Vari individui assomigliano specialmente al C. incompfum Di.^t., altri al 



[11] P. E. VINASSA DE EEGNr 221 

C. patisiense Dsh., altri pure sono vicinissimi a certe forme del C. giganteum Lmk. distinguendosi però da 
entrambi per la forma e l'ornamentazione. Sul primo credei si trattasse di una nuova forma, cui detti il nome di 
C. i)ropeincomptunt. Questa estrema variabilità forse ha indotto in errore il De Gbeqoeio, che ha determinato 
come C. giganteum Lmk. un individuo, che molto probabilmente rientra esso pure nella specie di Batan. Non 
credo inutile ripetere qui la descrizione particolareggiata di questa interessantissima specie. 

La conchiglia è grossa, conica, a spira non molto acuta, con anfratti numerosi, circa 20, angusti, e 
pianeggianti; la sutura che li unisce sembra qua e là lievemente ondulata, essa è assai profonda, quasi ca- 
naliculata. I primi giri (Tav. XVI [I], fig. 6) sono adorni di una serie di tubercoli assai sviluppati, e di una 
linea assai grossa crenulata. Negli altri invece (fig. 5) si ha immediatamente dopo la sutura e avanti alla serie dei 
grossi tubercoli, una vitta molto grossa, arrotondata e mai ci-enulata. Segue poi una serie unica di tubercoli 
grossi, ottusi, non confluenti. Questi tubercoli negli individui giovani sono limitati ad uno spazio assai ri- 
stretto, ma poi coU'età si spingono sino ad occupare quasi metà di tutto l'anfratto, prendendo una forma 
ovale allungata, lievemente inclinata a sinistra. Quando i tubercoli sono così sviluppati arrivano ad interessare 
sino a tre delle grosse vitte che seguono la serie dei tubercoli, e queste vitte restano solo visibili nelle valli 
che stanno tra un tubercolo e l'altro, svanendo affatto sul vertice di questi. Ai tubercoli come ho detto, se- 
guono delle vitte, talvolta maggiori e minori, e in tal caso alternanti, tutte più o meno minutamente cre- 
nulate. L'ultimo anfratto è grande, angoloso, munito alla periferia di un grosso cercine arrotondato, molto rile- 
vato, e ben visibile anche negli individui adulti. La base è adorna di grossi cingoli equidistanti integri, tra cui 
si trovano talvolta interposti altri minori. La bocca è assai grande, subquadrangolare, obliqua; manca il labbro. 

Cerithium obesum Dsh. 
1894. Cerithium obesum Dsh. De G-eegobio Monte Postale, pag. 17, tav. Il, fig. 51 {cmn syn.). 
Cito questa specie sulla fede del De Gbegorio, non avendone mai riscontrato esemplari. 

Cerithium Palladioi Mat. Evu. 

1888. Cerithium Palladioi Mateb. Douzeesp. nouv., pag. 201, tav. V, fig. 8. 
1894. — pernicum De Gregorio. Monte Postale, pag. 16, tav. Il, fig. 48. 

La specie non è rara, e ho potuto vederne parecchi esemplari. E assai visibile la somiglianza di questa 
forma col C. multisulcatum Bkonget., essa però se ne distingue sempre abbastanza bene, ed infatti anche De 
Gregorio la tenne distinta. Da notare si è che la forma delle coste, e la loro distanza talora è assai variabile, 
cosicché si passa da individui come la figura data dal De Gregorio a coste rade, sino ad altri a coste assai 
fitte come quello figurato da Mayer. 

Forse rientra in questa forma anche il C. anguloseptum descritto ma non figurato da Rauff {Geg. Al- 
tersverhàlt. von Monte Postale, Bo»cà, S. Giov. llarione. — Gesell. nat. Heilk. Bonn 1884), ma non ho dati 
sufficienti per giudicarne. 

Cerithium Chaperi Bay. 

1894. Cerithiwm Chaperi Bay. De Gregorio. Mmite Postale, pag. 18, tav. Ili, fig. 72-76 {cvm, syn.). 

Cerithium antecurrens Kay. Eym. 
1888. Ceritium antecurrens Mayer. Douxe ésp. nouv., pag. 205, tav. V^ fig. 6.. 



222 P- E. TINASSA DE EEGNY [12] 

È una delle rare specie del Monte Postale. Non ne conosco infatti alcun esemplare e nemmeno nei nu- 
merosi Cerithium figurati da De Gregorio ho trovato qualche forma che gli si possa avvicinare. 

Oerithium striatum Bkug. 

1889. Cerithium striatum Bhug. Cossmaicn. Catalogne, IV, pag. 28 {cum syn.). 

1894. — — De Geegokio. Monte Postale, pag. 15, tav. 2, flg. 42-43 {eum syn.). 

Cerithium familiare May. Eym.- — Tav. XYI [Tav. I], fìg. 2. 

1888. Cerithium familiare Mayer. Douze ésp. notiv., pag. 200, tav. V, fig. 7. 

L'esemplare figurato da Mater è assai più piccolo del nostro; ho creduto utile darne nuovamente la 
figura, trattandosi di una specie molto rara ed interessante. 

Cerithium sp. 

Varie altre forme ha descritto e figurato il De Gregorio nella sua Monografia; tralasciando le forme che 
non meritano discussione (per es. C. corvinmn De Greg. (non Brongn.); C. n. sp. (tav. 2, fig. 50); C. sp. (tav. 2, 
fig. 49), ne restano alcune su cui interessa intrattenerci. I due individui figurati come C. cochlear De Greg. (non 
FccHs) appartengono probabilmente a due forme divei-se; a giudicarne dalle figure molto infelici forse l'esem- 
plare piìi piccolo (fig. 44) potrebbe rientrare nel gruppo del C. Palladioi May.; il più grande (fig. 45), certo 
un frammento molto male conservato, ha delle analogie col C. Chaperi Bay. Il C. CatuUus De Greg. sarebbe 
molto interessante a giudicarne dai pochi frammenti figurati, ma pur troppo è così incompletamente descritto 
e figurato da non potersi riconoscere con sicurezza. Quanto al C. decussatum la determinazione mi sembra 
un po' azzardata. 

Strombus pulcinella Bay. 

1870. Strombus pulcinella Bayan. Moli, tert., I, pag. 44, tav. I, fìg. 7 [cimi syn.). 
1870. — Tournoeri Bayan. Id., I, pag. 45, tav. VII, fìg. 5-6 {cimi syn.). 

1880. — — De Gkegobio. Fauna di San Giovanni Ilarione, pag. 9, tav. I, fig. 13; tav. IV, fìg. 11; 

tav. V, fìg. 8. 

Sin dal 1880 De Gregorio aveva giustamente riconosciuta l'identità di queste due forme, le quali, dif- 
ferentissime nei loro punti estremi, vanno riunendosi mediante numerose e comuni forme di passaggio, che 
si riscontrano specialmente a Ronca e a San Giovanni Ilarione. Credo che lo studio dei fossili di Ronca avrà 
nuovamente persuaso De Gregorio che egli era piti nel vero quando asseriva l'identità delle due forme, di 
quello che non lo sia oggi in cui pone in dubbio quanto aveva assicurato. 

Rispetto al nome, essendo stato descritto e figurato per primo lo S. pulcinella, credo che questo nome 
debba esser sostituito a quello di S. Tournoeri adottato dal De Gregorio. 

Forse a questa specie deve essere pure riferito l'esemplare determinato dal De Gregorio come Fusus po- 
lyrjonus \&r. rarecostatus Db Geeo. (Op. cit., pag. 21, tav. IV, fig. 131). 

Rimella fissurella Lmk. sp. 

1836. lìostellaria fissurella Lmk. Desuayes. Environs, jxig. G22, tav. 83, flg. 2-4 ; e tav. 84, fig. 5-6. 
1880. — — ■ — De Gkeoouio. San Oiovanni Ilarione, pag. 15, tav. I, fig. 15-16. 



113] P. E. VINASSA DE HEGMT 223 

1889. Rimella fiissurella (Lmk). Cossuiaiw. Gatcdoc/ue, III, pag. 86 (oum syn.). 
1894. Rostellaria fissurella Lmk. De Geegoeio. Monte Postale, pag. 12, tav. I, fìg. 30. 

Questa forma è qui meno comune che non negli altri strati del Vicentino. 

Rostellaria postalensis Bay. 

1894. Rostellaria postalensis Bay. De Geegoeio. Monte Postale, pag. 12, tav. I, fig. 31-33 {cv/m syn.). 

Questa forma si riscontra per lo più in frammenti, i quali si riferiscono benissimo alle figui-e di Batan 
« De Geegoeio. Nel nostro Museo si conserva però un grosso esemplare quasi completo che risponde pure 
benissimo alla figura della R. Escheri di Mayer; solo la columella del nostro è più lunga e leggermente più 
contorta. Mi sia però permesso osservare che forse il Bayan ha fondato la sua specie sopra esemplari troppo 
incompleti, mentre Matee forse ha abbellito e completato il proprio esemplare, supplendo del proprio alla 
natura. Certo si è che, come osserva De Gbegoeio, la determinazione di questa forma è molto difficile, essendo 
essa per lo più incompleta, e distinguendosi dalle forme vicine specialmente dal labbro pur troppo quasi 
sempre mancante. 

Rostellaria mutabilis May. Eym. 

1888. Rostellaria mutabilis Mayeu. Douxe ésp. nouv., pag. 202, tav. V, fìg. 11. 

1894. Strombus pulcinella p.p. De Geeg. (non Bay.) De Geegoeio. Monte Postale, tav. I, fìg. 28. 

La specie è variabilissima nelle sue dimensioni, mantiene però assai le sue caratteristiche tanto che 
non è difficile la sua determinazione. Forse nuovo materiale e ulteriori studi potranno riunirla ad alcuna delle 
specie già conosciute, dacché non si può negare che alcuni individui abbiano delle affinità molto grandi con 
alcune forme dello S. pulcinella Bay. 

Rostellaria Tallavignesi May. Eym. 

1888. Rostellaria Tallavignesi Mayee. Douze ésp. nouv., pag. 203, tav. V, fig. 12. 

1894. Strombus pulcinella p. p. De Geeg. (non Bay.) De Geegoeio. Monte Postale, tav. I, fìg. 28-24. 

Il nostro esemplare, che del i-esto è rispondentissimo alla figura data dal Mayee, si distingue per avere 
il canale assai più lungo di quello che non sia indicato nella figura. Rispetto a questa specie non posso che 
ripetere quanto ho già detto più sopra per la R. mutabilis. E un vero peccato che il De Geegoeio, che do- 
veva avere un ottimo materiale, non conosca il bel lavoro del Mayer, dacché dai suoi studi si sarebbe po- 
tuto avere forse un poco di luce sulle relazioni tra queste due bellissime forme e il variabilissimo S. pulcinella, 

Terebellum sopitum Sol. sp. 

1805. Terebellum convolutum Lamaek. Ann. du Mus.^ Tom. VI, pag. 44 e Tom. XVI, pag. 301. 

1889. — sopitum (Sol.) Cossmakit. Catalogue IV, pag. 92 {cicm syn.). 

1894. — convolutum Lmk. De Geegoeio. Monte Postale, pag. 11, tav. I, fìg. 14-20 [curni syn.). 

È una delle specie le più comuni al Monte Postale, ma purtroppo sempre molto mal conservata. 



224 P. E. nifASSA DE BEGNl' [14} 

Gisortia Hantkeni Héb. et Mtjn. Ch. 

1894. Gisortia Hantkeni Héb. et Mtot. Chalm. Oppenheim. Monte Pulii, pag. 424 {cum syn.). 

Mancano a me pure come a Oppenheim esemplari di questa località. La specie si trova pure nel Friuli 
dacché 1' Ovula sella turcica descritta dal Marinoni {Contr. geol. Friuli, II, pag. 10) non è probabilmente che 
la forma di Hébeet. 

Cypraea Lioyi Bay. 

1894. Cypraea Lioyi Bay. Oppenheim. Monte Pulii, pag. 425, tav. 29, fìg. 10 {cum syn.). 

Questa specie è assai variabile per le dimensioni, mantiene però la sua forma caratteristica. Mi trova 
perfettamente d'accordo col De Gregorio per riunire a questa forma anche la C. filiola May., dacché è im- 
possibile distinguerle salvo che per le dimensioni, sempre un po' maggiori nell'esemplare di Mayer. 

Cypraea elegans Defe. 

1889. Chpraea elegans Defr. Cossmann. Catalogne, IV, pag. 102 {cum syn.). 

1894. — — — Oppenheim. Monte Pulii, pag. 422, tav. 29, fig. 9 {cum syn.). 

La specie non è rara in questa località; é rispondentissima per forma alla specie parigina; però i nostri 
esemplari raggiungono dimensioni che non si riscontrano in nessun'altra località delle Alpi Venete. 

Cypraea interposita Dsh. 

1894. Cypì-aea interposita Dsh. De Gregorio. Monte Postale, pag. 14, tav. I, flg. 35-36 {cwm syn.). 

Mi trovo pienamente d'accordo con De Gregorio; la determinazione non lascia alcun dubbio; soltanto i 
rari esemplari del Monte Postale si potrebbero distinguere per una forma leggermente piìi allungata. 

Cypraea Proserpinae Bay. 
1894. Cyp-aea Proserpinae Bay. Oppenhedi. Monte Pulii, pag. 418, tav. 29, fig. 12 {cu7n syn.). 

Triton carens May. Eym. 
1894. Triton carens De Gregorio. Monte Postale, pag. 22, tav. IV, fig. 102 ripr. {cum syn.). 
Manca nella nostra collezione, e non 1' ho riscontrato mai in nessun'altra. 

Sistrum Crossei May. Evm. sp. 
1894. Purpv/ra Crossei May. De Gregorio. Monte Postale, pag. 21, tav. IV, fig. 97, ripr. {cum syn.). 

Questa specie è rarissima al Monte Postale. Bayan non ve la cita, al De Gregorio pure manca; il no- 
stro esemplare è assolutamente completo ; esso si distingne dall' individuo descritto dal Mayeb per avere i 
denti del lalibro esterno più numerosi. I denti principali cioè restano sempre quattro, ma i due più vicini 
alla sutura mostrano una tendenza a bipartirsi. Le pieghe coluniellari molto regolari e spiccate sono in 
numero di tre. Credo di non andare errato riportando questa specie al genere Sistruin Montf, (Morula S(jum.). 



[15] P. E. TINASSA DE EEGITy 225 

Turbinella Leymeriei May. Eym. 

1888. Turbinella Leymeriei Mayee. Douxe ésp. ìwuv., pag. 201, tav. V, flg. 9. 
?1894. Voluta pulcinellaeformis De Gteegoeio. Mante Postale, pag. 24, tav. Il, fig. 128. 

Di questa rarissima e caratteristica specie non ho mai visto esemplari sicuri ; sono perciò in dubbio ri- 
spetto alla sinonimia; certo si è che a giudicare dalla figura la somiglianza tra le due specie è molto notevole. 

Fusus qiiinquecostatus De Geeg. 

1894. Fusus quinquecostatus De G-eegorio. Monte Postale, pag. 21, tav. lY, fig. 98-101. 
Anche di questa specie non conosco esemplari. 

Fusus cfr. distinctissimus Bay. 
L'esemplare è troppo mal conservato per poterne dare un giudizio sicuro. 

Mitra crebricosta Lmk. 

1881. Mitra crebricosta Lìie. De Gregoeio San Giovanni Mariane, pag. 83, tav. VI, fig.- 16-17 {cwmsyn.). 

1889. — — CossjiANif. Catalogne, IV, pag. 179 {ctmi syn.). 

1894. Mitra Marsalai De G-eegoeio. Monte Postale, pag. 24, tav. IV, fig. 129-130. 

Il nostro esemplare si distingue appena dalla specie tipica per la forma e le coste: quindi, come la specie 
proposta dal De Geegoeio, credo che esso potrebbe tutto al più essere ammesso come varietà. 

Voluta mitrata Dsh. 

1894. Valuta mitrata Dsh. Oppenheim. Monte Pulii, pag. 408, tav. 28, fig. 7-10 (ciww syn.). 
1894. — — var. Demidafi De Geegoeio. Monte Postale, pag. 24, tav. IV, fig. 124-127. 

La rispondenza colla specie di Parigi e cogli esemplari di San Giovanni Ilarione è perfetta; non trovo 
quindi giusta la proposta della varietà di De Gregoeio. 

Oliva postalis De Geegoeio. 

1894. Oliva postalis De Geegoeio. Monte Postale, pag. 32, tav. VI, fig. 182-183 {cum syn.). 
Manca nella nostra collezione. 

Conus bimarginatus May. Eym. 

1888. Conus bimarginatus Mayee. Douxe ésp. nouv., pag. 202, tav. V, fig. 10. 
1894. Conus pertectus De Geegoeio. Monte Postale, pag. 32, tav. VI, flg. 186. 

Non posseggo esemplari di questa rarissima specie; però confrontando figure e descrizioni non esito a 
riunire a quella di Mater la specie descritta dal De Gregorio. 



226 ^- E. TINASSA DE EEGSTY [16] 

Conus cfr. deperditus Beug. 

È un esemplare che potrebbe assomigliarsi alla fig. 184 della tav. VI del Db Geegoeio {Monte Postale), 
forma che l'autore riferisce non so con quanta ragione al C. deperditus Beug. Rispetto poi al C. concinnus 
Sow., e al C. lineatus Sol. in Beano, citati dal Rahff non saprei che cosa dire, non avendo mai avuto esem- 
plari riferibili nemmeno con dubbio a questa specie. 

Actaeon subinflatus d' Oeb. 

1889. Actaeon subinflatus d'Oeb. Cossiiabu. Catalogne, IV, jpag. 298 {cum syn.). 

Un esemplare che si deve probabilmente riferire a questa specie si conserva nel Museo di Firenze. 

Fortisia Hilarionis Bay. 
1880. Fortisia Hilarionis Bay. De Geegoeio. San Giovanni Barione, pag. 7, tav. I, fig. 10 {cum, syn.). 
L'esemplare si conserva nel Museo di Firenze. 

Cyclostoma, Bulimus, Helìx. 

De Geegoeio riporta come trovate al Monte Postale tre specie di questi tre generi. Non conosco nessuna 
conchiglia terrestre marina di questi strati, e dubito fortemente della località degli esemplari del De Geegoeio, 
dubbio che ha pure lo stesso autore. 



IL Sau Giovanni Ilarione. 

Questa fauna è tra le più ricche del Veneto; ed essa è pure indubbiamente la più estesa di tutte. Fossili 
identici infatti si trovano qua e là per tutto il Veronese, specialmente a Costagrande e in Val d'Avesa ove 
io pure ne raccolsi di bellissimi; se ne trovano poi, oltre che a San Giovanni Ilarione, anche a Chiampo, alla 
C. Pozza, a San Pietro Mussolino, al Buso del Prete, alla C. Ciupìo ecc. ecc. Ovunque essi si presentano iden- 
tici, e con poche varianti nella forma. I bellissimi molluschi che questi strati contengono, ebbero molti e va- 
lenti illustratori tra cui principale il già citato Bayan, veramente .benemerito pei suoi studi sul Vicentino. 
Anche il De Gbegoeio intraprese ma non terminò l'illustrazione di questa fauna. Il venerato nostro Mene- 
ghini aveva in animo di pubblicare un lavoro sulla fauna delle Alpi venete illustrando la bellissima raccolta 
che si conserva nel nostro Museo; raccolta riunita dallo Spinelli, veduta e in parte determinata anche 
dallo ZiTTEL. Il Meneghini infatti aveva intrapreso nel 1865 un " Catalogo „ manoscritto dei soli gasteropodi, 
comprendente 435 specie eoceniche, oligoceniche e aquitaniane: naturalmente ho creduto mio dovere man- 
tenere alle nuove forme il nome dato loro dall' illustre Maestro ponendovi scritto Moii. in sch. 

Non entrerò per le ragioni già dette avanti in discussioni geologiche, dacché spero aver agio di farlo 
altrove estesamente, e mi limito a dare al sòlito un prospetto della fauna colle sue principali corrispondenze. 



[17] 



P. E. VINASSA. DE BEGNT 



227 



NOME DELLA SPECIE 


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Panopaea n. f. ' . . 





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Corhula pixidicula Dsh. 










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— 


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— 


+ 


— 


+ 


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Teredo cfr. Tournali Lbym. 










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Arca hiangula Lmk. 










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» angusta Lmk. 










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+ 


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» recurvieosta n. f. . 










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+ 


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» SUarionis n. f. . 










+ 


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- 


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> Cobellii n. f. 










+ 


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» Ristora n. f. 










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+ 


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Pectuneulus cfr. dissimilis Lmk. 








+ 


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.— 


+ 


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Cyrena (?) e/?-, planulata Dsh. 








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Cardium subporulosum d'Oeb. 








+ 


+ 


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— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» gratum Depe. 








+ 


— 


— 


— 


+ 


— ^ 


+ 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


» obliqiium Lmk. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


> semistriatum Dsh. 










+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


- 


— 


» c/r. piiUense Opph. 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


EeniKardium Silarìonis n. i 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


Corhis lamdlosa Lmk. . 










+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


Cardita imbrkata Gml. sp. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


» angusticostata Dsh. 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


— 


» pacliydonta n. f. 








+ 


— , 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


Crassatella (?) tricarinata n. f. 








+ 


- 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


> c/r. propinqua Wat. 








— 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


Cytherea nitidula Lmk. 








— 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


» c/r. rustica Dsh. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


> e/?-. Batidoni Cossm 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» c/i-, imbricata Dsh. 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


Tétthia tellinella Lmk. sp. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» SUarionis n. f. 










+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» (?) n. f. . . 










— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» pateUaris Lmk. 










— 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


^ 


— 


— 


» e/»-, ovalina Dsh. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» sp. ind. . • . 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


■— 


— 


— 


— 


Cliama lamellosa Lmk. 










+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


- 


— " 


— 


» granulosa d' AacH. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


Septifer Eurydices Bay. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


Mytilus sp. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


iima interlyrata Bay. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 



Palaeontograpliia italica, yo\. I. 



80 



228 



P. E. TINASSA DE EEGNT 



[18] 



• 

NOME DELLA SPECIE 




u 


CL3 

=1. 


CO 


-co 

oc 


lIZ 


co 

co 

C_5 




É 


c3 


g£ 


.52 


Lima n. f. . 
»■ sp. ind. 
Plagiostoma eocaenicum Bay. 
Pecfen Nicolisi n. f. 
» Menegiizzoi Bay. 
» BonarelUi n. f. . 
Spondyhts radula Lmk. 

» (?) senqidspinatus 
» cfr. horridus Bell 
» cfr. RoìiauUi t>' I 
Ostrea eversa Mell. 

» supranummuìitica Zìi 
» hystrix n. f. 
Dentalium n. f. ind. 
» sp. ind. 
Patella Gregorioi n. f. . 
» detrita Bay. 
» pyramidalis Mgh. in 
» sp. 

» S^y^ts Mgh. in scli. 
» cfr. costarla Dsh. 
» Boreani Bay. 
Emarginula camelus Bay. 
Pleurotomaria concava Dsh. 
Delphimda calcar Lmk. 
» iima Ljik. . 
> decipiens Bay. 
Calliomphalus squamulosus L 
Trochus mitrahis Dsh. far. ; 

» » » ZIrtJ-. 

» n. f. ind. . 
Turbo radiosus Lmk. 

» Serouvallensis Dsh. 

» Fucina n. f. 

> Grecai n. f. 

» c/r. inermi» Dsh. 
CoUonia mhturhinata Bay. 
rurfto (?) 7)' Achinrdii n. f. 


n. f. 

Lech. 
re. 

soli. 

MK. 8 


P- 

Mgi 
IO M 


I. in 
BU il 


3oh 
1 sch 




+ 
+ 
+ 

+ 

+ 
+ 
+ 
+ 

+ 

+ 
+ 
+ 

+ 

+ 
+ 
+ 
+ 
+ 
+ 
+ 
+ 
+ 
+ 

+ 
+ 

+ 
+ 


+ 

+ 
+ 

+ 

+ 

+ 
+ 

+ 
+ 

+ 

+ 
+ 


+ 

+ 
+ 

+ 


+ 

+ 
+ 

+ 
+ 

+ 


+ 

+ 

+ 
+ 


+ 


+ 
+ 

+ 

+ 
+ 

+ 
+ 
+ 


+ 


+ 

+ 

+ 

+ 


— 


+ 


+ 



[19J 



P. E. TINASSA DE KEGNY 



229 





<!= 


















ctì 








C3 












C/3 






;g 




















g 






C_3 






NOME DELLA SPECIE 


m 




s 














CL3 








c5 

Cd 


■g 


E 


co 


1 


'■^ 


£^ 


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0=1 


Cd 

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CL3 


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C/3 


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C_3 


^ 


Cd 


lj~ 


C_3 


'l^ 


== 


C-3 


=* 





Neritopsis Agassizi Bay 


+ 



































Nerita Canavarii n. f. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» crassa Bell. 










+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


_ 


— 


Velates Schmiedeliana Chemn. sp. 










+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


Niso fallax n. f. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


Aieorbis laevigata Dsh. sp. . 










+ 


— _ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» acuticosta Mgh. in sch. 










+ 


... 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» septemcarinata n. f. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 





— 


— 


— 


— 


Natica epiglottina Lmk. . . 










+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


» • Noae d' Obb. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 





— 


— 


> cepacea Lmk. 










+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


» Hantoniensis Pilk. sp. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» venusta Dsh. 










+ 


— 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 





— 


— 


Ampullina sigaretina Lmk. sp. 










+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


» n. f. ind. . 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» cfi: Willemeti Dsh. S] 


P- 








— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» hybrida Lmk. sp. 










+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 




- 


> suessoniensis d'Obb. 










— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» n. f. ind. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


-^ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


j> acuminata Lmk. sp. 










+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» conica Lmk. sp. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 




— 


» hrevispira Lbym. sp. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


> debilis Bay. sp. . 










+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 





— 


— 


— 


— 


Xenophora splendida n. f. 










+ 


— 


— 


' — 


— 


— 


— 


, 


— 


— 


— 


— 


» c/r. iimbUicaris Sol. 










+ 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


Calyptraea aperta Sol. sp. . 










— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


Hipponyx cornucopiae Defk. 










+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


» sp. ind. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» c/r. cofejw Bay. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» flexuostis n. f. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» dilatatus Lmk. sp. 










— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


» comptus DsH. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» striatus Mgh. in sch. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


- 


— 


— 


» corrugatus Mgh. in sch 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» Spinella Mgh. in sch. . 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» opercularis Dsh. . 










+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


Bissoina clavula Dsh. , 










+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


Cheilostoma tiirricola Beuo. sp. 










+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 



230 



P. E. VOTASSA DE BEGHT 



[20] 



NOME DELLA SPECIE 


5 

1 


u 


<=3 
'.EU 

C-3 


co 

i 


■s 


1^ 


<=> 

co 

co 


Cl_ 


„ 


co 

CTS 

i ' 

C-9 


CT3 


.S 


Solarium bìstrìatum Dsh 


+ 


_ 


_ 


_ 


+ 


_ 


+ 


_ 





+ 


_ 


_ 


» patulum Lmk 






+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


- 


— 


— 


» monteviaknse Schrt. 






+ 


— 


— 


— 


+ 


— 




— 


— 


— 


— 


— 


» marginatimi Dsh. var. Eilarmiis i 


. var 




+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» sp. ind 






+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 




Bay anta cfr. lactea Lmk. 






+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


+ 


» (?) nuda Mqh. in sch. sp. 






— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 





Turrìteìla Catanii n. f. 






+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 





» (?) babì/lonica n. f. . 






+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» . sp. ind. .... 






+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— . 


— 


Mesalia disputata n. f. . 






+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


- 





Tenagodes sulcatus Defr. sp. 






— 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— ■ 


— 


— 


— 





Vermetus cfr. limoides Bell. 






+ 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


> varicostis Man. in sch. . 






.— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


_ 


Mesostoma n. f. ind 






— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


- 


— 


— 


— 





Cerithium lamellosuni Brug. . 






+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


_ 


— 


— 





» iindosum Brongt. 






+ 


+ 


— 


• + 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 





» Lejeunii Rouault 






+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 





» Dallagonis Opph. . 






+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 





» a^. giganteum Lmk. 






— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


> striatum Brug. 






+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


— 


» a^. unisulcatum Dsh. . 






+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 





» o6esi«m Dsh 






+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 





Blastoma costellatum Lmk. sp. . 






+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


» n. f. ind 






— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 








Chenopus Zignoi De Greg. sp. 






+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


Stromhìis ornatus Dsh. 






+ 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


» pulcinella Bay. 






+ 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 





Rimdla fissurella Lmk. 






+ 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


__ 


> canalis Lmk. sp. t^ar. parvula n. var. 






+ 


— 


— 


— 


— 





— 


— 


— 


— 








» n. f. ind 






— 


+ 


— 




















— 


— 


_ 


Rostellaria (?) crttci» Bay. . 






+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 





— 


— 





» c/r. Bdlardii De Greg. 






— 


— 


— 


+ 


— 














— 





_ 


» Bei/giatoi De Gbeg. . 






— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 











Terebdlum /usi/orme I.mk. . 






+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


_ 


— 


— 


+ 


» carcassense Leym. 






+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 





» sopitum Sol. 






+ 


— 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 





» plicifcrnm Bay. . 






— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 



[21] 



P. E. VINASSA DB KEGNT 



231 



NOME DELLA SPECIE 


e/3 


CJ 


C-9 


1 


-CT3 


t-t- 


co 

C-9 


a_ 


1 


«a 

Ss 

OS 

od 

C-3 


_« 
■1, 


c^ 


Terebellopm Brauni Leym 


+ 


— 








— 


_ 





+ 


+ 




_ 





Diameza Deshayesi Db Greg. 








— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 





— 


— 


Ovida globosa n. f. . .• , 








— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


Cypraea exerta Dsh. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» interposita Dsh 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» Lioyi Bay. 










+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» praelonga Bell 










+ 


- 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 





» Meloni Bay. 










+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 








— 


» élegans Defb. 










+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


+ 


— 





— 


» Proserpinae Bay. 








+ 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 








— 


» Mazzeppae De Gebg. 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


~ 


— 


— 








— 


> Faracii De Gkeg. . 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 








— 


» parvulorbis Db Greg. 








— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 








— 


» Coeciliae Db Greg. . 








+ 


— 


— 


— 


— 


_ 


— 


— 


— 


— 





— 


JBrato Bitee n. f. . 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


• 





— 


Pyrula gradata n. f. . 








— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


JYcMto Spinella Mgh. in sch. 








+ 


— 


— 


— 


_ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» élongata n. f. . 








+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— , 


— 


Cassis Thesei Beongt. sp. 








+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


Moria substriatus d'Oeb. 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» n. f. ind. 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 




— 


— 








— 


Oniscia antiqua Bay. . 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


- 


— 


— 


— 


— 


— 


Triton Gemmellaroi De Gebg. 








+ 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» Rheamis Db Gebg. sp. 








— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» c/V. colubrìnum Lmk. . 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» c/r. pyraster Lmk. 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


> c/r. Mmoe De Geeg. . 








— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» triamans De Greg. . 








— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» (?) Ciofaloi De Gebg. 








+ 


+ 


^ 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


- 


— 


Mtfrea; c/r. jjoj-yMZwMropferws Db 


Grec 






+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


- 


— 


Columbella verepnldhella De Geeg 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


PseudoUva Libassii De Gebg. 








+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 





Euthria trimorpha De Gebg. 








— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


- 


— 


— 


Buccinum sp. 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» (s. L) n. f. . 








— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


PoKa spirostrombina De Geeg. 








+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


- 


Siphonalia subscalarina d'Oeb. 








+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» scalarina Li 


IK. 








+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 



232 



P. E. TINASSA DE EEGNT 



[22] 



NOME DELLA SPECIE 


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Sipìionalia scalarioides Lmk.'sp 


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Sycum bulbiforme Lmk. sp. . 










+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


Clavilithes deformis Sol. sp. . 










+ 


+. 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


» Noae Chemn. sp. . 










— 


+ 


— 


+ 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


+ 


— 


Latìrofusus Pellegrini De Greg. s 


P- 








+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 




— 


— 


- 


— 


— 


FususC?) Nicolisi De Greg. 










— 


+ 


— 


+ 


— 


— 




— 


— 


— 


— 


— 


Streptochetus approximahis Dsh. 


sp. 








+ 


— 


+ 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


+ 


— 


— 


— 


Fasdolaria (?) n. f. ind. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


_ 


— 


Mitra plicatella Lmk. . 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


» mixta Lmk. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» crébricosta Lmk. . 










— 


+ 


— 


- 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» subcostulata d' Obb. 










+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» n. f. ind. 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» Barbieri Dsh. 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 





Yóliita muriciìia Lmk. . 










+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» mitrata Dsh. 










+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


Lyria harpnla Lsik. sp. 










+ 


— 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» fiiì-(/idula Dsh. sp. 










+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


Marginélìa phaseolus Brongt. 




• 






+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


- 


— 


— 


— 


— 


— 


Harpa mutica Lmk. 










+ 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


OHu« Palladioi Mgh. in sch. 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


. — 


— 


— 


» mitreola Lmk. 










+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


Ancillaria pinoides De Gebo. 










+ 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» propinqua Zitt. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


» glandina Dsh. 










+ 


+ 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» olivula Lmk. 










— 


— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


+ 


Cancellarla evulsa Sol. sp. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


+ 


— 


— 


— 


— 


» margaritata n. f. . 










+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» striatulata Dsh. . 










— 


+ 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 





— 


— 


Conus sulcifer Dsh. 










+ 




— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» seabriculus Brand. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


> Pelerlini De Greg. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» peìidulus Db Greg. 










+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» conotruncua De Gbbo. 










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— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


» veridicità De Qreo. . 










+ 


+ 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


— 


CryploconuH Jiloatia Lmk. sp. 










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— 


— 


— 


+ 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» calophoruB Dbh. sp. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 


» prìscus Sol. sp. 










+ 


— 


— 


— 


— 


— 


+ 


— 


— 


— 


— 


— 



[23] 



P. E. YIUASSA DE REGtNY 



233 



NOME DELLA SPECIE 


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Cryptoconus evulsus Dsh. sp. 

» siiblaevigatus d'Orb. sp. 
> lineolatus Dsh. sp. 
Borsonia calvìmontana Dsh. . 

» óbesula Dsh. . 
Dolkliotoma ventricosa Lmk. sp. . 
Pleiirotoma bicatena Lmk. var. laevigc 
» sinunodulosa n. f. 
» (s. l.) Marinella n. f. 
» n. f . 

» calycantliiis Db Gre». 
» protorotata De GrRBff. 
» TFa/7neri Db Greq-. . 
Drillia piisilUna Db Gee&. . 
» cfr. margaritìda Dsh. 
Clavatula propeangeloti De Greg. 
BapMtoma n. f. . 

» biserialis Mgh. in sch. 
Fortisia Eilarionis Bay. 
Bullaea Meneghina Bay. 
BttHa Fortisi Bronsu . 

» n. f. ind 

» Spiìiellii ZiTT. ia sch. . 

» sp. ind 

». striatella Lmk. sp. 
JSeKcc moduloides Mgh. in sch. 


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— 


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In tutte sono 254 forme distribuite in 102 generi ' da cui tolte le dubbie, restano 224; ora di esse 123 
sono speciali del bacino veneto, cioè 114 esclusive del gruppo di S. Giovanni Ilarione, e 9 comuni a Ronca; 
le restanti sono per lo più comuni col bacino di Parigi, trovandosene 90 nel calcare grossolano in special modo ; 
coi Pirenei se ne hanno a comune 29; con Nizza 31; colla Croazia e la Carinzia 6; colla Ungheria 9; col- 
l'India 6. Come si vede a colpo d'occhio, mentre le somiglianze col bacino di Parigi sono innegabilmente assai 
grandi, pure la ricchezza delle forme esclusive del nostro bacino ^ è tale, da mostrarne lo spiccato carattere 
autonomo. 



^ Ho adottato per la determinazione generica dei criteri un poco più comprensivi di quelli ammessi, e trattandosi di una semplice 
enumerazione di specie non ho creduto dover troppo sottilizzare anche riguardo ai sottogeneri, oggi forse un po' troppo numerosi. 
" Si noti che di tutte le specie proposte dal Db Gregorio non ho citato che quelle di cui ho potuto avere esemplari. 



234 !■• E. TDfASSA DE BEGNT [24] 

ELENCO DELLE SPECIE 

Fanopaea n. f. ind. 

Modello di esemplare molto grande, rigonfio, lungo cm. 12, 8 e alto cm. 7, 5. Per le sue dimensioni 
molto grandi si distingue dalle specie congeneri, però lo stato dell'esemplare non permette di fondarvi una 
nuova specie. 

Corbula pixidicula Dsh. 

1886. Coì-ìmla pixidieula Dsh. CossitAUN. Catalogne, I, pag. 48 {cum syn.). 

Teredo cfr. Tourualì Letm. 
Esemplare troppo incompleto per esser del tutto sicuro della sua determinazione. 

Arca biangula Lmk. 

1832. Arca biangula Lue. Deshayes. Envirom, pag. 198, tav. 34, fìg. 1-6 {cum syn.). 

1887. — — — CossMAKN. Gatalogue, li, pag. 125 {cum syn.). 

Arca angusta Lmk. 

1832. Arca aiigusta Lmk. Deshayes. Environs, pag. 201, tav. 32, fìg. 15, 16 {cu/m syn.). 

1887. — — CossMAKN. Catalogne, II, pag. 136 {cuni syn.). 

Questa specie non era finora stata citata di questi strati; il nostro unico esemplare è rispondentissimo 
alla forma parigina. 

Quanto alVA. filigrana citata dagli autori (vedi Oppenheim. Monte Pulii, pag. 443) come appartenente a 
questi strati, non ne ho mai veduto esemplari. 

Arca recurvicosta n. f. — Tav. XVI [Tav. I], fìg. 10. 

A. testa minori, solidula, inaequilaierali, 'pa/rum elongata, depressinscula; costis concentncis lamellifoì'mibus ir- 
regularihns; costis radiantibus patentibus undulatis, costa minori ititerjeotis; ajxice tenui; area angusta. 

Piccola specie, inequilaterale, poco allungata, assai depi-essa, munita di numerose coste concentriche 
quasi lamellose, irregolari; queste sono tagliate da coste raggianti maggiori e minori alternanti, le quali sono 
tutte ondulate, e questa ondulazione è maggiormente visibile verso la parte posteriore della conchiglia. Sulla 
depressione assai larga presso il cardine le coste concentriche lamellose vanno salendo in alto verso il mar- 
gine cardinale. La ornamentazione caratteristica distingue questa forma da tutte le sue congeneri. 

Arca Hilarionis n. f. — Tav. XVI [Tav. I], fig. 9. 

A. testa minori, solida, inaequilaterali, parum elongata, obovata; costis radiantibus costas concentrioas regula- 
riter decussantibtis, maioribus et minoribus alternantibus; umbonibus patentibus recurvis, area cardinali angusta, mi- 
nute striolata. 

Bella conchiglia non molto grande, rigonfia, poco allungata, a contorno quasi ovale. La superficie è 



[25] P. E. TIKASSA DE EEGNY 235 

adorna di numerose coste concentriche, fìtte, uguali tra loro, le quali sono tagliate da coste radianti, esse 
pure regolarissime e alternanti una maggiore ed una minore, cosiccliè le piccole porzioni subquadrangolari 
rilevate sono divise a metà da un piccolo solco. Quest' ornamentazione caratteristica si mantiene costante, 
salvo le proporzioni, per tutta la superficie della conchiglia. Gli uiuboni sono molto prominenti e ricurvi; 
l'area cardinale molto stretta è leggermente striata. 

La forma e la caratteristica ornamentazione distinguono immediatamente questa specie. 

Arca Cobellii n. f. — Tav. XVI [Tav. I], jag. 8. 

A. testa maìori, solidula, elongata, subquadrangulari, antice roiwidata, postice subreeta; costis eoncentricis ere- 
iris linearibus, ad marginem sublamellarihus; striis radiantibus antice et postice valde patentibus, crebris, undidatis; 
antice ad cardinem majoribus et minoribus alternantibus; umbonibus parum patentibus recurvis; area cardinali an- 
gusta, sulcis 3-4 exarata. 

Forma molto caratteristica, allungata, anteriormente quasi diritta, posteriormente arrotondata, cosicché ha 
un aspetto approssimativamente quadrangolare. Numerose coste concentriche regolari, equidistanti, che verso 
il margine ventrale prendono l'aspetto di lamelle, sono intersecate da coste raggianti poco visibili sulla parte 
mediana, ma anteriormente molto spiccate, eguali tra loro, leggermente ondulate, molto fitte; posteriormente 
sulla depressione presso il cardine sono pure ben visibili, alternanti due piccole e una grande, e nettamente 
ondulate. Umboni non molto sporgenti, ricurvi; area cardinale angusta solcata assai profondamente. 

La forma caratteristica, quasi regolare di questa specie la distingue da tutte le sue congeneri. 

Arca Ristorii n. f. — Tav. XVI [Tav. I], fig. 11. 

A. testa maiori, obovato-elongata, inaequilaterali, depressiuscula; costis eoncentricis crebris, regularibus, aequidi- 
stantibus, sulcis linearibus interjectis, antice costis' radiantibus regulariter clathratis; in medio striis radiantibus pa- 
rimi notatis; postice costis radiantibus patentibus costas concentricas superantibus; umbonibus parum propiinentibu^. 

Conchiglia assai grande, molto allungata, quasi ovale, inequilaterale, senza depressione né insenatura me- 
diana. La superficie è adorna di numerose coste concentriche, regolari, equidistanti, piane, separate da solchi 
lineari. Queste coste nella loro parte anteriore sono più sottili e tagliate da strie raggianti, che formano dei 
piccoli rettangoli regolari; verso la parte mediana queste strie poi scemano di intensità, e appariscono come 
leggiere striature raggianti sulle coste maggiori; posteriormente poi esse acquistano di grandezza, e divengono 
vere e proprie coste ottuse che superano in grossezza le coste concentriche. Gli umboni poco sporgenti, spo- 
stati molto in avanti toccano quasi il margine cai'dinale. L'area molto stretta non è ben visibile, stante la 
cattiva conservazione dell'esemplare. 

L'ornamentazione e la forma ovale allungata caratterizzano molto bene questa nuova forma. 

Pectunculus cfr. dissimilis Lmk. 
L'esemplare è incompleto, per forma e caratteri però é molto ben rispondente alla specie parigina. 

Cirena cfr. planulata Dsh. 

Assai rispondente per forma a questa specie, ma troppo incompleto esemplare per dare un giudizio si- 
curo, non solo sulla specie, ma forse anche rispetto al genere. 

Falaeontographìa italica yoI. I. 31 



236 P. E. VINASSA DE EEGNT Jàfe [26] 

Cardium subporulosum d'Oeb. 

1852. Cardium sxibporulosum d'Oebigny. Prodróme, II, pag. 324, n. 503 {cum syn.). 
1886. — -^ d' Oeb. CossMAMfj Catalogne, I, pag. 165 {cum syn.). 

Cardium gratum Defe. 

• 1824. Cardium gratum Defe. Deshayes. Environs, pag. 165, tav. 28, fig. 3-5. 
1886. — — — CossMAiTN. Catalogne, I, pag. 166 {cuvi syn.). 

Cardium obliquum Lmk. 
1886. Cardium obliquum Lmk. Cossmaitn. Catalogne, I, pag. 172 {cum syn.). 

Cardium semistriatum Dsh. 

1824. Cardium semistriatntn Deshayes. Environs, pag. 174, tav. 29, fig. 9, 10. 

1886. Protoeardimn semistriaiii/in (Dsh.) Cossmann. Catalogne, I, pag. 176 {cum syn,). 

Cardium cfr. puUénse Opph. 

L'umboue un poco più ricurvo, e la forma più allungata distinguono il nostro esemplare dalla forma 
di Monte Pulii. 

Hemicardium Hilarionis n. f. — Tav. XVI [Tav. IJ, fig. 17. 

H. testa m.inori, tenui, inaequilaterali, elongata, fere carinata; costis crébris sulcis profundiuscnlis interjeciis or- 
nata; umhonihns prominentibus, recurvis. 

La conchiglia è assai piccola e sottile; un rilievo molto pronunziato, quasi a carena, parte dall'umbone e 
divide la concbiglia quasi regolarmente in tre parti; il terzo posteriore è assai pianeggiante, la parte ante- 
riore è più ricurva. Dagli uraboni ricurvi e prominenti partono numerose coste, larghe, assai rilevate, sepa- 
rate da solchi lineari non molto profondi. Il cattivo stato di conservazione dell'esemplare non mi permette 
di entrare in maggiori particolarità né di istituire confronti; questu forma mi è però sembrata così caratteri- 
stica ed interessante da meritare di farne menzione. 

Corbis lamellosa Lmk. 
Si veda Monte Postale, pag. 215 [5]. 

Cardita imbricata Gml. sp. 

1824. Venericardia imbricata Gml. Deshayes. Environs, pag. 152, tav. 24, fig. 4, 5 {cum syn.). 

1887. Cardita imbricata (Gml.) Cossmaott. Catalogne, II, pag. 86 {cum syn.). 

Uno degli esemplari è rispondentissimo, altri due invece si distinguono dalla specie tipica per essere 
un poco più allungati. 

Cardita angusticostata Dsh. 

1824. Venericardia angusticostata Dkshayes. Environs, pag. 153, tav. 27, fig. 5, 6 (cM»w syn.). 
1887. Cardita angusticostata Dsh. Cossmann. Catalogne, II, pag. 87 (cmw syn.). 



[27] p. E. vutassa be eegnt _ 237 

Oardita pachydonta n. f. — Tav. XVI [Tav. I], fìg. 20, 21. 

C. testa minori, ai'ossa, suhorbiculari, inaequilaterali; costis radiantibus crebì'is', acutìusculis, sulcis profundis 
laiioì'ibiis interjectis; lamellis conoentricis in sulcos dispositis; umbonibus prominentibus, recurvis; cardine incras- 
sato; tìiargine ventrali denticulato. 

Piccola concliiglia molto spessa, a contorno quasi circolare; superficie adorna di numerose coste raggianti, 
assai acute, separate da solchi assai profondi, larghi; numerose lamelle concentriche sono visibili special- 
mente nei solchi. Gli umboni sono ricurvi, assai grandi, spostati in avanti. Il cardine è molto caratteristico 
e sviluppatissirao. Tutto il margine della conchiglia è fortemente crenulato. 

Per la forma la nuova specie si avvicina alla C aspenda Dsh., ma se ne distingue subito, oltreché per 
la forma del .cardine, anche per il numero delle coste. 

Crassatella (?) tricarinata n. f. — Tav. XYI [Tav. IJ, fig. 18. 

C. (?) testa maiori, solida, oiovato-elongata, inaequilaterali, postice carinata; carina obtusa tripartita; costis concentricis 
crebris, regularibus, aequidistantibus obtusis, striis radiantibus nullis; umbonibus parimi proe/minentibus; cardine. . . 

Forma molto interessante di cui conosco due soli esemplari e che mi sembra ben distinta da tutte quelle 
sin qui conosciute. La mancanza assoluta del cardine, rotto in tutti e due gli esemplari, non mi consente 
pur troppo un'esatta determinazione generica. La conchiglia assai grande, spessa, allungata, molto inequila- 
terale è munita sulla parte posteriore di una carena mediana maggiore molto rilevata, ottusa, che parte dal- 
l' umbone ed è fiancheggiata da altre due carene un poco minori esse pure ottuse, che vanno allontanandosi 
tra" loro partendo dall'umbone sino al margine posteriore. Tutta la superficie è adorna di numerose coste con- 
centriche, regolari, ottuse, separate da piccoli solchi lineari. Gli umboni poco sporgenti, e molto spostati in 
avanti, sono assai ricurvi, e il loro apice tocca quasi il margine cardinale. 

Forse è questa la forma che fu determinata da Hébeet e Munier Chalmas come Cr. plumbea Dsh.; me lo 
.fa supporre il fatto che tale specie parigina non fu mai da me riscontrata in questi strati. 

Crassatells^ cfr. propinqua Wat. 

L'esemplare è un poco piìi allungato della specie tipica, che a torto Chelot (Bull. Soc. geol., Ili ser., 
voi. XIII, pag. 191) credè doversi chiamare C. subtumida d'Oeb. Vedi a cj^uesto proposito Cossmann, Cata- 
logne, II, pag. 84. 

Cytherea nitidula Lmk. 
1894. Cytherea nitidula Lmk. Oppenheim. Monte Pulii, pag. 341, tav. 23, fìg. 4-5 [cum syn.). 

Credo di essere sicurissimo della determinazione di questa specie, per ora riscontrata nel Vicentino 
solamente al Monte Pulii. 

Cytherea cfr. rustica Dsh. 

Il cattivo stato degli esemplari non mi permette un giudizio sicuro. 



238 P- E. TINASSA DE KEGNT [28] 

Cytherea cfr. Baudoni Cossm. 

Rispondente assai per forma, il nostro esemplare è però anche più grande di quello figurato da Coss- 
MAKN {Cut., I, pag. 121, tav. VI, fig. 15-17). 

Cytherea cfr. imbricata Dsh. 

Esemplare purtroppo incompleto che riporterei alla specie di Deshates, la quale secondo Cossmann do- 
vrebbe riunirsi alla C. Heberti Dsh. (vedi Cossmann. Cat., I, pag. 113). 

Tellina tellinella Lmk. sp. 

1824. Donax tellinella Lmk. Deshates. Environs, pag. Ili, tav. 18, fig. 9-11 {cum syn.). 
1886. Tellina tellinella (Lmk.) Cossmann. Catalogne, I, pag. 70 {cum syn.). 

I nostri due esemplari possono ascriversi al tipo che Cossmann chiamò elatior (vedi Catalogne, I, pag. 71, 
tav. IV, fig. 5). 

Tellina Hilarionis n. f. - Tav. XVI [Tav. I], fig. 12-16. 

T. testa mi)iori solida, oliovato-elongata, depressiuscula, fere aequilaterali, laniellis crebì'is, linearibus, aequidi- 
stantibus ad umbones subevanescentibus oì-nata; unibonibus subceniralibus, parum p-ominulis ; margine cardinali li- 
neari, obtiise anguloso. 

E una tra le più comuni forme di San Giovanni e di Ciupio, trovandosi sempre in quantità molto rile- 
vanti ovunque. La conchiglia non raggiunge dimensioni notevoli non oltrepassando mai i 21 mm. di lunghezza 
e i 12 mm. di altezza; la forma ne è ovale allungata, poco rigonfia. Tutta la superficie è adorna di nume- 
rose lamelle concentriche equidistanti, separate da solchi lineari assai sottili. Esse svaniscono quasi presso agli 
umboni. Questi sono posti quasi nel centro della conchiglia, leggermente spostati all' indietro, pochissimo promi- 
nenti. Il margine cardinale è formato da una linea ottusamente angolosa al punto degli umboni; talvolta la 
parte anteriore di essa è leggermente ricurva. 

Nessuna forma di quelle da me conosciute può avvicina,rsi a questa specie ; dalla T. snbtilis Dsh. (Bassin, 
tav. XXV, fig. 15-17) con cui ha molta somiglianza per il contomo, si distingue tosto per le dimensioni. Dalla 
T. jyraelonga Bell, differisce per la mancanza delle coste radiali. 

Tellina (?) n. f. 

Conchiglia depressa quasi circolare; umbone centrale, prominente; superficie munita di numerose strie 
concentriche acute, nettissime, separate da grandi solchi profondi. L' esemplare troppo incompleto non mi per- 
mette darne descrizione né giudizio sicuro. 

Tellina patellaris Lmk. 

1824. Tellina patellaris Lmk. Desiiayes. Environs, pag. 77, tav. XI, fig. 13-14 {cum syn.). 
1886. — — — CossMAMN. Catalogne, I, pag. 75 {oum syn.). 

II nostro esemplare è rispondentissimo alla varietà a di Deshayes. 



[29] P. E. TINASSA DE EEGNT 239 

Tellina cfr. ovalina Lmk. 

Senza poterne dare un giudizio sicuro per mancanza di materiale di confronto, tanto più trattandosi di una 
forma difficilissima a studiarsi (vedi Cossmann, I, pag. 84), accenno a questo individuo che ha grandi rassomi- 
glianze coir individuo figurato da Deshates. 

Tellina sp. ind. 

Yari esemplari che forse potrebbero avvicinarsi alla Tellina (Arcopagia) lucinalis Dsh. ; altri alla raris- 
sima T. lamellosa Dsh.; ma è impossibile darne un giudizio. Altre forme di Tellina, però tutte indeterminabili, 
si trovano in questi strati. 

Chama lamellosa Lmk. 

1882. Chama lamellosa Lmk. Deshates. Environs, pag. 247, tav. 37, fìg. 1-2. 
1887. — — — Cossmann. Catalogne, II, pag. 7 {cum syn.). 

Comunissima in bellissimi e ben rispondenti esemplari. 

Chama granulosa d'Arch. 

1847. Chama granulosa d'Abchiac. Descr. des foss. de Bayonne et de Dax. Mém. Soc. géol., pag. 433, tav. XII, 
flg. 9-10. 

Due esemplari completi, ed una valva isolata perfettamente rispondenti a questa specie. 

Septifer Eurydices Bay.— Tav. XVI [Tav. I], fìg. 19. 

1870. Septifer Eurydices Batan. Moli, tert., I, pag. 68, tav. 9, fig. 2. 

Ho creduto bene di figurare un esemplare bellissimo, che si distingue dalla specie tipica per la lobatura 
non solo sul margine, ma anche su tutta la conchiglia.- 

Mytilus sp. ind. 

Modello di una forma assai grande che consente appena la determinazione generica. 

Lima interlyrata Bay. 
1873. Lima interlyrata Bayan. Moli, tert., II, pag. 131, tav. 13, fig. 6. 

Lima n. f. — Tav. XVI [Tav. I], fig. 22. 

L' esemplare è sventuratamente incompleto, esso però è così caratteristico che ho creduto utile darne una 
figura. La conchiglia non è molto grande, ha sempre ben conservato il margine cardinale, e l'umbone, spor- 



240 P. E. VINASSA DE KEGlfT [30] 

gente, assai ricurvo. Da esso partono numerose costoline sottili, regolarissime, riunite a fascetti di 3-4, di cui 
le mediane sono più rilevate delle laterali; ne viene in tal modo un'ornamentazione eminentemente graziosa 
e caratteristica: i solchi che intercedono tra costa e costa sono tra loro uguali, equidistanti, e minutamente 
granulosi. 

Lima sp. ind. 

E un esemplare incompleto, che non può riferirsi alla L. papUUfera Bay. di Gallio, e che molto pre- 
sumibilmente va considerata come nuova specie, di cui però per lo stato dell' esemplare non saprei dare una 
diagnosi molto esatta. 

Plagìostoma eocaenicum Bay. 
1870. Plagìostoma eocaenicum Bayan. Moli, tert., 1, pag. 66, tav. 8, flg. 8 {cum syn.). 

Pecten Nicolisi n. f. — Tav. XVI [Tav. I], flg. 24. 

P. testa malori aequilaterale, depressiuscula, elegantissime ornata; costis raéiantihus crebris, apice Unearibus, 
fere carinatis, deinde latiorihus, cosiellis minoribus lateralihus comitatis; costella intermedia magnitudine laterales ae- 
quunie; costis omnibus minutissime crenulatis; apice acuto, parum prominente; auricula magna, triangulari, costellis 
aequalibics radiantibus, undatis, minute crenulatis, in ferne crebris, superne divaricatis pr aedita. Margine integro. 

Conchiglia quasi orbiculare", poco rigonfia : dall' apice' partono numerose costoline minutamente crenulate 
di forma molto caratteristica. Per il loro primo terzo queste coste sono semplici, ma avvicinandosi al mar- 
gine ognuna di esse viene accompagnata da altre due costoline esse pure finamente crenulate. Oltre a questo 
fascio di costole si trova poi una costa posta tra fascio e fascio, la quale costolina mediana è grande quanto 
le due laterali del fascio principale. Verso la parte posteriore le coste perdono questo carattere; esse sono 
quasi uguali tra loro, piti fortemente crenulate e talvolta lievemente ricurve. L'unica orecchietta che resta 
è allargata in alto, cosicché il margine cardinale non è diritto. Sull'orecchietta si hanno coste raggianti, 
uguali, poco ricurve e strie di acci'escimento appena notate. Dalla piccola fossetta ligamentare triangolare parte 
lateralmente un solco orizzontale, come negli Entolium dai quali però la nuova forma si distingue per la 
superficie adorna di coste. 

L' ornamentazione caratteristica, la forma dell' orecchietta e del cardine tengono ben distinta questa forma 
dalle congeneri. 

Pecten Menegnzzoi Bay. 
1870. Pecten Meneguxxoi Bayan. Moli, tert., I, pag. 67, tav. 8, fig. 7. 

Pecten Bonarellii n. f. — Tav. XVI [Tav. I], fig. 23. 

P. testa minori, solida, aequilaterali, obovato-elongata, costis crebris patentibus, aequidistantihis, regtilaribus or- 
nata; slriis radiantibus crebris in sidcis patentibus, in costis subevanescentibus ; unibonibus acutis parum patentibus, 
auriculis fere aequalibus, striis regtilaribus ornatis; margine cardinali recto, ventrali undato. 

Piccola conchiglia, spessa, a contorno ovale, allungata, equi laterale, quasi pianeggiante, ornata da circa 



[31] ' P. E. TINASSA DE REG]ST 241 

16 coste uguali, equidistanti, che verso i margini laterali tendono a pianeggiarsi. I solchi profondi uguali alle 
coste sono muniti di fitte strie raggianti molto nette ; queste strie si riscontrano pure, ma meno spiccate, an- 
che sulla sommità delle costole. 

La regione umbonale forma un angolo molto acuto coi margini, che la separano dalle orecchiette, lunghi 
e lineari. Le orecchiette quasi uguali in grandezza sono adorne da numerose strie raggianti, diritte, regolari; 
il margine cardinale è diritto, quello ventrale è ondulato seguendo esso il decorso delle coste. 

Questa forma ha qualche analogia col P. infumatus Lmk., ma se ne distingue per le ornamentazioni. 

Spondylus radula Lmk. 

1832. Spondylus radula Lmk. Deshates. Environs, pag. 320, tav. 46, fig. 1-5 {cum syn.). 
1887. — — — CossMANN. Catalogne, II, pag. 188 {cum syn.). 

Spondylus- (?) sesquispinatus n. f. — Tav. XYI [Tav. I], fig. 25. 

Sp. (?) testa crassa, subdrculari, dep-essiuscula ; costis crebris radiantihus, qvandoque aculeatis, sulcis profundis in- 
ierjectis oi-nata; lamellis creìrris, angulatis in sulcos dispositis, antice parum paientibus. 

Conchiglia assai grande quasi circolare, angolosa verso l'umbone, munita di numerose coste raggianti 
in alto ottusamente angolose^ separate da solchi lineari assai profondi. Di queste coste le tre mediane non 
hanno aculei ; seguono poi di qua e di là due coste aculeate, poi, sempre corrispondenti da ambe le parti, altre 
tre coste senza aculei, poi una aculeata, e quindi altre due senza aculei, e di nuovo una aculeata. Oltre questa 
ornamentazione si hanno piccole lamelle molto fitte quasi crestate le quali partendo dai due lati della co- 
sta vengono a riunirsi, facendo un angolo molto ottuso volto al basso, sulla convessità delle coste, ove sono 
però meno visibili. Per la forma questa specie è assai vicina allo S/j. planicostatus d'Akch. (Mém. Soc. géol. 
1850, pag. 438, tav. XIII, fig. 2), ma se ne distingue subito per la sua caratteristica ornamentazione. 

Spondylus cfr. horridus Bell. 
Frammento di un individuo che mi sembra possa avvicinarsi assai a questa forma di Nizza. 

Spondylus cfr. Rouaultì d'Aech. 
La forma piti obliqua e piti allungata distingue il nostro esemplare dalla specie indiana. 

Ostrea eversa Mell. 
1887. Ostrea eversa Mell. Cossmann. Catalogne, II, pag. 189 {cum syn.). 

Ostrea supranummulitica Ziti. 
1862. Ostrea supranummulitica Zittel. Die ohere Nummulitenform. in Ungam, pag. 394, tav. Ili, fig. 7. 

Esemplari assai numerosi, tutti però assai piccoli, e a parer mio molto ben rispondenti alla forma di 
Dorogh. 



242 P. E. TINASSA DE EEGNY [32] 

Ostrea hystrix n. f. - - Tav. XVI [Tav. I], fìg. 26. 

0. testa minoì'i, solidula, vnaequilaterali, depressiuscula ; costis radiantibus, fere carinatis, spinulosis, bifurcatis, 
sulds profundis interjeetis arnatis; striis concentrieis crebris, undulatis. 

Rarissima e interessantissima forma che a nessuna specie di quelle sin qui conosciute può riferirsi. La 
conchiglia è piccola, non molto spessa, di forma quasi ovale, assai depressa. L' ornamentazione ne è oltremodo 
caratteristica. Dagli umboni partono alcune coste molto rilevate, quasi cai-enate che via via si bi- o tripar- 
tiscono; sopra lo spigolo di esse si riscontrano numerosi aculei, irregolari, assai lunghi, vuoti nel centro, 
dacché essi sono formati da protuberanze del margine arrotolate sopra sé stesse; e infatti in corrispondenza 
di essi si trovano delle linee di accrescimento più sviluppate, e che rappresentano il vecchio margine della 
conchiglia. Le numerose strie di accrescimento, molto ben visibili nei solchi, larghi e profondi, sono tutte 
ondulose. 

Dentalium n. f. ind. 

La conchiglia è molto piccola, fragile, cilindrica, levigata, appena ricurva. Lo Zittel riferì questa forma, 
secondo il Catalogo di Spinelli, a\ D. fissura Lmk. ; il Meneghini lo credè una nuova specie. Anche a Ciupio 
si trova e ne ho esemplari assai migliori. Questa forma non corrisponde certamente al D. fissura Lmk., ma 
appunto gli esemplari essendo rotti e incompleti non saprei darne una diagnosi sufficiente a distinguerla. 

Dentalium sp. ind. 

Alla Cava Scole in Val d'Avesa raccolsi un'altra forma di Dentalium del quale pure non saprei dare 
un sicuro giudizio. La conchiglia e assai grande, ricurva, a superficie apparentemente liscia. Per quanto poti-ei 
giudicarne questa forma si avvicinerebbe assai al D. suhstriatum Dsh. 

Patella Gregorioi n. f. — Tav. XVII [Tav. II], fìg. 1. 

P. testa ìnagna, crassa, solida, discoidali, elongata, depressiuscula; apice subcentrali, obtuso, costis 9-10 tnagnis, 
patentibus, obtusis, flexuosis, minoribus interiectis, et striis linear ibus radiantibus ornata; costis concentrieis nullis; 
ambitu ovali flexuoso; margine rotumdato, non incrassato. 

Questa bella forma che è forse una delle piti grandi Patelle note sino ad ora, sembra molto rara a San 
Giovanni Barione non conoscendone che questo solo esemplare proveniente da Pozza ed uno assai più piccolo, 
forse della stessa località, conservato nel Museo di Firenze. La conchiglia spessa, solida, assai depressa ha 
una forma lievemente ovale a contorno molto irregolare flessuoso a seconda delle coste che giungono al mar- 
gine e vi producono una sporgenza. L'apice è posto circa al terzo posteriore, è ottuso poco sporgente: da 
esso partono circa 10 grosse coste molto spiccate e sporgenti, ottuse, flessuose, assai distanti tra loro, più 
allontanate però nella parte anteriore, che non nella posteriore. Fra esse coste maggiori si hanno, special- 
mente sul davanti, coste minori meno sporgenti. Numerose strie raggianti assai visibili adornano tutta la con- 
chiglia: mancano ornamenti concentrici. 

Non saprei a quale specie avvicinare questa bella forma. Per le sue dimensioni potrebbe avere qualche 
analogia colla F. detrlta Bay. ; la nostra forma pei'ò se ne distingue per essere più depressa, per lo coste 
alternanti, e per il suo contorno irregolare. 



[33j P. E. VINASSA DE EEGlfY 243 

Patella detrita Bay. 

1870. Patella detrita Bayaiìt. Moli, tert., I, pag. 64, tav. Vili, fìg. 8 [cimi syn.). 

Anche il nostro esemplare è in assai cattivo stato ; esso è più piccolo della figura dataci da Bayan : le 
coste aiTotondate sono assai ben visibili, e ne ho potute contare all' incirca 20, assai piil spiccate verso la 
periferia. 

Patella pyramidalis Mgh. in sch. — Tav. XVII [Tav. II], fìg. 2-5. 

P. testa alta, apice parimi excentrico, ambiiu ovali, antice latioì-e, a>iguloso; angulis circiter dtiodecim, superficie 
itidem pyramidali, laevigata, antice et lateraliter plaìia, postice laeviter convexa. 

Conchiglia assai spessa, molto alta, ad apice quasi centrale, ottuso; margine ovale arrotondato, sul da- 
vanti più largo, munito di circa 12 angoli, ai quali sulla superficie corrispondono dodici faccia piramidali, 
levigate; piane sul davanti ed ai lati; lievemente ricurve sul di dietro. Gli spigoli secondo cui questi piani 
si riuniscono sono ottusi. La mancanza assoluta di ornamentazioni, il contorno poligonale, la forma netta- 
mente piramidale distinguono questa specie da tutte le altre sin qui conosciute. Non sempre però gli indi- 
vidui sono così nettamente caratterizzati; e posseggo vari esemplari di questa forma, in cui la superficie pi- 
ramidale è assai meno nettamente distinta (vedi Tav. XVII [II], fig. 3-5), ma la conchiglia sempre molto 
alta, r apice centrale, e un accenno più o meno distinto alla forma piramidale non lasciano dubbio alcuno 
rispetto alla loro determinazione. 

Patella sp. 

Non so a quale specie riferire questo esemplare di Chiampo, assai elevato, a contorno ovale, munito di 
grosse coste radiali, tra cui se ne hanno altre 4-5 minori, raggianti da un apice ottuso, spostato un poco 
all' indietro. Il margine a quanto si può vedere è lievemente crenulato, manca però gran parte della conchiglia 
posteriore. Si avvicina un poco alla P. Raincourti Lmk., ma se ne distingue per le dimensioni. 

Patella Stygis Mgh. in sch. — Tav. XVH [Tav. H], fig. 6. 

P. testa alta, amhitu ovali, apice vix excentrico, cosiis creberrimis, iiiaequalibus, circiter 15 maioribus, oaeteris 
saepe majoribus et minoribus aliernantibtis, suleos interpositos excedentibus , vittis spiralibus regulariter clathratis. 

Per il suo aspetto generale questa bella forma ha una somiglianza grande colle Emarginule. La sua scul- 
tura regolarissima si compone di numerosissime linee raggianti, di cui circa 15 sono assai più grandi, e spic- 
cate ; tramezzo ad esse se ne trovano delle altre minori, alternanti con altre un poco più grandi. Alcune strie 
spirali tagliano queste linee, e danno alla conchiglia, specialmente verso la periferia, un aspetto reticolato, 
sempre però poco distinto; l'apice è quasi perfettamente centrale. Questa forma ha grande somiglianza colla 
P. Defrancei Dese. (Bassin, pag. 228, t. 13, fig. 5-8). Se ne distingue subito per le dimensioni molto maggiori, 
e per la scultura, avendo molto meno distinto il reticolato, e non avendosi mai traccia di nodi. 

Patella cfr. costarla Dsh, 

Dimensioni più grandi ed una regolarità maggiore negli ornamenti mi impediscono di essere sicuro della- 
determinazione. 

Palaeontographia italica voi. I. 32 



244 p. E. YiNASSA DE EEG^^^ • [34] 

Patella Boreaui Bay. 

1870. Patella Boreaui Bayan. 3MI. tert., I, pag. 64, tav. Vili, fìg. 9. 

Di questa specie ho uà esemplare incompleto, della cui determinazione non sono però del tutto sicuro. 

Emargìnula camelus Bay. 
1870. Emargìnula camelus Bayan. Moli, tert., I, pag. 62, tav. Vili, fig. 9 {citm syìi.)i 

Posseggo di questa foi'ma esemplari bellissimi; l'apice nei nostri è un po' più arcuato. L'unica specie 
cui forse si potrebbe avvicinare questa forma è la E. fenestrata Dsh., rarissima a quanto dice Cossmann {Cata- 
logue, III, pag. 37). 

Pleurotomaria concava Dsh. 

1833. Pleurotomaria concava Deshayes. Environs, pag. 246, tav. 32, fìg. 1-3. 
1888. — — Dsh. Cossmann. Catalogne, III, pag. 43 {cum syn.). 

' Di questa specie posseggo un bellissimo esemplare, e vari frammenti tra cui uno di un individuo assai 
sviluppato. 

Delphinula calcar Lmk. 

1833. DeljJÌdnula calcar Lmk. Deshayes. Environs, pag. 203, tav. 23^ fig. 11-12 {cum syn.). 
J888. — — — Cossmann. Catalogne, III, pag. 47 {cum, syn.). 

Gli esemplari nostri furono considerati da Zittel come specie nuova; la somiglianza colla specie di La- 
MARK mi sembra però così manifesta che non esito a riferirveli. 

Delphinula lima Lmk. 

1833. Delphinula lima Lmk. Deshayes. Environs, pag. 203, tav. 24, fìg. 7-8 {cìim syn.). 
1888. — — — Cossmann. Catalogue, III, pag. 48 {cum syn.). 

Nonostante che il nostro esemplare non sia in perfetto stato, pure credo che esso a questa specie vada 
riunito. Il Meneghini però lo riferì con dubbio alla D. multisulcata Schet. dalla quale si distingue subito per 
la spira molto più depressa. 

Delphinula decipiens Bay. 
1870. Delphinula decipiens Bayan. Moli, tert., pag. 18, tav. 7, flg. 8 {cum syn.). 

Esemplare splendidamente conservato e che sembra esclusivo a S. Giovanni Ilarione, non conoscendone 
io che un solo esemplare della Croce Grande. La somiglianza colla D. GervUlei Dsh. è molto manifesta. 

Calliomphalus squamulosus Lmk sp. 

1833. Turbo squamulosus Lmk. Deshayes. Environs, pag. 251, tav. 32, flg. 4-7 {cum .<!yn.). 
1888. Calliomphalus squamulosus (Lmk.) Cossmann. Catalogue, ITI, pag. 49 {cinn syn.). 

Esemplari perfettamente rispondenti, solo più piccoli assai, dacché il nostro maggiore esemplare ha 15 mm. 



[35] P. E. VINASSA DE KEGNY 245 

di altezza per 14 min. di diametro. Le dimensioni però e i loro rapporti sono in questa forma assai variabili, 
secondo anche quanto è osservato dal Cossmann. 

Trochus mitratus Dsh. var. Thesei Mgh. in sch. sp. — Tav. XVII [Tav. IIJ, flg. 10. 

Come già osservai per il T. Rafaèli May. credo che varie forme di Trochus di questi strati siano da 
considerarsi come varietà della forma parigina. Le ornamentazioni si mantengono quasi costantemente uguali 
nelle diverse varietà; la forma della base è solo leggermente più o meno convessa ; soltanto 1' angolo api- 
ciale è variabilissimo. Mentre nella var. RafaeLi è acutissimo, nella var. Thesei è un poco meno acuto; inoltre 
la base è più convessa ed è ornata da vitte poco numerose. 

Trochus mitratus Dsh. var. vicetina Mgh. in sch. sp. — Tav. XVII [Tav. II], flg. 11. 

Questa varietà identica per gli ornamenti degli anfratti alla precedente ha solo la base piana, adorna 
di vitte più numerose ed ha l'angolo apiciale ancora più ottuso; i giovani individui di questa varietà si di- 
stinguono appena dai giovani della var. Saemanni Bay. Si avrebbero quindi in questi strati quattro va- 
rietà del T. mitratus Dsh.: la var. Rafaeli May. del Monte Postale; la var. Thesei Mgh., e vicetina Mgh. 
esclusive di San Giovanni Ilarione, e la var. Saemanni Bay. di Ronca. 

Trochus n. f. ind. 

Gli esemplari di cui dispongo non mi permettono di dare una esatta descrizione tanto da giustificare un 
nuovo nome. Sono due piccoli individui, a forma trocoide, acuta, con piccola fessura umbelicale, a giri qua- 
drangolari arrotondati, uniti da una profonda sutura; la base è fortemente convessa, la bocca è arrotondata, obli- 
qua; sugli anfratti si hanno tre vitte grosse, ottuse, poco sporgenti, sulla base se ne trovano altre quattro; 
queste vitte poi sono tagliate da numerose linee trasversali, che le intersecano a quadrelli molto regolari. — 
Dal Meneghini ebbe il nome di T. craticulatus. 

Turbo radiosus Lmk. 

1833. Turbo radiosus Lmk. Deshaves. Environs, pag. 260, tav. 40, flg. 11-12 {cuni syn.), 
1888. — — — CossMAiw. Catalogne III, pag. 67 [cum syn.). 

Di questa bellissima specie abbiamo anche individui completi operculati; essi sono in tutto rispondenti 
alle forme del bacino di Parigi. 

Turbo Herouvallensis Dsh. 

1888. Turbo Herouvallensis Dsh. Cossmann. Catalogue, III, pag. 67 {cimi syn.) . 

I nostri due individui perfettamente conservati furono considerati come nuovi dallo Zittel; Meneghini però 
li riferì alla specie di Deshayes, dalla quale veramente non saprei come tenerli distinti. 

Turbo Fucinii n. f. — Tav. XVII [Tav. n], fig. 9. 

T. testa tenui, turbinata, globosa; spira elongata, conica; apice acuto; anfractibus senis, convexiuseulis, lente 
crescentibus, sutura profunda canaliculata junctis; ultiìno anfractu magno, dimidiam fere altitudinem acquante; fa- 



246 P. E. TOTASSA DE BEGNI [36] 

rato; vittis spiralibus trihus magnis, lamelUs numerosis confertis h-evihus, aequidwtantibus clathratis, in intersec- 
tione nodulosis; basi imperforata, vittis spiralibus carinatis ornata: apertura magna, circulari; columella incrassata. 

Questa bella specie fu riferita dapprima dal Meneghini al T. HeroiivaUensis Dsh., dopo poi fu conside- 
rata come nuova: ed infatti dalla specie predetta colla quale ha una somiglianza grandissima nell' ornamen- 
tazione si distingue per la spira molto pivi allungata, per la sua forma molto più turricolata, cosicché viene 
ad essere di un'altezza uguale presso a poco alla larghezza. 

La conchiglia è assai sottile, formata da sei anfratti assai convessi che crescono regolarmente, e sono 
tra loro uniti mediante una sutura profonda canalicolata, gli anfratti sono tutti muniti di tre grosse carene 
molto nette, alle quali alla base si aggiungono altre 4 o 5 vitte spirali pure carenate, e assai vicine tra loro; 
alcune costole trasversali, laminari, molto numerose, parallele, equidistanti, tagliano regolarmente queste 
carene e nel punto di intersezione le rendono nodulose. La bocca è grande, circolare; manca l'ombelico, la 
columella è assai incrassata. Altre particolarità non mi sono visibili stante la conservazione difettosa della bocca. 

Turbo Grecoi n. f. — Tav. XVII [Tav. II], fig. 8. 

T. testa lìiinori, elongata; anfractihus quinis, rapide wescentibus , carinatis; carina in teriio inferiore posìta, nodu- 
losa; ad suturam vittis ditobus nodulosis positis ; basi convexiuscula, angulosa, vitta inaiare nodosa, 7-8 minorìbus 
minute granulatis praedita; apertiwa obovato-depìressa. 

Graziosa e rara conchiglia composta di 5-6 anfratti, assai rapidamente crescenti, angolosi, carenati nel 
loro terzo inferiore: la carena è adorna di nodi sporgenti, equidistanti; al di sotto della carenasi ha presso 
alia sutura una vitta minore essa pure nodulosa; al di sopra altre strie minutissime esse pure granulose, e 
quindi di nuovo presso alla sutura una terza vitta assai maggiore con noduli leggermente più allungati. La 
base è assai convessa, angolosa: sul margine acuto parte una vitta maggiore nodulosa, e quindi altre 7-8 
linee spirali minori, essa pure minutamente granulose. 

Per forma si avvicina al T. lapurdensis d'Arch. di Biarritz, ma se ne distingue per la maggior ornamen- 
tazione specialmente sulla base, ove le nodulosità sono nettissime. 

Turbo cfr. inermis Dsh. 

Piccolo esemplare che non saprei a quale specie esattamente riferire, ma che ha somiglianze notevoli 
colla forma parigina. 

CoUonia subturbinata Bay. sp. 

1870. Delphinula subturbinata Bayan. Moli, tert., I, pag. 18, tav. 7, fig. 2-3. 
Una delle forme le più comuni in questi strati. 

Turbo (?) D'Achiardii n. f. - Tav. XVII [Tav. Il], fig. 7. 

T. {'■^) testa magna, solidula, turbinala; anfraclibus scnis, lente crescentibus, ultimo magno, dimidiam aUitudinem 
acquante; costis spiralibus crebris, notatis, aequidistanlibus , sulcis aequalibus interjeciis ; striis minorìbus in sulcis 
quandoque positis ; apertura magna ovato-depressa, columella crassa, obsolete luberculata; labio tenui, acuto; umbilico 
tenui, paulló profutulo. 



[37] P. E. TTNASSA DE REGlsTT 247 

Questa concliiglia assai grande credo vada riferita piuttosto a qualcuno dei nuovi generi proposti pei 
Turbo, genere che non azzardo a scegliere data la poca buona conservazione dell' esemplare. E una concliiglia 
non molto alta, composta di 6-7 giri lentamente crescenti, riuniti da una sutura semplice poco profonda. 
L'ultimo giro è assai grande ed occupa una metà dell' altezza. Su tutta la superficie si hanno grosse coste 
spirali equidistanti, separate da solchi di larghezza quasi eguale, in cui spesso si vedono altre strie spirali 
minori. La bocca non molto grande è obliqua, depressa, il bordo columellare ricurvo mostra alcuni rari tuber- 
coli molto poco spiccati: l'ombelico è poco profondo, ma è assai largo, ed ha nel centro una piccola colonna 
aderente al margine columellare. Il labbro è acuto, e quasi tagliente verso la parte più esterna, ma presso la 
columella si inspessisce assai. Il Meneghini riferì con dubbio questa bella forma al T. Asmodei Benget. dal quale 
si distingue per la spira molto piìi depressa, la forma della bocca e la ornamentazione diversa. 

Neritopsis Agassizi Bay. 
1870. Neritopsis Agassizi Batan. Moli, tert., I, pag. 21^ tav. 7, flg. 10 (cum syn.). 

Nerita Canàvarii n. f. — Tav. XVn [Tav. IIJ, fìg. 12. 

N. testa crassa, solida, magna; spira hrevi, planiuscula; ultimo anfractu magno, canalicttlato; vittis tribus ma- 
jorihus nodulosis, mitioì-ibus interjectis, deinde vittis punctidatis crebris ornata; apertura tìiagna rotundata; labro 
expa7iso incrassato. 

Bellissima forma di cui ho uno splendido esemplare, e di cui un secondo del pari bello vidi a Vienna; a 
Firenze se ne ha un piccolo individuo. La conchiglia è grande, spessa, a spira molto depressa, quasi piana; 
l'ultimo giro si unisce ai precedenti mediante una sutura profonda canalicolata; l'ornamentazione è oltrernodo 
caratteristica. Tre serie di grossi nodi stanno sulla parte piìi pianeggiante dell'anfratto; tramezzo ad esse si 
hanno delle linee tubercolate, le quali verso l'apertura si dividono in due e anche in tre; a queste serie di 
grossi nodi seguono altre numerose linee di tubercoletti, le quali pure accennano ad una alternanza di mag- 
giore e minore dimensione. L' apertura è grande, rotondata, angolosa in alto, il labbro è spesso, e si espande 
assai sulla spira. Per l'ornamentazione sua caratteristica questa forma non può confondersi con alcun 'altra. 

Nerita crassa Bell. 

Nessuna differenza si riscontra tra gli individui che si trovano a San Giovanni, Chiampo ecc. e quelli 
del Monte Postale. Gli esemplari sono numerosissimi e splendidamente conservati; in alcuni pure la colorazione 
è nettissima ; essa consta di tre fascie scure che dall'apice partono divergendo verso l'apertura. 

Velates Schmiedeliana Chemn. sp. 

Gli individui di San Giovanni Ilarione e Ciupio si distinguono da quelli di Ronca per la loro dimensione 
in generale assai piii piccola. Quelli di Chiampo sono invece assai piti grandi. 

Niso fallax n. f. — Tav. XVn [Tav. II], fìg. 13. 

N. testa minori, elongata, acuta; anfractibus nv.merosis planis, imbì-icatis, laevigatis; basi plana, carenata; 
apertura subquadrata; umbilico profunào infundibulifm-nii. 



248 P. E. VIKASSA DE EEGNY [38j 

Non ho voluto passare sotto silenzio questa interessante e caratteristica forma assolutamente diversa 
dalle altre, benché il suo stato di conservazione lasci assai a desiderare. La conchiglia è piccola, allungata, 
a spira molto acuta, composta di numerosi anfratti, lentamente crescenti, levigati, posti a gradinata, e spor- 
genti presso la sutura inferiormente. La base è pianeggiante, acutamente angolosa verso l'esterno; l'apertura 
è quasi quadrata, l'ombelico è molto profondo, foggiato a imbuto. 

Adeorbis laevigata Dsh. sp. 

1833. Turbo laevigatus Deshayes. Environs, pag. 257, tav. 33, fig. 13-15. 
1888. Adeorbis laevigatus (Dsh.) Cossmann. Catalogne, III, pag. 153 {cum syn.). 

Adeorbis acuticosta Mgh. in sch. — Tav. XVII [Tav. IIJ, fig. 14. 

A. testa subdiscoidea, superne convexiuscula, inferne 2}laìia, spira prominula, anfraciibus 4-5 subgradatis, ad 
suturavi exeavatis, sutura simplici junctis; costis spiralibus acutis prominentibus, aequidistantibus ; minwibus late- 
ralibus coìicomitatis, apertura sttbcircularì, depressa. 

Questa piccola forma è una conchiglia quasi discoidale, in alto convessa, in basso quasi piana; la spira 
poco prominente è composta di 4-5 giri posti come a scalinata, incavati presso alla sutura, e adorni di grosse 
coste spirali carenate prominenti equidistanti , all' ultimo anfratto spesso accompagnate da due costicine late- 
rali minori; l'apertura è ovale e depressa. 

Questa specie è intermedia tra la J.. 2?aMcicosto Dsh. ('^. j;teHor&MZaris Dsh. secondo Cossmann, III, pag. 155), 
e A. ])ropinqua Dsh. Si distingue dalla prima pel meplata suturale, e le visibili strie di accrescimento; dalla 
seconda, per la sezione triangolare caratteristica dell'ultimo giro. 

Adeorbis septemcarinata n. f. — Tav. XVn [Tav. Il], fig. 15. 

A. testa trochifoì'mi, convexa; anfractihus convexis, sutura impressa junctis; striis spiralibus tenuibus duodecim 
tninoribus interpositis, propter vittas tenuissimas radiantes cancellato-punctatts; ad ambitum carinis duabus emitien- 
tibus, ad basini vittis quinque subsequentibus aequidistantibus jjraediia; basi convexa, umbilico profundo infundibuli- 
forme, striis radiantibus ornata: apertura obovato-obliqua. 

Questa nuova specie molto rara a quanto sembra, è una piccola conchiglia depressa, superiormente con- 
vessa, a giri rapidamente crescenti muniti di una sutura molto ben distinta. Negli anfratti si riscontrano circa 12 
linee spirali maggiori che ne hanno delle minori interposte; alcune linee trasversali minutissime appena visibili 
danno alla conchiglia un aspetto reticolato e punteggiato. Caratteristici poi sono gli ornamenti della base. Sulla 
periferia dell'ultimo anfratto si hanno due grosse carene molto spiccate, sulla base poi le seguono altre cinque 
vitte minori, careniformi, equidistanti, con solchi intermedi molto ampi e lisci. L'ombelico è profondo imbutiforme, 
e in esso si vedono molto nette le strie di accrescimento : la bocca è obliqua, ovato depressa. 

Questa specie è intermedia tra VA. rota Dsii. {Bussi)/, pag. 439, Tav. 28, Kg. 24) e 1'^. bicariiiata Lmk. 
(Désuayes. Environs, pag. 259, Tav. 33, fig. 5-8) distinguendosi però molto bene da entrambe. 

Natica epiglottina Tmk. 

1824. Natica epiglottina Lmk. Desuaves. Environs, i>ng. 1G5, tav. 20, fig. 5-G-ll {cum syti.). 
1888. — — — CossiiANN. Catalogue, III, pag. 159 {cum syn.). 



[39] P. E. TINASSA DE EEGinr 249 

Natica Noae d'Ore. 

1850. Natica Noae d'Okbigny. Prodrdme. Il, pag. 413, n. 1437 {cimi syn.). 
1888. — — d'Ore. CossjiAuif. Catalogne, HI, pag. 160 {cimi syn.). 

Esemplare caratteristico per l'enorme callosità molto sviluppata e distinta. 

Natica cepacea Lmk. 

È una delle forme le piiì comuni in questo gruppo di strati. I belli e numerosi esemplari offrono par- 
ticolari interessantissimi per lo studio dello sviluppo gi'aduale degli individui. 

Natica Hantoniensis Pilk. sp. 

1843. Natica Hantoniensis Pilk. Ntst. Coq. et. polyp. foss., pag. 445, tav. 39, fìg. 2. 
1863. — — . — Sandeerger. 31ai7izer Beckeii; -pag. 163, tav. 12, fig. 11. 

1888. — — ■ — CossMANN. Catalogne, II, pag. 164 {cum syn.). 

Non saprei a quale altra specie meglio riferire questo individuo, determinato come N. Hantoniensis 
anche dal Meneghini. A quanto posso giudicare esso offre pure qualche rassomiglianza anche coli' individuo 
figurato ma non descritto dal De Gregorio {S. Giov. Barione, Tav. VI, fig. 55). 

Natica venusta Dsh. 
1888. Natica venusta Dsh. Cossmann. Catalogite, TU, pag.. 165 {cum syn.). 
La specie è assai comune in questi strati, e ne ho parecchi esemplari delle varie località. 

AmpuUina sigaretina Lmk. sp. 

1824. Natica sigaretina Lmk. Deshates. Enviroìis, pag. 170, tav. 21, fig. 5-6 {cum syn.). 
1888. AmpuUina sigaretina (Lmk.) Cossmann. Catalogue, III, pag. 170 {cum syn.). 

Specie comunissima dovunque, è perfettamente rispondente alle forme piti caratteristiche del bacino di 
Parigi. 

Ampullina n. f. ind. 

La conchiglia non è molto grande, ha guscio sottilissimo, cosicché di rado si trova intera. La spira è 
composta di 7-8 giri, assai convessi, lentamente crescenti , riuniti da una sutura poco profonda , lineare ; 
l' ultimo giro è assai grande, non spinto però all'esterno, poco globoso, occupa circa la metà dell'altezza. La 
bocca è assai obliqua; il margine columellare è sinuoso, il labbro non è mai conservato. L'ombelico piccolissimo 
è poco profondo, semplice. Credo si tratti certo di mia forma nuova, lo stato degli esemplari però non mi 
autorizza a darne una diagnosi sicura. Meneghini la chiamò N. Zittdi. 

Ampullina cfr. Willemeti Dsh. sp. 

Riferisco con dubbio a questa specie due individui non molto grandi, il maggiore dei quali non ha vi- 
sibile il meplata suturale forse per erosione; entrambi hanno la spira assai breve. Questa sola cosa distingue 



250 P. E. YINASSA DE REGIfY [40] 

la specie dalla A. ponderosa cosicché mi sembra ragionevole la domanda che si fa Cossmann {Catalogne, III, 
pag. 174) se le due specie non debbano esser riunite. 

AmpuUina hybrida Lmk. sp. 
Gli esemplari assai numerosi non raggiungono qui mai dimensioni molto notevoli. 

Ampullina suessoniensis d'Obb. 

1888. Ampullina suessoniensis d'Ohb. Cossmaiw. Catalogne, III, pag. 175 {cum syn.). 

L'esemplare che ho a mia disposizione risponde pienamente alle descrizioni e alle figure di questa specie 
importantissima, che secondo Cossmann sarebbe esclusiva dell'Eocene inferiore. Una deposizione testacea in- 
tema mostruosa ne chiude quasi interamente l'apertura. 

Ampullina n. f. ind. 

Due esemplari mal conservati, a spira molto acuta formata da 5-6 giri poco convessi, scalari, uniti da 
una sutura angusta profonda; ultimo giro grandissimo, turgido, rigonfio; ombelico aperto, piccolo, semplice; 
apertura piccola, molto obliqua, bordo columellare non molto sinuoso. 

Si avvicina assai alla A. spirata Lmk., manca però del canale caratteristico di questa specie. 

Ampullina acuminata Lmk. sp. 

1824. Ampullaria acuminata Lmk. Deshayes. Eìivirons, pag. 139, tav. 17, flg. 9-10 (cuìn syn.). 
1888. Ampullina — (Lmk.) Cossma-Nn. Catalogne, III, pag. 175 {cutti syn.). 

Ampullina conica Lmk. sp. 

1824. Ampullaria conica Lmk. DESEArES. Environs, pag. 140, tav. 17, fig. 7-8 {cum syn.). 
1888. Anipulli'ìia — (Lmk.) Cossmakn. Catalogne, III, pag. 176 {cum syn.). 

Gli esemplari di cui dispongo sono tutti in modello assai mal conservati, e quindi ho ancora qualche leg- 
giero dubbio sull'esattezza della determinazione, benché dallo stesso Zittel essi fossero ascritti alla specie di 
Lamaek. 

Ampullina brevispira Le\-m. sp. 

1844. Natica brevispira Leymeeie. Corhièrcs et Montagne Noire, pag. 3G3, tav. XVI, fig. 4 a ò. 

Conchiglia assai piccola, a spira assai svolta, giri rotondi, sutura canaliculata, profondissima; ultimo giro 
assai grande, molto spinto in avanti; apertura lievemente obliqua, ombelico semplice, piccolo, non ricoperto da 
alcuna callosità, strie trasversali rade. La rispondenza colla specie di Leymeiue mi sembra perfetta, e da non 
lasciare alcun dubbio. 

Ampullina debilis Bay. sp. 
1870. Natica debilis Bayau. Moli, tert., I, png. 20, tav. IX, fig. 8. 



[41] . P. E. VINASSA DE EEGST 251 

Xenophora splendida n. f. — Tav. XVII [Tav. n], fìg. 16. 

X. testa magna, solida, depressa; spira conica, anfractibus septenis, gradatis, agglutimmtibus; ultimo ad peripJie- 
riam carinato, flexuoso; basi concava, in medio anguste umbilicata; umbilioo infundibuliforme non profundo; costellis 
falcatis, radiantibus, ad peripfieriaiii subevanescentibus; striis concentriois nullis; apertura magna, obovata, depressa, per- 
obliqua: labro ad umbilicum incrassato, laeviter reflexo. 

Questa bellissima forma è certo una delle più grandi tra le Xenophora. La spira consta di 7 anfratti, 
ed è conica, assai depressa; gli anfratti sono posti come a scalinata, e tutti agglutinanti; l'ultimo molto 
grande ha un margine acuto, quasi tagliente, flessuoso. La base è concava e umbilicata nel centro, cosicché 
ha l'aspetto di un vero imbuto; l'ombelico è però assai stretto e poco profondo. Dall' interno di esso irra- 
diano numerose costoline falcate, colla massima curvatura nel mezzo del loro percorso , che diminuendo di 
intensità vèrso la periferia vanno quasi a sparire, e divengono meno distinte quanto più si allontanano dalla 
bocca. Questa è ovale, depressa, quasi orizzontale; il labbro esterno è assai acuto, il margine columellare in- 
vece si ispessisce assai in prossimità dell'ombelico, e nel punto ove si inserisce sull'anfratto è lievemente re- 
flesso, calloso. Si distingue subito per le sue dimensioni dalla X. Gravesi d'Arce, e dalla X. nummulitifera 
DsH.: per la forma dell' ombelico molto poco profondo, e per le ornamentazioni non si può confondere colla 
X. umbiUcaris Sol. (X. agglutinans Lmk.). Sembra assai rara perchè non ne conosco che questo solo esem- 
plare di Crocegrande. 

Xenophora cfr. umbilicaris Sol. 

Le Xenophora non sembrano molto rare in valle di Ciupio e anche a S. Giovanni Ilarione; non saprei 
a quale specie meglio riferirle se non alla X. umbiUcaris Sol. (X. agglutinans Lmk.). Ma trattandosi sempre 
di modelli e spesso incompleti non posso dare un giudizio esatto sulla specie. Anche Zittel però ne aveva 
determinati alcuni con questo nome, mentre che il Meneghini li aveva invece riferiti alla X. Lyelliana Bosq. 

Calyptraea aperta Sol. sp. 
1888. Calyptraea aperta Cossmahn. Catalogue, HI, pag. 193 (cimi syn.). 

Hipponyx cornucopiae Defe. 
Anche a S. Giovanni, Ciupio ecc. questa forma è tra le più comuni e le più facili a conoscersi. 

Hipponyx sp. ind. 

L'esemplare bellissimo che forse deve considerarsi quale nuova specie, somiglia assai alla figura data 
dal De Geegokio nella Tav. Il, fig. 8; solo le dimensioni nel nostro esemplare sono molto maggiori. 

È questa una conchiglia depressa ad apice molto ricurvo, come un becco, a contorno irregolare, ovale, 
posteriormente troncato, anteriormente munita di una insenatura. La superficie è tutta quanta coperta da 
grosse coste radiali fittissime, tagliate da rughe corte, concentriche, maggiori e minori aggmppate, cosicché ne 
viene un aspetto come una gradinata lamellosa; queste lamelle verso l'apice sono come dentellate, verso la 
periferia hanno nettissima nella loro parte mediana la insenatura che si inoltra sul margine. 

Palaeontographia italica, voi. I. 33 



252 p. E. YiifASSA DE BEGNr [42] 

Hipponyx cfr. colum Bay. 

In questi strati finora non si era riscontrato questa forma, che sembrava esclusiva del Monte Postale. 
L'esemplare nostro è troppo mal conservato per permettere una determinazione sicurissima, pure le somiglianze 
sono tanto spiccate che credo molto probabile la mia determinazione. 

Hipponyx flexuosus n. f. - Tav. XVII [Tav. II], fìg. 20. 

H. testa miìiori, tenni, elevata, amhitu irregulari, antice rotundaio; apice ohtùso, recurvo, subspirato; cosiis radian- 
tibus flexuosis, obtusis, aequidistantibus . 

Conchiglia assai elevata, sottile, a contorno irregolare, arrotondata davanti, troncata al di dietro, apice 
ottuso, ricurvo, debolmente spirale, perpendicolai-e al margine posteriore. Tutta la superfìcie è munita di 
grosse coste radianti, molto distinte, ondulate, flessuose, ottuse, equidistanti. Lo stato di cattiva conserva- 
zione in cui si trova l'esemplare non mi permette una descrizione piìi precisa e dettagliata. 

Un secondo esemplare assai minore, in gran parte modello, presenta molto spiccate alcune grosse coste 
flessuose; si distingue però per un contorno molto più arrotondato, e per l'apice molto meno ricurvo. 

Hipponyx dilatatus Lmk. sp. 

1824. Pileopsis dilatatus Lmk. Deshayes. Environs, pag. 24, tav. Il, fìg. 19-21 (cuni syn.). 
1888. Hipjmnyx dilatatus (Lmk.) CossMAKif. Gaialogue, III, pag. 195 {cum syn.). 

Hipponyx comptus Dsh. 

1888. Hipponyx comptus Dsh. CossMAmsr. Catalogne, III, pag. 195 {cu/m syn.). 

Non si distingue dagli esemplari tipici che per essere un poco più grande, non tanto depresso, e per le 
coste che non sono granulose. Del resto perfettamente rispondente, benché specie assai rara. 

Hipponyx striatus Mgh. in sch. — Tav. XVII [Tav. Il], fìg. 18. 

lì. testa pileiformi, obliqua, conica, ad apicem inflexa, contorta, breviter spirali; eleganfer vittis tenuibus, laeviter 
flexuosis, rugularibics radiata; striis 4-8 minimis inter vittas profunde sculptis ; apice recurvo, adunco, in tnarginem 
projecto; basi ovali, margine integro. 

Questo Hipponyx non molto raro a Ciupio è una piccola conchiglia pileiforme, obliqua, coll'apice ricurvo, 
contorto, tendente a volgersi a spira, posto proprio al di sopra del margine posteriore. Caratteristica oltre- 
modo ne è l'ornamentazione. La conchiglia è ornata di alcune vitte radiali, sottili come rughe, lievemente 
flessuose; tramezzo ad esse vitte si riscontrano da 4 a 8 piccole strie, visibili solo colla lente, molto profonde, 
nettissime, mai confuse tra loro, talvolta lievemente granulose. La base è ovale, il margine periferico è in- 
tegro. Questa specie si distingue da tutte le sue congeneri per questa ornamentazione radiale caratteristica. 

Hipponyx corrugatus Mgh. in sch. — Tav. XVII [Tav. II], fìg. 19. 

//. testa minori, irregulari, subcirculari, elevala; ajrice obtuso in quarto posteriore posilo; costellis radianiibus 
nullis, lamellis concentricis rugosis, flexuosis, subgradatis, ad apicem evanescentibus, peripheria irregulariter flexuosa. 



[43] P. E. YINASSA DE KEGNT 253 

Questo piccolo individuo fu considerato dal Meneghini come appartenente ad una nuova forma, ed in- 
fatti non conosco alcuna specie che vi si possa ravvicinare. La conchiglia è piccola, subcircolare, assai ele- 
vata; l'apice lievemente ottuso è posto molto all' indietro e quasi a piombo sul margine posteriore ; tutta la 
conchiglia poi è adorna di lamelle o r.ughe assai nette, convesse, flessuose, riunite in grappi di maggiori 
e njinori, che danno alla conchiglia un aspetto gradiniforrae come nelle Chama. La periferia è irregolare, 
lievemente ondulata, flessuosa, a margine acuto, tagliente. 

Hipponyx Spinellii Mgh. in sch. — Tav. XVII fTav. Il], fìg. 17. 

H. testa pileiformi, conica, elevata; basi suhrotunda, postice truncata; apice infleoco, obtuso, in marginem projecto; 
striis tenuibus, aequalibus, equidistantibus, parum flexuosis, quandoque evanescentibus uniformiter radiata, rugis con- 
centricis irregularibus, ad peripheriani marcatis; marginibus integris. 

Conchiglia non molto grande, assai elevata, conica, a contorno subcircolare, troncato sotto l'apice; que- 
sto è ottuso, lievemente i-icurvo e spostato verso l' indietro, e si trova perpendicolare al margine posteriore: 
tutta la conchiglia è adorna di numerosissime strie radiali tenuissime, equidistanti, poco flessuose, talvolta 
poco visibili; delle rugosità irregolari, concentriche, assai rade si trovano pure sulla superficie, manifestan- 
dosi specialmente verso la periferia dove sono tanto nette da lasciare come delle strozzature nel modello. 
I margini sono integri. Questa specie ha qualche analogia coW H. cornucopiae; se ne distingue subito per 
l'ornamentazione e per la forma molto più arrotondata e conica ; questa forma caratteristica la distingue pure 
dall'altre specie sue congeneri. 

Hipponyx opercularis Dsh. 

1824:. Hipponyx opercularis Deshayes. Environs, II, pag. 28, tav. Ili, fig. 20-22. 
1888. — — Dsh. CossMANif. Catalogne, III, pag. 197 {cum syn.). 

Splendidi esemplari, molto ben conservati, con opercoli sviluppatissimi, tanto da offrire nuove ragioni a 
credere giusta la riunione dei due generi Hipponyx e Eothpletzia. 

Rissoina clavula Dsh. sp. 

1824. Melania clavula Deshates. Environs, pag. 117, tav. XIV", fig. 18-19. 
1888. Rissoina claviola (Dsh.) Cossmann. Catalogue, III, pag. 2.37 [cum syn.). 

Oheilostoma turricola Beug. sp. 

1824. Melania marginata, Lmk. Deshayes. Environs, pag. 114, tav. 14, fig. 1-4 {cum syn.). 
1888. Pariphostoma turricula (Bkttg.) Cossmantt. Catalogue, III, pag. 343 {cum syn.). 

Solarium bistriatum Dsh. 

Vedasi Monte Postale, pag. 220 [lOJ.' 

Solarium patulum Lmk. 

1833. Solarium patulum Lmk. Deshayes. ^zotVois, II, pag. 215, tav. 26, flg.l]-14; tav.40, fig. 11-16 {cmn.syn.). 
1888. — — — CossMAHif. Cato%Me^ III, pag. 245 (cwm s«/w.). 



254 P. E. VINASSA DE EEGKY [44] 

• 

È un individuo perfettamente rispondente alla forma tipica di questa interessantissima specie. L'individuo 
è certamente adulto, e la sua altezza è perfettamente la metà del suo diametro. Un secondo individuo è inte- 
ramente coperto da frammenti di roccia agglutinata in modo che non si vede altro che la parte concava 
della spira, interamente rispondente. 

Solarium montevialense Schei. 

1865. Solarium ìnontevialense Schatteoth. Verzeichniss der Versi, ecc., pag. 242, tav. 25, fìg. 5. 

Esemplari assai piccoli che nella loro parte decorticata corrispondono perfettamente a quelli descritti 
da ScHADROTH. Soltauto la conchiglia è molto adorna di linee, crenulate e punteggiate e anche continue; tan- 
toché si può avvicinare al Sol. umbrosmn Bkongt. al quale infatti Zittel 1' aveva riunito. Se ne distingue 
però per le dimensioni, e per la sua grande depressione. Il nome di monteinalense dato da Schaueoth a 
questa specie non deve far credere che esso si trovi a Monte Viale ; esso è stato trovato invece a Monte 
Orso presso Monte Viale, in depositi molto più antichi, in quanto che vi si trova VHelix dumnata Beokgt., 
depositi che non al gruppo di cui fa parte il Monte Viale vanno riferiti, ma sibbene al gruppo degli strati 
con Velates Scììinieddiana. 

Solarium marginatum Dsh. var. Hilarionis n. var. 

L'esemplai-e di S. Giovanni si distingue da quelli di Parigi e quindi anche da quello di Ronca, per 
avere la spira lievemente più alta^ e per le linee spirali sulla base che sono un poco più spiccate che non 
nella specie tipica. Del resto risponde perfettamente. 

Solarium sp. ind. 

I Solarium sono molto comuni a S. Giovanni, e probabilmente appartengono a nuove forme; gli esem- 
plari non mi permettono però descrizioni troppo esatte. Alcuni rispondono assai bene alle fig. 31-32 della 
Tav. Il; altri alle fig. 35-86 della stessa Tav. Il del De Gregorio. 

Bayania cfr. lactea Lmk. 

Non saprei a quale specie meglio riferire il mio esemplare assai incompleto il quale si distingue solo 
per essere un poco più rigonfio. Considerando però la molta variabilità di questa specie vi riferisco quindi 
con dubbio anche il mio esemplare. 

Bayania (?) nuda Mgu. in sch. sp. — Tav. XVn [Tav. H], fig. 24. 

B.(i') testa ttirriculato-elongala,anfractihus IG-IT laevigatis, planiusculis, inferne ad suturam 2)aulo conrexis, lente 
cì-escenlibus, sutura lineari nitidissima junciis; basi imperforata; apertura ovato-elotigata; labro sinuoso; eoluniella in- 
crassata. 

La conchiglia è turricolata, slanciata, composta di 16 o 17 anfratti, ([uasi piani, solo un poco rigonfi 
nella loro parte inferiore piajsso alla sutura, levigati, crescenti lentamente, riuniti da una sutura lineare, net- 
tissima: l'apertura è ovale allungata, il labbro esterno è sinuoso, la columella è inspessita e leggermente ar- 
cuata. Questa specie fu creduta da Zittel un Cerithium, ed infatti ha moltissime analogie di forma col C. nu- 



[45] P. E. TINASSA DE EEGITY " 255 

dum. Il Meneghini riconoscendo non trattarsi affatto di questo genere lo riferiva, però sempre con dubbio, alle 
Chennnitzia ; e infatti la bocca non essendo perfettamente conservata può lasciare qualche dubbio. Isolando 
l'esemplare però son giunto a scorgere sull'anfratto le traccie lasciate dalla apertura, e ho potuto riscontrarvi 
la mancanza di sifone ed il labbro sinuoso proprio delle Bayania ; a ciò si è aggiunta anche la forma della 
columella lievemente arcuata e inspessita. La forma però e le dimensioni non sono veramente troppo proprie 
di questo genere, e quindi vi riferisco con dubbio questa specie. 

Turritella Catanii n. f. — Tav. XVin [Tav. Ili], fig. 2. 

T. testa turricolato-elongata , spira acutissima, anfractibus 16-17, in medio excaratis, sutura lineari jundis, lente 
crescentibus; carina magna in parte anteriori anfractuum posita, carina minore in parte posteriore; striis spiralibus 
niinoribus interjectis ; ultimo anfraciu ad peripheriam ohtusissime anguloso, basi convexiusntla ; apertura magna, 
obovata. 

Conchiglia turricolata, acuta, allungata, a giri molto numerosi, scavati nel mezzo, riuniti tra loro da una 
sutura lineare semplice. Ognuno di essi giri è adorno di due carene; la maggiore è anteriore e molto spor- 
gente, la seconda assai piti piccola è posta nella parte posteriore del giro: numerose strie spirali poco spic- 
cate sono interposte ad esse carene. L'ultimo giro è ottusamente angoloso alla periferia, e come munito di un 
cercine ottuso, rilevato; l'apertura assai grande è ovale, non depressa. 

Questa specie è assai vicina alla T. gradataeformis Schr., per tale infatti l'aveva determinata il Meneghini; 
essa però se ne distingue per le dimensioni e l'ornamentazione. 

Turritella (?) babylonica n. f. - Tav. XVIII [IH], fig. 1. 

T. (?) testa turrieolato-gradata, anfractibus j)lanis; carina lata, nodosa piosteriore, eminente; nodis duodenis ccmpiressis, 
antice rotiindatis,postice acutis, liris spiiralilus laeriliis in anfrachdtts posteriorilus diioltts, in anicriorilus irilus, quari<m 
anteriore scmper suturali; striis spiralibus tenuissimis, uniformibus interjectis; ultimo anfractu ad peripheriam acute 
anguloso; basi plana laevigata; apertura ovato-depiressa, integra. 

Conchiglia turricolata, a giri piani, gradati, lentamente crescenti, adorni di una grossa carena larga, 
sporgente, munita di 12 grossi nodi per ogni anfratto; nodi acuti sporgenti, anteriormente arrotondati, poste- 
riormente flcuti. Oltre a questa grossa carena nodulosa nei primi anfratti si hanno due grosse vitte spirali, 
negli ultimi invece tre, di cui la prima è sempre suturale; tramezzo ad esse vitte si hanno strie spirali molto 
tenui, sottili, uguali; l'ultimo anfratto è acutamente angoloso alla periferia; la base è piana, levigata; l'aper- 
tura assai piccola, è depressa, ovale verso il margine columellare, cenasi troncata, verso l'esterno integra. 
Gra%e dnlbic. mi resta rispetto alla determinazione generica, avendo questa forma ornamenti da Cerithium: 
la mar(an7a però del sifone fa escludere Cjuesto genere. Anche Meneghini la considerò come Turritella. 

Turritella sp. ind. 

Il brutto esemplare che tengo mostra delle analogie molto spiccate colla T. sexhjrata, una nuova forma 
che si trova a Sangonini. 

Mesalia disputata n. f. - Tav. XYII [Tav. II], fig. 22, 23. 

M. testa elong ato-twTÌta, turbinata; anfractibus primis conrexis, ultimis gradaiis, quandoque plus minusre planis, 
aut laeviter excavatis ; antico cingulo magno obtuso multistriato, sutura ex parte tecto, inde sulcis duolus in mo- 



256 ■ P. E. VINASSA DE EEGNr [4C] 

dillo lìrofunàe, sculptis, inde liris 5 aequidistantibus, simplicihus , 4 minorihus interjectis ; striis sigmaeformibus te- 
nuissimis; ultimo anfractu quandoque laemgato, ad hasim, cingulo lato, obtiiso, qui)ìqtiesiriato, p-oeminente cincio, basi 
coticava laevigaia, tantum ad columellam liris 4 teiiuibus ornata; apertura trapezoidali, depressiuscula. 

Conchiglia trocoide, allungata, turricolata, a giri lentamente crescenti, poco numerosi : i primi sono con- 
vessi, gli ultimi sono piani, o lievemente scavati, o hanno un aspetto gradatiforme. L'ornamentazione pure 
ha una diversità a seconda degli anfratti. Si ha anteriormente un grosso cingolo ottuso, sul quale si hanno 
numerose strie, e che è in parte ricoperto dalla sutura ; a questo cingolo seguono uno o due solchi, e quindi 
cinque vitte assai grosse, tramezzo alle quali, eccettuate le prime, si hanno altre 4 vitte minori interposte; 
la diversità di grandezza in queste vitte è poco distinta nei primi giri, ma si ha sempre più manifesta nei 
giri successivi. L' anfratto è quasi sempre levigato, sulla periferia porta un grosso cingolo ottuso, striato, pro- 
minente; la base è concava, liscia, o segnata appena dalle strie di accrescimento; presso alla columella si hanno 
da 3 a 4 lire spirali, assai sottili; l'apertura non molto grande è trapezoidale. 

Gli individui appartenenti a questa specie parte furono considerati come una Turritella simile ai Tro- 
cìius, parte come un Trochus simile alla Turritella. E infatti la differenza tra i primi giri e gli ultimi, la 
variabilità nell' ornamentazione, nelle dimensioni, nell' angolo apiciale è tale da giustificare un riferimento se 
non a generi, certo a specie diverse. Non fu che dopo avere avuto degli esemplari bellissimi di Ciupio, che 
potei persuadermi dell'identità di queste varie forme, che sembrano assai comuni tanto a Ciupio quanto a 
San Giovanni Ilarione. 

Tenagodes sulcatus Defb. sp. 
1888. Tenagodes sulcatus Defb. Cossmaun. Catalogne, III, pag. 307 {cum syn.). 

Vermetus cfr. limoides Bell. 
Il cattivo stato dell'esemplare non mi permette un sicuro giudizio. 

Vermetus varicosus Mgh. in sch. — Tav. XYII [Tav. IIJ, jfìg. 21. 
V. testa tenui, laevigata, irregulari, involuta, flexuosa, quandoque varicosa. 

La conchiglia è sottile levigata, a spira irregolare, spesso a gomitolo involuto, flessuoso; i giri talvolta 
si toccano, e alle flessioni sono spesso varicosi, presentando come dei grossi rigonfiamenti : alcune varici minori 
più o meno grandi, irregolari, si trovano anche qua e là disposte su tutto quanto il tubo. 

Meaostoma n. f. ind. 

Conchiglia assai grande che per la sua apertura quadrangolare, col canale ricurvo a destra, va certo 
riferita al genere Mesostoma; si avvicina assai al M. pulchrum Dsh.; se ne distingue subito però per le sue 
dimensioni molto più grandi, per le varici assai più grosse e più spesse, per avere poi otto lire spirali invece 
di sei; la lira posteriore suturale specialmente all'ultimo anfratto è molto spiccatamente monilifera; l'orna- 
mentazione è quindi molto elegante e caratteristica. 

Cerithium lamellosum J^rtjo. - Tav. XVIII [Tav. Ili], fìg. 3. 
Esemplari bellissimi e molto comuni, i quali però non sono del tutto rispondenti alla forma parigina, 



[47] p. E. VUTASSA DE KEGHTST 257 

specialmente per la forma della base e l'ornamentazione di essa e dell'ultimo anfratto; per tal ragione ho 
creduto bene ripeterne la figura. Sono somigliantissimi agli individui del Monte Pulii figurati da Oppenheim 
(Monte Pulii, pag. 399, tav. 26, fig. 1-4). 

Cerithium undosum Brongt. 

1823. Cerithium undosum Beongniaht. Vioentin, pag. 43, tav. Ili, fig. 8. 
1848 — Verneuilli Roitatilt. Env. de Pau, pag. 478, tav. 16, flg. 8. 

La somiglianza tra queste due specie mi sembra tale da credere giustificata la loro riunione. 

Cerithium Lejeunii Eotjatilt. 

1848. Cerithium Lejeunii EoTrAULT. Env. de Pau, pag. 478, tav. XVI, fìg. 4. 
Frammento di un grande individuo perfettamente rispondente a questa forma. 

Cerithium Dallagonis Opph. 

1885. Cerithium Dallagonis OppEiraEiM. M. Pulii, pag. 400, tav. 28, fig. 14.' 

Benché vicino al C. Vandeheckei Bell, pure questa forma che è comune assai a Ronca, più rara a San 
Giovanni Barione, se ne distingue assai bene non solo per la forma ma anche per gli ornamenti, e ciò ho 
potuto anche ben constatare confrontando un esemplare di Nizza che si trova nel nostro Museo con quelli 
veneti. 

Cerithium aff. giganteum Lmk. 

Sono alcuni frammenti che probabilmente debbono ascriversi a questa specie : alcuni però offrono anche 
somiglianze col C. auversianum, ed altri col C. incomptum Dix. Il cattivo stato degli esemplari non mi permette 
un giudizio sicuro. 

Cerithium striatum Beu&. 

Vedasi Monte Postale, pag. 222 [12]. 

Cerithium aff. unisulcatum Dsh. 

Riferisco con dubbio a questa specie due piccoli individui, i quali però si distinguono per la spira più 
allungata, e le ornamentazioni più spiccate. 

Cerithium obesum Dsh. 

Anche di San Giovanni ho un esemplare che può avvicinarsi a questa forma, non posso però esser sicuro 
della sua determinazione. 

Diastema costellatum Lmk. sp. 

1824. Melania costellata Lmk. Deshayes. Environs, pag. 113, tav. 12, flg. 5-6 {eum syn.). 
1889. Diasioìna costellatum (Lmk.) Cossmahn. Catalogne, IV, pag. 81 {cum syn.). 



258 P- E. VINASSA DE EEGJSTT [48] 

Diastoma sp. ind. 

Si avvicina moltissimo al Diastoma varkosum n. f. di Castelgomberbo, distinguendosi da questo soltanto 
pei giri un poco piìi convessi, e per la varice opposta all'apertura; il poco numero degli esemplari, e il loro 
stato di conservazione mi impediscono di darne un giudizio sicuro. 

Chenopus Zignoi De Greg. sp. 
1880. Alarla Zignl De Gregorio. San Giovanni Ilariotie, pag. 15, tav. I^ fig. 21-22. 

L'esemplare di San Giovanni Ilarione molto ben conservato in tutto il resto, manca purtroppo del labbro 
esterno, non so quindi cosa pensare rispetto alla determinazione generica di questa specie. Mentre la forma 
degli anfratti accenna al gen. Alaria, la forma del labbro mi fa propendere piuttosto pel gen. Chenopus, e 
di questa opinione è pure Oppenheim (M. Pulii, pag. 438) il quale appunto cita questa forma col nome gene- 
rico di Chenopus. 

Strombus omatus Dsh. 

1835. Strombus ornaius Deshayes. Environs, II, pag. C28, tav. 85, fig. 3-5. 

1880. — hartonensis Dsh. De Gregorio. ' &« Giovanni Ilarione, pag. 11, tav. V, fig, 20-21. 
1889. — ornatus Dsh. Cossmann. Catalogne, III, pag. 84 {cum syn.). 

Strombus pulcinella Bay. 
Vedasi Monte Postale pag. 222 [12]. 

Rimella fissurella Lmk. 

Gli esemplari di cui dispongo sono assai in cattivo stato; in uno però si mantiene perfettamente con- 
servato tutto quanto il labbro esterno ; la identità colla specie di Lamark riconosciuta da tutti, è per me pure 
fuori di dubbio. Non è rara la var. h delle sabbie inferiori, caratterizzata per le strie meno fitte e per le coste 
lievemente varicose. 

Rimella canalis Lmk:. sp. var. parvula n. var. — Tav. XVIII [Tav. HI], fig. 20. 

1836. Strombus caìialis Lmk. Deshayes. Environs, pag. 629, tav. 84, fig. 9-11 {cum si/n.). 
1880. Gallinula canalis Lmk. De Gregorio. San Giovanni Barione, pag. 11, tav. V, fig. 9-11. 
1889. Rimella canalis (Lmk.) Cossmann. Catalogne, III, pag. 87 {eum syn.). 

Gli individui che sono riferibili alla E. canalis Lmk. sp. del bacino parigino non si possono del tutto con- 
fondere con essa tanto che può sorgere il dubbio se debbano esser considerati come specie nuova. Mentre 
da tutti gli autori si trova citata la li. canalis Lmk. sp. in questi strati, dal canto mio posso osservare che 
non ne ho mai visti esemplari a parer mio ben rispondenti, ma tutti invece si avvicinavano alla forma che 
ho creduto dover distinguere se non altro come varietà. La conchiglia piccola assai allungata a giri numerosi, 
convessi, riuniti da una sutura profonda, ha l' ultimo giro uguale o anche un poco minore del penultimo co- 
sicché essa ne acquista un aspetto speciale assai caratteristico; in tutti gli anfratti si hanno numerose coste 
molto fitte, equidistanti, separate da solchi per lo più minori di esse: queste coste spariscono nella parte in- 
feriore dell' ultimo anfratto per dar luogo a strie spirali numerose, regolarissime, che non si trovano in altra 



[4:9] . P. E. YHSTASSA DE EEGNT 259 

parte della concliiglia. L' apertura è ellittica non molto grande : il labbro esterno è mediocremente espanso e 
ingrossato. 

Somiglia assai per la forma alla B. fissurella Lmk., se ne distingue per esser molto più piccola, per la 
forma pivi allungata, per il labbro relativamente piii espanso ed ingrossato. Dalla forma tipica si distingue 
per gli ornamenti assai diversi, avendo spiccatissime le coste in tutti i giri, e le strie spirali visibili solo 
sulla columella. 

Rìmella n. f. ind. 

Troppo incompleta per poterla descrivere, certo essa è assai vicina alla B. fissurella per le coste e le strie, 
ma se ne distingue immediatamente per la forma molto più allungata, i giri più stretti, più globosi, scala- 
riformi. Offre pure qualcbe somiglianza colla B. fusoides d'Akch. (Niimni. Inde, pag. 313, tav. 80, fig. 4-5) e 
mi duole avere un solo e mal conservato esemplai-e cbe mi impedisce ogni possibilità di un confronto ac- 
curato. 

Rostellaria (?) crucis Bay. 

1870. Rostellaria (?) crucis Bay. Moli, tert., I, p. 46, tav. 1, flg. 5-6 {cum syn.). 

1880. Stroinbus crucis De Q-reggrio. San Giovanili Barione, p. 46, tav. 1, fig. 5-6 {cum syn.). 

1880. — Retiae De G-eegoeio. San Giovanni Ilarioìie, pag. 11, tav. V, fìg. 15-16. 

Specie molto comune e spesso assai ben conservata. Credo utile distinguere come varietà alcuni individui 
ette differiscono per l'apertura molto più piccola e più allungata. 

Rostellaria cfr. Bellardii De Geeg. 

Non sono in grado di dare un giudizio sul valore della specie proposta dal De Gregorio (Op. cit., pag. 18, 
tav. V, fig. 14) non avendone mai veduti esemplari sicuri, se se ne toglie un frammento che raccolsi alla 
Cava Scole in Val di Avesa, e che ha molta analogia colla figura del Db Gregorio. 

Rostellaria Beggiatoi De Gbeg. 

1880. Rostellaria Begiati De Geegoeio. San Giovanni llarioìie, pag. 85, tav. I, fig. 12. 

Terebellum fusiforme Lmk. 

1837. Terebellum fusiforme Lmk. Deshates. Environs, pag. 738, tav. 95, flg. 30, 31 (cum syn.), 
1889. — — . — CossMAMT. Caialogue, IV, pag. 92 [cum syn.). 

Esemplari numerosissimi di svariatissime dimensioni, ma purtroppo in poco buono stato di conservazione 
onde permettere uno studio esatto, che sarebbe di somma utilità. 

Terebellum carcassense Leym. 

1844. Terebellum carcassense Leymeete. Gorbières et Montagne noire, pag. 367, tav. VI, fig. 1. 

1880. — fusiforme f. 5.^ retractum De G-regoeio. San Giovanni Barione, pag. 22, tav. V, flg. 24, 25. 

La somiglianza della varietà proposta dal De Geegoeio colla specie di Corbières è tale da giustificare a 
parer mio la loro riunione. La forma non è molto comune in questi strati. 

Palaeontographia italica, voi. I. 3i 



260 P. E. VINASSA UE REGNT [50] 

Terebellum sopitum Sol. 

Anche questa forma è assai rara. 

Terebellum pliciferum Bay. 

1870. Terebellum pliciferum Bayaij. lloll. tert., I, pag. 9, tav. 8, fìg. 1, 2. 

1880. Mauryna protoelegans De Geegoeio. San Giovanni Barione, pag. 24, tav. I, fìg. 25, 26; tav. V, fìg. 30. 

1880. — plicifera Bay. De Gregorio. San Giovanni Barione, pag. 25, tav. I, fìg. 28; tav. V, fìg. 23 e 31. 

Questa specie non sembra molto i-ara, ma per lo più si trovano i modelli, mentre rarissima è la concliiglia 
intera. Il modello mostra assai spesso esso pure delle coste, ma sempre poco nette ; queste coste sono assai 
variabili nel numero, nelle dimensioni e anche nel loro decorso; talvolta sono fittissime, più o meno falcate; 
si hanno esemplari poi in cui esse svaniscono verso la base, in altre esse sono nettissime sempre; conside- 
rando quindi la molta variabilità nelle coste in questa specie, non credo di andare errato riunendovi anche 
la nuova forma del De Gregorio, del resto appena descritta. 

Terebellopsis Braunì Leym. x 

1844. Terebellopsis Brauni Leymerie. Corbières et Montagne noire, pag. 867, tav. VI, fìg. 4. 

Questa forma non si era per anco trovata in questi strati ; nel nostro Museo se ne ha un esemplare 
rispondentissimo, il quale è un nuovo documento per dimostrare il legame del nostro col bacino dei Pirenei. 

Diameza Deshayesi De G-eeg. 
1880. Diamexa Deshayesi De Gregorio. San Giovanni Barione, pag. 27, tav. VI, fìg. 8. 

Ovula globosa n. f. — Tav. XVin [Tav. Ili], fìg. 5. 

0. testa magìia, globosa, ventricosa; ultimo anfractu magno, involvente, laevigato; apertura lineari arcuata; eolu- 
mella laevigaia; labro magtio recurvo, vnerassato, intus denticulato. 

Il nostro esemplare è purtroppo un modello, ma esso per la sua forma caratteristica mi sembrò inte- 
ressante abbastanza per meritare una descrizione, tanto più che sono assai rare le forme appartenenti a questo 
genere nei nostri strati. 

La conchiglia è globosa, ventricosa, molto grande, a spira interamente ricoperta; l'ultimo anfratto è glo- 
boso, levigato; il labbro columellare è liscio; il labbro esterno molto ingrossato sporge superiormente a for- 
mare come un bottone assai ottuso; scendendo al basso si allarga sempre più allontanandosi lievemente dal 
margine columellare, cosicché i due lati dell' apertura non sono paralleli, ma vanno allontanandosi verso il 
basso; tutta la superficie interna del labbro è minutamente pieghettata. 

Per la sua forma globosa, come già ho accennato, essa si distingue da tutte le sue congeneri. Quanto 
alla determinazione generica credo di esser sicuro, riscontrandosi in essa i principali caratteri del genere, cioè 
la spira involgente, la columella levigata, e il labbro dentellato all'interno. 

Cypraea exerta Dsh. 
1889. Cypraea exerta Dsh. Cossmann. Gatalogw, IV, jjag. 99 {rum syn.). 



[51] P. E. YINASSA I)E BEGNY 261 

Cypraea interposita Dsh. 



Questa forma manca nella nostra collezione; essa è però citata in questi strati dalla maggior parte 

Cypraea Lioyi Bay. 



degli autori. 



Vedasi Monte Postale, pag. 224 [14]. 

Cj^raea praelonga Bell. 
1852. Cypraea praelonga Bellardi. Comté de Niee, pag. 216, tav. 13, fìg. 10, 11. 

Cypraea Meloni Bay. 
1880. Cypraea Moloni Bay. De Geegoeio. San Giovanni Ilarione, pag. 37, tav. I, fig. 31 [cum syn.). 

Cypraea elegans Defe. 

Gli individui di questa località si distinguono per le costoline che confluiscono due a due nei denti del 
margine; del resto la specie è rispondentissima. 

Cypraea Proserpinae Bay. 
Vedasi Monte Postale, pag. 224 [14]. 

Cypraea Mazzeppae De Geeg. 

1880. Cypraea Mazxepae De G-eegoeio. San Giovanni Ilarione, pag. 32, tav. I, fig. 89. 

L'individuo molto piccolo che si trova nel nostro Museo, risponde assai bene alla descrizione del De 
Gbegoeio; credo però che questa specie meriti di essere nuovamente sottoposta ad uno studio accurato, la 
qual cosa mi duole non poter fare mancandomi pur troppo il materiale occorrente. 

Cypraea Faracii De Gtbeg. 
1880. Cypì-aea Faracii De Geegoeio. San Giov. Barione, pag. 33, tav. I, fìg. 41; tav. VI, fig. 7. 

Cypraea parvulorbis De Geeg. 
1880. Cypraea parvuloì'bis De Geegoeio. San Giovanni Barione, pag. 34, tav. VI, fig. 6 ecc. 

Cypraea Coeciliae De Geeg. 

?1823. Cypraea anultis Beongt. (non Be.) Beongniaet. Vicentin, pag. 62. 
1880. — Coeciliae De Geegoeio. San Giovanni Barione, pag. 34, tav. VI, fig. 6 ecc. 

E forse questa specie quella che Beongniaet chiamò C. anulus Brocchi (non L.) figurata da Brocchi a 
tav. II, fig. 1, 2; me lo farebbe supporre la relativa facilità con cui essa si trova, e la mancanza di altre 
forme tra le numerose Cipree venete che possano avvicinarsi a quella figurata da Brocchi. 



262 P. E. VINASSA DE EEGNT [52] 

Erato Ritae n. f. — Tav. XVIII [Tav. Ili], fìg. G. 

E. testa parvula, globosa, pyriformi, antice attenuata; spira h'evissima; ultimo anfractu magno, globoso, ventri- 
coso; costelli^ spiralibus parvis, continuis, crebris, pirominentibus ^ sulcis maioribus planis interjectis, ad aperturam 
quandoque bifurcatis; apertura lineari, elongata, canali latiusculo praedita; columella recta; labro iticrassato, tumido. 

È una splendida conchiglietta che va senza alcun dubbio riferita a questo genere assai povero di specie. 
II Meneghini che la determinò come Cypraea, vi aggiunse l'indicazione rara: e infatti io non conosco che 
questo unico esemplare splendidamente conservato. La conchiglia è assai piccola, piriforme, globosa, atte- 
nuata sul davanti. La spira brevissima ma visibile, è appena rappresentata da un bottone un poco sporgente. 
La superficie della conchiglia è tutta adorna di minute costicine in numero di circa 19, assai elevate e spor- 
genti, continue, separate da solchi piani, larghi due o tre volte le coste. Li vicinanza dell' apertura le coste 
aumentano di numero, perchè alcune di esse si bipartiscono, alcune compariscono invece direttamente senza 
essere a contatto o in continuità di nessuna. La bocca è lineare allungata; il margine columellare è diritto, 
il labbro esterno è ingrossato assai, e munito come di un cercine; inferiormente si ha un canale assai lungo 
e largo, presso alla sua terminazione un po' slargato. 

Pochissime specie appartengono a questo genere: la somiglianza maggiore la nostra specie l'ha con VE. 
Bernayi Cossm. dalla quale, oltre che per la forma, si distingue per la mancanza del solco dorsale. Dalle 
altre la distingue immediatamente l'ornamentazione e la forma piìi allungata. 

Pyrula gradata n. f. — Tav. XVIII [Tav. Ili], fìg. 7. 

P. testa ìnagna, elongata; spira gradata; anfractibns planulatis sutura lineari junctis; ultimo magno carenis qua- 
tuor ornato; vittis linearibus interjectis, eancellatis: apertura magna; canali elongato. 

È una forma bellissima e molto caratteristica. I giri non molto numerosi si seguono lentamente cre- 
scenti come a gradinata, e sono superiormente quasi del tutto piani, cosicché sono molto angolosi. L'ultimo 
giro è ornato da 4 grosse carene molto sporgenti, tra cui stanno numerose linee minori spirali, intersecate 
molto regolarmente da linee trasvei'sali. L'apertura è grande, ovale, il canale è assai allungato. 

La forma caratteristica distingue questa dalle sue congeneri. 

Ficula Spinelli Mgh. in sch. — Tav. XVIII [Tav. Ili], fìg. 9. 
1880. Ficula piannus De Geeg. (non Desk.) De Gregorio. San Giovanni Ilarione, pag. 106, tav. V, fìg. 5. 

F. testa ovato-pyriformi, spira brevi, convexa, subgradata, anfractibus quinis; striis in jjorcis nullis; costis spi- 
ralibus, numerosis, aequidisianiihus, vittis trasversalihus regularibus clathratis; apertura obovato-elongata. 

Conchiglia ovata, piriforme, a spira breve, ottusa, quasi gradata; gli anfratti in numero di 5 o 6 lenta- 
mente crescenti, sono riuniti da una sutura semplice lineare: l'ultimo anfratto è globoso, grande quasi 6 volte la 
spira. L'ornamentazione è molto caratteristica. Si hanno delle numerose coste spirali regolari tutte uguali tra 
loro, mai tramezzate da nessuna stria minoa'e, se ne togli alcune che si presentano qua e là sulla coda. 
Queste coste spirali sono tagliate da vitte trasversali un poco minori di grandezza: i quadrelli che ne risul- 
tano sono subquadrati; un poco piìi alti che larghi nella parte media dell'ultimo anfratto; obliqui e più al- 
lungati sulla coda; i giri della spira sono adorni in modo diverso: si hanno inferiormente due coste mag- 
giori, ne seguono quindi due minori, viene poi uno spazio incavato privo assolutamente di strie spirali, e 
in cui le coste trasversali si incurvano a falce. L'apertura è grande assai, arrotondata, allungata. 



[53] P. E. TK-ASSA DE EEGNT 263 

Questa bella specie, che si distingue da tutte le sue congeneri per la ornamentazione caratteristica, è 
intermedia per le sue dimensioni alla F. gepmetra Boes. e alla F. pannus Dsh. Alla prima si ravvicina però 
anche più per le ornamentazioni. Dalla F. pamms Dsh. si distingue immediatamente per la spira molto più 
depressa ed ottusa onde ne risultano tutte le proporzioni affatto differenti. Oltre che per le proporzioni si 
distingue anche per la forma della bocca e per la mancanza delle strie minori, nei solchi. La specie è co- 
munissima a San Giovanni, ove nessuna delle Ficule che vi si trovano può riferirsi esattamente alla F. pan- 
nus Dsh.; anche l'esemplare figurato dal De Gregorio rientra piuttosto in questa nuova forma. 

Ficula elongata n. f. — Tav. XVIII [Tav. Ili], flg. 8. 

F. testa mhiori, tenui, elongata, spira brevi, exerta, gradata; anfractìhus quinis, convexis, sutura tenuissima 
junctis; ultimo magno, postice globoso, antice cauda elongata, attenuata; apertura angusta, obovato-elongata; costis 
trasversalibus et striis spiralìbus patentibus olathrata; stria minore in sulcis posila, in parte dorsali anfractui evane- 
scente, ad labrum patente; canali elongato. 

I nostri bellissimi esemplari riferiti dapprima alla F. condita furon con ragione considerati dal Mene- 
ghini come specie nuova; ed infatti per la sua forma allungatissiraa si distingue immediatamente non solo 
dalla F. condita, ma anche da tutte le altre sue congeneri. La spira è breve, ma visibile, a giri convessi gra- 
dati: l'ultimo assai grande posteriormente, in avanti si assottiglia a formare una coda allungata, molto di- 
ritta. Le coste e le vitte spirali intercludono dei quadrelli il doppio più alti che larghi; nei solchi posti tra 
le vitte che sono molto più spiccate delle coste, si trova spesso una stria minore, la quale visibile sul labbro 
esterno, quasi sempre sparisce nella parte dorsale dell'anfratto. Quando esiste la stria i quadretti naturalmente 
sono divisi in due quadrati uguali. L'apertura è relativamente assai angusta, il canale molto lungo, non è 
affatto curvato. 

La specie sembra assai rara non conoscendone io che un solo esemplare veramente completo e vari 
frammenti tutti di Ciupio. 

Cassis Thesei Bkongt. sp. 
1828. Cassidaria Thesei Bkongniabt. Vicentin, pag. G6, tav. Ili, fìg. 7. 
Comune assai in bellissimi esemplari molto ben conservati. 

Morio substriatus d' Oeb. 

1852. Morio substriatus d'Orbignt. Prodrónie, piano 24, n. 427, pag. 320 {cum syn.). 

1881. Cassis mitissima De Geegobio. San Giovanni Ilarione, pag. 44, tav. 1, fìg. 40; tav. 5, fìg. 35-36. 

La somiglianza tra le due forme già accennata dal De Gregorio mi sembra tale da giustificarne la loro 
riunione. 

Morio n. f. ind. 

I due modelli che ho a mia disposizione l'uno di Pozza e l'altro di Ciupio non mi permettono di dare 
una esatta descrizione di questa specie; certamente essa non può essere riferita né alla Cassis Aenei né alla 



264 P. E. YINASSA DE EEGNT [54] 

C. Tkesei benché si avvicini piuttosto più alla C. Aenei per le coste quasi continue. La determinazione ge- 
nerica mi sembra però sicura. 

Oniscia antiqua Bay. 

1880. Oniscia antiqua De Geegoeio. San Giovanni Barione, pag. 45, tav. I, flg. 35 {cutn syn.). 
La specie è assai rara, e per lo più relativamente mal conservata. 

Triton Gemmellaroi De Gtkeg. 
1880. Triionium Gemmellari De Geegoeio. San Giovanni Barione, pag. 99, tav. IV, fig. 21, 22; tav. 7, fìg. 62. 

Esemplare piccolo, perfettamente rispondente alla descrizione datane dal De Geegoeio; come bene os- 
serva l'autore è molta la somiglianza col T. nodularium Lmk., tanto che Meneghini lo aveva riunito a que- 
sta specie. 

Triton Rheanus De Geeg. sp. 
1880. Murex Rheanus De Geegoeio. San Giovanni Barione, pag. 95, tav. 7, fìg. 58. 

Conchiglia assai grande, simile al T. Tarbellianus Getlp. però con sole 6 coste nodiformi; cingoli spi- 
rali in numero di tre, il medio dei quali forma carena; gli altri due sono posti a ugual distanza dal primo 
e dalle suture: superficie tutta elegantemente graticolata per numerosissime vitte trasversali e spirali. 

Ho creduto bene ridare qui queste poche parole di descrizione perchè trattandosi di una bellissima e raris- 
sima specie, mi sembrava un po' deficiente la descrizione data dal De Geegoeio. Non so per quali ragioni egli 
la ritenga un Murex, mentre a parer mio piuttosto presenta i caratteri dei Triton, ai quali infatti anche il 
Meneghini l'aveva riferito. 

Triton cfr. colubrinum Lmk. 

Individuo coU'ultimo giro molto grande, globoso e munito di potenti nastri. Lo stato dell'esemplare non 
mi permette pur troppo una sicura determinazione. 

Triton cfr. pyraster Lmk. 

Esemplare assai poco ben conservato; quindi non so se veramente alla specie tipica o alla varietà proposta 
dal De GnEGOEio esso vada ascritto; certo si è che alla figura 18 della tav. IV del De Gregoeio il nostro 
individuo corri-sponderebbe abbastanza bene. 

Triton cfr. Minae De Greo. 
Anche di questa forma ho esemplari troppo incompleti per potermene fare un criterio un po' giusto.^ 

Triton triamans De Greg. 
1880. TriUmiv/m triamans De Gregoiuo. San Giovanni Barione, pag. 99, tav. IV, fig. 10, 17, 20. 



[55] P. E. TTNASSA DE EEGNY 2G5 

Triton (?) Ciofalpi De Gkeg. — Tav. XVin [Tav. ni], fig. 10, 11. 

1880. Trìtonium Oiofali De G-eegokio. Smi Giovanni Barione, pag. 103, tav. IV, fìg. 15; tav. VII, flg 59. 

Conchiglia assai grande, sottile, allungata, a giri convessi, riuniti da una sutura molto profonda; ultimo 
giro assai grande, non molto rigonfio; sopra ogni anfratto si hanno due serie mediane di tubercoli, acuti, 
sporgenti, di cui la serie posteriore è la piti grande; strie spirali numerosissime; sull'ultimo anfratto si ha al 
solito la serie posteriore a tubercoli molto spiccati ed acuti; la seguono a distanze uguali altre 5 serie con tu- 
bercoli minori spesso confluenti a formare un' unica vitta sporgente. Apertura assai piccola, ovale allungata; 
labbro esterno sottile, columella arcuata, munita di un solco spirale assai profondo. L'imperfezione della con- 
chiglia non mi permette un giudizio sul genere; certo mi sembra che vi sia da dubitare se debba essere ascritta 
ai Triton. 

Murex cfr. parvulmicropterus De Gteeg. 
Esemplare incompleto che non saprei a quale specie riferire con piti esattezza. 

Oolumbella verepulchella De Gteeg. 
1884. Columhella verepulchella De Gteegoktg. San G-iovanni Barione, pag. 104, tav. VI, flg. 15. 

Pseudoliva Libassii De Gtkeg. 
1880. Pseudoliva Libassii De Gteegoeio. San Giovanni Barione, pag. 105, tav. V, fig. 42. 

Eutria trimorfa De Geeg. - Tav. XVIII (Tav. Ili), fìg. 12. 
1880. Eutria trimoì-fa De Gtkeg. San Giovanni Barione, pag. 94, tav. I, flg. 7, 8. 
Ho creduto bene dare una nuova figura di questa specie assai rara ma nettamente caratterizzata. 

Buccinum sp. 

Esemplare mal conservato somigliantissimo al Buccinum inaequiliratum Dss. ; però è più fusiforme, più 
rigonfio cioè verso il centro, esso ha le lire tutte uguali. Del resto è rispondentissimo alla sopraccitata specie. 
Lo stato dello esemplare non mi permette però una esatta diagnosi. 

Buccinum (s. l.) n. f. — Tav. XVni (Tav. Ili), fìg. 13. 

L' esemplare pur troppo mal conservato nella bocca non mi permette un sicuro giudizio generico, e non 
oso quindi proporre un nuovo nome. La conchiglia è piccola, sottile, assai allungata, adorna di numerose 
strie spirali molto ben distinte, regolari, equidistanti. Questa forma, quantunque non offra caratteri abbastanza 
netti per il suo stato di conservazione, pure mi è sembrata dover meritare un cenno speciale. 

PoUia spirostrombina De Geeg. 
1880. Follia spirostrombina De Gkegoeio. Sa7i Giovanni Barione, pag. 95, tav. IV, fìg. 23. 



266 P. E. VINASSA DE RE&NT [56] 

Siphonalia subscalarina d'Okb. 

■ 1865. Fusus subscalarimis d'Oeb. Deshates. Bassin, III, pag. 290, tav. 85, fig. 3-6. 
1880. Lijrofiisus » Dsh. De Gbegokio. San Giovanni Ilarione, pag. 90, tav. 5, fig. 40-41 {eum syn.). 

1889. Siphonalia angusiicostata p. p. Cossmajstn. Catalogne, PV, j)ag. 153. 

Siphonalia scalarina Lmk. sp. 

1882. Fusus scalarinus Luk. Deshates. Environs, pag. 574, tav. 7-3, flg. 27-28. 
1889. Siphonalia scalarina (Lmk.) Cossmanh". Catalogne, IV, pag. 152 (cwn syn.). 

Siphonalia scalarioides Lmk. sp. 

1835. Fusus scalarioides Lmk. Deshates. Environs, x^ag. 544, tav. 84, fig. 1-3 {cum syn.). 
1889. Siphoìialia scalarioides (Lmk.) Cossmann. Catalogne, IV, pag, 153 {cum syn.). 

Sycum bulbiforme Ljik. sp. 

1886. Fusus bulbiformis Lmk. Deshates. Environs, pag. 570, tav. 78, fig. 9-10 e 15-18 {cum syn.). 
1889. Syeuni bulbiforme (Lmk.) Cossmaun. Catalogne, III, pag. 387. 

Dalla specie tipica il nostro esemplare si distingue per la spira un poco piti acuta. 

Clavilithes deformis Sol. sp. 
1889. Clavilithes deformis (Sol.) Cossmasn. Catalogue, IV, pag. 173 {cum syn.). 

Clavilithes Noae Chemn. sp. 

1832. Fusus Noae Chemn. Deshates. Environs, pag. 528, tav. 75, fig. 8, 9, 12, 13. 
1889. Clavilithes Noae (Chemn.) Cossmann. Catalogue, IV, pag. 174 {eum syn.). 

Latirofusus Pellegrini De Greg. sp. 

1880. Rostellaria Pellegrini De Gkeoorio. San Giovanni Ilarione, pag. 10, tav. IV, fig. 9-10; tav. V, fig. 19. 

Probabilmente questa forma molto comune in questi strati, va riferita al nuovo genere proposto dal 
CossMANN {Cat. IV, pag. 175) e non alle Rostellaria colle quali mi sembra avere pochi punti di contatto. 

Fusus (?) Nicolisi De Greg. 

1880. Fusus Nicolisi De Geeoorfo. San Giovanni Ilarione, pag. 93, tav. VII, fig. 50-51. 

Esemplare che non saprei a quale specie meglio riferire, ma che però mi fa nascere molti dubbi sulla 
determinazione geneiùca; dubbi che per Io stato dell'esemplare non saprei spiegare interamente. 



[57] P. E. VINASSA DE KEGIfT 267 

Streptochetus approximatus Dsh. sp. 

1894. Fusiis approximatus Dsh. Oppenheim. Monte Pulii, pag. 406, tav. 28, flg. 12 {cum syn.). 

È da approvarsi pienamente la sinonimia proposta da Oppenheim rispetto al F. amarus Db Greg. Il nostro 
esemplare è perfettamente rispondente alla figura di Oppenheim, che si riferisce certo alla specie del bacino 
di Parigi. 

Fasciolaria (?) n. f. ind. — Tav. XVin [Tav. Ili], flg. 14. 

Esemplare troppo mal conservato per darne una descrizione esatta, e fondarvi una nuova forma. Le par- 
ticolarità dell'ornamentazione della superfìcie sono pur troppo invisibili, solo ben conservata è la bocca, ove 
sono caratteristiche le minute pieghe che si riscontrano sul labbro esterno, molto ingrossato. Per questa ra- 
gione il Meneghini nel cartellino annesso all'esemplare mise il nome di F. microptycha, senza però farne men- 
zione nel suo Catalogo manoscritto. 

Mitra plicatella Lmk. 

1836. Mitra plicatella Lmk. Deshates. Enviroìis, pag. 667, tav. 88, flg. 7, 8 {cum syn.). 
1889. — — — CossMANN. Catalogne, IV, pag. 179 {cum syn.). 

Mitra mixta Lmk. 

1865. Mitra mixta Lmk. Deshayes. Bassin, III, pag. 569, tav. 103, flg. 1-3 {cum syn.). 
1880. — — — De Gregorio. San Giovanni Barione, pag. 82, tav. VI, flg. 20-21. 
1889. — — — CossMANN. Catalogue, IV, pag. 189. 

Mitra crebricosta Lmk. 

Questa specie sembra negli strati inferiori assai comune, mentre a Guata e a Sangonini essa è abba- 
stanza rara: sottoposti gli esemplari a un rigoroso confronto non trovo nessuna differenza notevole dagli in- 
dividui delle varie località. 

Mitra subcostulata b'Okb. 

1889. Mitra subcostulata d'Okb. Cossmann. Catalogue, IV, pag. 181 {cumi syn.). 

Mitra n. f. ind. 

Conchiglia allungata, un po' rigonfia, della forma della M. lahratula Lmk., però senza il labbro infossato; 
l'ultimo giro è uguale alla metà dell'altezza; i giri in numero di circa 19 sono convessi, scalariformi, i primi 
costati, gli ultimi lisci. Pieghe columellari in numero di 4 molto oblique, lontane; sulla estremità del canale si 
hanno delle strie spirali. Somiglia un poco alla M. mixta Lmk. ma è di dimensioni molto maggiori, anterior- 
mente più assottigliata e senza il margine suturale. 

Mitra Barbieri Dsh. 

1865. Mitra Barbieri Deshates. Bassin, III, pag. 578, tav. 103, flg. 20-22. 
1889. — — Dsh. Cossmann. Catalogue, IV, pag. 189. 
Palaeontographia italica, voi. I. 35 



268 P. E. YINASSA DE BEGNr [58] 

Voluta muricina Lmk. 

1837. Voluta muricina Lmk. Deshates. Environs, pag. 697, tav. 91, fig. 18, 19; tav. 93, flg. 3, 4; tav. 94, 

fìg. 3-4. 
1889. — — Lmk. Cosssiann. Gatalogue, IV, pag. 189 {cum syn.) 

Voluta mitrata Dsh. 
La forma non certo comune è un poco più grande dell'esemplare riscontrato al M. Postale. 

Lyria harpula Lmk. sp. 

1837. Voluta harpula Lmk. Deshayes. Environs, pag. 702, tav. 91, fig. 10-11. 

1880. — — — De Gregokio. San Giov. Ilarione, pag. 76, tav. VI, flg. 22 ; tav. VII, fig. 42. 

1889. Lyrìa — (Lmk.) CossMAinsr. Catalogne^ IV, pag. 198. 

Lyria turgidula Dsh. sp. 

1838. Voluta turgidula Deshayes. Environs, pag. 700, tav. 90, flg. 9-10. 
1889. Lyria turgidula (Dsh.) Cossmann. Gatalogue, IV, pag. 198. 

Gli individui a mia disposizione assai piccoli corrispondono perfettamente alla specie tipica; confronti 
istituiti tra i nostri esemplari e gli esemplari parigini non mi hanno dato nessuna differenza veramente ap- 
prezzabile. 

Marginella phaseolus Beongt. 

1880. Margiìiella phaseolus Bbongt. De Geegokio. San Giov. Bar., pag. 72, tav. V, fig. 49-63 {cu7)i syn.). 

Harpa mutica Lmk. 

1837. Harpa mutica Lmk. Deshayes. Environs, pag. 642, tav. 86, flg. 14, 15 {cmn syn.). 
1889 — — — CossMAFOT. Gatalogue, IV, pag. 210 (cum syn.). 

Oliva Palladioi Man. in sch. — Tav. XVIII [Tav. IIIJ, fig. 15. 

0. testa maiori, elongata, olivneformi; anfractihus 7 rapide crescentibus, planis, gradatis, sutura impressa junctis, 
ultimo magno, convexiusculo, elongato, bis spiram acquante; callo aequaliter tripartito, striato, apertura atigusta, elon- 
gata, antice profnnde incisa. 

Conchiglia molto allungata, assai grande perfettamente simile ad un nocciolo di oliva, si distingue per 
le sue dimensioni e per la forma da tutte quelle fin qui conosciute. Gii anfratti in numero di 7 sono piani, 
levigati, gradati, riuniti da una sutura molto profonda; l'ultimo anfratto è allungato, leggermente convesso, 
alto due volte la spira, esso pure levigato. La callosità columellare è divisa in tre parti uguali da solchi 
molto ben visibili, ed è tutta minutamente striata, con strie sinistrorse. L' apertura è assai angusta, allun- 
gata, inferiormente munita di un' insenatura assai spiccata. 



[59] p. E. tujassa de eegnt 269 

Oliva mitreola Lmk. 

1837. Oliva mitreola Lmk. Deshayes. Environs, pag. 742, tav. 96, fìg. 21, 22 (cum syn.). 

1880. — — — De Gbegoeio. San Giovanni Barione, pag. 39, tav. I, fìg. 38. 

1880. — Julietiae De Gbegoeio. Id., pag. 38, tav. V, fìg. 48. 

1880. — timidiuseula De Geegoeio. Id., pag. 39, tav. V, fìg. 44. 

1889. Olivella mitreola (Lmk.) Cossmauw. Catalogne, IV, pag. 112 {cimi syn.). 

Mi sembra die anche qui il Db Gregokio abbia troppo diviso la forma ; le sue specie potrebbero al più 
esser considerate come varietà della forma parigina. 

Ancillaria pinoides De Geeg. 

1880. Ancillaria pinoides De Geegoeio. S. Giovanni Ilarione, pag. 40, tav. V, fìg. 44, 46-48. 

Gli individui erano stati considerati come specie nuova dallo Zittel e riferiti invece alla A. glandina dal 
Meneghini, colla quale infatti questa forma ha molte analogie. Assai più rara sembra essere quella forma che 
De Geegoeio distinse col nome di normalis (tav. V, fig. 46, 47). Tra i nostri esemplari uno solo è un poco più 
rigonfio di quanto non sia indicato dalla figura di De Geeqokio. 

Ancillaria propinqua Ziti. 
1862. Ancillaria propinqua Zittel. Oh. Nutnmuliten forni, in Ungarn, pag. 367, tav. I, fìg. la-h. 

Ancillaria glandina Dsh. 

1837. Ancillaria glandina Deshayes. Environs, pag. 738, tav. 96, fìg. 1, 2. 
1889. Ancilla — Dsh. Cossmanij. Gatalogue IV, pag. 214 {cum syn.). 

Gli esemplari nostri non possono riferirsi ad altra specie che a questa del bacino di Parigi. 

Ancillaria olivula Lmk. 

1837. Ancillaria olivula Lmk. Deshayes. Environs, pag. 735, tav. 97, fìg. 6, 7, 10, 11 {cum syn.). 
1889. Ancilla — — Cossmann. Gatalogue, IV, pag. 214 {cum syn.). 

Secondo Zittel anche questa forma doyeva considerarsi come nuova; Meneghini invece la riferì alla A. 
olivula, e infatti accurati confronti con esemplari parigini non fanno risultare alcuna spiccata differenza. 
Questa forma si trova pure al M. Pulii; Oppenheim però (pag. 416) ve la cita. con dubbio. 

Cancellarla evulsa Sol. sp. 

1837. Canceliaria evulsa Sol. Deshayes. Environs, pag. 503, tav. 79, fìg. 27, 28 {cum syn.). 
1889. — — (Sol.) Cossmann. Gatalogue, IV, pag. 224 {curni syn.). 

Gli esemplari sono assai numerosi, ma raramente ben completi ; essi sono però rispondentissimi alla specie 
parigina. 



270 P. E. YINASSA DE EEGNY [60] 

Cancellaria margaritata n. f. — Tav. XVm [Tav. Ili], flg. 16, 17. 

C. testa conica, elongata, anfractibus 7 convexis, gihbosis, rapide cffescentihus , sutura profimdiuscula junctis, re- 
gulariter clathratis ; costis iransversalibus circiter 20; cingulis spiralihus quatuor in anfractibus, siriis miìwribiis in- 
terjectis, in intersectione costularum noiulosis, margaritatis; ultimo anfractu magno, globoso, obsolete varicoso: cingulis 
spiralibus deceni praedito: apertura brevi, angusta, canaliculata; canali brevi, subrecurvo; coluniella ^jlicis tribus inaequa- 
libus notata; labro 

Conchiglia assai grande, conica, allungata, composta di 6-7 anfratti convessi, gibbosi, assai rapidamente 
crescenti; riuniti da una sutura assai profonda. In ogni anfratto si hanno circa 20 coste trasversali, e 4 cin- 
goli spirali che si tagliano regolarmente e nel loro punto di intersezione formano dei tubercoli, come piccole 
perle; delle strie minori spirali sono interposte a questi cingoli. Sull'ultimo anfratto globoso, spesso con una 
varice, i cingoli spirali divengono 10, di cui i primi 7 sono al solito regolarmente tubercolati, sugli ultimi 
tre le perle svaniscono, e si ha semplicemente una linea spirale. L'apertura è piccola, angusta, munita di un 
canale breve assai largo, rivolto un po' all' indietro; sulla coluniella si scorgono tre pieghe, di cui la supe- 
riore grande, la media un po' minore, l'ultima appena visibile; il labbro esterno manca. 

La specialissima ornamentazione e le dimensioni distinguono questa specie da tutte le altre sin qui co- 
nosciute: per le pieghe della coluniella non credo di andare errato riferendola al sottogen. Admetida Cossmann. 

Cancellaria striatulata Dsh. 

1835. Cancellaria striatulata Deshayes. Environs, pag. 503, tav. 79, fig. 29-30. 
1889. — — Dsh. Cossmann. Catalogne, IV, pag. 225. 

Conus sulcifer Dsh. 

1887. Conus sulciferus Deshayes. Environs, pag. 748, tav. 98, fig. 4. 
1889. — sulcifer Dsh. Cossmann. Catalogne, IV, pag. 229 {cum syn.). 

Conus scabriculus Beand. 

1837. Conus scabriculus Bkand. Deshayes. Environs, pag. 751, tav. 98, fig. 17, 18. 
1889. -- — — Cossmann. Catalogne, IV, pag. 231 {cum syn.). 

Conus Peterlini De Greg. 

1880. Conus Peterlini De Gtregokio. San Giovanni Barione, pag. 70, tav. VIE, fig. 32. 

Pili piccolo dell'esemplare figurato dal De Gregorio e somigliantissimo al C. crenulatus Dsh. dal quale 
lo distinguono però le dimensioni.' 

Conus pendulus De Greg. 
1880. Conus pendulus De Gregorio. San Oiovanni Barione, pag. 67, tav. V, fig. 2. 

Conus conotruncus De Greg. 
1880. Conus conotruncus De Gregorio. San Giovanni Barione, pag. 70, tav. V, fig. 3, 4. 



[61] P. E. VINASSA DE EEGKT 271 

Conus veridicus De Gbeg. 
1880. Conus veridicus De Geegokio. San Giovanni Barione, pag. 69, tav. V, fìg. 6. 

Cryptoconus filosus Lmk. sp. 
1894. Oryptoconus filosus Lmk. Oppenheim. M. Pulii, pag. 413, tav. 28, fig. 14 {cum syn.). 

Cryptoconus calophorus Dsh. sp. 

1835. Pleurotoìna calophora Deshaties. Enviroìis, pag. 447, tav. 69, flg. 8-4. 

1880. Coìwi-his calophorus Dsh. De Gregorio. San Giovanni Barione, pag. 66, tav. VII, fig. 29. 

1889. Cryptoconus calophorus (Dsh.) Cossmajs'n. Catalogne, IV, pag. 23 {cimi syn.). 

Cryptoconus priscus Sol. sp. 

1880. Conoì'his priscus Sol. De Gregorio. Sa)i Giovanni Barione, pag. 64, tav. Vii, fìg. 25. 
1889. Cryptocmius priscus (Sol.) Cossmann. Catalogne, IV, pag. 236 (cimi syn.). 

Cryptoconus evulsus Dsh. sp. 

1835. Pleurotoma evulsa Deshayes. Environs, pag. 437, tav. 69, fig. 15-16. 
1889. Cryptoconus evulsus (Dsh.) Cossmann. Catalogne, IV, pag. 227 (cum syn.). 

Cryptoconus sublaevigatus d'Ore, sp. 

1865. Pleurotoma sublaevigata d'Oeb. Deshayes. Bassin, III, pag. 405, tav. 98, fig. 25-27 {cum syn.). 
1889. Cryptoconus sublaevigatus (d'Ore.) Cossmamt. Catalogne, IV, pag. 237. 

Cryptoconus lineolatus Dsh. sp. 

1835. Pleurotoma lineolata Deshaies. Environs, pag. 440, tav. 89, fig. 12-14. 
1889. Cryptoconus lineolatus (Dsh.) Cossmann. Catalogne, IV, pag. 237 (cum syn.). 

La specie si riscontra qui tanto nella forma tipica, quanto nella var. semistriata Dsh. 

Borsonia calvimontana Dsh. 
1889. Borsonia calvimontensis Dsh. Oossmawn. Catalogne, IV, pag. 241 (cum syn.). 

Borsonia obesula Dsh. 
1889. Borsonia obesula Dsh. Cossmaiot. Catalogne, IV, pag. 243 {cum- syn.). 

Dei due esemplari che conosco il maggiore, rispondentissimo per forma, si distingue per le dimensioni 
più grandi; il minore si distingue pur per la forma più allungata; ma esso è troppo incompleto per darne 
un giudizio. 



272 P. E. TETASSA DE EEGinr [62] 

Dolichotoma ventricosa Lmk. sp. 

1835. Pleurotoma ventricosa Lmk. Deshayes. Environs, pag. 469, tav. 65, fig. 1-7. 
1889. Dolichotoma ventricosa (Lmk.) Cossmann. Catalogue, IV, pag. 367 {cum syn.). 

Pleurotoma bicatena Lmk. var. laevigata n. var. 

Il nostro esemplare, rispondentissimo per forma alla specie tipica, se ne distingue solo per avere i nodi 
costali quasi interamente cancellati. Data però la somiglianza perfetta nel resto non mi credo autorizzato a 
considerarla come una nuova specie per questo solo carattere. 

Pleurotoma sinunodulosa n. f. — Tav. XVm [Tav. ni], fig. 18. 

P. testa elongatissima, conica; anfractibus 7-8 rapide altitudine crescentihits, convexis, sutura impressa jimctis; 
anfraetu ultimo spira hreviore, elongato, non globoso; superfioi liris et costis ornata; sinu in ìnediam altitudinem po- 
silo; cosiis in primis anfractibus 14, deinde evanesceniibus, striis flexuosis, in sinu nodulosis; liris spiralibus tribus 
posterioribus, tribus in sinu positis, 4 anterioribus; in ultimo anfraetu crebris maioribus et minm-ibus alternantibus; 
in intersectkme costularum nodulosis; apertura elongata, postiee angulosa. 

Conchiglia non globosa, composta di circa 8 anfratti rapidamente crescenti in altezza, e assai poco in lar- 
ghezza cosicché la conchiglia ne resulta molto allungata, gli anfratti sono riuniti tra loro da una sutura assai pro- 
fonda ; r ultimo anfratto è piti breve della spira, ma poco più largo di essa ; la superficie è tutta quanta ornata 
di strie spirali e di coste longitudinali ; le coste nei primi anfratti sono assai bene spiccate, in numero di 14 : 
nei successivi anfratti svaniscono e cedono il posto a delle strie trasverse molto sinuose presso l'anfratto 
e nodulose in rispondenza del seno, cioè quasi alla perfetta metà dell' anfratto : le strie spirali sono poste in 
numero di 3 al di dietro del seno, 3 sul seno stesso, e 4 sul davanti; nell'ultimo anfratto sono molto più 
numerose e di dimensioni variabili per lo più alternanti: le strie trasverse assai numerose che le tagliano 
formano dei noduli nei punti di incontro. L'apertura assai grande, allungata, è posteriormente angolosa: il seno 
come si è detto è lineare e posto circa alla metà dell'anfratto. 

Pleurotoma (s. l.) Marinellii n. f. — Tav. XVni [Tav. Ili], fig. 19. 

P. (s. l.) testa minm-i, ventricosa, anfractibus sepienis rapide cresceniibus, subglobosis ; costis transversalibus paten- 
tibus, inferne bifurcatis, striis spiralibus in parte inferiore notatis, ad sutwa/m in intersectione costularum nodulosis: 
basi et cauda striis spiralibus, patentibus, nodulosis ornata; apertura 

L'unico esemplare che posseggo di questa interessante forma è purtroppo incompleto alla bocca tanto 
che sono in dubbio suU' esatta determinazione generica. La conchiglia è piccola, poco slanciata, composta di 
6-7 anfratti quasi ventricosi ; sopra ogni anfratto si hanno delle coste longitudinali ottuse, che interessano 
tutto l'anfratto e che in basso si bipartiscono; strie spirali, in alto appena notate^ ma più nette verso il 
basso, tagliano queste coste, e nell'intersezione di esse formano un nodo; spiccatissima è la serie spirale di 
noduli lungo la sutura. Sulla base le linee spirali acquistano forza, e sono molto ben visibili le granulosità, 
specialmente nell'intersezione delle linee spillali coi due rami della parte bipartita delle coste. 



[63] p. E. vutassa de eegnt 273 

Pleurotoma n. f. ind. 

E una piccola conchiglia che si avvicina moltissimo alla P. textiliosa Dsh. (Environs, pag. 464, tav. 62, 
fig. 5 e 6 ) ; se ne distingue soltanto per le coste molto piti sottili e più spesse. Lo stato dell' esemplare non 
mi permette però di dare una diagnosi esatta di questa specie, mancando esso di gran parte dell' ultimo an- 
fratto in rispondenza del seno. 

Pleurotoma calycanthus De Gbeg. 
1880. Pleurotoma calycanthus De Gbegoeio. San Giovanni Barione, pag. 48, tav. IV, fig. 31, 32. 

Pleurotomia protorotata De Gheg. 

1880. Pleurotoma- proiorotaia De Gbegoeio. San Giov. Ilarione, pag. 47, tav. IV, fig. 38; tav. VII, fig. 21. 

Non ho niente da aggiungere alla descrizione del De Geegoeio, che riscontro esatta; questa specie sembra 
assai rara; non ne ho veduto che un unico esemplare. 

Pleurotoma Wagner! De Geeg. 
1880. Pleurotoma Wagneri De Geegohio. San Giovanni Ilarione, pag. 50, tav. IV, fig. 34-36. 

Drillia pusillina De Geeg. 
1880. Pleurotoma pusillina De Geegoeio. S. Giovanni Ilarione, pag. 52, tav. IV, fig. 12. 

Drillia cfr. margaritula Dsh. 

Riferisco con dubbio a questa forma un esemplare molto rispondente alla figura del De Gbegoeio (tav. 7, . 
fig. 7), ma che per la forma delle coste, mi sembra distinguersi assai dalla specie parigina. 

Clavatula propeangeloti De Geeg. 
1880. Pleurotoma propeangeloti De Geegoeio. San Giovanni Barione, pag. 53, tav. VII, fig. 3. 

Raphitoma n. f. ind. 
(?) 1880. Pleurotoma denticula De Geeg. (non Basi.) De Geegoeio. San Giov. Ilar., pag. 46, tav. IV, fig. 33. 

Il nostro esemplare è perfettamente rispondente alla figura del De Geegoeio, che a parer mio è forse 
distinta dalla vera P. denticula Bast. di Dax. Se non altro questa forma meriterebbe certo di essere distinta 
come varietà. 

Come ho già avvertito in principio ho omesso di citare le numerose forme che anche di questa famiglia 
ha descritto e figurato il De Geegoeio, ed ho omesso pure di discuterle, limitandomi a citare solo quelle che 
con esemplari da me studiati ho creduto poter essere accettate. 



274 P. E. TINASSA DE EEGNY [64] 

Raphitoma biserialis Mgh. in sch. — Tar. XVm [Tav. ni], flg. 20. 

R. testa minori, elongata, anfractihus octonis, lente crescentibus, elegantissime ornatis; vitta minori tuherculata in 
parte superiori posita, vitta maiori fere mediana, nodosa; nodis obtusis, crebris, regularibus; basi striis spiralibus cre- 
b>-is ornata; cauda brevixiscula, apertura obovato- elongata. 

Graziosissima forma assai rara, tanto che nemmeno tra le numerose forme descritte dal De Gbegoeio si 
trova; essa ha qualche analogia coUa B. suhcarinata Rouault {Pau, pag. 484, tav. XVI, fig. 23) ma se ne 
distingue per la doppia serie dei tubercoli, e per la spira meno rapidamente crescente. 

La conchiglia è piccola, composta di circa 8 anfratti che crescono lentamente: presso alla sutura si 
ha ima vitta minore con tubercoli assai poco distinti ; sotto ad essa, e quasi nella parte mediana dell' an- 
fratto, se ne trova una seconda maggiore più nettamente tubercolata; si vedono anche leggiere strie spirali, 
le quali sono molto sviluppate sulla base e sulla coda; l'apertura non grande è ovale, allungata. 

Fortisia Hilarionis Bay. 

Vedasi Monte Postale pag. 226 [16]. 

BuUaea Meneghìnii Bay. 

1870. Bullaea Meneghina Bayan. Moli, tert., I, pag. 61, tav. 8, fig. 3 {cum syn.). 

Bulla Fortisi Bkongt. 

1870. Bulla Fortisi Bkongt. Batan. Moli, tert., I, pag. 61, tav. 4, fig. 7, 8 (cum syn.). 

Ne posseggo un solo esemplare, non troppo ben conservato, ma talmente caratteristico, che credo non 
andare errato riferendolo alla specie di Ronca. 

Bulla n. f. ind. — Tav. XVDI [Tav. IH], fig. 21. 

Conchiglia assai grande a spira interamente ricoperta, relativamente comune, ma sempre malissimo con- 
servata; si caratterizza specialmente per un solco trasversale assai profondo visibile nella parte superiore 
della conchiglia, e anche nel modello. Si vedono pure accenni di striatura. 

Bulla Spinellii Ziti, in sch. — Tav. XVIII (Tav. Ili], fig. 22. 

B. testa, fragili, globosa; striis spiralibus ienuibus, regularibus, linearibus, in parte inferiori divaricatis, ibique 
maiorihus, minoribusque alter nantibus; striis transversalibus paruni notatis, in modulo jjatentioribus ; apertura magna. 

Conchiglia molto globosa, assai grande, con apertura molto ampia; superficie adorna da numerose co- 
stoline spirali, fittissime e molto regolari, che si allontanano tra loro verso la parte inferiore della conchiglia; 
tramezzo ad esse se ne trovano pure qua e là delle minori ; l' ornamentazione quindi della conchiglia è mi- 
nutissima e molto elegante; si hanno pure appena accennate delle strie trasversali ricurve meglio visibili nel 
modello. Ne ho due soli esemplari entrambi poco ben conservati. 



[G5J P. E. VIJifASSA DE UEGKV ; 275 

Bulla sp. iiid. 

Concliiglia assai piccola appartenente al gruppo delle Acera allungata assai, a superficie finamente striata, 
con strie uguali e ugualmente disposte ovunque, almeno a quanto posso giudicare; apertura assai grande; 
margine columellare in basso quasi tagliente; essa è assai comune ma sempre talmente mal conservata da 
impedirmi qualunque descrizione un po' esatta. 

Bulla striatella Lmk. 

1824. Bulla striatella Ljik. Deshayes. Eìwirons, pag. 4.3, tav. V, flg. 7-9 {eiim syn.). 
1889. Acera striatella (Lmk.) Cossjiajs'n. Catalogne, IV, pag. 318 {citm syn.). 

Helix moduloides Mgh. in sch. — Tav. XVIII [Tav. IIIJ, fig. 23. 

H. testa minori, depressa, discodali, biconvessa: spira panini prominenti, anfractihus septenis lentissime crescen- 
tihus, convexiusculis, sutura impressa junetis, stviis transversalihus incliiiatis, confertissime notatis; ultimo anfractu 
incigno carenato, carena acuta, prominente, basi convexa, globosa, imper forata, lasvigata; apertura depressa, obliqua, 
subquadrangulari; labro 

Conchiglia assai piccola, depressa, a forma di esatta lente biconvessa, spira poco sporgente composta di 
7-8 anfratti assai convessi, con accrescimento lentissimo; sutura assai profonda; sugli anfratti si hanno strie 
trasverse numerosissime, sinistrorse, pivi visibili presso alla sutura, più o meno ei'ano evanescenti sulla con- 
vessità dell'anfratto; l'ultimo anfratto è carenato alla periferia; la carena è acuta, sporgente, quasi tagliente; 
la base è rigonfia, levigata, non umbilicata; l'apertura è depressa, obliqua, assai piccola, di forma subqua- 
drangolare. In entrambi gli esemplari manca il labbro. 

Questa piccola Helix sembra assai l'ara a Chiampo ; mostra delle somiglianze assai spiccate colla H. vi- 
cetina Sche., di Ronca: dalla quale però si distingue immediatamente per le dimensioni, per essere più de- 
pressa, e per l'accrescimento dei giri molto più lenti, e la carena molto più acuta. La sua forma depressa 
poi la distingue da tutte le altre specie conosciute. 

Pisa, Museo geo-paleontologico, 1895. 



Spiegazione della Tavola I [Tav. I]. 



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— Atractites intermedium Mgh. sp., grandezza doppia del vero. Monte Melata (Museo di Torino), i)ag. 7 [7]. 

— Atractites intermedium Mgh. sp., grandezza naturale. Monte Longara (Museo di Padova), pag. 7 [7]. 

— Lytoceras meletense n. f., grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 11 [11]. 

— Harpoceras minutum Par., grandezza doppia del vero, Camporovere (Museo di Pavia), pag. 11 [11]. 

— Hecticoceras (?) pingue Par., grandezza doppia del vero, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 12 [12]. 

— Lunuioceras canovincola De Greg. sp., grandezza doppia del vero. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 13 [13]. 

— Lunuioceras Stevenson! De Gbeg. sp , grandezza naturale. Monte Longara (Museo di Padova), pag. 13 [13]. 

— Oppelia propefusca De Gbeg., forma giovanile, grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 14 [14]. 

— Oppelia propefusca De Greg., forma giovanile, grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 14 [14]. 

— Oppelia vicetina Par., grandezza doppia del vero, Camporovere (Museo di Pavia), pag. 13 [13]. 

— Oppelia subtìlicostata n. f., grandezza naturale. Ponte del Ghelpa (Museo di Pisa), pag. 13 [13]. 

— Oecotraustes minor n. f , grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 15 [15]. 

— Cadomoceras nepos n. f., grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 15 [15]. 

— Sphaeroceras pilula n. f , grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 16 [16]. 

— Sphaeroceras pilula n. f., t'^ giovanile, grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 16 [16]. 

— Sphaeroceras auritum n. f , grandezza doppia del vero. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 16 [16]. 

— Sphaeroceras (V) disputabile n. f, grandezza doppia del vero, Moute Meleta (Museo di Torino), pag, 17 [17]. 

— Stephanoceras rotula n. f., grande una metà più del vero, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 18 [18]. 

— Stephanoceras gibbum n. f., grandezza doppia del vero. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 17 [17]. 

— Relneckeia Sansonli n. f , grandezza doppia del vero. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 19 [19]. 

— Stephanoceras venetum n. f., grandezza naturale. Ponte del Ghelpa (Museo di Pisa), pag. 18 [18]. 

22. — Parkinsonia Bonarellil n. f., grandezza doppia del vero. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 20 [20]. 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA, Voi. I, Tav. I. 

PAROMA, La f mina e l'età d. str. con P. alpina. 





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ROMA FOT. DANESI 



Spiegazione della Tavola II [Tav. II]. 



FiG. 1. — Cosmoceras Pollux Eein. sp., grandezza doppia del vero, Monte Longara (Museo di Padova), pag. 20 [20]. 

» 2. — Cosmoceras n. f., grandezza naturale. Ponte del Ghelpa (Museo di Pisa), pag. 21 [21]. 

» 3. — Perisphinctes subtilis Neum., grandezza doppia del vero, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 22 [22]. 

» 4. — Perisphinctes conclusus n. f., grande metà più del vero, Ponte del Ghelpa (Museo di Pisa), pag. 22 [22]. 

» 5. — Perisphinctes perspicuus n. f., grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 23 [23]. 

» 6. — Perisphinctes perspicuus n. f. (?), grandezza naturale, frammento con peristoma incompleto, Monte Meleta (Museo di 

Torino), pag. 23 [23]. 

» 7. — Perisphinctes torquis n. f., grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 23 [23]. 

» 8. — Morphoceras dìmorphoide n. f., grande metà pili del vero, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 21 [21]. 
» 9. — Peltoceras Chauvìnianum d'Oeb. sp., grandezza doppia del vero, Monto Meleta (Museo di Torino), pag. 24 [24]. 

» 10. — Capulus Seguenzae Db Gbeg. sp., grandezza naturale. Ponte del Ghelpa (Museo di Pisa), pag. 25 [25]. 

» H. — Eutrochus venustus Par., grandezza naturale, Monte Longara (Museo di Padova), pag. 25 [25]. 

» 12. — Isocardia n. f., grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 26 [26] 

» 13. — Unicardium n. f., grandezza doppia del vero. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 27 [27]. 

» 14. — Pecten n. f., grandezza doppia del vero, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 28 [28]. 

» 15. — Llmea (?) lata n. f., grandezza doppia del vero. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 29 [29]. 

» 16. — Pygope bipartita n. f., grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 30 [30]. 

» 17. — Pygope bipartita n f., f.'* allungata, grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 30 [30J. 

» 18. — Pygope bipartita n. f., f." giovanile, grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 30 [30]. 

» 19. — Waldheimia Beneckei Pae., grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 31 [31]. 

» 20. — Waldheimia Beneckei Par., f^- allargata, grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 31 [31]. 

» 21. — Waldheimia Boehml Bosk, n. f., grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 31 |31]. 

» 22. — Waldheimia Boehml Bcìse, f.» a lobo assai prominente, grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 31 [31]. 

> 23. — Waldheimia Boehml BiisE, f.^ allargata, grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 31 [31]. 
» 24. — Waldheimia concava n. f., grandezza naturalo. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 32 [32]. 
» 25. — Rhynchonella latlfrons n. f, grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 33 [33]. 

> 26. — Rhynchonella latlfrons n. f., f." allungata, grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 33 [33]. 
» 27-28 — Rhynchonella brentoniaea ()n:, grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 35 [35]. 
» 29. — Rhynchonella crlsta n. f., grandezza doppia del vero. Monte Meleta (Musco di Torino), pag. 36 [36] 
» 30. — Rhynchonella hemlcostata n. i., grandezza naturale. Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 36 [36]. 
» 31. — Rhynchonella calva n. f., grandezza naturale. Monte Meleta (Musco di Torino), pag. 37 [37]. 
» 32. — Rhynchonella microcephala n. f., grandezza naturale, Monte Meleta (Museo di Torino), pag. 37 |37]. 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA, Voi. I , Tav. II. 



PARONA, La fmma e l'età d. str. coti P. alpina. 




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ROMA FOT. DANESI 



Spiegazione della Tavola III [Tav. I]. 



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— Lingula tenuissima Bronn., Rio delle Streghe (Museo univ. di Pavia), pag. 45 [3]. 

— Hinnites spondyloides v. Schlth., Monte Losa (Museo univ. di Pavia), pag. 46 [4]. 

— Hinnites comptus Goldp., dal Bresciano [ingrandito due volte] (Museo geol. di Pisa), pag. 46 [4]. 

— Pecten (Clilamys?) Teliinii Tomm., fig. 4 a in Valsorda, fig. 4 6 presso Piedim (Museo univ. di Pavia ed 
Istit. tecnico di Udine), pag. 48 [6). 

— Pecten sp. Tomm., Costa Fredda in Val Trompia (Ufficio geolog. in Roma), pag. 48 [6]. 

— Avicula (?) venetiana Hau., Rio delle Streghe (Museo univ. di Pavia), pag. 48 [6]. 

— Avicuia Cianai Emm. sp., fig. 7 a-d tra Panchià e Tesòro, fig. 7c a S. Caterina presso Auronzo (Museo univ. 

ed Istit. tecnico di Pavia), pag. 50 [8]. 
» 8. — Avicuia Taramellii Tomm., a N.-E del Monte di .S. Floriano in Gamia (Museo dell'Ist. tecnico di Udine), 

pag. 51 [9]. 
» 9. — Avicuia sp. nov. Tomm., Rio delle Streghe (Museo univ. di Pavia), pag. 51 [9]. 

Posidonomya Haueri n. sp., Campitello in Val di Passa (Museo univ. di Pavia), pag. 52 [10]. 

Gervillla mytiloides v. Schlth., CoUio e Ponte del Cavallaro in Val Trompia (Ufficio geologico in Roma), 

pag. 53 [11]. 
Gervillla costata Quenst.? Rio delle Streghe (Museo univ. di Pavia), pag. 54 [12]. 
Gervillia glbba Tomm., Raveo in Val del Degano (Museo geol. di Pisa), pag. 54 [12]. 
Gervillla Menegliinii Tomm., Raveo (Museo univ. di Pavia e Pisa), pag. 55 [13]. 

Mytilus eduliformis v. Schlth.'? ad Ovest di Pesariis in Val Pesarina (Istit. tecn. di Udine), pag. 55 [13]. 
Mytilus anonymus Tomm., alle falde del Monte Cornón sopra Panchià (Museo univ. di Pavia), pag. 56 [14]. 
Modiola triquetra v. Seeb. var. angusticaudata Tomm., Rio Randice presso Piano d'Asta (Ist. tecnico di Udine), 

pag. 57 [15]. 
Leda elliptica Goldf., Esine in Val (faraonica (Museo univ. di Pavia), pag. 57 [15]. 
Myoptioria ovata Goldf., tra Ivino e Collio (Museo univ. di Pavia), pag. 58 [16]. 
Myoplioria elongata Gieb. sp., Esine in Val Camonica (Museo univ. di Pavia), pag. 59 [17]. 
Anopiophora elongata Gieb. sp., Rio Randice (Istit. tecn d'Udine), pag. 60 [18]. 
Anoplopliora Stellai Tomm., Raveo (Museo geolog. di Pisa), pag. 61 [19]. 



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16. 




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22. 



PALAEONTOGRAPHIA .ITALICA , Voi. I . Tav. III. 

TOM M ASI, Lafiuna d. Trias mf nel versante mer d.Alpi. 




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Spiegazione della Tavola IV [Tav. II]. 



FiG. 1 a-c. — Psammoconcha Servini Tomm., Valle del But e Rio delle Streghe (Museo univ. di Pavia ed Istituto tecnico 
di Udine), pag. 61 [19]. 

» 2 a-f. — Pleuromya Fassaensis Wissm. sp., Primiero nel Trentino (Museo geol. di Pisa), pag. 62 [20]. 

» 3(1, 6. — — — — Ponto del Foos in Val del Chiarsò (Museo univ. di Pavia), pag. 62 [20] 

.» 4. — Pleuromya efr. Alberti Voltz sp.. Ponte del Cavallaro (Ufficio geol. in Roma), pag. 63 [21]. 

» 5 a-f. — Pleuromya (Tellina) canalensis Catullo, Ponte del Foos (Museo univ. di Pavia), pag. 63 [21]. 

» 6 a, b. — Pleuroiomaria Sansonil Tomm., Monte Cornón sopra Panchià (Museo univ. di Pavia), pag. 64 [22]. 

» 1 a,b. — Turbo rectecostatus Hau., presso Schilpario (Museo univ. di Pavia), pag. 65 [23]. 

» 8 a,h. — Natjcella costata Mììnst., Vilminore in Val Soalve (Museo univ. di Pavia), pag. 66 [24]- 

» 9. — Natica semicostata Leps., Monte Cornón (Museo univ di Pavia), pag. 66 [24]. 

> 10 a, b. — Natica GailiardotI Lepr , sopra Ivino in Val Trompia (Museo univ. di Pavia), pag. 67 [25]. 

» iia,b. — Natica (Macroclieilus) gregaria v. Schlth., sopra Ivino (Museo univ. di Pavia), pag. 67 [25]. 

» 12. — Turbonilla gracilior v. Schaue., presso i Molini di Borgo in Val Sugana (Museo univ. di Pavia), pag. 68 [26]. 

» 13. — Orthooeras sp. Tomm., Monte Cornón (Museo univ. di Pavia), pag. 68 [26]. 

» 14. — Dinarites liccanus Hau., sopra Panchià (Museo univ. di Pavia), pag. 69 [27] 

» 15 a-c. — Tirolites cassianus Quenst. sp., flg. 15 a Rio Orteglazzo ad Ovest di Paularo, iig. 15 6, e sopra Panchià 

(Museo univ. di Pavia ed Istit. tee. di Udine), pag. 69 [27]. 

» 16. — Tirolites spinosus Mojs., da Grones in Val dell'Abadia (Museo Civico di Rovereto), pag, 70 [28], 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA , VoI.I , Tav. IV. 



TO M M A S I , Lajàuna d. Trias' infine/ versante mer. d.Aifii. 



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Lit.Beneilie Gambi Firenze 



Spiegazione della Tavola V [Tav. I]. 



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18. — 


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19. - 


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20. - 


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21. - 


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22. — 


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23. - 


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24. - 


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32-34- 


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35. - 


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30. - 


» 


37. - 


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38. - 



Aeiea tnincata Landsb. sp., pag. 92 [16]. 

Vibraculina Conti n. sp., siiperfleie anteriore, pag. 93 [17J. 

Vibraculina Confi n. sp., superficie laterale, pag. 93 [17]. 

Vibraculina Conti n. sp., superficie posteriore, pag. 93 [17], 

Membranipora Camillae n. sp., pag. 95 [19], 

Onyctiocella vibraculifera n. sp., pag. 97 [21]. 

Onychocella angulosa Rss. sp., pag. 97 [21]. 

IVIicropora (Gargantua) hippocrepis Goldi?. sp., pag. 98 [22]. 

Mieropora (Calpensia) impressa Moll sp. var. farnesinae q. v., pag. 98 [22]. 

Micropara (Manzonella) exilis Mnz. sp., pag. 99 [23]. 

Meiicerita fìstulosa Lix. sp., pag. 99 [2.3]. 

Meiicerita mutinensis Nam. sp., pag. 100 [24]. 

Meiicerita mutinensis Nam. var. con avicolari ogivali più grandi, pag. 100 [24]. 

Meiicerita Johnsoni Bk. sp., pag. 100 [24]. 

Meiicerita Johnsoni Bk. sp., due avicolari, pag. 100 [24]. 

Membraniporeila nitida John, sp., pag. 102 [26]. 

Membraniporella nitida var., pag. 102 [26]. 

Cribrilina radiata JIoll sp., pag. 103 [27]. 

Cribrilina radiata Moll; var. a zoeci minutissimi, pag. 103 [27]. 

Cribrilina (Figularia) figularis John, sp., pag. 103 [27]. 

Microporella (Calloporina) decorata Rss sp., pag. 107 [31] 

Microporella (Fenestrulina) ciliata Lin. sp , pag. 105 [29]. 

Microporella (Fenestrulina) ciliata Lin. sp., var. a grandi zoeci tubercolati, pag. 105 [29], 

Microperella (Fenestrulina) ciliata Lin. sp. var. castrocarensis u. v., pag. 105 [29] 

Microporella (Heckelia) violacea Juun sp., pag 106 [30]. 

Microporella (Hecl<elia) tubulifera n sp., pag. 106 [30]. 

Schizoporella romana n sp , pag 111 [35]. 

Schizoporella romana n. sp. ; zooci giovani, pag. Ili [.35]. 

Scliizoporella linearla Hass. sp., pag. HO [34]. 

Schizoporella pulchra n. sp., pag. 110 [34]. 

Schizoporella pulchra u. sp. ; dettaglio della frontale, pag. HO [34]. 

Schizoporella globulifera n. sp., pag. H3 [37]. 



PALAEONTOGRAFHIA ITALICA, Voi. I, Tav. V. 

NE VI ANI, Brioso?' foss. d. Farnesina e M. Mario. 



[ Ta,: /]. 



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NKVIANI E DEANGSLIS DISEG' 



ROMA FOT, DANESI 



Spiegazione della Tavola VI [Tav. II]. 



Fio. 


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2. 


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4. 


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5. 


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6. 


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7. 


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8. 


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9-10. 


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11. 


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12. 


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13. 


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14. 


» 


15. 


» 


16. 


» 


17. 


» 


18. 


» 


19. 


» 


20. 


» 


21. 


» 


22-26 


» 


27. 


» 


28. 


» : 


29-30. 


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31. 


» 


32. 


» 


33. 


» 


34. 


» 


35. 


» 


36. 


» 


37. 


» 


38. 


» 


39. 


» 


40. 



Schizoporella Clerici u. sp., pag. 109 [33]. 

Scliizoporella Cavolini n. sp., pag. Ili [35]. 

Scliizoporeila Meli n. sp., pag. 112 [36J. 

Schizoporella sulcata n. sp., pag. 112 [36]. 

Schizoporella sulcata con grande avicolario marginale, pag. 112 [36]. 

Schizoporella Dutertrei Aud. sp., pag. 113 [37]. 

Schizoporella Rigacci n. sp., pag. 112 |36J. 

Schizoporella unicornis John, sp., pag. 114 [38J. 

Schizoporella unicornis John, sp., zoeci tolti da un zoario celleporoide, pag. 114 [38]. 

Schizoporella unicornis John-, sp. vav. tetragona Rss. sp., pag. 114 [38]. 

Schizoporella profunda n. sp., pag. 115 [39]. 

Schizoporella vuigaris Moll sp'., pag. 113 [37]. 

Teuchopora castrocarensìs Mnz. sp., pag. 116 [40]. , 

Smittia (Watersipora) cuculiata Bk. sp., pag 120 [44]. 

Smittia Landsborovii John, sp., pag. 118 [42]. 

Smittia (Mucronella) variolosa John, sp , pag. 122 [46]. 

Smittia (Phylactella) Portisi n. sp., pag. 121 [4.5]. 

Smittia (Reussia) regularis Ess. sp., pag. 122 [46]. ' 

Smittia (Marsillea) concinna Bk. sp., zoeci giovani, pag. 119 [43]. 

Smittia (Marsillea) concinna Ck ; zoeci adulti, pag. 119 [43]. 

Smittia reticulata M. G. sp. var. systolostoma Mnz. sp ; cinque zoeci che sognano il passaggio dalla specie 

alla varietà, pag. 119 [43]. 
Smittia reticulata M. G. ; grande avicolario sporadico, pag. 119 [43]. 
Smittia (Mucronella) coccinsa Abild. sp., jiag. 122 [46]. 
Smittia cheilostoma Mnz. sp., pag. 118 [42]. 
Smittia (Phylactella) labrosa Bic. sp., pag. 121 [45]. 
Smittia (Reussia) Zuccari n. sp., pag. 123 [47]. 
Umbonula? ramulosa Lin. sp., pag. 124 [48], 
Tubucellaria farnesinae n. ,sp., pag. 125 [49] . 
Crisia denticulata Lic. sp., pag. 128 [52]. 
Crisia elongata M. Enw., pa^j. 128 [52J. 
Crisia elongata M. Knw. vnr. angustata Wat., pag. 129 [53]. 
Crisia fistulosa IIki.l. pag. 129 [53]. 

Anguisia Jullieni n. sp.; esempi, veduto di fronte, pag. 129 [.53]. 
Anguisia Jullieni u. sii.; lo stesso, veduto di lianco, pag. 129 [53]. 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA, Voi. I, Tav. VI. 

NEVIANI, Briosoi foss. 3. Farnesina e M. Mario. 



[ Tav. II\ 



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NEVIANI B DB ANGSLIS TJJSffiG 



TtOMA P-OT. DAMBSr 



Spiegazione della Tavola VII [Tav. I]. 



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12, 12rt. 


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13. 


» 


14, 14a, 146. 


» 


15, 15«, 156. 



Secondo Costa : 

Textularia sagittula Costa 
Textularìa corrugata Costa 
Dentalina nepos Coaa^A 
Dentalina adunca Costa 
Nodosaria monile Costa 
Nodosaria ietragona Costa 
Marginulina trìangularis d'Ore. 
Cristellaria pulchella Costa 
Marginulina inaequalis Costa 
Cristellaria Volpicellìl Costa 
Crlstellaria contrada Costa 
Robulina austriaca d'Ore. 
Robulina vaticana Costa 
Rotalina meridionalis Costa 
Nonionina hellcìna Costa 



Secondo Foenasini: 

Textularia deperdita (d'Orb.) 
Bigenerina pennatula (Batsch) 
Nodosaria farclmen (Sold.) 
Nodosaria farclmen (Sold.) 
Nodosaria pleura (Costa) 
Frondicularia carinata (Neug.) 
Cristellaria crepìdula (F. e M.) 
Cristellaria elongata (Montf.) 
Cristellaria inversa (Costa) 
Cristellaria italica (Depb.) 
Cristellaria italica (Defr.) 
Cristellaria rotulata (Lam.) 
Cristellaria costata (P. e M.) 
Truncatulina Dutemplei (d'Ore.) 
Anomalina helicina (Costa) 



Diam. 






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50, 


pag. 


147 [7]. 


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45, 


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147 [7]. 


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50, 


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50, 


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142 [2]. 


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50, 


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142 [2]. 


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50, 


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144 [4]. 


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50, 


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145 [5]. 


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50, 


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144 [4]. 


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26, 


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145 [5]. 


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30, 


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145 [5]. 


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25, 


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146 [6]. 


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45, 


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146 [6]. 


X 


30, 


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147 [7]. 


X 


60, 


» 


146 [6]. 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA, Voi. I, Tav. VII. 



FORNASINI, Foram. d. marna del Vaticano illustrati da O. G. Costa. 



[ Taz'. /]. 



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KOMfi. yOT D.VTfESI 



spiegazione della Tavola Vili [Tav. I]. 



Fio. 1. — Flabellum Bertli Sim., grandezza naturale, pag. 151 [3]. 
» 2. — Calice dello stesso, grandezza naturale, pag. 152 [4]. 

» 3, 4. — Flabellum vaticani Ponzi (Es. della CoUez Berti), grandezza naturale, pag. 152 [4]. 
» 5. — Id. (Es. della Collez. Pornasini), grandezza naturale, pag. 153 [5] 
» 6. — Flabellum extensum Mich., grandezza naturale, pag. 153 [5]. 
» 7. — Flabellum royssianum E H., grandezza naturale, pag. 156 [8]. 
» 8. — Flabellum Fornasinii Sim., grandezza naturale, pag. 156 [8]. 

Stephanocyathus elegans Seo. yar. hemisphaericus Sim., grandezza naturale, pag. 160 [12]. 

Caryophyllla oommunis Seg. sp., grandezza naturale, pag. 160 [12]. 

Caryophyllia ingens Sim., grandezza naturale, pag. 161 [13]. 

Calice della stessa, grandezza naturale, pag. 161 [13]. 

Caryophyllia polymorpha Seg. sp., ingrandimento 2 diametri, pag. 162 |14]. 

Caryophyllia felsinea Sim, ingrandimento 2 diametri (si vegga anche la fig. 3 intercalata nel testo), 
pag. 163 [15]. 

Ceratotrochus typus Seg. sp., ingrandimento 2 diametri, pag. 163 [15]. 



» 


9. 


» 


10. 


» 


11. 


» 


12. 


» 


13,14, 


» 


15, 16. 


» 


17, 18. 



PALAEONTOGRAPHjA italica. Voi. L Tav. Vili. 



SIMONELLI, AiilozLH pliocenici del l'onUcdlo di Samcna presso Bo/oo 



[ Tm: /]. 




AUOT. PHOT. 



ROf.A yOTOTrPTA BATIBSr 



spiegazione della Tavola IX [I]. 



Fis. 1. — Undina (?) sp. ind., [grand, nat.]. Porzione della pinna codale principale. (I raggi a sinistra dell'osservatore sono 
i superiori; quelli a destra, gl'inferiori), — pag. 182 [14]. 
> 2. — Eugnathus brachilepis Bass., [grand, nat.], — pag. 199 [31]. 



PALAEONTOGBAPHIA ITALICA, Voi, I, Tav. IX. 



BASSA NI, La Mio/huiM d. Dot jirinc. di' Cnffom. 



[2>,z../]. 





FOT.T'EOF'JX^O SCAEPAT-I-lT.'iF'Orjl 



Spiegazione della Tavola X [II]. 



Fio. 1. — Belonorhynchus sp., [grand, nat.]. Pinna dorsale e parte degli interaeurali e degl'interemali. (La figura è capovolta), — 
pag. 184 [16]. 
» 2. — Belonorhynchus sp., [grand, nat ]. Parte estrema del tronco e porzione della pinna cedale, — pag. 184 [16]. 
» .3. — Belonorhynchus sp., [grand, nat.]. Tratto del tronco, con gli archi neurali ed einali, porzione delle pinne dorsale ed 
anale e tre serio di scudi. (La figura è capovolta), — pag. 184 [16]. 



PALAEONTOGEAPHIA ITALICA, Voi. I. Tav. X. 

BASSANI, I^a itiiofauna ci. 3oL princ. di Crìffoni. 



[Ter', y/]. 






FOT,X£:C>FlLO S CARF-ATI - 1 J AP OLiI 



Spiegazione della Tavola XI [III]. 



FiG 1. — Undina picena Costa sp., [grand, nat.], — pag. 179 [11]. 

» 2. — Pholidophorus cephalus Knbr, [grand, nat], — pag. 202 [34]. 

» 3-6. — Pholidophorus latiusculus Agassiz, [grand nat.]. (.Nell'esemplare alla fig. 6 i raggi della pinna dorsale sono in nu- 
mero di nove), — pag. 203 [35]. 

» 7. — Pholidophorus pusillus Agassiz, [grand, nat.]. (La linea nera che si vede sotto il fossile, verso la metà del profilo 
inferiore del tronco, dipende da una scalfitura della roccia), — pag. 205 [37]. 



PALAEONTOGHAPHIA ITALICA. Voi. I. Tav. XI. 



BASSANI. La tlltc/timit ,1. Jtùl. prnic itt 



Irav.J//]. 




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0*r]L.O nCJJUUTt-irAVPbl 



spiegazione della Tavola XII [IV]. 



FxG. 1. — Dapedius Costae Bass., [grandezza naturale]. Impronta di una parte della testa e del tratto anteriore del tronco, — 
pag. 197 [29]. 
Dapedius Costae Bass., [grand, nat.]. Parziale contrimpronta dell'esemplare alla fig. 1, — pag. 197 [29]. 
Dapedius Costae Bass., [grand, nat.]. Parziale contrimpronta dell'esemplare alla fig. 1, — pag. 197 [29]. 
Thoracopterus (?) sp., pinne pettorali, pinna cedale incompleta, raggi ed ossa spostate, — pag. 208 [40]. 
Colobodus latus Agassiz sp., [^/, della grandezza naturale], — pag. 192 [24]. 
Colobodus latus Agassiz sp., tre denti marginali della mascella superiore dell' esemplare alla fig. 5, ingranditi, — 

pag. 192 [24]. 
Colobodus latus Agassiz sp., denti piantati nella roccia, ingranditi, — pag. 192 [24]. 

Colobodus latus Agassiz sp., mascelle fornite di denti dell'esemplare alla lettera e [grand, nat.], — pag. 192 [24]. 
Colobodus ornatus Agassiz sp., frammento isolato di pinna dorsale, capovolto [grand, nat.], — pag. 187 [19]. 
Colobodus ornatus Agassiz sp,, tre articoli di un raggio cedale [grand, nat.], — pag. 187 [19]. 
Peltopleurus humilis Knek, [grand, nat.], — pag. 207 [39]. 
Lo stesso, ingrandito, — pag. 207 [39]. 



» 


2. 


» 


3. 


» 


4. 


» 


5. 


» 


5 a. 


» 


6. 


» 


7. 


» 


8. 


» 


9. 


» 


10. 


» 


10 a. 



BASSANI. Lft tltiyjjitna ri M-prìncdi G^ont- 



PALAEONTOGBAPHIA ITALICA, VoT. I, Tav, XII. 



[Tav.ivy 




Spiegazione della Tavola XIII [V]. 



FiG. i. — Colobodus ornatus Agassiz sp., p/^ della grandezza naturale], — pag. 187 [19]. 

» "2. — Colobodus latus Agassiz sp., [grandezza naturale], — pag. 192 [24]. 

» 3 — Colobodus latus Agassiz sp., [grandezza naturale], — pag. 192 [24]. 

» 4. — Colobodus latus Agassiz sp., [grandezza naturale], — pag. 192 [24]. 

» 5. — ? Colobodus latus Aqassiz sp., [grandezza naturale], — pag. 192 [24]. 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA. Voi. I, Tav. XQ!. 



BASSANl. La illìi^ama d.M.firmc dt Giffon 










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rjT THOrU-O nCAAPATI II 



Spiegazione della Tavola XIV [VI]. 



Colobodus ornatus Agassiz sp., [grandezza naturale]. Tratto posteriore del corpo, — pag. 187 [19]. 



PALAEONTOGHAPHJA ITALICA. Voli. Tav, XIV. 



BASSANI. La tUnyatiMi et iiet. pr 



{.rat: n\. 




Spiegazione della Tavola XV [VII]. 

(Le figure delle squame, degli scudi e dei denti sono ingrandite). 



Fiu. 1. — Pholidophorus latiusculus Agassiz, squame, — pag. 203 [35]. 

» 2-3. — Pholidophorus pusillus Agassiz, — pag. 205 [37J. 

2. Impronta delle squame, un po' scomposte, nella regione anteriore del tronco. — 3. Squame, superficie 
esterna. 

» 4-30. — Colobodus ornatus Ag.ìssiz sp., — pag. 187 [19]. 

4-5. Denti marginali. — 6. Dente più interno — 7. Denti interni, piantati nella roccia. — 8. Squame 
laterali, nel tratto ant.-inf. del tronco. — 9-il. Squame ventrali. — 12-14. Squame laterali, delle file 
anteriori. — 15-16. Due squame laterali sup., nel tratto posteriore del tronco. — 17. Squama laterale 
sup., sotto la pinna del dorso. — 18-20. Squame sulla linea inf. del tronco, subito dopo le pinne ven- 
trali. — 21. Squama lat. sup., nella regione ant. del tronco. — 22-24. Squame immediatameute prece- 
denti i raggi cedali. — 25-26. Squame lungo la linea del dorso dell'esemplare alla lettera f. — 27. Squama 
lat., imraed. dietro l'apparato opercolare. — 28. Apparato opercolare, raggi branchiosteghi e clavicola del- 
l' es. alla lett. /■. — 29. Porzione della mandibola dello stesso. — 30. Orbita con circum- e sottorbitali dello 
stesso. 

» 31-35. — Colobodus latus Ag. sp., (esempi, alla tav. XII [IV], fig. 5), — pag. 192 [24]. 

31. Squama laterale ant. — 32. Squame laterali, delle prime file successive. — 33. Squama ventrale — 
34. Squame lat., nel tratto ant.-inf. del tronco. — 35. Squama later. sup. 

» 3Q. — Colobodus latus Ag. sp., (esempi, alla tav. XIII [V], fig. 2). Squame immediatamente precedenti i raggi codali, — 
pag. 192 [24]. 

» 37-38. — Colobodus latus Ag. sp., (esempi, alla tav. XIII [V], fig. 3). Squame lungo la linea del dorso, — pag. 192 [24]. 

» 39-43. — Colobodus latus Ag. sp., (esempi, alla tav. XIII [V], fig. 4), — pag. 192 [24]. 

39-40. Denti — 41 Squama lat. ant. — 42. Squame della parte posteriore del tronco. — 43. Squame lungo 
la linea del dorso. 

» 44-47. — ?Colobobus latus Ag. sp., (esempi, alla tav. XIII [V], fig. 5), — pag. 192 [24]. 

44. Squama laterale, superficie esterna. — 45. Squama laterale, superficie interna. — 46-47. Squame lungo 
la linea del dorso. 

» 48-49. — Belonorhynchus sp., (esemplare alla tav. X [II], fig. 3, capovolta), — pag. 184 [16]. 

48. Scudi della serie laterale, parzialmente ricostruiti. — 49. Scudi della serie ventrale. 

» .50-54. — Eugnathus brachllepis Bass., — pag. 199 [31]. 

50. Squama laterale, della parte antero-infer. del tronco, superf. int — 51. Altra squama lat., della parto 
ant.-inf., superf. est. — 52. Squama lat. nel tratto mediano del tronco. — 53. Squama della regione 
post. — 54. Squame ventrali, presso l' inserzione delle pinne omonime. 

» 55. — Dapedius Costae Bass., orbita con ossa circum- e sottorbitali, — pag. 197 [29]. 

» .'.0-63. — Undina picena Costa sp , — pag. 179 [11]. 

56. Ossa pelviche, parzialmente ricostruite. — 57. Lamina ossea della prima pinna dorsale. — 58. Fram- 
mento articolato di raggio esterno della prima dorsale. — 59. Porzione di raggio esterno della prima 
dorsale, immediatamente precedente il tratto articolato. — 60. Lamina della seconda pinna dorsale. — 
61. Lamina della pinna anale. — 62 Struttura interna dei foglietti squamosi della vescica uatntoriii. — 
63 Siiiiama. 

» 64. — Thoracopterus (?) sp., placchctta spostata, che si vede nel mezzo dell'esemplare alla tav. XII [iV], fig. 4 [ingr ]. 
(Subopcrcolo?). (I!fr. fig. 1, tav. Ili, voi. LUI, parte I [1866] dei Sltzsb. Wien. Ak. Wiss. {ThoracoiHerus 
Nieden-isti Bbonn), — pag. 208 [40]. 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA, Voi. I. Tav XV. 

B A5S A N I , La lUwfàuna d. Dui. p rute, di Gif/òfiù. 



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Spiegazione della Tavola XVI [Tav. I]. 



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2 a. 


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3. 


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4. 


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6. 


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7. 



Fio, 


8. 


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26. 



I. — Fossili del Monte Postale. 

■ Tellina Bayaniana n. f., — pag. 216 [6]. 
Cardium postalense n. f., [ingrandito], — pag. 214 [4]. 
Cardium postalense n. f., dettaglio del cardine, — pag. 214 [4]. 
Arca Oppenheimi n. f., [ingrandita due volte], — pag. 214 [4]. 
Cerlthium familiare May Eym., — pag. 222 [12]. 
Ceriihium vioetinum Bay., ultimi giri, — pag. 220 [10]. 
Cerlthium vicetinum Bay , primi giri, — pag. 220 [10]. 
Ampullina postalensis noni, mut., — pag. 218 [8]. 

II. — Fossili di S. Giovanni Ilarione. 

Arca Cobellil n. f., — pag. 235 [25]. 

Arca Hilarlonis n f., — pag. 234 [24]. 

Arca recurvicosta n. f., [ingrandita], — pag. 234 [24]. 

Arca Ristorii n. f., — pag. 235 [25]. 

Tellina Hilarionls n. f., — pag. 238 [28]. 

Tellina Hilarionis a. f., dettaglio del cardine, — pag. 238 [28]. 

Hemicardium Hilarionis n. f., — pag. 236 [26]. 

Crassatella (?) tricarinata n. f., — pag. 237 [27]. 

Septifer Eurydices Bay. var. lobata n. var., — pag. 239 [29]. 

Candita pachydonta n. f., — pag. 237 [27]. 

Lima n. f. ind., — pag. 239 [29]. 

Lima n. f. ind., dettaglio degli ornamenti, — pag. 239 [29]. 

Pecten Bonarellii n. f, — pag. 240 [30]. 

Pecten Bonarellii n. f., dettaglio degli ornamenti, — pag. 240 [30]. 

Pecten Nicolisi n. f., — pag. 240 [30]. 

Pecten Nicolisi n. f., dettaglio dell'orecchietta, — pag. 240 [30]. 

Pecten Nicolisi n. f., dettaglio degli ornamenti, — pag. 240 [30]. 

Spondylus sesqulspinatus n. f., — pag. 241 [31]. 

Ostrea hystrix n. f., — pag. 242 [32]. 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA, Voi, I, Tav. XVL 

VINASSA DE REGNY, SynopsU dei molluschi terzinri delle Alpi Venete. 



[ Tav. /]. 




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ROMA fot; danesi 



Spiegazione della Tavola XVII [Tav. II]. 



n. — Fossili di S. Giovanni Ilarione. 

Fio. 1. — Patella Gregorio! n. f., — pag. 242 [32]. 

» 2. — Patella pyramldalls Mgh. in sch., esemplare tipico, — pag. 243 [33], 

» 3-5. — Patella pyramidalis Mgh. in sch., altri esemplari, — pag. 243 [33]. 

» 6. — Patella Stygìs Mgh. in sch., — pag. 243 [33]. 

» 7. — Turbo (?) D'Aohiardii n. f., — pag. 246 [36]. 

» 8 a. — Turbo Grecol n. f., [grand, nat.], — pag. 246 [36]. 

» 8 6. — Turbo Greco! n f., [ingrandito], — pag. 246 [36]. 

» 9. — Turbo Fucini! n. f., [ingrandito], — pag. 245 [35]. 

» 10. — Trochus mitratus Dsh. var. Thesel Mgh. in sch. sp., — pag. 245 [35]. 

» 11. — Trochus mitratus Dsh. var. vlcetina Mgh. in sch. sp., — pag. 245 [35]. 

» 12. — Nerìta Canavarii n. f., — pag. 247 [37]. 

» 13. — NIso fallax n. f., - pag. 247 [37]. 

> 14. — Adeorbis acuticosta Mgh. in sch., [ingrandita], — pag. 248 [38]. 
» 15. — Adeorbis septemcarinata n. f., [ingrandita], — pag. 248 [38]. 

» 16. — Xenophora splendida n. f., — pag. 251 [41]. 

» 17. — Hipponyx Spinelli! Mgh. in sch., — pag. 253 [43]. 

» 18. — Hipponyx striatus Mgh. in sch., — pag. 252 [42]. 

» 19. — Hipponyx corrugatus Mgh. in sch., — pag. 252 [42]. 

» 20. — Hipponyx flexuosus n. f., — pag. 252 [42]. 

» 21. — Vermetus varicosus Mgh. in sch., — pag. 256 [46]. 

» 22. — Mesalia disputata n. f., giovane individuo, — pag. 255 [45]. 

» 23. — Mesalia disputata n. f, individuo adulto, — pag. 255 [45J. 

> 24. — Bayania (?) nuda Mgh. in sch. sp., - pag. 254 [44]. 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA, Voi. I, Tav. XVI!. 



VINASSA DE REGNY, Synapsù dei molluschi terziari delle Alpi Venete. 



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ROMA fot: danesi 



Spiegazione della Tavola XVIII [Tav. III]. 



II. — Fossili di S. Giovanni Ilarione. 

Fio. 1. — Turritella (?) babylonica n. f., — pag. 255 [45]. 

» 2. — Turritella Catanii n f., — pag. 255 [45]. 

» 3. — Cerithium lamellosum Bkug., — pag. 256 [46]. 

» 4. — RImella canalis Lmk. var. parvula n. var., [ingr. 2 volte], — pag. 258 [48]. 

» 5. — Ovula globosa n f., — pag. 260 [50]. 

» 6. — Erato Ritae n. f., [ingrandita], — pag. 262 [52]. 

» 7. — Pyrula gradata n. f., — pag. 262 [52J . 

» 8 a-b. — Ficula elongata Mgh. in sch., — pag. 263 [53]. 

> 8 e. — Ficula elongata Mgh. in sch., dettaglio degli ornamenti,— pag. 263 [53]. 
» 9. — Ficula Spinellli n. f., — pag. 262 [52]. 

» 10-11. — Triton (?) Crofalol Db Geeo., — pag. 265 [55]. 

» 12. — Euthria trimorpha Uè Greg., — pag 265 [55]. 

» 13. — Buccinum n. f. ind., — pag. 265 [55]. 

» 14. — Fasciolaria n. f. ind., — pag. 267 [57]. 

» 15. — Oliva Palladio! Mgh. in sch., — pag. 268 [58]. 

» 16-17. — Cancellarla margaritata n. f., [ingrandita], pag. 270 [60]. 

» 18. — Pleurotoma sinunodulosa n. f., — pag. 272 [62] 

» 19. — Pleurotoma (s. l.) Marinellii n f., [ingr. due volte], — pag. 272 [62J. 

» 20. — Raphytoma biserialis Mgh. in sch., [ingr. 2 volte], — pag. 274 [64]. 

» 21. — Bulla u. f. ind., — pag. 274 [64]. 

» 22. — Bulla Spinellli Zitt. in sch., — pag. 274 [64]. 

> 23. — Helix moduloides Mv.n in. sch., — pag. 275 [65]. 



PALAEONTOGRAPHIA ITALICA, Voi. I. Tav. XVIII. 

VINASSA DE REGNY, Synopsis dei moihiscni terziari dclU Alpi Vciielc 
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