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RIVISTA STORICA ITALIANA 



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RIVISTA STORICA 



ITALIANA 



PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE 



DIRETTA 



Prof. COSTANZO RINAUDO 



CON LA COI> L. ABORA ZIONB DI MOLTI CULTOUI DI STORIA PATRIA 



Volume XXV (VII della 3' Serie) 



DIREZIONE 

TORINO, VIA BROKFERIO, 3 
1908 



V 






^■^tìl 333. S- 







AiiN XXV, Z" S. Gennaio-Marzo 1908 Voi. Vii, fase. 1 



RIVISTA STORICA 



ITALIANA 



PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE ' 



DIRETTA 



Prof. COSTANZO RINAUDO 



CON LéA. COIiLABORAZIONB DI MOLTI CULTORI DI STORIA PATRIA 




DIREZIONE 

TORINO, VIA BROFFERIO, 3 
1908 



INDICE DELLE MATERIE 



L Re^emMojni e note blliliograflche. 

ì. Storia, oi|ai|àL& 

Atti del Congresso intemazionale dì scienze storiche tennto 
a Roma nel 1903, It Tolumi (L. G. BoHea) . . Pag. 1 

2. £tÀ. preromana B RdUNA. 

Jordan, Topographie der Stadt Rom im Àltertum (L. Mariani) , SO 
Amelung a. Hóltzingef\ The Museums and ruins of Rome 

(L. Mariani) , .... 23 

Zeiller, Les orìgines chrétiennes dans la province romaine de 

Dalmatie (F. Alessio) • 36 

Baur, G. Jean Ghrysostome et sea (Buyres dans Thistoire litp 

téraire (F. Alessio) ........ «27 

3. Alto medio kvq (Ssc. y-xi). 

CaràbéUese, L^Apulia e il suo Gomune neiralto medio evo 
(V; Vitale) .....*.... 28 

Soriga, Di Ildebrando suddiacono di S. R. Ghiesa e della sua 
leggenda (C. Cipolla) . . . . . . . .38 

MafUn, S^i Léoot^ 1002-105^ (P. Spe4) * • . , 40 

4. Basso medio evo (Sec. xi xt). 

Papif Romeo Pepoli e il Comune di Bologna dal 1310 al 1323 

{V. Vitale) . . . ,41 

Baumgarter, Ans Eanzlei u. Kammer (G. Cipolla) • . « 43 
D^oh, La foi religieuse eiiJ^He ait xit* siècle (G. Gapasso) « 46 

5. Tempi moderni (1492-1789). 

Papadopoliy Le monete di. Venezia. Parte 2% Da Nicolò Tron 
a Marino Grimani: 14724605 (L. Rizzoli) • . . , 48 

CapasBOy II governo di Don Ferrante Gonzaga in Sicilia dal 1535 
al 1543 (G. Sangtorgio) . .' .5!^ 

Grande, Le carte di America di Giacomo Gastaldi (P. Revelli) t 57 

6. Periodo della rivoluzione francese (1789-1815). 

Livorno e gli avvenimenti del 1790*91 (E. Michel) . « ,60 
Buffer u. Lucktcaldt, Der Frieda» von Campoformio (C. Manfroni) , 61 






I. 

RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE 



1. STORIA GENERALE. 

Atti del Congresso Internazionale di Scienze Storiche, — (Roma, 
1-9 aprile 1903), 12 voi. di complessive pagine 5067, 
Tip. della R. Accademia dei Lincei, 1907. 

1. — Sorta nel 1900 in Italia l'idea di riunire a solenne 
convegno in Roma i cultori delle discipline storiche d'ogni 
paese, per solennizzare il nuovo secolo, e concretizzatosene 
il proposito pochi mesi dopo nel secondo Congresso inter- 
nazionale storico a Parigi (il primo tenuto ad Aja nel 1898 
fu quasi esclusivamente dedicato alla storia diplomatica, mentre 
il secondo comprese tutte le scienze storiche), nel 1903 veniva 
raccolto a Roma il terzo. Dopo varie peripezie al primo co- 
mitato promotore ne subentrò uno direttivo, composto dei 
Delegati delle principali Accademie e dei più importanti Isti- 
tuti scientifici del Regno, con presidente il venerando senatore 
Pasquale Villari e segretario generale il Comm. Dottore Giacomo 
Gorrini, direttore degli archivi al Ministero degli Affari Esteri, i 
due veri organizzatori, sapienti e fortunati, del Congresso. 

Ora a distanza di neppure quattro anni esce l'ultimo dei 
dodici volumi degli atti di questo terzo Congresso intemazio- 
nale, i quali ne sono una fedele e accurata relazione. 

Il volume primo contiene gli Atti preliminari e d'indole 
generale, cioè la storia dell'origine dell'organizzazione del Con- 
gresso, il relativo programma, i verbali delle adunanze generali, 
una notizia della Mostra di topografia romana e dell'Esposi- 
zione di manoscritti e libri a stampa, dei festeggiamenti e dei 

Rivista storica italiana, 8* S., vii, 1. 1 



2 RBOB^BIONI K VOTI BIBLIOGRAFICHB — L. C BOLLEA 

ricevimenti, delle gite illustrate dei Congressisti, degli omaggi 
di pubblicazioni al Congresso, i voti, la pubblicazione degli Atti, 
il Rendiconto Finanziario, diverse notizie, appunti, appendici 
e indici. Ciò che rende questo volume veramente prezioso è 
l'introduzione di Pasquale Villari, il quale spiega perchè accettò 
la presidenza, rende vive lodi al Comm. Gorrlni per Topera sua 
e nota con intima gioia come alcune proposte del Congresso 
abbiano già avuto principio di attuazione. 

Gli altri undici volumi sono divisi in due parti essenziali: 
delle quali la prima è dedicata ai verbali delle sedute delle di- 
verse sezioni, e la seconda alle comunicazioni. Di queste bre- 
vemente diremo, scegliendo quelle che hanno vera attinenza 
con la storia d'Italia. 

Il volume secondo, destinato agli atti della sezione 1* 
{Storia antica^ epigrafia e filologia classica), porta le seguenti 
memorie: E. Petersen, Nuovi risultati storici della interpreta^ 
zione della Colonna Traiana in Roma; R. Seymour Conway, 
I due strati nella popolazione indoreuropea dell'Italia antica; 

E. Modesto V, In che stato si trovi oggi la questione etrusca; 
L. KoLZAPFEL, Intorno alla leggenda di Romolo; G. Tropea, Sul 
movimento degli studi della storia antica in Italia, rappresentato 
dalle pubblicazioni periodiche dal 1895 ai giorni nostri; N. Vulig, 
Contributi alla storia della guerra di Ottavio in Illiria nel 35-33 
e della campagna di Tiberio nel 15 a, C; E. De Vincentiis, 
Leonida e Timarida da Taranto; S. Ricci, Il gabinetto epigrafico 
ed archeologico presso i musei e le scuole superiori e secondarie 
in Italia; A. Galanti, I tempi e le opere di Claudio Claudiana; 

F. Eusebio, Cenni particolari sul materiale egiziano del Museo 
d'Alba; E. Stampini, Sul movimento filologico in Italia, rappì-e- 
sentalo dalle pubblicazioni periodiche degli ultimi decenni. 

Il volume terzo, che reca gli atti della sezione 2* (Storia 
del medioevo e modeì-na), è quello che ci riguarda più diretta- 
mente, e perciò diremo in breve di ognuna delle comunicazioni 
in esso pubblicate. 

Francesco Novati presenta una relazione per la pubblica^ 
zione del « Corpus Inscriptionum Italicarnm medii aevi », perchè 
il Corpus Inscriptionum Latinarum si arresta per l'Italia al 
secolo VI, e gli eruditi commentarli della seconda parte delle 
Inscriptiones christianae urbis Romae septimo saeculo anteriores 
del De Rossi contengono solo taluni di questi importanti do- 
cumenti posteriori al secolo sesto, cosicché il materiale im- 



STOnrÀ GENBRALK — ATTI DEL CONGRESSO, ECC. 3 

menso giace nei testi originali, o fu divulgato in raccolte dei 
secoli XVI e XVII e moderne, quasi sempre alterandole e 
falsandole. Questo Corpus apporterebbe immensi vantaggi alla 
storia civile, politica, religiosa, letteraria, artistica e cristiana, 
alle ricerche diplomatiche e paleografiche e allo studio della 
metrica volgare, mentre illuminerebbe delle intiere età ancora 
molto buie, come la longobardica, non sufficientemente chia- 
rita né dal Codice diplomatico longobardo del Troya, né dagli 
Scriptores rerum longohardicarum et italicarum saec. VI- IX 
del Wuitz (1878), né dai Poetae latini aevi Carolini (voi. I, 1881) 
del Dùmmler. Sarebbe però un lavoro immane, da farsi sotto 
la presidenza della R. Accademia dei Lincei, da un manipolo 
di dotti, con riproduzione di calchi e fotografie, con criterii 
speciali, che il Novali elenca, dividendo lo scarso materiale 
dei secoli VII-IX da quello più abbondante dei secoli X-XII 
e questo da quello abbondantissimo dei secoli XIII-XIV. 

LoGi ScHiAPARELLi fa alcuue proposte per la pubblicazione 
'// un a Corpus Chartarum Italiae », verso Tattuazione del quale 
?egna un notevole passo raccordo, stabilito subito dopo la 
chiusura di questo Congresso, fra Tlstituto Storico Italiano e 
l'Istituto Storico Prussiano per ricerche sistematiche negli ar- 
chivi e nelle biblioteche deir Italia e per la pubblicazione di 
regesti. Lo Schiaparelli, riattaccandosi ad un tema svolto dal 
Villari nel quarto Congresso Storico Italiano del 19-28 set- 
tembre 1889, vuole un accordo completo fra Deputazioni e 
Società storiche, che lavorino sotto la guida delFIstituto Sto- 
rico Italiano per compilare una raccolta sistematica, definitiva 
delle carte medioevali italiane, lavoro al quale attendono già, 
ognuno per proprio conto, questi diversi organismi di studio. 
Il fatto che l'Hartmann di Vienna uscì contemporaneamente 
a fare la stessa proposta, dimostra sempre più la necessità 
di questo Corpus, il quale dovrebbe spogliare non solo i cartolarli 
e i cataloghi degli archivi, ma anche le storie, le miscellanee, 
tutti quei mss. che possono contenere copie, estratti o citazioni 
di carte, tutti i diplomi e tutte le bolle. Le carte longobardiche 
sino al 774 potrebbero — perchè non molte — formare un unico 
gruppo; poi sino al 1200 la pubblicazione, per intero del do- 
cumento , dovrebbe esser divisa per regioni e per fondi ar- 
chivistici originari, e dopo sino al 1300 dare solo il regesto, 
pubblicando per disteso le carte più importanti di quest*età e 
.anche qualcuna di quelle posteriori al 1300. Ogni Deputazione 



4 RECKN8I0KI B NOTE BIBLIOQRAFICHK — L. C. BOLLE! 

e Società Storica potrebbe attendere alla pubblicazione della 
sua parte di lavoro, sottoponendola ai criteri generali stabiliti 
dall'Istituto Storico Italiano. Ogni paese, ogni città d'Italia ha 
avuto il suo storico, V Italia unita darebbe il Corpus, dedican- 
dolo al grande L. A. Muratori. 

Giuseppe Gerola traccia la sua relazione sulla istituzione 
di un museo veneto-levantino in Venezia per conservarvi le glo- 
riose tracce di civiltà e di arte portate nelle terre di oriente 
dalla repubblica di S. Marco. Questo fecero i Francesi per i 
loro monumenti in levante, questo aveva iniziato per Venezia 
il compianto Noiret e questo fece il Gerola per incarico del 
R. Istituto Veneto dal 1900 al 1902, portando da Candia a 
Venezia più di 80 calchi in gesso, di 1500 fotografie, di 50 
schizzi e descrizioni minute di città, di fortezze e di località, 
e più di 650 monumenti riprodotti in pianta, di 450 iscrizioni e 
di 1000 graffiti e la riproduzione di notevolissimi affreschi ve- 
neto-cretesi del XIV e XV secolo. Ma Albania, Epiro, Morea, 
Jonie, Cerigo, Eubea, Cipro, le Sporadi e le Cicladi attendono 
ancora questo lavoro e il Gerola domanda perciò Taiulo del 
Governo. 

Giacomo Gorrini ritiene esservi opportunità di un coordi- 
namento delle noì*me legislative o consuetudinarie, rispetto alla 
consultazione e pubblicazione dei documenti degli Archivi di stato 
riferentisi alla storia recente e contemporanea. In Italia i R. De- 
creti 27 maggio 1875 n. 2552 e 9 settembre 1902 n. 445, 
concedono la pubblicità degli atti solo sino al 1815, e le 
consultazioni con autorizzazioni speciali sino al 1848 e anche 
al 1860 a seconda della fiducia nelle persone che le esami- 
nano. Il Gorrini fece ricerche per gli altri Stati, e vide che 
molti di essi non pensano affatto di disciplinare la materia, rite- 
nendo alcuni che tutti gli atti del Governo debbano esser 
pubblici, altri invece segreti, e altri stabilendo dei limiti. Così 
la Russia (1725-1762), la Danimarca (1750), il Baden (1771), 
la Baviera e il Portogallo (1801), la Gran Bretagna (1803), 
r01anda(1814), Tltalia (1815), la Francia e TAustria (1830), 
la Sassonia (1831), la Prussia (1840), la Svizzera (1848), la 
Svezia (1850), gli Stati Uniti d'America (1870). Siccome è ne- 
cessaria per lo studioso la consultazione di documenti sincroni 
dell'uno e dell'altro Stato, perchè la storia moderna ha una 
intrinseca unità internazionalistica, così il Gorrini vorrebbe 
una intesa fra gli Stati per avvicinare un po' più i limiti pre- 



STORIA 68NEIULR — ATTI DSL CONGRKSSO, ECC. 5 

posti alla libera consultazione e alla pubblicazione degli atti, 
che costituiscono la base e l'essenza della storia contemporanea. 
Già i Congressi tedeschi di Monaco (1893) e di Innsbruck (1897), 
domandarono ciò fino al 1847 e 1850: ora il Gorrini insiste sino 
al 1845, conciliandosi in questa data gli interessi di Stato e di 
famiglie con quelli degli studi storici. Subito dopo il Congresso, 
l'Austria e l'Ungheria portarono i limiti sino al 1847, la Baviera 
sino al 1825, mentre la Francia tenne duro sul 1830 e l'Italia 
si mantenne al 1815 accordando però maggiori agevolazioni 
agli studiosi; e perciò il Comm. Gorrini può essere lieto del 
buon esito della sua proposta. 

Paolo Frederigq (Belgio), P. J. Blok (Olanda), M. CI. Gertz 
(Danimarca), A, Bresslau (Germania), Gabriele Monod (Francia), 
Raf. Altamira y Crevea (Spagna), H. Pdtnam (Stati Uniti Nord- 
Americanì), H. Hjarne (Svezia), G. Bryge (Gran Bretagna), 
B. Dembinski (Austria), P. Villari (Italia), in dodici chiare e 
dotte relazioni espongono brevemente come sia organizzato 
l'insegnamento della storia nei loro Stati e nei vari ordini di 
scuole, notandone i progressi in questi ultimi tempi e indicando 
i mezzi più convenienti per correggerne i difetti che ancora 
rimangono. 

Luigi Duchesne esamina les evéchés d'Italie et V invasion 
Lombarde, raccogliendo in una tavola i 221 vescovati delle 
1 1 Regioni d'Italia con tutte le notizie anteriori e contempo- 
ranee all'invasione longobarda. 

Luigi Soiulte in una comunicazione: La lana come pro- 
motrice della floridezza economica délV Italia nel medio evo, mostra 
come ^li Italiani abbiano da prima imitato gli Arabi nel tes- 
sere e nel tingere le lane, e poi i Fiamminghi per vincerli 
nella concorrenza commerciale, e siano infine decaduti in 
quest'arte quando i Tudor vietarono Fesportazione della lana, 
iniziando quel monopolio che gli Inglesi ancora tengono. Lo 
Schulle invita a studiare la storia delle arti d'esportazione e 
non quelle di consumo locale per conoscere la vera vita eco- 
nomica dell'Italia medioevale. 

Ludovico Pastor dà notizie preziosissime sulle biblioteche 
private e su gli archivi privati e specialmente delle famiglie pin- 
cipesche di Roma, ricordandone l'origine nel secolo XVI per 
opera del nepotesimo, che molte volte fece esulare le carte di 
Stato negli archivi privati, e dicendo delle vicende tristi e liete 
delle superstiti biblioteche Casanatense, Barberiniana che non 



6 RECESSIONI K NOTE BIBl.10 JRAFICIIK — L. C. BOI.LKA 

esiste più a sé, Chigiana e Corsiniana o deir Accademia Reale 
dei Lincei. 

Gabriele Monod conia comunicazione: Michelet et V Italie, 
mentre tesse un capitolo interessante di storia del Risorgimento 
Italiano, offre notizie bibliografiche preziose e riproduce una 
corrispondenza fra il Michelet e l'Amari, tessendo un bel capi- 
tolo di fratellanza franco-italiana. 

Alessandro Gherardi, al quale fu affidato dal Conte Fran- 
cesco Guicciardini l'incarico di preparare La nuova edizione 
della « Storia d'Italia » del suo illustre proavo omonimo, in- 
dica i criterii seguiti in questo suo lavoro. 

Leone G. Pélissier, dopo aver discorso sur quelques docw 
ments utiles pour Vhistoire des rapporta entre la Fr ance et V Italie, 
pubblica il testo inedito di TJn voyageur dauphinois reste inconnu, 
Antoine de Brunel, seigneur de S. Maurice en Trièves (1622-1696), 
dimostrandolo opera dì un compagno del Brunel, l'olandese 
Aerssen de Sommelsdyck, e più propriamente la prima parte 
del suo noto Voyage d'Espagne curieux, historique et politique 
fait en Vannée 1655, Il documento pubblicato descrive minu- 
tamente Roma, la vita che vi si mena e le sue opere di arte ; 
indi conduce il lettore attraverso a Viterbo, Montefiascone,, 
Acquapendente, San Casciano, Radicofani, Siena, Firenze e 
dintorni, Pistoia, Lucca, Massa, Pisa, Genova e tutta la riviera 
di Ponente sino a S. Remo per quanto riguarda l'Italia, prose- 
guendo nella Francia meridionale sino al punto da cui si parte 
il Voyage d' Espagne, 

L. M. Hartmann in una dotta e filosofica comunicazione 
sull'evoluzione storica, nota le tre tendenze odierne della filo- 
sofia individualistica e dualistica di Leopoldo di Ranke, ma- 
terialistica ed economica di Marx e di Engels e quella inter- 
media del Lamprecht, più comune e più nota, la quale parte 
da Marx per arrivare a Ranke. L' Hartmann conclude che « la 
tendenza della storia è diretta sulla via della lotta di classe verso 
r abolizione delle classi e sulla via della lotta degli Stati versa 
V ctholizioììe dei contrasti fra gli stati medesimi ». 

Enrico Simonsfeld, continuando i suoi Contributi alla 
storia delle Case Beali di Baviera, di Prussia e d' Italia , mi-- 
ziati nella Zeitschrift fUr Kulturgeschichte s. 4*, tom. II, pa- 
gina 241 e seg. e nella Misceli, B. Deputazione Veneta di Storia 
Patria, tom. Vili, ser. Il», dà tre lettere del 1571, 1565, 1566, 
delle quali la più importante per noi è la terza di Emanuele 



BTORIA eSHBRALK — ATTI DEL CONQRBBSO, ECC. 7 

Filiberto di Savoia al duca Alberto V di Baviera, quando egli 
si recò in Germania a visitare Tlmperatore. 

Antonio Baldagci riproduce in eliotipia e descrive una 
a Listina » del Sultano Selim JH in paleo-serbo, che è un 
giuramento di fedeltà e di pace fatto al principe di Ragusa 
nel 1517. 

Giulio Gay espone les résuUats de la domination Byzantine 
(ìans r Italie meridionale aux X^ et XI^ siècle, che riabilitano 
contro la vecchia tradizione l'opera dei Bizantini, dimostran- 
dola protettrice contro Tlslam, riorganizzatrice dell'assetto po- 
litico e sociale sulle coste, se non neir interno. Quest'opera 
fu ingiustamente diffamata come sfruttatrice sempre, mentre 
lo fu in forma episodica, quale ogni altra dominazione stra- 
niera. Prova di ciò è la difesa disperata della signoria bi- 
zantina contro i Normanni fatta dagli Italiani, lieti di non 
essere da essa violentati nella loro fede romana, né privati 
del consuetudinario diritto longobardo, orgogliosi delle molte 
onorificenze abihnente distribuite da Costantinopoli, fieri tal- 
volta di essere — come in alcune terre — Greci autentici di 
lingua e di costumi. I vantaggi venuti all'Italia appaiono an- 
cora nel commercio coli' Oriente intensificatosi, nel lusso dì 
certe città nella 2*^ metà del XI secolo, nell'esplicazione di 
quell'arte che sarà poi detta normanna e nel fatto che i Nor- 
manni non fecero che riprodurre e ricopiare la vita bizantina. 

Giovanni Monticolo riferisce suW opportunità di riprendere 
e compiere la pubblicazione del « Glossaire Archéologique du 
mcyen age et de la Renaissance » di Victor Gay, disgraziata- 
mente non ultimato per la morte dell'autore nel 1887. Dopo 
aver dimostrato come della consultazione di quest'opera non 
possa far a meno chiunque in monografie speciali o nel com- 
mento di testi letterari e storici voglia illustrare le mani- 
festazioni più sensibili della vita medioevale dalla forma 
delle vesti e degli ornamenti a quella delle armi, dalle vi- 
cende delle suppellettili laiche ed ecclesiastiche a quella delle 
consuetudini pubbliche e private, il Monticolo con molta eru- 
dizione indica come si potrebbe migliorare la continuazione 
del lavoro del Gay, adomandolo di molte incisioni sincrone. 

Luigi Fumi, rifacendosi agli studi di Aurelio Zonghi per 
Fabriano, del Briquet per Genova, li ha proseguiti per Lucca, 
ed è venuto nella persuasione che sia utile una raccolta di 
marche e di filigrane cartacee dal secolo XII al XV, Egli la 



8 RECENSIONI K NOTE BIBLIOURAFICIIE — L. C. BOLLEA 

vorrebbe latta per ordine ministeriale in ogni archivio, a fine 
di poter avere un elemento sussidiario alla paleografia nella 
determinazione dell'età dei documenti acroni. 

Giuseppe Greppi ci rivela alcuni compromessi dei gabi- 
netti diplomatici Europei le lendemain de Navarin (1827-28). 

Giuseppe Gallavresi discorre delle fonti di due Archivi 
milanesi per la storia delia prima Campagna del generale Buo- 
naparie, importanti perchè finora per la campagna del 1796 
le notizie furono quasi tutte di origine francese o austriaca, 
runa e l'altra troppo interessate, se si eccettuano i Despatches 
of colonel (xraham. Il Gallavresi annuncia che l'Archivio Civico 
Milanese {Dicasteri Governò, 22, Corrispondenza del tempo) e 
l'Archivio Arese-Lucini di Milano (casello XCIX, cont. A, n. 124) 
forniscono documenti importantissimi a tale scopo, perchè di 
provenienza italiana, neutra nel conflitto. 

E. Hueffer corregge molte delle inesattezze, ormai sto- 
riche, relative alla battaglia di Marengo, fra le quali comu- 
nissima quella che la vittoria sia dovuta essenzialmente alla 
presenza di spirito del generale Desaix. L'Hueflfer sospetta per- 
sino che il ritomo di questi sul campo di battaglia sia avve- 
nuto per un richiamo dì Napoleone. Ciò non di meno non 
a questo fatto, né all'audace assalto dato dalla cavalleria del 
generale Kellermann, dal Bonaparte non mai voluto apprez- 
zare in modo giusto, ma essenzialmente allo sbandarsi della ca- 
valleria austriaca e al disordine di tutto l'esercito del Melas 
va attribuito l'esito, cosicché vera è la frase del conte Adamo 
Neipperg che il trattato di pace fu « diete par Tarrogance 
et accepté par la pusillanimité ». 

Sergio Terlizzi studia sul codice diplomatico delle reZa- 
zioni di Carlo 1 d'Angiò con la Toscana (1265-1285), edito 
dalla R. Deputazione di Storia Patria per la Toscana, questi 
rapporti, dimostrando la politica abile del re napoletano, il 
quale avrebbe voluto, dopo averli attirati a sé, assoggettare 
tutti i Comuni toscani, ma ne fu impedito dal pontefice e poi 
dai Vespri Siciliani, e in pari tempo lumeggiando la politica 
non meno avveduta dei Comuni, che si giovavano delle ambi- 
zioni dell'Angioino, ne intuivano le mire e si preparavano alla 
difesa. 

Alfredo Stern pubblica un rapporto del Barone Bunsen, 
rappresentante del Re di Prussia a Roma (1824-1838), che 
rivela le condizioni dello Stato Pontificio nel 1837. 



STORIA GEMSKALE — ATTI DSL CONGRESSO, ECC. 9 

Giuseppe Rondoni spezza una cavalleresca lancia per i vecchi 
^iemali della patria^ dimostrando come ingiustamente siano 
trascurati i giornaletti, che possono invece essere, specie -gli 
umoristici, fonti storiche di primissima importanza. 

Edoardo De Dienne tratta des Rapporta de V Agenais 
(Francia S. 0.) avec Vltalie principalement aux XV^ et XVI^ 
siècUSy ricordando come fra gli uomini d'armi di questa terra 
francese, Carlo d'Armagnac — ultimo di sua illustre famiglia 
— era fratellastro di Amedeo Vili di Savoia, Luigi duca di 
Nemours fu viceré di Napoli e morì nel 1503 a Cerignola, e 
Blaise de Monluc scrisse dei veri commentarii sulle sue guerre 
in Italia, e come fra gli uomini di chiesa tre della Rovere, un 
Fregoso e il celebre Matteo Bandello vissero neir Agenais, e fra 
gli studiosi tennero loro dimora in questa terra francese il filo- 
sofo e medico G. G. Scaligero e il filologo Giuseppe suo figlio. 

Enrico Hauser ci profila un étude critique sur le texte du 
Journal de Louise de Savoie^ dhnostrando che il solo testo il 
quale abbia un valore storico è quello del Guichenon. 

Gustavo Uzielli studia le deviazioni dei fiumi negli as' 
sedi di Lucca (1430), di Fisa (1509) e in altre imprese guer- 
resche, combattendo i giudizi aspri contro i tentativi falliti di 
queste deviazioni fatte dal Brunelleschi (SerchioJ e dal Vinci 
(Amo) con l'approvazione del Macchiavelli e del Soderim*, 
ed esaminando le principali deviazioni a scopo militare, dalla 
pretesa del Ginde e dell'Eufrate (538 a. G.) per opera di Ciro 
a quella del Mississipi (1862-63) dovuta al generale Grant. 
Dimostra pure che molti giudizi sull'arte militare del Macchia- 
velli — che oggi vanno per la maggiore — sono fallaci. 

Demetrio Marzi dà importanti notizie intorno ai documenti 
di àkune illustri famiglie Fiorentim (Del Nero, Guadagni, Mi- 
nerbetti, Torrigiani) conservati nell'archivio dei signori Marchesi 
Torrigianiy ricco di pergamene, di volumi, di buste, di filze e 
interessanti la storia dell'Italia centrale e meridionale. 

Vincenzo Epifanio discorre di II Cardinale Soderini e la con- 
giura dei fratelli Imperatore^ che pagarono nel 1523 il fio dei 
loro progetti di fare re di Sicilia Marco Antonio Colonna sotto 
una specie di protettorato francese, mentre il Soderini fu pro- 
■cessato e incarcerato. 

Ludovico Oberziner, studiando la battaglia di Parma (1734) 
sui dispacci di Marco Foscarini al Senato Veneto conservati 
nell'imp. e reale archivio di Corte e Stato di Vienna {dispacci 



10 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGKAFICUB — L. C. BOLLBA 

Germania)^ dimostra che delle cinque fonti abituali per questa 
campagna militare, due sono di poco conto, migliore la testi- 
monianza oculare di Carlo Goldoni, un pò* fantastico lo studio 
di Carlo Botta, ottima la relazione a S' A. I. del principe 
Luigi di Wùrtemberg e di FI. Claudio di Mercy comandante 
l'esercito austriaco, relazione che viene ora pubblicata con altri 
documenti dairOberziner. 

Ferdinando Gabotto, dopo un primo cenno riassuntivo 
del lavoro fecondo fatto dalla Società Storica Subalpina con 
il Bollettino e con la Biblioteca nel suo primo novennio di vita 
— opera ingigantitasi in questi ultimi cinque anni — spiega 
come questo suo studio dalle origini del « Comune » a quelle 
della « Signoria » sia il riassunto di una serie di lavori, che 
formano come i vari anelli distinti, ma inseparabili, di una 
catena di memorie (Le origini « Signorili » del « Comune » 
di F. Gabotto, L'avvenimento del a Popolo » di G. T. Patrucco, 
Le milizie di ventura e la formazione delle a signorie » italiane 
prima di Enrico VII di Giuseppe Colombo, L'origine romana 
del Comitato longobardo e franco di Benedetto Bandi di Vesme). 
Queste memorie mirano ad esporre tutta una nuova teoria 
sullo svolgimento delle istituzioni e dei grandi fenomeni della 
storia italiana dal Basso Impero al principio delle « Signorie t> 
(sec. V-XIV). Il Gabotto, appoggiandosi a questi studi, specie 
a quello del Baudi di Vesme, ritiene che verso la metà del 
secolo X, quando i conti ed i marchesi — approfittando della 
debolezza della monarchia — resero ereditaria la loro auto- 
rità, altrettanto abbiano fatto il curatore, il defensor o vice- 
Comes, sorretti dalla politica ottomana del favoreggiamento 
deirimmuriità per deprimere la feudalità. E siccome in Italia 
non esiste primogenitura, il beneficio e Tufficio furono eredi- 
tati da tutti i figli, cosicché coli' andare del tempo si ebbero 
delle famiglie procuratorie, visdominali, viscontili. L'unione 
di più di queste famiglie costituì il Conloquium o Consilium 
Comune o « Comune » che non ha nulla a che fare con la 
« Comunità », la quale sorse dopo. Il Gabotto stabilisce la 
cronologia di questi fenomeni nel modo seguente: i^) Mol- 
tiplicazione del parentado procuratorio (seconda metà sec. X 
e principio sec. XI). — 2°) Trasformazione del parentado in 
famiglia nel senso giuridico della parola (metà sec. XI). — 
3®) Trasformazione della famiglia dei maiores in « Comune »- 
(fine sec. XI e talvolta principio sec. XII). — i^) Migliora- 



STORIA GKNRUALC — ATTI D^L COX«JRESSO, TCC. 11 

mento delle condizioni economiche e prime aspirazioni del 
« Popolo » (sec. XII). — ò^) Formazione delle « Società Po- 
polari » (fine sec. XII e principio sec. XIII). — 6^) Contrap- 
posizione del a Popolo » al « Comune » (metà sec. XIII). — 
7°) Sopraffazione del « Comune » da parte del a Popolo » 
(fine sec. XIII e persino principio sec. XIV). La sua teoria 
ebbe critici apprezzabili quali il Volpe e TArrias, ma il Gabotto 
brillantemente ritorna alla difesa della sua tesi, annullando 
le confutazioni con nuove prove documentarie e con nuovi ra- 
gionamenti. 

EvELixA Martinengo Cesaresco dice deìV antiveggenza della 
storia esemplificata dalVidea delVunità italiana, 

C, A. De Gerbaix Sonnaz, proseguendo i suoi pregiati 
studi sul contado e sulla casa di Savoia, ci ricostituisce la 
vita di Luigi II di Savoia, sire del Vaud, senatore di Roma 
nel 1310, mostrandocelo leale, valoroso, di spirito alto, destro, 
accorto nelle lotte fra Guelfi e Ghibellini, specialmente dal 
1310 al 1312 quando il Pontefice mancava da Roma. Di qui il 
conte De Gerbaix Sonnaz trae argomento per ritenere che la 
famosa epistola di Dante del 1310-11 sia stata diretta a Luigi II 
di Savoia. 

Curzio Marzi dà un saggio del suo Repertorio delle fonti, 
a stampa, dell'antico costume italiano, preparato con oltre sei- 
mila schede. 

Carlo Calisse annuncia la pubblicazione nei Fonti per la 
Storia d'Italia dell'Istituto Storico Italiano AeìPoema Balearico — 
che descrive la spedizione vittoriosa dei Pisani contro le Ba- 
leari (1114-1115) — seguendo il testo inedito e più antico 
dell'archivio Rondoni. 

Silvio Lippi annuncia la pubblicazione àeW Inventario del 
R. Archivio di Stato di Cagliari e notizie delle carte conservate 
nei pia notevoli archivi comunali, vescovili, capitolari della Sar- 
degna, dandoci un'idea sommaria e chiara del materiale ar- 
chivistico Sardo, che rimonta, tranne per poche pergamene, 
solo al secolo XIV, cioè alla dominazione Aragonese. 

L. Salazar Sarsfield comunica una iscrizione inedita di 
Federico II nella Certosa di S, Martino in Napoli, 

Giuseppe Rondoni dice di un piccolo ed importante comune 
medioevale toscano: S. Miniato al Tedesco, 

Leopoldo Ovary parla delle relazioni fra V Italia e V Un- 
gheria dal medioevo ai nostri giorni, notando come si debba 



12 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — b. C. BOLLEA 

essenzialmente ad Italiani la prosecuzione dell'opera civilizza- 
trice di S. Stefano, come d'impronta italiana sia la coltura un- 
gherese dei primi secoli e come molte relazioni politiche — 
specie per opera degli Angiò e dei Durazzo — siano state fra 
ritalia e TUngheria, la quale risentì il Rinascimento nostro e 
trovò in Venezia appoggio e alleanza per i commerci, finché 
nell'epoca del Risorgimento scambiò con l'Italia le glorie patriot- 
tiche. In altra comunicazione TOvary ci rivela come YArchimo 
Diplomatico Ungherese sia organizzato in maniera veramente 
invidiabile. 

Maurizio Darvai discorre delY Imperialisìno Ungherese nel 
MedievOj mostrandoci che ogni qualvolta le guerre furono fatte 
contro paesi più colti l'Ungheria ne ebbe la peggio, e solo fece 
buona politica nei paesi balcanici, pur avendo l'ostacolo della 
diversità delle religioni. 

William J. D. Groke dice delle National English Institutions 
of Eome during the Fourteenth Century, A Guild and its popular 
initiative. 

Nel gruppo secondo delle Comunicazioni di Metodica della 
Storia notiamo gli studi di G. Vailati sulV applicabilità dei con- 
cetti di causa e di effetto nelle scienze storiche, di G. Gentile 
sul probletna della filosofia della storia, di Benedetto Croce sulla 
soggettività ed oggettività nella storiografia, di V. Benussi sul va-- 
lore veridico della storia, e di F. S. Nitti, il quale ricerca in 
quali limiti e per quali vie nella ricostruzione di un'epoca pas- 
sata, può uno scrittore, senza falsare od oscurare la verità storica, 
trarre alla luce nella propria narrativa l'azione di specifiche forze 
sociali, in quella data epoca poco sensibili nella coscienza e nelle 
voci dei contemporanei, ma pur già bastantemente attive, e dive- 
nute nel periodo seguente preponderanti e direttive del moto della 
vita sociale. 

Nel gruppo terzo delle comunicazioni sulle Scienze storiche 
ausiliari vanno ricordate le comunicazioni di D. Marzi {Nuovi 
studi e ricerche intorno alla questimie del calendario durante i 
secoli XV e XVI); di I. Guidi {Gli archivi in Abissinia, di un 
documento dei quali dà un esemplare di 40 pagine) ; di C. Garufi 
{Rerum Normannicarum monumenta sicula acta et diplotnata); di 
M. Gampori (Metodo adoperato nella compilazione delV Episto- 
lario di L. A. Muratori e nuovo appello ai possessori di lettere 
mìiratoriane in Italia e air estero); e di L. Fumi {In quale or- 
dine debbono collocarsi le quattro carte più antiche d' Italia). 



STORIA GKNERALb — ATtl DEL OOKORESSO, ECC. IS- 

Il volume quarto contiene gli atti della Sezione 3* {Storia 
delle letterature), fra i quali noi noteremo l'importante Proposta 
di una Bibliografia Italiana di A. D'Ancona e 6. Fumagalli, i 
quali, osservando come sia sentito il bisogno di questi reper- 
torii con criterio nazionale, mostrano come i varii paesi vi 
abbiano provveduto. Vi è un tipo più antico e semplice di 
compilazioni biografiche, di cui il Mazzucchelli {Gli scrittori di 
Italia, Brescia, 1753-1763), appena iniziato, è un bellissimo 
esempio, e vi é un tipo a compilazione prevalentemente biblio- 
grafica e con poche notizie biografiche: di questo secondo 
genere sono fornite tutte le nazioni. Esempio bellissimo è la 
Bibliographie generale des Pays-Bas del Van der Haeghen, 

Gand, 1880 In fine terzo viene il tipo di repertorio ad uso 

commerciale librario, di minori pretese, e di cui è ricca la 
Germania. Noi possediamo di quest'ultima specie il Pagliaini, 
Catalogo Generale della libreria italiana dal 1847 a tutto il 1899. 
I cataloghi generali di libri scelti o rari, come THaym {BibL 
Ital,, Milano 1771-73, voi. 2) e il Fontanini Zeno {DelVeloq. 
Hai. libri tre, Parma, 1803-04, voi. 2) suppliscono imperfet- 
tamente alla mancanza di un vero repertorio bibliografico na- 
zionale; mentre i cataloghi di certe biblioteche grandissime, 

come quello del British Museum (Londra, 1881 ), il più 

ricco del mondo, (in Italia non ve n' è neppure un esemplare !) 
quello della Biblioteca Nazionale di Parigi, appena incomin- 
ciato nel 1897, e quello collettivo delle biblioteche prussiane 
iniziato dal Dziatzko, sono troppo difficilmente consultabili. 
In Italia il Narducci nel 1882, il Fumagalli nel 1896, il Buo- 
nanno e il Solerti nel 1897 affacciarono proposte per un dizio- 
nario biobibliografico degli scrittori italiani dalle origini al 1900: 
si riuscì l'ultima volta a fare un esperimento con un saggio, 
ma tutto naufragò. Solo il Governo con l'aiuto dell'Accademia 
dei Lincei e dell' Istituto Storico Italiano riuscirà a qualche 
cosa, servendosi di tutte le Società e di tutte le Deputazioni 
di Storia Patria. 

Curiosa è la comunicazione di L. Zugcaro, Le colonie pro^ 
vernali della Capitanata, e notevoli sono quelle di P. Meyer, 
de Vexpansion de la langue fran^aise en Italie pendant le moyen 
ùge; di Ben. Croce, per la storia della critica e storiografia lei- 
teraria; di Ch. Dejob, per servire alla storia degli esidi italiani 
in Francia sotto Luigi Filippo; di D. Chiattone, per V « auto- 
biografia » e per i « constituti » di Silvio Pellico e per una 



-14 RECENSIONI E NOTI BIBLIOOKAFtL'UK — L. C. BOLLRA 

recente riabilitazione. Dopo aver chiaramente riassunto quanto 
fu detto intorno alla sconosciuta autobiografìa pellichiana, il 
Cliiattone ne annunzia la scoperta e la esamina, indignato con 
il Governo italiano che vieta dopo 70 anni l'esame dei Consti- 
tuti del 1821, mentre l'Austria gli fu liberale e serena rive- 
latrice del processo. Infine il Chiattone combatte molta parte 
della riabilitazione del giudice Salvotti fatta da Luzio e più 
tardi da questi stesso in gran parte demolita. 

Va ancora ricordato in questo quarto volume il lavoro di 
Benedetto Baudi di Vesme su Rolando marchese della marca Bret- 
tone e le origini della leggenda di Aleramo, che ha scopo es- 
senzialmente storico, dimostrando che la celebre Chanson de 
Rolland — testo di Oxford — ha un valore storico di gran 
lunga superiore a quanto glie ne si annette, e che è la prima 
tappa di un lavoro dal titolo « I Principi anglosassoni nell'Im- 
pero Carolingio ». Il Baudi conclude che le persone della 
Chanson sono tutte rigorosamente storiche e vissute nella se- 
conda metà del secolo Vili, e che Rolando e Aleramo sono 
tralci di un unico stipite. 

II volume quinto contiene gli atti della Sezione 4* (Archeo- 
logia), fra i quali vanno ricordati per particolare interesse 
storico italiano le relazioni di G. A. Colini per determinare in 
quali regioni italiane si abbiano prove certe di una civiltà della 
pura età del bronzo, e se per ognuna di esse debba ammettersi 
che tale civiltà avesse una sola origine e si svolgesse nel mede- 
simo tempo; di Paolo' Orsi per ricercare quali sono le regioni 
italiane e quali rispettivamente gli strati archeologici che conten- 
gono prodotti industriali micenei; di G. Ghirardini, se e quale in- 
flusso abbia esercitato il commercio greco attraverso V Adriatico 
sullo svolgimento della civiltà e délVarte veneto-illirica; di L. Pj- 
GORiNi sulla necessità di comporre atlanti Paletnografici, i quali 
costituiscano il « Corpus » delle Antichità primitive deW Italia di- 
stribuite secondo le regioni e i diversi orizzonti cronologici; di 
T. AsBHY, Documenti inediti relativi alla storia della via Appia; 
di A. PuscHi, il Sepolcreto di tipo atestino di Nesazio nelV Istria ; 
di P. Sticotti, alcuni frammenti lapidei con fregi micenei tro- 
vati a Nesazio in Istria; di G. Lafaye, Jeux de table sur des mo^ 
numents funéraires d'epoque romaine; di R. Lanciani, Bicompo- 
sizìone « delh forma urbis » ; di Paolo Orsi, Quattordici anni 
di ricerche archeologiche n^l S, E. della Sicilia; di G. Patroni, 
dei pili recenti scavi e delle scoperte archeologiche nella regione 



STOKIA UENEKALB — ATTI DKL COS(JIiESSO, FiT. 15 

coìrispoìidente alle antiche Campania e Lucania e su le grotte del 
ZachUo e di Frola nell'agro di Caggiano (Salerno), che gli forni - 
rono nuovi materiali per la paleostoria delle stirpi italiche ; di 
Q. Quagliati, Relazione sugli scavi e scoperte nelVApuUa e sui ri- 
sultati ottenuti nelVultimo decennio; di 0. Montelius su le relazioni 
fra V Italia e la Scandinavia prima di Augusto; di L. Mariani sul 
recetUi scavi in Aufidena; di L. Savignoni, su Norba dopo i re- 
centi scavi archeologici; di R. Mengarelli, Gli scavi di Satricum 
e la necropoli di Caracupa presso Sermoneta; di G. Ghirardini, 
Scoperte archeologiche avvenute nel Veneto dall'anno 1890 al 1902; 
di A. SoGLiANO, Gli scavi di Potnpei dal 1873 al 1900; di 
E. A. Martel, Application de la fotographie au magnesium à 
T archeologie; di S. Franchi, 1 giacimenti alpini ed appenninici di 
roccie giadeitiche ed i manufatti di alcune stazioni neolitiche ita- 
liane; di M. CoLLiGNON, L'origine du type des pleureuses dans 
Vari grec; di G. Pinza, Le origini di alcuni tipi delV architettura 
sepolcrale tirrena nelVetà del ferro; di A. Magn;, Icosidetti massi- 
avèlli della pf^ovincia di Como; di F. Eusebio, Notizia del museo 
storico-archeologico di Alba; di G. Boni, Il Foro Romano e la 
ione di S. Marco; di L. Savignoni, / lavori della missione ar- 
cheologica italiana in Creta; di L. Pernier, Il palazzo^ la villa e 
la necropoli di Phaestos (scavi della missione archeologica italiana 
a Creta); di F. Nissardi, Contributo allo studio dei Nuraghi 
della Sardegna; di G. Kulakovski, Sur la guest ion des squelettes 
colorés. 

Nel volume sesto, dedicato agli atti della Sezione 4* {Nu- 
mismatica), hanno particolare valore storico — oltre i temi di 
indole generale di S. Ambrosoli, S. Ricci, G. Castellani — 
le comunicazioni di F. Gnecghi,, Le peì'sonificazioni allegoriche 
sulle monete imperiali romane; diG. Zielinski, Notices biographiques 
sur Jean Marie Mosca (Padovano) et Jean Jacob Caraglio ar- 
tistes italiens en Bologne au XVI siede; di E. Babelon, su Les 
monnaies de Septime SévèrCj de Caracolla et de Geta; diP. Gnegchi, 
Uno scudo di G, B. Spinola, principe di Vergagni; di S. Am- 
brosoli, A proposito delle cosidette « Bestituzioni » di Gallieno 
e di Filippo; di G. Castellani, Ber la storia della moneta pon- 
tificia negli ultimi anni del secolo XVIII; di N. Papadopoli, La 
tariffa veneta del 1543; di L. Correrà, Osservazioni intorno ad 
una moneta di Neapólis; di S. Ricci, La numismatica nelV in- 
segnamento; di S. Ambrosoli, su alcune nuove zecche italiane, 
che sono quelle di Valenza Po, di Pietra Gavina, di Mede, di 



16 RBCBNSlOill E irOTB BIBLIOORAFICHB — L. C. BOLLEA 

Mondondone, di Charieville, di Fondi ; di A. De Witte, Les réla- 
tions monHaires entre Vltalk et les provinces Belges au moyen 
dge et à V epoque moderne'^ di L. Rizzoli. Monete veneziane del 
Museo Bottadn di Padova; ma soprattutto vanno notati i due 
studi di A. Spigardi, Le medaglie del Risoì'gimento italiano e 
di F. Marchisio, Sulla numismatica di Casa Savoia e altre mo- 
nete del duca Carlo Emanuele *J, bel saggio critico di bibliografia 
numismatica. 

Il volume settimo contiene gli atti della Sezione 4* (Storia 
dell'arte), fra i quali — come di speciale interesse storico ita- 
liano — vanno menzionate le relazioni di A. Apolloni, Per la 
diffusione della coltura storico- artistica nelle scuole di arte, nelle 
scuole secondarie, nelle scuole d'applicazione degli ingegneri, nélU 
università; di A. Venturi, Per lo studio degli influssi e della dif- 
fusione dell'arte veneta nell'Istria, nella Dalmazia, nell'arcipelago 
greco e per la compilazione di Atl<tnti per uso dell'insegnamento 
nelle scuole di storia dell'arte; di F. Pullé, Riflessi indiani nel' 
l'arte romaica; di G. Gerola, L'arte veneta a Creta; di D. Scano, 
L'arte medioevale in Sardegna; di V. Waille, Note sur une in" 
scription et des peintures murales de la hasilique Saint Clément 
à Rome; di M. E. Cannizzaro, L'oratorio primitivo di S. Saia; 
di P. D'Achiardi, Gli affreschi di S, Pietro a Grado presso Pisa e 
quelli già esistenti nel portico della Basilica Vaticana; di V. Leo- 
nardi, Affreschi dimenticati del tempo di Martino V; di T. N. Geg- 
coNi, Il « San Girolamo » di Matteo di Giovanni; di E. Ger- 
spagh, Les Tahernacles des rues de Florence e la relazione su 
Lé?s hourdures des actes des apòtres, tapisseries d'après Raphael; 
di V. Waille, Les vayages de Rabehis a Rome et l'influence que 
l'art italien de la Renaissaìwe a pu exercer sur lui; di L. Salazar^ 
La patria e la famiglia dello Spagnoletto. 

Il volume ottavo porta gli atti della Sezione 4*^ [Stmna deU 
l'arte musicale e drammatica), che hanno un valore storico in- 
trinseco per l'Italia solo in parte. Ricorderemo le relazioni di 
G. Barini, Sulla necessità di porre costantemente in relazione la 
produzione musicale con l<i storia civile e del costume e con le 
altre manifestazioni della vita intellettuale; di A. Pagliggi-Brozzi, 
SulV opportunità di raccogliere le antiche e tradizionali fanfare 
dei comuni italiani; di F. A. Salvagxini, Francesco Caffi, mu- 
sico veneziano (1778-1874); di A. Fa vara, Le melodie tradizio^ 
nàti di Val di Mazzara; di U. Gaisser, / canti ecclesiastici itulo-- 
greci] di A. Cametti, Un nuovo documento sulle origini di Giovanni 



STORIA 6FMRALE ^ AITI DEL C0N0RE8B0, ECC. 17. 

Pierluigi da Paleslrina; di V. Chilesotti, Trascrizioni di mi co- 
dice musicale di V. Galilei; di L. Rasi, Su la costituzione di un 
museo delVarte drammatica; di G. Radiciotti, Teatro e musica 
in Boma nel secondo quarto del secolo XIX, 'dove è degno di 
ricordo speciale il capitolo nono sulla musica patriottica del- 
Tanno 1846; di L. A. Villanis, uno dei più apprezzati critici 
italiani sventuratamente morto nel 1906, Su alcmii codici mss, 
di musica del secolo XVI, possedtUi dalla Biblioteca Nazionale 
di Torino, lavoro importante perchè fornisce nuovi e preziosi 
elementi per la storia della cultura e della vita privata della 
Corte di Torino, particolarmente nei secoli XVI e XVII. Il Vil- 
lanis si riattacca ad un compositore ignoto alla Corte dei duchi 
di Savoia, altro suo studio pubblicato nella Rivista musicale 
italiana dei fratelli Bocca di Torino, gennaio 1903. 

Il volume nono contiene gli atti della Sezione 5» [Storia del 
diritto e Storia delle scienze economiche e sociali) fra i quali ri- 
corderemo gli studi di G. Appleton, Nature et aniiquité des 
leges XII Tabularum; di P. Scaduto e G. Salvigli, Questione 
storico-legale delle decime siciliane; di P. Gollinet, La persistance 
des fonnules d'action au Bas Empire d'après Vinterpretatio Gai; 
di F. RuFFiNi, Su un' opera inedita attribuita ad Incmaro di 
B^ms; di A. Galante, Sulla Convenienza di una bibliografia 
di tutti i documenti di storia giwidica italiana editi; di T. 
Bensa, Su alcune importanti notizie attinenti alla Storia del di- 
ritto commerciale che emergono dai documenti delV Archivio Datini; 
di G. L. Andrigh, Documenti bellunesi sulle guerre del secolo XII; 
di I. Lameire, Cambiamenti di sovranità nelle guerre dei secoli XVII 
e XVIII; di A. Galante, Diritto ecclesiastico e storia locale; di 
F.BargaglI'Petkuccu Federico da Siena postglossatore e canonista; 
di F. BuoNAMiCf, La riproduzione in fototipia del ms, fiorentino 
delle Pandette; di V. Sgialoia, Per una raccolta di formule re- 
lative al diritto romano; di A. Agostini, Le condizioni dei con- 
tadini salariati in Sardegna alla vigilia della Bivoluzione Fran- 
cese; di G. BoNOLis, Su alcuni consigli inediti di Baldo degli 
Vbaldi; di Silvio Pivano, I contratti agrarii delle abbazie me- 
dioevali; di Benedetto Baudi di Vesme, SulV origine romana del 
Coìnitato Longobardo e Franco, ritenendo il comes o iudex come 
la prosecuzione dell'antico praefectus del Municipio Romano; 
di E. GuQ, Sur Vutilité des « schede » de Borghesi sur les pré- 
fects du prétoire pour Vhistoire de la législation du bas empire; 
di G. Arias, Le basi delle rappresaglie nella costituzione sociale 

RivUia storica itaUana, S* S., vir, 1. 2 



18 RKCKNBIOMl K MOTE BIBLIOORAFJCHK — L. C. BOLLEA 

del medioevo; di G. B. Milesi, Sulla separazione dei dm poteì'i 
civile e militare in Soma antica e nell'epoca moderna; di 6. de 
MoNTEMAYOK, G, B, Vico e la concezione materialistica della storia 
del diritto; di R» Altamira y Crevea, Su el valor del derecho 
consuetudinario en la historia; di P. Vinogradoff, Sur quelques 
aspeds de revolution historique du Colonat; di A. Magnoca vallo, 
che riferisce su una proposta di riforma bancaria del banchiere 
veneziano Angelo Sanudo, 

Il volume decimo, che registra gli atti della Sezione 6*^ {Storia 
della geografia e geografia storica), oltre la discussione sul tema 
« Per la preparazione e pubblicazione di un grande atlaìite-sto- 
rico d' Balia », di cui porta la dotta relazione fatta dal professore 
G. Dalla Vedova, contiene diverse comunicazioni, che mi duole 
di non poter per ristrettezza di spazio brevemente riassumere, 
mentre l'attinenza stretta di questa disciplina con gli studi sto^ 
rici e il valore delle comunicazioni lo vorrebbero. Ricordo la 
monografia di S. Romano, Come la Sicilia è stata divida ammini- 
strativamente dalV epoca romana al secolo XIX; di G. Grasso, 
Del significato geografico del nome Fiesso in Italia e di un an- 
tico nome ad Flexum incorporato nel nome « S. Pietro in fine » ; 
di G. GoRRiNi, Un viaggiatore italiano nel Brasile, Baccio da 
Filicaia; di S. Gùnther, Il cardinale Pietro Betnbo e la geografia; 
di L. Marson, Romanità e divisione delVagro cenetense; di M. Ba- 
ratta, Per la storia della cartografia sismica italiana; di S. Ro- 
mano, Di alcune fonti per la storia della geografia in Sicilia; di 
N. Pellati, Contribuzione alla storia della cartografia geologica 
in Italia; di L. Palazzo, Appunti storico-bibliografid sulla car- 
fografia magnetica italiana; di U. Moretti, Per la storia del 
Porto Corsini di Ravenna e sulla scoperta della bussola nautica 
e sulla storia della repubblica Amalfitana; di G. Dalla Vedova, 
La società geografica italiana e V opera sua; di G. Uzielli, To- 
scanelli. Colombo, Vespucci; di P. Gribaudi, SulV influenza del 
diritto germanico nella toponomastica italiaìia, lavoro dotto e per- 
suasivo quali sono tutti gli studi di questo giovane cultore 
della geografia ; di P. Eusebio, Per la toponomastica; di F. Mu- 
soni, Del nome a Alpi Giulie » ; della Presidenza della Società 
Italiana di Esplorazioni geografiche e commerciali di Milano 
sull'opera di questa associazione. 

Il volume undicesimo, che contiene gli atti della Sezione 7* 
(Storia della filosofia e delle religioni), ha diverse dotte relazioni, 
fra le quali quelle di G. Barzellotti, Di alcuni criterii direttivi 



STORIA GENERALE — ATTI DEL CONGRESSO, ECC. 19 

delVodiemo concetto della storia^ che restano tuttora da applicare 
pienamente e rigorosamente alla storia della filosofia, massime di 
quel periodo che va dal Rinascimento al Kant; di F. Tocco, 
Quali sarebbero i mezzi piii efficaci per promuovere dei lavori mo- 
voffrafici sulla storia della filosofia nella rinascenza (Cardano, 
Paracelso, Della Porta, ecc.); di L. Stein, Proposta di un « corpus 
philosophorum » degli umanisti bisantini inediti, dispersi in bi- 
blioteche ed archivi italiani; di C. Pìgorini-Beri, Di un singo- 
lare uso nuziale del patrimonio matildico; dì G. Gentile, La fi- 
losofia a Napoli dopo G. A. Vico (1750-1850); di S. Romano, 
Jl riordinamento degli studi nel Piemonte promosso nel secolo XVIII 
da due illustri siciliani; di A. Groppali, Nota intomo alla vita 
ed agli scritti di Cataldo Janorelli considerato specialmente come 
precursore delle ricerche storiografiche e sociologiche moderne. 

Il volume dodicesimo reca gli atti della Sezione 8* {Storia 
delle scienze fisiche, matematiche, naturali e mediche). Noi ricor- 
diamo soli gli studi di V. Pensuti, Sulla medicina e sulla ospitalità 
nel medievo anteriormente al 1000; di G. Uzielli, Sulle misure 
e std corpo di Cristo come campione di misura nel medievo in 
Italia; di L. Camerano, / manoscritti di F. A, Bonetti che reca 
un contributo alla storia delle teorie Lamarkiane; di G. So- 
migliana, Notizie sulla letteratura voltiana; di D. Diamilla-Muller, 
Erronea credenza popolare sulV invenzione della bussola; di G. 
PiTTARELLi, Intomo al libro « de prospectiva pingendi » di Pier 
de Franceschi; di V. Tonni-Bazza, Frammenti di nuove ricerche 
intomo a Nicolò Tartaglia; di V. Torkomian, Les médecins air- 
mèniens diplomés des Universités d'Italie, 

Tale è il contenuto dei dodici volumi degli atti del III Con- 
gresso Storico Internazionale, tenutosi a Roma nel 1903. Esso 
riusci per la sapiente sua organizzazione, per il valore delle per- 
sonalità intervenute, per l'importanza delle comunicazioni e per 
la vastità complessiva delle branche storiche trattate, cosi armo- 
nicamente compiuto, che unanime fu il plauso degli studiosi di 
tutto il mondo. E ben sentirono il peso delle responsabilità 
ereditate da questo Congresso di Roma gli organizzatori del 
IV* Internazionale, che dopo varie proroghe si terrà nell'estate 
del 1908 a Beriino. L. C. Bollea. 



20 RKCENSJONI E NOTI BIBLIOQRA FICHE — L. MARIANI 



2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 

H. JORDAN, Topoyraphie der Stadi Som im AUertum, I, 3,. 
bearbeitet v. Ghr. Huelsen. — Berlin, Weidmann, 1907. 

2. — Il volume uscito testé, come puntata doppia (183- 
184*) della Philologische Handhibliothek del Weidmann, riempie 
una lacuna da lungo tempo lamentata. La morte dello Jordan, 
avvenuta nel 1886, aveva fatto restare incompiuta la sua opera 
classica sulla topografia di Roma antica, la quale era destinata 
a rimpiazzare la celebre Beschreibung Rorns del Becker, già an- 
tiquata. Lo Jordan, cui oltre preziose monografie si deve prin- 
cipalmente Tedizione della Forma Urbis, cioè degli avanzi mar- 
morei dell'antica pianta di Roma dei tempi Severiani, ha il 
merito d'aver messo in rapporto, con un sistema critico mo- 
derno, le fonti monumentali colle letterarie, e la fortuna d'aver 
assistito al periodo più interessante degli scavi in Roma, in 
occasione del rinnovamento edilizio della capitale. Egli percià 
ha gettato le basi di quella ricerca scientifica che doveva togliere, 
anche in questo campo della archeologia, la storia della città 
dalle mani del dilettantismo. Ma il piano dell'opera sua era 
cosi grandioso, ed il materiale raccolto copioso in modo che 
essa venne alla luce lentamente, durante un periodo di febbre 
edilizia, le cui conseguenze costringevano l'Autore a rimaneg- 
giare continuamente la materia. 

11 volume II, che vide la luce nel 1871, è una specie di 
appendice alla introduzione del I volume edito più tardi (1878) ; 
contiene infatti una raccolta di studi speciali intorno alle fonti 
de' bassi tempi e del medio evo, le quali ci conservano pre- 
ziose notizie da sceverarsi dal mare magno delle leggende; 
esso costituisce come una monografia a sé, che tenta ricostruire 
il sapere e le condizioni della città nell'alto medio evo. 

Dopo la pubblicazione del volume dello Jordan, molti 
altri studi in questo campo sono stati fatti, che completano 
il quadro; mi basta citare l'edizione critica dell'Itinerario di 
Einsiedlen fatta dal Lanciani nel 1891. 

La 1* parte del I voi. contiene l'introduzione allo studio 
della topografia romana e perciò principalmente l'esame delle 
fonti. Anche a questa parte hanno recato nuovi contributi. 



ETÀ PREROMANA B ROMANA — U. JORDAN 21 

specialmente per quel che riguarda lo studio dei disegni e delle 
piante raccolte negli archivi, il Ferri e lo Huelsen. 

La parte sostanziale del I volume è dedicata allo studio 
materiale, diremo così, dell'ambiente, e all'esame complessivo 
delle costruzioni che hanno un carattere generale. 

La 2* parte vide la luce, come volume a sé, nel 1885 e 
contiene la storia dell'antico centro della città e del suo suc- 
cessivo svolgimento. 

Tutto il resto, cioè Tingrandimento successivo della grande 
città imperiale, restava destinato alla 3* parte e ricchissimo era 
già il materiale raccolto, senonchè lo Jordan non aveva potuto 
fonderlo nel disegno ordinato d'un volume d'imminente pub- 
blicazione. 

Questo compito fu ereditato da Cristiano Huelsen, l'illustre 
segretario dell'Istituto Archeologico Germanico in Roma, il 
quale non solo è il dottissimo specialista che tutti conoscono, 
editore critico di fonti importantissime per la topografia ro- 
mana (1), ma per la sua lunga e diuturna permanenza in Roma, 
per la continua assistenza alle nuove scoperte, era la persona 
più competente a continuare l'opera. Senonchè, come egli stesso 
accenna nel volume recentemente edito, le diflScoltà della con- 
tinuazione furono così varie e così grandi, che soltanto dopo 
più dì venti anni è potuto venire alla luce. Ciò non è stato 
-certamente un vantaggio per l'unità organica dell'opera; le 
parti già pubblicate sono ormai invecchiate e tutto l'immenso 
lavoro di scavi e di studi fatto nel frattempo, ha in gran parte 
rivoluzionato la scienza, aperto nuovi orizzonti e variato modo 
di vedere. 

Oltre ai nuovi dati topografici che si accumulavano, era ne- 
cessario far precedere una nuova elaborazione delle fonti scritte; 
a ciò servì anche l'edizione, curata dallo Huelsen, del sup- 
plemento al VI volume del Corpus Inscriptiomim Latinarum e 
il riordinamento dei nuovi frammenti della Forma Urhis^ cu- 
rato insieme al Lanciani nel 1903. 

Tuttavia l'inconveniente è più apparente che reale, se 
si pensa che nella parte dell'opera pubblicata dallo Jordan, 
preponderava veramente lo studio critico delle fonti letterarie 



(1)] Oltre a queste, fra le opere di pratica utilità dello Hublsbn, 
«ito, ad es., la raccolta di tavole e di fonti letterarie edita dal Kiepert, 
Fortnae Urbis. 



22 RKCENSIOM E KOTE BIBLIOGRAFICUE — L. MARIANI 

e la parte propriamente descrittiva toccava punti sopra i quali 
non è detta ancora l'ultima parola dalla zappa dello scavatore. 
La parte veramente antiquata è quella del Foro Romano, che 
oggi per gli scavi del Boni è come tutto un nuovo capitolo 
della Storia di Roma, che può in parte leggersi anche in spe- 
ciali monografie, quali quella del Thédénat e quella dello stesso 
Huelsen, ormai edita più volte ed in varie lingue. 

Quali sorprese ci riserbi ancora il Palatino non possiamo 
prevedere; soltanto oggi s'incomincia a pensare alla sua si- 
stematica esplorazione, e molti, molti anni ci vorranno perchè 
essa penetri nel vivo del terreno in modo esauriente per la 
scienza. Per ora possiamo contentarci anche in ciò di speciali 
monografie, quali quella dell'Haugwitz, o di trattati generali di 
topografia romana, come quello ottimo del Richter pubblicato 
in 2* edizione nel 1901. Lo Huelsen stesso ha contribuita 
anche altrimenti alla storia del centro della città, con lo studio 
sul CapitoUum, in modo da non sentire il bisogno di rimettere 
a nuovo la parte antiquata dell'opera dello Jordan. Del resto^ 
in occasione di richiamo nelle note al presente volume, lo 
Huelsen ha in molti punti corretto o completato le idee espresse 
nei precedenti ed è facile orizzontarsi, mediante l'utilissima 
indice che abbraccia tutti i quattro volumi. 

Oltre a ciò, come ho già accennato, il presente volume 
costituisce una topografia quasi completa della città, cui non 
manca altro che la Vili regione, compresa nella parte 2* del 
l^ volume. Questo lungo lasso di tempo non ha soltanto au- 
mentato ip modo considerevole le fonti monumentali, per la ri- 
presa dei lavori dopo la sosta per la crisi edilizia; ma ha visto 
succedersi tante pubblicazioni speciali e complessive sulla ma- 
teria che lo Huelsen è stato costretta a riprendere tutto il 
lavoro ex-novo. 

La monumentale Forma Urbis, che il Lanciani ha pubbli- 
cato sotto gli auspici dell'Accademia de' Lincei, cui serve come 
di commento la Storia degli scavi di Bama, ha dato alla disci- 
plina un contributo tale, che lo stesso Jordan avrebbe dovuta 
modificare il piano di quest'ultimo volume. E perciò può dirsi 
che questo sia dello Jordan per il disegno generale e per parte 
dello schedario ; ma in questo schema lo Huelsen ha inquadrata 
un'opera nuova, il cui merito sta principalmente nella continua- 
zione dello spirita scientifico della ricerca, dal maestro iniziato 
e completato dallo scolaro divenuto alla sua volta maestro. 



ETÀ PRBROICANA B ROMANA — W. AMBLUNO 28 

Non conviene perciò a me entrare nell'esame particolare 
di un'opera che ha tanta autorità, anche perchè sarebbe im- 
possibile discutere un genere di ricerche, le quali si scindono 
ìq un'infinità di questioni specialissime. Dirò soltanto che non 
son pochi i punti controversi, e naturalmente in questi lo 
Huelsen sostiene le opinioni che personalmente ha avuto campo 
di esplicare in varie occasioni; p. es., cito la controversia tra 
lui e il Lancianì, a proposito del Tempio del Sole (pag. 452 
cfr. pag. 421). 

Forse a tale questione apporteranno nuova luce i lavori 
che si stanno eseguendo presso la villa Colonna, e forse anche 
quelli purtroppo minacciati a danno della villa stessa. 

Oltre all'indice per materie, il volume contiene un elenco 
de'passi degli autori citati ed undici belle tavole topografiche 
e qualche figura intercalata nel testo. 

Lucio Mariani. 



W. AMELUNG and H. HOLTZINGER, The Museums and riiim 
of Banie. — London, Duckworth Se C°, 1906. 

3. — È questa la seconda edizione di un libro, che ha 
avuto un meritato successo e larga diffusione già nell'originale 
tedesco, edito un paio d'anni prima dalla Unione Editrice te- 
desca di Stuttgart. Nella redazione tedesca i due volumetti 
formano le due parti del volume I della collezione intitolata 
Modem Cicer^ne^ insieme ad altri due volumi che trattano 
dell'aite del Rinascimento in Roma e dei dintorni della Città, 
Lo «copo di questa tiollezìone è quello di guidare un colto 
viaggiatore nel suo pellegrinaggio artistico nel Caput Mundi; 
gH editori inglesi kanno voluto stralciarne la parte, che oltre 
a 'Corrispondere all'intento predetto, può, da sola, far le veci 
ài un manuale di storia dell'arte, insegnata nell'ambiente stesso 
•ove i monumenti si trovano raccolti in maggior copia. E perciò, 
«la parie del D;r Hottzmger tratta piuttosto da questo punto 
'di vista i monumenti, anziché dal lato topografico ; non è 
quindi 5mi libr© di più nella copiosa serie di itinerarii dell'au- 
lica .Roma, che risalgano fino aB'alto medio evo e discendono 
fino aUe importanti 'topografie dello Jordan, dell' Huelsen e 
■del IRichter, per paiBare di libri assolutamente scientifici, 
-alle dette e geniali infere del Lanciani, per dire di quelle che 
fion© ym Belle mani idei foresUflre. 



24 KRCENSiOKl K NOTE BIBLIOGRAFICHK — L. HARUNI 

Dal vedere come si moltiplichino oggigiorno le pubblica- 
zioni, che hanno il carattere della raccolta che ci sta dinanzi 
agli occhi, si comprende come oggi si viaggia molto di più 
e meglio, la coltura storica ed artistica si diffonde sempre, 
e, malgrado le carovane « a vapore » dei touristes à forfait, il 
viaggiatore colto ed intelligente è un genere d'individuo che 
si è molto sviluppato. Infatti, mentre prima i curiosi forestieri 
si contentavano di Ciceroni viventi o stampati clje perpetra- 
vano spropositi intrecciati a leggende tramezzo una superficiale, 
erudizione, oggi si esige la guida autorizzata col diploma d'esame 
sostenuto dinanzi ad archeologi, e il libro scritto non più dal 
corriere, ma da un professore della materia. Tardi, ma in tempo! 
L'immenso progresso degli studii e degli scavi archeologici 
ha innalzato a maggiore dignità la scienza, e l'ha strappata al 
dilettantismo speculatore. 

Così noi abbiamo veduto, per le collezioni romane, venire 
alla luce libri che illustrano sapientemente i cimelii dell'arte 
raccoltivi. Gli archeologi di indubbia fama sono scesi dall'alto 
seggio della scienza per venire incontro al bisogno dell'amatore, 
e si è creata una letteratura, che è una via di mezzo fra la rigida 
scienza e il ciceronismo, con immenso vantaggio della coltura. 

La fortuna avuta dalla Guida nelle pubbliche collezioni di 
lìoìYia dello Helbig, che ha avuto due edizioni tedesche, una 
inglese ed una francese, ha dato le mosse ad altri saggi. 

L'opera dello Helbig è tuttavia stimata ancora troppo 
scientifica, più utile allo studioso che al dilettante: per un 
viaggiatore che non abbia molto tempo e molta coltura, è 
una fatica eccessiva il visitare i musei con quella guida. Al- 
cune guide speciali di musei sono sorte, per opera di dotti, 
con uguali o simili intenti: mi basta ricordare la guida del 
Museo Nazionale Romano, giunta alla terza edizione, e quella 
del Vaticano, che è testé compiuta con criteri scientifici ; im- 
minente è poi la pubblicazione della grande Guida Richter per 
il Museo Nazionale di Napoli, che, si spera, risponda intera- 
mente allo scopo, tenendo un giusto mezzo tra le esigenze 
scientifiche e quella della coltura del viaggiatore, 

L'Amelung, sull'esempio dello Helbig, ci aveva già dato 
un prezioso libretto nella Chiida per le opere d'arte antica 
che si conservano nelle Gallerie di Firenze. In esso erano già 
introdotte le geniali innovazioni, che ritroviamo applicate nel 
volume I dei Museums and ruins of Rome, il visitatore non è 



STA PREROMANA E UOXAKA -— W. AMBLUNO 25 

aeravate da eccessiva erudizione, né dalla troppa bibliografia ; 
a luì si danno in forma chiara le notizie scientifiche più ac- 
certate, il soggetto è descritto in modo da intendere tutto il 
significato, e si pongono sott'occhi opportuni riscontri in figure 
che rappresentano monumenti analoghi, esemplari di maggior 
pregio artistico o più completi, invece di quello che sta sotto 
gli occhi del lettore. Nella Guida di cui diamo notizia, TAme- 
lung ha ancora ristretto il suo compito: per il gran numero 
di sculture che esistono in Roma, il visitatore generalmente 
deve limitarsi ad una osservazione più sintetica; ma perchè 
questa sia giusta occorre una buona guida, e TAmelung è Tau- 
tore più adatto a ciò. Egli è un'anima d^artista, oltre aires- 
sere un dottissimo ed esperto archeologo; nella sua pratica 
di studio, specialmente collaborando alla collezione di foto- 
grafie detta Einzelauftiahmen^ e per la preparazione del Ca- 
talogo scientifico delle sculture del Vaticano, ha tesoreggiato le 
osservazioni di confronto ed ha acquistato una esperienza del 
materiale quant'altri mai. 

Nessuno quindi può meglio di lui diriger rocchio ed illu- 
minare la mente con brevi ma incisive frasi, che in un museo 
guidano qua e là il visitatore, riversano in lui il piacere e l'utile 
della visita, ne svegliano ed acuiscono la mente nella perce- 
zione dell'interesse archeologico. 

Anche THoltzinger si mostra fedele a questo programma ; 
ravvicina ai monumenti, dopo brevi cenni storici e conside- 
razioni sul pregio architettonico dei monumenti, le più accredi- 
tate ricostruzioni delle rovine, acciocché la fantasia del visitatore 
sia aiutata nel comprenderle e nel far rivivere nell'animo suo 
le glorie dell'Arte. 

Tra la prima e seconda edizione molto lavoro si era fatto 
in Roma : gli scavi nel Foro Romano, oltre alla pubblicazione 
della 2* edizione del Richter, hanno rinnovato parte del 2° vo- 
lume, come l'apertura al pubblico del Museo Barracco e la 
riapertura della collezione Borghese, l'aggiunta del museo di 
Villa Giulia, il riordinamento del Palazzo dei Conservatori, e 
i nuovi acquisti del Museo Nazionale, e l'incremento AoiVAn- 
tiquarium Comunale, hanno ringiovanito il volume sulle opere 
d'arte nei Musei. 

Questi vanno ogni giorno ingrandendosi e cresce il ma- 
teriale di studio e l'attrattiva deìValma Boma^ per opera degli 
scavi, inesauribile miniera di godimento estetico. Fra poco il 



Ì26 RBCCNSIONl B KOTB BlBLIOtiRAFlCUB — L. HARUKI 

nucleo del nuovo museo urbano, YAntiquarium al Celio, avrà 
nuovo sviluppo, presto sorgerà il nuovo museo di arte me- 
dioevale. 

Purtroppo, non tutte le collezioni romane sono raccolte 
in questo volume, per colpa di una malintesa gelosia di alcuni 
privati, che tuttora nascondono al pubblico le loro raccolte. 
La villa Albani, per esempio, con tutti i suoi tesori artistici, 
la copiosa raccolta Torlonia alla Lungara e qualche monu- 
mento isolato, son celati, non solo al touriste, ma anche allo 
studioso. Possa il sempre crescente interesse per l'antichità, 
il progresso delle idee liberali nello studio, sciogliere presto 
questi retrivi chiavistelli, e il nostro amico Amelung, in una 
nuova edizione del libro, condurci a godere dei tesori ormai 
quasi perduti nelle tenebre delFoblio. 

Lucio Mariani. 



JACQUES ZEILLER, Les origines chrétiennes dans la province 
romaine de Dalmatie. — Paris, 1906 (Bibliothèque de 
TEcole des Hautes Etudes), in 8** pag. 188, con tre tavole. 

4. — Molto si scrisse, fino dai tempi antichi, sulla pre- 
dicazione del Vangelo nella Dalmazia, al tempo ancora degli 
Apostoli, e sui primordi delle Chiese ivi fondate; se non che 
lo Z. ha saputo col suo libro riportare la palma su tutti, 
avendo con buona critica e copiosa erudizione raccolte e or- 
dinate le notizie avute dagli archivi storici, e aggiuntene di 
nuove da lui scoperte. 

I primi sei secoli della storia ecclesiastica della Dalmazia 
potranno avvantaggiarsi ancora della scoperta di qualche nuova 
iscrizione, che valga a chiarire meglio la tesi da esso svolta, 
fissare meglio la data di qualche antico vescovo, ma non 
occorrerà più rifame per intero la storia. 

In un solo punto parmi che lo Z. non siasi tenuto fedele 
alla critica, ed è nel mettere in dubbio (p. 2-4) T autenticità 
della II lettera di san Paolo a Timoteo, ove (Cap. IV, v. 10 
e non 11 come per svista scrisse lo Z.) sta il più antico e si- 
curo documento dell'andata di Tito ad evangelizzare la Dal- 
mazia. A dissipare ogni dubbio sulla autenticità di questa let- 
tera lo Z. aveva a mano tre gravissime prove: S. Gerolamo, 
che novera ne' suoi De Viris Inlustribus (Lipsia, 1879, p. 11) 
due lettere di san Paolo a Timoteo ; il concilio di Trento, che la 



ETÀ l'KEKOMAN'A E UOMAXA — CIIR. BACK 27 

incluse nel canone dei libri santi, il che non avrebbe fatto, 
se non fosse stato mosso, anche storicamente, da documenti 
sicuri : in fine il Diodati, che, sebbene abbia rigettati altri libri 
del canone cattolico, pure tradusse e inseri nella sua Bibbia 
la lettera Paolina accennata. 

Col dubitare deir autenticità della II lettera a Timoteo 
toglie lo Z. la base più solida alla sua tesi, e tutta Tantichità 
della Chiesa dalmata va in fumo. 

L'esistenza di san Dommio e degli altri antichi vescovi 
è dimostrata con sodi argomenti ; non così la loro cronologia, 
che lascia in parte a desiderare. L'avere questa completa e 
sicura è cosa pressoché impossibile, sia per la Chiesa dalmata, 
sia per le altre Chiese. E a giudizio mio TA. avrebbe fatto meglio 
a dire qualche cosa della costituzione delle Chiese cristiane nel 
I e II secolo; ragionarci della loro forma democratica, non 
ancora costituzionale ed assoluta; sia perchè è difficile troppo 
trovare la serie ininterrotta dei vescovi dal tempo della fon- 
dazione delle Chiese ai tempi a noi più vicini, essendo allora 
i più dei vescovi persone sante bensì, ma che non facevano 
spicco di quelle doti che sole il mondo ammira; sia ancora 
perchè a molti la mancanza dei primi vescovi di una Chiesa, 
vale quanto la deficienza dell'evangelizzazione , e però si in- 
ducono a ritenere fondata tardi una Chiesa, che pel contrario 
è antica. 

Tolte queste sviste, il lavoro dello Z. merita essere letto 
e studiato dai cultori della storia ecclesiastica. 

F. Alessio. 



BAUR DOM GHR., S. Jean Chrysostome et ses ceuvres dans Vhis- 
toire littéraire. Louvain, 1907. (Recueil de travaux publiés 
par les membres des conférences d'histoire et de philo- 
logie de l'Universi té de Louvain), in 8° gr. p. 312. 

5. — Al titolo non corrisponde il contenuto, per quanto 
Io studio del E. su san Giovanni Crisostomo sia prezioso per 
la ricca bibliografia. 

Il lettore, veggendo sul frontispizio che si vuole studiare 
il grande vescovo ed oratore Costantinopolitano — dans rhis- 
toire littéraire^ — crederebbe di trovare in questo volume un 
diligente esame della lingua, dello stile di lui, e indicato quale 
posto gli possa spettare fra gli scrittori greci; ma così fatte 



.28 RE0BN8I0XI S NOTR BIBLlOaRAPfCHB — F. ALESSIO 

questioni non sono neanco accennate nelle 80 pagine che for- 
mano quasi di prefazione alla bibliografia, e nelle quali il B. 
ragiona solo del posto che occupano le opere del Grisostomo 
nella letteratura teologica, nel qual campo la Rivista non entra. 
Il resto del volume è tutto bibliografia, e questa ancora per 
noi incompleta. Manca infatti, fra le versioni italiane delle opere 
del Grisostomo, Tindicazione della più copiosa di esse, procu- 
rata da C. Bellini in due volumoni in 4°, a Cremona, nel 1857. 
Ciò nulla meno chi ama conoscere in generale la diffu- 
sione che presero le opere di san Giovanni Grisostomo in 
tutta Europa, troverà utilissimo il libro del B., anche perchè 
arricchito di copioso indice. F. Alessio. 



3. ALTO MEDIO EVO (Seg. V-XI). 

FRANCESCO CARABELLESE, U Apulia ed il suo Comune 
nelValto medio evo (Documenti e Monografie a cura della 
Commissione Provinciale di Archeologia e Storia patria, 
voi. VII). — Bari, 1905, pag. XVII-607. 

6. — Quantunque il volume del C. , edito da due anni, 
sia stato già preso in esame da autorevoli critici, credo non 
inopportuno — data l'importanza sua — riassumerne con 
qualche larghezza, per i lettori della Bivista, il contenuto e i 
risultati. L'accusa di fretta eccessiva che più frequentemente 
è stata rivolta agli studi del C, non può, credo, ripetersi per 
questo. Il primo nucleo delle idee qui svolte e il primo ac- 
cenno alle conclusioni cui sì giunge, si trovano sin dal 1896 
nell'articolo Divagazioni e idee sulla storia medioevale di Puglia^ 
e si sono andati maggiormente elaborando in una serie di studi 
particolari posteriori, dall'Introduzione al III volume del « Co- 
dice Diplomatico Barese » al discorso sul Sorgere del comune ma- 
rittimo pugliese nel ìnedioevo (Annuario della R. Scuola Superiore 
4i Commercio di Bari, 1901), sino ad assumere forma compiuta 
e organica in questo volume. Il quale può apparire sin troppo 
ampio e di trattazione troppo minutamente analitica, ma è 
necessario riconoscere che l'A., costretto a cogliere nelle testi- 
monianze cronistiche e, più assai, nelle documentarie brevi, fug- 
gevoli, talora quasi inafferrabili accenni al fenomeno studiato, 
•a metterli pazientemente accanto, a raffrontarli per cavarne le 



ALTO MEDIO KVO — P. CARABELLB8S 29" 

conseguenze, con un processo che non poteva essere sottratto 
all'attenzione del lettore, solo per questa via poteva riuscire a 
una dimostrazione efficace e persuasiva. 

Nei secoli anteriori al mille non si può per la Puglia par- 
lare di vera storia politica: soggetta quasi sempre, almeno dr 
nome, all'impero d'oriente, le sue vicende politiche furono per 
gran tempo di una importanza molto limitata; per conoscere 
quel che in essa si è venuto elaborando bisogna rivolgere le 
indagini alla storia intema civile delle singole comunità, alla 
vita privata, alla vita religiosa, che è tanta parte della vita cit- 
tadina di quei tempi, e che ha lasciato di sé le tracce mag- 
giori nei numerosi documenti delle chiese, la principal fonte 
della storia pugliese nell'alto medio evo. 

Comincia appunto il G. con un accenno al passaggio delle 
popolazioni di Puglia al cristianesimo, alla formazione dei primi 
« episcopia » divenuti centri di vita civile nelle tristissime con- 
dizioni determinate dai primi stanziamenti di barbari, dalle 
desolazioni della guerra greco gotica, dal primo infuriare del 
rapace governo bizantino, dall' avanzarsi e iniSltrarsi della con- 
quista longobarda, che ridusse il dominio greco quasi solo alla 
costa. E tra la rapacità insaziabile degli uni e le minacce ed 
i pericoli degli altri, appare in favore non del clero soltanto 
e delle chiese, ma delle terre e dei popoli la grande opera di 
Gregorio Magno; l'autorità morale e politica del Papa viene 
così a sostituirsi a quella evanescente dell'impero e indiretta- 
mente favorisce lo sviluppo dei primi germi d'autonomia nelle 
città. A Siponto e altrove, in luoghi non ancora tocchi dai 
Longobardi, e dove si conservavano ancora la curia e le altre 
magistrature romane, un notaio inviato come in missione dal 
Papa convoca i « sapientes viri » o « boni homines » della 
città; e sono questi i primi e più antichi precedenti di quel 
continuo contatto, che si manifesterà in seguito, tra i pontefici 
e i vescovi ed il consesso dei « buoni uomini » di ciascuna 
città (p. 13) i quali ora, pur partecipandovi molti laici della 
curia, non erano tutta o soltanto la curia perchè vi parte- 
cipavano anche molti dell'episcopio, e d'altra parte il vescovo 
era già il primo fra i cittadini e s' avviava a diventare addi- 
rittura il patrocinatore dei loro diritti offesi dai ministri del- 
Timpero. 

Dopo la morte di Gregorio Magno e venute meno le pre- 
ziose notizie del suo epistolario, i tempi si fanno più oscuri e 



80 KBnENSlOM K NOTE BIBMOQRAPICHR — V. VITALE 

le notizie più scarse. Attraverso il secolo VII e la prima metà 
deirVIII i Longobardi continuano ad avanzare, ma non ostante 
le persecuzioni religiose loro e dei Greci e la desolazione del 
paese e la scomparsa di molti vescovadi, dove sorge ancora 
una chiesa, là cova un centro di vita civile. 

I primi gastaldati Longobardi in Puglia sono quelli di Si- 
ponto, Canosa e Lucerà ; avanzandosi sempre più la conquista, 
essi si suddividono e TApulia finisce con l'essere più longo- 
barda che greca. Declinando poi il principato beneventano, il 
più forte nucleo longobardo del mezzogiorno, i gastaldati del- 
l'Apulia sorti numerosi sui tre primitivi, al contatto col regno 
italico che chiude al nord TApulia, si ti*asformano lentamente 
ixk comitati, i quali sono vere frazioni autonomiche locali, im- 
personate in alcune famiglie potenti che si fan largo tra le 
contese dei vari pretendenti pur affermando la propria dipen- 
denza politica dall'uno o dall'altro dì essi. Infatti dall'esame 
accurato di quanto dalle fonti si ricava non solo sulle vicende 
delle terre pugliesi durante le intricatissime lotte di predominio 
tra Bizantini, Franchi e Saraceni nel secolo IX, ma special- 
mente sulle condizioni interne della città, si arriva alla conclu- 
sione che esse obbedivano alternativamente ed esteriormente 
all'imperatore d'Oriente o a quello d'Occidente o al principe 
di Benevento, tìai quali ottenevano immunità e franchigie, ma 
intrinsecamente finivano col non obbedire ad alcuno. « In tutto 

questo tramestio è chiaro che comincia a contar qualche 

cosa la cittadinanza e la sua volontà, o i contrari interessi delle 
parti politiche nelle quali erasi divisa. Sono le città stesse che 
non sapendo a qual partito appigliarsi, vogliono e disvogliono 
continuamente. Sono le città stesse, insomma, non ultima causa 
del continuo oscillare e palleggiarsi del dominio politico di Puglia 
dall'uno all'altro signore senza dar tempo ad alcuno di acqui- 
stare consistenza e forza » (p. 65). E il potere politico che le 
supreme autorità perdono passa nei migliori cittadini sbrac- 
ciantisi ad affermarsi fedeli a questo o a quell'impero. 

Sulla fine del secolo IX comincia un periodo di maggiore 
attività da parte dei Bizantini, e il Temi di Longobardia, che 
s'era ristretto alla penisola salentina, riprende ad avanzarsi in 
terra di Bari a danno dei Longobardi; e le città si dividono 
più nettamente in due parti, che sono o si dicono favorevoli 
l'una ai Greci l'altra ai Longobardi, mentre ad aggravare la 
situazione si aggiungono le incursioni dei Saraceni e degh Slavi. 



ALTO MEDIO EVO - P. CAKAURI.LKSK 81 

É un periodo oscurissimo di cui poche notizie sono rimaste; 
queste nuove invasioni, che intercalano per così dire le fug- 
gevoli dominazioni longobarda e bizantina, ne scuotono anche 
di più il nome e fanno maggiormente sentire ai popoli, che le 
città debbono reggersi da sole e difendersi contro tutti: in 
questo flusso e riflusso di rivolgimenti e d'incursioni fra i due 
poli opposti dell'Italia del sud-est, sono i precedenti e i fattori 
della futura rivoluzione delle città pugliesi. Nelle quali, accanto 
alla potenza dell'episcopio e del clero, nel secolo decimo ap- 
pare già costituita e divisa in due parti lottanti tra loro una 
nobiltà dirigente, un ceto che si era formato in mezzo alla 
cittadinanza, costituito di buoni uomini, di cittadini « meliores » 
a nobiliores » che sebbene rimangano per lo più innominati, 
fan corona in ogni atto all'imperiai spatario, candidato o giu- 
dice e coadiuvano l'opera del magistrato. 

L'infelice tentativo degli Ottoni non ebbe altro risultato 
che di originare un nuovo periodo di politica conquistatrice 
bizantina in Puglia, al quale si accompagna un nuovo tenta- 
tivo di espansione religiosa; ma nonostante questo affermarsi 
del dominio greco le città sono tutt'altro che tranquille, e per 
i bisogni intemi ed estemi vi si è formata la « milizia », come 
provano i fatti dell'assedio di Bari da parte dei Saraceni nel- 
l'anno 1002, nei quali la città si difese da sola sinché non le 
giunsero gli aiuti non già di Bisanzio, ma di Venezia ormai 
interamente costituita a libertà e divenuta potente. 

Questo fatto viene ad essere una riprova di quell' orga- 
nizzazione autonomica delle città, di cui il convincimento è 
dato dair insieme dei fatti esposti e dei documenti esaminati, 
piuttosto che dalla parola precisa di questo o di quel docu- 
mento ; pure non mancano documenti — tanto più preziosi 
quanto più rari — che ne dimostrino l'esistenza, come la carta 
di Polignano del 992 edita dal Morea nel ChaHularium Cu- 
persanense e studiata anche dall'Heinemann, dal Gay, dal Ta- 
massia e da altri, da cui- appaiono formate e costituite quelle 
autonomie locali nel dominio bizantino, le quali se non forma- 
vano dei veri comuni vi si avvicinavano. 

La popolazione, che le carte del tempo ci presentano di- 
visa in « maiores mediani et cuncto populo » di mezzo alle 
contese degli stranieri contendentisi il dominio di Puglia, si or- 
ganizza e mira alla sua autonomia, capitanata dai « maiores » 
conservanti come titoh nobiliari i nomi delle cariche già pre- 



32 RBCEN8I0MI B NOTB BIBUOGRAPICBB ~ V. VITALB 

cedentemente esercitate dai loro antenati nei dotninii greco e 
longobardo. Solo così si spiega la contemporanea presenza 
negli atti pubblici di honorati, kandidati, spaiarla turmarchi^ 
gastaldi, non potendosi ammettere che nello stesso tempo le 
città obbedissero a ufficiali politici, greci e longobardi, rappre- 
sentanti due stati diversi e per giunta in continuo conflitto 
fra loro. 

Alla fine del secolo X e sui primi dell' XI appaiono le 
prime sicure tracce di così fatte autonomie locali o, se vo- 
gliamo chiamarle con tal nome, dei comuni pugliesi. E non è 
un caso che subito dopo si afifacci sulla scena il cittadino ba- 
rese Melo, capo di quella che il De Blasiis chiamò insurrezione 
pugliese, e che fu vera rivoluzione venutasi maturando di lunga 
mano, e di cui i centri e sostegni più validi attraverso, tutto 
il secolo furono appunto i Comuni. A questo modo Tinsurre- 
zione contro i Greci appare piuttosto come manifestazione este- 
riore di quel moto interiore che da lungo tempo si era andato 
preparando e compiendo. Il Carabellese non rifa la storia 
esterna di queste lotte e guerre, già esaurientemente narrate 
dal De Blasiis, dal Gay, dairHeinemann, ma le studia in rap- 
porto alle vicende interne delle città pugliesi e ne indaga le 
conseguenze per il loro ordinamento. 

Nella tentata restaurazione bizantina che tien dietro alla 
prima insurrezione pugliese, e che si distingue dalle altre per 
una maggiore ampiezza e profondità di criteri, compare rico- 
stituita e circondata da franchigie e privilegi la città di Troia, 
che nella storia dei Comuni in Puglia ha una speciale impor- 
tanza, e che nel 1022 sostenne vigorosamente l'assedio postole 
dall'imperatore Enrico II, venuto ad opporsi al minaccioso 
estendersi e rinforzarsi dei Bizantini. La lunga resistenza di 
Troia, opera non solo delle milìzie greche, ma soprattutto dei 
cittadini, è causa che l'impresa imperiale sia subito troncata, 
appena la città si arrende a patti. Le concessioni che gli uffi- 
ciali greci le fanno in ricompensa della sua opposizione 
all'Imperatore d'Occidente, ne accrescono l' importanza e ac- 
crescono la nascente autonomia del comune rurale; mentre 
crescono anche le città marittime come Trani e Bari, e qua e 
là vediamo aver parte importante il vescovo come Bisanzio dì 
Bari (1028-1035), che si atteggia a capo dell'opposizione contro 
i Greci, e che i cronisti chiamano « caput et dominus civitatis » 
e « cunctae urbis custos et defensor » (p. 188). 



ALTO XBDIO EVO — F. CARABBLLE8B 33 

Ma ecco a questo punto avanzarsi un nemico più peri- 
coloso nei Normanni, alla cui opera doveva essere di grande 
aiuto la condizione della Puglia, dove tutto era disorganizzato 
e si andava dissolvendo. Anche qui gli avvenimenti esteriori 
sono studiati in quanto servono a dar luce sulla vita e le 
vicende del governo cittadino. NelFesercito bizantino, che com- 
batte contro i Normanni, vediamo, per esempio, i contingenti 
delle terre ove ancora l'elemento bizantino prevale, ma essi 
sono capitanati dal vescovo divenuto capo della città; così 
nella battaglia deirOfanto del 4 maggio 1041, in cui i Greci 
furono sconfitti, muoiono i vescovi di Troia e di Acerenza, i 
quali appaiono in realtà come i patroni civili, se non politici, 
i custodi e capi effettivi della città medesima fattasi autonoma. 
E dopo questa battaglia i cittadini di Matera eleggono Gu- 
glielmo Altavilla loro conte, e stringono con lui un vero patto 
di alleanza, come un patto di alleanza coi Normanni stringono 
i cittadini di Bari. Queste città si alleano fra loro, conchiu- 
dono trattati coi Normanni; « se non si vuole chiamarle Co- 
muni, nome consacrato nella storia per un contenuto politico 
troppo differente e posteriore, bisogna pur riconoscere il fatto 
compiuto col formarsi in Puglia di città autonome e libere » 
(p. 207). Riassumere le lotte continue delle città fra loro e 
dei partiti cittadini nell' alternarsi della prevalenza normanna 
o bizantina riuscirebbe assai malagevole; la minuta e spesso 
forzatamente frammentaria narrazione del C. sulle vicende di 
Bari e di Troia, per cui i documenti sono più numerosi, mostra 
appunto questo, che raccostarsi loro all'una o all'altra parte 
dipende sempre dallo stato delle interne contese e dal preva- 
lere della fazione che per suo interesse si accosta ai Normanni 
ai Bizantini; e mentre le carte sono a Troia alternativa- 
mente intestate a questi e a quelli, a Bari spesso non portano- 
mtestazione di sovrano; chi amministra e governa sono i « boni 
homines » e specialmente il vescovo. Anzi per opera del vescovo 
i cittadini di Troia fanno un trattato col Guiscardo, ponendosi 
spontaneamente sotto la potestà di lui e proclamandolo loro 
conte, e caratteristico è che nelle carte troiane posteriori egli 
è chiamato sempre con questo nome, anziché con quello di 
duca di Puglia. 

Occupate anche le città maggiori, come Bari e Trani, i 
Normanni non possono che conservare come lo trovano l'or- 
ganismo civile dell'autonomia cittadina, pur fatta tutta di forme 

Rivista storica italiana, 8* S., vn, 1. 8 



34 RECKKSIONI K KOTE BIBLIOaRAFIOHB — Y. TITALB 

e di maniere bizantine, come di bizantinismo è impregnata e 
nutrita tutta la vita di queste città. In tal modo « la domina- 
zione normanna sulle città pugliesi non fu una imposizione re- 
pentina e forzata, ma come un lentissimo divenire dalla seconda 
metà del secolo XI alla prima di quello seguente, come una 
progressiva trasformazione ed un adattamento evolutivo delle 
autorità comunali prima conquistate, verso il nuovo ordine, 
che si compenetrava con esse e le abbracciava in un organismo 
superiore di stato » (p. 264). È vero che dopo le prime ri- 
bellioni di Trani, Bari, Troia, Ascoli, favorite dagli stessi capi 
normanni gelosi delFautorità di Roberto, rassodatosi il potere 
di lui, l'autonomia comincia a subire degli strappi, e già nel- 
l'anno 1083 egli impone una colletta a Bari, che da gran tempo 
non pagava più nulla ai Bizantini, e tributi dovè pagare anche 
Troia; tuttavia al tramonto del secolo XI, oltre l'omaggio di 
obbedienza politica fatta dai più potenti cittadini ogni volta 
che il Catapano — il quale, perduto il potere politico, non era 
che un amministratore della proprietà ducale nella città — li 
convocava per la pubblicazione e il riconoscimento di un di- 
ploma emanato dal duca, e oltre i tributi soliti, pagati agli 
esattori da lui scelti fra i cittadini, la città poteva pel rima- 
nente considerarsi libera. 

Se negli ultimi anni del governo di Roberto la pace non 
fu più turbata, vi contribuì certo la sua politica favorevole al 
clero e ai vescovi, ai quali accordava molte concessioni anche 
perchè conosceva la potente influenza loro sul governo citta- 
dino. Dopo la morte di lui, vediamo ancora neirintemo delle 
città, e a Bari specialmente, combattersi le famiglie costituite 
in vere consorterie e le fazioni che si dicono imperiale o bi- 
zantina e ducale o normanna ; ma nella mancanza di una forte 
potestà politica estrinseca primeggiava in Bari, sulla fine del 
secolo XI, Elia, l'anima del nuovo organismo religioso, civile 
ed economico sorto in mezzo al popolo barese, la Società di 
san Nicola, che aveva avuto origine dalla traslazione del corpo 
del Santo in Bari, e che fu primo nucleo della futura basilica. 
La nuova corporazione comincia subito i suoi dissidi con Tan- 
tica, dell'Episcopio, dissidi che si estendono anche al campo 
politico, sostenendo questa la parte bizantina, quella la nor- 
manna; cosicché quando prevale il partito bizantinofilo, che 
appare anche il partito dell'indipendenza, perchè contro i Nor- 
manni forti e vicini si appoggia al nome, e solo a questo, del- 



ALTO MEDIO STO — F. CARABKLLKSR 85 

l'impero greco, la supremazia è ritornata al vescovo, che tro- 
viamo anche alla testa del Consiglio dei cittadini. 

Anzi, per opera di lui, in un momento di bisogno « sta- 
tutum est ut pecunia de rebus publicis exquisita a tuitione 
patrie milites retinerentur ». Egli è autorizzato alla ricerca dei 
mezzi pecuniari per creare una milizia cittadina più forte e nu- 
merosa, con facoltà di alienare qualunque parte del pubblico 
patrimonio (p. 381 e seg.). Nelle parole ora citate e in poche 
altre che seguono, contenute in un documento del 1113 è da 
vedere, secondo il C, un avanzo di deliberazione del Consiglio 
cittadino e sarebbe anzi questo Tunico resto sopravvissuto delle 
sue deliberazioni, se, come opinarono anche il Massa nel suo 
studio sulle Consuetudini baresi, il Besta ed altri, non si dovesse 
<iredere che molte di quelle deliberazioni rimasero fermate e 
tramandate dalla parte più antica delle consuetudini stesse. 

Qual è ora la struttura di questo consiglio? Quali preci- 
samente i diritti cittadini? La scarsezza dei documenti non 
permette di rispondere esaurientemente a siffatti quesiti. Del- 
1 esistenza di una vera « Universitas civium » pienamente do- 
minante nella città o nel territorio abbiamo traccia sicura solo 
da un documento del 1 1 05 relativo al comune rurale di Grumo, 
uno dei tanti formatisi intomo alle città maggiori; ma « non 
erasi egualmente costituita in Bari e nelle altre città di Puglia, 
sebbene queste non abbiano avuto la fortuna di far arrivare 
ai posteri prove di sua esistenza effettiva parimente chiare ed 
esplicite? » (p. 342). Il Consiglio poi era un vero parlamento o 
assemblea cittadina presieduta dal vescovo e derivata, mediante 
successivi allargamenti e intromissioni di elementi nuovi, dal- 
l'antica « Curia barina » (p. 383) costituita a sua volta dalla 
riunione in un unico organismo dei due collegi dei giudici e 
dei notai (qualche cosa come un'arte dei giudici e dei notai), 
alla testa dei quali erano uno o più protogiudici e protono- 
tari. Davanti a tale consesso, al quale per lo più apparten- 
gono i quasi sempre innominati « boni homines » che vi danno 
sanzione con la loro presenza, si compiono tutti gli atti pub- 
blici e privati; esso formava il consiglio dei cittadini più insigni 
rappresentante e depositario della legge. Più volte, nei primordi 
del dominio normanno, questa « Curia barina » si trova a de- 
cidere tra i diritti e le pretese del Catapano, rappresentante 
l'autorità ducale, e quelli della città (pagina 359 sgg.); poi si 
trasforma via via in consiglio generale cittadino. 



36 RECENSIONI E NOTE BIBLIOORA FICUS — 7. VITALE 

La carta del 1113 non dice quali fossero 1 nemici contro cui 
occoiTeva premunirsi, il C. crede fossero nemici interni ed 
estemi ; morto il duca Boemondo, nelle lotte tra i Normanni 
tornano a divampare le contese sanguinose delle parti cittadine, 
in cui si riafferma il potere della casa degli Alfaraniti, finché 
nel 1123 troviamo Grimoaldo Alfaranite principe di Bari, certo 
anche per Taiuto della potente società di san Nicola. Ma la città 
si chiama ancora repubblica ; « la repubblica non fu distrutta 
dal principato, ma si conciliò o meglio s'integrò con esso, inten- 
dendo sempre la repubblica in un senso molto generale ed inde- 
terminato, senza voler sapere più di quello che i pochi documenti 
dicono, e contentandosi di impersonarla neir Alfaranite che rac- 
coglieva sotto la sua direzione l'autonomia della città » (p. 405). 

Quando nel 1127 muore il duca Guglielmo, senza aver 
chiaramente designato a succedergli Ruggiero conte di Sicilia, 
e la Chiesa interviene nella questione aizzando contro Ruggiero 
la invidiosa feudalità e legandosi in amicizia con le più po- 
tenti città, da Benevento a Taranto, da Troia a Bari, lo scom- 
piglio diviene generale, e le città devono provvedere da sé a 
difendersi e reggersi, acquistando in tal modo un momento di 
vera indipendenza politica. Ruggiero, venuto di Sicilia, trova 
viva opposizione in Puglia e specialmente a Troia, retta allora 
dal vescovo Guglielmo II fattosi capo della rivendicazione po- 
litica, della quale volle conservato il ricordo in quella catte- 
drale, forse il più bel monumento romanico di Puglia, che egli 
stava per condurre a termine. Rivoltosi a Onorio li, capo degli 
oppositori di Ruggiero, otteneva per la città quell'ampio pri- 
vilegio — studiato recentemente anche dallo Zdekauer sebbene 
con risultati alquanto diversi — che è il più importante do- 
cumento della libera autonomia delle città di Puglia, tutto un 
complesso di immunità e franchigie personali e cittadine, una 
serie complicata di disposizioni riferentisi confusamente al di- 
ritto pubblico e privato, una lunga conferma di antiche con- 
suetudini e leggi, che costituivano tutto il contenuto della cì- 
vica autonomia, come già dal primo duca normanno di Puglia 
era stata riconosciuta e confermata tanti anni innanzi alla stessa 
Troia, a Matera, a Trani, a Bari. Queste libertà non sono un 
fatto nuovo sorto all'improvviso, non sono dovute all'iniziativa 
del pontefice, ma sono il riconoscimento di uno stato di cose 
preesistente, riconoscimento venuto dal pontefice perchè di lui; 
la città accettava l'alta protezione. 



ALTO MEDIO KVO — F. CARABCLl.ESE 37 

Ma questa solenne affermazione precede di poco la fine 
dell'indipendenza, causata dal costituirsi della forte monarchia 
uoraianna; ancora Tanno seguente, mutate le condizioni poli* 
tiche, Troia, dopo un assedio valorosamente sostenuto, si ar- 
rende al vincitore, che le riconosce a tal punto il godimento 
delle conquistate libertà da accontentarsi del solo giuramento 
di fedeltà. In breve tutta la Puglia è occupata ; Troia e Trani 
tentano una volta ancora la riscossa, ma invano; Bari, scom- 
parso in un rivolgimento interno il principato Alfaranite, si 
arrende a Ruggiero nel 1132, e i rappresentanti di lui giurano 
solennemente un patto di concordia, di cui i capitoli sembrano 
piuttosto condizioni imposte dal vinto che concessioni del vin- 
citore. Tali capitoli — che hanno molti punti di somiglianza 
con la carta troiana del 1127 — minutamente esposti (pa- 
gina 432 sgg.) provano quale e quanta dovesse essere Tauto- 
nomia nei tempi precedenti se tanta ne rimaneva dopo la sot- 
tomissione. La città restava nel pieno possesso dei suoi diritti 
consuetudinari, e non veniva affatto menomata nelTentità giu- 
ridica, che era tanta parte del suo vivere civile, conservava 
l'indipendenza finanziaria, i cittadini non prendevano parte a 
spedizioni militari se non di loro volontà; rispettata la curia 
giudiziaria cittadina, nessuna sentenza poteva essere emanata 
se non da un « Barensium index » ; i cittadini tutti riacqui- 
stavano la sicurezza della loro proprietà, e la vita civile poteva 
riprendere il suo andamento normale. 

Sette anni più tardi analoghe concessioni e analogo rico- 
noscimento avveniva per Trani, un* altra volta ribelle, e con 
questi atti « si chiuse il lungo e faticoso periodo anteriore al 
costituirsi dello stato monarchico in Puglia, ed il nuovo pe- 
riodo si inizia con la conferma più lucida e chiara dell'ampia 
autonomia per tanti anni innanzi goduta dalle città pugliesi. 
Perduta la piena indipendenza politica, alla quale avevano con 
tanti sforzi aspirato, potevano però vantarsi di entrare a far 
parte del nuovo ordine di cose senza aver tutto perduto, es- 
sendo invece riuscite a salvare di quell'autonomia non piccola 
parte » (p. 440). 

Forse non tutti i risultati di questo studio, che, non po- 
tendo seguirne la discussione, ho tentato riassumere nelle sue 
conclusioni, possono accettarsi senz'altro; qua e là possono 
sembrare aflfrettati o avvalorati da prove troppo scarse o de- 
terminati dall'amore della tesi; ma, se questo può dirsi per 



00 RECBMSIOiri E MOTI BIBLIOOKAPICUI — V. VITALE 

qualche particolare, non può mettersi in dubbio il risultata 
generale delFautonomia civile e politica fiorita nelle città di 
Puglia, quasi precorritrice di quella che, per ragioni storiche 
notissime, fiorì più tardi e meglio si svolse nelle città del resto 
d'Italia; idea questa accolta già da studiosi eminenti, quali, 
oltre gli accennati, lo Schipa, che in questa stessa Rivista scri- 
veva essere innegabile un movimento comunale in Puglia nel- 
rXI secolo, ancorché se ne ignori l'organizzazione (fascic. \^ 
del 1905, pag. 31); e più recentemente il Besta a proposito 
appunto di questo volume del G. (Cfr. Archivio stor. ital., 
fase. 3<> del 1907, pag. 129 e seguenti). È appena necessario 
notare che quando si parla di Comuni pugliesi, s'intende qual- 
che cosa di profondamente diverso nella genesi e nello svi- 
luppo da quel fenomeno, che nella storia medioevale prende^ 
il nome dì Comune ; l'identità del nome non coinvolge l'iden- 
tificazione di due cose diverse. Si tratta invece qui di quello 
stesso fenomeno, che con forme più chiare e decise si mani- 
festa — ed era ben noto e studiato — in altre terre meri- 
dionali come Benevento e fe città della costa tirrena.' 

Il Carabellese ha studiato l'argomento con grande amore, 
e con grande diligenza ha indagato ed esposto ogni accenno e 
ogni traccia che potesse giovare a illustrarlo e chiarirlo. Oltre 
le cronache contemporanee e i recenti lavori citati, gli sono 
state fonti principali le varie pubblicazioni di documenti, da 
quelli ben noti e più volte studiati del Morea per Conversano 
del Prologo e del Beltrani per Trani, ai più recentemente editi 
e meno usufruiti del « Codice Diplomatico Barese », cui si ag- 
giunsero numerosi documenti inediti, preziosi tra gli altri quelli 
della badia di Montecassino, dei quali parecchi sono riprodotti 
nell'Appendice che, con un opportuno e accurato indice alfa- 
betico, chiude il volume. 

Vito Vitale. 



R. SORIGA, Di Ildebrando suddiacono di S. R, Chiesa e della sua 
leggenda. — Conegliano, Arti Grafiche, 1907. 

7. — L'opuscolo, non privo di erudizione, si legge volen- 
tieri, anche se non si voglia consentire in parecchie fra le 
opinioni esposte dall'Autore. 

Quattro questioni l'A. si propone, e fra esse la prima 
riguarda il luogo di nascita. Egli sta per Roma, e cita a suo 



ALTO MIDIO STO - R. SORIGA 39 

favore i luoghi in cui Gregorio VII si dice educato a Roma, 
un passo di S. Brunone che lo dice monaco romano, ei 
ano di Ugo di Flavigny secondo il quale nacque a Roma. II 
primo argomento non è molto forte, poiché l'educazione avuta 
a Roma, fino dalla puerizia, non esige la nascita in quella 
città. Il secondo per FA. non dovrebbe avere molta impor- 
tanza, poiché egli dovrebbe riguardarlo come impregnato di 
leggenda, se, come egli crede, si debba negare il monacato 
del pontefice. L'ultimo passo sarebbe perentorio, se si trattasse 
di uno scrittore romano, non di uno straniero. Gli argomenti 
contro r opinione che nascesse fuori di Roma non sono de-, 
cisivi come a lui pare, poiché fra le testimonianze in tal 
senso ve n'è pur qualcuna che non appare sviata dalle tarde 
legende : senza dire poi ch'egli si abbandona un tantino alla 
fantasia, quando s'induce a credere che siasi formata una leg^ 
genda sui primi anni d'Ildebrando, per applicare a lui i fatti 
della vita di Cristo, per modo che lo si sia detto di Soana, pic- 
colo luogo, in riguardo a Betlemme. La asciutta testimonianza 
di un biografo, che lo dice « natione Tuscus patre Bonito » non 
mi pare così destituita d'ogni valore, come sembra all'A. 

Meno mi persuasero gli argomenti per provare che Ilde- 
brando nascesse nel 1029. Egli ragiona così: in una lettera del 
1075, Ildebrando dice d'essere costretto ad abitare in Roma 
« a XX annis ». Se si interpreta da veni' anni, se ne dovrebbe 
concludere che venisse a Roma nel 1055, invece vi si recò 
con Leone IX nel 1049. Egli quindi traduce: « fin dall'età di 
vent'anni », e ne deduce che nel 1049 aveva vent'anni, e che 
perciò nacque nel 1029. Ma tale traduzione non regge, chè^ 
volendo significare questo, in ben altra maniera il pontefice 
si sarebbe espresso. 

Passa l'A. a discorrere della famiglia di Ildebrando, che 
crede fosse romana, e composta di persone ragguardevoli, e 
dedite alle armi. Mette innanzi molte ipotesi, fra le quali egli 
accenna, ma non ci si ferma sopra, alla parentela coi Pier-? 
lami asserita dagli Annales Palideuses, Il S. non conosce la 
recente discussione fra P. Fedele e M. Tangl sull'importanza 
di tale testimonianza. 

In ultimo parla del monacato di Ildebrando, e lo nega 
seguendo Martens, anzi accentua le conclusioni di questo sto- 
rico. Acconsente al Martens, quando questi trova quasi ine- 
spugnabile l'argomento dedotto da un passo di Bernardo di 



j 



40 kECEXSIOXl K NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. CIPOLLA 

S. Biagio, dove dice che Ildebrando prima del pontificato ebbe 
ricchezze ed onori. Non mi pare che il passo sia decisivo, 
poiché, sia stato pur monaco, Ildebrando trovossi realmente 
in mezzo agli affari e in posizione tale, che di necessità traeva 
seco la vita elevata; anche se l'uomo non se ne trovava cir- 
condato, manteneva Tanimo discosto da ogni cosa mondana. 

C. Cipolla. 



EUG. MARTIN, Saint Leon (1002-1054). — Paris, Victor Le- 
coffre, 1904, in-16^ pag. 208. 

8. — Fa parte di una collezione « Les saints » pubbli- 
cata sotto la direzione di Henri Joly dell'Istituto di Francia, 
con intendimento di trattare storicamente la vita dei più grandi 
personaggi che hanno illustrata la Chiesa Cattolica. 

E questa biografia il Martin ha compilato sulla scorta delle 
grandi raccolte di Regesta riferentisi ai pontefici da noi pos- 
sedute: dalle Vitae del Watterich, al Mabillon con gli Acta 
Sandorum Ordinis Sancti Benedicti^ al Muratori con i Berum 
Italie. Scriptores, al Migne con la sua Patrologia; e sulla traccia 
dei pochi lavori speciali sul medesimo soggetto. 

Com' è evidente, le fonti sono buone ed autorevoli, e il rac- 
conto è venuto copioso, dettagliato e presentato con piacevole 
veste letteraria. 

L'unico difetto che crediamo di avervi trovato (se il lavoro 
voglia veramente presentarsi come opera scientifica oggettiva) 
è Fintonazione apologetica con una cura speciale di dar forma 
di panegirico a tutto quello che si dice di Leone IX. 

Basterebbe mettere assieme, o meglio a confronto, sol- 
tanto il racconto della importante e finale impresa di occupare 
e tenere Benevento, e della conseguente famosa battaglia di 
Civita, narrata dal Martin con il racconto degli stessi fatti che 
leggesi nel Gregorovius. È un contrasto così stridente tra lo 
scrittore cattolico e il poetico storico protestante di Roma nel 
medio evo, che all' imparziale lettore vien voglia di dubitare 
dell'uno e dell'altro. E notisi che non pure i medesimi parti- 
colari ma le fonti stesse son servite ad ambedue gli scrittori. 
Eppure il Martin nega naturalmente che il papa fosse prigio- 
niero dei Normanni, e l'impresa di Benevento reca a gloria 
del suo esaltato papa; mentre il Gregorovius assicura che il 
dolore della cattività subita e del disastro di Civita (non trova 



BASSO MEDIO EVO — F. PAPI 41 

altri confronti che con Mentana e relativi zuavi morti martiri 
per la fede) furono la causa della vicina morte del papa. 

Ma il libro del Martin, col dovuto imprimatur ecclesiastico, 
non è fatto per chi... non ha il permesso di leggere il Gre- 
gorovius : e noi diciamo ciò perchè, sebbene scritto con onesta 
intenzione di dire il vero, questa peculiare forma apologetica 
distoglie molti lettori dal ricercarlo. E questo ci pare errore 
non piccolo, difficoltà da evitarsi quanto più si può. 

P. Spezi. 



4. BASSO MEDIO EVO (Sec. XI-XV). 

FERRUCCIO PAPI, Romeo Pepoli e il Comune di Bologna dal- 
l' anno 1310 al 1323. — Orte, Tip. Egidio Marsili, 1907. 

9. — La storia bolognese della fine del secolo XIII e del 
principio del XIV ha avuto negli ultimi anni buon numero di 
illustratori, frutto, in gran parte, deir opera amorevole- e sa- 
piente del prof. Falletti di quella Università, che sa trasfondere 
nei suoi allievi Tamore alla ricerca accurata e paziente e alla 
ricostruzione della vita bolognese. 

Ora è la volta del prof. Ferruccio Papi. Egli ha preso 
a studiare il primo tentativo di signoria in Bologna compiuto 
da Romeo Pepoli, padre di Taddeo, il futuro signore sul quale 
alcuni anni or sono ha dato una pregevole monografia il pro- 
fessore Rodolico. Argomento interessante sempre nella storia 
comunale la trasformazione alla signoria e l'indagine sugli in- 
finiti modi onde siffatto passaggio si compie, e interessante 
nel comune di Bologna in cui tanti elementi si combattevano, 
raa che aveva in sé ancora tanta vitalità, come dimostrò ap- 
punto tra le lottfe e le agitate vicende di quei primi anni del 
secolo XIV. n Papi ha isolato troppo, mi pare, e specialmente 
nella prima parte del suo studio, la persona e l'opera di Ro- 
meo Pepoli dalle condizioni reali del comune bolognese. Anche 
sarebbe stato necessario, per chi si proponeva di illustrare un 
tale personaggio, di dare almeno qualche cenno sulla famiglia 
di lui, sui suoi predecessori immediati che doverono pure aver 
parte nel preparargli il terreno o almeno quelle ricchezze che 
furono lo strumento suo principale. 

Il lavoro sì apre con poche, troppo poche forse, notizie 



42 RECBN8I0NI B NOTI BIBUOGEUFJCHB — V. TJTALB 

sulla vita di Romeo Pepoli dal 1292, quando il suo nome 
compare la prima volta tra i componenti il consiglio degli 
Ottocento, e il 1310 allorché comincia a manifestarsi la sua 
potenza nell'azione febbrile che precede la discesa di Arrigo VII. 
In questo periodo sarebbe stato necessario chiarir meglio la 
politica e razione di lui, come, per esempio, dal 1302 al 1806 
apparisse amico dei Bianchi dominanti per farsi poi addirittura 
capo dei Neri ; e qui forse una molto attenta lettura delle i?i- 
formagioni avrebbe potuto recare maggior luce. Su questo punto 
il Papi non ha inteso di fare ricerche speciali; avrebbe potuto 
però essere più esatto e diligente nelle citazioni. 

Le ricerche personali e dirette cominciano intomo al 1310. 
Dopo le notizie sopraccennate, nel 1<> capitolo è compresa la 
esposizione delle vicende del Pepoli dal 1310 al 1316 in cui fu 
cacciato le prima volta, di tutta la sua opera come ricchissimo 
cittadino, anzi, può dirsi, come capo di parte guelfa. Il secondo 
capitolo comprende la narrazione dal 1316 — poiché nello stesso 
anno fu richiamato — al 1321 quando fu cacciato la seconda 
volta. Questa parte del lavoro é migliore per diretta ricerca 
di notizie e documenti; l'azione di Romeo é seguita passo passo, 
è mostrato com'egli tendesse le sue reti per valersene al mo- 
mento opportuno; e meglio sarebbe se la narrazione fosse più 
organicamente continuata e non intramezzata da digressioni e 
ripetizioni. Ci sono qua e là notizie nuove e interessanti come 
quelle suU' estimo dei beni di Romeo, che avrebbero potuto 
essere più largamente sfruttate (pag. 37), come i notevoli par- 
ticolari su quel tumulto degli studenti nel 1321, che dà i primi 
segni dell'imminente caduta del Pepoli. 

Credo che qualche osservazione si potrebbe fare alle ra- 
gioni che il Papi adduce a spiegare come il tentativo del Pe- 
poli fallisse (pag. 76). L'essere egli vissuto in un periodo di 
passaggio, come l'A. lo chiama, avrebbe dovuto aiutare piut- 
tosto che ostacolare il suo tentativo: gli è che Romeo ebbe 
dalla sua la ricchezza non l'ingegno e l'abilità del figlio, indi- 
spensabili a ima trasformazione e a un governo fondati in gran 
parte sulle doti personali del signore, governo, del resto, al 
quale il Comune bolognese non era ancora pienamente maturo. 

Il terzo capitolo tratta delle condizioni di Bologna dopo 
la partenza del Pepoli, delle vicende di lui dopo la cacciata, 
dei suoi tentativi di ritorno. Quest'ultima parte è la più nuova» 
tuttavia il Papi avrebbe potuto fare uso anche migliore e più 



BA^SO MEDIO KVO — F. M. BAU3ltiAliTKli 43- 

ampio dei documenti rinvenuti intorno al processo fatto al 
Pepoli. 

Nell'insieme questo studio non dice molto di ignorato, 
che abbia una reale importanza più che per la biografia del 
Pepoli, per la storia bolognese e per il fatto più generale 
del costituirsi delle signorie. La figura di Romeo appare più 
chiaramente delineata e a più precisi contorni, ma il suo profilo 
rimane quale era già anteriormente noto. E a questo propo- 
sito debbo osservare che, se è vero a rigore che sull* argo- 
mento dal Papi studiato non fossero stati composti lavori spe- 
cial, non è men vero che di Romeo Pepoli e dell'opera sua 
in rapporto alle condizioni -della vita comunale bolognese, ho 
parlato ampiamente nello studio sul Dominio di parte guelfa 
in Bologna (Bologna, Zanichelli, 1901) che il Papi conosce e 
cita, in verità troppo poche volte. Anzi, riguardo al metodo, 
è questa V osservazione più rilevante che debbo fare al sua 
lavoro; mi sarebbe facile dimostrare con confronti le citazioni 
di seconda mano, Y uso di documenti già usufruiti ed anche 
pubblicati per intero adoperati come inediti, ed altre simili 
inesattezze dovute più che altro a inesperienza. Tuttavia il 
lavoro del Papi è una buona promessa. 

Vito Vitale. 



P. M. BAUMGARTER, Aus Kanzlei u, Kammer, Eroterungen 
zur Kurialen Hof^und Verwaltungsgeschichte im 13, 14 und 
15 Jh, Bullatores, Taxatores, Domorum Cursores, — Frei- 
burg Vb, Herder, pag. XIII, 412. 

10. — L'autenticità e la genuinità dei documenti usciti dalla 
Cancelleria pontificia possono venire in modo definitivo con- 
statate, almeno in molti casi, soltanto quando si possegga 
mia cognizione intera e completa del meccanismo amministra- 
tivo che li preparava. Tale studio ci mette anche in guardia 
da alcune falsificazioni che, fatte da contemporanei, possono 
più faciUnente illudere, perchè somigliantissime ai veri origi- 
nali. Anzi i papi più di una volta si lamentarono di questi pe- 
ricoli, e ilBaumgarter cita esempi di Gregorio VII (pag. 152-3, 
175) e di Innocenzo IH (p. 203), i quali presero appunto le 
dovute precauzioni in proposito, l'uno perchè gli era stata 
rubata la matrice della bolla, e l'altro perchè erano state fal- 
sificate le bolle sue e quelle di Celestino IH suo predecessore. 



-44 RKCBN8I0NI E NOTI BIBLIOOKAPICHI — 0. CIPOLLA 

Il B. aveva preparalo molto materiale per la trattazione delle 
falsificazioni, come egli ci dice nella prefazione, ma poi si de- 
terminò a riservare per l'avvenire questo argomento. 

Chi usa svolgere le bolle pontificie, sa ch'esse presentano 
non di rado, sotto la plica^ alcune lettere o alcuni inizi di 
nomi provenienti dalla Cancelleria, Di solito quelle lettere ven- 
gono trascurate; eppure da esse viene rassicurazione dell'au- 
tenticità della bolla, giacché ci somministrano gli elementi 
della sua compilazione. In quanto ciò ha rapporto colla bol- 
latura o sigillazione della bolla, il Baumgarter tratta questo 
argomento. 

I a bullatores » costituivano un ordine speciale di officiali 
pontifici, il primo dei quali si incontra in atto del 1234: 
« Guido quondam buUator ». Per i primi tempi scarse men- 
zioni abbiamo di « bullatores », ma a partire dal tempo di 
Benedetto XI essi si ricordano con tanta frequenza che il 
nostro A. potè stenderne la serie. I bollatori avevano alloggio 
e stipendio dal papa. Al loro servizio attendevano varie qua- 
lità di assistenti o di servi. Erano scelti dal papa, che per 
altro usava sentire il consiglio dei cardinali. Dai documenti 
siamo discretamente informati anche sul metodo tecnico con 
cui si eseguiva la bollatura. La pergamena non rasa (cioè pre- 
parala da una sola faccia) si adoperava per i documenti, e 
la rasa per i volumi; questa infatti doveva ricevere la scrit- 
tura dall'una parte e dall'altra. Abbiamo notizie sulle varie 
grandezze e forme della pergamena e sulla carta. Grandis- 
sima è la bolla data, 1339, da Benedetto XII quando concesse 
agli Scaligeri l'assoluzione dalla scomunica. Siamo informati 
(pag. 144-6) sui mercanti di pergamena, ch'erano, per il mag- 
gior numero, ebrei. Sappiamo i nomi degli incisori delle bolle. 
Alla morte del papa, si spezzava la matrice della bolla , ri- 
spetto alla faccia che ne recava il nome. Un papa, nel periodo 
interposto fra l'elezione e la consecrazione, se emanava bolle, 
adoperava per sigillarle la « bulla defectìva », cioè vuota da 
una parte ed occupata solo dall'altra colla figura dei due Apo- 
stoli. I documenti papali erano tutti bollati, tranne le cedule 
interclusae, come a dire formule di giuramento e simili, le 
quali chiuse nelle bolle sigillate ricevevano da esse il loro 
valore. Rarissimi sono gli esempi che fanno eccezione , e ce 
li dà Gregorio VII (pag. 175), dichiarando che non apponeva 
il sii^illo al documento, affinchè esso non cadesse in mano 



BASSO MEDIO EVO — P. M. BAUHGARTBR 45- 

ad Enrico IV, che se ne poteva giovare per fabbricarne una 
bolla apocrifa. Si hanno anche bolle originali in carta, degli 
anni 1340, 1374 (pag. 200). La plica si faceva in Cancelleria, 
a differenza dei fori destinati a sostenere la bulla pendente. 
La bulla o sigillo si appendeva tanto ai diplomi patenti, come 
alle lettere chiuse. Tranne casi affatto eccezionali, il docu- 
mento pontifìcio non ha che una sola bulla, e questa è in 
piombo. Non manca tuttavia qualche raro esempio di bulla 
aurea. Ma non fa prova la bolla , 1439, dell'Unione emanata 
nel Concilio di Firenze, giacché le bolle d'oro che si appe- 
sero ad alcun esemplare della medesima, non sono di Eu- 
genio IV, ma deirimperator greco. Non so peraltro come B. 
(pag. 206) parli delle bolle dell'iniperatore e del patriarca di 
Costantino, mentre il patriarca Giuseppe mori assai prima della 
promulgazione del decreto di Unione. 

La spedizione delle bolle si facea talvolta per via privata : 
i vescovi, che ritornavano 'dalla visita ad limina, riportavano 
in patria le bolle destinate ai loro paesi. Ma il mezzo ordi- 
nario per la trasmissione dei documenti pontifici era quello 
dei cursores, i quali a tal fine ricevevano dal papa uno sti- 
pendio : inoltre avevano il diritto del vitto e dell'alloggio dalle 
persone cui rimettevano il documento. Ma troppo di sovente 
essi cadevano in abusi, per avidità di guadagno, e i pontefici • 
studiavansì di togliere tali malversazioni. Giuridicamente una 
bolla destinata al pubblico era abbastanza pubblicata quan- 
d'era affissa « ad valvas ecclesie ». 

La spedizione di una bolla richiedeva una tassa da pa- 
garsi da chi la chiedeva. Era una forma di tassa, che veniva 
parzialmente coperta dalle spese effettive necessarie (ancorché 
in lieve misura) per la confezione materiale della bolla. I 
hullatores, oltre al loro ufficio principale, doveano attendere 
anche ad altre attribuzioni secondarie, fra le quali il primo 
posto tiene le cure date al cadavere del pontefice. 

Gli officiali godevano vari privilegi, sia materiali, sia spi- 
rituali. Nella seconda metà del secolo XIV i bullatores ven- 
nero onorati coi titoli familiares ed officiales del papa. 

Dopo la parte espositiva, ricchissima di erudizione, viene 
una scelta di documenti inediti, dal 1316 al 1497; avverto fra 
essi anche due inventari, dei quali uno è del 1367: l'altro sta 
inserto in un testamento del 1342. 

Chiudono l'opera tre indici. Il primo indice contiene la 



46 RECBN8I0NI R KOTR BIBLIOORAPICriE — C. CIPOLLA 

serie dei documenti citati nel volume, che sono numerosis- 
simi (circa 500) dal 970 al 1819. Viene poi l'elenco dei nomi. 
Finalmente il catalogo dei papi, dei cardinali e de^li officiali 
di Curia chiude un volume, del quale ben può dirsi che costò 
airautore studi assidui, difficili, pazienti fra mezzo ad ogni 
sorta di volumi e di documenti archivistici. Il Baumgarter con 
ragione potrà dire di aver reso im servizio utilissimo alla di- 
plomatica e alla storia scientifica. Aspettiamo da lui la pub- 
blicazione degli altri preziosi suoi studi. 

C. Cipolla, 



-CHARLES DEJOB, La foi religieuse en Italie au quatarzième 
siècle. — Paris, A. Fontemoing, 1906, pag. 443. 

11. — Partendo dall'affermazione di Cesare Guasti: « Il 
secolo del Decamerone era un secolo profondamente ascetico », 
FA. si ingegna di dimostrare, in questo volume, che la fede 
religiosa in Italia, nel secolo 14*, era profonda e agiva forte- 
mente sui pensieri e le azioni degli individui, della società, dei 
governi; e che l'opinione contraria dei critici moderni non ha 
fondamento. 

Egli nota, anzi tutto, che l'intenso studio delle questioni 
particolari ottenebra e rende difficile la visione netta dell'in- 
sieme; e neppure permette di cogliere al giusto l'efficacia dei 
contrasti. È, in verità, qui egli ha pienamente ragione. Ma 
parmi che esageri troppo l'applicazione di questo principio, 
sicché si ha l'impressione che consideri come sentimento re- 
ligioso quello che più esattamente potrebbe chiamarsi supersti- 
zione. Però l'esame delle condizioni dello spirito pubblico in 
Italia è fatto con sicurezza e precisione mirabili. Nessuno potrà 
negare che gli scandali avignonesi e le conseguenti invettive 
e deplorazioni contro il vizio, il malcostume, la simonia e Tir- 
religiosità, non bastano a dimostrare l'assenza della fede; come, 
d'altra parte, i più oramai riconoscono essere per lo meno 
eccessiva la tradizionale opinione dell'asservimento completo 
dei papi avignonesi ai re di Francia. 

Il capitolo che delinea il quadro morale e intellettuale 
della società del secolo quattordicesimo, ci sembra uno dei 
più belli e persuasivi. Prescìndendo dalla tesi dell'autore, è 
fuori di dubbio che il sostrato della vita di quella società è 
la ingenuità più schietta, che si possa immaginare, qualunque 



BASSO MKDIO^EVO — CU. rRJoB 47 

sia la manifestazione estrinseca di quella singolare operosità 
<lei casolari come delle corti, dei campi come delle città, 
delle oflScine come delle assemblee, in pace come in guerra. 
Tutto, nota bene TA., afferma la persistenza dei costumi ca- 
vallereschi: in ogni atto, anche fra le violenze e i calcoli, fa 
capolino il carattere infantile del medio evo, il suo bisogno 
di immagini e di simboli. A dispetto della immensa sua su- 
periorità nelle arti e nelle lettere, l'Italia del 14'' secolo non 
differisce molto, nel fondo, dal resto d'Europa. Impossibile 
afiSbbiare a lei la qualità di machiavellica, o bigotta, o ipocrita, 
atea. E, qpiantó ai prelati, se non mancava la scienza, neanche 
altre virtù facevano ad essi difetto, e principalmente Tosser- 
Yanza coraggiosa dei loro doveri chiesastici. Potevano, in ge- 
nere, rendersi colpevoli delle più gravi colpe d'ordine pubblico 
privato, ma rimanevano sempre fedeli agli obblighi religiosi. 
Senza dire che, in realtà, gli ecclesiastici prevaricatori non 
erano meno numerosi nelle altre nazioni. 

L'A. discorre a lungo delle diverse classi sociali, per di- 
mostrare che, in tutte, fu sempre viva la fede. E interessanti 
molto sono i paragrafi riguardanti i personaggi rappresentativi , 
dell'epoca, Dante, Petrarca, Boccaccio, Sacchetti, Salutato, ecc. 
Ma nuova, se non andiamo errati, è l'osservazione che appunto 
la fede religiosa ritardò sino alla fine del secolo quindicesimo 
il sorgere del teatro profano e tarpò le ali alle arti del disegno. 
Come si spiegherebbe altrimenti che l'umanesimo, che arriva 
a far dimenticare ai letterati italiani la lingua materna, non 
inspiri loro alcun gusto per il teatro regolare? Che Angelo 
Poliziano prenda lezioni di drammatica dagli autori di mistero, 
se non è perchè il pubblico considera l'arte drammatica come 
ancella della Chiesa? Per altro l'A., pur sostenendo che pro- 
fonda ancora fosse la fede in Italia nel 14*> secolo, ammette, 
d'altra parte, che vi era di già la minaccia di quello scetti- 
cismo, che si leva gigante solo nel secolo quindicesimo. Ed 
ecco come conclude il suo dire; « Nell'Italia del 14** secolo la 
cupidigia e la durezza, passioni eteme, avanzano a favore del- 
l'anarchia, ciò che costituisce un pericolo per le credenze, che 
pretendevano dominarle. L'energia vera, la pertinacia della vo- 
lontà diminuiscono, ed è un altro danno, ma, sul principio, più 
per la patria che per la fede ; perchè la politica, allora, fa di- 
menticare piuttosto il dovere verso la patria che quello verso 
Dio. In fondo, la Chiesa ha da sostenere piuttosto disdette 



48 RBCBN810NI K .HOTK BIBLIOGRAFICHE — Q. 0APA8BO 

passeggere che non inquietudini per il futuro. Essa regna ancora 
sulle anime, non soltanto per la forza della tradizione e la po- 
tenza deiroro e dei privilegi, che crescono di giorno in giorno 
nelle sue mani, né domina soltanto i semplici, gli ignoranti, ma 
i sapienti, gli uomini di genio. Gli stati che lottano con lei, ne 
riportano, per solito, la peggio, anche quando le condizioni di 
lotta sono a lei sfavorevoli. Più che in senso religioso, essa vive, 
pensa, agisce in senso politico. Affluiscono nelle sue file le re- 
clute , le milizie nuove. Tiene un gran posto nel mondo per la 
virtù, l'attività, il credito dei suoi membri infiniti. Le si perdo- 
nano volentieri i suoi torti reali, quanto più essi sono di data 
remota. Si riconosce la gravità di altri torti meno scusabili, ma 
nessuno li esagera. Ogni sorta di libertà si ritiene lecita verso 
i suoi membri, ma Tistituzione è rispettata. E lo stesso accade 
alla morale predicata, ma non se ne contrappone alcun'altra, 
tranne che si voglia fare di più. Lo spirito pubblico rimane 
modesto, sottomesso, cristianp ». 

Per parte nostra ci permetteremo di chiudere, osservando 
che qui, più a ragione che in molti altri casi, pare si possa 
dire, con sicurezza, che la verità va cercata, né di qua né di 
là, ma soltanto nel mezzo. 

Gaetano Capasso, 



5. TEMPI MODERNI (1492-1789). 

PAPADOPOLI ALDOBRANDINI NICOLO', Le monete di Ve- 
nezia descritte ed illustrate con disegni di C.Kunz. — Parte 2*: 
Da Nicolò Tron a Marino Grimani (1472-1605). — Venezia, 
Tip. Emiliana, 1907, in-4, di pag. 840 e 35 tavole. 

12. — Dalla pubblicazione della prima alla pubblicazione 
della seconda parte delle Monete di Venezia fatta dal conte se- 
natore Nicolò Papadopoli Aldobrandini , più che tredici anni 
sono trascorsi: tempo più breve forse non si poteva impie- 
gare, data la grande quantità del materiale numismatico ed 
archivistico raccolto e studiato dall'autore. Ed ora per verità 
dobbiamo dire di essere stati compensati ad usura della nostra 
attesa con un lavoro encomiabile sotto ogni rispetto. 

Col primo volume, che vide la luce per le stampe nel 
1893, vennero illustrate le monete di Venezia dalle orìgini a 
Cristoforo Moro. Un giudizio assai lusinghiero per l'autore venne 



TBXFI HODIRXI — N. PAFADOPOLl 49 

dato SU questo volume da Alberto Puschi in una recensione 
dotta ed equanime pubblicata nella Rivista italiana di numi- 
stnafdca (a. VI, 1893). Diverso non è il giudizio, che ora espri- 
miamo noi, sul secondo volume che illustra le monete vene- 
ziane da Nicolò Tron a Marino Grimani. Esso manca della 
solita prefaziond ritenuta giustamente inutile dall'autore, che 
considerò il lavoro una necessaria continuazione dell'altro pre- 
cedentemente pubblicato. Ed infatti come nel primo volume, 
cosi in questo, la materia, esposta e trattata cogli stessi criteri, 
è distribuita in capitoli corrispondenti ciascuno al periodo di 
durata di ogni dogado. Le brevi ma interessanti notizie storiche, 
addensale in ogni capitolo, mettono in chiara luce le condizioni 
economiche, per le quali eransi resi necessari speciali decreti 
monetari, diretti a regolare la circolazione delle monete, a 
crearne di tipo nuovo, ad abolirne del tipo vecchio, o ad impe- 
dirne le falsificazioni. E tutti questi decreti sono stati studiati 
ed illustrati dall' A. con competenza pari alla sua dottrina. 

In ogni capitolo trovasi inoltre una dettagliata ed esat- 
tissima descrizione delle monete, comprese le varianti di ciascun 
tipo, descrizione seguita da un elenco delle opere che trattano 
delle monete descritte. Diviso in due parti è l'ultimo capìtolo 
che tratta delle Monete anoniìne; nella prima parte sono illu- 
strate e descritte le monete per la città di Venezia e il dominio ; 
nella seconda le monete per i possedimenti di terraferma e di 
oltremare. Da pag. 565 a pag. 746 sono riportati 244 docu- 
menti d'archivio, che sono deliberazioni o del Consiglio dei 
Dieci o del Senato circa la moneta. E qui l'A. ebbe cura, se 
per caso nel documento originale trovavasi lo schizzo della 
moneta di cui è fatta menzione, di riprodurlo col sistema elio- 
tipico. Fu riprodotto poi in fac-simile l'intero documento, datato 
26 aprile 1531, col quale si deliberava la coniazione di quattrini j 
per soddisfare ai bisogni delle città di Brescia, Bergamo e 
Crema che richiedevano moneta piccola. 

In appendice, dopo i documenti, l'A. fece seguire anzitutto 
tre tavole indicanti il valore ed il peso della moneta veneziana 
d'argento e d'oro, eia proporzione fra il valore dell'oro e quello 
dell'argento ; quindi un elenco dei nomi dei massari all'argento 
e all'oro, dei quali è ricordata anche l'epoca in cui tennero 
l'ufficio e la sigla che ciascuno di loro fece imprimere sulle 
monete; infine un prontuario per conoscere la rarità ed il prezzo 
attuale delle monete veneziane dal 1472 al 1605. Dopo le 

Rivista storica iUUianaj 8* S., vii, 1. i 



50 BECKM810III B NOTE BIBLIOGRAFIOHB ~~ L. RIZZOLI 

numerose giunte e correzioni (da pag. 799 a pag. 814), fra le 
quali assai notevoli quelle relative alle varianti dello scudo d'oro 
di Andrea Gritti, e dopo un indice alfabetico, copioso di voci 
e di rimandi, chiude il grosso volume una serie di 35 tavole 
recanti la riproduzione delle monete su disegni del dotto e 
valente Carlo Kunz. 

Tale lavoro, davvero colossale, venne di lunga mano pre- 
parato dall'Autore, il quale attese con studio e cura speciale 
allavcompilazione dei capitoli, come se questi fossero altrettante 
monografie da pubblicarsi singolarmente. Ed invero alcuni ca- 
pitoli anticiparono, per così dire, la pubblicazione del volume. 
Vedemmo uscire per le stampe nel 1901 : « Nicolò Tron e le 
sue monete {147 U 147 4) »; nel 1905: « Sebastiano Venier e le 
sue fnonete {1577-1578) »; nel 1906: « Le monete anonime di 
Vetiezia dal 1472 al 1605 ». In tempi diversi furono pure pubr 
blicate le tariffe con disegni di monete del 1517, del 1544, del 
1551, del 1554 e del 1664, le Carzieper Cipro coniate dai Fe- 
neziani nel 1515 e nel 1518; le Monete trovate nelle rovine del 
Campanile di S. Marco; le Monete italiatie della raccolta Papa- 
dopoli. Anche questi ultimi lavori trovarono posto, convenien- 
temente trasformati secondo Tindole dell'opera, nel volume 
testé pubblicato. A tutta la materia il sen. Papadopoli seppe 
dare una vera unità d'indirizzo, cosi da formare un tutto omo- 
geneo ed organico, e tale da ritenersi come gettato d'un sol 
pezzo. Le collezioni numismatiche, che servirono di base all' A 
per le sue pazienti e scrupolosissime indagini ed osservazioni, 
furono quella del Museo Civico e Correr di Venezia, quella del 
Museo Bottacin di Padova e quella che l'Autore stesso possiede 
Jn Venezia. Queste collezioni furono ripetute volte esaminate 
dal sen. Papadopoli, il quale però non volle neanche trascu- 
rare le altre collezioni italiane e straniere, nelle quali si tro- 
vassero per caso monete uniche o rarissime. Ed io con vera 
compiacenza ricordo, sapendo che lo stesso sistema di studio 
venne seguito dal Papadopoli negli altri musei, la diligenza da 
lui usata (coadiuvato dal suo valoroso segretario il professore 
Giuseppe Castellani) nell'esaminare le monete veneziane del 
Museo Bottacin di Padova, facendone la descrizione de' vari 
tipi, notandone tutte le varianti, le sigle dei massari, la forma 
delle lettere delle leggende e perfino i piccoli segni che divi- 
dono una parola dall'altra e che possono caratterizzare le monete 
stesse. E mentre l'A. procedeva a conoscere il peso di ciascun 



TBMPI MODERNI — N. PAPADOPOLI 51 

pezzo preso in esame, notandone anche Io stato di conservazione 
e la qualità del metallo e veniva conseguentemente ad istituire 
dei confronti con altre monete, ne deduceva, colla scorta dei 
documenti che a lui erano noti per le precedenti ricerche archi- 
vistiche, le cause che avevano determinato nei riguardi delle 
condizioni economiche la coniazione di una nuova moneta, o 
raumento o la diminuzione del peso delle monete correnti, o 
il miglioramento od il deterioramento del metallo fino in esse 
contenuto. In tal modo TA. pervenne pure, sradicando errori 
vecchi, a stabilire la vera nomenclatura delle monete veneziane, 
dopo di averne bene determinato il tipo ed il valore. 

Con speciale interesse poi il sen. Papadopoli studiò le 
monete anonime, che vennero classificate, con ottimo criterio 
critico, secondo l'epoca della loro coniazione. Citerò qui soltanto 
finnumerevole quantità di hagaUini, che presentano da un lato 
la Madonna circondata dalle lettere R. C. L. A., e dall'altro il 
leone chiuso in un quadrato, battuti dal principio del 1500 al 
principio del 1600. A tutte queste monetine l'A. seppe assegnare 
l'anno della loro emissione, avendo egli tenuto conto principal- 
mente delle iniziali dei massari segnate sulle monete stesse e della 
fisionomia artistica che esse presentavano. Di fatti al Papadopoli, 
che in tutto il suo pregevole lavoro non abbandonò mai lo 
studio dell'arte nella moneta, riusci agevole, anche dalla varietà 
dei particolari e dello stile, stabilire il tempo in cui detti ba- 
gattini vennero coniati. Nei più antichi la Vergine è raffigurata 
come nelle opere degli artisti primitivi; in quelli di epoca più 
tarda la vediamo come fu raffigurata dai più grandi pittori della 
scuola veneta ; nei più recenti invece vi si notano le caratteristi- 
che dell'arte spigliata della fine del cinquecento e del principio 
del secolo XVII. E studiando l'arte della moneta, il Papadopoli 
mise in bella luce gli artisti, che furono intagliatori delle stampe 
in zecca. Sotto Giovanni Mocenigo la zecca ebbe Luca e Ber- 
nardo Sesto, Alessandro Leopardi, Antonello, Silvestro e Pa- 
squale figli di Antonello, e Vittore Camello. L'influenza però di 
questi valentissimi artefici si notò, come dice l'A., soltanto alla 
fine del principato di quel doge, e precisamente nelle monete 
denominate Marcelli. 

A Vittore Camello attribuì il Papadopoli lo zecchino (tipo 
modernizzato) di Marco Barbarigo, vera opera d'arte degna 
della fine del secolo XV. Con pochi tratti sapienti l'artista ri- 
produsse in questa moneta il ritratto del vecchio doge, che è 



52 RKCENSIOHI E KOTB BIBLIOGRAFICHE — L. RIZZOLI 

di una bellezza sorprendente. Ad Alessandro Leopardi spet- 
terebbe invece Tesecuzione del doppio bagattino colla testa dr 
S. Marco. Il Camello e il Leopardi lavorarono pure sotto il 
doge Agostino Barbarigo, e Pietro Benintendi e Bartolomea 
Angeli lasciarono degno loro ricordo nelle monete del doge- 
Leonardo Loredan. 

Per concludere dirò che col secondo volume il senatore 
Papadopoli confermò, anzi aumentò la fama di dotto e coscien- 
zioso numismatico, procuratasi già da lungo tempo colle pre- 
cedenti e numerose sue pubblicazioni. Egli ha preparato un 
-libro di consultazione indispensabile allo studioso vero della 
numismatica, che in esso troverà tutto quanto gli potrà ab- 
bisognare per la conoscenza, anche la più particolareggiata, 
della monetazione veneziana. Voglia ora Tillustre Autore ac- 
cingersi alla pubblicazione del terzo volume, col quale avrà 
compimento nel modo degno del più grande elogio la storia 
di tutte le monete battute dalla Repubblica di Venezia. 

Luigi Rizzoli, jun. 



G. C APASSO, E Governo di Don Ferrante Gonzaga in Sicilia 
dal 1535 al 1543. — Palermo, S. T. Boccone del Po- 
vero, 1906. 

13. — Ecco la riprova del come si deve oramai far la 
storia, e deirabilità di un competente, che prima di mettersi 
a descrivere a fondo un periodo di vita pubblica ha consul- 
tato ad uno ad uno i documenti che trovò, e se n' è com- 
posta in mente organica e fusa una sostanza^ Già di questa 
preparazione il professore Gaetano Capasso aveva dato ono- 
revole saggio nel suo eccellente Gonzaga alVimp-esa di Puglia 
il 1529, appunto qui nella Rivista tredici anni or sono, e in- 
dubbiamente gli fu di vantaggio anche il bello studio del figlio 
Carlo (1) sulla Politica di Paolo ///, ma il presente volume è più 
che mai e per sé solo un esempio importante, che ammonisce 



(1) Del dottor C. Capasso, insegnante nel Liceo di Bergamo^ è 
notevolissimo il Corso di Storia gerierale che sta dando alla luce coi 
tipi Bicchierai in Napoli. Il qual Corso è però piuttosto una brava 
ed erudita serie di Ragionamenti che di Lezioni, e purtroppo non- 
avrà molti lettori nelle Scuole Medie (specie le tecniche) ove la cul- 
tura storica è ancora un desiderio. 



TEMPI MODERNI — G. CA PASSO 53 

insieme e incoraggia... Peccato, che a volte i documenti non 
rispondano per intero alle insistenze scientifiche dell* Autore, 
che addolorato del non poter trar dalle selci le tanto invocate 
scintille, si strugge e li accusa dì non dire. Dicono abbastanza, 
ad ogni modo, i diciotto dell'Archivio Parmense, che reca nel- 
l'Appendice, tra i quali spicca particolarmente curioso e signi- 
ficativo il « Memoriale et Instruttione secreta per voi signor 
Don Pietro di Zugniga circa le vacantie che accascheranno di 
qualche caricho honorato ». Zugniga era l'inviato personale 
del Gonzaga alla Corte di Carlo, e la lettera è il maggior te* 
stimonio della smania tenace di lui di farsi innanzi. 

Perocché, proprio, ben alto poggiò tutta la sua vita la 
mente ambiziosa del Mantovano, deciso a vincere la fortuna. 
« n governo della Sicilia non lo contentava. Voleva o un co- 
mando militare di prim'ordine, o il governo di un paese più 
importante ». E i suoi pensieri non nascose mai. Consultate 
a vostro grado il Di Blasi, la cui Storia dei Viceré, nel suo ge- 
nere (giudicava già è un secolo lo Scinà) é un'opera in tutte 
le sue parti compiuta, e tra gli altri il Litta e l'Ulloa, e ve 
ne persuaderete senz'altro. 

I due addebiti, anzi, che si sogliono fare al Gonzaga, sono 
precisamente eh' egli pensò più del giusto a ingrandir sé e i 
suoi, e che fu di consueto troppo severo nella punizione dei 
delitti e troppo corrivo a gravar d'imposte il paese. « In ve- 
rità, che abbia curato talvolta eccessivamente il vantaggio suo 
privato e quello dei parenti e delle persone che gli stavano 
a cuore, non si può revocare in dubbio. Era difatti una caccia 
spietata quella eh' ei faceva a doni, a benefici, a concessioni 
fruttuose e cose simili, per cui gli si suscitarono contro gelosie 
ed inimicizie, e si ebbe l'affronto di una pubblica e ostile in- 
quisizione dei suoi atti di governo, la quale, se non gli impedì 
allora di salire a maggiori onori e dignità, concorse probabil- 
mente più tardi a determinare e affrettarne la caduta. Ma si 
deve anche riconoscere che non piccola parte, in quegli ec- 
cessi, ebbero la molta generosità sua verso amici e servitori, 
«h*ei sagacemente voleva tenere avvinti alla sua persona, e 
la naturale propensione ad accogliere le preghiere di chiunque 
a lui si rivolgesse per aiuto o protezione ». 

È, d'altronde, ridimostrato e innegabile ch'ei governò la 
isola con energia avveduta e franca. « Certo, in tutti i modi 
si industriò di far contento il suo signore , V approvazione e 



si KECBNSIONI E NOTE BIBLIOORAFICHi: — 0. 8AN0I0RQI0 

il favore del quale anteponeva a qualunque altra più cara cosa. 
Ma anche il benessere e la prosperità del paese erano da lui 
desiderati sinceramente e senza secondi fini. Assistito da con- 
siglieri esperti, come, ad esempio, il dottor Andrea Ardoino,. 
escogitò, e tentò anche, riforme intese a quello scopo. Della 
severità usata contro malfattori, prescindendo da parziali e 
spiegabili^ se anche non scusabili, abusi ed esagerazioni, non 
biasimo gli va dato, bensì lode, che essa dimostra Tefifettiva 
suo desiderio di migliorare Tamministrazione della giustizia, e 
dì sradicare completamente la mala pianta dei malviventi, la 
quale, lui lontano, non tardò pur troppo a rimettere nell'isola 
più salde radici. Volle favorire l'agricoltura, promuovere il com- 
mercio, dar vita a qualche industria, ma principalmente cor- 
reggere l'ordinamento tributario con provvedimenti, i quali, pur 
assicurando all'erario somme maggiori, alleggerissero, d'altra 
parte, i pesi eccessivi delle contribuzioni pubbliche. Si può af- 
fermare, anzi, con piena certezza di dire il vero, che non sol- 
tanto si ingegnò in tutti i modi di non ridurre la Sicilia agir 
estremi, ma cercò anche di allontanare da essa, sin dove i 
mezzi glie lo consentivano, l'amaro calice dei salassi pecuniari, 
rinnovantisi talvolta con un crescendo spaventevole. Ma gli av- 
vfenimenli furono più forti di lui ed egli dovette adattarvisi. 
Ne il Gonzaga né altri avrebbero potuto, del resto, spezzare 
le catene, che la gloriosa, ma deleteria politica spagnuola aveva 
gittato intorno al collo dei Siciliani, sino quasi a soffocarli. Per 
altro, merito assoluto, incontrastabile del Gonzaga fu quella 
d'aver messo le basi di un sistema di difesa solido e perma- 
nente, che, iniziato da lui, e mandato a termine dai suoi suc- 
cessorij assicurò l' isola, meglio di qualunque altro dominio 
spagnuolo, dalle incessanti minacce dei popoli musulmani ». 
Don Ferrante (conchiude l'esimio Capasso) mostrò là di pos- 
sedere non solo qualità eminenti d' uomo di guerra, ma si 
anche altitudine vera al governo degli stati. « E il suo nell'isola 
va legittimamente registrato fra i migliori, che possano toccare 
a un popolo d'alto sentire e laborioso, al quale la fatalità sto- 
rica ha tolto il massimo bene desiderabile: l'indipendenza. » 
Purtroppo le pratiche e buone intenzioni del Lombardo 
furono dal primo al settimo anno della sua amministrazione 
impacciate e quasi impossibilitate dalla inesorabile politica im- 
l>enale di Carlo, dannata per sua natura a disseccare ogni più 
ubertn&a tonte di reddito. Le eran gravezze, confessa Lodovico 



TSMPI MOOBlUn -- 0. 0APA68O 55 

Bianchini, storico non facile alle proteste ed alle compas- 
sioni, le eran gravezze assolutamente sproporzionate alla po- 
tenzialità economica del paese! E il 1542, il bilancio del 

regno presentavasi tale, tanto ogni casa di Cesare era corrupta 
et exhausfa et consumta, « da non temere il paragone con quelli 
dei più dissestati dei nostri Stati odierni. » Le plebi, oppresse 
dalle imposte, e vessate per giunta dai baroni e dai porporati, 
sempre d'accordo a scapito del popolo, tenevano l'anima coi denti 
e maledivano la vita. La borghesia (ammesso laggiù meritasse 
tal nome la schiera sottile degli indipendenti) faticava a scam- 
pare dalle insidie del fisco e dei feudali. Degli ecclesiastici pa- 
gavano di borsa i poveri, ma il papa non tralasciava occasione 
di rastrellar pecunia; e a pag. 79, TA. dice che il cardinal Far- 
nese, mitrato di Monreale, forte delle immunità vescovili, sfug- 
giva tranquillissimo ad ogni imposta; e a pag. 114, aggiunge 
che il Gonzaga, pur soccorso dalle soprane istruzioni e avverso 
a spogliazioni fatte da altri, specie se per conto della curia ro- 
mana, non riuscì ad impedire che Tarciabate di Ugento lecceser 
riscuotesse in nome di Paolo III (quel Paolo che appunto al- 
lora permetteva agli Ebrei di prestare al 33 per 100, purché 
assicurassero quattrini a lui), tasse speciali dal clero minore 
ddCisola e dai montanari ancora nella impossibilità di soddisfare 
al Governo i loro debiti arretrati. Le carestie e l'eruzione del- 
l'Etna moltiplicavano a lor volta la miseria generale, e le spese 
schiacciavano ; il trovar danaro era diventato impresa terribile, 
e si moriva di fame qui, intanto che là, altro che rosicchiare, si 

rubava a man salva! 

Avversario deirinquisizione, che, protetta da Ferdinando 
il Cattolico e favorita dai Viceré, aveva messe radici nell'isola 
sin dal 1487, il Gonzaga, esperiti i mezzi delle leggi ordinarie, 
non dubitò di venire in aperto conflitto col vescovo di Patti, 
gran maestro di quella, pigliando le difese del presidente della 
Corte, il marchese di Terranova, che provocato dalle reiterate 
prepotenze del frate, aveva sottoposti a tortura due aguzzini 
del sanguinario tribunale, cosi cadendo in disgrazia persino 
del Re. Fu per lui, e punto per la petizione del parlamento, 
che durò dieci anni il divieto ai servi ed agli ufficiali delFIn- 
quisizione di portar armi e di repetere le persone incolpate di 
delitti da pena capitale; e Vito La Mantia ha raccontato sin 
dal 1886 in questa stessa Bivista, come i Domenicani di Pa- 
lermo tentassero ogni modo di esautorarlo, moltiplicandogli 



56 BL'C&NSIORl B NOTB BiBLIOGlU FICHI — «. 6A1VOI0RG10 

contro le lettere di fuoco ed ostentando pervicacemente e coram 
populo di non tener conto alcuno dell'editto che restringeva 
i loro poteri. Né valsero le minacce e le scomuniche ad in- 
timidire il Gonzaga, che né il 41 né il 42 abbandonò alle furie 
del santo Tribunale i diecimila rei di non credere nel purga- 
torio, i Greci che dimoravan nell'isola, e in tempi come quelli 
nei quali si vedeva imminente una grossa guerra^ non era pru- 
dente irritarli contro il Sultano Don Carlos, E parecchie altre 
volte fu ammirato il Gonzaga, che pur nelle difficoltà d'ogni 
maniera e nelle insidie degli inquisitori, dei baroni e dei ban- 
diti, masticò amraro, ma tenne nel dovuto rispetto le fazioni, 
venti contrari alla quiete de populi, e in freno i cervelli dei 
nemici di Sua Maestà. Non un frego deturpò negli anni della 
sua vicereggenza la faccia di Don Ferrante. 

La guerra era in verità da un buon quarto di secolo impe- 
gnatissìma col formidabile Solimano, e Carlo V ci teneva tanto 
alla così santa, così justa et così honorata et necessaria impresa 
d'Africa, che la Sicilia, sentinella avanzata^ forte e securo baloardo 
contro i turchi di Costantinopoli e i pircUi delle barbaresche^ venne 
irta di bastioni e fu senza lachrime scorticata fino alle ossa. 
Gonzaga ebbe oltre ciò incarico di trattar col Barbarossa il re 
dei corsari, ed appartarlo dal suo Padrone. Ma se l'Italiano 
lavorava d'abilità schietta e signorile, l'altro scaltrissimo e senza 
fedi giuocava a carte doppie, e le sollecitudini e le ansie del 
negoziatore christiano et cavalliero naturalmente approdarono 
a nulla. Ogni fase di questa tutt'altro che facile diplomazia 
di Don Ferrante è qui esposta a perfezione e commentata dal 
Capasso, e noi crediamo che le pagine destinatevi siano ap- 
punto le migliori del libro. L'illustre De Leva se ne rallegre- 
rebbe, non foss'altro che per gratitudine al discepolo, che del- 
l'episodio notevolissimo, del quale i contemporanei ebbero notizie 
vaghe e cui esso accennò a pena fugacemente, ha stavolta sa- 
puto dar razionale e particolareggiato il racconto. 

Questo il posto di combattimento dato a Ferrante Gonzaga 
ventottenne, che non si sentiva nato per altro. Militare per 
eccellenza, ed intelletto niente ordinario, egli era entrato gio- 
vanissimo nella vita degli affari, e Carlo V gli aveva preso 
affetto sì da potersi ben dire che fu il solo italiano col quale il 
potente monarca ebbe véra dimestichezza (?), Nel 27 s'era trovato 
al famoso sacco di Roma, e benché fosse anche un putto aveva 
assunto in quel frangente della morte del Borbone nientemeno 



TEMPI MODERNI — 8. GRANDE 57 

che il comando dei cavalli leggeri. Nella difesa di Napoli contro 
il Lautrec, e nelle fazioni di Puglia, aveva avuta parte prin- 
cipale, e n'era uscito Cavaliere del Vello d'Oro. Il 1530, suc- 
cesso all'Orange nel comando degli Imperiali assedianti l'eroica 
Firenze repubblicana, aveva ricevuta la dedizione di questa ed 
insediato nella sventurata città il triste figlio di Clemente VII. 
Ed entrato, se non nelle grazie, nella stima del Monarca di 
Spagna, della Germania e dell'Italia, il Mantovano si trovò il 
35 alla battaglia di Tunisi, dove « primo a slanciarsi e solo 
contro il nemico, trapassò con- la lancia un superbo e gran 
capitano di Mori, e tale disordine portò nelle schiere dei Turchi 
col suo impeto che ai cristiani riuscì poi molto più facile sba- 
ragliarle ». Il Del Vasto e il De Luna non potevano pertanto 
desiderare nel Governo di Milano successore più temuto e ca- 
pace di Ferrante Gonzaga, che duca d'Ariano e principe di 
Molfetta, assunse l'ottobre del 1546 l'alto ufficio che doveva 
negli anni venturi soddisfare l'ambizione e ricompensare i me- 
riti asburghesi di un Pescara e di un Fuentes... Fatalità che 
il Lombardo non abbia mai potuto servire da patriota la sua 
povera Italia! D.r Gaetano Sangiorgio. 



STEFANO GRANDE, Le carte d'Atnerica di Giacomo Gastaldi. 
Contributo alla storia della cartografia del secolo XV L — 
Torino, H. Rinck, 1905, pag. 167. 

14. — L'A., che dedicò un suo precedente lavoro (1) 
a porre -nel debito rilievo la grande importanza che ha il G. 
nella storia della nostra cartografia, esamina particolarmente, 
in questa sua nuova opera, quella parte della ricca produzione 
cartografica gastaldina che si riferisce al continente americano, 
e che si trova ripartita nei seguenti tre gruppi di carte : 1° Carte 
unite air edizione del Tolomeo^ curata dal G. nel 1547 e pub- 
blicata nel 1548; 2<» Carte unite al 5° volume della collezione 
ramusiana, del 1565; 3° Carte isolate. 

Per l'assunto a cui si è accinto l'Autore, ha particolare 
importanza il Ingruppo, che comprende sette carte, la cui costru- 
zione ha per base le conoscenze geografiche del quarto decennio 



(1) Notizie sulla vita e sulle opere di G. Gastaldi, con Pref. di 
^' Sugues, Torino, Clausen, 1902. 



58 UBCKNSIONl I ROTE BIBLIOORA FICHE — ?. RE?BLLI 

del secolo XVI. Queste sette carte appartengono alla prima fase 
della produzione gastaldina, che ha principio, per quanto ci 
risulta, nel 1545: anno in cui si pubblica la Carta della Sicilia 
ben nota — per la nuova orientazione data all'isola — agli 
studiosi di cose siciliane (1). 

Noi non seguiremo TAutore nell'esame di particolari che 
possono avere interesse solo per chi attende di proposito allo 
studio del complesso problema della storia della cartografia 
italiana, di cui si sono appena fissate, sinora, le linee gene- 
rali, e di cui qualche lato (come ad es., quello relativo alla 
origine delle nostre carte nautiche medioevali) rimane, se non 
propriamente oscuro, ancora notevolmente dubbio. Ci accon- 
tenteremo di rilevare che questa nuova opera del Grande è 
una nuova dimostrazione del fatto che all'insigne cartografo 
piemontese, quasi obliato alla fine del sec. XIX, spetta indub- 
biamente il primo posto fra i cartografi italiani del secolo XVI 
(in cui fiorirono, oltre alla gastaldina, la scuola cartografica 
norimberghese, e la mercatoriana), e il primo posto fra tutti 
ì cartografi, italiani e stranieri, della 1* metà del secolo XVI. 
Fu particolare al 6. Tincisione in rame: riguardata, dai con- 
temporanei, come a lui particolare la proiezione ovale equi- 
distante, detta Mappa del G. (adottata nel Planisfetv gastaldina 
del 1562), che noi sappiamo usata da Fr. Le Moyne nel 1526 
e da Ben. Bordone nel 1528. 

Nelle carte g. il continente americano è indicato gene- 
ralmente col nome di Mondo Nuovo (2) '(il nome che viene 
dato alle terre transatlantiche da C. Colombo e da A. Vespucci), 
e anche con quello di Terra Nuova, V Universale Nuovo: il 
nome di America non ricorre mai nella produzione del G., che 
si vale essenzialmente di fonti spagnuole, le quali ^ come è 
noto, non accolgono tale nome (consacrato dalla proposta del 
WalzenmùUer: 1507) nella l* metà del secolo XVI, e sono in 
questo seguite dalla scuola cartografica italiana. — Nel trat- 
tato di cosmografia del 1562 il G. chiama Nuova Spagna (divisa 



(1) Noto che ad illustrare T opera del G. relativa alla rappre- 
sentazione cartografica della Sicilia dedicò un notevole lavoro il 
prof. Giuseppe Di Vita: il lavoro fu stampato nel 1901 a Palermo (ed 
io l'ho veduto), ma non fu mai pubblicato. 

(2) « Indie occidentali, che il vulgo chiama Mondo Nuovo*, leg- 
giamo nel Tolomeo g. del 1548. 



TSMPI, MODERNI — B. ORANDK 59 

in 12 prov.) la massa continentale delF America Sett., e chiama 
Perii (diviso in 7 prov.), T America Meridion. — Nel Planisfero 
del 1546 — che servirà di base ai futuri planisferi gastaldini 
— è rappresentato il continente antartico^ a S. del 55° paral- 
lelo; tale rappresentazione serve, per così dire, di transizione 
al disegno del Ruscelli (1561), disegno in cui il continente an- 
tartico non viene più rappresentato. 

Il lavoro del Grande è solidamente costruito, e costituisce 
un contributo innegabilmente notevole alla storia della nostra 
cartografia: la figura del Grande (che è andata in quest'ultimi 
anni ingrandendo nel campo della cartografia, così come quella 
del Boterò nel campo della geografia) riceve da esso nuova 
luce. Gioverà al Grande, per ulteriori lavori congeneri, la vi- 
sione diretta dei documenti cartografici originali, fra cui qui 
voglio a lui ricordare il planisfero acquistato nel 1907 dalla 
Marciana, che porta per titolo e data : Dniversalis tabula figura 
mundi. Venetia M. D. X., planisfero che richiamò — per la sua 
data — l'attenzione di quanti visitarono la bella mostra esposta 
nella Marciana in occasione del VI Congresso Geografico Na- 
zionale di Venezia. 

Gli studi sulla storia della geografia e della cartografia 
contano, ormai, in Italia (come dimostra anche la recentissima 
costituzione d'una Società Ramusiana, costituzione che fu sol- 
lecitata da un voto del prof. P. L. Rambaldi, approvato dal 
recente Congresso Geografico Nazionale) buon numero di cul- 
tori. Non è senza fondamento Taffermazione che il lavoro in 
questione, quando sia disciplinato e coordinato, porterà a non 
pochi risultati nuovi, e particolarmente a nuove rivendicazioni 
dell'opera scientifica italiana. Ma perchè tali studi possano 
essere debitamente apprezzati dagli studiosi, è utilissimo che 
i risultati generali, e anche i risultati particolari che assumono 
speciale importanza, vengano riassunti anzitutto dai singoli 
autori. — Questo riassunto noi cerchiamo invano nella pre- 
sente opera del Grande: lo domandiamo a' suoi lavori futuri (1). 

Paolo Revelli. 



(1) Le relazioni che, per ciò che riguarda il campo della geo- 
grafìa, ebbero fra loro il Bembo, il Fracastoro, il Ramusio e il G., 
sono state lumeggiate in una nota che il Grande ha pubblicato nel 
voi. Xn delle M^m. d. Soc. Geografica It. (Roma, 1906). 



60 RECENSIONI R NOTE BIBLIOORAPJCBE — C. MICHEL 

6. PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE 
(1789-1815), 

Livorno e gli avvenimenti del 1790-91 con notizie di Firenze^ ecc.^ 
Diario anonimo pubblicato per cura di Pietro Vigo. — 
Livorno, Meucci, 1907, pag. 215. 

15. — Le riforme in materia ecclesiastica ed annonaria 
introdotte da Pietro Leopoldo in Toscana, come è noto, furono 
eflfettuate mollo frettolosamente e non trovarono preparate le 
moltitudini: sicché, quando il Granduca parti per Vienna per 
cingere la corona imperiale, nelle diverse città della Toscana 
gli spiriti reazionari rialzarono il capo e diedero origine qua e 
là a tumulti e disordini gravissimi. 

L'anonimo autore del Diario, ora molto opportunamente 
pubblicato dal chiaro professor Pietro Vigo, afferma che le 
moltitudini erano mosse da zelo e fervore religioso, e i tumulti 
furono fatti « per la fede e per la fame », cioè unitamente 
contro le rivendicazioni dello Stato sulla Curia, e contro la 
libertà del commercio. 

Invece lo Zobi, che è per questi tempi lo storico toscano 
più autorevole e più degno di questo nome, fa risalire la re- 
sponsabilità dei tumulti ai vescovi toscani gelosi dell'autorità 
e del prestigio, cui era salito monsignor Scipione de' Ricci, 
vescovo di Prato e Pistoia, alle mene reazionarie della Curia 
di Roma, ed alla Reggenza istituita da Leopoldo in sull'andar- 
sene e composta di persone, che, salvo il senatore Gianni, non 
erano troppo amiche delle novità introdotte dal Granduca nei 
governo dello Stato. 

E tanto lo storico quanto il cronista, che, non occorre il 
dirlo, si mostra e si dichiara fedelissimo al trono e all'altare, 
hanno la loro parte di ragione. Le moltitudini, specialmente a 
Livorno, erano mosse da fanatismo e superstizione religiosa, 
e nel tempo stesso i Reggenti, contrari alle riforme, avevano 
lutto l'interesse di veder disfatto per opera del popolo quanto 
era stato compiuto ed innovato contro i loro desideri e la loro 
volontà, e per questa ragione niente fecero per contenere il 
furor popolare, e tergiversarono quando si trattava di agire 
energicamente e di far rispettare le leggi annonarie ed eccle- 
siastiche, come il Granduca ingiungeva da Vienna. 



PBRIODO PKLLA HIYOLUZJOKS FBANC£8E — H. H^FriB - F. LVCKWALDT 61 

Maggiormente d'accordo si trovano lo Zobi e FAnonimo 
nel racconto dei tumulti livornesi, che furono su per giù i me- 
desimi di quelli avvenuti quasi contemporaneamente in altre 
città del Granducato, ma Tuno, lo storico, nel riferirli prova 
quasi ripugnanza e dispetto, invece V altro, il diarista, senza 
dichiararlo espressamente, se ne consola e ne ritrae grande 
letizia e conforto. Anzi si potrebbe quasi dire che scriva solo 
per questo, ed infatti, ripristinate le antiche usanze e rinnovate 
le processioni ed altri pii e chiassosi esercizi di culto, FAnonimo 
erede che ormai non valga più la pena di registrare i piccoli 
fatti, che dovevano in seguito accadere nella sua città e sotto 
i suoi occhi, ed abbandona per sempre la stanca mano. 

Ma prima di chiudere il suo Diario egli vuol parlare di 
un grande avvenimento cittadino, della venuta a Livorno del. 
nuovo sovrano, il granduca Ferdinando III, e ricorda con molti 
particolari tutte le feste grandiose e solenni che furono cele- 
brate in quella fausta circostanza a spese delle diverse nazioni 
commercianti nella città. 

Sicché il Diario, nonostante pecchi, e non poco, in gram- 
matica, in sintassi, in ortografia, acquista una doppia impor- 
tanza, interessando non solo la storia delle relazioni fra Chiesa 
e Slato in Toscana nella seconda metà del secolo XVIII, ma 
assai da vicino anche la storia del costume. 

Il chiaro professor Vigo, pubblicandolo nella sua integrità 
e con la maggiore esattezza, che può sembrare anche soverchia, 
non trattandosi di un manoscritto di qualche importanza filo- 
logica, ha reso un segnalato servigio a tutti gli studiosi, che 
apprezzano quanto si deve lo studio delle fonti storiche. 

Ersilio Michel. 



HERMANN BUFFER - FRIEDR. LUCKWALDT, Der Frieden 
voti Camjpoformio (Urkunden und Aktenstùcke zur Gesch. der 
Bezieh. zwischen Òsterreich und Franckreich, 1795-97). 
— Innsbruck, 1907, pag. CC. 560. IQuellen zur Gesclu des 
Zeitalters der Franzòs. Revolution]. 

16. — Opera postuma è questa che abbiamo dinanzi, 
poiché Ermanno Buffer, il raccoglitore dei documenti, Tinvesti- 
gatore paziente di tanti archivi austriaci e stranieri, che si 
era proposto di continuare e di completare le indagini del 



62 RECKNSIONI K NOTE BIBLIOOKAPlCEB ~ C. MANPRONI 

Vivenot, dopo treni' anni di paziente lavoro fu rapito dalla 
morte, lasciando un immenso materiale di spogli e di copie, 
in parte già completato ed ordinato, in parte ancora lacunoso. 

Sotto la sopraintendenza di alcuni pietosi amici, il professor 
Luckwaldt dell'Università di Danzica si è accinto all'ufficio 
di completare le ricerche colmando le lacune, e di dare alla 
luce il materiale raccolto preponendovi una illustrazione sto- 
rica. In questo volume sono raccolti ben trecento documenti 
tutti inediti e per la maggior parte non ancora sfruttati, i quali 
tutti si riferiscono alle trattative diplomatiche tra l'Austria e 
la Francia in quel periodo che immediatamente precedette e 
seguì la campagna fortunatissima del Bonaparte in Italia negli 
anni 1796-97. 

Nell'introduzione si tratteggiano brevemente le precedenti 
relazioni tra la repubblica francese e la casa d'Austria, e si met- 
tono in luce le cause per le quali l'accordo fra le due po- 
tenze non fu mai possibile, insistendosi specialmente sulla 
responsabilità del ministro Thugut, le cui idee grandiose mal 
rispondevano alle condizioni dei tempi e dell'esercito austriaco. 
Si vengono poi ad esaminare le quattro fasi delle trattative, 
che condussero alla pace di Campoformio : e cioè quel primo 
periodo, immediatamente anteriore alla campagna del Bona- 
parte, nel quale le offerte di pace, fatte dalla Francia per mezzo 
del marchese di Poterat, vennero respinte dalla diplomazia 
austriaca; un secondo periodo nel 1796, dopo le prime con- 
quiste francesi in Lombardia, quando il marchese di Gallo 
per incarico della corte napoletana cercò di farsi mediatore 
di pace; un terzo, quando, per vie indirette, l'Austria si mostrò 
disposta a trattare sulla base d'uno scambio dei domini ita- 
liani coi Paesi Bassi e colla Baviera sulla fine del 1796; e un 
ultimo dopo l'armistizio di Leoben. 

Nel secondo periodo, sul quale più i documenti abbondano, 
la responsabilità della rottura degli accordi viene attribuita 
al Thugut ; ma il prefatore ha cura di raccogliere, insieme colle 
voci accusatrici, anche le discolpe e di mostrare che, oltre alle 
vittorie dei Francesi in Italia, molte altre circostanze dove- 
vano essere prese in considerazione dal ministro austriaco e 
far traboccare la bilancia verso la continuazione delle ostilità. 
Tra i documenti, che si riferiscono a questo secondo periodo, 
ha per noi Italiani uno speciale interesse un Bappori sur les 
relations politiques de la France avec VAutriche, in cui a prò- 



PERIODO PILLA RIVOLUZIONE FRAX0B8S — H. ntlrPKR • F. LUCKWALDT 63 

posito deirilalia si afferma che agl'interessi della Repubblica 
non giova provocare lo stabilimento di repubbliche democra- 
tiche nella penisola, né spogliare intieramente il papa dei 
suoi stati ; e che, rispetto al re di Napoli, il governo francese 
dovrebbe limitarsi a chiedere la cessione di Trapani o d'altro 
porto della Sicilia, come base d'operazione e come gamnzia di 
neutralità. Altre proposte, ugualmente degne di esame, si trovano 
sparse qua e là fra i documenti, e specialmente un disegno di 
spogliare Venezia degli Stati di terra ferma, che già fa capolino 
in un piano del Direttorio in data 15 novembre 1796 per 
l'invio del generale Clarke a Vienna (note al documento N, 57^ 
pagina 84). 

La morte di Caterina II, la quale aveva promesso nei 
suoi ultimi giorni valido aiuto all'Austria, venne a turbare la 
placida fiducia del Thugut nella vittoria : sicché verso la fine 
del 1796 le trattative per un accordo si ripresero con maggior 
vigore per mezzo del generale Clarke e del Gherardini, Vuomo 
di paglia del Thugut. Ma già aveva preso il sopravvento sul 
Direttorio la volontà del Bonaparte, sicché le istruzioni del go- 
verno francese al Clarke subirono frequenti modificazioni e ri- 
tocchi, secondo ciò che dall'Italia suggeriva il vincitore di Ar- 
cole, per contentare il quale fu imposto al negoziatore francese 
di non far nulla senza il consenso del generale. 

I nuovi documenti che si riferiscono a questa fase delle 
trattative sono importantissimi; perchè, oltre alle istruzioni del 
Thugut al Gherardini (doc. N. 72), meritano grande attenzione 
quelle del Direttorio al Clarice (doc. 78), in cui si contengono 
minacce di rivelare la venalità del Thugut, servendosi dei do- 
cumenti trovati negli archivi della corte borbonica. Non meno 
notevoli sono le prove dei tentativi di corruzione da parte del 
Direttorio verso il potente ministro ; le lettere dell'imperatore al 
fratello, arciduca Carlo, in cui si parla dell'assoluta necessità che 
ha la casa d'Austria di conservare, anzi di accrescere i suoi do- 
mini in Italia (doc. N. 86 e 87); e infine il vago disegno d'un 
regno costituzionale di Lombardia a favore del re di Sardegna, 
che avrebbe ceduto quest'isola al duca di Parma (doc. N. 117); 
il quale ultimo progetto sembra messo innanzi per guadagnar 
tempo, e non con propositi seri. 

. Molto curiosi sono anche alcuni dispacci del marchese di 
Gallo al ministro napoletano Castelcicala, nei giorni che im- 
mediatamente precedettero l'armistizio di Leoben, e le istruzioni 



64 RB0BN8I0NI B NOTB BIBLIOGRAFICHE — C MANFRONI 

del Thugut al Merveldt, da cui appare la finta ripugnanza del- 
l' Austria a compensarsi delle perdite fatte in Italia e sul Reno 
con parte del territorio veneto. 

Nella parte deirintroduzione, che si riferisce a questo pe- 
riodo delle relazioni austro-francesi, viene assai opportunamente 
lumeggiata la figura del Thugut, sempre tenace nella sua idea di 
non far pace colla Francia, e che, abbandonato dall'imperatore 
Francesco, combattuto dall'arciduca Carlo e dalla grande mag- 
gioranza dei consiglieri, fu costretto a cedere all'influenza della 
Corte imperiale; ma riuscì almeno a far trionfare la sua politica 
lungamente meditata rispetto a Venezia, non senza aver lasciato 
adito alla possibilità di riprendere la guerra, se gli alleati si 
fossero mostrati disposti a fornire pfù larghi e più sicuri aiuti. 
Infatti le gravi violazioni dei patti di Leoben per opera dei Fran- 
cesi valsero a riaccendere nel ministro austriaco il desiderio di 
temporeggiare, per poi rompere definitivamente gli accordi e 
tornare alla guerra: e checché dicesse e facesse il marchese di 
Gallo (che in una sua lettera all'Acton manifesta apertamente 
l'animo suo) i negoziati per la pace definitiva tiravano in lungo 
più per colpa del governo austriaco, che non dei Francesi, i 
quali tuttavia non ci appaiono esenti da gravi torti. 

Troppo lungo sarebbe il fermarci ad esaminare, anche 
sommarÌEtmente, i documenti che si riferiscono alle trattative 
di Mombello e di Udine per la conclusione della pace: basterà 
osservare che, non ostante le ripetute dichiarazioni di lealtà 
e di rispetto ai preliminari, anche il governo austriaco, o me- 
glio il Thugut, tentava in ogni modo di eludere la lettera e 
lo spirito del patto di Leoben, e di mettersi in grado di ri- 
prendere le armi alla prima occasione. 

I numerosi reclami del ministro austriaco per l'opera del 
Bonaparte in Italia erano certamente fondati; ma la lettura 
dei suoi dispacci ci convince che dalle condizioni interne 
della Francia egli sperava di veder scoppiare da un momento 
all'altro qualche rivoluzione che mandasse a vuoto ogni accordo 
e, permettesse una vittoria delle armi austriache. Giova anche 
avvertire come dai documenti chiarissimo appaia che i nego- 
ziatori francesi, e specialmente il Bonaparte, tenevano il Di- 
rettorio all'oscuro di molte trattative, tantoché il Thugut, 
inviando a Parigi il segretario del marchese di Gallo, Baptiste, 
riuscì a dissipare molti dubbi e ad eliminare molte difficoltà 
artificialmente accumulate dai negoziatori. 



FBRIODO DKL RISORGIMENTO ITALIANO — N. M. CAMPOLISTI 65 

La relazione del Baptiste è documento di grande impor- 
tanza e serve a gettar luce su fatti molto oscuri; e così pure, 
rispetto alla indipendenza del Bonaparte, alla soggezione del 
Clarke verso di lui, alle maniere brusche ed alle idee politiche 
del futuro dittatore, molto istruttive sono le relazioni del Gallo, 
del Merveldt e del Degelmann, plenipotenziari dell'imperatore, 
prima dell'arrivo ad Udine del Cobentzel. Di quest'ultimo meri- 
tano poi particolarissima attenzione le lettere all'imperatore ed 
al Thugut, nelle quali si descrivono con minuti particolari gli 
strani mètodi di discussione usati dal Bonaparte, le sue stra- 
vaganti bravate, nonché le poco diplomatiche sue tirate, i suoi 
colpi di scena per indurre gli Austriaci a firmare la pace alle 
condizioni da lui volute. Anche sull'incidente di Passeriano, in- 
tomo al quale tante leggende si sono formate, la relazione 
Cobentzel in data 14 ottobre contiene notevoli particolari: il 
compassato ministro vi deplora ** ìes imprécations de corps de 
garder^^ le criailleries del suo avversario, " qui ne peuvent étre 
attribuées que à Vivresse „ ; e in un altro biglietto, sempre par- 
lando del Bonaparte, aggiunge « il s'est conduit Tautre jour 
en homme sorti des Petites-Maisons », e con molta dignità di- 
chiara di non aver rotte le trattative solo perchè " il serait 
bien cruel que le caiuiage recommen^ait uniquement parce qu'un 
Bonaparte s'etait enivré „ — (pag. 460, doc. 295 e 296). 

In complesso dunque questo grosso volume di documenti, 
se non ci rivela grandi ed importanti novità, riesce efficacis- 
simo per chiarire molti punti oscuri, per correggere molti 
giudizi inesatti, e sopra tutto per darci un'idea precisa dei 
sentimenti e delle idee dominanti nel governo austriaco prima 
e dopo la grande campagna d'Italia. 

Camillo Manfronl 



7. PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO (1815-1907). 

N. M. CAMPOLIETI. La mente e Vanima d'un eroe, — Milano, 
Mondaini, 1907. 

17. — Certo non era facile far la sìntesi scientifica e mo- 
rale, e discorrerne quindi breve e bene, di un carattere e di un 
cervello che non hanno avuto il tempo di produrre quanto 
potevano. Il più degli scritti di Carlo De Cristoforis è pur 

RipWa «terica italiana, 8» 8., vir, 1. 5 



66 RKCEM8I0NI B MOTE BIBLIOGRAFICHE — 0. SANGIOROIO 

troppo andato smarrito, e « buona parte di quel che resta è 
fatta da colloqui con sé stesso, non ancora lavorati e armo- 
nizzati per affidarli ai posteri ». È questo volume di 656 ampie 
pagine, infatti, più che una vittoria un bravo desiderio; e il 
capitano Campolieti dovrà presto ritornare alle forbici e ri- 
correre alle lime onde la seconda edizione riesca pienamente 
gradita agli amici del Milanese, che « pensatore, economista^ 
soldato » volle (scolpì nella epigrafe di lui il Massarani) « il 
povero un uomo, le armi una missione, la patria un altare », 
* e senza macchia e senza paura visse i suoi trentacinque anni, 
sacro dalla giovinezza all'ultimo istante all'Italia adorata. 

Carlo De Cristoforis ebbe davvero per altare la patria, 
che idolatrò come la madre. Ad Italia offerse intero sé stesso, 
per essa fu cospiratore, giocò più volte la testa, e morì glo- 
rioso a San Fermo di Como il 27 maggio 1859; e fosse vissuto, 
a lei avrebbe dedicati senza ambizioni nessune e mai umilian- 
dosi ad indossar livree, ancora il braccio e sempre l'animo e 
più la mente « agile, svelta e larga ». 

Le armi adoperò da eroe, e durante le Cinque Giornate 
lo videro tutti combattere intrepido e instancabile. Il giorno 
dopo la fuga famosa di Radetzky, Carletto (e con lui altri 
quattro di questa famiglia votata alla patria come le altre dei 
Cairoli e dei Romeo) uscì volontario col Manara, pronto ad 
ubbidire all' « A Trento, a Trento » del Direttorio Lombardo; 
e fossero stati condotti da. un generale « nutrito di midolla di 
leone » i nostri avrebbero anche lassù mostrato d' essere 1 
figli degnissimi degli immortali di Legnano e della Moscova!... 
Si fosse, poi, trovato il De Cristoforis a Novara (un anno e un 
di dopo la cacciata degli Austriaci da Milano !), e a Roma col 
diletto Luciano, oh quanto avrebbe insegnato ai compagni col 
suo valore pensoso e coll'esempio! Il 6 febbraio del 53, Carlo, 
benché biasimasse quello spreco inopportuno di coraggi e di 
sangui, fu pronto, e non impallidì. Il 1859, eccolo, anzi, sem- 
plice capitano tra le file di Garibaldi, traversare per il primo 
il Ticino ed assalire i Croati, e caricando baldo « alla sua 
maniera » sul cjolle fatale cadde gridando: Viva Italia! Il 28 
del successivo 60, da Pino, il gran Generale cosi scriveva a 
Malachia, che l'aveva richiesto di notizie per Guttierez che stava 
componendo la Commemorazione di Carletto: « Io non ero 
con vostro fratello, né quando è caduto, né quando è morto. 
Dunque non ebbi la fortuna di raccogliere le ultime parole di 



PXEUODO DSL EIBOBGIMBNTO ITALUHO — N. M. CAMPOLIETl 67 

quel prode. Ciò che ne posso assicurare però è che lui con- 
tribuì, più di nessuno, alla vittoria di S. Fermo, alla testa 
della sua compagnia, attaccando ed espugnando eroicamente 
quella forte posizione di fronte. Il capitano De Cristoforis fu 
il primo che onorò i Cacciatori delle Alpi, con una brillante 
carica alla baionetta fuori dalle mura di Gasale alla vista della 
Divisione Cialdini. Egli lasciato da me a Sesto Calende colla 
sua compagnia, si difese valorosamente contro una forza mag- 
giore dieci volte, e vi fece una ritirata degna d'un vecchio ed 
agguemto capitano. In ogni incontro poi sostenuto dai nostri 
cacciatori, egli fu sempre ammirato per la sua bravura, sangue 
freddo, e capacità molto al disopra dell'età sua. Infine dai 
fatti suoi, dalla sua modestia unica, e dai profondi conosci- 
menti dell'arte che lo adomavano, era facile dedurne, ch'egli 
sarebbe riuscito un brillantissimo ufficiale superiore (leggi Ge- 
nerale). È questo un debole ma veracissimo attestato delle 
preziose qualità del generoso e caro nostro martire. Ed in 
ogni circostanza, ove gl'Italiani sieno comandati da ufficiali 
come De Cristoforis, le armi nostre saranno temute e rispet- 
tate dai nemici dell'Italia „. 

La morte dell'Autore del Che cosa sia la Gkierra, fu scia- 
gura nazionale, che Carlo De Cristoforis, Vegezio moderno di. 
questa antichissima « scienza morale », sarebbe diventato 
nell'esercito il nemico terribile dei dolci letarghi, ed avrebbe 
al caso tenuto alto in faccia agli stranieri il buon nome ita- 
liano. In quell'Opera, frutto di lunghissime meditazioni, e lavoro 
di otto anni, son concette e preconizzate le rivoluzioni odierne 
della strategia e della tattica, Buonaparte e Clausewitz vi ri- 
vivono, e fu giustizia che Nicola Marselli, lo storico illustre 
delle milizie, tributasse al Milanese l'alto elogio che tanto 
elettrizza il Campolieti. « Questo (scrive del De Cristoforis il 
Napoletano) questo ha un merito incontestabile, che divide 
con i fratelli Mezzacapo, ed è di avere nel periodo corso 
dal 1848 al 1859, nel periodo di gestazione del nostro risor- 
gimento, ricondotto le menti degli Italiani all' ossequio dei 
principiì della guerra napoleonica, di aver osato parlare di 
principii quando una simile parola destava un orrore poco 
sacro, e di avere fatto ciò con la scorta continua delle appli- 
cazioni storiche. Il suo libro non è didattico, non è astratto, 
non è tessuto con fonnule ; ma vive la vita dei fatti storici e 
palpita come il cuore di chi lo scrisse». 



68 RBCBNBIOVI E NOTE BIBLIOQRAFICIIE — G. 8AN010RGIO 

Volle « uomo » il povero, ed è codesta T altra prova 
ch'Egli non smarrì mai ne' suoi studi il senso vasto della 
ultima ratio la realtà. E dell'Economia, la scienza per eccellenza 
delle armonie sociali, preferì ed indagò le partì che contem- 
plano i rapporti e gli scambi tra i capitalisti e i salariati, ed 
intorno al Credito Bancario e i contadini scrisse appunto 
pagine che destarono l'invidia di Proudhon. Anco dell'Agrario 
s'è occupato, sebbene, a giudicarne da ciò che ne" riferisce il 
Gampolieti, questa non possa aspirare all'onore d'essere lau- 
reata « la più bella opera sua ». Bisogna invece esser grati 
al De Cristoforis . del richiamo della verità proclamata dal 
Gioia e dal primo Say, quella che (lo conceda TA.) fu poi il 
15 aprile 1859 la « conquista » di Carlo Cattaneo, la dimo- 
strazione precìsa dell'importanza assoluta e massima del lavora 
intellettuale nel mondo della ricchezza. « Perchè (ha aggiunto 
r87 Gabriele Rosa) perchè il regno dell'intelligenza abbraccia 
tutti gli atti dell'umana società, e quelli pure che sembrano 
più soggetti al dominio delle forze materiali ». 

Il Campolieti si è però in codesti capitoli intorno a Lui 
« osservatore » di scienze sociali, invescato più della sua com- 
petenza speciale, ed ha esorbitato affermando a pag. 631 già 
« risolto » il problema della Sociofilia; né voglia offendersi della 
schiettezza rude, ma onesta con cui gli dico che a volta sua 
ha qui, tal e quale come l'Eroe, del Libro scrivacchiato « sal- 
tuariamente di troppe cose, tutte ardite » e spesso non ab- 
bastanza riflesse. Avesse limitate le sue ricerche al « Maestro 
della nuova scuola militare », e seguendo il consiglio acuto 
di Vittorio Emanuele III si fosse solo impegnato ad accrescere 
e illustrare il valore dell' « aureo libro » cogli esempi e gli 
apprezzamenti delle ultime guerre mondiali, il suo nobile 
omaggio di ammirazione e gratitudine per il figlio di Ade- 
laide Rota e Giambattista De Cristoforis (l'educatore che « §e 
il mondo sapesse il cuor ch'egli ebbe, assai lo loda e più lo 
loderebbe ») sarebbe risultato assai più utile e serio. 

Il Volume del simpatico conterraneo di Vincenzo Ceco, a il 
genio sannita, che fu il Machiavelli del Mezzogiorno » (?) ha ad 
ogni modo, l'intento lodevolissimo e l'innegabile pregio del rin- 
verdire le care ed auguste memorie dei preparatori della nostra 
risurrezione, e dell'insegnare ai giovani che appunto perchè breve 
è l'esistenza bisogna non rallentare d'un passo mai la marcia 
in avanti, e mai scoraggirsi. Gaetano Sangiorgio. 



PBKIODO USL RISOROIMKNTO ITALIASO — D.^OtEKKIM 69 

DOxMENICO GUERRINI, Come ci avtnammo a Lissa. — Torino, 
Casanova e C, 1907, pagg. 461, in-8% con tre specchi e 
cinque tavole allegati, 

18. — Il volume del Ghiaia che gettava « ancora un po' 
più di luce sugli eventi politici e militari del 1866 », mentre 
sfatava calunniose insinuazioni del nostro disonore, rivelò agli 
Italiani errori gravissimi e responsabilità di personaggi, la cui 
raemoria il popolo s'era avvezzato a considerare sacra, intan- 
gibile nell'aureola deir eroismo e della magnanimità; da quel 
volume doveva uscire riabilitata soprattutto nella onestà po- 
litica la figura di una vittima, e su quell'argomento, da noi 
riassunto in questa Rivista (1), più pubblicazioni ancora e più 
j=i susseguirono. Altra opera di riabilitazione tentava del pari 
il barone Lumbroso nel 1905 studiando il periodo medesimo 
(ii quella prima infelicissima guerra del nuovo regno d'Italia : 
Tammiraglio Persano fu ripresentato in miglior luce ancor esso 
ai tribunale della storia... ma già rincalza a' danni del vinto 
4i Lissa un nuovo poderoso volume, scritto con agile penna, 
con acume di critica militare e politica, con scrupolosa eru- 
<lizione congiunta a brio di osservazioni che in alcune pagine 
raggiungono 1' umorismo, da uno dei più geniali e colti uffi- 
ciali del nostro esercito, ben noto agli studiosi delle storiche 
discipline, poiché da alcuni anni egli alla storia dedica l' in- 
gegno esuberante di energie, e nell'insegnamento alla Scuola 
di Guerra, e in pubblicazioni numerose che onorano i nostri 
studi. Noi apprendiamo nel volume di Domenico Guerrini, senza 
reticenza o indulgenza alcuna, la congiura degli errori che ci 
condussero alla tragedia di Lissa. 

Tra i caratteri più simpatici della storia del Risorgimento 
«'- l'idealità grande che ispira così gli atti individuali come gli 
atti collettivi, idealità fino al sacrificio, colla quale non soltanto 
gli errori e i difetti immancabili alle precipitate opere fanno 
strano contrasto, ma più le colpevoli ambizioni e i gretti cal- 
coli di chi del sacrificio altrui non aveva scrupolo a farsi spe- 
culatore: così i magnanimi intenti di molti frustrava talora l'inet- 
titudine la viltà di pochi. 

All'Italia, formata appena, formata improvvisamente, pre- 
cipitosamente, minacciata da mille debolezze inteme, da mol- 



(1) S. 3, I, 1902, fase. 4, pag. 475-483. 



70 RECENSIONI I NOTB B1BL10GRAF1CHK — C. CONTESSA 

teplici esterni nemici che preparavano alacremente la riscossa 
guardata con invido occhio, occorreva immane opera di orga- 
nizzazione di tutte le principali amministrazioni e funzioni pub- 
bliche. Occorreva anzitutto provvedere alla formazione di un 
esercito e dì una marina, che assicurassero non soltanto la 
difesa delle recenti conquiste, ma ancora preparassero la vit- 
toria nella guerra inevitabile con cui l'Italia strapperebbe allo 
straniero le ultime Provincie del proprio dominio. Quella guerra, 
nazionale non soltanto negli intenti, ma per gli sforzi concordi 
di tutte le regioni unite ormai ad un patto, doveva anche 
meglio cementare l'unione stessa che per cagione di eredità 
miserande tardava a consolidarsi. 

Deirapparecchio navale italiano dal 1861 al 1866 tratta 
pertanto Domenico Guerrini nell'opera sua, sviscerando que- 
sttoni complesse assai sotto tutti gli aspetti. 

Narra nel primo capitolo come la nazione rispondesse ge- 
nerosa, per voce del Parlamento, all'appello che Vittorio Ema- 
nuele li le rivolgeva il 18 febbraio 1861, inaugurando la prima 
legislatura italiana. Finché la guerra dell'Austria in Italia era 
stata contro il Piemonte, vulnerabile dal mare solo nelle coste 
liguri, assai lontane dalla base naturale della forza navale 
austriaca, l'importanza delle operazioni ^navali fu necessaria- 
mente assai piccola, né la marina sarda per contro poteva agire 
con dimostrazioni importanti contro le coste austriache per la 
medesima ragione della lontananza dalla propria base, Genova. 
Ma i mutamenti del 1860 avevano avvicinato importanti obbiet- 
tivi marittimi italiani alla base navale austriaca, facendo assur- 
gere a grande importanza la previsione delle operazioni navali 
nella futura guerra, tanto più che, fino alla vigilia quasi delle 
ostilità del 18G6, la Spagna non volle riconoscere il nuovo regno 
d'Italia, e durante tutto il periodo dell'apparecchio si poteva 
quindi considerare la flotta spagnola come la naturale e sicura 
alleata dell'austriaca; s'imponeva perciò a noi il programma di 
avere non solo una valida armata, ma quasi una duplice flotta 
o perlomeno una flotta superiore alle due nemiche unite. 

Sacrifici adunque molti e grandi si afi'rontarono con spi- 
rito sereno per la marina italiana, grandi in relazione colle cifre 
iolali delle pubbliche spese e colle cifre del costante ingrossa- 
mento annuale del debito; sacrifici generosi non limitati nem- 
meno dal patto di un controllo. Il controllo sarebbe stato pure 
pfOYvida cosa, ma non facile per la poca omogeneità dei bi- 



PERIODO DSL BISOKOJMEMTO ITALIANO — h. QUERRIKI 71 

lanci, per le frequenti mutazioni dei ministeri, per la scarsis- 
sima preparazione e la deficiente competenza dei più, di fronte 
al riyolgimento avvenuto appunto quegli anni nell'arte delle 
costruzioni navali, a cagione delle invenzioni incalzantisi e delle 
recentissime esperienze della guerra americana. 

Le interpellanze, le commissioni, le consulte di consigli 
speciali nulla o poclrissimo toglievano alle incertezze determi- 
nate, e scusabili, appunto per la strettezza del tempo e per la 
rapidità prodigiosa dei mutamenti nel materiale ; l'idea di una 
inchiesta, due volte proposta nel sospetto che i risultati non 
rispondessero ai sacrifici, fu accettata anche da uno dei dieci 
ministri che in cinque anni diressero le sorti flella sorgente 
marina italiana : si disse che Tinchiesta era necessaria per tutti, 
ma per bizze parlamentari prima, poi per inerzia falli. 

« L'inchiesta era nata male », nessuno può dire quali ne 
sarebbero state le conseguenze, la storia soltanto registra altre 
iatture, e prima fra tutte quella di una specie di reazione ai 
sùbiti entusiasmi. Invano nella discussione del bilancio del 186S 
il Depretis ammoniva che il ministro della marina aveva ad 
essere il beniamino della Camera e il Parlamento solo dovesse 
censurarlo di non fare abbastanza, invano faceva eco a lui, ge- 
neroso sempre Nino Bixio; le urgenti necessità della politica 
finanziaria prevalsero : preoccupate dalle strettezze paurose del 
bilancio, che minacciavano il pagamento stesso degli interessi del 
debito pubblico, le Camere vagheggiarono economie intempe- 
stive, e precisamente sul bilancio della marina si votarono ri- 
duzioni di circa 15 milioni ogni 100 d'un tratto, si giunse a 
prescrivere ai comandanti di nave che non potessero mai an- 
dare a vapore senza inviare giustificazioni al Ministero. Le fal- 
cidie seguirono ancora nel 1865, togliendo non tanto i mezzi per 
la preparazione del materiale quanto quelli per esercitare i co- 
mandanti e gli equipaggi. Di fatto nel 1865 si continuò a de- 
cretare la costruzione di nuove navi, che non aggiunsero tuttavia 
forza alla flotta italiana combattente a Lissa perchè erano an- 
cora in cantiere nel 1866, e al tempo stesso si erano per modo 
impoveriti i bilanci da rendere persino impossibile nel feb- 
braio 1866 la chiamata ordinaria alle armi della classe del 1845. 

Oltre i guai della politica parlamentare ondeggiante, altre 
cause accrescevano le difficoltà nella preparazione della flotta 
per la prossima guerra inevitabile e desiderata. 

Le marine da guerra che avevano contribuito con materiali 



72 RECENSIONI I NOTE BIBUOGRAFICHB —- C. C0NTIB8À 

diversi a comporre il primo nucleo della marina italiana — la 
napoletana e la sarda in primo luogo , la toscana e la sici- 
liana garibaldina in minor parte — portavano con sé il ca- 
rattere immancabile della poca omogeneità; per giunta non 
fu mai stabilito un piano organico del materiale da apprestare, 
benché tre successivamente ne studiassero il Menabrea nel 1861, 
il Persano nel 1862, il Cugia nel 1864, onde originavano con- 
fusionismo, contraddizioni, titubanze, errori tecnici, fatalmente 
proseguiti o tardi e male rabberciati, e soprattutto dispersioni 
delle energie finanziarie dello stato, per aver voluto intra- 
prendere ass^i più di quanto si poteva condurre avanti colla 
sollecitudine che le condizioni politiche dltalia esigevano, e 
compatibilmente anche colla capacità dei mezzi di produzione 
dei cantieri nazionali, come accennammo; si badò insomma 
piuttosto a mettere molte navi in costruzione che ad averle 
pronte pel giorno del cimento. 

Malgrado tutto ciò, nel 1866 esisteva già a vantaggio della 
marina italiana una superiorità materiale assai notevole sopra 
la flotta austriaca, sia per le fregate come pel naviglio non 
corazzato da battaglia ; ma disgraziato equivoco impedi l'uso 
adeguato di tutte quelle forze disparate. 

La fiducia nelle corazzate, dopo alcune titubanze e diflR- 
denze, aveva acquistato per V esperimento americano tanta 
fortuna da creare discredito esagerato alle navi di legno e per- 
sino derisione più che non meritassero : doveva dare ammoni- 
mento agli avventati giudizi il vecchio « Kaiser », fra due squa- 
dre di corazzate riportando a Lissa il premio della primissima 
gloria, in quella che dalla parte della marina italiana una pru- 
denza fatale condusse mezza della squadra nostra, perchè non 
corazzata, ad essere nella tragica giornata spettatrice non par- 
tecipe del combattimento. Il fatto dolorosissimo di quell'inerzia 
rappresentava forse non soltanto un errore teorico, ma ancor 
più le conseguenze fatali di un errore assai più grave di quelli 
finora ricordati: nella grandiosa aspirazione di provvedere alla 
nuova Italia una marina degna delle antichissime tradizioni, si 
era pensato sì di dare alla flotta gli elementi materiali della 
forza, ma nessuno aveva curato seriamente di darle gli ele- 
menti morali; si fondava la probabilità della vittoria sul nu- 
mero delle navi, sullo spessore delle corazze, sulla potenza dei 
cannoni, dalla guerra americana si traevano i dati di alcune 
esperienze materiali, dimenticando « i cuori di ferro su nsivì 



PBBIODO DSL RIBORemBNTO ITALIANO — D. aUBURIRI 73 

di legno » del Ferragut, che Tegethoff animoso doveva ricor- 
dare terribilmente. 

La seconda e la maggior parte del volume del Guerrini 
è destinata appunto a ritessere la storia di quanto poco e male 
si è fatto nel periodo déirapparecchio per dare energie mo- 
rali alla forza navale nascente. 

Bella nella concisione della sintesi Ja rievocazione delle 
tradizioni che ciascuna delle marine trasmesse dai singoli stati 
d'Italia alla patria comune portava con sé: poverissima era 
l'eredità di recenti glorie guerresche, salvo in qualche azione 
spicciolata, che le sette squadre portavano alla nuova armata, 
come scarsa del resto o pressoché nulla era stata ciascuna 
delle manifestazioni della vita pubblica in parecchi di quegli 
Stati negli ultimi secoli. Primeggiavano, come già si é avver- 
tito, la marina sarda e la napoletana; di tradizioni tecniche era 
povera la sarda più che la napoletana; nelle tradizioni morali 
era principalmente malata la napoletana, benché vantasse splen- 
didi esempi di virtù negli individui : valga per tutti la fierezza 
del De Cosa, che Y anno 1848 abbandonò il servizio quando 
questo gFimponeva doveri contrarii alla coscienza dei suoi santi 
ideali, ma non aderì a passare sotto altra bandiera infrangendo 
un primo giuramento di fedeltà. 

Le guerre d'indipendenza, come si è notato, non avevano 
fornito occasione ad operazioni navali importanti: solo nel 1860 
la presa di Ancona contro i Papalini e la espugnazione di 
Gaeta contro i Borbonici ebbero azione combinata dell'esercito 
e dell'armata, ma questa fu per molteplici cause inferiore al 
compito suo; non perciò furono pochi gli allori, né scarse le 
promozioni, e pur la generosità non valse, così del pari gli 
altri mezzucci escogitati per raggiungere la fusione degli ele- 
menti eterogenei e la formazione morale della nuova marina 
si mostrarono inadeguati, crearono anzi diffidenze interne non 
giuste e malcontento pericolosissimo. 

Primeggia nelle pagine del Guerrini, che mettono a nudo 
tante spinosissime questioni morali, la figura del conte Carlo 
Pellion di Persano, al quale in certo modo egli rifa meglio e più 
ampiamente quel processo che il Senato dopo la battaglia di 
Lissa gl'intento. Guardia marina nel 1821, il Persano percorse 
veloce carriera fino al grado di capitano di vascello di 1** classo 
raggiunto nel 1849; prese parte alla spedizione di Tripoli, 
nel 1848 e nel 1849 fu nelle acque dell'Adriatico; ebbe quindi 



74 KECUSIONI E NOTK BIBLIOGRAFICBB — C. C0NTK8SÀ 

fortuna sotto il Ministero d'Azeglio e mirava a invidiata meta, 
quando parecchi disappunti lo ridussero in disgrazia e parvero 
troncargli la carriera attiva, cosicché noft partecipò alla spedi- 
zione di Crimea; solo nel 1859 potè ricuperare con un'umilia- 
zione il posto perduto, sottostando al comando di un inferiore 
in grado, e dopo la guerra fu contrammiraglio. I rapporti, le me- 
morie, i diarii rivelano nel Persano una fanciullesca leggerezza, 
una smania, un bisogno incosciente di parlar di sé ad ogni 
pie sospinto, uno strano contrasto tra la boriosa presunzione 
e la imbelle modestia, onde asserisce il Guerrini che forse nes- 
sun uomo ha detto mai tanto bene di sé anche sfacciatamente 
quanto il Versano, ma insieme nessuno forse si è mai avvi- 
lito tanto da sé quanto egli fece, e forse nelFesaltarsi e nel- 
r umiliarsi fu ugualmente sincero, avendo duplice Y anima, il 
pensiero, ogni cosa ; cosicché mentre per un verso si potrebbe 
sommariamente dire che fu un gran bugiardo, con qualche 
sottigliezza si può invece asserire che fu incostante ma sincero, 
della sincerità colla quale le banderuole segnano la direzione 
del vento che in ciascun momento spira. Contrasto é non solo 
nella coscienza di sé stesso, ma negli atti informati qualche 
volta ad arditezza, più spesso a impressioni e sentimenti assai 
prossimi od affini alla paura; T uomo che si picpava di non 
voler piloti a bordo nei momenti difficili, manda in secco la 
nave che porta il re di Sardegna; colui che nel 1848 non senza 
infrazione di disciplina in un baleno di ardimento, sia pure ir- 
ragionevole, rompeva la monotonia dell'inerzia comune canno- 
neggiando il forte di Caorle, é quegli stesso che il dì appresso 
quel fatto nasconde la propria insegna di comando, per sfuggire 
la responsabilità degli uffici del suo grado, e che nel 1849 ar- 
dito ancora infrena una sedizione a bordo minacciando di dar 
fuoco alle polveri. 

Nel 1860 Cavour serbava a sé il portafoglio della marina 
per fare della forza navale il principale strumento all'audace 
impresa del governo di Vittorio Emanuele II parallela e conco- 
mitante a quella dei Mille ; il contrammiraglio Persano, coman- 
dante la divisione della flotta destinata a scortare Garibaldi e 
a proteggerlo con simulazione di arresto se gli fallisse l'intento, 
rese allora importanti servizi politici, come quello di subornare 
la flotta napoletana invitandola a defezione, e quello di aver 
cooperato al progetto non riuscito di Cavour che voleva pre- 
correre l'arrivo di Garibaldi a Napoli con la proclamazione del 



PKRIODO DEL RIS0R6IME1IT0 ITALIANO — I). GUERKINI 75 

Governo di Vittorio Emanuele. È ben vero che il Guerrini non 
cede nella sua requisitoria neanche su questo punto e coglie 
in fallo il Persano in certe furberie pusillanimi e certe teorie 
suirobbligo che ha un comandante di infrenare il proprio ar- 
dore bellicoso, le quali ebbe a porre subito in pratica nelle opere 
successive di guerra cui partecipò. 

Così all'assedio di Ancona il Persano comincia con una 
bravata: « o vincere o morire »; poi si dimostra ignominio- 
samente digiuno di guerra e dell'arte di farla e ingenera gravi 
sospetti di personale viltà: il 18 settembre abbandona la squadra 
a sé stessa in momento in cui doveva invece secondare Fazione 
campale di Castelfidardo ; in seguito evita ripetutamente di man- 
dar la propria nave al tiro dei forti, e infine il 25, la prima volta 
che essa nave va al fuoco, vede calare l'insegna del comandante ; 
scarsa riparazione, una impresa condotta personalmente dal 
Persano due giorni dopo con qualche ardimento, benché con 
poco pericolo. In conclusione non riguadagnò egli certamente 
sotto Ancona la stima degli ufficiali della marina sarda, che nel 
passato più di una volta gli avevano dimostrato animo ostile 
e disprezzo, onde si spiega come per compenso cercasse acca- 
parar colle blandizie e colle preferenze aura di popolarità appo 
la marina napoletana di fresco aggregata. La fortuna tuttavia 
arrise al Persano in quell'occasione per l'insistenza del Lamo- 
rieière che volle arrendersi alla forza navale anziché alla terre- 
stre, così che indegnamente cominciarono intorno a lui plausi 
non meritati. 

È fama che il Cavour sentenziasse doversi, dopo i fatti di 
Ancona, il Persano fucilare per vigliacco o glorificare per eroe; 
preferi la seconda cosa: per creare gagliarda la marina da 
guerra ch'egli voleva dare all'Italia occorreva dare alla mede- 
sima un battesimo di gloria, perciò fece il gran ministro eco 
agli applausi e cooperò egli stesso a creare gli artificiosi allori. 
Una seconda « iniezione di gloria » fu ripetuta alla marina 
italiana nel 1861 dopo le operazioni contro i Borboni. 

Spedito a Napoli in mezzo al turbinare degli avvenimenti 
nell'ottobre del 1860, che fu il mese del plebiscito nell'Italia 
meridionale, della sconfitta dell'influenza mazziniana avvolgente 
Garibaldi e della giunzione della rivoluzione eolla monarchia, 
il Persano ebbe ancora gravi uffici militari e politici: i primi 
riguardavano non solo le tre marine sarda, napoletana e si- 
ciliana, ma le truppe giunte a Napoli e sopravvenienti che 



76 RECBKBIONI B NOTE BIBLKH3RAFI0HB — C. CONTSSBl 

furono fatte dipendere da lui; i politici incarichi, parte palesi, 
parte segreti, riguardavano le relazioni colla flotta francese in 
un momento drammatico in cui la situazione della monarchia 
sabauda fu oscurissima di fronte all'Austria e alla Russia mi- 
nacciose, all'imperatore Napoleone enigmatico, a Garibaldi in- 
temperante nell'aspirazione romana. « Da tale intrico bisogna 
dire che il Persano si districò bene, quantunque non facesse 
tutto bene, la qual cosa sarebbe stata forse impossibile a 
chiunque »: così il Guerrini concede attenuanti agli errori che 
non ha trascurato tuttavia di enumerare come sempre anche 
per quei giorni. 

Senonchè appena il Persano poi deve occuparsi di azione 
veramente guerresca egli ancora e sempre fanciulleggìa. Alla 
dimostrazione di Mola di Gaeta (3 e 4 novembre), rinnovando 
la tattica di Ancona, la nave ammiraglia e quindi il Persano 
furono soltanto spettatori. Cosi il 22 gennaio, invece di ottem- 
perare all'ordine ricevuto di cooperare con l'azione terrestre del 
Gialdini contro Gaeta, Persano con un pretesto sbarca e lascia 
senza comandante la squadra proprio sul punto in cui doveva 
entrare in azione ; costretto da un fiero rabbuffo di Gialdini a 
rimbarcare, commise tardi una dimostrazione di pochissima im- 
portanza, tenendo la squadra cannoneggiante fuori del tiro dei 
forti. Ma nessuno badò allora a quei fatti nel tripudio univer- 
sale per le fortunatissime vicende. 

Negli anni seguenti di pace esterna, mentre proseguiva 
r interna rivoluzione degli ordinamenti in Italia, fresco degli 
asseriti trionfi cui avevano sancito colle lodi ufficiali sopramen- 
zionate, oltre il re, il Cavour e il Gialdini, non trascurava il 
Persano occasione qualsiasi a parlare di sé colla boria consueta 
in Parlamento, e, spinto dalla incoscienza, sé alla nazione pro- 
poneva duce dell'armata, arbitro di vittoria nella ventura guerra. 

Favorito dalle circostanze, anche die la scalata al Mini- 
stero, e divise così la sua buona parte di responsabilità per 
quegli errori che abbiamo enumerati, benché per essere giusti 
convenga riconoscere che, nei nove mesi in cui tenne il porta- 
foglio della marina, diede notevole impulso alle progettate co- 
struzioni. Come ministro esercitò una specie di dittatura, che 
Nino Bixio, altre volte suo difensore, fieramente censurò; il ma- 
rinaio in tutte le occasioni si mostrò inettissimo politico, e tut- 
tavia anche quella volta la fortuna lo salvò meglio ch'egli non 
sapesse salvare sé stesso. Sul punto poi di lasciare il potere, nel 



PERIODO DEL RI80RGIIIEKTO ITALIAMO — D. GUBRRINI 77 

dicembre 1862, dai colleghi di gabinetto già dimissionari ot- 
tenne, con atto d'indelicatezza inaudita, la sanzione ad una 
promozione per sé, cioè il titolo supremo di ammiraglio. Così 
giungeva all'apice della carriera ambita. 

Sull'origine prima e sulle cause recondite dell'immeritata 
fortuna dell'uomo fatale si formarono delle leggende, e furono 
ribadite quando, negli anni della sua prima disgrazia dal 53 
al 59, Vittorio Emanuele cercò di mitigarne l'amarezza accor- 
dandogli invidiati onori: il titolo di aiutante di campo ono- 
rario, nonché la scelta di lui tra gli ufficiali che accompagna- 
rono il re a Parigi e a Londra. Invece il Guerrini lumeggia 
coi documenti un fatto sfuggito finora ai molti che si sono 
occupati dell'infelice ammiraglio di Lissa, un fatto caratteri- 
stico che può spiegare assai cose, e cioè la cordiale amicizia 
che Massimo d'Azeglio ebbe per lui, la stima grande che sempre 
gli professò ; se il giudizio dell'uomo integro può essere errato 
merita tuttavia la massima considerazione. E una pagina di 
confidenza piena e sincera prolungata parecchi anni ; in tutte 
le occasioni d'Azeglio lo difese e lo consigliò, lo protesse va- 
lidamente, lo preservò più volte da rovina ; strana appare invero 
una lettera del d'Azeglio del 19 febbraio 1885, in cui mentre 
esprime rammarico perchè all'amico non si accordava di an- 
dare in Crimea, aggiunge: '« ti dirò che se si trattasse di tut- 
t'altro, vorrei fare la prova io; ma... se riuscissi a farti partire, 
e tu restassi poi a far crescere i cavoli in Crimea? capirai, amico 
caro, che se ciò accadesse mi pianterei una spina nel cuore 

per sempre »; bisogna credere che l'amicizia giungesse fino 

ad abbuiare certi momenti l'intelletto del grande onestissimo 
patriota, ma peraltro siffatta stonatura è ben compensata da 
tante espressioni nobili e generose di quel carteggio, che il Per- 
sano stesso pubblicava nel 1878 indubbiamente a scopo di 
riabilitazione. 

La morte fu pietosa al d'Azeglio: mancò egli sette mesi 
avanti il disastro di Lissa cui aveva indirettamente contribuito 
serbando alla marina italiana il Persano, che l'organismo militare 
avrebbe indubbiamente espulso da sé senza le estranee pressioni. 

Due brevi capitoli seguono a completare l'organismo del 
volume da noi esaminato, due altri errori ancora, incredibili 
errori, commessi nell'apparecchio navale tra il 1861 e il 1866 
relativamente agli studi strategici ed alle esercitazioni tattiche. 

La guerra italiana del 1866 era preveduta con certezza, 



78 RSCIN8I0NI E KOTS BIBLIOQRIFICBB — C. CONTESSA 

aspettata con desiderio, apparecchiata con entusiasmo, a viso 
aperto, eppure in cinque anni non si era pensato affatto al 
modo di condurre le operazioni così in terra come in mare. 
11 troppo orgoglio determinato dalle fortunate vicende del 1860 
può spiegare quell'inerzia, ma non la giustifica: soltanto il Bixio 
aveva tentato le linee maestre di un disegno di operazioni, e 
poche teorie piene di errori tecnici avevano esposti gli ammi- 
ragli e ministri oscillanti tra i due opposti principi deirazione 
offensiva e difensiva, con prevalenza, specialmente nelle teorie 
del Persano, del secondo ; lunga discussione si fece sulla siste- 
mazione di un porto militare ad Ancona e sull'opportunità di 
scegliere e fortificare come base di operazione al momento op- 
portuno alcuna delle isole sulla costa della Dalmazia; ma nulla 
si concretò e si attese, fatalmente sprovveduti, Fora del cimento. 
Così mentre in altre marine si lavorava alacremente, si studiava 
per rinnovare la tattica, in guisa che fosse conveniente al rinno- 
vato naviglio, in Italia nulla si faceva per Taddestramento tat- 
tico, né coll'antico, né con nuovi sistemi; solo quando la guerra 
già stava per essere dichiarata e già la flotta si radunava nella 
rada di Taranto si adottò improvvisamente la nuova tattica del 
Bouet-Willaumez. Epperò conclude il Guerrini : « la più grande 
e funesta manchevolezza nell'addestramento tattico della nostra 
marina fu quella delFesercizio ; mai il Persano aveva coman- 
dato più di cinque o sei navi da battaglia, mai aveva avuto 
da comandare una corazzata, mai dieci navi nostre avevano 
navigato in squadra, e per la guerra del 1866 fu fatta ed af- 
fidata al Persano una grande flotta di 25 navi da battaglia 
delle quali 12 erano corazzate ». 

Dolorosa e proficua lettura! L'Italia è ormai abbastanza 
forte nella sua unità e progredita nell'esplicazione delle sue rin- 
novate, fresche, mirabili energie materiali e morali così da po- 
tersi rivolgere a contemplare, con sicuro sguardo, acuto, impar- 
ziale la realtà dei fatti dai quali si svolse, malgrado tutto e tutti, 
per decreto del destino, la sua fortuna. Tale realtà smorzerà 
gli entusiasmi di molta retorica abusata, e non sarà male se 
al posto da quella usurpato nella coscienza nazionale sotten- 
trerà la meditazione dei raffronti tra gli errori di ieri e i pro- 
blemi di oggi. Afl'rettìamo coll'augurio e col desiderio la pub- 
blicazione del secondo volume e delle nuove rivelazioni che 
Domenico Guerrini promette sull'argomento. 

Carlo Contessa. 



II. 
SPOGLIO DEI PERIODICI 



ELENCO ALFABETICO CON RELATIVA SIGLA. 

1. Archivio storico italiuno (Firenze) S. 5, XXXIX, XL, 1907 AsI. 

2. Archivio storico lombardo (Milano) S. 4, XXXIV, 13, 14, 

15, 1907 . . . . • AsL. 

3. Archivio storico messinese (Messina) VII, 3-4, 1906; Vili, 

1-2, 1907 AsM. 

4. Archivio storico sardo (Cagliari) II, 4, 1906; III, 1-2, 1907 AsSar. 

5. Ateneo veneto (Venezia) XXX, 1907 AV. 

6. Atti della società istriana di archeologia e storia (Parenzo) 

XXII, 3-4, 1906; XXIII, 1-2, 19Ò7 .... Asasl. 
1. Berliner philologische Wochenschrift (BeTÌìn) XXI, 1904; 

XXII, 1905; XXIII, 1906 PhwB. 

8. Boletin de la real academia de la historia (Madrid) L, 

LI, 1907 Bah. 

9. BoUetiino della società di stoica patria Antonio Ludovico 

Antinori negli Abruzzi (TersLmo) S. 2, XYLll, 15, 1906; 
XIX, 16, 17, 1907 BssA. 

10. Bollettino storico della Svizzera italiana ( Bellinzona ) 

XX\Tn, 10-12, 1906; XXIX, 1-9, 1907 . BsSI. 

11. BuUettino storico pistoiese (Pistoia) IX, 1, 2, 3, 1907 . BhPì, 

12. Cronache della civiltà eUeno-latina (Roma) V, 8-12, 1906- 

1907 CcEL. 

13. Madonna Verona (Verona) I, 2, 3, 1907 .... MVer. 
W. MiscellsLTiea di storia ecclesiastica (Roma) V, 2, 6, 1907 . 

15. Miscellanea storica della Valdelsa (Castelfiorentino) XV, 

1907 MaV. 

16. Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und 

BSdioteken hrsg, von K, preusischen Instituts in Bom 

(Roma) X, 1, 2, 1907 QflP. 

n. Raccolta Vindana (Milano) 3, 1907 RVi. 

18. Rassegna Pugliese (Trani) XXIII, 1-10, 1907 . . . RPw. 

19. Bei>ue d'histoire ecclesias tigne (Louvain) Vili, 1907 . Rhe. 

20. Rivista del coUegio araldico (Roma) V, 1907; VI, 1, 1908 Rcar. 

21. Rivista di storia e arte della provincia di Alessandria (Ales- 

sandria) NS., 24, 1906; 25, 26, 27, 1907 . . . RsA. 



80 SPOtJLIO D8I PEK IODIO! 

22. Eivùita .storica henedeitìna (Roma) II, 6, 7, 8, liK)7 . . Rslie»!. 

23. nivisia storica salentiìia (Lecce) III, 5-6, 1906; IV, 1907 R»S, 

24. Biiùsta storico-critica delle scienze teologiche (Roma) lì, 

2-12, 1907 R«Ht. 

25. lìomagna, rivista di storia e di lettere (Iesi) S. 2, IV, 1-11, 

190*7 Ho. 

26. Tridentum (Trento) IX, 9-10, 1906; X, 1-4, 1907 . . Tr. 

27. Vierteljahrschrift fUr Social - und Wirischaftgeschichte 

(Leipzig) V, 1, 2, 3, 1907 THWg. 

28. Wieyier Studien (Wien) XXIV, 1902 ; XV, 1903; XVI, 1904; 

XVII, 1905 SW. 



1. STORIA GENERALE. 

ARCHIVI E BIBLIOTECHE, CURIOSITÀ, STORIA DI REGIONI, LUOGHI, CHIESE, 
CASTELLI, FAMIGLIE, ORDINI CAVALLERESCHI. 

1. AsM. — VIII, 1-2, 1907. — La Corte CaiUer G., Una esposi- 
zione d*arte antica messinese. 

2. Bs8A. — S. 2, XVm, 15, 1906 ; XIX, 17, 1907. - Uarchivio 
storico cittadino dM' Aquila. 

3. Tr. — 1, 2, 1907. — Cesarini Sforza L., Pergamene del Co- 
mun Generale della Valle di Ledro nel Trentino [Regesto di 73 per- 
gamene tra gli anni 1323 e 1776]. 

4. RsA. — XV, 24, 1906. — Gasparolo F., L'archivio coìnnnale 
di Alessandria: appunti storici [Continuazione, cfr. Bsl, 1907, sp. n. 96 : 
in appendice un documento ael 1419 e un elenco dei volumi delle 
antiche categorie dell'Archivio]. 

5. Tr. — IX, 9-10, 1906. — Oesarini Sforza L., Documenti di 
Margone nel Trentino [Continuazipne, cfr. Rsl^ 1905, sp. n. 1031 : dal 
documento 11<» del 22 gennaio 1585 al doc. IS» del 22 novembre 1671. 
Segue il regesto di altri 58 documenti cartacei dal sec. XV al XVTII]. 

6. BssA. - S. 2, XVIII, 15, 1906. — Rivera G., Catalogo d^lle scrit- 
ture appartenenti alla confraternita di S. Maina della Pietà nell'Aquila, 
con la serie dei Capitani dell'Aquila [Continuazione, cfr. Rslj 1907, 
sp. n. 611 ; dal doc. n. 350 dell'anno 1604 al n. 354 dell'anno 1667. 
La serie dei Capitani va dal 1257 al 1498].. 

7. Mse. — V, 4, 1907. — Dubrulle H,, La « depositeria della 
Crociata » aux Archives d'État à Rome [Catalogo ed indice di do- 
cumenti]. 

8. MYer. — I, 2, 8, 1907. — Avena A., L'istituzione del Mtcseo 
Civico di Verona [Cronistoria artistica degli anni 1797-1865]. 

9. AsI. — S. 5, XL, 4, 1907. — Prati F., Codici Dóbbiesd [Ras- 
segna della splendida pubblicazione di Carlo Cipolla]. 

10. Mse. — V, 3, 4, 1907. — Slelanipo A., Attorno alle bolle pa- 
pali: da Pasquale I a Pio X [Conclusione della 1^ parte [817-1048] 
dello studio sulla sottoscrizione del Papa nelle bolle]. 

11. AV. — XXX, I, 3, 1907. — De Toni E., Apptmti carto^ 
grafici. Serie prima [Aggiunte al saggio di cartografìa della regione 
veneta, pubblicato da Giovanni Marinelli venticinque anni fa]. 



STORIA GRNBRALB 81 

12. RPtt. — XXIII, 1-2, 1907. — Salandra À., Il discorso ac- 
cademico d'inauffurazione aW universilà di Bonia [Con sguardi generali 
alla storia del diritto}. 

13. AsSar. — III, 1-2, 1907. — Grande 8., Associazioni profes- 
miali e gremì in Sardegna nell'età medioevale e moderna [L'isola 
di Sardegna, dapprima refrattaria alla civiltà romana, doveva poi, 

ìio d*ogni altra regione, conservare integro il patrimonio legi- 



slativo, sociale, linguistico della dominatrice; perciò poca traccia la 
sciarono i Vandali e 1* effimero dominio dei Goti, invece s*approfondi 
la dominazione greca. L'A. indaga appunto le condizioni di fatto 
da coi sorsero le manifestazioni associative, il fiorire di queste nonché 
le conseguenze loro al declinare dell'Impero Romano, e più spe- 
cialmente nel lungo periodo bizantino; accetta le conclusioni del- 
l'Hartmann secondo le quali si può, specialmente nella Sardegna, 
discendere direttamente dai Gracchi al medioevo]. 

14. Use. — V, 4, 1907. — Calvi E,, Rassegna delle priìicipali 
putbUcazioni su Roma nel millennio 800-1800, edita nelVanno 1906. 

15. BgBen. ~ II, 7, 1907. — Lancellotti G., La storia dell'Or- 
dine di S. Benedetto e la « Revue » di Marédsoìis [Sguardo sintetico 
all'opera benemerita compiuta dal periodico in XXIV anni di esi- 



16. Agi. — S. 5, XXXIX, 2, 1907. - Testi L., Note d'Arte 
[Amplissima rassegna e critica dei volumi di Romeo Manzoni su 
Vincenzo Vela ; di Alessandro di Vesme : « le peintre graveur italien » 
opera in continuazione a quella del Bartsch; del Cavallucci sulla 
storia generale dell'arte]. 

17. AsL. - S. 4, XXXIV, 14, 1907. -- BoneUi G., Del segno 
paleografico 9 per « i« > in carte lombarde del Medio evo. 

18. BgPi. — IX, 1-2, 1907. — Corbellini A., Un dubbio d'amore; 
caso reale e soluzione teorica [Risposta ad osservazioni fatte dal Raina 
nella < Rass. bibl. d. lett. it. » a proposito dell'articolo di cui cfr. 
Rsl, 1907, sp. n. 276]. 

19. AsSar. — II, 4, 1906. — Wagner M. L., Tm poesia popolare 
sarda. 

20. AgSar. — III, 1-2, 1907. — Valla D., Frammenti di canzoni 
sarde. 

21. BtwA. — S.'2, XIX, 17, 1907. — Ciccone G., Sulle sorti di 
l. intetDocalica in alcuni dialetti campano-sanniti o abruzzesi. 

22. R«A. — XV, 24, 1906. — Prato P., Dialetto acquese: saggio 
di glossario parziale, aggiunte alcune peculiarità di forme grammaHaali. 

23. EPu. — XXIII, 1-2, 1907. — Beltrani G., Usi nuziali in 
Puglia [Con un doc. del 1073 in appendice]. 

24. RPm. — XXIII, 5-8, 1907. — Rigillo M., Folklore lucano 
[Rassegna del volume di Tommaso Claps]. 

25. BsS. — III, 6, 1907. - D'Ella F., Note di filologia folklori^ 
stica leccese. 

26. Tr. — X, 3, 1907. — Largaiolli F., I microbi della parlata 
Irtntiìui [Contribuito al « dizionario dei gerghi e dei parlari velati e 
furbeschi in Italia »]. 

27. Rcar. — V, 1, 1907. - Orlandini U., Copertine araldiche 
[Dei secoU XIV-XVI]. 

Mvista storica Ualiana^ 3* S., vii» 1. 



82 SPOGLIO DEI PRKIODICI 

28. Rcar. - V, 10, 1907. - Orlandini U., Trofeo delle croci ca- 
vtdteresche. 

29. Rcar. — V, IO, 1907. — Leoni G., I privilegi dei Camerieri 
del Sommo Pontefice [Con ricordi dal sec. XVI ai giorni presenti]. 

30. Bear. — VI, 1, 1908. — Di Broilo F., I moderni templari e 
V ordine dei Liberi- Muratori. 

31. Rcar. — V, 12, 1907. — MontenaoTO A., Il Senatore di Roìna 
[Cenni sull'importanza della carica e su alcuni membri di famiglie 
illustri che la tennero]. 

32. AsL. — S. 4, XXXIV, 15, 1907. — Tenc^oU 0. F., Gli Ita- 
liaììi in Polonia dal IX al XVIII secolo [Rassegna del volume del 
Conte Fr. de Daugnon]. 

33. BssA. — S. 2, XIX, 17, 1907. — Gli Abruzzi appartenenti 
alVIùjdia centrale [La tesi è suffragata da argomenti storici]. 

34. AflSar. — m, 1-2, 1907. — Taramelli A., La Sardegna, noie e 
eamìuentidi un antropologo [Rassegna del volume di Giuseppe Sergi]. 

35. RPw. — XXm, 5, 10, 1907. - Criscuolo A., Puglia verde 
e gloriosa [Conferenza storica]. 

36. RsA. — S. 2, XVI, 26, 27, 1907. — Brnzzone P. L., L'arte 
7iH Monferrato. 

37. RsA. — S. 2, XVI, 26, 1907. — Yalerani E., Saggio di topo- 
nomastica del circondario Casalese. 

38. RsS. — IV, 1-4, 1907. — Fonti per la storia di terra di 
Otranto [Corte Castromediano]. 

39. Rcar. — VI, 1, 1908. — Montennoro A., Stemmi di cittadi- 
nanza. 

40. AV. — XXX, II, 1, 1907. - Santtni F., FasU, orizzonti, 
speranze dell'arsenale di Veyiezia [Le notizie storiche vanno dal secolo 
XIII ai nostri giorni]. 

4L. Rcar. — V, I, 1907. — Gheno A., Lo stemma di Bassano. 

42. Tr. — X, 4, 1907. — Reich D., Ancora dello stemma di 
1 renio [Ribadisce quanto già affermò nello studio di cui cfir. Rsl, 
1907, sp. n. 87]. 

4;^. Tr. — IX, 9-10, 1907. — Segarizzi A., Bricciche TrenUne 
fContinua la pubblicazione di documenti e notizie: VII. « Copia secu- 
ritatis » (1387). - Vili. Frate Agostino da Trento]. 

44. RsA. — 1907. — Nicodemi 0., Gli statuti inediti, di Bosi- 
gmmo [Contin., cfr. Bsl, 1907, sp. n 89]. 

45. R«. — S. 2, IV, 8-9, 1907. — De Vogué E. M., A Ravenna 
[Impressioni di viaggio con note di storia e d*arte]. 

46. Rcar. — V, 3, 1907. — Pasini-Frassonl F., Stemmi di Po- 
destà di Perugia del XIV secolo. 

47. Rcar. — V, 3, 1907. — Broilo F., Stemmi Senesi [Del XVI 
secolo]. 

48. Rcar. — V, 2, 1907. — Brunetti C, Stemmi Sammarinesi. 
— Dall'Arco G., A proposito dei titoli equestri e nobiliari nella rin- 
novata Repubblica di S. Marino. 

49. Rcar. — V, 4, 1907. — Sassinoro V. A., Armoriale Beneventano. 

50. AsM. - VIII, 1-2, 1907. — 0. G., Stretto o Faro di Messina^ 
[Quando lo stretto pigliò nome da Messina?] 



STORIA. GENERALE 83 

51. RPu. — XXIII, 3-8, 1907. - Bosso P. A., Ristretto del- 
l' istoria della città di Trqja e sua diocesi dall'origine delle medesime 
al 1584 [Contin., cfr. Usi, 1907, sp. n. 359; Appendice: I privilegi 
dei Barlettani e dei Liparoti, tolti dalla storia inedita dell'Aceto]. 

52. MsY. — XV, 1, 1907. — Nomi-Pesciolini U., Pietrafitta 
[Cont., cfìr., Rsl, 1907, sp. n. 98]. 

53. BssA. — S. 2, XIX, 16, 1907. — Calore P. L., Ritrova- 
mento del termine lajndeo t Pompeus Salemitanus Comissarius > nella 
terminazione territoriale tra i comuni di Pescosansonesco, Btissi, Cor- 
vara e Capesirano per il feudo di Forca-di^ Penne. 

54. AsM., — Vili, 1-2, 1907. — 0. G., Per la storia di Bar- 
cellona [Pubblicazione dell'opera postuma di Filippo Rossito]. 

55. AsM. — VII, 3-4, 1906. — D'Amico A,, Cenni storici su Meri, 

56. AsM. — VII, 3-4, 1906. — Borghese G., Novara di Sicilia e 
le sue opere d'arte. 

57. AsSar. — ni, 1-2, 1907. — Pintus S., Vescovi di Rosa [A 
poche notizie storiche generali fa seguire l'elenco dal 1112 al 1905]. 

58. AsM. — Vili, 1-2, 1907. — 0, G., L'antico ceìióbio di San 
Placido Calonero [Notizia di una pubblicazione del prof. Guido In- 
ferrerà], 

59. BsSL — XXIX , 1-5, 1907. — Chi ita dipinto il « Giudizio 
Universale » nella chiesa di Corona? 

60. MsY. — XV, 1, 1907. — Tosi G., Il Monastero di S. Maria 
della Marca a Gas tei fiorentino. 

61. Mse. — V, 3, 1907. — Lnpatelli A., La Chiesa Monumen- 
tale di S. Maria di Vescovio presso Torri in Sabina, sua importanza 
religiosa, storica e artistica. 

62. BsA. — S, 2, XVI, 26, 1907. — BonelU G., La santa Casa 
di Loreto ad Alessaìidria e a Vigevano. 

63. BsS. — IV, 3-4, 1907. - Congedo N., Nella chiesa di santa 
Caterina in Galatina [Impressioni e ricordi]. 

64. Rsben. — II, 7, 1907. — Schast«r I., Spigolature Farfensi: 
[I. Monumenti epigrafici - II. Silloge epigrafica farfense: ventotto 
epigrafi datate tra l'anno 176-180 e l'anno 1552]. 

65. Rsben. — II, 7, 1907. — Caronti E., L'abazia di Praglia 
tra i Colli Euganei [Illustrazione artistica e storica, con cenno spe- 
cialmente ai monaci che la illustrarono attraverso i secoli fino al vi- 
vente abate Beda Cardinale. 

66. Rsben. — II, 7, 1907. - CiampelU P., Camaldoli, capo del- 
l'Ordine henedetthw camaldolese [Premette cenni sopra il fondatore 
dell'Ordine camaldolese, san Romualdo, nato a Ravenna nel 907, e 
sull'epoca della fondazione dell'eremo. Discute se san Romualdo abbia 
lasciata ai suoi discepoli alcuna regola particolare, e infine tratta 
del successore di san Romualdo, autore delle prime costituzioni ca- 
maldolesi]. 

67. Bsben. — II, 7 1907. — Carreri F. C, Gli abati di S. An- 
drea di Mantova, conti di Fomicada [La corte di Fornicata o Fomi- 
cada, ora Formigada, fu da Beatrice e Matilde di Canossa data al 
monastero di S. Andrea nel 1072 ; la confermò l'imperatore Carlo IV 
con un diploma del 1368 che riconosceva gli abati di san Andrea 
conti del S. R. I. : l'A. pubblica il testo di questo documento di cui 
si conserva l'originale nell'Archivio episcopale di Mantova]. 



84 SFOGLIO DKI PeuiODICI 

68. Rsbe/z. -— II, 6, 1907. — SatIo F», Gli antichi monasteri 
benedettini del Piemonte: I. Il monastero di S, Giusto di Susa [Pa- 
rag'ona criticamente la narrazione di Rodolfo Glabro sull'origine del 
culto di S. Giusto nel sec. XI, col racconto del cronista della No- 
valesa, concludendo in favore del primo]. 

69. R»hen. — II, 6, 8, 1907. - E^idi P., L'abbazia di S, Mar- 
tino al Cimino presso Viterbo [Con documenti inediti. In appendice: 
I. La serie degli abati dall'anno 1045 al 1564. II. Nove documenti 
tra il 1045 e il 1191. III. Il catalogo della Biblioteca di san Mar- 
tino nel 1305.] 

70. Rsst. — III, 4, 1907. — Cavazzi L., Un monastero benedet- 
tino medioevale in Roma [S. Ciriaco nella via Lata: estratto da un 
volume di prossima pubblicazione]. 

71. AsI. — S. 5, XXXIX, b, 1907. — Mancini 0., Linari ca- 
stello della Valdelsa [Descritta la posizione topografica del castello, 
che appartenne ultimamente ai Marchesi Capponi, e le poche vicende 
militari, riassume le notizie raccolte qua e là, le condizioni nelle 
quali se ne svolse la vita e le costumanze degli abitanti, segnata- 
mente nel secolo XIV, giovandosi dei protocolli di alcuni notari che 
rogarono nel castello]. 

72. BsP/. — IX, 3, 1907. — Santoli Q., Regesto di antiche per- 
gamene dei monasteri di S. Chiara e di S. Giovanni Battista di Pi- 
stoia (anni 1137-1529). [Continuazione, cfr. Rs.I, 1907, sp. n. 242]. 

73. RPw. - XXIII, 5-8, 1907. — Gastaldi G., Il castello di Cai- 
vano [Appunti di storia e d'arte]. 

74. Tr. — X, 2, 1907. — Fogolari G., Gli affreschi del castello 
di Sabbionara di Avio. 

75. Rcar. — V, 2, 4, 6, 12, 1907; VI, 1, 1908. — Rizzoli L., Ma- 
noscritti riguardanti la storia nobiliare italiana nella biblioteca civica 
di Padova [C^ontinuazione, cfr. Rsl.^ 1907, sp. n. 129]. — Compo- 
stella B., Jd., nella Jìiblioteca Antoniana di Padova. — Francenehetti £., 
Id.. nell'Archivio della magnifica co^nunità di Uste. — Sartori Borotto 
M., /</., nel Gabinetto di lettura in Este. — Compostella B., Id,, nella 
Biblioteca capitolare e nella Biblioieca civica di Treviso, nella Biblioteca 
civica di Passano Veneto. — Bratti R., Irf., nel Museo Correr di Venezia. 

76. Rcar. — V, 2-5, 7-12, 1907; VI, 1, 1908. — Bertini C. A., 

Famiglie romane dal ms. Teodoro Amayden (Continuazione, cfr. Rsl, 
1907, sp. n. 129. Aversa, Avila, Azetta, Azubii, Abbati, Acciaioli, 
Accorari, Acquasparta, Acquaviva, Agli, Alateoni, Alberghi, Aldro- 
vandi, Alepti, Alidosi, Alisia, Allegri, Alloggiati, Almadiani, Alta- 
sella, Altoviti, Aluffi, Amati, Americi, Andrea (d'), Angelis (de), 
Antamoro, Autlci, Antiochia, Antouacci, Antonelli, Antonini, Anziani, 
Aquila (dell'), Aragonia, Arcarelli, Argenti, Atti (degli), Azara (d'), 
Baratti, Barberini, Barisiani, Baroncelli, Beccaluna, Bellomo o Bel- 
lomini, Benirabenc, Del Benino, Benzoni, Berardi-Cappoccia, Biondi 
(Romani), Biondi (del Senatore), Boboni, Boccacci, Boccamazza (del 
Cardinale), Boccamazza (di S. Angelo), Boccapaduli, Boccapecora, 
Bòlognetti, Bonadies (del Cardinale), Bonadies (del Dottore), Bona- 
ventura, Boncompagui, Bondii, Bonelli, Bongiovanni, Bonosi, Bon- 
signori, Borghese, Branca, Brancaleoni, Buccabella o Boccabella, 
Bufalini, Bufalo Cancellieri, Bulgamini o Vulgamini, Bussa de Leoni]. 

77. Rcar. - V, 3, 4, 6, 1907. — Corti G. P., Famiglie Mila- 
nesi [Abbandonato, Abbiali, Aresini, Ariverio, Besozzi Valentin!, 
Buffa, Bùlgaroni, Busca, Busnati, Caravaggio, Caroelli, Corte del 



STORIA GENERA LK 85 

Daca, Cortedini, Calchi, Conradi, Corradi, Corbetta, Comaggia, Ca- 
denazzi, Cani, Clari, Ciserani, Clerici, Cumini, Caimi, Dardanoni, 
Elli, Fenegrò, Ferrari, Ferrari da Grado, Lattuada, Matregnani, 
Mercantoli, Merzagora, Merati, Moneta, Molo, Osnago, Ossona, Ostiolo, 
Otazii, Pagani, Paleari, Porta Comasina, Prealloni, Porta Nuova, 
Porta Orientale, Porta Ticinese, Rezzonico, Bota, Rodelli, Rovelli, 
Rizoglio, Sacchi, Scaccabarozzi, Samblatore, Santa Maria, Saporiti. 
Sartinara, Seroldoni, Seregni, Sessa, Sopralacqua, Tanzi, Torriani 
d'Àzzate, Trivulzio Conti di Pontenure, Vandoni, Venzago, Vergiati, 
Vedani, Valle (della). Villa (della), Vittuoni, Zanatti]. 

78. Bear. - V, 10, 12, 1907; VI, 1, 1908. — Corti 0. P^ Fa- 
dràglie patrme del Canion Ticino [Aglio (di Bissone, di Arzo), Airoldi 
<di Lugano), Albrici o Albrizzi, Appiani, Balli (di Locamo), Baraini 
I di Genestriere), Barberini, BaroflBo (di Mendrisio), Berna (di Ascona), 
Beroldigen (di Lugano e Mendrisio), Berta (di Anzonico), Bellasi (di 
Lugano), Bernasconi (di Massagno), Borgo (di Bellinzona), Borrani 
(di Brissago), Bossi (di Lugano e di Pambio), Branca (di Brissago), 
Brocca (di Lugano), Buzzi (di Mendrisio), Caccia (di Morcote), Ca- 
muzio, Canevali (di Lugano), Della Casa (dì Meli de). Castagna (di 
Lugano), Galloni (di S. Pietro Pambio), Caroni (di Roncate), Castelli 
;di Melide), Catenazzi (di Mendrisio), Chicherio (di Bellinzona), Ci- 
velli (di Noranco), Gonza (di Lugano), Della Croce (dì Riva S. Vi- 
tale), Donati (di Astano), Duni ''di Ascona), Fontana (di Melide, Bru- 
sata, etc), Forni (di Ajrolo), Fossati (dì Morcote), Franchini (di Men- 
«Irisio), Franscini (di Locamo), Franzoni (di Locamo), Fraschina 
'del Bosco Lugano), Garove o Garovaglio, Ghiringhelli (di Mendrisio), 
Clìannone (di Albinasca, Ajrolo), Gorini (di Lugano), Gussetti (di 
Ambi), Guzzi (di Tengia Rossura), Laghi (di Lugano), Lezzani (di 
Mendrisio e Lugano), Lombardi (di Ajrolo), Lucchesi (di Pambio), 
Luvini (di Lugano), Mademi (di Bissone), Maggi (di Mendrisio e 
Castel S. Pietro), Mageria (di Locamo), Mantegani (di Morcote), 
Marcacci (di Locamo), De Marchi (di Sessa, di Astano e della Costa).] 

79. Bear, — V, 11, 1907. — Orlandini U., Elenco ufficiale dei 
ycòili Marckegiani ed Umbri ivel 1667. 

80. Rcar. — V, 5, 6, 8, 8, 1907. — Mini G,, Libro d'oro di Modigliana, 

81. Bear. — V, 12, 1907. — Viano M., Famiglie padovane ri- 
cordate nella cronaca del Gataro [Galeazzo Gataro cronista padovano 
fìorì nel 1380, e suo figlio Andrea continuò la cronaca fino al 1405]. 

82. Bear. — V, 10, 1907. — Carreri F. C, Ddla nobiltà gis- 
manna [nel Friuli], 

83. Bear. — V, 8, 1907. — De Bianchini F,, La famiglia Be- 
frigni del Tirolo, 

84. Bear. — V, 2, 9, 10, 1907. — Pidonx P. A., La loi salique 
^tla successùm à la Couronne de France [IV. La nazionalità del Duca 
di Panna. V. I diritti dei pretendenti Orléans, Bonaparte di fronte 
alla Repubblica attuale. 

85. Bear. — V, 4, 1907. - Pidonx P. A,, Di MontenuoYO A., 
Di Broilo F., Le Prince Victor- Napoléon est Vheritier légitime de la 
couronne Imperiale de France. 

86. BsSI. - XXIX, 6-9, 1907. — Per la genealogia dei Raspini 
[Note dei secoli XV e XVIII]. 

87. Àsasl. — XXII, 3-4, 1906; XXIII, 1-2, 1907. — Ventn- 
rhd D,, Il casato dei marchesi Gravisi [I. Guerrieri. IL Casa Gravisi 
e Capodistria nel settecento]. 



86 SPOGLIO DEI PERIODICI 

88. BsSI. — XXVIII, 10-12, 1906. - Una Bissoìiese maritata 
in Val d'Intdvi [Nel 1488; Aggiunge notizie genealogiche dei Pas- 
serini e dei Molciani nei secoli XVIII e XIX]. 

89. BsSI, — XXIX, 1-6, 1907. — Per i aignori di Ornavasso. 

90. Bear. -- V, 6, 1907. — Biego L., Spinella Bissari e la sua 
famiglia [-r 1422]. 

91. Bear. — V, 5, 1907. — Di Broilo F., Teggi, Taeggi, Ta- 
veggi [Notizie araldiche e genealogiche]. 

92. Bear. — V, 8, 1907. — Grossi Gocci G., I Cavalcanti di 
' Atbuquerqtie [Imparentati con quelli di Napoli]. 

93. Bear. — V, 2, 1907. — Pasini Frasconi F., La famiglia di 
Angelo Gorelli, 

94. Bear. — V, 9, 1907. — Pasini Frassoni F., I Cenci [Studia 
gli antenati e i discendenti della triste eroina di Rocca Petrella, dal 
sec. XII al XVIIIJ. 

95. Bear. — V, 10, 1907. — Broilo di F., Sul titolo di Prin- 
cipe di S. Martino [Alla casa napoletana dei Morra]. 

96. Tr. — X, 2, 3, 1907. — Alberti d'Enno F. F., I aignori de 
Enno, ora Conti d^gli Alberti d'Knno. 

97. Bear. — V, 11, 1907. — Dall'Arco G., Stemma dei Sanguigni 
di Roma, 

98. Bear. — V, 3, 1907. — Pasini Frassoni F., Lo stemma dei 
Cavalcanti, 

99. Bear. — V, 8, 1907. — Gatti A., Eoe libris Castani. 

100. Bear. — V, 1, 1907. — Brunetti C, Ex libris BertinL — 
Di Broilo, Ex libris dell'ordine religioso di Nostra Signora del Monte 
Canneto. 

101. Bear. ~ V, 12, 1907. — Di Broilo F., Le vere insegne dei 
militi di S. Domenico. 

102. Bear. - V, 12, 1907. — Angnissola di San Damiano G., 
Patrizi Napoletani contro la lì. Deputazione di S. Gennaro. 

103. Bear. — VI, 1, 1908. — Mannueei S., / conti Palatini [Storia 
dell'Ordine]. 

104. Bear. — V, 11, 1907. — VaUln I., Uordre Rogai de la 
couronne de fer [Fondato da Napoleone il 5 giugno 1805 per memoria 
della sua incoronazione a Re d'Italia]. 

105. Bear. — V, 4, 1907. — Leoni G., L'ordine di Malta, 

106. Bear. — V, 6, 1907. — Breton 0., — Ordres Poìitìficaux 
de chevalerie. 

107. Bear. — V, 2, 4, 6, 10, 1907. - Marchetti L. A., L'ordine 
del Santo Sepolcro nel rito massonico. — Botelli I., Reception du Vi- 
comie de Chateaubnaìid daixs Vordre du Saint-Sépulcre. - Arroyo F.» 
La cìnta del Santo Sepolcro. — Il nuovo patriarca Gerosolimitano Gran 
Maestro dell' Ordirle Militare del S. Sepolcro. — Dn Pont de la Biran- 
dière, La prétendue ré forme de l'Ordre Militaire du Saint-Séptdcre. 
— Ancora la riformai dell'Ordine Militare del S. Sepolcro, 

108» Bear. — V, 1, 1907; VI, 1, 1908. — De Place^, La croix de 
Jerusalem. — De Maiiroy A., La croix du Saìni-Sépulcre [Origine della 
croce a cinque croci]. 



STORIA PREROMANA E ROMANA 87 

2. STORIA PREROMANA E ROMANA. 

A) ARCHEOLOGIA. 

109. AsSar. — III, 1-2, 1907. — Taramelli A., I nuraghi della 
Sardegna [A proposito della pnbblicazione di Hector de Chaignon]. 

110. AgM. — Vni, 1-2, 1907. — La Corte Cailler G., Una moneta 
antica di Messina [Acquistata per L. 22.500 dal barone Pennisì in 

^ara con Pierpont Morgan]. 

111. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Bebriacum, Beiriacum, 
Bedriacum (praedium) [Discussione filologica sul nome del luogo 
reso famoso dalla battaglia per cui, neiranno 69 d. C, Vi telilo perse 
il trono contro Vespasiano]. 

112. BssA. — S. 2, XIX, 16, 1907. - Balzano V., Avanzi della 
dita pelasgica-'osca-sannitica in Castel di Sangro. 

113. BsSI. — XXIX, 1-5, 1907. — Ginssani A., Due nuove iscri- 
zumi del Canton Ticino [Iscrizione preromana in Maroggia e iscri- 
zione romana in Bovio]. 

114. MTer. — I, 2, 1907. — Tignola F. N., Il teatro romano di 
Verona e due dipinti del rinascimento [Qianfrancesco Caroto e Andrea 
Mantegna nel secolo XVI riprodussero nelle loro opere il teatro 
di Verona]. 

115. EPi/. — XXIII, 1-2, 1907. - De Giorgi C, L'anfiteatro 
romano di Ijecce [Descrizione]. 

116. RPw. — XXIII, 5-8, 9-10, 1907. ~ Jacobone 5., Venusiiim 
[Storia generale dell'antica città della Puglia dai tempi preistorici]. 

117. BsA. — S. 2, XVI, 27, 1907. — Chiaborelli C, Città di Acqui, 
antichità romane scoperte negli scavi occorsi per la costruzione della 
caminiera del cotonificio Gibdli in regione « Orto ». 

118. BsS. — III, 5, 1906. — Argentina N., Nuove scoperte di 
tombe [Greco-romane]. 

119. Asasl. ~ XXm, 1-2, 1907. — SehiaTUZzi B., Agro di Fola, 
notizie archeologiche [Scoperta di due tombe del I secolo in Valdo- 
gora presso a Pola. Scoperte a S. Giovanni alle fontanelle presso a 
romer. Ripartizione d'oggetti e di monete romane a Monte Cavallo]. 

120. Ball* — L, 3, 1907. — Gómez-Moreno M,, El municipio ilur- 
eonense [Contributo di epigrafia e storia locale]. 

121. Bah. — L, 3, 1907. — Fita F., Da Varea a Ntimancia, viaje 
epigràfico [Raccoglie le iscrizioni trovate a Varea, Alberite, Rasillo 
de Caiperos, Matute de la Sierra, Chavaler, Tardesillas, Numancia]. 

122. Bah. — L, 4, 1907. — Baraibar F., Lapidas romanas de 
Trido [Raccolta di numerose epigrafi funerarie]. 

123. Bah. — L, 4, 1907. — Gómez-Moreno M., Nuevo miliario del 
Bierzo [A proposito di una pietra miliare con dedica, dell'anno 80 p. C.]. 

^ 124. Bah. — L, 4, 1907. — Fita F., De Clmna d Trido, viaje 
epigràfico [Iscrizioni rinvenute a Canales de la Sierra ed al Castilìo 
de Tobia]. 

125. Bah. - L, 5, 1907. — Feliciani \., La battaglia di Cissis^ 
C^I6 av. Cr.) [Ritiene che Gneo Scipione molto probabilmente cominciò 
la 8Ua prima campagna della Spagna espugnando Ansa; dopo l'oc- 
cupazione di Ansa segui l'avanzata contro gli Ilergeti assediandone 



88 SPOGLIO DEI PERIODICI 

la loro capitale Antagrum, in ultimo ebbe luogo la battaglia di Cissis 
e r arrivo di Asdrubale prima nei dintorni di Tarraco e poi nel ter- 
ritorio degli Ilergeti], 

126. Bah. — L, 5, 1907. — Monsàlud, Ntievas inscripcioìves ro- 
manas de Extremadura [Epigrafi framment. trovate a Mérida e ad 
Alan j e]. 

127. Bah. — L, 6, 1907. — El Marqnés de Monsalad, Epigrafìa 
romana de Extremadura [Descrizione delle marche di fabbrica rin- 
venute su stoviglie e graffiti a Villafranca de los Barros]. 

128. Bah. — L, 6, 1907. — Saavedra E., Las muraUas rom^anas 
de SevUla [Descrizione particolareggiata delle mura, che presentano 
notevoli traccie visibili del cosidetto « opus incertum »]. 

129. Bah. — L, 6, 1907. — Fita F., Inscripciones romanas de 
ViUaricos, VUlatuerta y Carcasiillo [Descrizione sommaria]. 

130. Bah. — L, 4, 1907. — Monsalad, Epigrafia romana, griega 
y visigotica de Extremadura y Andalticia [Lapidi trovate a Mérida, 
Solana de los Barros, e Italica]. 

131. Bah. — LI, 2-3, 1907. — Feliciani N., La rivolta del Sverone 
[Cfr. Livio, XXVIII, 24]. 

132. Bah. — LI, 2-3, 1907. — Moraleda j Estahan, 2ììueva In- 
scripción romana de Toledo [Epìgrafe di dubbia interpretazione]. 

133. Bah. — LI, 5, 1907. — Del Arco A., Nuevas Idpidas en Tar- 
ragona, 

134. Bah. — LI, 5, 1907. — Fita F., Antiguedades Ebusitanas 
[Ibiza punico-romana ; con riferimenti alla seconda guerra punica; 
nuove iscrizioni della stazione archeologica dell'Isola di Ibiza, nu- 
mismatica, necropoli, ecc.]. 

135. Bah. — LI, 6, 1907. — Fita F., Tres Idpidas romanas de 
Puzol. 

136. PhwB. — XXI, 28, 1904. — Cagnat R., Tontaris J. et La- 
faye G., Inscriptiones graecae ad res romanas pertinentes [Contributo 
utilissimo allo studio dell'antichità romana]. 

137. PhwB. — XXII, 25, 1905. — Petersen E., Comitium, Mostra, 
Grab des Romuhis [A proposito degli scavi circa il luogo del Comizio, 
della colonna rostrale e della tomba di Romolo]. 

138. PhwB. — XXII, 25, 1905. — Lnckenbach H., Kunst und 
Greschichte [Saggio di storia dell'arte neir antichità]. 

139. PhwB. — XXIII, 13, 1906. — Ganokler P., Un catalogue 
figure de la bateUlerie gréco-romaine. Z/a mosaiqiùe d*Althiburus [Illu- 
strazione di un mosaico frammentario]. 

140. PhwB. — XXIII, 44, 1906. — Ernont A., Le parler de Pré 
neste d'après les inscriptions [Ampio materiale lessicale e filologico] . 

141. PhwB. — XXVIII, 49, 1906. — Nicole J., Un catalogue 
d*(Buvres d'art conservées à Rome à V epoque imperiale [Da un papiro 
frammentario, in cui si citano un Ercole di Glicone, le statue dei 
Dioscuri, della Libertà di Difrone, di Giove Ospitale, ecc.]. 

142. PhwB. — XXIII, 49, 1906. — Merlin A., L'Aventìn da-ns 
l'antiquifé [Contributo alla topografia di Roma]. 

143. Wst. — XXIV, 2, 1902. — Weinberger W., Handschriftliche 
und inschriftlichen Ahkurzungen [Esempi di abbreviature comuni 
come DS, in uso assai prima del sec. VI, all'infuori dei nomi sacri, 
tratte dai papiri e dalle iscrizioni]. 



8T0RIA PREROXINA E ROHAVA 89 

B) LEGISLAZIONE, USI, COSTUMI, RELIGIONE. 

144. AsI. — S. 5, XL, 3, 1907. — Pascal C, Calendario romano 
[Si trova in un codice ambrosiano dei « Fasti » , comprende i primi 
soli sei mesi; TA. ricordando i trenta calendari frammentari perve- 
nuti su lapidi, illustrati dal Mommsen e le obbiezioni da costui mosse 
ad altri calendari manoscritti pubblicati dal Merkel, dall' Omont, dal 
Boissier, esamina criticamente il testo da lui scoperto, escludendo 
che tutte le notizie da esso contenute, che non ci derivano dai « Fasti » 
antichi, siano state agg^iunte sulla traccia di Ovidio, e ritenendo in- 
vece che il fondo e la sostanza dell'opera fosse un antico calendario 
probabilmente inciso in pietra. Segue il testo]. 

145. AsI. — S. 5, XL, 4, 1907. — Tassali! F. E., L'amministra- 
zione provinciale rombarla [Rassegna ampia del volume di W. T. Arnold]. 

146. CcEL. — V, 8-12, 1906-1907. — De Gubernatis A., Il culto 
dei^patres » presso gli antichi Romani [Continuazione, cfr. ÈsI, 1907, 
sp. n. 186]. 

147. PhwB. — XXI, 16, 1904. — Roby H. 1., Roman private law 
in the time of Cicero and of the AnUmines (0, GeibJ [Studio di legisla- 
zione civile comparata]. 

148. PhwB. — XXII, 45, 1905. — Lambert E., Uhistoire tradi- 
tiortneUe des XII Tables et les critères d' iruiuthenticité des iraditions 
en usage dans Vécole de Mommsen [Ampia critica]. 

149. PhwB. — XXII, 44, 1905. — Banson C. L., Studies in ancient 
fourmiure. Conche and bets of the G-reeks Etrnscans and Romxins, 

150. PhwB. — XXm, 44, 1906. — Bolkestein H., De Colonatu 
Bamano eiusque origine [Studio sulle condizioni dei coloni romani 
dalle origini, nelle costituzioni teodosiane e giustinianee]. 

151. PhwB. — XXIII, 28, 1906. — Bloch A., Le praefectus fabrum 
[Contributo alla storia della burocrazia romana e della collegialità 
barante l'Impero] . 

152. PhwB. — XXII, 41, 1905. — Manlgk Alf., Pfandrechtliche 
Unterschungen. Zur geschichte der rómische Ilypoteck [Ampio studio 
delle ipoteche nella storia del diritto romano]. 

153. PhwB. — XXII, 28, 1905. — Wissowa G., Gesammdte 
Ahhandlungen zur rOmische Religions-und Stadtgeschichte [Raccolta 
compiata di dati e di monografie riguardanti la storia civile e reli- 
giosa dei Romani]. 

154. PhwB. — XXII, 51, 1905. — Stending H., GnechLsche und 
r^nische Mythologie [Silloge di miti greci e romani]. 

155. PhwB. — XXII, 39, 1905. — HaeberUn E. J., Zum Corpus 
nummorum aeris gravis. Die systematik des aeltesten romische Mtinz- 
icesens [Lavoro preparatorio per la conoscenza della storia dell'arte 
e della civiltà romana]. 

156. PhwB. — XXII, 34, 1905. - Yaleton I. M. J., Het oud- 
romeinsche huwdijk in het licht van het zedelijk oordeel [Studia il 
matrimonio e la condizione della donna nell'antica Roma sotto il 
punto di vista della morale moderna]. 

157. PhwB. — XXIII, 33-34, 1906. — Onmmerns H., Der Rthnische 
Gutsbetrieb als tvirtfischaffUcher Organùtmus nach den Wercken des 
Caio, Varrò und Columella. 



90 SrOOLIO DKI PRRIODICI 

158. PhwB. — XXII, 20, 1905. — Bostowzew M., Geschichle der 
Staaispacht in der rdmische Kaiserzeit bis DiocleUan [Traduzione 
tedesca dal russo]. 

159. PhwB. ~ XXII, 40, 1905: — Brnnner-Mommseii, Zum àltesten 
Shxifrecht der Kulturv&lker. Fragen zur Rechtvergleichung [Saggio sul- 
r antichissima legislazione penale popolare con accenni di Diritto 
comparato]. 

160. PhwB. — XXII, 6, 1905. — Grill J., Die persische Mysterien- 
religion in rfìmische Reich und dem Christenium [Porge un*idea ab- 
bastanza chiara dei risultati ottenuti nella ricerca dei misteri orien- 
tali penetrati in Occidente al tempo dell'Impero]. 

161. PhwB. — XXII, 18, 1905. — Erman, Romische RechtgeschichU 
[Rassegna dei volumi I, II e III del Voigt]. 

162. PhwB. — XXII, 18, 1905. — Litt Th., De Verii Flacci et 
Comelii Tjobeonis Fastoriim libris [Contributo storico-linguistico]. 

163. PhwB. — XXII, 13, 1905. — Ziegler M., FasH trìbunorum 
plébis 133-170 [Lista quasi definitiva]. 

164. PhwB. — XXII, 13, 1905. — Stein 1., Die Protokolle den 
Rl}mi8che Sena f 8 und ihre Bedeutung cds Geschichisquelle filr TacifuJt 
[Mostra che Tacito ha dovuto servirsi per gli Annali degli « Acta 
Senatus », cui deve i suoi copiosi particolari]. 

165. Wst. — XXIV, 2, 1902. — Steinaeker H., Zum Zusammen- 
Tiang zwiscìien antìkem und fruhmittélalterlichem Re^gùsterwesen [Mercè 
i papiri noi conosciamo pure il modo con cui erano tenuti i registri 
sotto l'Impero romano. Analogia che si riscontra tra questi papiri, 
i « commentarla » o « acta romanorum » e le « gesta » o <r regesta » 
del medioevo]. 

166. Wst. - XXV, 2, 1903. — Hilberg I., Die « fasces laureati » 
der antretenden Konsuln [Quest'uso sembra risalire a Tiberio : para- 
gona Cic. De Divin. I, 28, 59 con Val. Max. I, 7, 5]. 

167. Wst. - XXV, 2, 1903. — Hesky R., Anmerlcungen zur * Lea: 
Acilia repefuììdarum » [Non abbiamo che una piccolissima parte di 
questa legge in C. I. L. I, pag. 49 e segg. ; piena di lacune senza 
che una linea sola sia completa. L'A. prova di completare il testo]. 

168. Wst. - XXIV, 4, 1902. ~ Oichorius C, Les Annales d£ Sem- 
proniunH Tiiditanus [Non si tratta veramente di annali, ma di una 
opera importantissima sulle magistrature romane]. 

169. Wst. - XXIV, 4, 1902. ~ Haekel H., Die hypothesen zur 
« Ijex lulia Municipalis » [Esamina, critica e refuta le conclusioni 
di Savigny, (Vermischen Schriften III, pag. 328 e segg.). In questa 
legge v. C. I. L. I, 206]. 

170. Wst. — XXIV, 2, 1902. — Dessan H., Das municipalgeseize 
der hispanische Sttider [1° la « Lex Salpensana » a Malaga; 2» inter- 
polazioni della « Lex Ursonensis »; 3*> su un nuovo frammento di 
diritto municipale spagnuolo. Questa iscrizione trovata su una tavola 
di bronzo a Siviglia può essere integrata per mezzo della « Lex 
Malacitana », di cui è parte]. 

171. Wst. — XXV, 2, 1903. — BraftHloff 8., Deitrà'ge zum rómiscìun 
Sfaahrecht [« Creatio beneficio Caesaris ». Spiega tale espressione, 
specialmente per mezzo della iscrizione votiva di L. Titimo, del 63, 
trovata a Luni, e di cui l'A. riporta il testo]. 

172. Wst. - XXVI, 1, 1904. — Brassloff S., BeitrUge zur Erlaw 
terung der « Lex Acilia Repetundarum » [Questa legge data dal- 



STORIA l'REROVANA E KOHAKA 91 

Tanno 122 a. Cr. e ci è rimasta frammentarìa. Lo studio fattone 
dal Mommsen fu molto controverso , nonostante che sia da ritenersi 
come definitivo in parecchi punti. L'A. tratta di nuovo: !<> « De 
patrono repudiando >; 2<> « Lex Acilia » e « Lex Cincia }>; 3^ Rela- 
zioni della e Lex Acilia » colla « Lex Calpurnia » e la « Lex lunia »]. 

C) STORIA POLITICA E LETTERARIA GENERALE 
O DI FATTI E PERSONAGGI SPECIALI. 

173. PhwB. — XXIII, 27, 1906. — Waipier W., liom [Storia del 
popolo romano e della sua cultura]. 

174. PhwB. - XXIII, 20, 1906. — Ompp G., Kulturgeschichte 
der BOmischen Kcdserzeit [Studia il trapasso dalla coltura pagana 
alla civiM cristiana]. 

175. PhwB. — XXII, 35, 1905. — Modestov T. I., Wedenje u. 
Ehnskuju Istoriju [Studio sullo stato della quistione etrusca ai giprni 
nostri]. 

176. PhwB. — XXII, 39, 1906. — Bnck C. D., A grammar of 
Oxcan aiìd Umbrian tuiih a collection of inscnptions and a glossary 
Contributo storico-lessicale alla lingua e letteratura Umbro-Osca]. 

177. PhwB. - XXIII, 36, 1906. - Champanlt Ph., Phénidem et 
Crrfkst en Italù d'après VOdgssée [Disamina delle tradizioni omeriche 
circa lo stanziamento dei Fenici e dei Greci in Italia]. 

178. PhwB. — XXII, 34, 1905. — Barthel W., Zur geschichte der 
rmische Stddte in Afvika [Analisi dei documenti a noi pervenuti]. 

179. AT. — XXX, II, 2, 1907. — Pinzi V., I sardi PelliH [Nei 
tempi antichi e moderni]. 

180. Wst. — XXV, 1, 1903. — Stowasser J. M., Das Gébet der 
ArtalbrUder [Nuova lettura ed interpretazione del testo]. 

181. W8t. - XXVI, 1, 1904. — Engelbrecht A., Ein vermeintliches 
Zeugnis des Seneca ilber des Livius philosophische Schriftstellerei [Se- 
neca, Epist. C, 9, afferma che T. Livio aveva composto delle opere 
(li filosofia; tuttavia non si può ammettere che nell'Epist. XLVI sia 
designato come un vero filosofo. Non vi si tratta se non di un'al- 
lusione fortuita nel passo: « qui primo adspectu aut T. Livii aut 
Epicuri posset videri » alle opere filosofiche di Livio e non alla loro 
natura]. 

182. PhwB. — XXI, 19, 1904. — Schwarz Ed., Notae de Roma- 
norum Annaltbus [Contributo di critica storica al periodo degli 
annalisti]. 

183. PhwB. — XXII, 26, 1905. — Schnlz 0., Beitrage ziir Kritik 
Hìmrer Utlerarischen Ueberlieferuiig filr die Zeit von Commodus' Sturze 
'^M auf den Tod des M. Aurelius Antoniiius [Contributo alla critica 
delle nostre tradizioni letterarie pel tempo che va dalla fine di Com- 
modo sino alla morte di M. Aurelio Antonino]. 

184. PhwB. — XXII, 15, 1905. — CoUignon A., Pt^frone en France 
Esame della vita e dei costumi di Petronio durante il suo soggiorno 

nelle Gallie]. 

185. BsS. — IV, 3-4, 1907. — Bianchi L., Il poeta Marco Pacurio 
Carattere dell'arte sua, relazioni con quella di Atiio]. 

186. PhwB. — XXIII, 18, 1906. — Soltan W., Die Qiiellen Phc- 
tonjhs in der Biographie des Valerius Poplicola. 



92 SPOQLTO DEI PERIODICI 

187. PhwB. — XXIII, 48, 1906. — Anastasi A., Quatenus T, Livius 
L. Codio Antipatro aiiciore usus sii [Scarso materiale]. 

188. PhwB. — XXII, 24, 1905. — De-Marchi E., Di un poemetto 
apocrifo attribuito a Virffìlio [Repertorio di dati circa la composizione 
del « Culex » di VirgiUo]. 

189. PhwB. — XXII, 50, 1905. — Schnetze E., Juvenalis ethmis 
[Frova che Giovenale fu piuttosto un moralista anziché un retore]. 

190. PhwB. — XXII, 27, 1905. — Prudhomme L., Troisikum étude. 
sur Vhistoire du tsxte de Svétone « De Vita Caesarum » [Ampio esame 
dei mss.]. 

191. PhwB. — XXII, 27, 1905. — Hnltsch, Polybu Historiae IV 
et V [A proposito della nuova edizione del Buttner-Wolft riveduta 
e corretta dopo 23 anni di lavoro; è raccomandata vivamente]. 

192. PhwB. — XXII, 28, 1905. — Stein Fr., Tacitti^ und seine 
Vorgànger ilòer germanische St^mme. 

193. PhwB. — XXIII, 30-31, 1906. — Baeha E., T^ genie de Tacite, 
la creatimi des Annales [Studio storico-psicologico]. 

194. PhwB. — XXIII, 36, 1906. — Bretschneider C, Qm ordine 
ediderit Tacitus singulas Annolium partes [Esame accurato con risul- 
tati incerti]. 

195. PhwB. — XXIII, 4, 1906. — Werner J., BeitrOge zur Kuiide 
der lateinischen Literatur des Mittelalters, 

196. Bah. — L, 2, 1907. — Feliciani N., Potenzialitcì militare di 
Roma e di Cartagine [Considera i contingenti militari delle due po- 
tenze durante la 2» guerra punica]. 

197. Wst. — XXrV% 1-3, 1902. - Jung J., Hannibal bei die Li- 
gures [Ricerche storiche e topografiche per servire alla storia della 
2*^ guerra punica: 1<» avvenimenti dalla fine del 218 al principio 
del 217 av. Cr. ; 2® passaggio di Annibale per TApennino e dove 
sia avvenuto, probabilmente per Pontremoli, sulla medesima strada 
che verso il 1268 presero le soldatesche di Corradino ; 3*» la pianura 
del Po nel 218 av. Cr. e le comunicazioni fluviali; 4* le origini di 
Siena]. 

198. Wst. - XXVI, 1, 1904. - Fuchs J., Hannibal in Mittd- 
italien [Esamina nuovamente le operazioni militari svoltesi nei din- 
torni del Lago Trasimeno. Saggio topografico]. 

199. Bah. — L, 1, 1907. — Feliciani N., Le fonti della seconda 
guerra punica nella Spagna (218-206 av. Òr.) [Esamina e critica 
autori antichi e moderni che trattarono della 2^ guerra punica; 
lamenta l'incuria in cui è lasciata la topografia per questo periodo]. 

200. PhwB. — XXII, 37, 1905. — Andollent A., Carthage Romaine 
146 av, Chr,'698 p. Ckr. [Le condizioni di Cartagine dopo la domi- 
nazione dei Romani sino all'invasione dei Mussulmani]. 

201. PhwB. — XXII, 26, 1905. — Kornemann E., Zur Geschichte 
der Gracchenzeit [Ricerche delle fonti e critica relativa dei fatti av- 
venuti al tempo dei Gracchi]. 

202. Wst. — XXIV, 3, 1902. — Siess H., De epistularum f rag- 
mentis Comeliae Gracchorum mairi attributi^ [L'A. li ritiene con 
molta probabilità autentici]. 

203. Wst. - XXV, 2, 1903. — Mras K., Der Mamius Titel def 
Sex, Pompeius und der Impei-aior Titel des Augii^tus [Sopra un'iscri- 
zione trovata a Lilibeo e relativa a Pompeo, si vede che il cognome 



STORIA PREROMANA E ROMANA 93 

occupa il primo posto, contro Tuso che poneva sempre prima il pre- 
nome, poi il nome gentilìzio, quindi il cognome; T iscrizione è del 
39 av. Cr.]. 

204. PhwB- - XXII, 26, 1905. — Foocart P., Im formatian de 
la Province Eomabie en Asie [Studio critico-storico sul modo tenuto 
dai Romani nel costituire una provincia]. 

205. PhwB. — XXI, 30, 1904. — Cauer F., De rebus divi Augusti 
auspidis in Germania gestis quaestiones selectae [Rassegna dell'opera 
del Winkclsesser]. 

206. W»t. — XXVI, 2, 1904. - Mesk J., Ciceros Nachruf an die 
• Jjegio Mariia j> [In questo passo Cicerone imita le orazioni funebri 
dei Greci]. 

207. W«t. — XXVII, 2, 1905. — GoldAnger B., Zur geschichte 
der * Legio XIII gemina » [Nel principio delPanno 68, questa legione 
per ordine di Nerone lasciò la Brettagna ; nella primavera del 69 
ritornò in Italia dalla Pannonia, per difendere l'imperatore Ottone; 
partecipò alla battaglia di Bedriaco e fu in seguite rinviata nella 
Brettagna, che lasciò definitivamente nel 70 per andare in Ger- 
mania. Di qui dal 147 al 150 andò a servire nella Mauritania : il che 
è quanto risulta da un frammento d'iscrizione trovato a Cesarea]. 

208. PhwB. — XXIII, 42, 1906. — Tenturini L., Caligola [Vol- 
farìzzazione della vita e delle opere di Gaio]. 

209. PhwB. — XXIII, 23, 1906. — Dttnzelmann £., Aliso und die 
Varusschlacht [Saggio storico-topografico]. 

210. PhwB. — XXII, 34, 1905. — Sehnlz Th. 0., lAben des Kaiser» 
Hadrian [AnalisLdelle fonti e ricerche storiche sulla vita di Adriano]. 

211. PhwB. — XXII, 41, 1905. — Korneniann E., Kaiser Adnan 
und der lezie grosse HìMoriker von Eom [Ampio studio di critica delle 
fonti riguardo la personalità di Adriano]. 

212. PhwB. — XXII, 42, 1905. — Wolff-Beeh Br., Kaiser Titus 
ìiìid der Jadiscke Krieg [Tentativo per dimostrare che Tito al tempo 
della guerra coi Giudei era divenuto pazzo]. 

213. PbwB. — XXII, 38, 1905. — Stich I., D. Imperatoris Marci 
Antonini Oommeniariorum quos sibi ipsi scripsit libri XII, 

214. PhwB. — XXII, 28, 1905. - Stich H., Mark Aurei der Phi- 
losopk auf dem r&mische Kaiserthron [Studia Marco Aurelio nei suoi 
rapporti colla filosofia antica]. 

215. PhwB. — XXIII, 41, 1906. — Martow A., ijber di Ehren- 
("mter der Hjmischen Kaiser in den Stà'dten in den ersten drei lahr- 
hunderien des KaiserreicJis. 

D) CRISTIANESIMO PRIMITIVO. 

216. Msc. — V, 2, 1907. — Benigni U. e Brunner G., De liomanae 
Ecclesiae exordiis fontes historici [Continuazione, cfr. Usi, 1907, 
sp. n. 202: Schemi scolastici di storia ecclesiastica; il martirio 
romano di Pietro e Paolo; alcune leggende romane di Pietro e 
Paolo; Pietro e Simone mago; la fuga di Pietro; Paolo e Seneca]. 

217. PhwB. — XXIII, 24, 1906. ~ Soltan W., Petrusanekdoten und 
PftrusUgenden in der Apostelgeschichte. 

218. Bsst. — III, 3, 6, 10, 1907. — Ermonl T., Ixi teologia di 
S. Paolo [Continuazione, cfìr. Bsl, 1907, sp. n. 209: La divinitiV di 



M SPOGLIO DEI PERIODICI 

Gesù Cristo; la divinità dello Spirito Santo; la Trinità; la Cristo- 
logia; 1 mezzi con cui ci è comunicata la giustizia inteji'iore; i sa- 
cramenti]. 

gl9. Vswg. — V, 1-2, 1907. — Schneider F., Neu^ Theonen Ubef 
das Kirchliche Zinsverbot [Durante il medioevo: a proposito delle 
teorie del Finke, dello Schaub, del Lessel]. 

220. Rsst. — III, 2, 4, 1907. — Outope G., La fede nella divi- 
nìtà del Cristo durante l'età apostolica [Continuazione, cfir. Bsl, 1907, 
sp. n. 194: II. La fede semplice nella divinità del Cristo; perchè i 
primi fedeli hanno creduto nella divinità del Salvatore; III. Qual 
posto i primi fedeli hanno assegnato air Uomo-Dio], 

^1. Essi. — III, 9, 1907. — Fracassini V.^ La letteratura epi- 
stolare del nuovo Testamento. 

222. E88t, — III,aO, 1907. - Mari F., Bollettino biblico [Ras- 
segna di opere sul nuovo Testamento]. 

223. Essi. — III, 5, 12, 1907. — Mannucci U., Sii le recenti teorie 
CìtTii l'evoluzione storica dei Sacramenti [Continuaz., cfr. Esl, 1907, 
sp. u. 196 : III. La questione della istituzione « per Cristum » al 
Concìlio di Trento]. 

224. Rhe. — Vm, 4, 1907. ~ Mahé J., L' Eucharistie d'après 
Sai ìli Cyrille d' Alexandrìe. 

225. Mse, — V, 2, 1907. — Brnnner G., J « chrestiani » in San 
Giustino [Discute la forma etimologica]. 

226. Rgst. — III, 2, 1907. — Palmieri A., / padri spirituali nei 
"monasteri d'Oriente e la stoiia della confessione sacramentale [Ras- 
segna dell'opera di S. Smirnov, professore all'accademia ecclesia- 
stica di Mosca]. 

227. Ksst, — III, 2, 1907. — Mannucci U., La didascalia nella 
Chksa primitiva [A proposito di un'opera .recentemente scoperta di 
S. Ireneo, cioè l'opuscolo els inlóeièiy tov dno6ToXixov xìjgityfiazos]. 

228. R88t, - III, 3, 1907. — Mari F., Il dogma della resurrezione 
nell'antico Testam,ento e negli Apocrifi. 

329. Rhe. — Vili, 3, 1907. - Cavallera F., Les fragments de 
Salii t Amphiloque dans l'Hodegos et le tome dogmatique d'Anastase 
le Slìiaìte. 

230. Rsst. — III, 2, 1907. — Chiesa h., Il parallelismo psicofimco 
e le sue inierpretazioìii nelle diverse scuole filosoficlie. 

231. PhwB. — XXII, 33, 1905. — Geffcken J., Aus der Werderzeii 
de^ Christentums [Quadro dei primi tempi del Cristianesimo e suo 
trionfo]. 

^^32. PhwB. — XXII, 26, 1905. - Bardenhewer 0., Geschichte 
der altkirchlicher Literatur IJ [Ampia e copiosa storia della Lettera- 
tura cristiana dalla fine del II secolo sino al principio del IV p. Cr.]. 

233. PhwB. — XXII, 49, 1905. — Kanfmann C. M., Handbuch 
der ehnstlichen Archaeologie [Riassunto degli studi concernenti l'ar- 
cheologia cristiana]. 

234. Mse. — V, 2, 1907. - Cavazzi L., Nei dintorni dell'Urbe: 
Santa Passera sulla via Portueìise. 

235. Rs8t. — III, 12, 1907. — Mnfioz A., Origini e svolgimento 
ddVaHe ctistiana nei primi secoli secondo gli studi recenti [Combatte 
la teoria di coloro che pretendono l'arte paleocristiana una deriva- 
tone diretta dell'arte classica greco-romana o ellenistica. L'esame 



STORIA PRBROMAMA B ROMANA 95 

stilistico dei monumenti reca prove decisive; il merito di avere per 
primo applicato tale metodo spetta al Eondakov ed alla sua scuola. 
Già nel mosaico di S. Pndenziana vi sono traccie fortissime di 
'influsso orientale in special modo nel tipo del Cristo. Basta consi- 
derare che il Cristianesimo era bensì penetrato a Roma fin dai tempi 
di Traiano, ma i suoi centri principali rimasero in Oriente, perciò 
le regioni orientali parteciparono attivamente fin dai principi al 
movimento di cultura iniziato dal Cristianesimo e del pari alla for- 
mazione della nuova arte da esso ispirata, come lo Ajnalov, contra- 
riamente alle conclusioni , del Wickoff e di Francesco Saverio Kraus, 
imprendeva a dimostrare. E errore credere che l'arte imperiale romana 
potesse imporsi in ogni luogo ed anche in Oriente, anche a Costan- 
tinopoli, dove erano invece tradizioni e scuole artistiche sviluppate 
e definite che non avevano nulla da chiedere in prestito da Roma; 
queste al contrarie avevano contribuito e influito allo sviluppo del- 
l'arte romana : Ravenna coi suoi monumenti sta a segnare la con- 
quista del pensiero orientale in terra italiana. Gli studi dello Strzy- 
gowski sugli affreschi delle catacombe di Palmira in relaziono coi 
mosaici di S. Prassede a Roma, di S. Vitale a Ravenna e delia chiesa 
di Torceilo, sui monumenti dell'Anatolia, culla della nuova arte, 
inducono l'A. a concludere che Costantinopoli raccoglie in sé ^d 
unifica due correnti d'arte diverse, quella della zona del Nord cioè 
dell'Asia Minore e quella della zona del Sud che porta elementi 
siriaci ed egiziani introducendo cosi nell'arte nuova e largamente 
i motivi ellenistici alessandrini]. 

236. Rhe. — Vili, 1, 1907. — D'Alès A., L'auteur de la « Passio 
Perpetuae » [Argomenti validissimi assegnerebbero a Tertulliano gli 
Atti di Santa Perpetua e dei suoi compagni martirizzati a Carta- 
gine neiranno 203]. 

237. FhwB. - XXII, 32, 1905. — Mair J., Zwei AegypHsche- 
praefecte?i [Il martirologio romano permette di completare la crono- 
logia dei prefetti d'Egitto: al 13 settembre si aggiungono i nomi di 
Filippo e del suo successore Terenzio in carica sotto Decio o Vale- 
riane nel 249-268]. 

238. UshU — III, 10, 11, 1907. - Lanzoni F., Le origini del cri- 
iftianmmo e dall'episcopato nelV Umbria Bomana [Constatata la defi- 
cenza di monumenti iconografici ed architettonici anteriori al sec. IV 
e di documenti contemporanei cristiani o pagani per quel secolo 
stesso, studia il « Martyrologium Hieronymianum » del secolo V, il 
quale può in certo modo tener luogo delle testimonianze contempo- 
ranee pel periodo precedente; studia le principali « passiones » del- 
l'Umbria, le leggende e le tradizioni posteriori e conclude: che non 
n sono argomenti per portare le origini del Cristianesimo o dell'epi- 
scopato nell'Umbria Romana al secolo I, l'affermazione degli scrit- 
tori dei secoli XVI-XVII a quel proposito non hanno valore; e pro- 
babile che il Cristianesimo fosse già diffuso nell'Umbria fin dal 
secolo II, certamente prima del 305 vi furono colà parecchi nuclei 
^i cristiani; una tradizione autorevole colloca le origini dell'episco- 
pato tra la fine del secolo II e gl'inizi del III, certo prima del 305 
le comunità cristiane di Terni, Spoleto, Foligno erano già organiz- 
zate; l'Umbria ha ricevuto da Roma i primi vescovi e i primi 
predicatori dell'Evangelo]. 

239. Bsst. — III, 5, 1907. — Belvederi G., S. Creminiano nella 
^^-penda e nella storia [Continuazione, cfr. Rsly 1907, sp. n. 227. 
L episcopato si è svolto nella seconda metà del IV secolo]. 



M BPOQLIO DEI PERIODICI 

240. Mse, — V, 4-6, 1907. — Baldisnerri L., Prudenzio, un jx>cia 
Htorico del V secolo. 

241. Rsst. — III, 11, 1907. — G. B., Un vescovo italiano del se- 
(-olo V [A proposito del volume di Francesco Lanzoni sopra S. Pe- 
tronio, vescovo di Bologna, studiato nella storia e nella leggenda]. 



)l ALTO MEDIOEVO. 

242. PhwB. — XXII, 36, 1905. — Eller A., Dos alte Rom im 
Mitteialter [Saggio sulle condizioni storiche di Roma antica nel 
medioevo]. 

243. Vswg, — V, 4, 1907. — Schneider F., Zur Handelgeschichte 
der Mìttelmeerlànder [Rassegna del volume di Adolfo Schaube sul 
commercio dei popoli romanici fino alla fine delle Crociate]. 

244. BsS. — IV, 5-6, 1907. — Perotti A., La porpora di Otranto 
[Una Epistola di Cassiodoro, degli ultimi anni del secolo IV o dei 
primissimi del successivo, rampogna un funzionario, verisimilmente 
di Otranto, per non aver mandato al re Teodorico la consueta vesta 
annuale di porpora]. 

245. AV. — XXX, II, 1, 2, 1907. — CasteUani U., La « Chartida 
witìfructuariae donationis » del primiceno Giovanni in favoi^e della 
Chiesa di Ravenna e la trasciizione Brigiuti, 

246. Rsst. — III, 11, 1907. — Sola N. G., Il testo greco inedito 
ddla leggeiula di Teofilo di Adana [Colloca la data della penitenza 
e conversione di Teofilo tra l'anno 538 e il 610 d. Cr.]. 

247. AV. — XXX, II, 1, 1907. — Orlandinl G., Costituzione ed 
amministrazione veneta [Lettura prima: dall'anno 400 al 568, dopo 
la .scomparsa di Attila, Grado acquistò il primato nella laguna e si 
det<^rminò allora spiccatamente la divisione tra la Venezia marittima 
e In, Venezia terrestre, questa segui le sorti delle Provincie italiche, 
quella, pur conservando attive relazioni colla terraferma, rimase alla 
signoria greco-romana, ed affermò poi lentamente la propria indi- 
pendenza]. 

248. AsSar. — III, 1-2, 1907. — Tarameli! A., Di alcuni mona- 
m^^nti epigrafici bizantini della Sardegna [1° Iscrizioni di Assemini; 
2^' Iscrizione della chiesa parrocchiale ài S. Pietro; S" Chiesa di 
S. Sofia a Villasor; 4* Iscrizione di due mensole a Villasor; 5** « Mara 
Caliigonis » ; 6« Altro marmo di Mara, ora nel museo di Cagliari ; 
7" S. Antioco (Sulcis); 8-13 Donori. Dopo aver descritto e illustrato 
tale materiale epigrafico che per i suoi caratteri può ascriversi alla 
seconda metà del secolo X, studia quale ne sia il valore nei rapporti 
della storia dell'isola di Sardegna]. 

249. RsS. — IV, 3-4, 1907. — Panareo S., Terra d'Otranto ne 
m r Italie meridionale et V Empire bizantin » dì J. Gay [Continuazione, 
cfr. Rsl, 1907, sp. n. 46]. 

250. AsI. — S. 5, XL, 3, 1907. — Senigaglia Q., Diritto bizanHno 
[A proposito dell'opera di L. Siciliano-Villanueva]. 

251. AhI. — S. 5, XL, 3, 1907. — Resta E., L'Apidia e il suo 
comune nell'alto medioevo [Amplissima rassegna del volume di Fran- 
cesco Carabellese con osservazioni]. 

252. RPw. — XXIII, 9-10, 1907. — CarabeUese F., FrammmU e 
questioni d'arte pugliese del medioevo [A proposito della conferenza 



BAB80 MEDIOEVO 97 

dell' Haseloff sui mosaici della chiesetta di Casaranello, del sec. V 
VI, unica oasi preziosa per la storia dell'arte medioevale e rap- 
presentante una colonna miliare della via per cui attraverso la 
Paglia si trasmetteva a Boma e nel resto deirOccidente Tinfiuenza 
dell'arte orientale; studia poi anche TA. T influenza dei Normanni 
sull'origine dell'arte pugliese nei primi secoli del basso medioevo]. 

253. Aftl. — S. 5, XXXIX, 1, 1907. — Pascal C, Sull'opera « de 
Urmitìatìane provindarum lialiae » [Rispondendo all'articolo del Cri- 
vellucci, di cui cfr. Rsl, 1907, sp. n. 1916, ripresenta con nuovi appunti 
l'ipotesi di cui cfr. Rsl, 1907, sp. n. 697]. 

254. Rhe. — Vili, 1, 1907. — Fournler P., Étude sur les fatùsses 
Décrétales [Continuazione, cfr. Rsl, 1907, sp. n. 228: studia la con- 
dotta, rispetto alle Decretali, tenuta dai Papi del IX secolo e in 
particolar modo dal primo di essi che n'ebbe conoscenza cioè Ni- 
colò I. Le conclusioni sarebbero queste : che le Decretali si sparsero 
prima oltr'Alpi che in Italia, dove la loro autorità fu riconosciuta 
riolo verso la fine del sec. X. Nicolò I, che senza dubbio conobbe le 
Decretali, non modificò per esse la sua condotta negli affari della 
Chiesa ; egli e i suoi successori anche nel secolo X, quantunque non 
abbiano ripudiato l'opera di Isidoro, serbarono una grande riserva, 
e solo nella seconda metà del secolo XI, al tempo della riforma di 
Gregorio VII la corte romana usò correntemente il testo omai sparso 
per tutta Europa]. 

255. Bhen. — II, 6, 1907. — Allegretti G., Nell'ottavo centenario 
di S. Bernardo degli Uberti [Rassegna bibliografica]. 

256. M&hen. — II, 7, 1907. — Mercuro C, Uìia legenda medie- 
vale di S. Guglielmo da Vercelli [Contin., cfr. Rsl, 1907, sp. n. 233]. 

257. BsA. — S. 2, XVI, 27, 1907. — Sant'Ambrogio D., Dona- 
zione al monastero di Cluny nel 1083 della chiesa di S. Dionigi e beni 
diversi in Val Sesia. 



4. BASSO MEDIOEVO. 

258. A»I. — S. 5, XL, 4, 1907. — Solini A., La celebrazione del 
matrimonio in Italia [Amplissima rassegna del volume di Francesco 
Brandileone riguardante la storia del matrimonio nel medioevo]. 

259. AsL. — S, 4, XXXIV, 15, 1907. — Verga E., Sulla celebra- 
zione del matrtmo7ìio in Italia [A proposito dei saggi storici di Fran- 
eesco Brandileone, che abbracciano lo spazio del periodo barbarico 
e seguente la illustrazione di Francesco Lo Parco a due orazioni 
nuziali inedite di Aulo Giano Parrasio]. 

260. A»I. - S. 5, XXXIX, 2, 1907. — SchiapareUi L., « Charta 
Augustana »; note diploìnatiche [Premesse notizie sugli scrittori che 
si sono occupati direttamente o indirettamente dell'argomento e sulle 
carte aostane edite, pochissime in confronto delle inedite, l'A. dà un 
contributo e quasi introduzione alla pubblicazione che delle Carte 
di Aosta prepara la R. Deputazione di Torino. Con « charta augu- 
stana > viene denominato il documento uscito da una speciale can- 
celleria della città di Aosta, il quale si differenzia dalla « charta 
notarii », cioè dalla carta di uno scrittore qualsiasi che non funga 
da ufficiale di detta cancelleria ; essa carta pertanto è il prodotto di 
una speciale organizzazione di scrittori, a capo della quale sta un 
« cancdlarius » e sotto di lui gli « scriptores » o « vicecancellarii » ; 

RitUta storica Ualiana, 3* S.» Vii, 1. 7 



95 SPOGLIO Dei PKRIODICI 

coBÉoTo tenevano la loro « statio » in luogo pubblico. La « charta 
augustnna » ammetteva il contradditorio e se questo interveniva, la 
carUL stessa non veniva ultimata, insomma si praticava in AostA 
quak'ho cosa fli simile all'uso del diritto popolare bavarese. Per spie- 
gare l'origine della istituzione cancelleresca in Aosta, simile ai 
« tabclliones » di Roma e di Ravenna, ai « curiales » di Napoli, agli 
« scribae » di Gaeta ed Amalfi, ricorre il pensiero alla Curia romana 
cittadina che perdurò in Aosta forse meglio che altrove, e al notaio 
dei giudizi istituzione franca che i Carolingi estesero nei paesi di 
conquista e che in Italia ebbe vita e valore speciale tanto da dive- 
nire causa diretta dello svolgimento del notariato italiano: detto 
scrittone penetrato nella Valle di Aosta dalla Borgogna, a contatto 
cogli usi giuridici locali, favorito dalla tradizione ancor viva della 
Curia romana determinò la cancelleria locale che si fissò tra TXI e 
il XII secolo proprio nel periodo di viva e generale rinascenza del 
diritto romano. Il documento da essa emanato ha carattere pub- 
blico; Io scrittore è cancelliere della città, non del vescovo, o di 
una chiesa o di un monastero; fu dipendente dall'autorità politica 
localf., prima, come pare, dal vescovo, poi dai conti di Savoia. A queste 
notizie l'A. fa seguire uno studio sui caratteri della carta aostana, 
che sono le due redazioni sul verso e sul recto: la prima è un 
sunto (iella seconda e corrisponde alle abbreviature degli atti no- 
tarili; la pergamena adoperata sottile e floscia, evidentemente di 
fattura locale; la scrittura che èia minuscola delle carte della Francia 
orientale; le formole rispetto alle quali divide l'A. la « charta au- 
gustana » in tre periodi (1024-1045, 1053-1147, 1149-1408), nell'ultimo 
dei quali essa già si trova di fronte all'istrumento notarile. Seguono 
in appendice dieci documenti e l'elenco degli ufficiali]. 

261, Ro. — IV, 4, 1907. — Cortini G. F., Origine e funziom dei 
Comuni medievali [Brevi nozioni generali]. 

2B2. AsI, — S. 5, XXXIX, 1, 1907. — Desta E., Il sistema della 
costitif~hne economica e sociale italian<i nella età dei Comuni [Ampia 
rasscg-ua del volume di Gino Arias]. 

2ii3. ÀHasI. — XXII, 3-4, 1906. — Mayer E., I^ costituzione mu- 
nìriitctlr dalmato-istriana nel medioevo e le sue basi romane [Tradu- 
zione tlell'articolo comparso nel « Zeistchrift der Savigny-Stiftung »]. 

264. AsI, — S. 5, XXXIX, 1, 1907. — Latte» A., Studio sulle 
finaìlm^ genovesi del medioevo e in particolare sulla Casa di S. Giorgio 
[Larga rassegna del volume I di Enrico Sieveking pubblicato nella 
traduzione italiana dalla Società Ligure di Storia Patria]. 

365. AsI. — S. 5, XL, 4, 1907. — Cipolla C, Intorno alla carta 
del 119'ì che regolava le relazioni di carattere privato tra Veneziani e 
YerùTieM [Riguarda direttamente ed essenzialmente la nomina dei 
giudici per le controversie tra i cittadini dei due Comuni]. 

266. AsSar. — III, 1-2, 1907. — Cauipns G., U antico campidanese 
dei SGCxìU XI-XIII secondo le antiche carte volgari delVarchivio arci^ 
ve^orih di Cagliari [Rassegna del volume di P. E. Guarnerio]. 

267. RPw. — XXIII, 1-8, 1907. — Vitale V., Un documento sulle 
rthizÌQìiì tra Varcivescovo e le città di Barletta e di Traili [Premette 
cenni sulle relazioni dal secolo XI al XVI, pubblica quinai il testo 
dm « Capituli, supplicationi, privilegij, consuetudini, dignitate da 
confi rm arse alla Magnifica Università di Trani per l'Ili. mo et Rev.mo 
Mons. Angelo Horabona Arcivescovo al presente de Trani »]. 

265. XnHar. — II, 4, 1906. — Besta E., Inforno ad alcune jyerga- 



BASSO MKDJOKVO 09 

mene arborensi del secolo decimosecondo [Due pergamene dell'archivio 
di Stato di Genova permettono stabilire T autenticità di docunventl 
che dalla redazione di copie fin qui note pareva sospetta. Ripubblica 
ed illustra i due documenti già editi nel « Codex diplomati cus Sar- 
dinìae >; dal testo restaurato appare più chiaro il contenuto giuri- 
dico dei medesimi: il primo è un'« arminantia » che un tal Nibata 
compiè con r«assoltura> di Torbeno giudice suo figlio. Il secondo 
è una semplice permuta]. 

269. QflP, — X, 1-2, 1907. — Caspar E., Die Chronik von « Tres 
Tabemae » in Calabrien [Ad un'ampia prefazione critica, in cui studia 
il contenuto e T autenticità della cronaca, fa seguire il testo della 
medesima]. 

270. QftP, — X, 2, 1907. — Schneider F., Mittdgriechische 
l'rkuifden filr San Filippo di Gerace [Otto documenti tra il 1101 e 
il 1200]. 

271. B»hen. — II, 7, 1907. — Bonaggio M., Se la Congregazione 
Verginiana fu hetiedettina fin dall'origine [Dall'esame di quattro bolle 
conclude che la Congregazione Verginiana fu fondata sotto la Regola 
Benedettina e per la prima volta approvata da papa Alessandro III]. 

272. Ro. — S. 2, IV, 8-9, 1907. — Alvi»! S., Una controversia di 
ripatico nel secolo XII [Tra il comune di Imola e alcuni proprietari 
del Porto di Trecenta, definita dal Podestà di Bologna, Guido di 
Kanieri da Sasso, nel 1154]. 

273- MsY. — XV, 2, 3, 1907. - Uzzielli G., La leggenda dei ire 
Valdelsani conquistatori dell'Irlanda [Continuazione, cfr. Rsl, 1907, 
sp. n. 270: studia i Gherardini di Firenze, i Gherardini di Francia, 
i Ghirardini d'Irlanda e d'Inghilterra; conclude che tutto conferma 
rorigine dei Gherardini nella Valdelsa e la trasmigrazione di alcuni 
di essi a Firenze nonché in altri luoghi d'Italia e d'oltr'alpe: quanto 
alla leggenda irlandese è da escludere che tre fiorentini della famiglia 
GherarcBni conquistassero l'Irlanda per conto del Re d'Inghilterra, 
negli anni 1170-1171, ma non è impossibile che i Geraldines che 
presero parte all'avvenimento discendessero dai Gherardini di Fi- 
renze, come Sheffield Grace, discendente dei Geraldines, vantava 
nel 1820 quasi a titolo di onore ricordando insieme alla sua l'ori- 
gine toscana di molte fra le più illustri casate inglesi e persino 
gli attuali Re d'Inghilterra. In appendice cinque documenti dei 
secoli XV-XVI]. 

274. AsL, - S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Riboldi E., Noterelle sto- 
riche Viniercatesi: I. Per Stefanardo da Vimercate [Due documenti 
del 1174 e 1184 accennano alla famiglia di Stefanardo che è quella 
di Alcherlo e di Finamente, detta da Vimercate per l'origine da quel 
paese]. — II. Un conflitto fra V arcivescovo di Milano e il comune di 
Vimercate [Nel 1247 per l'inibizione dell'uso della Chiesa per la di- 
scussione degli afTari giudiziarii od altri pubblici affari]. — ///. Fran- 
ceaco Sforza a Vimercate [Nel 1450 stabili a Vimercate il suo quartier 
generale, e vi ricevette i deputati milanesi che a lui cedevano la 
signoria della città]. 

275. AsL. — S. 4, XXXIV^ 15, 1907. — Biscaro G., L'« alhgatio 
iuris > presentata ai consoli di giustizia di Milano in una causa civile 
verso il 1180 f Un documento deì fondo della canonica di S. Ambrogio 
di Milano nel cui interesse fu stesa]. 

276. OflP. — X, 2, 1907. — Kehr P., Aus Coltibuono und Mon- 
tepiano [Un documento del 1191]. 



100 SPOGLIO DEI l'EKIOMCl 

277. AsL. — S. 4, XXXIV, 14, 1907. — BÌHcaro G., Di un'antica 
cosiumaìiza deWarchidiocesi milanese [L'investito del diritto di decima 
ha titolo universale su tutto il territorio di una pieve o dì una villa, 
chiamato come tale « caput decime », era tenuto a distribuire ai 
vicini nella domenica dell'olivo le cosidette palme o rami di olivo 
e iiella successiva domenica della pasqua di risurrezione una certa 
quantità di vino che si beveva subito dopo la comunione generale, 
forse a ricordo delle agapi sacre* antichissime. L*A, pubblica sette 
documenti tra il 1192 e il 1271 i quali si riferiscono a località assai 
distanti le une dalle altre e permettono argomentare che la costu- 
manza fosse diffusa in tutto il territorio dell'archidiocesi milanese]. 

278. AsI, — S. 5, XXXIX, 2, 1907. — CarabeUese F., Codice 
diplomatico barese [Rassegna del volume VI del codice contenente 
le pergamene di S. Nicola di Bari nel periodo svevo (1195-1266) 
pubblicate da Francesco Nitti di Vito]. 

279. (^flP. — X, 2, 1907, — Gandenzi A., Un nuovo tnanoscritto 
delle collezioni irlandese e pseudoisidoriana e degli estratti hóbbiesi [Con 
quattro documenti tra il 1198 e il 1199]. 

280. Rhe. — VIII, 2, 4, 1907. — Doncoenr P., Les jyremières in- 
terventions du Saint-Siège relatives à Vlmmaculée Concepiion (XII- 
XIV siede) [Studia anzitutto grinterventi della Santa Sede, dai quali 
si deduce che la festa nel XII o XIII secolo sarebbe stata imposta 
localmente dalla curia di Roma ; ricerca poscia le origini della festa 
in Roma, cerca di determinare lo spirito assunto dalla medesima]. 

281. AsSar. — III, 1-2, 1907. — Dessi V., Ripostiglio di moìiete 
medioevali [Monete di Pisa, di Asti, di Genova catalogate, descritte, 
valutate con speciali tavole descrittive delle monete in corso a Ge- 
nova verso il 1283; in Sardegna, dalla fine dell'XI secolo alla prima 
metà del XIVJ. 

282. AsI. — S. 5, XL, 4, 1907. — Volpe G., Siena e il suo con- 
tado nel secolo XIII [Ampia rassegna del volume di R. Gaggese]. 

283. AsI, — S. 5, XXXIX, 2, 1907. — Tocco F., I Patanni di 
Firenze nella prima metà del secolo XIII [Rassegna dello stadio di 
G. B. Ristori di cui cfr. Usi, 1905, sp. n. 770, e 1906, sp. n. 278]. 

284. AsI, — S. 5, XXXIX, 1, 1907. — Rizzelli F., Gli Anziani 
nel goveivio del Comune Pisano [Giovandosi soprattutto di documenti 
inediti dell'archivio di Stato in Pisa, accenna in primo luogo bre- 
vemente l'origine dell'Anzianato nel secolo XIII; studia quindi 
l'organismo di quella magistratura e cioè relezione degli Anziani 
e dei loro ufficiali; studia l'autorità loro che era grandissima in 
quanto erano i veri e proprii rappresentanti del popolo e costitui- 
vano il supremo magistrato che non riconobbe altra autorità fuorché 
gli statuti; ma tale autorità, limitata qualche volta dal Capitano del 
Popolo e dal Podestà, non fu sempre rispettata ed indipendente a 
cagione dell'antagonismo dei partiti ; studia poi le adunanze loro e 
le deliberazioni; le speciali competenze del loro governo, le quali 
riguardavano i rapporti coli' estero, come pure quelle che riguarda- 
vano il mantenimento dell'ordine giuridico interno e l'amministra- 
zione interna in ordine ai mezzi economici. Essi in conclusione adem- 
piono principalmente ad una funzione integratrice, per la quale la 
grande varietà dei pubblici uffici divisi e suddivisi per la specialità 
delle incombenze è ridotta ad unità, in quanto essi trasmettono ai 
singoli uffici l'autorità onde essi agiscono ed eleggono direttamente 
indirettamente i funzionari di tali uffici singoli. In appendice quattro 
documenti dal 1358 al 1404]. 



DASSO MKDIOEVO 101 

285. MsV. — XV, 2, 1907. — 5oiiii-Pe8CÌolini U., Di un forziere 
ed altri mcbili sangimignanesi [Del secolo XIII]. 

286. BPw. — XXIII, 5-8, 1907. — Bossi G., Un caso di divorzio 
nel Mezzogiorno d'Italia alVinizio del sec. XIII [Avvenuto dopo dieci 
anni di matrimonio tra la baronessa Mattia de Baranico feudataria 
della vasta tenuta di Santa Lucia in quello di Spinazzola, e il no- 
bile Eustacchio Ammirato di Matera, poscia conte di Cancellara, 
motivato per mutuo consenso e non già per ripudio]. 

287. QflP. — X, 1-2, 1907. — Nlese H., Normannùche und Siau- 
fische Urkunden aus Aputien [Continuazione, cfr. Rsl^ 1907, sp. n. 745: 
Parte II: Tre documenti di Federico II (1243), Corrado IV (1252) e 
Manfredi (1261), riguardanti Bari; due di Ruggero II (1133) e di 
Manfredi (1260), riguardanti Monopoli: sette di Tancredi (1191), Gu- 
gUelmo UI (1194), Federico H (1219 e 1244) e Manfiredi (1257 e 1261), 
riguardanti Brindisi; tre di Ruggero II (1133), Federico II (1200) e 
Manfredi (1260), riguardanti Lecce]. 

288. RsS, — IV, 3-4, 1907. — Marti P., Un rimatore tarantino del 
sf'cóio XIII [Gazolo, o Guezolo, o Guerzolo, di cui parlarono l'Al- 
lacci e il Crescimbeni e di cui non si hanno che scarsissime notizie]. 

289. Ro. — S. 2, IV, 2, 1907. — Beltrami.P., Tra poeti e cronisti 
faentini del secolo XIII [Cenni generali]. 

290. lUbcn. — II, 6, 1097. — Policari U., San Silvestro Gazzolini 
e le origini d'una nuova Congregazione benedettina nel secolo XIII. 

291. Bhe* — Vili, 1, 2, 3, 1907. — Fierens A., Ixi question fran- 
(iscaiìie [Il manoscritto II 2326 della Biblioteca reale del Belgio. La 
'■ vita S. Francisci anonyma Bruxellensis »]. 

292. QfiP. — X, 1-2, 1907. — Kehr P., Aus SanV Antimo und 
Coltibuono fi. Notizia di due bolle su papiro di Giovanni XIII e di 
Benedetto VII perdute. - II. Una supplica dell'abbate Ugo di San 
I^renzo di Coltibuono all'imperatore Ottone IV (1209-1210), da una 
copia del secolo XVII della Nazionale di Firenze], 

293. QilP. — X, 2, 1907. — Krabbo H., Die deutschen BischOfe 
ouf dem vierten Laterankonzil (121i}j [Per ciascun arcivescovado fa 
l'enumerazione dei pre^senti e degli assenti]. 

294. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Mazzi A., Gli ambrosini 
grossi d'argento della prima Repubblica milanese (1250-1810). 

295. MsT. -- XV, 3, 1907. — Piraneni 0., Im battaglia di Colle 
(IO giugno 1269) [Tra Guelfi e Ghibellini colla sconfitta di questi 
ultimi per opera di Firenze alleata con Carlo d'Angiò a difesa di 
Colle guelfa combattuta dai Senesi: lettura]. 

296. BsSI* — XXIX, 6-9, 1907. — BaHerga G., J Decimani di 
Como ed i loro possedimenti nel Canton Ticino (1216). 

297. BsSI, — XXIX, 1-5, 1907. — Per la bibliografia (italiana) 
di G^ugìielmo Teli, 

298. CcEL. — V, 8-12, 1907. — De Gnbernatis A., Im poesie 
amoureuse de la Renaissance italienne [Continuazione, cfr. Rslj 1907, 
i^p. n. 315: IH. I poeti notai. Prima evoluzione spirituale nell'espres- 
sione dell'amore. - IV. I poeti del « dolce stil nuovo ». 

299. AsI. — S. 6, XXXIX, 2, 1907. — Tocco F., Cecco d'Ascoli 
[Rassegna del saggio critico di Vincenzo Paoletti]. 

300. AsI, — S. 5, XXXIX, 2, 1907. — Bossi V., L'originale del 
(^omoniere petrarchesco [A proposito della pubblicazione di monsignor 
Marco Vattasso, scrittore della Vaticana]. 



102 BPOGMO DEI l'ERIODIOI 

301. BshA. — S. 2, XIX, 17, 1907. — Ciccone G., Un antico poe- 
metto abruzzese e la contessa Mabilia [Notizia di un poemetto del 
secolo XIV]. 

302. BssA. — S. 2, XIX, 17, 1907. — Testa N. Y., Buccio di Ba- 
nallo e la nuova edizione della sua « cronica aquilana rimata » [Del 
secolo XIV : note critiche alla recentissima edizione di Vincenzo De 
Bartholomeis]. 

303. MVer. — I, 3, 1907. — Semper H., Eine Bìldtafel vom An- 
fang des XIV Jahrhunderts im Museo Civico zu Verona [Della fine 
della prima metà del secolo XIV]. 

304. RsA, — S. 2, XVI, 25, 26, 1907. — Pochettino G., Contri- 
buto di studio sugli antichi dazi nel Piemonte [Ricerche sul comune 
di Castellazzo nell'epoca prealessandrina e nei primi tre secoli di vita 
di Alessandria ; dazi e pedaggi in Alessandria fino al secolo XIV o 
sotto il dominio visconteo. Come Castellazzo meritò Tautonomia nei 
dazi e nelle gabelle. Castellazzo fino all'epoca delle prime lotte coi 
dazieri di Alessandria, successivamente dal 1452 alla circoscrizione 
doganale del 1470 e al principio dell'evo moderno; dieci documenti 
in appendice. Nella parte terza studia il periodo di autonomia nel- 
l'evo moderno dagli ultimi anni di dominio degli Sforza al dominio 
dei Marchesi del Vasto e negli ultimi trent' anni del dominio spa- 
gnuolo. In appendice altri quattro documenti]. 

305. RPm. — XXIII, 1-10, 1907. — Mnciaccia F., Intorno ai do- 
cumenti del Libro Hossodi Moìiopoli [Storia del periodo angioino]. 

306. Rcar. — VI, 1, 1908. — Orlandini U., Uno stemma aquilano 
del XIV secolo. 

307. RPw. — XXIII, 9-10, 1907. — Perottl A., Una miova spie- 
gazione del cogiwme Alighieri [Etimologicamente sarebbe il medesimo 
che « Anaderio » e significa il « nocchiero »]. 

308. MmV. — XV, 2, 1907. — PiraneHi G., Da Monteriggioni a 
Peschiera ; terre e castelli in Dante. 

309. Rcar. — V, 4, 1907. — Piranesi G., La Consorteria rossa e 
la Consorteria nera nel canto XVI del « Paradiso ». 

310. Rcar. — V, 8, 1907. — Carreri F. C, Dell'arme e del casato 
di Sordello da Coito. 

311. RPm. — XXIII, 5-8, 1907. - Capisano C, L'universo dan- 
tesco [Conferenza]. 

312. Rcar. — V, 6, 1907. - Piranesi G., / Prìncipi negligenti nel 
canto VII del « Purgatono » [Cenni araldici sulla casa Aleramica, 
casa d'Absburgo, casa di Barcellona (ramo di Provenza, ramo d'Ara- 
gona e ramo d'Aragona-Sicilia), casa di Blois, casa dei Capetingi 
(ramo di Francia, ramo di Borgogna e ramo di Angiò), casa dei 
Plantageneti, casa dei Premislidi, casa degli Staufen]. 

313. AsL, — S. 4, XXXIV, 14, 1907. - Blscaro G., lìenzo da 
Alessandria e i giudizi contro / ribelli dell'impero a Milaìio nel 1311 
[La ricerca di alcuni dettagli biografici dell'insigne scrittore ch'ebbe 
molteplici uffici pubblici in Lombardia e presso gli Scaligeri, oflre 
occasione di studiare documenti della sua permanenza a Milano al 
tempo della venuta di Enrico VII, imperatore: egli assistette, in 
qualità di notaio, Cione dalie Bellaste da Pistoia, giudice imperiale 
delegato alle condanne od alle confische contro i colpevoli di lesa 
maestà nei torbidi suscitati dai Torriani contro l'imperatore che si 
era alienato il popolo per aver concesso autonomia alle città del 



BASSO MkDlOliVO 103 

distretto. Matteo Visconti, riuscito ad avere titolo di Vicario, imprese 
a fare atti tli rappresaglia contro i nemici e soprattutto atti di au- 
lorità indipendente dai funzionari dell'imperatore; lo stesso Clone, 
accusato di prevaricazione, fu privato dell'ufficio, e coincìde colla 
disgrazia di lui l'uscita da Milano di Benzo che passò a Como fami- 
gliare e notaio di quel vescovo, Leone dei Lambertenghi. Nel 1317 
il vescovo di Como unitamente a quello di Asti, Guido, furono inca- 
ricati come commissari pontifici di istruire il processo per ottenere 
la liberazione del conte Filippone da Langosco, di Antonio da Fis- 
siraga e di alcuni personaggi della famiglia Della Torre che il 
Visconti teneva prigioni nelle carceri del Broletto vecchio ad onta 
dei precetti del Sommo Pontefice che durante la vacanza dell'Impero 
pretendeva esercitarne il Vicariato : Benzo d'Alessandria ancora funge 
da notaio in questo processo che distruggeva almeno parzialmente 
il primo. L'A. cerca di assolvere il notaio letterato dall'accusa di 
mobilità, di opportunismo o per lo meno di poca serietà di propo- 
siti. In appendice un documento]. 

314. AsI. — S. 5, XXXIX, 2, 1907. - Della Torre A., Una no- 
tizia ignorata 8u Sennuccio del Bene [Un documento dell'anno 1311 
tratto dall'archivio di Firenze contiene la più antica delle notizie 
sicure e positive che ci rimangono del grande amico del Petrarca, e 
cioè che Sennuccio era in Milano il 15 gennaio 1311, e quel fatto è 
in relazione diretta colla presenza in Milano dell'imperatore En- 
rico vn]. 

315. MsV. — XV, 1, 1907. — Socci C, Alcune notizie riguardanti 
Francesco da Barbenno [Pubblica due documenti del 1310 e 1315]. 

316. AT. — XXX, II, 2, 1907. — Finzi Y., Gli statuti della JRe- 
pubblica di Sassari dell'anno 1316 [Continuazione, cfr. lisi, 1907, 
sp. n. 284]. 

317. Bear. — V, 2, 1907. — Carreri F. C, Confini tra il Cremo- 
nese e il contado di Casalmaggiore e Piadena nel 1334 [Pubblica un. 
documento già dato in regesto dall' Astegiano nel « Codex diplom. 
cremonensis »]. 

318. k.<L. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. - Muratore D., Bianca di 
Savoia e le sue nozze con Galeazzo II Visconti [Descrive gli anni 
deDa giovinezza non felice di Bianca, secondogenita di Aimone il 
Pacifico, Conte di Savoia, e di Violante di Monferrato ; ne fissa cri- 
ticamente la nascita alla prima metà dell'anno 1336; benché scar- 
sissime siano le notizie dirette della bambina, si possono dedurre 
dalle vicende della madre che l'A. segue colla scorta preziosa dei 
conti delle castellarne. Violante, pia e saggia, investita nel 1339 
anche della reggenza dello Stato, moriva insieme all'ultimo suo 
nato, Ludovico, il 23 dicembre 1342; pochi mesi appresso, nel giu- 
gno 1343 seguivala nei solenni silenzi di Altacomba il marito, ed ini- 
2iavasi pel novenne Amedeo VI una reggenza. Un primo disegno dì 
nozze per Bianca, dodicenne, fu l'aspirazione di Umberto II, delfino 
del Viennese, non più giovane, oppresso di debiti per una ridicola 
parodia di crociata condotta in Oriente, e fortunatamente falli. Esuli 
per la persecuzione di Luchino Visconti, Bernabò e Galeazzo, figli 
di Stefano Visconti, erano stati ospitati in Savoia, mentre il loro 
fratello Matteo aveva trovato rifugio in Monferrato. Dopo la morte 
di Luchino (1349) il fratello di costui, Giovanni, arcivescovo, li ri- 
chiamò a Milano: una lega si stabiliva tra Savoia e Visconti e si 
conchiuse anche il parentado tra Galeazzo e Bianca nel 13r)0. Ancora 
i conti delle castellanie sono scorta per seguire gli alacri prepara- 



104 8P00LI0 DRI PERIODICI 

tivi del sontuoso corredo, i ricevimenti della principessa, le pie visite 
ti impetrare protezione divina, il viaggio pittoresco e difficile fino a 
Rivoli dove incontrò lo sposo, gli omaggi dei vassalli, le feste ma- 
gnifiche a Torino — dove si suggellavano gli accordi e T inizio di 
un'era di concordia tra i signori delle terre transalpine colla fonda- 
zione di un novello ordine cavalleresco detto del « Cigno Nero » dal 
suo emblema — e a Milano, dove pare s'introducesse in quella occa- 
iiione lo spettacolo dei tornei e delle giostre; due ultimi capitoli 
illustrano la nascita di Gian Galeazzo Visconti, confermando con 
documenti la data del 1351 stabilita criticamente da Giacinto Romano 
dopo lunghe controversie, e infine la questione insorta pei beni 
dotali di Bianca Savoia- Visconti. Appendice alla interessantissima 
c^ diligente monografia sedici importanti documenti]. 

319. BssA. — S. 2, XVIII, 15, 1906; 16, 17, 1907. - De Cupls C, 
Regesto degli Orsini e dei Conti AnguUlara [Continuazione, cfir. Rsl, 
1907, sp. n. 769: dall'anno 1348 al 1364]. 

320. AsSar. — II, 4, 1906. — Onanierio P, E., Un sirventese del 
re Pietro IV d* Aragona intomo a Cagliari [Ne desume notìzia da una 
breve lettera che Don Pietro il Cerimonioso invia da Cagliari, dove 
si trovava negli anni 1354-1355, allo zio Don Alfonso IV il Conqni- 
j* tato re]. 

321. MsV. — XV, 2, 1907. — Bori M., L'antico ponte sulVEUa 
a Castel fiorentino [Documenti relativi alla costruzione del medesimo 
tra il 1354 e il 1360]. 

322. MsY. — XV, 2, 1907, — Cloni M., Dopo la ricostruzione del 
ponte di Castelfiorentino [Lite, processo e sentenza (1366-1371) contro 
gli Ospitalieri di Altopascio per le spese della ricostruzione del ponte 
sull'Elsa di cui all'articolo precedente]. 

323. AsL, — S. 4, XXXIV, 13, 1907. - Aimoiie III, Conte di 
frinevra, a Pavia [Nel 1367: notizie desunte dalla monografia del 
dottor Dino Muratore nella « Revue Savoisienne, 1906, 3-4]. 

324. Vswg, — V, 3, 1907. — Broglio d'Ajano R., Tumulti e scio- 
peri a Siena nel secolo XIV [Il secolo XIV rappresenta per l'industria 
in Italia il completo trionfo del capitalismo nella forma consentita 
(la una tecnica imperfetta, la quale provocava naturale reazione dei 
divoratori. La storia politica di Siena ci presenta, similmente a quella 
dL altri Comuni italiani, il successivo assurgere al potere di elementi 
sempre più democratici, dal 1147 in cui cessò il governo dei nobili, 
fino al tumulto del 1371 di cui l'A. ritesse specialmente la storia. 
Nell'arte della lana una classe di Maestri, provvisti di maggior capi- 
tale, aveva ridotto gli altri a lavorare per essa in qualità di sottoposti 
asserviti. La supremazia economica della classe più agiata e più in- 
telligente dei Maestri ebbe sanzione legislativa allorché il potere 
politico sulla fine del secolo XIII passò alle Arti. Per resistere ai 
Maestri padroni i lavoranti sottoposti costituirono una associazione 
di difesa, detta « Compagnia del Bruco »; fu dessa che nel 1391 
determinò lo sciopero e il tumulto per cui i soggetti volevano, col 
(=rrado di Maestri loro reintegrato, aver diritto di partecipare alle 
deliberazioni dell'Assemblea dell'Arte o Corporazione. Alcuni sedi- 
5!Ìosi arrestati furono liberati pel tumulto dei compagni che imbal- 
tlanziti mossero al palazzo del Comune ed ottennero di avere rap- 
tiresentanti del popolo minuto dei lavoranti nella Signoria. Una 
congiura di reazione fé' sorprendere poi e uccidere molti dei capi 
del tumulto, ma tuttavia si mantennero le conquiste democratiche. 
Un documento in appendice]. 



BASSO MBDIOETO 105 

325. AsI. — S. 6, XL, 4, 1907. — Cessi R., Gli Alberti di Firenze 
in Padova: per la storia dei fiorentini a Padova [Lb^ prima notizia 
degli Alberti in Padova risale al 1371 e ci è offerta dal poemetto 
attribuito a Francesco di Bivigliano ; celebri e potenti cittadini nella 
loro città, saliti all'apice della fortuna ed abbattuti in una delle tante 
fazioni cittadinesche, a Padova trovarono appunto il ricetto deiresilio; 
dobbiamo poi discendere fino al principio del secolo XV per trovare 
Altri ricordi ; Benedetto degli Alberti, di cui ampiamente discórre l'A., 
fa quello di sua famiglia ch'ebbe in Padova più stabile dimora e 
visse intimamente in questa città fino al 1436. Cinque documenti in 
appendice]. 

326. X»h. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Cellino G., I^ guerra 
viscontea contro gli Scaligeri lieUe relazioni diplomatiche fioretitino- 
bdognesi cól Conte di Virtù, [Esamina le cause della guerra tra gli 
Scaugeri e i Carraresi, in cui Venezia ebbe non piccola parte, per 
l'odio concepito contro Francesco il Vecchio, signore di Padova, a 
cagione degli aiuti che costui aveva prestato ai Genovesi nella guerra 
di Chioggia. Il Visconti, sfruttando il piano politico che Venezia 
a7eva con finissima astuzia architettato, colse l'ottima occasione per 
intromettersi bonariamente in quella lite, salvo gettar poi la maschera 
di paciere ed entrare attivamente neUe ostilità. Intervenne una tregua, 
durante la quale si stipulava l'alleanza viscontca-carrarese, col pre- 
testo dei diritti maritali di Bernabò su Verona e Vicenza, nonché 
dell'aiuto prestato dallo Scaligero a Mastino, figlio di Bernabò, dopo 
la cattura del padre. I Fiorentini erano preoccupati anzitutto per le 
insidie di un Ubaldlnl, loro fuoruscito ed ora al soldo del Carrarese, 
in secondo luogo pel conchiuso matrimonio tra Valentina Visconti e 
il Duca d'Orleans, infine per gli avvenimenti della guerra nell'Italia 
superiore e per le ingerenze del Visconti in Toscana per mezzo di 
pratiche a Lucca, a Pisa, a Siena, ecc.; erano inoltre poco forti 
all'interno per rinnovati disordini, epperciò avrebbero inclinato ad 
una politica dì conciliazione e di pace tra i contendenti. Ma la 
ìfuerra veronese-padovana perveniva ormai all'ultima fase per cui 
essi fiorentini e i bolognesi, scorgendo disperate le condizioni di An- 
tonio della Scala, avevano accordato passaggi di milizie assoldate dal 
Visconti. La. conquista viscontea di Verona non recò a Firenze che 
1 impressione egoistica del timore delle compagnie che stavano per 
sbandarsi; soltanto molto cauta e rimessa, quasi paurosa, si levava 
nella consulta qualche voce a richiamare V attenzione e la vigilanza 
del governo sui pericoli che potevano celarsi nel nuovo ordine di cose : 
intrecciavasi alla complicazione delle cose in Italia anche la sorda 
lotta di Firenze col Papa per le ambizioni politiche di Urbano. Gian 
Galeazzo, aflfóttando pacifiche dichiarazioni, otteneva che l'Ubaldinì, 
avventuriere, ritornasse in grazia alla Signoria fiorentina, ma traspa- 
riva ogni di meglio il vero fine dell'ambizione del Conte di Virtù, ep- 
però a fronteggiarla fu nel novembre 1387 lanciata la proposta di 
una lega tra Firenze, Bologna, Venezia, Padova e Ferrara, che non 
ebbe fortuna per la resistenza degli accaniti nemici' del Carrarese, 
cioè Venezia e il Visconti. A Firenze nelle consulte si riconosceva 
la necessità di tenere in serbo denari, milizie, amicizie, senza de- 
stare i sospetti dell'acuta volpe lombarda, epperò la Signoria s'ado- 
perava a pacificare Bologna col Marchese d' Este, e cercava assicu- 
rarsi che la Romagna fosse tranquilla. Tale diligentissimo racconto 
^' dall'A., con amplissimo corredo di documenti e di note, illustrato]. 

327. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Rl^hi A., L'aminstia 
del 1392 concessa ai Veronesi da Gian Galeazzo Visconti [La solleva- 



106 BPOQIIO DBI PERIODICI 

zione di Verona contro il dominio dì Gian Galeazzo, tendente ad 
una restaurazione scaligera, nel 1390, fa opera specialmente del 
popolo, mentre pare che i nobili avrebbero agevolato al capitano 
visconteo, Ugolotto Biancardo, l'ingresso in città reso facile per la 
discordia dei cittadini e per la mancanza di una seria difesa. Il 
documento dell' archivio comunale di Verona, che VA. pubblica, ac- 
cordava amnistia nel 1392 a quegli abitanti di Verona e del distretto 
ch'erano fuggiti senza aver preso la parte più attiva alla sedizione, 
mentre era negata la facoltà di rimpatriare impunemente ai princi- 
pali autori della sollevazione stessa, nominati personalmente, e sono 
questi nella maggior parte appunto di famiglie oscure, popolari, 
benché non manchino tuttavia notevoli eccezioni]. 

328. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Novatl F., Di un codice 
originale del « liber rerum mediolanensium » di frate Andrea BUUa, 
esistente nella Nazionale di Madrid [L'importanza sua consiste nel- 
l'essere stato copiato sotto gli occhi del Billia stesso e corretto di 
sua mano; esso ha varianti importanti: su di una si sofferma l'A., la 
quale trovasi nel breve proemio, essa toglie fondamento alla opinione 
che il Billia sia morto giovane; conclude l'A. che sia nato verso il 
1395 e morto quarantenne, nell'anno noto 1435]. 

329. Mse. — V, 3, 1907. — Monaci A., Fletterà testimoìiiale di 
Angelo Correr [Descrive il documento dell'archivio segreto vaticano 
e ne dà il testo: è del 23 settembre 1396; Angelo Correr (poi papa 
Gregorio XII) attesta di aver promosso al suddiaconato Antonio 
Correr, suo nipote, decano della Chiesa Coronense]. 

330. MYcr. — I, 2, 1907. — Gerola G., Il ritratto di Guglielmo 
Castelbarco in S. Fermo di Verona [Va assegnato alla fine del se- 
colo XIV al principio del XV secolo, e va connesso colla storia 
della costruzione della chiesa]. 

331. AsI. — S. 5, XL, 4, 1907. — SchìapareUi A., / camini di 
Firenze nei secoli XIV e XV [Discute sull'introduzione dei camini a 
muro in Italia e ne illustra parecchi]. 

332. BsSI. — XXVIII, 10-12, 1906. — Gli Ospizi di Camperio e 
di Casaccia sid Lucomagiw, con altri documenti hleniesi dei sec. XII-XV 
[Continuazione del regesto di documenti dal 1400 al I486]. 

333. BsSI. — XXIX, 1-5, 1907. — Documenti inediti perii conte 
Werner di Homberg ed alfn condottieri in Ijombardia. 

334. MhV, — XV, 2, 1907. — Canestrelli A., La rocca e le mura 
di Staggia [Costruite dalla Repubblica Fiorentina nei primi anni del 
secolo XV]. 

335. RsS. — IV, 5-6, 1907. — Francioso B., Il « volgare » in 
Terra d'Otranto nel secolo XV, 

336. Rsbew. — II, 7, 1907. — Ercolani M., Di una sequenza di 
S. Bernardo degli Uherti [Da un codice del secolo XV nella Lauren- 
ziana : pubblica il testo con note!. 

337. Bear. — V, 5, 1907. — Orlandinì U., Il sepolcro di Bario- 
torneo Carafa, Gran Priore delV Ordine di S. Giovanili (f 1405) [Si 
trova nella chiesa del Gran Priorato di Roma dell'Ordine di Malta 
posta sul monte Aventino]. 

338. Tr. — X, 1, 1907. - Reich D., Bodolfo di Belenzani e le 
rivoluzioni trentine (1407-1409) [Tradizione e storia]. 

339. RsA. — XV, 24, 1906. — Un codice prezioso per la storia 
del Monferrato [« Litterarum Jacobi de Bracelis » conservato nel- 



BASSO 3iei>lOEVO 1C7 

rarehivio di Stato di Genova : contiene la corrispondenza tra il mar- 
chese Teodoro di Monferraro e la Repubblica Genovese di cui reg- 
geva il capitanato (1411-1413)]. 

340. ÀsL. - S. 4, XXXIV, 15, 1907. — L. Z., Carmagmla-Cam- 
hronne [Risposta del Carmagnola ad una sfida, con termini concisi 
che ricordano la leggendaria risposta di Cambronne; è del 1410, ma 
verìsimilmente la data è falsa]. 

341. BsSI, — XXIX, 1-5, 1907. — I podestà di BeUinzona sotto 
i Visconti, — Ancara della battaglia di Arbedo (1422) [Dei podestà 
viscontei di Bellinzona dà l'elenco dal 1340 al 1451]. 

342. AsL. — S. 4, XXXIV, 15, 1907. — Petraglione G., /^ « De 
laudibus Mediolaìiensìum urbis panegyricns » di P, C. Decembrio 
Dibattuta assai è la questione della data, che l'A. stabilisce nel- 
l'anno 1435, tenendo conto del valore politico e polemico del compo- 
nimento; questo non fu soltanto una esercitazione stilistica, bensì una 
risposta, se non ufficiale, ufficiosa alla « laudatio » del Bruni, la 
quale fu scritta nel 1400 e fece molto chiasso solo quando il Bruni 
stesso la rimise in circolazione nel 1434. A fissare la data dell'opera 
del Decembrio giovano anche alcune lettere di lui, conservate in un 
codice Riccardiano, importanti anche per la cronologia del Valla. 
L'A. accenna brevemente ai componimenti in lode di Milano che 
hanno preceduto quello del Decembrio, dagli anonimi del sec. Vili 
e dei X fino a Bonvesin da Riva, il cui prezioso « De Magnalibus 
Urbis Mediolani » svaligiato e calunniato da Galvano Fiamma, do- 
vette pure servire di fonte al Decembrio, unitamente alle fonti clas- 
siche, cioè le ampollose orazioni care ai Greci della decadenza con 
le quali il retore Aristide soleva plaudire alla grandezza di Atene, 
di Roma, di Smirne, di Cizico; espone quindi il contenuto del com- 
ponimento umanistico, e fa seguire il testo]. 

343. AsSar. — III, 1-2, 1907. — Àrezio L., Ixi Sardegna e Alfonso 
il Magnanimo dalla battaglia di Poma alla pace con Genova (1435- 
1444) [È la storia di donativi e altre imposizioni pagate non senza 
qualche resistenza dai baroni anche più ligi al Re; la pace con 
Genova recò poi vantaggio ai Sardi le cui coste, oggetto di seco- 
lare ambizione per la Repubblica, erano sempre facile preda a' suoi 
arditi navigatori. L'A. insieme alle vicende della Sardegna rievoca 
in bella sintesi il quadro generale delle vicende di Re Alfonso nella 
guerra di successione alla Regina Giovanna, e pubblica in appen- 
dice otto documenti dell'archivio di Cagliari]. 

344. Bear. — V, 3, 1907. — Stnchelberg A., Ln coin monétaire 
hìpdit de V antipape Felix V. 

345. IsL. — S. 4, XXXIV, 14, 15, 1907. - Zanelll A., Pietro 
Del Monte [Nato a Venezia, fu politico e letterato, fu protonotario 
apo.stolico, questore in Inghilterra, legato pontificio in Francia, 
vescovo di Brescia e governatore di Perugia, la sua vita si ricol- 
Ip^a colle vicende del concilio di Basilea, dell'Inghilterra e della 
Francia in un tempo in cui le controversie religiose si intrecciavano 
alle coDdizioni interne ed esterne dei due paesi, alla vita civile e 
religiosa di Brescia e di Perugia dove sempre vive e acute erano 
le lotte di parte. Mori nel 1457. Fu un fervido studioso degli antichi 
'scrittori nonché delle discipline giuridiche ed ecclesiastiche. Fu ap- 
prezzato e studiato dal cardinale Angelo Maria Querini, il quale tra- 
scrisse da alcuni codici parecchi passi di scritti e di lettere, di cui 
promise anche la pubblicazione ; fu studiato dall'Agostini , dal Gra- 
donigo, dal Carini. L'A. ne ritesse la biografia, giovandosi degli 



108 • SPOGLIO DEI PERIODICI 

scritti, delle lettere e di documenti tratti da parecchi archivi. In ap- 
pendice dieci documenti e T elenco delle persone cui sono dirette le 
quarantatre lettere contenute nel Cod. Vat. Lat. 2694]. 

346. AsL. — S. 4, XXXIV, 15, 1907. — Manaresi C, Francesco 
Sforza nella contesa tra Astorgio e Taddeo Manfredi [Verso la fine 
del 1461 e nei primi mesi dell'anno seguente, il Duca di Milano 
pareva più che altra volta mai risoluto di comporre finalmente il 
dissidio tra l'irrequieto Taddeo Manfredi e lo zio Astorgio, che 
aveva tolto al nipote le castella di Montebattaglia e di Riolo; 
pareva l'accordo vicino in quanto anche Cosimo de' Medici si era 
intromesso paciere, e già nelle mani del Duca e di Cosimo, Taddeo 
aveva fatto un compromesso ; ma contro ogni aspettazione, vano fu 
anche allora il risaltato dei tentativi, di cui TA. narra le vicende, e 
dimostra come per opera abilissima dello stesso duca Sforza che le 
aveva iniziate terminassero le trattative; poiché a lui che fingeva 
di fare l'interesse dei due contendenti premeva ch'essi servissero di 
freno l'uno all'altro con l'odio e la speranza di reciproca rovina, 
rendendosi cosi ciechi strumenti della politica con cui esso Duca di 
Milano aspirava al possesso d'Imola e di Faenza]. 

347. BsSI. — XXIX, 1-5, 1907. — Taddeo d'Imola [Era nel 1477 
ricercato d'arresto]. 

348. Rcar. — V, 11, 1907. — Yallin J., Les armoiries dii cardinal 
Georges d'Amboise [Da un ms. del XV secolo della Vaticana]. 

349. RsS. — III, 6, 1907. — Palnmbo P., Gli Aragonesi alla guerra 
di Otranto [Da documenti sincroni (1480): osserva le esagerazioni 
create intorno a quell'impresa cominciata male e finita peggio, lagrl- 
mevole storia in cui unico fatto luminoso è quello di un pugno di 
Salentini i quali, non si sa se piuttosto per amor di patria o di reli- 
gione, per ben quindici giorni, soli, senza aiuti, con poche armi, 
tennero in iscacco un esercito numeroso di Turchi, ricchi di stru- 
menti bellici e con potente flotta padroni del mare]. 

350. AsL, — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — A Salsomaggiore [Alle 
notizie, di cui cfr. Usi, 1907, sp. n. 596, aggiunge cenno di un 
diploma di G. G. Sforza, in data 11 novembre 1480, con cui confer- 
mava a Giacomo Alfieri, suo segretario, e discendenti la donazione 
delle saline di Salsomaggiore fattagli dalla propria madre]. 

351. AsL. - S. 4, XXXIV, 14, 1907. - Fossati F., Per un bia- 
simo inflitto a Ludovico il Moro [Dopo la pace del 1480, Fwdinando I 
di Napoli dichiarò non corretto il contegno degli Sforza per le loro 
tresche col Riario e per la insistenza di mantenere Leonardo Botta 
a Venezia dopo che i Fiorentini avevano revocato di là il loro ora- 
tore, biasimò la prolungata e ingiustificata dimora degli ambascia- 
tori milanesi a Roma, che contribuiva ad accrescere la riputazione 
di Sisto e di Venezia a danno della lega di Napoli, inerte di faccia 
ai preparativi bellicosi degli avversari contro Pesaro. L'A. cerca 
dimostrare infondata e non giusta la lagnanza]. 

352. RsS, — IV, 1-2, 1907. — Foscarini A., Gli Umanisti in terra 
d'Otranto [Breve rassegna]. 

353. AY. - XXX, II, 1, 1907. - Benzoni A., Un giudizio di 
Pietro Tommasi [Medico veneziano del 1400, umanista e amico di 
umanisti; il consiglio medico, edito dall' A., era destinato agli am- 
basciatori spediti dalla Repubblica di S. Marco nel 1434 all'impera- 
tore Sigismondo per trattare di una lega]. 

354. AsM. — Vili, 1-2, 1907. — (4. 0., Per alcune xilografie messitiesi. 



TEMPI MODERNI 109 

355. AsM. - vili, 1-2, 1907. - La Corte CaiUer G., Il mamoleo 
<de Acuna » in Catania [Notizia di un documento inedito del 1494]. 

356. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — E. M., Testamenti mila- 
nm del quattrocento cmi lasciti artistici [Notizie di documenti del- 
l'archivio notarile di Milano]. 

367. AsM. - VIII, 1-2, 1907. — La Corte CaiUer G., Per Anto- 
nello da Messina [Contributo di Adolfo Venturi]. 



5. TEMPI MODERNI. 

358. BsSI. — XXVIII, 10-12, 1906. — L'architetto luganese di 
G. Battista Quadrio a Posen [Costruttore del palazzo di città di 
Posen, nel secolo XVI]. 

359. AsL. — S. 4, XXXIV, 14, 1907. — Per la « Vergìiie delle 
Rocce > [Alcuni dettagli del quadro del Louvre provano che esso fu 
dipinto a Firenze e p^r Firenze, mentre ]a replica della National 
Galerv di Londra fu fatta da Leonardo a Milano : onde consegue la 
precedenza del quadro del Louvre sull'altro]. 

360. BVi. — 3, 1907. — Elenco e analisi delle pubblicazioni Vin- 
ciane pervenute alla « Eaccolta Vindana ». — Verga E., Bibliografia 
Vinciana a partire dal 1901, — Id., Regesti Vinciani [Aggiunte, cfr. 
Rsl, 1907]. 

361. BVi. — 3, 1907. — CaM G., Ijconardo da Vinci e il Conte 
di LÀgnyy ed altri appunti su persoìiaggi vinciani. 

362. RVt. — 3, 1907. — Beltrami L., Un preteso plagio di Leo- 
nardo [A proposito della cena del convento di monache in Lucca; 
la tesi del plagio sostenuta nel 1817 non merita alcuna considerazione]. 

363. BsSI. — XXIX, 1-5, 1907. — Un bdlinzonese amico di Leo- 
riardo da Vinci? [Gian Giacomo da Bellinzona conosciuto dal Vinci 
nel suo primo soggiorno in Milano]. 

364. AsM. — Vm, 1-2, 1907. — Sacck V., Michelangelo da Ca- 
ravaggio, pittore [Continuazione, cfr. Bsl, 1907, sp. n. 339 ; IV. L'arte 
del Caravaggio. - V. La scuola dei tenebrosi. Un'appendice sul 
Caravaggio a Messina]. 

365. CcEL. — V, 8-12, 1906-1907. — Evelyn, Arte iMtina: due 
opere di Spinello Aretino [Il piccolo oratorio dei Domenicani di Santa 
Maria Novella, in cui dipinse scene della vita di Gesù, e il coro di 
S. Catterina in Antella presso Firenze, dove dipinse la vita della 
Santa]. 

366. BhS. — III, 5, 1906. — Laneri 0., Di un artista leccese poco 
conosciute [Il pittore Cesare Calense vissuto sulla fine del sec. XVI]. 

367. BPw. — XXm, 5-8, 1907. — Vista F. S., Cesare Fracanzano 
Notìzie e documenti sul pittore barlettano del secolo XVI]. 

368. MTcr. — I, 2, 1907. — Da Re (4., Nicolò Crollalanza, pit- 
tore [Del secolo XVI: notizie e documenti]. 

369. MTer. — I, 3, 1907. — 8inieoni L., Il giornale del pittore 
ctronese Paolo Pannati [Nato nel 1524, il primo ricordo della sua 
attività si ha nel 1549, doveva già essere in fama nel 1552 ; a Verona 
non rimane di lui opera prima del 1556, i suoi due ultimi quadri 
sono del 1603, sarebbe morto nel 1606]. 



110 SPOGLIO DEI PERIODICI 

370. BsSI. — XXVIII, 10-12, 1906. — Artisii del casato Balli in 
Boemia [Nella seconda metà del secolo XVI]. 

371. A8l. — S. 5, XL, 4, 1907. — Marchesini U., // poeta con- 
tadino d' A rcidosso a Fireiìze [Giovandomenico Peri (1564-1639): TA. 
dà notizia delle due volte che il Peri andò a Firenze, dei privilegi 
che ottenne dal Granduca e delle relazioni con Galileo]. 

372. AV. — XXX, II, 2, 1907. — PUot A., Don Cesare d'Kste e 
la satira (1597 -iòOS) [Pubblica numerose satire sulla cessione di 
Ferrara a Clemente Vili]. 

373. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Per Pietro Lazzaroni, 
umanista valtellinese [A proposito del suo insegnamento di retorica 
uell'università pavese, nel quale, l'anno 1498, fu surrogato dal figlio 
Evangelista]. 

374. Ro. — S. 2, IV, 1, 1907. — GriUi A., Citigue lettere inedite 
di Marcantonio Flaminio [Dal 1538 al 1548: tre sono dirette a Pier 
Vettori, una a Ludovico Beccadelli ed una a Filippo Gorio]. 

375. Rnhen. — II, 8, 1907. — Ercoiani M., Galileo Galilei, novizio 
vallombrosiano [Dimostra con prove e argomentazioni che Galileo 
fu un alunno della scuola di Vallombrosa ed ha nutrito sentimenti 
di vocazione religiosa]. 

376. RPw. — XXIII, 9-10, 1907. — De Fabrizio A., Antonio De 
Ferrariis Galateo, pensatore e moralista del Rinascimento [Ne ritesse 
la vita accennando agli antenati, alla nascita, alla prima educazione, 
al soggiorno in Napoli ed alle varie vicende sue tino alla morte; 
tratta quindi dell'indole morale e delle opinioni politiche, delle opere]. 

377. AsM. — Vili, 1-2, 1907. — 0. G., Un altro tettoia dell' Ate- 
neo messinese? [Giovanni Talentoni, lettore di filosofia nell'univer- 
sità di Pavia, nel febbraio 1598 informava un suo amico di avere 
avuto offerta 1» cattedra di medicina nell'Ateneo messinese). 

378. AmL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Lo Parco F., Aulo Giano 
Parnasio e Andrea Alciato [Traendo argomento da una ingiusta pole- 
mica di L. Delaruelle, studia l'ultimo periodo della fiera contesa tra 
umanisti e giuristi, in cui A. Alciato si trovò in grado di debellare 
L vecchi metodi e, benché sommo giurista, di dare la vittoria com- 
pleta agli umanisti. Non meraviglia la profonda dottrina dell' Alciato 
a chi pensa come egli fu allievo a Milano per tre anni, cioè dal 
principio del 1504 alla fine del 1506, dell'umanista calabrese Aulo 
Giano Parrasio, dottissimo in diritto come prova il suo « vocabula- 
rium legale » e profondo filologo nelle emendazioni dei classici latini 
e greci. Di questi meriti del Parrasio discorre ampiamente TA. e dice 
pure dei suoi rapporti cordiali coi numerosi e valenti discepoli : unica 
eccezione fu il più illustre di essi, e cioè appunto l'Alciato che si 
abbassò fino a farsi denigratore del maestro, mosso dai due principali 
difetti del suo carattere, la bieca avarizia e la sconfinata ambizione, 
degenerata in vanità, la quale era alimentata dalla strana aberra- 
zione del tempo di voler apparire e passare per autodidatta. In ap- 
pendice quattro documenti]. 

379. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Un milanese studente a 
Torino nel cinquecento [Nel 1585 recavasi a Torino il giovane Gio- 
vanni Francesco Trivulzio, raccomandato al parente suo marchese 
Filippo d'Este, cugino di Carlo Emanuele I, ed allora suo luogote- 
nente generale in Piemonte, come risulta da una lettera del padre 
dello studente che l'A. pubblica]. 



TBMPJ MODERNI 111 

380. AsI. — S. 5, XXXIX, 2. 1907. — Yangensten C. L., Clavdius 
CkLvuJt [Rassegna della monografìa di Ayel Anton Bjornbo og Cari 
S. Petersen, la quale ha interesse anche per gli Italiani in riguardo 
alla storia della geografia e della cartografia nei secoli XV e XVI 
e di più ci dà la soluzione definitiva di questioni molto discusse 
come sarebbe il misterioso viaggio degli Zeni]. 

381. Ro. — S. 2, IV, 10-11, 1907. — Broecoli P., Tessere o meda- 
gliette della Confraternita di San Giovanni Decollato, detta deUa Morte, 
in Faenza [Del secolo XVI]. 

382. Tr« — X, 4, 1907. — Oerola E., Un'invenzione di Jacomo da 
Ponte e di due pittori trentini [Pubblica un decreto del Senato Veneto 
del 15 gennaio 1534 (more veneto), ossia un brevetto valevole 25 anni 
per un'invenzione idraulica, concesso ai pittori Jacomo da Ponte, 
Jacomo Antonio da Trento e Jacomo da Trento]. 

383. MVcr. — I, 2, 1907. — Forti A., Intonio ad un ^ Braco ex 
Ràja effictus Aldrov, » che esiste nel museo civico di Verona e circa le 
tarip notizie che si hanno di simili mostri specialmente dei manose ritti 
Aldrovandiani [Con sei documenti in appendice, degli anni 1567-1569]. 

384. BsSI. — XXVIII, 10-12, 1906. — La flora del Generoso lo- 
data nel secolo XVI, 

385. Rs8A. — S. 2, XIX, 17, 1907. — Rivera L., Giovan Giu- 
Hepjìe Al feri e la sua « Istona Sacra » [Del secolo XVI]. 

386. BmX. — S. 2, XIX, 17, 1907. — Rivera L., Intorno alla 
• Geometria » di Girolamo Pico Fonticulano [Del secolo XVI]. 

387. Bear. — V, rt, 1907. — Paftini-FrasHoni F., Un chevalier du 
Saint-Sépidcre au XVI siede [Pierre Pyon di cui è il ritratto in una 
vetrata della cattedrale di Troyes]. 

388. BsSI, — XXVIII, 10-12, 1906. — Monaci e preti hellinzonesi 
in Lombardia [Spigolature dei secoli XV-XVI]. 

389. BshA. — S. 2, XIX, 16, 1907. — De Cupi» C, Im falsifi- 
cazione del testamento di Pandoljfb del « quondam » Paolo Anguillara 
[Falsificato da Alfonso Cecca relli]. 

390. Asl, — S. 5, XXXIX, 2, 1907. — Fortini U., Scrittura segreta 
j)apale [Rassegna del volume di Aloys Meister che studia la scrittura 
segreta della Curia pontificia dalle origini alla fino del secolo XVI]. 

391. AsI. — S. 5, XL, 4, 1907. — Puini C, I Giapponesi nel se- 
colo XVI [Esamina le relazioni dei missionari del sec. XVI secondo 
lo studio del Padre Tacchi Venturi nella « Civiltà Cattolica » di cui 
cfr. Bsl, 1907, sp. n. 1327]. 

392. AsL — XXXIX, l, 1907. — CipoUa C, La storia di Venezia 
nella vita privata [Rassegna del voi. II dell'opera di Pompeo Molmenti]. 

. 393. AsI. ~ S. 5, XL, 3, 1907. — ZaneUi A., Gabriele ed Era- 
dito Gandini ed i processi d'eresia in Brescia nel secolo XVI (Ricorda 
il supplizio di un frate, Benedetto della Costa, avvenuto nel 1524 
in Brescia ed affrontato dalla vittima con animo invitto ; la cattura 
del carmelitano G. B. Pallavicino per frasi poco ortodosse pronun- 
ciate in una predica, e infine il processo intentato contro i fratelli 
Gandini accusati di recidiva nell'eresia; la Repubblica di Venezia, 
severissima contro gli eretici, fu però sempre altrettanto ferma nel 
volere intervenire coi suoi rappresentanti nei processi e nel frenare 
l'opera degli Inquisitori del S. Officio, ed anche nel processo contro 
J.dTie fratelli contumaci riaflFermava recisamente i diritti dello Stato. 
^ei documenti in appendice]. 



112 SPOGLIO DKI PERIODICI 

im. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Uxoricidii nel cìnquer- 
i^ento in Milano [Notiziole deirarchivio notarile]. 

B95. RPm. - XXIII, 9-10, 1907. — MaMsa C, La Hchiavità in 
TVrm di Bari dal secolo XV al XVIII [Notizie ricavate dallo sche- 
ikrìo Sull'archivio notarile di Bari]. 

8*^iì. R«S. — IV, 1-2, 1907. — PalHmbo P., Il capitano Ortensio 
Pagano e i suoi tempi [Da un manoscritto del secolo XVIII trae 
notizie sul Governatore aragonese di Oria, guerriero famoso]. 

mn. RP«. — XXIII, 9-10, 1907. — RigiUo M., L'assedio di Atella 
dt{ ti9i in un poemetto eroico del 15()0 [Di un carmelitano di Man- 
tova rotore, che non ha precise notizie storiche e neanche è un nar- 
ratore prudente; solo è nel carme un indirizzo epico perfetto e una 
forma meravigliosa; dà conto del contenuto]. 

39H. BsSI. — XXVIII, 10-12, 1?06. — Un veneto curato di Ascona 
nel 1197 [Tommaso de Marini, già cappellano del conte Giovanni 
Husca, signore di Locamo]. 

Sm. lichen. — II, 7, 1907. — Mnnerati I)., Cronotassi degli abati 
heue/f etimi del monastero di S. Giovanni Evangelista in Parma [Da 
S. Giovanni, parmense, eletto e consacrato primo abate dal vescovo 
Sigìfredo II verso la fine del secolo X, fino a Eusebio, milanese, 
dal 1497 al 1499]. 

44)0. Ro. — S. 2, IV, 10-11, 1907. — Broccoli P., Di un qiiat- 
iriuo dn Manfredi di Faenza [Dà notizia di parecchi altri quattrini 
della stessa città]. • 

401. Ro. — S. 2, 10-11, 1907. — Yanoini 0., Di un rapimento 
att ributto al Valentino [Presso Cervia, in territorio della Repubblica 
Veneta, l'anno 1501, passava un corteo nuziale proveniente da Ur- 
bino diretto a Ravenna: la sposa, una tal Dorotea, fanciulla man- 
to vuim venuta ad Urbino al seguito di Elisabetta Gonzaga sposa di 
Guìiioìjaldo, era destinata sposa a Gio. Battista Caracciolo di nobi- 
lissima famiglia napoletana, capitano della Repubblica di S. Marco, 
che Tal tendeva a Ravenna; il corteo fu sorpreso dai soldati del Va- 
lentLuo e disperso, la sposa fu rapita e portata al Valentino stesso a 
Cestina t VA. esamina gli scrittori che hanno parlato del rapimento, 
ritiene che nessuno di essi meriti cieca fede, e riproduce invece in 
appendice un brano del ms. di Silvio ed Ascanio Corona scritto 
nel 1707]. 

4Ui>. RsS. — III, 5, 1906. — De Lina A., Antonio De Ferraris e 
la Di.s/ida di Barletta [Riporta una lettera sulla disfida del medico 
e storiografo noto col soprannome di Galateo]. 

4m. Rcar. — V, 5, 1907. — Onori L., Taddeo della Volpe, imo- 
Ic.w [Ctiuni sul conte Taddeo IV, generalissimo delle armi della Re- 
pubblica di Venezia dopo la caduta di Cesare Borgia]. 

404. Rcar. — V, 9, 1907. — Pasini-FrasHoni F., Lo stemma degli 
K^i^ni^l sopra il sejwlcro di Lucrezia Borgia. 

405. A«I. — S. 5, XXXIX, 1, 1907. — ClpoUa €., PoliHca vene- 
mimt di Massiìn diano I [Rassegna del volume di Max von Wolfif], 

4m. AsL. — S. 4, XXXIV, 18, 1907. — Calllgaris €k. Un anno 
di storia genovese (giugno lò06-giugno IhOlJ [Ampia rassegna del vo- 
lume del Pandiani di cui cfr. Psì, 1906, sp. n. 9721. 

407, AsI. - S. 5, XXXIX, 2, 1907. — PtT'lissIer L. Q., Note ita- 
Uam sulla storia di Francia. [Un'ambasciata francese a Firenze man- 



TEMPI H0DF.K1II US 

data da Luigi XII, nel 1508, con tre lettere inedite dell' « avvocato 
di Napoli »]. 

408. AsL. — S. 4, XXXIV, 15, 1907. - F. :N., Ujia visita di 
Luigi XII alla città di Cremona (24-26 giugno 1509) [Dopo la vit- 
toria di Agnadello, i Cremonesi fecero buon viso ai soldati di Ga- 
leazzo Pallavicino (24 maggio); il castello fu ceduto dai Veneziani 
solo il 6 giugno ; il Re in premio della spontanea dedizione della 
città volle visitarla. Sull'entrata del Re in Cremona TA. riporta il 
testo della relazione scritta da un tal Carlo Alfeni, rimasta fin qui 
nascosta dentro i zibaldoni di Giuseppe Bressiani ; aggiunge notizia 
delle domande dei Cremonesi e delle concessioni del Ke]. 

409. Rsst. — III, 7-8, 1907. — Baldigserri L., Giulio II in Ro- 
magna (1 settembre 1510-26 giugno 1511) [Colla guida della descri- 
zione fatta da Paride de Grassis, primo cerimoniere del Pontefice, 
narra la seconda spedizione militare seguita alla lega di Cambrai, 
alla quale Giulio II prese parte personalmente ; perdette egli, come 
ognun sa, Bologna, vide minacciata la Romagna, e fu minacciata la 
Chiesa da un tentativo di scisma]. 

410. Rcar. — V, 12, 1907. — Welss H., Le sceau de Charles I, 
Bai d' Espagne [Del 1518]. 

411. Rcar. — V, 7, 1907. — Orlandini U., Il sigillo imperiale di 
Carlo F. 

412. AsI. — S. 5, XL, 3, 1907. — Luzio A., Isabella d'Kite e 
Leone X dal congresso di Bologìia alla presa di Milaìw (1515-1521) 
[Cfr. Usi, 1907, sp. n. 859. La vittoria di Francesco I a Marianano, 
inaspettata, metteva in desolazione la casa di Mantova, e specialmente 
Isabella d'Este per TafTetto intenso al nipote Massimiliano Sforza. 
Poco fiduciosi delle promesse di Leone X, Francesco Gonzaga e la 
moglie Isabella che avevano sprezzato la proposta alleanza del Re di 
Francia, pensarono di cattivarselo, il primo con atti di compassione- 
vele servilismo, con più virile e astuto atteggiamento la seconda, mi- 
rando a sfruttare l' indole cavalleresca e galante del vincitore : questi 
però pretese irremissibilmente la consegna di Asolo e Lonato, e il 
primogenito Federico Gonzaga, come ostaggio, destinato a passare 
in Francia; la Marchesa, per contro, risparmiò l'umiliazione di un 
viaggio di ossequio a Milano, mentre il Principe, inchiodato a letto 
dal male gallico, n*era impedito. Nel convegno di Bologna Leone X 
raccomandò al Re il giovane Federico Gonzaga ed ottenne dal Re 
stesso garanzia d'incolumità agli Stati di quella Casa; ma le rela- 
zioni tra Isabella e Leone X furono presto rannuvolate mostrandosi 
il Papa irremovibile a voler punire Francesco Maria della Rovere, 
galero dei Gonzaga, per darne il ducato di Urbino ai Medici. A sper- 
dere il nembo che si addensava, Isabella usò tutte le forze dell'in- 
gegno, supplendo alla debolezza del marito. Raccomandava rifles- 
sione a Francesco Maria, promettendogli segreti aiuti tuttavia se 
fosse inevitabile la guerra. La proposta sfuggita al Papa di salvare 
la Casa della Rovere se non il Duca, lasciando lo Stato al mino- 
renne Guidobaldo, mancò per la lungaggine delle negoziazioni e per 
le mormorazioni petulanti di Lorenzo de' Medici e di Alfonsina; 
irato il Papa per nuove frasi oltraggiose che si attribuivano a Fran- 
cesco Maria, non bastavano ormai a placarlo i mille uffici che Isabella 
aveva sollecitati dal Re di Francia per mezzo del giovane Federico, 
dal Conestabile di Borbone, governatore dello Stato di Milano, da Eli- 
sabetta Gonzaga che per suggerimento del Bibbiena si recò a Roma 
ed ebbe vivacissime discussioni con Leone X personalmente. Preten-^ 

Bitisla storica italiana^ 3* S., vir, 1. 8 



114 SPOGLIO DEI PERIODICI 

deva il Papa che Francesco Maria della Rovere si recasse incondi- 
zionatamente a Roma a chiedere perdono: è probabile che avesse 
Leone propositi leali di generosità, il Castiglione, fedelissimo al Duca, 
lo consigliava a sottomettersi, ma Elisabetta ed Isabella al contrario 
lo dissuadevano, temendo una specie di agguato borgiano che oscu- 
rasse la fama di quello di Senigallia. Anche l'ultima speranza riposta 
nella protezione dell'imperatore Massimiliano, che discendeva in 
Italia con boriose risibili minaccie pel Papa, falli, per cui non ri- 
mase altro al Duca di Urbino che accettare una guerra aperta col 
Papa a forze sproporzionate ; e cosi intervenne la spogliazione della 
Casa della Rovere che al Papa mediceo avrebbe dovuto essere 
vietata dai più sacri doveri di riconoscenza e di umanità. A stento 
Francesco Gonzaga richiesto di sussidi aveva potuto ragranel- 
lare mille scudi nel suo Stato taglieggiato dai Francesi, né d'altra 
parte voleva egli inimicarsi troppo apertamente Leone X. Dopo 
l'acquisto di Urbino l'appetito mediceo guatava ingordo a Fer- 
rara, ma Leone X trovò opposizione risoluta nel Re di Francia. 
I Gonzaga e gli Estensi riuscirono per l'abilità di Isabella a con- 
vincere il Papa di non aver connivenza coi tentativi folli di Fran- 
cesco della Rovere per rioccupare il Ducato: l'erario pontifìcio, 
esausto per la guerra di Urbino, fu rinsanguato dalle sostanze tolte 
al cardinale Rìario coinvolto, la primavera del 1517, nella congiura 
Petrucci. Isabella faceva quell'anno un viaggio nella Francia meri- 
dionale per affettare di disinteressarsi alla politica italiana, però 
aveva colà abilmente concordato il matrimonio di suo figlio con una 
principessa di Monferrato imparentata ai Reali di Francia. Il car- 
dinale Riario fu poi pomposamente rimesso in grazia al Papa; 
Francesco Maria della Rovere con le artiglierie e la preziosa biblio- 
teca fondata da Federico da Montefeltro ebbe il permesso di riti- 
rarsi non molestato a Mantova tacitando tutti gli scrupoli dello 
suocero la cui paura cresceva con l'infermità e cogli anni; Eleonora 
Gonzaga nel 1518 riebbe dagli usurpatori di Urbino la dote. U Papa 
per calmare la sorda inimicizia della corte di Mantova profondeva 
dichiarazioni di amicizia e blandizie, favorendo Ercole, figlio di 
Isabella, destinato a carriera ecclesiastica e a tredici anni già can- 
didato alla porpora. Con la morte di Francesco Gonzaga, avvenuta 
il 29 marzo 1519, subentrava un Signore diciannovenne, impetuoso, 
cavalleresco, docile alla madre che ne guidò abilmente i primi passi 
nel governo. Oltre i numerosissimi documenti intercalati nel testo, 
segue il testo di un documento in appendice]. 

413. OflP. — X, 1-2, 1907. — Kaikoff P., Kardinal Cajetan auf 
dem Augsourger Reichstage von 1518. 

414. AsM. — VII, 3-4, 1906. — Arenaprimo f4., StatuU deU'arte 
dei sarti di Messina del 1523 [Ne pubblica il testo tratto dall'archivio 
della Cattedrale]. 

415. Mse. — V, 4, 1907. — Gnerrini P., Una tradizione bresciana 
sulla patria di pajya Adriano VI [I primi storici a sostenere l'origine 
di Adriano VI da Rezzano, un paesello sulla riva del Lago di Garda 
presso Salò, furono, nel secolo AVI, Bongiovanni Grattarola di Salò 
e il Padre Mattia BeUentano, cappuccino ; dello scritto di quest'ul- 
timo sull'argomento pubblica un estratto da un ms. della Biblioteca 
Queriniana di Brescia]. 

416. RsA. — S. 2, XVI, 27, 1907. — Oasparolo F., Giovanni Sas- 
satelli e la presa di Alessandria nel 1522 [Dà notizie sulla famiglia 
e sull'archivio del famoso capitano di ventura, nato a Imola nel 



TEMPI MODERNI 115 

secolo XVI, e ch'ebbe il soprannome « Cagnaccio di Imola >; ag- 
giunge documenti e notizie a reintegrazione della fama di lui; tratta 
{quindi della famosa conquista di Alessandria da parte degli Impe* 
riali contro i Francesi e della parte che il Sassatelli vi ebbe]. 

417. BsSI. — XXIX, 6-9, 1907. — Il testamento di un mastro 
muratore di Bedigliora [Del 1528]. 

418. RPm. — XXVin, 3-4, 1907. — Beltrami G., In Puglia a' 
giorni di Lautrech e di Tunisi [Tre documenti del 1528-29]. 

419. Bear. — V, 9, 1907. — Carreri F. C, Irme di SpUimòergo 
[Nata nel 1538, morta a Venezia nel 1559, divenne buona pittrice 
sotto la guida del divino Tiziano, il quale, unitamente ai due Tasso, 
la pianse e col pennello la immortalò]. 

420. QflP. — X, 1-2, 1907. — Cardaung L., Die KirchenpoUHk 
Herzog Georgs von Sachten vornehmlich in seinen letzten Regierungjàhren 
[In appendice documenti tra il 1538 e il 1539]. 

421. B88A. — S. 2, XVIIl, 15, 16, 1906. — Massoni G., L'antico 
commeì-dc dello zafferano nell'Aquila ed i capitoli relativi [Premessi 
cenni sull'origine del commercio nel secolo XIII e sui privilegi con- 
cessi dagli Aquilani, studia le relazioni della città di Aquila con 
Venezia e coi Tedeschi. Nella prima metà del sec. XVI è il periodo 
di floridezza del commercio dello zafferano, l'A. studia pertanto il 
prezzo, le gabelle, le adulterazioni e le leggi per impedirle, le attive 
relazioni colla Germania, la esportazione dello zafferano nell'ultimo 
ventennio del secolo XVI e durante il secolo XVII; la decadenza 
del commercio per nuove, gravissime imposte. Rifiorisce tale com- 
mercio poi sul finire del secolo XVIII ed al princìpio del XIX. Be- 
tono l'illustrazione e il testo dei primi statuti sul commercio dello 
zafferano banditi nel 1569, e un'appendice di nove documenti inediti 
tra gli anni 1573-1733, nonché una tavola dei prezzi, massimo e 
minimo, dal 1580 al 1841]. 

422. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — Un contraito tra padrona 
e serva [Del 18 agosto 1548, tra la nobile Catterina Visconti, vedova 
di Battista Melzi, e maestro Francesco da Sant'Agostino che collo- 
cava per dieci anni sua figlia legittima, undicenne, appo di lei, rice- 
vendo per compenso totale alla fine L. 150 imperiali]. 

423. Mse. — V, 2-6, 1907. — Pagliacchi P., I castellani del Castel 
S. Angelo [Continuazione, cfr. Usi, 1907, sp. n. 344: dall'anno 1534 
al 1566. Segue un'appendice di quattordici documenti]. 

424. BftSI. — XXVIII, 10-12, 1906, e XXIX, 1-9, 1907. — Tor- 
riani E., Catalogo dei documenti per V istoria della prefettura di Men- 
drijtio e pieve di Balenia dalVauìio 1500 circa all'anno 1800 tratti 
dairarchivio Torriani [4)al 1550 al 1576. Segue un elenco dei crimini 
più gravi dal 1535 al 1600]. 

425. Bear. — V, 2, 1907. — Orlandinl U., Lo stemma di Giulio IIL 

426. AsL. — S. 4, XXXIV, 15, 1907. — Verga E., / Farnesi e il 
dìicafo di Parma e Piacenza durante il pontificato di Paolo IV [Ras- 
segna del volume di Giulio Coggiola]. 

427. Bhe. — VHI, 4, 1907. — Ance! B., Paul IV et le coiicile 
[Senza essere stato personalmente partigiano del Concilio, che nel- 
ropinit)ne della maggior parte dei contemporanei era lo strumento 
più efiicace della rigenerazione religiosa, e quantunque non sia riu- 
scito ad ottenere la continuazione del Concilio stesso, ne preparò 
eflScacemente il successo e la conclusione ; nell'ultimo anno del pon- 



116 BPOGLIO DEI PERIODICI 

tificato, dopo l'esemplare condanna dei suoi nipoti, i decreti disci- 
plinari che dovevano essere pubblicati a Trento sotto Pio IV rice- 
vettero già in antecedenza la prima applicazione. Paolo IV esegui 
l'incarico ingrato di una reazione austera e violenta contro gli scan- 
dali del Rinascimento in Roma ; i suoi successori e i padri del Con- 
cilio continuarono l'opera sua, ossia cooperarono all'impulso decisivo 
da lui dato alla Riforma Cattolica]. 

428. AsL. - S. 4, XXXIV, 14, 1907. — Importaziane di armi 
milanesi in Francia nel secolo XVI [Pubblicasi un documento del- 
l'archivio dipartimentale dell'Alta Garonna del 1562]. 

429. MsV. — XV, 1, 1907. — Carnesecchi C, Cosimo primo t lo 
speziale di Poggiboìisi [Lo speziale scrisse al Duca il 20 gennaio 1565 
la lettera, di cui l'A. pubblica il testo, per avere risarcimento di 
parecchi danni ricevuti nel passaggio di milizie dal 1563]. 

430. AsI. — S. 5, XXXIX, 1, 1907. — Oiorgetti A., Cosimx> I e 
il tìtolo di Granduca di Toscana [Rassegna del volume di Venocchio 
Maffei sulla politica di Cosimo de' Medici]. 

431. AsI. — S. 5, XL, 3, 1907. — Fusai G., Un litigio fra due 
ambasciatori alla corte dì Polonia [Il 9 giugno 1574, mentre nel coro 
della chiesa del castello di Varsavia il Re di Polonia, Enrico di 
Valois, assisteva alle funzioni, l'ambasciatore del Duca di Ferrara, 
che precedeva quello de' Medici di Firenze, trovò il suo posto occu- 
pato da quest'ultimo pretendendo che, per la elevazione di Cosimo I 
a Granduca, si dovesse anche la precedenza invertire, ma con ener- 
giche proteste ottenne che l'usurpatore cedesse. In appendice un 
dispaccio diretto al Granduca]. 

432. AsM. - Vili, 1-2, 1907. - La Corte CaiUer G., Un* antica 
storia di Sicilia [Notizia di un cimelio librario stampato a Venezia 
nel 1574]. 

433. QftP. — X, 2, 1907. — Schellhass K., Italienische Schlen- 
dertage Herzog Ernst von Bayern vornehmlich atif Gnind der Kor- 
respondenz Camillo CajnlupVs mit Rom (1515). 

434. QfliP. - X, 2, 1907. — G»Uer E., Aus der Kanzlei der Papste 
und ihrer Ijcgaten [Concetto dei segretari papali ; concetto della can- 
celleria del Cardinal Legato, Guido di Bologna]. 

435. AsL, — S. 4, XXXIV, 14, 1907. — Terga. E., DocumenU per 
la storia di Milano nelV archivio d^i Duchi di Feria a Madrid [Elenco 
di documenti intorno al governo di Milano tenuto dai contestabili 
di Castiglia dal 1583 al 1647]. 

436. Rhe. — VIII, 1, 2, 3, 1907. — Willaert L., Négociations 
politico-religietises entre V Angleterre et les Pay-Bas catholiques (1598- 
1625) [Continuazione, cfr. Rsl, 1907, sp. n. 379 : intervento degli 
Arciduchi in favore del Cattolicismo in Inghilterra; intervento dei 
Sovrani inglesi in favore del Protestantesimo nei Paesi Bassi]. 

437. BkSI. — XXIX, 1-5, 1907. — Relazioni tra Uri e il Ticino 
[Dal secolo XVI al XIX]. 

438. BsSI. — XXIX, 1-9, 1907. — Elogi di Ixindfogti Urani 
[Dal secolo XVI al XVIII]. 

439. Asasl. - XXII, 3-4, 1906. — Bossi E., Cenni sulla popola- 
zioìie della città di Pota nel secolo XVI e successivi. 

440. RsA. — S. 2, XIV, 25, 1907. - Giorcelli G., Il <^ pater r> di 
Alessandria [Lamento contro gli Spagnuoli]. 



TKMI'l MOnEKXI 117 

441. Bear. — VI, 1, 1008. — De Luca A., « Ex libris » del conte 
Giacomo Gabrieli [Del secolo XVII]. 

442. Rcar. — V, 9, 1907. ~ DI Bratto F., « Ex libris » di Giulio 
Peretti, ferrarese [Del secolo XVII]. 

443. BVt. — 3, 1907. — Motta E., Il restauro del Cenacolo (di 
Ijeonardo) nel secolo XVII e Vautoniifesa del pittore Mazza, 

444. BVi. — 3, 1907. — Batti A , Il tavolo e il cofano pel codice 
atlantico alla Biblioteca Ambrosiana [Vicende dal secolo XVII]. 

445. Mse» — V, 4, 1907. ~ Presutti G., Un conservatorio romano 
dd secolo XVII per le fanciulle pericolanti [Iniziatore dell* opera pia 
intitolata a S. Filippo Neri fu Francesco Vela, gentiluomo vicen- 
tino, per consiglio di un guantaio da Siena, Kutilio Brandi]. 

446. BsSI, — XXVIII, 10-12, 1906. — A projwsito di Bernardino 
Serodino [Pittore di Ascona del secolo XVII]. 

447. AsM. — Vn, 3-4, 1906, e VIU, 1-2, 1907. — BulTo V., Lotte 
della città di Patti per la sua libertà e per la sua giurisdissione tiel 
secolo XVII. 

448. AsM. — VII, 3-4, 1906. — Sacca V., Pene pecuniarie d' An- 
nona [Nel 1602]. 

449. AsM, - VII, 3-:4, 1906. - Sacca V., Strenne [Nel sec. XVII], 

450. AsM. — VII, 3-4, 1906. ~ Sacca V., Un ladro [Notizia del- 
l'anno 1609]. 

451. AsM. — VII, 3-4, 1906. — Sacca V., Come si trasportava il 
denaro nel secolo XVII, 

452. AsM. — VII, 3-4, 1906. — Dalla Vecchia U., Franchigie e 
regalie del Senato di Messina [Nel secolo XVII]. 

453. A.sM. - VIII, 1-2, 1907. - Buffo V., Ix)tte della città di 
Patti per la sua libertà e per la sua giurisdizione nel secolo XVII. 

454. Mse. — V, 4, 1907. — Mercati G., Fra Fulgenzio Manfredi 
[Osservante veneziano, autore di due opuscoli di cui uno rimase 
all'Indice dei libri proibiti dal 1605 al 1900; fu il frate come eretico 
relasso impiccato e bruciato in campo Vaccino; TA. riporta l'estratto 
(Iella lettera del P. Bernardo Hertfelder ad un confratello circa il 
frate], 

455. AsI. - S. 5, XXXIX, 1, 1907. — Fararo A., Galileo Galilei 
^ Don Giovanni de' Medici [Tra i fatti oscuri della biografia di Ga- 
lileo sono i motivi pei quali si indusse ad abbandonare, dopo un 
triennio di lettura, lo studio di Pisa; infatti, se aveva egli già pensato 
a lasciarlo appena insediatovi, è certo d'altra parte che, per le cre- 
sciute angustie economiche, dovette essere stimolato solo da gravi 
circostanze a rinunciare a quel pane. Vincenzio Viviani e Niccolò 
Gherardini, biografi di Galileo, accennano velatamente a inimicizia 
ehe egli si attirò da Don Giovanni de' Medici, per aver criticato una 
macchina da questi proposta per scavar la darsena di Livorno. Di- 
mostra l'A. che anche per questo aneddoto, di cui mancano docu- 
menti diretti, le narrazioni dei due biografi sono degne di fede]. 

. 456. Mse. — V, 3, 1907. — Zeiiler J., Pascal et Vapologétique tra- 
dithfielle, à propos .d*une rwuvelle édition des e pensées » . 

457. BsSI. - XXIX, 6-9, 1907. -— Un ingegnere luganese a Nizza 
[XeU'anno 1600]. ^ ^ ^ 

^458. Bo. — S. 2, IV, 2, 1907. — Oigll 0., Un frate cospiratore 
i>oUtìco nel secolo XVII [Rassegna dello studio di N. Trovanelli 



118 8F0QI.I0 DEI rKRlODICI 

(L. Piccioni) sopra frate Epifanio Fioravanti, nato nel 1601, cospi- 
ratore contro gli Spagnnoli in favore della Casa di Savoia]. 

459. AsM. — VII, 3-4, 1906. — Sacca Y., VettmaglU alle galere 
della Eepubblica di Genova [Nel 1601-1602]. 

460. AsM. — VII, 3-4, 1906. — Sacca V., Pen un lieto evento 
del 1602 [La nascita di un figlio a Filippo III]. 

461. Asasl. — XXIII, 1-2, 1907. - Dispacci del Podestà e Capi- 
tario di Capodistria al Serenissimo Principe [Pubblicansi i dispacci 
originali dal 21 aprile 1602 al 24 agosto 1603]. 

462. AsI, - S. 5, XL, 4, 1907. — Contessa C, Carlo Emanuele I 
e la contesa fra la Repubblica Veneta e Paolo V (1605^1607) [Espone 
il contenuto dei documenti pubblicati dal Do Magistris, di cui cfr. lisl^ 
1906, sp. n. 1592]. 

463. RsA, — S. 2, XVI, 25, 1907, gennaio-marzo. — Talerani F., 
Sentenza di condanna a morte contro il conte Guido Aldóbrandiìw di 
S, Giorgio [Nel 1613, per ribellione al Duca di Mantova a favore 
del Duca Carlo . Emanuele I, durante la guerra di Monferrato : la 
sentenza fu eseguita in effigie]. 

464. RsA. — S. 2, XVI, 27, 1907. — Giore^Ui G., Cronaca mon- 
ferrina di Gian Domenico liremiOf speciaro di Casale Moìiferrato 
[Comprende il periodo dal 1613 al 1663]. 

465. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. - Ginssani A., L'affaire 
de la Valtelline (1620-1626) [Rassegna del volume di Edouard Rodt: 
« Hist. de la représentation diplomatique de la France auprès des 
Cantons Suisses, de leurs Alliés et de leurs Confedérés >, tomo III]. 

466. AsM. — Vili, 1 2, 1907. — Arenaprìmo G., Accordo fra il 
Senato di Messina ed i Gesuiti per lo Studio Pubblico [Un documento 
del 1628]. 

467. Rbcn. — II, 6, 1907. - Gnerrini P.,,Per la biografia del- 
l'abate Benedetto Castelli, discepolo di Galileo [E incerto l'anno e il 
luogo della nascita; vesti T abito benedettino e professò la regola 
neirantichissimo e celebre monastero dei Ss. Faustino e Giovita in 
Brescia, mori a Roma il 19 aprile 1643]. 

468. Rcar. — V, 1, 1907. — Brunetti (-., Impresa di Donna Laura 
Martinozzi d'Este, Duchessa di Modena [Sposa nel 1655 del Principe 
Alfonso, mori vedova a Roma nel 1687 : la sua impresa era : « viduata 
laborat »]. 

469. Tr, — IX, 9-10, 1907. - Montini D., Privilegi veneti con- 
cessi ai quattro vicariati di Val Ijagariìux nel 1671. 

470. Rcar. — V, 5, 1907. — Pagini-FrasHonl F., Il sigillo di Fra 
Angelico Bampolla [Generale dei Fate Bene Fratelli, morto nel 1681]. 

471. Mse. - V, 5-6, 1907. - Stempfle P. B., La data della Ut- 
tera di Sobieski a papa Innocenzo XI sulla liberazimie di Vienna 
[Corregge la data 15 settembre in 13 settembre]. 

472. BsSI. - XXVIII, 10-12, 1906, e XXIX, 1-5, 1907. — Uìw 
cronaca inedita dell'Ospizio sul Gottardo [Continuazione, cfr. Bsl, 1907, 
sp. n. 399: documenti dal 1697 al 1776], 

473. QfliP. — X, 1-2, 1907. - Hiltebrandt Ph., Die Pólnische 
Konigswahl von 1697 und die Konversion Augustus des Starken 
[Studia l'intromissione della diplomazia pontificia; in appendice do- 
dici documenti tra il 1696 o il 1712]. 

474. RsA. ~ S. 2, XVI, 25, 1907. - Ospizio di San Giuseppe 



TEMPI MODERNI 119 

Pp Alessandria; notizie dal sec. XVII al XIX]. — Cenni stUVopera 
pia dei Carcerati [Eretta in Alessandria nel 1668. Nota dei censuari 
verso Topera pia nel secolo XVIH]. — Un ricovero di mendicità in 
Alesmndria nd secolo XVIII. 

475. Rcar. — V, 8, 1907. — Brunetti A., <c Ex libris » dell'abate 
Angelo Calogero [Abate di S. Michele di Murano, nel secolo XVIII]. 

476. RPtt. — XXIII, 3-4, 1907. — Jatta M., Domenico Cotugno- 
t l'aUmminuria [Il medico di Rnvo di Paglia fu il primo che nel- 
Tanno 1770 dimostrò in un individuo idropico la presenza delibai- 
buminuria]. 

477. Rcar. — V, 5, 1907. — Brunetti C, « Ex librLs » del conte 
Annibale di Montevecchio, commendatore di Malta [t 1781]. 

478. AsM. — VII, 3-4, 1906. — Lizio Bruno L., Cajo Domenico 
Gallo e il suo geniale tì'avestimento del poema delle Metamorfosi in 
ottava rima siciliana ancora inedito [Del secolo XVIII]. 

479. AsM. — VIII, 1-2, 1907. — Pnzzolo Sigillo D., Uìia materia 
di contendere 'nel secolo XVIII [Due confraternite casalvetine che si 
contendono giudiziariamente il maggiore loco in alcune processioni ; 
atto di transazione che definisce il litigio, con note, una delle quali 
tratta di Don Antonio Cannavo, pittore ed umanista dimenticato,, 
del secolo XVIII]. 

480. Tr. - IX, 9-10, 1906. — Fracassi E., Fra Rovereto e Vi- 
ceììza: corrispondenza letteraria nella prima metà del secolo XVIII 
[Le relazioni letterarie di Gerolamo Tartaro tti con eruditi vicentini. 
In appendice il testo di sette lettere fra il 1734 e il 1760. Precedono 
brevi cenni storici in tomo alle relazioni fra le due città di Rove- 
reto e Vicenza nel medioevo]. 

481. QftP. — X, 1-2, 1907. - HUtebrandt Ph., Eine Relation dejf 
Wiener Nuniius iìber scine Verhandlungen mit Leibniz (1700) [Pub- 
blica due dispacci tratti dall'archivio vaticano]. 

482. Asasl. — XXII, 3-4, 1906, e XXIII, 1-2, 1907. — Seìvato 
Rettori [Continuazione, cfr. Bsl, 1907, sp. n. 396: dall'8 marzo 1704 
al 16 gennaio 1727 (m. v.)]. 

483. ArM. - VIII, 1-2, 1907. — Telluccini A., Contributo alla 
biografia di Filippo Juvara, architetto messinese [Passò, come ognun 
sa, al servizio di Vittorio Amedeo II dì Savoia; compi a Torino le 
sue opere più belle,- fra le quali si considera la basilica di Soperga 
come la migliore. In appendice dodici documenti tra il 1706 e il 1759]. 

484. AT, — XXX, I, 3, 1907. — Spagnolo A., I marchesi Scipione 
Maffei e Francesco Muselli [Breve storia di una loro inimicizia tra 
il 1712 e il 1728]. 

485. AV. - XXX, II, 2, 3, 1907. - Lazzari A., Carlo Goldoni 
in Romagna [I. A Rimini: il primo viaggio nel 1719; lo studente di 
filosofìa; le prime armi in teatro e la pretesa fuga da Rimini. - 
n. A Bagnaca vallo e a Faenza]. 

486. Mse. — V, 3, 1907. — Mhshì L., Un processo capitole di sa- 
crilegio a Carrara nel 1723 [Per furto di una sacra pisside nella chiesa 
dei Carmelitani a Massa]. 

487. BsS. — IV, 1-2, 1907. — Piccinni F. A., Cronache lecce^ù 
(Notizie dall'anno 1723 al 1731]. 

488. AsSar. — II, 4, 1906. — Solmi A., Ludovico Antonio Mura- 
tori e la storia sarda [Continuazione, cfr. Rsl, 1907, sp. ii. 410: alla 



120 SPOGLIO DBl PERIODICI 

notizia aggiunge in appendice documenti tratti dall'archivio mura- 
torìano della Biblioteca Estense, e cioè le lettere di Gius. Dani con 
cui annunciava o accompagnava al Muratori i contributi epigrafici 
per lui raccolti nell'Isola]. 

489. Tr. — IX, 9-10, 1906. — Lorenxi E., I conti dell' invasioìie 
francese del 1703 a Tlarno Superiore e Vinaendio di quel paese nel- 
Vanno 1733. 

490. À8l. — S. 5, XXXIX, 2, 1907. — RanUeh I., Il cardinale Al- 
heroni e la Hepubblica di S. Marino [Ricca è la bibliografia, iiripor- 
tante la messe dei documenti riguardante l'aneddoto divenuto famoso, 
sia perchè artefice della trama fu il personaggio reso celebre dai pre- 
cedenti suoi ardimenti, sia perchè può dirsi l'unico fatto veramente 
notevole nella storia della piccola repubblica, sia ancora pel rumore 
che sollevò in Europa la brusca sconfessione data da Clemente XII 
al cardinale e per la polemica che suscitarono poi le indiscrezioni 
apologetiche dell'Alberoni e le risposte del cardinale Corsini, nipote 
di Clemente XII. Ai documenti copiosi pubblicati specialmente dal 
Malagola, di cui soprattutto si giova l'autore, aggiunge questo con- 
tributo di documenti vaticani e rifa il racconto della controversia 
nata tra l'Alberoni, legato a Ravenna, e la Repubblica di S. Marino 
per cagione di un processo da questa intentato ad un certo Pietro 
LoUi, congiurato a' suoi danni, il quale ricorse all'Alberoni prima e 
poi direttamente alla Curia Romana ; le cose, per via di rappresaglie, 
andarono tant'oltre da determinare l'occupazione della Repubblica 
da parte del cardinale, ma ravvedutosi Clemente XII per le istanze 
dei Sanmaripesi, fu il cardinale Alberoni sostituito nella Legazione 
di Ravenna da monsignor Enriquez, che al principio dell'anno se- 
guente 1740 rimise in vigore i liberi ordinamenti della Repubblica, 
a patto ch'essa riconoscesse il protettorato pontificio. L'A. dimostra 
pertanto che anche la Curia Romana ebbe parte nel cospirare ai 
danni della piccola repubblica, onde si spiega ciò che suscitò allora 
grande meraviglia, e cioè come pochi mesi dopo la disdetta dell'Al- 
beroni, quasi a compenso, il nuovo papa Benedetto XIV, Lamber- 
tini, bolognese, lo destinasse al governo della Legazione di Bologna]. 

491. AsI. — S. 5, XL, 3, 1907. — Degli Azzi G., Pompeo Nerì e 
il riordinamento degli archivi minori in Toscuna [La Toscana prece- 
dette gli altri Stati nella formazione di una saggia legislazione sugli 
archivi di Stato; l'A. ricorda l'occasione da cui ebbero avviamento 
le successive disposizioni e* cioè la raccolta in un solo codice della 
infinita congerie di norme legislative, statutarie e consuetudinarie 
che Francesco III si propose nel 1745 e di cui affidò la direzione 
all'abate Pompeo Neri. Un documento in appendice]. 

492. Rben. — II, 6, 1907. — Sargisean B., La congregazione Me- 
chitaristae le sìie benemerenze nelV Oriente e nell'Occidente [Continua- 
zione, cfr. Rsl, 1907, sp. n. 395: Mechitar ottenne l'isola di S. Laz- 
zaro per abitazione ; nel 1716 fu a Roma perchè erano state dirette 
a Propaganda Fide calunnie contro alcuni monaci suoi; durante 
quel viaggio nella visita di fiorenti monasteri provò desiderio di 
perfezionamento per la propria comunità e d'allora in poi divise 
tutto il suo ardore tra le missioni, la educazione soprattutto religiosa 
dei" suoi, la pubblicazione di libri e l'incremento della sua congre- 
gazione: numerose sono le sue opere, sia pubblicate che inedite. 
Grande è l'opera stessa del convento di S. Lazzaro, dove egli mori 
il 27 aprile 1749]. 

493. RsA. — XV, 24, 1906. — Un cappuccino morto in a>ncetto 



PERIODO DSLLA RIVOLUZIONI FRANCB8E 121 

di saniità nel convento di Alessandria sul finire del secolo XVIII 
[D P. Riccardo da Tortona, nato nel 1749, morto nel 1783], 

494. BsS. — rV, 3-4, 1907. — Crisenolo A., Figurine dei tempi 
passati: D, Domenico Acclavio [Magistrato napoletano e ministro dopo 
la rìstorasione borbonica; era nato nel 1762]. 

495. AT. — XXX, II, 3, 1907. — Musatti C, Girolamo Medébach 
e il suo matrimonio con la Scalabrini [Nel 1767]. 

496. KsA. — XV, 24, 1906. — Iscrizione per la pubblica passeg- 
giata d' Alessandria [Inaugurata a perpetuare la memoria della per- 
manenea in Alessandria del Duca di Savoia nel 1768]. 

497. R»A. — XV, 24, 1906. — Iscrizione ad onore del Re Vittorio 
Amedeo III [NelFoccasione in cui essendo S. M. di passaggio, nel- 
l'anno 1787, per Alessandria, interveniva coi ^uoi figli alla proces- 
sione dell'8 settembre: fu dettata da Giuseppe Ottaviano Bissati]. 

498. AsM. - Vili, 1-2, 1907. — Pitré i},, Unu parola sul sog- 
giorno di W. Goethe in Messina [Sfata alcune tradizioni, fra cui 
qnella che la famosa canzone di Mignon sia stata composta in Sicilia, 
dove egli fu nel 1787 ; aggiunge poi alcune notizie sulle persone e 
sui luoghi]. 

499. AV« — XXX, I, 1, 1907. — Relazione della coìnmemorazione 
di Carlo Goldoìii. — Pellegrini F., Carlo Goldoni ed Alessandro Man- 
zotìi. — Malamani V., L'episodio goldoniano delle sedici commedie 
nuove. — Musatti C, Il gergo dei barcaiuoli veneziani e Carlo Gol- 
doni. — Toldo P., Diderot e il « Burbero Benefico ». - Maddalena E., 
r» finto Goldoni. — Neri A.,' Passatempi goldoniani. 

600. Rcar. — V, 3, 1907. — Brunetti C, Lo stemma di Carlo 
Goldoni. 

501. Ro. — S. 2, IV, 6-7, 1907. — Lamma E., Gli « Innamorati » 
del Goldoni. 

502. Ro. — S. 2, IV, 3, 4, 1907. — Oiommi L., Il dazio macina 
^ V annona in Bologna sullo scorcio del secolo XVIII. 



6. PiiRIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE. 

503. RP?/. — XXIII, 1-2, 1907. — Protomastro A., // teatro tram 
gico con r Alfieri. 

504. AsI, — S. 5, XL, 4, 1907. — ZanicheUi D., Le origini del 
risorgimento italiano [Rassegna del volume di F. Lemmi con osser- 
vazioni]. 

505. Rcar. — V, 9, 1907. -- Philippe Egalité et M.r Chiappini: 
histoire d'une substitution [Critica del recente volume di Maurice 
Vitrac]. 

506. Rcar. — V, 7, 1907. - Pasini- Fr assoni F., La mystification 
dt Maria Stella [Le proteste dell'avv. Tommaso Chiai)pini, frateUo 
minore di Maria, contro le mistificazioni di costei; altre prove ed 
ugomentazioni schiaccianti]. 

507. Rcar. — V, 5, 7, 9, 10, 12, 1907. — Pidoux, Fini.ssons-en 
«wc les descendants de Louùt XVII [Contro la immaginaria tooria 
ddla sopravvivenza]. — Id., Encore la quesiion < Louis XVII » [Sugli 
intrighi dei Naundorfisti col Vaticano]. — Renart A., Encore la que- 
'^tion f Louis XVII » [Osservazioni agli articcfli precedenti]. — - De 



122 SPOGLIO DEI PERIODICI 

Reiset, Eìicore la qtiestion « Louis XVII » [Lettera al cav. Pidouxl. 
— Fldonx, Encore et tovjmirs les Naundorjf! 

508. EsA. — S. 2, XVI, 27, 1907. — Traeeo A. F., Il marchese 
de Gordon a Vittorio Amedeo III [Corrispondenza inedita e cifrata, 
da Parigi, 1788-1791]. 

509. BssA. — S. 2, XIX, 17, 1907. — Birera G., Uinmsione fran- 
cese in Italia e V Abruzzo aquilano dal 1792 al 1799 [Disegno di Con- 
federazione italiana; risoluzione di principi e popoli di contrastare 
i Francesi ; armamenti nel Reame di Napoli ; azione marittima degli 
alleati contro la Francia; reclutamento militare nell'Abruzzo aqui- 
lano ; prime conquiste francesi in Italia. Seguono dodici documenti]. 

510. AsSar, — III, 1-2, 1907. — Cogliani T., Relazione della cam- 
pagna di Palmas (1792-1793) [Di Giuseppe Maria Arrius, Minore 
Conventuale, diretta da Iglesias, il 12 luglio 1793, a Don Vincenzo 
Valsecchi, segretario di Stato e di guerra]. 

511. BsSI, — XXIX, 6-9, 1907. — Emigrati francesi in Lugano 
[Nel 1793-94]. 

512. AsL, — S. 4, XXXIV, 15, 1907. - BeUorini E., Disordini in 
teatro a Milano al tempo delle liepiibbliche Cisalpina' e Italiana (1796- 
1805) [Da cronache manoscritte della Biblioteca Ambrosiana, da docu- 
menti degli archivi milanesi di Stato e municipale trae i documenti 
riguardanti le vicende del cittadino Andreoli, già marchese, passato 
dal servizio austriaco a quello francese come direttore dei rr. teatri 
della Scala e della Canobbiana : dimissionario nel 1804, proclamavasì 
« martire della Repubblica italiana » ; narra poi T A. i disordini di varia 
maniera suscitati dalle attrici e dagli ufficiali, dalle produzioni, ecc.]. 

513. BsPi. — IX, 1, 2, 3, 1907. — Chltl A., Tommaso Puccini 
[Continuazione, cfr. ÈsI, 1907, sp. n. 435: il Puccini prese possesso 
dell'ufficio di Direttore della Galleria degli Uffizi a Firenze verso la 
fine del 1794; grande era la sua riputazione in Italia, vastissima la 
sua cultura artistica. Ebbe amicizie illustri, come quella del ministro 
marchese Manfredini, della contessa d'Albany. Grave turbamento 
gli davano le questioni politiche, la guerra di Bonaparte in Italia 
nel 1796 ; nuovi timori gli arrecarono gli anni 1797-98, specialmente 
dopo la partenza del Granduca. Cercò il Puccini difendere la Gal- 
leria, affrontò accuse ; dopo Marengo, per salvare i più importanti 
monumenti li fece trasportare a Livorno e quindi per mare a Pa- 
lermo; interessanti sono gl'intrighi di Bonaparte per rapire la Venere. 
Riordinatore della Galleria, amico del Canova e consigliere di costui 
pel mausoleo dell'Alfieri, ebbe molteplici uffici, tenne con amici lon- 
tani, e specialmente col Monti, discussioni letterarie; fece erudite 
ricerche intorno ad Antonello da Messina, legò il suo nome ad altri 
lavori letterari; affranto negli ultimi anni perchè Napoleone aveva 
alfine spuntato il capriccio di volere a Parigi la Gallerìa fiorentina, 
mori nel 1811. Dieci documenti in appendice]. 

514. RsA. — XV, 24, 1906. — Ihie epigrafi in onore di G. A. Chenna 
[Illustre storico della Chiesa alessandrina, morto nel 1794]. 

515. AsI, — S. 5, XL, 3, 1907. — Sayelll A., Lazzari A., Im som- 
mossa e il sacco di Lugo nel 1796 [Amplissima rassegna del volume 
di A. Lazzari]. 

516. RsA. — XV, 24, 1906. — Trucco A. F., I primi municipali 
della città di Nove nel 1797 [Continuazione, cfr. Rsl, 1907, sp. n. 444]. 

517. Ro. - S. 2, IV, 6-7, 1907. - Ballardini G., Tm battaglia di 
Faenza: 2 febbraio fl97 [Studia l'antefatto]. 



KIVULCZIONE FRA>CiSB 123 



518. Ro. — S. 2, IV, 6-7, 1907. — Muratori fi., Tjmcn iM _ 
I/tremo Fiutcoìii [Conventuale, partigiano dell'Austria a Ravenna, 
nelle vicende degli anni 1799-1801]. 

519. EPu. — XXIII, 1-2, 1907. — De Cesare R., Una pagina di 
storia del 1799 [Sequestri nella casa dei fratelli Don Antonio e Don 
Nicola De Cesare di Spinazzola]. 

520. BsSI. — XXIX, 6-9, 1907. — Di Talleyraìid in Svizzera e 
di Souwarow nel Ticino secondo recenti pubblicazioni. 

521. AsL. — S. 4, XXXIV, 14, 1907. - Butti A., / deportati 
dd 1199 [A proposito dell'opera di F. Apostoli : le lettere sirmiensi 
riprodotte da Alessandro D'Ancona]. 

522. AsI. — S. 5, XL, 4, 1907. — Lemmi F., Per la storia della 
deportazione nella Dalmazia e nell'Ungheria: a proposito di alcìtne 
recenti pubblicazioni [Nel 1799, gì' Italiani, scimiottando i terroristi 
dì Francia, prendevano le più giacobine ed esaltate deliberazioni; 
mR all'arrivo degli austro-mssi i patrioti più ardenti erano fuggiti 
si tenevano nascosti, gli altri tentavano far dimenticare le ebbrezze 
patriottiche del triennio trascorso, e frattanto si preparavano a spa- 
droneggiare coloro che si erano mantenuti fedeli all'antico regime 
che il governo francese non aveva appagati: l'eroe alla moda 
era Souwarow. Gli Austriaci però impedirono le private violenze, 
deludendo le aspirazioni di molti che avrebbero voluto rappresaglie; 
il popolo, del resto, nel 1799, era ancora per gli antichi principi, e 
il partito dei patrioti era stato reclutato solo tra la borghesia e l'ari- 
stocrazia, cosicchò quella del 1799 più che reazione austro-russa po- 
trebbesi dire reazione popolare, e fu spontanea reaziono tanto più 
che il governo francese favoriva talvolta gli elementi peggiori che 
giungevano a rinnegare la patria e generavano sfiducia ed odii. Fu 
pertanto anche reazione violenta: si ebbero contro i giacobini satire 
pungenti, decreti, persecuzioni puerili; numerosi furono gli arrestati, 
tra cui non pochi ecclesiastici, gli antichi governi vedevano un 
rivoluzionario in ogni persona mediocremente istruita; da tutte le 
parti della ex- Cisalpina giungevano i miseri prigionieri a Milano, 
mentre a quelli ch'erano fuggiti venivano sequestrati i beni. Per molti 
degli arrestati mancava ogni base giuridica alla condanna, ma non 
perciò furono liberati, bensì come pericolosi alla sicurezza dello Stato 
trattenuti in prigione e poscia deportati malgrado le frequenti istanze 
e gli appelli alla giustizia. Il numero di tali arrestati era grandissimo, 
tanto che nel marzo 1800 le carceri erano zeppe; alcuni di essi furono 
poi liberati dagli Austriaci stessi, altri dal Bonaparte vincitore, ma 
moltissimi, con aperta violazione della convenzione di Alessandria, fu- 
rono dal Melas deportati nella Dalmazia o nell'Ungheria; di costoro 
ricostruì l'elenco, non certamente completo, Alessandro D'Ancona. 
L'A. tenendo conto dell'elenco del « Reddatore Cisalpino » del 1801, 
delle notizie raccolte in un recente studio da Gaetano Feoli, crede che 
il numero totale si avvicini agli 800, di cui parlano gli scrittori con- 
temporanei; esamina i componenti i diversi gruppi dei deportati, le 
loro vicende fortunose e diverse, tristissime talora, tal'altra tollera- 
bili e umane; ritiene difficilissimo raccogliere, come fece il D'Ancona, 
notizie biografiche di ciascun deportato, e pure sarebbe utile per non 
assegnare a tutti in blocco il titolo di martiri, come si fece a quelli 
che ritornarono a Milano nel 1801; se di molti, vittime vere della 
libertà e del progresso, sarebbe opportuno rinverdire la memoria, a 
molti, pure, ingegni torbidi e ambiziosi, sarebbe pietosa opera con- 
cedere l'oblio]. 



124 BPOOLIO DBX FKRIODICI 

523. RP?i. — XXIII, 1-10, 1907. — Branda P., Napoleone I e Vin- 
dipendema polacca, 

524. AY. — XXX, I, 2, 1907. — Trerissoi A., Napoleone I a 
Venezia [Nel 1807]. 

525. RsA. - S. 2, XVI, 27, 1907. — Penila G., Chinino di Staio 
ai tempi di Napolexme I [Con documenti del 1809 degli archivi mu- 
nicipali di Alessandria e di Torino]. 

526. AsL. - S. 4, XXXIV, 13, 1907. — OallaTregi G., Il gene- 
vale Pino e la ìnorte del ministro Pmia [Ampia rassegna del volume 
di Silvio Pellini]. 

527. BsSI, — XXIX, 1-5, 1907. — Un antico giacobino, parroco 
in Val Elenio: Alessandro Brunetti. 



7. PERIODO DEL RISORGIMEiNTO ITALIANO. 

528. RsS. — IV, 5-6, 1907. — Abba G. C, Galere austriache e 
galere borboniche [Riproduce un articolo già comparso nel « Secolo » 
di Milano: a proposito dei deportati politici, fra cui il Duca di 
Castromediano] . 

529. RsS, - IV, 3-4, 1907. — Palumbo P., I salotti, del Risorgi' 
mento e V emigrazione napoletana [Conferenza]. 

530. R8S. — IV, 5-6, 1907. — Pignatell! E., Fi^gurine dei tempi 
jyassati: Giuseppe. De Cesare [Rimembranze dal 184è al 1860 in cui 
fu nominato da Garibaldi governatore di Gallipoli]. 

531. Ko. — S. 2, IV, 1, 1907. — Figure e uomini del Risorgi- 
mento italiano [Memorie e documenti riferentisi a cose e uomini di 
Faenza dal 1797 ai giorni nostri: documenti per la storia locale]. 

532. Ro. - S. 2, IV, 4, 1907. — Scagnardi U., Figure e uomini del 
Risorgimento italiano [Pubblica due lettere di Federico Fabbri, uno 
dei ravegnani che nel 1831 marciarono colla colonna mobile coman- 
data dall'ing. Giovanni Montanari ; sono dirette al dott. Giulio Guer 
rini di Ravenna, che nel 1831' disarmò i Pontifici]. 

533. Ro. — S. 2, IV, 2, 3, 4, 6-7, 10-11, 1907. — »e Maria U., 
letterati, scienziati e patrioti di Romagna (1750-1860). 

534. Tr. — X, 4, 1907. — BenTennti E., Trentini e Toscani nei 
secolo XIX [Illustra relazioni di pensiero e di patriottismo fra lette- 
rati trentini e toscani, per mezzo di lettere corse tra Andrea Maffei 
e Felice Le Mounier, tra il roveretano Francesco Antonio Marsilli e 
Gian Pietro Viesseux, tra Antonio Gazzoletti e il Le Mounier; nelle 
quali lettere fanno capolino anche le figure di altri illustri perso- 
naggi cosi trentini come toscani e le loro cordiali relazioni]. 

535. AsL. - S. 4, XXXIV, 14, 1907. - Crespi A., Giambattista 
Bazzoni [Rassegna del volume di L. Fassò che reca un contributo 
alla storia del romanzo storico nel secolo XIX]. 

536. AsI, - S. 5, XXXIX, 1, 1907. — Nicastro S., Uevoluzùme 
intellettiude deW Italia dal 18 lo al 1830 [Rassegna del volume di 
I. Luchaire]. 

537. A8L. — S. 4, XXXIV, 14, 1907. — Gallavresi G., Per una 
futura biografia di F. Confalonieri [Appunti e documenti riguardanti 
l'educazione di Federico Confalonieri; la rivoluzione del 1814 e 
Tambasceria a Parigi]. 



rKRJODO DEL RlSORGIlfBNTO ITALIAKO 125 

538. BsSI. — XXIX, 0-9, 1907. — A ricordo di Antonio OlgiaU 
e di Stefano Franscini [Il primo, collaboratore del fondatore dell' Am- 
brosisna, viaggiò in Germania, Francia, Belgio e Olanda in cerca 
di codici; del secondo dà notizie come studente negli anni 1816-1817]. 

539. Ro. — S. 2, IV, 6-7, 1907. — Mastri P., Un maestro di 
Giulio Perticari e di Bartolomeo Borghesi [Edoardo Bignardi, morto 
nel 1826]. 

540. BsSI. — XXVni, 10-12, 1906. — Una zurighese suicida per 
Silvio Pellico [Il nome è ignoto : si - annegò nel lago di Como 
l'anno 1835]. 

541. Ro. — S. 2, IV, 1, 1907. — Gasperoni G., Lettei^attira maz- 
ziniatia. 

542. KsS. — III, 5, 1906. — Palnmbo P., Dalle carte di Don Li- 
borio Romano [Sulle persecuzioni borboniche alla sua famiglia dal- 
l'anno 1823 al 1833 e scgg.]. 

543. BsA. — S. 2, XVI, 26, 1907. — Bordes L., Im, catastrofe 
degli ebrei nel 1835 in Alessandria [Durante una festa nuziale, pel 
soverchio peso dei convenuti, precipitò il pavimento cagionando la 
morte a diciassette cattolici e ventinove ebrei ; TA. ricorda di simili 
disastri n^ secoli precedenti]. 

544. AsI. — S. 5, XXXIX, 2, 1907. - Blgonl G., Pietro Colletta 
[Rassegna delle questioni riassunte dal Manfroni nella introduzione 
e commento alla nuova edizione della storia del reame di Napoli]. 

545. AsI. — S. 5, XL, 3, 1907. — Casanova E., Ijx censura in 
Piemonte [Rassegna della monografia di Antonio Manno, di cui 
cfr. Usi, 1907, pag. 208]: 

546. Aftl. ~ S. 5, XL, 3, 1907. — Casanova E., Carlo Emanuele 
Ferrerò della Maì*mora, pnndpe di Masserano [Rassegna della mo- 
nografia di Mario degli Alberti, di cui cfr. Rsl^ 1907, pag. 212]. 

547. Ro. — S. 2, IV, 8-9, 1907. — Spadolini E., Felice Orsini in 
Ancona nel 1849 [Documenti]. 

548. Ro. — S. 2, IV, 2, 1907. — Mastri P., Per Felice Orsini 
[Nota bibliografica]. 

549. AT. — XXX, II, 3, 1907. — Ferrari Bravo U., Marconi A., 
Damele Manin: dìiqiianV anni dopo la sua morie [Ricorda i dolori e 
la morte dei suoi cari e sua durante l'esigilo]. 

550. AsI. — S, 5, XL, 3, 1907. — Zanichelli 1)., I rnartiri di 
Mfiore [Rassegna del volume di Alessandro Luzio]. 

551. Ro. — S. 2, IV, 2, 1907. — Mini O., Elenco dei salvatori di 
Garibaldi [Nelle paludi di Comacchio]. — Itinerario da Berna a JSan 
Marino e a Cesenatico [Estratto da un volume]. 

552. AY. — XXX, II, 1, 1907. — Padoa M., Bipensando aWEroe 
[Nel centenario della nascita di G. Garibaldi]. 

553. Bear. — V, 7, 1907. — Salvi B., lx> stcìnma di Garibaldi. 

554. RsS. — IV, 5-6, 1907. — Paliimbo P., Perchì'. Garibaldi passò 
lo stretto [A sfatare ancora una volta la leggenda che Cavour avesse 
osteggiato Garibaldi, riferisce quanto Pasquale Villari narrò già 
nel 1900, circa la trama ordita per un intervento navale franco- 
inglese a bloccar la Sicilia in rivoluzione e l'abilità con cui Cavour 
la sventò per mezzo del Lacaita, che intervenne drammaticamente 
a distogliere Lord John Russel, capo del ministero liberale inglese, 
nel momento in cui stava per addivenire alla firma del trattato]. 



126 SPOGLIO DEI PERIODICI 

555. RsS. — IV, 5-6, 1907. — Tre lettere del Duca Castromediano 
[Del 1860, 1862 e 1868 dirette alia signora Maria Roncagli di Cremona]. 

556. AY, — XXX, I, 3, 1907. — Bullo C, Uingegnere Antmio 
Contin e il porto di Veiiezia [Commemorazione,, bibliografia, crono- 
logia dei principali lavori eseguiti dal 1856 al 1899]. 

557. Isl. - S. 5, XL, 3, 1907. — Lazzerinl Helani E., Il aem- 
rale Giuseppe Gavone [Amplissima rassegna delle memorie pubbli- 
cate dal figlio Uberto Govone e tradotte in francese dal comandante 
M. H. Weil]. 

558. »Pm. — XXm, 1-10, 1907. — Marchiano M., La polilica 
albanese e gli Slati balcanici dal 1S97 al 1901. 

559. JLVu. — XXIII, 5-8, 1907. — De Cesare R., Don Simplicio 
Pappalettere [Commemorazione del benedettino, compagno e seguace 
al Padre Tosti cosi negli ideali come nelle opere della patria e della 
politica]. 

560. Rcar. — V, 2, 1907. — Ceccarelli P., Le due de BustéUi- 
Foscolo et la delivrance de Leon XIII enfermé dans le^ caves du Va- 
ticani [Gustosissimo racconto delle gesta di avventurieri francesi in 
Roma nel 1892]. 

561. Ro. — S. 2, IV, 1, 1907. — Spadolini E., Un poeta della 
patria [Alessandro Orsi, nato a Ravenna nel 1825: tA pubblica 
saggi dei di lui versi]. 

562. BssA. — XIX, 16, 1907. — Riyera G., Antoìiio De Nvio e 
la Società di storia patria negli Abruzzi [Con documento del 1884-85]. 

563. AsI. - S. 5, XXXIX, 1, 1907. — Bacci 0., Giosuè Carducci 
[Necrologia e bibliografia degli scritti di storia civile e politica o ad 
essa più strettamente attinenti]. 

564. no. ~ S. 2, IV, 5, 1907. - Fallettl P. C, Di Giosuè Car^ 
ducei [Estratto da una commemorazione tenuta alla R. Deputazione 
di storia patria di Bologna]. — Oasperoni G., Giosuè Carducci e la 
Romagna. — Balbo F., Mazzini e Carducci. — CaYallarl Cantala- 
messa G., / figli nella poesia di Giosuè Carducci. — Pasolini P. D., 
La Bomagiui nd XXXV anniversario dell' insegnamento del Maestro. 
— Le Grand M., Omaggio a Giosuè Carducci [Versi]. — Gigli G-, 
Giosuè Carducci e Polenta. — Grilli A., « Stai magni nominis umbra » 
[Note bibliografiche, con lettere di Carducci al professor Amaducci, 
1898-1899]. — // lutto in Romagna. 

565. AsI. — XXXIX, 1, 1907. ~ Steinacker H., Teodoro von Sickel 
[Necrologia dell'illustre straniero, cultore di storia nostra]. 

566. AsL. — S. 4, XXXIV, 13, 1907. — G. B., Mons. Luigi Fran- 
cesco conte Fé d'Ostiani [Cenni biografici]. — Ernesto De Angeli, 
Camillo Leoìie, Giambattista Intra, Mattia Butturinij Graziadio Ascoli, 
Antoìiio Maria Ceriani [Cenni necrologici]. 

567. AV. — XXX, I, 2, 1907. - StlvaneUo L. C, Truffi F., Com- 
memorazione di Alessandro Pascolato. 

568. Rcar. - VI, 1, 1908. — De Reiset, S. A. R. Mgr le due de 
Pamie [Necrologio del duca Roberto]. 

569. Vihen. — II, 6, 1907. — Lugano P., U abate Don Alberto 
Gibelli, generale dell Ordine camaldolese cenobitico [Morto nel mona- 
stero di S. Gregorio sul Monte Celio a Roma nel febbraio 1907]. 

570. R^. — S. 2, IV, 6-7, 1907. — Ambrosini L., Edoardo Brizio 
[Necrologio]. '•r 

Carlo Contessa. 



III. 
LIBRI RECENTI DI STORIA ITALIANA^^) 



1. STORIA GENERALE 

A) Storia della chiesa, del papato, dell'arte, miscellanee, 

1. André M. H., Hisfoire de Vari depuis les premiers temps chrétiens 

jugqu'à nos jours, — Paris, Armand Colin, 1907. 

2. Bampns T., The Cathedrals and Churchea of Northern IMy. I11-8, 

pag. 384. — London, Laurie, 1907. 

3. Cairi E., Tavole storiche dei comuni italiani. Parte II (Romagna). 

In-8, pag. viii-70, — Roma, Loescher, 1907. 

4. * CaTagna Sanginliani A., liegesti di carte storiche lombarde. In-8, 

pag. 65. — Pavia, Succ. Fratelli Fusi, 1906. 

5. ^ Caragna Sanglnliani A., Manoscritti riguardanti la stona nobi- 

liare italiano.. In-8, pag. 29. — Roma, Collegio Araldico, 1907. 

6. * Caragna Sanginliani A., Statuti italiani. 2 volumi. In-8, pa- 

gine 106-317. — Pavia, Succ. Fratelli Fusi, 1907. 
T. * De Agogtinl, Calendario atlante. — Roma, Istituto geografico 

De Agostini, 1908. 
^. De Roberto D., Gli archivi jmhblid di Catania. In-16, pag. 99. 

— Catania, Giannotta, 1906. 
9. Di^onnet F., Le Falais des Papes d'Avignon. In-8, pag. 428. — 

Paris, Honoré Champion, 1907. 

10. Essling (d'), Études sur l'art de la gravure sur bois à Venise, 

In-folio, pag. 509. — Paris, Ledere, 1907. 

11. QaroQo G., Dizionario biografico universale. In-16, 2 volumi, 

pag. vin-2118. — Milano', Hoepli, 1907. 

12. Gayet A., L'art byzantìn d'ajìrès les monuments de U Italie, de 

Vhtrie et de la Dalmatie. In-folio, pag. 76 et 30 planches. — 
Paris, Gaillard, 1907. 

13. Gebhart E., Moines et Papes. In-16, pag. 311. — Paris, Hachette 

et C.ie, 1907. 

14. * Gelll J., S500 ex libris italiani. In-32, pag. 535. — Milano, 

Hoepli, 1908. 



(1) I Ubri segliati con asterisco i^*} furono mandati in dono alla 
iHvisia, e saranno argomento di recensione o nota bibliografica. 



128 LIBRI RECENTI DI BTOKIA ITALIANA 

15. * HergenrSther G., Storm universale della Chiesa, Voi. V-VI. In-8, 

pag. xix-406, xxvn-524. — Firenze, Libreria editrice fioren- 
tina, 1906. 

16. Heflseling D., Essai sur la civilisation hyzantine. In-16, p. 394. 

— Paris, Picard, 1907. 

17. Imbriaui Y., Studi letterari e bizzarrie satiriche, In-8, p. xiv485. 

— Bari, Laterza e figli, 1907. 

18. Joseph D., Geschichte der Architektur Italiens von den ìiltesten 

Zeiten bi^ zur Gegenwart, In -8, pag. xviii-550. — Leipzig, 
Baumgartner, 1907. 

19. Lucca G., Profili storici della letteratura italiana. In-8, 2 voi. — 

Roma, Unione tipogr. Manuzio, 1906. 

20. * Macchioro V., Il sincretismo religioso, In-8, pag. 46. — Paris, 

Leroux, 1907. 

21. Manno A,, Il patriziato subalpino. In -4, fig., pag. xv-528. — 

Firenze, Ci velli, 1907. 

22. Marchese N., Il dottorato nelle antiche università italiane, In-8, 

pag. ix-33. — Gerace, Fabiani e figli, 1907. 

23. Meynier E., /Z cnstianesrmo attraverso i secoli, In-8, pag. xi-469, 

— Roma, Istituto Gould, 1906. 

24. Miscellanea di archeologia, storia e, filologia. In-8, fig., p. xv-428. 

— Palermo, Virzi, 1907. 

25. * Muratori L. A., Benim italicarum scnpiores. Nuova edizione. 

Fase. 53, 54, 55, 56, 57. — Città di Castello, S. Lapi, 1907. 

26. Muther R., The History of Painting from the 4^ to the Early 

19 th Century. 2 volumi. In-8, p. 424-390. — London, Putnam's 
Sons, 1907. 

27. Natali G. e Vitelli E., Stoiia dell'arte. Volume HI. In-8, fig., pa- 

gine 259. — Torino, Società tipog. ed. Nazionale, 1907, 

28. Poli X., La Corse dans Vantiquité et dans le haut mopen-àge. 

In-8, pag. xi-214. — Paris, Fontemoing, 1907. 

29. * Raccolta di scritti storici in onore del prof. Giacinto Romano nd 

suo XXV amio d' insegtiameìito, In-8, pag. xx-727. — Pavia, 
Succ. Fratelli Fusi, 1907. 

30. Ranke L., The Hisiory ofthe Popes during the last four Centuries. 

3 volumi. In-18. - London, Bell, 1907. 

31. * Regesta chartarum Italiae. Voi. I. Regesto di Camaldoli a cura 

di L. Rchiaparelli e F. Baldasseroni. In-8, pag. xiv-276. — 
Roma, Loescher e C, 1907. 

32. * Regesta chartarum Italiae. Regesto di S. Apollinare nuovo a 

cura di 0. Federici. In-8, pag. xvi-416. — Roma, E. Loescher 
e C, 1907. 

33. RiToira G. T., Le origini delV architettura lombarda e delle sue 

principali derivazioni nei paesi d' Oltr' Alpe, In-4, fig., 2 voi. — 
Roma, Loescher, 1907. 

34. * Rizzoli L , I sigilli nel museo Botiacin. Parte II. In-8, p. 24. 

— Padova, Società cooperativa tipografica, 1907. 

35. * Ro88Ì G., Vicende antiche della proprietà territonale in Puglia, 

In-8, pag. 43. — Trani, Vecchi e C, 1907. 

36. Serra L., Storia deWarte italiana. In-8, pag. viii-558. — Milano, 

Vallardi, 1907. 



STORIA GRKKRALB 129 

37. Staden D., The Secret of the Vaiican. In-8, p. 534. — London, 

Hnrst a. Blackett, 1907. 

38. Solon M. L., A hiatory aììd description of italian maiolica, In-8, 

pag. 224. — London, Casselt, 1907. 

39. Steedman À., Knights of art: stories of italian paint^rs, In-S, 

pag. 192. — London, Jack, 1907. 

40. Tomassetti 6., Della campagna romana, In-8, pag. 238. — Roma, 

Forzani e C, 1907. 

41. Torraea P., Scritti critici, In-16, pag. (4), 583. — Napoli, Pe~ 

reUa, 1907. 

42. * Traceomaglìa G., Cwitributo aUo studio dell'italianismo in Francia, 

Voi. I. In-8, pag. 198. - Lodi, DeU'Avo, 1907. 

43. ♦ Yolbeìir T., Gibt es^ Kunstgesetzef In-16, pag. 54. -— Esslingen, 

Neff, 1906. 

44. Whitaker T., SicUy and England, In-8, pag. 380. — London, 

Constable, 1907. 

B) Cornimi, castella, chiese, famiglie* 

45. * Due J. A., Histoire de Vegìise d'Aoste. 2 volumi. In-8, p. vui-389, 

viJ-463. — Aoste, Impr. Catholique, 1901-1907. 

46. Torlai U., Bormio vecchio, In-16, pag. 113. — Sondrio, Società 

tipografica Vaitellinese, 1907. 

47. • Fumo E., Castelli e fortezze veneziane nell'isola di Candia, In-8, 

pag. 31. — Roma, E. Voghera, 1904. 

48. Botteon V., Un documento prezioso rigttardo alle origini del ve- 

scovado di Ceneda, e la serie dei vescovi ceriedesi corretta e docu- 
mentata. In-8, pag. 208. — Conegliano, Stabilimento Arti gra- 
fiche, 1907. 

49. ♦ Camblaso D., Oremeno e la Polcevera. In-16, pag. vii-248. — 

Genova, Tip. della Gioventù, 1907. 

50. De Yeeeiii 6., Bretri cenni storici sulle chiese di Cremona, In-8, 

pag. 535. — Cremona, Moroni, 1907. 

51. * Rossi Y., Cuneo e il siw santuario della miracolosa Madonna 

dell'Olmo e deUe Grazie, In-8, p. 190. — Cuneo, Isoardi, 1907. 

52. Borgogelli P., Dagli « Statuta civitatis Fani ». In-8, pag. 25. — 

Fano, Società tipog. cooperativa, 1907. 

53. * BaTidsobn B., Forschungen zur Geschichte von Florenz. 2 volumi. 

In-8, pagine vi-616, xn-621. — Berlin, Siegfried Mittler und 
Sohn, 1908. 

54. • Rlgillo M., Vicende feudali della terra di Grottaglie nei se- 

coli XV, XVI e XVII. In-8, pag. 17. -^ CagUari, Tipografia 
Industriale, 1907. 
65. Be Giorgi C, Lecce .sotterranea. In-4, pag. xm-215. — Lecce, 
Giurdignano, 1907. 

56. Barsotti £., Appunti siUV antica divisione rionale della città di 

Lucca, Li-8, pag. 27. — Lucca, Amidei, 1907. 

57. Pistoiese G., Per la storia di Melfi. In-8, pag. 37. - Melfi, Lic- 

done, 1906. 

58. Yieini E. P., I/O stemma del comune di Modena. In-4, pag. 86. 

— Modena, Ferraguti e C, 1907. 

Bioiata storica italianUt 8^ S., yii, 1. ^ 



130 LIBRI RECENTI I>I STORIA ITALIANA 

59. Malaspina C, Storia di Parma. In-IG, p. 93. — Parma, Battei, 1906. 

60. Sciacca G. C, Patti e V amministrazione del comune nel medio- 

evo, In-S, pag. 548. — Palermo, Tip. Boccone del Povero, 1907. 

61. * Zncchelli N., Cronotassi dei vescovi e arcivescovi di Pisa, In-8, 

pag. xi-303. — Pisa, Orsolini- Prosperi, 1907. 

62. Beani 6., La pieve di S, Andrea, apostolo, in Pistoia, In-8, fig,, 

pag. 59. — Pistoia, Tip. Sinibuldiana, 1907. 

63. Bruscalnpi G., Monografia storica della contea di Pitigliano, In-8, 

fig> pag- viu-692. — Firenze, Martini, Servi e C, 1907. 

64. Harwood E., Notable Pictures in Rome, In-8, pag. 324. — London, 

Dent, 1907. 

65. * Malladra A. e Ranieri 0. £., Zxi Sacra di S, Michele. In-16, ^g,, 

pag. vi-333. — Torino, Streglio, 1907. 

66. Cecconi F., FÀbro di notizie storiche antiche e moderne a tutto 

Vanno 1900 della terra di S, Pietro in Casale e di tutte le fra- 
zioni componenti ora quel comune, In-8, pag. 247. — Bologna, 
Garagnani, 1907. 

67. Seymonr F., Siena and fier Artists, In-8, pag. 222. — London, 

Fisher Unwin, 1907. 

68. Manzini F., La pieve di Trebbio. In-8, fig., pag. 109. — Modena, 

Ferragnti e C, 1907. 

69. * Lozzatto 0., Notizie e documenti sulle arti della lana e della 

seta in Urbino, In-8, pag. 28. — Senigallia, Tipografia Mar- 
cliigiana, 1907. 

70. Levi C. A., Venezia, Corfà ed il Levante, Voi. I. In-8, pag. 254. 

— Venezia, Ferrari, 1907. 

71. Marinelli 6., Venezia nella storia della geografia cartografica ed 

esploratrice. In-8, p. 61. — Firenze, Ricci, 1907. 

72. Brown H., Studies in the history of Venice, 2 vols. In-8, p. 378-856» 

— London, J. Murray, 1907. 

73. * Caperna V., Storia di Veroii. In- 8, pag. xv-526. — Veroli, 

Reali, 1907. 

74. * Signorelli G., / diritti d*uso civico nel Viterbese, In-8, pag. 79. 

— Viterbo, Monarchi, 1907. 

75. * Signorelli G., Viterbo nella storia della Chiesa, In-8, p. xv-480. 

— Viterbo, Cionfì, 1907. 

76. Schneider F., Einteilung zum Regestum Volaterranum, In-8, p. lvi. 

— Rom, Loescher e C, 1907. 

77. Schneider F., Bistum u. Geldwirtschaft, Zur Geschichte Vólterras 

im Mittelalter, II TI. In-8, p. 47. — Rom, Loescher e C, 1906. 

78. Sabatini V,,La famiglia e le torri dei Frangipani in Roma. In^, 

pag. 56. — Roma, Filippncci, 1907. 

79. Camilla Fenaroli e i conti Porcéllaga di Roncadelle. Parte I. In-4» 

pag. 83. — Brescia, Tip. Istituto Pavoni, 1907. 



STI PREROMANA B ROHARA 131 

2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 

A) Monnmentl^ scayi, monete, ecc. 

80. Babelon E., Traité des monnaies grecques et romaines. 2® partìe, 

t. 1«. In-4, pag. iv-1670. — Paris, Leroux, 1907. 

81. Chapot T., La Colorine forse et le Décor en Jiélice dans Vari an- 

tique. In-8, pag. 182. — Paris, Leroux, 1907. 

82. * Casini L., iZ territorio bolognese nell'epoca romana. In-8, p. 96. 

— Bologna, 1907. * 

83. Dield C, Palerme et Syracuse, In-4, pag. 168 et 129 grav. — 

Paris, Laurens, 1907. 

84. Espérandien £., Recueil general des basreliefs de la Gaule romaine. 

In-4, pag. x-489. — Paris, Impr. Nationale, 1907. 

85. Prey F., FUhrer durch die Ruinen v. Augusta Raurica, In-8, p. 91. 

— Liestal, Liidin, 1907. 

86. * Gneeclii F., Monete romane. In-32, pag, xvi-418 e 203 figure. 

— Milano, Hoepli, 1908. 

87. Hnelsen C, La Roma antica di Ciriaco d'Ancona. In-4, fig., p. 48. 

— Boma, Loescher, 1907. • 

88. Leelercq H., Manuel d'archeologie chrétienne depuis les origines 

jusau'au Vili siede. 2 volumi. In-8, t. 1, p. 599; t. 2, p. 681. 

— Paris, Letouzey et Ané, 1907. 

89. Le^afi H., La tablé latine d'Héraclée. In -8, pag. 406. — Paris, 

A. Rousseau, 1907. 

90. Mancini M., DeUa origine preistorica delVuomo in Italia, della 

dita di Potenza e della provincia di Basilicata. In-16, p. 154. — 
Melfi, Grieco, 1907. 

91. Mayer E. V., Pompeii as an art city. In-16, pag. 86. — London, 

Siegle Hill, 1907. 
92i Monumenti antichi pubblicati per cura della R. Accademia dei 
Lincei. Voi. XVI, puntate 3» e 4°; Voi. XVII; voi. XVIII, 1^ 
In-4, fig., col. 241-532, 766, 120. - Milano, Hoepli, 1907. 

93. Porter M., Wat Rome was built wiih a description of the stones 

employed in ancient times far its building and decoration. In-8, 
pag. 116. — London, Frowde, 1907, 

94. Bibezzo F., Im. lingua degli antichi Messapii. In-8, pag.. 104. — 

Napoli, Tessitore e C, 1907. 

95. fiydberg B., Romische Kaiser in Marmor. Lebensbilder' der ersfen 

r&m. Cdsaren. In-8, pag. 172. — Stuttgart, Hobbing, 1907. 

96. 8troBg A., Roman Sculpture from Augustus te Costantìne. In-8> 

pag. 428. — London, Duckworth, 1*907, 

B) Fatti, istituzioni, crÌHtianeHÌmo« 

97. Pardneci P., Studi di storia antica. In-8, pag. 76. — Torino, 

Paravia e C, 1907. 

98. Whlsli C, The Qraeco-Roman World. In-8, p. x-464. — London, 

Luzac, 1907. 

99. * Costa €r. , L'italicità di Rea Silvia. In-8 , pag. 4. — Padova, 

Tip. Rivista di storia antica, 1907. 

Sivista tUn-ica italiana, 3» S., vii, 1. 9* 



182 LIBRI RBCCNTl DI STORIA ITALIANA 

100. Perrella A,, Brere storia delVantìco Sanmo, In-IG, pag. 178. — 
Campobasso, De Gaglia e Nebbia, 1907. 

101. De Sanetis 6., Storia dei Romani: la conquista del primato in 
Italia. 2 voli. In-8, p. xii-458, viii-575. — Torino, Bocca, 1907. 

102. Lanzani C, Storia intema di Roma negli anni 87-82 av. Cristo. 
Parte I. In-S, pag. iv-125. — Torino, Clausen, 1907. 

103. * Jnllian C, Histoire de la Gaule. 2 volumi. In-8. — Paris, 
Hachette, 1907. 

104. * Bene] C, Les Religions de la Gaule avant le christianisme. 
In-18-jésus, pag. 424. — Paris, Leroux, 1906. 

105. Tolqaardsen C, Rom ira ììbergange von der Republik zur Mo- 
narchie u. Cicero als politischer Charakter. In-8, p. 26. — Kiel, 
Lipsins u. Tischer, 1907. 

106. * OUyer E., Roman Economie Conditùms to the Close of the Re- 
pvblic. In-folio, pag. xv-200. — University of Toronto Li- 
brary, 1907. 

107. Gagnat R., Figures de Romaines au déclin de la R^mblique. 
In-18-jésus, pag. 46. — Paris, Leroux, 1907. 

108. Bernath 0., Cleopatra. In-8, p. 360. — London, Humphreys, 1907. 

109. Kaufmann M., Das Liébeslében des Kaisers Nero. — Leipzig, 
Spohr, 1907. 

110. 8chnlz 0. Th., Das Kaiserhaus der Antonine u. der letzte Histo- 
riker Roms. In-8, pag. vi-274. — Leipzig, Teubner, 1907. 

111. Weber W., Untersuchungen zur Geschichte des Kaisers Hadriantis. 
In-8, pag. vii-288. — Leipzig, Teubner, 1907. 

112. * Hopkins E. Y., The li fé of Alexander Severus.ln-^, p. xxi-280. 
— Cambridge, University Press, 1907. 

113. Spinelli T. V., Ixi decadenza religiosa e la repressione dei Bac- 
canali a Roma. In-8, pag. viii-152. — Napoli, Di Gennaro e 
A. Morano, 1908. 

114. Cnmont F., Les religions orientales dans le paganisme rommn. 
In-18-jésus, pag. xxiir-335. — Paris, Leroux, 1906. 

115. Orlando Fr. , Le letture pubbliche in Roma imperiale, In-8, 
pag. viii-254. — Faenza, Tip. Sociale, 1907. 

116. * Teetgen A,, The life and times of the empress Pvlcheria, 
A. D. 399, A. D. 452. In-8, pag. 304. — London, Sonnen- 
schein, 1907. 

117. Campora B., Alarico, re dei Visigoti. In-8, p. 15. — Alessandria, 
Società poligrafica, 1907. 

118. Martroye F., Genserie. La conquète vandale en Afrique et la 
destruction de V empire d'Ocddent. In-8, pag. vi-398. — Paris, 
Hachette et C.ie, 1907. 

119. RÌTlère J., Xa propagation du christianisme dans les irois pre- 
miers siècles. In-16, pag. 127. — Paris, Bloud et C.ie, 1907. 

120. Rivière J., Saiìit Justin et les Apologistes du second siede. In-16, 
pag. xxxvi-347. — Paris, Bloud et C.ie, 1907. 

121. Wolff F., Geschichtshilder aus altchinstUcher Zeit Roms. In-8, 
pag. 160. — Beriin, Tossiche Buchh., 1907. 

122. Monret F., Sulpice Sevère à Primuliac. In-8, paff. 234. — Paris, 
Picard et fils, 1907. 



ALTO KEDIOBTO 183 

3. ALTO MEDIOEVO (Sko. V-XI). 

123. Qnentlii H., Les Martyrologes historiques du moyeìi àge. Étude 
sur la formatian du martyrologe romain. I11-8, pag. xiv-747. — 
Paris, Gabalda et C.ie, 1908. 

124. Santamaria P., De vera chronologia historiae neapolitanae mediae 
aetatis, In-8, pag. 35. — Neapoli, Giannini, 1907. 

125. Leieht P. S., Sivdi sulla proprietà fondiaria nel medioevo, In-8, 
pag. 157.,— Verona, Dnicker, 1907. 

126. Foglietti R., Le Marche dal 568 al 1230. In-8, pag. xvi-199. — 
Macerata, Unione tipografica, 1907. 

127. Holmes W., The Age of Justinian and Theodora, Voi. II. In-8, 
pag. 410. — London, Bell, 1907. 

128. Marehetti S., Un caso d'iconoclasmo nélV ultimo decennio del se- 
colo VI, In-8, pag. 28. — Cagliari, Tip. Commerciale, 1907. 

129. • Patrono C. M., Bizantini e Persiani alla fine del VI secolo, 
In-8, pag. 119. — Firenze, Tip. Galileiana, 1907. 

130. Monumenta (Antiquiora) maxime consuetudines casinenses inde 
ab anno 716-817 illustrantia. In-8, pag. xxiv-247. — Mentis 
Cassini, 1907. 

131. * Ponpardin R., Études sur Vhistoire des principautés lonibardes 
de V Italie meridionale et de leurs rapports avec l'empire frane. 
In-8, pag. 91. — Paris, Champion, 1907. 

132. Pisani 6., La beneflcema in Lucca pnma del mille. In-8, p. 109. 
— Lucca, Rocchi, 1907. 

133. Duial F., Les terreurs de l'an mille. In-16, pag. 467. — Paris, 
Bloud et C. • 

134. • GlgUo-Tos Em La morte di Ottone III. In-8, p. 67. — Torino, 
Tip. Subalpina, 1907. 

135. • 6iglio-To8 E., 2>£ un diploma ajyocrifo di re Arduino e della- 
sua incoronazione. In-8, p. 65. — Torino, Tip. Subalpina, 1907. 



4. BASSO MEDIOEVO (Seo. XI-XV). 

136. * Yolpe 6., Eretici e moti ereticali dall' XI al XIV secolo. In-8, 
pag. 171. — Milano, Marinoni, 1907. 

137. * Chiappelli L., Frammenti del Digesto, ed una raccolta di defi- 
nizioni in una collezione canonica del principio del secolo XII. 
In-8, pag. .18. — Montpellier, Imprim. generale du Midi, 1907. 

138. Jfiese H., Normannische u. Staufische Urkimden aiis Apulien. 
2 Tle. In-8, pag. 52 e 48. — Rom, Loescher e C, 1906. 

139. * Gordon C. H. C, Innocent the great. An essay on his life and 
times. In-8, pag. 298. — London, Longmans, 1907. 

1^. * Lnehaire A., Innocent III, la Question d'Orìent. In-16, p. 307. 
- Paris, Hachette et C.ie, 1907. 

141. Sehn&rer 6., Francesco d'Assisi. In-8, fig., p. 170. — Firenze, 
Libreria editrice fiorentina, 1907. 

142, Canzong T., Les Vaudois et V Inquisii ion. In-16, pag. 125. — Paris, 
Bloud et C, 1908. 



184 LIBRI KKCBNTI DI STORIA ITALIANI 

143. AnTray L. , lues regintres de Grégoire IX. T. 2. (1235-1239). 
Fase. 10. In^, col. 1073 à 1292. — Paris, Fontemoing, 1907. 

144. * Mason Perklns, Gioito. In-16, pag. xii-148 ili. — London^ 
G. Bell a. Sons, 1907. 

145. Bonifacio G., Giullari e uomini di corte nel duecento. In-16, p. 126. 
— Napoli, Tocco, 1907. 

146. * Lnzzatto G., Prezzi e salaH nel secolo XIII. In-8, pag. 8. — 
Matelica, Tip. Elzeviriana, 1907. 

147. Seafflni G., Notizie intorno ai primi cento anni'deUa domina- 
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149. Otto H., Die Eide ti. Privilegien Heinrichs VII u, Karls IV, In-8, 
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150. Belli N. e libertini G., Fra Dolcino, nel sesto centenario del mar- 
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151. * Papi F., Romeo pe}x>li e il comune di Bologna dal 1310 al 1323. 
In-«, pag. 102. — Orte, Marsili, 1907. 

152. Venturi L., Le origini della pittura veneziana, (1300-1500). In-8, 
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1&3. Caltkrop H. C, Petrarca: his li fé atid iimes. In-8, pag. 332. — 
London, Methuen, 1907. 

154. Lo Parco F., Dei Mae^fri canonisti attribuiti al Petrarca. In-8^ 
pag. 23. — Paris, Champion, 1906. 

155. * Nolhac P., Pétraìyue et Vhumanisme. 2 volumi. In-8, t. 1, 
pag. x-280; t. 2, pag. 334. — Paris, Champion, 1907. 

166. Berenzi A., Bernabò Visconti al castello di Pontevico 5 agosto 1362, 
In-8, fig., pag. 14. — Brescia, Geroldi, 1907. 

157. * Ciaeclo L., Appunti intorno alla miniatura bolognese del se- 
colo XIV, In-4, p. 11. — Roma, Unione cooper. editrice, 1907. 

158. Gohiet F., Esquisse hì,stonque sur la venue de sainte Colette à 
Nice et les Origines de la riforme franciscaine en 1406, In-16, 
pag. 149. — Paris, Saint-Paul, 1907. 

159. LnÌHO F. P., Da un libro di memorie della prima metà del quat- 
trocento, In-16, pag. 44. — Firenze, Camesecchi e figli, 1907. 

160. D'Andrea M., Una gentildonna fiorentina del 1400. In -8, p. 49. 
— Noci, Cressati, 1907. 

161. Caroselli M., Di alcuni caratteri della donna italiana del quat- 
trocento. In-8, pag. 71. — Napoli, Pierro, 1907. 

162. * Zanelli A., Pietro del Mante, In-8, pag. 136. — Milano, Co- 
gitati, 1JH)7. 

163. * (-iaccio L., Uu anonimo quattrocentista toscano intagliatore in 
legno. In-4, pag. 3. — Roma, Unione cooper. editrice, 1907. 

164. * Benoist €., Le Machiavélisme; /«'« partie: Avant Machiavd. 
In-16, pag. 361. — Paris, Plon, Nourrit et C.ie, 1907. 

165. Home H., An account of Pome in 1450. In-8, pag. 17. — Paris, 
Leroux, 1907. 



BASSO MKDIOEVO 135 

166. Soranzo G., La guerra di Pio II contro i Malaiesta, 1460-1463, 
In-16, p. 28. — Padova, Tip. del Messaggiero di S. Antonio, 1907. 

167. * Conlon B., Beati Johannis Dominici cardinalis s, Sixti Lucuta 
Noctis. (Texte latin du XV siècle). In-8, pag. cx-459. — Paris, 
Picard, 1908. 

168. Ady C, A history of MHan under the Sforza. In-8, pag. 364. — 
London, Methnen, 1907. 

169. * CLmgge 0., Béatrix d'Este, duchesse de Mitan, In-8, pag. 56. 

— Paris, Leronx, 1907. 

170. Sautt^r L. , Savonaroie, réformateur maral, In-8, pag. 116. — 
Montauban, 1907. 

171. Wiedemaiin A., Gottes Schwert. Bilder av^ der Zeit Savonarolas 
nach alien Aufzeichngn, In-8, p. 133. — Strassburg, Heitz, 1907, 

172. De Poi A., Giovanni Domenico Spazzarini, cronista padovano, 
(1432-1519). In-8, pag. 59. — Foligno, Campi, 1906. 

173. ♦ Bjley B., Queens of the Renaissance, In-8, p. 326. — London, 
Methnen, 1907. 

174. * Isola I., Critica del rinascimento. 2 voi. In-16, p. xxxv-409; 
vi-442. — Livorno, Giusti, 1907. 

175. ♦ Monnier P., Le quattrocento. 2 voi. In-8. — Paris, Perrin 
et C, 1907. 

176. Pons P., Le décor du quattrocento. In-18, pag. 48. — Paris, 
Sausot et C, 1907. 

177. Schubring P., Die Plastik Sieims im Quattrocento. In-8, p. ix-256. 

- Berlin, Grò te, 1907. 

178. Berenson B., Norih Italia n painters of the renaissance. In-8, 
pag. 352. — London, Putnam, 1907. 

179. * Rea H., Donatello. In-8, pag. 112. — London, Bell, 1907. 
1«0. * Barlamaechi, Luca della Bobbia. In-8, pag. 142. — London, 

Bell, 1907. 
1^1. * Streeter A., Botticelli. In-8, pag. 182. — London, Bell, 1907. 
182. Binns H., Botticelli. In-16, pag. 78. — London, Jack, 1907. 
l'iS. Klaiber H., Leonardostudien. In-8, p. vii-144. — Strassburg, 

J. H. E. Heitz, 1907. 
I?i4. Me Cnrdy E., Leoìiardo da Viìici. In-8, pag. 154. — London, 

Bell, 1907. 

185. Solmi E., Leonardo, 1452-1519. In-16, pag. vi-239. — Firenze, 
Barbera, 1907. 

186. ♦ Crnttwelì M., Luca Signorélli. In -8, pag. 160. — London, 
Bell, 1907. 

Ib7. * Williainson G., Bernardino Luini. In-8, pag. 158. — London, 

Bell, 1907. 
188. Knapp F., Andrea del Sarto. — Bielefeld, Velhagen e Klar 
sing, 1907. 



136 LIBRI RECENTI DI STORIA ITALIANA 

5. TEMPI MODERNI (1492-1789). 

189. Crocioni O.. I teatri di Reggio iieU* Emilia. (See. XVI-XX). Iii-16, 
pag. xxiii-136. — Reggio Emilia, Coop. lavoranti tipog., 1907. 

190. Ayèze A., Le prime (Cesar Borgia). In-16, pag. 100. — Paris, 
Albin Michel, 1907. 

191. ♦ Morellini D., Giovanna d'Aragona, duchessa d'Amalfi. In-8, 
pag. 93. — Cesena, Vignuzzi e C, 1906. 

192. Baldi88erì L., Giidio II in Imola. (1510-1511). In-8, pag. 27. — 
Imola, Ungania, 1907. 

193. D'Ercole M., Il cardinale Ippolito de* Medici. In-8, pag. 100. — 
Terlizzi, Giannone, 1907. 

194. Kalkoif P., Cardinal Cajetan auf dem Attgsburger Reichstage 
V. 1518. In-8, pag. 7. — Rom, Loescher, 1907. 

195. Accame P., L'elezione dd papa Paolo III. In-8, p. 22. — Final- 
borgo, Rebbaglietti, 1907. 

196. Friedenftbnrg W., Legation des Kardinals Sfondrato. (1547-1548). 
Pag. xLviii-734. — Rom, Loescher u. C, 1907. 

197. Bellnzzi G. B., Diario autobiografico. (1535-1541). In-8, pag. 181. 

— Napoli, Ricciardi, 1907. 

198. Strachey H., Raphael. In-8, pag. 160. — London, Bell, 1907. 

199. Brlnton S., Correggio. In-8, pag. 158. — London, Bell, 1907. 

200. * Rolland B.., Vie de Michel- Ange. In-18-jésus, p. 212. — Paris, 
Hachette et C, 1907. 

201. Frey K., Michelangelo Buonarroti. 3 Bde. — Berlin, Curtius, 1907. 

202. Buonarroti M., Briefe. Ubers. v. Karl Frey. In-8, p. 345 e 4 taf. 

— Berlin, Bard, 1907. 

203. Spahn M., Michelangelo u. die sixtinische Kapelle. In-8,p. viii-238. 

— Berlin, Grote, 1907. 

204. Holborn J. B., Jacopo Robusti, called Tintoretio. In-8, p. 168. — 
London, Bell, 1907. 

205. Sacca V., Michelangelo da Caravaggio, pittore. In-8, pag. 71. — 
Messina, D'Amico, 1906. 

206. Talle L., Bartolomeo Botta, prete pavese dd secolo XVI. In-16, 
pag. 44. — Pavia, Scuola degli Artigianelli, 1907. 

207. Wiedemann A., Atis dem Ijdyen e. Florentinerin des XVI. In-8, 
pag. 120 e 4 taf. — Strassburg, Heitz, 1907. 

208. GOUer E., Die pàpstliche Pthiiientiarie von ihrem Ursprung bis 
zu ihrer Umgestaliung unterPius V. — Rom, Loescher e C, 1907. 

209. Herre P., Pajysttum zi. Papstwahl im Zeitalter Philipps II. lu-S, 
pag. xx-660. — Leipzig, Teubner, 1907. 

210. Bonlting W., Tasso and his iimes. In-8, pag. 330. — London, 
Methuen, 1907. 

211. Costa E., Ulisse Aldovrandi e lo studio bolognese ndla seconda 
metà dd secolo XVI. In-8, pag. 95. — Bologna, 1907. 

212. Ori C, L'eloquenza civile italiana nel secolo XVI. In-16, pa- 
gine vrii-296. — Kocca S. Casciano, Cappelli, 1907. 

213. Barbiellini Aniidei A., Beatrice Cenci. In-16, pag. 47. — Roma, 
Officina poligrafica italiana, 1907. 



TEMPI MODKRXI 187 

214. * Bollea L. C, Le idee religiose e morali di Carlo Emanuele /, 
duca di Savoia. In-8, pag. 40. ~ Roma, Tipografìa Unione coo-^ 
perativa editrice, 1908. 

215. Sarpi P., La politica di Carlo Emanuele I nella guerra per la 
successione di Mantova. In-8, p. 68. — Torino, Sella e Guala, 1907. 

216. Macchia I., Belazioni frch il padre gesuita Sforza Pallavicino con 
Fabio Chigi. In-8, pag. 85. — Torino, Sacerdote, 1907. 

217. Montecaceoli R., Lettere inedite ai dottori Pietro e Carlo Micci. 
ln-16> pag. 47. — Modena, Tip. del Commercio, 1907. 

218. Lerati L., Memorie storiche durante la peste del 1630 della par- 
rocchia di S. Alessandro m. in Milano. In-16, pag. 104. — Ge^ 
nova. Tip. della Gioventù, 1907. 

219. Fararo A., Amici e corrispondenti di Galileo Galilei. (Benedetta 
Castelli). In-8, pag. 130 con cit. — Venezia, Ferrari, 1908. 

220. Fayaro A., Regesto biografico galileiano. In-8, p. 69. — Firenze, 
Barbera, 1907. 

221. Grandi E., Armi e nozze alla corte di Francesco I d'Este. In-8y 
pag. 54. — Alessandria, Società poligrafica, 1907. 

222. * Riglllo M., La peste del 1656 a Napoli. In-16, p. 8. — Pistoia,. 
Tip. Sinibuldiana, 1907. 

223. Yissae M., Amba.ssade de la ville d'Avignon au pape Clémeìit IX. 
(1667-1668). In-8, pag. 34. — Avignon, Seguin, 1907. 

224. BigiUo M., n seicento e i pregiudizi sul seicentismo. In-16, ^. 175. 

— Cagliari, Tip. Unione Sarda, 1907. 

225. Grizi M., Un prelato italiano del seicento (Annibale Griaio). In-8, 
pag. 395. — Bologna, Zanichelli, 1907. 

226. Pagano A., Un poeta lirico del seicento (Giovan Giacomo Lavagna). 
In-8, pag. 43. — Napoli, Di Gennaro e Morano, 1907. 

227. FaTiUi T., Girolamo Gigli, senese, nella vita e nelle opere. In-16,. 
pag. xiv-223. — Rocca S. Casciano, Cappelli, 1907. 

228. Emannel V., Les memoires du notaire Honoré Giraudi de Nice. 
(1665-1713). In-8, p. 64. — Nice, Impr. rénnies Malvano, 1907. 

229. Segre A., Ebrei, industria e commercio in Pisa nei secoli XVII 
e XVIIL In-8, pag. 11. — Pisa, Mariotti, 1907. 

230. Custodero A., Un diario inedito (1690-1718) di Pompeo Samelli. 
In-8, pag. 28. — Trani, Vecchi e C, 1907. 

231. De Margherita C, Un episodio di storia subalpina: V assedio di 
Pbssàghettone nel 17S3 per opera dei Gallo-Sardi. In-4, pag. 65. 

— Faenza, Montanari, 1907. 

2^. Grottanelll L., Un collaboratore di Ludovico Antonio Muratoì^i. 
In-8, pag. 35. — Siena, Meini, 1907. 

233. Orioli E., U esilio di Emanuele Filiberto di Savoia Carignaiw a 
Bologna. In-8, pag. 95. — Bologna, Stabilimento poligrafico 
Emiliano, 1907. 

234. * Lazzerl G., La vita e V opera di Panieri Calzabigi. In-8, p. 221. 

— Città di Castello, S. Lapi, 1907. 

235. Gemma H., Cenni sulla vita di Gaspare Gozzi. In-8, pag. 75. — 
Vicenza, S. Giuseppe, 1907. 

236. Leantl G., La Sicilia nel sec. XVIII e la poesia satirico-burlesca. 

Voi. I. In-8, pag. x-224. — Noto, Zanmit, 1907. 



138 LIBRI RBCniTl DI STORIA ITILI AMA 

237. Honnier P., Venise au XVIII siede. Petit in-8, pag. 416. — 
Paris, Perrin et C, 1907. 

238, Rumor S., Gli scrittori vicentini dei sec, XVIII e XIX, Voi. II. 
-- Vicenza, 1907. 



fi. PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE (1789-1816). 

239. Notizie storiche di Voghera oltre 100 anni fa e piti recenti. In-8, 
pag. 126. — Voghera, Rusconi-Gavi-Nicrosini, 1907. 

240. Sarini M., La repubblica anconitana. (1797-1798). In-8, p. vin-123. 
— Firenze, Carnesecchi e figli, 1907. 

341. Badham F. P., Nelson e Ruffo. In-8, pag. Q^. — Roma, For- 

zani e C, 1907. 
242. Lumbroso A,, Attraverso la rivoluzione e il primo impero, In-16, 

pag. 498. — Torino, Fratelli Bocca, 1907. 
"243. * lUasson F. et Biagi G., Manuscrits inédits de Napoléon. (1786- 

1791). In-8, pag. xv-586. — Paris, Ollendorfif, 1907. 

244. Yandal A., L'avèìiement de Bonaparte. - IL La RépuMique con- 
sulaire. (1800). In-8, p. 544. — Paris, Plon, Nourrit et C.ie, 1907. 

245. * Slorak A., La bataille d' Austerlitz. In-16, p. iv-268. — Paris, 
Daragon, 1907. 

246. Masson F., Napoléon et sa famillCy t. 8-9. In-8, pag. xxxv-377, 
456. — Paris, Ollendorfif, 1907. 

247. Taylor I., Queen Hortense and hcr Friends. 2 voi. In-8, p. 322, 
336. — London, Hutchinson, 1907. 

248. • Zelle W., Die 100 Tage von Elba bis Helena. — Leipzig, 
Sattler, 1907. 

249. PoUlo A., Waterloo. (1815). In-8, p. 569. — Roma, Casa editrice 
italiana, 1906. 

250. Browning 0., The Fall of Napoléon. In-8, pag. 340. — London, 
Lane, 1907. 

251. Montagna L., / ducati parmensi nella diplomazia europea dal 1796 
al 1815. In-4, pag. 48. — Piacenza, Fratelli Fusi, 1907. 

252. Fnsani L., Gian Francesco Galeani-Napione di Cocconato-Passe- 
rano. In -8, pag. 142. — Torino, Baravalle e Falconieri, 1907. 



7. PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO (1815-1907). 

A) Fatti e istitazionL 

253. barbone A., Annali siculi della compagnia di Gresù dall'anno 1805 
al 1859. 3 voi. In-8, pag. xii-252, viii-308, x-334. — Palermo, 
Bondl e C, 1907. 

254. Martorelli F., I romantici calabresi del secolo XIX. In-8, p. 107. 

— Gerace, Fabiani, 1906. 

255. ♦ Parisi ©., Storia degli Italiani nelV Argentina. In-8, p. xv-650. 

— Roma, E. Voghera, 1907. 



PIRIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO 139 

256. $Anna G., Lt origini del risorgimento tieU* Umbria, Parte I. In-8, 
pag. ix-109, — Perula, Tip. Umbra, 1907. 

257. Paolillo B., Xa festa dei carbonari di Barletta e una sentenza di 
morte delVanm 1822. In-8, p. 148. — Barletta, Paolillo, 1907. 

258. FaTaro L., L* insurrezione aquilana del 1841. In-8, p. viii-148. — 
Roma, Bicchieri, 1907. 

259. Pettinelli E., Cagliari nel 1847-48. In-8, pag. 38. — Cagliari, 
Tip. Commerciale, 1907. 

260. De Cesare B., Roma e lo Stato del Papa dal ritorno di Pio IX al 
20 settembre. 2 voi. In-8, pag. 489, xij-395. — Roma, Forzani 
e C, 1907. 

261. Oiiuta €r., Da Talamone a Palermo, I11-8, pag. 11. — Torino, 
Casanova, 1907. 

262. ♦ Lauria A.^ Le garibaldine: memorie del 1860 a Napoli. In-16, 
pag. 189. — Torino, Streglio, 1907. 

263. BnuEesi O. , O JRoma o morte. Dal Volturno ad Aspromonte. 
In-16, pag. xxx-348. — Milano, De Mohr e C, 1907. 

264. Tigalll T., Aspromonte, In-8, fig., pag. 74. — Messina, Nica- 
stro, 1907. 

265. Macchia I., Preparazione per una insurrezione veneta : i moti del 
Friuli nel 1864. In-8, pag. 59. — Torino, Sacerdote, 1907. 

266. • Casoni tt. B., Cinquanfanni di giornalismo. (1846-1900). In-16, 
pag. 321. — Bologna, Matteuzzì, 1907. 

267. ♦ Tlgo P., Annali d* Italia: storia degli ultimi trenfanni del se- 
colo XIX. Voi. I. In-16, p. 418. — Milano, Frat. Treves, 1908. 

268. * Galllzioli A., Cronistoria del naviglio nazionale da guerra. 
(1860-1906). In-8, pag. 614. — Roma, Officina poligrafica ita- 
liana, 1907. 

269. • Fnmo E., La gendarmerìa cretese durante r ultima insurrezione. 
In-8, pag. 27. — Roma, E. Voghera, 1907. 

270. Daux C, Le Denier de iSaint- Pierre. In-16, pag. 64. ~ Paris, 
Bloud et C.ie, 1907. 

271. ♦ Capra G., Gli Italiani residenti nelle Indie inglesi. In-8, p. 23. 
- Milano, Tip. Salesiana, 1907. 

B) Commemorazioni, carteggi, biografie. 

272. ♦ D'Ancona A., Carteggio di Michele Amarì. Voi. III. In-8, p. 384. 
~ Torino, Società tipografica-editrice nazionale, 1907. 

273. Nani Hoeenlgo F., La marina veneta e i fratelli Bandiera. In-8, 
pag. 29. — Venezia, A. Pellizzato, 1907. 

274. Whitehoase H. , Une prìncesse révolutionnaire : Chnstine Tri' 
vulzìo-Edgioioso. (1808-1871). In-8, pag. 302. — Paris, Dara- 
gon, 1907. 

275. * Rosi M., I Cairoti. In-16, p. xi-447. — Torino, Bocca, 1908. 

276. D'Ancona A., Giosuè Carducci. In-16, pag. 52. — Milano, Fra- 
teUi Treves, 1907. 

277. De Boachand P., Giosuè Carducci. In-12. — Paris, Sansot 
et C, 1907. 

278. Flamini F., Il concetta informatore deW opera di Giosuè Car- 
ducci, In-8, pag. 48. — Padova, Randi, 1907. 



140 LIBRI RECENTI DI STORIA ITILUXA 

279. ♦ Franciosi P., TjB relazioni corse tra Giosuè Carducci e la Repub- 
blica di S. Marino. In -8, pag. 55. — Ravenna, Tipog. Sociale 
G. Mazzini, 1907. 

280. Franzoni A., Ije grandi odi sloriche di Giosuè Carducci commen- 

tate, e studio storico-critico sul poeta, In-8, pag. 409. ~ Lodi, 
Società tip. suce. Wilmant, 1907. 

281. Pieciola 0., Giostiè Carducci, In-8, p. 35. — Firenze, Chiari, 1907. 

282. * Torraca F., Giosuè Carducci commemorato, In-8, pag. 159. — 
Napoli, Perrella, 1907. 

283. ♦ Rosati M. L., Carlo Alberto di Savoia e Francesco IV d'Austria, 
In-16, pag. 128. — Roma, Albrìghi, Segati e C, 1907. 

284. Cadogan E. , The life of Cavour, In-8 , pag. 398. ~ London, 
Smith Eider, 1907. 

285. Thayer Roseoe W., Cavour e Bismarck, In-8, p. 20. — Roma, 
E. Voghera, 1906. 

286. •Re L., Una martire del risorgimento (Teresa Casati Confalo- 
nicri). In-16, pag. 119. — Brescia, Apollonio, 1907. 

287. * Canaletti Gaudenti A., 1/ neo guelfismo. Lettere inedite di Mas- 
simo D* Azeglio e di G. Garibaldi (Estr. dalla « Rivista d'Italia »), 
In-8, pag. 13. — Roma, Tip. dell'Unione coop. editrice, 1907. 

288. Elia A., Ricordi di un veterano, dal 1847-48 al 1900, In-8, tg., 
pag. ix-474. ~ Roma, Tip. del Genio civile, 1906. 

289. ♦ Clnffelli A., Commemorazione di Anita Garibaldi, In-8, p. 15. 

— Todi, Foglietti, 1907. 

290. ♦ Garibaldi G., Scritti politici e militari, In-8, pag. vin-1005. 

— Roma, E. Voghera, 1907. 

291. * Garibaldi G., Memorie. Edizione diplomatica dall'autografo de- 
finitivo, a cura di E. Nathan. In-8, pag. xv-444. — Torino, 
Società tipografica editrice nazionale, 1907. 

292. Abba G. C, Garibaldi, nel primo centenario della nascita gloriosa. 
In-8, pag. 50. ~ Milano, Vallardi, 1907. 

293. ♦ Bizzoni A., Garibaldi nella sua epopea, 3 volumi. In-4, tg,, 
pag. 543, 480, 333. — Milano, Sonzogno, 1905. 

294. Brentari 0., Garibaldi a Milano, In-16, pag. 48. — Milano, 
Agnelli, 1907. 

295. Brentari 0., Garibaldi ed il Trentino. In-16, p. 42. — Milano, 
Agnelli, 1907. 

296. Caldera L., Garibaldi. In-8, pasr. 132. — Brescia, Lenghi e 
C, 1907. 

297. • Faldella G., Garibaldi (Commemorazione), ln-8, p. 18. — To- 
rino, Cugini Baravalle e Falconieri, 1907. 

298. Lnzio A., Garibaldi a Varese. In-8, pag. 35. — Varese, Maj e 
Malnati, 1907. 

299. * Michel E., Garibaldi e il Governo granducale toscano nella 
prima guerra d'indipendenza (Estr. dalla « Rivista d'Italia »). — 
Roma, 1907. 

300. Mini G., Il trafugamento di Giuseppe Garibaldi dalla pineta 
di Ravenna a Modigliana ed in Liguria, 1849, In-8, fig., pa- 
gine vii-152. ~ Vicenza, Fabris, 1907. 

301. Provaglio E., Giuseppe Garibaldi. In-4, fig., p. 328. — Firenze, 
Nerbini, 1907. 



LIBRI ESTRANEI ILLA STORIA ITALIANA 141 

302. * Uberi L., Oommemoi^azione centenaria di G, Garibaldi, Discorso. 

— Penila, Tip. Umbra, 1907. 

303. Trerelyan G., Garibaldi* s Defence of the Roman Republic, In-8, 
pag. 394. — London, Longmans', 1907. 

304. • Stiayelli G., AnUndo Guadagnali e la Toscana dei suoi tempi, 
In-8, pag. 438. — Torino, Società tipografìco-editrice, 1907. 

305. * Le?! P., Da Leone XIII a Francesco Orispi. Il cardinale d'Ho- 
henlohe nella vita italiana. In-8, p. 50. — Torino, Soc. tip. edit. 
nazionale, 1907. 

306. Bojer d'Agen, Un prélat italien sous V ancien État pontificai: 
Leon XIII d'après sa correspondance inèdite. In -8, p. vni-580. 

— Paris, Juven, 1907. 

307. * Pesci U., Il generale Carlo Mezzacapo e il suo tempo. In-8, 
pag. xiii-388. — Bologna, Zanichelli, 1908. 

308. *Hidorca Mortillaro L. M., Vincenzo Mortillaro, marchese di Vii' 
larena. In-4, pag. 461. — Palermo, Reber, 1906. 

309. Bomanelli A., Geìini storici sopra Giuseppe Nicolini, Giovila Seal- 
vini, Camillo Tigoni, Muzio Catini. In-16, pag. 23. — Brescia, 
Apollonio, 1907. 

310. Stratton S., Niccolò Paganini. In-8, p. 214. — London, Strad, 1907. 

311. Ristori G. B., Pio IX in Firenze, 18-24 agosto 1857. In-8, p. 30. 

— Firenze, Landi, 1907. 

312. Guelfi Cami^ani G., Pio X e la sua famiglia. In-4, pag. 66. — 
Livorno, S. Belforte e C, 1907. 

313. ♦ Daelli L., Pie X. In-12, p. 242. -- Tours, Marne et fils, 1907. 

314. Piazza G., Alessandro Poerio e Goffredo Mameli. In-8, pag. 51. 

— Alessandria, Società poligrafica, 1907. 

315. * Pagani G., The Life of Antonio Rosmini-Serbati. In-8, p. 506. 

— London, Routledge, 1907. 

316. Stepiiens F., Dante Gabriel Rossetti. Pagine 217. r- London, 
Seeley, 1907. 

317. * Pertnsio M., La vita e gli scritti di Giovanni Ruffini. In-16, fig., 
pag. xv-167. ~ Genova, Libr. Nuova, 1908. 

318. * Papandrea T , Salvatore Vigo, vita e carteggio inedito. In-8, pa- 
gine 294. — Acireale, Tip. « XX Secolo », 1906. 

319. Baldasseroni Pr., Pasquale Villari. In-8, pag. 97. — Firenze, 
Tip. Galileiana, 1907. 

320. * Oxilia U., I figli di Carlo Alberto allo studio: Vittorio Emanuele 
e Ferdinaiuìo (Estr. dalla « Nuova Antologia »). In-8, pag. 16. 

— Roma, « Nuova Antologia », 1907. 



LIBRI ESTRANEI ALLA STORIA ITALIANA 
mandati in dono alla Rivista (1). 

1. BraMbilla G., La proprietà della terra. In-8, pag. 15. — Milano, 

Koschitz e C, 1908. 

2. Brayda di Spoleto P., Napoleone I e Viiidipendenza polacca. In-8, 

pag. 79. — Trani, Vecchi e C, 1908. 



(1) Questi libri saranno annunziati, con breve nota, nelle Puh- 
Mìcazioni varie (Notizie e comunicazioni). 



142 ^ LIBRI ISTRANfil ALLA STORIA ITALIAKA 

3. Chappée G., Archìves de Cogner. 3 voi. In-8, pp. 318, 328, 341. 

— Paris, Honoré Champion, 1905-1907. 

4. Cotlareinc N., Stifterrecht uiid Kirchenpatronat in Filrstentum 

Moldau und in der Bukowina, In-8, p. xviii-203. — Stuttgart, 
Enke, 1907. 

5. Crane R. T., The state in consiitutUmal and intemational lata. 

In-8, pag. 78. — Baltimore, Hopkins press, 1907. 

6. Cristiani L., Luther et le Luthéranisme. In-16, p. xxvi-387. — 

Paris, Bloud et C, 1908. 

7. D'Àlmèras H., Le.sf amonreux de la reine Marie- Antoinette. In-16, 

pag. 424. — Paris, librairie mondiale, 1908. 

8. Del Balzo C, Raccolta di jyoesie di mille autori intomo a Dante 

Alighieri. Volumi XIII, XIV, pag. 615-669. —Roma, Forzani, 

1907-1908. 

9. JDe Pietri-Tonelli k., Il diritto ereditario, In-8, pag. xii-219. — 

Venezia, Istituto veneto di arti grafiche, 1908. 

10. Dnfoureq A., H'tstoire comparée des religions paìennes et de la re- 

ligioni juive. In-16, pag. xxvi-330. — Paris, Bloud et C, 1908. 

11. Feret P., Tm faculté de Théologie de Paris et ses docteurs les plus 

célébrés, T. V. In-8, pag. xiii-403. ~ Paris, Picard, 1907. 

12. Gaffarel P., Z/Cf jyoli tigne coloniale en France de 1789 à ISSO, In-8, 

pag. 496. — Paris, Felix Alcan, 1907. 

13. Gallnzzi E., Il microbo del disservizio ferroviario, In-8, pag, 72, 

~ Bologna, Zanichelli, 1908. 

14. Oottlof) A., Ahlassentwicklung und Ablassinhalt im llJahrìiundert. 

In-8, p. viii-68. — Stuttgart, Enke, 1907. 

15. CfoBSez A. M., Mémoires de Vouvrier Frangois Leblanc, In-8, p. 72. 

~ Paris, Cornély et C, 1908. 

16. Cfrandmaison (De) G., L* Espagne et Napoleoni , 1804-1809. In-8, 

pag. xiv-520. 

17. Gnillanme M. J., Procès-verbaux ducomité d*Ì7istruction publique 

de la convention nationale. Tome sixiòme. In-8, pag. XLVin-960. 

— Paris, Imprimerie nationale, 1907. 

18. Helmolt H. F., Weltgeschichte. IX{ Nachtrage. - Quellenkunde. - 

Generalregister. In-8, gr., p. viii-677. — Leipzig, Bibliogra- 
phisches Insti tut, 1907. 

19. Hoer8chelinann (von) W., Die Enticicklung der altchinesischen Or- 

namentik. In-8, pag. 47-xxxii. ~ Leipzig, R. Voigtlftnders 
Verlag, 1907. 

20. Jaures J., La guerre Franco- Allemande. (1870-1871). — Ihi- 

brenilh L., La Commune. (1871). In -8, pag. 497. — Paris, Rouff 
et C, 1908. 

21. Lavisse E., Histoire de France. Tome VII. — IjOuìs XIV, la Beli' 

gion, les lettres et les arts. — La guerre 1643-1685. Iu-8, p. 4Ì5. 

— Paris, Hachette et C, 1907. 

22. Ixi Torà ed i Rabbini conservatori. La missioìie degli Ebrei. In-16, 

pag. 40. — Torino, Marietti, 1907. 

23. Leo j.. Die Entwicklung des àltesten japanischen SeelenUbens, In-8, 

pag. vii-106. — Leipzig, R. Voigtlandes Verlag, 1907. 



LIBRI ESTRAKKI ALLA STORTA ITALIAITA 143 

24. MAckfBnou J., A hisfory of Modem Liberty. Voi. III. Tke Struggle 

Wiih the SlìiarlSy 1603-1647. In-8, pag. xviii-50L — London, 
Longmans Green and C, 1908. 

25. Manfroni C, Storia deW Olanda. In-16, pag. xx-584. — Milano, 

Hoepli, 1908. 

26. Matter P., Bismarck et son temps. Voi, III. In-8, pag. 658. — 

Paris, Alcan, 1908. 

27. Helneke Pr., Weltbilrgertum und Natianalstaai. Studien zur Ge- 

nesi^ d. deiitschen NatUmalsiaates. In-8, pag. 498. — Mùnchen, 
R. Oldembourg, 1907. 

28. Henke-Crllickert E. , Goethe ah Geschichtsphilosoph und die ges- 

chìchtsphUosophische Bewegung seiner Zeit. In-8, pag. 146. — 
Leipzig, E. Voigtlanders Verlag, 1907. 

29. Meyer E., Wahlamt und Vorwahl in den Vereinigten Staaten von 

Nord-America (Beiircige zur Kultur und Universalgeschichte, V 
Heft). In-16, p. xxx-210. — Leipzig, R. Voigtlander's Verlag, 
1908. 

30. Meyers, Grosses Konversations Leonkon. XVIII B., Schoneberg bis 

Stembedeckung. — Leipzig, Bibliographisches Institut, 1907. 

31. Metley J., Apprenticeship in Amencan Trade Unions. In-8, p. 122, 

Series XXV. — Baltimore, Johns Hopkins press, 1907. 

32. Normand C, La bourgeoisie franqaise au XVII ^iècle. In-8, p. 432. 

~ Paris, Alcan, 1908. 

33. Petersen E., Die Btirghtempel der Athenaia. In-8, pag. 146. ~ 

Berlin, Weidmannsche Buchhandlung, 1907. 

34. PoetKseh A., Studien zur frithromaìitischen Politik und Geschichts- 

auffassung. In-8, pag. viii-116. — Leipzig, R. Voigtlanders 
Verlag, 1907. 

35. Sck&fer H., Die Kanonistenstifter im deutschen Mittelalter, H. 43-44. 

In-8, pag. xxiv-303. ~ Stuttgart, Enke, 1907. 

36. Serrao De Gregory P., Sintesi della guerra russo-giapponese, con 

una carta e 7 schizzi. In-8, p. 120. — Savona, Giacomo Pru- 
dente, 1908. 

37. berretta F., Il pensiero geologico attraverso i secoli. In-8, pag. 23. 

— Palermo, Castellana e Sanzo, 1908. 

38. SIffion ilanna H., A financial history of Maryland, 1789-1848. 

(Johns Hopkins University Studies, S. XXV, n. 8, 9, 10). In-8, 
pag. 131. — Baltimore, The Johns Hopkins Press, 1907. 

39. SmJth Ph. D., Luter's table talk. In-8, pag. 135. ~ New- York,- 

Macmillan C, 1907. 

40. Seehnée Fr., Catalogne des actes d'Henri I roi de Franca. In-8, 

p. 145. — Paris, Champion, 1907. 
il. Volpe G., Il moderilo capitalismo. In-8, pag. 13. — Pavia. Suc- 
cessori Fratelli Fusi, 1907. 

42. Yolpe.G., Insegnamento superiore della storia e riforma univer^ 

sitarla. In-8, pag. 12. — Trani, Vecchi, 1907. 

43. Waddington Rs., La guerre de septans. Tome IV, Torgau, Pacte de 

famille. In-8, pag. 636. — Paris, Firmin Didot et C.ie, 1908. 



IV. 

NOTIZIE E COMUNICAZIONI 



Confre^Hu Internazionale per le scienze storiche di Berlino. — 

Ecco le disposizioni principali per l'ordine del Congresso: 

1. IL Congresso internazionale per le scienze storiche si terrà 
in Boriino dal 6 al 12 agosto 1908. Le discussioni del Congresso 
avranno luogo in generali assemblee e nelle sedute delle Sezioni. 

2. Lo Sessioni si divideranno nell'ordine seguente: 

1" Storia dell'Oriente; 

2** Storia della Grecia e di Roma; 

d° Storia politica del medioevo e dell'età moderna; 

4" Storia della cultura e del pensiero; 

b° Storia del diritto e dell'economia; 

6* Storia della Chiesa; 

7^ Storia dell'arte^ 

8^ St;ion/.e storiche ausiliari. 

3. Ija vig^Hauza degli affari del Congresso è fino al giorno del- 
l' apertura riunita nelle mani del Comitato di organizzazione sotto 
la presidenza dei signori R. Koser, Eduard Meyer e U. v. Wila- 
moivitz Moellcnilorff. 

4. In luogo del Comitato dell'organizzazione assumerà la vigi- 
lanza dopo r apertura del Congresso per la durata delle discussioni 
una Deputazione, composta di dieci membri del Comitato di orga- 
nizzazione e di due rappresentanti delle otto Sezioni. 

5* Ogni socio del Congresso, all'annunzio, o più tardi, al prin- 
cipio del Congresso, può iscriversi, dando esatta informazione dello 
stato, del titolo e della residenza, nelle Sezioni, a cui vuole prender 
parte, e deve dichiarare la sua abitazione in Berlino per la durata 
del Congresso. 

6. Ogni socio del Congresso deve pagare la tassa di 20 marchi. 

7. Le discussioni del Congresso saranno fatte in tedesco, inglese, 
francese» italiano e latino. 

H, Nella prima riunione generale dopo l'inaugurazione, per mezzo 
del capo del Comitato di organizzazione, i soci presenti procedono 
alla scelta del presidente del Congresso, come pure del presidente 
onorario e del vice-presidente. Il segretario per le assemblee gene- 
rali ù nominato dal Comitato d'organizzazione. 

9. Le assemblee generali saranno tenute nei sei giorni dalle 12 
alle 2. Le precedenti e seguenti ore saranno tenute libere a dispo- 
sizione delle Sezioni. 

10, Sulle relazioni presentate alle assemblee generali non segui- 
ranno discussioni. 



NOTIZIE K COHDRICAZIOVI 145 

La durata di ciascuna di queste relazioni non deve oltrepassare 
i quaranta minuti. 

11. L'ordine del giorno delle sedute delle Sezioni sarà stabilito 
da ogni Sezione. Le relazioni, in massima, non devono oltrepassare 
la durata di trenta minuti. Nella discussione un oratore non deve 
parlare più a lungo di cinque minuti, e non prendere la parola più 
di due volte sullo stesso argomento. 

12. Neirultima assemblea generale del Congresso sarà delibe- 
rata la sede del prossimo Congresso. , 

Nuore BiTinte e Biblioteche storiche. — Sotto gli auspizi del 
Generale di tutto l'Ordine dei Frati minori, e per cura del Collegio 
di S. Bonaventura a Quaracchi presso Firenze, s'è iniziato un perio- 
dico trimestrale, di circa 150 pagine ciascun fascicolo, intitolato 
Àrchivum franciscanum historicwm. La lingua preferita è la latina, 
ma si ammettono anche la francese, l'italiana, la tedesca, l'inglese 
e la spagnuola. Prezzo annuo d'abbonamento per l'Italia L. 12, per 
r£stero L. 14. Si propone di illustrare la storia di tutto l'ordine dei 
Minori con discussioni o dissertazioni su questioni francescane, pub- 
blicazione di documenti svariati ssimi, descrizione dei codici france- 
scani, bibliografìa relativa, spoglio dei periodici e cronaca letteraria. 

Sotto la direzione del prof. G. B. Morandi fin dallo scorso anno 
s'è intrapresa la pubblicazione di un Bollettino storico per la pro^ 
mieta di JS^ovara. Sono fascicoli bimestrali di 48 pagine l'uno al 
prezzo d'abbonamento annuo di lire cinque. 

Un saluto cordiale alla risurrezione della Hivista storica del risor- 
gimento italiano, sotto gli auspizi della Società nazionale per la storia 
del risorgimento italiano. N'è direttore il nostro amico, prof. Benia- 
mino Manzone; editrice la Casa Fratelli Bocca. La Rivista si pub- 
blicherà in fascicoli bimestrali di circa 180 pagine; abbonamento 
annuo per l'Italia L. 20 e per l'Estero L. 24, però ai membri della 
Società del risorgimento è ridotto a sole lire otto. Il primo fasci- 
colo, comparso in elegantissima copertina, ci dà un saggio perspicuo 
dell'ordinamento della materia: 1® Memorie e documenti inediti; 
2» Musei, archivi, biblioteche; Z^ Varietà e aneddoti; 4<' Bibliografia; 
5« Questionario ; 6<» Cronaca ; 7» Atti ufficiali della Società nazionale 
per la storia del risorgimento italiano. 

La Commissione di vigilanza della Biblioteca civica di Bergamo 
intraprese la pubblicazione di un Bollettino per illustrare la preziosa 
suppellettile di quella biblioteca e informare sul suo ordinamento 
progressivo. Sotto brevi rubriche tratterà pure di quanto concerne 
Bergamo e il suo territorio. Si pubblica ogni tre mesi al prezzo 
annuo d'abbonamento di L. 4 per l'Italia, 5 per l'Estero. 

La Società storica sarda inizia una propria Biblioteca con la 
pubblicazione dell'opera dell' arch. Dionigi Scano sopra la storia 
dell'arte in Sardegna dall'XI al XIV secolo, contenuta in un volume 
in quarto grande, di pag. 475, con 274 illustrazioni, prezzo L. 20. 
In questo lavoro si presenta agli studiosi il prezioso e quasi igno- 
rato patrimonio artistico e monumentale della Sardegna con una 
classificazione metodica- e con una diligente analisi delle varie cor- 
renti artistiche che lo produssero. 

Concorsi a premio* — Il Comune di Bologna ha bandito il con- 
corso intemazionale ad un premio di lire diecimila per una Storia 
della sjredizione dei mille. Questa storia dovrà essere una esposizione 
definitiva del grande avvenimento sotto l'aspetto critico-storico, e 
ad un tempo un'opera veramente efficace ed educativa del sentimento 



146 NOTIZIB K COMUXICIZIOKI 

nazionale italiano. Potrà essere scrìtta in lingua italiana, francese, 
inglese e tedesca; però se Topera premiata sarà scritta in lingua 
straniera, dovrà essere a spese dell'autore tradotta in corretta forma 
italiana. Il concorso sarà chiuso alle ore 17 del giorno 30 giugno 1910. 

La Società nazionale per la storia del risorgimento italiano ha 
bandito un concarso per quattro monografie, destinate a rievocare 
le gesta di Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Cavour, Mazzini. Le 
monografie devono avere carattere essenzialmente popolare e non 
superare le pagine 150 d'un volumetto in-8 per ciascuna. Il termine 
scade il 30 giugno 1908. Il premio da assegnarsi è di lire 500 per 
ciascuna monografia. 

Sotto gli auspizi del Consorzio provinciale di Torino per le biblio- 
techine gratuite, fu bandito un concorso per uno scritto popolare su 
Camillo Cavour. Il manoscritto, inedito, tale da formare 30 pagine 
circa di stampa in-16, carattere corpo 12, deve essere mandato non 
più tardi del 30 ottobre 1908 alla sede del Consorzio, Torino, piazza 
Venezia. All'opera, meglio rispondente allo scopo, sarà assegnato 
un premio di lire 500. 

Aiunicipii, accademici, istituti letterari e scientifici, professori, 
ammiratori, amici e antichi allievi festeggiarono lo scorso anno l'ot- 
tantesimo genetliaco di Pasquale Villari, istituendo un premio di 
lire diecimila per un lavoro di scienza sociale. Esso verrà assegnato 
all'autore del miglior lavoro sul tema seguente: « Movendo dallo 
studio della emigrazione nelle provincie meridionali d'Italia e delle 
cause e conseguenze di questo fenomeno, si esamini la questione 
sociale del mezzogiorno su tutti i suoi vari aspetti » . Il termine utile 
per la presentazione dei lavori scadrà col 31 dicembre 1910. Devono 
essere scritti in lingua italiana, inediti, e consegnati entro il termine 
suddetto alla R. Accademia dei Georgofili, Firenze. 

Primo centenario del Gabinetto niimÌ8inatico di Brera. — Il 7 mag- 
gio 1J)08 sarà trascorso un secolo dal giorno di fondazione del museo 
numismatico di Milano col titolo di: Il Gabinetto di medaglie e di 
monete. Il prof. Serafino Ricci, incaricato della direzione del museo, 
con idea felice e gentile, promosse una sottoscrizione per commemo- 
rare il centenario con la pubblicazione di un volume illustrato, for- 
mato di scritti di numismatica e medaglistica dei migliori studiosi 
viventi, e ad un tempo onorare la memoria del compianto Solone 
Ambrosoli, che al museo dedicò tanta parte della sua vita, con un 
busto marmoreo. 

Société d'étodes italiennes. — Dai nn. 29 e 30 del Bollettino di 
questa benemerita Società internazionale apprendiamo che le ade- 
sioni salgono a 1374, e che va crescendo la propaganda in Francia 
per lo studio della nostra lingua e letteratura. Per il corso 1907-08 
sono annunziate alla Sorbona le seguenti conferenze: M. Mignon, 
Giosuè Cardìicci; L. Marcheix , LWcadémie de France à Home au 
XVII sipcle: Ch. Dejob, Les personnages du grand monde dans le théatre 
de Goldoni; P. Ghio, Savonarola et san Imtorien Pasquale Villari; 
Th. Joran, Lea idées d'une femme (M.me Neera) Hur le féminismre; 
L. Rosenthal, Jacques Collot en Italie: P. Van Thieghem, Quelqiies 
nouveaux romans féministes italiens: L. Madolin, L'école fran(;ai.^e de 
Berne ; Carra de Vaux, Les legende^ orientales daìis la littérature ita- 
Henne; Pierre de Bouchaud, ììologne et son école de peinture. 

Xiscelianea Tassoniana. — In occasione delle solenni feste mutino- 
bolognesi che si celebreranno nel maggio prossimo in memoria della 



NOTIZIE E COMUNICAZIONI 147 

battaglia della Fossalta, uscirà una ricca Miscellanea Tassoniana cui 
colla^reranno Giulio Bariola, Giulio Bertoni, Tommaso Casini, 
Giorgio Ferrari Moreni, Augrusto Gaudenzi, Olindo Guerrini, Mario 
Martinozzi, Giovanni Pascoli, F. L. PuUè, Giorgio Rossi, Venceslao 
Santi e molti altri autori. La cura editoriale è stata affidata al pro- 
fessore A. F. Formiggini e l'eventuale lucro sarà dato per benefi- 
cenza. Saranno impresse tante copie dell'opera quante saranno quelle 
preventivamente sottoscritte. I sottoscrittori dovranno entro il 10 aprile 
inviare all'editore (Bologna, Capraria, 3) lire 10 per ogni esemplare. 
Promotori saranno coloro che faranno un'offerta non inferiore a L. 25. 
Questi avranno in dono altre due pubblicazioni ambedue celebranti 
la festa del maggio. L'una d'indole giocosa, sarà curata da Olindo 
Guerini e da Alfredo Testoni, l'altra uscirà dopo le feste, e ne con- 
terrà la cronaca, le adesioni, i discorsi e una raccolta di pensieri 
vari dei più autorevoli letterati e storici italiani su Enzo Re che fu 
fatto prigioniero alla Fossalta e su Alessandro Tassoni che fu il biz- 
zarro cantore dell'epica battaglia. 

Pnbblleazionl varie. — Alfonso Db Pibtri-Tonblli, E diritto 
ereditario. Venezia, Istituto veneto di arti grafiche, 1908. — È uno 
studio giuridico, che può trovar cenno in una Rivista storica per 
la larga parte fatta nella trattazione alle ricerche storiche. Infatti 
TA. nella parte prima esamina bensì le basi del diritto successorio 
secondo le dottrine giuridico -filosofiche : ma nella parte seconda fa 
la storia dei beni « mort|s causa » riferendosi al concetto materia- 
listico della storia. Egli muove dal comunismo originario, e per il 
diritto ebraico, greco, romano, germanico, primitivo, longobardo, 
franco, feudale, comunale, monarchico, viene fino alle codificazioni 
e alle leggi successorie odierne nei vari paesi. Poco chiara vera^ 
mente è la conclusione. 

Federigo Mabcokoini, La genesi storica del ^diritto di assoda-- 
zione e di sciopero, Torino, Tip, editrice, 1907. — E un riassunto del- 
Tevoluzione del corpo di mestiere e del diritto di sciopero. L'autore 
muove dal lavoro, qual era considerato nell'antichità, accenna ai 
collegi romani, rievoca la genesi e lo svolgersi delle ghilde, dei 
corpi d'arte, delle confraternite, della framassoneria, del compagno- 
naggìo nel medioevo e nei tempi moderni, soffermandosi sopra le 
maggiori conquiste doUa classe operaia ai tempi nostri. 

Richard Waddington, La guerre de sept ans, Histoire diploma- 
iiqtte et miliiaire. Tome IV. Torgau, Pacte de famille, Paris, Firmin 
Didot et Ci e, 1908. — Già si è brevemente discorso a suo tempo 
degli altri tre volumi di questa importante pubblicazione del Wad- 
dington, premiata dall'Istituto di Francia. In questo 4<> volume, di 
pagine viii-637, in-8, corredato di otto carte, l'illustre A. riprende 
la narrazione dalla primavera del 1760, seguendo dapprima passo 
passo le vicende di quella campagna nei suoi vari teatri di ope- 
razione, specialmente nella Slesia, nel Brandeburgo e in Sassonia 
(Breslau, Liegnitz, Berlino, Torgau), di poi illustrando la campagna 
De Broglie neU' Assia e nella Westfalia (Cassel e Clostcrcamp). Ma 
l'A. non dimentica il contemporaneo movimento marittimo dell'In- 
ghilterra e l'assalto alle colonie francesi, soprattutto del Canada, 
perduto per la Francia dopo la capitolazione di Montreal. Gli studi 
speciali dell' A. l'inducono ad occuparsi in seguito con speciale 
ampiezza dei lunghi negoziati della Francia con l'Austria e con la 
Russia dapprima, con l'Inghilterra di poi, che dopo complicate peri- 
pezie riuscirono a male, onde il rivolgimento del Governo francese 



148 HOTJZII B COHUiriOAZIONI 

verso la Spa^a e la conclusione del patto di famiglia, che allargò 
il teatro della guerra, per la rottura tra la Spagna e Tlnghilterra. 

Paul Matter, Bismark et son temps. Voi. III. (1870-1898). In-8, 
pag. 668. Paris, Felix Alcan, 1908. — Di questa notevole opera, che 
non solo narra la vita del Bismark, ma ci fa assistere alla forma- 
zione dell'impero germanico, già abbiamo annunziato 1 due primi 
volumi, indicandone il contenuto. Il terzo è pure importantissimo. 
Esso infatti ci espone anzitutto le vicende della candidatura Hohen- 
zoUem al trono di Spagna, che fu occasione voluta alla tremenda 
guerra franco-germanica e alla rinascita dell'impero tedesco nella 
nuova forma compatta e unitaria. Indi descrive l'opera del Bismark 
per la consolidazione dell'impero, soffermandosi più specialmente 
sul Kulturkampf, causa di aspra divisione tra i cattolici e i prote- 
stanti dell'impero, e studia le contemporanee relazioni con la Francia 
con accenno al pericolo di nuova guerra. Il Congresso di Berlino, 
l'alleanza dell'impero dapprima con l'Austria, di poi anclie con 
l'Italia (trìplice alleanza) costituiscono gli ultimi grandi atti del 
cancelliere nella politica esterna, mentre si modificava la sua poli- 
tica interna per mantenere l'equilibrio. L'A. attende a mettere in 
rilievo le relazioni del Bismark con Federico III e con Guglielmo II 
fino alla irreparabile rottura e al suo ritiro dalla vita pubblica; e 
non trascura gli ultimi anni di quell'uomo, ch'ebbe tanta parte nei 
destini 'della Germania. Opera ampia, bene ordinata, chiara nella 
esposizione e scritta con intendimento obbiettivo. 

Friedrich Mbineckb, WeltbUrgertum nnd Natùmalstaat, Studien 
zur Genesis des deutschen Nationalstaats, In-8, p. vi-498. Mùnchen, 
R. Oldenbourg, 1908. — Lavoro di polso, in cui dopo avere fissato 
le nozioni di Nation, NaUoncdstaxit e WeltbUrgertum, l'A. fa un'espo- 
sizione teoretica nel V* libro e pratica nel 2<> dello sviluppo statale 
germanico. Nel 1<» esamina le dottrine di Guglielmo von Humboldt, 
Novalis e Friedrich Schlegel, Fichte, Adam Mùller, Stein, Gneise- 
nau, Haller e il circolo di Federico Guglielmo IV, Hegel, Aanke e 
Bismark, mettendo cosi in rilievo il pensiero germanico dal prin- 
cipio del secolo XIX fin verso il 1870. Nel 2» espone lo svolgimento 
del problema prussiano- tedesco, movendo dai suoi inizi ossia da 
Moser a Friedrich von Gagem, dalla costituzione prussiana del 1848 
alla formazione dell'impero germanico, e da Gagem a Bismark. 



BsNzi Luigi, Gerente responsabile 



Torino — Tip. degli Artigianelli 



7. PkRIODO DSL RI80R8IMENT0 ITALUNO (1815-1907). 

Càfi^Ueié, La mente e Vsaìmn d'nii eroe (GK Sarniffwgio) Paff» 65 
GuerHni, Come ci avviammo a Lisaa (C. Gonteaia) • , 69 

E Spoglio di 28 Periodici nazionali e forestieri e di Atti e Me- 
mom di Deputazioni e Società etoilefae; di AeefldMnie et 
di altri Istituti scientifici e letterari^ emn riaatuoto di 570 ar- 
ticoli di storia italiana (Carlo Gonteesa) ...» 79 

lE Beftco di 320 libri recanti dì storia itftKailff . . , lf7 

lY. Notizia m comunieasfoni. -* Conyreaso istemazioMLlè per 
le scienze storiche di Berlino — NnoTt» Riviste e BiUio- 
teche storiche — Concorsi a premio — Primo centenario 
del Gabinetto namismatico di Brera — Sociétó d'éludes 
italtennes ^ Mfscellatxea Tassonlana — Pabblicazionl varie . 144 



Pabbli06udotii del Ptrol ^IflAUDO 
preaao la Direzione deOa Bivisla storica 

Spedire cóh fordioaiione fa carto/ha vaglia ccrrUpomfnrte 



Saggio storico Bulle origini del Governo rappresentativo nei regni di Castiglia, 
di Francia e d'Inghilterra, 1 voi, in*8, di pag. 144. — Prezzo L. 3 ; 
agli Abbonati della Rivisfa L. 1,50. 

Le elezioni politiche nella repubblica fiorentina Vanno 1289, Conferenza, 
1 volé in-16, p. 31. — Prezzo L. 1; agli Abbonati della Rivista L. 0»40. 

Le eU»ioni politiche nella repubblica di Venezia, Conferenaa. 1 voi. in-16| 
di pag. 40. — Prezzo L. 1; agli Abbonati della Rivista L. 0,40. 

Le dezioni alle Congregazioni generali nei.dominii di Casa Savoia Vanno 1439, 
] voi. in-16, p. 38. — Prezzo L. 1; agli Abbonati della Rivista L. 0,40. 

Conferenze e prolusioni, 1 voL in-16, di pag. 165. — Prezzo L. 8; agli 
Abbonati della Rivista L. 1,50. 



» • » ■ # ■ 



Indice generate delta Rivista storica Italiana 

in 2 volumi di pagine xxxvi-806, in-8. — Prezzo lire 24. 

Nell'intento di soddisfare al desiderio di molti Associati alla 
Rivista stòrica, la Direzione è disposta di spedire ai medesimi 
i due volumi ileir Indice (franchi di posta) per lire quindici (15), 
purcliè ne sìa fatta domanda direttamente alla Direzione, con la 
aoclusa cartolina vaglia di lire 15. Si prega di sollecitare le 
domande, stante lo scarso numero di copie disponibili. 

È un Indice affatto diverso da quello delle altre Ras- 
segne, Archivi e Giornali. Questi in poche pagine x'ichia- 
jnano tutto il loro materiale, e l'Indice serve solo a chi 
ne possiede la raccolta. Invece T Indice della Rivista storica 
Italiana costituisce un lavoro autonomo, indipendente anche 
'dalla sua collezione, come prospetto del movimento sto- 
rico relativo all'Italia dal 1884 al 1901. Infatti l'Indice 
della Rivista storica porge in 22680 numeri, ripartiti siste- 
maticamente in 60 gruppi, l'indicazione delle Memorie 
originali, delle Recensioni e degli Articoli spogliati da 
oltre 600 periodici in 18 anni di lavoro. 



' La Rivista Storica italiana si pubblica in fascicoli tri- 
mestrali di circa otto fogli di stampa in marzo, giugno, 
settembre, dicembre. — Prezzo d'abbonamento lire 12 per 
l'Italia e lire 14 per i Paesi esteri; fascicolo separato 
lire 3,50 . all' interno e lire 4 all' estero. Gli abbonamenti 
si prendono alla Direzione, Torino, viaBrofferìo, 3, e presso 
'i principali librai italiani e forestieri. 

Sono pregati tutti gli Abbonati, che non hanno ancora 
pagato r abbonamento dell'anno, corrente, di volerne spe- 
dire senza ulteriore indugio l'importo, per regolarità di 
amministrazione. 

Si ritenne confermato l'abbonamento per l'anno 1908 
a tutti gli associati, che non espressero formalmente av- 
viso contrario, e che pagarono l'importo dell'anno passato. 



Ann XXV, 3" S. Aprils-Giugoo 190g Voi, VII, fase. 2 



RIVISTA STOKICA 



ITALIANA 



PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE 



DIRETTA 



Prof. COSTANZO RINAUDO 



CON LA COLLABORAZIONB DI MOLTI CULTORI DI STORIA PATRIA 




DIREZIONE 

TORINO, VIA BROFFERIO, 3 
1908 



INDICE DELLE MATERIE. 

I. Recensioni e note bibliografiche. 

1. Storia generale. 

Stutg, Die kirehìiche Rechtsgeschichte, fase. 50 (F. Ruffini) Fag, 149 

■ 173 

174 
175 
176 
176 
177 
178 
179 
180 
18S 



Tàddeiy L^archi vista (G. Rinaudo) 

Gelli, 3500 ex libris italiani (G. Rinaudo) 

Cappelli, Gronologia e caleodario perpetuo (G. Rinaudo) 

Qnecchi, Monete romane (G. Rinaudo) .... 

Àmbroaoli, Manuale numiematico italiano (C. Rinaudo) . 

Garollo, Dizionario biografico universale (G. Rinaudo) 

Kehr, Regesta pontificum romanorum, voi. Il (G. Rinaudo) 

Chiapuséo, Sttsa, bandiera e stemma della città (L. Usseglio) 

Kieffer, S. Giusto di Susa (L, Usseglio) .... 

Viamaray Monasteri e monaci Olivetani nella dioc. mil. (6. S.) 

Sieveking, Studio sulle fioanse genovesi e in particolare sulla 

Gasa di S. Giorgio (6. Bigoni) 

Cambiaso, Gremeno e la Polcevera (Q. Bigoni) 

2. Età. preromana e romana. 

Mosso, Escursioni nel Mediterr. e gli scavi di Greta (L. Mariani) 
Mosso, Le armi più antiche di rame e di bronzo (L. Mariani) 
Ferrerò, Grandezza e decadenza di Roma, voi. IV (G. Rinaudo) 
Sorelli, S. Prospero d'Aquitania e il giudizio della storia (U. B.) 

3. Alto medio evo (Sbc. txi). 

Hartmann^ Roma alla fine del mondo antico (P. Spezi) . 
Halphen, Etudes sur Tadmin. de Rome au moyen àge (Spezi) 
Foupardin, Études sur Thistoire des principautés lombardes 
de riialie meridionale (M. Schipa) .... 

4. Basso medio evo (Sec. xi-xv). 

Schiaparelli, Gharta Augustana (F. Frutaz) 
Angeloni, Dino Frescobaldi e le sue rime (V. G.) 
Traversaria Bibliografia boccaccesca (V. G.) • 
Carhonellir II * de Sanitatis Gustodia , di maestro 6. Albini 

da Moncalieri (U. Gosmo) 

Zanelliy Pietro Dal Monte (A. Bonardi) 

5. Tempi moderni (I49M789). 

Panareo, Isabella dei Balzo in Terra d'Otranto (G. Ghiriatti) 
Bartelli, Note biografiche di Bernardino Telesio e Galeazzo di 

Tarsia (G. Ghiriatti) 

Schulte, Kaiser Maximilian als Kandidat f. pàpstlichen Stuhl 

(G. Capasso) 

Carreri, Dominio imperiale in Verona durante la lega di Gam- 

brai (A. Bonardi) 

Thom, La battaglia di Pavia (G. Sangiorgio) . 

Massiqnan, Il primo duca di Parma e Piacenza e la congiura 

del* 1547 (U. Benassi) 

Mac Intìjrey Giordano Bruno (G. Rinaudo) 
Gentile, Giordano Bruno (G. Rinaudo) .... 
Ih Margherita, L'assedio di Pizzighettone nel 1733 (L. G. Bollea) 
CarbonelU, Benedetto XIV al battesimo di Garlo Eman. IV (U. G.) 
Corridore, La popolaz. dello Stato rom. dal 1656 al 1901 (P. S.) 



184 

187 



189 
189 
196 
198 



199 
203 

205 



206 
208 
209 

209 
211 

212 

214 

215 

216 
217 

218 
219 
221 
221 
222 
228 



I. 
RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE 



1. STORIA GENERALE. 

Dr. U. STUTZ, Die kirchliche Beóhisgeschichte. — KirchenrechU 
Uche Abhandlungen. Fascicoli 50. — Stuttgart, Ferdinand 
Enke, 1902-1908. 

19. — È bene che, prima di prendere in esame la gigan- 
tesca intrapresa scientifica, a cui il non ancora quarantenne 
professore dell'Uni versila di Bonn ha dato inizio e dà ora il 
meglio della sua attività instancabile, si parli un pochino di 
lui e Io si presenti al pubblico italiano. Ed io ne toglierò oc- 
casione non dalle opere sue maggiori, delle quali pure una, 
ed è la storia del sistema beneficiario dalle origini fino ad 
Alessandro III, fu quella che ha sollevato forse maggior ru- 
more nel campo della scienza del diritto ecclesiastico durante 
rultimo decennio, ma da un suo discorso accademico, di cui 
ho riportato qui sopra il titolo. Meglio, invero, esso si presta 
a lumeggiare gli intenti e il metodo di questo scienziato ori- 
ginale e fecondo e dotato di una facoltà di iniziativa, e, diremo 
così, di organizzazione scientifica veramente eccezionale. Del 
quale lumeggiamento nessuno dirà che sia qui superfluo il 
tentativo, se si consideri che ci troviamo di fronte : prima di 
tutto a uno scrittore, dal cui lavoro individuale moltissimo 
ancora a buon diritto la scienza può attendere; e poi ad un 
caso dì lavoro collettivo, da lui inspirato e da lui guidato, dei 
più mirabili davvero per la copia dei risultati, onde ben grande 
ne sarà certamente ancora la ripercussione nel mondo, se 
l'avvenire corrisponderà, come giova sperare, al breve ma già 



150 RBCBR810KI I MOTI BIBLIOORAFICEK — F. RUFFIVI 

proficuo passato. Pensate : cinquanta fascìcoli di svariatissime 
dissertazioni nel breve giro di poco più che cinque anni! 

Lo Stutz è forse quello fra i giovani dotti di Germania, 
che abbia sentito più profondamente quanto grave successione 
e quanto piena di responsabilità sia quella dei grandi canoni- 
sti tedeschi della generazione precedente alla sua, e cioè degli 
Hinschius, dei Schulte, dei Friedberg ecc., i quali portarono 
nella seconda metà del secolo passato la scienza del diritto 
ecclesiastico ad un grado di eccellenza che essa non aveva 
forse raggiunto mai, e furono non solamente fra i cooperatori 
più efficaci della supremazia negli studi giuridici acquistata da 
quella nazione nel medesimo torno di tempo, ma esercitarono 
per di più una decisiva influenza sull'andamento così consa- 
pevole e poderoso, checché ne sia stato poi dell'esito finale e 
pratico, delle questioni politico- ecclesiastiche del loro paese 
durante Téra del principe di Bismarck. Ed egli ftt ancora colui, 
che forse più addentro d'ogni altro ha scorta una vera neces- 
sità de' tempi nuovi per rispetto a questa nostra disciplina- 
Di contro al diradarsi fra i giuristi tedeschi dei cultori della 
scienza pura, dopo che il Codice civile dell'Impero Germanico 
di recente promulgato ha preso ad attrarre a sé il più delle 
giovani forze di quella nazione, onde una vera crisi ne vanno 
risentendo colà anche le discipline alla nostra più affini del 
diritto romano e della storia del diritto, egli comprese come 
una fervida azione di propaganda urgeva che si intrapren? 
desse in prò dei nostri studi. E comprese che essa si aveva 
da condurre presso tutti i ceti più direttamente interessati 
non solo al sopravvivere di essi, ma ancora al loro progre- 
dire, e, di conseguenza, anche oltre la cerchia ristretta dei puri 
giuristi, presso gli storici in genere e presso i teologi. Propa- 
ganda, ho detto, ci voleva, e propaganda fervente e diffusa, 
per ravvivare in Germania l'amore e il culto di questi studi. 
Di fatti, in condizioni simili alle presenti di ristagno edidis- 
orientazìone dell'attività letteraria in un dato ramo di ricer- 
che, l'esempio solo individuale non è più bastevole di perse 
a indicare la retta e nobile via della vera scienza, né il lavoro 
isolato, sia pure del lavoratore più fecondo e più forte, a sop- 
perire alla deficienza del momento. 

A questa ardua bisogna veramente meritoria rispondeva 
a meraviglia l'indole dell'uomo. Atta alla più paziente com- 
pulsazione di documenti e alla più accurata elaborazione di 



ITORIA etHERAU -^ V, fltVtS 151 

essi, siccome i libri di lui hanno dimostrato, ma insieme su- 
premamente fattiva e anzi un pochino anche combattiva. E 
per di più fertile di idee ed abile assai nel lanciarle e nel 
propugnarle e quasi neirimporle. È così, ad esempio, che di 
quel concetto, asserito primamente e poi tenacemente sempre 
propugnato dallo Stutz, délV Eigenkirche germanica, espressione 
pressoché intraducibile o quanto meno molto difficilmente 
esplicabile nella nostra lingua se non se col sussidio di troppo 
lunghe circonlocuzioni e con quello di troppo tecniche preno- 
zioni di diritto ecclesiastico, è tutta improntata la produzione 
scientifica, che mette capo alla collezione da lui diretta. Ora 
che importa, che quel concetto medesimo non abbia finito 
per persuadere appieno parecchi fra i conoscitori più esperti 
della materia, e sia parso ad ogni modo a vari altri una con- 
cezione alquanto forzata fin dalla sua primitiva enunciazione 
e certamente esagerata nelle applicazioni molteplici, che da 
parecchi scrittori se ne sono venute tentando ? Le idee-forze, 
come vorremmo poter chiamare anche questa dello Stutz, va- 
lendoci di un modo usato cosi efficacemente ad altri propositi, 
non sono quasi mai delle idee definitive e tanto meno delle 
idee completamente giuste. Spesso, anzi, non sono addirittura 
se non degli aspetti effimeri e quasi capziosi, che una verità 
fondamentale ama vestire prima di svelarsi a pieno. E saremmo 
quasi tentati di assomigliarle a quelle cosi dette ipotesi di 
laboratorio, e cioè a quelle verità provvisorie, il cui merito 
peraltro, è da tutti risaputo, per il progresso del sapere è 
stato in mille casi di gran lunga superiore a quello di pa- 
recchi risultati stabili ed inconcussi. 

Da questo punto di vista, a me sembra, deve valutarsi 
del pari lo scritto più sopra enunciato e il concetto a cui esso 
si informa. 

Lasciando in disparte le minori e troppo tecniche questioni 
della necessità di separare, nella trattazione del diritto eccle- 
siastico, la parte che riguarda la Chiesa cattolica da quella 
che riguarda le Chiese protestanti (e cioè il cosidetto diritto 
ecclesiastico evangelico), e inoltre di tener separato ancora il 
diritto ecclesiastico della Chiesa dal diritto ecclesiastico dello 
Stato, il pensiero fondamentale del discorso dello Stutz si può 
compendiare in questo : bisogna romperla una buona volta con 
l'asservimento tradizionale della storia del diritto ecclesiastico 
ai bisogni della sistematica della medesima materia; bisogna 



15S Rionrsioiri b non bibuq«ravìcibi - f. njJwriMi 

elevare la storia del diritto ecclesiastico alla dignità di disci- 
plina scientifica indipendente e di per sé stante. Con ciò, sola- 
mente, i due rami della scienza del diritto ecclesiastico potranno 
sviluppare appieno tutte le loro virtuali e fin qui compresse 
energìe; con ciò, unicamente, sarà dato a ciascuna di esse di 
attingere a quella ideal perfezione, che sembra loro arridere 
nell'avvenire; con ciò, esclusivamente, un'infinità di manche- 
volezze e di inesattezze e di inconvenienti, che ne incepparono 
fin qui la elaborazione conforme i veri dettami della scienza, 
saranno tolti. 

Ecco : dopo aver dato oramai un numero non indifferente 
di anni, anzi di lustri, a perseguire, con quale esito è qui del 
tutto indifferente, un ideale di produzione scientifica, che ha 
il suo punto di appoggio proprio nella più stretta fusione 
della storia con la dogmatica del diritto, io non mi potrei ora 
acconciare cosi di un subito a tutte le novità proclamate e 
propugnate dallo Stutz. Ma rinuncio senz'altro a intraprendere 
qui una qualunque difesa delle mie convinzioni metodologiche. 
La disputa, io non sono abbastanza ingenuo per non accor- 
germene, sì svolgerebbe qui, e cioè in una rivista storica, 
sopra un terreno a me pienamente sfavorevole. L'areopago 
dei lettori non potrebbe non darmi torto su tutta la linea. Ed 
io dovrei per di più riconoscere che dal loro punto di vista, 
cotesti lettori, e cioè dal rispettabilissimo punto di vista dei 
loro più speciali e vitali interessi scientifici, essi avrebbero 
tutte le ragioni di giudicare così. Della sistematica del diritto 
ecclesiastico, e in particolare della trattazione del diritto eccle- 
siastico vigente, a loro non importa, come ognuno intende, 
un bel nulla. Per contro chi può dire di quanto aiuto e di 
quanto vantaggio non sarebbe per loro quella storia del diritto 
ecclesiastico, veramente completa e scientifica e ricca di tutti 
i più recenti risultati dell'indagine monografica, che nessuna 
letteratura ancora possiede? Da nessun'altra disciplina sussi- 
diaria, quanti sono cultori della storia medioevale e moderna, 
e così della storia politica come dell'economica, così della 
storia letteraria come dell'artistica, potrebbero avere forse un 
giovamento più grande; perchè appunto è da quella parte 
forse che ad essi provengono le maggiori difficoltà. Nella 
congerie delle istituzioni civili antiche è più facile ad ognuno 
di orientarsi che non tra quella della costituzione ecclesia- 
stica; non solo perchè quanto alle prime più abbondanti e 



ricche sono oramai le opere, vuoi monografiche, vuoi gene- 
rali, ma perchè nella seconda maggiori sono e la comples- 
sità e la singolarità e, vorremmo quasi dire, il tecnicismo 
misteriosamente arcaico e quasi esotico degli istituti, delie 
norme e della stessa terminologia. Or come si può pretendere 
da simili studiosi che essi riescano da soli a spulciare, nei 
trattati di diritto ecclesiastico, di mezzo alle notizie storiche 
frammentariamente premesse ai singoli punti della trattazione 
sistematica, il dato che a loro preme o la dilucidazione che a 
loro abbisogna? 

Per ciò, e perchè, dopo tutto, è possibile pur sempre di 
conciliare le proprie convinzioni e predilezioni storico- sistema- 
tiche con la esistenza e coi trionfi di una disciplina autonoma 
della storia del diritto ecclesiastico, anzi, non soltanto con essa 
intendersela, ma di essa profondamente giovarsi per una vera- 
mente scientifica costruzione del sistema, cosi io non voglio 
lesinare la lode all'ardimentosa iniziativa novatrice dello Stutz. 
Massime quando io veggo che al prometter lungo non fu l'at- 
tender corto. Il più, invero, delle dissertazioni della raccolta 
da lui, come dissi, iniziata e diretta, contiene scampoli di attua- 
zione del vasto suo programma. Il più, ho detto, non tutte, 
come del resto la intitolazione stessa della collezione voleva. 

Parecchie sono in essa, difatti, le trattazioni di carattere 
sistematico e anzi di diritto vigente, e, per di più ancora, in 
prevalenza di diritto particolare germanico. Ora, di queste, come 
di ragione, basterà qui una fuggevolissima menzione. 

Con buon metodo e con larga conoscenza delle fonti del 
diritto tedesco il Dr. iur. Albrecht (fase. 4, 1903) ha studiato 
una questione di alto interesse per il diritto ecclesiastico evan- 
gelico e cioè la materia Dei delitti e delle pene quale cagione 
di divorzio; e dalla sua trattazione, ognuno intende, non pochi 
msegnamenti si potrebbero trarre per analogia quanto al diritto 
di quegli Stati, che ammettono il divorzio, o anche pel diritto 
di quelli altri che riconoscono la sola separazione, natural- 
mente solo agli effetti di questa. 

In un volumetto comprendente due fascicoli della colle- 
zione (fase. 10-11, 1904), i Drr. iur. Gònner e Sester hanno 
preso a tracciare le vicende storiche e la disciplina vigente del- 
l' istituto del Oiuspatronato nel Granducato di Baden. Non si 
tratta però di un lavoro scientifico compiuto in collaborazione ; 
ma di due monografie indipendenti sul medesimo tema, che 



154 RIOnrflIOKI l noti BIBUMRAriCH ^ F. RUFFIHI 

era stato messo a concorso dalla Facoltà giuridica di Friburgo. 
Ma i due lavori non fanno duplicato, sì bene si completano 
a vicenda per le diverse tendenze dei due autori e per il di- 
verso materiale inedito che essi hanno potuto usufruire. 

Tema di interesse massimamente regionale è pure quello 
di cui si occupa il prof. Niedner (fase. 13-14, 1904), e cioè 
il tema degli Assegni attribuiti dalia Stato Prussiano alla Chiesa 
evangelica ufficiale nelle antiche provincie della Prussia, fornendo 
un contributo davvero importante alla storia della costituzione 
ecclesiastica prussiana dalle origini della Riforma fino ai tempi 
nostri. Poiché è appunto in base ai diversi stadi dell' evolu- 
zione di quest'ultima, che Tautore si studia di iSssare la vera 
natura giuridica di quegli assegni. 

Relativo ancora alla Prussia, ma di un contenuto per l'in- 
dole sua più atto ad attrarre Tatlenzione di ogni maniera di stu- 
diosi, è il recentissimo scritto del Dr. phil. Westerburg (fase. 48, 
1908), che ha per titolo J La Prussia e Poma in sullo scorcio 
del secolo XVIIL I rapporti fra la casa di Brandenburgo e la 
Curia romana, assai poco significanti fino a Federico il grande, 
ebbero un improvviso risveglio per la conquista di vasti ter- 
ritorii cattolici, che a lui si deve. Nuovi acquisti di sudditi cat- 
tolici fece la monai-chia ancora sotto Federico Guglielmo III, 
massime in seguito alla definitiva spartizione della Polonia; 
ove, per la sistemazione delle cose ecclesiastiche, i reggitori 
prussiani proseguivano intenti in molti punti assai diversi da 
quelli degli arditi riformatori austriaci contemporanei. Diligenza 
nel raccogliere i materiali e bella ordinanza di essi contrad- 
distinguono pure questa monografia, che si sforza principal- 
mente di illustrare gli inani tentativi di quei reggitori di at- 
tuare, anche nei rapporti con Roma, il loro prediletto sistema 
territoriale. 

Due forti volumi, comprendenti ben 5 fascicoli (25-29, 
1906), occupa l'esposizione che il prof. Freisen (così univer- 
salmente e favorevolmente noto nel mondo scientifico europeo 
per il suo fondamentale lavoro sulla storia del diritto matri- 
moniale) ha dedicato ad uno degli aspetti fin qui pressoché 
del tutto trascurati del grande problema delle relazioni fra lo 
Stato e la Chiesa. Fin qui, invero, la scienza germanica non 
si era occupala se non degli Stati maggiori, per i quali appunto 
esistono monografie e trattazioni oramai classiche. Il Freisen 
ha rivolto la sua attenzione agli Stati minori della Confedera- 



.STORIA OIMIRALI — V. STFTZ 1^5 

ziane germaniea^ considerandone ì Rapporti con la Chiesa cat- 
tolica e mettendo cosi insieme una vera massa di dati preziosi. 
Poiché bisogna ben che si consideri come i risultati, che si 
ottengono dall' osservare lo atteggiarsi di quel grande probleixta 
religioso e sociale in ambienti ristretti, ove si direbbe che i 
vari elementi si comportino, quasi come in un crogiuolo, con 
maggiore libertà ed evidenza di azione, riescono a volte assai 
più istruttivi che non quelli faticosamente sceverati di mezzo 
alle infinite cause perturbatrici degli ambienti più vasti. 

Facendo capo alle ricerche assai più ampie del Leder, 
delle quali toccheremo più sotto, il Dr. iur. et phil. Baumgartner 
(fase. 39, 1907) tratta in un'ottima monografia, condotta su 
larga copia di materiale inedito e con acuto criterio, della 
Storia e del diritto ingente quanto alVufficio di Arcidiacono nei 
vescovadi delVaUo Reno, comprendendovi anche le diocesi di 
Magonza e di Wùrzburg. Un valido contributo questo libro 
fornisce alla storia del diritto ecclesiastico tedesco; poiché il 
contenuto di esso si allarga in realtà assai oltre i limiti ter- 
ritoriali segnati nel titolo, e può per certi rispetti considerarsi 
quasi come una generale storia di quell'istituto nel Medio- evo 
germanico. 

Prendendo egli pure le mosse da altri lavori sulla storia 
della costituzione parrocchiale, pubblicati in questa medesima 
raccolta, e di cui del pari diremo fra poco, il Dr. phil. Kallen 
(fase. 45-46, 1907) rivolge la sua attenzione alla Diocesi di 
Costanza, che era, come si sa, il più grande dei vescovadi te- 
deschi prima della Riforma. E anzi ne considera una sola parte, 
e cioè i paesi dell'alta Svevia, dei quali prende a ricercare un 
metodo prevalentemente statistico la Storia beneficiaria dal 1275 
al 1508, e cioè appunto fino alla Riforma. E considera il modo 
con cui la organizzazione vescovile iniziale vi si smembrò in 
parrocchie e in benefici capitolari, e il modo inoltre con cui 
a tali uffici ecclesiastici si provvedeva. 

Una questione, che agitò vivamente mezzo secolo fa al- 
l'incirca non solo i pubblici poteri, ma l'opinione pubblica nel 
Granducato di Baden, e per riflesso anche il mondo scientifico 
germanico, è quella di cui tratta il Dr. iur. Heimberger (fase. 41, 
1907), e cioè la questione delle Fondazioni laiche fornite di limi* 
tazioni confessionali per rispetto alla loro erogazione; fonda- 
zioni di cui i rappresentanti delle rispettive confessioni reli- 
giose e gli organi dello Stato si contendevano l'amministrazione 



15V Ricursioiri m wn BnuotBAnoHi — r. ruffiiii 

e la disponibilità. E la sua trattazione, bene contemperata di 
storia e di diritto vìgente, e in apparenza di un interesse tutto 
quanto locale, conferisce però non poco alla determinazione 
di uno degli aspetti meno considerati di quella ancora tuttodì 
tanto controversa figura del diritto, che è la fondazione. Né 
sarebbe neppure impossibile da questo studio trarre delle cu- 
riose e preziose illazioni per rispetto allo stesso nostro diritto 
vigente italiano. Non dovette, infatti, occuparsi di già il nostro 
Consiglio superiore dell'assistenza e beneficenza pubblica della 
questione, assai prossima, come ognuno intende, a quella qui 
trattata, e cioè della questione, se le fondazioni caritative a 
favore degli appartenenti ad alcuni speciali culti, ad esempio, 
al culto israelitico, le quali debbono, per il recente disposto 
della legge 18 luglio 1904, sottostare a quel contributo del 
terzo delle loro rendite, che fu prelevato a favore dell'infanzia 
abbandonata da tutte le opere pie non aventi una destinazione 
specifica dei loro proventi, abbiano, anche per l'erogazione di 
tale loro contributo, ad essere limitate confessionalmente, e 
cioè riservate ai soli israeliti, oppure ad essere estese a tutti 
ì bisognosi, senza distinzione di sorta? 

Un rilievo, in gran parte conforme al precedente, si può 
fare quanto al lavoro del Dr. iur. Kormann (fase. 42, 1907), 
ove si discorre delle Limitazioni alla libeì^ alimabilità delle case 
appartenenti al patrimonio ecclesiastico cattolico, in base alle pre- 
scrizioni, che il nuovo Codice civile dell'Impèro germanico ha 
dettate in genere circa le limitazioni alla facoltà di alienare; 
poiché lo scritto contiene e può fornire insegnamenti notevoli 
relativi alla posizione giuridica delle cose ecclesiastiche in largo 
senso ed in ispecie delle cose sacre, e assai profitto ne potrà 
trarre di conseguenza chi sia per accingersi da noi ad una di- 
samina veramente fondamentale e scientifica, che tuttora ci 
manca, della questione tutt'altro che risolta nel nostro diritto 
della commerciabilità o non commerciabilità delle cose sacre. 

Potremmo sempre, nello stesso ordine di idee, accennare 
anche qui all'opera del Dr. iur. Meister (fase. 9, 1904), il quale 
ha fatto oggetto di ricerche speciali, limitandole però alla Arci^ 
diocesi di Friburgo in Brisgovia, quella complessa organizza- 
zione di Ufficiali che nelle diocesi straniere si è venuta costi- 
tuendo per il disimpegno di funzioni di carattere prevalentemente 
per non dire quasi esclusivamente temporale. La posizione giu- 
ridica di tali ufììciali è delle più curiose. Impiegati pubblici, 



.«TORu ennuiii -* .v. btvti lfi7 

nel senso del Codice penale deirimperò, essi non si possono 
dire; ma neanche possono essi qualificarsi come puri impie- 
gati privali, la cui posizione risulti semplicemente da un con- 
tratto di lavoro. Il determinare quale, la loro figura giuridica 
veramente sia offre all'autore occasione di allargare le sue in- 
dagini alla complessa questione della natura dell'impiego pub- 
blico; la quale questione presenta un interesse assai superiore 
al caso speciale, da cui la sua trattazione muove. Del resto 
una osservazione mólto somigliante a quella, che qui abbiamo 
fatto, potrebbe aver luogo anche per altri scritti di questa me- 
desima raccolta, ad esempio, per quello del Muller, del quale 
d occuperemo più sotto. 

Le monografie della collezione, nelle quali è prevalente il 
ponto di vista locale, non toccano però soltanto argomenti di 
interesse germanico. Di fatti i fascicoli 18-19 della raccolta con- 
tengono un'estesa pubblieazfone del prof, di fil. e teol. Goetz 
(1905), comprendente una succosa Storia del diritto ecclesiastico 
russo e documenti relativi alla detta storia non solo, ma a 
quella in genere della cultura in Russia. Chi per poco sappia 
quanta difficoltà presentino, iion fosse altro che per la ragione 
della lingua, i raffronti fra il diritto ecclesiastico occidentale o 
latino e quello della chiesa orientale o greca, che pure po- 
trebbero gettare una luce insperata su molti punti tuttora scuri 
della nostra scienza, comprenderà di per sé l'utilità di questa 
pubblicazione. 

Per la medesima ragione un pregio tutto suo particolare 
possiede per il canonista occidentale, e in specie per il latino, 
il lavoro del Dr. theol. et phil. Cotlarciuc (fase. 47, 1907), 
che studiò il Diritto del fondatore e il diritto di patronato nel 
principato di Moldavia e nella Bukovina. La Chiesa orientale 
conobbe bensì il diritto del fondatore, ma non il vero giuspa- 
tranato, quale si venne foggiando nella Chiesa occidentale dal 
secolo Xn in poi. L'avere importato in una porzione di quella 
Chiesa, e cioè nella Chiesa greco-ortodossa della Bukovina, 
l'istituto latino del giuspatronato si deve all'imperatore Giu- 
seppe II, che al finire del secolo XVIII comprese anche questa 
fra le sue vaste e notissime riforme ecclesiastiche. Tuttavia 
non si trattò di una integrale instaurazione del giuspatronato 
romano-cattolico, sibbene di un innesto di esso sul tronco del- 
Fanteriore istituto greco-ortodosso del diritto del fondatore che 
anche in Bukovina vigeva in quella forma, che tale diritto aveva 



156 REOniBlOKt K irOTt BIBLIOORAriOBI -^ t. RUPTOI 

assunto nell'antico principato dì Moldavia, e che vi era desi- 
gnata col nome dì Ctitoria. Ora di cotesto singolare giuspa- 
trònato bucovino il nostro Autore espone non solo le origini 
storiche, ma il vigente sistema con una grande abbondanza di 
dati, che sarebbero o per la rarità loro o per la difficoltà della 
lingua semplicemente inaccessibili anche al più diligente e colto 
ricercatore nostrano. 

Attinente alla storia di uno dei momenti più vitali e più 
decisivi del diritto ecclesiastico austriaco è il libro del Dr. iur. 
GEiER(fasc. 16-17, 1905), che è venuto accuratamente delineando 
le varie fasi della Introduzione delle Biforme di Giuseppe II in 
Brisgopia, e descrivendo l'ostacolo tenace, che impedimenti 
di carattere paesano, etnografico e storico opposero in quel 
territorio alla piena attuazione di esse. La figura di quel grande 
principe riformatore è stata di già, non v'è chi non lo sappia, 
ritratta le mille volte e Topera di lui profondamente studiata 
e appassionatamente commentata in mille libri. Eppure non sì 
può dire ancora che l'argomento sia stato esaurito; poiché, a 
prescindere anche dal fatto che massime nello studio delle sue 
riforme ecclesiastiche la passione di parte fece un po' troppo 
velo e intoppo a giudizi veramente scientifici e definitivi, un 
vasto campo reslava tuttavia ad esplorare, quello della appli*- 
cazione e della elBfettiva ripercussione che il sistema giusep- 
pinistico ebbe nei numerosi e svàriatissimi territorii del vasto 
Impero. Ricerca questa da condursi principalmente sopra il 
materiale archivistico tuttora inedito, siccome appunto il Geier 
ha fatto. Orbene l'essere il suo lavoro il primo che ha battuto 
questa nuova via spiega il successo che esso ebbe, successo 
che si pare già nel semplice fatto, ch'esso valse ad invogliare 
altri a mettersi subito per la stessa strada. 

Ed è cosi che a tre anni di distanza dal suo si ebbe nella 
stessa collezione il libro del Dr. iur. Kusej (fase. 49-50, 1908), 
che si intitola: Giuseppe Ile la Costituzione ecclesiastica estema 
nell'Austria inferiore. Più vasto e vario qui lo spazio geogra- 
fico della ricerca, che comprende anche il territorio di Trieste ; 
più ristretto per contro, che non nella monografia precedente, 
il contenuto sistematico, poiché qui non si considerano se non 
le riforme relative alla costituzione dei Vescovadi, delle Par- 
rocchie e dei Chiostri. Ne è risultato, ad ogni modo, anche 
questa volta una ottima monografia, nella quale anche più 
ricco é l'apparato letterario; e di cui anche più immediato è 



STORIA GINIRALE ~ F. 8TUTZ 159 

l'interesse per lo storico e per il giurista italiano, in ragione 
appunto del contatto geografico e delle frequenti incursioni in 
quella che è pure nostra storia ecclesiastica e politica. 

Del resto, a parte anche coteste incursioni, basterà che si 
consideri che il Giuseppinismo fu in quel dato momento storico 
un fattore dèlia cultura universale e per di più che le mede- 
sime riforme furono applicate anche ai Paesi italiani allora sog- 
getti all'Austria, per conchiudere, come molto potrà giovarsi 
delle due citate monografie colui, che sia per mettersi anche 
da noi, e sarebbe veramente da augurare che sia presto, in 
unlmpresa uguale a questa e per darci una storia completa 
delle riforme ecclesiastiche di Giuseppe II in Italia. Poiché nulla 
di somigliante la letteratura nostra ancora possiede ; e soltanto 
si ha un articolo recente relativo però alla sola Venezia e ri- 
guardante inoltre la sola patente famosa di tolleranza religiosa 
di Giuseppe II, articolo dovuto per di più ad un austriaco, al 
Frank, lo storico generale di quella patente. 

E poiché il giurista zurighese Dr. iur. Bindschedler 
(fase. 32-33 1906) include nella sua storia del diritto di asilo 
ecclesiastico in Svizzera e cioè della Immunitas ecclesiarum lo- 
caUs, anche i territori italiani di quello Stato, la sua diligente 
monografia, condotta non soltanto sul materiale a stampa, 
ma su molto materiale inedito, costituisce pure un sussidio 
di gran valore così per lo studio di quel singolare e tanto con- 
trastato istituto ecclesiastico come anche per lo studio della 
nostra storia ecclesiastica regionale. 

Del resto, sia detto qui di passata, la più elementare co- 
noscenza degli infiniti problemi tuttodì insoluti, che la storia 
del diritto ecclesiastico presenta, basta a far persuaso chiun- 
que, che male forse si parla di interesse puramente locale 
quando si hanno dinanzi monografie, solidamente documen- 
tate, accuratamente composte e fiancheggiate dalla conoscenza 
e dal richiamo continuo del diritto ecclesiastico generale, come 
sono quasi tutte le accennate fin qui, solo perché esse con- 
siderano l'atteggiarsi di un istituto entro una cerchia ter- 
ritorialmente bene deliminata. Poiché, é solo con T aiuto di 
questi studi particolari che si potrà poi scrivere con un metodo 
veramente scientifico e fruttuoso la storia generale. Onde é 
da dubitare se queste monografie non rendano alla scienza un 
servigio assai più grande che non le troppe rifritture con- 
suete delle generalità più ovvie ed incolori ed insignificanti. 



160 RBCBNBIOXI I ROTE BUOiIOeRÀllOU — P. RDFFJXI 

Il che va detto poi per più forte ragione allorché gli 
scritti, pur recando in fronte un titolo accennante ad una de- 
limitazione territoriale o nazionale della materia trattata, com- 
prendono però nella realtà Tessenza di un istituto o il quadro 
di un dato momento della sua evoluzione storica, e ciò sia per 
avere esso istituto avuto origini strettamente locali, sia per 
avere quell'evoluzione presentato delle fasi particolarmente sa- 
lienti e decisive in un determinato paese. 

Tale è il caso massimamente delle due molto dotte mo- 
nografie che il Dr. phil. Sghaefer incluse entrambe in questa 
raccolta, la prima delle quali (fase. 3, 1903) tratta delle 
Chiese parrocchiali e dei capitoli nel Medioevo tedesco^ e la 
seconda (fase. 43-44, 1907) dei Capitoli di canonichease pure 
nello stesso Medioevo tedesco, È risaputo invero che il diritto 
germanico fu uno dei fattori essenziali del diritto beneficiario 
ecclesiastico. Anzi, al dire dello Stutz, nella storia del diritto 
ecclesiastico, e in particolare di quello beneficiario, sarebbe 
da distinguere addirittura un periodo tedesco, per cui la prima 
memoria del citato autore potrebbe ben prendere luogo, ad 
onta del suo titolo, in una storia generale della materia. 
Quanto poi alla seconda di esse, è sufficiente ricordare come 
i capitoli di canonichesse siano istituto essenzialmente di de- 
rivazione germanica, e, di conseguenza, siano fioriti là dove si 
estese la dominazione dei popoli germanici, e così, per esempio, 
nell'Italia longobardica; e si vedrà allora come il titolo nuUa 
tolga a che il libro costituisca davvero una storia si può dire 
completa ed esauriente di questo, che non è certo uno dei 
meno curiosi prodotti della costituzione ecclesiastica antica. 

E ciò che dissi del testé ricordato autore vale pure in una 
certa misura per la monografia, nella quale, in parte allo 
stesso scrittore riattaccandosi, il Dr. iur.KuENSTLE(fasc. 20, 1905). 
tratta della Parrocchia germanica e del diritto che la reggeva al cal- 
dere del Medioevo, La novità di questo studio consiste essen- 
zialmente nel rilievo che esso dà alio svolgimento storico delle 
parrocchie rurali; per il quale preziosi dati, fin qui non ab- 
bastanza usufruiti, l'autore seppe trarre dai così detti WeistUmer. 

Vorremmo poter ripetere le stesse cose relativamente al 
lavoro del Dr. iur. Burkhard von Bonin (fase. I, 1902), che 
occupandosi del significato pratico del così detto Jus refor^ 
mandi degli antichi sovrani tedeschi, tocca però, ad onta del 
titolo, che ha suono di carattere così strettamente giuridicor 



STORIA GCRIRALB — U. 8TVTZ 161 

l'aspetto essenziale assunto in Germania, dopo le guerre di 
religione, dalla grande questione della libertà religiosa. Ma se 
siamo disposti a riconoscere che questa monografia non solo 
è di gran lunga superiore a quella contemporanea del Greiff, 
che trattò lo stesso tema, ma segna un passo innanzi in con- 
fronto del libro stesso del Prof. Fùrstenau sui diritti fondamen- 
tali della libertà religiosa nel loro svolgimento storico in Ger- 
mania, e anzi compendia diligentemente quanto di meglio la 
letteratura germanica recente ha potuto assodare al riguardo, 
da un'altra parte essa non fa però che ribadire nell'animo 
nostro un antico stupore. Ed è che un argomento di tanta 
importanza e vitalità e gravità ed interesse per ogni nazione, 
e massimamente poi per la Nazione germanica, quale è questo 
appunto della libertà religiosa, non abbia ancora trovato in 
quel paese uno storico all'altezza dell'argomento e insieme, 
diciamolo pure, all'altezza della scienza germanica. Ond' essa 
è rimasta, per questo riguardo, indietro di assai alla lettera- 
tura di quasi tutti i paesi civili, poiché questi contano delle 
proprie storie più o meno eccellenti della materia. Ma per 
questo bisognerà forse che gli studiosi tedeschi non si accon- 
tentino più, come fin qui hanno fatto, di una semplice storia 
legislativa dell'argomento, ma si occupino un pochino anche 
della sua storia letteraria. Come è concepibile invero, che 
uno scrittore straniero sia riuscito ad additare ed in parte, 
per quanto le circostanze gli consentivano, anche ad usufruire 
parecchie decine di lavori antichi tedeschi su questo argo- 
mento (cfr. il mio libro: La libertà religiosa, I, 1901, §. 12, 
pag. 224 e seg.), dei quali in coteste recenti monografie ger- 
maniche non è il più piccolo cenno? E perchè trascurare quasi 
pienamente, oltre alla letteratura antica, anche la ricca lette- 
ratura recente, monografistica e in parte biografica, della stessa 
Germania, in cui si studiano le idee di tolleranza e di libertà 
religiosa di alcuni dei maggiori principi e dei maggiori pensa- 
tori di quella nazione? Chi sa che appunto per questa via 
non potrebbe forse trovarsi la risposta a due quesiti ben gravi, 
che il Burkhard von Bonin confessa onestamente di dover 
lasciare insoluti. Quando, in vero, la espressione Jus reformandi 
sia primamente entrata in uso, non potè egli con sicurezza 
determinare (pag. 10). Quando la massima, così sostanzialmente 
collegata con quel diritto, e cioè la massima Cuius regio eius 
religio, sia venuta fuori per la prima volta, egli non è stato 

Eivista storica italiana, 8» S., viii, 2. 11 



162 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — F. RUFFINI 

capace parimente di scoprire (pag. 29). Può la scienza ger- 
manica tenersi paga di simili risultati? 

Delle varie monografie della collezione, le quali trattano 
argomenti di carattere generale, alcune hanno un'importanza 
prevalentemente giuridica, ed altre un'importanza essenzial- 
mente storica. Ancora: l'interesse di certe pubblicazioni della 
prima categoria si estende poi anche qui assai oltre l'ambito 
ristretto del diritto ecclesiastico. 

Facendo oggetto della sua esposizione la Storia e la strut- 
tura dei provvedimenti di urgenza nel diritto ecclesiastico^ il Dr. 
iur. Friedmann (fase. 5, 1903) ha dovuto mandarvi innanzi una 
storia dell'istituto medesimo relativa al diritto pubblico dello 
Stato. E ciò era necessario perchè, come l'autore dice, l'istituto 
ecclesiastico non è questa volta se non una filiazione diretta 
del civile, onde la storia di questo è in pari tempo come la 
preistoria di quello. Ma non è chi non vegga, che l'aver consi- 
derato questo dehcatissimo istituto dal punto di vista principal- 
mente del diritto ecclesiastico potrà fornire ai pubblicisti fre- 
quenti riscontri del più alto interesse e scientifico e pratico, e 
quasi un terreno di riprova della sua potenzialità e delle sue 
Hmitazioni. 

E credo che non senza profitto i medesimi pubblicisti 
potrebbero scorrere, ricavandone non fosse altro una peregrina 
messe di rafl'ronti e di analogie, il lavoro del Dr. iur. Mueller 
(fase. 15, 1905), ove è discorso degli Uffici vescovili; e ciò per 
una ragione simile a quella che già sopra chiarimmo toccando 
del lavoro, a questo fondamentalmente affine, del Meister. L'au- 
tore ha giustamente rilevato una vera lacuna nella letteratura 
canonistica, vuoi antica vuoi moderna. Serrate negli schemi 
loro segnati dal Corpus iuris canonici, oppure un po' schiave 
della tradizione, esse non si sono accorte, o non sembrano al- 
meno essersi accorte che il funzionamento interiore del governo 
diocesano è venuto col tempo profondamente trasformandosi, 
massime in Germania. I capitoli hanno perduto l'antica efficace 
ingerenza in tale campo. D'altra parte anche gli arcaici istituti 
dell'arcidiaconato e del decanato non ebbero sorte migliore. 
A sussidio dell'azione vescovile si dovette quindi formare, sotto 
la pressione della necessità, tutta una organizzazione di nuovi 
uffici, che l'autore, valendosi anche della sua personale espe- 
rienza come insignito appunto di uno di essi, ha ormai posta 
con sicura mano nel suo giusto rilievo e storico e sistematico. 



STORIA GENERALE — U. BTUTZ 163 

Ad un tema del pari letterariamente intatto, almeno dalla 
scienza moderna e in ispecie dalla scienza storico-giuridica, si 
é rivolto il Dr. iur. Brdenneck (fase. 21, 1905), studiando lo 
Svolgimento storico e V attuale funzionamento del così detto annus 
gratiae, e cioè del diritto concesso ad alcune categorie di 
benéficiarii di riservare un'annata dei frutti delle loro prebende 
a favore di determinate persone. Fra i meriti essenziali di 
questo studio è quello di avere ben chiariti i rapporti di tale 
istituto con quello affine delVannus carentiae. L'argomento ha 
peraltro, e massime dal punto di vista sistematico, un'importanza 
speciale per il diritto ecclesiastico protestante, poiché è per 
il tramite di questa istituzione che si provvede alla prole dei 
benéficiarii defunti. 

Di una rilevanza assai più grande ò fuor di dubbio il tema, 
pur esso attinente per altro al diritto patrimoniale ecclesiastico, 
che ha preso a trattare il Prof. Knecht (fase. 22, 1905). L'autore 
si era già fatto conoscere favorevolmente per un suo scritto 
sulla politica ecclesiastica di Giustiniano. Alla medesima epoca 
si riporta anche quest'opera, la quale però tratta del Sistema del 
diritto patrimoniale ecclesiàstico secondo le leggi del medesimo 
Imperatore. La trattazione è condotta accuratamente sulle fonti, 
e trae partito dall'universa letteratura giuridica sull'argomento, 
comprendendovi anche qualche po' dell'italiana: caso quasi 
unico questo, sia detto qui per incidenza, fra gli scritti della 
medesima raccolta, come del resto anche nel più della produzione 
germanica recente. Penetrante davvero è la analisi che l'autore 
fa dei concetti e dei principi fondamentali del diritto giusti- 
nianeo per quel che si attiene alla natura e alla posizione 
giuridica delle chiese e del patrimonio loro, considerato in 
stretto senso. E pressoché definitivi ci sembrano i risultati che 
egli ha potuto assodare su tale terreno in favore della così 
detta teoria delle istituzioni, e cioè della teoria, che assegna 
la soggettività patrimoniale ai singoli istituti ecclesìa.^! ici, consi- 
derati qiiaH vere persone giuridiche, e anzi, quali pendone 
giuridiche autonome. Non altrettanto invece possiamo dire per 
riguardo all'argomento della beneficenza cristiana e degli istituti 
a tale intento creati e governati dalla Chiesa. Qui l'autore è 
proceduto con un metodo pressoché esclusivamente espositivo 
e diremmo quasi descrittivo dei vari atteggiamenti esteriori che 
questa grave materia assunse nella legislazione di Giustiniano. 
Ma la questione essenziale, almeno per il giurista, la questione 



164 RECSNSIOm E NOTE BIBLIOQRAFICHB ~ r. RCFPI!I1 

cioè della vera significazione e delia struttura fondamentale delle 
così dette Piae causae, la quale avrebbe fatto proprio il neces- 
sario parallelo a quella da lui cosi egregiamente sviscerata circa 
il soggetto della proprietà ecclesiastica, non è per contro, noir 
diciamo neppure trattata a fondo, ma semplicemente sfiorata. 
Eppure è lì che ha la sua radice tutta la successiva evoluzione 
medioevale e moderna dei legata prò anima, anzi è lì che fa 
capo lo stesso problema, anche più grave e pur tuttavia inso- 
luto, sull'essenza dell'istituto medesimo della fondazione. E che 
in questo campo vi fosse realmente opportunità, non soltanto, 
ma direi necessità di una indagine ugualmente penetrante ài 
quella che l'autore dedicò al patrimonio ecclesiastico conside- 
rato in stretto senso, può agevolmente rilevare chiunque dei 
lettori nostri conosca, oltre ai lavori germanici sulle prime 
fondazioni cristiane, quelli nostrani del Brugi, del Fadda, e la 
memoria recente del Cugia sulle Piae Causae nel diritto Giusti- 
nianeo (pubblicata negli Scritti in onore del Fadda, 1904) e 
quella recentissima del Saleilles dallo stesso titolo (pubblicata 
nelle Mélanges in onore del Gérardin, 1907). 

Al Dr. iur. Barth (fase. 34-36,1906j è occorso questa 
caso, che mentre egli da parecchi anni stava assembrando 
materiali per una storia della vita di quell'Ildeberto, che viene 
designato ora dal suo luogo di nascita, come lldeberto di 
Lavarrtin, ora dal suo vescovado, come di Le Mans, ed ora 
dalla sua sede metropolitana, come di Tours, e che visse 
dal 105G al 1133, di tale personaggio uscisse appunto una 
biografia nel 1898 per cura del francese Dieudonné. Fattosi 
superfluo il primo suo proposito, il Barth si appigliò a questa 
altro: saggiare i vari campi in cui quel personaggio ebbe 
ad esplicare la propria attività, segnandone la vera signifi- 
cazione e portata, che risultano assai incomplete dai pochi: 
frammenti che di lui ci son rimasti, con il sussidio integra- 
tore della presente erudizione storica relativa a quell'epoca. 
Onde, riservando ad una prossima pubblicazione la disamina 
di quanto lldeberto valga e di quanta sia stata l'influenza sua 
quale letterato, il nostro autore comincia a studiarlo come 
canonista, anzi neppure nella sua intiera operosità di cultore 
dei canoni, ma solo in rapporto alla questione, per quei tempi 
a dire il vero anche più del consueto grave e contrastata, 
della provvista o del conferimento degli uffici ecclesiastici. Ed a 
tale riguardo egli ci dà una monografia di poco meno che 



BTORU OBIIBRiLI — U. 8TDTZ 165 

cinquecento facciate, la cui struttura si è risentita però sostan- 
zialmente dei casi, che più sopra abbiamo narrati. Ildeberto 
scrisse invero una collezione di canoni; ma questa non ci è 
per altro pervenuta, e ad ogni modo essa non dovette essere 
di sicuro da tanto da poter anche lontanamente uguagliare 
quella di un contemporaneo dì lui, di Ivone di Chartres. Resta 
di lui per contro un certo gruppo di lettere, dalle quali pre- 
cisamente, il Barth trae gli elementi della sua dimostrazione. 
Poca suppellettile, a dire il vero, e per di più, come ognuno 
intende, non di carattere così specificamente canonìstico come 
sarebbe stata la collezione anzidetta. E cosi T impressione 
prima, che la grossa monografia fa, è che Ildeberto abbia ser- 
vito un po', vorrei poter dire senza pure un'ombra d'irrive- 
renza, come da attaccapanni, sopra cui l'autore è venuto 
sciorinando le certo non comuni risorse della sua erudizione 
storico-ecclesiastica. Ad ogni modo il libro potrebbe con molto 
maggior ragione intitolarsi, anziché, come ora sta scritto: 
Edeherto di Lavardin, e il diritto di conferifnento degli uffici 
ecdesiasHci^ proprio alla rovescia: così tenui sono spesso gli 
spunti, che in qualche frase dispersa e fuggevole e alcuna 
volta anche un poco ambigua del suo personaggio il nostro 
autore trova par ammanirci una trattazione completa dei sin- 
goli argomenti. Ma che importa alla fin fine tutto ciò? che 
importa questa singolarità metodologica, se ad essa dobbiamo 
una esposizione accurata, larga e spesso profonda di uno degli 
istituti, in ogni tempo fra i più fondamentali del diritto eccle- 
siastico, e la cui storia assunse, precisamente nell'epoca della 
quale il Barth si occupa, forse- i suoi tratti più caratteristici 
e più decisivi per tutta la posteriore sua evoluzione? 

Perfettamente contemporanea a questa (le due prefazioni 
recano la stessa data) è una monografia del Dr. iur. Ebers 
^fasc. 37-38, 1906), la quale è pure con essa collegata stret- 
tamente per ragione del suo contenuto, poiché essa s'intitola : 
Il diritto di devoluzione, considerato particolarmente secondo il 
diritto ecclesiastico cattolico. Il Barth e l'Ebeis, si può dire, 
hanno considerato rispettivamente l'aspetto positivo ed il ne- 
gativo di un medesimo istituto giuridico, le due faccie quasi 
di ima medesima medaglia. Poiché il diritto di devoluzione è 
appunto, siccome l'autore ben lo definisce: l'eccezionale fa- 
coltà di conferimento di un ufficio ecclesiastico, spettante al- 
l'autorità ecclesiastica immediatamente superiore, nel caso che 



160 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — P. RCFFIXI 

la [)ersona, chiamata a conferirlo o a cooperare in modo de- 
(■i:^ìvo al suo conferimento, abbia colpevolmente trascurato di 
esercitare tale suo diritto o l'abbia esercitato in maniera con- 
1 rastante alle prescrizioni canoniche. L' Ebers considera tale 
istituto così nel suo svolgimento storico, come nella sua at- 
tuale applicazione, ed ha reso un segnalato servizio alla nostra 
.^f ienza, la quale, ad onta della gravità del tema, non possedeva 
ancora su di esso se non delle insuffìcientissime scritture. 
<Jnesto libro, nato da un concorso a premio, bandito dalla 
Facoltà giuridica di Eresia via, qua e là pecca un pochino di 
quella ridondanza e di quella smania di dir cose nuove e di 
dirle magari con una certa vivacità polemica, che è comune 
assai negli scritti dei principianti. Ma, da un altro canto, esso 
ci attesta di studi cosi seriamente fatti, e ci manifesta delle 
atlitudini di ricercatore e di giurista così spiccate, che può 
senza dubbio designarsi come una delle più Hete promesse 
t"ho la intera collezione ci porga per l'avvenire della nostra 
scienza. E poiché TEbers si è dimostrato cosi diligente nel 
considerare anche le condizioni dei paesi stranieri, lo si po- 
trebbe consigliare, ove gli occorresse di ritornare suir argo- 
mento, a tener presente quanto air Italia, non solamente quel 
diritto di regia nomina ai benefici maggiori, a cui fu rinun- 
ciato con l'articolo 15 della legge delle Guarantigie, ma anche 
il (.{iritto di patronato regio, che tuttora vige, e per cui può 
avere ancora applicazione quel diritto di devoluzione, che egli 
appunto designa come improprio. 

La grossa monografia del privato docente Leder (fasci- 
roli 23-2Ì, 1905), che già ci occorse di menzionare più sopra, 
|mò segnare il punto di transizione fra le opere, ove è pre- 
valente l'interesse giuridico, e quelle, ove emerge sopra ogni 
lìWvo l'interesse storico. E, per riguardo a lui, sì può forse 
anche soggiungere: l'interesse teologico. Il soggetto infatti è: 
/ Diaconi dei vescovi e i presbiteri e i loro predecessori nel Cri- 
s^iiinesimo primitivo. Ma però il vero ambito e l'intento pre- 
^*Ìpuo della trattazione si rispecchiano assai più esattamente 
forale nel sottotitolo, che suona: Ricerche sulla preistoria e 
>iifrii inizi dell'arcidiaconato. Dunque indagini che si aggirano 
entro il periodo storico della vita della Chiesa, in cui dalla 
massa degli elementi di carattere dogmatico, liturgico e rituale 
nnrora non si erano venuti sceverando quelli di natura pret- 
hunetite* giuridica. E con ciò si spiega che buona parte di 



STORIA GENERALE — U. STUTZ 167 

questo libro, per non dire addirittura il suo nerbo, consìsta 
in una rassegna critica di fonti non giuridiche, delle quali è 
per altro merito innegabile dell'autore di avere o per il primo 
con una precisione maggiore, di chiunque altro, fatta risal- 
tare la significazione prepgnderante e decisiva per Targomento 
tolto a studiare. E anche la letteratura recente, di cui con 
larghezza e padronanza davvero signorili egli si vale,' è lette- 
ratura di storici della Chiesa e di storici dei dogmi assai più 
che non di giuristi. Al quale riguardo va attribuito per altro 
a vera lode dell'autore, che, essendo egli un cattolico orto- 
dosso, abbia però della produzione letteraria protestante vo- 
luto e saputo giovarsi senza scrupoli piccini e senza grettezze 
inceppatrici, ma con elevato spirito scientifico. I risultati, a 
cui egli giunge, si possono essenzialmente compendiare in 
questo concetto: Tarcidiaconato getta le sue radici fino alle 
prime origini della Chiesa e deriva dall' uso dei vescovi di 
assumere dal corpo dei diaconi un aiutante e rappresen- 
tante in alcune delle loro attribuzioni, e in particolare per 
l'esercizio della carità cristiana e per la guida e tutela del 
basso clero nell'amministrazione dei beni ecclesiastici. Questi 
prescelti assursero ad una vera e piena presidenza del col- 
legio dei diaconi, e di qui il nome loro di arcidiaconi, e in- 
oltre si foggiarono in un ufficio, a dir vero piuttosto di carat- 
tere etico, e cioè nell'ufficio di economi della comunità cristiana. 
Ora è da cotesta gestione economica della comunità che trae 
il suo nerbo il posteriore ufficio degli arcidiaconi, il quale per 
altro si è venuto col tempo trasformando in vero ufficio di 
carattere spiccatamente giuridico, e fornito di facoltà irrevo- 
cabili. Che tali risultati siano suscettivi ancora di revisione 
neir avvenire nulla toglie però al merito di questo diligentis- 
sirao libro, che sarà di valido aiuto per chiunque abbia a met- 
tersi in avvenire attorno a questa materia. 

Una larga reputazione nella cerchia degli studiosi del diritto 
ecclesiastico e della storia della Chiesa si è già da parecchi 
anni acquistata l'autore di due monografie di questa collezione, 
il Dr. phil. Gottlob (fase. 2, 1903 e fase. 30-31 1906), per 
altri suoi scritti relativi alla importantissima e fin qui non 
abbastanza considerata materia del diritto finanziario ecclesia- 
stico. A lui si deve infatti, oltre ad uno studio sulla Ca-mera 
Apostolica durante il secolo xv, specialmente un prezioso 
libro sulle Imposte della Crociata durante il secolo xm, che 



168 RKOINSIOm B ROTB BlBLlOQRAriOHS — F. RUTFIHI 

può riguardarsi quale lavoro preparatorio delle due sopra 
ricordate monografie di questa raccolta. La prima di esse ci 
riporta pure al medesimo secolo xm, e studia l'origine ed il 
formarsi di quella particolare forma di tasse istituite dalla 
Curia pontificia, le quali sono note col nome di Servitia, op- 
pure di Annata in senso largo, per quanto non siano però 
da confondersi con le vere annate od annate bonifaciane. 
Perchè le prime si riferiscono esclusivamente a quelle presta- 
zioni, che la Curia pretendeva ad ogni conferimento di prela- 
ture; mentre le seconde si riferiscono a qualunque beneficio. 
Cotesti cosi detti servizi segnarono il secondo grande passo 
nella costituzione di un sistema finanziario pontificio, abbrac- 
ciante la intiera Chiesa, che si riscontri nel tardo Medio-evo. 
Il primo passo per tale via era stato fatto dalla Curia con la 
istituzione di quell'Imposta per la Crociata, che, dicemmo, fu 
appunto il tema di ricerche anteriori dovute al medesimo au- 
tore. L'argomento dei Servitia era già stato oggetto di varie 
trattazioni anche nella letteratura moderna, ma non peranco 
se ne era studiata l' origine prima. E questo è appunto il com- 
pito più speciale, che si è proposto il Gottlob. Il quale indaga 
minutamente il graduale trasformarsi, durante il secolo xiu 
delle semplici oblazioni in veri Servitia ; e di questi poi con- 
sidera il duplice svolgimento parallelo nelle due tipiche specie 
dei cosi detti Servitia communia, perchè devoluti tanto al basso 
quanto all'alto personale della Cancelleria e di cui godevano 
anche gli stessi Cardinali, e dei Servitia minuta^ devoluti sem- 
plicemente al basso personale della Cancelleria. La trattazione 
di questo argomento è fatta con grande cura e non solo 
con una piena conoscenza di tutto il materiale storico più 
recentemente posto a disposizione degli studiosi, ma con una 
vera padronanza della tecnica dei fatti finanziari. Ma non 
soltanto il lato finanziario del problema il nostro autore ha 
tenuto presente; sì bene anche quello politico- sociale. E a tal 
riguardo ben calzanti sono i giudizi, con cui egli abbraccia 
l'intiero svolgimento dell'istituto, e che suonano tutt' altro che 
in senso favorevole ad esso. Il difetto fondamentale ne fu la 
eccessiva altezza, a cui i bisogni sempre più incalzanti della 
Chiesa, e la voracità sempre più insaziabile degli ufficiali delia 
sua Curia finirono per recare l'importo di questo ' tributo ; il 
quale segnò davvero, come l'autore ben dice, l'inizio di un* 
vero processo patologico nel corpo della Chiesa. 



STORIA OINBRALB — U. 8TUTZ 169 

A considerazioni anche più vaste e più profonde si è pre- 
stata la seconda delle monografie, la quale tratta delle cosi 
dette Indulgenze della Crociata e delle Indulgenze della limosina. 
L'indulgenza, premette acutamente il Gottlob, forma il centro 
della vita ecclesiastica e politica dei tre ultimi secoli deirEtà 
di mezzo; ed in essa dà del capo chiunque voglia penetrare 
a fondo alcuno dei grandi movimenti ideali o sociali di quel- 
l'epoca. Ed è essa ancora, come è troppo noto, che segna il 
raomento e la causa iniziale di quel grande rivolgimento che 
fu la Riforma protestante. Eppure l'argomento non fu studiato 
sin qui, se non sotto l'aspetto teologico, dal punto di vista 
del confessore o dell' avente cura d' anime, e cioè dal basso ; 
bisogna considerarlo invece, per comprenderlo appieno, dal- 
l'alto, dal punto di vista della suprema autorità ecclesiastica, 
vale a dire del Pontificato romano, e quindi sotto l'aspetto 
della politica e della sociologia medioevale. Ora ecco precisa- 
mente l'assunto propostosi dall'autore, assunto che egli per altro 
determina anche più nettamente ed anche più strettamente cir- 
coscrive riducendolo allo studio delle origini delle diverse forme 
di indulgenza. Cosi inteso, tale assunto può dirsi che sia an- 
cora pressocchè intatto, poiché neppure il celebre storico 
americano Lea, che dedicò allo studio delle indulgenze il terzo 
volume della sua opera capitale sulla Storia della confessione 
auricolare e delle indulgenze nella Chiesa latina, lo ebbe ad 
esaurire. Il Gottlob ci viene designando con una erudizione 
inesauribile e con una perfetta maestria i gradi successivi di 
formazione di quella Indulgenza della Crociata, che fu ad un 
dato momento il vero nerbo economico e finanziario della gran- 
diosa impresa di Terrasanta, e quindi il suo decadere pure 
per gradi fino a ridarsi ad un volgare mezzo di far quattrini. 
E allora spontanea a questo punto e quasi di per sé si apre 
innanzi allo scrittore l'altra questione dell'origine della Indul- 
genza della limosina, e inoltre di quella forma di indulgenza 
a questa per tanti versi affine, che é la Indulgenza del lavoro, 
vale a dire l'indulgenza concessa a chi dia l'opera sua alla 
costruzione di chiese e monasteri, mentre l'altra è quella con- 
cessa a chi dia denaro per lo stesso intento. Ma una deriva- 
zione qualsiasi di cotesto Indulgenze della limosina e del lavoro 
dalla Indulgenza della Crociata, che parrebbe quasi ovvia e 
che lo stesso autore confessa di avere da bel principio sup- 
posta, è da escludersi affatto. Queste seconde forme si sono 



170 RECENSIONI S NOTE BIBMOGRAFICBE ~ F. RUFFINl 

presentate spontanee nelle consuetudini e nella disciplina della 
Chiesa spagnuola, e da essa si sono poi A^enute man mano 
allargando ad altri paesi. La semplice enunciazione di tali 
risultati basta a far vedere la capitale importanza di queste 
ricerche, per la storia in genere non solo del sistema tribu- 
tario ecclesiastico, ma ancora dello stesso dogma dell'indul- 
genza e della penitenza. Ma non posso tacere che è qui an- 
cora che potrà unicamente trovare il punto sicuro di appoggio 
di ogni eventuale indagine scientifica anche lo studioso ita- 
liano, il quale abbia vaghezza dì ricercare a fondo quegli 
istituti, dei quali ò rimasta ancora 1:raccia oggidì nel nostro 
diritto ecclesiastico particolare dell'ex-Regno delle Due Sicilie, 
e cioè delle così dette Bolle della Crociata e di Terrasanta. 
I quali istituti furono appunto colà importati all'epoca della 
dominazione spagnuola. 

Alla Spagna pure ci richiama la breve mi eccellente mono- 
grafia, che il Padre benedettino Herwegen (fase. 40, 1907) 
dedica al così detto: Factum di S. Fruttuoso di Braga. Questo 
atto sarebbe invero Tarchetipo di una serie di patti somiglianti 
che si riscontrano nei più antichi documenti della Chiesa spa- 
gnuola, ma la cui contenenza e la cui portata si sarebbero 
\enute profondamente modificando col tempo. Vera conven- 
zione dapprima, mercè la quale un gruppo di persone pie si 
associava nell'intento di fondare un monasteri©, con fare de- 
dizione di sé e delle cose loro ad esso e, per esso, all'abate 
che vi era preposto; semplice modo di elezione dell'abate di 
un monasterio, in seguito, al quale abate i monaci rinnova- 
vano in tale congiuntura la solenne dedizione loro e la solenne 
assicurazione della loro piena soggezione; ed infine pura for- 
mula di professione di voti monastici da parte di novizi, ac- 
compagnata dalle consuete promesse di obbedienza illimitata 
e di piena subordinazione; questa categoria di atti costituisce 
ad ogni modo un curioso e fin qui ignorato fenomeno nello 
svolgimento della disciplina ecclesiastica. Su di essa aveva già 
fermato l'acuto occhio esercitato lo Stutz medesimo, il quale 
manda innanzi a questa monografia una sua prefazione illu- 
strativa. Impedito di condurre innanzi e di approfondire egli 
stesso la ricerca, volle, con liberalità di vero maestro, indi- 
rizzare in essa ed assistere uno degli allievi del suo seminario 
giuridico, l'Herwegen, il quale bene ha corrisposto alla fiducia 
in lui riposta, ed egregiamente ha saputo assolvere il compito 



STORIA GENERALE — TJ. STUTZ 171 

a lui affidato. Il raflfronto fra gli elementi etnici e locali, de- 
rivanti dal diritto visigotico, e le istituzioni militari romane, 
sul cui modello era stata condotta la regola benedettina, è 
davvero interessante ed istruttivo in sommo grado. È una 
pagina fin qui sconosciuta dell' inesauribile argomento del prin- 
cipio associativo quella che ci si apre innanzi ; la prima pagina 
di un libro, che è veramente da augurare, con V autore e col 
prefazìonista, che possa invogliare presto altri ancora a scor- 
rerlo a fondo. 

La voluminosa opera del privato docente dell'Università di 
Lipsia ScHOLZ (fase. 6-8-1903), che s'intitola: I pubblicisti 
delVepoca di Filippo il Bello e di Bonifacio Vili, e che porta 
come sottotitolo: Contributo alla storia delle idee politiche 
medioevali, non ha bisogno che della semplice enunciazione, 
perchè ogni storico ed ogni giurista ne rilevi la eccezionale 
importanza. E non occorre forse neppiir dir altro, se non che 
il vasto tema è trattato con un'erudizione quasi altrettanto ec- 
cezionale, poiché tutto il materiale stampato ed il rarissimo 
materiale manoscritto, posseduto segnatamente dalla Nazio- 
nale di Parigi, vi è stato usufruito. Il libro merita davvero 
di prendere posto in quella collana di scritti egregi, che per 
le varie epoche hanno preso a trattare lo stesso argomento, 
quello del tutto affine, per non dire addirittura identico, delle 
relazioni fra lo Stato e la Chiesa. La completezza dell'infor- 
mazione e la diligenza dell'autore sono tali, che possiamo 
perfino permetterci di fargli un appunto, quello di non aver 
menzionato, se non proprio di sfuggita e molto alla leggera 
(pag. 258, nota 79), un libro che, per quanto oramai un po' 
vecchiotto, meritava però tuttavia di essere tenuto in qualche 
maggior conto, e cioè il .libro del nostro Scaduto : Stato e 
Chiesa negli scritti politici dalla fine della lotta per le investi- 
ture sino alla morte di Ludovico il Bavaro, Firenze, 1882. 
Rinunciamo a dare pure uno schizzo del contenuto del libro 
dello Scholz: tanto ricco esso è, e, d'altra parte, tanto age- 
volmente immaginabile da chiunque apprenda questo, che tutti 
ilati del grandioso "problema sono stati con ineccepibile cura 
considerati, ponderati ed illustrati dal valoroso autoie. 

L'ultimo lavoro, di cui ci rimane a discorrere, è quello 
che di tutti forse più da vicino tocca la nostra storia parti- 
colare ed è atto quindi ad attirare sull'intiera raccolta l'at- 
tenzione degli studiosi italiani. S'intitola: I.^ette Giudici palatini 



172 RKCEKSIONI K KOTB BIBLIOORArJCHB — F. RVFFJKI 

di Roma neW Epoca bizantina. La scrisse il privato docente del- 
l'Università di. Bonn Keller (fase. 12, 1904). Dal tempo che 
il Galletti ne aveva trattato nel suo noto scritto: Del primicerio 
della Santa Sede apostolica e di altri ufficiali maggiori del sacro 
palazzo Lateranense, e cioè dal 1776 in poi, il remoto oscu- 
rissimo istituto non aveva più trovato né in Italia né fuori 
chi vi avesse dedicata una ricerca speciale. E d'altro canto il 
libro del Galletti, oltre che ormai troppo vecchio, é anche così 
manchevole per tanti versi! Come la benvenuta quindi non 
può non salutarsi questa monografia, la quale, ricca dei più 
recenti sussidi di ricerca e sulla traccia in particolare del 
« Liber pontificalis » e del « Liber diumus », e inoltre dei pre- 
ziosi regesti di Farfa, di Subiaco, di Tivoli, di S. Maria in via 
Lata, e infine degli scritti inediti di Albinus Pauper Scholaris 
e di Cencius Camerarius (che l'autore compulsò nella Vati- 
cana), getta tutta la luce che è possibile oggidì e che sarà forse 
anche in avvenire possibile di gettare su questa istituzione. 
Poiché, giustamente nota il Keller, assai poco materiale, e ad 
ogni modo non certo significativo, è più da sperare che i do- 
cumenti di quell'epoca ci abbiano ancora a fornire. Chiusa 
pertanto, quasi in un modo definitivo, innanzi a sé la cerchia 
delle fonti, l' autore ne seppe trarre tutto il più largo profitto. 
Onde questo, di cui da ultimo ci siamo occupati, può ben 
dirsi anche un lavoro per se stesso definitivo. L'istituto vi è 
tratteggiato nelle sue vicende più rilevanti: dall'epoca romana 
e dalla gotica fino alla bizantina, ove il funzionamento suo è 
considerato distintamente nei due momenti decisivi della Sede 
pontificia piena e della Sede vacante. Come è noto, l'ufficio 
dei Giudici palatini ed il loro Collegio finì per trasformarsi 
pienamente in quello assai più duraturo e tuttora perdurante 
dei Cardinali. Ogni cultore della storia del diritto ecclesiastico, 
non solo, ma ogni cultore di storia italiana del primo Medio- 
evo non potrà più passare accanto a questo notevolissimo 
scritto, breve ma altrettanto denso di dati e di risultati, senza 
tenerne il massimo conto. 

La nostra rassegna ha potuto, per quanto focatamente 
sommaria, far palese ad ognuno e la moltiplicità quasi stupefa- 
cente dei soggetti trattati, e la varietà mirabile degli indirizzi 
seguiti, e l'indole spesso profondamente diversa degli autori, 
che già hanno dato l'opera loro a quest'impresa veramente 
encomiabile. Giuristi, storici, teologi ci hanno fornito a gara i 



STORIA 0B2fKRiLC — U. 8T0TZ 173 

frutti delle loro pazienti ricerche e della loro febbrile attività. 
Lo Stutz ha mantenuto fede alla solenne promessa, con cui 
egli dava vita alla raccolta che da lui prende nome e che a 
lui darà meritata fama in tutto il mondo scientifico; e cioè 
la promessa, che essa sarebbe stata aperta senza distinzione 
di sorta ad ogni onesta credenza religiosa. E se anche si deve 
pur dire, come del resto era nella natura, anzi, nella neces- 
sità stessa delle cose, che molto vario è pure il valore intrin- 
seco delle singole opere in quella comprese; tuttavia è di pura 
giustizia che si riconosca del pari, che nessuna di esse è ve- 
nuta però meno al solo requisito, che dall'editore era stato 
posto per la loro ammissione, e che era lo schietto carattere 
scientifico. Francesco Ruffini. 



PIETRO TADDEI, U Archivista. Manuale teorico-pratico. Pa- 
gine vHi-486 con 12 tabelle. 

JACOPO GELLI, 3500 « ex libris » italiani. Pagg. xn-335 con 
840 incisioni. 

A. CAPPELLI, Cronologia e calendario perpetuo. Pagg. xxxiii-419. 

FRANCESCO GNECCHI, Monete romane. Pagg. xvi.418 con 
25 tavole. 

SOLONE AMBROSOLI, Manuale numismatico italiano, con 1746 
fotoincisioni. Pagg. xvi-428. 

6. GAROLLO, Dizionario biografico universale. 2 volumi. Pa- 
gine vm-2118. 

Manuali della Collezione Ulrico Hoepli. — Milano, 1906-07-08. 

Nei due ultimi anni il solertissimo editore Ulrico Hoepli 
arricchì la sua notissima e celebrata Collezione di parecchie 
pubblicazioni, le quali, pur non deviando dal carattere volga- 
rizzatore dell'impresa, possono tornare utili anche ai cultori 
degli studi storici e agli eruditi. Appartengono a questa cate- 
goria le opei-e suindicate del Taddei , del Celli, del Cappelli, 
del Gnecchi, del compianto Ambrosoli e del Garollo. 



* 



20. — Degli archivi, riguardati come sacro deposito di do- 
cumenti e nel loro ordinamento amministrativo, fu scritto assai; 
ma non si aveva un'opera sistematica completa, che coordi- 
nasse le notizie paleografiche e storiche, la legislazione archi- 
vistica e i consigli suggeriti dalla lunga esperienza e da pazienti 



174 RECENSIONI E NOTE BIBLIOORÀPICHB — C. RINA UDO 

ricerche. A questa lacuna riparò appunto Tarchivista del mini- 
stero della pubblica istruzione, Pietro Taddei, col Manuale 
Hoepli, intitolato U Archivista, ' 

Il volume è diviso in due parti, storica e amministrativa. 
Nella prima l'A. descrive sommariamente come si costituivano 
gli archivi dai popoli antichi e specialmente dai Romani, nel 
medioevo e nei tempi moderni, soffermandosi sugli archivi 
ecclesiastici, notarili, delle opere pie, dei privati e specialmente 
dei Comuni; dedica un capitolo speciale agli archivi piemon- 
tesi e tocca brevemente degli archivi esteri. La vastità del- 
l'argomento rende impossibile dare in un manuale un chiaro 
concetto degli archivi in tanta varietà di tempi, di governi, di 
civiltà e di condizioni sociali; perciò sono notizie varie, dette 
senza pretesa di proporzioni giuste e organiche, intarsiate anche 
di qualche documento, che, se non bastano ad illuminare sulla 
storia degli archivi, stimolano il desiderio di conoscerla. Il cenno 
sugli archivi esteri è così scarso, che poteva anche essere 
ommesso. 

La seconda parte ha intento più pratico, perchè mi^'a: 
1® a descrivere lo stato di fatto in cui si trovano gli archivi 
delle varie amministrazioni, centrale, provinciale e comunale, 
riportando, ove esistono, le disposizioni speciali emanate per 
l'ordinamento e la custodia degli atti; 2»^ ad esporre la teoria 
sull'ordinamento e l'organamento di un officio di registra- 
tura od archivio secondo le nonne del regio decreto 25 gen- 
naio 1900, n. 35; 8« a mettere in rilievo i doveri dell'archi- 
vista, l'importanza dell'ufficio, e la necessità di ben conoscere 
le competenze delle varie amministrazioni. Si sarebbe potuto 
sfrondare questa parte della descrizione delle istituzioni, che 
trova il suo posto naturale in un trattato di diritto ammini- 
strativo o di amministrazione generale e locale; e forse avrebbe 
contribuito all'organismo dell'opera la separazione dei docu- 
menti dal testo, raccogliendoli come allegati in appendice. 

Il volume è fornito di una discreta bibliografia, dell'in- 
dice alfabetico dei nomi e delle cose e di dodici tabelle. 

* 

21. — È una curiosità legittima quella degli ex libris, ma 
facile a incappare nelle tante reti, tessute di inganni, di falsi 
e di ristampe, che l'industria disonesta ha teso. 



STORIA GENERALE — P. TADDEI - J. OELLI - A. CAPPELLI 175 

Jacopo Gelli, nel prezioso volume, edito dall'Hoepli, volle 
offrire una guida abbastanza sicura ai raccoglitori e agli stu- 
diosi di ex libris italiani, registrando gli autentici, i falsi, i 
riprodotti con un mezzo grafico qualsiasi, o ristampati coi 
rami, coi legni o con gli zinchi originali, accompagnando 
ognuno di essi con opportune indicazioni. 

Identificare un ex libris significa: ricercare la persona o 
la famiglia che di quello si servirono col fine di stabilire la 
proprietà dei volumi. Riuscire nello scopo non è facile, quando 
VeX' libris è anonimo; ma più difficile riesce, quando è aral- 
dico, essendo facile andar lungi dal vero sì per l'errata di- 
stribuzione delle pezze, la mancanza o l'aggiunta di taluna di 
esse, come per l'assenza degli smalti o l'errata indicazione. 

11 Gelli, seguendo il sistema descrittivo già usato dai 
signori Bertarelli e Prior nel lavoro edito dall'IIoepli nel 1900 
(1300 ex libris), sostituendo però spesso la vignetta alle parole, 
raccolse nella prima parte gli ex libris propriamente detti, 
disponendoli in ordine alfabetico; nella seconda i cartellini 
applicati dai librai sui volumi da essi venduti; nella terza gli 
ex libris di premio. Per facilitare l'identificazione del titolari 
degli ex libris araldici, al testo fece seguire la descrizione suc- 
cinta e figurata delle varie pezze del l)lasone araldico, come 
pure le divise, i motti, le sentenze, i gridi di guerra, le accla- 
mazioni usate nell'arma gentilizia da molte famiglie italiane. 

Sono ben 3500 gli ex libris italiani elencati e descritti, 
illustrati con 755 figure, e da oltre 2000 motti, sentenze e 
divise, con 840 incisioni. Raccolta ricchissima e felicemente 
riuscita, non ostante le inevitabili lacune e imperfezioni, che 
gli specialisti sapranno riscontrarvi. 

* 

22. — Chi attende agli studi storici conosce per esperienza 
quante difficoltà cronografiche si incontrino consultando anliclie 
scritture, sia pei diversi sistemi usati nel computo de.di anni, 
mesi e giorni, sia per l'uso di ere e calendari diversi dai 
nostri. 

Per ovviare a queste frccpienti cause di incertezze e dì 
errori, nonché di perditempo, il Cappelli si studiò di riunire 
nel volume succitato tutto ciò che gli pareva essenziale nella 
verifica di qualche data storica, limitandosi al periodo che corre 



176 RECENSIONI E NOTE BIBLIOQRAFICHE >- C. RINATJDO 

dal principio dell'era cristiana ai tempi nostri. I fasti conso- 
lari, la successione degli imperatori, re e papi, l'èra bizantina, 
quella di Spagna, l'Indizione, l'egira di Maometto, l'era della 
repubblica francese sono messe a riscontro con gli anni del- 
l'era cristiana. A questo fa seguito un Calendario perpetuo, 
con un ricco glossario dì dati, che fa risparmiare agli studiosi 
i calcoli che rendonsi necessari, specialmente quando si maneg- 
giano documenti datati con nomi di feste religiose. 

Cura speciale pose l'A. alle Tavole cronologiche dei So- 
vrani dei principali Stati d'Europa nell'evo medio e moderno, 
con particolare attenzione all'Italia. Di essa invero non ci for- 
nisce soltanto la serie degli imperatori e dei re, ma dei signori, 
conti, marchesi, duchi, granduchi, principi, dogi, re, che domi- 
narono nelle varie regioni e città, disposte per ordine alfabe- 
tico (Bologna, Camerino, Faenza ed Imola, Ferrara, Forti, Ge- 
nova, Guastalla, Lucca, Mantova, Massa e Carrara, Milano, 
* Mirandola e Concordia, Modena e Reggio, Monferrato, Napoli, 
Padova, Parma, Piacenza, Pesaro, Pisa, Piombino ed Elba, 
Puglie e Calabria, Ravenna, Rimini, Roma, Saluzzo, Savoia e 
Piemonte, Sicilia, Toscana, Treviso Feltre e Belluno, Urbino, 
Venezia, Verona). 

Per una più vasta trattazione della materia si potranno 
consultare i Padri Mauiini, l'Jdeler, Io Stokvis, il Grotefend, 
il Brinkmeier, il Potthast, il Duchesne, il Bòhmer, il Kopallik, 
il Bùhl, il Mas Latrie, il Carraresi ed altri; ma come raccolta 
degh elementi cronografici comuni sarà senza dubbio apprez- 
zata dagli studiosi la Cronologia del Cappelli. 

* * 

23. — I due volumi del Gnecchi e dell'Ambrosoli costitui- 
scono un'ottima guida numismatica italiana, il primo per l'età 
romana, il. secondo per i tempi moderni. 

Il lavoro del Gnecchi non è nuovo, essendo la terza edizione 
d'un manualetto, apparso la prima volta nel 1895, la seconda 
nel 1898, ed ora notevolmente accresciuto nel testo (p. 418), 
nelle figure (203) e nelle tavole iconografiche (25). L'A. rag- 
giunse (e n'è prova la buona accoglienza del pubblico) l'in- 
tento di volgarizzare la numismatica, rendendo accessìbili a 
tutti le cognizioni elementari e facilitando l'acquisto e i cambi 
delle monete. Sono tre parti distinte, ma intimamente colle- 



STORIA OBHSRALB — F. OlTICOHI • 8 ÀHBROBOLI * 0. GAROLLO 177 

gate; nella prima fornisce le notizie generali sulle collezioni^ 
rarità, valori, ritrovamenti, ripostigli, falsificazioni delle monete, 
con un ricco saggio bibliografico ed una utilissima nomencla- 
tura numismatica; nella seconda illustra i vari tipi, forme e 
vicende delle monete della repubblica romana ; nella terza si 
intrattiene più ampiamente sulle monete e zecche imperiali^ 
con elenco alfabetico e serie iconografica. In appendice TA. 
ci diede un Vademecum pel raccoglitore in viaggio con l'indi- 
cazione dei prezzi per le monete consolari e imperiali. 

L'Atlante numismatico italiano del compianto Ambrosoli 
non è già un atlante completo, per cui occorrerebbero parecchi 
Tolumi, ma una selezione, fatta col savio criterio dell'uomo 
competentissimo, di 930 monete, nell'intento di dare un'idea 
sufficiente della vastissima numismatica italiana moderna. É 
quindi un libro di divulgazione e di uso pratico ad un tempo, 
in cui, com'è naturale, primeggiano per numero le monete di 
Roma (192), Venezia (134), Milano (95), Savoia (63), Napoli (56), 
Bologna (41), Parma (24), Firenze (21). L'Atlante è preceduto 
da un succinto elenco delle pubblicazioni più notevoli, alle 
quali si dovrà ricorrere per informazioni particolari sui vari 
argomenti, dall'indice alfabetico delle città e regioni illustrate, 
dal prospetto delle zecche dell'Italia continentale e insulare ; ed 
è seguito dall'elenco dei santi rappresentati sulle monete, dal- 
l'elenco dei motti disposti in ordine alfabetico, e da quello 
delle figure, che sono in tutto 1746. 

* 

* * 

24. — La frequenza dei Dizionari biografici ne dimostra 
il vivo bisogno. Tutti presentano gravi difficoltà ; queste si ac- 
crescono, quando il dizionario diventa universale e vuol essere 
contenuto nella forma e nell'ampiezza di un Manuale. 

Il prof. Gottardo GaroUo s'accinse all'ardua impresa, non 
già con eliminazioni soverchie di nomi, che anzi ne aggiunse 
parecchi obliati di umili ma utili lavoratori, ma adottando un 
sistema nuovo. Anziché biografie storiche, sono indicazioni 
personali comuni, di cui occorre nei frequenti bisogni, con la 
nota caratteristica individuale più spiccata. Non sempre fu pos- 
sibile accertare la data e i luoghi della nascita e della morte, 
e non è sempre^ facile racchiudere in una formola la vita di 
un uomo, specialmente se molto complessa; pur ci sembra 

Rivista borica italiana^ 8* S., viir, 2. 12 



178 RCCBM8J0HI K ROTI BIBLIOGRAriCHB — C. RINAUDO 

felice il concetto direttivo. Infatti col suo sistema il Garollo 
riusci a raccogliere in 2 volumi di complessive pagine 2118 
ben 50 mila voci e 80 mila numeri, fornendo al consultatore 
i dati essenziali che spesso gli occorrono, o almeno indiriz- 
zandolo con le succose indicazioni a ulteriori ricerche. 

G. RlNAUDO. 



PAULUS KEHR, Regesta pontificum romanorum. Italia ponti' 
fida. — Voi. II, inLatiumn, Berolini, apud Weid- 
mannos, MDCCGCVII. 

25. — Fu già annunziata questa novissima e preziosa pub- 
blicazione, fatta sotto gli auspizi della R. Società di Gottinga 
dàir indefesso, paziente, accurato e intelligente ricercatore dì 
documenti pontificii, Paolo Kehr, nella Rivista storica. Della 
parte 1% Italia pontificia^ è ora comparso il voi. II, Latiumj 
dando a questo nome Testensione ch'ebbe nella storia eccle- 
siastica. 

Questo volume contiene gli Atti dei pontefici romani an- 
teriori all'anno 1198, che riguardano i patrimoni della S. R. 
Chiesa nel Lazio e le diocesi seguenti: delle sedi suburbicarie 
Ostia, Porto con T antico episcopato di Cervetri, Silva candida, 
Albano con Anzio, Frascati, Palestrina e Sabina; della Cam- 
pania romana Tivoli, Velletri con T antico episcopato delle 
Tres tahernacy Terracina con Piperno e Sezze, Segni, Anagni 
con Trevi, Ferentino, Alatri e Veroli; della Tuscia romana 
Nepi, Sutri, Civita Castellana, Orte, Gallese, Toscanella con 
Civitavecchia, Bieda e Viterbo, Bagnorea, Castro, Orvieto con 
r antico vescovado di Bolsena. Gli atti dei pontefici romani 
segnalati sono 677, dei quali 290 già erano nei Regesti del 
laffé; integri 340, autografi 72. 

I regesti sono pubblicati per ordine topografico, ossia 
dapprima quelli che riguardano i patrimoni della S. R. Chiesa 
nel Lazio, poi successivamente per ciascuna diocesi nell'ordine 
sopra indicato. Ciascuna sede reca propria numerazione. Sic- 
come questo metodo, consigliato da parecchie buone ragioni, 
potrebbe rendere meno facile la ricerca di uno speciale atto, 
così l'Autore ha poi disposto i 677 Atti per ordine cronolo- 
gico e per pontificati : notando con particolari segni nella nu- 
merazione, se gli Atti sono perduti o di cui si abbia semplice 



STORIA 6KNERALB — F. OSIÀPUSBO 179 

notizia, se sparii, se ancora conservati gli autografi ; indicando 
in altra colonna la data dell'atto, nella terza la fonte, se cioè 
tratti dalla collezione laffé-Kaltenbrunner (IK), o laflFé-Ewald 
(lE), laffé-Lòwenfeld (IL), nella quarta il pontefice e il titolo 
degli atti che li riguardano. Così si ha sotto gli occhi un chiaro 
prospetto dei Regesti secondo l'ordine cronologico e ponti- 
ficale. 

L'opera non è priva di tutti quei sussidi, che contribuiscono 
a rendere compiuta e quasi perfetta l'impresa, e tornano agli 
studiosi di tanta utilità pratica: come l'Indice delle cose, una 
larga bibliografia per ogni capitolo e paragrafo degli atti, un 
sobrio schiarimento storico e archivistico per ciascun titolo, 
e ad ogni atto le indicazioni necessarie per ritrovarne il do- 
cumento o la citazione. 

Tutti i cultori degli studi storici saranno grati alla bene- 
merita R. Società di Gottinga di avere curato una pubblica- 
zione così faticosa e dispendiosa, e al Dr. Paolo Kehr d'averla 
intrapresa con si larga preparazione, tanta dottrina e precisione 
di esposizione. C. Rinaudo. 



F. CHIAPUSSO, Susa: Bandiera e stemma della Città. — 
Susa, G. Gatti, 1906. 

26. — Con questo titolo il eh.""** A. pubblica due verbali 
del Consiglio Comunale di Susa, in data 14 maggio 1581.; 
nel primo dei quali si espone che vent'anni prima, in occa- 
sione dell'ingresso del Duca E. Filiberto in quella Città si era 
provvisto a fare un'insegna che venne affidata a Messer Claudio 
Porterio, e da questi era passata poi ad altre mani. Ora si 
delibera che il gonfalone sia preso e tenuto in consegna dal 
Consindaco Paolo de Roma. Il secondo verbale narra la ri- 
messione fatta quel giorno stesso dell'insegna del Comune, 
che era gialla, rossa e nera, dal nob. Lorenzo Bardessano, 
che la teneva presso dì sé come Alfiere, al nuovo consegna- 
tario designato. 

A questa pubblicazione, che illustra con brevissime pa- 
role, l'A. aggiunge qualche cenno intorno allo stemma della 
Città, notando le leggiere varianti ch'esso ebbe a subire nel 
succedersi dei tempi, le diverse descrizioni che se ne trovano 
nei libri del Comune. Le due torri, più o meno abbondante- 



180 RKCCN8I0H1 B KOTE BIBLIOURAFICHB — L. U. 

mente finestrate, congiunte o no da un muro con un portone^ 
ricordano la Porta di Savoia, costruzione romana di cui si 
onora la vecchia Susa, e il motto, che si aggiunse in tempi 
recenti, In flammis probatus amor, crede TA. sia stato inspi- 
rato dal Tesauro, il quale, invitato nel 1663 a tracciare un 
programma delle feste a celebrarsi per l'arrivo del Duca 
C. Emanuele II colla sposa Francesca d'Orléans, suggeriva 
anche l'erezione d'un arco di trionfo, sull'alto del quale, fra 
altri emblemi, la statua della Fedeltà che abbracciava una 
delle due torri dello stemma di Susa, nel cui zoccolo dove- 
vasi scrivere: « in flammis probatus est amor », alludefido al- 
r incendio patito dall' Imperatore Federico Barbarossa per V amore 
verso i principi di Savoia, 

Il lavoro è piccolo di mole e, se si voglia, anche d' im- 
portanza, ma è buon segno che l'on. Chiapusso non scorda,, 
fra le preoccupazioni della vita pubblica, i prediletti studi 
onde già venne onore a lui ed alla sua città nativa (1). 

L. U. 



PH. KIEFFER, S. Giusto di Susa, — Torino, Bellardi e 
Boria, 1906. 

i27. — Il padre Filippo Kieflfer ha voluto ripagare la cor- 
tese ospitalità che a lui ed ai suoi confratelli, esuli dalla 
Francia, offriva la valle di Susa, portando il suo contributa 
alle feste millenarie che, nello scorso anno, si celebravano in 
onore del Santo patrono della Diocesi, coli' illustrarne la vita 
e il martirio. Pensiero tanto più gentile quanto più al K., 
ignaro quasi della nostra lingua (il libro fu scritto in fran- 
cese e tradotto sul manoscritto dal Canonico Calabrese) stra- 
niero ai luoghi in cui si svolgevano le scene che imprendeva 
a narrare, non famigliare con molte delle fonti cui aveva a 
ricorrere, doveva riuscire difficile mandarlo ad effetto. 

Attingendo specialmente al racconto confuso e frammen- 
tario che la Cronaca della Novalesa ci porge della distruzione 



(1) Ciò scrivevo, quando a Felice Chiapusso sembrava promessa 
ancora lunga esistenza lieta ed operosa ; si stampò quando la morte 
lo ha strappato alFaffetto, alle speranze dei suoi ! Alla Memoria del 
compianto Collega il mio rispettoso, dolente saluto! 



STORIA GUriRÀLI — P. KIEFFBR 181 

di quel famoso cenobio per mano degli infedeli, delle sevizie 
e del martìrio che incontrarono i pochi monaci rimasti a cu- 
stodia dell'altare, mentre fuggivano i più, TA. mettendo a 
confronto i vari passi, non trascurando gli altri scarsi docu- 
menti sincroni e la tradizione popolare, sceverando, con critica 
sagace, quanto ha parvenza di vero da quanto sembra fan- 
tasiosa leggenda, traendo, dal poco che si conosce, deduzioni 
se non sempre sicure almeno verosimili, riesce a darci delle 
vicende del Santo una narrazione, se non ricca di particolari 
tale almeno da spargere sufficiente luce su di lui. 

S. Giusto, fratello d'un Leone che ^^o^è esser Papa, forse 
Leone IV, fu monaco della Novalesa e vi tenne non la dignità 
di Abate, ma la carica di cellerario o procuratore. All'annunzio 
<he ì Saraceni, varcato l'Appennino ligure ed invaso l'alto 
Piemonte, dilagavano lungo la cerchia delle Alpi e ne pre- 
davano successivamente le valli, i monaci della Novalesa si 
ritraggono, parte a Torino e parte in Savoia, ma alcuni riman- 
gono, e fra questi S. Giusto e S. Flaviano. I Mori si appres- 
sano, giungono, e all'orda dei fuggiaschi che esterrefatti li pre- 
cedono, si aggiungono gli abitanti della valle Cenisia e i pochi 
monaci rimasti a Novalesa (906). Cercano rifugio su per la valle 
della Dora, a Oulx, a Beaulard, nelle spelonche e nelle selve, 
e Giusto li dirige, li conforta, li avvia in salvo oltremonti, e 
poi col . compagno Flaviano scende a salvare altri miseri o a 
morire con essi. E muore infatti per mano dei Saraceni, e il 
corpo, buttato in un pozzo, riceve poco dopo, dalla pietà di 
qusdche fedele, onorata sepoltura in una chiesuola presso Oulx, 
di dove, oltre un secolo dopo, le sante reliquie, a caso sco- 
perte, vengono trasportate a Susa, nel tempio fatto innalzare 
da Olderico Manfredi (1027). 

In questo racconto e nella confutazione che fa della narra- 
zione di Rodolfo Glabro, che, affermando nella sua cronaca 
essersi trovato presente alla traslazione delle reliquie, cerca 
negarne l'autenticità, l'A. mi pare essenzialmente lodevole pel 
modo d'argomentare stringente e sicuro, e per l'amore alla 
verità che, a differenza degli agiografi dei tempi andati, lo 
spinge a procedere cauto e a non meritarsi l'accusa di cre- 
dulità sovèrchia. L. U. 



182 RBCEirSIOiri B NOTB BIBLIOOIUnOHE — Q. 8iN«I0RG]0 

D. SILVIO M. VISMARA, Monasteri e Monaci Olivetani nella 
diocesi milanese (Note storiche). — Milano, Cogliati, 1907. 

28. — Oh belle agli occhi miei tende latine! Ma il libro 
del Benedettino di Montoliveto è tutt'altro che bene scritto, e 
sovratutto è di breve orizzonte. Egli non è, infatti, che il 
panegirico del suo sodalizio , all' ombra dei cui ulivi sempre 
fiorirono i santi e nel quale come la virtù così la scienza fu 
costantemente tradizionale^ — ed è già assai che al chiudere 
del penultimo de* suoi sette paragrafi ammetta, che anche 
neirOrdirie Olivetano vi sia stato qualche momento di tiepida 
osservanza, di rilassamento, e che qualche religioso possa aver 
fallato. Ma a dir vero, la vita si vive dagli uomini, e tra gli 
uomini; e dappertutto (aggiunge giustissimo il reverendo Vi- 
smara) s'infiltra sempre del guasto che ammorba l'ambiente. 

E bella ed ampia tenda hanno diciotto anni or sono 
piantata in Seregno (nella diocesi milanese) i devoti di Ber- 
nardo Tolomei dell'illustre famiglia di Siena feconda. Desso 
è attualmente il solo Monastero che gli Olivetani abbiano in 
Lombardia, dalla quale erano stati assenti per forza quasi 
quattro quinti di secolo. Tutti ricordano il nembo procelloso di 
Giuseppe II prima, e poi la gran soppressione del tempo della 
Rivoluzione Francese che l'A. definisce a suo modo ubbriaca-- 
tura e vandalismo. 

Nella Provincia lombarda già i bianchi solitari di Monto- 
liveto avevano, del resto, spiegato il loro stendardo nel 1400 
a Baggio, la patria di quel patarino Anselmo che era stato 
trecentotrentanove anni prima assunto al papato col nome di 
Alessandro IL Altri quattro monasteri erano poco dopo sorti 
per essi a Villanova di Lodi, a Nerviano presso Parabiago, a 
S. Vittore in Milano, a Givate nel Lecchese, e a Viboldone 
di Melegnano. 

La Basilica Porziana (dalla quale la Vittoriana) vanta 
d'altronde una reale sua importanza storica. Sant'Ambrogio 
vi rimproverò Teodosio reo dell'eccidio di Tessalonica, e dopo 
il Mille, i mitrati Arnolfo ed Ariberto la dotarono di casa e 
latifondo. Auspice Giulio II l'ebbero nel 1507 gli Olivetani, e 
per costoro il 1570 sorse il nuovo tempio dedicato al Mar- 
tire. Ben dice il canonico Paolo Rotta (pregiato autore di un 
lavoro appunto su S, Vittmy, detta Basilica Porziana) che fu 
un vero sproposito il non aver conservata della vecchia cat- 



STORIA OXRIRALB -- 8. M. TISXARA 183 

tedrale nemmanco una traccia, e l'aver lasciato TAlessi co- 
struisse da padrone. Quarantadue anni dopo, S. Vittore, aperto 
al culto, ebbe consacrato il suo aitar maggiore da Federico 
Borromeo, dipinte le tele e le pareti dal Moncalvo, dal Crespi, 
dal Salmeggia, dal Figini, dai due Procaccini, e miniati i libri 
corali da Gerolamo di Milano. Solo il 1810, dopo vicende e 
resistenze diverse, i frati se ne andarono, pur lasciando ancora 
per qualche tempo al governo della importante parrocchia un 
dei loro. Il Cenobio, che se non fu architettura di Bramante, 
meritava di esserlo, diventò poi caserma della cavalleria au- 
striaca. 

Né mancò ai suoi giorni di qualche valore storico anche 
rabbazia di Civate, che sorta nel settecento, ebbe dal secondo 
Angilberto dei Pusterla e dall'arcivescovo d'Intimiano, e da 
altri fedeli, possessi tanti e tali privilegi che nessun'altra mai 
in Diocesi Milanese. Alla fine del XIV, però, essa, e per le 
continue guerre, e per esser decaduta in basso la disciplina 
monastica^ perdette assai della sua popolarità^ed occorsero gli 
Sforza e papa Sfondrati perchè ritornasse un po' alla vecchia 
nomea. Il 1556, fortuna volle che la ottenessero gli Olivetani, 
e per parecchi anni infatti le cose camminarono bene ; ma la 
disciplina conventuale s'era un po' rilassata, e il famoso nembo 
del Tedesco si scatenò ai tempi della Cisalpina come uragano 
anco sulla alpestre Civate. Gli Olivetani pare vi fosser vissuti 
pur troppo senza infamia e senza lode; ma a questo giudizio 
del Fabi, ed agli altri del Longoni, dello Spinelli, e di Cesare 
Cantù, di cotesta gente (!), il signor Vismara non sì degna di 
dar peso. À lui basta l'autorità, indubbiamente molta, ma 
niente spassionata, di monsignor Magistretti. 

Forse fu disgrazia che Antonio da Barga non sia cam- 
pato tanto da narrare i miracoli degli illustri del suo Ordine. 
Ma a desiderare ai Padri del Monte, oltre le cento ottave del 
gran Tasso, nientemeno che una Ditirambica degli uomini 
grandi e grandi cose che onorano non solo Oliveto, ma tutta 
Italia, c'è sempre tempo. Gaetano Sangiorgio. 



184 RBCEK8I0NI E NOTC BIBLJOORAFICHC — 0. BIGOMI 

ENRICO SIEVEKING, Studio sulle finanze genovesi e in parti- 
colare sulla Casa di S, Giorgio. (Trad. dal tedesco di Onorio 
Soardi, riveduta dall'Autofe). Parte I, in Atti della « So- 
cietà Ligure di Storia Patria ». Parte I del volume XXXV, 
— Genova, Tip. della Gioventù, 1906, pag. 262, in-4«. 

29. — La versione italiana di quest' opera molto impor- 
tante era desiderata dal millenovecento, cioè dacché si potè 
apprezzare nel testo originale quanta dottrina vi fosse e quanta 
novità di vedute (1). Infatti il valente professore della Univer- 
sità di Friburgo, non solo ha tenuto conto di tutti i contri- 
buti a stampa recati in questi ultimi anni a rischiarare i 
primi tempi del Comune di Genova, ma ha con assidue ri- 
cerche, nel R. Archivio di Stato, specialmente in quella sezione 
che chiamasi da S. Giorgio, nelle due celebri biblioteche della 
città (la Givico-beriana e la Universitaria) e negli Archivi di 
Venezia e Firenze, potuto accertare un gran numero di fatti e 
rettificare molte asserzioni erronee o avventate di studiosi che 
r hanno preceduto. Questa prima parte giunge sino al prin- 
-cipio del 400, cioè sino al consolidamento delle compere nel 
nome di S. Giorgio. La seconda abbraccia propriamente la 
Storia della Casa di S. Giorgio sino alla sua fine (1815) e 
ne daremo cenno quando ne sarà fatta T edizione italiana. 
Il lettore che voglia saperne qualcosa, può vedere anche su 
questa seconda il giudizio di Angelo Roncali da noi citato qui 
«otto. Diciamo intanto qualche cosa della prima. 

Essa si presenta con un chiaro elegante vestibolo che è 
la Prefazione dell'Autore (2). Segue un atrio (intitolato Fonti 
e Letteratura) il quale ci permette di apprezzare al loro giusto 
valore le fondamenta della ricostruzione finanziaria fatta dal S, 
Finalmente abbiamo l'accesso ad un triplice compartimento, 
-cioè a tre capitoli con i titoli seguenti: 

1^ Genova sotto il dominio illimitato della nobiltà fino 
all'anno 1257. ' 



(1) Prof. A. Roncali, recensioni delle due parti dell'opera in 
Riforma sociale (voi. IX, pag. 82 e segg. - Voi. X, pag. 612 e se- 
guenti nel 1899 e 1900). 

(2) Siamogli anche grati delle buone parole eh* egli ha stampato, 
attestando la sua riconoscenza per gli ufficiali degli Archivi italiani 
« la loro cortesia (vedi, pag. XVIII). 



STORIA OBHBRALI — E. BIBVSXIHO 185 

2** Dalla prima istituzione del capilaneus popuH fino 
alla elezione del doge popolare (1257-1339). 

3® Amministrazione delle finanze genovesi sotto il doge 
fino alla erezione della Casa di San Giorgio (1339-1407). 

Il corredo di documenti trascritti nell'appendice ci dà un 
saggio (per continuar il paragone) della bontà delle fondamenta. 

Ove non scendasi a particolari minuti, crediamo impossi- 
bile dare un'adeguata idea del lavoro dell' A., ma se volessimo, 
senza tor pregio alle altre, dire quali sono le parti del volume 
da noi preferite, diremmo senza esitazione il paragrafo intito- 
lato: Organizzazione indipendente della borghesia nella com^ 
pagna (pag. 18 e segg.), l'altro sulla Politica finanziaria del 
primo capitaneiis populi^ Guglielmo Boccanegra (pag. 6 e segg.)t 
finalmente quello sulle Imposte diverse specialmente sul com^ 
merdo (pag. 164 e segg.) e gli ultimi del capitolo 3® riguar- 
danti le Compere a Genova, confrontate coi debiti delle altre 
città italiane fin verso il 1400 e le Maone di Scio, di Cipro, 
di Corsica (pag. 185-223). 

Le investigazioni finanziarie del S. confermano solo in 
parte la definizione che dava il Rezasco per la cotnpagna: 
«è il popolo collegato in società politica ». Ragionevolmente 
il S. nota che la sua tendenza era di aggregarsi tutti i Geno- 
vesi abili alle armi. E alla testa della stessa erano le famiglie 
viscontili. Da queste erano presi i consoli che diventeranno poi 
i consoli del Comune, il qual Comune non viene dunque ad 
essere tutta una cosa colla città, ma soltanto una parte di 
questa (1); ecco in che senso deve intendersi la voce popolo 
nella definizione del Rezasco. Più tardi essa voce (popolo) 
avrà un valore contrapposto a quello di Comune. Il carattere 
militare originario della compagna impedisce di ritenerla ana- 
loga alla gilda inglese (come voleva il Goldschmidt) o ad una 
associazione capitalistica. Bensì il suo scopo essendo stato 
l'acquisto del dominio marittimo, e questo avendo raggiunto 
particolarmente durante e per causa delle Crociate, venne un 
grande incremento di capitale alla classe viscontile. Ma corri- 
spondentemente cresceva d'importanza anche la borghesia o 
popolo; quindi ecco il conflitto. 



(1) VoLPB, QuesUcni fondamentali sulV origine e svolgimento dei 
Comuni italiani. (Pisa, 1904, pag. 23 e segg.). 



186 RBCKN8I0VI B NOTE BIBLIOORAFICHB — G. BIGONI 

Il governo di Guglielmo Boccanegra è dal S. paragonato 
a una tirannide greca, e spiegato colla cattiva amministra- 
zione finanziaria del precedente governo. // capitano del popolo 
assise la finanza su basi solide riordinando il sistema dei 
prestiti (compere), fissando le azioni (luoghi) (1) a 100 lire, 
assalendo i diritti de* visconti e dell' arcivescovo, e di questo 
con maggior fortuna che non di quelli. Se il suo scopo era 
di sgravare le classi povere, perchè non si ricorreva ad una 
imposta diretta? Riferisce il S. la ragione addotta dal capi- 
tano , cioè che « mutua et collecta ad concivium et maxime 
pauperum gravitates » (2), ma osserva tosto: « Però effetti- 
vamente una colletta giustamente ripartita avrebbe colpito 
pure i ricchi, ai quali apparteneva anche il capitano, cioè il 
ricco banchiere Boccanegra». 

A proposito dei palazzi de' nobili sparsi per la città, muniti 
di torri, distinti da « ampie loggie e grandi cortili che servi- 
vano da luogo di riunione della famiglia e de' suoi partigiani „, 
cogliamo l'occasione per menzionare la loggia dei De Camilla 
e Lercari testé tornata in luce in Vico degl'Indoratori, cioè 
non lungi dalle case dei D'Oria (3). 

* * 

Il sistema finanziario genovese non aveva soltanto uno 
scopo fiscale. Il S., che fin dal 1896 aveva rivolta la sua at- 
tenzione air industria della seta nella nostra città, trova, nelle 
tariffe daziarie del 300, un intento evidentemente protet- 
tore sia della industria degli ori e argenti (specialmente fili- 
grana), sia della seta. Cita per il 400 la diminuzione del dazio 
d'importazione del legname ** attendentes quantum ex navali 
fabrica Januensium opes crescunt et civitas exsullat », dove 



(1) Parola, crede il S., presa dal lingaaggio degli armatori di 
una nave. 

(2) Veramente la precisa citazione, che ho riscontrato nel Libbr 
JuRiUM, dev* essere: Oporteret mutua et collecte frequentes et magna 
fieri ad coiicivium etc. Altrimenti il senso è poco chiaro. 

(3) La iscrizione latina, che il march. M. StagHeno fin dal 1860 
trascrisse, è la seguente : In ChrisU nomine 1411 prima Maxi per 
ndbiles De Camilla et De Lercariis hec logia facta fuit quibus et earum 
sticcessoribus in perpetuum sit comunis. 



STORIA IQEHBRALS — D. CAMBU80 187 

qjiesV exsuUat è veramente una parola assai significativa, e ben 
ci mostra la città nella quale i monarchi stranieri venivano a 
impegnare le loro gemme per poter pagare i proprii soldati. 

Sulla tenuta dei libri in partita doppia, in cui Genova ha 
preceduto non solo Firenze ma anche Venezia, e sul vario 
carattere delle maone le osservazioni del S. ci sembrano spe- 
cialmente notevoli e ci siamo compiaciuti che, al par di noi 
e d'altri studiosi, egli abbia dato il dovuto peso alle ricerche 
del generale Ugo Assereto intomo agli alberghi nella Liguria 
e alla Maona di Corsica (1) « dall' Assereto giudicata non più 
favorevohnente di quello che Adamo Smith giudicasse la Fast 
India Company ». 

Per concludere e col desiderio di dare un più largo cenno 
delle compere al tempo (speriamo prossimo) in cui sarà pubbli- 
cata la parte seconda propriamente dedicata a S. Giorgio (2), 
non sapremmo meglio significare il nostro elogio, che deplorando 
non siano vivi ancora il Belgrano e il Desimoni, perchè così 
il S. come il pubblico V avrebbero udito, anziché da noi, da 
ben più autorevoli giudici. Guido Bigoni. 



DOMENICO GAMBIASO, Cremeno e la Polcevera. — Genova, 
tip. della Gioventù, 1907, pag. 248, in-16^ 

30. — Da Carmandino in Val Polcevera alle falde del 
monte dei Due Fratelli prende il nome quell'antico progeni- 
tore (3) delle famiglie viscontili di Genova segnalatesi agli 
albori del Comune, il nome delle quali faticosamente e acu- 
tamente rintracciò il Belgrano di sui due codici membranacei 
celebri col nome di Registro arcivescovile di Genova. Si che il 
luogo stesso, colle lontane memorie storiche che vi si connettono 



(1) Nel 1378, per la guerra imminente, che fa poi detta di Chioggia, 
il Comune cede risola, faor di Bonifacio e Calvi, a una maona, di 
cui è gran parte Leonello Lomellini. U. Asserbto, Genova e la 
Corsica in BvUeUn de la Société, etc,, de la Corse, 1901, pag. 146. 

(2) In cui speriamo trovare una stampa più accurata, special- 
mente delle citazioni contenute in nota. 

(3) Ido Visconte possessore di terreni lungo le mura di Genova, 
presso S. Siro, nel 952. Carmandino - oggi Cremeno - è propria- 
mente air imboccatura d' una valle minore che prende il nome dal 
torrente Secca. 



188 RKOSNBlOm B NOTE BIBLIOGRAFICHK — 0. BIQONI 

(anche senza risalire alla Tavola di bronzo ed alla sentenza 
arbitrale del 117 avanti Cristo), destava nell'operoso sacer- 
dote D. D. Cambiaso il pensiero di raccoglierne dagli autori e 
più dai documenti della storia ecclesiastica e civile i non in- 
signi, ma non trascurabili fasti. L'ordine del giorno del IV Con- 
gresso storico subalpino (Saluzzo, Settembre 1901) « che ogni 
Parrocchia, ogni Comune anche di piccola importanza storica, 
provvedesse ad un Regesto de' proprii documenti nell'inte- 
resse generale della storia » ha contribuilo, per sua slessa con- 
fessione, a ravvivarle. Ma all' A. parve troppo arida cosa un 
semplice Regesto, e con fatica di molti anni, com'egli stesso 
dice nella Prefazione, ha ricercati gli elementi e riordinati 
e collocati « sotto quel punto di vista che meglio si conve- 
niva, affinchè da tanti... spesso disparati e sconnessi... risul- 
tasse un tutto armonico, una narrazione continuata e com- 
pleta di ciò che si riferisce alla storia del nostro villaggio » (l). 
E la narrazione crebbe, non avendo saputo l'A. resistere al 
desiderio di parlare d'altri villaggi che fanno corona a Cremeno 
e d' altri luoghi della sua cara valle. E queste notizie saranno 
care certamente ai Polceveraschi, quantunque non necessarie 
alla storia del villaggio. È vero che prudentemente l'A. ha 
intitolato il suo libro non solo da Cremeno, ma anche dal 
fiume che alla valle dà il nome. 

Son sei capitoli di storia civile e sette di storia eccle- 
siastica, a cui fa seguito un corredo non dispregevole di do- 
cumenti e note che attestano buone ricerche d'archivio fatte 
dall'Autore. 

A pagine 180 e 181 l'albero genealogico dei Visconti di 
Carmandino è completato — colla scorta di documenti — di 
alcuni nomi che mancano nel Belgrano. 

Il lettore troverà pure interessante quello che l'Autore 
narra del culto di S. Criserote, che per circa mezzo secolo 
era stato venerato sotto il nome di S. Otifilio sulla fede di 
una lapide dimezzata, dove la parola filio faceva seguito al 
genitivo del nome precedente: oti. Ritrovata nella Biblioteca 
Reale di Torino l'altra mezza lapide, per interposizione del- 
l'abate Angelo Sanguineti e di 6. B. De Rossi, venne con- 



(1) Prefazione, pag. vi. 



BTl PREROMANA B ROMANA — A. MOSSO 189 

cesso da Re Vittorio il trasporto di questa a Cremeno e la 
ricostituzione integrale, che diede al martire il vero suo nome. 
Non vogUaino terminare senza dir esplicitamente che il 
libro, come abbonda di erudizione discreta, cosi è condotto 
con discreta critica. Guido Biconi. 



2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 

ANGELO MOSSO, Escursioni nel Mediterraneo e gli scavi di 

Creta, — Milano, Treves, 1907. 
ANGELO MOSSO, Le armi piii antiche di rame e di bronzo. 

Memoria presentata alla R. Accademia dei Lincei. — 

Roma, Salviucci, 1908. 

31-32. — Il chiarissimo senatore prof. Angelo Mosso, l'illu- 
stre fisiologo della Università di Torino, è noto anche fuori della 
ristretta cerchia degli scienziati puri, per le sue benemerenze 
Terso la cultura generale e specialmente a riguardo della edu- 
cazione fisica. Egli è uno dì quegli studiosi che amano mettere 
la scienza a profitto della umanità, diffondendo, anche in forma 
popolare, i risultati delle proprie ricerche applicati al migliora- 
mento della vita pratica. È uno scrittore geniale, i cui libri^ 
specialmente quelli che trattano della fatica, della paura e della 
Tita alpinistica, sono letti con vivo diletto e godono d'una 
meritata popolarità. I suoi studi relativi alla educazione fisica 
hanno avuto una benefica influenza sul progresso ed indirizzo 
serio della ginnastica e dello sport; e già in questi si poteva 
ammirare la profonda e vasta cultura storica e letteraria delFA. 
Questa ha condotto il Mosso allo studio della vita antica nei 
suoi varii aspetti che hanno rapporto alla fisiologia e alla socio- 
logia moderna. Ed è naturale che Tattrattiva speciale di questi 
studi abbia ingolfato Tegregio uomo nella archeologia, di cui 
è divenuto un appassionato amatore e cultore benemerito. 

La fama degli straordinari risultati ottenuti dalla esplora- 
zione principalmente degli Italiani e degli Inglesi nell'isola di 
Creta, ed il desiderio di conoscere l'ambiente ellenico, che tanta 
influenza ha esercitato sulla vita del gran popolo e sulla civiltà 
nostra, ha indotto il Mosso ad intraprendere un viaggio in 
Grecia ed a trattenersi a lungo in Creta, assistendo anche 
agli scavi che allora continuavano a Cnosso e Festo, per 



190 RICBM&IONI E NOTE BIBLIOORAFICBB ^ L. XARUVI 

opera deirEvans e del Pernier. Il nostro amico dott. Giuseppe 
Hazzidakis, ispettore generale delle Antichità, sempre sollecito 
ad aiutare gli studiosi e specialmente gli Italiani, insieme al 
nostro caro maestro nelle esplorazioni cretesi, il prof. Haltherr, 
hanno porto aiuto alle ricerche del Mosso. 

Ed era utile che tutto quel prezioso materiale che docu- 
menta la civiltà splendida ed antichissima dell'isola, il cui riflesso 
ci rende la leggenda di Minosse, oltre che dagli archeologi 
di professione, fosse esaminato da scienziati d'altro genere. Già, 
in generale, l'isola di Creta offre, specialmente per noi italiani, 
tanti lati degni di studio, che il nostro Governo non soltanto 
dovrebbe continuare le ricerche archeologiche che ci hanno 
arrecato tanto onore, riprendere quelle di scienze naturali 
iniziate dal Simonelli, e continuare le storiche tanto ben com- 
piute dal Gerola, ma favorire anche lo studio economico della 
fertile regione ed aiutare le iniziative industriali che vi si 
potrebbero con profitto impiantare, senza parlare poi di quella 
troppo trascurata influenza politica nel Mediterraneo, che è il 
gran lato debole della nostra politica estera. 

Il Mosso ha raccolto materiale di studio e copiosa messe 
di osservazioni antropologiche, che formano argomento di pub- 
blicazioni scientifiche speciali (1); ma tutto ciò che presentava un 
interesse più generale e non era di competenza esclusiva delle 
pubblicazioni accademiche, ha costituito l'essenza del libro che 
abbiamo dinanzi, il quale ha già tanto contribuito a diffondere 
ed a far apprezzare meglio il mondo antico rivelato dagli scavi 
in Greta. 

Si comprende facilmente come le pubblicazioni scientifiche 
degli esploratori inglesi, americani, francesi, tedeschi ed italiani, 
raccolte in riviste o in atti di Accademie, siano poco accessibili 
al gran pubblico. Mancava quindi un libro che, riassumendo 
i risultati degli studi speciali, dimostrasse in forma adatta 
alla comune intelligenza, tutto il valore di quelle ricerche, e 



(1) Idoli femminili e figure di animali delVetà neolilica, in t Me- 
morie deU' Acc. d. Se. di Torino » , S. II, t. LVIII, con due tavole. 

Femori timaìii, usati coms cóllaive od amuleti, e critica dei fusarcli 
votivi, descr. dallo Schliemann, in e Atti d. d. Accad. », voi. XLII, 
12 maggio 1907. 

Vertebre di pesci che servirono come ornamento o come amuleti nei 
tempi preistorici, Ibid. 



KtI PREROHAVA e romana — A. M0880 191 

le deduzioni sicure che si possono trarre per la storia della 
civiltà preellenica del Mediterraneo. 

Spesso fra di noi specialisti si parlava della necessità di 
scrivere un libro siffatto, prima che gli stranieri ci precedessero ; 
ma o mancava Fautore predestinato o mancava il tempo agli 
studiosi della materia. Ed il Mosso è giunto in buon punto, 
poiché quasi contemporaneamente al suo ha visto la luce in 
Inghilterra un pregevole libro del prof. Ronald M. Burrows, 
Discovenes in Crete (London, Murray, 1907); ed è bene che 
tosto sia stata pubblicata anche un'edizione inglese dell'opera 
del Mosso, dal titolo The palaces of Crete and their builders, 
a Londra, dal Fisher Unwin, volume che contiene anche un 
capitolo in più, su Le calzature ìiei tempi di Minosse, che 
formò tema d'un articolo pubblicato nel Secolo XX, VI, 11 
novembre 1907. 

Il Mosso si è sentito attratto da quella speciale fioritura 
di civiltà sviluppatasi nell'isola di Creta in tempi antichissimi, 
la quale ci ha rivelato il sostrato primo e splendido e più 
caratteristico del mondo eroico greco ed i germi della successiva 
civiltà ellenica. Questa ora non ci appare più come una crea- 
zione del tutto originale sbocciata subitaneamente nell'Egeo, 
come Athena dal cranio del sommo dio degli Elleni. Anche 
il genio greco è la risultante d'una mirabile fusione di ele- 
menti, serba il riflesso d'una civiltà che nello stesso ambiente 
mediterraneo si è svolta lungamente ed esuberantemente. Già 
gli scavi dello Schliemann avevano rivelato il mondo miceneo ; 
ma, mentre credevamo aver conquistato con queste scoperte 
la rivelazione della civiltà de' tempi eroici greci, gli scavi di 
Creta ci dimostrano adesso che la civiltà micenea non è che 
una fase, e già decadente, della egea, che ha avuto il massimo 
fiore nel millennio antecedente e centro principale nel regno 
di Minosse in Creta. Si comprende facilmente come lo studio 
di questa civiltà abbia gran peso nella intelligenza di tutte le 
manifestazioni dello spirito greco, come lo studio delle civiltà 
italiche è indispensabile per ben comprendere la storia civile 
e l'arte romana. 

Il libro del Mosso incomincia col rendere conto sommario 
degli scavi, in ispecie di quelli più completi ed importanti di 
Cnosso, fatti dagli Inglesi, di Festo e della villa di H. Triada, 
compiuti dagli Italiani. È una descrizione vivace delle rovine, 
che interessa ed attrae, specialmente perchè riproduce il piacere 



192 RKCBVSIOXI K NOTE BIBLIOORAFICHB — L. XARIANI 

che deve aver provato TA. neiraddentrarsi e neiresercitarsi 
alla pratica delle ricerche archeologiche. Non è facile, per un 
profano, orientarsi nel labirinto dei palazzi minoici; ma colla 
guida del Pernier e degli Inglesi, che ormai sono penetrati in 
quasi tutti i misteri architettonici cretesi, il Mosso ha visto 
rivivere sotto i suoi occhi e può rappresentare fedelmente al 
lettore la éontuosa corte e famiglia di Minosse o Idomeneo, 
seduti sul loro trono, dando udienza o assistendo agli spetta- 
coli nel « teatro », o la famiglia, Vharem raccolto nel gineceo, 
gli schiavi intenti ai loro lavori nei fondachi, le cantine o 
i magazzini; la ricchissima suppellettile di metallo, la vaghissima 
ceramica dipinta, le vicende, i restauri, gli incidenti subiti dalle 
reggie solennissime e dalle ville apriche. L'ambiente e la sup- 
pellettile cosi mirabilmente conservati rivelano allo studio del- 
l'archeologo ed alla fantasia del visitatore i varii lati della vita 
antica e innanzi tutto la religione, che è trattata nel capitolo X; 
dai feticci naturali di pietra, e dal culto aniconico de'pilastri 
e degli alberi, rivelatici dalVEvans e dal Reichel, egli passa 
ad esaminare i santuari nelle loro mine e nelle scene figurate, 
a descriverci i simboli e le funzioni del culto. 

Lo studioso della ginnastica antica e moderna non poteva 
fare a meno di interessarsi grandemente delle rappresentazioni 
figurate di esercizii di forza o di agilità, che frequentemente 
si veggono sui monumenti cretesi, dimostrando Talta antichità 
dello sport e la passione per esso sviluppatasi già nella civiltà 
egea. La giostm del toro selvatico sembra fosse Tesercizio 
prediletto, il pugilato e la scherma non mancano, come la 
danza, la corsa e il salto fanno parte dei divertimenti più in 
voga fin da quei tempi; il Mosso contribuisce colla sua espe- 
rienza osservazioni atte a far comprendere meglio gli esercizi 
figurati. 

Ma tra le manifestazioni più belle della civiltà minoica, 
non v'è forse nulla che uguagli l'arte d'inspirazione naturali- 
stica, cosi raffinata nella tecnica, e cosi geniale e spigliata nella 
concezione, che non trova riscontro altro che nell'arte giappo- 
nese, e perciò si differenzia molto dal carattere sobrio, assestato 
e solenne dell'arte greca classica. Il Mosso ce ne dà un'idea 
chiara nel capitolo XU, nel quale ci interessano soprattutto le 
osservazioni del fisiologo sulle fonti della inspirazione, sulla 
percezione dei colori, suU'irrigidamento e conseguente deca- 
denza dell'arte. 



BTl PREROMANA B ROMANA — A. MOBSO 19 S 

Attraenti e dilettevoli sono i seguenti capitoli sulla donna 
nelle religioni, sulla cucina e sulla musica. Il bel sesso figura 
nelle pitture e nelle inscrizioni cretesi in larga rappresentanza 
ed in forme seducenti. I costumi hanno un sapore orientale e 
moderno, in opposizione all'aurea semplicità del vestire classico ; 
e lo spirito sensuale si manifesta nella religione a base essen- 
zialmente naturalistica. La cucina carnivora e rudimentale degli 
eroi omerici rappresenta un regresso di fronte alla raffinatezza 
che appare dalla suppellettile domestica, la cui copia e varietà 
non ha riscontro altro che a Pompei. Sebbene la conoscenza 
della musica classica sia molto incompleta, nulla sappiamo di 
quella cretese antica ; s«nonchè l'esistenza di locali destinati a 
spettacoli, la tradizione dei rapsodi dei tempi omerici, e soprat- 
tutto le figurazioni di varii istrumenti a corda, a fiato, a per- 
cussione, nei monumenti di Creta, ci fan vedere come quest'arte 
fosse molto coltivata nell'epoca minoica. 

L'ultimo capitolo' riassume l'idea che l'autore si è formato 
riguardo all'orìgine ed ai depositarli di questa civiltà; e in esso, 
com'è naturale, sono condensate le riflessioni scientifiche di 
maggior peso per la questione etnografica. Il Mosso batte in 
breccia giustamente contro la teoria tuttora preponderante 
dell'unità etnica degli Indogermani, ai quali fu con entusiasmo ed 
amor proprìo eccessivo, dagli Inglesi e dai Tedeschi in ispecie, 
attribuito ogni bene che ci è venuto dal mondo antico : la stirpe 
geniale, la lingua agile e densa di pensiero, l'arte, le scienze, ecc. 
Eppure ogni giorno più le scoperte archeologiche e l'antro- 
pologia ci mostrano la falsità di questa illusione. 

La civiltà mediterranea, ormai è dimostrato, non ebbe 
orìgine dagli Indogermani; ma una razza o un complesso di 
stirpi formatosi o stabilitosi da tempi primitivi nel bacino del 
Mediterraneo ha sviluppato in modo mirabile le sue facoltà^ 
nell'ambiente più adatto e privilegiato dalla natura, quasi 
crogiuolo in cui si fondevano gli elementi delle civiltà mille- 
narie dell'oriènte e delle primitive dell'occidente. Nella seconda 
fioritura della civiltà classica, cioè nel mondo ellenico, non si 
era del tutto cancellato il sostrato di civiltà egea, che ha 
contribuito anzi alla formazione della civiltà classica, sebbene 
la diversità etnica del popolo depositario di essa abbia dato 
un'impronta così diversa per carattere dalla minoica. 

Non è qui il caso di discutere il libro del Mosso dal lato 
scientifico speciale, dal punto di vista paletnologico ed archeo- 

RivMa ilorica itcUiana, S* S., viii, 2. 13 



194 RKOBNSIOHI B ROTI BIBLIOORAriCHK — L. XARIAXI 

logico. Esso non ha la pretesa di sottoporsi ad un tribunale 
di specialisti ; ma desidera dì diffondere la conoscenza deirar- 
gomento interessante e piacevole. É naturale che in alcuni 
particolari si scorga qualche inesattezza perdonabile a chi non 
è della materia e non ha vissuto a lungo nell* esercizio della 
esplorazione archeologica. Ciò nonostante è mirabile la rapidità 
colla quale l'autore si è addentrato nella materia e la compe- 
tenza che in essa ha subito acquistata. 

Era pur utile che chi si accingeva a volgarizzare rargomento, 
non fosse legato dalle speciali esigenze dello studio archeologico, 
che conducono talvolta a pregiudizi, sempre alla visione uni- 
laterale de' problemi. 

Alla attrattiva della forma spigliata del dire il Mosso ha 
aggiunto molte belle illustrazioni, dì cose anche inedite che 
con particolare liberalità gli hanno fornito THalbberr, TEvans, 
il Pemier, il Savignoni, ecc. 

Piuttosto merita una speciale considerazione dal punto di 
vista scientifico la memoria del Mosso sulle armi antiche. 

Lo studio della composizione chimica dei metalli lavorati, 
provenienti dagli scavi, sebbene sia stato tentato qua e là con 
qualche successo, non ha raggiunto quella importanza siste- 
matica che dovrebbe avere. 

Non è infatti soltanto utile il conoscere la tecnica metal- 
lurgica degli antichi; ma sarebbe assai più interessante poter 
scoprire dalla qualità della materia la provenienza di essa. Il 
Mosso ha appunto tentato ciò; dalla natura delle impurità 
contenute nel rame delle armi più antiche, si può desumere 
da quali miniere, o almeno da quali regioni provenga il metallo 
adoperato. Ciò ha un considerevole valore per la storia dell'an- 
tica civiltà, specialmente per quel periodo così decisivo nella 
trasformazione della civiltà mediterranea, che è l'eneolitico. 
Allora, introducendosi le prime armi ed i primi istrumentì di 
metallo, si mutano le condizioni di vita de'popoli ; i deposìtarii 
di questa l^diistria e del commercio di tali manufatti predo- 
minano e diffondono, insieme alla nuova invenzione, idee civili 
e forme d'arte proprie ed acquistano anche una supremazia 
politica. Nella soluzione quindi del problema relativo all'orìgine 
della civiltà neolitica nel bacino del Mediterraneo, è di massimo 
interesse ciò che il Mosso si è proposto, studiando le armi 
più antiche di Creta, dell'Egitto, dell'Argolide, della Sicilia e 
dell'Italia settentrionale ; specialmente nei Musei di Candia, di 



W^FWf 



ETi PRIROKAXl E ROMÀNI — A. MOSSO 195 

Siracusa e di Reggio Emilia, in Arezzo, a Perugia e altrove, 
che offrono più copiosa messe di materiale di confronto. 

Le analisi chimiche furono fatte nell'Arsenale di Torino 
coi metodi più esatti e moderni, ed in fondo al libro sono 
riassunti i risultati in tavole comparative. Il Mosso ha potuto 
ottenere per il suo esame frammenti di sommo valore e, per 
quanto è possibile, di data certa. Le deduzioni storico-paletno- 
logiche, che Fautore trae dall'analisi chimica, sono messe in 
rapporto con ciò che noi sappiamo dai confronti formali delle 
armi e degli strumenti. Egli passa in rassegna i tipi di armi 
egizie, cretesi, greche ed italiane, e trova spesso coincidenza 
di dati chimici e di forme artistiche, sicché si possono trarre 
con una certa sicurezza le conclusioni etnografiche di relazioni 
fra i popoli dell'Egitto, di Creta, della Grecia e dell'Italia in 
quei tempi lontanissimi. 

La rassegna de'varii tipi di armi induce il Mosso a fare 
considerazioni importanti sull'uso di esse specialmente sul 
significato religioso di alcune armi votive ; e ciò aiuta l'indagine 
paletnologica. E così la comparsa de'primi oggetti di vero 
bronzo serve a stabilire bene il tempo e il luogo d'origine 
della tecnica relativa, la quale in Egitto è molto più antica di 
quanto non si credesse. 

La scoperta fatta dal dott. Hazzidakis d'una miniera di 
rame a Ghrysocamino, ed i pani di rame che tanto somigliano 
ai linjot sardi, dei quali trattarono il Pigorini e il Taramelli, 
nel Bull, di Paletn. ItaL, ì crogiuoli per la fusione, provano 
l'esistenza in Creta di una fiorente industria metallurgica, at- 
testata anche da figurazioni relative sui monumenti egiziani. 
Ciò non è forse sufficiente per togliere a Cipro il primato 
come centro metallurgico ed escludere altri centri di produzione; 
ma rivendica alla Creta minoica una tecnica finora attribuita 
ad altre regioni. 

Anche la tecnica della tempra dei metalli colla percussione, 
già studiata dall'Orsi e dall'Hostmann, ha trovato conferma nelle 
osservazioni fatte dal Mosso. Il confronto col materiale siculo 
ed italico mostra grande affinità tipologica, e sembra quindi 
potersi ritenere che esistesse un centro comune di diffusione, 
forse Creta stessa. 

Infine, il Mosso anche da questo studio speciale è indotto 
a ritornare sulla questione dell'unità indogermanica; il nuovo 
<K)atributo d'indagini da lui fatto è un altro argomento contro 



196 RECftNSIOMI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. RINAUDO 

la teoria germanica che agli Arii attribuisce Tinvenzione e la 
diffusione dei metalli. Parimente la civiltà cretese sviluppatissima 
in tempi tanto lontani (3000 a. a. G.) è contraria airopinione 
che attribuisce questo merito ai Fenici. Il Mosso conclude, 
secondo noi giustamente, che « l'albero genealogico degli 
a Indogermani è pei naturalisti e gli archeologi una finzione, 
« cui manca il terreno storico e la radice nei fatti ». 

Ormai le scoperte in Creta, che sono in gran parte me- 
rito della Scuola italiana di Archeologia, hanno rovesciato tutta 
questa già vacillante teoria del « Panindogermanismo », e gli 
studìi del Mosso, che hanno allargato il campo deirindagine 
paletnologica ed archeologica, trasportandolo nelle provincie 
vicine delle scienze naturali ed esatte, hanno contribuito note- 
volmente a chiarire meglio la storia della civiltà antichissima 
del Mediterraneo. Auguriamo air illustre e benemerito uomo 
fortuna nelle ricerche nuove cui si è accinto: mentre scriviamo 
egli è nella Magna Grecia a proseguire con giovanile entu- 
siasmo quegli scavi, da cui spera trarre nuovo argomento per 
il fausto connubio della archeologia con le discipline da lui 
coltivate. Lucio Mariani. 



GUGLIELMO FERRERÒ, Grandezza e decadenza di Roma 
(Voi. IV). La repubblica di Augusto. — Milano, F.Ui Treves,, 
1906. 

33. — Questo volume, illustrato dall'Autore con varie 
conferenze applaudite a Parigi dagli intellettuali, mira a dar 
la prova delle sue affermazioni sul carattere del governo di 
Augusto, ch'egli considera non come il fondatore della rao- 
narchia imperiale a Roma, ma quale autore di una restaura- 
zione repubblicana vera e non formale. Nel voi. 3^ aveva stu- 
diato gli eventi, che dalla morte di Cesare vanno alla seduta 
del Senato, in cui ad Ottaviano fu dato il titolo di Augusto 
(dal 15 marzo 44 a. C. al 16 gennaio del 27 a. C); in questo 
volume continua la narrazione fino ai ludi saeculares, glorifi- 
cazione del dominio universale di Roma. 

Non la rivincita partica, non la restaurazione dell'antica 
virtù, ch'ei non ritenne possibili, erano il pensiero d'Augusto 
nel primo ristoro dalla guerra civile appena finita, ma il rior- 
dinamento delle finanze, necessario prologo d'ogni altra riforma.. 



rri PRKBOMAKJL B ROMANI — G. FERRERÒ 197 

I provvedimenti intesi a questo fine rintraccia con molta cura 
ri.; e con singolare acume, per dimostrare che con questo 
mezzo tendeva Augusto ad avvezzare Tltalia a smettere Tidea 
della conquista persiana e il rariimarico degli antichi tempi. 

Molti episodi della vita romana, o trascurati, o ricordati 
alla sfuggita da altri scrittori, o non messi in rilievo per loro 
importanza politica, con efficacia espositiva ci presenta il Fer- 
rerò: come le insistenze di Augusto, affinchè Tamicissimo di 
Bruto, Messala Corvino, accettasse la carica disseppellita di 
praefedus ì^rbi; la politica e le stranezze di Cornelio Gallo nel- 
l'Egitto e le accuse di Largo contro l'ambizioso tesaurizzatore 
proconsole e la sua misera fme; T edilità di Marco Egnazio 
Rufo, il popolare spegnitore di incendi a Roma e la sua can- 
didatura a pretore; il processo contro Marco Primo, gover- 
natore della Macedonia; la congiura di Cepione e Murena; la 
descrizione dei ludi saeculares col relativo Carme oraziano che 
consacravano ufficialmente e nell'arte la dominazione univer- 
sale di Roma. 

Ma le parti essenziali del volume sono dirette a tre punti 
principali: i viaggi di Augusto, le riforme politiche e sociali, 
la riforma dei costumi. Troppo facilmente TA. vede nei viaggi 
di Augusto, attraverso la Gallia nelle Spagne contro i Can- 
labri e gli Asturi, attraverso la Grecia e l'Asia Minore verso 
l'Oriente asiatico, il bisogno di allontanarsi da Roma, fatale 
ai suoi dominatori, e di raccogliere denari per la restaurazione 
delle finanze; ma questi viaggi gli forniscono occasione di 
scrivere pagine efficacissime sulle condizioni della Gallia, della 
Orecia e dell'Asia Minore dopo la conquista romana, e di il- 
lustrare la politica asiatica di Augusto. La riforma costituzio- 
nale del 23 a. C. e le riforme sociali attraggono giustamente 
l'attenzione dell'A.; ma egli si intrattiene con più particolare 
cura sulla riforma dei costumi. 

A tal fine, valendosi non solo della storia e della legisla- 
zione, ma più largamente della letteratura poetica del tempo 
iTibuUo, Properzio^ Orazio e Virgilio), ci rappresenta Funiver- 
.^ale decadenza dei costumi, l'influenza deleteria dell'ellenismo 
e della corruttela orientale, il ritorno inefficace alle tradizioni 
antiche della famiglia romana, i progressi e le ragioni del mo- 
vimento puritano, i tentativi di Augusto nel seno della sua 
famiglia e i risultati, le difficoltà di una legislazione dei co- 
stumi, e i provvedimenti dell'anno 18, segnatamente le leggi 



198 RBCENBIONI fi NOTB BIBLIOGRAFICHE — C. RINAUDO 

de maritandis ordinibus^ sui matrimoni tra cittadini e liberti, 
sugli incoraggiamenti al matrimonio, sulle pene del celibato, la 
lex Julia de adulteriis. Questo aspetto della vita romana illumina 
TA., spiegando le contraddizioni del primo secolo deirimpero, 
come risultante delle contraddizioni fra il principio latino e il 
principio greco-orientale, fra lo stato considerato come organo 
di dominazione e lo stato considerato come organo di un'alta e 
raffinata coltura, fra il militarismo romano e la civiltà asiatica. 
Come nei volumi precedenti, TA. mira non a una fredda 
collezione di notizie storiche, ma a ridare anima alle morte 
memorie, ricostruendole nella piena vitalità dei tempi che fu- 
rono, talora forse con una visione troppo soggettiva, certo 
sempre con grande acutezza di considerazioni e anche con ar- 
ditezza di divinazione. G. Rinaudo. 



BASILIO BORELLI, S. Prospero d'Aquitania e il giudizio della 
storia. — Carpi, Bavagli, 1907. 

34. — La credenza tradizionale deiraquitanità di S. Pro- 
spero, vescovo e protettore di Reggio neirEmilia, cominciò ad 
essere combattuta sin dal secolo XVII ed ha trovato parecchi 
ed assai autorevoli contradditori fino ai nostri giorni. Ora il 
sacerdote Borelli si propone in questo su^o primo lavoro sto- 
rico dì mostrar vera l'identità del Vescovo reggiano col celebre 
Prospero d'Aquitania, confutando via via tutte le obbiezioni 
degli avversari. ComlDatte dapprima le tesi che Prospero di 
Aquitania non abbia mai avuto alcun grado gerarchico nella 
Chiesa; che sia stato semplice laico, ammogliato e soldato; 
che abbia condotto vita poco conforme al carattere del mini- 
stero ecclesiastico. Passa quindi a studiare Prospero stesso 
come segretario di Leone Magno, nei martirologi, come dot- 
tore della Chiesa. Esposte, poi, le condizioni della diocesi di 
Reggio nel secolo V e ricordati i predecessori di S. Prospero 
in questo vescovado, esamina le notizie intorno alla vita di 
lui. E termina cercando di mostrare che la deformazione stessa 
della realtà storica nella tradizione reggiana intorno al Santo 
è prova certa della sua antichità. Adornano* il libro alcune 
illustrazioni: la statua di S. Prospero, una rozza pianta di 
Reggio del secolo XVI, la facciata della cattedrale e della ba- 
silica del Santo, ecc. 



ALTO MVDIO EVO - G. HARTBAlDr 199 

Non si può negare che TA. conosce molto bene Targo- 
mento e sa trattarlo con copia di erudizione e accorta dia- 
lettica. Ma questa è non di rado artificiosa ; e alTefficacia della 
dimostrazione nuoce troppo spesso Tintemperanza della frase 
e del pensiero, il soverchio accanimento della polemica, il 
criterio talora non rigorosamente critico. In vece delFindagine 
serena, domina sovente il calore dell'avvocato che difende la 
sua tesi. Del resto, il B. stesso dichiara che scopo suo pre- 
cipuo « fu di ravvivare la devozione verso questo grande 
dottore della Chiesa e singolarissimo patrono della Diocesi 
reggiana i. A nostro avviso, la questione resta pur sempre 
aperta, e non potrebbe chiuderla che uno studio spassionato e 
affatto imparziale. Umberto Benassi. 



3. ALTO MEDIO EVO (Sec. V-XI). 

6RISAR HARTMANN, Emna alla fine del mondo antico secondo 
le fonti scritte ed i monumenti, — Roma, Desclée e C, 
1908, pag. LIV, 848, in-8, con 224 illustrazioni e piante. 

35. — Veramente, è la seconda edizione di un'opera, che, 
cominciata a pubblicare in dispense sin dal 1898, uscì intera 
soltanto verso la fine del 1900. Di più, essa forma il primo 
volume di una pubblicazione più vasta e che sarà completata 
in sei volumi, dal titolo generale Storia di Roma e dei Papi 
nel Medio EvOj esposta secondo le fonti coti particolare riguardo 
alla civiltà ed alVarte, la quale storia arriverà al punto da 
coi mosse il Pastor per la sua Storia dei Papi. Però ognuno 
di questi sei volumi sarà pubblicato in modo, che, come il 
presente, può far parte separatamente da sé, né quindi c'è 
alcun vincolo di tempo fra la stampa di una parte e quella della 
seguente. 

Mentre infatti attendevamo il secondo volume, ecco invece 
la seconda edizione del primo. Se non che questa edizione è 
così diversa dalla prima per aggiunte, correzioni e rinnovamenti, 
che quasi può apparire una edizione originale. Inoltre l'autore 
assicura che l'essersi liberato meglio dai vincoli d'insegnamento 
che lo tenevano alla università di Innsbruck ha permesso di 
dare al poderoso suo lavoro più sollecita operosità, onde i 
successivi volumi usciranno in tempo relativamente breve e 



^00 RECEMBIONI B NOTI BIBLIOGRAFICHE — ?. SPEZI 

saranno informati anche tipograficamente alla correttezza ed 
eleganza della presente edizione. 

Vediam quindi in che specialmente consistano le variazioni 
« migliorie introdotte in questa edizione; indi accenneremo alle 
generali linee della materia di questo volume, non essendo 
possibile dare un adeguato riassunto di così vasto argomento, 
anche perchè trattato analiticamente con rigida euritmia nelle 
sue parti con quella competenza scientìfica che tutto il mondo 
degli storici, compresi i critici protestanti tedeschi, riconoscono 
nello stimato autore. 

E subito osserviamo che l'edizione presente è traduzione 
dairoriginale tedesco, ed eseguita per cura del prof. Angelo 
Mercati, il quale volle serbati fedelmente l'ordine e l'interezza 
del testo da cui egli tradusse; mentre la prima traduzione nella 
prima edizione italiana, non solo inverti varie parti dell'edizione 
tedesca, ma, come osserva il Mercati stesso « molte cose in 
« quella furono omesse, molte trattate più in compendio, qual- 
« cuna condotta con ampiezza non troppo rispondente all'equi- 
^ librio voluto tra le parti di un tutto ». 

Ma c'è di più. Questo nuovo traduttore (che altro fu quello 
dell'altra edizione) si è prefisso un canone direttivo dell'opera 
sua, di cui non è stato tenuto conto nell'altra traduzione e che 
perciò solo rende la presente molto diversa e notevole: egli 
si è imposta « la più scrupolosa riproduzione in tutte le sfu- 
« mature del pensiero deposto nell'opera originale ». È un 
metodo di tradurre, cotesto, che può forse discutersi, secondo 
vedute speciali; ma che, in tutti i casi, non può non essere 
lodato per fedeltà al pensiero dello scrittore da cui si traduce. 
Avverrà talora che il periodare non sia del più puro italiano; 
e talvolta lo stile risentirà di certa teutonica durezza, onde 
la frase apparirà brevemente concettosa e monotona contro 
ogni regola di nostra armoniosa lingua; ma il Mercati questo 
ha voluto deliberatamente, credendo di riprodurre, per tal via, 
non solo la foo^ma vera del pensiero del Grisar, ma anche la 
tedesca anima vivificatrice del pensiero tedesco deirautore. 

Inoltre in questa edizione sono correzioni e aggiunte mol- 
teplici di quanto la critica, l'archeologia, la numismatica e 
gl'importanti scavi hanno palesato in questo ultimo decennio 
intomo alla gloria medievale di Roma; e chi sia al corrente 
dei progressi degli studi storici e di quelli sussidiarli della 
storia sa quanto cammino si è percorso in così breve tempo 



ALTO MEDIO EVO — 0. HARTMANN 201 

SU questa via. Ma queste giunte e queste correzioni il traduttore 
ha potuto inserire nel testo e nelle note secondo che Fautore 
gliele ebbe comunicate manoscritte. Però accadde che le prime 
varianti pervennero al traduttore quando già dell'opera si era 
stampato fino alla pag. 307 ; ed il Mercati quindi le ha riunite 
in 27 colonne prima del testo. Questa involontaria e parziale 
manchevolezza nell'organismo del libro può permettere di valu- 
tare più d^ vicino il copioso contributo che il Grisar ha por- 
tato in questa edizione ; soprattutto vi possiamo osservare 
con quanta prudenziale cautela egli accetti le conclusioni delle 
nuove scoperte ; cosi, per esempio, veggasi quanto è detto sulla 
casa di Pammachio e sulla chiesa dei santi Giovanni e Paolo, 
sulle regioni di Roma, sulla topografia vaticana e specialmente 
sopra il luogo controverso del martirio di S. Pietro. 

Altro pregio molto notevole della seconda edizione sulla 
prima è la copia delle illustrazioni storiche e artistiche, poste 
non solo con abbondanza gradevole, ma con speciale discerni- 
mento critico perchè ciascuna chiarisca meglio e accompagni 
opportunamente il testo ; onde questa saggia disposizione acquista 
valore di vero documento per la storia della civiltà e dell'arte 
in Roma nel medioevo. 

Con questo primo volume il Grisar ha cominciato a scri- 
vere la « storia civile del papato nel medioevo sullo sfondo 
della storia di Roma »; escluso quindi il concetto di una 
storia ecclesiastica, il disegno di esporre la storia di Roma 
come città e come incarnazione del papato dominatore uni- 
versale del medioevo, subito si delinea in tutta una grandezza 
armonica di confini ampi di ricerche e di studi della più alta 
importanza. Ed a questo arduo lavoro si è accinto il Grisar 
<ion una seria e lunga preparazione di attiva dimora qui in 
Roma per molti lustri; con il corredo di una inesauribile 
miniera di bibliografia sempre pronta a conforto d'ogni sua 
affermazione; con una mente dotta della più varia erudizione 
archeologica^ classica, artistica, storica, ecclesiastica. 

In questo volume si abbraccia il periodo che va dal IV 
alla fine del VI secolo: è diviso in cinque libri con diversa 
estensione. 11 primo libro, che crediamo il più importante, 
•come certo è il più .ampio, da prender da solo più che la 
metà di tutto il volume, é intitolato Roma allo spegnersi del 
culto pagano, e quivi sono lumeggiati, con magistrale vigoria, 
questi tragici momenti di storia romana, in cui il paganesimo 



202 RECSMSIOHI I NOTE BIBLIOQRA FICHE — P. SPEZI 

lanciava gli ultimi bagliori, mentre internamente l'impero e 
Roma venivano trasformandosi al trionfare dell'idea cristiana 
e Roma subiva le ultime umiliazioni al rovinar dell'impero ed 
al sopravvenire del germanesimo. Completano il quadro un 
ipotetico viaggio di pellegrini, di cui TA. si fa guida sapiente, 
dalla basilica di S. Giovanni in Laterano a quella di S. Pietro 
in Vaticano; una esposizione analitica dell'opera del vescovo 
di Roma per assurgere all'onore di primate su tutte le Chiese 
del mondo; ed uno sguardo sull'arte e sulla civiltà romana 
nella loro rifioritura cristiana. 

Più brevi sono i tre seguenti libri: il secondo che tratta 
di Soma ed i Papi durante la dominazione gotica in Italia; il 
terzo in cui si espone Roma di fronte ai Bizantini ed agli 
Ostrogoti al tempo del ristabilimento della potenza imperiale in 
Italia; ed il quarto che studia Romu sotto Narsete e nei primi teìnpi 
dell'Esarcato cioè fino all'irrompere dei Longobardi in Italia, 
allorché l'Italia cominciò la triste e secolare sua divisione fra 
più padroni; e in questi tre libri gli avvenimenti sono seguiti 
nell'ordine cronologico e studiati con rigorosa critica storica. 

Nel quinto ed ultimo libro, con ampia concezione sintetica, 
si svolge la Decadenza progressiva delle condizioni politiche e 
della civiltà romana; e la vitalità saliente della Chiesa Romana. 

Da questo pallido schema dei principali soggetti svolti in 
quest'opera poderosa potrebbe apparire subito un intenzione 
preconcetta dell'A. di fare l'apologia del cattolicismo nei primi 
secoli del medioevo; e tanto più facilmente s'immagina questo 
quanto più la fantasia d'ogni lettore ricorre subito alla condi- 
zione sociale di sacerdote gesuita dell'A. ed al naturale con- 
fronto colla storia di Roma nel medioevo scritta dal prote- 
stante Gregorovius. Eppure, ad onore del vero, no; il Grisar 
determinatamente dichiara di voler esser libero da ogni ten- 
denza e prevenzione di partito, e subito ne dà prova col tri- 
butare con sincera schiettezza la sua ammirazione all'opera 
del Gregorovius stesso. Certo, oltre che riparare alle troppe 
insufficienze e alle troppe inesattezze che la critica storica ha 
concordemente riconosciuto nel poetico storiografo di Roma 
medioevale; oltre che aggiungere tutto il concorso dei risul- 
tati degli studi e della scoperte ottenute nella seconda metà 
del secolo testé scorso; il Grisar assolutamente esclude il giu- 
dizio dei fatti che narra non confrontandoli, come spesso fa 
il Gregorovius, con fatti della storia moderna e contemporanea. 



ALTO XSD10 EVO — L. HALPHBK 208 

senza dire che questo scrittore volle promuovere, con la sua 
opera, una determinata idea, quella della nuova Italia. 

Vogliam dire che la voluta oggettività storica sia dal Grisar 
raggiunta nella sua pienezza scientifica? Non diremmo ciò; 
ma non diremmo neppure quanto già suoi ammiratori hanno 
affermato, che il suo libro è l'apoteosi del pontificato romano. 
Noi invece riconosciamo che il Grisar cerca e vuole il trionfo 
della verità nella storia, pur non essendo egli insensibile alle 
vittorie della fede cattolica sopra il paganesimo ed essendo 
sensibilissimo di dar risalto a quel lato intimo della vita ec- 
clesiastica di Roma, che egli, cattolico, storico e critico, crede 
di potere sentire meglio di chi alla Chiesa sia estraneo. Ed 
in questo a noi sembra di trovare onesta conciliazione del 
concetto scientifico con la fede religiosa dello scrittore. In tutti 
i casi la scienza storica, con quest'opera, certamente segna un 
passo assai notevole nella storia di Roma medioevale, e il vivo 
desiderio che si ha della continuazione di quest'opera, espresso 
da tante parti e di cattolici e di protestanti, è il miglior elogio 
che al Grisar poteva derivare. Pio Spezi. 



LOUIS HALPHEN, Études sur Vadministration de Rome au 
nioyenAge (751-1252). — Paris, Honoré Champion, 1907. 

36. — La formazione del comune di Roma nel 1143 e 
il conseguente accordo, o assenso, del papa Eugenio III nel 
1145, costituiscono nella storia di Roma medievale il passaggio 
da un periodo di dominazione, o prevalenza assoluta, del 
potere teocratico, in un periodo di relativa indipendenza della 
città dal pontefice. 

Ma quali cangiamenti subisse tutta Tammìnistrazione del 
governo da questa rivoluzione popolare forma un problema 
di alto interesse storico; e intorno al quale già, saltuaria- 
mente e con varia potenza di preparazione e di autorità, si 
diressero le ricerche di valenti cultori di storia medievale romana. 

Intanto altri gravi problemi, connessi a questo principale, 
sono le ricerche delForigine, dell'essenza e della evoluzione delle 
singole istituzioni amministrative prima e dopo questa data 
memoranda del J 143. 

E questo lavoro, importante quanto arduo, ha compiuto 
il sìg. Luigi Halphen, un valente giovane studioso di cose ro- 
mane, appartenente alla Scuola francese d'archeologia e di 



204 RBCKN8I0V1 E NOTE BIBLIOORAFICHE ^ P. SFIZI 

storia (negli anni 1904-1906), posta sotto l'esperta direzione 
del dotto Mons. Duchesne. 

Lo studio dell'Halphen muove dal 751 quando, secondo 
Topinione più comune, cessò di essere l'esarcato di Ravenna, 
e Roma ebbe più ragione di dirsi indipendente. Del resto, 
ramministrazione bizantina nell'esarcato già era stata studiata 
così da Carlo Diehl in un volume della Bibliothéque des Écoles 
d'Athènes et de Rome, come dall'Hartmann nell'opera: Untersu- 
chungen zur Geschichte de?' byzantinischen Verwaltung in Itq.lien 
{540-750). 

Questo punto quindi di partenza cronologica può facilmente 
essere accettato da tutti ; ragionevole è pure il punto d'arrivo, 
che è l'anno 1252, quando i Romani si scelsero un senatore 
straniero, Brancaleone degli Andalò; sebbene qualcuno potrebbe 
desiderare esteso lo studio a tempi ulteriori. 

Quanto alle fonti, a cui ha attinto l'A., sono autorevoli 
quasi tutte e copiose quanto più era possibile ; che non vuol 
dire che sieno state consultate tutte quelle che sono note e 
questo per' varie e spesso gravi difficoltà che si oppongono 
da parte di coloro che sono i custodi dei preziosi archivi 
romani, pubblici e privati, custodi spesso non adeguati al difficile 
compito loro affidato, più spesso ignari del valore dei documenti 
rinchiusi nelle custodite cartapecore medievali e quasi sempre 
assai diffidenti degli studiosi, anche se presentati e garantiti da 
autorevoli e competenti personaggi. L'Halphen spiega nella 
prefazione quanto inutilmente dovette più volte cercar di 
consultar archivi importanti : ma, ad ogni modo, l'abbondante 
nota delle fonti che egli ha avuto a sua disposizione; più ancora, 
la seria preparazione acquistata prima di accingersi a questo 
lavoro, e il coscienzioso uso delle fonti citate, certificano appunto 
della importanza della presente pubblicazione. 

Il libro è diviso in tre parti: 

Nella prima si espone U organisation administrative avant 
la revolution communale con cinque suddivisioni riguardanti il 
papa e l'amministrazione di Roma, le circoscrizioni amministra- 
tive diverse nell'ordine civile da quelle nell'ordine religioso, il 
prefetto, i consoli e i duchi e infine i giudici. 

La seconda parte tratta del U organisation administrative 
de la Coìnmune Roniaine, studiandosi l'essenza di questo Comune 
romano, l'organismo suo generale, le modificazioni subite dal 
senato e l'accresciuto numero dei vari servizi amministrativi. 



ALTO HEDIO RTO — R. POUPARDIN 205 

La terza parte ha più carattere di appendice di documenti, 
sebbene sia formata di liste statistiche delle varie cariche dei 
giudici ordinari, dei prefetti e dei senatori, composte con lode- 
vole studio dairA. stesso e disposte per ordine cronologico, 
secondo la data dei documenti, che sono ricordati e i quali 
rammentano i nomi di cotesti ufficiali civili dello stato romano. 
Molto facilmente queste liste possono essere ampliate, e forse 
qua e là modificate, colla scorta di documenti nuovi che venis- 
sero tratti alla luce; ma la utilità loro è incontrastabile. 

Chiude Topera un indice analitico per i vari riscontri che 
possano occorrere nel consultare questo lavoro sì riguardo le 
persone come i luoghi e le cariche, di cui si è tenuta parola. 

Pio Spezi. 



R. POUPARDIN, Études sur Vhistoire des Frincipautés Lom- 
bardes de Vltalie meridionale et de leiirs rapports avec 
VEmpire Frane, — Paris, Honoré Champion, 1907. 

37. — Primo oggetto di questi studi sono le fonti per 
la storia de' rapporti fra' Principati Longobardi e l'Impero 
Franco, da Carlomagno alla morte dì Lotario. Dopo questo 
tempo a l'histoire de leurs rapports avec Louis II se confond 
le plus souvent avec celle des rapports entre ce prince et 
l'empire byzantìn, et il faut attendre jusqu'au temps de Paldolf 
Tète-de-fer, c'est-à-dire jusqu'à la fin du X^ siede, pour que 
les affaires de l'Italie lombarde, après un siècle de luttes sans 
grandeur et sans résultat, tiennent de nouveau une place dans 
l'histoire generale de l'Europe occidentale ». Quelle fonti consi- 
stono in Cronache, Annali, Cataloghi, qualche agiografia, qualche 
« libro pontificale » e pochi testi diplomatici; materiale tutto 
già edito e quasi tutto già criticamente studiato. Ma dal P. viene 
ora opportunamente classificato, in base alla provenienza (di 
Montecassino, di Benevento, ecc.); vagliato, negli elementi co- 
stitutivi delle singole fonti; messo a confronto nelle sue parti 
diverse, meglio illustrato insomma. Sicché più d'un'opìnione, 
già in credito, n'è rimasta scalzata; e, per di più, utili notizie 
son date su' depositi archivistici, ove rimangano custoditi i 
testi diplomatici. Messa cosi meglio in sodo la base nel primo 
capo, su questa è intessuta ne' due capi seguenti l'esposizione 
de' rapporti tra' Longobardi e Carlomagno, tra' Longobardi 
e Ludovico I, Lotario e Ludovico IL È storia in gran parte, 



206 RBCENBIOHI B NOTI BIBLIOORA FICHE — V. BCHIPJL 

se non in tutto, abbastanza nota anch'essa; ma qua e là meglio 
chiarita, o meglio accertata. Degna d'essere particolarmente 
segnalata è TAppendice sul manoscritto del Cartolario comu- 
nemente indicato col titolo improprio di Cronaca di S. Sofia 
di Benevento. M. Schifa. 



4. BASSO MEDIO EVO (Sec. XI-XV). 

LUIGI SCHIAPARELLI, Charta Augustana, Note diplomatiche. 
— Firenze, Tip. Galileiana, 1907. 

38. — Della Charta Augustana parlarono incidentalmente 
il Cibrario ed il Gal, i quali pubblicarono parecchi di quei 
documenti nei M. H. P, {Chartarum, I e II). Primo a fermare 
la sua attenzione sopra la forma singolare e le caratteristiche 
di quel documento fu L. Bethmann che ne diede una som- 
maria descrizione. Buoni elementi d'indole giuridica raccolse 
Silvio Pivano nella sua introduzione alle Carte dd Grande e 
del Piccolo S, Bernardo esistenti nell'Archivio Mauriziano di 
Torino e provenienti da quello di Aosta {Miscellanea Valdo- 
stana, pag. 57-238). Nello stesso volume edito nel 1903 dalla 
Società Storica Subalpina (pag. 239-290) il prof. Giuseppe 
Battaglino pubblicò quaranta delle carte che esistono tuttora 
nell'Archivio Mauriziano d'Aosta (Mazzo I). Trattarono pure 
della Charta Augustana il Gaudenzi ed il Kem, ma essi, come 
i precedenti, non poterono studiarla che in un numero ristretto 
di atti riferentisi quasi esclusivamente alle Case del San Ber- 
nardo, quindi le loro conclusioni sui caratteri diplomatici e 
sul valore giuridico di quel documento sono necessariamente 
incomplete. Un lavoro simile richiede lunghissima prepara- 
zione e vuol esser fatto sul complesso di tutte le carte, al- 
meno di quante si potranno ritrovare. Esse sono sparse in 
ventiquattro archivi, non tutti in Valle d'Aosta. Difficile ne 
riesce la collezione completa, essendo talvolta la Charta Au-- 
gustana nascosta nell'interno di altri documenti notarili mem- 
branacei, ai quali essa conferiva speciale valore. Spesso il 
documento è abraso ; se ne potrebbe restituire la forma, sempre 
identica presso lo stesso cancelliere, ma la lettura dei nomi, 
che hanno interesse storico, riesce tante volte impossibile. 

Lo Schiaparelli potè studiare a lungo in Aosta parecchie 
raccolte inesplorate di Chartae Augustanae e farsi, dal lato 



BABBO MEDIO EVO — L. 8CHIAPABBLU 207 

paleografico e diplomatico, un concetto esatto di quel singo- 
larissimo documento. L'esame serio dei testi originali confe- 
risce un pregio speciale all'analisi che ne fa il giovane e 
Talente diplomatista. 

L'A. comincia collo stabilire la differenza fra la Charta 
Àugustana e la Chaiia Notarii, entrambe in uso contempora- 
neamente nella Valle d'Aosta dal 102C al 1408, ma con au- 
torità e valore molto diverso per la prima che appartiene 
esclusivamente alla Cancelleria d'Aosta, istituzione retta da 
speciali norme e con ufficiali propri. Essa aveva la sua sede 
in mezzo all'area dell'antica basilica romana, davanti alla chiesa 
di Santa Maria e San Giovanni (Cattedrale), ed ivi soltanto 
riceveva ed autenticava i suoi atti. 11 CanceUarius auguste era 
assistito da vicecancellarii o scriptores. Un fatto storico curio- 
sissimo si è che per lo spazio di 90 anni (1318-1408) da 
Amedeo V ad Amedeo Vili, i conti di Savoia erano cancel- 
lieri di Aosta, ove si facevano quasi sempre rappresentare da 
un vicesgerens. Cessano 'solo collo scomparire della Charta -4ii- 
gusiana^ cioè quando il loro dominio politico vi era stabilito 
definitivamente e senza contrasto. 

Lo S., con sottile indagine ed opportuni confronti, studia 
la Charta nei vari periodi del suo svolgimento, le due reda- 
zioni sul verso e sul recto, la data AeW'actum e la subscrlptio 
dell'ufiìciale della cancelleria, i caratteri paleografici e le varie 
formole, la stipulatio, la sanctio, le sottoscrizioni dell'escatocoUo 
e la datazione. 

Nell'ultimo paragrafo l'egregio A. esamina il valore giu- 
ridico della carta aostana, nei tre periodi nei quali divide la 
sua esistenza, e specialmente di fronte al breve recordationis ed 
all'istromento notarile. A proposito di quest'ultimo, crediamo 
ch'esso abbia penetrato in Valle d'Aosta molto prima del 
XIII secolo e non da Ivrea, ma d'oltre Alpi. Nelle istituzioni 
.e nelle consuetudini d'Aosta ebbero influenza preponderante 
le leggi burgundiche. Troppi elementi ci mancano prima del 
secolo XII, ma vediamo che parecchie famiglie gallo-romane 
sopravvissero nella Valle alle invasioni barbariche. Ad esempio 
i Felisia perdurarono in Aosta fino al secolo XV, ma il nome 
della gens era divenuto quello della famiglia. Nella tradizione 
imperiale e nel diritto burgundico è forse da ricercarsi l'ori- 
gine della Cancelleria aostana. Il fatto che i conti di Savoia 
vi furono cancellieri, prima del lento e progressivo assorbimento 



208 RICKNSIONI B NOTR BIBLIOaRAFICBB — F. 0. FRCTIZ 

della Valle, sembra conformare la tesi svolta dal De Tillier 
sulla dedizione volontaria a Casa Savoia mediante patti e fran- 
chigie, tesi combattuta con intenti politici dal Mellarede, dal 
Robilant, dal De Levis, dal Caissotti, e con molto acume storico 
dal Terraneo. 

Nell'appendice TA. ci dà l'elenco degli ufficiali della Can- 
celleria d'Aosta, il testo di parecchi documenti nonché uno 
studio sul valore che si attribuiva alla carta aostana. La rac- 
colta che si sta facendo di tutte quelle carte, disperse in tanti 
archivi, arrecherà, speriamo, qualche nuovo elemento per la 
cronologia e le vicende di Casa Savoia e per la storia della 
Valle d'Aosta, storia ancora cosi poco e così male nota, e di 
cui si fa così doloroso strazio da qualche incosciente compilatore. 

Dal lato diplomatico, lo studio di cui abbiamo fatto cenno, 
condotto con metodo serio e coscienziose ricerche, aggiunge 
nuovi e pregevoli elementi ai lavori del Bethmann, del Sickel, 
del Kem, del Gaudenzi, dell'Erben e di quanti ebbero a far 
cenno di quell'interessante e singolarissimo documento che fu 
la Charta Augustana, F. G. Frutaz. 



ITALO MARIO ANGELONI, Dino Frescohaldi e le sue rime. 
In-8, pp. 152. — Torino, Loescher, 1907. 

39. — Questo volume, uscito a breve distanza da quello- 
nel quale Ercole Rivalta riprodusse le rime del Frescobaldi,. 
viene ad accrescere la serie dei lavori monografici che illu- 
strano la vita e le opere anche dei nostri vecchi rimatori. Esso 
consta d'una parte genealogica, dove sono raccolte copiose 
notizie sulla famiglia Frescobaldi dal 1215 sino al 1343; d'una 
biografica e d'una letteraria, che indagano rispettivamente la 
vita e l'arte di Dino. Preceduto da una. rassegna sui mano- 
scritti e sulle stampe, e seguito da una serie di note compa- 
rative, viene poi il testo delle rime. Non è qui il caso d'err- 
trare in una disamina minuta per vedere fino a qual punto 
l'A. abbia compiuto il dover suo in queste varie parti della 
presente monografia; basti il dire che, nonostante incertezze 
e deficienze, dovute anche a difficoltà bibliografiche non potute 
superare, egli ha fatto opera non del tutto inutile ai buoni 
studi in questo « primo affannoso esperimento » da lui ten- 
tato nel campo della critica letteraria. V. C. 



BA880 MBDIO ITO — 0. TIUTSIUUai - 0. OARBONILU 209 

GUIDO TRAVERSARI, Bibliografia boccaccesca. In-8, pp. xii-271. 
— Città di Castello, Lapi, 1907. 

40. — È la prima parte d'una compiuta rassegna biblio- 
grafica sulla vita e sulle opere del Certaldese, e comprende 
gli Scritti intomo al Boccaccio e alla fortuna delle sue opere. Ad 
essa terrà dietro una seconda parte sui manoscritti delle opere 
boccaccesche. 

Impresa vasta ed ardua, alla quale TA. sì mostra con- 
venientemente preparato e della cui utilità per gli studiosi 
non occorre spender parole. Il metodo adottato da lui mi 
sembra ragionevole, dacché il ricco materiale bibliografico è 
disposto in ordine rigorosamente cronologico, mentre ognuna 
delle pubblicazioni registrate è contrassegnata da un numero 
progressivo collocato a destra e che serve ai rinvìi nel doppio 
indice finale dei nomi e delle materie. 

n Tr. avrà in avvenire a fare non poche aggiunte^ appen- 
dici e correzioni, oltre quelle da lui poste in fine al presente 
volume; ma anche così com'è, questo merita una parola di 
incoraggiamento e di lode. - V. C. 



6. GARBONELLI, H " de Sanitatis Custodia „ di maestro Gia-^ 
corno Albini da Moncalieri. — Pinerolo, Tip. Sociale, 1906. 

•41. ~ La storia della medicina piemontese è, purtroppo, 
ancor quasi tutta da fare, né forse dopo Tincendio della Bi- 
blioteca nostra sarà più dato ad alcuno di scriverla. Giovanni 
Carbonelli cerca da par suo di riparare alla iattura: raccoglie, 
indaga, discute. Non lo distolgono le difficoltà: i problemi e 
le ricerche paiono anzi acquistar un tanto di sapore per lui 
quanto più si presentano ardui. 

Chi fu il maestro « Jacobus subditus fidelis > , che a mezzo 
il trecento presentò a Jacopo, principe d'Acaia, il bel libro di 
medicina, che ancora, sebbene danneggiato molto dall'acqua 
e dal fuoco e sciupato del tutto nelle miniature, si conserva 
alla Nazionale? Intorno a quel nome ci si erano provati in 
parecchi; ma il Carbonelli solo è riuscito, con studio lungo, 
minuto, acutissimo, a fermarne Tidentità e a raccogliere ricca 
messe di notizie sopra di lui. 

Maestro Giacomo Albini di Moncalieri fu a* tempi suoi 
uomo di grande reputazione; caro a corte per l'arte sua, visitò 

Rivitta sUyriea italianci, S* S., yiii, 2. 14 



ito RXOENBIOMI I NOTB BIBLIOORÀFICHI — V. COSMO 

la Francia e la Svizzera, e di quanto vide ed osservò fece 
tesoro. E poiché dopo la tragica fine del primo matrimonio, 
un bambino era venuto a confortare le nuove nozze di Gia- 
como d*Acaia, il medico fedele lo volle conservato all'affetto 
e alle speranze dei genitori insieme con tutta la famiglia di 
lui. Per il fanciullo adunque e per gli Acaia scrisse il suo libro, 
nel quale brevi sermone compendiò regulas regiminis saniiatis. 
Un libro d'igiene pertanto ancor più che di vera e propria 
medicina. Quell'igiene, verrebbe fatto d'osservare a qualche 
impenitente scettico di lei, che non impedi al suo povero pro- 
fessore di andarsene egli pure probabilmente nella grande 
morìa del 1348. Vero è che il valente filosofo della natura era 
d'avviso che le pestilenze fossero influssi de' corpi celesti, e da 
esse non sapeva rimedio né migliore né più sicuro che le pillole 
d'aloè e di mirra confettate con vino buono. 

La scienza di lui è naturalmente quella del tempo suo: 
Ippocrate, Galeno, gli Arabi. Arabe le ricette, che con esube- 
rante abbondanza, secondo l'uso dell'età, prescriveva; e di co- 
teste ricette, a illustrazione piena del suo soggetto, il C, ne 
trae dall'Archivio di Stato di Torino più altre, curiose per sé e 
per la lingua onde sono scritte. Perchè il Carbonelli ama soprat- 
tutto il documento: nessuna parola, per quanto elegante sia, 
pare a lui più efficace a mostrare le condizioni dell'arte salutare 
in Piemonte nel tre e quattrocento, d'un consulto di medico 
scampato al naufragio de' suoi confratelli, d'un inventario dì 
farmacia, d'un processo penale per infanticidio, d'una multa 
appioppata alla serva d'un prete sorpresa a far un bagno in 
un canale, probabilmente per abortire, d'un affresco che rap- 
presenti una scena ostetrica o l'interno d'una farmacia. Di qu 
la ricchezza documentaria del volume, che ne cresce il pregio, 
come glielo accrescono le riproduzioni fotografiche del mano- 
scritto, le miniature, tutto ciò insomma che gli conferisce 
un'aria di signorile erudizione. Cosa tanto più rara in quanto 
chi non fa professione speciale di studi storici, ma è indotto 
ad essi dall'amor della scienza che più particolarmente coltiva, 
è facile all'esagerazione. L'averla saputa interamente evitare, 
è la prova migliore delle felici attitudini di chi ha composto 
il libro anche a questo genere di ricerche. 

U. Cosmo. 



BASSO MEDIO BTO — A. ZANSLLI 211 

AGOSTINO ZANELLI, Pietro Dal Monte. — Milano, Archivio 
stor. lombardo, 1907. 

42. — Le vecchie biografie di questo personaggio del se- 
colo XV, celebre come prelato, a cui dalla Curia di Roma fu- 
rono affidati importanti e delicati uffici, e come scrittore dì 
materia giuridica, ecclesiastica e politica, contengono errori ed 
hanno lacune. L'A. si propone di correggere gli uni e colmare 
le altre, valendosi specialmente degli scrìtti e delle lettere che 
lo stesso Dal Monte raccolse nel Cod. Vat. 2694 e di docu- 
menti tratti dair Archivio segreto Vaticano, dal vescovile di 
Padova, dal comunale di Brescia, da quello di stato di Venezia; 
però dichiara di non fare un esame particolare delle opere. 
Lo studio è diviso nei capitoli seguenti: L Dalla nascita al 
protonotariato. IL La questura d'Inghilterra. IH. Il Dal Monte 
legato papale in Francia. IV. Il Dal Monte vescovo di Brescia. 
V. Il Dal Monte governatore di Perugia. Il primo e più impor- 
tante ufficio sostenuto dal prelato fu di collettore della S. Sede 
€ di nunzio apostolico in Inghilterra. Specialmente interessante 
è il capitolo, che tratta di questo ufficio, perchè ci dà parti- 
colari sui rapporti della nazione inglese col papato riguardo 
attributo, la cui prima origine risale al principio del secolo Vili, 
« così pure ci descrive lo stato d'animo degl'Inglesi nell'età 
che precorre la Riforma. Peccato che i particolari non siano 
anche più abbondanti, e non ce ne vengano offerti anche da 
documenti inglesi ! Il Da Monte si occupò massimamente della 
parte più elevata del suo ufficio, cioè di difendere la S. Sede 
dalle molte e gravi accuse da cui era colpita e d'impedire che 
il concilio di Basilea, nuovamente inimicatosi col Papa, riu- 
scisse a sollevargli contro anche l'Inghilterra. Dal 1442 al 1445 
il Dal Monte fu legato papale in Francia, e fece a quel re da 
parte del pontefice, proposte conciliative, che però non furono 
deliberate, le quali in ampiezza superavano quelle concretate 
nel concordato del 1516. La nomina di Del Monte a vescovo 
di Brescia fu assai contrastata dalla cittadinanza, e colà si 
mostrò « quale era sempre stato, un uomo colto ed integro 
« per certo, ma più che pastore spirituale di anime, custode 
« geloso di quelli, ch'egli credeva suoi diritti ed animato da 
« quel medesimo spirito di invadenza, che fu sempre proprio 
« della curia pontificia » (pag. 83). Mandato nel maggio de 
1451 da Nicolò V come governatore a Perugia aggiungeva al 



21^ RSCEKSIOtn I VOTB BIBLIOQRAPICHB — A. BONARDI 

reggimento spirituale ampia giurisdizione civile e criminale, e 
poteva anche raccogliere eserciti in aiuto della Chiesa. Le sue 
aspirazioni alla porpora cardinalizia gli furono troncate dalla 
morte prematura il 12 gennaio 1457. Del personaggio studiato 
FA. dà infine questo giudizio sintetico: « Entrato nella carriera 
« ecclesiastica, forse più per necessità economica e per la prò- 
« spettiva di vantaggi morali e pecuniari, che per sincera vo- 
ce cazione, la percorse rapidamente, da protonotario salendo al 
« vescovado, da- questo all'ufficio di referendario presso la 
a S. Sede, da questore in Inghilterra a legato pontificio in 
« Francia e governatore di Perugia, dimostrando in ciascuna 
« carica speciali attitudini politiche, grande attività e accortezza, 
« che seppe bene accoppiare alla vasta dottrina giuridica e 
« letteraria. In un secolo di grande depravazione morale, pur 
« non rivelandosi animato da un disinteressato fervore ascetico, 
« denunciò francamente alla curia papale le gravi colpe, che 
« la rendevano odiosa, e ne invocò la riforma per disarmare 
« gli avversari e mantenere la devozione nelle popolazioni». 

Antonio Bonardi. 



5. TEMPI MODERNI (1492-1789). 

SALVATORE PANAREO, Isabella del Bahoin Terra d'Otranto 
(secondo un poema inedito del tempo). — Trani, Ditta 
Vecchi e C, 1906, pag. 83. 

43. — Pubblicandosi nel \Ò9b V Inventario dei M8S. della 
biblioteca di Perugia del Bellucci (tomo V della serie degli /n- 
ventari dei MSS, delle biblioteche d'Italia del Mazzatinti) a 
pag. 66-7, sotto il n. 335, si dava notizia per la prima volta 
della esistenza in quella biblioteca d'mi poema inedito intito- 
lato il Balzino^ composto da un Rogeri de Pacientia de Nerito 
(segnato F. 27, antico fondo). Fu una rivelazione, poiché af- 
fatto ignorata era rimasta per gli studiosi fin allora l'esistenza 
dell'autore e della sua composizione ; e sebbene di elenchi di 
colte persone antiche e recenti di Terra d'Otranto si fossero 
avuti varii, pur tuttavia in ninna di queste compilazioni s'era 
fatto mai cenno né del Balzino, né di Rogeri da Nardo. Il 
Mazzatinti stesso alquanto dopo promise di dare del poema 
un largo riassunto (Gfr. La Biblioteca dei Re d'Aragona in 



TBMPI MODB&ffl <- 8. FAXARIO 213 

Napoli^ 1897, pag. GX-CXI, n.), che, se non si ebbe per opera 
sua, ce lo diede invece ampio e geniale, come ogn'altra sua 
fatica, Benedetto Croce (Isabella del Balzo, Regina di Napoli, 
in un inedito poema sincrono, neir-4rcA. storico per le prò* 
vincie napoletane^ voi. XXII, 1897; ed in estratto di 100 esem- 
plari; Napoli, Luigi Pierro, 1897). 

Il Balzino^ si seppe allora, era im poema che narrava la 
fortunosa vita di Isabella del Balzo, la iSgliuola di Pirro, prin- 
cipe d'Altamura, la buona ed infelice regina di Napoli, moglie 
di Federico d'Aragona, ultimo re sul trono napoletano della 
schiatta di Ferrante I. Rimase tuttavia insoddisfatto il desiderio 
degli studiosi di leggere nella sua integrità tutto il poema del 
De Pacientia, giacché il Croce pubblicò di esso quei tratti 
ch'egli stimò utili specialmente per la storia dei costumi del 
tempo; e questa aspettazione non ha voluto neanche appa- 
garla il chiarissimo cultore di studi salentini, il Panareo, col 
suo sobrio ed accurato lavoro su Isabella del Balzo. 

Il suo studio infatti comincia con uno sguardo sommario 
sulle vicende della provincia d'Otranto nella fine del secolo XV, 
e, seguendo la descrizione che fa il Pacientia nel Balzino^ 
narra quindi i casi che incolsero alla buona Isabella in quei 
due anni che fu ospitata in questa provincia (dal maggio 1495 
al maggio 1497), ove venne a trovare sicuro asilo nel periodo 
della invasione dei francesi di Carlo Vili e ripartì regina di 
Napoli; notizie che, come giustamente nota TA., innanzi alla 
scoperta del Balzino^ dai cronisti erano state appena accen- 
nate. Dando poi del poeta e del poema quei cenni che possono 
trarsi dalla lettura di quest'ultimo, pubblica in appendice, ed è 
questo senza dubbio il tratto saliente del suo lavoro, quella 
parte del ^cdzino che riguarda la dimora di Isabella in Terra 
d'Otranto, cioè, delle 155 ce. del manoscritto perugino, le carte 
dalla 41* r. aHa 70* r., con erudite e sennate note. 

Sebbene il Balzino sia stato scritto coirintendimento di 
compiacere alle dame devote ammiratrici di Isabella, tuttavia 
esso, pur non potendo gareggiare con le altre composizioni 
in volgare dei più illustri scrittori napoletani del secolo XV, 
è per la storia dei costumi in quel tempo di grande impor- 
tanza, e di grandissima poi per la storia letteraria e civile di 
Terra d'Otranto, che può soltanto, da quel che finora si co- 
nosce, annoverare fra gli scritti letterari in volgare di quel 
secolo XV, oltre il Balzino, l'inedito libretto De pestilencia di 



214 RBCBNSIOKI E NOTB BIBLIOGRAFICHE ^ Q. CHIRIÀTTI 

Nicolò de Ingegne, il Quadragesimale di fra Roberto Carac- 
ciolo, V Esposizione del Pater nosier del Galateo, e fors'anche 
i Volgarizzamenti di Sebastian Manilio. Frammezzo a questa 
scarsa messe di opere scritte in volgare quindi il De Pacientia 
non ha certo l'ultimo posto; donde la legìttima ragione del- 
l'aspettazione di veder il Balzino nella sua interezza pubblicato. 
C'è da augurarsi perciò che il Panareo medesimo, che ha sa- 
puto presentarci con tanto garbo e accuratezza una parte di 
essp, trovi fra i suoi studi severi anche l'ora per farcelo gu- 
stare tutt'intero con la consueta erudizione e competenza. 

Giuseppe Chiriatti. 



FRANCESCO BARTELLI, Note biografiche (Bernardino Telesio- 
Galeazzo di Tarsia). — Cosenza, Arturo Trippa, 1906. 

44. — In questo eccellente libro, che TA. modestamente 
intitola Note, si ritesse con la scorta di nuovi documenti la bio- 
grafia del filosofo cosentino, Bernardino Telesio, rifacendo con 
importanti aggiunte e correzioni i lavori dello Spiriti e del Fio- 
rentino, e per la prima volta si vede delineata chiaramente la 
persoaalità storica del petrarchista poeta Galeazzo di Tarsia. 

Innanzi al lavoro del Bartelli, della famiglia di Bernardino 
Telesio si sapeva poco o nulla di certo, sicché le notizie che 
egli ci dà intorno all'origine dei Telesio, intorno a Giovanni 
e a Vincenza Garofalo, genitori del filosofo, intorno a Valerio, 
Paolo, Tommaso, Giovanni Andrea, Francesca e Joannella, 
fratelli di lui, che fu il primogenito, quelle che riguardano ì 
primi anni dì Bernardino passati in compagnia dello zio a 
Milano, a Roma, i suoi studi a Padova, la osp^Jale dimora 
presso Ferrante Carafa, hanno una notevole importanza, come 
pure la investigazione delle cause vere del dissesto finanziario. 
Delle vicende che precedettero la pubblicazione degli scrìtti, e 
delle molestie che seguirono al Cosentino il Bartelli s'intrat- 
tiene poi a farci un racconto spassionato, come anche tenta 
di lumeggiare l'importanza dell'opera Telesiana e la figura 
del probo, generoso e semplice filosofo, sul cadavere del quale 
dovea ispirarsi Tommaso Campanella. 

Non minore cura mostra il Bartelli nella biografia di 
Galeazzo di Tarsia, noto nella nostra storia letteraria pel suo 
Canzoniere, di cui ispiratrice fu la marchesana austera di Pe- 



TEMPI MODERNI — À. SCHULTB 215 

scara. Primo quesito, che si pone FA., è di stabilire chi ve- 
ramente dei due Galeazzo di Tarsia fosse slato il poeta, se 
il Reggente della Vicaria, Galeazzo II, il valoroso partigiano 
degli Aragonesi (1450-1513), ovvero Galeazzo III, nipote del 
precedente. E alle prove che il Bartelli avea raccolte in altri 
suoi scritti per dimostrare che la paternità del Canzoniere si 
appartiene a Galeazzo III, nella polemica sostenuta col De 
Chiara e col Geremia, di cui dà un ampio riassunto, aggiunge 
di nuove e così chiare e tanto convincenti che credo non si 
debba più dissentire dall'opinione di lui, che il poeta sia stato 
Galeazzo III (1520-1553), il relegato di Lipari per abusi feu- 
dali, figlio di Vincenzo e di Caterina Persico. 

La misera fine del poeta, le fortunose vicende dei suoi 
figli completano questo secondo studio accurato e coscienzioso. 

Giuseppe Chiriatti. 



ALOYS SCHULTE, Kaiser Maximilian 7, ah Kandidat fiir den 
pdpstUchen Stuhl, Ioli. — Leipzig, Bunker und Humbloi, 
1906. 

45. — Neanche questo eccellente studio dello Schulte, 
che già nella sua opera: Die Fugger in Boni, aveva accennato 
alla quistione, e che ora ha potuto consultare importanti do- 
cumenti dell'archivio di corte e di stato in Vienna, dice l'ul- 
tima definitiva parola sopra uno dei più noti episodi della vita 
dell'imperatore Massimiliano. Ma, senza dubbio, vi proietta su 
un nuovo e potente fascio dì luce, sicché la quistione è por- 
tata ora su terreno aperto e sicuro, sgombro d'ogni vera dif- 
ficoltà. E, prima d'ogni altra cosa, è da ritenersi omai defi- 
nitivamente tramontata la opinione di Jager che l'imperatore 
non mirasse alla sua elezione, si bene a quella dell'italiano 
Castellesi, opinione, che era stata rimessa in onore e sostenuta 
con convinzione, ultimamente, da Bruno Gebhardt {Adrian von 
Corneto, Breslau, 1886). Similmente è da rigettarsi quella del- 
rUlhnann {Kaiser Maximilian, Stuttgart, 1891), secondo il 
quale non vi sarebbe mai stata una candidatura personale 
dell'imperatore, il quale però aspirava alla conquista del do- 
minium temporale, e quindi il cardinale Adriano dì Utrecht 
dovrebbe considerarsi come il presunto futuro candidato alla 
sedia papale, che sarebbe stata dipendente dall'imperatore. 



216 RICKRSIOiri I NOTI BIBLIOORAnCHI - G. CAPA880 

Ma l'esame coscienzioso delle fonti, alla luce del confronto 
con le condizioni degli stati europei e le relazioni con la curia 
romana, toglie ogni dubbio sulla reale esistenza d*un progetto 
di candidatura dell'imperatore Massimiliano alla cattedra pon- 
tificia ; disegno che superava, in stranezza fantastica, quant'altri 
mai se ne ebbero — e non furono pochi — - nella storia degli 
imperatori tedeschi, che si trattava di riunire insieme le due 
supreme dignità del mondo cristiano, di fondare il papismo 
cesareo. Questo accadde nel 1511, al tempo della malattia di 
papa Giulio IL A conseguire Tintento occorrevano due condi- 
zioni: la vacanza immediata, o a breve scadenza, della santa 
sede e l'aiuto finanziario dei Rotschilds di allora, ossia dei 
Fugger, che, senza simonia, insufficiente sarebbe stato ogni 
altro mezzo. Ma la prima condizione venne frustrata dal fatto 
che il papa, contro ogni aspettazione, si ristabilì in salute; e 
della seconda nulla si sa. Il nostro autore ritiene che Massi- 
miliano mirasse all'acquisto dello stato della chiesa e al pos- 
sesso dei benefici ecclesiastici degli stati cristiani d'occidente. 
Non agognava l'ecclesiastico, ma il temporale. E a noi pare 
ch'egli abbia in tutto ragione. Giova sperare che presto gli 
archivi spagnuoli, francesi e italiani possano chiarirci i parti- 
colari e quant'altro ancora non è stato messo in piena luce. 

Gaetano Capasso. 



EMMA CARRERI, Dominio imperiale in Verona durante la Lega 
di Camhray (1509-1517). — Verona, G. Franchini, 1907. 

46. — Non è un argomento nuovo, perchè trattato prima 
a poca distanza di tempo dal von Wolf {Untersuchungen zur 
venezianer Politik Kaiser Maximili^n I wàhrend der Liga von 
Camhray mit besondererer Beriiksichtigung Verofias, Innsbruck, 
Verlag der Wagner'schen Universitàts-Buchhandlung, 1905) e da 
Giorgio Bolognini (Verona durante la guerra di Camhray e il 
dominio di Massiìniliano I d'Austria, Perugia, 1906). Né oserei 
dire che l'argomento sia del tutto esaurito. Nessuno dei tre 
autori mostra di conoscere la cronaca in gran parte inedita 
del padovano G. Francesco Buzzacarin di parte imperiale, che 
seguì l'esercito dell'imperatore, si trovava a Verona fin dall'in- 
verno del 1510 e fu testimonio oculare di parecchi avvenimenti 
importanti di quella città, com'egli stesso ripetutamente di- 



TIHPI MODKRiri — R. THOM 217 

chiara (1). Non credo che questa fonte, se conosciuta, debba 
essere trascurata nella trattazione di questo episodio di storia 
veronese. La sig.a Carreri dichiara che questo è il suo primo la- 
voro, il che vale a scusare il difetto di composizione, per il quale 
specialmente alcune parti hanno la forma di diario, e quindi gli 
avvenimenti appariscono poco collegati fra loro. Lodevoli sono 
le ricerche fatte dall' A. neirantico archivio comunale veronese, 
per le quali potè usufruire degli atti del Consiglio di Verona, 
delle ducali e delle lettere di Massimiliano L Dall'uso di questi 
documenti deriva la parte originale del lavoro. Esso si divide 
in una introduzione, che tratta dell'ordinamento dell'ammini- 
strazione comunale di Verona nel periodo veneziano e in quattro 
capitoli che ci descrivono, non senza qualche digressione, la 
serie ininterrotta di mali, a cui andarono soggetti in questo pe- 
riodo i Veronesi, cioè gli assedi, la fame, la peste e le onero- 
sissime imposizioni fiscali. Antonio Bonardi. 



R. THOM, La Battaglia di Pavia. — Berlino, Nauck, 1907. 

47. — È dissertazione finemente erudita, che deve esser 
riuscita grata al dottor Giacinto Romano, al Dell'Acqua, ed al 
Ghiri, che dal dotto Ticino inviarono al discepolo dell'illustre 
Hans Delbruck ed all'amico del professor Roloff tanta preci- 
sione di notizie e particolari. Valga il vero, però, Reinhard 
Thom s'è valso di questi particolari e di queste notizie con 
una abilità distinta, e n'ha composta una descrizione della 
battaglia del 24 febbraio 1525, che non si potrebbe augurare 
più completa e interessante. 

La battaglia è narrata e studiata in tutto il suo aspetto 
militare, in ciascuno dei suoi momenti, e nel complesso della 
sua grande importanza politica. Si potrebbe, anzi, accusare 
l'A. d'essei*si occupato fin troppo di certi episodii che pote- 
vano senza danno andar negletti o venir appena accennati. E 
non vogliam tacere che il piano della formidabile zuffa, trac- 
ciante a pag. 32, meritava un disegnatore migliore. 

Curioso, e caro, è a sua volta il ricordo onorevole di 
Ippolita Malaspina, e delle altre donne, e dei Pavesi, che com- 
batterono gagliardi e con un certo spirito d'indipendenza a 



(1) Cfr. Bollettino del Museo Civico di Padova, II, n. 9-10. 



218 RECEKSIOKI E MOTE BIBLIOGRAFICHE — 0. SANGIOROIO 

difesa del famoso Castello, e diedero al Leyva, il generalissimo 
degli Imperiali, gli ori loro e quelli delle Chiese purché resi- 
stesse ai Francesi ed agli Svizzeri di re Francesco. Che, dopo 
aver pugnato tutto il giorno alla testa di pochi gendarmi, ed 
animati colla presenza e coiresempio i suoi che accerchiati 
cadevano a cento e a mille, consegnò la spada solo perchè 
ferito, e salvo Tonore si lasciò senza alcuna protesta e digni- 
toso condur prigione dal viceré dell'Absfaurgo. 

Dotta e acuta é la critica delle fonti, molte delle quali 
sono le relazioni degli stessi capitani. Queste dieci pagine de- 
stinate alla discussione ed alla scelta dei materiali con cui 
ricostruire la storia della battaglia, sono incontestabilmente 
le più istruttive dell'opuscolo. G. Sangiorgio. 



R. MASSI6NAN, Il primo duca di Parma e Piacenza e la 
congiura del 1547. — Parma, presso la R. Deputazione 
di Storia patria, 1907. 

48. — Di Pier Luigi Farnese, fatto duca di Parma e Pia- 
cenza per volere del padre Paolo III nel concistoro del 19 
agosto 1 545, assassinato in quest'ultima città il 1 settembre 1 547 
da alcuni nobili congiurati con l'accordo di don Ferrante Gon- 
zaga e l'assenso di Carlo V, molti scrittori si occuparono, di- 
rettamente o no, dall'epoca sua ai nostri tempi. Ma la sua 
figura è rimasta incerta, specialmente riguardo all'opera spie- 
gata e alla fine subita come duca di quello stato. Fu egli 
principe retto ed energico, desideroso di uguagliare tutti i 
sudditi sotto l'impero della legge combattendo i privilegi e le 
prepotenze dei nobili, e si attirò così l'odio e la vendetta loro? 
Ovvero fu sovrano tristo, com'era stato uomo senza scrupoli 
e brutto de' più turpi vizi (se anche non è da prestar fede, 
come crediamo dopo i lavori di Gaetano Capasso e del Mas- 
signan stesso, alla violenza contro il vescovo di Fano)? Si 
deve vedere nella congiura di Piacenza uno dei soliti epiloghi 
della cieca tirannide, o invece una fase della lotta tra il feudo 
e il principato, la quale terminò, a Parma, sotto la scure di 
Ranuccio 1 nel 1612? 

L'A., conscio di questo problema, ha cercato di « esa- 
minare, nel suo insieme, la vita del primo duca di Parma e 
Piacenza, sulla scorta dei documenti apparsi in questi ulr 



TBKPI MODERNI — J. LSWIS MAC INTTBB 219 

\ 

timi anni e colVunico proposito di restituire alla sua figura 

quei contorni, che più esattamente rispondano a verità e giu- 
stizia ^, E il lavoro, adorno di due illustrazioni, è di facile e 
piacevole lettura; ma non esce dai limiti troppo modesti di 
una semplice compilazione, in cui invano si cercherebbe qualche 
notizia o qualche riflessione nuova. Il giudizio sul Duca, che 
corona lo studio e nel quale si affermano in lui, accanto ai 
difetti dell'ambizione, deirimpulsività , della mancanza di mi- 
sura, a qualità indiscutibili di amministratore e di principe; 
visione sicura dei più essenziali bisogni dello stato, congiunta 
al fermo proposito di provvedervi; modernità d'intenti; mano 
felice nel discoprire i mali più gravi e trovarne i rimedi; co- 
raggio e fermezza neirapplicarli » (pag. 11 2) ; questo giudizio 
non appare sufiScentemente provato dairesposizione che pre- 
cede, e resta pur sempre soltanto un'impressione, un modo 
di vedere, che appare probabile anche a noi, ma non può 
accettarsi come conclusione sicura e definitiva della Storia. 
Non possiamo inoltre tacere che il libro, anche conside- 
rato quale compilazione, è manchevole in diversi punti della 
bibliografia: ad es., non vi è citato, né tenuto presente lo scritto 
di Enrico Gualano, Paulus PP, III nella Storia di Parma (Parma, 
1899), né altri lavori recenti su argomenti toccati. Ma ci augu- 
riamo che il prof. Massignan, con ulteriori ricerche e nuova 
documentazione, risolva la questione che ora si è limitato ad 
accennare con superficialità, per quanto geniale. 

U. Renassi. 



J. LEWIS MAC INTYRE, Giordano Bruno. — London, Macmil- 
lan and Co., 1903. 

GIOVANNI GENTILE, Giordano Bruno nella storia della cul- 
tura, — Palermo, R. Sandron, 1907. 

49. — L'eccellente lavoro del prof. Intyre dell'Università 
di Aberdeen ebbe a scopo « to do justice to a philosopher 
who has hardly received in England the consideration he de- 
serves »; e a raggiungerlo si valse dei numerosi lavori editi 
in questi ultimi anni sulla vita del Rruno (Bartholmèss, Car- 
rière, Berti, Dufour, Sigwart, Brunnhofer, Frith, Riehl, Kùh- 
lenbeck, Pognisi, Mariano, Levi, Morselli, Tocco, Owen, Brin- 
ton e Davidson, Plumptre, Whittaker, Adamson), degli studi 



220 RSCUBIONI I M9TS BIBLIOORAFIOBB — C. BIVÀUOO 

sopra le sue opere di Glemens, Debs, Barach, Mamìani, Fio- 
rentino, Spaventa, Hartung, Wemekke, Lasswitz, Tocco, e 
soprattutto delle stesse opere del Bruno. 

Divise in due parti il suo lavoro. Nella prima volle riassu- 
mere in forma serena ed obbiettiva la vita di Giordano Bruno, 
tentando di proiettare un pò* più di luce sugli anni trascorsi 
dal Bnmo in Inghilterra, sulle sue relazioni con Tambasciatore 
francese Mauvissière e sulla parte da lui avuta nel movimento 
letterario del suo tempo. L'A. non conobbe e quindi non potè 
profittare di alcune recenti pubblicazioni italiane, come, ad 
esempio, degli studi dello Spampanato; e non riusci a scoprire 
alcun nuovo documento diretto in Inghilterra relativo al pe- 
riodo della vita là passata del Bruno; nondimeno chiara e in- 
tegrale è riuscita la parte biografica, e nuove osservazioni fu- 
rono messe innanzi, specialmente sulle probabili attinenze del 
Bruno con alcuni scrittori inglesi. 

La seconda parte, eh* è la più estesa e ripartita in nove ca- 
pitoli, è dedicata alla filosofia di Giordano Bruno. Dopo avere 
rintracciate le fonti del pensiero bruniano, specialmente gio- 
vandosi delle ricerche di Felice Tocco, consacra un capitolo 
. al libro De la Causa, uno al Deirinfinito, uno al De immefiso^ 
altro al De minimo, due capitoli allo Spaccio della bestia trion- 
fante e agli Eroici furori; infine raccoglie in chiara sintesi le 
idee del Bruno sulle Religioni positive e svila religione della filo- 
sofia, e descrive Fazione del Bruno nella storia della filosofia 
da Watson, Bacone, Keplero, Descartes, Gassendi, Spinoza a 
Leibnitz, Bayle, Budgell, Roland, Schelling, Hegel. 

In queste parole riassume il suo concetto fondamentale 
(pag. 354) : a His philosophy bears the stamp of individuality, 
the individuality of a strong mind, fed with nearly ali the 
knowledge, and ali the out-reaching guesses at truth of its 
own time, and of the times that haid gone before, stiiving to 
turn this diffìcult mass into nourishment for itself, and to 
transmit the achievement to others. He was an eclectic, just 
as every great thinker is an eclectic, but it is the bricks me- 
rely, not the style of architecture, that he has borrowed from 
others. He never founded a school, not merely because the 
circumstances of his lite, and the fate of his writings precluded 
him from being widely knovvn or studied in any country, but 
also because his philosophy was too much a thing of himself 
to he readily attractive to many of his hearers or readers. Yet 



TBMPI XODSRNI — 0. GBIITILK 221 

it has been a force making for the progress of thought and 
of liberty, and it is stili an active force ». 

* 

50. — Giovanni Gentile, prof, di storia della filosofia nella 
R. Università di Palermo, che aveva pubblicato nella Critica del 
20 novembre 1905 un'ampia recensione del volume di Mac In- 
tyre, da una conferenza tenuta Tanno scorso in Palermo su Gior- 
dano Bruno trasse un saggio intomo al significato del Bruno 
nella storia della cultura, ed un*illustrazione delle ragioni pe- 
culiari della sua condanna e della sua morte mercè lo studio 
delle sue idee intomo al rapporto della filosofia con la reli- 
gione, e del suo atteggiamento verso la riforma e Tinquisizione. 

Sdegnoso dei politicastri d'ogni colore, che il nome del 
Bruno fanno segnacolo alla mischia profanatrice dei partiti po- 
litici, esaltando o combattendo i loro fini e le loro passioni a 
cui il Bruno fu estraneo, mira a risollevarlo negli spiriti colti 
in quell'aere sereno, a cui egli si elevò con la vigoria del pen- 
siero e della poetica fantasìa e con l'ideale virilità del suo 
grande animo. 

Non è quindi un nuovo lavoro biografico, né un'esposi- 
zione tecnica della filosofia bruniana, ma piuttosto una serie 
di considerazioni sopra alcuni punti caratteristici e talora con- 
tradditori, o almeno tali in apparenza, della vita e della dot- 
trina del filosofo nolano. Quindi il misticismo suo singolare, 
l'atteggiamento suo pratico verso le religioni pubblicamente 
professate, il suo contegno rispetto alla chiesa riformata, la 
ritrattazione davanti al S. Ufficio di Venezia e la resistenza 
costante a quello di Roma, l'indole della sua religiosità e del 
suo pensiero filosofico costituiscono altrettanti argomenti di 
particolare disamina. C. Rinaddo. 



CARLO DE MARGHERITA, L'assedio di PizzigheUom nel 1733 
per opera dei Oallo-Sardi. — Faenza, Montanari, 1907. 

51. — Da una monografia storica sulla piazza forte di 
Pizzighettone che, nella vana attesa di venir pubblicata, dorme 
da un decennio il sonno dei giusti al fondo di certe casse, 
inseparabile bagaglio nell'errabonda vita soldatesca, il capitana 



222 RICEN8I0KI E NOTE BIBU06RAF1CHE — I.. C. BOLLBÀ 

di cavalleria Carlo De Margherita ha esumato un episodio di 
storia subalpina, in cui le armi dei Gallo-Sardi, sotto Re Carlo 
Emanuele III ed il maresciallo di Villars brillarono di fulgida 
luce sul declinare dell'autunno del 1733 sui brumosi piani dì 
Lombardia espugnandone una delle Piazze più munite, Pizzi- 
ghettone, quando tutta Europa agita vasi armata per la succes- 
sione al trono di Polonia. 

La geniale usanza di pubblicare in occasione di nozze un 
qualche storico cimelio, ha indotto il dotto ufficiale a stralciare 
questo capitolo della sua storia — immeritatamente lasciata 
dormire — e a farne bella offerta ad un amico. 

La ricerca paziente del materiale archivistico nell'Archivio 
di Stato di Torino ed in quello di proprietà del conte Antonio 
Cavagna- Sangiuliani (Sezione Storico-Diplomatica) — da questo 
erudito patrizio con amore e con munificenza raccolto nella sua 
villa della Zelada (Pavia), di fianco ad una preziosa biblioteca 
storica d'oltre 80.000 volumi — ha nutrito lo studio del De Mar- 
gherita di una forte linfa. La coltura storica e la competenza 
profonda della tattica militare irrobustiscono ancora più questo 
vigoroso rampollo dell'albero principale, cosicché è ad augurarsi 
per la storia politico-militare che tutta la ricca fiorita — di 
cui ci è arra questo breve capitolo — vigoreggi alla luce nel 
campo degli studi. L. C. Bollea. 



G. CARBONELLI, Benedetto XIV al battesimo di Carlo Ema- 
nuele IV di Savoia, — Torino, Streglìo, 1906. 

52. — Giovanni Carbonelli non è soltanto un medico dotto, 
ma — e ai lettori della Eivista è ciò che più importa — anche 
un indagatore fortunato della storia piemontese, specie per 
quello che riguarda l'arte e il costume. 

I documenti che pubblica non risolvono nessun intric.ato 
problema, ma gettano luce su costumanze curiose, svelano 
abilità miserie d'uomini e di corti. Carlo Emanuele III dì 
Sardegna desiderava al nipotino, che il figlio Vittorio Amedeo 
aveva avuto da Maria Antonia di Borbone, le « Fasce Bene- 
dette » da papa Benedetto XIV.. Una cosa che può far sor- 
ridere oggi, ma « un'alta distinzione » a quei tempi! Erano 
ostacolo gli intrighi bassi dell'anticamera papale e l'invidia dei 
principi stranieri: « i Prìncipi, diceva argutamente il pontefice, 



TBMPI MODERNI — F. CORRIDORE 223 

benché fra di loro si trattino ugualmente, si rivoltano però 
contro il Papa, quando vuole mantenere Tuguaglianza ». 

Ma il Papa si districa abilmente dai primi, cerca con 
garbo di non suscitare la seconda, e Carlo Emanuele è accon- 
tentato. Curiose a tale proposito le lettere ch'egli scrisse di 
suo pugno al re, curiosi gli altri documenti intonio alla cele- 
brazione del battesimo. Al quale non mancano naturalmente 
i poeti, e TArchivio di Stato racchiude ancora le terzine che 
Nivildo Amarinzio intonò per Toccasione. Il Carbonellì, da uomo 
arguto com'è, si guardò bene dal restituirle alla luce. Povero 
poeta! confessava egli stesso che 



..... dentro il suo pensiero 
E terra, e Cielo a un tratto si confase I 



U. 



OSMO. 



FRANCESCO CORRIDORE, La popolazione ddlo Stato Bomano 
(1656-1901). — Roma, Loescher, 1906. 

53. — Già noto e stimato, Tautore, per altri studi storici 
e statistici, presenta ora questo sulla popolazione dello Stato 
Romano, partendo dal primo censimento delle anime che fu 
fatto nel 1656 e arrivando sino airultirao, de) 1901, serven- 
dosi della nota circoscrizione territoriale dello Stato Pontificio, 
affinchè i dati statistici dopo il 1870 non fossero estesi o ristretti 
in confini diversi da quelli che erano prima di quell'anno. 

La parte più fondamentale del lavoro sta nei censimenti 
che occupano due terzi dello studio e che sono ricavati da 
fonti conservate o nell'Archivio di Stato o nella biblioteca Ca- 
sanatense, oppure in ambedue i luoghi, onde per alcuni do- 
cumenti è stato necessario uno studio critico per indagare le 
ragioni delle varianti statistiche, che vi sono contenute. 

Ma questo esame analitico delle fonti, che precede i cen- 
simenti, il Corridore Tha condotto ricercando le cause, per lo 
più storiche, del movimento della popolazione. Ha diviso queste 
ricerche in due capitoli trattando nel primo della Popolazione 
dello Stato Romano nei secoli XVIl-XVlIl e, nel secondo, lo 
stesso argomento nel secolo XIX e facendoli seguire da conclu- 
sioni, o considerazioni sommarie, sopra la proporzionalità delle 
mse e famiglie, della Religione , de\V Origine, della Professione, 
del Sesso ed età, dello Stato civile, deW Agglomerazione e della 



224 RBCKNSIOiri l KOTK BIBLIOG&AFICHS — P. BPIZI 

Delinquenza specialmente deirultimo censimento eseguito nello 
Stato Pontificio nel 1853. 

Seguono tre Tavole di utili confronti statistici: la prima dà 
i BisuUati dei cemimenti ponendo sott'occhi nella stessa pagina, 
da una parte i dati dei tredici censimenti studiati e dall'altra 
parte alcune sintetiche osservazioni per determinare il giusta 
valore di ciascun censimento ; la seconda porge la Distinzione 
per sesso della popolazione di Soma e il Movimento per decennio^ 
dandosi la fonte da cui si è attinto l'originale e interessante 
quadro; la terza riporta la Popolazione (attraverso i cen^menti) 
dei cofnuni che, secondo il censimento del 1901, oltrepassano i 
diecimila abitanti, ma il confronto, o il movimento della popo- 
lazione di questi 74 comuni è fatto siillà base di soli undici 
censimenti, perchè quelli degli anni 1769 e 1844 non furon 
compiuti per singoli paesi. 

Prima ancora di riportare i censimenti, l'autore pone un 
capitolo in cui sono dati i Sommari di questi censimenti: som* 
mari ricavati alcuni dall' autore stesso dai documenti poi ri- 
portati, altri tolti da questi censimenti medesimi perchè ad essi 
sono preposti come introduzione opportuna. 

Quest'opera di statistica demografica dello Stato Romano 
prima del 1870 e di quelle provincie del Regno d'Italia che 
in esso eran, prima, contenute, può essere molto utile; e tanto 
più essa può servire dì esempio perchè siffatte ricerche sieno 
compiute nelle rimanenti regioni italiane, quanto più il Cor- 
ridore vi ha posta ogni più lodevole pazienza e non minare 
oculatezza richieste da questi studi. Pio Spezi. 



6. PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE 
(1789-1815). 

GIUSEPPE MANACORDA, I rifugiati Ualiani in Francia negli 
anni 1799 e 1800. — Torino, Carlo Clausen, 1907. 

54. — Le Memorie della R. Accademia delle Scienze di 
Torino (S. II, T. LVII) del 1907 recano questo studio, ricco 
di notizie e di indicazioni bibliografiche. 

È noto omai che l'invasione francese del 1796 e il suc- 
cessivo dominio fino al 1799 valsero a ridestare in Italia il senti- 
mento nazionale, e che le vittorie austro-russe del 1799, co- 



PERIODO DELLA RIVOLOZIONB FRAVCKSB — O. MANACORDA 225 

strìngendo i patriotti più compromessi a riparare in Francia, 
fusero nel comune esilio le tradizioni e gli spiriti regionali, ele- 
vando gli esuli all'idea di una grande patria italiana. 

Il Manacorda, tenendo conto delle numerose pubblicazioni 
di quel periodo, Jo arricchì di nuovi elementi, attinti all'Ar- 
chivio di Stato di Milano, alle carte di Pietro Custodi, alle 
carte Paribelli, alle carte Ruggieri, all' Archivio . del Ministero 
degli affari esteri di Francia, all'Archivio di Stato di Parigi e 
ad altri minori manoscritti, che richiama nella parte prima del 
suo lavoro, il quale ne costituisce l'introduzione. 

Nella parte seconda ricostruisce con fitto tesoro di partico- 
lari le vicende ultime della repubblica cisalpina del 1799 di fronte 
all'invasione austro- russa; mette in luce l'opera del direttorio 
della Cisalpina rifugiatosi a Chambéry mentre il Governo fran- 
cese aveva a quei direttori preparato gli alloggi a Grenoble; 
descrive i tredici mesi di esilio di tanti italiani agitati, nervosi, 
affamati, sospettosi, pur non senza gioie e sorrisi ; riassume in 
un capitolo le proteste, le dichiarazioni e petizioni di quei fuoru- 
sciti per la libertà ed indipendenza italiana; ricorda l'azione 
della legione italica dopo la disfatta della repubblica cisalpina 
fino alla nuova liberazione d'Italia dagli Austriaci ; e descrive la 
vita degli emigrati itahani in Francia, ch'egli ritiene potessero 
salire a circa 10 mila. 

La terza parte di questa pubblicazione è dedicata al Diario 
inedito di Vincenzo Lancetti, al quale attinse molte delle no- 
tizie esposte nella parte seconda. Il Lancetti, nato a Cremona 
nel 1767, poeta patriotta nel 1797, capo divisione al Ministero 
della guerra a Milano nel 1799, fu nei tredici mesi d'esilio 
tenuto in molta considerazione e incaricato di defieati uffici. 
Questo rivoluzionario di occasione scrisse un minuto Diario, 
che partendo dall' 8 fiorile, anno VII (27 aprile 1799) va sino 
al 23 pratile, anno VIII (12 giugno 1800). Curioso per un'in- 
finità di notizie su persone e cose, riuscirebbe però in molta 
parte poco intelligibile ai lettori moderni, senza il corredo di 
pazienti note illustrative apposte dal M. ad ogni nome ed ogni 
fatto; note, che talora costituiscono piccole monografie, cor- 
redate a loro volta di documenti e citazioni letterarie. 

L'A. riproduce in Appendice il testo di parecchi docu- 
menti inediti tratti dagli Archivi d'Italia e di Francia relativi 
al breve periodo storico illustralo nella Memoria. 

C. RiXAUDO. 

Rimta, storica italiana, 3» y., vn, 2. 15 



226 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. RINAODO 

GIOVANNI SFORZA, Contributo alla vita di Giovanni Fanimii. — 

Genova, tip. della gioventù, 1907. 
ALFREDO CHITI, Tmnmaso Puccini^ Notizie biografiche con. 

appendice di documenti inediti, — Pistoia, Tip. Sinibul- 

diana, 1907. 

55. — Lo scorso settembre Fivizzano commemorava il 
centenario della morte del suo poeta patriotto Labindo (Gio- 
vanni Fantoni) a nome delFItalia risorta; e Giovanni Sforza, 
Tarchivista intelligente e operosissimo, illustrava la vita del 
suo conterraneo, già troppo obliata, con un volume, nutrito 
ài larghissima erudizione attinta agli archivi, agli scritti del 
Fantoni e a tutta la letteratura che lo riguarda, e ad un 
tempo organato in modo da offrire una compiuta bio- 
grafia critica del poeta della libertà, che in piazza e in car- 
cere, cittadino, tribuno, soldato propugnò indomito e indo- 
mabile l'indipendenza e la grandezza della patria. 

Tutte le vicende della sua vita sono con imparzialità 
raccolte: gli studi nel collegio Nazareno di Roma, la disso- 
lutezza a Firenze, ove fu apprendista nella segreteria di Stato, 
a Livorno nei cadetti, e a Fivizzano quale conquistatore di 
donne, nel breve periodo trascorso nella R. Accademia mili- 
tare di Torino onde uscì nel 1776 sotto-tenente nel reggi- 
mento Ciablese, ufficio che abbandonò nel 1779 carico di 
debiti e con minaccia d'arresto. Tra la dissipatezza giovanile 
si sprigiona il suo ingegno poetico, che un condiscepolo del 
collegio Nazareno di Roma, il marchese Carlo Emanuele Ma- 
laspina di Fosdinovo, seconda, incoraggia e stimola, finché 
sorge il rimorso della vita disordinata e con esso il ravvedi- 
mento. 

Aveva 41 anno, quando le armi francesi portarono la li- 
bertà e con essa la signoria straniera nell'alta Italia. Il Fan- 
toni dalla rivoluzione attende il trionfo della libertà e della 
giustizia e spera il risorgimento d'Italia ; s'allontana dal paese 
natio e si caccia nei vortici dei moti politici, che lo Sforza 
esamina nei particolari per chiarire la condotta del Fantoni, 
calunniato da alcuni contemporanei. Dedica un intéro capitolo 
ad esporre la risposta data da Labindo al celebre quesito 
messo a concorso dall' Amministrazione generale della Lom- 
bardia il 27 settembre 1796: ** Quale dei governi liberi meglio 
convenga alla libertà dell'Italia ». 



PERIODO DKLLA RTVOLUZIOKI FRAHGBBB — G. SFORZA - A. GHITI 227 

Il sentimento nazionale in lui prevalse sull'ebbrezza della 
libertà francese, ch'era nuova servitù, quando ^i adoperò per 
impedire l'unione del Piemonte alla Francia, e per questa 
gagliarda difesa pati la prigionia e l'esilio: nobili pagine 
deDa tempestosa sua vita. Tornò in Italia con l'esercito libe- 
ratore, quale capitano di stato maggiore, del generale Joubert; 
dopo la sconfitta di Novi si ritrasse con Massena in Genova, 
ove in mezzo ai dolori dell'assedio dette alla stampa una de- 
curia di Odi. Poco dopo la battaglia di Marengo, lasciato il 
servizio militare, tornò tra i suoi, prima a Pisa, poi a Massa 
di Lunigiana, ove spese l'attività e l'ingegno a vantaggio della 
patria e dell'arte. 

Lo Sforza non ha solo illustrato la biografia del Fantoni 
con infinite preziose note, ma aggiunse quattro preziose ap- 
pendici: la l** sulla persecuzione dei Francesi contro Labindo, 
la 2* sulle sue relazioni colla Società di pubblica istruzione 
in Modena, la 3» per dare in luce un buon manipolo di let- 
tere tutt'ora inedite del Fantoni, la 4* per una diligentissima 
bibliografia degli scritti di Labindo. 

56. — Il Dott. Alfredo Chiti , dopo avere atteso con attività 
singolare a ricercare i documenti inediti riflettenti Tommaso 
Puccini, fra cui oltre 1300 lettere di lui o a lui inviate, im- 
prese ad illustrare la vita di questo erudito abate del sette- 
cento, entusiasta per tutto ciò che di bello e di buono poteva 
vedere e conoscere, la cui opera risente così efficacemente della 
sorte travagliata della patria nel tempo in cui la Francia eser- 
citò un fascino irresistibile su tutta l'Europa civile. 

Colto letterato e poeta, amico di Gorilla Olimpica, del 
Tiraboschi, dell'Alfieri, del Monti, del Parini, del Canova, della 
d'Albany, del marchese Manfredini, per la sua riputazione ar- 
tistica nominato a 45 anni nel 1794 direttore della Galleria 
degli Ufiìzi in Firenze , l'abate pistoiese al tempo della inva- 
sione francese difese vivamente la Galleria dalle depredazioni, 
trasportandone i più bei monumenti a Livorno e di là a Pa- 
lermo, donde li riportò a Firenze, senza riuscire a proteg- 
gerli nuovamente dall'avidità del governo napoleonico. Tra 
i molteplici uffici e la frequente corrispondenza epistolare 
trovò tempo a tradurre in versi italiani le poesie di Catullo, 
ad illustrare i cammei del museo fiorentino, a scrivere d'An- 
tonello da Messina e a dettar commentari sulla storia della 
arte. Mori nel 1810. 



228 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. RINAUDO 

Il dott. Chìti non ha soltanto ricostruito la bella figura 
di studioso ft illuminato cultore delle arti belle, ma raccolse 
in appendice una serie di documenti inediti, fra cui parecchie 
lettere e la Relazione sugli ' oggetti della reale galleria di Fi-, 
renze, trasportati prima a Livorno poi a Palermo per sottrarli 
alla rapina francese. C. Rinaudo. 



NAPOLÈON, Manuscriis inédits {1786-1791), par Fr. Masson 
et Guido Biagi. — Paris, Librairie Ollendorff, 1907. 

57. — Non è questa una nuova edizione, ma un rifaci- 
mento dell'opera pubblicata nel 1895 dalla stessa casa editrice 
sotto il titolo: NapoUoìi inconnu (Papiers inédits), perchè, se 
fino ad un certo punto la prefazione è rimasta immutata senza 
neppure lo spostamento d'una virgola, ad un tratto gli edi- 
tori ci avvertono che per varie ragioni essi hanno creduto di 
sopprimere non solo la parte introduttiva « Notes sur la 
jeunesse de Napoléon » perchè ormai resa inutile dall' ampio 
lavoro dello Chuquet, ma altresì le note esplicative, che pre- 
cedevano ed accompagnavano la pubblicazione dei singoli 
scritti napoleonici. Essi ci annunziano che queste note saranno 
pubblicate in un volume a parte, perchè « les manuscrits se 
suffisent par eux-mém^s , ; ma, se per i lettori che hanno ormai 
lunga dimestichezza con la letteratura storica del secolo xym la 
maggior parte di quelle note potevano parere oggi superflue^ 
per gli altri, che per la prima volta intraprenderanno la nan 
facile lettura degli scritti giovanili di Napoleone, alcune note 
esplicative sarebbero state necessarie, quasi indispensabili ; ed 
il ricorrere allo Chuquet, ovvero l'attendere la pubblicazione 
del volume a parte, non sarà certo sempre possibile a lutti. 

Una seconda notevole modificazione troviamo in questa 
edizione, cosi ridotta da due volumi ad uno: gli egregi edi- 
tori, partendo dal principio che dal 1791 in poi, cioè dal suo 
secondo viaggio in Corsica, Napoleone uscì dal periodo dì 
studio e di preparazione alla vita per darsi tutto all'azione, 
hanno soppresso quella parte dei suoi manoscritti, che pur 
si trovano nel fondo Libri, e quei lavori che sono noti solo 
per antiche edizioni, i quali si riferiscono all'operosità del 
giovane ufficiale nella sua isola. Si tratta di regolamenti, di 
proteste, di memorie giustificative, di disegni, di operazioni 
militap'i, come il regolamento per le guardie nazionali, il pix>- 



PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRÀNCE8B — W. ZELLE 229 

getto d'attacco della Maddalena, quello per la difesa del golfo 
d'Aiaccio ecc.: « Cela est de T action, dice il Masson, et c'est 
là en réalité que débute Bonaparte ». Così F edizione s'ar- 
resta al celebre Discorso di Lione « Quelles verités et quels 
sentiments importet-il les plus d'inculquer aux hommes pour 
leur bonheur » (settembre 1791), e vengono soppressi tutti 
gli altri scritti comparsi nella prima edizione, che si riferiscono 
ad un periodo posteriore della vita del Bonaparte, compre- 
sovi anche Le souper de Beaucaire. Come si vede, un criterio 
nuovo, filosofico più che storico, e molto discutibile, ha pre- 
sieduto a questa nuova edizione, o meglio riduzione, di un 
lavoro che fu salutato al suo primo apparire con tante e 
tanto meritate lodi. C. Manfroni. 



W. ZELLE, Kreisarzt. — 1815, Die hundert Tage. Von Elba 
bis Helena; — Leipzig, Sattler, 1908. 

58. — Il quarto volume dell' opera dello Zelle (Geschichte 
der Freiheitskriege) riguarda, sotto alcuni aspetti, anche l'Italia 
e può cosi esser analizzata in questa rubrica. Pur troppo il 
giudizio su questo lavoro non può essere intieramente favo- 
revole: le notizie storiche d'indole generale sono vaghe, in- 
determinate, spesso inesatte, per non dir peggio. Basti dire che 
nelle venti righe che l'autore dedica all'ordinamento dell'Italia 
per opera del congresso di Vienna, fra le altre amenità^ si 
dice " Um xies schone Italien das mit so viel Blut und Trànen 
Seine voriibergehende Einigung unter dem Vizekònig Eugen 
erreicht batte, noch mehr zu zerstùckeln, machte man aus 
Genua ein Herzogtum (lì) ». Non si potrebbe riimire in poche 
righe un maggior numero di errori. Nel capitolo in cui si 
parla della breve dimora di Napoleone all'isola d'Elba non si 
tiene conto alcuno degli studi e delle ricerche più recenti sulle 
relazioni corse fra l'imperatore e il Murat, sui frequenti viaggi 
di emissari francesi, sull'opera segreta di Paolina Bonaparte. 
Anche nel brevissimo paragrafo dedicato al Murat ed alla cam- 
pagna sua si accumulano parecchie gravi inesattezze: non si 
parla affatto della proclamazione dell'indipendenza; nulla si 
dice della breve campagna : si lasjcia credere che il suo eser* 
dto fosse composto di lazzaroni ; sì dice che egli fuggì alVElba, 
e di lì tentò di tornare nel reame di Napoli: ecc., ecc. (pag. 203). 



280 RKOMBIOMI E NOTB BIBLIOORJLFICHK — 0. MANFRONI 

Giustizia vuole che si dica che nella descrizione della 
campagna dei Paesi Bassi e nell'esame delle condizioni poli- 
tiche deir Europa, prima e dopo la campagna stessa, il lavoro 
del dottor Zelle, quantunque non originale (in certi punti il 
recente lavoro di A. Houssaye ha indubbiamente servito di 
guida air autore), merita di esser lodato per la diligenza e per 
la precisione delle notizie. Ma, pur troppo, per quel che ri- 
guarda r Italia non possiamo tributargli lo stesso elogio. 

C. Manfroni. 



7. PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO (1815-1907). 

Pubblicazioni di LABÀTE, POIRÉ, THAON di REVEL, BOUR- 
GEOIS e CLERMONT, PESCI, BILLOT, GALLIZIOLI, FUMO, 
CASA, MAZZINI, GARIBALDI, AMARI, LUZIO, ALESSI, 
PAGANI, CASANOVA, MORI, MAZZIOTTI , ROSI, LEVI, 
RANZI, TORRACA, MANFRONI. 

Diremo brevemente di alcune fra le molte opere relative al 
nostro Risorgimento, riservandoci a discorrere delle altre, corte- 
semente favorite alla Rivista, in un altro fascicolo. 
Possono rannodarsi in tre gruppi: 

1° Narrazione di periodi o di argomenti speciali; 
2° Pubblicazioni di opere di personaggi cospicui; 
3° Commemorazioni e biografie. 

I, 

59. — Molto s*è scritto in questi ultimi anni sulla Car- 
boneria; ma non sarà certo possibile averne una storia completa, 
finché non sia stata studiata nelle molteplici sue ramificazioni 
nelle varie provincie d'Italia. Il professor Labate, in uno studia 
edito nel 1904 nella Biblioteca storica del risorgimento italiano^ 
ha appunto tentato una storia della Carboneria in Sicilia, nel 
decennio corso dal 1821 al 1831 (1). Abbiamo tardato tanto 
a discorrerne in attesa dei documenti sulle cospirazioni dei 
Carbonari siciliani, che allora ci prometteva, e che non ci ri- 
sulta siano poi stati pubblicati. L'A. fece vane ricerche pressa 



(1) Valentino L abate, Un decennio di Carboneria in Sicilia 
(1821-1831) Roma, Società editr. Dante Alighieri, 1904. 



PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO — ▼. LABATB - E. POIRÉ 281 

le private famiglie, ma fu fortunato neiresplorazione delle carte 
dell'Archivio di Stato di Palermo, che gli fornirono il mezzo 
di presentare, sotto una luce nuova e con maggior precisione 
di particolari, l'introduzione della Carboneria in Sicilia, la sua 
propagazione nell'isola durante la rivoluzione del 1820, la ri- 
volta del generale RossaroU, le famose Giunte di scrutinio, la 
congiura di Salvatore Meccio e altre minori, i tentativi insur- 
rezionali di Messina neir aprile e nel settembre del 1823, le 
successive riforme introdotte nella Carboneria, le varie sette 
che ne derivarono, e l'insurrezione palermitana del 1° settembre 
1831. Molte novità contiene il libro e gran copia di notizie, 
sebbene manchi ancora il filo conduttore, che con sicurezza 
ci guidi attraverso il labirinto della Carboneria siciliana. 

60. — Eugène Poiré in un grazioso volume su Magenta 
e Solferino (1) non ha inteso a fornire nuovi documenti o 
narrarci altra volta le memorabili battaglie di Magenta e Sol- 
ferino, il cui ricordo susciterà sempre nei grati animi degli 
italiani una viva onda di simpatia verso i Francesi, che ver- 
sarono il sangue per la nostra indipendenza, ma si propose 
un compito più ristretto e sentimentale. 

Sonvi bensì alcuni richiami storici, ma il racconto presen- 
tasi piuttosto come relazione di un pellegrinaggio ai celebrati 
campi di battaglia del 1859 col prospetto dei luoghi santificati 
dal sangue dei combattenti, la descrizione dei monumenti com- 
memorativi e degli ossari, jl ricordo di episodi collegati colle 
virtù guerriere, di cui il pacifismo moderno va spegnendo lo 
splendore. L'A. non dimentica la torre colossale e l'ossario dì 
San Martino, ma discorre di Vittorio Emanuele in modo assai 
superficiale, incompleto ed inesatto, mettendo in rilievo aspetti 
affatto accessori della sua personalità ed estranei alle ragioni 
politiche che lo sollevarono nell'amore e nell'ossequio degli 
italiani. 

61. — Il generale conte Genova Thaon di Revel, super- 
stite di tutte le nostre guerre d'indipendenza dal 1848 al 1866, 
commissario generale del re Vittorio Emanuele al quartier ge- 
nerale dell'esercito francese in Crimea, aiutante dì campo del 
principe Umberto al principio della 'campagna del 1866 e co- 
mandante di una divisione dopo Custoza, più tardi comandante 



(1) Eugène Poiré, Magenta e Solferino. AiitrefoiS'aujourd'hiii ; 
Paris, Berger-Levrault & C., 1907. 



232 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAVICHE — 0. RINAUDO 

di corpo d'esercito, pubblicò ì suoi ricordi sulla cessione del 
Veneto, comparsi da oltre un anno in una. seconda edizione (1). 
Non mirando alla storia della campagna, ne fa appena un 
■ cenno riassuntivo sino al trattato di pace di Vienna. Nominato 
commissario militare per gli accordi relativi alla consegna del 
Veneto per parte delle autorità austriache, ebbe a trattar lun- 
gamente coi commissari militari d'Austria e di Francia, special- 
mente per la cessione del materiale e delle fortezze, per lo 
sgombro delle milizie austriache e l'occupazione militare delle 
nostre truppe, infine per il plebiscito che doveva consacrare 
ufficialmente la cessione del Veneto al regno d'Italia. L'azione 
del Revel trovo meno impedimenti nei commissari austriaci, 
che non nel rappresentante della Francia, il generale Leboeuf, 
<ihe si rese a tutti antipatico. Pieni d'interesse sono i partico- 
lari di questa narrazione scritta senza pretensione, ma con molta 
spigliatezza dì forma e copia di ricordi. 

62. — Con vivo interesse si legge la recente pubblicazione 
di Émile Bourgeois et E. Clermont su Napoleone III in rap- 
porto con Roma (2). In questo libro, scritto da due colti 
studiosi francesi, onorato da una prefazione di Gabriel Monod, 
trovasi la prova documentata di una nostra affermazione sulla 
politica romana di Napoleone IH. Il signor Clermont, scrivendo 
la storia dell'intervento francese a Roma nel 1849, dal mo- 
mento in cui sotto la presidenza di Luigi Napoleone Bonaparte 
l'Assemblea Costituente deliberò la partenza del corpo di spe- 
dizione del generale Oudinot per Civitavecchia, fino all'epoca 
in cui l'Assemblea legislativa approvò l'impiego delle truppe 
della repubblica francese contro la repubblica romana in favore 
della restaurazione del potere temporale del Papa, ha dimo- 
strato chiaramente quanto gli scrittori italiani avevano affermato. 
L'intervento cioè fu opera della parte clericale francese, che 
s'impose al presidente, appoggiato dai chauvinisies^ che soste- 
nevano la necessità di neutralizzare l'azione dell'Austria sulle 
coste austriache con l'occupazione di Roma; la spedizione fu 
condotta in modo affatto sleale dal generale Oudinot, ed il 
Lesseps fu inconscio strumento della proditoria aggressione; 



(1) Genova di Revel, La cp.sslove del Veneto. Bicordi di un com- 
missario regio militare, 2*^ edizione, Firenze, F. Lumachi, 1906. 

(2) Émile Bourgeois et E. Clermont, Rome et Napoléon IH. 
Paris, Armand Colin, 1907. 



PKRIODO DBL RISORQUIENTO ITALIANO — BOUBGBOIB - PESCI 233 

Luigi Bonaparte, colla distruzione della romana repubblica, 
ch'egli giovinetto aveva proclamato, conquistò Tamicizia della 
parte clericale e si spianò la via all'impero; ma si legò con 
una pesante catena, che doveva più tardi trascinarlo a rovina. 
Ed Émile Bourgeois ci fa appunto vedere, come la questione 
romana sia stata l'incubo dell'impero e la causa della sua ca- 
duta. Tentò Napoleone nel 1859-60 di scuotere il dominio cle- 
ricale, permettendo agli Italiani l'occupazione delle Romagne, 
delle Marche e dell'Umbria, ma intimorito dalle minacele dei 
suoi tutori ne arrestò il moto colla convenzione del 15 set- 
tembre 1864. Vana speranza! L'irruzione garibaldina nel Lazio 
del 1867 lo trasse a Mentana, e rompendo ogni buon rap- 
porto con l'Italia lo costrinse ad una nuova occupazione di 
Roma. E questa fu la sua condanna, perchè, resagli impos- 
sibile l'alleanza coU'Italia e coli' Austria, che pur queste potenze 
invocavano, si espose solitario ed impreparato alla guerra del 
1870, che a lui tolse l'impero e restituì Roma agli Italiani. 
Tutto questo è non solo narrato con calma obbiettiva dai due 
valenti scrittori francesi, ma passo passo dimostrato coi docu- 
menti diplomatici e parlamentari, con lettere e memorie del 
tempo. 

63-64. — Un po' tardivamente discorriamo di due lavori 
di Ugo Pesci intorno a Firenze capitale del regno, e sui primi 
otto anni di Roma capitale. 

Un toscano che deve aver ormai varcato la sessantina, 
ed era quindi presso ai vent'anni quando Firenze divenne ca- 
pitale, ufficiale dell'esercito, cronista di giornali, frequentatore 
di uomini politici, di letterati e di artisti, ed anche dei salotti 
mondani, e che ormai molte cose vide, è certo in buona con- 
dizione per rappresentarci la vita dell'effimera capitale, voluta 
dalla convenzione del 15 settembre e detronizzata dall'occu- 
pazione di Roma (1). Sono poco più di cinque anni, dal 1865 
al 1870. L'A. ci fa assistere alla melanconia del trasferimento 
della sede del governo per parte dei buzzurri e dei fiorentini, 
ed al successivo facile adattamento dei forestieri nella fiorita 
città, di cui descrive la rapida trasformazione edilizia, la vita 
mondana nelle sue manifestazioni, il movimento letterario, arti- 
stico e scientifico, i teatri ed i giornali ; ci presenta il governo 



(1) Ugo Pesci, Firenze capitale (1865-1870). Firenze, R. Bempo- 
rad e figlio, 1904. 



234 RECSKBlOiri l HOTS BlBLIOORAriCHB — 0. RMAUDO 

dal Sovrano e dalla Corte ai Ministeri, al Senato ed alla Camera 
dei deputati; ci narra le grandi feste per il VI centenario dan- 
tesco nel 1865 e per il matrimonio di Umberto e Margherita 
nel 1868; ci reca l'eco dei grandi avvenimenti politici e mili- 
tari, ossia della campagna del 1866, di Mentana, delle grandi 
manovre del 1869 e dell'occupazione di Roma nel 1870. L'espo- 
sizione è ricca di episodi, che coloriscono gli uomini e le cose 
del tempo, ed è sempre chiara, serena e fluente. Forse l'egregio 
A. avrebbe potuto rinunziare alla politica generale per miniare 
la vita fiorentina esclusivamente ; anche la forma sarebbe riu- 
scita più briosa ed amena. 

Il criterio direttivo per il volume su Roma non è di- 
verso (1), ma ci sembra più fedele l'esecuzione, in quanto 
l'Autore ci pare meno distratto dai fatti politici. 

Chi visita oggi Roma e non la vide nel 1870, non ha 
idea della rapida sua trasformazione morale e materiale. L'au- 
tore non intende rappresentarci tutta questa lenta metamorfosi, 
ma vuole richiamare alla nostra mente la città, quale fu nei 
primi anni della nuova missione. Quindi ci mette dinnanzi it 
Vaticano ed il Quirinale, il Governo ed il Parlamento, i romani 
di Roma, i buzzurri e forestieri, le visite di re e principi ed 
ambasciatori orientali, i salotti, le feste private ed i divertimenti 
pubblici, i teatri, i circoli e ritrovi di varie specie, il movi- 
mento impresso alle lettere ed alle scienze, gli scavi e le sco- 
perte archeologiche, l'arte nelle sue varie forme, la pittura, 
la scultura, l'architettura, la musica, il giornalismo, la trasfor- 
mazione edilizia ed igienica della città con la scomparsa dì 
edifizi, istituti e costumanze. Non era possibile sopprimere del 
tutto la nota politica nelle sue date memorabili, specialmente 
con la morte 'di Vittorio Emanuele II e Pio IX e con gl'inizi 
del regno di Umberto I e Leone XIIL ' 

I due volumi si leggono volentieri, perchè rispecchiano 
con sincerità di osservazioni e di apprezzamenti uomini e cose 
d'un periodo eroico e di città per speciali riguardi supreme; 
concorrono anche 210 illustrazioni a dar pregio all'opera. 

65. — Alla storia dell'Italia contemporanea è un buon 
contributo il lavoro recente di A. Billot, che ambasciatore di 



(1) Ugo Pesci, / primi anni di Roma capitale (1870-1878). Fi- 
renze, R.' Bemporad e figlio, 1907. 



PERIODO DBL RISORGIMUTTO ITAUAMO — BILLOT 235- 

Francia a Roma, si è trovato in condizioni favorevoli per ve- 
dere da vicino gli avvenimenti politici, specialmente sotto il 
rapporto intemazionale (1). Il signor Billot fu a Roma dal 
marzo 1890 al febbraio del 1898, in un periodo grave e dif- 
ficile, per il dissidio politico tra Tltalia e la Francia, deter- 
minato dallo stabilimento del protettorato francese sulla Tunisia 
e dalla conseguente conclusione della triplice alleanza, e per 
la lotta economica originata dal voto negativo dato dalla ca-^ 
mera francese al nuovo trattato di commercio tra la Francia e 
ritalia, che rese necessario il regime delle tariffe differenziali. 
La discordia tra i due governi, e, possiam dire, dei due popoli^ 
s'accese maggiormente per gli incidenti diplomatici di Firenze 
nel 1887, di Massaua e della Spezia nel 1888, per il viaggio del 
re Umberto e di Grispi a Berlino e per la condotta della 
Francia nei nostri rapporti colFAbissinia. Veramente quando 
il Billot giunse a Roma, il Bismark aveva già dovuto lasciare 
la cancelleria dell'impero e la crisi era uscita dallo stato vio- 
lento ed acuto. Il nuovo ambasciatore dovette usare molta 
abilità per correggere le asprezze, finché durò il ministero Grispi, 
per la diffidenza reciproca che la sua politica aveva suscitato. 
Col ministero Budini, sebbene si rinnovasse la triplice alleanza, 
le relazioni politiche cominciarono a prendere forme più cor- 
tesi, fors'anco perchè la Francia consolavasi nel suo isolamento 
coll'alleanza russa ; ed il ministero Giolitti potè nel settembre 
del 1892 ottenere che la squadra francese intervenisse a Genova 
alle feste Golombiane. L'illustre autore s'indugia lungamente 
nel secondo volume sul secondo ministero Grispi e sulla guerra 
italo abissina, forse assai più di quanto la natura dell'opera 
poteva esigere; e dedica con soddisfazione l'ultimo libro a 
narrare come, sotto il secondo ministero Rudini, nuovamente 
si ravvicinassero la Francia e l'Italia nel campo commerciale, 
preludio d'un rinnovamento d'amicizia politica. L'A. ebbe parte 
preziosa in quest'opera di riconciliazione fra le due nazioni 
sorelle e noi glie ne siamo grati, anche per la forma mo- 
desta con cui espone l'opera sua, e la- serenità con cui narra 
gli avvenimenti di quei torbidi anni in cui si corse pericolo 
d'una guerra fraterna, determinata da nessuna seria ragione, 



(1) A. Billot, La France et V Halle, Hisfoire cles années trovbles 
(1881-1899) 2 voi. Paris, librairie Plon, 1905. 



236 RECENBIOHI E MOTE BIBUOQRAFiCHB — C. RINADOO 

ma preparata e fomentata dai nemici interni ed esterni dei due 
grandi paesi. 

66. — I profani della marineria, e purtroppo sono i più 
anche in un paese marinaro come l'Italia, non hanno alcuna 
idea del servizio continuo e multiforme che le nostre navi pre- 
stano alla civiltà universale ed in particolar modo al nostro 
paese. Di guerre marittime se ne ricorda una sola e disgraziata 
nella storia del nostro risorgimento, quella del 1866; a che 
dunque valse la nostra marina da guerra, se non vinse a Lissa? 
a che servi dippoi, se non ebbe opportunità di cimentarsi per 
la difesa e la grandezza della patria? Il prof. Antonio Gallizioli, 
capo tecnico nella regia marina, ha risposto all'ignoranza ed 
all'indifferenza dei profani con un bellissimo libro, che è anche 
un atto di illuminato patriottismo (1). Con ammirabile pazienza 
e non minore accuratezza egli rintracciò la storia di tutte le 
navi da guerra ed onerarie, delle torpediniere, dei rimorchiatori 
e delle bette, che la nuova Italia ereditò dagli antichi stati o 
creò colle sue forze, coll'intento nobilissimo di riaccendere i ri- 
cordi delle imprese gloriose compiute dalla marineria militare 
nel periodo del risorgimento italico, di ridestare nella memoria 
di nostra gente gli atti di cortesia, di giustizia e di eroismo, 
compiuti al di là degli oceani ov'ebbero a sventolare i nostri 
Tessilli a tutela dei connazionali, di avvivare nella coscienza 
universale i sentimenti di gratitudine per le azioni filantropiche 
compiute dalle nostre navi da guerra a vantaggio di gran nu- 
mero di navi nazionali e straniere, segnatamente mercantili, o 
minacciate dalle fiamme o travolte da pericolosi fortunah. L'au- 
tore, pertanto, registra in questo repertorio cronistorico le ori- 
gini così delle navi presenti come delle trapassate, la grandezza 
loro, la forza delle macchine, i servigi d'istruzione, di polizia 
e di vigilanza sulla pesca, sui traffici d'armi, e per la repres- 
sione del commercio degli schiavi, le manovre, le regate, le 
campagne di guerra, le operazioni nelle quali si segnalarono i 
comandanti nelle lunghe navigazioni fuori del mar nostro, gli 
studi scientifici e le missioni politiche commerciali cui attesero, 
ed i salvamenti eseguiti in mare ed in terra fra i pericoli delle 
battaglie, delle rivoluzioni, delle epidemie, dei terremoti, degli 



(1) A. Gallizioli, Cronistoria del naviglio 7iazionale da guerra 
(1860-1896). Roma, Officina Poligrafica Italiana, 1907. 



PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO — GALLIZIOLI - CASA 287 

incendi e dei naufragi. Con questa minuta storia, esposta se- 
condo l'ordine alfabetico delle navi, è conservata alla posterità 
la biografia di_ ciascuna, ed è dimostrata con la eloquenza dei 
fatti razione proficua della nostra marineria, onde accrescersi 
dovrebbe nell'animo degli Italiani per essa l'amore e la grati?- 
tudine. L'autore illustra anche con bei disegni tutte le navi, di 
cui ritesse la storia, fornisce gli elenchi numerici delle torpe- 
diniere, dei rimorchiatori, delle bette e delle cannoniere lagu- 
nari, ci dà uno specchietto riassuntivo dimostrante cronologi- 
camente le navi che per ciascun anno del periodo 1860-1896 
entrarono o cessarono di far parte del regio naviglio ; infine,. 
per comodità delle ricerche, presenta l'indice generale delle navi. 

67-69. — Or che l'isola di Candia sta per essere abban- 
donata dalle truppe internazionali, se le trattative approderanno, 
è bene richiamare alla memoria due brevi scritti del tenente 
Enrico Fumo ed un volume assai copioso di notizie del co- 
lonnello commissario G. B. Casa. 

Il tenente Fumo pubblicò nella Rivista militare italiana 
del 1904 un breve studio sui castelli e sulle fortezze veneziane 
nell'isola di Candia (1) seguendo i quattro grandi dipartimenti, 
in cui l'isola era stata divisa dai Veneziani, cioè : Sitia, Candia, 
Retimo e Canea; e nel 1907, traendo argomento da un lavoro 
del prof. U. Ancarani, riassunse la storia della gendarmeria 
cretese, (2) onore e vanto della benemerita arma dei carabinieri 
italiani, dalla sua fondazione sino al marzo del 1905, e ne 
espose obbiettivamente l'azione delicata e difficile durante l'in- 
surrezione del 1905. 

Il colonnello Casa, nel suo ampio lavoro (3), con ottimo 
proposito raccolse una preziosa quantità di elementi per la 
storia dei nostri marinai e soldati in Creta, che l'Italia obliosa 
quasi del tutto ignora, occupata più delle interne miserie po- 
litiche che non dell'opera gloriosa dei suoi figli all'estero. L'e- 
gregio A. ha prima d'ogni cosa riassunto le vicende dell'isola 
attraverso la storia, con un quadro generale della civiltà cretese. 



(1) E. Fumo, Castelli e fortezze veneziane nelV Isola di Candia. 
Roma, E. Voghera, 1904. 

(2) E. Fumo, La gendarmeria cretese durante Vtdtima insurrezione. 
Roma, E. Vogjiera, 1904. 

(3) G. B. Casa, Marinai e soldati d'Italia a Creta. Livorno, . 
Giustì, 1906. 



à I 



238 RXCIH8I0NI I NOTB BIBLIOQRAFICBB — C. RIHAUDO 

s oflfermandosi specialmente sulla dominazione veneziana e sulla 
signoria turca; quindi si è intrattenuto a descrivere la con- 
dizione di Creta verso il 1896, T insurrezione del 1897 e il 
concerto europeo per la pacificazione dell'isola. Solo a questo 
punto veramente comincia razione dell'Italia a Creta. È noto, 
come il governo ellenico ed i Greci dell'isola volessero l'an- 
nessione alla Grecia, contraddetta dalla Turchia, e come le po- 
tenze per timore di terribili rappresaglie contro i Musulmani 
si opponessero all'immediata annessione, sostituendo al governo 
turco il loro protettorato. L'A., non trascurando l'azione co- 
mune, s'intrattiene con particolare attenzione sull'opera uma- 
nitaria della nostra flotta, e specialmente dei marinai imbarcati 
sull'Etna e sulla Sicilia, e sopra l'azione dei soldati italiani 
mandati nell'isola per pacificarla ed appoggiare i provvedimenti 
delle potenze europee. Dopo faticosi negoziati per un regime 
autonomo, si ritrassero la Germania e l' Austria-Ungheria dal 
concerto europeo, ma gli Italiani rimasero per adempiere la 
loro missione. L'A. arresta la sua narrazione, quando i Turchi 
ebbero sgombrato l'isola e gli ammiragli affidarono il potere al 
principe Giorgio, nominato alto commissario a Creta. L'autore 
mette pure in evidenza il governo economico della squadra 
dal febbraio 1897 al giugno 1898, e con patriottica compia- 
cenza, adducendo anche le testimonianze forestiere, mette in 
evidenza le alte qualità morali dei nostri marinai e soldati ed 
i molteplici servizi da essi resi alla causa ellenica nell'isola 
di Candia. 

II. 

70. — È noto, che, ricorrendo nel 1 905 il centenario della 
morte di Giuseppe Mazzini, fu per legge statuita a cura e a 
spese dello Stato un'edizione completa delle sue opere (1). 
Una Commissione, nominata per decreto reale, e presieduta 
da S. E. L. Rava, ministro della pubblica istruzione, ne dirige 
la pubblicazione, che viene fatta dalla Cooperativa Tipografica 
editrice Paolo Galeati di Imola, in volumi di circa 400 pagine 
ciascuno in 8^ gr. Sono già comparsi tre volumi. 



(1) Scritti editi ed inediti di Giuseppe Mazzini, 3 volami in-8 di 
pagine XXXin-404, XVin-306, XXXV-398; Imola, Paolo Galeati, 
1906-1907. 



PEKIODO DSL RIBOROniBNTO ITALIANO — MAZZINI - GARIBALDI 239 

La Commissione, pure attenendosi al disegno dell'edizione 
iniziata dallo stesso Mazzini coi tipi Gino Daelli di Milano 
nel 1861, introdusse due modificazioni: 1° l'ordine rigorosa- 
mente cronologico degli scritti si letterari come politici; 2° l'ag- 
giunta di altri scritti, che un'attenta ricerca e uno scrupoloso 
esame consigliarono di attribuire al Mazzini. 

Cosi il V volume {Letteratura, voi. I) contiene 25 scritti 
letterari invece di .13 della precedente edizione; i nuovi sono 
in gran parte estratti AsAV Indicatore genovese. Nell'introduzione 
trovasi l'elenco ragionato e bibliografico degli scritti letterari 
che il volume contiene. Il primo lavoro del giovine ventiduenne, 
(1827) DelVamor patrio di Dante, già addita l'alta bandiera, 
sotto cui avrebbe militato. 

Il volume 2° {Politica, voi. I) riunisce tredici articoli politici 
sparsi nel \?, 3° e 7« volume dell'edizione Daelliana, con altri 
sette, tutti redatti dal M. negli anni 1831-32-33. Tra i venti 
scritti meritano speciale ricordo la famosa lettera a Carlo 
Alberto di Savoia e i documenti illustrativi della Giovine Italia. 

Il volume 3« {Politica, voi. II) contiene 22 articoli, dei quali 
nove non figurano finora in alcune edizioni di scritti mazziniani ; 
sono di grande interesse storico, perchè relativi alla infelice 
spedizione di Savoia. 11 volume continua e conduce a compi- 
mento la pubblicazione degli articoli, che furono inseriti nella 
Giovine Italia per tu tto^ l'anno 1833 e nel 1834, chiudendosi 
con lo scritto indirizzato alla gioventù italiana, quasi testa- 
mento politico dopo l'invasione fallita nella Savoia. 

Ciascun volume, oltre ad una introduzione esplicativa e ad 
un elenco ragionato degli scritti compresi, contiene un ritratto 
di G. M. ed alcuni facsimile 

71. — A commemorare il centenario della morte di Giu- 
seppe Garibaldi, Tanno scorso Domenico Ciampoli pubblicava 
una raccolta copiosa degli scritti politici e militari dell'eroe (1), 
come documenti dell'unità di pensiero e di sentimento di Gari- 
baldi in tutti i periodi della sua travagliata e gloriosa vita. 

n grosso volume è diviso in due parti. La prima contiene 
lettere, proclami, manifesti, note, rapporti, disegni di legge, 



(1) Giuseppe Gurìbaldi, scritti politici e militari. Bicordi e pensieri 
inediti, raccolti da Domenico Ciampoli, 1 voi. in-8, pag. VIII-1005 ; 
Roma, Enrico Voghera, 1907. 



240 RBCENBIOiri K NOTE BIBLIOORAFICHX — C. RWAVDO 

relazioni guerresche, dispacci dal 17 ottobre 1836 al 25 mag- 
gio 1882. Rileggendoli vi appare la figura dell'Eroe in azione, 
ora vibrante di patrottismo e di energia militare, ora magna- 
nimo nelle aspirazioni e nel sacrificio, ora terribile e irruente 
contro i nemici della verità e della patria, ora dolce e tenero 
per la donna, i feriti, i bambini, i sofferenti, ora meditativo 
sulle riforme della nostra gente, dei nostri istituti, della nostra 
Capitale, ora squilla di guerriero, ora soave parola di amore e 
di pace. 

La seconda parte contiene Bicordi e pensieri, commentari 
degli altri scritti e delle sue stesse Memorie, commentari 
semplici, arguti, sdegnosi e impetuosi talvolta, che, scritti a 
Pisa fra il 1862 e il 1863, risentono dello stato del suo animo 
ferito in Aspromonte nel sogno della pronta liberazione di 
Roma. Da lui stesso scritti a matita su 179 pagine erano 
rimasti inediti per la maggior parte nella Biblioteca Nazionale 
di Roma. Lo scritto, nella sua schiettezza primitiva, appare di 
una originalità suggestiva, ed è contributo alla psicologia di 
Giuseppe Garibaldi. 

Per quanto il volume tocchi quasi le mille pagine, è ben 
lontano dall'essere una raccolta compiuta degli scritti di G. 
Garibaldi; certamente mancano centinaia, forse migliaia di let- 
tere, le sue Memorie, i tentativi letterari, e infiniti documenti 
della sua vita militare. 

72. — Dopo lunga attesa è comparso il 3° volume del car- 
teggio di Michele Amari, raccolto e postillato da Alessandro 
d'Ancona (1), a compimento del prezioso epistolario. Sono altre 
277 lettere (dal n. DXXVI al n. DGCCII), che portano il nu- 
mero totale delle lettere pubblicate a 802. 

Come negli altri volumi, il Carteggio non contiene soltanto 
lettere dell'Amari, ma anche altre a lui indirizzate. Vi figurano 
parecchi personaggi illustri, come Tommaso Gargallo, Salvatore 
e Leonardo Vigo, Mariano Stabile, Pietro Lanza principe di 
Scordia, Vincenzo Salvagnoli, Giuseppe Massari, G. P. Vieusseux, 
Giuseppina Turrisi-Colonna, il barone HoUand, Terenzio Ma- 
miani, V. Faldella di Torrearsa, Francesco Perez, H. Brockhaus, 
Atto Vannucci, Ernesto Renan, W. Cartwright, Antonio Mor- 



(1) Carteggio di Michele Amari raccolto e postillato da A. d* An- 
cona, voi. Ili iii-8, pag. 383. Torino, Soc. tip. editr. nazionale, 1908. 



PEUIOOO DEL RISORGIMENTO ITALIANO — AMARI • LUZIO 241 

(lini, Silvestro Centofanti, Isidoro La Lumia, G. B. Giuliani, 
ti. De Leva, Raffaele Starrabba, ecc. 

Questo carteggio è prezioso per triplice motivo: 1® perchè 
ricostruisce la figura d'uno tra i più colti, generosi e illibati 
uomini della generazione patriottica del risorgimento ; 2° perchè 
proietta molta luce sopra altri uomini, fatti e istituzioni del 
fortunoso periodo in cui visse T Amari; 3° perchè Tillustre rac- 
coglitore, arricchì la raccolta di numerose postille storiche e 
biografiche con Tampia sua erudizione e il senno elevato, ond'è 
gloria italiana. 

IH. 

73. — Alessandro Luzio nel voi. 5°, serie V della Biblioteca 
storica del risorgimento italiano, fornisce nuovi preziosi documenti 
sopra i processi del ventuno e specialmente sul processo Gon- 
falonieri, traendoli dagli atti processuali esistenti nelF Archivio 
(li Stato di Milano (1). 

I costituti originali non vennero finora trovati; acquista 
perciò grande importanza il riassunto datone alla Commissione 
speciale da Antonio Salvotti. La seconda parte di quella re- 
(juisitoria riassuntiva, contenente il risultato deiristruttoria e 
il voto, fu già data da Alessandro d'Ancona; ora il Luzio ne 
pubblica testualmente la prima parte, che ci dà modo di se- 
guire nel suo svolgimento, nella sua concatenazione, nelle sue 
incertezze e discrepanze tutto il sistema di difesa adottato dal 
troppo ingegnoso inquisito. L'errore fondamentale nell' impo- 
stare la propria difesa spiega tutti gli errori successivi del 
C; e noi assistiamo con ansia alle fasi dell'epica lotta, in cui 
lo si vede perder continuamente terreno, malgrado le sue più 
geniali risorse. 

Ad illustrare il riassunto salvottiano il Luzio aggiunse nove 
appendici, tra cui notevoli quelle sul principe di Carignano e 
i processi lombardi del ventuno, sulla simulata pazzia del Pal- 
lavicini, sul trattamento del Gonfalonieri in carcere, sulla requi- 
sitoria contro l'Andryane, e l'elenco degli atti più interessanti 
del Senato Lombardo- Veneto, esistente al Jtistiz Ministerium 
di Vienna. 



(1) Nuovi documenii sul processo Confalonieri per Alessandro 
Luzio. MQano, Soc. editrice Dante Alighieri, 1908. 

Rlviiia storica italiana, 3* S., vir, ?. 16 



242 RKCEKSIONI E NOTE BIBLIOQRAPICHE — C. RINAUOO 

74. — Delle giardiniere del risorgimento italiano s'è già 
parlato qua e là nelle varie storie e più largamente da Raf- 
faello Barbiera nelle Passioni del risorgimento e nella sua nio- 

. nografìa sulla principessa Belgioioso. Manca ancora uno studio 
completo. La signorina Maria Luisa Alessi ha di recente evo- 
cato una delle più attive giardiniere di Lombardia, Bianca 
Milesi (1). La gentile autrice ne studia la giovinezza svoltasi 
nell'epoca napoleonica, essendo nata nel 1790, ne descrive la 
larga coltura e il sentimento artistico anche avvivato dai molti 
viaggi in Italia e fuori, ne traccia l'azione a Milano tra i Car- 
bonari e le giardiniere del 1821, rimette a posto il roman- 
zetto di Melchiorre Gioia notandone le debolezze, finché a 
Genova, già matura d'anni, sposa il francese medico Mojon, 
cospiratore come la moglie. A Genova la Milesi si riaccosta 
alla Belgioioso e ascolta il verbo ^mazziniano, ond'è costretta 
all'esilio. Stabilitasi con la famiglia a Parigi continuò l'opera 
di propaganda per la causa nazionale, accogliendo e confor- 
tando nel suo salotto i profughi, tenendosi in corrispondenza 
coi pensatori più illustri del tempo, applicandosi con grande 
attività all'educazione del popolo e all'emancipazione della 
donna, più specialmente agli asili d'infanzia, scrivendo e tra- 
ducendo libri elementari per i fanciulli. Si rallegrò all'alba del 
risorgimento italiano, ma ne vide con dolore la catastrofe nel 
1849. L'8 giugno, di quell'anno, quasi alla medesima ora, i 
coniugi Mojon, colpiti dal colera morivano. Non è un'opera 
compiuta, ma un buon libro nel genere suo. 

75. — Fu tradotta in inglese la vita di Antonio Rosmini- 
Serbati, scritta in italiano dal rev. G. B. Pagani, provinciale 
in Italia dell'Istituto della carità, creato dal Rosmini (2). 

L'ampia e meditata biografia non mira ad una esposizione 
e discussione della filosofia rosminiana, né a mettere in rilievo 
la parte ch'egli ebbe nel risorgimento italiano, ma più spe- 
cialmente studia il valore dell'azione del Rosmini nella gran- 
dezza e nello sviluppo della Chiesa cattolica, descrive le virtù 
predominanti nella vita esemplare dell'uomo, e soprattutto 



(1) Maria Luisa Albssi, Una giardiniera del risorgimento ita- 
liano, Bianca Milesi, Torino, Reuzo StregUo, 1906. 

(2) 2'he li fé of Antonio Rosmini- Serba ti, translated from the iteliau 
of the rev. G. B. Pagani , provincial of the Institute of Charity in 
Italy. London, George Koutledge and Sons, 1907. 



PERIODO DEL RISORQIMKNTO ITALIANO — TAQANI > CASANOTA 243 

lumiltà, la seraplicità e la profonda sottomissione alla santa 
sode, non ostante le ingiuste persecuzioni; e s'occupa di pro- 
posito dell'Istituto della Carità da lui fondato e de' suoi pro- 
gressi. Non ostante questo carattere speciale dell'opera, essa 
non può essere dimenticata in una collezione dei libri del 
nostro risorgimento, perchè l'altezza spirituale e morale di 
questo grande pensatore e credente aggiunge dignità al mo- 
vimento nazionale, al quale Rosmini ha pure dedicato parte 
della sua vita, specialmente nel 1848-49. A tale effetto sì 
possono leggere utilmente due capitoli di quest'opera, ossia 
il XXIII The Italian Revival-liosmiìii ai Milan and at Bome 
{1S48\ e il XXIV, Gaeta and Naples- Rosmini 's Trials at Gaeta, 
Naples, and Albano-His Return to Stresa {1848-1849), 

7G. — Giustamente il dott. Casanova, pubblicando alcuni 
appunti su Carlo Bastia, nota che la storia dovrebbe tener 
maggior conto dell'opera prestata da alti funzionari di stato ; 
i governanti spesso appaiono circonfusi d'un'aureola di sa- 
pienza riformatrice, mentre questa fu tutta dei modesti colla- 
boratori, lasciati nell'ombra. Personaggio dì tale natura fu in 
Piemonte Carlo Bastia, che il valente archivista dì Napoli il- 
lustra (1) con documenti comunicatigli dall'on. Ignazio Mar- 
sengo Bastia, e con altri spettanti alle serie della grande 
cancelleria, del ministero dì grazia e giustizia e del senato su- 
balpino. — Carlo Bastia nacque in Saluzzo nel 1771; laureato in 
leggi nell'università di Torino nel 1792, avvocato patrocinante 
prima, entrò poi nella magistratura sotto l'impero napoleo- 
nico; alla restaurazione fu nominato capo divisione al mini- 
stero dell'interno; dimissionario nei moti del 1821, ritornò in 
servizio con speciali attribuzioni presso il Gabinetto del re 
Carlo Felice; primo ufficiale presso il Barbaroux nel ministero 
di grazia e giustizia sotto Carlo Alberto si dimostrò attivis- 
simo e sagace nell'arduo ufficio; ritiratosi a vita privata nel 
1840, visse fino al 1860. Sono appunti condotti con grande 
cura, e degni dell'uomo, a cui sono dedicali. 

77. — Il prof. Gabriello Mori si accinse ad una nobile im- 
presa, traendo dall'oblìo il nome di Pietro Thouar (2). Nato, 

(1) Eugenio Casanova, Carlo Basita, Appunti. Siena, L. Laz- 
zeri, 1907. 

(2) Gabriello Mori, Pietro Thouar e la letteratura educativa in 
Italia, specialmente in Toscana, nella prima metà del secolo ATA'. Ca- 
serta, Tip. della libreria moderna, 1908. 



244 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. RINALDO 

educato e vissuto sotto il governo granducale, bensì mite in 
comparazione degli altri governi italiani, ma soporifero, il 
Thouar con altri valentuomini (Enrico Mayer, Raffaello Lam- 
bruschini, Cosimo Ridolfi, Silvio Orlandini, ecc.) dedicò Tanima 
sua all'opera educativa. Modello di virtù austera nelle varie 
vicende della vita pubblica e privata, patriotta fervido e fi- 
ducioso nel risorgimento d'Italia, vide nell'educazione e nel- 
l'istruzione del popolo la leva destinata a scalzare la tirannide 
nostrana e forestiera, l'unico mezzo atto a combattere i funesti 
errori della superstizione e a scongiurare le violente commo- 
zioni; epperciò ad essa consacrò la vita intera. 

L'A., dopo averlo con molto affetto rappresentato come 
uomo e cittadino, specialmente nell'attività sua a promuovere 
i miglioramenti sociali, soffermandosi sul concorso prestato alle 
libere istituzioni negli anni delle speranze e della risurrezione^ 
e sull'attività meravigliosa esplicata dopo la restaurazione del- 
l'assolutismo, lo studia di proposito come educatore; che tale 
fu nei libri di lettura per la gioventù e per il popolo, ancora 
oggi freschi di semplicità, virtù e cortesia, e nelle singolari 
doti esplicate nel diretto insegnamento popolare quale maestro 
di scuola. Non è libro compiuto, ma ispirato ad un soggetto 
altamente educativo. 

78. — 11 sig. Matteo Mazziotti, che già illustrò La rivolta 
del Cilento del 1828, ha curato nel voi. 4, s. V della Biblioteca 
slorica del risorgimento italiano le Memorie di un patriotta cilen- 
tano troppo dimenticato (I). 

Carlo De Angelis, autore di queste Memorie, le scrisse 
per i suoi figli senza alcuna pretensione letteraria. Sono auto- 
biografìe di un martire della tirannide borbonica, condannato 
al bagno di Nisida poi di Procida dalla reazione trionfante 
nel 1849 e liberato dalla rivoluzione del 1859; e ad un tempo 
sono ricordo di avvenimenti in parte quasi ignoti, come le 
sommosse del Cilento del gennaio e del luglio del 1848, più 
tardi capi di accusa per la sua condanna. 

Il De Angelis, nato a Castellabate nel 1813 da una fa- 
miglia di patriotti, visse coi liberali del regno fino al 1848 fra 
persecuzioni non infrequenti a lui e a' suoi fratelli; prese viva 



(1) Memorie di Carlo De Angelis pubblicate a cura di Mattea 
Mazziotti. Milano, Soc. editrice Dante Alighieri, 1908. 



i'EKIODO DEL BISORGIMENTO ITALIANO — MAZZIOTTl - ROSI 245 

parte ai moti del 1848 e 49; dannato a 19 anni di ferri fa 
ira i 66 condannati politici inviati verso l'America *ne] 1859 
sulla corvetta Stromboli che approdò in Irlanda; rimpatriato 
nel 1860 partecipò ai pubblici uffici sino al 1879, onde si ri- 
trasse sconfortato in seno alla famiglia. 

Sebbene queste Memorie non contengano grandi novità, e, 
com'è naturale, siano un po' unilaterali, rispecchiano un'anima 
ohe ha amato la redenzione della patria e per essa sofferto. 

79. — La Casa editrice Fratelli Bocca ha iniziato una Bi- 
blioteca di storia contemporanea con un volume dedicato alla 
famiglia, che sopra ogni altra s'erge sul cielo del nostro risorgi- 
mento, alla famiglia Cairoli (1). Il prof. M. Rosi, autore del 
volume, aveva certo tutta la preparazione generica per trattare 
l'argomento, ma l'ha resa specifica consultando le carte nume- 
rose conservate nell'archivio Cairoli a Gropello, controllate coi 
documenti inediti esaminati in altri archivi pubblici e privati, in 
musei del risorgimento italiano e in biblioteche. La corrispon- 
denza epistolare è fra le carte la parte più preziosa e inedita, 
ed a cui più largamente attinse l'A.; ottanta lettere sono te- 
stualmente riprodotte in appendice. 

É difficile trovare nella storia una famiglia, che nella va- 
rietà dei- temperamenti costituisca unità spirituale più intensa: 
il padre Carlo, valente professore all'Università di Pavia, 
educatore dei figli ad alti e nobili ideali, prodigo della sua 
fortuna per la patria, morto il 9 aprile 1849, prima che tor- 
nasse dal campo il figlio Benedetto, dopo il disastro di Novara ; 
la madre Adelaide, l'ispiratrice divina dei cinque figli con- 
cordi nel culto dell'onestà privata e nel sacrificio per il pub- 
blico bene, Niobe dolorante ma confortata dalla sanlilà della 
causa, per cui morirono i figli; il dolce e poetico Ernesto ca- 
duto sui campi di Varese nel 1859; Luigi distrutio a Napoli 
nel 1860 dai disagi della campagna garibaldina e dal tifo; 
Enrico colpito a Villaglori nel 1867 spirante fra le braccia del 
fratello; Giovanni, non mai guarito dalla ferita riportata a Villa- 
glori spentosi nel 1869; Benedetto, il secondo dei mille, il 
grande amico di Garibaldi, attivo nel parlamento e nei Con- 
sigli della corona, sopravvissuto alla madre, che gli fu tolta 
nel 1871, morto l'8 agosto 1SS9. 



(1) M. Rosi, / Cairoli. Torino, Fratelli Bocca, rjOs. 



24b RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. RINACDO 

È assai difficile mettere in rilievo le figure dei nostri pa- 
triotti, senza cadere nella storia generale del paese; com'è 
ardua la rappresentazione degli avvenimenti verace, obbiettiva, 
documentata, pur conservando forma attraente, pittoresca, in- 
cisiva. Il prof. Rosi, se non ha ancora vinto le due gravi dif- 
ficoltà e trovata la formola ideale, s'è però di molto avvicinato 
al tipo del libro, che la Gasa editrice ricerca ed augura. 

80. — Un recente opuscolo di Primo Levi richiama alla 
nostra memoria l'azione del cardinale D'Hohenlohe nella vita 
italiana, fondandosi specialmente sopra elementi, che deve aver 
raccolti in casa Crispi, con cui il cardinale fu in cordiale re- 
lazione (1). È noto come il cardinale tedesco fosse in aperta 
opposizione a papa Leone XIII sì per diversità dì tempera- 
mento, come più specialmente per diversità di vedute politiche. 
Leone XIII mirò sempre ad acquistarsi il governo francese con 
ostilità continua all'Italia. L'Hohenlohe, organo naturale delia 
triplice, si adoperò per un intento contrario, che mirava ad 
un tempo a staccare la Curia romana dal predominio gesuitico 
e dalle vane aspirazioni alla restaurazione del potere temporale. 
Tedesco di nascita, ma italiano per elezione, aristocratico di 
origine, ma liberale per convinzione, ammiratore del Rosmini 
e odiatore dei Gesuiti, prelato del rinascimento sulla fine del 
secolo XIX fu senza dubbio una figura caratteristica, che era 
bene dì ricordare, anche per mettere in rilievo quanto molti 
ignorano, che cioè non tutti i cardinali furono e sono sempre 
d'accordo con le vedute politiche del Vaticano. 

81. — Un breve studio pubblicò il Renzi intorno a Giosuè 
Carducci (2). Se lo si consideri come un discorso o una con- 
ferenza commemorativa del poeta, mirante a mettere in rilievo 
la parte ch'ebbe nella sua ispirazione poetica il risorgimento 
politico italiano, è lavoro pieno di fuoco ammirativo ed effi- 
cace ; ma, quando volesse presentarsi come una meditazione 
seria e profonda, parecchie osservazioni si potrebbero fare. 
Aleggia uno spirito troppo unilaterale, che Carducci nella sua 
maturità non avrebbe approvato; si insiste di preferenza sui 
carmi più irruenti, il cui significato fu corretto al certo più 



(1) Primo Levi, Il cardinale D'Hohenlohe nella vita italiana. To- 
rino, Società tipografica editrice Nazionale, 1907. 

(2) Giuseppe Renzi, Il risorgimento politico italiano nelle poetne 
di Giosuì' Carducci. Bologna, lib. Zanichelli, 1906. 



PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO — TORRACA • MANFRONI 247 

tardi dalla stessa sua condotta politica; e forse vi si raccen- 
dono odii, che si erano spenti nell'animo del poeta storico, 
quando la mente sua elevandosi sulle passioni contemporanee 
meglio riconciliava nel pensiero i diversi fattori del nostro 
risorgimento. 

82. — Commemorazione molto elevata per concetto e 
forma tenne del Carducci Francesco Torraca ai giovani del- 
l'università di Napoli lo scorso anno. È un discorso special- 
mente letterario, ove sono messe in evidenza le doti caratteri- 
stiche del prosatore e del poeta, la sincerità della critica, 
anche nelle asprezze della polemica, il sentimento vivissimo 
della natura, la purezza delle rappresentazióni, la energia 
del pensiero, la profonda italianità dell'anima. Tutti i vari 
aspetti della poliedrica figura il Torraca ci mette innanzi per 
conchiudere con un eccitamento ai giovani a compiere il rinno- 
vamento civile e morale dell'Italia moderna (1). Il volume 
contiene però altri scritti di Francesco Torraca: una conferenza 
sull'ode Alle fonti del CUtunno diretta a preparare sotto 
l'aspetto storico e critico il lettore, affinchè possa gustare 
tutta l'altezza di questa poesia vestita del verde perenne del- 
l'arte; una lezione detta all'università di Napoli su Garibaldi 
e Dante attraverso la poesia del Carducci, che nella fierezza 
del divin poeta e nell'azione patriottica di Garibaldi scorgeva 
i geni protettori e scotitori della patria; un'altra commemo- 
razione tenuta il 21 aprile dello scorso anno per solenne in- 
carico dell'università di Napoli, in cui riassume l'opera lette- 
raria di Giosuè Carducci studiandone lo spirito conservativo 
e innovativo. Finisce con la riproduzione d'uno studio com- 
parativo di parecchi anni addietro tra il Carducci e il De Sanctis, 
sempre fresco per l'interesse che destano i due grandi nomi. 

83. — Vorremmo che non fosse dimenticato il libretto 
di F. Manfroni sul venerando Domenico Carutti (2). Non è 
certo una biografia completa, che potrebbe richiedere un grosso 
volume, anche per anahzzare convenientemente i lavori storici 
dell'illustre uomo. Ma, così com'è, il volumetto torna utile per 
far conoscere le linee generali della giovinezza del Carutti, la 



(1) Francesco Torraca, Giosuè Carducci. Napoli, Francesco 
PerreUa, 1907. 

(2) F. Manfroni, Domenico Carutti. Firenze, tip. Galileiana, 1905. 



248 RECRNSIOXI E KOTE BIBLIOQRAPICHE -— C. RINA UDO 

traccia delle sue opere storiche più cospicue, i civili uffizi so- 
stenuti, specialmente al ministero degli Esteri, come ministro 
plenipotenziario, e quale consigliere di Stato, e la parte che 
«bbe nella vita parlamentare. Il libretto è però inteso più spe- 
cialmente a mettere in rilievo la versatilità del suo ingegno, 
Tattività nella produzione letteraria e storica e le qualità mo- 
rali, che gli acquistarono e conservano larghe simpatie, unite 
neiraugurio che possa ancora essere lungamente conservata 
la sua preziosa vita. 

C Rinaldo. 



il. 

SPOGLIO DEI PERIODICI 



ELENCO ALFABETICO COX RELATIVA SH^LA. 

1. Archiginnasio ^TJ ;hoUettiìfo delia hìblioteva comunale di 

Bologna (Bologna) I, 190(>; II, 1-5, 1907 . .AB. 

2. Archivio della .società romana di .storia patria jlt ornai 

XXIX, 3-4, 1906; XXX, 1907 . . . . '. AssR. 

3. Archivio storico del risorgimento umbro (1196-1870) (CittA. 

di Castello) III, 2, 3, 1907; IV, 1, 1908 . . . AsrU. 

4. ArchivHin franciscanum historictnn (Quaracchi; 1, 1, 1908 Afh. 

5. Atti e memorie della r. deputazione di storia fKitria per le 

Provincie delle Marche (Ancona) III, 2, 3, 4, 190(); IV, 

1, 2, 1907 AuulMrf. 

^. lìollettino critico di cose francescane (Penigin) II, 1-3, 190(j Bcf. 

7. Bolleitino della r. deputazione di storia patria per V Umtjria 

(Perugia) XII, 1906; XIII, 1, 1907 .... BssU. 

8. Bollettino del museo civico di lìassano (P>a.ssano) IV, 2, 

3, 4, 1907 BmcB. 

9. Bollettino ufficiale del primo congresso storico del risor- 

gimento italiano (Milano) I, 9, 1906 .... Beri. 

10. Bulletin italien (Bordeaux) VII, 1, 1907; VIII, 1, 1908 . BI. 

11. Ballettino deW istituto storico italiano {Womn) XXIX, 1908 Bisl. 

12. Hifdorisches Jahrhuch (Miincheni XXVIII, 2, 3, 4, 1907; 

XXIX, 1, 1908 ' . . Hj. 

13. Historische Vierteljahrschrift (Leipzig) IX, 2, 3, 4, 1906; 

X, 1, 2, 1907 Hvj. 

14. Historische Zeitschrift (Mùnchen und Berlin) S. 3, III, 1907 Hz. 

15. Uttnra (la) (Milano) VII, 1907 L. 

16. Marche ^le) illustrate nella storia, nelle lettere, nvlle arti 

(Fano'j XS., I, 5, 6, 1906; II, 1, 2, 3, 4, 1907 . . Ma. 

17. Memorie stoHche forogiìdiesi (Cividale) III, 1-4, 1907 . MsFr. 

18. Miscellanea di storia italiana (Torino) S. 3, XII, 1907 . Msl. 

19. Mitteilungen des Instituts f'ifr oesterrfirhische (ieschichts- 

forschùng (Wien) XVIII, 1907; XIX, 1, 1908; Ph-giin- 
zungsband VII, 1907 MgiO. 

20. Moyen àge (le) (Paris) S. 2, XI, 3, 4, 5, 6. 1907 . . Ma. 



250 SPOGLIO DEI PERIODICI 

21. Nuova Antologia (Roma) XLI, 831-840, 1« ao^osto-ie di- 

cembre 1906; XLII, 1907-, XLIII, 865-872, !<> gen- 
naio-16 aprile 1908 Nan. . 

22. ne.ìidìconti delVistitufo lombardo (Milano) S. 2, XXXVIII, 

17-20, 1905; XXXIX, 1906 RiL. 

23. lìevue hénédictine (Marédsous) XXIV, 2, 3, 4, 1907; XXV, 

1, 2, 1908 Rbew. 

24. lìevue des questions hisior'iqu^s (Paris) XLII, 163-164, 

1907; 165, 1908 Rqh. 

25. Revue de st/nthèse hisforique (Paris) XIII, 3, 1906; XIV 

e XV, 1907; XVI, 1, 1908 Rsh. 

26. Revue d'hi^toire modeime et contemporaine (Paris) Vili, 

5-10, 1907; IX, 1-5, 1907-1908 Rhmc. 

27. liisorgìmento' (il) italiano, rivista storica (Torino) I, 1, 

2, 1908 Ri8l. 

28. ^/t7w/aa&mz2^5e (Teramo) XXII, 1907; XXIII, 1,2, 3, 1908 RA. 

29. i^/m/a5foncacaZa&rc,<?e (Reggio Calabria) XV, 1,2, 3, 1907 RsC. 

30. Studien und Miiteiluvqen atis dem lìenedictiner und dem 

Cist€rcienser''()rden\Br\iurì) XXVIII, 2, 3,- 4, 1907 . Hmhe. 

31. Studi senesi nel circolo giuridico della r. università (Siena) 

XXIV, 3-5, 1907, e XXV, 1-2, 1908 . . . , SS. 



1. STORIA GENERALE. 

METODOLOGIA, ARCHIVI E BIBLIOTECHE, STORIE GENERALI, CURIOSITÀ, 
REGIONI, CITTÀ, CHIESE, ARALDICA E GENEALOGIA. 

571. Rwh. — XV, 1, 1907. — Xénopol A. D., Vhisioire est-elle 
art ou sciencef 

572. Rsh. — XV, 3, 1907. — Eiicken R., L'histoire et la vie. 

573. Rsh. — XV, 3, 1907; XVI, 1, 1908. — Pagès G., QuesUwìs 
d'enseignement: l'histoire au Igcée [A proposito della tesi di Seigno- 
bos]. — Salomon H., L'histoire au Igcée: les conferetices du musée 
pedagogique. 

574. Rsh. — XV, 2, 1907. — Andler Ch., Nietzche et Jacob Burck- 
hardt: leur philosophie de l'histoire. 

575. R«h. — XIV, 1, 1907. — Ranh F., Idéalisme e réalisme hi- 
storique [A proposito di un volume di M. Stimmel]. 

576. RiL. — S. 2, XXXVIII, 19-20, 1905. — Vidarl G., Ancora 
delVidea di progresso, 

577. Rsh. — XIV, 2, 1907. — Friboiirg A., Nouvelles expériences 
sur le témoignage [Saggio di statistica e di logica applicate alle testi- 
monianze della storia]. 

578. Rsh. — XIV, 2, 1907. — Leri A., La i)rvvision des faits 
sociali X. 

579. Rsh. — XV, 3, 1907. — JankeleTÌtch S., La sociologie juri^ 
dique, d'oprès MM, Asturaro et Nardi Greco [Rassegna]. 



STORIA GENERALE 251 

580. Rsh. — XIV, 1, 2, 1907. — Lacombe P., V appropriai lon 
privéadu sol clangi Vantiqallé [Continuazione, cfr. Usi, 1907, sp. n. 10: 
II. Atene]. 

581. Naw. — XLIII, 865, 1908, l» gennaio. - Barzelletti G., Txi 
storia della filosofia [Concetto e criteri direttivi]. 

582. Bsh. — XIII, 3, 1906. — Rey A., M. Duhem et Vhistoire de 
la physique. 

583. Rsh. — XIII, 3, 1906. — Rodier G., Im philosophie ancienne 
[Rassegna generale di bibliografia riguardante il periodo post-ari- 
stotelico]. 

584. Rsh. — XIV, 2, 1907. — Moncoaux P., Les recherches archéo- 
logiques, leur hut et leurs procédés, d'après M, J. de Morgan [Ras- 
segoa del volume]. 

585. Rsh. — XIV, 2, 1907. — R^^aii L. ed H. B., Notes sur quel- 
ques entreprises et travaux relatifs à Vhistoire de l'art. 

586. MgiO. — XXVIII, 2, 1907. — Sleger R., Zar Uehamiluiu; 
der tiìstorischen TMnderkuìide [A proposito della geografia storica 
dell'Europa centrale del Kretschmer]. 

587. Hvj. — IX, 4, 1906. — Kretsclimer, liemerkungen ilher We^en 
Hìid Aiifgaben der historischen Geographie. 

588. Xa7i. — XLII, 857, 858, 190^, 1-16 settembre. — Del Balzo C.,* 
Videa sociale nell'arte e nelle lettere: dall' alba della storia a Dante e 
dal rinascimento alle sue ìdtivie manifestazioni . 

589. Xa7i. - XLIII, 867, 1908, 1«» febbraio. — Mortara A., L'evo- 
luzìone economica del concetto politico di patria. 

590. Xa«. - XLIII. 867, 1908, 1*^ febbraio. — Leonardi V., Per 
Varie e per le antichità [L'urgenza di una discussione parlamentare], 

591. AmdM<7. - NS., Ili, 3, 1906. — CasteUani 0., Numismatica 
marchigiana [Esamina le monete della regione dell'epoca romana, 
raedioevale e moderna fino al 1849]. 

592. AssR, — XXIX, 3-4, 1906. - De Ornnelsen W., Studi ico- 
nografici comparativi sulle pitture medioevali romane [Il cielo nella 
concezione religiosa ed artistica dell'alto medioevo]. 

593. AssR. — XXIX, 3-4, 1906. - Fedele P., lìegesti pontifici 
[Rassegna del 1* volume del Kehr riguardante Roma]. 

594. Beri. — I, 9, 1906. — GallaTresi G., Notizie sommarie in- 
tomo alVarchivio lacini [Continuazione, cfr. ÈsI, 1907, sp. n. 470]. 

595. Bisl. — XXIX, 1908. — Egidl P., L'archivio della cattedrale 
di Viterbo [Ai documenti pubblicati nel volume, di cui cfr. lìsly 1907, 
sp. n. 993, aggiunge come appendice altri 23 documenti]. 

596. BssU. — XII, 2, 1906. — Fumi L., Una ispezione agli archivi 
civili di Gubbio [Archivio notarile, fondato nel 1640; archivio della 
Pretura, con documenti dal 1390; archivio del Comune, con docu- 
menti dal secolo XI; archivio della Congregazione di earità, con 
documenti dal secolo XIV]. 

597. BgsU, — XII, 3, 1906. — Degli Azzi G., Circa il riordina- 
mento delV archivio giudiziario di Perugia. 

598. BssU. — XIII, 1, 1907. — Faloci-Pnlignoni M., L'archivio, 
la biblioteca e i sacri arredi del monastero di Sassovivo. 

599. Na«.-— XLI, 836, 1906, 16 ottobre. — Hermanin F., Il musco 
romano del medioevo e del rina.scimeìito a Castel SanV Angelo [Progetto], 



252 SI'OQLIO UKI PERIODICI 

600. RIL. — S. 2, XXXVIII, 18, 1905. — Sabbadini R., Cata- 
loghi di biblioteche nel codice Vaticano Barbenniano latino S1S5. 

601. Afh. — I, 1, 1908. — Kriiitn-agen B., Descriptio codicis 
AìJistelodamensis [Un codice francescano, di origine tedesca, già in 
uso di un convento di frati minori della Provincia di Sassonia}. 

602. Afh. — I, 1, 1908. — Lopez A., Descriptio codicum f ranci- 
scanorum bibliothecae Riccardianae Florentinae. 

603. AssR. — XXX, 1-2, 1907. — Ferri 0., U carte delVarchivio 
Liberiano [Continuazione, cfr. Rsl, 1906, sp. n. 1409: dal doc. LV del 
28 maggio 1258 al CI del 18 ottobre 1299. Segue il regc'sto di altri 
162 documenti tra il 1307 e il 1498]. 

604. AB. — I, 3, 1906. — Frati C. e L., I bibliotecari della Co- 
munale di Bologna: I. Luigi Frati e l'ordinamento della Comunale 
di Bologna. 

605. AB. — I, 1-6, 1906. -— Duplicati: Raccolta di almanacchi 
bolognesi. — Raccolta di rare edizioni del secolo XVI. 

606. AB. — I, 4, 1906. — Sorbelli A., La libreria iMudoni [Per- 
venuta alla Biblioteca comunale di Bologna dopo la morte del Lan- 
doni nel 1886, per iniziativa di Giosuè Carducci]. 

607. AB. — I, 2, 1906. — Sorbelli A., / manoscritti Landoni 
(Del secolo XIX; mss. di erudizione storica, di cose dantesche, epì- 
grafi e versi, scritti letterari; documenti relativi alla vita di Angelo 
Mariani ; privati interessi della famiglia Landoni ; miscellanea ; 
carteggio] . 

608. AB. — II, 3-4, 1907. — Messe! A., Il più antico « chariu- 
larium » dd Comune di Bologna [Conservato nell'archivio di Stato 
di Bologna, comprende una raccolta disordinata di atti comunali, 
ora perduti, fino all'anno 1288]. 

609. AB. — II, 1-2, 1907. — Importantissimo deposito dei codici 
fatto dall' amministrazione degli osjmiali di Bologna nella biblioteca 
comunale delV Archiginnasio. 

610. AB. — II, 3-4, 1907. — SorbeUi A., / manoscritti Tartarini 
[Lasciali nel 1905 alla Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna; com- 
prendono: atti dell'esposizione di belle arti in Bologna nel 1888; 
poesia e letteratura; pitture e stampe]. 

611. Hj. — XXVIII, 2, 1907, — Diihr, Zur Qe.^ichichte des Je- 
suìtenordcnsaus Milnchener Archiven und lìibliotheken [Continuazione: 
nel secolo XVIII]. 

612. BssU. — XII, 2, 1906. — Ansidei V., / codici delle so^nmis- 
sioni al Comune di Perugia [Continuazione, cfr. Rsl, 1905, sp. n. 776: 
dal n. CLXX, gennaio 1231, al n. CLXXXVI, aprile 1537]. 

613. y&n. — XLII, 851, 1907, lo giugno. — Fani A., L'espo.n- 
zione di antica arte umbra nel palazzo del popolo di Perugia. 

614. yan. — XLII, 852, 1907, 16 giugno. - Verga E., G7'Ito- 
liani aWesiero alla esposizione di Milano [Rassegna storica dei pro- 
dotti dell'arte e dell' industria italiana all'estero nei secoli passati]. 

615. Na?/. - XLI, 839, 1906, !<> dicembre. - Valenti G., Il ])€- 
ricolo imminente del patrimonio storico ed artistico [Discute la legisla- 
zione vigente e i progetti per la conservazione dei monumenti], 

616. Hz. — S. 3, HI, 4, 1907. ~ Hiiitze 0., Die Enistehung der 
modernen Staatsministerien [Studio di storia comparata, dal Medioevo 
ai nostri giorni]. 



STORIA GENERALE 253 

617. Na». - XLII, 852, 1907, 16 giugno. - Del Lungo I., l.a 
italianità della lingua dal popolo negli scrittori [Discorso tenuto nella 
.seduta reale dell'Accademia dei Lincei il 2 giugno 1907]. 

618. L. — VII, 4, 1907. — BraTetta E., / cannoni antichi. 

619. Naw. — XLm, 8"71, 1908, 1» aprile. — Salari» E., L'evolu- 
zione storica e tecnica del naviglio nazionale da guerra. 

620. R^ih. — XLII, 165, 1908, 1« gennaio. — Aiibert F., Xe par- 
kment et la riforme [Lo studio riguarda indirettamente anche le 
relazioni politiche della Francia coi Papi]. 

621. AmdMa. — NS., Ili, 4, 1906. — Maronl M., Vn crimine sto- 
rico [Severissima critica della monografia storica dei porti dell' an- 
tichità nella penisola italiana del prof. comm. Cesare Augusto Levi 
pubblicata sfarzosamente dal Ministero della Marina]. 

622. Afh. — I, 1, 1908. — Bihl M., De hi stòria^ Viae Crucis » 
examen criticum. 

623. Smbc. — XXVIII, 2-4, 1907. — Kober L. P., De peculio 
religiosorum [Continuazione: Vili. De iuridica peculii liceitate post 
Concilium Tridentinura]. 

624. 5a?^ — XLIII, 870, 871, 1908, 10 marzo e 1° aprile. — 
Graf X.j Im poesia di Caino. 

625. Nan. — XLIII, 872, 1908, 16 aprile. — Cairi E., // teatro 
(ìopolare romanesco dal medioevo ai tempi nostri. 

626. Xaw. — XLII, 862, 1907, 16 novembre. — Picca P., R col- 
tello a Hoìna nella storia, nella tradizione e nella letteratura popolare. 

627. L. — vn, 7, 1907. — Burti V., Il bagno delle streghe [Dal 
XIII al XVII secolo]. 

628. BhsU. — XII, 2, 1906. — Nicasi (i.. Dei segni numerici usati 
attualmente dai contadini della Valle di Morra nel territorio di Città 
di Castello [Interpretati con elementi storici tratti dall'epigrafia 
romana arcaica]. 

629. MglO. — XVIII, 3, 1907. — Mitis 0., Eine Quelle zur Ges- 
chichte Friauls [Un catalogo di documenti medioevali, nell'archivio 
di Stato di Vienna]. 

630. MsFr. — III, 1-2, 1907. — HalTÌoni 0. I., Ascoli e il dia- 
letto friidano. 

631. MsFr. — III, 3-4, 1907. — Leicht P. S., Traccie galliche fra 
ì Carni: « lis cidulis » [Studia l'origine del gioco festivo del lancio 
di dischi inf€K;ati]. 

632. A88B. — XXIX, 3-4, 1906. e XXX, 3-4, 1907. — Toiiias- 
setti G., Della campagna romana [Continuazione, cfr. lisi, 1906, 
sp. n. 1226: via Prenestina: CorcoUe e S. Vittorino, Gallicano, Cave, 
Genazzano, Paliano. Segue un'appendice di notizie sopravvenute 
nel corso della pubblicazione e disposte con l'ordine topografico 
del lavoro]. 

633. BssU. — XIII, 1, 1907. — Antonelli M., Notizie umbre tratte 
dai regùttri del patrimonio di Saii Pietro in Tuscia [Cfr. Fsl, 1904, 
sp. n. 220; 1905, n. 793. Indice onomastico]. 

634. RA, — XXIII, 1, 1908. — «avinl I. C, Dell' antica arte abruz- 
zese [Salviamo ciò che ci rimane]. 

635. AssR. — XXIX, 3-4, 1906. — Telluccini A., Osservazioni 
sulla pianta di Rama di Giambattista Xolli |I1 palazzo situato di 



254 SPOGLIO DKI PKRIODIC; 

fronte alla chiesa dell'Anima e faciente angele con ima via che 
mette al Circo Agonale, detto dal Nolli palazzo Ornano, apparteneva 
al duca di Verzino ; il palazzo Ornano invece era situato in via del- 
l'Anima all'angolo della via ora detta di S. Agnese]. 

636. BmcB. — IV, 2, 4, 1907. — Spagnolo G., I terremoti a lìas- 
sano (J3-tS'1907J. 

637. MsFr. — III, 1-2, 1907. — Sacchetti A., Un entusiasta di 
addale [Giorgio Gradenigo, patrizio letterato, del secolo XVIJ. 

638. RiL. — S. 2, XXXIX; 8-13, 1906. — Salrionl C, // dialetto 
di Poschiavo a proposito di una recente descrizione. 

639. EA. — XXII, 8-9, 11, 1907; XXIII, 2-3, 1908. — Casini T., 
Epigrafia medioevale abruzzese [Ventiquattro iscrizioni di Atri, venti 
di Teramo]. 

640. RA. — XXIII, 1-3, 1908. — Testa X. V., Avellino capoluogo 
di provincia e la sua operosità civile e intellettuale dal 1S06 al 1884. 

641. RA. — XXII, 2, 1907. — Piccirili P., Sugli appunti intorno 
alla scuola d'oreficeria aquilana del cav. Vincenzo Balzano — Bal- 
zano V., Appunti agli appunli intorno alla scuola di oreficeria aquilana. 

642. Ma. — NS., II, 3-4, 1907. — Crocioni G., « Bocca Contrada y> , 
ora « Arcevia » [Studio dell'etimologia storica dei due nomi]. 

643. L. - VII, 9, 1907. - Soldani V., // <^ palio » di Siena [Con 
particolare riguardo alle memorie]. 

644. BmcB. — IV, 4, 1907. — Compost ella B., Aggregazioni ono- 
rarie di nobili forestieri alla nobile cittadinanza di Bassano [Dal se- 
colo XV al' XVIII]. 

645. AB. — I, 4, 1906, — Falletti P. €., Qual è e come fu la 
parte più antica del palazzo del Podestà a Bologna [Dal secolo XIII]. 

646. BssU. — XII, 3, 1906. — Sordiui G., Notizie sui monumenti 
di Spoleto [Nuovi lavori nel Duomo; di un grandioso edificio pub- 
blico romano di recente scoperto; basi di monumenti romani; ripri- 
stino della chiesa di S. Gregorio maggiore; grande cunicolo romano 
sotto la chiesa di S. Gregorio della Sinagoga; fogna e colonna ro- 
mana; basilica di S. Salvatore]. 

647. BssU. — XII, 1, 1906. — Faloci-Pulignani M., Del palazzo 
Trinci in Foligno. 

648. Hj. — XXVIII, 2, 1907. — Allmang, Die Santa Casa von 
Ijoreio und die ne nere Geschicht.Hforschung [Rassegna d^l volume del 
ChOvalier]. 

649. AssR. - XXIX, 3-4, 1906. - Fedele P., La chiesa della 
nazione tedesca in Poma, S. Maria delV Anima [Rassegna del volume 
di Giuseppe Schmidlin]. 

650. RsC. — S. 2, XV, 2-3, 1907. — M., Il venerabile santuario 
di Polsi. 

651. AssR. — XXIX, 3-4, 1906. — Poncelet A., San MicJiele al 
Monte Tancia [Da un ms. del XII secolo, completato da uno del XIV, 
ricostruisce la redazione del racconto favoloso della leggenda del 
Monte Tancia, dovuto probabilmente ad un monaco farfense]. 

652. RA. — XXII, 8-9, 1907. — Pansa G-, Intorno ai due titoli 
funerari cristiani di liufina ed Igia conservati nella chiesa di S. Filippo 
di Sulmona. 



STORIA GENERALE 255 

653. BssU. — XII, 1, 1906. — Sordini H.j Di alcuni lavori ese- 
guiti liei duomo di Spoleto dal 6 gennaio 1904 a tutto V agosto 1905, 

654. BssU. — XII, 1, 1906. — Lanzi L., Di due antichi ricordi 
esistenti sotto il %}ortico della cattedrale di Temi [Relazione]. 

655. BssU. - XII, 3, 1906, e XIII, 1, 1907. — Bninamonti Tarnlli L., 
Appunti intorno ai monaci benedettini di S. Pietro in Perugia fino ai 
primi del secolo XV [Ri tesse la storia del monastero, cui diede prin- 
cipio Pietro Vincioli, nobile perugino, vissuto verso la metà del sec. X ; 
esso nel volgere dei secoli tenne costante la mira della propria au- 
tonomia, specialmente nei rapporti col vescovo di Perugia. È lecito 
tuttavia supporre che coloro che abbracciavano lo stato monacale, 
almeno nei primi anni della fondazione dell'abbazia avessero comuni 
con i chierici secolari le scuole. Più tardi l'abbazia ebbe scuole 
proprie che, alle dottrine sacre accoppiarono quelle di diritto e della* 
medicina. Florida per gli studi, fu l'abbazia sotto l'abate Bonizone 
che la resse dal 1037 al 1060, sotto l'abate Pietro III dal 1208 al 1225, 
carissimo ai papi Innocenzo III ed Onorio III. Il periodo più impor- 
tante tuttavia pel monastero è quello che va dal 1270 al 1436; in 
questa lunga serie di anni gli abati appartengono tutti alla nobiltà 
perugina. L'A. segue passo passo a narrare le avventurose vicende 
del monastero e soprattutto degli studi. In conclusione, la badia di 
S. Pietro fu, nell'età di mezzo, una delle più importanti dell'Umbria, 
dove tutti attendevano con pari zelo alle salmodie, all'azienda dei 
campi, alla coltura della mente; per quattrocento anni si resse 
con costituzione propria, autonoma, senza essere unita in federa- 
zione con altri cenobii come avvenne più tardi; a giorni di splen- 
dore si alternarono giorni non lieti in particolar modo quando le 
lotte di partito avevano sconvolto gli animi di tutti i perugini. In 
appendice 46 documenti tra il 1331 e il 1436]. 

656. BsgU: — XII, 1, 1906. — Yan Heteren W., Dtie monastein 
benedettini più volte secolari (Rieti) [Il monastero delle benedettine 
di Rieti che risale al IX secolo e la badia di S. Caterina di Città 
Ducale, pure di benedettine, fondata nel 1328. Scarseggiano i docu- 
menti a cagione dell'incendio degli archivi episcopali di Rieti nel 
XVI secolo; tuttavia l'A. pubblica sei bolle conservate, tre nell'ar- 
chivio del primo monastero e tre in quello del secondo, comprese 
tra gli anni 1328 e 1500. Seguono due appendici: nella prima re- 
gistra alcuni nomi di abbadessc e di monache di S. Scolastica e di 
S. Benedetto in Rieti, raccolti da antichi libri di conti e nei titoli 
di proprietà, tali nomi appartengono agli anni 1570 fino al 1732; 
nella seconda registra nomi di abbadesse e monache raccolti in altri 
documenti tra il 1350 e il secolo XIX]. 

657. BssU. — XII, 3, 1906. — Campello della Spina P., Di un 
santuario francescano in pericolo [A Spoleto]. 

658. AgsB. — XXX, 1-2, 1907. — Del Pinto G., Per la storia di 
Castel Savello, 

659. RA. — XXIII, 1, 1908. - Piccirilli P., Al castello di ra- 
ffilano [Ricordi di storia e d'arte]. 

660. AB. — I, 1906; II, 1907. — Le iscrizioni e gli stemmi del- 
V Archiginnasio [A Bologna]. 

661. AssR. — XXIX, 3-4, 1906, e XXX, 1-2, 1907. — Sera Y., 
1 Conti di Angnillara, dalla loro origine al 1465 [Premette notizie 
sui membri della illustre famiglia dal secolo XII al secolo XV, e 



256 SPOULIO DEI PEKIODIOl 

tratta poi specialmente del conte Everso, nato verso la fine del se- 
colo XIV, figura caratteristica di ribelle forte, crudele, malvagio e 
porsi n turpe]. 

662. BssU. — XII, 1, 1906. — Pellegrini A., Gublm sotto i Conti 
e. Duchi d'Urbino (lS84-163ì>) [Continuazione, cfr. Rai, 1906, sp. n. 889]. 



2. STORIA PREROMANA E ROMANA. 

A) ARCHEOLOGIA E TOPOGRAFIA. 

663. RA. — XXII, 4, 1907. — Sretoff Marzi M., Iscnzioni Ita^ 
liche. - Iscrizioni Peligne [Commento glottologico]. 

664. Xan. — XLII, 846, 1907, 16 marzo. — Pira A., Una civUiìi 
scomparsa dell'Eritrea e gli scavi archeoloffici nella regione di Cheren 
[Si tratta di una civiltà anteriore all'egizia]. 

665. RA. — XXII, 6, 8-9, 1907. — Ragni L., Origine di Termoli 
[Età greco-romana]. 

666. Xaw. — XLII, 850, 1907, 16 maggio. — Taglieri D., La ne- 
cropoli del Cermalils [Premette cenni sui consecutivi, sempre più 
ampi, sinecismi nello sviluppo di Roma antichissima, di cui la leg- 
genda ha conservato pallidi ricordi ; riferisce quindi le scoperte con- 
cernenti gli avanzi di una antichissima necropoli sopra uno dei 
sette colli]. 

667. >'a/?. — XLII, 846, 1907, 16 marzo. — Caetanl LoYatelll E., 
Il circo Flaminio deW antica Noma [Il circo costruito nell'anno 221 
av. Cr. da Caio Flaminio, censore - quegli stesso che vinse Anni- 
bale al Trasimeno e costruì la via che porta il suo nome - oggi più 
non esìste, salvo pochi avanzi nelle fondamenta di palazzi moderni ; 
l'A. espone le poche notizie che si possono raccogliere intomo ad 
esso, così nelle fonti antiche come in quelle moderne]. 

668. y&n. — XLIII, 869, 1908, l'> marzo. - Cairi E., VAugusteo: 
il teatro Corea [Riassume le vicende dell'antico mausoleo di Augusto 
teste ridotto dal Comune di Roma a sala di concerti]. 

669. Na?i. — XLII, 858, 1907, 16 settembre. — Boni G., Ad de- 
clarandum [A proposito delle obbiezioni di Antonio Sogliano alle 
ipotesi emesse dall'A. circa la colonna Traiana]. 

670. y&n. — XLII, 864, 1907, 16 dicembre. — PellatI F., Per la 
colonna Traiana [A proposito del volume di Teodoro Birt: « die 
Buchrolle in der Kunst »]. 

671. RsC. — S. 2, XV, 1, 1907. — Ootroneo R., Columna Hhegiìia. 

672. RsC. — S. 2, XV, 2-3, 1907. — Cotroneo R., Xote archeo^ 
logiche [Afferma che ha ragione Pausania e torto Strabone nel deter- 
minare i confini tra Regio e Locri designandoli non nel fiume Alece 
ma nel Calcino]. 

673. RA. — XXII, 10-11, 1907. — Grassi G., L'ubicazione di un 
obelisco sulV * Assinariim », eretto in memoria della vittoria dei Sira^ 
cusani su gli Ateniesi. 

674. RA. — XXII, 8-9, 1907. — Pioclrilll P., Sulmona Romana 
[Reperti di scavi]. 



S10UIA PREROMANA E ROMANA 257 

675. RiL. — S. 2, XXXIX, 10-11, 1906. — De Marchi, Di un 
frammento di iscrizione romana trovato nel Castellò Sfoi*zesco. 

676. BiL. — S. 2, XXXIX, 7, 1906. — TarameUi A., Necropoli 
preistorica di Anghdu Rììju presso Alghero, 

677. BiL. — S. 2, XXIX, 17, 1906. — De Marchi A., Una nuova 
i.scrizione dell'età romxina recentemente trovata a Milano [Iscrizione 
funebre di un ragazzo]. 

678. Nan. — XLII, 854, 1907, 16 luglio. — Calza A., Ostia an- 
tica [Nuove scoperte e ricognizioni della ricca città, grande come 
nessuna città latina fu al suo tempo, tranne Roma; non mai greciz- 
zata come Ercolano e Pompei, visse di una sua propria vita di città 
industriale e commerciale]. 

679. BmcB. — IV, 4, 1907. — Antonibon (iJ., Appunti di archeo- 
logia [A proposito della spiegazione di un'epigrafe romana e di una 
marca di fabbrica figulina pure romana]. 

680. AssB. — XXIX, 3-4, 1906. — De Grnneisen W., « Tabula 
circa verticem » [Aggiunta alla nota intorno all'antico uso egiziano 
di raffigurare i defunti collocati avanti al loro sepolcro, di cui 
cfir. Esl, 1906, sp. n. 1214. Studia T origine della e tabula circa 
verticem » erroneamente chiamata dagli scrittori dei secoli XVII e 
XVni « nimbo quadrato » e passata con questo nome nella moderna 
nomenclatura archeologica. Riconferma poi che Tuso di tracciare 
le « tabulae circa verticem » nel ritratto delle persone viventi si 
difiPuse a Roma probabilmente non prima del VI secolo]. 

681. Nan. — XLII, 854, 1907, 16 luglio. — Ferraris E., La mi- 
niera di Monteponi presso Iglesias [Con notizie storiche dal tempo 
dei Romani]. 

E) STORIA ROMANA E CRISTIANESIMO PRIMITIVO. 

682. ss. — XXIV, 3-5, 1907. — De Francisci D., « Judicia bonae 
fidei » editti e « formulae in factum » . 

683. BA. — XXII, 1, 1907. — Bagni L., I Marziali nel diritto 
romano. 

684. BIL. — S. 2, XXXVIII, 19-20, 1905. — De Marchi A., Me- 
stieri, professioni^ uffici, nelle figurazioni sepolcrali della latinità pa- 
gana, specialmente delle raccolte milanesi, 

685. BA. — XXII, 8-9, 1907. — CaTacchloli B., Il lusso delle 
dame di Roma pagana [Relazione e riassunto di una conferenza]. 

686. Na/i. — XLI, 836, 1906, 16 ottobre, XLII, 845, 1907, 1° marzo. 
— - Boni G., Leggende [Col corredo di numerose figure studia la leg- 
genda medioevale della pietà di Traiano per la vedovella e i motivi 
artistici cui diede ispirazione]. — Id., Un epilogo [Ancora la fortuna 
della tradizione e dei monumenti riferentisi a Traiano]. 

687. BA. — XXn, 8-9, 1907. — Compagnoni-Natali G. B., La 
leggenda della lupa di Roma (odi Miletof) [Sulla probabilità che gli 
etruschi felsinei introducessero nel Lazio la tradizione di Mileto alte- 
randola in ciò che vi era di più sostanziale e rispettabile : Tunicità 
del fanciullo, allattato dalla lupa]. 

688. BiL. — S. 2, XXXIX, 8-9, 1906. — Pascal C, La religione 
ili Seneca ed il pensiero epicureo. 

Iiivi9ta storica italiana^ S* S., vir, 2. 17 



258 SPOGLIO DEI PERIODICI 

689. Na7i. — XLI, 829, 1906, 1° luglio. — Fago V., Taranto « la 
voluttuosa » [Ne studia la tradizione negli scrittori classici e in 
alcuni moderni]. 

690. L. — VII, 3, 1907. — Ferrerò «., Tra due generazioni: la 
conquista della Geì^mania e In poesia di Ovidio. 

691. Hj. — XXIX, 1, 1908. — Kampers F., Die Sibylle von Tibur 
und Vergil [Studia negli scrittori antichi e medioevali l'essenza della 
leggenda, cercando di stabilire le origini giudaiche ed ellenistiche 
delle profezie sibilliche]. 

692. Nan. — XLI, 833, 1906, l*» settembre. — Labanca B., Costan- 
tino il Grande nella storia, nella leggenda e neWarte [Studia le rela- 
zioni di Costantino col cristianesimo, la preparazione e il movente 
soprattutto politico dell'editto di Milano e conseguentemente del 
concilio di Nicea, il trasporto della capitale, ecc. ; studia poi le leg- 
gende e i monumenti ispirati al grande imperatore]. 

693. Rqh. — XLII, 164, 1907. — £rmoni V., Un nouveau manuel 
d'histoire ancienne du christianisme [Ampia rassegna e critica del 
volume di Charles Guignebert]. 

694. Rqh. — XLII, 165, 1908, !<> gennaio. — Yacandard E., Le 
symbole dcs apótres, à propos d'un livre récent [« The Apostles' Creed » 
di A. E. Bum]. 

695. Eben. — XXV, 2, 1908. — De Brnyne D., Noiiveaux frag- 
ments des actes de Pierre, de Paul, de Jean, d'André et de l* Apoca- 
lypse d'Elie [Apocrifi del II secolo]. 

696. Smbc. — XXVni, 2, 1907. — Kortaschak E. K., Die Veraji- 
lassung des Romerhriefes des heiligen Apostels Paulus. 

697. Hhen, — XXIV, 2, 1907. — Ile Bruyne 11., Le prologue inédit 
de Pélage à la première lettre aux Corinthiens, 

698. Rbe;i. — XXIV, 3, 1907. — De Bruyne D., Le demier verset 
des Actes: une variante inconnue. 

699. Na/i. — XLII, 856, 1907, 16 agosto. — Caetani LoTatelli E., 
La leggenda della Veronica [Tiberio, infermo, mandò a Gerusalemme 
un messo perchè conducesse a Roma Gesù ; questi essendo già morto, 
il messo condusse a Roma l'immagine di lui datagli da una pia 
donna di nome Veronica, e insieme Pilato incatenato che fu poi 
condannato dall'imperatore a perpetuo esilio; Tiberio adorando il 
sudario guari miracolosamente dalla lebbra e l'ebbe poi preziosLs- 
simo. Tale la leggenda; nessuna notizia se ne ha negli evangeli, 
salvo ffli apocrifi; nel medioevo la prima menzione risale al secolo 
XI ; r A. narra le vicende del velo nei secoli successivi dai tempi di 
Dante e di Petrarca fino a noi]. 

700. Na7i. -- XLII, 846, 1907, 16 marzo. — Lnzzati L., Un caso 
di eccesso di critica nei testi biblici [A proposito del volume del- 
l' Harnack sopra il medico Luca autore del terzo Vangelo]. 

701. Rqh. — XLII, 165, 1908, 1» gennaio. — De Guibert J., La 
date du marti/re des saints Carpos, Papylos et Agathonicé [Esamina 
gli argomenti portati a sostegno dalle varie ipotesi fin qui avanzate, 
e conclude che, contro l'attribuzione del martirio di Carpos al tempo 
di Decio, non vi hanno obbiezioni serie, né nel testo di Eusebio, né 
nei diversi indizi forniti dalla Passione. Quanto alla procedura se- 
guita contro i santi, essa si accorda con ciò che sappiamo della per- 
secuzione di Decio, ed è invece difficilissimo accordarla con quanto 
sappiamo sulle condizioni dei cristiani del II secolo; per cui la scelta 



STORIA PREROMANA E ROXANA 259 

possibile resta limitata fra le due attribuzioni a Marco Aurelio o a 
Deeio, ma all'A. la seconda appare più probabile]. . 

702. Bqh. — XLII, 16:J, 1907. — Callewaert, Les perséculions 
€ontre les chrétiens dans la poUtìque religieuse de Vemjyire roiìiain 
[Ogni culto nuovo e straniero che non fosse ufficialmente approvato 
da un senato-consulto era proscritto; la proscrizione dei cristiani 
fu provocata non tanto dalle loro dottrine che dai vizi ch'erano loro 
attribuiti e dai pericoli ch'erano accusati di far correre allo Stato; 
infine fu un incidente che sotto Nerone scatenò la persecuzione. 
Questa misura di polizia transitoria fu trasformata in legge quando 
il cristianesimo estendendosi parve minaccioso alle istituzioni]. 

703. RIL. — S. 2, XXXIX, 14, 1906. — Rasi, / « Versus de ligno 
crucis » in un codice della Biblioteca ambrosiana [Attribuito a San 
Cipriano; studia il ms. ambrosiano]. 

704. Bb«w. — XXIV, 2, 3, 1907. — Wilmart D. A., U <^ ad Con- 
staniium liher 2}rinius » de S. Hilaire de Poitiers et les fragments 
historiques. 

705. Eben. — XXIV, 3, 1907. — Morin G., Le commentaire inédit 
de Vévèque latin Epiphanius sur les Evanf/iles. 

706. Rhen, — XXIV, 3, 1907. — Morin G., U <^ anamnese » de la 
messe romaine dans la première moitié du V siede. 

707. Rb€72. — XXIV, 2, 1907. — Morin G., /^ « Te Deum », type 
anonyme d' anaphore latiìie jyréìmtoriquef [Esamina i motivi allegati 
contro l'attribuzione del « Te Deum » a Niceta di Remesiana (se- 
coli 1V-"V) ; osserva come le verosimiglianze multiple per cui si con- 
cludeva al « Te Deum anaphoro preistorico » di fatto e direttamente 
mettono capo al « Te Deum », inno di Niceta]. 

708. Rben. — XXV, 2, 1908. — Wilmart A., T^es fragmevis histo- 
riques et le synode de Béziers en 356. 

709. Hj. — XXVIII, 2, 1907. — Koch, Die Kircheììbusse des Kaùiers 
Theodonus d. Gr. in Geschichte und legende [Il racconto di Teodo- 
reto è assurdo, e le altre testimonianze lo contraddicono]. 

710. Rbc?i. — XXIV, 2, 1908. — Morin G., Plus de question de 
Commodien [Osservazioni all'opera di H. Brewer]. 

711. Rqh. — XLII, -165, 1907, l» gennaio. — Allard P., Txi jeii- 
ìiesse de Sidoine Àpollinaire [Ne ritesse le vicende particolareggiata- 
mente dall'anno della nascita in Lione, 431 o 432, fino al 455]. 

712. Rbew. - XXIV, 3, 1907. — De Bruyne D., Fragments re- 
irouvés d* apocryphes priscillianistes. 

713. Rbèn. — XXV, 1, 1908. — De Bruyne D., La « Èegula con- 
sensoria »/ une règie des moines priscillianistes [Del secolo V]. 

714. Smbc. — XXVIII, 2, 3-4, 1907. — Adlhoch B. F., Zur vita 
S. Romani Dryensis [Detto Romano da Subiaco, perchè egli passò 
il primo periodo della sua vita a Subiaco, e fu compagno, coopera- 
tore, amico a S. Benedetto; detto poi Romano di Dryes, perchè negli 
ultimi tempi del viver suo esulò in Gallia, e a Dryes, nei dintorni 
di Auxerre, fondò un convento: l'A. esamina le fonti biografiche 
del Santo]. 



260 SPOGLIO DEI PERIODICI 



3. ALTO MEDIOEVO. 

715. RIL. — S. 2, XXXIX, 15, 1906. — Del Gindice P., Sulla 
questione della unità o dualità del diritto in Italia sotto la domina- 
zione ostrogota, 

716. Hz. — S. 3, III, l, 1907. — HaUer J., Dos Papstum und 
fìyzanz [Larga rassegna del volume di Walter Norden sulla sepa- 
razione delle due potenze e sul problema della loro riunione fino 
alla caduta dell'impero bizantino, con gravi critiche]. 

717. RgC. — S. 2, XV, 2-3, 1907. — G. B. M., L'ortodossia ca- 
labra sotto i Bizantini. 

718. Naw. — XLII, 842, 1907, 16 gennaio. — Caetanl di Teanq L., 
IJ Arabia nella stona del moìido. 

719. MsFr. — III, 3-4, 1907. — Trovamenti di toìnbe barbariche 
in Cìvidale. 

720. MsFr. — III, 1-2, 1907. — Jecklin F., Il nnvemmenpo di 
monete longobarde e carolingie presso Ilanz nel Canton dei Grigioni. 

721. AssR. — XXX, 3-4, 1907. — Ile Gmneiseii W., I ritratti di 
papa Zaccaria e di Teodoto, primicerio nella chiesa di Santa Maria 
Antiqua [Confuta le conclusioni del Wilpert nel « Ròmische Quar- 
talschrift »). 

722. Rben. — XXV, 1, 1908. — Berlière U., Les coutumiers mo- 
nastiques des Vili et IX siècles [Specialmente codici di Montecassino]. 

728. Hj. — XXIX, 1, 1908. — Schnttrer, Zum Streit um doR 
« Fragmentum Fantuzzianum. » [A proposito delle conclusioni di 
J. Haller nel volume « Die Quellen zur Geschichte der Entstehung 
des Kirchenstaates »]. 

724. MsFr. — III, 3-4, 1907. — Cessi R., Tm « Regula Fidei » 
di S. Paolino d'Aquileja ed il suo epilogo. 

725. MsFr. — III, 1-2, 1907. — Capetti V., Di alcuni caratteri 
spedali del « Planctus » di S, Paolino d'AquileJa [ « Versus de Erico 
Duce »]. 

726. Hz. — S. 3, III, 3, 1907. — Erben*W., Zur Herausgabe der 
Karolingerurkuìulen [Rassegna della edizione dei documenti di Pi- 
pino, Carlomanno e Carlo il Grosso nella collezione dei « Monu- 
menta Germaniae historica »]. 

727. Ma. — S. 2, XI, 3, 6, 1907. — Jasselin M., Notes Uronien- 
nes dans les diplomes [Studia undici diplomi del periodo carolingìco» 
di cui alcuni riguardanti l'Italia]. — Id., L'invocatimi monogram- 
matique dans quelques diplomes de Loihaire I et de Lothaire ÌL 

728. MgiÒ. — XIX, 1, 1908. — Erben W., Zu den Tironischen 
Noten der Karolingerdiplome. 

729. Smbc. — XXVIII, 3-4, 1907. — Albers B., Die Reformsynode 
von 817 und das von ihr erlassene Kapitular. 

730. Ma. — S. 2, XI, 5, 1907. — Latonche R., Essai de critique 
sur la contili uation des « Actus pontificum Cenomannis in urbe degeìi- 
tium ^ (807-1255). 

731. BIhI. — XXIX, 1908. — Schiaparelli L., I diplomi dei He 
d'Italia. Ricerche storico-diplomatiche: parte III: I diplomi di Ludo^ 
vico III [Studia la cancellerìa italiana di Ludovico III e i diplomi 



ALTO UEDIOEVO 261 

da essa emanati; le formule, la data dei diplomi, il monogramma 
e il sigillo^ l'azione e documentazione; infine l'importanza princi- 
palissima dei diplomi come fonte per la storia di Ludovico III in 
Italia. Aggiunge ampia dissertazione sulle falsificazioni. I diplomi 
italiani di Ludovico III, secondo il prospetto dell' A., sono ventuno, 
oltre sei falsificazioni. 

732. Rhen, — XXV, 1, 1908. — Wolpert F., Un tyjye peu connu 
de la croix de S. Benott; un enigme numismatùjue remine [Una croce 
che si credeva rappresentasse da un verso l'apparizione della croce 
a Costantino, colla medaglia consueta di S. Benedetto più in basso, 
e dall'altra parte parecchi santi, rappresenta invece l'imperatore 
Ottone I e il vescovo Ulrico d'Augusta circondato da soldati nel- 
l'atto di ricevere una croce dalle mani di un angelo, e richiame- 
rebbe la battaglia sul Lech contro gli Ungheresi, insieme alla libe- 
razione di Augusta contro i barbari invasori, avvenuta per opera 
del vescovo che, munito d'una croce ricevuta da un angelo, si gettò 
attraverso i nemici e li mise in fuga]. 

733. BssU. — XII, 3, 1906. — Sordinl G., Di un sunto inedito 
di storia spoletina scritto nel secolo X [Nell'archivio capitolare del 
duomo di Spoleto, si trovano i noti volumi dei « Lezionarl », che 
originariamente non appartenevano alla cattedrale spoletina. L'A. 
ne studia le vicende e l'età; nel primo volume ha rinvenuto il do- 
cumento di cui particolarmente sviscera il contenuto. Per esso sono 
elevati alla dignità di notizie storiche indubitabili i seguenti fatti: 
!• che Spoleto nei tempi di mezzo era ornamento della provincia 
Valeria; 2» che Faroaldo II ornò il Ducato di mirabili edifici e mo- 
saici esistenti ancora sul finire del secolo X; 3* che la cattedrale 
spoletina non fu mai a S. Pietro « extra moenia », ma a S. Maria 
nell'interno della città; 4*» che veramente il titolo di arcivescovo è 
antichissimo nei vescovi di Spoleto ; f)*» che nel X secolo, nella basi- 
lica cimiteriale suburbana dei Santi Apostoli, si rinvennero le ossa 
del vescovo « Spes » , il Damaso spoletino ; 6* che attorno al mona- 
stero di^S. Ponziano era un insigne antico cimitero cristiano; 7® che 
gli acquedotti spoletini non sono opera del XIII secolo, come si volle 
asserire, ma anteriori al mille; 8» che al cominciare del X secolo 
Spoleto fu presa e 'distrutta dai Saraceni. In appendice il testo del 
documento]. 

734. AssR. — XXX, 1-2, 1907. — Berlini Calesse A., Gli affreschi 
della Grotta del Salvatore jyresso Vallerano [Appartengono all'arte 
bizantina e si possono ritenere della fine del X secolo o del prin- 
cipio dell'XI; rappresentano un importante documento per Ticono- 
grafia, la tecnica, lo stile e le derivazioni artistiche della pittura in 
provincia di Roma]. 

735. Htj, — X, 1, 1907. — Hedwlg Kromayer, Uber die Vorgdnge 
in Rom im J. 1045 und die Synode con Sutri 1046 [Enrico III inter- 
venne spontaneamenJ;e negli affari romani; riunì un primo Sinodo a 
Pavia; Gregorio VI venne a incontrarlo a Piacenza; allora Enrico 
riunì un secondo sinodo a Sutri dove furono deposti successivamente 
Silvestro III e Gregorio VI, mentre un nuovo sinodo riunito in Roma 
deponeva poi Benedetto IX]. 

736. Hz, — S. 3, III, 3, 1907. — Lonol W., Z^/r alterm (,'psc?uchfe 

no volume della storia di 
origini fino alla morte di 



Venedigs [Rassegna amplissima del primo volume della storia di 
Venezia di Enrico Kretschmayr, dalle 



Enrico Dandolo]. 



262 SPOGLIO DEI PI£R10DICI 

737. MsFr. — III, 3-4, 1907. — Mrs. El., Fanciulli medioevali 
[Riproduce un breve articolo comparso sul « Marzocco » con notizie 
sulle barbare teorie pedagogiche del medioevo]. 

738. Ma. — S. 2, XI, 6, 1907. — Prou M., HìMoire de Rome et 
des papes au moyen age [Rassegna del volume I dell'opera del Grisar 
tradotto in francese da E. G. Ledos]. 

739. Naw. - XLIII, 868, 1908, 16 febbraio. — Rusliforth G. M. N., 
Le origini delV architettura lombarda [Rassegna del volume di G. T. Ri- 
voiraj. 

740. Rben. — XXIV, 3, 1907. — Schnster H., Uàbhaye de Farfa 
et sa restauration au XI siede sotis Ilugues I [Continuazione e fine, 
cfr. lisly 1907, sp. n. 1171]. 

741. RA. — XXII, 5, 1907. — Colasanti G., Alcune osservazioni 
stdla « Descriptio Italiae » di Guidone da Ravenna e sulla sua cro- 
nologia [Che assegna alla seconda metà del secolo XI]. 

742. MglO, — Erganzungsband VII, 1907. — Hinriehs H., Die 
Datirung in der Geschichtschreibung des il Jahrhunderts [Contributo 
alla cronologia del medioevo: raccoglie, di ben 58 cronisti, le date 
secondo i giorni e le settimane e secondo i mesi]. 



4. BASSO MEDIOEVO. 

743. Bsh. — XIV, 1, 1907. — Boissonnade P., Le commerce des 
peuples latins dans la Mediterranée au moyen ùge [A proposito di un 
volume di A. Schaube]. 

744. AssR. — XXIX, 3-4, 1906. — Arias G., Le società di com- 
mercio medioevali in rapporto con la Chiesa [Osservazioni e docu- 
menti sulla loro costituzione interna: studia se le società commer- 
ciali che ebbero, durante il medioevo, specialmente in Italia, così 
alta potenza economica furono considerate nella leggo e nella pra- 
tica contrattuale quali persone giuridiche distinte dalla persona 
fisica dei singoli soci, e conclude che dette società in nome collet- 
tivo, in rapporto di affari bancari con la Chiesa, non assursero a vera 
personalità giuridica. Studia poi l'origine e l'essenza dell'accoman- 
dita, la quale non sarebbe creazione del legislatore fiorentino, non 
sovrapposizione della volontà sua ad una contraria costumanza 
mercantile di Firenze, ma nacque a Firenze spontaneamente, per cui 
la legge del 1408 disciplinò soltanto un'usanza già in onore presso i 
Fiorentini. La società in accomandita è argomentabile che derivi 
dalla società in nome collettivo, piuttosto che dalla commenda, se 
si deve badare alle analogie di sostanza e non di forme esterne; 
questa derivazione si deve alle vicende della costituzione economica 
fiorentina e medioevale in genere, non già a fatti incidentali, è 
espressione di vigoria economica non già, come alcuno pretese, di de- 
cadenza. In appendice un documento del 1385 (?) o 1386, riguardante 
la società mercantilo tra Francesco di Marco da Prato, Boninsegna 
di Matteo da Firenze, Tieri di Benci da Firenze e Andrea di Bar- 
tolomeo da Siena]. 

745. Hj. — XXIX, 1, 1908. — Paiilns, Die Rolle der Frau in der 
Geschìchte des Jff'.r^.mrahiis [A proposito delle opere di Kiczler e di 
Hansen ricerca come nel corso dei tempi si pensò ad assegnar per 



BASSO MEDIOEVO 263 

la massima parte alle donne T esercizio della magia, non già per 
influenza del < martello dei malefici » del 1487 ma già anteriormente: 
anzitutto nei tempi avanti Cristo, poi nel medioevo, infine dopo 
Tapparìzione delle streghe, nei secoli XVI e XVII]. 

746. AmdMa. — NS., IV, 1, 1907. — Menchetti A., Sulle origini 
del Comune rurale nella Marca d'Ancona [Accenna alla condizione 
giuridica dei « Massarii » e ritiene che la parte avuta dalle « Uni- 
versitas Massariorum » nelle origini del Comune possa essere stata 
assai considerevole]. 

747. Htj. — X, 1, 1907. — Bernheim E., Die « Praesentia regis » 
im Womiser Korkordat [Reca nuovo materiale, ossia una lettera del- 
Tarcivescovo Adalberto di Magonza a papa Callisto, dell'anno 1222, 
cioè immediatamente dopo la conclusione del Concordato. Un luogo 
di essa, nel Codice latino 11851 della Biblioteca nazionale di Parigi, 
finora non letto, e che il Jafl*ò aveva interpretato per « pactionis » , fu 
coli' aiuto di reagenti recentemente letto « praesentiae »]. 

748. MgiO. — XXVIII, 2, 1907. — Chroust A., Das Walddekret 
Anàklets II [A proposito di speciali lezioni e di un terzo ms. di Mi- 
chaelsberg del secolo XIII, che di recente emerse nel commercio 
antiquario]. 

749. Smbc. — XXVIII, 3-4, 1907, — Steiger A., Der hL Bernhard 
von Clairvaux: sein Urteil ilher die ZeitzusUinde, seine geschichtsphi- 
losophische und Kirchenpolitische Anschauung, 

750. AssB. — XXIX, 3-4, 1906. — Sera V., Sul diploma di Kn- 
vico VI per Leone de Monumento [Il 27 novembre 1186 il re dei Ro- 
mani, Enrico VI, concedeva in feudo la città di Sutri e nominati- 
vamente i monti di S. Stefano e di S. Giovanni, con tutti i loro 
diritti, al console dei Romani, in compenso della sua esperimentata 
fedeltà verso Federico I e verso lo stesso concedente. Il diploma, 
esistente nell'archivio storico capitolino e già più volte edito, è au- 
tentico per intero, salvo la parola Anguillaia « Leo de Anguillaria », 
scritta con inchiostro assai più scuro sopra un'abrasione. Nessuno 
della famiglia dei conti di Anguillara ebbe nome Leone, nessuno fti 
console dei Romani, ma questo titolo nel 1186 fu invece portato da 
Leone de Monumento; lo stesso numero di lettere permise la sosti- 
tuzione della parola Anguillaria alla parola Monumento, e non l'ag- 
giunta del titolo di conte che in tutti i documenti della casa di 
Anguillara ♦precede il cognome; i figli del preteso Leone di Anguil- 
lara, nominati nel documento, Ottaviano e Giovanni, non solo non 
esistettero mai nella casa Anguillara, ma coincidono perfettamente 
colle notizie che abbiamo dei figli di Leone de Monumento. La fal- 
sificazione si potrebbe attribuire all'abilità del famoso CeccarcUi. 
L'A. ripubblica il testo del documento in appendice]. 

751. MsFr. — III, 1-2, 1907. — Leìcht P. S., Bernardo di Cer- 
claria [Due documenti del 1197 e 1198]. 

752. AmdMa. — NS., IV, 2, 1907. — F. F., />/? sofhmissioni dei 
friidatari e le classi sociali in alcuni Cornimi marchigiani dei secoli 
XII e XIII [Rassegna e critica dello studio di G. Luzzatto, di cui 
cfr. 7?sl 1907, sp. n. 236]. 

753. Mrt. — S. 2, II, 3-4, 1907. — Lnzzatto G., Per la storia 
sociale dei Coynuni inarchigiani [Replica ad un articolo del Filippini 
di cui al numero precedente]. 

754. >'o??.. — XLII, 856, 1907, 16 ag-osto. — Passierli G., In pel- 
legrinaggio alla Mecca nel secolo XIl [A proposito della traduzione 



264 SPO(iLlO DEI l'EIiiODICI 

italiana del viaggio di Jbn Gubayr in Spagna, Sicilia, Siria e Pa- 
lestina, Mesopotamia, Arabia, Egitto]. 

755. RA. — XXIII, 2-3, 1908. — Piccirilli P., Una importante 
stoffa serica nella cattedrale di Sulmona [Probabilmente dei primi 
anni del secolo XIII]. 

756. Na?i. — XLI, 829, 1906, 1^ luglio. — Leyl A., S. Francesco 
d* Assisi e la sua leggenda [Rassegna del volume di Nino Tamassia]. 

757. Afh. — I, 1, 1908. — Robinson P., Soìne chronological diffi- 
culties in the li fé of S.t Francis [Osserva che gli agiografi medioe- 
vali curavano poco la cronologia, come cosa di minima importanza 
di fronte allo spopo principale ch'era l'edificazione del lettore. Alcuni, 
come S. Bonaventura, a studio, invertivano l'ordine cronologico per 
evitare la confusione nella narrazione; e tuttavia le due leggende 
Bonaventuriane per molti secoli furono la principal fonte degli agio- 
grafi francescani. Per giunta nel medioevo i varii calcoli ossia il 
diverso computo dell'inizio dell'anno a seconda dei paesi ingenera- 
vano la massima confusione. E pertanto non ostante tali incertezze 
certamente sappiamo che san Francesco mori ai 3 di ottobre del 1226 
e precisamente in sera di sabato. Incerto è l'anno della nascita (1181 
oppure 1182). Seguendo il Sigonio e il Wadding, quasi tutti gli sto- 
rici hanno assegnato il primo sermone, tenuto da S. Francesco a 
Bologna, all'anno 1220: ora è assodato doversi assegnare al 1222. 
Per risolvere tali difficoltà cronologiche ammonisce l'A. doversi ri- 
correre ai documenti originali ed indagarne il senso genuino]. 

758. Bcf. — II, 1-3, 1906. — De Kerval L., Les sources de Vhi- 
stoire de Saint Francois d'assise [Continuazione, cfr. Bsl, 1907, 
sp. n. 251].- 

759. Bcf, — II, 1-3, 1906. — Terracini B. A., Appunti su alcune 
fonti dei « fioretti p . 

760. Bcf. — II, 1-3, 1906. — Bertoni G., Per Vautenticità del 
« Cantico delle creature » o di <' Fratf Sole > di S. Francesco d'Assisi. 
— Id., Im forma * lo » nella formula di Confessione [Secolo XI]. — 
Id., Sojìra un codice dello « specidum historiale » di Vincenzo Beauvais. 

761. Afh. — I, 1, 1908. — Holzapfel H., Ensteimng des Portiuìi- 
cula-Ahlasses [Esposte le teorie dei moderni al rigiiardo, dimostra 
l'A. l'autenticità storica dell'indulgenza ; discute anzitutto il tempo 
in cui si ha certezza della sua esistenza, e risale all'anno 1233, 
mentre ancora viveva la prima generazione francescana.* In secondo 
luogo studia se abbia avuto essa origine da S. Francesco; confata 
le obbiezioni alla testimonianza positiva dei frati Benedetto e Rai- 
neri d'Arezzo nel 1277, e specialmente cerca di spiegare il silenzio 
delle prime leggende al riguardo]. 

762. Hj. — XXVIII, 3, 1907. — Blhl, Die Stigmaia de.s hi. Franz 
von Assisi [Confuta lo studio dell'Hampe (di cui cfr. Bsl, 1906 
sp. n. 854), e conclude che le stigmate di S. Francesco si formarono 
in seguito ad una apparizione ch'egli ebbe sulle alture della Verna]. 

763. Afh. — I, 1, 1908. — Domeulchelll T., Prima legenda chori 
de S. P. Francisco hucusquc inedita. 

764. Afh. — I, 1, 1908. — Lemmens L., Testimonia minora sae- 
culi Xlir de S. P. Franci.^co [S. Francesco nelle cronache del se- 
colo XIII, dei testi oculari, dei cronisti che seguono testimonianze 
scritte, e di quelle che riflettono tradizioni popolari]. 

765. Afh. — I, 1, 1908. — GoliiboTich H., Series provinciaruyn 
Ordiìfis FF. Miiforìnn sire. XIIF-XIV. 



BASSO MEDIOEVO 265 

Tt>6. BssU. — XII, 3, 1906. — Lauzi L., Quale posto coìivenga al 
dipinto di Stroncoììo nella serie delle fonti per la iconografia france- 
scana [Il ritratto di S. Francesco a Stroncone è certamente quello 
che meglio di ogni altro risponde alla descrizione del biografo Ce- 
lanensc, ma siccome queste pitture furono condotte circa un secolo 
dopo la morte di S. Francesco, non possiamo purtroppo aWermare 
di possedere in esse il suo vero ritratto, per quanto certamente in 
queste opere gli artisti del tempo abbiano fissato ciò che di meglio 
si conosceva ancora circa l'icone del Poverello]. 

767. BssU, — XII, 3, 1906. — Cristofani G., Chola Pictor [Oscuro 
ma non spregevole artista del trecento, che dipinse in Assisi un 
tabernacolo sovrastante la porta delle camere dell'antica confrater- 
nita dei Ss. Lorenzo ed Antonino alla Rocca; cerca di identificarlo 
con un maestro Nicola Calabrese]. 

768. BssU* — XII, 3, 1906. — Filippini E , Un codice poco noto 
della visione dd lì. Toinmasuccia da Foligno [Dà notizia di un codice 
della Biblioteca dell'Università di Pavia del secolo XIV, il quale si 
avvantaggia di molto su quello di Foligno pubblicato dal Faloci- 
Pulignani]. 

769. Bcf. — II, 1-3, 1906. — Siittina L., Laude antiche a San 
Francesco e a Santa Chiara d'Assisi [Da un codice del secolo XV, 
ma forse alquanto più antiche]. 

770. RA. — XXII, 1, 2, 1907. — Oiiarìni 0. B., U epistolario di 
Tommaso da Gaeta, giustiziario di Federico II, di P. Kehr [Conti- 
nuazione, cfr. Bsl, 1907, sp. n. 257]. 

771. AssR. — XXX, 3-4, 1907. — Federici V., / frammenti no- 
tarili dell'archivio di Sutri |Nc pubblica due integralmente: 1° spese 
del Comune di Siena del 1249; 2^' inventario dell'ospitale di Sutri 
del 1248]. 

772. MsFr. — III, 3-4, 1907. — Suttiiia L., Due brevi testi vol- 
gari del secolo XIII [Il primo un conto commerciale che si può far 
risalire più in là del 1259, il secondo è attribuito al 1290]. 

773. Afh. — I, 1, 1908. — Lopez A., Litferae ineditoo fr. Hiero- 
nymi ah Ascuìo Gen. Ministri (1214-1219): De additione facienda in 
Leg, Mai. S. Bonav. 

774. RiL. — S. 2, XXXIX, 7, 1906. — Benini R., Quando nanjue 
Cangrande I della Scala [Sarebbe nato ai primi di maggio del 1289; 
a tale conclusione perviene essenzialmente colla critica dei passi di 
Dante che gli si riferiscono]. 

775. R.<iO. — XV, 1, 1907. — Verre A., Buggiero da Sanguineto 
ed il castello di Belvedere [Avvenimenti guerreschi del 1289]. 

776. BmcB. — IV, 2, 1907. — Tua P. M., Una pagina degli aiti 
del Maggior Consiglio (del Coìnune di Jkfs.^aiio) [Del 1290, salvata 
dalla dispersione]. 

777. RIL. — S. 2, XXXIX, 5, 1906. — Bonfante, La formazione 
scolastica della dottrina dell' <i Uui versi tas ». 

778. Bini. — XXIX, 1908. — Cipolla V , « Annales Veroneuses 
Antiqui » pubblicati da un, manoscritto sarzanese del secolo XIII [Pre- 
mette cenni sui manoscritti (delle biblioteche: Bodlejana di Oxford, 
di Aix, Boncompagni-Ludovisi, Estense, ecc.ì del ■-<- Chronicon Vero- 
nense » elaborato verso la metà del secolo XIII dal notaio Parisio 
da Cerea, e sulle pubblicazioni al medesimo direttamente o indiret- 
tamente riferentisi ; passa poi a ricordare le cronache di solito brevi 



266 SPOOLIO DEI PERIODICI 

che riproducono note storiche veronesi specialmente dei sec. XII-XIII^ 
studia infine di proposito una di queste, il cui ras. si trova nell' ar- 
chivio capitolare di Sarzana. Voleva essere una « Chronica ponti- 
ficum et imperatorum », compilazioni numerose nel medioevo; la 
serie degli anni incomincia coiranno 1 e termina al 1251; le notizie 
sono scritte di due mani del secolo XIII circa, pubblica quelle con- 
cernenti Verona con opportuni richiami ad altre cronache]. 

779. BssU. — XII, 2, 3, 1906. — Lngano P., Delle chiese della 
città e diocesi di Foligno nel secolo XIII [Continuazione, cfr. Bsl, 1906, 
sp. n. 844: Parte I: le chiese del « sexterium episcopatus », in nu- 
mero di cinquantacinque. - Parte II : le chiese della « libra sexterii 
canonice », in numero di sedici. - Parte III: le chiese del «sexte- 
rium monasterìi saxivivi », in numero di sette. - Parte IV: le chiese 
della « libra universitatis *, in numero di ottanta]. 

780. Msl. — S. 3, XII, 1907. — Sopetto E., Margherita di Savoia, 
marchesana di Monfein^ato dal 1295 al 1313 [Della figlia di Amedeo V 
poco nulla si conosce intorno agli anni giovanili; l'A. inizia la 
sua trattazione descrivendo la dissoluzione dello Stato monferrino 
alla morte di Guglielmo VII, e le trattative per il matrimonio di 
Giovanni I, ritornato dalla Provenza, con Margherita di Savoia 
nel 1295. Alla principessa furono assegnati in contro dote da Gio- 
vanni le terre di Caselle, Ciriè e Lanzo. Alla morte di Giovanni I, 
nel 1305, gravi questioni insorsero per le pretese alla successione 
monferrina; importante tra l'altro è la convenzione intervenuta tra 
Manfredo IV di Saluzzo, uno dei pretendenti, e la vedova marchesa 
Margherita, la quale pose indi la sua dimora in Ciriè, governando 
saggiamente anche le altre sue terre che fece fortificare. Gravi fu- 
rono le minacele di guerra e i timori d'incursioni nel piccolo Stato 
della marchesa; ebbe essa contese anche col vescovo di Torino. 
Nel 1313 per meglio ristabilirsi da una lunga malattia si recò a go- 
dere il mite e salubre clima di Genova. In appendice 26 documenti], 

781. SS, — XXIV, 3-5, 1907, e XXV, 1-2, 1908. - Senigaglia Q., 
Le compagnie bancarie senesi nei secoli XIII e XIV [Nella parte prima 
studia le relazioni commerciali dei Senesi, e cioè: l'estensione ed 
importanza del commercio bancario senese; i. rapporti colla Chiesa 
e i « campsores domini Papae » . Nella parte seconda studia la posi- 
zione giuridica, cioè : la formazione e la costituzione del commercio 
bancario; l'amministrazione; i rapporti col Comune e coli' arte della 
mercanzia. Nella parte terza studia le principali operazioni bancarie, 
il mutuo, il cambio, il deposito, infine le operazioni bancarie in rap- 
porto colla S. Sede. Quindici documenti, tra gli anni 1288-1377, in 
appendice]. 

782. Afh, — I, 1, 1908. — Uomenichelli T., Compendium chro- 
nicanim fr. Mariani de Florentia (128U1520) jmma vice editum. 

783. MgiÒ. - XIX, 1, 1908. — Moser M., Ber Brief ^ Realis est 
t^evitas » aus dem Jahre 1304 [Dà il testo; poi lo commenta critica- 
mente, ne studia la data, che fissa tra il 20 aprile e il 31 maggio 1304, 
la persona cui fu indirizzata e l'autore: appare come un incarico 
confidenziale dato al pubblicista Pierre Dubois di preparare uno 
scritto per Filippo il Bello, parere ed apologia ad un tempo ; fu 
ispirato da uno dei più fedeli amici del Re, e forse sbocciò dalla 
penna di Riccardo Leueveu poi vescovo di Beziers]. 

784. Htj. — IX, 4, 1906. — Scholz R., Zur Beurteilung Boni- 
faz Vili iind se.ines Sittlich-religiiìse Charakters [Studia come sia pos- 



BASSO MEDIOEVO 267 

sibilo ritornare sul giudizio fatto sopra Bonifacio e quanto esso sia 
fondato, secondo nuove pubblicazioni del Wenck e del Finke]. 

785. Nan. — XLII, 858, 1907, 16 settembre. — Chiappelli A., Arte 
domenicana del trecento [Come fino dalle origini la milizia di S. Do- 
menico ebbe per propria missione l'apostolato della predicazione e la 
difesa della Chiesa, di cui fu salda colonna, cosi l'arto n^lla vita di 
quell'ordine nacque figlia della predicazione; quelle verità religioso 
che sillogizzando propugnava dalla cattedra o persuadeva dal per- 
gamo, por virtù di segni sensibili, l'arte, ministra della fede, pro- 
poneva alla meditazione del popolo. L'A. ne esamina le principali 
esplicazioni]. 

786. BssU. — XII, 2, 1906. - Degli Azzi G., Le relazioni tra la 
repubblica di Firenze e l'Umbria nel secolo XIV secondo i documenti 
del li. Archivio di Stato di Firenze [Voi. I: dai Carteggi, regesti di 
273 documenti tra il 1309 e il 1358J. 

787. Naw. ~ XLI, 836, 1906, 16 ottobre. - Del Lungo I., Me- 
morie fiorentine di popolo nella storia e nella tradizione d'una teiera 
del contado [Da un discorso pronunciato a Scarperia in Mugello pel 
sesto centenario della fondazione del paese]. 

788. Nan. - XLII, 862, 1907, 16 novembre. — Sicardi E., Fin- 
zioni d'amore nel secolo XIII [Nota alla « Vita Nuova » di Dante]. 

789. RiL, — S. 2, XXXIX, 14, 16, 1906. - Gorra E., Quando 
Dante scrisse la « Divina Commedia » [Prima del 1314 Dante non 
aveva terminata nessuna cantica del suo poema; !'« Inferno» potè 
essere incominciato anche nel 1310 o 1311; certo gli anni 1310-1314 
hanno un'importanza capitalo nella concezione definitiva del poema, 
ma non è necessario considerare il 1314 come « terminus ad quem » 
« terminus a quo » della composizione delle due prime cantiche. 
Nella seconda nota l'A. passa in rassegna e critica i più recenti 
sistemi cronologici della questione dantesca]. 

790. KiL. — S. 2, XXXIX, 5, 1906. - Benlnl, Sulla data pre- 
cisa e la preci' a durata del mistico viagqio di Dante, 

791. EA. - XXII, 8-9, 1907. — Valla F., Il vero simbolo di Ma- 
telda [La poesia dei Salmi, o la fede dei giusti prima del Messia]. 

792. Xa?i. — XLI, 831, 1906. - Bertolinl F., Sordello [Ne fa 
l'apologia]. 

793. RIL. - S. 2, XXXIX, 15, 16, 20. 1906. — Benlnl R., Uu- 
nità artistica e logica delle profezie di Virgilio, Beatrice e Cacciaguida 
ossia la soluzione del maggior enigma dantejico. — Id., Per il 1300, 
come anno della visione dantesca. - Id., Xuove cmisiderazioni a fa- 
vore del 1300, come anno della visione dantesca. 

794. Nan. — XLII, 861, 1907, 1« novembre. — Pirandello L., Il 
verso di Dante [A proposito della pubblicazione di Federico Gar- 
landa]. 

795. Nan. — XLII, 859, 1907, 1» ottobre. — Tocco F., Il VI canto 
del Purgatorio. 

796. Na??. — XLIL 843, 1907, l'» febbraio. — Del Lungo I., /.« 
profezia dell'esilio [Studia l'episodio di Cacciaguida in relazione coi 
tatti della vita di Dante]. 

797. BI. — VII, 4, 1907. — Page! Toymbee, A latin tmnslation 
of the <t Divina Commedia » quoted in the « Mgsterium iniquitatis » 
of Du Plessis Mornay. 

798. JLa. — NS., Il, 1, 2, 1907. — Castellani G., Jacopo del Cas- 
sero e il Codice Dantesco della Biblioteca di lUmini [Ribatte l'affer- 



268 SPOGLIO DEI rSKIODICI 

inazione che la iscrizione di Jacopo del Cassero nella chiesa di San 
Domenico di Fano sia non sepolcrale ma solo commemorativa, e 
trova poi il nucleo intorno a cui si raggruppano lo notizie circa la 
morte di Jacopo del Cassero, menzionata da Dante, nel codice dantesco 
detto Grandenighiano della Biblioteca Gambalungft^ di Rimini : cosi 
l'A. reca anche un contributo alla bibliografia dantesca]. 

799. BA. — XXII, 7, 1907. — Lovascio 0., Una noia critica sulla 
canzone « alla Vergine » dì Francesco Petrarca. 

800. RA. — XXIII, 1, 1908. — Patrono C. M., Im canzone * alla 
Vergine » dì F. Petrarca a proposito d'una recentissima nota critica 
su di essa [Di cui sopra]. 

801. RIL. — S. 2, XXXIX, 6, 1906. — Sabbadini R., // lìrimo 
nucleo della biblioteca del Petrarca. 

802. RiL. — S. 2, XXXIX, 4, 1906. — Sabbadini R., Quali bio- 
grafie vergiliane fossero noie al Petrarca. 

803. Na?i. - XLII, 851, 1907, lo giugno. — Clan V., Il cesto dd 
ca nzonie re pe tra rch esco . 

804. MsFr. — III, 1-^, 1907. — Clan V., Il « latin sangue gen- 
tile » e ' // furor dì lassìi » jyrìma del Petrarca [Riproduzione dello 
studio, di cui ctr. PsI, 1906, sp. n. 297]. 

805. BI. — VII, 4, 1907; Vili, 1, 1908. — Baiivette H., Les plus 
ancìennes iraductìons fran^aìses de Boccace. 

806. MsFr. — III, 3-4, 1907.- - Carreri F. C, Divisione del ca- 
stello di Cucagna nel 1S26 [Pubblica un istrumento conservato nel- 
l'archivio dei' Conti di Valvasoue in Valvasone]. 

807. BssU. — XII, 2, 1906. - Scalvanti 0., / Ghibellini di Amelia 
e Lodovico il Jìavaro [Commentando un'epigrafe dedicata dai citta- 
dini di Amelia all'Imperatore nel 1332, quand'egli era in Germania, 
dopo la vergognosa impresa d'Italia, ricorda l'organizzazione della 
resistenza del partito ghibellino nell'Italia centrale alla Chiesa, du- 
rata vittoriosamente anche durante l'assenza di Lodovico e durante 
la fortuna di Giovanni di Boemia. Nel 1332 Amelia, sempre in armi, 
compie l'impresa di Foce, togliendo il castello alla Chiesa: per cui 
è facile ammettere che l'epigrafe fosse apposta nel territorio ame- 
rino per ricordare qualche fortilizio edificato nell'occasione di quelle 
guerre, o qualche altro pubblico edificio. Per ultimo l'A. ricorda gli 
ottimi rapporti politici di Amelia col popolo romano il quale ancora 
dopo la venuta di Lodovico il Bavaro conservava sentimenti avversi 
alla curia romana e animati da spirito ghibellino]. 

808. lìhen. — XXV, 2, 1908. — Berllère U., Im réforme du Ca- 
lendrier sous Clément VI [Pubblica una supplica diretta al Papa il 
30 agosto 1353, la quale fornisce notizie sulla persona di Giovanni 
de Thermis e sulla sua attività alla corte di Avignone, in vista della 
correzione del Calendario desiderata da Clemente VI]. 

809. AB. — JI, 5, 1907. — SorbelU A., Un demagogo bolognese 
del trecento [Un piccolo manifesto, che ha tutti i caratteri del « pam- 
phlet », ricorda Bernabò Visconti, nipote dell'arcivescovo Giovanni ; 
si riferisce alle contese con Giovanni da Oleggio , e specialmente 
all'anno 1360, ovverosia alle dolorose contingenze capitate alla città 
per opera del Visconti tra il maggio ed il settembre di quell'anno], 

810. MsFr. — III, 3-4, 1907. - Fabris G., Un sonetto di S. Cat- 
ferina da Siena [In un codice udinese di antiche rime dove fu tra- 
scritto avanti il 1461]. 



BASSO UEDIOEVO 269 

811. Htj. — IX, 3, 1906. — Brosch M., Eiii Krieg mit dem Papstum 
ira 14 Jahrhuiidert [La guerra dei Fiorentini contro le truppe del papa 
Gregorio XI nelFanno 1376-1377]. 

812. Hz. — S. 3, III, 2, 1907. — Loserth J., Wiclifs Lehre vom 
icahren uiid falscken Papsium, 

813. Bb€7i. — XXIV, 4, 1907, e XXV, 1, 1908. - Berlière U., 
Epaves d'archives pontificale^ du XIV siede [Nel ms. 775 della Biblio- 
teca di Reims, VA. ha rintracciato tutta una serie di suppliche ori- 
ginali di Urbano V e di Gregorio XI, le quali descrive]. 

814. BssU. — XIII, 1, 1907. — Fnini L., Documenti estratti dalla 
cronaca di fr. Giovanni di Matteo del Caccia, domenicano di Orvieto 
[Della metà del secolo XIV]. 

815. BssU. — XIII, 1, 1907. ~ Antonelli M., Di alcune infeuda- 
zioni neU* Umbria nella seconda metà del secolo XIV [Con un docu- 
mento in appendice]. 

816. AmdMa. — NS., Ili, 4, 1906. — Alolsi U., Benedetto XII e 
Bertrando arcivescovo ebredunense, informatore della Marca di Ancona 
[Ventisette documenti tratti dall'Archivio Vaticano : il periodo della 
riforma di Bertrando può fissarsi tra il 6 maggio 1335, data delle 
lettere di commissione, e 1*8 aprile 1337, data della lettera di richiamo]. 

817. AmdMa. — NS., Ili, 4, 1906. — Belardi A., Oddo di Biagio, 
croniMa anconitano [La prima data certa della sua vita è del 1348, 
poiché descrive per disteso la peste che desolò queirannp Tltalia e 
infierì in Ancona; fu perito in legge e notaio; la sua vita pubblica 
incomincia nel 1366, in cui lo troviamo con altri notai agli stipendi 
del Comune di Ancona, per raccogliere e narrare gli avvenimenti 
più importanti della città; nel 1367 rappresenta il Comune a Viterbo 
dove era giunto Urbano V; nel 1373, come sindaco di Ancona, va 
a Bologna al Consiglio indetto dal Legato apostolico per escogitare 
i mezzi di opporsi al Visconti ; nel 1380 è assunto all'Anzianato del 
Comune ; nel 1390 ambasciatore a Urbano VI ; cessa la sua carriera 
pubblica nell'anno seguente. Contemporaneo e testimonio di buona 
parte degli avvenimenti che narra - riguardanti la riconquista degli 
Stati della Chiesa, 1353-57, lo scisma d'Occidente, il contrasto tra 
Luigi d'Angiò e Carlo di Durazzo per la successione del reame di 
Napoli - la sua cronaca è l'unica fonte per la storia municipale di 
Ancona nella seconda metà del XIV secolo ; non ebbe egli in genero 
bisogno di consultare cronache, scritture, documenti, salvo nel proemio 
dove si propone dichiarare l'etimologia del nome Ancona (An = ante, 
antica e Cona = tabula), la origine e i primi abitatori della città. 
Malgrado alcuni errori cronologici, si mostra generalmente accu- 
rato, colto, imparziale. L'A. espone il contenuto della cronaca e dà 
in appendice sei documenti sull'argomento]. 

818. AmdMa. — NS., Ili, 4, 1906. — Filippini F., Due documenti 
sui Presidati della Marca [I Presidati acquistarono maggiore impor- 
tanza per le costituzioni Egidiane, volendo l' Albornoz per mezzo di 
questi giudici diminuire l'autonomia dei Comuni e in pari tempo 
provvedere al comodo dei provinciali, liberandoli in molti casi dal- 
rintervenire alla curia centrale della Marca. I due documenti degli 
anni 1366 e 1367, pubblicati dall' A., sono un'applicazione della legge 
che regola il sindacato degli ufficiali della Chiesa]. 

819. AmdMa. — NS., Ili, 3, 1906, e IV, 3, 1907. — Aloisi U., Sulla 
formazione storica dei « Liber Conslitutionum Sancte Matris Ecclesie » 
(1SÒ7) [Dà notizie biografiche su Napoleone Orsini, cardinale diacono 



270 SPOGLIO DEI PERIODICI 

del titolo di S. Adriano, rettore della Marca di Ancona dal mag- 
gio 1300 al giugno 1301 , e a quel periodo crede si debbano rife- 
rire le costituzioni, dette di Bonifacio, promulgate nella Marca e in 
Macerata; studia le relazioni tra queste e le costituzioni Egidiane 
.successive. Descrive le condizioni della Marca di Ancona nei pri- 
mordi del pontificato di Giovanni XXII; le costituzioni pubblicate 
da Amelio di Lautrec nel parlamento di Montolmo il 14 dicembre 1317; 
la costituzione « dierum crescente malitìa » di Giovanni XXII, e il 
crimine di lesa maestà, nonché altri provvedimenti contro i ribelli; 
e istituisce opportuni raffronti colle Egidiane]. 

820. AssR. — XXX, 3-4, 1907. — Antonelli M., Im dominazione 
j)0}iii fida nel Patrimonio itegli ultimi ventanni (IH periodo avignonese 
[Continua lo studio, di cui cfr. Itsl, 1906, sp. n. 1497: studia le cure 
solerti dei pontefici per consolidare l'opera del cardinale d'Albornoz, 
le male arti dei governanti che tendevano a distruggerla e la grande 
ribellione del 1375 da essi provocata. Fa precedere alcune notizie 
sulle incursioni delle milizie romane e delle compagnie di ventura, 
che, specie nei primi dieci anni, turbarono spesso la pace della pro- 
vincia e costrinsero gli ufficiali della Chiesa ad un'assidua vigilanza 
e a provvedimenti energici di difesa]. 

821. Snibc. — XXVIII, 3-4, 1907. — Bliemetzr leder F., /)/e wahre 
historische Dedeutung Konranda von Gelnhaiised zìi Beginn des grossen 
abendUindischen Schi^mas. 

822. RA. - XXII, 5, 1907. — l'ansa «., Masello Cinelli di Sul- 
moìia e Gaspare Romanelli dell' Aquila^ orafi ed esecutori di comi e 
medaglie [Rispettivamente dei secoli XIV e XVI]. 

823. RiL. - S. 2, XXXIX, 20, 1906. — Sabbadlnl R., Andrea 
Biglia (milanese) y frate agostiniano y del secolo XV [Documenti sul 
soggiorno a Milano, a Padova, a Firenze, a Bologna, a Pavia, a 
Perugia, a Siena]. 

824. BsslT. — XII, 1, 1906. — Sacchettl-Sassetti A., Tm famiglia 
di Tomasso Morroni e le fazioni in Rieti del secolo XV [Copiose ri- 
cerche negli archivi di Rieti (archivio notarile, archivio comunale, 
archìvio capitolare, ecc.) diedero modo all'A. di spigolare notizie 
interessanti riguardo alla famiglia di quegli che fu soldato", uma- 
nista, poeta e diplomatico del secolo XV, sull'ambiente in che nacque 
e crebbe, sulla parte avuta da quella cospicua famiglia nei princi- 
pali avvenimenti reatini e in special modo nelle fazioni che durante 
il secolo XV lacerarono il seno della città. Nel 1435 un matrimonio 
suggellava la pacificazione generale dei reatini e il ritorno dei Mor- 
roni insieme con gli Alfani ed altri esuli. Nel 1450 una vasta con- 
giura popolare mirava audacemente a mettere Rieti in mano di 
Giovanni Morroni, zio di Tomasso, e fu scoperta, ma difettano i 
documenti a lumeggiare il processo che ne seguì e la sentenza. La 
operosità del Tomasso si spiegò poi tutta fuori di patria. In appen- 
dice undici documenti tra il 1407 e il 1184]. 

825. BssU. — XII, 3, 1906. — Scalvanti 0., Per la sepoltura di 
Braccio Paglioni e di Braccio Fortébracd in Perugia [Dimostra che 
il sarcofago esistente nella chiesa di S. Maria dei Serviti in Perugia, 
colla scritta « Brachius II », appartiene a Braccio Baglioni, figlio 
di Malatesta di Pandolfo Baglioni, uno dei più illustri capitani di 
Perugia e dell'Umbria del secolo XV. Rintraccia poi anche le ossa di 
Braccio Fortebracci, augurando che trovino sepoltura degna, nella 
chiesa stessa accanto alle ossa del primo]. 



BASSO MEDIOEVO 271 

826. BssU. — XII, 3, 1906. — Geraldini B., Avielia sotto la do- 
minazione del re Ladislao e del Tartalia di Lavello [Notizie e docu- 
menti locali dal 1414 al 1425]. 

827. BssU. — XII, 2, 1906. — Scalranti 0., Il vicariato di Nicolò 
Fortébraccio a Borgo San Sepolcro [Pubblica una bolla di papa Eu- 
genio IV, del 1432, tratta dall'archivio Baglioni a Perugia: con essa 
s'investe del vicariato di Borgo San Sepolcro Nicolò Fortebraqcio ; 
appare dal contesto che il papa non riteneva Nicolò di fede molto 
sicura; a lui prescrive la durata del vicariato non oltre dieci anni 
e notevoli restrizioni nella giurisdizione; dà inoltre consigli di mo- 
derazione]. 

828. BssU. — XIII, 1, 1907. — Faloci-Polignani M., Vita di Si- 
gismondo « de Comitibiis Fulginatis » scritta dall'abate Mengozzi [Nato 
nel 1432, morto nel 1547, storiografo, stimato da Sisto IV, segretario 
di Giulio II]. 

829. Afh. — I, 1, 1908. — Dal dal N., Epistola S. Jacobi de 
Marchia ad S. Joannem de Capistrano (1419), 

830. AmdMa. — NS., Ili, 2, 3, 1906. — Rossi L., / prodromi 
della guerra in Italia del 1402-68: i tiranni di Bomagna e Federico 
dn Monte feltro [Continuazione, cfr. Bsl, 1907, sp. n. 306 : segue la 
pubblicazione dei documenti in appendice]. 

831. AmdMa. - NS., Ili, 4, 1906, e IV, 2, 1907. - Rossi L., 
Nuove notizie su Federico da Montefeltro, Sigismondo Malatesta e i 
Manfredi d'Imola e di Faenza (1451) [Cfr. il numero precedente. Con- 
clude che anche le nuove notizie da lui esposte concorrono a dimo- 
strare che il munifico mecenate di Urbino non fu quell'uomo inte- 
merato che molti hanno creduto, e che se anche non raggiunse la 
ferocia implacabile del suo vicino Sigismondo Malatesta fu però degno 
compagno degli altri condottieri del tempo suo. Ventun documenti 
in appendice]. 

832. MglÒ. - XVIII, 3, 1907. - CarteUieri 0., Iber eine bur- 
gundische Gesandschaft an den kaiserlichem und jyapstUche Ilof im 
Jahre 1460 [Aveva per scopo presso l'Imperatore la prostazione del 
giuramento pel possesso della Borgogna riconosciuto feudo imperiale, 
la questione del Lussemburgo, il vicariato, e infine una lega tra 
l'imperatore Federico e il duca Filippo contro i Turchi; di questa 
ultima doveva trattare anche a Roma col Papa: l'ambasciatore era 
mastro Antonio Hanneron, dottore in leggi, protonotario della Santa 
Sede, arcidiacono di Cambray. L'A. dà il testo francese dell'istruzione]. 

833. AB. — I, 5, 1906. — Sorbelli R., Lettere di Ginevra Sforza a 
Lorenzo e Piero de* Medici [Pubblica cinque lettere degli anni 1481-1493. 
Colla prima raccomanda caldamente al IMagnifico, Costanzo suo fra- 
tello, affinchè gli sia data dai Fiorentini la condotta di un certo 
numero di genti d'arme; colla seconda chiede a Lorenzo libero pas- 
saggio per lo Stato di Firenze a favore di alcuni Bolognesi che essa 
manda a far provviste di frumento in quello di Siena; colla terza 
raccomanda un certo signor Alessandro Fi deli da Pesaro affinchè 
^li sia concesso l'ufficio dell'Arte della Lana. A Piero raccomanda 
la causa di un tal Giovanni dell'Antella, il quale ha una causa 
dinnanzi agli Otto di Pratica in Firenze, e con l'ultima lettera lo 
assicura di aver dato le disposizioni affinchè sia preso un ladro di 
Firenze se passa per Bologna]. 

834. MsFr. — HI, 3-4, 1907. — A. S., Di Paola Gonzaga, co7i- 
tessa di Gorizia [Una breve lettera al marchese di Mantova, Francesco 



272 SPOGLIO DEI PERIODICI 

Gonzag:a, del 16 maggio 1495, ed una diretta ad una incognita Ma- 
donna Anna]. 

835. MsFr. — III, 1-2, 1907. — Sacchetti A., Corrado IH Boiani, 
podeatà (li Mìiggia neW Istria [Nel secolo XV: in appendice gli sta- 
tuti da osservarsi dal podestà di Muggia]. 

83f3. MsFr. — III, 3, 1907. — Podrecea V., Tua vicinia parroc- 
chiale [Da un codice cartaceo dell'archivio parrocchiale dell* antica 
chiesa di S. Giovanni in Xenodochio in Cividale, che contiene, foglio 
per foglio, anno per anno, i verbali delle vicinie di un secolo, dal 1477 
al 1574, della omonima parrocchia; riferisce l'argomento di alcune 
di esse, trascrivendone tre. Aggiunge alcuni documenti viciniali di 
un'altra secolare parrocchia pure di Cividale, Ss. Pietro e Biagio 
di Porta Broxana], 

837. Hj. — XXVIII, 2, 1907. - GlasschrMer F. X., Bine Saminlung 
kirchlicher Aktenstilcke aus dem Jò un 16 Jahrhundert [Indice regesto 
di documenti di un ms. di Spira], 

838. AmdMa. — NS., IV, 1, 1907. — Ghetti B., Gli ebrei e il 
monte di pietà in Recanati nei secoli XV e XVI. 

839. Asse. — XXX, 1-4, 1907. - Zlppel G., L'allume di ToLfa 
e il suo commercio [L'allume, prodotto ricercatissimo nei commercio 
medioevale, per l'uso che se ne faceva in molte industrie, fu sco- 
perto nel Monte Tolfa al tempo di Pio II; per protezione dei papi 
l'estrazione e il commercio ebbero fortuna fino al secolo XVI, decad- 
dero poi rapidamente. In appendice tredici documenti dal 1462 al 1479]. 

840. Na7i. — XLI, 831, 835, 1906, 1» agosto e l» ottobre. — Nnn- 
ziante F., Gli Italiani in Inghilterra durante i secoli XV e XVI [Eccle- 
siastici e mercanti furono i primi ad approdare nell'Isola, conside- 
rata ancora nel '400 paese immerso nella barbarie e poverissimo per 
le lunghe guerre e per epidemie. I Francescani vi si recarono fin 
dal '3(X), in trentadue anni salirono a più di mille e contavano qua- 
rantanove conventi. Così i commercianti delle varie regioni italiane 
sotto la comune denominazione di Lombardi, e soprattutto i Fioren- 
tini, fin dal secolo XII andavano colà ad acquistare la lana che poi 
in patria veniva raflinata dall'arte di Calimala. Nel sec. XIV tutto 
il commercio inglese era in mano di Italiani ; erano alla zecca pre- 
posti un Frescobaldi e un Bardi ; Bardi e Peruzzi primeggiavano per 
operazioni bancarie e concedevano prestiti ai re d'Inghilterra. Frat- 
tanto numerosi studenti inglesi afiluivano alle università italiane e di 
ritorno in patria celebravano la nostra regione e preparavano acco- 
glienza ai nuovi italiani che andavano colà. Cosi pure facilitò rela- 
zioni tra Italiani e Inglesi il concilio di Costanza : Poggio Braccio- 
lini, già segretario del deposto Giovanni XXIII, temendo persecuzioni 
per simpatia mostrata a Giovanni Huss, passò in Inghilterra al se- 
guito del cardinale di Beaufort, vescovo di Winchester, e descrisse 
poi con molta acutezza i costumi del paese. Umfredo, duca di Glou- 
cester, lord protettore del re Enrico VI, fanciullo famoso per tra- 
giche vicende, fu anche quello che per primo protesse studiosi ed 
umanisti italiani, e non solo n'ebbe piena la corte, ma tenne cor- 
rispondenza anche coi più illustri umanisti lontani, e colla morte 
sua (1447) finisce in Inghilterra il primo periodo del rinascimento 
italiano colà propagato. Italiani furono pure immischiati neUa poli- 
tica inglese, ma per la forma del governo e la gelosia della nazione 
verso gli stranieri, nessuno emerse fino alle altissime cariche, come 
in Francia sotto l'assolutismo e per opera di due regine italiane. 



BASSO MEDlOk'VO 273 

Oltre i missionari famosi, tra gli ecclesiastici italiani in Inghilterra, 
i legati, i nunzi pontifici, i collettori papali delle tasse: uno dei più 
illustri, Enea Silvio Piccolomini; a Worcester si seguirono cinque 
vescovi italiani ; ingenti ricchezze accumulò quell'Adriano Castelli, 
resosi celebre col titolo di cardinale di Corneto ; altri prelati furono 
famosi nei negoziati come il cardinale di Campeggio. Numerosi let- 
terati furono temporaneamente o lungamente in Inghilterra: Fran- 
cesco Accursio, Baldassarre Castiglione, Alberico Gentile, professore 
ad Oxford ai tempo di Elisabetta. Relazioni diplomatiche regolari 
legarono parecchi Stati italiani. Insigni artisti nostri illustrarono 
l'Inghilterra di monumenti, fra cui Pietro Torrigiani, Benedetto da 
Rovezzano e Giovanni da Maiano, Girolamo da Treviso, favoriti da 
Enrico Vili, il quale teneva pure alla sua corte quasi sempre medici 
italiani. Cosi mentre Tltalia s'inviliva di fronte agli stranieri, con- 
dottieri e compagnie d'Italiani militavano in Inghilterra, fra cui un 
tal Tiberio, un Sassetti e Petruccio Ubaldini, nonché ingegneri mi- 
litari; dessi riformavano e perfezionavano gli ordinamenti militari 
imperfetti degli stranieri. Continuava la marineria mercantile di Ve- 
neziaad essere intermediaria dei commerci tra l'Oriente e Tlnghilterra. 
Ma presto il commercio veneto cominciò ad illanguidire per l'invidia 
che la concorrenza italiana destava. Tuttavia l'alta banca italiana 
fu ancora potentissima sotto Elisabetta, alcuni, come Orazio Palla- 
vicino, si fecero persino protestanti, ed armarono galere a difesa 
contro l'armata di Filippo II. I Caboto intrapresero per l'Inghilterra 
le famose esplorazioni che furono l'inizio della sua fortuna. Anche 
nelle più modeste manifestazioni della vita, persino nei divertimenti 
e negli sports gl'Inglesi d'allora copiarono gl'Italiani: musici, 
maestri d'equitazione e di scherma. La lingua italiana ebbe fortuna 
tra le elassi alte, e i vocaboli nostri penetravano la stessa lingua 
inglese. Ma incominciò ben presto la reazione: già dal secolo XIV 
Londra aveva fatto progressi meravigliosi e tutta l'Inghilterra si 
spogliava della scorza barbarica ; il trionfo della religione anglicana 
includeva gl'Italiani nell'odio che l'Inghilterra nutriva pei cattolici 
e pel Papa, lo spirito nazionale infieriva contro le modo straniere, 
e l'Italia, d'altro canto, per molte ragioni decadente, non avrebbe 
potuto mantenere l'antica funzione di maestra di civiltà]. 

841. "StLn. — XLII, 841, 1907, 1° gennaio. — Frati L., Un con- 
tratto autografo del Francia [Contratto fra Ludovico da Sala, lettore 
di diritto canonico nello studio bolognese, e Guido Aspertini, sco- 
laro del Francia, stipulato dal Francia stesso ai 19 di marzo del 1496: 
riguardava Ja dipintura di due cofani]. 

842. L. — VII, 4, 1907. — Lnzio A., Un'opera sconoschda e per- 
duta del Maiìiegna [Bassorilievi in stucco colorato posseduti dal 
« Museum Rudolphinum » di Klagenfurt: «domavano due cassoni 
nuziali che Paola Gonzaga portò nel 1477 a marito in Gorizia]. 

843. Xa/i. — XLIII, 872, 1908, Ifi aprile. — L'arco trionfale di 
Alfonso di Aragona in Napoli [A proposito della pubblicazione di 
A. Avena sui restauri fatti al monumento]. 

844. RA. - XXII, 8-9, 1907. — Piocirllll P., Un gruppo in pietra 
ddV Annunciazione della Vergine attribuito a yirola di Guardiagrele. 

845. RA. — XXIII, 2-3, 1908. — Alessi (;., Leon Battista Alììerti 
[Ampia biografia cui segue un capitolo speciale sulla questione Pan- 
dolfiniana]. 

846. Rnh. — XV, 1, 1907. — Rey A., Uhnard de Vinci, savant, 
JUvista storica iialianat 3» S., vii, 2. * 18 



274 SPOGLIO DEI PERIODICI 

à '[yropos de deux ouvrages récents [Esamina il volume di Gabriel 
Séailles e quello di Pierre Duhem], 

847. BI. — VII, 4, 1907, e Vni, 1, 1908. — Dahem P., Nicolas 
de Cues et Léonard de Vinci [Continuazione, cfir. lisl^ 1907, sp. n. 2038: 
La dinamica di Nicola di Cues e le fonti sue ; la dinamica di Nicola 
di Cues e la dinamica di Keplero ; la dinamica di Nicola di Cues e 
quella di Leonardo; la teoria deir« impeto > composto; la teoria 
metafisica del movimento]. 

848. BmcB. — IV, 2, 1907. — CerTellini G. B., 1m predicazione 
a Bassano [Continuazione, cfr. lisi, 1906, sp. n. 691: nel sec. XV]. 

849. BX. — XXII, 10-11, 1907. — Ciecone G., La presentazione 
delle frutta del canterino Pietro Corsellini da Siena, secondo un ma- 
noscritto casanatense [Della fine del secolo XV]. 

850. ÀmdMa. — NS., IV, 1, 1907. — Barsanti X., Doctimenti e 
notizie per la vita del poeta Pacifico Massimo d'Ascoli [Alcuni docu- 
menti lucchesi fanno conoscere un aspetto della vita raminga e av- 
venturosa del Massimo, essi spostano ad alcuni decennii dopo il 1400 
la data della nascita]. 

851. AmdMrt. — NS., Ili, 2, 1906. — Spadolini E., Gli annali 
anconitani di Bartolomeo Alfeo [Premette cenni biografici dello scrit- 
tore, nato in Macerata verso il 1460, ed espone poi crìticamente il 
contenuto degli importanti annali dedicati al senato anconitano. 
Segue come appendice un componimento, in ottave italiane, sulla 
cattura di Ancona]. 

852. Naw. — XLII, 849, 1907, l» maggio. - SalTadorl 0., Scorci 
e profili boiardeschi [Note storiche e biografiche]. 

853. AB. — I, 3, 1906. — Sorbelli A., Un'edizione poco nota di 
Enrico di Harlem [Della fine del secolo XV]. 

854. Ma. — NS., I, 5-6, 1906. — Castellani G., Girolamo Somino 
[Per la storia della stampa nel secolo XV e al principio del XVI]. 



5. TEMPI MODERNL 

855. AhrR. — XXX, 3-4, 1907. — Federici V., Autografi d' artisti 
dei secoli XV-XVII. 

856. BmcB. — IV, 3, 1907. — Gerola G., Il ])rimo pittore bassa- 
nese, Francesco Da Ponte il vecchio [Con tre documenti in appendice 
degli anni 1527-1536]. 

857. BmcB. — IV, 3, 1907. — Tua P. M., Contributo aWdenco 
delle opere dei pittori Da Ponte [Aggiunge all'elenco delle opere 
da-pontiane notizia di cinque nuove tele: due di Jacopo a Milano 
e a Praga, e tre di Leandro a Bassano, a Cracovia e a Maser (Tre- 
viso)]. 

858. Nan. — XLIII, 872, 1908, 16 aprile. — Chiappelli A., A Luca 
Signorelli, per le sue prossime onoranze [Saggio critico]. 

859. BssU. — XII, 3, 1906. — Sacchetti SasKetti A., Del « Gm- 
dizio Universale » di IHeti e dei suoi autori [Condotto a termine 
nel 1554 da Lorenzo e Bartolomeo Torresani da Verona]. 

860. Nan. — XLII, 863, 1907, 1» dicembre. — VentnrI A., Michea 
langélo [Conferenza]. 



TEMPI MODERNI 275 

861. Naw. — XLI, 835, 1906, lo ottobre. — De Benedetti il., La 
scultura in pietra e MicTielàìigelo. 

862. AB. — II, 1-2, 1907. — Barberi E., Il « Nettuno » del Giani- 
hólogna e il suo stato di conservazione. 

863. A88B. — XXX, 3-4, 1907. — Egldi P., Due documenti per 
la stona di S. Lorenzo fuori le mura [Del 1353-54 e del 1432]. 

864. Msl. - S. 3, XII, 1907. — OxUia G., La storia italiana di 
Migliore Cresci [Di Migliore Cresci, uno degli storici minori fioren- 
tini del cinquecento, ornamento della corte di Cosimo de' Medici, 
discorre in un'ampia introduzione TA. Nato di famiglia oriunda da 
Montereggi e di padre omonimo, che fu molte volte confuso con lui, 
parteggiò per la libertà della Repubblica Fiorentina, ma ebbe poi 
cariche sotto i Medici; mori nel 1546 lasciando manoscritta una 
storia d'Italia dal 1525 al 1546. Di questa dà un'accurata descri- 
zione cosi per quanto concerne il contenuto come dei dieci testi a 
penna conservati. Lo giudica narratore schietto, benché l'affetto lo 
inducesse a paragonar Cosimo con Augusto ; lo spirito veridico non 
gli toglie il carattere di un duplice soggettivismo politico e morale. 
Alla schiettezza ed originalità dell'esposizione non corrisponde schiet- 
tezza ed originalità storica e qui viene in campo la questione che 
FA. esamina accuratamente. Segue il testo dell'opera inedita]. 

865. Naw. — XLII, 861, 1907, 1« novembre. — Menasci G., liime 
italiane di poetesse lionesi [Nel secolo XVI]. 

866. MsFr. — III, 3, 1907. — Cerolotto M., Memorie civklalesi 
in un poemetto cavalleresco del secolo XVI. 

867. Nan. — XLII, 859, 1907, 1<» ottobre. — Picco F., Annibal 
Caro, segretario del duca Pier Luigi Farnese (1643-1547) [Con alcuni 
documenti sulla costituzione dell'ufScìo di segretario e sull'opera 
del Poeta nel medesimo]. 

868. Ma. - NS., VII, II, 3-4, 1907. — Cian Y.,' Ritornando ad 
Annibal Caro. — Sterzi M., Del Caro, poeta lineo. 

869. AB. — II, 5, 1907. — Sighinolii L., Un autografo sconosciuto 
di fra Cherubino Ghirardacci [Contiene una cronaca delle cose di 
Bologna; lo paragona colla stampa del 1596]. 

870. Rben. - XXIV, 3, 1907. — Ancel D. B., Notes à propos 
d'études sur la diploma fie pontificale au XVI siede [Rassegna biblio- 
grafica]. 

871. Xan. — XLII, 841, 1907, V gennaio. — Flamini F., Ix) splen- 
dore di Venezia nel riìiascimento [Larga rassegna del volume di Pom- 
peo Molmenti]. 

872. Htj. — IX, 3, 1906. — Herre P., Mittelmeerpolitik im 16 
Jahrhunderì [Sulla scorta di pubblicazioni francesi, spagnuole, ita- 
liane, tedesche e di materiali degli archivi dell'Europa meridionale]. 

873. Hj. — XXVIII, 2, 1907. — Schmidlin, Geschichte der Pdpste 
sdt dem Ausgang des Mittelaliers [Rassegna del quarto volume della 
storia del Pastor]. 

874. AssB. - XXX, 1-2, 1907. — Celier L., AppunH siU libro 
di note di un abbreviatore di Parco Maggiore [Del secolo XVI]. 

875. BJ. - XXVIII, 2, 1907. — Mgle, Hat Kaiser Maximilian I 
im Jahr 1507 Papst toerden vollenf [Continuazione, cfr. PsI, 1907, 
sp. n. 855: Massimiliano ha detcrminato e rivolto nel 1511 ogni cura 



276 SPOGLIO DEI PERIODICI 

per salire personalmente sulla cattedra pontificia, ma in nessun 
modo nel 1507]. 

876. Ma. — S. 2, II, 3-4, 1907. — Zongrhi À., Lìber Luguberri- 
mus [Da un registro deirarchivio storico del comune di Fabriano, 
scritto a memoria di alcuni gravi disastri che afflissero la comunità, 
estrae la parte che riguarda il saccheggio patito da Fabriano il 23 set- 
tembre 1517]. 

877. AshR. — XXIX, 3-4, 1906. — Luzio A., Due documenti man- 
tovani sul conclave di Adriano VI [Premesse alcune considerazioni 
per riabilitare Leone X di accuse divenute proverbiali contro gli 
spassi suoi, osserva come nelle discussioni violentissime che imper- 
versarono nel conclave da cui uscì Adriano VI, le recriminazioni 
più acri si volgevano non tanto contro il morto pontefice quanto 
contro il cardinale Giulio de' Medici ritenuto il cattivo genio di 
Leone X, T ispiratore delle sue azioni più biasimevoli. Pubblica al 
riguardo due lettere che Bernardo Ruta, conclavista di Sigismondo 
Gonzaga, scrisse ad Isabella d'Este la quale aveva accarezzato per 
un momento l'idea di procacciare la tiara al cognato impegnando 
a ciò tutte le sue influenze e persino i suoi gioielli. Ma il « babbion 
mantuano », come il cardinale Gonzaga era sprezzatamente nomi- 
nato nei « pasquilli » del tempo, frustrò con lo sciocco contegno 
tutti gli sforzi di Isabella: il Ruta censura tra l'altro la balordag- 
gine del cardinale che si fece tagliare la barba la quale gli confe- 
riva aspetto più serio e venerando, proprio in quei momenti in cui 
un simile onor del mento si sarebbe dovuto comprare a contanti]. 

878. Rqh. — XLII, 165, 1908, 1« gennaio. — Rodocanachi E., I^ 

chateau Saint- Aiìge peìidaìit Voccupation de JRome par les armées de 
Charles-Quint (1526 '1027). 

879. RiL. — S. 2, XXXVIII, 18, 1905. - Capasse G., Andrea 
D'Oria alla Prevesa [Dimostra che nello scontro del 27 settembre 1538 
fra le armate della lega cristiana (papa, imperatore e Venezia) e 
quella ottomana, non si può sostenere che Carlo V abbia dato al 
D'Oria l'ordine di non combattere, e neppure che il D'Oria abbia 
evitata la battaglia e voluta la fuga per fini non confessabili ; la 
fuga del D'Oria avvenne solo perchè non volle compromettere la 
somma dell'armata cristiana in arbitrio della fortuna]. 

880. Rqh. — XLII, 164, 1907; 165, 1908. — De la Servière J., 
Les idées politiques du cardinal Bellarmino [All'esposizione teorico- 
critica premette notizia degli avvenimenti politici in cui il Bellar- 
mino fu coinvolto e che gli fornirono occasione di svolgere e pro- 
fessare tali idee politiche, e cioè: il primo processo di Galileo; la 
questione che determinò l'interdetto contro Venezia, e soprattutto 
la contesa col re Giacomo I d'Inghilterra nel 1607 in seguito alla 
cospirazione delle polveri. Esamina poi le irritanti controversie che 
al cardinale procurarono tanti nemici : 1*^ il diritto di resistenza pas- 
siva ed attiva ad una legge ingiusta; 2^ il diritto di rivolta; 3® il 
potere indiretto della Chiesa sopra le corone]. 

881. Rb€7t. — XXIV, 2, 4, 1907, e XXV, 2, 1908. — Ancel R., Txi 

disgrAce et le proc<\s des Carafa, d'aprks des docum^nts inédits [Con- 
tinuazione, cfr. Nsl, 1907, sp. n. 1396 : descrive l'esilio, le negozia- 
zioni di Filippo II e l'inflessibilitA, di Paolo IV fino alla morte; amici 
e nemici dopo il conclave; il voltafaccia di Pio IV; l'arresto e la 
istruzione del processo. Studia l'origine della fortuna dei nipoti di 
Paolo IV, e soprattutto di Carlo Carafa, nominato cardinale e primo 



TEMPI MODERNI 277 

ministro, le principali fasi della sua politica e l'onnipotenza sua 
nel 1558, non senza contrasti stridenti col pontefice stesso, onde sor- 
sero le cause e le circostanze della sùbita disgrazia]. 

882. Rben. — XXV, 1, 1908. — Ancel R., Le Vatican sous Paul IV 
[Contributo alla storia del palazzo pontificio, condotto soprattutto 
sui documenti delle spese fatte]. 

883. Rhen. — XXIV, 2, 1907. — Mercati G., Il codice Corviniano 
delle epistole di S. Ignazio. 

884. BssU. — XIII, 1, 1907. — Fumi L., L'epistolario dell' arci- 
vescovo di liossano nel suo primo anno di governo 7ieW Umbria [L'ar- 
<tivescovo di Rossano, Giovanbattista Castagna, fu governatore di 
Fano, di là mandato a Perugia nel 1559; in seguito fu nunzio a 
Madrid e a Venezia, governatore di Bologna, inviato a Colonia, 
finalmente cardinale di S. Marcello e papa col nome di Urbano VII 
per soli tredici giorni (1590). A Perugia in un momento critico rap- 
presentò lo strumento della politica di ferro di Paolo III e costrinse 
i perugini a stare in doveri sotto la minaccia dei nuovi terribili 
spalti del Forte Paolino. Il primo atto suo fu contro monsignor di 
Caiazzo che, incolpato di gravi accuse, fu catturato esperimentando 
forse per il primo la durezza della cittadella farnesiana. In molte 
«ose si distinse poi il Castagna. Pubblica il regesto di circa due- 
cento documenti]. 

885. MsFr. — III, 3-4, 1907. — Battistella A., La prima visita 
apostolica nel Patriarcato aquileese dopo il Concilio di Trento [Ordi- 
nata da papa Pio V con breve del 1569, al proprio cameriere Giro- 
lamo di Porcia, canonico di Cividale, ed iniziata non senza qualche 
difficoltà politica nella parte austriaca della diocesi Tanno 1570]. 

886. Naw. — XLII, 852, 1907, 16 giugno. — Tomassetti F., Le 
casseforti di Sisto V [In Castel S. Angelo]. 

887. Msl. — S. 3, XII, 1907. — Bollea L. C, Assedio di Briche- 
rasio dato da Carlo Emanuele I, duca di Savoia (18 seitembre-23 ot- 
tobre 1594) [Nel 1593 Enrico IV di Navarra e la Lega Cattolica ave- 
vano conchiuso una tregua; il duca di Savoia era rimasto solo 
«ontro la Francia e aveva dovuto perciò concludere a sua volta e 
segnare con Francesco di Bonne duca di Lesdiguiers, una sospen- 
sione di ostilità per tre mesi, la quale fu poi rinnovata per le dif- 
ficoltà in cui trovavasi personalmente il Lesdiguiers in Francia e 
per l'abbandono in cui la corte di Madrid lasciava il duca di Savoia. 
Invano questi sollecitava a Milano e a Madrid i mezzi per rinno- 
vare le ostilità ed effettuare un grandioso progetto di guerra al di 
là delle Alpi; solo qiiando si vide risorgere la fortuna minacciosa 
di Francia e si temette che il duca di Savoia potesse stringer pace 
con essa-, gli Spagnuoli gli accordarono alcune soddisfazioni, ma il 
duca dovette, a tregua spirata, limitare i suoi progetti all'assedio 
di Bricherasio. Narra l'A. gli oculati apparecchi del duca, il con- 
centramento di circa novemila fanti e ventotto compagnie di caval- 
leria, la dissimulazione sulla loro destinazione, il fallito tentativo di 
una sorpresa notturna e il successivo svolgimento dell'assedio for- 
tunato che fu seguito dallo smantellamento della terra. La diligente 
narrazione è corredata di cinqne tavole]. 

888. BshU. — XII, 2, 1906. — Tommasini Mattiiicoi P., Un viag- 
giatore perugino del secolo XVI [Fabrizio Ballerini, più che viaggia- 
tore, si può considerare « touristc », il quale compi parecchie escur- 
sioni: nel 1588 a S. Jacopo di Coiiipostolla, nello stesso anno a 



278 SPOGLIO DEI PERIODICI 

Firenze; ripetute volte a Roma negli anni 1592, 1597 e 1599; nello 
Stato d* Urbino nel 1598, e nel 1606 a Loreto: di ciascun viaggio 
dà l'A. succinte notizie]. 

889. BggU. — XII, 3, 1906. — Degli Azri G., DridùLe di storia 
assisìaie : I. Di una lite di confini tra Pemgia e Urbino per due ville 
7iel territorio di Assisi [Sullo scorcio del secolo XVI]. — //. Un re- 
golamento di Guidantonio da Montefeltro ])er S. Maria degli Angeli. 

890. BssU. — XIII, 1, 1907. — Margherini Graziani G., Relazione 
fatta nelVanno 1595 dal vescovo di Amelia, Anton-Maria Graziani, 
dal Borgo S, Sepolcro, sullo stato della diocesi in occasione della e Vi- 
sitatio liminum Apostolorum ». 

891. Rlimc. — IX, 2, 1907; 5, 1908. — ]<7onaiIlac J., Le règne de 
Henri IV (1589-1610) : sotirces, travaux et questions à trailer. 

892. Ma. — NS., II, 3-4, 1907. — LQzzatt4> G., Notìzie e docu- 
menti sulle arti della lana e della seta in Urbino [Nei secoli XV, 

XVI, xvnj. 

893. RsC. — S. 2, XV, 2-3, 1907. — Canade G. B., Il rito greco 
nelle colmiie italo-alòanesi : appunti e documenti [Suir erezione e sulla 
fondazione del collegio italo-greco Corsini in Calabria, notizie dal 
secolo XVI al XVIII]. 

894. SS. — XXIV, 3-5, 1907. - YlrgilU F., La popolazione di 
Siena dalla seconda metà del secolo XVI alla fine del secolo XVIII 
[Premessi cenni sulla popolazione di Siena avanti il 1550 studia in 
tanti capitoli seguenti le vicende demografiche della seconda metà 
del secolo XVI, del secolo XVII e del XVIIIJ. 

895. BA. — XXII, 10-11, 1907. — Fompeati A., A proposito di 
Don Ferrante [Istituisce un raffronto tra la libreria del personaggio 
manzoniano e quella dji Galileo Galilei]. 

896. Na?i. — XLIII, 867, 1908. — Galimberti T., Un ^ pantheon^ 
obliato, il santuario di N. S. di Vico forte [Presso Mondo vi, costrutto 
da Carlo Emanuele I]. 

897. BIL. — S. 2, XXXIX, 19, 1906. — Ratti A., Im risurrezione 
di un museo milanese [Il museo creato al principio del secolo XVII 
da Manfredo Settala, amicissimo del cardinale Federico Borromeo 
e munifico ammiratore dell'Ambrosiana da questi fondata, alla quale 
legava il museo stesso, quando venisse ad estinguersi la sua discen- 
-denza]. 

898. BssU. — XII, 3, 1906. — Norreri I., Un quaternario poli- 
tico ed altre poesie inedite di Francesco Melosio da Città della Pieve 
[Del secolo XVII]. 

899. AB. — II, 3-4, 1907. — Dallolio A., Un viaggio in Oriente 
alla fine del secolo XVII [Di due carmelitani: ne trae appunto le 
notizie da un ms. della biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna], 

900. HA. — XXII, 7, 1907. — Scopa G., Necessità di uno studio 
più accurato suW eloquenza sacra del seicento. 

901. EsC. — S. 2, XV, 2-3, 1907. — Cotroneo R., Bricciche sto- 
riche [Mesa di Calanna. - IL Lite tra il marchese di Pentadattilo 
e l'arcivescovo di Reggio nel secolo XVII]. 

902. RsC. - S. 2, XV, 2-3, 1907. — Minicncei C, Il feudo di 
Montebello dei baroni AbbenavoU Del Franco al secolo XVII. 

903. RsC. — S. 2, XV, 2-3, 1907. — Mandalari M., Un documento 
poetico dialettale [Carme di Aurelio Cutroni alla fedelissima città di 
Reggio secolo XVII}]. 



TEMPI MODERNI 279 

904. Bbew. — XXIV, 3, 1907. — BerUère U., Lettres inédites de 
bénédicUnes de Saint- Maurice au cardinal Gvxilterio [Nato a Fermo 
nel 1660, prolegato ad Avignone, nunzio in Francia, vescovo d'I- 
mola, cardinale nel 1706, vescovo di Forlì, ritiratosi a Roma nel 1713 
vi morì nel 1728: pubblica cinque lettere di benedettini tra il 1700 
e il 1720 dirette al medesimo]. 

905. Ma. — NS., I, 5-6, 1906, e II, 1, 1907. — Grimaldi G., Una 
accademia di nobili e la storia d*un teatro [L'accademia urbinate dei 
Pascolini nei secoli XVII e XVIII]. 

906. BI. — Vili, 1, 1908. — Salza A., Alcune relazioni tra poeti 
francesi e italiani dei secoli XVII e XVIII. 

907. BmcB. — IV, 4, 1907. — Ferendo, Per la storia del costume- 
spigolature [Pubblica un inventario e stima di mobili di una nobile 
dama del secolo XVIII]. 

908. AB. — I, 2, 1906. — Bocchi G., L'autografo delle lettere di 
Giampietro Zanotti in difesa della « Felsina pittnce » del conte 
C. C. Malvasia. 

909. Nan. — XLI, 830, 1906, 16 luglio. — GabrieUi A., Libelli 
antigesuitici nel secolo XVIII [Concomitanti alle lotte politiche e re- 
ligiose degli Stati che bandirono la Compagnia e ne ottennero la 
soppressione dal papa Clemente XIV]. 

910. !• — VII, 5, 1907. — Carli D., / coniugi Cagliostro. 

911. AB. — I, 4, 1906. — Bocchi G., La stamperia bolognese fon- 
data dal generale Luigi Ferdinando Marsili [Nel 1721]. 

912. AmdMa. — NS., IV, 1, 2, 1907. — Spadolini E., IMtere ine- 
dite di Francesco iMTicellotti [Da un codice della Comunale di Sa vi- 
gnano trae e pubblica trentasei lettere degli anni 1730-1779 dirette 
dall'abate Lancellotti di Staflfolo all'abate Jacopo Morelli di Venezia, 
bibliotecario della Marciana, ad Apostolo Zeno, all'abate Giovanni 
Cristofano Amaduzzi da Savignano]. 

913. Naw. — XLI, 834, 1906/ 16 settembre. — Franciosi P., U 
supposte relazioni tra Federico II di Prussia e la Repubblica di San 
Marino [Pubblica due lettere che suppone apocrife, e cioè le lagnanze 
del governò di S. Marino al ministro del re di Prussia per pretesi 
oltraggi umoristici recati da un gazzettiere prussiano o dal re stesso 
alla dignità della minuscola repubblica e la presunta risposta del 
ministro]. 

914. BsC. - S. 2, XV, 1, 2, 3, 1907. - Arena G., Memoria sto- 
rico- fisica dei tremuoti di Calabria Ultra nel 1783 [Continuazione, 
cfr. Rsl, 1907, sp. n. 424-426]. 

915. BA. — XXII, 6, 1907. — Fattori 0., Notizia intomo aW Ac- 
cademia dei Titanici [Istituita a S. Marino nel 1764: l'A, riproduce 
testualmente un ms. deirarchivio governativo della Repubblica che 
contiene le regole e gli ordinamenti della Socìetfi; aggiunge gli 
atti dell'Accademia]. 

916. Na^i. — XLIII, 870, 1908, 16 marzo. - Fornaciari B., Un 
filologo fiorentino del secolo XVIII [Rassegna del saggio critico -bio- 
grafico di Carmelo Cordaro sopra Anton Maria Salvini]. 

917. Na7i. — XLII, 848, 1907, 16 aprile. — Cesareo G. A., Uar- 
codia del Meli. 

918. Na72. - XLI, 849, 1906, 16 dicembre. - Segrè C, Baretti 
ed Ester Thrale [Narra con dettagliati particolari le relazioni dello 
scrittore piemontese, riparato per la seconda volta in Inghilterra 



280 SFOGLIO DKI PKKIOOICI 

definitivamente, con la famiglia Thrale della ricca borghesia, dove 
egli fu introdotto dal critico Johnson, e dove raccoglieva nsi per 
abitudine molte personalità dell'aristocrazia della nascita, del censo, 
deirintelletto. Per qualche anno il Baretti fu quasi considerato come 
uno di casa, le sue relazioni con quella famiglia e specialmente colla 
padrona di casa di carattere assai problematico ebbero vicende stra- 
nissime; aspettazioni, promesse e sogni delusi amareggiarono il 
nostro scrittore, il quale non mancò di scagliarsi, con molti altri, 
contro gli scandali da lei suscitati]. 

919. AB. — I, 5, 6, 1906, — Sorbelli A., Di Giacomo Biancani' 
Tozzi e dei suoi manoscntti [Del secolo XVIII. I mss. riguardano 
l'archeologia, epigrafi latine antiche, le patere etrusche, la numisma- 
tica e la medaglistica antica, la medaglistica moderna e sfragistica, 
la meteorologia e le scienze mediche e naturali, scritti letterari e 
morali, carteggio]. 

920. Afh. — I, 1, 1908. - Oliger L., De ultima narratione offlcii 
aS. P. Fraucisci [Del 1793]. 

921. RsC. - XV, 1-a, 1907. — (^orso 1)., Cromstoria della città 
di Nicotera [Continuazione, cfr. Rsl, 1907, sp. n. 90: dal 1704 al 1815]. 

922. RAr — XXII, 7, 1907. — Coppa Ziiccari L., Lettera di mon- 
signor Celestino Galiani [Una minuta di lettera dovuta al Pontefice, 
che gli aveva raccomandato certe questioni di cui era incolpato il 
vescovo di Teramo]. 

923. RA. - XXII, 11, 1907, e XXIII, 2-3, 1908. — Finamore G., 
Il blasone dei Comuni abruzzesi alia fine del secolo XVIII. 

924. Na7i. ~ XLII, 855, 1907, 1^ agosto. — Loerinson E., La vita 
degli artisti tedeschi in lioma [Notizie dalla metà del secolo XVIII, 
quando incomincia la storia moderna della colonia artìstica tedesca 
di Roma]. 

925. StLU. - XLII, 844, 1907, 16 febbraio. — Molmenti P., Il de- 
cadimento politico ed economico della Repubblica Veneta [Tra retto- 
riche invettive e tumide apologie sulle cause che determinarono la 
caduta di Venezia, che gli uni attribuiscono all'età dissoluta e cor- 
rotta, altri a naturale ragione del tempo e delle circostanze, l'A. 
dimostra che la storia interna, dopo la gloria sterile di Lepanto, le 
lotte col Papato e cogli Uscocchi, rivela bensì la serpeggiante cor- 
ruttela, ed errori giudiziari e debolezze, ma accanto a tali fatti sono 
ancora i segni dell'antica fierezza nel far rispettare gli aviti diritti- 
di sovranità del Golfo, nelle lotte col Turco fino alla pace di Pas- 
sarowitz, infausta, che condannò la Repubblica ad una umiliante neu- 
tralità. L'immobilità degli ordinamenti cui la Repubblica era debi- 
trice della lunga vita furono anche principal causa della sua morte ; 
molti Stati d'Europa, non esclusa l'Inghilterra, li avevano ammirati ed 
avevano ricercato a Venezia ammaestramenti di sapienza politica : le 
istituzioni dì beneficenza, il censimento regolare, le leggi e i de- 
creti agrari, la pubblica istruzione d'ogni grado e d'ogni maniera, 
la conservazione dei monumenti, mettevano Venezia avanti agli 
altri Stati nella via del progresso, ma nessun provvedimento poteva 
ormai ridar vita a un corpo logoro e decrepito. Il pubblico tesoro 
andava sempre più scemando, quantunque non sia mai venuta meno 
la saggezza oculata e pratica nell'amministrazione interna dello 
Stato: le imposte erano numerose nella loro minuta distinzione e 
non però gravose nell'insieme ai tributari, ma le entrate non basta- 
vano alle spese, e notisi che, se l'appariscenza esteriore fu .sempre 



PERIODO DRLLA RIVOLUZIONE FRANCESb 281 

curata dalla Repubblica, massima era la economia delle spese in casa 
e per evitare il superfluo. Ciò proveniva dacché la politica econo- 
mica degli uomini di Stato non si giovò della scienza economica, e 
cosi la Repubblica tra gli ordini antichi e le idee nuove si trovò 
molte volte incerta fra opposte tendenze. Le guerre di Candia e di 
Morea avevano esausto l'erario, i pirati che rendevano malsicura 
la navigazione, la concorrenza dei grandi Stati nei commerci di 
Levante avevano dato un crollo al commercio marittimo, il sistema 
doganale favoriva il contrabbando ; col commercio venivano decre- 
scendo le industrie, e il buon gusto artistico, innato negli operai 
veneziani, non bastava più a sostenere le numerose arti tuttora riu- 
nite in confraternita; non giovò a salvare il patriziato, non tutto 
ignavo e intorpidito, il nuovo giovane elemento salito, dopo le 
guerre di Candia e di Morea, all'onore del libro d'oro. Il misterioso 
terrore che incuteva il governo e leggenda, se cosi non fosse Ve- 
nezia non sarebbe stata fino agji estremi suoi giorni la più lieta 
città d'Italia]. 

926. RiL. — S. 2, XXXIX, 20, 1906. — Martinazzoli A., La me- 
ia fisica e il jwsitiviHmo di Cesare Beccaria. 



G. PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE. 

927. Rqh. — XLII, 163, 1907. — Isnard A., Qudqucs livres sur 
la Bévolution fraucaise. 

928. Rsh. — XIII, 3, 1906. -- Sagnao Ph., La liérolntion et 
V Ancien Uggirne [Prolusione ad un corso sulla Rivoluzione tenuto 
alla Facoltà di Lilla]. 

929. Rsh. — XV, 3, 1907. — Lacoiiibe P., Notes sur Taine [Con- 
tinuazione: VI. « Le problòme de la Terreur »]. 

930. Rqh. ~ XLII, 164, 1907. - Bonnefon» A., Les ina^urs et le 
ffouvernement de Venise en llHO (Estratto da un volume di prossima 
pubblicazione sulla caduta della Repubblica di ^'enezia]. 

931. Na??. — XLII, 844, 1907, 16 febbraio. — Riralta E., Carlo 
Goldoni [Esamina l'opera sua in relazione ai tempi che descrive]. 
— Deabate G., Lo. ultime servette goldoniane [La fortuna di Rosa 
Romagnoli, di Daria Cu tini Mancini e di altre nel secolo XIX]. 

932. AB. — II, f), 1907. - Rocchi 0., Apografo d'un « Te Deum » 
di Carlo Goldoni nel ms, llercolani 366 della biblioteca dell'Archigin- 
nasio di Bologna. 

933. Naw. — XLI, 829, 1906, 1° luglio. — Sassi A., Spigolature 
romane [A proposito della pubblicazione di L. G. Pélissier: « le por- 
tefeuille de la comtesse d'Albany »]. 

934. Risi. — I, 2, 1908. — Manacorda (;., I capitoli segreti del 
trattato d'alleanza franco-cisalpino del 1798 [Le peripezie diploma- 
tiche e politiche del trattato cosìdetto di alleanza tra la Francia e 
la piccola Repubblica nuova d'Italia son note per lo sciagurato 
trattato proposto dal Talleyrand, accettato dai Milanesi solo per 
minacele soldatesche e insinuazioni calunniose: esso metteva la 
Cisalpina alla mercè della Francia obl)ligandola ad accogliere e 
mantenere venticinque mila soldati; e tuttavia il trattato ufficiale 
nascondeva ai rappresentanti del popolo i patti più vergognosi, i 



282 BPOQLIO DEI PEHIODICI 

quali segnavano ignominiosamente la servitù della nascente Bepub- 
blica a cui la Francia ipocritamente ostentava nel primo articolo 
del trattato stesso di assicurare libertà e indipendenza. Tali arti- 
coli segreti pubblica TA. dal documento originale conservato nel- 
Tarchivio di Stato di Milano]. 

935. MgiO. — XVIII, 3, 1907. — Pflugk-Hartnng J., Nelson, und 
Gneisenau die milìtarische Haiipigegner NapoUons I [Sintesi preziosa 
biografica e critica]. 

936. yqh. — XLII, 163, 1907. — De Lanzac de Laborie, Les débuts 
du regime concordataire à Paris; Vepiscopat du cardinal de Belloy 
(1S02'1808), 

937. Bqh. ~ XLII, 163, 164, 1907. — Picard L., La préparatian 
d'une cMmpagn€ de Napoléoìi: la tranji format io n de l'année répvbli" 
caine en armée imperiale, 

938. Nan. — XLI, 832, 1906, 16 agosto. — Roberti «., Vn com- 
paesano ed emido di Pietro Micxta [Giacomo Antonio Pasqua 1 di Sa- 
gliano, arruolato nei minatori l'anno 1799, sergente nel 1809, con 
debolissimi mezzi, fedele alla consegna, seppe sostenere per quasi 
cinque mesi l'assedio di Monzon, piccola città dell'Aragona, e lasciò 
fama nel genio francese]. 

939. ?faw. — XLIII, 872, 1908, 16 aprile. — Roberti G., La lotta 
fra Stato e Chiesa durante V impero napoleonico [Colla scorta di diari 
del tempo, e soprattutto di un volume di documenti inediti del car- 
dinale Morozzo della Rocca, narra un episodio del riflesso che la 
questione della istituzione canonica dei vescovi ebbe nei paesi an- 
nessi all'impero, e delle recriminazioni che la questione stessa suscitò 
all'epoca della restaurazione. E' il caso dell'abate Dejean, nominato 
vescovo di Asti, cui toccarono vicende avventurosissime]. 

940. >'a7i. - XLII, 844, 1907, 16 febbraio. - XXX, Dal Con-- 
cordato alla separazione [A proposito del conflitto franco- vaticano 
contemporaneo]. 

941. Na;i. - XLII, 847, 1907, 1° aprile. — OabrieUi A., Napo- 
leone e Pio VII [Rassegna del volume di Ilario Renieri]. 

942. L. — VII, 8, 1907. — Cipriani 0., / rabdomanti in Italia 
sul principio del secolo scorso. 



7. PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO. 

943. Risi. — I, 1, 1908. — Cerio L., Il museo milanese del risor- 
gimento italiano [Particolareggiata descrizione]. 

944. Risi. — I, 2, 1908. — Documenti del risorgimento acquistati 
dalla biblioteca Vittorio Emanuele di lioma. 

945. Risi. — I, 1, 1908. — Michel E., La biblioteca comuìiale di 
Grosseto [Per quanto concerne il risorgimento italiano]. 

946. RiKl. — I, 2, 1908. — Michel E., Il museo ciinco di Livorno 
[Per quanto concerne il risorgimento italiano]. 

947. Rsh. - XIII, 3, 1906. - WeiU G., Les idé^s polifiques en 
France au XIX siede [Rassegna bibliografica]. 

948. RHh. — XV, 3, 1907. — Weill «., /^ caiholicisme frangais 
au XIX sif'de. 



PERIODO DEL BISORGIHENTO ITALIANO 283 

949. Na?i. — XLII, 847, 850, 852, 856, 860, 863, 1907, V aprile, 
16 maggio, 16 giugno, 16 ottobre, 1'* dicembre, e XLIIl, 866, 870, 
1908, 16 gennaio, 16 marzo. — Monaldi (jt., La danza nel sec. XIX 
[Premette cenni sulla danza nell'antichità, sui balli celebri del rina- 
scimento, sulle stelle maggiori del secolo XVIII, sulla morale delle 
donne da teatro e la fortuna dei ballerini, sul ballo nel periodo della 
rivoluzione e dell'impero napoleonico. Tratta quindi deirorigine e 
delle vicende degli spettacoli del teatro della Scala. L'apparizione 
della Taglioni ; la fortuna di altre danzatrici e mime ; le meraviglie 
di Fanny Elssler ; un duello coreografico fra Maria Taglioni e Fanny 
Cerrito ; le rivalità fra la Cerrito e la Tamburini a Londra e a Mi- 
lano ; danze e scene storiche nei teatri di Europa ; comparsa di Car- 
lotta Orisi all'Opera; la scuola di Milano; coreografia francese e ita- 
liana; Sofia Foco e le rivalità colla Piccolomini]. 

950. y&n. — XLI, 830, 832, 885, 1906, 16 luglio, 16 agosto, 
!• ottobre. — Monaldi G., Cantanti celebri del secolo XIX [Studia il 
periodo d'evoluzione celebrato dai nomi delle cantanti Urban, Mariani, 
Durand, Galli-Marie, Pantaleoni e Theodorini, Marconi e Gayarre, 
Maurel e Tamagno, Gemma Bellincionì, Mattia Battistini]. 

951. Nan. — XLI, 831, 1906, 1» agosto. — Leri P., Carlo Pmta 
€ il SUO nuovo monumento [Ne ricorda le benemerenze come scrittore 
non soltanto lombardo ma nazionale]. 

952. 5an. — XLII, 859, 1907, !• ottobre. — Bertini Attilj C, 
Costanza Monti Perticari. 

953. 5a??. — XLII, 860, 1907, 16 ottobre. — De Benedetti M., 
Im {dttura della luce [Nel secolo XIX]. 

954. Na^i. — XLII, 854, 1907, 16 luglio. — Chiarini G., Im figlia 
dì Ugo Foscolo e gli ultimi anni del poeta a Loìidra. 

955. yan. — XLII, 852, 1907, 16 giugno. — Caldana G., Giudizi 
di Percy Bysshe Shelley sui poeti italiani. 

956. !fa?*. — XLIII, 866, 1908, 16 gennaio. — PirandeUo L., Illu- 
stratori, attori e traduttori [Note riflettenti la letteratura contempo- 
ranea]. 

957. Risi. — I, 2, 1908. — Rondoni G., Firenze vecchia, storia, 
cronaca aneddotica, costumi (1799-1859) [Rassegna del volume di 
Giuseppe Conti pubblicato nel 1899]. 

958. ÀBrlJ. — IV, 1, 1908. — Guerrieri R., Il periodo del risor- 
gimento politico di Gualdo Tadino [Da un volume di prossima pub- 
blicazione sulla storia generale del Comune; riguarda il periodo 
della rivoluzione francese e del risorgimento nazionale]. 

959. Risi. — I, 1, 1908. — Clerici G. P., Quando e come inco- 
mincia la letteratura poetica del nostro risorgimento [Rievoca la fal- 
lita cospirazione militare di Milano del 1814 e il susseguito processo; 
tra i condannati il medico prof. Giovanni Rasori di Parma, il quale 
rimase sotto la tortura di una condanna a morte per tutto il tempo 
che durò l'istruttoria, complessivamente due anni, ed anche nelle 
ansie per l'esito del processo trovò la calma per tradurre dal tedesco 
e comporre un sonetto, tuttora inedito, col quale si potrebbe, fare 
incominciare la letteratura poetica del nostro risorgimento]. 

960. RA. — XXII, 1, 1907. — Fattori 0., Pelazione delle onoranze 
rese a Melchiorre Delfico dal Comitato Pro-liorghesì nella Repubblica 
di S. Marino il 13 novembre 190 i. 



284 SPOGLIO DEI PEKIODICI 

961. Ma. — S. 2, II, 3-4, 1907. — Gi-imaldi 0., Un terno al lotto 
di moìis. Annibale della Genga. 

962. Hisl. — 1,2, 1908. — Rosi M., // diario del conte Cesare 
Gallo [Nato di nobile famiglia ad Osimo nel 1776 era il tipo di quei 
gentiluomini che, cresciuti sotto gli Stati assoluti d'Italia nell'ultimo 
quarto del secolo XVIII, accettarono il Governo francese e dopo la 
restaurazione servirono di nuovo gli antichi signori, ma presto contro 
di questi cospirarono approfittando del malcontento che per varie 
cagioni qua e là manifesta vasi. Preposto dell'ufficio del Registro 
pontificio a Macerata, fu uno dei cinque condannati a morte il 6 ot- 
tobre 1818 per aver preparata e tentata realmente una rivolta in 
Macerata nella notte del 24 giugno 1817. La pena fu commutata 
nella relegazione perpetua in una fortezza dello Stato sotto stretta 
custodia. Il diario, di cui dà amplissimo ragguaglio l'A., si conserva 
nel regio archivio di Stato a Roma: comincia il 28 novembre 1814 
e finisce il 21 settembre 1817, un periodo importante quanto agitato 
per la storia dello Stato pontificio e dell'Italia. Per le relazioni di 
famiglia il conte Gallo poteva avvicinare prelati e avere notizie 
importanti, mentre le sue relazioni colle sètte dovevano dargli 
qualche disagio morale. Non eroe e non traditore, è rappresentante 
di una schiera che costituiva la maggioranza, foi*mata di persone 
modeste, ignoranti, avvezzate a far molto sotto la guida altrui, ras- 
segnate pure a molto soffrire, aliene da vere e proprie iniziative ma 
capaci di imprese magnanime se ben dirette o sospinte; la schiera 
nella quale gli eroi trovano i seguaci dei loro ardimenti e i tradi- 
tori, i complici le vittime]. 

963. Risi. - I, 2, 1908. — Colombo A., Im raccolta Pellichiana 
nella casa Cavassa in Saluzzo. 

964. Risi. — I, 1, 1908. — TroraneUi 5., Memorie storico-bio- 
graficJie di Zellide Fattiboni [Rassegna retrospettiva dei tre volumi 
'pubblicati tra il 1885 e il 1888]. 

965. Beri. — I, 9, 1906. — Bragato O., Il diario Calmo [Come 
fonte storica pel periodo napoleonico ed austriaco nel Friuli sino 
al 1830: nota critica]. 

966. AsrU. — - IV, 1, 1908. — Locattelii (i., Narrazione di %in 
imparziale osservatore dell'accaduto in Perugia del giorno 8 Tuaggio 
del ISSH. 

967. Na/?. — XLIII, 869, 1908, l*» marzo. — Clan Y., Il dottor 
Michele Carducci, cospiratore [Fra il 1830 e il 1831, il padre del poeta 
studente di medicina all'università di Pisa, ebbe rifiutato un sus- 
sidio perchè non tenuto in odore di santità dalla Polizia; anzi ebbe 
a subire insieme ad altri l'arresto e un processe per alcune lettere 
politiche sequestrate, e fu severamente condannato in relazione alla 
colpa; ciò non tolse ch'egli perseverasse nei suoi ideali e nell'azione]. 

968. Xa«. — XLI, 831, 1906, 1^ agosto. — €ian Y., La prima 
rivista italiana [Ampia rassegna del volume di Paolo Prunas sulle 
origini e le vicende della « Nuova Antologia »]. 

969. Risi.,— I, 2, 1908. — GallavreHi G., Lettere inedite di Ni- 
colò To7nmaseo al conte di Montalembert [Durante il soggiorno del 
Tommaseo a Firenze, mentre il gabinetto Viesseux annodava tante 
relazioni degli Italiani con letterati e pensatori stranieri, tra i primi 
s'accostò al Tommaseo, Antonio Francesco Rio, venuto in Italia col 
conte de La Ferronays, ambasciatore di Carlo X presso la S. Sede ; 
e questi due furono appunto a Firenze raggiunti, nel Natale del- 



PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO 285 

Tanno 1831, da tre compatrioti, antesignani del moto progressista 
religioso, Lamennais, Lacordaire e il giovane loro discepolo Monta- 
lembert, i quali andavano ad appellarsi ottimisticamente a Roma 
contro r ostilità mossa da gran parte dell'episcopato francese alla 
loro rivista « l'Avenir » . Nell'estate seguente il Montalembert ripas- 
sando per Firenze rivide il Tommaseo e gli comunicò disegni di 
nuovi lavori, fra cui uno ispirato alla figura austera di Gerolamo 
Savonarola. A questi propositi si riconnette la prima lettera del 
Tommaseo all'amico francese. Segui tra loro per molti anni dal 1832 
al 1849 interessante corrispondenza che l'A. rende di pubblica 
ragione]. 

970. Na?i. — XLII, 853, 1907, 1<» luglio. ~ RoS'coe Thayer W., 
Giuseppe Mazzini [Si riproduce, tradotto dalla « Nation » , un articolo 
dell'autore]. 

971. Hz. — S. 3, III, 1, 1907. — Storn A., Gottìnger Slebeff, 
Mettermeli und Mazzini [Pubblica alcuni documenti dell'archivio di 
Corte di Vienna, del 1838. Comunicazioni e note scambiate tra il 
Metternich e il conte Kuefstein, ambasciatore in Annover, con ac- 
cenni ai Mazziniani e alla Giovane Italia]. 

972. Naw. — XLII, 849, 1907, !<> maggio. — lettere inedite di 
Mazzini a madame X [Conservate dalla signora Giorgina Saffi; erano 
dirette ad una signora russa che Mazzini aveva conosciuta a Londra, 
e che si trovava allora a Parigi; essendo rimasta orbata in. breve 
tempo di due creaturine, Mazzini senti il bisogno e il dovere di ri- 
volgere a lei, che non aveva fede e per cui la morte era fine di tutto, 
le lettere ora pubblicate, nelle quali vibra profondo sentimento re- 
ligioso]. 

973. AsrlJ. — III, 2-3, 1907. — Michel E., La Giovane Italia nel- 
l'Umbria [Pubblica tre documenti del 1832 secondo i quali appare 
che nell'Umbria, dove pure si era risposto con entusiasmo alla pro- 
paganda mazziniana, vi fosse una sola congrega della Giovane Italia, 
a Perugia, la quale aveva frequenti rapporti colle congreghe delle 
regioni limitrofe]. 

974. Risi. - I, 1, 1908. — Faldella G., flettere inedite della « Gio- 
vane Italia » [Ventiquattro lettere tolte dall'archivio privato del sena- 
tore Federico Rosazza, bielleso, compagno di collegio e poi d'ideali 
dei fratelli Ruffini, e dall'archivio segreto di Stato in Torino. Sono 
lettere di Agostino Ruffini, il più giovane e meno conosciuto dei fra- 
telli, ma di ingegno forse superiore allo stesso romanziere Giovanni, 
cui diede molto della sua preparazione filosofica e letteraria, come ne 
diede allo stesso Giuseppe Mazzini specialmente per la « Filosofia 
della musica » . Segui coi fratelli la spedizione in Savoia e poi l'esilio 
in Svizzera e in Inghilterra ; più tardi si converti sinceramente alla 
monarchia, e fa deputato nel 1848, mori nel 1855. Le lettere sono 
degli anni tra il 1831 e il 1835]. 

975. Bi8l. — I, 1, 1908. — Lisio G., Il braccialetto di Giulia 
Modena [Gustavo Modena, trentenne ed esule, conobbe, nella Sviz- 
zera ospitale, Giulia Calame che malgrado le opposizioni dei parenti 
fece sua sposa. Il primo dono alla fidanzata fu un braccialetto d'oro 
elle, in una specie di teca, recava una trecciolina di capelli: erano 
<iclla madre di Giuseppe Mazzini, questi li aveva donati per quello 
scopo al compagno d'ideali, perchè fossero un talismano di fedeltà 
siila compagna scelta. Ora il braccialetto è nel museo del risorgi- 
mento a Milano]. 



286 SFOGLIO DEI PERIODICI 

976. RIhL — I, 2, 1908. — Orsi P., Il Mazzini a Livorno nel 1849 
(con una sua lettera inedita) [Giuseppe Mazzini ai primi di febbraio 
del 1849, eletto deputato della città di Ferrara all'Assemblea Romana, 
avviandosi a Roma, giunse per mare a Livorno. Carlo Pìgli, gover- 
natore per la città, riceveva in quel punto stesso dal Guerrazzi, mi- 
nistro, in un coir annunzio che il Granduca era partito di Firenze, 
istruzioni percliè impedisse dimostrazioni repubblicane inconsulte 
che provocassero più violenta poi la reazione: ciò egli consegui 
colla cooperazione di Mazzini, il quale ripartì poi subito per Firenze 
dove cercò, benché inutilmente, di fare dal Governo provvisorio 
proclamare sùbito la fusione della Toscana colla Repubblica Ro 
mana. A tale scopo il 14 marzo da Roma Mazzini inviava ancora 
al Pigli una deputazione composta di Ciccruacchio, di due amici 
suoi e di un membro dell'Assemblea, latori della lettera che l'A. 
pubblica]. 

977. Naw. — XLII, 855, 1907, 1° agosto. — OxiUa G. U., I figli 
di Carlo Alberto allo studio, — I primi studi di Vittorio Emanuele 
(anni 1830-1886) [Con documenti e illustrazioni]. 

978. RsC. — XV, 1, 1907. — Cotroneo B., Il moto calabrese 
del 1841 [Rassegna e critica della pubblicazione di Francesco Fava 
sull'argomento]. 

979. Bi. — VII, 4, 1907; Vili, 1, 1908. — Badet G., Lettres d'Italie 
(février-mars 1847): correspmidance inèdite d'Antoine Grenier [Gior- 
nalista del secondo impero e professore d'università, durante un 
suo viaggio attraverso l'Italia per recarsi a dirigere « la scuola 
francese di Atene », inviava ad una dama di Parigi, di cui allora 
aspirava a sposare la figlia, le sue impressioni di viaggio]. 

980. Bigi. — I, 2, 1908. — Boberti G., IJ Italia nel carteggio della 
regina Vittoria [Sceglie e traduce ottantasei lettere tra il 184*7 e il 1861 
nelle quali è cenno di cose italiane. Esse rivelano in contrapposi- 
zione alle simpatie che la causa nostra destava negli uomini politici 
inglesi, l'espressione genuina della diffidenza per non dire dell'aperta 
antipatia della regina. Essa, per indole misoneista, si lasciava se- 
durre dalla tradizione della creduta intangibilità dell'assetto dato 
all'Europa dai trattati del 1815, amava poi sopra ogni cosa l'ordine 
e la pace, e, paurosa di veder rotto l'equilibrio europeo, temendo la 
minaccia di una guerra- generale, vedeva male il progresso della 
rivoluzione in Italia]. 

981. Na?i. — XLn, 844, 1907, 16 febbraio. — Gay N., 7.c rea- 
zioni fra V Italia e gli Stati Uniti (1847-1871) [Le prime relazioni del 
Piemonte cogli Stati Uniti incominciarono nel 1838 colla nomina di 
un agente speciale americano a Genova, Nathaniel Niles, e del conte 
Avogadro di CoUobiano incaricato d'affari a Washington; nel 1839 si 
firmò un trattato commerciale, tuttavia il commercio diretto continuò 
debole: una fondamentale difficoltà era la profonda diff'erenza nel 
carattere e nello spirito dei governi dei due paesi fino al 1847 e una 
malcelata diffidenza del governo piemontese assoluto, la quale svanì 
poi quando spuntò l'alba della libertà. L'incaricato d'affari ameri- 
cano a Torino fin dal 15 maggio 1846 pronosticava la fortuna della 
Casa di Savoia e la possibiStà di unificare l'Italia sotto di sé; se- 
gnalava le pubblicazioni di D'Azeglio e Balbo. Una immensa dimo- 
strazione a Pio IX e all'Italia ebbe luogo il 29 novembre 1847 a 
New- York. Il console americano Brown assistette la Repubblica 
Romana ; le navi americane assistettero Venezia e favorirono anche 
il Piemonte : sessanta passaporti per gli Stati Uniti furono accordati 



PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO 287 

ad istanza del Governo Sardo per gli esuli che il Piemonte fu co- 
stretto ad espellere dopo il moto di Milano del 6 febbraio ; le rela- 
zioni sardo-americane erano divenute ottime. Cattive invece le rela- 
zioni americane col sospettoso Governo delle Due Sicilie, negative 
o nulle coi Ducati dell'Italia centrale. Gravissime furono le rimo- 
stranze degli Stati Uniti al Papa, perchè nel saccheggio di Perugia 
del 1859 furono danneggiati e minacciati nella vita l'americano 
Perkins e la sua famiglia, e perchè in un tumulto di popolo in 
Piazza Colonna a Roma il console americano corse pericolo. Du- 
rante la guerra di secessione, le relazioni si raffreddarono pel con- 
tegno non corretto e sincero del Papa, e dopo l'assassinio dì Lin- 
coln nel 1867, furono sospese. Invece viva simpatia godette Vittorio 
Emanuele nel 1859. Garibaldi nel 1860 chiese al ministro degli 
Stati Uniti se Nizza avrebbe potuto contare sull'assistenza ameri- 
cana nel caso avesse voluto separarsi tanto dalla Francia quanto 
dal Piemonte e reggersi da sé. Il 17 febbraio 1860, nuove dimostra- 
zioni a New-York salutavano l'indipendenza italiana ; la spedizione 
dei Mille fu ammirata. A Garibaldi durante la guerra di seces- 
sione fu offerto un comando. I voti degli Italiani furono sinceri per la 
causa federale degli Stati del Nord contro i secessionisti del Sud]. 

982. Risi. — I, 1, 1908. — Manno A., Il pi-imo Minbitero costi- 
tuzionale in Piemonte: appunti inediti di Federico Sclopis [Un diario 
di dieci giorni, dal 5 marzo giorno susseguente a quello della pubbli- 
cazione dello Statuto, scritto in forma privatissima per uso personale 
o forse per comporre poi più tardi una studiata relazione: rivela le 
difficoltà incontrate dallo Sclopis che Carlo Alberto aveva incaricato 
di comporre quel primo Ministero, e specialmente due punti erano 
assai controversi del programma di tale Ministero: 1« i preparativi 
di guerra per il caso in cui si dovesse romperla coli* Austria; 2^ le 
trattative da intavolare per una lega colle altre potenze riformate 
d'Italia]. 

983. Risi. — I, 2, 1908. — :Neri A., Una lettera di Carlo Cattaneo 
a Carlo Pisacane [I due patrioti si conobbero nel 1848 a Milano dove 
il Pisacane ebbe grado di capitano. Dopo la successiva partecipa- 
zione alla difesa di Roma, profugo a Lugano e poscia a Genova, 
viveva in questa città dando lezioni private di matematica. Istitui- 
vasi frattanto il nuovo liceo del Canton Ticino dove il Cattaneo fu 
eletto professore ; il Pisacane per mezzo di lui aspirava ad ottenere 
una cattedra che lo togliesse dalle incertezze dell'insegnamento pri- 
vato, e su tale argomento verte appunto la lettera del 4 agosto 1852 
pubblicata dall'autore]. 

984. Risi. - I, 2, 1908. — Fantoni G., Angelo Toffoli, ministro 
degli artieri in Venezia nel 1848-49 [Era nato popolano, da un vecchio 
giacobino, nel 1806, era bravo nell'arte del sarto, arguto umorista, 
fortunato nelle avventure, coinvolto nei moti politici delle Romagne 
del 1831; approssimandosi il 1848, fu un prezioso e fedele agente pel 
tasteggio prudente, per le clandestine soscrizioni, per le legali dimo- 
strazioni, per le popolari disposizioni e le raccomandazioni efficaci. 
Quando fu, nel gennaio 1848, arrestato, Manin offerse generoso ap- 
poggio alla famiglia di lui; liberato, Manin lo volle partecipe del 
Governo provvisorio col titolo di ministro degli artieri, ebbe inca- 
richi delicatissimi e missioni tra l'altro presso la Repubblica fran- 
cese. Mori povero in Venezia nel 1877]. 

985. Beri. — I, 9, 1906. — Odazio E. E., Emanuele Odazio a 
Milano e a Venezia nel 1848-49 [Come ingegnere]. 



288 SPOGLIO DEI PERIODICI 

986. Risi. — I, 2, 1908. — Donarer F., T^ buom ide^ d'un uffi- 
ciala di marina dal 1S43 al 1850 [Il marchese GiovaDni Ricci, geno- 
vese, tenente di vascello nella marina sarda nel 1848 - più tardi 
deputato, senatore e per qualche tempo anche ministro della ma- 
rina - si adoperava zelantemente affinchè il Governo sviluppasse la 
marina da guerra, sìa nei rapporti commerciali, sia nei riguardi 
dell'Austria. I suoi eccitamenti, cui egli dava qualche autorità per 
mezzo del fratello Vincenzo, ministro dell'interno, e i suoi consigli 
non furono sempre ascoltati, ma, secondo TA., se qualche cosa tut- 
tavia per la marina sarda fu fatto ai suoi tempi, il merito risale in 
gran parte a queirufficiale, del quale pubblica appunto, come do- 
cumento, alcuni brani di lettere]. 

987. Risi. — I, 2, 1908. — Sforza G., Una lettera inedita del 
marchese Filippo Antonio Gualterio [Diretta a Nicomede Bianchi, a 
proposito di una lettera scritta dallo stesso Gualterio al marchese 
Villamarina nel 1849. Dopo la battaglia di Novara si voleva tentare 
per mezzo della Francia, gelosa delfAustria, di ottenere che il Pie- 
monte, benché battuto, potesse estendere la sua influenza in Italia, 
come aveva l'anno prima ideato il Gioberti coli' offerta dell'inter- 
vento in Toscana. Rifiutato il progetto dal Granduca fu tentato 
ugualmente con trattative presso il Villamarina e il Valewski, allora 
residente francese a Firenze, ma una dimostrazione intempestiva a 
Bologna in senso repubblicano mandò ogni cosa in fumo. Tale il 
contenuto della lettera pubblicata dall' A. con brillante commento]. 

988. Risi. — I, 1, 1908. — Loerinson E., Due documenti inediti 
relativi alla ritirata di Garibaldi da Noma [Fra i tanti coraggiosi, 
va ricordato Tommaso Saffi, fratello del triumviro, giovane mode- 
stissimo, che volle nell'esercito repubblicano contentarsi del grado 
di maresciallo d'alloggio]. 

989. >'a?i. — XLII, 853, 1907, l*» luglio. — Una tetterà autografa 
di Garibaldi [Ai cittadini triumviri della Repubblica Romana, da 
Rieti, 1849: minacciava di dare le dimissioni qualora alcuni diser- 
tori che avevano denigrato la sua legione non avessero in faccia 
alla legione stessa disdetto le loro calunnie]. 

990. AsrU. — IV, 1, 1908. — Guerra Copploli L., Minuta di let- 
tera spedita al pro-delegato della comunità di Nami [Dell' 8 agosto 
del 1849]. 

991. Na/i. ~ XLIII, 868, 1908, 16 febbraio. — D'Ancona A., An- 
tonio Guadagnoli e la Toscana de' suoi tempi [Rassegna del volume 
di G. Stiaveìli]. 

992. Risi, — I, 2, 1908. — Roddi G., Ricordi di pingione del- 
runico superstite dei condann/iti di Mantova dal 1851 al 1853 [Ras- 
segna del volume di Luigi Pastro]. 

993. Na«. — XLI, 829, 1906, 1° luglio. ~ Boccazzi F., Lettere 
inedite di Mazzini e Kossuth a P. F, Calvi [Calvi, la più bell'anima 
che Belfiore lanciò all'avvenire d'Italia, caduta Venezia, esule ad 
Atene sino al febbraio 1850, venne poscia a Genova e a Torino, 
dove ebbe una modestissima pensione dal Governo: Gustavo Mo- 
dena l'incaricò di organizzare militarmente l'emigrazione in Torino, 
ed egli rifiutò pur cooperandovi; allora strinse amicizia col colon- 
nello Stefano Tiirr, emissario di Kossuth in Italia, che lo rilise in 
relazione appunto con Kossuth e Mazzini. Nel 1852 si preparava 
una insurrezione generale europea che doveva nascere col cambia- 
mento del Presidente della Repubblica francese; Calvi fu nominato 



PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO 289 

da Mazzini e Saffi commissario per dirigere l'insurrezione nel Friuli 
e nel Cadore. Importanti sono le lettere scambiate da Calvi, Maz- 
zini e Kossuth per tale preparazione: Calvi non divideva pienamente 
le idee di Mazzini e tuttavia, ad un suo cenno, corse a Lugano il 
7 febbraio 1853, ed ebbe incarico di favorire il tentativo fallito di 
impadronirsi a Locamo del piroscafo « Radetzky » che faceva ser- 
vizio sul Lago Maggiore. La sommossa del 6 febbraio a Milano fu 
criticata dal Calvi per la poca serietà con cui era stata organizzata, 
ma non intiepidi il suo entusiasmo, e pertanto accettando la pro- 
posta del Mazzini si accinse ugualmente, con alcuni amici, all'in- 
surrezione del Cadore che doveva effettuarsi subito dopo il moto di 
Milano e solo se fosse riuscito. Egli però non soltai^to voleva avere i 
mezzi per l'insurrezione, ma ancora la certezza di altri moti insurre- 
zionali contemporanei nella penisola, e n'ebbe da Mazzini formale pro- 
messa. Nel Bellunese fu mandato il conte Carlo Rudio, ventenne, più 
tardi complice della congiura Orsini ; portatosi ai confini svizzeri per 
rientrare in patria al momento convenuto. Calvi e i compagni, tra- 
diti da delatori, furono dalla polizia austriaca arrestati la notte dal 
16 al 17 settembre 1853]. 

994. AsrlT. — IV, 1, 1908. — Loeattelll f4., Copia della narra- 
zione dei fatti concomitanti e susseguenti l'arresto del barone Nicola 
Danzetta di Perugia descritti da se medesimo [L'arresto era avvenuto 
per opera degli Austrìaci nella notte dal 16 al 17 agosto 1852]. 

995. RA. — XXII, 2, 1907. — Testa V., Una lettera inedita di 
Giannina Milli [Diretta il 15 settembre 1853 a D. Michele Achille 
Bianchi]. 

996. Na«. — XLI, 835, 1906, 1° ottobre. — La Bolina J., Genova 
della mia gioventù [Dal 1853). 

997. Risi. — I, 1, 1908. — Capasso G., / tentativi per far eva- 
dere Luigi Settembrini dall'ergastolo di Santo Stefano negli anni 1855- 
1856 [Due tentativi falliti fatti da Antonio Panizzi d'accordo con 
alcuni amici italiani ed inglesi, fra cui M.r Gladstone, lord e lady 
Holland, James Hudson, ministro inglese a Torino, e Agostino Ber- 
tani, descritti e documentati colla scorta delle lettere del Panizzi 
stesso pubblicate da Luigi Fagan, di una relazione della signora 
Mario, e soprattutto dei documenti inediti del fondo Bertani posse- 
duti dal Museo del risorgimento di Milano : di quarantadue di questi 
dà il testo in appendice]. 

998. ynn. — XLII, 843-846, 853-856, 1907, 1" febbraio-16 marzo, 
lo luglio-16 agosto. — Pìerantoni Mancini Cr., Impressioni e ricordi: 
giornale di una giovinetta (ISòG-lSOl) [Ai ricordi personali si aggiun- 
gono quelli politici e le impressioni dei contemporanei alla grande 
epopea, intercalati da lettere di Francesco De Sanctis, Terenzio 
Mamiani, Pasquale Mancini, ecc.]. 

999. Risi. - I, 2, 1908. - Rondoni (4., Foglietti della . Clande- 
stina » alla vigilia del 21 aprile 1SÒ9 in Toscana [Foglietti volanti 
stampati alla macchia, destinati al popolo, messi in circolazione a 
migliaia uel momento decisivo, subito dopo sepolti nel più tacito 
oblio: ne pubblica alcuni rintracciati con stento]. 

1000. Kaw. — XLII, 853, 1907, lo luglio. - Cadolini 0., I cac- 
ciatori delle Alpi: ricordi del 1859 [La preparazione e la formazione 
dei volontari; la partenza per Casale e S. Germano; l'inizio del- 
l'offensiva; il passaggio del Ticino; Varese, San Fermo, Laveno e 
Bergamo; la grandezza di Garibaldi nella campagna del 1859]. 

Rivista eiorìca italiann, 3» S., va, 2. 19 



290 SPOGLIO DEI PERIODICI 

1001. AsrU, — III, 2-3, 1907. — Roncella R., ISuovi documenti 
sulle sh-agi di Perugia del 20 t/itigno 1869 [Sono sessantasette docu- 
menti tratti dalla biblioteca Vittorio Emanuele di Roma : lettere del 
cardinale Antonelli, o a lui dirette specialmente dal consigliere di 
Stato e commissario Luigi Lattanzi, dal gonfaloniere di Città di 
Castello, conte Pierleoni, da quello di Perugia, Piselli, ecc.]. 

1002. AsrU. - IV, 1, 1908. — Michel E., Una lettera sulle stragi 
di Perugia [Del canonico Giovanni Chelli al gonfaloniere di Cortona]. 

1003. AsrU. — III, 2-3, 1907. — Xicastro S., La prima tappa 
dei profughi perugini del 20 giugno 1859. Volontari umbri e disertori 
2)onttfici [Con ventisette documenti in appendice]. 

1004. A«rU. — III, 2-3, 1907; IV, 1, 1908. — Gay >'., Uno screzio 
diplomatico fra il Governo pontificio e il Governo aniericaiw e la con- 
dotta degli Svizzeri a Perugia (20 giugno 1859) [Su documenti uflS- 
ciali descrive le stragi e i saccheggi abbominevoli commessi dagli 
Svizzeri nel riprendere Perugia, la quale a somiglianza delle altre 
città dell'Italia centrale aveva proclamata l'annessione al regno di 
Vittorio Emanuele. In quell'occasione una famiglia americana, di 
passaggio, corse grave pericolo della vita ed ebbe all'albergo sac- 
cheggiati tutti i suoi bagagli; l'ambasciatore degli Stati Uniti, con 
energia ignota alla diplomazia pontificia, pretese dal cardinale An- 
tonelli, ed ottenne entro un mese, risarcimento dei danni materiali 
in 3200 scudi, nonché soddisfazioni morali amplissime, minacciando 
rottura delle relazioni diplomatiche. Stigmatizzando l'accaduto in 
forma vivacissima e altera, mostrava che, al di là del fatto specifico 
dell'oltraggio alla famìglia americana, erano in gioco anche suscet- 
tibilità nazionali e politiche generali verso l'assolutismo papale. 
Vento tto documenti e numerosi regesti di altri in appendice]. 

1005. AsrU. — IV, 1, 1908. — Visconti di Saliceto A., Txi j^resa 
di Perugia nei rapporti ufficiali dell esercito liberatore, 

1006. AsrU. — IV, 1, 1908. — Degli Azzl G., Ricordi di Perugia 
(1859-1860) di Giuseppe Fabretti [Il ms. del Fabretti da cui l'A. estrae 
le parti che pubblica è un diario che va dall'anno 1787 al 1868, 
consta di quattordici volumi e si conserva nella biblioteca comu- 
nale di Perugia]. 

1007. AsrU. — IV, 1, 1908. - Oaerra-Coppioli L., Un atto di 
giustizia riparatrice del regio Ccnnmissano generale straordinario per 
le Provincie dell' Umbria [La cancellazione nel 1860 dal registro delle 
ipoteche del circondario di Perugia della iscrizione ipotecaria di 
scudi 100.000, a carico di alcuni patrioti, ordinata dal generale Schmid 
per rifusione di danni avvenuti nel combattimento del 20 giugno 1859 
in Perugia]. 

1008. Risi. — I, 1, 1908. — Sforza G., Una missione a Londra 
di Emanuele Marliani nel 1860 [Mandato dal Farini, dittatore del- 
l'Emilia, d'accordo col Cavour, per dimostrare al Governo inglese 
che nelle provincie dell'Emilia regnava l'ordine più perfetto e ar- 
monia col Governo che mirava di accostarsi al tipo inglese di leggi 
e di amministrazione; doveva egli confermare il Governo inglese nella 
dichiarazione relativa al principio del non intervento, e sfatare qua- 
lunque progetto. di costituire una dinastia dell'Italia centrale, essendo 
preciso il voto dei popoli per l'annessione al Piemonte. Doveva poi 
esplorare il parere degli uomini eminenti del Governo inglése sulla 
condotta che il Governo dell' Emilia dovesse o potesse tenere nel 
caso di una insurrezione, paventata e pericolosa, che minacciava 



PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO 291 

scoppiare nelle Marche e nell'Umbria. Ebbe esito favorevole quella 
missione, e ringhilterra era entrata in una via di migliore simpatia 
verso ritalia]. 

1009. Risi. — I, 1, 1908. — Degli Alberti M., Divagaiido! [Il titolo 
del monologo di Ermete Novelli offre occasione di pubblicare una 
lettera indirizzata nel 1860 dal sacerdote Giuseppe Rondelli, priore 
di Qoito, al generale Alfonso La Marmora come comandante mili- 
tare di Milano: sono espressioni di semplice e bonario patriottismo 
che concludono ad una raccomandazione per alcuni parenti]. 

1010. Na?i. — XLII, 856, 1907, 16 agosto. — Mandalarì M., Un 
matrimonio selvaggio in Sicilia [Episodio famigliare desunto da un 
processo del 1860]. 

1011. Risi. — I, 1, J908. — Faccio 0. C, Il generale Giuseppe 
Govone; frammenti di Memorie [Rassegna del volume pubblicato 
nel 1902 dal figlio Uberto Govone]. 

1012. Na?i. — XLII, 853, 1907, 1<» luglio. — Zanichelli D., Il cen- 
tenario della nascita di G. Garibaldi e la politica italiana. 

1013. L. -- VII, 7, 1907. — Abba (4. C, Nel centenario della na- 
scita di Garibaldi [Impressioni e ricordi]. — Brentari 0., I ritratti 
di Garibaldi. 

1014. Nan. — XLII, 853, 1907, 1° luglio. — Pubblicazioni gari- 
baldine. 

1015. San. — XLII, 853, 1907, 1° luglio. — Stiavelli G., Le epi- 
grafi garibaldine. 

1016. Nan. — XLII, 853, 1907, 1° luglio. - LoeTinson E., Per 
l'iconografia di Garibaldi. 

1017. y&n. — XLII, 861, 1907, 1« novembre. — Segrè C, Un 
libro inglese su Garibaldi [Rassegna del volume di George Macau- 
lay Trevelyan]. 

1018. San. — XLII, 853, 1907, 1» luglio. — «uardione F., Im. 
diversione di Corleone e il passaggio dello stretto di Messina [Da do- 
cumenti inediti del generale Giordano Orsini]. 

1019. Risi. — I, 1, 1908. — Arno C, Garibaldi, Cavour e la spedi- 
zione dei Mille, documento autografo di G. Garibaldi e P, Sineo [Giu- 
.seppe Garibaldi nel 18G1 mostravasi più che mai devoto a Vittorio 
Emanuele, ma sentiva pure più che mai il rovello contro Cavour, 
e perciò non soltanto vantavasi di non aver stretta la mano al 
ministro, come si asseriva, ma stava per rendere di pubblica ragione 
alcune rivelazioni. In Torino, e forse nella casa di Riccardo Sinéo, 
del quale era amicissimo e sovente ospite, fu redatto lo scritto che 
appunto dovevasi pubblicare, formulato da Garibaldi in prima per- 
sona, poi modificato in terza persona, in parte di pugno del Gari- 
baldi stesso e poi del Sineo cui Garibaldi dettava. Lo scritto preziosa 
è riprodotto in facsimile e corredato di un discorso sugli stessi fatti, 
pronunciato da R. Sineo alla Camera dei Deputati il 9 ottobre 1860, 
deUa trascrizione in terza persona dello scritto da pubblicarsi mo- 
dificato, di una lettera di Garibaldi al Presidente della Camera, e 
di una di Sineo sul licenziamento di Cavour, vagheggiato da Vit- 
torio Emanuele nell'ottobre 1860, per dar soddisfazione a Garibaldi. 
L'autografo rimase inedito probabilmente per espressa volontà di 
Garibaldi, e forse per intromissione di Vittorio Emanuele]. 

1020. Nar?. — XLII, 853, 1907, l' luglio. — Romano- Catania G., 
La campagna d'Aspromonte: ricordi. 

19' 



I 



292 SPOGLIO DEI PERIODICI 

1021. Eisl. — I, 1, 1908. — Chiarig^lione B., I Cairoli [Rassega 
del volume di Michele Rosi]. 

1022. Nan. — XLIII, 872, 1908, 16 aprile. — OxUla G. U., Nino 
Biooio: documenti inediti [Dà notìzie degli autografi bixiani: ritrae 
1 principali tratti del carattere dell'eroe soffermandosi specialmente 
sulle tenerezze e gli affetti della famiglia, da cui dovette vivere 
spesse volte lontano]. 

1023. Nan. — XLII, 861, 1907, 1« novembre. — Giorgini G. B., 

Una pagina di storia, a proposito di uno scritto inedito del generale 
La Marmora [Riassume una parte dell'apologia del La Marmora, la 
cui pubblicazione fu sospesa non senza spirito di abnegazione per 
evitare complicazioni internazionali e rottura tra la Prussia e Tltalia. 
La leggenda del tradimento del La Marmora e dell'Italia nel 1866 
verso la Prussia si fonda: 1® su precedenti diffidenze del Bismark 
che per guarentire l'Italia dall'influenza francese avrebbe eccitato 
volentieri il partito d'azione ad entrare negli Stati della Chiesa per 
procurar malumori appunto tra le corti di Firenze e di Parigi ; 
2« sull'ira del Von Bernhardi per lo scacco subito nella doppia qua- 
lità di stratega e di negoziatore; 3* suUa divulgazione della parte- 
cipazione data da Napoleone III che l'Austria aveva rinunciato a 
lui i suoi diritti sul Veneto e che l'Italia l'avrebbe avuto qualunque 
fosse per essere l'esito della guerra. La Marmora non rispose nep- 
pure all'Imperatore, e non comunicò la nota al Consiglio dei mi- 
nistri. Il sangue versato a Custoza non fu inutile, perchè fornì la 
prova della probità politica dell'Italia, uno, anzi, dei più splendidi 
esempi di probità che la storia ricordi ; quel sangue nulla doveva 
guadagnare materialmente, ma fu versato per l'onore]. 

1024. Risi. — I, 1, 1908. — Degli Alberti M., Il generale Alfonso 
La Marmora e V arciduca Alberto d'Austria [Alfonso La Marmora 
aveva pubblicato la prima parte dell'opera « Un po' più di luce 
sugli eventi politici e militari del 1866 * , non tanto per giustificare 
la propria condotta come politico e diplomatico, quanto per difen- 
dere il buon nome e il prestigio della politica italiana; l'arciduca 
Alberto, con ammirazione e amicizia leale per l'avversario del 1866, 
gli fece confidenzialmente dal generale De Vecchi consigliare pru- 
denza per la pubblicazione della seconda parte dell'opera stessa. 
La Marmora, commosso e gareggiando in lealtà, scrisse diretta- 
mente all'arciduca offrendogli di essere arbitro dell'opportunità della 
pubblicazione in questiono. L'arciduca con delicatissimo sentimento 
declinò la proposta, ma non mancò di dargli consigli quali il pa- 
triota più affezionato alla causa italiana non avrebbe potuto con- 
cepire più generosi, sia per quanto poteva riguardare la responsa- 
bilità di Vittorio Emanuele II, sia per l'esempio del sacrificio alla 
nuova Italia; ricordava opportunamente il tanto calunniato gene- 
rale Benedek che ricusò di parlare, assumendo lui solo colpe non 
sue per non compromettere le truppe e i generali che stimava poter 
rendere ancora servigi all'Imperatore. In quella seconda parte del- 
l'opera sua il La Marmora attendeva essenzialmente a giustificare 
se stesso, epperò accettò il nobile consiglio e diede disposizioni che 
l'A., depositario del ms. prezioso, rispetta]. 

1025. Risi. - I, 2, 1908. — Capanso G., lioma e lo siato del Papa 
dal ritorno di Pio IX al XX settembre [Rassegna dei due volumi di 
Raffaele De Cesare]. 

1026. Xan. — XLII, 846, 1907, 16 marzo. — De Cesare R., Z>«- 



PERIODO DKL RISOROIMKNTO ITALIANO 293 

plomazia romana e Coìigresso di Parigi [Dai volumi « Roma e lo stato 
del Papa »]. 

1027. Naw. — XLII, 852, 1907, 16 giugrno. — Ricci E., Roma e 
lo stato del Papa [Rassegna dei due volumi di Raffaele De Cesare]. 

1028. Nan. — XLI, 837, 1906, 1« novembre. — ZanicheUi D., 
Uopera politica di Isacco Artom [Ne ricorda i meriti insigni come 
scrittore di cose giuridiche e politiche e come politico egli stesso in 
<^ollaborazione del conte di Cavour. A proposito della pubblicazione 
di E. Artom]. 

1029. Na7i. — XLI, 832, 1906, 16 agosto. — XXX, A cuor leg- 
gero [Le trattative dell* alleanza austro-italo-francese rimesse sul 
tappeto ancora una volta il 20 luglio 1870 da un dispaccio del conte 
di Beust al principe di Metternich, ambasciatore austro-ungarico a 
Parigi; 1* anonimo traendo argomento di ciò polemizza con Emilio 
OUivier e stigmatizza la politica francese dal 1870 in poi]. 

1030. L. — VII, 8, 1907. — Croci P., Im fuga dell'Imperatrice 
[Dalle Tuileries nel 1870, alla quale cooperò Costantino Nigra]. 

1031. Risi. — I, 1, 1908. — Colini Baldeschi L., La prima com- 
pagnia che entrò nella città Leonina [Pubblica una memoria del co- 
lonnello Andrea Boyer, nizzardo ; egli nel 1870 comandava appunto 
la compagnia dei bersaglieri, che, ad istanza del corpo diplomatico 
presso la S. Sede, il giorno 21 settembre, entrò nella città Leonina 
per riparare ai disordini popolari colà avvenuti]. 

1032. L. — VII, 9, 1907. — Le belle donne del secondo impero 
[Fra cui primeggiava la contessa di Castiglione], 

1033 Naw. — XLIII, 866, 1908, 16 gennaio. — Zanichelli D., 
Alfredo Bacrarini [A proposito della pubblicazione dei suoi discorsi 
politici dal 1876 al 1890]. 

1034. Nan. — XLII, 858, 1907, 16 settembre. — Deabate G., Al- 
berto Nota e i suoi interpreti [Nell'occasione della traslazione della 
salma al famedio, dopo sessant'anni dalla morte]. 

1035. Naw. — XLIII, 868, 1908, 16 febbraio. — Mezzanotte C , 
Vincenzo De Ritis [Premette cenni biografici dello scrittore abruz- 
zese, nato a Chieti il 21 dicembre 1773, morto a Napoli il 17 gen- 
naio 1865; esamina i suoi scritti di varia maniera, soffermandosi 
particolarmente sulla traduzione di Orazio e sui drammi lirici]. 

1036. Na7i. — XLI, 830, 1906, 16 luglio. — Z., Una lettera di 
Giuseppe Verdi. 

1037. Naw. — XLI, 834, 1906, 16 settembre. — Beabate G., Im 
fine di un celebre teatro torinese [11 teatro Gerbino : sorto sessantotto 
anni prima; ne ricorda le vicende gloriose]. 

1038. Nan. — XLII, 853, 1907, 1° luglio. — XXX, I precedenti 
della nuova triplice [Notizie e documenti sulla politica estera italiana 
dalla questione di Tunisi nel 1880 ai giorni nostri]. 

1039. Nan. — XLIII, 867, 1908, 1» febbraio. — Cerboneschi C, 
Im Somalia itolimia [Tratta della Somalia nelle vicende e nelle tra- 
dizioni storiche, delle prime esplorazioni, poi delle grandi esplora- 
zioni, e delle esplorazioni italiane soprattutto, infine deirazioue po- 
litica dell'Italia]. 

1040. RiL. — S. 2, XXXIX, 15, 1906. — Gabba L., Lo sviluppo 
industriale della LoTint>ardia dal 1870 al J905, studiato negli Atti dei 
coiuiorsi ai premi fondati presso il R. Istituto lo^nbardo. 



294 SPOGLIO DEI PIRIODICI 

1041. Na?i. — XLIII, 870, 1908, 16 marzo. — XXX, ISIS-JQOS 
[Note sulla politica orientale deiritalia]. 

1042. RsC. — XV, 1, 1907. — Morlsani C, La R, Scuola Nati- 
fica a Reggio [Vicende dal 1876 in poi]. 

1043.. :Nan. — XLI, 838, 1906, 16 novembre. — Sacchi E., Cenno 
storico della legislazione sulle costruzioni fei^roviarie [Dal 1860 ai 
giorni nostri] . 

1044. Naw. — XLII, 860, 1907, 16 ottobre. — Fiorilli C, Pasquale 
Villari, due periodi della sua vita [Come professore e come ministro]. 

1045. Nan. — XLII, 859, 1907, l* ottobre. — Momigliano F., Il 
maestro del positivismo italiano: Roberto Ardigò, 

1046. Nan. — XLI, 838, 1906, 16 novembre. — XXX, Il Re di 
Grecia a Roma. 

1047. L. — VII, 12, 1907. — CoUautti A., Franz Joseph [Ses- 
sant'anni di regno]. 

1048. Naw. — XLni, 872, 1908, 16 aprile. — XXX, Nel campo 
diplomatico [L'opera dell'ambasciatore Tornielli]. 

1049. Na7i. — XLII, 855, 1907, 1« agosto. — XXX, Da Nigra a 
Toniielli [La politica francese dell'Italia dal Congresso di Parigi alla 
Conferenza dell' Aj a]. 

1050. Nan. — icLI, 831, 1906, l» agosto. — Tiranti A., Giosuè 
Carducci [Ricordi personali sull'origine e le vicende dell'amicizia 
intima dell'autrice col poeta]. 

1051. Nan. — XLII, 844, 1907, 16 febbraio. — Vittori V., In 
7norie di Giosuè Carducci. 

1052. Nan. — XLII, 847, 1907, 1» aprile. — Chiarini G., Gli ul- 
timi anni di Giosuè Carducci. 

1053. Bis!. ~ XXIX, 1908. — Balzani U., Giosuè Carducci [Ne- 
crologio]. 

1054. AB. — II, 1-2, 1907. — Giosuè Carducci [Necrologio]. 

1055. L. — VII, 4, 1907. — Bacchi della Lega A., Il diario del 
tramonto del Carducci. 

1056. L. — VII, 2, 1907. — Llsio G., Ricordi Carducciani. 

1057. Nan. — XLIII, 870, 871, 872, 1908, 16 marzo, l'-ie aprile. — 
Cena G., Edmondo De Amicis [Necrologio]. — Barbera P., De Amicùi 
e la celebrità. — Chiappelli A., Edmoi^o De Amicis e il Piemonte. — 

Fontana F., Ricordajido — Graf A., Coìne fu socialista Edfnondo 

De Amicis. — Mantorani D., Gli ultimi anni e gli idtimi lavori di 
Edmoìuìo De Amicis. — Ricci C, Ricordo Bolognese. — Rod E., Ed- 
inondo De Amicis. — Turletti V., Lo scrittore militare. — Comme- 
morazioni e necrologi di Edmondo De Amicis. — Faldella G., /n me- 
moria di Edmondo De Amicis, 

1058. BssU. — XII, 1, 1906. — Giuseppe Mazzatinti [Parole di 
lutto]. 

1059. BksU. — XII, 2, 3, 1906. — Degli Azzi G., Per Giuseppe 
Mazzatinti [Biografia e bibliografia]. — Margherini-Grazlani, Com- 
memorazione dd prof. Mazzatinti [Letta nell'assemblea generale della 
R. Deputazione di storia patria per l'Umbria]. 

1060. BhsU. — XII, 3, 1906. — Degli Az/l G., Di alcuni lavori 
inediti di G. Mazzatinti. 



PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO 295 

1061. AsrU. — III, 2-3, 1907. — Gaddi E., Onoranze a Giuseppe 
Mazzatinti a Forlì, 

1062. RA. — XXII, 4, 1907. — Balzano V., Antonio De Nino 
[Necrologio dell* archeologo abruzzese]. 

1063. RA. — XXII, 6, 1907. — Pannella G., Aìitonio De Nino 
nelV Abruzzo Teramano [Ricordi dell'erudito estinto e bibliografia], 

1064. RA. — XXIII, 2-3, 1908. — Pannetta G., Pel primo anni- 
versario di Antonio de Nino. 

1065. RA. - XXIII, 2-3, 1908. — De Luca B., Il re del violon- 
cello: Gaetano Braga. 

1066. BsC. — S. 2, XV, 2-3, 1907. — Mandalarl M., Don Eugenio 
Arone [Professore e filologo, cenno necrologico]. 

1067. Na7i. — XLIII, 872, 1908, 16 aprile. — Finali G., Il conte 
Luigi Guglielmo di Camhray-Digny [Commemorazione fatta il giorno 
^ aprile 1908 alla R. Accademia dei Georgofili in Firenze]. 

1068. yan. — XLII, 858, 1907, 16 settembre. — Puccianti 0., Tra- 
duzioni oraziane di G. B. Giorgini. 

1069. Nan. — XLII, 842, 1907, 16 gennaio. — Levi P., Il pittore 
della miseria rurale: Teofilo Patini fNato a Castel di Sangro nel 1842, 
morto a Napoli il 16 novembre 1906 : ne ricorda la vita ed esamina 
le opere mirabili]. 

1070. Na?i. — XLI, 838, 1906, 16 novembre. — Ojetti U., Giu- 
seppe Giacosa [Commemorazione al teatro Manzoni in Milano]. 

1071. Na?i. — XLn, 851, 1907, lo giugno. — Ricci C, Per Giu- 
seppe Sacconi. 

1072. Na?i. — XLII, 846, 1907, 16 marzo. — Monaci E., Graziadio 
Isaia Ascoli e la sua opera italiana [Necrologia]. 

1073. Nan. — XLII, 845, 1907, 1<> marzo. — ViUa G., Carlo Can- 
toni [Necrologia]. 

1074. RiL. — S. 2, XXXIX, 17, 1906. — Inama V., Cenni necm- 
logici di Carlo Cantoni^ Giuseppe Giacosa e Solone Anibrosoli, — 
Pascal E., Commemorazione di Ernesto Cesàro. 

1075. RiL. — S. 2, XXXIX, 2-3, 1906. — Berzolari, Commemo- 
razione del senatore Luigi Cremona. 

1076. Nan. — XLI, 832, 1906. — FaldeUa G., Tulio Massarani 
[Nel primo anniversario della sua morte]. 

1077. BssU. — XII, 3, 1906. — Ansidei V., Commemorazione del 
conte Luigi Manzoni [Letta neirassemblea generale della R. Depu- 
'tazione di storia patria per l'Umbria]. 

1078. AmdMa. — IV, 1, 1907. — Fellciangeli B., Milziade San- 
toni [Necrologio e bibliografia]. 

1079. AB. — I, 6, 1906. — Corbelli A., Monsignor Luigi Breven- 
tani [Cenno necrologico]. 

1080. AB. — II, 5, 1907. — Bucati P., Edoardo Brizio [Necro- 
logio]. 

1081. ]Va?z. — XLII, 853, 1907, 1° luglio. — Lauria A., Candido 
Augusto Vecchi [Garibaldino ascolano]. 

Carlo Contessa. 



III. 
LIBRI RECENTI DI STORIA ITALIANA (^> 



1. STORIA GENERALE 

A) Cataloglii, codici, archiri, biUio^rafla, sigilli, ecc. 

321. * Catalogo melodico degli scritti contenuti neUe pubblicaziom perio- 

diche della biblioteca delia Camera dei deputati. Parte I, Scritti 
biografici e critici, 5» supplemento. In-4, pag. xxxvii-400. — 
Roma, Tipografia della Camera dei deputati, 1908. 

322. * Codice (II) d'Asti detto De Malabayla, tradotto in lingua italiana. 

4 volumi in-16, pag. lxx-1887. — Asti, Brignolo, 1903-1907. 

323. Malocchi B. e Casacca N., Codex diplomaticus ord, S. Augustim 

Papiae. Voi. III. In-4, fig., pag. xlii-380. — Papiae, C. Ros- 
setti, 1907. 

324. * Manno A., Bibliografia storica degli Stati della monarchia di 

Savoia, Voi. VIII. In-8, fig., pag. 350. — Torino, Fratelli 
Bocca, 1907. 

325. * Perroni-Gfrandi L., Bibliografia messinese. Puntata 8*. In-8, 

pag. 17. — Messina, D'Amico, 1908. 

326. * Rizzoli L., J sigilli nel museo Bottacin di Padova (secoli XVII- 

XIX). In-4, pag. 157 e 7 tavole. — Padova, Stabil. Società 
cooperativa tipografica, 1908. 

327. * Terga E., L'archivio della fabbrica del duomo di Milano rior- 

dinato e descritto. In-4, pag. viii-102. — Milano, Umberto 
Allegretti, 1908. 

B) Storia dell'arte e delle lettere, di regioni, miscellanee* 

328. Bella S., Manuale di storia della letteratura italiaìia. Voi. II, 

In-8, pag. iv-629. — Acireale, Tip. editr. « XX Secolo », 1908. 

329. Cavagna Sangiuliani À., Statuti italiani riuniti ed indicati. Voi. II* 

In-8, pag. 317. — Pavia, Succ. Fratelli Fusi, 1907. 

330. * Oondio F., Giustizia punitiva al tempo della vejieta repubblica. 

In-8, pag. 14. — Brescia, Tip. Apollonio, 1908. 

331. Errard M., Le droit de veto dans les condaves. In-8, pag. iv-171. 

— Paris, Larose et Tenin, 1908. 

332. Gerola 0., Monumenti veneti nelVisola di Creta. Voi. II. In-4, fig., 

pag. 390. — Bergamo, Istituto italiano d'arti grafiche, 1908. 



(1) I libri segnati con asterisco (*} furono mandati in dono alla 
Pivista, e saranno argomento di recensione o nota bibliografica. 



BTORU GENERALE 297 

333. GregoroTias F., Passeggiate per V Italia. In-16, pag. 394. — Romay 

Carboni, 1907. 

334. Libri (I) commemoriali della repubblica di Venezia. Tomo VII. 

In-4, pag. v-234. — Venezia, F. Visentini, 1907. 

335. Menghini D., Brevi nozioni di storia dell'arte, In-16, pag. 318. 

— Parma, Battei, 1907. 

336. Mioni U., Il culto delle reliquie nella Chiesa cattolica, In-16, pa- 

gine 368. — Torino, Marietti, 1908. 

337. * Muratori L. A., Rerum italicarum scriptores. Nuova edizione, 

fase. 58, 59. — Città di Castello, S. Lapi, 1908. 

338. Orlandini G., Organismi politico-amministrativo della repubblica 

veneta, In-8, pag. 38. — Venezia, Scarabellin, 1908. 

339. Parodi E., Storia dei cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme. 

In-8, pag. 311. — Bari, Laterza e figli, 1907. 

C) Comuni, east^lla, ehiese, famiglie* 

340. Pagliani G., Notizie storiche civili e religiose di Arceio e dell* antica 

contea di Scandiano dal jnedioevo ai nostri tempi. In- 8, pag. vii- 
297-LXXxiv. — Reggio Emilia, Tip. Artigianelli, 1907. 

341. Perotti A., Bari ignota. In-8, p. 486. — Trani, Vecchi e C, 1908. 

342. * Gerola G., Ritrovamenti archeologici nel terntono di Bassano, 

In-8, pag. 20. — Bassano, Stab. tipog. Sante Pozzato, 1907. 

343. Meomartini A., J comuni della provincia di Benevento. In-8, pa- 

gine 476. — Benevento, De Martini, 1907. 

344. • Sella G., luegislazione statutaria biellese. In-8, pag. 212. — Mi- 

lano, U. Hoepli, 1908. 

345. ♦ Cane G. F., Storia di Cliesio e cenni storici della valle Strona, 

In-8, pag. xvi-246. — Trento, Monauni, 1907. 

346. * Daridsohn R., Geschichte von Florenz, 2-'^ Band: Guelfen und 

Ghibellinen. 2'' Teil. In-8, pag. viii-634. — Berlin, Siegfried 
Mittler und Sohn, 1908. 

347. Temareeei A., Fossombrane dai tempi antichissimi ai nostri, Yol. I. 

In-8, pag. xv-560. -— Fossombrone, Monacelli, 1907. 

348. Poggi Fr., Lerici e il suo castello. Voi. I, dall'anno 1152 al 1300. 

In-8, pag. xix-255. — Sarzana, Costa, 1907. 

349. Pareto S., Metnorie della parrocchia e comune di Mele in Val di 

Leira. In-8, pag. 307. — Voltri, Giavino, 1908. 

350. * Avetta A., Contributo alla storia della R. Biblioteca Universi- 

taria di Padova. In-8, pag. 31. — - Padova, Draghi, 1908. 

351. Nelli G., Notizie storiche di Paglieta dalle origlili ai tempi nostri, 

In-8, pag. vii-322. — Chieti, Ricci, 1907. 

352. Cerioli A., Pietra de* Giorgi nell'Oltrepò Pavese e dintorni. Vo- 

lumi II-III. In-8, pag. 410, 173. — Milano, Tipografia Figli 
della Provvidenza, 1907. 

353. Arn C, Chipse pisane in Corsica. In-8, pag. 94. — Roma, Loe- 

scher e C, 1908. 

354. Andreani L., Serie degli abati della badia di Razzolo (Mugello), 

Iu-8, pag.. 52. — Firenze, Tip. Salesiana, 1907. 



298 LIBRI KECENTI DI STOIUA ITALIANA 

355. Plateo T., Il ten-itcrio di S. Doiià nell'agro d* Eraclea. In-8, pa- 

gine 206. — Oderzo, G. Bianchi, 1907. 

356. • Il convento di San Fortunato, In-32, pag. 16. — Bassano, Sii- 

vestrini, 1908. 

357. Degan! E., U abbazia benedettiìia di S, Maria di Sesto in Silvis 

nella Patria del Friuli. In-8, pag. 136. -- Venezia, Istituto 
veneto di arti grafiche, 1908. 

358. * Zippel G., Ualhime di Tolfa e il suo commercio, In-8, p. 126. 

— Èoma, Forzani e C, 1907. 

359. Mora88o M.. « Domiis aicrea »: la reggia, la festa, Vainore a Ve- 

nezia. In-8, pag. 334. — Torino, Fratelli Bocca, 1908. 

360. Marini G. F., Verolanuova. In-8, pag. 183. — Brescia, Luz- 

zago, 1907. 

2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 

361. Anderson e Spiers R., The Architecture of Greece and Rome, 

In-8, pag. 382. — London, Batsford, 1908. 

362. Fregni 0., Antichità di Roma, In-8, pag. 23. — Modena, Fer- 

raguti e C, 1907. 

363. Lonciani R., Storia degli scavi di Roma, e notizie intorno le col- 

lezioni ramane di antichità. Voi. III. In-4, pag. 296. — Roma, 
Loescher e C, 1907. 

364. Grossi Gondi F., Il Tuscidano nell'età classica. In-8, fig., p. 233. 

— Roma, Loescher e C, 1908. 

365. POlilmann, Zur (reschichte der Gracchen. In-8. — Mùnchen, 

Franz Veri., 1908. 

366. Holmes T. R., Ancient Briiain and the Invasions ofJidius Cassar. 

In-8, pag. 780. — London, Clarendon Press, 1908. 

367. Menuier J, M., L'emplacement de « Noviodnmmi Aeduorum » de 

Cesar et le nom de Xevers. In- 8, pag. 32. — Nevers, Val- 
lière, 1907. 

368. Bilotti P. E., Gordiano Pio sid trono dei Cesari. In-8, pag. 20. 

— Salerno, Fr. Jovane, 1907. 

369. * Macchioro 0.. L'impero romano nell'età dei Severi, In-8, pa- 

gine 127. — Padova, 1908. 



3. ALTO MEDIOEVO (Seo. V-XI). 

370. Salrioli G., Trattato di storia del diritto italiano dalle invasioni 

germaniche ai nostri giorni. In-8, pag. xiv-811. — Torino, 
Unione tipografica editrice, 1908. 

371. * Hartmann M. L., Gesrhichte Italiens im Mittelalter, In-8, pa- 

gine ix-309. III Band, I Hillfte. — Gotha, F. Andreas Per- 
thes, 1908. 

372. * Schipa M., Contese sociali napoletane nel medioevo. In-8, p. 360. 

— Napoli, Pierro, 1908. 

373. * Bohnier j. F., Regesta imperii. I. Die Regesta des KaUferreichs 

nnter den KaroUngern. II Auflage hearb, von E. Mìlhlbacher, 
In-4, pag*. cxxii-952. — Innsbruck, Wagner, 1899-1908. 



BASSO MEDIOEVO - TEMPI MODERNI 299 

374. Caspar E., Die Chronik v. Tres tabernae m Calabrieiì. In-8, pa- 

gine 58. — Rem, Loeschcr e C, 1906. 

375. • Bondois M., La translailoìi des Saints MarceUn et Pierre. In-8, 

pag. XVI- 116. — Paris, Champion, 1907. 



4. BASSO MEDIOEVO (Seo. XI-XV). 

376. Fischer H., Der hi. Franziskns v. Assisi icUhrend derj. 1219-1221. 

Pag. viii-144. — Freiburg Schw., Univ. Buchh., 1907. 

377. * Pitzorno B., // « liber romanae legis » degli « Judicia a próbis 

iìulicihus promulgata ». In- 8, pag. 24. — Torino, Fratelli 
Bocca, 1908. 

378. * Cipolla C, Le opere di Ferreto de' Ferreti, vicentino. In-8, pa- 

gine 365. — Roma, Sede Istituto Palazzo dei Lincei, 1908. 
379i * Oxilia U. e Bufflto G., Un trattato biedito di Egidio Colonna. 
In-8, pag. Lxxxi-171. — Firenze, Libreria Internazionale, 1908. 

380. Solieri G., Alberico da lìarbiano. In-8, pag. 194. — Jesi, Sta- 

bilimento tipografico cooperativo, 1908. 

381. Artista of the lialian RenaisHance. In-8, pag. 434. — London, 

Chatto e Windus, 1908. 

382. Brinton S., The Renaissance: Its Art and Life. In-4. — London, 

Goupil, 1908. 

383. Halsey E., Gaudenzio Ferrari. Iu-8, pag. 164. — London, 1908. 

384. Home H., Sandro Jìotticelli, painter, of Florence. — London, 

Bell, 1908. 

385. Cu8t K. H., DotticeW. In-12, pag. 101. — London, Bell, 1908. 

386. Mason J., Fra Angelico. In-8, pag. 80. — - London, Jack, 1908. 

387. Mother R., Tjconardo da Vinci. In-16, p. 84. — London, Siegle 

Hill, 1908. 



5. TEMPI MODERNI (1492-1789). 

388. * Galli E., Un « motino » di soldati spagnuoli in Italia e la ven- 

dita di una giurisdizione nel 15(X>. In-4, pag. 127. — Pavia, 
Succ. Fratelli Fusi, 1907. 

389. * Perroni-Grande L., Tipografi e librai messinesi nel primo ven- 

tennio del secolo XVL In-16, p. 13. — Messina, Nicastro, 1908. 

390. * Vitale V., L'impresa di Puglia degli anni 1028-1529. In-8, 

pag. 168. — Venezia, « Nuovo Archivio veneto », N. S., vo- 
lumi XIII-XIV, 1907-1908. 

391. Konody P., Raphael. In-8, pag. 78. — London, Jack, 1908, 

392. * FrancioHi P., Un orafo del rinascimento (M. Antonio da San- 

marino), amico di Raffaello Sanzio. In-8, pag. 23. — Ascoli 
Piceno, Tip. Economica, 1907. 

393. Storti M., fjorenzino de' Medici e i suoi scritti. In-8, p. viii-83. 

— Casalmaggiore, Aroldi, 1907. 

394. Mariani €., Il viaggio di Giuseppe II a Roma e a Xajwli nel 1109. 

In-16, pag. 121. — Lanciano, Carabba, 1907. 



8(K) LIBRI RECENTI DI STORIA ITÀLIAKA 

6. PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE (1789-1815). 

395. Fé d'Ostiani L. F.. Brescia nel 1796, ultimo della veneta signoria, 

In-8, fig., pag. 264. — Brescia, Fratelli Geroldi, 1908. 

396. Bonnefon» A., Ixt càute de la Bépublique de Venise (1789-1797). 

Petit in-8, pag. xx-336. — Paris, Perrin, 1908. 

397. * Lemmi F., Per la storia della deportazione nella Dalmazia e 

neir Ungheria. In-8, pag. 41. — Firenze, Tip. Galileiana, 1907. 

398. * Onerrini D., Tm campagna napoleonica del 1805. 2 voi. In-8, 

pag. 367-516 con tav. — Torino, Olivero e C, 1907-08. 

399. Orandprey C, La défense du royaume de Naples en 1806. In-8, 

pag. 91. — Paris, Chapelot et C, 1908. 

400. * Brambilla G., Ugo Foscolo, uomo politico. In-16, pag. 32. — 

Milano, Koschitz e C, 1908. 

401. Gonld S., The Life of Napoleon Donaparte. In-8, pag. 596. — 

London, Methuen, 1908. 



7. PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO (1815-1907). 

A) Fatti e istituzioni. 

402. * Comandini A., IJ Italia n^i Cento Anni del secolo XIX, Disp. 56. 

— Milano, Vallardi, 1908. 

40lÌ3. De Luca P., J liberatori: visioni e figure del risorgimento, In-4, 
fig» pag. 272. - Milano, E. Reggiani, 1907. 

404. * Torta C, 7^ rivoluzione piemontese del 1821. In-16, pag. 298. 

— Roma, Società editrice Dante Alighieri, 1908. 

405. Giiardione F., Il dominio dei Borboni in Sicilia dal 1830 al 1861 

in relazione alle vicende nazionali. In-8, pag. 520. Voi. I. — 
Torino, Società tip. ed. Nazionale, 1907. 

406. Lnzio A., I martiri di Belfiore e il loro processo. In-16, p. xiii-526. 

— Milano, Cogliati, 1908. 

407. BUotti P. E., Im spedizione di Sapri, da Genova a Sanza. In-8, 

pag. xi-452. — Salerno, Fratelli Jovane, 1907. 

408. Nara L., L'armata sarda nella giornata del 24 giugno 1859. 

In-8, pag. viii-150. — Roma, É. Voghera, 1907. 

409. Dumas A., Il poema dei Mille, In-16, pag. 334. — Milano, De 

Mohr et C, 1907. 

410. * Bulle E., Storia del secondo impero e del regno d'Italia, In-8^ 

pag. 481 a 576. — Milano, Società editrice libraria, 1908. 

411. * Franciosi P., Dei poien dal gran consiglio della repubblica di 

San Marino. In-8, pag. 10. ^ — Torino, Società tipog. editrice 
Nazionale, 1908. 

B) Commemorazioni, carteggi, biografie. 

412. * Oxilia U. G., Nino Bixio. In-8, pag. 43. — Roma, « Nuova 

Antologia », 1908. 

413. Barbieri A. G., Giosuè Carducci e la democrazia italiana» In-16, 

pag. 64. — Fermo, Properzi, 1907. 



PERIODO DEL RISORaiHBKTO ITALIANO 301 

414. Bonchard P., Giosuè Carducci. Petit in-12, pag. 63. — Paris, 

Sansot et C, 1907. 

415. * Savelli A., Onoranze a Giosuè Carducci (Discorso). In-8, p. 40. 

— Firenzuola, Righìni, 1908. 

416. * Van den Borre A., Carducci e Pinelli (Ricordi). In-16, p. 60. 

— Treviso, L. Zoppelli, 1908. 

417. * Lazio A., Nuovi documenti sul processo Confalonien, In-16, 

pag. xxvii-237. — Roma-Milano, Albrighi, Segati e C, 1908. 

418. * Memorie di Carlo De Angelis (A cura di M. Mazziotti). In-16, 

pag. vi-141. — Roma-Milano, Albrighi, Segati e C, 1908. 

419. * Fontana L., Ricordi del collega Antonio Manno. In-8, pag. 16. 

— Torino, Bocca, 1908. 

420. Fattori C, Erminia Fuà-Fusinato. In-8, pag. 190. — Padova, 

FratelU Gallina, 1907. 

421. * Michel F., Uìia visita e un'amicizia di Garibaldi a Livorno. 

In-8, pag. 19. — Como, Stabilimento tipogr. Società editrice 
Roma, 1908. 

422. * Abba 0. C, Garibaldi. In-16, pag. 47. — Torino, Società tipo- 

grafica editrice Nazionale, 1907. 

423. Clerici G. P., Episodi della vita di Pietro Giordani. In-8, p. 58. 

— Parma, Battei, 1907. 

424. Gnatteri G., Figure e ricordi del risorgimento italiano: Goffredo 

Mameli. In-16, pag. 25. — Firenze, Spinelli e C, 1907. 

425. Briignoli B., Luigi Mercantini e la jjoesia patriottica. In-8, p. 31. 

— Ascoli Piceno, Cesari, 1908. 

426. * Biadego G., Z/a figura di Carlo Montanari. In-16, pag. 42. — 

Milano, Cogliati, 'l908. 

427. Pettinare M., Francesco Pentini e la rivoluzione romana, In-8, 

pag. vi-210. — Roma, Tip. Nazionale, 1907. 

428. BaUey J. T., Francesco Pestalozzi. — London, 1908. 

429. Olivieri G., I Plutino nel risorgimento nazionale. In-8, pag. 136. 

— Campobasso, Colitti e figlio, 1907. 

430. Giordano C, Giovanni Prati. In-8, pag. 573. — Torino, Società 

tipografica editrice Nazionale, 1908. 

431. * Salili d'Agliano L., Reminiscenze della propria vita (Commen- 

tario edito a cura di Giuseppe Ottolenghi). Voi. I ; Il Piemonte 
dal 1796 al 1S21. In-16, pag. 526. — Roma, Società editrice 
Dante Alighieri, 1908. 

432. * Mori G., Pietro TJiouar e la letteratura educativa in Italia. In-16, 

pag. 263. — Caserta, Tipografia della Libreria Moderna, 1908. 

433. * Capasse G., N. Tommaseo e il collpgio Lalafta di Parma. — 

Roma, Unione tipogr. editrice, 1908. 

434. Yicenzi C, Il conte Cesare Trabucco di Castagnetta, segretario di 

re Carlo Alberto. In-8, pag. 47. — Milano, Marcolli, 1908. 

435. Rosso F., Atto Vannucci (1810-1849). In-8, pag. vtii-402. — 

Torino, Lattes e C, 1907. 

436. • Jjettere intime di artisti senesi (18iy2-1883). In-8, pag. 261. — 

Siena, Tip. Sordomuti di L. Lazzeri, 1908. 



IV. 

NOTIZIE E COMUNICAZIONI 



Concordo per una pubblicazione storica m Torino ed il Piemonte 
nel Risorgimento italiano. — Il Consiglio comunale di Torino, con 
sua deliberazione del 4 maggio, ha statuito, neiroccasione della festa 
della Nazione del 1911 , un premio di L. 10.000 per una pubblica- 
zione, che- narri la parte avuta dal Piemonte e specialmente da To- 
rino nel Risorgimento italiano, incaricando la Giunta di determinare 
le modalità del concorso. E la Giunta, in adunanza 20 stesso maggio, 
ha deliberato le seguenti norme: 

l'^ Il premio di L. 10.000 sarà dato all'opera ancora inedita, 
che verrà pubblicata negli anni 1909, 1910 e 1911 prima della chiu- 
sura del concorso, e che sarà giudicata intrinsecamente meritevole 
e degna e comparativamente migliore delle altre. 

2» Le opere da prendersi in considerazione, e per conseguenza 
l'opera da premiarsi, dovrà mettere in rilievo l'azione esercitata dal 
Piemonte, con particolare riguardo alla città di Torino, nel Risorgi- 
mento nazionale. 

La narrazione, scritta in lingua italiana, confortata dai docu- 
menti opportuni, dovrà essere non un puro lavoro di erudizione e 
neppure un'esposizione elementare degli avvenimenti, ma dovrà co- 
stituire un'opera organica, scritta in forma chiara, corretta e attraente 
per ogni lettore, anche solo fornito di media coltura. 

Ad accrescere l'interesse sarebbe opportuno, se non strettamente 
necessario agli effetti del concorso, arricchire il racconto di conve- 
nienti illustrazioni. 

30 Le opere rispondenti alle condizioni prescritte dovranno es- 
sere mandate, da chiunque vi abbia interesse, al Municipio di Torino 
(Ufficio Gabinetto) in 10 copie non più tardi delle ore 17 del 30 giu- 
gno 1911. 

4<> Il giudizio sulle opere presentate al concorso sarà pronun- 
ziato inappellabilmente da una Commissione di 9 membri, avente la 
sua sede presso gli Uffici municipali di Torino, e non potrà dare 
luogo a diritti reclami di sorta, né in via amministrativa, né in 
via giudiziaria. 

La Commissione sarà formata di due membri della R. Deputa- 
zione di Storia patria per le antiche Provincie e la Lombardia, di 
due membri della Società Storica subalpina, di due membri del Co- 
mitato piemontese della Società nazionale per il Risorgimento ita- 
liano, da nominarsi dai rispettivi Uffici di Presidenza, e di due membri 
eletti dalla Giunta comunale di Torino. La Commissione sarà pre- 
sieduta dal Sindaco. 

La Commissione presenterà il suo giudizio con apposita relazione 
motivata entro il mese di novembre del 1911. 
50 II premio non potrà essere diviso. 

Quando la Commissione, a maggioranza assoluta dei suoi compo- 
nenti, abbia designato l'opera premianda, sarà, entro un mese dalla 



NOTIZIE E COMUNICAZIONI 303 

comunicazione del giudìzio, versato all'Autore deiropera il premio 
stabilito. 

Quando la Commissione giudicatrice non ritenesse alcuna delle 
opere prese in esame meritevole di premio non si rinnoverà il 
concorso. 

Concorso della Casa Editrice L. F. Cogliati. — Questa benemerita 
Ditta libraria bandisce il concorso ad un premio di L. 1500 per una 
Narrazione critica e documentata dell'opera di Napoleone IH rispetto 
all' Italia. 

I lavori dovranno essere inviati alla Casa Editrice (Milano, Corso 
Porta Romana, 17) prima del 28 febbraio 1909, volendo la Casa stessa 
dare in luce il libro premiato entro il 31 maggio dell'anno stesso. 
L'opera dovrà essere originale ed inedita. Può anche essere scritta 
in lingua francese, nel qual caso la versione in lingua italiana verrà 
eseguita a cura ed a spese dell'Editore. 

Concorso a premio un tema di diritto romano. — L'Istituto di 
Storia del diritto romano, presso la R. Università di Catania, a te- 
nore dell'art. 12 del suo Statuto, bandisce un concorso a premio, al 
quale potranno prender parte i giovani studenti inscritti nella Fa- 
.coltà di Giurisprudenza delle Università del Regno ed i laureati da 
non più di un biennio. 

II tema posto a concorso è: Gli editti de' pretori ed il Diritto pretorio. 

Potrebbe (come taluni pretendono) concedersi a' magistrati mo- 
derni di riformare, mercè le loro sentenze, il diritto vigente là dov' è 
invecchiato, agendo quasi a mo' de' pretori romani V 

Le memorie (manoscritte o stampate) dovranno essere inviate, 
non più tardi del 30 aprile 1909, alla Presidenza dell'Istituto presso 
la R. Università di Catania (Ufficio della Presidenza, Piazzetta S. Maria 
deU' Aiuto, 38). 

All'autore della migliore Memoria sarà conferita una medaglia 
d'oro con relativo diploma. Altri premi potranno esser conferiti agli 
autori di Memorie che alla Commissione esaminatrice sembreranno 
degne di considerazione. 

I premi saranno aggiudicati nell'adunanza solenne dell'Istituto 
nella grande aula della R. Università di Catania. 

Concorso di geografia economica. — La Società Geografica Ita- 
liana bandisce un concorso col premio di L. 5000 da conferirsi al- 
l'autore italiano del miglior lavoro originale sulla geografia econo- 
mica, cioè la geografia studiata ed esposta ne' suoi rapporti col 
commercio, coU'industria, coli' emigrazione, con la colonizzazione ed 
in genere coU'economia pubblica, specialmente nazionale. Il termine 
scade alla fine del marzo 1910. 1 manoscritti devono essere anonimi, 
ma contraddistinti con un motto, che sarà ripetuto sopra la busta 
allegata al medesimo e contenente il nome, il cognome e l'indirizzo 
dell^utore. I lavori presentati saranno esaminati ed il premio ag- 
giudicato da una Commissione mista di 5 membri, alla cui nomina 
concorreranno il Consiglio della Società Geografica Italiana, il Go- 
verno e l'Unione della Camera di Commercio. 

II premio sarà indivisibile. Il manoscritto premiato sarà riconse- 
gnato all'autore, che ne conserverà la proprietà letteraria, e dovrà 
farlo pubblicare con forma decorosa, tanto per il testo quanto per 
gli eventuali disegni, previa l'approvazione della Società. Il premio 
sarà per metà versato alla riconsegna del manoscritto ; l'altra metà 
appena avvenuta la pubblicazione. 

R. Deputazione soTra grli studi di Storia patria per le antiche pro- 
Tlncie e la Lombardia. — La R. Deputazione di Storia patria per le 



304 NOTIZIE E COHUKICAZIONI 

antiche provincie e la Lombardia si radunò in assemblea generale 
annuale il 28 aprile con la presidenza del Vice-presidente on. Boselli, 
essendo indisposto il Presidente barone Carutti. 

Furono brevemente commemorati il defunto socio on. Chiapusso 
e il corrispondente prof. Pavesi. Indi il segretario barone Manno 
espose la gestione finanziaria dello scaduto esercizio 1907-1908 e, 
dopo approvati il Resoconto ed il Bilancio, riferi sulle pubblicazioni 
in corso. 

Per i Monumenta presentò il Codice diplomatico bobbiese radunato 
ed illustrato dal socio Cipolla. Disse avanzata la stampa del voi. d° 
della sua Bibliografia storica degli Stati della Monarchia di Savoia; 
annunziò per la collezione sulle Campagne in Piemonte per la guerra 
della successione spaguuola in preparazione il volume 2« della parte 
militare affidata al prof. Carlo De Magistris, prossimi ad uscire 1 
volumi 1^ e 3*» della parte diplomatica a cura dei prof. Carlo Con- 
tessa, Giuseppe Roberti e Arturo Segre, ed i volumi 2<», 3° e 4^ della 
parte miscellanea. Cosi pure è prossima la pubblicazione dei volumi 13« 
e 14* della terza serie della Miscellanea di storia italiana e del vo- 
lume 2° della Biblioteca di storia italiana recente (1800-1870). 

Deliberò, in via eccezionale, di farsi rappresentare al Congresso, 
storico internazionale che si terrà a Berlino nel prossimo mese di ago- 
sto dal prof. C. Rinaudo in unione coi soci che volessero unirgUsi. 

Procedutosi ad elezioni, riuscirono eletti & membri effettivi: Mon- 
signor Achille Ratti, generale Giuseppe Ruggero e professore Gia- 
como Gorrini, le cui nomine si proporranno all'approvazione sovrana. 

Infine furono eletti soci corrispondeìiti italiani: Pietro Fea, Fran- 
cesco Ruffini, Agostino ZancUi e Federico Bruno, e nominati Éklegati 
presso l'ufficio di presidenza i soci Carlo Cipolla e Leopoldo Usseglio. 

CongresHl Htorici di Barcellona e di Zaragoza. — Per commemo- 
rare il VII centenario della nascita di D. Jaime il Conquistatore, 
sotto gli auspizi del Municipio si terrà in Barcellona, nei giorni 22, 
23 e 25 giugno, un Congresso di storia della Corona aragonese. Ci 
duole di non averne ricevuto avviso in tempo da poterlo pubblicare 
nel 1® fascicolo della Hivista; il presente uscirà appunto nei giorni 
del Congresso, del quale speriamo di potere poi rendere conto, quando 
ce ne saranno trasmessi gli atti. 

A Zaragoza si terrà dal 14 al 20 ottobre altro Congresso storico 
internazionale per commemorare la guerra d'indipendenza della Spa- 

fna (1807-1815) e in modo speciale gli assedi gloriosi sostenuti da 
aragoza (1808-1809). Presidente della Commissione ordinatrice è il 
dott. Edoardo Ibarra-Rodriguez, decano della facoltà di filosofìa e 
lettere nell'Università di Zaragoza. 

Nuove Riviste. — Sotto gli auspizi della Società di studt storici 
ed artistici per Alba e territori annessi è uscito il 1° fascicolo della 
rivista trimestrale Alba Pompeia. In questo, esposta dal prof. Gandino 
la genesi della Società e dal prof. Eusebio il programma, ci si of- 
frono saggi vari di storia antica, medioevale e moderna, in massima 
parte redatti dal prof. Eusebio dell'Università di Genova. I migliori 
auguri all'amico e ad Alba Pompeia. 

A Roma, sotto la direzione di Augusto Fischer , s' è iniziata la 
pubblicazione d'una Rivista mensile di varia cultura, intitolata Primo 
vere. Abbonamento annuo L. 3. 

I Francescani, custodi di Terra Santa, hanno intrapreso un Dia^ 
rium Terrae Sanctae, che si stampa a Gerusalemme, con lo scopo di 
ricordare l'opera passata e l'azione presènte dell'Ordine alla difesa 
e custodia dei luoghi santi. 



NOTJZIB E C0MC7MICAZI0NI 305 

D Codice d'Asti, detto « De Malabayla » , tradotto in lingua italiana. 

— Sono quattro volumi in 16* di circa duemila pagine. Contengono : 
à) 991 documenti del più glorioso periodo della Storia del Comune 
d'Asti (1065-1353) e un sunto di altri 61 documenti; b) il Sommario 
della Memoria di Q. Sella sull'importanza e sul contenuto di tali do- 
cumenti ; e) un regesto, ossìa una specie di cronaca documentata del 
Comune astese dal 12 maggio 1065 al 28 febbraio 1353 con l'indica- 
zione dei documenti disposti per ordine di data ; d) l'Indice di 400 e 
più luoghi nominati nei documenti; e) la Conclusione, in cui si dà 
ragione di questa pubblicazione, ideata e resa possibile dalla gene- 
rosità della famiglia Ottolenghi che ne diede l' incarico al Preside ' 
del Liceo-Ginnasio d'Asti, prof. Vincenzo Ratti, il quale si fece coa- 
diuvare specialmente dal dott. Vincenzo Bondonio, professore di let- 
tere latine e greche nello stesso Liceo. 

Biblìographisches Institnt. — Il grande Istituto di Lipsia e Vienna 
ha testé edito il 9^ volume della Weltgeschichte, diretta da Hans F. 
Kelmolt, e il 19» volume del Meyers grosses KonversaUons-I^jylcùn. 

Il volume 9® della Weltgeschichte è diviso in cinque parti. Nella 
prima il Dr. Alexander Tiile narra le vicende della Gran Bretagna 
e Irlanda dalla morte di Giorgio III ai di nostri, curando special- 
mente lo sviluppo industriale e l'espansione coloniale. Nella seconda 
il prof. Richard Ma\T continua lo studio del movimento scientifico, 
letterario ed artistico negli Stati dell'Europa occidentale dal secolo XVI 
al tempo presente. Nella terza il Dr. Viktor Hantzsch fa la storia 
speciale dell'emigrazione germanica attraverso ai secoli dall'epoca 
romana al secolo XX. Nella quarta il prof. Thomas Achelis getta uno 
sguardo retrospettivo metodologico sui risultati della Weltgeschichte, 
che è compiuta con questo volume. Nella quinta abbiamo una pre- 
ziosa e ricca bibliografìa {Quellenkunde) di tutta l'opera, diligente- 
mente ripartita per ciascun capitolo, vera miniera di indicazioni sopra 
ogni punto della storia universale : sono 146 pagine fitte in 8° gr. — 
Il volume, che è complessivamente di pagine VIII-677, contiene pure 
alcune carte colorate per la storia della Gran Bretagna e Irlanda 
e dell'emigrazione germanica, e due tavole di ritratti di naturalisti 
e tecnici del secolo XIX e filosofi tedeschi dei secoli XVIII e XIX, 
ed è terminato da un amplissimo indice alfabetico generale per tutti 
X nove volumi. 

Il volume 19« del Gran Lessico del Meyer conduce l'enciclopedia 
dal vocabolo Sternberg alla parola Vector in pagine 1024, oltre alle 
numerose aggiunte illustrative numerate a parte. Alcune voci for- 
niscono opportunità di piccole monografie, ricche di notizie nella 
grande sobrietà e precisione della forma, come ad es. : Stermcarte, 
Stetiin, Steuern, Stickraaschhie, Stimine e composti, Stockholm, iStraf- 
rechi, Strassburg, Studentem^ereine, Stitttgarl, Siidamerica, Suàpolar- 
expeditìonsn, Siissirasserfaujia u. flora, Syrien, Tahak, Tasso, Techni- 
sche Hochschulen, Technologie, Telegraph e composti y Tertiarfonnation, 
Textilindustrie, Theater, Thermometer, Thìlringen, Tibet, Tiergeogra- 
pkie, Tirol , Tonioaren, Torfgewinnung , Torpedos, Trias formation, 
Tunnel, TUrkei, ecc. Centinaia di tavole colorate, splendidamente 
riuscite, e di incisioni in legno, carte geografiche e piani di città 
concorrono a rendere più prezioso il volume; ricordiamo ad es.: le 
carte dell'Oceano pacifico. Sud Africa, Sud America, terre polari del 
sud, Tirolo, Ungheria, Turchia, i piani di Stettino, Stockholm, Stutt- 
gart, Torino, i prospetti degli osservatori, apparati telegrafici, for- 
mazione dei terreni terziari, degli uniformi militari, le tavole delle 
piante acquatiche, degli struzzi, degli uccelli da camera, dei tappeti. 



3C6 NOTIZIE E COMUNICAZIOKl 

dei tatuaggi, delle terrecotte, dei teatri, i ritratti dei più illustri ap- 
plicatori della scienza alla teoria, ecc. 

Poesie di mille autori intorno a Dante Alighieri. — Di questa 
raccolta, ordinata cronologicajpente, con note storiche, bibliografiche 
e biografiche da Carlo Del Balzo, di cui piangiamo la recente per- 
dita (Roma, Forzani e C), sono usciti altri quattro volumi, dopo 
l'ultimo annunzio dato nella Itìviata, ossia XI, XII, XIII e XIV. 

Siamo nel sec. XIX. Nel voi. XI (^DXLVIII-DXCIII) appaiono 45 
poesie di 42 autori, tra cui brillano i nomi dì Pompeo di Campello 
con un dramma tragico in cinque atti, di Giannina Milli, di R. For- 
• naciari, di Evandro Caravaggio con un dramma sulla morte di Dante, 
di Luigi Mercantini, di Giuseppe d'Agnillo con una cantica, di Giu- 
seppe Revere, di Giosuè Carducci, di Angelo De Gubematis, di Do- 
menico Gnoli, di Pietro Cossa. — Il volume XII contiene 54 poesie 
(DXCIV-DCXLVIII) di quasi altrettanti autori, tra cui Bernardino 
Zendrini con una ghirlanda di canti, Erminia Fuà-Fusinato , Ber- 
nardo Bellini con una cantica di XXXIV canti obbligati alle rime 
dei 34 canti dell'Inferno dantesco, Jacopo Bernardi, James Lockhart, 
Luigi Capuana, Guido Corsini con una cantata, Henri Wadsworth 
Longfellow, Francesco Blasoni con un poemetto popolare in dialetto, 
Antonio Gazzoletti, Fabio Nannarelli, Cxiuseppe Brambilla. — Il vo- 
lume XIII con 53 poesie va dal n. DCXLIX al n. DCCII di autori 
varii, tra cui Giuseppe Taccone con un carme sul cattolicismo di 
Dante, Giuseppe Canale con un'ode latina, Gennaro M. Sarti con un 
canto, il duca M. Caracciolo di Brianza, Ciro Goiorani con la tri- 
logia dantesca. Luigi Mancini con canzone e sonetti, Luigi Fickert, 
Luigi 'Tripepi con sei sonetti, Antonio Del Bon con 33 canti obbligati 
alla rima della cantica del Paradiso, Giovanni Chiosi con una visione 
in sei canti, Nazario Gallo con \ina tragedia, Carlo D'Ormevillc, 
Maria Valentini Bonaparte. — Nel volume XIV si va dal n. DCCIII 
al n. DCCXCVI, con canti di Berardinelli per il sesto centenario 
dantesco, poesie varie di Pier Vincenzo Pasquini, S. Serragli, A. An- 
geloni-Barbiani, carmi di M. Rapisardi, E. Fuj\-Fusinato, G. Regaldi, 
G. Zanella, ecc., una tragedia lirica di Fr. Bagatta, un poemetto 
di Giuseppe Aglio, e altri sonetti, canti, canzoni, epistole, odi, inni, 
nella più grande varietà di ispirazione e di forma. 

Collezione storica VlUari. — Questa collezione, edita dallo Hoepli, 
tocca con la Storia delV Olanda del prof. Camillo Manfroni il nono 
volume, essendosi già precedentemente pubblicati otto volumi assai 
svariati per argomenti, di cui la Rivista a suo tempo diede la recen- 
sione o un breve rendiconto. Essi sono: Villari, l^e invasioni bar- 
bariche in Italia, - Balzani, Le cronache italiane nel medioevo. - 
Errerà, Uejioca delle grandi scoperte geografiche. - Negri, L'impe- 
ratore Giuliano V Apostata. - Orsi, IJ Italia moderna. - Brizzolara, 
La Francia dalla restaurazione alla fondazione della terza rejmbblica, 
- MoNDAiNi, Le origini degli Stati Uniti d'America. - Lemmi, Le 
origini del rùiorgimeiiio italiano. 

Sebbene non faccia parte di questa collezione, fu di recente pub- 
blicata, nello stesso formato, copertina e tipi, la seconda edizione 
della traduzione dall'inglese dell'opera del Bryce, Il sacro romano 
impero, curata dal conte Ugo Balzani, di cui parlammo con qualche 
ampiezza nel 1886, quando se ne pubblicò la prima edizione. E* però 
bene avvertire che questa traduzione è rinnovata sull'edizione ori- 
ginale del 1904, che contiene alcune modificazioni e parecchi am- 
jìliamenti e aggiunte, specialmente sulla lotta tra Ludovico IV di 
Baviera e Giovanni XXII, sulle vicende di Arnaldo da Brescia e di 



KOTIZIE E COMUNICAZIONI 307 

Cola di Rienzo, sull' impero bizantino, sulla costituzione del nuovo 
impero germanico. 

La Storia dell'Olanda, redatta dal Manfroni, costituisce un buon 
volume di pagine xx-514, ed è, se non erro, la prima storia origi- 
nale italiana intorno a quel florido paese. Non si tratta d*una delle 
solite compilazioni: ma di un'opera largamente meditata, frutto di 
assidue e diligenti letture delle più autorevoli e più recenti mo- 
nografie olandesi, inglesi, francesi e tedesche; sicché il lettore ha 
dinnanzi esposte con forma semplice ed elegante e criticamente 
discussi i risultati più nuovi delle moderne ricerche. L'opera è di- 
visa in tre parti : nella prima sono esposte in forma sintetica e molto 
efficace le notizie storiche dell'intera regione dei Paesi Bassi, con 
speciale riferimento all'Olanda, fino alla celebro rivoluzione politico- 
religiosa ; nella seconda vengono narrati, con ampiezza e con grande 
imparzialità, i capi della rivoluzione, studiati in relazione alla po- 
litica generale d'Europa; nella terza finalmente si narra la storia 
della libera Olanda dal riconoscimento della sua indipendenza fino 
ad oggi. Sono degni di nota i capitoli consacrati allo sviluppo com- 
merciale e coloniale, alle guerre marittime, alle relazioni estere, alle 
lettere e alla civiltà. 

Xeerologia di Felice Chiapnsgo. — Mori in Roma il 19 gennaio di 
quest'anno Felice Chiapusso, membro della R. Deputazione di storia 
patria piemontese dal 1897. In altre Assemblee ebbero solenni e me- 
ritate lodi le qualità esìmie ed operose che egli mostrò assiduamente 
nella Camera dei Deputati e nell'esercizio di funzioni governative. 
La sua rettitudine fu esemplare, la sua dipartita fu pubblico lutto, 
segnatamente nella valle di Susa che lo conobbe promotore efficace 
•di quanto meglio giova alla generale prosperità. 

ÒoU'istessa diligenza perseverante, sincera, precisa, onde emerse 
nell'arringo politico ed amministrativo , Felice Chiapusso perscrutò 
le memorie storiche, interrogò monumenti, prescegliendo argomenti 
relativi al Piemonte e in modo precipuo a Susa e a quei dintorni 
ricchi di alti ed eloquenti ricordi. Dall'Arco Antico ai Castelli, dal- 
l'Ospizio del Moncenisio alla chiesa della Madonna del Ponte, dallo 
Statuto di Lodovico di Savoia allo stemma della città di Susa, le 
monografie del Chiapusso percorrono varie età, toccano le vicende 
politiche e la storia artistica e mettono in luce carte inesplorate, 
chiariscono, certificano, descrivono fatti dapprima incerti e confusi, 
usando un acume critico appropriatamente erudito. 

In tre volumi, intitolati alle famiglie segusine, egli adunò non 
«pio una singolare ricchezza di accurate ricostruzioni genealogiche, 
ma una copia preziosa di notizie che s'attengono a tutta la vita sto- 
rica di quella città e agli istituti che in essa beneficano ed insegnano. 

Preparava il Chiapusso una compiuta storia di Susa, ed aveva 
pronti all'uopo documenti e studi, e intorno ad essa lavorava. 

E voto nostro che la colta signora Irene Chiapusso-Voli, la quale 
con ingegno squisito descrive la flora delle regioni susine, provveda 
a che sia ordinata e pubblicata la parte di queir opera già recata 
a buon termine. E con questo voto il compianto della Deputazione 
di storia patria si unisce a quello della famiglia Chiapusso e della 
nobile città di Susa cui l'onorato collega rivolse segnatamente gli 
studi per i quali fu tra noi pregiato e caro (Paolo Boselli). 

Necrologia di Maurizio Brosch. — A Venezia, dove aveva stabi- 
lito la sua residenza fino dal 1873, è morto nel decorso estate il 
<iottor Maurizio Brosch, dotto ed operoso cultore degli studi storici, 
«d amico sincero del nostro paese. 



308 N011ZIE E COMUNICAZIONI 

Nato nt'l 1829 a Praga e quivi laureatosi in legge, dopo aver 
preso attiva parte alla vita politica del suo paese , tacendosi caldo 
sostenitore delle idee costituzionali e liberali , e combattendo colla 
parola e colla penna i diritti delle nazionalità conculcate, abban- 
donò la patria quando vide trionfare altre idee , e venne in Italia, 
dove si dedicò agli studi di economia politica e di storia politica, 
artistica e letteraria. 

Primo frutto della sua operosità nel campo della storia politica 
fu la poderosa opera Julius II uvei die Gruiìdung dea Kirdienstaates 
(Gotha, 1878), che riscosse al suo apparire lodi universali, é che anche 
oggi, dopo tanto fervore di ricerche, può essere consultato con grande 
vantaggio. Ad essa seguirono altri due volumi, che ne sono il natu- 
rale complemento, intitolati Geschichte des Kirchenstaates (1880-1882), 
i quali abbracciano la storia del governo temporale dall'età di Giu- 
lio II al 1870, e che, se talvolta contengono qualche giudizio sover- 
chiamente severo, qualche affermazione, che posteriori ricerche mi- 
sero in dubbio, hanno capitoli mirabili per vigore di sintesi, per 
lucidità di critica. Agli studi di storia italiana, dopo un lungo pe- 
riodo di lavoro dedicato alla storia inglese (1883-1890) e di cui sono 
frutto, oltre a parecchie monografie, i cinque grossi volumi di Storia 
dell'Inghilterra (dal 1509 al secolo nostro) comparsi nella grande 
raccolta Geschichte der Europatschen Sfaaten, diretta dal Heeren e 
poi dal Giesebrecht ed ora dal Lamprecht, ritornò più recentemente 
col bel volumetto GescJiichten aus dem Leben dreier Grossvesire (1899), 
che riguarda specialmente le relazioni di Venezia coll'impero osmano 
al tempo del granvisir SokoUi e dei due Kòprili, e poi col volume 
di sintesi sulla politica papale {Papal PoUcy) dal 1590 al 1648, che 
forma uno dei più begli ornamenti della Cambridge Modem Ilistory. 
Della storia nostra egli scrisse assennatamente e con grande com- 
petenza anche in numerosissime monografie, in articoli critici, in re- 
censioni talora assai lunghe e minute, in rendiconti che videro la 
luce nei più autorevoli periodici tedeschi ed inglesi, quali la Histch 
rische ZcitscJmft, le Mittheiìuvgen des K. und K. Instituts fiir Oest. 
Geschix^htsforschung, la Historiccd Rewiew, VHistoinsche VierteljahrS" 
schifi, la Zeit e via dicendo. Le nostre più notevoli opere degli ul- 
timi quarant' anni , i nostri più autorevoli scrittori , dalP Amari al 
Vii lari, al De Leva, al Tomm asini, ebbero nel Brosch un critico se- 
reno ed imparziale, un estimatore, spesso un difensore caldo e sincero. 

Anche negli ultimi tempi della sua vita, travagliato da grave 
malattia che gì' impediva il troppo assiduo lavoro, egli consacrava 
alla storia nostra la sua attività: ne è frutto la breve monografia 
sintetica Alhizzi und Medici^ che fu pubblicata dopo la sua morte nel 
primo fascicolo del Histonsche Vierteìjarsschriff del corrente anno e 
che riassume in forma sintetica e lucidissima la storia interna di 
Firenze dalla caduta dei Ciompi al ritorno di Cosimo de* Medici dal- 
l'esilio secondo il risultato dei più recenti studi. 

Alla memoria dell'operoso e valoroso storico austriaco, che tanto 
amò il nostro paese e tanto contribuì a farne conoscere la storia ai 
Tedeschi, la IHvista Storica Italiaiw. manda un mesto e reverente 
saluto (C. Manfroni). 



Benzi Ldiot, Gerente responsabile 



Torino - Tip. degli Artigiane'li 



6. Periodo della rivoluzione frangesie (1789-1815). 

Manacorda^ I rifugiati ìtaliaDi in Francia negli anni 1799 e 1800 

(C. Rinaudo) Pasr. 224. 

Sforza, Contributo alla vita di Giovanni Fantoni (G. Rinaudo) „ 226 

Chtti, Tommaso Puccini (G. Rinaudo) . . » 227 

Napoléon, Afanuscrits inédits (G. Manfroni) . . . , 228 

ZelU, Die hundert Tage. Von Elba bis Helena (G. Manfroni) , ii29 

7. Periodo del risorgimento italiano (1815-1907). 

Lobate, Un decennio dì carboneria in Sicilia (G. Rinaudo) , 230 
Poiré, Magenta et Solferino (G. Rinaudo) . . ,231 

Genova di Revel, La cessione del Veneto (G. Rinaudo) . ^ ^31 
Bourgeoia et CUrmont, Rome et Napoléon (G. Rinaudo) . , t232 
Pe8ci, Firenze capitale (G. Rinaudo) . . . „ 233 

Pesci, I primi anni di Roma capitale (G. Rinaudo) , . ^ 234 
Billot, La France et ritalie. Hist. des années troubles 1881-1899 

(G. Rinaudo) ,235 

Gallizióli, Gronistoria dei naviglio nazionale da guetra 1860* 

1896 (C. Rinaudo) . . ..... . . . .236 

Fumo, Castelli e fortezze veneziane nell'isola di Candia (C. R.) , 237 
Fumo, La gendarmeria cretese durante Tultima insurrez. (C. R.) , 237 
C€L9a, Marinai e soldati d'Italia a Greta (G. Rinaudo) . , 238 
Mazzini, Scritti editi e inediti, voi. I, II, IH (G. Rinaudo) , 238 
Garibaldi, Scritti politici e militari (G. Rinaudo) . . , 239 
Amari, Carteggio, voi. Ili (G. Rinaudo) .^ . . , 240 

Luzio, Nuovi documenti sul processo Gonfalonieri (C. Rinaudoì , 241 
Alesai, Una giardiniera del risorg. ita!., Bianca Milesi (G. R.) „ 242 
Pagani, The life of Antonio Rosmini-Serbati (G. Rinaudo) „ 242 
Casanova, Carlo Bastia (C. Rinaudo) ..... 243 

Mon\ Pietro Thouar (G. Rinaudo) ... . . . .243 

De Angélis, Memorie ((<• Rinaudo) 244 

Rosi, I Gairoli (C. Rinaudo) .245 

Levi, Il Cardinale O'Hohenlohe nella vita italiana (G. Rinaudo) „ 246 
Renzi, Il risorgimento nella poesia di 6. Carducci (G. Rinaudo) . 246 
Torraca, Giosuè Carducci (C. Rinaudo) ..... 247 
Manfroni, Domenico Carutti (G. Rinaudo) .... 247 

IL Spoglio di 31 Periodici nazionali e forestieri con riassunto di 

511 articoli di storia italiana (Carlo Contessa) ^ . * . 249 

IIL Elenco dr 116 libri recenti di storia italiana . 296 

rV. Notizie e comunicazioni. — Concorso per una pubblicazione 
storica su Torino e il Piemonte nel risorgimento italiano 

— Concorso della Casa editrice L. F. Cogliati — Concorso 
a premio su tema di diritto romano — Concorso di geo- 
grafìa economica — R. Deputazione sovra gli studi di storia 
patria per le antiche provincie e la Lombardia — Congressi 
storici di Barcellona e di Zaragoza — Nuove Riviste — 
Il Codice d*Astì, detto di Malabayla, tradotto in lingua ita- 
liana — Bibliographisches Institut — Poesie di mille au- 
tori intorno a Dante Alighieri — Collezione storica Villari 

— Necrologia di Felice Chiapusso — Necrologia di Mau- 
rizio Broscb .302 



indice generale della Rivista storica italiana 

in 2 volumi di pagine xxxvi-806, in-8. — Prezzo lire 24. 

Nell'Intento di soddisfare al desiderio di molti Associati alia 
Rivista stortoa, la Direzione è disposta di spedire ai medesimi 
I due volumi dell' Indice (franchi di posta) per lire quindioi (15), 
purché ne sia fatta domanda direttamente alla Direzione, con la 
acclusa cartolina vaglia di lire 15. Si prega di sollecitare le 
domande, stante lo scarso numero di copie disponibili. 

È un Indice affatto diverso da quello delle altre Ras- 
segne, Archivi e Giornali. Questi in poche pagine richia- 
mano tutto il loi'o materiale, e l'Indice serve solo a chi 
ne possiede la raccolta. Invece T indice della Rivista storica 
Italiana costituisce un lavoro autonomo, indipendente anche 
dalla sua collezione, come prospetto del movimento sto- 
rico relativo air Italie^ dal 1884 al 1901. Infatti T Indice 
della Rivista storica porge in 22680 numeri, ripartiti siste- 
maticamente in 60 gruppi, T indicazione delle Memorie 
originali, delle Recensioni e degli Articoli spogliati da 
oltre 600 periodici in 18 anni di lavoro. 



-J-T^r-i- 



, La Rivista storica italiana si pubblica in fascicoli tri- 
mestrali di circa otto fogli di stampa in marzo, giugno, 
settembre, dicembre. — Prezzo d'abbonamento lire 12 per 
l'Italia e lire 14 per i Paesi esteri; fascicolo separato 
lire 3,50 all'interno e lire 4 all'estero. Gli abbonamenti 
si prendono alla Direzione, Torino, via Brofferio, 3, e presso 
i principali librai italiani e forestieri. 

Sono pregati tutti gli Abbonati, che non hanno ancora 
pagato l'abbonamento dell'anno corrente, di ^'^olerne spe- 
dire senza ulteriore indugio l'importo, per regolarità di 
amministrazione. 



km XXV, r S. Lugllo-Settimbre 1908 Voi, VII, fase. 3° 

RIVISTA STOEICA 

ITALIANA 

PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE 
DIRETTA 

DAL 

Prof. COSTANZO RINAUDO 

CON LA COLLABOKAZIONE DI MOLTI CULTORI DI STORIA PATRIA 




DIREZIONE 

TORINO, VIA BROFFERIO, 3 
1908 



INDICE DELLE MATERIE 



I. Recensioni e note bibliografiche. 

1. Storu osnerale. 

Arrighi, La storia della matematica (A. Leone) . . Pa^. 309 
Hergenrother, Storia universale della Chiesa (L. G. BoIIea) , 310 

Labanca, Il papato (L. G. BoUea) > 314 

Sehneider, Home. Gomplezitó et harmonie (P. Spezi) * 316 

Professione f Storia d'Italia e della civiltà e socfetà italiana 

(G. Contessa) ,350 

Zanon, Romanità del territorio cittadellese (À. Battistella) „ 322 
SignoreUiy I diritti d*uso civico nel Viterbese (6. Sangiorgio) , 323 
Zippél, L'allume di Tolfa e il sno commercio (F. Gaerrierì) , 325 
Savìni, Gli edifizi teramani nel medioevo (G. Ghiriatti) . , 326 
Mussoniy II commercio dello zafferano nell'Aquila (G. Ghiriatti) , 327 
La Rocca, Le vicende di un Gomune della Sicilia (G. La Mantia) , 328 
De Mareschal de Luciane, La famiglia dei Pingon (D. Muratore) ,» 330 
Foglietti, Dei Marchesi d'Ancona (A. Leone) . . . .331 
Claricini Bompacher, Lo" stemma dei Da Onara o Da Romano 

(U. Cosmo) ,332 

2. Età preromana b romana. 

Jullian, Histoire de la Ganle (G. Rinaudo) .... 333 
Eenely Les religions de la Gaule avant le christianisme (G. R.) , 336 
Martroye, Genserie (X.) ,337 

3. Alto medio evo (Sec. v-xi). 

Semper, Das Fortleben der Antike in der Kunst des Abend- 

landes (P. Toesca) ,339 

Grisar, Die r6mische Kapelle Sancta Sanctornm (P. Toesca) , 340 

Giglio-Tos, La morte di Ottone III (6. Roberti) . . ,343 
Giglio-Tos, Di un diploma apocrifo del Re Arduino e della sua 

incoronazione (L. U.) , 344 

Bondois, La translation des saints Marcellin et Pierre (G. Cipolla) , 345 
Monod, E^sais des rapports de Pascal II avec Philippe I 

(G. Cipolla) ,345 

4. Basso medio evo (Sec. xi-xv). 

Eitel, Der Kirchenstraat nnter Klemens V (G. Cipolla) . , 348 
Guggetibergen Die Legation des Kardinals Pileus in Dentschland 

(C. Cipolla) . „ 350 

Buraggi, Gli Statuti di Amedeo VII! del 26 luglio 1423 (L. U.) , 351 

Sehubring, Luca della Robbia und seine Familie (P. Toesca) , 352 

MoreUini, Giovanna d'Aragona (M. S.) . . . • . 353 



I. 
RECENSIONI E xNOTE BIBLIOGRAFICHE 



1. STORIA GENERALE. 

G. LELIO ARRIGHI, La storia della matematica in relazione 
collo sviluppo del pensiero. — Torino, Paravia, 1906. 

84. — L'A. si è proposto di presentare una storia della 
matematica e di dimostrare T affinità di sviluppo tra questa 
scienza e il pensiero in genere; egli ha trovato chi gli ha 
aperta ampiamente e direttamente la strada. Note sono infatti 
le opere di Moriz-Cantor, del Roose-Ball, del Montricla, di 
Guglielmo Libri, dalle quali l'Arrighi desunse l'occorrente per 
il suo lavoro. Questo è tuttavia meritevole di menzione, se 
pensiamo che le opere suddette sono, per la loro mole e 
perchè scritte in lingue straniere, di non troppo facile con- 
sultazione. 

La divisione della materia in periodi adottata dall'A. non 
è originale, ciò non di meno è, secondo me, buona, perchè 
di una praticità indiscussa. Nell'età delle origini abbraccia le 
scienze matematiche presso i popoli orientali, compresa la 
scuola ionica, la pitagorica, la platonica e l'aristotelica; nel- 
l'età classica la produzione della scuola alessandrina, ed attra- 
verso i tempi e i luoghi giunge fino al 150O; nell'età moderna 
prende le mosse dal Tartaglia, dal Viète, da Copernico, da 
Thyco, e, col 1600, col J700, giunge fino a noi. 

L'A. si diffonde in più ampie notizie sui vari autori man 
mano che procede verso i giorni nostri; cosi troviamo buone 
pagine su Buona ventura Cavalieri, su Descartes, su altri a noi 

Bivista storica italiana, 3» S., vit, 3. 20 



310 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — A. LCOXE 

più vicini; invano cercheremmo d'ognuno cenni puramente 
biografici; di essi non ha voluto tener conto TA., « persuaso 
che le miserie dell'esistenza potrebbero talvolta rallentare lo 
slancio dtjirammirazione del lettore »! 

L'ultimo capitolo tratta molto brevemente della storia 
della matematica in relazione con lo sviluppo del pensiero. 

A parte le ripetizioni parecchie di cose ovvie, un indice 
finale dei nomi delle persone renderebbe più comodo il volume 
ai consultatori. A. Leone. 



G. HERGENRÒTHER — G. P. KIRSCH, Storia universale della 
Chiesa. Prima traduzione italiana di E. Rosa. Voi. I-VL — 
Firenze, Libreria Fiorentina, 1905-1907. 

85. — La casa editrice mise su l'alto del frontispizio solo il 
nome dell'Hergenròther, segnando dopo che questa traduzione 
italiana fu condotta sulla quarta edizione tedesca, interamente 
rifusa dal Kìi'sch, professore di storia all'università di Friburgo : 
io accostai i due nomi perché tante e tali innovazioni furono 
introdotte dal Kirsch nell'ordinamento della materia, nello svi- 
luppo maggiore o minore delle singole parti e nella letteratura 
delle fonti, che ben giustamente il suo. nome va associato a 
quello dell'autore. 

Quand'io abbia rivelato ai lettori che l'Hergenròther fu car- 
dinale cattolico e che il Kirsch è monsignore della Santa Madre 
Chiesa, è probabile che qualcuno di essi sia indotto a diffidare 
di quest'opera grandiosa: ciò non deve essere perchè essa è 
— anche a giudizio di molti critici protestanti — il più ampio 
manuale di s Loria ecclesiastica che sia uscito in questi ultimi 
tempi, e consultato con un po' di cautela riesce un sussidio 
principalissimo per gli studi storici. 

A fine di promuovere la cognizione, la difesa e l'amore della 
Chiesa, il Padre Enrico Rosa, sorretto da dotti colleghi, fra i 
quali è a ricordarsi l'erudito Padre Fedele Savio, ha affrontato 
l'arduo compito di tradurre in italiano la voluminosa storia 
dell'Hergenròther; e bene egli fece, che se essa sì divulgasse 
anche solo fra il clero nostro, grandi ne sarebbero i benefici 
per la coltura. Ma l'opera merita di uscire dalla cerchia del 
seminario e di penetrare nelle biblioteche degli studiosi per i 
suoi pregi intrinseci. Certo che se noi pretendessimo da- due 



STORIA OKNERALI — 0. BBROBXROTHKR <- 0. P. EIRfiCH 811 

alti funzionari del cattolicìsmo una storia inspirata ad una 
concezione libera e laica, o basata sul determinismo, noi pre- 
tenderemmo cosa impossibile; e perciò quando noi notiamo 
che non mai gli autori sorprendono alFiraprovviso chi legge, 
ma che sempre lo preavvisano del loro pensiero filosofico reli- 
gioso neirinterpretazione del divenire della Chiesa, non pos- 
siamo che tributare lode a questa opera storica. 

Finora ne furono già editi sei grossi volumi che narrano 
dalle orìgini della Chiesa cristiana sino al 1648, riuscendo una 
compiuta esposizione di tutta la vita religiosa mondiale. Ogni 
volume è diviso in più parti ed ognuna di queste in più ca- 
pitoli, corrispondente ciascuno di essi ad un periodo di tempo 
contraddistinto da qualche notabile avvenimento. I capitoli si 
succedono secondo Tordine cronologico, portano nei titoli con- 
trassegnati i fatti che li distinguono nella vita della Chiesa, e 
sono preceduti da ima bibliografia abbastanza piena e redatta 
con paziente diligenza, se non sempre con completa spas- 
sionalità. 

Il primo volume, oltre a due cenni biografici dell'Hergen- 
rother e del Kirsch, reca le prefazioni del traduttore e degli 
autori, i quali annunciano sinceramente il loro proposito. Argo- 
mento vero del primo volume è — dopo una introduzione di 
una cinquantina di pagine, contenenti le nozioni, lo scopo, le 
fonti, i sussidi e le vicende varie della Storia Ecclesiastica 
attraverso i secoli — la narrazione delle origini e dello svi- 
luppo della Chiesa in lotta con lo Stato pagano di Roma. 

Lo specchio che THergenròther ci offre del mondo greco- 
romano e della funzione che il popolo giudaico esercitò nel 
campo religioso, riesce una limpida sintesi delle dottrine filo- 
sofiche e mitologiche pagane e delle lotte intestine fra gli 
Ebrei. Non così si può dire del capitolo sulla preparazione del 
genere umano alla venuta di Cristo, che dovrebbe essere im- 
prontato ad una chiara concezione deirellenismo alessandrino 
e delle condizioni economiche dell'epoca, mentre invece è 
basato sui principi! biblici. 

La fondazione della Chiesa ammessa come creazione di 
Gesù Cristo, l'opera apostolica di S. Paolo — di puro svol- 
gimento del principio germinale, anziché opera fattiva quale 
realmente fu, — di S. Pietro e di S. Giovanni, la costituzione 
delle prime comunità, Torigine dell' episcopato , le eresie, la 
diffusione del Cristianesimo, le persecuzioni sue, l'opera degli 



312 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — L. 0. BOLLBA 

Apologeti, il gnosticismo, il montanismo, gli inizii della teologia 
cristiana, diverse questioni sui principali dogmi, i rapporti del 
Cristianesimo con il neoplatonismo, le controversie sulla Tri- 
nità, il Manicheismo, i costumi cristiani, Tascetismo ed 11 voto 
di castità sono la vera materia del primo volume, che più dei 
successivi presenta sviluppati i pregi ed i difetti complessivi 
di tutta l'opera: quindi molta erudizione e... molta interpre- 
tazione del fatto storico mediante il concetto tomistico. 

Il secondo volume, dedicato alla Chiesa nelFantico mondo 
civile, ne studia le strette relazioni con l'impero romano-cri- 
stiano, soffermandosi a Itmgo sulle eresìe ariana, macedoniana, 
apollinarista, sugli scismi d'Antiochia, luciferiano, donatista, 
priscillianista, sullo stato giuridico della Chiesa nell'impero cri- 
stiano di Roma, sulla costituzione delle diocesi, dei patriarchi 
e metropoliti, del primato romano e dèi sinodi e della ge- 
rarchia ecclesiastica, sul monachismo orientale ed occidentale, 
sulla disciplina e sull'anno ecclesiastico, sulle chiese e sui ci- 
miteri cristiani, sulle controversie origeniana , nestoriana, 
eutichiana, dei monoflsiti, pelagiana, monotelita, sulla patri- 
stica di S. Agostino, sull'ascetismo e misticismo, suirislam e 
sulla diffusione della dottrina cristiana nelle diverse parti 
d'Europa. 

Di qui prende lo spunto il terzo volume per dire dello 
scisma d'Oriente maturato attraverso alle eresie pauliciana, 
iconoclasta, mechiana, e delle condizioni del papato in Italia 
di fronte ai Bizantini e ai Longobardi. Di poi, discorrendo della 
funzione educatrice della Chiesa in Occidente, l'A. ne ricorda 
i travagli e le glorie, quali il rifiorire dell'età carolingia, le scuole 
ecclesiastiche, l'arte religiosa, sia plastica, sia poetica, sia musi- 
cale, e la riforma degli ordini religiosi per opera dei cluniacensi. 

II quarto volume continua a dire della Chiesa educatrice 
della società in Occidente, discorrendo della riforma del clero 
secolare e della lotta per l'investitura, dell'apice della potenza 
politico-religiosa del papato con Innocenzo III, delle crociate 
e del conflitto con Federico Barbarossa, deiraccentramento 
dell'amministrazione della Chiesa, della floridezza della vita re- 
ligiosa e della scienza ecclesiastica nel secolo XIII. 

Ancora sempre sulla funzione civile della Chiesa nell'Eu- 
ropa occidentale del medioevo si aggira il quinto volume, 
registrando come si notino però una decadenza della potestà 
politico-ecclesiastica del papato ed un indebolimento del sen- 



STORIA GENBRALB — G. HBRGSNRdTBBR - G. P. KIRSCH 318 

tìmento religioso nel mondo, o meglio un'aspii'azione generale 
ad una riforma, e notando che mentre lo scisma d'Occidente 
provoca scandali dolorosi, Wicleffe e Huss minano Tedificio con 
nuove eresìe, per cui si tengono vari concilii di riforma nel 
secolo XV, ma inutilmente, che siamo alle porte del Rina- 
scimento. 

Il sesto volume affronta da prima una esposizione mollo 
ardua a farsi da due prelati: cioè la Chiesa dopo la rottura 
dell'unità religiosa nell'Occidenle; di poi narra la diffusione del 
cristianesimo fuori dell'Europa. La grande eresìa, o meglio la 
riforma protestante, viene studiata nelle cause sue, nello svol- 
gersi vario, nel pensiero suo sostanziale, con profonda dottrina 
e con ricchezza di dati storici, anche se talvolta fa capolino 
un poco il carattere polemico. Giustamente per THergenròther 
e per il Kirsch il grandioso rivolgimento religioso del secolo XVI 
non è che una prima manifestazione del carattere rivoluzionario 
dell'era moderna. Si potrà non approvare che siano « sintomi 
di un malore che covava nelle viscere della società » la « mania 
di libertà », la « vaghezza di novità » e T « afTievolimento della 
podestà regia », né ritenere che il protestantesimo non sia 
« altro che l'inconseguenza e Tacciecamento dell'intelletto, ca- 
gionato da pregiudizi inveterati e da gretta considerazione di 
cose accessorie », ed « uno degli alleati dell'incredulità », ma 
certo che questo studio sul movimento protestante e sulla con- 
troriforma della Chiesa cattolica è pieno di dottrina ed è una 
storia sintetica e chiara di tutti i procellosi avvenimenti. 

Il carattere orgoglioso ed irrequieto di Martin Lutero e 
il suo staccarsi via via dalla Chiesa di Roma sino a costituire 
la grande Riforma, il sorgere degli anabattisti e delle altre 
chiese erotiche minori, il pensiero di Zuinglio e di Calvino, la 
difesa del diritto di credenza contro le violenze dell'Impero, 
la difTusione del luteranismo nelle terre tedesche, del calvinismo 
in Francia, in Olanda e in Scozia, il poco sviluppo della ri- 
forma in Ispagna ed in Italia, l'affermarsi dell'anglicanismo e 
le guerre religiose dinastiche che ne derivarono, la teologia pro- 
testante e le controversie dottrinali fino a mezzo il secolo XVI, 
la controriforma cattolica per opera dei papi, dei Gesuiti, degli 
ordini religiosi minori sorti numerosi, la rivolta eroica dei gueux 
d'Olanda, le guerre religiose-civili in Francia, la guerra dei 
trentanni, il socinianismo e l'antitrinitarismo in Italia, il grande 
contrasto fra Chiesa e Stato, risoltosi vittoriosamente per la 



314 RIOCIIBIOXI K NOTE BIBUOaRAFlCHB — L. 0. BOLLBA 

prima nei paesi cattolici, il rifiorire degli studi storici e teologici 
per opera di protestanti e di cattolici, le controversie dottrinali 
intorno alla Scrittura Sacra, airimmacolata Concezione, il baia- 
nismo, il giansenismo, la dottrina moliniana, il richerianismo, 
Tinflusso della religione sulle arti del 600, i tentativi di ricom- 
pensare le perdite in Occidente con riacquisti in Oriente, i buoni 
frutti delle missioni cattoliche in Asia, Africa ed America: questi 
tutti sono gli argomenti del sesto volume della storia dell'Her- 
genròther. 

Complessivamente dei sei poderosi volumi, il primo è 
quello che maggiormente si eleva per la profondità del pen- 
siero nello studio del costituirsi della Chiesa cristiana, mentre 
il sesto è storicamente il meno attendibile, perchè animato da 
uno spirito polemico per questioni ancora vive e sempre scot- 
tanti per la chiesa di Roma. 

Se però si pensa ch'esso è una fonte ottima per la rico- 
struzione di tutto quel lato della riforma che — spiacevole ai 
protestanti — rappresenta da un lato le benemerenze del cat- 
tolicismo, anche in questo periodo turbinoso, e dall'altro le 
incertezze e le debolezze della Riforma, si può ajiche di questo 
volume fare il dovuto elogio agli autori. 

Né va scordato il merito della libreria editrice Fiorentina, 
vera prova del risveglio delle forze cattoliche giovani, inspirate 
ad un concetto scientifico nuovo, ed animate da un grande 
desiderio di conciliazione della dottrina cristiana con Tanima 
moderna. L. C. Bollea. 



B. LABANCA, Il papato. — Torino, Fratelli Bocca, 1905. 

86. — Vi sono argomenti storici di somma importanza che 
— riattaccandosi a questioni scottanti — sono abitualmente 
dagli studiosi, alieni per natura dalle polemiche e dalle noie, 
lasciati in disparte, quasi che nella vastità del campo storico 
si possa sempre spaziare evitando questi spinosi quesiti. Ma 
quando si pensi che la civiltà classica andò via via svolgendosi 
e trasformandosi così che fu un giorno in cui — trasmutatesi 
ressenza sua spirituale e la realtà di cui era materiata — si 
concentrò in quel movimento di rinnovazione, che fu detto cri- 
stianesimo, noi non possiamo non accingerci allo studio di 
questa religione per renderci conto del divenire umano. E 
quando ancora noi consideriamo che il cristianesimo fu Tele- 



STORIA GENERALI — B. LABANOA 815 

mento fondamentale delFanima del medioevo, chiara ci apparirà 
la necessità della ricerca del costituirsi della Chiesa, di questa 
potente organizzazione — propulsatrìce dell'idee nuove — e 
quindi dei congegni suoi, fra i quali sommo il papato. 

Per contro, in passato, allo studio dell'origine e dell'evo- 
luzione di questa potestà attendevano essenzialmente gli apolo- 
gisti cattolici ed i teologi protestanti animati da spirito pole- 
mico ed ostile, gli uni e gli altri quindi in condizioni tutt'altro 
che serene per un vero studio critico. In questi ultimi tempi 
è sorto invece un grande amore di ricerche storiche audaci, 
che, lungi dallo schierarsi sistematicamente prò o contro il 
papato, studia questo organismo della Chiesa con l'unico desi- 
derio del vero. Tale è il lavoro di Baldassarre Labanca, edito 
dalla casa Bocca di Torino. 

Il Labanca esamina l'origine e le controversie sul nome 
« Papa » fra le due Chiese di Oriente e di Occidente, finché 
questo nome divenne in Occidente esclusivo del solo vescovo 
di Roma, e si elevò a meravigliosa potenza, costituendo l'istitu- 
zione ecclesiastica detta Papato. Siccome il capo della Chiesa 
dì Roma adottò da prima il nome di Episcopo, e di poi assunse 
ancora quello di Pontefice, così l'autore esamina nello sviluppo 
primitivo del Papato anche la genesi e le applicazioni dei nomi 
Episcopo e Pontefice. È vero che col tempo il Papato si onorò 
con molti altri nomi e titoli, ma è pur vero che bastarono al 
suo primitivo sviluppo i tre nomi di Papa, di Episcopo e di 
Pontefice. Di poi il Labanca dà uno sguardo ai principali pe- 
riodi storici, attraverso ai quali esso ha funzionato per molti 
secoli, dai primi dell'era cristiana fino al secolo nostro. Es- 
sendosi il Papato svolto ed estrinsecato in mezzo ai cattolici 
come autorità religiosa, come autorità politica e come autorità 
regia, cosi ricostruendone i principali periodi storici, spesso 
ricorre sotto la penna dell'autore nell'unità del Papato la trinità 
delle sue funzioni. In ultimo, fondandosi sullo stato presente del 
Papato, il Labanca chiude il libro con alquante induzioni pro- 
babili sul suo avvenire, niinose per il Papato religioso di fronte 
all'afTermarsì del particolarismo religioso, della scienza e della 
concezione materialistica della Storia, sebbene il profeta ri- 
conosca che larghe e profonde radici ancora sempre lo ali- 
mentino. 

A ciascun capitolo sono aggiunte delle opportune note che 
completano le indagini che si riferiscono al capitolo ; il tutto è 



316 RECENSIOMI E NOTE BIBLIOORAFIOHE — L. C. BOLLEA 

precedono da una bibliografia ricchissima delle Fonti della 
Storia dei Papi divise in fonti officiali, semiofficiali e officiose, 
ed un'altra non meno ampia dei Papi che, pur non essendo 
compiuta, dà le opere più recenti ed importanti. 11 Labanca, 
professore dell'unica cattedra di storia del Cristianesimo che 
esista in Italia, è nome chiaro in questo campo, etìon fa d'uopo 
quindi ricordare le molte altre sue opere su Cristo, sulla cri- 
stologia e suirumanesimo per avvalorare l'importanza di questo 
studio sul Papato. 

Quando poi si pensi quanto la storia d'Italia sia intima- 
mente connessa con quella del Papato, della Chiesa e degli 
Ordini religiosi, si comprenderà di leggieri come conveniente- 
mente si faccia cenno del lavoro del Labanca in questa Eivista 
di storia italiana^ anche se già da qualche tempo il libro ha 
visto la luce per opera della solerte casa editrice Bocca. 

L. C. BoLLEA, 



SGHNEIDER RENÉ, Rome, CompUxité et Hannonie. — Paris, 
Hachette et C.% 1907. 

87. — No, non è un libro di storia. La storia vi ha parte 
come ve n'ha la religione, l'arte, il classicismo, la poesia. Anzi, 
io direi che tutte le pagine del libro sono ispirate a poesia, 
poiché la complessività varia degli aspetti, sotto cui può esser 
considerata Roma, è qui espressa poeticamente, sempre. 

Ma esporre l'armonia complessa di Roma dal tempo più 
lontano nell'antichità a quello più lontano dell'avvenire, con- 
duce a parlare di tutta Roma nella letteratura, nella storia, 
nella religione, nel costume, nell'arte ecc., onde il libro avrebbe 
un'aria di guida ideale dell' eterna città ; una ideale guida però 
scritta per chi conosce già Roma, anzi la conosce bene anche in 
tutte le sue personificazioni intellettuali e morali. E sotto questo 
punto di vista il libro rientra nell'orbita delle pubblicazioni 
storiche, delle quali può occuparsi la nostra Rivista, 

In tutti i casi, adunque, non novità di contenuto, non ri- 
cerche inattese di soggetti nuovi. 

Gli argomenti stessi delle varie parti danno l' intonazione 
e i limiti del libro. Queste parti sono sette, determinate da 
una parabola di ampiezza di svolgimento. Dapprima {Sur ìes 
collines) sì dà uno sguardo generale alla Roma moderna; poi 
{Autour de V antiquité) meglio si ricerca l'annon/a del passato ; 



STORIA GBNERACE — R. fiCUNEIDER 317 

quindi s* inneggia più copiosamente al cristianesimo che anima 
la vita Romana {Aiitour du Cttnfitlanivne); finche si svolge, 
in più distesa forma ancora, quanto c'è di Volupté et spintua- 
lite; Aìdour de la Renaissance, dando anche un quadro della 
vita principesca nella villa d'Este a Tivoli. Le altre due parti 
Suìmrtmìia e Dans la Campagne completano il contorno ; mentre 
l'ultima: Éternelle et mondiale riassume, in una geniale sintesi 
di poetica visione, la continuità della gloria di Roma nel tempo 
passato e in quello avvenire. 

Questa idealità oggettiva, con cui ù considerata Roma nei 
molteplici suoi aspetti, dà risalto ad un altro pregio manifesto 
ed essenziale che subito si nota nel libro e rende questo sim- 
patico ad ogni lettore : la superiorità delF autore, o la sua in- 
dipendenza soggettiva da ogni preconcetto storico e da ogni 
tendenza di partito, così in politica come in religione, cosi 
in arte, come in letteratura. L'eterno, il cosmopolitismo di 
questa città ò penetrato nello spirito dello scrittore, che, con 
irresistibile verve, tratta tanto dei miti leggendari romani del 
tempo preistorico, quanto della Roma moderna e di Garibaldi 
e del monumento (futuro) a Vittorio Emanuele IL 

Vale la pena di darne un solo cenno. 

Nessun' età ha conosciuta T origine di Roma, cominciando 
dagli antichi che la ravvolsero nelle favole. Però quanto più 
il tempo, storico è avanzato, tanto più questa origine è stata 
dimostrata più antica di quello che fosse stato asserito prima; 
Niebhur la dimostrò anteriore a quella che la credevano gli 
storici romani dell'impero; ma oggi la Eoma quadrata del Pa- 
latino può ritenersi una città di ieri a petto dell'antichità pre- 
istorica esumata dal Sepolcretum co' suoi pozzi a incinerazione 
e le sue fosse a inumazione. Non è più leggendaria quindi la 
migrazione delle tribù pelasgiche o sicane arrestantisi per ce- 
lebrare la loro « Primavera sacra ». Sicché à mesure que fion 
passe recide, son avenir se prolonge, la perspective séfend devant 
elle (pag. 319); il risorgimento italiano quindi e la vita di Roma 
capitale d'Itaha non sono che la giovinezza (perchè non dire 
l'infanzia?) d'una vita nuova della Roma eterna. 

Ma questa vita nuova ò pur un trasformarsi d'altra vita 
passata: l'Altare della Patria col monuiìiento del Sacconi è 
nel Campidoglio quasi fosse parte dell'antico Campidoglio stesso: 
il Corso è la medesima via Flaminia antica. E questo rinno- 
varsi, questo eternarsi, tornando al passato, è cosi naturale 



818 RBCOfBIONI I NOTB BIBLIOGRAPIOHB — P, 8PBZI 

in Roma, che ritrovasi nella bocca del popolo, nelle colonne 
dei giornali, financo nelle réclatnes dei cartelloni di teatro. 

In tal guisa, quindi, la materia storica, artistica, letteraria, 
filosofica dell'eterna città, ricollegata, illustrata e completata 
con accenni alla vita intellettuale e morale di tutto il popolo 
italiano, assume aspetti graditi, varii, quasi nuovi, sempre in- 
teressanti l'attenzione di chi legge. 

Ma al geniale autore bisogna pur concedere tutte le libertà 
che ai poeti son proprie. Per dirne una: il cristianesimo è 
idealizzato in modo che lo scrittore crede poterne giudicare 
la singolarità, così:... qu'on Vétudie dam Vàme du peuple, ou 
dans ses forrms extérieures^ n'est souvent que h revanche des ati" 
ciens dieux (p. 101). 

Se non che la poetica suggestione dell' argomento fa go- 
dere allo scrittore sensazioni, che noi, profani, appena possiamo 
creder provate da lui; così nel Palatino egli non solo ha ri- 
trovato Cibele, non solo l'ha presentita humide et tiède^ ma vi ha 
senti Vodeur fauve de son sexe, il che, via, non è da tutti (p. 45). 

Sentasi con qual forma secentesca egli manifesta la vita, 
l'anima della iscrizione per la vittoria di Lepanto, iscrizione 
che leggesi nella chiesa dell' Aracoeli : Mais e' est dans le latin 
quHl faut lire! Les beaux mots^ grates comme s'ils étaient èpe-- 
ronnés de. hronze s'avancent en ligm^ lentement, poìnpeiisement^ 
telles les galères amirales sur les flots de la Mediterranée, Un 
orgxieil puissant les pousse en poupe: e' est qu'ils ont conscience 
de céUbrer,.., (p. 110). 

Squisita sensibilità d'artista invece incontrasi nella felice 
sintesi del sublime nella pittura del beato Angelico, realista in 
Roma per effetto dell'umanesimo paganizzante del tempo di 
Nicolò V, il quale ve lo chiamò:... ce quHl a d'absolu dans sa 
ligne touche le peintre contine un sentimefit^ il semble en écouter 
la musicante (p. 123). 

* 

Non vogliamo pertanto trascurare di osservare che alcune 
mende disturbano la grata poetica lettura. Non sappiamo se 
sian tutte sviste tipografiche, come in parole italiane {honestay ' 
civiltà, dolcezza, (p. 192), les comhinatione (p. 328), au temps 
du Pogge (p. 31), Montigiani (p. 11),...], come in parole latine 
Have Caesar (p. 123), Have Boma (p. 330), Pont Molvius (p. 17), 
Oras claustrales (p. 83)...], com' anche in francese stesso [les 



STORIA QENERALS — R. 8CBNEIDSR 819 

« simples » se complaisent entnti ces grandeurs (p. 33), galene 
d'AfUiques (p. 86)...]. Certo stona un poco T irregolarità or- 
tografica di due pagine consecutive, nelle quali sono ricordate 
alcune chiese così: Saint Onuphre, San Salvatore in lauro, 
Santo Salvatore, Santo Pietro, Santo Cosimato. e Saint Paul-hors- 
les-murs (p. 84-85). 

Ma stona di più qualche inesattezza di fatto: Les lauriers 
impériaux couvrent de gioire le Forum; la denomination jìopu- 
taire appeUe encore aujourdliui telle église S. Salvator in7aw(p.vii). 
mentre S. Salvatore in lau{ro?) è lungi dal Foro, dove invece 
è un S. Salvatore in lacu, che nulla ha che fare coi lauri. 

Il mezzogiorno, annunziato dal cannone al Gianicolo, di- 
venta invece:... un petit canon,,, tonne encore le soir: il tonne 

le coucher du soleil (p. 330): lo scambio, via, è proprio 

poetico!... 

La famosa barcaccia del Bernini a piazza di Spagna è detta 
la barchetta. 

A pag. 6 si ricorda le massif Albain che a pag. 69 di- 
venta les monts d'Albe, mentre si .sa che, anche a dispetto dei 
geografi, quelle alture sono sempre dette Colli Albani, e TA. 
doveva rispettare la parola tradizionale, come l'ha rispettata 
ricordando Monte Mario, che è un colle, o Monte Citorio che 
è meno d'un colle davvero. 

A pag. 108 è ricordato che innanzi al Bambino dell' Ara- 
cceli, aujourd'hui les bambini de Bome lui recitent des com^ 
pliments: ma bambino è (l'A. lo sa) un fanciullo in fasce; come 
supporre che recitino poesie? 

Ma là, le inezie possono meglio far lumeggiare il pregio 
del libro, il quale, studiando l' anima grande ed eterna di Roma, 
la ricerca in tutte le manifestazioni della vita interiore ed 
esterna di tutti i tempi. Un lato soltanto ci sembra che lo 
Schneider non abbia, nonché trattato, neppure toccato: il lato 
satirico, innato, del popolo romano, che lo ha continuato dalle 
Atellane fino al Pasquino e fino alla classica manifestazione 
popolare dei sonetti dialettali del Belli che sono un monumento 
di quello che fu la plebe dei suoi tempi. L'argomento è deli- 
cato e difficile, ma degno della conoscenza non superficiale 
<ìhe FA. ha del romano moderno e degno della sui penna 
briosa ed elegante. Chi sa perchè ha creduto lasciare cotale 
lacuna nel suo scritto? La lacuna, certo, è troppo evidente. 

Concludiamo dicendo che raramente uno scrittore fore- 



320 RECENSIONI E NOTE BIBLIOORAFICHE — P. SPEZI 

stiero, parlando di Roma, ha saputo rendersi così oggettivo 
serenamente nel giudicare uomini e cose nostre quanto lo 
Schneider, e, più raramente, l'immaginosa poesia della gran- 
dezza di Roma è stata rivestita di forma meridionalmente e 
provenzalmente più attraente per classicità e per continua e 
vivace simpatia di argomento. P. Spezi. 



ALFONSO PROFESSIONE, Storia d' Italia e della civiltà e 
società italiana. Voi. I, Storia romana e delle dominazioni 
barbariche; Voi. II, Medioevo; Voi. Ili, Storia moderna e 
contemporanea; 2** Edizione. — Torino, Paravia, 1908. 

88. — La Rivista, non usa ad occuparsi dei testi scola- 
stici, fa un'eccezione segnalando tre volumi, che dalle propor- 
zioni, dal titolo, da alcune incisioni intercalate potrebbero 
confondersi coi testi che ogni giorno compaiono più o meno 
vitali, più o meno nuovi intrinsecamente, stanche è nuovo il 
nome dell'autore. Ed ò questa una eccezione giustificata. 

Del resto, discutere un manuale di storia destinato alle 
scuole sarebbe punto opera oziosa o da sdegnare; gli stra- 
nieri ce ne danno buon esempio, la dotta Germania in primo 
luogo, e la Francia del pari. Così, per tacere di varie Riviste 
pedagogiche, uno dei più geniali periodici francesi di storia, la 
« Revue de synthèse historique „ da alcuni anni appunto ha 
aperto le sue pagine come palestra alla vitale questione del- 
l' a enseignement de Thistoire au Lycée » : qualche sporadico 
accenno di discussione sull'argomento si potrebbe notare anche- 
in Italia, ma ancora è troppo misera cosa. 

Io non qui voglio nò posso sfiorare nemmeno un semplice 
sommario di ciò che si dovrebbe o potrebbe fare sulFargo- 
mento, accenno soltanto a un programma di lavoro che pre- 
parerebbe la riforma o perlomeno il miglioramento dei manuali 
scolastici di storia, in guisa che rispondessero allo spirito dei 
tempi il quale con rapidità vertiginosa si evolve: parecchi dei 
manuali che oggi corrono per le nostre scuole hanno raggiunto 
qualità di perfezione veramente notevoli, ma necessità sempre 
nuove ricorrono. 

Una delle più fondate obbiezioni, che da un decennia 
forse furono mosse al metodo deir insegnamento della storia 
nelle scuole secondarie, e perciò anche ai manuali che di tal 
metodo sono l'espressione, è lo squilibrio evidente nello svolgi- 



STORIA GENERALE — A. PROFESSIONE 821 

mento delle varie parti e la preponderanza ingiustificata che 
si suol dare ai fatti politici e militari sopra i fatti che riguar- 
dano invece la vita sociale attraverso i secoli nelle sue più 
svariate esplicazioni. 

Il Professione, che parecchi anni addietro ha dato già alla 
scuola secondaria un testo ben noto secondo i regolamenti 
e i metodi vigenti, porta col nuovo manuale,- che oggi presen- 
tiamo, una vera rivoluzione di sistema ; e fa anche opera ardita. 
A molti, del resto, V opera è nota, poiché già si presenta al 
pubblico nella seconda edizione. Il testo è diviso fondamental- 
mente in due parti: la prima comprende la narrazione tradizio- 
nale dei fatti politici e militari, le biografie dei grandi per- 
sonaggi ecc. , è ridotta in proporzioni minime , corredata di 
illustrazioni, di domande riassuntive in fondo a ciascun capitolo ; 
corrisponde alFincirca al programma delle scuole medie inferiori. 

La seconda parte, quella veramente originale, la quale ha 
costato certo non piccola fatica air autore e mostra la sua 
larga erudizione, è appunto la storia della civiltà, o come i 
tedeschi direbbero, « della coltura » italiana ; sono illustra- 
zioni storiche sugli usi, sui costumi, sulla vita e la società nei 
vari periodi del suo svolgimento, se pure è possibile dividere 
la storia della civiltà in periodi cronologici determinati con 
hmìti netti e precisi. 

Parecchi testi scolastici hanno speciali capitoli destinati 
alla storia della civiltà, ma per rendere tali nozioni veramente 
proficue era necessario togliere l'aridità schematica, dare mag- 
giore ampiezza di dettagli, appagare insomma la curiosità ed 
attrarla, era necessaria l'emancipazione di tali fatti sociali 
dalla preponderanza dei fatti politici e degli aneddoti abusati, 
era necessaria una trattazione indipendente, e ben fece in ciò 
il Professione. 

Egli forse avrebbe potuto fare ancora un passo oltre verso 
r emancipazione assoluta e tenere staccate in opere distinte 
le due parti ora unite nello stesso volume : la erudizione che 
si esplica nella storia della civiltà, anche coll'aiuto dell'inse- 
gnante a stento può adattarsi certamente agli studenti cui 
sono destinate le elementarissime notizie di storia politica 
della parte prima, e viceversa le notizie politiche della parte 
prima non bastano a quegli studenti che sarebbero in grado di 
profittare della parte seconda. Invece stralciata la storia 
della civiltà in un volume a se potrebbe rappresentare un 

Rivista storica italiana, S» S., vir, 3. 21 



322 REOEMSIONI E NOTI BIBLIOQRAFICHE — C. COMTEfiSA 

utilissimo sussidio al manuale del programma sinora ufficiale 
per tutti gli studenti delle scuole secondarie, e specialmente 
delle scuole medie superiori, a quella guisa ch'essi hanno oggidì 
sussidi di speciali volumetti per la storia dell'arte, le cui nozioni 
per il passato erano pure concentrate in poche parole dei testi 
di storia generale. 

E un siffatto manualetto speciale di « storia della coltura 
italiana » sarebbe poi ancora più proficuo ed interessante, se 
le preziose notizie fossero corredate di illustrazioni grafiche co- 
piose; tale bisogno si fa tanto più vivamente sentire nella 
coordinazione attuale dell'qpera pel paragone colla parte prima 
del testo che appunto è illustrata, benché con criteri assai 
diversi da quelli prettamente scientifici con cui si desidererebbe 
graficamente sussidiata la parte seconda ; ma ciò dipende in 
Italia spesso più dagli editori che dagli autori. Queste proposte 
a modo di augurio facciamo per le future edizioni, che senza 
dubbio Topera merita ed avrà numerose. 

Carlo Contessa. 



G. A. ZANON, Rarnanità del territorio dtladellese, voi. 1®. . — 
Parma, Tip. Coop. Parmense, 1907. 

89. — Il sig. 6. A. Zanon, noto già per altri scritti intorno 
alla storia di Cittadella, pubblica ora un primo volumetto di 
Saggi storici cittadellesi riguardante la romanità del territorio 
di quella grossa borgata, quasi preludio alla speciale trattazione 
sulle origini della medesima. Egli mostra d'aver con molta cura 
studiato l'argomento e d'aver accumulato un ragguardevole 
corredo di notizie ricavate dall'esame d'una lunga lista d'autori 
che, o di proposito o per incidenza, trattarono di siffatto sog- 
getto. Certamente è lodevole cotale minuziosa diligenza,' benché 
possa parere un po' superflua per provare la romanità d'una 
parte del territorio padovano sulla cui romanità in generale 
nessuno ormai solleva più dubbi. L'A. ci dà un cenno delle 
condizioni geografiche e fisiche del distretto preso in esame e 
tien conto minutamente di tutte le varie traccie attestanti la 
verità del suo asserto. Se non che manca una buona carta 
topografica (lacuna deplorata dallo stesso A.) che aiuti il 
lettore a raccapezzarsi in quel labirinto di strade, di villaggi, 
di limiti, di campi, di corsi d'acqua per dove faticosamente 
FA. lo conduce. Ad aggravare la fatica s'aggiunge una sovrab- 



STORIA GENERALE — 6. 616K0RBLLI 323 

bondanza straordinaria di note, superiori un bel po' al testò 
nella loro complessiva estensione, note sapienti ed erudite, sia 
pure, ma che frastagliano e sminuzzano il testo stesso, fanno 
perdere il filo dell'esposizione e costituiscono un eccessivo e 
sproporzionato apparato critico. A. Battistella. 



GIUSEPPE SIGNORELLl, I Diritti d' Uso Civico nel Viterbese. 
— Viterbo, Monarchi, 1907. 

90. — Di questa Dissertazione economico-giuridica intonio 
al cosidetto Jus di uso deir-4^^r Pubblicus Viterbese, sì fa cenno 
unicamente perchè il Signorelli ci anticipa con essa la parte 
storica del vessato e tutto pratico problema. Il lavoro sarà 
quindi da esaminare e giudicar bene allora solo che TA. avrà, 
•come promette, presentati i documenti (abbondanti negli Ar- 
chivi latini) sui quali lo ha condotto. ** Si omette (nota pre- 
cisamente lo storico di Viterbo) la pubblicazione dei documenti, 
rimandandola a miglior tempo, al fine di completarne la serie 
e curarne la esatta riproduzione, „ — " L'Amministrazione mu- 
nicipale, di cui ebbi l'onore di far parte dal settembre 1904, 
di fronte ai richiami degli abitanti di una frazione del Comune, 
si preoccupò dell'esistenza o meno dei vantati diritti civici, e 
die a me l'incarico di riferire in proposito. La difficoltà delle 
ricerche, avviate fin dall'ottobre 1905, e la moltitudine delle 
mie occupazioni mi impedirono di corrispondere sinora al de- 
siderio dei miei colleghi. Ma, dappoiché la recente crisi (1907), 
per avventura è venuta a ridonarmi la libertà piena di atten- 
dere ai miei studi prediletti, mi compiaccio di rendere di pub- 
blica ragione quanto ebbi a rilevare dai numerosi documenti 
riscontrati, illustrando il tema propostomi unicamente dal lato 
storico, lasciando a chi di ragione di trarne le conseguenze 
giuridiche, per rivendicare alla popolazione dei nostri campì i 
diritti che col volgere del tempo abbia perduti, tanto più che 
la parola dì noi avvocati è ora quanto mai sospetta e dei piati 
forensi si pretende discutere la sostenibilità e l'opportunità nei 
pubblici ritrovi dagli sfaccendati e perfino nelle piazze dai mee- 
tingai da burla „. 

Il Signorelli, pieno dunque del suo dovere, quello di far 
conoscere quali diritti civici abbiano esistito per il passato, 
come si siano esercitati attraverso i secoli, e quali variazioni 
nell'uso dei medesimi si siano verificate, sia per la necessità 



824 



RECENSIOm E NOTE BIBLIOQRAFICR^ — 6. 8AN6I0HGI0 



impellente di conciliare grinteressi privati con quelli della col- 
lettività, sìa per le mutate condizioni economiche e sociali, ha 
compulsati e vagliati i libri di storia e di polemica giuridica 
offerti al vario e vasto esame dal Marliani, dal Bussi (pur ri- 
masto interrotto), dal Pinzi, dal D* Andrea, dal Tuccia, dallo 
Spreca, dal Coppi, e dagli altri molti scrittori che egli venne 
studiando e spogliando a spiegazione e rinforzo della difficile 
tesi. Gli avrebbero dato qualche lume anche parecchi degli 
storici della Campagna Romana (specie Carlo Calisse), sì ricca 
di cronache e annali vecchi e recenti ; e di certo il Signorelli, 
famigliare com'è colle discipline amministrative, e addentro 
nelle vicende degli agri provinciali, rivedrà le bucce al De An- 
gelis ed agli altri panegiristi di Montefiascone nella Monografia 
che qui a pag. 25, dice di star preparando intomo alle Hti in- 
tervenute tra i Viterbesi e i Montefiasconesi in causa del pasci- 
pascolo abusato a danno e dileggio dei conterranei di Pa- 
squale li e pur troppo del famoso domenicano di quel XV. 

Questo riassunto civile della questione, complesso elabo- 
ratissimo di apprezzamenti e riflessioni di lungo studio e grande 
amore, meriterebbe nella sua giusta sede (e Y avrà), Y esame 
fine e scrupoloso di un competente. Noi ci limiteremo qui a 
constatarne la sincerità scientifica e il valore, augurando al 
Signorelli che dalla esposizione storica del problema sappiano 
presto e vogliano i parlamentari di Roma trarre le necessarie 
e positive conclusioni giuridiche. " Lascio (scrive appunto l'A.), 
al mio carissimo amico deputato avvocato Alfredo Canevari, 
che ha dimostrato di aver tanto a cuore gl'interessi del suo 
collegio e che ha speso il suo forte ingegno nello studio della 
questione degli usi civici, studio da lui fatto con serena obiet- 
tività, lascio ad esso di esaminare quali provvedimenti legis- 
lativi possono reclamarsi per regolare definitivamente la piena 
ed assoluta proprietà e libertà delle nostre terre, soggette an- 
cora al canone pecuniario derivante dalla soppressa servitù di 
pascolo. Alla futura Rappresentanza Comunale spetta poi il 
compito di far valere i diritti del Comune e del Popolo, che 
non siano stati finora ben definiti e tutelati, e quelli altresì che 
col volger dei tempi siano stati trascurati. „ ' 

L' Opuscolo si occupa delle sorti toccate alle disgraziate 
terre del Castrum Viterhii dai secoli classici dei Romani alle 
età terribili dei Barbari, giù giù traverso i tempi e le domi- 
nazioni papali e straniere, fino ai giorni presenti, i giorni di 



STORIA OENERiLE — G. ZIPPEL 325 

Pietro Vanni. Egli è veramente il racconto parlante* e agitato 
delle illegalità e delle violenze perpetrate sempre, dai dì di 
Fabio Massimo a quelli del 1888, l'anno della legge suiraffran- 
cazione, a dispetto e ad offesa delle ragioni e dei diritti dei 
deboli e dei poveri ; in esso, dalla prima alla settantanovesima 
pagina, è ininterrotta la constatazione melanconica e irritante 
delle male arti dei timocrati e dei governatori del passato ; ed 
oh, il desolante quadro che il Boterò fa dei molti luoghi de- 
serti, delle molte campagne incolte, e delle persone in miseria!.... 
Integrato che abbia l'egregio Signorelli colle erudizieni tuttora 
inedite o sperse, l'obbietto libéralissimo dello Scritto, questo 
servirà ai rivendicatori dei diritti dei Viterbesi quale spada e 
quale scudo al conseguimento dejla vittoria tanto attesa. Valga 
intanto all'A. ed alla città del Cimino l'augurio cordiale. 

Dott. Gaetano Sangiorgio. 



G. ZIPPEL, L'allume di Tolfa e il suo commercio. (Estratto 
didi}X Archivio della R, Società Romana di Storia Patria, 
voi. XXX, 1907). 

91. — Il titolo del libro lascia intendere^ a prima vista, 
che si tratti di un lavoro d'indole puramente scientifica: e, 
se tale fosse in realtà, la nostra Rivista non dovrebbe occu- 
parsene né poco nò punto. 

Però, esaminando il contenuto dell'opera — che si legge 
con vivo interesse anche per la bella forma ond'è scritto — 
si vede subito fin dalle prime pagine com'essa, pur trattando 
delle vene alluminose del nucleo montuoso della Tolfa presso 
Civitavecchia, è condotta con i criteri di un vero e proprio 
studio storico, cui si accosta altresì per la ricca messe delle 
notizie che l'autore ha attinto dalla storia. 

Il volume consta di nove capitoli, nei quali prima è de- 
scritta in tutti i sensi la regione della TòIfa, poi si parla via 
via della scoperta dell'allume in quella contrada e degli inizi 
più remoti dell'industria e del commercio degli allumi che ri- 
salgono al tempo di Pio II, dell'assoggettamento delle allumiere 
al diretto dominio della Chiesa, dell'esportazione dell'allume 
a Genova, a Venezia, nelle Fiandre, in Inghilterra e in altri 
paesi d'Occidente, del traffico di questo materiale esercitato 
per mezzo del porto di Civitavecchia, ecc., giungendo così al 



326 RECENSIONI E NOTB BIBLIOGRAFICHE — F. GUERRIERI 

monopolio' degli allumi papali nel secolo XVI, fino al suo de- 
cadimento. 

Da studioso appassionato del proprio soggetto e da ricer- 
catore diligente, inoltre, lo Zippel riporta in appendice tredici 
documenti del secolo XV, relativi appunto allo sfruttamento 
dei depositi d'allume di Tolfa, a cominciare dalla ratifica del 
primo contratto per l'esercizio di quelle allumiere (1462) e dai 
capitoli del secondo contratto per l'esercizio di esse (1465), 
fino alla soluzione del contratto degli allumi fra la Camera 
Apostolica e la Società dei Pazzi (1479). 

Siffatti documenti sono stati estratti dai Regesti Vaticani^ 
dall'Archivio .fiorentino di Stato e dalla Depositeria generale 
della Crociata. F. Ferruccio Guerrieri. 



FRANCESCO SA VINI, Gli edifizi teramani nel Medioevo. — 
Roma, Forzani e C, 1907. 

92. — Non è certo questo studio sull'arte e sulla tecnica 
edilizia medioevale di Teramo il primo lavoro, riguardante, 
questa città, che scrive il Savini; esso è la continuazione di 
quella serie di buone monografie che egli va pubblicando da 
vari anni con cura amorosa e che hanno apportato tanta luce 
alla storia medioevale della città abruzzese, e delle quali ri- 
cordo a suo onore quelle sui signori di Melatino, sugli statuti 
teramani, su una lapide del 1153, sull'Archivio comunale e 
sul Comune, sulle pergamene dell'archivio di S. Giovanni, sul- 
l'antica cattedrale, sui protocolli del notaio Angelelli, sul Duomo, 
sul Llber censualis del Capitolo aprutino del 1348 e sull'Ospe- 
dale di Sant'Antonio. 

Nella prima parte del suo lavoro il Savini esamina la 
costruzione degli edifizi, cioè le varie maniere di stile seguite 
dai costruttori teramani durante i diversi secoli del Medioevo, 
ed espone quindi le condizioni edilizie di quel periodo, pi- 
gliando come limite di divisione la prima metà del sec. XII, 
in cui avvenne il terribile incendio che distrusse quasi tutta 
la città. Innanzi ad esso le caratteristiche edilizie erano state 
la solidità e l'accuratezza; risorta poscia Teramo dopo quella 
calamità sulle sue rovine e nel suolo attiguo, le nuove costru- 
zioni della seconda metà del secolo XII e della prima del se- 
colo successivo furono meschine e poco solide a cagione della 
fretta di rizzare dei ricoveri alla meglio, e della povertà e 



STORIA GENERALE — G. MU880NI 327 

della sminuita popolazione. Ma con la conquista della libera 
vita comunale, col migliorarsi delle condizioni economiche nei 
secoli XIV e XV edifici d'una certa importanza si costruirono. 

E della forma e delle parti di essi e degli infissi ci dà 
TA. nella seconda parte una descrizione accurata e tecnica- 
mente perfetta, e poche notizie infine sugli orti, sui casilini, 
recinti da fabbricarvi case, sulle mura, sui bastioni e fos- 
sati, sulle porte della città e sui ponti del Tordino e del Vez- 
zola completano la trattazione. 

L'accurato studio tecxiico- storico è ornato di 62 tavole 
fototipiche, riproducenti con esecuzione scrupolosa quasi tutti 
gli avanzi edilizi medioevali di Teramo, per cui il lavoro si 
fa leggere ed ammirare piacevolmente. 

Giuseppe Chiriatti. 



GIUSEPPE MUSSONI, Il commercio dello zafferano neW Aquila 
e gli statuti che lo regolavano. — Aquila, Santini, 1906. 

93. — La cultura dello zafferano, pianta importata dal- 
l'Asia in Sicilia facilmente dagli Arabi, come dice il nome, si 
estese nelle varie regioni d'Italia, in Calabria, nell'Umbria, 
nella Toscana e nell'Abruzzo, ove sin dal secolo XIV era fio- 
rentissima in ispecial modo nel territorio Aquilano. Ed il pro- 
dotto abruzzese, per la sua fragranza e purezza, fu tanto ri- 
cercato sui mercati europei, che le richieste continue ne 
allargarono la coltivazione su vasto territorio ; ma tutto il com- 
mercio però s'accentrava nella città dell'Aquila. 

Dall'archivio comunale di questa città appunto il Mus- 
soni ha tratto dei documenti affatto inediti per parlarci, in 
questa sua pubblicazione, del commercio di questo prodotto 
dal secolo XIV fino ai tempi nostri in Aquila, ponendo alla luce 
norme e statuti che lo regolavano. Questo suo scritto, che 
possiamo dire originale, giacche manca una bibliografia prece- 
dente sull'argomento, non ha importanza agricola e commer- 
ciale come a prima giunta potrebbe sembrare, ma grande- 
mente storica. Dovendo egli nella sua trattazione seguire le 
vicende più o meno fortunose del commercio di quel prodotto, 
illustra i vari periodi della storia dell'Aquila con cenni gene- 
rali, è vero, ma sicuri ed efficaci. 

Giuseppe Chiriatti. 



828 RECENSIONI E MOTE BIBLJOORAFICHE — O. Li. MANTIA 

LA ROCCA LUIGI, Le vicende di un Comune della Sicilia nei 
rapporti con la Corona dal secolo XI al XIX. (Estratto da 
Arch. Stor. per la Sicilia Orientale^ 1906). 

94. — Le memorie storiche concernenti la Camera Begi- 
naie di Sicilia, cioè quella regione che fin dai primordi del 
secolo XIV venne assegnata per dotario alle regine siciliane, 
e che comprendeva varii comuni del territorio siracusano e 
dell'altro presso l'Etna, sono state nei tempi recenti esposte 
in vari lavori. Per i principali comuni, cioè Siracusa che era 
il capoluogo, e Lentini, si hanno le storie di Privitera e di 
Pisano Baudo, ed ora nel volume, del quale dò notizia, l'egregio 
prof. La Rocca espone le vicende di Vizzini, altro fra i più 
importanti comuni della Camera Reginale. 

Su Vizzini non mancano alcuni speciali lavori, cioè la Storia 
del P. Noto, edita nel 1730, ed il Discorso sulV Antica Bidi 
oggi Vizzini del sac. Di Marzo-Ferro (1846). Scopo precipuo 
di tali autori fu peròlo studio di Vizzini nelle epoche greca 
e romana, poiché solo poche notizie trovansi per le età se- 
guenti. Il mio genitore nel 1887 {Ardi. Stor. ItaL, serie IV, 
t. XX, pag. 313 e seg.) die varii cenni per Vizzini, e pubblicò 
per la prima volta il testo delle Consuetudini di quel comune, 
le quali soltanto per sunto erano state riferite dal P. Noto. 

Il La Rocca trae profitto principalmente dai volumi mano- 
scritti dei Privilegi^ esistenti nell'archivio municipale di Vizzini, e 
da altri che indica (pagg. 7 e 123). Tien conto opportunamente 
delle moderne e svariate pubblicazioni storiche siciliane, che 
offrono anco per Vizzini materia per nuove ricerche. L'A., di- 
mostrando l'utilità di trattare la storia dei comuni siciliani 
col ** guardare ai rapporti del comune con la Corona e alle 
sue vicissitudini „, viene esponendo le notizie per Vizzini. 

Trae inizio dall'epoca normanna, nella quale per testimo- 
nianza di Edrisi il territorio di Vizzini era assai esteso, e cor- 
regge alcuni errori su Roberto de Bizijjo signore feudale in 
quel tempo. Rileva l'importanza e l'autenticità del diploma 
dell'imperatore Corrado del 1252, che rendeva demaniale Viz- 
zini, e prova come sia rimasto vano poco appresso e nell'epoca 
angioina, essendosi ritolto il comune alla soggezione feudale 
alla venuta del re Pietro d'Aragona (pag. 29). 

Con erudite indagini l'A. attesta che sin dal 1303 Vizzini 
fu concessa in dotario, insieme ad altri comuni, alla regina 



STORIA GENERàLE — L. LA ROCCA 829 

Eleonora, e pervenne dopo la morte di costei, fra turbolenze 
ed usurpazioni frequenti, ai figliuoli ultrogeniti di Federico II 
aragonese, che erano Duchi d'Atene e Neopatria, e poscia a 
Federico III che la die in dotarlo alla moglie Costanza, tor- 
nando Vizzini demaniale altra volta nel 1399. 

Pregevole è il capitolo V, nel quale VA. tratta della Ca- 
mera Reginale e delle condizioni di Vizzini che vi era sotto- 
posta, e dimostra l'origine della Camera nel 1303, la ricosti- 
tuzione nel 1361, e *poi sotto Martino con territorio quasi in- 
variato per confine, sino al 1536, allorché la Camera Reginale 
fu soppressa, e solo rimasero alcuni particolari ufficiali. Egli 
afferma (pag. 67) che quando " le regine cessarono di dimo- 
rare in Sicilia, mancata la sorveglianza, penetrò nel governo 
della Camera più facilmente la prepotenza e la corruzione „. 

L'A. offre alquanti cenni sulle alienazioni dei comuni della 
Camera Reginale nei tempi dei bisogni dell'erario per le guerre 
di Carlo V, e sul riscatto ingente di Vizzini e le ampie im- 
munità ottenute nel 1538. Crede in tale anno approvate le 
Consuetudini ed i capitoli (che ne sono necessario comple- 
mento); ma l'espressione generica contenuta nel privilegio del 
1538 non esclude l'anteriore esistenza di quelle. 

Le lunghe contese avvenute in Vizzini con i feudatarii 
ed i comuni vicini per l'esercizio del mero e misto impero 
nel secolo XVI ed in parte nel seguente, ed altresì le liti per 
la vendita di Vizzini alla famiglia Squittinì, ed il riscatto con 
grandi somme consentito soltanto nel 1675 sono estesamente 
narrate dall'A. Riescono pure interessanti le particolari no- 
tizie sul tremuoto del 1693 in Vizzini, i provvedimenti allora 
dati, e la prosperità del comune nei tempi posteriori. 

In fine del lavoro l'A. riferisce per sunto o per intero 
il testo di venticinque documenti, quasi tutti inediti, tra i quali 
sono degni di nota il III per il mero e misto impero del 1538, 
ed il XVII per il deposito del prezzo di riscatto nel 1678. 

Per lo studio delle vicende politiche di Vizzini dalla fon- 
dazione della monarchia normanna sino ai tempi moderni -il 
lavoro del La Rocca è senza dubbio assai utile, e ben sup- 
plisce la scarsezza di notizie che sinora si avevano. 

Giuseppe La Mantia. 



380 RECENSIONI I NOTE BIBLIOORAFICBE — D. SURÀTORE 

DE MARESCHAL DE LUCIANÉ, La famiglia dei Pingm in 
Arinorial et Nobiliaire de Savoie, voi. 4®, disp. 26-27. — 
Grenoble, 1907. 

95. — Il Conte de Mareschal de Luciane, che ha presoli 
posto deirillustre conte Amedeo de Foras per la continuazione 
della monumentale opera, dedica alcuna delle migliori sue pa- 
gine alla famiglia dei Pingon savoiardi; e considerando quanto 
è l'interesse che desta in noi il più noto de' suoi membri, lo, 
storico Filiberto, popolare, sotto il nome di " Monssù Pingon » 
crediamo opportuno esaminare i risultati delle ricerche critiche 
del valente araldista, che portano una luce inattesa in proposito. 

È noto che l'orgoglioso archeologo e storiografo savoiardo 
del secolo XVI si diceva della nobile famiglia dei De Pingon di 
Aix in Provenza, traendo in errore il Guichenon e quanti in 
seguito ebbero ad occuparsi di lui e de' suoi discendenti, per- 
fino due Cavalieri dell'Ordine di Malta nel 1779. ]\Ja il Conte de 
Mareschal, nelle tavole genealogiche e nella prefazione, con sodi 
argomenti sfata questa tradizione troppo interessata; e dimostra 
che egli, avendo incontrato, durante un suo viaggio in Provenza, 
una nobile famiglia « De Pigono », volle riattaccare ad essa 
la sua ascendenza, mentre la cosa è ben diversa. 

Solo verso il 1522 il padre di Filiberto prese a chiamarsi 
« De Pingon », e a dirsi signore di questo luogo: gli antenati 
erano semplici uomini di affari e di lettere, di Poncin in Savoia, 
e dei primi di essi — Giovanni, Antonio, Pietro — si ha notizia 
nella prima metà del secolo XV, come segretarii-notai di Casa 
Savoia. Un Pietro Pingon, segretario ducale, morì prima del 1474, 
e la sua discendenza è ben chiara: da suo figlio Luigi I, lui 
pure investito della stessa carica, e morto verso il 1515, nacque 
Luigi II, signore di Pingon e borghese di Ghambéry, che fu 
segretario di un'ambasciata sabauda all'imperatore Massimi- 
liano I nel 1511, e notaio ducale dal 1512 al 1525. 

Figlio di quest'ultimo (morto nel 1539) e della sua seconda 
consorte Francesca di Chabeu, venne alla luce a Chambéry 
nel 1525 il celebre Filiberto, di cui il Conte de Mareschal dice 
che nell'infanzia fu prevosto di Santa Caterina di Aiguebelle, poi 
rettore della cappella di San Cristoforo nella chiesa di S. Léger a 
Chambéry ; dottore in diritto ; vice-rettore dell'Università di Pa- 
dova; avvocato al parlamento di Chambéry e primo sindaco 
di questa città nel 1552; ufficiale di Savoia; collaterale al Con- 



STORIA QBMRRALE — R. FOGLIETTI 831 

siglio di Ginevra nel 1554, e presidente dello stesso nel 1559; 
referendario del duca Emanuele Filiberto ; consigliere di Stato ; 
riformatore dell'Università di Torino; governatore di Ivrea; isti- 
tutore delle figlie del Duca; aggiungendo che acquistò nel 1550 
la signoria di Cusy, di cui ebbe infeudazione nel 1567, come 
pure quella di Premeyzel nel 1568; e che vendette nel 1581 
a Giacomo di Savoia la sua cascina di Millefiori, fra Torino e 
Moncalieri. 

Da Filiberta, figlia del nobile Bertrando de Breul, sposata 
nel 1560, egli ebbe parecchi figli, ma la loro discendenza — 
l'ultimo fu Aimé-Vincent-Gaspai'd, morto nel 1819 — più non 
interes«?a che gli studiosi delle genealpgie savoiarde. 

Per noi basta il conoscere finalmente, grazie alla scienza 
del conte di Mareschal, alcunché di preciso sulla ascendenza di 
quel Pingon, di cui il Guichenon, non del tutto a torto, ha po- 
tuto dire che « merite comme historien une grande luange pour 
avoir été le primier qui a le plus heuresement défriché notre 
histoìre » ; e che il barone Garutti chiama « padre delle an- 
tichità piemontesi ». Dino Muratore. 



RAFFAELE FOGLIETTI, Dei marchesi cV Ancona, — Macerata, 
Unione catt. tip., 1906. 

96. — A Guarniero, sceso di Germania col seguito di 
Leone IX e iniziatore del dominio sulla marca d'Ancona, risale 
VA. per cercare l'origine dei marchesi di quella città ; ma pel 
Foglietti non è quegli però il Guarniero I che sarà nominato 
oltreché signore di Ancona anche duca di Spoleto, e a cui 
succederanno due altri Guarnieri e un Gualterio, a giudizio 
dell'A., figlio di Guarniero III. Susseguentemente al governo 
di Gualtiero, avvampò intorno ad Ancona quella bufera che 
fu l'assediò della città per opera dell'arcivescovo di Magonza, 
e di cui TA. spiega le cause, finché Federico Barbarossa, a 
capo della Marca anconitana, eleggeva da Venezia Corrado di 
Luctzehlard (più conosciuto col nomignolo di Mosca in Cer- 
vello datogli dagli Italiani a eo quod plerumque quasi demens 
videretur »), perché ancora colla forza occorrendo, riducesse 
a ragione l'Arcivescovo, e mantenesse contro di lui i diritti 
dell'impero. Passato Corrado al ducato di Spoleto, Gottiboldo 
o Gottebaldo, probabilmente figlio di Gualtiero, certo nipote 
di Guarniero III, col titolo marchionale pone sua sede in 



382 KECENSIOXl E NOTE BIBLIOORiriCHE ~ A. LEONE 

Ancona, come tutta la marca dal Tronto al comitato di Pesaro, 
travagliatissima. A mettere in pace e in ordine Tuna e Taltra, 
Innocenzo III e Ottone IV le affidano feudalmente al mar- 
chese Azzo VI di Este e ai suoi successori, per tornare, non 
molto dopo, sotto marchesi pontifici. A questo punto termina 
il lavoro del Foglietti, munito di due appendici, contenenti il 
prospetto dei marchesi di Ancona e degli ultimi duchi di Spo- 
leto, e la « vera orìgine » della Marca anconitana. La pubblica- 
zione del Foglietti è un po' polemica, e talvolta, specialmente 
nella prima parte, alquanto frammentaria, ma ha il merito 
di essere condotta su buone fonti e compilata con diligenza. 

A. Leone. 



N. CLARICINI BOMPAGHER, Lo steìnma dei Da Onara.o Da 
Boinano. — Padova, Prosperini, 1906. 

97. — Il conte Niccolò Claricini non è soltanto un ap- 
passionato cultore di Dante, ma insieme un conoscitore si- 
curo della storia medioevale padovana, che illumina di tratto 
in tratto con monografie sobrie ed accurate. Ama le questioni 
sottili ed intricate che gli danno modo di metter a prova tutto 
l'acume del suo ingegno e tutta la sua diligenza d'erudito. Per 
questo s'è gettato a capo fitto nell'illustrazione della Cronaca 
di Giovanni Da Nono, che gli studiosi attendono impazienti 
insieme con l'edizione critica ; per questo affronta ora un sot- 
tile problema d'araldica. 

Qual era lo stemma degli Ezzelino ? Un'aquila, affermano 
il Franceschetti, il De Isola, il Gheno; un fasciato di oro e 
di verde prova il Claricini con l'autorità del Da Nono. Il 
quale — ed è la parte più originale della ricerca — nel 
1275 era già venuto al mondo da un pezzo, e visse in Padova 
fin verso il 1333, quando anco fungeva da giudice nella Sala 
della Ragione al disco della Dolce. Fonte principale alla sua 
narrazione è Zambon di Andrea dei Favafoschi, poeta e storico 
del secolo XIII, dal Nono e dal Mussato ammiratissimo, e morto 
in Venezia tra il 1315 e il 16, in senili aetate constitutus. 

Per leggende che abbia raccolto e per credulo che sia 
stato, nell'argomento presente, di facile constatazione e non 
suscettivo di fronzoli, l'autorità del Nono è indubitatamente 
grande, e che l'asserzione sua risponda a verità il Claricini prova 



ETi PREROMANA E ROMANA — C. JULLIAN 333 

con l'esame dei vari codici onde fu trascritta la sua cronaca 
e dell'altre cronache padovane che possono corroborarla. * 

Ma allora di chi sono gli stemmi, per cui tanta battaglia 
si fece tra gli eruditi padovani, che fecero già pompa di sé 
nel castello della città e de' quali uno si conserva nel civico 
Museo ? 

Anche qui il Claricini ha bon gioco: sono i due stemmi 
fatti porre da Francesco da Carrara nel 1378 per onorare Lo- 
dovico il grande re d'Ungheria. Il castello dei Carrara era 
sorto, è vero, su quello d'Ezzelino, ma delia nefanda tirannide 
non rimanevano oramai, ricordo malinconico, che due torri 
mozzate. La furia del popolo redento aveva a Padova, come a 
Treviso, come in ogni altro luogo, tutto abbattuto. Se quella 
* rapacitatis insanies „, come la chiama Rolandino, qualche 
cosa avesse potuto lasciare, non è certo uno stemma, cioè il 
ricordo più evidente e più pomposo d' un dominio che si sa- 
rebbe voluto cancellare perfino dalla memoria. 

La logica e la storia, una volta tanto, si trovano d'ac- 
cordo per dare ragione ad un uomo, che prova con il fatto di 
conoscer a fondo l'una e di saper bene adoperare l'altra. 

U. Cosmo. 



2. ETÀ PREROMANA E ROMANA. 

CAMILLE JULLIAN, Histoire de la Gaule. ~ Paris, Libr. 
Hachette et G.% 1908. 

98. — L'illustre studioso del mondo celtico, a cui sono 
noti tutti i risultati della scienza moderna che lo concernono, 
ci annunzia un'opera grandiosa e completa sulla storia della 
Gallia, per un millennio, cioè dall'anno GOO circa avanti Cristo 
fino all'anno 400 dell'era volgare, in sei grossi volumi. Due 
sono ora stati pubblicati, diretti ad illustrare le vicende della 
Gallia avanti la conquista romana : il primo è dedicato alla oc- 
cupazione ligure, alle invasioni galliche e alla colonizzazione 
greca; il secondo alla Gallia, fatta celtica, indipendente. 

Movendo dal concetto che lo studio dell'uomo è indivisibile 
da quello della terra in cui vive, e che questa forma l'indole della 
sua esistenza, il Jullian dedica tre capitoli al determinante geo- 
grafico. Dapprima descrive la struttura della Gallia nei suoi 



834 REC£N'SIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE ^— C. RINAUDO 

limiti, nella forma, negli angoli estremi, nelle qiontagne cen- 
trali, nei monti isolati, nelle pianure, nella grande rete fluviale, 
nelle vallate secondarie, nelle regioni marinare e nelle conti- 
nentali, conchiudendo alla designazione di capitali naturali, 
come Parigi e Lione, e crocicchi regionali, come Narbona, Mar- 
siglia, Tolosa, Bordeaux, Trèves. Quindi considera la Gallia nei 
suoi rapporti geografici col mondo antico: i passaggi delle 
Alpi e dei Pirenei, le vie che traversano il Reno, le vie e i 
porti del Mediterraneo e dell'Oceano, Tincrociamento in Gallia 
delle strade europee e Tufficio della Gallia di intennediaria fra 
il nord e il sud. Infine si sofferma sulla natura e suir aspetto 
del suolo: metalli, pietre di costruzione, argille plastiche, terre 
a cereali e a pastura, foreste, paludi, clima, sorgenti, acque 
termali, ecc. 

Il quarto capitolo, molto interessante nella scarsità degli 
elementi storici, mira a sostenere la tesi da tempo discussa 
dell'unità ligure della Gallia prima dell'invasione celtica, dedu- 
cendone le prove principalmente dai nomi di luogo liguri dis- 
seminati per tutto l'ampio territorio gallico. L'A. tenta di ri- 
costruire, per quanto gli è possibile, il temperamento fisico 
e morale di questi antichi abitatori della Gallia, la religione 
veduta negli dèi, nei riti, nelle camere funerarie, lo spirito ar- 
tistico, l'industria, l'agricoltura, i commerci, lo stato sociale. 
Conchiude, affermando che al 1^ secolo i Liguri non avevano 
nella Gallia oltrepassato i limiti della tribù, legata al suolo, 
senza elevazione di coltura e desiderio di conquiste lontane. 

Dalla Grecia soffiò lo spirito creatore sulle terre liguri 
della Gallia ; lo sbarco dei Focesi sulla costa del Mediterraneo 
occidentale e la fondazione di Marsiglia segnano il' collegamento 
della loro storia a quella generale del mondo. L'A. s'intrat- 
tiene volentieri ad esaminare il racconto tradizionale, a descri- 
vere la topografia della nuova città e a narrarne i rapporti 
cogli indigeni. Ritoma sopra Marsiglia, anche posteriormente 
all'invasione celtica, per descriverne l' impero commerciale e 
coloniale, l'ordinamento, i costumr, le abitudini intellettuali, le 
lotte coi Cartaginesi, gli Etruschi e i Celti, e specialmente la 
decadenza successiva. 

All'immigrazione greca sulla costiera occidentale del Me- 
diterraneo corrisponde il moto migratorio degli Iberi dalla 
Spagna nella Gallia meridionale, ultimi sforzi dell'espansione 
di quel popolo. Indi l'A. trae occasione per toccare il problema 



STA PREROMANA E ROMANA — C. JCLLIAN 835 

dei Baschi, ch'egli crede, segnatamente per argomenti lingui- 
stici, un avanzo dell'antica stirpe iberica. 

Il rimanente del primo volume è dedicato al movimento 
celtico. Mentre i Focesi tentavano l'impero del Mediterraneo 
occidentale, i Celti movevano dal lutland 'e dalla Frisia, loro 
patria primitiva, verso la Gallia. Non è facile seguire e spie- 
gare la complicata invasione celtica, perchè dopo ii secolo VII 
i Celti appaiono non soltanto nella Gallia lottanti contro Li- 
guri, Iberi e Greci, ma nell'Alta e nella Media Italia, in Spagna, 
sul Danubio e in Oriente, perfino nell'Asia minore, lasciando 
l'impressione d'un popolo inesauribile nella sua popolazione 
e nelle sue energie. L'A., sebbene non trascuri le migrazioni e 
la civiltà celtica fuori della Gallia, torna però a questa, come 
argomento principale dell'opera sua. 

Il passaggio di Annibale coi Cartaginesi non mutò in ap- 
parenza le condizioni storiche e politiche del paese, ma la vit- 
toria romana, portandone sulle Alpi e sui Pirenei la signoria, e 
riducendo Marsiglia all'alleanza con Roma, prenunziava muta- 
menti politici; però, essendosi i Romani astenuti dall'imme- 
diata conquista, ì Celti trovaronsi, dopo la catastrofe d'Anni- 
bale, nella migliore condizione per formare una società in 
armonìa col loro carattere, le tradizioni e la natura del paese. 

L'illustre A. dedica tutto il secondo volume a rappresen- 
tarci con la più ricca tavolozza le condizioni della Gallia in 
questo periodo di assoluta indipendenza e di relativa quiete 
intema, quando, compiuta la conquista del paese, i Celti vi pren- 
dono stabile sede ed esplicano una civiltà propria. L'A., dopo 
averci indicato la distribuzione probabile delle tribù nel terri- 
torio gallico, ne illustra le istituzioni politiche, l'organamento 
sociale, la religione ne' suoi dogmi, nel suo culto e nel suo 
sacerdozio, l'ordinamento militare, la condizione economica ri- 
sultante dalle vie tert-estri, fluviali e marittime, dai mercati e 
dalle città aperte, dalla varietà delle industrie, dal trattamento 
dei lavoratori e dalla monetazione, la vita intellettuale per 
quanto può dedursi dalle reliquie linguistiche e artistiche, la 
costituzione della famiglia, il temperamento e le istituzioni co- 
muni, e i caratteri speciali che distinguevano le molteplici po- 
polazioni, estendentisi dai Pirenei alle Alpi e al Reno, dal Me- 
diterraneo all'Atlantico. Finisce la rappresentazione colorita 
di tante istituzioni e costumanze con la formazione dell'im- 
pero gallico dell'Alvernia, intomo a cui dovevano rannodarsi 



886 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. RINA UDO 

armonicamente tutte le popolazioni della Gallia, avvivate da 
una civiltà originale e creatrice, poco prima che alle Alpi ap- 
parissero le legioni conquistatrici di Giulio Cesare. 

Questi due volumi nell'ampiezza della trattazione, erudita 
per elementi costruttivi, ma chiara e piacevole per esposizione, 
assicurano a tutta Topera un gran posto nella produzione sto- 
rica contemporanea, perchè ci affidano sulla definitiva forma- 
zione d'una storia della Gallia. C. Rinaudo. 



CH. RENEL, Les religmis de la Gaiile avant le christianisme. 
— Paris, Ernest Leroux, 1906. 

99. — È un volume della Biblioteca di volgarizzamento 
edita da Ernest Leroux, .che tratta con molta ampiezza il tema 
della religione nella Gallia, che il Jullian riassunse nell'opera 
sua magistrale in due soli capitoli del 2® volume: Les Druides 
(cap. IV), La religion (cap. V). 

L'impresa non era facile, perchè i testi di scrittori antichi 
relativi alla Gallia datano solo dal primo secolo avanti l'era 
volgare, e d'altra parte debbono essere accolti con benefizio 
d'inventario; le iscrizioni, riferentisi alla religione gallica, da- 
tano tutte dall'epoca romana, e non possono darci informa- 
zioni che sul periodo, il quale precede immediatamente il cri- 
stianesimo ; i monumenti, come bronzi figurati, altari di pietra, 
monete, datano quasi tutti dal periodo gallo-romano, quando 
le credenze dei Celti già erano state adulterate dall'arte e dalle 
corruzioni religiose greco-romane; solo i monumenti funerari 
risalgono a tempi più remoti ; possono concorrere le tradizioni 
popolari e cultuali, la mitologia e la linguistica comparate, ma 
studiate con fino discernimento. Non è a stupire se con tanta 
scarsità di mezzi sianvi lacune nella storia della religione celtica, 
incertezze e disparità di vedute. • 

Nondimeno il Renel ha ricostruito sistematicamente il suo 
edifizio, seguendo i periodi dello sviluppo della civiltà umana: 
prima i culti paleolitici e mesolitici riscontrati in rozze reliquie 
di scavi, poi i culti neolitici illustrati specialmente dai residui 
delle sepolture, indi i culti dell'età dei metalli ancora con le 
tombe e col mobilio funerario. Ed in questi culti esamina le 
varie forme: delle pietre, delle piante, delle acque, degli ani- 
mali, del fuoco, del sole e degli altri corpi celesti. Indi sareb- 
bero derivati gli dèi zoomorfi e antropomorfi, il mostro di 



ETÀ PRBROHANà e romana — P. MARTROTfi 337 

Noves, il serpente dalla testa di montone, gli dèi cornuti, gli 
dei tricefali, le Ninfe, ecc. L'influenza romana dapprima si ma- 
nifesta, innestando sui culti celtici le divinità romane, poi so- 
stituendo ufficialmente alle divinità locali i grandi dèi di Roma 
dominatrice. L'A. ba pure dedicato un capitolo, che ci parve 
comparativamente troppo sommario, al druidismo, ossia al 
sacerdozio gallico, ai luoghi consacrati al culto e ai riti. Inte- 
ressante è l'analisi delle sopravvivenze pagane nel mondo cri- 
stiano, anche attraverso il medioevo e la civiltà moderna fino 
ai dì nostri. 

L'A. aggiunse un elenco alfabetico degli dèi della Gallia e 
un prospetto di nomi di luogo derivati dal culto animalistico ; ed 
arricchì la sua esposizione di parecchie illustrazioni figurative. 

C. RlNAUDO. 



F. MARTROYE, Genserie, La conquéte vandale eti Afrique et 
la destruction de V empire d'Occident. — Paris, Librairie 
Hachette, 1907. 

100. — Le invasioni barbariche nell'impero romano sono 
state finora poco esaminate nei rapporti fra i capi dei barbari 
e l'impero e nelle intime relazioni fra gli invasori e le condi- 
zioni delle popolazioni romane. Il Martroye intese appunto far 
questo riguardo alla conquista vandala in Africa, riuscendo non 
,solo a narrarci l'impresa militare, ma a dimostrare lo spirita 
diplomatico di Genserico e a mettere in rilievo come seppe 
valersi di tutte le circostanze favorevoli al suo scopo. 

Pertanto l'A. comincia con la descrizione dell'Africa alla 
fine del IV secolo e al principio del V, travagliata dalle lotte 
furibonde di cattolici, donatisti, pagani, circoncellioni , che, 
disgregando il cemento romano, preparavano la insurrezione 
degli indigeni, vinti, ma non assimilati da Roma. Il disordine si 
accrebbe durante la guerra di successione ad Onorio, e venne 
fomentato dagli intrighi degli emuli ambiziosi, il conte Bonifazio 
ed Ezio, durante la reggenza di Placidia. I Vandali, che dopo 
i saccheggi e le depredazioni galliche avevano invaso la Spagna, 
dibattendosi tra gli Svevi annidatisi nella Gallecia e i Visigoti 
divenuti alleati dell'impero, guidati da Genserico, videro nella 
conquista africana la salvezza e il trionfo. 

Il Martroye ci narra l'invasione in Mauritania, le devasta- 
zioni vandaliche, le violenze dei Donatisti, le sollevazioni dei 

Rivista itorica italiana, 8* S., yii, 8. 22 



388 RECEN8I0K1 E NOTE BIBLIOORIPICHE — Z. 

Mauri, i negoziati del governatore Bonifazio con Genserico, 
l'avanzata nella Numidia, la disfatta dell'esercito ìrtiperiale di 
soccorso, la presa di Ippona prima, di Cartagine poi, le scor- 
rerie dei Vandali in Sicilia e in Calabria, e i negoziati dell' im- 
pero d'Oriente con Genserico, mentre questi cercava di formare 
una vasta coalizione con tutti i barbari che accerchiavano i 
domimi imperiali. 

Le trattative con l'impero condussero al trattato del 442, 
per cui la Mauritania Cesariense e Sitifiense e la Numidia tor- 
narono all'impero, da cui pur dipendeva la Tripolitania, ce- 
dendosi ai Vandali la Mauritania proconsolare e Bysacene con 
parte della Numidia. Genserico, però, opportunamente alleatosi 
con Attila, ed eccitatolo alle invasioni della Gallia e dell'Italia, 
profittando pure della morte di Ezio e di Valentiniano III e 
della conseguente usurpazione di Massimo, prese e saccheggiò 
Roma, conquistò la Tripolitania e la Mauritania imperiali, ap- 
prodò alla Sicilia, alla Sardegna, alla Corsica e alle isole Baleari, 
e consolidò la conquista con un accordo con Odoacre. Così 
con una abilità diplomatica maravigliosa Genserico divenne 
l'arbitro del Mediterraneo alla caduta dell'impero d'Occidente. 

L'ordinamento romano , che l'A. descrive con molta ac- 
curatezza ne' suoi particolari, sopravvisse alla conquista, tranne 
per le magistrature che rappresentavano il collegamento delle 
Provincie conquistate all'amministrazione centrale dell'impero. 
Importava solo ai Vandali trarre il maggior profitto finanziario 
dalla conquista, si per mantenere la loro dominazione come per 
le continue spedizioni ; il che spiega la confisca del demanio, dei 
beni ecclesiastici, delle grandi proprietà appartenenti a funzionari 
imperiali o a cittadini romani, che avevano con le armi fron- 
teggiata l'invasione. Le spogliazioni generarono l'odio, reso più 
intenso dalla persecuzione religiosa, fomentata dal clero ariano. 
Questa è descritta assai minutamente nel capitolo V, con la 
narrazione di speciali processi e martini, che nobilitarono la 
chiesa africana nel suo tramonto. È facile argomentare, come 
l'avversione economica e religiosa rendesse impossibile la fu- 
sione dei vinti coi vincitori. 

Il carattere generale del governo di Genserico è chiara- 
mente riassunto dall'Autore in queste parole (pagg. 376-377): 
« Genserie, doué à un étonnant degré de l'esprit de ruse, que 
la vie d'aventures avait developpé chez les barbares, et que 
les contemporains considéraient comme leur caractère distinctif, 



ALTO MEDIO EVO — HANS SRMFER 339 

fut d*une rare habilité dans les intrigues diplomatiques. II sut 
tirer parti de toutes les circonstances favorables à ses des- 
seins, prevenir les entreprises de ses ennemis, paralyser leurs 
«efforts et, avec des forces relativement très restreintes, ruiner 
leur puissance. Par lui-méme, par ralliance des roìs barbares 
dont, sous son règne, le centre fut a Carthage, et dont il ne 
cessa d'étre l'inspirateur et le véritable chef, il fut le principal 
artìsan de la destructìon de l'empire en Occident. Mais trop 
peu initié à la civilisation des pays, que le sort des armes lui 
avait soumis, il n'eut pas le sens de la politique intérieure, qui 
seule eùt pu lui permettre de léguer à ses successeurs un 
royaume établi d*une fagon durable. Il ne comprit point qu'af- 
franchir ses sujets des liens du système administratif romain 
eùt été le seul moyen de créer parmi eux un état social nou- 
veau, qui, les rendant dififérents des autres peuples de Tem- 
pire, leur eùt fait craindre de retomber sous la tyrannie im- 
periale, et les eùt portés à accepter sa domination comme la 
garantie la plus sùre de leur indépendance. II ne sut rien mo- 
difier, rien innover, et aux maux qui, en exaspérant les Afri- 
cains, avaient préparé ses succès, il ne fit qu'ajouter le poids 
d'une occupation militaire, dont on ne perdit pas l'espoir d'étre 
un jour délivré. Quand, en 533, quatre-vingt-quinze ans après 
la prise de Carthage, les troupes de Justinien débarquèrent en 
Afrique, la population, demeurée tonte romaine, les accueillit 
<iomme des amis et des libérateurs ». X. 



3. ALTO MEDIO EVO (Seg. V-XI). 

HANS SEMPER, Das Fortleben der Antike in der Kunst des 
Ahendlandes, — Esslingen, P. Neff., 1908. 

101. — Il persistere durante il Medioevo di forme dell'arte 
-antica o il loro, sovente imprevisto, riapparire, ognun vede come 
alla storia della coltura debbano importare non meno che la 
persistenza di leggi, di usi, di dottrine antiche nella civiltà 
medioevale. Ma per l'indagine di tale fatto nell'Arte occorre 
una grande precisione di metodo: ricorrere all'analisi delle 
opere d'arte nei loro elementi iconografici, stilistici, tecnici 
per confrontarli con opere antiche; distinguere le imitazioni 



840 RECENSIONI K NOTE BIBLIOGRAFICHE — P. TOBSCÀ 

saltuarie di frammenti antichi, che il caso presentava agli ar- 
tisti dal vero perpetuarsi di canoni di stile e di tecnica; di- 
scernere Tinfluenza dell'Antichità nella sua azione diretta e nella 
indiretta, p^l tramite cioè di altre forme dell'Arte medioevale 
(l'Arte bizantina, ad es., diffuse in Occidente molte partico- 
larità, che alcuno potrebbe credere derivate fra noi immedia- 
tamente da esemplari antichi). 

A tale indagine è ottimo avviamento l'opuscolo, nel quale 
il eh. A. traccia con sicurezza le lìnee generali di quel feno- 
meno dai primi tempi del Cristianesimo attraverso l'arte del 
periodo carolingio-ottoniano, sino alla scultura goti<;a. Se non 
sempre potremmo consentire nell'assegnare all'arte occidentale 
molti degli avori medioevali, dei quali le più recenti ricerche 
hanno reso assai probabile l'origine orientale; se avremmo 
anche desiderato che all'arte italiana il S. avesse dato maggior 
importanza nel suo rapido studio, ciò non ci fa meno pregiare 
la maestria con la quale l'A. ha trattato Tampio e arduo ar- 
gomento. P. TOESCA. 

iV.J5. — L'indole propria a questa Rivista non ci con- 
sente di esaminare partitamente altri volumetti di questa col- 
lezione, nei quali il contenuto estetico prevale troppo su quello 
storico. Essi sono i seguenti: Gibt es Kunstgesetze? di T. Volbehr; 
Die Seele Tizians di E. v. Mayer; Die italienische Bildnismalerei 
der Renaissance di K. Woermann. 



HARTMANN 6RISAR, Die romische Kapelle Sanata Sanctorum 
und ihr Schatz, — Freiburg i. B., Herder, 1908. 

102. — Degli innumerevoli tesori che il Liber Pontificalis 
ricorda adunati dai papi nei primi secoli del Medioevo — sup- 
pellettili preziose, croci gemmate, stoffe istoriate — chi avrebbe 
osato sperare di ritrovare ancora qualche parte, e in Roma, 
e col più sicuro suggello della autenticità? La fortuna giusta- 
mente ha arriso al dotto ricercatore della storia dì Roma me- 
dioevale; dove la curiosità degli altri storici era trattenuta sulla 
soglia, il Grisar ha potuto entrare da padrone; egli ha potuto 
indagare la parte più recondita del Sanata Sanctorum e ridarci 
così un complesso di monumenti preziosi sinora ignorati. 

Sull'area dell'antico palazzo lateranense, e appunto ove 
sorgeva la biblioteca papale, era una cappella dedicata a San 



ALTO MEDIO STO — ti. GRlSAR 341 

Lorenzo, che il Liber Pontificalis menziona già nel secolo Vili. 
Al tempo di Leone III si trovavano custodite in quella cappella 
le più rare reliquie di Roma, onde le venne il nome di Sancta 
Sanctoruni, Niccolò III la rinnovò; per opera di * magister 
Cosmatus „ essa ebbe le sue nobili forme gotiche ; da pittori 
della vigorosa scuola romana della fine del Dugento fu deco- 
rata di affreschi, ora in gran parte deteriorati e ridipinti. Al 
Xin secolo ci sembrano appartenere nel loro complesso i mo- 
saici bizantineggianti che ne ricoprono la volta, nei quali invero 
non sapremmo rintracciare le parti che il Grisar afferma di 
più remota età. 

Veneratissima reliquia della cappella era l'immagine del 
Salvatore creduta opera di mano non umana, " acheropoiita „, 
che nel 753 Stefano II, come narra il Liber Pontificalis, portò 
iti processione dal Laterano a S. Maria Maggiore mentre re 
Astolfo minacciava la città; la stessa che Leone IV adoprò 
contro la pestilenza che infieriva in Roma. 

Ancora sta sull'altare rimmagine. Su di essa i secoli hanno 
stratificato la loro opera, ma sotto le custodie preziose di di- 
versa epoca, fra cui importantissimo il rivestimento argenteo 
segnato col nome di Innocenzo III, sotto i parziali ridipinti, 
sono penetrate le indagini di mons. Wilpert e del padre Grisar 
affermando di fronte alla leggenda religiosa i diritti della cri- 
tica, constatando che l'immagine primitiva, rappresentante il 
Salvatore su trono gemmato e col capo cinto da nimbo cro- 
cifero, non è anteriore alla fine del secolo quinto. 

Il vano sottostante alla mensa dell'altare è chiuso da 
enormi cancelli e da porte bronzee sulle quali sta il nome di 
Innocenzo III e quello di Niccolò III. Aperte le imposte di' 
bronzo, ecco uno scrigno di cipresso intagliato a incavi trian- 
golari con tecnica antichissima (e persistente tuttora in alcune 
regioni, per la sua stessa semplicità); sul cofano è scritto: 

t LEO INDIGXVS TERTIVS EPISGOPVS DEI FAMVLVS FEGIT. 

Quale emozione per lo storico quella di essere cosi in- 
trodotto, di epoca in epoca, in un passato sempre più lontano ! 

Entro lo scrigno di Leone III sta il tesoro di oggetti pre- 
ziosi, del quale è giunto a noi un inventario di poco posteriore 
al 1073. Nello illustrarlo appare tutto l'acume e la grande 
dottrina dell'A. 



342 RECENSIONI E NOTE BIBLI06RAFICBB — P. TOESCA 

Una croce che ha un lato coperto di smalti con istorio 
della vita di Cristo è identificata dal G. con la ** crux de smalta 
depicta „ delFinventario del XI secolo e, mediante ingegnose 
osservazioni, con quella che papa Sergio I (687-701) rinvenne, 
come narra il Liber Poyitificalis, nella sacrestia della basilica 
di San Pietro. Il G. ritiene anche probabile trattarsi della me- 
desima croce "* ex auro cum gemmis » che, secondo la stessa 
fonte, fu fatta fare da papa Simmaco (498-514). 

Questa ultima congettura, in riguardo anche dello stile 
degli smalti, non ci sembra verosimile: più probabile T iden- 
tificazione proposta con la croce di Sergio I, sebbene non sì 
possa dire intieramente provata, perchè il Liber Poniificalis 
descrive quella croce come adoma di gemme, e la presente, che 
ancora ha un lato con ismalti delle prime storie di Cristo, do- 
vette avere anche il lato ora spoglio di ornati adorno piut- 
tosto di altre storie, tratte dalla passione di Cristo, che non 
di gemme. 

Per il loro stile e per la tecnica coloristica ben lontana 
dalla perfezione cui Tarte bizantina giunse più tardi, quegli 
smalti possono bene assegnarsi alla fine del VII secolo. 

Più antica dell'epoca carolingia, alla* quale essa fu asse- 
gnata dal Lauer, il G. ritiene una croce gemmata conservata 
nel medesimo tesoro; inveito gli ornati degli orli della croce 
ci ricordano ancora la " verroterie cloisonnée „. La custodia 
di argento sbalzato, nella quale sta racchiusa la croce, risale 
probabilmente all'età di Pasquale I e, insieme con la capsella 
contenente l'altra croce smaltata, è rarissimo documento della 
toreutica medioevale in Occidente. 

Fra altri preziosi cimeli contenuti nello scrigno di Leone III 
— reliquiari con ismalti della migliore età dell'arte bizantina; 
avori con soggetti profani e con soggetti cristiani; dipinti bi- 
zantini; pergamene che servirono ad avvolgere reliquie, fra le 
quali fu ritrovato anche un brano di un Tito Livio del quinto 
secolo — hanno speciale importanza le stoffe antiche cui il 
Dreger dedica un particolare studio pubblicato quale appendice 
del lavoro del G. E nelle stoffe, come negli altri oggetti, 
appare quanto l'arte orientale e bizantina abbiano prevalso 
sull'arte occidentale anche nel formare il tesoro del Sancta 
Sanctorum, 

Né soltanto alla storia dell'arte, anche alla storia di Roma 
medioevale e del rito, è preziosa la pubblicazione in cui il G. 



ALTO MEDIO EVO — E. 6IQUO-T0S 843 

illustra la sua scoperta che è certamente fra le più notevoli 
avvenute neirarcheologia del Medioevo in questi ultimi anni. 

P. TOESCA. 

N.B, — Il G. rivendica a sé la priorità della scoperta di 
fronte a Ph. Lauer, che sul tesoro stesso ha pubblicato un 
ampio studio nei Monuments et mémoires publiés par VAcadémie 
des Liscriptiom et Belles-Lettres, Fondation Piot, Paris, 1906. 

Gli oggetti del Sanata Samtorum trovansi ora esposti nel 
Museo cristiano presso la Biblioteca Vaticana. 



EFISIO GIGLIO-TOS, La morte di Ottone III — Torino, 
Tip. Subalpina, 1907. 

103. — Nonostante le numerose e spesso oscure e con- 
tradditorie testimonianze delle fonti contemporanee, non v'è 
dubbio oramai né sull'anno né sul luogo della morte di Ot- 
tone III, quindi, riassunte rapidamente le varie opinioni, il 
Giglio-Tos accetta, come universalmente si fa, l'opinione mu- 
ratoriana, secondo la quale il giovane imperatore morì il 
23 gennaio 1002 a Paterno presso Civita Castellana. Sulla 
malattia che aveva colpito Ottone III, e che lo trasse imma- 
turamente a morte, rimane ancora un dubbio, e questo in una 
breve dissertazione si propone il Giglio-Tos di schiarire. 

Alcuni scrittori, in specie tedeschi, lo vollero morto di feb- 
bre petecchiale, altri più concordemente affermano che Ottone 
morì vittima del veleno, propinatogli dalla bellissima vedova 
di Crescenzio, Stefania, che egli aveva presa per concubina. 

Così, Stefania, secondo la leggenda rapidamente diffu- 
sasi, avrebbe insieme vendicato il marito ucciso a tradimento 
contro i patti giurati nella resa di Castel Sant'Angelo e ven- 
dicata se stessa, costretta ai piaceri del vincitore. 

Dei parecchi cronisti che accennano al tradimento di Ste- 
fania, il più diffuso è Landolfo seniore, il quale, dopo aver 
detto della condanna di Crescenzio, aggiunge che Ottone, 
avendo saputo aver Stefania pratica del male onde egli si sen- 
tiva invaso, la fece venire a sé, e le promise grandi doni, se 
ella avesse saputo liberarlo dal morbo inviso. E Stefania, na- 
scondendo in cuore il grave dolore, ordinò che Ottone, dopo 
che essa lo ebbe curato per dodici giorni con molti unguenti, 
fosse ravvolto nella pelle d'un cervo, appena ucciso e scuoiato 



344 RECENSIONI E MOTI BIBLTOGRIFICHE -> 6. ROBERTI 

dopo un lungo corso. Ma il rimedio che i famigliari del Re 
credevano lo avrebbe risanato, fu invece causa della sua 
morte. 

Non la vendetta invece, ma il tentativo di liberarlo, me- 
diante Tapplicazione di un metodo di cura percutanea, che do- 
veva trasmettersi per tradizione ed esercitarsi ampiamente in 
altre età, dal morbo " italico „, forse da lei stessa trasmesso 
al giovane imperatore, è Tardità ipotesi che il Giglio-Tos af- 
faccia, confortandola di qualche leggiero accenno di altri cro- 
nisti. È vero che quando il morbo apparve sicuramente in 
Italia, cioè nel secolo XV, i primi medici 'che lo ebbero a cu- 
rare, tra i quali il celebre Torcila, suggerirono rimedii assai 
somiglianti a quello che avrebbe applicato Stefania, ma come 
si può dimostrare che già fin dagli inizi del secolo XI si trat- 
tasse di quello stesso male? 

È ipotesi ardita, e forse non sufficientemente confortata 
da argomenti sicuri. 

Poco corretta, anzi in qualche parte assai erronea, è la bi- 
bliografia ottomana, che forma Tappendice bibliografica. Perchè 
mancano p. es. talvolta le date di edizione, ed i nomi sono ri- 
portati con ortografia così malsicura? 

Giuseppe Roberti. 



E. GIGLIO-TOS, Di un diploma apocrifo del Re Arduino e 
della sua incoronazione, — Torino, Tip. Subalpina, 1907. 

104. — Se con questa sua Dissertazione il eh. A. ha voluto 
dar prova del suo studio, della sua coltura, del suo affetto 
per le nostre antiche memorie, convien dire ch'egli ha rag- 
giunto l'intento, né in verità questo nuovo lavoro occorreva 
a render noto e simpatico il suo nome fra i cultori delle di- 
scipline storiche. Ma se egli si lusingò di recare, colle sue 
poche pagine, un nuovo importante contributo ai suoi predi- 
letti studi, io temo abbia scambiato colla realtà il desiderio. 

La prima parte del breve lavoro raccoglie con diligenza 
quanto intorno all'incoronazione di Arduino si legge nei cro- 
nisti del tempo, quanto narrano e commentano gli storici, a 
<ìominciare dai più antichi fino ai recentissimi Gabotto e Vesme, 
ma a questo ben poco di suo aggiunge l'A., e nulla che non 
confermi quanto da secoli è risaputo, essere l'elezione e la inco- 
ronazione di Re Arduino seguita in Pavia il 15 febbraio 1002. 



ALTO MEDIO EVO — M. BONDOIS • P. UOSTOD 345 

Pubblica poi TA. un diploma, che in quel giorno stesso il 
Re avrebbe dato a favore del Monastero di S. Ambrogio di 
Milano, e T accompagna colla lettera con cui il Terraneo ne 
segnalava resistenza al Muratori e gli esponeva i suoi dubbi 
intorno alla autenticità; colla risposta del grande Annalista 
che lo dichiara e lo dimostra falso ; con un lungo atto nota- 
rile, che si trova nell'Archìvio di Stato di Milano, nel quale 
è detto che il 25 settembre 1665 l'antiquario Carlo Galluzzi 
presentava al giudice di Milano il documento, che asseriva 
aver trovato nell'Archivio del Monastero di S. Maurizio mag- 
giore di Milano, e da cinque notai ne faceva ricavare copia 
autentica. 

Sono ormai due secoli che si sa essere il diploma una 
falsificazione del Galluzzi ; che giova disseppellirlo ora, per tor- 
nare, senza pure aggiungere nuovi argomenti, che pur non 
mancherebbero, alla conclusione medesima? E perchè poi l'A. 
fa a G. T. Terraneo il torto di credere ch'egli non nutrisse 
alcun dubbio suW autenticità di tale documento al momenfo della 
compilazione della II parte dell* « Adelaide »? Se è vero che 
nel Capo 3* il dotto storico ragiona di tal documento quasi le 
sue asserzioni meritassero fede, in quello successivo dichiara 
però esplìcitamente ch'esso è falso, e riproduce in nota la let- 
tera che ventìdue anni prima (14 aprile 1737) gli scriveva in 
proposito il Muratori. L. U. 



MARGUERITE BONDOIS, La translation des Saints Marcellin 

et Pierre, — Paris, Champion, 1907. 
P. MONOD, Essais des rapports de Pascal II avec Philippe J, 

1079-1108. — Paris, Champion, 1907. 

105-106. — Annuncio qui uniti due fascicoli, usciti contem- 
poraneamente, della Bibliothèque de V Ecole des hautes études. Il 
primo di essi riguarda il secolo IX, ed ha colla storia italiana 
un vincolo non molto stretto. Trattasi della, traslazione dei 
corpi dei Ss. Marcellino e Pietro narrata da Einardo, testi- 
monio oculare. Le ossa dei santi stavano a Roma ed Einardo 
ne curò la traslazione da Roma a Michelstadt, e quindi a 
Mùlheim. I due corpi santi abbandonarono per tal modo Roma, 
dove, secondo il cronista, le reliquie dei santi giacevano ne- 
glette. La translatio riguarda l'impero dei Carolingi; e siccome 
fu nell'anno 827 che le relìque cominciarono il loro viaggio. 



346 RSCBNSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. CIPOLLA 

COSÌ a partire da quel tempo e a giungere all'anno 834, Topu- 
scolo di Einardo c'istruisce intorno alla biografia di questo 
scrittore, alla parte ch'egli ebbe nelle rivoluzioni civili che scon- 
volsero profondamente la corte e l'impero, ecc. 

NeWArch. stor. Hai parlando (1907) della vita di S. Co- 
lombano scritta da Giona, in una recensione all'edizione pro- 
curatane dal Krusch, proposi la questione intorno al modo 
con cui gli agiografi del medioevo si comportavano nella rac- 
colta e nella narrazione dei miracoli , e notai la fiducia e la 
sfiducia che, a seconda dei casi, noi incontriamo, direttamente 
o indirettamente, espressa nei loro scritti. La translatio di Ei- 
nardo offre nuovi materiali al proposito. L'agiografo prevede 
le obbiezioni che si possono fare al suo racconto, l'incredulità 
di alcuni dei suoi lettori, ed egli quindi lo accompagna di 
prove, distingue il vario valore delle testimonianze, e inoltre 
si propone di sottoporre le sue narrazioni a quella critica che 
migliore egli poteva fare. 

Altro punto rilevante parmi, per la letteratura agiogra- 
fica, il fatto che secondo B. le vite dei santi ai quali la trans- 
latio si riferisce, stavano dapprima divise e solo molto tardi 
si fusero in una narrazione unica. È una questione grave quella 
in cui c'imbattiamo, quando abbiamo da studiare certe narra- 
zioni estese e larghe in cui compariscono molte biografie di 
santi, insieme amalgamate, mentre separatamente abbiamo poi 
altrettante speciali biografie quanti sono i santi. Infatti noi ci 
chiediamo se la esposizione complessiva sia da considerarsi 
come la riunione delle biografie speciali anteriormente com- 
poste, o se invece queste siano state da quella estratte. Ogni 
dato che emerga per lo studio dell'ardua questione devesi ri- 
guardare come assai importante. 

Il secondo lavoro è l'opera di un giovane, dopo lunga 
malattia morto (gennaio 1905) nel più bello della giovinezza, 
nel rigoglio della vita scientifica. Suo padre, Gabriele Monod, 
nome ben noto a quanti si occupano di studi storici, presenta 
al pubblico quelle pagine, che lo sventurato giovane aveva ap- 
prestato in modo più o meno perfetto. Altre parti dell'opera 
divisata dovettero abbandonarsi, poiché il loro Autore le aveva 
lasciate troppo imperfette. 

Il lavoro di B. Monod, ispirato ad elevati sentimenti di 
imparzialità e condotto con rigoroso metodo scientifico, si legge 
con vero profitto, e, se reca un dispiacere, è quello soltanto 



ALTO MEDIO STO — M. B0ND0I8 - P. MOMOD 347 

di vedere infranta alla prima ora una vita cosi promettente. 
Egli riconosce anzitutto che Gregorio VII, né nel dogma né 
nella disciplina, si scostò mai dalle antiche tradizioni eccle- 
siastiche, alle quali per altro egli impresse una più decisa ef- 
ficacia. Nel campò politico questo indirizzo e queste tendenze 
condussero a risultati nuovi. Nella Francia la questione delle 
elezioni ecclesiastiche si presentò fino da questo tempo. Essa 
si riaccese durante il pontificato di Urbano II, specialmente in 
causa del modo indegno con cui Filippo I usò ed abusò di 
quei diritti che, su questo campo, le condizioni delle cose gli 
attribuivano. Così quando venne a morte Urbano II, il re di 
Francia si trovava colpito da seconda scomunica. Pasquale I 
va notato, secondo il M., per finezza politica unita a spirito 
di carità e di mansuetudine. Egli pure fu sul principio costretto 
ad usare con re Filippo di molta severità, ma gli riusci di pa- 
cificare gli inaspriti conflitti, pur senza abbandonare nel campo 
delle teorie, la strada lasciatagli dai suoi predecessori. Nell'as- 
semblea del clero raccolta in Parigi nel dicembre del 1102, il 
legato ponlificio assolse il re dalla scomunica. Filippo fu gua- 
dagnato alla Chiesa, e tale restò fino alla sua morte, 29 lu- 
gho 1108. Mentre Pasquale si assicurava in questo modo la 
cooperazione della Francia nell'opera, ardua quanto importante, 
della riforma della Chiesa, preparava intanto nella Germania 
quella disposizione di animi che più tardi condusse al concor- 
dato di Worms. 

E così siamo entrati nel terreno che M. scruta nella II e nella 
III parte del suo volume, e che si riferisce alla organizzazione 
della Chiesa di Francia, in rapporto colle relazioni di Pasquale I 
tanto col clero secolare e regolare, quanto col re in tutto 
quanto aveva rispetto appunto all'amministrazione delle cose 
ecclesiastiche. Nelle questioni teoriche, né il papa né il re 
fecero mutazioni nel loro atteggiamento, ma l'accordo avvenne 
nella pratica, ed ebbe l'aspetto e il valore di un compromesso. 
Dopo l'assoluzione concessa al re. Pasquale I era restato in 
Francia, occupandosi degli affari religiosi di quella regione. 

Regna non lieve oscurità circa l'andamento delle questioni 
circa le elezioni ecclesiastiche. Non possiamo sapere se l'inve- 
stitura precedesse di massima o seguisse la consacrazione dei 
vescovi; infatti la scarsezza delle notizie sicure ci impedisce di 
decidere questo punto. 

Molto interessanti sono i capitoli nei quali M. tratta delle 



348 RECENSIONI I NOTI BiBLIOtiRAFlCHB — C. CIPOLLA 

relazioni, non di rado ostili, fra il clero secolare e il regolare, 
fra i vescovi e gli abbati. E altrettanto notevoli sono le pa- 
gine in cui vediamo descritti i canonici regolari, che si mol- 
tiplicavano rapidamente, e che per il loro attaccamento ai 
vescovi, dimostravano un vivo distacco dai monaci. Questi 
guardavano con inquietudine lo sviluppo crescente dei ca- 
nonici regolari, i quali erano favoriti anche dalla circostanza 
che erano tutti sacerdoti e che perciò potevano occuparsi della 
cura animarum assai più e meglio dei monaci, fra i quali pa- 
recchi non erano sacerdoti. Pasquale II fu sfavorevole all'eser- 
cizio delle funzioni parrocchiali da parte dei monaci. 

Anche in Italia si ebbero lotte vivaci fra clero secolare e 
clero regolare. Leggendo i capitoli del B., in cui egli discorre 
con tanta cognizione di causa, di tali vicende, pensavo alle 
lotte secolari fra il vescovo di Bobbio, e la decaduta abbazia 
di S. Colombano, le quali lotte non furono certo Tultiipa causa 
della dolorosa rovina in cui l'antica e gloriosa abbazia sì pro- 
fondò, finché Nicolò V ne mutò il governo; che anzi la stessa 
rifprma a cui ora accenno, se attenuò per qualche tempo le con- 
seguenze della malattia, non fu sufficiente a sanare le piaghe. 

Il lavoro del Monod mi faceva riflettere ancora alla im- 
portanza che presenterebbe uno studio esteso intomo alle con- 
seguenze, che le antinomie fra clero regolare e clero secolare 
ebbero nelle gigantesche lotte fra la Chiesa e T Impero. Un 
lavoro ben fatto, come quello di cui ci occupiamo, può for- 
nire Taddentellato a infinite altre ricerche. 

C. Cipolla. 



4. BASSO MEDIO EVO (Seo. XI-XV). 

A. EITEL, Ber Kirchensfraat unter Klemeìis F. — Berlin, 1907. 

107. — Questo lavoro esce dalla scuola del Finke e de- 
riva le sue attrattive ms^ggiori tanto dalla notizia piena e 
sicura delie fonti per la storia della fine del sec. XIII e degli 
inizi del successivo, quanto del nuovo contribuito che alla co- 
noscenza dei fatti d'Italia portarono i documenti dal Finke 
trovati in Barcellona. Gh archivi della corona Aragonese sono 
straordinariamente ricchi, e noi possiano davvero attenderci 
che la storia d'Italia debba anche in seguito fare i conti con 



BASSO HEDIO KVO — A. SITBL 349 

quella miniera preziosa e fino ad ora poco conosciuta. Il volume 
di Eitel uscì non molto prima degli Ada Aragonensia del Finke 
e così alla sua comparsa manteneva ancora tutte le attrattive 
della novità. 

Eitel comincia con up giudizio intorno a Clemente V, che 
corrisponde presso a poco a quello che il Finke diede nell'altra 
sua recente opera intomo alla caduta dell'ordine dei Templari. 
Secondo Eitel, Bertrando de Got, eletto il 5 giugno 1305, non 
mancava di buone qualità, ma gli faceva difetto la fermezza 
della volontà, e dal proposito di resistere al re francese lo 
tratteneva la salute peggio che malferma. Nel corso del lavoro 
il giudizio di Eitel tuttavia si modifica, cosi che nella conclu- 
sione finale egli lo loda per aver ricostituito lo Stato della 
Chiesa, che ricevette sgretolato, e disfatto dalla confusione 
e dalle guèrre civili. Eitel considera a parte a parte le regioni 
componenti lo Stato ecclesiastico, oltre alla Tuscia, la quale 
fermò sopra di sé l'attenzione del pontefice. 

Eitel non è sfavorevole a Bonifacio Vili, e ancorché non 
indugi a parlarne estesamente e a riprodurne i profili caratte- 
ristici, tuttavia quando ne tocca qua e colà sparsamente, ne 
parla in modo che se quel papa ritornasse in vita non ne reste- 
rebbe troppo scontento. Finke è di lui più severo tanto verso 
Bonifacio Vili quanto verso Clemente V. 

Invece Eitel non è molto benevolo verso Benedetto XI, 
per rispetto alla sua politica. Non gli piace la sua indulgenza, 
ch'egli giudica debolezza e mancanza d'iniziativa. Non gli piace 
il vedere che Benedetto XI, a differenza di Bonifacio Vili, non 
agiva di per sé, ma si aflSdava ai consigli del Collegio dei Car- 
dinali. Con tutto questo (p. 74) lo giudica non solo santo, 
ma anche dotto e pacifico. Ammette che Benedetto XI fosse 
lontano dal nepotismo famigliare, ma crede (p. 75) che dalle 
inclinazioni nepotistiche non fosse del tutto alieno, giacché, 
egli, trevigiano, ai posti più importanti nello stato della Chiesa, 
cioè ai Rettorati, chiamò persone dell'Italia superiore, da Brescia, 
da Parma, da Venezia, è persino da Treviso: né sempre questi 
gli recarono onore. Non so vedere in ciò alcuna traccia di 
nepotismo, poiché si tratta non di una famiglia o di una città, 
ma di una regione estesissima. Il trevigiano fu Rambaldo (di 
Gollalto), e il Bresciano fu Tebaldo Brusati, cioè persone e fa- 
miglie ben note nella storia. Erano persone e famiglie che 
si imponevano facilmente per le loro qualità e per le loro 



350 KECESSIONI E NOTE BIBL10<1RA PICHE — C. CIPOLLA 

attinenze. Quindi era più che naturale che un papa, qualunque 
egli fosse, ad esse facesse appello nel disbrigo degli affari 
gravi e delicati. 

Interessante assai è il capitolo (p. 170) sulla guerra di 
Ferrara, ch'egli aveva già scritto quando comparve il volume 
di G. Soranzo, che qui citasi con lode, ancorché si rilevi che 
in esso i fatti sono studiati sotto il punto di vista veneziano 
e quindi unilateralmente. Farmi che il voi. del Soranzo meriti 
maggiori elogi, essendo scritto in realtà con dottrina e con 
senso critico. Eitel aggiunge la minuziosa diligenza nei parti- 
colari, e il contributo di alcuna lettera del Cardinale Arnaldo 
di Felagrua, di cui ora abbiamo il testo integro negli Acta 
Aragonemia^ II, 641. 

Il volume di Eitel è un bel contributo alla storia di un 
periodo intricatissimo della vita italiana, anche se in qualunque 
giudizio speciale vogliamo da lui distaccarci. 

G. Cipolla. 



K. GUGGENBERGER, Die Legation des Kardinals Pileus in 
Deutschland (1378-1382). — Mùnchen, Lentrier, 1907. 

108. — In questi ultimi anni la vita del card. Fileo dei 
conti di Prata fu fatta oggetto di un egregio lavoro da parte 
di quel valoroso storico friulano, che è lo Zanutto (1901), la 
cui monografia viene assai opportunamente citata e usufruita 
dal nostro A. Ma nell'opuscolo presente le notizie sulla lunga 
legazione dal Pileo sostenuta in Germania, in Boemia, in Un- 
gheria, in Inghilterra fra il 1379 e il 1382 vengono di molto 
accresciute, vagliate e poste nella dovuta relazione colla storia 
di quelle regioni. Urbano VI vedeva che una grande tempesta 
si addensava contro di lui, e cercò di rinsaldare le sue rela- 
zioni colle regioni suddette, affidando la difficile e delicata mis- 
sione ad un uomo esperto e devoto. Quando il Fileo fu inviato 
in Germania, Carlo IV era ancora vivo. Ma il vecchio impe- 
ratore morì allo scorcio del 1378, e solo qualche settimana 
appresso Fileo comparve in Vienna. A Fraga, residenza di Ven- 
ceslao, figlio di Carlo IV, venne il cardinale al principio di 
marzo, e quivi stabiU fermi accordi con Venceslao, in com- 
pagnia del quale recossi poscia in Ungheria. Venceslao dimostrò 
sentimenti favorevoli ad Urbano VI, ed espresse anzi il pro- 
posito di recarsi in Italia. Ma il viaggio non ebbe luogo, il che 



BASSO MEDIO £V0 - O. C. BCRAG6I 351 

(secondo TA.) si può forse attribuire a qualche deficienza nel- 
Tabilità diplomatica del legato. Questi poi recossi in Inghil- 
terra per assicurare l'adesione di rè Riccardo II all'obbedienza 
romana. Nega l'A. che colà il Pileo avesse occasione di occu- 
parsi di Wicleffo: a supporlo, si commette un errore di cro- 
nologia. Finalmente, dopo un nuovo soggiorno in Germania, 
Pileo tornò in Italia. Ciò avvenne nella state del 1382. 

In appendice tratta la questione se Pileo abbia sostenuto 
altre missioni in Germania nel 1394 e nel 1398. Risolve il que- 
sito in senso piuttosto negativo che affermativo. 

Il volumetto è breve, ma denso di fatti e ricco di notizie 
tolte da fonti edite e inedite. Esso è ben riuscito, come chiara 
n' è Tesposizione. Può quindi affermarsi che reca un buon con- 
tributo non solo alla storia dei paesi oltremontani, ma a quella 
pure d'Italia. G. Cipolla. 

G. C. BURAGGI, Gli Statuti di Amedeo Vili del 26 luglio 1423, 
(Estr. Mem, Acc. Scienze, Torino, S« II, Tom. 57, 1907). 

109. — Da un codice della Nazionale di Torino l'A. trasse 
questi brevi Statuti, finora inediti e mal noti agli studiosi. 
Sono 14 Capi, che tutti trattano della procedura da seguirsi 
nei giudizi civili. Promulgati, sette anni dopo, i famosi Statuti 
generali, parte di quelli dal '23 venne , in essi trasfusa, con 
qualche variante, ma — dimostra l'A. — alcuni Capi rimasero 
invece in vigore nella loro prima forma, ed indipendentemente 
dagli Statuti generali; tanto che, ancora nel 1553 il Duca 
Carlo If, li riportava testualmente nei suoi nuovi Statuti. 

L'A. mette in evidenza come scopo precipuo di questo 
Statuto fosse d'assicurare la speditezza dei giudizi, sanzionando 
e regolando con precise norme il procedimento sommario, che 
da molto tempo s'andava introducendo così nella legislazione 
canonica come in quella civile, in contrapposto al rito solenne 
o formale per cui si eternizzavano le cause davanti ai giudici. 

Il B. aggiunge un dotto commento che mostra la deriva- 
zione delle singole disposizioni del breve codice di procedura 
rispettivamente dal diritto canonico, dal romano o dal ger- 
manico, dalla cui lenta fusione che allora s'iniziava nella legi- 
slazione medioevale doveva prendere origine il diritto moderno. 

L. U. 



352 RecEXsioKi e note bibliografiche — p. toesca 

PAUL SCHUBRING, Luca della Robbia uml seine Familie 
{Kunstler'M(mographiefiìn:Ta.usgeg, v. H. Knackfuss, LXXIV). 
— Lipsia, 1905. 

110. "— Ricca ormai più d'ogni altra e assai pregevole è 
la serie di monografie su artisti d'ogni epoca e d'ogni regione, 
pubblicata per cura di G. Knackfuss. Essa conta fra i suoi 
volumi quelli del Thode su Giotto, di H. Mackowscki sul Ver- 
rocchio, e altri in cui gli intenti proprii a scritti di divulga- 
zione non vanno a discapito della originalità e della serietà di 
critica, come suole accadere. E fra gli ottimi è da collocare 
il volume che lo S. dedica a Luca della Robbia, ad Andrea, 
nipote del grande scultore, ed agli altri suoi seguaci che man*- 
tennero la tecnica della terracotta invetriata. L'illustrazione ef- 
ficace che l'A. .fa delle opere è sparsa di osservazioni nuove 
e di giudizi originali. 

Il problema della prima attività artistica di Luca della 
Robbia, come di altri molti maestri del principio del Quattro- 
cento, è ancora da risolvere; né ad esso reca luce l'attribu- 
zione a Luca, proposta dallo S., delle figure dell'Annunciazione 
che stanno sulla nicchia del S. Matteo di Lorenzo Ghiberti in 
Orsanmichele. L'attribuzione non è troppo suffragata dai ca- 
ratteri stilistici delle due statuette. Così il grande maestro ci 
si presenta tosto con un capolavoro, con la cantoria di Santa 
Maria del Fiore nei cui bassorilievi è già tutto quel fine ed 
equilibrato senso della Bellezza che rimarrà sempre a Luca della 
Robbia di fronte all'arte agitata e drammatica di Donatello. 

Opera di Luca, nel periodo in cui egli attendeva ai bas- 
sorilievi marmorei del Campanile, è ritenuta dallo S. una for- 
mella di terracotta, rappresentante la Creazione di Eva, nel 
Museo del Duomo di Firenze, la quale per certe sue fiacchezze 
di modellato, e anche per la difettosa tecnica dell'invetriatura, 
lascia adito al dubbio che si tratti di una imitazione recente. 

Per quanto sinora ci è noto, dove dapprima il maestro 
fa uso della terracotta invetriata è nel Tabernacolo di Pere- 
tola (lo sportello bronzeo del tabernacolo è attribuito dallo 
S. a Donatello); e da allora l'arte di Luca della Robbia, mi- 
rabile per ispontaneità, si esplica con quel nuovo mezzo, dalla 
decorazione della Cappella de' Pazzi — che lo S. giustamente 
restituisce a Luca — ai lavori dell'Impruneta, alla serie delle 
Madonne, la cm classificazione è diligentemente discussa dall' A. 



BA6S0 UEDIO EVO — D. MORF.LLINI 35S 

Se il bellissimo gruppo di terracotta invetriato di bianco, 
rappresentante la Visitazione, a Pistoia, sia da assegnare a 
Luca non piuttosto ad Andrea, continuatore dell'arte sua, 
è questione che nemmeno i documenti recentemente pubbli- 
cati in proposito hanno valso a risolvere. La risposta deve 
ancora fondarsi sul giudizio stilistico, sempre incerto, e non a 
tutti convincente, quando si tratti di distinguere opere di 
maestri che abbiano fra di loro così stretti vincoli d'arte quali 
furono fra Luca e il suo nipote Andrea della Robbia. Lo S. 
— col Bode e col Marquand — assegna il gruppo a Luca; 
il Venturi d'altra parte la attribuisce ad Andrea. 

L'arte di Andrea non è più equilibrata e calma come 
quella di Luca; le forme vi perdono alquanto di consistenza, 
diventano più nervose, talora mostrano l'influsso dell'arte del 
Venocchio, ma serbano pur tuttavia la nobile compostezza 
del maestro. E la tecnica si mantiene sicura nei suoi mezzi, 
sobria nei colori. Non cosi in Giovanni della Robbia ed in 
altri seguaci dei quali lo S. illustra minutamente l'attività po- 
nendone in evidenza il diverso carattere. P. Toesca. 



D. MORELLINI, Giovanna d'Aragona^ duchessa d' Amalfi. — 
Cesena, Vignuzzi, 1906. 

IH. — Non è propriamente uno studio storico, né al fatto 
né nel proposito dell'A., che lo presenta come « spigolature 
storiche e letterarie ». Queste ultime hanno sulle altre una 
evidente prevalenza, non solo per estensione, ma anche per 
importanza. Raccolte, come in una breve introduzione, le poche 
notizie che si avevano sulla nascita di Giovanna, da un ba- 
stardo di Ferrante I d'Aragona; sul matrimonio, che di lei 
fece una duchessa d'Amalfi, sulla vedovanza, la fuga, l'unione 
col Bologna e la scomparsa; il resto, ossia il corpo del lavora 
è, più che altro, critica letteraria. Esamina cioè principalmente 
e pone a raffronto una novella del Bandello, un racconto de' 
«Manoscritti Corona », una. commedia di Lope de Vega, una 
tragedia del Webster, che hanno la stessa duchessa per pro- 
tagonista; e di queste opere letterarie il M. rileva le diver- 
genze, le somiglianze, le affinità e i possibili rapporti di deri- 
vazioni, il vario grado di valore artistico. M. S. 



ìtivisia Biotica italiana^ 8* S., vii, 3. ' 28 



354 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — O. SAKOIORGIO 



5. TEMPI MODERNI (1492-1789). 

G. CLAUSSE, Beatrice d'Este, duchessa di Milano. — Paris, 
Leroux, 1907. 

112. — Poche figlie d'Eva hanno esercitato sugli uomini 
e sui loro tempi tanto fascino e tanta influenza quanta Bea- 
trice che beò, vivendo, il suo consorte, e lo lasciò infelice alla 
sua morte. L'Ariosto cantò non altro che la verità. 

Coniugi che furono, Lodovico il Moro e Beatrice d'Este, 
s'amarono e s'intesero come nessuno sforzesco avrebbe spe- 
rato, e dall' idillio si passò presto e pubblicamente alla vera 
signoria che la elegante Napoletana vantò sul torbido ed irre- 
soluto Milanese. Questi, anzi, non solo non Io nascose, ma ebbe 
le parecchie volte a dichiarare d'aver associata al principato la 
sua donna, e la morte improvvisa e prematura di costei, fu 
infatti un disastro per l'indipendenza di Milano e la rovina dì 
Lodovico. Che ** trascinato senza guida e senz'appoggio attra- 
verso avvenimenti ch'ei non poteva più dominare, ne risentì 
tutti i danni. La sua defezione dall'alleanza francese gli costò 
la corona e la libertà. Il 21 settembre 1499 Luigi XII, entrato 
vincitore in Milano, lo costrinse a fuggire e si fece gridar duca 
invece di lui. Richiamato in Milano l'anno dopo, egli era fatto 
prigione a Novara, ed andava a chiudere i dì suoi nel fondo 
del carcere di Loches. „ L'ultima visita fatta da Lodovico alla 
tomba della sua consorte fu proprio una commozione,' se non 
una raffinatissima ipocrisia, e il Glausse così la descrive: I Fran- 
cesi arrivavano a Milano nel 1499, e Lodovico si preparava a 
fuggire: egli si congeda dai cortigiani che partono e l'abban- 
donano, e già accenna a mettersi sulla via di Como, quando 
di scatto ritorna al Tempio delle Grazie, e là sta lungamente 
e non se ne allontana che dopo aver per ben tre volte ricpii- 
templato fra lagrime e singhiozzi il sepolcro de la più zeniile 
madona delV Italia. " Lagrime di rimorso ed espiazione ,, com- 
menta Bernardino Corio. 

" Non credo che doe persone più se posse amare „, scrisse 
di que' di a Isabella Gonzaga Galeazzo Visconti pur ** amico 
intimo e parente di Lodovico. „ Né sarebbe stato credibile il 
diverso. Lodovico, trentanovenne, già padre senz'aver gustate 
mai le gioie della famiglia, e scettico, rimase ammaliato e rin- 



TEMPI MODERNI — O. CLAUSSB 355 

giovanito dalle grazie carissime della trilustre sua sposa. Delle 
bizzarrie di questa, il Moro non faceva che ridere!... Così fu, 
per esempio, allora che stando egli un bel giorno a sorvegliare 
i lavori nel Chiostro del Mangano la * duchessina di Bari „ e 
le damigelle gli apparvero mascherate da turche... E di certo 
dovette piacere al marito 1' affetto schietto e continuo dimo- 
strato da Beatrice a Bianca la natagli da Lucia già moglie del 
Sanseverino. Riscaldarono d'altronde le intimità, anche le nozze 
augurose avvenute in quel 1491 tra Anna, la nipote bellissima 
e gentilissima di Lodovico, ed Alfonso il fratello di Beatrice. 

Caratteristica giovane questa Napoletana! Che educata tra 
i chiassi e le scaltrezze Aragonesi, crebbe spigliata insieme e 
colta tanto da saper tenere a Venezia un discorso solenne in 
latino, ed entusiasmare di sé Massimiliano imperatore e Carlo Vili 
il " piccolo grande „ del La Tremolile. Frivola e civettuola 
nelle apparenze, e biricchina al punto di correr per le vie come 
una donnicina del popolo, ma superba e tenace sul suo trono, 
coltivò in palazzo e a Vigevano musica e poesia, e gli artisti 
le furono graditi tutti meno 1' eretico ed empio Leonardo, che 
essa abborri e perseguitò perchè reo agli occhi di lei, gelosa 
e vendicativa, d'aver dipinta la Gallerani stata la favorita del 
Moro, e d'esercitare col suo genio un irresistibile influsso sullo 
spirito fiacco di costui. Odiò forse meno, ch'è tutto dire. Isa- 
bella, la cognata colpevole d'essere la bella e brillante Sovrana, 
allora ch'essa Beatrice entrò sposa di Lodovico nella Corte di 
Giangaleazzo, e l'indomani della morte di questo poveretto, la 
Estense, felice d'essere salita appena ventenne al diadema, ab- 
bracciò la rivale del ieri e con lei pianse di cuore Ma questa 

subita cordialità, temo forte ce l'abbia regalata Carlo Magenta... 
Pianse, invece, per due lunghe notti, e sentì il gran dolore, 
per la uscita di vita del buffone Nannino!... " Voi (ne scriveva 
alla sorella, marchesa di Mantova), voi l'avete conosciuto ed 
amato, e però capite che pur troppo non posso rimpiazzarlo 
in nessuna maniera; un nuovo Nannino nemmanco la natura 
potrebbe rifarlo, che ell'ha esaurita ogni sua potenza fondendo 
in un tipo per // divertimento dei re la più rara bestiaggine e 
il più attraente degli orridi. Il poeta Bellinzoni (alludeva al Bel- 
lincioni) nell'epitafio dettatogli ha scritto che se l'anima di lui 
è in cielQ, deve far ridere tutto il paradiso. Io Tho sotterrato 
nella nostra Santa Maria, allato al mio falcone prediletto ed 
xilla indimenticabile mia cagna Puttina „ E si divertiva anche 



356 RECENSIONI B NOTE BIBLIOGRAFICHE — G. 8AN010R6I0 

col nano di Chio, altro degli animali rari di cui Lodovico aveva 
arricchita la sua Casa! 

Tale la Donna, tale Tetà. E tale la viva e dotta Confe- 
renza che Gustavo Clausse ha tenuta lo scorso anno alla Sor- 
bona, in nome della Società per gli Studi Italiani. Facile, lieta 
ed accompagnata dalle bellissime incisioni dei ritratti di Bea- 
trice scolpiti dal Romano, della miniatura di Antonio da Monza, 
delle tele di Zenale e di Costa, e deHa magnifica Porta del 
Lavabo là nella gran Certosa pavese ove sta il sepolcro stu-r 
pendo eretto a Beatrice e al suo Signore dall'insuperabile Gobbo^ 
dessa lusinga ed incoraggia la nostra reverenza per la patria 
e per le arti. Per queste sante Arti del Bello, che il valorosa 
Clausse, membro degnissimo delle Accademie di Roma e Fi- 
renze, onora da par suo e da un pezzo. Infpiinino i lavori 
di lui sulle Basiliche d'Italia, sugli Scultori del Lazio, sui San- 
galli, e sulla Scuola del Luino. 

Avesse l'egregio Parigino sempre curata l'esattezza dei 

cognomi italiani! Gaetano Sangiorgio. 



V. L. BOURRILLY, Guillautne du Bellay, Seigneur de Langey 
(1491-1543). — Paris, Cornély Editeur, 1905. 

— Le Cardinal Jean Du Bellay en Italie (juin 1535-mars 1536). 
— Paris, Champion, 1907. 

113-114. — Godo di additare all'attenzione dei lettori della 
Rivista queste due pubblicazioni, la cui importanza è accre- 
sciuta dalle attinenze che la materia in esse trattata ha ad ogni 
pie sospinto con la storia nostra del Cinquecento, ed in ispe- 
cial modo con la piemontese. Senza addentrarci in un esame 
particolareggiato, basterà accennare sommariamente a questa 
materia per confermare il nostro giudizio. 

Il primo dei due volumi è una poderosa monografia ri- 
gorosamente storica e pel metodo e per l'indole sua, condotta 
con piena padronanza e con molta novità di risultati, sulle 
fonti a stampa e manoscritte, delle quali l'A. dà larga notizia 
in un'opportuna introduzione bibliografica. • 

Dei quattro libri, in cui è diviso il volume, il I com- 
prende il periodo della giovinezza, dedita agli studi, alle armi, 
alle prime ambascierie (1491-1528); il II è consacrato alle 
varie missioni in Inghilterra (1529-30); il III a quelle in Ger- 
mania, fra il 1532 ed il 1536. Maggiore interesse ha per noi 



TEMPI MODERNI — V. L. BOURRILLY 357 

il libro IV, che è anche il più ampio, nel quale in sette densi 
<iapitoli sono illustrate, quasi giorno per giorno, con la scorta 
di preziosi documenti, le vicende del Signor di Langey durante 
il suo governo del Piemonte (1537-43), dalla conquista di 
questo preceduta da una missione del Du Bellay, fina alla 
morte di lui, avvenuta nel gennaio 1543. 

L'ultimo capitolo, il VII, è consacrato a dar notizie del- 
l'opera storica dell'insigne personaggio, sovrattutto delle sue 
Ogdoades; e nella Conclusione gli si assegna giustamente il 
posto che gli spetta nella Storia dell'Umanismo francese. Al 
volume accrescono pregio la ricca appendice di documenti 
inediti, nonché un bel ritratto del Du Bellay ed il facsimile di 
un suo autografo. 

Il secondo volume è un estratto della Revue des Etudes va- 
belaisiennes (3*^-4^ fase, della 5* annata) ed illustra con quell'am- 
piezza ed originalità di ricerche che è abituale all' A., le varie 
missioni diplomatiche compiute dal celebre vescovo di Parigi, 
Giovanni Du Bellay, in Italia, fra il giugno del 1535 ed il 
marzo dell'anno seguente. Nel maggio del 1535, dopo lunghe 
ostinate trattative, iniziate già con Clemente VII, il fratello di 
Guillaume Du Bellay veniva promosso da Paolo III al cardinalato. 
Col pretesto e con l'apparenza di recarsi a ricevere il cappello 
a Roma, egli andava, nel giugno, a farsi interprete della po- 
litica del suo re, il quale tentava di trascinare nell'orbita della 
sua politica il nuovo pontefice Farnese, cercando di staccarlo 
il più possibile da Carlo V. 

Per tutto quel labirinto di pratiche complicate, anzi di 
intrighi, in cui il vescovo parigino ebbe tanta parte, l'A. si 
muove con sicurezza, illuminandolo con nuovi particolari e con 
sagaci osservazioni, sicché queste sue pagine si connettono 
strettamente e utilmente col buon saggio del nostro Capasso su 
La politica di papa Paolo III e V Italia. I negoziati volsero spe- 
cialmente sul tema del Concilio; ma l'opera dell'agente e rap- 
presentante del Re Cristianissimo fu intesa ad assicurarsi il 
favore ed il concorso di capitani, diplomatici, cardinali e città 
in vista non solo d'una possibile guerra, ma anche della politica 
generale, complicatasi ed aggravatasi improvvisamente nel no- 
vembre del 1535 con la morte di Francesco Sforza, duca di 
Milano. Il papa, che non era Clemente VII, messo fra i due 
contendenti, si destreggiò in un abile giuoOo d'equilibrio e di 
svogliata neutralità, che gli riusci discretamente. Quando, alla 



358 RECENSIONI E NOTE BIBLIOQRIFICHE — V. CIAK 

fine del febbraio 1536, il cardinale ambasciatore lasciava, fra 
la generale sorpresa, la Città eterna, anche se non aveva con- 
seguito delle sue fatiche, nonché una vera vittoria, un risultato 
risolutivo, potè dire d'aver giovato al suo re, il quale nel- 
l'estate seguente gli affidò l'officio di luogotenente generale al 
governo di Parigi e dell'IIe-de-France. Da questo punto si inizia 
nella storia della sua vita un nuovo periodo. Intanto è da ral- 
legrarsi che anche questa importante missione sua in Italia 
abbia ricevuto così copiosa luce di fatti e di critica per opera 
del Bourrilly, il quale ben fece a pubblicare in appendice il 
bel manipolo di documenti, tratto dall'Archivio di Stato ve- 
neziano. • V. Gian. 



DOMENICO SANTORO, Della vita e delle opere di Mario Equì- 
cola, — Ghieti, Tip. Jecco, 190G. 

115. — lì S. in questa monografia ricostruisce anzitutto con 
diligenza, dopo lunghe, se non in tutto compiute, indagini di bi- 
blioteca e d'archivio, la biografia dell'Alvitano, che dalla sua 
piccola patria, posta nel ducato di Sora, dovQ nacque verso 
n 1470, passò alle corti di Ferrara e di Mantova, al servizio dei 
Cantelmo, degli Estensi e dei Gonzaga, ai quali prestò l'opera sua 
preziosa di soldato, di cortigiano, di segretario e di scaltro ne- 
goziatore nel maneggi politici. Ebbe l'onore meritato d'essere 
precettore ad Isabella Gonzaga, la geniale Marchesana di Man- 
tova, che lo volle più volte compagno, gradito ed esperto, nei 
suoi viaggi, d'uno dei quali in Provenza, Tanno 1517, egli 
fu lo storiografo. Più tardi, nel 1519, l'Equicola diventò anche 
il segretario del giovane Marchese Federico e della madre sua 
Isabella. Mori prematuramente nel luglio del 1525. 

Alla illustrazione delle opere sue il S. consacra la seconda 
parte del libro ; opere latine e volgari, di non grande valore 
letterario, ina tutte, quale più, quale meno, utili a conoscersi 
come documenti di quella vita, di quelle costumanze, di quella 
coltura italiana nel periodo migliore della Rinascita. Agli stu- 
diosi di lettere sono , ben note due operette 11 Novo Cortegiano 
e le Institutioni al comporre in ogni sorte di rima, e più ancora 
il Libro de Natura de Amore, Ai lettori di questa Rivista gioverà 
piuttosto il sapere che un gruppo di scritture dovute all'Alvi- 
tano ha carattere storico o politico, quali la Pro Gallis Apo^ 
logia, il De liberata Italia^ Ylfer in Narbonensem Galliam^ la 



TEMPI MODERNI — E. PICOT 359 

Suasoria in Jurcas, e, più note e notevoli, la Genealogia de li 
Signori da Este, la C/ironica de Manina e gli Annali della città 
di Ferrara, 

11 volume si chiude con una ricca serie di documenti, che 
ne formano la terza parte e che, anche se sovrabbondanti, 
riusciranno graditi agli studiosi. V. Gian, 



ÉMILE PICOT, Les Frangais italianisanis au XVP siede, 2 voi. 
— Paris, Champion, 1906-1907. 

116. — Delle sette parti, onde si comporrà Topera vastis- 
sima alla quale da molti anni attende con zelo indefesso TA., 
questi due volumi, stando al disegno da lui esposto innanzi al 
primo di essi, formano la sesta; ma è la prima che esca in 
forma veramente compiuta, e per quanto è concesso dall'indole 
stessa del lavoro, definitiva. Della prima parte, sugli Italiani in 
Francia durante il secolo XVI, è uscita fino ad ora soltanto la 
larga Introduzione, in una serie di contributi pubblicati via via 
nel Biilletin Italien dall'anno 1901 a tutto il 1905; ed è tale 
che gli studiosi ne attendono con impazienza il séguito e la 
pubblicazione a parte. 

Intanto questi due densi volumi, tutti intessuti di materiale 
in gran parte dall'A. desunto con tenace meritoria fatica da bi- 
bUoteche e da archivi italiani e francesi, sono senza alcun dubbio 
fondamentali. Essi forniscono la conferma più sicura e più elo- 
quente dell'influenza grandissima che la letteratura nostra — 
anzi tutta la civiltà nostra nelle forme sue più svariate — nonché 
la lingua esercitò su quella di Francia nell'età del Rinascimento 
maturo. 

In queste pagine ci sfila sotto gli occhi una schiera di 
scrittori — 21 nel primo, 40 nel secondo volume — la più 
parte, com'è naturale, mediocri, mentre i più insigni e famosi, 
come Claude De Seyssel, Marguerite d'Angoulème, Mellin de 
Saint-Gelais, il Rabelais, Joachim du Bellay, sono considerati 
di nuovo da un solo aspetto, quello di cultori della lingua 
italiana. 

Chi conosce il P. come maestro provetto nell'indagine 
erudita e nella critica storica, non ha bisogno di sapere che 
anche in questo volume, di carattere essenzialmente biografico 
e bibliografico, è una costante severità di metodo e un amore 
ed una ricerca dell'esattezza che conferiscono una solidità e 



360 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — M. B. 

quasi direi stabilità alle parti già elevate su salde fondamenta, 
destinate a resistere anche il giorno in cui Tedifizio verrà ac- 
crescendosi per Topera dell'A. medesimo e dei suoi continuatori. 

V. Gian. 



V. VITALE, Un Documento sulle relazioni tra V Arcivescovo e 
le città di Barletta e di Troni, — Trani, Vecchi, 1907. 

117. — Il documento, tratto dall'archivio della cattedrale 
di Trani, contiene i Capitoli e privilegi, di cui questa città 
chiese ed ottenne la conferma da monsignor A. Orabona, che 
fu suo arcivescovo dal 1573 al 1576. L'editore lo ha oppor- 
tunamente illustrato, ritessendo sommariamente i rapporti an- 
teriori tra gli arcivescovi tranesi e la chiesa e la città di Bar- 
letta, e qua e là rettificando e completando le notizie dello 
storico Barlettano Loffredo. Capitoli e privilegi, da quegli ar- 
civescovi, aveva ottenuti anche Barletta, nel 1504 e 1516, che 
i concedenti troppo spesso violarono, con conseguenze di que- 
rele e litigi. Il documento che vede ora la luce, poiché con- 
tiene per Trani le stesse concessioni fatte anche a Barletta, 
pone in grado l'editore d'affermare che la gelosia municipale 
di Trani verso Barletta alimentò i continui dissidi tra questa 
città e l'arcivescovo da cui dipendeva. M. S. 



G. DE MUN, Richelieu et la Maison de Savoie, — Paris, Plon- 
Nourrit et C, 1907. 

118. — Per verità il gran Cardinale rimane alquanto nel- 
l'ombra, ed al libro meglio si conviene il sottotitolo, che porta, 
L'Ambassade de Particelli d' Hémenj en Piémont, È infatti il 
racconto delle gesta da costui compiute alla Corte di Savoia, 
dove fu rappresentante di Francia dal 1635 al 1639, che forma 
il principale contenuto dell'opera del De Mun. Il quale non fa 
mistero della sua simpatia pel suo protagonista, e cerca ria- 
bilitarne la memoria, che se ne serba non buona, non solo 
presso gli storici piemontesi, ma anche da quelli di Francia. 

E veramente, seguendo giorno per giorno l'azione spie- 
gata dall'ambasciatore francese in quel teatro d'intrighi e di 
lotte che era allora la Corte di Torino, non gli si può negare 
un'attività instancabile, un'intelligenza acuta e pronta, e,.come 



TBMPI MODERNI -^ 0. DB MUN 361 

dice l'A., rintegrità e la devozione assoluta agli interessi di 
Francia e al servizio del Re. 

Lui infatti, diplomatico astuto ed energico, s'adopera con 
ogni accorgimento per mantenere saldo nell'alleanza francese 
Tanimo titubante ed incerto del Duca; lui, intendente e com- 
missario dell'esercito, si arrovella per trovare i mezzi di dar 
viveri e soldo alle truppe, malgrado la penuria di danaro in 
cui lo lasciano i suoi padroni; lui, generale, interviene nei 
Consigli di guerra a conciliare i dissensi tra il Duca, genera- 
lissimo, ed il Maresciallo di Crequi, comandante le armi fran- 
cesi, e a suggerire le mosse degli eserciti. 

E, morto Vittorio Amedeo, quando le fazioni imperversano, 
ed il partito spagnuolo sembra prevalere nel paese ed a Corte, 
e sono cabale e intrighi dovunque, e la Duchessa reggente 
tentenna, né sa chi, del fratello o dei cognati, le tenda insidie 
maggiori , è il nostro diplomatico che coli' astuzia , colle mi- 
nacce, colla violenza riesce vincitore, ottiene l'esilio e poi la 
prigionia del suo peggior avversario, il padre Monod, e strappa 
a Madama Reale prima la firma del trattato di Torino, che 
conferma l'alleanza francese, poi la convenzione del 1639 per 
cui parecchie piazze forti del Piemonte sono poste nelle mani 
del Cristianissimo. 

Il libro non presenta, specie pei Piemontesi, gran sapore 
di novità, poiché si riferisce ad avvenimenti che furono ripe- 
tutamente e dottamente illustrati dai nostri storici, e qualche 
notizia inedita che contiene può meglio interessare il biografo 
del d'Hémery che lo studioso della storia piemontese; co- 
munque, è di facile lettura e piace vedere che l'A., pur non 
liberandosi del tutto dal vezzo dei suoi compaesani d'accusare 
ad ogni istante la doppiezza e la malafede della Corte Sa- 
bauda, ha pure dei momenti di sincerità, nei quali riconosce 
che non più schietta e leale era la politica del porporato 
francese. 

I numerosi archivi di Parigi, il nostro di Stato, altri mi- 
nori hanno dato buon contributo allo studio del De Mun, che 
mostra pure non scarsa cognizione della letteratura sull'argo- 
mento; strano che in un lavoro che tratta continuamente di 
guerre e di battaglie, non sia ricordata mai l'opera capitale 
sulla Storia Militare del Piemonte, quella di C. di Saluzzo. 

Alcuni errori di topografia, che avrebbe potuto evitare, 
servendosi d'una buona carta del Piemonte (Candia Lomellina 



362 RECENSIONI E NOTE BIBLIOGRAFICHE — L. USSEOLIO • M. BCBIPA 

scambiata con Candia Caìì4ive8e, pag. 102, Fontanetto d'Agogna 
in provincia di Novi, pag. 136, Felizzano suWsi sinistra del Po, 
pag. 333, ecc.), vogliono condonarsi a chi, straniero, non può 
aver troppa conoscenza delle località ; ma più difficilmente sarà 
perdonata, anche dai lettori francesi, la battaglia navale di Li- 
(/nano, di cui fa una cosa sola con quella, molto ipotetica, in 
cui la flotta veneziana avrebbe sconfitto le navi delF impera- 
tore Barbarossa (pag. 116, nota). L. Usseglio. 



U. DALLA VECCHIA, Cause economiche e sociali deìV insurre- 
zione Messinese del 1674 (studi e ricerche). — Messina, 
Muglia, 1907. 

119. — È un lavoro difettoso nel disegno e nella strut- 
tura, siccome lo stesso A. riconosce, tentando giustificarsi. 
Ingiustificabile, per ogni verso, ne è la scorrettezza tipografica. 
Ciò e le non rare ripetizioni, prodotte dalla mancata fusione 
delle parti, e l'esposizione, troppo pedestre, scolorita e sner- 
vata, stancano il lettore, ancorché disposto alla più santa pa- 
zienza. Ma un pregio sostanziale vi è di sicuro, e consiste 
principalmente nel materiale nuovo, tratto da manoscritti con- 
servati a Messina, a Palermo, altrove; e nuova luce è quella 
sotto cui l'A. presenta la famosa insurrezione. Le sue cause, di 
carattere economico, generalmente non erano state sufficiente- 
mente rilevate. Su queste ora TA. particolarmente insiste; e 
certamente fa bene. Ma, indipendentemente ora dall'opera sua, 
pur riconoscendo tutta l'utilità del volgere l'indagine storica 
per queste nuove vie, non crediamo superfluo raccomandare 
la maggior prudenza e cautela. Un eccessivo esclusivismo in 
questo indirizzo potrebbe essere pericoloso; un omaggio alla 
moda, più che serena e rigida ricerca del vero. 

M. Schifa. 

6. PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE 
(1789-1815). 

HANS GLAGAU, lieformversuche und Sturz des Absolutismus in 
Frankreich (1779-1788), — Mùnchen, R. Oldenbourg, 1908. 

120. — È nota la condizione politico-sociale della Francia 
sotto il regno di Luigi XVI alla vigilia della rivoluzione. Il 



PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE — H. d'ALMÉRAB 363 

prof. Glagau volle ricostruire i tentativi di riforma per salvare 
la monarchia e spiegare il loro insuccesso. Forse il titolo pro- 
mette troppo, perchè pare estendersi a tutte le esplicazioni 
della vita pubblica; mentre in realtà l'A. concentra le sue in- 
dagini sulla questione economica e finanziaria. E questa tratta 
veramente con molta ampiezza, esponendo dapprima il pro- 
gramma riformatoj-e della nuova scuola economica, ossia della 
fisiocrazia che da Quesnay ad Adamo Smith assurse a dignità 
di scienza; descrivendo di poi il piano di riforma, soprattutto 
finanziario, caldeggiato dal Turgot, gli ostacoli alla sua appli- 
cazione e la caduta; indi riassumendo i criteri modesti e pra- 
tici del Necker, il sistema immaginato dal Calonne per non 
contraddire apertamente alle abitudini della Corte, il crescente 
dissesto finanziario e l'impotenza del Parlamento e dei Nota- 
bili ad arrestarlo, fino allo sfacèlo precursore della rivoluzione. 
In appendice TA. riproduco otto notevoli memoriali, uno del 
Malesherbes, e otto del Calonne; questi ultimi degli anni 1786- 
1787. L*opera non riguarda Tltalia, ma non è del tutto estranea 
all'intelligenza dei fatti contemporanei. C. R. 



•HENRI D'ALMÈRAS, Le^ amoureiix de la Beine Marie An- 
toineite d' aprh tea pampldets. In-IG, pag. 4ii6. -r- Paris, 
Libr. mondiale, 1908. 

— Une amourettse; Paulina Bona parte. In-16, pag. 365. — Paris 
Albin Michel, 1907. 

1:21-122. — Sono due volumi, scritti in forma piacevole, 
senza pretesa di erudizione, ma derivati da attente letture di do- 
cumenti, opuscoli, giornali e libri in parte contemporanei. Come 
il titolo stesso indica, non trattasi di due biografie, ma dello 
studio di due donne bellissime sotto un solo aspetto, l'amore: 
per l'una. Maria Antonietta, che è al limitare della rivoluzione, 
abbiamo le calunnie persistenti nei libelli, che dovevano pre- 
pararle si misera fine; per l'altra, Paolina Bonaparte, che tra- 
versa e gode la rivoluzione, abbiamo il racconto d'una vita 
tutta intessuta di amori, che le abbreviarono l'esistenza. 

Il volume dedicato dal signor D'Almèras a Maria Anto- 
nietta, com'egli nettamente dichiara, « ne lui est pas hostile; 
il ne lui est pas non plus aveuglement favorable. Il essaie de 
montrer qu' elle ne fut qu' une femme, parmi Ics femmes une 
des plus charmantes, et qu'il lui manqua d'Otre une reine ». 



364 »ECEN'810NI B NOTE BIBLIOGRAFICHE — C. RIKACDO 

L'egregio A., dopo averci rappresentato con vivaci colori le 
infelici attitudini di Luigi XVI ad un'amorosa vita coniugale 
e l'opposto carattere della giovinetta sposa, riassume la storia 
della corte di Versailles negli anni dell'aurora luminosa di Maria 
Antonietta, pieni di cortesie e di incanti. Quando parve che 
la regina dominasse con la bellezza e la grazia quel mondo 
frivolo, ch'essa aveva favorito, fu sopraffatta dall'invidia, dalla 
gelosia, dalla calunnia, ch'essa credette di sopprimere col 
disprezzo, ma che divennero la prefazione della rivoluzione. 
L'A. ricercò i libelli innumerevoli, stillanti fiele contro la re- 
gina; libelli di realisti, anche cortigiani, in cui la calunnia tenta 
d'essere amena e delicata; libelli rivoluzionari, spiranti ingiuria 
e odio mortale. Cortigiani e valletti, nobili e plebei, grandi e 
piccini presero parte a questa vasta impresa di denigrazione 
menzognera, dai giacobini, che miravano specialmente a ferire 
la monarchia nella persona della regina, fino agli eleganti ari- 
stocratici, ama;bili calunniatori, che precederanno e seguiranno 
la calunniata alla ghigliottina. Il richiamo di tante infamie dal- 
l'una parte spiega meglio la condizione della pubblica opinione 
traviata dai denigratori di professione, e dall'altra dimostra 
quanto gravi siano le conseguenze della leggerezza capricciosa, 
della frivolità nei costumi, soprattutto quando non è protetta 
da altezza d'ingegno e da attitudine al governo. Dei fatti e 
dei libelli più notevoli è fatta estesa narrazione; un'ampia bi- 
bliografia chiude il volume. 

La discussione sulla virtù di Paolina Bonaparte non è pos- 
sibile, e non l'avrebbe compresa essa stessa, perchè incosciente 
nelle vie dell'amore. Perciò in questo volume non si vive 
tra contrasti minacciosi e fra libelli brutali, ma in compagnia 
d'una donna, per cui l'amore fu condizione essenziale di vita. 
Si può ripetere col cancelliere Pasquier: « Nulle femme, de- 
puis celle de l'empereur Claude, ne l'a peut-etre dépassée dans 
l'usage, qu'elle a osé faire de ses charmes ». Certo l'A. non 
ha studiato di coprire le sue nudità, ma non s' è neppure di- 
vertito ad esagerarne la rappresentazione; è già abbastanza ec- 
citante la verità senza ornamenti. Paolina Bonaparte è nata 
amoureuse: tale si rivela nella prima giovinezza, ancora pove- 
retta a Marsiglia con la madre; tale dopo la fortuna militare 
del fratello, moglie del generale Ledere; tale sotto l'impero, 
moglie del principe Camillo Borghese a Parigi, a Torino, a 
Roma ; tale ancora dopo la caduta dei Napoleonidi. Il racconto 



PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE — Q. DE GRAKDMAISON 86 5 

degli amori di Paolina fornisce occasione all'A. di mettere in 
luce parecchi episodi della famiglia Bonaparte , dì descrivere 
la corte del principe Borghese a Torino e a Roma, di esami- 
nare e risolvere parecchie accuse sulla condotta privata del- 
l'imperatore. Si legge volentieri, anche per Fintonazione calma, 
aliena. dalla tesi e dalla polemica. G. Rinaudo. 



GEOFFROY DE GRANDxMAISON , U Espagne et Napoléon 
{1804-1809). — Paris, Libr. Plon, 1908. 

123. — Questo volume si collega col centenario dell'occu- 
pazione spagnuola compiuta da Napoleone I, ed è frutto di 
lunghe e laboriose ricerche negli Archivi degli affari esteri e 
nazionali di Francia, d'Alcala de Sténarés e di Simancas in 
Ispagna, nella Corrispondenza delFimperalore , nelle Memorie 
del re Giuseppe, del maresciallo Jourdan, di Pasquier, Talley- 
rand, la duchessa d'Abrantes, la signora De Rémusat e pa- 
recchi altri contemporanei; gli giovarono molte pubblicazioni, 
specialmente i 1 5 volumi della Guerra de independencia del ge- 
nerale Gomez de Arteche, i tomi VI e VII di L'Europe et la re- 
volutimi di Albert Sorel, ìdL- Campagne de Napoléon di Balaguer, 
nonché gli Episodios nacionales di Perez Galdos. 

Il piano generale del lavoro comprende due parti distinte : 
la caduta dei Borboni e l'avvento dei Bonaparte. Nella prima, 
sotto i titoli Trafalgar, Il principe della Pace, Il trattato di 
FontainébleaUy II processo delV Escuriale, Murai luogotenente del- 
Vimperatore, I principi a Baiona, espone come il re di Spagna 
andò gradatamente perdendo la sua flotta, l'esercito, l'influenza, 
l'onore, la corona e la libertà. Nella seconda, sotto i titoli 
Il due maggio. La giunta di Baiona, Il risveglio d'un popolo. 
Il re intruso, Napoleone in Spagna, narra l'occupazione militare 
francese e l'insurrezione popolare appoggiata dai soccorsi in- 
glesi e dalla diversione austriaca. 

L'A. descrive con chiarezza l'illusione, che condusse il vin- 
citore di Austerlitz nella penisola, e spiega ad evidenza la ca- 
duta dei Borboni e l'avvento dei Bonaparte. Napoleone faceva 
assegnamento sulla chiaroveggenza del suo genio, la fedeltà dei 
generali, la rapidità dell'esecuzione, ma ignorò l'opposizione 
irriducibile del sentimento nazionale. Quadri pieni di vita ci 
offre l'Autore, come il combattimento epico di Trafalgar, la 
sanguinosa giornata del 2 maggio, la carica di Somo-Sierra, 



366 KECR.NSIONI E NOTE BIBl.IOCRA PICHE — X. 

rinseguimento degli Inglesi, pur attenendosi anche nei parti- 
colari alle fonti storiche, senza lasciarsi dominare dalla fantasia. 
L'A., pur mirando a glorificare l'energia dell'esercito fran- 
cese di fronte al patriottismo spagnuolo, riassume il suo giu- 
dizio, accogliendo Fapprezzamento che di questa campagna fece 
Napoleone a Sant'Elena: « Cette malheureuse guerre m'a perdu; 
toutes les cireonstances de mes désastres viennent se rattacher 
à ce noeud fatai. Elle a compliqué mes embarras, divise mes 
forces, détruit ma moralità en Europe... Les événements ont 
prouvé que j'avais commis une grande fante dans le choix de 
mes moyens... Je crus nécessaire, trop légèrement, de changer 
de dynastie... Les Espagnols, en masse, se conduisirent comme 
des gens d'honneur ». X. 



G. SANNA, Le Origini del Bisorgimento àelV Umbria. Parte prima: 
U Occupazione francese nel 1797, — Perugia, Tipografia 
Umbra, 1907. 

124. — Di tale studio sarà possibile un giudìzio davvero 
cosciente e complesso, solo allora che il Sauna avrà date alla 
luce anche la seconda e la terza parte, che devono discorrere 
deirinstaurazione repubblicana del 1798 e della restaurazione 
papale del 09. La presente, riguardante l'occupazione fran- 
cese nel 1797, è intanto piuttosto un saggio e una promessa 
che un lavoro a sé, cui si possa applicare rigorosamente e senza 
pericolo tutta la critica. Discusse cosi, come l'A. le ha profi- 
late in questo poco centinaio di pagine, le origini del Risor- 
gimento neir Umbria, la grande^ austera, verde valle del mas- 
simo Tevere, non avrebbero esse stesse ne sufficienza storica, 
né positività. E d'altronde, sentenziare dell'opera e delle sue 
finalità scientifiche subito oggi, senz'attendere che le parli suc- 
cessive illuminino e integrino codesta, sarebbe errore e scor- 
tesia. Si limiti perciò il nostro zelo d'analisi, e sia codesta re- 
censione non altro e non più che una sollecitazione gentile e 
un giusto augurio. 

Un augurio, ed una sollecitazione; e se dal mattino fosse 
sempre lecito, specie negli studi, arguire la giornata, noi non 
avremmo che a sperare. Il Sanna ha saputo attinger bene alle 
fonti, e le ha adoperate con insistenza lodevole; e già in questi 
primi cinque capitoli egli s'è più che giovato di Giambattista 
Marini, l'inedito cronista del tempo, stato tanto proficuo tren- 



PERIODO DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE — O. SANNA 367 

t'aimi sono a Luigi Bonazzi, e prima a Vermiglioli a Bartolie 
ad Annibale Mariotll « l'astro maggiore dell'olimpo letterario 

umbro » di allora E perchè non si pubblicano una brava 

volta, e a prova di gratitudine e a conforto degli eruditi, que- 
ste Notizie del buon prete di San Galgano e il Saggio storico- 
filosofico sullo Stufo di Perugia nel tempo della Repubblica^ di 

Gerolamo Ramadori? L'opera di costui, « monumento di 

prim' ordine per la storia di quei tempi fortunosi » servirà al 
Sanna in modo speciale nella compilazione delle altre parti, ed 
anzi ne « costituirà la base » e ripetiamo che farà cosa utile 
colui che ,dai silenzii della Biblioteca Comunale di Assisi la 

trasporterà nel tumulto fecondo della divulgazione L'Oxilia 

di Chiavari non si è forse meritata la stima e la riconoscenza 
dei dotti appunto esumando il 907 ed illustrando da par suo 
la quasi sconosciuta Storia d'Italia (dal 1525 al 15i6) di Mi- 
gliore Cresci, fiorentino?... (1) Padre Ramadori stesso, nella pre- 
fazione, ci dice quale fu il fine propostosi nello scrivere quel 
Saggio: a I rudi attacchi portati dalla rivoluzione alla Chiesa 
e ai religiosi, lo spingevano ad odiare le idee repubblicane, e 
siccome queste si erano infiltrate specialmente cogli scritti, così 
egli credeva dovere dei buoni di contrapporre, alla propaganda 
rivoluzionaria quella della buona causa. Dato questo espresso 
proposito, non possiamo attendere dall' A., nò imparzialità, né 
serenità di giudizio. Troppo spesso il livore partigiano lo spìnge 
a giudizi affatto ingiusti su uomini e cose, talora perfino alla 
calunnia ; e troppo spesso Tardor polemico e la smania di sfog- 
giare dottrina lo avvolgono in lunghe e prolisse disquisizioni 
filosofiche, morali e politiche, in pesanti diatribe. Ma, con tutto 
ciò, l'opera è importantissima come documento storico per la 
ricchezza dell'informazione, per la ricerca delle determinazioni 
causali di fatti, talora per l'acutezza dell'analisi, e il rigoroso 
metodo dell'indagine. Se il Ramadori è un violento e passio- 
nato nemico della Repubblica, dei fautori e dei magistrati di 
lei, dei Francesi, è giusto riconoscere che solo raramente egli 



(1) Di questa felice edizione della Storia del Cresci fatta dal- 
l' Oxilia a cura della illustre Deputazione per la Storia Patria nelle 
Antiche Provincie e in Lombardia, ho discorso nella Favilla di Pe- 
rugia, rivista letteraria dell'Umbria e della Marca, a pagine 335-36 
e 37, corrente 1908. 



368 KfiCEMSlONI E MOTE BIBLIOGRÀFICHE — G. SANtìlORfìlO 

accusa determinati individui, e il più spesso la critica è im- 
personale ed obbiettiva; e che, d'altra parte, egli non fa al- 
cuna difficoltà a riconoscere e ad ammettere i torti e gli errori 
anche del suo partito ». 

Sono dunque codesti cinque capitoli la introduzione, che 
piacque al Sauna di anticiparci, quasi invito a seguirlo poi con 
tutto Tinteresse, allora che mantenendo la parola data all'amico 
Degli Azzi avrà inserito nel costui Archivio del Risorgimento 
Umbro le altre parti del lavoro. E a prima lettura, via, lo si 
confessi, interessano l'accenno alle condizioni morali, ammini- 
strative, intellettuali, economiche e sociali, della r.egione al 
cadere del secolo XVIII, ed alle resistenze delle classi imperanti 
le irreducibili nemiche d'ogni corrente di riforma e democrazia. 
Tale esposizione delle cose e dei tempi occupa addirittura la 
miglior metà del fascicolo, e noi crediamo ch'essa sarà diret- 
tamente e unico l'oggetto dell'esame dei critici. 

Pensare che su due milioni e mezzp di sudditi, nello stato 
della Chiesa si registravano ben cinquanta mila tra preti e frati, 
e più di quattrocento mila accattoni^ ciarlatani^ inabili^ oziosi e 
vagabondi!, Solo in Perugia, prima della rivoluzione, si conta- 
vano quarantotto case religiose, fra cui vari conventi abbon- 
danti d'individui e d'entrate, e numerosissime confraternite o 
compagnie, di cui le più cospicue e doviziose composte esclusi- 
vamente di nobili ; e nel secolo XVII su diciannove mila abi- 
tanti, duemila cento sessantasette erano monache e frati, vale 
a dire, più che l'undici per cento. E « molti monasteri erano 
ricchissimi di fondi, di legati, dì esenzioni, di privilegi, di ca- 
noni e di censi ; altrettanto ricche erano le cure, i benefici, le 
mense episcopali ». Gli onori e gli attributi si accumulavano 
sui cleri; e nota ironico il Sauna, che essendo nel mezzo del 
secolo XVIII il perugino Marcantonio Ansidei stato creato 
vescovo della sua città, ebbe, oltre ai consueti applausi poetici^ 
un regalo di 2000 scudi « nonostante la miseria e l'oppressione 
del popolo ». Le scuole erano naturalmente tenute, dalle ele- 
mentari alle universitarie, dagli ecclesiastici, e di preferenza dai 
conventuali, i custodi venerandissimi dell'odore e AeW accresci- 
mento dello studio. Nessuna meraviglia, pertanto, che la vita 
intellettuale, da Prosinone a Ferrara, e ad ogni modo nell'Umbria, 
la terra già sacra alVarte e alla scienza, languisse senza rimedi, e 
che le virulenze teologiche e le scempiaggini accademiche cor- 
rompessero nel raziocinio e nelle viscere le famiglie e la gioventù. 



FBRIODO DILLA RIYOLUZIOXB FRANCESB — 6. 81MHA 369 

Se il Governo papale, intisichito nelle metafisiche e nelle 
secenterie, fu triste nelle cose dell'educazione, egli riuscì bar- 
baro e pessimo in quelle della giustizia e delle finanze. Non 
è che mancassero le buone leggi, i magistrati di valore, e le 
oneste tradizioni, ma pur troppo gli abusi dei privilegiati eran 
diventati consuetudinarii, e il diritto aveva fatto il suo nau- 
fragio neirarbitrio. Le vecchie libertà comunali si erano a poco 
a poco cristallizzate nelle affardellature delle scriniocrazie e il 
fisco sfruttava senza mai un rimprovero o una tregua i patri- 
monii e le rendite delle città e delle legazioni. I latifondi e 
l'assenteismo rovinavano le campagne. Il disordine nelle emis- 
sioni monetarie e nella circolazione era piaga cronica^ e il Pre- 
side dell'Umbria nulla poteva in presenza di un mondo di pa- 
rassiti e di una sbirraglia che se la intendevano allegramente 
coi manigoldi a scherno e a danno delle plebi a lor volta vio- 
lenti e ladre. I proibitismi facevano nella vita economica la 
pioggia e il bel tempo, e quelli che più pagavano eran di rito 
i poveri e i timidi. Il Macinato era l'imposta la più odiata, ma 
i tesorieri la riscuotevano a costo anche dei sangui, ed alle 
contribuzioni normali si aggiungevano nelle occasioni frequen- 
temente solenni quei famosi doni^ che spolpavano fino all'osso... 
Cesare Cantù che nella sua Cronistoria loda l'Amministrazione 
dei Papi per i moderatissimi tributi^ le piene franchigie munici- 
pali^ e la nessuna coscrizione! 

Dell'invasione dei Francesi il 96, e della guerra dell'anno 
dopo, trattano il quarto e il quinto capitolo, che per essere 
schietti lasciano a desiderare, e vorranno in una nuova edi- 
zione essere dal Sanna migliorati nell'impasto e fors'anco nella 
forma. Vi si racconta, infatti, troppo e insieme poco, difetta 
la proporzione tra i particolari e l'essenziale, e a lettura chiusa 
noi si rimane con ancora non completa nella mente la trama 
storica della grossa lotta impegnatasi là nell' Umbria tra Bo- 
naparte e Gianangelo Braschi. Che, non senza qualche retto- 
rica, è dall' A. descritto così : « Pio VI fu senza dubbio uno 
dei papi più benevoli, ed animati da migliori propositi, che 
nell'età a noi più vicina sieno saliti al seggio pontificale romano : 
ma anch'egli, per singolare coincidenza di casi coll'infelice suo 
contemporaneo Luigi XVI, ebbe a pagare personalmente il fio 
di colpe e di errori, che in gran parte non erano suoi, ma 
dell'istituzione che a lui faceva capo, degli interessi egoistici 
di prelati, di sovrani, di laici, che gravitavano attorno ad essa. 

Rivista storica italiana, 3* S., vii, S. 24 



370 RlCnSIOn B note BIBLIOORAnCHI — o. bahoioroio 

Come rultimo re assoluto di Francia, ambi anch'egli la gloria 
di riformare lo slato, e lo trascinò invece nell'abisso della ro- 
vina finanziaria, tomba della prosperità nazionale, e nello stesso 
tempo della sovranità di diritto divino; e anch' egli, se non 
lasciò la testa sotto la mannaia, passò gli ultimi anni di vita 
neir esilio, nella povertà e nel dolore, simile anche in ciò a 
Luigi Gapeto, che ne fu molto più gloriosa ed onorevole la 
morte, che non fosse stata la vita ». 

La verità è che il Cesenate avrebbe volentieri rinforzata 
a intero danno del « ceto dei civici » la potestà della sua 
Chiesa (e la dimostrò « eccitando lo Spedalieri, se non proprio 
dandogli formale incarico, a scrivere quel libro sui Dirilti deU 
V Uomo, che tanta tempesta di opposizione doveva suscitare 
così nel campo rivoluzionario, come nel monarchico »), se l'ir- 
rompere poderoso e fremente dei « nuovi principii dell'ugua- 
glianza e della libertà » non fosse riuscito fatale al vecchio 
mondo capitanato da lui. Le « sapienti arti » del papismo non 
bastarono più ad infrenare e combattere gli « spiriti forti »; 
e Voltaire, e Rousseau, rivinsero colla spada trionfante di 
Bonaparte. 

Il vero è che la Curia di Roma, né voleva, né poteva cor- 
reggersi e riformare, dannata air immobilismo dalla ragione 
stessa della sua esistènza, e come ebbe ogni diritto di scrivere 
il Becattini nella vita di Pio VI (e, a leggerlo bene, già il Wolff 
di Zurigo), lo Stato pontifìcio era dopo la Turchia il peggio 
amministrato d'Europa. Egli è che il famigerato Colli non aveva 
a' suoi ordini effettivi che i novemila uomini, di cui dice il 
Lemmi, ai quali (continua questo storico recente) « si aggiun- 
gevano torme di contadini sollevati da preti e frati, che li gui- 
davano col crocefisso in mano ». La verità è che a Faenza ì 
papali tutti, e le bande e le truppe, vandeani da burla, fug- 
girono a precipizio ed ignominiosamente al primo assalto dei 
Lombardi del La Hoz. « La storia di tutte le guerre religiose 
(riflette qui acuto il Sauna) ha dimostrato che il fanatismo, se 
talora compie prodigi, tal altra é un terribile strumento di de- 
pressione e di viltà. » Dei danari raccolti a difesa dello stato 
dal previdente cardinal Busca, i generali fecero scempio, ed 
andarono scialacquati " persino quei fondi che annualmente 
erano destinati a costituire doti a povere fanciulle ». E si do- 
vette ai patrioti di coraggio e pronti ai sacrifizi, se negl'impeti 
sanculotti delle facili vittorie e nelle furie dell'ammucchiare 



PERIODO DSL RISOROIMBNTO ITALIANO — C. TORTA 371 

bottino per sé e più per Lazzaro Camot e i famelici del Di- 
rettorio, i conquistatori non devastarono del tutto la povera 
Umbria, e Perugia e Foligno ebbero anzi tutelate le proprietà e 
mantenuto l'ordine dai Francesi medesimi. La « gente irreligio- 
naria » fu precisamente essa che salvò dai temuti saccheggi le 
cattedrali e i monasteri! Dott. Gaetano Sangiorgio. 



7. PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO 
(1815-1907). 

Pubblicazioni di C. TORTA, M. L. ROSATI, F. QUINTA VALLE, 
C. DE ANTONIO, A. C. DE FEO, G. B. CASONI, P. VIGO, 
G. OTTOLENGHI, C. LATREILLE, N. TROVANELLI, G. 
STIAVELLI, M. PERTUSIO, G. BIADEGO, L. BENEDETTI. 

Riassumerò il contenuto di alcune recenti pubblicazioni, 
che riguardano il risorgimento italiano, di valore intrinseco 
assai diverso, ripartendole in due gruppi: 

I. Narrazione degli avvenimenti. 

II. Biografie, 

I. 

125. — La rivoluzione piemontese del 1821 ha trovato un 
altro narratore in Carlo Torta (1). Non sono informazioni 
nuove ricavate da documenti rivelatori ; perchè quelli che sono 
pubblicati in appendice, non sono dì natura risolutiva per le 
questioni ancora pendenti, né crediamo tutti inediti, e difettano 
delle opportune indicazioni sulla fonte a cui furono attinte. È 
però un lavoro di sintesi ricostruttiva diligente, formato sulle 
numerose pubblicazioni, che riflettono la rivoluzione piemon- 
tese del 1821 direttamente o indirettamente, nonché sopra 
alcuni giornali contemporanei ed anche su taluni manoscritti 
ancora inediti. Così TAutore ci offre Tavvenimento nella sua 
interezza: la condizione fatta al regno di Sardegna dallo spi- 
rito retfivo della restaurazione, la ribellione degli animi pro- 
gressivi e la preparazione delle coscienze ad una rivoluzione, 



(1) Carlo Torta, La rivoluzione piemontese del 1S2L — Roma, 
Soc. editr. € Dante Alighieri » 1908. 



372 RECENSIOKI E NOTB BIBLIOGRAFICHE ^ C. RIKÀUDO 

il lavorio delle sette, anche sotto T influenza forestiera, per 
fomentarne lo scoppio, le vicende del moto militare con l'ab- 
dicazione di Vittorio Emanuele, la reggenza costituzionale di 
Carlo Alberto, il ministero del Santa Rosa, la breve lotta e 
la caduta del governo costituzionale. Era berte, che un rias- 
sunto sistematico si compiesse, quand'anche incerta ancora sia 
la soluzione di alcuni quesiti. 

126. — Dair archivio della famiglia Bayard de Volo, che fu 
al servizio di Francesco V duca di Modena, la signorina Maria 
Luisa Rosati trasse molti documenti assai utili ad illustrare 
le relazioni tra i principi di Casa Savoia, specialmente Carlo 
Alberto, e Francesco IV d'Austria (1). Sebbene sia meno esatto 
quanto TA. scrive a principio sulla sfatata leggenda dell'ambi- 
zione di Francesco IV alla successione sabauda, essendo invece 
ornai dimostrata vera dall'atto nuziale del 1812 del Duca con 
la figlia di Vittorio Emanuele, edito dal barone Carutti {Storia 
della Corte di Savoia, 1892)^ e confermata dalle Beminiscenze 
del conte Sauli, edite dall' Ottolenghi (voi. I, pag. 404-406), 
rimane sempre vero, che Vittorio Emanuele I e Maria Cristina, 
poi regina dì Napoli, furono in ottime relazioni col Duca di 
Modena per i vincoli di parentela che li univano, e che Carlo 
Alberto, dissimulando l'avversione intima per l'austriaco già 
cupido del suo regno, mantenne con lui amichevoli rapporti, 
si per avere informazioni precise sui raggiri e intendimenti 
dell'Austria, e sullo sviluppo delle società segrete, come per 
essere rappresentato con colori meno oscuri alla corte impe- 
riale, senza essere obbligato a dirette umiliazioni. È per molti 
riguardi curiosa la corrispondenza dei due sovrani, in fondo 
all'animo avversi, che si comunicano le informazioni politiche, 
come legati da vincoli dì una cooperativa conservatrice, vi- 
gilante sui principi liberali, specie su Luigi Filippo, sui comi- 
tati di propaganda rivoluzionaria e sulle persone indiziate di 
infezione mazziniana. 

127. — Il professore Ferruccio Quintavalle, pubblicando 
un prezioso manipolo di lettere del P. Tosti al conte Gabrio 
Casati e del Casati al Tosti (2), non ha soltanto recato un utile 



(1) Maria Luisa Rosati, Carlo Alberto di Savoia e Francesco IV 
d'Austria e d'Este, — Roma, Soc. editr. « Dante Alighieri », 1908. 

(2) F. Quintavalle, Im conciliazione fra V Italia e il papato ndle 
lettere del prof. Luigi Tosti e del senatore Gabrio Casati. — Milano, 
L. F. Cogliati, 1908. 



PERIODO DEL RISORGIMENTO ITALIANO — QUINTA VALLE, ECC. 873 

contributo alla biografia di quei due valentuomini, ma ha messo 
in più chiara luce uno degli aspetti più caratteristici del libe- 
ralismo italiano, mirante al compimento dei destini nazionali 
senza offendere né la disciplina, né la fede cattolica. Il dotto 
e pio benedettino, associato al nobile patriotta lombardo, for- 
niscono due dei migliori saggi di quella cospirazione. L'egregio 
A. ha premesso un saggio sopra la questione romana ricco 
d'interesse. Noi, che abbiamo passato la giovinezza in quel pe- 
riodo pieno d'ansie e di pericoli, ricordiamo i mille disegni 
che in libri, opuscoli, articoli di giornali e di riviste si propo- 
nevano per la soluzione della questione romana. Il Q. non 
potè al certo fare uno spoglio compiuto di tutta quella let- 
teratura, ma richiama tanti opuscoli liberali pubblicatisi fra 
il 1859 e il 1870, che bastano a rappresentarci il colore del 
tempo. In appendice raccolse documenti vari e slegati, non 
tutti relativi all'argomento della conciliazione fra l'Italia e il 
papato, ma non privi di interesse. 

128. — Il maggiore Carlo De Antonio ricostruì con molta 
chiarezza e precisione in un opuscolo (1) una pagina gloriosa 
del 64® reggimento di fanteria, ossia l'azione sua a Montecroce 
il 24 giugno del 1866, che fu senza dubbio altamente ono- 
revole per l'intellij^enza e la bravura dimostrata dal colonnello 
Ferrari, che comandava il reggimento, e dai prodi ufficiali e 
soldati che vi presero parte. L'illustrazione dell'episodio gli 
offre pure opportunità di dare in luce alcuni documenti. 

129. — Sebbene non abbia importanza per novità di fatti, 
ricordiamo un breve scritto di A. G. De Feo (2), che ci for- 
nisce un saggio dello spirito nazionale che animava i giovani 
della generazione, che combattè per l'indipendenza e l'unità 
d'Italia. I ricordi del De Feo da Milazzo a Porta Pia abbrac- 
ciano appunto il periodo più attivo del moto nazionale. 

1.30. — L'avv. G. B. Casoni, giornalista clericale fin dai 
giovani anni e in età matura direttore deW Osservatore romano^ 
raccolse in un volume (3) i suoi ricordi personali di vita 



(1) C. Db Antonio, Il 64'> di fanteria a Citstoza (1866). — Torino, 
F. Casanova, 1908. 

(2) A. C. De Feo, Da Milazzo a Porta Pia. — Genova, E. Spiotti, 
1907. 

(3) G. B. Casoni, CinquanV o.nni di giornalismo (1846-1900). in- 
cordi personali, — Bologna, Libr. Matteuzzi, 1908. 



874 RECENSIONI B KOTE BIBLIOGRl FICHE — C. RIITACDO 

giornalistica. Senza dubbio le persone e gli avvenimenti veduti 
alla lente temporalesca assumono un colore speciale; ma è 
pur utile all'integrità storica apprendere notizie da altri tras- 
curate, e sentire il suono delle campane avverse. 

131. — Per incarico deirUnione tipografica editrice torinese, 
or sono dodici anni, io compilavo una Cronologia italiana dal 
1869 al 1896 in continuazione alla Storia degli Italiani di Cesare 
Cantù, che s' era arrestata alla soglia di Roma capitale. Fu un 
riassunto affatto obbiettivo per anni e per mesi di avvenimenti 
d'ogni genere, che potessero interessare la vita pubblica degli 
Italiani. Il professore Pietro Vigo intraprende di quel medesimo 
periodo, esten