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Full text of "Vite de' pittori, scultori e architetti bergamaschi"

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Research Library, The Getty Research Institute 



http://www.archive.org/details/vitedepittoriscuOOtass 




J^rf/trj Jiif/ic-tr/r' r/e/tJteti^^ Jir-/ytfri 



VITE 



f 



F PITTORI 
SCULTORI E ARCHITETTI 

BERGAMASCHI 
SCRITTE 

DAL CONTE CAVALIER 

FRANCESCO MARIA TASSI 

OPERA POSTUMA 



I 



TOMO L 




IN BERGAMO 

DALLA STAMPERIA LOCATELLI 

MDCCVIIG, 



T 



I 



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PREFAZIONE 



u 



sato costume e^H è di coloro, i quali alcuna loro opera 
ofFrono agli occhi del Pubblico, di corredarla d'un prelimi- 
nare discorso, nel quale rendano ragione degli studj tvitti , 
e delle fatiche usate nel comporla , e i pregi, e l'importan- 
za espongano di quella materia, che hanno intrappresa ad 
illustrare. E bene ogni amatore delle bell'arti della Pittura, 
Scoltura , ed Architettura avrebbe trovato di che compiacersi, 
se r illustre Autore di questo libro avesse avuto ag'o di 
renderlo con tale discorso maggiormente prcgìevole . Imper- 
ciocché, lasciata egli da parte, siccome quegli che bassa- 
mente di se sentiva , ogni cosa che a sua laude ridondar 
potesse, tutto dato si sarebbe a dimostrare i pregi di quelle 
Arti , le quali Tamor suo foimavano, e le sue delizie ; e 
tutt'altro volendo , ci avrebbe dato , du-ò cosi , contro sua 
voglia , negli encomj di esse un' idea di quelle va^te co- 
gnizioni , e di quel eusto finissimo, di che era egli fornito, 
intorno ad ogni cosa che quelle riguarda . Ma parte per 
cotale sua scrupolosa esattezza , che lo rendeva incontentabi- 
le nelle cose sue , e le traeva quindi a lungo maturandole 
soverchiamente, parte per la cagionevole sua salute; non 
potè dare all' Opera sua quel compimento, che bramato avreb- 
be , e lasciò morendo deluse le speranze di quanti brama- 
vano alla luce, lui vivente, un' Opera , la quale per lo con- 
cetto grandissimo che aveano de' suoi studj, e delia sua abi- 
lita , sicuramente promettevansi dover essere per ogni titolo 
perfetta . 

Sarebbe un folle ardire 11 pur tentare di supplire al 



%i^ 



IV 

vuoto da lui lasciato, ed il presumere di ragionare con quel- 
la cognizione di cose, e con quelli maestria, che egli fatto 
avrebbe in una materia nella quale versò oltre a cmquant' 
anni,* e giunse a quel segno di cognizioni, al qu.tle pochi 
fra li dilettanti sogliono arrivare . Un giusto dovere in ve- 
ce verso un autore benemerito della patria , alla cui gloria 
faticò, ed una giusta riconoscenza al tramandar ch'egli ftce 
alla posterità la memoria de' Pittori, Scultori, ed Architetti 
Dcrganiaschi , sembra che esser possa l'esporre ciò che egli 
per sua modestia fatto non avrebbe giammai , con quale fon- 
do di studio e di cognizione quest'Opera scrivesse, e quan- 
to in essa si adoperasse ad onor della sua Patria , e ad in- 
citamento insieme de' giovani d^lle belle arti studiosi; onde 
leggendo le vite de' loro Compatriotti in esse illustri . ve- 
nib^sero animati ad emularne i pregi, e a procacciare così al- 
la lor patria onore presso gli Stranieri , ed a sé stessi fama 
iieir avvenire . Nel compartire tale giusto tributo alia memo- 
ria di lui, la scarsezza delle notizie potutesi rintracciare a 
stento , non che diminuire il di lui merito , è anzi prova 
di un particolare suo pregio , d'essere cioè andato esente da 
xin difetto, il quale offusca talora il merito di parecchi let- 
terati , che è quello di far pompa delle cose loro, o di pro- 
cacciarsene dagli altri encomj , e laudi . 

11 giorno 14. Giugno 1710. nacque in Bergamo il Co; 
Kav, Francesco Maria dalla nobilissima Famiglia de' Tassi, 
illustre non meno per la sua antichità , e per le cospicue 
parentele colle nobili e Principesche famiglie , che eia essa 
derivate fioriscono tuttavia nella Germania , nella Lorena , 
nelle Fiandre , e nelle Spagne; quanto p.r insigni Personag- 
gi , i quali si segnalarono altri in militari comandi , altri in 
maneggi di Stato, altri in ecclesiastiche dignità, altri nelle 
lettere , fia quali ad immortale sua gloria basta il nominare 
il grande Toquato. Fbbe per t.Tcnitori il Co. Kav. Giaco- 
mo, e la Co: Elisabetta Valletti, la quale finì 1 suoi giorni 



V 

nel dare a lui la vita. Fino oa' più tenevi anni ebbe genio 
al disegno , e il celebre pittoi-e Fra Vittore GhisUindi glie- 
ne insep'nò i primi rudimenti . Giunto ad età suscettibile di 
più colta educìzione , fu mandato dal Co: suo Padre nel Du- 
cale Collegio di Parma, il quale in allora, sotto la direzio- 
ne de"" P.P. della Compagnia di Gesù , distinguevasi infra gli 
altri di tutta Tltalia , per lo numeroso concorso di Nobili 
Convittori, i quali non solo dalle vicme Provincie, ma da 
rimote parti , e dalla Germania specialmente vi accorrevano, 
tratti colà e dalla fama del tìorire che vi ficeva ogni più 
colta letteraria e cavalleresca disciplina, e dalla singolare 
benignità, e paterna premura, colla quale il Serenissimo Du- 
ca Antonio Farnese allora regnante riguardava quel Collegio , 
non meno che ciascuno de' Nobili Coiivittori. 

Del quale singolare affetto di quel savissimo Principe 
■verso un Collegio che consideiava come cosa tutta sua, e in- 
sieme deli' approfittarsi che fece il Co; Francesco de' copiosi 
mezzi, li c[uali in esso trovò, a formarsi in ogni bel costu- 
me , e ad erudirsi in quelle scienze ed arti che costituiscono 
il vero ornamento di gentile e nobile persona, ne abbiamo 
a testimonianza una lettera i. Settembre 17:29. diretta da 
quel P. Rettore al Co. Francesco pochi gjoiDi dacché, com- 
piti i suoi studj , si era partito da! Collegio. Rispondendo 
quegli ad una cc^mpita lettera del medesir.jo , ben dimostra 
e quanto quel Principe si interessasse pe' Convittori , e quan- 
to il Co. Francesco avesse colà appotìttato. „ Dal Sig. Co. 
„ Padre, egli scrive, ho pure le ratifiche di sua incompa- 
„ rabile bontà nelle proteste di suo godimento pe' belli sag- 
„ gi che ella ha dati di se in questi principj di sua nuova 
„ condotta „ . E qui , attribuite alla plausibile comparsa 
del Co Francesco in Patria le intenzioni mostrate da parec- 
clii Cavalieri di collocare i loro figli nel Cobcgio di Parma, 
soggiunge: ,, Desidero singolarmente il Sig. Contino Giu- 
„ nielli , perchè so che sentirebbe con piacere il Serenissì- 



VI 

„ mo Sig. Duca Nostro un tale acquisto. Io lo raccomando 
,, alle premure di V. S. Illustrissima per ulteriore caparra di 
55 sua bontà per me, e del suo affetto verso questo Collegio,,. 
La poesia , ed il disegno furono i più geniali tratteni- 
menti del Co. Francesco dopo il suo ritorno in Patria. Strin- 
se per la prima una stretta corrispondenza ed amicizia coli 
Ab. D. Gioanni Marcnzi. Questi alla nobiltà di sua nascita 
univa amore e studio grandissimo per l'amena letteratura C^), 
scrivea con assai grazia , e cella lettura de' migliori poeti si 
era procacciata una somma facilità nelP esporre, elegantemen- 
te in Sonetti, e in Canzoni le giornaliere vicende dell'ani- 
mo suo . Siccome gran parte dell'anno dimorava in Campa- 
gna, s'intavolò carteggio tra i due amici, il quale durò' 
presso a cinquant'anni, ne' primi de' quali le loro lettere 
erano per lo più di qualche leggiadra poesia accompagnate. 
11 genio però predominante del Conte tu sempre il disegno, 
che non perdette mai di vista fino che visse. A secondarlo 
vieppiù, bramò recarsi a Venezia, dove e per gì' insigni 
professori che di que' tempi erano colà , e per le opere de 
più eccellenti maestri delle beli' arti , che in tanta quantità 
vi si ammirano , troverebbe gradito pascolo alla sua inclina- 
zione . Vi si portò dunque l'anno 1 73 1 ; e quanto più vi 
trovò d'ammirare in quella Dominante, tanto più s'accrebbe; 
in lui il desiderio di maggiori cognizioni in cosa, per la qua- 
le sentivasi assai trasportato. Concepì quindi una accesa vo- 
glia di recarsi a Roma per vedere in quella Capitale dell 
universo i miracoli dell' Arti sfuggiti alla barbarie desolatri- 
ce di que' secoli che ricordare non si possono che con orro- 
re , e quelli de' quali , al rifiorire eh' esse fecero , la arric- 

(^) Questo Signore lia tradotta in Versi no visti de suoi sonetti pieni d'estro , e di 

sciolti TEnriadc di Voltaire, e scritta una Tra- fuoco poetico salle visendc che al presente 

oedia di sua invenzione , lavorata sul gusto scoiivolgoiio tutca l'Europa - Esiste un suo 

degli antichi. E l'uni e l'altra sono inedite, carteggio di presso a cin-iuanf anni ed no- 

coìne pure la m.i-siiua parte d^iie rooltisiiaie scro Autore , d.il quale ben si vede quanto 

fuc poesie . Quantunque conti il sedicesimo sia non meno fcl'cc ed elegante nello stile 

lustro d'età, coltiva ancor le muse , e si so- epistolare , che ne! poetico . 



VII 

chirono i Michelagnoli , i Raffaelli , i Guidi , e tant' altri 
prodi nomini, delle opere de' quali essa va con ragione su- 
perba sovra ogni altra Città . 

Ma dubitando non fosse forse per acconsentire a tale 
viaggio il Padre , o ad esso si opponesse il L'onte Francesco 
suo Zio dimorante in Venezia , ed alla cura di cui quegli lo 
aveva raccomandato , vincendola in lui il giovanil desio so- 
vra ogni riflesso che aver doveva a persone, le quali lo a- 
mavano teneramente , li '4. Giugno di quell' anno , d' im- 
proviso si pose in viaggio, e fu fra pochi giorni in Roma, 
mentre lo Zio Io credeva verso la Patria , e di tale furtiva 
sua risoluzione scriveva sue doglianze al Padre. Questi ne fu 
altamente cruciato ; ne , per quanti iiffizj gli vennero fatti , 
ed egli da Roma a I-i ne scrivesse con tutta la filiale som- 
messione , per ben due mesi mai non si rimosse dalla riso- 
luzione presa e di non rispondere al Figlio, e di volere che 
assolutamente colla maggiore celerità alla patria se ne ri- 
tornasse. 

Avea fortuna''amente il Co; Francesco altro suo Zio pa- 
terno, il P. l). Giuseppe Miriì Religioso Teatino, il quile 
nudriva un genio per la Pittura, e le belle ani non infe- 
riore a quello del Nipote . Trovavasi egli allora in Berg.i- 
mo ; ed il tempo i he a lui lasciavano libero i sacri suoi mi- 
nisteri , godeva impiegarlo nelT acquisto di cognizioni rela- 
tive alle Pitture insigni qua e la sparse in copia e nella 
Citta., e ne' contorni , delle quali in i>critto ne rilevava i 
pregi , e quelle p;ù notizie che raccoglier poteva intorno 
a loro Autori. Parte per lo narura'e amore verso del nipo- 
te , parte per impegno che si ha per quelli , co' quali sono 
comuni i genj e gli studj, egli sìnterpi^se caldamente pres- 
so del Padie , perchè concedesse al Co: F'rancc'^co il tratte- 
nersi a Roma sino allt rinfrescata ,* e siccome interposti si 
erano ad ottenerlo e il Reverendissimo P. Brembati Genera- 
le de' PP. Teatini ;, e 1' Emineiitissimo Card. Porzia , operò 



vili 
che , alla loro mediazione attribuendola , gli si accordasse 
tale gra7,ia . Così fu fatto ; e con lettera dello Zio , che era 
a Vene?ia , fu partecipato al Co: Francesco che il Co: suo 
Padre , per roczzo del P. Abate Vailrtti suo congiunto , di- 
morante allora in Roma , avanzava le sue ultime risoluzin- 
in al detto Eniinentissimo , alla cui mediazione, e a quella 
del Revcrendiss. P. Brembati accordava Pulteriore sospirata, 
dimora In Roma . 

Di tale condiscendenza oltremodo contento potè il Co: 
Francesco e godere in quella Città la compagnia di parec- 
chi suoi amici , ed osservando attentamente le r.-.rità di quel- 
la Dominante , fornirsi di quel fino gusto che dimostrò sem- 
pre in appresso e ne' suoi lavori , e nel giudi'^are degli al- 
trui. Ritornato alla patria verso la fine delPanno medesimo, 
quantunque le gentili sue maniere , rendendolo accetto ad 
ogni più colta e nobile società , non gli lasciassero agio a 
darsi pienamente a quegli studj , pe^ quali era particolarmen- 
te portato, non li trascurò ciò non pertanto; ma e dal con- 
versar che fec8 col celebre Pittore Zuccarelli , che seco eb- 
be nei 1736. nella sua villeggiatura di Celadina , sempre 
maggior amore prese per lo disegno,- e dall' osservare che 
faceva attentamente le opere qua e là sparse de' Pittori , 
Scultori, ed Architteti Bergamaschi, e dal rimarcarne P ec- 
cellenza , e il grande loro numero, concepì l'idea che se 
ad imitazione di parecchi , i quali scrissero le vite degli uo- 
mini del loro paese in cotali arti esercitatisi , così egli an- 
cora quelle de' nostri scrivesse , farebbe cosa e ad essi e al- 
la Patria gloriosa .. 

Intanto il Co. suo Padre pensava ad ammogliarlo , dal- 
la quale cosa mostrandosi egli alieno, ne non volendo que- 
gli con soverchia insistenza vincolare la di lui libertà, al- 
cuni anni trascorsero, senza che il Co; Francesco alle di lui 
insinuazioni accondiscendesse In fine la rtretta amicizia , e 
servitù contratta dal Co. Giacomo con S. E. Reverendissima 



i 



IX 

Monsignor Antonio Reddetti Vescovo di Bergamo, e le ot- 
time qualità del Co. Francesco, mossero quel saggio Prela- 
to , la cui momoria sarà sempre per questa nostra Città gl©- 
riosa e cara , a bramare di unirsi con più stretti vincoli a 
tale tàm'giia , procurando una sua Nipote a S.osa del Co. 
Francesco. Piacque un tal pensiere , e questi nel 1^41. re- 
cossi a tal fine a Venezia , strinse colà il nuziale contratto 
colla N. D. Chiara Reddetti , e sposatala , con Essa a Ber- 
gamo si restituì. 

1 nuovi suoi impegni non Io impedirono ne dal colti- 
vare lo studio suo prediletto del disegno, ne dal pensare 
alla esecuzione dell'idea di già concepita di scrivere le vite 
de' l'ittori , Scultori , ed Architetti Bergamaschi . Recatosi 
di nuovo al principio del tT-^}- insieme colla Moglie a Ve- 
nezia , oltre r osservare colà con maggiore attenzione quanto 
ci ha d'insigne relativo alle belle Arti, fece provista e di 
pitture, e di varj libri di Pittori; del che ne diede lieta 
contezza a suo Zio Teatino, il quale tutto si compiaceva nel 
vedere il nipote seguire il genio stesso , dal quale egli era 
trasportato . In tale suo soggiorno a Venezia , oltre il Zuc- 
carelH coi quale avea già stretta corrispondenza , strinse ami- 
cizia con varj de' pùi rinomati Pittori di quel tempo , fra 
quali il Nazari, ed il Tiepolo , dalla conversazione co' quali 
egli si andava sempre procacciando nuo\i lumi per l'opera 
da lui incominciata . Questa però andava a rilento, poiché 
fino d'allora la sua sanità comminciava ad essere cagionevo- 
le , cosa per esso lui tanto più penosa , quanto che per go- 
dere alcun sollievo dagli incommodi che ne risentiva , era 
Costretto invece a sofFerire il dispiacere di stare lontano dal- 
la famiglia, e dalla Patria. „ Farmi una dura condizione; 
j, scriveva egli da Venezia al Co: suo Padre , o di esser co- 
„ stretto a star lontano dalla Patria per istar bene , o stare 
„ in Patria a star male. „ Se gli aggiunse ancora altro mo- 
tivo «li rammarico j e fu l'essersi trasferito il E, Teatino suo. 



X 

Zio a Monaco di Ravjera , ed avere cola fermata sua dimo- 
ra ; vedendosi privo così di un ajuto , che sperava grandis- 
simo , neir intrappreso suo lavoro, da chi avea, siccome lui, 
fatte in tale m teria assai diligenti ricerche, ed acquistate 
moltissime cognizioni. 

Gli scrisse però da Venezia il Co: Francesco ricercan- 
dolo di comunicargli ciò, che avesse raccolto di notizie in- 
torno a' Pittori Bergamaschi , e alle Pitture di essi da lui 
esaminate; al che lo Zio rispose che, ritornato che egli fos- 
se a Bergamo, ne lo avrebbe compiaciuto. Di fatti appe- 
na il Co: Francesco fu in P?tria , egli scrisse da IVIonaco al 
P. Moroni , che avea in custodia le cose sue , perchè vo- 
lesse ricercare nella su^ stanza la raccolta da lui f»tta delle 
Pitture , e de' Pittori Bergamaschi , e al Nipote la conse- 
gnasse . Scrisse nel tempo stesso a questo , e dopo avergli 
significato quanto avci all' amico suo commesso per comoia- 
cerio, soggiunge: ,, Il Sig. Co: ( iacomo Carrara di Borgo 
„ S. Antonio vi potrà dare molte cognizioni su questa ma- 
„ teria , come molto dilettante , ed intendente , e che ha 



favorito m.olto ancora me nella raccolta fatta > 



>> 



I lumi di questo Cavaliere , la raccolta che egli anda- 
va f\cendo di bellissime pitture , cresciute ora ad un nume- 
ro grandissimo , e le accurate notizie rannate dal P. Giusep- 
pe suo Zio , riaccesero vivamente nel < e: Franco co il desi- 
derio d'avanzare un' opera che fino al'ora era andata lenta- 
mente . Vi si pose adun(jue con tutto l'impegno, com che 
iieir anno 1747. avea già scritte varie vite, e datele a ri- 
vedere all'intrinseco suo amico, il mentovato Ab. Maren^i, 
come appare da una lettera di quesio de' 15. Settembre di 
quell'anno. „ Per mano del Sig. Co; Francesco Colleoni, 
„ così gli scrive , vi mando il MSS. che avete voluto che 
„ io rivedessi. L'ho letto attentamente, e con tutta dili- 
„ genza ho esaminato lo stile, e le frasi, e tuttavia poche 
„ cose vi vedrete segnate , perchè non avendo qui luogo 



xs 

„ inven/ione alcuna; ed essendo, per forza dell' argomento, 
„ lo stile tutto particolare , e ristretto a certe e^pies-^ioni 
„ che non si p^s^uno a<;solutamente cangiare , e cangiandosi 
„ sarebbe in moiri luoghi una cosa affatto pedantesca , e da 
„ umanista; non ha avuto luogo correzione alcuna , se non 
„ se rara , e leggiera , che ho fatta qua e là , secondo che 
„ mi è paruto. Per regola universale io leggerei i migliori 
„ che ne hanno scritto su ciò , e mi conformerei alle loro 
„ espressioni , ne ci veggo altra maniera . ,^ 

Di questo giudizio dell'amico, il Co; Francesco il 
quale puntj non pregiava le cose sue , non fu troppo, con- 
tento; e con esso lui sì dolse quasi che avesse anzi voluto 
lusingarlo , che prestargli un piacere , quale da un amico 
sincero egli si prometteva , di essere cioè censore imparziale 
di quanto dato gli aveva a rivedere. L'ab. Marenzi , il qu •» 
le ed er.isli vero amico, e di carattere totalmente alieno dall' 
adulare : „ Mi fate un to^to grandissimo , così in aUra lec- 
„ tera gli rispose , a dirmi che non abbia lette le carte co- 
,, municatemi . Le ho lette tutte, e rilette; e delle rare crr- 
5, rezioni vi ho resa la ragione nella lettera scrittavi su cii 
ciò In fitti , quando venite alla descrizione delle ope.e 
de' Pittori , non so come altramente si possa esprimere di 
quel che è espresso: disegnò, colorì, tece, e altre somi- 
glianti espressioni, e parole Di tutto vi renderò ra- 
gione quando vediemo insieme il MSS. e vedrete se è ve- 
ro quel che vi dico . „ 

E ben avea ragione di così scrivergli , giacche la sem- 
pl'cita della esposizione , in somigliante genere di scrivere , 
è il pregio suo proprio , ed una puerile affettazione sarebbe 
il volere in sempre nuove maniere esprimere ciò, che è sem- 
pre in realtà lo stesso. E se ci ha cosa nelle vite qui de- 
scritte, la quale possa a difetto ascriversi, anzicchè la sem- 
plicità è il ritrovarvi talora alcun pensiero , ed espressione 
studiosamente ricercata , e non affatto naturale , specialmente 



)•> 



XII 

qualora le Vite di coloro si descrivono , intorno a' quali 
scarse essendo le notizie, procura l'Autore d'estenderle ar- 
gomentando , ne' quali passi alcuna volta si scosta da quella, 
naturale semplicità , la quale forma un grande ornamento per 
opere di simile fatta . Lo stesso dicasi di certe trasposizioni 
le quali tratto tratto vi si trovano, e che alla complessa fin- 
tassi latina più s'accostano, che non alla volgare nostra, di- 
fetto comune però de' tempi ne' quali distese 1' autore que- 
ste sue Vite . 

Ebbe di questo tempo il Co; Francesco un nuovo sti- 
molo a' geniali suoi studj nella persona del tanto a lui caro 
Zuccarelli, il quale egli pressantemente invitatoavea più volte 
a passare seco lui qualche autunno in Bergamo . Appena vi 
giunse- che pieno di giubilo ne diede nuova a suo Zio il 
quale aveva per questo celebre Pittore una particolare tene- 
rezza . „ Intendo, gli rispose alii li. Ottobre 174;^., dal- 
„ la vostra, come già da quindici giorni vi godete la dol-- 
„ cissima virtuosa compagnia del mio caro Sig. Francesco Zuc- 
„ carelli , con isperanza di goderne ancora per tutto questo 
j, mese; né posso dirvi quanto invidio la vostra beila soite. „ 
Oltre il disegnare che facea il Co: Francesco sotto così ec-- 
cellente Professore, i di cui quadri dilettavasi di copiare, di 
lui egli si servì per avere parecchie notizie spettanti all'ope- 
ra che stava scrivendo; e siccome pensava fregi, ria co' ritrat- 
ti de' Pittori de' quali scrivea le Vite, credette a nessuno 
meglio che a lui poterne affidare l'esecuzione . ^Quattordici 
se ne conservano di sua mano , li quali non si è creduto di 
fir intagliare , essendo pochi relativamente al numero di co- 
Lro le^cui vite qui sono descritte, e de' quali inutile sareb- 
be stato il ricercare d'averne i veri ritratti . 

L'andata a Venezia del Padre del Co; Francesco per 
domestici affari, il peso della famiglia quindi a lui adc:o - 
sato , e vari icommodi di salute sopraggmntigli allentarono 
l'ardore da lui concepito per un lavoro, il quale quantun- 



Xlil 

que per luì geniale , non lasciava però di essere necessaria- 
mcnte accompagnato da nojosissime ricerche , e da non or- 
dinarie fatiche. Temendo però che il figlio colla soverchia 
applicazione non venisse a guastarsi totalmente la sanirà , il 
Co: Giacomo dolente delle cattive nove che di lui andava- 
no , lo eccitò pressantemente a recarsi a Venezia a passarvi 
seco Tinverno. per restituirsi poi alla patria in migliore sta- 
gione . Quale che si fosse il motivo , o che egli meglio si 
trovasse , o che gU stesse a cuore il proseguire l'opera in- 
trappresa , egli non accettò Tinvito ; e sollevato pochi mesi 
dopo col ritorno del Padre , dalle domestiche cure, ripigliò 
con calore i suoi studj , e le sue ricerche. * 

Di ciò die parte all' amoroso suo Zio a Monaco, il qua- 
le non solo ne lo commendò, ma restò sorpreso che il Ni- 
pote tanto avesse trovato a scrivere, a quanto egli creduto 
avrebbe che giygnere non si potesse , quantunque di tali 
cose , come vedemmo più addietro , avesse fatto uno studio 
particolare. „ Godo, così gli scrive a' 20. Settembre 1748. 
che siate applicato a scrivere le vite de' littori Bergama- 
schi , delle quali ne abbiate già posto assieme dieci. Non 
„ so però capire come crediate che passeranno le cinquanta, 
„ non avendo io mai avuta notizia che di poco più di una 
„ dozzina , cioè di quelli menzionati nel)' Abecedurio Pittc- 
,, rico , dal Calvi , dal Ridoliì , o da qualch' altro Scritto- 
„ re di Vite di Pittori, come di quella di Gio: Battista Ca- 
,, stelli descritta a lungo dal Sopransi in quelle de' Geno- 
„ vesi . Come che però quello che più importa celie Vite 
„ de' Pittori si è di sapete le loro opere , io mi sono molto 
„ affaticato in raccoglierle, tanto più che il mio pensiere 
„ era piuttosto di descrivere le Pitture delle ( hic^e della 
,, Citta , e Borghi , che di fare le Vite de' Pittori stessi : 
„ travagliate dunque allegramente s compir l'opera, e da'f- 
,, la alle stampe , che io ne avrò un piacer sommo per le- 
„ coro della nostra Patria . „ 



il 



Avea il Co: Fiancesco avuti dal suo matrimonio sino 
allora rre figli , due de' quali un m schio , ed una fem tu avea 
di già perduti n Ih loro prima era, e sola rcstavagli uni 
piccola figlia 5 la qu^le cresciuta in era fu poi moglie del 
Co: Andrei Baglioni nobile Bergamasco ; quando il Cielo 
concesse a' desideri suoi, e alle fervide preghiere che la Con- 
tessa Chiara sua C^onsorte porgeva assiduamente allo speciale 
suo Avvocato S. Camillo de' Lcllis , un figlio , il quale a 
confermare che era frutto delie intercessioni del Santo, nac- 
que il giorno appunto della di lui festa, a' 15. di Luglio; 
e fugli in segno di grato animo, imposto il nome di Er- 
cole Camillo. Lieto oitrcmodo il Co: Francesco per tale even- 
to volle partecipare la sua contentezza allo Zuccarelli , il 
quale era in allora ne' monti di Brian/.a in casa del Co: Que- 
store Calderara, presso cui trova vasi in quella deliziosa Vil- 
leggiatura S. Emin. il Sig. Card. Pozzobonelli Arcivescovo 
di Milano, al quale siccome amicissimo di Mon<:. Reddetti 
Zio, del Conte Francesco, e pieno per questi d'affetto e di 
stima, sì perchè trattandolo a lungo più volte, trovatolo 
avea cavaliere compitissimo, sì perchè dilettaììte Egli pure 
delie bell'arti provato avea sommo piacere nel discorrerne 
con esso lui , fu in singolare maniera gradita la fausta nuo- 
va che il Zuccarelli credette bene di partecipargli • „ U moti- 
„ vo, questi gli scrisse, per il quale non ho risposto subi- 
„ to alla sua gentilissima , è st.no per ritrovarmi sul monte 
3, di Brianza con il Sig. Co. I). Filippo Antonio Calderara 
„ nelle sue vaste e belle delizie , con sua E,-nin. il Sig, 
„ Card. Arcivescovo Pozzobonelli , alli quali ho portato i 
suoi saluti , e spesso facciamo menzione di V. S. Illustriss. 
e di frions. Vescovo di Bergamo suo degnissimo Zio ; e 
si rallegrano infinitamente , come ancor io , della prole 
maschile che ha l' Illustrissima sua Sig. Cont. data alla lu- 
ce , la quale medemameiu.-» \ÌQne riverita con distinzione 
da sua Eminenza, dal Sig. Co: Questare, e dal Sig. Ab. 
„ Ratti. „ 



ti 
fi 

19 



In mezzo a tali sue contentezze non dimenticava l'ope- 
ra sua già innoltrata . Lo Zio da Monaco gli mandò nota 
delle pitture del Palma Vecchio; il Zuccarelli ritornato che 
fu a Venezia s'adoperò ad accertare alcune notizie , intorno 
alle quali il Conte avea de'dubbj , ed il Nazzari col quale 
avea fatta conoscenza , di la pure per mezzo di suo Figlio, 
che a lui raccomandò , e che egli assistette amorosamente , 
inviate gli avea le memorie spettanti a se medesimo , parte 
delle quali aveva lo stesso due anni addietro m.andate al Sig, 
Co; Giacomo Carrara il quale ne lo aveva richiesto . Egli 
medesimo poi colla compagnia del sovralodato Ab. Marenzì 
andava da per tutto ricercando la Città , i Borghi , ed or 
qua or là scorrendo il Territorio, ovunque sapeva o dubita- 
va poter essere alcuna opera di Professori Bergamaschi ; tutto 
esaminava con accurata esattezza , non risparmiando talora 
disagi e fatiche per accertarsi co' proprj occhi di quanto vi 
avesse di rimarcabile fino nelle chiese più alpestri , dove ap- 
pena è chi saiga se non costretto dalla necessità . In tale 
maniera, andava sempre acquistando nuove cognizioni , e fa- 
cendo nuove scoperte , onde potere arricchire la sua Storia . 
La lettura di queste vite ^ più di quanto che qui dir se ne 
possa, mostrerà quali fatiche abbiane fautore sostenute sì 
nclfesame delle Opere di tanti illustri Professor delle belle 
arti, come nel rintracciare notizie intorno alla loro vita, ca- 
vandone moltissime dalla cscu'ità di rimoti secoli, colla bar- 
bara fatica di voU-cre antiche carte negli archivj sepolte . 
Quanto costino simili ricerche ben lo conccoiranno coloro , i 
quali siansi trovati in circostanze di dovere con vecchi mo- 
numenti comprovare alcuna cosa; e dalle difficoltà provate, 
e dal tempo impiegato nel venirne a fine , argomentar po- 
tranno quanto laboriosa cosa debba essere stata pel Conte 
Francesco il mettere in chiaro l'infinicà di cose, che in que- 
ste sue Vite si leggono ; e ciò nella scarsezza di coloro che 

OC? ^ 

delle cose patrie hanno scritto. ISIel che degno di scusa tro- 



XVI 

verassi l'illustre nostro Autore, se troppo spesso forse in que- 
sta sua opera si duole della negligenza de' nostri Scrittori 
nel tramandare a' posteri il nome, e le opere di tanti loro 
Concittadini , i quali con esse sono stati di lustro alla Pa- 
tria, e alle beli' Arti di singolare ornamento . E' ciò in lui 
effetto di un giusto dolore, essendo stata per esso la trasi'u- 
ratezza loro causa di raddoppiate barbare fatiche . 

Mentre attendeva con impecino ad illustrare questa no- 
stra Provincia scrivendo le vite de' Pittori , le cognizioni che 
egli andava sempre più acquistando in genere di Pittura , e 
il fino suo discernimento in ciò che ad essa appartiene , gli 
conciliavano la stima di quanti Professori o di presenza , ov- 
vero per fama aveano conosciuto il singolare di lui merito . 
Aveva egli scritto a Milano al celebre Pittore Bordoloni, col 
quale avea trattato assai qui in Bergamo, perchè gli piocac- 
ciasse un quadro che assai premevagli di avere. La risposta 
del Bortoloni gioverà a comprovare in quale alto concetto 
questi lo tenesse. „ jSpero così scrive in una sua lettera 13. 
,, Marzo 1750., aver trovato di poter appagare il fino gu- 
sto di V. S. Illustrissima del desiderato quadro del Pro- 
caccini , quando il Cavaliere che lo possedè si risolva a 
venderlo , come ha dato speranza . Questo rappresenta un 
„ Cristo morto con altre figure . S' assicuri che è bellissi- 
„ nio, e potri con riputazione stare nella sua scelta e nu- 
„ merosa galleria , tutto che non sia così facile il trovare 
ne meno qui in Milano quadri scelti del Procaccini , e 
specialmente di Giulio Cesare — Ho ben grn-de de- 
siderio di comunicare, e mostrare al sapere di V. S. Illu- 
strissima l'idea del soggetto, ossia il bozzo che ho prepa- 
rato per eseguire nella volta grande di cotesta Chiesa di 
S. Bartolomeo; e spero che possa avere ancora il di lei 
compatimento come il Coro, e il Presbiterio, li quali 
ella loda più che non meritano . Certo che li giganti , 
e H puttini a chiaro seuro intrecciati nel!' Architettura 



"5> 



95 



39 



XVII 

,, non mi sono riusciti male , e me ne contento &c. „ 
Né diversamente pensava intorno al Co; Francesco un 
altro bravo Pittore Carlo Salis , il quale scrivendogli da Ve- 
rona, come abbiamo dal tomo 4. delle lettere pittoriche pub- 
blicate in Roma da Monsignor Bottari , all'occasione di un 
quadro che quegli fece per la Chiesa di S. Benedetto in Borgo 
S. Leonardo ; intorno al quale il Co: Francesco aveva fatti 
alcuni giudiziosi riflessi: „ V. S. Illustrissima, crii scrive, non 
ha il solo diletto, ma un profondo discernimento in tale 
scienza , lo che in pochi trovasi, che possano uguagliarla. „ 
E bene di ciò potrà rimanere persuaso chiunque legga 
queste Vite , vedendo con quale finezza di giudizio egh di- 
scorra del merito dell opere delle quali parla, quali accura- 
ti esami n' abbia egli fatto , e quali sviste rimarchi in pa- 
recchi Autori che hanno scritto di tali materie. Che se pu- 
re si troverà forse in queste Vite alcuno sbaglio in tanta 
farragine di cose ; sarà non computabile , appena trovandosi 
Scrittore alcuno il quale , per quanto dihgentemente abbia 
scritto , non sia stato soggetto ad alcuna di quelle sviste che 
sono imprescindibili a chi parlar deve di cose rimote, e di- 
sparatissime , e nelle quali è di necessità talora il dovere o- 
prevalersi delle cognizioni altrui , o della autorità . 

Qual che si fosse il motivo, non si sa, ma Timpegno 
del Co: Francesco per la sua Opera si rallentò; cosa la qua- 
le dava grande pena a suo Zio , appassionatissimo di veder- 
la . „ Mi spiace, così gli scrisse gli S.Gennaro 1751., che 
le Vite de*" Pittori Bergamaschi riposino , così che io non 
possa sperare di avere il contento di leggerle „. L'anno 
appresso però si racconsolò un poco, credendo che ripiglia- 
ta ne avesse la composizione . „ Mi ha consolato , gli scri- 
„ ve li i\. Novembre, la vostra lettera per la notizia che 
,, mi date del viaggio da voi fitto assieme col Sig. Cardi- 
j, naie PozzoboneUi per la Valle Siriana , e per le cognizio- 
„ ni acquistate in ordine alla vostr' opera de' Pittori Berg^r 



3") 



'f'.'fr.'^.- 



XVIII 

„ maschi , quale vorrei veder finita per decoro ed onore 
3, della nostra Patria , benché poco vi speri , parendomi in 
j, voi raffreddato il primiero calore . „ Lo andava egli ecci- 
tando ad ora ad ora , e col sommiuistrnrgU quelle notizie 
che gli chiedeva, e col dargli nuove dell'opere del Tiepolo 
amicissimo d'amendue^ il quale in Germania aveva sommo 
grido, e collo scrivergli delle scelte Pitture, che egli anda- 
va vedendo sì in Monaco , come nelle magnifiche Villeg- 
giature della Serenissima Casa di Baviera. Ma troppi motivi 
concorsero a rendere infruttoso per varj anni ogni di lui ec- 
citamento . 

11 Co: Giacomo suo Padre soggetto a dolori che da lun- 
go tempo lo travagliavano , la Contessa Chiara sua Moglie 
della cui salute assai temeva, e gì' incommodi suoi stessi non 
poteano non distrarlo da' suoi studj . Morì il primo al fine 
di Febbrajo del 1757. con sommo dispiacere di un figlio che 
lo amava , e si era veduto sempre riamato colla maggiore te- 
ne rerz a ; e perdette la seconda in maggio del 1760., dama 
ornata delle più belle qualità, e che egli amava e stimava 
sommamente . 

Sconcertato da colpi così dolorosi , e trovandosi in un' 
aria la quale , nella stagion rigida , era alla sua salute con- 
traria , risolvette d'andarsi a stabilire a Venezia. Collocata 
però in Monastero la figlia , e preso seco il figlio , colà 
nelPautunn') dell' anno stesso si portò. Ma dove sperava 
trovar sollievo all'animo suo, non se ne accrebbero in vece 
che le afilizioni . Avea colà posto in Collegio il figlio, che 
era l'oggetto delle sue più tenere compiacenze, allorché que- 
sti se gli ammalò . Vedendo innoltrarsi il male, è indicibile 
le cure che egli si prese, per trovargli riparo, e il trava- 
glio che ne sofia . „ Ho tardato , cosi egli in una sua let- 
„ tera al fii Sig. Co: Giampaolo de' Conti di Caleppio suo 
„ amicissimo , ho tardato a rispondere al vostro foglio colla 
„ speranza di poter arrecarvi migliori notizie di Ercolino : 






XIX 

„ ma vcggendo che la mia lusinga del suo miglioramento va 
fallita , non voglio più differire a farvene consapevole , 
sicuro che da voi più che da ogni altro ne avrò amore- 
^, vole compatimento. Non so esprimere quanta sia la mia 
„ agitazione , e il mio timore. Io vi confesso che questo sog^ 
„ giorno era per me felicissimo ; e che avendo riacquistata 
„ una tranquilHtà d'animo accompagnata da salute perfettis- 
j, sima , mi chiamava sempre più contento di questa mia ri- 
„ soluzione,- ma ora e per le cose passate , e per le pro- 
„ senti, sono pieno d'inquietudine e di timore. La presene 
„ za continua del figlio , che esser dovrebbemi di contento 
„ per le amabili sue qualità da tutti esaltate in sommo gra- 
„ do, mi riesce di somma afflizione e pena, avendo nel 
,j tempo medesimo una forte immaginazione di doverlo per- 
„ dere . O quanto desidero la persona vostra , dalla quale 
,5 spererei confòrto ed ajuto in tale giusta mia agitazione „. 
Quantunque sì dolorose circostanze atte fossero a to- 
gliergli ogni pensiero di attendere a' suoi studj , se non pro- 
seguiva a scrivere le vite de' Pittori , procurava almeno di 
conversare tra essi, o co' Dilettanti delle belle arti, co'quali 
trovava alcun sollievo ; ne si dimenticava i vincoli d'amici-» 
zia o di servitù contratti in patria con persone , le quali , 
siccome lui, nelle belle arti si interessavano. Coircccasione 
che nella Villeggiatura di Mons. Reddetti suo Zio in Gor- 
le , sua Eminenza il Sig. Card. Pozzobonelli gli avea racco- 
mandato di pur vedere se in Venezia gli venisse fatto di 
trovare alcuna pittura di suo g-nio , egli non lasciò d'ado- 
perarsi per compiacere quell' Illustre Porporato; e risponden- 
do ad una lettera del Co: AK Airoldi col quale in Gorle 
avea stretto particolare amicizia, csì gli .scrive. ,,,... Al 
5, primo incontro che vedrà TEminentiss. Sig. Card. Arci- 
5, vescovo è pregata ad umiliarli li miei ossequiosi compili- 
>, menti, e dirgli che io sono sempre tra Pitturi, e l^-lt- 
„ tanti ; ma che non ho ritrovata sin ora. cosa alcuna s.a- 



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3i 



XX 

, gelare ^ per cui abbia creduto di doverlo incomrtiodare 
con mie righe , come mi aveva detto in Gorle ; che per 
„ altro sospiro l'onore de' suoi comandi ; e che frequente- 
mente col Sig. Antonio Zanetti si fa menzione del distin- 
tissimo suo merito , e della somma sua intelligenza e di- 
„ letto per le belle arti del disegno . „ 

Una commissione del Sig. (^o: Giacomo Carrara suo ami- 
co gli fece conoscere il Bortolozzi, eccellente scultore Fio- 
rentino. „ Io credo, così gli scrive in risposta, d'avere 
„ avuta sufficiente cognizione di Pellegrino Tibaldi dal Bor- 
„ tolozzi eccellente scultore Fiorentino , ora stabilito qui ia 
„ Venezia ; la quale opera non è stata da lui intagliata , 
„ ma da altro professore , ed è in mano del Sig. Antonio 
Buratti , del quale io cercare conto. Ho avuto sommo pia- 
cere a conoscere il detto Bortolozzi , il quale fa opere 
bellissime , e credo sia il migliore intagliatore di tutti , 



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„ avendomi fatti vedere tutti li siaoi studj e disegni , che 
„ sono eccellenti . Ora intaglia molti disegni de) Quercino, 



in modo che pajono tratteggiati colla penna ; e ne fi una 
società, di cui ne uscirà fra pochi giorni il manifesto. Per 
„ ora non darà alla luce che dodici carte, che serv ranno 
„ come di mostra , per il prezzo di lire dodici agli associa- 
j, li . Io ne ho vedute alcune , che ha di già intagliate ; e 
,, gli assicuro che a quelli , che hanno cognizione , assolu- 
„ tamente devono molto piacere &c. „ 

Avendogli lo stesso Sig. Co: Giacomo Carrara ricercate 
notizie di un tàmoso libro che pensava di acquistare, tutto 
s'adoperò il Co: Francesco per compiacerlo ; e avendone pro- 
cacciato un altro assai pregk^ole al Marchese Girolamo Ter- 
zi , scrisse a questi così ; „ Gli invio il manifesto di un ra- 
rissimo libro degno di qualunque più scelta galleria , il 
quale per la magniiìcenza e finezza de' rami può stare a 
fronte di quello che gli ho mandato del Vandich , essen- 
„ dovi di più in questo le vite di due Pittori con altre ope- 



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XXI 

re scritte ^a Gianpietro Zinottì . E* un sol tomo in carta 
bellissimi piìi grande del foglio imperiale , con margini 
ìaiwali , ed altri ornamenti , oltre poi li superbi rami di 

„ tutte le pitture esistenti ncU' Istituto di l'ologna , che di 
più non si può desiderare. Il prezzo di Zecchini dodici 
pare alquanto alterato a chi non vede quest' opera ; ma 
poi , a ben considerarla , se ne capisce il valore . E' pre- 
gato a voler far leggere il manifesto al Sig. Co: Giacomo' 
Carrara, il quale mi ha ricercate notizie di tale opera, e 
,, insieme dirgli che ieri solamente mi è sortito di poterla^ 
^, vedere presso un Mercante Bolognese stabilito qui in Ve- 
„ nezia , dilettantissimo di Pittura , e che ne è stato il pro- 
„ motore . Questa mattina è sortito un altro manifesto, che 
^ qui pure inchiulo, pregandolo ancor questo a volerlo far 
leggere al Sig. Co: Giacomo Carrara , che di già, nel pas- 
„ sato ordinario , è stato da me prevenuto della singoiar 
,,. bontà di questi rami, che sembrano disegnati a penna nel 
„ modo che li ha fatti il medesimo Guercino. 

Migliorato intanto di salute il Figlio, pensò il Co: Fran- 
cesco che l'aria nativa potrebbe totalmente ristabilirlo , ec- 
citato a ciò da lui medesimo, che desiderava di rivedere la- 
patria. L'avvicinarsi de' tempi caldi, e gli scirocchi che co- 
minciavano a dominare , e pe' quali gli si risvegliavano le- 
sue solite doglie vaganti nella schiena, e nelle giunture, le 
quali a letto specialmente lo travagliavano, furono anco per 
lui un ulteriore determinativo a lasciar Venezia , come si ri- 
cava da sua lettera 27. Maggio 1761., diretta ad una Da- 
ma la quale assai s' interessava per la di lui salute, e per 
quella del figlio, ed amendue bramava vedere restituiti in« 
Patria. Venne a Bergamo nel Giugno, e dato ordine a'do- 
mesiici suoi liTiri, si restituì, al cominciar dell' Autunno, a- 
Venezia . Quella Città era per lui la più addattata a passar- 
vi buona parte dell'anno. L'inverno men rigido che nella? 
jjatria ,- un aere meno acuto , più si confacevaiio alla sua sa«- 



XXII 

Iute; e il potere cola conversare fr« eccellenti Professori ili 
Pittura, e di ogni bell'arte, lo svariava da' tristi pensieri. 
Di là ritornava talora la state a vedere i suoi interessi*, e a 
godere nel tempo stesso i divertimenti della Fiera, finita la 
quale ritornava all' amata sua Venezia . Né vi stava già ozio- 
so. Si vedrà da queste vite con quanta diligenza ricercasse 
colà quanto giovar potea ad illustrare le Vite che scriveva 
de' Pittori , Scultori, ed Architetti Bergamaschi. Questa sua 
opera era con desiderio aspettata , e da' suoi amici , e da 
auanti amatori delle belle arti avean avuta notizia che egli 
la stava componendo. E convien dire che alcuna fondata 
speranza dato avesse di presto pubblicarla colle stampe , poi- 
ché nel 1764. Mons. Bottari , nella sua raccolta di lettere 
sulla Pittura, Scoltura, ed Architettura , parlando del Pit- 
tore Gio: Paolo Cavagna , e del celebre Scultore Fantoni, 
amendue Bergamaschi, dava per vicine ad essere stampate le 
Vite di essi scritte dal Co: Francesco; ed il Mariette dilet- 
tantissimo di simili cose co.ì ne scrisse da Parigi a' 3. di Ago- 
sto di quell'anno a Mons. Bortari suddetto; „ E delle Vite 
de' Pittori Bergamaschi , che voi tempo fa mi annunziaste, 
ci è egli speranza di vederle una volta venire alla luce ? 
„ Elle non verranno mai troppo presto, rispetto alla brama 
„ che io ho di leggerle „ . 

Il Sig. Co: Giacomo a ciò lo sollecitava vivamente ; e 
ben questo coltissimo Cavaliere pieno delle più vaste cogni- 
zioni per le esatte ricerche da lui fatte intorno alle opere 
di coloro, che in questa nostra patria si distinsero nelle bel- 
le arti del disegno , e persona nel tempo stesso di finissimo 
criterio , avrebbe assai contribuito per la stretta sua amicizia 
col Co: Francesco a rendere l'opera per ogni titolo compita, 
se questi allora si f:)sse indotto a secondare le di lui brame. 
E se troppo maggiori premure (*) non tenessero al presente 

{*) Questa opera è a tale Cavaliera debi- vi si leggeranno apposte ; e da mofte più 
rrice della massima pa;te delU note , k quali saiebbv itata da lui illusrrata , se l'età sua , 



51 
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itlfit.YX^L^*' 



XXIU 



occupato quel gentilissimo Signore , assai più ancora avrebbe 
contribuito co' suoi lumi ad illustrare questa stampa , aven- 
do egli intorno ad essa moltissime interessanti notizie , le 
quali ora troppo faticosa cosa gli sarebbe stata il tutte rin- 
tracciare in mezzo a grossi fasci di memorie da lui raccolte, 
e che serviranno un giorno ad illustrare la storia de' famosi 
uomini, che tra noi fiorirono. 

Non è però condannabile il Co; Francesco, se alle pre- 
mure di tanti e Dilettanti , ed Amici non aderì. La sua sa- 
nità non gli permetteva ornai più una seria applicazione . 
Nell'anno stesso in cui quelli più si promettevano vicina 
l'edizione della di lui opera, sorse l'ostacolo, per cui essa 
restò imperfetta , avendo la sanità del Conte sofferta una 
scossa, dalla quale non si rimise più interamente. Molte ca- 
vate di sangue che gli furono fatte , e molti rimedj appli- 
catigli lo tennero bensì in vita, ma lo lasciarono in appres- 



c le moìtiplici me gravissime occupazioni gli 
avessero permessa un.i ulteriore fatica . Egli 
ha ora disposta una Gallerìa , la quale già 
fin da' suoi cominciamenti iu da' Forestieri 
considerata come una delle migliori, o dei- 
le più copiose d'Italia. In una magniiica 
fabbrica da lui eretta , e a tutta ^pcsa orna- 
ta , si vedono undici tra sale e stanze co- 
perte di prcgievoli pitture , fra le i]uali un 
numero grande delle più rare , e insigni . 
La quantità di quelle , che restano ancora a 
collocarsi , è tale che la vastità del luogo 
non è sufficiente, contenendo la preziosa rag. 
colta fatta da questo Cavaliere presso a due 
mila quadri ■ Ne si è «gli già ristretio ille 
sole pitture . La sui Gallerìa sarà fornita di 
una quantità di originali disegni de' migliori 
Aicrori , di una copiosa raccolta di rami i più 
prtgievoli , di bassi rilievi , di statue , di 
bronzi antichi, di una collezione di Cam- 
mei , e pietre antiche intagliate > con una 
serie di mille , e più medaglie d' uomini il 
lustri prcgiabili o fr la rappresentanza lo- 
ro , o per la finezza del conio de' più cele- 
bri artchci , in somma di quelle piu stima 
bili rarità , le quali possano servire al ma^- 
gioie profitto di cioj si vorrà applicare alfo 



studio del disegno. II suo scopo in tale rac- 
colta è il lustro , ed il vantaggio della Pa- 
tria . Imperciocché si crede essere non solo 
inrcnzion sna di lasciare con ciò ad essa un 
ornamento ; ma sì ancora di renderlo stabi- 
le , e giovevole , col filTare il mantenimento 
di un accreditato Professore di disegno, sot- 
to la cui scorta la Gioventù studiosa possa, 
senza dispendio , e con tanti esemplari sott" 
occhio , tare i niagjiori progressi . A tale 
fine è stati da lui eretta ancora comodissi- 
ma , e leggiadra abitazione , e per tale Pro- 
fessore , e per quelli che abbiano a custo- 
dire la Galleria , con que' savj regolamenti, 
i quali saranno da lui stabiliti . È' a desi- 
derare che il Cielo prolunghi i giorni di un 
Cavaliere e per questo , e per altri tit >ii così 
benemerito della Patria , onde possa e dare 
pieno compimento ad un'opera la quale ren- 
derà sempre preziosa la di lui memoria ; e 
godere vivinte il piacere di vederla produr- 
re que' vantaggi a' suoi Concittadini , per 
procacciar loro i quali Egli ha creduto bea 
impitgatc le sue ricerche , i tuoi studj , t 
luoi viaggi , e le fatiche e spese grandissime^ 
che i tale f.ne e^ii ha incontrate. 



XXIV 

so sptjssato sempre ed acciaccoso . Dopo una scorsa a T^erga- 
mo fttta Tanno appresso, gì' incomodi sofferti dal figlio 

10 persuasero a far ritorno a Venezia , dove solo nella v rie- 
tà degli spettacoli , e degli oggetti trovava alcun sollievo al- 
le affezioni ippocondriace, e a varj dolori erranti a' quali era 
frequentemente sottopposto . Facea di tanto in tanto qualche 
breve sfuggiti alla Patria , ma presto con sua dispiacere do- 
veva partirne , perchè non si aggravassero i suui incommodi . 

11 concetto che meritamente crasi formato in Venezia delk' 
sua grande intelligenza, e delle vaste sue cognizioni in ciè- 
che riguarda le belle Arti , fece che alli 27. Settembre /77 2., 
fosse acclamato in piena adunanza , Academico Onorario dell' 
insigne Academia di Pittura , Scoltura , ed Architettura, eret- 
ta in quella Città sotto gli au?pic) del Serenissimo Senato ,. 
e la Soprintendenza de^li Eccellentissimi Riiormatori dello 
studio di Padova .. Pochi anni dopo si aggravarono i suoJ. 
mali per modo che nella Primavera del 1777., tli^^-^ assai 
a temere di sua vita all' intrinseco suo amico il sos^rallodato 
Ab. Marenzi . Questi l'andava stimolando colle frequenti sue 
lettere a rimpatriare sperando che nell'aria nativa potesse ri- 
stabilirsi in salute. Tra l'altre sue lettere su ciò, una glie 
ne inviò accompagnata da un leggiadro Sonetto, che fa ve- 
dere insieme e Tamore ch'egli avea per l'amico, e quanto 
scrivesse leggiadramente , Non sarà discaro forse il leggerlo,. 
«id è il seguente .. 

Tasso, degl'i Avi tuoi, per cui più chiaro 

Di Menalo e d'Eurota è il Serio e il Brembo , 
L'ombre qui errando vanno , e Te nel grcmbo' 
Richiaman della Patria antico, e caro. 

Tra quell'alghe , che fai ? So che riparo 
Ti fur già contro il doloroso nembo. 
Che ti fu sopra ,• quando morte 11 lembo» 
Sovra Lei stese , che a Te fu sì amaro ». 

Ma di tai piaghe qual non disacceiha. 



XXV 

II tempo ? Più , che altrove ] astri benigni 

Trovar potrai su la nativa sponda . 
Chicdil , Francesco , a' tuoi famosi Cigni , 

Che Ti diranno quanto all'un fu Tonda 

Del bel Sebcto , e del Pò all' altro acerba . 
E le premure degli amici , e il non trovare ornai più in 
Venezia quel sollievo che provato avea in addietro a' s\ìoì 
mali , lo determinarono finalmente a volersi restituire alla 
patria . A ciò contribuì ancora Tessergli riuscito in quel tem- 
po di conchiudere, a grandissima soddisfazion sua, le nozze 
dell'unico suo Figlio colla N. D. Virginia Giustiniani, Da- 
ma la quale oltre l'alta sua nascita , univa in se tutte quel- 
le doti che credea formar potessero la felicita del Figlio , e 
quella di sua Famiglia . Né mal s'appose ; poiché ed ella 
superò di gran lunga la di lui espettazione , quantunque fos- 
se grandissima ; e meritamente per la sua virtù , e pe rari 
suoi talenti riscuote la più alta stima di quanti la conoscono. 
Venne il Co: Francesco a Bergamo con gli Sposi nelT 
Autunno dello stesso anno JJ^'/--) e quivi si stabili . Ne'po- 
chi anni che sopravvisse , o poco o nulla deve essersi ado- 
perato intorno a queste Vite , non apparendo dal MSS. in- 
dizio alcuno che alcuna cosa ad esse abbia aggiunto in tale 
tempo . Troppa pena e nella avanzata sua cth , e in mez- 
zo a' continui incomodi i quali mai non lo abbandonarono^ 
portato gli avrebbe il rivedere , e perfezionare quanto egli 
avea scritto . Quindi è il ritrovarsi qua e là nelle Vite fat- 
ta menzione , quasi che fòfTero ancor viventi , di persone già 
estinte, e l'accennare esistenti in un luogo delle pitture che 
in quegli anni erano già ad altro passate : cose le quali 
avrebbe certamente corrette, se in quegli ultimi anni l'opera 
sua eg>Ii avesse riveduta . Attese bensì , quanto glielo per- 
mettevano le forze, ed a' domestici suoi sfiati, ed alli do- 
veri deliri civile società ;, finché nell'Agosto del 1782., 
cadde gravemente infermo . Durò la sua malattia ben qua- 



XXVI 

ranta giorni , e sempre dolorosissima . In essi e soffrì con 
rasseo-naz,ionc i penosi suoi travagli; e si esercitò in ogni at- 
to di cristiana Pv.eligione - Finalmente , riusciti inutili tutti 
gli umani rimedj, munito di tutti i Sacramenti , i quali rice- 
vette con presenza di spirito , e con vivi sentimenti di re- 
ligiosa pietà , cessò di vivere la sera degli otto settembre , 
e fu sepolto nel deposito de' suoi Maggiori nella Chiesa 
de' ?\'. Conventuali di questa Città . 

Una tale perdita afflisse assai e i suoi Amici che era- 
no moltissimi, da lui sempre conservati colle interessanti sue 
maniere, e quanti bramavano data alia luce, lui vivo, la sua 
Opera da tanto teiupo aspettata . Si fecero molte istanze ai 
Co: Ercole suo Figlio , perchè volesse accordarla a' pubblici 
desiderj ; ma inutilmente. Non era ciò che innasprirc il do- 
lore, che lo trafiggeva per la perdita di un padre che aveva 
sempre amato teneramente .^ la fine dopo due lustri, sem- 
brandogli che tale sua renitenza potesse defraudare la Patria 
di quel lustro, il quale ridondar le potrebbe presso gli Stra- 
nieri dalla pubblicazione delle Vite di tanti illustri concitta- 
dini , che la nobilitarono colle loro opere", e persuaso che 
la lettura delle loro Vite produrre potesse il vantaggio d'ec- 
citare la studiosa nostra gioventù ad emulare il valore di 
tanti prodi antecessori , s^indusse ad accordare che tale opera 
si stampasse. Essa dunque si presenta ora quale uscì dalla 
penna dell'Autor suo, senza mutazione o alterazione alcuna 
del manuscritto autografo , fuorché solo in alcuiie piccole 
cose di poco momento . Avea l'autore in alcuni luoghi on> 
messo il nome di alcune persone , ovvero citando alcuna 
pittura avea kisciato in bianco lo specificarla, o raccertare 
presso chi essa si trovasse . Tali lacune in parte si sono riem- 
pite* , mettendovi semplicemente ì nomi, i luoghi, la quali- 
tà della pittura , ossia ciò che essa rappresenta , senza entra- 
va in ulteriori detfagli . Siccome pei alcune delle pitture 
dall' a.utQre accennate mutarono in appresso o luogo , o pa— 



XXVII 

drone , sì è creduto bene accennare in note le piincipali 
mutazioni successe , vale a dire quelle che risguardano o qual- 
che religiosa Comunità soppressa, ovvero qualche sostituzio- 
ne d'alcun Corpo pubblico ad un ahro . lì voler rimarcare 
il passaggio fatto di moltissimi Quadri dalle mani di uno in 
altro padrone era superfluo , potendo ciò succedere ancora 
nel tempo stesso in cui quest' opera si pubblicasse . In note 
pure si è aggiunta qualche ulteriore scoperta , e qualche ope- 
ra o non accennata dall'Autore, ovvero eseguita dopo che 
egli cessò dalle sue ricerche ; e si sono aggiunte delle noti- 
zie spettanti a' Professori, de'quali tutto egli non avea po- 
tuto scrivere, perchè scpravissuti a lui. 

Separatamente poi , ed in ultimo luogo si sono raccolte 
le memorie di varj Professori o Dilettanti delle belle arti del 
disegno, o non giunti forse a sua notizia, o non da lui no- 
minati perchè non aveano ancora , lui vivente , dati di se 
que' saggi onde essere fra gli annoverati. Varj di questi trop- 
po si distinguono co' loro talenti, ed onorano la loro Patria 
onde si debba farne memoria . Di tali notizie parte ne siamo 
debitori ad alcuni di essi, i quali le hanno cortesemente som- 
ministrate, parte a due giovani Cav.ilicii ('■■') dilettanti delle 
belle Arti, i quali sì sono adoperati con somma premura e 
gentilezza a procacciarcele . Qualche altra nota era dovuta 
per ogni titolo a persone , le quali o hnnuo avuta intima 
relazione coli' autore^ ovvero, siccome egli fece, accrescono 
«ogli studj e coir opere loro, gloria e splendore alla Patria. 

Non si pretende ciò non pertanto d'offrire al Pubblico 
un'opera, la quale sia compira, e da ogni diletto immune. 
Immensa fatica ci sarebbe voluta a tutto esaminare , e veri- 
ficare . Sarebbe fors' anco una presunzione il chiamare in 



{*) Li Signori Conti Girolamo , e Carlo dire assai , se essi non lo avessero ccpiessi. 

Fratelli Maren^i , della inoltiplice erudizio- mente divietato: tar.to però più cominen- 

xie de' quali , e del fino loro gusto intorno dcvoli , quanto piti alieni da ogni quantua- 

allc bell'arti dd disegno, sarebbe ouìluogo da que più giusta e più meritata lode . 



XXVIIP 

dubbio , con troppo minori lumi , quanto cosi illustre Au- 
tore dopo lo studio, e le ricerche di presso a dieci lustri, 
ha asserito e contestato . Pure nuove scoperte sempre fare 
si possono in tali materie, ed acquistarsi nuove cognizioni , 
Sarà però sempre di somma laude al Co: Francesco Tassis 
l'avere egli il primo fra nostri aperta, e spianata una stra- 
da così difficile e faticosa ; e l'aver lasciato a' posteri un 
eccitamento a rintracciare le memorie , ed a conservare , e 
propagare la fama degli illustri loro Concittadini, 



PAXINO. PECINO DE NOVA PITTORE 
ED ISNARDO COMENDUNO SUO SCOLARE 



S= 



le negli andati tempi non avesse la Città nostra dovute sofferire tan- 
te , e SI lagrimevoli sciagure di frequenti irruzioni de' Barbari , di stra- 
niere , ed intestine guerre , d' incendj , ruine , e saccheggiamenti , pe' 
quali è stata tante e tante volte diroccata arsa , e distrutta come da 
tutte le Storie , e da altri antichi documenti si può con tutta chia- 
rezza comprendere , io certamente potrei ora incominciare da più ri- 
moti tempi a parlar delle belle arti del disegno , e di quegli artefici , 
che con loro piena laude , e gloria della patria le esercitarono . Ma 
essendo in mezzo a tante calamità non solamente le belle opere de' 
nostri antichi artefici andate in perdizione , ma perfino le memorie , e 
i nomi loro restati miseramente sepolti per somma negligenza , e tra- 
scuratezza degli Scrittori nostri , della quale spesse fiate ho dovuto 
dolermi in queste carte , io non cominciare se non dal tempo , onde 
incominciano cant' altri Autori, che hanno scritto in tali niaterie. 

Dalla vita di Cimabue , e di Giotto danno principio il Vasari, il 
Sandrat , e il Baldinuccì dicendo , che fiarono i primi che dopo i mo- 
derni Greci dessero miglioramento al disegno, e alla Pittura. Il primo 
di questi mori nel igeo., il secondo nel I3 3<>. Così fa il Cav. Ri- 
dolfi , che comincia da Guarìento , quale fiori verso la metà di quel. 
Secolo . Cosi Bernardo de' Dominici da Pietro , e Tommaso de' Ste- 
fani , che vissero sino al igio. , così 1' Abate Pascoli da Benedetto 
Buonfiglio , che verso la metà del 1 400. fioriva , così tant' altri , che- 
le vite degli artefici de! disegno hanno publicate , danno da tali tem= 
pi incominciamento alle lor^ notizie .- 

Posso pertanto ancor io con piena certezza asserire , che ne' tem- 
pi medesimi del primo rinascimento della Pittura vi erano in questa- 
città artefici del disegno , e primieramente io trovo in una carta esi- 
stente neir Archivio della Cattedrale ne' rositi di Bartolomeo de Osa 
notate queste parole : ^296". die ^2. Fcòr. Venerabilis pater Dominus 
Johannes Episcopus Pcrg. &c, Item promovìt ad ipsos quatuor mìnores. 
ordines Pecercinum Magistri GuiUelmi Ficloris Clencum &c. Ed in uu- 
1 



é 
libro di spese del Capitolo di S. Alessandro vcdesi : ijOj. Lem solìos 
decern Giudotto piclore . 

Posso dire di più che circa la metà dello stesso secolo vi era in 
Bergamo scuola di Pittura , e artefici vi fiorivano di niolta considera- 
zione , come dalla presente vita di Paxino de Nova per quanto fia a 
me possibile procurerò di dimostrare . 

Castello de' Castelli concittadino nostro , cbe con esattissima di- 
ligenza n' ha rappresentato le stragi a' suoi tempi succedute fra Guelfi , 
e Gibsllini in un suo manoscritto ( stato poi dal dottissimo Sìg Mu- 
ratori stampato nel T. \<j. dell'insigne opera intitolata Scriptores rerum 
Italicaruni) ci ha lasciato memoria di Pjxino, o, come in altri luoghi 
ritrovo scritto , Pecino figliuolo di Alberto de Nova Pittore . Ciò str- 
%'e a noi per fi^rmare concetto della virtù di lui , qual vitn anco com- 
provata da diverse altre antiche memork rinvenute negli Archivj della 
Cattedrale , e della Ven. Misericordia Maggiore . Queste cose tutte per 
meglio soddisfare a quelli , che delle antiche cose hanno intendimento , 
e diletto , qui piacemi di riportare colle stesse parole , mentre niente 
v' ha neir antichità dispregievole affatto , di cui non torni talvolta in 
acconcio il fare memoria . E primieramente neli' Archivio della Catte- 
drale ne' rogiti di Saviolo de'Cazuloni nell'anno 13(^7. si rileva, che 
Pecino insegnasse 1' arte della pittura a Bartolomeo figliuolo di Isnar- 
do Comenduno , col quale fa scrittura di convenzione in questa guisa. 

Ibi hnardus F. D. Degoldi de Comenduno cìvìs Pcrg, dtdic , 6' 
consignav'n p & dar & comignar M. Pecinio 'fìho q, Af. Aìbertì de No- 
va Fi:2clon Civ. Pt-'rg. Barcoloineiim filium supradicli Isnardi ibi prx- 
sentis , & de ejus voluntate , & qui Banolomeus est cecatis annorum 
trcdecim , ut ibi dixit ipse hnardus cjus pater ^ ad perinanendum cum 
ipso M. Pecinio ad laboratìdum cum eo lune ad celo annos proxime 
renìcntes complctos , &c. Suprascriptus M. Pecinus convenic de sic at- 
tendere & observare supradictis Isnardo , & Bartolomeo , quod tpse M. 
Pecinus ipsurn Bartolonieum per prcedicla tempora pascet , nutriet^ ye~ 
stibit , & cal^abit secundum facuhatem suam , 6' eum docebit de arte 
ipsius M. Pccini suo posse , si discere volebit , & omne aliud bonurn 
faciet , & cum bene traclabit suo posse &c. &c. 

Parmi dunque dal fin qui detto , che molto bene venghi com- 
provato , che anco in queita città vi fosse scuola di pittura in quella 
grossa , ed inetta età , nella quale cominciava solamente a rinascere 
quest' arte , già di più secoli quasi aftatto perduta , la qual cosa no» 
era certamente allora , se non se in alcuna delle principali città d' Ita- 



Ita , di più ancora , che considerato Paxino come maestro dell' arce si 
dibba anco supporre uno de' più accreditati artefici, di que' tempi , e 
finaimente che anco il sopradecto suo scolare Bartolomeo Comenduno 
annoverar si debba fra s;li nostri artefici di pittura . 

Quanto poi abbia operato Paxino nella Chiesa di S. Maria Mag- 
giore si rileva dalli antichi libri della fabbrica , ove sono registrate le 
operazioni , che andava facendo alla giornata , le quali incominciano 
dal fine dell'anno ì^^^.-, e seguono per tutto il '^64. poi di nuo- 
vo negli anni 1368., e 1^69. senza però specificare, quali opere fa- 
cesse , ma solamente si vede , che lavorava a soldi dicci al giorno . 
Nel principio poi dell'anno 1381. veggonsi notate queste precise pa- 
role : Lem datum Pecino de Nova , qui laboravit in porta , & Joan- 
ni cjus jamulo , qui laboravit in supradicla porta celo dies prò piri- 
gendo; e sotto li 24. dicembre dello stesso anno cosi sta scritto; Item 
dacum Pecino de Nova prò integra solutione oh totani quod habcrc dc' 
bebat prò ejus labore pingendi iisquc ad hodiernam diem lib. Inip, zoo. 

Queste pitture sono , a mio credere , quelle , che in parte an- 
cor veggOTiSi fuori della ponicella laterale verso il Duomo , alcune del- 
le quali sono di maniera più finita , e dolce , ed altre di contorni , e 
profili più duri , e stentati secondo 1' uso di que' tempi ; fra queste 
vtdesi dalla parte sinistra uscendo dalla detta porticella , una mezza 
figura della Vergine col Bambino , che in verità non può essere più 
delicata, e grazioza , impossibile sembrando, che in que' primi tempi 
della rinascente pittura , ed in qucU' infelice secolo pieno d' oscurità , 
e rozzezza sia stata dipinta (i) . 

Si trovano similmente nei sopradetti libri registrate le seguenti par- 
tite : i^%8. ìtcm datum uni qui portavit terram q'ios operata fuit per 
Magistruni Pecinum de Nova , quando rcaptavit figaram DominiV 
Sana.e Marix , qujs stat super Altare Magnum . 

Iterìì dauim Peano de Nova in pluribus vicibus lib. 32. 

zj?8'9. Item datum M. Pecino de Nova prò parte solutionis reapia- 
tionis fìgurarum Beatissimx Virginis Marine , qu:e sunt super altare ■ 



(i) Fra le suddette pitture' vi sono He' 
piccoli arabeschi coloriti di una finezza e 
jj,usto , te non supcriore , uguale almeno a 
quello dt Secoli ptsteriori • ma ora poco si 
vedono , eccetto quelli che sono sotto l'ar- 
co . Se le figure sono di sua mano , la sua 
maniera s' avvicina a quella di Giotto , e ia 
«jttalche parte è più bella , Migliori della 



pittura citata dall' autore seno le teste digli 
apostoli dipinte nell'arco suddetto: non so- 
no però tutte di siw mano : e sotto di esse 
ve n' ha dell' altre più rozze , probabilmen- 
te dell' autore di quelle che si vedono di 
contorni , e profili più duri , e stentati , 
sotto le eguali non se ae Tcdono altre. , 



4 

ìpsius Virginis Marìje & alia super alure Corporis Ckristi , 6' prò 

duabus alns , quJ^ sunt super altare m.ignum hb. 92. 

Le parole poi del Castelli tratte dal suo onghidlc sono . i^^4' 
Mense Au^usii . lllusirinimus Prìnceps D. D Comes Vunitum M.-rz- 
davu Dominis Poccstad , & Referendario Bergami , ui dipingi fice- 
rene super Palano Bergonn , 6' surer cerds lumbus & portis arma 
Rems Franciae p & arma prcefati Domini ad Quarte rium } & sic de- 
pinclx iuerunt de mense Sepiembris dicli anni per Magistrum Paxi- 
num de Nova piclorem : nota quod de mense Martii depicla jun una 
Aquila hnpcnaiis ante suprascriptutn scutum factum ad Quarte rum 
super diclo palatio versus rneridiem . 

E più sotto 1403. i b. Junii . Sepultus futi Pccinus de hova 
pìclor .. 

Questo certamente ci presta altro fortissimo argomento di consi- 
derar Pecino per un valente pittore di que' tempi ,• mentre non ave- 
rebbe il Castelli accennata Li morte di lui ,- se per tale non Io avesse 
riputato ; non lasciando memoria gli Scrittori delle persone di poco 
conto ; ma bensì di quelle solamente, che sono in qualche genere dal- 
le genti tenute in estimazione . 

Debbo perfine a somma gloria del nostro artefice qui riportare 
una carta esistente nell' Archivio della Miscr.cordia , la quale sebbene 
alquanto lunga , parmi che non sia per essere del tutto spiacevole , 
mentre, oltre l'esservi alcuni punti d'istoria degni di considerazione, si 
rileva anco , che v' era una stimatiàsima sua pittura collocata nella 
Chiesa di Santa Maria Maggiore , per la quale insorse grave contesa , 
come meglio intenderassi dalla carta medesima rogata da Gasparino de 
Muzio , ed è la seguente . 
2469. 28. Febriiarii . 

Carta emptionis Majestatis positce ad altare Domini S. Marci 
sitwn in Ecclesia , scu jabrica S. Marix Majoris Perg. 

Existens i/i sacculo secundo ^ fascicuh primo Arm. 4^. in Ar- 
(hivio Ven. Mis. 

In Christi nomine amen . Cum Rcligiosus , & Venerabilis Vir 
Dominus Frater Alexander de Pesckenis de ... . ordinis fratrum prx- 
dicatorum creatus , & ordinatus Jrater nativus conventus , 6' capituU 
Fratrum prcedicatorum Ecclesije Òancli Dominici , sire Sancii Lauren- 
di civitJtis Brixtce fieri jecerit , 6' depingi quamdam Anchonam , 
seu quamdam Ma'] e state m. , auro ^ argento & v iriis coloribus , & fìgu- 
jis .arnatarn , & depinclam per quondam diseremmo 6' provuiurn vi- 



s 

rum Maeistrum Pecinum de Nova in arte Pinclurse summe prcnì- 
dum , & expertam , haiitatorem cune viciniae Sancii Michaelis de puteo 
albo Burgi Sancii Andrece Civ. Pergami. Et cum prosdiclas Magister 
Pcci/ius decessent relicla dicla Anchona , seu majestate in domo ha- 
bitationis siile . Et cum tempore perfìdas 6* imqiuv contentionis guer- 
rae , 6" discordiee quce vigna in partibus Lombardia , 6' maxime in 
civitate , suburbiis , 6" districlu Perg. praedicla anchona , scu majestas 
pervcnerit ad manus cujusdam koneitcs personoe^ qujs persona cupiens ) 
& affccians ipsani anchonani illtsam , & immaculùtam conservare dc" ' 
bere reposuit in monasterio Domina Saricìae Gratjs Pergamensis ^ 6* 
pturibus annis ipsa anchona in ipso monasteno remansa , ipsa bone-. 
sta persona animadvenens , quod ipsa anchona utpote perdita rema" 
ncret cum nulla debita reverentia , nec devotio digna eidem exiberc- 
ter , Spirita divino firmiter inspirata^ vidensque quod in digniori , ó* 
excellention loco in quo major reverentia , ù devotio , 6" ingcmio^ 
rum honorem ipsi Majescati attribuì , 6' ipsa posset potius venerari , 
contenta exciterit ipsam majestatem in Ecclesia Maiori Beatissimje 6' 
gloriosissitnje Virgìnis M. D, N. J. Christi dulcissimce Genitricis debe- 
re honorifice trans jeni , & ad altare Beati Marchi Evang. debite col- 
locari . Et cum Venerabilis vir Dominus Frate r Elias de Medio lana 
Prior Sup. ordinis , conventus , 6' capituli fratrum prcedicatonun de 
Brixia suo nomine , & vice diclorum quorum fratrum Capituli , 6' con- 
ventus Brixiensis accessit corani speclabili Egregio^ & Generoso nuli' 
re Domino Galeotto , de Bibalaquis de Verona locum tenente lllu^ 
stris s & excclsi Domini Domini Pandulfi de Malatestis exccllentis- 
sìmi Domini nostri asserens diciam majestatem sibi suo & diclo no- 
mine , 6* diclo conventu , 6" capitulo peninere & speclare , 6' petens 
ab ipso domino Galeotto^ quatenus ipsam majestatem sibi suo & diclo 
nomine faceret da ri, & consignari. Et cum superstites fabricx ^ & rc- 
feciionis prjsdiclx Ecclesix Dominae S. Marice Majoris Perg. corani 
preefato Domino Galeotto contradixerint prxdiclo Domino Fratri Elice 
suo & diclo nomine asserentes diclam majestatem ipsi Ecclesije Dc- 
minoe S. Marix Majoris de jure pertinere , & speclare , & cum dia 
dicla causa , quesito , lis , seu controversia Inter prccdiclum D. Fra- 
trem -Eliam suo & diclis nonùnibus ex parte una, 6* diclos super- 
stites , scu prxsidentes dicije fabricoe seu refeclionis diclje Ecclesie 
Dominje S. M. M. ex altera parte versa fuerit causa , 6" occasio- 
ne preemissa corani prjcfato Domino Galeotto , & ipse Dominus Ga- 
leotus cumpaticns diclis panibus suis , & diciis norninibus , prius habu- 



6 

ta vera informatione de proedlclis ^ & ornai de eis ventare repena ^ & 
enelans prjedicljs partes ad pacem 6' concordiam reduccre cum non 
sic decens aliquos , & maxime prò divinis , 6' spirituaUbus luigjirc , ac 
etiam desidcrans prediciam , litern , cartam , quesdonem , 6" contro^ 
versiarn tollere , 6" penitiis resecare p & ipsarum panium suis & diciis 
tionnnibus parcere laboribus periailis , & cxpensis , in proesentia vo- 
luntate 6' beneplacuo suprascripcarum panium suii & diclts nominibus 
dixeric , pronuntìavent , sentenùaverit , arbltratus , 6" arburaturus Jue- 
rit , & amicabihter componendo perccperit. Quod proedicli supersrius^ 
seu P residente s supradiclx Eccleszje Dominx S. M. tencrentur. 6' de- 
berent darC) & solvere predido capitalo , & convennd Fratrum Prce. 
dicatorum de Brixia lìbras centiun viginti trcs Impenales ai fejliun 
Carnis Christi rune proxime venientem , medietatem ipsoruni denario- 
rum f & aliam medietateni ìpsorum denariorum ad festum Paschuds 
majorii Resurrecltonis D^ N.. J. Christi proxime venientem seu legiti- 
tno sindico , 6' procuratori ipsorum fratrum , & capitali , 6' conven- 
tus ipsorum fratrum predicatorum , & quod solutis ipsis libris centum 
viginti tribus Imp. ipsi Jratres , 6' capitulam ipsorum fratrum Prcedi- 
catorum de Brixia seu legitinia persona prò eis tenerc'irar 6" debcrent ^ 
6' adstricli , 6' obligati essent supradictis superstitibus , 6' prxsidentibiis 
dicl.e fabricje nomine & ipsi Eeclesix facere & quod facere tenercn- 
tur (& debcrent datuni 6' vendidonem ^ 6' cessione rn^ concessione m, & 
jurium cessionem , & dirceli. & utilis Domimi , & civiUs possessionis 
translationem ipsis superstidbus diclo nomine recipicntibas seu tini no- 
tarlo postulaturo & recepturo nomine , 6" vice dicìjc Ecclesìa; , & ipsx 
Ecclesi.e Dammele S. Martue nominatim de supradicla anchona , seu 
majestate . Ceteris omissis > & instrumentum rogatum juit per Gaspari- 
man qu. Jo. de Mu^^o Not. pub. Perg. 

PIETRO DE NOVA PITTORE- 



er quanto s' è trovato in antiche memorie stimiamo assai prohabt- 
]e , che costui fosse fratello di Pecino , col quale molto operò ne' tem- 
pi medesimi nella Chiesa di S. Maria Maggiore . Ne' libri , de' quali 
abbiamo di sopra fatta menzione , si vede che Pietro cominciò a lavo- 
rare nella sopradetta chiesa nell'anno iJ/S-i e per tre anni continui 
è registrato il nome di lui , quello di Pecino , e di Michele de Ron- 
cho Pittor Milanese , 



Neir anno poi 1378. diede egli so!o cominciamento ad una gran- 
de opera dietro 1' aitar maggiore , o sia nel coro , la quale insieme con 
lutte Je altre fatte in qiie' tempi , trattone quelle poche , che sono 
fuori della porticella vicino alla sagristia , come abbiam detto di sopra , 
sono per i moderni risarcimenti andate in perdizione (i). Di questa 
pittura si trova la seguente memoria . Laborerium factum de legenda 
Beatissimce Virginis Marìje inccptum fuit die Lu/ue quimo Aprilis per 
Magiscrum Petrum de Nova de anno i^yS. Fu terminata nel fine del 
jgSo., ed in altro libro intitolato Receptorum ^ & cxpensarum de anno 
1380. si legge quanto appresso . 

Magister Petrus de Nova picior , qui pinxit legendas , qux sunt 
post altare magnum in capella magna , debec habere ab Ecclesia domi- 
nce Sanclx Marioe Majoris Perg. prò ejus mercede , 6" duorum famU" 
lorum labore , & fatiga dierum novem centwn triginta sex , quorum sce- 
terunt occupati in pingcndo legenda m in diclx Capella , 6' 08.0 dierum , 
cujus stetit occupatus in faciendo vernicem , quas poni debetur super 
porta , quam facit frate r Antonius ad computum soìdorum 1%, ^ & de- 
nariorum quinque prò quolibet die , Libras Imperiales oclocentum sep-^ 
tuaginta tres , 6' soldos sex . 

de quibus proedicius M, Petrus recepii intra alia ctiam unum //- 
brum , in quo pincla seu descripta est tota ista legenda , qui liber re- 
manet ipsi Petro pretto lib. decem Imp. 

Fece nel 1586'. il bellissimo disegno della grande, e superba cro- 
ce d' argento , che si conserva nella Cattedrale ; ed egli ne formò an- 
co la scrittura di convenzione , la quale cosi incomincia : Exemplum 
scripturse M. Petri de Nova ^ e questa si riporterà, a chiara notizia di 
questa ammirabile opera, nella vita di Mastro Uguetto da Verteva, 
che ne fu 1' artefice . 

Le altre opere fatte dopo tal tempo da Pietro rilevansi dalle se- 
guenti partite : 13^0. Magister Petrus de Nova debct habere facia se- 
cum ratione tonus laboreni , 6" operis per eum jacii ad altare magnum 
Ecclesia lib, 42. Imp. 

140Z. Item datum Petro de Nova prò pinclura duarum crucium 
lib. 5. 4, 

Né si trova di sue fatture altra memoria: si conE^hiettura bensì che 
nel 14C9. fosse digià passato all'altra vita, come lo dimostrano queste 
parole, i^o^. Item niandatas Alexandro de Barilis Canepario Gene- 
ri) Nel riparare i Banchi del Coro , si ture le cjaall sono sul gusto di quelle delia 
sono ultimamente scoperte in parte tali pit- Porta . 



s 

rali consortii Misericordìce Sancloe Matrice Majorìs nomine hceredum 
Magistri Petri de Nova pincloris &c. lu in libro dicli Consonii . 



c 



GIO. CAMPILIONE SCULTORE 
ED ARCHITETTO. 



<on quelle notizie che abbiamo accennate di sopra , bastantemente 
sembra dimostrato in qual onorevole posto sin da que' pi imi tempi 
della rinascente pittura fosse quest' arte «ella nostra città . Convien ora 
far vedere , che in quello stesso secolo privo d' ogni bontà di dise* 
gno , vi fiorivano nella scoltura non meno , che nel!' architettura va- 
lenti artefici , i quali in tante tenebre diedero non poca luce alle no- 
stre arti , e fecero opere che anco oggidì dai moderni sono risguar- 
date con meraviglia . Uno di questi fii Gio: da Campilione , che nelle 
latine iscrizioni vien variamente nominato , ora de Campkone ., ora de 
Campelho , o de Campiliono , del quale non sarà agevol cosa il poter 
dare chiare le notizie a ragione della lontananza de' tempi , che molto 
le oscura , e delle poche , e recondite memorie, che di lui si trovano, 
Parmi tuttavia di poter asserire, che circa il principio del igeo, 
venisse alia luce Gio: , e che portato dal naturale istinto , e sublime 
ingegno suo più che dalla scorta di maestro alcuno , abbia potuto far 
vedere , per quanto fu allora possibile , bizzarrie d'invenzioni non del 
tutto volgari , e molto migliori di quello, che si sarebbe potuto ere. 
dere , od aspettare nell' oscurità di que' secoli . 

JE chi potrà mai persuadersi , che il famoso antichissimo Batiiste- 
rlo ,. che servi per trecento e più anni d' ornamento alia Chiesa di 
S. Maria Maggiore, e che ora per uso della Cattedrale conservasi, sia 
opera di que' rozzi tempi , mentre per finezza di marmi , varietà d'in- 
tagli , e per altri ornamenti delle espresse istorie , ed architetture si 
rende singolare, ed ammirabile ? Jl P. Calvi nel i. T, delle sue cfic- 
nieridi sotto il giorno Z%. Aprile dell'anno 13.40. lascia questa me- 
naoria . 

» A fine con pompa maggiore si solennizassero i battesimi dell'ot- 
tava di Pasqua ,, nella Sagra Conca di Santa Maria Maggiore , come 
sotto li 7. Aprile, si fabbricò il superbissimo Battisterio di lucidi, e mi- 
schi marmi con statue , gieroglifichi , colonne ed altri ornamenti per 
mano del celebre Gio: Campione . Fu fatto a spese della comunità , 
csi-è Visio, in piedi sino all' anno \C<^o, ^ in cui per più bella vista 



ddla Chiesa indi è stato rimosso , ed or disciolto nelle stanze della 
Misericordia si conserva "■ . 

Dopo alcuni anni poi fa collocato presso la Cattedrale dalla par- 
,te della Canonica in una capcllctta , che forma un ovato ottanoolare , 
]a di cui porta è ornata alla gotica con tre colonnette unite , e rabe- 
scate (i), a destra evvi l'altare tutto di marmo con sopra una statua 
che tiene il demonio legato in figura di cane , a sinistra il vaso del 
iJattiStcrio, dietro al quale vedcsi la figura di un Prete vestito all' anti- 
ca maniera m atto di versare 1' acqua battesimale . E tutta circondata 
da statue di mtzzo rilievo rapprestiitanti alcune virtù , e da coloaneD- 
te di marmo bianco-, e rosso che poiano sopra un alca base continua- 
ta all' intorno . Queste sostengono una cornice ornata con fiorami , ed 
altri lavori di molta lìnuzza , sopri la quale negli otto angoli vi sono 
altrettante misteriose statuette di bianco marmo, e tra 1' una e l'altra 
vcggonsi otto quadri di bisso rilievo con diverse storie condotte con 
molta perfezione . Fu terminato questo lavoro circa 1' anno i 54X , e 
certamente non si può vedtre opera alcuna di que' tempi che questa 
in diligenza disegno td artifizio possa superare (2). 

Sono opere incomparabilmente migliori di suo scalpello , ed ar- 
chitettura le duje pojte principali di S, Maria Maggiore . Neil' anno 
1551. diede compimento a quella verso la piazza sopra la quale vi 
{ormò un arco tuito di marmi sostenute da due colonne poggiate sul 
dorso di due gran leoni, che serve come di vestibulo all' ingreSiO dei- 
la Chiesa . Li manìii. all' intorno della porta sono tutti scannellati , e 
con capricciosa varietà all' uso G.itico vi si veggono intagliati varj ani- 
mali , com; pure ali' .ntorno. dell' arco, dal quale cadono alcune mer- 



(i^ In f.ccia alla medesima porta vi e il 
hiogo , (Ve si rlpangono ^n O'ii Santi , 
jTiaic unito da' m .dorili cc.i pi:zii antichi- 
di diversi gusti . A aestra poi , dove è un 
a' tare posticcio, si vede una statua la c]uale 
W^.x legatu un cane, e che pocrcU'oe ligu- 
lare' o la Vigilanza, o quaiciie. virtù-co! de- 
monio incatenato . Alla sinistra , dietro al 
Taso del Battisteiio , vi e un altra figura 
■vestita di pelle, che sembra un S. Gio: Bat- 
tiita in atto di battezzare , o- vero un Sa- 
ctidote . Negli altri qu.utio lati vi soiio al- 
trettante statue di simile grandezza . Negli 
otto angoli tisttetta e chiuse in lunghe nic- 
chie SI vedono fìgutate ■varie virfj , le qua- 
li s-'ivono come di Cariatidi, con varie pic- 
cixle colonnette messe ca-i simmetria a so- 



stenere la cornice . Posano esss sovra alta, 
base di marmo rosso, che gira tutto all'in- 
torno , f Jimando un ottagono eiiitico . 1! 
fregio , che è di marmo bianco , è trava- 
gliato con tinezza . La Cornice è parte an- 
tica , e- parte modèrna, perchè forse l'anti- 
ca ebbe bisogno di supplemento, odi lifat- 
cJmento . N^gli otto angoli sopì a la mede- 
sima vi sono altrettante statue di stucco 
sostituite alle antiche di marmo o rotte o 
peidute . Negli otto lati vi sono altrettanti 
bassi rilievi rappresentanti fatti della vita di 
Nostro Signore, di molta fatica, ma secchi.- 
[2) La torma di questo battistcrio deve 
essere stata variata , giacché il Calvi ne da. 
il dissci^no , ed è di a^Fatto dissimlie coS'.ru»- 
z.ione da.<lueUo , cac o.a si vede . 



IO 

lature sottilmente traforate , e 1' architrave , che poggia sopra le colon- 
ne è tutto lavorato a bassi rilievi di figure condotte con molto studio, 
e diligenza . Sotto 1' arco dalla parte sinistra volle che rimanesse inta- 
gliato a perpetua memoria il suo proprio nome in questa guisa . ijòl. 
Magisrcr Johannes de Campleono Civ. Perg. jeat hoc opus . 

Fu pure sua opera la statua equestre di S. Alessandro non meno 
che quelle de' SS. Barn-aba e Projettizio , che gli stanno a lato collocate 
sopra detto portico , o vestibulo . Nella base di S. Alessandro sudctto 
sta scolpito r anno 1^53. , nel qual tempo verisimilmeiite saranno sta- 
te fatte ancora 1' altre due (i) . 

L'altra porta poi vtrso mezzo giorno fìi >erminata nel 'gfi'o, 
coms ci scorge in un quadretto di marmo posto sull' arco sostenuto 
pure da colonne , che serve ancor questo di copertura ali' ingresso , 
uè è molto dissimile nell' Architettura d.iH' altra porta sudctta , se non 
se in alcuni ornamenti, i quali secondo l'uso di quei secoli sono mol- 
to pregievoli . 

Neil' antica cattedrale di S. Alessandro , che fii totalmente atter- 
rata nell'anno 15 d'i. perla nuova fortificazione di questa città, eravi 
neir ordine superiore della loggia avanti la facciata della chiesa una si- 
mile statua equestre di S. Alessandro attorniata da altre dodici statue 
degli Apostoli sedenti , le quali vogliono alcuni , che fossero di mano 
del nostro artefice . Si può dire ancora con tutta probabilità , che al- 
tre opere di lui saranno perite nell'atterramento, e distruzione di quel- 
la insigne basilica stata per molti secoli la gloria maggiore di questa 
patria;, siccome vi perirono tante altre antiche sculture, e pitture, 
delle quali tra a dovizia fornita , né rimanendo di loro per somma ira- 
scuraggine de' nostri maggiori alcuna ricordanza , né di quelli antichis- 
simi artefi:i , che operato vi avevano , restano sepolti i loro nomi , e 
defraudati di quelle laudi , che meritamente acquistato si avevano col- 
le onorate loro fatiche . Dalle molte disgrazie , e rovine per tanto ac- 
cadute ne' tempi addietro in questa città nacque la scarsezza , che ab- 
biamo delle antiche pitture , e scolture , e per la poca cura de' nostri 
in tramandarci le notizie, non sappiamo neppure a chi attribuire quel- 
le, che in qualche numero ci sono rimaste di que' primi tempi, de' 
quali non è difficile rilevarne 1' antichità , sebben non si possa stabilir- 
ne precisamente il secolo , essendo per altro sicura cosa , che ritrovia- 
mo in alcuni luoghi , come nella antica chiesetta , che è dentro il re- 

f'i) L'iscrizione e questa. AI,i£Ìsrri J anni s f lìti s M.igiiiri Ugi de C-JinfUone fedi hoc 
oj,us MCCCLIIl 



1 1 

cinto del Monastero di S. Grata , sull' esterno muro della chiesetta 
della Chignola vicino alla Ranica , nella chiesa di S. Giorgio d'ALnen- 
no , come pure sulle esterne muraglie delle capelle di S. Agostino vtr- 
so mezzo giorno , e in cento altri luoghi da me , e da altri miei ami- 
ci dilettanti osservati, pitture molto antiche della maniera del quaito 
secolo , sorto delle quali si veggono talvolta persino a -tre intonacatu- 
re tutte dipìnte , la prima delle quali con ragionevol fondamento si 
puu creder tatta di gran pezza avanti il mille . 

Ebbe il Campioni un figliuolo chiamato Niccolino , il qual^ la 
paterna professione seguendo fs molto adoperato nelle sopradette ope- 
re . Erano pure suoi discepoli Antonio della stessa famiiia , e Gio- Cat- 
taneo , i quali tutti prestarono molto ajuto al maestro, e veggonsi re- 
gistrati i loro nomi , e le spese fatte nelle sopradette porte di S. Ma- 
ria in un libro esistente nell' Archivio della Misericordia , il quale cosi 
incomincia . Li/^er receptorum , 6' cxp'easj.nun faclurum per D. .!?. de 
P/a^je Campjriurn rejecùo/iis opcris D. S. Murice Maioris Pcr^. //>— 
ceptarum die K. Junii anni ij6i. fij . 



(0 II Sig, Canonico Ancon-Francesro Fri- 
si Milaiiesc nelle memorie -della Chieda di 
Monza ci somministra notizie di quanto ope- 
rò un Matteo forse della stessa famiglia , 
certo del medesimo cognome nell' ornamen- 
to di quella insigne Basilica di S. Gio: Bat- 
tista , e del tempo in cui questo insigne ar- 
tefice finì 1 suoi giorni . Nella disertazione 
terza stampata in Milano nel i;??. ai fo- 
glio yj. così scrive il chiaro autore , 

Ridotta frattanto la Chiesa a quella 
maestosa forma , che oggi pure conserva , 
fu poicia U grande opera compita colla di- 
spendiosa presentanca tacciata tutta coperta 
di lisci quadrati marmi in quei!" ordine , 
che chiamasi volgarmente Gotico . L' auto- 
re di essa fu un celebre Architetto del Se- 
colo XiV. nominato Matteo da Campione,. 
o sia da Campilione il quale oltre d' avere 
ornata la porta maggiore di un assai elegan- 
te vestibulo sostenuto da due preziose co- 
lonne , e da un grns'io architrave di finis- 
simo marmo poco dissimile dal verde anti- 
co , vi pose sulla stessa porta 1' insigne ta- 
vola del VI. Secolo da me già esposta in- 
cisa in rame , e descritta , allor quando trat- 
tavasi dell' erezione de! tempio ordinata i:i 
quella età dalla piissima Teodolinda ec. 

E più sotto 

Allo stesso Matteo da Campione pati- 



menti ascrlvesl un Battistero innalzato ir» 
quella B:isilica , e di cui ora più non rima- 
ne vestigio alcuno , e finalmente l'Ambjne, 
ossia Pulpito di bianco marmo , che anch-i 
in oggi riscuote gli applausi degli incenden- 
ti . La varietà dei lavori di questa anìpir, 
mole indicano un assai diverso principio fra 
i pezzi medesimi che la compongono : l'an- 
tica simmetria della quale era al solito qua- 
drangolare, piantata sovra le quictro colon- 
ne , che ora sostengono la parte interiore , 
essendo ella stata ridotta alla odierna for- 
ma nel principio del corrente Secolo, forse 
perche li struttura pri:niera impediva a cir- 
costanti la vista delle principali funzioni sa- 
cre massimamente atteso l'ailungamento del 
Tempio . Nel giro del mentovato Anìbone 
stanno espiessi in quattordici ligure gli Apo- 
stoli con S Paolo , e San Barnaba , i nomi 
ilei quali sono dinotati da un cartello , che 
ciascuno tiene tra le mani . Esquisiti , e 
perciò degni di maggior osservazione sono i 
molti piccioli bassi rilievi , che adornano il 
restante , e sopratutto è assai svelro, e ben. 
lavorato il Palpitino, cioè lo sporto in fuo- 
ri nel mezzo dello stesso Ambone , in cui 
vcdonsi i quattro Evangelisti col Redento- 
re , che ha in una mano il libro, ed un 
fulmine ntli'altra . L'Epitaffio del sullodato 
Arciiitetto trovasi nel muro esteriore dvUa 



/ 



12 

ANDREOLO DE' BIANCHI. 



A^ 



vanti che io imprenda a parlare di due valentissimi uomini, che 
nel secolo del 1500. nelì' arte d'orefice si di-uinsero, e farh quindi 
comparire in queste carte come professori del disegno, n"on credo fuor 
di ragione il rikrire ciò che dice il dottissimo Filippo Baldinucci nel 
principio della vita di Luca della Robbia orefice , e scultore Fiorenti- 
no , cioè che fii la prima applicazione di Luca i' arte dell' orefice per- 
chè in quei tempi , e per qualche secolo dopo, ognuno, che a quella 
volesse applicare , si faceva prima assai pratico nel disegno > e nd 
modellare . 

E nella vita di Antonio del PoIIaiuolo Pittore , e Scultore così 
incomincia: » Ne' tempi che da Bertoluccio Ghiberti Patrigno di Loren- 
zo esercitava in Firenze con fama di ottimo artefice la professione dell' 
Orafo j era lo stesso mestiere in mano di persone cosi esercitate nel 
disegno, e nel modellare, che per lo più le medesime, tirate dal pia- 
cere, che ne cagionano si belle facoltadi, abbandonavano queil' arte, 
e in breve tempo Pittori , e scultori eccellentissimi addivenivano « . 

Non dovrà dunque ad alcuno sembrare strano, che io qui voglia 
far rivivere la memoria di Andrio'o de' Bianchi , e poscia ancora di 
Uguetto da Verteva , in tempo che non solamente dal sudctto Baldi- 
nucci , ma prima di lui dal ^'asari , dal Malvasia, dal Sandrat , e dall' 
autore dell' ahecedario pittorico ristampato ultimamente in Venezia , più 
di venti ne son.o annoverati alcuni de' quali attesero solamente a' lavori di 
oro» d'argento, e di metallo come Gio; Kornmaa di Augusta, X'incislao 
Lamickzer di Norimberga , Pietro e Tommaso Gsrmain di Parigi , e 
altri poi che dall' arte suddetta passarono anco alla Scohura e Pittura, 
come Alberto Duro di Norimberga , Francesco Francia Bolognese , Lo- 
renzo Ghiberti, Luca della Robbia, Antonio del Puliaiuoio , Ben- 
venuto Cellini , Maso Finiguerra Fiorentini, e tanti altri, che nelle 
arti nostre giunti sono alla perfezione . 

Parlerò ora di Andreolo , che fu 1' autore della ricca incompara- 

Ct^ppt'ila laterale al coro di quella Chiesa M.tglstir M'-theus de Campiliorto , qui hujus 

dalla parte dell' Epistola , e le seguenti pa- Sacrosante EccUsìc fati^m EJ. [icavit 

role in quella lapide scolpite comprovano EvangeUcitorhim , ac Babdstenum . 

quanto abbiamo detto . Qui oii'u inno Domìni MCCCl'2iKX.XVl, 



/Jic j.TCet illc M.ignus Edljìcator Devctus 



Die XXlllI. M-.THs Mai. 



bile croce d'argento, che si suole nelle raaggiori solennità esporre nel- 
la Chiesa di S. Maria Maggiore. 11 nome di lui è stato finora occulto, . 
e perfino credevasi , che questa «gregia manifattura fosse stata fatta iti 
paesi oltramontani : tanta è sempre stata la trascuratezza de' maggiori 
nostri in lasciar perire affatto la rimembranza degli uomini illustri in 
pregiudizio dell' onore a loro dovuto , ed alla patria . 

Quasi quattro anni consumò Andreolo nel recare a compimento 
quest' opera , h quale per finezza di lavoro , e per somma diligenza , 
impossibile sembra , che in un secolo si rozzo sia stata travagliata . 
Vedcsi da una parte la figura del Crocifisso ben ricercato ne' muscoli 
e contorni, e negli angoli la Vergine madre, S. Gio: Battista, Santa 
JVIaddalena, ed un Angelo ,- dall'altra parte Gesù Signore con li quat- 
tro Evangelisti, di tondo rilievo ben disegnati e mirabilmente condotti; 
veggonsi altre picciolissime figurette , rabeschi, intagli, fogliami, cor- 
nici sottilmente traforati , e altri ornamenti con tanta squisitezza e fini- 
mento travagliati , che non è a me possibile il poterne fare la distinta 
narrazione . Porrò in cambio sotto gli occhi lo stabilrto contratto tale 
quale si vede nell' Archivio della Misericordia in un libro intitolato : 
Lióer Binchalium in Ecclesia S. Murice Majoris ceptus de anno i']yG. 
e da questo chiaramente si rilevarà il peso , il valore , ed il prezzo 
di tutta questa maravigliosa opera. 239;:. £//> Sabbati. 24. Au<yusti. li 
Christi nomine amen ^ & ejus piissimx Virginis Matris^ ac todus Cu' 
riiX Ccelestis . 

Magistcr Andriolus F. q. Petrl de Blanchis Cìvìs Pero-, compie^ 
VÌI cnicem per ewn faciam fubricos prediclje , 6" cani consignavit in Ec- 
clesia predici.^ fabricx die Mercuriì 14.. Augusti ^39 2. & incepta fuic 
die zz. Februarii /3S9. , & est pulcra ^ 6" mìrabilis crux , & est pon- 
deris per justurn pondus onciarum quaniorccntum quinqaaginta quinquc^ 
6' quarteriorum triwn argenti fini , & est prò inajori parte aureata , 
& smaltata . Et dcbet habere prò ejus mercede , & labore totius pra:- 
dicli operìs , & prò argento , 6' auro , & omnibus aliis pnsitis , 6' f.i- 
clis in ipsa cruce , & circa ìpsani cruccm libias duas^ & sJdos decen?- 
noveni Imperiales de qualibct , & prò qualihet ontìa prcdicix crucis 
secundum concordium faclum inter Prcsidcntes dicije Ecclcs'ue , 6' supra- 
diclum Andiiolum concordtter. prius habita debita informatione ^ 6' Con- 
silio ab txpenis in t.Jibus , & faclum fuit ipsum concordium die Sab. 
bati Z4. Augusti. ^39 2. Et totum prctium Crucis , & omnium prcedi- 
clorum ascendit ad picdictiun computum librarutn 2. Sold. ic) Imp. prò 
qualibet ontia in summa hbraruin 12,4 A. sold. 9. din. 3. , de quibus 
recepii ^c. 



■4 

Deve anco essere Andriolo , come Scultore ed Architetto conside- 
rato essendo eoli staio V artefice del bellissimo capitello ricco di mar- 
mi e di statue ornato , che si aìid principiando dal secondo ordine 
delle colonne sopra la volta dcjla porta di S. Maria Maggiore verso la 
piazza , e di ciò trovasi il fondamento nell' Archivio suddetto in un 
libro di spese che incomincia dall'anno ig?»^. ove si legge. Icem da- 
lum M. Andnolo de BUnchis prò constmxionc , 6" coinplcxione totius 
operis dica cap'uelli , quod Uborj.re sibi dMurn juic ad incantiun per 
super s tue s die 19. Julii I2,cf8. lib. 40. 

Avendo poi rinvenuto in altro libro di spese dell'anno 1403. la 
memoria dell' erezione dell' altro magnifico capitello posto sopra la por- 
ta principale verso li Marchesi Rota , non ho creduto fuor di propo- 
sito il qui registrarla benché questa non sia opera del Nostro Andrio- 
lo , ma di artefice forastiero . 

2 4t>3. ^o. Decembris . Nota quod supradido die de anno supra- 
scripto Mamster Antonius de ALmania inagister laptdum complevit 
opus , quod esc saprà portam a meridie parte Eccìesijs Sancix Alarice 
Muioris , in quo repositje sunt figurx Creatoris riostri Dei Patris , & 
Beatje Virginis , & Angeli Gabnehs Annuntiantis qui prò ejus labore 
restai habere a fabrica dicloe Ecclesia usque ad supradicium diern facla 
secum ratione^ computatis libris sexdecim, quas debet habere prò duobus 
konibas . 



UGUETTO DA VEPxTOVA. 



P 



cr le ragioni di sopra addotte devesi celebrare in questo luogo il 

merito di Uguetto dei Lorenzoni da Vertova eccellentissimo ancora egli 
nella professione d' Orefice per 1' ammirabile opera della ricca croce 
della Cattedrale , che colla compagnia di Michele Siili di Piacenza la- 
vorò circa il \l%6. sul disegno di Pietro de Nova ^ come abbiamo 
detto dì sapra , La descrizione esatta e minuta di questa croce ammi- 
rabile per 1' antichità di quasi quattro secoli , e commendabile per la 
finezza del lavoro e delle statuette egregiamente scolpite, si comprende 
dalla carta di convenzione della quale , qui ne portare sol quel tanto 
che fa a proposito, ed il restante della lunga scrittura si potrà leggere 
neir Archivio della Cattedrale nel libro segnato V. ove sta scritto in 
questa guisa . 

Exemplum Scripture M. Petri de Nova 



MiUesìmo Trecentesimo octuagesimo sexto , 

Infrjicripca sunt pacia convennones , 6" decUrationcs opcris crucis 
arsenteoe Domini S. Alexandri majoris , seu dominorum Canonicorum , 
6' Cìpituli ejusdem Ecclesia fiendje per Magìstros Ugueuum de Ver- 
tua , & Michaelcm de Phcenda cum modis , formis &:. videlicct . 

Primo diclj. crux fieri dtbeat per suprascriptos Mjgisiros UgucC' 
tiim , & Michaekm tam , 6' ita pukhra. , & laudabilicer , quemadmO' 
dum fieri & campieri possit de puro & finissimo argento ubique deau- 
rando , seu. dcaurato in omnibus illis partibus , & locis rotius crucis , 
6" in figiiris i prxter quatn in vuhibus seu faciebus , seu in illis pani- 
bus , qucE soluni incarnationem demonstrant secondum formam , & mo- 
dum crucis in papyro designatam per Magistrum Petrum de ^ova Fin- 
clorem Civ. Perg. cum figuris relevatis operose , & formose mrobique , 
& ab utraque parte , & ij^sius magnitadinis formje pulchruudinis prour, 
& sicut designatum est , & etiam designabitur ab ipso Magistro Petra , 
& etiam in laude fratris Antonii ordinis fratrum minorum , qui facic 
opus portje Sancire Marice Majoris Perg. & sic pulchro , 6' laudabili 
opere relexato quemadmodum fieri possit , videlicet cum crucifixo pulchro 
in forma crucis designale a supradicro M. Petro cum figura JDcminx 
Sanclje Marix ab uno latere :, & ab alio Sancii Joannis , 6' supra 
unus Angelus , 6" Sancii Alexandri in fijrma unius militis in equo se- 
dentis quibuscumque relevatis in opere magnifice & laudahiliter prout , & 
ficut M. Petrus dicet , ac denotabit , & ab alio latere Chnstus scicns 
in trono , 6" judicio toto opere relevato cum quatuor Evangelistis a la- 
tcribus crucis pulchre & operose relevatis videlicet hominis , aquilx , 
Iconis , & bovis relevatis , & figura dominoe SanSlx Gratx cum capite 
Domini Sancii Alexandri m ipsius brachiis juxta formam designatam &c. 

Pro quibus habere debeunt ad ratam soldoruin 42. Impcrialium de 
qualibet ontia argenti positi & laborati in toto ipso opere , seu prcuc 
ponderabimr , 6" erit in pondere per Oberiinum de Cena, & Banholo- 
meurn dicium Ccre:^inum Fabros Civ. Perg. &c. &c. 

Ego Praesbiter M.ifeus de Urgnano Canonìcus Perg. de assensu 
& consensu , & in praesentia Dominorum . 

Gratioli de Sanclo Gervaxio , 

Fault de Tintoribus . 

Arditoli de Udrisio . 

Jo: de Ul^ina/e . 

Simonis de Piano . 

Boccardini de Vicomercato , & omnium aiioriim Canonicorum^ & 



1*" 

edam minorum residentiam fadentuim , ac totius Capituli Eccksice San- 
eli Alexcindri Majoris suprascripta. pacia , convenùones , & ordinado, 
nes ,. & facili' ut supra. firmavi 6' subscripsi . 

EcTo Uguctcìis de Vertua predicla firmavi » 6* subscripsi . 

E^o Michael de Siile fiirmavi ut supra . 

Bartolomeo Peregrino nella seconda parte della sua Sacra vigna di 
Bergamo lascia di Uguetto la seguente memoria . 

Operatus quoque e fi in lue vinca D. Uguctcus de Loreni^onibus 
de Vertua faber i & civis Bergami, qui anno Domini 238^. die vero 
ly. Ma) àucloritate , & facilitate Reverendi D. Branchini Bcsutii Ber- 
gomensis Episcopi , instituit 6' ordinavit & dotavit hospitale seu con- 
sortiuni Misericordioe in Uriano Dioccsis Bcrg. H^c ex regula ipsius 
loci pii . 



PAXINO DI YILLA PITTORE. 



X a 



axino figliuolo di Domenico di Villa è stato in quei primi tempi 
un valente Pittore, e fioriva verso il fine del 1 300, Veggo di lui pu- 
re fatta menzione da Castello Castelli con tali parole . 14.06". ZZ. Se- 
ptcmbris . Guelfi c^pcrunt Magistrum Paxiniim de Villa pictorcm , qià 
depingebat unam figuram ad requisitionem Gatti de Zanchis ad imam 
domum Cavagnoli , 6' eum duxerunt super montcm Salvini capiìvum , 
scd tamen relaxaverunt die sequcnti . 

Neil' antica Cattedrale di Sant' Alessandro rammentata di sopra di- 
pinse r istoria di Santa Cattarina^ ed essendo nato litigio sopra il pa- 
gamento fii fatta remissione in un Canonico , come da una publica 
scrittura rilevasi esistente nelì' Archivio della Misericordia rogata da Bar- 
tolomeo Vianova ed eccone le paiole : 7409. 4. Juld in civit. Perg. 
Dominiis Prcesbiter Mondtnus de Buttanuco Canonicus Ecclesia 
Pcrg. arbiter elcclus intera & per Vensrabile/n virum U. Antonium de 
Cavate Abatcm Monasterii Sancii Benedicii Vallis alta: ^ procuratore m 
Vcnerabilis viri D. Martini de Clivate Prapositi Eccksice Pergamensis 
ex parte una ^ & Mug.strum Paxinum de Villa pinclorem ex parte al- 
tera de omnibus litihus causa , & occasione mercedis ipsius Magistri 
Paxini , co quia depinxit in Ecclesia. Sancii Akxandri majoris Pcrg. le- 
gendam Bcatx Cattarime & omnium colorì un .^ & aliorum per ipsum 
M. Paxinum circa ipsam Icgendam positorum &c. Visis capitulis supra- 
icripix lesendx & habito colloquio cum mulds expenis in talibus &c^ 



'7 

Domlnus Martinus de Cllvate Proeposhus tcneatur o" debeat suprascripio 

■M. Paxino dare & solvere hwc ad unum tnensem libras qidnquaginta 
Imperìales prò completa solutionc omnium , & sìngulorum faclorum : 
itcm debiat dure suprascripto M. Paxino libras ocio Imperiale s prò emen- 
do necessaria prò compiendo diclam Icgendani &c. 

Si trova pure nei più volte mentovati libri delle spese della fab- 
brica di Santa Maria Maggiore notato il nome di Paxino in questa 
guisa . 

1410. Item M. Paxino Pinclori prò parte solutionis pincluroe per 
eutn facies ad parietem anteriorem Hospitii q, D. Antonii de Priacmis 
lib. 9.. 4. 

La qual casa è quella chiamata ora 1' ospitaletto in città , ove si 
fanno li Concilii dell' Ospitale maggiore , che allora era di ragione 
della Misericordia . 

1418. Item daturn M. Paxino prò duobus sudariis depinSlls lib. lo, 

It^m datum prò pinclura fìgurarum sex piciarum super donubus 
fabricae Sancix Marine Majoris prò integra solutionc lib. l.Sold. io. fij. 

Ebbe questi dalla moglie Bettina de' Viscardi una sola figliuola 
chiamata Domenzina , e maritata in Francesco da Cene Speziale , e 
dal suo testamento fatto alli kS". di Luglio 1419. rilevasi esser questa 
figliuola stata sua erede universale a riserva di un legato fatto alla ve- 
nerandi Misericordia , alla quale lasciò la propria casa situata in vici- 
nanza dell'Arena, come dal suddetto testamento in atti di Giacomo 
d' Ambivcre , e da altre autentiche carte , che sono nel sopradetto Ar- 
chivio si manifesta .. 



BARTOLOMEO BUONO SCULTORE 
ED ARCHITETTO. 



S. 



Fé ho dovuto spesse volte dolermi nella presente opera di que' fo- 
rastieri scrittori , che avendo publicate le vite di tanti artefici del dise- 
gno abbino con grave trascuratez^a tralasciati alcuni de' nostri , che 
ben più di molti altri da loro celebrati erano degni di ricordanza: 
cosa dovrò poi dire de' nostri , che neppure alcuna memoria di tanti 
eccellentissimi uomini lasciarono , de' quali dall' altrui penne segnate si 
veggono le onorevoli operazioni ? 

(1) Ora tali pitture si vedono in parte per essere- caduto l'iatonaco sovrapposto nel 
secolo postcciore , e soflo di buona maniera . 



i8 

Alcuni scrittori Veneziani fanno onorata menzione del celebre no- 
stro Scultore , ed Architetto Bartolomeo Buono , il quale colle sue egre- 
gie opere ha tanto di ornamento recato a quella eccelsa Dommancc . 
Fioriva verso la metà del XV. secolo in Venezia e fu adoperato in cose 
di molta importanza , come accenna Francesco Sansovino in più luoghi 
della sua opera intitolata . Venezia città nobilissima e singolare ec. 
Ma di questo rinomato artefice avendo ultimamente pubblicata la vita 
il virtuoso architetto , ed ingegnere della \'eueta Repubblica Tommaso 
Temanza nel suo erudito libro della vita dei più celebri Architetti , e 
Scultori Veneziani , che fiorirono nel secolo XVJ. ec. in Venezia nella 
stamparia di C. Palese 1778. , ho creduto a proposito di qui ripor- 
tarla , come farò pure in altri luoghi , ove più tornerà in acconcio , 
e supplire con essa a quelle notizie , che noi non abbiamo da' nostri 
scrittori , vedendone in ciò 1' esempio anche in altri accreditati autori , 
che hanno scritto in tali materie , e particolarmente nel Co. Malvasia 
nelle vite de' pittori Bolognesi , nel Commendatore del Pozzo in quel- 
le de' Veronesi, in Bernardo de' Dominici in quelle de' Napolitani, 
ma sopra tutti può servire di scorta il celebre accademico della Cru- 
sca Filippo Baldinucci , che rapporta nel IV. Decennale del Secolo 
IV, tutta r intera vita di Jacopo Barocci da Vignola scritta da Fra 
Ignatio Danti dell' ordine de' Predicatori Matematico insigne dello stu- 
dio di Bologna . 

Riferirò dunque in questo luogo, quanto scrive il Temanza tra- 
lasciando però alcune cose , che non fanno al nostro proposito , nelle 
quali troppo s allunga superfluamente . Parlando egli della morte di 
Bartolomeo Gonnella Proto di S. Marco, accaduta il dì primo Giugno 
1505., cosi siegue a dire: » A costui è succeduto Bartolomeo Buono 
Bergamasco , comunemente chiamato Mastro Buono . Fu egli in quei 
tempi scultoie, ed architetto di merito. La sua più vecchia opera, 
di cui ritrovo notizia, si è la fi'onte interna della chiesa di S. Rocco 
rizzata 1' anno 1495. La cappella maggiore fatta a tribuna, e le due 
laterali solamente furono da lui architettate, e sono d' una maniera 
semplice con pilastri, e capitelli corintj , che ci additano un primo 
risorgimento dell' arte . La navata della- chiesa fu murata da fonda- 
menti nel corrente secolo da Giovanni Scalfurotto Architetto di merito. 
L' altare nella cappella maggiore è lavorato sul modello d' un Maestro 
Venturino squadratorc di professione , ma con l' assistenza di mastro 
Buono . Di esso Mastro Buono è la statua di S. Rocco collocata nel 
mezzo sopra l' avello , in cui si custodisce il di lui sacro corpo . Ella 



19 

è condotta con molta diligenza , e merita di stare insieme con le due 
laterali opere pregievoli del Mosca rinomato artefice . Di esso Mastro 
Bartolomeo Buono sono le tre picciole statue nei tre nicchi dell' aitar 
maggiore nella chiesa di S. Geminìano sulla piazza di S. Marco . Ma 
nobile anzi stupenda è la fabrica delle Procuratie sul lato destro della 
piazza medesima. Il loro aspetto ò rivolto a mezzo di. Sono ripartite 
in tre ordini. Il primo è un portico di cinquanta archi sul piano del- 
la piazza stessa disteso dalla torre dell' orologio sino all' angolo verso 
S, Geminiano , ove con cinque altri archi si volge di fronte all' orien- 
te , e quivi s' appoggia alla Chiesa suddetta . Il secondo , e terzo or- 
dine è una doppia serie di minori archi , o siano finestre ( due fine- 
stre corrispondono a ciaschedun arco del portico di sotto ) con colon- 
ne canalate , capitelli corintj , ed archi impostati sopra essi , su quali 
ricorrono maestose cornici . Maestosissima, e grandiosa si è la cornice, 
o sia sopra ornato superiore con finestre rotonde nel fregio , le quali 
recano luce agli stanzini a tetto. Graziosa serie di vasi rileva sopra es- 
sa cornice sovrana , che molto nobilita questo regale edifizio . Esso è 
tutto di marmo d' Istria , quindi riesce una delle più grandiose moli 
di questa città . Di fronte a cadaun arco del portico sulla piazza ci 
sono commode Botteghe destinate acconciatamente al commercio . Circa 
Il mezzo e è uno sbocco , che pel ponte del Dai guida alla calle de' 
fabri . Più in oltre cen'è un altro diretto in verso S. Gallo , ed altri 
due ce ne sono a comodo delle interne abitazioni , L' altro lato di 
questo grandioso edifizio risponde sul rio del Cavaletto . Una stradella 
c'è tramezzo, la quale termina nella regia strada della Merceria. Que- 
sto edifizio è per cosi dire un ceppo di case allora destinate per abi- 
tazione de' Procuratori di S. Marco . Ora non vi stanziano più ; sono 
denominate le Procuratie Vecchie a distinzione di quelle , che loro 
stanno di fronte , che nuove s' appellano , Di queste ne farò parola 
nella vita del Sansovino , ed in quella dello Scamozzi . Nella celebre 
stampa di Venezia , che comunemente si attribuisce ad Alberto Durerò 
incisa in legno 1' anno MD. si veggono delineate quelle Procuratie , 
quali sono oggidì . Dal che si può didurre , che allora fossero o com- 
piute j o almeno incommciate. E' osservabile che nel MD. mentre Buo- 
no non era ancora condotto al servigio della Procuratia de supra , 
dalla quale fu rizzato questo edifizio , viveva ancora quel suo stipen- 
diato Maestro Bortclomeo Gonnella accennato poc' anzi . Conviene di- 
re che i Procuratori avessero preferito lui al Gonella perchè lo ripu- 
tassero uomo di maggior merito ,. Esso Gonella tirò innanzi sino all'" 



20 

anno 1505 , nel quale come si è detto passò fra i più. Allora ne fii 
sostituito Maestro Buono . In uno de' libri dell' archivio della sudetta 
Procuratia ho ritrovato il seguente ricordo : » Magijìcr Banholomeus 
Concila obiit die i. Jiinii ibob. Subrogavimiis loco ejusdem Magistrum 
Bonurn in Prothum nostrum . « 

La scuola di san Rocco è uno de' più ricchi e magnifichi edifizi 
di Venezia. Allorché nel i5i<$. si trattò di darvi mano, Giacomo 
Dragano Guardiano Grande di questa confraternità propose per Archi- 
tetto Mastro Buono Proto della Procuratia de supra , della quale esso 
Dragano era uno dei Gastaldi . Fu scelto con pienezza de' voti , né 
vi doveva esser difficoltà , perchè aveva bene servito , e con applauso 
neir erezione delle tre Capelle della Chiesa . Mastro Buono ne fece il 
modello; fece continuare il muramento delie fondamenta già molto pri- 
ma incominciate, ed aveva anche dato mano a murare 1' edifizio so- 
pra terra , quando insorse un tal saccente Confratello d' essa , che cen- 
surò r idea della Scala.* fu sospesa l'opera. Non cedendo Mastro Buo- 
no alla Saccenteria di quel Baccalare , e soperchiato dal maggior nu- 
mero de' Confratelli , che volevano saperne più di lui , rimase eseluso 
per sempre . Gli fu sostituito Sante Lombardo , e questo fu uno di 
que' pochi casi , che ad un uomo di merito un altro ne venga sosti- 
tuito . Sante Lombardo era assai giovine, e fu d' uopo, che Giu'io 
suo Padre s' impegnasse di prestargli assistenza . Si vede , che anche 
in que' tempi V uomo nuovo prevaleva al vecchio , sebbene di abilità 
e di merito . La famiglia de' Lombardi era allora in gran merito e 
vantaggiava qual si sia professore . 

La parte più alta del Campanile di S. Marco era stata più fiate 
percossa da fulmini , e più fiate incenerito il tetto . Nella sullodata 
carta di Alberto Durerò si vede che nel MD. la cella delle campane 
era nana e goffa , quale si è quella del Campanile de' Frari . Il Sabe- 
lico circa l'anno 1487. ci descrisse questa vasta mole, il di cui tetto 
era coperto di lamine dorate , che a chiaro sole riflettevano i raggi 
in tanta distanza , che servivano d' indice al naviganti , che venivano 
dalle coste dell' Istria . Se ci è qual cosa di elegante ne' campanili è 
nella cella delle campane , in quella per lo più si sfoga 1' Architetto . 
E perchè la cella del nostro Campanile di S. Marco non torreggiava 
come dissi gran fatto , nel 1510. fu deliberato di smurarla, e di riz~ 
zarsi quella che -oggi si vede . Della qual opera ne fu incaricato dai 
Procuratori de saprà, il nostio Mastro Buono . 

La cornice sovrana dunque di questa vasta mole , e tutto quello 



che rileva sopra essa è opera del nostro Maestro Buono. Il Procurator 
Antonio Grimani , che fu poi Doge ( il di cui grand' animo , e peri- 
pezie sono note nella storia Veneziana ) restituita che gli fu la dignità 
procuratoria nel 1510. pensò di darle nobile e grandioso compimento . 
Questa giunta , che fu l'opera di sei anni, è ripartita in tre distinte 
parti : cella delle campane ,• Attico , e Guglia o sia pinnacolo. La sua 
vasta base e 1' immenza altezza eran cose da scoraggiare qualunque 
Architetto . Maestro Buono però non si è smarrito . Egli non si è per- 
duto in picciole parti , come fece a un tempo Alcamsne nella sua fa- 
mosa statua. Fece tutto grandioso e da per tutto vi spicca quella sprez- 
zatura , che si osserva nelle opere grandiose de' Romani . Queste sono 
le poche cose di Lui che mi sono giunte a notizia . Sebbene non so- 
no molte , sono però tali , che lo qualificano per professore di merito. 
Terminò di vivere l'anno 1 529.? e gli fu sostituito Jacopo Sansovino« . 

Le altre opere poi riferite da Francesco Sansovino, ed omesse 
dal Temanza sono : Le figure di marmo poste sopra la porta nel fron- 
tispizio della scuola di S. Marco ; La statua di mezzo sopra la porta 
grande della Madonna dell' Orto , che fra le altre dodeci che adorna- 
no quella facciata vien la migliore riputata . La bellissim'à statua della 
Vergine sopra il portone della fabbrica vecchia della Scuola della Mise- 
ricordia , la quale ora sta collocata sopra la porta della fabbrica nuo- 
va , e merita questa ogni laude per la nobiltà dell' idea , per le belle 
mani , per l' andamento de' panni molto ben intesi . Ma 1' opera del 
Buono più e più volte encomiata dal Sansovino si è la porta princi- 
pale del palazzo pubblico di S. Marco , nella di cui descrizione così 
jdìce : 

» Ma tornando alla porta maestra diciamo, che le fu dato prin- 
cipio r anno 1459., e fu fabbricata da sommo ad imo di marmo in 
forma piramidale . Dai lati sono quattro figure poco minori del natu- 
rale dimostranti le virtù nobili del Principe Foscari , e di sopra all' 
erta è scolpito un leone alato di molta bellezza con la statua del Do- 
ge inginocchioni ritratta dal vivo , e fu opera di Bartolomeo Buono , 
del quale s' è detto più volte « . 

Non picciol dubio però mi rimane, che il Sansovino abbia pre- 
so qualche sbaglio nell' assegnare quest' opera al nostro Bartolomeo , 
mentre essendo stata incominciata, come egli dice nel 1435>. , conver- 
rebbe supporlo in tale tempo di già molto avvanzaio nell' arte : ma 
essendo fuor d'ogni dubio seguita sua morte nel 1529., come ne 
siamo anche assicurati nella vita di Jacopo Sansovino , ove si legge : 



22 

Mi a Mastro Buono Proto , o sia Architetto della Procuratia de su- 
ora , fii sostituito il Sinsovino in quel posto il di 7. Aprile 1529. non 
può tal cosa combinarsi per la distanza di novanta anni dal principio 
della suddetta porta a quello d-jlla morte di Bartolomio . Si può dun- 
que con tutto fondamento concludere , che tale porta sia stata fatta 
molti anni dopo il 14^9. j o che questa non sia opera di Bartolomeo, 
quando però il compimento del ristauro , e notabile ingrandimento or- 
dinato da' Padri a' tempi del Doge Foscari a riparo deli' incendio del 
Ducale Palazzo e chiesa di S. Marco seguito mentre regnava Tommaso 
Mocenigo non si fosse protratto sino al tempo di Bartolomeo , o per 
errore di stampa siasi cambiato il 149^. nel 1439. come non di rado 
succede . 

Si crede per fine che qui in Bergamo le tre statue di bianco mar- 
mo che sono sopra l'altare , nella ricca Cappella di Bartolomeo Coleo- 
ne , rappresentanti S. Giambattista nel mezzo, San Marco da una par- 
te , e dall' altra S. Bartolomeo sieno di mano di Mastro Buono non 
lanto per esser state fatte e quelle , e la cappella stessa circa tale tem- 
po , in cui esso fioriva ; raa molto più perchè , secondo il parere di 
alcuni intendenti , che hanno bene esaminate ancora le altre opere di 
lui in Venezia , sembrano lavorate affatto sul gusto delle statue esisten- 
ti in S. Geminiano , particolarmente ne' ben intesi panneggiamenti : edl 
io non dubito punto d' attermarc per vero o almeno per assai proba- 
bile , che ritrovandosi di frequente il Coleoni in Venezia , per essere al- 
lora Capitano Generale della Repubblica, abbia voluto prevalersi dell' 
ooera di questo suo concittadino si famoso nella scultura per fare le 
dette statue da collocarsi in vicinanza del suo superbo Mausoleo, che 
egli medesimo vivente con tanta magnificenza di marmi , finezza d'in- 
Wgti j e bassi rilievi si andava preparando . 

GUGLIELMO ARCHITETTO • 



rancesco Sansovino è il solo Scrittore , che ci abbia ricordato Gu- 
glielmo Bergamasco , dal qual autore io aveva tratte quelle pOi:he no- 
tizie di questo nostro artefice , che ho raccolte; prima però di qui ri- 
portare ciò che dice con tutta brevità il Sansovino, voglio trascrive- 
re quanto piii a lungo ne parìa il citato Temanza nella vita di Gu- 
gheimo in questa guisa , 

» Verde, figliuola di Mastino della Scala Signor di Verona, e moglie 



2? 

di Niccolò d' Este Duca di Ferrara morendo 1' anno 1374. ordinò di 
esser stpeliita nella Chiesa de' Padri Serviti di Venezia , appiè d' un ai- 
tare dedicato a S. Maria Maddalena , che co' suoi dinari si dovea eri- 
gere . Qualunque ne sia stato il motivo , per due secoli nulla fu fat- 
to ; ma nel 1523. i Precuratori de citra che n' erano i commissari , 
vollero darvi esecuzione . Quindi chiamato Gugliein)o Bergamasco gli 
commisero di far un disegno , che approvato da esso loro a 6. di 
Dicembre dell' anno stesso ne stipularono 1' accordo , nel quale si sta- 
bilisce , che M. Vielmo Tagiapicra q. Jacopo die far un ornamento 
d' aitar nella desia di Servi di Vene-ia per conto della commissaria 
di madonna Verde della Scala .... secondo la forma e modi de uno 
disegno fatto per il ditto M. Vielmo , e di un modello de' legname 
fatto per M. Biagio da Faen-^a . . . per ducati 14Ò. di sola fattura con 
obligo ai Procuratori de citra di somministrargli tutte le pietre e mar- 
mi occorrenti . Fu presente a questo accordo Mastro Buono Proto dei 
Signori Procuratori della desia di 5. Marco parente de ditto Maestro 
Vielmo . 

Questo Altare , che consiste in un gran arco sostenuto da due 
colonne , nel mezzo del quale v' è maestoso nicchio , colla statua di 
S. Maria Maddalena , è una delle più eccellenti opere di que' temoi^ 
L'invenzione è nobile. Gli modini, o sian sagome sono eleganti. 
L' opera è arrichita di marmi di molto pi-egio . E' molto osservabile , 
che questo altare non sia costato di fattura più di ducati cento qua- 
rantacinque , quando oggi forse non ne basterebbe un migliajo . la 
due tavole una a destra , ed altra a sinistra vi si leggono le due se- 
guenti iscrizioni : 

Viridis Scalana Mastini olim Verona! 
Cisalpinxque Galliae Principis filia 
Nicolai Estensis Ferrarije ducis iixor 
Okin armo MCCCLXXIV. 

Ne prestantissima Matrona ignota ^ inkumataque 
Jaceret Pientissimi Procuratores de Cura Aram 
Hanc , tumulumque posuere anno MDXXl V. » 

Se stato fosse a notizia del Sig. Temanza qualmente consta da in- 
finiti documenti inediti, non meno che dall' impressa Effemeride sa- 
cro-profana del P. Donato Calvi , che a que' tempi l'eleinosina di una 



24 

Messa , e la paga di un giornaliere erano due soldi , e una libra di 
onde trenta di carne di vitello non costava che due soldi , e quel- 
la di manzo un soldo e mezzo, il frumento L. 7 : 5. la soma di pesi 
I 6". 5 e il fieno L. 4. il carro, averebbe facilmente capito, che in allo- 
ra r argento, e 1' oro per la grande scarsezza aveva quindici e piia 
volte maggior valore intrinseco di quel che ha in oggi , e in conse- 
guenza che detti ducati 145. spesi neHa sola fattura del detto Aitare 
equivalevano largamente a più di due mila ducati d' oggidì . Di un ta- 
le divario ben sene avveggono , con loro grave danno que' molti , de' 
quali i Maggiori hanno dato in enfiteusi terreni per pochi soidi a ra- 
gione di campo , quali soldi in oggi a cagione della minorazione del 
valore intrinseco della moneta causato dalla maggiore abbondanza dell' 
oro, e dell' argento non equivalgono alla vigesima parte del prodotto, 
che da' campi istessi ne ricavano li alìittuali . Da tutto ciò appare 
manifesto il grave sbaglio , che hanno preso li moderni Scrittori qua- 
si tutti parendo loro molto meschine le paghe , che allora davansi 
a' più eccellenti artefici , non riflettendo , che le otto doppie date 
al Correggio per la famosa Notte equivalevano per lo mi^no a cen- 
to cinquanta d'oggi, ed a più di mille trecento cinquanta li no- 
vanta scudi d'oro, che ebbe Paolo Cagliari per il quadro delle noz- 
ze di Cana dipinto nel Monastero di S. Giorgio Maggiore di Ve- 
nezia , prezzi che in cguaglianzr di opere, credo che ben di rado, 
se pure , sono corsi di poi . 

Il Sansovino poi fa ricordanza di Guglielmo nella descrizione di 
S, Michele di Murano de' Padri Camaldolesi con queste parole . 

» Più oltre si giugne a S. Michele posseduto dai Frati dell'Or- 
dine di Camaldoli . Di fuori di quella chiesa si vede una ricchissi- 
ma cappella fabbricata di marmi , dispiccata dal corpo della Chiesa 
fatta già per opera di una gentildonna della casa Miana, e ne fu 
architetto Guolielmo Bergamasco « . 

Di questa ricchissima cappella , della qu:ile ne parla il Sansovino 
cosi alla sfuggita, ne ià una lunga , ed esatta descrizione il Teraan- 
za con termini architettonici appropriati alla materia, che per mag- 
gior notizia dell' opera stessa qui piacemi di riportare. 

fj Questa cappella , che più propriamente parlando si dee chia- 
mar tempio, perchè ha circa 20 piedi di diametro, e una delle più 
pregiate opere che valent' uomo immaginare si possa . E' di figura 
esagona , ( ma due lati , cioè quello del principale altare , e quello 
della porta d' ingresso sono alquanto maggiori , degli altri quattro ) 



25 

con tre altari , e tre porte alterna'Tiente scompartiti . Ciaschedua lato 
è un grand' arco con colonne candiate sopra piedestallo , le quali reg- 
gono il sopraornato , che ricorre d' intorno . Su esso s' incurvano gli 
archi , che formano come sei cappelline . Maestosa cupola lo coper- 
chia . Sebbene è poligono essa pero è rotonda . t" doppia , perchè 
a'tro è quella interni , ed altro quella esterna appariscente , L' inter- 
Ha è di cotto , e 1' esterna di punta d' Istria , della quale è tutta 
la massa dell' opera . Questo tempietto è spiccato dalla Chiesa dei 
sudttti Padri . Con un lato però è aderente alla stessa , altro lato 
resta chiuso tra le fabbriche vicine • Li rimanenti quattro lati ester- 
ni sono ornatissimi di porte , e nicchie , con statue non di-prcgie- 
voli . Sii cadaun loro angolo saliente ci è una colonna canelata in-.s- 
sa in mezzo da due alete . Posa ella sopra un piedestallo , e ter- 
mina col suo sopra ornato , sul quale rilieva un piccolo attico coti 
g aziosa cornicctta , sii cui s' innalza l'esterna cupola appariscente ac- 
cennata di sopra . Le colonne si nell' interno, che neh' esterno sono 
di ordine composito , e sono con 1' entasi , o sia gonfiezza sul ter- 
zo , come si usava in quei tempi . Sul lato aderente alia Chiesa de' 
Padri e' è una delle due porte laterali rispondente ad un grazioso pic- 
colo atrio d' ingresso ( eh' è il passare tra la Chiesa e la cappella ) il 
quale occupa quello spazio , irregolare , che resta tra la cappella , e 
le muraglie della chiesa medesima . Questo ingresso , o passare è un 
bel pentagono, non però di lati uguali , con cinque colonne ioniche 
canalate a tortiglie sugli angoli , il sopra ornato delle quali reoge 
il cupolino rotondo che lo coperchia . Codesta cappella , o sia tein- 
pio è opera cosi giudiziosa, e cosi ornata , che meritamente si no- 
vera fra le più distinte di questa città ec. 

Sopra la porta nella fronte esterna a Ponente in ampia tavoJa 
si legge la seguente iscrizione: 



Margaricje JEmìlianix Testamento- 

ì>ilatrorì(E pietate insignis 

Procuratores divi Mara de dira 

Fide opttma a fundamentis extruendum 

Curarunt . 

Anno MDXXX. » 

Con tutto che poi queste due opere , che tuttora esistono a pu- 
blico ornamenio bastar dovessero a render immortale ij nome dell' a&- 
4 



26 

tefice , non voglio omettere ciò che viene riferito da Gio: Battista Ros- 
setti nella descrizione delle pitture , ed architetture di Padova a foglio 
305. , ove parlando della porta di tutti i Santi detta il portello, 
dice : » Questa bellissima porta è molto più ornata delle antidette , per- 
chè la sua facciata esterna è arrichita di otto addoppiate colonne d'or- 
dine composito ec. Sebbene la sua architettura dia un poco nel secco 
non lascia d'esser degna d'osservazione. Se ne ignora l'autore, e va- 
rie sono le opinioni . Il Sig. Tommaso Temanza celebre Architetto , e 
Scrittore Veneziano la crede di Guglielmo Bergamasco, che viveva nei 
1525., di cui si ha la porta di S, Tommaso di Trevigi « . 

Questa porta pure che viene attribuita certamente al nostro Gu- 
glielmo è riputata per uno de' migliori pezzi d' Architettura , che si 
veggono in quelle parti , ed è ammirata da' primi professori dell' arte , 
A porto Gruaro nel Friuli furono sue opere li palazzi del Marchese 
Fabris , e de' Signori Rioda , e parricolarmente il magninco posseduto 
prima dalla Patrizia familia Tasca , la quale essendosi a' giorni nostri 
estinta, è pervenuto per eredità nella patrizia casa Papatava , come lo 
è anco quello in Venezia presso il ponte della guerra a S. Giuliano, 
in cui vedesi una maestosa porta trasportata dal palazzo sudttto di 
Porto Gruaro . E' pure sua opera il rie -o , e nobile palazzo publico 
detto de' Camerlinghi appiè del ponte di Rialto, e sono di suo carat- 
tere due altari nella Chiesa di S. Salvatore , cioè il Maggiore , e quel- 
lo di S, Gerolamo , come anco la capella di S. Anna nella Chiesa del- 
le Capuccine detta della Grazia nell' Isola di là di S. Giorgio Mag- 
giore . 

Per fine terminerò questa narrazione , come termina la sua il so- 
pradetto Temanza in cotesta guisa . 

» Guglielmo Bergamasco, fii fecondo, e magnifico d'invenzione, 
eccellente, ed esatto esecutore delle sue opere. Quindi ei merita di 
esser annoverato tra i più pregiati professori , che hanno contribuito 
al risorgimento delle arti « . 

rRANCESCO. E BARTOLOMEO DI GANDIìNO- 



'a Caudino Terra ragguardevole della Valle Seriana , ove. trassero 

i natali, si trasferirono ad abitare in Venezia circa il fine del 1400, 
Francesco , e Bartolomeo suo figliuolo, de' quali ignorasi il cognome 
per non essersi registrato nelle antiche memorie , se non il nome , e 



S7 
la patria loro . Nella vita di Guglielmo Bergamasco testé descritta ab- 
biamo veduto, che Verde della Scala nel 1374. ordinò di essere sepel- 
lita nella Chiesa de' Servi di Venezia appiè d' un altare dedicato a 
S. Maria Maddalena che co' suoi dinari si dovea erigere . Il Temanza 
dice che solo nel 1525. i Procuratori de' cirra vollero darvi esecuzio- 
ne e ne fu data 1' incumbenza al sudctto Guglielmo di erigere T alta- 
re come fii in fatti maonificamente eseguita . 

Essendosi poi ritrovata una memoria ncll' Archivio della Procura- 
tia de citra con tali parole 1524. Contadi a Mastro Bortolomeo di Fran- 
cesco da Bergamo per la statua della Maddalena posta suli' altare di 
Verde d^lla Scala nella chiesa, de' Servi ec. , e più sotto : Contadi a 
Mastro Francesco da Bergamo scultore per la statua sudetta ec. Fran- 
cesco Sansovino nella descrizion della Chiesa ci lascia memoria di que- 
sto altare con tali parole : Vi è parimenti 1' altare della Maddiilcna di 
marmo a cui piedi è distesa di mezzo rilievo la Verde Figliuola già di 
di Mastino della Scala , e moglie di Niccolò d' Este Duca di Ferrara 
ora pero più non si vede la nominata figura di Verde eh mezzo rilie- 
vo distesa a' piedi dell' altare , la quale forse sarà stata levr.ta per es- 
sere d'intoppo al passo delle persone, e posto invece un liscio marmo, 
che serve di coperijra al sepolcro senza alcuna iscrizione, essendovene 
due laterali all' altare, che nella vita di Guglielmo si sono registrate. 
La statua bensì della Maddalena non può essere meglio travagliata . 
Vedesi questa grande al naturale col vaso in lina mano d^l prezioso 
unguento , e con 1' altra sostiene con molta grazia il proprio manto 
con lunghe distese piegature all' uso delle antiche statue Greche . In 
somma da questa sola opera , non potendone altre additare , si può 
con findamento asserire , che questi artefici siano stati di merito sin- 
golare , e tenuti in molta estimazione , 

In Bergamo poi dal libro mùi^hio : fabbrica deli' ancona di rame , 
conservato nell' Archivio della Misericordia ho tratta la seguente noti- 
zia , dalla quale si rileva, che nel 1525. fu M. Bartolomeo chiamate^ 
a Bergamo da' Presidenti della Misericordia per fare uaa figura di 
S. Marco da riporsi nell' ancona di rame , che allora con molta spesa, 
e magnificenza facevano costruire per la chiesa di S. Maria Maggiore, 
d::lla quale grandiosa opera distintamente se ne parlerà più avanti nel- 
la, vita dello Scultore Gio: Belli: Nel citato libro sta scritto in questa guisa: 
» lòzó. Magisur Barcolomeiis de Gaadino habitator Venetiis Sculptor 
dt^bet kaberc prò expens'is faclis , 6' faciendis in veniendo Bergomum , 
et rcdeundi Venenas propter causam fackndi imam figuram S, MarcL 



2^ 

prò Fabricz anchonx novx et unum modulum Uh. Imp. zò. 5. 
hem prò toiidem trunsmiisas Venctiis lib, Imp. io. ò. « 

GIACOxMO DE BALSAMO MINIATORE- 

JLxi un singolare artefice debbo ora far brevi parole per non aver 
di Lui rinvenute le notizie , che ben distinte meritava il valor suo ci 
fossero state tramandate da' nostri maggiori . Giacomo de Balsamo fiori 
verso la metà del 1400., e fece vedere nella miniatura, quanto in 
tal arte fosse eccellente . Ne abbiamo manifesta prova ne' grandi libri 
da Coro della Cattedrale eccellentemente scritti in pergamena , ed ab- 
belliti con maraviglioso artifizio di figure , istoriette , fogliami , ed altri 
bellissimi ornamenti dipiati dal nostro Giacomo con si vaghi , e luci- 
di colori , che sembrano a di nostri usciti dalle mani dell' artefice . Le 
lettere iniziali pure sono ornate di bei fregi a mosaico , e contornate 
di oro si lilucente, che sono ctonissimo, che a questi tempi 1' arte a 
tanto non giunga . la alcuni fogli , ove si fa la coaimemorazione del- 
le principali festività , vi sono le istorie corrispondenti al Mistero come 
della Natività, Passione, e Morte del Signore, della Risurrezione, del- 
la Pentecoste, ed altre molte, che per disegno invenzione, e colorito 
sono meritevoli di sommo onore , e che sicno ad una ad una conside- 
rate con particolare attenzione per la quantità di figure, paesi, archi- 
tetture dipinte con estrema diligenza a punta di pennello . 

Questa fatica di più anni si trova registrata ncll' Archivio della 
Cattedrale nel libro A. primo in diverse partite , la prima delle quali 
incomincia dell' anno 1486"., e seguitando nelli susseguenti anni ter- 
mina nel 1498. con tali parole : Dutis Migl/ìro Jacobo de Balsamo 
prò miniatura hucraruin Andphonarli Mjgni-, ce M-idiocris cuin figurls 
et auro L. 56 : io. 

L' eccellenza di quest' opera si deve da noi intendere in riguar- 
do di que' tempi molto mancanti di ottimo gusto , perciocché quanto 
allora si operava in disegno, tutto cadeva sulla Gotica maniera la qua- 
le non solo nelle fabbriche aveva guaste le idee dell' ottima Architet- 
tura , ma nella Pittura ancora aveva levate le perfettisjime forme inse- 
gnate dai Greci, e corrotta la fantasia degli artefici. 



29 

GIORGIO GUIDO. DEFENDENTE, 
E BERNARDO DA S- PILIGRINO 

Esercitò r arte delia pittura nel principio del 1400. in questa città 
in vicinanza di S. Lorenzo Giorgio figliuolo di Gio: da S. Pi- 
ligriiio , e non solamente vi attese egli, ma ebbe ancora due figliuoli, 
J'imo Guido detto ancor Catelano , e Difendente , come pure un altro 
della stessa familia chiamato Bernardo , che in quel secolo seguirono , 
la medesima professione. Ma nissuna opera presentemente di loro pen- 
nello è a nostra cognizione pervenuta . L' aver poi Giorgio dipinta 
una tavola per la Chiesa di S. Maria Maggiore ci fa credere con mol- 
ta probabilità esser egli stato un artefice di molto credito in que' tem- 
pi , e CIÒ si rileva ncll' archivio della Misericordia in un libro di ter- 
minazioni dell' anno 1450. nel quale si legge: 

» Die 2(j. Menjis Fcbmaru anni 14Ò0. Terminaverunt ^ et obli- 
gaverunt Tonolum de Albano , et Dctesalvum de Advocatis Pra;sidcn^ 
tes ad infoi mandum de valore Anckonae jactjs per Magillrum Georaìum de 
Sanclo Piligrino pincìorem^ & cutn ipso Magijlro Georgio conveniendum 
prout eis videbitur fare factum « . 

Guido poi suo figliuolo habitava presso di S. Casciano , ed ebbe 
una sola figliuola detta Angelina, che fu maritata in M, Giacorno det- 
to Oloferne de' Scanardi pittore, del quale in appress:) faremo paro- 
la. Nel 1477. fece suo testamento e rimasero eredi Gio: Prete, De- 
fendente e Bernardino suoi fratelli, come si ha ne' rogiti di Giacomo 
San-piligrino nell' Archivio di questa città . 



s 



GIACOMO DE' SCANARDI D'AVERARA- 



e le opere solamente rimaste a d'i nostri dovessero prestar materia 
di favellare degli antichi artefici , molti certamente di quella prima età 
rimarrebbero privi di rimembranza per esser tutte le loro opere andate 
in perdizione . Ma potendosi da altri sicuri fondamenti aver certezza 
del loro valore, io perciò non dubito punto di non far comparire fra 
qutste carte Giacomo de' Scanardi , benché non vi sia , per quanto 
io so , alcuna sua opera da poter additare . Questi trasse i suoi nata- 
li in Averara da Giorgio de' Scanardi circa la metà del secolo XV, ed 
appresa 1' arte della Pittura si mise ad esercitarla in questa città . Neji' 



30 

anno 1477. fece convenzrone con M. Trosio Pittore Milanese qui abi- 
tante di vicendevole comunanza di tutti gli utili , e guadagni prove- 
nienti dalla loro professione, ed eccone le parole esistenti in una scrit- 
tura autentica nel publico archivio . 

i4Ty. iS. Augusti. Ibi Trosius f. q. Jo. Jacobi de Mediala no 
piclor h.ib. Civ. Bcrg. ex parte una , et Jacobus , [^ q. Geergii diai 
Schene de Scanardis de Avcraria pictor Civ. Bcrg. ex parte altera , et 
quilibet eoruni profiteims se oetatem zb. annorum et phirium et prò qui- 
iibet eorum concorditer communicaverunt , et communicant inter fé de 
omnibus , et JìnguUs coruin lucris videlicct prò omnibus quae fieri con- 
contiaerii. per et ^inter ipf:s partcs in pingendo et alia [adendo circa ar- 
teni et officium picturae duraturuin per unum annum proxime futurum ec. 

In due altre autentiche scritture , che più avanti riportaremo , 
l'una nella vita di Giacomo de' Scipioni, l'altra nelle brevi notizie di 
Pietro de' Maffeis si vede che fu lo Scanardo eletto arbitro ed esti- 
matore di alcune opere fatte da' sopradetti artefici , e perciò convien 
dire che egli fosse molto riputato in quei tempi . 

Fece nel 1481. alcune pitture in Telgate , come ne accerta la 



seouente scrittura. 



142,1. 7. Septembris . Domini Jeronimas , & Leonardas fratres- 
fila qu. Pccini de Marentiis C. P. ex una parte , & Jacobus dicius 
Olofernes f. Georgit de Scanardis de Averaria ex alia eligcrunt , & 
eli^unt in arbitratorcs , 6' cstimatares , liquidatorcs &c. M. Franciscum. 
de Bclin^eris de Vcnctiis absentem &c. ad hquidandum & taxandum 
pretium 6' de pretto & mercede ipsius Jacobi, & Catelani qu. M Geor- 
<rii de S. Pilligrino picloris pingendi & ornandi piciura quamdam ca- 
pellam privatam nomine ipsorum fratrum de Marentiis in Ecclesia Do- 
mini Sancii Joanni de Telgate &c.. 

Era Giacomo volgarmente chiamato M. Oloferne , ed ebbe in 
moglie Angelina figlia del qui sopra nominato Guido Gatelano di S. Pil- 
liorino col quale fece la sudetta pittura nella chiesa di Telgate . 

Tenne sua stanca in questa Città, ove visse sino all'anno 1515. 
ivel quale alli y.o. Maggio fece il suo testamento, e poco dopo credusi 
facesse da questa mortai vita, passaggio.. 



BERTOLASIO MORONT, LEONARDO. PECCINO> 

E VENTURINO SUOI FIGLIVOLl, 

ED ANTONIO FIGLIVOLO DI VENTURINO. 

ED ANDREA DELLA STESSA FAMIGLIA- 

X Ja professione nobilissima della Civile, e militare Architettura Iià per 
il corso di quasi 200. anni avuta sua sede nella famiglia de' Moroni 
d' Albino avendola per tale tempo cinque diversi artefici con molto 
onore di loro, e gloria della patria esercitata, Bertolasio fu il primo, 
e deve meritamente avere degno luogo fra gli artefici del 1 400. per 
la singolare sua virtù, e per li molti rilevanti servigi prestati al suo 
Principe dal quale ne riportò vantaggiose , ed onorevoli ricompense . 
Fra le molte e molte fibbriche da lui fondate, ed al suo fine condot- 
te, per la grande distanza degli anni, una solamente se ne può addur- 
re per prova , i^uesta è !a erezione del Campanile di S. Maria Mag- 
giore, il quale per altezza, per istruttura , e per altri ornamenti può 
stare a fronte di qnalunque altra fabbrica , che in tal genere vedere sì 
possa in questi contorni . Neil' Archivio della Misericordia in un libro 
di spese si legge lo stabilito contratto con li Presidenti, e fii nei 14^^, 
che io credo inutile il registrare in questo luogo . 

Servi Bertolasio in qualità d' ingegnere il Prencipe Veneto nelle 
guerre di quei tempi , ed espose la persona sua a molti pericoli , e 
nell'anno 1443. restò anco prigioniero in mano de' nemici, e fii di 
mestieri che per riscattarsi spendesse tutto il suo avere . Nel principio 
poi di Novembre del 1445. fece insieme con Martino da Scrina altro 
ingegnere Bergainasco costruire un commodo ponte sopra il fiume Ad- 
da , acciò servisse di pronto passaggio a tutta 1' armata de' Veneziani. 

Era la publica camera di dinaro esausta , e per l'assedio della cit- 
tà in estremo bisogno . Fece perciò Bertolasio ad imitazione di altri di- 
voti cittadini del proprio dinaro imprestanza al Prencipe dal quale po- 
scia n'ebbero 1' intera soddisfazione in tanti beni posti nel territorio di 
Villa d'Alme, che furono a' ribelli confiscati. Ebbe tre figliuoli i qua- 
li tutti sotto li paterni ammaestramenti divennero nella stessa professio- 
ne segnalati , e proseguendo a prestare al Prencipe la assidua loro e 
fedele servitù in impieghi importantissimi rilevarono essi pure dalia Se- 
<vrana munificenza onori e grazie. 



52 

Il primo fu Leonardo , e nell' anno 14(^6. era al publico servigio 
in qualità di Ingegnere come si comprende da una scrittura rogata da 
Pietro Facheris nell' Archivio di questa città , la quale cos'i incomincia . 
M. Leonardus f, q. M. Benolaxii de Moronibus Ingenemis prò. 
visionatus Sercnissimje Doimnaùonis nostrx Veneciarum habitaior Bur- 
gi Sancii Antonii &c. 

Fii nel 1472. al detto Leonardo unitamente agli altri due suoi 
fratelli Peccino , e Venturino confermato il privilegio giA avuto dal pa- 
dre di tenere un porto sopra il fiume Brembo con facoltà di esiggere 
dalle persone a piedi un soldo , due se a cavallo , e tre per un car- 
ro ; essi però ofterirono al Principe di volersi contentare di soli dina- 
ri due per 1' uomo a piedi, quattro se a cavallo, e dodici per carro, 
quando Sua Serenità volesse a qualunque altro proibire di tener poni 
sopra il detto fiume in vicinanza di un miglio e mezzo. Avendo per 
tanto il Principe avuto in considerazione i moki servigi dal Padre pre- 
stati al Serenissimo Dominio , e la di loro atiuale benemerita servitù 
spedi ad essi una Ducale , nella quale la bramata grazia benignamente 
concedette . 

Peccino , e Venturino singoiar fede ed ingegno mostrarono in di- 
verse operazioni fatte pel publico servigio in occasione della guerra di 
Ferrara, che incominciò nel 1482-, e molto danno, e rilevanti spese 
apportò alla patria nostra . Fii a ciascheduno d' essi assegnata provisio- 
ne di sei fiorini al mese, e dopo la morte di Peccino, che segui circa 
questi tempi , furono accresciuti altri tre fiorini al mese a Venturino , 
come apparisce dalle lettere Ducali 3. Febrajo 1492. Egli fii adoperato 
in molte importantissime operazioni, e particolarmente nella fortificazio- 
ne della Città di Crema , ove s' impiegò con tale perizia e diligenza 
che molta grazia , e benemerenza acquistossi presso la Republica . 

Correva l' aiano 1487., quando stabilitasi dal Principe la fortifi- 
cazione del Castello nostro detto la Cappella , la quale fii ridotta in 
fortezza sin dall' an. 1345. da Giovanni, e Luchino Visconti Signori 
di Bergamo , vi fu destinato per architetto ed ingegnere principale 
Venturino , con lo stipendio di sei ducati d'oro al mese , e con 1' e- 
senzionc d'ogni corrente angheria. Per tanto nel giorno r(S. Marzo 
portatosi il Vescovo Lorenzo Gabrieli con solenniisima processione di 
tutto il Clero con intervento dei Veneti Rappresentanti , Anziani della 
Città, Nobili, e popolo al sudetto luogo della Cappella ed ivi, canta- 
ta solennemente la messa dello Spirito Santo, getto la prima pietra dallo 
stesso bentdetu nel fondamento della nuova divisata fortificazione , la 



quale poi andò perfezionando V'cnturino con moltissima sua lode j ed 

onore . 

Da Venturino nacque Antonio il quale nutrito , ed allevato in 
queste arti non è gran tatto , che ancor 1' applicazione di lui tosse la 
medesima . Di questo artctìce non sappiamo che presentemente siano 
cose in publico ; abbiamo bensì nel publico archivio una scrittura di 
convenzione da lui fatta con Alessandro Coleoni Martinengo Signor 
di Malpaga per la fabbrica di una casa la quale cosi incomincia . 

1500. 17. Septembris . In loco de Malpaga. 

Ibi Mag^nìficus , 6' Gcncrosus D, Alexander f. q. Magnifici & 
Generosi D. Girardi de CoUonibus de Martinengo Equcs ciuratus & 
armorum duclor lliujlnfsimi Diicalis Dominj nojlri Venctiaruin ex pane 
una , & magister Antonius filius Magistri Venturini de Moronìbus ci- 
vis Bergami ingenera prxfati lilujlrijjì mi Dominìi ex parte altera . 

Sie^uono poscia molti capitoli di convenzione , che potransi leg- 
gere negli atti di Giacomo di Gio: Pietrobelli nell' archivio suddetto . 

Rilevasi , che questa fabbrica fosse situata nella vicinanza di Sant' 
Andrea , ora Borgo di Sane' Antonio , e si crede quella medesima , 
che pochi anni sono fu acquistata da' Conti Mosconi , e poscia demo- 
lita sino dai fondamenti per l'erezione dtl nuovo loro magnihco pa- 
lagio . 

Non voglio omettere di lasciar qui breve notizia di un altro Ar- 
chitetto della medesima famiglia del quale vien fatta onorata menzione 
da Gio: Battista Rossetti nella descrizione delle pitture di Padova ove 
a fog. ipo. parlando della magniiica chiesa di S. Giustina così dice. 

Ebbe la sopraintendenza nel proseguimento della fabbrica Alessan- 
dro Leopardo Architetto Veneziano parimenti scultore , e tonditore di 
Bronzi , del quale sono i tre gran piedestalli , che sostengono gli sten- 
dardi della piazza di S. Marco di Venezia, e vi prestò la sua assisten- 
za anche Andrea Morone Bergamasco Architetto di chiaro notne ia 
que' tempi entrambi incogniti all' Abecedario . 



GIOVANNI CARIANO' 



D. 



'egni di molto biasimo sono certamente quegli Scrittori , che di 
tanti più volgari uomini narrando la vita , e le operazioni non abbia- 
no poi per qualche appassionata cagione o negligenza e trasguiatezza 
5 



34 
ne pur fatta parola di alcuni ia quella medesima professione dotati di 
maggior sapere . 

Questo torto vegliamo esser stato fatto a molti nostri eccellenti 
artefici, e particolarmente ad Andrea Previtali, e Gio. Cariano, quali 
dopo la tnetà del decimo quinto , e sul principio del secolo sestodeci- 
mo vissero e lasciarono nelle loro opere , che di pittura ci sono ri- 
maste , fondaiTiento di credere quanto in qucst' arte valenti fossero e 
singolari . E perciò di Gio; Cariano ora scrivendo non dee alcuno lìia- 
ravigliarsi se più diffusamente non potrò fivellare di lui , mentre né 
appresso agli Scrittori nostri , né appresso a tanti forestieri ho altra 
memoria de' suoi fatti, e delle sue pitture potuta rinvenire, fuorché 
questa breve ricordanza appresso il Cav. Ridolfi, il quale dopo di aver 
parlato di Lorenzo Lotto cosi favella . 

» Circa i medesimi tempi fiori il Cariano ardito pittore , il qua- 
le cercò di seguire la maniera di Giorgione . Fuor della porta di 
S. Aleflandro di Bergamo nella Chiesa di San Gottardo vedesi di sua. 
mano la figura di nostra donna con Santi intorno di buon colorito (i). 
Nella Terra di Zogno nella Chiesa de' Padri Serviti è parimenti un al- 
tra simile figura di Maria Santissima con piìi Santi . In Bergamo sopra 
la piazza nuova colori a fresco alcune favole dell' Ariosto , una Vene- 
re distesa sopra ad un drappo con un satiro vicino di buona n.ac- 
chia . 

Appresso de' cittadini Bergamaschi si trovano alcune sue fatiche, 
ma non ne avendo miglior notizia le passeremo . In Venezia il Signor 
Giacomo Pighetti ha un ritratto con berettor.e in capo, stimasi essere 
quello del pittore, e Monsignor Polacco una divozione; e si tiene ope- 
ra del Cariano il Salvatore, che trae dal Limbo i Santi Padri, ove so- 
lo alcune buone teste, ia casa dei nostro Giovanni de' Stefani Calzolajo « . 

(t^' II perfettamente fiiiito originale mo- stato da alcun pittore rappresentato liarba- 

dello di detta insigne opera , di cui datassi to . Il vaiente Pittore Fr.-uicesco Polazii , 

qui appresso la descrizione , vcdcsi nella qu.ilc più volte tu in Bergamo , e di cui , 

0;iileria del Sigiior Co. Giacomo Carrara e in Città , e nel Contado abbiamo tante 

con altri pezzi di divozione del niedcsiiìio belle opere , commise al nostro eccellente 

autore, fra ouali un grande f;uadro perirà- copista Giacomo Locati di ricavate un esat- 

vcrso con fìg'jre nella meno del naturale , to disegno della suddetta tavola di S. Got- 

rapprescntantc la B. Vergine seduta col put- tardo, ciò ch'egli fece : ma morto di li a 

to in grembo in atto di sposare S. Catteri- poco il Polazzi esso rimase nelle mani del 

Ila , dalia cui parte sono pure figurati li S S. Locati ; ed ora trovasi presso il Si;j. Co. 

Antonio di Padova , e S, Gio: Evangelista Giacomo Carrara ; ed e dal copista taiinen. 

coi soli'o iiiisttrioso calice in mano , nella te espresso il carattere del Cariani che non 

quale figura si vede chiarairicnte che Gioan- lo può essere di più . Alcuni belli , e varii 

i!Ì Cariani ha voluto ritiarre se stesso con disegni del Cariani sono nella numerosa rac- 

barba , tuttcchc detto Santo non sia mai colta del suddetto Cavaliere , 



, ss 

E queste solo notizie abbiamo del Cariano , non avendo , neni- 
raeno appresso di alcuno Scrittore veduto il nome di Lui registrato . 
Perciò non posso trattenermi di non esclamare contro Giorgio Vasari , 
che di tant' altri hi puhlicace le vite di gran lunga inferiori al nostro 
Cariano , e che certamente non meritavano tante laudi , quante loro 
diede egli a larga mano . Ma io non so farne altro argomento , se non 
che per la nota parzialità verso i suoi Toscani abbia yoiuto farlo in- 
correre nt.'la trista sorte di tanti altri Maestri , che molto più di al- 
cuni de* suoi erano degni di essere dalla sua penna esaltati . Per la 
stessa ragione, cred'io, anche il dottissimo Biildinucci Scrittor Fiorenti- 
no le pedate del Vasari seguendo ha non solamente il Cariano e il 
Previtali tralasciati fra settecento e piìi artefici , de' quali ha scritto 
le vite 5 ma perfino il Palma Vecchio, e Lorenzo Lotto, de'quali ha 
non senza lode parlato anche lo stesso Vasari , il quale poi nemico de' 
pittori Lombardi con errore inescusabile li ha entrambi Veneziani , e 
non Bergamaschi denominati .*- 

Essendo dunque a mò destinato il far noto al Mondo il valore 
di quest' artefice , e in qual supremo grado d' estimazione debba da 
ogni vero amatore delie arti nostre essere repurato , riesce di pena noa 
ordinaria il ritrovarmi cosi -scarso e mancante di notìzie; e perciò non 
poter addurre alcuna particolarità della sua vita , che degna sarebbe 
di essere da miglior penna publicata . Ma chiunque per conoscere che 
molto maggiore alle mie laudi è il merito del Cariano , vorrà con at- 
tenzione contemplare la tavola mentovata dal Ridolfi posta nella Chie- 
sa di San Gottardo nella terza cappella entrando per la porta princi- 
pale ,' per questa sola opera non potrà a meno di non concedergli un. 
posto de' più sublimi , che abbia mai potuto meritare , qualunque al- 
tro più valente artefice, a dispetto di coloro, che ;, non facendone men- 
zione alcuna nelle loro istorie, pretesero togliere dal Mondo la di lui 
onorata memoria . In questa tavola vedesi nel mezzo rappresentata la 
Vergine con un idea da Paradiso , che ha fra le braccia il bambino 
Gesù tenero e delicato quanto si può esprimere ,• alcuni vaghissimi an- 
gioletti sostengono di diètro della Vergine un panno , altri a' suoi pie- 
di in diverse leggiadrissime attitudini cantano' celesti laudi, ed altri 
neir aria formano una brillante gloria .* da una parte della Vergine v'ha 
S. Giuseppe appoggiato al piedestallo, che sta contemplando il Bambi- 
no Gesù ; al di lui fianco S. Filippo Benizio, e dietro a questi S. Gra- 
ta , con S. Adleida sua madre ; dall' altra parte si vede S. Agostino 
con piviale , che sta leggendo un libro ^ e dietro a luì le Sante Ap<- 



3> 



3^ 

pollonia , e Cattarina.. Il tutto è rappresentato in un vaghissimo paese 

accordato con alcune graziose figurctte toccale di macchia che non può 
farsi meglio né con più naturale imitazione del vero . Si scorge in que- 
sta pittura una maniera grandiosa e finita , e nello stesso tempo sul 
far di Giorgione ardita molto ; li contrapposti de' chiari scuri sono 
gagliardi, maestrevolmente però , e con grand' arte posti . Le figure 
tutte sono con molta proprietà , ed aggiustatezza vestite , le arie di 
teste vive molto, naturali, ed aggraziate, ed in line una certa freschez- 
za ed accordamento di colori di gran lunga migliore di quello , che 
da altri migliori maestri di quei tempi fosse praticato , veggendosi in 
essa oltre gli azzurri , ed altri colori , essersi conservate tanto vive le 
lacche , che piuttosto hanno di carminio somiglianza , e considerandosi 
questa tavola dipinta circa il 1500. cosa strana , e maravigliosa deve 
sembrare, che in tanta lunghezza di tempo nulla abbia perduto di 
quella vivezza con la quale fu colorita . Questo certamente non osser- 
vasi nelle moderne pitture , tutto che si usi da molti professori ogni 
industria per ritrovare i colori più vivi , e più durevoli ; né sino ad 
ora li dipintori de' moderni tempi ritrovata hanno la vera ragione , 
d' onde questo possa derivare . Per compimento poi dell' eccellenza di 
quest' opera dirò che il celebratissimo pittore Francesco Zuccarelli ogni 
qualvolta è venuto a Bergamo non mai saziandosi di portarsi a mmu- 
tamente considerarla , mi ha più volte assicurato essere questa non so- 
lamente la migliore pittura , che sia nella città nostra , ma di più una 
delle migliori, che abbia mai veduta ancora altrove. Sotto il quadro > 
nel mezzo della predella , v' ha pure dipinta la fuga della Vergme in 
Egitto , che siede col bambino in seno sopra un asinelio guidato per 
mano da un Angelo , e dietro S. Giuseppe carico de' suoi arnesi in un 
vago piccolo paese . 

Le opere poi citate dal Ridolfi sopra la piazza nuova ora sono 
in parte consumate dall' intemperie dell' aria , e parte distrutte a ca- 
gione di nuovi risarcimenti , com' è avvenuto pochi anni sono alla 
bellissima Venere sopra un drappo distesa , ed alle altre pitture , che 
erano vicine alla casa de' Conti Binagli. Quelli poi laterali alla torre 
di Cittadella si veggono ancormò , benché molto mal concie, e guaste. 
In queste ha figurato alcune favole dell' Ariosto, in una delle quali ve- 
desi la battaglia di Rodomonte , e Mandricardo , e in distanza Isabel- 
la , che ha fra le braccia il suo amato Zerbino ucciso da Mandricar- 
do ; in un altra la battaglia di Marfisa , e Bradamante , con Ruggero, 
che si mette loro di nuzzo ; e neli' altra il Rè Marganorre legato , e 



t7 
cacciato dalle donne a- furia di bastonate . Sopra in alcune lunette si 

scorgono alcune teste di tutta forza, e tremendo colorito, ma ancor 
queste vanno a poco a poco consummandosi con grave nostro detri- 
mento . 

Colori a fresco 1' archetto sopra la porticella di S. Maria Mag- 
giore accanto alia fontana , e b«nchè questo sia molto dal tempo guasto 
e consunto , pure vedesi la Vergine col Bambino S. Giambattista , 
S. Giuseppe , e S. Gioachino 1« cui bellissima testa conservata intatta 
dà indizio della somma perfezione di tutta 1' opera . 

Nella Parrocchiale di Lonno in Valle Seriana , all' altare della B. 
Vergine del Rosario, oltre li quindici Misteri , ed altro piccol quadret- 
to di mano di Carlo Ceresa , evvi un quadro per traverso delia lar- 
ghezza di circa due braccia prezioso parto del pendio del nostro Ca- 
riani rappresentante nostra Donna seduta con panno bianco in testa , 
e col Bambino in braccio , il quale è in atto di benedire colui , che 
facendo fare tal quadro volle da un iato esser ritratto con sua moglie , 
quale vedesi dall' altra parte con le mani giunte ,• in alto due an^reli 
volanti , che tengono una ghirlanda di fiori, a destra S. Antonio Aba- 
te , ed a sinistra Santa Cattarina , dalla qual parte leggesi . 15 14. 
/. Cariani P. Questo quadro in eccellenza non la cede punto al so- 
pracitato di San Gottardo , e dà a divedere che il Cariano in quel 
tempo fioriva , anzi era giunto alla perfezione , la quale si scorge in 
ogni sua parte . Meravigliosa sopra ogni credere si è ia testa del San- 
to Abate con lunga barba , e capelli canuti (i). Io credo, che que- 
sto quadro quantunque picciolo sia stato fatto , ed abbia servito per 
tavola principale deli' Aitar Maggiore sino all' anno 155^., nel quale 
vi fii in sua vece collocato il quadro molto più grande rappresentante 
al naturale S. Antonio Abate nel mezzo pontificalmente vestito in atto 
di benedire , alla destra dei quale sono li Santi Pietro , Paolo, e Ste- 
fano , ed a sinistra li Santi Gerolamo Bernardino , e Cattarina , ed in 
alto nostra Signora col Bambino in braccio di mano di Giulio Licinio 
nipote dei famoso Pordenone , come dalla iscrizione in un cartello che 
dice: Juhus Licinius Vcnenis fiorente sux cetatis anno 26. pingcbat . 
Altro quadro del Cariani in tela impressa col gesso di quasi aguale 
grandezza del suddetto rappresentante la Sacra famiglia circa 1' anno 
1740. è stato trasportato in Inghilterra da Marmeduc Constable Ba- 

CO, Questo quadro ora è stato trasportato a Genova , dopo esser cui passato in vsrie 
mani . i ^ i 



3» 
ronetto della Provincia di Yorch , quale comperò a caro prezzo da' 

PP. Carmelitani di questa Città . 

La tavola poi citata dal Ridolfi nella Chiesa de' Padri Serviti in 
Zoono ora pure nel medesimo luogo ammirasi degna di eterna coin- 
mendazione , ma soppresso nel l6s,6. il convento de' Serviti , vi furo- 
no poi non ha guari introdotte le Monache Terziarie di S. Francesco, 
dalle quali presentemente quel convento con 1' annessa Chiesa vien pos- 
seduto . Un opera mirabile del Cariano è presso il Sig. Giuseppe 
'Albani (i), nella quale sono rappresentati sette ritratti al naturale in 
mezza figura, che non possono essere più belli ^ sotto de' quali sta 
scritto . Jo: Carianus Bcrgomeus lJi(). Fece molti quadretti di divozio- 
ne , de' quali tutt' ora alcuni sene veggono nelle private case , come 
un San Girolamo nel deserto in casa del Co: Carlo Albani , una Ma- 
donna con più Santi in casa de' Marchesi Terzi , due altre simili pres- 
so il Co." Giacomo Carrara j ed è dello stesso la tavola dell' ultimo al- 
tare contiguo al Coro delie Monache di S. Benedetto : così pure alcu- 
ni disegni erano in Crema posseduti dal Co: Galeazzo Vimercato, co- 
me nota il più volte citato Ridolfi , ed altre sue pitture nelli stessa 
Città , delle quali non ne avendo particolare contezza le ometteremo . 
E qui convienmi dar fine al presente racconto senza poter additare il 
tetBoo , né il lujgo della morte del Cariano per le ragioni di sopra 
addotte . Mi basta solamente di non avere dal canto mio mancato , di 
usar ogni possibile diligenza per far noto al mondo il valore di un 
rarissimo uomo , del quale il nome , non meno , che la memoria de' 
suoi meriti nelle opere sue come un vivo simolacro eternamente si 
scorgeranno (2) . 

(i) I quadri posseduti da <]uefto Cavaliere sono passati in mano de' Signori Conti 
Roncalli di lui Eredi . 

(1) Nel bel Pàlazzino in faccia a S. Cas- Somigliante sorte hanno avuto pochi anni 
siano, costrutto tatto di marmi di Nese sono le bellissime, e molto bene conservate 
pregiabile per la finezza del lavoro , non pitture a fresco dipinte a chiaro scuro dal 
meno che per 1' eleganza del disegno dell' Cariani ne" parapetti delle Loggie del cor- 
Eccellente Architetto nostro Pietro Isabello tilc de' Conti Brcnibati , dove erano rappre- 
dttto Abano , eranvi alcune pitture a fresco sentate diverse Deit;^ , e frivole con figure 
del Cariani le quali sono state coperte con mosse con grande spirilo , e vivacità ne' 
quel bianco fatale che rovina tante belle co- naturali loro atteggiamenti , il tutto eccel- 
se , « del quale ben disse il graziosissimo lentemente disegnato, e dipinto con grande 
Gio: Pietro Zanetti forza , e rilievo . Perciò quel cortile per se 
Aspetto che lo diano alle Campane assai pregievole ha presso agli intendenti de. 
Che sono creature belle , e buone , teriorato anzicchè acquistare per tale cam- 
ion come tante scioperate, e vane; biamento . Nella sommità della Casa che 
Ma chiamano a ben fars le persone . forma angolo di fia^ico al Palazzo nuovo 



39 

ANDREA PREVITALI. 



I 



n somma venerazione , e stima dee da ogni amator dell' arti nostre 
il valore del Previtali esser tenuto , come quegli che al pari d' ogni 
altro sublimissimo ingegno de' suoi tempi seppe tanto avvanzarsi nella 
pittura , che non solamente ogn' altro agguagliò : ma si fece anco in 
rnoite facoltadi di gran lunga superiore. Fu egli de' primi , che dalla 
per anco imperfetta maniera di degradare scostandosi cominciò con 
giusta , e ben regolata proporzione a diminuire le figure a misura che 
-qutlle più o meno in distanza collocate apparire doveairo ; fii de' pri- 
mi parimente , che nuovi modi di perfezione cercando introdusse ui'.a 
morbidezza , e forza di colorire che parve cosa maravigliosa in quel 
tempo , e sopratutto togliendo il mal uso invecchiato de' profili , co' 
quali si caricavano i contorni delle figure , e dandole in vece un na- 
turale , e facile atteggiamento potè servire di lume agli altri Maestri , 
che vennero dappoi . 

Non si ha alcuna certezza del tempo della sua nascita , e molto 
s' inganna il Padre Calvi nell' asserire , che sia nato il Previtali nel 
principio del Secolo XVI, , mentre avendo io veduta una £ua perfet- 
tissima opera , della quale a suo luogo parleremo , dipinta ne' primi 
anni dello stesso secolo, cioè nel 1505'., viene perciò a distruggersi 
interamente i' opinione 'del sopraddetto Scrittore. Sarà dunque cosa dìù 
probabile , che verso la metà del XV. Secolo abbia sortito i natali , e 
che da giovinetto in Venezia portatosi abbia nella Scuola di Gian Bel- 
lino cercato di fare acquisto dell' arte nobilissima della Pittura , alla 
quale con grande forza era dalla natura portato . Il Cav. Ridolfi nel- 
le sue vite de' Pittori Veneti , e dello Stato lascia del Previtali quest' 
onorata memoria , riportata la quale , parlerò delle altre sue opere , 
delle quali va gloriosamente adorna questa sua patria . 

» Dalla scuola di Gio: Bellino usci Andrea Previtali da Bergamo, 
il quale imito con diligente industria il maestro, e fece su quella via 
molti ritratti creduti del medesimo Bellino . Per la Cattedrale di Ber- 
gamo dipinse la tavola di S. Benedetto, ed altri Sai-.ti , ove sono viva- 
ci teste, ed è tenuta in molto concetto da' Bergamaschi, e nella Chie- 

dclh Città per andare verso Gam'oito veg- esse pure cancellate con quello the il Mar- 
gonsi del Cariani alcune ligure grandi al na- ci.esc Maftei chiama barbaro Bianco . 
liliale , le quali chi sa che non vengano 



40 

sa di Sant' Agostino vedaci quella di S. Orsola accompagnata dal nu- 
mero delle sue Vergini con arie di volti delicati , e belli andari di 
panni . 

In Ceneda ammirasi innoltre una diligente imajine della Vergine 
Annunziata quale ritrasse in ginocchioni dinanzi a un seggio , e l'An- 
gelo in atto divotissimo con apparato di nobile stanza , e di cesi che 
occorrendo a Tiziano il passar talvolta a Cadore prendeva diletto di ve- 
derla rapito dalla divozione , che rappresenta . 11 Signor Giovanni Sa- 
lamene Senatore altrove detto ha di questa mano un quadro , ov' en- 
tra parimenti Nostra Signora , San Giuseppe , e San Girolanno ado- 
ranti . 

In fine Andrea si fece conoscere degno imitatore del Btllino , 
onde, non meno che gli altri pittori, ha recato fama a se stesso, 
ed onore alla patria colle sue f<ttiche « . 

La sopra citata tavola di S. Benedetto esistente nella Catte- 
drale ora è posta nel primo altare a destra entrando per la poita 
principale , e quella di S. Orsola , eh' era nella Chiesa di S. Ago- 
stino , fii per non so qual cagione venduta per il vilissimo prezzo di 
una doppia , tuttoché questa fosse la più preziosa pittura di quella 
Chiesa . Cosi alle volte vanno a terminare per ignoranza di alcuni 
le opere più preziose de' rinomati autori . Ma la buona sorte ha vo- 
luto , che dopo essere passata in diverse mani finalmente da' Signo- 
ri Conti di Calepio comperata questi 1' hanno di bel nuovo fatta col- 
locare in detta Chiesa nella loro Cappella , che hanno ultimamente, 
con istucchi , e pitture abbellita . Nella Chiesa di S. Andrea è di 
sua mano la deposizione di Cristo dalla crocQ con quantità di figure 
ali' intorno . Ammiriamo una delle migliori sue opere nella Chiesa di 
Santo Spirito de' Canonici lateranensi (i) nella terza cappella a mano de- 
stra ; ove nel mezzo vedesi S. Gio: Battista in atto di predicare so- 
pra di un elevato piedestallo , a destra San Niccolò di Bari vestito 
pontificalmente e San Bartolomeo Apostolo col libro , e coltello nelle 
mani , ed a sinistra S. Giuseppe colla verga fiorita , e San Giacomo 
Archidiacono di Bergamo, e martire, con bei pezzi d'architettura 
dalle parti , ed il deserto nel mezzo . Leggesi sotto in un cartello . 
Andreas PnvvitaLs finxit lòlb. Questa eccellentissima pittura conser- 
va una freschezza di colorilo inarrivabile , un aggiustato disegno una 

A) Ora soppressi . Al presente è nella un quadro di Saverlo della Rosa Veronese 
prima capeila a mano sinisira entrando in il quale rappresenta S, Girolamo Miani » 
Ciiiesa , essendosi in suo luogo sostituito 



41 
degradazione maravigliosa , né si crederebbe mai a prima vista , die 
fosser tanti anni trascorsi , dacché ella fu dipinta ,• tanto è lucida , 
vaga , e ben conservata . 

Nella stessa Chiesa nella quinta Cappella della parte medesima si 
vede un altra insigne sua op^ra divisa in dieci ripartimenti in legno 
co' suoi adornamenti assai bene int igliati , e posti in oro finissimo , 
che accrescono molto pregio, e beilczza alle. pitture : il tutto è diviso 
in due ordini ; nel prim j o sia ordine interiore v' ha la Vergine \n 
mezzo col Bambino ignudo jopra un guanciiL* , a destra Santa Moni- 
ca , e Santa Lucia ; a sinistra Santa Ciutarina , e Sint' Orsola con tre 
Vergini inginocchiate : Nel!' ordine superiore , in mezzo il Salvatore 
ritorto in atto di benedire colla destra , e tenente colla sinistra un 
rosso stendardo , da una parte San Gior Bauista , e San Bartolomeo , 
e dall'altra Sin Pietro, e San Giacomo Apostoli,- a pie della \'erg;nc 
evvi un cartello, ove sta scritto. Andreas Prcvu'.ìlus pinxic iÒ2b. Tut- 
te queste figure sono divise da tante colonnette d' intaglio , e marita- 
no di essere con ogni attenzione considerate essendo con tale dolcez- 
za , e freschezza de' colori dipinte , che migliori non potrebbonsi spe- 
rare da qualsiasi più insigne moderno prorcssore. Di non minor pre- 
gio abbiamo molte altre opere del Previt^li , e sono : Una tavola con 
San Sigismondo , ed altri due { Santi laterali nella Chiesa di Santa 
Maria del Sepolcro detta Santa iVIaria di Sotto ; tre piccioli quadri \\\ 
partimenti di legno dorato , ch^; rappresentano un Ecce homo , San 
Lucio , e San Girolamo posti sopra la statua di Sant' Antonio nella 
Chiesa di S. Bernardino di Borgo S. Antonio (2); e in ciò prende er- 
rore il Padre Calvi nel dire che questi siano di mano di Lorenzo Lot- 
to . Nella Chiesa della Santissima Trinità all' altare di San Rocco sono 
laterali alla di lui statua San Sebastiano a destra legato ad un albero , 
e a sinistra un Santo tutto vestito di ferro qual' è San Fabiano ; So- 
pra questi r Angelo con la Santissima Annunziata , e sotto due piscolt 
ovati tutto sul legno (5): Nella Chiesa delle Monache di S, Benedetto la 
tavola con Santo Stefano protomartire nel mezzo ; da. una parte S. Nic- 
colò di Bari con mitra e piviale , e dall' altra un Santo ^''escovo si- 
milmente vestito : nella Chiesa de' Padri Riformati delle Grazie nella 

(':) Questi due quadri laterali sono stitl trasportati, e venduti mentre tale dilesa era 
la mano de' P.P. Hitormati : ora è unita all' albergo de' poveri . 

(1) Ora più non vi sono . 1 Reggenti di quella Chiesa li hanno venduti , e sono 
itati trasportati a Milano , 

(V ^'■'' rimodernare della Chiesa t^li quadri sono stati tolti dal loro luogo, e col- 
locati nella Sagrestia . 

6 



'W^ 



42 

Capnclla di casa Casotti , evvi un picciol quadretto ov' è espresso 
uà Redentore con bianca veste molto conservato , e bello con questa 
iscrizione da una parte : Noò. Paulus , & Jo: Fratres de Cassotds trino 
vhruUnun hxc i3i^. 

Nella sudetta casa Casotti (i) si conserva una delle piìi pregiate 
opero del Previtali dipinta nell'anno 1532, ove è figurata la Vergine 
col Bambino , San Paolo , e Sant' Agnese , e sotto li ritratti di Paolo 
Casotti , e di Agnese sua moglie , che non si possono vedere più vi- 
vi , e naturali : un altra diligentissima Vergine col Bambino nella gal- 
leria de' Marchesi Terzi col suo nome, e l'anno 15 is. un picciolo 
quadretto colla Vergine , ed il Bambino posto in vaga difficile positu- 
ra nella sala , ove radunasi il Conciglio del Pio luogo della Miseri- 
cordia Maggiore : un ritratto di tutta forza in casa Valletti j altro bel- 
lissimo in casa Tomini , e presso il Co: Giacomo Carrara (2) un San 
Gio: Battista in piedi con 1' agnello in braccio , e bel paese dipinto 
in tavola ,• come pure in picciolo Nostra Donna seduta sopra le nubi 
col Bambino , con dalle parti San Giacomo Apostolo , e San Niccolò 
da Bari pontificalir.entc vestito ,• il tutto coirrechè non ridotto al solito 
suo finimento, con grande facilità, e risolata maniera espresso sopra 
cuojo dorato , quale credo sia stato reciso da qualche antico pallio di 
altare . Nella scelta galleria del Co. Bettame vedasi quell' opera accen- 
nata in principio con l'anno i50<J. , e con queste parole : Andreas 
Bcr^onìjnsis discipulus Jo: Bellini pinxit . Questa rappresenta un tem- 
pio di ben regolata architettura , e nel mezzo la Beata Vergine sedu- 

{1) Ora tp.lc opera e passata nelle mani del Si:^nor Marchese Solza erede dell' estinra 
Casa Casotti , 

(i) Nella Gallerìa del Sijjnor Co. Già- col putto, 1' altre due di quasi simile gran- 
corno Carrara si veggono del Preritali , ol- dezza rappresentano due altri Santi , e tutte 
tre il suddetto quadro di ?. Gio: Battista , tre sono di una vaghezza di colore sorpren- 
e quello della B. Vergine dipinto con som- dente , ma della sua prima maniera meno 
ina franchezza , alcuni altri , uno de' quali pastosa , e che molto si accosta a quella di 
e una tavola grande in tela rr-pprcsentante Gio: BeHino , del quale gusto ha pure il 
la venuta dello Spirito Santo opera di iìnis- sudvietto Cavaliere altri piccoli quadretti sul- 
5Ìmo gusto , e di una pastosità , e caldo di la tela , e suU' asse , non ancora collocati 
tinta sorprendente, il tutto espresso entro nella Galleria . Del Previtali sono pure nella 
una ben inresa maestosa architettura : in al- Parochiale di Si;rinalta tre tavolette di egua- 
tro di simile grandezza dipinto sopra cuojo le grandezza , cioè tre partimenti stretti ed 
dorato , è S, Sebastiano di cosi bella tot- alti , in uno de' quali è figurato S. Pietro 
ma, pastosità, ed ottimo colorito, che non- Martire, in un altro S. Agostino, e nel 
solamente nulla sente della maniera del Mae- terzo S- Nicola da Tolentino molto belli , 
stro Gio: Bellino , ma molto si accosta allo e conservati; e dietro l'aitar maggiore della 
stile del Tiziano , e del 'N'ecchio Palma ; Parochiale di Lonno appesa in alto evvi una 
di tre altre opere dipinte in tavola una al- bella Vergine col Bambine. 
quanto più grande raj^prescnta la Vergine 



I 



ta in trono col Bambino in braccio a destra San Sebastiano , ed a si- 
nistra , S. Tommaso d' Acquino, che tiene in una mano fiamme di 
fuoco , e neir altra un libro , la qual opera è di tutta perfezione , e 
se non vi si scorgesse il nome di Andrea verrebbe da chiunque tenu- 
ta di mano dello stesso Bellino (i). 

Neil' anno 1517. dipinse la bellissima tavola rappresentante la Tri- 
nità Santissima per la Chiesa de' Padri Agostiniani d' Aimcniio , ed al- 
tra sua pregiatissima opera vedesi posta aU' aitar maggiore nella Parro- 
chiale di Cusio in valle Averaria . 

Fece alcuiii disegni per la nuova fattura del Coro di Sar.ta Ma- 
ria Maggiore , del quale diffusamente si parlerà a suo luogo , e nell' 
archivio delia \'en. Misericordia leo^esi nel libro della fabbrica del su- 
detto Coro cos'i ; 

ibZ2,. M.igij}^r Andreas de Prcviuìibus pÌL%r dcòcc k.iOL'rc prò 
onini cjus mercede j-iciendi diversas dcsignationcs Cliori novi Ecd-.Jìx ^ 
ac pingendi unum quadrum prò fabbrica, prxdicli , ac pluria colloquia 
habenda cutn speclabilibas Dominis Deputati:, hb. 1 8. Imp. 

In Verona nella galleria del Dottor Cartoni , che fu poi venduti 
al Duca della Mirandola , come nota il Comendatore del Pozzo nelle 
sue vice de' Pittori Veronesi^ vi era uno sii ustissimo quadro del Pre- 
vitali con la Beata Vergine, e "1 bambino Gesù fra le sue braccia . 

Venuto l'anno 152S., nel quale per le continue guerre, ed 
incursioni de' nemici a danno della patria , per la rabbiosa fame , per 
cui morivano le persone perfino nelle publiche strade , e per la ciu- 
del pestilenza restò quasi del tutto desolala questa misera città, ci tolse 
pure il nostro Andrea , mentre colpito dal pestifero morbo il di sette 
Novembre morì nella propria abitazione. Era questa sicuata nella vici- 
nanza di Sant' Andiea detta in prato Bcrtelio , o sotto- Croio , di ra- 
gione de' Marchesi Rota , dai quali insieme con un brolo ivi annesso 
era investito il Previtali con 1' alBtto di lire 28. Imperiali , e quattro 
opere di pittura all' anno , come si raccoglie da un libro manoscritta 
presso il Gentilissimo Marchese Ippolito Rota . 

Il suddetto brolo fir distrutto , e furono rovinate le cise dalla ci- 
ma al tondo nel 15151. per la nuova fortificazione, cosichè ne rimase- 
ro due sole reliquie, 1' una fuori delle mura sopra il convento- di Ma- 
ter Domini , 1' altra entro la mura , e consiste in un piccolo orticello 
dietro il Casotto dell' artiglieria sotto 1' orto de' Conti Vertova possedu- 

(i) Questa pittura ora è pajsata nelle inani del Sig» D. Bernardino Conti in 
Borgo S. Antonio . 



44 ^ 
to tute' ora da casa Rota . Usò (juest' artefice di pingere sul legno , 
vcggendosi quasi tutte le sue opere , e particolarmente le picciole in 
tal guisa travagliate con vago, e fresco colorito, e con estrema dili- 
genza ridotte a perfezione . Si può però con tutta verità asserire, che 
fra quelli, che uscirono dalla scuola di Gio: Bellino, trattone Tiziano, 
si di-bba annoverare il Previtali per lo migliore ; anzi parmi di poter 
dire , che nella grazia , e delicatezza del colorito , e de' contorni ab- 
bia lo stesso suo Maestro superato . 



GIO- GIACOMO GAVASIO. 

j_ >:c' tempi medesimi, ne' quali fioriva in questa città la nobilissima 
arte della pittura illustrata da sublimi pennelli di Lorenzo Lotto, An- 
drea Previtali , Gio: Cariano , e di altri Maestri di primo grido , vi 
erano altri artefici , i quali le onorate orme di uomini cotanto egregi 
seguendo poterono a gradi di pregio non ordinario pervenire . Ma 
quantunque le opere di alcuni siano in parte consummate dal lungo 
tempo , e in parte sconosciute , e di alcuni altri una o due solamen- 
te se ne possa indicare ,• non per questo deesi tralasciare almeno di 
conservare de' piii meritevoli la dovuta memoria . Mi si presenta in 
primo luogo fra questi che operarono nel principio del < 5O0. Gio: 
Giacomo Gavasio di Poscante terra della valle Brembana inferiore , il 
quale per corretto disegno , per morbido colorito , e per somma dili- 
genza può stare a fronte degli eccellenti professori di quel tempo. Due 
sole pitture io posso far note, una delle quali dipinta sul legno, e in 
qualche parte allumata di oro , come allora si accostumava , vedesi 
nella Sagristia di S. 'Alessandro in colonna colla Vergine sedente col 
Bambino in braccio , sopra alcuni graziosi Angeletti , a da una parte 
uno schiratto sopra un piedestallo , ove sta scritto Jo: Jacobì Gavatii 
de Poscantu opus iòi2. La maniera colla quale è dipinta questa tavola 
molto s' accosta a quella di Gio; Bellino , ed è somigliante in gran 
parte alle opere del Previtali . L' altra sua pittura pure sul legno 
ritrovasi in Brescfa presso il Signor Carlo Apiani, e rappresenta la Ver- 
gine col bambino , un vecchio , ed una donna con li capelli sparsi , 
una scimia , da una parte , ed alcune figurine in lontananza con ve- 
duta di bel paese , e sotto leggcsi ; Jacobiis Gavatius de Bergamo P. 
Queste dunque bastar debbono per farlo conoscere per un valente pit- 



^5 

tore , né uopo sarebbe , tutto che io ne avessi notizia , di IndicaT 

altre sue opere per accrescergli pregio , perchè troppo mi pare , che 
da queste ne tragga (i). 



AGOSTINO GAVASIO. 



U. 



na sola opera parimenti ci dà cognizione di un altro pittore del- 
la medesima famiglia , il quale probabilmente per la uniformità del di- 
pingere sarà stato scolare , e tbrs' anco figliuolo del sudetto Gio,- Gia- 
como . Questa vedesi nella Chiesa Parrochiale di San Giacomo di Piaz. 
zatore villa della Valle Brcmbana collocata all' Aitar maggiore , e divisa 
in più partimenti dorati secondo T uso di quei tempi , e sotto quello 
in cui sta espresso il Santo titolare si legge ; Augujlinus de Gava-rÀs 
civ, Berg. pinxit anno lòzy. 

AGOSTINO FACriERIS. 

/Agostino f.glfbolo di Filippo Facheris fiori circa questi tempi mede- 
simi , ed una sola sua opera, che abbiamo esposta alia publica vista ci 
presta ora sicura notizia dtl tempo in cui visse , e della maniera da 
lui usata per la costumanza lodevole che avevano allora li artefici di 
scrivere a chiare note il proprio nome sotto le loro dipinture . Questa 
vedesi nella Chiesa della Santissima Trinità nel Borgo S, Antonio posta 



( 1 ) Neli' opere di questo Pittore 
appare in parte la maniera de' Pittori del 
Secolo XIV. , quale in appresso egli miglio- 
rò in guisa che fece opere di molto merito 
sì per la correzione del disegno , come per 
una certa naturale , e graziosa semplici-à 
d' espressione , la quale ta molto eftttto al 
cuore de' riguardanti , tuttocclic non siavi 
la pastosità de' migliori tempi , né elegan- 
za , e sceltezza di torme , come si può ve- 
dere in due sue opere a fresco nella Chiesa 
del Carmine ne' due altari di fronte , e la- 
terali al maggiore . In quello dalla parte 
dell' Epistola, ha rappresentata S. Apollonia 
cui da un manigoldo vengono strappati li 
denti ; e ncU' altare opposto di S. Alberto 
figurò questo Santo dell' ordine Carm«lita- 
Bo , de! quale è detta Chiesa . 

Oltre queste , e 1» citate di sopra ci ha 



del Gavasio sella Cappella sinistra della 
Chiesa de' PP. Riformati del Romacolo una 
Tavola divisa in varj partimenti con diver- 
si santi rapptescntsti con grande naturylez- 
za , e torz« in guisa oi fare impressione e 
muovere gli affctri anche iif chi non Ita 
veruna cognizione dell' aite , e ciò in fci- 
za della verità inimitata , e dipinta pii> 
colla ragione che coli' aiuto deli' arre. Da 
qualche altro altare della stessa Chiesa so- 
no stati levati , e venduti diversi pezzi di- 
visi in partimenti in tavola dello stesso 
Autore , e del medesimo gusto , li quali 
al presente si trovano presso il Sig. Co. 
Giacomo Carrara . In alcuni de' più pic- 
coli in divcifi pezzetti per traverso , sono 
espressi a mezza vita li dodici Apostoli 
col Salvatore , parte de' quali è collocata 
nella Galleria del sudetto Cavaliere . Tre 



4^ 

sopra la porta di mezzo, e rappresenta S, Agostino seduto nei mezzo 

di una Cattedra con penna in mano in atto di scrivere , e sopra di 
lui due graziosi Angcletii , che sostengono un panno : Sotto si legge 
Auouscinus Fachcris pinxic i52%. Le figure di questo quadro, quanto 
al disegno, sono corrette , e in proporzione , quanto poi all' altre par- 
ti non hanno tutta quella perfetta forma , che ne' valentuomini di quel 
tempo si vede . Per quello spetta poi alla maniera di istoriare , e pan- 
Jieggiare , ella è piuttosto stucchevole, e ricercata, che facile, e natu- 
rale , cosichè più alle dipinture del quattrocento , che del cinquecento 
s* accosta (i) . 

AGOSTINO CAVERSEGNO. 



'perava in questi tempi con molta laude Agostino Figliuolo di Fi- 
lippo Caversegno ; ma per le poche notizie avute non mi si concede 
favellar di lui come converrebbe . Era in una picciola Chiesa campe- 
stre in vicinanza di Bolgare uu picciolo quadro dipinto sul legno rap- 
presentante San Pietro seduto nel mezzo , e dalle parti i Santi Marti- 
no , e Quirico , della quale pittura non si faceva alcun conto , e si 
lasciava andar in perdizione : quando a caso scoperto , e considerato 
da intendente persona fu per coiisigiio di lei fatto ripulire, e ora è posta 
nella saaristia delia Cliiesa Parrochiale di detta Terra , e vedesi in un 
angolo cosi scritto. Augujhnus de Caversegno Ciris Berg. p. zijz. (2)» 
Per r antichissima Chiesa di San Vigilio dipinse la tavola posta all' Ai- 
tar maggiore , nella quale espresse lo stesso Santo sedente , e vestito 
in abiti pontificali , alla destra di lui San Lupo , e Santa Massenzia 
alla sinistra , veggonsi sopra due Angeletti , che sostengono un drappo, 
e dietro un vago paese col suo nome, e l'anno 1552. Mi giova cre- 
t 

poi de" più grandi sono in sua Cau , e di Lorenz9 Lotto dalla parte della Sa^re- 
rapprescntano due Santi in piedi , a due stia , nella quale è in alto sopra le nubi 
terzi del naturale per ciascuno , cioè in la Vergine coi Bambino, e a basso da uri 
««o S. Bernardino da Siena, con S. Ago- lato un Santo Vescovo in piviale, e dall' 
stino in atto di leggere ; in un altro S. altra un Santo Apostolo forse S. Rarto- 
Francesco , e S. Nicolò di Bari , e nel lomeo . Il nome d' Agostino , figlio di Fi- 
terzo S. Antonio Abate con altro Santo lippo , di Caversegno comune coli' altro- 
in piviale. pittore di cui parlasi immediatamente qui 

(ij Altra più grande tavola di <]uesto sotto , e 1' essere del tempo istcsso ii du- 

Autore pertettamcHte dello stesso gusto si bitare assai che Agostino Facheris , e Ago- 

trova in S. Bartolomeo de' PP. di S. Do- stino de Caversegno siano la persona niiSV 

manico situata nel Coro a' lati di quella desima , 

fi) Qucìto quadro e ora presso il Nob. Signor Marco Brcssani . 



47 

dere che Agostino fosse uomo di molta pietà pe* molti legati pii or- 
dinati nel suo testamento , nel quale lasciò erede universale di molti 
suoi beni Andrea suo figliuolo in età di soli tre anni. Lasciò 25. lire 
Imperiali alla scuola del Santissimo eretta nella Chiesa di Sant' Andrea 
sua Parrocchia , ed altre lire 25. per la fabbrica della sudetta Chiesa. 
Lasciò lire 80. Imperiali alle Orfanelle , lire ice. alle Convertite, ed 
altrettante al Convento di Sant' Agostino , nella qual Chiesa presso 
r altare di San Niccolò volle essere sepolto. Tutto ciò si raccoglie nell' 
Archivio di questa città dal suo testamento tatto nell'anno 1559. ne' 
rogiti di Martino Benaglio . 

GIACOMO DETTO IACOPINO DE' SCIPIONI 

D' AYERARA • 

JL^opo di essere stato per lunghissimo tratto di tempo abolito , e 
spento il nome di Giacomo de' Scipioni , a me ora finalmente è toc- 
cata la sorte di far rivivere la sua memoria , e di far note con indu- 
bitati fondamenti alcune sue opere le quali ojuautunque fossero esposte 
alla publica vista , non sapeansi a qual artefice poterle attribuire . E 
primieramente in un manoscritto intitolato . Memorie istoriche delle due 
Cattedrali compilate verso la metà dello scaduto secolo da Paolo Bo- 
netti Dottore , e Protonotario Apostolico così si legge » ; All' altare di 
Santa Esteria , dopo la partenza di questi empj Luterani , fii posta 
un altra Ancona , che ora si vede posta nella Cattedrale di San Vin- 
cenzo suir altare , nel quale posano li corpi di Sant' Alessandro , e 
degli altri Santi della Cattedrale distrutta di Sant'Alessandro, qui tra- 
slati l'anno 1561.; sotto questa ancona è posta a lettere d'oro que- 
sta memoria . 

Quibuscurnque notutn sìt , quod Jacobus de Scipionibus de Avc- 
raria piclor jecit hanc Ancorìarji de anno lòzc). nomine Jacobi qu. D. 
Christoph, de Capttaneis de Minio , qiu eam fieri fede in e xe emione ni 
Legati Jacli per Hieroninium q. D. Jacobi de Mimo proiit consta e In~- 
strumento tradito per D. Georgiuni de Medolaco Not. prout in eo . 

Questa rappresenta la Beata Vergine col Bainbino fra le braccia 
seduta nel mezzo , e dalla parte li Santi nostri concittadini Giovanni 
Vescovo, Projettizio , e Giacomo Canonici, ed Esteria Vergine con al- 
cuni graziosi angeletti , ed è ben conservata , e condotta con forte co- 



4S 

lorito , e buona disposizione , per quel tempo . Parlando di questa pit- 
tura r Arciprete Giambattista Mojolo ne' suoi dialoghi , sopra la fabbri- 
ca del Duomo così dice : 

» C è pure una dispendiosa spesa, quando fecero. ajl' altare de' San- 
ti quella celebre Ancona, quella fdrrata , e quella statua postavi sopra? 
Sete malinformato perchè quest' ultima statua è ben fatta in questo 
tempo , ma quella Ancona , e ferrata erano de' migliori ornamenti , 
che fossero nella basilica di Santo Alessandro Maggiore « . 

E più sotto nello stesso dialogo . 
» Aggiungete per sesta ragione , che ninno di quelli Canonici ve- 
nuto da Santo Alessandro fece in vita , o in morte ornamento alcuno 
a queste reliquie , lasciando quella polve ( s'altro non c'è ) posta fra i 
mattoni , e la cappella , con quella ferrata , ed Ancona portata a splen- 
dor di questa Chiesa , tal quaj si vede ; né si presero briga , o tfpcsa 
di farla pingere almeno, che poco fa si trovava rustica, e carica d'a- 
ragni , qual finalmente si pinse dai patroni di essa , cosi pregati dal 
Vescovo Regazzoni « . 

Dal veder io dunque fjtta onorevole menzione di questa pittura 
posso asserire che molto più li maggiori nostri facessero stima UcIIq co- 
se antiche di quello facciasi a di nostri ; mentre questa tavola amriiira- 
hile per 1' antichità , e per essere ora i' unica cosa trasportata dal!' an- 
tico Duomo è stata levata dall' altare per dar luogo ad una moderna, 
ed è stata posta sopra la porta della seconda Sagristia . 

Da una autentica carta poi esistente nel publieo archivio di que- 
sta Città si rileva aver egli nel principio del 1500. dipinta 3 ftesco 
tutta la Cappella di Casa Casotti nella Chiesa di Santa Maria delle 
Grazie , e da queste pitture non solamente , ma dal prezzo rilevante 
delle medesime si può dedurre esser egli stato in que' tempi un pitto- 
re di raoJta estimazione , e di più ancora non sussistere la credenza di 
alcuni , che allora a vilissimo prezzo dipignessero gii artefici , mentre 
certamente a' dì nostri con minore dispendio si potrebbe avere 
da pennello tron. ordinario una tale pittura. Leggesi nella citata carta-; 
lòoy- 12, Augusti . In aciis Jacobi de Vcterbcllis . 

M. Jacobus j. q. M. An:onii de Scipionibus Picìor ad postuline- 
ncm D, Fruncisci de Ca:^ulonibus procuratorio nomine D. Joannini f. 
a. D. AnioneUi C.isoui de Mu'iplcnis C. B. ac D, Pau/i ejus fiatris 
habuisse , 6' rccepìjfc illos ducatos nonaginta sex auri , in quibus alias 
prefati D. Frstrcs de Cafouis exdtcrunc condcmnati per provìdos vìros 
M. Jacobuni q, Georgiì de Scanardis , M. Antoniurn de Bofellis f. q,. 



49 
M. Pitri , & Dominkum f. q. M. Banholomei de Petengls de Alba- 
na picìores ipfarum partium arbiiratores ipso M. Jacobo. prò omnibus 
piclnns fa&is in Capella per dicios D. Fratres ^ & eonim imperisi s 
con brucia in Ecclejìa Sancire MdrLv GrMiarum extra nmros Bergami 
&c. Ideo M. Jùcobus liberavi: , 6" liberar oxafiune capclLe Sanclijfunt.^ 
Trinitatis &c. 

Sono queste pitture ben conservate , e rappresentano la vita , e 
alcuni miracolosi fatti di San Francesco divisi in molti partimenti , che 
ricuoprono dall' aito al basso tutti li muri all' intorno della cappella , e 
sotto di ognuno leggcsi in caratteri gotici la spiegaziotìe della storia 
rappresentata . 

Altra autentica scrittuia rinvenuta nello stesso Archivio, ne' rogiti 
di Gio: Antonio de' Maft'ei, mi da notizia di altre pitture fatte dallo 
Scipioni , la quale non voglio omettere di qui registrare acciochè più 
chiaro , e più proprio sia il racconto d' ogni minuta circostanza , ed 



e la seguente 



Die tenia Februarii millejìino qaingentejlmo celavo indiclione un- 
decima , in domo , [cu fcola disciplinorum Fcclefuv Sanclje Trinitatis 
Jia in vicinia Sancii Antonii de foris . 

Ibi Mamster Jacobinus de Scipionis piclor ^ 6' habitator Bergami 
parte una , Ù Joannes diclus Manoianinus Mcnister ScoIjs disciplino- 
rum &c. pervenerant , 6' pcrveniunt ad infraf cripta pacia ,• conventio- 
ncs , & accordiurn ^ & ad omnia infrafcnpta , videlicet^ quod ipfe M. 
Jacobinus pinget super parietc Ecckfije SancÌJe Trinitatis Inter picìuras 
■infrafcnpta'i videlicet : FaJ/ìonern Domini nojìri Jesu Chnfli sicut , 6' 
quemadmodum ejl pafsio. Chnjli picìa in Ecclcfia D. Sancii Marije 
Graiiarum Bergami, videlicet de. tot capitulis ^ & ex fìmilibus coloribus, 
& auro ut e/i in fiprascripta papione , & exccpto a^urro oltramaririo , 
fcd tcneaiur operare ubi necefse fuen: ex ay^urro ongaro bona ut in ipfa 
Ecch/ia Sanàce Marix Gratiarum &c. Convemt vero diclus Mangiani- 
r?us & promittit per stipulationcm obligando fé fua & diclis hominibus , 
ó"- bona diax scalee & focictatis prjejintia & futura, de dando & fai- 
vendo , & quod dabit & solve t ipsi M. Jacobino prò ipfa piclura, de 
qua fupra, , ducatos .quatuordecim cum dimidii» auri boni , 6' justi pon- 
deris , finito suprascripto opere . Cceteris omifsis . 

Questa opera di Iacopino non è più in essere , e sarà stata nel 
rimodernare la Chiesa gettata per terra ,• quella poi , che nella sopra- 
detta scrittura vien citata nella Chiesa delle Grazie la quale forse sarà 
di sua mano , lo che però con certezza non parmi di poter asseri-- 

7 



so 
re (i) vedesi sul muro in faccia alla porta principale per entrar nel 

presbiterio , cotiservatissima , e b-jn colorita , neiU quale sta al vivo 
espressa la passione di Nostro Signore copiosissima , e di ben intese 
figure grandi alquanto meno del naturale , ed è certamente , per essere 
in quei tempi stata dipinta, degna di molta, e particolare attenzione. 
Ebbe Giacomo due fratelli , Bartolomeo Dottore di legge , e di medi- 
cina , e Battista Pittore, che vivea nel fine del 1400. Di costui nis- 
suna opera è a nostra cognizione pervenuta . Ebbe pure un figliuolo 
per nome Giuseppe , al quale insegnò 1' arte , e vedesi col tìtolo di 
pittore nominato in una carta rogata da Bartolomeo Facheris nel 1558. 
nella quale affitta una bottega in vicinanza di Sant' Agata, ove ancor 
esso aveva la propria abitazione . 

ANTONIO BOSELLI. 

Jj ra gli antichi pittori della città nostra , che meritano particolar ri- 
cordanza in queste carte, uno certamente è Antonio Bosrlli figliuolo di 
Pietro della terra di San Gio; Bianco nella Valle Brembana . Fioriva 
questi nel principio del i 5C0. con molta riputazione, e stima , ve- 
dendosi circa tali tempi eletto arbitro a dar giudizio delle pitture fatte 
da Iacopino de'Scipioni nella Chiesa delle Grazie de' Padri Zoccolanti , 
come di sopra si è veduto, e poscia con Lorenzo Lotto, Andrea Pre- 
vitali , Giacomo Scipioni suddetto, e con altri eccellenti forestieri arte- 
fici anche il Boselli chiamato a consultare sopra il modello della famo- 
sa ancona di rame , che dovea farsi per la Chiesa di Santa Maria 
Maggiore circa l'anno 1521. come distintamente si vedrà a suo luogo. 

Pochissime opere di lui qui possiamo additare ; queste poche però 
sono bastevoli per farcelo conoscere per un lodevole artefice ; Una si 
ammira nella Chiesa di S. Pietro in colle Aperto , che rappresenta 
S. Lorenzo in piedi nel mezzo, e dalle parti San Giambattista, e San 
Barnaba figure quasi al naturale con sotto il suo nome , e 1' anao 
1517. Questa pittura sul legno era nella Chiesa detta di San Loren- 
zino, che fu distrutta per la nuova fortificazione della città seguita 
nel I 5(5 I. 

Un altra sua opera vedesi nella Chiesa di San Cristoforo di Se- 
rìJte lateralmente posta all' altare di San Pietro , ov« in un quadro 
diviso in tre partimenti di legno è figurato il detto Santo nel mezzo 

(i) Ora i cancellata , 



5' 

vestito pontificalmente, da una parte San Luca, e dall'altra San Pao- 
lo , il qual Santo è quasi tutto consumato , scrostandosi molto la pit- 
tura , sotto della quale si legge questo verso 

Hoc opus Anronium saio pinxisse Bosellum die 1^. Februarìi ibocf. 
Nella Chiesa poi d'j' Padri Agostiniani d' Almenno die a conosce- 
re , che non solamente nella pittura, ma nella scoltura ancora dar sag- 
gio poteva di sua virtù . Fece pertanto alcune eccellenti pitture miglio- 
ri assai delle accennace poste al prinio altare a mano sinistra entrando 
per la porta principale , ov' è diligentemente colorita sul legno la \'er- 
gine in aito, ed alcuni Santi dalle parti divisi in partimsnti dorati, 
con si vìvo e forte colorito , e con tale finimento , che meraviglia ar- 
recano ben grande , a chi le mira .• Nel mezzo di queste pitture ve- 
dcsi in una nicchia la figura di San Rocco scolpita in legno di tutto 
rilievo , e colorita al naturale nel di cui piedestallo si legge : Opus 
Anconii de Bosellis lòlò. Volle in tale incontro notare il proprio no- 
me sotto della statua piuttosto, che sotto delia pittura, come in ognu- 
iva fii suo costume di fare, ad imitazione quasi di Andrea Orcagna 
antico pittore , e s- ultore Fiorentino , che ne* marmi da lui scolpiti 
scriveva : Andreas Ptctjr ficicbac , e nelle pitture Andreas Sculpcor 
fadebjt . 

Circa r anno 1514.. fece una tavola per la Chiesa di Santa Ma- 
ria Maggiore , né potendo questa descrivere per non essere più alla 
luce, né a nostra cognizione, porrò in cambio il contratto , che per 
tale opera fu fatto con li Presidenti della Veneranda Misericordia , nel 
di cui archivio neli' armario 141. si legge . 

., 9. Fcbrujrii ibi 4. 

R, D. To,7Ìnus de Bongis Canonicus , & Consonii , 6" fabrìcce 
Eccle/ìje D. S, Mur'tje Patronus ; Nobi/es Domini Dondacius Coleonus , 
Bcmdinus de Baniaùs Pre/ìdentes dicìi consona , 6" Jabricje retulcrunt 
mihi nourio se una cum Domino Firmo de Ro:a P re fidente ^ 6' ad hoc 
fpecialner deputati a Consilio ad limitandum^ 6- liquidandam mercedem 
Mag. Antonii de Boscllis picìoris anchonce fuijje in accordio cum di- 
alo M. Antonio in dinariis quinquaginta auri prò orani cjus mercede in 
pingendo diclam anchonam , Ù aurum ponendi super eam , 6* ita im- 
posuerunt mihi Notai io , ut jaciam. relationem de diciis denariis quin- 
quaginta auri prò ornai cjus mercede proedici.e anchonoe &c. 

La maniera di costui si avvicina più a quella de' pittori , che 
vissero avanti che dopo il 1500., sì per la diligente maniera di colo- 
rire , come per aver dato poca mossa alle figure , le quali soleva fare 



S2 

molto ritte , e composte . Abitava il Boselli in vicinanza dì S. Matteo, 
e si sa che nell' anno 1527. era ancor mò nel numero de' viventi , 
vedendosi nella cancellarla della città il nome di lui regisfato nel li- 
bro deli' estimo delle medaglie sotto il suddetto anno . 

GIO: B.VTTLSTzV AVERARA • 

Jl ri'Tia di pormi a favellare di Giambattista Averara , debbo far noto 
uno sbaglio, che nasce fra '1 cognome di questi, e fra la patria di 
alcuni altri pittori , e particolarmente di Cristoforo, e Pietro JJaschenis 
i quali spesse fiate il cognome lasciando si sottoscrivono nelle loro ope- 
re so'mplicemente col nome della Patria t/t' Avcrarìa , lasciano perciò 
molta dubbiezza nel voler accertare , e distinguere le opere dell' uno 
da quelle degli altri , poiché non sapciido forse essere questi pittori 
r uno dall' altro diversi le confondono sotto di un medesimo nome ,• 
e benché agli occhi degl' intendenti appariscano diverse le maniere, e 
in diversi tempi operate , chiaramente veggendosi le opere di Giam- 
battista Averara di molto migliori di quelle de' Baschenis , e degli altri 
pittori di Averara ,• ad ogni modo però nella mente di molti pon po- 
ca confusione rimane . Io pertanto per procedere col miglior ordine 
riferirò prima ciò che dice il Cav. Ilidolh , al quale certamente siamo 
molto tenuti , che abbia nelle opere sue data perpetua fama a molti de' 
nostri artefi;i , de' quali per la nota trascuratezza de' nostri scrittori il 
nome , e le gloriose azioni sarebbero affatto spente ; restandomi poi 
solamente d' illustrare con maggior chiarezza , ciocché di volo accenna 
il Ridolfi , e di ago;iugncre poscia ciò che di più ho potuto rinvenire 
circa le opere ed i fatti di Giambattista : ecco le parole del Ridolfi : 

» Sopra la piazza vecchia di Bergamo costui colorì que' putti , 
che tengono le armi dei Rettori ; nelle case de' Signori Pighetti fece 
nella sala la tragedia d' Orbecche , nel soffitto la morte del Re Sul- 
mone suo Padre , de' figliuoli , e di lei medesima , (^com^ riferisce il 
Giraldi J e sotto la loggia della stessa casa la figura della \'ergine , 
di S. Giuseppe , e di San Bartolomeo . 

Sono anco stimate due istorie a fresco in San Francesco nella 
cappella della Città ', dove è il corpo d' un morto posto in un arti- 
ficioso scorcio. Questi dipinse ancora nella Chiesa della Badia d' Asti- 
no lungi un miglio dalla Città , ed in altre sale di Bergamo « . 

Le pitturf sulla facciata del Publico Palazzo del Podestà , di mol- 



53 

t3 considerazione, e laude son meritevoli non solo per que' teneri, e 
carnosi pattini , che tengono le arme di alcuni Rettori , che erano a 
que' teiiìpi al governo di questa città , ma per gli altri ornamenti an- 
cora di bellissimi termini, piedestalli, architravi, festoni , cartelle di gran 
gusto , e forza colorite , e rilevate . In alto sopra il grande poggiuolo 
colori lì Vergine col Bambino , San Vincenzo , e Sant' Alessandro pro- 
tettori di Bergamo . 

Le opere poi accennate nelle case de' Signori Pighetti , poscia de 
Conti Brembati , ed ora acquistate dal Conte Pietro Giupponi a San 
Lorenzo, veggonsi nella sala distinte in quattro quadri, che cuoprono 
tutta la volta ornata di vaghe architetture , e rappresentano quattro 
camere . Nella prima si scorge il Re Sulmone in atto di tagliar la testa 
al genero Oronte con due Sicari, ed un servo con torchio acceso in 
mano . Nella seconda esso Sulmone in atto di scannare un de suoi 
abiatici , vedendosi l' altro a terra col c;po separato dal busto : Nella 
terza si vede Orbecche , che s' accosta al Padre con ferro in mano per 
ammazzarlo , e sopra un tavolino , le tre teste recise , cioè del marito 
Oronte, e di due figliuoli. Nella quarta la stessa Orbecche , che rimi- 
ra le sudette tre teste , e cacciandosi un ferro nel petto si uccide . 
Intorno poi a' descritti quadri vi è una molto beila pittura alla chinese 
con diverse ottave morali frammischiate, ed a' suoi luoglii piccole figu- 
rette ottimamente disegnate , e colorite . Le figure poi della Vergine , 
Saa Giuseppe , e San Bartolomeo, eh' erano sotto la loggia, ora più 
non si veggono , e saranno forse dal bianco state coperte . 

Circa Tanno 1533. ha dipinto nella chiesa di S. Francesco tutta 
la Cappella della città dedicata a San Bernardino , nella quale ne' due 
g-an quadri laterali sono raporesentati a fresco alcuni miracoli del San- 
10 con r accennato corpo di un morto posto in uno scorcio diraciiis- 
simo . Sopra in due lunette sono altri due miracoli copiosi di quanti- 
tà di ben intese figure , e il tutto poi ornato con vaghe , ben rego- 
late architetture , con dei p?esi , ed altri abbellimenti ali' intorno . 
Tutta la volta della Cappella è pure dipinta con alcune virtù , o sieno 
sibille con cartelli in mano , e benché sia in molte parti guasta e con- 
sumata la pittura, se ne veggono però alcune ben conservate , e degne 
di pnrticolar attenzione . 

Le pitture , che erano nella (Chiesa de' Monaci Vallombrossni 
d'Astino, hanno incontrata la sorte intel:cc di tante altre pregiatissime 
antiche pitture della patria nostra d' esser state per nuovi risarcimen- 
ti , e per moderne fabbriche mandate per terra , S\ vede solamente a 



54 
capo della scala del MoTfettero sul muro del corritojo un' Immagine 

della Vergine con due Santi Benedettini degna opera per quanto ere- 
desi del nostro Averara . 

Gio: Battista (i), e Cristoforo Fratelli d' Averara fecero di com- 
pagnia un quadro a teinpera, che trovasi nel refettorio de' Padri d'A- 
stino , in cui è espresso Cristo in croce con altre figure ; e vi lascia- 
rono scritto il loro nome, e millesimo, 

Credtsi pure di sua mano la pittura a fresco nella sala di mia 
casa, che forma il fregio all' intorno, e rappresenta l'ingresso di Car- 
lo Quinto Imperatore nella città di Genova , e sebbene da alcune an- 
tiche tradizioni sia tale pittura riputata di Lorenzo Lotto , pure poten- 
do esser anco dell' Averara, per le circostanze de' tempi, ne lasciaremo 
memoria in questo 1-uogo , come opera di molto pregio , e ben conser-. 
vata .- Precedono nel principio della marcia molti trombettieri a cavallo 
seguiti da lunga schiera di cavalleria , che in vaga ordinanza fa mostra 
di leggiadri cavalli , e di varie bizzarre armature. Seguono dopo alcu- 
ni cariaggi con cannoni , ed altri pezzi d' artiglieria scortata da grossa 
truppa di guastatori co' loro attrezzi alla mano . Indi vedesi un gran 
corpo di Fanteria Spagnuola con tamburri battenti, e bandiere spie- 
gate , e fra questi sedente sopra seggia portatile Li famoso Generale 
Anton de Leva , segue poscia altra grande quantità di soldati a caval- 
lo con le Imperiali insegne , e dietro a questi moltissimi principali per- 
sonaggi dell' Esercito S'opra superbi destrieri con grandi pennacchi , e 
rilucenti annature . Li due Cardinali legati con la loro corte precedo- 
no immediatamente all' Imperadoic , il quale sopra bianco destriero at- 
torniato dalle imperiali guardie , e da giovinetti paggi sotto superbo 
baldachino con grande maestà è figurato . Seguono altri cospicui per- 
sonaggi della corte , e dietro gran parte dell' esercito con tanta quan- 
tità di figure tra di loro confuse , che non è possibile il poterle tutte 
dis;ernerc . Vedesi poi d.i una parte il mare con lo sbarco dell' eser- 

(i) Questa pittura non può essere as- D\t oci.ivo Apr'dls . L' autore id«ò for- 
folutamente del Gio: Battista di cui è scric- se di nominare i due pittori al fine della 
ta la vita. Come si vedrà in fine di essa, vita di Gio; Battista come persone dello 
mori egli nel 1^48. e la pittura è del 1569. stesso paese . La cartina in cui si dava 
Ecco il cartello quale si trova nel quadro notizia di essi fu incautamente inserita in- 
tjtato , nel quale , oltre Cristo in Croce , questo luogo con troppa inavvertenza . Pre- 
vi sono i quattro. V.angtliìti co' segni ana- se sbaglio però ancora l'autore nel chiamar 
loghi . fratelli Gio; Battista e Cristoforo ; poiché 

Joannes Baptijla àe Averaria & Chrisio- dal cartello appare che erano di paese divcr- 

farus de Bergamo pingu^Bi Anno Do:mni so ; e se fossero stati fratelli non avrcbbc- 

M.D.LXIX^ IO notato un diverso luogo di loro ori^glne. 



cito , co;i ?.ltre cose degne di molta considerazione . Le figure sono 
piccole, e però moltissime, e quasi innumerabili, e come a una tanta 
solennità ben si conviene . Hanno elleno grazia , ed aggiustatezza non 
poca , ed in somma eli' è questa un opera di grandissima fatica, e di 
singoiar meraviglia per la gran diversità delle figure , de' cavalli , de- 
gli abigliamenti , delle attitudini , e di tutto ciò , che compone una si 
copiosa rappresentazione. Credonsi pure della stessa mano quelle due 
gigantesche figure vestite , come si suol dire , alla Svizzera con ala- 
barde alla mano , che in faccia alla porta stanno , come di gi^ardia 
nel cortile , come anco le altre pitture , che sotto il colonnato a guisa 
di edere serpeggianti adornano la volta , ed i muri de' porticali . 

Era il nostro Giambattista per queste , ed altre opere venuto in 
grandissimo credito , e riputazione , come attesta il Muzio nel suo Tea- 
tro di Bergamo , quando la morte invidiosa di tanto bene a mezzo il 
cammino della sua lodevole vita , e sul più bello dell'operare , intem- 
pestivamente ce lo tolse , mentre assalito da cane rabbioso dovette in 
pochi giorni sgraziatamente perire il di \C. Novembre dell' anno 1548. 

Fu pittore universale, a fresco però solamente, non essendomi riusci- 
to di vedere alcuna sua opera sopra tele . Ebbe franchezza grande nei 
disegno per il che alcuna volta ricercava atteggiamenti di figure di dif- 
ficile espressione. Usò per lo più colori assai vaghi, introducendovi 
spesse volte pezzi , o figure a semplice chiaroscuro di terre gialle , o 
d' altri colori . Fu in somma mirabile in tutto , ma particolarmente 
nelle architetture , ne' paesi, e nel purtini , che fece cosi tondi, e pa- 
stosi , che paiono di ver^ carne. Registrato per fine ciò che di lui 
canta il citato Muzio : 

Karus re prceter Baptijìa Averaria Jlylo 

Pingendi primis jeqidparandus erar , 
Si fingis rerras , coelum , aer , 6' mare , vera 

Cxlum , aer , ter ras , 6' mare quisquc pu:at . 
Aulica mirandis piclura ornata fìgiirìs , 

Templaque icfiantur quantus in arte foret . 
Invida mors tanto p^ triam ptivavit honore 

Vdafset rix tutti prima juventa genas . 



FRANCESCO RIZO 



O. 



'Itre li due celebri nostri artefici Bartolomeo Fono , e Guglielmo 
Architetto altri ne fiorirono in questi tempi in Venezia, di' quali rife- 
rirò quelle poche notizie , ch2 nel mio lungo sogi^iorno in quella 
città ho potuto rintracciare. Parlerò in primo luogo Ji Francesco Rizo 
da Santa Croce terra della Valle Brembana inferiore , il quale porra- 
tosi da Giovinetto in Venezia ha nella Scuola di Vittore Carpaccio ap- 
presa la pittura, come credesi , scorgendosi nelle sue opere molto be- 
ne imitata la maniera di tale maestro . Siccome egli poi era solito di 
porre il suo nome in diversi modi sotto le sue pitture , ora cioè 
Francesco Rizo da Santa Croce , ora solamente Francesco da Santa 
Croce , cosi il virtuoso Signor Antonio Zanetto autore del libro della 
pittura Veneziana ha creduto, che sieno due diversi artefici , ed 
ha separatamente lasciata di loro memoria , come di due Veneti pro- 
fessori .. Di Francesco Rizo cosi scrive a C. 45. 

» Parlerò io di questo pittore , poiché non v' è memoria di 
e.s50 fra nostri Scrittori . Dipinse una tavola in San Cristoforo di Mu- 
rano con San Niccolo, da Tolentino, Sant' Antonio Abate, e Santa 
Caitarina in un paese con questa iscrizione Fr::ncifcus Rir^us i^'^> 
Lo stile di questa tavola è alquanto languido, e secco. 

Con maniera migliore , benché sei anni prima , ei fatta avea 
un altra tavola , che sta nel convento de^ Domenicani alle Zattere. 
Contiene Cristo risuscitato , che apparisce alle Sante donne . In que- 
sta, si legge . Franciscus R'r^us pinx'u lòi^- 
A carte poi 6y. si legge : 

» Francesco da Santa Croco onorato luogo dee tenere fra primi 
di questa classe ; poiché fii egli buon pittore , quanto gli altri lo fu- 
rono , e. il suo fiorire non giunse alla migliore età di Giorgione . 
Kbbe un carattere nobilmente grazioso , e nel comporre non fii così 
ristretto , e semplice coaie i suoi vecchi maestri . Poche per altro 
furono le richezze eh' egli aggiunse alla pittura con le opere sue , e 
non seppe sopra tutto cogliere alcuni di quei primi' frutti di morbi- 
dezza , che cominciavano allora a maturare nell' arte; come che non 
mancasse al suo colorito vaghezza , e buon gusto . Un opera sua 
assai lodata sta nella Chiesa degli Angeli a Murano , E' la tavola, 
dell'altare vicino alla porta laterale con la. Madonna , San Gerem.ia , : 



57 
e San Girolamo , e un grazioso Angeletto , che suona , opera graziosa- 
mente dipinta con bellezza di colorito, con intelligenza, e sapore , nel- 
lo stile delle prime migliori maniere , e con qualche lampo delle secon- 
de . Questa tavola ha il nome del Pittore scritto cosi : Franàscus de 
Sj::J?u ^ D. I. B. iboy. « 

Per due Chiese di questo territorio dipinse in Venezia due pre-s 
giabili tavole ; una delle quali è collocata nella Parochiale di Scrina 
dipinta sul legno, in cui vedesi effigiato S. Pietro di maniera piuttosto 
secca , ma di molta forza : sotto del:3 quale sta scritto . Fruncefco Ri- 
;j[o da Santa Croxe depcnse quesi opera in Venerata ibiS. 

L' altra è posta nella Parocchiale di Endine ari' altare sinistro pres- 
so al maggiore in cui pure sul legno è rappresentata la \'crgine sedu- 
ta col bambino fra le braccia , e dalle parti li Santi Rocco, Giambat- 
tista , ed Appollonia , e sotto della V'ergine da una parte ieggesi : 
iriZC). hoc opus jecic fieri Hxredes Domini Philipp i Alexi de Radi- 
ne, e dall' altra. Franciscus Ri-us pinxir Bergomensis akìtator Veneciis. 

Quest' opera è dipinta con bel disegno, con bella freschezza di 
colorì , e priva di quella durezza de' contorni usata da molti artefici di 
que' tempi , vedendosi particolarmente il Ba^iibino molto delicato , e 
ben colorito ; e certa nobile punta , e divozione nel volto della Ver- 
gine , che non può da niuno esser veduta senza molto piacere. 



GIROLAMO DA SANTA CROCE- 



n 



J_^cl citato libro della pittura Veneziana dopo aver parlato l'eru- 
dito Autore di Francesco da Santa Croce cosi prosiegue : 

» Di questo istesso casato fiori un altro degno pittore, che chia- 
mossi Girolamo , ma poiché più di Francesco si accostò egli alle nuo- 
ve maniere sarà di esso in fine di questo libro fatta menzione " . 

Non avendo io però alcun altra cognizione di questo artefice mi 
riporterò interamente a quanto ritcriscc il sudetto autore a carte S3. 

L' ultimo luogo in questa schiera dee tenere Girolamo da Santa 
Croce , come quello che più degli altri tutti si accostò alla maniera di 
Giorgione, e a quella dello stesso Tiziano , e fiori circa il 15JO. e più 
oltre . 

Nelle prime opere sue vedesi ancora il gusto delle antiche manie- 
re, ma nelle ultime si conosce ad evidenza, che maravigliosi progressi 
ci seppe fare nelle maniere di miglior senso, cosichè , se in esse opere 

S 



58 

non avesse egli scritto a chiare note il suo nome , e gli anni in cui 
le dipinse 5 sarebbe cosa molto difficile a credersi , che fossero le une, 
e le altre della mano d' un medesimo autore . Una delle sue prime 
pitture sta in San Silvestro al primo altare alla sinistra con S. Tom- 
maso Vescovo sedente in un bel seggio, e in piedi San Giambattista, 
e San Francesco , sonovi due angeletti che suonano secondo li nobi- 
li , e graziose maniere de' primi tempi, e ogni cosa è dipinta con mol- 
ta naturalezza e buon senso . Ha questa tavola il nome del Pittore : 
Hicronimus de Sanciu Cruce p, e l'anno MDXX. 

In San Geminiano all' altare dtl Sacramento v' è la cena del Si- 
gnore fatta cred' io da Girolamo in que' primi tempi , e sopra evvi 
la risurrezione parimenti della stessa mano . Varia opere di questo pit- 
tore si vedeano in San Francesco della Vigna : ma oggi non resta che 
una bellissima figura del Salvatore sopra il pulpito alla dritta , e sotto 
un quadretto col martirio di San Lorenzo rappresentato da molte pic- 
ciole figure , tolte in parte dalla famosa carta del San Lorenzo appun- 
to intagliato da Marc' Antonio Raimondi Bolognese , e disegnata da 
Baccio Bandinelli Fiorentino . 

Nella Chiesa della Santissima Trinità dipinse Girolamo la figura 
di S. Gerardo Sagredo nell' altare alla sinistra della Cappella Maggio- 
re , e si può chiamar questa una delle più belle opere sue . 

Nella stessa Chiesa altri due quadri vi sono di questa mano , si- 
tuati uno per parte della porta maggiore . V è nel primo la Madon- 
na con S. Giambattista , e San Niccolò , nel secondo la visita de' Pa- 
stori alla Nascita del Signore . Un altro picciolo quadro si crede opera 
sua , ed è al secondo altare alla sinistra con un istoria della vita di 
Sane' Atanagio . 

In S. Martino nel poggio dell' organo vi è la cena del Signore 
fatta da esso Santa Croce veramente nello stile , che fioria ne' migliori 
tempi della pittura , e per questa sola opera piuttosto come discepolo 
di Giorgione , e Tiziano semplicemente , che come pittore nato nelle 
vecchie scuole doverebbe conoscersi . In essa opera così appunto sta 
scritto : Hieronimo de San^a Croce MDXXXXFIUI. 

Nella Chiesa de' Serviti nella Cappella de' Lucchesi vi sono di 
quest' autore medesimo i quattro Evangeli-sti , e i Dottori della Chiesa 
.dai lati dell' altare ; figure molto belle , e ben dipinte . 

Ora quest' altare sì fa di nuovo , e non so , se quelle opere tor- 
neranno a vedersi (i) . 

(i) Nella raccolta di quadri di Cri- glio 1' anno 1769. si legge: „ Di Girola. 
stoforo Orsetti stampata in Venezia in fo- ma Santa Croce una Sacra Famiglia in pie- 



59 



GIOVANNI GAI.IZI. 



N. 



^ iun altra notizia si ha di questo pittore se non che ancor egli vì- 
vea nella città di Venezia circa l'anno 1545., ove dipinse tre quadri 
di buona maniera , e forte colorito , in uno de' quali rappresentò la 
Vergine col Bambino in braccio , nell' altro S, Fermo , e nel terzo 
S. Rustico protettori , e concittadini nostri ; le quali pitture sono ora 
nella Chiesa Parocchiale di Breno (i) 1 ed unite insieme formano un 
quadro solo, sotto del quale leggonsi queste parole : M.DXXXKIII. 
Jo. de Galr^ss Bcrgomenjfìs pinxic hoc opus Vencùis . 



FRA DAMIANO DOMENICANO- 

dovendo io ora parlare di un singolarissimo Uomo che tanto a se, 
ed alla patria ha recato d' onore e di gloria con 1' opere sue pregia- 
tissime 3 crederà for^e chi legge che io gliene debba qui mettere sotto 
gii occhi distintissime le notizie : ma siccome sono io restato deluso nel 
ricercarle per quanta sollecitudine, e diligenza abbia usata, cos'i egli 
resterà di queste deh-iudato , colpa tutta e negligenza dc'mnggiori no- 
stri , che hanno per somma noitra disavventura trascurato di traman- 
darci le notizie di molti di quelli illustri Uomini , che in tanta copia , 
ne' passati secoli , in questa nostra patria fiorirono . 

Fra Damiano converso dell' ordine di San Domenico è stato un 
uomo si eccellente nell' arte della tarsia, che Fra Leandro Alberti nel- 



colo quadro segnato al nuin. 571. " 

Una bti'a e conservata opera ia tavola 
del detto Girolamo comperata ia Venezia , 
og«i esiste nella Galleria del Sig- Co- Gia- 
co.no Carrara . Rappresenta essa Cristo de- 
j'osto dalla Croce con le Marie , e molte 
altre figure , tra le qaali vcrisimilmenre lia 
yoluro r.iporcscntare ap.co se stesso tenente 
colla sinistra mano un vaso di aromi per 
imbalsamare il Corpo di Cristo , sul coper- 
chio del qual vaso sta segnata una Croce , 
la quale dal medelTmo pittore con 1' indice 
della destra mano viene indicata a' riguar- 
danti , perchè sappiano esser quella opera 
tua . Le tìgtue di deiu tavoletta sono di 



corretto disegno , e molto bene atteggiate 
e in pictosf. e divot: espressioni assai bene 
addattatc al m:»tero. li tutto è dipinto con 
molta rotza , e finitezza su! far di Giorgi o- 
ne da C;-reI Franca p:ù che di qualunque 
altro Mà-'Stro . 

(i) A'i' :;ecasioa^ cht venne rifabbri- 
cata la chiesa ;i Breno furono le tre tavo- 
le disgiunte , e .'endute separatamente . 
Quella di mezzo che è la più grande , rap- 
presentante la B. V. - / Bambino , si trova, 
appresso il Co: Can.; i.j Vincenzo Pesen- 
ti ; e le aitie due esiSLono in Casa de Con- 
ti Aspetti nel loro Oratorio di Campagna 
ili Boccalione • 



do 
la sua descrizione d' Italia fa egli quell' onorata ricordanza di lui che 
appresso alli scriuori nostri non ritrovasi . Cosi egli scrive : » Fiate 
Damiano converso dell' ordine de' Predicatori è stato uomo di tanto 
ingegno , quanto si sia trovato insino ad ora al Mondo in commette- 
re legni insieme con tanto artifizio , che pajono pitture fatte col pen- 
nello « . 

La sua nascita voglio credere che sia seguita nel principio del 
1500., mentre in un manoscritto esistente nell'archivio de' Padri Pre- 
dicatori di Bologna rilevasi che nell' an. 1528. fu accettato figliuolo di 
quel convento , nel qual tempo era di già eccellente in tale professio- 
ne , leggendosi queste parole: Fracer Da/nia/ms de Bergamo homo pe- 
riiijsimus , fìngulanfsimus , & unicus in /' arte della tarsia cor.verjus 
receptatus futt in fUiuin conventus . 

Ne libri poi de' Consigli è registrata la commissione data dai Pa- 
dri di quel convento a fra Damiano di lavorare il coro , alla quale 
grandiosa opera con tutta sollecitudine e con tutto 1' impegno s'accinse. 
Veggonsi figurate tutte le istorie dt.1 vecchio , e del nuovo testamento 
nelle quali si scorgono mirabili architetture, paesi, battaglie, animali , 
e quant' altro mai può idearsi umano ingegno , e tutto eseguito con 
tale varietà ed esattezza di disegno , che reca stupore , e meraviglia a 
chiunque. Racconta il citato Alberti, che essendo nel 155!. il Ponte- 
fice Clemente Settimo, e Carlo Quinto Imperatore in quella città per- 
venuti ne! tempo che Fra Damiato travagliava in tale mirabile lavoro, 
non si sdegnarono amendue di voler minutamente considerare tale ma- 
nifattura , ed esaltarla con infiniti encomj ; il simile fecero i Cardinali, 
i Principi , e Signori , che colà portati si erano in grandissima quan- 
tità per r incoronazione dell' Imperadore , del quale vi è anco in Bo- 
logna certa tradizione , che non ben persuaso che quelli fossero legni 
uniti insieme , e non fosse piuttosto pittura , come tutta 1' apparenza 
dava a credere, cacciato uno stocco in una di quelle sedie volle col 
rompere alcuni di que' pezzetti di legno far pruova della verità, e per 
segno di tal cosa hanno sempre voluto lasciare quel luogo cosi infran- 
to sino a che in questi ultimi tempi essendo stato con somma diligenza 
ripulito tutto il coro da un Religioso de'ló stesso ordine eccellente in 
tal arte , è stato anco accomodata in parte quella fattura lasciandovi pe- 
rò qualche segno per memoria d' un tale fatto , che serve di marca 
onorevole alla sublime virtù di Fra Damiano . Per dimostrare quanto 
venga riputata , e celebrata quest' opera , riporterò in questo luogo le 
parole di diversi autori che di questa hanno favellato. Il citato Al- 



6\ 
berti dice; » Fra 1' altre opere, che ha fatto, è riputato singolare il 
presbiterio con la spalerà della cappella , ove giace onorevolissima- 
mente il sagro corpo del Patriarca San Domenico nella città di Bo- 
logna ; e più sotto soggiunge . » Avendo già finito il coro certamen- 
te cosa unica al Mondo « . 

Antonio Mazini nella Bologna perlustrata cosi scrive : » v' han- 
no una libreria copiosa di molti Libri , ed un coro tutto intarsiato 
con figure del Vecchio, e novo Testamento, opera mirabile di Fra 
Damiano da Bergamo converso di detta religione del 1528. « 

Nel libro intitolato : Pitture di Bologna dell' Ascoso Accademico 
gelato , si legge nella descrizione della Chiesa di San Domenico : » Le sto- 
rie del vecchio , e nuovo Testamento ne' postergali di quel coro fatte 
di legni tinti , chiamati intarsiatura , che ricavano le maraviglie di chi 
ben le considera, è industria stupenda di un Converso di questa reli- 
gione Frate Damiano da Bergamo , del quale in Sagristia altri otto 
pezzi si vedono ••' . 

Francesco Scoto nella descrizione della Chiesa di San Domenico 
di Bologna nel suo itinerario d' Italia . » Vedesi principalmente il pre- 
sbiterio o sia coro fatto da Fra Damiano da Bergamo , nel quale è ef- 
figiato chiaramente il vecchio , e nuovo Testamento di commissure di 
legni « . 

E Lodovico Vidriani nelle vite de' pittori Modenesi celebrando 
Bartolomeo Bonasia Maestro di tarsia cos'i scrive : » S' accresce il pregio 
a questo maestro per la comune testimonianza de' Padri Domenicani , 
i quali confermano , che in tutta la provincia della loro reli^ioiae non 
vi sono le più belle sedie corali di quelle di Modena , eccetto le fa- 
mosissime di San Domenico di Bologna « . 

Guglielmo Filandro nelle sue annotazioni in Vjtruvio dice chia- 
marsi la tarsia : Opus Xilostratum ligneo vermiculatum emblemate , seg- 
mentove , quod Bononice in cede Divi Dominici pulcherrimum vidimus 
opus Damiani Monachi^ ea opera inter piclurje genera numerantur . 

Fa pure menzione di quest' opera Florent le Comte , e dice che 
essendo in Bologna il famoso architetto Giacomo Barozio da Vignola 
ebbe occasione di mostrar il proprio valore , e di fare molte cose di 
pregio tra le quali furono grandemente stimate alcuni disegni che facea 
per Messer Francesco Guicciardini»allora Governatore di quella città, il 
quale li faceva poi lavorare di tarsia da Fra Damiano . 

Nel ISS4- fece la ringhiera posta all' arca di San Domenico, ed 
«n pulpito posto in quella Chiesa , come rilevasi dal suddetto libro de' 
Consigli . 



6ì 

Il concetto , che uiiiversahnetT.e si aveva di Damiano per tutta 
Furopa , all' crecchie pervenne del Cristianissiino Re Enrico Secondo , 
il quale volle una cappclleita con la tavola per 1' aitare , le quali co- 
se poi allo stesso inviate non si può dire quanta meraviglia di quel 
Monarca , e quanta approvazione di ciascheduno incontrassero . Coa 
eguale aggradimento , ed applauso fece per la Santità di Paolo Terzo 
una tavola d' altare , ed altre moltissime cose per altri ragguardevoli 
personaggi , che ogni di più chiara rendevano la fama di lui per ogni 
pnrte . 

Finalmente l'anno 1549. fu in Bologna sopraggiunto diU' ultima 
infermità e con universale tristezza alli 3 e. d' Agosto lasciò questa spo- 
glia mortale avendo appena terminata la grandiosa opera del Coro, nel- 
la quale per tanti anni aveva travagliato , che fu poi nel susseguente 
anno interamente messo in ordine; come dal citato manuscritto "550, 
» Complccus Ckorus tnirabills cecie Jix nojirje ^ opere ^ ut vulgo dici tur ^ teir- 
(ito ex Ugno , opera jratris Damiani Convcrji Bergomenjis filii hlona- 
Jìcrii nojlri , qui & Prxshiteriurn , & pulpitutn con la spalerà dell' ar-- 
ca Jìmili opere cffinxerac « . 

Non abbiamo altro in questa città di Fra Damiano fuorché li qua- 
dretti di Tarsia annicchiati nelle sedie del coro de' Padri Domenicani, 
li quali furono trasportati dalla loro Chiesa di Sauto Stefano nell' anno 
I5<ii., quando per la nuova fortificazione d;lla città fu insieme col 
Convento interamente distrutta , come ne assicura Fra Celestino nella 
seconda parte della sua storia , ove parlando della sopradetta Chiesa di 
Santo Stefano cosi dice : 

» V era nel tempio un maraviglioso presbiterio di tarsia opera di 
Fra Damiano da Bergamo coaverso Domenicano uomo in questo eser- 
cizio incomparabile ec. « 

Fi:i poi nel i(5'4 7. riordinato tutto il coro coirre ora si vede con 
belli intagli , e scoltufe , e posti a luogo loro li sopra nominati qua- 
dretti ) alcuni de' quali sono veramente degni di commendazione , alcu- 
«i altri poi non sembrano di eguale finezza e maestria , e non è fuor ' 
di ragione il credere , che sieno da altra mano inferiore stati travaglia- 
li (l) » Riferirò per fine, in confermazione di quanto si è detto,, ciò 

(t) Gli intarsi! del Coro de' PP. Do- no quelle di Bergamo del grez'zo e del doz- 

menicani di Bergamo sono assai inferiori zinale, laddove l'altre a ragione hanno ce- 

a quelli di Bologna . Convien dire che citata, ed eccitano tuttavia la maraviglia di 

(Quelli fossero le prime sue opere prima di quanti le veggono . Neil' Abecedario Pitto- 

Jarsi religioso, e male si argomentarebte lieo stampato in Venezia dal Pasquali l'an- 

ài quelle iJ merito insigne dell'altre. Han- no wj}- P*"^ errore È chiamato Fra Dome- 



f 

I 



1 



che scrive negli aurei suoi ricordi Monsignor Sabba da Castiglione Ca- 
valier Gerosolimitano , il quale parlando degli ornamenti della casa ra- 
giona in questa guisa . 

Chi la adorna di commesso di mano di Fra Giovanni di Mon- 
te Olivero , o di Fra Raffaello da Brescia , o delli Legnaghi Maestri 
eccellentissimi in tali esercizj , massimamente nelle prospettive . Ma so- 
pratufto chi le può avere le appara , e le adorna con le opere piut~ 
tosto divine , che umane del mio Padre Frate Damiano da Bergamo 
dell' ordine de' Predicatori , il quale non solo nelle prospettive ( come 
questi altri buoni Maestri ) ma nelli paesi , nelli casamenti , nelii lon- 
tani , e che più è , nelle figure fa con il legno tutto quello che a pe- 
na farebbe il grande Apelle col pennello , anzi a me paie , che li co- 
lori di quei legni siano più vivi j più accesi , e più vaghi di quelli , 
che usano li pittori , di sorte ch^ questi degnissimi lavori si possono 
dire essere una nuova pittura eccellentemente colorita senza colori , 
cosa molto ammiranda, ancoraché non manco meraviglia sia , che , essen- 
do le opere di commesso, 1' occhio quanto più si affatica tatuo meno 
comprende le commissure , che non è senza stupore de' riguardanti . 
Questo buon Padre in tingere legni , ed in qualsivoglia colore , e in 
contrafar pi&tre macchiate, e mischie, siccome è stato intorno alii seco- 
li nostri unico , cosi penso che alli futuri sarà senza pari ; e certo no- 
stro Signor Dio gli presti grazia, come io credo, perchè il vorrei ^ per 
essere le cose a buon termine, di poner l'estrema mano all' opera di 
San Domenico di Bologna . Io credo , anzi son certo che si porrà in- 



nico in vece di Fra Damiano . Altra opera 
di questo insigne artefice vedesi in Perugia. 
Nella descrizione delle Pitture di S. Pietro 
chiesa de' Monaci neri di S. Benedetta in 
quella Città, edizione seconda in ii. Stam- 
pata colà per il Riginaldi 1778. non solo si 
trova rammemorata , ma si ha insieme no- 
tizia di altro eccellente intarjiatore Berga- 
masco : di modo che, dal vedere pressoché 
ne' medesimi tempi tanti famosi uomini del- 
la nastra Patria eccellenti in cotal arte, pare 
che essa o qui trovata siasi , o certamente 
tì fosse in fiore più che altrove . Ecco quan- 
•to ne dice il libro suddetto , a carte 41. e 
seguenti . ,, Si deve indi passare al Coro , 
gli stalli del quale in numero di quaranta 
nell'ordine superiore sono composti di altret- 
tanti specchi di basso rilievo in noce, idea- 
ti, e disegnati dal Divino RatFaello d'Urbi- 
no , particolarità ajicora notata dal lodato 



Padre Monfaucon , che ne ù memoria nell' 
indicato luogo (cioè cap XX VI. pag. ^Sc.) 
del suddetto Diario Italico ; Cathedra, chori , 
delineatore Raphacle Urbinate , inferiore! tes- 
sellato opere , superiore^ Anaglyphis pulc'.er- 
limis concinnati , ed intagliati nell'anno i f ; y. 
d.\ Maestro Stefano da Bergamo, che vi ap- 
pose il proprio nome " e a carte 45. ., De- 
ve poi attentamente osservarsi la porta col- 
locata nei mezzo appunto degli stalli, negli 
scompartimenti , o riquadrature della quale 
con intarsio d) varj legni coloriti , e pulita- 
mente Connessi , sono figurati 1' annunzia- 
7,lonc della Santa 'Vergine , il ritrovamento 
del Bambino Mosc fatto nel Nilo dalla Fi- 
glia di Faraone , e le teste de" SS. Aposto- 
li Pietro, e Paolo, opera del rinomato Fra 
Damiano da Bergamo Domenicano , che fe- 
ce in Bologna per scudi 110. sicché il Co- 
ro importa !a spesa di scudi 1809. " 



^4 

titolare r ottavo spettacolo del Mondo , e slconie li Babilonici , gli 
Assirj , gli Egi^j , e Greci si avantarono d;' loro teiiipj , piramidi , 
colossi , e sepolcri : cos'i la felice Bologna si potrà gloriare , e vanta- 
re del coro di San Domenico . E p'èrchè io non vorrei che 1' amore 
e afiezione, che io porto al mio eccellentissimo. Padre mi facesse ripu- 
tare assentatore , cosa da me molto aliena, e massimamente con gli ami- 
ci , con li quali sempre il vero si ha da dire , mi estenderei più ol- 
tre , ancora che tutto quello , che io sapessi dire , sarebbe assai meno 
d;:! merito della sua rara e singoiar virtù e della onestà della siili 



religiosa e santa vita « . 



GIO FRANCESCO CAPODIFEPxPxO , ZLNINO 

SUO F1GLIV0L0> E PIETRO 

SUO FRATELLO MAESTRI DI TARSLA- 




'ai molti , ed eccellenti artefici nostri , che qui e in varie al- 
tre città d' Italia nella tarsia fiorirono , pare che dir con ragione si 
possa , «he nella città nostra quest' arte di formare , per cosi dire , 
de' Mosaici in legno, più che in altro luogo, ricevuto abbia incre- 
mento, e perfezione, come dalle memorie, che di costoro lasciamo 
scritte agevole cosa sarà di rilevare . Deve però meritamente mara- 
vigliarsi ognuno , che, avendo noi tutto di sotto gli occhi le raris- 
sime opere di Francesco Capodiferro di Loverc terra grande ed ono- 
revole del Bergamasco posta alla riva del L'ago Selino, vengano que- 
ste attribuite o a Fra Damiano , o ad altri artefici forestieri , e in 
conseguenza non abbia da' nostri scrittori conseguite le dovute laudi 
non solamente , ma sia appena il suo nome da alcuni fatto palese , 
e da altri venga perfino confuso con Frate Damiano suddetto altro 
nastro celebre intarsiatore di que' tempi , come abbiamo di sopra ve- 
duto , togliendo in tal guisa un artefice alla patria nostra, che tan- 
to ornamento tutto di le apporta . Questi è stato il principale mae- 
stro del famoso Coro di Santa Maria Maggiore, incominciato nel 1521. 
nel qual anno fu da' Presidenti alla fabbrica della Chiesa spedito in 
diverse città d' Italia , ed in Milano particolarmente per consultare 
sopra il modello da sciegliersi per tale opera, con 1' eccellente pittore 
ed architetto M. Bernardo Zenale da TrevigHo terra della Ghkrra 



<?5 
d' Addj, che in que' tempi era unita al territorio di Bergamo, come 

chiaramente si vedrà più innanzi . Per poter dare poi un idea del- 
la varietà e pregio di tale ammirabile manifattura io riferirò ciò che 
neir archivio della Misericordia nel libro soprascritto Fubbricoe Ckori 
trovasi registrato : veggonsi in questo notate con tutta diligenza le 
grandissime spese fatte nei soli disegni ; mentre oltre quelli di Lo- 
renzo Lotto, come dìrassi nella sua vita, altri ne fecero Alessandro 
Bonvicini detto il Moretto fatto venire per tale eil^etto da Brescia , 
Andrea Previtali , Giacomo de' Scipioni , Filippo Zanchi , Giuseppe 
Belli , Domenico di Albano , Niccolino Cabrini , Pietro da Nembro, 
Francesco Boneri , ed altri pittori nostri , che ancor in far modelli , 
ed altre simili operazioni furono adoperati. Quelii poi che, nell'inta- 
glio, e nella tarila, sotto la direzione di Gio: Francesco, operarono, 
sono questi, oioè primieramente Zinino suo figliuolo, e Pietro suo Fra- 
tello che abitava nella città di Lodi , Paolo da Pesaro , Gio: Antonio 
da Soresina , Angelo Ferri da Rumenengo scolare del Capo-diferro , e 
de' nostri, Paolino da Treviglio , Pietro de' Matlei , Giacomo Albrici , 
Gio: Marendis , Bernardino Scaratto da Gandiuo , Donato Prestinari 
d' Alzano , Pietro de' Bussi, oltre G:o: di Ponteranica con quattro suoi 
figliuoli , de' quali dopo faremo partcolar ricordanza . 

Io non m' accingo a voler partitamente descrivere tutti li quadret- 
ti di Tarsia , che sono nel coro dietro 1' aitar maggiore ne' quali sono 
stati istoriati diversi fatti del Testamento vecchio col disc-^no di Lo- 
renzo Lotto legati da regolata architettura nel fregio e lisene , nella 
quale , dalla parte verso le sagristie ( poiché il restante assai inferiore 
è di Alessandro Belli , come si vedrà ) sono eccellentemente espressi 
graziosi baccanali, scherzi di puttini» animali, trofei, e cento altre co- 
se perfettamente eseguite , mentre il voler di tutte le sopraddette isto- 
rie far menzione cosa troppo lunga e nojosa sarebbe, dirò solamente, 
che nel banco dalla parte dell' Evangelio ove sogliono nelle solenni fun- 
zioni sedere li celebranti nello schienale diviso in tre partimenti è rap- 
presentata la creazione di Adamo la trasgressione del precetto , la cac- 
ciata dal paradiso , e leggesi in quel di mezzo in un cartello penden- 
te da un albero: Opus Jo: Frane. D. Cap. Ferr. Bergami . Ma quali 
laudi saranno mai bastevoli a celebrare le quattro tavole di tarsia po- 
ste al dì fuori della superba spalliera , che chiude il presbiterio , e il 
coro avanti V aitar m.aggiore , e che dietro il recinto dclli due balaustri 
di marmo sempre coperte stanno e rinserrate , e si mostrano a' forestie- 
ri come cose rare ed ammirabili . Queste per essere state chiuse maisetn- 

9 



pre , hanno mantenuti si vivi e fresclii i colori ^ come s' elle fossero 
fatte pur ora ; lo che non è addivenuto de' quadretti del coro, men- 
tre alcun riparo non avendo fuori che quello di una cartiva vernice , 
che è servita piuttosto a deturparli , che a ripararli dal tarlo, anno in 
parte smarrita la bellezza del colorito , ed altri sono vicini con gravis- 
simo nostro danno alla total perdizione (i). Si veggono nelle sopraddet- 
te tavole vagamente espresse quattro istorie del vecchio Testamento, 
cioè r entrata di Noè nell' arca , ove distintamente tutta la specie de- 
gli animali più minuti si scorgonp ,• il passaggio degli Ebrei per il mar 
rosso , e la sommersione degli Egizj ; il trionfo di Giuditta per 1' ucci- 
sione di Oloferne , e la vittoria del Giovinetto Davidde col superbo 
Golia. Questi a dir vero per l'ammirabile loro fattura, singolare arti- 
fizio , e vago colorito non sembrano legni commessi insieme ma bensì 
pitture da eccellente pennello formate, scorgendovisi con tanta maestria 
commessi , ed accomodati li legni di diversi colori in formar li chiari- 
scuri degradati con altri , che fanno le veci di mezze tinte in guisa 
tale, che pajon veramente dipinti a olio dallo stesso Lotto che ne fece 
li disegni coloriti, e come egli era ricercato, e finito pittore, e di gran 
forza : cosi certamente potrebbero questi legni insieme uniti star a fron- 
te delle pitture de' piij rinomati pennelli , che oltre 1' esattezza del di- 
segno , diedero alle loro opere forza e finimento singolare; perciocché 
in essi risplendono tutte le eccellenze possibili del disegno, e dell'arte; 
e chiunque ha avuto agio di ben considerarle è rimasto sorpreso , ed 
estatico mai non credendo , che arte umana a si alto segno di perfe- 
zione potesse arrivare. L' ultima opera di Gian Francesco fii termina- 
ta nel mese d'ottobre dell'anno 153S0 come nel suddetto libro si leg- 
ge : Jo: Fruncifcus de Luere dcbec habere prò ejus mercede facicnJi duo 
quadra. Sansonis ad compunun lib, 60. prò quoque juxtj. accordmni . 
Dopo il qual tempo non vedendosi più fatta menzione alcuna del- 
la sua persona , ne di altre fatture fatte dagli altri artefici nel coro si 

(i) Ptt tale deterioramento, senza con- celebri Dipintori. Ciù si è voluto notare 

saltare i periti nell'arte , tu presa l'incau- perchè si proceda in appresso con grande 

ta risoluzione di far lavare diversi di tali cautela , e col consiglio di chi si intende 

intarsi! del Coro, mediante la quale mal di tali materie prima di far metter mano 

intesa operazione si è smarrita la muscula- ad aggiustare, e repuiire somiglianti opere , 

tura tutta delle ligure , ne e rimasto che il ovvero a distruggerle , come si era ultima- 

semplice contorno di così belli disegni, di mente da alcuno progettato di tare degli 

modo che gli stessi Caniana peritissimi nell' archi , cornici , colonne ec. che chiudono il 

arte , a' quali si sono ora dati ad acconio- pfesbitetio mandando in perdizione, per uri 

dare , non è possibile che ridurre li possa- male inteso risparmio , un opera così pre- 

no alla primiera perfezione e venustà, sen- gievole , e di tanta fatica, 
za Ja scorta degli originali disegni di quc' 



^7 
può con molta probabilità credere che , essendo circa tale tempo segui- 
ta la morte di Gian Francesco , restasse anco per allora sospesa tutta 
r opera . 

Nell'anno poi 1547. fu ripigliata da Zanino suo figliuolo, e da 
Gio: Pietro suo fratello , i quali proseguirono ad operare sino all' an- 
no 155^., dopo il qual tempo, sino al totale compimento, vi furo- 
no impiegati i figliuoli di Gio; Belli , de' quali parlaremo qui appres- 
so ; bastandomi ora il dire per ultimo , che in sole mercedi agli arte- 
fici contribuite per le di loro fatture , ascende la spesa di questa pre- 
giata opera in lire 7000. Imperiali come dal più volte citato libro eoa 
tutta chiarezza si comprende , 



ALFONSO DE' CODIFERRI PITTORE 



F 



_ ioriva nello stesso tempo nella pittura Alfonso figliuolo ancor esso 
di Gian Francesco , del quale nel mentovato libro della fabbrica del 
Coro si trova questa memoria , la quale insieme con molte altre di 
tale natura riferisco molto volentieri perchè servono molto a far com- 
prendere , qual fosse in questi tempi il valore delle monete . Alfonsus 
de Codejcrris plcìor Jcbet Libere prò ejus mercede faciendl diversas de^ 
sìgnanones , perfilucuras , & alia negotia. circa fabricam Chori lib, 
Imp. 68. 

Ite.'/i debec haberc scutos qiànque auri facientes librai ^i. Imp. ad 
computtim lib. 6". : 4. singulo scino , cum hoc quod teneaur deaurare 
organum , & cìmerium organi ex bono auro ducati , & teneatiir ipse 
M. Aljonsus ponere aurum , & illud toium pcrfìcere suis expenjis . 

Dell' opere di questo artefice io non ho alcuna particolare notizia; 
so bene eh' egli abitava m questa città ^ e che nell'anno J5<J8. com- 
però alcune pertiche di terra da Alberto Mozzi nella terra di Scano 
sopra le quali assicurò la dote di Margarita figliuola di Antonio Cere- 
soli sua moglie , che tanto abbiamo da publiche scritture riconosciuto ^ 



6% 

GIOVANNI, lACOMINO, ANDREA. 
ED ALESSANDRO BELLI SCULTORI- 

V X uel libro medesimo , che ci ha prestata materia di favellare di Fran- 
Cesco Capodiferro ci dà pure notizie di Gio; Belli della terra di 
Ponteranica il quale con la compagnia di Giacomino, Andrea, ed Ales- 
sandro suoi figliuoli in disegni , rimessi , scolture , e intagli fu molto 
adoperato nel coro di Santa Maria M.iggiore. Circa lo stesso tempo, 
che fii incominciata quest'opera, ne fii pure intrapresa un altra di non 
minor conto che servir dovea per la Chiesa medesima , della quale 
Giovanni fece il modello , come in altro libro ncll' archivio della Mise- 
ricordia intitolato." Libro dell'ancona di rame dell'anno 1521. sino al 
I 5 2<j. si legge : 

M. Jo: de Ponteranica habnit unam bulecam de lib. b. Imp. ad 
bonum compucum unius moduli lignei Anchonos novje fiendx , 
Iteni prò aliis bulctis lib. (So, Imp, 

E siccom.e ora più non si vede alcun avanzo di questa grandiosa 
opera , e più non ne resta la menoma ricordanza , cos'i sembrami cosa 
convenevole di non lasciarne affatto spegnere la memoria , e di far ve- 
dere in questo luogo ( giacché altro più acconcio non occorremi ) 
le vaste idee de' maggiori nostri , che pel divino culto , ed ornamen- 
to di questa insigne basilica non tralasciarono fatica o spesa veruna , 
e acciocché meglio si comprenda tutta 1' idea dell' opera , il nome de- 
gli artefici , ed altre particolarità di que' tempi degne di riflessione e 
memoria , riportare prima la parte presa nel consiglio della Misericor- 
dia , e poscia altre terminazioni tratte dal suddetto libro in principio 
del quale così sta scritto . 
lb%i. 12. Lulii . 

Quoniam cuhus divinus hominibus Chrìstianìs semper commen- 
dami fuit , ut numquam minueretur , scd augmentaretur maxime ere- 
sceniibus facultatibus , & redditibus Ecclesiarurn , idcirco omnes procccs- 
sorcs nostri , quibus merito per magnificam Comunitatem Bcrgonn conu 
jnijfum fuit rcgimen fabricoe Ecclefìce , & vcnerabilis templi Dominx 
Sancìje Marix Majoris , semper studuerunt , & airamnt ut dicla £c- 
clejia ornaretur ^ & fulgeret novis Iconis ■, & paramentis ^ & aliis de- 
coris ornamemis , adeo quod in prcesentiarum omnia altariu ipsius 



f^9 

Ecclesia siint sads , decentcrqtie ornata , excepto altari majorì , quoi 
Iconcm habet turpctn , 6" mimine tali Eccle/ìje decenictn quod cum sic 
caput , & principale membrum ipsius Ecdesijs prx ceteris fulgere dc~ 
beret . Et cum sit quod per plures prxcessores nostros multotics tra- 
cidium fuerìt , & etiam aliquando terminatum ut di ciò ultori ma Jori 
una putchra , 6' decora Icona fabricarctur , luni quia nihil ceni , ù 
determinati nobis in hac materia rcUquerunt ; Ideo attenta voluntaie 
prcecessorutn nostrorum , 6' attento quod talis Icona cadct in maximum 
ornamentuni , 6' honorem dicljs Ecclesiae & totius Civitatis , 6" etiani 
attento quod redditus & facultates ip/ìus jabricje propter pias , 6" de- 
votas hominum voluntates , quotidic accrescuntur , posica Juit pars quod 
fiat , 6" fabricetur una Icona altari majori , qux fit pulchra & de- 
cora f & condecens tali altari , & qiue merito laudari possa non so- 
lum intcr Icoaas civitatis noflrje sed etiam aliarum civitatum Italia. 
Qujs quidem partes & terminationes licet nuperrime caprce & in 
csriptis redaclx videantur , nihilominus jam plunbus mensibus viva, 
voce in Consilio Speclabiliurn Dominorum Ercesidcntium tracìate , ca- 
ptx 6' refolute extiterunt , 6" in earumdcm executione accersiti , <j* 
congregati fuere nonnulli ex peritioribus pictqribus , sculptonbus archi- 
tcciis , 6' ala viri prudemia o' ingenio perpollentes , sxpiusque ad in- 
vicem de tali opere facli plures & longi traclatus , ut tam circa matC' 
riam, & forma ni diclje IconJe constitucndje decens ^ & laudabilis sequC' 
re tur effcclus & ad diversas civitates Italia transmiss^e fuere Inter x , ut 
alienigenx piciores , sculptores , 6' architecti tale opus consiruendum fo- 
re non ignoraient , aliqui edam fama clariores precibus ac prctio voca- 
li hergomum venere^ intcr quos Andreas quidam Ritius Patavinus Scul- 
ptor non mediocris^ Bernardus Trivilius Mediolani refidcns piclor & ar- 
chiteclus non vulgaris , & [amofijjirnus de Germanis Papiensis Sculptor, 
qui fama & experientia catcris non inferior peritorum judicio reputatus 
efl , Quibus cum omnibus sxpenumero facìa colloquia traclatusque ac 
disputationes materia: jormoeque diclue Icone & ab ut separatim per p re- 
diclos à Be rgomenses , & alienigenas facli fuerunt plures , 6" diversi 
moduli , varice & diversa^ formje variarumque , & diversarum ma teria- 
rum , ipfisque modulis diligenter consideratis nonnulli & formati , 6' 
corredi , nonnullique alii de novo confirucii , quid per Laurentium Loturn 
piaorcm famosissimum , quid Andrcam Ztliolum Architcclurn quippe so- 
le rtcm , Antonium sBosellum, laccbus Scipionem., Andrcam Prjcvitallum 
piciores Bergomense , Bernardum Trivilium (i) , Andream Ri-ium , & 

(i) QucEt! c Bernardo Zenalc rato ìh Trsviglio allora Territorio di Bergamo del qua- 
le sì parlerà ii\ aotesso . 



7<^ _ 
loanncm Simoncm antedicios , omnibusque perpensis , 6' din consideratìs , 
hibuaque ipsorum pictorum scntcnni , 6' diu niaiura. anìmadversione 
iconx perhabita^ divini Spirims invocato presidio , almceque Dà Geni- 
iricis ope confisi communi pictorum accedente judicio in hunc sentcniiùm , 
ut probe mcliorem deventum fuic . 

Accento quod Cape/la major ipfius Ecclesìjs habet rnodicani lucem 
& non idoncum pros^pcclam , qui succiai piclurje -, Iconarn ipsam ex 
Sadptura confici debere ordinavcrunt . Cujus Icjnx materia conjìrui dc- 
bcat ex ramo pojlmodum deaurando , iruer quod opus sin: aiiquje par- 
tes argenti , secundum quod expedire videbitur in processu operis diclis 
spectabilibus Dominis Deputatis , & cujus Icome jorina sive figura , & 
quantitas sii , & esse debeat juxta jormam 6' nicnsuram moduli majo- 
ris ^ qui prò caeteris eUclus est ^ 6' magistro Joanni Sinioni de Ger- 
riianis Sculptori antedido , & prò artifìce prjedccli operis ut infra ck" 
c?o , conflgnatus . 

Sieguono poscia i capitoli stabiliti col sopraddetto M. Simone i qua- 
li per magi^ior brevità tralasciando riferirò un altra terminazione del di 
2<S, Giugno del susseguente anno 1^22., la quale cosi incomincia. 

7/2 prefato Consilio propcfìcum fuit opponunum esse deliberare ^ 
quorum Imagines SanSlorurn exponendce sint in illis duabus nielli s e 
Lìteribus anchonx nova: confina inceptce prò altari majori Ecehsije S. Ma- 
ria:' , cum hacienus de aliqua dielarum imaginum scu statuarum delibe- 
rata spetialitate non coriste t , & propterea considerata pristina , & an- 
tiqua dedicatione dicii alcaris Imrnaculaue Virginis Mariae :, ac Beatis 
J o: Apofìolo , 6» Evangelistje , ac Marco Evangelistce dicati , prout ex 
vetcris anchonae picluris dignoscitur , posila fuit pars- ,. quod ad imitai 
tiorem predieìae antiquae dedicationis altaris , 6' ìconee vetens , & in 
/rxdi-Slis duabus nichiis anchonas novx prediclx a latere dextero Beati 
Jo: Apofloli , (5 Evangelisije , & a sinistra Beati Marce Evangelist.v 
imagines , seu statuae confìruantur , 6' apponantur . 

Li anelici di queste sta-tue furono due fratelli de' Cambi di Cre- 
mona de' quali si trova fatta menzione in più luoghi nel citato libro 
delle spese , e primieramente si legge : D.. Jacobus de Bifìts Aurifex » 
& civis Bergami debet habere prò totidem per eum impensis in eundo 
ad civitatem Crernonee ad videndam imaginem Sancii Jo: fabricatain 
per fratres de Cambis aurifices lib. 4. : 4. 

In altro luogo sta scritto .- Item solucis AL Laurentio Lot & A/.. 
Antonio de Bosellis piclorìbus , & Antonio de Verona aiirifici , quod 
ut vidcrunc , & co/tsideraverunc imaginem S.. Jo: Evangelifiae nuper 



7< 
prcesentatam per Magistros Jacobum , 6* Gdlcatium de Cremona , 6" 

eorum opinionein retulerunt viagnificis Dominis dcpiuatis ad fabncam 

anchonjc Uh. b. 

Quanta poi sia stata la spesa delle mercedi date agli artefici de' 
disegni , modelli, argento, bronzo, rame, piombo, ed altre materie, 
che furono adoperate in tale facitura rilevasi dalle note suddette , che , 
non compreso il vitto contribuito per più anni a molti artefici, ascen- 
dessero li soli dinari alla somma di lire Imp. 4700. 

Restarebbe per ultimo di dare qualche contezza del fine di una 
si rilevante , e dispendiosa opera , mentre a dì nostri piii non si vede 
la menoma reliquia ; ma per quanta diligenza sia da me stata usata nel 
rivolgere le antiche carte nel sopraddetto archivio, altra memoria non 
m' è riuscito vedere , fuorché questa , che leggesi nel libro delle termi- 
nazioni dell'anno 1580. sotto il giorno 4. Agosto. 

hern quod icribarnur lìuerx Domino Vincendo Marche/io , ut 
consignet frujlum JEneum anchonx penss eum exijìentem Ciaripima 
Domino Jacobo Contare no ad hoc ut experuuur si invenin potejl au- 
rifex , qui fincm imponcre , pcrficereque sciat anconam ipsam . 

E sotto il giorno 9. Gennaro dell' anno seguente 1581. cosi sta 
scritto .• 

Item ut remedium aliquod inveniatur ne frusta JEnea peritifsi- 
tne , excelle ntijòi me qiie jabricata prò anchona ftenda in sinistrum va- 
dant , viva voce data Juit libertas Excel. D. Carolo Vertua l. gum 
Dociori , Spcc. D. Jo. Andr. Pancino videndi & considerandi sub qua 
forma , & quo ordine compaginari pojsint ipsa jrusta , 6' quodnatn 
ornamentum de cis fieri possit . 

Si raccoglie pertanto da queste terminazioni che non ebbe il to- 
tale suo compimento quest' opera o per morte dell' artefice , o per al- 
tra cagione a noi del tutto ignota : Ma di questo basti , il sin qui 
detto, che ora fa di mestieri proseguire l'incominciato racconto di Gio: 
Belli , e de' suoi figliuoli. Neil' anno 1529. ridusse a perfezione le tre 
porte del Coro avanti 1' aitar maggiore , ritrovandosi cosi notato nel 
suddetto libro .• 

M. Jo: de Ponteranica debet ìiabcre prò ejus mercede perficien- 
di portas chori , 6' alias facluras columnarum incisarurn lib. Imp, by. 

Nel fine del qual anno , e nel cominciar dell' altre devesi crede, 
re seguisse la di lui morte, mentre leggesi più sotto, ib^^o. M. Jo. 
de Ponteranica ^ feu filli debent ha'->cre prò pedestallis novem de coni, 
misso habita infiormatione a M. Francisco de Luere lib. Imp. 36". 



72 

E poco dopo .* Alexander filias quondam maghtri Jo: , Jacobi- 
nui , & Alexander fratres debent /ubere prò operibus in fabiiea cho- 
Ti novi lib. Inip. no. 

Dopo il qual tempo veggonsi sempre registrati li nonn di questi 
fratelli, de' quali il più riputato, e valente convien credere fosse Ales- 
sandro per avere egli solo lasciato il nome scolpito nel fregio sopra la 
Jisena accanto al banco dei publici Rappresentanti in questa guisa . 
Hujus ornamcntum operìs Alexander Bellus perjecit . 

Già abbiamo detto che la metà del fregio dell' opposta parte del 
Coro fii opera del Capodiferro , perciò fece il Belli quest' altra metà 
verso il campanile con vaga intrecciatura ancor esso di picciole figuri- 
ne, e pattini ad imitazione dell'altra, ma con grande disparità di la- 
voro scorgendosi chiaramente in quelle del Capodiferro maggior finez- 
za e peifezione . 

Lascia memoria del Belli, Mario Muzio nella terza parte della sua 
sacra istoria con queste parole . 

» L' intaglio , che adorna cosi il circonsessorio , come le sedie del 
coro , ove in vece de' quadretti del Testamento nuovo , che i' istesso 
Capodiferro dall' acerba morte prevenuto non puotè egli finire , sono 
accomodati d' intorno i simbolici geroglifici , che doveano servire per 
coperture, e significazi^n de' quadretti del circonsessorio, è opera deli' 
ingegnoso maestro Belli intagliatore eccellente de' suoi tempi . 

Per togliere ogni equivoco , qui devesi avvertire , che tutto 1' in- 
taglio , che si vede nel circonsessorio , o sia coro avanti l'aitar mag- 
giore come pure l'architettura, e li altri ornamenti sono de! Belìi so- 
pra riferito ; ma li simbolici geroglifici , e le storie della scrittura , e 
la metà del coro dietro 1' altare dalla parte delle sagristie furon tutte 
opere del Capodiferro, come abbiamo veduto. 

Nel più volte citato libro delle spese si vede registrato il nome di Ales- 
sandro , e di 'altri artefici sino all' anno 1574. nel qual tempo si può 
credere che fosse ridotta a compimento tutta 1' opera , né dopo vcde- 
si altra memoria di fatfure se non nell'anno 1577. in cui essendo, 
stato il coro in più luoghi rovinato , e guasto da una saetta fu inte- 
ramente accomodato da Mastro Jacomino . 

Ebbe Alessandro due figliuoli, che attesero alla professione mede- 
sima de' loro maggiori, e lasciarono ancor essi memoria della loro vir- 
tù nella Chiesa stessa come si legge nel libro settimo delle spese dell" 
anno 1595. 

Lire 98. a M. Antonio, e M. Filippo di Belli Int?gli3tori per 



73 
resto della loro mercede dclii quartro Angeli dati , e posti nella cassa 

dell' orbano di detta Cliiesa . 



o 



GIUSEPPE BELLI PITTORE- 



F: 



igliuoio di Giovanni , e fratello de' sopraddetti tré scultori Alessan- 
dro , Andrea , e Giacomino de' Belli di Ponteranica fu Giuseppe il 
quale, da principio, nella stessa via del disegno, e dell' intaglio cam- 
minando , in fine poi lasciato da parte gli scalpelli , alla pittura sola- 
mente s' attenne, e lo (o:c con assai buona riuscita , com'.- si vede di 
una sua opera , che sola io porterò in questo luogo per mancanza di 
maggiori notizie » la quale benché ncn possa dirsi di somma perfezio- 
ne , non è però totalmente indegna di lode . Questa si è la tavola 
principale di San Pietro in Boccaleone in cui è rappresentato il detto 
Santo vestito cou abiti pantificali seduto nel mezzo, da una parte San 
Paolo in piedi, e dall'altra Sant' Alessandro martire appoggiato all'asta 
della sua bandiera: Fu dipinta quest'opera nel 1553-, e n'ebbe Giu- 
seppe per mercede sedeci scudi , e mezzo d' oro , come si rileva da 
un vecchio libro di quelja Chiesa . 

Fece ancor egli alcuni disegni per il coro di Santa Maria nel 
tempo , che vi lavoravano li suoi fratelli , negl' intagli , e nelle scul- 
ture , leggendosi nel mentovato libro queste parole : 

losepho de' Belli pittore deve avere per sua mercede di molti di- 
segni , de figure , frisi , colonne , perfilature , ed altri ornamenti fatti 
nella fabbrica del Coro dell' anno 1555. lire Imp, 4. 

Nel 1580. fece per la stessa Chiesa un palio di legno posto all' 
altare del corpus Domini , il quale poi col tempo è stato levato . Eb- 
bt in moglie Paola de' Benzeni , con la quale abitava in questa città 
presso la Chiesa di Sant' Andrea . 

E venuta poscia a notizia un altra oper;i di questo virtuoso pit- 
tore , la quale conservasi in casa Belli , ed è il ritratto del Prete 
D. Gaspero Alberti Musico sedente vestito di una zimarra bigia colla 
berttta triangolare in testa , gli occhiali nella mano sinistra , e una car- 
ta di canto nella destra , con queste parole . Nucuralis Effimes Musi- 
ti Presbiceri Gasparis de Albertis . 

loseph de Bdlis die V. Septemb. MDXLVIL 



1© 



74 

ANDREA ZILIOLO ARCHITETTO- 

J_ roviamo di costui fatta onorevole memoria nel soprapdctto libro 
della fabbrica dell' ancona di rame , ove nella terminazione , che qui 
sopra abbiamo riportata parlando de' modelli fatti per tale opera leggasi 
scritto in questa guisa . 

., l^onnulli & formati , & corrcBi , nonnullique aiti de novo 
construcli quid ver Laurentium Lotiun quid per Andrcam Ziliolutn 
Architeclum quìvpe solenem per Anronunn Bofel'.urn Jucobuni Seipior 
fiein Andrea/ti V revicalhun piclora Bergomenfes &c. " 

Al vederlo per tanto impiegato ancor esso in un opera cotanto 
ragguardevole , e fra tali principali artefici con titoli onorevoli anno- 
verato ci giova il considerarlo per un valente architeao di quel tempo t 

In altro luogo d?l libro medciin.o leggonsi queste parole . 

ib2i. D. Andreas Zliolus prò plunbus rnodulis arxhonx altarìs 
magni Eccleiice , 6" de signis Capcll<s S. Jo: Baptijlos Sancii Frani- 
cisci Bergonn . 

Nella accennata Chiesa di San Francesco , al quarto altare a ma- 
no sinistra si vede la detta opera del Ziiiolo , cioè 1' ornamento dell' 
altare fatto di pietra ordinaria , ma con sodi e regolare architettura , 
in mezzo del quale è dipinto a fresco da Lorenzo Lotto San Giam- 
battista in atto di batteizare nostro Signore ; non so poi intendere 
come quest' opera si trovi posta fra le spese della Misericordia . 
Né più a lungo potendo favellare di questo artefice ho creduto al- 
meno doveroso il non defraudare il suo nome di questa breve ricordanza . 



PIETRO DE' MAFFEIS SCULTORE- 



N. 



_ el numero grande degli artefici , che nella vita di Francesco Ca- 
podiferro abbiamo veduto essere stati impiegati nella fabbrica del coro 
di Santa Maria Maggiore , uno certamente de' più valenti è stato 
Pietro figliuolo di Bonomo Maftci da Stabello terra posta nella Val- 
le Brembana inferiore , del quale avendo poi rinvenuta altra opera 
di considerazione fa di mestieri, che ancora di lui favelli particolar- 
mente in questo luogo. Che quest' opera fosse in que' tempi tenuta 
in molto pregio si deduce dall' onorevole pagaipento conseguito dall' 



7S 

artefice per giudizio e stima di due eccellenti pittori , che furono 

eletti arbiiri dalle parti ; lo che meglio dalle parole inedesitne della 
Scrittura intendcrassi , che nel pubi'.'.o archivio negli atti di Gio: Ron- 
zoni si legge . „ lòto. uUur.o Novtmins . M. Anconuis f. q. Pctri 
de Bofei/is , & \f. Jucobus q. yl. Gè or gii de Scanardis de Ave ra- 
na, arbitri elecii per & intcr Sindicos Scholue D. Surtcli Anconii de 
Scdrina ex una , 6' Mjg'scrurn Pctrum qu. Bonohomi de Majfcis de 
Subello intaluuorern ad icinentiandam quidquid ipse M. Petrus ha- 
bere debeat prò ejus mercede , 6' falari.^ in i/italuitione facia in an- 
cona D. Sancii Antomi de Sidnna &c, , dieii arbitri electi ut sa- 
prà sentcntiando dixerunt , quod fuprajcripti Sindici teneaniur dare 
ipsi M. Petro Intaliatori scutos quadraginta auri 6'w « 

Nel coro di Santa Maria Maggiore furono sue paiticolarl scolture 
diversi animali intorno al medesimo , e nel libro di sopra mentovato 
cosi sta scritto . 

1Ò21S. M. Petrus de Mafflis debet habere prò multis animali bus 
ligneis ponendis in jabrica Chori visis & àpprobatis per M. Francisaim 
de Luere L. 4^. 



GIO' FRANCESCO ZABELLO • 



S 



trano veramente e fuor d' ogni ragione semorarà a chi legge , che 
sia costretto ricorrere pii^i volte a' for;ìStieri Scrittori per rintracciar le 
dovute notizie di qualche non vvjigare soggetto della patria nostra . 
Eppure ancor di presente ciò mi accìide parlar dovendo di Gio: Fran- 
cesco Zabello , il quale se nor. l'osse btato da Rai^cllo Soprani scritto- 
re delle vite de' Genovesi celebrato per un artefice ingegnoso , e sin- 
golare , io certamente non ne avrei potuta dare alcuna contezza ,• non 
avendo nelle nostre isfrle letto nei.^ieno il none di lui. Questi è sta- 
to un valentissimo disegnatore , e lavoratore di tarsia in que' tempi 
medesimi , che fioriva in tal genere di lavoro il celebre Fra Damiano 
di sopra mentovato , ed in Genova ha fatto opere tnirabili nel coro 
de'la Cattedra!'' come dal Sopr.'ni siano certificati con queste parole . 
» Con arte poco usata in Genova, e presso gli antichi molto sti- 
mata furono da Gio: Francesco Zabello Bergamasco fatti d'i tarsia mol- 
ti lavori nel coro della Cattedrale per ornamento delle spalliere de' 
sedili rappresentandovi quasi tutti i misteriosi successi delia vita , e 
della passione di Cristo Sig^nor Nostro , a' quali aggiunse in due siti. 



1^ 

di convenevol grandezza 'A martirio di San Lorenzo , e l.i strage de' 
Bambini innocenti, ed il tutto è fatto cori tale dilic:enza ed arte , che 
immica la pittura col mezzo de' ciliari , e scuri , e da rilievo al pia- 
no . Scrisse questo ingegnoso artefice il suo nome in un dado, che sì 
vede nella prima di quelle spalliere ; t da un cartellarne , eh' ei fin- 
se neir istoria de' Santi Innocenti , assicurati veniamo , che 1' anno 
decimo ottavo dopo la ricuperata libertà cioè nel 154<J. restò termina- 
to da lui cosi nobil lavoro . 

Né altra notizia può dar la mia penna intorno a questo virtuo- 
so, solo che a mio credere potrebbero essere stati futi di sua mano 
alcuni lavori di tarsia, che già adornavano un gabinetto, o sia studio- 
lo nel palazzo del Signor Duca Grimaldi , il quale però , a' giorni 
nostri , è stato disfatto per servirsi di quel sito ad altro uso . 

Ed ecco con queste scarse notizie terminato il racconto di questo 
virtuoso artefice, del quale, non avendo in questa città alcuna sua ope- 
ra saputo rinvenire ; mi giova credere , che lontano da questa dimo- 
rando abbia ancora altrove terminati i suoi giorni . 11 Padre Orlandi 
fa doppia menzione del Zab^llo nel suo abcccdario pittorico , annove- 
randolo nella parte seconda fra gli eccellenti professori del disegno , 
e nella terza parte fra gì' illustri intagliatori . 



POLIDORO C.ILDARA PITTORE. 



N< 



on v' ha alcun luogo a dubitare , che fra gì' Illustri pittori Ber- 
gamaschi non debba annoverarsi Polidoro Caldara come nato nel no- 
bilissimo Castello di Caravaggio posto nella Gerra d'Adda, che a que' 
tempi era parte del territorio liergamasco , e sebbene verso la metà 
del decimoquinto secolo per le vicende delle guerre fii per alcuni anni 
accidentalmente smembrata , e data al Duca di Milano ; non resta 
però che questa non debba considerarsi come antica porzione del ter- 
ritorio nostro costituita dalla natura dentro li suoi confini , e confer- 
mata dal Re Enrico sin all'anno 1041., e da Federico Imperatore 
nel 1151^., e dallo stesso nel 1183., come si ha da tutte le storie, 
e dai pubblici registri di questa città . Verso il fine del mentovato 
decimoquinto secolo fu di nuovo acquistata dalla Repubblica , quale 
fii dall' anno 1428. teneva il dominio di Bergamo , e rimase di nuo- 
vo alla città nostra la giurisdizione di mandar suoi cittadini alle Pode- 
5;arie , e Vicariati di quelle terre , come antica , e naturale sua pcrti- 



77 
ntnza ; finché poi nell'anno 1516'. fu totalmente dai nostro territorio 

divisa , ed unita a quella di Milano . 

In Caravaggio dunque nel tempo » che era porzione del Territo- 
rio nostro, cioè nel cader del 1499. , venne alla luce il famosissimo 
Polidoro, del quale avendo Gioachino di Sandrat , Giorgio Vasari , ed 
il dottissimo Accademico della Crusca Filippo Baldinucci scritta la vi- 
13 , a questo tome piìi moderno scrittore appigliandomi, rapporterò in 
questo luogo distintamente la narrazione della vita di Polidoro da lui 
pubblicata . 

Parlando il detto Baldinucci degli eccellenti artefici usciti dalla 
scuola del gran Raffaello , cosi dice , nel d<;cennale terzo del Secolo IN'. 

» Uno di questi per certo fu il celebratissimo Polidoro Caldara di 
Caravaggio di Lombardia, che si può dire, che sino dal ventre dell* 
madre portasse col genio 1' abilità , e stetti per dire , in quest' arte la 
maestria me«lesima . Questi nato di umilissimi parenti astretto da po- 
vertà , tu necessitato ad esercitare sino ali' età di diciotto anni il me- 
stiere del manuale in quel tempo appunto , che in Roma la sempre 
gloriosa memoria di Leon X. faceva fabbricare le logge: nel cominciarsi 
poi quelle a dipignere da Giovanni da Udine , e dagli altri , sotto la 
scorta di Raffaello , il giovanetto force portato da natura , non potè 
contenersi di non dar fuori il gran genio , eh' egli aveva a quell' ar- 
te , e fatta amicizia con tutti que' pittori , e più che o"ni altro con 
Maturino Fiorentino , tanto s' avvanzò neli' intelligenza degli ottimi 
precetti di quella , che in pochi mesi diede di se stesso non ordinario 
stupore ,' e in disegno , e in invenzione avanzò tutti gli altri giovani 
di quella scuola . Era però il colorito tanto dei Caravaggio , quanto 
dell' inseparabile suo compagno , e imitatore Maturino non tanto viva- 
ce , ed allegro , quanto quello degli altri loro condiscepoli .• alla quai 
cosa avendo 1' uno e 1' altro fatta rifHessione, e osservato, che Baldas- 
sarri da Siena aveva dipinte alctme facciate di case a chiaroscuro, de- 
liberarono ( pigliando strada piij corta ) lasciar le diitìcoltà del colo- 
rito , e attenersi con grande studio a tutte le altre parti della pittura 
col rapprestntar sempre le cpsre loro solamente a chiariscuri . Fatta 
questa deliberazione , fecero questi due una cosi stretta comunione , e 
di volontà , e d' opere , e d' avere , che, se non fosse stato poi il 
sacco di Roma , non avrebbe avuto forza per dividerla altri che la stes- 
sa morte. La prima opera, che tacessero fu una facciata, in essa cit- 
tà di Roma a Monte Cavallo , rimpc-tto a San Silvestro , nella quale 
furono ajutali da Pellegrin da Modana , che era assai avanzato nella 



78 
pratica , e diede loro grande animo . Un' altra ne fecero riirpetto al- 
la poru del fianco di San Salvadore in Lauro . D.pinsero una storia 
dalli porta del fianco della Minerva , e una fac,. .la a Bipetra so-pra 
Santo [lecco, dove fecciono vedere una quantità di mostri marini la- 
vorati con grande artificio. Dicronsi poi a studiare le antichità di Ro- 
nn , così che non restò cosa Q sana, o rotta, che essa si fosse, che 
e' non disegnassero ,• d' onde cavarono 1' ottima miniera , ed invenzio- 
ne de' chiaribcuri , che fecero poi , come pu-) cia=;cuno riconoscere 
dall' opere medesime . Fecero sulla Piazza di Capranioa una facciata 
colle virtù Teologali , e un bel fregio sotto le finestre , con altri va- 
ghi componimenti . In Borgo nuovo dipinsero una facciata a sgraffio : 
un altra sul canto della Pace : una nella casa degli Spinoli verso Pa- 
vione .• una del trionfo di Camillo con un amico sagrificio vicino a 
Torre di Nona . Verso Sant' Angelo una bellissima facciata colla storia 
di Perillo messo nel toro di bronzo da se inventato, fecero in una 
cnsa della strada , che va all' immagine di Ponte : un altra alla Piazza 
della Dogana allato a Sant' Eustachio con bellissime battaglie , e in 
somma tante , e tante ne dipinsero che troppo lungo sarebbe il descri- 
verle . Lavorarono nel giardino di Stefano del Bufalo la storia di Per- 
seo (l) : ed in altre case di nobili persone , fecero infinite pitture di 
camere , e frci a fresco , e a tempera , tanto che si può dire in un 
certo modo, che non rim.anesse in Pioma casa, vigna o giardino, do- 
ve questi due gran maestri non ficessero opere . Occorse intanto lo 
strano caso del sacco di Roma l'anno 1527. , onde rifuggitosi ognu- 
no , chi qua , e chi là Maturino ancor egli si fuggi , e poco dopo ;i 
cngione , come sì crede , de' gran disagi patiti in quelle comuni mise- 
rie , sopraggiunto da morbo pestilenziale , nella stessa città di Roma 
fini i g'orni suoi , ed in Santo F.ustachio fu sepolto . Polidoro sì ix):- 
tò a Napoli , dove pel poco gusto eh' ti trovò in quella gente delle 
cose di di-x-gno , e di pittura, a principio poco ne mancò che non 
morisse di fame ; essendosi sino condotto a lavorare a giornate con 
certi pittori, pc' quali fece di sua mano in Santa Maria della grazia, 
nella Cappella maggiore , un San Pietro : e per un Conte dipinse una 
volta a tempera, una f.iceiata , un cortile, e logge, che tutte riusci- 
rono opere maravigliose . In Sant' Angelo allato alla pescheria , i\ce 

(ì) In un pezzo verso al Paiazio e espressa fia due piccole finestre Danae nel- 

lapprescntita la liberazione d' Aniliomeda : la torre ili broiiio ; e sotto Atlante con, 

nel pezzo corrispondente vi è un Sacritiiio. -vertito in soss.i con var^ donne che £s>ìf 

l.li altri due pezzi sono perduti . In altra mano un fitgla. 
facciata che corrisponde ali* scuderie sta 



19 
alcuni quadri , ed una tavola a olio . Ma vedendo finalmente non e-:- 
ser egli , e la propria virtù in quella città più che tanto ricevuta e 
stimata , se n' andò a Messina, dove gii tu dato molto da operare a 
olio , « fece gli archi trionfali coli' occasione delia passata di Carlo \ . 
dall' impresa di Tunisi , e molte altre pitture. Desiderava egli vivamen- 
te di tornarsene a Roma ritenuto da tal risoluzione solamente da u;u 
donna , che egli troppo teneramente amava . Ma in fine , prevalendo 
in lui r amor di Roma all' amor dell' amata , rotto ogni laccio , del;- 
berò di colà portarsi ; ma non già gli riusà di veder Roma , perchè 
fb soppragiunto da una morte miserabile , se crediamo a quanto ne 
scrisse il Vasari colle seguenti parole : 

Levò dal Banco una buona quantità di danari , eh' egli aveva , 
e risoluto al tutto si partì . Aveva Polidoro tenuto molto tempo un 
garzone di quel paese, il quale portava maggiore amore a' danari di 
Polidoro , che a lui ; ma , per avergli cosi sul Banco , non potè m.ai 
porvi su le mani , e con essi partirsi ; peilcchè caduto in un pensie- 
ro malvagio , e crudele , deliberò la notte seguente mentre che dor- 
miva , con alcuni suoi congiurati amici dargli la morte e poi partire 
i danari fra loro . E così , sul primo sonno assalitolo , mentre dormi- 
va forte , ajutato da coloro con una fascia lo strangolò , e poi dato- 
gli alcune ferite, lo lasciarono morto: e per mostrar che essi non 
r avessero fatto lo portarono sulla porta della donna da Pulidoro am.a- 
ta, fingendo, che o i parenti, o altri in casa l'avessero ammazzato. 
Diede dunque U garzone buona parte di danari a que* libaldi > che 
si brutto eccesso avevan commesso, e quindi fattigli partire , la mat- 
tina piangendo andò a casa un Conte , amico del maestro morto , 
ma per diligenza che si facesse , in cercar molti , di chi avesse co- 
tal tradimento commesso , non venne alcuna cosa alla luce . Ma pu- 
re , come Dio volle , avendo la natura , e la virtù a sdegno d'es- 
ser per mano della fortuna percosse , fecero a uno , che interesse 
non ci aveva , dire , che impossibile era , che altri che tal garzone 
r avesse assassinato . Per lo che il Conte gli fece porre le mani ados- 
so.' e alla tortura ìBCssoIo , senza che altro martirio gli dessero , con- 
fessò il delitto, e Ri dalla giustizia condannato alla forca, ma prima 
con tanaglie infuocate per la strada tormentato , e ultimamente squar» 
tato. Ma non per questo tornò la vita a Pulidoro, né alla pittura si 
rese quell' ingegno pellegrino e veloce , che per tanti secoli non er:^ 
più stato al Mondo ; per lo che , se allora che mori , avesse potuto 
morire cen Ini sarebbe tuona 1' invenzione , la grazia , e la bravura 



So 
nelle figure dell' arte , felicità della natura , e della virtù nel formare 
in un corpo cos'i nobile spirito , e invidia ed odio crudele di cosi stra- 
na morte nt.1 fato, e nella fortuna sua , Furoiu) fatte 1' esequie sue so- 
Icnnisìime , e con doglia infinita di tutta Messina, e nella Chiesa Cat- 
tedrale datogli sepoltura l'anno 1595. 

Tale fii dunque 1' infelice fine di questi due grandi artefici , i 
quali per la gran virtù loro meritano di rimaner per sempre nella me- 
moria degli uomini. Furono Polidoro, e Maturino bravissimi neli' ope- 
rare , come ben mostrano le loro pitture : e quantunque Maturino non 
fosse cosi efficacemente portato dal genio, e dalla natura alle cose dell' 
arte quanto Pulidoro ; con tutto ciò e colla pazienza , e col lungo 
studio, e coir imitazione dell'opere del compagno, si portò si bene, 
che 1' uno, e 1' altro insieme condussero sempre le cose loro, senza 
che apparisse fra esse diflerenza alcuna . Furono i primi , che , pel 
grande studio farro sopra tu'.to 1' antico , arrivassero ad esprimere eccel- 
lentemente gli abiti, le fisonomie , i sacnficj, i vasi, l'armi, ed ogni- 
altro strumento sacro o profano, servendosi di essi con si esatta osser- 
vanza degli antichi costumi , che hanno dato gran gusto, ed anche 
qualche lume agli eruditi . Il tutto poi si vede accompagnato con in- 
venzione , varietà , nobiltà , e disegno tanto eccellente , che già quasi 
in due secoli trascorsi non si sono vedute pitture in Roma , che sieno 
Etate, e sieno tuttavia tanto studiate da ogni nazione , quanto quelle 
di costoro, che veramente hanno mostrato agli amatori dell'arte il mo- 
do di fjrsi universali in ogni sorta di lavoro.* e ne vanno attorno 
infinite copie in istampa . Questa loro eccellenza però fu interno a 
chiariscuri , bronzi, e terretta , perchè nel colorito valsero tanto poco, 
che quel che si vede in Roma di loro mano , che sono alcune poche 
cose, non punto gli distingue da ogni altro pittore. Ben è vero che 
Polidoro, nel tempo che ci visse in Messina, ebbe tante occasioni di 
dipingere a olio figure colorite , che nell' ultimo della vita sua, aven- 
dovi già acquistata buona pratica , vi fece opere lodevoli : e fra 1' al- 
tre fu stimata bellissima, e di vago colorito, una tavola di Cristo por- 
tante la croce, con un gran numero di figure , appropriate alla storia > 
che fu l'ultima opera, che vi facesse : perchè poco dopo egli per giu- 
sto e occulto giudizio di Dio fece 1' infelice morte , che sopra abbia- 
mo raccontato « . 

Fin qui il Baldinucci , il quale le orme seguendo di Giorgio Va* 
sari prende insieme con lui un grave errore , nel dire che Polidoro, 
ebbe a, morirsi in Napoli della fame , e che poche cose ivi dipinse .. 



8i 

Per comprovar dunque tale falsità , e riferire anco alcune opere fatte 
in Napoli di loro p.issdte sotto silenzio rapportaremo ciò che scrive 
Bernardo de' Dominici nel L. 2. delle vite de' l'ittori Napolitani , ove 
nella vita di Andrea da Salerno così parla . 

» Ora fri coloro eh' ebber la sorte di fuggir da Roma per scam- 
par la viia , fu 1' eccellentissimo Polidoro da Caravaggio il quale arri- 
vato in Napoli , dopo aver disperso lo amato Maturino suo compagno 
rarissimo nella pittura , ed informandosi qua! Pittore fusse di mag- 
gior grido , udì esservi un valciit' uomo migliore forse che gli altri , 
per esser staio discepolo del divino Ratlaelln , quale si nominava An- 
drea da Salerno 5 per la qual cosa venendogli in memoria coloro, che 
lavorato avevano con qu^l divni Maestro, gli sovvenne aversi veduto 
Andrea ^ ed ess^r anche suo conoscente . Adunque portatosi ove quello 
dipigneva vi si fece introdurre , ma non fu da Andrea alla bella pri- 
ma riconosciuto per lo lungo spazio di anni , che vi eran pis^ati di 
mezzo ( giacché il Salerno si era partito da Roma ni 1512.) ed al- 
tresì perche a Polidoro era stranamente cresciuta la barba. Per la qual 
cosa fingi. ndo Pol;duro di esser un povero Piftore capitato ivi a caso, 
gli chiese , che ammciier lo voles.e ad alcuna cosa operare per quel 
prezzo , che gli piacesse , dappoiché si trovava molto necessitato come 
quegli , che scampando ia vita avta perduto tutto il suo avere nel mi- 
serabil sacco di Roma . Andrea compassionando il di lui stato gli die- 
de a dipigaere una figura di quegli Apostoli , che andavano incorno 
alla mentovata Tribuna . Ma non tantosto Polidoro ebbe quella figura 
abbozzata, che guardandola Andrea^ buttati a terra i pennelli, lo cor- 
se ad abbracciare avendolo per 1' eccellenza dell' opera ravvisato , con- 
ciosiacosachè le pitture a fresco di Polidoro hanno tanta eccellenza e 
perfezione che solo da quelle di Raftàello ponno essere pareggiate . Co- 
sì dunque fatte inf a di loro sincerissime accoglienze , e rallegrali in- 
sieme di conversazione, fu alloggiato Polidoro in casa di Andrea, dal 
quale essendo pubi. caca b somma virtù di Lui , gli fu procurato il la- 
voro di malie pitture , che far si dovevano in Santa M.\ria del Pope- 
lo Chiesa poc' anzi eretta nel cortile del fanìoso Spedale degli Incura- 
bili, ove fece ad ol o vane cose, cf>me ancora dipinse un S. Piecro , 
ed un S. Paolo anche ad olio per la mentovata chiesa di S. Maria 
delle Grazie , L quali pitture son quelle che nominate vengono dal 
r.Obtro Eugenio nella sua Napoli sacra : benché del S. Paolo egli non 
fàccia menzione , a cagione , che prima che Y Eugenio scrivesse era 
stato catTibiaio con una copia : « 

1 1 



/ 



^2 

E nella vita di Gio: Bernardo Lama soggiunge il sopracitato Do- 
tninici : 

» Or qui mi torna in concio di notar con mia maraviglia il gra- 
ve error del Vasari , il quale dice nella vita di Polidoro , che questi 
ebbe a morirsi di fame m Nipoli , e che poche cose ei vi fece , e poi 
se ns parti , quasi che affatto non vi fosse stimato . Potè accadere noi 
niego , che ne' primi giorni dopo il suo arrivo , egli sconosciuto e 
fuggiasco patisse alquanto, ma essendo poi da Andrea stato riconosciu- 
to , e palesato per quel grand' uomo, eh' egli era , visse agiatamen- 
te; dappoiché egli dipinse a chiaroscuro nel palagio della Duchessa 
di Gravina D. Maria Ursino nel delizioso Burgo di Cbiaja , qual pa- 
lagio ella poi diede a RH. PP. Lucchesi, aciochè vi fabbricabsero una 
Chiesa di S. Maria in Portico. Di tai pitture si veggono tuttavia le 
vestigie nelle stanze superiori di quei Padri, da'quali quel luogo è chia- 
mato Belvedere . Così dipinse un altra casa nella strada detta d.-gli 
Armieri presso la Chiesa Parrochiale di S. Arcangelo; ed altre pitture 
ei fece , che dal Vasari non sono nominate ,• e pur non doveano es- 
ser taciute quelle , che fece nella casa di Bernardino Rota nostro cele- 
bre letterato presso la Chiesa di S. Chiara , ove , oltre della facciata 
dipinta a chiaroscuro ( cosi era 1' uso di quei tempi , la quale è sta- 
ta da poco tempo in qua rinnovata ed imbiancata ) fece ancora mol- 
te figure bellissime nella soffitta della Galleria sopra tavolette , delle 
quali ne furon prima vendute alcune al Marchese del Carpio gran di- 
lettante , e poi ultimamente altre ne furono comperate da un Signore 
Francese , che seco le condusse in Francia per farne dono a quel Rè. 
Or dunque, se Pol'doro vi fece tante belle opere nella nostra città, 
e se vi ebbe scolari , come lo furono Gio" Bernardo, e Marco Cala- 
brese ( come si dice ) con Francesco Ruviale , che in Napoli fu suo 
discepolo, e fu tanto prezzato, e stimato da' nostri Artefici, come 
può stare , eh' egli ebbe a morirsi della fame ? « 

Voglio ora per maggior gloria di Polidoro Riferire , che Gio; 
Pietro Lomazzo nel suo bel trattato della pittura lo chiama aaira- 
tissimo e prontissimo pittore , illustratore delle antichità di Roma , e 
facendo egli in più luoghi di detta sua opera , ove torna in accon- 
cio , noti quegli artefici , che furono in una , o in altra facoltà 
più eccellenti , vedesi sem.pre fra i primi nominato Polidoro , parti- 
colarmente nel libro primo Gap. 2. parlando del colore illuminato 
per arte di Prospettiva dice : » Però Tiziano , e il valentissimo Po- 
lidoro per intendere perfettamente questo secreto dtl lume in prò- 



H 

ispettiva diedero lanto rilievo e furia a le sue pitture «. E nel libro 
sesto Gap. 2v ove fa vedere la conformità , che ha la poesia colla pit- 
tura si legge : „ E da questa conformità generale , che diciamo trovar- 
si fra pittori r e poeti , ne segue anco una particolare , che un pitto- 
re ha avuto naturalmente un genio più conforme ad un poeta, che ad 
un altro, e nel suo operare ha seguito quello , come è fjcile a ciascu- 
no r osservarlo ne' pittori moderni . Perchè si vede che Leonardo ha 
espresso i moti & decori di Homero , Polidoro la grandezza e furia di 
Virgilio , il' Buonarotto 1' oscurezza profonda di Dante, Raffaello la pu- 
ra maestà del Petrarca , Andrea Mantegna 1' acuta prudenza del San- 
nazaro , Tiziano la varietà dell'Ariosto, e. Gaudi-uzio la devozione che 
si trova espi'cssa! ne' libri de' Santi . <♦ 

Nel libro medesimo , al capitolo della proporzione circa il corpo 
umano , vDìI ragiona : il qual precetto è generale per queste parti del- 
la pittura 5 cioè, per lo moto , e per il colorare , perchè in ogni istoria, 
quinto più il pittore varia la propoizione , 1' età j il moto , e decoro 
delle figure, e quanto più è vago nel colorare , tanto più rende la 
stona iliiettcvolc. come eccellentemente hanno fatto sopra tutti gli altri 
Rait'adio, Polidoro , e Gaudenzio . « 

In moldssimi ahri luoghi , e ne' capitoli spezialmente delle compo- 
sizioni delle baitaglic , di giuochi , di trofei, delle grottesche ,.dei 
panni , e delle pieghe vien fatta menzione di Polidoro , e viene an- 
noverato fra principali maestri , che m tali generi di pitture si sono 
distinti . 

Lo stesso autore , nell' altra sua opera , dell' idea del tempio del- 
la pittura , finge , che vi sien in questo tempio sette statue dei Go- 
vernatori della pittura , che chiama ancora soprani maestri dell' arte , 
e questi sono Michcìagnolo , Gaudenzio ,. Polidoro , Leonardo , Raf- 
faello, Andrta Maniegia ,. e Tiziano, e al capitolo settimo parlando del- 
la statua di i'olid:>rij terzo Governatore ojsi ragiona; » Quella del ter- 
zo è di firro, con cui rappresenta in Polidoro Caldara da Caravaggio 
la grandissima furia, e fivrtzza, che cgji diede alle sue figure «. Tra- 
lasciando poi tutti qui gli altri passi , ne' quali ta commemorazione di 
Polidoro , che sono nioltibsimi , rifeniò quello solamente che leggesi nel 
capitolo decimoterzo ove dice : » Polidoro ha usato e introdotto prima 
di tutti il colorire chiaro e scuro , come di marmo , di bronzo , di 
oro, e altri metalli , di pietre, e di tutto quello in somma, che oc- 
corre al pittore di fare . Nel che è. stato unico al Mondo rappresen- 
tando tutti i modi, k arie } e i gesti delle principali antichità, che 



^4 
si ritrovano in Roma, ed i giuochi, i sacrifizi , i trionfi, le battaglie, 
ed i trofei , da lui eletti , come cose più difficili dell' arte . Oltre di 
ciò, è stato felicissimo inventore di grotteschi e gli ha espressi con tan- 
ta facilità , che tengo certo niun altro esser che lo pareggi . Negli a- 
biti finalmente , nell' arme , scudi , brochieri , e altri instrumenti ap- 
partenenti alla guerra ha occupato il primo grado d' eccellenza . « 

Piacemi per fine di rapportare ancora ciò , che dice di questo 
celebratissimo maestro , Luigi Scaramuccia nel suo libro delle finezze dei 
pennelli Italiani : 

» Ma quali altri dopo il nostro Raffaello ( disse Girupeno ) meritò 
maooior erido dipingendo in Roma ? Non v' ha dubbio , che Polido- 
ro non fosse il più simato , e degno , ripiglio il genio , e 1 opere sue 
famose le puoi vedere , se ben molto lacere dalla tramontana , sopra di 
queste mura a chiaroscuro, piene d' ogni eruditissimo sapere. Ne gu- 
starai dunque di esse il buon disegno , il facile , e risentito modo di 
fare , e finalmente tutto 1' estratto dell' antica scultura , cosi dal Mon- 
do stimata . Studiane pur tu per concludere ogn' opera di lui , che al 
certo di non lieve giovamento ti sarà per riuscire (i) «. 



(i) Agostino Taja Senese nella descri- 
zione del Palazzo Aposcolico Vaticano s'am- 
pata in Roma nel i??':". a carte zij. dove 
tratta della terza stanza della Segnatura , 
scrive così ,, r imbasamento di questa stan- 
za è dipinto da Polidoro da Caravaggio a 
chiaroscuro. Vi sono alcune figure grandi 
quanto il naturale di chiaroscuro , che rap- 
presentano uomini e donne a foggia dcUe 
Cariatidi, che sostengoro una cornice. Tra 
esse sono alcuni riquadri storiati . In uno 
di questi , sotto la scuola di Atene , è una 
Donna che tiene sotto il piede il Globo 
terrestre , e molti libri , e significa la spe- 
culazione delle cose elementari . In un altro 
sono varj filosofi , che ragionano inrorno al 
globo terracqueo . Quindi fiegue Siracusa as- 
salita per mare , e per terra , e difesa dalle 
machine d' Archimede medesimo percosso 
da un Soldato nella presa di SiraCB>a , sen- 
za che egli se ne accorga , per essere inten. 
to a un teorema matematico , la cui fiaura 
disegna con le seste in terra. Sotto ifSa- 
cramcnto dell' Altare è un sacrifizio antico 
de' Gentili , che accenna di essere abolito 
dall' incruento e divino sacrifizio della Mes- 
sa . Appresso e S. Agostino col fanciullo , 
che gli mostra esser piii facile con una taz- 



za vuotare il mare , che intendere il miste- 
ro della SS. Trinità, Poscia si vede la Sibil- 
la che mostra ad Ottjviano la Vergine che 
doveva partorire senza commercio umano . 
In fine una donna sedente rivolta al Cielo 
per dinotare la contemplazione delle cose 
celesti . Queste pitture dette da' Greci mo- 
nocromi si reputano opere di Polidjro da 
Caravaggio prima Muratore ; poi scolare di 
Raffaello , e eccsUentissimo in questo gene- 
re di dipingere . Sotto il monte Parnaso , 
di qua e di la dalla finestra, sono due pie 
cole storiette di chiaroscuro , ma bellissime 
al maggior segno , che una rappresenta , il 
ritrovamento de" libri Sibillini nel sepolcro 
di Numa , e 1' altra 1' abbracciamento di es- 
si nel Comizio. Nell'arco di questa finestra 
è scritto : Julius li. Ligur. Poni. M.ìx- ai. 
Chr. MDXI. Pontifica:, sui Vili. 

Nel primo Tomo del Catalogo de' Qua. 
dri della Gallerìa del Re di Francia di Mon- 
sieur L'Epiciti stampato in Parigi in 4. nel- 
la Stamperia Heale l'anno 17 f 2. ritrovasi 
di Polidoro in tavola il Concilio degli Dei 
dipinto a tempera dell' altezza di due piedi, 
e sei pollici ; e quattro piedi , e dicci pol- 
lici in larghezza con le figure grandi seò:ci 
in diciotto pollici , Questo q«adr« , dice 



h 



BERNARDO ZENALE PITTORE. 
ED ARCHITETTO. 

j^e con tutto il fondamento abbiamo annoverato Polidoro da Cara- 
vaggio fra gli nostri artefici, deve per la ragione medesima, che dian- 
zi accennammo , comparire fri questi ancora Bernardo Zenale pittore. 



Monsieur L' Epiciw , unico che il Re posseg- 
ga di qcesto Maestro , non è che un aboz- 
zo a icnipera ; non ostante egli e molto ri- 
dotto per dare una idea del genio sublime 
di Polidoro , e far conoscere quale era la 
scic'ta de' suoi atteggiamenti , e disposizio- 
ni , e 1' eccellente maniera colia quale sape- 
va addattare li panni , e sopra tutto il suo 
eccellente modo di far giuocare il cliiaro 
scuro . Giove seduto sopra una nuvola uni- 
tamente agli altri Dei pare che loro propon- 
ga Ganimede per Coppiere . Questo Giova 
ne tiene una Coppa nella quale si versa dell' 
Ambrosia. L' amore coricato a' piedi di Gio- 
re , con la destra mano appoggiata a" ginoc- 
chi di questo Dio , guarda con dispetto !a 
truppa celeste . Le figure di questo quadro 
sono ancora ben contrapposte; e le arie del- 
le teste fi re , nobili , ed espressive . 

Nel Catalogo de' Quadri del Presidente 
^ì Tugny , e del Sig. Crosat stampato a Pa- 
làgi in 8. del 17 fi. a carte 16. n. 7. del 
Gabinetto del Sig. Crosat è notato il seguen- 
te Quadro. Un Paese nel d" avanti del qua- 
le si vede una fontana , di Polidoro da Ca- 
ravaggio, alto due piedi , e dieci pollici , e 
largo p.edi quattro . 

In quanta estimazione siano sempre 
state , e siano tuttavia tenute le opere di 
Polidoro , lo da bastantemente a conoscere 
il vederle intagliate replicatamente da' più 
famosi Incisori si a bulino , che ad acqua 
forte , mediante li quali ci rimane tuttavia 
il piacere di vedere , e di approfittare delle 
opere di lui tuttoché da noi rimote , e da 
parte consumate . Per la qual cosa non sar.à 
superfluo , ma anzi interessante per li dilet- 
tinti , e intelligenti del disegno il qui rife- 
rire tutte quelle sue pregiatissime opere , le 
<{uali furono tra gli alni da Gio; Battista 
Galestiuzzi, e da Pietro Santi Bartoli li due 



più esatti , e riputiti intagliatori tramanda- 
te se non alla ctirnità , ccrtameRte ahnena 
aj una maggiore durata di quello ci. e esser 
possano le pitture del medesimo . 

Nel pri.no Torno delle notizie Storicke 
degli Intagliatori di Gio: Gori Gandcllini 
stampate in Siena nel if7i. in 8.. dove 
parla di Pietro Santi Bartoli , dopo avere 
riferito altre sue incisioni , lasciò scritto 
quanto s.'gue . ,, Da Polidoro da Caravaggia 
il fregio dipinto in Roma in u:]a facciata 
incontro alla Maschera d'oro , rappresen- 
tante il viaggio , navigazione , e battaglia 
di Navi al Tevere, in otto mezzi fogli rea- 
li , e la facci.ata dei Gatti rappresentante ui 
pellegrinaggio di Egizi ovvero Affricani , 
dedicata a Gio: Pietro Bellori celebre Anti- 
quario " . Nel tomo 2. ,, Gio: Battista 
Galestruzzi Pittore Fiorentino intagliò ec- 
cellentemente ad acqua forte dall' opere di 
Polidoro da Caravaggio , e fra I' altre i 
di lui trofei in undici pezzi nei léyS. la- 
tagliò in piccolo il ratto delle Sabine di- 
pinto dal suddetto a chiaroscuro nella fac- 
ciata di una Casa di Roma . Il fregio ove 
sono i figli di Niobe trucidati a colpi di 
freccia da Apollo, e da Diana dipinti dal- 
lo stesso in altra facciata in detta Città . 
Dal medesimo altra bellissima facciata d'a - 
bitazione , con la storia di Perillo , quaa- 
do è racchiuso nel Toro di bronzo da te 
stesso fabbricato . Dal detto cinque altri 
pezzi di storie Romane , e due altre car- 
te , in una delle quali è Saturno a cui 
Giove taglia le parti genitali , e nell' al- 
tra un Saturno , che divora un fanciullo - 
Travagliò ancora soggetti chimerici, ed or- 
namenti , procurando di conservare nelle 
sue stampe 1' eleganza , e purità del carat- 
tere antico . " 

Neil' Indice delle stampe della Calco- 



ed architetto di molta laude di quei tempi . Nacque questi in Trevi- 
gliOj. che ptr la spleadidizza dtlis fabbriche gentilezza e numero degli. 



grafia delia RevereiK-!i Camera Apostolica- 
a Piò di Marmo in Roma del dccto Po- 
lidoro da Caravaggio sono rcgistr.i.ve le se- 
guenti opere . 

Fregio dipinto incontro la Màschera 
d' oro , viaggio , navigazione , e battaglia 
di Navi al Tevere disegnata ed intagliata-. 
in acqua forte da Pietro Santi Barrali ,. 
libro in otto mezzi fogli- reali grandi , per- 
traverso . 

Battaglie navali dtl medesimo frégio più 
grandi iniagliatc a b'ilino da Giulio Bona- 
zoni in tu fogli reali , per traverso . 

Gli Dei , o Pianeti , figure in piedi , 
intaglio a bulino copiati da Golzio , libro in 
otto fogli reali. 

Plutone col Tridente, con spiche in 
mano, intaglio a, bulino di. Cherubino Al- 
berti , mezzo foglio reale . 

Pcrillo posro nel Toro, intaglio a bu- 
lino di Giacomo Laurenziani foglio reale . 

Due soldati che assaltano un senatore 
fedente , intaglio a. bulino di Giorgio Man- 
tovano , in foglio reale per traverso . 

La Carità Romana che allatta il Pjdre-, 
intaglio a bulino di Giulio Bonazoni in mez' 
zo foglio reale . 

La Natività del Signore coli' adorazione 
de' Pjstori , intaglio a bulino di Gerardo 
Fontana, in foglio reale per traverso- 

Oltre le riferite stampe non sono da. 
omettersi li pregiatissimi originali disegni , , 
the si conservano di Polidoro nelle princi- 
pali Gallerie , e Gabinetti d' Italia e d'oltre 
Menti. Nel Catalogo del Gabinetto di Mon- 
sicur Matiette scampato in Paiigi in 8. gran-- 
de l'anno 1776 ,.a carte 4+.,. e 4f. sono- 
riportati li scgm.nti . 

Un Piete air al rarr celebrante la Més- 
sa , ed avente intorno a lui molti assistenti . 
Qui-sto sog'getto fatto a penna , e fuLiglnc 
con tocchi di biacca è cognito -per la stam-- 
pai della stessa grandezza , che si trova nel 
■Volume di Crosat n. 71., e si crederebbe di 
Raffaello, del cjuale questo grand' uomo era 
allievo. 

Un grande soggetto in altezza di licca' 
composizione , e di grande effetto tapprc- 
scntaiite una adorazione de" Pa^t.lri , fatto 
di caligii)c , e toccato di biacca . 



II ratto di Elena-, piccolo sog'.^etto 
ài forma ovale di caligine , in carta giaU- 
la , e allumato di biacca . 

Cinque togli di diversi studj di com- 
posi-zioai , e fig'.ire a lapis rossa espressi 
con jjrande intelligenza . 

Uii progetto di Fontana , dove vcg. 
gonsi sette figure d' uomini, e donne , che 
gettano acqua da diverse parti del loro cor-, 
pò , farro a penna , e caligine . 

Una sacra Famiglia con di più '^. Gioaii- 
ni, e S. Anna > toccato di penna, e ca- 
ligine ,. 

Gesù Cristo , che porta la Croce al 
Calvario, soggetto in piedi di grande com. 
posizione, e sapere, di caligine tocco di' 
biacca . 

Quattro diverse invenzioni di Cristo" 
deposto nel Sepolcro . 

Quarrro fogli contenenti otto stiidj di ' 
composizioni , e figure diverse fatti a pen- 
na , e caligine . 

Sette vasi, celate, e trofei fatti a pen- 
na, e caligine, toccati cn somma intel- 
ligenza . 

Dierotto studj di'versi a ■ Lapis rosso ' 
incollati^ sopra di un foglio . 

U-Ji progetto di altare , e sette sog- 
getti di bassi rilievi antichi fatti a penni 
e caligine rialzati di biacca.- 

N'cl Catalogo di Mon.sieur Neyman ■ 
stampato a Parigi nel 1776 in 8. gran- 
de: a carte 96. ritrovansi di Polidoro cin- 
que soggetti di basso rilievo, ed altri- di' 
composizione, tatti a penna, e- caligme .^ 
de* quali u-na Vergine ec. 

Sette originali dfsegni di Polidoro si - 
conservano nella numerosa raccolta de' di- 
segni di un gran numero de' principali 
Autori • pre.-iso il Sig , Conte Gi.»co ino Car- 
rara , e sono . 

Uj sacrifizio per' traverso ; lungo un 
braccio abjndaiite , e alto oncie cinque e 
mezzo , disegno, a penna , e caiigine , nel 
quale è espresso il Sacerdote avanti un Ara , 
e una quantità di Soldati da tutti due i 
liti , alcuni de' quali con atCJtta e spade 
in atto di uccidere un cavallo in atto di 
cadere a /erra , disegno pieno di vat; ele- 
ganti atteggiamenti . 



abitanti , piuttosto che ^erra o castello può dirsi ragionevolmente pic- 
ciola citià della Gerra d' Adda , la quale allora era porzione del terri- 
torio nostro, come di sopra più chiaramente abbiamo considerato. Fìi 
da giovinetto inviato a Milano , sorto la direzione di Vincenzo Civer- 
chio dal Lomazzo detto Milanese ^ e da altri Cremasco , nella pittura 
eccellente , e raro nella prospettiva , nelle quali facoltà fece Bernardo 
tanto avvanzamento , che arrivò ad esserne perfetto Maestro , ed a 
lasciarne in iscritto dei maravigliosi insegnamenii . 

Circa l'anno 1520. avendo li Presidenti della Misericordia per 
maggiore ornamento della Chiesa di Santa Maria stabilite due famose 
opere , cioè della fabbrica del Coro , e deli' Ancona di rame , come 
vedemmo di sopra , vollero sentirne il parere , e 1' approvazione di 
Bernardo, e spedirono per la prima li Maestri Gio: Belli, e G'io: Fran- 
cesco Capodiferro a Milano , ciò rilevandosi nel libro della fabbrica 
del Coro , ove leggesi . 

A/, Jc, de Pontcranica debct habere prò expemis faclis in eundo 
Mediolamim ad M. Bernardurn de Trivi/io , vaa cum M. Francisco 
de Luere prò considerando moduhim Chori lib. Imp. io. ic). 

Nella terminazione poi fatta da' Suddetti Presidenti per 1' opera 
dell' ancona di rame , che distesamente abbiamo riportata nella vita di 
Gio; Belli , fra gli molti eccellenti artefici , de' quali si fa menzione , 
si trova in questa guisa nominato il Zenale . 

Bernardus Trivilius Medio/ani residens pi&or , & archiieclus non 
%'ulgaris . 

E nel libro delle spese fatte per la mentovata opera troviamo es- 

Una adorazione de' Magi larga oncic Un gruppo di puttini che fra loro 

dieci , alta nove fatta a penna t acqua- scherzevolmente si abbracciano , pure in 

rella di Caligine , ove , oltre la Vergine carta gialla , e della grandezza , e forma 

col Putto I e S Giuseppe veggonsi anco- del disegno sopra riferito, ma oltre il con- 

ra alcuni pastori in atto di adorazione . torno a penna e caligine , è leggermen- 

Un gruppo di Soldati a Ca^rallo in te tocco di biacca, 
grande , e vivacissima mossa simile a un Due Torsi volti in schiena poco di- 
di presso alla D^cursio che leggesi nelle versi in grandezza alci circa oncie cinque. 
Medaglie Romane, con di più diversi sol- e larghi tre , rappresentati dalle coslÌc 
dati a piedi nel davanti , disegno a pen- in su , e disegnati amendue solamente coi- 
rà , e acquarella di Caligine , alto onci'e la penna, de' quali uno ha sopra le coscie 
Otto, e largo sei. qualche panneggiamento. Uno di essi spe- 

Una Donna graziosamente attcgqiTta , cialnientc s" accosta molto al Torso di Bcl- 

tcntnte per il collo il cornuto cavallo , vedere . 

ed avente alla destra un can»; , espressa Un Marte coli' asta disegnato a pen- 

in carta gialla con sola Caligine piu , e na nel piti feroce atteggiamento, 
meno caricata, dell'altezza di mezzo brac- 
cio, e larga oncie tre, e mezzo. 



S8 

sere stato spedito a Milano un pittor Bergamasco per condurlo in que- 
sta città cosi leggendosi » 

FrancLscus de Boncns pìcìor dcbet h.ibcre prò cjus mere: de in ex- 
pettsis fdciis cundo McdioLinum causa conduunìi Bcrgornurn M^giìUrum 
Bernardum de Trivilio piclorcm , & archicecluni prò corisulendo , Ò 
traclando super fubricj. praedìclje anchonoc lib. ib. \ò^ 

Ed in altro luogo : M, Bcrnardus de TnvUio piclor , ó" archi- 
tcclus hubuu a conwrtto Itb. hnp^ 29. J. prò eo quod vcnit Medioluua 
Bcigcmum ad traclanduin , 6' conmlendurìì super fabrica prcedicl£ aa- 
chonoe die primo Dccembns ib2Q. 

Fli poi di nuovo condotto in questa città nel 5525. come si com- 
prende in altro foglio del libro medesimo: D, Jac. de Bijfis debec ha» 
bere prò expensis facìis In cundo Mcdiolanm causa colloquii habendi 
cum M. Bernardo dt Tnvilio , 6* illum conduccndi ad prtsentcm civl- 
tatem causa se injormandi de Se ilptoribus f.imosis , stando^ 6' redeua- 
do lib. 14^ 4. 

In quanta stima fosse allora tenuto il Zenale si può agevolmente 
dedurre non solamente da quanto abbiamo ora riferito , ma molto più 
da quanto riferisce il Lomazzo nel suo trattato della pittura , ove rac- 
conta , che lo stesso Leonardo da Vinci pittore non isdegnò di consi- 
gliarsi col Zenale , ed eccone le sue stesse parole , 

» Fra i moderni Leonardo da Vinci pittore stupendissimo' dipin- 
gendo nel refettorio di Santa Maria delle grazie in Milano una cena 
di Cristo con gli Apostoli , ed avendo dipinto tutti gli Apostoli fece 
Giacomo maggiore, ed il minore di tanta bellezza e maestà,, che, vo- 
lendo poi far Cristo , mai non potè dar compimento e perfezione a 
quella santa faccia , con tutto che egli fosse singolarissimo , onde cost 
disperato non vi potendo far altro , se ne andò a consigliarsi con Ber- 
nardo Zenale , il quale per confortarlo gli disse , o Leonardo è tanto, 
€ tale questo errore che hai commesso , che altri, che Iddio lo può 
levare. Imperochè non è in potestà tua né d' altri di dar maggior di- 
vinità e bellezza ad alcuna figura di quella eh' hai data a Giacomo 
maggiore , e minore , sicché sta di buona voglia e lascia Cristo cosi 
imperfetto perchè non lo farai esser Cristo appresso a quelli Apostoli f 
e cosi Leonardo fece , come oggidì si ved« » benché la pittura sia ro- 
•vinata tutta . « 

Lo stesso Lomazzo in più Luoghi propone per esempio il Zena- 
le , e fra principali artefici di que' tempi io annovera , ma siccome 
«osa troppo lunga sarebbe il voler riferire tutte le sue parole» qui ap- 



?9 

porteremo quelle solamente nelle quali va additando alcune opere di 
lui , come fa nei libro 5. al capitolo della seconda vista mentita obli- 
qua , parlando d'alcuni difficili scorci : >♦ Ma perchè intorno a ciò sa- 
rebbe troppo che dire , e pur non sarebbe mai troppo ben inteso , 
basterà apportar alcuni esempj di questa vista mentita , per maggior 
chiarezza de' quali uno si vede in Milmo a S. Maria del Carmine in 
una Capella della vita di Maddalena di mano del Zenale , il volto del- 
I4 quale è fatto di questa maniera . « 

Al cap. della terza vista mentita superiore dice . 

» \'eggane anco esempio in Santa Maria delle Grazie di Milano 
nel convento , nelle teste de' Claustri in molte istorie sopra 1' occhio 
di mano di Bernardo Zenale, e dell' istesso le ante dell'organo, dove 
è dipinta una Annunziata in Santo Simpliciano di Milano . « 

Ed al cap. della quarta vista mentita mezzana . 

» In questa è dipinta in Santo Francesco di Milano la cappella 
de' Santi Pietro e Paolo di mano di Bernardo Zenale . « 

Scrisse Bernardo un trattato di prospettiva, e del modo di edificar 
templi, case 5 ed altri editìcj , del quale fa menzione il Lomazzo al 
Cap. della prospettiva in generale in tal guisa : »■ Non imitando in ciò 
ia malignità d' alcuni , che tengono sepolte le fatiche altrui, per farne 
a se stessi honore ; ancora per adesso non mi risolva di voler pubbli- 
care un trattato di prospettiva , che compilò , e scrisse di sua mano 
Bernardo Zenale nell'anno della gran peste, ed intitolò a un suo figli- 
uolo il quale io tengo appresso di me . « 

E in fatti non credo, che quest'opera siasi mai veduta alla pub- 
blica luce con grave pregiudizio dell' arte per gli utili precetti , e sodi 
ammaestramenti , che in se averà contenuto , E molto probabile , che 
il Lomazzo, come Uomo giudizioso, che egli era, si sia istruito in ma- 
niera dei scritti del nostro Zenale accoppiando al raro , e protondo 
suo trattato della pittura gì' insegnamenti di Lui , sicché ne abbia in- 
di giudicata superflua la produzione . Per farlo poi comparire eccellen- 
te geometra , ed aritmetico convien aggiugnere alcuni altri passi , che 
il mentovato Lomazzo nella idea del tempio della pittura riferisce , e 
primieramente al cap. 1 9. dice . 

M Quindi è che l' antichissimo Apelle seguendo Eupompo pittore , e 
matematico, e Pamfilo suo maestro diceva, che ninno poteva chiamarsi 
pittore il quale non avesse cognizione della Geometria , e aritmetica 
dalle quali nascono quante proporzioni e forme si possono mai fare . 
E questa via fii seguita dai più grandi pittori del temno antico, come 

12 



90 
vedesi nella opere mirabili la«ciate da loro ^ e ne scrivono e cantano 
e istorici , e poeti , tanto antichi quanto moderai , e a tempi nostri è 
stata seguitata da Leonardo , dal Buonaroto , da UafFaello , dal Ferra- 
ri , dal Mantegna , dal Foppa , da Bramante , dal Civerchio , dal Ze- 
liate , dal Petruccio , e dal Durerò , i quali come grandissimi geome- 
tri , e aritmetici hanno proporzionate talmente le loro pitture , con si- 
mili ragioni , che togliono il pregio , e valore a tutte le altre opere 
fatte da quelli , che. non hanno questi fondamenti « , 

In altro luogo parlando della simmetria dei corpi usata da Alber- 
to Durerò , cosi scrive : 

» Ancora che senza qu«ta via più perfettamente possa farsi per 
via di pura Geometria, e piospettiva, come si può vedere nelle ope- 
re di lui medesimo , e come hanno fatto Vicenzo Foppa , Andrea 
Mantegna , Bernardo Zenale e molti altri . a 

E per fine nel cap. trentesimo della via di collocare i corpi se- 
condo la prospettiva, accenna alcuni precetti del Zenale , che piacemi 
quivi rapportare ancor questi : » Nel qual proposito mi sovviene del 
Zenale il quale accennava diversi fari , dicendo contro l'opinione d'ai- 
cuni pittori valenti del suo tempo , che tanto le cose finte lontane vo« 
gliono esser finite e proporzionate quanto quelle dinanzi , per questa 
ragione che la distanza , che si piglia di tutta 1' opera essendo troppa 
per le cose più picciole , che vi son dentro, fa che s'ingrossa l'aere j^ 
e però le più picciole figure manco si scorgono che le più grandi , e 
tanto più andando avanti niuna cosa benché finitissima non si può ve- 
dere se non se gli va appresso , secondo la sua ragione . Diceva an-» 
€ora che in una distanza di diece braccia sopra un foglio di carta 
scritto del medesimo inchiostro non si potrebbe vedere la lettera minu- 
tissima , che pur è negra in sua proporzione , e se ben si scorgerà al- 
quanto , non però si potrà leggere- per l' abbagliamento . Ma una più 
grande, che pure non è più nera dell'altra, vedrassi bene, ed una mag- 
gior di queste si leggerà . Il che tutto avverrà per la moltiplicazione 
del negro , che per esempio viene a servire in tutti i colori . Queste 
con molte altre ragioni io ho letto in certi fragmenti scritti di man di 
lui , eh' egli adduceva contro coloro, i quali affermavano, che quan- 
to più la cosa si fa piccola tanto più dee esser abbagliata , compren- 
dendosi questo nel naturale . *' 

Nel catalogo delle pitture di Milano pubblicato dai fratelli Sant 
Agostini pittori di quella città sono notate le seguenti opere del Zena- 
le , cioè una tavola in San Francesco con la Beata Vergine , nostro Si- 



91 

gnore , S. Ambrogio, e S. Girolamo, (i) tre quadri in S. Mattia rap- 
presentanti S. Gio: Cutista « la Madonna con nostro Signore , e S. 
Gio.' Evangelista , ed in Sant' Anna la tavola posta all' altare di <Jet- 
ta Santa . 

Trovasi ancora fatta di lui onorata ricordanza dal Vasari nella 
terza parte delle sue vite , ove nrlla descrizione di quella di Braman- 
te pittore , ed architetto famosissi'no così favella : „ Eravi ancora un 
Bernardino da Trevio ( volcnd,) dire da Treviglio ) Ingegnere , ed 
Architetto del Duomo di Milano, e disegnatore grandissimo, il qua- 
Je da Lìoaardo da Vinci fCi tenuto maestro raro , ancorché la sua ma- 
niera fusse crudeltà , ed alquanto secca nelle pitture . Vedesi di costui 
in testa del Chiostro delie Grazie una risurrezione di Cristo con alcu- 
ni scorti bellissimi , ed in San Francesco u la Cappella a fresco dentro- 
vi la morte di San Pietro , e di San Paolo . Costui dipinse in Milano 
molte altre opere , e per il contado ne fece anche buon numero te- 
nute in pregio , e nel nostro libro è una testa di carbone , e biacca 
d'una femlna assai bella, che ancor fa fede della maniera che tenne. <« 



IACOPO PALMA IL VECCHIO PITTORE- 



G 



_^he Giacomo Palma il Vecchio non sia stato uno de' più singolari 
uomini , che abbino trattata la nobilissima arte della pittura , e che 
a nessuno inferiore , ma bensi in qualche partìcolar dote a tutti supe- 
riore chiamar si debba , non rimane alcun luogo a dubitare ; e dalle 
laudi grandissime, che dagli autori tutti, che hanno scritta la vita di 
lui, vengongli attribuite, ciò viene chiaramente ad essere comprovato. 
Dice Giorgio Vasari .• „ Merita Jacopo Palma grandissima lode , e dì 
essere annoverato fra quegli che posseggono interamente l'arte, ed an- 
no in poter loro fatuità d' esprimere nelle pitture le d.fficoltà de' lo- 
ro concetti . " 

Il Cav. Carlo Ridolfi scrisse : „ Fu quegli , che sfidando a certa- 
me la natura stessa otteìine di quella glorioso la palma, e che ella am- 
mirò neir emolo suo le meraviglie più rare da lei prodotte . " 

Filippo Baldinucci > parlando de' primi che in Venezia ingrandi- 
rono il modo di operare , e rinnovarono le meraviglie degli antichi 

(i) Questo quadro che era già nella detta Chiesa , è stato levato, e trasportato nel 
Jfofcsssraio del Convento . 



92 

Zeusi e degli Apelli cosi dice* „ Tali furono il gran Tiziano da Cadore 
il Vecchio Palma , ed altri che io non istò qui a nominare . « 

Il Co: Malvasia nella vita di Francesco Albani celeberrimo pittor 
Bolognese afferma , che questi ebbe fra gli eccellenti artefici in sommo 
pregio il Palma Vecchio lodando in esso 1' aver sempre come Miche- 
lagnolo mantenuto uno stile eroico senza mai abbassarsi , rassomiglian- 
dolo ancora a Torquato Tasso per aver questi nella grandezza deli' 
eroico stile occupato il primo posto . Marco Boschini nelle sue ricche 
miniere della pittura Veneziana afferma che : >; Questo singoiar pittore 
ha avuto un tocco di pennello d'csquisita finitezza, unito a morbidez- 
za di colorito di vera carne naturale , che si può dire con verità , che 
niuno abbia unita la diligenza, e la tenerezza com'egli, che fu unico 
maestro: poiché se prima di lui ve ne furono de' diligenti , non furo- 
no però cosi teneri , e se altri doppo di lui cosi pastosi , non cosi di- 
ligenti , ed accurati ; di modo che si può dire , che in lui fosse una 
perfezione non ordinaria ; mentre ogni sua cosa può chiamarsi una 
rarità « . 

E neir ultima descrizione delle pubbliche pitture di Venezia stam- 
pata nel 1753. viene pure esaltato come il primo tra tutti i Pittori, 
che con nuova e mirabile maniera abbia unita la morbidezza al fini- 
mento , che per 1' addietro insieme mai non si viddero : e cos'i da 
Giampaolo Lomazzo nel trattato dell' arte della pittura , da Gioacchino 
Sandrat , nelle sue vite de' pittori , da Florent le Comte nel suo gabi- 
netto delle singolarità d'Architettura, Pittura, e Scultura, dal Filibien 
nel primo Tomo de' suoi trattenimenti sopra le vite de' Pittori , dallo 
Scandii nel microcosmo della pittura , e da tant' altri , che di pittura 
hanno scritto , viene il valor suo celebrato , e fra i principali , e più 
accreditati Maestri della Scuola Veneziana annoverato. 

VariaHO gli autori nel fissare il tempo della sua nascita , nel che 
voglio piuttosto attenermi all' opinione di un nostro scrittore , che a 
quella de' forestieri . Nacque per tanto secondo il Padre Calvi circa 
l'anno 1525. (1) in Scrinalta terra della Valle Brembana , e appena 

{i) Alcuni dati, ne' quali conren^ono cui la stava laTorando . Ora Tiziano morì 

coloro clic hanno scritto di questo celebre l'anno ijyC- Dunque quand' anco il Palma 

Pittore, possono dare qualche luuie intorno fosse morto l'anno stesso, non poteva esser 

al tempo della di lui nascita. Questi sono nato nel iyi6. Convicn dire adunque che 

eh' egli visse 4S. anni, e che fu data a lui sia nato alcuni anni dopo. Monsieur la Coin- 

a terminare un opera rappresentante un Cri- be fissa la sua naioita al IJ40., e la morte 

sto calato dalla Croce , lasciata imperfetta al ij38. Come, supposti per ver) i d.itJ ac- 

da Tiziano per esser morto nel tempo in ccnnatì di sopra , ne risulta ad cvideaza 



toccati oli anni del conoscimento diede segni d' aver avuto dalla na- 
tura spiriti vivaci, e dtl tutto inclinati alla pittura, desiderando per- 
ciò anco il padie di poicvio applicare a quell' arte, ed essendo da po- 
vertà astretto procurò d' ottenere dal pio luogo della Misericordia di 
quella terra il soccorso per poterlo inviare a Venezia , e ciò rilevasi da* 
libri di detto pio luogo . 

Era in tali tempi in quella città Tiziano nella maggior sua perfe- 
zione e postosi sotto la direzione di lui (i) non lasciava fatica , per 



non esser nato il Palma nel ijiC cosi non 
si può asserire nato nel if40. sull' auturirJv 
à\ Mons. la Combe , non adducendo egli 
prova di sua asseriione . Ciò che si può 
conchiudere si è esser nato probabilmente 
tra il lyje. , e il ij40-» finché da alcun 
jnonumento sicuro non consti altrimente . 
(i) Due diverse maniere ti osservano 
rellc Pitture del Palma, quella cioè di Gior- 
gione, e in appresso quella di Tiziano. Kon 
è per questo t credere che foss» dapprima 
sllievo del primo • Giorgione tu scolare di 
Giarabellino e dic»ii che desse gelosia al 
maestro. Perche ciò potesse succedere, con- 
vicn dire che Giorgione avesse almeno vtnt' 
«inni. Ora Giambtllino morì nel IJ14. , e 
Giorgione non visse che trentaquattr' anni , 
onde verso ijiS. conviene fissare la di lui 
inorte , anno nel quale il Palma forse anco- 
ra non esisteva . E a credere che la manie- 
ra di Giorgione egli 1' apprendesse da Giro- 
lamo Santacroce e da Lorenzo Lotto, i qua- 
li erano in grande estimazione in Venezia , 
quando il Palma vi andò ad apprendere il 
disegno, e i quali appunto dipingevano sul- 
lo stile di Giorgione. E naturale che ad essi 
«uoi compatrioti fosse affidato , e che veden- 
doli tanto applauditi «' invaghisse della ma- 
niera da essi tenuta , spintovi ancor più da 
quella naturale prevenzione che si ha per 
coloro che hanno comune la Patria. Ciò si 
e creduto di avvertire perche a quegli i qua- 
li veggono i quadri del Palma in cosi di- 
verse maniere , non venga dubbio che o gli 
uni, o gli altri siano di diverso autore . Il 
Sig. Co. Giacomo Carrara nel somministrare 
la nota de' quadri che possiede di questo 
autore , si è compiaciuto ad additare ancora 
la diversa maniera nella quale sono esegui- 
ti . Ha egli nella sua Galleria di maniera 
Tizianesca una grande tavola d' altare in te- 
la con la Natività del Signore espressa in 



una specie di grotta , dove sono collocati 
gli animali . Altra Ancona d' altare più pic- 
cola con Cristo morto in braccio alla Ver- 
gine , e Nicodcmo , in tela con figure al 
naturale 

Altra pure in tela poco dissimile in 
grandezza della suddetta , rappresentante in 
figure alquanto meno del naturale Cristo al- 
la Colonna flagellato da diversi manigoldi . 

Li quindici misterj del Hosario in tela 
alti più di mezzo braccio , e larghi a pro- 
porzione, della più elegante maniera del 
Palma , 

Tr€ quadretti in tela alti circa un brac- 
cio, quali servirono di fronte, e di fianca 
a un tabernacolo rapjircscntanti uno il Sal- 
vatore morto sosteiuito da un Angelo , il 
secondo , Crijto alla Colonna flagellato da" 
carnefici , e il terzo , Cristo coronato di spi- 
ne opere tutte di finissimo sapor Tizianesco 
riguardo al colorito , e del più corretto, ed 
clcg.inte disegno , siccome anche il seguente. 

Crifto orante nell' otto di altezza egua- 
le alli tre suddetti , ma il doppio più lar- 
go , quale occupava tutto lo spazio di dietr» 
del tabernacolo . 

Due quadri simili in piedi alti più d'uà 
braccio , in tela , in uno de' quali è rap- 
presentato S. Francesco , ed altro Santo in 
Dalmatica , e nell' altro un Vescovo in Pi- 
viale, ed altro Santo con Chiesa in mano . 

Un altra flagellazione di Cristo pure in 
tela di figura quasi quarlrata con diversi ac- 
caniti manigoldi , il tutto espresso in guisa 
da eccitare la più alta compassione . 

Un altro Cristo alla colonna a mezza 
vita dipinto in rame , alto circa un palmo 
e mezzo , e largo poco più di un palmo in 
cornice d' ebano . 

Un S. Giovanni Evangelista in tela se- 
duto in un vaghissimo paese. 

Tre teste , ossia faccie del Salvatore , 



94. 

grande eh' ella fosse , per profittare , e ir, fatti per la pratica , e co' 
dotti ammaestramenti di un tunto inatsiro appresa; una tal dolcezza di 
colorire , che le opere di lui molto si avvicinavano a quelle del mae- 
stro , e riuscì senza alcun dubbio il migliore allievo di quella scuola . 
Non istette guari in quelì' inclita Dominante a comparire in publico 
colle sue pitture , e per la Chiesa di San Moisè dip.nse m una tavo- 
la nostra Signora sopra le nubi col bambino in seno , ed a' piedi i 
Santi Giambattista, e Girolamo la quale era posta sopra la porta verso 
i! Campanile , come nota il Boschini , ma essendo questa dal tempo y 
e dalla poca cura in parte rovinata » sarà torse stata levata non veden- 



una dipinta sopra nero marmo , altra sul 
rame , ornata di nobile anconetta d'ebano, 
e la terza in tela , delle quali la prima , e 
r ultima di grandezza al naturala , e quella 
sul rame, alquanto minore, le quali sono 
veramente divine . 

Ha pure il suddetto Cavaliere in sua 
Casa una anconetta con entro dipinto in te- 
la un Cristo spirante in Croce abbracciata 
a" piedi dalla Maddalena , e da un lato S. 
Giovanni volto in ischicna , e sopra il pic- 
colo quadretto il Padre Eterno in atto di 
benedirlo , opera non delie sue più finite , 
ma dipinta di tocco con grande franchezza, 
e sapor di tinta ; e due piccoli ovati per 
traverso in tela , in uno de' quali è Cristo 
flagellato da' Manigoldi in molto naturali at- 
teggiamenti , e ncll' altro , Cristo in Croce 
con alcune figure in piedi , dipinti con sa- 
pore Tizianesco . 

I quadri poi del Palma, sai far di Gior- 
gione, esistenti nella drtta Galleria sono una 
Santa Cattarina vestita all'orientale, in va- 
ghissimo paese , un Cristo oiante nell' orto 
nel cui dolente volto scorgtji aver presente 
tutta la futura sua passione . Questi due pic- 
coli quadri sono in rame con cornici d' c- 
bano • 

L' andata di Gesù Cristo al Calvario 
con pesante croce , in tela di figura quasi 
quadrata , grande circa un braccio . 

Li Santi Giuseppe, e Paolo ritti in pie- 
di , figure un teizo meno del natHrale di- 
pinti in due distinte tavolette di vago , e 
torte colorito . 

Un» orazione nell'orto con gli Aposto- 
li dorinicnci espressa In tela con sobrU b.> 
scharttcia , da un lato della quale veggonsi 
venire con fanale akuiil soldati per prende- 
■•« il Salvatore • 



Altra vaghi^iraa orazione nell'orto di- 
pinta in rame dell' altezza poco meno di 
un braccio , dove tutto t espresso come se 
fosse di mezzo t-i.^cno , atteso il gran lume 
che viene dal cielo . 

Una lapidazione di Santo Stefano espres- 
sa in legno con grande spirito , e vivacità , 
quale va iiilc stampe intagliata dai Sadeler. 

Neii.ì stessa Gaiicria vi sono pure al- 
cune opere del Palma sulla maniera del Vec- 
chio Bassano , con grande forza , e sapore 
di tinte , dij^-inte forse da lui come espe- 
rimenti, prima che si determinasse al colo- 
rito Tizianesco . Queste sono : 1' ultjina 
Cena del Salvatore con gli Apostoli in te- 
la alta circa cinque palmi , e lunga tre in 
quattro braccia , eccellentemente istoriata 
con disegno , e con fotme , al suo solito 
elegantissime . 

Un Cristo morto , in braccio alla Ver- 
gine , e altre M-rie con Nicodemo in figu- 
re a mezzo il naturale • dipinto in tela , 
nella quale opera si vede che ha procu- 
rato di immitare non che il colorito, m» 
anco il disegno di Jacopo Bjssano , 

Oltre li suddetti qua.lri posseduti dal 
Signor Co, Giacomo Carrara vi è pure ia 
questa Città di mano del Palma un altro 
quadro oreflj i Signori Conti Appetti. Rap- 
presenta questo una fucina di Vulciinc espres- 
sa in tela per traverso di c-nveniente gran- 
dezza , con quattro fidare del tutto ignu- 
de grandi meno dc'.ia metà d;l naturale 
rapprcscnranti Vulcano , e tre Ciclopi di- 
pinte con s,randc forza, e sapore Giorgio- 
nesco e tutte variamente con contrapposti 
atteggiamenti con grande maestria ed ele- 
gante disegno espresse , tre delie quali in 
atto di battere sull' incudine, e la qaait» 
"intenta i far fuoco nella fucina . 



95 

desi nella sopradetts descrizione delle pubbliche pitture di Venezia piu 

annoverata . Per la Cliissa di Sant' Antonio , all' altare di Casa Quc- 
rini , ne fece un altra con lo Sposalizio della Vergine , che essendo in 
molte parli guasta fii rinnovata dal Palma giovine , ed il gruppo del 
sommo Sacerdote , come dice il Ridolfi , della Vergine , e di San Giu- 
seppe rimase illeso era conservato nella casa suddetta , come reliquia 
pregiaiissima di un tanto artefice . Dipinse per la Chiesa di Santa Ele- 
na nella laguna de' Monachi Olivetani la famosissima tavola con 1' ado- 
razione de' Magi la quale in ogni sua parte non può essere più per- 
fetta .• Fece due Cenacoli di Cristo con gli Apostoli > I' uno per la 
Chiesa di San Silvestro , 1' altro per quella di Santa Maria Mater Do- 
mini , e questo per migliore vien reputato , e benché togliesse quelle 
figure dal vivo , vi aggiunse tale forza e maestria , che superò senza 
dubbio anco il naturale . Fece per quella di San Cassiano la tavola con 
li Santi Giambattista, Girolamo , Marco ^ Pietro e Paolo con tanta 
iKOfbidezza , ed artificiosa union di colori , che non vi appare colpo 
di. pennello . Nella Chiesa di Santo Stefano , nella Cappella a destra 
dell' aitar maggiore , sopra la tavola rappresentante San Tommaso da 
Villjoova di mano di Antonio Triva , vedesi un opera rarissima dtl 
nostro Palma con l' immagine della Vergine , del Bambino , e de' San- 
ti Giuseppe , e Cattarina , e Maddalena , che porge il vaso dell' un- 
g^uento prezioso a nostro Signore . Questa singolarissima opera è stata 
di molto pregiudicata da tre corone d' argento attaccate sopra la testa 
della Vergine , del Bambino , e di Sa" Giuseppe , il qual nocumento 
spesse fiate vediamo recarsi alle buone pitture da coloro , che preten- 
dendo ornare le figure particolari , e accrescer loro fregio con diade- 
mi , corone, e simili cose, non poco in tece , le pregiudicano. E si- 
milmente molto danneggiata un altra delle sue migliori opere posta 
nella Chiesa di Santa Maria dei!' Orto de' Monaci Cistcrciensi , ove 
veggonsi rappresentati li Santi Lorenzo martire, Gregorio Papa, e Lo- 
renzo Giustiniani , la quale per incompatibile negligenza è mezzo ab- 
fcp-ucciata dalle candele , che sull' altare s' accendono , e sopra d' essa 
v' erano nella volta diversi angeli , che suonavano strumenti , i quali 
pure sono andati in perdizione . Ci vorremo poi lagnare de' danni re- 
catici da' Goti , e da' Vandali , se fra le mani di Nazioni coltissime , 
e. d' ogni fior di costume adornate si lasciano perire tali preziosissimi 
tesori F Vedesi pure altra sua opera in una statiza vicina al refettorio 
di detti religiosi con la beata Vergine il Bambino , Sani' Elena , San 
Giambattista j e Costantino Imperadore col Mondo in mano . In Santa 



9S 

Maria maggiore il quadro posticcio con ia Madonna , il Bambino , e Ir 
Santi Giuseppe e Cattarina collocato nella Cappella di San Giambattista 
viene dal Ridolfi , e dal Boschini attribuito al nostro Palma , ma leg- 
gendo neir accennata ultima descrizione delle pitture di Venezia , ove 
pure allo stesso è attribuita quest' ooera essendovi anco scritto il di lui 
nome, e l'anno 1599. voglio piuttosto credere, quando non abbino 
preso sbaglio nel millesimo , e che veramente siavi il nome di Giaco- 
mo Palma, che questa pittura sia del Palma Giovine, e non del Vec- 
chio del quale ora scriviamo ; mentre questi essendo morto nell' anno 
quarantesimo ottavo dell' età sua secondo 1' opinione degli Autori tut- 
ti , non è possibil cosa , ch« vivo fosse in quel tempo . Accennerà 
pure due altre pitture attribuite al vecchio Palma da Giacomo Barri 
pittor Veneziano , nel hbro intitolato viaggio j>ittoresco d' Italia , una 
delle quali era nella Chiesa de' Gesuiti con 1' effigie di San Cristoforo 
dal Boschini detta del Palma Giovine , e nell' ultima suddetta dcscri- 
2Ìone non registrata , I' altra nella Chiesa di San Salvatore con Gesù 
Cristo in Emaus dal citato Boschini detta di Gio; Bellino , lasciandone 
io poi agi' intendenti la decisione ^ 

Ma fra tutte le sue opere , che nelle Chiese di Venezia si ammi- 
rano , quella posta in Santa Maria Formosa all' Altare de' Bombardierr 
è certamente una delle migliori , che da' suoi pennelli uscisse .. Vedcsi 
nel mezzo Santa Barbara grande quanto il naturale , che posa i piedL 
tra alcune borbarde dipinta con tanta maestà , e bellezza , che non 
può vedersi figura più singolare ; da una parte San Sebastiano ignu- 
do , e dall' alti a Sant' Antonio Abate appoggiato ad un bastone: so- 
pra in alcuni partimenti Cristo morto in braccio alla madre , e dai lati 
Si Giambattista , e S. Domenico ; e siccome questa pittura viene da 
ognuno riputata per una delle più pregiate opere , che abbia quella 
città, perchè del tutto, ed in ciascheduna parte non si potrebbe desi- 
derare né più delicata , né più maestosa di quello che ella è , cosi an- 
cora dagli scrittori tutti vedesi in sommo grado esaltata , fra quali il 
citato Boschini nelle ricche miniere della pittura Veneziana dice: » che 
capitando qualsivoglia dilettante in Venezia di subito procura di vede- 
re quest' unico tesoro trovando ognuno di più di quello aspettava , 
essendovi unite cosi in quella idea f come in tutta la figura della San- 
ta Barbara, la grazia, la bellezza, l'artifizio, la diligenza, la morbi- 
dezza , la modestia, il decoro, 'la simmetria, e tutte l'espressioni mag- 
giori , che attribuire si possono a Kaftacllo , a Tiziano , al Correg- 
gio , e a quanti oggidì sono celebrati per singolari, ed ia fine cjuesta 



97 

può dirsi il centro della perfezione , e 1' unico dell' arte ec. « 
Parerà poi forse ad alcuni strano, eh' io tralasci di annoverare 
con particolare <]iligenz3 quella famosa pittura con tanti encomj cele- 
brata dal Vasari, dal Lomazzo , dal Sandrat , dallo Scandii, li quali 
tutti concordemente al nostro Palma 1' attribuiscono nella di lui vita da 
loro descritta . Questa è posta nella scuola grande di San Marco , e 
rappresenta una nave , ove si vede finta una orribile tempesta di ma- 
re con alcune barche combattute dalle furie de' venti : nò con maggior 
forza , e più grande diligenza si può vedere la destrezza de' Marinai 
il muoversi dell' onde , i lampi , e baleni del Cielo 1' acqua rotta dai 
venti , e i remi piegati dall' onde talmente , che asseriscono li sopracita- 
ti scrittori di non aver mai veduta più orrenda cosa, e più naturale. 
Non ostante però , che con cosi accreditata scorta potessi ancor io, sen- 
za taccia di troppa parzialità, attribuire questa maravigliosa opera al 
nostro Palma ,• pure non avendo questi bisogno di mendicare encomj 
dalle altrui fatiche; mi atterrò piuttosto all' opinione degli Scrittori Ve- 
neziani, i quali vogliono, che questa sia una delle più stimate opere 
del Timoretto . In una delle sale dell' Eccelso Consiglio de' Dieci sopra 
una porta yedesi un quadro di sua mano con la Vergine, Santa Mad- 
dalena , Santa Cattarina , e San Giambattista con un ritratto in ginoc- 
chi lacciato per testamento dalla NobiI Donna Maria Priuli. Eranvi pu- 
re nella sala del Gran Conciglio due copiose Istorie di molto pregio , 
le quali nel fierissimo incendio seguito nel 1577. incontrarono la fatai 
sorte insieme con tant' altre pregiatissime opere dei Bellini , di Tiziano 
e di Paolo , d' essere interamente dal fuoco consumate . 

Si coiìservano per le private case di Venezia moke sue opere , e 
ritratti maravigliosi , fra quali il più stupendo, ed inimitabile è il ri- 
tratto , che fece di se medesimo , il quale viene , con grandissimi elo- 
gi descritto dal Vasari , non però additato il luogo ove sia collocato ,• 
né voglio qui omettere le sue parole medesime , mentre essendo egli 
stato abbondevole solamente , e prodigo di encomj verso le opere de' 
suoi Toscani artefici , è cosa mirabile , che parli di questa in cotal 
guisa . » Ma senza dubbio , comechè molte siano, e molto stimate tut- 
te r opere di costui , quella di tutte 1' altre è migliore , e certo stu- 
pendissima dove ritrasse , guardandosi in una spera , se stesso di natu- 
rale con alcune pelli di camello intorno, e certi ciulB di capelli tanto 
vivamente , che non si può meglio immaginare , perciochè potè tanto 
Io spirito del Palma in questa cosa particolare, eh' egli la fece miraco-- 



9% 

losissima , e fuor di modo bella, come afferma ognuno, vedendosi ella 
quasi ogn' anno nella mostra dell' Ascensione . Ed invero ella menta 
d' essere celebrata per disegno , per artificio , e per colorito , td ii| 
somma per essere di tutta perfezione , più che qualsivoglia altra ope- 
ra , che da Pittore Veneziani fusse stata insino a quel tempo loyoia- 
ta , perchè oltre all' altre cose , vi si vede dentro un girar d'ocehi si 
faito, che Lionardo da \'inci , e Michclagnolo Buonaroii non a%rtbbe- 
ro altrimenti operato ; ma è meglio tacere la grazia, la gravità, e le al- 
tre parti che in questo ritratto si veggono , perchè non si può tanto 
dire della sua perfezione , che più non meriti . « 

Benché poi io stimi superfluo il far parola de' quadri , che nelle 
private abitazioni si ritrovano , perchè questi tuttora muian padrone , 
o almeno il possono troppo agevolmente mutare ; tuttavia accennando- 
ne alcuni il Ridolfi nella vita di Jacopo , io qui riporterò le sue pa- 
role ; M Da Monsignor d' Houssat già Ambasciatore a Venezia furono 
portate in Francia due divozioni della Vergine con San Giuseppe ed al- 
tri Santi ; e dal Sig. Giovanni Van Veerle in Fiandra due mezzani 
quadri , nel primo è la Vergine col Bambino , e Sdn Giuseppe ; nell' 
altro il Salvatore alla mensa con Simone , e la Maddalena a' suoi pie- 
di , ambi delicatissimi , ed un altro con la Vergine , San Cristoforo , e 
Santa CaiLuiua mezze figure, ed il ritratto della Regina Caterina Cor- 
nata . 

Trovasi in casa Barbariga di San Polo la figura di nostra Don- 
na adorata da due ritratti ; in quella de' Signori Pisani di San Pater- 
niano un altra simile divozione con più Santi , e i Signori Vidmani 
anno parimenti un invenzione di Nostra Signora posta a sedere , che 
mira con buona grazia San Giovanni Battista genuflesso con altri Santi 
intOVno gentil cosa dell' Autore . 

Fece il Palma ancora molti ritratti di Dame con ornamenti , e 
vesti all' antica e fra gli altri uno della Zatina di grazioso aspetto con 
bionda capigliatura che tien in mano una Zampina dorata , alludendo 
al suo cognome , che si vede tra le cose di Bartolomeo della Nave , 
ed in oltre il ritratto di se stesso , che fu tenuto rarissimo , con altri 
che si sono smariti. 

Ed in fine della vita di Jacopo da Ponte dice lo stesso autore : 
n 11 Signor Francesco Bergontio conserva un etìfigie maestosa del Sal- 
vatore , ed il Sig. Jacopo Ponte una Imagine divota di Maria Vergine 
iCun Santa Caterina del Palma Vecchio . « 

E nella vita di Jacopo Palma il giovine parlando delle eccellenti 



99 1 

pitture possedute dal Sig. Bortolo da Fino dice : » La figura di Maria 
Vergine col Bambino in piedi tolta in mezzo da San Giova'.iui , e dal- 
la Maddalena , rarissima fatica del Palma vecchio . « 

E per fine nella vita di Bonifacio riferisce che ; » Il Sig Cristo- 
foro Orsetti possiede una Madonna col Bambino in seno , con San 
Giuseppe, e Santa Caterina di mano del Palma vecchio . « 

Florent le Comte , Filibien , ed altri autori Francesi affermano 
trovarsi nel gabinetto del Re Cristianissimo li seguenti quadri tenuti in 
grandissimo pregio ; cioè una santa famiglia che vedesi alle stampe per 
mano di Stefano Pichart ; una Vergine attorniata da piìi Santi , tra 
quali un San Francesco molto singolare , che prima era posseduto dal 
Cardinal Mazzarino , Gesù Cristo portato al sepolcro ; e nel Palazzo 
Reale una Venere grande a! naturale distesa sopra un letto , un doge 
di Venezia seduto al naturale, una Herodiade sopra il legno, una San- 
ta Caterina, ed il ritratto d'una bellissima giovinetta. Il citato Florent 
le Comte dice esservi nella galleria del Principe Leopoldo Guglielmo in 
Bruselles dodici quadri di sua mano, fra quali una visitazione della 
Vergine j una risurrezione di Lazzaro , e nove ritratti senza nome tut- 
ti intagliati in rame da Lucca Vosterman il più giovine; A Duseldorf 
presso r elettor Palatino una Vergine col Bambino, San Rocco , e la 
Maddalena Tn un paese ; In Amsterdam , come nota il Sandrat , ap- 
pressa) il Sig. Enrico de Os , eravi una preziosissima opera , nella qua- 
le rappresentate erano le tre Dee , Giunone , Pallade , e Venere ,• e 
Marco Boschini nella carta del Navigar pittoresco fa menzione di una 
bellissima donna dipinta dal nostro Palma esistente nella galleria del Se- 
renissimo Arciduca Leopoldo d' Austria ne' seguenti versi . 

E per renderme al cuor tuto dlleto 
El Palma vechio a sto discorso invida 
Perchè in la bela dona come confido 
Fata da lù de cosi vago aspeto . 

Le bcle idee de sto divin Pitor 

Incanta de tal sorte 1' occhio uman 
Che propriamente par sentir la man 
Ferirme de Cupido in peto el cuor .. 

Nello stesso stile cantò pure di Violante figlia del medesimo Pal- 
ma dal quale tu anco dipinta , e diccsi fosse amata da Tiziano, la 
quale pittura , o sia ritrailo di Violante fu prima posseduu ia Ve«v?-^ 



ICO 

?,ia dal Signor Paolo Gera Gentiluomo Fiorentino , e poscia acquistata 
dal Serenissimo Leopoldo di Toscana , nella di cui galleria intende 
descriverla il Boschini in questa guisa : 

Glie xe quella Viola o Violante 

Che fin Tizian ghe volse dar del naso 

Al bon odor : del resto qua mi taso 

Che noi tu mi^a un vicioso amante . 
Viola da una Palma partorida 

Che più vechia , che 1' è , 1' è più feconda 

E de frutti sì dolci , e rari abonda 

Che anche a bramarli el gran Tiziano invida . 
Pianta , che in do maniere -partorisse 

Frutti , che 1' un , e 1' altro è al par gastoso . 

Se naturali , ognun ghe uè goloso 

Se coi pcneli , ognun se ne stupisse ^ 
O Zogia veramente , e gran tesoro 

Pitura fata con la Palma in man 

Tegnuda in tanto pretio da Tizian 

Che fango parerla le perle e / oro . 

In Roma veggonsl del Palma, molti quadri e divozioni in picco!» 
di maniera molto esquisita . Nella galleria Giustiniani un San Girolamo 
nel deserto con un ginocchio a terra , opera veramente bellissima la qua- 
le viene falsamente creduta di Tiziano . Pretendesi all' incontro sia del- 
io stesso Palma altro quadro per traverso , nel quale viene rappresen- 
tato il miracolo , che fece Cristo moltiplicando il pane alle turbe , del 
quale lascierò la decisione agli intendenti se sia di un tale maestro . 
Nella galleria del Contestabile Colonna cvvi un quadro con la Beata 
Vergine, e i Santi Girolamo, Sebastiano, Maddalena, e Giuseppe con 
veduta di bellissimo paese ; in quella Pamfilio un San Girolamo che 
colle braccia allargate adora una croce fitta in terra , e nella galleria 
Barberini un altro San Girolamo , .che si batte il petto con una pie- 
tra , il quale pure erroneamente credesi opera di Tiziano , ed un San- 
to Apostolo in piedi grande al naturale., quale ha il capello attaccato 
al bordone opera veramente bella , e della sua più saporita maniera . 

In Firenze , nella stanza detta di Madama della galleria Granduca-^ 
le, in piccolo quadro per traverso veiesi colorita una sagra famiglia, sic- 
come nel palazzo de' Pitti un riposo d'Egitto , cioè una Peata Vergine 



IO! 

col Bambino qua! tiene rose in mano, San Giuseppe seduto sotto al- 
cani alberi , ed in altro tre angeletti , uno de' quali porge de' frutti 
a San Giuseppe, Altro quadretto vedesi in detto palazzo, nel quale è 
figurata 1' andata di Cristo in Emaus , perciò evvi nostro Signore in 
atto di benedire il pane , da una parte uno de' discepoli con un ca- 
gnolino a piedi , al quale sta dietro una figura di Giovinetto con fia- 
sco e bicchiere in mano , e dall' altra un discepolo in atto di ammi- 
razione . Questi due quadri veggonsi alla stampa nella raccolta degli 
appartamenti della galleria , e palazzo de' Pitti , e sono stati intagliati 
da Cosimo Mogalli , e disegnati da Francesco Petrucci . Ma tralascian» 
do di parlare delle moke pitture , che sono state trasportate in lonta- 
ni paesi , e particolarmente in Francia e in Inghilterra , ove il nome 
del Palma è sempre stato in grandissima riputazione , proseguirò ad 
accennarne alcune , che sono per noi più a portata di essere vedute , 
ed ammirate . 

In Bergamo sua patria vcggonsi appresso de' Particolari cittadini 
varie divozioni (i), come presso il Co: Cav, Carlo Albani una Beata 
Vergine con Gesù Cristo morto disteso fi'a le braccia , e presso il Co: 
Giacomo Carrara un quadro che servi d' ancona d' altare rappresen- 
tante lo stesso soggetto di Cristo morto in braccio alla Vergine con 
di più Nicodemo in figure grandi al naturale . Lo stesso Signore ha 
iure del nostro Palma sul rame tre piccioli quadri di simile grandez- 
za , de' quali uno rappresenta Cristo orante nell'orto, 1' altro un Re- 
dentore in piedi con croce nella sinistra mano, il terzo S. Caterina in 
piedi che tiene una mano sovra la ruota . 

Fece per la sua patria di Serinalta , con particolare attenzione ed. 
amore , due stimatissime tavole , ed una in Alzano (2) , che sole ia 



(ij Una di queste è presso ji Sig. C«- 
jato Conti in Borgo S. Antonio . Rappre- 
senta il Redentore in alto, e a basso li SS. 
5ebafliano e Rocco , tutto in mezzo ad 
UJia architettura ad arclii bclliseirai pieni 
dì ciierubini . 

(i) Quesia è nella Chiesa de' PP. Ri- 
formati , e forma I" ancona dell' Altare , 
rappresenta S. Francesco d" Assisi. L'auto- 
re , nel MS. dice : e altra, in Alcuno no- 
tando ciò in marcine, forse perchè non ne 
avesse accertata notizia . Tale tavola è sta- 
ta sempre riconosciuta per lavoro di ottimo 
pennello , senza però avere antica auten- 
tica notizia del vero suo Autore . 11 Signor 



Co. Giacomo Carrara più volte mentoTat» 
in questo libro , persona iiitcndentissima ìa 
tutto ciò che riguarda 1" arti del disegno, 
la giudica per »era opera del Pahr.a vec- 
chio , e di tale parere sono vatj altri in- 
tendenti . In tale quadro è rappresentata 
S. Francesco in bcllisoiaio paese in atto di 
ricevere le stigmate così espressivo e divct* 
che nuila più . Ctta tavola di maniera in 
tutto Tizianesca era di figura quadrata , ed 
ornata di una cornice magnifica antica , e 
dorata . Que' religiosi 1' anno cangiata ia 
altra centiaata , più piccola , e male intesa 
per cui resta t.ile quadro si preziojo , la 
parte mutilato . 



102 

pubblico , per quanto io sappia , di sua mano abbiamo nel Bergama- 
sco ; e perciò tutte le altre , che passano sotto il nome , del Palma » 
sono di Giacomo Palma il giovine ;, come vcdrassi a suo luogo . Iti 
una di tali tavole ha rappresentata la Purificazione di Maria Vergine, 
che offre al vecchio Simeone il Bambino Gesù ; e da una parte ha 
vagamente espressa una fanciulla con due colombe , tutta grazia , e 
leggiadria ; nell' altra la risurrezione di Nostro Signore , ove si veggo- 
no que' soldati con 1' armi in mano risvegliati dallo splendore^ in va- 
rie naturali attitudini , le quali opere contengono in se in alto grado 
tutto quel bello , che può desiderarsi , e rendono , come dice il Ri- 
dolfi , non meno gloriosa quella Patria , che facessero Coo , e Rodi , 
le opere di Zeusi, di Apelle, e di Protogene (i) . In Vicenza nella CUic- 
sa de' PP. Teatini avvi di sua mano una Vergine sedente , e dai lati 
S. Giorgio armato , e S. Lucia , ed un vaghissimo Angelo a piedi , 
che suona una cetra . Nella Villa di Zerman nel Trivigiano trovasi di 
lui altra figura della Vergine con varj Santi ; ed in Coneliano nella 
Chiesa de' PP. Riformati la Tavola de' SS, Jacopo, ed Antonio Aba- 
te , e nella volta , Maria Vergine , col Salvatore in seno , e dalle 
parti Giuseppe , e Nicodemo . In Verona nella Galleria del Dottor 
Curtoni , che fu venduta al Duca della Mirandola, travi un bellissimo 
quadro con la Vergine , il Bambino, e S. Giuseppe,- e nella Galleria 
di Francesco Bonduri Bergamasco copiosa di circa 400. scicltissimi Qua- 
dri descritta dal commendatore dal Pozzo nelle Pitture di Verona , li 
quali poi ora sono in parte stati venduti, e in parte trasportati a Ber. 
gamo , vedeasi un riposo di M. Vergine nel Viaggio d' Egitto con 
S. Giovanino a cavallo dell' Agnello ; un Cristo deposto dalla Croce , 
e sostenuto da due Angeli , in casa del sudetto Commendatore dal 
Pozzo ; ed un S. Girolamo in casa di Nicola Guadagni . Nelle scelte 
Pitture di Brescia descritte dall' Averoldi vien registrato un ritratto del 
Palma nella Galleria de' Conti Lana , e nel libro ultimamente uscito 
alla luce con la descrizione delle Pitture della Città suddetta vengono 
annovetate le seguenti Opere , cioè un Cristo in Croce nella copiosa , 

(i) Vi tono pure le seguenti tavolette Santi , Tutte queste opere del Palma fon». 

dipinte sullo stile del Giorgioiie , di gran- ben cons,crvate , a riserva della Risurrciio- 

dezza simili alla Purificazione . In due di n» , alla quale circa trent"anni fa si lasciò 

esse sono dipinti S. Filippo , e S. Giaco- por mano da inesperto pittore il quale in- 

jno , ip altre due alquanto più piccole i vece di migliorarla , la deteriorò , cosa so- 

SS. Gio: Evangelista e Francesco . In altri lita a succedere quando si vogliono ristora- 

divcrsi più piccoli pezzetti pure in legno re le opere de' grandi maestri, 9 ad esse 

»ono espresse varie teste , ossia busti della aggiungere sUuna cesa | 
Vergine , di S. Giuseppe , e diversi altri 



IO? 

€ scelta Galleria de' Conti Avogadri ; una Madonna col Bambino in 
grembo , e S. Giuseppe , e Paese sulla maniera di Tiziano in Casa 
Maffei ,• ed un quadro istoriato nella Capella di Casa Gaiffoni , 

In Milano nella Galleria del Arcivescovato , come nota il Santa- 
gostini 5 vedesi una rarissima sua Opera con l' Adultera condotta da 
Manigoldi legata avanti al Signore, il quale , dopo avere scritto nella 
polvere , accenna con un dito alle lettere ; un Vecchio con panno 
bianco in testa , ed occhiali in mano li sta rimirando con altri uomi- 
ni , e donne , tra le quali una singolare , che tiene un bambino per 
mano, con veduta di prospettive, e di vaghissimo Paese. Ivi pure in 
altra tela vedesi una mirabile testa di un vecchio calvo con lunga bar- 
ba di forza non ordinaria . In Lucca nella Chiesa di S. Pietro Samal- 
di il primo Altare a sinistra è ornato di una sua Pittura rappresentante 
S. Antonio Abbate nel mezzo , e quattro altri Santi dalle parti , ope- 
ra grandiosa , e di tutta perfezione accennata da Giacomo Barri nel 
suo viaggio pittoresco d' Italia , il quale pure descrive due altri Qua- 
dri esistenti nella famosa Galleria di Modena , che sono anco registrar- 
li dallo Scandii con queste parole .* » Ma quello che stimo anco so- 
pra di ogni altro è un Salvatore , che sta nella singoiar Galleria di 
Modena insieme con un altro bellissimo Quadro di detto Maestro , e 
questo è cosi divino , che quando non vi fusse il Quadro sopracitato 
di Tiziano detto della moneta , saria creduto in tale soggetto il più 
eccellente di tutti . « 

Ma in questi ultimi anni essendone stati venduti cento de' mi- 
gliori pezzi ad Augusto terzo Re di Polonia col prezzo di icoooo. 
Zecchini , saranno stati ancor questi del Palma colà trasportati coti 
danno irreparabile della nostra Italia, ma molto più di quella Galleria, 
quale per la rarità, ed eccellenza de' pezzi, che conteneva, era da 
tutti generalmente riputata per la più scelta , e famosa di tutta l'Euro- 
pa . Possiede pure la sudctta Maestà di Polonia due altri Quadri sto- 
riati , e due ritraiti (i) . 

[i) > Oltre tali quadri del PAmi già » 11 famoso quadro in Tavola , ciclie 

po«8cdati da quel Re , e da aggiungere cjUfl- tre Grazie del Palma vecchio, mezze figure 

lo che gli comperò in Venezia il Conte Al- al naturale. Di questo Quadro, che già era 

garetti . Ecco quanto il medesimo ne scrive in casa Giustiniani, e pervenne in quella 

in tua lettera diretta da Potsdam al Signor de' Comari per via di eredità ; il Boschini , 

Gioanni Mariette a P.trigi stampata a carte dopo aver parlato con lode grandissima dell' 

17. del Tomo sesto delle sue Òpere, cdi- Autore, ne ta il seguente Elogio. « 
ziune di Livorno in i, « 



I04 

Correva l'anno I5f4. i ed era già il nome del Palma pel som- 
mo valor suo in ogni parte dalia fama celebrato ; quando in sul più 
bello dell' operare , e nella maggior sua perfezione fu in Venezia di 
48 anni colto dalla morte con dispiacere universale non solo di tut- 
ti i Cittadini, ma di tutti coloro, che 1' avevano conosciuto , e udi- 
to nominare . Nella Chiesa de' SS. Giovanni e Paolo , sopra la porta 
della Sagrestia fu fatta riporre la sua effigie in mezzo busto di rilievo, 
insieme con qutlla di Tiziano j dal Nipote Giacomo Palma il Giovi- 
ne , cui poi dopo sua morte fu fatta dalli Eredi collocare auco^ la sua 
propria ; ed evvi dipinta una pianta di palma con due Puttini , e due 
Angeli , che suonano le Trombe con questa iscrisione : » Tiziano Fc'- 
ce//:o , Jdcobo Falmce seniori , Juniorique , aere palineo , communi 
gloria . « 

Era il Palma di aspetto gradissimo , ben fatto della persona , di 
buoni costumi , di un tratto civile , e conservò sino all' ultimo quella 
schiettezza , e cordialità , che lo fece sempre da tutti amare, e tenere 
in sommo pregio . Le opere di costui furono sempre e sono tuttavia 

La casa Giustiniana Aquile d' oro 

Ha de sto Autor de tutta esc^uisitcza 

Zogla eh' oga' altra supera in beleza 

E ben se ghe puoi dir vero tesoro . 
L' è un quadro con tre Ninfe , anzi tre Graiie,. 

E per nieggio parlar , tre maravegie , 

O tre Dee , che inarcar puoi far le ccgic , 

Né le persone mai se rende sazie . 
Xa più rara beieza , che sia al mondo 

Par un ombra , un caligo , e par un sogno i 

Djse la pertezion : mi me vergogno 

Co vedo sta pittura , anzi me scendo . 
El colorito , che è de sangue e carne 

I," è ci manco ; 1' è "1 spirar , veder i|uel moto , 

Quel color naturai , cjuel trato doto , 

Quello è qi:el che fa attoniti restarne. 
Queste è piti tresche che rose , o viole , 

Le fa drezzar ci pelo , e sgangolir ; 

Le fa le grataligole venir , 

Le se fa i.itcnder senz' altre pirols , 
€) Palina Vecchio lingolar pitor , 

Ti xe scguro da più de CapiJo , 

Anzi de quelo me ne befo , e rido , 

Perche ti e il vero Dio , che incita amor , 
Senza arco , senza frezze , e senza fiame 

Ti indusi le persone a idolatrar , 

Perchè col to pencl ti sa formar 

Belc , gentil , veiiosc , e vaghe Dame .' 



'OS 



in Som na estimazione ; ' e si vendono a caro prezzo a! pari di quelle 
di Tiziano ; e si suol dire essere m3n;:ante quella Galleria , ove non 
siavi qualche opera di Tiziano o del Palma vecchio , potendo questi 
in molte sue Pitture garreggiare con tale accreditato Maestro . In fatti 
dal coraggio , che ebbe di fare opere in sua concc.irrenza facilmente si 
può dedurre , qual fosse il di lui valore , come lasciò scritto Paolo 
Pino nel suo dialogo della Pittura , ove dice : » non accaderà stimo- 
lar gli uonini con disegni , o con ampiezza di promissione a far 1' o- 
ptre , perchè queste sono 1' armi di chi intende poco 1' arte ^ ma il 
nostro Pittore che sarà eccellente , attraherà ciascuno a ricercarlo , e 
richiederlo nelle occorrenze loro, salvo però, se un altro suo rivale 
tentasse d'abbatterlo. In questo caso voglio, che lui venghi al duello 
della concorrenza , e fare uri opera per uno ; ma con patto , che sia 
ammessa la più perfetta , come già volse far Giacomo Palma con Tizia- 
no neir opera di S. Pietro Martire qui in Venezia , e cosi difender , 
conservar , ed aggrandir 1' onor suo , il che è lecito in ciclo , ed in 
terra . « 

Fu il Palma assai regolato nell' operare , assiduo , diligente alle 
fatiche deli' arte ; fu molto unito , e sfumato nei colori , che maneg- 
giò con grazia , e pulitezza grandissima ,• Uno de' suoi maggiori pregi 
fu il contraffai e molto al vivo il naturale degli uomini , e 1' espressio- 
ne d.-ir arie , e de' volti , che spirano divinità , particolarmente le Im- 
magini della Vergine , e de' Santi , de' quali un gran numero ne di- 
pinse , che eccitano alla divozione chiunque le mira . Ne' ritratti la 
singolarissimo , e specialmente in quelli delle Donne , i quali per la 
freschezza delle carni , per la vaghezza de' panni , e per la graziosa 
maniera , sono maravigliosi , veggendosene alcuni di Dame Veneziane , 
con nobilis;imi vestimenti, acconciature di testa leggiadrissime , attitu- 
dini gravi , e maestose ; e parlando il Loraazzo de' ritratti delle Don- 
ne dice: » nel ritrarle sono stati mirabili il Palma, il Mazzolino, il 
Tintoretto , il Bordoni . « 

Si trattenne lungo tempo in Casa del Procurator di S Mar- 
co Francesco Friuli, dal quale fu sempre protetto, e favorito; e 
di sue egregie Pittare adornò quel Palazzo , che si contano fra 
le sue più singolari , come asserisce il Sansovino nella descrizione di 
Venezia . 

Sortirono dalla sua scuola , quale ebbe sempre fioritissima , tra 
gli altri Bonifaccio Veneziano , Pietro Mera Fiammingo , e Hocco Mar=. 

14 



coni Trevigiano, i quali coti le loro insigni Opere resero sempre piìi 
glorioso il nome del loro Maestro (i). 



s 



ANTONIO PxVLMA. 



ebbene poco si può favellare di Antonio Palma merita nondimeno 
qualche breve ricordanza non solamente come nipote , e scolare di Ia- 
copo il vecchio, ma ancora, come Padre di Iacopo detto a distinzio- 
ne del Zio il Palma Giovine . 

Nacque, come si vede, in Serinalta da un fratello di Iacopo , e 
sentendo la fama che in Venezia per le eccellentissiine opere del Zì<è 
era diffusa , s' invogliò di colà trasferirsi presso del medesimo , e sotto 
gli ammaestramenti di lui applicarsi a quella professione , alla quale 
sentivasi anco stimolato dalla natura . Ciò fecs Antonio , e divenuto 
anch' egli pittore potè produrre al pubblico in quella città diverse sue 
opere . Di due però solamente lascietò qui memoria : 1' una è citata 
dal Cav. Ridolfi , ed è la prima tavola entrando nella Chiesa de'San- 



(ij A ccmpimcnto delle memorie intor- 
no al Palma V,.CLr.io s' agi^iungono qui alle 
tante notizie favorite dall' eruditissimo Sig. 
Ce, Giacomo Carrara alcune altre posterior- 
mente da lui somministrate, intorn» a varie 
pitture cielle (]\13lIì in questa vita non si è 
■fetta menzione . 

In Lucca al primo altare entrando a ma- 
no sinistra della Chiesa di S Pietro Samal- 
di , avvi una sapetbisiima Tavola del Palma 
Vecchio dipinta eoa sapor Tizianesco , la 
cu^Ie , siccome è stata malamente , e tron- 
camente riferita, a carte 1 1 9. , dal Barri nel 
suo viaggio Pittoresco d'Italia , e d<ill" is:es- 
so Lucchese Vincenzo Marchiò, a carte 184. 
del suo Forestiere informato delle cose di 
Lucca , stampato in 8. nella stessa Città dal 
Marescandoli dell' anno 1711. cosi avendola 
il suddetto Cavaliere veduta e bene saminata 
iiel suo passaggio per Lucca ha creduto be- 
ne darne un più esatta dettaglio. Nel mez- 
zo adunque di detta Tavola è rappresentato 
S. Antonio Abate, da us lato li SS, Fran- 
cesco, e Bartolomeo ; e dall' altro li SS. 
Andrea , e Domenico, il tutto in vaghissi- 
mo paese. Neil' alto poi , fra le nubi , è il 
Salvatore in piccula figura , il tutto di ele- 
v;antc disegno, e di ottime forme, ed ancba 



ben conservato, a riserva di alcuni ritocchi 
in alcune mani fatti da imperito pittore . 
In Genova nel Palazzo del Sig. Mar- 
cello Durazzo del fu Gio: Luca a carte 
1S7. dell' Istruzione di quanto può vedersi 
di più bello in Genova , di Carlo Giuseppe 
Ratti , stampata in detta Città dell' anno 
1766. viene riferito del nostro Autore uol 
Quadro colla Vergine , S. Gio; Battista , 
e S. Maria Maddalena ; e a carte zji. nel 
Palazzo Brignole chiamato il Palazzo rosso , 
una adorazione de' Magi in grande tela , 
Nelli Galleria Imperiale di Vlesna 
stampata in foglio grande nella detta Città 
del 1 7^8. intitolata Theatrum artis Pìctont, 
fraliquadri di essa intagliati in rame da Anto- 
xiio Giuseppe Prenner , vi sono due superbissi- 
mi ritratti fatti dal Palma , di marito , e 
moglie anicndue giovani, dipinti al natura- 
le sino a mezza vita, de" quali l'uomo eoa 
grande capello, e pelliccia indosso , tenes- 
te li guanti nella mano destra , e la Don- 
na con due grandi , e lunghe bande di ca- 
pelli che le cadono nel petto , e vestita coti 
ricco, e sfarzoso manto in guisa che, da chi 
ben conosce Giorgionc, si tcrrebbono di quel 
inacstr», tante espressi sono sa quella stile. 



ti Apostoli a mano sinistra , nella quale sono espressi li Senti Teodo- 
ro , Bernardino , Luigi , e la Madonna in alto con varj Angeli ,• 
r altra dal Sansovino nella descrizione del palazzo pubblico di Vene- 
zia , che dice essere collocata sopra la porta della stanza dei Censori , 
Nel 1544. gli nacque in Venezia un figliuolo , che in memoria 
dello Zio volle fosse chiamato Iacopo a cui insegnò i principi deli' ar- 
te , nella quale con prestezza incamminandosi arrivò poi ad accrescere 
le glorie della famiglia , come si vedrà qui appresso . 

GIACOMO PALMA IL GIOVINE 
PITTORE (0. 



Q 



'iacomo Palma detto il Giovine nacque in Venezia l'anno 1544. 
da Antonio Palma nipote del Palma il Vecchio . Fu posto da suo Pa- 
dre al disegno , e di anni quindici in circa ritrasse molte eccellenti pit- 
ture di quella Città , fra le quali il S. Lorenzo di Tiziano nella Chie- 
sa de' PP. Crociferi , dove spesso soleva capitare Guido Ubaldo Duca 
di Urbino j il quale dilettavasi a vederlo dipingere. Un giorno che 
questo Principe' ascoltava ivi la santa Messa , Iacopo postosi in un 
canto dell' altare fece il di lui ritratto , cosa la quale osservata da' cor- 
tigiani , e riferita al Duca , piacque a questi in guisa che volle il ri- 
tratto, e la copia del S. Lorenzo fatta da Iacopo , e gli esibì di con- 
durlo alla sua Corte in Urbino. Accettò Iacopo la graziosa offerta, e 
il Duca die ordine al suo maestro di casa che il giovine fosse ben 
trattato , e provveduto di quanto gli occorresse . Stando a quella cor- 
te copiò qualche opera di Raffaello , e di Tiziano con piacimento del 
Duca ; ma essendogli un di negata la merenda dal Dispensiere , egli 
si presentò al Duca, e gli chiese licenza. Intesane Egli la cagione ^ chiamato 
il dispensiere , fortemente lo sgridò, onde Iacopo non ebbe più a dolersene . 

(tj L" autore delle presenti vite, coma re, come fece in gran pane di quella del 

appare dalle precedenti di Giacomo Palma Cav, Fansago , si è creduto di supplire al 

il Vecchio , e di Antonio Palma suo nipo- vueto lasciato, e di secondare la di lui idea, 

te , voleva esporre quelli ancora di Palma coli' inserire in questo luogo uà ristretto di 

il Giovine , siccome pittore da annoverarsi quanto ne scrisse il Cav. Ridolfì , aggiun- 

fra 11 Bergamaschi , perchè f:glio di Padre gendovi soltanto la notizia d' alcuni quadri 

Bergamasco. O l'abbia scritta, e siasi smar- di questo celebre pittore i quali si ritrova- 

rita ; o non abbia avuto tempo a comporla , no in alcune case private in Bergamo j e- 

o pensasse copiarla da qualche altio scritto- nen sono dal Ridolii citati . 



io8 

Vedendo il Principe i grandi progressi che faceva mandollo à 
Roma al Caidinal suo fratello , onde avesse colà maggior commodo 
di studiare . Vi stette otto anni disegnando le più pregiate statue , il 
Cartone di IVIichelangelo e le pitture di Polidoro , e dipinse nella 
Galleria , e nelle Sale del Vaticano . Di la tornò ad Urbino , dove 
mostrate al Duca , il quale avea avute poco buone nuove di lui, va- 
rie sue fatiche, gli tolse con ciò le sinistre impressioni, n'ebbe cor- 
tesi accoglienze , e con di lui beneplacito si trasferi a Venezia . Ivi vi- 
sitati i PP. Crociferi , pe' quali in Roma avea fatto nella loro chiesa 
un gruppo d' angeli sovra 1' aitar maggiore in atto d' adorare il San- 
tissimo Sacramento , volle compartire ad essi le primizie de' suoi lavori 
in Venezia , facendo in capo al loro Dormitorio la figura della Vergi- 
ne con gli Angeli adoranti , e nell' aspetto di una Scala 1' invenzione 
della croce fatta da S. Elena . 

Non trovando in Venezia come occuparsi per lo grande numero 
di accreditati professori che colà in allora fiorivano , tornò Iacopo a 
Roma ; ma presto stancossi di operare colà sotto il Maestro come si 
accostumava , e fece ritorno a Venezia , dove' secondo la maniera del- 
la scuola Romana dipinse a' Padri di S, Nicolò de' Frati un deposto 
di Croce . Indi ccn modo assai migliore dipinse sotto il Coro de' PP. 
Crociferi la figura di S. Cristoforo, e nella Sagrestia de' PP. di S. Gior- 
gio maggiore la tavola della Purificazione , ed andò coltivando lo stu- 
dio sopra le opere di Tiziano e del Tintoretto , quale egli ebbe sem- 
pre come Padre dell' arte , e di cui predicava in ogni occasione la 
somma virtù . 

Era allora in Venezia Alessandro Vittoria famoso scultore ed £r- 
chitetto dal cui giudizio la Città tutta dipendeva non solo nell' opere 
di prcfession sua, ma in quelle di Pittura eziandio. Questi non veden- 
dosi corrisposto dal Tintoretto e da Paolo Veronese , siccome quelli che 
essendo valorosissimi nell' arte disdegnavano sottommettersi e dipendere 
da uno scultore , prese a favorire il Palma, procurandogli quante po- 
teva occasioni di lavorare, e trovò in lui un animo grato e corrispon- 
dente . fece però il Palma 1' opera a fresco ne' SS. Giovanni e Paolo 
intorno al sepolcro di Girolamo Canale famoso Capitano di Marc , e 
assai quadri ad olio in San Jacopo dell' Orio , parte nella Capella di 
S. Lorenzo, e parte nella Sagrestia, e a requisizione del Piovano di 
detta Chiesa dipinse a fresco a Ponte lungo nel Padovano varie storie 
della Scrittura. Ma ciò che recogli di quel tempo maggiore gloria fu 
il quadto che fece in S. Nicolò de' Frati col Salvatore che trae dal Lim- 



I 



109 
bo i SS. Padri opera commcnJata dall' universale e per la buona for- 
ma recata a que' corpi , e pei la freschezza del colorito . Crescendo 
sempre più la fama di Iacopo , e non cessando il Vittoria di sempre 
più promoverlo , fatti in Murano varj quadri , molto ebbe a faticare 
in Venezia . Ivi fece due quadri per li Confrati della Compagnia dei 
Sacramento di S. Gio: in Bragora in uno de' quali rappresentò Nostro 
Signore che lava i piedi agli Apostoli , e vi è un servo che porta 
un vase con bel movimento ; e nell' altro lo stesso Salvatore dinanzi a 
Caifàsso che si squarcia le vesti ^ e S. Pietro nell' atto di favel'arc 
coir ancella, che sono due Spiritose figure. Ntlla Chiesa della Trinità, 
nella Cappella dell' aitar Maggiore fece la presa di Cristo nell' Orto, e 
Ja flagellazione alla Colonna , fingendo 1' azione di notte tempo , con 
ombre , f. lumi gagliardi tolti dagli splendori delle lucerne , e delle 
fiaccole accese tenute dalla sbirraolja , 

Queste ed altre opere da luì fatte in S. Maria Giobenico , in 
S. Paterniano , in S. Maria Formosa , in S. Giuliano , ed a' Confrati 
di S. Gio: Evangelista , ed il costante impegno per lui del Vittoria gii 
ottennero d' essere aggregato al numero de' Pittori destinati per le ope- 
re del Palagio Ducale , e gli fu destinato a lavorare uno degli ovati 
maggiori del soflìtto del gran Consiglio , e due quadri dalle parti . In 
quello verso la Quarantia Civil nova rappresentò la battaglia navale 
seguita nel Po presso Cremona tra Pacino Eustachio da Pavia Gene- 
rale di Filippo Maria Visconte Duca di Milano , e Francesco Bembo 
per la Republica , riportandone il Bembo la vittoria , e molte spoglie 
de' nemici . Si vedono in esso molti combattenti sopra de' navigli con 
altri caduti nel fiume , e chi sale sopra scaie di corda sugli alberi de' 
legni . Tale quadro è comunemente detto de' Burchi , né il Palma fe- 
ce per avventura il migliore per io disegno, e per la forza del colo- 
rito . L' altro quadro rappresenta Padova sorpresa dal Pitigliano Ge- 
neral Veneto , e da Andrea Gritti Proveditore , e riunita al Veneto 
Dominio ; e nell' ovato dipinse Venezia sedente sovra uno sprone di 
galea, collo scettro in mano, coronata d'ulivo dalla Vittoria. Sovra di 
essa è maestoso baldacchino coi quale coperse alcune pitture che non 
gli erano riuscite . Dinanzi ad essa vengono condotti diversi prigioni 
per dinotare le vittorie riportate de' Carraresi , degli Scaligeri , e de* 
Visconti , e d' altri popoli , con donne piangenti , che dinotano Città 
soggiogate ; e sopra gli scaglioni stanno schiavi ignudi incatenati con- 
dotti con molto dissgno ed intelligenza dimostrando in quelli 1' avvan- 
zamento dello studio, che fatto aveva dalle cose di Michel Angelo, e 



I IO 

dalle buone pitture di Venezia . E bene il Palma lasciata avrebbe inde- 
cisa la lode fra lui, e quelli che dij)insero in quel giro , se per egua- 
le maniera avesse proseguito sempre a lavorare . Ma datosi in appres- 
so a far opere in quantità , e più all' utile ponendo mente che alla, 
lode non fu sempre uguale ne' suoi lavori , e molti di essi trascurò . 
Di quel tempo ottenne il Palma da' Confrati della Compagnia della 
Giustizia il fare 1' opere tutte che occorrevano nella parte di sopra del- 
la loro scuola, dove oltre un grande quadro dell'Assunta, dipinse in 
otto minori varie azioni di S. Girolamo . Compita tale opera tornò al 
Palazzo Ducale , e fra le altre cose sovra il Tribunale dello Scrutinio 
dipinse V universale Giudizio , nel cui componimento entrano innume- 
rabili figure . Della quale pittura soleva dire Iacopo Tintoretto che g'i 
avrebbe dato 1' animo di ridurla assai migliore sienza aggiungervi cosa 
alcuna , ma solo col toglierne alcune figure che gii parevano superflue. 
Siccome poi fin da fanciullo era stato divoto de' PP. Crociferi i 
quali lo aveano sempre in particolare maniera assistito .• così volle ad 
essi mostrare quanto fosse ad essi grato , dipingendo T Ospitaletto , e 
tutta la loro Chiesa , e Sagrestia . Tra gli altri quadri del coro uno 
ce n' ha che rappresenta Gesù Cristo in atto di liberare dal limbo i 
SS. Padri . Parve ad un beli' ingegno che 1' atteggiamento del Reden- 
tore avesse' del violento , e ne motteggiò il Palmi , il quale tosto ri- 
spose ; non dite queste cose, che Dio può fare ciò che vuole. Quat- 
tro altri grandi quadri ebbe a fare in appresso nella Sala del Pregadi 
fra quali njcrita particolare considerazione quello che rappresenta b 
famosa Lega di Cambrai . Moltissime altre sue opere vtggonsi nelle 
Chiese di Venezia , in S. Giuseppe , in S. Maria Maggiore , in S. Ni- 
colò , in S, Chiara , in S. Lucia, ne' Tolentini , in S. Simon grande, 
in S. Pantakone , in S. Paolo , in S. Bartolomeo , ne' SS. Apostoli , 
in S. Leone , in S. Giustina , ne' Frari , ed a' Confrati del Sacramen- 
to , pe' quali fece il gran quadro del Serpente di bronzo , in cui en- 
trano molti manierosi , e ben intesi corpi ignudi , quali il Palma tace- 
va volontieri avendo su ciò fatto studio particc^lare . Sono di lui le 
pitture della Confraternità del Rosario ne' SS. Gio: e Paolo , quelle 
dell' Altare di S. Zaccaria nella Chiesa di detto Santo , nella quale di- 
pinse ancora ad un altro altare la B. Vergine sopra le nubi con molti 
fanciullini intorno, e sotto li SS, Benedetto, Battista, Girolamo , Fran- 
cesco, e Sebastiana. Veduta quest'opera dal Malombra Pittor Vene- 
ziano ne disse molto male . Ma ritoccata che 1' ebbe il Palma , coli' 
assiitenza dell' amico Vittoria , il quale sempre invigilava al di lui av- 



1 1 1 

vanzamento , riuscì tale , che rivedendola il MaloiTibra , rimase stup ito 
parendogli , senza saper come , migliorata . Per commissione del Sena. 
to , operò per la Chiesa de' Capuccini la tavola del Salvatore portato 
al monumento ; e alcun tempo dopo un altra più piccola nel loro ora- 
torio del Crocifisso . Nelle Convertite espresse Nostro Signore agoniz- 
zante neir Orto retto da un Angelo , e nel soffitto S. Maria Madda- 
lena portata al Cielo dagli Angeli . In S. Cosmo per Y altare dei Signor 
Benedetto Moro Procurator di S. Marco , dipinse nella Cappella mag- 
giore Nostra Donna co' SS. Benedetto , Sebastiano , e Francesco , di- 
portandosi molto bene , e quel Signore glie la diede a fare con que- 
ste condizioni , che a suo piacere disponesse quelle figure ^ che pren- 
desse quel tempo che gli accomodasse , e ricevesse il pagamento a suo 
volere . Per la Chiesa delle Citclle operò il Cristo in orazione nell' 
Orto , e a' PP. di Santo Spirito nejja Laguna fece una tavola con più 
Santi , e per il loro refettorio due figure di Giona , e di Sansone . 
Quattro ben condotte tavole del Palma si trovano ancora in S. Dome- 
nico , La prima eccellentemente coloiita è all' altare del Nome di Dio, 
e rappresenta degli Angioli piangenti intorno al Crocifisso ; e in alio 
il Padre eterno . La seconda S. Giacinto genuflesso che mira con mol- 
to affetto la Vergine in gloria , tolto in mezzo da' Santi Domenico e 
Francesco, a cui viene recato un breve da due Angeletti . La terza 
pregiatissima è di S. Caiterina da Siena che si Sposa a Cristo, alle cui 
nozze sono presenti Davide che suona 1' arpa , e i SS. Domenico , 
Paolo , e Gio: Evangelista . La quarta conteneva alcuni anaeli vashis- 
simi con rose in mano a' lati della figura di rilievo della Vergine , 
quale fu levata poi per riforma dell' altare . A' PP. di S. Francesco di 
Paola dipinse pure tre tavole , altre nella Chiesa della Pietà , e ili 
quella de' SS, Filippo , e Giacomo , quattro ne' SS. Gervasio , e Pro- 
tasio . In santa Fosca il Cristo iiT Croce mirabile per lo studio usato 
nelle membra , e per 1' affetto di pietà che rappresenta .• nella chiesa 
di S. Lorenzo S. Barbaro decapitato, e portato al Cielo dagli Angeli 
opera stimata . In Santa Maria Celeste vedesi di lui !a Vergine che sa- 
le al Cielo, e gli Apostoli che in atti di maraviglia stanno attorno al 
Sepolcro, un Cristo in Croce , dalie cui piaghe sgorgando il sangue 
viene raccolto da' bambinetti , la Maddalena abb.acciata al tronco , la 
Vergine tramortita , Longino e S. Gioaani contemplanti il crocifisso Si- 
gnore . Pressoché tutte in somma le Chiese di Venezia hanno opere 
di questo famoso P ttore , oltre le n:o tissime che si vedono nelle Case 
particolari, che i.ifinits cosa sarebbe il tutte dettagliare. La fama del 



I T2 

i^raiide suo valore gli trasse cominissioni straniere da ogni parte . Però 
avido egli non meno del guadagno che della gloria , soleva dal bel 
mattino sino alla sera incessantemente dipingere , e nel verno pro'un- 
gava il suo lavoro sino alle cinque , e sei ore di no:te . Laverò p-.r 
i l'P. Teatini di S. Silvestro a Monte Cavallo in Roma, e per le loro 
Chiese di Napoli , e del Regno ; e sua è pure in Roma nella Chiesa 
ds-lla Scala in Transtevere la Santa Teresa , alla quale appare 11 Sal- 
vatore , e cui un Angelo tocca il cuore con un dardo , A Monselice 
dipinse pel Cav. Duodo Ambasciatore in allora della Repubblica al som- 
mo PontefiwC , li SÉtte altari d'altrettante Cappelle erette da quel Si- 
gnore , Agli Eremiti di Rua figurò il mistero dell' Incarnazione , ed 
alcuni loro Santi . Nella Cappella de' Signori Contarini alcuni angeli 
adoranti J' immagine di nostra Signora ; e in quella del Doge Cornare 
la Madonna e S. Giuseppe col Salvatore a mano nel ritorno dall'Egit- 
10 . Nella chiesa Parrochiale d' Arquà , dinanzi alla quale è la sepoltu- 
ra del Petrarca , volle il Palma anco per sua memoria lasciarvi la tavo- 
la dell' Assunta , ed una pure ne fece in altra Chiesa. In Padova nel- 
la Sala del Podestà fece i quattro SS. Protettori , e in mezzo ad essi 
i! Salvatore . In S. Agostino la Vergine coli' angelo Gabriele , in San- 
ta Giustina S. Benedetto che ricete nella religione i due Beati fanciul- 
li Mauro , e Placido Nobili di Roma , accompagnati da Cortigiani , e 
da Servi ; ne' PP. Teatini la Purificazione di nostra Donna , e per b. 
Chiesa di S. Benedetto la Santa Francesca Romana . A Trevigi nelh 
loggia rappresentò in quattro grandi quadri alcuni soggetti spettanti al 
buon Principe 5 la Religione, la Giustizia, le Armi, e la Legge , ope- 
re che resero molto onore al Palma , e grandezza a quella Città , in 
molte chiese della quale vi sono pure di sua mano assai quadri . Nel 
Trivigiano poi egli fece a Marghera una mezzana tavola della Conce- 
zione della V'ergine teneramente colorita ; in Mestre , nella Chiesa di 
S. Marco , il Santo Evangelista ,• a Novale nella Parrochiale la Nascita 
del Signore ; e due altre tavole in San Francesco ; in Villa di tre Ba- 
seleghe la pala della Natività della Madonna , pittura lodata ,• a Cusi- 
gnana l'Assunta della medesima al Cielo, co' SS. Giovanni Evangelista, 
e la Maddalena a' piedi , pittura molto erudita , e la tela del Rosario 
co' miiterj attorno .* in Villa Orba i SS. Fabiano , Sebastiano , e Roc- 
co, ed altri Beati, e sopra la Santissima Trinità; in Oderzo una ta- 
voletta del Presepio di Cristo nella Chiesa de' PP. Serviti , ed altre 
das tavolette nelle Mmache della Maddalena ; in Conegliano nell' al- 
tare maggiore de' Capuccini il Redentore che da le Chiavi a S. Pietro;, 



in Ccncda un gonfalone del Rosario; a Valle di Biadene la tavola co' 
SS. Gio. Bjttista, Girolamo, ed Antonio Abbate, ed altre due in Sa- 
cile . A CiTÌdjle di Belluno nella Compagnia della Croce dipinge il 
Crocifisso fra due ladri , e ne! Duomo una elaborata figura dei Re- 
dentore estinto sostenuto dagli Angeli con molti Santi ; nella Chiesa 
di S. Maria de' Battuti la pittura di Nostra Signora con più figure di 
Santi, tra' quali è S. Sebastiano molto stimato , e in Santa Maiia nuo- 
va alcune istorie di Cristo , e della N'ergine . In Vicenza nelia Chiesa 
de' Servi è del Palma la Vergine orante dinanzi al Redentore, e sotto 
i SS. Francesco, e Antonio, ed i ritratti de' Padroni : in S. Biagio al- 
tre due , in una delie quali è S. Girolamo , a cui il Leone mostra il 
piede trafitto dalla spina , e nella Confraternità del gonfalone il Sal- 
vatore cinto dagli Apostoli in mezzo al soffitto . 

A' PP. di S, Nazzaro di Verona ha pure dipinto con la miglio- 
re sua maniera nella Cappella d-lla iVIadonna il Cristo adorato da' Pa- 
stori, visitato da' Magi , Cii conciso , e presentato al Tempio dalla Ver- 
gine , colle quali opere , tutto che bene si portasse , non colpi nel ge- 
nio de' Veronesi non avvezzi a!le maniere di Venezia , e perchè es- 
sendo tocche con gagliardi colpi, stinundo il Palma che andassero più 
distanti dall' occhio , non p.uvcro finite agli occhi loro . 

A' PP. Capuccini di Brescia lavorò un pietoso Crocifisso •• in 
S. Afra una tavo.a con molci Martiri , ed Angioletti con palme, e co- 
rone ; e per la Chiesa di S. Antonio fece il Santo stesso con veneran- 
da canizie, nelle quaa effigie ebbe il Palma genio particolare, toccan- 
dole Cv.n accurati sentitiienti . Molte altre opere lavorò ancora per lo 
Territorio Bresciano . 

Per la Città di Bergamo dipinse in S. Alessandro una erudita ta- 
vola con la Vergine, e il Santo Cavaliere (i). Nessun altro quadro 
cita il Ridoìfi siccome fatto per questa Città , né in vero si ha noti- 
zia di alcuno che sia alla pubblica vista . Ne esistono però presso a' 
Privati . il più volte lodato Sig. Co: Giacomo Carrara , nella sua co- 
piosissima raccolta di quadri , ne ha otto di questo Autore , cioè un 
S. Gio: Battista al deserto , quadro grandissimo . Susanna co' Vecchio- 
ni quadro assai bello . Una Artemisia colla tazza in cui stemprava le 

(i) Qacita Tavola del Palma cosi citata noccliione , e le SS. Orsola , e Chiara colla 

dal R:Jolii L- iK-lla chiesa di S. Alessandro custodia del SS. Sacrinjciito in mano, versa 

dt' PP. Capuccini , ali' altare magi^iorc , e cui sta rivolto S. Francesco in atto assai 

rappresenta la B. V. col Bambino in gloria pittoresco e divoro , 
di An Ji.li , e nel piano S. Alessandro in gì- 



114 

ceneri del marito ; un Cristo presentato al Popolo da Pilato ; un altro 
S, Gioanni al deserto , figura mezzo al naturile ; un S. Gioanni che 
battezza il Redentore , con sotto Palma jecìt . \ii\ S. Girolamo figura 
grande al naturale . E' rappresentato al deserto con libro in mano , e 
col leone a canto . Una B. Vergine col Bambino , S. Andrea ed altri 
Santi . Presso ds' Signori Conti Mozzi vi è del medesimo un Calao 
che uccide Abele ; e il Sig. Co. Eitore Albani ha pure di lui un qua- 
dro che rappresenta S. Girolamo al Deserto , ed un ritratto del cele- 
bre Cardinale Girolamo Albani . 

A contemplazione del Duca della Mirandola figurò per lo soffitto 
d' una stanza del suo Palagio parte della favola di Psiche , e per Io 
soffitto di un altra rappresentò li Creazione dei Mondo ; e in aggiun- 
ta alle tre etadi dipinte nel palazzo medesimo dal Peranda , vi dipinse 
quella del ferro . 

Per r fmperadore Rodolfo II. colori un bagno di Diana con Ca- 
listo , Apollo in mezzo alle Muse , e alcune Veneri di giocondissimo 
colorito . 

Fece pure parte della favela di Psiche per Sigismondo III. Re 
di Polonia , e per lo Duomo di Varsavia la tavola di Cristo al Gior- 
dano .• a Carlo Duca di Savoja il fatto d' Arme di Crescentino, e 
inolte altre pitture a' Principi, e Signori della Germania, essendo mol- 
to piiciuta la di lui maniera in quelle parti . 

Per Enrico ^'alchemburg Pittore Augustano dipinse una bellissima 
Galatei ignuda con Tritoni intorno , ed altre cose ancora a' Pittori 
Germani , che cercavano seguire quella maniera tenendo quell' opere 
in Casa come esemplari . 

il Signor Bernardo Giunti se ne portò a Firenze un prezioso 
quadro del Palma rappresentante un Cristo morto, con la Vergine Ma- 
dre , e la Maddalena piangenti , ne' quali componimenti ebbe egli 
molta grazia , siccome ancora valse assai nel furmare le teste de' vec- 
chi , bambinetti , e di alcune veneri , una delle quali piangente , men- 
tre il tempo se ne portava amore , fu trasportata a Torino da un 
ambasciatore del Duca di Savoja , ed altra con Marte 1' ebbe il Cav. 
Marini che la celebrò nella sua Galleria . 

I disegni poi fatti dal Palma in qualunque genere in più manie- 
re del Vecchio , e Nuovo Testamento furono infiniti , da' quali trae- 
va le invenzioni che avea a fare , e molti ancora ne formava per isfo- 
gare il capriccio ; poiché tosto ch« era levata la tovaglia dalia mensa 
si faceva recare il lapis , componendo sempre qualche pensiero , e nsol- 
ti di questi uc yauuo in volta , 



Finì di vivere questo illustre Pittore in età d' anni ottantaquactro 
nel 1628. oppresso da catarro stando a sedere . Poco prima d' esalare 
lo spirito chiese da scrivere , e gli fu recato il lapis ; e btnchè fosse 
agonizante così annotò : Io veggio , e sento , m.i non posso favel- 
lare ; e poco dopo spirò . 

La sua morte diede un grave crollo alla Pittura , essendo man- 
cato dopo lui il buon gusto della maniera V'enezian-a così bene eser- 
citata in tante delle opere fatte da questo eccellente artefice , le quali 
condusse con buono studio usando belle ammaccature di panni , e una 
dilettevole , e fresca maniera di colorire , che si appressa con facile 
modo a! naturale , e le pitture sue verrebbero maggiormente desidera- 
te , ed ainbite se in minor numero fatte ne avesse . Gli fu-'ono cele- 
brate solenni esequie , ed ebbe sepoltura ne' SS, Gio. e Paolo dinanzi 
alla porta della Sagrestia , sopra la quale avea egli già riposte le effigie 
di Tiziano , e del Vecchio Palma suo Zio , alle quali fu aggiunto il 
suo ritratto scolpito da Iacopo Albarelli suo discepolo , coli' iscrizione 
che si disse addietro nella \"ita di Palma Vecchio . 

Ebbe due figliuoli, uno de' quali mori vagando per il Mondo , 
ricoverato in Napoli da' PP. Crociferi amorevoli del Padre suo , 
1' alno datosi alle dissolutezze fini in brevi anni la vita . 

Fu sempre Jacopo sanissimo di Corpo , e visse sempre lontano 
dalle cure e dalie passioni , non avendo altro pensierc che quello di 
operare . Tale sua indufcrenza giunse a segno che nel tempo stesso 
che si st-ppeliva sua moglie egli si pose a dipingere , e ritornate le 
donne dal funerale, domandò loro se la avevano bene aacoraodata . 
Coir assiduo suo operare si era procacciato grande valsente , ma non 
credendolo mai suiH.iente a' bisogni della Vecchia ja , non perdeva tem- 
po per accrescerlo . Con tutto e o avendo egli arfiJate alcune mercan- 
zie ad una nave che andava in Levante, recatagli nuova che nel ri- 
torno si era aiTondata , punto non si scompose : anzi ridendo disse ; 
io sapeva ben io eh' era disgraziato , e nato per lavorare . 

Godeva sommamente della lode , ed era la sua Casa frequentata 
da' più chiari Poeti del suo tempo, tra quali il Guarino , lo Stigliani, 
il iMarino, il Frangipane ed altri uomini di lettere. Ebbe, e coltivò 
molti amici , i quali erano impegnatissimi a produrlo , e procacciargli 
delle opere onorifiche e lucrose . Tra essi si distinse come vedemmo il 
Vittoria , il quale giunse a segno di non volere mettere in onera all' 
sitare di S. Salvatore della Compagnia de' Pizzicagnoli in Venezia due 
-jiiitue di S. Rocco e di S, Sebastiano , se quelli non toglievano ad 



Andrea Vicentino il lavoro della Pala dell' aitare a lui già allogata , e 
non la davano al Palma, dicendo non convenirsi alla dignità delle ope- 
re sue che essa fosse d'altra mano. Non volendo quelli privarsi di 
cos'i belle scclturc , accontentarono il Vicentino coli' accordargli un al- 
tra opera , e diedero la pala al Palma , la quale quantunque egli vi 
ponesse ogni studio, non incontrò il genio del Pubblico; an:i in bre- 
ve tempo si anneri , e ritoccata dopo dall' autore tornò ad incontrare 
la stessa disavventura . 

LORENZO LOTTO PITTORE- 

In quel rtlicissimo secolo nel quale in ognuna delle principsli città 
d' Italia fiorivano illustri personaggi , e valenti in tutte le belle arti ; 
Bergamo a nessun altra inferiore non lasciava di rendersi cospicua , 
mediante il valore de' suoi cittadini in armi , in lettere , ed in ogni 
altra più chiara e lodevole professione eccellenti .• tra quali io ricordar 
dovendo soUmente coloro , che nelle arti nostre sono stati singolari , 
dirò , che in quel tempo , in cui Tiziano in Venezia , Raffaello in 
Roma , il Correggio a Modena , il Mazzuoli a Parma , Michel' agnolo 
a Firenze , ed altri molti 1' arte nobilissima della p'ttura in altre città 
illustrarono , Lorenzo Lotto in Bergamo , al pari d' oga' altro uno de' 
primi posti occupando diffondeva d' ogn' intorno lucidissimi raggi di 

gloria . 

Da Tommaso de' Lotti nacque questi verso il fine del 1400., e 
credesi , clie inclinato alla pittura dal nostro Previtali apprendesse i 
primi principi dJl' arte , indi si portasse in Venezia , e che ntlla 
scuola fioritissima di Gio: Bellino accomodatosi riuscisse in breve ottimo 
pittore. Invaghitosi del colorito di Giorgione , e diligentemente le sue 
opeie ricopiando ne riportò un modo di tingere di i^ìle finezza , e 
di forza tale , che ritornato alla patria nel principio del seguente seco- 
lo , e questa copiosamente adornando di pitture , potè essere a tutti di 
grande ammirazione , e , se di tutte quelle che sul legno , sulla te- 
la , e sai! muro condusse partitamente ragionar si volesse, difficile im- 
presa , ed ancora di non venirne presto a termine sarebbe questa . 

Mi quant' altra mai stupenda si è la grande , e famosissima ta- 
vola de' Padri Domenicani nella laro chiesa di San Bartolomeo citata 
dallo Scandii , celebrata dal Ridolfi , e descritta da Luigi Scaramuc- 
cia con tali parole . >f Non restarono però in quella stessa sera di gir- 



sene alla chiesa di San Bartolomeo , nel coro della quale scorsero con 
grandissima soddisfazione la famosa tavola ad olio di mano di Lorenzo 
Lotti naturale della medesima città di Bergamo , in cui sta mirabilmen. 
te dipinta la N'ergine nostra Signora col figlio bambino in alto , e dal- 
la parte vi sono molti Santi Protettori della città , cioè li Santi Stefa- 
no, Sebastiano, Domenico e Tommaso d'Acquino, e nel bassamcnto al- 
cune storiette del Santo Protomartire. » Due però delle principali fiou- 
rc bisogna credere siano sfuggite dall' occhio, o dalla penna delio Sca- 
ramuccia non vedendosi annoverato Sant'Alessandro, che nel primo pia- 
no della destra parte sta con marziale atteggiamento appoggiato all' asta 
del suo vessillo , e questo è il naturale ritratto di Alessandro Marti- 
nengo Coleoni Signor di Malpaga , e nella Santa Barbara , che sta a 
lui vicina ritrasse al vivo la consorte di lui , e se medesimo nella testa 
di quel Santo , che scorgesi presso San Domenico . Fece il Lotto la 
suddetta tavola per esso Martinengo , che ne fece dono alla chiesa di 
S. Stefano de' Padri Domenicani , la quale essendo stata distrutta per 
la nuova fortificazione della città, trasportarono la tavola nella chiesa di 
San Bartolomeo, ove sta di presente a pubblica ammirazione collocata: 
della quale riferirò a comune notizia la scrittura dello stabilito con- 
tratto , tolta dal suo originale dai rogiti del convento , in cui cosi si 
legge . 

„ Chri/li Rddcmpcorìs nojìn , Bea!issim.vjue Murris Mzrije Vir. 
gìnis , ac divonim Scephani Protomartyris , 6' Duminici Vatrìarckce 
tonusque cjsksus carix nomìnìbus invocatis. Qiaun Magni/i. & Splene 
diisimus rnilcs , & uhm armomin ducìor Dominus A/cxj/jJer Co/eo-^ 
nius , ex filu ncpos , 6" ex imam voluntate filius adopùvus lllu~ 
s'rissimi & ExccUc/nisslmi D. D. B.ìnholomei Coleoni Bero-oniacis Se- 
Tcn. P. D. Vene:, opami Capìtanei generahs satis compenum ha^ 
bcns nemini din vivere licere , sed rehnquendiun fare aliquid , quol 
vixisse testctur ^ aliquid seilicec, quod Deo gratum fare:, sihique con- 
digniim , ac cxtcris jucundum , & laudabile exemplum , caqiie duclus 
ranonc disposuissec in Magnifieo tempio glorios. Sancior. StepLini , 
6" Dominici in urbe lue Bergami cìruiruclo nugnifieam , & sinmi- 
larem dicare , 6' construi , ac fieri facere Pala/H , seu Anconam onini 
ar:e , ingenìoque humano possibili formandain, omnique avarici je labe 
fojlhabita , dummodo sibi , cceterisque integre satii facere t ; 6' ad opus 
hujusmodi cxequendu/n vocau quamplures egregii Piciores convenissent ^ 
& Inter alios Magister Laaremius fil, Thomaxii de Lods venisser,... 
tandem prefati Ven. Fratr. Conv, ipsius infranominati ex commissio- 



n8 

ne mj.nufaa.1 proefad Magnifici Akxjndri ex una. , & Magister Lau- 
renùus ex ahcm convencrunt , 6' se accordarunc de ipsa ancona in 
Capello, majori diclx Ecclesios , secundum rinun jacienda. quingenns 
promissis aareis , & sub capitulis modis ^ fonnis , temporibus^ & con- 
diùonibus ac puciis infrascripds &c. 

Die lò. Mcn/ì Maii 'Mille funi Quìngentesimi XIII. prima in- 
diclione. In Mjnasteno proefato SS. Stcphani ^ 6" Dominici Bcrgomi . 

Merita in essa ancora particolar considerazione la regolatiàsima ar- 
chitettura sostenuta da doppia ce lonne , che con bellissimo ordine di 
prospettiva fuggendo in dentro fa vedere , che in tale facoltà era fon- 
datissiino . Quanto gradita fosse la sopraddetta tavola a Giampaolo Ca- 
vagna chiaro il dimostra l'essersi egli compiacciuto, dovendo dipignere 
]a tavola in S. Bernardino del Borgo San Leonardo, di formarla sul 
modello di questa , e di trasportare nella sua quelli due maravigliosi 
angeli , che in aria sostengono una corona sopra il capo della Vergi- 
ne , e questa contasi fra le migliori , e più accreditate opere del Ca- 



vagna 



V erano sotto nel bassamente del quadro tré ammirabili istoriettc 
rappresentanti una la lapidazione del Santo l'roiomartire Sttfa .o , 
l'altra quando nostro Signore fìi deposto nel sepolcro, e la terza un 
fatto miracoloso di San Domenico, le quali nel 1650. essendo state di 
notte tempo furtivamente da mano sacrilega levate , furono anche da 
lì a poco restituite , premesso però lo sboiso di trentaotto Ongari a chi 
sotto sigillo di confessione ne procurò la restituzione , Dopo poi 1' or- 
namento, che è stato fatto alla suddetta ti vola in occasione , che nel 
1749. fu dipinta a fresco tutta la Chiesa, furono questi trasportati in 
sagristia , e sono al più alto segno degne di commendazione per le 
molte graziosissimc figurette , per il grande artificio , e somma dili- 
genza con la quale sono condotte . 

Fu pure nel tempo medesimo levata l'antica iscrizione che legge- 
vasi sotto del suddetto gran quadro , la quale piacemi di portare in 
questo luogo per non lasciarne affitto perdere la memoria , ed e del 
tenore seguente : 

Deipara Virgini 

ac 

Divo Domini co 

Torius Prccdicarorum Ordinis F un datori . 

Imagincm lune 

Celesti potius quam terrestri manu 



1 1» 

Depicl^xnt 
CoffJfs Alexander Mardnengus 

i/710 

Noviis Aiexxnder Macedo 

Vere Magnus , vere' pius 

Adhuc intcr monales vivens 

Vovic, donavi: ^ dicavi e 

Anno Domini MDXVU. 

Fece nello stesso convento quattro belliisimc pitture a fresco nella 
sala inferiore del Santo Officio : Nel muro che riguarda il chiostro fe- 
ce la Vergine , avanti alla quale s:à inginocchiato il Padre Priore de- 
gli Umiliati, che in quel tempo, avanti la soppressione della loro Re- 
ligione , possedevano quel convento ; nel muro opposto San Girolamo 
nel deserto , che si batte il petto avanti il crocifiaso ; dalla parte del 
giardino San Bartolomeo , che sembra scorticato col coltello in mano , 
e dirimpetto Sant' Antonio Abate in un orrido montuoso paese . Al- 
cune di queste sono in qualche pirts siate recentemente ritoccate , la 
qua! cosa a chi mezzanamente s« di pittura non sarà malagevole di ri- 
levare : è pure di sua mano la pittura , che vedtsi nel chiostro poco 
lungi dilla porta della sala suddetta del Santo Officio, che fu levata 
da un altra muraglia ed ivi trasportata . 

Neil' anno medesimo che Lorenzo fece la sopraddetta pregiatissima 
tavola dipinse per la Chiesa di Santa Maria Maggiore uno stendardo, 
il quale bisogna credere sia andato in perdizione . Per non tralasciare 
pero cosa alcuni, che possa dare maggiori notizie di ciò che si scrive, 
riportare la convenzione fatta co' Signori Presidenti del consorzio del- 
la Misericordia, nella quale vcdrassi ogni più minuta circostanza di tale 
opera ,• questa leggesi in un libro di memorie esistente uell' archivio di 
detto luogo , ed è del tenore che siegue . 

» Volendo li Signori Presidenti del Consorzio della Misericordia di 
Bergamo ad honore e laude della gloriosa Vergine Maria , e del Pa- 
triarca San^3 losepho per la nuova scola facla ad honor suo aver un 
psnello , seu stendardo suso el quale sia dipinto da una banda la figu- 
ra della Madonna , ed il Bambino sopra 1' asinelio , e SamEio losepho 
inanzi , e dall' altra sia dipinta 1' Assunzione della Madonna in trono 
con alcuni angioli , e li Apostoli , e qaalche popolo arente, el campo 
del qual pennello sia largo di luce , e pittura braccia doi de panno , 
ed alto braccia trei de panno &o. Sono convenuti con 1' cxcellente pit- 
tor M. Lorenzo Lotto qual si ritrova di qui condotto per il magmfic» 



120 

D. Alessandro Coliono Marcinengo a dipingere la ancona de lo altare 
grande de la chiesa di S. Stefano , o Dormnico di Bergomo , ed detto 
M, Lorenzo è convenuto, ed obligato di dipingere in tela sottile det- 
to pennello dclh misura , e pittura predetta 5fc. ed questo per pretio 
di ducati quaranta d'oro, ed un carro di bon vino di lionate, qu"l 
pennello promette fare &c. « 

In quante altre operazioni sia stato impiegato per la sopraddetta 
chiesa si comprende da alcuni altrr libri nell' archivio m:dcsimo , e 
primieramente in uno intitolato •• spesa deli' ancona di rame dell' an- 
no 1521. di cui si è parlato diffusamente, Icggesi in questa guisa. 
Macrlster L-iurcndus Lotus piclor debet kubcre a Consonio lib. ccn- 
tiim Imp. prò cjus mercede jacienii plures viodulos , sia dcsig7j.n0- 
nes arìchonce fìcndjs ad altare majus Ecclesia Sanclx Marije ^ & prò 
pluribus colloqiiiis , & traclatibus carri spec. Do/n. Dcputatis prò tali 
negotio ut in polluia vi%a usque die 26. Julù lòzi. 

Nei libro poi delle spese della fabbnei del coro si veggono 
registrate tutte le sue fatture ; nn io per non diffondermi a ripor- 
tare ogni partita dirò in una parola eh' egli ha fatti tutti li dise- 
gni de' quadretti con 1' istorie principali del vecchio testamento , 
che poi furono ricopiati , e lavorati mirabilmente di Tarsia diil' in- 
comparabile nostro Capodiferro , come meglio si è detto nella di lui 
vita : vedesi la convenzione fatta eoa li Presidenti del Consorzio , 
la quale omettendo per ischivare soverchia lunghezza , riferirò sola- 
mente una memoria scritta nel libro segnato N. 8. 

EccU-fìje ordines , 6' tcrtninatìoncs ab anno 1479' usque lòyy. , 
nel qual si legge : Vide pacla Consonii cuni Magisrro Laurentio Lot- 
to piclorc de f adendo ccrtos quadros coloritos , ex quibus Magijìri chori 
fcrmam acciperent , cani salario Ubraruin nove/n prò quolibet quadro , 
& Clini pacco , quod ipji quadri pojlquam Juerint completi in opere 
chori restituerentur ipso Domino Laurentio , ut latius in Insirurnenco 
D. Joseph de Borcllis not, sub die 12. Mali ibZ4, ^ quod efl in libro 
e. suarurn minutanun . 

In santo Spinto chiesa de' Padri Lateranesi dipinse la superba ta- 
vola con la Vergine sedente , che tiene il bambino in grembo rivolta 
graziosamente a Sant' Agostino , che ritto in piò vestito colie divise 
pontificali si rivolge alla V'ergine colle mani incrocicchiate in guisa di 
supplicante; Santa Cittarina, San Sebastiano, e Sant' Antonio Abbate 
stanno dai lati ; sopra la Vergine vedesi lo Spirito Santo , che in for- 
ma di colomba va spargendo raggi di vaghissima luce con doppio coro 



12 I 

di Angeli , che festeggiando tengono vari cartelii , e stromenti di mu- 
sica , quali non saprei abbastanza esprimere con quanta nobiltà e gra- 
zia , e nel tempo stesso con quale prontezza , e spirito siano mossi : 
cosa a dir vero poco usata i-n que' primi tempi , ne' quali più gene- 
ralmente ad una ben aggiustata , e finita maniera , che a dare gran 
mossa alle figure attendevano : sotto il trono della Vergine San Giam- 
battista in figura di bambino ignudo in vezzosa maniera si abbraccia 
al collo dell' agnello, e sotto Itggesi in un cartello. L, Lotus ijzi. 
Questa opera è conservatissima , e per la vaghezza de' colori , pel na- 
turale atteggiamento delle figure, per la bellezza de' panni, e per una 
estrema perfezione , che ha in tutte le sue parti è cosa rarissima e 
maravigliosa , né attribuire io potendo lodi a quella convenevoli passarò 
a descriverne un altra fatta noli' anno medesimo , che è posta nella 
chiesa di S. Bernardino nel borgo di S. Antonio . Rappresenta la V^er- 
^ine con San Giuseppe , S. Bernardino , e San Giambattista , e sopra 
due bellissimi angioletti , che sostengono una cortina ài colorito zenda- 
do , a' piedi un angelo , che scrive . Di quanto pregio , ed estima- 
zione , sia questa egregia pittura può rilevarsi da quanto accadde neh' 
anno 159'. Veduta da alcuni forestieri molto intendenti delle arti no- 
stre procurarono a qualunque più alto prezzo di volerla comperare , 
il che inteso dalla Città nostra stabili nel pubblico Consiglio di non 
permettere , che fosse fuori trasportata , e turono eletti due Deputati 
colla ficoltà di conjperarla piuttosto co' danari del pubblico , che di 
vedere la città di essa spogliata, ed eccone la parte tratta parola per 
parola dai ilbri delld Città . 

„ lò^i. Zo. Decembris . Intelleclo quod quondam Ancona qux rC" 
pernur in EccL'Hj. Sancii Bernardini rninu, uc fcrnir ^ illnis eximii viri 
nuncurati il Lotto , memoria cu/us froptcr im^entem industna/n , & 
virtutem suam e fi recolenda , 6" memoranda^ ejl vendicura: Ideo ne ut 
diclum mirum , & honorificuni opus exeat de h.zc civicate omnibus suf. 
fragiis decretum fuit duos viros eligi debere ad consideraiiduni modum , 
o" ordinem quomodo sit retinenda in presenti civitate ad illius decus , 
& ornamintuni dicla ancona , 6' an expediat Magnifica Civitati , di- 
scusso diligenter presenti negoùo , Uhm de pecuniis prcedicìis etnere , 
O' referendum eorum opinionetn , ut deinde possic deliberari prout ex- 
pediet. Elecii fucrunt. Jeronimus Gromulus Comes Equcs , 6' Luduvicus 
Benaleus , Comes & Doclor . 

Nella Chiesa della Santissima Trinità dipinse la tavola principale 
in cui è figurata la Trinità Santissima veggendosi nella sommità del 



I 22 

quadro il Padre eterno leggiadramente espresso come in ombra , sotto 
i! quale evvi lo Spirito Santo in forma di colomba, il figliuolo in pie- 
di posto sopra un iride in mezzo alle nubi tenendo le braccia aperte 
cerne in atto di far vedere le sue piaghe . Fuori delle nuvole appa- 
riscono cinque teste d'Angioli, e sotto un bellissimo piese qual serve 
ad accrescer non poco pregio all' opera , la quale non ha alcuna parte 
che in se bella non sia ,• ma particolarmente nella figura del f ighuolo 
non può vedersi un nudo p'ù ben disegnato, e colorito di c^u^sto, a 
segnoche avendone il Talpino fatta una diligente copia , la quale sì 
trova nella sagristia di S. Alessandro in colonna , quantunque eccellente 
sia , non è però arrivato ad imitare la vaghezza, e delicatezza dell' ori- 
ginale : essendo questa stata una singolare prerogativa del Lotto d' es- 
sere nel colorito vago al sommo , e delicato .• Fece nella stessa chiesa 
la tavola posta a mano sinistra entrando, nella quale è la Vergine col 
figlio morto in braccio, San Giuseppe ed altra Santa con palma e li- 
bro in mano con varie collinette intorno , sopra le quali vedesi il mon- 
te Calvario, 1' aria ò tutta tenebrosa , il Sole, e la Luna ecclissati, il 
tutto fatto con espressione propria della tristezza del mistero in quella 
rappresentato : E' pure di sua mano la Vergine , che allatta il Bambi- 
no dipinta a fresco sullo stesso muro . 

In S. Alessandro in Colonna nella cappella del Santìssimo Sacra- 
mento ha colorito una deposizione di Cristo , la quale per essere a 
tempera ha non solamente scemato di sua vaghezza , ma incomincia 
a risentire ancora il discapito dell' antichità , in S. Francesco de' Pa- 
dri Conventuali San Giambattista che battezza nostro Signore , a fresco , 
ed in tal guisa ancora tutta la cappella del Consorzio nella chiesa di 
San Michele al pozzo bianco , ove vedesi espressa l' Annunziazione , e 
lo Sposalizio di Maria Vergine . Ma fra le opere tutte che ha dipinte 
a fresco , la più copiosa , e di maggior attenzione meritevole si è quel- 
la fatta a Trescore , nella Chiesiuola de' Conti Suardi dedicata a Santa 
Barbara ove vedesi colorita tutta la istoria della sua vita , ed altre 
stupende cose , che troppo lungo sarei , se io volessi partitamente rac- 
contare r eccellenze di queste, perchè sono infinite. Veggonsi quivi 
figure grandi , e picciole in diverse attitudini con abiti bizzarri , e 
leggiadre acconciature con bellissime invenzioni di prospettive , casa- 
menti , e paesi , e il tutto condotto con tanta arte disegno invenzio- 
ne , e colorito, che fa maravi^^liare chiunque le vede: tutta la soffitta 
è dipinta a pergolati di viti con fanciulli che scherzano, ed hanno fra 
le mani alcuni cartelli scritti con sacri motti : attorno all' altare sono 



'25 

da una parte ritratti al naturale tutti gli uomini di quella famiglia in- 
cinocchiaci , e dall' altra parte tutte le donne vestite all' uso di qus' 
tempi i che sono con tanta vivacità , e spirito colorite che altro che 
il moto loro non manca, e la favella (0. In faccia alla porta veggonsi li 
ritratti in mezze figure singolarissimi di Giambattista Suardo, di sua mo- 
glie , e di sua sorella, e questa particolarmente ornata con perle , e 
veli bizzarramente accomodali , non può essere ne piìi bella , né piij 
viva .• Sopra in un cartello leggesi questa iscrizione . 

„ Christum 6' de Chrisd vite piorum propaginem divae Barbara: 
Virginis prò Chrisd nomine tormenta , & crudelem patre percussore ne- 
ce in Bjptijìa Suardus, Ursulina. uxor Paulina soror Laurentio Loto pia' 
gente fiic exprimi pio voto curarunt anno salutis ibZi,. " 

Altre cose fece in quella casa come due Santi nel cortile rustico 
sopra due pilastri , e alcune pitture in fendo di un orto , che ora per 
r intemperie delle stagioni vannosi consumando . 

Nella sopraddetta terra di Trescore dipinse nella parrochiale tutta 
la cappella di San Rocco , che nella nuova fabbrica della Chiesa fii 
mandata per terra ; in Viiiongo nella cappella parimenti di San Rocco 
vi sono varie pitture di sua mano , ed in Credario , in una cappellet- 
ta fuori della Chiesa di San Giorgio , vi colori la natività di nostro 

(i) Le fignre della nicchia dell' altare tare 11 popolo in generale , e non persone 
tono d' altro autore , e sembrano opera del della Famiglia , tanto più che le tìsonoinie 
principio del secolo decimo quinto. Nel mez- sono totalmente tra loro diverse, gli abbi- 
zo vi è un Salvatore che tiene in mano la gliamenti indicanti diversità di condizione,- 
Piilide , a mano deftra sette o otto figure e di più vi è una donna con quattro gran- 
d' uomini alte un braccio incirca, ed a (ini- di gozzi . Sotto un fineftrino vi ha un qua- 
ftra altrettante donne . Nel lillello sovra il dretto il quale copre un Sonetto scritto con 
cornicione, dalla parte degli uomini legge- caratteri affatto limili a quelli dell' Iscrizio- 
ti : Or.i prò populo ; e da quella delle don- ne ; e che qui si espone perchè dal suo sii- 
ne : Ó" prò divoto fimineo sexu . Ciò porto le potranno gli eruditi argoiaentare intorno 
pare che il pittore abbia voluto rappresen- al tempo delia pittura • 

Diva in chi tur del Ciel tei gratie infuse 

Che di i^ran meraviglia il mcndo empieft* 

Per miracoli e esempli manifesti 

Et gratie in vaij lochi <j noi diffuse . 
La tua orationc al cieco lume infuse 

Ttt al secco legno fior produr facefll 

In un altro liquor aqua verresti 

Et per te il Ciel tempefta non diffuse . 
Tu fefti in vece d' hom percoter 1' ombra 

Et altre assai meravigliose prove 

Come chi guarda et legge bene intende 
Da noftre menti 1' ctio et error sgombra 

Et per noi pregar vogli el sommo GioYff 

Che alfin ne «campi da le pene orrende» 



I 24 

Signore , e li Santi Rocco , e Sebastiano . Altre moltissime sue opere 
sono qua , e là sparse per le chiese di questo tenitorio , le quali noi 
per maggior brevità andaremo solamente accennando . Una Madonna 
del Rosario vedesi nella Parrochiale di Chignolo , un San Giambattista 
in quella di Ponteranica ; il martirio di San Pietro Martire nella chie- 
sa allo stesso Santo dedicata in Alzano maaaiore ; un Sant Antonio 
Abate in Berbenno , un San Martino con altri Santi in Calolcio ; due 
Assunzioni di Maria Vergine l' una in Sedrini , e 1' altra in Ce- 
/ana , e nella Parocchiale della Ranica in picciole mezze figure li do- 
dici Apostoli col Redentore in mezzo dipinti sii quel bassamento di le- 
gno dorato , che si vede sopra la porta , il quale serve a sostenere le 
statue pur di legno dorato de' Santi sette fratelli martiri . 

Nella stessa maniera faremo delle pitture , che sono nelle case di 
questi cittadini , o almeno di quelle che sono a cognizion nostra, dif- 
tìcil cosa essendo il poter essere di tuttociò consapevoli , che nelle pri- 
vate case vien conservato. Nel monistero di Santa Grata v'ha una sua 
pittura con la Vergine il bambino , e li Santi Rocco , e Sebastiano , 
quale vien esposta in Chiesa ogn' anno nel primo giorno di Maggio . 
Il Cav. Ridoifi da notizia di un famoso quadro con lo sposalizio 
di Santa Cattarina , di cui racconta un fatto con le seguenti parole . 
» Trovasi parimente in Bergamo nelle case de' Signori Bonghi un qua- 
dro dello Sposalizio di Santa Catcerina martire , che ne' tempi , che i 
Francesi occuparono quella città , fu riposto per sicurezza in San Mi- 
chele : ma que' soldati poco rispettando i luoghi sacri invasero quella 
chiesa , ed un di loro invaghito del paese , che appariva fuor d' una 
fenestra col monte Sinai, lo recise dal quadro, e cosi ancor si ritrova. « 
Questa pittura benché sia manchevole di quel pezzo reciso può 
annoverarsi fra le più perfette , e ora è posseduta dal Co. Giacomo 
Carrara . Viene in questa rappresentata la Beuta Vergine assisa in una 
sedia , che tiene a due mani con molta grazia il Bambino , quale con 
volto festevole , e fanciullesca maniera mttie 1' anello in dito a Santa 
Catterina , nel volto, e nell'atteggiamento molto umile e divota, alla 
qua! funzione assiste da una parte un angelo con le mani incrocic- 
chiate sul petto , e dall' altra cioè dietro alla sedia della Vergine , lo 
stesso Lotto quale ha maravigliosamente qui colorito il proprio ritratto 
in grandezza poco meno del naturale con bcrettone in capo , rivolto a 
riguardanti molto simile a quello stampaio unitamente alla vita di lui 
scritta dal Cav. Ridoifi . 

Lasciò egli secondo il suo costume scritto nello scabtllo sotto H 



125 

piedi della Vergine il proprio nonrc , e l'anno 1525., e ben a ragio- 
ne più di qualunque altra volta lo fece in quest' opera , poiché ella sola 
bastarebbe a rendere glorioso il suo nome non tanto per la naturalez- 
za , e proprietà dell' invenzione , quanto per 1' esattezza del disegno , 
oltre le graziose forme e viva espressione de' volti . Ma ciò che sor- 
prende sopra modo si è la forza grande del colorito unita nello stesso 
tempo ad una vaghezza , e delicatezza estrema ,• il che fa che le ope- 
re sue tanto piacciono ancora a chi non ha di pittura alcun intendi- 
mento . Presso il riferito Co, Carrara ritrovasi altro quadro per traver- 
so, del medesimo, recentemente acquistato, nel quale è colorita la Bea- 
ta Vergint col Bambino, San Girolamo, e Santa Cattarina da una 
parte, e dall'altra San Giovanni, ed un Santo Martire colla spada in 
mano .• opera ancor questa ben conservata , e per ogni sua parte n;ol- 
to bella e singolare . 

11 citato Ridclfi in casa Tassi dice essere li seguenti quadri del 
Lotto , de' quali certamente non so qual sia stato il fine , e sono una 
nascita di nostro Signore ; e Cristo che prende commiato dalla ^ ergi- 
ne , per andare alla morte , la Vergine col Bambino in collo ed altre 
figure intorno , una delle quali le porge una coppa con varie frutta ; 
lo sposalizio d' Amore , un vecchio , ed una giovine che tengon una 
carta di musica in mano: Li due primi nominati quadri, cioè la na- 
scita di nostro Signore , e Cristo che prende commiato dalla madre , 
in uno de' quali vedesi ctlìgiato il ritratto del Cav. Domenico de'Tas- 
sis , e neir altro Elisabetta Rota sua consorte , ora sono posseduti dal 
Co. Canonico Giambattista Za:;chi , Jn casa Pezzoli sul mercato delie 
scarpe vedesi una pregiatissima opera , e tanto ben conservata , che 
non pare dipinta sin dall' anno isr2. ma sembra che ora uscita sia 
dal pennello ; in questa è espressa la Vergine col Bambino in seno , 
Santa Cattarina , e San Giambai lista ; in casa Sozzi eravi una Santa 
Cattarina, che è stata trasportata in Lisbona nel 1755. insieme eoa 
altri quadri del Talpino , del Frate Ghislandi , e del Raggi vecchio : 
in casa Bettame una testa di donna , ed un San Girolair,o nel deser- 
to . Il ritratto di madonna Lauia in casa Morandi , ove credesi di sua 
mano un fregio , in una stanza superiore dipinto sul muro con figu- 
re , animali , rabeschi, fiori, ed altri molti diversi ornamenti; tutto il 
fregio delia sala superiore de' Conti Albani di Urgnano , diversi scher- 
zi di puttini sotto lo sporto dei tetto verso il giardino nella casa del 
Co: Gio: Mosconi : In casa Casotti un bellissimo paese con la Vergine 
che va in Egitto ; Due ritratti sii la stessa tela in casa Tomini uno 



I 26 

de' quali si crede Alberico di Rosciate famosissimo nostro Giui'econsul- 
10 . Ili ca^a Il;igazzoai un quadretto sul legno con lì Santi Stefano , 
Rocco, e Scba'itlano •• Presso il Co; Carlo Albani il ritratto del Cav. 
Francesco padre del Cardinale Gio: Girolamo Albano vestito in abito 
di cavaliere aureato con bei drappi d'oro , e di veluto naturali sopra 
ogni credere . Un quadro con rari ritratti della famiglia Castelli ora 
posseduto da' Signori Savoldini : Presso il Co. Alessandro Tassis con- 
servasi un libro in pergamena tutto di mano del Lotto , sopra del qua- 
le sono disegnati perfettamente varie sorti di animali volatili , e qua- 
drupedi , ed alcune graziose figuretie , come pure tutte le lettere ma- 
juscole del alfabctto formate capricciosamente, e con grande artificio 
di figure , ed animali : si crede che questo fosse una specie di studio, 
di cui servivasi nel formar fregi alle stanze , ed ornar le soffitte ,• so- 
pra molti fogli ha scritto il suo nome abbreviato, e l'anno 1542, 
Passato non so in qual tempo di nuovo in Venezia dipinse nella 
Chiesa de' Santi Gio: e Paolo la tavola di Sant' Antonino Arcivesco- 
vo di Firenze il quale attorniato da' suoi ministri fa da questi dispen- 
sare monete a' poverelli : nella Chiesa del Carmine fece la tavola di 
San Niccolò Vescovo sedente sopra le nubi in abito pontificale con 
angeli intorno , e più sotto Santa Lucia , San Giambattista , ed a' 
piedi un bellissimo paese con graziose figurctte ed animali , da un la- 
ro San Giorgio che uccide il serpente, e poco lungi la donzella 3 con 
veduta di una città , e del mare in lontananza . Quest' opera è dal 
Vasari minutamente descritta per essere degnissima in ogni sua parte , 
e celebrata dal Ridolfi con tali parole . » Qual opera gli rese molto 
nome appresso a Veneziani per lo studio, e delicatezza usatavi , e vi 
scrisse il suo nome, e l' anuo 1529. « 

Lo stesso fa il Lomazzo nell' idea del tempio , della pittura , ove 
nel capitolo ultimo così favella : » In Venezia oltre molte altre opere 
tutte eccellenti è chiara la Chiesa dei Carmini per la gran tavola di 
Lorenzo Lotto singoiar maestro anch' egli di dar il lume , nella quale 
s' io non erro è San Nicolao , e due Santi sopra le nubi , ed abbasso 
S. Giorgio a cavallo , che uccide il drago con la lancia e la donzella 
che fugge per un paese oscurato dal tempo, il quale particolarmente 
è giudicato di singoiar eccellenza da molti pittori . « 

Non so per tanto intendere come possa Ludovico Dolce nel suo 
dialogo della pittura citare un opera di tanto pregio j e valore per 
esempio delle cattive tinte , ove dice .• 

'.' Di queste cattive tinte partnij che si vegga assai notabile esem- 



«27 
pio in una tavola di Lorenzo Lotto , che ò qui in Venezia nella chie- 

ia de' Carmini ; ed in ciò si fa conoscere di poco intendimento il Dol- 
ce , mentre il Lotto viene anzi molto commendato per la delicatezza e 
vaghezza del celorito ; in prova di che basta leggere quanto scrive 
Filippo Baldinucci in una lettera a Vincenzo Capponi . 

» Il Palma vecchio , e Lorenzo Lotto hanno posato il coler fre- 
sco y e finite 1' opere loro quanto Gio; Bellini , ma 1' hanno accrescii*- 
te di dintorni, e di morbidezza in sul gusto di Tiziano, e di Gìor- 
gione . « 

E questo bastar deve in cosifutazione di quanto poco avveduta- 
mente ha detto il Dolce , quale senza dubbio sarà stato meno inten- 
dente di pittura, di quello che fossero li sopracitati professori Vasari, 
Ridolfi , e Lomazzo ; e poi le sue opere , die tuttora si possono ve- 
dere collocate nelle chiese di varie città d' Italia , e nelle gallerie de' 
Prmeipi , e gran Signori saranno fin che durano un tcstirronio infalli- 
bile di quanto oltre la nobiltà dell' invenzione , e franchezza di dise- 
gno , valesse il nostro Lotto ancora nel colorito . 

Dipinse per la chiesa di San Gertmra la tavola della Natività del 
Signore ,• una testa di San Paolo nella Madonna della Salute , e altro 
quadretto in sagristia ; una tavoia in San Giacomo dall' Orio fatta nel 
I54<J. con la Vergine sedente col Bambino, e due angeletti , che la 
coronano, e ne' piano li Santi Cosimo, e Damiano, ed Andrea, 
alla qual' opera non poche laudi vengono attribuite nella descrizione 
delle pubbliche pitture di Venezia . 

Trattenendosi Lorenzo in quella città lavorò rnolte cosi per le 
case de' privati , fra le quali rarissima è una Natività di Cristo finta 
in una notte , e dallo splendore del Bambino resta tutta quella pittu- 
ra illuminata , vedesi la \'ergine inginocchioni con alcuni angeli intor- 
no al presepio , ed in una figura intera , che adora Cristo ritrasse al 
vivo il Sig. Marco Loredano . Questa eccellentissima pittura molto dal 
'N'^asari , e dal Ridolfi celebrata , era , come scrive il primo , in casa 
di Tommaso da Empoli Fiorentino; ma il secondo afferma essere questa 
stata trasportata in Amsterdam dal Sig. Gio; Reinst Gentiluomo Olan- 
dese , Come pure in Anversa da' Signori Gio: e Giacomo Van Buren 
un Cristo morto sopra il sepolcro sostenuto da due angeli , un picco- 
lo ritratto di una Monaca , due di marito e moglie, quello d'un Ca- 
valiere , e di una Dama sua sposa con cagnolino in mano , ed altro 
molto naturale di una vecchia con pelle d' armellini sopra le spalle . 

Altre opere scrive il Ridolfi , che al suo tempo possedute erano 



128 

dal Cav. Gussoni, cioè una figura della Vergine con due Santi a lato; 
Santa Cattarina legata alla ruota, ed un piccolo crociiìsso con le Ma- 
rie molto delicato; dal Sig;. Gio: Grimani alcuni eccellentissimi ritratti, 
e dal Signor Jacopo Pighetti gentiluomo Bergamasco un pietosissimo 
Redentore con la croce in spalla . 

Accenna pure il citato autore molte opere fatte dal Lotto in Tre- 
vigi , nella fjHal città qualche tempo si trattenne , ove vedesi il ritrat- 
to di un medico , in casa Pota j quello di un Prete in casa Uniga ^ 
una Santa Cattarina in casa Galdini , ed un ritratto della famiglia in 
casa Collako , e nella Chiesa de' Padri Riformati , nella cappella a si- 
nistra dell' aitar maggiore, la tavola con la Vergine, che adora il nato 
Bambino , attribuita dall' Abate Rigamonti nella descrizione delle pit- 
ture di Trevigi stampata nel 1707. a Carlo Lotti di Baviera il quale 
inavvedutamente dice essere fiorito nel 1580. in tempo che nacque 
nel secolo posteriore, e mori in Venezia nel Ì69J. 

Un opera però attribuisca al nostro Lotto il Rigamonti posta all' 
altare della Beata \'ergine della pietà nella Chieda delle Monache di 
San Paolo dipinta nel 1539. 

Fra le pitture singolari della galleria della Cesarea Maestà dell' 
Imperatore registrate da Marco Boschini nel libro scritto in lingua Ve- 
neziana intitolato Carta del Navegar Pittoresco vien.e descritto un pre- 
zioso quadro del Lotto con li seguenti versi : 

Del Palma Vecchio el raro imitador 

Quel Bergamasco Lotto si famoso 

Voi nominar col d'r d' un precioso 

Quadro, che è un vero razo de splendor.. 
Dove Maria con Cristo , e Catarina 

Con modesta armonia concerta insieme 

Che chi se imbate là devoto teme 

De disturbar la congrega divina , 
La Maestà che xe in tei venerando 

Devoto Sant' Iscpo techiarelo 

Per mi 1' esprime 1' unico penela 

Bea singular penelo , e memorando . 

Il suddetto Boschini fa pure commemorazione d' altro quadro , 
che con altri molti di diversi autori , passò dalla galleria del Sig. Pao- 
lo Sera Gentiluomo Fiorentino in quella del Serenissimo Leopoldo di 
Toscana nella seguente maniera . 



I 29 

Che de Lorenzo Loto a maravcgia 
Una Madonna bela el Bambineto 
Signor nostro Gesù cus'i perfcco 
Che veramente el fa inarcar le cegia . 

Con do ritratti veramente vivi 
Adoranti , devoti , e spiritosi 
Di homo , e de donna cusi artificiosi 
Che se ghe vede i spirili effettivi . 

In Francia nel gabinetto del Re ritrovasi una sua opera tenuta 
in molta estimazione , e nella galleria deli' Arcivescovato di Milano una 
Madonna inginocchiata , che adora il Bambino , San Giuseppe da una 
parte , ed un vaghissimo paese in lontananza opera riferita ancora dai 
fratelli Santagostini nel loro catalogo delle pitture insigni di Milano . 
In Roma nella casa professa del Gesù sì conserva una preziosa sua 
opera , che rappresenta una stona sacra , e nella galleria de' Principi 
Borghesi due quadri piuttosto piccoli rappresentanti , uno la figura di 
Narciso, che si specchia nel fonte; 1' altro la Beata Vergine col bam- 
bino , che riceve un cuore da un Santo Vescovo da una parte , e 
dall' altra San Girolamo , nella parte superiore della qual pittura sta 
scritto : Ldurennus Lotus iòo8. Ma ciò non ostante nel catalogo ma- 
noscritto di detta galleria sta registrato essere quest' opera del Genti- 
lotto ; effetto dell' ignoranza d\ chi non intende di pittura non sola- 
mente , ma non sa memmeno leggere quanto sta scritto con chiarezza. 

Portossi Lorenzo in diverse città della Romagna ad operare , e 
capitò in Ancona in tempo che Mariano da Perugia aveva fatto in 
Saut' Agostino la tavola dell' aitar maggiore , che molto non piacque ; 
fece perciò egli con universale applauso per la stessa chiesa la tavola 
rappresentante la Vergine col Figlio in s^no da due bellissimi angeli 
coronata . Molto operò nella città di Recanati , e merita singoiar com- 
mendazione la tavola che fece nella Chiesa di San Domenico posta all' 
aitar Maggiore partita in sei quadri : in quello di mezzo colorì la Ver- 
gine col figlio iu collo, che mette per le mani di uà angelo l' abito 
a San Domenico con due graziosissimi puitini , che suonano , in un 
altro veggonsi li Santi Pontefici Gregorio , ed Urbano , nel terzo v' è 
San Tomaso d' Acquino , ed un Santo Vescovo di quella città . Sopra 
-questi sono gli altri tre quadri nelli quali rappresentò il morto Salva- 
tore sostenuto da un angelo , San Vincenzo , Santa Maddalena , San 

•7 



Sigismondo, e Santa Cattarina da Siena e nella predella, che è di 
piccole figure , della quale il Vasari dice . » E cosa rara , e vi si ve- 
dono le più graziose figurine del Mondo . « Vi si vede nel mezzo la 
Santa casa di Loreto portata dagli Angeli per aere dalle parti di Schia- 
vonia in Loreto , da una parte San Domenico , che predica , dall' al- 
tra Papa Onorio , che conferma la regola allo stesso Santo , per la 
quale maravigliosa opera merita Lorenzo Lotto eterna lode ; nella Chie- 
sa medesima colorì a fresco un San Vincenzo, e nella Chiesa di San- 
ta Maria di Casteluuovo una tavola con la trasfigurazione di Cristo , 
e nella predella , in picciole figurette , il Signore , che conduce gli 
Apostoli sul monte Tabor , quando ora nell' orto ; e quando ascende 
in Cielo . 

Essendo finalmente a grave età pervenuto , ed avendo quasi per- 
duta la voce , da divozione indotto , se ne p:issò a Loreto , dove già 
per r innanzi era stato, e lasciato aveva degna memoria del valor suo 
nella tavola con li Santi Cristoforo, Rocco, e Sebastiano. Conosciuto 
però da' Governatori di quel luogo fii con umanissimi modi accolto 
invitandolo a dipignere in quel celebre tempio . Risoluto pertanto di 
voler quivi finire la vita in servigio della Madonna pose mano ad 
alcune sacre istorie di figure, grandi al naturale intorno al coro: Fe- 
cevi la Natività di Cristo , 1' adorazione de' Magi , la Presentazione 
al tempio, ed altre azioni del Signore , e della Vergine. Fece di più 
due altre copiose istorie : in una delle quali rappresentò Davide quan- 
do faceva sacrificare, e nell' altra San Michele archangelo , che com- 
batte con Lucifero , le quali al riferire dello Scanelli : sono veramente 
opere riguardevoli , ed eccellenti . Negli avanzi del tempo occupavasi 
il buon vecchio in orazioni, ed altre opere pie, e cosi andava pas- 
sando gli anni più gravi di sua inancante vita , li quali menò felicis- 
simi , e pieni di tranquillità d' animo in quel santo albergo ove final- 
mente terminò la vita , e come era sempre vissuto cristianamente , cosi 
morì lasciando della virtù , e bontà sua un chiaro immortai nome . 

In qual anno ciò seguisse non è a noi manifesto , è però fuor 
d'ogni dubbio, che la sua morte noti sia accaduta circa il 1550., 
come scrive il Padre Calvi nel terzo Tomo delle sue effemeridi ; m* 
bensì non pochi anni dopo ,• mentre rilevasi dal mentovato libro della 
fabbrica del Coro di Santa Maria , che nel 1554. era per anco in 
<questa città : veggcndosi registrato il suo nome in questa guisa : Maglster 
Laurentius Lotus debet habere prò pluribus aliis de/ìgnamentis de da- 
rò , 6' obscuro faciis prò fahrica Chori de annis l^^J* & it>i>4* 



Nelle lettere di Pietro Aretino una se ne legge diretta al nostro 
Lotto , la quale qui per fine riportare a sua maggior gloria . 

A Messer Lorenzo . 

O Lotto come la bontà buono e come la virtù virtuoso, Tiziano 
sin da Augusta, e in mezzo la grazia di tutti i favori del Mondo vi 
saluta, e abbraccia col testimonio della lettera, che due di sono inan- 
dommi , egli secondo il dir suo raddoppiarebbe il piacere , che sente 
nella soddisfazione, che mostra lo Imperadore dell' opere, che gli fa, 
se il vostro giudizio gli desse d' occhio , e parlassene . £ di nulla il 
pittor grave s' inganna , imperochè il consiglio di voi è approvato da- 
gli anni , dalia natura , e dall' arte con il consenso di quella amore- 
volezza sincera, che sentenzia le fatture altrui, né più né meno, che 
se fosser le sue , onde può dire chi vi pone innanzi i proprj quadri 
e ritratti , che a se stesso gli mostri , e di lui medesimo chiegga il pa- 
rere . Non è invidia nel vostro petto, anzi godete, di vedere ne' pro- 
fessori del disegno alcune parti , che non vi pare di conoscere nel 
pennello , che pur fa di quei miracoli , che non escono facilmente dal- 
lo stile di molti , che solo nel far loro si compiaccino . Ma lo essere 
superato nel mtstiero del dipignere non si accosta punto al non ve- 
dersi agguagliare nell" offizio della Religione , talché il Cielo vi ristore- 
rà d' una gloria , che passa del Mondo la laude ". 
D'Aprile in Venezia 1548. 

Pietro Aretino. 



PIETRO ISABELLO ARCHITETTO. 

MARCANTONIO. E LEONARDO 

SUOI FIGLIVOLI. 



A 



cciochè a Pietro Isabello detto Abano sia renduto da' posteri il 
dovuto onore io lascierò qui di lui questa breve , ma onorata inemo- 
ria . Che egli sia stato un valente architetto de' suoi tempi , chiaro il 
dimostra 1' essere stato impiegato in varj importanti lavori , e partico- 
larmente l'essere s»ato prescelto dalia città nostra alla fabbrica o restaura- 



132 

zione del pubblico palazzo della ragione arso poc' anni innanzi da fie- 
rissimo incendio , della qual cosa piacemi prima lasciare qualche più 
minuta notizia . Questa superba antica fabbrica collocata nel mezzo del- 
la città sopra la piazza principale , alla quale riesce di bello e deco- 
roso ornamento, provò due volte l' infausta sorte di restare dalle fiam- 
me distrutta; la prima seguì nell' anno 145 3., che di nuovo per or- 
dine della città rialzata riuscì per ampiezza , ed architettura delle più 
segnalate d' Italia , sicché Marcantonio Micheli nobile Veneto nella sua 
latina descrizione di Bergamo lasciò scritte tali parole : ante forum juris 
attollebatur moles five ornwienioruin apparanirn , Jìve Jìruclurje solidi- 
tatem speclares nulli Galliamm oeiificio pojìferenda &c. 

Fu di nuovo da tale disgrazia attaccata , e distrutta nella notte 
de' 24. Giugno dell' anno '513.5 nel qua! giorno Raimondo Cardo- 
na Luogotenente generale di Spagna , che era coli' esercito accampato 
ne' luoghi di Romano , e Martinengo mandò Francesco da Spug con 
dugcnto cavalli a prendere il possesso della città , e ad imporre grossa 
contribuzione per sussidio dell' esercito , e perciò oltre tanti mali, che 
dovettero soflerirc i miseri cittadini , viddero pure per otto ore con- 
tinue con terrore universale rimaner preda ddle fiamme questa superba 
machina," essendo ancor mò in dubbio, se ciò avvenisse a caso, 
overo se vi fosse stato apostatamente appiccato il fuoco nell' entrare , 
che fecero li Spagnuoli al presidio della città . 

Dopo sette anni fu stabilito nel pubblico Consiglio la rinnovazio- 
ne di questa fabbrica, e nel giorno undici Luglio dell'anno 15 so. fu 
mandata la seguente parte .* 

Quantum majores nojlri magnìfecerinc ^ ac extulerint locum causa- 
rum urbis nojlrje , quibus ingeniis excogicacum^ quibus impensis extru' 
cium fuerìt nemo ejì qui nesciac . Cum autcm jam annis septcm proxi- 
vie clapfis infauflis auspiciis facisque adversis in bellorum culmine com- 
bujlum , ac intra ipfius parictcs solo dequatum fuerit , ut toti urbi no-' 
tijjìmum ejì : Cumque ut maxime intere/I civitatis jure , ac legibus gu- 
ternari , 6' ut locus adfit , in quo leges exequi juraque reddi commode 
pojfint , ideo vadit pars pofita per Spec. D. Antianos , quod forum 
causarum alias combufìum , & dirutum reflituatur , ac reficiatur intra 
suos quatuor parietcs , prout nunc jacent , illis modis , formls , condi- 
tionibus , quibus ridcbitur Spec. D. Deputandis per hoc majus confdium 
ad fabricam , 6' reflitutionem dicll fori causarum : & hoc atra tamea 
derogationem juriurn magnifica ciyitatis iontra ddinquentes , qui ìpsutn 
palatium conibujfcrunt , 



'SS 

Furono per tanto scelti quattro cospicui cittadini , cioè il Conte 
Guido Beniglio , Co.- Andrea Calepio , Marcantonio Grumello, e Nic- 
colò della Torre , i quali avessero la direzione , e la cura di tale ope- 
ra . Eletto unitamente da questi per principale architetto il nostro l'ie- 
tro , come il migliore , e più esperto artefice d' allora , a lui tutto il 
peso di questa importante fabbrica appoggiarono . Pietro dunque per 
corrispondere al genio de' sopraddetti Deputati fece prima il disegno , 
e poscia il modello , il quale fu da tutti creduto una mostra piuttosto 
del suo ingegno , che una cosa da potersi mettere in prattica ; non 
potendosi alcuno persuadere , che una travata di quaranta e piìi brac- 
cia per ogni verso potesse sussistere senza che da colonne o da pila- 
stri fosse nel mezzo sostenuta : e pure fu fatta dall' Isabello questa mi- 
rabile copertura , che sembra un bosCO di travi sostenuto a forza di 
artificiosi legamenti con maestrevole industria nella forma , che ora si 
vede , e solo basterà il dire , che con maraviglia fìi riguardala allora 
questa fabbrica, ed oggi è lo stupore di chi ben la considera. 

Cosi dunque reso chiaro Pietro per questa ammirabile opera altre 
molte ne condusse; e nel 152J. fece il seguente contratto, la di cut 
scrittura yedesi nel pubblico archivio negli atti di Girolamo Sanpelle- 
grino , e per notizia di quest' opera ne riportarò qui il suo principio , 

1525. 10. Settembre . Mercato, et capitoli fatti per il Nub. M. 
Marco de Lulmo f. q. Sp. D. Francesco qual fa a nome suo , et a 
nome de M. Zuan Battista suo fratello per una parte , et M. Pietro 
Abano Architetto , et fabricier per un altra parte cioè . 

Che il detto Pietro si obbliga di fabricar la casa nel sito loro 
comperato dilla Camera Fiscal qual giace suso ci monte de la citta- 
della &c. 

Una sala lunga braccia 52. larga i<}. alta quanto piacerà al detto 
M. Marco in celtro de lunette, overo di altra sorte, et per testa de 
detta sala farà quattro camere computando una nella torre in termine 
d' anni trei &c. 

Si tralascia il restante della scrittura per non difibndersi , ove 
non fa di mestieri in lunghe , e nojose dicerie ; si fa noto bensì che 
la sopradetta fabbrica è quella ora posseduta da' Conti Sozzi , nella 
struttura della quale mostrò 1' architetto la vivacità dell' ingegno suo 
nelle belle avvertenze avute in ciò , che ad un commodo abitare ap- 
partiene , ed ora è una delle più belle, e magnifiche della città nostra, 
non tanto per la nominata grandiosa sala ornata nella volta di molto 
vaghe e belle pitture a fresco , quanto per altre moderne aggiunte di 



•J4 

comnudi appartamenti, pel delizioso giardino, e sopratutto per la par- 
ticolare sua situazione , dalla quale si offre all' occhio , una intermina- 
bile teatrale veduta per ogni parte . 

Nell'anno is^*^. fece un altra convenzione registrata da Marcan» 
tonio Sansogno ne' suoi rogiti , e ne' libri ancora dell' Ospitale , di cui 
era Canctllicro , la quale cosi incomincia . 

Questi sono li patti fra il Spet. D. Rainaldo del Zoppo Presiden- 
te deli' Ospitai grande di Berg. ; et a questo specialmente Deputato , 
e M. Pietro de Isabelli Architelo da far le loze , et altri luoghi da 
mezzo dì al conscio &c. 

Per la ragione di sopra addotta si omettono qui pure li lunghi 
capitoli , né si può segnatamente additare quale sia la nominata fabbri- 
ca , che forsi sarà o mutata , o averà per moderne innovazioni cam- 
biato aspetto . 

Era l'anno 154'^. quando, dovendo egli partire da questa città 
per importanti negozi in servigio del Principe , costituì suo procurato- 
re universale Leonardo suo figliuolo acciochè in tempo di sua assen- 
za potesse agire li pubblici , e privati suoi interessi , come dalle se- 
guenti parole rilevasi esistenti nell' archivio della città in atti di Giam- 
pietro Gavasio . 

„ 1046'. 2Z. Junii . Attento de proximo necessario reccjfu per 
D. Pctrurn habelliun Architcclam Berg. ab urbe Bergoinea prò non- 
nuUis ncgotiis per eiim fìcndi^ in Urceis novis ^ & quid alibi prò 
ìllujìrijjimo , & Exccllentijs. Ducj.tu Venetiaruni &c. 

Elegie D. Leonwdum ejus filium ad agenduin &c. 

Circa la metà del secolo si crede seguisse la sua morte , nel 
qual tempo fra i molti figliuoli due ne lasciò di già bene ammae- 
strati nella sua professione , come lo darà a vedere quanto si dirà 
appresso. E primieramente uell' anno 1532. Marcantonio aveva fat- 
ti alcuni modelli per la chiesa di Santa Maria Maggiore di forma 
gotica , quale in allora si pensava internamente di rivestire alla Ro- 
mana , come di presente si vede ,• perciò si legge nel libro della fab- 
brica del Coro . 

» Marcus- amo nius f. M. Petri de Usubellis debec habere prò duo- 
bus modulis jaclis prò capella majori Ecclejìje . « 

Leonardo poi fu architetto , ed Ingegnerò della serenissima nostra 
Repubblica , e servì insieme col padre , e dopo di lui ancora nella fab- 
brica delle fortificazioni degli Orsi novi, ciò rilevandosi dai titoli, che 
gii vengotK) aiiribujii ia due autentiche carte , che ho nel pubblico 



'SS 
archivio rinvenute. Una Ri fatta nel 1552. in occasione di aver egli 

venduta una pezza di terra posta in Colognola a Cristoforo de' Camar- 

tinoni , e cosi incomincia ne' rogiti di Gio: Francesco Cologno . 

1Ò5Z. 17. Oclob. D. Leonardas f. cju. D. Fetri de hub.'Uis Civis 
Bergomi t & Brixijs ^ & hubicator Bnxijs in contrita Sanale Crucis 
propc portarn Suricii N.i'^.trii Archuccius , ó" Ingcnirius lliujìnisimi 
Domina nostri Venedanun 6'r. 

Neil' altra togata da Mitilo Bracca , in cui fò Leonardo il suo 
testamento lasciando erede universale Giacomo suo fialiuolo , cosi si 
legge . 

ibbd. 23. Junii . Tcjl.imcntiun (acium per discrecum virurn Do- 
vnnum Lconardum fìliuni D. Fctri de ìsxbelhs civcm Bcrgoini , & 
Crcmje habit. in pnvsent. prò Ingcmno lllu/ìnsHfni Dominii nojlri 
Vcnctiarum super fj.bricj.in Ursearum novarum . 

Altre opere (i) certamente, e in pubblico, e in privato servigio 
sveranno prodotte questi artefici : ma non essendo queste a nostia co- 
gnizione pervenute basteranno le suddette scarse notizie per saggio del 
loro non ordinario valore , 



(0 Oltre le citate opere dell' Isabelli 
in Patria sono a rimarcarsi le seguenti, cioè 
]a nuova forma da lui data alla Chiesa , ed 
al Monastero di S. Benedetto, carne si rede 
da una lapida posta al di tuori della Chiew 
medesima , nella qnale si legge : 

j4d honorem B. M.irì& 

S. BtncdiBi . Juliani . et 

Margarìii. Ecclesia, et moKasterlum 

Reform.tta fuerunt tempore 

R. D. Jonnnint de Garalis Atb.itlss& 

Per Pctrum Abanum Ber^omensem an. Salutis 

MDXyl. 

La Chiesa di S. Spirito dal Cornicione 
in giù , il cui disegno è posseduto dal Slg. 



Co. Giacomo Cirrara , neHi quale Cliiesa 
avca r Isabclii Cappella e Sepolcro con iscri- 
zione , quale poi tu cancellata non si sa per- 
che da' Canonici Regolari a quali già appar- 
teneva la detta Chiesa . Di questo uomo in- 
signe è pure il piccolo Palai7.ino di Casa 
Fogaccia vicino a quello più grande della 
stessa famiglia nella contrada di S. Cassian» 
opere amendue malamente attribuite al San- 
sovino ; e il Campanile delle Monache di 
Santa Lucia . Neil' interno di esso si trova 
ciò comprovato da' seguenti rozii monumen- 
ti , che qui si recano perchè la rozzezza lor» 
isrcssa in tali cose antiche non è né disag- 
gradevole , né inutile . Sulle pareti dunque 
si legge : 



Petti 



O 



Aban 



scu Iskbel e9@e li.Bcrgomó 



architecti 



« 
e 
e 



insigni . 



N 



GIAMPAOLO LOLMO. 

T 



el grande numero d' eccellenti pittori , che nello stesso tempo fio- 
rivano in questa città verso la metà del secolo decimosesto ragionevol 
parmi che annoverar si debba Giampaolo Lolmo , Prima però di favel- 
lare di lui credo necessario di far noto uno sbaglio , nel quale molti 
sono incorsi , ed incorrono tuttodì nel voier attribuire a Giampaolo 
Lomizzo alcune fatiche di questo nostro artefice , mentre essendo egli 
solito di scrivere sotto aile sue pitture così : Jo. Paulus L."^ ovvero 
solamente J. P. L. vogliono interpretare queste parole per JoupMes 
Pau/us Lomadus , non riflettendo , o per meglio dire ignorando che 
nelle antiche carte quelli di tale famiglia Lolmi si veggono denomina- 
ti , e non Olmi , come oggidì s' accostuma . 

E primieramente una delle sue tavole attribuita al Lomazzo si è 
quella posta ali' altare di San Rocco in Santa Maria Maggiore, ma di 
tale errore una indubitata pruova apportando si manifestarà la verità , 
di questa, e si verrà in chiaro ancora delle altre. Trovo nel quarto 
libro delle spese della Misericordia Maggiore dell'anno 1584. cosi 
scritto : 

30. Novembre scudi 25. a M. Gio: Paolo Lolmo a conto delle 

MDXXXV. 

a dì 14- Decembris 




Pictorls Insigna 

Ciò e el Negromante T. 
MDX.XXy. 

Ho fatto questo Campanilo Kn Di> 
Imperatore . prese tuNEX De 
Barbarla . Francisco secondo Duca De 
WD , ano morse : in Veiietia hi aft» 
Lai;ua sopra le Piazze et pel Case ! 
Et se vendeva el tormento 
Lire 8 la soma . ap. Gomo : li scudi d" oro 
Se spendeva lire 9 ; soldi io de iinp«riali. 



157 
pitture che deve fare pet l'ancona nella cappella del voto della Cina. 

Due altre partite di scudi 20. 1' una veggonsi registrate negli an- 
ni t58<5' : 2. Gennaro, e per fine nel 1587. alli 3. Ftbrajo gli fu 
iborsato il totale pagamento essendo scritto in questa guisa . 

L. 35. a M. Gio. Paolo per resto delle due ancone dipinte alla 
cappella del voto della magnifica Città . 

Con che pare , che resti interamente provato, che non solamen- 
te sia opera sua la tavola dell' altare, ma ancora l'altro quadro posto 
sopra la medesima , in cui è colorito il serpente di bronzo innalzato 
da Mosè nel deserto » 

Di più che gli furono pngate queste due opere scudi 73. incirca 
stipendio molto onorevole in que' tempi: vedesi nella sopraddetta tavola 
rappresentata la Vergine in alto col bambino assisa sopra le nuvole , 
e sotto San Rocco da una parte , e San Sebastiano dall' altra , e die- 
tro un bel paese,' ed è tutta molto commendabile per l'aggiustatezza 
dei d, segno , per la forza del colorito , e sopra tutto per il nudo btn 
inteso, e di gran rilievo, in cui è figurato San Sebastiano Se questa 
dipintura non fosse collocata in luoj^o scarso di lume farebbe senza 
dubbio migliore comparsa, e onor m^Ligiore recartbbe a chi la dipinse. 

Altro contratto fece nclf anno 158^. con li Presidenti della Mi- 
sericordia , e legi^csi nel libro delle terminazioni quanto segue appresso . 

»> 1584. 15. Sci. Mercacu/n facluin curn D. Jo: Paino Liilmo 
pìBore de quadro piclurae jupra honarn altaris Sacratijsimi Corporis 
Chnjh , in quo quadro pingi debeat pluvia mannx datje filns , & 
populo Israeli tee , quod w;.rcuti<m est scutorum triginta quinque auri 
valuns Uh. 7. prò scuro , G" quod Jit in liberiate fpccl.ibilium Domi-' 
norutJì Deputaioium ad Ecdtfìim. addendi eidem piclcn usque ad su/fi- 
mam scutorum àeceni aun si cisdem condignum videbitur , « 

Questa tavola con altri due suoi quadretti è collocata sopra quel- 
la , che è air altare del Corpus Dimini dipinta da Francesco Bassano 
come dalla partita che segue . 

«5X5. 8. Maggio lire iji. a M. Gio: Paolo Lolmo per lo re- 
stante di sua mercede di aver fatto li due quadri piccoli , ed il qua- 
dro maggiore posti nella captila del SS. Sacramento . 

Dal rilevante pagamento dunque , che fii di scudi (^o d' oro , e 
dall' essere stato impiegato il pennello di lui a confronto della sotto- 
posta tavola del Bassano , sì può con ragionevol fondamento asserire , 
che egli fosse in quel tempo tenuto in molto pregio , come lo dev» 
essere ancor oggidì da chi ben inttadc di pittura , 

\% 



Dipinse per la chiesa di San Michele al pozzo bianco la tavola 
posta ali' altare della scuola del Santissimo Sacramento con 1' effigie de' 
Santi Pietro j e Paolo, e nella Chiesa di Sant' Agostino la bellissima 
tavcla rappresentante la Trinità posta nell' ultima cappella , a mano 
sinistra dell' aitar maggicrc entrando in chiesa, nella quale vedesi Cristo 
in gloria con le braccia aperte in atto di mostrare le sue santissime 
pi.ighc , e sopra di lui il Padre eterno , e Io Spirito Santo in forma 
di colomba con misteriosa, e saggia avvedutezza leggiermente, e quasi 
in embrione espresse , molto rassomigliando , nel solo pensiere però , 
alU tavola che prima di lui colorita aveva Lorenzo Lotto nella Chiesa 
della Trinità con forme di corpi , e atteggiamenti per verità molto 
diversi : Molte teste di cherubini si veggono sparse fra le nubi sotto 
ad una chiarissima luce , che lo circonda , e nel basso del quadro vi 
espresse un paesetto siccome fece ancora il Lotto nel suo ,• ma molto 
diversamente . L' Opera è in ogni sua parte ben disegnata , la figura 
del Redentore è nobile , e di bella forma , e con molta diligenza , e 
accuratezza dipinta : in un angolo , vi si legge il riferito cartello con 
queste parole Jo: Paulus L,"^ E certamente quest' opera , che veniva 
universalmente creduta del Lomazzo , può annoverarsi fra quelle de' buo- 
ni pittori, che in quel tempo fiorivano, la quale, siccome gode di un 
bel lume, da più delie altre sue diletto a riguardanti, servendogli di 
non piccol ornamento , le belle dipinture a fresco fatte da Troilo Lu- 
po nel 1582., come in cartello si legge, e nella vita di lui sene fa- 
vella . 

Io voglio credere , che sia questo quel valente artefice , che sot- 
to il solo nome di Giovanni vien tanto esaltato da Achille Muzio nel 
suo teatro di Bergamo celebrandolo particolarmente per 1' eccellenza 
sua nel formare picciolissime figure , e per molti altri pregi, de' qua- 
li non potendo io dare contezza alcuna bastar dovrà la sola cognizione 
che ne lascia il citato Achille ne' seguenti versi .♦ 



'O 



Ec fonunaius Lulina de Jlirpe Joannes 

Quis nesch quantum fingere in arte va/et ì 
Reddic acu nìgro tantum deducla colore 

Gejììbus , atque umbris vivida membra suis . 
Olii praecipuurn eji tenui deducere Jlylo 

Corpora vix vifis effigiata notis . 
Remigio alarum cceiabat musca quadrigam 

in spatioque iinguis maxima Roma stetit - 



•39 

lUiaiemque nucis capiebat tejìa profusam , 

Immensumque orbìs panuU piLi globum , . 

Sctlicci & rebus componere sacra prophinis 

Mijleria ìndujlt parva nucella crucis , 
Lulmius hjsc ccquat tenues formando fi^uras 

Artifici genio dcxterìtace manus . 
AVc rninus esc illi ve macula pendere , vinus y 

Carmina & exleges absohusse modos . 

lì Padre Calvi nel tomo terzo clt-lle sue effemeridi dice, che 
segui la morte di questo professore nell'anno 15^5. alli 1 p. di No- 
vembre , poscia col solito tmfatico stile di quel secolo lascia questa 
ricordanza tolta in parte da quanto scrive il Muzio, ed io qui ri- 
portaru , per non tralasciare cosa alcuna , le sue stesse parole . 

» Trovasi in questo medesimo giorno ]a perdita deplorata di 
Gio: Olmo che con 1' ago , e con ii pennello maraviglie oprando, 
se con quello figurava i corpi , con questo ne disegnava 1' ombre , 
ed i coluri, con 1' uno , e con 1' altro prodigioso ed ammirando . 
Nel pinger in specie minuti corpicciuoli emulava que' massimi , che 
chiuder seppero o 1' Iliade d' Omero nel guscio d' una noce , o lì 
vastissin.a Homa sotto 1' ali d' una mosca , mentre con gli atomi de' 
suoi colori ne formava figure posso ben dir Democratiche , non oerchè 
tanto d'atomi composte, quanto perchè nella minutezza gli atomi stes- 
si rappresentavano : Né meno con la lingua , che con la mano pinge- 
va avvezzo a poetici carmi , che anche per questa parte celebre lo 
rendevano . « 

Molto maggior fama costui acquistata si sarebbe , se la vita di lui 
stata bif.ve non fosse , come si ha molta ragione di dubitare sul fon- 
damento delie poche cose , che ci ha lasciate , le quali appajon fatte 
nel giro di pochi anni . 

Egli disegnò con molta accuratezza le opere sue , e ad una for- 
ma di corpi molto leggiadra , e svelta s'attenne, diede molto più for- 
za , che vaghezza a' suoi dipinti , e mosse le figure con buona grazia 
ricercando il nudo con diligenza grande , )o che fa , che non si veg- 
ga neh' opere sue rutto quel pastoso , che in quelle de' meno accura- 
ti disegnatori si suol ritrovare. Altri quadri di sua mano saranno facil- 
mente sparsi pel territorio , li quali non avendo io avuto agio di rùi- 
tracciate , potranno poi rinvenirsi da altri colla scorta di quanto io ho 
avvertito di questo valente artefice , 



140 



I 



FILIPPO ZANCIII PITTORE. 

I Pittore Filippo Zanchi merita anch' esso , che sia fatta di lui me- 
moria fra buoni artefici , e particolarmente per essere stato compagno 
di Girolamo Coleoni nell' opera fatta nella Chiesa di Sant' Antonio 
dell'Ospitale, come nella vita di lui si vedrà appresso. Altra pittura 
io non posso qui additare di Filippo , che una nella Chiesa prepositu- 
rale di Ghisalba , che prima era posta al prim.o altare a mano destra , 
ed ora è appesa quasi in fondo della Chiesa , nella quale è in alto co- 
lorita la Beata N'ergine , e nella parte più bassa San Defendente con 
altri Santi con veduta di bel paese : La sua maniera non è spregevole 
sul gusto antico , ed il suo nome sta scritto sopra un cartello nel bas- 
so dei quadro suddetto . 

Circa l'anno 1544. dipìnse una Cappella nella Chiesa di San 
Zenone di Osio inferiore , e nell' archivio pubblico , ne' rogiti di Gio: 
Francesco Cologno , si legge in una carta la confessione da lui fatta 
pel pagamento ricevuto di tale opera , la quale poi è stata gettata per 
terra per la nuova grandiosa fabbrica della Chiesa . 

Potrannovi essere per ventura , e vi saranno certamente in Ber- 
gamo, non meno che fuori, altre pitture di Filippo, perchè non è pro- 
babile 5 che tutte sian disperse : A me però , avvegna che abbia cerca- 
to , e ricercato in varj luoghi , non è venuto fatto il rinvenirne . 

Abitava il Zanchi in vicinanza di Sant' Andrea presso la porta 
Pinta , ed ebbe moglie e figliuoli , fra quali Francesco , che riusci anch' 
egli buon Pittore , come ora vedrassi . 

FRANCESCO ZANCHi PITTORE- 

TT 

_|_ iglìuolo di Filippo nacque in Bergamo Francesco Zanchi , e , co- 
noscendo il Padre esser egli alla propria professione molto affezionato, 
obbligatosi tenne a condiscendere alla nobile, e virtuosa inclinazione, 
e colia sua onorevole scorta incaminarlo per la vera strada della pit- 
tura . 

Ma siccome del Padre ho potuto dir poco , lo stesso mi accade 
ora scrivendo del figliuolo , del quale niente forse averci potuto favel- 
lare , te nei libro delle spese delia fabbrica della chiesa di Santo Spi- 



'4» 

rito ritrovato non avessi ciò , che a coiimae notizia qui vogiio tra- 
scrivere . 

Adi 29. Marzo t '>,6j. 

Sia noto come M. Francesco de Zanchi pittore lia tolto a dipin- 
ger le ante del nostro organo novo con quattro figure della grandez- 
za , che sì ricerca al loco , cioè di dentro S. Alessandro , e S. Vin- 
cenzo , et di fuora S. Gio: et Santo Agostino con i suoi campi , et 
ornamenti di chiaro , et scuro , et coloriti , come fanno bisogno de 
colori fini , et COSI le figure, et delli più fini, che si adoperino a guaz- 
zo , le quali ante siano formate tré settimane dopo la Pasqua di re- 
surrezione alla più lunga , et se gli danno gli tellari , et la tela , il 
resto metterà lui a tutte sue spese , et questo per lo prezzo di scudi 
dece , et per caparra al presente se gii dà scudi doi d' oro , il resto 
se gli darà finita l'opera, et laudata da homini periti , et in fede si 
è fatto la presente nota , la quale sarà sottoscritta di sua mano pro- 
pria a di et anno soprascritti . 

Io Don Adeodato di Bergamo Fattor ho scritto di mano propria. 

Io Francesco de Zanchi soprascritto aHermo quanto di sopra si 
contiene . 

Le suddette pitture dell' organo sono ancora in essere, e ben 
conservate, dalie quali si comprende un aggiustato disegno, ed una 
maniera di tingere , che non può dispiacere, e dee dagli uomini d'in- 
tendimento essere lodata . 

Questo è quel poco, che di Francesco Zanchi io posso scrivere: 
converrammi però finire questa breve narrazione senza poter dar altro 
conto di sue pitture , e di sue azioni . 



GIAMBATTISTA GUARINONI PITTORE- 



I 



Jje belle e vivaci pitture , che adornano i' ampia e magnifica Sala 
de' Signori Giuristi di questa città , ci danno campo di parlare di Bat- 
tista Guarinoni d' Averara , mentre essendo io stato ultimamente a 
considerarle per poter rilevare la mano del loro artefice, viddi un car- 
tello pendente da una finta finestra , ove lessi il nome di costui , e 
l'anno 1577. Questo a me pure è arrivato nuovo del tutto ed ina- 
spettato , non avendo mai né in libro né in carta, letto il nome di 
lui , né mai udito da professore alcuno , o del disegno amatore , o 
delle antichità , né dee recar maraviglia che nel numero grande degli 



14? 

eccclijnti artefici , che fiorivano in quel secolo siasi spenta la memoria 
di molti , che non erano allor di primo grido : ma che a questi tem- 
pi ssrebbono meritevoli di malta commendazione . Il primo ordme del- 
ie sopraddette pitture è formato di colonne scandiate a chiaroscuro con 
bella simmetria disposte, e dipinte con tuita l'intelligenza dell'arte. Il 
fi'egio del corniccione , che sopra queste s' appoggia , oltre varj lode- 
voli adornamenti , racchiude in sei quadri alcuni fatti della storia sa- 
cra , ed altre rappresentazioni allusive alle leggi civili , e canoniche ; 
s' inn;;lz3 s<ipra di questo pezzo una specie di ordine attico sopra la 
di cui Ci rnice altro ordine di simile n^itura , ma diversamente ornato 
si vede sostenuto da schiavi Persi finti di terrena gialla ; Nel piano 
della soffitta vedcsi un altr' ordine a colonne con vari sfondati il tutto 
ragionevolmente condotto con var) Angeli sparsi in più luoghi , td al- 
tre figure di Legisti in abito secondo 1' uso di que' tempi , che appog- 
giate a finte ringhiere scortano mirabilmente , e sfuggono all' in sii , 
e sono degne di molta laude . Nel mezzo è hgurata la Triiiità Santis- 
sima con bellissimo , e numeroso corteggio d' angelici spiriti ali' intor- 
no . Le figure di tutta quest' opera non sono spregevoli quanto al di- 
segno , e molto meno per la forza , e vivacità de' colori , la quale fa 
che spicchino assai bene, sopratutto però è osservabile l'architettura non 
tanto per le giuste proporzioni con somma diligenza servate, quanto 
per la maestosa distribuzione degli ornati . 

Ahre pitture mi sovviene aver vedute in tutto simili alla maniera 
suddetta , e perciò non dubito punto a volerle attribuire al Guarino- 
r(i .• Erano queste in una saletta terrena de' conti llivola , le quali nel 
totale grandioso rinnuovamento di quella casa non si sono potute con- 
servare : eravi un altro fregio all' intorno formato di soda architettu- 
ra, e nobilitato da giudiziosi adornamenti, tra quali ne' debiti luoghi 
distribuiti erano vari fatti della scrittura in figurette di giandezza poco 
dissimile da quella servata nella sala de' Signori Giuristi . Commendabi- 
li sopratutto si erano varie figure a chiaroscuro minori del naturale di- 
pinte sopra del camino con tanta buona grazia atteggiate , e mosse , 
che davano quelle sole bastevoìmente a divedere essere stato costui più 
che mezzano pittore di storia , come d' architettura , e poterlo con 
tutta ragione annoverare fra buoni, se non fra' migliori di quel tempo. 
Un altro di questa famiglia per nome Orlando lo trovo nominato 
col titolo di pittore in una carta rogata da Vaidrisio della Valle dell' 
anno i5 9<>. esistente nel pubblico archivio. 



'4S 

GIROLAMO COLEONI PITTORE- 



D. 



'a Gio: Galeazzo de' Coleonì abitante nel Borgo Canale nacque 
Girolamo circa il fine del 1400. Questi fu in modo particolare incli- 
nato alla pittura , e quasi possiam dire nato apposta per essa , mentre 
fanciullo ancora, addestrato da non so qual maestro al disegno , giunse 
in breve a termine lodevolissimo di quest' arte . Ma additar non po- 
tendo che pochissime sue opere dal tempo , e dalla buona srrte la- 
sciate intatte, voglio almeno prima farne note alcune altre da lui d'pin- 
te a fresco in questa città , le quali hanno patito la sventura a tante 
altre comune di essere a cagione di nuove fabbriche , e di moderni 
risarcimenti mandate per terra . Vcdevansi nella cappella del nostro fa- 
mosissimo capitano Bartolomeo Coleonc alcuni Santi della patria egre- 
giamente in alto dipinti , e nei quattro lati rappresentate le istorie dei 
quattro generalati , che egli sostenne, cioè di Santa Chiesa , della Re- 
publica Veneta, di Francia, e di Spagna, che poi nel risarcimento 
della stessa cappella furono distrutte . Era pure di sue eccellenti pittu- 
re ornata l'antica loggia della città, che fu nel 1599. totalmente alter- 
rata per la fabbrica del nuovo palazzo pubblico d' esquisita , e mae- 
stosa architettura di \'incenzo Scamczzi , con poco saggio consiglio , 
come col confronto de' disegni originali , che ancormò esistono nella 
sala della città , alterata , e deturpata molto nel secondo, e terzo or- 
dine , come pure in qualche sltra parte interna .• e siccome queste 
pitture contenevano varie antiche istorie della patria sotto delle quali 
si leggevano alcune iscrizioni degne di memoria , cosi per non defrau- 
dare i' artefice della dovuta lode, e per conservare appresso a' posteri 
la ricordanza almeno di tali cose , non lascierò di qui riferirle. Vede- 
vasi primieramente in un quadro 1' Imperadore Probo sopra magnifico 
trono assiso e da molti gravi , e militari personaggi circondato , che 
dava r investitura del ducato di Bergamo a Crotaccio concittadino no- 
stro per le molte sofferte fatiche in guerra , e per altre imprese se- 
gnalatissimo , scorgendosi questo a pie del trono inginocchiato in atto 
di ricevere una ducale corona simile a quella , che ora li Dogi di 
Venezia sogliono usare, e ciò seguì nell' anno 280. dopo la nascita di 
nostro Signore : leggevasi sotto alla pittura la seguente iscrizione . 

» Quia ob prxdara tiun prudenti^ min joTUiudinis gesta Croia- 
eìus a Probo Imperatore primus Bergorni Dux declurari mauit ^ qui 



144 

Lnpum gemùt , sub ciijus imperio cathoUcv /idei prius a Divo Barna- 
ba jaSla semina in universo populo florueruiu civicas ìuec perpetua illi 
venerandjs mcmorix rnonumema dicavic . « 

Espresse in altro quadro la solenne e pubblica funzione fatta in 
Bergafiio per le regie nozze di Santa Grata , la quale magnificamente 
abbigliata da Rtc;.ina , e da folco stuolo di kggiadi issime donzelle cor- 
teggiata , dagli Ambasciatori, che per accompagnarla in Germania era- 
no venuti , riceveva preziosissimi doni , con questa iscrizione . 

Grata ab proprias ac patcrnas viruues re^ias rneruu nuptìas : 
at viro dijuncio Bergornurn rediit : ubi curn Vuoine Hesteria ejus so- 
da pi.a in Divi Alexandre cadavere funerando exlubita opera, sumino 
replaa ninnine , una curn Lupo Bergami duce , & Aulcida pareri^ 
tibus- popuhan hunc ad veruni Dei cultum excuavu . llldin ideo pare n- 
tes^y & Hesreriarn i/2 Divorurn numero relatas civuas inter pacna lUi- 
mìna perpetuo cola , ac veneratur anno CCCVllL. 

L' eroico e memorabile fatto d' Antonia Bonga fu 1' argomento 
di un altra pittura nella quale fece vtdcre 1' linperadore l'cderito" 
Barbarossa sotto un ricco padiglione con attorno sciiier-ao il. nume- 
roso suo esercito , e da una parte la nobilissima donzella , che con 
cuore magnanimo , e con intrepida mano levato un pugnale dal 
fianco dell' Imperadore con questo, per conservarsi pudi:a si passa 
coraggiosamente il petto.' Veggoasi molti che ali' atioce fatto accor- 
tendo sembran restare atton;ti , e inorriditi; il tutto in somma spi- 
ra orrore , e compassione , né può certamente essere più al vivo 
rappresentato, né meglio dalle sottonotatc parule espresso. 

A.'Jio/ua eivis Bi.rgomi Vi'go non nunus aiurni , quam corporis 
pulchritudine pollens ,. curn a hedcrico primo Imperatore violentuni in 
se stupruni parari videret , mortem pio conservanda pudiciiia vilipen- 
dens , aladioaue violatori erepto , intrcpidum sibi peclus transfodiens 
singulan castitaùs exemplo urbem hanc perpetuo illustravu anno 

M.C. L Vili. 

Rappresentò poscia il Santo nostro Vescovo Adalberto, che con 
tutto il clero , e numeroso popolo facevasi incontro in. solenne pro- 
cessione all'Imperatore Berengario, dal quale già prima aveva tan- 
ti doni, e privilegi ricevuti. Vedevasi Berengario accompagnato dà 
oiolti cavalieri e saldati porgere in atto amorevole la mano al San» 
to Vescovo , e sotto eravi scritto in tale guisa . 

>♦■ Aialbertus Carimalus Bergami civis , 6" Praesul tam mirce 
fiiit saneiiuiis y & in. rejìauranda. diruta ciyuate , 6" sacns <xdibu6 



145 
impiorun manu combusùs tam solcrs ^ ut Berengarius ìmpcrator in^ 

gcnces ejus vinutes atmiratus eum visiure , 6' in ejus gratij.m divi 
Alexxnin nostri tuteiiris nwninis temphim amplissimis muneribus ho- 
restare voluent anno Domini DCCCC. « 

Dipinse da un altra parte Bartolomeo Coleone in abito militare 
i.:-i mezzo a uti fatto d' arme nel quale egli era rimasto vincitore 
ove apparivano bitcarri ravvili , e stupende figure in fiere attitu- 
dmi , e difficili scorci disegnate con vedute di bvi paec- in lonn, 
nanza , e con tale iscrizione . 

» Qu.i file , pmienna. , 6' fortitudine Bj.rthdomeus Coleo supre^ 
mos in re bellica honores fu adcptm , militarisque discivlinx decus ve- 
ne coUapsum in prifìinum splendorein rcflituerit ^ docent inter caetcra tot 
Principum exercims ab eo felicicer recti , Venetorum arnn faujìis au~ 
spiciis , 6' qiioaJ vixit eredita , universxque interea Chrìstiaaorurn expe- 
duionis in Tureas iniperium demandatum . 

Alla destra di questo quadro eravi una bellissima figura di tutta 
forza , e gagliardo colorito in forma di Ercole con uno scudo in ma- 
no , nel qual era scritto.- 

Banholomeus C. Gallos boscum in Alexandrino agro obfìJenrcs 
ingenti prjelio vicit ^ cafìrisque exuit^ & Rainaldum Reinensem hostiutn 
dueem cepit. 

E alla sinistra aveva colorita una leggiadra donna con uno scu- 
do , in mezzo del quale leggevansi questi due versi . 
Alcides unum » geminos gern iste leones , 
Un de hoc ? ille jeras vicit ; at iste Duces . 

Nel mezzo finalmente di questa loggia era dipinto il Veneto Leo- 
ne alato gieroglifico dell' Evangelista San iMarco protettore della Re- 
public . sopra d^;l quale a' caratteri cubitali leggevasi . 

Bergami urbs vetustissima anno ante Servatorem M. DCCC. JIII, 
a Cydno Liguns Hetruscorum Regis fiho cxtruéta aliquando in liber- 
iate , aliquando sub Roma no rum Cassarum ac Ducum imperio vario 
eventu jacljta sub saneicssima Divi Marci alarum umbra tandem d.u- 
turnee pacis otio jruitur , 6' feliciter requiescit . 

Vedevansi pure ali' intorno dipinti diversi illustri personagoi della 
patria , fra quali rendevasi ammirabile il ritratto del famoso Alberico di 
Rosciate lume e splendore delle leggi ; altri ancora ce n' erano si nelle 
lettere , come nelle armi stati eccellenti , li quali tutti meglio espressi 
non potevansi desiderare , si pel franco disegno e forte colorito , co- 
me per certa facile e risoluta maniera , e per gli esteriori ornamenti 
19 



\4'j 
a chiaroscuro di architetture, cornici , statue , fanciulli , e termini •> 
che le storie miràjjhaente ornando maggior pregio accrescevano a cosi 
rare pitture . 

Nella contrada di S. Alessandro in Colonna colori una facciata di 
una casa disponetido statue a chiaroscuro , paesi , e molte altre cose in 
una maestosa , e ben i;.tesa architettura finta di pietra comune in cjue- 
sti paesi ^ nella quale dava a riivoderc v.juaui.u valente fosse ed accu- 
rato . Questa Jipmtura essendo dirimpetto alla contrada di Santa Orso- 
li serviva di molto crnamento alla medesima : Ma o sia per certo 
destino del nostro paese , qual pare che voglia distrutte tutte quelle 
cose , che antiche sono , e maestose , piacque al padrone della stessa 
pochi anni sono di farla cancellare , e rivestire invece, come dice il 
dottissimo Marchese Scipion Maft^i di barbaro bianco , che la rende 
affatto volgare e simile a tant' altre di niun conto. 

Iseir anno i$S^' dipinse insieme con Filippo Zarchi tutta la cap- 
pella principale nella Chiesa di Sant' Antonio dell' Ospitale , ed essen- 
do poi stata di nuovo la Chiesa fabbricata ha questa pure corsa la 
stessa sorte , che le altre sue egregie pitture con grave nostro detri- 
memo hanno incontrato . Nel pubblico archivio di questa città ritro- 
vasi ne' rogiti di Marcantonio de Sonzonio lo stabilito contratto tra li 
due sopraddetti artefici , e li Deputati di quel pio luogo, che aggradc- 
vol cosa sarà a chi legge il qui registrare . 

lòj^ó'. die 14. Mcn/ìs Marni. Pacld Hospitalis Magni Bergomi 
CUPI Magistro Hicronimo , 6' Magiscro Philippu picìoribus . 

Ibi Sfccìubilis D, Marcus Bircta , 6' Marcus Anr. Benalciis 
PrccfìJcr::cs & Dcpiitan prxdicli Hospitalis ex ima, & Magister Hie- 
ronimus j. q. D. Galeas de Colleonibus , 6' Fkdippus de Zanchis pi- 
ctores ex altera pcrveneruiìt ad infrascripta pacla , 6' accordiiun , de 
quibus infra intcrventu , & in prcesentia Magnifici Equitis , & Comi- 
lis D. Dcriiinici de Tassis Ministri prcedicli Hospitalis vidclicet. 

Dicli piclorcs , 6' quilibet eoruni in sohduin convenerunt , & 
obligando se in soliduni de pingendo pulchns figuris ciiin coloribus 
finis 5 & in to'Aun expenfis suis , totam capellam magnani EccLfiij: 
Sancii Antonii in prato juxta desegnum visiirn confiideratum ^ 6" sub- 
scriptuin per subscriptos D. Deputatos , & in effeclu illud facere i 
quod opus ipsum a perìtìs maxime laude tur: Qitod opus comphvisss 
teneantur per dies celo ante festum Sancii Antonii Abatis proxime 
fiiturum , & cum auro necessario , & aliis necessariis in fimilibus &c. 
Abbiamo sia ora favellato solamente delle pitture del Coleoni > 



'47 
che sono andrjte in perdizione ; passaremo ora a descriverne alcune , 

che sono ancormò ben conservate , ed esposte alla pubblica vista ; e 

quantunque vi sia cosr.intc opinione, che nessun altra sua opera vi sia 

in Bergamo fuorché il famoso cavallo piesso a San Michele dell'arco, 

ruttavia io qui apportc-rò indubitabili pruovc di alcune altre . 

E primieramente si comprende nel S'>praddctto archivio da auten-. 
tica scrittura rogata da Gio; Antonio da Ooio , come il Coleoni abbia 
dipi.ua la tavola posta all' altare nella piccola Chiesa dedicata a Sant' 
Erasmo fuori di borgo Canale così leggendosi . ^338, tc). Muii . In 
fublico , & generali con/ìlio congregato sculi ■lorutn , scu disciplinorum 
Scolx Ecdejlje Sancii Erasmi Jux in vicinia. Sa.nclje Gratje Inter 
vites burgi Canalh &c.- 

Ehgemnt ^ & eligant unaniniiter , & viva voce M.- Bonhomurìì 
de Paia-igo Mìnistruni , Jo: Jaco'nim de Angeltnis^ & Jo: Petruni 
Gisi de Tironibus praesentes , 6' acd-ptantes ad concordandum , & 
fiiiiendurn mercatum aun Magistro Hicrìnmio de Coleonibus pletore 
prò jacìcndo , 6" fieri ficiendo anchonani in EccL-Jla prxdicla Sancii 
Erasmi ó'a 

Questa rappresenta nostra Donna seduta sopra di un piedestallo 
coi bambino in seno in maestrevole scherzoso atteggiamento , a destra 
Sant' Erasmo , ed a sinistra "^anta Maria Maddalena , e S. Giovanni 
con r agncll.no , addietro vedesi un bel paese , che molto digrada 
intersecato Ja acque , e v^rj altri accidenii , eh; assai vago ìi rendo- 
no secoiido il gust ) di qu." tempi , quale se ad aLuno assomiglijr lo 
dovessi per darne qualche idea direi , che molto a paesi del Bernaz- 
zano s' accosta , tanto per 1' invenzione , quanto per il colorito , alla 
riserva , e. 11. è ijlqumto m no dlicato e finito. Le figure più belle 
sono qj ili.- d-' bamS no , e dtiU Vergine, d.ila quale sopratutto è 
osbcrvanile la n'hile - e divota idea dipinta rnolto , per la sua deli- 
c^itczza, sul guito del Luino" , la quul miniera p^r altro non conservò 
ncil' a tre sue opere particolarmente a fresco nelle quali attese più alla 
mossa , ed a iavorar di rocchi, che al nai.iuiito . In tutte le sue ope- 
re vedesi st.ibiimcnte una grande forza piuttosto che vaghezza, essen- 
do solito dipingere con un lume molto qu eto, con colori misti, ed 
accorditi si che atTatto dall' ardilo si allontanano, come ognuno potrà 
ravvisare nelle sue dipinture che si vanno additando .. - 

Non si possono né meno porre in dubbio le molte opere da lui 
dipinte nella Ciiiesa di San Bernardino nella terra di Lallio ove pri- 
mier*raente fece nella facciata esteriore li Santi Bernardino , e Cristo- 



148 

foro più grar.di del nnturale , e sopra la porta Gesù Cristo, che as- 
cende ai ciclo circondato da infinico numero di Angioli . Tutta la 
Chiesa è colorita parte con istorie dtìla vita della Vergine y e par- 
te con alcuni fatti , e miracoli d't- S. Bernardino copiosissimi di mol- 
to ben inttse figure ; Queste pitture però non sono tutte del Coleo- 
ni essendovene alcune di mano più ordinaria , ed altre che sono 
più ragionevoli furono dipinte quaranta è più anni dopo quelle dei 
Coleoni 5 vtggendosi sotto la figura di un Sant' Antonio Abate nota- 
to 1 anno 1571. Le due cappelle laterali poi sono interamente da 
lui travagliate dalla cima al fondo , e sono per ogni sua parte molto 
lodevoli e degne di attenzione ; e leggesi ntiT una , e nel!' altra se- 
gnato il nome di lui, e l'anno 1 5 j 2. Queste però a mio credere 
sono di gran lunga inferiori alla pittura fatta da lui presso a San 
Michele dell' arco , della quale si parlerà qui sotto ; e siccome fu 
questa colorita 24. anni dopo delle accennate, così fa di mestieri as- 
serire che in tale spazio di tempo si fosse avvanzato nell' arte , ed 
arrivato a maggior perfezione . 

Avendo la città nostra circa l'anno 1521. fatto di nuovo alzare 
il pubblico palazzo della ragione , ora detto palazzo vecchio , che ne! 
15 15., era stato da fierissimo incendio arso, e distrutto come abbia, 
mo veduto nella vita di Pietro Isahello , rolle ancora far dipignere la 
facciata , che verso la piazza riguarda . Procurò per tanto il Coleoni 
di essere scelto fra i molti che concorrevano a tale opera ; ed egli in 
fatti n' era il migliore : ma la moltitudine degl' ignoranti allo scarso 
numero di chi aveva buon discernimento prevalendo, come il più del- 
le volte ne' pubblici congressi suole accadere , furono da Genova con- 
dotti alcuni poco esperti artefici delle pitture de' quali ora alcuni ve- 
stigi solamente si scorgono , essendo stato il restante della intemperie 
dell' aria con poco nostro discapito consumato . 

Spinto pertanto il Coleoni da giusto risentimento posposto ve- 
dendosi a quegli stranieri pittori, e stabilito di abbandonare la patria, 
volle prima lasciare una singolare memoria del molto valor suo, e del 
ricevuto affronto in una bellissima pittura a fresco ( che dicono fosse 
fatta in una notte ) sotto della quale pochi anni sono tutti chiaramen- 
te abbiamo letto : N,'mo propheta accepius in patria sua : Hieroni- 
mas Colico lòz6, ma in oggi a riserva delle prime due o tre parole 
le altre appena si possono rilevare benché il restante delle pitture sia 
ancormò ben conservato (i) . Volle questa dipignere in sito ove po- 

Ci) Qnejta famosa pittura ha Corsa Ja sorte di tante altre di essere stata distruttj 
ia ocoiionc di fabbiica . 



\-:9 

tessero anco vedersi al suo confi onte lo accennate opere del pr'.Kuzo 
vecchio, perciò feccia sul muro z fianchi del nuovo palazzo della cit- 
tà vicino a San Michele dell'arco. Viene in essa rappresentato un guer- 
riero tutto armato di ferro sopra un generoso bianco destriero messo 
quasi di prospettiva , che calpesta alcuni uomini gettati confusamente 
per terra : è adornata all' intorno da un pezzo di architettura dipima 
secondo le buone regole , la quale dalle parti è sostenuta da due figu- 
re fatte a chiaroscuro : In somma questa pittura non ha parte in se , 
che bellissima non sia, e per quante laudi ancorché grandi le si pos- 
sano attribuire non pareggiaranno mai il merito del lavoro . 

Vogliono alcuni , che sia di sua mano la pittura posta nei'a lac- 
ciata laterale della Chiesa di San Defendente che riguarda verso la por- 
ta di Cologno , ove in un gran paese vcdtsi rappresentato San Gior- 
gio a cavallo che con la lancia investe un orrido serpente ; questa è 
ben conservata, ma per nessun capo paragonabile alla sopraddetta , e 
fors' anco a mio credere di altro autore (i) ; 1' ho voluto però qui 
indicare lasciando poi il campo all' erudito osservatore di formarne giu- 
dizio : come pure un altra dipinta sulla facciata d'una casa nella con- 
trada medesima di Cologno nella quale è colorita la Beata Vergine se- 
duta , che con le mani giunte adora il proprio divino figliuolo , que- 
sta molto più della suddetta al'a forte maniera, e vero gusto del Co- 
leoni (2) s' accosta . Partitosi dalla patria dopo molti viaggi per l'Eu- 

(i) si crede che fosse del Cavagna : ora è cancellata . 

fi) Questa insigne pittura nell'anno i-é6. S. Cattarina che con la destra mano tiene 
esisteva ancora, e lu dal Signor Conte Già- la corona , che aveva in capo , ed ha !« 
corno Carrara f.itta copiare in disegno da sinistra al petto . Dall' altro lato vi è un 
Gioanni Possenti , e tale disegno si conser- bellissimo ritratto con barba, e mani eiun- 
>a presso detto Cavaliere, riparando così te, verisimilniente del Divoto il quale te- 
la perdita della memoria della pittura , e ce fare il quadro , Dietro a lui vi è S. Fran- 
del Pittore. E fama che il Coleone dopo Cesco con Croce in mano, il tutto tsprcs- 
avctla fatta partisse subito per la Spagna ; 50 entro un recinto Architettonico . Sul 
ma o l' opera sua fosse eseguita nel Iji6., margine della tavola , sulla quale in atto 
come dice l'autore, ovvero nel ifyj.con.e vivace sta seduto il Bambino, leggcsi . H. 
assicuia il Signor Co: Giacomo Carrara di Coleo. P. MDLV. 

avere con certezza , ad evidenza rilevato Altro quadro di grandezza alquanto 

dal millesimo stesso scritto sotto la pittura più piccolo , esso pure con figure a niez- 

dal Coleoni medesimo , questi sì trattenne za vita di grandezza naturale sta presso 

del tempo ancora in patria . Ciò ò dimo- il sovra lodato Cavaliere. In questo pure 

strato ca un di lui Quadro che sta nella è esprc^sa la Vergine col Bambino, e un 

Gallerìa del suddetto Cavaliere: rappresenta Santo da ciascun lato, dipinto tutto con 

esso in tela per traverso di notabile gr;'.n- maniera grandiosa molto , e di «rande forza, 

dezza con figure a mezza vita grandi al ra- Nel Presbiterio della Chiesa di Santo 

turale, la Beata Vergine nel nuzzo , la qua- Spirito sotto 1' elegante marmoreo Depo- 

le tiene il Putto secuto sopra un cuscino sito di Luigi Tassi fu Vescovo di Paren. 

avanti di lei ia atto di «iostrare uà fiore a zo , indi di Recanati , disegnato , siccome 



tso 
ropa si trattenne lungo tempo nella Spagna , ove fece conoscere la 
si.igolare sua virtù in a'cune sue opere bellissime , che dipinse nell* 
Escuriale , fr j le quali per relazione di persona molto intendente , 
spicca al mai'^ior seg io una tavola posta nella sagristia , nella qujle 
mirasi epressi una funiione di Chiesa arricchita d' quantità di figure 
ben mosse , e bvti o*d^nate, ed è. tenuta in grandissimi estimizìuiie. 
Pertossi poscia in Oia.ida , <^ve nella città di Amsterdim stette non 
po»-o appresso i Signori Teiler , uno de' quali poi essendo di passaggio 
per Beri^amo rictrco con inulta premura di vedere la famosa sopran- 
nominata pittura presso a San M.'chele dell' aico , né partir volle sen- 
za prima averla con molto suo dilerto esumiaata , e con mille applausi 
commendata. Abitava il Coleoni nel Borgo Canale, ed era ammoglia- 
tOs non so poi se avesse figl'uoli ; n' ebbe molti bensì BernarJnio suo 
fralello , eh' eri dottore di leggi, e insieme possedevano alcu.ii orti 
in. Sudorno per quanto rilevasi da antichi manoscritti .. Il tempo ed il 
luogo, ove seguisse sua morte non è a noi noto, né di più rinvenire 
sic è. potuto intorno alla vita di cosi chiaro , e valente artelàce ., 



BARTOLOMEO. NICCOLINO, GIULIANO, 
E CABRlxNO DE' CABRINI PITTORI. 

V, quattro della medesima famiglia esercitarono l'arte dèlia pittura nel 
decimosesto secolo , e sebbene nissuna di loro op.re si può ad- 
ditare ; pure, non essendo probabii cosa che tutte siano pirite, vo- 
glio lasciar di loro questa breve memoria, aociochè serva d; lume agli 
smatori dell'arti nostre, che con maggior diligenza procureianno di 
rinvenirle . 11 primo fu Bartolomeo figliuolo di Gio.- Cabrini dola cer- 
ra d' Albano , e vedesi nominato col titolo di pittore in una carta 
dtir anno 1509. rogata da Antonio Agazzi nel pubblico archivio del- 
la città . 

Figliuoli di Bartolomeo furono Nicolino,, e Giuliano , il primo 

anco tutto il tempio, a riserva della Voi- quale e in atto di benedire un Cardina- 

ti . djl nostro JDsi^ne architetto Pietro le iji^inocchio prtsencatogli da S. Aiitjnio 

Is.ibi:Uo detto Abano , sino djU' anno I fio. da Padova dalla destra, e daila sinistra 

ewi un (jiudra del Coleone ranpresentan. vi è un Vescovo in piedi con mitra , C' 

te la Vcf^^iiiL' sedata in aa vi.; iroso puc- piviale yaho esso pure alla Vcrjiiac . 
se, teaciue ii tìglio eoa 1.» sLiiistia mano. 



-15» 
•de' quali fece diverse fatture nel coro di Santa Maria Maggiore come 
dalle seguenti parole esistenti nel l.bro della fabbrica del Coro. 

1323. M. jSicoIinus Filiits Bdiiol. dicìi Gianni de Cabrinis p'v 
clor prò diversis Lboreriis in opere C/iorl Lìb. hnp. 2>. 

» Di Giuliano poi leggonsi nel sopraddetto archivio diverse carte 
di contratti e convenzioni , una sola delle quali riportarerno tralasciali- 
do le altre che non sono al proposito , di cui scriviamo . Negli atti 
dunque di Gio: Francesco Cologno cosi si legge .* 

» 1553. 3. de Avosto . Ser Gerardo detto Fra de Ser Zuane di 
Cattani per una parte , e M. Juliano de Cabrini depintore per l'altra 
sono venuti in questi patti, videlicct detto Gerardo da a detto M. Ju- 
liano losepho suo figliuolo per mesi trei proxime advuMre per iir.pa- 
rare a pingere da detto M. Juliano per quanto lui se farà continuati- 
do detto losepho ad andare a la casa & botegha de lui Juliano, & eser- 
citandosi neir arte ben diligentemente a comodo , & beneficio de Ju- 
liano , per qual arnaestraniento detto Gerardo promette dare & paga- 
re lire vinti Imperiali , tra quali gli darà uno carro de vino al novel- 
lo ancoraché detto losepho non continuasse come sopra &c. « 

Nell'anno i5C?o. fece Giuliano il suo testamento, e lasciò eredi 
Don Gio: Battista prete , e Cabrino pittore suoi figliuoli . Di questo 
veggiamo fatta menzione nel libro sesto delk spese della Misericordia 
in questa guisa . 

1390. Lire 17 : 10 a M, Cabrino de Cabrini pittore per aver 
dipinto la fasata del muro delle Cainere , qual risponde nella corticel- 
la d;.lla Misericordia . 

E nel 1(^2 1. Lire i 1. a Cabrino pittore per fatture fatte nel se- 
polcro di Nostro Signore . 

Abitava questo artefice presso la Chiesa di Santo Andrea , e fu 
testimonio di veduta di un miracoloso fatto narrato da Fra Celestino 
nel tomo secondo della storia di Bergamo , ove nella vita di San 
Domneone parlnndo di quella pietra sopra la quale il Santo posò col- 
le proprie mani la sua testa , dopo essergliela stata troncata dal busto » 
cosi favella . 

» Alcuni Massari del Co. Ruggero Calepio volendo scaricare alcuni 
carri di legne fecero ogni sforzo per levarla dal suo luogo, perchè era 
loro d' itnpedimento , né avendola potuta rnucvere con le mani le at- 
taccarono tre para di buoi , coi quali nulla più fecero , di quel , che 
avevano fatto prima; ciò avvenne nel 15515. come Cabrino Cabrini 
pittore abitante in quella vicinanza attesta d' avere co' propri occhj 
veduto. « 



152 

Questa pietra oggi vedesl posta fuori della porta della Chiesa , 
sopra la quale è collocala la testa del Santo di bianco marmo , e fra 
cancelli di ftrro rinchiusa . 

TROILO, E VALERIO LUPI PITTORI- 

X utto che scarso sia il numero delle opere , che di Troilo figliuolo 
di Bernardo Lupi io possa additare , pure da queste abbondevolmen- 
te rilevar si può sino a qual eminente grado arrivasse il merito suo nel- 
la pittura . Ciò che lo fa conoscere valoroso , ed universale sono le 
pitture a fresco nell' ultima cappella a mano sinistra entrando per la 
porta principale nella Chiesa di Sant'Agostino, ove veggonsi , oltre la 
ben espressa , e nobile architettura , vari cartellami , paesi , festoni , 
frutti , e trofei ecclesiastici con ferace fantasia , e con buona grazia e 
vago colorito inventati , ordinati , e dipinti , ed in un cartello espres- 
so dalla parte del Vangelo poco più alto della mensa vedcsi scritto . 
T/viliis Litpus fdciebac 1582. Nella parte più alta del frontispizio, o 
sia ornamento esterno della cappella evvi un angioletto volante , che 
porta un triregno di bellissimo carattere , che non può essere meglio 
espresso . Anco la prima cappella della stessa parte benché non vi 
sia il nome è sicuramente dello stesso pennello scorgendovisi in tut;o 
la sua graziosa maniera di operare . Sono rimarcabili in questa , oltre 
la bella architettura , le figure de' Santi Agostino , e Girolamo nelle 
due nicchie laterali dipinti , dalle quali si comprende quanto nel di- 
segno , e buon austo di colorire valente fosse , non meno , che 
dalla figura del Redentore , che nella volta della stessa cappella uni- 
tamente allo Spìrito Santo , e Padre eterno , quale è molto corroso , 
si veggono figurati . 

Dipinse nel »5 78. uno stendardo per fa Chiesa Parocchiale 
di Cenate, il quale essendo stato disfatto, fu fatta ripulire la pit- 
tura , e convenevolmente riporre nella sagristia , nella qaale è colori- 
ta la Verdine tenente il bambino, e li santi Rocco e Sebastiano, 
il che tutto è disegnato con grazia , e degno di molta commenda- 
zione . Colori similmente con vari festoni , cartellami , trofei eccle- 
siastici , e cento altre cose a somiglianza di quelle già riferite nella 
chiesa di Sant' Agostino, la grand' arcata , che introduce all' aitar 
maog-ore nella Chiesa di San Gottardo de' Padri Serviti fuori della 
porta di Sant' Alessandro. Ma sopra tutto per la vastità dell' ope- 



ra , e per la varietà delle cose , che la adornano osservabile si è la sa- 
la grande del nobile- appartamento de' conti Albani della Zogna , qua- 
le per essere tutto stato dipinto da Giampaolo Cavagna come si dirà 
nella sua vita , vogliono al medesimo attribuire anco le pitture di que- 
sta sala . Quivi finse Troi!o un bassamento compartito in vari riquadri 
ornati con alcune teste di Icone pittorescamente espresse. Sopra di que- 
sto s' alzano alcune colonne , sulle quali poggia il corniccione nobil- 
mente ornato in ciascheduna sua parte , quale porta la soffitta divisa 
in otto ripartimenti , ne' qu?l sono riposte altrettante belle figure iti 
tela della maniera del Tinioreito. Quanto vaghi, e varj sono gli ador- 
namenti della suddetta soffitta non si può abbastanza dire ; mentre vi 
sono per ogni parte figurette , paesi , puttini , animali , rabeschi , car- 
tocci , groteschi , e molte altre curiose invenzioni, che la ricuoprono. 

Li due lati di questa sala , cioè quello , che verso il cortile , e 
quello , che li giardini riguarda , oltre il suddetto ordine di colonne , 
da un altro pezzo di finca architeitura , che dietro a quella camina , 
sono adornati . Questo , formando nel mezzo un arco , racchiude la 
porta , sopra della quale , oltre varj architettonici ornamenti , è situa- 
ta un urna, che in certa maniera dà finimento alla porta stessa; late- 
rali sonovi le finestre , sopra di cui alcuni vaghi , e brillanti paesi si 
veggono , che servono mirabilmente a compire quelle due facciate. 

Mori Troilo verso il fine di quel secolo , e lasciò dalla moglie 
Giovanna de Mora una sola figliuola detta Elisabetta , che rimase ere- 
de d' ojn'ì suo avere . 
e? 

Circa i medesimi tempi fiori un altro pittore della medesima fa- 
miglia per nome Valerio, che nel 1587. fece alcune fatture nella Chie- 
sa di Santa Maria , vc^^gendosi registrato il suo nome ne' libri delle 
spese dcil.i Chiesa, ed ivi trovandosi che nel 1 5 9 5. dipinse nella Chie- 
sa vecchia di San Pietro in Boccaleone 1' altare della madonna colli 
misteri del Rosario , il quale fu del tutto atterrato per essere stata in 
questi ultuìii tf,mpi rifatta di nuovo la Chiesa. Né altro di Troilo, 
né di Valerio , per mancanza di maggiori notizie » a dir mi rimane . 



20 



•54 

GIAMBATTISTA. CASTELLO 

DETTO IL BERGAMASCO. 

PITTORE, SCULTORE, ED ARCHITETTO • 



S 



iccome da un medesimo fonte, che è il disegno, proceder veggon- 
si le tre belle arti di Scultura , Pittura , ed Architettura ; cosi non è 
difficile che, chi in una di queste è eccellente, divenirlo possa egual- 
mente ancora nelle altre . Ciò veggiamo essere avvenuto nei nostro 
Giambattista Castello, il quale in tutte queste nobilissime arti riuscì 
eccellentissimo professore . Dovrebbesi pertanto al merito di lui soprag- 
grande una ben lunga Istoria : ma essendo egli da Gandino terra ono- 
revole della Valle Seriana , ove nacque sul cader del Secolo del 1400. 
partito da giovinetto , e vissuto per lo più in lontani paesi , moltissi- 
mi de' suoi fatti non mi sono a notizia pervenuti . Dovrò pertanto ri- 
ferirmi alla cognizione , che ne dà Raffaello Soprani nelle sue vite de' 
pittori Genovesi , ove ne fa degna ed onorata menzione . 

Aurelio Busso da Crema , che sotto la disciplina di Polidoro da 
Caravaggio riuscì nel principio del decimo sesto secolo eccellente Mae- 
stro , fu il primo , che addestrò al disegno il giovinetto Castelli e seco 
in Genova lo condusse ; ma partitosi improvisamente Aurelio da Geno- 
va , e lasciatolo in abbandono, seguitò da se stesso a disegnare le ope- 
re de' più valenti maestri , sinché osservata da Tobia Pallavicino la 
virtuosa inclinazione del giovine s' indusse a riceverlo sotto la sua pro- 
tezione . Perchè però potesse ancora altrove vedere, e studiare le ope- 
re '^"' pili rinomati pittori , lo inviò a Roma , ove a sue spese lo 
mantenne sintanto che, col continuo indefesso studio nella pittura , 
non solamente divenne perfetto Maestro , ma anco nella scultura , e 
nell' architettura . Richiamatolo in Genova cominciò a dar saggio del 
molto valor suo nelle pitture della sala nel palagio del suddetto Pal- 
lavicini posto nella villa di Multedo . Dipinse poscia la facciata di casa 
Grilli presso N. Signora delle vigne, come pure diverse stanze nel pri- 
mo p'ano , e tutta la volta della Sala,* un altra presso la chiesa di San 
Marcellino, ed altra sulla piazza de' Franchi. Le quali pitture sono ce- 
lebrate da Giuseppe Ratti nella descrizione delle pitture , Sculture , 
Architetture di Genova stampata nel ìj66. con tali parole: 

„ Ma sino ad ora non avrete per anco osservato i nobili affreschi , 



155 

delle tre navi , nella princìpal delle quali , e nelle laterali mezze lune 

sono dipinte le più gloriose gesta del Santo Evangelista Matteo , e , 
nelle altre due , figure di virti^i , profeti , ed Angioli . Queste pitture 
sjn celebri fatture del Bergamasco Castello , e di Luca Cambiaso , che 
ambedue vi s' impiegarono con tal unione d' animo , e di stile , che 
non si sa distinguere-, quali siano quelle del Bergamasco , e quali quel- 
le del Genovese &c. 

Fece per le Monache di San Sebastiano la tavola dell' aitar mag- 
giore col martirio di detto Santo , alcune istoriette a fresco nella chie- 
sa di San Giorgio , tré tavole a olio con altre pitture a fresco in ri- 
partimento di stucco in San Francesco , nella cappella de' Rè Magi , 
le quali opere un grido non ordinario acquistarono all' autore . 

Era in quel tempo in Genova nel numero de' più accreditati pit- 
tori il famoso Luca Cambiaso, del quale tosto divenne competitore il 
Castelli , giovine, come dice il citato Soprani ^ dotato di singoiar va- 
ghezza neir arte di colorire , esercitato nella scultura , e nell' architet- 
tura grazioso ; la di cui fama mosse Vincenzo Imperiali a dargli i' in- 
combenza di adornare il suo palazzo di stucchi , e di pitture , e so- 
pratutto i lavori della sala gli raccomandò , la di cui soffitta essendo 
ripartita in due quadri di conveniente grandezza , volle che anche Lu- 
ca in uno di essi a concorrenza del Castelli dasse pruova del suo va- 
lor^i , sapendo quanto acuto stimolo sia agli artefici di ben operare la 
studiosa emulazione . Acciochò poi ognuno dt loro goder potesse delia 
ibertà pittoresca con maneggiare a modo suo i pennelli , ordinò che 
Con uno spartimento di tavole fosse divisa la sala , e perciò i due vir- 
tuosi emuli senza che nascer potessero tra di loro disturbi , e gelosie 
attesero con quiete d' animo a proseguire il loro lavoro esprimendovi 
la storia della Regina Cleopatra.. Fu cosa maravigliosa poi il vedere, le- 
vati che furono i ponti , che tanto consimili nella finezza , e nell' ar- 
tifizio erano quelle figure , che pareva che dalla stessa mano stati fos- 
sero maneggiati i pennelli , e distribuiti i colori . Dal che ne nacque 
che Giambattista , e Luca accettando concordemente negli animi loro 
la stessa unione , che a caso nelle opere dimostrata aveano , divennero 
perfettissimi amici : e nelle pitture a fresco adoperarono più volte uni- 
tamente i pennelli con profitto non ordinario del Cambiaso, il quale 
soleva spesse volte discorrere coli' amico circa le difficoltà dell' arte , 
e dal medesimo ne ricavò utilissimi precetti per migliorar la maniera , 
e sopra tutto fu con ben fondate ragioni istruito nelle regole della 
prospettiva , nella quale era il Castello versatissltno , 



S' accinse poscia per ordine del Duca Grimaldi alla bellissima ope- 
ra nella chiesa della SS. Annunziata di Porcoria , dove nel cielo del 
Coro dipinse Cristo giudicante circondato dagli Angeli , alcuni de' 
quali portano i Misteri della sua passione , altri scherzano intorno ad 
una cartella nella quale sia scritto Venire BcneJiSli , ed altri suonano 
la tromba chiamando al finale giudizio , nella quale opera fra moltis- 
simi suoi pregi è considerabile lo splendore , il quale uscendo dal di- 
vinissimo corpo di Cristo dà lume a tutte le altre figure , ed è con 
tale arte fatto , e con forza si viva de' colori , che abbaglia la vista 
de' riguardanti . 

Morto in questi tempi il pittore Nicolosio Granello , e lasciata la 
moglie donna ornata di singolare beltà , e prudenza fii sposata da Giam- 
battista , e ne ebbe diversi figliuoli , due de' quali fecero insieme col 
Padre delle maravigliose opere nell' Escuriale di Spagna, come vedras- 
sì a suo luogo . 

Acceso poi di vivo desiderio di rivedere la patria , e i parenti 
suoi, che sino da' pruni anni abbandonati aveva, venne a Bergamo, 
ove da tutti fii accolto , come il molto valor suo , e la fama di lui 
precorsa richiedeva , Qui volle lasciare qualche memoria de' suoi degni 
pennelli in una pittura a fresco nella cappella di Bartolomeo Colconi , 
che rappresentava un fatto d' arme copioso di molte figure ,• ma poi 
facendosi il nuovo ornamento , per troppa disavvedutezza di chi pre- 
siede , fìi lasciato distruggere un cosi raro tesoro. Il Ridolfi dice che 
sia opera del Castelli la figura del Salvatore posta sopra la porta del 
Gesù vicino alle Grazie , quale vedebi" bella , e conservata ancora og- 
gidì , non sopra la porta , ma sopra la gran ferrata per la quale guar- 
dasi nella chiesa del Gesù . 

Ma che diremo della grande e stupenda opera fatta in Goilago 
nella sala allora de' Lanzi , ora de' Conti Giovannelli Patrizi Veneti , 
che questa sola meritarebbe una lunghissima minuta descrizione ; ma , 
siccome all' occhio solamente , e non all' orecchio appartiene il dar giu- 
dizio delle ottime pitture , dirò solamente quel tanto che è necessario 
per darne un idea a chi è lontano , e per invogliare chi è vicino 
d' ammirare si preziose pitture . Nel mezzo della volta della sila in un 
gran quadro di figure più grandi del naturale sono coloriti Ulisse , ed 
Aiace peroranti innanzi li giudici a chi di loro to'^.'car debba 1' arma- 
tura d' Achille , la quale essendo stata ad Ulisse giudicata , vtdesi in 
un canto Ajace, che da se stesso con la spada si uccide. Un mara- 
viglioso nudo in prima veduta è dipinto in uu artificiosissimo scorcio. 



'57 

né puossi vedere un impasto di carne più morbido , e naturale . Le te- 
ste di quei vecchi giudici con lunge barbe sono ammirabili , magnifici 
li abbigliamenti, e maestose le architetture , che. veggonsi dietro a loro. 
Attorno della sala in alto vi sono in dodeci lunette dipinte in piccole 
ligure i fatti , e le imprese di Ulisse con estrema diligenza , e maestria 
condotte ; scorgendovisi architetture , paesi , combattimenti , porti di 
mare , ed ab.re cose , dalle quaii mai staccherebbesi l' avido occhio di 
chi le rimira . Sono frammezzate da dodici virtù , che si distinguono 
dalli varj simboli , e strumenti che tengono in mino fra le quali una 
particolarissima si vede , che accordando attenta un liuto porge l'orec- 
chio con vivacità , ed espressione maraviglicsa . Abbasso , poi fra le i 3, 
statue grandi di terrctta gialla vestite alla militare, bellissima si è quella 
che mezzo seduta sporge in fuori un ginocchio , e bisogna col tatto 
accertarsi , che questa non sia di rilievo . Tutto il restante poi della 
volta , e delle pareti è in varie foggie dipinto con tìgurette , fogliami, 
architetture chincii , festoni , arabeschi con tanta varietà , e freschezza 
di tinte , che non ho difficoltà di asserire , che questa sia la più bel- 
la di quante egregie pitture possiede la città nostra , che in ogni tem- 
po è stata madre feconda di accreditati professori (1). 

Ritornato in Genova cominciò a dar saggio quanto valevole fos- 
se anco neir architettura , e in molte fabbriche , e abbellimenti de'prin- 
cipali palagi riuscì tanto ricco d' invenzioni , e grazioso neli' operare , 
che ben spiegar non si può con qual maestria , dal solito stile degli 
altri architetti allontanandosi , nuovi modi d' ornamenti inventasse , e 
nuove proporzioni di vaga , e fina architettura . Fra gli stupori dell' 
arte sua comparisce molto superbo il palazzo Imperiali , che egli ab- 
b-ili di marmi , stucchi , e pitture tanto di dentro , quanto nella fac- 
ciata di fuori , L' istorie di Enea , e di Didone dipinte in due salot- 
ti nel palagio Salvago : e gli ornamenti della cappella di N. Signora 
fabbricata nel Duomo con somma magnificenza da Francesco Lercaro , 
ove oltre i bizzarri capricci del suo erudito pennello sono insuperabili 
i lavori di stucco tatti sotto la direzione di Gio: Battista , di mano 

{i) Non è mancato chi dubitasse dell' Ma per quante diligenze siansi fatte per aTc- 
antere di questa insigne pittura . Non titro- re su ciò oualclie fondato lume , non si è 
dandosi in Paese altra opera del Castelli con troTato altro se non che essa è stata sempre 
cui paragonarla , e trovandosi in essa un tenuta nel Paese per costante successiva tra- 
fare che rassomiglia a quello di Giulio Ro- dizione come lavoro del nostro Cartelli . I[ 
mano , sembrò ad alcuni doversi a questo tempo forse e le più diligenti ricerche da- 
attribuire. Si citava memoria ancora che Giù- ranno un giorno aatcnticne prove di tale 
lio fosse stato alcuni mesi in queste parti , fcrmasione, 
e quindi ater potuto &ic un» tjjc opeia . 



iss 

del quale fìi anco fatta la statua di utia femlna , o sia virtù in faccia 
a quella del Cambiaso , nella quale diede a conoscere , che nel solo 
maneggio de' pennelli 1' arte sua non si restringeva , ma che co' scal- 
pelli ancora poteva star a fronte di qualunque più valoroso artefice. 
Quest' opera cagionò non poca maraviglia ne' pittori , negli scultori , 
e negli architetti , pochi de' quali , come asserisce il Soprani, ardisco- 
no di perfezionar 1' opere loro , senza considerar prima quelle del Ca- 
stelli , dalle quali prendono norma per condurre a buon porto ogni 
lor virtuosa fatica , 

Altri molti autori hanno parlato con molto onore del nostro Giam- 
battista , e primieramente Gio; Paolo Lomazzo nel suo libro dell' arte 
della pittura, ove tratta della composizione degli edificj, dopo di aver 
parlato con somma lode di Michelagnolo, Bramante, Primaticcio, ed 
altri, dice : » Si che questa è lode propria d' essi pittori , e scultori 
principalmente , e dopo di certi altri ancora , che da principio alleva- 
ti nella pittura overo scoltura , e poi armati benissimo dal disegno si 
danno all'architettura, come Cristoforo Lombardino , Giambattista, 
detto il Bergamasco, e Pellegrino de' Pellegrini da Val solda , i quali 
anch' eglino miracolosamente mettono in opra ciò che gli viene in 
mente, come si vede dall' opere loro diverse fra se , ma tutte capric- 
ciose ,. belle, ed ordinate; « e dove tratta della composizione de' fre- 
gi così parfa ; » In colali ravvolgimenti di carte, scartocci, scudi, 
epitaffi , groteschi , festoni e simili sono stati ingegnosi , e capriccio-* 
si, oltre quelli che si diranno nel capitolo de' grotteschi , Gio; Battista 
da Bergam.o, ed Evangelista Loviri , ed altri . « 

Ne fa menzione anco Giambattista Armenini nel suo libro dei ve- 
ri precetti della pittura parlando nel libro secondo di Luca Cambiaso 
dice . 

» Fu un certo Lucchetto da Genova , il quale a mio tempo di- 
pingeva in San Matteo chiesa che era del Principe Doria alcune isto- 
rie di quel Santo a prova con un altro pittore da Bergamo assai ben; 
valente . « 

E Francesco Scoto neìl' itinerario d' Italia descrivendo le pitture 
più insigni della Città di Genova cosi favella . » Ss ne veggono dell* 
altre di due famosi pittori, che furono il Bergainasco, ed il Cangiaso. <« 
Or qui per dire il vero due contrarj affetti sento nell' animo mio 
di molta soddisfazione , e contento per una parte , vedendo da tanti 
forestieri scrittori fatta menzione onorevolissima del Castelli 5 di con- 
fusione poi , e rossore nel sapere che vicn appena da' nostri così alld 



J 



«59 

sfuggita mentovato, coslchè pochi saranno in questa città, a' quali non 

solamente il sommo valore di Lui , ma per fin' anco il di lui nome 
sarà manifesto. 

Ebbe in Genova ad ogni modo sempre poco favorevole la fortu- 
na , e trovandosi con qualche debito, senza modo di poter soddisfare 
a' suoi creditori , parti nascostamente nel 1576., e navigando verso 
la Spagna vi arrivò in tempo , che il Re Filippo secondo nella fab- 
brica , e negli ornamenti del famosissimo Escuriale profondeva tesori , 
Desiderando questo Monarca di avere una scala per potere segreta- 
mente scendere dalle sue stanze nel Regio tempio aveva per tal effet- 
to veduti , e rifiutati varj modelli de' suoi piìi stimati architetti , ed 
inteso r arrivo del Castelli , la fama del quale era già molto prima ia 
quelle parti pervenuta , non tardò a chiairsarlo alia corte . Portatosi 
alla presenza del Re, ed inteso il suo desiderio, fatta matura consi- 
derazione all' opera, espresse in carta il suo pensiero disegnandovi una 
scala a chiocciola guadagnata in un sito altrettanto cotr.odo , quanto 
segreto , né sin allora venuto ad alcun altro in pensiero. Presentato il 
modello al Rè colpi cosi bene nel di lui desiderio , che tosto lo costi- 
tuì Architetto maggiore di tutte le Reggie fabbriche , e gli assegnò 
onorevolissimo stipendio da pagarsegli in fin d' ogni mese . Jl sopraci- 
tato Lomazzo nell' Idea del tempio della pittura ove parla degli uomi- 
ni famosi , che hanno operato nello Scuriale cosi dice ; » Alla qual 
fabbrica , come Signore d' ogni scienza dotato , ha eletto i princi- 
pali Architetti del Mondo Gio: Battista Bergamasco , ed il gran Giovati 
d' Errerà , secondo il giudizio dei quali sono state disposte le altissime 
colonne , ed i volti, e pareti del tempio con le figure degli anteces- 
sori della serenissima casa d' Austria fatte di rilievo di grandissimo stu- 
pore , e meraviglia . « 

Nel reale palazzo del Pardo si vede di lui in ornatissimi compartì 
la favola di Medusa , ed altre di Ovidio cosi ben disegnate , e colori- 
te , che questa sola opera può far immortale il suo nome . Molte altre 
cose fece pel regio servigio , delle quali parlano alcuni autori , che 
hanno scritto in lingua Spagnuola , come Vincenzo Carducchio nel suo 
dialogo della pittura , e Don Antonio Palomino nel Tomo terzo delle 
vite de' più eccellenti pittori , e scultori Spagnuoli , ove anco descri- 
ve in ristretto la vita del Castelli . 

Or mentre egli attendeva a far risplendere il proprio valore nelle 
tré belle arti da lui professate, impiegato sempre ne' lavori più onore- 
voli , non volle l'avversa fortuna, che fu solita a perseguitarlo, lasciar- 



li?0 

lo godere d'avvantaggio quest' aura favorevole della Corte, mentre nell' 
anno 1579. ivi terminò i suoi giorni, secondo il parere del Soprani, 
e secondo 1' autore dell' Abeccdario Pittorico accresciuto , e ristampato 
in Venezia nel 1754. mori nove anni prima dicendo egli cosi : so be- 
ne che mori nel IS70« 'ri età di 80. anni, come dal suo deposito 
in Madrid . 

Né in tale contradizione essendo io potuto venire in chiaro di uà 
tal fatto ho voluto qui porre il sentimento dell' uno, e dtll' altro au- 
tore lasciando poi la decisione a chi potrà avere più chiare notizie di 
questo arteiìte , la morte del quale fii di estremo dolore a quel Mo- 
narca, e di grave perdita di quel famoso edifizio, che sempre più eoa 
nuove idee di pitture , ed altri ingegnosi ornamenti rendeva più ma- 
gnifico , e superbo . 

GRANELLO, E FABRIZIO FIGLIVOLI 
DI CIÒ: BATTISTA CASTELLO PITTORI. 

J ibbe il Castelli due Figliuoli Granello, e Fabrizio, che sotto la 

paterna direzione divennero molto eccellenti , e furono dal Padre con- 
dotti in Spagna, ed impiegati ancor essi a dipignere alcune stanze nell' 
Escuriale con capricciosi ornamenti , e mirabili Grotteschi ne' quali par- 
ticolarmente furono molto singolari , cerne ne siamo assicurati dal Pa- 
Jamino nel tomo secondo della sua opera in lingua Spagnuola , e dal 
Padre D. Ilario Mazzolari nelle reali grandezze dell' Escuriale , ove al 
capitolo sesto cosi si legge , 

» Dalla cornice in su stanno entrambi i tetti • L' ordine loro è 
eccellente . Fingonsi opere di fogliami , di gesso , e risalci di chiaro e 
scuro, soffitte di palchi indorate, ed intagliate co' fioroni, e catinuc- 
ci dello stesso ; e per di dentro di questi archi van correndo per le 
sue liste , ed iscompartimenti mille bizzarrie , e capricci di grotteschi , 
©ve si veggono animali varj , uccelli strani , panni di diversi colori 
pendenti distesi raggrinzati , pezzi d'architettura , frontispizj , cornici , 
zimborj , sostenuti falsamente sopra legnucci , ed altre cento frivolezze 
proprie di questa sorte di pittura , che non pretende più che dilettar 
la vista con questa varietà , e vaghezza, ove parimente si veggono ili 
diversi incassamenti e cieli, o baldacchini, e nicchi, figurette d'ange- 
li in alcuni, delle virtù in altri, in altri medaglie, il tutto si viva- 



ìgl 

mente colorito , e lavorato , che rallegra , e trattiene molto . Ella è 
opera de' figliuoli del Bergamasco , Granello , e Fabrizio . Consiste la 
perfezione di questa pittura ne' buoni coiuraposti e ripartiti, variando 
il tutto di modo, che pajono tutti differenti: e chi vorrà trattenersi, 
se gli avanza tempo , trova mai sempre cose nuove. Basta ora dir ciò 
così in confuso . « 

Né altro mi resta di aggiungere di questi due eccellenti artefici , 
giacché altra istruzione , o certezza non ho potuto avere di loro né 
dcir opere che fecero : dico bensì che dalla diversità delle cose dipinte 
riferite qui sopra dal Mazzolar» deesi argomentare , che sieno stati pit- 
tori universali , e veri imitatori della paterna virtù , e per uomini si:\- 
golarissuni debbono essere riputati , mentre , se tali stati non fossero , 
oon sarebbero state loro allogate opere in un luogo, ove solamente i 
primarj pittori di quel tempo ebbero la sorte di poter travagliare . 

Piaccmi per ultimo di qui riportare le note aggiunte alla vita del 
Castelli dall' erudito Carlo Ratti pittor Genovese nella magnifica ristam- 
pa fatta in Genova nel 1768., delle vite de' Pittori Genovesi di Raf- 
feello Sopran; rivedute , accresciute , ed arricchite di note dallo stesso 
con r aggiunta dei secondo Tomo contenente le vite de' Professori dal 
tempo in cui ha terminato il Soprani insino al dì d' oggi . Egli però 
a fol, 407. del primo Tomo così scrive ."^ 

M li pruno lavoro fatto dal Castello nell' Escuriale non fu d' una 
scala a lumaca , ma fu della scala principale , che dal reale palazzo al- 
la Chiesa conduce , ed è insigne per le, tre porte , per le nobili ba- 
laustre , e per altri maestosi ornamenti colà inseriti secondochè rappor- 
tano i descrittori di quel grande Escuriale, due de' quali sono il Pa- 
dre Francesco de' Sjiui Carmelitano Scalzo, e Don Ignazio Mazzolar! 
Monaco di San Girolamo. Notano altresì questi descrittori , come vi 
sono in queir Escuriale alcune stanze egregiamente dipinte con grot- 
tesche da due figli del Castello nominati, l'uno Fabrizio, l'altro Gra- 
nello . Io credo però , che questo secondo non fosse figlio del Castel- 
lo , ma della moglie, che, come già il Soprani scrisse, era vedova di 
Nicolosio Granello , e il nome di Granello attribuito a questo secondo 
figlio pare confermi ciò che ho detto . 

Gran disgrazia ha incontrato questo valentuomo appresso gli scrìt- 
ìori- di pittura ; mentre non ve n' ha alcuno , che di lui parli con 
la meritata distinzione ,• anzi fino gli stessi Abecedarj ne passano sotto 
silenzio il- nome . Né altri che io sappia alcuna cosa ne dice , eccetto 
il Cav., Carlo Ridolfi nelle vite de' Pittori di Venezia , e di quello 

31 



I 62 

stato. Piaceml qui soggiugncre !a breve notizia , che il prefato Ridolfi 
ne dà in fine della vita di Lorenzo Lotto nella parte i, alla pag. 133. 
ove leggo . " 

» Battista Castello fu condotto agli stipendj di Filippo II. Re di 
Spagna ; e dicono , che egli servisse nella fabbrica dell' Escuriale . Di 
pittura ha in Bergamo la figura del Salvatore sopra la porta della Chie- 
sa del Gesù ; e nella cappella di Bartolomeo Collconi fece a fresco uà 
fatto d' armi . Visse il rimanente di sua vita in Spagna occupandosi 
come abbiam detto nell' architettura , onde riportò ampli doni da quel 
generoso Re ; poiché i Grandi han potere d'aggrandire in un punto, 
chi loro presta servizio . « 

Cosi scarso è stato il Ridolfi in parlare di Gio: Battista Castello, 
che né pure ne ha scritto la vita , quando pt-r altro non dovea nella 
sua opera dimenticarla , si per ragione di ciò , che egli ci aveva pro- 
posto nel titolo , si perchè il Castello degno era di ricordanza , e di 
elogio più di certi altri pittori dello stato Veneto in quell' opera di- 
stintamente , e separatamente descritti . Si lagnino i virtuosi dell' illu- 
stre città di Bergamo più del Ridolfi , che del Soprani . Perocché, se 
il Soprani poco ha detto del Castello , le proposte notizie non porta- 
vano , eh' ei ne dicesse di più . Tuttavia a queste del Soprani s' è 
voluto qualche cosa aggiugnere per supplire all' altrui scarsezza, e ciò 
a forza di minute investigazioni , che non poca fatica sono costate . 

GIAMBATTISTA MORONI PITTORE- 




'egna sempre d' ammirazione, e d'onore, è stata fra noi, e sarà 
sempre mai la memoria di Giambattista Moroni pittore , che non so- 
Jamente dee aver suo luogo fra' principali artefici della patria nostra , 
ma fra lutti quelli , che per più valorosi , ed eccellenti nel decimo sesto 
secolo furono celebrati . Che se il nome di lui non è in alcune parti 
tanto conosciuto, come lo è quello di alcuni meno di lui meritevoli, 
ciò addiviene per non essersi egli mai dalla patria allontanato , e perchè 
molte sue opere , e ritratti particolarmente in lontani paesi trasportati 
passano sotto il nome di Tiziano , essendo del tutto simigliami a quel- 
la maniera , ed in tale guisa la gloria al Moroni per una parte frau- 
dandosi , dall' altra poi le sue pitture con quelle di sì famoso ed ac- 
creditato maestro confondendosi viene ad essergli non poco accresciuta. 
Nacque nella terra d' Albino sette miglia da Bergamo distante , 



"^3 

ed un ingegno chiaro , e vivace daìla natura tratto avendo tutto por- 
tato per la pittura , fu da'genitori suoi inviato a Brescia sotto la disci- 
plina d' Alessandro Bonvicini detto il Moretto pittore de' più celebri 
di quei tempo. Non si può esprimere con quanta diligenza la scuola 
frequentasse il Moroni , né con quale assidua applicazione cominciasse 
a disegnare , e studiar 1' opcfe del Maestro suo , particolare studio fa- 
cendo intorno al modo di ben comporre qualsivoglia Istoria , e far si- 
miglianti i ritratti , e guari non andò che ndì' uno molto eccellente, 
e neir altro divenne impareggiabile . 

Tornatosene in patria con molto credito , moltissime furono le 
opere che gli furono ordinate in pubblico , ed in privato , d'.lle quali 
faremo menzione senza osservar T ordine del tempo , che a noi non è 
ben noto. La prima, che merita 1' attcnzion nostra, si è la bellissima 
tavola posta all' aitar maggiore nella chiesa di S. Benedetto, nella qua- 
le r:;ppresentò 1' Assunzione della Vergine gloriosa , e gli Apostoli , i 
quali tutti in diversi atti , e maniere stanno mirando quc la beata 
Madre cinta d' ogn' intorno da una larga corona d' Angioli levarsi al 
Cielo , alla riserva di uno dalla parte del Vangelo , il quale è rivolto 
colla testa a' riguardanti, e questo a me pare lo stesso ritratto del pit- 
tore in tutto simile a quello deli' imperiai galleria di Firenze . 

Basterebbe questa egregia pittura a smentire coloro , che i sac- 
centi facendo , dicono che il Moroni sia bensì stato un valente ritrat- 
tista , ma che p'KO ne' quadri istoriati sia riuscito . Di tale opinione 
è pure l'autore, che ha scritto la vita del Moroni unita al ritratto di 
Lui stampata uiiimamenie insieme con tutti gli altri ritratti de' più 
insigni pucon fatti di propria mano di ciascheduno di loro esistenti 
nella jopradetta galleria di Firenze , e pubblicati con reale macnificen< 
za e squisitezza d' intagli in più tomi in foglio , nel primo de' quali 
si legge . 

» Ma comechè tedioso soverchiamente esperimentava il Moroni lo 
studio dell' inventare , e ditficilissimo poi quello di disporre i soo^ietti, 
che gli venivano ordinati , risolvè d' abbandonare affatto 1' impccnosa 
esecuzione de' componimenti ; ed in quel canVoio gli piacque di atte- 
nersi a colorir^ sodamente i ritratti al naturale ec, « 

Per comprovar dunque affatto insussistente tale opinione , e che 
non risolvette d' abbandonare affatto 1' impegnosa esecuzione de' coin- 
ponimenti , rra che al pari d' ogn' altro p'ttore isterico ha fatto spic- 
care sino alla morte il proprio valore , andremo con la possibile bre- 
vità accennando le sue opere istoriate per le Chiese della città , e ter- 
ritorio copiosamente diffuse . 



\ 



i64 

Dipinse per la cattedraie la tavola posta al primo altare a sinistra 
con la Ve gine in alto , e sotto San Girolamo , e Santa Caterina ingi- 
nocchiati , per la Chiesa del Carmine la tavola di Santa Barbara , per 
quella di San Francesco il SS. Crocifisso con alcuni Santi dalle parti ; 
due altri Crocifissi fece uno per San Pancrazio campeggiato per ogni 
lato da paese nìoltu oscuro, e da aria tutta tenebrosa, ed un altro per 
San Defendente con la Vergine, e San Giovanni dalle parti. San De- 
fendente , e Santa Maddalena inginocchiati a' piedi della croce . Fece 
per la Chiesa de' Cappuccini un Cristo morto in braccio alla Madre 
con molti Santi intorno, e per la cappellina privata de' suddetti Padri 
la Vergine assisa col Bambino, li Santi Francesco , e Caterina , e da 
una parte il ritratto del divoto , che fece far questa pittura , per la 
Chiesa della Santissima Trinità , il gran quadro posto sopra 1' arco di 
mezzo in faccia alla porta con la Trinità Santissima in atto di coro- 
nare la Vergine con var) Angeli intorno , e con veduta sotto di bel 
paese col suo nome, e 1' anno 157^. Per quella delle Monache di 
Matris Domini il martirio di San Pietro Martire , ove vedesi il Santo 
inchinato, il quale con un dito scrive in terra al proprio sangue il 
simbolo degli Apostoli , e dietro un manigoldo in atto di scagliargli il 
colpo sul capo, e in poca distanza il compagno del Santo, che si vol- 
ge in precipitosa fuga ; quest' opera è dipinta sul legno , ed è tanto 
ammirabile in ogni sua parte , che si può annoverare fra le più belle 
cose , che il Moroni facesse giammai . 

Nella Chiesa Parrocchiale di Romano vedesi di sua mano la cena 
di Cristo , in quella di Palazzago 1' Assunzione di Maria Vergine , in 
quella di Soverc la Risurrezione di nostro Signore , e in quella di 
Gazzaniga, San Giorgio a cavallo, ed altri Santi in diversi partimcnti 
la qual opera fu fatta nel 1575. per il prezzo di lire 400., ed una 
soma di fermento , la quale soma poi dopo la morte del Moroni 
seguita pochi anni appresso fu riscossa da sua moglie , come dai libri 
di detta chiesa si rileva . Molto operò nella sua terra d' Albino sopra 
tele , e muri a olio , e a fresco , e si fece conoscere per pittore uni- 
versale , e ciò si vede in una stanza dipinta in casa Spini nell' anno 
1549. essendovi in essa molti capricci alla chinese , paesetti , puttini» 
ed animali diversi con molta grazia, e leggiadria insieme ripartiti. Fe- 
ce in altra stanza un gruppo di puttini , che sostengono lo stemma 
gentilizio di quella casa , e sopra il palazzo della Misericordia d' Albi- 
no posto sulla piazza della Parrocchiale , colori a fresco la Beata ^'e^• 
gine col Bambino fra le braccia con var) poveri intorno , e con bellis- 



^6^ 

simc architetture. E questa pittura fu fatta nel 1570; su la piazza 
di Santo Stefano sopra una casa ora posseduta da' suddetti Conti Spi- 
ni colori Gesù Cristo morto in braccio alla Madre, e dalle pnrti li San- 
ti Antonio Abate , e Sebastiano : Nella Parrocchiale ha dipinto la tavo- 
la col Crocifisso , e li Santi Bernardino da Siena , ed Antonio da Pa- 
dova ; e sopra il pulpito un San Paolo colorito a olio sopra il muro , 
ed uno stendardo con la Vergine del Rosario . Nella chiesa di San 
Rocco la tavola con Gesù che porta la Croce ; in Santa Barbara di 
Bondo dipinse Ja tavola con la Madonna tenente il Bambino , e sotto 
Santa Barbara , e Santa Caterina , e questa contasi fra le sue più sin- 
golari opere , il modello della quale vien posseduto dal Signor Bernar- 
do Cabrini . 

Conservasi pure in Albino nel convento delle Monache di Sant' 
Anna un maraviglioso ritratto della loro fondatrice con sotto la seguen- 
te iscrizione . 

I^obilis Matrona Lucrecia Noò. Alexii Aleardi filla , & uxor Nob. 
& fgregii Francisci Vertute cj. Nob. Egregii viri Petri Vertuce Mona- 
stcrii Sancljs Annos Albini Fundatrìx anno i5!yy. 

Per la Patrocchiale di Seriate dipinse la tavola principale posta nel 
coro col Santissimo Crocifisso , e dalle parti San Cristoforo , San Gri- 
sogono , ed altri Santi . Per quella di Palosco una gran tavola all' ai- 
tar Maggiore rappresentante il Martirio di San Lorenzo ; per la Chie- 
sa degli Zoccolanti di Caudino la sepoltura di Cristo, per la Parroc- 
chiale di San Giacomo di \'air alta una bellissima tavola nell' coro , 
con la Beata Vergine , e li due Apostoli Giacomo , e Giovanni ,• per 
quella di Fino la tavola dell' aitar Maggiore , con li Santi Pietro , ed 
Andrea ; e altre sue degnissime fatiche veggonsi nelle Chiese Paroc- 
chiali di Chignolo , Ranica , Cenate , Rovetta , Parre , Gaurina , San 
Bartolomeo d' Almenno , ed altrove , le quali se tutte volessi qui ad 
una ad una descrivere forse di soverchia lunghezza verrei accusato . 
Ma di una certamente non voglio omettere di far qui particolar ricor- 
danza , giacché a pochi verrà fatto di poterla ammirare . Vedesi que- 
sta nella Chissà della Madonna di Misma posta quasi sulla cima di 
queir altissimo monte, e avendo voluto co' proprj occhi accertarmi della 
bellezza incomparabile di tale pittura io so per pruova quanto il salirlo 
difficile , e quanto lo scenderne sia precipitoso . Rappresenta questa 
r Assunzione di Maria Vergine , che viene da tnolti Angeli portata in 
Cielo : veggonsi a basso gli Apostoli in diversi bellissimi atteggiamenti , 
e di rara bellezza è la figura di San Pietro , che scorgesi in prima ve- 



1^4 

duca inginocchiato , con la testa appoggiata ad una mano , che guar- 
da in alto : dietro San Giovanni in piedi col libro del Vangelo aper- 
to , alcuni in ischiena inginocchiati , altri in piedi in si naturali , ed 
espressive attitudini , e con tanta esattezza di disegno , e forza di co- 
lorito , che non si sa discernere in quale di queste due perfezioni sia 
più lodevole , mentre unite amendue , Io che rade volte avviene, qui- 
vi tanto bene s' accoppiano , che 1' una acquista vaghezza dall' altra , 
e da amendue poi ne risulta al nostro Moroni fama immortale . Gran 
disgrazia certamente stimo per noi, che questa egregia ^pittura trovisi 
sequestrata in Luogo cotanto scosceso , e di accesso dilticile , cosi che 
resti agi' intendenti impedito 1' ammirarne a loro beli' agio le singolari 
bellezze , delle qaali va adorna . 

Ma quanto valente si fece conoscere il Moroni ne' quadri istorii- 
tì , altrettanto più singolare, anzi unico riuscì ne' ritratti , de' quali 
tanta era la stima , che ne faceva Tiziano , che dir soleva a' Rettori , 
che da Venezia partivano per i governi di Bergamo , che se brama- 
vano il loro vero , e naturale ritratto si facessero dipingere dal Mo- 
roni . Di più si racconta , che ritrovandosi in Venezia un Gentiluomo 
Bergamasco della famiglia Albani , e portatosi da Tiziano per farsi di- 
pingere fu dallo stesso interrogato, di qual paese egli fosse , ed inteso 
avendo che era da Bergamo : Come , replicò Tiziano , crede ella forse 
di avere un miglior ritratto dalle mie mani di quello lo possa avere in 
Bergamo dal suo Moroni ? Riservi pure a lui quest' opera assicuran- 
dola che più pregevole sarà , e più singolare d^lla mia . Ritornato poscia 
a Bergamo 1' Albani, e raccontato al Moroni il successo, gli fece quel- 
lo stupendo ritratto , che tuttora ritrovasi presso il Sig. Giuseppe Al- 
bani , nel quale è colorito un vecchio con lunga barba vestito con ro- 
bone negro foderaio di bianca pelliccia , né certamente puossi vedere 
cosa migliore avendo egli in questo avanzato 1' eccellenza degli altri ». 
che da indinnanzi fatti aveva , e ciò si può credere che procedesse 
per impegno del seguito discorso con Tiziano , e che perciò vi pones- 
se , più studio, e diligenza del solito. 

Il Cav. Ridolfi cita alcuni ritratti , che a' suoi tempi erano in 
Venezia , de' quali non avendo io altra notizia , qui trascriverò le sue 
parole . 

» In casa Navagiera alla Pietà è il ritratto di Antonio Navagiero 
fu Podestà di Ber2,amo . Il Sig. Cav, Landò ne ha un altro di Vettor 
Michele Podestà di elusone . Il Sig. Jacopo Pighetti ha quello di Mon- 
signor Bartolomeo Pighetti suo Zio Prelato di valore nelle leggi, che 



è de' migliori dell' autore . Il Sig. Pietro Assonica uno di un Monsi- 
gnore di sua famiglia , e nelle case del Sig. Gio; Grimaui vi è quello 
di Ercole Tasso con libro in mano , in cui è scritto. De morie, Her' 
culcs Tassus Philosophus antnun agens 29. con altri ancora di donne 
ed uomini molto naturali . « 

* Un ritratto simile , ma solamente abbozzato di mano del Moroni 
ritrovasi appresso di me con le parole medcsi;ne di sopra citate. Segue 
poi il Ridolfi : » Tre si conservano in Bergamo 1' u.io appresso di.ll' 
Archidiacono Terzi , 1' altro del Canonico Moroni , il terzo de' 
Signori Tassis . « Il quale forse sarà il sopraddetto di Ercole Tassi mio 
antenato . Quello poi dell' Archidiacono Terzi viene presentemente pos- 
seduto in Brescia dal Conte Luigi Avogadro , Cavaliere che dell' arti 
nostre ha un singoiar diletto , ed intendimento , e lo tiene per uno 
de' più rari pezzi della sua bella , e copiosa raccolta . 

Nella sopraddetta casa Gnmani a S. Maria Formosa trovasi a dir 
del Bocchini un prezioso ritratto d' un sarto , il quale nella sua carta 
del navigar pittoresco lo descrive nella seguente maniera . 

Tuttavia quel Moron , quel Bergamasco 

Per esser gran pittor bravo e valente * 

El vogio nominar seguramente 

Che de bona monea 1' ha pieno el tasco , 

Che dei ritrati •• ma in particolar 

Quel d' un sarto si belo , e sì ben fatto 

Che '1 parla più de qual se sia Avocato , 

L' ha in man la forfè , e vo el vede a tagiar ." 

D' altro superbo ritratto fa menzione il riferito autore , che dalla 
galleria del Sig. Paolo del Sera passò in quella del Serenissimo Leopol- 
do di Toscana in coiai guisa . 

Un. retraton d' un homo assae bizaro 

Che in testa ha un bereton fatto al antiga 
Diga chi voi nesun sa quel che diga 
Quando voi dire , mi da questo imparo , 

El sona de leuto con tal grazia 

Che soto i dei par che le corde sona. 
Si disse a ponto un zorno una persona , 
Chi i' vede d' osservarlo mai se sazia l 



1^8 

O in pitura Pitor j che carne impasta 
O Bergamasco pien d' alto giudizio 
Più di cosi ti no puoi far 1' oiSzio : 
Ti è Batista Moron , tanto me basta ,' 

In Roma nella galleria del Contestabile Colonna si vede una test* 
bella oltre ogni credere , ed. un ritratto ia mezza figura in quella de' 
Principi Borghesi ; né voglio lasciar di dire quanto è accaduto in tale 
proposito al Co: Giacomo Carrara in occasione del viaggio dal mede- 
simo intrapreso a motivo specialmente di gustare le più scelte, e rare; 
cose che in genere di pittura., scultura, e architettura in varie parti» 
e singolarmente in alcune principali città d' Italia si veggono , ed è 
che rurovandosi egli nel 1758. in Roma , e portatosi ad ammirare U 
sopraddefta galleria Borghesi entrato nella stanza detta di Tiziano per-» 
che in quella unite ritroyansi le opere di lui, che veramente in gran- 
de quantità posseggono quei Principi, vide il riferito ritratto in mezza 
figura vestito all' uso di quei tempi con biretto in capo , e. seduto iti 
sed:a d' appoggio con, un libro socchiuso in mano , e per tale motivo 
viene denominato capricciosamente il Maestro di Scuola di Tiziano 5 
e tenuto per cosa, rara , e singolare. Ma la verità si è che non altri- 
menti di Tiziano , ma bensi è opera del nostro Moroni ; di che i! 
Conte suddetto ne può dare un giudizio certo, ed indubitato stante la 
molta cognizione , e lunga pratica , che ha. di pittura , e yngolarmen-»- 
le poi delle opere del Moroni , e degli altri nostri artefici , le pitture 
de' quali si hanno tutto di sotto gli occhi . Questo conferma nnggior- 
mente quello , che sopra si è. detto , che li ritratti del Moroni hanno 
una totale simiglianza con quelli di Tiziano , di cui il più delle volte 
vengono riputaci, particolarmente ne' paesi lontani, ove non è , cono-. 
sciuto il noaie del Moroni. Verrebbe certamente attribuito al mede-. 
Simo Maestro quell' insigne ritratto che ritrovasi nella tanto rinomati 
galleria d'Augusto III. Re di Polonia , ed Elettore di Sassonia in Dres- 
da , se da Pietro Guarienti il più intendente, ed- abile conDscitor di 
pittura del nostro secolo , morto pochi anni sono in figura d' Inspet-. 
tore della galleria stessa, non fossimo assicurati essere di mano del no- 
stro Moroni Qon la postilla posta a' piedi della facciata , ove si parla 
del Moroni nella ristampa dell' abccedario Pittorico fatta nel 17S3' '"^ 
Venezia , e notabilmente accresciuta- dallo stesso Guarienti , 

Se tutti li ritratti poi, che si trovano in questa città, e che nel- 
le private case, quai preziosi tesori si conservanq, si volessero far noti 



\<j9 
troppo lunga > e disagevol cosa sarebbe ; di quelli però sola.Tiente , 
che o a me è toccato di vedere , o da persone degne di fede sono 
fatto consapevole, farò qui ricordanza . Un mirabile ritratto in tutta 
figura vestito alla spagnuola vedcsi in casa Grumtlli ,• un vecciiio se- 
duto sopra sedia d' app'\ggio tutto Tizianesco è de' migliori dell' auto- 
re in casa Bottame ; una mezza figura vestita pure alla spagnuula iri 
casa Rivola, due in casa Morandi., due presso il Sig. Francesco Ales- 
sandri , il ritratto del famoso nostro letterato Gio: Crisostomo Zancht 
Abate Laterancnse nel convento di Santo Spirito ; un vecchio con lun- 
ga barba seduto con molti libri intorno , in uno de' quali sta scritto. 
Jo: B/p. iM^r. piaxn que/n non vidit i^6i. spicca al più alto seg io 
al confronto de' più celebri , ed accreditati maestri , de' quali è abbon- 
dfvolr-njnte adorna la scelta galleria del Co; Canonico Giambattista Zan- 
ohi . Sette ritratti presso il Co. Giacomo Carrara , uno de' quali molto 
singolare, una mezza figura in casa Asperti, quattro stupende teste in 
casa Tomini , ed una mezza figura istoriata con bellissimo paese, ove 
vcdesi in qualche distanza San Giambattista , che battezza il Signore , 
opera degna di molta considerazione . Due in casa del Co. Cav. Carlo 
Albani del Borgo Sant' Antonio , ed uno del Co. Teodoro pur dello 
stesso Borgo rappresentante il Conte Girolamo Albano avanti che fosse 
fatto Cardinale, in tempo , che. era Collateral Generale della SereniiTima 
nostra Repubblica .. 

L'ultima opera di particolàr considerazione, che fece il Moroni 
fu quella posta nella Chiesa Parrocchiale di Gorlago rappresentante 
r universale giudizio , nella qual chiesa aveva prima dipinte due altre 
tavole , 1' una con 1' adorazione de' Magi , 1' altra con San Gottardo 
Vescovo seduto nel mezzo , e dalle pa.rti San Lorenzo , e Santa Ca- 
terina in piedi , e siccome il Padre Calvi asserisce il sopraddetto uni- 
versale giudizio di mano di Lorenzo Lotto, cosi a comune disingan- 
no , qui piacemi di registrar la scrittura di convenzione copiata dall' 
originaie scritto dal Moroni di propria mano , e dal prezzo rimarche- 
vole in quella accordato, si rileverà anco in quanta estimazione fosse- 
ro , lui vivente , le sue pitture .. 

f* Per la presente scrittura si fa pubblica fede come io Gio: Bat- 
tista di Moroni d' Albino mi obbligo & prometto de dar al Reveren- 
do M. Pre Giorgio e Pancratio tutù doi di Asperti da Gorlago , 
uno quadro di larghezza de' braccia nove ^ & mezzo, de altezza de 
braccia otto, & quarte una con la tela, & telaro sopra il' quale 
tia dipinto r universa! giudizio a olio in laudabil forma in tcrmi- 

22 



170 
ne de mesi quindici prossimi , & etiam In detto quadro la figura 
di S. Pancratio , per il quale quadro detto Reverendo Georgio & 
detto Pancratio tutti doi in solidum si obbligano di dare & paga- 
re a mi Gio: Battista suddetto scuti N. cento e ottanta d' oro , 
cioè scuti 1 80. in li infrascritti termini v. g. scuti quaranta al pre- 
sente , quali confesso averli riceputi li actualmente numerati in oro, 
St moneta , & altri scuti quaranta a la festa de la resurezione dell' 
anno (57S. , & il restante finita l' opera, & questo fu adi 29, 
Aprile 1577., & in fede di questo io Gio. Battista suddetto ho 
scritto di mia mano, & sottoscritto. 

Joj Gio." Battista suddetto affermo ut supra , a. 

& più sotto aili 7. Gennaro 1578. » contadi a mi per M. Pan- 
cratio suddetto altri scuti quaranta d' oro per el secondo termine . « 

Ma passati pochi giorni convenne al povero Giacihaitista per 
infermità sopragiuntali deporre li pennelli , e lasciar imperfetta questa 
•superba incominciata opera , la quale dal tremendo colorito , e da dif- 
ficilissimi scorci , che veggonsi nella parte più bassa in que' miseri con- 
dannati all' Inferno dà a divedere di quanta perfezione riuscita sareb- 
be , se tutta dalla stessa mano fosse stata ridotta al suo lodevolissimo 
termine : ma avendo poscia aitro pennello di molto inferiore osato di 
andar sulla stessa tela al confronto di questo impareggiabile uomo col 
dar compimento alla parte superiore della gloria, eh' era rimasta im- 
perfetta , ha dato luogo ad un volgare proverbio j che in Gorlago sia 
meglio star nell' Inferno , che in Paradiso . 

Venuto il principio di Febrajo , e crescendo sempre più il male , 
con segni di buon Cristiano, nel quinto giorno, cessò di vivere lascian- 
do la patria ricca di sue egregie dipinture , e dolente della gravissi- 
ma perdita , che fatto aveva nella sua morte . Lasciò dopo di sé al- 
cuni figliuoli , de' quali si darà qui sotto qualche breve notizia . Non 
accade poi , che io dica qual sia stato il Moroni nell' arte sua , giac- 
ché oltre a quanto ne dice la fama , abbastanza lo palesano le celcbra- 
tissime opere sue , le quali lo mostrano ora una stessa cosa coli' ammi- 
rabile suo maestro Alessandro Bonvicini detto il Moretto, e sempre 
similissimo a Tiziano nel colorito , e particolarmente ne' ritratti , molti 
de' quali trasportati in lontani paesi, e nelle più celebri gallerie collo- 
cati passano senz' altro dubbio per mano di lui, come già dissi di sopra . 

Che egli sia stato pittore universale ben aggiustato , e ferace in- 
ventore , e non semplice ritrattista , come da quelli che non hanno 
vedute sue opere istoriate vien riputato , lo abbiamo di sopra veduto 



'7' 
dalla prodigiosa quantità di sue lodevoli opere , e di più ce lo dà a 

Cjnoscere l'aver egli dovuto replicare più volte le isrcsse istorie, e 
averlo sempre fatto con nuove forme , e pellegrine invenzioni , come 
dalle tre bellissime Assunzioni di Maria , in San Benedetto , in Palaz- 
zago, e nella Madonna di Misma comprendesi , con volti aflatto natu- 
rali, con variate attitudini , ccn nuovi ben intesi scorci copiosamente 
rappresentate . Può dunque con piena ragione andar fastosa la patria 
noitra di un sì felice , e raro ingegno, che tanto a sé , ed alla stessa 
ha arrecato onore , e gloria , e per tutte le iodi , ed encomj , che al- 
la singolare sua virtù si possono attribuire ; sarà bastante il poter af- 
fermare con ogni verità che il Moroni in molte sue dipinture è stato 
in tutto e per tutto eguale allo stesso Tiziano. Vien celebrato dalla 
dotta penna di Achille Muzio nel suo teatro di Bergamo con li se- 
guenti versi .• 

Tingere Bapdjlos Jinmlacra coloribus apt,^ esc 
Morono ingenium prjscipuuinquc decus , 
Non ilio melior vivos itnìtaritia vultiis 

Signa , nec omniferx reddere veris opes , 
Sed qua /igniferi dcsaipfit cor poro, forma 

Nuper Àlexandri suspicienda magis ? 
Lumina pene hcbeiat clypeus fulgore corusco 

Venidlant summa caffde ptne Jubx , 
Lilia purpureo surgunt quu/ì olentia Ugno 

liltus ad tntidum (ulgurac hajìa latus ,. 
Ccllanoe tjfìgiem Murice taaii(fe pudendum : 

Ferjimile h'dc picium vix habet artis opus ,. 
Multi il/j/n nequicquam vohiere potentes (fìcj 
Subtrahers oblato , qua sedei alta, domo , 

Altro non restami di riferire , che il beli' elogio ritrovato dal 
(Sopraddetto Co: Carrara in Roma alla Pace presso il degnissimo Padre 
Abate Fachetti in un testo delle vite de' Pittori del Cav. Ridolfi dal 
medesimo posseduto , al quale è aggiunto il ritratto a stampa del no- 
stro Moroni , sotto di cui leggonsi le seguenti parole . 

Io Baptifìa Moronus Bergomensis Apelles divino ciijus penicillo 
temporis egregio triumphacorc monauuni vulcus iinmortalitati fcliciter 
commendati . 

Jo: Baptijla Laurendcttus dtUneavit . 

Mareus Boichinus incidJe , 



'72 

Gio: Battista Moneta Bergamasco dipinse del i<^oo. uno di casa 
Mosca ora stabilita in Pesaro , ed in allora abitante in Alzano terra 
del Bergamasco . 

La maniera di questo ritratto molto s* accosta a quella di Gio: 
Battista Morone , se non che la carnagione è alquanto più gialleggian- 
te onde con verisimiglianza si può credere che sia stato suo scolaro . 
Questo ritratto è a mezza vita con corta barba , e tiene nella sinistra 
una carta , nella quale sta scritto il nome del detto pittore , e 1' età 
d' anni 55. La figura è dipinta 1' anno 156*5, 



GIOVANNI ED ANTONIO MORONI • 



D: 



"i due altri pittori della stessa famiglia si trovano niemorie in Al- 
bino , e da forti conghietture ancora si reputano figliuoli di Gio: Bat- 
tista . Giovanni , ed Antonio furono questi che vivevano nel principio 
del i5oo. Del primo che lasciò erede la Misericordia d' Albino, e che 
vien denominato pittore, come dal suo testamento esistente in detto pio 
luogo , non si ha notizia di alcuna sua opera . Di Antonio poi si ha 
la pittura a fresco sul muro di una casa nella piazza camparo , che 
credesi fosse sua abitazione ove si vede dipinta la Beata Vergine con 
li Santi Rocco e Sebastiano , con tale iscrizione : Anno Chrijlo nato 
16^30. pridie Nonas Jutii crajfante in homìn<ìs pejlileniia^ hoc piecatis 
munus prjejlin ego Amonius Moronus piclor . 

Si crede pure di sua mano la pittura a fresco sopra la porta 
della Chiesa di Bondo fatta nel 1623. Benché poi le pitture di Anto- 
nio non sieno di molta considerazione , e mal corrispondano al gran 
cognome che porta ,• pure si è voluto qui lasciare di lui questa ricor- 
danza per esser egli stato figliuolo o discendente di quel grandissimo 
Uomo il quale non si potrà mai tanto esaltare quanto lo meritano le 
celebratissime sue dipinture . 

Neila chiesa de' Padri Riformati di Lovere , ho veduta una tavo- 
la rappresentante 1' Assunzione di Maria Vergine con sotto il nome di 
Antonio Moroni , e l'anno 1664. Non so se quest'opera debba esse- 
re considerata del sopraddetto Antonio fatta in sua vecchiezza , so be- 
ne che questo per la molta distanza del tempo non può essere ripu- 
tato figliuolo di Gio: Battista , il quale come sopra abbiamo veduto 
rnori nel 1578. 



17? 

FRANCESCO TERZI PITTORE- 

l * ranccico Terzi figliuolo di Cristoforo Cittadino di Bergimo , che 
ha meritato di essere annoverato dal Padre Calvi nella scena letterarii 
degli scrittori Bergamaschi, merita con più ragione , che ora qui di 
lui si faccia onorevole menzione > essendo egli non solamente stJio un 
valente pittore , ma ancora un diligente , ed egregio intagliatore in 
rame , che ha occupato ne' suoi tempi uno de' primi posti in quelle 
belle arti , ed è stato il nome di lui da molti autori celebrato . Die- 
desi ne' primi anni allo studio dell' umane lettere , e nello stesso tem- 
po ancora a quello della pittura, e riusci in quelle, ed in questa mol- 
to singolare . Poche opere di lui abbiamo in questa città per essere 
quasi sempre vissuto in lontani paesi , e queste poche veggonsi nella 
Chiesa di San Francesco ,• e sono la tavola principale posta in mezzo 
ai coro con 1' Assunzione di Maria Vergine , quella nella cappella del- 
la Concezione con la Natività di nostro Signore, e li due mezzi ovati 
posti r uno sopra a detto quadro , e 1' altro in faccia sopra quello di 
Francesco Bassano . Dipinse ancora sulle portelle dell' organo di Santo 
Spirito quattro figure di Santi più grandi del naturale, due cioè in- 
temamente , e due esternamente , tra le quali S. Alessandro con otti-» 
mo disegno , e marziale atteggiamento, nel qual genere di cose fu mol- 
to valente . 

Abbandonata in giovanile' età la patria , portossi in Germania 
nella corte dell' Imperadore Massimiliano JI, , il quale conosciuto aven- 
do il valore di Francesco lo volle appresso di se trattenere con ono- 
revolissimo stipendio, e col titolo di primario pittore. Quivi molto ado- 
perossi nell' imperiale servigio , e oltre a ricchi ed abbondevoli doni , 
che tuttodì dall'ampia munificenza di Cesare otteneva, n'ebbe anco un 
privilegio amplissimo di nobiltà per sé j e per i suoi discendenti . Pas- 
sò poscia nella Corte dell' Arciduca Ferdinando , il quale rapito dalU 
virtù , e singolari maniere di Francesco non lasciò mai di dargli con- 
tìnui attestati di amore , e di stima . Illastrò di sue pitture molti luo- 
ghi della Boemia , ove nella città di Praga soleva abitare, come anco 
dell' Austria , Carinzia , e Carniola , delle quali non farò parola per 
non averne particolari notizie ; dirò bensì , che quello pel quale gli si 
accrebbero gli onori e la fama fu il bellissimo libro de' ritratti de' Prin- 
cipi di Casa d'Austria, eh' egli di sua mano egregiamente intagliò, 



'74 

e che ora è divenuto rarissimo per la grande cstimaziotie, che di que- 
sto fanno gi' intendenti . Il titolo di questo libro è il seguente . 

Francisci Temi Bcrgomatis Ssrenijfìmi Fcrdinandi Archiducis 
Aujìiijs ^ Ducis BurgundLt\ Comltis Tirolis &c. picìoris aulici. Ad in- 
viSlijfimum Cjesarem Maximilianum 11. R.>mjnorum Imp^ se m per Au- 
gujìum AuJIriacje gends iinaginum pars prima. . 

La seconda parte è dedicata a Ferdinando , del quale era all' at- 
tuai servigio ; la terza a Carlo Arciduca d" Austria ; la quarta a Filip- 
po Re Cattolico col titolo: Auflrìacx affinitatis Imaginain ^ e la quin- 
ta air Imperadrice Maria figlia di Cario V. col titolo : Au/ìriacarum 
nmlicrum Imamnum . Sono in tutto cinquanta sette fogli rirali com- 
prendendosi nelle prime quattro parti quaranta cinque ritratti in piedi 
degli Austriaci personaggi , e nell' ultima ventisette Eroine della stessa 
prosapia, ne' quali tutti scorgonsi abiti, ed armature vaghissime, biz- 
zarri , e capricciosi abbigliamenti, varie , e magnifiche architetture, ed 
ornate all' intorno da belle figure dinotanti alcune virtù appropriate ai 
personaggi rappresentati, con imprese, motti, elogi, che esprimono le 
loro azioni , ed eroiche gesta , alcuni de' quali sono composti da auto=- 
ri eccellenti di quel tempo , e altri , anzi la maggior parte , sono del 
Terzi medesimo , come asserisce il Padre Calvi nella scena letteraria , 
ed Achille Muzio nel suo teatro di Bergamo con li seguenti versi.. 

His qucque pojl multas Franciscus Tertius anrios 

Proxirnus it fuma 3 forsan et arte pnor ,. 
Quo ma gè perfecds com.ponere membra figuris- 

Symmttria nuìlus vcl meliore placet ., 
Austriades Rcgei , Heroida , 6' magis alta 

Sceptra , preccs formis reiulit <jere. cavis ,, 
Elooiis apie , pojltisque injignibus horutn 

Et vitam , & mores , daraque Jacla notat , 

Vien pure onorevolmente rammentato questo libro da Florent Ift 
Comte nel suo gabinetto delle singolarità di pittura, scultura, e archi- 
tettura , ed annoverato il Terzi fra g!' illustri intagliatori di quel tem- 
po (i). Lo stesso fanno il Lomazzo nel Trattato di pittura , il Cav. 

(\) Nella lettera, che più sotto si leg- Pittore, e Intagliatore Bergamaseo . Ciò fé- 

gerà scritta da ciueno Pittore da Roma lì et egli forse per dare a credere che l' ope- 

7. Aprile ijg9. al Sig. Cav. Nicolò Caddi ra sua de' Principi di Casa d'Austria sia 

a F.itnie , $i sottwciive Francesco Terzi stata non solamente da Lui disegnata, ma 



J75 
Ridoliì nelle vite de' pittori , il Padre Oilandi iiell' Abecedario piuori- 

co , e altri che in tali materie hanno scritto . 

Ma fra tante testimonianze de* più celebri ed accreditati autori 
piacemi di qui trascrivere ciò che leggesi nello specchio di scienza uni- 
versale del Dottor e Cav. Leonardo Fioravanti Bolognese il quale al 
Cap. XV. del libro primo così favella . 

» M. Francesco Terzo Bergamasco è esso ancor pittor celeberri- 
mo , ed isterico rarissimo, come dalla esperienza si può vedere da mol- 
to opere fatte da Lui in corte di sua Maestà Cesarea, & dall'Arcidu- 
ca Ferdinando , & massime quc' due libri che ha fatti delia Genealogia 
di Casa d'Austria, con i retratti del naturale di tutti i Principi, e 
Principesse di quella casa fatti con tanto artificio , & con tanti ordini 
di pittura , che è cosa da stupire il Mondo , & essi libri si vendono 
in Venezia , che tutti li possono vedere , & sono riputati miracolosi al 
Monde & sono bastanti a magnificare questa bellissima arte di pittura 
con le loro operazioni . « 

Ebbe il Terzi amicizia e corrispondenza con uomini letterati di 
quel tempo , fra' quali il Doni , e l'Aretino singolarmente professavan- 
gli onore , e stima . Ritrovandosi egli in Milano, dove abitò in diver- 
si tempi , e dove , nel presbiterio lateralmente all' altare maggiore di 
San Simpliciano , espresse in due gran quadri riferiti dal Latuada , e 
dal Sormanni due sacre istorie , in ciascuna delle quali lasciò scritto il 
suo nome, e l'anno, cioè in una il i54r., nell'opposta il 1581., 
scrisse all' Aretino la seguente lettera , la quale vedesi anco stampata 
in Venezia per Francesco Marcolini, nel secondo libro delle lettere scrit- 
te a Pietro Aretino , il quale come amantissimo della pittura era anco 
amico de' principali pittori di quella età, come di Tiziano, di Miche- 
lagnolo , di Fra Sebastiano dal Piombo, di Giorgio Vasari, ed altri, 
de' quali vi sono diverse lettere nel suddetto libro , ove a carte 447. 
si legge; ^ 



anco intagliata . Ma e fuor Ai dubbio che fuorché al Gorl Gandellini , il quale tu!!» 

essa è intagliata da Gasparo ab Avibus, co- fede o della citata lettera del Terzi, o piCf 

me appar* dall' opera stessa posseduta dal tosto di quanto scrisse il P. Orlandi , ri- 

Sig. Co; Giacomo Carrara , ne fu mai noto pere quanto da questo è scritto nell" Abc- 

alcun suo intaglio né all' accurato e versa- cedario Pittorico , cioè che il Terzi attese 

rissimo Florcnt le Comte , né al Mariette più al bulino che al pennello , la quale 

famoso raccoglitore di stampe , né ad alcun cosa non dice già il Cav. Ridolfi maia- 

altxo che scritto abbia degli intagliatori , mente citato dal detto Orlandi . 



» Air Eccellente Signor il Sig. Pietro Aretino Sig. mio 
Osservandissimo . 

Molto eccellente Signore . Egli è un gravissimo stimolo agli ami- 
ci il non poter dimostrare con qualche segno uguale all' animo verso 
la cosa amata ,• ma io non dubitare per questo di usar un segno d' a- 
more , percliè si riguarda all' animo di chi dona, e so mi avertte per 
iscusato j e imputarete 1' ignoranza , e V avarizia de' ricchi , che ten- 
gono le virtù sepolte; e non basta aversi affaticato , ed aver dato sag- 
gio di sé , non vi essendo mezzo di persona intelligente , che lo fac- 
cia conoscer presso quelli , che lo possono rimunerare mercè della pen- 
na , e del favore dell' Aretino , che 1' opre di Tiziano sono in quella- 
riputazione ed autone li gran prcmj , che ben li merita . Questa è 
stata la cagione , che mi ha tenuto sepolto 1' animo avendo a com- 
batter coi pane; ma io non dubito punto , che un giorno trovarò' 
occasione 5 e che Domenedio col mezzo degli amici mi ajuterà, se ben 
son povero di facoltà , son però ricco d' animo . 

Sig. Pietro per non haver soggetto più accomodato per hora vi 
mando il presente ritratto d' una honestissima giovane , e perchè non 
sia conosciuta bolle mutato 1' abito , e celatole il nome non volendo 
che si sappia quelli che m' introdussero a far tal opra , ma vi con- 
tenterete per ora , che insieme con questo mi vi dedico io stesso , e 
spendetemi per quanto io vaglio , che sono a ogni vostro servitio , e 
accettatemi nel numero dei vostri servitori più amorevoli , e vi degad--- 
rete raccomandarmi al Doni , e con questo basciovi le mani , 

Di Milano l'undici di Luglio 1551. 

Serviror di V. Si 
Francesco Terzo Pittore . « 

Ricevuto in Venezia dall' Aretino il bellissimo ritratto delia no- 
minata giovane, e mostratolo a Tiziano, fa da questi molto commen^ 
dato , come si comprende con maggior chiarezza dalla risposta dell' 
Aretino medesimo , che leggesi nel Tomo terzo della raccolta di lette- 
re sulla pittura, scultura, ed architettura stampata in Roma nel ij$9* 
da Niccolò Pagliarini , la quale cosi dice .• 



•77 
À M» Francesco Terzo • 

w Si vorrebbe , che di voi pitror raro non uscissero figure ec- 
cellenti ? CO' ne ? sino alla invidia , pur così fatta , lauda il ritratto 
datomi da M; Giovanni in nome di voi , che avete non meno amo- 
revjok'zza , che ingegno . Egli ha in sé cotanto di natura , che pare 
piuttosto m ispirilo di persona viva , che in calore di donna dipinta . 
Tiz iixo uo.no sortito co ne valente la commenda , e la estolle non altri- 
menti , che uscisse dallo stile del Figliuolo; e se a me che son nulla, 
per esser tutto di.1 vero, « può credere » credetemi che il compare mi 
rispose qu^iiido gli dissi essendo voi qui , che volevo menarvi in casa 
di lui : se da ne viene voglio che alloggi meco per D. . . Veramen- 
te il far vostro promette pur troppo in sua arte, del che mi rallegro 
non altrimenti ,. che di cosa propria . E' ben vero che mi doglio, che 
ii premio ( arca la. di voi viriu ) non corrisponda al merito ,• ma a 
poco a poco si ascende in alto , Sarebbono da più che la fortuna i 
vjrtuosi , se in un tratto diventassero d'oro, e di argento. Siate pur 
certo che niuna persona d' intelletto notabile perseverò in mistria giam- 
mai . Attenda pur all' eccellenza del fare , chi v-uole che gran ben gli 
succeda .. Ecco Lione in klicità signorile non senza intollerabili litiche 
e stenti :. Tiziano il medesimo . Io però non cambiarci il mio stato 
con i daiia.'i dell' uno e dell' altro,*, imperocché meglio di me non 
vestono , abitane , vivono , e. son serviti i personaggi di conto . Lo 
sa il Mondo , che più dono io> più brigate intertengo» più; amici mi 
trovo , e pui onori mi si fanno, che s' io fussi quello , che forse sa- 
rò, e vedrassi , benché sia , o non sia quei tanto, che mi trovo nell' 
essere al di voi piacere, e p,r sempre i talché Sènza dirvi altro, che 
anco di me disponiate , io aspetto . « 

Hi Agosto in Venezia JSSU. 

Pietro ArctitTO .. 

Fra il Terzi nel' 1554. nella città di Vienna stimolato dagli ami- 
ci a voLrsi accompagnare con donna di quelle parti, ma inclinando 
figli piuttosto a. volerne prender una del suo paese scrisse su tale pro- 
posito a M. Girolam > dì S. Pellegrino, e siccome questa lettera da me 
rinvenuta, neli' archivio della Veneranda Misericordia dà moka cogni- 

2Ì 



I7S 

zionc dello stato suo; così porteremo le parole stesse d.lla medesima per 
intenderne con maggior fondamento le notizie , che sono le seguenti . 

Al mio quanto Padre Carissimo M. Jeronimo de S. Pellegrino. Berg.;sno. 

Quanto Padre Carissimo . Io non ho potuto mancar di scrivervi di 
nuovo per il presente lator M. Pietro de Parri Maestro delle poste 
d Ungaria , il quale è molto mio amicissimo , e potrà pienamente dar- 
vi informatione di me, e dell' esser mio, perchè io so quanto deside- 
rate il mio bene , e quanto dispiacer vi apportarebbe , quando m' In- 
tra venisse cosa 5 la quale mi apportasse danno . E perchè non ho con 
chi io abbia maggior fede , ne più volentieri ragioni , e conferisca , 
che con l'amorevolezza vostra, onde non mi satio mai di finir di scri- 
vere ancorché io scriva sempre una medesima cosa ; e se io non co- 
noscessi , che r amore fa parer tutte le cose buone , e belle per la in- 
tenzione sincera , dubitare) di esservi venuto in fastidio con tante mie 
si lunghe repliche ; ma perchè temo di errare , e se pur erro non 
vorrei errar solo aeciò non avessi a dir poi: io non ho facto, non ho 
pensato prima , né conciliatomi, né essaminato bene il tutto. Circa il 
negozio di volermi accompagnare , si per fuggir molli inconvenienti , 
quali sono infiniti, sono indutto a farlo, sì per 1' età onde mi ritro- 
vo , come anche per voler conservarmi in vita e in morte come Cri- 
stiano , e con onore ; e per poter solo attendere a lo exercitio mio 
essendo ormai tanto incaminato , che io non ho da dubitar dell' ajuto 
divino , ed humano , benché siamo sottoposti come homini a infiniti 
accidenti , quali sono comuni a tutti . E perchè io non ho quella se- 
te j né lo posso fare, di voler accumulare fuori di un certo ordine , e 
debito conveniente , né posso fare come molti de' nostri fanno ; e per- 
chè io riguaido più a 1' honore , che a tutte I' altre cose, onde guar- 
do di non cader negli estremi , perchè la virtù non ha altro , che 
farsi conoscere; e la grazia, e il merito si ottiene appresso a Principi tali 
con la lunga servitù , siccome me ne danno , e me ne hanno dato 
speranza per la humanità , che tutto il di mi mostrano , come credo 
ne siate informato . Alcuni miei amici di qua mi persuadono, che io 
pigli donna in queste parti per molti rispetti , e anche perchè sarà 
d itì-ile , che pigliandola nella patria abbia a star contenta in queste 
parti, havendo io determinato di far il nido sotto all' ombra di questa 

gloriosa Casa , che spero , che vederemo un giorno per 

la bontà, e religione, che si conosce in questi Principi. E dove tro- 



179 
farò io soggetti maggiori in dimostrar le fatiche fatte per altri tempi, 

né chi più po5sa riconpensare , e dare honore a me , ed alla patria ? 
Per questo io ipero uà giorno nei Signor Iddio , che si abbiamo a 
godere . 

Ma per tornar al nostro parere , e al mio proposito , io so be- 
ne , che I' antiveder voitro scrutinarà il tucco con diligente giudi- 
zio , e mi atterra al vostro consìglio, e se vi parerà eh' io fac- 
cia come alcuni nostri hanno fatto , e fanno , e come farà il so- 
praddetto. M. Pietro, che io venga alla patria a pigliarne una la 
qual 5ia secondo il bisogno mio , e trovandola con quelle conditio- 
ni debite, piacendo a voi piacerà ancora a me, siccome ho scritto 
a mio cognato, ancora sopra tale materia come potete vedere ; e 
vorria ben essere gran partito, che io la pigliassi d'altra nazione. 
Io dico questo perchè io ho fatto un tiro , che mi tornarà molto 
a proposito per aver licenza un giorno , et ajuto volendomi ridur- 
re alla patria a far questo. Con ciò porrò fine pregando la bontà 
del Signore Iddio , che mi sia propizia , acciò io possa caminar nel- 
la via sua secondo la sua bona volontà > et a voi con tutti di 
Cisa amici e parenti mi raccomando. 

Di Vienna. 

Il vostro da bon figliuolo 
Francesco Tercio pittore. 

Nell'anno 1557. nel mese d'Agosto ritrotandosi egli in Praga 
eostitui il s'iddctto Girolamo San Pellegrino in suo procuratore per 
comperare alcuni poderi nel territorio nostro , e la carta , che è 
negli atti di Gianandrea Aregazzolo nel pubblico archivio, cosi inco- 
inìncìa . 

Excellcns pichr M. Jò. Franciscus f. q. M, Cnfljphon de Ter- 
do Civi'^ Bergo/ni [ìipeadUuis ^ seu provijionxtus Serenissimi Ferdi- 
naadi Archuuct.> Aujìnje habitans iiunc in civitate Pr.igje cuni ipso 
Sere/1. Principe &c. 

Da li a poco tempo restituissi alla patria, come sì raccoglie da 
altre scritture da lui segnate qui in Bergamo due mesi dopo incir- 
ca, in una delle quali accorda per suo garzone e scolaro Francesco 
Gozzi , come vedrassi nella vita di lui , e nell' altra fa procura in 
Orazio Mapcllo suo cognato per riscuotere alcuni quadri , e il vaio- 



I 8o 
re de' medesimi da Niccola Valentin! pittor Genovese, e queste car- 
te sono nel sopraddetto archivio ne' rogiti di Pv^llcgrino da San Pel- 
legrino . Dipinse in tal tempo nel palazzo de' Conti Grumelli il qua» 
dro nella soffitta della sala, ove pure veggonsi di sua mano alcuni 
graziosi puttini fra mezzo la bella archiietiura colorita da Ottavi^ 
Viviani Bresciano , 

Non debbo né meno passare sotto silenzio un' opera che da Gi«» 
rolamo de* Bardi , nella descri/ionc di tutte le storie , che si con- 
tengono nei quadri della sala dello scrutinio , e del gran Consiglio di 
Venezia , viene al nostro Terzi attribuita benché questa da altri sia 
creduta di mano di Tiziano . Questa è 1' ultimo quadro della parte 
destra entrando per la porta principale nella nominata sala dello 
scrutinio , ove vedesi al vivo espressa la vittoria ottenuta da Gio- 
vanni , e Raniero Pohni contra Ruggero Re di Sicilia (i). Venuto 
l'anno 1589. si trattenne qualche mese in Firenze, ove dipinse una 
tavola dedicata a San Lorenzo , e condusse altre opere in occasio- 
ne degli apparati fatti per le solenni nozze , ed entrata in Firenze 
di Cristina di Lorena moglie del gran Duca Ferdinando , per com- 
missione del Cav. Caddi, che sopraintendeva a tali lavori, ed in- 
tagliò ancora molti rami nel libro , nel quale sono descritte tali ma- 
gnificenze. Portossi poscia nell'alma Città di Roma, ove giunto scris- 
se una lettera al nominato Cav. , la quale riporterò in questo luo- 
go per confermare con maggior sicurezza le sopraddette notizie , 

•1 

Al Sig. Cav. Niccolo Caddi a Firenze . 

Con quella confidenza eh' io presi a fare il quadro della sacra di 
S. Lorenzo 4 deputatomi da. V. S. molto illustre , cosi anche ho per- 
severato partitomi di Firenze per Roma, dove per grazia del Sig, Id- 
dio nostro son giunto sano, e spero non sarà indarno il mio viaggio , 

(i) E' opera di Francesco Tcrii il qua- vare Torquato Tasso in S. Anna , e che 

dro dell' Altare della Cliiesa aderente all' in tale occasione fece il suo ritratto. Un 

abitazione de' Signori Conti Mosconi in ritratto di Torquato dipinto dal Terzi ^ 

Trescore , e vi è scritto il di lui nome. sicuramente nella Galleria di detto Car*- 

Rappresenta S. Bartolomeo scorticato da un liete ; ti sìa il suddetto , chi può saperlo ? 

Manigoldo il «^uale mentre opera colle ma- Nella stessa Gallerìa vi è pure del Terzi 

ni , tiene in bocca il coltello: opera per un altro bel ritratto con barba, e in uà 

i]uanto parve ad un Professore assai bella angolo del quadro sta scritto sovra un car- 

ed espressiva . tello Tertiut non potuh pingcn intntim qui» 

li Sig Co; Giacomo Carrara assicura in astris ertt . Tiì chi sia il ritratto, e cos» 

(]i aver Utto che il Ter» fu già a ritra< \iii(ndcfte di tigaiit^rc il pittore, chi le ti'- 



e ne spero anctic , non avendovi altro mezzo , né favore , né ricor- 
so , che a lei sola, non sarà a meno d' essere favorito , non vi aven- 
do altro ricorso , né speranza , che in V. S. sola , che non mi man- 
cherà , o forse più che se io stesso vi fossi , perchè conoscerà che in 
lei sola mi sono confidato , conoscendola intelligentissimo , e per con- 
seguenza ancora fautore di quelli, che si applicano alle oneste fatiche, 
e £051 confidentemente me ne sono ricorso da quella , e scrittone 
quest' altra mia al procuratore dell' imprese deputato di questi appara- 
ti fatti per sua Altezza Serenissima della loro entrala , ed anche pre- 
gandola , che giudicata e stimata tal mia fatica di quello mi si doveri 
siano rimessi in mano di M. Lorenzo Coreggio mio amico , e compa- 
triotto , che me li farà rispondere qua a Roma . E sopra ciò non sta- 
rò a usarle molte più , benché dovute parole , di ringraziarla , come 
spero di avere occasione di fare , e di servirla , ovunque mi coman- 
derà , che conosca io esser bono in servirla , e cosi gliene avcrò cib- 
bligo appresso i che nostro Signore sia quello ^ che la conservi feli- 
cemente 

Di Roma alli 7. Aprile del 1589. 

Francesco Terzo pittore, e intagliator Bergamasco." 

In quella città finalmente dopo alcuni anni di dimora, fu soprag- 
giunto da grave infermità , e carico d' anni , e di onori , come ri- 
ferisce il Padre Calvi , fini il corso de' suoi giorni verso il fine di quel 
secolo . 

Ebbe un figliuolo prete, per nome Cornelio, dal quale nel ifi'05. 
si vede fatto uno strumento di liberazione a favore della Scuola della 
Concezione eretta nella Chiesa di S. Fraocesco di questa città , per 
avere esso ricevuto 1' intero restante pagamento delle opere già fatte 
molti anni prima da suo Padre , le quali abbiamo enunciate nel prin- 
cipio di questa narrazione , 

FRANCESCO GOZZI PITTORE- 

J^a Gianantonio Gozzi abitante nel borgo di San Tommaso J 
nacque Francesco T anno iSJ9. Pervenuto in età, diedesi a gli studj 
del disegno , e da sé stesso operava con qualche laude , sino a eh© 



r 1 1 2 

venuto a Bergamo Francesco Terzi pittore stipendiato degli Arciduchi 
d' Austria , si mise sotto la direzione di lui per potere con fondaiTjen- 
to avanzarsi nella professione . Ma dovendo il Terzi far breve dimora 
in patria , e ritornarsene in Germania ; e di già un buon saggio aven- 
do della abilità d^llo scolare , determinò di seco condurlo in qualità 
di garzone , come rilevasi dalla scrittura di convenzione sottoscritta di 
loro mano, che è del tenore che siegue , tratta parola per parola dal 



suo originale . 



Al nome de Iddio . Adi 15, Ottobrio tS57' 

M. Francisco q. M. Cristoforo de Tercio pi6ìore, & cittadino di 
Bergamo per una parte, & Francisco fiolodi M. Gio. Antonio di 
Gozi di età de anni 30. vel circa , in presentia, & cum auitorità pa- 
terna , & ancora ditto suo Padre, & cadauno di loro in.solidum son 
pervenuti a le infrascritte convenzioni, cioè.' 

Ditto Francisco promette di star per garzone dal ditto M. Fran-. 
cisco per anni tiei , 5f mezzo prossimi futuri , prestandoli fcdel obe- 
dientia , & servitù nell' arte de la piftura , 5t altre cose familiari e li-- 
cite e honeste 5 cusi nella città di Praga, come altrove , dove ditto M. 
r ancisco habitarà, & dove sarà commesso , .secondo iT costume di bo- 
no , & fedel servitore . A lo incontro ditto M.. Francisco promette dì 
farli la spesa di bocha per ditto tempo, & condurlo a ditta città di 
Praga a sue spese , declarando che per il primo anno ditto Francisco 
non debba avere salario alcuno nisi le spese di bocha.. Per il restan- 
te del tempo, che sono anni doi & mezzo , ditto Francisco Gozo se 
remetta in tutto a lo arbitrio, & cortesia di detto suo patron, ogni: 
excessione remota circa ci suo merito,. & salario. 

Item detto M. Francisco promette fedelmente & amorevolmente 
trattar ditto Francisco, & insegnarli l'arte de la pifìura , per quan- ■ 
to sarà la capacità del discipulo Sf maestro, &_se ricerca fra boni &: 
fedeli patroni & garzoni. Quali tutte cose l'una, e l'altra parte prò-- 
mettono di observarsi; & in fede si sottoscriveranno a la presente scric- 
tura scritta per me Pellegrino da S. Pellegrino . a preghiera di detU: 
parte . 

Io Francesco de Tercio suprascritto contento , accetto , & pro«- 
nietto come di sopra . 

Io Gio: Antonio Gozo suprascritto contento & prometto ut supra* 

Io Francesco Gozo confermo ut supra . 



.8j 

Quanto poi in Germania siasi trattenuto il Gozzi , e quali opere 
abbia dipinte in quelle parti , a me non è noto ,• so bene che nei 
I5<j4. si era di già restituito alla patria , nel qual anno kce la tavo- 
la rappresentante la stpohura di Cristo con la Vergine addolorata, Saa 
Giovanni , ed altre ben espresse figure , cbe sostengono il Redentore; 
nella parrc più bassa vedesi un cartello , nel quale sta scritto •• Fran- 
cifcus P. Jo: Anto fui de Go-^is ex vu:o Jìio^ & manu propria pinxi:. 

Questa tavola era in Sant' Alessandro delia croce collocata all' al- 
tare destro della crociera , che fu poi ultimamente levata per riporve- 
nc una moderna e bellissima del Cignaroli , essendosi per ora quclU 
del Gozzi riposta sopra la porta grande della chiesa . 

Ha dipinto a fresco la lunetta sopra la porta della chiesa de' Cap- 
puccini con Gesù Cristo deposto dalla croce , con la Vergine , e Sa» 
Francesco inginocchiati, che 1' adorano ,• e vi sottopose l'anno 1573.» 
€ più a basso GOZZWS P. 

Non mi è riuscito di avere notizia di altre pitture di questo ar- 
tefice , le quali conviene credere, che siano disperse o andate a male; 
mentre in un ben iunao corso di vita è credibile ancora che abbia 
molto operato. Segui sua morte il di 28. Gennajo nell' anno KTuj. , 
e settantesimo dell' età sua . 



CRISTOFORO BASCHENIS> ED ALTRI 
PITTORI DELLA STESSA FAMIGLIA- 



D 



i tanti artefici è stata sempre mai ne' tempi addietro feconda ma- 
dre la piccola valle d' Averara , che di que' soli tesser potrebbesi un 
volume, se noti fossero i loro fatti, o le loro operazioni; ma giacche 
della maggior parte altro che i nomi non si sanno , parmi che in que- 
sto luogo non si debba almeno di questi tralasciare di far memoria . 
Di tre pittori della famiglia de' Scipioni, di Giacomo detto Oloferne de* 
Scanardl , e di Battista Guarinoni , tutti di Averara abbiamo di già 
favellato ; ora qui trascriverò li nomi di alcuni , che a me è riuscito 
vedere nel pubblico archivio colle stesse parole latine tolte da autenti- 
che carte. 

148 ò. Bcrnardus f. q. Alberti de Rumbellis de Averaria dipinm 
ctor , In aciis Laurentii de Borigis . 



1S4 

M9'' ^^' Simon f. q. Casparis de Bor^.itùs de Averaria picìor 
habitator Bergami . In aclis Anircoe de Coionio,. 

Ritrovo che questo aveva la su» abitazione in città in vicinanza 
di Sant' Andrea . 

ij^b. D C marina f. q.. Di Ranol. de Bongis ^ &- olrm uxon 
M. Guerini de Gì i polis , o de Gripombus de Ayerurici picioris , In. 
aciis Hier. de la Valle .. 

lòyi. D. Troiius f. q. D. Bernardi de Avcraria piatir habiutor 
in contrata Osir Vie. Sancii Leonardi .In acì;_s Jj: Fra'iCisd Canova., 

Ma fra quanti mai rendettero illustre quel paese , possiamo dira 
che fossero gli uomini di una sola famiglia detta de' Baschenis , della 
quale se ne veggono nelle antiche carte più, d» sette,, che col titol'> di 
p.ttori. vengono denominati , sebbene poi di.!la maggior parte di loro, 
sicno. affano ignote le ©perazioni.. E prunieranoente vcdesi un. Antonio 
pittore fìgliuDb .di Giacomo, che nel 1451. abitava in questa città in 
vicuianza di San iMichele dell' arco. Poscia altri quattro., cioè .Maior» 
ne , Cristoforo , Antonio , e Pietro ,• i quali 1' uno dall' altro per ret-- 
ta linea discendendo, si tramandarono. di padre in figliuolo per quattro 
età, l'arte della pittui;a . Vi è stato poi un altro Cciscofciro, chv chia-» 
m»re.no juniore , scolaro e nipote. EJ in fine il famoso Prete Eva- 
risto , del quale a suo luogo forcalo particolar ricordaiiza .. Tutte le 
pitture dei Baschenis sono a fresco sopra muri, né di certo si può 
sapere, quale di loro ne sia stato l'autore; trattone alcune segnate col, 
nome di Cristoforo, le quali secondo i diversi tempi possono più all'' 
uno ,. che all'altro attribuirsi . E per dar qualche idea del tempo in: 
cui. fiorirono questi due artefici, trascriverò alcune righe di una scrit-- 
tura, che trovasi nel pubblico archivio ne' rogiti di Gio; Francesco Ca.-. 
noya.., la quale cosi incomincia . . 

» ^372. ulcinio Septeinbris . 

Curn. Dominus Ancunius f..q. D. Simonis de Basche nis Jé Averj^. 
ria cupiac ^ ut Cristaphonus fìlius discac aliquam anern.^ ut poflca poffìt 
tàliquid lucri facete prò melius se sufiinendo &c..deltberuvit diclus Cri— 
jhphorus artem picloriam difccre , & diclus Antonius viso animo . dicci 
ejus filli confi Jerome eum con/ignare D. Crijhphoro fratri fio pichri 6'c.: 
antcdicius D. Antoniiis promifa , quod dicius Crijìophorus fllìus suin 
fldbit cum dièìo Cnflophoro fratre suo. piclorc per annos quinque &c. tt 

Da ciò pertanto si comprende, che Cristoforo juniore attese alU 
pittura solamente dopo il sopraddetta anno l'SJS; , e prciò tutte le 
opere anteriori sono senza alcun dubbio dello zjo ; e queUe sole pt»; 



sono essere attribuite al nipote, che furono fatte sul fine di quel seco- 
lo , o ut! principio deli' altro . 

Le pitture più antiche senza alcuna marca di nome né di anno, 
che vendono attribuite ai Baschenis , sono quelle nella chiesa di Santa 
Maria Maddalena sulla facciata interna sopra l' aliar maggiore , ove 
vedtsi nel mezzo la Santa penitente in un gran paese deserto visitata 
da un Angelo, e nell'alto un bellissimo gruppo di Angeletti in gloria. 
Dalla parte destra in altro quadro è figurato Cristo, che risuscita laz- 
zaro „ E nel quadro a: sinistra si scorge la Maddalena con la sorella 
Blarta entro un ospitale , in atto di porgere ristoro agi' inferrnì ; e 
qui vcggons! moltiSiimi letti , che in vaga prospettiva vanno con be',!' 
ordine degradando .. Era pure dipinta dallo stesso pennello la faccia- 
la d' una casa posta sulla piazza della Legna nel Borgo San Leo- 
nardo , che dai tempo , e dall' intemperie deli' aria e stata quasi 
del tutto consumata e guasta ,. trattone due figure di Mercurio ed 
Apollo colorite a chiaio scuro di terrstta gialla; dalle quali si scor- 
ge, ch'esser doveva ammirabile tutta l'opera per il bel disegno, e 
rilievo , che hanno le sopraddette figure ,. 

Non dissimili erano le pitture sulla facciata di quella casa nella 
centrata di Sant' Alessandro , nella quale in quattro nicchie vedevansi 
le quattro stagioni dell'anno da belle architetture, ed ornamenti attor, 
niate,- ma caduta tal casa per disgrazia in mano di chi non aveva di 
pitture un menomo intendimento ,. 1' ha. fatta di nuovo coprire con 
altre moderne dozzinali pitture ; e in questa guisa togliendole il gran 
pregio che aveva , 1' ha renduta volgare come tant' altre . 

Nella chiesa delle monache di Santa Chiara v' erano altre pitture 
dei Basehenis , le quali nel rmiodernarsi la Chiesa hanno avuto lo 
st' sso. infelice esito , a. riserva di un San Francesco , che dà 1' abito 
della religione, a Santa Chiara , colorito sopra la porta della Chiesa . 
Credonsi di mano di Cristoforo il vecchio tutte le pitture della 
Chiesuola di Santa Croce in Vescovato, la quale fu rifatta circa l'anno 
i5'<i. da Federico Cornato Vescovo di questa Città. Rappresentano 
queste in varj quadri a fresco il ritrovamento della santissima Croce 
fatto dall' Iinpeiairice Santa Elena , e sono copiose di gran quantità 
di figure. ,. arricchite di bei paesi , ardiitetture , ed altri ornamenti 
all' intorno . 

Ntlla terra di Santo Stefa'no istoriò nella Chiesa parrocchiale tut- 
to il: coro co' fatti d^lla vita del Santo Protomartire: e nel 1570. fece 
tutta la. cappella del Santissimo aella vecchia Chiesa- di Goriago, che 
Z4 



ita 

per la fabbrica della nuova magnifica chiesa ha dovuto andar quasi 
tutta per terra ; fuori però nel sacro recinto si vede da un lato ancor 
niò in piedi gran parte di detta cappella, ed io ho vedute molte figu- 
re rimase intatte . 

Nel cortiletto esteriore delle monache di San Benedetto veggonsi 
tutte le lunette attorno dipinte con li fatti miracolosi del Santo, e so- 
pra una porta finta dirimpetto a quella per cui si entra in chiesa si 
legge .• 

Crijìophoms ^aschenis de Averarìa pinxìt l54j. , e queste pit- 
ture io le credo di Cristoforo juniore ; siccome quelle nella terra di 
Ossanesga, che adornano tutta la Sala della lorre della famiglia Vacis, 
ove in cinque quadri ha rappresentata la storia di Susanna ; il restan- 
te poi del muro sino a terra ò lavorato alla chincse , e si vedono co- 
loriti a chiaroscuro otto illustri personaggi della sacra Scrittura con mol- 
ta perfezione ,• sotto di un quadro sta scritto il nome di Cristoforo , 
e r anno i 604. 

Da alcune scritture da me esaminate si rileva , che questi abitava 
nel borgo San Leonardo, e che nel iCji8. fece un retroctdimento di 
una bottega a Pietro suo nipote, e che poi nel 1626. era passato ali' 
altra vita , cosi leggendosi in una carta . 

1^26^. lèi Dominus Antonius filius & hxres quond, D. Cnstophori 
de Bafhcnis 6v. 

Di Pietro figliuolo di Antonio una sola pittura segnata col pro- 
prio nome, e coli' anno 16^4. ho veduta nella Chiesa Parrocchiale di 
Locate , all' altare del Rosario ; ove era colorita la Vergine col Bam- 
bino , e dalle parti li Santi Domenico e Francesco inginocchiati , di 
buona maniera , e vago colorito •• ma in questi ultimi tempi per il ri- 
facimento della nuova chiesa è andata in perdizione . Si trova ne' li- 
bri delle spese della chiesa di Santa Maria Maggiore , che Pietro di- 
pinse nel \C\(). una' Madonna nella sagristia i ma questa ancora più 
non si vede . 

Molte sacre immagini della Vergine e de' Santi veggonsi sparge 
qua e là sopra muri , e passano tutte setto il nome comune de' Ba- 
schenis ; né si possono con certezza più all' uno , che all' altro asse- 
gnare ; come quella sul muro sopra la piazzetta di San Giambattista 
della Commenda in Borgo Sant'Antonio ; due a mano destra nel Bor- 
go palazzo , r una sopra una casa a mezzo il Borgo , 1' altra nell' ul- 
tima casa dipinta sopra la porta , ed altre nìolte , che agevole sarà il 
conoscere per la loro maniera da chi ha qualche intendimento di pit- 
tura . 



»87 

GIACOMO ANSELMI PITTORE. 



V. 



iveva circa il fine dei secolo XV. nel Borgo di Santa Caterina 
Gio; Giacomo Anstimi , dd quale è cosa conveniente e doverosa il far 
memoria., si perchè fu pittore di qualche considerazione, si perchè fu 
egli che dipmse la miracolosa immagine di Maria Vergine dello spasi- 
mo col figlio Gesù morto fra le ginocchia , che ora si venera nella 
chiesa a lei dedicata nel Borgo di Santa Caterina . Questa era dipinta 
a fresco sopra di «n muro nel detto borgo, quando nel i(?02. co- 
minciò per prodigi, e miracoli a rendersi celebre." mentre alli 18. di 
Agosto apparve di mezzo giorno sopra a detta imagine una stella , 
che formava tre risplendenti lumi ; ed essendo la pittura guasta in 
alcune pani , si trov(>, senza che alcuno vi ponesse mano , improvi- 
samentc rtintegrata .. Moltissimi miracoli andavano giornalmente seguen- 
do d' indemoniati fatti liberi, di ciechi restituiti alla vista, di storpj , 
e febbricitanti risanati , ed altre prodigiose cose, che dal formato pro- 
cesso si rilevarono . Fu perciò stabilito di fabbricare in quel luogo una 
Chiesa,, ed ivi decentemente a pubblica adorazione collocarla . Nel 1605. 
fu posta la prima pietra da Monsignor Milani Vescovo della città , 
che eoa sacra e solenne cerimonia vi sì trasferi con tutto il Clero alli 
16, di Luglio ; e la chiesa poi fu fatta con vago è nobile disegno , 
ammirabile particolarmente per li portici all' intorno molto singolari , 
per la fina architettura , e per essere perfettamente lavorati, e com- 
messi . Ridotta che fu a ptrlezione , fu la divota pittura con molta 
diligenza tagliata dal muro, e co>i tutta solennità e divozione traspor- 
tata , e posta sopra l'aliar maggiore, ove va continuando a dispen- 
sare grazie , a chi di vero cuore a lei ricorre . 

Un' altra sola di lui opera di corretta maniera , e buon colorito 
jjcsso qui indicare posta all' altare della Madonna di Sudorno ,• nella 
quale vedesi nel mezzo la Vergine col. Bambino, da una parte San Giu- 
seppe , e dall' altra Sjn Carlo con sotto il suo nome, e l'anno 1597. 

Ha lasciato un manoscritto di memorie di alcuni de' nostri pit- 
tori , che vicn citato nelle sue effemeridi dal P. Calvi ,• ma per quan- 
sa. diligenza abbia usata » noa mi è riuscito di poterlo rinvenire ,. 



8S 



PIETRO RONZELLI PITTORE. 



n 



'a Leone Ronzclli nacque Pietro, pittore di molta considcraziotic; 
e sebbene non ho di lui trovata alcuna memoria , pure dalle opere si 
può argomentare quale e quanto fusse il di lui merito . Viveva in un 
tempo , in cui nella patria nostra tanti professori eccellentissimi di pri- 
mo grido fiorivano ; e perciò non è meraviglia , se allora il nome del 
donzelli non era si elevato, come stato lo sarebbe in altri tempi. Ma 
ciò non ostante merita la virtù sua , che se ne faccia quella onorata 
ricordanza , che non lasciano , né iascieranno mai di fare le belle ope- 
re , che egli produsss in patria . Dipinbe per la chiesa di San Fraa- 
cesco la tavola della prima cappella , entrando dalla pane sinistra , 
ove vcdesi San Sebastiano legato ad un albero , così tondo e morbi- 
do , che sembra di vera carne, c)! sui nome , e l'anno 1590. Nel- 
lo stesso anno fece per la Chiesa di Santo Agost'no la tavola dell' As- 
sunzione di Maria Vergine ai Ciclo corteggiata d' infinite schiere d'An- 
geli , e sotto gli Apostoli con molto popolo intorno ,• e dalle parti 
veggonsi al naturale li ritratti del Co: Kj Gio: Giorgio Passo, e di 
sua moglie , della quale famiglia si è quell' altare , inginocchiati in at- 
Xo di adorare la Vergine . Merita quest' opera molta laude per lo co- 
pioso componimento, e per la quantità di figure ben situate, e disposte 
con molta arte. Osservabili sopra tutto sono le teste degli due ritratti 
sopraddetti , che per la loro elegante maniera , e buon colorito danno 
chiaramente a divedere essere il Ronzelli sortito dalla scuola dell' im- 
mortale nostro Moroni ; lo che si scorge ancora dal colorito di tutto 
il restante del quadro, tuttoché non arrivi alla perfezione del Maestro. 
Nella chiesa del Carmine , sua è la tavola posta a mano sinistra entran- 
do , nella cappella della Beata Vergine , rappresentante la Natività del- 
la stessa . Sua è quella posta in mezzo al coro in San Michele dell' 
arco , con la Vergine seduta sopra un piedestallo col Bambino , e San 
Michele Arcangelo . Sua è quella in San Pancrazio nella terza cappel- 
la dalla parte sinistra, con la Natività del Signore. E sua è qutlla in 
San Rocco al mercato delle scarpe , con la Beata Vergine con il figli- 
uolo tnorto sulle ginocchia, e sotto li Santi Rocco, e Sebastiano, fat- 
ta nel 1588, Nella chiesa delle Monache di Rosate era ali' aitar mag- 
giore una sua tavola con la Vergine seduta nel mezzo a due Santi 
Vescovi , ed altri Santi Francescani , la quale fu levata per riporvene 



l89 
una del Cignaroli ; ed è stata posta al muro laterale nella Chi. sa , 
Altra sua opera era nella Chiesa di Santa Grata in Borgo Canale ,• ma 
essendo stata rifatta tutta la chiesa, sonovi stati riposti de' quadri de' 
moderni pittori; e fu venduta la tavola del Ronzelli , nella quale ve- 
devasi effigiata la Vergine sedente col Bambino in braccio , da una 
parte un Santo Vescovo, e Sant'Antonio da Padova, e dall'altra San 
Pantaieone , e S. Lorenzo, con sotto il suo nome, e l'anno « 6 1 j {^ij. 
Molte opere per la Chiesa Parrocchiale di Curno ftce il Ronzclli , e 
tutte degne di inolta lode , e delle migliori che dtlle sue mani io ab- 
bia vedute. Nella tavola principale posta in mezzo al coro rappresen- 
tò r Assunzione di Maria Vergine circondata da graziosi Angelctti , e 
sotto gli Apostoli in diverse belle attitudini ; opera invero degna di 
considerazione pel buono disegno , per la grande e maestosa maniera , 
e per le altre parti , che la compongono ; e fu dipinta nel 1 6oS, 
Nella tavola posta ali' altare sinistro dipinse la Vergine col Bambino , 
Santo Sebastiano, e molti altri Santi, col ritratto da una parte del 
Paroco di que' tempi ; e questa fu fatta molti anni prima , cioè nel 
1552. Nell'altare dirimpetto fece li due laterali, ove io uno vedesi 
Sant' Anna incontrata da San Giovacchino , e nell' altro il detto San- 
to in aito di dormire, e sotto il suo nome, e l'anno lóid. Nella 
Parrocchiale di Ossanesga colorì la tavola principale con la Vergine , 
e li Santi Vito , e Modesto . In quella di Ponte S. Pietro un quadro 
in faccia all'organo con la Vergine, e li Sand Pietro, e Giambattista, 
Neir antichissima chiesa di Fontanella una tavola con molti Santi . 

E qui mi convien terminare , senza poter additare alcuna parti- 
colarità della sua vita , nò di sua morte ; dolendomi sempre più de' 
nostri trapassati scrittori , che di tanti e tanti uomini meritevoli di 
ricordanza hanno vergognosamente trascurato di lasciarci memoria . 

FABIO RONZELLI PITTORE- 
C 

yjfe poco ho favellato di Pietro Ronzelli , meno certamente ora par- 
lar posso di Fabio , non so se figlio , o fratello del suddetto; mentre 
pochissime sue opere mi sono note. Queste però ce lo danno a cono- 
scere per ragionevole pittore de' suoi tempi , come scorgesi dalla ta* 

(i) Dello Stesso anno c'è altra sua ope- sopra un piedestallo , con San C»tl9 , S.L91 
ra in Alintnno ncii' Ojacorio di Casa Que- ren/o , e altri Santi, 
rcnghi . Rappresenta la B. Vergine seduta 



190 

vola posta nella Chiesa delle Monache di S. Grata » al primo aitar» 
della parte destra , nella quale con quantiià di figure vien rappresenta- 
ta Santa Grata in atto di far seppellire Sant' Alessandro; e questa pit- 
tura fu fatta nel 1639. Nella Sagristia di Santa Maria M3o;giore è di 
sua mano il quadro con Gesù Cristo morto nd grembo della Madre , 
con veduta di bel paese , Nella chiesa di San Rocco nel borgo San 
Leonaido fece la bella tavola con li Santi Sebastiano, Lorcnxo, e Cri- 
stoforo , degna di pariicolar considerazione . In casa Galiiioii alcune 
sue opere, fra le quali una tavola con la Regina Ester presentata avan- 
ti Assuero , con quantità di figure ben colorite , e con buon ordine 
disposte ; né altra maggior notizia io posso aggiungere di questo vir»- 
tuuio artefice , 



FRANCESCO ZUCCO PITTORE. 



E 



ra li molti eccellenti pittori a' quali è la città nostra debitrice per 
la fama , che con le loro pregevoli opere le hanno accresciuta , e pel 
nobile ornamento , che con le medesime in varj luoghi copiosamente 
diffuse arrecato le hanno ; non v' ha alcun dubbio , che ancora Fran- 
cesco Zucco non si debba annoverare . Pervenuto che fu eoli ash an- 
ni del conoscimento , fu suo primo pensiero T applicarsi allo studio 
della pittura, ed a questo fine dal Padre inviato a Cremona nella scuo- 
la celebratissinia de i Campi y ivi molto s' approfittò , e giovinetto an-- 
Cora alcune cose degne di lode dipinse. Volle, restituito che fu alla< 
patria, continuare i suoi studj sotto il i:ostro Moroni , e riusci anco 
buon imitatore di quella maniera . Qui incominciò ad- avere gran quan- 
tità di commiisicmi , non ostante che in que' tempi con gran tama- vi» 
vesserò i celebri pittori Talpino , e Cavagna, a'quali non inferiore ce lo- 
fanno conoscere le diligenti sue opere , delle quali con. sua gran lode, 
si veggono ornate trsolte chiese dentro ia città nostra, e fuori ancora. 
Bellissima si è quella posta all' aitar maggiore nella Chiesa delle 
Cappuccine , nella quale è rappresentata la Santissima Croce sostenuta 
da quattro Angioli , e a basso Santa Maddalena , Santa Chiara , San 
Francesco , e altri Santi , che in diversi naturali atteggiamenti stanno 
a contemplarla . Non meno ammirabili sono quelle nella Chiesa' di Sant* 
Alessandro in Colonna , ove vedesi primjeramente nel coro una tavola 
laterale con Sant' Alessandro avanti ad uno parato da Sacerdote , col. 
Diacono e Suddiacono dalle parti j nel .secondo altare dalla parte dell* 



19! 

Evangelio altra tavola laterale , dirinipetto a quella del Talpino , ntHa 
quale espresse Santa Grata in atto di presentare al Padre San I,upo i 
fiori nati dal Sangue di Sant'Alessandro; e ntlla sagristia Io sttsso San- 
to al naturale vestito da guerriero, e sopra lui un bellissimo Angiolo, 
e questo fu dipìnto nel 1624. Sono pure di sua mano nella chiesa 
del Carmine la tavola nella Cappella di Santa Teresa con l'effigie del- 
la Santa , e alcuni Angioli che suonano musicali stromenti ,• come an- 
co li due laterali della stessa cappella . In San Lorenzo la tavola eoa 
il Santissimo Crocifisso , e li Santi Lorenzo e Stefano . In San Gottar- 
do quella con la Vergine, e San Filippo Benizio, opera bellissima; e 
credesi sicno ancora sue le incomparabili portclle dell'organo al di den- 
tro , coH la Natività del Signore , e con 1' adorazione de' Magi , le 
quali da alcuni sono state riputate di Paolo . In San Bernardino di 
Borgo S. Leonardo la tavola dell' altare di San Carlo . Nella Madon- 
na di Borgo Santa Caterina la Beata Vergine in alto tenente il Bam- 
bino , e San Giambattista , ed altro santo Vescovo inginocchiati al dì 
sotto . In Santa Maddalena la tavola posta all' aitar maggiore con la 
Santa in gloria , circondata da molti Angioli. Nella Santissima Trinità 
un quadro con la Madonna Annunziata dall' Angelo . Nella Chitsz 
delle Grazie tutta la cappella di San Diego , con varj fatti miracolosi 
del Santo . In Santa Lucia una tavola posta a mano destra entrando, 
molto bella , ed apprezzabile . 

In due soli luoghi io so che abbia il Zucco dipinto a fresco . 
Nel \6i^. colon nella cupola di Santa Maria Maggiore, ove dipignea 
il Cavagna , due ovati sopra le finestre con entro alcuni Angioletti ,• e 
nel 1524. fece maggiormente spiccare il suo sapere, e la sua intelli- 
genza ntlla Chiesa de' Monaci Vallombrosani di Astino , ove tutta la 
Cappella destra dell' aitar Maggiore adorno di sue pregiatissime pitture 
a fresco , eccettuatane la tavola dell' altare , ove a olio figurò San Ber- 
nardo degli liberti. Vescovo e Cardinale Vallombrosano, con altri San- 
ti della stessa Religione . Nelle parti laterali dipinse con maniera assai 
vaga diversi Santi in piedi , e sotto la volta fece vedere la Vergine 
portata dagli Angeli in Cielo , ma in sì maestrevole positura , ed in 
tale punto di prospettiva, che essendo in difficile scorcio , per la ve- 
duta del sotto in su figurata, pare agli occhi de' bassi riguardanti rit- 
ta vederla in piedi , e di tutta sua grandezza . 

Jn maggior numero sono le Chiese del Territorio , che di posse- 
dere sue opere si pregiano. Nella nobile terra d' Alzano ve n' ha uni 
egregia all' aliar Maggiore della Chiesa Parrocchiale eoa li Santi Cor- 



I <?2 

nello e Cipriano; ed un'altra nel presbiterio. Una nella Parrocchiale 
di Orio all' altare del Ilosario . Due in Brembate di soct'O , ana eoa 
San Callo , e San Domenico nella l'arrocchiale ,• ed altra, nella Cbie- 
sa di San Vittore. Una in Somasca nella Clriesa di San Bartolomeo eoa 
li Santi Giambattista y Carlo, e Domenico . Due nella Chiesa di Leva- 
te ne' due altari laierali , ove in una espresse la. Vergine con. li- Santi 
Bernardo , ed Antonio Abate j e nell' altra I- adorazione de.' Magi . 
Tre tavole colori per la Chissà di San Martino aJl' Entratico'. Du3 
per la Parrocchiale di Lusana . Altie per San Ciò; delle formiche i.i 
Valle Cakpio^' per l'oratorio di Santa Elisabstu di Peja;. per la^ Chic» 
sa de' Serviti di Montecchio ; per quella- di San Carlo di V'erdello^ 
per le Parrocchiali d' Albano , di Capriate , di Faria Olevana ; ed al* 
tre molte che passeremo sotto silenzio , avendo delle più degne da lui 
dipinte tavellato . 

Non si potrà poi abbastanza commendare il- valor suo ne' ritrati^ 
ti, de' quali se ne veggono di ammirabili in molte case di privati cit» 
ladini , Era suo costum.e farli di una maniera molto diligente e finita» 
su! gusto di Paolo Veronese ^ eoa veli sottilissimi, oon collari a Lttu^ 
che , con abiti trinciati , di merlature o di ricami adorni , con pen- 
nacchi , collane , menigli , ed altri graziosi ornamenti , secondo 1' uso 
di que' tempi ; il tutto poi con diligenza grandissima a perfezione con» 
dotto . Una singolarissima opera sua , e la migliore di quante ne abbia 
vedute , viene da me posseduta ; né credo certamente di restar, deluso 
d-rfir amore, che si ha p'ir le proprie cose, cerne accade sovente;, mcii» 
tre da' professori tutti , ed intendenti delle arti nostre è sempre sta» 
ta sommamente commendata .. Conjiene questa quattro ritratti istoriati 
in una medesima tda, in figure intere quanto il naturale,- cioè, due 
avvenenti ornatissim& donzelle , una delle quali tiene in braccio un vez* 
zoso cagnolino , 1' altra un mazzetto di vaghi fiori in mano , e fra 
loro due graziosi giovanetti ia aria festevole con alcune trutta nelle 
inani si al naturale espresNÌ , che non si può d' avantaggio immagina- 
re , Tre ritratti sono in casa Medolaghi a San Lorenzo ,• e a quello 
particolarmente d'una vecchia, che ha un p-uttino- presso di sé, non 
si può dare tanta lode che basti . In casa. Bettame un ritratto in pie* 
ài di un putiino con un cagnoletto, die gli ta. saltellando intorno, 
tanto beilo , che da alcuni è stato creduto di Paolo . Un uomo , ed 
wna ornatissima donna in casa de' Conti Carrara; ed altri molti altro- 
Te 5 che troppo lungo sarebbe il volere ad. uno ad uno annoverare.. 

Abitava il Zucco nel Borgo di Saa Leonardo nella contrada di 



IP? 

Prato ,• e di sua moglie Aurelia Chiesa lasciò alcuni teneri figliuoli in 
tempo di sua morte ». che stgui alii 3-. di Maogio del \C2-j. anno 
fuiivs!Ì3«imo per la città nostra , e per 1' arte nobilissima della pittura; 
mentre , oltre la gr;ìve perdita di questo valonwo artefice , nello stesso 
anno , dopo soli diecisettc giorni ,. pcrdemnio ancora Gio; Paolo Ca- 



vai^na ., 



GtO^ PAOLO CAVAGNA. 

^^3*^ "O" ^ maraviglia , che gli scrittori nostri abbiano i nomi di que* 
pittori taciuto , de' quali poche opere , o niune sono rimaste; è stra- 
no certamente , che non abbian fatto menzione alcuna di Gio: Paolo 
Cavagna , di cai tante e tante pregicvoli pitture sono rimaste a pub- 
blico e privato ornamento; mentre, fuorché il Calvi, che nelle sue ef- 
femeridi reg'Stra alcune opeie di Giampaolo « niun altro ritrovasi , 
che come il merito di lai richiedeva , ne abbia favellato . Ed io che 
sono il primo , che cercato abbia di scriverne le vite , so quanta fa- 
tica costato mi- sia nel fare esattissima diligenza ne' pubblici Archivj , 
ne' manuscrittt , e nel rilevare da tradizioni di persone intendenti , e 
conoscitrici delle maniere antiche qualche particolare notizia delle pit- 
ture , e fatti loro . Questo particolarmente emmi accaduto nella vita di 
Giampaolo Cavagna; mentre essendomi avvisalo sul piincipio di do- 
verne avere precise notizie, come di celebre professore, né tanto an- 
tico; ho poi dovuto con sommo mio rincrescimento penar molto a 
potere anco rinvenirne quelle poche, che ora m' accingo a pubblicare. 

Da Giampietro Cavagna della terra di della Valle Brem- 

bana ebbe i suoi natali Giampaolo, ntl Borgo di San Leonardo, circa 
la metà del secolo dccimosesto . Inclinato alla pittura , portassi ancor 
giovinetto in Venezia in tempo , che v-i fiorivano Tiziano, Paolo Vc= 
ronese , il Palma vecchio , e tanti altri cccellcntiisimi artefici ; e volle 
sua buona sorte , ciie fisse introdotto nella fioritissima stanza di Tizia- 
no, e sotto la direzione di tanto Maestro in breve riusci sì franco ne] 
disegno, che già prometteva di dover far meraviglie in tali facoltà; 
ma dopo di essere stato- alcun tempo appresso di lui , partitosene , 
non so per qua) cagione, volle restituirsi alla patria ;. ove giunto , ed 
appreso da Giambattista Moroni l'impasto de' colori, da sé poi for- 
mossi una maniera di dipignere , che fu sua propria . La- prima opx- 
ra che esponesse al pubblico, vogliono che fosse una copia di uri 



194 

San Girolamo di Tiziano suo primo inaestro ; e poscia le pitture , che 
vcggonsi nell'oratorio dedicato al Principe degli Apostoli , posto a mez- 
za via tra Colognola e Stezzano . Queste per verità non sono rimar- 
cabili a confronto di tante altre , siccome fjtte ne' suoi principi ; ma 
a gran passi con il continuo esercizio avanzandosi nelf arte , giunse in 
breve a meritarsi il nome di eccellente ed universale pittore, come dal- 
le opere sue , che ora procurerò di far note , chiaramente si potrà 
comprendere . Ma sentendomi qui troppo assalito per ogni parte , e 
soprafatto da una falange d' opere inuumerabili , e pregevoli molto 
per ogni chiesa, in ogni luogo , in ogni angolo della Città , e del 
Territorio , da si ferace pennello sparse e disseminate ,• quelle però so- 
lamente andrò accennando, che più mi sono restat'e in menie , e che 
a mio credere sono d' eterna memoria più mtritevuli . E per dare co- 
niinciamento da quelle , che sono nella Chiesa di Santa Maria Mag- 
giore , dirò che nel tempo medesimo che il Cavagna principiava a 
rendersi chiaro nella pittura , li Signori Presidenti della Misericordia 
erano intenti ad abbellire con istucchi , oro , e pitture la suddetta 
Chiesa . Desiderando egli però di prodursi in questo luogo per acqui- 
starsi inaggior onore e fama, si esibì nell'anno 1588. di pignerc una 
tavola per 1' altare di San Giovanni , la quale non piacendo a' Depu- 
tati dovesse a lui rimanere senza alcun pagamento ; e per chiarezza 
di tale verità cccone ciò che ho ritrovato scritto nel libro delle termi- 
nazioni segnato N. ^c. nell' archivio della Misericordia . 

» 08S. 79. Deccmbris , Cum D. Jo. Paulus de Cavaneis piclor 
[ponte obiulcric , ut ir/ìiis vlrms pingendi omnibus innot^jcat , punge- 
re propriis expen/ìs Iconam ad alture B, Jo: EvangeUstJe in Ecclejii 
Sancii Marine ad altare ipsum siturn prope cunergiarn ; addita condi- 
tionc i quod fi Icona ipsa placuerit , pojjint Pr^Jidentes illam enierc 
pretio per ipsos /liquidando , cui predo ipse Jo: Vaulus Jlare , 6' ac~ 
quiescerc remi/ìt . Qua expojhione intelLcla captum fuit quod obtatio 
ipsa accepteiur . « 

E nel susseguente anno alli 12. d' Agosto cosi sta registrato. 

» Deinde omnibus suffiagus capcum juit , quod accepteiur a D, 
Jo: Paulo Cavanco piciore Icona per eum Jacìa , & posila ad aliare 
Sancii Joannis in Eccle/ìa Divde Mariue pretio scutoruni viginti duo- 
rum ^ prò quibus fiat buletia . « 

Questa tavola , che è stata la prima sua opera fatta in questa 
Chiesa , vedesi posta all' altare vicino alla sagristia . 

Furono nel 15512. mandati da N'entzia li quattro quadri dipinti 



»95 

da Francesco Bacano , e posti nella volta del coro ; ed essendosi per 

poca cura nel viaggio guasta in parte e scrostata la pittura , fu stima- 
to valevole il pennello del Cavagna di poter competere con quello del 
Bassano ; come in fatti li restaurò in guisa , che non vi rimase alcu- 
na ombra di detrimento • Vo'lero perciò nell' anno seguente li Presi- 
denti , che egli facesse gli altri quadri , che andavano posti nella vol- 
ta dello stesso coro , e primieramente colori sopra le finestre il gran 
quadro , dove rappresentò Maria Vergine assunta in Cielo , nel qua- 
le , oltre la btllissiiia figura della Vergine di tutta grandezza, fece 
vedere gran copia di Angeli , e Spiriti di maravigliosa bellezza in atto 
di applaudire ad un iMistero cosi glorioso ; e questa opera fugli paga- 
ta lire cinquecento novantacinque . Colori poscia gli y.ltri due posti so- 
pra gli organi dall'una , e l'altra parte del coro ; in uno de' quali 
vedesi la Regina Ester , the si presenta al Re Assuero , e nell' altro 
Giuditta , che ha tagliata la testa ad Oloferne : e n' ebbe per mercede 
lire ottocento quaranta . Neh' anno medesimo dipinse la vasta tela , 
che cuopre 1' organo alto verso alla piazza, di valore di scudi set- 
tanta ,' nella quale viene rappresentata la Natività dei Signore con 
quantità di belle e ben disposte figure . Questa senza alcun dubbio 
può diisi una delle sue più eccellenti fjtiche , molto in essa scorgen- 
dosi la maniera di Paolo Veronese, sopra le cui opere ha fatto par- 
ticolare studio , e ha in molte sue pitture procurato di imitarne lo 
stile . Diccsi che a questa dipintura ,. perciocché molto gli piacesse , 
desse frequentemente d' occhio Ciro Ferri nel tempo , che dell' anno 
\66y. andava dipingendo a tresco tutta quella, nave , ove è riposto 
1! organo suddetto . 

Venuto l'anno ì6\%. , e volendo quelli che allora presiedevano, 
terminare la gran cupola dimezzo , furono le pitture tutte accorda- 
te a Giampaolo . Colorì pertanto nel mezzo della cupola Maria Ver- 
gine in atto di essere dalla Santissima Trinità coronata in Cielo. So- 
pra le finestre all' intorno veggonsi quattordici ovati con entro grazio- 
si Angioletti , due. de' quali furono fatti da Francesco Zucco , ed uno 
di! Talpino ; e sotto di questi , dieci Profeti al naturale dipinti con 
iuona maniera , e vago colorito , e per fine per dimostrare distinta- 
iiiente ii prezzo di ognana di tali fatture io qui riporterò la partita 
stessa tratta del quinto libro Maestro nell'archivio della Misericordia , 
•Ja quale cosi dice .* 

i6i6 20. Fehbraro . A Gio; Paolo Cavagna pittore contigli per 
saldo , c'oè per d\cr fatto il quadro principale dtU' Incoronazione so- 



15»^ 

pia la cupola, scudi 90., N. io. Profeti a scadi i z. V uno, e N. 1 1. 
Angeli a scudi i 5. 1' uno ( qui si devono intendere gli undici ovati 
tatti da lui, in ognuno de' quali ri sono due o tre Angeli ) e scudi 
35. per tutto il rimanente dell' opera , che in tutto sono lire 2870. 

Nella Cattedrale v' è di sua mano la tavola col Santissimo Croci- 
fisso , la \'ergine , San Carlo , ed altri Santi . la Smta Grata la Ver- 
gine del Rosario, San Domenico , e San Luigi Re di Francia . In 
Sant' Andrea la Natività del Signore , ehe il l'asta attribuisce a Fran- 
cesco Cavagna . In San Pancrazio la Vergine col Bambino , e li Santi 
Giuseppe e Paolo . In San Francesco la tavola di San Pietro Aposto- 
lo j come pure la lunetta sopra 1' altare della Concezione , e li due 
laterali , dove scorgesi in uno San Giuseppe che dorme , e nell' altro 
San Giovacchino e Sant' Anna ; con altri quadretti di sotto in su 
sopra r altare medesimo . Nella Chiesa del Carmine dipinse un latera- 
le nella Cappella di Santa Barbara , con la Santa presentata avanti il 
Giudice ; nella cappella di San Niccolò di Bari la tavola col detto San- 
to ; e nella prima cappella entrando a sinistra , il Santo Angelo dell' 
Ordine Carmelitano , che unito col San Carlo dipinto da Chiara Sal- 
meggia , e con la Vergine in alto fatta da Giuseppe Brina , formano 
la tavola dell' altare . 

Nel Borgo di San Leonardo nella Chiesa di Sant' Alessandro in 
Colonna , fece tre quadri nella Cappella di Sant' Anna ; in quel di 
mezzo rappresentò la detta Santa , e Santa Francesca Romana con un 
bellissimo Angioletto che tiene un libro : nei laterali in uno San Die- 
go , e neir altro San Carlo Borromeo : nella Cappella dirimpetto la ta- 
vola , nella quale vien espresso il miracolo de' fiori nati dal Sangue di 
Sant' Alessandro , il cui cadavere vedesl in bellissimo scorcio portato da 
due uomini , mentre Santa Grata fa raccogliere detti fiori da alcune 
sue Damigelle , tenendo essa il capo del Santo nelle mani : all' altare 
a mano destra nella crociera j la tavola con San Pietro, San Cristo- 
foro, ed altri Santi in gloria, e sotto a questi ritratta di naturale la 
città di Bergamo . In San Bernardino di detto Borgo dipinse la tavola 
dell' aitar maggiore con la Vergine , e li Santi Pietro , Bernardino , 
Alessandro , e Difendente ; nella quale opera , che fra le sue più sin- 
golari vien riputata , chiaramente si scorge aver voluto il Cavagna imi- 
tare particolarmente neHa regolata architettura , e nei due Angioli , 
che la Vergine incoronano , la famosa tavola di Lorenzo Lotto esisten- 
te nella Chiesa di San Bartolomeo. In San Carlo de' Mendicanti la 
V'ergine col Bambino , ed i Santi Carlo e Stefano , e sotto alcuni uo- 



197 
mini e donn» con abito bianco all' uso de' Mendicanti , e dietro in 
lontananza la veduta della città di Bergamo . In Santa Chiara la tavo- 
ìi ccn S. Francesco, S. Lodovico, e S. Giacinto, dal Pasta detta del 
Zucco. In Santa Maria delle Grazie de' Minori Osservanti la tavola con 
S. Antonio, ed altri Santi; come pure la volta a fresco dipinta in varj 
pariimenti di stucco nella Cappella della Concezione ; e li due quadri 
laterali , che una volta servirono di stendardo ,* per lo che veggonsi 
dipinti molti uomini e donne nobilmente vestiti , all' uso di que' tem- 
pi , in atto di pregare la Vergine . Fra le molte sue opere , che sono 
nella Chiesa della Madonna dello Spasimo , singolare si è quella che 
fa vedere nostro Signore portante la Croce , posta in uno degli altari 
alterali ; e quella sopra la ben disposta , e maestosa soffitta dipinta in 
ovato sul legno, rappresentante la Santissima Triniti in atto à inco- 
ronare la Beata Vergine ; siccome pure è molto osservabile quella che 
vedesi sulla facciata esteriore sopra la porta della Chiesa , nella quale 
colori a fresco la Vergine addolorata con in braccio il corpo esangue 
del Figliuolo , che avanti si stende in un punto bellissimo di prospet- 
tiva , e pare si volga da qualunque parte viene rimirato ; la qual cosa 
osservasi in altre molte sue opere . Ogni qualvolta passava per questa 
parte il celebre Ciro Ferri sopranominato , trattenevasi sempre sopra 
due piedi , non mai saziandosi di rimirare ed esaltare questa pittu- 
ra ; e fu veduto ancora ritirarsi entro qualche porta rimpetto , ed ivi 
con tutta attenzione starla minutamente considerando (•)• 

In S. Lucia colorì la tavola posta all' aitar maggiore , che rtp- 
presenta Cristo in Croce , con S. Domenico , S. Giovanni , e le Sante 
Lucia , Agata , e Maddalena , che genufiessa abbraccia la Croce . In, 
S. Rocco tèce la tavola con la Vergine , S. Giambattista , S. Carlo , 
S^ Francesco , e S. Antonio Abate ; e questa certamente è una delle 
sue miglior: pitture , come lo è anco uno stendardo conservato in 
detta chiesa dipinto nel 1591. con la Vergine, S, Rocco, e S. Se- 
bastiano , con diversi uomini e donne inginocchiati , e vestiti all' uso 
di que' tempi da una parte , e dall' altra S. Rocco , e alcuni discipli- 
ni : opera in vero condotta del piìi perfetto gusto , e della più bra- 
va maniera , che mai usasse il Cavagna , e degna perciò di particolare 

(ij Qucfle pitture del Cavagna, clic figure, in casi Guarinoni ; e non essendofi 

erano nella Cliiesa della Madonna delio Spa- consertato , cKc il Criito depofto dalla Cro- 

simo , nel ritubbricare della Chiesa in qucici ce che era sopra la porta eliernamente, fta- 

ultimi anni sono (late parte alienate , e par- to tagliato dal muro e trasportato in luogo 

te distrutte ; Trovandosi ora il quadro del sotterraneo , ove dall' umido è «ezio rovi» 

Signore che porta la croce con moltitrime nato , 



fp8 

attenzione. Moltissime opere ha lavorate per la Chiesa di S. Difenden- 
te vicina alla casa di sua abitazione , e per T annesso oratorio della 
dottrina Cristiana, nel quale veggonsi due quadri rappresentanti alcu- 
ni bellissimi Angioli grandi al naturale , che cantano , e suonano di- 
versi stromenti ; e tanto pregevoli io li reputo , che quasi li direi fat- 
ti da Paolo Veronese •• nella Chiesa, poi due laterali alla tavola dipin. 
ta d-l Moroni , e quella dell' altare opposto con la Santissima Vergi- 
ne dall' Angiolo annunziata ; come pure tutti li quadri posti di sotto 
in su 5 in uno de' quali vedesi un Angiolo , che eoa le braccia ste-e 
sostenta una croce , ed all' occhio si mostra rittissimo in piedi; dando 
ciò a divedere , che anche in tale facoltà aveva i! Cavagna particolare 
intelligenza . Tutta la facciata esteriore dipnta a fresco , è pure di 
SHa mano, la quale in parte è molto rovinata dall'intemperie dell'aria, 
siccome poi è anco interamente distrutta a cagione di nuova fàbbrica 
una preziosa sua opera , che entro a detta Chiesa dipinse in quella 
parte della volta , che soprastava all' aitar maggiore ; ed acciochè non 
si perda anco la memoria di una tanto egregia fattura. , non voglio 
omettere di qui ricordarla . Rappresentava questa 1' universale giudizio 
nella maniera che si suole dipingere con gli eletti alla destra, e li re- 
probi alla sinistra , e tutti in diverse ditHcili vedute , e positure ; nel 
basso, vi. era in un angolo dipinta la bocca del!' Inferno, dalla quale 
scaturir sì vedevano vivissime fiamme, e da' Demon): strascinati erano 
con. molto furore , ed in. maniere orribili uomini e donne , ne' quali 
si scorgevano i più strani etìctti d'ira , di timore , di disperazione , e 
di dolore : in somma qui fece conoscere so stesso per lo bello scortare 
degli ignudi , per 1' espressione degli att'eui , per la vivacità de' moti , 
pel colorito, per l'invenzione;, talmente che questa sola, opera sarebbe 
bastata per dichiarare che questo artefice tosse un uomo singolarissimo 
nell'arte sua, e particolarmente nell'intelligenza del nudo, in cui spic- 
ea sopra tutto l' eccellenza de' pittori, essendo necessario, che pentis- 
simo sia r artefice della notomia degli umani corpi , per potere a' luo- 
ghi loro , e noa a capriccio , come alcuni fanno , disporre i muscoli , 
1 nervi , 1' arterie , e quelle prominenze che cagionate sono dall' ordi-- 
tura de' corpi , secondo die è stato dalla natura disposto . Che tale 
sia staio il Cavagna, lo dà a divedere la maestevole tavola rappresen- 
tante S. GirolatBO , posta nella Chiesa di S. Leonardo de' Padri So- 
maschi a fianco dell' arco della cappella maggiore . Vedesi questo San- 
to Dottore ignudo genuflesso in mezzo ad dirupo di sassi , che colla 
destra niano strigne il Crocifisso , e eoa la sinistra un sasso in atto 



199 

di percuotersi il petto ; né si può certamente vedere un ignudo così 
bene inteso , e così diligentemente ricercato in tutte le sue parti ,• e 
con tutta ragione viene questa pittura fra le più degne annoverata , 
che sortite siano da' suoi pennelli . 

Diverse sacre immagini della Vergine , e di Santi ha colorito a 
fresco sopra muri nella stiada di Cologno , come a que' tempi ancora 
da' principali professori dell' arte s' usava di tare , e quella che vedesi 
sopra la porta, per la quale si esce dai Borgo, è molto pregevole. 

Nel Borgo di Sani' Antonio dipinse la facciata esteriore dtlla Chie- 
sa di Sani' Alessandro della Croce, la quale dall' intemperie de!!' aria 
è quasi tutta scolorita e guasta ; vedesi però in ombra sopra la porta 
principale la figura del Santo titolare con la bandiera in mano , sopra 
un bellissimo cavallo messo di prospettiva , che con li piedi di dietro 
in uno sporto poggiando, con il resto del corpo balza per aria. Dipin- 
se in S. Bernardino li due laterali all' aitar maggiore , in uno de'qua- 
ii è figurato S. Bernardino , e ncH' altro S. Francesco ; e ne' fianchi 
esteriori dell' arcata dello stesso altare da una parte vedesi colorito l'An- 
giolo , e dall' altra la Vergine Annunziata .• come pure sono di sua 
mano tutte le pitture a fresco nella pi ima cappella entrando a mano 
sinistra , tra le quali è osservabile per forza del colorito , non meno 
che per 1' espressione , ed esattez.za del disegno , per il quale sempre 
si distingue, la tavola dell'altare con la Madonna Addolorata , la qua- 
le poco discosta dal sepolcro tiene il morto Redentore in braccio . la 
Santo Spinto Chiesa de' Canonici Lateranesi (i), nella quarta cappel- 
la entrando a mano destra , fece li due l?terali con S. Frarjcesco, che 
riceve le stimmate, e con Daniele nel lago de'Lioni col Profeta Aba- 
cuch in alto portato dall' Angiolo pe' capelli . Dipinse nella stessa chie- 
sa tre quadri a fresco nella prima cappella entrando a mano sinistra , 
li quali ora più non si veggono , essendo stati cop«rti da tre c-randi 
tele dipinte a olio da Marco Olmo nobile pittor Bergamasco . Queste 
a dir vero hanno molto merito , non tanto però , onde da queste co- 
pi ir si dovessero le pitture del Cavagna. E ben quegli poteva, che 
ha tal cosa ordinato , collocare in altra parte le opere dell' Olmo , e 
lasciare alla pubblica vista ed ammirazione le belle pitture del Cava- 
gna , le quali certamente poteano stare a fronte dell' altre singolarissi- 
me , delle quali è riccamente adorna questa chiesa ; parlando delle an- 
tiche però , perchè quanto alle moderne collocatevi da pochi anni m 

(:; Ora degli Orfanelli . 



200 

qua , a riserva de' laterali neìla cappella della Beata Vergine , e Sani' 
Ubaldo di mano del Co; Pittro Kotari Veronese , niuii ornamcnio 
certanunte vi arrtc^no ; e credo che biasimo piuttosro , che laude at- 
tribuir il debba a chi ve 1' ha poste ; vedendo quivi quadri d' auto- 
ri ojovani , e affatto ignoti a fronte di l'ietto l'erugino Maestro di 
R<itiacllo , del Lotto , del Prevital: , del Cavagna, del Carpioni ,, e di 
Domtfnico Maria Viani. Ma ritornando all' ultuna Cappella dal Cava- 
gna dipinta , eravi nel mezzo una nicchia coperta di cristalli-, entro 
deild quale vedovasi la statua della \'crgìne , che genuflessa adorava il 
Ban.biuo di fresco nato ,- la nicchia al di dentro era dipinta a boscs- 
reccia con aLune antiche cadenti architetture , e sopra un Angiolo con 
un cartello nel quale leggcvasi Gloria in exce/sis Dico . Sono era figu- 
rato in un quadro il martino di Sant' Erasmo: Nel quadro lateiaie 
dalla parte del Vangelo eravi espresso S» Piirizio Vescovo , ornato di 
mura e piviale , sotto del quale vedevasi la divisa di Canonico Kego- 
Jare ; dall' altra parte S. Francesco d' Assisi col Crocifisso nella sinistia^, 
e colla destra stesa in atto di amorosa adorazione . In S. Carlo òsi 
Soccorso è di sua mano la bella tavoia posta all' i.|tar maggiore , ove 
in alto è figurata h Vergine incoronata dalla Santissima Triade ; più a 
basso S. Francesco , e Santa Rosa da un lato , e dall' altro S. Cario , 
e Santa Aìdna Maddalena ,• e sotto in sei mezic figure sono rappre- 
sentai Sei giovinette custoerite in questo pio luogo . In Santa Eh a— 
betta, Chiesa de' Cavalieri di Malta, ha colorito a tempera la tavola 
dell' altare con la visitazione di Santa Elisabetta , con molte figure ,. 
tra le quali alcune ancelle , che portano fardelli , molto al vivo espres- 
se : ed una pure a tempera nella Chiesa di Sant' Antonio Foris : una 
tavola molto bella ed espressiva alle Orfane con la Vergine , il Bam- 
bino , e due Santi in piedi , e diverse orfanelle inginocchiate : neik' 
Oratorio delle Dimesse di S. Tommaso il quadro posto sopra 1' altare. 
Bellissime le due pitture a tresco nella Chiesa dell' Ospitai Mag-^ 
siore , r una in mezzo al coro con li Santi Antonio- e Bernardo Aba- 
ti (i) con addietro una ben intesa architettura; 1' altra posta nel bac- 
tisterio con San Giambattista in atto di battezzare nostro Signore, eoa: 

(i) ATca il Cavagna dipinto qaesto copiare le battaglie del Borgognone, sicché 

Santo cogli ccchi.ih ,• ma gli t'unno levati alcune copie furono prese per originali . 

da Antonio Scarpetta pittore Bi.rgainasco , Mostrò pare talento nel dipingere tele di 

in modo però cke con una spuijna bagnata certe Galanterìe clic sembrano appoggiate., 

si potessero rcttitiiire nel primiero s:;UO . o appese a un asse. Andrea Paita . Pit- 

Antonio Scarpetta morì verso la meta dsl rurs: notabili di Ce'-gamo p. 103. 
acuente Secolo • Ebbe moka abiliti) mi 



201 

alcuni A ngiolr , e il Padre eterno in aito ,• dèlie quali due dipinture ri-- 
levasi perfettamente il merito , e 1' esattezza del disegno col confioijito 
di quant' altro vi figurò a fresco nel -7J7. Carlo Cationi Comaico 
con molto spirito , e vaghezza . 

Diverse pitture a fresco sono sopra 1' aitar maggiore nella Chiesa 
di Matris Domini , con la Santissima Trinità , S, Giovanni , S. Dome-- 
nico, la Presentazione, e la Visitazione di Maria Vergine ; ed alcune 
Sibille attorno alia Chiesa . Un quadro nel coro de' Padri Cappuccini^ 
con nostro Signore Crocifisso , la beata Vergine , e diversi Santi a pie' 
della Croce : ed una tavola degna di particolar laude, ed estimazione 
neir antichissima Chiesa di S. Fermo , nella quale vedesi in alto la 
Vergine sedente col Bambino in braccio , con S, Benedetto da una 
parie , e Santa Scolastica dall' altra j e sotto di questi , cioè nel mez- 
zo del quadro, li nostri Santi Protettori , Fermo, Rustico , e Proculo ^* 
nella parte piii bassa sono al vivo espressi alcuni Religiosi , i quali 
dall' arca cavano 1' acqua miracolosa , e la dispensano al popolo , che 
in moltitudine accorre con vasi alla mano a prenderla ; e fra 1' altre 
tcst« assai graziose 3 e vivaci, una se ne vede in un angolo rivolta a' 
riguardanti , che rappresenta al vivo il proprio Tolto del Pittore me- 
desimo . Questo quadro che dimostra 1' annuo miracolo dell' acqua , 
che nasce nel!' arca de' Santi suddetti , si vede alla stampa in foglio 
disegnato da Giacomo Locati Bergamasco , ed intagliato in Venezia all' 
acqua forte colla solita sua franchezza da Giuseppe \'agner . 

Meriterebbero poi anco d' esser descritte tutte le pitture , che in 
questo territorio esposte sono alla pubblica vista , essendovene alcune 
per ogni capo peifcite,- in tutte poi ritrovandosi qualche cesa di sin- 
golare , ed ammirabile . Ma siccome ciò sarebbe troppo lungo , e per 
avventura nojoso ; cosi mi restringerò a qui accennare i luoghi sola- 
mente , ove sue pitture veggonsi conservata . Tre tavole, sono nella 
Parrocchiale di Gorlago ; due in quella di Talgatc ^ varie pitture a 
fresco in quella di Villa d'Adda; altre in S. Salvatore d' Almenno,- 
in S Martino , ed in S. Pietro Martire d' A'zano ; nella Parrocchiale 
di Fara di Gerra d' Adda; n.lla Chiesa de' Padri Agostiniani di Nem- 
bro ,• nell'Oratorio d.;' Disciplini di Vilminorc di Scaive ; nella Madon- 
na della Maresaaa ,' nella Parrocchulc d.lia t.rra di S. Michele tutto 
il coro dipinto a fresùo ; nella Chiesa campestre di S. Fermo nel di- 
stretto di Credario ,• ed altre moire nella Madonna de' Campi presso 
Stezano ; siccome altre tavole e pitture , nelle Chiese Parrocchiali di' 
Chignolo , Ghisalba , Mozzo, Sabbio, Paloseo , Spirano, Bercio, 

2£ 



ao2 
andine , Santa Croce » Costa di Mezate , Ranica , ed una in Bonate 
di sotto posseduta ora dal Nobile Signor Marco Bresciani , e rappre- 
senta la cattura de' SS. Martiri Fermo , e Rustico . 

Neil' anno iSPS- ^^ chiamato a Cremona, per dipingere a fresco 
nella famosa libreria a tre navate de' Padri Agostiniani della Congre- 
gazione di Lombardia , dove, oltre molti Filosofi ed Uomini illustri 
dipinti al naturale , ha espresso ancora m.aravigliosamente in picciole 
figure le arti , e scienze , e molte azioni della vita umana , in varj 
spartimenti con ornati , e grottesche assai cuiiose , e bellissimi scorti . 
Queste eccellenti pitture , che sono un chiaro argomento del molto va- 
lore del Cavagna , vengono tutt' ora additate a' forestieri come cose 
singolari da vedersi in quella città . Sono poi da pennello molto infe- 
riore stati aggiunti alcuni putti con festoni ai lati delle finestre . Ave- 
va il Cavagna seco condotti a Cremona Francesco suo Figliuolo , e 
Giambattista Griffoni suo scolare , acciochè in tale grandiosa operazio- 
ne gli prestassero ajuto ,• e siccome ho rinvenute alcune sue lettere 
scritte in tal tempo al Padre del suddetto Giambattista , così piacemi 
di qui riportarne alcune , che di tale opera e dello stato loro danno 
qualche cognizione , 

Al Molto Magnifico Compare M. Lorenzo Grifoni , detto de' Ros- 
si, Mercante di Spalieri in Borgo S. Leonardo . Bergamo . 

Magnifico Compare Carissùmo come Fratello . 

Mi averete per iseusato , se non vi scrivo più spesso , per non 
aver messi : ora per grazia di nostro Signore stiamo bene tanto io , 
quanto vostro Figliuolo, & l'opera cammina con sotisfazione di tutti 
in g'-nerale , ma in particolare del Reverendo Priore , abbenchè al 
principio abbiamo avuto degli emuli , poiché alcuno di questi Padri 
Cremonesi , desiderando che 1' opera fosse fatt^ da' Cremonesi , non 
mancava di far cattivo animo al Priore , abbenchè lui, come uomo in- 
telligcme , non credo li ascoltasse ,• ora quelli stessi , dclli quali dubi- 
tava » b laudano in presentia , & in absentia , e mostrano aver molta 
conscìazione di questi principi . La compagnia è molto allegra , & va- 
lentisomo atTabilc , con il quale spero cela goderemo tutti insieme a 
quesM fiera. Sdrete contento di trovar mio cognato Messer Francesco, 
overo suo Padre Messer Stefano tenior da seta in Borgo S. Tomaso , 
e farvi dar di quella polvere , over fondaglio del Cremesi , come alla 



mostra , e per ii primo messo la mandarece , e quanta ne farà me la 
serbi ,• e se altri tintori di seta ne averanno , me la farete serbare , 
e scriverete ; poiché Meiser Orazio vuol che facciamo della lacca , & 
non avcnlo per chi mandarcela, vedcrete da Messer Vanisco, overo a 
S, Agostino dal Reverendo P. Morando , facendo le mie raccomanda- 
zioni : ora non li scrivo altro . Il R. Don Clemente lo farà inteso di 
qualche cosa del nostro gaverno ; mi raccomandarete a Madonna Co- 
mare , & a Jeronimo con tutti di casa ,• farete animo alla mia Consor-» 
le , e stia allrgramente pregartdo il Signore mi dia sanità , e mi con-i 
servi nella sua sai\ta grazia . 

Vostro Compare AfFezionatissimo 
Gio; Paolo Cavagna Pittore . 

Allo stesso . Bergamo . 

Hoggi ho avuto una sua , ed inteso il tutto ,• credo che ora ab- 
bia avuto la risposta dell' altra scritta per inanzi , la quale per non 
aver messo per Bergamo la mandai a Brescia con due altre , una al 
Reverendo D. Clemente , e 1' altra alla mia consorte . Non vi scanda- 
lizzarete se io ero in colera , poiché mi pareva esser in capo del Mon- 
do a non veder nessuno della patria ; ora mi è capitato ur^ Faustino 
di Borgo Palazzo , qual ha portato la vostra Lttcra , ed un altro di 
Seriate , qual vende aceto , quali mi hanno promesso di venirmi a tro- 
vare ogni volta, che veniranno a Cremona, e di venir ancora da voi, 
pero gli ne fartte istanza; altro non li dico per ora facendoli sapere, 
che per grazia del Nostro Signore stiamo bene , & di suo figliuolo 
Gio: Battlita , il quale si racci manda a Madonna Madre , e a tutti di 
casa , non occorre ne abbiate fastidio , che sin ad ora ci sappiamo ac- 
comodare alla pratica di qu.sti Reverendi Padri , li quali mi trattano 
molto bene ;. e quello più importa dal maggiore sino al minore mi ama- 
no , e si mostrano amorevoli &c. Vi prego darmi risposta per il pri- 
mo messo , se avete avuto ogni cosa , poi resta di pregarvi , che mi 
abbiate a memoria nelle vostre orazioni, e raccomandirmi a' vostri 
amici Molto Rev.^' , & ancora alla nostra compagnia del divwio amore . 



Cremona 13. Luglio 1595. 



Vostro Compare AfFezionatissimo 
Gio: Paolo Cavagna Piuore , 



3 0-4 

Post scritta . Mi è parso dirle per sua consolazione , siccome non 
per mio merito, ma per grazia del Nostro Signor IdJio , oltre la so- 
tisfazioiie dell! Reverendi Padri , alcuni gentiluomini de'li primi , li 
quali sono in considerazione in questa città , e sono stati fabbricatori 
del Duomo, avendo veduta l'opera, 1' hanno laudata, il che li Pa- 
dri a uno per uno mi han detto , oltre che ci sono stati li due pit- 
tori principali, il Signor Gervaso , e il Signor Gio: Battista Malosso , 
quali r hanno laudata sinora , sia mo per loro modestia , over per al- 
tro , Basta, li Padri ne restano sotisfatti & in particolare il Rev. Priore. 



Allo stesso Bergamo , 



Magnifico Messer Compare Carissimo Salute . 



Ho avuto una sua a me carissima , intendo del suo ben stai^ , 
e di casa nostra: laudato sia il Signor Dio; e perchè ci vorrebbe un 
quinterno di carta in rispondere a una tanto amorevole , ma il tem- 
po non mei concede , ed il sonno mi aggrava ,• p.rò scrivo cosi in 
camiscia, essendo passate due ore; e volendo partir di mattina M. Maf- 
feo Fugazza , sarebbe stata discortesia la mia a non ringraziarla dell' 
affezione , la quale benissimo conosco in questa , e in altra cosa , ri- 
servando poi li ringraziamenti alla venuta , pregando il Nostro Signo- 
re perchè non m' insuperbisca » ma sia fatta la sua volontà . Vi avvi- 
so che dubito, che voglia venire alla fiera in nostra Compagnia il Sig. 
Gcrvasio , & anche il Sig. Malossino primi pittori di questa città , i 
quali mi sono stati molto favorevoli ; ed io dubito che almeno uno di 
loro debba venir costi a darvi del fastidio appresso li altri . Se voi ri- 
trovate una spaliera verde schietta per la Sala , ci farete metter la sua 
zana dell' istesso colore, di altezza tale siochò resti la quarta parte dell' 
altezza dJla spaliera per il friso, e la metterete al mio conto, ed una 
lettiera bella, la quale compraretc , e un letto in piestito, ovvero in 
qualche modo, e la venuta sarà .penso il giorno di S. Bartolomeo: e 
di qucstt cose ne conferirete alla mia consorte , facendoli le mie rac- 
co nanda uoni , e che li porterò una cosa, che li sarà cara . Or<i mi 
trovo mancar l'olio , il sonno mi atflige, la penna e l'inchiostro non 
tni serve, e son iforzato a dar loco. Addio. 



»o5 
Gio: Battista sì raccomanda , farete le raccomandazioni di tutti a 
madonna Comare ed ai Molto Reverendo D. Clemeiue . 



Cremona 6. Agosto 1595. 



Vostro AfFczionatissimo Compare 
Gio: Paolo Cavagna Pittore . 



Da altre sue lettere , che per maggior brevità tralascio , scritte 
nel 1597. al suddetto Grifoni da Trevigìio , Castello onorevole della 
Gcrra d' Adda , giova credere che in tale tempo abbia dipinte le ope- 
re bellissime in tela, e sul muro nella Chiesa principale di esso luogo, 
che dal Dottor Emanueiio Lodi nella sua istoria di Trevigìio vengon 
riferite colle seguenti parole : 

>} La Maestà dell' aitar maggiore , che in mezzo al coro surge , 
vien non solo accresciuta dal vago compartimento della maestrevole 
macchina d' un tabernacolo tutto dorato, ma dalla finezza di due la- 
terali tele rcnduta superba . Neil' una di esse da Gio; Paolo Cavagna 
Bergamasco dipinta si vede la manna al popolo Israelitico nel deserto 
per divina virtù mandata , e per le mini del popolo raccolta ; e ncll' 
altra parte, pure dello stesso autore , il grande mistero dell' istituzio- 
ne del Santissimo Sacramento fatta neil' ultima cena dal Redentor del 
Mondo sotto la specie del pane , e del vino . « 

E poco dopo seguita : 

» Nel mezzo della Chiesa V una all' altra opposta sonovi due 
Xllappelle con lo stucco , e con 1' oro dipinte ,• risplende nella prima 
all' Assunzione della Vergine dedicata una tavola di Camillo Procaccia 
no ,• e neir altra a Santa Caterina della ruota consagrata parimente 
un' altra dal sopranominalo Cavagna delineata . Tutto il rimanente del- 
la Chiesa è dipinto pure dallo stesso Cavagna ; il quale oltre a mille 
e variate bizzarrie , e nuove invenzioni , e non pensate focpie d' in- 
trecciate linee , e fiorami , ha ali incontro d' ogni arco della nave mag- 
giore delineate spiranti figure , ed in particolare 1' immagine di quc' 
Santi , sotto il di cui nome erette furono le sopranominate chiese cam- 
pestri ,• e per ultimj conipimento sopra coloni e , vicino all' imposta 
della volta più grande, con maestria non volgale v' ha dipinto i 
Prefeti . « 

la altre due Chiese parrocchiali della Gerra d' Adda si veggono 



206 

epere del Cavagna ; es5endovi una tavola in quella di Pontirolo , ed 
altra in quella di Canonica ; siccome pure nella città di Brescia tutte 
le pitture a fresco , che adornano V oratorio di Santa Maria del mer- 
cato d'.l lino , sono di sua mano , come ne siamo assicurati dall' auto- 
re del libro ultimamente uscito alla luce intitolato /<? pitture scelte dì 
Brescia . 

Abbiamo sin qui favellato delle opere del Cavagna esposte nelle 
Chiese , e in altri pubblici luoghi ,• parrai convenevole ancora farne 
note alcune , che nelle private case servono di singolare ornamento , e 
decoro . In casa Vailetii vedonsi tre bellissimi quadri a olio nella sof- 
fitta della sala , tutti attorniati con vaghe invenzioni alla chinese . la 
casa AmarloLti Mozzi dipinse nella volta della sala Andromeda legata allo 
scooliu, ed all'intorno molti capricciosi grotteschi. Ma chi vuol restar 
soprafatto da due maravigliose opere , che per la moltitudine e diver- 
sità dille cose meritano particolari encomj , convien portarsi ne' due 
nobili appartamenti 1' uno di Casa Morandi , e 1' altro de' conti Alba- 
ni della Zogna , ora Suardi in Borgo S. Antonio ; e qui vedrassi ave- 
re il solo pennella del Cavagna prodotte cose si difteren-ti , che altro- 
ve impiegati si sarebbero \>\i\ di sei pittori di professione diversa . 
Veggonsi quivi graziosissime figure , bellissimi paesi , vaghe architettu- 
re 5 ingegnosi grotteschi , in somma tutto ciò che può formare umano 
peuneljo qui vedesi a perfezione colorito . Ne certamente io saprei 
eh' altro pittore sia stato si valente in tutte e si diverse operazioni , 
quanto si è fatto egregio ed insigne conoscere il nostro Cavagna . E 
credo che senza taccia di troppa parzialità gli si possa cbre il prima- 
to . In casa Morandi primieramente ha dipinto a fresco tutta la volta 
della gran sala , in mezzo alla quale in un ampio e lungo quadro ha 
fiourato Giove circondato da tutti gli Dei , con somma maestria posti 
in iscorci difficilissimi ,• all' intorno poi in varj paitimeiui ha espressa 
la storia favolosa di Psiche : questi attorniati vengono da bellissime cor- 
nici ; e da molte donne grandi al naturale simboleggiate per alcune vir- 
ili restano framezzati ; tutto il rimanente poi è ornato di varj fregi , 
e rabeschi , ne' ouali aveva uno spirito e gusto ammirabile . La sof-' 
fitta della vicina stanza non la cede punto al nobile e raro ornamen- 
to di scelti quadri , che la ricuopre , essendo tutta minutamente lavo- 
rata alla Chinese , e attorniata da un fregio composto da dieci pic- 
cioli quadri , ne' quali vedesi dipinto il trionfo di Pompeo con innu- 
merabili minutissime figure , ma si al vivo espresse e distinte, che ar- 
recano stupore e niaraviglia , scorgendovi 1' occhio sempre alcune no* 



2oy 
vita per cui mai non si sazia di rimirare .• nella opposta stanza ha nei 
mezz . colorito il carro del Sole tirato da quattro bianchi e veloci de- 
strieri , con molti paesi all' intorno, e con altre nuove bizzarre inven- 
zioni . Non dissimili sono le grandi copiose opere fatte in casa de' 
suddetti Conti Albani , mentre a riserva della sala , la quale dicesi co- 
lorita da Troilo Lupo , toltone gli otto quadri a olio nella soffitti cre- 
duti del Tintoretto ; le cinque laterali stanze sono tutte dipinte dal 
Cavagna : in una ha nella volta in sette quadri a fresco espresse le 
istorie della gioventù di Davide ,• in altra vicina la storia pur di Da- 
vide dopo la sua assunzione al trono . Nelle stanze opposte vedesi in 
una la storia di Giuseppe Ebreo , divisa in nove quadri nobilmente 
distinti , con istucchi adorati ; nell' altra alcuni fatti del vecchio Te- 
stamento , principiando dalla creazione del Mondo sino all' universale 
diluvio ,• nella sotììtta dell' ultima stanza dipinse un quadro a olio sul 
gusto Bassanesco con li ritratti della famiglia Furietti , Principi di Va- 
lenzano, padroni in quel tempo di questa casa, tutti inginocchiati avan- 
ti r immagine di Maria Vergine . Ha pure colorito tutto 1* atrio che 
conduce al giardino, ma non è cos'i ben conservato, come sono tut- 
te le sopraddette pitture , le quali per la freschszza e forza del colo- 
rito pajono a' giorni nostri dipinte . Fra gli scelti quadri che in una 
di queste stanze si veggono di valenti pittori , due ve ne sono del 
Cavagna , uno grande con San Francesco nel deserto, ed altro più 
piccolo con la stessa effigie . 

Era pure di ragione d' altra famiglia Furietti la casa ora posse- 
duta da' Signori Gualandris (i) nella terra di Presezzo ; ed in questa 
similmente veggonsi pitture eccellentissime del Cavagna . Tutto 1' atrio 
è nobilmente colorito alla Chinese con hgurette , paesi , ed altri vaghi 
capricci . Nella volta della sala è figurato Ercole , che si presenta a 
Giove, con molte Deità all'intorno; otto quadri la circondano espri- 
menti la vita di Ercole, divisi dalle architetture, e dalle Muse, figure 
al naturale co' loro strumenti ; e fra queste vedesi Apollo ignudo cosi 
morbido e tondo, che sembra di vera carne; ne' muri laterali sonovi 
alcune statue di terretta gialla , tocche con molta grazia e maestria , 
In una delle vicine stanze vedesi nella volta Giuditta , che ha taglia- 
la la ts5ta ad Oloferne , il di cui cadavere sta sopra un letto in posi- 
tura ammirabile . In altra stanza è effigiata nel mezzo Susanna nel ba- 
gno con li due vecchi seduttori ; e nell" altra dirimpetto Febo sopra 
dorato carro co' suoi risplendenti cavalli : sopra a ciascuna delle porte 
sono dipinti alcuni quadretti di divozione con cornici , che amovibili 

(i) Orn de' Signori Carrara . 



208 

sembrano , ed ingannano 1' occhio de' riguardanti : il tutto poi è or- 
nato con paesi, arcliitecture , fogliami, pattini, trofei, conforcne la 
solita sua g'aziosj maniera di operare . 

Se volessi poi descrivere tante altre opere a tresco , fatte in casa 
Carrara di Gorgo S. Antonio, in casa Beroa , in casa Mojoli in città, 
ed a Cologno , in casa Franchetti a Gorlago , ed in tante e tante al- 
tre , mai non si verrebbe a capo della storia . 

Riuscì anco valoroso ne' ritrjttij e tra i molti uno ne citerò da 
me posseduto della famosa donna Pace Grumelli , moglie del Cavaliere 
GianGiacomo Tasso, e madre del Cav. Enea , e di trcole Filosofo . 
Questa è dipinta in età di cinquant' anni , seduta in abito vedovile 
con lungo e trasparente velo in testa ; e dal suo volto traspira quella 
passata bellezza , che la rendette tanto celebre al suo tempo , per la 
quale non solamente , ma molto più per la somma sua virtù e pru- 
denza fu da Giacomo Ruscelli nel suo libro annoverata fra le donne 
illustri di quel secolo . 

In casa de' Conti Albani di Urgnano vi è la tavola posta nella 
loro dimestica Cappella con la visitazione di Maria Vergine , ed altri 
piccioli quadretti degni di attenzione , e specialmente la Natività del 
Signore , il martirio di San Placido , e la morte di San Benedetto , 
Nella scelta , e numerosa galleria del Co; Antonio Bettame un San 
Francesco, che riceva le sacre stimmate,- una bella Madonna col Bam- 
bino in seno : ed un San Carlo entro un piccolo paese in casa To- 
mini . 

Continuò indefessamente a lavorare , e dall' opere sue innumera- 
bili, convien credere giugnesse a molta vecchiaja. L'ultima pittura che 
fece , fu un San Carlo inginocchioni orante avanti il Crocitisso ; ter- 
minato il quale, e gravemente infermatosi gli convenne morire il di 
2o. Maggio dell'anno \62j,i e fu portato il suo cadavere alla Chie- 
sa delle Grazie , ove ebbe decente sepoltura . 

Abitava il Cavagna nel borgo di San Leonardo , presso alla Ghie- 
sa di San Defendente nel vicolo di Zambonate ^ ove vedesi ancor mó 
là sua casa esteriormente da lui dipinta , ma cosi guasta dall' intem- 
perie dell' aria , che appena se ne scorgono li vestigi ; verso la som- 
mità però essendo stata difesa dallo sporto del tetto , si vede in un 
quadrato un uoir.o in piedi , che alquanto inclinato con la verga in 
mano mostra di fare in terra qualche delineamento . Evvi sopra que- 
sto una finta apertura , dalla quale si sporge in fuori un giovine , che 
in una mano tiene la tavolozza de' colori , e nell' altra i pennelli ; e 



questo è il ritratfo di Giampaolo fatto da lui stesso iu sua gioventù . 
Ebbe dalla moglie Marganta Canubina diversi Figliuoli , fra' quali 
Giambattista e Francesco , che al tempo della morte di lui erano di 
già entrambi ammogliati . Francesco fu emancipato , e vivea separato 
fial Padre , e fu anco erede della paterna virtù come or ora vei 
drassi . 

A chi considererà 1' immensità de' guadagni , che al Cavagna pTO- 
cacciò la virtù 3 non sarà difficile a credere , che egli al suo morire 
lasciasse non pochi averi . Fu uomo di dolcissime maniere , ed alla 
singolare virtù sua ebbe in grado non ordinario congiunta la bontà di 
vita ; e di ciò fa in parte testimonianza l' essere egli stato degno di 
una particolare grazia da Dio ottenuta per intercessione de' Santi Pro- 
tettori nostri Fermo e Rustico , come narra F. Celestino nella secon- 
da parte della sua istoria , ove nella descrizione della vita de' suddetti 
Santi cosi dice •• 

» L'anno i<fo3, Gio; Paolo Cavagna pittore del nostri tempi 
eccellente , avea portato dieci mesi la febbre quartana , e dipingendo 
nella Chiesa di Berzio il martirio di questi Santi , ad essi con fede e 
divozione raccomandossi , e restò libero . « 

Usò di scrivere il proprio nome , ed il millesimo in quasi tutte 
le sue opere ad oifo ,• ma nulladimeno riesce facile il distinguere anco- 
ra quelle a fresco j ed a tempera, per essere la maniera di lui molto 
diversa dagli altri nostri pittori di quel tempo , Dirò finalmente- , che 
in ciò che all' arte appaitiene , fu, come ho già detto, pittore univer- 
sale in grande, ed in piccolo , facile ntll' invenzione, ed esatto nel di- 
segno , nel cc'oriie ebbe molta forza , ma non fu in tutte le opere sue 
egualmente pastoso ; a fresco per lo più Conservò maggiore vaghezza , 
che a olio , e a tempera non facesse j fu molto abile neli' esprimere 
1© passioni dell'animo; intese perfettamente l'architettura, la prospet- 
tiva , il sotto in su; per la qual cosa veggonsi in ognuiw di queste 
parti cose degne di lui . Nessuno ornò mai le sue opere con magoiore 
varietà di cose , spargendo per entro di esss con grande proprietà , e 
intendimento , pacbi , animali , fiori , fruiti , n>aschere , rabeschi , car; 
tocci , fogliami, e quant' altro può mai idearsi umano ingegiao,- e quel- 
lo che più reca stupore, in ognuna delle suddette cose riuscì come se 
di quella soia avesse fatto suo particolare studio . Perciò con ogni ra- 
gione resterà perpetua la memoria di questo Artefice , il quale lasciò 
si numerose e certe pruove del suo sapere , e profonda universale in- 
telligenza nella pittura . 

^7/ 



2 IO 



FRANCESCO CAVAGNA PITTORE- 



A, 



vendo nei libri di battesimi della Parrocchia di Sani' Alessandro in 
Colonna ritrovato il nome di un Francesco figliuolo di Gio: Paolo Ca- 
vagna , e di Margarita sua consorte , nato nel KJ25. , io creduto ave- 
va , che questo dovesse essere l' anno della nascita di Francesco , del 
quale ora scrivo . Ma ho dovuto mutare opinione , rilevato avendo 
da un' autentica carta esistente nel pubblico archivio di questa città in 
atti di Agostino di San Pellegrino , che incomincia : 

M. D. Jo: Paulus /. q. D. Jo: Petri de Cavaneis , & M. Fran- 
aisais cjus fìlius ambo piclores &c. che nel anno \62'j. Francesco ave- 
va già moglie , e separato viveva dal Padre , dal quale fu emancipa- 
to , avendogli assegnati alcuni beni esistenti in Spirano, ed una casa 
posta nella contrada di Cologno dal Padre acquistata . Se la maniera 
di Francesco non è tatuo perfetta come quella di Giampaolo , è però 
tanto simile , che a fatica si distinguono le opere del primo da quelle 
del secondo , e comunemente si suole dire la tale opera è del Cava- 
gna , senza alcuna altra distinzione ; essendo a pochissimi manifesto , 
che due sieno stati li pittori di tale famiglia . Ma se bene si esamine- 
ranno , oltre che Giampaolo ha quasi sempre sopra I2 sue opere segna- 
to il proprio nome , si vedrà ancora nelle pitture di Francesco il dise- 
gno più duro e stentato, ed il colorito vago bensì, ma sfacciato e 
crudo . Due sole opere posso io qui registrare , nelle quali sta scritto: 
Frandscus Cavana Fi/ius , una delle quali vieti anco dal Padre Calvi 
nella sua effemeride detta semplicemente del Cavagna ,• e perciò da 
tutti quelli j che non osservano le cose , creduta di Giampaolo . V'e- 
dssi questa nella Parrocchiale di Sanica all' altare del Rosario , ove è 
colorita la Vergine col Bambino in alto , e da una parte S. Domeni- 
co , e dall' altra una Santa dello stesso Ordine, con diversi Angioli in- 
torno . ^'edesi 1' altra nella chiesa de' Padri Zoccolanti del Romacolo , 
rappresentante la Beata Vergine col Bambino , e li Santi Lodovico Ve- 
scovo , Chiara , e Caterina , con alcuni vaghi Angioletti dalle parti } 
questa è molto migliore , e può gareggiare con alcune opere di suo 
Padre . 

Credeva di dovere ora terminare per non avere ulteriori notfzie 
di Francesco ; ma dopo più esatte ricerche , ecco cosa posso aggiun- 
gere di altre sue opere , alcune sue certamente^, ed altre dubbie , se 



21 I 



di lui siano ovver dei Padre. All' altare di Santa Grata: I due freschi 
pili abbasso, che sono i più grandicelli, credonsi di Francesco Cavagna, 
ma fatti cogli Schizzi di Paolo di lui Padre . 

In San Pancrazio. La Beata Vergine col Figliuolino, e sotto due 
Sìnti •• fu degaii.Tients condotta da Francesco Cavagna figliuolo di do: 
Paolo . 

A Santa Chiara il San Carlo appese» alle pareti della Chiesa , è 
commendribile fattura di Francesco Cavagna . 

Il fresco del Cristino in croce fra la Vergine e S. Giovanni con 
la Maddalena appiè' della croce, che è di prospetto alla porta esterio- 
re del monastero , è degno e finito lavoro di Francesco Cavagna . 

In S. Bernardino del Borgo S. Leonardo , nella Cappella consa- 
grata alla Madonna di Loreto , i laterali con S. Gio; Evangelista , e 
San Giuseppe sono studio di Francesco Cavagna , fatti coli' assistenza 
di Paolo suo Padre , e principalmente il S. Giovanni . 

In Sant" Alessandro della Croce . Nella Sagristia interiore il qua- 
dro colla Beata Vergine, il Bambino e San Carlo è operazione di Fran- 
cesco C?7a»nd , ma danneggiata dal tempo , e dalla vernice . 

Alla M;idonna delle nuvole . Lo sfondo di Francesco Cavagna , 
ove a fresco è dipinta una ben atteggiata e maestosa Vergine fra sin- 
fonie celesti in Ciclo assunta . 

Non posso far nota altra particolare opera fatta da Francesco ^ 
dico bensì che avrà prestato molto ajuto al Padre in tante sue gran- 
diose ed innum-rabili op-re ; ed è probabile anco, chs alcune pittu- 
re , che avrò mavvcduiainente attribu te a Giampaolo nella vita di 
lui , sieno state fatte interamente da Francesco . Egli morì giovine , 
tre anni incirca dupo il Padre . 



GIROLAMO GRIFONI 



D 



Giambattista Grifoni abbiamo favellato 'nella vita di Giampaolo 
Cav.igna, ove dalle sue lettere scritte a M. Lorenzo suo padre abbia- 
mo rilevato essere stato in compagnia di lui a Cremona , ed avergli 
piLstato ajuto nella famosa opera della libreria de' Padri Agostiniani . 
Dt Girolamo poi , che suppongo fratello di Giambattista , abbiamo due 
opjre in tela ; dalle quali si scorge essere egli ancora sortito dalla scuo- 
la del Cavagna . V^cdcvansi queste nella Chiesa di Santa Maria dclt? 
Grazie de' Padri Riformati , lateralmente poste nella cappella delia Cun- 



ut 

cezionc , donde poi furono levate ,♦ ed ora sono possedute dal Signor 
Co: Giacomo Carrara . In una di dette tele sta espressa la Natività di 
Nos>ro Signore , con tre Santi di dttta Religione assistenti a tale mi- 
stero ; neir altra, in cui lasciò scritto il proprio nome, vedesi in alto 
la Beata Vergine col Bambino , ed alcuni Angeli , e nel basso sei ri- 
tratti di qualche nobile famìglia , cioè tre d' uomini , e tre di donne , 
molto naturali , e ben fatti , ne' quali un misto della maniera del 
Cavagna , e de' Bassani ravvisasi,. 

ENEA SALMEGGIA, DETTO IL TALPINO 

PITTORE. 



De 



'ovendo scrivere la vita di Enea Salmeggia detto il Talpino , uno 
senza dubbio de' principali pittori che abbia prodotti la patria nostra ; 
prima d'ogn'akra cosa reputo convenevole il riferire quanto il Padre 
Orlandi nel suo Abecedario pittorico brevemente bensì , ma con molta 
aggiustatezza lascio scritto : „ Enea Salmeggia da Bergamo , detto il 
"Talpino , praticò in Milano col Procaccini, e per 14. anni studiò in 
Roma si esattamente le opere di Raft'aello , che le sue pitture sono sta- 
te stimate di quel gran maestro , come il S. Vittore a cavallo nei Ce- 
ro de' Padri Olivetani di Milano. Mori l'anno 162^. "• In fatti, se 
Enea vissuto fosse ai tempi di Raffaello , potrebbesi senza alcuna dub- 
biezza in compagnia del Fattorino , di Giulia Romano, di Perino del 
Vaga, di Polidoro, e di tanti altri eccellentissimi maestri, che da quel- 
la famosa scuola sono usciti , ancor esso annoverare . Ma non poten- 
diosi per la distanza del tempo ciò supporre , essendo nato il Talpino 
molti anni dopo k morte di Raffaello, sarà forzato et rtamente chiun- 
que le sue opere rimira , a credere che egli abbia fatto suo princi- 
pale studio sopra quelle di un tale artefice . E per verità , dopo aver 
egli in Cremona , nella scuola dei Campi , appresi i principj dell'arte , 
e poscia in Milano in quella del Procaccini praticati ,• sentendo il gri- 
.do che per tutto il Mondo correva delle sublirsii opere di Raffaello, 
desideroso di farsi perito nell'arte si portò a Roma , -e per quattordici 
anni su quelle studiando , con tanta felicità ed esattezza quella elegan- 
te .maniera in ogni particolare imitò , che ninno degli scula'-i suddetti 
di Raffaello paò dirsi che in questa parte lo abbia superato ,• conser- 
vando egli costantemeiite nelle sue opere, oltre il colorito e disegno di 



ì '3 

lui , ancora tutte quelle altre particclaii doti , che lo rendettero al 
Mon (. unico e singolare , come le dolci arie di teste , viva espres- 
sione di affetti , nobili acconciature di capo non ineno , clic un ag- 
giustalo andar de' panni , e naturalezza di atttgg'amenti ,• così che noi^ 
è maraviglia se ancora da' più intendciiti sono state alcune sue pitture 
credute di mano di quel divino artefice. Diverse opere fece nel tempo 
di sua dimora in Roma , che tutt'ora sono tenute in grandissimo pre- 
gio ; una delle quali accennerò in questo luogo , che recentemente è 
accaduto al Ce. Giacomo Carrara di vedere situata sopra l'altare della 
cappella, che è in iaccia alla sagristia di S. Andrea della \'atle, tenu- 
ta da alcuni di mano di Raffaello . Questa rappresenta in figure minori 
del naturale l'andata di disto al Calvario , accompagnato dalle tre 
Marie , da San Giovanni , e Simon Cireneo , da varj manigoldi , e 
soldati a cavallo , de' quali uno porta la bandiera . Tuttoché però in 
d^tta pittura venga il tutto ben espresso con carattere Raffaellesco ; 
ciò nonostante asserisce il suddetto Co. Carrara, che di pittura ha non 
ordinario intendimento , essere quest' opera di mollo inferiore ad alcu- 
ne , che qui abbiamo ; le quali saranno additate particolarmente nella 
narrazione , che ora andrò facendo. Siccome poi sono queste in tan= 
to nuir.ero , non sarà agevole cosa il poterle tutte annoverare. 

Nell'anno 1595. pt-T Santa Maria Maggiore dipinse la celebratis- 
sima tela, che cuopre l'organo alto dalla parte dell'Epistola; ove ve- 
desi con maestrevoli avvertenze rappresentata l'adorazione de' Re Ma- 
gi, con grande quantità di figure, ed animali ; ed il prezzo di que- 
sta opera furono lire cinquecento sessanta : e nel ids fece nella cu- 
pola della stessa Chiesa un ovato a fresco con alcuni Angioli , che si 
veggono collocati nel riparto sopra la finestra dalla parte del campani- 
le , facili a distinguersi per la bella sua solita maniera Raflaellesca. Per 
la Chiesa di Santa Grata la tavola posta all'aitar mac"iore con la \'er- 
gine , il Bambino, e diversi Angeli in alto, e nella parte più bassa 
San Lupo, Santa Grata, San Benedetto, e Santa Scolastica; e questa 
pittura troppo più bella di quello , che altri possa espriinere con pa- 
role , è una di quelle , che può stare a fronte con l'opere di Raffaela 
lo . Il Co: Giacc-tno Carrara tra molti altri suoi disegni di celebri au- 
tori , conserva ancora quello della tavola suddetta . Per la Chiesa di 
Sant'Agata de' Padri Teatini , la tavola col martirio di detta Santa, la 
quale è pure una delle sue migliori fatiche per tutti i capi , special- 
mente però per la viva espressione de' voUi , che vi si veggono; un 
quadro nel baitisierio col battesimo di Cristo ,• ed altro in tondo alla 



*I4 

sagristia con Sant' Andrea Avellino , c^rande al iT-tunle , che nel co- 
minciare la Messa da accidente mortcìle sorpreso viene sostenuto dal 
Chierico assistente , con sopra un bvH' Angiolo in atto di porgli in ca- 
po una corona di gigli e rose . Sono pure di sua mano le seguenti 
pitture 1 cioè una tavola con 1' adorai'one de' M^gi in San Francesco ; 
un Sant' Alessandro in piedi , vestito alla militare, sopra la porta prin- 
cipale d-1 Duomo ; ed altri quadretti njlla sagristia con alcuni fatri 
della vita del Santo Martire ; una tavola alla parte destra entrando 
nella cappella della Beata Vergine nei Carmine , con la Vergine in al- 
to , e sotto alcuni Pontefici , Cardinali , e Santi dell'ordine Carmelita- 
no ; una bellissima Vergine dall'Angiolo annunziata in San Lorenzo , 
la quale fu con poco saggio avvedimento in principio del corrente se- 
colo levata da un altare di marmo, che allora si costrusse , nel quale 
fu invece collocata un'opera del Raggi , per nissun capo paragonabile 
alla suddetta . Questi sono li detestabili deturpamenti , che con inten- 
zione di rimodernare , frequentemente e con molta spesa nella nostra 
città si veggono fare da quelli, che nulla delle belle arti s'intendono. 
Una deposizione di Cristo in San Leonardo de' Padri Somaschi, opera 
egregia , e rara : un gran quadro sopra la porta maggiore ntlla Chie- 
sa parroechiale di Borgo Santa Caterina , con la Vergine , Sant' Ales- 
sandro , San Francesco, e Santa Caterina , ed altri Santi ,• una tavola 
con la Santissima Trinità, San Carlo , e San Gregorio in San Lazza- 
ro; conservavasi anco in quella sagristia uno stendardo bellissimo, del qua- 
ìe, uItim^nence sono stati formati due quadri , posti lateralmente nella 
cappella della Beata Vergine del pianto in detta Chiesa; vedesi in uno 
Gesù Cristo, che risuscita Lazzaro, e nell'altro la Vergine che allatta 
fi Bambino, con due uomini inginocchiati coli' abito de' discijslini di 
quella scuola , e due donne vestite all'uso di quei tempi . Queste pit- 
ture mirabili son fatte sul gusto di Giacomo Bassano, del quale auto- 
re tiitti le crederebbero a prima vista, se non si vedesse in cartello 
scritto il nome del nostro Enea , e l'anno 1590. 

Dovevasi in Sant' Alessandro in Colonna far dipignere il gran qua- 
dro del Coro, né. chi trasciegliere sapendosi dei tre eccellenti pittori 
allora viventi in Bergamo , cioè Talpino , Cavagna , f- Zu:co ,• fu ad 
ognuno di loro ordinato un quadro , acciochè poi scelto fosse quello 
che più degli altri in tale pruova il comun genio appagasse . Fatte 
pertanto le tre commesse tavole, furono nella sttssa Chiesa riposte co- 
n>e • lutt'ora veggonsì nella cappella dedicata a Santa Grata ; quella di 
mezzo fu fatta dal Cavagna ,• quella a mano destra dal Zucco ; e l'ai- 



2!5 

tra dal Talpino , che deesi fra le sue rr.igliori annoverare . Rappresen- 
tò in questa un Cardinale in atto di benedire la prima pietra da porsi 
per la fabbrica della Chiesa di Sani' Alessandro ; e questo dicesi , che 
sia il naturale ritratto del Cardinale Cornaro , allora Veseovo di que- 
sta città. Questa fu dell' altre come la più eccellente, a tutti più gra- 
devole,- e perciò fu scelto il Talpino a dipignere il gran quadro del 
coro , nel quale espresse al vivo la decollazione del nostro glorioso 
protettore Sant' Alessandro , con grande quantità di figure ben mosse 
e ben appropriate alla copiosa istoria ; vedesi in una testa 'posta in un 
angolo del quadro dalla parte dell'Evangelio il ritratto dello stesso 
Talpino , in atto di guardare gli spettatori , e di accennare un pezzo 
di colonna , ove sta scritto il luo nome , e l'anno . . . Credesi pa- 
rimente che in quella giovinetta seduta in primo prospetto con un 
grappolo d'uva , abbia voluto rappresentare al naturale Chiara sua fi- 



gliuola . 



Vorrei poi che dagli intendenti fosse specialmente esaminata la 
tavola posta all' aitar maggiore nella Chiesa di Santa Marta ; mentre 
parmi che non resti che desiderare , per crederla di Raftaello ; e que- 
sta sola può bastare per costituire il Talpino uno de' principali pittori 
della città nostra non solamente , ma dell' età sua , benché fiorissero 
per tutta Italia tanti e così celebri professori. Ella rappresenta la Beata 
V'ergine col Bambino seduta come in trono sopra marmorea rotonda 
base, dietro alla quale due Angioli sostengono oscuro drappo; in alto 
veggonsi altri Angioli con ghirlanda di fic/ri , e con istrumenti in ma- 
no , a destra San Domenico volto a' riguardanti , e Santa Marta coti 
croce ed aspersorio in mano , a sinistra Santa Caterina da Siena , e 
Santa Maria Maddalena nobilmente vestita , ed in grazioso atteggia- 
mento . 

In Sant' Alessandro della croce si ritrova di sua maHo appeso so- 
pra la porta delia Sagristia (i) un quadro con Sant'Antonio Abate 
nel deserto , con dirupi all' intorno , e bella veduta di paese ; questo 
una volta era all'altare di tale titolo, e fu levato, cerne ne' moderni 
tempi si suol fare , per collocarvi una di gran lunga inferiore pit- 
tura . La stessa mutazione è seguita di un altro fimilc quadro con il 
Santo Abate nel deserto , che era sopra di un altare nella chiesa del- 
lo Spedale ; ed ora vedesi collocato nella sala grande di questo dìo 
luogo . E' pure di sua mano il bel quadro rappresentante San Fran- 
cesco di Paola ritirato in orrida spelonca, appeso nella chiesa de' Pa- 

O) Più non vi si vede . 



dri Paolotti di Galgaiio . Nella Chiesa delia Santissima Trinità ha es- 
piliti due laterali all'aitar maggiore ,• in uno vedesi la Madonna sopra 
ie nubi con varj Angeli che suonano , e sotto di essi in prima vedu- 
ta un Santo Vescovo con li Santi Pietro, Paolo, e Giovanni, e die- 
tro un immenso coro di Patriarchi, e Profeti; nell'altro San Gio: Bat- 
tista in atto di adorare la Santissima Trinità dipinta dal Lotto nel 
quadro di mezzo , e sotto poi moltissime sante Vergini , e martiri in 
'«arie attittidini disposte : Sono pure di sixa mano le quattro sibille di- 
pinte a fresco ne' piccioli comparti a stucco nella volta sopra 1' altare 
dtlla Madonna , ciascuna delle quali hj un Angioletto a' fianchi , che 
tiene un libro o cartoccio in mano . In San Bernardino dei Borgo 
Sant'Antonio, nella prima cappella a mano destra entrando, nel sot- 
to in su fece tre ovati in tela con varj Angeli , che cantano , e suo- 
nano diversi stromenti ; e a mano sinistra sopra l'aitar di Sane' Anto- 
nio, in mezza luna, l'incoronazione di Maria Vergine con forza grande 
colorita . Due sue opere veggonsi appese in fondo alla chiesa di Santa 
Grata i/2:er vices in borgo Canale, l'una con l'Orazione nell'orto, e 
l'altra con la Flagellazione di nostro Signore ; le quali ritrovate dal pre- 
sente Proposto di quella chiesa Don Andrea Viscardi in un angolo del- 
la medesima abbandonate e polverose , furono da lui , che è inten- 
dente di pittura , ravvisate per opere del Talpino , e fatte collocare 
ne' due campi laterali alla porta maggiore , siccome uno assai prege- 
vole tra i molti ornamenti, ch'egli va tuttavia procacciando a quella 
sua Chiesa , che per la ben intesa architettura si distingue tra tutte 
ì'altre della nostra città , 

In queste pitture , siccome anche in tutte ie altre sue , scorgesi 
sempre un fondato e maestrevole disegno , ed in tutte le cose una 
cena avvertenza , che chiaramente dà a divedere non aver egli m.ai 
fatto alcuna cosa a caso; dovendo sempre il Pittore, ad imitazione 
del Poeta, render conto di quello, che fa , e rappresenta ; nei che 
ancora il Talpino viene ad essere perfetto imitatore di Raffaello , il 
quale fu in questo pure particolare ^ ed eccellente. Era in sommo gra- 
do intendente della Prospettiva tanto ad un pittore necessaria , senza 
la quale non sa quel che si ficcia intorno, alla declinazione delle par- 
ti •, né può sapere ove le figure in un piano abbiano a posare , né dt 
qual proporzione debbano esser rispetto al sito : anzi vuole Leonardo 
da Vinci , che questa sia la prima cosa , che impari un pittore . A 
questa va congiunta la simmetria del corpo umano , che insegna Is 
proporzioni delle membra, e la giusta misura secondo la vana strut- 



2«7 

<ura de' corpi , della quale tanti hanno scritto , e principalmente Al- 
berto Durerò . 

Quanto in tali , ed altre facoltà fosse ben fondato Enea , ce lo 
da a conoscere un certo scartafaccio , che alle mani mi è pervenuto , 
nel qu<ìle andava ubbozzando un trattato , che per comune nostra di- 
savventura o non è stato a fine condotto , o pure per negligenza al- 
trui se n'è smarrito l'originale . Da questi confusi frammenti si scorgo- 
no bellissime regole di prospettiva , con figure geometriche delineate , 
diversi utilissiiui ricordi alla profcssion sua appartenenti , con molte gra- 
ziose figurette di penna , secondo le diverse età dell' uomo, altre po- 
ste in iscorcio , di sotto in su , ed in altre difficili positure ,• e ben- 
cl^è queste cose tutte sieno confusamente, e senza alcun ordine poste; 
ad ogni modo si scorge che se venuto fosse a fine di questa tdtica , 
sarebbe stata piena di belle notizie , utili avvertimenti , e sicuri precet- 
ti . Siccome poi i semplici schizzi , e nudi abbozzi de' più eccellenti 
pittori dagl' Ignoranti poco si stimano j cosi l'indigesto e confuso em- 
brione di questo iratt:ato quanto poco accerto a' professori di lingua , 
tanto più grato può rendersi agl'intendenti delle belle arti ; ho perciò 
voluto trascrivere il proemio tale e quale 1' ho ritrovalo , con la sola 
mutazione di alcune parole ; mentre quanto la sola sostanza era ottima, 
altrettanto era bassa la frase , confusa , ed interrotta , che appena ri- 
levar potevasene il sentimento . Trascriverò pure alcuni altri confusi 
frammenti , che sparsi qua e là nel suddetto scartafaccio ho rilevati, da' 
quali si potrà almeno qualche idea contepire di tale fatica intrapresa 
dal Talpino ; così era scritto nel princìpio . 

IL PROEMIO 

DEL LIBRO DI ENEA SALMEGGIA 

DETTO IL TALPINO PITTORE BERGAMASCO- 



Adi Primo Ottobre 1^07. 



A 



vendo con l'aiuto di Nostro Signore dato fine a molte fatiche per 
dar in luce questa mia opera , che per il gran desiderio , che io ho 
avuto molti mesi di i<ir, che questo mio desiderio fusse eseguito, ncn ho 
potuto mancare di mettere in disegno questo mio pensiero, acciò da 
diversi virtuosi fusse abbracciato ^ quando che tal opera fusse ricono- 

3& 



2lS 

sciuta per buona: ora solo dirò, che diversi valent'uominl hanno fat- 
to molte fatiche per dar ancora loro il lume a noi altri, e la cognizio- 
ne di tal arte , cioè della pittura ; ma chi ha trattato di una cosa , 
e .chi dell'altra ; ed io non mettendomi nel numero di questi tali , ma 
si bene tra li più minimi , che sieno in tal arte ; spero non ostante , 
che questa mia opera sarà giovevole a tutti quelli , che se ne vorran- 
no servire per la comodità delle parti , e proporzioni , che saranno in 
tale opera ; come nel compartir figure , cosa tanto giovevole in tal ar- 
te , e con maniera tanto facile , che ogni giovine che si vorrà aftati- 
care per imparare delie proporzioni , vedrà quanto li sarà giovevole ,- 
perchè non è cosa più disdicevole quanto far una figura senza regola 
e proporzione , come in tante figure che si vedono ai nostri tempi 
fatte senza riguardo a queste cose . So che alcuni hanno dato in luce 
dei libri , e hanno trattato di diverse proporzioni di figure , che si ri- 
trovano in tanti naturali , come de' tozzi e svelti più e meno , come 
il naiuraJe li compone . Ma mi è parso di dar una regola per non 
mettere tanta roba a fuoco, e mi sono applicato a quella figura, che 
è tanto graziosa di dieci faccie , e da quella ne ho cavato quello che 
si potrà vedere in questa mia fatica , con far che da una figura se ne 
cavino quante se ne vogliono sino alla più picciola età de'fanciulli ; e da altri 
non ho veduta questa regola cosi difficile e da me cosi facilitata, come 
in effetto vedrete quanto vi gioverà nelle opere vostie servendovi di 
questa regola , che io v'insegno , Altro in questo luogo non vi dirò , 
servandomi di dirlo poi a suo luogo , e secondo il bisogno ; è qui fa- 
rò punto . „ 

In altri fogli afiatto logori , ove andava notando li suoi pensieri 
per trascriverli poi nel sopraddetto trattato, ho con fatica procurato di 
rilevare le seguenti notizie . 

„ Avendo più volte considerato , quanta sia la necessità di un 
pittore il saper collocar sopra di un piano molte figure , quali siano 
poste con quella bella maniera , che sieno possibili , e che pajano rea- 
li al nostro vedere . Diversi autori hanno trattato di questo fatto , ma 
chi in un. modo e chi in un altro : 

Alcuni ho veduto , quali terminano la strada della distanza che 
mi pure sij troppo breve , mentre volendo rappresentar le cose in gran- 
de , quei piani pare che stiino in piedi , e che non fuggano altrimen- 
ti in dentro. Però avendo pensato questo come è necessario , ed aven- 
do per il più di metter la pittu-a in alto , come sarebbe ancone so- 
pra altare , ovtro istorie nelle sale , quali si dipingono in altezza da ter- 



2 19 

ra due braccia, e mezzo , overo tre; mi pare che una certa distanza 
assegnata , come diro poi a basso , sarà graziosa : ma prima accennarò 
quello, che hanno detto altri autori. Un autore tratta di prendere 
la distanza ptr far un p.ano , braccia sette ; un altro tratta di far il 
detto piano di braccia nove, cioè di distanza : ho poi veduto come un 
altro autore nelle sue opere osservava la detta distanza di braccia do- 
dici , e questo mi dà maggior gusto delU primi due sopranominati • 
Aggiungerò ancor io il mio parere , che la distanza di sedeci braccia 
infaliib Inente farà , che il piano , e le figure postevi sopra faranno u- 
na bella riuscita , stando che le dette cpere essendo poste in alto fa che 
al nostro vedere riescano più graziose , e resta il piano più reale . Si 
venga alla pratica , e vedrete se dico il vero , o pur il falso . Ma va- 
domi imaginando , che questa ultima nominata sij la più difficile di 
tutte l'altre, perchè nel diminuir le linee nasce maggior fastidio essen- 
dovi maggior scorto , e questo è ciò che importa per maggior onore 
del pittore , per far che l' opera riesca con maggior lode , e gra- 
ziosa . 

Ricordo di un certo discorso fatto con alcuni pittori , quali giu- 
dicano che il far le figure in grande riesca meglio , che ridurle alla 
grandezza del naturale , però intendendomi sempre secondo il veder do- 
ve hanno da star distanti . Dico adunque se un'opera anderà in altez- 
za qualche braccia , il pittore ha da aver questo giudizio in rappre- 
sentar quella storia o figura , di accomodarsi -al buon naturale- secon- 
do li capacità del luogo , dove si ha da dipingere ; per esempio dirò , 
se IO avtssi una larghezza di tre bracci di spazio , ed una altezza di 
sette , overo otto ; io potrei far la principal figura di quattro o cin- 
que braccia , perchè ho il spazio di poterla far intervenire ,• ma aven- 
do da l'ar dentro una istoria di molte figure , io mi ho da accomoda- 
re a proporzione dille moke figure , che in detto spazio hanno da 
stare .* e se il pittore è eccellente , e che intenda bene la ragion della 
prospettiva, darà la sua debita distanza da una figura all'altra con bel- 
!a proporzione ; e non farà come ho già veduto far da alcuni, i qua- 
li voiler che si inciampasse come hanno fatto loro senza ragione „, 

Questo è quel poco , che raccoglici; si è potato da un' opera co- 
tanto guasta , la quale ora è passata nelle mani d-1 Sig. Conte Giaco- 
mo Carrara . Molte altre cose si potrebbero riferire: ma siccome senza 
quelle linee , quei circoli geometrici , co' quali sono arricchite , a nul- 
la servirebbero , e specialmente per essere quasi tutte imperfette ; così 
queste la>C!ando da parte proseguiremo la narrazione delle sue pitture;, 
che sparse ammiransi per le Chiese di questo Territorio . 



*20 

In Villa di Serio nel coro della Parrocchiale vedesi un bellissimo 
quadro con la Santissima Trinità » ed alcune figure , fra le quali assai 
spiccano quelle de' Santi Stefano, e Lorenzo. Nella Parrocchiale di 
Scanzo il quadro nel coro con Gesù Cristo attorniato dagli Apostoli , 
che porge le chiavi a San Pietro . In quella di Brembite inferiore la 
tavola all'altare del Rosario . Una singolare in quella di Alzano di so- 
pra con la venuta dello Spirito Santo , ove egli stesso si è dipinto in 
una figura , che guarda al popolo . 

Dipinse una stimatissima tavola per la Chiesa di Cornale , posta 
all'aitar maggiore con le Sante Lucia , Maddalena , ed Apollonia ; due 
per la Chiesa di San Giorgio della Costa di Mezzate laterali all' aitar 
maggiore : due per Alzano maggiore , posta l'una nel presbiterio della 
Parrocchiale di S. Martino; e l'altra nella Chiesa de' Padri Riformati 
con la figura di Cristo che porta la croce , e per deturpare in parte 
quest'opera vi è stato da imperito artefice aggiunta 1' immagine di S. 
Carlo . Fu nella Parrocchiale di Terno trasportata una pittura del Tal- 
pino , e posta all' aitar maggiore , la quale rappresenta li nostri Santi 
protettori ; e dicesi che questa tavola fosse prima in un altare del 
Duomo di questa città collocata . In Romano nella chiesa della Madon- 
na della fontana fece una tavola con la Natività della N'ergine . In 
Gandino nella Chiesa de' Padri Riformati , all' aitar maggiore , la bel- 
lissima Assunzione di Maria ." e nella Chiesa de'Padri Riformati di Mar- 
tncngo il bel quadro del primo aitare a mano sinistra entrando; e nel- 
la Parrocchi?!e nella cappella dtl Rosario la tavola con la Beata Ver- 
gine , il Bambino , S. Domenico , e le Sante Rosa , Agata , ed 
Apollonia . Nella Parrocchiale di Bagnatica la tavola all' aitar del Ro- 
sai io : ed altra superba nella Chiesa di S, Patrizio poco distante dalla 
terra di Vertova : siccome per la Parrocchiale di Zogno , in un 
aitar laterale , dipinse S. Carlo Borromeo in atto d' orazione , con 
un Angelo che accenna a* riguardanti il Santo orante , di ottima 
e vivace maniera . 

Ma chi vedere desidera una delle più grandi , e belle fra quan- 
te tavole colorisse il nostro Enea , salir conviene un altro delizioso 
colle pesto sopra la terra di Cenate ; ove in una chiesa consacrata 
&Ì!3 Beata Vergine di Loreto scorgesi sopra vastissima tela con buo- 
na invenzione , e grandiosa maniera colorita in alto la Vergine col 
Bambino , circondata da numeroso stuolo di Angioli graziosissimi , 
alcuni de' quali sostengono la santa Casa , che sotto della Vergine 
viene per l'aere trasportata in Loreto ; veggonsi nella parte più bas- 



231 

sa da una parte in figure grandi al naturale li Santi Giambattista, 
Carlo , Francesco , ed Alessandro , e dall'altra le Sante Maddalena, 
Dorotca , e Caterina da Siena , con la veduta di bel pae- 
se , e del mare in lontananza ,• e questa , ch'io reputo fra le ope- 
re sue più singolari , fu dipinta nel \G22. 

Di un'altra tavola di simile , e fors'anco maggior perfe^ione , ma 
di figure assai più piccole debbo qui fare particoiar ricordanza ,• la 
quale viene custodita nel luogo del capitolo ntj Monastero Bene- 
dettino di S. Paolo d'Argon. Sta in qutsta espressa l'Adultera avanti 
a Gesù Cristo , dimostrante pentimento del suo fallo attorniata da 
molta quantità di vive figure , con tanta forza e diligenza Raffaeles- 
ca colorite , ed ordinate , che quanto più la vanno i buoni mae- 
stri considerando , tanto più sempre vi scorgono perfezione e leg- 
giadria : ed avendo io avuto l'onore di mostrarla ad uno de' mag- 
giori intendenti di questo secolo , cioè all'Eminentiss. Cardinale Poz- 
zobonelli degnissimo Arcivescovo di Milano , che portatosi a vedere 
le molte insigni pitture di quella chiesa restò quasi soprafatto , né 
mai saziandosi di risguardarla , disse : che qui mteramente scorgeva-» 
si tutto di Raffaello . Ma non ostante che da' suoi cittadini fos= 
se senza tregua esercitato i) pennello del Talpino , come dalle tante 
citate opere , e da tant'altre da me ommcsse si può compri ndere ,■ 
pure per altre città ancora , e particolarmente per la città di Mi- 
lano ha molto operato . E sebbene in questa città fiorivano allora i 
Procaccini , il Luino , il Gerani , il C'av. Morazzone , il Pigino , 
ed altri eccellentissimi professori ; si veggono ciò non ostante molte 
delle principali chiese adcn^ne delle sue pitture , le quali sono ancora con 
particolari encomj nel catalogo delle insigni pitture di quella città dai 
fratelli Santagostini registrate . Due se ne ammirano nella chiesa di 
Sani' Antonio de' Padri Teatini , in una delle quali vedesi la presu- 
ra di Cristo , e nell'altra l'Orazione nell'orto . Nella chiesa di San- 
ta M<iria del castello de' Padri Agostiniani fece la tavola nella cap- 
pella di Sant'Andrea col martirio del Santo . In San Marco la tavo- 
la posta all'altare di sant'Agostino in abito pontifcale . In San Paolo 
chiesa di Monache la cappella de' Santi Ambrogio e Carlo ,• come 
pure nell'altra opposta di casa Bussa sono tutte opere dell'msigne pen- 
nello del nostro Salmeggia, e le quali con tanta sua gloria lasciò di- 
pinte , a confronto de' Tratelli Campi , da' quali è colorito si ad 
olio , che a fresco tutto il restante della chiesa . In santa Maria della 
Passione le portellc dell'erga:, o della parte dell'Epistola. Nell'insigne 



2:ì2 

chiesa di San Vittore al Corpo , de' Monaci Olivetani dipinse in una 
cappella Saiica Francesca Romana con altre sue istorie laterali ^ e due 
quadri posti nel coro , ove in uno vtdesi San Bernardo genuflesso di- 
nanzi alla Regina de' Cieli , e nell'altro il mentovato San Vittore a 
cavallo , il quale creduto per lunghissslmo spazio di tempo di mano di 
Raffaello , tu alla fine in occasione di pulirlo ritrovato in un angolo il 
nome di Enea , con istupore e ammirazione di tutti , e con gloria 
particolare del nostro artefice . Oltre poi le mentovate opere , altre ne 
accenna ancora Carlo Torre nel suo ritratto di Milano ; e queste so- 
no una deposizione di Cristo in Santa Barbara delle Cappiiccme; ed 
una Vergine con molti Santi intorno in San Dionigi, in S. Apollinare ntlla 
seconda cappella alla sinistra parte la tavola di Cristo caduto sotto la 
croce : in Santa Eufemia la Circoncisione di Cristo : nella piccola chie- 
sa al Broletto all'altare la tavola con la Vergine , e S. Ambrogio ; e 
nella chiesa della Passione li due quadri che si osservano su pilastri 
dell'arco nella cappella iTi3ggii)re , uno coli' Orazione nel!' orto , \' altro 
con la presura di Ciisto , come altresì lo stesso mistero in quel qua- 
dro grande , che si trova appeso nel manco lato della cappella , ma 
fuori de' cancelli , che forma l'altro braccio della Chiesa , 

A Rivolta terra del Milanese , per la Chiesa de' Padri Somaschi, 
dipinse una tavoli di molto pregio con Santa Maria Egiziaca portata 
digli Angioli in Cieio . In Milano presso li Conti Anguissoli si conser- 
va la bella tavola d'altare , che era nella Chiesetta di San Rocco di lo- 
ro ragione in Calcio , dove in vece si è posta una copia , acciocché 
questa preziosa pittura coli' occasione delle passate guerre :ion venisse 
rubata . In Milano pure in casa del Marchese Pozzobonelli fratello del 
sopradetto Eminenlissimo , v'è di sua mano una sacra famiglia j ed al- 
tre opere nelle particolari case , le quali tralasciando per non averne 
sicuri riscontri , alcuni delle migliori farò note , le quali sono in que- 
sta città , Veggonsi primieramente nella galleria Bettame un quadro rap- 
presentante San Girolamo nel deserto , ed un Angiolo tutto Rafl'aclle- 
sco , che tiene un Crocifisso in mano,* un ritratto di Prete vecchio 
sedente con l'officio in mano , e'I Crocifisso avanti ^ ed una Santa Eu- 
sebia Vergine e Martire nostra concittadina , bella sopra ogni credere, 
la quale tiene nella destra la palma , e nella sinistra un libro con al- 
cune graziose figurine in lontananza dinotanti il suo martino : Un A- 
damo , ed Eva di mirabile impasto figurati in bellissimo paese in casa 
del Co. Caro Albani . 

Molli ne possiede il Co. Giacomo Carrara nella sua numerosa rac- 



2 2^ 

colta , cioè un San Carlo coi teschio in mano ; un S. Girolamo , che 
si b.itte il petto j' una Sacra Famiglia j l'adorazione de' Magi in cui 
vcdesi il suo nome, e l'anno 1(^24; come pure in piccole figure i! 
Redentore , e la disputa con li Dottori : un modello a chiaroscuro per- 
fettamente finito ; ed altri preziosi disegni al lapis ed a penna . In ca- 
sa Gallizioli il ritratto di Pagano della Torre , medico celebracissimo . 
In casa Rota quello di Francesco Rota Cav. di Malta . 

Attese il Talpino con molta assiduità e diligenza alla professiou 
sua sino alla morte , che grave d'anni , e pieno di meriti con univer- 
sale dispiacimento dovette incontrare il di 25. Febbrajo del i'?2(S'. , e 
fu sepolto nella chiesa di Sant'Alessandro in Colonna ; presso la quale 
aveva la propria abitazione . 

Lasciò Vittoria sua moglie con diversi figliuoli ^ fra' quali Chiara, 
e Francesco , che sotto gli ammaestramenti paterni erano di già a- 
vanzati nell'arie , come appresso vedremo . Fu nel suo operare assai 
onesto, e fra le infinite pitture, che vedute abbiamo di sua mano, 
nessuna mai sapemmo conoscere , che tenesse altro , che modestia , e 
decoro ,* per lo più copriva le figure con panni non corretti dall'arte , 
con lunghe , e facili piegature tolte dalle statue e dall' antico , dalle 
quali poi traspirava sotto tutto il disegno dell' ignudo per lo che fare 
accostumò per lo più di esprimere in modelli di cera , o di creta le 
figure , che dipignere volea , de* quali alcuni ancor mò si conservano 
appresso de' dilettanti , e professori con molta estimazione . Fu inarri- 
vabile nel disegno , naturale nel colorito , e lontano da quella artifi- 
Ciososa vaghezza che suol tanto piacere al volgo poco conoscente del 
buono , e del vero ,• fondatissimo nella prospettiva , nella notomia , ed 
in ogni altra facoltà necessaria ad un ottimo pittore . Fu come fin da 
principio ho detto , vero imitatore di Raffaello , che fu il suo dilet- 
to ; facendosi proprio tutto ciò , che riluce in quel sovrano artefice , 
ed in tal guisa le gloriose di lui pedate seguendo si andò acquistando 
onore e fama fra i più rinomati pittori . 



FRANCESCO SALMEGGIA PITTORE- 



M. 



J_VJ.olti nomi d-' figliuoli di Enea Salmeggia ho ritrovato nel libro 
de' battesimi di S. Alessandro in colonna, ma non mai Quello di Fi an- 
cesco , né quello di Chiara . Ma siccome il registro de' nomi non in- 
comincia se non dal iCt6. , essendosi i libri qiù vecchi per poca cu- 



S24 

stodid smarriti , convieii credere che sieno st.itì entrambi prima cà- ni 
tempo . Anzi parmi di poterlo afF;rmate con ogni sicurezza , per aver 
veduto, in un'opera molto bella di Francesco, notato l'anno i 6 i p. Su- 
rii perciò verisimile, che nel principio di quel secolo o sul f^ne dell'al- 
tro abbia avuio il suo nascimento , e con la molta sua naiuraie ineli- 
nazione , e con gli amorosi insegnamenti del Padre abb'a in bfcve tem- 
po fatto grande avanzamento nell'arte . L'opera di sopra citata ce lo 
dà a conoscere 5 la quale è collocata nella sala del Padre Abate di Sari 
Paolo d'Argon, e rappresenta San Vincenzo in abito diaconale; e cer- 
tamente l'avrei giudicata di mano del Padre , se non vi avessi in un 
angolo ietto il nome del figliuolo cosi scritto : ì ranciiciis fdius Enece 
Sulmcùoe f. i6ic). 

Dipinse nella Parrocchiale di Martinengo un quadro laterale , a 
destra entrando , nella cappella del Rosario , con un miracolo della 
Beata Vergine , sotto del qu.ile leggesi in un cartello , Franciscus Tal- 
pìnus SalniÉÙa. Encoe fìlius f, 1G22. 

Altra tavola dipinse nel \62'j. per la Parrocchiale di Sanica, po- 
sta all'altare di casa Tassis , con San Francesco Xaverio , e sopra di 
lui un Angiolo , che gli porge una corona di fiori ; una nella Chieset- 
ta de' morti in Ghisalba , con la Beata Vergine , il Bambino, San Do- 
menico , e Santa Rosa : ed un'altra nella chiesa di San Zenone di Ci- 
sano , neila quale vedesi colorita la Vergine col Bambino in gloria cor- 
teggiata da molti Angioli , e a basso li Santi Zenone Vescovo , e Pan- 
laleone , con dietro la veduta di bel paese e del vicino Iago di Bri- 
vio. Fu dipinta la tavola nel 1628. ,• e se fosse di colorito meno vivace 
« piìi pastoso , si accosterebbe maggiormente alla perfezione del Padre , 
Seguitò assai bene la maniera di lui; e dir si può, che tanto nel di- 
segno quanto nel colorito, come in ogni altra osservazione, ne sia sta- 
to perfetto imitatore • 

CHIARA SALMEGGIA PITTRICE- 

V^he le donne in ogni ttade abbiano illustri prove al Mondo recate 
del loro valore , fede ne fanno fra le antiche Timareie , Marsia , Ca- 



m- 
i- 



Jipso , Lula Cesena Vergine Vestale ; e fra quelle , né più moderni ter 
pi , Sofonisba Angusciola , Artemisia Gentilesca, Larinia Fontana , EL 
sabetta Sirani , Manetta Tintoretia , la celtbratissima Rosalba Carriera , 
per non dire d'una Sandrat, d'una Patin, d'una Scurman, e di lant'alire 



3»$ 

oltre i monti , che le naturali debolezze e vanitadi lasciando , si 
diedero lutte allo studio della pittura, ed in questa ctl bri si rendet- 
tero , ed immortali . Né in ciò dee la città nostra invidiare a qualun- 
que altra , la quale siccome d' uomini in questa professione singolari è 
stata sempre mai abbondevole , cosi ha pure partorite delle donne al 
pari delle nominate eccellenti nella pittura : e lasciandone per ora da 
parte alcune di minor conto , parleremo di Chiara Salmeggia , la quale 
disapplicando del tutto da quegli umili esercizj , a'quali per lo più da- 
gli anni ancor più verdi vien condannato quel sesso, si diede agli stu- 
dj del disegno , ne' quali fece tale profitto che divenne eccellente 
pittrice . Enea Salmeggia le fu Padre , e Maestro , dal quale appresi 
i precetti dell'arte , ha poi con ogni diligenza procurato d' imitarne la 
maniera ; come si vede nella chiesa del Carmine nella prima cappella , 
entrando a mano sinistra , ove nella stessa tavola in cui vedcsi Sant'An- 
gelo Carmelirano dipinto dal Cavagna , evvi San Carlo vestito ponti- 
ficalmente in atto di benedire , sotto del quale sta scritto : Clara Sal- 
metia J. Vogliono pure , che nella stessa chiesa sia di sua mano la va- 
sta tela che cuopre l'organo , nella quale sta effigiata la Santissima \'tr.- 
ginc dall'Angelo annunziai . 

Per la Chiesa di S. Alessandro in Colonna dipinse due tavole, 
l'una posta all'altare di San Gio. Battista , col Santo seduto sopra di 
una pietra nei deserto ; l'altra al vicino altare con Santa Caterina di 
6iena , e S. Francesco di Sales . Per quella delle monache di Santa 
Chiara alcuni qu;!dretti de' Misteri della Passione di Nostro Signore , 
pesti all'altare di Maria Vergine, che circondano la statua di lei. Per la 
chiesa vecchia delle Convertite la tavola dell'altare col Santissimo Crocifis- 
so , Santa Maddalena , San Girolamo, e San Francesco inginocchiati a pie* 
della Crocea e sotto il suo nome in tal ^uìsz: Clara Sunicd d. Talli- 
rla 1 724. Y^x tal cognome però, altro non posso conghietturare, se nan 
che fesse maritata nel pittore Gio. Giacomo Assonica , djl quale qui soi- 
to parleremo con brevità . 

Una tavola di sua mano vedtsi nell'Oratorio della dottrina cristia- 
na , presso la chiesa di San Lazzaro, con Sant'Antonio, e due altri 
Santi ; due quadri in piedi nella sagristia , in uno de' quali è figura- 
to San Lupo , nell'altro San Giuseppe : ed un piccolo quadretto, pres- 
so il (io. Carlo Albani Carnei icre della Chiave d'uro di S. Maestà Im- 
periale , assai ben dipinto con 1' effigie di Maria \'crf^ne col Bambino 
in seno , d?.l quale rilevasi «Jie più valente sia stata nelle piccole fi- 
gure, che nelle grandi. 

29 



i»6 

GIO. GIACOMO ASSONICA PITTORE- 



U. 



na sola opera io posso indicare di questo artefice , la quale e per 
il tempo , e per la maniera mi fa credere , che sia stato scolaro del 
Talpino non solamente , ma anco marito di Chiara sua figliuola per 
la ragione di sopra addotta . Questa è appesa sopra la porta principale 
nella chiesa del Carmine , ed era prima collocata all'altare di S. Ma- 
ria Maddalena de' Pazzi . Vedesi in questa tavola rappresentata in alto 
la Vergine circondata da diversi Santi , e sotto a questi S. Maria Mad- 
dalena de' Pazzi , ed altro Santo Carmelitano sopra le nubi ,• e nel- 
la parte più bassa , la veduta della ci'ià di Berga:no col nome del- 
l' artefice cosi segnato : Jo: Jacobus Ajfjiùca Berg. pinxit iyZ4. 

Fu dipinta questa tavola nello stesso anno di quella della Tal- 
pina nella chiesa delle Convertite ,• e tanto somigliante è la manie- 
ra dell'una e dell'altra , che dallo stesso pennello sembrano colorite ,• 
ed in fatti convien credere , che uniti vivendo pel vincolo del matri- 
monio , si prestasscrj anco scambievolmente i consigli , e gli ajuti nel- 
la pittura. 

MARCANTONIO CESAREO PITTORE, 
E GIUSEPPE SUO FIGLIUOLO. 



M 



arcantonio Cesareo abitante nel borgo di Santa Caterina, riuscì ti- 
no de' più bravi discepoli di Enea Salmeggia , al quale era congiunto 
in istretta parentela . Sotto gli amorosi insegnamenti di Lui apprese 
certa maniera di disegnare , e forza di colorire , che a prima veduta 
alcune sue opere sono state credute di auel sublime Maestro , benci.è 
siavi in realtà notabile differenza. Ciò appunto ancora a me successe, 
contemplando una sua bella tavola posta nella Parrocchiale della terra 
di Rosciate , sotto la quale poi vidi notato. M. Anc. Ccsjrcus j. i€4€. 
\'ienc in questa rppptseniata la Vergine col Bambino, in alto sedente 
sopra le nubi , e dalle parti S. Carlo , ed altro Santo Vescovo , con 
veduta di bel paese in lontananza : altra bellissima sua tavola abbiami 
nella chiesa di San Pancrazio , al primo altare , a destra entrando, nel- 
la quale sia a! vivo esoressa la deposizione di Cristo dalla croce ; ope- 



227 

ra molto lodata pel conponimento di figure ben accomodate , e per 
la forza del colorito, che molto s'assomiglia alla maniera del Maestro. Ha 
dipinto quattro Profeti nella Cupola della Cappella della Concezione in San 
Francesco; la tavola principale nel coro dei Celestini con la Vergine in al- 
to cinta da cori d'Angeli , e più a basso li Santi Celestino Papa , Nic- 
colò da Bari , ed altri Santi , col suo nome , e l'anno 1660. : nella 
Parrocchiale di S. Santa Caterina il quadro per traverso collocato so- 
pra la porta principale , con la Vergine in gloria , e sotto lì Santi Ca- 
terina , Niccolo da Bari , ed Alessandro da una parte , e dall' altra li 
Santi Francesco, Antonio di Padova, ed altro Santo , col nome , e 
l'anno 1(^51. ,• come pure il Cristo coperto di vetri posto sul muro fuori 
di detta Chiesa : e nella cappelletta dietro al coro della chiesa delle 
Dimesse in borgo San Tommaso , un quadro con la Vergine , San Do- 
menico 5 e Santa Caterina da Siena , e attorno li quindici Misteri del 
Rosario ,• col nome, e l'anno i(j54. , come usava di notare in quasi 
tutte le sue pitture ." 

Ha lasciate Marcantonio alcune memorie de' pittori nostri mano- 
scritte, citate dil F'adre Calvi ntile sue ei^emeridi ; ma ancor di que- 
ste è avvenuto , coBic di quelle enunciate nella vita del Pittore Giaco 
mo Anselmi , che non è stato possibile di rilevare in quali mani siano 
pervenute . Ebbe tre diverse mogli , e dalla seconda nominata Felicita 
gli naCviue Giuseppe il di id. Decembre dell'anno icJjO. sempre me- 
morabile per la ciudele pestilenza, che desolò la patria nostra. Istrada- 
to dal Padre al disegno, riusci pittore di qualche laude. Vedasi una sua 
tavola in Santo Agostino con San Giuliano martire , al presente m.olto 
diminuita di colore,* col suo nome, e l'anno KJ64. : ed altra in Sant' 
Alessandro delia Croce , la quale era posta sopra la porta d;l Campa- 
nile 5 con la Beata Vergine , e molti Santi intorno . Nella chiesa de' 
Celestini ha colorito la soffitta con Angeli , ed altre figure ; col suo 
nome, e l'anno \6jo.: in quella di San Fermo ha dipinta a fresco la 
scoperta dell'arca de' nostri Santi Protettori alla presenza del Vescovo, 
Clero, e molto popolo, ed in un caitello pendente da un albero si 
legge.' Joseph Ccsareus iGj6 (i)." e nella Parrocchiale di San Leone 
di Cenate una tavola col Santissimo Crocifisso , San Rocco , e San Se- 
bastiano : ed altre molte in diversi luoghi , che qui si omettono come 
pitture di non molta considerazione , le quali fanno vedere che Giu^ 

(\') Nel Parlatorio interno dell' ifisigre Protettori con quantità di figure, e -vi è' 
Monastero di S. Benedetto ha Giuseppe rap- notato \\ suo nome coll'anno 1*78. 
presentato il littovamento de' nostri SS. 



22$ 

seppe si è affaticato con esito poco fdice tiell'imitare , o nel copiare le 
sempre ammirabili pitture dell'egiegio nostro Salmeggia . 



GIAMBATTISTA VIOLA PITTORE- 



D. 



'egna di lode piuttosto che di biasimo , come ora da alcuni viert 
riputata , parmi l'usanza degli artefici del disegno di porre nelle opere 
loro scritto à chiare lettere il proprio nome ,• mentre in tal guisa tan- 
ti non resterebbero in preda di profonda oblivione , né le opere del- 
l'uno all'altro verrebbero attribuite , come spessissime volte suole accade- 
re . Di tale costu nauza abbiam moltissimi esempi nei principali antichi 
pittori, e ne' più celebri ancora del 1500., usato avendo un Ratl'ael- 
lo , un Tiziano , un Moroni , e tanti altri di questa riga di segnare 
col proprio notne moltissime lor pitture . Ed oh ! pure piaciuto fosse 
al cielo , che tuiti li nostri antichi pittori cosi fatto avessero , che se- 
polto non resterebbe in eterna dimenticanza il loro nome , né restereb- 
bero defraudati di quella lode , che meritano le loro fatiche . Se co-s 
non l'ave's: intesa Giambattista Viola , io non potrei qui lasciarne la do- 
vuta memoria ; e potrebbonsi bene esaltare le sue opere , ma non ad- 
ditarne /autore . Niuna notizia mai del nome di lui , né della patria 
erami pervenuta ,• e se nelle ricerche da me fatte non avessi in due 
tavole esistenti nella Parrocchiale di Lallio ritrovato cosi scritto . Jo: 
Bupdsu VioU B:rgomas f: , avrebbe egli pure incorsa la stessa sorte. 
Una di queste è la tavola principale posta nel coro , rappresentante in 
sito Gesù Salvatore in figura naturale di giusto disegno , e morbido 
colorito ; sopra di lui l'Eterno Padre , e lo Spirito Santo ; e nella par- 
te pj bassa li Santi Bartolomeo, Stefano, Carlo , e Francesco : l'altra 
è pOita all'altare del Rosario, (1) ove vedi^si la Vergine che pcrge il 
Rosario a San Domenico , e dalle parti li Santi Stefano , Francesco , e 
Bartolomeo . Questa è di migliore e più forte colorito dell' altra , la 
fiuale pare che in alcuna parte abbia ricevuto dctrimerto. Sono per 
filtro degne di molta coininendazìone ,• e non è fuor di ragione il cre- 
(riere che il Viola sia uscito dalla eccellente scuola del Talpino , per 
ja somigliante maniera , e per essere il quei tempi fiorito , come dal- 
•J'auno ì6i4. notato nella S( pradctta tivoia si compri.nde . 

(i; Questo qnaJro è or.i [cssrduto dal Sig. D. Gio. Battista Noi; , cri è collocato 
Ptlla sua privata C^j ptlla ili Stiiatt. 



229 

ANDREA ZAMBELLI PITTORE ^ 

_|7 er la ragione di sopra addotta di aver segnato col proprio nome 
ie sue pitture , può questo artefice ancora essere annoverato fra gli no- 
stri illustri professori ,• altrimenti sarei io stato del nome di lui affat- 
to all'oscuro , ed egli rimaso sarebbe senza dubbio nelle tenebre sepol- 
to . Nella cappella sotterranea della Chiesa della Madonna d' Almenno 
rni fu additata da quel Cappellano la piccola tavola posta all'altaTe , 
che rappresenta la Visitazione di Maria Vergine a Santa Elisabetta ; e 
mi disse esser questa opera del Talpino , molto commendata dagli inten- 
denti . Io ben r osservai , e per quanto potei rilevare , essendo que- 
sta coperta di vetro , dal fumo delle candele e dalla polvere molto an- 
nerita , mi parve di quella scuola bensì, ma non di quel maestro. U- 
sata perciò ogni diligenza a potermene maggiormente assicurare ; e scor- 
gendo nell'angolo del quadro qualche confusa parola , feci levare uno 
di quei vetri , e lessi chiaramente Andreas Zambelli pinx'u 1614. 

Da questa opera dunque , e dall'anno in cui fu dipinta io non 
dubito punto di asserire , che ancora egli sia stato scolare del Talpi- 
no ; ivi scorgendosi la maniera di lui con molta intelligenza , e perfe- 
zion« imitata . 

DOMENICO CARPINONE PITTORE- 

\_^luscne terra principale della Valle Seriana , rag^uardavole molto e 
per la quantità de' ricchi abitanti , e per la ma^nificenz) de' palagi, 
€ delle case , e molto più per aver sempre prodotti uomini nell' ani 
nostre eccellenti , fu la patria di Domenico , e di molti altri , de'qua- 
li a suo luogo faremo la dovuta menzione. 

Nacque questi da Niccolò Carpinoni nel i^fi6., e sentendosi da 
fanciullo inclinato al disegno , da so cominciò ad esercitarsi con qual- 
che ragionevole riuscita . Giunto poi a convenevole età si condusse in 
Venezia, per potere ccn maggior fondamento proseguire i suoi studj , 
r dal famoso Palma il Giovine riportò molti sicuri precetti , ed ammae- 
stramenti . Diedtsi per tanto a continue fatici e , e suo principal dilet- 
to fu il copiare le opere di que' cel'.brat-ssimi autori , de' quali è tan- 
to abbcnd.^o'e quella eccelsa metropoli, e particolarmente quelle di 



2gO 

Giacomo Passano ; e ne è riuscito con isnipore di tutti 3 perchè In- 
tendendo egli molto , e possedendo un felicissimo maneggio di colori , 
seppe fl^.r comparire le sue copie affatto risolute , e senza un menomo 
stento ; quindi è avvenuto, che spesse volte da più intendenti, e per- 
fino da' medesimi professori per originali sono state giudicate . 

Or qui vorrei certuni a decidere su queste copie del Carpinoni , 
i quali con la loro franchezza, o per dir meglio temerità, sedendo co- 
me si suol dire a scranni , pretendono in un' occhiata distinguere da» 
gli originali le copie , ed a qualunque quadro assegnar 1' autore , che 
forse sarà di tal altro di cui non avranno mai veduta alcuna opera , 
neppur anco mai sentito il nome ; in tempo che gli stessi primi Mse- 
stfi dell'arte hanno più volte su ciò presi grandissimi abbagli \ e fra 
mille innumerabili esempli accaduti , e che tutto di succedono , due 
soli basterà qui riportarne . Dirò in primo luogo di Guido Reni , uno 
do' primi lumi della scuola Bolognese , iJ quale , come narra il Co. 
Cesare Malvasia nelle vite de' pittori Bolognesi , pose talvolta sul leg- 
gìo le copie di Ercolino di San Giovanni suo scolare per dar loro gli ul- 
timi ritocchi , credendole i suoi proprj originali , ed avvisato ancora 
non sjpeva ben accorgersene, ed assicurarsene. E nella vita di Giusep- 
pe Crespi detto lo Spagnoletto , racconta il dottissimo Giampietro Za- 
notti , che ritrovandosi quell'artefice in Pesaro copiò la bellissima tavo- 
1,1 dirlla Circoncisione di Nostro Signore del celebre Federico Barozzi , 
la quale passata prima in più mani fu portata in Bologna; e da un traiìì- 
cntore di quadri , oflerta per originale al Scnator Chisilitri. Fu dallo 
stesso a rnoki primarj pittori fatta esaminare , e da tutti per originale 
giudicata , ne fece acquisto . Ritornato poscia da l'i a poco tempo in Bo- 
logna lo Spjgnuolo , fu a visitare il Chisilieri , il quale mostratogli il 
quadro nuovamente avuto, sorrise nel vederlo lo Spagnunlo ,• perchè 
chiestogli di che ridesse : rido rispose , perchè \' ho fatto io . Rimase 
confuso , e maravigliato il Cavaliere , come tanti principali pittori a- 
vessar potuto incorrere in tale abbaglio . E non vi incorreranno poi 
lali e tanti barattieri , ed altre vulgari persone , che nulla sapendo 
di disegno vogliono con insoftVibilc arroganza decidere di pittura, di- 
stinguere le copie dagli originali , e garrire talvolta co' professori me- 
desimi, se ::ì loro giudizio s'oppongono ? Ma giacché siamo in tale di- 
discorso » siami lecito prolungar un poco più questa digressione, e qui ripor- 
tare ciò che a comune disinganno ed ammaestramento dice il citato 
Zanetti in tate proposito , nel primo Tomo della storia dell' Accademia 
Clementina : -, Due co^e pai mi che aUbisognino per decidere interno 



2}l 

a* quadri , e disegni , sommo sapere , e somma pratica . Il primo ri- 
guarda il riconoscere la perfezione , o il difetto dell' opera , che dee 
giudicarsi 5 e l'altra il carattere , per assegnare a quell' opera la mano 
che ne fu facitrice . Il sapere solo conviene a' pittori , e a misura an- 
cora del più o del meno , che nell'arte hanno appreso ; e però niuno 
al par d'essi può il buono , o il cattivo giustamente bilanciare , e di- 
stinguere ; la pratica poi , che vale a discernere le maniere , può ve- 
ramente anche a taluno convenire , che non sia pittore ; ma che giu- 
dizio può esser quello, dal quale null'altro si possa ricavare, se non se 
il tal quadro è della maniera di Raffaello ,• né si possa sapere s'è buo- 
no , o cattivo ? La pratica poi ancora di chi non è prestante pittore 
è superficiale , e all'ingrosso discerne , non potendo profondarsi ad in- 
dagare le più minute cose, che pure anch'esse variano in parte le ma- 
niere , e non sono vedute che dagli occhi intelligenti , e perspicaci . 
Chiunque volesse altri ingannare , e un quadro far che paresse della 
mano verbi grazia del Donienichino o di Guido , gli sarebbe necessa- 
rio imitar di coloro la perfezione e il carattere : ma perchè più facile 
£Ì è la imitazione del carattere almeno in parte, che quella della perfezione» 
e del sapere ,• quindi addiviene che i pittori , i quali posseggono scien- 
za vera dell'arte loro , diflficilmente s'ingannerebbono , quanto difficile 
si è che altri in perfezione eguagli , e imiti Guido e il Domenichino; 
dove per lo contrario , essendo più facile la imitazione superficiale del- 
la loro maniera, ne nasce che questi intendenti nostri , e trafficatori, 
delle cento volte , novantanove s'ingannino , e copie prendano per o- 
riginali , e lavori de' discepoli per del maestro , e faccian mescuglio 
delle buone e cattive cose , tutte per buone tenendo,- ond'è che dismi- 
suratamente crescono ogni giorno le opere degli insigni Maestri , né 
v'ha chi un disegno cerchi , o una pittura di Raffaello, o del Correg- 
gio , che almeno una dozzina non ne ritrovi . 

Per determinar poi di qual mano sia la tal pittura , la pratica a- 
vere di quella mano è certa^^ente necessario ,- né basta profondo sape- 
re , conciosia che se risorgesse lo stesso Lodovico Carracci, e lui si mo- 
strasse un qundro del Cignani, e gli si domandasse di che mano fusse , 
noi sapria dire ; ma bensì quanto fosse perfetto, o non fusse; ma ve- 
duto che n'avesse più d'uno di qutsto n.aestro, e pratica acquistata di 
sua maniera , meglio d'ognuno saprebbe giudicarne, né confonderebbe, 
come costoro , le copie con gli originali , né i discepoli col Maestro . 
Addiviene ancora per questo , che tra pittori quelli delia nostra Scuo- 
la , più che gli altri di qualunque altra , benché eccellenti , sono i p 



RI 



212 

atti a giudicare dell'opere de* nostri antichi maestri , sìcccmc è infaili» 
bile che gli eccellenti pittori della scuola di Roma , e di quella di Vi- 
ncgia per est;mplo , meglio che noi faremmo , conosceranno le opere di 
Ratìaello , e di Giulio, e quelle di Tiziano, e di Paolo. Ma a cui dun- 
que, dirà taluno, dobbiamo attenerci per fare acquisto verbigrazia di 
quadri stranieri , se i pittori mancano della pratica di quei maestri , e 
se i barattieri non hanno sapere, né intelligenza/' A questo rispondo, 
che quale di tali pitture è vago, o dee farle venire da quei paesi au- 
tenticate da eccellenti pittori , o contentarsi di vivere incerto ; e il mi- 
gliore sarà sempre l'attenersi al giudizio d'ottimi pittori, conciosiachè se 
quel tal quadro non sarà in effetto, o del Durerò,, e di Luca ,o d'al- 
tro sì fatto straniero pittore , sarà degno di esserlo ; e non una sciau- 
rata cosa , coni' esser potrebbe valendosi d' altro consiglio " . Fin qui 
il Zanetti . 

Ma ripigliando il racconto del Carpinoni- , il quale sebbene moU 
to nelle copie esercitossi , e singolare divenne , non è però che anco- 
ra d'invenzione non abbia moltissimo operato . Di ciò fanno testimoni» 
tante sue pitture , che veggonsi esposte alla pubblica vista , tinte di 
una forza straordinaria , e commendabili al maggior segno . In eluso- 
ne principalmente nella Parrocchiale sono di sua mano la tavola , nel 
presbiterio dalla parte dell'Evangelio, con la natività di San Gio. Bat- 
t!*àta ; quella all'altare del suffragio con la santissima Triniti in alto , e 
San, Gregorio Papa, che prega per le anime purganti ,• quella al primo 
altare a sinistra con la deposizione di Cristo dalla croce ^ quella latera- 
le nella cappella di Casa Fugacela con la venuta delio Spirito Santo : 
e nella chiesa delle Monache del Paradiso in detta terra , quella posta 
all'aitar maggiore ., Per confermare la stima che facevasi delle pitture di 
Domenico ,. narra il Padre Calvi nelle sue ErTemeridi , che nel ifjji. 
accesoci casualmente fuoco nella sagristia della Parrocchiale suddetta , 
ohi e gli altri danni che arrecò, restò ancora in parte arsa , e di moL 
to pregiudicata una stimatissima pittura di lui, rappresentante la San- 
tissima Trinità ,• la quale per non lasciar affatto perire , volle il Pode- 
stà di quel luogo farla a proprie spese restaurare , e sotto 1' Arciprete. 
Ghiraidelli vi affisse la presente Iscrizione., 

Intanptsta tenia nocte Januarìj 

', i, Cìam exdrdeiccnte hoc pretiosissimo 

Sucrarìo ,■ 



2jy 

ìllustrìs. Domini Marini Nataìis 

Vraetoris 

Cujus hxc viva imago Vi^ilantia 

& Pietas 

arnplius exarsic 

Cum ad excinguendum incendium 

suismec lacrimis 

& reparandam ac melius ornandam 

hanc Iconem 

Sua ope properaverit, 

Alex. Ghirardellus A'rchip, Addiciis . F. 

Nella Vaile Cavallina nella Chiesa di Mònesterolo v' ha di sua 
mano una bellissima tavola , con la Trasfigurazione di nostro Signore 
posta air aitar maggiore ; ed altra- posta- all'altare di San Rocco. NelJa 
Parrocchiale di Spinone la tavola coi misteri dtl Rosario : in quella di 
Endinc la tavola di San Remigio , con veduta indietro di hcltissimo 
paese : ed altra in quella di Bianzano posta all' aitar maggiore . Meri- 
ta poi somma considerazione una sua grande opera, che ammirai nella 
rnagnifica e superba Chiesa de' Padri Osservanti di Lovere , collocata 
nei Presbiterio ,• nella quale ha espressa la adorazione de' Magi condot- 
ta con tutte quelle parti , che alle buone pitture s'appartengono . 

In casa- Terzi- conservasi una pittura del Carpinoni , ove è al vi- 
vo colorita la Natività del Signore , dalla quale sono state tratte mol- 
tissime copie . 

A chi volesse ridire quante opere fece il Carpinoni in pubblico, 
ed in privato , in una vita di novanta due anni , bisognerebbe troppo 
lunga- fiiticaj onde a noi basterà quanto sopra abbiamo accennato. Ri- 
trovasi registrata la morte di lui ne' libri della Chiesa di elusone con 
questa parole . il. Maii i6d8, Oèiit Dominicus Carpinonus in^xenìpUn-- 
do insignis piccar an. 92. 

PRETE EVARISTO BASCHENIS PITTORE- 



D 



'i maggror laude io reputo dégno quegli , che contenendosi in uà 

sol genere di pittura arrivi a toccarne la meta , che non istimo colui il 
quale aspirando a divenir pittore universale , non giunga alla perfezio- 
ne in niuno , Cosi l' intese il Baschenis , «he dal genio portato ad una 



234 

nuova sorta di pittura , ed iti questa fondato il suo studio , arrivò a 
tal grado di virtù , che saranno le opere sue stimadsbime in ogni luo- 
go . Nacque alli 4, Decembre i*?!/. , ed ispirato da Dio a vestir l'abi- 
to religioso, fu mandato da' Genitori alle scuole per apparare ciò , che 
è necessario per un tale stato . Attendeva Evaristo con diligenza a'suoi 
studj, ma nello stesso tempo resister non potendo ad un naturale im- 
pulso , che del continuo l'accendeva d' imparar l'arte del disegno, non 
vedeva mai cosa ch'ei non s'ingegnasse di copiarla in quel modo, che 
poteva un suo pari , che mai non aveva maneggiato matitojo, o pen- 
nello . Vedendo però la mirabile riuscita , che faceva , è probabile che 
di qualcuno dei tre famosi pittori allora viventi nel Borgo San Leo- 
nardo , ove pur esso dimorava , cioè Salmeggia , Cavagna , e Zucco , 
abbia voluto avere i primi ammaestramenti . Cresciuto poi ad età con- 
venevole si fece Prete , e tutto il tempo che rcitavagli dalle sue fun- 
zioni ecclesiastiche , lo impiegava nel disegnare diligentemente , copian- 
do tutto ciò dal naturale , che gli si parava davanti . Quello in che 
veramente riuscì , tu una bizzarrissima maniera , ch'egli s'inventò ,• e 
questa sua propria, né più usata da altri , né più veduta ,- e fu il di- 
pingere ogni sorta di strumenti da suono con incredibile naturalezza, e 
verità; e n' è riuscito con tanta perfezione, che io non so ch'altri 
l'abbia uguagliato giammai. Era solito introdurre ne'quadii tavolini coperti 
d'arazzi , e tappeti somigliantissimi , e fatti con tale maestria , che all' 
usanza di Persia , o in qualunque altra più vaga maniera sembran tes- 
suti . Sopra questi vi dipingeva diversi strumenti confusamente , ma con 
tale arte pere e con tale rilievo , che pare debbansi con la mano di- 
staccare dal quadro . Vi frammischiava altre moltissime cose, cerne scri- 
gni, lettere , carte da suono ^ scattole , calamai , vasi , trutti , fiori , 
libri , figurine di gesso , e tutto ciò , che la fertile sua fantasia gli sug- 
geriva .• tanta naturalezza vedendosi in ogni cosa da esso dipinta , che 
facile è il luiciarsi ingannare ; come segui ad una poco avveduta perso- 
na , che vedendo in un quadro dipinto un lento tutto coperto di pol- 
vere a riserva di alcune naturali strisele , che pareano fatte da qualcu- 
no , "che avesse voluto poire le mani sul quadro; e volendo col pro- 
prio fazoletto pulirlo, s'accorse dell'inganno, e fu motivo a' circoscanti 
di qualche burlevole trattenimento. Né ciò dee parere strano; mentre 
raccontasi dello stesso Annibale Carracci , che in casa dtl Bassan: egli 
restò ingannato piacevolmente, distendendo la mano per pigliare un li- 
bro , che era dipinto; ne certamente sarà stato più naturile di quelli, 
che ne' quadri del nostro EvaiiHO si veggo ro . 



23S 
Le opere di questo eccellentissimo artefice non si veggono collo- 
cate alla pubblica vista , non essendo questo genere di pitture proprio 
per adornare altari, nò chiese j quindi è che si trovano solamente nelle 
particolari gallerie de' nobili , e nelle private case de' cittadini : volendo 
però farne nota qualcuna per appagare la curiosità de' dilettanti , addi- 
teremo quattro gran quadri nella sala Morandi : due in quella de'Mar- 
chesi Terzi , ove in un piccolo quadro ha fatto vedere un gran vio- 
lone disteso sopra un tavolino, e messo in prospettiva ben degno di 
particolare attenzione : tre appresso il Co. Giacomo Carrara : due nella 
sala del Co. Giacopo Tassis di Borgo Sant' Antonio, il quale ti a scelti 
quadri che ha in altra vicina stanza , ne ha uno di Evaristo con al- 
cuni volatili morti , ed altri animali , ne' quali ancora riusci a maravi- 
glia , come pure nel rappresentare vasi di terra , di rame , e d'acciajo, 
erbaggi d'ogni sorte , ed altre masserizie , che soglionsi vedere nelle 
cucine, o nelle dispense: uno grande nella sala de' Conti Valletti : due 
presso i Conti Agliardi ,• in uno de' quali ha dipinto sé sttsso in abi- 
to da prete , in atto di sonare la spinetta : altro con polli , uccelli , 
ed altri animali in Casa Salvaj^ni di boroo S, Tommaso : e moltissinìi 
altri sparsi , e rinchiusi in private case , che non essendomi presentata 
occasione di vedere, né avendone potuto aver* particolar cognizione, 
li passerò sotto silenzio . Fece pure il Baschenis qualche quadro di fi- 
gure , ed ho vedute alcune sue piccole Madonne col Bambino in se- 
no , dipinte con ottimo sapore . Ho veduto di più in casa de' Signori 
Nerini in borgo San Leonardo , la copia di una battaglia del fa;ncso 
Giacomo Cortesi detto il Borgognone dalle battaglie ; il quale essendo- 
si per alcuni anni trattenuto in Bergamo , avanti eh' egli entrasse nella 
Compagnia di Gesù , ha lasciato tanti tesori , quanti quadri ha qui 
dipinti . Questa per quanto dicesi , fu venduta da' Signori Facheris al 
Duca de hi Torres Spagnuolo , Generale di Cavalleria nello stato di 
Milano, col prezzo di cento doppie, è col patto che una copia glie- 
ne facesse dipignere da Don Evaristo , che in quel tempo era il più 
accreditato pittore , che fosse in questa città . Rappresenta questa la 
sconfitta del Re Dario , il quale vtdesi sopra un gran carro assiso in 
faccia del vincitore Alessandro il Macedone , con figure innumerabili 
dall'una parte e dall'altra di combattenti, con grande varietà di caval- 
li-, fierezza d'attitudini, biziarria d'abbigliamenti ,• il tutto ben dise- 
gnato ed al vivo espresso , secondo la bella ed elegante maniera del 
Borgognone , la quale non può essere più al vivo imitata . 

In Venezia si conservano otto quadri di sua mano nella libreria 



21^ 

de' Monaci Benedettini di San Giorgio Maggiore , tenuti in molta csti-a 
mazione ; altri nella medesima città ne lio veduti in mano di un ne- 
goziante di quadri , che megli additava per cose pregiatissime: essendo 
le sue opere in ogni luogo non solo dagli uomini intendenti assaissimo 
riputate , ma da ogni sorta di persone ancora , per modo che non vi 
è alcuno per imperito che sia , il quale subito vedute le pitture di 
questo artefice , che hanno una qualità tutta propria loro , non resti 
preso da grande diletto e maraviglia . Molte jjc sono state trasportate 
a Milano , a Roma , a Firenze , a Torino ; nelle quali città sono sta- 
te acclamate per un miracolo dell'arte , come scrive Don Antonio Lu- 
pis nei suo plico stampato in Venezia , in una lettera di^-etta a Don 
Kvaristo ; la quale benché sia dettata in quello siile ammirato da quel 
secolo 3 ed ora tanto aborrito e deriso , non voglio omettere di qui 
riportare ,• mentre quegli strani suoi e ridicolosi concetti servir possono 
di qualche alleviamento alla noja di questa seria lettura . 

Ai Reverendo Don Evaristo Baschenis . Bergamo . 

Il dipìngere di V- S. è arrivato a quel colmo , che può dare la 
perfettione , e l'ultima isquisitezza dell'arte . Con i suoi delineamenti ha 
vinto le proprietà della natura , & ha ridotto a far favellare le tele . 
L'ombre ijtesse stemprate dalle sue mani apportano raggi alla gloria , e 
con Ìj. irotte si spalanca i giorni piii risplendenti della fama . V. Sig. 
sarà quella fenice dei Pittori , che rinascerà in tutti i giri de' secoli , 
& ornerà Je pietre del suo sepolcro con gli elogi dell' eternità . Splen- 
dore cittadino del Brcmbo , vaga Pompa delle gallerie ; emulo degli 
antichi ApelH , e luce moderna dei Zeusi . Il pennelJo di V. S. tinge 
con la maraviglia , & erudisce i disegni con la vivacità degli oggetti . 
Ne parla Roma con le memorie virtuose delle sue pitture , ne discoir*; 
Fiorenza nelle idee del suo colorito , ne rimbomba Venetia nella deli- 
catezza della sua mano , e celebra Turino i prodigiosi tratti delle sue 
maniere : città dove essendo capitate l'imprese figurate del suo valore , 
l'hanno acclamate per un mijacok) della professione , e per uno sforzo 
dell'ingegno . 

Non dico , che tanti Prcncipi, € li primi Porporati di Santa Chie- 
sa abbiano procurato di avere un pezzo delle sue tele , perchè essen- 
. do ciò noto a ciascuno non intendo di accrescer lume alJa faccia dcj 
sole . 

A questo sfogo della verità mi oWiga solamente il merito della 



^17 
Virtù, e quella stima che si deve avere ai suoi pari. Questo è un 
debolissimo abbozzo del mio debito , riserbandomi in altre occorrenze 
di far conoscere a V. S. quanto io sia &c. 

Giunse il Baschenis , religiosamente vivendo , e virtuosamente o- 
perando, all'anno settantesimo di sua età , nel quale assalito da grave 
infermità , e prevenuto con tutti quei cristiani apparrecchi , che ad 
un uomo dabbene e religioso si convengono , d^cde termine a' suci 
giorni il di 15. Marzo del \6jj, , e fu onorevolmente sepolto nella 
.chiesa di Sant'Alessandio in Colonna sua Parrocchia . 

PRETE GIACOMO COTTA. 
E CIO- BATTISTA AZZANELLI SUO SCOLARE • 

X 1 el principio del passato secolo nacque Giacomo d'onesti, e civili pa- 
renti, da' quali applicato allo studio delle belle lettere, in questo con- 
tinuò per alcuni anni , e fece nelle scuole non poco profitto . Ma la 
inclinazione verso la pittura talmente incomiiiciò ad occupare il suo a- 
nimo , che dato interamente bando alle lettere , tutto al disegno appli- 
cossi . Dopo molto studio, vedendosi in questo ben fondato, s'avvi- 
sò d'incominciare a colorire , ed in breve tempo avanzandosi a gran 
passi nell'arte seppe anco in pubblico farsi distinguere . Due suoi qua- 
dri veggonsi nella Chiesa delle Monache Cappuccine , lateiaii all' aitar 
maggiore , in uno de' quali espresse il sagrifizio d'Abramo , e nell'al- 
tro Mosè col serpente di bronzo ; nella Chiesa delle Monache di San 
Giuseppe la tavola dell'altare , ove è figurato il transito di San Giu- 
seppe , siccome ancora gli altri quadri nei muri laterali della Chiesa : 
nella Parrocchiale di Grassobbio la tavola posta all'aitar maggiore , do- 
ve è dipinta l'apparizione del nostro glorioso protettore Sant' Alessan- 
dro : in quella di Torre tìoldone la tavola della Madonna del Roiario, 
con li Sanii Domenico , Carlo , Margarita e Caterina da Siena , eoa 
attorno li Misteri del Rosario .• in altre Chiese ancora vedesi qualche 
altra sua fatica . Ma siccome suo particolar diletto era il dipingere pic- 
cole storiette , e particolarmente la Madonna col Bambino, Sacre fami- 
glie , ed altre divozioni ; così queste conservate sono nelle private ca- 
se , e tenute in molto pregio , dovcndos-i a'I Cotta in tal sorta di pit- 
ture molta laude . In casa de'Conti Alhani di Urgnai>o vedesi un pic- 
colo quadretto dinotante la sepoltuia di Cristo j con molte ben intese 



2^8 

e graziose figurine ; diverse Madonne col Bambino in braccio in casa 
del Co. Alessandro Tassis .* ed alcune altre in casa Mapelli , ben accor- 
date , e di buon disegno > e che a giudizio mio per certa naturalezzt 
e freschezza di colorito debbono a tutti piacere , 

Si dilettava d'intagliare in rame , e ne riusci piuttosto bene , co- 
me si può rilevare dalle sue stampe che vaiìno intorno , e da tutti li 
rami che sono nelle Effemeridi del Padre Calvi , dal ritratto di Barto- 
ìomeo Coleoni , che vedesi a fronte del suo testamento a stampa ;_ e 
da molti fiontispizj de' libri stampati in quel tempo . Ha intagliate par- 
ticolarmente molte opere di Cristoforo Storer pittore Tedesco , che in 
tali tempi ha molto operato nel palazzo de' Marchesi Terzi , ove nella 
g.ran.sala sotto un quadro di lui veggonsi due quadretti bislunghi del 
Cotta dinotanti alcune favole . 

Di tale sua virtù d'intagliare in rame parla il sopra nominato Lu- 
pis nel libro citato di Lettere , in una delle quali con quel suo solito 



scile cosi scrive : 



Ài Si2. Don Giacom.o Cotta , Bcrsamo . 

Ricevo k tabacchiera con la Danae in pioggia d'oro , in cui ho 
vjsto.non meno le piog'ie de' suoi favori, quanto un Giove sempre 
in ascendente nelle ricchezze delle sue grazie . Non ha potuto esser 
scolpita con maggior delicatezza, e la virtù del disegno non invidia 
all'eccellenza dell'arte . Lo scarpello di V. S. è una lingua dell'eternila, 
ed un ferrato raggio del tempo . Tutti i rami , che escono dalla sua 
mano, mi sembrano figure del sole, che non possono guardarsi sen- 
za abbagliarsi ie cigH-a alio stupore .. Osservai ancora i giorni passati il 
quadro , che ha dipinto nel Monasterio di Santa Lucia , in cui 1' om- 
bre dei colori servano a tirare un velo in faccia dell' invidia , & a 
scoprire gli splendori del suo pennello ; mi congratulo di essersi rol!a= 
la sotto il manto regale del Sacerdotio , e resto &c. 

Correva l'anno Kjjo. quando morta di parto Margarita sua me- 
gj-ie figliuola dell' Agnelli stampatore in Milano, dalla [quale aveva di 
già. avuti diversi figliudi ; fu dal Signore ispirato a farsi Prete : e 
siccome ài Giovinetto aveva apparato quanto per uno stato tale è suf- 
ficiente , gli fu agevole a conseguirne l'intento . Diedesi perciò ad u- 
na vita affatto religiosa e ritirata , non omettendo però laiai l'applica- 
zione alla pittura. Abitava nel Borgo di Sant'Antonio presso la Chiesa 
di San Bernardino , ed era frequentemente visitato da Monsignor Da- 



2j9 

niele Giustiniani allora Vescovo di questa città , che non poco diletto 
traeva nel vederlo dipingere ,• e fecegli diversi quadretti di divozionij' e 
molti ne mandò a Venezia , che furono con singolare applauso e com- 
mendazione ammirati . Collocò una sua figliuola nel convento di San 
Giuseppe ; e non avendo erede alcuno , lasciò la roba sua al detto 
convento nel tempo di sua morte , che segui il di i 5. Decembre nel 
\6%9. essendo in età molto avanzata , ed al suo cadavere iù. data o- 
norevole sepoltura nella chiesa di Sant'Alessandro della Croce . 

Fu il Cotta uomo di buoni costumi , e timorato di Dio \ fatto 
poi religioso visse anche con maggiore esemplarità, attendendo alla per- 
fezione sino alla morte . Aveva molti scolari , che con carità e zelo i- 
struiva ;, fra' quali apprese anco i primi principj del distguo il nostro 
egregio fra Vittore Ghislandi , come nella vita di lui vcdrassi a suo 
luogo , 

Gio. Battista Azzanelii di Borgo S. Leonardo dcvesi annumerare 
fra' discepoli del Cotta , sotto la cui direzione ben istradato nel dise- 
gno , passò poi in Venezia a proseguire suoi studj . Si mise in quella 
città a frequentare le accademie , ed a copiare con tutta diligenza le 
opere de' principali Maestri , alcune delle quali si conservano in sua 
casa ; come il famoso gran quadro dcllo' nozze di Cana di Galilea , di 
Paolo , che è nel refettorio de' Monaci Benedettini di S. Giorgio ; l'al- 
tra cena in casa del Fariseo , che vcdesi in quello de' Padri Domeni- 
cani di S. Gio. e Paolo,* di San Pietro Martire di Tiziano, esistente in 
detta Chiesa; come anco il Martirio di Santa Giustina, pure di Paolo» 
che ammirasi in Padova nella Chiesa di detta Santa , copiato con la 
penna con tale diligenza e franchezza , che seiiibra una polita stampa 
di rame . 

Ritornato in Patria ha fatte alcune ragionevoli pitture, e vedefi 
di sua mano in Sant'Alessandro in Colonna un laterale con San Gae- 
tano ,• ed alcuni Angeletti nella cappella di Sant'Anna : In San Rocco 
nel luogo della dottrina , una disputa di Cristo con li dottori: e molte al- 
tre tavole nelle Chiese delle Diocesi , e nelle case de' particolari ; le 
quali per non essere di molta considerazione , si passano sotto silenzio. 
Attese molto all'intaglio, e ne riusci anche con qualche lode, come 
si può comprendere dalli Santi di Bcrgai-Tio intagliati all' acqua forte , 
e posti nell'offizio proprio di detti Santi . 

Morì improvvisamente rtl 1 7 1 51. eorrendo il sessantesimo terzo 
anno dell'età sua . 



24'» 

CARLO CERESA. PITTORE. 



N. 



1 1 acque Carlo in San Gio. Bianco , terra considerabile della Vane 
Brembana , il di ro. Gennajo i fTop. da Ambrogio e Caterina de' Ce- 
resi , i quali venuti da Valsassina , e comperati alcuni beni, quivi sta- 
bilirono la loro abitazione , facendo entrambi in quel paese onorevole 
figura . Cominciò Carlo^ piccol fanciullo ancora, ad invaghirsi di dive- 
nir pittore , e portato dalla sua abilità andava da sé stessa studiando , 
e disegnando ; ma per meglio potersi incamminare per la via di que- 
sta professione , si mise sotto la direzione di Daniello Crespi pittor Mi- 
lanesc di primo grido , che in quel tempo non poche miglia lontana 
dimorava . Non poteva per tanto la lunghezza della strada , l'intempe- 
rie delle stagioni, o qualunque altro impedimento trattenerlo mai di 
portarsi dall'erudito Maestro ; sotto del quale in breve tempo apprese 
un modo di disegnare , e coìarire , che molto alla morbidezza di lu-i. 
s'assomigìla ,• e fenderebbe in tutto alla verità del naturale , se fosse 
■negli scuri, e ne' co«torni alquanto meno carico e risentito. Di que- 
sta maniera vcggiamo le pitture del Ceresa , delle quali incominciò ad 
ornare la Parrocchiale di San Gio. Bianco con la tavola di San Nico- 
cola da Tolentino j' e la Chiesa àt' Cappuccini con -la tavola posta al- 
l'aitar nraggiore .- e in molte altre di quelle case particolari alcune 5ue 
dégne opere ,- e specialmente presso i Signori Milesi si scorgono: e fra 
li molti eccellenti ritratti spicca al maggior segno quello del famoso In- 
gegnere Francesco Zìgncni , ch'era pur nativo di quella terra , e della, 
medesima famiglia di Caterina sua moglie; il quale nel 1640. nell'assedio di 
Torino fu inventore dèlie bombe per «iettar polvere , farina , e cose si- 
mili agli' assediali ; ognuna delle quali chiudeva dieci libre di polvere . 
Ma nel 1^43. mentre in Verona alla presenza del Generale Luigi Zor- 
zi faceva alcune esperienze del suo acuto ingegno, ritrovò la morte nella 
propria invenzione . Ben dovuta io reputo questa digressione al merito 
singolare del Zignoni, di cui potreb-besi anco qui inserire la vita, pren- 
dcndo esempio da molti altri , che con le vite de' pittori hanno unita- 
mente scritte quelle ancora degl'Ingegneri sotto nome di Architetti mi- 
litari ; ma sapendo che queste debbono esser pubblicate dal Sig. Ferdi- 
nando Caccia, letterato già per le sue erudite opere ben conosciuto , 
e delle patrie antichità particolare investigatore j io le ho qui lasciate 
da parte . 



Andava la fama dì giorno in giorno divulgando il valore di Car- 
fo , e perciò crescendo anco le commissioni stimò meglio portarsi in 
Bergamo, per quivi maggiormente esercitarsi nella sua professione . Li Pa- 
dri Teatini vollero di sua mano la tavola posta all' aitar di San Gae- 
tano , che riusci singolare ; la quale con troppa d'.savvedutezza è staia 
levata per riporvi la statua del Santo . Nella stessa Chiesa fece il qua- 
dro sopra la porta maggiore con San Gaetano , che riceve il latte dal- 
la Verdine ; ccme pure nella Casa Sant'Andrea Avellino , ed il Beato 
Gio. Marinoni a mezzo la scala appesi . Dipinse per la Cattedrale la 
tavola posta nella cappella di San Vincenzo , con l'effigie del Santo por- 
tato dagli Angioli in Cielo , e sotto la veduta della città di Bcrgp- 
mo : per la Chiesa di Rosate un quadro amovibile vicino alla sagristia, 
con Sant'Antonio cosi tondo e carnoso , che non può dirsi di più : 
per la Chiesa di San Francesco quattro Profeti situati alla cupola delia 
cappella della Concezione . 

Bi;llissima sopra modo è la tavola nella Parrocchiale di Ponte S. Pietro 
col Salvatore risorto , Santa Maddalena , ed i4 Pubblicano : nslla Par- 
rocchiale di San Leone di Canate la tavola con la Santissima Trinità : 
ed in quella di G jrlago un Sant'Antonio , che tiene fra le braccia il 
Bambino Gesù. Sono di sua mano la tavola al lato destro deli' aitar 
maggiore nella Chiesa di Midine eoa la natività di San Giambattista i' 
quella con la imTia:olata Concezione nella Parrocchiale di floscino .• 
qu'illa nella Chiesa di San Bartolomeo di Somasca posta all' altare del 
Rosario .• la B. Vergine pure del Rosario con molti Santi nella Parroc- 
chiale di Annese y molto stim?bile .' come altresì l'Aoselo Custode nella 
chiesa delle Salesiane d' Alzano . 

Ma non voglio io accingermi a partitamente narrare tutte le o- 
pere di Carlo , né particolarmente quelle , che ritrovansi nella Vale 
Seriana ; mentre essendo queste innumerablli , sarebbe vano il pensiero, 
non ess«;ndovi in quelle parti villaggio , o casa , che non siasi procu- 
rata qualche opera dalle sue mani . 

Tutto CIO ch'egli pignea , era diligentemente fatto ; e i ritratti , 
de' quali ne fece senza numero , erano di una certa espressione e na- 
turalezza , che parevano vivi . basta il vedere il suo presso i Conti Ra- 
gazzoni ; e quello del Canonico Gian Giacomo Tasso esistente in mia 
casa ; e senza altri annoverarne per maggior brevità, da quisd vedras-- 
si se quel che si dice sia vero . 

Fu molto abile nelle ptccole figure, come da un piccolo quadret- 
IO si scorge posseduto dal Co. Giangiaeomo Tassis di Borgo Sani' Aiv 
3» 



242 

tonio ; nel quale è figurata la Vergine , che tiene fralle braccia Gesù 
deposto dalla croce , e dalle parti li Santi Pietro e Paolo adoranti il 
morto Redentore ; ed è cosa con tale diligenza e perfezione finita , 
che è degna d'aver luogo in qualunque più celebre galleria . In casa de* 
Conti Carrara v'ha un quadro singolare con la Madonna , il Bambino, 
e li Santi Francesco, Domenico, Anna, e Felice Cappuccino; quivi 
pure veggonsi molti piccoli ritratti , fi-a' quali quello di Caterina Zi- 
gnoni sua moglie , che spesse volte gli serviva di modello; e fu solito 
in tempo di sua giovinezza , pel suo vago aspetto e pittoresche pro- 
porzioni , ritrarla nella più parte delle sue opere , ove dovea rappre- 
sentare volti di Madonne , o di Sante , e da queste quanto ella gra- 
ziosa fosse , d'un bel volto , e d'aria nobile si può ratìigurare . Una 
di queste Madonne fatte si naturale dalla faccia di Caterina , è conser- 
vata da Don Carlo Ceresa suo nipote , con altre molte sue degne pit- 
ture , fra le quali una deposizione di Cristo , una Natività , ed un ri- 
tratto di una vecchia , delle quali cose facilmente non si può dir U 
bellezza e perfezione . 

Si trattenne qualche tempo in Venezia in casa Baffo, ove fece 
per que'nobili Signori, e per altri ancora moltissime opere: le quali passere- 
mo sotto silenzio , per non averne sicure notizie , come anco faremo 
di quelle che mandò a Vienna , ed in altre città , e luoghi circon- 
vicini . 

Fu il Ceiesa fra quelli che la sorte si procacciarono di dipignere 
la nave di mezzo in Santa Maria Maggiore , e ne fece il modello , che 
riuscì molto vago e pregievole , e questo passò nelle mani del Canoni- 
co Vasclino Vicario Episcopale , dilettantissimo di pittura ,• essendo poi 
questi mancato senza eredi , non so ove sia pervenuto ; ma dovendo 
al Cavalier Malinconico toccare quella avventura , ne restò anco il Ce- 
resa , benché meritevole al pari d'ogn'altro , escluso . 

Ma giacché l'ordine della storia ci ha portati a far menzione delle pit- 
ture della accennata nave di Santa Maria Maggiore , parmi che torm 
bene in acconcio , e che sia per essere cosa grata a chi legge , il di- 
vertire al quanto il discorso dal Ceresa , e riferire da quali uomini ec- 
cellentissimi dovea questa esser dipinta , e. quanto grande disavventura 
sia stata ia nostra nel vedere svaniti tana vantaggiosi progetti. 

E' dunque da sapersi che volendo li Presidenti della Misericordia, 
circa l'anno 1682. ridurre a compimento le pitture, ed altri ornamen- 
ti della sopraddetta nave , in tempo che poco innanzi era stato con u- 
niversale aggradin^ento ricevuto il gran ouìdro di Luca Giordano rap- 



2 43 
presentante il passaggio del Popolo Ebreo ; del quale ebbe in paganen- 
to ottocetuo scurii di regno, compreso il regaio ; accordarono ancora 
alio stesso con provida deliberazione tutta la facitura di tale opera ,• ed 
accioccliè meglio tutto il convenuto s'intenda , piaccmi di qit.i riporta- 
re iì pa:te presa nei Consiglio di quel p'o luogo , che è del tenore- 
che siegue . 

„ II. Luglio- 1682. L'applauso con cui dall'universale aggradi- 
mento di questa città viene comendato il quadro grande fatto dal Sig, 
Luca Giordano per questa chiesa di Santa Maria , ha obbligato questo 
Consiglio a procurare altre opere di detto S:g. Giordano in detta Ghie» 
sa ,• e desiderando comp'ta la nave ultimamente stuccata , ad honor di 
Dio, ornamento d'essa Chiesa , e decoro della città, ha maneggiato col 
medesimo Giordano la facitura delle pitture tutte necessarie al comoi- 
mento di detta nave , consistente in dieci quadri, ne' volti a fresco, et 
quattro laterali a olio ; e da' negoiiati tenuti ristretto il pretio per 
la facitura de' sudd^iti quattordici quadri, a scudi cinque mila da lire 
sette per scudo , moneta corrente in Bergamo , et più le spese cibarie 
per il medesimo Giordano , suo Giovine , e servo per il tempo si trac- 
tenera in questa città p;r detta opera ; desiderandosi perciò stabilito 
detto accordo nella forma suddetta, si manda parte, che sii dato avviso 
a detto Sig. Giordano , che resta accordata l'esibizione sua di fare det- 
ta opera di quattordici quadri , dieci a fresco , et quattro a olio con 
J'istorie , che le saranno prescritte da questo Consiglio , con mercede 
-dtlii suddetti scudi cinque mila da lire sette moneta corrente in Ber- 
gamo , et le sue spese cibane per lui , giovine , et servo per il tem- 
po dell'opera ; eccitandolo quanto più presto le sia permesso qui por- 
tarsi psr dar principio alla medesima , co ne ha dato intenzione . „ 

Ma il cielo non permise , che a noi toccasse si avventurosa sor-» 
te ,• mentre nel momento , che dovea il Giordano portarsi a dar co- 
minci). nento all'opera , fu chiamato alla corte del Re di Spagna , ove 
d jvetf: trasf.rirsi senza alcuna dilazione . 

FrniA però che stabilito fosse il contratro sopraddetto , eravi an- 
cora qualche maneggio per tale opera col celebre Carlo Cignani , col 
quale capitato improvisamentc a Bergamo non si pcè avanzare alcurr 
maneggio , stante l'impegno che avevasi col Giordano . 

Fu però al Cignani accordata la facitura di due quadri , e ne fa 
formata scrittura di convenzione , la quale in fine poi , per dissapori 
seguiti , non ebbe l'eiì'etto desiderato . Acciochè poi più chiaramente sì 
trasmetta al pubblico l'intera notizia di questi latti in ogni loro minu— 



^44 
ta circostanza , ho voluto seguire rincominciato ordine di trascrivere 
alcuni autentici documenti , e terminaiioni , come astone neaii aui un- 
tici libri della M.àericordia .• in uno di' quali sano li giorno i6. Giu- 
gno dill'anno sopraddetto così si legge : 

„ Non essendosi pctuto uiir il Consiglio del Venerando Consorzio 
della Misericordia Maggiore di tJvirgano col n a nero IsgttiiT:), per de- 
liberare sopra la facitura de' quadri , che si desideravano fare per la 
Chiesa di S. Maria dalla virtù del Sig. Carlo Cignani celeberrimo pittor 
Bolognese, bramosi. gl'infrascritti Signori Presidenti di godere la gloria 
della sufficienza di tanto virtuoso , che per pubblici fama vive in tut- 
te le parti ammirato nella finezza ^ e rarità di sue opere, si sono con- 
gregati , e fatti più discorsi hanno stabilito decreto per essere appro- 
vato in Consiglio legiiimo . 

Che sia dita a detto Sig. Cignani la facitura delli due quadri a 
olio , che vanno riposti in detta chiesa , l'uno tra la capella di San Roc- 
co e l'andito delia sagriscia , l'altro tra la capella del Corpus Domi- 
in e l'andito del Campanile con l'istorie , ec. 

Che la Misericordia dia al Sig. Cignani per recognizione della fa- 
citura di detti quid.i Jucatoai zoo , dico duecento di paoli dieci per 
ducatone .• 

Che dando detto Sig. Cignani uno d'essi quadri per tutto il me- 
se di Gennaro prossimo , e questo essendo di soddisfazione del Consi- 
glio , si tratterà l'accordo d'altre opere seco tanto di quadrone grande 
a olio , quanto di nave intiera della chiesa di molti nicchi , al che ar- 
dentemente inclinano li Signori Presidenti : 

Che detto Cignani s-a tenuto a dar detti quadri a tutte sue spe- 
se sino a' confini di questo stato verso il Piacentino , di là resiando 
poi cura del luogo il farli qui condurre . „ 
e sotto il giorno 4. di Luglio , 

„ Nelle diligenze usate da questo Magnifico Consiglio per aver pit- 
tori de' più celebri per l'opere della Chiesa di S. Maria , fu proposto 
ancora il Sig. Carlo Cignani pittor Bolognese , come di primo grido . 
fu maneggiato d' accordar seco opere in detta Chiesa , ma come cht 
iui pretese spese de' viaggi , e risarcimento del suo lucro cessante causa 
del viaggio suddetto, cosi cesso ogni trattato, e si prese maneggio con 
altri virtuosi ; ed avanzatosi questo Consiglio a punto vicino a con».lu- 
dere col Sig. Luca Giordano, capitò a Bergamo il medesimo Sig. Cigna- 
ni j ne si potè seco trattare delle opere prime seco divisate , stante 1' 
anpegtto prodotto col Sig. Giordani, avuta perù conferenza da' Signori 



245 
Presidenti con detto Sig. Cignani , ed espressoli, che questo luogo non 

aveva seco impegno in questa sua venuta di soccombere alle spese di 
viaggio né d'altro, come si godeva bene della sua venuta; questo 
Signore pretese anco in primo luogo le spese del viaggio , e poi s'esibì 
a qualunque opera , che fosse restata seco accordata . Fattoli bene co- 
noscere , che il luogo non aveva questa obligazione , come sopra , ed 
a questo lui acquetatosi fu seco accordato per due quadri a olio , co- 
me in iscrittura i6. Giugno passato. Ora lettasi in consiglio la lettera 
dell' Illustrissimo Sig. Co: Marescotti scritta all' Illustrissimo Sig. Co; Giù- 
l'io Antonio Alessandri di tenore , come in quella , copia delia quale 
rcstarà in questo luogo nella filza delle lettere de' dì 24. Giup'uo ca- 
duto , si manda parte , che si scriva a detto Sig. Co: Marescotti di 
ordine di questo Consiglio della sincerità de' maneggi sopra espressi 
supplicandolo anco far intendere al Sig. Cignani , che quando avesse 
qualche difficoltà, per questo, di non adempire l'opera concertata, né 
vi concorra la total sua soddisfazione , che sii ia libertà . „ 

DjII.i nominua lettera del Co, Marescotti si comprende , che par- 
tito il Cignani poco contento da questa città , per non aver voluto li 
Presidenti della Misericordia aderire alle sue pretese , fu ancora sciolto 
lo stabilito contratto, e noi siamo ancor di queste due opere rimasti 
con esplicabii danno defraudati . 

Furono nell'anno 1692. fatte nuove proposizioni col Cignani per 
le opere delia nave dtlla chiesa , e furongii spedite a Forlì le misure 
de' quadri , ma da una sua lettera , che qui riporteremo , si vedrà 
che egli più non inclinava a ule opera , forsi mal soddisfatto de! primo 
maneggio. Cosi scrive da Forlì il giorno 2j». Agosto lé'ps. 

„ Tengo ne'cortesissimi caratteri di V. S. Illustrissima , co' novi se- 
gni della di lei incomparabile gentilezza, le giuste misure de' quadri con 
l'esatta relazione dell' altezza della chiesa , e de' lumi ,• ma avendo io 
tutto bene considerato , trovo opporsi con tutto mio spiacimento all' ar- 
dente brama , che nutrisco di servirla, l'angustia delle misure , che 
non dà luogo in tale altezza a poter esprimere le copiose istorie signi- 
ficatemi , con grandezza alle figure proporzionata , acciochè rieschino ali' 
occhio nostro da basso al naturale ,• ma molto più mi priva di poter 
servirla la situazione di essi quadri in superficie di muro perpendico- 
lare , che li renderebbe in iscorcio così rigoroso , anzi spropositato 
alla ve luta , e massime sogetta al non molto largo piano della Chiesa, 
che ogni stridio per correggere la mostruosità riuscirebbe vano: Ond'è., 
che io eoa altrettanta passione questo le rappresento, quant'è. l'impos- 
51 > 



24^ 

sibilìtà di godere levando tali incontri » la sorte di testimoniare a V. S. 
Illustrissima il sommo ossequio , che ie professo . Lasciare pertanto che 
ella con cotesti Illustrissimi Signori Presidenti miei Signori csuminiiio , 
che quanto io dico, concernendo non meno il budn servizio loro , che 
il mio onore , puoi esserle nuovo attestato della pronta mia disposizio- 
ne d'intraprendere il servirli , se potranno scegliere , o nella sommità 
della Volta , ove ha operato il Sig. Ferri , o ne' muri , e spazj setto 
il corniccione , o in altro modo nella vastità della Chiesa , maggiore 
e più proprio campo non soggetto a studj infruttuosi , che è quanto 
per ora devo unire alle rassegnazioni della mia osstquiosibsima osservan- 
za verso di lei a servirla nel farle cordialissima riverenza. 

Umiliss. Divot. Obbligar. Servir. 
Carlo Cignani . „ 

Fu proposto per fine il Cav. Franceschini Bolognese , dal quale 
f tta dimanda di mille doppie oltre le spese de' viaggi, e vitto in Ber- 
oamo durante l'opera , non fu abbracciata nemmeno questa occasione ; 
e fu poi accordato tutto il lavoro al Malinconico , come dicemmo , 
pittore di merito non eguale a' sopraddetti . 

Ma per ritornare d'onde partimmo dirò , che il Ceresa giunto all' 
età di 70 anni, con dolore de' suoi e degli amici di sua virtù, ter- 
minò il corso di sua vita il giorno de' dieci di Febbrajo dell' anno 
\6-j9 , nel qual pure alli 4. di Luglio morì la moglie , ed ebbero en- 
trambi sepoltura nella Chiesa di Sant' Alessandro della Croce . 

Fu il Ceresa buon figurista si in grande , che Ln piccolo, ma ad 
olio soktmente . Studiava le opere sue dal naturale j dal che ne risulta 
esatta correzione del disegno . Neil' inventare fu piuttosto aggiustato , 
che ferace . Si valse per lo più di colori vivaci e brillanti , caricjudo 
però gli scuri con molta forza ; usò certo modo di tingere , che in 
parte "a quello-, che tenne il Querlno nelle carnagioni, si accosta, le 
fi'-'ure sono aggraziate , ed espressive , e le sacre spirano divozione . 
Fece li puttini assai carnosi , e ritondi , e che molto dilettano per Is 
idee loro belle e ridenti . 

Fu poi di ottimi costumi, esattissimo di parole, e tanto puntuale 
in mantenerle , che non s'impegnava mai a nuovi lavori, se compiuti 
non aveva prima gì' incominciati . Amava la serietà , ed il suo natura- 
le piuttosto malinconico lo faceva essere di poche parole . Ebbe dalla 
moglie Caterina cinque figliuoli ,• ma di d .le solamente , che sotto la pa» 
terna direzione attesero alla pittura , qui faremo ricordanza . 



i47 

GIUSEPPE E ANTONIO CERESl 
PITTORI. 

\jr rande contentezza in vero è quella dì un Padre il vedere istradati 
per la via dtJla virtù li proprj figliuoli ,• ma più grande ancora il ve- 
derli inclinati alla piopria professione . Ciò sperimentò Cario Cercsa nel 
vederne due portati allo stato religioso , de' quali uno fu zelantissimo 
Paroco di Villa d'Alme , ed altii due seguitare valorosamente le pro- 
prie pedate nella pittura , a' quali se più lunga vita fosic dal Cielo 
stata conceduta, più certamente palesi sarebbero i nomi, e le operazio- 
ni loro; ed a me ora più materia di favellarne verrebbe prestata. Giu- 
seppe il primo nacque dtl 164J , e sebbene non giunse sotto a' pa- 
terni insegnamenti ad un grado distinto , ebbe però buon gusto nella 
professione , e fece molte ragionevoli cose , alcune delle quali son pres- 
so Dia Carlo Ceresa di lui figliuolo, non avendo di altre sue pitture 
notizia alcuna . V'edesi un quadro di mezzana grandezza con Gesù Cri- 
sto in mezzo a' Farisei ben accordato e di forte impasto , una Santa 
Maddalena fatta interamente sul gusto del Padre, ed altri quadretti di 
divozione. Mori d'anni 42. ne! 1(185, 

Antonio altro figliuolo di Carlo ebbe ì suoi natali circa l'anno 
1664. i e sortito avendo insin dalla nascita un particolare talento , ed 
uno spirito elevatissimo, fece tai progressi nella pittura, a cui era da 
naturale inclinazione tirato , che fece stupire non solamente il Padre , 
ma chiunque il conosceva , di tanto suo avanzamento nell'arte in cosi 
tenera e fanciullesca età. Disegnava perfettamente, e presto anco s'ac- 
cinse a colorire , talché in età di quindici anni fece il ritratto di suo 
Padre , che non può con maggior forza e franchezza esser condotto 
da quaiuiique più valevole professore . Viene un ta! ritratto conservato 
per gloria di' questo giovinetto dal mentovato Carlo Ceresa suo nipo- 
te , dal quale rilevasi ancora con sicurezza , che l'altro ritratto del Pa- 
ri '. presS" i Co: Ragazzoni non è di mano d'Antonio, come vogliono 
alcuni; ma bjnsì fatto da Carlo medesimo, come accennai dissopra nel- 
la sua vita. Possiede pure il suddetto Prete un divoto San Francesco 
d'Assisi , e qualche altro quadro di divoz.one , dai quali si compren- 
de che Antonio era di una abilità, e di un intendimento superiore 
.^ssai all'età sua, e sapeva nelle pitture distinguere tanto quelle fìnez- 



Z4^ 
zc , quanto que' leggeri difotti , a ben discernere i quali non arriva 
talvolta rc<:chio di un consumato artefice . Ma sul più bello restarono 
recise le speraiaze , che si avevano di questo virtuoso giovinetto, il 
quale ne' pochi anni che visse , non fece cosa che non fosse degna 
di lode , mentre morte invidiosa togliendo a così bello spirito il modo 
di poter salire a maggior perfezione , in sul fiorire degli anni suoi , 
dico in età di diciott' anni , con estremo dolore di tutti troncò il filo 
di sua vita circa il 16S2. 



Fin-e del Primo Temo . 



U9 



INDICE 



r> 



axino , Peano de "Nova Pittore , ed Isnardo Cotmn- 

duno suo scolare . P'-^$^' •• 

Pieiro de Nova Pittore €. 

Giovanni Campilione Scultore ed Architetti^ 8. 

Andreolo de' Bianchi Orefice i z. 

JJguetto da Verteva Orefice 14. 

Pax ino di Villa Pittore Kf. 

Bartolomeo BuonoScultore ed Architetto 17* 

Guglielmo Architetto 2 2, 

Francesco , e Bartclomeo da Q andino Scultori 26, 

Giacomo de Balsamo Miniatore 28, 

Giorgio , Guido , Dejendente , e Bernardo da S, Pellegrino 

Pittori 2<). 

Giacomo de' Scanardl d' Ave rara Pittore ivi 

Bertolasio Moroni , Leonardo , Pecino , e Vennirino suoi fi-^ 
gliuoli , Antonio figlio di Vcntiirino , e Andrea , della 

stessa famiglia Architetti JT. 

Giovanni Cariano Pittore 55. 

Andrea Previtali Pittore 39. 

Gio, Giacomo Gavasio Pittore 44. 

Agoflino Gavasio Pittore ''■'' 45. 

Agostino Facheris Pittore ' ivi 

Agostino Caversegno Pittore 4tf. 

Giacomo detto J acopino de' Scipioni d'Averara Pittore 47. 

Antonio Base Hi Pittore 50. 

Gto^ Baitio^a Averara Pittore 52. 

Francesco Ri-^o Pittore 5<S'. 

Girolamo da Santa Croce Pittore 57. 

Giovanni Gali-i Pittore 59. ^ 

Fra Damiano Domenicano Intarsiatore ivi 

Gio. Francesco Lapo di Ferro, Zinino suo figliuolo^ e Pie- 
tro suo fratello Maestri di Tarsia 64^ 

Alfonso Codifcrri Pittore 6j. 

Giovanni a Jacomino , Andrea , ed Alessandro Belli Scultori 68. 



2SO 

Giuseppe Belli Vittore y ^, 

Andrea Ziliolo Architetto 74. 

"Pietro de Mafflis Scultore ivi 

Gio. Francesco Zabelli Intarsiatore 75. 

Polidoro Cùldara Pittore y<, 

Bernardo Zenale Pittore ed Architetto 8j. 

Jacopo Palma il vecchio Pittore 9 1 . 

Antonio Palma Pittore io<f. 

Giacomo Palma il Giovine Pittore 107. 

Loren-^o Lotto Pittore 1 1 (S*. 
Pietro Isabello detto Abano , Architetto . Marc Antonio , e 

Leonardo suoi figliuoli i 5 i . 

Gio. Paolo Lolmo Pittore v^C. 

Filippo Zanchi Pittore 1 40, 

Francesco Zanchi Pittore ivi 

Gio. Battista Gaannoni Pittore 1 4 k 

Girolamo Colico ni Pittore 143. 

Bartolomeo, ISicalino, Giuliano , e Cabrino dcCabrini Pittori 1 50. 

'Frollo , e Valerio Lupi Puk ri 152,. 
Gio. Battista Castello , detto il Bergamasco , Pittore , Scul-^ 

torc ed Architetto 154, 

Granello^ e Fabn-io figliuoli di Gio. Battista Castello Pittori j 60. 

Gio. Battista Muroni Pittore \ 62. 

Giovanni , ed Antonio Moroni Pittori 1 7 2, 

Francesco Ter^i Pittore i / 5. 

Francesco Go^i Pittore 181. 

Cristoforo Baschenis , ed altri Pittori della .sua famiglia '. S^,. 

G.acomo Ansclmi Pittore i S7. 

■Pietro Ron^elli Pittore 'SS. 

Fabio Konylli Pittoie \^9. 

Francecco Zucco Pittore ■■ ' 90, 

Gio. Può lo Cavagna Pittore iP?, 

Francesco Cavagna Pittore 210. 

Girolamo Grifoni Pittore 211. 

Enea Salmeggia detto il T alpino Pittore 212. 

Francesco Salmeggia Pittore 22^, 

Chiara Salmeggia Pittrice 22^. 

Gio. Giacomo Assonica Pittore 3.2^. 

Jdarc Antonio Cesareo Pittore , e Giuseppe suo Figliuolo ivi- 



Gtari'atista Viola Pittóre 

Andrea Zambdli Vittore 

Domettico Carpinone Vittore 

Prete Evaristo Basckenis Pittore 

Prete Giacomo Cotta, Pittore , e Gio. Battista A\-[anelli suo 

Scolare 
Carlo Ceresa Pittore 
Giuseppe , e Antonio Ceresi Pittori 



251 


228. 


329. 


ivi 


233. 


2S7' 


240, 


247. 



Nel notite U seguenti cane^ìonì, non s'iatfije fi.ì di rìmtrc/ire tutù' gli errori traseorst. 

Varj sono ne' testi cu.iti: ma essi cosi esisfìno m' fir.t on^tntìi . Airi sono o di 'lon es it- 
ta impressione , o dt semplice ertogrjlìx , e si nm^'tioao ai cùniium-'nn de' cort^ù Uejgitcri , 
tintarcanio qui solamente quclh i qiulL presentauo un. senso diverso di ciò che dovrebbe essere , 

ERRORI CORREZIONI 



Psg. 



■211. lin- 


}}. ìcommodì 




irrcomodì 


avi. lin. 


14 Bordoloni 




Bcrtoioni 


li. lin. 


8. Disertazione 




DiSsertazionc 


4!. lin. 


II. ritorto 




risorto 


48. lin. 


2 y. a fresco 




a fresco 


(,0. lin. 


3 f„ fattura 




frattura 


70. lin. 


14. Virginis 




Virgini 


74- lin. 


I j. de signiì 




dcsij^nis- 


79. lin. 


10 se 




se 


84. lin. 


ir. simato 




stimato 


96, lin. 


13. borbarde 




bombarde 


218. lin. 


16. questi 




queste 


1:7. lin. 


30- Dimini 




Domini 


749. lin. 


24. La nota (2^ 


si deve riferire 


alla linea io- 


1^8. lin. 


17. Ove non è , 


conosciuto 


Ove non è conostiuts 


171. lin. 


27. r sic ; 






1S3. Un. 


(,. parre 




parte 


ivi lin. 


7. P. 




D. 


21S. lin. 


3f. pure 




pare 


zij. lin. 


29. 1714» 




1614. 


aj.é. lin. 


II. 1724» 




S614.. 



/. 



A 



V. 1 



/